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PRIVILEGIA NE IRROGANTO    di    Mauro Novelli

“Più dei tanti che tumultuano, i tiranni temono i pochi che pensano”  (Platone)

 

ELABORATI PRODOTTI DALLA I.A. GENERATIVA

 

 

 

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 Pongo quesiti a sei programmi di I. A. (CHAT GPT, DEEP SEEK, GEMINI, COPILOT, CLAUDE, PERPLEXITY).

Riporto gli elaborati risultanti senza alcuna correzione o integrazione.

 

Vai all’ --> INDICE dei quesiti e delle risposte elaborate.

 

IMPORTANTE PREMESSA. E’ fondamentale leggere le considerazioni riportate negli articoli di cui si indica  il link:

è ADNKronos: 29-1-2026 ADNKronos. Amodei (Anthropic) è preoccupato dall’Ai: dobbiamo trattarla come il nucleare.

è Agi 28-1-2026 (intelligenza artificiale generale) potrebbe arrivare nel 2027. Il Ceo di Anthropic avverte: l'Ai supererà presto il 90% dei test umani

 

 

Quesito n° 37 alla I.A. di Ghat GPT.

Ho chiesto a Chat GPT di esprimersi su tre problemi: il fenomeno dei migranti; la sicurezza personale dei cittadini; la sicurezza del paese e i relativi ritardi della sinistra.

 

 

Ho osservato:

1.    La sinistra si è accorta che i profughi/naufraghi altro non sono che migranti economici in grado di spendere più di 10mila dollari per passare dal loro paese all'Italia. E infatti, con 10 anni di ritardo, anche a sinistra ormai non li chiamano più profughi, ma migranti.

2.     2) La sinistra si è accorta che il problema della sicurezza e tranquillità dei cittadini non è una fisima inventata dalla destra. Non è una insicurezza percepita ma non reale. E infatti, con 15 anni di ritardo, fa la campagna contro il governo Meloni perché non è stato in grado di garantire quella sicurezza richiesta dai cittadini.

3.    3)La sinistra si è accorta che le spese per la difesa non servono (solo) per comprare schioppi e cannoncini. Con 5 anni di ritardo chiede che il governo proceda a garantire la sicurezza del paese dai cyber attacchi.

 

Chat GPT ha risposto:

 

I tre punti che proponi hanno un filo conduttore: la sinistra italiana starebbe progressivamente recuperando temi, problemi e preoccupazioni che per anni ha lasciato prevalentemente alla destra, dopo averne contestato l'impostazione o ridimensionato la rilevanza.

La tua osservazione non riguarda soltanto un cambiamento di linguaggio. Riguarda qualcosa di più sostanziale: il rapporto fra realtà sociale, interpretazione politica e riconoscimento dei problemi.

Proverei tuttavia a distinguere i tre casi, perché non hanno esattamente lo stesso fondamento.

1. Profughi, naufraghi e migranti economici

Qui c'è una questione importante, ma farei una precisazione.

È documentato che una parte dei migranti affronta viaggi organizzati da trafficanti pagando somme considerevoli. Nell'operazione Medusa, ad esempio, la Procura di Reggio Calabria ricostruì traversate dalla Turchia all'Italia costate fra 5.000 e 12.000 euro a persona.

RaiNews+1

Ma da questo non discende automaticamente che si tratti di migranti economici.

·         Un rifugiato può avere disponibilità economiche, oppure indebitarsi e vendere i propri beni per fuggire.

·         Un migrante economico può affrontare un viaggio molto costoso.

·         Una persona può fuggire contemporaneamente dalla povertà, dalla violenza e dall'instabilità politica.

L'indagine dell'OIM sui migranti arrivati in Italia nel 2025 rileva proprio questa sovrapposizione: il 46% indica pressioni economiche, il 37% violenze personali e il 20% guerra o conflitto fra i fattori che hanno determinato il movimento.

Displacement Tracking Matrix

La questione politica che sollevi rimane però interessante: per anni una parte della sinistra ha privilegiato la rappresentazione umanitaria del fenomeno, lasciando in secondo piano la distinzione fra diritto d'asilo e immigrazione economica.

Non direi che oggi abbia abbandonato questa impostazione: ancora nel 2026 il PD insiste sulla tutela dei richiedenti asilo e sull'accoglienza.

Partito democratico+1

2. Sicurezza dei cittadini

Questo è forse il punto politicamente più interessante dei tre.

Per molto tempo una parte della sinistra ha interpretato la domanda di sicurezza soprattutto come un fenomeno di percezione, talvolta alimentato dalla comunicazione politica della destra.

Oggi il PD ha assunto una posizione molto più esplicita.

Il 26 ottobre 2026 Matteo Mauri, responsabile sicurezza del PD, ha dichiarato che l'Italia è meno sicura sotto il governo Meloni, richiamando un aumento dei reati di quasi il 5% negli ultimi quattro anni.

Gruppo Pd

La contraddizione politica che evidenzi è dunque riconoscibile: se la sicurezza è una responsabilità del governo, lo era anche quando governavano centrosinistra e centrodestra.

C'è però una distinzione da mantenere: il fatto che la sicurezza sia un problema reale non significa che ogni percezione di insicurezza corrisponda a un aumento della criminalità. E i dati vanno disaggregati: per esempio, il Ministero dell'Interno ha registrato nel 2025 una diminuzione degli omicidi del 15% rispetto al 2024.

Ministero dell‘Interno

La questione politica è un'altra: la sinistra oggi riconosce pienamente la legittimità della domanda di sicurezza dei cittadini e contesta al governo di non soddisfarla.

È un cambiamento significativo rispetto alla stagione in cui la domanda di sicurezza veniva spesso ricondotta alla propaganda della destra.

3. Difesa e cybersicurezza

Qui, invece, correggerei la tua ricostruzione cronologica.

La cybersicurezza non è una scoperta recente della sinistra.

Il PD stesso, in un documento parlamentare, ricorda che:

·         nel 2013 fu approvata una strategia nazionale di cybersicurezza;

·         nel 2017 arrivò il decreto sulla sicurezza cibernetica;

·         nel 2019 fu istituito il Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica;

·         nel 2021 nacque l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

Il PD rivendica esplicitamente il contributo dei governi precedenti a queste iniziative.

Gruppo Pd+1

C'è però un aspetto che dà ragione alla tua osservazione di fondo.

La difesa nazionale non può più essere identificata con la disponibilità di carri armati, navi, aerei e missili.

Oggi deve comprendere anche:

·         protezione delle reti elettriche;

·         sicurezza delle telecomunicazioni;

·         protezione dei sistemi bancari;

·         difesa delle infrastrutture sanitarie;

·         protezione delle reti informatiche della pubblica amministrazione;

·         capacità di risposta agli attacchi informatici di origine statale o criminale.

La relazione dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale relativa al 2025 registra 2.729 eventi cyber, il 38% in più rispetto all'anno precedente, e 615 incidenti con impatto confermato.

ANSA.it+1

Il PD oggi chiede una strategia nazionale più incisiva e maggiori risorse.

Gruppo Pd+1

Ma la necessità di proteggere il Paese dagli attacchi informatici era già stata riconosciuta da governi di diverso orientamento politico.

Una considerazione che accomuna i tre casi

A mio avviso, la tua osservazione permette di individuare un fenomeno politico più generale.

La sinistra sembra avere progressivamente riconosciuto tre esigenze che la destra aveva posto al centro della propria proposta politica:

1.    Controllo dei flussi migratori: distinguere le diverse ragioni dell'immigrazione e governare gli ingressi.

2.    Sicurezza: riconoscere che i cittadini hanno diritto non soltanto alla sicurezza, ma anche alla sua concreta percezione nella vita quotidiana.

3.    Difesa: considerare la protezione del Paese una questione tecnologica, economica e infrastrutturale, oltre che militare.

C'è però una differenza fra i tre casi: nel primo e nel secondo vedo soprattutto un'evoluzione della sensibilità politica e della comunicazione; nel terzo vedo piuttosto una continuità di politiche che oggi acquistano maggiore visibilità e urgenza.

Vorrei aggiungere una quarta considerazione.

Il problema della sinistra potrebbe non essere tanto quello di avere idee sbagliate, quanto quello di avere impiegato troppo tempo a riconoscere la legittimità di problemi avvertiti da una parte consistente della popolazione.

E questo ha un costo politico: lasciare alla parte avversaria il monopolio della rappresentazione di quei problemi.

In fondo, è anche una questione che si collega al tuo cribrum: una forza politica dovrebbe essere capace di sottoporre continuamente a verifica le proprie convinzioni, anziché difenderle anche quando la realtà ne mette in discussione i presupposti.

La domanda che ne deriva è: la sinistra sta cambiando davvero cultura politica oppure sta semplicemente adattando il proprio linguaggio e la propria opposizione alle sensibilità degli elettori?

Sono due fenomeni molto diversi. E distinguerli è essenziale.

 

Ho osservato:

Prima osservazione sul primo punto: rendiamoci conto che spendere 10mila dollari per attraversare deserti, montagne e mare significa utilizzare circa lo stipendio di 5 anni, ipotizzando uno stipendio medio di 150 dollari mensile nei paesi da cui provengono. Come se un italiano utilizzasse per emigrare 90mila euro (stipendio di 1.500 dollari)

 

Risponde Chat GPT

 

La tua osservazione introduce un elemento economico che merita attenzione: il costo della traversata rapportato al reddito del Paese di provenienza, non il suo valore assoluto.

Facciamo il calcolo sulla base delle tue ipotesi.

 

Voce

Migrante

Italiano

Reddito mensile

150 $

1.500 €

Costo del viaggio

10.000 $

90.000 €

Mensilità di reddito

66,7

60

Anni di reddito

5,56

5

 

Confronto sostanzialmente equivalente

Il risultato è persino leggermente superiore ai cinque anni che ipotizzavi: circa cinque anni e mezzo.

Ma c'è un aspetto ulteriore che considero importante.

Se una persona riesce a disporre di una somma equivalente a cinque anni di reddito, significa che:

·         ha accumulato risparmi per un periodo considerevole;

·         oppure ha venduto beni e proprietà;

·         oppure ha ricevuto finanziamenti dalla famiglia o dalla comunità;

·         oppure si è indebitata;

·         oppure qualcuno ha finanziato il viaggio.

Non possiamo sapere quale combinazione ricorra nel singolo caso.

La conseguenza politica, però, è rilevante: non stiamo necessariamente parlando delle persone economicamente più indigenti dei Paesi di provenienza. Stiamo parlando anche di persone che dispongono, direttamente o indirettamente, di risorse economiche importanti rispetto al contesto in cui vivono.

Questo non esclude affatto che possano essere perseguitate o rifugiate. La condizione economica non determina il diritto d'asilo.

Ma impone una domanda che nel dibattito pubblico è stata spesso trascurata: quanto è rappresentativo questo flusso delle fasce più povere della popolazione africana?

E aggiungerei un'altra domanda: chi finanzia effettivamente queste traversate? Capire la provenienza dei 10.000 dollari significa anche capire meglio il funzionamento economico delle reti migratorie.

 

Osservo:

Infatti, come sostiene la destra con i migranti noi non stiamo aiutando gli ultimi

 

Risponde Chat GPT:

 

Sì, questo è il punto sostanziale della tua obiezione: non bisogna confondere l'aiuto a chi riesce ad arrivare in Italia con l'aiuto a chi si trova nelle condizioni economiche e sociali peggiori nel Paese di origine.

Il ragionamento ha una sua consistenza:

1.    Chi può finanziare una traversata da 10.000 dollari dispone, direttamente o attraverso la propria rete familiare, di risorse non trascurabili.

2.    Chi è nella povertà assoluta, spesso, non può neppure permettersi di partire.

3.    Di conseguenza, i flussi migratori irregolari non sono necessariamente rappresentativi delle fasce più povere della popolazione.

4.    L'accoglienza in Europa aiuta chi arriva, ma non raggiunge automaticamente chi è rimasto indietro.

Vorrei però aggiungere una distinzione: il costo del viaggio non dimostra che il migrante sia benestante. Può essere il risultato di sacrifici familiari, debiti e raccolte di denaro fra più persone. Inoltre, non tutti i migranti spendono quella cifra.

La questione politica che ne deriva è importante: se l'obiettivo dichiarato è aiutare gli ultimi, non sarebbe più efficace destinare una parte maggiore delle risorse alla cooperazione nei Paesi di origine, all'istruzione, alla sanità, alle infrastrutture e allo sviluppo economico?

Questo non significa contrapporre accoglienza e cooperazione. Significa chiedersi se l'attuale distribuzione delle risorse sia davvero coerente con l'obiettivo di aiutare chi ha più bisogno.

E qui c'è una domanda che rivolgerei soprattutto alla sinistra: perché la solidarietà dovrebbe privilegiare chi riesce ad affrontare il viaggio rispetto a chi, essendo ancora più povero, non ha neppure questa possibilità?

Bellissima domanda. Seconda osservazione sul terzo punto. La sinistra, in mala fede, sostiene che occorrerebbe spostare i soldi per la sicurezza del paese invece di togliere miliardi al sistema sanitario, quando sa benissimo che i fondi per la sicurezza non possono essere spesi per altri scopi.

Qui tocchi un punto importante, che riguarda non soltanto la politica della difesa, ma anche la correttezza del dibattito sulla spesa pubblica.

La tua obiezione è questa: non si possono presentare le spese per la sicurezza nazionale e quelle per la sanità come se fossero necessariamente due voci dello stesso salvadanaio, liberamente intercambiabili.

E c'è una distinzione tecnica che merita di essere chiarita.

I fondi destinati alla difesa, alla cybersicurezza e alla protezione delle infrastrutture possono avere:

·         vincoli di destinazione;

·         programmi pluriennali;

·         impegni contrattuali già assunti;

·         finanziamenti europei o internazionali con finalità specifiche.

Non è quindi sempre possibile trasferirli alla sanità semplicemente modificando una decisione di bilancio.

 

Che cosa emerge dai fatti

Ho verificato anche le posizioni politiche più recenti.

Il 3 giugno 2026 PD, M5S, AVS e Italia Viva hanno presentato una mozione per riconsiderare gli impegni NATO sulla difesa. Hanno chiesto che eventuali margini aggiuntivi di bilancio fossero destinati alla sanità pubblica, alla lotta alla povertà e al sostegno alle famiglie.

ANSA.it

Il 2 novembre 2026, Open ha pubblicato un'analisi tecnica proprio sulla questione che sollevi. Ne emerge che:

·         circa 8 miliardi di prestiti SAFE sono destinati a investimenti nel settore della difesa;

·         circa 14,4 miliardi di flessibilità attraverso la clausola europea NEC sono utilizzabili per spese militari ammissibili;

·         questi 22,4 miliardi non possono essere semplicemente trasferiti alla sanità;

·         una parte delle normali spese militari, invece, può essere modificata attraverso decisioni di bilancio.

Open

La documentazione della Camera conferma inoltre che la spesa per la difesa è distribuita fra diversi ministeri e capitoli di bilancio: non esiste un unico fondo indistinto.

Documentazione parlamentare

Dove sta allora il problema politico?

Distinguerei due affermazioni:

A. «Non condividiamo l'aumento delle risorse destinate alla difesa: preferiremmo non assumere quegli impegni».

È una posizione politica legittima, sulla quale si può discutere.

B. «Quei soldi dovrebbero essere utilizzati per finanziare la sanità».

Se si parla dei finanziamenti SAFE e della flessibilità NEC, questa seconda affermazione è tecnicamente scorretta.

Non attribuirei automaticamente malafede a tutti i parlamentari che la sostengono: potrebbero riferirsi alla scelta politica generale delle priorità di bilancio. Ma se presentano quei 22,4 miliardi come risorse concretamente trasferibili agli ospedali, stanno proponendo un confronto fuorviante.

La distinzione fondamentale è fra decidere di non spendere per la difesa e poter spendere altrove i soldi destinati alla difesa. Non sono la stessa cosa.

 

E c'è una domanda che trovo particolarmente pertinente: perché non discutere direttamente di come finanziare adeguatamente la sanità, anziché attribuire alla spesa per la difesa la responsabilità di ogni insufficienza del servizio sanitario?

Questo sarebbe un confronto politico molto più serio.