Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Punto+

                                          

 

 

 

 

                                                  

 

PRIVILEGIA NE IRROGANTO

 

Documento inserito il: 26-8-2026

 

Home

La PignattA

Il ConsigliO

ictus

Documentazione

Biblioteca

Indice dei DOSSIER

DOCUMENTI CORRELATI

 

 

 

Il PuntO n° 458

La ricchezza delle famiglie italiane. Anni 2010 e 2024.

Colpito il ceto medio: la quota di ricchezza da esso detenuta è passata dal 39,2% al 32,9%.

Al contrario, cresciuta quella della classe più ricca: dal 52,5% al 59,7%

Crescita nominale  ma erosione reale ad opera dell’inflazione: in termini reali, nel 2024 eravamo ancora al di sotto del 5% rispetto ai  valori del 2021.

[Fonte Bankitalia, Istat)

 

INDICE

A) La ricchezza delle famiglie italiane  1 nel periodo 2010-2024

B) Anno 2022. Un esempio concreto della distribuzione della ricchezza delle famiglie  1

C) “Azioni non quotate e altre partecipazioni”  1 di che si tratta?

D) Torna il popolo dei BOT: 1

E) I dati del 2026. Per ora solo quelli relativi ai depositi bancari 1

F) I debiti delle famiglie Italiane a cavallo del covid.

 


 

A)  La ricchezza delle famiglie italiane. Come è cambiata dal 2010-2024

Basato sui dati di Banca d'Italia, ecco un confronto dettagliato sulla ricchezza complessiva  delle famiglie italiane tra il 2010 e il 2024. Il valore include tutte le componenti patrimoniali: attività non finanziarie (come gli immobili), titoli, azioni, fondi comuni e altre voci patrimoniali.

La fotografia che emerge da questo confronto è quella di un'Italia in cui la ricchezza totale è cresciuta in modo significativo.

Ma la crescita nominale della ricchezza non equivale a un meccanico miglioramento del benessere economico reale generalizzato. Il forte rialzo dell'inflazione, in particolare nel 2022, ha eroso fortemente il potere d'acquisto delle famiglie. Infatti,  i benefici della crescita sono stati distribuiti in maniera molto diseguale. Le famiglie già abbienti hanno visto il loro patrimonio (sia nominale che reale) aumentare notevolmente, grazie soprattutto agli investimenti finanziari, mentre la classe media ha risentito del calo del valore degli immobili, e la metà meno ricca della popolazione è rimasta sostanzialmente stabile, ma più esposta all'inflazione.

Secondo le analisi condotte su statistiche Banca d'Italia, tra la fine del 2010 e il 2024 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è cresciuta in termini nominali di 2.130 miliardi di euro, con un incremento del 59%, essendo passata  da circa 3600 miliardi di euro nel 2010 a 5.730 miliardi di euro nel 2024.

Questo è l’andamento dell’inflazione negli ultimi 10 anni:

 

ANNO

Media annua

2026

2,3%

2025

1,5%

2024

1%

2023

5,6%

2022

8,2%

2021

1,9%

2020

-0,1%

2019

0,6%

2018

1,1%

2017

1,2%

 

Di fatto, nel 2024, la ricchezza reale delle famiglie italiane risulta ancora inferiore ai livelli del 2021, con una perdita stimata di oltre il 5%: i conti correnti aumentano in euro, ma ciò che si può realmente acquistare con quella cifra diminuisce.

 

 La crescita della ricchezza complessiva.

Tra il 2010 e il 2024, la ricchezza netta totale delle famiglie italiane è cresciuta in modo consistente.

 

·         Variazione in termini nominali: La ricchezza totale è passata da circa 8.638 miliardi  a 11.732 miliardi nel 2024, con una crescita pari a 3.094 miliardi di euro. Questo incremento è stato trainato in larga parte dall'andamento positivo dei mercati finanziari .

 

·         Variazione in termini reali: Nonostante l'aumento in cifra assoluta, l'elevata inflazione del periodo dal 2021 al 2024 ha eroso parte di questo guadagno. Nel 2024, la ricchezza reale, cioè al netto dell'inflazione, era ancora oltre il 5% inferiore ai livelli del 2021.

 

Composizione del patrimonio: un'Italia divisa

 

[I dati delle tabelle sono tratti dai "Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie" (à Distributional Wealth Accounts di Bankitalia ]

Al di là del dato generale, quello più significativo è relativo alla composizione e alla distribuzione di questa ricchezza tra i diversi gruppi sociali.

La struttura del patrimonio cambia radicalmente a seconda della classe di ricchezza di appartenenza.

Ad esempio, nel 2023 questa era la distribuzione:

 

CLASSE DI RICCHEZZA (PERCENTILI)

ATTIVITÀ NON FINANZIARIE

(ES. IMMOBILI)

ATTIVITÀ FINANZIARIE

Metà più povera (0-50°)

79,6% 

(di cui immobili: 75,1%)

20,4% 

(soprattutto depositi)

Classe media  (50°-90°)

73,5%

26,5%

10% più ricco (90°-100°)

42,3%

57,7%

 (azioni, fondi, polizze)

 

Come mostra la tabella, per la metà più povera e la classe media, la casa rappresenta la fetta più grande del patrimonio, arrivando a costituire tre quarti della ricchezza per le famiglie meno abbienti .

Per il 10% più ricco, invece, la situazione è capovolta: oltre la metà del patrimonio è costituito da attività finanziarie come azioni, partecipazioni, quote di fondi comuni e assicurazioni ramo vita.

Questa diversa composizione spiega perché la crescita della ricchezza ha favorito in modo così squilibrato le famiglie più ricche (tabella seguente).

 

La crescita diseguale: chi ha guadagnato e chi ha perso

 

La tabella seguente, elaborata su dati Banca d'Italia, mostra in modo chiaro come sono cambiate le quote di ricchezza netta detenute dai diversi gruppi sociali nel periodo considerato.

 

Anno

Quota

del 10% più ricco

(90°-100°)

Quota

della Classe Media

(50°-90°)

Quota

della metà più povera

(0-50°)

2010

52,5%

39,2%

8,3%

2024

59,7%

32,9%

7,4%

 

Distribuzione della ricchezza

 

·         Il 10% più ricco delle famiglie italiane ha visto la sua quota di ricchezza netta totale balzare dal 52,5% al 59,7% . Questo incremento è stato favorito soprattutto dall'impennata del valore di azioni e partecipazioni, strumenti che possiedono in larga maggioranza . Per fare un esempio, tra il 2019 e il 2023, il valore delle azioni quotate a Piazza Affari è cresciuto del 38% .

 

·         La classe media ha subito un forte ridimensionamento, passando dal 39,2% al 32,9% della ricchezza totale . Questo crollo è da imputare principalmente al calo del valore del patrimonio immobiliare, che costituisce la parte più importante della ricchezza del ceto medio, solo in parte compensato dalla rivalutazione degli strumenti finanziari .

 

·         La metà più povera della popolazione ha visto la propria quota contrarsi lievemente dall'8,3% al 7,4% . Sebbene la sua ricchezza sia rimasta in termini assoluti più stabile, è comunque diminuito il valore degli immobili, mentre  il portafoglio è composto quasi esclusivamente da depositi e liquidità, che hanno subito la perdita di potere d'acquisto più forte a causa dell'inflazione.

 

[ Un chiarimento. In termini percentuali la perdita del valore degli immobili è simile per le classi meno abbienti e la classe media (anzi, per i primi cinque decili, i ”poveri”, è pure più alta in quota), ma in termini assoluti la classe media perde molto più denaro. Quando si calcola la "quota sulla ricchezza totale nazionale", si pesano i valori assoluti: la classe media, perdendo migliaia di euro in più, fa sprofondare la sua fetta della torta nazionale molto più di quanto perdano i primi cinque decili.]

 

In definitiva, la ricchezza delle famiglie si è ulteriormente concentrata a favore del decile più ricco e a danno, soprattutto, della classe media (decili dal al ).

 


 

B) Un esempio concreto della distribuzione della ricchezza delle famiglie.

Anno 2022. Composizione del portafoglio per percentili di ricchezza netta (dati annuali; valori percentuali)

Fonte: à I conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie: metodi e prime evidenze di Andrea Neri, Matteo Spuri e Francesco Vercelli

 Nota: le famiglie sono ripartite in tre classi di ricchezza sulla base della distribuzione della ricchezza netta: sotto il 50° percentile; tra il 50° e il 90° percentile; oltre il 90° percentile.

 


 

C) “Azioni non quotate e altre partecipazioni”. Di che si tratta?

 

Le “azioni non quotate ed altre partecipazioni” sono, in sostanza, investimenti nel capitale di società che non sono negoziati in Borsa, insieme ad altre forme di partecipazione al capitale di imprese.

In particolare:

·         Azioni non quotate: azioni di società private, cioè società le cui azioni non sono ammesse alla negoziazione su un mercato regolamentato. Ad esempio, una partecipazione del 20% in una S.r.l. o in una S.p.A. non quotata.

·         Altre partecipazioni: comprende partecipazioni societarie che non necessariamente hanno la forma di normali azioni. Possono rientrarvi, a seconda del contesto contabile o del documento in cui compare la voce, quote di S.r.l., partecipazioni in società cooperative, interessenze in altre imprese, ecc.

 

Quando la Banca d’Italia  indica il valore di “azioni non quotate e altre partecipazioni”, non significa che abbia osservato quei miliardi nei conti correnti o nei dossier titoli delle famiglie. È una stima statistica della ricchezza rappresentata dalla proprietà delle imprese.

Questo è particolarmente importante in Italia perché le famiglie hanno una quantità significativa di ricchezza investita direttamente in imprese non quotate. La stessa Banca d'Italia osserva che la ricchezza finanziaria italiana è caratterizzata, rispetto ad esempio agli Stati Uniti, da una maggiore presenza di partecipazioni in società non quotate.

 



 

 

D) Torna il popolo dei BOT:

 

Circa gli investimenti in titoli mobiliari,  le famiglie italiane hanno visto un aumento significativo nella loro quota di titoli del nostro debito pubblico, quasi abbandonati fin dalla metà degli anni ‘90. I titoli di Stato posseduti dai nuclei familiari sono saliti dal 7,9% del 2021 al 14,4% di agosto 2025, con 442 miliardi di euro in portafoglio. Questo aumento è stato influenzato da rendimenti elevati e dal successo dei Btp dedicati al retail.


Vedi anche: à Il PuntO n° 173 10-1-2010 – La ricchezza delle famiglie italiane. Note a margine di uno studio di Bankitalia


 

E)  I dati del 2026. Per ora solo quelli relativi ai depositi bancari

 

Non è possibile procedere ad  un'analisi  completa e accurata della ricchezza delle famiglie italiane nel 2026, includendo attività non finanziarie (come gli immobili), titoli, azioni, fondi comuni e altre voci patrimoniali, perché per l'anno 2026, i dati forniti danno informazioni dettagliate solo su una componente specifica della ricchezza: i  depositi.

Secondo dati di Banca d'Italia elaborati dall'associazione Adusbef, a maggio 2026 le famiglie italiane detenevano in banca 1.163 miliardi di euro in depositi (escluse forme di liquidità remunerata o vincolata) .

Questo dato evidenzia una forte differenziazione nella distribuzione territoriale della liquidità:

·         La Lombardia detiene il 20% del totale, con circa 239 miliardi di euro, avendo il 17 % della popolazione italiana.

·         La provincia di Bolzano registra il valore pro-capite più alto, con oltre 30.400 euro a residente.

·         La provincia di Crotone registra il valore pro-capite più basso, con circa 9.679 euro.

In conclusione, un raffronto sui depositi degli Italiani degli ultimi dieci anni mostra che  l'incremento nominale della liquidità dal 2016 del +28,3% (nominale) risulta fortemente ridimensionato dall'inflazione, con una crescita reale, in termini di capacità di spesa, limitata al +4,7% (reale).

 


 

F)   I debiti delle famiglie Italiane a cavallo del covid.

 

Per  “passività delle famiglie” intendiamo il lato debitorio del bilancio familiare — soprattutto mutui, credito al consumo e altri prestiti - ma anche gli altri conti passivi. Il periodo 2019-2024 mostra un quadro abbastanza netto: il Covid non ha prodotto un’esplosione dell’indebitamento delle famiglie italiane. Al contrario, l’Italia è entrata nella pandemia con un livello di debito relativamente basso e ne è uscita con un rapporto debito/reddito ancora più contenuto.

Le variazioni nel quinquennio 2019.2024

Nel 2019 la struttura finanziaria delle famiglie era già relativamente solida. I tassi sui mutui erano molto bassi e l'indebitamento cresceva soprattutto tra i debitori meno rischiosi. Secondo Bankitalia, il rapporto tra debito e reddito disponibile si colloca a circa il 60%

Lo stock complessivo delle passività finanziarie: a fine 2020 era pari a circa 967 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto al 2019. Quindi, alla vigilia del Covid, le famiglie italiane non presentavano una leva finanziaria particolarmente elevata.

Anno 2024: il debito torna a crescere, ma il rapporto debito/reddito scende. Nel 2024 si verifica un'apparente contraddizione molto importante. Da un lato, le passività finanziarie complessive aumentano modestamente: a fine anno sono circa 1.042 miliardi di euro. Dall'altro lato, il rapporto tra debito e reddito disponibile continua a diminuire. La Banca d'Italia lo colloca intorno al 56%, contro circa il 60% del 2019, e sottolinea che è molto più basso rispetto alla media dell'area dell'euro. 

Quindi, nel quinquennio considerato, le famiglie italiane sono uscite dal Covid con una posizione debitoria relativamente più solida di quanto si potrebbe immaginare guardando soltanto alla crisi economica.

Con uno slogan non del tutto veritiero, potremmo dire che in Italia lo stato è finanziariamente povero e le famiglie sono ricche; mentre in molti altri paesi della Ue, lo stato è ricco e le famiglie sono relativamente povere.