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PRIVILEGIA
NE IRROGANTO Documento
inserito il:
25-1-2014 |
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Il PuntO 282 Riserve valutarie in oro: consistenze,
gestione, problemi. Di Mauro
Novelli 23-1-2014
Fondo
Monetario a parte, l’Italia si colloca al terzo posto ( 2.451,8 tonn.) dopo USA (8.133,5) e Germania (2.814,0) e
immediatamente prima della Francia (2.435,4). Distaccate seguono Cina
(1054,1), Russia (1015,1) e Giappone
(765,2 tonn.). E’
interessante rilevare il basso livello di riserve auree di Gran Bretagna
(310,3 tonn.) e Spagna (281,5), mentre la
politica in materia di riserve valutarie del Canada ( 3 tonn.)
sembra portare questo paese a trascurare completamente la componente aurea.
Per altro in Gran Bretagna sono conservate oltre 5.000 tonnellate di
lingotti di altri paesi. Negli anni
2005-2013 (In calce [Documentazione] si riportano i dati
WGC
sulla compravendita di oro nel periodo considerato)
assistiamo ad un costante aumento delle riserve auree della Russia (+ 20%
negli ultimi due anni); dall’ottobre 2011 anche la Turchia sta procedendo a
costanti acquisti tanto da incrementare del 330 percento le sue riserve
auree; la Cina ha comprato 454 tonnellate ad aprile 2009, mentre l’India
comprň 200 tonnellate nel novembre dello stesso anno. Il Brasile ha
raddoppiato i sui lingotti da novembre 2011 alla fine dello scorso anno. Circa
la tendenza all’accantonamento a riserva dell’oro WGC informa che nel 2013
(terzo trimestre) molte banche centrali hanno continuato ad accumulare oro,
anche se a un ritmo piů lento rispetto ai livelli elevati osservati nel
2012. Nei primi 9 mesi dell’anno passato le riserve mondiali di oro
delle banche centrali sono aumentate
di quasi 300 tonnellate. Per la
veritŕ, la Cina, divenuta dal 2009
il piů grande produttore di oro con produzione crescente - quindi in
controtendenza rispetto agli altri paesi produttori - sostiene di aver incrementato la sua riserva aurea senza
acquistare oro sul mercato mondiale. Dichiara oggi riserve auree per 2.710
tonnellate, superando sia la Francia che l’Italia. Per quanto
riguarda i paesi produttori, ecco la graduatoria dei primi dieci paesi e la loro produzione annua secondo www.metallirari.com:
L’Italia ha
chiuso la sua ultima miniera di Pestarena (zona Monte Rosa) nel 1961.
L’anno di massima produzione nazionale fu il 1948 con 580 Kg. Il nostro oro.
In merito
alle nostre riserve ufficiali, il 7 gennaio la Banca d’Italia forniva la seguente
situazione di fine anno e la differenza con fine novembre.
In
mancanza di indicazioni Bankitalia circa le variazioni quantitative eventualmente
intervenute nel corso di dicembre 2013, dobbiamo ipotizzare che le diminuzioni rispetto a novembre siano
dovute all’andamento del prezzo dell’oro
e ai valori di cambio delle altre valute detenute a riserva. Sappiamo
inoltre che 60 tonnellate sono di
pertinenza della BCE. Il nuovo statuto della Banca d’Italia. La rivalutazione
del capitale di Bankitalia darŕ luogo a nuovi assetti proprietari della
nostra banca centrale completamente privati. (vai al nuovo Statuto di
Bankitalia). A commento del
nuovo statuto, sul sito bancaditalia.it,
si legge: Con l’emanazione del decreto del Presidente della
Repubblica del 27 dicembre 2013 si č concluso l’iter di approvazione delle
modifiche allo Statuto della Banca d’Italia, indotte dal decreto legge
133/2013. Lo Statuto contiene le norme relative alla struttura,
all’organizzazione e all’amministrazione della Banca d’Italia; ne indica la
natura giuridica di “istituto di diritto pubblico”; richiama il contesto
istituzionale europeo nel quale la Banca č inserita; analogamente a quanto
previsto per la Banca centrale europea, esplicita il principio
dell’indipendenza della Banca d’Italia nell’esercizio delle proprie
funzioni e nella gestione delle proprie finanze. Lo Statuto, inoltre,
introduce un espresso richiamo ai principi di funzionalitŕ e di efficienza,
cui deve ispirarsi la struttura organizzativa centrale e periferica. Le principali innovazioni riguardano: l’aumento di
capitale a 7,5 miliardi di euro mediante utilizzo delle riserve statutarie;
la limitazione dei diritti economici dei partecipanti alla distribuzione di
dividendi annuali, a valere sugli utili netti, per un importo non superiore
al 6% del capitale; i soggetti legittimati a detenere quote del capitale
della Banca; l’introduzione di un limite individuale al possesso di quote
del capitale e la sterilizzazione dei diritti di governance
ed economici per la parte detenuta in eccesso rispetto a tale limite; la
facoltŕ per la Banca d'Italia di acquistare quote in via temporanea, al
fine di favorire il rispetto del limite partecipativo. Lo Statuto ribadisce il principio, costantemente
seguito nella prassi, che l’Assemblea dei partecipanti e il Consiglio
superiore non hanno alcun potere di intervento sull’esercizio delle
funzioni istituzionali della Banca, confermando la validitŕ del sistema di
governo dell’Istituto, che ne ha assicurato nel corso degli anni
l’autonomia e l’indipendenza. Per quanto riguarda il Consiglio superiore, viene
recepita l’indicazione legislativa di istituire al suo interno un Comitato
nomine, con il compito di vagliare il possesso, da parte dei candidati alla
nomina o alla rielezione, di specifici requisiti di professionalitŕ,
onorabilitŕ e indipendenza. I requisiti, espressamente enunciati nello
Statuto, recepiscono le prassi rigorose e altamente selettive fin qui
seguite dalla Banca. Particolarmente analitica č la disciplina
dell’indipendenza, che definisce una casistica articolata con riferimento
al potere politico, agli organi di governo centrale e locale e ai soggetti
vigilati, escludendo ogni forma di conflitto di interessi con la Banca. Le riserve
valutarie ed auree nazionali, sono detenute e gestite da Bankitalia. Si
legge sempre sul sito: […] Il risultato della gestione delle riserve nazionali
contribuisce alla formazione del bilancio ed alla preservazione della
soliditŕ patrimoniale dell'Istituto a fronte dei rischi cui questo č esposto
nello svolgimento delle sue attivitŕ istituzionali. Pertanto, la gestione si pone come obiettivi principali
il mantenimento del valore e la liquiditŕ delle riserve stesse. Inoltre, in
virtů della crescente importanza delle riserve valutarie come parte
integrante del patrimonio, la gestione persegue la massimizzazione del
rendimento nel rispetto di limiti di rischio ritenuti accettabili. Quindi la
gestione delle riserve nazionali contribuisce alla formazione del bilancio
della Banca d’Italia e il Consiglio Superiore (13 membri nominati dai
proprietari e presieduto dal Governatore), secondo l’Art. 40 del nuovo
statuto, ne ripartisce l’utile netto: Statuto della Banca d’Italia. Art. 40- 1. Il Consiglio superiore, su proposta del Direttorio e
sentito il Collegio sindacale, delibera il piano di ripartizione dell’utile
netto e la presentazione della proposta di destinazione dell’utile netto
all’assemblea per l’approvazione. 2. L’utile netto č cosě destinato: a) alla riserva ordinaria, fino alla misura massima del
20 per cento; b) ai partecipanti, fino alla misura massima del 6 per
cento del capitale; c) alla riserva
straordinaria e ad eventuali fondi speciali fino alla misura massima del 20
per cento; d) allo Stato, per l’ammontare residuo. 3. La riserva
ordinaria, se diminuita
per perdite, deve
essere reintegrata in
misura corrispondente al suo
precedente ammontare prima
di dar luogo
alle altre destinazioni
previste dal secondo comma. Ma il nuovo
statuto interviene anche abrogando articoli e norme vigenti fino dicembre
2013. Il decreto
133/2013 che regala 7,5 miliardi ai nuovi proprietari di Banca d’Italia ha
abrogato questo articolo di salvaguardia per istituzioni e cittadini, presente nella legge sulle
banche d’emissione del 1910 (R.D. 28-4-1910): “Art. 115. (Art. 9, allegato P alla legge 8 agosto
1895, n. 486). Qualora l'ispettore o il delegato, di cui all'articolo
precedente, non abbia esercitata la facoltŕ di sospendere una deliberazione
che il ministro del tesoro creda contraria alle leggi, agli statuti e ai
regolamenti, il ministro puň direttamente sospenderla entro cinque giorni
dall'adunanza, prendendo per base la relazione comunicata dall'ispettore e
dandone comunicazione all'Istituto interessato. Alla sospensione il ministro potrŕ far seguire
l'annullamento della deliberazione stessa, quando questa sia riconosciuta
contraria alle leggi, ai regolamenti e agli statuti.” Oltre all'art.
115 del regio decreto del 1910, viene abrogato anche l'art. 5 1° comma del dlgs del Capo provvisorio dello stato n°691 del 1947: Art. 5- Il Consiglio superiore della Banca d'Italia non
ha ingerenza nella materia devoluta dall'art. 1* al Comitato interministeriale. [(*) Art. 1. E’ istituito un «Comitato
Interministeriale per il Credito ed il Risparmio», al quale spetta l'alta vigilanza
in materia di tutela del risparmio, in materia di esercizio della funzione
creditizia e in materia valutaria.]. Quindi, la nuova Bank
of Italy avrŕ possibilitŕ di ingerenza in materia di tutela del risparmio,
di esercizio della funzione creditizia e in materia valutaria. A parte la
vigilanza valutaria, le prime due materie sono assegnate dall’art. 47 alla
Repubblica. Primo quesito
La tabella
che segue riporta, dal 2005 al 2013, il totale annuo delle ns. riserve
ufficiali e la disaggregazione per strumento. TAB. 3- RISERVE
UFFICIALI E ALTRE ATTIVITA' IN VALUTA ESTERA. Dal 2005 al 2013 (approssimate al valore di mercato) Fonte Bankitalia
(milioni di euro)
Circa le riserve
in oro, da anni, nelle sue pubblicazioni ufficiali Bankitalia indica il quantitativo
detenuto in 79 milioni di once troy, che equivalgono a 2.457,175
tonnellate. Rispetto alle 2.451,8 indicate da WGC, ci sono 5,917 tonnellate
di troppo nei dati riportati dai documenti di Bankitalia. A che cosa č dovuta questa differenza? La tabella n° 3 taglia alla radice il falso problema,
sollevato da troppe parti con superficialitŕ, circa l’ipotetica sparizione
di qualche decina di miliardi delle nostre riserve valutarie: il valore
delle riserve ufficiali dipende dalla
quotazione dell’oro e da quello delle monete di riserva, pur senza variazioni nella quantitŕ di
oro e valute detenuti. In particolare, riportiamo la quotazione dell’oro negli
ultimi 20 anni e nell’ultimo mese in particolare, come rilevate da: http://oro.bullionvault.it/help/?custom_gold_price_charts.html#sterlinaoro TAB. 4-
Andamento delle quotazioni dell’oro dal 1994 al 24-1-2014
TAB. 4 bis-
Andamento delle quotazioni dell’oro dal 26 dicembre
2012 al 24-1-2014
Non ci sono
dichiarazioni ufficiali precise circa i luoghi di stoccaggio delle nostre
riserve auree. Si sa che parte siano conservate presso la Federal Reserve Bank a New York, la
Banca d’Inghilterra e la Banca dei Regolamenti internazionali a
Basilea. Le riserve auree dei singoli paesi, quindi, non sono tutte detenute in caveaux
domestici, ma distribuite presso “riserve” in vari paesi considerati
“affidabili”, molte in USA. In un articolo di 20 anni fa “Lingotti: l'Italia č quinta”. (5-6-1994 - Corriere della Sera)
si legge: L' Italia č la quinta potenza al mondo per riserve auree, ma delle
oltre 2 mila tonnellate di "verghe" e "lingotti" di proprietŕ della Banca d'
Italia, appena un terzo riposa nei sorvegliatissimi caveaux della Banca
centrale. Il grosso della dote aurifera dell' Italia che, come stabiliscono
le ultime rilevazioni del Fondo monetario internazionale, ci consente di
sedere a pieno titolo al tavolo dei "grandi", si trova nel cuore
di Manhattan. Cosě nei sotterranei di un anonimo palazzetto di pochi piani,
attiguo a Wall Street e alla Federal Reserve,
c'č la
maggiore concentrazione d' oro del mondo: un "giacimento" di
circa 10 mila tonnellate che declassa il leggendario Fort Knox a deposito
minore. Anche l' Italia, come altri Paesi, ha da tempo affidato la custodia
fisica di parte del proprio oro alla Federal Reserve
(altri quantitativi sono immagazzinati nei forzieri della Banca d'
Inghilterra e nei sotterranei della Banca dei regolamenti internazionali a
Basilea). La consistenza dell' oro italiano (2.073 tonnellate, poco meno di
un decimo del totale delle riserve auree di tutti i Paesi
industrializzati), resa nota dall' Fmi, conferma una tradizione del nostro
paese, che affonda in lontane radici storiche. Gli Stati Uniti, che possono
contare su piů di un quarto delle riserve auree mondiali (oltre 28.340
tonnellate), mantengono una indiscutibile leadership, mentre alle loro
spalle figurano Germania (2.960), Svizzera (2.590), Francia (2.545) e
Italia. Sappiamo altresě che le riserve valutarie possono essere
oggetto di “mercato” (swap, leasing ecc.) e quindi con disponibilitŕ in
capo alla controparte contrattuale. In tal caso la proprietŕ č attestata
dal relativo contratto (cartaceo). Ad esempio, la
Germania ha differenziato la conservazione della sua riserva aurea presso caveaux di Francia, USA, Gran
Bretagna. Ma si calcola in circa 7 anni il tempo di riconsegna dell’oro a
Berlino perché in molti casi i possessori hanno impegnato con vari
contratti pluriennali i lingotti tedeschi. A fronte di
questa situazione, la Germania sta impostando una politica di rientro delle
proprie riserve auree parcheggiate al di fuori del paese. All’inizio del
2012 la BundesBank informava di voler rimpatriare, entro il 2020, 700
tonnellate di oro tedesco depositato all'estero, In particolare, nel 2014
dovrebbero essere rimpatriate dalle 30 alle 50 tonnellate d’oro stoccate in
USA. Dalla Francia, dove č attualmente depositato l'11 per cento del totale
delle riserve tedesche, dovranno essere rimpatriate 374 tonnellate, mentre resterŕ in Inghilterra il 13%
conservato presso la Bank of England.
Nel 2020, a conclusione dell’operazione di rimpatrio, solo la metŕ delle
riserve auree della Germania, ammontanti a 3.387,1 tonnellate (TAB. 1-),
saranno conservate in caveaux presenti sul suolo tedesco. Per inciso, molti
osservatori ritengono che la politica tedesca di rimpatrio di parte del suo
oro possa essere di supporto al Neue Deutsche Mark qualora l’Euro
salti. E’ possibile
conoscere quantitŕ e luogo di conservazione delle nostre tonnellate d’oro?
Nel caso parte di esse sia conservato all’estero, č possibile sapere se
Bankitalia ha fatto richiesta
per la restituzione delle
riserve auree italiane e quale risposta abbia ottenuto tale richiesta? In
quanti anni si valuta il tempo di rientro dell’oro eventualmente conservato
all’estero? Terzo quesito.
Cosě come non č
dato sapere con precisione la dislocazione delle nostre riserve valutarie
(cosa che certamente interessa i cittadini di questo paese), č interesse di
tutti sapere se parte delle ns. riserve siano state date in garanzia di
operazioni di prestito internazionali (ad esempio a fronte dei prestiti BCE
alle ns. banche). Una simile
gestione delle riserve auree č non č inusuale. Giŕ nel 1976 il ministro del
Tesoro Colombo (governo Moro) ottenne dalla Germania un prestito di 2
miliardi di dollari a fronte di una garanzia costituita da 540 tonnellate
del nostro oro. Sappiamo che ,
secondo gli accordi per BCE, nessun governo puň imporre alcunché alla banca
centrale del paese. Le nostre riserve (oro compreso), sebbene definite
“nazionali”, resteranno nella disponibilitŕ della Banca d'Italia e quindi
dei suoi proprietari. Come gestiranno gli azionisti di Banca d’Italia, di
concerto con la BCE, le 2.451 (o le 2.457) secondo lo Statuto di Via
Nazionale? Prima che il
nuovo assetto di Bankitalia cominci ad operare, č possibile sapere se e
quanta parte delle ns. riserve sono impegnate a fronte di operazioni
finanziarie internazionali? E’ possibile conoscere i contratti sottoscritti
con oggetto il nostro oro, o con oggetto oro di altri paesi? Quarto quesito
Le poste attive di bilancio della nostra banca centrale
potrebbero risultare nel tempo ben piů consistenti del riposizionamento del
capitale a 7,5 miliardi. Si parla di ulteriori potenziali rivalutazioni di
alcune voci per 30 miliardi, ma c’č chi azzarda previsioni fino a 100
miliardi. Come saranno trattate queste plusvalenze di cui, anche se in
parte, si avvantaggeranno i proprietari di Bankitalia? Problema
L’Art.47 della nostra Costituzione recita: - “La Repubblica incoraggia e tutela il
risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla
l'esercizio del credito. […]”. La nostra Costituzione non fa menzione della banca centrale,
ma da sempre Bankitalia č stata considerata strumento di supervisione e
controllo del sistema creditizio, oltre che braccio armato della politica
monetaria del governo. Essendo i proprietari della banca centrale entitŕ private,
queste possono subire cambiamenti
negli assetti proprietari. Che cosa accadrebbe se banche e
assicurazioni dovessero essere scalate da investitori esteri? Non che la
cosa ci impressioni piů di tanto, ma l’ipotesi dovrebbe essere presa in
considerazione. Quale trend per
i prossimi anni?
C’č chi prevede l’oro al di sotto dei 1.000 dollari, chi lo
ipotizza a 15.000. Certamente qualcuno dirŕ di aver previsto giusto. Gli argomenti dei ribassisti….. Il Sole 24 Ore 04 gennaio 2014. Oro in recupero ma le
prospettive rimangono incerte. Di Balduino Ceppetelli
L'oro
tenta la ripresa. Nelle due prime sedute dell'anno a Londra il prezzo č
risalito di 30 dollari per attestarsi al 2° fixing a 1.234,5 dollari per
oncia.[Oggi č a
1.271,56 $. Ndr] Il rimbalzo ha influenzato gli altri metalli preziosi che, sempre a
Londra, hanno messo a segno robusti recuperi. L'argento, sempre nelle prime
due sedute del 2014, č risalito del 2,7% a 20,18 dollari, il platino del
2,1% a 1.404 dollari e il palladio dell'1,7% a 728 dollari. Difficile
comunque, almeno per il medio-lungo periodo, prevedere per il metallo
giallo nuovi sensibili rialzi. Nonostante qualche impennata di ordini di
acquisto, il sentiment del settore non appare dei
piů brillanti. Dopo ben 13 anni di rincari, il metallo giallo nel 2013 ha
invertito bruscamente direzione perdendo circa un terzo del proprio valore
(il maggior calo degli ultimi 30 anni), sulla scia soprattutto del crollo
delle importazioni indiane (tanto che il paese ha ceduto alla Cina il primo
posto nella speciale classifica dei maggiori importatori del comparto) e
dell'avvio del tapering, la riduzioni degli
stimoli all'economia Usa da parte della Federal Reserve. In molti,
inoltre, prevedono nuovi ribassi. Ubs ha da poco
abbassato le proprie previsioni per il 2014. Société
Générale parla addirittura «della fine dell'etŕ
dell'oro». Un analista di Barclays ipotizza nuovi ribassi nel corso
dell'anno, ritenendo che il metallo giallo abbia perso appeal tra i grandi
investitori che continuano a ridurre le loro posizioni. I grandi fondi,
nota inoltre un esperto londinese di Natixis,
hanno ancora 1.820 tonnellate di oro a copertura dei propri Etf fisici e, in caso di peggioramento della
situazione, si possono prevedere ulteriori e sensibili liquidazioni. Inoltre
le ultime notizie in arrivo dai alcuni grandi Paesi consumatori non
appaiono del tutto incoraggianti. Pechino in novembre ha importato da Hong
Kong molto meno di 100 tonnellate di oro, il 42% in meno dello stesso
periodo del 2012 sulla scia del calo della domanda dal settore del gioiello
e da quello dell'investimento (da ricordare comunque che nei mesi
precedenti le richieste del Paese erano risultate elevate). La domanda
appare debole anche in altri Paesi asiatici, Indonesia e Thailandia su tutti, a causa della debolezza delle
valute locali. L'India, poi, nell'ultimo trimestre del 2013 (le stime
ufficiali non sono ancora pronte) potrebbe aver visto calare l'import di
circa il 70% rispetto alle 255 tonnellate, acquistate nello stesso periodo
dell'anno precedente; per il 2014 le previsioni per gli acquisti parlano di
500-550 tonnellate di metallo prezioso, circa il 50% in meno dei livelli
medi degli ultimi anni (chiaramente se il Governo manterrŕ gli attuali
limiti e dazi alle importazioni). Scenari differenti invece per gli altri
metalli preziosi. Per il platino per esempio si parla di possibili rincari.
L'offerta sudafricana (il Paese copre circa i tre quarti della produzione
mondiale) potrebbe diminuire: alcune miniere rischiano di sospendere
l'attivitŕ a causa di problemi sindacali (i lavoratori chiedono sostanziosi
adeguamenti salariali). ..e quelli dei rialzisti: Jason
Hamlin,
fondatore di Gold Stock Bull (www.goldstockbull.com) sostiene invece
che giŕ nel 2014 il prezzo dell’oro avrŕ un rimbalzo. Ecco i motivi
principali:
— Debito
pubblico mondiale in rapida crescita. I metalli preziosi hanno una
correlazione positiva con i livelli di debito totale. — Il Dollaro
Rischia di Perdere lo Status di Valuta di Riserva Mondiale.(vai al grafico di WGC) La
quotazione del dollaro ha storicamente avuto una relazione inversa col
prezzo dell’oro. Il privilegio di poter stampare la moneta di riserva
mondiale sta per giungere al termine. Mike Maloney
ed altri analisti hanno calcolato che il prezzo dell’oro deve superare i
$15,000 l’oncia per tenere conto di tutti i dollari di carta che esistono
oggi. Diverse
nazioni ora hanno accordi commerciali bilaterali che ignorano il dollaro.
La Cina ha fatto accordi per scambiare Yuan con le valute locali di
Giappone, Russia, Australia, Islanda, Corea del Sud, Malesia, Brasile,
India e Sud Africa. Le nazioni BRICS stanno emergendo come una forza
economica potente e sono intente a condurre i loro affari senza l’uso del
dollaro USA. Anche la
crescente spaccatura con l’Arabia
Saudita minaccia i petrodollari. I paesi
ricchi di petrolio che hanno tentato di vendere il loro petrolio in valute
diverse dal dollaro sono stati l’Iraq e la Libia, entrambi bombardati.
Anche l’Iran sta ora commerciando il petrolio con l’oro, bypassando i
petrodollari degli USA. — La
corsa globale alla svalutazione. In parole povere, piů denaro verrŕ
stampato in questa guerra di valute (dollaro, yen, sterlina), piů salirŕ in
alto il prezzo dell’oro e delle altre materie prime. — Un
aumento del tasso di inflazione, oggi bassissima, aiutato da un aumento
della velocitŕ di circolazione del denaro, darŕ luogo ad un rialzo
dell’oro. — Prezzi
alternativi nel mercato dell’oro diminuiranno la capacitŕ delle potenze
occidentali di manipolare i prezzi. Al diffondersi di questo trend,
dovrebbe scomparire la pressione artificiale al ribasso sui prezzi e
lasciare che i metalli preziosi riflettano piů accuratamente le loro
condizioni fondamentali. Se si ritierne che il
COMEX ed il London Bullion
Market Association (LBMA) stanno contribuendo a
manipolare i prezzi dei metalli preziosi, sarŕ una buona notizia la nascita
di nuovi scambi in grado di fornire prezzi alternativi. — Aumento
della domanda di oro fisico in tutto il mondo, tra cui quella delle banche
centrali. Gli investitori stanno perdendo fiducia nell’oro cartaceo, mentre
il vero metallo viene rimosso dal mercato, un’offerta piů bassa metterŕ
pressione al rialzo sui prezzi e forzerŕ scambi da saldare in contanti. Le banche
centrali continuano a comprare, aggiungendo, nel 2012, 534.6 tonnellate
alle loro riserve e , nel 2013, altre 300 tonnellate. E questi sono solo
gli acquisti segnalati. Si pensa che Cina, Russia ed altre nazioni stiano
acquistando discretamente tramite terze parti. Inoltre
vi č un crescente movimento intorno al rimpatrio dell’oro. Dapprima il
Venezuela, ora la Germania, i Paesi Bassi, la Svizzera, la Polonia, la
Romania, la Finlandia, l’Ecuador ed altri richiedono alla FED ed alle
istituzioni finanziarie occidentali la restituzione del loro oro. — Offerta
stagnante o in declino. L’offerta totale d’oro si č contratta del 6% (a
1,025.5 tonnellate) durante l’ultimo trimestre, spinta da un forte calo
nelle attivitŕ di riciclo. Con i prezzi in prossimitŕ o del costo di
produzione, diverse miniere sono state sospese o chiuse, cosa che limiterŕ
ulteriormente l’offerta. Le Zecche degli Stati Uniti e del Canada hanno
fatto ricorso al razionamento delle offerte delle loro monete d’oro,
ennesimo segno di un’offerta in restringimento. — Le piccole
dimensioni del mercato dell’oro rispetto a quello azionario od
obbligazionario forniranno la leva. La partecipazione al mercato dell’oro č
a livelli molto bassi, stimata a circa l’1% o il 2%. Anche un piccolo
aumento al 4% o 5% causerebbe un’impennata della domanda e manderebbe i
prezzi notevolmente in alto. Il sentimento č estremamente ribassista al
momento attuale e non puň che diventare piů rialzista da qui. 1) Compravendita di tonnellate d’oro dal 2005 al dicembre 2013 per i paesi richiamati nella TAB. 1-, riportiamo la
2)
Andamento delle riserve valutarie ed auree mondiali per strumento.
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