|
PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
|
||||||
|
|
DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
|
|
||||
|
|
ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
||||||
se
dio rinasce - roberto festa ( da "Repubblica, La"
del 06-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
più sicura,
rispetto ai tentativi dei laici». Da cattolico praticante, poi, non pensa che i
pontificati interventisti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI costituiscano
una minaccia alla laicità dell´Occidente: «Le idee del Vaticano non sono
necessariamente quelle della maggioranza dei cattolici - spiega.
Questa
scuola corrosa dai chierici in cattedra
( da "Secolo
XIX, Il" del 07-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Udc una
fanatica religiosa anti testamento biologico, tal Dorina Bianchi, per metterla
al posto del cattolico laico Ignazio Marino. Sul governo in carica è inutile
far conto, visto il suo ostentato disinteresse per i principi repubblicani. Cui
antepone quanto gli conviene e i relativi sondaggi. Pierfranco Pellizzetti è
opinionista di Micromega.
Ue,
al via il giro delle poltrone Un match tra Italia e Polonia
( da "Corriere
della Sera" del 07-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolico
accreditato di ottimi contatti con il Vaticano: il suo nome è stato gettato sul
piatto da Silvio Berlusconi. Il polacco è il candidato di bandiera dei Paesi
dell'Est, è un politico assai stimato pure negli Usa. Ma l'italiano può contare
anch'egli su buone carte, per esempio sul fatto che l'Italia non ha mai avuto
la presidenza dell'
finisce
la serie vincente di zapatero i popolari avanzano, maggioranza fragile - guido
rampoldi ( da "Repubblica, La"
del 08-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolico,
Jaime Oreja, che gli portava il voto della destra aznarista. E´ stata una
scelta saggia e ha confermato le qualità strategiche del segretario. Leader
all´apparenza dimessa e dall´immagine non scintillante, insomma il contrario di
Zapatero, con cui ha sempre perso i duelli televisivi, Rajoy tuttavia è
riuscito a spostare verso il centro un partito che Aznar aveva radicalizzato.
la
crisi travolge anche il mito zapatero - guido rampoldi
( da "Repubblica,
La" del 08-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolico,
Jaime Oreja, che gli portava il voto della destra aznarista. E´ stata una
scelta saggia e ha confermato le qualità strategiche del segretario. Leader
all´apparenza dimessa e dall´immagine non scintillante, insomma il contrario di
Zapatero, con cui ha sempre perso i duelli televisivi, Rajoy tuttavia è
riuscito a spostare verso il centro un partito che Aznar aveva radicalizzato.
Il
docente sospeso e la battaglia per l'ora alternativa
( da "Manifesto,
Il" del 08-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Quale
laicità, i principi traditi dalla pratica». Il quadro che emerge è una
sottomissione completa alla volontà del Vaticano. Non c?è differenza tra nord e
sud. Alla domanda «la scuola aiuta nella scelta? Come siete stati informati?»,
la risposta tipica è: «Il modulo da compilare ci è stato consegnato senza
particolari spiegazioni al riguardo.
LE
SBERLE DEL VOTO ( da "Manifesto, Il"
del 09-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non si può
andare con l'Opus Dei e negare i diritti civili a un elettorato laico e anche
cattolico adulto. Non si può, con la scusa di non demonizzare Berlusconi,
infliggere a un elettorato semplicemente democratico le leggi fatte ad
personam, le insolenze alla magistratura, le porcherie fiscali e quelle
personali del cavaliere.
Famiglia
e divorzio, le vie laiche di Lazzati
( da "Corriere
della Sera" del 11-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
39 Personaggi
A cent'anni dalla nascita, una lettera alla Segreteria di Stato vaticana
illustra il carattere dell'intellettuale cattolico Famiglia e divorzio, le vie
laiche di Lazzati Così resistette alle pressioni di Gabrio Lombardi, in difesa
delle «esigenze nuove» di MARCO GARZONIO C ent'anni fa nasceva Giuseppe Lazzati.
Prima
volta di un presidente Usa: Obama cita Gesù (invece di Dio)
( da "Giornale.it,
Il" del 11-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la prima di
questo genere nella storia degli Stati Uniti. Un altro record per Barack Obama,
il presidente dalle tante identità: filoislamico con i musulmani, devoto con i
cristiani, laico con il popolo giovane disincantato e modernista, che,
mobilitandosi su Facebook, sui blog, sui social network, gli ha spianato il
cammino.
morassut:
"da alemanno solo promesse nessuna espulsione, anzi più clandestini"
( da "Repubblica,
La" del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è un
bellissimo rapporto di dialogo e di esperienze con le associazioni laiche e
cattoliche; bisogna realizzare un tavolo di integrazione e lavoro con i
dipartimenti delle politiche sociali, dell´urbanistica, del patrimonio e con i
municipi. Se non hanno i paraocchi possono usare anche la nostra istruttoria:
si possono realizzare campi che non siano baraccopoli».
SUFFRAGIO
UNIVERSALE UNA RIVOLUZIONE ITALIANA
( da "Corriere
della Sera" del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
una intesa
che avrebbe garantito a Giolitti l'appoggio dei cattolici contro l'impegno ad
accantonare la legge sul divorzio, difendere le scuole confessionali, garantire
alle attività economico-sociali dei cattolici lo stesso trattamento che lo Stato
riservava a quelle dei laici. Nelle elezioni del 1913 i votanti furono 5.
Tra
Franceschini e Bersani spunta il dottor Marino
( da "Manifesto,
Il" del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Tra
Franceschini e Bersani spunta il dottor Marino PARTITO DEMOCRATICO Tra
Franceschini e Bersani spunta il dottor Marino Nella corsa per la segreteria
del Pd spunta il terzo uomo, il cattolico Ignazio Marino, chirurgo, icona delle
battaglie laiche. D'Alema: io candidato in estrema ratio P
Credere
e curare, il chirurgo cattolico che piace ai laici
( da "Manifesto,
Il" del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolico,
laico - nel senso di Giuseppe Lazzati, quel concetto cristiano secondo cui la
polis, per essere vera «città dell'uomo» e casa comune, deve essere «laica» -,
favorevole alla legge sull'aborto. Genovese, classe 55. Dopo anni di studio a
Pittsburg (Pennsylvania), nel '99 torna in Italia per fondare l'Ismett,
Se
il terzo uomo fa il dottore ( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e se fosse
cattolico ma anche un simbolo, quasi un'icona, delle battaglie laiche? E se
fosse un mezzo dalemiano, ma non riducibile alla famiglia dell'ex ministro?
Come prevedibile, la tregua chiesta da Dario Franceschini ai maggiorenti del
suo partito poche ore prima dello spoglio elettorale, non ha retto.
Religione
cattolica a scuola: riprendere il passo per la laicità
( da "Manifesto,
Il" del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Religione
cattolica a scuola: riprendere il passo per la laicità Antonia Sani Deve essere
stata la schiacciante percentuale del numero di alunni che preferirebbero
insegnamenti come «diritti umani», «Storia delle religioni» e altro all'«ora di
religione» a far perdere la testa a qualche insegnante e alla dirigenza,
Fioroni
all'ex premier: fatti da parte Nell'area ds avanza la carta Marino
( da "Corriere
della Sera" del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ultimo
rappresenta in termini di valori di laicità (l'ultima sua battaglia, in questo
campo, è stata quella su Eluana Englaro). E i cattolici del Partito
democratico, soprattutto i teodem alla Binetti, avrebbero certamente da ridire.
Quella di Marino, naturalmente, si presenta come una candidatura «minoritaria»
rispetto a quelle di Bersani e Franceschini,
un
corpo a corpo in attesa del gong - pietro jozzelli
( da "Repubblica,
La" del 13-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Renzi
intuisce che non è solo questione di permessi di soggiorno e usa parole
condivisibili da laici e cattolici sul rispetto dei diritti dell´uomo,
emigrante o no. Franano entrambi all´esame di cittadinanza. Chi è più
fiorentino, il rignanese Renzi o l´antico pisano Galli? Giù sberleffi,
freddure, sarcasmi etc. etc. Insomma, un piccolo teatrino da bar sport di
periferia fiorentina.
Mentre
si moltiplicano le notizie sulla contestazione cattolica, da Medellin ad
Amsterda... ( da "Unita, L'"
del 13-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mentre si
moltiplicano le notizie sulla «contestazione» cattolica, da Medellin ad
Amsterdam, da Vallombrosa a Parma a Sorrento a Catania, dove un sempre maggior
numero di credenti, sacerdoti e laici, denuncia il carattere di classe della
Chiesa «ufficiale», sapete cosa hanno fatto a Pavia sabato scorso?
Realacci
per tutelare l'Ambiente e Binetti per salvare il Pd da Ignazio Marino. Fatti un
po
... ( da "Unita, L'"
del 13-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
se le
pulsioni cattolico-laiche del chirurgo-senatore Pd, che si intestò la battaglia
sul testamento biologico, dovessero prendere piede. Vicino all'area dalemiana,
Marino sarebbe realmente intenzionato a giocare da candidato. Lo stesso
D'Alema, che ha confermato l'appoggio esplicito a Bersani, ha sondato le reali
intenzioni del senatore e pur sconsigliandolo lo ha trovato «
genova
resiste a berlusconi ma ora smettete di litigare - don paolo farinella
( da "Repubblica,
La" del 14-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
era
berlusconista-leghista si ritrova meno italiana, meno europea, meno sicura,
meno democratica, meno etica, meno cattolica, meno cristiana e meno laica. Al
monoteismo berlusconista subentra il pantheon idolatrico di una Paese poltiglia
senza un cuore e quel che è peggio senza un´anima. Con la complicità
peccaminosa dei cattolici.
Podestà
con l'incognita cattolica A Pontida si apre il rave padano
( da "Riformista,
Il" del 14-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
uno laico,
l'altro cattolico), ma perché negli anni le due correnti si sono sfidate più
volte all'interno del partito di Silvio Berlusconi. Sono questioni legate alla
rappresentanza sul territorio, attriti di lunga data, su coordinamenti
regionali e provinciali, posti di potere per piazzare i propri uomini nei posti
più graditi,
Se
nel Pd i diversi litigano è meglio la scissione
( da "Riformista,
Il" del 14-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
In attesa che
la sinistra laica democratica socialista abbia leader più maturi che, consci di
essere minoranza nel paese, devono portare più rispetto alle idee e alle
persone di quei cattolici democratici disponibili ad allearsi con loro, se
vogliono governare e costruire qualcosa.
migliaia
di fedeli al vomero per la festa del corpus domini - antonio tricomi
( da "Repubblica,
La" del 15-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
religiosi e
laici, esponenti del volontariato, associazioni e confraternite con i loro
gonfaloni. Sepe ha presieduto la concelebrazione eucaristica con i vescovi
ausiliari Antonio Di Donna e Filippo Iannone. L´omelia del cardinale ha preso
le mosse dalla lettura del Libro dell´Esodo, della Lettera di San Paolo agli
Ebrei e del passo del Vangelo di Marco sulla preparazione dell´
ballottaggi/2
( da "Riformista,
Il" del 16-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
spiazza gli
esponenti stessi del Pdl, sia di parte laica, provenienti dalla costola di
Alleanza Nazionale, che di parte cattolica. Carlo Fidanza, vice presidente del
Pdl in comune a Milano, non usa mezzi termini: «La maglietta di Salvini è
realtà: la Padania è un'invenzione storico-geografica e quindi non è Italia.
Mogol
e i temini di Povia ( da "Riformista, Il"
del 16-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Con Beppino
Englaro o con la Chiesa Cattolica? Omosessuali si nasce, malati, e si guarisce,
da grandi? Insomma, la peggiore Italia sfottuta da Gaber in cos'è la destra
cos'è la sinistra, in versione cos'è laico e cos'è cattolico. Per Mogol,
nell'intervista rilasciata ad Aldo Cazullo al "Corriere della sera",
il testo di Povia ha qualcosa in più anche se non è dato saperlo cosa sia,
Buttafuoco
trasforma la geopolitica nel
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Perché c'è
uno Stato fortemente laico che in nome della "libertà" lo proibisce.
Come proibisce ai preti cattolici di indossare la tonaca». Quale pubblico potrà
essere attratto dal Grande Gioco?. «Chiunque desideri veder più chiaro nella realtà
di oggi. Perché tutto quel che pensavamo di aver lasciato nei libri di storia,
un
papa in armi sulle mura così inizia il dominio della chiesa - brunella torresin
( da "Repubblica,
La" del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e Paolo Prodi
di «secolarizzazione della chiesa e clericalizzazione dello stato». Persino
Francesco Guicciardini, storiografo e uomo di stato fiorentino, che nel 1529
Clemente VII inviò a Bologna come legato di ampi poteri, si arrese al proprio
limite di essere un laico, poco più - si lamentò - d´un servitore dei
«maladetti preti».
Il
Papa vuole obbedienza a cominciare dall'Austria
( da "Riformista,
Il" del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il prefetto
del Clero Claudio Hummes, il prefetto dell'Educazione Cattolica Zenon
Grocholewski, il presidente dei Laici Stanislaw Rylko, e i principali esponenti
dell'episcopato austriaco a cominciare dall'arcivescovo di Vienna Christoph
Schoenborn e dal nunzio Peter Stephan Zurbriggen - ha aperto le danze.
Ciampi:
laico e cattolico senza pregiudizi
( da "Corriere
della Sera" del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ex presidente
della Repubblica al libro con la sua tesi di laurea scritta alla vigilia della
Costituente Ciampi: laico e cattolico senza pregiudizi «Così scoprii il diritto
alla libertà religiosa. Fedele alla Chiesa e al Risorgimento» di CARLO AZEGLIO
CIAMPI I l testo di questo lavoro giovanile è riemerso, imprevedibilmente, dal
fondo del cassetto dove da gran tempo «riposava ».
Anticipò
una stagione ( da "Corriere della Sera"
del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tra Stato e
confessioni diverse dalla cattolica. In ultima analisi si trattava degli
«accordi particolari» di Ciampi e delle «intese» di cui al futuro articolo 8,
comma terzo, della Costituzione che ha visto, tardivamente ma efficacemente,
aprirsi la «stagione delle intese» a metà degli anni Ottanta grazie ai primi
governi presieduti da esponenti dei partiti laici,
il
cardinale martini "un concilio sul divorzio" - eugenio scalfari
( da "Repubblica,
La" del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Che cosa può
unire oggi cattolici e laici». Lui fece una premessa (fare premesse è una sua
abitudine per meglio definire l´argomento). Disse: «Non sono qui per fare
proselitismo, perciò non parleremo di fede e di teologia ma di etica e di
convinzioni». A mia volta lo ringraziai e la discussione cominciò, ma ci
accorgemmo subito che eravamo d´accordo su tutto,
carlo
maria martini "la chiesa ripensi alla confessione" - (segue dalla
prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il ruolo del
laicato cattolico, i rapporti tra la gerarchia ecclesiastica e la politica. Le
sembrano problemi di facile soluzione? Possono interessare anche un laico non
credente come lei?». Mi guarda sorridente e si riassesta sulla sedia che
scricchiola e mi viene il timore che sia malferma ma lui mi rassicura: «E´
solida,
Com'è
stato l'anno d'oro della famiglia Abete da Apcom ad Assonime
( da "Riformista,
Il" del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
esponenti
dell'ala più laica confindustriale, e Luigi Abete leader dell'altra anima
dell'associazione. Vinse Abete che cercò di rafforzare la rappresentanza dei
giovani. Abete, si ritaglia nel mondo confindustriale un ruolo di democristiano
progressista. Una collocazione che porterà i suoi frutti nel 1992.
Mentore
sapendo di smentire ( da "Foglio, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
una riunione
di moralisti bensì una manifestazione politica laica, appoggiata dal clero
cattolico che aveva combattuto con noi laici dissenzienti dall?ortodossia
ipersecolarista le buone battaglie contro una legislazione zapaterista e contro
la pretesa di fare degli embrioni umani carne di porco per il diritto di aver
figli (anche piuttosto sani perché scelti nel parco buoi dell?
No
Martini ( da "Foglio, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
definito dal
famoso moralista laico come “un personaggio di notevole intraprendenza”, che
sarebbe una formale diminutio di persona non grata se non si attagliasse, la
definizione, al suo stesso autore. Si è anche mediocremente giustificato, cosa
che un principe della chiesa dovrebbe evitare di fare: per lavorare di
penitenza,
Tendenza
24 luglio tra i delusi del Cav. C'è chi potrebbe fare il Dino Grandi?
( da "Riformista,
Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
duri del
berlusconismo e che è stato frettolosamente emarginato. Penso a Giuliano
Urbani, l'ideatore di Forza Italia, in cui rappresentava l'anima laica e
liberale. Il mondo degli scontenti di Berlusconi comprende anche figure di
secondo piano. Fra i quasi cento parlamentari del Pdl che mancano spesso alla
conta dell'aula molti sono i non premiati che hanno qualcosa da recriminare.
C'è
posta per i preti Una lettera papale contro i detrattori
( da "Riformista,
Il" del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la cosiddetta
"Iniziativa dei laici" (Laieninitiativ). Si tratta, in sostanza, di
un appello di cattolici austriaci che chiede l'abolizione dell'obbligo del
celibato per i sacerdoti, il ritorno in attività dei preti sposati, l'apertura
del diaconato anche alle donne e l'ordinazione dei cosiddetti "viri
probati".
ROMA
- Macchinette come quelle che sono fuori delle farmacie. Per comprare
profilattici anch... ( da "Messaggero, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica al
100%», boccia la distribuzione. «Avrei preferito corsi di educazione sessuale»,
suggerisce. Ancora no dal Moige, il Movimento italiano genitori, e dall'Azione
Cattolica. Sì dal circolo omosessuale Mario Mieli, dagli studenti della
sinistra (l'Unione degli studenti), contari quelli di Azione studentesca vicina
alla destra.
Aborto
in Spagna, no dei vescovi al governo
( da "Corriere
della Sera" del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laiche e
soprattutto cattoliche, perché si uniscano all'opposizione, guidata dal Partito
popolare. Il disegno di legge «costituisce un serio passo indietro rispetto
all'attuale depenalizzazione, di per sé già ingiusta», ha sostenuto il
portavoce della Cee, Juan Antonio Martinez Camino, presentando un documento di
11 pagine,
"ex
voto, preghiere, pellegrinaggi l'altra faccia della torino magica" - vera
schiavazzi ( da "Repubblica, La"
del 20-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
esponenti
delle istituzioni laiche? «Da laico e perfino da laicista quale sono mi
verrebbe da dire che non è auspicabile. Ma da studioso devo vedere la cosa da
un altro punto di vista, e riflettere sull´antica questione della funzione
civile, o meno, della religione. In questo caso della religione cattolica, a
lungo identificata come quella prevalente anche se non unica nel nostro Paese.
Fischietti
e striscioni. Il premier: mi fate disgusto
( da "Corriere
della Sera" del 20-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Per me il
calcio è una religione laica». C'è tempo anche per un inedito. Una nuova
barzelletta su Berlusconi che spiega al Padre Eterno come organizzare il
paradiso in una società per azioni, ma Dio si domanda perché dovrebbe essere
solo vicepresidente. In piazza si vede anche qualche bandiera dell'Udc.
Don
Gallo, un coro con le trans del ghetto
Argomenti: Laicita'
Abstract:
molto più
laica di celebrazioni ed eventi, nel cuore della città vecchia più degradata:
il ghetto, lo storico quartiere ebraico dove oggi si concentrano i bassi delle
trans genovesi. Lì la Comunità di San Benedetto ha portato le canzoni e la
musica di De André («Faber e la città vecchia, musica, arte, dialoghi») con le
letture di Claudio Pozzani la banda degli Ottoni ai scoppio,
Pluralismo
religioso difficile, difficile laicità
( da "Manifesto,
Il" del 22-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
con la Chiesa
di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, con la Sacra arcidiocesi
ortodossa d'Italia e con l'Unione induista d'Italia. D'altro canto, invece, si
rafforzano giorno dopo giorno i privilegi per la chiesa cattolica: basti
pensare agli aiuti economici e al mondo della scuola. Siamo ben lontani da uno
stato seriamente laico.
Da
De Gasperi a Berlusconi Il Vaticano non rompe con Berlusconi, ma indica il
modello da s... ( da "Stampa, La"
del 22-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e la sua
attività di uomo di Stato «senza mai servirsi della Chiesa per fini politici»;
e aggiunge che «in lui convissero spiritualità e politica». Cosa c'è di comune
fra De Gasperi (il povero cattolico dalla riconosciuta dirittura morale, fedele
ai valori cristiani, che non si serve della Chiesa per fini politici ecc.
l'etica
della democrazia - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 22-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tanto dalle
culture religiose quanto dal pensiero politico laico. La Chiesa cattolica ha di
fatto concesso qualcosa alla distinzione, dato che - pur continuando ad
affermare che la politica si fonda in ultima istanza sulla morale - ha
rifiutato di far dipendere la legittimità di un uomo politico dalla moralità
dei suoi comportamenti privati (fino a quando non fanno scandalo pubblico)
informazione,
società e politica convegno sull'impegno dei cattolici
( da "Repubblica,
La" del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
don Tonino
Palmese e Franco Miano presidente nazionale dell´Azione cattolica, oltre ai
giornalisti Massimo Milone e Pino Nardi. «Negli ultimi tempi, a Napoli, c´è
stata una rinnovata attenzione da parte della Chiesa alla domanda educativa che
viene dal basso - spiega don Palmese -. Le parrocchie hanno dimostrato notevole
capacità di mobilitazione.
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da cattolico
impegnato in politica e rispettoso delle istituzioni laiche, andrò a pregare
sulla tomba di Giorgio La Pira»), ma che lo ha premiato, dandogli i numeri per
avere voce in capitolo non solamente sul futuro della città, ma anche
all'interno del suo partito: «Spero di dare una mano al Partito democratico e
fare il "
La
Bresso: il Nord per noi resta un problema
( da "Corriere
della Sera" del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Da laica non
la preoccupa un accordo con il centro cattolico? «In Piemonte l'Udc ha un
approccio laico. E a livello nazionale, l'alleanza con i cattolici la stiamo
già sperimentando all'interno del Pd». E la Lega? Continua la sua avanzata al
Nord.
Amministrative,
i risultati del secondo turno ( da "Corriere della Sera"
del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Laici
riformisti, Sinistra aperta per Ferrara FORLÌ definitivi FIRENZE definitivi
PRATO definitivi TERNI definitivi Roberto Balzani Alessandro Rondoni Matteo
Renzi Giovanni Galli Massimo S. Carlesi Roberto Cenni Leopoldo Di Girolamo
Antonio Baldassarre 55% 45% 60% 40% 49,1% 50,9% 53% 47% Pdl, Lega, Udc,
Che
peccato. Stava per risolversi l'insolubile questione cattolica che agita e
paralizza da sem... ( da "Messaggero, Il"
del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Stava per
risolversi l'insolubile questione cattolica che agita e paralizza da sempre il
Pd, diviso fra laici e religiosi. Sembrava a un certo punto che quel partito
stesse vincendo a Milano (ma poi no) e già immaginavamo processioni, con
inginocchiamento democrat, davanti alla Madonnina, autrice del grande miracolo.
Amato:
è il partito dei sette piccoli indiani No alle primarie, parlate con una voce
sola ( da "Corriere della Sera"
del 24-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Manca ancora
l'amalgama tra laici e cattolici? «Leggevo con grande rimpianto il ricordo di
Lazzati sul Corriere, e pensavo che nel Pd non abbiamo Lazzati e questa è la
prova che il partito non c'è. Perché abbiamo cattolici intransigenti e laici
intransigenti che tendono a mettersi in conflitto l'uno con l'altro.
Rotondi:
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«So che molti
cattolici volevano contestare il Gay Pride, evento che il cardinale non ha
osteggiato». Intercederà con il presidente della Cei perchè riceva una
delegazione di Arcigay? «Sono laico. Tutto mi si può chiedere, tranne che
intercedere. Teniamo separati i campi».
la
lezione del vangelo è unire e non escludere - don andrea gallo
( da "Repubblica,
La" del 26-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
adozione di
una legislazione laica non discriminante. Si e´ disposti a togliere la
demonizzazione, ma si è lontani nel riconoscere che si tratta di "naturalità"
sia pure di minoranza. Una volta riconosciuto il valore di una affettività
omosessuale, fin dove questa potrà spingersi sul piano morale e poi sul piano
giuridico?
Il
termine "morale" può avere diverse accezioni, tutte afferenti, se non
talora c... ( da "Messaggero, Il"
del 27-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La morale può
essere laica o religiosa. E quest'ultima attribuisce direttamente a Dio
l'emanazione della legge morale. La Chiesa cattolica non ha mai mancato di far
sentire la propria voce su tutti i temi della vita quotidiana, proprio in
considerazione di questa natura divina della norma di cui si fa portatrice
una
manovra da tre soldi che non salva il paese - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Per la prima
volta il riformismo aveva un partito democratico e laico che rappresentava un
terzo degli italiani. Oggi quella rappresentanza è scesa da un terzo ad un
quarto. è stata una sconfitta politica ma non la fine di un disegno. Le
amministrative sono state anch´esse una sconfitta, in una fase tuttavia in cui
l´intera sinistra europea è stata travolta.
"le
mie canzoni? solo domande" paoli oggi dal vivo ad arezzo - fulvio paloscia
( da "Repubblica,
La" del 28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Paoli oggi
dal vivo ad Arezzo In quel pezzo parlo di pietas laica e comprensione per i
vinti: tutti ormai paiono interessati solo a cercare colpevoli senza capire
FULVIO PALOSCIA (segue dalla prima di cronaca) S´intitola Il pettirosso e
racconta di un vecchio che stupra una ragazzina. Solo che Paoli, domani
all´Anfiteatro romano di Arezzo per la sola data toscana (21.
Fortebraccio
stalinista? Lo ha scritto ieri, con grossolana approssimazione, Pierluigi
Battista sul ... ( da "Unita, L'"
del 28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
LAICO,
ESILARANTE Nel libro, presentato ieri nella sala municipale di San Giorgio, con
il Sindaco Valerio Guarandi, l'assessore Fabio Govoni, Marisa Rodano e Emanuele
Macaluso, c'è tutto un altro Fortebraccio. Scintillante, ironico, laico,
esilarante.
Che
schifo il sesso al sapore di fragola impartito ai quattordicenni
( da "Foglio,
Il" del 28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
amore e delle
sue leggi, dei suoi tempi, delle sue libidinose attese e realizzazioni umane,
troppo umane, questo andazzo, ecco una notizia per gli esteti improvvisati
della morale pubblica, comincia in prima media a cura della scuola
repubblicana, unica, d?obbligo e laica. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
"Prego
anche per Scalfari: e così lo strapperò all'inferno"
( da "Giornale.it, Il" del
29-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è un
quotidiano laico, ma con una forte componente cattolica». «Le filippiche di don
Sciortino su Famiglia cristiana?». «Non le condivido. Sono il primo ad
auspicare maggiore sobrietà negli uomini pubblici. Ma non accetto che si usi il
pretesto della vita privata per attacchi politici».
Pierluigi,
il chierichetto che scioperò a messa
( da "Stampa, La" del
30-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Bersani è
un laico convinto, ma a suo tempo ha fatto la tesi di laurea su "Grazia e
autonomia umana nella prospettiva ecclesiologica di san Gregorio Magno".
E' il più ordinato e il più composto tra i personaggi che vengono dal Pci, ha
l'aplomb dell'uomo serioso, eppure in privato è un frizzantissimo viveur.
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ancora sui
contenuti: la laicità è un valore sollecitato da molti dei vostri, anche dai
giovani appena riuniti al Lingotto. «Non esiste un problema laicità, è un
dibattito fumoso. Il Pd non può essere che laico, ma non in assenza di valori.
Sentite le piazze e le varie chiese, si decida nell'interesse generale della
nazione.
C'è
una vocazione che fa parte del patrimonio secolare della città e il Papa
durante ... ( da "Messaggero, Il"
del 30-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Penso alle
parrocchie, alle associazioni d'ispirazione cattolica che si occupano di
giovani, anziani e famiglie. Questo valore aggiunto è irrinunciabile per poter
costruire col contributo di tutti, laici e cattolici, una città veramente
capitale dell'accoglienza e della solidarietà».
Serve
un patto laici-cattolici per la famiglia
( da "Secolo XIX, Il" del
30-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Serve un
patto laici-cattolici per la famiglia luca volontè Nei giorni scorsi il
Cardinale Angelo Bagnasco ha ricordato quanto sia fondamentale l'affetto
costante della «comunità cristiana nell'accompagnare i nuovi nuclei (familiari)
e i loro progetti di vita».
( da "Repubblica, La"
del 06-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 43 -
Cultura SE DIO RINASCE Parla il filosofo cattolico charles taylor di cui esce
"l´età secolare" perché la religione non minaccia il mondo laico
grazie al profano Gli effetti della modernità sotto una luce nuova e
sorprendente La secolarizzazione nata nell´Occidente cristiano si afferma
grazie alla Riforma ROBERTO FESTA Barack Obama ha intessuto il suo discorso del
Cairo di riferimenti al Corano, al Talmud, alla Bibbia. Fatto apparentemente
insolito, per il presidente di un paese i cui Padri Fondatori guardavano la
religione con sospetto e molta preoccupazione. «I preti temono il progresso
della scienza come le streghe l´avanzare della luce», scrisse Thomas Jefferson,
l´autore della Dichiarazione di Indipendenza. Ma «la religione, apparentemente
sconfitta dalla storia, è oggi ovunque», spiega Charles Taylor, che per
illustrare il concetto ha scritto le 1070 pagine di L´età secolare (Feltrinelli,
euro 60). Taylor, professore emerito alla McGill University di Montréal, è
autore di almeno un paio di libri fondamentali per la filosofia contemporanea
(Hegel, Radici dell´Io). Il suo ultimo lavoro, L´età secolare appunto, spazia
dalla storia alla sociologia, dalla teologia all´arte, dalla filosofia
all´antropologia, per descrivere la vittoria di un mondo senza Dio, ma al
contempo l´emergere di una spiritualità divisa, diffusa, irriducibile. «è vero,
non c´è più un Dio unico, granitico, indiscutibile», racconta Taylor da
Berlino, dove si trova per un periodo di studio. Nel giro di pochi secoli, è la
sua tesi, l´Occidente è passato da un mondo in cui era praticamente impossibile
non credere in Dio, a un sistema aperto, plurale, che ammette, e in molti casi incoraggia,
l´incredulità. «Ma questo non significa assenza della religione, o tramonto
delle esigenze spirituali dell´uomo», spiega Taylor, «tutt´altro. La modernità
moltiplica le opzioni, religiose e non, sviluppa nuovi impulsi spirituali,
molto più frazionati, rispetto al passato, rintracciabili nell´arte, nella
musica, negli aspetti più quotidiani della vita". è insomma un mondo
spezzato, in cui i singoli, e le comunità, annaspano per cercare un senso alle
proprie esistenze, una forma alle proprie aspirazioni. Il passaggio, secondo
Taylor, rende la vita più interessante e meno semplice. «La crisi, tratto
distintivo della modernità, non deriva soltanto dal tramonto di una versione
indiscutibile di trascendenza. Nasce dalla religione stessa, che nelle versioni
attuali incoraggia l´analisi di noi stessi, le domande su chi siamo, su dove
siamo diretti. è insomma la religione del dubbio, tipica di un´età di crisi».
Non è una visione pacificata, dell´uomo e della vita, quella offerta da questo
filosofo canadese, cattolico praticante, un passato di impegno politico (nel
socialdemocratico "New Democratic Party"), la capacità di risultare
gradito a comunitaristi e post-moderni, due tra i gruppi egemoni della
filosofia anglosassone contemporanea. Ai primi, Taylor ha offerto una visione
che bilancia i diritti dei singoli e quelli della più larga società, in cui gli
individui-cittadini sono plasmati da culture e valori delle loro comunità.
L´appello al pensiero post-moderno è invece venuto con l´idea di una filosofia
che non crede nella verità ma nel potere del linguaggio, che vede le azioni
umane guidate da forze esterne, incontrollabili, più che dal sé, dalla ragione,
dall´adesione a una religione consapevole. «Non possiamo esimerci dal guardare
sopra le nostre spalle, di tanto in tanto - scrive in L´età secolare -
lanciando occhiate oblique, vivendo anche la nostra fede in una condizione di
dubbio e di incertezza». Anche questa incertezza, del resto, è stata una
conquista faticosa, un processo per nulla lineare, in cui vecchie versioni del
sacro si sono dissolte e nuovi inizi hanno continuamente mutato fede e pratiche
religiose degli uomini. In L´età secolare, Taylor contrasta l´idea di una
modernità che si sviluppa attraverso la crescita di scienza e razionalità, e la
progressiva rimozione della religione dalla sfera pubblica. «La
secolarizzazione nasce all´interno dell´Occidente cristiano - racconta -
soprattutto con la Riforma, che afferma una concezione antropocentrica della
religione, una visione avversa al magico e attenta ai diritti individuali. è
quello il terreno fertile per l´emergere del mondo secolarizzato». Credere a un
processo ordinato, dalla fede all´incredulità, significa per Taylor trascurare
la complessità degli uomini. «Non c´è stata la semplice rimozione dell´ostacolo
religioso, da parte di un uomo sempre uguale a se stesso. Ci sono stati secoli
di invenzioni, di pratiche di vita, di nuovi modi di concepire se stessi, il
rapporto con gli altri e con il mondo esterno». La versione attuale della secolarizzazione,
secondo il filosofo, si sarebbe comunque cristallizzata nell´Ottocento, in età
vittoriana: «L´Illuminismo aveva un´idea ancora molto forte di provvidenza, di
creatore benevolo che regola i rapporti tra gli uomini e con la Natura».
Nell´Ottocento invece, emergerebbe un´altra concezione dell´ordine naturale,
«per nulla provvidenziale, ma piena di sangue, di tensione alla sopravvivenza e
all´evoluzione. è il quadro concettuale che definisce i campi opposti della
scienza e della religione, e che resta vivo ancora oggi». Alcuni recensori
laici di L´età secolare (per esempio Andrew Koppelman su Dissent) hanno scritto
che Taylor è «un cattolico che cerca di affermare il suo, personale, teismo».
In realtà, mentre la conversazione procede, il filosofo concede tranquillamente
che «ci sono molti modi per fondare una teoria dei diritti umani, e quella
religiosa non è migliore, più sicura, rispetto ai tentativi
dei laici». Da cattolico praticante, poi, non pensa che i pontificati
interventisti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI costituiscano una
minaccia alla laicità dell´Occidente: «Le idee del Vaticano non sono
necessariamente quelle della maggioranza dei cattolici - spiega. In certi casi coincidono, in altri no. è
evidente per esempio che nel mondo cattolico esistono posizioni molto diverse
sulla questione del controllo delle nascite, o su quella dei diritti gay. E
sono posizioni che per la gran parte non coincidono con quelle ufficiali del
Vaticano». Anche i recenti episodi di scontro e intolleranza religiosa negli
Stati Uniti non vanno, secondo Taylor, enfatizzati: «Quanto successo a George
Tiller, il medico assassinato dagli anti-abortisti in Kansas, è sicuramente
terribile, ma non ha un vero seguito nella società americana. Non è l´inizio di
un trend, può essere facilmente isolato». Il mondo laico non ha insomma, per
Charles Taylor, di che temere. La religione non costituisce una minaccia alla
società liberale: «Il ruolo dei regimi laici non è quello di contenere la
religione. C´è una sorta di assolutismo esagerato, in queste posizioni». Nel
mondo mobile, disperso, spezzato di Taylor non esiste del resto possibilità di
ritorno a una visione unitaria. Il pluralismo è un dato di fatto, la
secolarizzazione una via senza ritorno, l´incertezza un dato costante della
vita. Nell´età secolare non ci sono vincitori e sconfitti, non c´è un Dio che
scompare e l´incredulità che trionfa, ma solo un orizzonte frammentato di
identità, aspirazioni, opzioni. «Il senso più profondo ella secolarizzazione è
proprio questo - conclude Taylor. Nessuno ha vinto. Nessuno può vincere».
( da "Secolo XIX, Il"
del 07-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Questa scuola
corrosa dai chierici in cattedra pierfranco pellizzetti «La prima battaglia per
la democrazia la si combatte difendendo la scuola pubblica», tuonava Dario
Franceschini nei suoi ultimi comizi elettorali. E così, prima ancora che
"di sinistra", diceva "qualcosa di repubblicano, di
civico". Ma la scuola pubblica non è sotto minaccia soltanto per la
politica di prosciugamento finanziario e tagli promosso dal duo
Gelmini-Tremonti. Perché, all'azione devastatrice esterna se ne affianca da
tempo una per vie interne, molto meno visibile quanto ben più insidiosa: la
lenta corrosione dei principi ideali e delle ragioni stesse che fanno della
scuola pubblica la colonna portante della democrazia reale. Dunque, la
strategia - definibile "entrista" e in cui spicca Comunione e
Liberazione, organizzazione in bilico tra affari e fondamentalismo religioso -
che destabilizza silenziosamente l'impianto culturale dell'insegnamento come
laicità del pensiero attraverso l'immissione di un personale docente portatore e
propugnatore di valori alternativi. Gutta cavat lapidem, la goccia scava la
pietra, dicevano i latini. E queste gocce, diventate il fiume carsico che
quotidianamente trascina via frammenti preziosi di un mosaico cognitivo dato
per intangibile e finalizzato a forgiare personalità da "buoni
cittadini", sono le centinaia di professoresse e professori entrati nelle
aule quali insegnanti di religione e poi regolarizzati, stabilizzandoli nel
ruolo come docenti titolati in qualsivoglia materia. Senza selezioni né concorsi
(tra l'altro, in spregio alla folla di precari in attesa da decenni della
legittima certezza di un posto di lavoro sicuro). Con evidenti effetti
sovversivi riguardo al ruolo esercitato. Infatti, se la scuola repubblicana è
per principio fedele alla Repubblica italiana, la fedeltà di queste nuove
immissioni tende invece a rivolgersi (spesso esclusivamente) verso chi li ha
scelti e messi in cattedra: i propri vescovi. Situazione acuita dal fatto che
nei paesi civili "religione" significa "storia delle
religioni", mentre nelle nostre istituzioni scolastiche il tutto si riduce
a "dottrina di Santa Romana Chiesa". Sicché ne risultano stravolti i
criteri stessi d'insegnamento. Per cui il "sommo Dante"è tale perché
sbatte gli eretici all'inferno, non in quanto straordinario esponente
intellettuale della propria epoca (che talvolta era capace di inserire lampi di
poesia in un ragionamento tra il politico e il teologico); Galileo Galilei
viene misurato esclusivamente sul metro dell'ortodossia e dell'abiura, a
prescindere dal valore intrinseco del suo contributo rivoluzionario. Per cui la
nobiltà della didattica risulta troppo spesso svilita a puro indottrinamento,
agit-prop. Come ne danno preoccupante testimonianza recenti casi di
"questioni sensibili" affrontate nelle nostre aule in discussioni che
hanno visto gli ex professori (e professoresse) di religione, ormai ascesi al
rango di tuttologi, fare sovente la parte del leone; quali cinghie di
trasmissione delle tesi dell'alto clero vaticano presentate come verità
indiscutibili: dalle vicende drammatiche di Eluana Englaro, costretta a
vegetare in una sorta di non-vita imposta dall'alimentazione forzata a mezzo
sondino, alle posizioni del Papa in Africa riguardo alla contraccezione per i
malati di Aids. Insomma, un'evidente e permanente minaccia per lo spirito
critico, matrice in prospettiva di obbedienti greggi papiste. Bene ha fatto il
cattolico Franceschini a porre il problema. Resta da vedere quanto i
maggiorenti del suo partito intendano seguirlo. Quegli stessi che sfilarono
all'Udc una fanatica religiosa anti testamento biologico,
tal Dorina Bianchi, per metterla al posto del cattolico laico Ignazio Marino.
Sul governo in carica è inutile far conto, visto il suo ostentato disinteresse
per i principi repubblicani. Cui antepone quanto gli conviene e i relativi
sondaggi. Pierfranco Pellizzetti è opinionista di Micromega. 07/06/2009
Professori di religione entrati senza concorso capovolgono i valori
dell'insegnamento 07/06/2009
( da "Corriere della Sera"
del 07-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 07/06/2009 - pag: 9 Ue, al via il giro delle
poltrone Un match tra Italia e Polonia Gara per la presidenza del parlamento e
i commissari DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES E adesso, parte la carambola.
Chiuse le urne, inizia nelle istituzioni europee il gioco dei grandi equilibri.
O per dirla più prosaicamente, delle poltrone. Si comincia con i presidenti
della Commissione Europea e dell'Europarlamento, e si continua con 5 componenti
della stessa Commissione, probabilmente da sostituire: i titolari dei
portafogli delle telecomunicazioni (Viviane Reding), dei diritti dei
consumatori (Meglena Kuneva), dello sviluppo (Louis Michel), della politica
regionale (Danuta Hübner) e del bilancio (Dalia Grybauskaité). Fino ad oggi in
congedo elettorale perché candidati nei rispettivi Paesi, se verranno eletti
non potranno tornare a Bruxelles (la lituana Grybauskaité è già stata eletta
presidente a Vilnius). Ma è poi la Commissione intera che si avvia alla fine
del suo mandato quinquenna-- le, dopo l'estate: e a meno di un prolungamento di
qualche mese (nella speranza che vada in porto il referendum irlandese sul
Trattato di Lisbona) si sa già che buona parte degli attuali commissari (27,
uno per ogni Paese) lasceranno il posto ad altri. Due nomi fra tutti: quelli
dei commissari alla concorrenza, Neelie Kroes, e al mercato interno, Charles
Mc- Creevy, accusati di aver seguito un «doppio standard» nell'affrontare la
crisi e gestire le norme sugli aiuti di Stato. La Germania punta ai loro
portafogli, e così la Francia. L'Italia dovrebbe conservare il suo commissario
ai trasporti, Antonio Tajani. Ma prima ancora si giocherà un'altra
«poltronissima», la presidenza del Parlamento. Nel centrodestra, cioè fra i
popolari europei, è in corsa già da un anno l'ex primo ministro polacco Jerzy
Buzek. E nella stessa area, corre per lo stesso posto anche l'italiano Mario
Mauro, cattolico accreditato di ottimi contatti con il
Vaticano: il suo nome è stato gettato sul piatto da Silvio Berlusconi. Il polacco è il
candidato di bandiera dei Paesi dell'Est, è un politico assai stimato pure
negli Usa. Ma l'italiano può contare anch'egli su buone carte, per esempio sul
fatto che l'Italia non ha mai avuto la presidenza dell'Europarlamento, e
la rivendica; poi, sul fatto che secondo i sondaggi, la componente italiana del
Ppe è destinata a diventare la più forte; e infine, su meriti personali: gli
stessi avversari riconoscono a Mauro, nei 10 anni trascorsi a Strasburgo, una
gran capacità di sgobbare. Dall'area laica, cioè dai liberaldemocratici
dell'Adle, punta invece a quella carica l'inglese Graham Watson, altro
candidato di peso: se il centrodestra consoliderà la sua maggioranza, non avrà
però possibilità. Poi, c'è la carambola della Commissione. Il nome del suo
futuro presidente dovrebbe essere scelto il 18-19 giugno, al Consiglio dei capi
di Stato e di governo, e poi essere approvato dal nuovo Europarlamento, il
giorno dopo la sua prima riunione, cioè il 15 luglio. Ma alcuni, come Nicolas
Sarkozy, vogliono rinviare tutto a ottobre, a dopo il referendum in Irlanda. I
nomi in ballo: il capo dei socialisti europei, il danese Poul Nyrup Rasmussen;
l'inglese Tony Blair, sponsorizzato da Berlusconi; e l'attuale presidente della
stessa Commissione, il portoghese José Manuel Barroso. Sarà il vincitore delle
elezioni, a decidere quasi tutto. Potrebbe scegliere la strada meno rischiosa:
Barroso è da un anno accreditato per la successione a se stesso. Navigatore di
lungo corso, ha contro di sé un'acida opposizione francese ma raccoglie i
consensi di spagnoli, portoghesi, tedeschi, scandinavi, e (forse) italiani.
Potrebbe essere abbastanza. Nell'Europa «unita», se hai l'accordo di una metà è
sempre abbastanza. L'esecutivo Il capo della Commissione dovrebbe essere scelto
a giugno, ma Sarkozy vuole rinviare a ottobre Luigi Offeddu
( da "Repubblica, La"
del 08-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 15 -
Esteri Finisce la serie vincente di Zapatero i Popolari avanzano, maggioranza
fragile Il Psoe nettamente punito dalle urne per la prima volta dal 2004 Spagna
I popolari di Rajoy salgono al 42% e si sposta verso il centro l´asse del
partito Il premier ha sottovalutato la crisi e l´elettorato gli ha fatto pagare
un conto salato GUIDO RAMPOLDI DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Perdono anche i
socialisti spagnoli, l´unica sinistra dell´Europa maggiore dal 2004 sempre
vittoriosa nelle grandi competizioni elettorali. E la loro sconfitta è così
netta (-5% rispetto alle europee precedenti) da far sospettare la fine di un
ciclo. Logorato dallo stato dell´economia, Zapatero
sembra aver perso il suo tocco magico. In ogni caso avrà qualche problema in
più nel governare la Spagna senza una maggioranza in parlamento, una condizione
che lo obbliga a contrattare volta in volta l´appoggio di partiti minori. Vince
il Partido popular di Mariano Rajoy. Rimonta i socialisti e li supera di quasi
4 punti percentuali (42% contro 38,6). Un successo tanto nitido permette a
Rajoy di disarmare l´opposizione interna, una destra dura che progettava di
riprendersi il partito con un congresso straordinario, e mette definitivamente
in salvo il segretario dalle trame dei suoi avversari. Ma il Pp resterà un
equivoco, la somma di due partiti nemici che convivono solo per un calcolo di
potere mentre progettano di farsi fuori. Da una parte il Pp centrista e
moderato di Rajoy; dall´altra il Pp neocons e clericale di Aznar e di parte
della curia. Già ieri sera i socialisti tentavano di archiviare la sconfitta
come l´effetto inevitabile di una crisi durissima. Centrata dai tempi di Aznar
sulle banche e sul mattone, l´economia spagnola ha subìto più di altre la crisi
dei subprimes. Migliaia di aziende piccole e medie hanno chiuso, le case
invendute si avviano a superare il milione e stando alla cartellonistica del
Partido Popular, un giovane su tre è disoccupato (un giovane su sei la media
europea). Forse Zapatero ha sottovalutato la crisi; di sicuro è stato frenato dalla necessità di patteggiare ogni legge con
i partitini che gli prestano i voti. I socialisti negano ritardi, affermano di
aver riorientato il modello economico e promettono che per la fine della
legislatura (2012) la Spagna avrà un´economia ad alto valore aggiunto, in cui i
settori di punta (informatica, energie rinnovabili, aerospaziale,
biotecnologie) conteranno per il 14% del prodotto nazionale. Nella prima
legislatura (2004-2008) la spesa per la ricerca e per l´istruzione è cresciuta
del 167 e del 93%, un incremento stratosferico se paragonato in termini
percentuali agli investimenti italiani negli stessi settori. Ma trasformare il
modello economico di un Paese è impresa titanica, e i risultati non sono mai
immediati. Costretto a giocare in difesa dalla crisi, il premier ha mostrato la
consueta abilità nello spostare la campagna sui territori a lui più
convenienti. Per coinvolgere una base apatica ha cercato di provocare il clero
più conservatore, le cui reazioni scomposte lo hanno spesso aiutato a
mobilitare l´anticlericalismo, forte in un paese che ha visto molta gerarchia
cattolica collaborare con Franco fino alla morte del dittatore (1975). Così il
governo ha presentato una proposta di legge sull´aborto che teneva da sei anni
nel cassetto (disciplina le interruzioni della gravidanza grossomodo come oggi
in Italia) e per renderla ancor più indigeribile al clero vi ha inserito la
possibilità di abortire a 16 anni senza il permesso o la conoscenza dei
genitori (il parlamento probabilmente la emenderà, anche deputati del Psoe sono
perplessi). A quattro giorni dal voto il giornale socialista più ortodosso,
Publico, ha annunciato interventi per togliere i crocefissi da ogni luogo
pubblico, come ospedali o caserme (nelle scuole sono da tempo quasi introvabili).
Alcuni prelati hanno reagito, anche se non tutti con la veemenza in cui
Zapatero sperava; ma il Partido Popular si è tenuto lontano da una polemica che
ne avrebbe mostrato le divisioni. Che il Pp sia un partito fratturato lo
conferma anche un misterioso caso di spionaggio interno esploso proprio alla
vigilia di queste elezioni (a Madrid la destra del partito avrebbe fatto spiare
i suoi avversari). Per nascondere la spaccatura Rajoy ha affidato la campagna
elettorale ad un conservatore cattolico, Jaime Oreja, che
gli portava il voto della destra aznarista. E´ stata una scelta saggia e ha
confermato le qualità strategiche del segretario. Leader all´apparenza dimessa
e dall´immagine non scintillante, insomma il contrario di Zapatero, con cui ha
sempre perso i duelli televisivi, Rajoy tuttavia è riuscito a spostare verso il
centro un partito che Aznar aveva radicalizzato. Ed è riuscito a
sopravvivere al rancore degli aznaristi, che lo considerano un usurpatore; alla
diffidenza dei clericali, cui risulta troppo laico; e al disprezzo del
giornalismo aggregato, che lo deride come fiacco, ambiguo e perdente. Questo
schieramento era pronto a spodestarlo con un congresso straordinario se avesse
perso le elezioni. Ma esce sconfitto dalle urne. La campagna elettorale ha
visto poche idee e molti colpi bassi. L´unico argomento che ha messo d´accordo
gli uni e gli altri è stato Berlusconi. L´intera
stampa spagnola picchia a martello sul premier per scelta bipartisan: lo
considera non tanto un leader della destra europea quanto un´autobiografia
dell´Italia.
( da "Repubblica, La"
del 08-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 17 -
Esteri La crisi travolge anche il mito Zapatero I popolari del moderato Rajoy
sorpassano gli ultimi socialisti abituati a vincere Spagna Il successo
dell´opposizione non cancella però le profonde divisioni del Pp Il voto rischia
di rendere più difficile la vita al governo di minoranza guidato dallo Psoe
GUIDO RAMPOLDI DAL NOSTRO INVIATO MADRID - Perdono anche i socialisti spagnoli,
l´unica sinistra dell´Europa maggiore dal 2004 sempre vittoriosa nelle grandi
competizioni elettorali. E la loro sconfitta è così netta (-5% rispetto alle
europee precedenti) da far sospettare la fine di un ciclo. Logorato dallo stato dell´economia, Zapatero sembra aver perso il suo tocco
magico. In ogni caso avrà qualche problema in più nel governare la Spagna senza
una maggioranza in parlamento, una condizione che lo obbliga a contrattare
volta in volta l´appoggio di partiti minori. Vince il Partido popular di
Mariano Rajoy. Rimonta i socialisti e li supera di quasi 4 punti percentuali
(42% contro 38,6). Un successo tanto nitido permette a Rajoy di disarmare
l´opposizione interna, una destra dura che progettava di riprendersi il partito
con un congresso straordinario, e mette definitivamente in salvo il segretario
dalle trame dei suoi avversari. Ma il Pp resterà un equivoco, la somma di due
partiti nemici che convivono solo per un calcolo di potere mentre progettano di
farsi fuori. Da una parte il Pp centrista e moderato di Rajoy; dall´altra il Pp
neocons e clericale di Aznar e di parte della curia. Già ieri sera i socialisti
tentavano di archiviare la sconfitta come l´effetto inevitabile di una crisi
durissima. Centrata dai tempi di Aznar sulle banche e sul mattone, l´economia
spagnola ha subìto più di altre la crisi dei subprimes. Migliaia di aziende
piccole e medie hanno chiuso, le case invendute si avviano a superare il
milione e stando alla cartellonistica del Partido Popular, un giovane su tre è
disoccupato (un giovane su sei la media europea). Forse Zapatero ha
sottovalutato la crisi; di sicuro è stato frenato
dalla necessità di patteggiare ogni legge con i partitini che gli prestano i
voti. I socialisti negano ritardi, affermano di aver riorientato il modello
economico e promettono che per la fine della legislatura (2012) la Spagna avrà
un´economia ad alto valore aggiunto, in cui i settori di punta (informatica,
energie rinnovabili, aerospaziale, biotecnologie) conteranno per il 14% del
prodotto nazionale. Nella prima legislatura (2004-2008) la spesa per la ricerca
e per l´istruzione è cresciuta del 167 e del 93%, un incremento stratosferico
se paragonato in termini percentuali agli investimenti italiani negli stessi
settori. Ma trasformare il modello economico di un Paese è impresa titanica, e
i risultati non sono mai immediati. Costretto a giocare in difesa dalla crisi,
il premier ha mostrato la consueta abilità nello spostare la campagna sui
territori a lui più convenienti. Per coinvolgere una base apatica ha cercato di
provocare il clero più conservatore, le cui reazioni scomposte lo hanno spesso
aiutato a mobilitare l´anticlericalismo, forte in un paese che ha visto molta
gerarchia cattolica collaborare con Franco fino alla morte del dittatore
(1975). Così il governo ha presentato una proposta di legge sull´aborto che
teneva da sei anni nel cassetto (disciplina le interruzioni della gravidanza
grossomodo come oggi in Italia) e per renderla ancor più indigeribile al clero
vi ha inserito la possibilità di abortire a 16 anni senza il permesso o la
conoscenza dei genitori (il parlamento probabilmente la emenderà, anche
deputati del Psoe sono perplessi). A quattro giorni dal voto il giornale
socialista più ortodosso, Publico, ha annunciato interventi per togliere i
crocefissi da ogni luogo pubblico, come ospedali o caserme (nelle scuole sono
da tempo quasi introvabili). Alcuni prelati hanno reagito, anche se non tutti
con la veemenza in cui Zapatero sperava; ma il Partido Popular si è tenuto
lontano da una polemica che ne avrebbe mostrato le divisioni. Che il Pp sia un
partito fratturato lo conferma anche un misterioso caso di spionaggio interno
esploso proprio alla vigilia di queste elezioni (a Madrid la destra del partito
avrebbe fatto spiare i suoi avversari). Per nascondere la spaccatura Rajoy ha
affidato la campagna elettorale ad un conservatore cattolico,
Jaime Oreja, che gli portava il voto della destra aznarista. E´ stata una
scelta saggia e ha confermato le qualità strategiche del segretario. Leader
all´apparenza dimessa e dall´immagine non scintillante, insomma il contrario di
Zapatero, con cui ha sempre perso i duelli televisivi, Rajoy tuttavia è
riuscito a spostare verso il centro un partito che Aznar aveva radicalizzato.
Ed è riuscito a sopravvivere al rancore degli aznaristi, che lo considerano un
usurpatore; alla diffidenza dei clericali, cui risulta troppo laico; e al
disprezzo del giornalismo aggregato, che lo deride come fiacco, ambiguo e
perdente. Questo schieramento era pronto a spodestarlo con un congresso
straordinario se avesse perso le elezioni. Ma esce sconfitto dalle urne. La
campagna elettorale ha visto poche idee e molti colpi bassi. L´unico argomento
che ha messo d´accordo gli uni e gli altri è stato
Berlusconi. L´intera stampa spagnola picchia a martello sul premier per scelta
bipartisan: lo considera non tanto un leader della destra europea quanto
un´autobiografia dell´Italia.
( da "Manifesto, Il"
del 08-06-2009)
Argomenti: Laicita'
SCUOLA Il docente
sospeso e la battaglia per lora alternativa
Militant A Nei confronti di Alberto Marani, docente di Matematica e Fisica del
Liceo Scientifico Righi di Cesena, sospeso per due mesi
dallinsegnamento e dallo stipendio per la sua indagine sullora
di religione cattolica e ora alternativa, non cè solo solidarietà ma
gratitudine. Caro Alberto, la tua voce è la nostra voce. Proporrei per
linizio del prossimo anno scolastico unindagine simile in tutte le
scuole italiane di tutti gli ordini e gradi. A cominciare dalla materna e dalle elementari,
ossia da quando i piccoli alunni hanno dai tre ai dieci anni. Molte mamme e
papà non se laspettano nemmeno di ritrovarsi davanti la
maestra di religione cattolica così presto. Nellassenza di alternative molti pensano: «Va bè, male non
gli fa». E tanti docenti aggiungono: «Ma sì, male non gli fa e poi faranno solo
canti di pace». Ma non è vero. Quando una bimba di quattro anni torna a casa
dicendo: «Mamma, chiudi gli occhi e la bocca per dieci secondi, senti che buio
e silenzio? Prima era tutto così: buio e silenzio. Poi è arrivato il papà di
Gesù e ha creato tutto quello che vediamo e sentiamo». Ecco serviti i canti di
pace. E Darwin e levoluzione della specie. E allora si
capisce quanto sia giusto quello che ha fatto Alberto Marani e cosa ci sia in ballo
anche dal lato economico: un miliardo di euro lanno
per stipendi a docenti scelti dal vicariato e assunti in corsia preferenziale.
Ma siamo in Italia e non potendo escludere lora di religione dallorario scolastico, possiamo avere
almeno lora alternativa? Anche la Cgil ha
presentato uninchiesta condotta in un circuito di scuole settentrionali
(Piemonte) e meridionali (Puglia e Lucania) dal titolo: «Quale laicità, i
principi traditi dalla pratica». Il quadro che emerge è una sottomissione completa alla
volontà del Vaticano. Non cè differenza tra nord e
sud. Alla domanda «la scuola aiuta nella scelta? Come siete stati informati?»,
la risposta tipica è: «Il modulo da compilare ci è stato consegnato
senza particolari spiegazioni al riguardo. La maestra ha spiegato che cera
un solo bambino musulmano che non si avvaleva. Abbiamo avuto
unimpressione di forzatura della scelta, ad unaltra mamma che aveva
barrato due opzioni contrarie, la maestra ha detto che era meglio che la bambina
facesse religione per non restare isolata dai compagni. Alla fine abbiamo
deciso di far fare religione cattolica alla bambina». Larma
fondamentale per far allineare tutti è che non cè mai unofferta
chiara dellora alternativa. La scuola sostiene di doverla offrire se la richiedono
i genitori, i genitori se laspettano dalla scuola.
Il risultato è che al momento di decidere cosa fare nessuna mamma o papà sa
dove andrà e cosa farà il proprio figlio. Per una sorta di tacito accordo, lora
alternativa è unora di ciondolamento se non proprio di discriminazione.
Per concludere: tutti i laici e democratici, genitori e docenti e alunni delle
scuole superiori devono battersi per lora alternativa. La cosa più
innovativa sarebbe chiedere laccorpamento di due classi durante
lora di religione. Nella nostra piccola scuola del Casilino a Roma,
allIqbal Masih, proporremo questo. E con i soldi del cd Il rap di
Enea i genitori del coordinamento compreranno 8 scacchiere da destinare a
chi fa lora
alternativa. Molti studi riferiscono che facendo scacchi si migliora in
matematica.
( da "Manifesto, Il"
del 09-06-2009)
Argomenti: Laicita'
LE SBERLE DEL
VOTO Rossana Rossanda Assieme all'astensione, che ha punito tutti i cantori
dell'Europa quale che sia, le elezioni del 7 giugno hanno somministrato in
Italia diverse sberle severe. La prima è quella dei due rissosi spezzoni di
Rifondazione, nessuno dei quali ha raggiunto il 4 per cento, disperdendo oltre
il 6 per cento dei voti espressi. Non ci riprovino, perché non beccherebbero
più neanche quelli. La seconda è quella del Pd, il quale ha incassato lo
schiaffone infertogli dallo sceriffo dell'Italia dei valori e col suo
pasticciato programma ha subìto lo stesso colpo degli altri socialismi europei,
privi di qualsiasi idea in proprio. La terza sberla l'ha presa Berlusconi, il
cui sogno di oltrepassare il 40% per governare da solo con il sostegno della
Lega si è dimostrato irrealizzabile. Il Pdl non ha superato il 35% e la Lega
non è la costola di nessuno, è l'espressione nazionale di una destra europea
particolarmente brutta, che mette radici da tutte le parti e condiziona il Pdl
invece che farsi condizionare. Quanto ai cattolici o
ex Dc, ormai seguiranno Casini, ci si può scommettere. Per ultimo, è certo che
gli uomini di Fini non si sono dati troppo da fare per il Cavaliere: se
lavorano, lavorano per il loro capo che si sta volonterosamente fabbricando
un'immagine di destra presentabile, cosa che a Berlusconi e Bossi è
impossibile. Né il Pdl né il Pd né la sinistra radicale sono riusciti a
motivare l'elettorato, anche se l'astensione deve aver giocato piuttosto a
sinistra, sempre nell'idea dura a morire che le sinistre rifletteranno
sicuramente su chi gli ha rifiutato per sdegno il voto. L'astensione non le ha
mai corrette. Ancora più derisorio appare che alcuni dei loro esponenti, già
sicuri contro qualsiasi verosimiglianza storica, della vocazione bipartitica
degli italiani - che dal 7 giugno è, per i politicisti, la vittima principale -
dichiarino che i risultati sono abbastanza buoni. Fa impressione sentire dal Pd
che esso «sta tenendo bene il campo». Il Pd deve riconoscere al più presto che la
miscela di cui è fatto è indigeribile per chiunque vorrebbe un riformismo
dotato di qualche senso. Non si può andare con l'Opus Dei e
negare i diritti civili a un elettorato laico e anche cattolico adulto. Non si
può, con la scusa di non demonizzare Berlusconi, infliggere a un elettorato
semplicemente democratico le leggi fatte ad personam, le insolenze alla
magistratura, le porcherie fiscali e quelle personali del cavaliere.
Voglio ammettere che un terzo degli italiani s'è abituato ad ammirare
l'improntitudine e l'impunità, ma per gli altri due terzi è difficile
ingoiarle. Infine, la mancanza nel Pd di qualunque sensibilità sociale, sia pur
moderata, la voglia non nascosta di mettersi al seguito di Emma Marcegaglia, e
nello stesso tempo la mancanza di qualsiasi altra credibile sinistra sociale -
credibile nel senso di dare ai lavoratori dipendenti più importanza che alle
proprie velleità di protagonismo - ha probabilmente regalato all'astensione o
al protezionismo di Tremonti una parte dei voti di quegli operai, i quali hanno
poche scelte davanti al perdere il lavoro e con esso la sussistenza. CONTINUA|P
( da "Corriere della Sera"
del 11-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
sezione: Terza Pagina data: 11/06/2009 - pag: 39 Personaggi
A cent'anni dalla nascita, una lettera alla Segreteria di Stato vaticana
illustra il carattere dell'intellettuale cattolico Famiglia e divorzio, le vie
laiche di Lazzati Così resistette alle pressioni di Gabrio Lombardi, in difesa
delle «esigenze nuove» di MARCO GARZONIO C ent'anni fa nasceva Giuseppe
Lazzati. Le tappe della biografia dell'ex rettore della Cattolica
descrivono un percorso culturale, civile, da chi in cattedra avrebbe dovuto dare
l'esempio). Sembra un paradosso, eppure l'attualità di Lazzati deriva da come
egli riuscì a far proprio il magistero di Ambrogio, che amò e approfondì per la
vita. Dal patrono di Milano prese la capacità di realizzare una miscela unica
di valori civili e istanze spirituali. L'«ambrosianità» di Lazzati (milanese di
Porta Cicca, come amava rivendicare) lo portò a essere un animatore (nel senso
evangelico: sale e lievito della terra) e un traghettatore. Accompagnò i cattolici dalla monarchia alla Repubblica, spinse ampi pezzi
di Chiesa a dismettere le abitudini del clericalismo e a conquistare laicità e
democrazia, stimolò l'opinione pubblica cattolica a esercitare l'autonomia
della coscienza e a farsi carico ciascuno delle proprie responsabilità perché
la Chiesa diceva si ama e si serve da cristiani adulti. Anche se tale libertà
di spirito poteva costare sofferenze. E queste non furono risparmiate a
Lazzati. Ne è un esempio la lettera inedita (di cui riportiamo a fianco uno
stralcio) che nel novembre del 1972 dovette scrivere a monsignor Benelli,
sostituto alla Segreteria di Stato. Il professor Gabrio Lombardi aveva
denunciato la Cattolica in Vaticano per il solo fatto di aver organizzato un
convegno di studi sulla riforma del diritto di famiglia. Il presidente del
Comitato per il referendum sul divorzio era andato giù pesante, accusando in
via preventiva che l'Ateneo avrebbe sostenuto tesi inaccettabili dal punto di
vista cattolico. Benelli, atteggiando equidistanza, di fatto obbligò Lazzati a
giustificarsi. Il Rettore difese con fermezza il diritto e la missione d'un
istituto universitario a fare ricerca scientifica e dibattere temi d'attualità,
cercando di coniugare «principi irrinunciabili » ed «esigenze nuove». E tirò
dritto. Grande libertà interiore e autorevolezza, peraltro conquistata sul
campo, Giuseppe Lazzati le aveva dimostrate già due anni prima. Nel momento in
cui cominciò a farsi strada l'ipotesi di una mobilitazione dei cattolici contro la legge sul divorzio, prese carta e penna
e scrisse a Paolo VI. Non contestava la «formale democraticità» del referendum,
ma diceva chiaro al Papa «che per la materia cui si applicherebbe (il
referendum) mi sembrerebbe gravido di conseguenze. Esso finirebbe per portare
sulle piazze un argomento che rifiuta, per la sua natura essenzialmente
religiosa, la tecnica del comizio; esso allargherebbe un fossato». E quattro
anni dopo, a referendum indetto, in un'intervista ad «Avvenire» diceva: «Pur
restando intatta la contrarietà dei cattolici al
divorzio, essi non possono imporre a chi non crede una legge che solo la fede
rende possibile. È una questione di libertà: la Chiesa è esplicita nel
dichiarare che la fede non si impone e ciò non può non avere le sue
conseguenze». Correva l'anno 1974. E «il coraggio richiesto a chi sa
irrinunciabile il rischio della libertà » è ancora oggi meta per i cristiani.
Di questo è convinta la Chiesa ambrosiana, visto che nel 1996 il cardinal
Martini chiuse il processo di beatificazione a livello diocesano, sostenendo
che il «servo di Dio Giuseppe Lazzati» poteva essere indicato come «modello per
i cristiani ». Da allora si attende una risposta da Roma. Giuseppe Lazzati
presenta agli studenti della Cattolica il cardinale Karol Wojtyla. È il
( da "Giornale.it, Il"
del 11-06-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 140 del
2009-06-11 pagina 14 Prima volta di un presidente Usa: Obama cita Gesù (invece
di Dio) di Marcello Foa I suoi predecessori avevano evitato il riferimento per
non irritare ebrei e musulmani Barack invece a sorpresa spiazza tutti. Ma a
messa non ci va quasi mai La Fede è un mistero, quella di Obama ancor di più.
Più lo conosci e meno lo capisci. La settimana scorsa, dopo la sua appassionata
apertura al mondo islamico dal podio dell'Università del Cairo, molti si sono
chiesti se un pezzetto del cuore del presidente degli Stati Uniti non fosse
islamico, tanto era il trasporto con cui si è rivolto ai musulmani. Ma
dall'altra parte dell'Oceano, nella sua America, Barack Hussein Obama, che
qualcuno scherzosamente ha già soprannominato Barack Zelig Obama, è talmente
credente da mostrarsi più cristiano di Bush. Non nei toni: George era un
evangelico fondamentalista, un teocon, convinto di avere un rapporto
particolare con Dio. «Sono certo che il Signore voglia che io sia presidente»,
affermò prima di giurare per il suo secondo mandato alla Casa Bianca. E quando
decise di invadere l'Irak disse, in un'intervista a Bob Woodward: «Non parlo
con mio padre, ma con il Padre che sta nei Cieli». Modesto Bush, ma non troppo
fuori dagli schemi in un'America dove il primo cittadino assume il potere
giurando sulla Bibbia e in cui le invocazioni a Dio sono ricorrenti. Al Dio
cristiano, che è anche quello ebraico e musulmano; dunque politicamente
corretto. Ma mai a Gesù; perché per gli ebrei non è il Messia e per i musulmani
non è il figlio di Allah, sebbene lo considerino un profeta che prepara
l'avvento di Maometto. Gesù, maneggiare con cura. In tempi recenti nessun
presidente, nemmeno Bush, aveva osato violare il tabù se non in circostanze
informali o strettamente religiose, come il giorno di Natale o quello di Pasqua
proprio per non esporsi al rischio di inutili polemiche a sfondo religioso.
Nessuno, tranne Obama, che in quattro mesi lo ha nominato sovente e in
occasioni importanti, come il 17 maggio nel discorso all'Università di Notre
Dame, quando, evocando i suoi trascorsi alla periferia di Chicago, ricordò di
essersi trovato «a lavorare non solo per la Chiesa, ma nella Chiesa» e che
«questo mi ha portato a Cristo». Un mese prima aveva citato una parabola di
Gesù per sollecitare l'America «a ricostruire la nostra casa sulla roccia e non
sulla sabbia». Frasi degne di un fervente cristiano, che però così devoto forse
non è. Esaminando la sua agenda di lavoro, i cronisti del sito Politico si sono
accorti che il presidente non va a Messa. Bush non parlava di Gesù, ma la
domenica in chiesa non mancava mai. Obama in quattro mesi ci è andato solo il
giorno di Pasqua e qualche volta a Camp David, perlomeno secondo i portavoce
della Casa Bianca, che però non hanno saputo precisare quante, né il nome del
prete che ha celebrato le funzioni. Già, perché da quando ha lasciato la
Trinity United Church of Christ del pastore estremista Jeremy Wright, suo
grande amico e padre spirituale, Barack non ha trovato un'altra Chiesa,
perlomeno non a Washington, né sua moglie, la pia Michelle, che però ha trovato
il tempo per lo shopping e per selezionare il cane delle figlie, il giocoso Bo,
che ha avuto l'onore di una conferenza stampa di presentazione sul prato della
Casa Bianca, la prima di questo genere nella storia degli
Stati Uniti. Un altro record per Barack Obama, il presidente dalle tante
identità: filoislamico con i musulmani, devoto con i cristiani, laico con il
popolo giovane disincantato e modernista, che, mobilitandosi su Facebook, sui
blog, sui social network, gli ha spianato il cammino. Ed ecumenico alla
Casa Bianca. Ma a chi ha affidato l'Ufficio della Fede? A un giovane
pentecostale di 26 anni, dallo spirito molto aperto. I conservatori per ora non
abboccano. «Le citazioni di Gesù meritano un plauso - dichiara Tony Perkins,
presidente di un gruppo cristiano tradizionalista - ma penso che si tratti di
operazioni di facciata per coprire decisioni anti-cristiane, quali l'aborto».
Il reverendo Barry Lynn afferma «di non aver bisogno di presidenti che mi
ricordino in continuazione quanto siano religiosi». E David Kuo, ex
collaboratore di Bush per l'Ufficio della Fede, che lasciò la Casa Bianca
disilluso, non vede «grandi differenze tra i due presidenti: come Bush ieri,
Obama usa il linguaggio e le citazioni religiose solo a fini politici». Secondo
Kuo, Obama sogna di far rinascere i Cristiani di sinistra, un movimento che si
richiama a Martin Luther King e a Dorothy Day, l'attivista che fondò negli anni
Trenta il movimento dei Lavoratori cattolici.
Obiettivo: le presidenziali del 2012. Nel nome di Dio (o di Gesù),
naturalmente. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Roma
Il segretario regionale del Pd all´attacco contro l´immobilismo del Campidoglio
Morassut: "Da Alemanno solo promesse Nessuna espulsione, anzi più
clandestini" Un anno di promesse, ma nei risultati c´è solo «il nulla». Il
segretario regionale del Pd, Roberto Morassut, affonda la lama nel Piano nomadi
della giunta Alemanno, sprofondato nell´ennesimo passo falso con la sospensiva
del Tar sull´appaltone da 14 milioni per la vigilanza nei campi. L´analisi -
presentata ieri mattina ai giornalisti in una conferenza stampa nel «campo
esempio di integrazione» di Candoni - è dura: «Alemanno aveva promesso
ventimila espulsioni di persone con precedenti penali - dice Morassut - ma non
ne ha potuta fare nemmeno una, e il numero di clandestini è aumentato. Ha detto
che Veltroni sbagliava con i Villaggi della solidarietà, ma alla fine è
arrivato sulla stessa linea. Aveva promesso lo sgombero di Casilino 900 ma è
ancora lì, anzi ci hanno portato acqua e luce. Intanto è rinato il Casilino
700, che sta tornando com´era». Sottratte le buone intenzioni, per il Pd resta
solo il re nudo: «Le politiche per l´integrazione della comunità rom si
costruiscono con le risorse, e con un lavoro quotidiano e concreto. Ci sono
leggi e fondi messi a disposizione da Regione, ministero degli Interni e Ue; c´è un bellissimo rapporto di dialogo e di esperienze con le
associazioni laiche e cattoliche; bisogna realizzare un tavolo di integrazione
e lavoro con i dipartimenti delle politiche sociali, dell´urbanistica, del
patrimonio e con i municipi. Se non hanno i paraocchi possono usare anche la
nostra istruttoria: si possono realizzare campi che non siano baraccopoli».
«Però - chiarisce il consigliere regionale Luisa Laurelli, neo eletta
parlamentare Ue - vogliamo sapere dal Comune qual è il loro programma, perché
noi non siamo cassieri disinteressati a conoscere come vengano spesi i nostri
soldi». E l´assessore provinciale alle Politiche sociali, Claudio Cecchini,
ricorda: «Il 18 febbraio abbiamo presentato con il prefetto il regolamento
regionale dei campi nomadi, e dal quel giorno c´è a disposizione un fondo di 23
milioni. Entro 30 giorni il Comune avrebbe dovuto predisporre un piano: a oggi
non c´è». (p. g. b.)
( da "Corriere della Sera"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Lettere al Corriere data: 12/06/2009 - pag: 51 Risponde Sergio
Romano SUFFR
( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Tra
Franceschini e Bersani spunta il dottor Marino PARTITO DEMOCRATICO Tra
Franceschini e Bersani spunta il dottor Marino Nella corsa per la segreteria
del Pd spunta il terzo uomo, il cattolico Ignazio Marino, chirurgo, icona delle
battaglie laiche. D'Alema: io candidato in estrema ratio P
( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Credere e curare,
il chirurgo cattolico che piace ai laici (d.p) Nel 2003 se n'era tornato nella
'sua'' America, sbattendo la porta. «Non tornerò a lavorare in Italia. Almeno
finché prevarrà la cultura del privilegio personale, sino a quando si creeranno
ostacoli a chi sa far bene invece di cercare di far meglio». Cattolico, laico - nel senso di Giuseppe Lazzati, quel concetto
cristiano secondo cui la polis, per essere vera «città dell'uomo» e casa
comune, deve essere «laica» -, favorevole alla legge sull'aborto. Genovese,
classe 55. Dopo anni di studio a Pittsburg (Pennsylvania), nel '99 torna in
Italia per fondare l'Ismett, l'Istituto mediterraneo dei trapianti, a
Palermo. Un'eccellenza. Poi, quattro anni dopo, getta la spugna: difficoltà
tecniche, burocrazia - denuncia -, insomma «il modello italiano». Uomo di
scienza e di fede, di scelte clamorose e riflessione, di rotture e mediazioni.
E uomo di Red, l'associazione dalemiana, ma lontano dalle liturgie e
irriducibile alle ragioni di corrente. Ignazio Marino è uno dei chirurghi più
famosi in Italia. Il grande pubblico impara a conoscerlo nel
( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
SINISTRATI
D'Alema: «Io candidato al congresso Pd? Un'extrema ratio. Stando così le cose
sto con Bersani». Ma le cose potrebbero non stare così. Spunta il nome di
Ignazio Marino, simbolo delle battaglie etiche, amico dei radicali. E dell'ex
ministro degli Esteri Se il terzo uomo fa il dottore Daniela Preziosi Come
prevedibile la tregua chiesta da Dario F Ese il terzo uomo al congresso Pd
esistesse davvero e stesse per saltare fuori, e fosse in qualche misura un
democratico molto amato e molto fuori dagli schieramenti interni, e non fosse
solo un ballon d'essai , un diversivo, una fantasia uscita dall'insonnia di
Goffredo Bettini, che un mese fa l'aveva buttata là, come ipotesi per carità,
ai giornalisti? E se di mestiere facesse il medico chirurgo, prestato alla politica, e se fosse
cattolico ma anche un simbolo, quasi un'icona, delle battaglie laiche? E se
fosse un mezzo dalemiano, ma non riducibile alla famiglia dell'ex ministro?
Come prevedibile, la tregua chiesta da Dario Franceschini ai maggiorenti del
suo partito poche ore prima dello spoglio elettorale, non ha retto.
Anche se stavolta la pax interna ha una data di scadenza ravvicinata, la
direzione del 26 giugno in cui si decideranno le regole per giocare la partita
del congresso. Ieri, al 'Ritorno della Tribuna politica' della sua Red Tv,
D'Alema ha sparato la sua bordata. Aveva, sì, smentito l'intenzione di
candidarsi segretario. Ieri invece ha aggiustato il
tiro: «Siccome sono favorevole al ricambio della classe dirigente, il ritorno
di una persona che ha già ricoperto certi ruoli va considerato come un'extrema
ratio». Come dire: l'estrema possibilità non è da escludere, nel «momento della
verità» che sarà il congresso. Anche se «stando così le cose, appoggio Bersani,
che ha la forza politica e culturale e anche un linguaggio ed è perfettamente
in grado di fare il segretario del Pd». In ogni caso nel partito l'ex ministro
«vorrà fare di più» e spera che «non si creino ostracismi». «Stando così le
cose». E se invece le cose cambiassero, e si trovasse un nuovo candidato? Di
fatto la battaglia congressuale è aperta. Franceschini non lo dice apertamente
ma non smentisce chi gli attribuisce l'intenzione di ripresentarsi. Forte
dell'appoggio di Walter Veltroni, che da due giorni è tornato a dichiarare come
ai vecchi tempi: in Transatlantico ha giurato davanti ai giornalisti
( da "Manifesto, Il"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Religione
cattolica a scuola: riprendere il passo per la laicità Antonia Sani Deve essere
stata la schiacciante percentuale del numero di alunni che preferirebbero
insegnamenti come «diritti umani», «Storia delle religioni» e altro all'«ora di
religione» a far perdere la testa a qualche insegnante e alla dirigenza, se una sanzione così severa è
stata inflitta al professor Marani del Liceo Righi di Cesena. Sempre più ci
meravigliamo del Consiglio di disciplina del Cnpi che dovrebbe comprendere il
fior fiore dei docenti, in grado di discernere, che non può certo limitarsi a
mitigare la sanzione o a proporre provvedimenti come quello che ha colpito
alcuni mesi fa il professor Franco Coppoli per aver staccato il crocefisso
dalla parete durante la sua ora di lezione. Ma ciò che nella vicenda di Cesena
ci pare degno di nota è la dimostrazione di quanto sia radicata nell'opinione
pubblica la concezione che basterebbe un insegnamento formativo «certo» e «programmato»
per aver assicurata la laicità della scuola. Come se l'insegnamento della
religione cattolica (irc) fosse una materia «normale», sia pure facoltativa,
alla quale giustapporre altri insegnamenti considerati alla sua stregua. Ciò ci
dà la misura di quanto ci siamo allontanati dalle battaglie di principio dei
primi anni dell'entrata in vigore del nuovo Concordato (1984), che provocarono
la famosa sentenza della Corte Costituzionale in nome della tutela del
principio di non discriminazione su cui si fonda lo stesso Nuovo Concordato
(art. 9). Quella sentenza (n. 203 del 1989) proclamò infatti lo stato di assoluto non obbligo per tutti coloro che non si
avvalgono dell'irc, poiché non ci sono alternative paragonabili, la cui scelta
dipende da un'esigenza della propria coscienza (e non dal fatto se vi siano
proposte alternative più o meno stimolanti); tale sentenza cancellava di fatto
la Mozione parlamentare del 1986 che aveva considerato «opzionale» la scelta
facoltativa dell'irc prevedendo per i non avvalenti un insegnamento alternativo
«certo», in un certo senso «equivalente». La richiesta di attività formative,
preventivamente predisposte dal Collegio dei docenti, incontra oggi il favore
di molti genitori e anche di studenti, se l'offerta è interessante. Si torna
così alla visione pragmatica della Mozione del 1986, poiché contrariamente al
principio sancito dalla Corte costituzionale, tale offerta viene messa in
alternativa all'irc. Questa procedura, ammesso che le scuole riescano a
metterla in atto, non salvaguarda comunque il principio di non discriminazione,
poiché resta lo scoglio della valutazione. Chi - in piena legittimità - rifiuta
una qualsiasi attività formativa in alternativa all'irc, uscendo dall'edificio
o non svolgendo alcuna attività, continua ad essere penalizzato non avendo il
voto di un docente nel Consiglio di Classe. Un esempio evidente lo abbiamo
nella vicenda dei crediti scolastici nell'ammissione all'Esame di Stato,
assegnati anche al docente di religione cattolica e di attività alternativa,
nei pur rari casi dove essa sia stata attivata su richiesta. Ma c'è un altro
risvolto. Il nuovo Regolamento predisposto dal ministro Gelmini non prevede più
la presenza del docente di attività alternative del Consiglio di classe, ma
solo una sua breve nota informativa relativa all'insegnamento e al profitto.
Protestano, ovviamente, genitori e qualche sindacato, poiché il campo è
lasciato libero al docente di religione. Paradossalmente questo provvedimento
avrebbe un lato buono, anzi due: la cancellazione della discriminazione
all'interno delle diverse scelte dei non avvalenti e l'emergere - con luminosa
evidenza - della discriminazione tra coloro che seguono l'irc e hanno un
apposito docente e appositi programmi e tutti gli altri. Non sarebbe il caso, considerati
i tagli che rendono ancor più difficile l'organizzazione di attività
alternative già oggi scarse, di riprendere la battaglia per una collocazione
dell'irc all'esterno dell'orario scolastico obbligatorio, rifiutando la sua
omologazione alle altre materie con l'istituzione di alternative
curricolarizzate, in nome del principio di non discriminazione? Non sarebbe
questo un passo importante per una scuola almeno un po' più laica?
( da "Corriere della Sera"
del 12-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Politica data: 12/06/2009 - pag: 14 Dietro le quinte Si rafforza
quello che per celia viene chiamato il «movimento per la liberazione da
D'Alema, Veltroni e Fassino» Fioroni all'ex premier: fatti da parte Nell'area
ds avanza la carta Marino ROMA Da una parte, Massimo D'Alema, dall'altra Beppe
Fioroni. Il primo ha gli occhi di quasi tutto il Pd addosso. C'è chi si chiede
se alla fine appoggerà veramente Pierluigi Bersani, chi è convinto che tenterà
la mediazione con Dario Franceschini, chi invece si domanda se sia stato attirato dai discorsi fattigli l'altro ieri da Fausto
Bertinotti: «Se tu ti muovessi, si potrebbe lavorare tutti insieme a un grande
soggetto della sinistra». Il secondo, Fioroni, è uno dei grandi sostenitori di
Dario Franceschini. Ha sbarrato la strada della presidenza del partito all'ex
ministro degli Esteri e ha bocciato l'ipotesi veltroniana di affiancare al
segretario Debora Serracchiani, nel ruolo di vice. I due big del Partito
democratico parlano a lungo, alla Camera dei Deputati. E dopo quel colloquio
Fioroni si infila in uno dei corridoi di Montecitorio per raggiungere
l'infermeria dove si fa fare un elettrocardiogramma. Non è una barzelletta o
una delle tante storielle autoironiche che i parlamentari del Pd si raccontano
l'un l'altro per sdrammatizzare la situazione. E' esattamente quel che è
accaduto, è il segno che nel Partito democratico la fibrillazione è ormai
arrivata al massimo livello. Del resto, l'oggetto della conversazione tra l'ex
popolare e il presidente della Fondazione Italianieuropei è quello che è.
Fioroni spiega a D'Alema che «è necessario un rinnovamento » e aggiunge: «Noi
ex Margherita lo abbiamo fatto. Franco Marini ha compiuto un passo indietro e
ora ci siamo io, Franceschini ed Enrico Letta. Persino Rutelli, che certo non è
anziano, si è defilato in favore di Paolo Gentiloni che pure ha i suoi stessi
anni. Tra gli ex Ds non è successo niente di tutto ciò: ci siete ancora tu,
Walter e Piero Fassino, sempre gli stessi, eppure di 'volti nuovi' ne avete». E
dopo questa conversazione in D'Alema è andata maturando la convinzione che se
non si trova un compromesso, allora tanto vale andare al congresso con Bersani.
Comunque le parole pronunciate da Fioroni lasciano capire bene quale sia il
nuovo fenomeno che sta prendendo piede nel Pd. Al partito lo chiamano, per
celia ma fino a un certo punto, il «movimento di liberazione da D'Alema,
Veltroni e Fassino». E' un movimento spontaneo e non certo unito, anzi, è
diviso in due tronconi. Perché se gli ex della Margherita vogliono un
rinnovamento che permetta all'attuale segretario di poter lavorare e gestire il
partito senza il fiato dei leader di un tempo sul collo, dalle parti degli ex
Ds e nei dintorni dell'area laica del Pd sta accadendo qualcosa di veramente
nuovo. Ossia si sta facendo strada una candidatura al di fuori degli schemi collaudati
di partito. Finalmente il cosiddetto terzo uomo dovrebbe scendere in campo. Sin
qui non c'è niente di ufficiale, ma è da qualche tempo che il senatore Ignazio
Marino e alcuni esponenti del Pd a lui vicini stanno sondando i compagni di
partito per vedere che cosa ne pensino di una candidatura che scompaginerebbe
tanti giochi. I favorevoli sono molti. Innanzitutto i quarantenni del Pd, quasi
tutti ex diessini, che si trovano a disagio, stretti come sono dalla
competizione Franceschini-Bersani. Molti di loro sono ex veltroniani che non
hanno più intenzione di seguire il loro leader. I nomi? Andrea Orlando, che di
Veltroni è stato il portavoce, Andrea Martella,
Alessandro Maran... per citarne alcuni. Ma in questi ultimi giorni Marino ha
parlato anche con alcuni dalemiani «eretici» come Gianni Cuperlo. D'altra parte
il chirurgo-senatore ha ottimi rapporti con il presidente della Fondazione
Italianieuropei: quando tornò in Italia dagli Stati uniti fu anche D'Alema a
convincerlo. E c'è un altro nome dietro questa candidatura: quello di Goffredo
Bettini, che ha una grande familiarità con il chirurgo-senatore, e non da ora.
Tanto che qualche mese fa il segretario del gruppo Pd a Montecitorio Roberto
Giachetti aveva insinuato che l'ex coordinatore stesse già lavorando a una
candidatura alternativa a quella di Franceschini e aveva fatto proprio il nome
di Ignazio Marino. E' chiaro che se alla fine il chirurgo-senatore rompesse
ogni indugio e scendesse in campo la sua sortita creerebbe un certo scompiglio.
Nel campo degli ex Ds, sicuramente, che si troverebbero a dover scegliere tra
Bersani e Marino, con tutto quello che quest'ultimo
rappresenta in termini di valori di laicità (l'ultima sua battaglia, in questo
campo, è stata quella su Eluana Englaro). E i cattolici del Partito democratico, soprattutto i teodem alla Binetti,
avrebbero certamente da ridire. Quella di Marino, naturalmente, si presenta
come una candidatura «minoritaria» rispetto a quelle di Bersani e Franceschini,
che sono sostenute dagli apparati del Pd, ma potrebbe riaprire i giochi e
rianimare un confronto che al momento sembra fossilizzato nelle vecchie logiche
di partito. Faccia a faccia Duro colloquio tra i due ex ministri. Fioroni: è
ora che tu, Walter e Piero facciate un passo indietro come Marini Nuova
sintonia Ex veltroniani come Orlando e dalemiani eretici come Cuperlo d'accordo
sul nome del chirurgo «campione della laicità» Senatore Ignazio Marino Maria
Teresa Meli
( da "Repubblica, La"
del 13-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI -
Firenze UN CORPO A CORPO IN ATTESA DEL GONG PIETRO JOZZELLI (segue dalla prima
di cronaca) A parole, sono d´accordissimo nel relegare nell´angolo Valdo Spini,
ma tutti e due non trovano la strada per parlare non a Spini ma a quel 12% e
passa di elettori di sinistra che stanno sulla porta indecisi se andare al mare
il 21 o a votare. Renzi dice che non vuole accordicchi. Ma basta chiedere un
voto umile quando questi elettori vorrebbero un po´ di considerazione, almeno
un invito ad esserci senza apparire reprobi? Renzi padroneggia molti dossier,
spiega e rispiega (anche a Galli) che cosa si deve o non si deve fare, si vede
che si sente il primo della classe, lascia l´impressione di avere un´idea non
banale della complessità dei problemi, della città, delle compatibilità: in più
(l´hanno votato soprattutto uomini e donne del Pd) rivendica di essere il
candidato del partito, riservandosi una sensibilità personale ora su questo ora
su quel tema trattato in maniera frettolosa dal programma del Pd. Galli ha una
bella immagine, atletico, uomo di sport e di televisioni, non gli giova
arrabbiarsi perché la faccia, altrimenti accattivante, prende una piega dura,
gli occhi s´impietriscono e le parole diventano continuamente ripetitive.
Rivendica la sua autonomia dal Pdl (sennò come fa a trasformare il 32% del
centrodestra in qualcosa di più?) ma nella foto che lo ritrae in piazza
Ognissanti accanto a Berlusconi, chi secondo voi è quello che detta la linea?
Renzi snocciola cifre, fa analisi comparate, si presenta come un ragazzone un
po´ goliarda ma fa capire che sa cosa vuol dire amministrare. Galli rivendica
la sua lontananza dalla politica, si definisce un uomo che cerca efficienza, dà
prova ora di buon senso ora di senso un po´ troppo comune. Si accendono
soprattutto su due questioni: emigrazione-sicurezza, grado di fiorentinità non
essendo Firenze il loro borgo natìo. Galli non ha le durezze dei leghisti e
vuole apparire come un uomo comune, ma nella sua idea di sicurezza non c´è
neanche l´accenno al dramma epocale. Renzi intuisce che non
è solo questione di permessi di soggiorno e usa parole condivisibili da laici e
cattolici sul rispetto dei
diritti dell´uomo, emigrante o no. Franano entrambi all´esame di cittadinanza.
Chi è più fiorentino, il rignanese Renzi o l´antico pisano Galli? Giù
sberleffi, freddure, sarcasmi etc. etc. Insomma, un piccolo teatrino da bar
sport di periferia fiorentina. Sono stanchi, si vede, di girare a mille,
forse per questo lo scontro si eleva raramente, non si vede un jab o un
montante di bella fattura, ma tanto lavoro ai fianchi, con l´avversario che
ogni tanto alza la testa, per vedere se il gong è vicino.
( da "Unita, L'" del
13-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Mentre
si moltiplicano le notizie sulla «contestazione» cattolica, da Medellin ad
Amsterdam, da Vallombrosa a Parma a Sorrento a Catania, dove un sempre maggior
numero di credenti, sacerdoti e laici, denuncia il carattere di classe della
Chiesa «ufficiale», sapete cosa hanno fatto a Pavia sabato scorso? Hanno creato, nel corso di una
«fastosa» cerimonia religiosa in quella Certosa, 28 nuovi cavalieri dell'Ordine
equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il neo cavaliere si inginocchia e
il celebrante gli domanda: «Che cosa chiedi?», «Chiedo di ricevere
l'investitura di cavaliere per difendere il Santo Sepolcro». Allora il
consacrante gli dà tre colpetti di spada su una spalla e gli consegna un paio
di speroni e un gran mantello bianco Musica, e siamo a posto. Questo succede
nel '68, quando, fortunatamente, nessuno al mondo minaccia il Santo Sepolcro,
tanto è vero che il compito attuale dei cavalieri, sempre in speroni e
mantello, consiste nel versare fondi per la costruzione di asili, ospedali e scuole
in Terra Santa. È una buona idea, dal momento che noi, qui in Italia, non
abbiamo nessun bisogno di questa roba. Che ce ne faremmo? Se andate in un
qualsiasi paese delle Isole o del Meridione, per dire delle regioni più felici,
non avete che da chiedere: «Cos'è quel bel fabbricato?», «L'asilo» e «E quegli
altri due laggiù, imponenti?», «Quelli sono la scuola e l'ospedale. Belli,
eh?». Intanto passa un signore frettoloso, avvolto in un gran mantello. È un
cavaliere del Santo Sepolcro che si avvia verso la Terra Santa. Qui non c'è più
bisogno di lui, abbiamo già tutto. Ha scritto il Corriere che «sono i capitani
d'industria che infoltiscono le schiere dell'Ordine». L'avremmo giurato, e
adesso se gli operai, una mattina, vedranno arrivare in fabbrica il padrone con
gli speroni e col ferraiolo, come fra' Diavolo, faranno bene a non chiedergli
aumenti di paga. Il cavaliere non può. Gli erano rimaste alcune migliaia di
lire dopo l'acquisto della «Maserati», ma le ha già spedite in Terra Santa per
salvarsi l'anima. Da l'Unità del 25 settembre 1968
( da "Unita, L'" del
13-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Realacci per
tutelare l'Ambiente e Binetti per salvare il Pd da Ignazio Marino. Fatti un po'
di conti le candidature per la segreteria - vere, inventate, desunte,
annunciate, confermate o mezzo smentite - salgono a 10 (Filippo Andreatta
compreso, messo in elenco da Giuliano Ferrara). Così, nel Pd, prima dei
ballottaggi, e in tempi di «tregua» elettorale. Ci sarà «un ambientalista» tra
coloro che chiederanno il via libera congressuale per le primarie, «io o un
altro» chiarisce «Ermete». A ottobre, però, potrebbe scendere in campo anche
Paola Binetti, esponente simbolo dei teodem. «Mi candido alla leadership morale
del partito - spiega - Marino è un bluff, perché in tutte le sue posizioni ha
palesato ampie sacche di ambiguità». BINETTI CONTRO MARINO? Guai - secondo
Binetti - se le pulsioni cattolico-laiche del
chirurgo-senatore Pd, che si intestò la battaglia sul testamento biologico,
dovessero prendere piede. Vicino all'area dalemiana, Marino sarebbe realmente
intenzionato a giocare da candidato. Lo stesso D'Alema, che ha confermato
l'appoggio esplicito a Bersani, ha sondato le reali intenzioni del senatore e
pur sconsigliandolo lo ha trovato «molto motivato». Nessun passo
indietro, quindi. Conseguente passo avanti di Binetti? Così pare, stando a
ieri. Il presidente di ItalianiEuropei ha sostenuto, tra l'altro, che una sua
candidatura alla leadership del Pd non è all'ordine del giorno. Scenderei in
campo solo in casi estremi: ha spiegato D'Alema. Ma come evolveranno di qui a
qualche settimana le dinamiche precongressuali? FRANCESCHINI «VALUTA» Una
porzione d'incertezza dipende da Dario Franceschini, preoccupato - al momento -
di evitare che il Pd si mostri disunito in vista dei ballottaggi. Si
ricandiderà o manterrà fede all'annuncio di lasciare «a ottobre»? Le sue
decisioni non dipenderanno soltanto da una scelta personale, ma da «un quadro
di riferimento» che si pone in continuità/discontinuità con una fase di
esperienza democratica che parte dalle primarie. Per eleggere Franceschini,
ricordano ambienti a lui vicini, si spesero sia Veltroni che Fassino. Così come
ci fu l'ok di Marini, D'Alema, Bersani, ecc. L'eventuale scelta di
ricandidarsi, adesso - sulla quale influiranno anche i risultati dei
ballottaggi - non potrà non avvenire nel segno di «una marcata autonomia» e del
censimento dei «sostegni» che dovrebbero venire a questa linea. Anche la
formazione della «squadra», in sostanza, non sarebbe indifferente per
l'operazione ricandidatura. Che punterebbe, in modo deciso, «sulle nuove
generazioni e sui territori». AL LINGOTTO NIENTE IMBUCATI Da una parte
Cofferati, Chiamparino, Cacciari, ecc. dall'altra un gruppo dirigente
rinnovato, con Debora Serracchiani e altri esponenti del movimento dei
«piombini» che tornerà al Lingotto a fine mese per «ripartire da dove si avviò
il Pullman di Veltroni»? «Abbiamo tutta la vita davanti - ironizza Peppe
Civati, uno dei leader dei "piombini" - A Torino faremo una
riflessione approfondita sul partito. Verranno in molti, da tutta Italia. Certo
che abbiamo invitato Franceschini. Vorremmo che lui e altri utilizzino quello
spazio di confronto, e non da imbucati...». Il RINNOVAMENTO DI BERSANI Pier
Luigi Bersani, nel frattempo, trascorre il week end «mettendo giù» alcune idee
per la sua piattaforma congressuale. Ieri ha partecipato al convegno dei
giovani imprenditori di Confindustria, a Santa Margherita Ligure. «Bisogna
parlare con tutto il mondo della produzione - spiega - impresa, lavoratori,
consumatori». Anche Bersani lavora alla costruzione della squadra. L'obiettivo
- dicono i suoi - è «il rinnovamento vero, profondo e non fru fru del Partito
democratico». L'impegno è quello di promuovere giovani amministratori locali,
sindaci, competenze «fresche» già sperimentate anche nelle direzioni generali
dei ministeri. L'obiettivo - anche programmatico - è di non farsi schiacciare
nel ruolo «del conservatore», del «passatista», di chi tutela un vecchio
«patrimonio diessino». «Sono sempre stato un
allevatore di cavalli e continuerò ad esserlo - ripete spesso Bersani - Con me
si sono formati molti giovani dirigenti. Il rinnovamento del Pd dovrà essere
vero, non superficiale o improvvisato».
( da "Repubblica, La"
del 14-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XXI -
Genova Genova resiste a berlusconi ma ora smettete di litigare DON PAOLO
FARINELLA «Se Atene piange, Sparta non ride». Finite le elezioni, si può tirare
un sospiro di sollievo per un solo semplice motivo: papi è stato
stoppato. Il monoteismo berlusconiano e clerico-fascista non ha sfondato il traguardo
più volte propinato con l´arte della bugiarda sicumera del «siamo già al 40-45
per cento». Il Quirinale si allontana, l´orgia di potere è strozzata in gola e
papi non può presentarsi in Europa come il vincitore dell´ordalia. Le bugie
hanno le gambe corte e non basta il rialzo dei tacchi per darsi una statura da
statista. Chi nasce nano moralmente non può morire gigante, semmai può aspirare
a fare la scimmia nei consessi internazionali. «L´omino di rimmel» di fronte al
sogno infranto di essere incoronato «papi d´Italia», può consolarsi con la
battuta dello statista Winston Churchill che oggi commenterebbe: E´ arrivata
una macchina vuota ed è sceso Berlusconi. Ora che ci siamo consolati da soli,
possiamo pure piangere liberamente su queste elezioni europee e amministrative
che confermano la stabilità della destra xenofoba in tutta Europa (Olanda,
Austria e Repubblica Ceca e in parte Italia) e lo spappolamento delle bussole
di orientamento: ognuno è andato per conto suo alla ricerca di chi potesse «difendere»
un interesse minimale fuori di un contesto generale, senza un progetto di
Europa e di città. Uno spettro si aggira per l´Europa: la «paura» della
contaminazione con lo straniero di cui però abbiamo bisogno. Nel mondo
cattolico ha vinto la paura del Vangelo che i cattolici
hanno svenduto al mercato dell´immoralità per meno di trenta denari. Nelle
città domina la religione di convenienza, il mercato dello scambio, il rituale
pagano dell´utile che nulla hanno da spartire con il messaggio austero del Vangelo.
I vescovi hanno balbettato sussurri, venendo meno al loro dovere di richiamare
alla radicalità evangelica i credenti per grazia e all´esempio morale chi per
governare si dichiara, falsamente, affine alla dottrina della Chiesa. Invece
hanno concesso libertà di scempio. La Liguria segue l´andazzo nazionale, ma
Genova si conferma medaglia d´oro della resistenza e città antifascista per
vocazione. Nel quartiere del Lagaccio dove sorgerà la moschea, però, il Pd
crolla di 15 punti, il Pdl di 4, mentre la Lega sale di 5 punti. Anche l´Italia
dei Valori va forte come in tutto il territorio nazionale, ma non basta per
fermare il virus berlusconista-leghista della xenofobia che sta diventando il
collante del Paese. Ci auguriamo e speriamo che da qui alle regionali del
prossimo anno, Regione, Provincia e Comune cessino di litigare anche sulla
locazione dell´ospedale di Genova ovest, dando uno spettacolo da ballatoio e
propongano un progetto a largo respiro per Regione, Provincia e Comune,
collaborando insieme previamente. Possibile che ancora non capiscono che i
litigi e le ripicche li uccidono? Le parole del Vangelo sono una mannaia:
«Nessuna città o famiglia divisa in se stessa potrà restare in piedi»? (Mt
12,25). Eppure, Sindaco e Presidenti di Regione e Provincia hanno studiato! Le
scadenze sono prossime: l´anno venturo per la Regione e fra tre anni per il
Comune. Meditate, gente, meditate! Dal punto di vista della politica globale,
il Pd ha perso 4 milioni di voti, cioè l´avanzo primario delle primarie ottenute
con Prodi; il Pdl ne perde tre di quelli che aveva rubato con le illusioni, ma
è indubitabile che l´Italia dell´era berlusconista-leghista
si ritrova meno italiana, meno europea, meno sicura, meno democratica, meno
etica, meno cattolica, meno cristiana e meno laica. Al monoteismo berlusconista
subentra il pantheon idolatrico di una Paese poltiglia senza un cuore e quel
che è peggio senza un´anima. Con la complicità peccaminosa dei cattolici.
( da "Riformista, Il"
del 14-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Podestà con
l'incognita cattolica A Pontida si apre il rave padano PROVINCIA DI MILANO. Non
tutta Cl è compatta sul candidato pdl. Le amicizie trasversali di Penati
potrebbero riservare sorprese. Intanto la Lega raduna il suo popolo per
prepararsi ai ballottaggi. E pensare alle Regionali 2010. di Alessandro Da Rold
Sono alleate nel centrodestra, ma allo stesso tempo si apprestano alla sfida
delle regionali del 2010, quando scadrà il mandato di Roberto Formigoni alla
presidenza della regione Lombardia, vero oggetto del desiderio della Lega Nord
di Umberto Bossi: la frangia del Popolo delle Libertà legata a Comunione e
Liberazione e il Carroccio si ritrovano assieme a fare da ago della bilancia
nel ballottaggio del 21 giugno per la provincia di Milano. Non è un caso
evidentemente, perché il confronto sul territorio tra le due forze politiche
più rappresentative del tessuto economico-politico lombardo dovrà passare pure
per la scelta tra i due candidati Guido Podestà e Filippo Penati. La posizione
di Cl (e del suo punto di riferimento politico) in questa campagna elettorale è
stata ondivaga nei confronti del candidato del centrodestra. In pubblico,
Formigoni ha sempre appoggiato Podestà, ma in viale Monza, sede ormai storica
di Forza Italia, conoscono bene l'inimicizia che corre tra i due. Non solo
perchè ci troviamo di fronte a due concezioni differenti di pensiero politico (uno laico, l'altro cattolico), ma perché negli anni le due
correnti si sono sfidate più volte all'interno del partito di Silvio
Berlusconi. Sono questioni legate alla rappresentanza sul territorio, attriti
di lunga data, su coordinamenti regionali e provinciali, posti di potere per
piazzare i propri uomini nei posti più graditi, dagli enti locali alle
aziende municipalizzate. Non deve essere passata inosservata nell'entourage di
Podestà la prima pagina del Foglio di ieri, con una gigantografia di Penati e
un dettagliato articolo su questo «ex comunista che rappresenta e doma la
Milano leghista». L'orientamento del quotidiano di Giuliano Ferrara è noto,
come anche l'amicizia e la stima che legano Roberto Formigoni a Pierluigi
Bersani, uniti nella difesa delle piccole e medie imprese di Lombardia, Emilia
Romagna e Veneto. Bersani è grande amico di Penati, «compagno di bevute»
nell'hinterland meneghino, quindi non sarebbe nemmeno un caso vedere qualche
ciellino alle urne fare un segno sull'ex sindaco di Sesto San Giovanni. Per la
Lega Nord il discorso è molto differente. Oggi a Pontida Bossi e i suoi faranno
il punto sull'ultima tornata elettorale che li ha incoronati come seconda forza
politica incontrastata nel lombardo-veneto. Non solo. C'è da festeggiare il
superamento della soglie del 10 per cento alle Europee, compresa la vittoria in
alcune roccaforti del centrosinistra, Venezia in particolare, contesa al
ballottaggio con la candidata leghista favorita. La Lega non si ferma qui e
sullo storico pratone, i ministri Luca Zaia e Roberto Calderoli faranno
sicuramente più di un riferimento agli obiettivi reali del Carroccio: la
presidenza in regione Veneto e in regione Lombardia. I giochi non sono ancora
fatti, dovranno trovare la quadra Bossi e Berlusconi, ma come ha più volte
ripetuto Formigoni «questa regione vale come almeno due ministeri». È la
Lombardia, rappresentante del 20,9 per cento del Pil italiano, il terreno su
cui la Lega vuole piazzare le proprie bandiere. Oggi a Pontida sono attesti
leghisti da tutta Europa, persino dall'Armenia, simbolo - secondo i leghisti -
del perché la Turchia in Europa non dovrà mai entrarci. E' la venticinquesima
volta che il popolo del Carroccio si riunisce. Secondo gli organizzatori
arriveranno più di 50mila persone. C'è persino uno spazio per piantare le
proprie tende e parcheggiare i camper. Una sorta di rave padano, che ha avuto
inizio ieri sera con la festa dei giovani esponenti del Carroccio insieme al
Senatur: canti, balli, tra polenta e bicchieroni di amaro Braulio, il liquore
valtellinese per eccellenza. Maurizio Martina, segretario regionale del Partito
democratico, dalle colonne del Corriere ieri si è rivolto proprio a loro per il
voto a Milano del 21 giugno: «Solo Penati vi garantisce». A Matteo Salvini,
segretario provinciale, e compagni il messaggio è arrivato, ma è difficile
venga recepito. Nell'appoggio a questa tornata elettorale al Pdl, ci sono di
mezzo gli interessi sulla regione il prossimo anno e le comunali del 2011.
Formigoni e i suoi sanno bene di doversi guardare dalla Lega, ma allo stesso
tempo temono gli attriti con Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. E la vittoria
di Podestà contro Penati resta ancora un'incognita. 14/06/2009
( da "Riformista, Il"
del 14-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Se nel Pd i
diversi litigano è meglio la scissione La soluzione sensata è sempre la
scissione. Il problema irriducibile restano le questioni etiche e l'incapacità
di far convivere all'interno di uno stesso contenitore diversi orientamenti.
Perciò ci si divida e, nella chiarezza, si costituisca un'alleanza su modello
dell' Ulivo. I lettiani, Rutelli e qualche veltroniano fondino la sezione
italiana del Pde con adesione all'Alde, diventando il polo di centro
dell'alleanza. Il Pd si caratterizzi per un profilo più laico, si allarghi a
sinistra (Vendola?). Non ci saranno più problemi di convivenza, la Pollastrini
potrà farà le sue battaglie liberamente con il marchio Pd, Rutelli potrà fare
le sue con il marchio Pde. Ma quando poi si troveranno a governare come finirà?
Finirà come l'altra volta, con la sfiducia dopo 2 anni di logoramento e di mal
di pancia. Forse la migliore soluzione è che Rutelli, Letta e i Popolari vadano
tutti nell'Udc. Si alleino con il Pdl sostituendosi alla Lega Nord. Andrebbero
all'aria anni di lavoro ma almeno ne guadagnerebbe il Paese. In attesa che la sinistra laica democratica socialista abbia
leader più maturi che, consci di essere minoranza nel paese, devono portare più
rispetto alle idee e alle persone di quei cattolici democratici disponibili ad allearsi con loro, se vogliono
governare e costruire qualcosa. Certo che se l'intenzione dei laicisti è
l'egemonia, i cattolici-democratici faranno pesare le
loro idee altrove, riducendo la sinistra a mera rappresentanza, e lo faranno!
Emilio da www.ilriformista.it 14/06/2009
( da "Repubblica, La"
del 15-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Napoli
Grande folla per il cardinale Crescenzio Sepe. Il rito si è svolto per la prima
volta nei quartieri collinari Migliaia di fedeli al Vomero per la festa del
Corpus Domini Presenti anche molti esponenti del volontariato e confraternite
con i loro gonfaloni ANTONIO TRICOMI MigliaiA di fedeli hanno seguito ieri
pomeriggio la celebrazione del Corpus Domini, che per la prima volta è stata
celebrata in una chiesa dei quartieri collinari. Il cardinale Crecenzio Sepe ha
accolto la comunità dei credenti nella parrocchia di Santa Maria della Rotonda
in via Undici fiori del Melarancio, traversa di via Pietro Castellino,
quartiere Arenella. La processione che ne è seguita si è svolta lungo le strade
del Vomero: via Saverio Altamura, via Simone Martini, via Vincenzo Scala. Santa
Maria della Rotonda è un´ampia chiesa a pianta circolare costruita negli anni
Sessanta. Ieri pomeriggio, nonostante il caldo, era gremita. Chi non era
riuscito a trovare posto all´interno, sostava negli spazi all´aperto che
circondano il tempio, oppure in strada. Molti fedeli, religiosi
e laici, esponenti del volontariato, associazioni e confraternite con i loro
gonfaloni. Sepe ha presieduto la concelebrazione eucaristica con i vescovi
ausiliari Antonio Di Donna e Filippo Iannone. L´omelia del cardinale ha preso
le mosse dalla lettura del Libro dell´Esodo, della Lettera di San Paolo agli
Ebrei e del passo del Vangelo di Marco sulla preparazione dell´ultima
cena. «Le letture che abbiamo ascoltato - ha detto Sepe - sottolineano il
valore del sangue nell´alleanza tra l´uomo e Dio. Nel libro dell´Esodo, Mosè
sparge il sangue di un animale. Poi sarà il sangue stesso di Dio a solennizzare
la sua amicizia con l´uomo». Cristo istituisce il sacramento dell´eucarestia,
ricorda il cardinale, nel corso dell´ultima cena. «Nel momento in cui un
apostolo lo stava rinnegando e un altro lo stava tradendo. Ciò vuol dire che
l´eucarestia elimina ogni peccato, ogni miseria, ogni sofferenza». Un´omelia
dal carattere fortemente teologico, a illustrare la celebrazione del mistero
essenziale e più significativo della fede cattolica. Sepe invita i fedeli a
riflettere su San Tommaso e sugli autori del Medioevo (il Corpus Domini fu
istituito nel 1264 da papa Urbano IV). E poi, ancora, «sul pane che dev´essere
spezzato e condiviso, sul vino che dev´essere versato e distribuito». E termina
con l´abituale esortazione in vernacolo «a Maronna
v´accumpagna». Conclusa l´omelia, il cardinale Sepe si è posto alla guida della
processione che da Santa Maria della Rotonda ha raggiunto, attraversando il Vomero,
la parrocchia di Nostra Signora del Sacro Cuore in via Vincenzo Scala.
( da "Riformista, Il"
del 16-06-2009)
Argomenti: Laicita'
ballottaggi/2 di
Alessandro Da Rold Milano. Guido Podestà, candidato per il Pdl alle elezioni
provinciali di Milano, con un fazzoletto verde al collo, in stile "vecchio
militante con scudo celtico e salamella da sagra leghista". Accanto a lui,
Matteo Salvini, capogruppo della Lega Nord a Palazzo Marino, con una maglietta
con sopra scritto «Padania is not Italy». Continua a far discutere la
fotografia di domenica scorsa a Pontida, durante il "rave padano" di
festeggiamenti della Lega Nord, dove il berlusconiano Podestà ha fatto la sua
comparsa accanto ai colonnelli del Carroccio. «Vittima del patto d'acciaio tra
Bossi e Silvio Berlusconi» sussurra qualcuno nel centrodestra. Trattasi in
sostanza, del risultato dell'incontro tra il Senatur e il Cavaliere
all'indomani del voto del 7 giugno, con l'impegno del primo a far votare i suoi
ai ballottaggi e del secondo a non votare al referendum. Promessa quest'ultima
ribadita dallo stesso Podestà che ha annunciato di non ritirare la scheda
referendaria. Ma, a nemmeno una settimana dal voto per il ballottaggio contro
Filippo Penati, quello scatto così inconsueto, spiazza gli
esponenti stessi del Pdl, sia di parte laica, provenienti dalla costola di
Alleanza Nazionale, che di parte cattolica. Carlo Fidanza, vice presidente del
Pdl in comune a Milano, non usa mezzi termini: «La maglietta di Salvini è
realtà: la Padania è un'invenzione storico-geografica e quindi non è Italia.
In ogni caso non accettiamo lezioni da chi considerava la Lega secessionista
una costola della sinistra». Al grattacielo Pirelli, roccaforte di Comunione e
Liberazione, c'è chi l'ha presa sul ridere, soprattutto per una frase espressa
da Podestà: «Il colore verde è sempre stato nel mio
cuore». Un balletto padano sul pratone di Pontida che mette ancora più in
dubbio il voto formigoniano, orientato pubblicamente a votare centrodestra, ma
privatamente più proiettato verso il centrosinistra. Chi invece non l'ha presa
per niente bene è l'Udc, che ha lasciato carta bianca ai suoi elettori.
Ufficiale la richiesta di ieri nel primo pomeriggio da parte dello stesso
Podestà: «Credo che gli elettori dell'Udc siano maturati e si ritrovino con
facilità con noi e spero nella coerenza della sua dirigenza rispetto alla loro
posizione in Regione Lombardia e a Palazzo Marino». Richiesta formalizzata pure
da Maurizio Lupi, vicepresidente alla Camera e sponda cattolica nel Pdl. Ma
Pierferdinando Casini risponde picche e, dopo una riunione a Roma con i vertici
lombardi, allontana ogni dubbio: «L'Udc ha deciso di riaffermare con
convinzione la propria linea di autonomia e, in questo contesto - si legge in
una nota - la linea di libertà di voto per i propri elettori al ballottaggio di
domenica prossima per la presidenza della Provincia». Penati invece può
ritenersi soddisfatto dopo la giornata di ieri, incassando due voti
storicamente vicini al centrodestra. Da un lato il Partito dei Pensionati di
Elisabetta Fatuzzo, a cui l'ex sindaco di Sesto San Giovanni ha promesso un
assessorato. Dall'altro Alberto Veronesi, figlio dell'oncologo Umberto, che
alle ultime elezioni si è presentato con l'Mpa di Raffaele Lombardo. A sorpresa
Penati incassa persino l'appoggio di una figura della destra più dura, quella
del Movimento Sociale Italiano: Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse che si
definisce un uomo di «sinistra». «Io e molti altri che hanno la stessa mia
storia voteremo Penati da eretici. Perchè oggi il problema dell'Italia è il
plutocrate bugiardo Berlusconi e non vogliamo che anche la provincia di Milano,
dopo la Regione e il Comune, finiscano nelle sue mani». A Palazzo Isimbardi si
incrociano le dita. 16/06/2009
( da "Riformista, Il"
del 16-06-2009)
Argomenti: Laicita'
scanzonati Mogol
e i temini di Povia Per Mogol, "Luca era gay" di Povia è la migliore
canzone dell'anno, come testi. Poiché le notizie brutte non vengono mai da
sole, Povia ha annunciato, nel ringraziare il premio ricevuto da Mogol, che il
prossimo pezzo che vorrebbe portare a Sanremo è una canzone su Eluana Englaro.
Dimostrando la sua inclinazione a sfruttare il clamore mediatico che i temi,
politici e non musicali, delle sue canzoni gli garantiscono. Canzoni
referendarie, bipolari, nel senso politico e forse anche mentale. Canzoni la
cui forza, per quanto riguarda il testo, è nella polarizzazione degli italiani.
Pro o contro. Con Beppino Englaro o con la Chiesa
Cattolica? Omosessuali si nasce, malati, e si guarisce, da grandi? Insomma, la
peggiore Italia sfottuta da Gaber in cos'è la destra cos'è la sinistra, in
versione cos'è laico e cos'è cattolico. Per Mogol, nell'intervista rilasciata
ad Aldo Cazullo al "Corriere della sera", il testo di Povia ha
qualcosa in più anche se non è dato saperlo cosa sia, quel qualcosa in
più. Anzi, c'è anche la malcelata consapevolezza che testo di Povia non brilli
per talento. A Mogol piace perché «racconta un fatto di vita, usando la prima
persona. È un testo sincero, senza retorica: una poesia che non nasce
dall'ispirazione talentuosa ma dall'esposizione di una verità quotidiana. Povia
ha intinto la penna in un inchiostro molto simile al sangue». Ora, quale sia
la verità quotidiana non è dato capirlo, mentre è chiaro anche a Mogol che la
poesia non nasce da una ispirazione talentuosa. A Mogol piace il tema, la
suggestione della prima persona quasi autobiografica, l'anticonformismo.
Anticonformismo? «Se un eterosessuale diventa gay, non c'è colpa. Perché
dovrebbe esserci se un gay diventa eterosessuale?» Mogol paragona il testo di
Povia a "Il tempo di morire" e a "Il mio canto libero".
Possibile? Sì, perché Povia se la prende con i «retaggi del passato», dice
Mogol: «L'Italia di allora era una società conformista. E c'è una coppia che si
ribella alle convenzioni e rivendica i diritti dell'individuo, della persona,
dell'amore». Dunque, perché regga il parallelo, secondo Mogol viviamo in una
società conforme ai gay. Dove diventare eterosessuale è anticonformista. Forse
è vero, certo Mogol è troppo avanti, un po' come il Battisti seconda maniera,
quella di Panella. Rileggere per credere alcuni versi del testo di Povia.
Bastano i primi. «Luca dice: prima di raccontare il mio / cambiamento sessuale
volevo chiarire che / se credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell'uomo
che su questo / argomento è diviso». E poi «non sono andato da psicologi
psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio / passato ho scavato e ho
capito tante cose di me». Poi, però, cita Freud e il suo rapporto con i
genitori, a dimostrazione che non c'è bisogno di andare da un analista, perché
è la psicanalisi a venire da te. Il Luca ch'era gay di Povia sostiene di essere
diventato tale perché il padre non era autoritario e la madre era gelosa delle
altre donne, poi si sono separati e lui si è perso tra le braccia degli uomini.
Per Mogol, in sintesi, «è la storia di un ragazzo che cercava il padre e non
voleva tradire la madre». Anche Amleto era omosessuale? Per questo rifiuta
Ofelia? Essere o non essere gay, dunque, deriva dalla mancanza di autorità
genitoriali? I froci di oggi sono figli del '68? Non c'è tempo per rispondere a
queste domande perché Povia minaccia nuove imprese. All'Adnkronos, commentando
le belle parole di Mogol, «uno dei pochi che ha capito la buona fede del
pezzo», annuncia: «Sto scrivendo un brano su Eluana Englaro che vorrei
presentare a Sanremo». Sul tema - politico, non musicale - dell'omosessualità
ovviamente è tornato a palle incantenate: quelli che hanno criticato "Luca
era gay" «avrebbero potuto spiegare che l'Organizzazione mondiale della
sanità ha detto che in caso di omosessualità indesiderata ognuno può cercare la
propria sessualità. Non ho mai detto che l'omosessualità è una malattia. Molti
attivisti gay non sono seri e inculcano nella gente la teoria che ogni
individuo nasce omosessuale invece non c'è alcuna prova certa». Poi se la
prende con Vladimir Luxuria, che aveva criticato Mogol per aver rinnegato i
propri testi. In effetti, tirandolo per la giacchetta. «Mogol si è scordato del
Mogol di qualche anno fa. Qualche anno fa, insieme ad Ambra Angiolini, ho fatto
un musical che si chiamava "Emozioni" e che si basava proprio sulle
splendide canzoni nate da uno dei più bei matrimoni artistici della musica
italiana, quello tra Mogol e Battisti. Tra i testi che scegliemmo c'erano anche
canzoni come "Il giardino dei ciliegi", dove si sottolinea che
"le anime non hanno sesso..." e "Questione di cellule" dove
si legge: "non è questione di cellule / ma della scelta che si fa / la mia
è di non vivere a meta"». Luxuria, sostiene Povia, si «dà la zappa sui
piedi. Il gay pride rovina l'immagine dei gay, se fossi gay mi incavolerei.
Dire che Mogol rinnega i suoi testi è una stupidaggine, Luxuria sa bene che è possibile
la mia storia». E cita anche il caso di Grillini. «Grillini mi sta simpatico,
alla fine fa il suo gioco. Ma nel suo libro scrive che la madre gli ha voluto
troppo bene e il padre è come se non l'avesse mai conosciuto: insomma sembra
che racconti l'inizio della mia canzone». Solo che Grillini è ancora gay.
Povia, infine, passa all'auto-assoluzione, e condanna dell'altro, per mancanza
di prove. «Luxuria non ha le prove di essere nato transessuale come io non ho
le prove che sono nato etero. Poi se uno prova a cambiare come ha fatto Luca,
che ha scavato nel suo passato guardandosi allo specchio, non bisogna
criminalizzarlo. Ci sono etero che diventano omosessuali e viceversa». di Luca
Mastrantonio 16/06/2009
( da "Giornale.it, Il"
del 16-06-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 144 del
2009-06-16 pagina 35 Buttafuoco trasforma la geopolitica nel «Grande gioco» di
Paolo Scotti In onda il venerdì in seconda serata. Ospiti della prima puntata
Mikhalkov, Rushdie e Carlo Rossella Roma«Credo che un programma così, la tv non
l'abbia mai fatto». Ha ragione Pasquale D'Alessandro, vicedirettore di Raidue:
un esperimento come Il Grande Gioco (in onda per quattro venerdì nella seconda
serata di Raidue, a partire dal 19 giugno) non si era ancora visto. Ci voleva
l'intuito controcorrente di Pietrangelo Buttafuoco - «intellettuale
spettinato», lo definisce D'Alessandro - per tentarlo. «L'idea è semplice ma
sofisticata al tempo stesso - spiegano -. Parte dalla considerazione che la
pagina meno letta dei quotidiani è quella della politica estera. Perché? Perché
non ci si rende conto che la storia d'oggi è una risposta a quella di ieri. E
una previsione di quella futura. Basta trovare le giuste chiavi interpretative;
e - come in un gioco - partendo dagli scenari geopolitici di ieri possiamo intuire
gli assetti dello scacchiere di domani». Fantapolitica? «No: un legittimo
esercizio intellettuale. La luce del passato e del presente che illuminano lo
scenario del futuro». Due mappe geografiche campeggeranno nello studio del
Grande Gioco. A destra il mondo com'è oggi; a sinistra come potrebbe diventare
domani. La troupe in giro per il mondo raccoglierà interviste e materiale sulle
più diverse situazioni politiche internazionali. Molto materiale filmato,
rarissimo o inedito («Della politica estera anche la tv si occupa poco: abbiamo
trovato immagini da far saltare sulla poltrona») arricchirà il discorso. E la
presenza in studio di ospiti prestigiosi - nella prima puntata il regista e
attore Nikita Mikhalkov, lo scrittore Salman Rushdie, il giornalista Carlo
Rossella, il saggista Franco Cardini - «aiuteranno ad approfondire il senso
della storia attraverso vie poco battute». Ad esempio? «Da giornalista, so
quanta mistificazione c'è nel nostro mestiere. E quanto materiale interessante
viene messo da parte ogni giorno - risponde Buttafuoco -. Ebbene: perché non
recuperarlo? Esso può offrire punti di vista completamente diversi. Pensiamo
alla Turchia. Il velo, che da noi è simbolo di oppressione, lì è emblema di
libertà. Perché? Perché c'è uno Stato fortemente laico che
in nome della "libertà" lo proibisce. Come proibisce ai preti cattolici di indossare la tonaca». Quale
pubblico potrà essere attratto dal Grande Gioco?. «Chiunque desideri veder più
chiaro nella realtà di oggi. Perché tutto quel che pensavamo di aver lasciato
nei libri di storia, la cronaca ce lo ripresenta ogni giorno». © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La"
del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI -
Bologna Un papa in armi sulle mura così inizia il dominio della Chiesa Il terzo
volume della Storia della città viene presentato oggi in San Giorgio in
Poggiale BRUNELLA TORRESIN Un papa in armi sulle mura di Bologna: così lo vide
e lo descrisse un illustre viaggiatore dell´epoca, Erasmo da Rotterdam, e con
l´immagine di Giulio II Della Rovere in cotta di maglia ha inizio l´Età
moderna. è il 1506, e a Bologna il dominio della Chiesa si protrarrà fino
all´arrivo delle truppe napoleoniche. La storia di questi tre secoli è la
materia de del terzo volume della monumentale Storia di Bologna, avviata
dall´omonimo istituto nell´ambito delle manifestazioni di Bologna 2000, con il
sostegno della Fondazione Carisbo e del Comune e pubblicata da Bononia University
Press. «Bologna nell´età moderna», in due tomi di rispettive 950 e 1400 pagine,
dedicati a Istituzioni, Forme del potere, Economia e società e a Cultura,
Istituzioni culturali, Chiesa e vita religiosa, è curata da Adriano Prosperi,
docente di storia moderna all´università di Pisa dopo esserlo stato a lungo all´Alma Mater, che ha lavorato su un impianto
a lungo discusso con Paolo Prodi. L´opera sarà presentata oggi, alle 17.30, in
San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro 22), dallo stesso curatore assieme a
Angelo Varni e Mauro Felicori, con un saluto di Fabio Roversi-Monaco e
un´introduzione di Renato Zangheri. Caduta la signoria dei Bentivoglio, che si
era sovrapposta agli ordinamenti del libero Comune, nel 1506 la città divenne
dunque vice capitale dello Stato della Chiesa. Nel 1530 fu cornice
dell´incoronazione imperiale di Carlo V; nel 1547 vi si spostò il Concilio di
Trento (ne parla il saggio di Giuseppe Alberigo). Ridolfo Campeggi, un
testimone di primo Seicento, scrisse che alla difesa delle mura e delle nove
Porte fortificate si era sostituita la protezione di nove santuari dedicati
alla Madonna: un´identificazione tra la città e la figura maternamente
protettiva che durerà fino ai giorni nostri. Per tre secoli, fino al 1796,
sullo sfondo di ripetuti tentativi da parte delle potenze straniere di assumere
il controllo delle città e dei ducati padani, Bologna fu la cerniera nervosa
dell´Europa cattolica che guardava con apprensione al Nord. Fu una frontiera
clericale che non risparmiò le attività dello Studio, colpendo la presenza
degli studenti d´Oltralpe, che mortificò il progresso delle scienze e delle
idee sotto stretta sorveglianza dell´Inquisizione (ne scrive Guido Dall´Olio),
e avviò nuove persecuzioni contro gli Ebrei (ne scrive Maria Giuseppina
Muzzarelli). E tuttavia tra Sei e Settecento la scienza nuova a Bologna poté
contare su interpreti come Marcello Malpighi e Luigi Galvani (ne scrive Marco
Bresadola). E nelle arti liberali il governo del cardinale Gabriele Paleotti
dal 1566 impresse i caratteri che si manifestarono nell´Accademia dei Carracci.
«Il sovrapporsi di una amministrazione centralizzata e clericale alle
istituzioni di governo tradizionali - scrive nell´introduzione Adriano Prosperi
- suscitò continue frizioni e comportò conseguenze di ogni genere
nell´articolazione del potere politico, nell´organizzazione finanziaria, nell´
amministrazione della giustizia». La religione assunse a Bologna una funzione
di saldatura istituzionale, come non si riscontra altrove: tanto che Prosperi
suggerisce l´espressione di «guelfismo diffuso» e Paolo
Prodi di «secolarizzazione della chiesa e clericalizzazione dello stato». Persino Francesco Guicciardini,
storiografo e uomo di stato
fiorentino, che nel 1529 Clemente VII inviò a Bologna come legato di ampi
poteri, si arrese al proprio limite di essere un laico, poco più - si lamentò -
d´un servitore dei «maladetti preti».
( da "Riformista, Il"
del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
VATICANO una
riunione a porte chiuse per fare il punto su abusi liturgici e "caso
linz" Il Papa vuole obbedienza a cominciare dall'Austria FEDELTÀ
INTEGRALE. Ratzinger convoca l'episcopato di Vienna e prelati di curia per
chiarire il caso "Wagner". A due giorni dall'apertura dell'anno
sacerdotale, Benedetto XVI chiede più rigore. Attesa per l'uscita d'un testo
papale sull'Osservatore. di Paolo Rodari Si è di fatto aperto con due giorni di
anticipo l'anno che Benedetto XVI ha deciso di dedicare ai preti. Anche se
ufficialmente il tutto comincerà dopo domani in Vaticano coi vespri solenni
presieduti dal Pontefice, una riunione a porte chiuse che ha avuto luogo ieri e
l'altro ieri nella Sala Bologna - presente il Pontefice, il prefetto dei
Vescovi Giovanni Battista Re, il prefetto della Dottrina della Fede William
Levada, il prefetto del Clero Claudio Hummes, il prefetto
dell'Educazione Cattolica Zenon Grocholewski, il presidente dei Laici Stanislaw
Rylko, e i principali esponenti dell'episcopato austriaco a cominciare
dall'arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn e dal nunzio Peter Stephan
Zurbriggen - ha aperto le danze. Ratzinger, infatti, ricevendo la crème
della curia e dell'episcopato austriaco ha voluto chiarire definitivamente la
questione "Gerhard Wagner" e, nel farlo, ha voluto insistere
sull'obbedienza che preti e vescovi debbono a Roma e al magistero: solo
sacerdoti e vescovi che vivono il proprio ministero in «fedeltà integrale al
Concilio Vaticano II e al magistero post-conciliare della Chiesa», in sintonia
d'intenti dunque con Roma, possono esser certi della giustezza del proprio
operare. Parole che hanno in qualche modo preceduto un documento che Benedetto
XVI farà uscire sull'Osservatore Romano in edicola domani pomeriggio proprio in
vista dell'apertura dell'anno sacerdotale. Un documento che suona a mo' d'una
Lettera Enciclica dedicata al clero in miniatura, e che ruota attorno alla
necessità che i preti, ispirandosi alla figura del Curato D'Ars, sappiamo
vivere in comunione ecclesiale, essere d'esempio a coloro che nei seminari
intraprendono la strada del sacerdozio, vivere di preghiera e di dedizione alla
Chiesa e, soprattutto, combattere la secolarizzazione che, impietosa, ha
annacquato anche molti di coloro che si sono dedicati a Dio attraverso il
sacerdozio: la secolarizzazione deve cessare d'entrare nella Chiesa. È la
Chiesa che deve investire della sua presenza il mondo secolarizzato. Insomma,
quella del Papa nell'incontro a porte chiese di ieri e dell'altro ieri è stata
un'entrèe di quanto cercherà di comunicare ai preti nel corso di quest'anno. Il
caso "Wagner" non deve ripetersi. Monsignor Wagner era stato designato dal Papa quale vescovo ausiliare di Linz.
Buona parte del clero locale e dell'episcopato, poco tenuto a bada dal
presidente della conferenza episcopale Schoenborn, ha reagito chiedendo il
ritiro della nomina a motivo delle posizioni giudicate troppo conservatrici del
presule e, caso più unico che raro, è riuscita nel suo intento. Peccato che
poi, nelle settimane successive, Benedetto XVI sia stato
informato di come una parte dei coloro che hanno chiesto le dimissioni del
vescovo interpretino il proprio ministero: è in Austria che alcuni preti vivono
in perenne stato di concubinato giustificando innanzi
ai fedeli il proprio status. È in Austria che gli abusi liturgici più
sgradevoli trovano un fertile campo d'espressione. Ne è un esempio che ha
colpito molto la sensibilità di diversi porporati della curia romana la
processione del Corpus Domini messa in opera da don Helmut Part, parroco della
Stadtpfarre Urfahr a Linz (cfr. foto in alto a sinistra). Al posto dell'ostia
consacrata, egli mostra ai fedeli un qualcosa che assomiglia a una grande
pagnotta: insomma, altro che «fedeltà integrale» al Vaticano II. Ratzinger è
consapevole come centrale nella vita della Chiesa sia la liturgia. E affinché
abusi liturgici non si verifichino più ha portato a Roma, qualche mese fa quale
prefetto del Culto Divino, il cardinale Antonio Cañizares Llovera. E come
segretario della congregazione ieri ha nominato Joseph Augustine Di Noia,
domenicano, finora sottosegretario della Dottrina della Fede. Di Noia ha preso
il posto di Ranjith che torna in Sri Lanka come arcivescovo di Colombo. Venne
chiamato a Roma da Ratzinger pochi mesi dopo l'elezione. In seguito al motu
proprio Summorum Pontificum col quale il Pontefice ha "reintrodotto"
il rito antico, Ranjith ha denunziato l'inadempienza di alcuni vescovi verso la
messa in pratica della disposizione papale. Denunce che non sono piaciute a una
parte della curia che ha fatto pressioni per sostituire Ranjith. Ecco, quindi,
l'arrivo di Di Noia, uno studioso più che uno uomo di governo. 17/06/2009
( da "Corriere della Sera"
del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Cultura data: 17/06/2009 - pag: 38 Il documento L'introduzione
dell'ex presidente della Repubblica al libro con la sua
tesi di laurea scritta alla vigilia della Costituente Ciampi: laico e cattolico
senza pregiudizi «Così scoprii il diritto alla libertà religiosa. Fedele alla
Chiesa e al Risorgimento» di CARLO AZEGLIO CIAMPI I l testo di questo lavoro
giovanile è riemerso, imprevedibilmente, dal fondo del cassetto dove da gran
tempo «riposava ». La casualità della circostanza che mi aveva riportato
alla memoria quel lontano impegno di studente fu poi lo spunto occasionale per
una di quelle conversazioni amabili, mai troppo impegnative, che spesso sono la
piacevole conclusione di un'ottima cena. Questo il prologo; l'epilogo è in
questo volume. Esso vede la luce per la garbata, affettuosa «pressione» di
Francesco Margiotta Broglio, nonché per la forza persuasiva e l'alto consiglio
di Francesco Paolo Casavola. Il tema trattato nella tesi di laurea in
Giurisprudenza fu da me autonomamente scelto e sottoposto al relatore, il
professor Costantino Jannaccone, che lo approvò senza richiedere alcuna
modifica. Eravamo nel
( da "Corriere della Sera"
del 17-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Cultura data: 17/06/2009 - pag: 38 Carlo Azeglio Ciampi a Firenze
nel 1943. Fu in quel periodo che, dopo la laurea in Lettere, cominciò a
studiare Giurisprudenza (Ansa) Il tema Tutelare le minoranze Anticipò una
stagione di FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO A lle armi dall'11 luglio del 1941 fino
al termine della guerra, poi professore incaricato di italiano e latino al
liceo Guerrazzi di Livorno, Carlo Azeglio Ciampi riesce a laurearsi in
Giurisprudenza all'Università di Pisa nel luglio del '46 con centodieci e lode,
discutendo una tesi in diritto ecclesiastico su «La libertà delle minoranze
religiose» (relatore l'ordinario della materia, Costantino Jannaccone). Il
laureando si proponeva di analizzare la legislazione allora in vigore sulle
minoranze religiose per verificare se il trattamento che veniva loro riservato
corrispondesse «non ad un ideale astratto di libertà religiosa, ma a quella
libertà concreta che è ormai una fondamentale conquista dello spirito umano, e
la cui sostanza è che la manifestazione del sentimento religioso sia
individuale che collettivo non incontri limiti se non nel dovere morale, nel
rispetto dell'alterità» e sottolineava che questa libertà significava «anche
libertà di discussione, di propaganda, di proselitismo». Si interrogava,
inoltre, sul rapporto tra libertà religiosa e uguaglianza dei culti,
rispondendo che in regimi non separatisti «l'introduzione della libertà di
coscienza e di religione non induce senz'altro l'attuazione della parificazione
dei culti». A prescindere dal «regime» dei culti, è «l'uguaglianza dei
cittadini indipendentemente dalla loro professione religiosa» ad essere, per
Ciampi, un «fondamento dello Stato moderno». Nelle conclusioni, infine,
prospettava «particolari accordi che potranno concludersi con i singoli culti,
in seguito all'interessamento dello Stato ai problemi religiosi in senso
aconfessionale». Il futuro presidente della Repubblica non poteva sicuramente
immaginare, nel luglio del '46, che i costituenti avrebbero finito per adottare
soluzioni pienamente compatibili con le originali formulazioni esposte nella
dissertazione di laurea in Giurisprudenza. Ma ancora meno poteva sapere che
quelle formulazioni non potevano non trovare, come trovarono, la più attenta ed
alta valutazione da parte del relatore, Costantino Jannaccone, che in esse
aveva ritrovato molte consonanze con le sue rivendicazioni della libertà di
coscienza e di religione e con la sua originale concettualizzazione dei
«concordati interni» tra Stato e confessioni diverse dalla
cattolica. In ultima analisi si trattava degli «accordi particolari» di Ciampi
e delle «intese» di cui al futuro articolo 8, comma terzo, della Costituzione
che ha visto, tardivamente ma efficacemente, aprirsi la «stagione delle intese»
a metà degli anni Ottanta grazie ai primi governi presieduti da esponenti dei
partiti laici, repubblicani e socialisti, i movimenti politici verso i
quali si erano, poi, indirizzati gli appartenenti a quel Partito d'Azione che
aveva visto, tra i suoi militanti, anche il «dottor Carlo Azeglio Ciampi».
( da "Repubblica, La"
del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 1 - Prima
Pagina Il cardinale Martini "Un Concilio sul divorzio" EUGENIO
SCALFARI Il volto è dimagrito ma gli occhi d´un azzurro intenso lo illuminano
ancora di più. Mi guarda fisso, come per riconoscermi. Sono molti anni che non
ci incontriamo anche se ci siamo sentiti spesso scambiandoci a distanza
sentimenti e pensieri. Sono passati tredici anni da quel dibattito a due voci
organizzato da don Vincenzo Paglia, allora assistente ecclesiastico della
comunità di Sant´Egidio, nel grande salone di palazzo della Cancelleria a Roma,
dinanzi ad una platea gremita di sacerdoti d´ogni provenienza con i loro
variopinti costumi: vescovi e cardinali di Santa Romana Chiesa in talare e
zucchetto rosso, copti, patriarchi della Chiesa orientale, pastori protestanti,
anglicani. C´erano anche, ricordo, quattro monaci buddisti. Molti i gesuiti, in
veste nera e fascia alla vita, venuti ad ascoltare lui, il loro compagno di
seminario e di religione diventato poi cardinale e arcivescovo di Milano, Carlo
Maria Martini. Quel dibattito aveva come tema: «La pace è il nome di Dio» con
un sottotitolo: «Che cosa può unire oggi cattolici e laici». Lui fece una
premessa (fare premesse è una sua abitudine per meglio definire l´argomento).
Disse: «Non sono qui per fare proselitismo, perciò non parleremo di fede e di
teologia ma di etica e di convinzioni». A mia volta lo ringraziai e la
discussione cominciò, ma ci accorgemmo subito che eravamo d´accordo su tutto,
la sua etica era anche la mia, lui la riceveva dall´alto, io dall´autonomia
della mia coscienza, tutti e due ci ponevamo il problema dell´incontro tra il
sentimento religioso e una modernità laica e relativista. SEGUE ALLE P
( da "Repubblica, La"
del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 48 -
Cultura Carlo maria martini "La chiesa ripensi alla confessione"
Nell´incontro di Eugenio Scalfari con il cardinale, l´ex vescovo di Milano
spiega la necessità di un confronto sui temi più attuali. Partendo da una
maggiore apertura verso chi si separa "A volte i non credenti sono più
vicini a noi di tanti finti devoti Il Signore lo sa" "Non penso ad un
Vaticano III ma dobbiamo riprendere slancio e capire la società" "Il
ruolo dei fedeli è troppo spesso passivo, andrebbe esercitato con molta più pienezza"
"C´è chi si ritiene buon cristiano perché va a messa e avvicina i figli ai
sacramenti" (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Riformista, Il"
del 18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
evoluzioni Si può
rimanere al centro del potere romano durante la recessione Com'è stato l'anno d'oro della famiglia Abete da Apcom ad Assonime
tentativo di Saga. L'associazione delle spa ha nominato Luigi nuovo presidente
per il biennio 2009-2011. Suo fratello Giancarlo è stato
appena confermato alla guida della Federcalcio. Il culmine di un'ascesa
iniziata negli Ottanta. Amici di famiglia. Della Valle, Montezemolo, Miccio e
Mastella. di Gianmaria Pica Un 2009 che rimarrà negli annali per la famiglia
Abete. Martedì Assonime, l'associazione fra le società italiane per azioni, ha
nominato un nuovo presidente per il biennio 2009-2011:
l'economista-imprenditore, presidente della Bnl, Luigi Abete. A lasciargli il
posto sarà Vittorio Mincato, che è lì dal 2005, anno in cui lasciò la carica di
amministratore delegato dell' Eni. Recentemente il fratello Giancarlo, è stato confermato (con il 98 per cento dei voti) per altri
quattro anni alla guida della Federcalcio. A maggio la società Eps (Editoriale
progetto e servizio, che tra le altre cose ha in pancia anche la quota
dell'Asca) della famiglia Abete ha rilevato da Telecom Italia Media il 60 per
cento dell'agenzia di stampa Apcom. Ma questo è soltanto il punto più alto, per
ora, dell'ascesa - iniziata negli anni Ottanta - per una delle famiglie
dell'imprenditoria romana. Luigi Abete ha sempre fatto attività associativa e
imprenditoriale. «La recente nomina a capo di Assonime - dice un amico - è il
frutto di un lento e lungo lavorìo diplomatico». Luigi Abete ha una fitta rete
di imprenditori -amici che va da Luca Cordero di Montezemolo, conosciuto ai tempi
della scuola - entrambi hanno studiato al Massimiliano Massimo, la scuola dei
gesuiti frequentata anche dal Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi -
a Diego Della Valle, da Innocenzo Cipolletta - presidente delle Ferrovie dello
Stato - a Clemente Mastella, da Mauro Miccio a Paolo Panerai - amministratore
delegato di Class Editori. L'interesse per l'informazione iniziò a metà degli
anni Ottanta. Nel settembre del 1985, la Dc decise di vendere l'agenzia di
stampa Asca. Il compratore? Un giovane Luigi Abete reduce dell'esperienza a
capo dei Giovani di Confindustria e presidente dell'Unione degli industriali di
Roma. L'accordo era semplice: il venditore - l'Affidavit, finanziaria della
Democrazia cristiana - si accollò tutti i debiti, mantenne una partecipazione
del 10 per cento nella proprietà dell'Asca e il diritto di esprimere il
gradimento sul direttore; il compratore (A.Be.Te. acronimo di azienda
beneventana tipografica editoriale), invece, si fa carico delle liquidazioni e
di tutti gli asset negativi. Per Luigi Abete, l'acquisto dell'agenzia della Dc,
rappresenterà una promozione nel mondo dell'informazione: è una
diversificazione della propria attività che partendo da sette tipografie si era
già allargata all'editoria libraria e ora a quella quotidiana. Forte del suo
potere nell'establishment cattolico quattro anni più tardi, il 29 aprile 1989
grazie a lui, per la prima volta degli imprenditori privati entrano nella
proprietà di Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale che in quegli
anni era sull'orlo del fallimento. Luigi Abete, all'epoca vicepresidente di
Confindustria, riuscì a mettere in piedi una cordata di imprenditori di area
cattolica che rilevarono il 45 per cento del quotidiano. «Per comprendere e
capire il pensiero di Abete - raccontano alcune fonti vicine al presidente Bnl
- bisogna partire dal rapporto con Piero Pozzoli». Abete aveva sostenuto la
candidatura di Pozzoli alla presidenza a capo dei Giovani industriali. Pozzoli
era molto amato dai Giovani e aveva lavorato molto per rafforzare i legami con
i settori più avanzati della società. Erano gli anni mitici della rivista
l'Impresa. Ma il peso politico dei Giovani non riusciva a spostare gli
equilibri di fondo. Dimessosi Pozzoli, in questa situazione difficile, i
Giovani furono chiamati a pronunciarsi tra Carlo Patrucco e Aldo Belleli, esponenti dell'ala più laica confindustriale, e Luigi Abete
leader dell'altra anima dell'associazione. Vinse Abete che cercò di rafforzare
la rappresentanza dei giovani. Abete, si ritaglia nel mondo confindustriale un
ruolo di democristiano progressista. Una collocazione che porterà i suoi frutti
nel 1992. Forte del sostegno dei Giovani industriali e di larghi settori
dell'associazione, il quarantacinquenne Abete risulta il più votato alla
presidenza di Confindustria dopo Cesare Romiti. Negli anni del suo mandato la
Confindustria cambiò pelle, si ibridò: entrarono le aziende partecipate dallo
Stato (ex Iri). Fu il presidente della concertazione, dell'accordo del 1993, il
presidente della supplenza delle classi dirigenti eocnomiche rispetto alla
politica decimata dagli avvisi di garanzia. Poi cominciò per lui una fase più
difficile, in ombra. Si rimise in pista quando andò a fare il presidente della
Banca Nazionale del Lavoro. E partecipò attivamente allo scontro dell'estate
del 2005 nel sistema economico e finanziario: le opa e le contropa che
portarono Antonveneta agli olandesi di Abn, la Bnl a Bnp Paribas, Rcs
saldamente nelle mani del patto di sindacato e Antonio Fazio alle dimissioni da
governatore di Banca d'Italia. Lui stava dalla parte di quelli che avrebero
vinto, la grande coalizione che in quel momento andava da Giulio Tremonti a
Clemente Mastella, a Diego Della Valle, a Luca di Montezemolo. Anche grazie a
quella vittoria, la famiglia Abete è rimasta in gioco negli snodi di potere
nella capitale. Questo non dipende solo da Luigi, ma anche da suo fratello
Giancarlo Abete, fratello minore, più riservato, ma con doti spiccate di
intelligenza politica e finanziaria. Insieme a Luigi, Giancarlo guida il gruppo
di famiglia. L'attività principale è quella nel settore tipografico, commesse
dal Poligrafico e dal settore editoriale. Poi ci sono le parteciopazioni nelle
agenzie di informazione e nel business pubblicitario e cinematografico,
interessi nei servizi - dalla contabilità all'industria grafica - e interessi
immobiliari e agricoli. Non è un impero, ma è una solida ricchezza cittadina.
«Luigi si occupa sviluppo e strategia, mentre Giancarlo della gestione
finanziaria», dice un vecchio amico. Anche Giancarlo ha avuto la stessa
formazione cattolico-gesuita. Passione che negli anni Settanta si trasformerà
in una passione politica. Nel 1979 Giancarlo si candida alle elezioni politiche
con la Democrazia cristiana, e proprio con la Dc sarà eletto onorevole nella
ottava, nona e decima legislatura dal 1979 al 1992. Oltre alla politica,
l'interesse dell'altro Abete è il calcio, il potere calcistico. Dal 1989 al
1990 è stato a capo del settore tecnico della Figc,
incarico con il quale ha avuto inizio la sua carriera in Federcalcio. Legato ad
Antonio Matarrese, il primo novembre del 1990, appena quarantenne, è stato eletto presidente della Lega delle società di calcio
di serie C. Adesso, quello che si cerca di capire nel mondo della finanza
romana, è quali sono gli obiettivi degli Abete e le loro strategie. (1.
continua) 18/06/2009
( da "Foglio, Il" del
18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
18 giugno 2009
Mentore sapendo di smentire Manconi invita il Cav. all'ipocrisia e il Foglio al
moralismo, l'Elefante gli ricorda il paradigma di Leporello Dal Foglio del 12
giugno 2009 Al direttore - Sarebbe davvero sciocco archiviare sotto il genere
letterario di gossip lintero dibattito pubblico
sviluppatosi in queste settimane intorno alla categoria di “illibatezza della
minorenne”. O sottrarsi a quel dibattito quasi fosse un tema così futile da
risultare degradante o destinato a funzionare come unulteriore arma di “distrazione di
massa”. O, dopo il risultato elettorale, come un semplice ma insidiosissimo
errore di percorso di Silvio Berlusconi. Le cose non stanno affatto così.
Dietro tutta questa vicenda, emergono almeno due importanti questioni di etica,
che vale la pena approfondire. La prima riassumibile in un interrogativo:
Silvio Berlusconi avrebbe potuto partecipare, come ha fatto, da trionfatore
morale al Family day di San Giovanni (12 maggio 2007), se questo si fosse
svolto, poniamo, tra quindici giorni? Insomma esiste, deve esistere, una
qualche apprezzabile affinità (se non coerenza) tra stile di vita personale e
messaggio pubblico? Contrariamente a quanto si crede, la risposta della Chiesa
cattolica è sempre stata negativa: no, non è lo stile di vita, i comportamenti
privati, le relazioni domestiche che qualificano il “buon cristiano” impegnato
in politica. Sono solo ed esclusivamente le sue “opere”: in altre parole, e in
estrema sintesi, le leggi che produce. Sotto questo profilo, resta decisiva una
intervista di Camillo Ruini risalente ormai a un decennio fa: in quella
circostanza, fu nettissima la distinzione tra attività politica e legislativa e
opzioni private, tracciata dallallora presidente della
Cei: e fu altrettanto chiara lindicazione di come fosse la prima a
qualificare lidentità cristiana delluomo pubblico.
Non stupisce: per la Chiesa luomo è naturaliter peccatore e, dunque, la
sua fallibilità (la “debolezza della carne”) è un dato storico e teologico che
si mette nel conto e che va affrontato e risolto con una adeguata vita sacramentale: in questo
caso, col ricorso a quel sacramento della confessione che è parte integrante
dellesperienza del cristiano. Questo, nellambito della
comunità ecclesiale. Ma in quello della sfera pubblica, il cardinale Bagnasco e lo
stesso Silvio Berlusconi e Giuliano Ferrara hanno sottovalutato, probabilmente,
un dato di realtà. Vale la pena qui citare Joseph Ratzinger che, appena pochi
giorni fa, ha stigmatizzato le “immagini che spettacolarizzano il piacere, la
violenza o il disprezzo per luomo e la donna”. Ecco,
è a questo punto che interviene una contraddizione non eludibile: la
“spettacolarizzazione” (voluta prima che subita) ha reso inservibile il ricorso
a quella categoria fondamentale della vita pubblica che è lipocrisia.
In altri termini, è proprio vero – come recita un detto abusato ma felicissimo – che lipocrisia
è lomaggio che il vizio rende alla virtù e la “dissimulazione onesta” è,
oltre che il segno della consapevolezza del “male” che si commette, il riconoscimento dellaccettazione
dellordine (morale) costituito, delle sue regole condivise, dei suoi
limiti accettati (anche quando violati nei fatti). Dunque, uno strumento di
coesione sociale. Ma se quello strumento si rivela traballante perché lo scarto tra le
dichiarazioni pubbliche di partecipazione a quellordine
(celebrato, per esempio, dal Family day) e le violazioni private dello stesso
risulta troppo ampio, quella dissimulazione onesta non regge più.
Lipocrisia, qui intesa come virtù pubblica, ha bisogno di senso della misura, eleganza
del tratto ed equilibrio nella postura. Lipocrisia, in
altre parole, non è quella robetta là che credono i bigotti di destra e di
sinistra: è, piuttosto, una specifica narrazione morale. Che esige una sua peculiare sincerità: uno
schietto e aperto proporsi nella propria complessità e contraddittorietà e
nella propria dichiarata ambiguità. In caso contrario, risulta – fatalmente –
niente più che una sfacciata e mediocre improntitudine. Che è altra cosa.
Certo, è probabile che non sia stata questa la ragione principale del mancato
successo elettorale di Silvio Berlusconi: ma è la scintillante rappresentazione
ideologico-morale da lui realizzata che ha perso una quota non insignificante
del suo fascino, in quella sequenza imbarazzante e imbarazzata di reticenze,
bugiette, menzognucce, vereconde ammissioni e fiere negazioni. Insomma, “mento
sapendo di smentire” (Dario Vergassola). Cè, poi, un
ulteriore motivo di riflessione che Ferrara (il Foglio del 1 giugno scorso) afferra ma che, a
mio avviso, non riesce a controllare. E che costituisce la seconda questione
etica che emerge da questo affaire. Ferrara esalta il comportamento del
premier, come manifestazione sublime del carattere nazionale, dellantropologia borghese, dellidentità
psicologica e culturale propria del vitalismo imprenditoriale e creativo, del
familismo amorale e dello spirito di clan come strumento di integrazione e di
ascesa sociale. Pertanto, Ferrara vede in Berlusconi innanzitutto una attitudine licenziosa e
irriverente, un tratto trasgressivo e dinamico, un elemento caratteriale
proprio di una natura mercuriale e satirista, giocosa e femminile, libertaria e
ribelle. Contrappone tutto ciò, e la cultura che lo alimenta, al “moralismo machofobico
di certi ambienti cattolici” e a “tutta quella bella
gente dellEspresso e dintorni, questi giornalisti
laici bigami, trigami o in quadricromia”; e soprattutto lo contrappone a quella
“sociologia comprendente” che si muove “intorno alle famiglie superallargate, scisse, sghembe,
single o di altro disordine”, per appunto “comprenderle” e riconoscere loro
diritti. Qui lossessione ideologica di Ferrara finisce
col giocargli un brutto scherzo. Se fosse vero, quanto il direttore del Foglio
scrive, saremmo
di fronte, con Berlusconi, a una figura di moderno libertino, gaudente e
goloso, ironico e autoironico, umanista e “ripopolatore del mondo”. Ma se fosse
davvero questa la cultura incarnata da Berlusconi, lesito
“politico” sarebbe assai diverso. Il libertino non è, infatti, quellesemplare
di doppiezza bigotta e tartufesca che una certa narrativa nazionale ha voluto
rappresentare nella galleria dei tipi italiani. Il libertino autentico ha due
tratti che sembrano sfuggire completamente a Ferrara e che non sembrano rientrare in alcun modo
nella raffigurazione che egli stesso fa del suo Silvio Berlusconi. Il primo
tratto è una sorta di fondo tragico che conduce al cinismo, inteso non come
sguardo opaco e privo di riferimenti morali, bensì come coscienza drammatica
dellinutilità degli umani sforzi e della loro sostanziale vanità. Il
secondo tratto è rappresentato proprio da quella “capacità di comprendere” che
Ferrara così tanto detesta. Per buttarla in politica (e me ne scuso), il
libertino non chiede per sé, faccio per dire, il riconoscimento delle “coppie di
fatto”: ma proprio la sua idea del mondo, e la coscienza della sofferenza che
lo affligge, lo induce a guardare con favore (non dico ad adoperarsi perché
avvenga) listituzionalizzazione delle unioni civili. “Certo, le circostanze non
sono favorevoli. E quando mai?”: come canta Giovanni Lindo Ferretti, da me
(vanamente) sottratto a quei reazionari del Foglio. Luigi Manconi Caro Manconi,
io non esalto alcuno, né mi esalto, cerco bensì di spiegare con qualche ironia
e quando mi riesca anche con spirito beffardo, e di spiegare prima di tutto a
me stesso, quel fenomeno prodigioso che è Silvio Berlusconi, da molti anni
sconosciuto e onnipresente protagonista della scena pubblica italiana e
internazionale. Non ho mai scritto che è un libertino. Ho detto al contrario
che non è un dongiovanni ma un vendicatore di torti paragonabile alla statua
del Cumenda o addirittura un Leporello, gran carattere che schiaffeggia la
classe dei signori dellestablishment con le sue facezie e con le sue geniali
scurrilità. La grande virtù di Berlusconi, lo sappiamo tutti, o dovremmo
saperlo, è una perigliosa, lunga, affannata e ilare fuga dal tragico.
Figuriamoci il libertinismo, con il suo contorno di sadismo, violenza,
trasgressione nel segno dellodio verso Dio. Voi
bacchettoni di sinistra, che mi avete sempre fatto la morale perché non accetto
di trasformare i desideri particolari di ogni specie in diritti, a scapito di
antiche e onorate istituzioni come la maternità, il matrimonio e altre ancora, non riuscite a
capire che il Family day, da me sempre ricordato come Dies familiae, non era
una riunione di moralisti bensì una manifestazione politica laica, appoggiata
dal clero cattolico che aveva combattuto con noi laici dissenzienti dallortodossia
ipersecolarista le buone battaglie contro una legislazione zapaterista e contro
la pretesa di fare degli embrioni umani carne di porco per il diritto di aver
figli (anche piuttosto sani perché scelti nel parco buoi delleugenetica).
Berlusconi fu
trionfatore, e lo sarebbe anche domani, perché diede una mano, una manina
incerta ma vistosamente utile, a vincere quelle due battaglie. Per il resto,
non credo di dover ricordare a voi, che avete condiviso la sua impostazione
sotto elezioni, quanto mi abbia fatto arrabbiare la dichiarazione congiunta
Berlusconi-Veltroni dellanarchia etica come sostrato del
conflitto civile che esclude le questioni che contano dai confronti elettorali
(giocati sullAlitalia invece che sulla tragedia della manipolazione della vita umana). Due fiacchi
agnostici, alloccasione, non due libertini. Manconi vuole
abbellire lo spregevole assalto agli stili di vita di un uomo pubblico, perché
ha un certo senso estetico nonostante di mestiere faccia il sociologo, e
alluopo fa
lelogio dellipocrisia. Certo Berlusconi dovrebbe darsi una
calmata ed essere un poco più riservato ed ipocrita, ma senza esagerare,
altrimenti assomiglierebbe pericolosamente a Franceschini e a tutti quei cattolici
mediocri che sostituiscono il senso del peccato con leducazione
civica, e non è questa la sua natura, aggiungo per fortuna. Spero che su
questo, ma ne dubito, sia daccordo anche Manconi. Comunque cè James
Hillman, junghiano e sociologo o antropologo a suo modo, che ha capito tutto da
prima. Ne Il
codice dellanima, appena riedito utilmente da Adelphi
in edizione economica, cè scritto tutto quel che si deve sapere su
Casoria, a parte i dettagli inutili riferiti dagli scrutatori di buchi della
serratura. Andate al V capitolo, e già il titolo dice tutto: Esse est percipi.
Come fu che alcuni grandi, compresi un Washington e un Roosevelt, scoprirono il
geniale soldato, il grande politico, ma anche ad altri capitò di selezionare leccelso
torero, la stella della letteratura, lasso di baseball? Attraverso quella delicata cosa che
è il patronage, la vocazione a denudare corpi e anime e a percepire negli altri
una dote e a farla vivere (il risvolto è il destino degli altri di vivere
attraverso una percezione che li fa essere). Casi, alla fine, di casting
azzeccato (sebbene pretelevisivo, con un risvolto umanistico, diciamo, più
evidente): Hamilton delfino di Washington, Lyndon Johnson, Manolete, Gertrude
Stein, tutte stelle che non avrebbero brillato senza questa selezione, anche
improvvisata, dai contorni talvolta ambigui, questo casting ad altezze eccelse.
Nel riportare le sue storie favorite sul genio percettivo, Hillman nota che
“oggi sarebbero probabilmente considerate esempi di favoritismo da parte del
professore o casi di attrazione omosessuale tra due maschi o spiegate in
qualche altro modo che riduce il dono della percezione a una questione di
meschino interesse personale”. E insiste: “Cè
rimasta ben poca carità nelle nostre interpretazioni dei rapporti tra due
persone, specialmente se una delle due è giovane e laltra
più grande, se una ha il potere e laltra no. Forse, avendo perduto il
potere percettivo, siamo capaci soltanto di percepire, come unica affinità
elettiva tra due persone, il potere”. E conclude: “ Oggi quasi non riusciamo
più a credere a
queste relazioni basate sullaffetto del cuore.
Abbiamo imparato a vedere le cose con locchio dei genitali. Non sappiamo
immaginare rapporti basati sullimmaginazione. Per la nostra cultura il
desiderio deve per forza essere inconsciamente sessuale, le relazioni accoppiamenti,
le confessioni sincere, sotto sotto, manipolazioni seduttive”. Ecco, caro
Manconi, la sottocultura di sinistra è peggio dellignoranza
romantica, che faceva dire a John Keats: “Non conosco altro che la santità
degli affetti
del Cuore e la verità dellImmaginazione”. Per
Hillman questa frase “ci apre gli occhi sul terreno transumano dellarte
del mentore”. Ecco, il mentore. Magari un mentore che sa di smentire, ma pur
sempre un mentore. Lanziano politico, limprenditore al culmine del successo pubblico e
privato, luomo del casting, il mentore – appunto –
che affolla le feste di bella gioventù e seleziona con brio leporellesco, senza
tante ambizioni ma senza tutto quel risvolto di genitalità che ci vedono i suoi
denigratori
bacchettoni e molto, molto ipocriti: ecco qualcosa che le sottoculture non
riusciranno mai a capire. E mi dispiace. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
( da "Foglio, Il" del
18-06-2009)
Argomenti: Laicita'
18 giugno 2009 No
Martini Riflesso nella vanità di Scalfari, il venerabile gesuita è
insopportabile Eugenio Scalfari spesso tira fuori il peggio dei suoi
interlocutori, perché li sfida in una gara di narcisismo camuffata da
emulazione intellettuale e morale, per giunta nobile. Accadde anche ieri in una
conversazione su Repubblica con il cardinale Carlo Maria Martini, che ha deciso
di passare questi anni venerabili alla ricerca non del giusto, del bello, del
vero e del buono ma del consenso, comunque sia. Da Scalfari Martini si è
lasciato sgridare per aver scritto un libretto modesto, a quattro mani, con don
Luigi Verzè, definito dal famoso moralista laico come “un personaggio di
notevole intraprendenza”, che sarebbe una formale diminutio di persona non
grata se non si attagliasse, la definizione, al suo stesso autore. Si è anche
mediocremente giustificato, cosa che un principe della chiesa dovrebbe evitare
di fare: per lavorare di penitenza, il confessionale giusto non è il lettorato
di Repubblica. Martini ricorda spesso il vangelo, che sarebbe anche il suo
mestiere. Sostiene che bisognerebbe smantellare la chiesa come istituzione,
diplomazia e rocciosità della sede petrina prima di ogni altra cosa; tutto quello
che non è spiritualità e pauperismo è istituzionalismo o residuo temporalista,
deriva costantiniana, orrida alleanza con il potere. Bisognava fare Papa un
pastore, non un teologo o un diplomatico, nellultimo
conclave. E va bene. Abbiamo capito. Ma è andata così, e sarà da farsene una ragione, se si
voglia risultare persuasivi nel ragionare intorno alla chiesa di Benedetto XVI.
Martini dimentica però di citare il vangelo in quel versetto che ci sembra di
ricordare dedicato al matrimonio: luomo non disgiunga ciò che Dio ha unito. Il
carattere sacramentale del matrimonio non interessa lesegeta
biblico fattosi pastore dei divorziati risposati, che vorrebbe addirittura
dedicare un concilio non già alla vasta piaga sociologica e spirituale della
distruzione
della famiglia moderna attraverso il divorzio, laborto
e altri ammennicoli del diavolo: no, Martini vuole fare un concilio per
alleviare il disagio spirituale dei divorziati che si risposano e chiedono
leucaristia, infatti il cardinale intuisce il numero sempre crescente dei peccatori
(dal punto di vista della chiesa) e vuole ingurgitarli tutti come segni dei
tempi, correzioni di unetica cattolica cattiva in quanto
formalistica e antirelativistica, numeri di un consenso decisivo per
lalleanza con il mondo comè. Già che cè, Martini definisce la
frequenza dei sacramenti, della messa e le vocazioni come “aspetti esterni, non
sostanziali” della vita cristiana, che sarebbe solo e soltanto carità, e forse
fede e speranza. A Martini, dice infine Scalfari, piace Scalfari, che è un “ateo
perfetto”; a entrambi, dicono in coro Scalfari e Martini, dispiacciamo noi atei
imperfetti, che manifestiamo liberamente, in nome di una ragione più larga e
varia del razionalismo conformista, una certa ironica ma sincera devozione per
la dottrina, lannuncio e la liturgia cattoliche.
Sinceramente, e gentilmente, ricambiamo. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
( da "Riformista, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Tendenza 24
luglio tra i delusi del Cav. C'è chi potrebbe fare il Dino Grandi? di Peppino
Caldarola «La situazione si è fatta grave, persino seria». L'editoriale di
Giuliano Ferrara sul Foglio di ieri descrive lo sconcerto di un noto
estimatore, e suggeritore, di Berlusconi di fronte allo scandalo scoppiato dopo
le rivelazioni, affidate ad un pm di Bari, di una signorina che dichiara di
aver trascorso almeno una notte a palazzo Grazioli. Ma la penna acuminata di
Ferrara non è rivolta contro gli organi di stampa che accusano il premier ma
parla del mondo che circonda Berlusconi. C'è aria da "24 luglio"
permanente, denuncia Ferrara, una vigilia di rivolta che si respirerebbe anche
fra gli amici più stretti di Berlusconi. Le agenzie di stampa hanno registrato
meno difese d'ufficio del premier di altre occasioni. Se Berlusconi si era
sentito solo durante l'attacco di Repubblica sul caso Noemi, per buona parte
della giornata di mercoledì e di giovedì deve aver provato una sensazione
ancora più angosciosa. Anche Ferrara per la prima volta parla di una
«licenziosità dei comportamenti difficile da classificare», mentre in altre
circostanze aveva cercato di ridimensionare l'impatto di una condotta
esagerata. Il "24 luglio permanente" ha bisogno di un Dino Grandi che
prepara l'ordine del giorno e di gerarchi che si apprestino a sostenerlo. A chi
pensa, se pensa a questo, Giuliano Ferrara? In verità solo Ferrara può chiarire
il senso della sua invettiva che peraltro principalmente rivolta contro quanti
hanno dimostrato «stupidità o inesperienza politico-istituzionale». Noi che
nulla sappiamo di complotti, anzi che fieramente siamo ostili alle manovre
oscure di corridoio, possiamo cercare di capire in quali ambienti va maturando
in modo abbastanza esplicito e pubblico un dissenso o distinzioni rispetto alla
gestione Berlusconi. Conviene indagare piuttosto che sulla «stupidità» di
alcuni consiglieri o sulla doppiezza di alcuni amici sleali su un mondo
culturale, intriso di ambizioni politiche, che comincia a sentirsi stretto nella
maglie berlusconiane. Non è un mistero ormai che un'alternativa culturale prima
ancora che politica stia albergando dalle parti del presidente della Camera.
L'iniziativa di Fini si svolge ormai a tutto campo e non conosce soste. L'ex
capo di An sta descrivendo il profilo di una nuova destra tollerante sui
diritti civili, legalitaria sul piano istituzionale, libertaria e
filo-atlantica in politica estera. E' una dimensione da capo dello Stato quella
che sembra avvolgere il presidente della Camera che non lascia passare giorno
senza distinguersi dal premier sulla politica corrente o sulle prospettive. E'
difficile immaginarlo come congiurato, piuttosto va segnalata una continua
erosione a suo favore di consensi di quella parte di mondo dell'impresa, della
diplomazia e della politica che cerca nella destra una alternativa a
Berlusconi. Il secondo nome è quello di Giulio Tremonti, anche lui
difficilmente catalogabile come un congiurato anti-Berlusconi. Ma il ministro
da mesi ha rivoltato come un calzino la propria immagine pubblica. Da liberista
è diventato anti-mercatista, non ha preso quasi più parte ad alcuna polemica
contro l'opposizione se non quelle rese necessarie dalla battaglia politica
quotidiana, aspira a diventare, fra i ministri del Tesoro, quello che
stabilisce un nesso sempre più stretto fra buona economia e valori etici. Anche
Tremonti sta costruendo una leadership che guarda ai poteri forti e alle
cancellerie del mondo occidentale. Questa nuova stagione di Berlusconi ha
deluso anche altri protagonisti di primo piano dell'ascesa e del consolidamento
del berlusconismo. Pensiamo a uomini della politica che negli ultimi anni si
erano costruiti un profilo politico-culturale di frontiera e che sono stati,
con qualche brutalità, accantonati. Fra questi sicuramente c'è Giuseppe Pisanu,
dc di tradizione di sinistra, buon ministro degli Interni, uomo di raccordo con
quella parte del mondo cattolico che aveva per decenni commerciato con la Dc.
Pisanu ora è nelle retrovie del berlusconismo e si è segnalato per l'iniziativa
con Fini e D'Alema nella recente visita di Gheddafi. L'isolamento dell'ex
ministro ha senza dubbio tolto molta professionalità all'entourage che circonda
il premier e rischia di far sentire la propria mancanza in momenti caldi come
quello che ci apprestiamo ad attraversare. Un'altra stella caduta dal
firmamento berlusconiano è senza dubbio l'ex presidente del Senato, Marcello
Pera. Ultimo sopravvissuto della schiera di professori che avevano scelto di
fare politica con il Cavaliere, Pera da una sponda laica si era caratterizzato
per il dialogo con un cardinale poi diventato papa. Il rapporto con Ratzinger
l'aveva lanciato ai primi posti fra gli uomini di frontiera della nuova destra.
La sua caduta non può non aver provocato malessere e incrinato una rete di
rapporti. Nel mondo dei delusi c'è sicuramente un altro intellettuale che ha
conosciuto il successo negli anni duri del berlusconismo e
che è stato frettolosamente
emarginato. Penso a Giuliano Urbani, l'ideatore di Forza Italia, in cui rappresentava
l'anima laica e liberale. Il mondo degli scontenti di Berlusconi comprende
anche figure di secondo piano. Fra i quasi cento parlamentari del Pdl che
mancano spesso alla conta dell'aula molti sono i non premiati che hanno
qualcosa da recriminare. Se da tutto questo può scaturire in un "24
luglio permanente" è congettura da indovino. 19/06/2009
( da "Riformista, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
vaticano
ratzinger apre l'anno sacerdotale e risponde a chi vuole abolire il celibato
C'è posta per i preti Una lettera papale contro i detrattori omelia. Le
iniziative di Milingo in Africa. Una lettera giunta dall'Austria sul tavolo del
Prefetto del Clero. E, non ultima, un'intervista del cardinale Carlo Maria
Martini su Repubblica. Benedetto XVI interviene sul tema dellla vocazione e
della castità dei preti, fa l'identikit dell'uomo di Chiesa e propone il
modello del Santo Curato d'Ars, sacerdote che non si arrese mai di fronte ai
«deserti dei confessionali». di Paolo Rodari L'anno sacerdotale che si apre
questa sera in Vaticano con la recita dei Vespri condita da un'importante
omelia di Benedetto XVI (il testo riassumerà l'intensa Lettera del Papa per l'apertura
dell'anno sacerdotale resa nota ieri dal Vaticano) cade nel momento giusto. A
scorrere le cronache di questi giorni, infatti, svariati appaiono gli attacchi
diretti proprio alla vocazione sacerdotale, cuore pulsante della vita della
Chiesa. E, infatti, non a caso, è stato ieri il
segretario del Clero, l'arcivescovo Mauro Piacenza, a parlare sull'Osservatore
Romano di attacchi senza precedenti contro il sacerdozio. Attacchi che, in
qualche modo, sono diretti anche contro una delle caratteristiche principali
della stessa vocazione sacerdotale, il celibato. Divenuto una prassi nella
Chiesa cattolica di rito latino, il celibato è oggi un vincolo sul quale, non
ultimo, Benedetto XVI ha speso svariate parole. Prima ci si è messo Emmanuel
Milingo. È di questi giorni la notizia che il vescovo scomunicato dalla Chiesa
cattolica dopo le sue note vicende con Moon, sta lavorando in Africa per
togliere consensi e preti alla Chiesa: nello Zambia, il Vaticano ha dovuto
scomunicare padre Luciano Mbewe con l'accusa di aver creato la Chiesa
Apostolica Nazionale Cattolica dello Zambia unendosi apertamente al movimento
"Preti Sposati Ora" di Milingo. In Kenya, invece, è stato un piccolo gruppo di preti cattolici
impegnati nell'abolizione della regola del celibato per il clero latino a
sostenere di volere ordinare - incapperebbe con questo gesto automaticamente
nella scomunica - un vescovo senza il permesso della Santa Sede. Poi è stata la
volta del cardinale Christoph Schoenborn. Il presidente dei vescovi austriaci,
convocato tre giorni fa da Ratzinger per relazionare sul caso Gerhard Wagner
(nominato vescovo ausiliare di Linz, si è dovuto fare da parte per le proteste
del clero locale che lo hanno ritenuto troppo conservatore), ha portato al
prefetto del Clero, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, la cosiddetta "Iniziativa dei laici" (Laieninitiativ).
Si tratta, in sostanza, di un appello di cattolici austriaci che chiede l'abolizione dell'obbligo del celibato per
i sacerdoti, il ritorno in attività dei preti sposati, l'apertura del diaconato
anche alle donne e l'ordinazione dei cosiddetti "viri probati".
Schoenborn ha chiesto a Hummes di leggere il documento «con attenzione». E ha
anche parlato della cosa in un'intervista rilasciata alla Radio Vaticana.
Infine ecco un'intervista (di ieri) del cardinale arcivescovo emerito di
Milano, Carlo Maria Martini, il quale oltre a proporre non tanto un Concilio
Vaticano III quanto un Concilio dedicato interamente alla questione dei
divorziati, dice che uno dei problemi che attanagliano la Chiesa è quello del
«celibato dei preti». La Lettera di Benedetto XVI si muove a un'altezza
diversa. Non risponde direttamente alla questione del celibato, ma alza lo
sguardo indicando il cuore d'una vocazione, quella sacerdotale, che
nell'accettazione del celibato ha senz'altro uno dei suoi punti di maggiore
forza e fascino. L'esempio a cui Ratzinger vuole tutti guardino è uno: san
Giovanni Maria Vianney, altrimenti noto come Curato d'Ars. È il suo esempio, la
sua storia fatta di lunghi anni trascorsi in parrocchia a confessare e dire
messa, a dipingere quell'identikit di prete a cui il Pontefice vuole tutti
guardino. Il Curato d'Ars era mezzo analfabeta. Ma con il suo amore
all'eucaristia e con una dedizione incondizionata ai suoi parrocchiani - «Mio
Dio accordatemi la conversione della mia parrocchia; accetto di soffrire tutto
quello che vorrete per tutto il tempo della mia vita», disse la prima volta che
giunse ad Ars - riuscì a creare un movimento spirituale incredibile attorno
alla sua chiesa. Scrive Benedetto XVI: «Entrava in chiesa prima dell'aurora e
non ne usciva che dopo l'Angelus della sera. Là si doveva cercarlo quando si
aveva bisogno di lui». Ai suoi parrocchiani insegnava con la testimonianza
della vita. Era dal suo esempio che i fedeli imparavano a pregare: era convinto
che dalla messa dipendesse tutto il fervore d'un prete. Passava con un solo
movimento interiore dall'altare al confessionale, dove vi rimaneva anche per
sedici ore al giorno: «I sacerdoti - ha spiegato Benedetto XVI - non dovrebbero
mai rassegnarsi a vedere deserti i confessionali né limitarsi a constatare la
disaffezione dei fedeli nei riguardi di questo o quel sacramento». Quello di
Benedetto XVI è un invito ai preti a riscoprire la grandezza della propria
vocazione. Certo, ci vuole anche allenamento: «La grande disavventura per noi
parroci - disse il Curato d'Ars - è che l'anima s'intorpidisce». Sono
continuate le infedeltà dei preti: situazioni «mai abbastanza deplorate». Il
Curato d'Ars rispondeva al peccato in questo modo: «Teneva a freno il corpo,
con veglie e digiuni, per evitare che opponesse resistenze alla sua anima
sacerdotale». In confessionale faceva così: «Do ai peccatori una penitenza
piccola e il resto lo faccio io al loro posto». Egli seppe vivere in interezza
i tre consigli evangelici: povertà, castità e obbedienza. Una possibilità
valida anche oggi. 19/06/2009
( da "Messaggero, Il"
del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 19 Giugno
2009 Chiudi di CARLA MASSI ROMA - Macchinette come quelle che sono fuori delle
farmacie. Per comprare profilattici anche a scuola. Per provare a sostenere,
così, un campagna di prevenzione anti-Aids e di educazione sessuale. La
Provincia di Roma ha votato la mozione e, dal prossimo anno, nei corridoi di
licei e istituti superiori potremmo già trovare i distributori a gettone. La
mozione è passata con 19 voti favorevoli (13 Pd, 3 Sinistra e libertà, 1 del
Pdl, il vicepresidente della Provincia Francesco Petrocchi, 1 Gruppo misto e 1
Idv), 7 contrari (Pdl) e un astenuto (Destra). «A settembre gli studenti
avranno questa opportunità - spiega Nicola Zingaretti presidente della
Provincia di Roma - oltre a corsi sulla legalità, sulla memoria, sulla
creatività e sull'educazione ambientale». Tempo dell'ultimo sì nel consiglio
provinciale ed è partita la bagarre: no di alcuni scienziati, politici Pdl
divisi, studenti interdetti, cattolici schierati
contro. «Credo che per contrastare l'Aids - commenta il viceministro della
Salute Ferruccio Fazio - tutti i mezzi siano utili. C'è una ridotta percezione
del rischio che potrebbe portare ad una recrudescenza della malattia. Va
combattuta con campagne di informazione e con tutti i mezzi a disposizione, compresi
quelli messi in campo dalla Provincia di Roma». «Un'iniziativa positiva»
stigmatizza Cesare Cursi, responsabile Sanità del Pdl. Visione esattamente
opposta quella dell'assessore alle Scuole del comune di Roma, Laura Marsilio
(Pdl) secondo la quale «i distributori rischiano di dare un messaggio sbagliato
e di non raggiungere l'obiettivo». Fernando Aiuti, l'immunologo che tra i primi
in Italia si occupò di Aids all'inizio degli anni Ottanta e oggi presidente
della commissione Sanità del Comune di Roma frena: «A scuola non si va per fare
sesso, dunque sono contrario all'installazione. Appena fuori dalle scuole però
sono favorevole». La psicologa Anna Oliverio Ferraris, psicologa che si
definisce «laica al 100%», boccia la distribuzione. «Avrei
preferito corsi di educazione sessuale», suggerisce. Ancora no dal Moige, il
Movimento italiano genitori, e dall'Azione Cattolica. Sì dal circolo
omosessuale Mario Mieli, dagli studenti della sinistra (l'Unione degli
studenti), contari quelli di Azione studentesca vicina alla destra.
Certo che è che gli addetti ai lavori, prime le associazioni delle persone
sieropositive, sono allarmati per la scarsa consapevolezza dei giovanissimi
rispetto all'Aids. La considerano una malattia «che si cura» e, nella maggior
parte dei casi, non riescono a percepirla come un'infezione grave da cui
proteggersi. «Dicono che si tratta di una patologia africana - fa sapere
Rosaria Iardino, presidente di Nps, Network italiano di persone sieropositive
-, sono convinti che la pillola anticoncezionale tenga lontano anche il virus.
Ripetono che è un male che guarisce. Quando andiamo a fare campagne di
prevenzione nelle scuole mostrano incoscienza e, purtroppo, molta arroganza nel
loro non sapere. Non hanno informazioni né a scuola, né in famiglia né dal
medico di famiglia». Proprio per sensibilizzare le nuove generazioni Nps, con
il patrocinio dei ministeri della Gioventù e delle Pari opportunità, ha indetto
un concorso per ragazzi tra i 16 e i 26 anni: girare uno spot di 40 secondi
audio o video sulla prevenzione dell'Aids (informazioni su www.hivideo.it). Dal
21 giugno, su All Music e Radio Deejay, nell'ambito di una campagna di
sensibilizzazione, andrà in onda uno spot diretto e interpretato da Giorgio
Pasotti con Martina Stella, Claudia Pandolfi, Anna Safroncik, Pietro Taricone e
Vincenzo Cantatore.
( da "Corriere della Sera"
del 19-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Esteri data: 19/06/2009 - pag: 19 Madrid La conferenza
episcopale: i cattolici non votino Aborto in Spagna,
no dei vescovi al governo «Legge immorale». «State al vostro posto» DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE MADRID Avviso ai naviganti, qualunque bandiera battano: «Nessun
cattolico coerente con la propria fede potrà votare a favore dell'aborto », non
ammette diserzioni la Conferenza episcopale spagnola. Che si è attirata
l'immediata reazione del governo, attraverso Elena Salgado, ministra
dell'Economia: «I vescovi, come al solito, non sanno quale sia il loro posto.
Lascino lavorare il parlamento ». Il conto alla rovescia è iniziato in Spagna:
entro settembre, o al più tardi ottobre, si discuterà al congresso la riforma
della legge sull'aborto in vigore dal 1985. Il governo socialista di Zapatero
può contare sull'appoggio esterno di altri partiti e ha già dimostrato di avere
i numeri per far passare il progetto. Ieri i vescovi si sono appellati alle
coscienze dei deputati, laiche e soprattutto cattoliche,
perché si uniscano all'opposizione, guidata dal Partito popolare. Il disegno di
legge «costituisce un serio passo indietro rispetto all'attuale
depenalizzazione, di per sé già ingiusta», ha sostenuto il portavoce della Cee,
Juan Antonio Martinez Camino, presentando un documento di 11 pagine,
fitte di critiche alla riforma. A cominciare dall'inquadramento dell'aborto in
una legge sulla «salute sessuale e riproduttiva»: «Si riconosce così la
qualifica di diritto, un diritto protetto addirittura dallo Stato, a qualcosa
che in realtà è un attentato ». Questo è, per la gerarchia ecclesiastica
spagnola, il peccato originale della riforma. Un peccato mortale: se Zapatero
cancella il carcere per chi abortisce anche fuori tempo massimo, i vescovi
minacciano con la scomunica chiunque lo faccia o aiuti a farlo pur nel rispetto
della legalità statale. Negli ultimi 24 anni, la legge spagnola ha considerato
l'aborto un reato, ammettendo però alcune eccezioni: la gravidanza frutto di
violenza sessuale può essere interrotta entro la 12esima settimana; quando si
riscontrano anomalie nel feto, si può intervenire fino alla 22esima settimana.
L'ultima condizione è anche la più vaga: si può abortire senza limiti di tempo
se esistono rischi per la «salute psichica o fisica» della madre. Le modifiche,
studiate da un comitato di esperti per il ministero dell'Uguaglianza e della
Sanità, oltre a eliminare arresto e reclusione per chi abortisca fuori dai
termini della legge, prevedono la possibilità di interrompere la gravidanza
liberamente entro la 14esima settimana, ed entro la 22esima se esistono rischi
di salute per la madre o per il nascituro. Oltre questo lasso di tempo, sarà
necessario il parere di una commissione di specialisti. La novità che ha
suscitato più resistenze nel paese è quella che autorizza le minorenni, tra i
16 e i 18 anni, a sottoporsi all'intervento senza il consenso dei genitori, ed
eventualmente senza neppure informarli. Pochi giorni fa, le organizzazioni
antiabortiste si sono mobilitate in una campagna di pressione, inviando quattro
email al secondo ai 350 deputati spagnoli perché appoggiassero una mozione dei
popolari per il rinvio della riforma. Ma il progetto ha superato agevolmente,
martedì scorso, il primo scoglio. Conferenza Episcopale Il portavoce Juan
Antonio Martinez Camino Elisabetta Rosaspina
( da "Repubblica, La"
del 20-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVII -
Torino La patrona Stasera la processione della Consolata richiamerà ancora la
folla e lo storico del Cristianesimo Giovanni Filoramo spiega perché "Ex
voto, preghiere, pellegrinaggi l´altra faccia della Torino magica" I
devoti la considerano capace di guarigioni e salvezze miracolose Ma anche
l´esoterismo ha qui una tradizione... VERA SCHIAVAZZI C´erano una volta gli ex
voto, piccoli dipinti su legno che affrescavano con ingenuità scene
"miracolose", bambini salvati dai flutti, case risparmiate
dall´incendio, occhi e gambe risanati. C´erano una volta le processioni, grandi
occasioni di festa e di preghiera, con le "autorità" in prima fila e
statue portate a spalle. C´erano una volta e ci sono ancora, declinate in ogni
città secondo storie dal sapore leggendario, come quella che si ricorderà
stasera quando, alle 20.30, i fedeli guidati dall´arcivescovo Severino Poletto
partiranno dal Santuario della Consolata per poi passare, dopo il tradizionale
percorso in centro, sotto il Comune, dove il sindaco incontrerà brevemente il
cardinale. è l´occasione giusta, dunque, per riflettere su un tipo di devozione
che potrebbe parere d´altri tempi. Ma che, secondo Giovanni Filoramo, docente
di Storia del Cristianesimo all´Università di Torino, è lontana dall´essere
tramontata. Professor Filoramo, qual è oggi il senso di una grande preghiera
pubblica, addirittura itinerante, che coinvolge simbolicamente l´intera città?
«Per rispondere faccio un lungo passo indietro. Trent´anni fa avevamo
organizzato col professor Franco Bolgiani un convegno proprio dedicato agli ex
voto della Consolata. Già allora credevamo di avere a che fare con un fenomeno
quasi estinto, da considerare sotto il profilo storico più che dell´attualità
sociale. Ma ci sbagliavamo: i responsabili del Santuario ci mostrarono un
costante flusso di nuovi arrivi. Non ho i dati numerici necessari per dire se
le cose sono rimaste uguali, ma certo non si tratta di un modo di vivere la
fede in via di estinzione, così come non lo sono i pellegrinaggi. E neppure le
processioni». è un modo di credere che appartiene ai più anziani? «Non
necessariamente. Pensiamo ai nuovi cittadini di Torino e dell´Italia, alle
migliaia di cattolici arrivati dall´Est Europa,
insieme agli ortodossi, o dall´Africa e dall´Asia. Queste comunità hanno
certamente contribuito alla vitalità di forme di religiosità che magari non
appartengono più a quegli italiani che vivono in modo più élitario la loro
appartenenza a una confessione». Dunque, in questo contesto di fenomeno
popolare, è "normale" che si tratti di un´occasione pubblica, alla
quale partecipano anche esponenti delle istituzioni laiche?
«Da laico e perfino da laicista quale sono mi verrebbe da dire che non è
auspicabile. Ma da studioso devo vedere la cosa da un altro punto di vista, e
riflettere sull´antica questione della funzione civile, o meno, della
religione. In questo caso della religione cattolica, a lungo identificata come
quella prevalente anche se non unica nel nostro Paese. è un
"matrimonio d´interessi", quello tra religione e istituzioni, che
gioca in superficie e ripercorre schemi antichi. Questo forse non risveglia la
religiosità più autentica degli individui, ma contribuisce a rassicurare gli
animi in mancanza di certezze più solide». Qual è, in particolare, il
significato della devozione alla Consolata per i torinesi? «Come sappiamo, la
fede in questa Madonna è cresciuta notevolmente in seguito all´assedio francese
del 1706 (ricordato da una lapide che tuttavia riporta erroneamente la data del
1704, ndr), cioè a un momento di particolare crisi e paura nella storia di
Torino. Ed è proprio in quel momento, di fatto, che i cittadini scelsero la
Consolata come patrona. Così è rimasto nel sentimento popolare, e non è
difficile comprendere come anche oggi, in momenti difficili sia pure del tutto
diversi, molte persone possano riconoscersi nella devozione a figure
mediatrici, come appunto la Consolata, in grado di "parlare con Dio"
e di ottenere da lui benefici concreti, immediati, dalla guarigione a altre
forme di protezione o di salvezza». I laici si rassegnino, insomma? «Non vorrei
fare paragoni irriguardosi, ma ho appena finito di scrivere un piccolo saggio
per una Storia dell´esoterismo che verrà pubblicata da Einaudi. E ho constatato
come, nonostante la pretesa razionalità del nostro tempo e della sua classe
dirigente, essa continui a rivolgersi, più o meno apertamente, a forme di
predizione del futuro che di razionale hanno ben poco. Anche questa è una
tradizione, ben radicata, di Torino».
( da "Corriere della Sera"
del 20-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 20/06/2009 - pag: 2 Il caso Momenti di tensione
durante un comizio di sostegno al candidato alla Provincia di Milano Fischietti
e striscioni. Il premier: mi fate disgusto Una cinquantina di giovani protesta.
La replica dal palco: siete solo dei poveri comunisti CINISELLO BALSAMO
(Milano) La rabbia di Silvio Berlusconi esplode come un candelotto di dinamite
appena sale sul palco di Cinisello Balsamo, storica roccaforte rossa della
provincia di Milano, ora al ballottaggio. Il premier è in piazza Gramsci per
chiudere la campagna elettorale di Guido Podestà, candidato del centrodestra
per la presidenza della Provincia di Milano. Sul palco insieme a lui ci sono
Roberto Calderoli, Ignazio La Russa, Maurizio Lupi. Una cinquantina di ragazzi
e ragazze lo contestano a suon di fischietti e di striscioni. Cantano bella
ciao, urlano «vergognati», sventolano due cartelli. Sul primo c'è scritto
«libertà di espressione», nel secondo «siamo donne, non siamo veline». Normale
amministrazione in qualsiasi altra occasione. Berlusconi, si sarebbe limitato a
qualche battuta, liquidando la faccenda in pochi secondi. Ieri, no. Come se il
premier non aspettasse altro per dare fuoco alle polveri. Risponde ai contestatori, ma in realtà risponde al centrosinistra, alle
inchieste dei giornali, alla magistratura. È un crescendo rossiniano. «Vedo che
c'è una manifestazione, evviva, così tutti possono vedere la differenza tra noi
e loro attacca il premier . Noi non andremmo mai ad una loro manifestazione a
disturbare. Siete solo dei poveri comunisti, oggi come sempre. Mi fate pena e
disgusto». Parole urlate e ripetute più volte. La polizia interviene. Circonda
i ragazzi (ma vicino ai contestatori si nota anche un
consigliere di Rifondazione di Cinisello e un assessore regionale dell'Italia
dei Valori) e li sospinge verso i limiti estremi della piazza. Ci sono momenti
di tensione fino a quando, almeno i più giovani, sono a «distanza di sicurezza»
dal palco. Non basta a Berlusconi. Che allarga il tiro. Ormai, non si rivolge
più a chi l'ha fischiato ma ai suoi «nemici storici»: il centrosinistra, la
magistratura, i giornali. «È inutile che sperate di buttare giù il governo e la
maggioranza con trame giudiziarie e attacchi mediatici. Siamo la maggioranza e
in un Paese democratico la maggioranza governa. Sono invidiosi, non capiscono
le persone: alla mia età potrei ritirarmi ma per come si comportano mi
costringono a rimanere». La voce è roca. I supporter del Popolo della Libertà
si spellano le mani. Gli piace vedere il loro capo all'attacco, a testa bassa.
Gli piace ascoltare la rappresentazione della propria diversità. «Noi grida
Berlusconi siamo antropologicamente diversi. Loro sono ancora dei poveri
comunisti ». Già la sinistra. Che non viene risparmiata. «Analfabeti della
democrazia», «senza dignità». Prende spunto dalla manifestazione romana per
l'Abruzzo e spara ad alzo zero: «Io mi indigno poco ma questa settimana mi sono
indignato molto». È l'incipit. Ecco il seguito: «Hanno organizzato delle manifestazione
sul nulla, mandando gente che non aveva nulla da chiedere e hanno
strumentalizzato le speranze, la paura e i morti. Vergogna!». Venti minuti.
Tanto è durato il comizio di Berlusconi. Dieci di sfogo. Negli altri dieci tira
la volata a Podestà e attacca il presidente della Provincia uscente, Filippo
Penati. «Penati è stato incatenato, pover'uomo, dai
veti della sua maggioranza, una lunga serie di no». Chiede che Provincia,
Regione e Comune abbiano un solo colore politico, quello del centrodestra «per
garantire sintonia tra le tre istituzioni ». E assicura che settimana prossima
tornerà a parlare di calcio, «di Kaká, di Milan, di Inter». «Per me il calcio è una religione laica». C'è tempo anche per un
inedito. Una nuova barzelletta su Berlusconi che spiega al Padre Eterno come
organizzare il paradiso in una società per azioni, ma Dio si domanda perché
dovrebbe essere solo vicepresidente. In piazza si vede anche qualche bandiera
dell'Udc. Gli elettori cattolici applaudono.
Maurizio Giannattasio La protesta Un momento della contestazione durante il
comizio del premier a Cinisello Balsamo per la chiusura, ieri, della campagna
elettorale nella storica roccaforte rossa della provincia di Milano, ora al
ballottaggio. «Abbiamo anche la contestazione: evviva!» ha detto Berlusconi
L'affondo «Sono analfabeti della democrazia. E sono invidiosi, non capiscono le
persone: alla mia età potrei ritirarmi, ma per come si comportano mi
costringono a rimanere»
( da "Secolo XIX, Il"
del 21-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Don Gallo, un
coro con le trans del ghetto«anche loro hanno diritto di lavorare» il ricordo
di de andrè UN PRETE di trincea, non troppo allineato con le gerarchie ma
deciso a rimanere fedele alla sua visione del Vangelo. Eccolo, uno dei tanti
volti della Chiesa (il cardinale Angelo Bagnasco ha recentemente parlato, in
riferimento alla sua opera fuori dal coro, di una «fantasia del bene» che
arricchisce il mondo cattolico) fatta di sacerdoti che non andranno mai in
pensione: don Andrea Gallo, classe 1928, il primo luglio si appresta a
festeggiare il suo cinquantesimo di sacerdozio, alla vigilia dell'ottantunesimo
compleanno. Lo farà al don Bosco di Sampierdarena, dove monsignor Luigi
Bettazzi («vescovo padre del Concilio Vaticano II») celebrerà una messa alle
18. E poi di nuovo il giorno dopo, alla stessa ora nella chiesa del Carmine,
con una celebrazione nella stessa parrocchia da dove era partita l'avventura di
don Gallo all'indomani del '68. Ma ieri il sacerdote (il "Vecio" per
i ragazzi di San Benedetto) ha aperto una serie molto più
laica di celebrazioni ed eventi, nel cuore della città vecchia più degradata:
il ghetto, lo storico quartiere ebraico dove oggi si concentrano i bassi delle
trans genovesi. Lì la Comunità di San Benedetto ha portato le canzoni e la
musica di De André («Faber e la città vecchia, musica, arte, dialoghi») con le
letture di Claudio Pozzani la banda degli Ottoni ai scoppio, la chitarra
Esteve di Faber, e un coro sorprendente formato dalle voci delle trans di vico
Untoria e dintorni, sul palco insieme a don Gallo. «Non chiamatelo più ghetto -
ha detto don Andrea - questa è una cittadella dove le persone sanno convivere
senza discriminazioni. Quanto moralismo pruriginoso, invece, attorno a noi: con
tutti gli scandali ai quali assistiamo quotidianamente, ci si preoccupa delle
lavoratrici del sesso. Ma è un diritto anche questo, ve lo dice un prete: è
giusto offrire occasioni di riscatto, ma solo partendo dal rispetto delle
persone». Poi, in piazzetta dei Fregoso: «Il centro storico non è un salotto, è
un luogo vissuto da tante persone diverse. Dobbiamo resistere a ogni
speculazione, nel Seicento Genova aveva sei moschee, oggi sembra un problema
averne una sola». Battaglie di un prete che ha trovato i suoi compagni di
strada fuori dalle parrocchie, ma non ha mai rinnegato l'impegno preso con la
sua Chiesa mezzo secolo fa. 21/06/2009
( da "Manifesto, Il"
del 22-06-2009)
Argomenti: Laicita'
DIVINO Pluralismo
religioso difficile, difficile laicità Filippo Gentiloni Pluralismo delle
religioni difficile e quindi difficile laicità. Ci sono voluti ben otto anni
perché finalmente l'Unione delle chiese valdesi e metodiste e l'Unione delle
chiese avventiste ottenessero la revisione delle «intese» con lo stato italiano. Il 26 maggio scorso, infatti, la commissione
affari costituzionali della Camera ha approvato le modifiche chieste dalle due
chiese (ora manca solo la firma del Presidente della Repubblica). Un pubblico
riconoscimento e qualche novità. Ora anche per i valdesi si apre la
possibilità, nell'ambito della ripartizione dei fondi dell'8 per mille, di
accedere alla consistente fetta derivante dalle moltissime quote non espresse.
Finora soltanto il 40 per cento dei contribuenti esprime una preferenza: ora la
legge prescrive che le quote non espresse siano ripartite in maniera
proporzionale alle firme ricevute. Le due dirigenti delle due chiese: «Siamo
liete di questo risultato per due ragioni: in primo luogo perché, accedendo
anche ai fondi non destinati dal contribuente potremo aumentare il nostro
investimento negli interventi educativi, sociali e culturali che già
realizziamo in Italia e all'estero. Al tempo stesso, è importante che il
Parlamento abbia approvato norme che riconoscono e rafforzano quel pluralismo
religioso e quella piena libertà religiosa che è garantita dalla Costituzione
ma fino ad oggi solo parzialmente realizzata». Si noti che altre sei Intese già
siglate con diverse confessioni religiose sono ancora in attesa della
approvazione ufficiale: quelle con la Congregazione cristiana dei Testimoni di
Geova, con l'Unione buddista Italiana, con la Chiesa apostolica in Italia, con la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, con
la Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia e con l'Unione induista d'Italia.
D'altro canto, invece, si rafforzano giorno dopo giorno i privilegi per la
chiesa cattolica: basti pensare agli aiuti economici e al mondo della scuola.
Siamo ben lontani da uno stato seriamente laico.
( da "Stampa, La" del
22-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Da De Gasperi a
Berlusconi Il Vaticano non rompe con Berlusconi, ma indica il modello da
seguire, per chi governa, in De Gasperi, «il povero cattolico della Valsugana»,
dice Benedetto XVI, al quale è toccato dire di no al Papa nel '52, quando lo
statista trentino, attenendosi alla sua moralità e al suo passato antifascista,
si oppose a una coalizione con le destre fino a che anche Pio XII si arrese. Di
De Gasperi il Papa ricorda «la riconosciuta dirittura morale, basata su una
indiscussa fedeltà ai valori umani e cristiani» e la sua
attività di uomo di Stato «senza mai servirsi della Chiesa per fini politici»;
e aggiunge che «in lui convissero spiritualità e politica». Cosa c'è di comune
fra De Gasperi (il povero cattolico dalla riconosciuta dirittura morale, fedele
ai valori cristiani, che non si serve della Chiesa per fini politici ecc.)
e Berlusconi? Nulla. Ma allora, dal momento che il modello da seguire è De
Gasperi, da tempo il Vaticano avrebbe dovuto rompere con Berlusconi. Eppure non
lo fa. Perché? Si possono indicare tante ragioni, ma certamente una di queste è
il finanziamento del governo Berlusconi alle scuole private, con conseguente
svilimento della pubblica; cosa che De Gasperi, ossequiente alla Costituzione
(art. 33), non fece. ANTONIO ODONE, TORINO La gente vede sente e rifiuta Leggo
sulla Stampa dell'allarme della Chiesa per la fuga dei fedeli dai
confessionali, leggo l'appello del Papa ai sacerdoti e ai fedeli, leggo la
lista dei peccati ritenuti mortali e mi sorge un dubbio: ma ci sono o ci fanno?
Ci avevano insegnato che bisogna amare il prossimo, che si deve vivere nella
morale, che lo scandalo è peccato gravissimo e non fanno parola per
stigmatizzare i comportamenti scandalosi che il potere ci propina ogni giorno.
Hanno fatto della famiglia una bandiera, hanno alzato i toni contro le coppie
di fatto, hanno negato i sacramenti ai divorziati, e hanno stretto alleanza
proprio con chi della famiglia ha spregio, non a parole, ma con i fatti. Hanno
fatto i duri con i deboli e si sono inginocchiati davanti ai potenti fingendo
di non sapere e di non vedere. E ora lanciano un grido d'allarme? Ora si
preoccupano? Ma non hanno capito che l'attuale situazione di assoluto vuoto
morale è anche merito di quella frangia di Chiesa che ha taciuto, che ha messo
l'interesse davanti all'uomo? Non hanno capito che in mezzo a tanta gente che
non legge un quotidiano, non vede un telegiornale, si lascia manipolare
facilmente ce n'è tanta altra che queste cose le vede, le sente e le rifiuta?
FIORELLA LEONARDI Il premier non deve chiarire niente Con tutto il rispetto,
Berlusconi il Presidente secondo me non deve «chiarire» un bel niente. E
proprio in base a una autentica visione laica cristiana. Ma che diavolo! Non è
il Vangelo ad ammonire cipiglioso: «Chi è senza peccato scagli la prima
pietra»? Eppoi la sacralità del privato dov'è? Non vale per tutti? «La moglie
di Cesare» che dev'essere in un certo modo può solleticare il bacchettonismo
moralistico. Che iceberg di contraddizioni! E il gran mondo mediatico Pd,
novello Titanic, come accecato da un dio vendicatore, ci punta diritto... Ma
non si vede un'altra lampante verità, che il cosiddetto immaginario collettivo
nel suo intimo invidia chi ha il privilegio di rilassarsi in paradisi
terrestri? Queste montagne di indignazione si rivelano subito strumentali e
fatte di volatile spuma... Dov'è andata a finire la lezione di fondo di uno dei
pochi grandi liberali che abbiamo avuto, Machiavelli: il taglio netto fra
politica e morale secondo cui l'uomo - anche, e soprattutto, quello politico -
va giudicato per quello che fa di buono o di male per la collettività, non per
quello che fa a casa sua. Che peccato! Che provincialismo mentale! GIUSEPPE
MARANO MONTELLA (AV) Che cosa vuole la signora D'Addario? Vorrei cercare di
capire la signora D'Addario: se è vero che è stata pagata per partecipare a
certe feste e se ha accettato il compenso, che cosa vuole in più? Avete già
visto un panettiere che vende il suo pane e poi denuncia il cliente perché lo
ha comperato? BRUNO CERRATO
( da "Repubblica, La"
del 22-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 27 -
Commenti L´ETICA DELLA DEMOCRAZIA (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La"
del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIV -
Napoli Don Palmese Martirani Informazione, società e politica convegno
sull´impegno dei cattolici Le parrocchie hanno
dimostrato notevole capacità di mobilitazione. Occorre un salto di qualità
Penso alla battaglia contro la privatizzazione dell´acqua e quella sul nucleare
o per la scuola Nella complessità e nei vuoti della trama napoletana, la Chiesa
- come quella del sud che, a febbraio scorso, firma il manifesto contro il
"federalismo egoista" del nord - è già scuola di
"formazione"? E le varie anime della militanza cristiana, integrata
alle forze laiche del volontariato sul territorio, quante volte si sono fatte
promotrici sul campo di cittadinanza attiva e di cultura politica?
Interrogativi che affiancano la discussione che si apre oggi, a Napoli, grazie
all´Unione regionale dell´Ucsi (unione cattolica stampa italiana) guidata dalla
giornalista Donatella Trotta, in occasione del cinquantenario della fondazione
nazionale, con un incontro in programma alle 18 nella Cappella Palatina del
Maschio Angioino. Il forum, dal titolo "L´impegno dei cattolici
nella capitale del Mezzogiorno. Stampa, società, politica", promosso con
il Comune, vuole riflettere, schivando il rischio di "celebrazioni
encomiastiche", sul cammino da svolgere e sulle sfide, insieme con
testimoni di varia sensibilità. Partecipano, oltre al cardinale Crescenzio
Sepe, i docenti dell´Ateneo Federico II Giuliana Martirani e Giuseppe
Cacciatore, don Tonino Palmese e Franco Miano presidente
nazionale dell´Azione cattolica, oltre ai giornalisti Massimo Milone e Pino
Nardi. «Negli ultimi tempi, a Napoli, c´è stata una rinnovata attenzione da
parte della Chiesa alla domanda educativa che viene dal basso - spiega don
Palmese -. Le parrocchie hanno dimostrato notevole capacità di mobilitazione.
Ora forse c´è bisogno di un salto successivo. Anche perché, a dispetto di
questa capacità di dialogo e di formazione, si è assistito ad un rallentamento
del coinvolgimento dei cattolici nella politica, anche
a seguito della disgregazione di formazioni specifiche». Da qualche anno,
tuttavia, Napoli è anche il racconto in positivo di un "esercito" di
pastori e di una guida, come quella del cardinale Sepe, che si è fatto
interlocutore per eccellenza della sete di giustizia, etica pubblica e servizi
sociali della città "tormentata". Altri spunti arriveranno da due
libri appena usciti: "Il cattolicesimo politico napoletano dall´età
giolittiana all´Italia repubblicana" di Giuseppe Palmisciano e
"Napoli Anno Zero", conversazione con Lucio Pirillo di Corrado
Castiglione. Riflette la docente Giuliana Martirani: «In questo momento
storico, credo sia molto importante ritornare al pre-politico, diverso però
dall´impegno sociale degli anni Ottanta e Novanta, che sboccò nel volontariato.
L´attivismo politico dei cattolici, pur nelle loro
diverse composizioni, ha avuto qui il merito di battersi con compattezza per
obiettivi concreti: penso alla battaglia contro la privatizzazione dell´acqua,
quella sul nucleare, o per la scuola e la formazione». La Martirani ha anche
un´altra visione: «In Campania viviamo in un deja-vu da anni. Questo, in
teologia, sarebbe peccato dell´accidia. A Napoli bisogna scuotersi dell´accidia
più diffusa, anche per le note mancanze di una borghesia tanto sonnolenta. C´è
un´accidia accademica, politica, anche sociale». Che non basterà, forse, un
esercito di preti a scuotere. (conchita sannino)
( da "Riformista, Il"
del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
gigliato da
presidente della provincia a sindaco: «è il successo di una squadra. ora c'è
molto da lavorare» «Partito democratico per davvero» Renzi vince e lancia il
"Pd pd" FIRENZE. Con venti punti di distacco da Giovanni Galli, il
candidato del centrosinistra conquista il Comune. Il suo primo impegno: «Andrò
a pregare sulla tomba di La Pira». di Sonia Oranges Ha ballato da solo e ha
vinto. Matteo Renzi ha distaccato di una ventina di punti Giovanni Galli nella
disfida fiorentina per il governo di Palazzo Vecchio, incassando una vittoria
importante per il centrosinistra, ma ancor più importante per il profilo di
outsider senza peli sulla lingua, pronto anche a esprimere il proprio dissenso
verso la nomenklatura pd, che si è cucito addosso, pronto a passare prima o poi
all'incasso del congresso che verrà. Per quel 60% di preferenze sfiorate cui
corrisponde il mesto 40% di Galli, Renzi ieri ha per prima cosa ringraziato di
cuore la cittadinanza: «È un momento molto emozionante, il risultato che si è
configurato è molto serio e molto positivo», diceva ieri a vittoria
indubitabile, mentre nel comitato di piazza Ravenna si faceva festa, in attesa
del bagno di folla, a scrutinio chiuso, in piazza Santissima Annunziata. Un
risultato che non era poi così scontato, visto che Galli è assai ben inserito
nella Curia cui guardava di certo anche Renzi (forte finanche della benedizione
della rigorosa teodem Paola Binetti), e non dispiaceva neanche a certa sinistra
tanto impegnata nel volontariato quanto infastidita dalla pervicacia con cui il
candidato pd ha rivendicato il proprio ambizioso progetto politico come la sua
identità cattolica. La stessa ostinazione con cui, all'indomani del primo turno
Renzi ha escluso qualsiasi accordo sia con Rifondazione che con l'Udc, cedendo
solamente alla fine corsa alla tentazione di chiedere (e ottenere) l'aiuto di
quell'8% di voti andato al primo turno a Valdo Spini con il sostegno di
Rifondazione e di parte della sinistra, escludendo però «alcun accordicchio
perché chi mi ha votato vuole così». Una mossa evidentemente azzeccata, proprio
quando la battaglia elettorale stava diventando senza esclusione di colpi,
scandita da dossier presentati in Procura su presunti sprechi nella gestione
del denaro pubblico alla Provincia formato Renzi (154mila euro spesi in tre
anni per pranzi e cene di rappresentanza, una carta di credito da 10mila euro
al mese e 70mila euro di viaggi negli Usa, secondo il senatore pdl Achille
Totaro e il consigliere provinciale Guido Sensi che si sono presi la briga di
fornire ai giudici, in pieno ballottaggio, notizie e documenti sfortunatamente
incompleti perché andati perduti), e dalla conseguente querela del candidato pd
che, messo alle corde, ha liquidato le accuse come «inventate dai fascisti»,
sfoderando un lessico da lottatore che mal si sposa con il suo primo impegno da
sindaco («da cattolico impegnato in politica e rispettoso
delle istituzioni laiche, andrò a pregare sulla tomba di Giorgio La Pira»), ma
che lo ha premiato, dandogli i numeri per avere voce in capitolo non solamente
sul futuro della città, ma anche all'interno del suo partito: «Spero di dare
una mano al Partito democratico e fare il "Pd-Pd", cioè il
"Partito democratico per davvero", governando bene Firenze. Governare
questa città è un'emozione grandissima». Sarà, ma Renzi di certo si candida ad
avere un ruolo nel prossimo possibile congresso, come Debora Serracchiani e
Pippo Civati con cui ha dato vita a un'iniziativa comune proprio pochi giorni
fa a Firenze. Su quel che accadrà a Palazzo Vecchio nella sua stagione, però,
ci va piano: «Ora abbiamo un obiettivo, quello di governare questa città. È la
vittoria di una squadra. Non è il momento di lanciarsi in voli pindarici sugli
organigrammi interni. Da domattina c'è molto da lavorare, sia per i cento punti
del nostro programma, sia per resistuire la passione ricevuta in campagna
elettorale». Se ne riparlerà giovedì, quando il nuovo sindaco s'insedierà a
Palazzo Vecchio, al posto di Leonardo Doeinici eletto a Bruxelles. Lo stesso
Domenici che nell'autunno scorso, quando Renzi cominciò la sua corsa in
affollatissime primarie, diventò il volto scettico del centrosinistra navigato
di fronte allo scalpitare del "giovane" margheritino cui, non a caso,
ieri è stata destinata la prima telefonata di Francesco Rutelli: «Ha meritato
una squillante vittoria che profuma di futuro». Di certo Renzi, in qualche
modo, ieri si è preso la sua rivincita. Al suo fianco si è già schierato il suo
successore a Palazzo Medici Riccardi, Andrea Barducci, passato al primo turno
elettorale: «Potremo continuare a sviluppare l'intesa che abbiamo trovato
insieme in questi anni in Provincia». Barducci in Provincia era il vice
dell'attuale sindaco. E, c'è da scommetterci, Renzi la sua rivincita la farà
fruttare. 23/06/2009
( da "Corriere della Sera"
del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 23/06/2009 - pag: 11 Il governatore del
Piemonte «In certe zone c'è quasi paura di votare centrosinistra. Ma nella mia
regione l'alleanza con l'Udc ha funzionato» La Bresso: il Nord per noi resta un
problema ROMA «In Piemonte siamo andati molto bene». Il governatore Mercedes
Bresso non può non essere contenta per i risultati del Pd nella sua Regione.
Elenca le vittorie nelle Province di Torino e di Alessandria e nelle città del
Cuneese: Alba, Bra, Saluzzo, Fossano, Savignano. Eppure, complessivamente, il
Pd non può certo esultare per i risultati al Nord. Ha tenuto in alcune realtà,
ma ha perso Milano, Venezia, Savona e Belluno, solo per citarne alcune. C'è
ancora un problema Nord per il Pd? «Sì, è vero, per noi il Nord resta un
problema. Politico ma ormai anche di potere». In che senso? «Ci sono situazioni
di accerchiamento quasi totale. I cittadini hanno quasi paura di votare
centrosinistra per non sembrare delle mosche bianche». Siamo vicini
all'egemonia culturale. «Non so se culturale, ma certamente politica. In casi
del genere anche buoni amministratori soccombono. Servono personalità molto
forti per vincere, ma non tutti sono eroi». Saitta, a Torino, lo ha detto
apertamente: hanno votato me non il centrosinistra. «È un fenomeno normale nel
ballottaggio. Prevale la voglia di rivincita, da una parte, e il giudizio sugli
amministratori». E conta anche l'unità dello schieramento. «Certamente. In
alcune città abbiamo perso a causa delle divisioni interne, delle risse, delle
liste disgiunte. Ma le vittorie in Piemonte sono impressionanti. Significano
che dopo la sconfitta delle Europee sta tornando la voglia di votare». Sono
risultati resi possibili in alcuni casi dal ruolo decisivo dell'Udc. Come a
Torino e Alessandria. «Non so se decisivo, ma certo importante. Innanzitutto
dal punto di vista psicologico: la gente si è convinta che potevamo farcela ed
è andata a votare. I voti non sempre si addizionano ma le volontà sì». C'è chi
vede nel Piemonte un laboratorio per future intese anche a livello nazionale
con i centristi. «Può essere, siamo abituati a essere un laboratorio. Questi
risultati sono un segnale anche nazionale». Da laica non la
preoccupa un accordo con il centro cattolico? «In Piemonte l'Udc ha un
approccio laico. E a livello nazionale, l'alleanza con i cattolici la stiamo già sperimentando
all'interno del Pd». E la Lega? Continua la sua avanzata al Nord. «La
gente crede ancora ai suoi slogan. Anche se di federalismo fiscale nella loro
legge non c'è traccia. E anche se il problema della sicurezza non è risolto.
Può essere un boomerang per loro: prima o poi la gente se ne accorgerà». Nel
frattempo il Pd potrebbe prendere l'iniziativa. «Non è facile con un premier
che ha sei reti televisive. Con una crisi economica che colpisce soprattutto il
Nord. E con due regioni, Lombardia e Veneto, che sono state complessivamente
ben amministrate». Che fine ha fatto il dibattito sul partito del Nord? «Non
esiste l'ipotesi di un Pd autonomo al Nord, perché il Nord non esiste, come non
esiste la Padania. Ci sono i galli, i longobardi, i veneti: siamo completamente
diversi. Il Pd deve essere invece fortemente autonomo a livello regionale». E
magari lasciarsi alle spalle quel sentore di centralismo romano. E radicarsi
sul territorio. «La fusione tra Ds e Margherita ci ha fatto un po' perdere di
vista il radicamento. Però stiamo cominciando a cambiare. E poi Franceschini è
di Ferrara. E al Congresso due dei candidati saranno del Nord». \\ Non esiste
l'ipotesi di un Pd autonomo al Nord Ma stiamo cambiando: al congresso due
candidati saranno settentrionali Governatore Mercedes Bresso Alessandro Trocino
( da "Corriere della Sera"
del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 23/06/2009 - pag: 18 Ballottaggi I dati
Amministrative, i risultati del secondo turno Nelle Province 14 vanno al
centrosinistra, 8 al centrodestra. Nei Comuni bilancio di
( da "Messaggero, Il"
del 23-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Martedì 23 Giugno
2009 Chiudi Che peccato. Stava per risolversi l'insolubile
questione cattolica che agita e paralizza da sempre il Pd, diviso fra laici e
religiosi. Sembrava a un certo punto che quel partito stesse vincendo a Milano
(ma poi no) e già immaginavamo processioni, con inginocchiamento democrat,
davanti alla Madonnina, autrice del grande miracolo.
( da "Corriere della Sera"
del 24-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 24/06/2009 - pag:
( da "Secolo XIX, Il"
del 25-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Rotondi:
«Contrarioalle adozioniper le coppie gay» l'intervista Il ministro Pdl per
l'Attuazione del programma oggi al convegno sui matrimoni tra omosessuali «IL
MINISTRO Rotondi e Arcigay si confrontano sul matrimonio omosessuale e
sull'adozione per coppie dello stesso sesso». Di primo acchito, suona curiosa
la strana coppia del convegno che si terrà oggi pomeriggio al Ducale.
Divertito, il ministro (già Dc e ora Pdl) per l'Attuazione del programma,
Gianfranco Rotondi, conferma. Con una premessa: «Non dirò cose rivoluzionarie».
Come si colloca un ex di vecchia scuola dc e ministro di un governo di destra a
un incontro di Arcigay? «Ho espresso una posizione meno chiusa di altri, sulla
legalizzazione delle convivenze tra persone dello stesso sesso. E comunque
andrò più per ascoltare, che per parlare. So che ci saranno giuristi europei e
sono interessato a sentirli. Ma è normale che un ministro venga invitato. E che
accetti. Tenga conto che sulle mie posizioni non impegno mai il governo».
Tant'è che il governo non sembra dare aperture alle unioni gay. «La legge che
ho presentato scontenta tutti: favorevoli e contrari alla legalizzazione delle
unioni. Dunque, è segno che è una buona legge. Anche se ferma. Il primo compito
di un politico cristiano è cercare di tenere unita la società. Per questo, mi
ritrovo con il cardinale Bagnasco che ha spento la polemica scegliendo la
strada della discrezione e della comprensione». Mica tanto. All'Arcigay che da
mesi invoca un incontro, il cardinale non ha manco risposto. «So che molti cattolici volevano contestare il Gay Pride, evento che il cardinale non ha
osteggiato». Intercederà con il presidente della Cei perchè riceva una
delegazione di Arcigay? «Sono laico. Tutto mi si può chiedere, tranne che
intercedere. Teniamo separati i campi». La Chiesa non dovrebbe aprirsi?
«La Chiesa non è ostile all'amore universale. Separerei le affermazioni
dall'amorevole comprensione per chi si discosta. La mia è scuola Dc, sono per
evitare fratture nella società. Ecco perché sono molto contento di partecipare
al convegno. È un bellissimo fatto di civiltà. Un bel confronto educativo.
Tant'è che sono a Genova con moglie e una figlia». Se la porta al convegno
Arcigay? «È piccola. Lei spera piuttosto in un bagno di mare». Destinazione
Portofino? «Siamo per spiagge più popolari. Meglio la Finale Ligure del maestro
Donat Cattin». Via ministro, lei è un vecchio Dc, ha capito benissimo. «Diciamo
che l'obbedienza è a Portofino, ma il Dna è la Dc di Donat Cattin. La Liguria
ha espresso grandi uomini. Mettiamoci anche Scajola, che sempre dalla Dc
arriva...». Dc che non si sarebbe mai fatta frullare come sta accadendo al
primo ministro da oltre un mese... «No, guardi, è sempre successa la stessa
cosa, quando si vuole discreditare un politico. Accade sempre che una mano esperta
vada a rovistare nei cassetti, trovando pietanze pronte su ordinazione.
Pietanze messe in tavola dalle barbe finte dell'intelligence? «Io non l'ho
detto. L'ha detto lei». Non è che una volta si faceva con maggiore discrezione?
«Nel privato, ognuno fa quello che vuole. L'italia una volta separava pubblico
e privato. Non come in America, dove i politici moralisti poi venivano presi
con le mani nel sacco ai bagni pubblici. E poi, guardi, si tratta di feste
nelle quali il sesso è estraneo. Si cena e si canta senza nulla di morboso».
Messaggio ricevuto. Torniamo al tema del dibattito: favorevole al matrimonio
gay? «La Dc ha presentato una proposta che dà risposte, pur riaffermando
l'unicità invalicabile della famiglia. So che Mancuso, presidente dell'Arcigay,
non condivide. Ma ci si confronta con serenità. Senza crociate. Con spazio sia
al Gay Pride, sia al Family Day». Family Day in pubblico e in privato un boom
di seconde nozze... «Noi sottolineiamo la famiglia cattolica come unica. Ma
sono favorevole a risolvere il tema della convivenza con strumenti giuridici
che non si sovrappongano al matrimonio». E dato che i matrimoni saltano alla
grande, si discute una riduzione dei tre anni di separazione prima del
divorzio. Favorevole? «Per me il matrimonio è indissolubile. La legge non mi
riguarda». Ma voterebbe la riduzione? «Non sono pregiudizialmente contrario.
Non facciamo crociate, è importante trovare una convergenza». Vecchia scuola
Dc... Quanto all'adozione per le coppie gay? «È un tema che non vorrei toccare.
Sarei costretto a dire no. Ed essendo ospite loro, mi pare poco carino». Due
politici della sua coalizione hanno bollato il Pride come «oscena e immonda
carnevalata». «Be', carnevalata come termine sottintende una qualche
piacevolezza. Allora, perché impedirglielo?». patrizia albanese [+]
www.ilsecoloxix.it Commenta la notizia sul nostro sito 25/06/2009
( da "Repubblica, La"
del 26-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII -
Genova L´INTERVENTO La lezione del Vangelo è unire e non escludere Un patto di
tenerezza rivolto soprattutto ai genitori omosessuali DON ANDREA GALLO (segue
dalla prima di cronaca) Il 3 Maggio 1998 Mons. Alois Kothgasser vescovo
cattolico di Innsbruck ha rilasciato questa dichiarazione sul giornale della
diocesi: "Nel 1993 Mons. Reinhold Stecher aveva convocato un forum
diocesano
ora con l´affidamento di un incarico ufficiale, a un gruppo di agenti
pastorali, uomini e donne, intendo dare un segno ulteriore. Le persone
omosessuali possono aiutarci in questo. Infatti, esse sono state sempre
duramente perseguitate a causa della loro forma di vita, nel nostro Paese non
da ultimo nel periodo nazista." Per la prima volta nel 1975 il Magistero
della Chiesa riconosce l´esistenza di una costituzione omosessuale
immodificabile. Il catechismo della Chiesa cattolica del 1992 ripetendo la
dottrina sessuale tradizionale, così riassume la posizione del magistero della
chiesa: gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale. Vengono
poste alcune domande critiche, sia dalla teologia dalla esegesi biblica, sia
dalle persone omosessuali. In sintesi, se le affermazioni bibliche sul
comportamento omosessuale sono storicamente e culturalmente condizionate,
possono essere usate "sic et simpliciter" per condannare senza
appello le relazioni omosessuali? Le scienze umane del nostro tempo non hanno
alcuna importanza per il giudizio morale? "L´incontro fra due persone
orientate in senso omosessuale non può essere anche espressione di
comunicazione, di amore personale? Lo scopo della Pastorale è "la piena e
naturale accettazione di ogni persona, che possiede la stessa dignità in quanto
creatura e figlia di Dio e arricchisce grazie alla sua specifica costituzione
tutti gli altri".(Heinz) Occorrono interlocutori competenti e
profondamente "in ascolto". La Pastorale rende giustizia alle persone
omosessuali solo se viene elaborata e attuata insieme a loro. Il fatto che oggi
diverse Tradizioni si confrontino significa forse che dentro le loro stesse
definizioni esistono non poche contraddizioni. Rimaniamo in dialogo sincero con
tutte le componenti di Santa Madre Chiesa nel rispettoso ascolto della
Gerarchia, ma non rinunciamo alla scoperta di una Teologia, di una pratica
pastorale, di una Catechesi ispirata da Gesù venuto per servire e non per
essere servito. La Comunità San Benedetto partecipa al Gay Pride. Personalmente
auspico abbia una forza provocatoria e propositiva notevole. Il mio invito a
Transessuali, Lesbiche, Gay, Queer, Bisessuali e a tutte le emarginazioni che
popolano la Terra è di ascoltare la Parola di Dio che ci stimola a
"scegliere la vita", in un unione sempre più fraterna in un patto di
tenerezza, per promuovere una cultura e un pratica dell´accoglienza reciproca.
Desidero in particolar modo esprimere la mia vicinanza ai Genitori di figli
omosessuali. A me sembra compito di un prete chiedere ai vescovi di: -
promuovere un´iniziativa per approfondire l´argomento; - creare uno spazio di
confronto tra e con le esperienze dei gruppi dei gay; - dar seguito, anche
attingendo a esperienze straniere, alla sollecitazione di uno sviluppo
evangelico della pastorale a 360 gradi; Il presupposto più importante per un
vero dialogo è il fatto di comunicare con loro e non fermarsi a parlare di loro
per censurarli drasticamente. Una Chiesa che sa di dover restare sempre a
fianco delle minoranze, rifiuta come inumana e non cristiana ogni forma di diffamazione
e discriminazione e non si ferma a sentenze definitive. La condanna ufficiale
delle relazioni omosessuali da parte della Chiesa non può che rafforzare la
"tabuizzazione", discriminazione ed emarginazione molto diffusa. E
inoltre decisivo l´impegno politico sociale verso l´adozione
di una legislazione laica non discriminante. Si e´ disposti a togliere la
demonizzazione, ma si è lontani nel riconoscere che si tratta di
"naturalità" sia pure di minoranza. Una volta riconosciuto il valore
di una affettività omosessuale, fin dove questa potrà spingersi sul piano
morale e poi sul piano giuridico? Nel cuore di tanti giovani c´è voglia
di libertà e felicità rompendo quelle ipocrite perimetrazioni che le culture
del dominio della discriminazione hanno costruito. Per me Cristiano e Prete
resta una consapevolezza: tutta la vita di Gesù manifesta che senza la forza
che viene dalla fiducia in Dio non si può compiere questo cammino di
liberazione.
( da "Messaggero, Il"
del 27-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Sabato 27 Giugno
2009 Chiudi Il termine "morale" può avere diverse accezioni, tutte
afferenti, se non talora coincidenti, all'etica, dal greco ethos, ovvero
costume, consuetudine di una collettività. La moralità è da intendersi invece
come relativa ai costumi e ai comportamenti dell'individuo. E può essere dunque
intesa come l'insieme dei valori di un gruppo sociale determinato in un periodo
storico determinato anch'esso. La morale può essere laica o
religiosa. E quest'ultima attribuisce direttamente a Dio l'emanazione della
legge morale. La Chiesa cattolica non ha mai mancato di far sentire la propria
voce su tutti i temi della vita quotidiana, proprio in considerazione di questa
natura divina della norma di cui si fa portatrice
( da "Repubblica, La"
del 28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 29 -
Commenti UNA MANOVRA DA TRE SOLDI CHE NON SALVA IL PAESE (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La"
del 28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI -
Firenze Il pettirosso "Le mie canzoni? Solo domande" Paoli oggi dal vivo ad Arezzo In quel pezzo parlo di pietas laica
e comprensione per i vinti: tutti ormai paiono interessati solo a cercare
colpevoli senza capire FULVIO PALOSCIA (segue dalla prima di cronaca)
S´intitola Il pettirosso e racconta di un vecchio che stupra una ragazzina.
Solo che Paoli, domani all´Anfiteatro romano di Arezzo per la sola data toscana
(21.15, 10-25 euro, 0575/353215), come sempre non giudica, ma preferisce
dare un segno diverso ad una vicenda che il benpensare comune considera
borderline: nonostante la violenza, l´adolescente perdona l´uomo, che muore tra
le sue braccia. Come vede quello che sta accadendo in Italia un cantautore che
ha scritto un pezzo così? «Di Maradona, i napoletani dicevano che era un dio
del pallone ma anche un uomo di merda. Distinguevano il calciatore dall´essere
umano. Con Berlusconi io mi comporto allo stesso modo. Attacchiamolo come politico,
per il resto sono fatti suoi. Non vorrei che la gente desse giudizi sul mio
privato. Figuriamoci sul suo». In questa strana Italia, c´è anche Mogol che
decide di dare a Luca era gay di Povia un premio per il miglior testo di una
canzone italiana. Non a Capossela, Battiato o Jovanotti, in finale anche loro.
«I premi sono una buffonata. Dovrebbero essere oggettivi, e invece partono
sempre da un punto di vista particolare. In questo caso, la morale. L´artista
non fa qualcosa che ha valore perché affronta un argomento forte, scottante. Ma
per come svolge quel dato soggetto. Oggi invece fa parlare di sé chi sceglie il
linguaggio dei beceri. Da cui, ne Il pettirosso, mi sono tenuto lontano». Però
l´hanno accusata di essere indulgente con la pedofilia. «Solo le dittature
danno una valutazione morale all´arte. Il pettirosso non parla di perdono, ma
di pietas laica. è comprensione per gli ultimi, i vinti, anche quelli peggiori:
se uno è a terra, io non gli tiro i calci in faccia. Questa invece è un´epoca in
cui si ha un gran bisogno di incolpare sempre qualcuno. L´importante è
condannare senza capire. Il vecchio della mia canzone vive un disagio. è un
matto. E i matti non si condannano». Anche la religione cattolica afferma
questo. «Io però nelle mie canzoni pongo domande. Non dispenso certezze, come
fa la Chiesa. Non ho mai creduto né nelle risposte né in chi le dà. Le risposte
le danno i preti, depositari della parola di Dio. Oggi far credere quello che
non è vero è diventata una prassi. L´importante è dire, non fare». Da cosa
nasce la sua vicinanza con gli ultimi? «A 17 anni, d´estate, non andai in
vacanza e prestai servizio al manicomio di Vercelli. Quell´esperienza mi ha
segnato, soprattutto ciò che accadeva nel padiglione degli omosessuali. Ho
capito che l´uomo, in ogni situazione, anche la più estrema, cerca sempre di
nascondere il diverso da sé. Che la pietà si cerca dove è più difficile averne.
La pietà facile è falsa. Puzza di retorica».
( da "Unita, L'" del
28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
BRUNO GRAVAGNUOLO
Fortebraccio stalinista? Lo ha scritto ieri, con grossolana approssimazione,
Pierluigi Battista sul Corsera. In margine alle celebrazioni per il ventesimo
anniversario della scomparsa del grande corsivista de l'Unità, occasione in cui
il nostro giornale ha ripubblicato tanti dei sui micidiali articoletti. Ma lo
«slogan» è l'ultimo dei tributi pagati alla banalità e ai luoghi comuni
dominanti. E senza fare il minimo sforzo di rileggerselo, Fortebraccio, alias
Mario Melloni. Eppure la possibilità di falsificare quella tesi bugiarda non
manca. Ed è lo splendido volume con testi di Michele Serra e Marisa Rodano,
Fortebraccio. Vita e satira di Mario Melloni, edito da Diabasis per conto della
Fondazione Duemila e del Comune di San Giorgio di Piano, paesino natale di
Melloni. LAICO, ESILARANTE Nel libro, presentato ieri nella
sala municipale di San Giorgio, con il Sindaco Valerio Guarandi, l'assessore
Fabio Govoni, Marisa Rodano e Emanuele Macaluso, c'è tutto un altro
Fortebraccio. Scintillante, ironico, laico, esilarante. E persino
ammiratore (ricambiato) di Montanelli. Già, ma l'Urss? Ne fu ammiratore
sottotono, con undestatement, e mai oltranzista. Proprio al modo in cui poteva
esserlo un comunista italiano degli anni '60, non fanatico o mitizzante. Del
resto Fortebraccio aveva riscosso il plauso anche di Silone nel 1956, quando
già filocomunista e cacciato dalla Dc, aveva mostrato sul Dibattito politico
simpatia per i lavoratori ungheresi insorti. Secondo un filo conduttore che
sarà il punto d'onore di Fortebraccio, «un Signore contro Lorsignori». Ovvero,
lo stare dalla parte degli umili, la vera élite patrizia meritevole di plauso
nell'Italia Dc. Perciò firma «shakespiriana», inventata da Maurizio Ferrara,
che era come il caffè mattutino per i lettori de l'Unità, tra il 1967 e il 1982
allorchè la sua rubrica con bollino rosso (Oggi) acquistò cadenza settimanale:
«se abbiamo torto dimostratecelo». E di questo e di tante altre cose sul
leggendario giornalista, s'è parlato a San Giorgio di Piano, borgo a portici
amatissimo da Melloni, dove egli - figlio di segretario comunale nacque nel
1902 - prima di andare a Modena, Bologna, Genova, Milano. Macaluso ha fatto il
ritratto di un cattolico del dissenso ante-litteram, sbalzato in scena
dall'antifascismo e protagonista della Dc del dopoguerra. Sicché, antifascismo,
degasperismo di sinistra, e poi polemica in nome della «questione sociale»
contro una Chiesa chiusa e integralista, almeno fino al Concilio. E infine il
«settarismo» di Fortebraccio. Ovvio che c'era, in quell'Italia, ma era di
sapore cavalleresco e deflagrante. E per di più ricondotto nei termini di una
«disciplina» realistica e ragionevole: quella del Pci, che diventò la sua
famiglia. Marisa Rodano ha ricordato l'amicizia sua e di Franco Rodano con
Melloni, e soprattutto un modo di essere credente: libero e rigoroso. Anche
irridente, ma serio e adulto. Merce rara nell'Italia di oggi, bigotta e
licenziosa, integrista e arrogante. Resterebbe da dire dei lettori e dei
giovani che lo adoravano come una icona di pulizia morale e feroce allegria.
Bene, quelle doti «terragne» erano anche il frutto di una cultura
raffinatissima: Proust, Gide, i grandi aforisti francesi, e Dickens e Gramsci.
La cui lezione egemonica si scaricava in irrestibili piccoli capolavori di
polemica. Lo «Spadolini affetto da pinguedine e parledine», «Lamalfissima
addolorata», «Cariglia dalla fronte inutilmente spaziosa». No, troppo
divertente per essere stalinista. E chi lo nega, bacchettone è. Avercene come
lui contro questa destra.
( da "Foglio, Il" del
28-06-2009)
Argomenti: Laicita'
28 giugno 2009
Anticipazione dal Foglio del 29 giugno Che schifo il sesso al sapore di fragola
impartito ai quattordicenni «Come hai fatto a votare quello stronzo?», domandò
la supercolumnist Maureen Dowd a suo fratello dopo la trionfale rielezione di
W. nel 2004. «Non voglio che mia figlia a quattordici anni riceva come prima
informazione sul corpo e sullamore una lezione
esemplare: vestire di preservativo una banana. Ok?». La Dowd, intercettata e
colpita nel suo celebre snobismo liberal, raccontò il tutto sul New York Times,
e noi informammo
i lettori del Foglio. Che oggi devono sapere quanto segue, senza nessuno
spirito bigotto. Si discute molto della vita privata spericolata e festaiola
del capo del governo, e con spirito giusto di allarme, magari con qualche
pruriginosa venatura censoria, ma è considerata notizia locale ogni cosa che
riguarda invece lessenza del nostro modo di vivere. Gli
esperti damore, una specie di setta psico-sessuale modernista, vogliono
mettere nelle scuole romane la bandiera del preservativo, per desiderio della Provincia che in merito ha
approvato una mozione con lappoggio del
viceministro Ferruccio Fazio; non solo, a Milano volevano continuare quella
trastula di nome educazione sessuale, che dura da trentanni e che
consiste, una volta illustrata lanatomia maschile e femminile, nel mettere in
collegamento “lattività sessuale”, aberrante dizione
sociobiologica che starebbe per amore erotismo e agape, con malattie sessuali,
gravidanze intese come malattie, aborti e profilattici. Udite, sta per aprirsi
un nuovo “caso
Zanzara”, dal nome del giornaletto milanese che liberò la bella gioventù anni
Sessanta dalla criminale oppressione sessuale subita, o almeno così sembrava.
Ma alla rovescia. Il benemerito settimanale cattolico di Cl Tempi, diretto da
Gigi Amicone, ha obiettato il 5 maggio scorso contro il “sesso al sapore di
fragola” che sarebbe la sostanza del programma tutto piacere aborto
profilattico e malattie dispiegato dal libertinismo in cattedra davanti alle
quattordicenni e ai ragazzini, ini, ini. E lAsl
di Milano ha emanato una circolare che vieta ai suoi operatori di impartire
educazione sessuale a chi abbia meno di sedici anni. Scandalo lettere e minacce
di genitori progressisti contro questa decisione «bigotta e inspiegabile».
Seguiremo con meticoloso interesse. Intanto vorremmo che riflettessero tutti coloro, come
Goffredo Fofi, che si preoccupano di rimettere in trincea le minoranze etiche
(cè un suo sapido e un po folle pamphlet da Laterza su
questo tema); è vero forse, come loro dicono, che il popolo è stato
rincoglionito dai ricchi e famosi, non sa più chi è, e si comporta male, con le
minorenni che si offrono agli idoli della tv e madri e padri che le
accompagnano allaltare del sacrificio: vero, forse, ma
questo andazzo di cooperazione al nulla, e di sradicamento dellamore
e delle sue leggi, dei suoi tempi, delle sue libidinose attese e realizzazioni
umane, troppo umane, questo andazzo, ecco una notizia per gli esteti
improvvisati della morale pubblica, comincia in prima media a cura della scuola repubblicana, unica, dobbligo
e laica. © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
(
da "Giornale.it, Il"
del 29-06-2009)
Argomenti: Laicita'>n. 26 del
2009-06-29 pagina 11 «Prego per Scalfari: così non riuscirà ad andare
all'inferno» di Redazione Il direttore di Radio Maria: «Repubblica fa militanza
anticristiana Il suo fondatore lo demolisco, ma poi lo raccomando a Dio» È un
uomo felice don Livio Fanzaga. Felice di essere prete. Da 25 anni è il factotum
di Radio Maria, quella dei rosari recitati in diretta. Ogni giorno, due milioni
di persone pendono dalle sue labbra. Molti ascoltano don Livio guidando l'auto
mentre proclama con allegra cadenza bergamasca che la Madonna è tra noi, Dio
esiste, Gesù ci ama, il Paradiso ci aspetta. Questa succursale del Padreterno è
nel centro di Meda, tra Como e Lecco. Ora è in una palazzina in affitto. Entro
l'anno traslocherà nei pressi, in una sede di proprietà. Don Livio, capelli
candidi corti, mi accoglie in una stanzetta al termine della sua seguitissima
rassegna stampa mattutina in un simil clergyman di sua creazione. Camicia
azzurro oratorio da cui sbuca la maglia bianca che fa le veci del solino, croce
al petto, pantaloni grigi. «Mi sono appena cambiato. Al microfono faccio certe
sudate!», dice e non gli daresti mai 69 anni per l'energia che sprizza, né più
di 20 per l'entusiasmo che ti comunica. «Sarà fiero del suo enorme seguito»,
dico sedendo tra una statua bianca della Madonna di Medjugorje e i ritratti,
dono di un seguace pittore, degli idoli di don Livio: De Gasperi, La Pira,
Wojtyla e un altro paio di papi. «Alla quantità non penso mai. Farei lo stesso
anche se l'ascoltatore fosse uno solo. Considero Radio Maria una grande
famiglia cui indicare la meta della vita. Un popolo in cammino con la Chiesa
verso l'eternità», dice con largo sorriso. Annotazione che faccio una volta per
tutte, perché don Livio sorride sempre. Su uno scaffale sono allineati dei
pescecani di legno a fauci spalancate. Chiedo lumi. «Rappresentano chi, pur
desiderandolo, non si converte mai. La fame del mondo è infatti molto più forte
della fame di Dio», risponde con l'aria di saperla lunga sul gregge di Radio
Maria. Un gregge che don Livio ha allargato a dismisura negli anni. Non solo in
Italia, con i suoi 850 ripetitori, Radio Maria ha una copertura nazionale
superiore alla Rai, ma è un network diffuso nelle varie lingue in 50 Paesi.
Solo in Tanzania, a maggioranza islamica, ha sei milioni di ascoltatori. «Al
microfono ripete di continuo "Cari amici". Chi pensa di avere di
fronte?». «Prima della radio, mi ero abituato per 20 anni a parlare alla gente
in una parrocchia di Milano. Radio Maria è una grande parrocchia dell'etere.
Con una differenza su quella reale: molti ascoltatori non vengono in chiesa da
anni. Io li spingo a Dio e a migliaia, ascoltandomi, si avvicinano di nuovo a
Lui. È una radio di conversione». «Nella rassegna stampa con quali criteri
giudica i giornali e i fatti del mondo?». «In base all'etica cristiana
attenendomi all'insegnamento della Chiesa. Non mi piace cantare per conto mio».
«Critica spesso Corsera e Repubblica. Sono antireligiosi?». «Più Repubblica che
il Corriere il quale dà qualche spazio alle prospettive cristiane. Repubblica è
invece inaccettabilmente atea e materialista. Passi l'anticlericalismo, sempre
legittimo. Ma il giornale di Scalfari, a cominciare dal fondatore, fa
dell'anticristianesimo militante. Non c'è un cristiano in tutta la redazione».
«Che giornali legge più volentieri, a parte Avvenire?». «Corriere e Giornale.
Il primo per editorialisti come Galli della Loggia. Del Giornale mi piace il
direttore, che ha fatto con coraggio la battaglia per la vita. Ho anche due
amici Brambilla e Tornielli. È un quotidiano laico, ma con
una forte componente cattolica». «Le filippiche di don Sciortino su Famiglia
cristiana?». «Non le condivido. Sono il primo ad auspicare maggiore sobrietà
negli uomini pubblici. Ma non accetto che si usi il pretesto della vita privata
per attacchi politici». «Giorni fa ha lodato Montezemolo che l'ha
spuntata su Mosley per la Formula uno. "Mai mettersi contro Luca", ha
chiosato. È un suo ascoltatore?». «Lo ignoro, ma penso che prima risorsa di un
Paese siano gli uomini capaci. Ovunque vada, Luca fa bene. Guardi la Ferrari
prima e dopo di lui. Ce ne fossero», dice da tifoso ed ex sportivo: pallone in
parrocchia; salto in lungo, in alto e molto altro in seminario. «Ogni tanto al
microfono parla in rima. È il suo lato folle?». «Finita la rassegna stampa,
faccio la pausa del "caffeino". Una gag in rima, come la vignetta di
un giornale. La rima non è molto intellettuale ma ha efficacia popolare».
«Quella di oggi?». «"Sto Barroso è diventato palloso" per la multa Ue
all'Italia perché le donne vanno in pensione prima degli uomini. Solo chi
ignora la loro vita - lavoro, casa, figli - può pretendere di equipararle» dice
e mimando i gesti della massaia aggiunge: «Vivo solo e so bene la fatica di
lavare e stirare». Com'è nata la sua vocazione? «Famiglia operaia molto
religiosa. A quattordici anni, finite le Commerciali, papà si aspettava che
lavorassi. Ma conobbi un missionario in Cina e volli fare lo stesso. Andai in
seminario a Finale Ligure e per nove anni non sono più tornato a Dalmine (Bg)
dai miei. Era la regola dei seminari di allora. Mi sono laureato in Teologia, a
Roma in Filosofia e ho mancato, per un esame, Scienze politiche». Nemmeno un
flirt adolescente? «Nulla. Mai avuto dubbi sulla vocazione. Oggi, Dio lo sento
molto e non mi manca niente. Da ragazzo avevo in testa l'avventura eroica della
missione. Ho trascorso un anno in Africa. La famiglia non mi ha mai attirato.
Non poteva soddisfare l'ideale che mi affascinava: dedicarmi al prossimo e alle
grandi realizzazioni come Radio Maria». Che nacque dopo il suo incontro con la
Gospa di Medjugorje. «La svolta radicale della mia vita nell'85, quattro anni
dopo l'apparizione ai ragazzi croati. Che fosse apparsa in un Paese comunista
mi ha sempre colpito. Sono andato a Medjugorje e mentre concelebravo la messa
ho avuto un'illuminazione: qui la Madonna vive, perciò il cristianesimo è la
religione vera». Pensa davvero che la Madonna appaia ai contadinelli croati, di
Lourdes o di Fatima? «Appare per una ragione precisa: il mondo rischia l'autodistruzione
e la Madonna viene per salvarci. Ho imparato il croato e parlato tanto con i
sei veggenti. La loro sincerità è assoluta. Non ho mai sentito fischiarmi le
orecchie. E non sono un credulone». Crede sul serio nell'Aldilà? «Credo nella
vita eterna, nell'immortalità dell'anima, nell'incontro con Gesù. Dio mi dà
ogni giorno dei segni». L'ultimo? «Quello di ieri, non glielo posso dire.
Gliene racconto un altro. Guidavo l'auto per Medjugorje. Ebbi un colpo di sonno
e precipitai restando in bilico su un burrone. Agli angeli ho gridato:
"Anche voi dormite!". Riuscii a uscire dall'auto. Mi inerpicai e
sulla strada incontrai un gruppo di operai che con una corda tirarono su la
macchina. Un quarto d'ora dopo ero di nuovo in viaggio verso la Madonna. Il
Padreterno con cui mi ero arrabbiato mi aveva dato la risposta». Aspira alla
santità? «È dovere di ogni cristiano. Io sento un'intima amicizia con Gesù. Se
invece s'intende la perfezione, sono lontano mille miglia». Ha dei vizi? «Il
principale è essere uomo di battaglia: demolisco l'avversario. Poi mi pento e
prego per lui». Anche per Scalfari? «Tutti i giorni. Non riuscirà ad andare
all'inferno. Prego troppo. Quando si saprà salvato, mi ringrazierà». La
considerano un cattolico conservatore. «Socialmente sono un mezzo sindacalista,
come due dei miei sei fratelli. Sono per un'equa distribuzione della ricchezza.
Ma non ritengo che la sinistra faccia per la gente più della destra. La
ricchezza, per distribuirla, va prodotta. In teologia seguo l'ortodossia
cattolica di Ratzinger». Ha detto: "Il cristianesimo è l'unica religione
vera". Ma la Chiesa dialoga, è sfumata, relativista. «Gesù è il solo
salvatore del mondo. Buddha, Maometto, gli altri, sono uomini. Hanno frammenti
di verità, ma solo Cristo è Dio. Loro sono marciti, l'unico risorto è Gesù».
Cosa pensa del Concilio? «Grande creatività e grandi sconquassi. I seminari,
introdotta una malintesa libertà, in pochi anni si sono svuotati. Il Concilio
ha valorizzato il mondo, ma senza indicarne i pericoli. Solo Wojtyla e Ratzinger,
il suo braccio dogmatico, hanno risalito la china». Che impressione ebbe degli
islamici in preghiera davanti al Duomo? «Pessima. Ho assistito sulla spiaggia
di Dakar alla preghiera di migliaia di musulmani col sole che sorgeva e un
silenzio celeste. Lì vedevi la trascendenza. A Milano solo provocazione
politica». Il silenzio diplomatico del cardinale Tettamanzi? «La sua linea è
integrare ed evitare conflitti. Credo possa avere effetto. I musulmani quando
trovano persone che gli vogliono bene, si aprono. In Italia si convertono dai
50 ai 100 islamici l'anno, in Francia dai 400 ai 500. Conversioni vere, non
emotive come spesso nelle spose di musulmani». Rosy Bindi ha detto: "Non
possiamo lasciare che sia Radio Maria a formare la coscienza dei cristiani".
«I cattolici del Pd ci sentono lontani, ma sui temi
etici sono loro a essere lontani dalla Chiesa. Bindi è per i Dico, la Chiesa è
contro. Noi siamo per il cattolicesimo integrale, loro per un cristianesimo
diluito. Bindi è un politico, a me interessa l'Aldilà». Chi è più attento ai
valori cristiani, destra o sinistra? «Il centrodestra perché nelle sue file ci
sono più cattolici. A sinistra la loro presenza è poco
incisiva». Come si rilassa dai rumori del mondo? «Pregando. È la mia attività
principale. Passo il tempo con Gesù e Maria che per me sono vivi. Altri svaghi
non ho. In vacanza vado a Medjugorje. Di lì, mi collego per telefono con Radio
Maria. Scrivo cinque libri l'anno. Ma sono in gran forma e non sono mai
depresso». Quale peccatuccio si concederà nella pausa estiva? «Farò lunghe
sieste a Medjugorje. Così la notte potrò salire sulla montagna dell'apparizione
e pregare guardando le stelle». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 29-06-2009)
Argomenti: Laicita'
(
da "Stampa, La"
del 30-06-2009)
Argomenti: Laicita'
(
da "Corriere della Sera"
del 30-06-2009)
Argomenti: Laicita'
(
da "Messaggero, Il"
del 30-06-2009)
Argomenti: Laicita'
(
da "Secolo XIX, Il"
del 30-06-2009)
Argomenti: Laicita'