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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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TARTICOLI DEL 19-24 ottobre
2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (52)
Razzismo, le reticenze della chiesa cattolica
( da "Manifesto,
Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: reticenze della chiesa cattolica Filippo Gentiloni Il problema degli immigrati sta mettendo in crisi non solo lo stato ma anche la chiesa. Nessuno può chiamarsene fuori o delegare a altri. Gli episodi di razzismo più o meno evidente e diffuso chiamano inevitabilmente in causa l'educazione, la mentalità, la civiltà: proprio quegli aspetti che nel nostro paese si dichiarano cristiani.
Pio
XII e la fabbrica dei santi ( da "Stampa, La"
del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ma anche il mondo dei laici "tutti invitati a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato". A partire dalla svolta conciliare, due fenomeni contraddittori, ma bilanciati, hanno caratterizzato l'attività della cosiddetta "fabbrica dei santi", costituendo un'anomalia significativa se confrontata con la plurisecolare tradizione ecclesiastica precedente,
"pio
xii controverso ma la targa del museo è davvero eccessiva" - renato
caprile ( da "Repubblica, La"
del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la deportazione degli ebrei italiani Noi pensiamo che il suo silenzio sia stata una mancanza, ma comprendo che ciò irriti i cattolici RENATO CAPRILE DAL NOSTRO INVIATO TEL AVIV - Il rabbino David Rosen è l'uomo del dialogo inter-religioso, già responsabile per conto del ministero degli Esteri israeliano delle relazioni con il Vaticano e dei rapporti tra cattolici e mondo ebraico.
Il
prete di strada "spesso la chiesa è troppo timida" - concita sannino
( da "Repubblica,
La" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: prete ucciso dalla mafia a Casal di Principe, c'era solo la sua voce e quella dei laici a onorare quel sacrificio. "Sì, ci sono state timidezze. è anche per superarle che, il 19 marzo prossimo, con il sostegno del cardinale Sepe, celebreremo nel Duomo di Napoli una veglia con testimonianze in sua memoria, con i giovani, i vescovi.
SARKOZY
( da "Corriere
della Sera" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e qualcuno commentò che l'uno aveva nel suo letto la cattolica Maintenon e l'altro la "illuminista" Pompadour. Oggi si trova sorprendente la "tolleranza" di Sarkozy, marito della radical-chic Carla Bruni, verso la nostra brigatista. La spiegazione giusta a volte è la più banale... Rosalino Sacchi lino.
Santuario
di Santa Rita Si celebrano gli 80 anni
( da "Stampa,
La" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Vescovo di Palestrina e assistente nazionale Azione Cattolica) e con Marco Brusati (direttore generale Hope - Servizio nazionale per la pastorale giovanile Cei). Giovedì 23 ottobre: alle 10 Festa degli ottantenni (classe 1928, i nati con il santuario) e incontro con gli anziani del quartiere; alle 21 concerto dei ragazzi "La musica a scuola".
Missione
per conto di Dio ( da "Riformista, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici in politica. Anche il Papa ha detto parole in merito recentemente in Sardegna. Come dovrebbe dispiegarsi questo impegno? Con la libertà e la responsabilità proprie che appartengono ai credenti laici, ai cristiani laici. E con una coraggiosa fedeltà ai contenuti sostanziali di quella concezione della persona e della società che è messa in luce dalla fede ma che rispecchia
Lo
scontro con Prodi ( da "Riformista, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e non solo per le divisioni sulla "questione cattolica" - e la strategia di Ruini di esasperare i conflitti tra laici e cattolici sembra non pagare più. È l'inizio della fine: "Vennero le elezioni - prosegue Brancoli - e si scoprì che ormai era finito, tutto intero, il cattolicesimo politico, anche nella sua versione clerico-moderata".
Foa,
una vita - nello ajello ( da "Repubblica, La"
del 21-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dai suoi interventi dai suoi libri emergeva una laica saggezza. Il quasi centenario che ieri si è congedato dalla vita venne a lungo giudicato, dai suoi amici e compagni più antichi, un esempio di precocità. Nato da una famiglia di buona borghesia, frequenta quel liceo D'Azeglio, dal quale proviene gran parte dell'élite democratica torinese, da Ginzburg a Mila,
"Chi
è lo straniero?" La Caritas si interroga
( da "Stampa,
La" del 21-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "Riteniamo faccia parte della vocazione di noi laici cristiani prendere posizione, esprimere valutazioni sulle vicende sociali e politiche italiane - coclude l'associazione -, interpellando l'intera comunità cristiana e promovendo iniziative volte a favorire il confronto sulla realtà dell'immigrazione.
Le
radici democratiche ( da "Repubblica, La"
del 21-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cultura A
Torino Le radici democratiche Nasce nel
INCONTRI
Piovono libri Conferenza (ore 17) su cesare pavese, "quell'antico rag
( da "Stampa,
La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Presentano Fabio Trevisan militante Alleanza Cattolica, Alessandro Gnocchi studioso e scrittore, Luca Finatti critico cinematografico. Orbassano, piazza Vittorio Veneto CONVEGNI Generazioni Si aprono alle 9,30 i lavori del convegno "Le opportunità formative del fumetto nella didattica interculturale e il valore educativo del progetto Approdi".
La
ministra: "i miei figli a scuola pubblica" ma i suoi colleghi preferiscono
il privato - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La"
del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ai suoi tre figli ha fatto frequentare la medesima elementare cattolica. "Ma poi medie e superiori in istituti pubblici, anche perché a Modena i salesiani hanno dovuto chiudere, vittime delle difficoltà che in questo Paese incontrano le scuole cattoliche, col conseguente monopolio e impoverimento della scelta formativa".
Lo
charme di letta ( da "Repubblica, La"
del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Spettacoli Il premier e Putin Lo charme di Letta I cattolici Vilipendio tour è la vendetta per chi non parla di torta per chi non parla di fetta, per chi non è sedotto dallo charme di Gianni Letta Berlusconi e Putin? Lui lo va a trovare in Sardegna, vedono uno spettacolo di Apicella e del Bagaglino fino a notte fonda Oggi il contributo dei cattolici al dibattito pubblico è scarso.
Regione,
amianto a peso d'oro la bonifica costa 700mila euro
( da "Repubblica,
La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: gruppo assicurazioni Cattolica) e soprattutto se non fosse che ad intimare all'ente (e non ai proprietari dell'immobile) l'esecuzione dei lavori che riguardano la struttura dell'edificio è la Asl 3. Che è come dire: la stessa Regione. La Asl infatti dopo i sopralluoghi negli uffici, dove peraltro l'Arpal ha certificato che i livelli di amianto sono ampiamente dentro alla norma,
Rete
del futuro e quarta corsia autostrade investe 6,1 milioni - valerio varesi
( da "Repubblica,
La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dovrebbero cominciare i lavori per la terza corsia tra Rimini e Cattolica, ma questo fa parte di un programma precedente. è il responsabile sviluppo di Autostrade Gennarino Tozzi a illustrare il programma degli interventi il quale prevede la quarta corsia tra Modena nord e Piacenza sulla A1 e tra Bologna e lo svincolo per Ravenna sulla A14, nonché la terza corsia sulla A13.
Consultori
e difesa della legge 194 la regione approva le linee guida
( da "Repubblica,
La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si codifica il rapporto tra consultori e associazioni di volontariato "laico, cattolico e di altri orientamenti culturali e religiosi, nel rispetto della libera scelta della donna e delle competenze pubbliche di aziende sanitarie e comuni". Ma, si legge in una nota della Regione, "la donna che si rivolge al consultorio sarà informata di tutte le opportunità di intervento e,
Bari
si mobilita alla sala murat staffetta di lettori per saviano - antonio di
giacomo ( da "Repubblica, La"
del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: una lettura laica, senza null'altro aggiungere, delle pagine di Gomorra, il mai abbastanza discusso libro di Saviano. Mentre sul sito di Repubblica si moltiplicano le adesioni all'appello di solidarietà per lo scrittore - oltre 140mila ieri sera - l'invito a questo reading di Gomorra arriva da Nicola Laforgia, assessore alle Culture del Comune di Bari.
Pellicole
per capire e scoprire la Turchia ( da "Unita, L'"
del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: proiezione sarà preceduta da un intervento di Iclal Aydin Margariti sul ruolo della religione nella Turchia contemporanea, il più laico dei paesi musulmani che negli ultimi anni ha visto rifiorire sentimenti fondamentalisti. "Yanlis Zaman Yolculari" di Aren Perdeci sarà invece presentato mercoledì 29 alla presenza di Canan Cemali, protagonista femminile e sceneggiatrice del film.
Consulta,
Frigo mette d'accordo tutti ( da "Giornale.it, Il"
del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: come spiegava ieri a un attento Massimo D'Alema il diessino Vincenzo Siniscalchi, membro laico del Csm. E l'ex premier annuiva: "Potevano scegliere molto peggio", concedeva. L'appoggio delle opposizioni a Frigo era d'altronde scontato, dopo il no a Pecorella, e il voto favorevole del Pd è stato annunciato formalmente ieri pomeriggio.
Da
Pavia a Firenze, la carica dei baroni anti-Gelmini
( da "Giornale.it,
Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica e razionale". Sindacalese allo stato puro. Ma il meglio deve ancora arrivare. Queste, nel dettaglio, le richieste dei firmatari del documento: "Il sistema di finanziamento delle università deve essere basato su una previsione pluriennale di crescita che avvicini l'Italia alla media Ocse e gli atenei non devono essere usati per fare cassa"
La
moschea si schiera a difesa del parroco
( da "Stampa,
La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: fanno la partita di calcio islamici contro cattolici, come se fossero scapoli e ammogliati ("e vincono sempre loro", dice el Houssine, il parrucchiere). Ma don Marini non è solo questo, come spiega Marisa Di Stefano, che è la segretaria del Consiglio Pastorale e forse pure l'autrice della lettera firmata dai musulmani: è quello che gestisce lo Sportello Pio,
Convegno
storico sul Marchesato ( da "Stampa, La"
del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Soprintendenza archivistica per la Liguria), Cinzia Cremonini (Università Cattolica Milano), Mario Rizzo (Università di Pavia), Paolo Calcagno (Università di Verona), Luca Lo Basso (Università di Genova), Andrea Lercari (Istituto internazionale di studi liguri Sezione ingauna) e Marco Leale (Società savonese di storia patria).
Consulta,
dopo 18 mesi arriva Giuseppe Frigo
( da "Voce
d'Italia, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Politica Articoli correlati: *Senatori occupano camera, procedimento senza fine *Consulta, ancora una fumata nera in Aula *Consulta, stallo sull'elezione del togato laico Guarda tutti i correlati.
Illuminazione
pubblica Piano da un milione di euro
( da "Stampa,
La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Illuminazione pubblica Piano da un milione di euro La sostituzione di 4 mila lampade consentirà risparmi per 87 mila euro l'anno [FIRMA]MAURIZIO ALFISI BIELLA Perfettamente in linea con il grande dibattito a livello europeo sulla riduzione delle fonti d'inquinamento, l'amministrazione Barazzotto presenterà all'approvazione del prossimo Consiglio comunale un progetto di ammodernamento
Portella
e la dc il '47 visto da foa - vittorio foa
( da "Repubblica,
La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica, in virtù del concordato del 1929. Dico questo per dire che il '47 fu il completamento di un processo. (...) La difficoltà nelle condizioni materiali, la mancanza di viveri, le difficoltà di approvvigionamento di materie prime, il livello di reddito pro capite, le difficoltà di utilizzazione delle capacità produttive,
Se
la verità non si scopre ma si può regalare - fulvio tessitore
( da "Repubblica,
La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Napoli SE LA VERITà NON SI SCOPRE MA SI PUò REGALARE La scienza o è tale e dunque positiva o non è scienza La laicità o è rispetto degli altri di tutti gli altri anche di quelli che si vuole convincere o non è laicità ma intolleranza FULVIO TESSITORE O ggi è tutto diverso: a causa dei lavori la stagione sinfonica è ridotta di due terzi e di quella lirica si attende il programma.
È
agli arresti domiciliari, niente messa - emilio randacio
( da "Repubblica,
La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: esercizio della libertà religiosa e nell'adempimento delle pratiche di culto dei cattolici". Di fronte alla nuova richiesta, il gip di Sondrio ha leggermente corretto il suo primo provvedimento, concedendo all'indagato di "comunicare con un ministro del culto cattolico". In soldoni, ha permesso a un prete di visitare l'indagato nella sua abitazione.
Evita
l'amputazionegrazie alle staminali
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: questo originale intervento è stata data solo ieri dagli esperti del Centro di Ricerca e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche dell'Università Cattolica di Campobasso. La paziente, che aveva un'ischemia irreversibile, cioè una carenza di sangue all'arto inferiore che l'avrebbe portata all'amputazione, ha trovato proprio nel grande e invisibile lavorio delle cellule "
Il
commossoaddioa vittorio foa ( da "Secolo XIX, Il"
del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Molti i leader della sinistra presenti alla cerimonia laica di commiato a Foa: da Massimo D'Alema a Sergio Cofferati, da Piero Fassino a Fausto Bertinotti. "Vittorio era l'uomo più moderno della sinistra che io abbia mai conosciuto", ha detto Veltroni, che ha insistito sull'ottimismo di Foa, un modello da seguire.
Le
coppie di fatto ai tempi dell'inquisitore
( da "Repubblica,
La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono storici di formazione laica, mentre De Gregorio guarderà l'argomento di questo libro per qualche verso "laicista", da un punto di vista cattolico. L'autore, nato a Procida, oltre a insegnare alla Federico II nel Dipartimento di Discipline storiche, collabora con l'archivio arcivescovile da molti anni.
Da
veltroni a epifani l'addio della sinistra a foa "era il più moderno tra
noi" - alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: addio della sinistra a Foa "Era il più moderno tra noi" Commozione alla cerimonia laica davanti alla Cgil con Bertinotti, D'Alema, Cofferati ALESSANDRA LONGO ROMA - In una bella giornata di sole, Vittorio Foa riceve il saluto di chi gli voleva bene e lo stimava. Congedo laico, sulla scalinata della sede della Cgil nazionale a Roma.
Consigliere
gay dell'Udc fa outing poi lascia il partito: mi hanno emarginato
( da "Corriere
della Sera" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolico e moderato", le cose sono cambiate, Villa è stato "emarginato " e oggi non si sente più rappresentato nelle sue posizioni "politiche e ideali". Tutto è iniziato a settembre quando le diverse organizzazioni gay hanno annunciato di aver scelto Genova come sede della manifestazione nazionale dell'orgoglio omosessuale indicando anche una data,
Moschea
a Cairo, trattative aperte ( da "Stampa, La"
del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tendono a sottolineare che questa sorta di passo indietro non dev'essere inetsa come razzismo, o fondamentalismo laico o cristiano contro i mussulmani e le loro esigenze di avere un luogo di ritrovo e preghiera; così come nessuno invoca problemi di ordine pubblico, anche se tra gli inquilini del palazzo si ammette che la scelta di corso Dante non era considerata la più opportuna.
Una
collana per capire e comunicare al malato
( da "Stampa,
La" del 23-10-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: Associaizone Medici Cattolici, l'Agenzia regionale per i servizi sanitari Piemonte e Ieo Milano. L'iniziativa, voluta dalla Fondazione per la cura dei tumori con l'adroterapia (presidente Ugo Amaldi, segretario Gaudenzio Vanolo) ha già partorito un volume: "Riflessioni sugli aspetti psicosociali in oncologia", edito da Mercurio,
<Solo
due cattolici al governo Nel Pdl regna la massoneria>
( da "Riformista,
Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tra i suoi pubblicisti c'è il presidente emerito "Solo due cattolici al governo Nel Pdl regna la massoneria" Parla Cossiga. "Ho votato Pd ma oggi non so più che cos'è. Veltroni dura perché non sanno chi mettere al suo posto". E su Berlusconi: "L'unico a potergli succedere è Tremonti". L'errore di Letta il giorno del voto.
CITTADINI
NON SI NASCE SI DIVENTA ( da "Stampa, La"
del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Forse insegnanti in scuole con molti studenti cattolici, ebrei o musulmani cercheranno modi per naturalizzare la democrazia all'interno di tradizioni che sono state nei fatti ostili ad essa, ma io sarei per favorire un confronto onesto con le forme di governo - di re o preti o saggi religiosi - preferite dalla religione.
Gli
ebrei e la controversa figura di papa pio xii - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il timore di danneggiare i cattolici tedeschi, l'educazione antisemita che prevaleva nei seminari e nelle scuole cattoliche. C'è però a mio giudizio un elemento che assume, anche in quel contesto, carattere dirimente. Dopo l'infame razzia degli ebrei romani (16.10.1943) Pio XII non mosse ciglio sebbene i camion con i prigionieri sfilassero quasi sotto le sue finestre.
La
scienziata antinazista che anticipò il femminismo - marco lombardi
( da "Repubblica,
La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
investitura
laica che, miracolosamente, non conflisse con l'affetto dimostratele dal futuro
arcivescovo Ursi: a sancire una strana, affascinante, riconciliazione tra fede
e ragione, negli ultimi anni di vita. Passaggio caratterizzato, talvolta, da
una teatralità parecchio slava, di cui diede prova nel
I
prof di scienze politiche "stop lezioni per un giorno"
( da "Repubblica,
La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E mentre alla Cattolica la lista Ateneo studenti, vicina a Comunione e liberazione, appende striscioni pro-Gelmini nei chiostri, nelle altre università la protesta va avanti, a cominciare dalla Statale. In via Festa del Perdono, ieri pomeriggio, si è tenuta un'assemblea di 300 persone;
"non
possono intromettersi nelle cose della chiesa cattolica" - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ha negoziato gli accordi per lo status giuridico degli enti cattolici e per il trattamento fiscale della Chiesa cattolica (di cui il governo israeliano ancora non ha varato le norme di applicazione). Eminenza, come giudica l'intervento del ministro israeliano Herzog? "L'atteggiamento nella Santa Sede è di chi è un po' annoiato per l'intromissione da parte di autorità,
"inaccettabile
santificare pioxii" il governo israeliano all'attacco - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un ministro dello Stato di Israele faccia un intervento con cui si ingerisce con un affare che, per la sua natura, è un affare interno alla Chiesa cattolica". Poi, la replica nel merito delle accuse mosse da Herzog. Il postulatore, infatti, si dice altrettanto stupito dell'affermazione secondo cui non vi sarebbe "alcuna testimonianza di alcun passo concreto adottato dal Pontefice"
Questo
è un governo neoautoritario ( da "Unita, L'"
del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "Su questo tema serve un approccio laico. È opportuno praticare forme di aggregazione democratica come una piazza civile ma ferma dove una forza di opposizione trova le sue ragioni per stare insieme. Al di là di motivi speciali per protestare contro qualcosa o qualcuno". Significa che non sarà un corteo "contro"?
Israele:
inaccettabile fare santo Pio XII Il ministro Herzog: nel periodo della Shoah il
Vaticano sapeva cosa succedeva in Europa Il promotore della causa di
beatificazione: no a i ( da "Unita, L'"
del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ambasciatore ha replicato che "il Papa è il benvenuto in Israele, è stato invitato, e spetta a lui decidere tempi e modi, noi - ha concluso - non interferiamo in questo". La polemica non si attenua. La beatificazione di Pio XII è "un affare interno della Chiesa cattolica" e le affermazioni di Herzog appaiono come una "ingerenza".
La
Sacra famiglia fra squali, marineria e figuranti medievali
( da "Giornale.it,
Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
nostro
itinerario parte da Cattolica, dove la rappresentazione della Natività è
circondata da… feroci squali. è lo spettacolo a cui si potrà assistere al Parco
Le Navi, che ha allestito un presepe subacqueo nella vasca dove nuotano undici
squali Toro. Le statue che compongono il presepe, alte
Se
la notte è "rosa" il divertimento è assicurato
( da "Giornale.it,
Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Da Comacchio a Cattolica sarà festa dal tramonto sino all'alba. Tutto all'insegna del rosa In ogni angolo della Riviera ci sarà qualcosa di rosa a fare da trait d'union: dal cocktail, alle mongolfiere color confetto che voleranno in cielo, alle acrobatiche evoluzioni dei paracadutisti.
"Notte
rosa", maxi festa sulla Riviera romagnola per il Capodanno dell'Estate
( da "Giornale.it,
Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: da Comacchio a Cattolica, sarà festa dal tramonto all'alba. Una lunga festa colorata di rosa in ogni suo aspetto, con mille e più eventi e ospiti di eccezione, per celebrare l'ospitalità e la gentilezza di una terra che ha saputo raggiungere, in oltre 160 anni di storia (il primo stabilimento balneare fu aperto nel 1843) un livello di eccellenza nel settore turistico.
Riviera
romagnola: si alza il sipario su "Incontri di mare 2007"
( da "Giornale.it,
Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolica saranno i teatri di questo racconto, lungo un'intera estate. Ogni Comune metterà in risalto la propria vocazione, artistica e marinara, connotando con una tematica il programma di “Incontri di mare”. Arte, teatro, musica, gastronomia Per promuovere davvero lo spirito dell'Emilia Romagna tutti gli appuntamenti saranno animati da compagnie teatrali ed artisti
"Un
mare di sapori" per l'estate in Riviera
( da "Giornale.it,
Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il Parmigiano Reggiano A Cattolica e a Riccione – le date sono in fase di definizione – sulla spiaggia, di sera andrà in onda la cottura di una forma di Parmigiano Reggiano secondo la vecchia tradizione del fuoco a legna. Uno spettacolo garantito che proporrà altresì una mostra e la proiezione di filmati su questo formaggio unico al mondo.
Luci
e ombre del Sessantotto visto dalla parte dei Cattolici
( da "Stampa,
La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: SABATO 26 CONVEGNO ALLA GAM Luci e ombre del Sessantotto visto dalla parte dei Cattolici DOMENICO AGASSO JR "L'immaginazione al potere: luci e ombre del '68" è il titolo di un convegno organizzato per sabato 25 ottobre dal Liceo Faà Di Bruno, in collaborazione con altre sette licei cattolici di Torino: Maria Ausiliatrice, Sacra Famiglia, Edoardo Agnelli, San Giuseppe, Sant'Anna,
Libertà
religiosa, per i cristiani è emergenza da Islamabad a Pechino
( da "Giornale.it,
Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: inaugurazione della prima chiesa cattolica in Qatar. Pure in Africa permangono situazioni di gravi violazioni dei diritti umani. Negli Stati più islamizzati della Nigeria, ad esempio, continuano a diffondersi atti di intolleranza e di discriminazione religiosa nei confronti delle comunità cristiane: coloro che si sono convertiti al cristianesimo sono perseguitati e minacciati di morte.
E'
la giornata del dialogo ( da "Stampa, La"
del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattoliche e protestanti della città. Nella Sala Valdese di corso Vittorio Emanuele II 23 i protagonisti del dibattito "Conoscerci per costruire convivenza e pace" sono Enrico Peyretti della chiesa cattolica, il pastore Paolo Ribet della chiesa evangelica valdese, padre Rosu della chiesa ortodossa romena e due esponenti musulmani:
( da "Manifesto, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
DIVINO Razzismo, le reticenze della chiesa cattolica Filippo Gentiloni Il problema
degli immigrati sta mettendo in crisi non solo lo stato ma anche la chiesa. Nessuno può chiamarsene fuori o delegare a
altri. Gli episodi di razzismo più o meno evidente e diffuso chiamano inevitabilmente
in causa l'educazione, la mentalità, la civiltà: proprio quegli aspetti che nel
nostro paese si dichiarano cristiani. Lo sono veramente? Il problema è
sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Con alcune punte più vistose e tragiche.
Basti pensare, da una parte, ai tragici sbarchi a Lampedusa e dintorni, e,
dall'altra, alla vita nei campi rom che a decine circondano le nostre città.
Ogni giorno episodi di razzismo più o meno diffuso, anche se spesso nascosto.
Proprio il contrario di quella accettazione - carità - che l'educazione
cristiana - cattolica - degli italiani dovrebbe favorire. Non che la chiesa non
intervenga. Lo stesso pontefice invita "a essere solidali con questi
nostri fratelli e sorelle, perché la chiesa è aperta a tutti, formata da credenti
senza distinzione di cultura e di razza". Ma sul problema
dell'immigrazione e della razza il cattolicesimo interviene con una certa
debolezza, soprattutto se si confrontano gli interventi contro il razzismo con
altri interventi, più decisi e vigorosi. Penso, fra gli altri, a quelli contro
l'aborto o anche contro certi atteggiamenti intorno al testamento e alla morte.
Come anche agli interventi che mettono la custodia della famiglia tradizionale
in primo piano.In questi casi il cattolicesimo ufficiale interviene più
decisamente. Eppure il razzismo colpisce direttamente al cuore lo spirito
cristiano. Come mai una certa debolezza cattolica? Forse il desiderio di non
contrastare il mondo della Lega che si proclama e cattolico e anche razzista.
Nel mondo della Lega si arriva a proporre classi scolastiche separate. Il
ministro Maroni: "Il governo non sottovaluta i recenti episodi di
razzismo, ma bisogna evitare strumentalizzazioni". Forse una certa
reticenza cattolica è dovuta al desiderio di non contrastare più decisamente il
governo di centrodestra che promette di mantenere - e anche di accrescere - i
vantaggi del cattolicesimo nel paese. In realtà alcune voci di stampa parlano
di una "tensione strisciante" tra governo e Vaticano, dovuta proprio
al razzismo. Ma in realtà fra gli oppositori del razzismo i cattolici
non sempre figurano in primo piano.
( da "Stampa, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Miguel Gotor Pio XII
e la fabbrica dei santi La Santa Sede ama i tempi lunghi e i passi felpati, in
materia di santità e non solo. E dunque l'autorevole smentita di padre Lombardi
delle parole del gesuita Gumpel, postulatore del processo di canonizzazione di
Pio XII, merita di essere sottolineata, insieme con la volontà di Benedetto XVI
di continuare a fare di quella causa "oggetto di approfondimento e
riflessione". Quest'increspatura non è solo il segno di una frizione
estemporanea riguardante la diplomazia tra gli Stati e subito ricomposta, né il
frutto dell'inopportuna quanto comprensibile reazione di un sacerdote che ha
dedicato buona parte della sua esistenza a un obiettivo che vede forse
allontanarsi per sempre dal proprio orizzonte di vita. In realtà, è anche il
sintomo di un movimento più profondo che concerne la "politica della
santità" della Sede apostolica negli ultimi quarant'anni, dal Concilio
Vaticano II fino ai nostri giorni. In quella assise epocale fu deciso di delineare
i contorni di una vocazione universale alla santità e si auspicò la possibilità
di un suo esercizio multiforme e quotidiano che investisse non solo i
sacerdoti, ma anche il mondo dei laici "tutti invitati
a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato". A partire dalla svolta conciliare, due fenomeni
contraddittori, ma bilanciati, hanno caratterizzato l'attività della cosiddetta
"fabbrica dei santi", costituendo un'anomalia significativa se
confrontata con la plurisecolare tradizione ecclesiastica precedente,
molto cauta in materia di canonizzazioni. In primo luogo, Giovanni Paolo II ha
deciso di proclamare da solo più della metà delle proposte agiografiche
elaborate dal
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca La
didascalia La percezione Il rabbino Rosen: la questione ora è in mano agli
storici "Pio XII controverso ma la targa del museo è davvero
eccessiva" Pacelli fu una figura controversa, ma non è vero che non fece
nulla contro la deportazione degli ebrei italiani Noi
pensiamo che il suo silenzio sia stata una mancanza, ma comprendo che ciò irriti
i cattolici RENATO CAPRILE
DAL NOSTRO INVIATO TEL AVIV - Il rabbino David Rosen è l'uomo del dialogo
inter-religioso, già responsabile per conto del ministero degli Esteri
israeliano delle relazioni con il Vaticano e dei rapporti tra cattolici e mondo ebraico. A lui
abbiamo posto alcune domande sulla "crisi" diplomatica innescata
dall'"irriguardosa" didascalia a corredo della foto di Pio XII al
museo Yad Vashem di Gerusalemme. Rabbino Rosen, che pensa di quella didascalia?
"Ritengo che sia, come dire, alquanto problematica. Se non ricordo male,
da un lato vi è scritto che Pio XII è stato una
"figura controversa", ma al tempo stesso si afferma che è stato a guardare e non ha fatto nulla per salvare gli ebrei
durante l'Olocausto. Il che, storicamente parlando, non è la pura verità".
Si riferisce alla taglia di 50 chili d'oro imposta dai tedeschi agli ebrei
romani dopo l'8 settembre '43, alla quale papa Pacelli contribuì con 20 chili,
all'apertura delle porte del Vaticano a un certo numero di ebrei in fuga? "Certo
anche a queste cose e ad altre informazioni di cui oggi siamo in possesso.
Sappiamo che molti conventi che ospitavano ebrei chiesero e ottennero la sua
approvazione nella loro opera di salvataggio. è assai probabile che Pio XII
fosse convinto di non essere rimasto con le mani in mano, ma è evidente che le
nostre percezioni sono differenti. Noi, in quanto ebrei, abbiamo la sensazione
che non abbia fatto abbastanza e che il suo silenzio sia stata una mancanza, un
fallimento morale. Penso tuttavia, che il modo con cui Yad Vashem definisce le
cose urti davvero i cattolici, anche quelli più
critici, e che ciò non contribuisca all'interesse né di Yad Vashem né a quello
del popolo ebraico". E allora qual è la soluzione? "Si deve fare in
modo che la visita dei cattolici a Yad Vashem abbia
un'influenza pedagogica positiva. Ritengo, quindi, che la cosa non sia poi così
saggia. Come non è saggio minacciare conseguenze diplomatiche. Il modo corretto
di trattare la questione è attraverso un convegno di storici, che tentino di
stabilire che cosa sia davvero possibile chiarire e che cosa no. La tesi che
finché gli archivi del Vaticano rimangono chiusi noi non sapremo tutto è, a mio
avviso, un sofisma. è vero che dobbiamo pretenderne l'apertura per accertare la
verità storica, ma qui si tratta di una divergenza di vedute
nell'interpretazione soggettiva della situazione di quel periodo. E in ogni
caso si impone una domanda: se Pio XII avesse potuto fare e avesse fatto ciò
che non ha fatto, le cose sarebbero andate diversamente?". Ritiene che
questa tensione possa creare un frattura nelle relazioni tra Israele e il
Vaticano? "No, nel modo più assoluto. La questione della dicitura di Yad
Vashem è materia di discussione già da quattro anni e penso che la Chiesa stia
semplicemente tentando in diversi modi di fare pressione su Yad Vashem. Sarebbe
stato saggio se Yad Vashem avesse accettato di
discutere la cosa in passato. Mi sembra di avere capito, da fonti del Ministero
degli Esteri israeliano, che oggi c'è una certa disponibilità a farlo". E
che pensa dell'intervento assai critico su papa Pacelli del rabbino capo di
Haifa, ospite al sinodo dei vescovi a Roma? "Ciò che ha detto di fronte al
Sinodo mi è sembrato piuttosto saggio ed indiretto, ed era d'uopo in quel foro.
Nelle interviste ai giornali, invece, è stato un po'
troppo "diretto", ma qui abbiamo il solito, vecchio problema se sia
nato primo l'uovo o la gallina". (Ha collaborato Mila Rathuss ).
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Il colloquio
Il prete di strada "Spesso la Chiesa è troppo timida" CONCITA SANNINO
DAL NOSTRO INVIATO POMPEI - Don Antonio Palmese, un prete come lei impegnato
nella trincea culturale e pastorale dell'antimafia, si riconosce nella scelta
di Papa Ratzinger? "Questo silenzio sulla camorra, in un momento di
massima esposizione mediatica, io lo colgo come carezza e balsamo. Carezza
perché è quel sostegno che si fa percepire al di là della parola. E balsamo:
perché la Parola che Ratzinger ci ha consegnato, "non stancatevi di
lavorare con passione in questa terra", è uno sprone a fare che va al di
là della denuncia, cioè verso la giustizia. Che coincide, per noi, con il regno
di Dio". Don Palmese, 50 anni, referente campano di Libera, braccio destro
di don Luigi Ciotti, è prete di parole limpide e coraggiose. A Napoli porterà,
il 21 marzo prossimo, la giornata nazionale della Memoria per le vittime delle
mafie. Lei si è più volte battuto contro le timidezze di certa Chiesa. L'anno
scorso, dinanzi alla tomba di don Peppino Diana, prete ucciso
dalla mafia a Casal di Principe, c'era solo la sua voce e quella dei laici a
onorare quel sacrificio. "Sì, ci sono state timidezze. è anche per
superarle che, il 19 marzo prossimo, con il sostegno del cardinale Sepe,
celebreremo nel Duomo di Napoli una veglia con testimonianze in sua memoria,
con i giovani, i vescovi. Per vincere vuoti, indecisioni, anche
posizioni sbagliate". Dal Papa non era lecito attendersi un
incoraggiamento più esplicito a favore di chi si schiera dalla parte dei
giusti? "Guai a far calare la voce alta della Chiesa. Ma c'è un tempo
della denuncia e un tempo del silenzio. Così come esiste un'antimafia gridata,
che può persino dare fastidio; e c'è quella sociale, che punta a sottrarre i
patrimoni ai padrini di ogni clan, che mira al riutilizzo sociale di quei beni.
Questa è l'antimafia di cui abbiamo bisogno per crescere, come cittadini e come
cristiani". Lei pensa che non servirà anche un grido a squarciare la notte
di Gomorra? "Anche. Ma penso soprattutto al proverbio orientale: "E'
preferibile accendere un fiammifero nella notte anziché limitarsi a maledire
l'oscurità"".
( da "Corriere della Sera" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-10-20 num: - pag: 25
categoria: BREVI SARKOZY Il pubblico e il privato Caro Romano, il grande Emil
Cioran, in uno dei suoi libri, sottolineò la differenza di comportamento tra
Luigi XIV (duro verso i Giansenisti) e Luigi XV (tollerante verso gli
Enciclopedisti), e qualcuno commentò che l'uno aveva nel
suo letto la cattolica Maintenon e l'altro la "illuminista"
Pompadour. Oggi si trova sorprendente la "tolleranza" di Sarkozy,
marito della radical-chic Carla Bruni, verso la nostra brigatista. La
spiegazione giusta a volte è la più banale... Rosalino Sacchi lino.sacchi@alice.it
Sarkozy ha dimostrato di avere, nei momenti decisivi, la stoffa di un uomo di
Stato. Ma temo che nel corso della sua presidenza avrà sempre la tendenza a
confondere il pubblico e il privato.
( da "Stampa, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
DAL 18 UNA SETTIMANA
DI FUNZIONI Santuario di Santa Rita Si celebrano gli 80 anni Il quartiere si
prepara a vivere con grande intensità l'anniversario della parrocchia Il 26
ottobre la processione DOMENICO AGASSO JR Da sabato
( da "Riformista, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
CONFESSIONI. Dal suo
buen retiro fuori le Mura Vaticane, il cardinal Sottile ripercorre gli anni passati
alla guida della Cei e al Vicariato di Roma. E ci sorprende col racconto di
come divenne prete e delle passioni poco note, come quella per lo sport. segue
dalla prima Mi hanno anche chiesto - spiega - di scrivere una sorta di diario
della mia vita. Ma non lo farò. Mi dedicherò, invece, a un altro libro
incentrato su Dio e sul nostro rapporto con Dio". Un rapporto, per Lei,
suggellato anni fa quando divenne sacerdote. Come decise di farsi prete? Ho
deciso in modo repentino. Nei mesi tra la fine dei miei diciassette e l'inizio
dei miei diciotto anni di età. L'incontro fu quello con la realtà della Chiesa.
Nel concreto, della parrocchia di San Giorgio a Sassuolo. In particolare con il
sacerdote che seguiva i giovani: si chiamava don Dino Carretti. E con qualcuno
di questi giovani. Ero da sempre credente. E avevo letto i Vangeli nel latino
della Vulgata che mi era stata regalata da un altro sacerdote quando avevo
tredici anni. Ma poi ho avvertito che Dio stava davvero al centro della realtà.
E allora ho pensato che la via più ovvia per metterlo al centro della mia vita
era dedicarmi a lui per così dire anche "professionalmente". Poi
tutto è proseguito ed è avvenuto in modo molto naturale, in un modo che ancora
adesso mi sorprende. Oggi lei guida il comitato per il progetto culturale della
Cei. In cosa consiste questo lavoro? Consiste nel presiedere - che poi
significa lavorare insieme - un comitato di tredici persone di cultura
cattoliche, di competenza e estrazione diverse e farlo in stretta relazione con
il servizio per il progetto culturale che nella Cei esiste già da tempo.
Abbiamo due obiettivi principali: il primo è incrementare la presenza della
cultura cattolica all'esterno. Il secondo obiettivo è quello di andare al cuore
dei problemi nella linea indicata da Benedetto XVI con la formula
"allargare gli spazi della razionalità". Questo vale non solo a
proposito, ad esempio, del grande problema dell'emergenza educativa, ma vorrei
fare anche un esempio meno legato apparentemente alla vita quotidiana: cioè il
tema di Dio e il nostro rapporto complessivo con Dio. Tema che nella cultura di
oggi sembra spesso periferico ma che, in realtà, è centrale e decisivo perché
in base al nostro rapporto con Dio, e più concretamente in base alla
convinzione che Dio esista o non esista, cambia tutta la prospettiva della
nostra vita personale e sociale. Parliamo dell'impegno dei cattolici in politica. Anche il Papa ha detto parole in merito
recentemente in Sardegna. Come dovrebbe dispiegarsi questo impegno? Con la
libertà e la responsabilità proprie che appartengono ai credenti laici, ai
cristiani laici. E con una coraggiosa fedeltà ai contenuti sostanziali di
quella concezione della persona e della società che è messa in luce dalla fede
ma che rispecchia e interpreta la realtà profonda dell'uomo
riconoscibile dalla ragione. Di questi laici abbiamo davvero molto bisogno in
Italia, ma anche in tutto l'Occidente e direi nel mondo. Se dovesse dire a cosa
ha puntato maggiormente in questi anni di lavoro intenso per il Papa a Roma e
per la Chiesa italiana alla Cei, cosa risponderebbe? Ho puntato
sull'evangelizzazione. Anzi sulla missione, per essere più chiari. In due modi
diversi. A Roma dove, in aiuto al Papa, avevo il compito del vescovo, ho
lavorato perché le parrocchie, le case religiose, le associazione e i movimenti
fossero concretamente missionari. E questo si è concretizzato nella
"missione cittadina". Alla Cei non ci può essere questo contatto
diretto con la gente dato che la Cei non può essere sostitutiva delle diocesi. Ma
abbiamo puntato all'evangelizzazione della cultura e alla presenza cristiana
nella società. Tutto ciò si è concretizzato nel progetto culturale,
nell'impegno sulle grandi frontiere dell'etica e dell'antropologia. Sempre alla
Cei però abbiamo anche sviluppato una riflessione comune sulle linee portanti
dell'evangelizzazione oggi, ad esempio sulla parrocchia in un mondo che cambia.
Quale era l'intenzione del Papa riguardo alla Cei? L'intenzione di Giovanni
Paolo II era che la Chiesa italiana divenisse più coraggiosa riguardo al ruolo
della fede per dare senso e direzione alla vita personale e alla vita
collettiva. Poi venne la diocesi di Roma? Le indicazioni del Papa riguardavano
due grandi direttrici. La prima: configurare la diocesi di Roma sulla base dell'ecclesiologia
del Concilio Vaticano II, un'ecclesiologia di comunione. E anche far emergere
il ruolo che questa diocesi ha in quanto diocesi del Papa. E questo si è
concretizzato nel Sinodo diocesano di Roma, iniziato già dal cardinale Ugo
Poletti il quale, devo dire, ha avuto un ruolo fondamentale per far assumere
una più precisa coscienza diocesana a Roma. La seconda direttiva fu quella di
dare alla diocesi uno slancio missionario, di evangelizzazione. Tutto questo si
può riassumere con le parole di Giovanni Paolo II: "Parrocchia cerca e
trova te stessa fuori di te stessa". Nell'ultima prolusione al consiglio
permanente della Cei, il presidente Angelo Bagnasco ha insistito sul fatto che
oggi in Italia occorre rispondere al bisogno educativo dei giovani. Perché la
Chiesa parla così tanto di emergenza educativa? È stato
lo stesso Benedetto XVI a lanciare questo tema rivolgendosi alla diocesi di
Roma già a partire dal convegno diocesano del giugno 2006. E poi il messaggio è
stato ripetuto più volte fino alla lettera indirizzata
dal Papa ai cristiani di Roma in febbraio e all'ultimo convegno del giungo
( da "Riformista, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Il libro di brancoli
Lo scontro con Prodi Che i rapporti tra il cardinal Ruini e Romano Prodi
fossero burrascosi, questa non è una novità. Basta ricordare lo scontro duro,
durissimo in occasione del referendum sulla fecondazione assistita: il
presidente della Cei aveva chiesto ai credenti di non andare a votare, per far
mancare il quorum, mentre il Professore si definì "un cattolico
adulto", cioè autonomo rispetto alle scelte delle gerarchie. Ma la rottura
tra i due, questa è la novità, si consuma almeno un decennio prima, quando
attorno alla candidatura di Prodi nasce l'Ulivo. A raccontarlo è Rodolfo
Brancoli, uno dei più stretti collaboratori del Professore, nel suo ultimo
libro "Fine corsa. Le sinistre italiane dal governo al suicidio".
Scrive Brancoli: "Su quella candidatura avvenne la rottura personale tra
Prodi e il cardinale Camillo Ruini, spezzando un legame forte e intenso nato a
Reggio Emilia attorno a un circolo di giovani laureati di cui il futuro
cardinale e Romano erano forti animatori". Le ragioni riguardano, appunto,
il ruolo dei cattolici in politica: "Chi li
conosce entrambi - prosegue Brancoli - dice che Ruini probabilmente aveva altri
piani per Prodi, che lo vedeva alla guida di uno schieramento moderato che
salvaguardasse, scomparsa la Dc, una presenza identitaria del cattolicesimo politico
organizzato, ritenendo che il sistema bipolare non fosse destinato a mettere
radici. L'opposto del Prodi bipolarista, che portava al governo i popolari,
cioè i cattolici della sinistra ex Dc, assieme ai post
comunisti". Il "duello" tra Prodi e Ruini diventa più acuto col
governo dell'Unione. Sui Dico, ad esempio: Brancoli ricorda come per Prodi
fossero un esempio di sintesi tra cattolicesimo democratico e cultura
socialista; mentre la Cei scatenò "una violenta contestazione"
attorno alla parola d'ordine dei "valori non negoziabili". Ma il
contesto cambia per entrambi. Il governo Prodi è infatti più debole dell'Ulivo
- e non solo per le divisioni sulla "questione
cattolica" - e la strategia di Ruini di esasperare i conflitti tra laici e
cattolici sembra non pagare
più. È l'inizio della fine: "Vennero le elezioni - prosegue Brancoli - e
si scoprì che ormai era finito, tutto intero, il cattolicesimo politico, anche
nella sua versione clerico-moderata". La parola fine l'ha messa
Berlusconi. Dicendo no all'alleanza con Casini, il Cavaliere relega l'Udc a un
ruolo marginale e spegne "l'illusione centrista del cardinale".
Conclusione (scrive Brancoli): "Prodi perse, ma perse anche Ruini".
Alessandro De Angelis 20/10/2008.
( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura Foa, una
vita è morto ieri a novantotto anni un grande protagonista del Novecento un giovane
vecchio ottimista per la sinistra Sindacalista e politico è stato
sempre aperto e impegnato nella costruzione del nuovo Nato nel 1910,
antifascista, conobbe il carcere per otto anni e partecipò poi alla Resistenza
Da ragazzo frequentò il Liceo D'Azeglio di Torino dove insegnava Augusto Monti
Venne arrestato per la delazione dello scrittore
Pitigrilli, specialista in simili mansioni NELLO AJELLO L'Italia ha perduto uno
dei protagonisti politici più appassionati, uno dei testimoni più vitali della
sua democrazia. Tale era Vittorio Foa, morto ieri a novantotto anni. La sua è
una biografia intensa, a tratti febbrile. Durante la dittatura fascista egli
fece parte di quel nucleo compatto di oppositori, che a Torino, la sua città,
operavano sotto le insegne di Giustizia e Libertà. All'opposizione si sarebbe
poi svolta gran parte della sua esperienza politica. Vide la propria gioventù
� dai venticinque ai trentatré anni � tagliata in due dal carcere, per poi
partecipare alla Resistenza come dirigente del Partito d'Azione. Fino a ieri,
la presenza di Foa ha animato in vari ruoli politici o sindacali, o nelle vesti
di osservatore molto ascoltato, la vita civile del nostro Paese. Ebreo, era
esente da ogni settarismo confessionale. A proposito del dramma mediorientale,
di cui con dolore percepiva la tragicità, dava anche di recente giudizi lucidi,
scevri da malanimo. Da ultimo, quando la sua esperienza di militante ha ceduto
al bisogno della riflessione e dell'elaborazione culturale, dai suoi interventi dai suoi libri emergeva una laica saggezza.
Il quasi centenario che ieri si è congedato dalla vita venne a lungo giudicato,
dai suoi amici e compagni più antichi, un esempio di precocità. Nato da una
famiglia di buona borghesia, frequenta quel liceo D'Azeglio, dal quale proviene
gran parte dell'élite democratica torinese, da Ginzburg a Mila, da
Bobbio a Pavese. Vi insegnano grandi maestri, Augusto Monti, Umberto Cosmo,
Zino Zini: maestri, oltre tutto, di antifascismo. Monti in specie continuerà a
mantenere i contatti con i ragazzi del D'Azeglio, fra i quali Foa, anche dopo
gli anni del liceo. Per suo conto, Foa è molto legato a Carlo Levi, il futuro
pittore e scrittore, anche lui fervente antifascista. Intanto, non ancora
quindicenne, egli si trasferisce per alcuni mesi a Parigi, dove lavora presso
un'azienda commerciale. A ventun anni � luglio 1931 � si laurea in
Giurisprudenza nella stessa sessione di laurea di Bobbio, con il quale compila
talvolta, a quattro mani, dietro modesto compenso, qualche tesi di laurea per
altri giovani torinesi. A ventitré anni entra nel movimento Giustizia e
Libertà, ai cui Quaderni collabora con articoli apertamente critici
sull'economia fascista e sul corporativismo; e ciò finisce per esporlo ai
sospetti del regime. Nei rapporti di polizia riguardanti un super-ricercato,
Franco Antonicelli, compare spesso il nome del giovane Foa, come un amico in
odore di "complicità". Nel maggio del �35, i sospetti si addensano.
Foa viene arrestato, nel quadro di una retata che
investe, a Torino, l'intero gruppo dirigente di Giustizia e Libertà. A fare la
spia, in particolare ai suoi danni, è stato lo
scrittore Pitigrilli (pseudonimo di Dino Segre), specialista in simili
mansioni. Segue, nel febbraio 1936, la condanna di Foa a quindici anni di reclusione.
La cesura impressa alla sua vita dall'avventura carceraria non ne muta granché
l'indole d'intellettuale riflessivo con una naturale inclinazione al sorriso.
Lo dimostrano i messaggi che egli indirizza a casa dai vari istituti di pena
che via via lo ospitano � le celle romane di Regina Coeli, il reclusorio di
Civitavecchia, il carcere di Castelfranco Emilia � e che egli stesso
raccoglierà nel 1998 per Einaudi, sotto il titolo Lettere dalla giovinezza.
"Salute ed umore ottimi", si legge su quei fogli. La notizia vi
ricorre insistente, anche quando s'intravedono nelle righe vari disagi fisici:
dal raffreddore allergico al ben più allarmante morbo di Basedow. E' il modo
che il detenuto Foa usa per tranquillizzare i suoi cari. Ma questo understatement
carcerario nasce anche da un'avversione: quella maturata in cella leggendo i
memoriali dei detenuti del Risorgimento. In particolare Le mie prigioni di
Silvio Pellico. "Adesso Pellico fa la lagna", così Foa sottolinea
qualche frase di quel carbonaro ottocentesco sulla via della conversione
religiosa. Trova incoerente e penosa l'immagine di patriota baciapile che
Pellico trasmette di sé. E decide di regolarsi all'opposto. Non sentirsi un
derelitto. Meno che mai comunicare una simile sensazione all'esterno. Ecco le
direttive preposte al comportamento di Foa e dei suoi compagni di cella. Ogni
missiva da Regina Coeli è un inno all'amicizia. L'aver trascorso gran parte
della gioventù in carcere accanto ad Ernesto Rossi e a Riccardo Bauer verrà
sempre da lui citato come una incancellabile fortuna. Rispetto a quei due, che
erano stati fra i massimi esponenti di Giustizia e Libertà, lui, di quindici
anni più giovane, si sentiva un novizio. Lo abbagliava la loro leggenda di
vecchi lupi di galera. Il senso dell'umorismo di Rossi e la pacatezza austera
di Bauer gli sembravano una miscela preziosa, un antidoto alle malinconia della
reclusione. Un altro compagno prigioniero, Massimo Mila, avrebbe raccontato in
un saggio vivace pubblicato sul Ponte che a tenerli svegli, e perfino allegri,
era una dose traboccante di autoironia. Usavano l'epiteto di
"martire" per autocanzonarsi. "Martire Rossi, che tempo fa
oggi?". "Martire Bauer, passami il sale". "Martire Foa,
smettila di scrivere a casa". Nessun giornale entrava nella prigione. Non
vi era ammessa la radio. Ma le notizie "pesanti" foravano le mura.
"Ho sentito dire che è scoppiata una guerra", si legge in una lettera
di Foa ai suoi (17 settembre 1939). Quella riga risulta censurata, a riprova
che i guardiani non tollerano l'ironia. Man mano che il conflitto mondiale
rivela il suo volto più atroce, le missive di Foa perdono l'effervescenza degli
esordi: vi si coglie l'angoscia per i familiari, esposti alle insidie razziali.
La guerra fascista va male, ma il recluso non sembra gioire in pieno
dell'auspicato ritorno alla vita civile. Parla delle possibili "amarezze
della libertà". Mezzo secolo più tardi, Vittorio Foa mi avrebbe raccontato
in un'intervista il momento del passaggio fra la detenzione e i compiti politici
che lo aspettavano "fuori": "Era l'agosto del �43 quando uscii
dal carcere di Castelfranco Emilia. Provavo, dopo la lunga segregazione, un
desiderio di silenzio e di solitudine. La sera stessa della liberazione, in
un'osteria accanto alla prigione, stappammo alcune bottiglie fra amici. E
mentre bevevamo vedemmo passare a ritmo di marcia una schiera di ragazzi
armati: erano i giovani nazisti della divisione Hermann Goering. Appena una
settimana dopo l'8 settembre mandai alla sede del Partito d'Azione un memoriale
con una serie di proposte politiche". E' un nuovo inizio, difficile come
previsto. Il partito d'Azione si dissolve subito dopo la Liberazione. I suoi
militanti si spargono nelle file agitate di una sinistra non più relativamente
coesa, com'era apparsa negli anni di vigilia. Uno spirito irrequieto come Foa,
quasi vocato per destino a sentirsi in minoranza, rievocherà la diaspora
azionista nel
( da "Stampa, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Laicita'
INTEGRAZIONE.
INCONTRO VENERDI' "Chi è lo straniero?" La Caritas si interroga
"Chi è lo straniero?" L'associazione Piazza d'uomo, insieme alla Caritas
Diocesana e all'associazione Pacefuturo, affronteranno quest'argomento venerdì
sera, alla luce dei recenti episodi di cronaca, delle norme del pacchetto
sicurezza in discussione al Parlamento e da prese di posizione di esponenti del
mondo culturale e religioso. L'appuntamento è per le 21 nella Casa dei Popoli e
delle Culture in via Novara
( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura
A Torino Le radici democratiche Nasce nel
( da "Stampa, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
INCONTRI Piovono
libri Conferenza (ore 17) su "cesare pavese, "quell'antico
ragazzo"". Intervengono Lorenzo Mondo, Mariarosa Masoero e Roberto
Cerati. Biblioteca Reale, piazza Castello 191 I MartedìSera "Le cose buone
a Torino e Provincia": ne parla alle 21,15 Paolo Massobrio, presidente
nazionale del Club Papillon conBarbara Ronchi della Rocca. Unione Industriale,
via Vela 17 Acquarelli Alle 17,30 conferenza su "Pittura in Piemonte
nell'800. Gli acquarelli" a cura di Piergiorgio Dragone, docente
dell'Università di Torino. Museo Accorsi, via Po 55 Impressioni botaniche
Conferenza, ore 17,30, della pittrice Gianna Tuninetti dal titolo "L'uso
dell'acquarello". Ingresso libero. Museo Regionale di Scienza Naturali,
via Giolitti 36 Labirinti Domani alle 9, La Venaria Reale e il Progetto
Polymath, organizzano un incontro, per studenti e insegnanti delle medie
inferiori e superiori, dedicato al labirinto nei suoi collegamenti non solo con
la matematica - in particolare con la Topologia - ma anche con il gioco, la
storia, l'arte. E' il momento conclusivo dell'esperienza dei labirinti
realizzati ai Giardini della Reggia. Politecnico, corso Duca degli Abruzzi 24
Festa del libro S'intitola "Il ritorno di Giovannino Guareschi un classico
del '900", la serata (ore 21) dedicata all'uomo, allo scrittore, ai film
che hanno reso popolari i personaggi dei suoi racconti. Presentano
Fabio Trevisan militante Alleanza Cattolica, Alessandro Gnocchi studioso e
scrittore, Luca Finatti critico cinematografico. Orbassano, piazza Vittorio
Veneto CONVEGNI Generazioni Si aprono alle 9,30 i lavori del convegno "Le
opportunità formative del fumetto nella didattica interculturale e il valore
educativo del progetto Approdi". Centro Multifunzionale, corso
Francia 285 LIBRI Gli appuntamenti Nel libro "Bernardette e Lourdes"
che viene presentato stamane alle 10, Michele Cénnamo e Franco Vaudo
ricostruiscono fedelmente la vita eccezionale di una donna semplice e la società
del suo tempo. Modera l'incontro il giornalista Marco Bonatti, direttore del
settimanale della Curia torinese la voce del Popolo. Interviene l'assessore
Giovanna Pentenero. Unione Industriale, via Fanti 17 Teenager Andrea Bajani
presenta (ore 18) "Domani niente scuola", un reportage ironico
sull'Italia dei teenagers. Interviene Giovanni Tesio. La Feltrinelli, piazza
Cln 251 Piovono libri in tram Alle 15,30, presentazione sul tram, in viaggio
attraverso le vie del centro cittadino, del libro "Patate, latte e
castagne. Storie e ricette dell'alta Val Tanaro" di Savina Acquarone.
Letture a cura dell'attore Matteo Brancaleoni. Organizza la Biblioteca della
Regione. Via Bertola 10 Filosofia del vino Roberto Cipresso e Giovanni Negri
presentano alle 18 il loro libro "Vinosofia". Enoteca Rossorubino,
via Madama Cristina 21 Storia della Lega Presentazione (ore 18) del libro
"Romanzo Padano" di David Parenzo e Davide Romano. Intervengono, fra
gli altri, il sindaco Sergio Chiamparino e Luca Ricolfi. La Libreria, via Roma
80 Romanzo breve Viene presentato (ore 21) il romanzo di Enrico Lupano
"Pellediluna". Con l'autore interviene la scrittrice Elena Varvello.
Libreria Massena28, via Massena 28 SPETTACOLI Cabaret Alle 22,30 "41,
nessuno e centomila" con i migliori artisti del Cab 41. Cab 41, via
Fratelli Carle 41 MUSICA Schubert La pianista Inger Soedergren e Nathalie
Stutzmann, voce contralto, si esibiscono in concerto alle ore
( da "Repubblica, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Rotondi:
"Voglio che ricevano una buona educazione cattolica". Giovanardi:
"Purtroppo a Modena il liceo salesiano ha chiuso" La ministra:
"I miei figli a scuola pubblica" ma i suoi colleghi preferiscono il
privato CARMELO LOPAPA ROMA - Si fa presto a dire scuola pubblica. Ministri e
onorevoli poi ci pensano due volte prima spedirvi i propri, di pargoli. Dice:
"Voglio avere figli in futuro. E li iscriverò a una scuola pubblica di
qualità". Nei giorni dell'assedio, il ministro Mariastella Gelmini decide
di giocare la carta dei sentimenti e in un'intervista molto personale al
settimanale Donna moderna assicura che, sebbene per adesso solo fidanzata, se e
quando avrà figli li manderà negli istituti statali. Ora, si vedrà se
l'annuncio-promessa farà cambiare idea al milione e passa di operatori della
scuola pubblica che si ritengono vittime dei suoi tagli e della sua riforma.
Quel che è certo è che l'outing sull'istruzione dei figli (potenziali) non è
affatto in linea con il trend, diciamo così, dei suoi colleghi di governo.
Perché in tanti hanno preferito spedirli dai privati, specie se scuole
cattoliche. Chi per le elementari, chi per le medie, chi soprattutto per le
superiori. è storia ormai archiviata di quest'estate la bocciatura del
maturando Renzo Bossi proveniente dall'istituto religioso e imbattutosi nella
commissione inflessibile del liceo scientifico pubblico Bentivoglio di Tradate,
salvo ripescaggio dal Tar. "Io li manderei pure nella scuola pubblica -
spiega Gianfranco Rotondi, ministro per i Rapporti col Parlamento e padre di
tre bimbe - L'anno prossimo Mariangela di 5 anni, la più grande, dovrà iniziare
il suo percorso, ma mia moglie teme che nella scuola pubblica difficilmente
riceverebbe l'educazione cattolica che io e lei abbiamo ricevuto. Perché,
checché ne pensino in Vaticano dopo il mio ddl sulle coppie di fatto, io i
precetti della Chiesa faccio di tutto per seguirli". Come d'altronde il
sottosegretario alla Presidenza, Carlo Giovanardi, scuole elementari dalle
suore della Casa Famiglia di Modena e medie dai Salesiani. Ai
suoi tre figli ha fatto frequentare la medesima elementare cattolica. "Ma
poi medie e superiori in istituti pubblici, anche perché a Modena i salesiani
hanno dovuto chiudere, vittime delle difficoltà che in questo Paese incontrano
le scuole cattoliche, col conseguente monopolio e impoverimento della scelta
formativa". Pubbliche fino alle medie e poi superiori dai privati
per Dario e Pietro, i due figli di 26 e 28 anni del sottosegretario allo
Sviluppo economico Adolfo Urso: "Perché sono due modelli validi entrambi.
L'importante è che si possa scegliere in base alle proprie esigenze, senza
pregiudizi". Qualche pregiudizio lo ha la senatrice radicale Donatella
Poretti. Alice, due anni e mezzo, una battaglia per l'asilo nido a Montecitorio
già alle spalle nella passata legislatura, frequenta appunto un nido privato,
"ma ho dovuto girare non poco per evitare che finisse in uno gestito dalle
suore. Non confessionale ma nel quartiere Prati, purtroppo non in centro dove
io lavoro. Sono per il pubblico, ma spesso si è costretti ad altro".
"Scuoletta Arcobaleno di impostazione steineriana" (come quelle
scelte per i loro figli da Veronica e Silvio Berlusconi), per la piccola
dell'ex ministro Pd Giovanna Melandri. Opzione privata, per ora, nel quartiere
romano di residenza. All'istituto San Giuseppe vanno da generazioni in famiglia
Tajani. Ma Antonio, commissario Ue ai Trasporti, dopo le scuole medie ha spedito
il figlio in un liceo statale ai Parioli. Pubblico e solo pubblico per Miranda
di 20 anni e Costanza di
( da "Repubblica, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Spettacoli
Il premier e Putin Lo charme di Letta I cattolici Vilipendio
tour è la vendetta per chi non parla di torta per chi non parla di fetta, per
chi non è sedotto dallo charme di Gianni Letta Berlusconi e Putin? Lui lo va a
trovare in Sardegna, vedono uno spettacolo di Apicella e del Bagaglino fino a
notte fonda Oggi il contributo dei cattolici al dibattito
pubblico è scarso.
Si litigano i morti. Sei morto quando si ferma il cuore o il cervello?.
( da "Repubblica, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Genova
Durante l'estate negli uffici del Consiglio vennero trovati alcuni pannelli
Regione, amianto a peso d'oro la bonifica costa 700mila euro La Regione dovrà pagare
qualcosa come 700 mila euro per bonificare dall'amianto gli uffici di via
D'Annunzio 113 dove l'estate scorsa, durante dei lavori di manutenzione, erano
stati trovati un paio di pannelli con amianto a quanto pare non inertizzato. La
notizia non avrebbe nulla di curioso se non fosse che la Regione non è
proprietaria di quei locali ma li ha presi in affitto dal fondo Immobiliare
Catullo (gruppo assicurazioni Cattolica) e soprattutto se
non fosse che ad intimare all'ente (e non ai proprietari dell'immobile)
l'esecuzione dei lavori che riguardano la struttura dell'edificio è la Asl 3.
Che è come dire: la stessa Regione. La Asl infatti dopo i sopralluoghi negli
uffici, dove peraltro l'Arpal ha certificato che i livelli di amianto sono
ampiamente dentro alla norma, ha inviato alla Regione un documento in
cui intima il monitoraggio dei livelli di amianto, la quantificazione del
materiale presente e la bonifica che essendo dunque prevista in una
prescrizione della Asl diventa obbligatoria anche se il monitoraggio fosse stato negativo. Il fatto però è che la Asl invia la
prescrizione solo alla Regione e non ne invia una copia ai proprietari da cui
l'ente ha preso in affitto l'immobile. La morale è che a pagare sarà la
Regione, che dovrà anticipare i quattrini nella speranza di potersi rivalere in
futuro con la proprietà. Gli uffici in questione sono quelli di via D'Annunzio
dove hanno sede l'urbanistica, l'ambiente e lo sviluppo economico. In tutto si
tratta di circa 250 persone che durante i lavori dovranno essere spostate.
Dove? L'estate scorsa l'assessore alle finanze G. B. Pittaluga aveva opzionato
alcuni uffici in via Ravasco: dunque, la Regione nel periodo dei lavori pagherà
anche un doppio affitto. E c'è anche un altro risvolto: la Asl 3 è la stessa
che nel 1995, quando la Regione prende in affitto quegli uffici, certifica che
l'immobile è completamente bonificato.
( da "Repubblica, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Bologna
Rete del futuro e quarta corsia Autostrade investe 6,1 milioni "Dobbiamo
essere rapidi, ogni giorno che passa può voler dire un morto in più" VALERIO
VARESI Società autostrade punta sull'Emilia Romagna 6,1 miliardi di euro per
ammodernare la rete e ben 5 rappresentano ampliamenti di corsie. L'assessore ai
Trasporti Alfredo Peri azzarda anche una data di inizio dei cantieri: entro la
fine del 2010. Un anno prima, invece, dovrebbero cominciare
i lavori per la terza corsia tra Rimini e Cattolica, ma questo fa parte di un
programma precedente. è il responsabile sviluppo di Autostrade Gennarino Tozzi
a illustrare il programma degli interventi il quale prevede la quarta corsia
tra Modena nord e Piacenza sulla A1 e tra Bologna e lo svincolo per Ravenna
sulla A14, nonché la terza corsia sulla A13. Inoltre le intenzioni sono
di realizzare anche la nuova Romea, la bretella Campogalliano-Sassuolo e la
Ferrara-mare, tutt'e tre con la formula del project financing consentendo ai
privati investitori di rientrare dall'investimento con nuovi pedaggi. Infine,
ci sono i vecchi cantieri da chiudere, come il casello di Crespellano, il
raccordo tra quest'ultimo e la Bazzanese e il nodo di Casalecchio. Se
Autostrade potrà lavorare con le proprie aziende (la "Pavimental",
per esempio, direttamente controllata) i lavori procederanno con rapidità. Se,
invece, dovrà procedere ad appalti esterni, tutto sarà più complicato. "Dobbiamo
essere rapidi perché ogni giorno che passa senza ammodernare può voler dire un
morto in più, congestione e inquinamento" spiega Tozzi. Non solo.
Autostrade più ampie, secondo uno studio della stessa Autostrade, significa
meno code e una diminuzione dell'inquinamento. Uno studio effettuato
sull'Autosole tra Barberino del Mugello e Firenze nord ha dimostrato che con la
terza corsia è diminuito del 18% l'ossido di carbonio, del 22% l'ossido di
azoto, del 28% le sostanze organiche e del 24% le polveri sottili. Tutto questo
grazie all'eliminazione delle code. Analoghi risultati sono stati ottenuti
sulla A4 Milano-Bergamo, mentre la quarta corsia sulla A1 tra Bologna e Modena
ha portato a un calo del 70% delle ore di coda per incidente, a una diminuzione
del 60% dei blocchi del traffico, a una discesa del 24% degli incidenti nonché
del 40% dei morti. Dati positivi anche dalla terza corsia dinamica del tratto
bolognese della A14. Qui sono calati del 25% gli incidenti, del 9,4% le ore di
blocco del traffico e del 50% il tempo perso. Complessivamente quasi tutta la
rete autostradale della regione cambierà aspetto. Peri, oltre alla nuova Romea
promette anche una manutenzione straordinaria della famigerata E45 Cesena-Orte
attualmente in condizioni disastrose con un tasso di pericolosità altissimo.
SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Bologna
LA DIRETTIVA Consultori e difesa della legge 194 La Regione approva le linee
guida Le linee guida regionali sulla 194 sono arrivate all'epilogo. Dopo l'approvazione
in giunta, il provvedimento ha concluso il suo percorso costellato da varie
polemiche. Ma "il confronto - afferma l'assessore alla Sanità della
Regione Emilia-Romagna Giovanni Bissoni - è stato a
volte difficile, ma sicuramente di merito e costruttivo". Sia fra le forze
politiche, sia con le organizzazioni del mondo femminile "con le quali
abbiamo l'impegno di continuare il confronto sulle tematiche più generali di
politiche socio-sanitarie di genere". Nella direttiva si sancisce il
rilancio dei consultori familiari emiliano-romagnoli. E, al tempo stesso, si codifica il rapporto tra consultori e associazioni di
volontariato "laico, cattolico e di altri orientamenti culturali e
religiosi, nel rispetto della libera scelta della donna e delle competenze
pubbliche di aziende sanitarie e comuni". Ma, si legge in una nota della
Regione, "la donna che si rivolge al consultorio sarà informata di tutte
le opportunità di intervento e, qualora espressamente richiesto, si attiverà
anche il collegamento con le organizzazioni di volontariato da lei stessa
indicate". Per le donne che scelgono di ricorrere all'interruzione
volontaria di gravidanza, i consultori "collaborano con gli ospedali e con
i servizi ambulatoriali per garantire tempestività e continuità dell'assistenza
e la necessaria dotazione di personale non obiettore".
( da "Repubblica, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bari
L'iniziativa Bari si mobilita alla sala Murat staffetta di lettori per Saviano
ANTONIO DI GIACOMO Bari legge Gomorra. Per esserci, per schierare la propria
voce dalla parte di Roberto Saviano, basterà andare alla sala Murat. Venerdì
sera, a partire dalle 20, prenderà forma una sorta di orazione civile, una lettura laica, senza null'altro aggiungere, delle pagine di
Gomorra, il mai abbastanza discusso libro di Saviano. Mentre sul sito di
Repubblica si moltiplicano le adesioni all'appello di solidarietà per lo
scrittore - oltre 140mila ieri sera - l'invito a questo reading di Gomorra
arriva da Nicola Laforgia, assessore alle Culture del Comune di Bari.
"è stata un'iniziativa - spiega - nata in maniera spontanea, per esprimere
la vicinanza della città a un ragazzo che non solo ha perso il bene della
libertà nella vita di tutti i giorni ma che ora corre il rischio di scivolare
nell'isolamento". SEGUE A PAGINA X.
( da "Unita, L'" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
È in corso di
svolgimento al Cinema Detour la prima edizione di Grand Tour, una rassegna che
presenta al pubblico romano una selezione di film in collaborazione con diversi
festival internazionali. Si è iniziato, dal 17 al 29 ottobre, con la Turchia:
in collaborazione con il Bursa International Silk Road Film Festival, giunto
alla terza edizione, vengono presentati film che possono offrire un assaggio
del cinema turco contemporaneo, accanto a incontri e conferenze. Gli ultimi due
appuntamenti della rassegna saranno - entrambi in collaborazione con il Festival
internazionale del Film di Roma - lunedì 27 e mercoledì 29 ottobre. Nel primo
sarà presentato "Takva" di Özer Kiziltan, viaggio nei tormenti di un
islamico alle prese con le proprie pulsioni peggiori. La proiezione
sarà preceduta da un intervento di Iclal Aydin Margariti sul ruolo della
religione nella Turchia contemporanea, il più laico dei paesi musulmani che
negli ultimi anni ha visto rifiorire sentimenti fondamentalisti. "Yanlis
Zaman Yolculari" di Aren Perdeci sarà invece presentato mercoledì 29 alla
presenza di Canan Cemali, protagonista femminile e sceneggiatrice del film.
Associazione culturale - Cineclub Detour - Via Urbana 47/a Telefono: +39 06
45490845 email: cinedetour@tiscali.it Federico Pedroni.
( da "Giornale.it, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 253 del
2008-10-22 pagina 0 Consulta, Frigo mette d'accordo tutti di Laura Cesaretti Dopo
19 mesi la fumata bianca. Anche l'opposizione vota il penalista bresciano
indicato dal Pdl come giudice costituzionale. Schifani: "Spero che inizi
il disgelo". Pecorella: "Bruciato da una trappola della
sinistra" Roma - Che la scelta fosse caduta su di lui lo ha saputo lunedì
sera: una telefonata "a tarda ora", ha raccontato, una notte di
riflessione e ieri mattina Giuseppe Frigo ha sciolto la riserva e accettato,
"non senza emozione", la candidatura a giudice della Corte costituzionale.
Eletto ieri sera con 690 voti. Si è sbloccata l'impasse, la Consulta è tornata
a ranghi completi e come ha rilevato "con vivo compiacimento" il
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio a Schifani e
Fini, si è posto fine "a un grave ritardo". La decisione finale l'ha
presa il premier in persona, dopo che il veto dell'opposizione e i franchi
tiratori della maggioranza avevano affossato la candidatura di Gaetano
Pecorella e le divisioni interne a Forza Italia, partito cui spettava la
designazione del giudice costituzionale, mettevano a rischio di veti incrociati
altri nomi più "politici". Così la scelta è caduta su un
"esterno" di rango, un tecnico di fama, ex presidente delle Camere
penali e "garantista erga omnes, al di sopra dei sospetti", come spiegava ieri a un attento Massimo D'Alema il diessino
Vincenzo Siniscalchi, membro laico del Csm. E l'ex premier annuiva:
"Potevano scegliere molto peggio", concedeva. L'appoggio delle
opposizioni a Frigo era d'altronde scontato, dopo il no a Pecorella, e il voto
favorevole del Pd è stato
annunciato formalmente ieri pomeriggio. Ma Walter Veltroni mette subito
le mani avanti: bene Frigo, ma "non c'è alcun baratto tra la Consulta e la
Vigilanza Rai, e voglio dire che continueremo a votare Orlando, perché sono inaccettabili
pregiudiziali verso una forza politica". Per quanto riguarda il Pd,
insomma, e nonostante le sollecitazioni che arrivano pressanti dalla
maggioranza, la partita della Commissione di vigilanza resta bloccata sul
candidato dell'Idv, che per ora Veltroni non ha intenzione di mollare.
"Qualcosa si sbloccherà dopo la manifestazione del 25 ottobre",
ripetono dal suo partito. Mentre dal Pdl Donato Bruno accusa: "Mi sembra
evidente che si stia facendo un gioco non trasparente. Avevano proposto di
ritirare Orlando se si fosse ritirato Pecorella, mi sembra invece che una certa
posizione sia diventata granitica". Antonio Di Pietro ieri ha fatto
annunciare che anche il suo partito avrebbe votato per Frigo: un modo per
rendere ancora più difficile al Pd lo "scaricamento" di Orlando. E
comunque, con la questione Abruzzo ancora aperta e la manifestazione del Circo
Massimo alle porte un dietrofront sulla Vigilanza sarebbe politicamente troppo
oneroso. Senza contare che a quel punto Idv reclamerebbe un posto nel Cda Rai a
spese di Veltroni. Meglio temporeggiare ancora e cercare nel frattempo un
accordo con la maggioranza su tutta la partita Rai, a cominciare dalle nomine
che contano, presidente e direttore generale. "Noi - spiega un dirigente
del Pd che segue da vicino la materia - non abbiamo alcun interesse a uscire da
questa vicenda, ora che la questione Consulta è risolta, trasformando Orlando
nel martire della democrazia e il simpatico Di Pietro nel censore dei nostri
inciuci". La speranza di Veltroni, dunque, è che il Pdl riapra la
trattativa su tutto il pacchetto Rai e che alla fine (concordato il presidente
"di garanzia" della tv pubblica, e incassato il futuro dg) si
rassegni a digerire anche Orlando. Certo, la maggioranza nei prossimi giorni
potrebbe anche "farci qualche scherzetto", votando per la Vigilanza
un nome dell'opposizione, dal radicale Marco Beltrandi a un esponente Pd. Ma
"non conviene neppure a loro, visto che poi quella stessa commissione
dovrà votare a maggioranza qualificata il nuovo Cda". Il presidente del
Senato Schifani auspica che il voto bipartisan sulla Consulta segni
"l'inizio del disgelo, e sia una tappa utile a un percorso di apertura del
confronto". Ad accelerare la soluzione di una vicenda che si trascinava da
18 mesi è stata anche l'iniziativa dei radicali, che ieri hanno applaudito la
scelta di Frigo: "Lo voteremo con convinzione". Dopo l'ennesima
fumata nera, lunedì sera - capeggiati dalla vicepresidente del Senato Emma
Bonino - hanno occupato l'aula di Montecitorio. I cinque deputati e tre
senatori hanno passato tutta la notte sugli scomodi scranni dell'emiciclo, fino
alla nuova seduta comune delle Camere di ieri mattina. Al termine della quale
il presidente Fini ha invitato i tre "infiltrati" del Senato ad
abbandonare l'aula, invocando il "rispetto delle regole". Di fronte
alla resistenza passiva dei radicali, la seduta è stata sospesa e i tre
(Bonino, Perduca e Donatella Poretti) sono stati sollevati di peso dai commessi
e depositati su un divano del Trasatlantico. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 253 del
2008-10-22 pagina 3 Da Pavia a Firenze, la carica dei baroni anti-Gelmini di
Nino Materi Il catastrofismo dell'Associazione docenti universitari: "Le
scuole statali scompariranno" "Obiettori universitari". A prescindere.
Il decreto-Gelmini li ignora, ma loro si schierano comunque "contro".
Contro cosa, non si sa; ma contro chi, è ben chiaro: il ministro della Ricerca.
L'Università di Pavia, ad esempio, ieri è scesa in trincea attaccando le
"scelte del governo in materia scolastica". L'annuncio è arrivato nel
corso di un'assemblea svoltasi nel cortile del rettorato. In particolar modo il
Senato accademico dell'ateneo pavese "manifesta un vigoroso dissenso
contro le attuali scelte del governo". Poca importa che il governo - in
materia universitaria - abbia "scelto" poco o nulla. Una protesta del
tutto virtuale, su provvedimenti puramente ipotetici. Primo esempio: "La
drastica riduzione del fondo di finanziamento ordinario, nel corso dei prossimi
cinque anni". Peccato che non sia stato deciso
alcuna "drastica riduzione"; secondo esempio: "Il blocco del
turnover al 20% che impedirà il rinnovamento del corpo docente e ridurrà
pesantemente le possibilità di carriera di dottorandi, ricercatori e professori
associati". Anche su questi aspetti la Gelmini ha offerto ampie garanzie.
Ma gli "obiettori cronici" preferiscono non tenerne conto. A dare
manforte agli "obiettori per partito preso" di Pavia sono i loro
colleghi di Firenze: "Le manifestazioni in atto hanno cause totalmente
condivisibili, cioè la difficoltà ad immaginare un futuro per l'Università con
la drastica riduzione delle risorse da parte dello Stato", ha dichiarato
il rettore dell'Università di Firenze, Augusto Marinelli. Che però lascia
aperta una porta al dialogo: "Come ateneo fiorentino abbiamo avviato per
questo un dialogo con la Regione e con il ministero". Intanto
l'Associazione docenti universitari (Adu), Cgil, Cisl, Uil, l'Unione degli
universitari (Udu) e altre 8 sigle hanno stilato una "piattaforma programmatica"
(da anni se n'erano perse le tracce, ndr) per l'università, contro "i
recenti provvedimenti legislativi e quelli annunciati". Provvedimenti che,
"se non bloccati, determineranno la scomparsa dell'università
pubblica". Avete letto bene: "la scomparsa dell'università
pubblica". Tra i principi fondanti della "piattaforma" c'è
proprio "la natura pubblica del sistema universitario", il suo ruolo
sociale e la sua "natura cooperativa e partecipata, laica
e razionale". Sindacalese allo stato puro. Ma il meglio deve ancora arrivare. Queste, nel dettaglio,
le richieste dei firmatari del documento: "Il sistema di finanziamento
delle università deve essere basato su una previsione pluriennale di crescita
che avvicini l'Italia alla media Ocse e gli atenei non devono essere usati per
fare cassa". Insomma, l'esatto contrario, del modello universitario
che ha più successo nel mondo. I firmatari affrontano anche il nodo del diritto
allo studio: "L'università dovrebbe svolgere un ruolo di mobilità
sociale". Traduzione: tutti in piazza per protestare. A prescindere. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
IL MUSULMANO
Reportage Moncalieri Petizione al cardinale Cinquecento musulmani firmano
contro il trasferimento di don Marini "Il prete è un uomo buono, mandarlo
via sarebbe ingiusto" La moschea si schiera a difesa del parroco
PIERANGELO SAPEGNO MONCALIERI Il primo che ha messo la sua firma è Mohamed el
Yandouzi, con la sua bella pancia rotonda e il sorriso di chi s'è appena
tagliato una morbida fetta di manzo da incartare nella macelleria di Rashid.
Anche il parrucchiere ha firmato, el Houssine, e anche suo nipote Yassin, e il
giovane Younes, il fratello di Mohamed, che studia economia e commercio
all'Università, se Allah lo vuole, come Anissa, che fa linguistica. Hanno
firmato tutti, pure Rashid, col suo pizzetto sotto il labbro: "Solo Elyass
che ha 4 anni non l'ha fatto". Ma Dio è grande e lui lo sa. Entro sera
sono già 500 le firme di musulmani, rumeni e italiani. Almeno 300 sono
magrebini: "Molti di prima generazione, e molti di seconda, come noi, che
siamo ormai più italiani che marocchini", spiega el Yandouzi. Il fatto
strano è che scrivono al cattolicissimo arcivescovo di
Torino, e che gli parlano come dei fedeli, e gli chiedono solo di non mandare
via un sacerdote di Borgo San Pietro, don Ruggero Marini. E che glielo
domandano così, come in una preghiera comunitaria, una supplica quasi
medioevale, con toni persino ingenui, così spontanei: "Siamo un piccolo
frammento della Comunità parrocchiale rimasta improvvisamente senza la sua
Voce. L'amarezza, il dolore e lo sconcerto che stiamo vivendo reclamano delle
risposte. È a Lei, Cardinale Poletto, che noi, in nome di un personale Bene
defraudato, chiediamo da Figli, non solo conforto, ma soprattutto chiediamo di
capire". Per capire, non è così semplice. "Questo prete è un uomo
buono", dice Mohamed el Yandouzi, che è il presidente della moschea. Gli
vogliono così bene che una volta all'anno vanno addirittura a leggere il
Vangelo nella sua chiesa Anni 70, che sta su corso Roma, con la navata spoglia
e la preghiera scritta a caratteri cubitali, "Chi mangia questo pane vivrà
in eterno", di fronte a tutti questi squallidi palazzi dell'immigrazione,
edifici di color ruggine buttati in mezzo alle strade di periferia, fra la
polvere, i binari spezzati e i cavalcavia delle tangenziali. "Se ce lo
mandano via è ingiusto", dice Mohamed. E dice che possono permettersi di
dirlo anche loro, "perché tutti gli uomini buoni sono al servizio del
Signore". Tutto cominciò quando costruivano la moschea, e la Lega e Borghezio
sfilavano davanti con 300 maiali e gli insulti, e lui venne a difenderli. Da
allora fanno la festa dell'amicizia tutti gli anni, vanno ai battesimi insieme,
fanno la partita di calcio islamici contro cattolici, come se fossero scapoli e
ammogliati ("e vincono sempre loro", dice el Houssine, il
parrucchiere). Ma don Marini non è solo questo, come spiega Marisa Di Stefano,
che è la segretaria del Consiglio Pastorale e forse pure l'autrice della
lettera firmata dai musulmani: è quello che gestisce lo Sportello Pio,
che aiuta i poveri a pagare i loro debiti, e la Caritas a Moncalieri, e la
Mensa dei Poveri, e il Banco Alimentare. "È il prete scomodo che ha
tuonato contro la mafia dei calabresi e gli affari sporchi dei politici e dei
massoni", amato dai musulmani ma anche dagli alpini, il sacerdote che
denunciò con violenza "la piaga dei preti omosessuali. E gli risposero
guardi don Ruggero, non si preoccupi. Lei faccia il prete". È anche quello
che fece una predica a favore di Papa Ratzinger e gli anarchici gli
imbrattarono la statua della Madonna e lo attaccarono su internet chiamandolo
"prete nazista". Oggi succede che il parroco di Borgo San Pietro,
storico quartiere degli immigrati di Moncalieri, 23 mila abitanti e una grande
colonia di extracomunitari, rumeni, slavi e marocchini, ma anche di malavitosi,
il quartiere dove venne ritrovato incaprettato e murato il boss Toni Musumeci,
dove si nascondono il capo della 'ndrangheta di Torino e il solista del mitra,
succede che questo parroco finisca per ricevere una solidarietà trasversale: i
musulmani, i fedeli cattolici, gli umili e i potenti.
Anche il sindaco, Angelo Ferrero, "un brav'uomo cresciuto a pane e
Dc", come lo descrivono in Comune, lo difende: "Di sicuro ci saranno
delle buone ragioni se hanno preso questa decisione. Ma in questo caso ci sono
anche dei progetti avviati che devono essere portati a termine, e io prego il
vescovo di ripensarci". Se chiedi a lui di spiegarti questa strana
comunione, raccogli appena un sorriso. Lo becchiamo quando scende di corsa i
gradini sul sagrato, e gli facciamo vedere la lettera e le firme. E le domande
che rivolgono al vescovo: "Perché Voi Eminenza non avete mai appoggiato le
battaglie del nostro Parroco? Quali pressioni ci sono dietro questa scelta?".
Glielo chiediamo, mentre sfugge. "Ne sto prendendo atto anch'io
adesso", risponde. "Non lo so davvero. Posso dire quello che ho detto
ai miei fedeli durante la messa. In un momento particolare della mia vita,
perché ho appena perso la mamma, il vescovo mi ha chiesto se volevo andare a La
Loggia. Ho detto di sì. Per una questione di umiltà e di amore. E anche
l'obbedienza è una forma di amore". Ma el Yandouzi dice che è sbagliato se
le loro feste dovranno finire, e dice persino che vorrebbe continuare a leggergli
il Vangelo in chiesa. Don Ruggero ha una barba grigia e un sorriso stanco. Così
alla fine dice l'unica cosa che conta, anche se non vuole parlare: "Io non
uso molto la testa. Ma uso il cuore". Non è un peccato. Ma forse è una
colpa?.
( da "Stampa, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Laicita'
FINALE LIGURE SABATO
A SANTA CATERINA Convegno storico sul Marchesato [FIRMA]AUGUSTO REMBADO FINALE
LIGURE Finale Ligure ricoprì un ruolo molto importante all'interno del sistema
imperiale asburgico, e fu oggetto di contesa tra le potenze d'antico regime per
più di due secoli. "Partendo da questo dato, si è voluto dar spazio a
relazioni che collochino la vicenda storica del Marchesato nel suo giusto
contesto internazionale, e in particolare che affrontino l'argomento locale per
sviluppare riflessioni di carattere più generale, tenendo conto della
congiuntura politica-economica di lungo periodo. In un certo senso, Finale
diventa la ''scusa'' per poter parlare di diplomazia europea, di equilibri
politici, di questioni logistico-militari, di guerra di corsa, della
discussione giuridica sullo status nobiliare". Flavio Menardi, direttore
della civica biblioteca, presenta le finalità del convegno storico in programma
dalle 10 alle 18 di sabato nell'Oratorio De' Disciplinanti di Finalborgo. Il
titolo dell'incontro è "Finale fra le potenze di antico regime. Il ruolo
del marchesato sulla scena internazionale". Ad organizzarlo il Comune in
collaborazione con l'Università di Genova, la Società Savonese di Storia Patria
e la Fondazione De Mari. "Questa giornata di studi ha una sua impronta
metodologica ben precisa. Non un tradizionale convegno comunale di storia locale,
di taglio erudito e con scopi smaccatamente celebrativi, ma l'occasione per
discutere di tematiche di ampio respiro partendo da una comune e specifica
esperienza storica. Con due obiettivi ben precisi: intanto quello di
"svecchiare" la storia finalese, liberandola dai vecchi luoghi comuni
e sgombrando il campo dalle leggende municipalistiche; in secondo luogo quello
di "sponsorizzare" gli studi sulla Finale moderna, e di dar loro un
indirizzo di ricerca (oltre che dei riferimenti storiografici nuovi)",
sottolinea e conclude Menardi. Le relazioni presentate al convegno saranno di
Riccardo Musso (Soprintendenza archivistica per la
Liguria), Cinzia Cremonini (Università Cattolica Milano), Mario Rizzo
(Università di Pavia), Paolo Calcagno (Università di Verona), Luca Lo Basso
(Università di Genova), Andrea Lercari (Istituto internazionale di studi liguri
Sezione ingauna) e Marco Leale (Società savonese di storia patria).
( da "Voce d'Italia, La" del 22-10-2008)
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Politica
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( da "Stampa, La" del 22-10-2008)
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BIELLA. CONVENZIONE
COMUNE ENEL SOLE PER MODERNIZZARE LA RETE Illuminazione
pubblica Piano da un milione di euro La sostituzione di 4 mila lampade
consentirà risparmi per 87 mila euro l'anno [FIRMA]MAURIZIO ALFISI BIELLA
Perfettamente in linea con il grande dibattito a livello europeo sulla
riduzione delle fonti d'inquinamento, l'amministrazione Barazzotto presenterà
all'approvazione del prossimo Consiglio comunale un progetto di ammodernamento
degli impianti di illuminazione pubblica con un cambiamento importante per
quanto riguarda la gestione. Dei 7707 punti luci esistenti in città, 2266 sono
di proprietà comunale e i restanti 5341 sono di Enel Sole. Fino ad oggi,
quindi, il Comune ha provveduto alla gestione dei suoi impianti con una
apposita squadra di tecnici e operai, in forza al all'Ufficio tecnico: "Un
metodo che oggi non è più né pratico né economico - sottolinea il vice sindaco
Diego Presa - anche perché ogni volta che si rendeva necessario intervenire in
una strada bisognava capire se il lampione era nostro o dell'Enel.Di qui la
decisione di voltare pagina". Essendo Enel Sole proprietaria dei 2/3 della
rete d'illuminazione pubblica, il Comune ha chiesto alla società era interessata
a gestire tutta la rete e partecipare ad un progetto di ammodernamento dei
punti luci finalizzato alla riduzione dell'inquinamento luminoso e dei costi
energetici. "Enel Sole ci ha presentato un progetto che prevede costi
inferiori alle tabelle Consip, la società di indirizzi strategici del Ministero
dell'Economia e delle Finanze, e del 17% alle tabelle regionali - precisa Presa
-. La convenzione ventennale prevede investimenti per ammodernamenti alla rete
di illuminazione pubblica per un milione e 200 mila euro di cui 400 mila a
carico di Enel e 800 mila del Comune. Dovranno essere sostituite 4 mila lampade
di vecchia costruzione con bulbi di ultima generazione ad altissimo rendimento
(potere illuminante superiore del 46% ma in linea con le norme antinquinamento
luminoso). Il costo annuo di ammortamento per il Comune sarebbe di 60 mila euro
a fronte di una minore spesa annua per costi di elettricità pari a 87 mila euro
su un totale di 679 mila euro. Con un utile, quindi, per le casse comunali di
27 mila euro l'anno. Lo smantellamento della squadra comunale sarà graduale.
Uno dei due operai sta per andare in pensione, l'altro resterà con altri
incarichi".
( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina X - Palermo
PORTELLA E LA DC IL '47 VISTO DA FOA L'intellettuale della sinistra fu a
Palermo nel '77 per parlare di "Una strage per il centrismo": De
Gasperi e la politica antioperaia VITTORIO FOA Con il convegno "Portella
della Ginestra: una strage per il centrismo", svoltosi a Palermo il 4 e 5
giugno 1977, il Centro siciliano di documentazione, successivamente intitolato
a Giuseppe Impastato, cominciava la sua attività. Il
convegno nasceva dalla necessità di avviare un'analisi fuori dagli schemi
celebrativi di un evento che si inscriveva in un contesto nazionale e
internazionale. Le relazioni furono svolte da Nicola Gallerano, Umberto Santino,
Lisa Foa, Aldo Brigaglia, , Anna Rossi Doria, Claudio Pavone. Il Centro
siciliano di documentazione pubblicò una parte degli Atti, nel fascicolo
Ricomposizione del blocco dominante. In occasione della scomparsa di Vittorio
Foa pubblichiamo stralci della sua relazione interesse per lo studio
dell'Italia del 1947 è fortemente sollecitata dall'attualità politica. Due soli
esempi: Portella della Ginestra appare come un test importante del ruolo
politico del banditismo, cioè dell'utilizzazione di un banditismo politico al
fine del consolidamento di un blocco di potere, ma la rottura dell'alleanza
dell'unità democratica, la questione in generale dell'unità democratica, della
sua validità e della sua rottura, cioè del governo tripartito che fu al centro
della vita politica di quell'anno, presenta degli elementi stimolanti ai fini
della valutazione della situazione attuale, cioè delle alleanze politiche tra
Partito comunista e Democrazia cristiana, e in genere della linea del
compromesso storico. Ma proprio perché ci sono delle sollecitazioni di
attualità allo studio del '47, credo che abbia ragione Pavone, quando
introducendo un dibattito in corso sul "Quotidiano dei lavoratori",
ammoniva a non fare trasposizioni meccaniche, a non vedere il '47 con gli occhi
di oggi, o cercare, peggio ancora, di affrontare i problemi di oggi alla luce
delle esperienze del '47. Io credo che il modo migliore di capire il '47, anche
nelle nostre necessità di milizia politica, è non per analogie, ma proprio per
differenze, per specificità. Quanto più noi vediamo il '47 per quello che era
veramente nelle sue differenze profonde con la situazione attuale, tanto più
riusciamo a comprendere gli elementi di fondo, di continuità fondamentale che
esistono nei processi storici. L'Italia del '47 era, inutile dirlo, totalmente
diversa da quella di oggi: era diversa come condizioni materiali, come sviluppo
di rapporti internazionali, nei soggetti politici, anche quando essi hanno lo
stesso nome di allora, si chiamano Partito comunista, Partito socialista,
Democrazia cristiana, sono cose diverse da quelle che erano allora. Che cosa ha
significato nella storia politica italiana il '47? Il '
( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XII - Napoli SE LA VERITà NON SI SCOPRE MA SI PUò REGALARE La scienza o
è tale e dunque positiva o non è scienza La laicità o è rispetto degli altri di
tutti gli altri anche di quelli che si vuole convincere o non è laicità ma
intolleranza FULVIO TESSITORE O ggi è tutto diverso: a causa dei lavori la
stagione sinfonica è ridotta di due terzi e di quella lirica si attende il
programma. In contemporanea con siffatte entusiasmanti elucubrazioni,
docenti, famiglie, scolari protestano per la "riforma" del ministro
Gelmini; i rettori alzano noiosi lai per la miseria delle università, costrette
a tagliare ricerca e servizi; qualche docente illuminato quanto angosciato
invita a fare autocritica, a eliminare gli sprechi per ottenere davvero la
riforma delle università, tanto che conta se sono fondazioni di diritto privato
o istituzioni pubbliche, l'importante è che costino il meno possibile; e gli
studenti protestano, tanto si sa non vogliono fare lezioni e poi i professori
non sono dei "fannulloni" che lavorano tre ore alla settimana e
percepiscono diecimila euro al mese? Si tratta di cose poco rilevanti, dinanzi
al "nuovo" che avanza e bisogna mediaticamente controllarle, perché
sono cose fastidiose, che rischiano di distrarre i benpensanti concentrati
sulla sicurezza, che va garantita dal basso, per esempio discriminando i ragazzi
stranieri, che vanno chiusi in classi apposite; è necessario non allontanare lo
sguardo dalla Napoli finalmente pulita e splendente. Se proprio bisogna
lamentare qualcosa, è opportuno concentrarsi sui troppi lavori in corso, che
impediscono di trovare comodi parcheggi, quando si va a teatro o a qualche
festa da amici. Né bisogna dimenticare che quanto "succede a Napoli"
(chi ricorda una antichissima trasmissione radiofonica di tal titolo, trasmessa
cinquant'anni fa?) è tutto e solo opera della camorra, a iniziare da qualche
innocente scappatella di qualche politico. Non voglio essere frainteso e mi
affido a un solo fatterello, per spiegarmi. Da insonne seguo nottetempo o in
ore antelucane le trasmissioni della ottima Rainews 24. Orbene questa tv
nazionale (peraltro sulle orme di quanto già scritto su questo giornale) per
almeno due volte ha trasmesso un servizio, corredato dalle testimonianze di due
giornalisti austriaci e dello stesso pm indagante, secondo cui il famoso
assalto al treno di cinquecento/mille invasati tifosi del Napoli fu
mediaticamente esagerato, perché un solo gabinetto fu devastato
e quattro o cinque vetri rotti, nessun ferroviere fu picchiato e nessun
passeggero sbarcato di forza. Ma allora, forse, aveva ragione il capo della
polizia che, per difendere prefetto e questore, anche lui ricorse alla camorra
ed è appena il caso di precisare che una cosa è costatare, tra
cinquecento/mille scalmanati inquisiti, violenti e delinquenti, altra cosa è
lasciar pensare a una congiura della camorra, quando forse la congiura contro
la squadra del Napoli fu accarezzata da altri, come prontamente e
coraggiosamente denunciò il sindaco di Napoli. Che dire? Potenza della
comunicazione mediatica. Che cosa fa notizia? Il negativo, qualche
"balla" estemporanea, tanto divertente (lo dico nel senso etimologico
della parola, ciò che di-verte, ossia allontana da altro). E i problemi seri,
come quelli della scuola e dell'università, della ricerca scientifica e della
formazione? Beh, questi sono interessi di pochi. Può essere sufficiente
affidarsi al Sommo Pontefice, il quale, parlando a Pompei non ha citato la
camorra per non offendere gli onesti, forse dimenticando la maledizione che il
suo predecessore lanciò contro la mafia, su cui invocò il giudizio severo di
Dio. Altri tempi! Il 16 ottobre, qualche giorno prima di Pompei, Benedetto XVI
ha sostenuto che "la scienza non è in grado di elaborare principi etici,
essa può solo accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare le
sue eventuali patologie". Ciò perché la ragione e la scienza che deve
seguirla devono sentire che "esiste una verità che non potranno mai
scoprire partendo da se stesse, ma solo ricevere come dono gratuito". E la
responsabilità degli scienziati? Questi devono affidarsi ai doni gratuiti,
derivanti dalla "intelligibilità della creazione", che "non è
frutto dello sforzo dello scienziato, ma condizione a lui offerta di scoprire
la verità in essa presente". Se fossi irriverente, direi chi si contenta
gode. Io ammiro il Pontefice per la drasticità, senza ammiccamenti, con cui
enuncia le sue convinzioni, che ritiene essere la verità. Ciò che non apprezzo
- a proposito di "regime di propaganda" - sono i tentativi dei
corifei e commentatori per attenuare le impietose condanne papali. Confesso che
non so capire che significa distinguere una scienza buona e una scienza
cattiva, come non so capire che significa "laicità positiva" rispetto
a una negativa (distinzione che, in verità, ha accolto anche il Papa, quando,
in terra di Francia si è rivolto al presidente francese, con trattamento non
riservato al presidente italiano). La scienza o è tale, e dunque positiva, o
non è scienza. La laicità o è rispetto degli altri, di tutti gli altri, anche
di quelli che si vuol convincere, o non è laicità, ma intolleranza. La mia è
certo una semplificazione, ma confesso da impenitente che questa
semplificazione mi sembra quella che, senza infingimenti che non piacciono al
Pontefice, consente di capire i "segni dei tempi", ai quali guardava,
con inquieta lucidità, il più grande papa dei nostri anni, Giovanni XXIII, che
quei "segni" avvertiva con desta sensibilità e anziché guardarli
strabicamente li affrontava per coniugarli con la consistenza dottrinale
evangelica, non confondendo il relativo con l'indifferentismo etico. Da laico,
da laico davvero e perciò rispettoso della fede, non mi affido al tanto peggio,
tanto meglio, e ricevo da tutto quanto ho fin qui ricordato una ragione di
angoscia, di preoccupazione. Mi angoscia la ottusa giovialità con la quale i
nostri intellettuali revisionisti applaudono un davvero strabico
neo-teocraticismo o neo-temporalismo, che non ha per sé l'avvenire, ma può far
grande male al presente, che richiede ben altra "ricostituzione delle
coscienze". Segni dei tempi, ahimè, anche questo?.
( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina X - Milano è
agli arresti domiciliari, niente Messa EMILIO RANDACIO (segue dalla prima di
Milano) In manette erano finiti due dipendenti pubblici e altri due avevano
ricevuto misure interdittive. Le accuse parlano a vario titolo di turbativa
d'asta e concorso in corruzione. Il legale dell'indagato aveva presentato
istanza chiedendo di permettere al proprio assistito di "recarsi alla
messa domenicale e di ricevere l'assistenza spirituale". Niente da fare.
"La ratio del diniego", spiega nel suo provvedimento Della Pona, non
permette questi permessi, come stabilisce anche una ordinanza della Corte
Costituzionale del dicembre del 2002. I legali di A. B. non hanno però lasciato
perdere. In una seconda istanza, hanno fatto presente che il diritto è
"garantito costituzionalmente", nonché previsto anche dal Concordato
del 1984, ed è concesso anche ai detenuti. I difensori ricordano l'articolo 19
della Costituzione, che stabilisce anche come "la permanenza negli
istituti di prevenzione e pena non possano dare luogo ad alcun impedimento
nell'esercizio della libertà religiosa e nell'adempimento
delle pratiche di culto dei cattolici". Di fronte alla nuova richiesta, il gip di Sondrio ha
leggermente corretto il suo primo provvedimento, concedendo all'indagato di
"comunicare con un ministro del culto cattolico". In soldoni, ha
permesso a un prete di visitare l'indagato nella sua abitazione. Questa
mattina del caso si occuperà il Tribunale del Riesame, davanti a cui sono
ricorsi i legali del funzionario. Innanzitutto hanno chiesto la revoca della misura
di arresti domiciliari, in subordine, anche che venga concesso il permesso di
andare a messa la domenica al proprio assistito.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Medicina LE CELLULE
STAMINALI del midollo osseo di una donna l'hanno salvata dall'amputazione della
gamba. È successo circa un mese fa a Campobasso, ma la notizia dell'efficacia di
questo originale intervento è stata data solo ieri dagli
esperti del Centro di Ricerca e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze
Biomediche dell'Università Cattolica di Campobasso. La paziente, che aveva
un'ischemia irreversibile, cioè una carenza di sangue all'arto inferiore che
l'avrebbe portata all'amputazione, ha trovato proprio nel grande e invisibile
lavorio delle cellule "bambine" una soluzione al sua grave
problema di salute. Grazie all'immissione delle staminali, infatti, potrebbero
essersi aperte nuove vie per la circolazione del sangue che hanno consentito di
offfrire nuovamente ossigeno e nutrienti alla gamba ormai in cancrena.
Risultato: a quattro settimane dall'eccezionale intervento, peraltro molto poco
invasivo, la donna non ha più i fortissimi dolori che accompagnavano la
distruzione dei tessuti e soprattutto sta riprendendo a camminare con le
proprie gambe. L'operazione è stata eseguita il 23 settembre scorso e
rappresenta un importante motivo di speranza per le persone che, in seguito a
una trombosi oppure a una grave embolia, vedono completamente bloccata la
circolazione del sangue diretto alle gambe. Se tutti i trattamenti tradizionali
non hanno successo e si entra nella soglia dell'ischemia "critica" e
irreversibile, con conseguente progressivo danno legato alla morte e alla
distruzione dei tessuti, purtroppo si può rendere necessaria l'amputazione,
come è accaduto per esempio all'alpinista Marco Confortola dopo la recente
sfortunata spedizione sul K2 che gli è costata la perdita di alcune dita dei
piedi. Questa menomazione è stata risparmiata alla paziente proprio grazie
all'immissione nel circolo sanguigno di staminali: l'ipotesi di lavoro è nata
dalla speranza di far "rinascere" almeno in parte i vasi, tanto da
assicurare per quanto possibile una circolazione e quindi mantenere in vita
l'arto in via di necrotizzazione. L'intervento, che rappresenta un
significativo progresso nell'ambito dei centri di ricerca europei che si
occupano di cellule staminali dedicate per la ricostruzione dell'apparato
vascolare, è stato eseguito in un'unica sessione e
utilizzando le cellule prelevate dalla stessa paziente. Dapprima sono state
aspirate dal midollo osseo le cellule disponibili, poi si è proceduto a
selezionare le staminali attraverso sofisticate tecniche di laboratorio. Le
stesse cellule sono state reiniettate immediatamente secondo il protocollo
dello studio, sostenuto da fondi dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il
trattamento, che ha sfruttato la capacità delle cellule "bambine" di
essere completamente indifferenziate e quindi di potersi trasformare nelle
unità che hanno il compito di formare la parete dei vasi sanguigni, pare aver
avuto successo. "A oggi la paziente è in buone condizioni, al controllo
ambulatoriale non riferisce i dolori tipici della cancrena, la temperatura
della gamba operata è normale e da qualche giorno ha ripreso con prudenza a
camminare - fanno sapere gli esperti dell'ateneo molisano - l'obiettivo della
sperimentazione non è di rivoluzionare le metodiche tradizionali di trattamento
di queste patologie vascolari, che mantengono tutta la loro validità, ma di
offrire un'ulteriore ed efficace possibilità ai pazienti in cui le altre
terapie si sono dimostrate inefficaci".Federico Mereta 23/10/2008 La
paziente soffriva di ischemia irreversibile. Si è salvata grazie alle cellule
prelevate dal suo midollo osseo 23/10/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
La cerimonia ROMA.
Cerimonia di addio a Vittorio Foa, ieri mattina a Roma, di fronte la sede
nazionale della Cgil. L'estremo saluto all'ex dirigente sindacale e icona della
sinistra non comunista è stato dato dal segretario del
Pd Walter Veltroni e dal leader della Cgil Guglielmo Epifani, che hanno parlato
dopo i famigliari di Foa; dalla figlia Anna che ha toccato il tema delle radici
ebraiche, al giovane nipote che ha ricordato l'abilità del nonno in cucina nel
preparare una sua personale "salsa dell'amicizia". Molti i leader della sinistra presenti alla cerimonia laica di
commiato a Foa: da Massimo D'Alema a Sergio Cofferati, da Piero Fassino a
Fausto Bertinotti. "Vittorio era l'uomo più moderno della sinistra che io
abbia mai conosciuto", ha detto Veltroni, che ha insistito sull'ottimismo
di Foa, un modello da seguire. Guglielmo Epifani ha poi concluso la
cerimonia: "Se ne va uno dei grandi uomini della Cgil - ha detto -. Fino
agli ultimi giorni aveva chiesto di vederci, di parlarci: non si sentiva uno
messo di lato, si considerava, ed era, uno di noi". La più grande
preoccupazione di Foa, ha spiegato il segretario della Cgil, era quella di
avere un sindacato autonomo e unito. 23/10/2008.
( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVIII -
Napoli Giovanni Romeo e il suo "Amori probiti" alla Feltrinelli Le
coppie di fatto ai tempi dell'inquisitore al megastore Feltrinelli di piazza
dei Martiri, sarà presentato oggi alle 18 il libro dello storico Giovanni Romeo
"Amori proibiti. I concubini tra Chiesa e Inquisizione" (Laterza editore).
Ne parlano con l'autore Vincenzo De Gregorio, Girolamo Imbruglia, Pierroberto
Scaramella, coordina Giovanni Muto, letture di Ilaria Caputi. Il volume, di
estrema attualità, è il primo mai scritto in Italia e all'estero sulla lotta
alle coppie di fatto in età moderna. Uscito nello scorso mese di giugno,
"Amori proibiti", che si occupa della curia napoletana in relazione
agli anni 1563-1656, ma ha anche una robusta proiezione italiana in almeno tre
capitoli su sei, ha già dato luogo a un ampio dibattito sulla stampa nazionale.
Imbruglia, Scaramella e Muto, che parteciperanno alla presentazione con loro
relazioni, sono storici di formazione laica, mentre De
Gregorio guarderà l'argomento di questo libro per qualche verso
"laicista", da un punto di vista cattolico. L'autore, nato a Procida,
oltre a insegnare alla Federico II nel Dipartimento di Discipline storiche,
collabora con l'archivio arcivescovile da molti anni. Ha pubblicato con
Sansoni "Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della
Controriforma" e "Aspettando il boia. Condannati a morte,
confortatori e inquisitori nella Napoli della Controriforma"; ed ancora
"Esorcisti, confessori e sessualità femminile nell'Italia della
Controriforma. A proposito di due casi modenesi del primo Seicento (Le Lettere).
( da "Repubblica, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Da Veltroni a
Epifani l'addio della sinistra a Foa "Era il più
moderno tra noi" Commozione alla cerimonia laica davanti alla Cgil con
Bertinotti, D'Alema, Cofferati ALESSANDRA LONGO ROMA - In una bella giornata di
sole, Vittorio Foa riceve il saluto di chi gli voleva bene e lo stimava.
Congedo laico, sulla scalinata della sede della Cgil nazionale a Roma.
Due corazzieri reggono la corona del presidente della Repubblica ed è l'unico
segno di solennità in una cerimonia dal tratto dolce, essenziale, come lo era Foa,
morto a 98 anni, estraneo al potere e curioso della vita. Accanto a Sesa Tatò,
la moglie, ai figli Renzo, Bettina e Anna, ai giovani nipoti, con la faccia
pallida e le lacrime agli occhi, ci sono Guglielmo Epifani e Walter Veltroni. E
poi: Alfredo Reichlin, Piero Fassino, Massimo D'Alema, Fausto Bertinotti,
Sergio Cofferati, Anna Finocchiaro, Luciano Violante, Giovanna Melandri, Dario
Franceschini, Silvio Sircana, Rosi Bindi. Omaggio collettivo al grande vecchio
che se ne è andato, "l'uomo più moderno della sinistra italiana che io
abbia mai conosciuto", come lo definisce Veltroni, "l'ultimo padre
vivente della Cgil", ricorda Epifani. C'è forte, nella comunità riunita,
il senso della sottrazione, della perdita. Vedi lacrime di sindacalisti e gente
comune, la faccia pallida di Gino Giugni in carrozzella, il volto teso di
Antonio Pizzinato, segretario della Cgil vent'anni fa. Tra politica e memorie
personali, familiari, il mix è tuttavia lieve. Anna, la figlia, cita Freud e
ricorda l'"identità ebraica" del padre, i nipoti Andrea, Matteo e
Viviana raccontano con rimpianto di quel nonno che sapeva parlare con loro, che
con loro giocava a scacchi e "Forza 4", preparava la "salsa
dell'amicizia" usando i pomodori buoni e rievocava gli anni del carcere
senza vittimismo, con ironia (Diceva, rovesciando la lettura: "Non sono stato perseguitato dal fascismo ma sono stato
io il loro persecutore, tanto che mi hanno messo in galera"). Ritratto di
un uomo fuori dal coro, uno "sconcertatore", così lo chiama la sua
amica Marinella Sclavi, sempre pronto a sparigliare, a lasciare un lavoro per
un altro, il Parlamento, il sindacato, l'università, uno "che, per
costruire, gettava le carte per aria e ricominciava daccapo, non si attaccava
mai alle poltrone come fa certa gente oggi". Uno più moderno degli altri,
dice Veltroni che rende omaggio ai padroni di casa: "La pubblicistica
moderna presenta la Cgil come un sindacato arroccato e chiuso in se stesso, in
realtà questo sindacato ha dato uomini come Giuseppe Di Vittorio, Luciano Lama,
Bruno Trentin e lo stesso Vittorio, veri innovatori della politica e della vita
democratica". Foa è morto preoccupato per le divisioni sindacali, rivela
Epifani ("Si sentiva - ed era - uno di noi, aveva chiesto di vederci, di
parlarci"). E' morto assistendo anche al progressivo, angosciante,
svuotarsi del linguaggio: "Chi governa � scriveva � può dire qualunque
cosa e il suo opposto a seconda delle convenienze immediate, a seconda di chi
ascolta nel momento in cui ascolta. Ma quando le parole diventano irrilevanti
cade un impegno etico: non c'è più bisogno di rispondere alla parola
data". Una fase della vita italiana difficile, scoraggiante, ma Foa,
ricorda Pietro Marcenaro, già "ragazzo di bottega" della Fiom e Flm
di Bruno Trentin, oggi senatore Pd, "aveva una profonda fiducia nelle
persone, nella capacità di cambiare le cose che non vanno, nel bisogno
profondo, prepolitico, di serietà, di moralità, che la parte migliore della
società continua a manifestare". Marcenaro sceglie una sua frase per ricordarlo:
"Prima di dire che gli altri sono muti, controlla di non essere
sordo". Dura poco più di un'ora l'ultimo omaggio al partigiano che lascia.
Sabato, dietro al palco della manifestazione del Pd, ci sarà la sua immagine.
Grande, sorridente, protettiva.
( da "Corriere della Sera" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-10-23 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE A Genova Lettera di Villa a Casini: estromesso perché ho appoggiato
il Gay Pride. La replica dei centristi: non è in linea con noi Consigliere gay dell'Udc
fa outing poi lascia il partito: mi hanno emarginato GENOVA - "Estromesso
e emarginato" dopo aver dichiarato di essere d'accordo sullo svolgimento
del Gay Pride a Genova e aver esternato la propria omosessualità: Alberto
Villa, 38 anni, ha dato le dimissioni da consigliere nazionale dell'Udc e dal
partito. Lo ha scritto in una lettera a Buttiglione, Casini e Cesa. Villa
ricorda il suo lungo impegno: "Ho partecipato alla fondazione del partito,
ho collaborato per anni con il segretario regionale Rosario Monteleone e ho
sostenuto lealmente la linea di Casini". Ma, scrive, "dopo aver
ritenuto di dichiarare con sincerità" di essere "omosessuale, cattolico e moderato", le cose sono cambiate, Villa è stato "emarginato " e oggi non
si sente più rappresentato nelle sue posizioni "politiche e ideali".
Tutto è iniziato a settembre quando le diverse organizzazioni gay hanno
annunciato di aver scelto Genova come sede della manifestazione nazionale
dell'orgoglio omosessuale indicando anche una data, il 13 giugno. Lo
stesso giorno della processione del Corpus Domini, una delle ricorrenze
religiose più importanti della città. Se davanti al Gay Pride il cardinale di
Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco aveva avuto da Gerusalemme parole
di cauto equilibrio, riconoscendo "la libertà di manifestare" ma
invocando "il rispetto di tutti", per la Curia la data era stata da
subito un problema. E le polemiche sono presto divampate in città. "Ho
visto - spiega Villa - reazioni veramente stravaganti anche nel mio partito.
Come se a Genova dovessero arrivare orde di pazze seminude con le piume, ho
sentito parlare di oscenità e di carnevalate. E ho deciso di intervenire. Che
io sia omosessuale ritengo che lo sapessero tutti, ma fino ad allora era un
fatto mio. Ho fatto outing per chiedere un dibattito nel partito. Invece ho
ricevuto un attacco inaudito dal segretario regionale Monteleone che ha perfino
dichiarato di non sapere bene chi fossi: io gli ho organizzato la campagna
elettorale ". Monteleone aveva preso subito le distanze dall'appoggio di
Villa al Gay Pride: "Parla a titolo personale" aveva chiosato. E
ieri, alla notizia dell'abbandono, ha commentato: "Non ho emarginato
nessuno e la sua omosessualità non è un problema. Ma ha esposto posizioni sulla
famiglia e sui gay in netto contrasto con la linea dell'Udc. Si è isolato da
solo". Villa si aspettava un intervento romano: "Invece, intorno a me
si è fatto il vuoto. Sono diventato invisibile. Ci sono dei silenzi molto
rumorosi. Mi hanno messo nella condizione di andarmene e allora va bene, me ne
vado. Però voglio dire che io sono cattolico, credo nella famiglia, ma penso
anche che si possa quanto meno discutere del riconoscimento dei diritti delle
coppie - non dico delle famiglie - omosessuali o delle coppie di fatto eterosessuali.
Così come avevo chiesto di discutere sul problema dell'adozione da parte dei
gay, non dico che sia la cosa giusta da fare ma solo che se ne può parlare.
Invece no, nell'Udc non se ne può parlare". Tuttavia Villa misura le
parole: "Discriminato no, non lo sono stato:
discriminazione è una parola pesante e va usata con cautela. Mi hanno avvolto
nel silenzio. Quello che mi è successo è la dimostrazione di quanto fa paura il
Gay Pride. E di quanto fa paura spiacere alla Curia". Erika Dellacasa
Dimissioni Il genovese Alberto Villa, si è dimesso dall'Udc perché dopo
l'outing si è sentito "emarginato" dal suo stesso partito.
( da "Stampa, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
IL SINDACO BRIANO
"INDIVIDUATA L'AREA OLTRE LA ZONA CIMITERIALE" Moschea a Cairo,
trattative aperte CAIRO MONTENOTTE Via libera alla moschea, ma non in centro.
Un compromesso, raggiunto anche grazie alla disponibilità di Renato Giambi,
proprietario dei locali di corso dante inizialmente scelti dalla comunità
Islamica, che affitterà loro un altro spazio, nella zona del cimitero. Ma, dal
Comune, tendono a sottolineare che questa sorta di passo
indietro non dev'essere inetsa come razzismo, o fondamentalismo laico o
cristiano contro i mussulmani e le loro esigenze di avere un luogo di ritrovo e
preghiera; così come nessuno invoca problemi di ordine pubblico, anche se tra
gli inquilini del palazzo si ammette che la scelta di corso Dante non era
considerata la più opportuna. L'ipotesi di corso Dante, ora si spiega,
era soprattutto impraticabile per problemi edilizi. Questa, almeno, la tesi del
Comune. Lo stesso sindaco, Fulvio Briano, prima "bacchetta" chi, tra
la maggioranza, non ha saputo gestire il caso nel migliore dei modi: "Il
Comune non ha ricevuto alcuna istanza né ha rilasciato alcuna autorizzazione,
sia per l'apertura di circoli culturali sia per luoghi di culto. Se colloqui vi
sono stati in tal senso con il vice sindaco devono ritenersi "pour
parler", occasionali, ed assunti in via non istituzionale dal
medesimo". Poi specifica: "Nel caso dei locali di corso Dante, esiste
un oggettivo problema di carattere edilizio che impedisce, a mio parere di
fatto, l'apertura di circoli, associazioni e, tanto più, di luoghi di culto. Il
problema è legato alla destinazione edilizia dell'immobile, che è commerciale e
non permette altri usi". Non solo, "la zona di Corso Dante - prosegue
il sindaco - è esondabile e non permette cambi di destinazione d'uso che ne
modifichino i carichi insediativi". E il sindaco Briano conclude:
"Qualora la comunità mussulmana valbormidese volesse aprire una moschea -
e con i loro rappresentanti ci vedremo nuovamente la prossima settimana,
abbiamo già individuato un'area oltre la zona cimiteriale, dello stesso
proprietario dei locali di corso Dante. A Cairo non esistono situazioni di
pregiudizio, lo si è dimostrato, naturalmente nel rispetto delle normative di
legge che regolano i piani regolatori, a suo tempo con la comunità dei
Testimoni di Geova in località Buglio per la costruzione del loro Tempio".
( da "Stampa, La" del 23-10-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Laicita'
"Comunicare è
già curare". Non è solo uno slogan. E' anche il titolo di una collana
editoriale promossa dalla Fondazione Tera di Novara in collaborazione con
l'Unviersità del Piemonte Orientale, le cliniche di Psichiatria, Oncologia,
Radioterapia e Pediatria, il servizio di Psicologia. Inoltre: l'Associaizone Medici Cattolici, l'Agenzia regionale per i servizi
sanitari Piemonte e Ieo Milano. L'iniziativa, voluta dalla Fondazione per la
cura dei tumori con l'adroterapia (presidente Ugo Amaldi, segretario Gaudenzio
Vanolo) ha già partorito un volume: "Riflessioni sugli aspetti
psicosociali in oncologia", edito da Mercurio, con gli interventi
di oncologi, psichiatri, psicologi e bioetici. "Abbiamo voluto affrontare
la complessa e sempre attuale questione della relazione con il paziente
oncologico" dice Vanolo, che l'altra sera, con l'ospitalità della
dottoressa Franchini, ha presentato l'iniziativa nella sede della Clinica
psichiatrica di via Gnifetti. Con Vanolo, che ha ricordato come la ricerca
senza il rapporto con il territorio non possa crescere, sono intervenuti altri
esponenti del mondo universitario e sanitario. Eugenio Torre ha lanciato un
appello a tutti gli operatori sanitari affinchè insistano sulla capacità di
comunicare. Pier Davide Guenzi si è richiamato all'esigenza di una forte
spiritualità e a portare l'ammalato a dialogare con se stesso. Sono intervenuti
anche Oscar Alabiso, Antonio Filiberti, Gianni Bona, direttore della clinica
pediatrica dell'Ospedale Maggiore di Novara. Presente anche Mario Minola,
direttore dell'Asl Novara.
( da "Riformista, Il" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Compleanno Il
riformista festeggia sei anni: tra i suoi pubblicisti c'è
il presidente emerito "Solo due cattolici al governo Nel Pdl regna la massoneria" Parla Cossiga.
"Ho votato Pd ma oggi non so più che cos'è. Veltroni dura perché non sanno
chi mettere al suo posto". E su Berlusconi: "L'unico a potergli
succedere è Tremonti". L'errore di Letta il giorno del voto. di
Fabrizio d'Esposito Francesco Cossiga ha ottant'anni e un piccone come simbolo
esistenziale. Il Riformista festeggia oggi il suo sesto compleanno ed è munito
di solo cannocchiale. Il gigante e il bambino. Presidente lei è giornalista?
Sì, sono un pubblicista dell'ordine del Lazio e Molise. Mi consegnò il
tesserino quel giornalista di Repubblica che rapirono... come si chiama?
Mastrogiacomo. Sì, lui. Era il segretario dell'ordine. Io sono diventato
giornalista grazie al Riformista. A dire il vero, presidente, non è facile
ricostruire la sua carriera da pubblicista: lei usa pseudonimi a iosa. Quando
ho iniziato con voi e Libero ho scelto Franco Mauri per il centrodestra e Mauro
Franchi per il centrosinistra. Mauri è figlio di un maresciallo dei carabinieri
che è riuscito a laurearsi in filosofia. Franchi è un mio allievo
universitario. Poi c'è il teologo. Sì, Jansenius e anche altri che non ricordo.
Io scrivo da quando avevo 15 anni. Il primo articolo lo feci per una rivista
della mia città, Sassari. Un saggio sul realismo cinematografico sovietico di
Eisenstein. Mi vergognavo di firmare col mio nome, usai Franco Mauri. Lei deve
sapere che io mio chiamo Francesco Maurizio Cossiga. Perché si vergognava? Ero
il più bravo a scuola in tutta Sassari. Non stava bene scrivere articoli. Il
Riformista fa sei anni. Lei sa dove è nata l'idea di fare un giornale del
genere? No. È stato qui, in questa casa. Eravamo nel
salotto io, Polito e il suo editore di allora, Velardi. E sa pure chi ha
inventato l'arancione? No. Ma l'intervista la sta facendo lei, presidente. Sono
stato io. Suggerii questo colore perché era inusuale,
non era mai stato adoperato da nessuno. Erano i tempi
di Cofferati in piazza San Giovanni. Poi è finito a piazza Grande, nel centro
di Bologna dove non si perde neanche un bambino. E adesso è in Liguria a fare
il papà. Mi sembra tutto naturale. Naturale? Cofferati è diventato un
legalitario assoluto dopo essere stato un leader
rivoluzionario. E adesso in Genova si troverà bene. I liguri sono stati fedeli sudditi
del Regno di Sardegna, hanno il senso dell'ordine. L'opposizione torna in
piazza sabato prossimo. Anche sei anni fa era lo stesso. Sembra il gioco
dell'oca. Questo paese diventerà una democrazia normale quando Berlusconi non
sarà più accusato di essere il mandante degli omicidi di Cesare e Lincoln.
Andrà al Quirinale? No. E poi oggi si è completamente innamorato della politica
estera. Ma non deve esagerare. In che senso? Dare del tu a Putin e Bush non
implica considerarli amici. Lei ha votato Pd. È ancora il suo partito? Per
rispondere dovrei sapere che cos'è il Pd. Ma non lo so. Doveva essere un
partito riformista anche a costo di non vincere le elezioni. Oggi invece ha
rispolverato l'antiberlusconismo. Allora aveva ragione Prodi: che senso aveva rompere
con la sinistra radicale? Poi c'è Di Pietro. Non si capisce che c'entrino i
riformisti con lui. Di Pietro è un fascista. Appartiene alla grande famiglia
dei fascisti italiani. Veltroni dura? Sì. Per un semplice motivo: non sanno chi
mettere al posto suo. In verità, un leader ci sarebbe. Scommettiamo che è
D'Alema. Sì è lui. Io ero in aula quando alla Camera Togliatti difese Giolitti
da Salvemini. D'Alema è l'unico vero antigiustizialista del centrosinistra. In
questo è il vero erede di Togliatti. Uno che ha frequentato le Frattocchie non
avrebbe mai comprato una casa a New York. A proposito di successione: chi dopo
Berlusconi? Nessuno. Non vedo nessuno. L'unico in grado sarebbe Tremonti, ma al
sud si scatenerebbe la rivoluzione. Mi faccia però parlare ancora di D'Alema e
della sua intelligenza. Ma non è una notizia. No, le devo raccontare una cosa.
Prego. Riguarda le elezioni di quest'anno. Mancava un quarto d'ora alla
chiusura delle urne e chiamai Gianni Letta. Era preoccupato. Mi disse:
"Vinceremo con uno scarto minimo, tra l'uno e il due per cento. Al Senato
sarà dura". Poi telefonai a D'Alema. Aveva già tutto chiaro:
"Prenderemo una di quelle legnate che non dimenticheremo". Dopo sei
mesi il governo ha un consenso alle stelle. Almeno così dicono i sondaggi. Da
perfetto uomo di spettacolo, Berlusconi ha messo su una magnifica e grande
compagnia di teatro, in cui mi colpisce soprattutto una cosa. Quale? Per la
prima volta in questo paese ci sono solo due ministri cattolici
di peso, Gelmini e Scajola. A che cosa vuole alludere? Per esempio, alla mole
di voti che il centrodestra ha preso in posti come la Toscana. Massoneria? Sì.
Nella maggioranza ci sono eminenti figure della massoneria. Ma di più non dico.
23/10/2008.
( da "Stampa, La" del 23-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Michael Walzer
CITTADINI NON SI NASCE SI DIVENTA Immaginate un paese moderno, come il mio e
come il vostro, che sia diviso in materia culturale, religiosa, ideologica ed
economica. \ Che tipo di educazione civica dovrebbero fornire le scuole statali
e le università di questo paese? Voglio concentrarmi qui solo su questioni
concernenti l'educazione politica. Che cosa devono sapere gli studenti che
voteranno alle "nostre" elezioni, dove il riferimento del pronome è
semplicemente l'insieme dei cittadini adulti? Ci sono, credo, tre requisiti
curriculari di importanza critica, che valgono tanto per le scuole pubbliche
quanto per quelle religiose. Il primo requisito probabilmente può essere meglio
soddisfatto al livello delle scuole superiori, perché implica qualcosa di
simile a quanto si usava chiamare "educazione civica". Gli studenti
hanno bisogno di imparare una scienza politica pratica della democrazia; hanno
bisogno di un corso dove si studino il funzionamento quotidiano dei ministeri
di governo, delle assemblee rappresentative, delle corti, dei partiti, dei
movimenti sociali e così via. Questa è la parte meno controversa
dell'educazione democratica. Ciò nonostante, v'è un importante lavoro educativo
da fare qui: insegnare agli studenti a pensare se stessi come futuri
partecipanti nell'attività politica, non meramente come spettatori bene
informati. E siccome lo spettacolo è spesso tutt'altro che edificante e
invitante, gli insegnanti devono evidenziare come il sistema democratico non
sia mai chiuso, il suo carattere non sia mai deciso una volta per tutte.
Nonostante tutte le rigidezze burocratiche, ci sono sempre delle opportunità
per persone con idee nuove o diverse. Gli studenti dovrebbero essere
incoraggiati a sperimentare le dottrine politiche, e si dovrebbe insegnare loro
come discuterle davanti ai loro pari e all'interno di specifici ambiti
istituzionali. Secondo, gli studenti hanno bisogno di studiare la storia delle
istituzioni e delle pratiche democratiche dall'antica Grecia in avanti, e
parallelamente devono imparare e misurarsi con la preferenza di vari gruppi
religiosi per forme di governo non democratiche. Forse
insegnanti in scuole con molti studenti cattolici, ebrei o musulmani cercheranno modi per naturalizzare la
democrazia all'interno di tradizioni che sono state nei fatti ostili ad essa,
ma io sarei per favorire un confronto onesto con le forme di governo - di re o
preti o saggi religiosi - preferite dalla religione. Dopo tutto, la
democrazia è una cultura della critica e del dissenso. Ci sono vari modi per
aiutare gli studenti a sentirsi a casa propria in una società democratica, e la
pretesa che tutti ci abbiamo da sempre vissuto non è necessariamente la
migliore. Certamente non è il modo più onesto, e i giovani generalmente
riconoscono e rifuggono la disonestà. Ciò detto, non penso che sia sbagliato
raccontare la storia cattolica, ebrea o musulmana in una versione che metta in
rilievo i possibili punti di accesso ad un'intesa democratica. Ma si deve anche
raccontare la storia greca e soffermarsi sui momenti genuinamente formativi
nella storia della democrazia. Il terzo requisito è a mio parere il più
importante: un corso sulla filosofia o la teoria politica della forma di
governo democratica, dove si rivedano criticamente tutti gli argomenti
standard. Ciò ovviamente dovrebbe includere discussioni sugli ordinamenti
costituzionali, ma il fulcro dovrebbe essere sulle pratiche e le attitudini che
costituiscono una cultura politica democratica: l'eguaglianza dei cittadini
(così degli uomini come delle donne), la loro libertà di parola e associazione,
il diritto all'opposizione, la tolleranza per il dissenso, l'esigenza (alle
volte) di compromessi, uno scetticismo rispetto all'autorità e così di seguito.
Queste, naturalmente, sono le pratiche e le attitudini in una democrazia
liberale, ma in questo caso l'aggettivo non qualifica bensì semplicemente rinforza
il sostantivo; dubito che una democrazia illiberale possa mantenere a lungo
l'eguaglianza, l'inclusione, e il diritto all'opposizione che sono
caratteristiche necessarie della politica democratica. Il modo migliore di
insegnare queste pratiche e attitudini è esemplificarle in classe: così, i
testi teorici nei quali la democrazia è stata spiegata e difesa (o criticata)
dovrebbero essere studiati democraticamente, con una discussione libera, una
ricerca aperta a qualsiasi interpretazione, un'idea del carattere sempre
incompiuto del progetto democratico. Gli argomenti non dovrebbero mai essere
ridotti ad un catechismo, in special modo non ai fini dell'esame finale. \
Sebbene le nostre scuole e università pubbliche non possano insegnare teologia
cristiana (tranne che, diciamo, in un corso sulla filosofia della religione),
esse possono insegnare teoria democratica liberale. Costituzionalmente si
tratta di un'attività permessa. Ma a me sembra un'attività politicamente e
moralmente necessaria, perché gli studenti stanno per diventare cittadini
attivi, e presto prenderanno decisioni di importanza capitale che
determineranno la qualità, e forse anche la sicurezza fisica, della nostra vita
comune. L'educazione di ciascun giovane incide su ogni altro giovane. Stante il
processo decisionale democratico, i figli di genitori religiosi, i figli di
politici settari, contribuiranno a decidere il destino dei miei figli e dei
vostri. Non ci sono esenzioni possibili, a meno che una comunità religiosa non
opti per sottrarsi del tutto dalla condizione di cittadinanza e adotti lo
status di stranieri residenti. Forse dovremmo permetterlo, ma non vedo ragione
per permettere a futuri cittadini di evitare o sfuggire un'educazione alla
cittadinanza. La posta in gioco è troppo alta. Pensate alla cittadinanza come a
un incarico politico: senza dubbio, i futuri incaricati dovrebbero imparare
qualcosa sulle responsabilità che l'incarico comporta. O meglio, coloro che
occupano l'incarico adesso dovrebbero insegnare alla generazione successiva ciò
che credono di aver imparato a proposito di quelle responsabilità. Questo
perché la riproduzione di una politica democratica non è mai cosa certa.
Dobbiamo dimostrare ai nostri ragazzi che veramente crediamo nei valori che
rendono possibile la democrazia. Ciò significa innanzitutto che dobbiamo vivere
alla luce di quei valori; significa altresì che non dovremmo avere paura di
insistere sul loro studio. Per ragioni molto sensate, la cittadinanza,
diversamente dalla professione medica o legale, non richiede una licenza; gli
studenti non necessitano di una promozione in politica democratica. Ma
certamente dovrebbero seguire il corso.
( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
C aro Augias,
risiedo in Francia. Qualche mese fa il Nouvel Observateur faceva una
ricostruzione storica a sostegno di 'Amen', film di Costa Garvas sull'atteggiamento
discutibile del Vaticano durante la guerra e lo sterminio degli ebrei. Non lo
sapevano, si disse all'epoca. Negli ambienti della Resistenza invece si sapeva
benissimo. Mio padre, Piero Colombi, antifascista, resistente e membro del Partito
d'Azione clandestino ne parlava chiaramente definendo Pacelli "figura non
nobile", proprio a causa del suo ostinato silenzio. Pio XI com'è noto
aveva ordinato un'enciclica per condannare razzismo e antisemitismo. Il
documento, redatto da tre gesuiti (un tedesco, un francese ed un americano)
venne consegnato al papa nel febbraio del 1939, appena prima della sua morte.
Il Cardinal Pacelli succeduto sul trono col nome di Pio XII, fece accantonare
l'enciclica che infatti non vide mai la luce. Enrico Colombi e.colombi@orange.fr
L a figura di Pio XII è destinata a suscitare polemiche fino a quando non si
raggiungerà un ragionevole compromesso storico-diplomatico. Da questo punto di
vista non giovano né l'affrettato processo di beatificazione né la rigida didascalia
sotto la sua foto allo Yad Vashem. L'apertura degli archivi vaticani potrebbe
aiutare. I documenti però sono accessibili solo fino al 1939 il che non depone
bene sulla tranquillità d'animo della Cancelleria pontificia. Anche a voler
escludere il pericolo di manipolazioni, non si vede perché sessant'anni e passa
dopo i fatti gli studiosi non dovrebbero avere accesso. Gli studi che
condannano l'operato del papa e quelli che lo assolvono, o addirittura lo
esaltano, più o meno si equivalgono credo con una leggera prevalenza dei primi.
La somma dei differenti punti di vista dà questo risultato: durante
l'occupazione chiese e conventi romani offrirono largo aiuto a ebrei,
resistenti, comunisti. Evidente che il papa ne fosse informato e tacitamente
approvasse. Vero anche però che, dopo la guerra, il Vaticano offrì analogo
aiuto agli esponenti del nazismo che cercavano scampo oltre oceano. Concordata
con il comandante delle SS in Italia, Karl Wolff, la 'Rat line' permise a
numerosi gerarchi del III Reich di sfuggire alla giustizia. Le ragioni per le
quali Pio XII non disse una parola sullo sterminio degli ebrei furono numerose:
un temperamento non 'eroico', l'attitudine diplomatica, il forte anticomunismo,
il timore di danneggiare i cattolici tedeschi, l'educazione antisemita che prevaleva nei seminari e
nelle scuole cattoliche. C'è però a mio giudizio un elemento che assume, anche
in quel contesto, carattere dirimente. Dopo l'infame razzia degli ebrei romani
(16.10.1943) Pio XII non mosse ciglio sebbene i camion con i prigionieri
sfilassero quasi sotto le sue finestre. Che gesto sarebbe stato se il papa, anche senza dire parola, fosse andato al
ghetto e si fosse inginocchiato a pregare, solo, muto e solenne ammonimento per
sé, per la sua chiesa, per la storia.
( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Napoli
La scienziata antinazista che anticipò il femminismo Salvò il nipote, il
matematico Renato Caccioppoli, che cantò la Marsigliese al passaggio di Hitler
MARCO LOMBARDI Di Maria Bakunin(1873/1960), è giusto che, finalmente, si
occupino gli storici della scienza, come testimonia il pionieristico lavoro di
Pasqualina Mongillo. Per gli amanti dell'aneddotica e di una certa Napoli che
fu e non sarà mai più, la figura di Marussia, detta Maria, ha ormai acquistato un alone leggendario, tramutandosi in una sorta di
protomartire dell'emancipazione femminile e, nel contempo, quasi nell'icona
della bizzarria. Questione di geni, ereditari e trasmessi. Figlia di Bakunin:
il principe, il teorico russo dell'anarchismo, rivale di Marx nel ruolo di
guida del movimento operaio. Bakunin non ebbe mai, ovviamente, rapporti sereni
con le autorità del proprio paese. Maria nacque in Siberia, dove il padre
scontava una condanna a vita. Quando la famiglia riuscì a riparare in Svizzera,
fu grazie all'ospitalità di Carlo Cafiero, amico e ammiratore di Bakunin ma
anche celebre divulgatore del "nemico" Marx, che i Bakunin se la
passarono in modo relativamente tranquillo. Una ricostruzione romanzata,
all'origine di un'annosa querelle, del periodo sta ne "Il diavolo a
Pontelungo" di Riccardo Baccelli, che tramuta in clichè letterario ed
esistenziale l'immagine di un Bakunin vecchio però pugnace, fomentatore di
rivoluzioni, magari impraticabili, dovunque se ne presentasse l'occasione.
Facile lavorare con la fantasia rivedendo Maria bambina, arrivata a Napoli da
Berna, mentre doma un cavallo imbizzarrito o si cala in un pozzo a Capodimonte,
per afferrare la sorellina cadutavi dentro. Studiare era per lei un destino. E
che tipo di studio, la chimica. Una disciplina che proprio nella terra natale
stava diventando moderna con la tavola periodica degli elementi, opera di
Mendeleev, grazie al cui sforzo poteva considerarsi scienza quantificabile,
distaccandosi definitivamente dall'alchimia e dal medioevo. Carriera rapida,
rapidissima per una donna, in una realtà, quella della capitale meridionale,
che ancora raccontiamo tutta impregnata di filosofia, di sapere astratto. Il
desiderio di fare, di contribuire in prima persona alle ricadute pratiche di
formule e legami, la orientò verso la geochimica del nostro territorio, con
contributi celebri per la mappatura geologica del suolo. Se ne ricorderà Croce,
che l'aveva conosciuta giovanissima ricercatrice e appassionata testimone dei
doveri etici della scienza durante l'occupazione nazista, caldeggiandone, dopo
la guerra, l'elezione a presidente dell'Accademia Pontaniana. Una specie d'investitura laica che, miracolosamente, non conflisse con
l'affetto dimostratele dal futuro arcivescovo Ursi: a sancire una strana,
affascinante, riconciliazione tra fede e ragione, negli ultimi anni di vita.
Passaggio caratterizzato, talvolta, da una teatralità parecchio slava, di cui
diede prova nel
( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Milano I
prof di Scienze politiche "Stop lezioni per un giorno" Oggi la
protesta si sposta in Duomo Il consiglio di facoltà: no ai tagli ma anche a
occupazioni che affondino l'ateneo Lezioni all'aperto e sit-in: oggi sarà
piazza Duomo il cuore della contestazione contro la riforma dell'università. E
a Scienze politiche parte la rivolta dei professori, che la prossima settimana
sospenderanno per un giorno (ancora da decidere) tutte le lezioni, sostituite
da "momenti di didattica alternativa". Lo stabilisce una mozione
approvata quasi all'unanimità dal consiglio di facoltà su proposta del preside
Daniele Checchi. Un documento duro, che denuncia i "tagli
indiscriminati" previsti dal governo ma critica anche le forme di lotta
scelte dagli studenti. Il timore del consiglio, in cui siedono anche
rappresentanti delle matricole e dei lavoratori della facoltà, è che
occupazioni e blocchi delle lezioni "possano contribuire all'affondamento
dell'università" con il rischio di trasformare la protesta "in un
problema di ordine pubblico". La mozione provoca la polemica
dell'assemblea degli studenti, che ieri mattina avevano chiuso per un'ora gli
ingressi e che hanno poi interrotto la seduta per leggere le loro richieste: la
convocazione degli "stati generali" e il blocco delle didattica per
mercoledì prossimo. Poi, fra gli applausi, hanno lasciato l'aula "per non
interrompere una votazione democratica" e in cortile hanno fatto festa
fino a notte fonda "per dire no alla linea ambigua dell'università e
rilanciare le iniziative dei prossimi giorni". Il programma delle lezioni
all'aperto di oggi in Duomo coinvolge otto professori di atenei diversi, dalla
Statale a Brera. Si parte alle 9 e si va avanti fino al pomeriggio. Fra i temi,
la filologia slava, la cultura giapponese ma anche la storia di
"quarant'anni di fallimento dell'università pubblica". E mentre alla Cattolica la lista Ateneo studenti, vicina a
Comunione e liberazione, appende striscioni pro-Gelmini nei chiostri, nelle
altre università la protesta va avanti, a cominciare dalla Statale. In via
Festa del Perdono, ieri pomeriggio, si è tenuta un'assemblea di 300 persone;
altre 200 si sono trovate nella sede distaccata di Città Studi e altrettanti in
Bicocca, con un corteo interno. A Brera lezioni autogestite in cortile. Intanto
Azione universitaria, lista studentesca di Alleanza nazionale, prepara per
lunedì un'assemblea in Statale "per spiegare che il vero problema
dell'università sono gli sprechi e la mancanza di meritocrazia" come dice
Carlo Armeni, rappresentante della lista. Sulle dichiarazioni di Berlusconi,
poi ritrattate, per cui "ci vuole la linea dura contro le
occupazioni", il prefetto Gianvalerio Lombardi assicura: "Garantire
il diritto allo studio è prioritario, ma con la collaborazione di tutti riusciremo
a gestire la situazione". Al prefetto si era rivolto il presidente della
Provincia Filippo Penati, chiedendo "attenzione e sensibilità per evitare
la militarizzazione di scuole e atenei". A Scienze politiche si temono
contestazioni al convegno di lunedì in via Conservatorio sulla situazione
politica italiana, a cui parteciperà Antonio Di Pietro. (f. v.).
( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Parla il cardinale
Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, ex Nunzio in Terrasanta "Non possono
intromettersi nelle cose della Chiesa cattolica" Fare o non fare la
beatificazione di Pio XII è una questione che riguarda esclusivamente noi MARCO
POLITI CITTà DEL VATICANO - "Non si intromettano nelle cose interne della
Chiesa". Il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo respinge con una
battuta tagliente l'ultimo attacco contro Pio XII proveniente da Israele. Ad un
pranzo di lavoro sull'anno paolino, il porporato non nasconde il suo pensiero.
In Vaticano sono irritati. Il portavoce papale padre Lombardi ha già dichiarato
il suo "no comment": "Non voglio alimentare la polemica".
In Vaticano sono irritati per quella che ritengono una pressione indebita da
un'istanza governativa, che non ha voce in capitolo sulla questione. Sono
irritati anche perché il rabbino di Haifa, primo invitato ebraico nella storia
ad un Sinodo dei vescovi, ha rotto la cortesia protocollare diffondendo già il
primo giorno un duro attacco a Pacelli, monopolizzando l'attenzione dei media.
Dall'alto dei suoi 83 anni e della sua quarantennale esperienza diplomatica, il
cardinale Montezemolo ha più di un titolo per esprimersi. Dal 1990 al 1998 è stato in Israele come delegato apostolico e poi come nunzio.
Ha negoziato il trattato con cui la Santa Sede e il governo israeliano hanno
allacciato le relazioni diplomatiche, è stato il primo
ambasciatore vaticano in quello Stato, ha negoziato gli
accordi per lo status giuridico degli enti cattolici e per il trattamento fiscale della Chiesa cattolica (di cui il
governo israeliano ancora non ha varato le norme di applicazione). Eminenza,
come giudica l'intervento del ministro israeliano Herzog? "L'atteggiamento
nella Santa Sede è di chi è un po' annoiato per l'intromissione da parte di
autorità, che non c'entrano con la questione. Sono giudizi
esterni". La polemica sulla beatificazione di Pio XII continua. "Fare
o non fare la beatificazione è una questione interna della Chiesa". E
questi interventi? "Disturbano". Qual è la posizione di papa
Benedetto XVI? "Il Papa è sensibile, ha scelto un momento di riflessione e
di approfondimento, ma non ci possono essere dichiarazioni che obblighino la
Santa Sede a muoversi in un senso o nell'altro. Come dicevo ai miei
interlocutori quando si negoziava: ciascuno rimanga nell'ambito della propria
giurisdizione". Tra Israele e Santa Sede resta aperta la questione della
realizzazione degli accordi speciali firmati dopo il ristabilimento delle
relazioni diplomatiche. "Quando uno firma, firma. E bisogna attenersi a
quel che è firmato". Pensa che tutto ciò influirà su un'eventuale visita
di Benedetto XVI in Terrasanta? "Io qui parlo a titolo personale. Da
quando sono tornato a Roma non mi occupo più di questi problemi. Dal momento
che non ero più nunzio, non sono mai intervenuto. Posso solo dire che ho
conosciuto Shimon Peres prima che fosse presidente. E' una persona amica e
aperta, difende gli interessi del suo Paese ma non è un fanatico. Quindi
considero le sue offerte valide e sincere". Sulla vicenda interviene
ancora padre Paolo Molinari, postulatore della causa di Pio XII, spiegando che
la mancata fissazione della data di beatificazione di Pio XII è un indizio
della volontà di Benedetto XVI di "soprassedere per non urtare certe false
sensibilità". In ogni caso la targa su Pacelli al museo Yad Vashem resta,
per il postulatore, una falsità.
( da "Repubblica, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
"Inaccettabile
santificare PioXII" il governo israeliano all'attacco Il ministro Herzog:
"Sulla Shoah tacque o anche peggio" "In Vaticano sapevano cosa
accadeva, ma non fecero passi concreti" ALBERTO STABILE dal nostro
corrispondente gerusalemmE - "L'intento di far diventare santo Pio XII è
inaccettabile", si scaglia in un intervista ad Haaretz il ministro per gli
Affari Sociali e la Diaspora, con delega al dialogo con le minoranze cristiane
in Israele, Isaac Herzog. "La beatificazione di Pio XII è un affare
interno della chiesa cattolica - ribatte dal Vaticano il postulatore della
causa di beatificazione, padre Paolo Molinari - , e quella del ministro Herzog
è un'ingerenza". Così, con un improvviso botta e risposta a distanza, si
riaccende la polemica esplosa qualche giorno fa tra Israele e la Santa Sede
sull'atteggiamento assunto da papa Pacelli di fronte all'Olocausto degli ebrei.
"Finse d'ignorare e tacque, finendo con il rendersi complice", come
sostengono alcuni, o "agì in silenzio ed aiutò segretamente gli ebrei, pur
senza denunciare apertamente lo sterminio", come ritengono altri? Isaac
Herzog, laburista, figlio del sesto presidente dello stato
d'Israele, Chaim Herzog, non ha dubbi in proposito: "Durante l'intero
periodo della Shoah, in Vaticano sapevano bene cosa succedeva in Europa - ha
detto il ministro nell'intervista che sarà pubblicata oggi - . Eppure, non c'è
alcuna testimonianza di alcun passo concreto adottato dal Pontefice". Di
più, nella foga polemica del suo intervento, il ministro sembra alludere ad una
sorta di connivenza, o almeno ad un peccato di ignavia, da parte di Pio XII:
"Invece di agire in base al principio (biblico) del "Non tacerai di
fronte al sangue versato dal tuo vicino" - rincara Herzog - quel Papa ha
mantenuto il silenzio e forse anche peggio". Pare che davanti ad un
attacco così forte e diretto proveniente da un esponente del governo
israeliano, la consegna ufficiale in Vaticano sia stata di non rispondere per
non riaprire una diatriba che nei gironi scorsi aveva sottoposto a forti
tensioni i delicati rapporti tra Israele e la Santa Sede. Ma, invece del
portavoce vaticano, a ribattere è stata una figura di primo piano nella causa
per la beatificazione di Pio XII, il gesuita padre Paolo Molinari, che ricopre
il ruolo di postulatore. Molinari ha rimproverato a Herzog l'inopportunità
della sua uscita. "Stupisce - sostiene il prelato - che un ministro dello Stato di Israele faccia un intervento con cui
si ingerisce con un affare che, per la sua natura, è un affare interno alla
Chiesa cattolica". Poi, la replica nel merito delle accuse mosse da
Herzog. Il postulatore, infatti, si dice altrettanto stupito dell'affermazione
secondo cui non vi sarebbe "alcuna testimonianza di alcun passo concreto
adottato dal Pontefice" in difesa degli ebrei, " perchè viene
- dice Molinari - da un ministro dello Stato di Israele". "Abbia egli
la correttezza - ha esortato padre Molinari, riferendosi al ministro Herzog -
di andare a leggere ciò che il primo ministro Moshe Sharrett e, dietro di lui,
l'ex premier Golda Meir, hanno pubblicamente affermato subito dopo la
guerra". Golda Meir, elogiò la figura di Pio XII dopo la sua morte:
"Quando lo spaventoso martirio venne alla nostra gente nella decade del
terrore nazista - riferisce il postulatore citando le parole della Meir - la
voce del Papa si alzò per le vittime". Pur senza voler minimizzare le
verità storiche, il presidente Shimon Peres, ha esplicitamente detto che la
polemica su Pio XII non dovrà influire sulla futura visita in Terra Santa di
Benedetto XVI.
( da "Unita, L'" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
"Questo è un
governo neoautoritario" di Federica Fantozzi / Roma Senatore Gianrico
Carofiglio, lei sarà al Circo Massimo? "Sì. È un'iniziativa che, al di là
dei dettagli tattici, giudico positivamente". Quali sono le ragioni della
manifestazione? Resta opportuna nonostante la crisi finanziaria? "Su questo tema serve un approccio laico. È opportuno
praticare forme di aggregazione democratica come una piazza civile ma ferma
dove una forza di opposizione trova le sue ragioni per stare insieme. Al di là
di motivi speciali per protestare contro qualcosa o qualcuno". Significa
che non sarà un corteo "contro"? "L'obiettivo non sarà
criticare la riforma della scuola piuttosto che le leggi vergogna o qualche
altro provvedimento. Almeno non solo. Si tratta di ribadire in modo forte la
contrarietà collettiva alla deriva che questa destra sta imponendo al Paese. Un
disegno neoautoritario che passa approfittando dell'indifferenza". Se il
governo agisce nell'indifferenza, non è anche responsabilità dell'opposizione e
dell'opinione pubblica? "Infatti bisogna spezzare l'indifferenza.
Ritrovare in modo festoso i valori in cui si riconosce l'identità collettiva
della sinistra. Ecco perché apprezzo la giornata di sabato. Il Pd ha un
problema di individuare i propri valori e le parole con cui chiamarli e
comunicarli". Non è un problema piccolo. "Certo, non è cosa da poco,
e la manifestazione rappresenta un punto di partenza e non la soluzione. Poi
serviranno elaborazione e riflessione. Ma la politica è soprattutto capacità di
produrre emozioni, non manipolatorie come nel centrodestra, intorno a
valori". Veltroni in campagna elettorale ha prodotto emozioni. Non sono
bastate. "Devono viaggiare su un doppio binario. È necessario individuare
una costellazione di valori e saperli narrare a chi è smarrito". Quali,
per esempio? "Noi vogliamo una società aperta e loro chiusa. Aperta ad
altri mondi e paesi, ai giovani e alle generazioni che verranno, a cultura e
idee. Il governo pratica la politica del chiavistello: cacciare o emarginare
gli immigrati con misure dagli echi vagamente razzisti, rendere la scuola un
luogo di normalizzazione e anziché di trasformazione della società,
contrapporre il diritto dei poveracci, durissimo, a quello dei
privilegiati". Veltroni ha ufficializzato la rottura con Di Pietro, ma IdV
sarà in piazza. Avrete problemi di convivenza? "Non credo. Non esiste un
problema di coabitazione ma di impostazione strategica e valoriale
dell'opposizione". Dall'interno, come valuta lo stato
del Pd? Da Parisi a Rutelli a D'Alema non mancano critiche, e c'è chi ritiene
che l'esperimento non sia riuscito. "Mi sembra un giudizio forse un po'
affrettato che non condivido. In mezzo c'è stata la tempesta legata al voto ed
è impossibile valutare. È sano che esistano punti di vista diversi e confronto
anche aspro. Non c'è democrazia dove non si polemizza. Mi preoccupano i partiti
dove regna il pensiero unico". Dove è il limite tra critica costruttiva e
separati in casa? "Bisogna evitare che la dialettica diventi fattore di
implosione. Questo è affidato alla responsabilità dei dirigenti e alla capacità
di ritrovare la bussola dei valori. La politica basata su analisi razionale non
basta: a lungo è stato il limite della sinistra.
Ricerche mostrano che la razionalità convince gli elettori per il 4%, il resto
sono emozioni". In sintesi come definirebbe la visione del mondo del Pd?
"L'idea di una società aperta il cui cardine è l'uguaglianza autentica tra
esseri umani".
( da "Unita, L'" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
Ngerenze, è affare
interno della Chiesa cattolica / Roma "IL PROGETTO DI BEATIFICAZIONE di
papa Pio XII è inaccettabile". Suonano come una scomunica nei confronti di
Pio XII le parole pronunciate contro la beatificazione di Papa Pacelli dal
ministro per gli Affari sociali di Israele Yitzhak Herzog (laburista, che è
anche responsabile degli Affari della Diaspora, della lotta all'antisemitismo,
ed è addetto al dialogo con le minoranze cristiane in Israele. Una presa di
posizione ufficiale, consegnata ad una intervista al quotidiano progressista
Haaretz. Un j'accuse durissimo. Uno scontro diplomatico in piena regola.
"Durante l'intero periodo della Shoah in Vaticano sapevano bene cosa
succedeva in Europa. Non c'è alcuna testimonianza di alcun passo concreto
adottato dal Pontefice, così come avrebbe richiesto lo status della Santa
Sede", insiste Herzog. Secondo il ministro, "invece di agire secondo
il principio (biblico) del "Non tacerai di fronte al sangue versato"
quel Papa ha mantenuto il silenzio e forse anche peggio". Parole
pesantissime, quelle di Herzog, pronunciate questa volta non da un esponente di
qualche organizzazione ebraica o da un rabbino, ma da un rappresentante del
governo in carica di Israele che, peraltro, ha anche per mandato governativo il
compito di gestire le relazioni con le comunità cristiane. Del resto le
affermazioni di Herzog arrivano dopo settimane di polemiche intorno alla figura
di Pio XII e ai ripetuti interventi del Papa e del Segretario di stato vaticano in difesa di Pacelli e del suo operato
durante la seconda guerra mondiale. Silenzio ufficiale della Santa Sede. Ma il
cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, che firmò per la Santa Sede le
relazioni diplomatiche con Israele, osserva "a titolo personale" che
nella polemica sulla beatificazione di Pio XII la "Santa Sede ha un
atteggiamento responsabile ma certe intromissioni nelle cose interne della
Chiesa annoiano: sono giudizi esterni; certo - aggiunge - il Papa è sensibile,
ha scelto un momento di riflessione, però non bisogna disturbarlo con
dichiarazioni per obbligarlo in un modo o nell'altro. Ciascuno abbia responsabilità
nell'ambito delle sue competenze". La beatificazione di Pio XII è una
"questione interna alla Chiesa cattolica". I dissensi tra Israele e
Vaticano riguardano invece "il ruolo storico" di papa Pacelli, e
questo aspetto verrà chiarito soltanto "con l'apertura degli archivi
vaticani". Il Papa "è il benvenuto in Israele" e spetta a lui
"decidere quando venire", puntualizza l'ambasciatore di Israele
presso la Santa Sede, Mordechay Lewy. "Non faccio riferimento alla
beatificazione - ha detto il diplomatico israeliano interpellato dall'agenzia
Ansa - perchè è una questione interna alla Chiesa cattolica e noi abbiamo
approcci diversi alla santità". La diversità di pareri, ha ricordato,
riguarda il "ruolo storico di Pio XII, e penso che questa disputa sulla
storia potrà essere chiarita solo quando verranno aperti gli archivi
vaticani". Alla domanda se questa vicenda stia o meno influenzando la
possibilità di un viaggio papale in Israele, l'ambasciatore
ha replicato che "il Papa è il benvenuto in Israele, è stato invitato, e spetta a lui decidere
tempi e modi, noi - ha concluso - non interferiamo in questo". La polemica
non si attenua. La beatificazione di Pio XII è "un affare interno della
Chiesa cattolica" e le affermazioni di Herzog appaiono come una "ingerenza".
A sostenerlo è il postulatore della causa di beatificazione di papa Pacelli,
padre Paolo Molinari. "Stupisce - precisa padre Molinari - che un ministro
dello Stato di Israele faccia un intervento con cui si ingerisce con un affare
che, per la sua natura, è un affare interno alla Chiesa cattolica". Il
postulatore si dice altrettanto stupito per l'affermazione di Herzog secondo la
quale non vi sarebbe "alcuna testimonianza di alcun passo concreto
adottato dal Pontefice" in difesa degli ebrei, " perchè viene - dice
Molinari - da un ministro dello Stato di Israele". Molinari controbatte
poi con prove e citazioni di segno contrario, tra cui le affermazioni di
autorevoli esponenti del mondo ebraico, da Golda Meir allo storico Martin
Gilbert, inglese di origine ebraica tra i più noti studiosi dell'Olocausto.
u.d.g.
( da "Giornale.it, Il" del 24-10-2008)
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N. 255 del
2008-10-24 pagina 0 La Sacra famiglia fra squali, marineria e figuranti
medievali di Redazione Le ultime polemiche sull'opportunità di fare o vendere
il presepe non hanno trovato terreno fertile in Romagna dove, in quanto a
presepi, non c'è che l'imbarazzo della scelta: da quelli più antichi alle
rappresentazioni della Natività realizzate con sabbia, sale, luci, e allestite
su barche, in spiaggia, dentro grotte di zolfo o all'interno di suggestive
rocche medievali. Ecco i suggerimenti per non perdere le rappresentazioni più
belle e crearsi un interessante itinerario lungo la costa romagnola, con
qualche bella “incursione” nell'entroterra. Il nostro
itinerario parte da Cattolica, dove la rappresentazione della Natività è
circondata da… feroci squali. è lo spettacolo a cui si potrà assistere al Parco
Le Navi, che ha allestito un presepe subacqueo nella vasca dove nuotano undici
squali Toro. Le statue che compongono il presepe, alte
( da "Giornale.it, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 255 del
2008-10-24 pagina 0 Se la notte è "rosa" il divertimento è assicurato
di Redazione Turismo Trecento eventi, quaranta concerti, due milioni di
lampadine rosa, fuochi d'artificio. Di tutto di più nel "Capodanno dell'estate"
in programma sabato sera sulla Riviera romagnola Immaginate di percorrere
centodieci chilometri di festa in riva al mare, attraversando 300 eventi, con
quaranta concerti, dieci dei quali di livello internazionale. Il tutto
illuminato da due milioni di lampadine rosa. Stiamo parlando della "Notte
Rosa", la festa che anche quest'anno allieterà centinaia di migliaia di
persone (l'anno scorso furono un milione) nella riviera romagnola.
L'appuntamento è per domani sera. Da Comacchio a Cattolica
sarà festa dal tramonto sino all'alba. Tutto all'insegna del rosa In ogni
angolo della Riviera ci sarà qualcosa di rosa a fare da trait d'union: dal
cocktail, alle mongolfiere color confetto che voleranno in cielo, alle
acrobatiche evoluzioni dei paracadutisti. Ventimila grappoli di glicini
rosa e 5mila rose saranno distribuiti nelle zone pedonali di Bellaria e Igea
Marina. Cinquecento gli aquiloni rosa che si leveranno in cielo a Bellariva.
Cinquanta quintali di nettarine e pesche Igp di Romagna saranno utilizzati per
preparare cocktail e spiedini di frutta. Non mancheranno, ovviamente, i fuochi
d'artificio, la classica ciliegina sulla torta per ogni festa che si rispetti.
Saranno venti le postazioni in cui saranno sparati i fuochi di mezzanotte. Una
Notte rosa piena di buona musica Numerosi gli appuntamenti musicali, per ogni
gusto ed età: Raf, Neffa, Avion Travel, Velvet e Mau Mau a Rimini; Fiorella
Mannoia a Riccione; Amalia Grè, Nada, Quintorigo e Vocintransito a Cattolica;
Tiromancino, la cantante portoghese Sara Tavares e Caiman a Bellaria Igea
Marina, mentre a Cesenatico si esibirà la ballerina Natalia Titola,
protagonista di uno scintillante spettacolo di danza latino americana. Infine,
in un clima di festa che si allarga anche “oltre confine”, nella vicina
Repubblica di San Marino si esibiranno i cantanti de “Le Vibrazioni”. Ma non
sarà solo la musica a rendere viva la festa: sfilate di moda, feste sulla
spiaggia e sui viali lungomare, mercatini a tema. Di tutto di più. Un programma
ricco di eventi di ogni tipo consultabile sul sito www.lanotterosa.it Raduno
mondiale Ducati Moltissime sono le iniziative appositamente messe in programma
nell'ultima settimana di giugno, per fare da perfetta cornice alla "Notte
rosa". Fra le tante si segnala il “World Ducati Week
( da "Giornale.it, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 255 del 2008-10-24
pagina 0 "Notte rosa", maxi festa sulla Riviera romagnola per il
Capodanno dell'Estate di Orlando Sacchelli Il 30 giugno sarà una serata
speciale, indimenticabile, all'insegna del divertimento, della passione e della
voglia di divertirsi Sulla Riviera adriatica è iniziato il contro alla
rovescia: il 30 giugno sarà una giornata indimenticabile, la “Notte rosa”, il
Capodanno dell'estate. In un incantevole palcoscenico naturale lungo
( da "Giornale.it, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 255 del
2008-10-24 pagina 0 Riviera romagnola: si alza il sipario su "Incontri di
mare 2007" di Redazione Turismo Più di cento appuntamenti dedicati al mare
e ai suoi racconti, sui
( da "Giornale.it, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 255 del
2008-10-24 pagina 0 "Un mare di sapori" per l'estate in Riviera di
Redazione Dal 28 giugno al 15 settembre oltre cinquanta appuntamenti,
organizzati su
( da "Stampa, La" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
SABATO
26 CONVEGNO ALLA GAM Luci e ombre del Sessantotto visto dalla parte dei
Cattolici DOMENICO AGASSO JR "L'immaginazione al potere: luci e ombre del
'68" è il titolo di un convegno organizzato per sabato 25 ottobre dal
Liceo Faà Di Bruno, in collaborazione con altre sette licei cattolici di Torino:
Maria Ausiliatrice, Sacra Famiglia, Edoardo Agnelli, San Giuseppe, Sant'Anna, Sociale, Valsalice. Il 1968 è stato per molti versi un anno particolare, nel quale grandi
movimenti di massa socialmente disomogenei (operai, studenti e gruppi etnici
minoritari) e formati per aggregazione spesso spontanea, attraversarono quasi
tutti i paesi del mondo con la loro carica contestativa e sembrarono far
vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale
della società. La portata della partecipazione popolare e la sua notorietà,
oltre allo svolgersi degli avvenimenti in un tempo relativamente concentrato ed
intenso, contribuirono ad identificare col nome dell'anno il movimento, il
"Sessantotto" appunto. E il Sessantotto è stato
un movimento sociale e politico ancora oggi controverso: molti sostengono che
sia stato il fenomeno che ha portato ad un mondo
"utopicamente" migliore, mentre tanti altri sostengono invece il
contrario, ovvero che sia stata un'ideologia che ha spaccato e distrutto la
moralità e la stabilità politica mondiale. Questi e altri, a quarant'anni di
distanza, gli argomenti specifici che il convegno dei licei cattolici
affronterà sabato, con il seguente programma: dalle 15 alle 19 il Centro
Congressi della Gam (via Magenta 3) ospiterà interventi del filosofo e deputato
Rocco Buttiglione ("Le matrici culturali del '68 e l'esperienza di
Torino") e dello storico Roberto De Mattei ("Il '68 e la Chiesa Cattolica");
testimonianze di Bruno Labate ("Sequestro da parte delle Br e un
"processo del popolo"") e Aldo Brandirali ("La
contestazione di "Servire il popolo""). Info 011/489.143.
( da "Giornale.it, Il" del 24-10-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 255 del 2008-10-24
pagina 17 Libertà religiosa, per i cristiani è emergenza da Islamabad a Pechino
di Redazione Crescono le violenze soprattutto in India, con "veri e propri
pogrom che mirano a perpetuare la schiavitù tribale" , padre Bernardo
Cervellera - dei "veri e propri pogrom", istigati più che dal
fondamentalismo indù, da "coloro che vogliono tenere la popolazione in stato di schiavitù tribale e per questo non sopportano che
vi siano persone che si convertono al cristianesimo riacquistando libertà e
dignità". La maglia nera della libertà religiosa negata va all'Asia. Nel
Bhutan, ad esempio, è proibito celebrare la messa ed è vietato l'ingresso ai
sacerdoti cattolici; in Laos, dove avvengono uccisioni
di cristiani di etnia Hmong con una vera e propria caccia all'uomo. Continuano
ad essere discriminati i cristiani in Cina, mentre in Pakistan crescono gli
attacchi contro le minoranze religiose e "lo strumento maggiore di
repressione religiosa è la legge sulla blasfemia", con la quale le persone
vengono pretestuosamente condannate a morte o all'ergastolo per diffamazioni
del profeta Maometto. Pesante rimane anche il clima in Arabia Saudita, Paese
che si dichiara "integralmente islamico" e che affida alla polizia
religiosa il compito di arrestare chi professa altre fedi: spesso sono
incarcerati membri dei gruppi di minoranza, cristiani o musulmani sciiti, che
vengono liberati solo dopo aver firmato un documento in cui abiurano la loro
fede. "I lavoratori non musulmani sono soggetti all'arresto, alla
deportazione e alla prigione se vengono sorpresi nell'esercizio di qualsiasi
pratica religiosa". Preoccupante è poi la situazione in Irak e più in
generale in Medio Oriente, come ha illustrato lo studioso libanese Camille Eid:
"Tra il 2004 e il 2008 le famiglie cristiane sfollate dalle città irachene
sono state 50mila. Ventimila di queste si trovano ora nella piana di Ninive,
altre trentamila sono fuggite all'estero, in Giordania, in Siria o in
Occidente". Si tratta di un problema gravissimo: nelle ultime settimane ben
2.351 famiglia sono state costrette a lasciare Mosul. "Il timore - ha
spiegato Eid - è che questo sia il preludio alla creazione di ghetti".
Della situazione mediorientale ha parlato anche il vaticanista Marco Politi,
ricordando come molti dei Paesi dove avvengono violazioni della libertà
religiosa siano Stati chiave degli equilibri mondiali e osservando come la
"culla" del cristianesimo in Medio Oriente rischi di diventare
soltanto un museo perché i cristiani sono costretti a fuggire. Tra i segnali
positivi, l'inaugurazione della prima chiesa cattolica in
Qatar. Pure in Africa permangono situazioni di gravi violazioni dei diritti
umani. Negli Stati più islamizzati della Nigeria, ad esempio, continuano a
diffondersi atti di intolleranza e di discriminazione religiosa nei confronti
delle comunità cristiane: coloro che si sono convertiti al cristianesimo sono
perseguitati e minacciati di morte. "Sempre meno gli attacchi alla
libertà religiosa avvengono per motivi legati al fondamentalismo o alle
ideologie - ha concluso padre Cervellera - e sempre di più avvengono per motivi
di potere, per schiacciare ciò che nelle religioni porta a costruire
libertà". AnTor © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 24-10-2008)
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IL 27 CONFRONTO
INTERRELIGIOSO E' la giornata del dialogo Era il 27 ottobre 1986 quando ad
Assisi si tenne la Giornata Mondiale di preghiera per la pace, convocata da
Giovanni Paolo II: i rappresentanti delle grandi religioni mondiali presero
parte al più grande incontro interreligioso mai realizzato. E' per ricordare
quel giorno che la settima edizione della Giornata ecumenica del dialogo
cristiano islamico - ideata da un gruppo di religiosi dopo l'undici settembre -
da quest'anno trova una collocazione fissa nel calendario, proprio il 27
ottobre. Sono numerose le iniziative organizzate in tutto il territorio
nazionale: mostre, convegni e conferenze che prendono spunto dal tema del 2008,
"La gioia del dialogo", volto a superare timori e diffidenze
reciproche. A Torino è il Gruppo Interreligioso "Insieme per la Pace"
che organizza, lunedì 27 ottobre dalle ore 20,45, una serata di confronto tra
diversi protagonisti delle realtà religiose islamiche, cattoliche
e protestanti della città. Nella Sala Valdese di corso Vittorio Emanuele II 23
i protagonisti del dibattito "Conoscerci per costruire convivenza e
pace" sono Enrico Peyretti della chiesa cattolica, il pastore Paolo Ribet
della chiesa evangelica valdese, padre Rosu della chiesa ortodossa romena e due
esponenti musulmani: Idris 'Abd ar-Razzaq Bergia della Coreis (Comunità
Religiosa Islamica) e 'Abd al-Aziz Khounati presidente dell'Umi, Unione dei
Musulmani in Italia. Modera Elsa Bianco del gruppo "Insieme per la
pace". Per informazioni sulla giornata, 011/532.824 (Centro Studi Sereno
Regis). \.