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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 22-23 aprile
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (41)
Carter: Hamas pronta a negoziare la pace L'ex
presidente Usa che ha incontrato i capi degli integralisti dice a l'Unità:
riconoscono un mandato ad Abu Mazen per trattare con Israel
( da "Unita,
L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: uno dei coraggiosi protagonisti del dialogo arabo-israeliano, convinto che il fallimento delle trattative tra Israele e Autorità nazionale palestinese aprirebbe una fase di destabilizzazione per l'intero Medio Oriente che finirebbe per rafforzare le spinte estremiste e mettere a rischio le leadership arabe moderate".
Koelliker
"un'esperienza indimenticabile" - luca iaccarino
( da "Repubblica,
La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: una sera come quella in cui con altri ambasciatori e ospiti abbiamo festeggiato tutti assieme non capita spesso: in cucina c'erano un israeliano e due afghani che preparavano zuppe, riso e stracotti; due brasiliani facevano caipirine, e c'era pure una signora americana. L'unico momento un po' così è stato quando gli afghani hanno messo musica: non hanno avuto un grande successo.
<Hamas
non riconosce lo Stato ebraico>
( da "Corriere
della Sera" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e Israele. Carter ha sostenuto che Hamas è pronta a riconoscere il diritto di Israele "di vivere al fianco" del futuro Stato palestinese, se il negoziato di pace sarà approvato con referendum dai palestinesi. Meshaal ha assicurato che Hamas "rispetterà la volontà della nazione palestinese, anche se va contro le convinzioni"
Hamas
offre una tregua a israele "ma deve tornare ai confini del '67" -
giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: al riconoscimento dello stato ebraico Hamas offre una tregua a Israele "Ma deve tornare ai confini del '67" GIAMPAOLO CADALANU Hamas è pronta a un riconoscimento implicito di Israele, purché lo Stato ebraico torni ai confini precedenti al '67: è la promessa strappata da Jimmy Carter nel suo viaggio diplomatico alla ricerca della pace in Medio oriente.
Gianni,
crociato eclettico tra evola e santo sepolcro - filippo ceccarelli
( da "Repubblica,
La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: viaggio che ho fatto in Israele". Ora. Posto che gli elementi devozionali, ancorché privati, sono definitivamente entrati nell'agone, converrà qui esprimere qualche serio dubbio sul valore esclusivamente sacro di ciò che l'ex ministro Alemanno porta al collo. Perché si tratta certo di un simbolo del cattolicesimo irlandese, come ha ricordato ieri anche il presidente emerito Cossiga,
Quanto
si deve prendere sul serio l'annuncio di Jimmy
( da "Tempo,
Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: condizionata di questa soluzione non comportava affatto il riconoscimento dello Stato d'Israele, ma che in ogni caso il referendum dovrebbe coinvolgere anche i profughi e i loro discendenti: un modo come un altro per affossare il progetto, vista la ferma opposizione di Israele a concedere a costoro il "diritto al ritorno". 2) I colloqui di Carter, prima con gli esponenti di Hamas a Gaza,
Porte
del Mediterraneo ( da "Stampa, La"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.
Hamas:
sì a confini '67 ( da "Manifesto, Il"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. "Noi accettiamo uno stato sulla linea del 4 giugno con Gerusalemme capitale, vera sovranità e pieno diritto al ritorno per i profughi, ma senza riconoscere Israele", ha dichiarato lo stesso Meshaal ai giornalisti a Damasco. Con riferimento a un eventuale accordo di pace tra Israele e l'Autorità palestinese del presidente Abu Mazen il leader in esilio nella capitale siriana
Club
inglesi con le mani sulla Champions League
( da "Manifesto,
Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Mai amato dai tifosi di casa (ma difeso dal presidente) il tecnico israeliano,Avran Grant, deve fronteggiare una fronda interna allo spogliatoio, fare i conti col fantasma di Mourinho e respingere le critiche dei dirigenti, che gli rimproverano il gioco mai spettacolare della sua squadra. Così Grant promette un Chelsea a trazione anteriore.
Carter:
<Hamas vuole trattare> Ma senza riconoscere Israele
( da "Liberazione"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma senza riconoscere Israele Hamas potrebbe appoggiare un accordo di pace con Israele per una Palestina entro i confini del 1967. Lo rivela l'ex presidente statunitense Jimmy Carter durante una conferenza stampa a Gerusalemme dopo aver avuto nel fine settimana ripetuti incontri con i vertici del movimento di resistenza islamista,
La
buona volontà fa solo confusione ( da "Tempo, Il"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: condizionata di questa soluzione non comportava affatto il riconoscimento dello Stato d'Israele, ma che in ogni caso il referendum dovrebbe coinvolgere anche i profughi e i loro discendenti: un modo come un altro per affossare il progetto, vista la ferma opposizione di Israele a concedere a costoro il "diritto al ritorno". 2) I colloqui di Carter, prima con gli esponenti di Hamas a Gaza,
Guerra
e informazione ( da "Opinione, L'"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: attacco che alcuni Terroristi di Hamas hanno compiuto in Israele vicino al Kibbutz Beeri, un fotoreporter della Reuters è rimasto ucciso da un colpo di cannone sparato da un Tank Israeliano. Da quel momento le immagini dell'accaduto, in parte girate dallo stesso sventurato, hanno fatto il giro del mondo con le solite accuse all'esercito israeliano.
A
cosa (non) serve Unifil2 ( da "Opinione, L'"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: i piccoli aerei senza pilota) con cui Israele aveva svolto gran parte della guerra dell'estate 2006. Insomma, non solo non abbiamo disarmato gli Hezbollah ma li abbiamo resi quasi invincibili. Bel risultato. Tanto che adesso è stato persino depositato un esposto su queste vendite di tecnologie di armi pesanti all'Iran e quindi agli Hezbollah,
Futili
lezioni morali a Israele ( da "Opinione, L'"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: rivela una mancanza di umiltà in quanto Israele, e solo Israele, sopporterà le conseguenze di qualunque malintesa azione. Colpisce che molti di questi commentatori non siano mai stati in Israele, oppure l'abbiano visitato raramente, oppure lo visitino, ma soltanto in compagnia di quelli che condividono la loro stessa predisposizione ideologica.
Segreti
sul nucleare a Israele arrestato ( da "Voce d'Italia, La"
del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ne siamo venuti a conoscenza dai media" Segreti sul nucleare a Israele: arrestato I fatti risalgono al periodo tra 1980 e 1985 Washington, 22 apr. - Un ingenere americano è stato arrestato a New York, con l'accusa di aver passato ad Israele segreti sulle armi nucleari, i caccia e i missili. Ad annunciarlo il dipartimento di Giustizia.
"ora
roma pronta ad allinearsi all'europa sulle sanzioni contro il nucleare
iraniano" ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di fatto la strada a nuove sanzioni nei confronti della repubblica islamica: lo afferma un funzionario governativo israeliano citato in forma anonima dal quotidiano Haaretz. Fonti della Farnesina hanno precisato come "da parte italiana si sia messa a punto una posizione che consente l'applicazione a livello europeo delle misure già menzionate nelle risoluzioni approvate dall'Onu".
La
comunità ebraica decide di non schierarsi È la prima volta con uno di An.
Terracina: Un ebreo non può votare una forza fascista
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il viaggio di Fini in Israele, lo strappo. Ma appena pochi giorni fa, anche Riccardo Pacifici, uno dei grandi tessitori del nuovo rapporto tra mondo ebraico e destra italiana, appena eletto presidente della comunità più grande d'Italia, aveva minacciato una nuova levata di scudi anti-fascista se Alemanno si fosse alleato con Storace.
Al
Qaeda attacca gli integralisti di Gaza: troppo deboli con Gerusalemme In un
messaggio audio il vice di Bin Laden, Al Zawahri attacca i leader islamici per
aver accettato un refe ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di un referendum fra i palestinesi su un eventuale accordo di pace con Israele. "Per quanto riguarda accordi di pace con Israele, essi (Hamas) hanno parlato di sottoporli a referendum, sebbene li considerino contrari alla sharia (la legge islamica)", ha detto Zawahiri nella registrazione. "Come possono essi sottoporre a referendum qualcosa che viola la sharia", si chiede Zawahiri,
L'obiettivo
primario di una trattativa deve essere la fine del lancio di razzi contro
Sderot e il sud d'Israele ( da "Unita, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del "L'obiettivo primario di una trattativa deve essere la fine del lancio di razzi contro Sderot e il sud d'Israele".
Da
israeliana sto con Carter: trattare anche con Hamas
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: parte dei leader di Hamas di un referendum popolare cui sottoporre un eventuale accordo di pace raggiunto da Israele e dall'Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen. A me pare un fatto politico significativo che Israele farebbe bene a non sottovalutare". Il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha ribadito che Hamas non intende riconoscere lo Stato d'Israele.
La
moglie di Clinton: sono pronta a cancellare l'Iran in caso di attacco a Israele
( da "Unita,
L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del La moglie di Clinton: sono pronta a cancellare l'Iran in caso di attacco a Israele.
Carter
e Hamas: tanto rumore ed era un bluff
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ogni accordo sarebbe comunque temporaneo finché tutte le nostre terre (ovvero Israele, ndr) non siano state restituite". Insomma, Hamas è, ovviamente, restata della stessa opinione che ne garantisce la popolarità e il potere, oltre che il nutriente rapporto con l'Iran: è sempre devota alla distruzione di Israele, come stabilisce la sua carta costitutiva.
Dal
nostro inviato FILADELFIA (Pennsylvania) La giornata della ver
( da "Messaggero,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la senatrice ha anche dichiarato che se il governo di Teheran decidesse di attaccare Israele, lei da presidente sarebbe pronta a "distruggere l'Iran". La presa di posizione così inequivocabile ha generato meraviglia perfino da commentatori di destra. Patrick Buchahan ad esempio ha reagito: "Una simile decisione non spetterebbe al presidente ma al Congresso".
Mercato
delle armi Chi compra e chi vende
( da "Manifesto,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sud Corea (5%), Israele (4%), Egitto, Australia e Turchia (3%), Usa (2%). Menzione particolare per l'Italia che a commercio di armi leggere (le vere armi di distruzione di massa) è il secondo esportatore e il quarto produttore mondiale. Nelle liste Sipri i paesi africani spariscono nelle sezioni indeterminate.
Zawahiri:
<11 settembre, basta teorie del complotto>
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha infatti contestato le teorie cospirative che credono ad un coinvolgimento di Israele nell'attentato. è una "bugia", afferma il medico egiziano passato alla Jihad, diffusa dal movimento libanese filo-iraniano Hezbollah. Per Al Zawahiri è stata la tv del partito, Al Manar, a lanciare la tesi, poi ripresa dai media iraniani.
L'ultimo
spot con Bin Laden La Clinton punta sulla paura
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Iran se attaccherà Israele Il video ribadisce il concetto che lo sfidante non sarebbe adatto a fronteggiare una crisi internazionale DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Con l'aiuto di Osama, Hillary spera di sconfiggere Obama. Alla vigilia delle primarie democratiche in Pennsylvania decisive per la corsa alla Nomination democratica,
Sotto
i razzi a Sderot. Per scelta ( da "Corriere della Sera"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Come lei, altri neopionieri lasciano il centro di Israele - e i palazzi di quelli che non ci vogliono pensare - per spostarsi tra i cubi bianchi delle case popolari, gettate come dadi nel deserto del Negev. Iki Elner, ex portavoce di Yossi Sarid (fondatore di Meretz), è arrivato due anni fa.
Rabawi,
la città del futuro nascerà sotto occupazione
( da "Manifesto,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ndr) ma Israele non si opporrà alla costruzione delle sue infrastrutture nella zona C (sotto controllo israeliano, ndr)". L'imprenditore palestinese riferisce che lo stesso ministro della difesa Ehud Barak ha dato la sua approvazione durante un incontro con Salam Fayyad e il Segretario di stato Usa Condoleezza Rice.
Spia
nucleare per Tel Aviv , arrestato cittadino americano
( da "Manifesto,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: statunitense che una ventina di anni fa spiò per conto di Israele? Ne ha tutte le caratteristiche l'arresto di un americano per spionaggio a favore di Tel Aviv annunciato ieri dal ministero della giustizia Usa. Anche in questo caso i fatti risalgono agli anni Ottanta. Ben-Ami Kadish, ex dipendente del Pentagono, è accusato di aver passato informazioni segrete a un diplomatico israeliano.
Povero
Israele, il 34% a caccia d'un pasto
( da "Manifesto,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Una fila di immigrati dall'ex Unione sovietica, anziani e giovani sabra (ebrei nati in Israele) aspetta paziente il pranzo - rigorosamente kosher - che Yael, avvolta nel suo grembiule a fiori, serve nei piatti o inscatola in contenitori da asporto. "Assistiamo circa 150 persone al giorno - spiega Bat Sheva, la segretaria di "Ohavim" -.
Guida
ai film a cura di Maurizio Porro COMMEDIA La banda
( da "Corriere
della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Striscia
di Gaza, scontri con le truppe israeliane al valico di Heretz: uccisi tre
palestinesi ( da "Liberazione"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fra Israele e i militanti palestinesi della Striscia guidati da Hamas. Finora il movimento islamico aveva chiesto che l'accordo comprendesse anche la Cisgiordania, condizione respinta senza appello da Israele. Ma ieri lo stesso al Bardawel è sembrato lasciar cadere questa ipotesi, dicendo che nell'ambito del cessate il fuoco Israele non dovrebbe rispondere nella Striscia ad un "
Libano,
italiani a un passo dallo scontro con Hezbollah
( da "Giornale.it,
Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a ridosso del confine con Israele. La notizia è saltata fuori ieri, sul sito del giornale israeliano Haaretz, anche se il fattaccio è accaduto nella notte fra il 30 ed il 31 marzo. Nel semestrale rapporto al Consiglio di sicurezza sull'andamento della missione in Libano, l'episodio viene bollato come "una seria violazione della risoluzione Onu (sull'
Commercio
solidale in stazione ( da "Repubblica, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il regista israeliano Micha X Peled racconta l'impoverimento sociale e ambientale legato alla produzione tessile. Si prosegue con una sfilata di abiti realizzati senza sfruttare la manodopera. E, naturalmente, si conclude con una merenda: la bottega all'interno della Stazione offrirà un aperitivo di prodotti del commercio equo e solidale.
Hamas
contesta zawahiri "non conosci la palestina" - giampaolo cadalanu
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: con l'impegno ad accettare che Israele viva in pace. Probabilmente per Meshal - che successivamente si è affrettato a smentire l'ex presidente americano su un possibile riconoscimento formale d'Israele da parte di Hamas - era l'unica strada praticabile per "avvicinarsi" a un riconoscimento implicito.
Alcune
curiosita' sull'Islam ( da "Voce d'Italia, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il conflitto israelo-palestinese ne ha conosciuti molti negli ultimi anni. Campi specializzati addestrano giovani celibi, pronti a morire in mezzo ai discendenti di Davide, imbottiti di esplosivo, per la causa dell'Islam. Un martire è già puro. Morendo per l'Islam uccidendo altre persone, ha il Paradiso garantito.
Al
Qaeda, minacce ai caschi blu ( da "Voce d'Italia, La"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il contingente di caschi blu dell'Onu dispiegato in Libano alla frontiera con Israele. “So che sono tra due fuochi: quello dei lacchè degli Usa ed i loro alleati da una parte e dall'altra quello di chi (gli Hezbollah) è legato alle forze regionali ed ai loro piani, ma dovranno -conclude - pazientare e perseverare”
Linea
dura sull'Iran ( da "Opinione, L'"
del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le ragioni del dietrofront, secondo il giornale israeliano, sarebbero legate al pessimo risultato elettorale ottenuto da Veltroni: "il governo uscente non vuole permettere al primo ministro designato Silvio Berlusconi di dipingerlo come un governo che è andato contro l'intera Unione Europea".
Israele,
Olmert intenzionato a restituire le Alture del Golan
( da "Voce
d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: intenzione del primo ministro israeliano Ehud Olmert di restituire le Alture del Golan alla Siria, occupate da Israele nel 1967 e annessa nei propri confini nazionali unilateralmente nel 1981. Non sarebbe la prima volta, si diceva, ma l'inaspettata notizia potrebbe assumere dei contorni di sostanza in un periodo di intensi accordi bilaterali fra Gerusalemme e Damasco per calmierare l'
La
posta del cuore di Al Zawahiri "Prega e uccidi"
( da "Stampa,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano negli attacchi dell'11 settembre 2001. "Signori, lo scopo di questa bugia è chiaro. Vogliono far credere che non ci sono eroi sunniti in grado di danneggiare l'America", spiega il vice di Bin Laden secondo cui il fatto che si tratti di una menzogna è confermato dal "ritmo martellante" con la quale fanno rimbalzare da giorni la teoria del complotto sulle cannoniere mediatiche
L'Fbi
arresta un ingegnere americano spia di Israele
( da "Stampa,
La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Fbi arresta un ingegnere americano spia di Israele [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK L'Fbi ha arrestato un ex dipendente della Difesa con l'accusa di aver consegnato documenti segreti a un funzionario del consolato israeliano, lo stesso coinvolto nello scandalo Pollard. Ben Ami Kadish, ingegnere in forze per anni al centro di armamento e sviluppo di Dover,
( da "Unita, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del Carter: Hamas pronta a negoziare la pace L'ex presidente Usa che ha
incontrato i capi degli integralisti dice a l'Unità: riconoscono un mandato ad
Abu Mazen per trattare con Israele. "Ma l'accordo
deve superare un referendum fra i palestinesi" di Umberto De Giovannangeli
È UN UOMO DI PAROLA, Jimmy Carter. All'inizio del suo contrastato "viaggio
di studio" in Medio Oriente, l'ex presidente Usa incontrando a Gerusalemme
un gruppo di giornalisti stranieri, tra i quali il collaboratore de l'Unità,
Osama Hamdan, si era impegnato, al suo ritorno nella Città Santa, a trarre un
bilancio della sua missione mediorientale. Impegno mantenuto. Nel colloquio con
il pool di giornali, tra i quali l'Unità, l'ottantaquattrenne Premio Nobel per
la pace (nel 2002) parte da una considerazione generale: "È stato un
viaggio importante - dice - dal quale ho tratto la convinzione che esistono
ancora le condizioni per rilanciare il negoziato di pace ma ciò sarà possibile
solo se tutti i protagonisti dimostreranno coraggio e lungimiranza".
Speranza e inquietudine: sono i sentimenti che hanno caratterizzato i colloqui
che Carter ha avuto a Gerusalemme, Ramallah, Il Cairo, Damasco. "Siamo ad
uno snodo cruciale della tormentata vicenda mediorientale - sottolinea l'ex
presidente Usa a l'Unità -. Al Cairo, ho registrato le preoccupazioni del
presidente Mubarak, uno dei coraggiosi protagonisti del
dialogo arabo-israeliano, convinto che il fallimento delle trattative tra Israele e Autorità nazionale palestinese aprirebbe una fase di
destabilizzazione per l'intero Medio Oriente che finirebbe per rafforzare le
spinte estremiste e mettere a rischio le leadership arabe moderate".
Tra gli elementi confortanti, l'ex presidente americano inserisce anche
"la disponibilità manifestata dal presidente siriano Hafez Assad
(incontrato da Carter a Damasco, ndr.) a negoziare con Israele
una pace globale, fondata sulle risoluzioni Onu e sulla reciproca garanzia di
sicurezza". In questo scenario si colloca la questione-Hamas. Le aperture
di Carter al movimento integralista palestinese hanno irritato la Casa Bianca e
il premier israeliano Ehud Olmert. Il "viaggio di studio" è servito
all'ex presidente Usa - che è stato mediatore della trattativa che, avviata a
Camp David nel 1978, portò Israele a firmare uno
storico accordo di pace con l'Egitto - "per rafforzare la mia convinzione
che non sia possibile parlare di pace tagliando fuori metà di un popolo e
criminalizzando la sua dirigenza". Hamas, dunque. Carter ha avuto modo di
incontrare a Ramallah, al Cairo e a Damasco i vertici del movimento
integralista palestinese. Grazie al nostro collaboratore, l'ex presidente Usa
ha preso atto, "molto positivamente", dell'apertura di credito:
"Per noi, il presidente Carter può mediare il cessate il fuoco con Israele", a lui rivolta dal premier di Hamas
(dimissionato da Abu Mazen) Ismail Haniyeh. Carter rivela che i leader di
Hamas, da lui incontrati nei giorni scorsi: gli ex ministri Mahmud al Zahar e
Said Siam (i referenti dell'ala "dura" del movimento integralista) e,
soprattutto, il capo dell'ufficio politico, in esilio a Damasco, Khaled
Meshaal, che accetterebbero un accordo di pace con Israele
negoziato dal presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) se approvato con
un referendum dai palestinesi. I leader di Hamas, spiega Carter, "mi hanno
detto che accetterebbero uno stato palestinese sui confini del 1967 se
approvato dai palestinesi anche se potrebbero dissentire su alcune clausole
dell'accordo". "Ciò significa - aggiunge - che Hamas non saboterà gli
sforzi di Abu Mazen di negoziare un accordo a condizione che sia approvato dai
palestinesi con un voto libero". Una condizione che il Premio Nobel per la
Pace giudica "ragionevole, perché accetta una prassi democratica che la
comunità internazionale dovrebbe sostenere con convinzione". Una
importante conferma alle parole dell'ex presidente Usa giunge da Damasco. Hamas
accetta la creazione di uno stato palestinesi sui territori occupati da Israele nel 1967 ma non riconoscerà lo stato di Israele, dichiara Meshaal. Hamas, aggiunge il leader
integralista in esilio, "rispetterà la volontà nazionale dei palestinesi,
anche se questo andasse contro le sue convinzione". Le affermazioni di
Meshaal rafforzano l'iniziativa dell'ex presidente americano. In questo quadro
Carter si dice "dispiaciuto" per le critiche rivoltegli dalle
autorità israeliane e dalla Casa Bianca per aver voluto incontrare i dirigenti
di Hamas. Un dispiacere, puntualizza, che "non ha nulla di personale ma
che è tutto politico". "Il problema - sottolinea Carter - non è che
mi sono incontrato con Hamas in Siria. Il problema è il rifiuto di Israele e degli Stati Uniti di incontrarsi con qualcuno che
deve essere coinvolto". "Un coinvolgimento - valuta l'ex presidente
Usa - che potrebbe favorire una evoluzione politica di Hamas". Non solo
parole. Da Damasco, Carter ha portato con sé un documento nel quale i dirigenti
di Hamas si dicono disposti a formare un nuovo governo con il presidente Abu
Mazen, leader del partito laico Fatah, costretto a riparare lo scorso giugno
nella Cisgiordania occupata, dopo il colpo di mano degli integralisti islamici
nella Striscia di Gaza. "Siamo pronti a negoziare con il presidente la
formazione di un governo di coalizione, non di esponenti di Hamas o di Fatah,
ma di tecnici e la costituzione di una forza professionale di polizia",
recita la lettera. Carter si dice convinto che sia Hamas sia la Siria devono
essere coinvolti in qualsiasi tentativo di soluzione del conflitto
mediorientale. "La strategia attuale, che esclude Hamas e Siria, non sta
funzionando. Sta esacerbando il ciclo di violenza, creando equivoci e
animosità", rileva. Israele non ha permesso a
Jimmy Carter di recarsi a Gaza, ma l'ex presidente Usa è "pienamente
consapevole della condizione di sofferenza in cui versa la popolazione civile
della Striscia, un milione e mezzo di persone praticamente chiuse in
gabbia", così come, visitando la Cisgiordania, "ho potuto constate di
persona il permanere di centinaia di posti di blocco che, assieme alla crescita
degli insediamenti, spezzano la Cisgiordania in una miriade di enclave".
Carter ha potuto visitare la città israeliana di Sderot, continuamente
bersagliata dai razzi sparati dalla Striscia di Gaza. "Non posso che
ribadire - dice a l'Unità - quanto ho affermato durante la mia visita a Sderot:
i razzi contro quella città sono un crimine. Quella visita mi ha convinto ancor
di più ad agire perché sia raggiunto un cessate il fuoco". Nei giorni di
permanenza in Israele, Carter ha avuto modo di parlare
con i genitori di Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano, rapito da
miliziani palestinesi nel giugno 2006. "Hamas - annuncia l'ex presidente
Usa - ha acconsentito che Gilad scriva una lettera ai suoi genitori".
Quella lettera è un segno di vita da tempo atteso dalla famiglia Shalit. ha
collaborato Osama Hamdan.
( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XV - Torino
"Ambasciatore di Torino", aprì le porte di casa a un professore
afgano Koelliker "Un'esperienza indimenticabile" è clamorosa l'aria
che si è respirata con tutte quelle culture Una cosa fortissima che consiglio a
chiunque Lo ammetto: eravamo pieni di pregiudizi Aspettavamo uno con il
turbante, è arrivato un ragazzo in giubbotto LUCA IACCARINO Andrea Koelliker è
proprio di quei Koelliker lì, di cui il tram 4 scandisce il nome con voce
metallica passando in corso Galileo Ferraris, "Clinica Koelliker": il
piccolo ospedale per i piccoli fu fondato dal suo bisnonno e poi donato ai
missionari della Consolata. Il bis-nipote è uno degli "ambasciatori di
Torino" - cittadini volenterosi arruolati dalla Città fin dai Giochi del
2006 per promuovere il territorio - cooptato a causa alla sua passione per
l'ospitalità: dopo dodici anni passati in pubblicità tra Milano e Torino, ha
ristrutturato una cascina a Moncalieri e ne ha fatto il residence "Le
Serre", cui affianca l'attività del wine-bar Circus in zona Gran Madre. Ma
nel 2006, per Terra Madre (come lui hanno accolto le comunità del cibo Fabio
Grimaldi, Laura Tonatto, Alba Zanini, Paola Giubergia, Ernesto Ovazza e
Riccardo de Giuli), s'è ben guardato dal mandare il suo ospite in albergo,
"sarebbe stato metterlo da parte. Invece lo volevamo con noi, dalla
mattina alla sera, dalla colazione alla cena". Chi avete accolto due anni
fa? "Un giovane professore d'agraria afghano, di Herat. Lo ammetto:
eravamo pieni di pregiudizi di quelli che ti vengono guardando la televisione.
Insomma, mi aspettavo uno col turbante o cose così. Invece arriva un ragazzo
moderno, cosmopolita, con un giubbotto tipo "barracuda", che parla
perfettamente l'inglese e che non ha nessun problema di convivenza con la nostra
quotidianità occidentale. Come appena uscito da Oxford". Le differenze
maggiori? "Quelle religiose, naturalmente. Era musulmano, si svegliava la
mattina all'alba per abluzioni e preghiera. Ma completamente tollerante: nessun
problema per il vino in tavola, semplicemente lui si beveva la sua Coca. Noi
peraltro abbiamo tentato di mantenere la nostra routine, per mostrargli come
"funziona" una famiglia italiana". Voi invece cosa avete
imparato? "Che siamo tutti uguali. Mia moglie e io siamo abituati a viaggiare,
nostro figlio che allora aveva tre anni vede sempre girare gente per casa, ma una sera come quella in cui con altri ambasciatori e ospiti
abbiamo festeggiato tutti assieme non capita spesso: in cucina c'erano un
israeliano e due afghani che preparavano zuppe, riso e stracotti; due
brasiliani facevano caipirine, e c'era pure una signora americana. L'unico
momento un po' così è stato quando gli afghani hanno messo musica: non hanno
avuto un grande successo...". Siete rimasti in contatto?
"All'inizio sì, con grandi promesse di ricambiare la visita. Poi come
sempre la vita ti travolge, ma magari ci rivedremo a ottobre". Ospiterete
nuovamente? "Certo, è un'esperienza che ha solo pregi. Bellissima e che
non provoca nessuna fatica dal punto di vista organizzativo. Come è clamorosa
l'aria che si respira a Terra Madre, con tutte quelle culture. Una cosa
fortissima che consiglio a chiunque. E poi per me è stata una buona occasione
per essere davvero ambasciatore - anche se la parola suona così impegnativa - della
città: sono di quelli che pensano che sia rinato un orgoglio torinese e mi
piace poter mostrare la mia città agli stranieri". Dal punto di vista
gastronomico, qualcosa ha impressionato il vostro ospite? "Certo non è uno
specifico piemontese, ma a dire il vero nulla l'ha colpito come la pizza. E
dire che l'abbiamo portato in trattoria, abbiamo cucinato per lui. Ma come in
pizzeria... Alla fine alcuni luoghi sono comuni perché sono veri".
( da "Corriere della Sera" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-22 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Meshaal "Hamas non riconosce lo Stato ebraico" DAMASCO -
Hamas apre al negoziato con Israele ma ribadisce che
non ha intenzione di riconoscere lo Stato ebraico. In una conferenza stampa a
Damasco, il leader in esilio Khaled Meshaal ha assicurato ieri che il movimento
islamico è pronto ad accettare la creazione di uno Stato palestinese
"entro i confini del 1967" e ha offerto una tregua di 10 anni se Israele si ritirerà dai territori palestinesi.
"Accettiamo uno Stato palestinese entro i confini del 4 giugno 1967, con
Gerusalemme capitale, uno Stato sovrano senza insediamenti, così come il
diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, ma senza il riconoscimento di Israele", ha affermato Meshaal. Le sue dichiarazioni,
le prime dopo i due incontri con Jimmy Carter, sono in linea con quanto
anticipato poco prima dall'ex presidente Usa, impegnato in una tornata di
colloqui per convincere Hamas ad appoggiare il negoziato in corso tra il
presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, e
Israele. Carter ha sostenuto che Hamas è pronta a riconoscere il diritto
di Israele "di vivere al fianco" del futuro Stato palestinese, se
il negoziato di pace sarà approvato con referendum dai palestinesi. Meshaal ha
assicurato che Hamas "rispetterà la volontà della nazione palestinese,
anche se va contro le convinzioni" dell'organizzazione. "Ci
rifiutiamo di parlare direttamente con gli israeliani", ha però aggiunto,
"ci sono negoziati indiretti riguardo il caporale israeliano Shalit
(catturato dai palestinesi nel 2006) e uno scambio di prigionieri. Ma poniamo
il veto a negoziati diretti". Khaled Meshaal.
( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Damasco, missione di
Carter: palestinesi "vicini" al riconoscimento
dello stato ebraico Hamas offre una tregua a Israele "Ma
deve tornare ai confini del '67" GIAMPAOLO CADALANU Hamas è pronta a un
riconoscimento implicito di Israele, purché lo Stato ebraico
torni ai confini precedenti al '67: è la promessa strappata da Jimmy Carter nel
suo viaggio diplomatico alla ricerca della pace in Medio oriente.
All'incontro di Damasco con l'ex presidente Usa, il leader palestinese Khaled
Meshal non ha parlato esplicitamente di riconoscimento ma ha detto che Hamas è
pronta ad accettare "uno stato palestinese nei confini precedenti al '67,
con Gerusalemme capitale e senza insediamenti, ma senza riconoscere Israele". Non è il passo formale che molti volevano, ma
c'è un cambiamento di termini molto significativo: "Abbiamo offerto una
tregua se Israele si ritira ai confini del 1967, una
tregua di 10 anni come prova di riconoscimento", ha detto Meshal. Il fatto
più importante è che per indicare la "tregua" il leader islamico ha
usato il termine arabo hudna, mentre fino ad ora aveva detto tahdiya, che
indica un periodo di calma. Meshal, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, utilizzava
questa parola per indicare un semplice "cessate il fuoco", mentre il
termine hudna comporta il riconoscimento della controparte. è presto per
valutare le prospettive di questa apertura, ma secondo Carter, Hamas sarebbe
pronta ad accettare il diritto dello stato ebraico a vivere in pace con i
vicini. Finora il movimento islamico aveva sempre rivendicato l'intero
territorio compreso nello stato di Israele: la stessa
carta fondamentale di Hamas invoca la distruzione dello stato ebraico. Il
movimento palestinese, ha aggiunto l'ex presidente Usa, accetterebbe un accordo
di pace mediato dal presidente palestinese Abu Mazen, persino se i termini
dell'accordo non fossero graditi, purché siano approvati in un referendum.
Nella conferenza stampa a Gerusalemme, Carter ha dovuto ammettere di aver
incassato un "no" da Hamas sulle sue richieste di tregua unilaterale
e di uno scambio rapido di prigionieri che includesse il soldato Gilad Shalit,
rapito da palestinesi nel giugno 2006. La "missione diplomatica" di
Carter ha fatto fare passi avanti anche alla trattativa fra Israele
e Siria per le alture del Golan, ma non è riuscito a strappare a Meshal
l'impegno a far cessare i lanci dei missili Qassam dalla striscia di Gaza:
"Ho fatto del mio meglio", ha detto l'ex presidente.
( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Simboli e passato Il
candidato di An dal Fronte della Gioventù alle stanze del potere Gianni,
crociato eclettico tra Evola e Santo Sepolcro L'ex ministro e quella celtica
fatta benedire Arrivato al ministero fece benedire la stanza che era stata di
Pecoraro Il candidato sindaco: la celtica per me ha valore religioso, era di
Paolo Di Nella Da ministro ha celebrato il solstizio d'inverno e scalato il K2
FILIPPO CECCARELLI Ballottaggi: a ciascuno la sua croce. Quella che porta
appesa al collo Gianni Alemanno è una croce celtica. Poco amichevolmente, in
verità, l'ha ricordato nei giorni scorsi l'ex sodale Storace, ma si sapeva dal
maggio del 2006, quando alle Invasioni barbariche Daria Bignardi in pratica
costrinse l'esponente di An a sbottonarsi il colletto della camica mostrando
quel ciondolo alle telecamente, in una specie di outing a sfondo politico,
identitario e confessionale. "Per me - disse in quell'occasione - è un
simbolo religioso e rappresenta un modo d'essere del cristianesimo celtico. Lo
porto anche in ricordo dei miei amici persi". Quella croce, in
particolare, apparteneva a un giovane di destra trucidato dai "rossi"
negli anni di piombo, Paolo Di Nella - a cui nel
( da "Tempo, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Quanto si
deve prendere sul serio l'annuncio di Jimmy ... Quanto si deve prendere sul
serio l'annuncio di Jimmy Carter, secondo il quale Hamas sarebbe disponibile ad
accettare uno Stato palestinese sulla base delle frontiere del '
( da "Stampa, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DUE MOSTRE SUGLI
SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE
NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi
come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO
CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li
uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da
tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser
diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia, leggendo
i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare come via
di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri, anzi di
miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri e un
motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a
Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni
"clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto
che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in
passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo
fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva,
che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte
Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi
artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar
Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte.
Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte
del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore
( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al termine del
colloquio con Jimmy Carter Hamas: sì a confini '67 Hamas accetta la nascita di
uno stato palestinese solo nei confini dei Territori occupati da Israele nel 1967 ma, nello stesso tempo, rifiuta di
riconoscere l'esistenza dello Stato ebraico. È questa la formula trovata ieri
dal leader supremo degli islamisti palestinesi, Khaled Meshaal, al termine
dell'ennesimo colloquio con Jimmy Carter. Per dimostrare di fare sul serio Meshaal
ha lanciato la sua proposta assieme a quella di un cessate il fuoco di 10 anni
con Israele. "Noi accettiamo uno stato sulla linea del 4 giugno con
Gerusalemme capitale, vera sovranità e pieno diritto al ritorno per i profughi,
ma senza riconoscere Israele", ha dichiarato lo stesso Meshaal ai giornalisti a Damasco.
Con riferimento a un eventuale accordo di pace tra Israele e
l'Autorità palestinese del presidente Abu Mazen il leader in esilio nella
capitale siriana ha spiegato che Hamas "rispetta la volontà
nazionale palestinese, anche se dovesse andare contro le nostre
convinzioni". Si riferiva probabilmente a un referendum su un eventuale
accordo di pace nei Territori occupati che l'Amministrazione statunitense spera
di poter far indire entro la fine dell'anno. "Vuol dire che Hamas non
impedirà gli sforzi di Abu Mazen di negoziare un accordo e che lo accetterà se
i palestinesi lo sosterranno in un voto libero" ha spiegato l'ex
presidente Usa. In sostanza Meshaal, che Carter sta provando a riportare al tavolo
delle trattative assieme a Israele e all'Autorità
palestinese del presidente Abu Mazen, ha mostrato la sua disponibilità. Hamas -
dopo aver cacciato nel giugno scorso i rivali di Fatah dalla Striscia di Gaza -
è rimasta isolata politicamente ed economicamente. Nello stesso tempo qualsiasi
soluzione - da una semplice tregua a qualsiasi tipo di accordo - non può essere
raggiunto senza gli islamisti, che rappresentano la maggioranza degli elettori
palestinesi e sono in grado di opporre una resistenza anche dalla piccola Gaza.
Le dichiarazioni di Meshaal non hanno convinto l'Amministrazione Bush, che non
vi ha visto alcun cambiamento di linea: "Dobbiamo esaminare le
dichiarazioni, ma anche le azioni, e queste ultime parlano più forte delle
parole" ha detto la portavoce della Casa Bianca Dana Perino.
( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stasera si gioca
Liverpool-Chelsea, prima semifinale e domani Barcellona-Manchester United. Solo
gli assi catalani possono spezzare il dominio britannico R. Sp. Penultimo atto
della Champions League, da stasera con le semifinali. La prima tra Liverpool e
Chelsea e la seconda dove solo il Barcellona di Henry, che giocherà domani
l'andata contro il Manchester United, può impedire una finale tutta inglese. La
Coppa dai grandi manici è già stata assegnata con una finale tutta spagnola
(tra Real Madrid e Valencia nel 1999/00) e tutta italiana (tra Milan e Juventus
nel 2002/03). L'edizione 2007/08 potrebbe concludersi con il trionfo di una
squadra inglese allo stadio Luzhniki di Mosca il 21 maggio, a meno che l'undici
di Frank Rijkaard riesca a frenare i Red Devils. I blaugrana stentano nella
Liga ma in Champions sono un rullo compressore anche se stavolta sono sfavoriti
dal pronostico contro la squadra che sta giocando il miglior calcio europeo in
questo scorcio di stagione. Per gli uomini di sir Alex Ferguson la città
catalana sembra un presagio benevolo, proprio lì, infatti, i Diavoli Rossi
centrarono il loro ultimo trionfo nella massima competizione europea per club.
Era il 1999 e i gol di Teddy Sheringham ed Ole Gunnar Solskjær nel finale di
gara sfilarono il successo dalle mani del Bayern Monaco. L'unica certezza è che
alla prima finale di Champions giocata in Russia parteciperà una squadra della
Premier League. Stasera si affrontano i rossi della città sul Mersey contro i
blu del quartiere bene londinese, una sfida già andata in scena due volte in
Coppa, nel 2005 e nel 2007, conclusasi sempre a favore del Liverpool. Stavolta
però la squadra di Rafa Benitez dovrà giocare il primo match all'Anfield Road e
assicurarsi un discreto vantaggio per il ritorno a Stamford Bridge dove i Blues
non perdono da 100 partite. Intanto però i Reds, che nei quarti hanno eliminato
un'altra inglese, l'Arsenal, hanno recuperato il capitano Gerrard (che ha
saltato la vittoria in campionato sul Fulham per un problema al collo) e puntano
alla terza finale di Champions in quattro anni. Sul fronte societario, invece,
la battaglia tra i due proprietari, i magnati americani Tom Hicks e George
Gallett, inizialmente soci, poi in feroce dissidio, rischia di mandare in
frantumi la tranquillità del tecnico spagnolo e anche del gioiellino Fernando
Torres, 30 gol in 42 partite, nella sua prima stagione inglese, già idolo della
Kop, costato 36 milioni di euro, anticipati dalle banche che aspettano ancora
di essere ripagate, con profumati interessi. Acque agitate nel club del magnate
russo Abramovic ancora in corsa sia nel campionato che in coppa ma che, in otto
giorni, si giocherà tutto. Oggi l'andata a Livepool, il 30 il ritorno in casa e
in mezzo sabato 26 il big match contro il Manchester United, che ha tre punti
di vantaggio in classifica, nello stadio dei Blues. Mai
amato dai tifosi di casa (ma difeso dal presidente) il tecnico israeliano,Avran
Grant, deve fronteggiare una fronda interna allo spogliatoio, fare i conti col
fantasma di Mourinho e respingere le critiche dei dirigenti, che gli
rimproverano il gioco mai spettacolare della sua squadra. Così Grant promette
un Chelsea a trazione anteriore. "Il calcio ha bisogno della
tattica ma senza esagerare - le parole del tecnico - Dobbiamo lasciare ai
giocatori la possibilità di pensare e improvvisare". Una speranza più che
una promessa, dopo aver recuperato Lampard (capocannoniere stagionale con 18
reti) e Drogba (13 gol). Unica assenza pesante, quella di Michael Essien,
squalificato per l'andata. Tuttavia l'atteggiamento della squadra è
sintetizzato dal centrocampista Ballack: "Gioco in Champions League da 10
anni e stavolta voglio vincerla".
( da "Liberazione" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Carter: "Hamas
vuole trattare" Ma senza riconoscere Israele Hamas potrebbe appoggiare un accordo di pace con Israele per una Palestina entro i confini del 1967. Lo rivela l'ex presidente statunitense
Jimmy Carter durante una conferenza stampa a Gerusalemme dopo aver avuto nel
fine settimana ripetuti incontri con i vertici del movimento di resistenza
islamista, tra cui il leader in esilio a Damasco Khaled Mashal. Il
gruppo islamista potrebbero quindi accettare un negoziato raggiunto dalla
fazione rivale del presidente Abu Mazen (Fatah) se venisse approvato dai
palestinesi con un referendum popolare. "Mi hanno detto che accetterebbero
uno Stato di Palestina entro i confini del 1967 se
approvato dai palestinesi... anche se Hamas dissentisse da alcuni termini
dell'accordo", ha ripetuto Carter. Per poi aggiungere: "Questo
significa che non mineranno l'azione di Abu Mazen". Rivelazioni quelle di Carter
avvenute nella prima mattinata di oggi, ma che il movimento al potere nella
Striscia di Gaza secondo l'agenzia Ap si è affrettato a smentire in parte,
forse in nome di un gioco al rialzo o di semplici separazioni interne. Poche
ore dopo l'annuncio dell'ex presidente infatti, il portavoce Sami Abu Zuhri, ha
fatto sapere con un comunicato che i commenti di Carter "non significano
che Hamas accetterà i risultati di un referendum". E in ogni caso sembra
molto difficile che il movimento islamico riconoscerà lo Stato israeliano. Lo
stesso Meshal in un comunicato diffuso nel pomeriggio di ieri su Internet,
commentando le proposte avanzate da Carter, non accenna mai al riconoscimento
di Israele ma conferma l'apertura sui confini del '67,
spiegando che il movimento da lui guidato "rispetterà la volontà della
nazione palestinese, anche se va contro le convinzioni" di Hamas.
22/04/2008.
( da "Tempo, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa carter,
israele e palestina La buona volontà fa solo confusione Quanto si deve prendere
sul serio l'annuncio di Jimmy Carter, secondo il quale Hamas sarebbe disponibile
ad accettare uno Stato palestinese sulla base delle frontiere del '
( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mar, 22 Apr
2008 Edizione 78 del 22-04-2008 Guerra e informazione di Michael Sfaradi I
reporter e i fotoreporter di guerra sanno che il loro mestiere non è il più
tranquillo del mondo. La loro importanza è enorme, basti pensare a tutte quelle
guerre piccole e grandi, l'Africa è piena, che non sono coperte
dall'informazione internazionale dove si consumano, nel silenzio e nella
certezza dell'impunità i crimini più infami, uccisioni, torture, stupri contro
i nemici e contro le popolazioni civili. Qualche giorno fa durante lo scontro a
fuoco che è seguito all'attacco che alcuni Terroristi di
Hamas hanno compiuto in Israele vicino al Kibbutz Beeri, un fotoreporter della Reuters è rimasto
ucciso da un colpo di cannone sparato da un Tank Israeliano. Da quel momento le
immagini dell'accaduto, in parte girate dallo stesso sventurato, hanno fatto il
giro del mondo con le solite accuse all'esercito israeliano. Premesso
che la sua morte, come la morte dei tre militari israeliani che erano di
pattuglia al confine fra Israele e la striscia di
Gaza, come la morte di coloro che vorrebbero tanto continuare a vivere
dignitosamente, sia da una parte che dall'altra, fa venire il disgusto a chi
veramente ama la pace, premesso ciò, dicevo, per capire cosa è successo
dobbiamo analizzare i fatti. Guardando la Jeep su cui viaggiava il fotoreporter
si vede la scritta Tv sul cofano del motore, ma la Jeep è nascosta da alta
vegetazione che sta ai lati della strada. Pensate davvero che un puntatore di
un tank che si trova a circa un chilometro dall'obiettivo e che guarda da una
feritoia di pochi centimetri possa vedere una scritta Tv sul cofano di una
macchina in movimento dietro la vegetazione e al seguito di altre macchine in
una zona dove sono in corso combattimenti? I reporter di guerra sanno che i
loro veicoli debbono essere bianchi come le ambulanze, perché la sua auto era
grigia? Una cosa che chi in zona di guerra non è mai stato non può sapere, è
che i razzi anticarro RPG di fabbricazione sovietica, che sono il terrore dei
carristi, per essere usati debbono essere messi in spalla, esattamente come una
telecamera. Quando un puntatore vede anche a distanza di qualche chilometro un
uomo a piedi con una cosa qualsiasi in spalla, credete davvero che possa star
li a chiedersi : "Mi sta riprendendo o mi vuole ammazzare?" Non so se
i lettori se lo ricordano, perché la notizia come al solito fu passata in
sordina, ma alcuni mesi fa terroristi di Hamas, con una Jeep, quella volta sì
bianca, con le scritte Press e Tv sia sul cofano sia sugli sportelli, cercarono
di entrare, carichi di esplosivo, all'interno di uno dei kibbutz di frontiera.
Solo la prontezza dei militari di guardia riuscì a fermare una strage. Scrissi
allora che non capivo come mai i Reporter che lavorano in zona, non
protestarono con i dirigenti di Hamas contro questa iniziativa che in futuro li
avrebbe messi in pericolo. Purtroppo, c'è da immaginarlo, dopo quel giorno la
scritta Press o Tv non è più un salvacondotto che garantisce una certa
sicurezza, e se la situazione è questa non è certo colpa dei soldati israeliani
che non può più fidarsi di certi simboli, ma di chi ha cambiato le regole del
gioco usandoli per fini militari.
( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mar, 22 Apr
2008 Edizione 78 del 22-04-2008 Depositato un esposto all'Onu sulle nuove armi
di hezbollah A cosa (non) serve Unifil2 di Dimitri Buffa La notizia dell'ultima
ora è che adesso gli Hezbollah, grazie alla missione Unifil
( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mar, 22 Apr 2008
Edizione 78 del 22-04-2008 CHI NON VUOLE LA PACE? Lettera aperta del direttore
dell'AJC Da millenni gli ebrei pregano per la pace Mai confondere gli assassini
con chi li ferma Futili lezioni morali a Israele di
David A. Harris Non passa giorno senza che io non debba imbattermi in una
lezione rivolta ad Israele sull'imperativo della pace.
Qualche volta viene da diplomatici. O da editorialisti. O da articolisti. O da
studiosi. O da gruppi per i diritti umani. Francamente, la cosa mi fa ribollire
il sangue. In primo luogo, presume che Israele
desideri la pace per se stesso meno di quanto la vogliano gli altri. In secondo
luogo, mostra l'arrogante pretesa che ciò che non appare subito palese ad Israele è abbondantemente ovvio a coloro che ne stanno fuori,
seduti nei loro ministeri, uffici, torri d'avorio o luoghi di villeggiatura. E
in terzo luogo, rivela una mancanza di umiltà in quanto Israele, e solo Israele, sopporterà le conseguenze di qualunque malintesa azione.
Colpisce che molti di questi commentatori non siano mai stati in Israele, oppure l'abbiano visitato raramente, oppure lo visitino, ma
soltanto in compagnia di quelli che condividono la loro stessa predisposizione
ideologica. Per esempio, una persona chiamata a guidare un gruppo
pacifista arabo-israeliano operante negli Stati Uniti, non aveva mai messo
piede in Israele prima di assumere tale incarico. Non
conosco nessun popolo sulla terra che abbia pregato per la pace più a lungo del
popolo ebraico. Il desiderio di fondere le "spade in vomeri" e le
"lance in falci", e la visione del giorno in cui il leone e l'agnello
giaceranno - e si sveglieranno ? insieme, non furono concepiti come motti
pubblicitari da affiggere su Madison Avenue: sono piuttosto il millenario
contributo del popolo ebraico alla civiltà. Non conosco nessuna nazione sulla
terra che aspiri alla pace più di Israele. Pensare
altrimenti è presumere che Israele preferirebbe uno
stato di conflitto permanente, il che, per dirla francamente, sarebbe davvero
assurdo. E una qualunque persona ben intenzionata può veramente credere che il
popolo ebraico, ristabilitosi nella terra dei suoi antenati dopo secoli di
violenze, persecuzioni e stigmatizzazioni cercherebbe altro che non sia la
tranquillità a lungo negatagli e la coesistenza pacifica coi suoi vicini di
casa? O che i superstiti della Shoah che furono in grado di raggiungere le
spiagge di Israele, nonostante gli innumerevoli
ostacoli, sarebbero lieti delle decadi dopo decadi di pericoli e conflitti
perenni? O che gli abitanti di Israele, che si tratti
dei residenti nel paese da generazioni o dei nuovi venuti in fuga
dall'intolleranza del mondo arabo o dall'oppressione dei regimi comunisti,
cercherebbero uno stato di guerra senza fine? O che gli israeliani diano il
benvenuto al quotidiano fuoco di fila dei razzi e degli attacchi a colpi di
mortaio che piovono giù su Sderot creando devastazione nelle vite quotidiane di
quelli che tentano di non fare nient'altro che vivere le difficoltà della
propria vita e del lavoro di ogni giorno? O che gli israeliani siano contenti
di sapere che corrono il rischio di un attacco terroristico persino nel
semplice atto di prendere un autobus pubblico, ballare in una discoteca,
mangiare in un pizzeria, o frequentare un'università? O che gli israeliani siano
orgogliosi di essere relegati negli angoli più lontani degli aeroporti
internazionali, dove sono sempre circondati da guardie pesantemente armate, per
il semplice piacere di prendere degli aerei destinati a Tel Aviv? O che gli
israeliani si ispirino ai leader di Hamas ed Hezbollah, i quali propagano una
cultura di morte e devastazioni, quando, in realtà, Israele
e il popolo ebraico hanno reso una forma d'arte la celebrazione della vita e la
ricerca costante del suo miglioramento? No, l'Israele
che io conosco cerca invece la pace disperatamente. La Dichiarazione di
Indipendenza di Israele lo esprime chiaramente. Lo
dimostrano le concessioni israeliane per gli accordi di pace con l'Egitto e la
Giordania. Lo provano i ritiri da Gaza e dal Libano meridionale. Gli sforzi dei
successivi governi israeliani di giungere ad una praticabile sistemazione
bi-nazionale con i palestinesi continuano a sottolinearlo. E i sondaggi lo
dimostrano costantemente. Ma quello che i commentatori da salotto troppo spesso
non riescono a capire sono le difficoltà oggettive di Israele
nel trovare dei partner fidati. Invece, essi hanno reso un lavoro a domicilio
l'ignorare, il negare, il minimizzare, il razionalizzare, il contestualizzare o
il rendere insignificanti gli ostacoli che Israele ha
dovuto affrontare. È quasi come se gli orripilanti appelli di Hezbollah alla
distruzione di Israele e degli ebrei, l'aspirazione di
Hamas di sostituire l'intero Israele con un stato
islamico, l'obiettivo dell'Iran di un mondo senza Israele,
l'ospitalità concessa dalla Siria a tutti i principali gruppi terroristici
della regione, e l'insegnamento del disprezzo e l'incitamento all'odio nei
libri scolastici palestinesi non contasse per nulla. Tutto ciò viene invece
visto semplicemente come una serie di scocciature, dei punti di discussione
fuori questione da parte dei sostenitori di Israele.
Noi viviamo in un mondo mezzo matto. Per molti, è normale condurre affari con
l'Iran come al solito, mentre i suoi leader lanciano continui e imperturbabili
incitamenti al genocidio degli ebrei. È routine, per il Consiglio dei Diritti
Umani dell'Onu, controllato da una maggioranza numerica anti-Israele,
rimaneggiare la storia identificando Israele come lo
stato aggressore e al contempo ignorando allegramente le minacce e gli attacchi
che esso sopporta per nessun'altra ragione al mondo che la sua stessa
esistenza. I mezzi di informazione non riescono a definire gli assassini di
civili innocenti di Hamas e Hezbollah quali "terroristi", ma invece
si riferiscono a loro più gentilmente come a dei "militanti". Troppo
spesso ci si riferisce al conflitto tra Israele e
Hamas in maniera antisettica come alla "spirale della violenza",
quando invece è tutto tranne questo. Non c'è, dopo tutto, una chiara differenza
morale tra quelli che puntano ad assassinare e quelli il cui obiettivo è
fermare gli assassini? E la BBC ha compiuto il raro passo di scusarsi dopo che
uno dei suoi reporter, riflettendo lo stesso atteggiamento mentale, ammassò
insieme in una stessa frase l'assassinio del primo ministro libanese Rafiq
Hariri (che cercò di ricostruire il suo paese) e quello di Imad Mugniyeh, il
capo terrorista di Hezbollah assassinato recentemente a Damasco. La pace è
stata al cuore del cammino ebraico da più di 3000 anni. Così come è stata al
cuore del cammino di Israele da sei decadi. Noi
possiamo avere bisogno di lezioni in molte cose, ma l'imperativo di cercare la
pace non è una di queste. Direttore dell'American Jewish Committee (traduzione
italiana a cura di Carmine Monaco).
( da "Voce d'Italia, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri "Non ne
sappiamo nulla, ne siamo venuti a conoscenza dai
media" Segreti sul nucleare a Israele: arrestato
I fatti risalgono al periodo tra 1980 e 1985 Washington, 22 apr. - Un ingenere
americano è stato arrestato a New York, con l'accusa di aver passato ad Israele segreti sulle armi nucleari, i caccia e i missili. Ad
annunciarlo il dipartimento di Giustizia. L'uomo, Ben Ami Kadish, è
stato arrestato con l'accusa di aver trasferito questi documenti top secret al
consolato israeliano di Manhattan, tra il 1980 ed il
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Haaretz "Ora
Roma pronta ad allinearsi all'Europa sulle sanzioni contro il nucleare
iraniano" TEL AVIV - L'Italia si appresterebbe ad ammorbidire la sua
posizione in sede di Unione europea riguardo al programma nucleare iraniano,
aprendo così di fatto la strada a nuove sanzioni nei
confronti della repubblica islamica: lo afferma un funzionario governativo
israeliano citato in forma anonima dal quotidiano Haaretz. Fonti della
Farnesina hanno precisato come "da parte italiana si sia messa a punto una
posizione che consente l'applicazione a livello europeo delle misure già
menzionate nelle risoluzioni approvate dall'Onu".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del La comunità ebraica decide di non schierarsi È la prima volta
con uno di An. Terracina: "Un ebreo non può votare una forza fascista"
/ Roma "LA COMUNITÀ ebraica di Roma è fuori dalle parti, nell'imminenza
del ballottaggio per la carica di Sindaco della città... e lascia liberi i suoi
iscritti, come cittadini italiani, di esprimersi nel voto in coerenza con le
diverse opinioni personali". Poche righe, improntate alla neutralità, per
scrivere - con una certa freddezza - una nuova pagina dei rapporti tra la
comunità ebraica di Roma e la destra. Per capire però bisogna tornare indietro
al 1993. Al ballottaggio allora Rutelli si ritrovò contro Fini. E la comunità
ebraica di Roma guidata da Claudio Fano non esitò a schierarsi ufficialmente
contro il segretario del Msi con un appello durissimo, in difesa della
tolleranza. Poi c'è stato il congresso di Fiuggi, la nascita di An, il viaggio di Fini in Israele, lo
strappo. Ma appena pochi giorni fa, anche Riccardo Pacifici, uno dei grandi
tessitori del nuovo rapporto tra mondo ebraico e destra italiana, appena eletto
presidente della comunità più grande d'Italia, aveva minacciato una nuova levata
di scudi anti-fascista se Alemanno si fosse alleato con Storace. E tanto
è bastato a far scattare la diplomazia finiana. Risultato: Alemanno ne è uscito
a modo suo, prendendo con una mano le difese di Storace e rifiutando con
l'altra l'apparentamento, anche se Storace continua a far capire che i suoi
sono pronti a votare per lui. E Pacifici, che non ha mai nascosto né le sue
simpatie per Fini né le sue antipatie per Storace che all'indomani del viaggio
in Israele di Fini convocò all'Hilton tutta la destra
nostalgica, non manca ora di far arrivare un segnale - asciutto e impersonale -
di fronte alla candidatura di Alemanno. Che pure aveva aspramente osteggiato
nel 2006 per la scelta di schierare in squadra Alessandra Mussolini. Quanto
valga ora per Alemanno il breve annuncio di imparazialità lo dice una sua
tempestiva dichiarazione: "Se sarò eletto sindaco, mi impegno a dotare
Ostia di una sinagoga". Una promessa sussurrata alla vigilia della
dichiarazione di neutralità durante un incontro riservato con alcuni esponenti
della comunità, di cui lo stesso Alemanno ha dato notizia in un comunicato che
cita virgolettati di David Sassun ed Edith Arbib. "Nel corso dell'incontro
- si legge nel comunicato - è stato ribadito il fatto che la Comunità Ebraica,
in quanto Istituzione, non dà indicazioni partitiche e non oppone alcun
veto". La comunità, rispedisce al mittente. Quell'incontro di cui parla
Alemanno - fanno sapere dalla Cer - non riguardava esponenti con cariche
istituzionali nella comunità. E le dichirazioni riportate "non rispondono
all'atteggiamento ufficiale di totale indipendenza". Ma intanto anche
Francesco Storace avanza le sue pretese. La levata di scudi - fa sapere - lo ha
offeso e vuole ora un incontro chiarificatore con Pacifici, in questi giorni in
Israele. Insomma il pasticcio continua. E fuori dagli
uffici di Lungotevere Cenci, la comunità si mobilita. In tanti hanno già
sottoscritto un appello contro le "nostalgie fasciste" e contro
"la sceneggiata di Alemanno". Mentre una voce autorevole come Piero
Terracina, ex deportato e testimone della Shoah, avverte: "Apparentamento
o no la radice fascista della destra che sostiene Alemanno è chiara, votarlo
per un ebreo secondo me è contro natura", osserva Terracina. Quanto a lui
che in questi anni è stato instancabile guida delle scolaresche romane ad
Auschwitz: "Non credo che potrei tornarci sia pure con un post-fascista,
che per altro mi dicono porta ancora la croce celtica, nascosta sotto la
camicia". ma.ge.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
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Stai consultando
l'edizione del Al Qaeda attacca gli integralisti di Gaza: troppo deboli con
Gerusalemme In un messaggio audio il vice di Bin Laden, Al Zawahri attacca i leader
islamici per aver accettato un referendum sull'accordo di pace u.d.g. Al Qaeda
contro Hamas colpevole di "essere debole con Israele".
In un messaggio audio su internet, il numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri,
ha criticato ieri il movimento islamico palestinese per aver accettato l'idea di un referendum fra i palestinesi su un eventuale accordo di
pace con Israele. "Per quanto riguarda accordi di pace con Israele, essi (Hamas) hanno parlato di sottoporli a referendum, sebbene
li considerino contrari alla sharia (la legge islamica)", ha detto
Zawahiri nella registrazione. "Come possono essi sottoporre a referendum
qualcosa che viola la sharia", si chiede Zawahiri, il secondo
presentato ieri come sue risposte a domande poste a Al Qaeda su forum in siti
internet. "Da quello che dice è evidente che al Zawahiri non conosce la
realtà interna palestinese - ribatte Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas nella
Striscia di Gaza - la situazione è molto complessa, ma Hamas ha sempre
affermato con grande chiarezza che non rinuncerà mai ai diritti dei
palestinesi". "Hamas - aggiunge Abu Zuhri - per difendere questi
diritti ha pagato e continua a pagare un prezzo molto alto, e proprio per
difendere questi diritti ogni giorno leader di Hamas muoiono". Non è la
prima volta che il network terrorista fondato da Osama bin Laden critica Hamas,
accusata di eccessiva condiscendenza nei confronti degli occupanti israeliani.
L'altro ieri il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, aveva affermato di
essere pronto ad accettare la creazione di uno Stato indipendente palestinese
"entro i confini del 1967", dunque senza rivendicare il territorio
originario dello Stato d'Israele, e a offrire a
quest'ultimo una tregua decennale, purchè si ritiri dalle aree occupate.
Meshaal aveva puntualizzato che mai il suo movimento riconoscerà lo Stato
ebraico, ma che "rispetterà le convinzioni espresse dal popolo
palestinese", quand'anche fossero "contrarie ai suoi principi".
Entro domani, Hamas annuncerà la sua posizione sulla bozza di accordo preparata
dalle autorità egiziane e che potrebbe condurre ad una tregua con Israele nella Striscia di Gaza. Salah Bardawil, portavoce
del consiglio legislativo a Gaza, ha aggiunto che gli ultimi dettagli verranno discussi
nel corso di un nuovo incontro atteso entro le prossime 48 ore fra i
negoziatori egiziani e l'ex ministro degli esteri di Hamas, Mahmud al Zahar, di
ritorno dalla Siria, dove ha avuto colloqui anche su questo argomento con la
leadership politica del movimento. Secondo Bardawil, gran parte delle milizie
palestinesi della Striscia, a cominciare dalla Jihad Islamica, sono d'accordo
con il documento. Hamas, che sembrerebbe pronta ad accettare la tregua per la
sola area della Striscia, rinunciando alla precedente richiesta di estenderla
anche alla Cisgiordania, ha posto una serie di condizioni. Fra le altre cose
chiede che la tregua sia bilaterale, quindi accettata e rispettata anche da Israele, e che eventuali attacchi delle milizie palestinesi
in Cisgiordania non possano autorizzare rappresaglie israeliane su Gaza.
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "L'obiettivo primario di una trattativa deve
essere la fine del lancio di razzi contro Sderot e il sud d'Israele".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del YAEL DAYANLa scrittrice ed ex parlamentare laburista: Meshaal non
riconoscerà Israele ma ammette il referendum su un
accordo, è già un primo risultato "Da israeliana sto con Carter: trattare
anche con Hamas" di Umberto De Giovannangeli "Conosco molto bene
Jimmy Carter e so quanto gli stia a cuore il futuro di israeliani e
palestinesi, e so che ogni sua iniziativa è volta a dare un contributo per il
raggiungimento della pace. Per questo reputo ingenerose sul piano personale e
sbagliate su quello politico, le chiusure del governo Olmert al suo tentativo
di aprire uno spazio di dialogo con Hamas". A parlare è Yael Dayan,
scrittrice israeliana, più volte parlamentare laburista, figlia dell'eroe della
Guerra dei Sei Giorni (1967): il generale Moshe Dayan. Il "viaggio di
studio" in Medio Oriente dell'ex presidente Usa Jimmy Carter ha suscitato,
specie in Israele, dibattito e polemiche. "Reputo
le accuse rivolte al presidente Carter ingenerose sul piano personale e
sbagliate su quello politico. Alla base dell'iniziativa generosa di Carter c'è
una presa d'atto che condivido pienamente: può piacere o no, e a me certo non
fa piacere da israeliana, da donna, e da laica, ma è indubbio che Hamas è parte
del popolo palestinese con la quale Israele deve fare
i conti politicamente, smettendo di illudersi che esistano scorciatoie militari
per la soluzione del problema. Carter ha il merito di aver costruito su questo
assunto una iniziativa politica che sembra aver dato dei primi risultati".
A cosa si riferisce? "All'accettazione da parte dei
leader di Hamas di un referendum popolare cui sottoporre un eventuale accordo
di pace raggiunto da Israele e dall'Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen.
A me pare un fatto politico significativo che Israele farebbe
bene a non sottovalutare". Il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal,
ha ribadito che Hamas non intende riconoscere lo Stato d'Israele. "È vero, ma è altrettanto vero che in quella stessa
dichiarazione Meshaal ha affermato che Hamas accetta la costituzione di uno
Stato indipendente palestinese sui territori occupati nel 1967: una
affermazione che confligge apertamente con il dettato jihadista, riproposto dal
presidente iraniano Ahmadinejad e dai capi di Al Qaeda, che esplicita
l'obiettivo della cancellazione di Israele dalla
cartina del Medio Oriente". C'è chi le ribatterebbe che quella di Meshaal
è solo una mossa tattica. "Se è così perché non verificarlo? La mia non è
un'apertura di credito "al buio" ad Hamas. Ciò che sostengo è che
Hamas va affrontata e sconfitta sul piano politico, agendo sulle sue
contraddizioni interne, sapendo peraltro che se si vuole raggiungere almeno un
cessate il fuoco, esso va negoziato con il nemico". Un negoziato che
preveda anche la fine del blocco di Gaza? "Quel blocco dovrebbe essere
quantomeno allentato unilateralmente da Israele per
due buone ragioni: perché le punizioni collettive inflitte alla popolazione
civile della Striscia sono in sé inaccettabili, sul piano etico oltre che
politico, e anche perché questa politica di chiusura totale ha finito solo per
rafforzare Hamas. Israele ha altri mezzi, anche
militari, per fare pressione su Hamas. Va da sé che un negoziato con Hamas deve
prevdere la fine del lancio dei razzi contro Sderot e il Sud d'Israele; quei lanci che Jimmy Carter ha bollato senza mezzi
termini come "atti criminali". Mi lasci aggiungere che una tregua
negoziata con Hamas e l'Anp, non indebolirebbe la leadership del presidente Abu
Mazen ma al contrario al rafforzerebbe perché è sulla sofferenza, la rabbia, la
frustrazione e l'assenza di speranza che crescono le forze estremiste". La
pace per Yael Dayan... "Non è una concessione ai palestinesi ma è l'unico
modo perché Israele preservi, oltre la sua sicurezza,
i due pilastri della nostra identità nazionale: democrazia e ebraicità dello
Stato".
( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del La moglie di Clinton: sono pronta a cancellare
l'Iran in caso di attacco a Israele.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 97 del 2008-04-23
pagina 14 Carter e Hamas: tanto rumore ed era un bluff di Redazione Se non ci
fossero gli egiziani, che secondo il giornale del Cairo Al Ahram, hanno fatto
alcuni passi avanti nel trattare con Hamas per un cessate il fuoco, la
situazione fra Israele e Hamas sarebbe completamente
ferma. Ma l'imminente arrivo a Gerusalemme di Omar Suleiman, il potente
ministro per la Sicurezza di Mubarak, con la proposta di una tregua immediata e
la discussione sul rilascio di prigionieri politici poi, fa apparire ancora più
miseri i risultati del viaggio di Jimmy Carter in Medio Oriente. Al contrario
dei laboriosi incontri sotterranei degli egiziani (che hanno armi per blandire
e contenere i pericolosi vicini di Gaza), la "missione privata" di
Carter presso il capo di Hamas Khaled Mashaal ha trovato la sua pietra tombale
in due semplici enunciazioni. La prima è del capo dell'ufficio per la Sicurezza
del ministero della Difesa israeliano, l'imponente e ascoltatissimo ex generale
Amos Gilad: "Hamas non ha detto niente di nuovo. Carter ha chiesto un mese
di tregua unilaterale ma Mashaal ha rifiutato la richiesta e non ha presentato
le sue condizioni per il cessate il fuoco". La seconda sentenza di morte
per il risultato dei colloqui è del portavoce di Hamas Sami Abu Zukri, che
all'affermazione di Carter secondo cui Hamas andrebbe a un referendum sulle
decisioni di pace eventualmente prese da Abu Mazen, ha replicato che semmai il
referendum dovrebbe essere fatto, figuriamoci, fra tutti e 9 i milioni di
palestinesi che risiedono in varie parti del mondo e ha aggiunto: "Non ci
sentiremmo comunque obbligati a accettarne poi i risultati. Ogni accordo sarebbe comunque temporaneo finché tutte le nostre
terre (ovvero Israele, ndr) non siano state restituite". Insomma, Hamas è,
ovviamente, restata della stessa opinione che ne garantisce la popolarità e il
potere, oltre che il nutriente rapporto con l'Iran: è sempre devota alla
distruzione di Israele, come stabilisce la sua carta costitutiva. Di fatto,
dunque, la gita del presidente Carter a Damasco per incontrare il leader
dell'organizzazione terrorista, si è conclusa con un solo punto a favore
dell'ex presidente Usa: la promessa di una lettera scritta di pugno da Gilad
Shalit, il soldato da più di due anni ostaggio di Hamas. Per il resto, dice
Ehud Ya'ar, il più importante arabista israeliano, Carter ha solo fatto una
cortesia di immagine a Hamas, permettendogli di far balenare in tempi di grandi
difficoltà il miraggio di una tregua basata su cose impossibili, come il
ritorno totale ai confini del '67, che ormai neppure i più estremisti fra i
palestinesi prendono in considerazione; la richiesta della messa in libertà di
terroristi di alto profilo che i tribunali israeliani hanno condannato per
omicidi plurimi; la possibilità di ribadire, in definitiva, la propria
irriducibilità e quindi di trascinarsi dietro l'opinione pubblica palestinese a
detrimento di Abu Mazen e di una prospettiva di pace basata sul riconoscimento
di Israele. È difficile capire fino in fondo perché
Carter, il presidente insignito del Premio Nobel dopo essere stato il
mallevadore dell'accordo di Camp David del 1979 fra Menahem Begin e Anwar
Sadat, abbia scelto di provare ad essere il Lawrence d'Arabia del terrorismo.
Ma si può leggere la sua scelta psicologicamente e politicamente così: Carter
teme di finire sui libri di storia come il titubante presidente che si tirò
indietro durante il rapimento dei cittadini americani durante la rivoluzione
khomeinista e desidera lasciare ai posteri un'immagine che ne riscatti il ruolo
in Medio Oriente. In secondo luogo i suoi scritti e discorsi sulla questione
mediorentale non rilevano le responsabilità dei palestinesi, e mettono il
terrorismo alla stregua della reazione difensiva israeliana. Quanto ad Hamas,
il motivo della sua disponibilità a incontrare Carter, oltre a quello delle
public relations e della legittimazione, è un profondo malessere, una
spaccatura interna fra Mashaal, l'ex ministro degli Esteri Al Zahar e il
presidente Hanjeh, che ondeggiano fra irriducibilità e falsa flessibilità ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ANNA GUAITA dal
nostro inviato FILADELFIA (Pennsylvania) - La giornata della verità per Hillary
Clinton è cominciata con molto ottimismo, e in serata le prime proiezioni hanno
confermato un suo vantaggio sul concorrente Barak Obama. Le lunghissime file ai
seggi hanno confermato la grande partecipazione degli elettori alla "lotta
fra titani" che ha visto Hillary e Obama intrecciare le spade per quasi
sei settimane nelle grandi città, nei paesini e nelle campagne della
Pennsylvania. La senatrice si aspettava una vittoria, e anche Obama dava per
scontato che lei avrebbe vinto. E infatti il senatore di colore non è rimasto a
Filadelfia ad aspettare il risultato delle votazioni, ma si è spostato
nell'Indiana, dove si vota il 6 maggio, e dove ha tenuto un comizio insieme al
popolare cantante rock John Mellencamp. Un modo per far capire che una vittoria
di Hillary in Pennsylvania non cambiava nulla, e che la campagna va avanti.
Hillary invece si è trattenuta a Filadelfia e insieme al marito Bill e alla
figlia Chelsea ha preparato una grande festa per dare il maggior risalto
possibile al suo successo e convincere i suoi finanziatori ad aprire di nuovo i
cordoni della borsa. Per la signora la vittoria era straordinariamente
necessaria. Le sue casse sono all'asciutto, e una buona percentuale del partito
vorrebbe che si facesse da parte. La matematica continua ad essere la
principale nemica di Hillary: pur rigirando i numeri in tutti i modi, rimane il
fatto che Obama è avanti in modo irraggiungibile nel numero di delegati, è
avanti nel numero di voti popolari, ed è avanti nel numero di Stati vinti. Ma i
Clinton sono così convinti che il senatore dell'Illinois non abbia la stoffa
per fare il presidente che non demordono e attaccano a 360 gradi, nella
speranza di tirare dalla propria parte i "superdelegati". Avvicinandosi
al voto della Pennsylvania, uno Stato socialmente e politicamente simile
all'Ohio, dove Hillary ha vinto lo scorso 4 marzo con il dieci per cento di
scarto, il campo Clinton ha cercato di usare una tattica simile a quella che
ebbe successo proprio in Ohio: la carta della paura. Hillary ha rilasciato un
video pubblicitario che è stato trasmesso con regolarità martellante nelle
stazioni locali della Pennsylvania, e in cui compare il terrorista Osama bin
Laden, oltre che alle immagini dell'uragano Katrina, e altre grandi catastrofi
della storia Usa. Il video si conclude con la voce di Hillary che chiede:
"Di chi vi fidate in tempi difficili?" Gli obamiani hanno risposto a
loro volta con una dichiarazione: "Nei tempi difficili vi fidate di chi
tenta di dividerci o di chi tenta di unirci?". Ma l'affondo di Hillary è
proseguito: per rassicurare gli abitanti della Pennsylvania sulla propria
determinazione in materia di difesa, la senatrice ha anche
dichiarato che se il governo di Teheran decidesse di attaccare Israele, lei da presidente sarebbe pronta a "distruggere
l'Iran". La presa di posizione così inequivocabile ha generato meraviglia
perfino da commentatori di destra. Patrick Buchahan ad esempio ha reagito:
"Una simile decisione non spetterebbe al presidente ma al Congresso".
Ma altri hanno notato che lo spostamento a destra di Hillary ha una ragione di
essere: i nove prossimi e finali appuntamenti delle primarie sono quasi tutti
in Stati di tendenze conservatrici.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il costo del
traffico globale Il rapporto Sipri (Stockholm Peace Research Institute) del 2007
elenca 10 paesi tra i maggiori esportatori mondiali di armi. In testa gli Usa
(30% del commercio mondiale) seguiti da Russia (25%), Germania (10%), Francia
(9%), Regno unito e Olanda (4%), Italia, Svezia, Cina e Ucraina (2%), segue un
undefinito 10% di piccoli commercianti. Se si guarda agli importatori, lo
scenario cambia sì ma come l'altra faccia di una stessa medaglia. L'universo
indefinito dei minuscoli acquirenti (che passano anche per vie clandestine)
occupa il 47% della torta, seguito da Cina (12%), India (8%), Emirati arabi
(7%), Grecia (6%), Sud Corea (5%), Israele (4%), Egitto, Australia e Turchia (3%), Usa (2%). Menzione
particolare per l'Italia che a commercio di armi leggere (le vere armi di
distruzione di massa) è il secondo esportatore e il quarto produttore mondiale.
Nelle liste Sipri i paesi africani spariscono nelle sezioni indeterminate.
L'unico vero esportatore è infatti il Sudafrica che copre lo 0,32% del traffico
globale. Ma è l'Africa che paga il prezzo più caro dei conflitti alimentati dai
traffici d'armi. In un rapporto del 2007 curato dalle organizzazioni Iansa,
Oxfam e Saferworld è stato calcolato che dal '90 le guerre hanno inflitto al
continente perdite per 300 miliardi di dollari, l'equivalente di tutti gli
aiuti del Nord.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-23 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Stratega del terrore "Siamo stati noi", rivendica nel
nuovo audio. E ridimensiona il ruolo di Osama Zawahiri: "11 settembre,
basta teorie del complotto" WASHINGTON - "Giù le mani dall'11
settembre". Potrebbe essere un nuovo slogan per Al Qaeda. Il suo ideologo
principe, Ayman Al Zawahiri, in un lungo intervento audio, ha
infatti contestato le teorie cospirative che credono ad un coinvolgimento di Israele nell'attentato. è una "bugia", afferma il medico
egiziano passato alla Jihad, diffusa dal movimento libanese filo-iraniano
Hezbollah. Per Al Zawahiri è stata la tv del partito, Al Manar, a lanciare la
tesi, poi ripresa dai media iraniani. "L'obiettivo della bugia è
chiaro - afferma -. Vogliono insinuare che non esistono eroi in campo sunnita
capaci" di creare danni all'America. Al Zawahiri ha usato la polemica con
l'Iran, accusandolo di favorire le manovre di Washington, nella seconda
risposta - alle domande inviate da giornalisti e simpatizzanti. Ed è chiaro che
il capo estremista gioca la "carta iraniana" per serrare i ranghi
sunniti - inquieti per l'avanzata di Teheran e il successo Hezbollah - non solo
in Iraq, dove gli sciiti sono vittime delle stragi qaediste, ma nell'intera
regione. La polemica indiretta sull'11 settembre, però, non è la sola novità.
Replicando ad un'intervistatore che chiedeva lumi sulle gerarchie interne, Al
Zawahiri ha precisato che "il mullah Omar è l'emiro dell'Afghanistan e dei
mujaheddin che ne fanno parte" mentre "lo sceicco Osama è uno dei
soldati dell'emirato afghano". Parole che hanno destato qualche
interrogativo tra gli internauti di fede islamista. Bin Laden, secondo alcune
interpretazioni, ne uscirebbe ridimensionato. Del resto, non c'è dubbio che Al
Zawahiri abbia utilizzato il sistema dell'intervista per affermare il suo
primato nel dettare i precetti dottrinari ed operativi di Al Qaeda. Come fonte
di ispirazione non ha citato i testi del Califfo ma il suo ultimo libro. Ad
Osama ha dedicato fugaci citazioni, compresa quella che "sta bene". è
ormai da tempo che molti esperti considerano Al Zawahiri come la vera mente.
L'audio è poi servito al "dottore " per affermare che "non c'è
spazio " per le donne in Al Qaeda. Affermazioni che contrasta con le tattiche
usate, ad esempio, dai seguaci in Iraq che hanno impiegato molte donne-kamikaze
- l'ultima ieri pomeriggio a Baquba - e dai separatisti ceceni. Quindi
l'egiziano ha esortato a sostenere i fratelli iracheni affermando che "la
vittoria è vicina" e ribadendo che il capo della branca locale è Omar Al
Baghdadi, figura che secondo gli americani non esisterebbe ma sarebbe un nome
di copertura usato da terroristi diversi. L'ideologo ha quindi promesso altri
attacchi in Occidente e invitato ad espellere i "crociati dal
Libano". Un riferimento diretto e ripetuto alla presenza delle truppe Onu.
Infine, Al Zawahiri ha contestato la scelta di Hamas di non escludere un
accordo con lo stato ebraico ed ha condannato l'idea del referendum
sull'eventuale intesa. Una citazione riferita ad eventi di questi giorni e
dunque che permette di datare l'intervento. Guido Olimpio.
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-23 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE L'affondo Nessun democratico aveva usato l'immagine dello sceicco
del terrore L'ultimo spot con Bin Laden La Clinton punta sulla paura La
senatrice: pronta a cancellare l'Iran se attaccherà Israele Il video ribadisce il concetto che lo sfidante non sarebbe
adatto a fronteggiare una crisi internazionale DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW
YORK - Con l'aiuto di Osama, Hillary spera di sconfiggere Obama. Alla vigilia
delle primarie democratiche in Pennsylvania decisive per la corsa alla
Nomination democratica, Hillary Clinton ha riesumato il nemico numero
uno dell'America, Osama Bin Laden, in un nuovo, provocatorio spot elettorale
che torna a far leva sulla paura per ribadire che Barack Obama "non è
adatto alla presidenza". Il video di 30 secondi inizia con l'inquadratura
notturna della Casa Bianca (un'allusione al precedente, controverso spot di
Hillary sul telefono rosso che squilla alle tre di notte) e alterna, in rapida
successione, le immagini più drammatiche di alcuni momenti critici di storia
recente: da crollo della borsa del
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-23 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Il caso Ha deciso di sfidare i Qassam di Hamas. Come lei, altri
neopionieri lasciano Tel Aviv Sotto i razzi a Sderot. Per scelta La nuova vita
della scrittrice Golan con intellettuali e politici Militante della sinistra,
l'autrice de "I corvi" si è trasferita in una casa con due camere da
letto: una è senza finestre, per quando piovono i missili DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE GERUSALEMME - I più sorpresi sono stati i traslocatori. "A
Sderot?", hanno chiesto due volte prima di caricare gli scatoloni sul
furgone. Via della Mandorla, 12. E' il nuovo indirizzo di Avirama Golan. Che ha
lasciato la baldoria colorata del quartiere Sheinkin a Tel Aviv per una casa
con due camere da letto: una ha le finestre, l'altra è tutta muri, rinforzata,
dove passare le notti, quando i botti dei Qassam e la paura tengono svegli. La
scrittrice si è trasferita da pochi giorni con il compagno. Fa la pendolare due
volte alla settimana, per passare negli uffici del giornale Haaretz (è una
degli editorialisti) e per convincere gli amici che ancora non ci credono.
"Anche noi siamo sbalorditi - scrive in un diario dalla città sotto
assedio -, è un'avventura che unisce la voglia di andare controcorrente e la
ricerca di un significato". Avirama e Shmulik Shem Tov sono cresciuti
nella sinistra israeliana. Lui, produttore televisivo, è tra i fondatori di
Peace Now e il padre è stato un ministro di Mapam, il partito
marxista-sionista, considerato il progenitore di Meretz. Hanno scelto di vivere
in una delle case del Kibbutz Migvan, un villaggio urbano nel mezzo di Sderot.
"Gli occhi dei vicini - racconta la scrittrice - riflettono la loro
sorpresa: davvero rimanete qui? Non è solo per il fine settimana? ". Tre
bambine offrono le nuove rose di un cespuglio che due mesi fa era stato
centrato da un missile. Qualcun altro cucina una torta o una zuppa, nel kibbutz
si mangia ancora nella sala comune. "La sera tiriamo fuori la coperta che
a Tel Aviv non serviva più. Qui le notti sono fredde, l'aria è pulita e secca.
Il rumore delle auto sulla strada, una conversazione sottovoce, musica da una
festa lontana. L'esplosione di un razzo che arriva senza avvertimento". Il
primo Qassam è caduto su Sderot sette anni fa. "Allora pensavamo che
fossero colpi di mortaio - ricorda il sindaco Eli Moyal -. In pochi secondi ci
siamo ritrovati in prima linea. Ho paura che i prossimi sette anni saranno
anche peggiori ". Negli ultimi sette giorni la città è stata colpita da
una cinquantina di missili, sparati dalla Striscia di Gaza. Un cartello
all'ingresso tiene il conto, il grande numero nero dà il benvenuto ai
visitatori. "Per una giovane madre è l'inferno - dice Avirama Golan -.
Pensare ai tuoi figli che vanno e tornano da scuola. I miei amici di sinistra
mi dicono: per i palestinesi a Gaza è peggio. Non è questo il punto ". La
scrittrice spiega di aver scelto Sderot anche perché "sta alla periferia
del Paese. Povera gente, dimenticata da tanti governi. Ci si arriva in un'ora
d'auto, eppure sembra così lontana da Tel Aviv. Voglio ridurre questa
distanza". Come lei, altri neopionieri lasciano il
centro di Israele - e i palazzi di quelli che non ci vogliono pensare - per
spostarsi tra i cubi bianchi delle case popolari, gettate come dadi nel deserto
del Negev. Iki Elner, ex portavoce di Yossi Sarid (fondatore di Meretz), è
arrivato due anni fa. "Chi può permetterselo, chi ha i soldi, lascia
Sderot - commenta -. Quello che succede qui sta frantumando la nostra
società". In città si sono trasferiti anche Michael Eitan, parlamentare
del Likud, Droor Zeevi, docente all'università Ben Gurion, Anat Saragosti,
giornalista del Canale 2. Ehud Olmert è stato criticato per non averci voluto
passare neppure qualche giorno: ha scelto di trascorrere le vacanze della
Pasqua ebraica sulle alture del Golan. "Il primo ministro avrebbe potuto
alleviare lo sconforto degli abitanti- commenta il quotidiano Yedioth Ahronoth
- che si sentono abbandonati. Avrebbe potuto usare l'occasione per mandare un
messaggio a quelli che sparano i missili: non ci intimidite, non ce ne andiamo.
Invece ha fatto una scelta vergognosa". Il primo Qassam di Avirama cade
tra i mandorli fioriti. "La voce di donna registrata avverte due volte
"codice rosso, codice rosso". I bambini corrono al rifugio più
vicino, anche se non è in casa loro. Sentiamo il botto, poi il silenzio di
un'immagine congelata". Il cartello all'ingresso della città conta un
altro razzo. Benvenuti a Sderot. Insieme Avirama Golan con il compagno Shmulik
Shem Tov, produttore televisivo, davanti alla loro nuova casa di Sderot Davide
Frattini.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Bashar Masri
costruirà il primo agglomerato palestinese dalla Guerra dei sei giorni. Nel
progetto anche hotel e parchi-gioco. E se il boom dell'edilizia "made in
Ramallah" servisse a "sistemare" i profughi? Michele Giorgio
Inviato a Ramallah La sede della "Massar" è in una bella villa con
giardino, in un'area residenziale di Ramallah non lontano dal comando delle
forze di occupazione israeliane di Bet El. È un giorno di riposo nel resto
della città palestinese, ma qui gli impiegati vanno avanti e indietro con in
mano documenti per l'amministratore e proprietario, Bashar Masri, arrivato in
ufficio puntuale come sempre. "La Massar - ci dice Masri accogliendoci nel
suo elegante ufficio - è una holding impegnata su più fronti, dalle consulenze
finanziare alle costruzioni, dal mercato azionario all'agricoltura". Nato
e cresciuto a Nablus, membro di una famiglia che possiede una fetta consistente
della ricchezza nazionale palestinese, cugino di Munib Masri (un imprenditore
di fama mondiale), Bashar si è laureato in ingegneria chimica alla Virginia
Tech e ha lavorato negli Stati Uniti e in Arabia Saudita per quasi venti anni.
"Poi qualche anno fa - racconta - ho scoperto le potenzialità del settore
edilizio nel mondo arabo e ho costruito in Marocco, Giordania ed Egitto decine
di migliaia di case". E visto che nei Territori occupati c'è un fabbisogno
immenso di abitazioni (200mila secondo alcune fonti), la Massar ha fiutato
l'affare, grazie anche, dice qualcuno, ai "preziosi" suggerimenti
ricevuti dal primo ministro Salam Fayyad, punto di riferimento privilegiato dei
grandi imprenditori palestinesi. "Se le cose andranno bene, entro il 2008
avvieremo la costruzione di Rabawi: sarà la prima città palestinese a vedere la
luce in Cisgiordania dal 1967", spiega Masri con orgoglio, illustrandoci
le bozze del progetto. Rabawi sarà costruita dalla "Bayti", una delle
tante componenti della Massar, e sarà una cittadina concepita per la borghesia
palestinese: 5.000 appartamenti a circa
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stati Uniti
"Spia nucleare per Tel Aviv", arrestato cittadino americano Siamo di
fronte a un "caso Pollard 2", dal nome del cittadino statunitense che una ventina di anni fa spiò per conto di Israele? Ne ha tutte le caratteristiche l'arresto di un americano per
spionaggio a favore di Tel Aviv annunciato ieri dal ministero della giustizia
Usa. Anche in questo caso i fatti risalgono agli anni Ottanta. Ben-Ami Kadish,
ex dipendente del Pentagono, è accusato di aver passato informazioni segrete a
un diplomatico israeliano. Quest'ultimo, in una telefonata intercettata
dal Fbi il mese scorso, esortava l'americano a mentire agli agenti federali che
lo avevano convocato. I documenti che Kadish ha illegalmente portato a casa e
fotocopiato, riguarderebbero l'armamento nucleare Usa, progetti di caccia F-15
e il sistema antimissile Patriot. Il Fbi non ha reso noto se siano state prese
iniziative nei confronti del diplomatico israeliano, né se si tratti di una
persona che si trova ancora negli Usa.
( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Crescita
ininterrotta ma povertà in aumento: il modello Usa piega ultraortodossi, madri
single e arabi. Le ong in rivolta: lo Stato si assuma le sue responsabilità
Michelangelo Cocco Nella piccola mensa di Bat Yam i poveri compaiono puntuali,
a mezzogiorno. Una fila di immigrati dall'ex Unione
sovietica, anziani e giovani sabra (ebrei nati in Israele) aspetta
paziente il pranzo - rigorosamente kosher - che Yael, avvolta nel suo grembiule
a fiori, serve nei piatti o inscatola in contenitori da asporto.
"Assistiamo circa 150 persone al giorno - spiega Bat Sheva, la segretaria
di "Ohavim" -. I vecchi mangiano a tavola, mentre i ragazzi
portano il cibo a casa, per i loro bambini". Pagano tra i due e i cinque
shekel (da cinquanta centesimi a un euro) per un pasto a base di carne,
insalata, riso e yogurt. Ohavim, l'organizzazione non governativa (ong) che
sovrintende alla mensa nella cittadina costiera a sud di Tel Aviv, opera sotto
l'ombrello di Latet, un'associazione che ha presentato una petizione alla Corte
suprema chiedendo che "lo Stato si assuma la responsabilità della
distribuzione del cibo ai bisognosi" e denunciando la
"privatizzazione dei servizi di welfare, poiché il peso della
distribuzione di cibo a oltre 200.000 famiglie ricade su 200 organizzazioni
volontaristiche no profit, senza alcun coinvolgimento da parte del
governo". Un rapporto pubblicato all'inizio di questo mese da un comitato
interministeriale ad hoc ha evidenziato che il 34% degli israeliani è affetto
da "insicurezza alimentare", che nei paesi ricchi significa avere
accesso limitato o incerto a cibi adeguati o capacità limitata o incerta di
procurarseli in una maniera socialmente accettabile. Gli ebrei ultra ortodossi
(52,6%), i genitori single (44,9%) i palestinesi con cittadinanza israeliana
(37,3%) e gli anziani (29,3%) sono risultate le categorie più colpite dal
fenomeno. La fonte dei dati pubblicati nello studio è l'Ufficio centrale di
statistica, che spiega che è per pagare altri prodotti essenziali che quel 34%
di cittadini fa a meno di cibi fondamentali. "Molta gente non riesce a
uscire dalla povertà, nonostante lavori, a causa dell'aumento dei costi degli
affitti e degli asili per i bambini, dell'incremento della spesa per i beni di
consumo. Particolarmente colpite sono le donne divorziate con figli a carico e
i vecchi immigrati dall'ex Urss", spiega Sheva mostrando la stanza accanto
alla cucina, dove vengono esposti abiti e giocattoli, avanzi di magazzino da
vendere a due shekel. "Aumentare la dipendenza dalle organizzazioni no
profit permette allo stato di sottrarsi alla responsabilità della sicurezza
alimentare dei suoi cittadini e rappresenta un'umiliazione continua per i
bisognosi che ricevono il pacco di cibo dalle associazioni caritatevoli",
ha protestato il capo del sindacato dei lavoratori sociali, Itzik Peri, in un
articolo apparso nei giorni scorsi sul quotidiano Ha'aretz. Negli ultimi cinque
anni lo Stato ebraico ha vissuto un ciclo ininterrotto di crescita
macroeconomica: investimenti dall'estero, esportazioni e consumi interni fanno
registrare tutti il segno più, trainati dallo sviluppo di settori chiave come
hi-tech, armamenti, fertilizzanti. Ma, parallelamente al prodotto interno lordo
pro capite - che ha raggiunto i livelli dell'eurozona - sono aumentate anche la
povertà e il divario tra ricchi e poveri. Gli ultimi dati del National
insurance insitute classificano una famiglia su cinque come povera, che cioè
percepisce meno della metà del salario medio. Cifre che allarmano i cittadini,
che mettono la povertà al terzo posto delle loro preoccupazioni, dopo il lancio
di razzi Qassam da parte dei palestinesi e il sistema educativo; e i politici,
che stanno studiando una revisione dei parametri di calcolo per mascherare il
problema. Ha destato grande scalpore la recente rivelazione di Canale 10,
secondo cui nell'estate 2006 Benjamin Netanyahu, ex premier e attuale leader
del Likud (destra) in viaggio diplomatico per promuovere la guerra in corso in
Libano, avrebbe speso assieme alla moglie 131.000 shekel (24.000 euro circa) in
sei giorni per biglietti teatrali, ristoranti, parrucchiere e lavanderia.
"Si tratta di un episodio che sarebbe stato inimmaginabile 60 anni fa,
all'epoca della fondazione dello Stato", commenta Daphna Golan,
ricercatrice all'Università ebraica di Gerusalemme. "Ma la nostra società
ormai ha abbandonato la sua impronta socialista delle origini per abbracciare
il capitalismo nel senso più deteriore del termine - continua Golan, tra le
fondatrici dell'organizzazione pacifista B'Tselem -: tutto viene privatizzato,
dall'educazione alla sanità, dove esiste un sistema duale in cui i servizi di
qualità si pagano, mentre ai poveri sono riservati quelli scadenti". La
svolta risale alla cosiddetta "seconda intifada", la rivolta armata
palestinese iniziata nel settembre 2000 che fece traballare l'economia
israeliana. "Causò la crisi più grave dal 1965 - spiega Shir Haver,
economista dell'Alternative information center -. Uno shock al quale il governo
Netanyahu rispose con massicci tagli alla spesa pubblica e un piano neoliberale
che causò un ulteriore aumento della povertà". Secondo Haver oggi lo Stato
ebraico "è il paese con le maggiori disuguaglianze del mondo". "Israele ha americanizzato il suo sistema - dice Gili Rei, direttrice
dell'associazione Commitment -. Nel 30% delle famiglie povere c'è almeno un
lavoratore, ma il suo salario è troppo basso, circa 3.500 shekel (650 euro). E
già nel 2003 i sussidi di disoccupazione furono ridotti del 30%". Mentre
alcune ong provano a fronteggiare questa situazione chiedendo donazioni ed
elargendo carità, altre, come Commitment, danno battaglia, anche con una hot
line per aiutare i lavoratori licenziati a fare ricorso. E l'estate scorsa
hanno ottenuto una prima, parziale vittoria, contro il famigerato Wisconsin
plan (dall'omonimo stato americano dove fu concepito, alla metà degli anni
'90), un programma attraverso il quale lo stato appaltava a compagnie private
il reinserimento nel lavoro e la gestione dei sussidi di disoccupazione di
oltre 20.000 persone in diverse aree del paese. "Era solo un sistema per
trovare vari pretesti per cancellare i sussidi", racconta Rei. Ora si
chiama Orot Letaasuka, è sempre gestito da privati ma, promette la giovane
"lo terremo sotto osservazione, per assicurare che sia più giusto e
flessibile e che le aziende private guadagnino solo se reintroducono i
disoccupati nel mercato del lavoro".
( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-23 num: - pag: 21 categoria:
BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro COMMEDIA La banda YYYY La banda
della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual,
conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta
urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due
popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di
Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato
dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Anteo, Eliseo.
( da "Liberazione" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Hamas domani
annuncia se accetterà il cessate-il-fuoco Striscia di Gaza, scontri con le
truppe israeliane al valico di Heretz: uccisi tre palestinesi Tre miliziani
palestinesi sono stati uccisi ieri nel corso di scontri a fuoco con le truppe
israeliane, scoppiati nei pressi del valico di Erez, che collega lo Stato
ebraico al settore settentrionale della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito
alla stampa fonti ospedaliere locali, che hanno identificato le vittime in tre
giovani militanti nei gruppi radicali palestinesi: Othman Abu Hajar di 19 anni,
Fadi Salem di 20 e Ibrahim Mahmoud Shalash, anch'egli diciannovenne; i primi
due appartenevano alla Jihad Islamica, il terzo a una fazione scissionistica
delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, braccio militare di al-Fatah, il partito
nazionalista facente capo al presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese,
Mahmoud Abbas alias Abu Mazen. In un comunicato congiunto i due gruppi
ultra-radicali affermano che i loro affiliati stavano cercando di attaccare una
base militare situata sull'altro versante del confine, a nord di Beit Lahiyah.
I soldati di guardia hanno reagito, chiedendo anche l'intervento di un aereo,
che ha bombardato gli estremisti. Intanto e nonostante il sangue continui a
scorrere quotidianamente nella Striscia, Hamas annuncia che comunicherà giovedì
all'Egitto la sua decisione finale sulla possibilità di un cessate il fuoco
bilaterale con Israele, ha detto ieri a Gaza Salah al
Bardawel, portavoce del movimento islamico. Una delegazione di Hamas incontrerà
in quest'occasione il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman. L'Egitto
sta conducendo una mediazione per giungere ad un cessate il fuoco fra Israele e i militanti palestinesi della Striscia guidati da Hamas.
Finora il movimento islamico aveva chiesto che l'accordo comprendesse anche la
Cisgiordania, condizione respinta senza appello da Israele. Ma ieri
lo stesso al Bardawel è sembrato lasciar cadere questa ipotesi, dicendo che
nell'ambito del cessate il fuoco Israele non
dovrebbe rispondere nella Striscia ad un "distinto" attacco in
Cisgiordania. "La calma nella sola Striscia di Gaza ha un prezzo e una
calma piena ne ha un altro", ha poi aggiunto. A quanto scriveva il
quotidiano di stato egiziano "al Ahram", Egitto e Hamas hanno tracciato
una bozza di un'intesa di principio su un cessate il fuoco e Suleiman la
presenterà presto al governo israeliano. Il quotidiano egiziano al-Ahram
riportava la notizia di un accordo tra Hamas e Israele
grazie alla mediazione del Cairo. Secondo il giornale, il capo
dell'intelligence egiziana, Omar Suleiman, presenterà presto i dettagli
dell'accordo ai rappresentanti ufficiali di Israele a
Gerusalemme, mentre Hamas lo sottoporrà ai membri della Jihad islamica per
l'approvazione finale. Secondo il quotidiano del Kuwait al-Rai, inoltre,
l'accordo prevederebbe che Hamas interrompa qualsiasi attacco contro Israele in cambio della fine dell'embargo nella Striscia di
Gaza. Viene invece accantonata e rimandata alle calende greche la questione
dello scambio tra i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e
il rilascio del soldato Gilad Shalit, rapito da Hamas nel giugno del 2006 nel
corso della sventurata offensiva israeliana in Libano. Se queste manovre
diplomatiche inducono a un cauto ottimismo, la musica cambia quando a parlare
sono le autorità israeliane, ben poc disposte ad aprire finestre di dialogo al
Movimento islamico: "Hamas era e rimane un'organizzazione terroristica
responsabile degli ultimi attentati lungo il confine con la Striscia di Gaza,
tra gli altri", ha dichiarato una fonte governativa ufficiale a
Gerusalemme. 23/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 97 del 2008-04-23
pagina 14 Libano, italiani a un passo dallo scontro con Hezbollah di Fausto
Biloslavo I terroristi, intercettati mentre trasportano armi, si dileguano dopo
aver minacciato i militari dell'Onu I caschi blu italiani impegnati in Libano
intercettano un camion zeppo di armi, ma i miliziani di Hezbollah reagiscono. I
nostri soldati applicano le blande regole d'ingaggio imposte dall'Onu ed il
prezioso carico, con gli uomini armati che lo scortavano, si dilegua. È la
prima volta che capita a sud del fiume Litani, nella zona presidiata dalle
nostre truppe, a ridosso del confine con Israele. La notizia è saltata fuori ieri, sul sito del giornale
israeliano Haaretz, anche se il fattaccio è accaduto nella notte fra il 30 ed
il 31 marzo. Nel semestrale rapporto al Consiglio di sicurezza sull'andamento
della missione in Libano, l'episodio viene bollato come "una seria
violazione della risoluzione Onu (sull'intervento internazionale nel
Paese dei cedri, nda) che solleva preoccupazioni". Secondo fonti
israeliane i caschi blu hanno fermato il camion, carico di armi e munizioni.
Miliziani di Hezbollah, il partito armato degli sciiti libanesi, sono
intervenuti pronti a dare battaglia. I soldati italiani, che si sono visti
puntare contro le armi, sarebbero rientrati nei loro mezzi e addirittura alla
base. Il generale Claudio Graziano, comandate della missione Unifil (12.300
uomini compresi 2.500 soldati italiani) ha confermato l'incidente. Secondo il
generale degli alpini una pattuglia di militari italiani ha avuto "un
contatto" con "elementi armati" non meglio identificati. Jasmina
Bouziane, portavoce dell'Onu, rivela altri dettagli al Giornale. "I caschi
blu hanno seguito un automezzo sospetto, quando sono intervenute due macchine
con cinque uomini armati a bordo". Il generale Graziano aggiunge che
"la pattuglia ha preso posizione secondo le regole di ingaggio e gli
elementi armati hanno così avuto il tempo di dileguarsi". Purtroppo si è
dileguato anche il carico d'armi di Hezbollah, dimostrando quanto siano carenti
le regole d'ingaggio della missione Unifil. Lo ha denunciato pochi giorni fa il
premier in pectore Silvio Berlusconi. Il ministro della Difesa uscente, Arturo
Parisi, che ieri era proprio nella base di Tibnin a salutare i soldati
italiani, aveva risposto che spetta all'Onu cambiare le regole d'ingaggio. La
realtà è che gli Hezbollah si sono riarmati dopo la guerra del 2006 con Israele. Grazie a Siria ed Iran avrebbero un arsenale con
10mila missili a media gittata e 20mila a lunga gittata. Negli ultimi mesi
dello scorso anno i caschi blu hanno aumentato i controlli per evitare
infiltrazioni di armi al sud del fiume Litani, verso le rocccheforti sciite a
ridosso del confine israeliano. Evidentemente non basta, soprattutto se una
volta scoperti i miliziani sciiti possono "dileguarsi" con il loro
carico di armi. Hezbollah non è l'unico pericolo nel sud del Libano. Ieri il
numero due di Al Qaida, Ayman al Zawahiri, è tornato a tuonare su internet.
"Il Libano è uno dei rifugi dei musulmani" e "la sua generazione
jihadista deve prepararsi per raggiungere la Palestina
e cacciare gli invasori crociati che pretendono di chiamarsi forze di
pace". L'appello di Al Zawahiri incita ad attaccare i caschi blu.
www.faustobiloslavo.com © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Milano
L'iniziativa Commercio solidale in stazione Il cibo, ma anche gli abiti.
Sostenibili, naturalmente. è la filosofia di Altromercato che, con 350
"botteghe del mondo" in Italia è la principale organizzazione di
commercio etico. Oggi, in collaborazione con la cooperativa Chico Mendes e
Centostazioni spa, fa tappa alla stazione di Porta Garibaldi per far toccare
con mano a tutti un modo di vestire diverso. La giornata, pensata anche per far
vivere un luogo come la stazione che, di solito, viene vissuto come passaggio,
inizia alle 16, con una proiezione del film documentario "China
Blue". Il regista israeliano Micha X Peled racconta
l'impoverimento sociale e ambientale legato alla produzione tessile. Si
prosegue con una sfilata di abiti realizzati senza sfruttare la manodopera. E,
naturalmente, si conclude con una merenda: la bottega all'interno della
Stazione offrirà un aperitivo di prodotti del commercio equo e solidale.
( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Hamas contesta
Zawahiri "Non conosci la Palestina" Il
numero due di Al Qaeda: non si tratta con Israele Lo
scontro dopo il nuovo appello sul web. Attacco all'Unifil: "Via dal
Libano" GIAMPAOLO CADALANU Nemmeno Hamas può permettersi di mettere in
dubbio la sharia, né può bastare il parere di tutti i palestinesi, sancito con
un referendum: per Ayman Al Zawahiri, numero due e principale ideologo di Al
Qaeda, la proposta di Khaled Meshal è molto vicina all'apostasia. Lunedì il
leader del movimento palestinese da Damasco aveva "aperto" al
mediatore Jimmy Carter (ieri criticato per la sua missione tanto da Condolezza
Rice che da Barack Obama), suggerendo una tregua con lo Stato ebraico in cambio
del ritorno ai confini del '67, con l'impegno ad accettare
che Israele viva in pace. Probabilmente per Meshal - che successivamente si
è affrettato a smentire l'ex presidente americano su un possibile
riconoscimento formale d'Israele da parte di Hamas - era l'unica strada praticabile per
"avvicinarsi" a un riconoscimento implicito. E tutto, naturalmente,
purché i palestinesi accettino con un referendum. Ieri, puntuale su internet, è
arrivato l'anatema del braccio destro di Osama Bin Laden: "Come si può
sottoporre a referendum qualcosa che viola la legge islamica?", si è
chiesto retoricamente Al Zawahiri in un forum on line. Non è il momento di
pensare alla pace, da nessuna parte, lascia capire il numero due di Al Qaeda:
"Esorto i musulmani a correre sui campi della Jihad, particolarmente in
Iraq". A breve giro la secca contro replica di Hamas: "Da quello che
dice, è evidente che Ayman al Zawahiri non conosce la realtà interna della Palestina" ha dichiarato all'Ansa Abu Zuhri, portavoce
del movimento palestinese nella Striscia di Gaza. "La situazione è molto
complessa, ma Hamas ha sempre affermato con grande chiarezza che non rinuncerà
mai ai dirittti dei palestinesi". Al Zawahiri, in realtà, nel suo
intervento ha indicazioni per tutti. Per gli sciiti dell'Iran, che attraverso
Al Manar, la tv libanese vicina a Hezbollah, "tentano di screditare la
sunnita Al Qaeda sostenendo la teoria secondo cui Israele
sarebbe dietro gli attentati dell'11 settembre". Per i miliziani libanesi
di Hezbollah, che non cacciano i caschi blu Unifil: perché "i mujaheddin
devono cacciare gli invasori crociati che dicono di essere forze di
mantenimento della pace". A Zawahiri non basta nemmeno che - come è
successo a fine marzo, coinvolti anche soldati italiani - i militari Unifil
siano costretti a lasciar passare camion sospetti (forse carichi d'armi e
munizioni) perché bloccati da miliziani armati: un segno quasi certo che
Hezbollah si sta riorganizzando nel sud Libano. La linea è illustrata con
durezza anche a un frequentatore del forum che contesta l'abitudine di colpire
operatori umanitari, altri musulmani e persino le moschee: "Non è vero che
Al Qaeda uccide gli innocenti. Quanto alle organizzazioni umanitarie, non so di
chi parli. Ma se ti riferisci all'Onu, ti dico che non si tratta di un ente
umanitario perché ha sostenuto i criminali entrati in Iraq".
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Focus Vademecum sui
precetti del Corano Alcune curiosita' sull'Islam Quella musulmana, la seconda
religione d'Italia Il valore della donna "Gli uomini sono preposti alle
donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre
e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote,
che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di
cui temete l'insubordinazione (nushÛzahunna), lasciatele sole nei loro letti,
battetele (wa-dribÛhunna). Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di
esse. Allah è altissimo, grande". Parola del Corano. Sura 4 (cioè
capitolo) delle Donne, versetto 34. "E di' alle credenti di abbassare i
loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non
quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non
mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri
dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai
figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle
schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi
impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non
battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano." (Sura 24:31). Le
vostre spose per voi sono come un campo . Venite pure al vostro campo come
volete….” (Sura 2:223)... Le donne sono considerate inferiori, anche nel
matrimonio e devono sottostare al principio della qiwamah, cioè della custodia,
nel senso di “controllo totale da parte di un guardiano”, che è il marito. La qiwamah,
tuttora in uso, ha quattro scopi: protezione, sorveglianza, custodia e
mantenimento. Sei precetti per la moglie. La legge della Qiwamah 1) La moglie
non può ricevere estranei, uomini, regali, senza il permesso del marito, né può
disporre o prestare le proprietà di lui senza il suo permesso. Non esiste
quindi la comunione dei beni. 2) Il marito ha il diritto di limitare i
movimenti della moglie e di impedirle di lasciare la casa. Questo diritto
prevale anche sul diritto dei parenti di lei di farle visita o di essere
visitati da lei. E' raccomandato al marito di non abusare di questo suo
diritto. 3) La moglie non ha il diritto di contestare il marito e questi può
punirla per la sua disobbedienza. 4) La moglie non può contestare il diritto
del marito al concubinato, ma può chiedergli il khul (il divorzio). 5) Col
matrimonio la moglie accetta implicitamente queste regole della qiwamah.
Nonostante ciò la sposa può stipulare delle clausole che le garantiscono il
diritto di divorziare, o di rimanere unita a lui solo se è l'unica moglie. 6)
La moglie deve sottostare al diritto del marito di rivendicare in ogni caso una
paternità. Nella legge Islamica, secondo la Shi'ah fiqh (etica Islamica), vi
sono due tipi di matrimonio: uno permanente, detto da'im, ed uno temporaneo,
detto munqati, perfettamente legale sin dai tempi del califfo 'Umar ibn
al-Khattab. (Cf. Mutahhari, “The Rights of Women in Islam”, Tehran, WOFIS,
1981) La differenza principale tra i due matrimoni consiste nella definizione
dei doveri, molto chiara solo in quello permanente. La maggioranza dei dannati
all'inferno sono donne Muhammad (Maometto) disse: "Mi è stato mostrato il
fuoco dell'Inferno e che la maggioranza dei suoi abitanti sono donne”. Le donne
preoccupate per questo hadith (detto del Profeta) possono consultare (in
arabo): SaHeeH Bukhari: 29, 304, 1052. 1462. 3241. 5197, 5198, 6449, 6546
(numerazione FatH Al-Bari) SaHeeH Muslim: 80. 885, 907, 2737, 2738 (numerazione
Abd Al-BaQ) Sunan Al-Tarmithi: 635, 2602. 2603, 2613 (numerazione AHmad Shakir)
Sunan Al-Nasa'i: 1493, 1575 (numerazione Abi Ghuda) Sunan Ibn Majah: 4003
(numerazione Abd Al-BaQi) Musnad AHmad: 2087, 2706, 3364, 3376, 3559, 4009,
4027, 4111. 4140. 5321. 6574, 7891. 8645, 14386, 27562. 27567, 19336, 19351.
19415, 19425, 19480. 19484, 20743, 21729, 26508 (numerazione IHya' Al-Turath)
Muwata' Malik: 445 (numerazione Muqata' Malik) Sunan Al-Darimi: 1007
(numerazione Alami e Zarmali) Purtroppo non ci sono speranze: la parola aktar
in arabo vuol dire grande differenza numerica o di dimensione… Questo detto del
Profeta si riferisce proprio alla “stragrande maggioranza” delle dannate. Usama
conferma: Il Profeta disse: “Stavo alla porta del Paradiso e vidi che la
maggioranza delle persone che vi entravano erano i poveri, mentre i ricchi si
fermavano all'ingresso (per rendere conto) Ma i dannati furono portati al
Fuoco. Poi fui all'ingresso dell'Inferno e vidi che la maggioranza (Aammah) di
coloro che vi entravano erano donne”. SaHeeH Bukhari: 5196, 6547 (numerazione
FatH Al-Bari) SaHeeH Muslim: 2736 (numerazione Abd Al-BaQi) Musnad AHmad:
21275, 21318 (numerazione IHya' Al-Turath) Quindi, ricapitolando: gli uomini
saranno allietati in paradiso dalle fanciulle “dai grandi occhi neri” che il
Corano chiama huri: “… I timorati di Dio staranno in luogo sicuro fra giardini
e fontane… e daremo loro in ispose fanciulle dai grandi occhi neri” (Corano
44,51-54) ma, secondo Maometto, quasi tutte le donne saranno all'inferno…
Quasi. Perché l'Islam riconosce anche alcune donne sante, prime fra tutte, la
Madre del Profeta Gesù, e l'egiziana Sitta Nansa. In compenso le belle donne
che sono rimaste illibate (ammesso che esistano veramente) possono sperare di
diventare delle Urì (dall'arabo al-hur - dagli occhi neri), le fanciulle che
allietano glio uonimi nel paradiso islamico. Com'è noto, secondo la religione
islamica ogni caduto della Jihad ha diritto a un harem ultraterreno di ben
settantadue leggiadre vergini, oltre ad una comoda sistemazione ultraterrena in
un giardino verdeggiante, rigato da limpidi ruscelli. I peli pubici e le unghie
vanno rimossi ogni quaranta giorni Una volta un uomo andò dal profeta
(Muhammad) e gli disse: “Non ho possibilità economica di sposarmi, quindi devo
lamentarmi del mio celibato.” Il Profeta lo consigliò di controllare il suo
desiderio sessuale dicendogli: “Lasciati crescere i peli del tuo corpo e
digiuna spesso” (Wasa'il, vol. 14, p. 178) Il Profeta si riferiva ai peli
pubici. La loro rimozione è obbligatoria nell'Islam, ma questo aumenta il
desiderio sessuale. La shari'ah islamica raccomanda questa pratica per gli
uomini ogni quaranta giorni, per le donne ogni venti. L'Imam 'Ali afferma:
“Ogni volta che i peli di una persona aumentano, il suo desiderio sessuale
diminuisce.” (Wasa'il, vol. 14, p. 178) Pare che gli islamici non abbiano
bisogno di afrodisiaci, essendo certi che esista un rapporto tra la pressione
dei peli pubici e la circolazione sanguigna nelle zone interessate. Basta
tagliarli per aumentare il desiderio sessuale. Alcuni affermano che queste sono
biddah cioè innovazioni dell'Islam. Altre raccomandazioni sui peli sono le
seguenti, secondo la sunnah (tradizione) e il Corano. Gli hadith della sunnah,
qui riportati, si riferiscono a quelli della tradizione di Bukhari. Non
rimuovere i capelli grigi. Allah sconterà un peccato per ognuno di essi. Niente
trecce Tagliare baffi e unghie, peli, ogni quaranta giorni. Le donne non devono
sollevare i capelli (chignon) in pubblico. Fuori di casa i capelli di una donna
vanno coperti da un hijab (foulard). Durante la preghiera, un uomo deve avere i
capelli (lunghi) legati con un nodo. Pettinare i capelli partendo da destra.
Distruggere i capelli e le unghie tagliate, raccogliendole e seppellendole. Non
è un peccato non farlo, ma è preferibile. Una donna non deve portare acconciature
maschili. Non imitare le acconciature di ebrei e cristiani. Sgozzare gli
animali per renderli puri La Dhabh è la macellazione degli animali, secondo la
legge islamica. Dev'essere compiuta da persone degne, anche non musulmane,
purché taglino la gola all'animale facendolo morire dissanguato. In questo modo
l'animale non è più impuro (nagis). Ciò che è impuro comprende i cani, i
maiali, gli escrementi, le bevande inebrianti, il sangue e appunto gli animali
non macellati ritualmente dalla dhabh. Per i musulmani sciiti (Iran, Iraq e
Pakistan) sono impuri anche i kafirun, i non musulmani. Occorre sempre
purificarsi prima della preghiera, se si è entrati in contatto con queste cose.
Il credente nell'Islam può mangiare carne solo di animali uccisi secondo le regole
della tadhkiya, la quale prescrive che l'animale deve essere sgozzato quando è
ancora vivo ed il sangue coli completamente dal suo corpo. Nutrirsi di sangue è
considerato un peccato mortale, inoltre il macellaio deve appartenere ad una
delle tre religioni monoteiste, deve essere cioè Musulmano, o Ebreo o
Cristiano. Gli animali la cui carne è vietata sono: il maiale, considerato
impuro, le bestie feroci, i rapaci, i cani, gli asini domestici, i muli, i
rettili, il topo, la rana, la formica, ed i pesci senza squame. Si possono
invece mangiare le carni della lucertola, della iena, della volpe, dello
struzzo, del cavallo, dei pesci con squame, delle cavallette. L'alcol è
strettamente proibito. Durante il mese sacro del digiuno del Ramadan, il pasto
principale è quello delle quattro del mattino. Settanta draghi per i
miscredenti defunti Secondo un hadith (detto del Profeta) “Nel sepolcro un
kafir (miscredente) è in balia di settanta draghi, ed essi lo mordono e lo
tormentano finché l'Ora viene. Se uno di tali draghi alitasse sulla Terra, essa
non produrrebbe più alcuna vegetazione”. (al-Tirmidi, Gami, Qiyama 126) Le cose
che rendono invalido il digiuno del mese di Ramadan Le seguenti cose rendono
invalido il digiuno (muftir) del mese sacro di Ramadan: Non essendoci
un'autorità unica di insegnamento morale e dogmatico, alcune scuole di pensiero
possono differire. Mangiare e bere (shurb) dall'alba al tramonto Rapporti
sessuali Masturbazione (istimna) Vomito (solo se riempie la bocca) Doping
(assumere vitamine) Inalare polvere o fumo Immergere la testa nell'acqua
Tashmeet. La benedizione per lo starnuto Secondo l'hadith di Abu Hurayrah il
Profeta [Maometto] disse: “Allah gradisce l'atto di starnutire e non gradisce
lo sbadigliare, quidi se qualcuno di voi starnutisce e loda Allah dicendo
“al-hamdu Lillaah”, è un dovere per ogni musulmano che lo sente dire:”Yarhamuk
Allah” (“possa Allah aver misericordia di te”). Lo sbadigliare viene invece da
Satana (Shaytaan), così se qualcuno di voi sente il bisogno di sbadigliare,
deve sopprimerlo come meglio può, perché quando chiunque di voi sbadiglia,
Satana ride di lui”. (Al Bukhaari 10/505) Lo starnutire dà alla persona il
sollievo di rilasciare i vapori che erano intrappolati nella sua testa, che se
fossero rimasti là avrebbero causato dolore e malattia. Per questa ragione,
l'Islam chiede di lodare Allah per questa benedizione e per il fatto che il
corpo è ancora sano dopo questa scossa. Lo starnutire e il benedire Allah, il
pregare per chi starnutisce, dà fastidio a Satana. La preghiera per chi
starnutisce si chiama tashmeet. L'Imam Ibn Hubayrah sostiene che lo starnutire
non è segno di malattia, ma di salute, a meno che non sia accompagnato da
catarro. Cf. Al-Aadaab al-Shara'iyyah di Ibn Muflih, 2/334, Zaad al-Ma'aad di Ibn
al-Qayyim, 2/438, Ghadhaa' al-Albaab di al-Safaareeni, 1/441 e Saheeh
al-Bukhaari I topi sono fuwaysiqah (strumenti di Satana) Tempi duri per topi e
ratti nei paesi islamici. Vengono considerati strumenti di Satana. Fuwaysiqah è
ciò che provoca il male fasaqa. Insieme con altri quattro animali, corvi,
aquile, scorpioni e cani folli, i topi e i ratti possono essere uccisi in ogni
momento senza pietà. I fa'rah (topi) sono colpevoli di aver danneggiato la casa
del Profeta [Maometto] e sono un mezzo di diffusione di malattie e corruzione
dei cibi. Un hadith (detto del Profeta) narra di come un topo trascinò lo
stoppino della lampada di fronte al Messaggero di Allah [Maometto], sul tappeto
sul quale egli sedeva, provocando un buco della dimensione di un dinaro. Egli
disse: “Quando vi coricate, spegnete le vostre lampade, perché Shaytaan
[Satana] dirà a creature come queste di fare qualcosa di simile per bruciarvi”.
(Abu Dawood 5427). Talab alsahada. Il martire che uccide E' una delle massime
aspirazioni per ogni uomo musulmano. Non solo fondamentalista. Si chiama talab
alsahada, l'aspirazione a diventare un sahada (un martire). E questo, a
differenza del martirio cristiano (che significa perdere la propria vita a
causa della fedeltà a Cristo), vuol dire quasi sempre far morire anche altre
persone in nome dell'Islam. Il conflitto
israelo-palestinese ne ha conosciuti molti negli ultimi anni. Campi
specializzati addestrano giovani celibi, pronti a morire in mezzo ai discendenti
di Davide, imbottiti di esplosivo, per la causa dell'Islam. Un martire è già
puro. Morendo per l'Islam uccidendo altre persone, ha il Paradiso garantito.
E non un Paradiso qualsiasi. Uno molto sensuale: “Invece i timorati di Dio
staranno in luogo sicuro – fra giardini e fontane – rivestiti di seta e di
broccato, faccia a faccia. Così sarà. E daremo loro in ispose fanciulle dai
grandi occhi neri, - e là chiederanno ogni sorta di frutti e ne godranno
sicuri”. (Sura del fumo “ad-Dukhan” XLIV,51-54) Il seguente passo del Corano si
presta facilmente al fanatismo dei gruppi terroristici islamici, come pretesto
per la piccola jihad, la guerra santa contro i kafirun, gli infedeli:
“Combattete coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono
illecito quel che Dio e il Suo Messaggero [Maometto] hanno dichiarato illecito,
e coloro, fra quelli cui fu data la Scrittura, che non s'attengono alla
Religione della Verità. Combatteteli finché non paghino il tributo uno per uno,
umiliati.” (Sura della Coversione “at-Taubah” IX, 29) In arabo suona così:
“QAATILO 'ALLADHENA LAA YU'MINON BI- 'ALLAAH WA- LAA BI- AL- YAWM AL- 'AAKHIR
WA- LAA YUH.ARRIMON MAA H.ARRAMA 'ALLAAH WA- RASOL -HU WA- LAA YADENON DEN AL-
H.AQQ MIN 'ALLADHENA 'OTO AL- KITAAB H.ATTAA YUcT.O AL- JIZYAH cAN YAD WA- HUM
S.AAGHIRON”. Il fondamentalismo non legge questo passo nella chiave spirituale
della grande jihad, la lotta personale non violenta contro una certa tendenza
antireligiosa del mondo, in attesa di un giudizio finale. Il fatto è che
un'interpretazione coranica è perfettamente valida sia in chiave moderata, sia
in chiave fondamentalista, a seconda che a leggerla sia un imam moderato o uno
fondamentalista. (L'imam è l'uomo che guida la preghiera comunitaria in una
moschea, che nell'Islam non è mai solo un semplice luogo di culto, ma anche di
aggregazione sociale e di organizzazione politica. In essa, ad esempio vengono
decise le fatwa, le sentenze della legge islamica). Non esiste una visione
unitaria per tutto l'Islam. L'integralismo non bada alla legge islamica
(shari'a) che vieta di uccidere donne, bambini e altri musulmani, coinvolti
invece in diversi attentati terroristici. L'importante è colpire obiettivi
simbolici di un mondo non basato sulla stessa shari'a, un mondo cioè ritenuto
satanico. Elemento, questo, tipico di ogni fondamentalismo. La mania di purezza
contro un mondo corrotto. Il considerarsi i veri credenti anche all'interno
della propria tradizione religiosa (islamica, cristiana, ebraica, ecc.) Ai
sahada viene garantita una beatitudine eterna che viene invece negata dalla
morale di altre Religioni (Mormoni, Ortodossi, Cattolici, ecc.) per peccati
molto meno gravi dell'omicidio. Il martire dev'essere sepolto non lavato, con
gli stessi vestiti che indossava al momento del supremo sacrificio. Nella tomba
un sahada sarà dispensato dall'interrogatorio che i due angeli Munkar e Nakir
riservano a tutti i defunti. E' ovvio che col suo gesto abbia già scelto di
servire Allah. Non bisogna piangere al loro funerale (né per altri comuni
defunti) perché questo disturba la loro anima. Vanno quindi seppelliti in
fretta. Sino al giorno del Giudizio (yawm al-Din) l'anima può prendere la forma
di uccello e stare appesa ad un albero in cielo oppure prendere un corpo per
ricevere il suo destino provvisorio. Il sacrificio personale per motivi
religiosi è sempre stata una forza dirompente, nel bene e nel male e la storia
dovrà sempre tenerne conto. L'11 settembre 2001 diciannove terroristi
addestratisi nelle basi di Al-Qaeda (“La Base”) sostenuti dal regime
integralista talebano afghano e finanziati dal miliardario saudita Osama bin
Laden, compirono il più grave atto terroristico della storia moderna contro la
civiltà occidentale, con quattro attentati simultanei e suicidi negli USA, distruggendo
le torri gemelle del World Trade Center a New York e parte del Pentagono a
Washington, uccidendo nel solo crollo delle torri gemelle, 2801 persone (di cui
solo 1092 furono identificate), sconvolgendo l'intero Occidente con gravi
ripercussioni sulla sicurezza e l'economia mondiale. (continua...) Giorgio
Nadali giorgio.nadali@voceditalia.it Cf. Giorgio Nadali - Strano, ma Sacro.
Enciclopedia delle Curiosità Religiose. Volume 1. - Milano, Lampi di Stampa,
2003.
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Nuovo
messaggio audio della rete terroristica islamica Al Qaeda, minacce ai caschi
blu Al Zawahri fa appello alla generazione jihadista in Libano per combattere i
"crociati" Roma, 23 Apr - L'altra notte sul web è stata diffusa la
seconda puntata della registrazione denominata “dialogo aperto”, nella quale il
numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahri risponde alle domande poste dagli
utenti dei forum islamici su internet, lo scorso gennaio. “Faccio appello alla
generazione jihadista in Libano a prepararsi ad andare in Palestina
e a sopprimere le forze crociate che hanno invaso (il Libano) e che affermano
di essere le forze di mantenimento della pace”- ha detto il medico egiziano in
riferimento all'Unifil, il contingente di caschi blu
dell'Onu dispiegato in Libano alla frontiera con Israele. “So che
sono tra due fuochi: quello dei lacchè degli Usa ed i loro alleati da una parte
e dall'altra quello di chi (gli Hezbollah) è legato alle forze regionali ed ai
loro piani, ma dovranno -conclude - pazientare e perseverare”. Il
generale Claudio Graziano, comandante dell'Unifil, assicura che non si lasceranno
intimidire dalle minacce di Al Qaeda, non essendo queste né le prime né le
ultime ad essere state pronunciate. Valeria Giangravè.
( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mer, 23 Apr
2008 Edizione 79 del 23-04-2008 Politica estera, i primi effetti della vittoria
del Pdl Linea dura sull'Iran Berlusconi sarà più vicino al resto dell'Ue sulla politica
delle sanzioni a Teheran. E Prodi sta già cambiando rotta di Dimitri Buffa
Primi positivi effetti collaterali della vittoria elettorale del Popolo della
Libertà in politica estera: da oggi anche l'Italia è allineata con la scelta di
Sarkozy, Merkel e Zapatero di usare il bastone piuttosto che la carota con
l'Iran e il proprio programma di riarmo nucleare. E la notizia, riportata ieri
con grande evidenza da "Haaretz" , è tanto più importante perché
arriva il giorno che l'Azerbaidjan rende noto di avere bloccato alcuni camion
contenenti materiale per il reattore di Busheher. E anche il nuovo segretario
alla difesa Robert Gates, un passato di direttore della Cia, adesso ammette che
l'opzione militare, per quanto non sia auspicabile un nuovo conflitto in Medio
Oriente, rimane sempre una soluzione praticabile qualora Ahmadinejad
continuasse a tirare la corda con l'atomica iraniana. "L'Italia era il
principale Paese europeo ad opporsi al rafforzamento delle sanzioni verso
l'Iran - scrive il quotidiano della sinistra israeliana - e gli italiani hanno
rallentato la ratifica europea della terza risoluzione del Consiglio di
Sicurezza sull'Iran". Una posizione basata in parte su interessi
economici, nota ancora Haaretz, dato che l'Italia è stata citata la settimana
scorsa come principale partner commerciale europeo dell'Iran (6 miliardi di
euro d'interscambio nel 2007), seguita da Germania e Francia con un
interscambio di oltre 4 miliardi di euro. L'Italia aveva comunque affermato di
aver tagliato del 19% gli scambi commerciali con l'Iran l'anno scorso. Una
fonte israeliana citata dal quotidiano sostiene che "l'obiezione italiana
alle sanzioni all'Iran era anche e soprattutto basata sugli stretti legami fra
il governo italiano uscente e alti funzionari iraniani". Tanto per non
fare nomi viene poi citato "il primo ministro Romano Prodi, per
esempio". E si ricorda che "è stato l'unico leader dell'Ue a
incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad". Per la cronaca
l'incontro della vergogna avvenne a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu
nel settembre del
( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Circolata la
notizia fra la stampa siriana e israeliana Israele,
Olmert intenzionato a restituire le Alture del Golan L'ufficio di Olmert non
commenta, ma invita a ricordare la disponibilita' del premier ad un dialogo con
Assad Damasco, 23 apr.- A chi chiede precisazioni, l'ufficio di Olmert non si
sbilancia e lascia ufficiosa una notizie che ieri è invece rimbalzata in
diverso quotidiani siriani e, di riflesso, in tutto il mondo. Non sarebbe la
prima volta che trapela l'intenzione del primo ministro
israeliano Ehud Olmert di restituire le Alture del Golan alla Siria, occupate
da Israele nel 1967 e annessa nei propri confini nazionali unilateralmente
nel 1981. Non sarebbe la prima volta, si diceva, ma l'inaspettata notizia
potrebbe assumere dei contorni di sostanza in un periodo di intensi accordi
bilaterali fra Gerusalemme e Damasco per calmierare l'aspra crisi con la
vicina Gazaland e far cessare definitivamente il lancio razzi Qassam che
terrorizzano quotidianamente le vicine colonie israeliane. La “soffiata” è
stata raccolta dal sito internet siriano al-Watan da fonti molto vicine al
giovane presidente Assad e stando alle indiscrezioni la disponibilità di Olmert
sarebbe stata comunicata al presidente dal primo ministro turco Erdogan nel
corso di una telefonata. Erdogan, che è atteso sabato prossimo a Damasco sta
avendo un ruolo significativo, come anche in passato, per far giungere ad una
mediazione i due acerrimi nemici. Dall'ufficio di Olmert giunge un severo “no
comment”, ma il portavoce del premier lancia ai cronisti un freddo riferimento
alle dichiarazioni del primo ministro nelle scorse settimane, quando nel corso
di un'intervista al quotidiano “Yedioth Ahronoth” fece intendere la sua chiara
intenzione a distendere gli animi con Damasco. “Quello che posso dire” confessò
“è che sono molto interessato alla pace con i siriani, ci sto lavorando e spero
che i miei sforzi si tramutino in significativi progressi. Nelle questioni tra
noi e la Siria -ha continuato Olmert- loro sanno cosa voglio da loro e io so
cosa vogliono loro da me”. Il riferimento alle Alture pare esplicito, essendo
state sempre una prerogativa siriana nelle discussioni di pace con il potente e
altrettanto odiato vicino. Stefano Totaro.
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
NOVECENTO DOMANDE AL
NUMERO DUE DI AL QAEDA La posta del cuore di Al Zawahiri "Prega e
uccidi" [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK Il tono è colloquiale e il
ritmo sembra essere quello di un talk-show americano. "Fate le vostre
domande e Ayman Al Zawahiri vi risponderà il più presto possibile",
annunciava lo scorso dicembre Al Sahab, il braccio mediatico di Al Qaeda.
Promessa mantenuta: il medico egiziano si è fatto sentire per la seconda volta
ieri rispondendo ad alcune del 900 domande depositate sui siti Internet.
"La risposta è sì", tuona Al Zawahiri a chi gli chiede se Al Qaeda
abbia in programma nuovi attentati contro obiettivi occidentali. "Ogni
nazione che ha preso parte all'aggressione dei musulmani deve essere
colpita", prosegue il vice di Bin Laden riferendosi all'Iraq. "Anche
il Giappone?", chiede un giornalista dell'agenzia Kyodo: "Tokyo -
risponde Al Zawahiri - ha aiutato gli occidentali nella crociata contro le
terre dell'Islam. Perché non dovremmo dargli una lezione?". Non
rinunciando alla formula del forum, il medico egiziano affronta anche la teoria
sponsorizzata da Iran ed Hezbollah sul complotto israeliano
negli attacchi dell'11 settembre 2001. "Signori, lo scopo di questa bugia
è chiaro. Vogliono far credere che non ci sono eroi sunniti in grado di
danneggiare l'America", spiega il vice di Bin Laden secondo cui il fatto
che si tratti di una menzogna è confermato dal "ritmo martellante"
con la quale fanno rimbalzare da giorni la teoria del complotto sulle
cannoniere mediatiche dei militanti sciiti, in particolare sulla tv del
partito di Dio in Libano, Al Manar, che per prima ne ha parlato. "E'
palese, l'Iran vuole insabbiare il suo coinvolgimento con gli Americani
nell'invasione delle terre islamiche in Iraq e Afghanistan". Per questo è
"importante il ruolo delle milizie per lo Stato islamico dell'Iraq, perché
è la principale organizzazione che si oppone ai crociati e alle ambizioni
iraniane nel Paese". E in merito rivolge un appello ai musulmani: "Vi
esorto ad andare verso i campi di battaglia della Jihad" perché "la
situazione in Iraq mostra una chiara vittoria dell'Islam e la imminente
disfatta dei crociati". Parla anche di Libano considerato "la
fortezza musulmana in prima linea dalla quale partirà l'offensiva palestinese
contro crociati ed ebrei", mentre rimprovera Hamas per l'ipotesi del
referendum sulla pace con Israele. Dopo le invettive
torna il tono colloquiale, quando si parla di Nord Africa: "Ho già
risposto ma visto che me lo chiedete ci ritorno sopra", spiega ribadendo i
progetti di riappropriazione delle terre del Maghreb impoverite da secoli di
colonialismo spietato. Non mancano infine temi di attualità come l'ambiente:
"L'effetto serra? Un'altra dimostrazione della devastante aggressione dei
crociati". Mentre sul ruolo delle donne spiega: "L'ho già detto e lo
ripeto in Al Qaeda non ce ne sono. Le nostre mujaheddin sono eroine che hanno
il compito di accudire la casa e i figli". "E vivere per sempre in un
Paese occidentale è contro la religione islamica?". "Ovviamente sì -
conclude - significherebbe sottostare per tutta la vita alle leggi degli
infedeli".
( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
NUOVO CASO POLLARD
L'Fbi arresta un ingegnere americano spia di Israele [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK L'Fbi ha arrestato un ex
dipendente della Difesa con l'accusa di aver consegnato documenti segreti a un
funzionario del consolato israeliano, lo stesso coinvolto nello scandalo
Pollard. Ben Ami Kadish, ingegnere in forze per anni al centro di armamento e
sviluppo di Dover, in New Jersey, deve rispondere di quattro capi di
imputazione tra cui cospirazione e spionaggio. I fatti risalgono al 1979-1985
quando l'ingegnere avrebbe ripetutamente trasmesso materiale segreto a un
complice, un dipendente del consolato israeliano di Manhattan. Il materiale
comprendeva progetti di sviluppo di armi nucleari, lo studio di una versione
modificata del caccia F-15 e il sistema di protezione missilistica Patriot usato
dagli Usa in Israele nella prima Guerra del Golfo nel
1991 per proteggere il Paese dagli Scud di Saddam Hussein. L'identità del
complice non è ancora nota, ma sembra trattarsi di un cittadino dello Stato
ebraico che nella prima metà degli Anni Ottanta era a New York in qualità di
console per gli Affari scientifici. Secondo gli inquirenti sarebbe lo stesso
che negli Anni Ottanta ottenne materiale segreto da Jonathan Pollard, analista
civile della Marina militare Usa condannato all'ergastolo per spionaggio. Del
complice israeliano si persero le tracce mentre Kadish, anche lui coinvolto
nell'affare, smise ogni attività per non attirare l'attenzione degli agenti
federali. A riportare. L'Fbi sulle tracce dell'ingegnere sarebbe stata una
recente telefonata tra Kadish e lo stesso funzionario israeliano.