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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  22-23 aprile 2008       #TOP



Report "Israele/Palestina"

·                     Indice delle sezioni

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (41)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Carter: Hamas pronta a negoziare la pace L'ex presidente Usa che ha incontrato i capi degli integralisti dice a l'Unità: riconoscono un mandato ad Abu Mazen per trattare con Israel ( da "Unita, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uno dei coraggiosi protagonisti del dialogo arabo-israeliano, convinto che il fallimento delle trattative tra Israele e Autorità nazionale palestinese aprirebbe una fase di destabilizzazione per l'intero Medio Oriente che finirebbe per rafforzare le spinte estremiste e mettere a rischio le leadership arabe moderate".

Koelliker "un'esperienza indimenticabile" - luca iaccarino ( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: una sera come quella in cui con altri ambasciatori e ospiti abbiamo festeggiato tutti assieme non capita spesso: in cucina c'erano un israeliano e due afghani che preparavano zuppe, riso e stracotti; due brasiliani facevano caipirine, e c'era pure una signora americana. L'unico momento un po' così è stato quando gli afghani hanno messo musica: non hanno avuto un grande successo.

<Hamas non riconosce lo Stato ebraico> ( da "Corriere della Sera" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e Israele. Carter ha sostenuto che Hamas è pronta a riconoscere il diritto di Israele "di vivere al fianco" del futuro Stato palestinese, se il negoziato di pace sarà approvato con referendum dai palestinesi. Meshaal ha assicurato che Hamas "rispetterà la volontà della nazione palestinese, anche se va contro le convinzioni"

Hamas offre una tregua a israele "ma deve tornare ai confini del '67" - giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: al riconoscimento dello stato ebraico Hamas offre una tregua a Israele "Ma deve tornare ai confini del '67" GIAMPAOLO CADALANU Hamas è pronta a un riconoscimento implicito di Israele, purché lo Stato ebraico torni ai confini precedenti al '67: è la promessa strappata da Jimmy Carter nel suo viaggio diplomatico alla ricerca della pace in Medio oriente.

Gianni, crociato eclettico tra evola e santo sepolcro - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: viaggio che ho fatto in Israele". Ora. Posto che gli elementi devozionali, ancorché privati, sono definitivamente entrati nell'agone, converrà qui esprimere qualche serio dubbio sul valore esclusivamente sacro di ciò che l'ex ministro Alemanno porta al collo. Perché si tratta certo di un simbolo del cattolicesimo irlandese, come ha ricordato ieri anche il presidente emerito Cossiga,

Quanto si deve prendere sul serio l'annuncio di Jimmy ( da "Tempo, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: condizionata di questa soluzione non comportava affatto il riconoscimento dello Stato d'Israele, ma che in ogni caso il referendum dovrebbe coinvolgere anche i profughi e i loro discendenti: un modo come un altro per affossare il progetto, vista la ferma opposizione di Israele a concedere a costoro il "diritto al ritorno". 2) I colloqui di Carter, prima con gli esponenti di Hamas a Gaza,

Porte del Mediterraneo ( da "Stampa, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.

Hamas: sì a confini '67 ( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. "Noi accettiamo uno stato sulla linea del 4 giugno con Gerusalemme capitale, vera sovranità e pieno diritto al ritorno per i profughi, ma senza riconoscere Israele", ha dichiarato lo stesso Meshaal ai giornalisti a Damasco. Con riferimento a un eventuale accordo di pace tra Israele e l'Autorità palestinese del presidente Abu Mazen il leader in esilio nella capitale siriana

Club inglesi con le mani sulla Champions League ( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mai amato dai tifosi di casa (ma difeso dal presidente) il tecnico israeliano,Avran Grant, deve fronteggiare una fronda interna allo spogliatoio, fare i conti col fantasma di Mourinho e respingere le critiche dei dirigenti, che gli rimproverano il gioco mai spettacolare della sua squadra. Così Grant promette un Chelsea a trazione anteriore.

Carter: <Hamas vuole trattare> Ma senza riconoscere Israele ( da "Liberazione" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma senza riconoscere Israele Hamas potrebbe appoggiare un accordo di pace con Israele per una Palestina entro i confini del 1967. Lo rivela l'ex presidente statunitense Jimmy Carter durante una conferenza stampa a Gerusalemme dopo aver avuto nel fine settimana ripetuti incontri con i vertici del movimento di resistenza islamista,

La buona volontà fa solo confusione ( da "Tempo, Il" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: condizionata di questa soluzione non comportava affatto il riconoscimento dello Stato d'Israele, ma che in ogni caso il referendum dovrebbe coinvolgere anche i profughi e i loro discendenti: un modo come un altro per affossare il progetto, vista la ferma opposizione di Israele a concedere a costoro il "diritto al ritorno". 2) I colloqui di Carter, prima con gli esponenti di Hamas a Gaza,

Guerra e informazione ( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: attacco che alcuni Terroristi di Hamas hanno compiuto in Israele vicino al Kibbutz Beeri, un fotoreporter della Reuters è rimasto ucciso da un colpo di cannone sparato da un Tank Israeliano. Da quel momento le immagini dell'accaduto, in parte girate dallo stesso sventurato, hanno fatto il giro del mondo con le solite accuse all'esercito israeliano.

A cosa (non) serve Unifil2 ( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i piccoli aerei senza pilota) con cui Israele aveva svolto gran parte della guerra dell'estate 2006. Insomma, non solo non abbiamo disarmato gli Hezbollah ma li abbiamo resi quasi invincibili. Bel risultato. Tanto che adesso è stato persino depositato un esposto su queste vendite di tecnologie di armi pesanti all'Iran e quindi agli Hezbollah,

Futili lezioni morali a Israele ( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: rivela una mancanza di umiltà in quanto Israele, e solo Israele, sopporterà le conseguenze di qualunque malintesa azione. Colpisce che molti di questi commentatori non siano mai stati in Israele, oppure l'abbiano visitato raramente, oppure lo visitino, ma soltanto in compagnia di quelli che condividono la loro stessa predisposizione ideologica.

Segreti sul nucleare a Israele arrestato ( da "Voce d'Italia, La" del 22-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ne siamo venuti a conoscenza dai media" Segreti sul nucleare a Israele: arrestato I fatti risalgono al periodo tra 1980 e 1985 Washington, 22 apr. - Un ingenere americano è stato arrestato a New York, con l'accusa di aver passato ad Israele segreti sulle armi nucleari, i caccia e i missili. Ad annunciarlo il dipartimento di Giustizia.

"ora roma pronta ad allinearsi all'europa sulle sanzioni contro il nucleare iraniano" ( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di fatto la strada a nuove sanzioni nei confronti della repubblica islamica: lo afferma un funzionario governativo israeliano citato in forma anonima dal quotidiano Haaretz. Fonti della Farnesina hanno precisato come "da parte italiana si sia messa a punto una posizione che consente l'applicazione a livello europeo delle misure già menzionate nelle risoluzioni approvate dall'Onu".

La comunità ebraica decide di non schierarsi È la prima volta con uno di An. Terracina: Un ebreo non può votare una forza fascista ( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il viaggio di Fini in Israele, lo strappo. Ma appena pochi giorni fa, anche Riccardo Pacifici, uno dei grandi tessitori del nuovo rapporto tra mondo ebraico e destra italiana, appena eletto presidente della comunità più grande d'Italia, aveva minacciato una nuova levata di scudi anti-fascista se Alemanno si fosse alleato con Storace.

Al Qaeda attacca gli integralisti di Gaza: troppo deboli con Gerusalemme In un messaggio audio il vice di Bin Laden, Al Zawahri attacca i leader islamici per aver accettato un refe ( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di un referendum fra i palestinesi su un eventuale accordo di pace con Israele. "Per quanto riguarda accordi di pace con Israele, essi (Hamas) hanno parlato di sottoporli a referendum, sebbene li considerino contrari alla sharia (la legge islamica)", ha detto Zawahiri nella registrazione. "Come possono essi sottoporre a referendum qualcosa che viola la sharia", si chiede Zawahiri,

L'obiettivo primario di una trattativa deve essere la fine del lancio di razzi contro Sderot e il sud d'Israele ( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "L'obiettivo primario di una trattativa deve essere la fine del lancio di razzi contro Sderot e il sud d'Israele".

Da israeliana sto con Carter: trattare anche con Hamas ( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: parte dei leader di Hamas di un referendum popolare cui sottoporre un eventuale accordo di pace raggiunto da Israele e dall'Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen. A me pare un fatto politico significativo che Israele farebbe bene a non sottovalutare". Il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha ribadito che Hamas non intende riconoscere lo Stato d'Israele.

La moglie di Clinton: sono pronta a cancellare l'Iran in caso di attacco a Israele ( da "Unita, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del La moglie di Clinton: sono pronta a cancellare l'Iran in caso di attacco a Israele.

Carter e Hamas: tanto rumore ed era un bluff ( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ogni accordo sarebbe comunque temporaneo finché tutte le nostre terre (ovvero Israele, ndr) non siano state restituite". Insomma, Hamas è, ovviamente, restata della stessa opinione che ne garantisce la popolarità e il potere, oltre che il nutriente rapporto con l'Iran: è sempre devota alla distruzione di Israele, come stabilisce la sua carta costitutiva.

Dal nostro inviato FILADELFIA (Pennsylvania) La giornata della ver ( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la senatrice ha anche dichiarato che se il governo di Teheran decidesse di attaccare Israele, lei da presidente sarebbe pronta a "distruggere l'Iran". La presa di posizione così inequivocabile ha generato meraviglia perfino da commentatori di destra. Patrick Buchahan ad esempio ha reagito: "Una simile decisione non spetterebbe al presidente ma al Congresso".

Mercato delle armi Chi compra e chi vende ( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sud Corea (5%), Israele (4%), Egitto, Australia e Turchia (3%), Usa (2%). Menzione particolare per l'Italia che a commercio di armi leggere (le vere armi di distruzione di massa) è il secondo esportatore e il quarto produttore mondiale. Nelle liste Sipri i paesi africani spariscono nelle sezioni indeterminate.

Zawahiri: <11 settembre, basta teorie del complotto> ( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha infatti contestato le teorie cospirative che credono ad un coinvolgimento di Israele nell'attentato. è una "bugia", afferma il medico egiziano passato alla Jihad, diffusa dal movimento libanese filo-iraniano Hezbollah. Per Al Zawahiri è stata la tv del partito, Al Manar, a lanciare la tesi, poi ripresa dai media iraniani.

L'ultimo spot con Bin Laden La Clinton punta sulla paura ( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Iran se attaccherà Israele Il video ribadisce il concetto che lo sfidante non sarebbe adatto a fronteggiare una crisi internazionale DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Con l'aiuto di Osama, Hillary spera di sconfiggere Obama. Alla vigilia delle primarie democratiche in Pennsylvania decisive per la corsa alla Nomination democratica,

Sotto i razzi a Sderot. Per scelta ( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Come lei, altri neopionieri lasciano il centro di Israele - e i palazzi di quelli che non ci vogliono pensare - per spostarsi tra i cubi bianchi delle case popolari, gettate come dadi nel deserto del Negev. Iki Elner, ex portavoce di Yossi Sarid (fondatore di Meretz), è arrivato due anni fa.

Rabawi, la città del futuro nascerà sotto occupazione ( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ndr) ma Israele non si opporrà alla costruzione delle sue infrastrutture nella zona C (sotto controllo israeliano, ndr)". L'imprenditore palestinese riferisce che lo stesso ministro della difesa Ehud Barak ha dato la sua approvazione durante un incontro con Salam Fayyad e il Segretario di stato Usa Condoleezza Rice.

Spia nucleare per Tel Aviv , arrestato cittadino americano ( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: statunitense che una ventina di anni fa spiò per conto di Israele? Ne ha tutte le caratteristiche l'arresto di un americano per spionaggio a favore di Tel Aviv annunciato ieri dal ministero della giustizia Usa. Anche in questo caso i fatti risalgono agli anni Ottanta. Ben-Ami Kadish, ex dipendente del Pentagono, è accusato di aver passato informazioni segrete a un diplomatico israeliano.

Povero Israele, il 34% a caccia d'un pasto ( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Una fila di immigrati dall'ex Unione sovietica, anziani e giovani sabra (ebrei nati in Israele) aspetta paziente il pranzo - rigorosamente kosher - che Yael, avvolta nel suo grembiule a fiori, serve nei piatti o inscatola in contenitori da asporto. "Assistiamo circa 150 persone al giorno - spiega Bat Sheva, la segretaria di "Ohavim" -.

Guida ai film a cura di Maurizio Porro COMMEDIA La banda ( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,

Striscia di Gaza, scontri con le truppe israeliane al valico di Heretz: uccisi tre palestinesi ( da "Liberazione" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fra Israele e i militanti palestinesi della Striscia guidati da Hamas. Finora il movimento islamico aveva chiesto che l'accordo comprendesse anche la Cisgiordania, condizione respinta senza appello da Israele. Ma ieri lo stesso al Bardawel è sembrato lasciar cadere questa ipotesi, dicendo che nell'ambito del cessate il fuoco Israele non dovrebbe rispondere nella Striscia ad un "

Libano, italiani a un passo dallo scontro con Hezbollah ( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: a ridosso del confine con Israele. La notizia è saltata fuori ieri, sul sito del giornale israeliano Haaretz, anche se il fattaccio è accaduto nella notte fra il 30 ed il 31 marzo. Nel semestrale rapporto al Consiglio di sicurezza sull'andamento della missione in Libano, l'episodio viene bollato come "una seria violazione della risoluzione Onu (sull'

Commercio solidale in stazione ( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il regista israeliano Micha X Peled racconta l'impoverimento sociale e ambientale legato alla produzione tessile. Si prosegue con una sfilata di abiti realizzati senza sfruttare la manodopera. E, naturalmente, si conclude con una merenda: la bottega all'interno della Stazione offrirà un aperitivo di prodotti del commercio equo e solidale.

Hamas contesta zawahiri "non conosci la palestina" - giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con l'impegno ad accettare che Israele viva in pace. Probabilmente per Meshal - che successivamente si è affrettato a smentire l'ex presidente americano su un possibile riconoscimento formale d'Israele da parte di Hamas - era l'unica strada praticabile per "avvicinarsi" a un riconoscimento implicito.

Alcune curiosita' sull'Islam ( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il conflitto israelo-palestinese ne ha conosciuti molti negli ultimi anni. Campi specializzati addestrano giovani celibi, pronti a morire in mezzo ai discendenti di Davide, imbottiti di esplosivo, per la causa dell'Islam. Un martire è già puro. Morendo per l'Islam uccidendo altre persone, ha il Paradiso garantito.

Al Qaeda, minacce ai caschi blu ( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il contingente di caschi blu dell'Onu dispiegato in Libano alla frontiera con Israele. “So che sono tra due fuochi: quello dei lacchè degli Usa ed i loro alleati da una parte e dall'altra quello di chi (gli Hezbollah) è legato alle forze regionali ed ai loro piani, ma dovranno -conclude - pazientare e perseverare”

Linea dura sull'Iran ( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le ragioni del dietrofront, secondo il giornale israeliano, sarebbero legate al pessimo risultato elettorale ottenuto da Veltroni: "il governo uscente non vuole permettere al primo ministro designato Silvio Berlusconi di dipingerlo come un governo che è andato contro l'intera Unione Europea".

Israele, Olmert intenzionato a restituire le Alture del Golan ( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: intenzione del primo ministro israeliano Ehud Olmert di restituire le Alture del Golan alla Siria, occupate da Israele nel 1967 e annessa nei propri confini nazionali unilateralmente nel 1981. Non sarebbe la prima volta, si diceva, ma l'inaspettata notizia potrebbe assumere dei contorni di sostanza in un periodo di intensi accordi bilaterali fra Gerusalemme e Damasco per calmierare l'

La posta del cuore di Al Zawahiri "Prega e uccidi" ( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano negli attacchi dell'11 settembre 2001. "Signori, lo scopo di questa bugia è chiaro. Vogliono far credere che non ci sono eroi sunniti in grado di danneggiare l'America", spiega il vice di Bin Laden secondo cui il fatto che si tratti di una menzogna è confermato dal "ritmo martellante" con la quale fanno rimbalzare da giorni la teoria del complotto sulle cannoniere mediatiche

L'Fbi arresta un ingegnere americano spia di Israele ( da "Stampa, La" del 23-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fbi arresta un ingegnere americano spia di Israele [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK L'Fbi ha arrestato un ex dipendente della Difesa con l'accusa di aver consegnato documenti segreti a un funzionario del consolato israeliano, lo stesso coinvolto nello scandalo Pollard. Ben Ami Kadish, ingegnere in forze per anni al centro di armamento e sviluppo di Dover,


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Carter: Hamas pronta a negoziare la pace L'ex presidente Usa che ha incontrato i capi degli integralisti dice a l'Unità: riconoscono un mandato ad Abu Mazen per trattare con Israel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Carter: Hamas pronta a negoziare la pace L'ex presidente Usa che ha incontrato i capi degli integralisti dice a l'Unità: riconoscono un mandato ad Abu Mazen per trattare con Israele. "Ma l'accordo deve superare un referendum fra i palestinesi" di Umberto De Giovannangeli È UN UOMO DI PAROLA, Jimmy Carter. All'inizio del suo contrastato "viaggio di studio" in Medio Oriente, l'ex presidente Usa incontrando a Gerusalemme un gruppo di giornalisti stranieri, tra i quali il collaboratore de l'Unità, Osama Hamdan, si era impegnato, al suo ritorno nella Città Santa, a trarre un bilancio della sua missione mediorientale. Impegno mantenuto. Nel colloquio con il pool di giornali, tra i quali l'Unità, l'ottantaquattrenne Premio Nobel per la pace (nel 2002) parte da una considerazione generale: "È stato un viaggio importante - dice - dal quale ho tratto la convinzione che esistono ancora le condizioni per rilanciare il negoziato di pace ma ciò sarà possibile solo se tutti i protagonisti dimostreranno coraggio e lungimiranza". Speranza e inquietudine: sono i sentimenti che hanno caratterizzato i colloqui che Carter ha avuto a Gerusalemme, Ramallah, Il Cairo, Damasco. "Siamo ad uno snodo cruciale della tormentata vicenda mediorientale - sottolinea l'ex presidente Usa a l'Unità -. Al Cairo, ho registrato le preoccupazioni del presidente Mubarak, uno dei coraggiosi protagonisti del dialogo arabo-israeliano, convinto che il fallimento delle trattative tra Israele e Autorità nazionale palestinese aprirebbe una fase di destabilizzazione per l'intero Medio Oriente che finirebbe per rafforzare le spinte estremiste e mettere a rischio le leadership arabe moderate". Tra gli elementi confortanti, l'ex presidente americano inserisce anche "la disponibilità manifestata dal presidente siriano Hafez Assad (incontrato da Carter a Damasco, ndr.) a negoziare con Israele una pace globale, fondata sulle risoluzioni Onu e sulla reciproca garanzia di sicurezza". In questo scenario si colloca la questione-Hamas. Le aperture di Carter al movimento integralista palestinese hanno irritato la Casa Bianca e il premier israeliano Ehud Olmert. Il "viaggio di studio" è servito all'ex presidente Usa - che è stato mediatore della trattativa che, avviata a Camp David nel 1978, portò Israele a firmare uno storico accordo di pace con l'Egitto - "per rafforzare la mia convinzione che non sia possibile parlare di pace tagliando fuori metà di un popolo e criminalizzando la sua dirigenza". Hamas, dunque. Carter ha avuto modo di incontrare a Ramallah, al Cairo e a Damasco i vertici del movimento integralista palestinese. Grazie al nostro collaboratore, l'ex presidente Usa ha preso atto, "molto positivamente", dell'apertura di credito: "Per noi, il presidente Carter può mediare il cessate il fuoco con Israele", a lui rivolta dal premier di Hamas (dimissionato da Abu Mazen) Ismail Haniyeh. Carter rivela che i leader di Hamas, da lui incontrati nei giorni scorsi: gli ex ministri Mahmud al Zahar e Said Siam (i referenti dell'ala "dura" del movimento integralista) e, soprattutto, il capo dell'ufficio politico, in esilio a Damasco, Khaled Meshaal, che accetterebbero un accordo di pace con Israele negoziato dal presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) se approvato con un referendum dai palestinesi. I leader di Hamas, spiega Carter, "mi hanno detto che accetterebbero uno stato palestinese sui confini del 1967 se approvato dai palestinesi anche se potrebbero dissentire su alcune clausole dell'accordo". "Ciò significa - aggiunge - che Hamas non saboterà gli sforzi di Abu Mazen di negoziare un accordo a condizione che sia approvato dai palestinesi con un voto libero". Una condizione che il Premio Nobel per la Pace giudica "ragionevole, perché accetta una prassi democratica che la comunità internazionale dovrebbe sostenere con convinzione". Una importante conferma alle parole dell'ex presidente Usa giunge da Damasco. Hamas accetta la creazione di uno stato palestinesi sui territori occupati da Israele nel 1967 ma non riconoscerà lo stato di Israele, dichiara Meshaal. Hamas, aggiunge il leader integralista in esilio, "rispetterà la volontà nazionale dei palestinesi, anche se questo andasse contro le sue convinzione". Le affermazioni di Meshaal rafforzano l'iniziativa dell'ex presidente americano. In questo quadro Carter si dice "dispiaciuto" per le critiche rivoltegli dalle autorità israeliane e dalla Casa Bianca per aver voluto incontrare i dirigenti di Hamas. Un dispiacere, puntualizza, che "non ha nulla di personale ma che è tutto politico". "Il problema - sottolinea Carter - non è che mi sono incontrato con Hamas in Siria. Il problema è il rifiuto di Israele e degli Stati Uniti di incontrarsi con qualcuno che deve essere coinvolto". "Un coinvolgimento - valuta l'ex presidente Usa - che potrebbe favorire una evoluzione politica di Hamas". Non solo parole. Da Damasco, Carter ha portato con sé un documento nel quale i dirigenti di Hamas si dicono disposti a formare un nuovo governo con il presidente Abu Mazen, leader del partito laico Fatah, costretto a riparare lo scorso giugno nella Cisgiordania occupata, dopo il colpo di mano degli integralisti islamici nella Striscia di Gaza. "Siamo pronti a negoziare con il presidente la formazione di un governo di coalizione, non di esponenti di Hamas o di Fatah, ma di tecnici e la costituzione di una forza professionale di polizia", recita la lettera. Carter si dice convinto che sia Hamas sia la Siria devono essere coinvolti in qualsiasi tentativo di soluzione del conflitto mediorientale. "La strategia attuale, che esclude Hamas e Siria, non sta funzionando. Sta esacerbando il ciclo di violenza, creando equivoci e animosità", rileva. Israele non ha permesso a Jimmy Carter di recarsi a Gaza, ma l'ex presidente Usa è "pienamente consapevole della condizione di sofferenza in cui versa la popolazione civile della Striscia, un milione e mezzo di persone praticamente chiuse in gabbia", così come, visitando la Cisgiordania, "ho potuto constate di persona il permanere di centinaia di posti di blocco che, assieme alla crescita degli insediamenti, spezzano la Cisgiordania in una miriade di enclave". Carter ha potuto visitare la città israeliana di Sderot, continuamente bersagliata dai razzi sparati dalla Striscia di Gaza. "Non posso che ribadire - dice a l'Unità - quanto ho affermato durante la mia visita a Sderot: i razzi contro quella città sono un crimine. Quella visita mi ha convinto ancor di più ad agire perché sia raggiunto un cessate il fuoco". Nei giorni di permanenza in Israele, Carter ha avuto modo di parlare con i genitori di Gilad Shalit, il giovane caporale israeliano, rapito da miliziani palestinesi nel giugno 2006. "Hamas - annuncia l'ex presidente Usa - ha acconsentito che Gilad scriva una lettera ai suoi genitori". Quella lettera è un segno di vita da tempo atteso dalla famiglia Shalit. ha collaborato Osama Hamdan.

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Koelliker "un'esperienza indimenticabile" - luca iaccarino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XV - Torino "Ambasciatore di Torino", aprì le porte di casa a un professore afgano Koelliker "Un'esperienza indimenticabile" è clamorosa l'aria che si è respirata con tutte quelle culture Una cosa fortissima che consiglio a chiunque Lo ammetto: eravamo pieni di pregiudizi Aspettavamo uno con il turbante, è arrivato un ragazzo in giubbotto LUCA IACCARINO Andrea Koelliker è proprio di quei Koelliker lì, di cui il tram 4 scandisce il nome con voce metallica passando in corso Galileo Ferraris, "Clinica Koelliker": il piccolo ospedale per i piccoli fu fondato dal suo bisnonno e poi donato ai missionari della Consolata. Il bis-nipote è uno degli "ambasciatori di Torino" - cittadini volenterosi arruolati dalla Città fin dai Giochi del 2006 per promuovere il territorio - cooptato a causa alla sua passione per l'ospitalità: dopo dodici anni passati in pubblicità tra Milano e Torino, ha ristrutturato una cascina a Moncalieri e ne ha fatto il residence "Le Serre", cui affianca l'attività del wine-bar Circus in zona Gran Madre. Ma nel 2006, per Terra Madre (come lui hanno accolto le comunità del cibo Fabio Grimaldi, Laura Tonatto, Alba Zanini, Paola Giubergia, Ernesto Ovazza e Riccardo de Giuli), s'è ben guardato dal mandare il suo ospite in albergo, "sarebbe stato metterlo da parte. Invece lo volevamo con noi, dalla mattina alla sera, dalla colazione alla cena". Chi avete accolto due anni fa? "Un giovane professore d'agraria afghano, di Herat. Lo ammetto: eravamo pieni di pregiudizi di quelli che ti vengono guardando la televisione. Insomma, mi aspettavo uno col turbante o cose così. Invece arriva un ragazzo moderno, cosmopolita, con un giubbotto tipo "barracuda", che parla perfettamente l'inglese e che non ha nessun problema di convivenza con la nostra quotidianità occidentale. Come appena uscito da Oxford". Le differenze maggiori? "Quelle religiose, naturalmente. Era musulmano, si svegliava la mattina all'alba per abluzioni e preghiera. Ma completamente tollerante: nessun problema per il vino in tavola, semplicemente lui si beveva la sua Coca. Noi peraltro abbiamo tentato di mantenere la nostra routine, per mostrargli come "funziona" una famiglia italiana". Voi invece cosa avete imparato? "Che siamo tutti uguali. Mia moglie e io siamo abituati a viaggiare, nostro figlio che allora aveva tre anni vede sempre girare gente per casa, ma una sera come quella in cui con altri ambasciatori e ospiti abbiamo festeggiato tutti assieme non capita spesso: in cucina c'erano un israeliano e due afghani che preparavano zuppe, riso e stracotti; due brasiliani facevano caipirine, e c'era pure una signora americana. L'unico momento un po' così è stato quando gli afghani hanno messo musica: non hanno avuto un grande successo...". Siete rimasti in contatto? "All'inizio sì, con grandi promesse di ricambiare la visita. Poi come sempre la vita ti travolge, ma magari ci rivedremo a ottobre". Ospiterete nuovamente? "Certo, è un'esperienza che ha solo pregi. Bellissima e che non provoca nessuna fatica dal punto di vista organizzativo. Come è clamorosa l'aria che si respira a Terra Madre, con tutte quelle culture. Una cosa fortissima che consiglio a chiunque. E poi per me è stata una buona occasione per essere davvero ambasciatore - anche se la parola suona così impegnativa - della città: sono di quelli che pensano che sia rinato un orgoglio torinese e mi piace poter mostrare la mia città agli stranieri". Dal punto di vista gastronomico, qualcosa ha impressionato il vostro ospite? "Certo non è uno specifico piemontese, ma a dire il vero nulla l'ha colpito come la pizza. E dire che l'abbiamo portato in trattoria, abbiamo cucinato per lui. Ma come in pizzeria... Alla fine alcuni luoghi sono comuni perché sono veri".

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<Hamas non riconosce lo Stato ebraico> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-22 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Meshaal "Hamas non riconosce lo Stato ebraico" DAMASCO - Hamas apre al negoziato con Israele ma ribadisce che non ha intenzione di riconoscere lo Stato ebraico. In una conferenza stampa a Damasco, il leader in esilio Khaled Meshaal ha assicurato ieri che il movimento islamico è pronto ad accettare la creazione di uno Stato palestinese "entro i confini del 1967" e ha offerto una tregua di 10 anni se Israele si ritirerà dai territori palestinesi. "Accettiamo uno Stato palestinese entro i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme capitale, uno Stato sovrano senza insediamenti, così come il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, ma senza il riconoscimento di Israele", ha affermato Meshaal. Le sue dichiarazioni, le prime dopo i due incontri con Jimmy Carter, sono in linea con quanto anticipato poco prima dall'ex presidente Usa, impegnato in una tornata di colloqui per convincere Hamas ad appoggiare il negoziato in corso tra il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, e Israele. Carter ha sostenuto che Hamas è pronta a riconoscere il diritto di Israele "di vivere al fianco" del futuro Stato palestinese, se il negoziato di pace sarà approvato con referendum dai palestinesi. Meshaal ha assicurato che Hamas "rispetterà la volontà della nazione palestinese, anche se va contro le convinzioni" dell'organizzazione. "Ci rifiutiamo di parlare direttamente con gli israeliani", ha però aggiunto, "ci sono negoziati indiretti riguardo il caporale israeliano Shalit (catturato dai palestinesi nel 2006) e uno scambio di prigionieri. Ma poniamo il veto a negoziati diretti". Khaled Meshaal.

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Hamas offre una tregua a israele "ma deve tornare ai confini del '67" - giampaolo cadalanu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Damasco, missione di Carter: palestinesi "vicini" al riconoscimento dello stato ebraico Hamas offre una tregua a Israele "Ma deve tornare ai confini del '67" GIAMPAOLO CADALANU Hamas è pronta a un riconoscimento implicito di Israele, purché lo Stato ebraico torni ai confini precedenti al '67: è la promessa strappata da Jimmy Carter nel suo viaggio diplomatico alla ricerca della pace in Medio oriente. All'incontro di Damasco con l'ex presidente Usa, il leader palestinese Khaled Meshal non ha parlato esplicitamente di riconoscimento ma ha detto che Hamas è pronta ad accettare "uno stato palestinese nei confini precedenti al '67, con Gerusalemme capitale e senza insediamenti, ma senza riconoscere Israele". Non è il passo formale che molti volevano, ma c'è un cambiamento di termini molto significativo: "Abbiamo offerto una tregua se Israele si ritira ai confini del 1967, una tregua di 10 anni come prova di riconoscimento", ha detto Meshal. Il fatto più importante è che per indicare la "tregua" il leader islamico ha usato il termine arabo hudna, mentre fino ad ora aveva detto tahdiya, che indica un periodo di calma. Meshal, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, utilizzava questa parola per indicare un semplice "cessate il fuoco", mentre il termine hudna comporta il riconoscimento della controparte. è presto per valutare le prospettive di questa apertura, ma secondo Carter, Hamas sarebbe pronta ad accettare il diritto dello stato ebraico a vivere in pace con i vicini. Finora il movimento islamico aveva sempre rivendicato l'intero territorio compreso nello stato di Israele: la stessa carta fondamentale di Hamas invoca la distruzione dello stato ebraico. Il movimento palestinese, ha aggiunto l'ex presidente Usa, accetterebbe un accordo di pace mediato dal presidente palestinese Abu Mazen, persino se i termini dell'accordo non fossero graditi, purché siano approvati in un referendum. Nella conferenza stampa a Gerusalemme, Carter ha dovuto ammettere di aver incassato un "no" da Hamas sulle sue richieste di tregua unilaterale e di uno scambio rapido di prigionieri che includesse il soldato Gilad Shalit, rapito da palestinesi nel giugno 2006. La "missione diplomatica" di Carter ha fatto fare passi avanti anche alla trattativa fra Israele e Siria per le alture del Golan, ma non è riuscito a strappare a Meshal l'impegno a far cessare i lanci dei missili Qassam dalla striscia di Gaza: "Ho fatto del mio meglio", ha detto l'ex presidente.

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Gianni, crociato eclettico tra evola e santo sepolcro - filippo ceccarelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Simboli e passato Il candidato di An dal Fronte della Gioventù alle stanze del potere Gianni, crociato eclettico tra Evola e Santo Sepolcro L'ex ministro e quella celtica fatta benedire Arrivato al ministero fece benedire la stanza che era stata di Pecoraro Il candidato sindaco: la celtica per me ha valore religioso, era di Paolo Di Nella Da ministro ha celebrato il solstizio d'inverno e scalato il K2 FILIPPO CECCARELLI Ballottaggi: a ciascuno la sua croce. Quella che porta appesa al collo Gianni Alemanno è una croce celtica. Poco amichevolmente, in verità, l'ha ricordato nei giorni scorsi l'ex sodale Storace, ma si sapeva dal maggio del 2006, quando alle Invasioni barbariche Daria Bignardi in pratica costrinse l'esponente di An a sbottonarsi il colletto della camica mostrando quel ciondolo alle telecamente, in una specie di outing a sfondo politico, identitario e confessionale. "Per me - disse in quell'occasione - è un simbolo religioso e rappresenta un modo d'essere del cristianesimo celtico. Lo porto anche in ricordo dei miei amici persi". Quella croce, in particolare, apparteneva a un giovane di destra trucidato dai "rossi" negli anni di piombo, Paolo Di Nella - a cui nel 2005 l'amministrazione Veltroni ha dedicato una strada. C'è pure da dire che il simbolico spogliarello allora non piacque affatto ad Alemanno: "Lei mi fa una violenza - disse - perché certe cose è meglio non metterle in campo". Ma da due anni a questa parte, grazie anche a spettacoli politici di questo genere, "certe cose" hanno ampiamente guadagnato il campo della vita pubblica. Tanto che ieri il candidato sindaco del centrodestra non solo ha insistito sulla natura religiosa della sua croce celtica, ma ha rivelato di averla anche fatta benedire "al Santo Sepolcro", nell'anno 2003, "durante il viaggio che ho fatto in Israele". Ora. Posto che gli elementi devozionali, ancorché privati, sono definitivamente entrati nell'agone, converrà qui esprimere qualche serio dubbio sul valore esclusivamente sacro di ciò che l'ex ministro Alemanno porta al collo. Perché si tratta certo di un simbolo del cattolicesimo irlandese, come ha ricordato ieri anche il presidente emerito Cossiga, ma nelle sue radici indoeuropee la croce celtica si trova connessa alle iscrizioni rupestri, all'esoterismo solare, ai graffiti bretoni ed etruschi, alla cultura druidica dei celti e poi ancora ai cimiteri gotici, alla divisione "Charlemagne" delle Ss, fino all'universo di Tolkien. Secondo un classico, ormai, come "Fascisti immaginari", di Luciano Lanna e Filippo Rossi (Vallecchi, 2003) la croce celtica risulta molto poco santa e assai estremistica, introdotta da Jean Thiriart, l'"orologiaio di Bruxelles", leader di Jeune Europe. Messa al bando da Almirante nel 1978, mantenuta in vita dai rautiani della tradizione evoliana, allora in odore di magia e paganesimo; e quindi, una volta approdata fra gli ultrà del calcio, dichiarata illegale dalla legge Mancino (1993). Infine - se di fine si tratta - ri-santificata da Alemanno, ieri camerata certamente oltranzista, oggi crociato parecchio eclettico. Nel senso che è di sicuro cattolico, ma per sua ammissione ha praticato la meditazione Zen. Va a messa con una certa regolarità, ma è stato scritto che si fa fare le carte dalla maga Luana. Non che tutto questo sia motivo di scandalo, gli osservatori anzi ne traggono spunti di un certo interesse sulla trasformazione del ceto politico e della destra in particolare. Nel 2001, appena preso possesso del ministero dell'Agricoltura, "a scanso di equivoci", come poi spiegò con quella che parve una allusione ai costumi dei predecessori, Alemanno fece benedire da un sacerdote le stanze fino a quel momento occupate da Pecoraro Scanio e dal suo staff. Poi sì certo con il leader dei verdi fece anche pace, partecipando a una sorta di incredibile gara di free-climbing, entrambi imbracati dentro il cratere del Vesuvio. Ma quello che qui vale forse la pena di sottolineare è che un paio d'anni dopo, per la precisione la notte del 21 dicembre del 2003, il ministro dell'Agricoltura volò con l'elicottero in un paesino delle Marche, Campodonico, per celebrare all'aperto con alcuni amici e un grande falò quello che al locale parroco parve "il rito pagano del solstizio d'inverno". E vai a sapere se di questo si trattava, o di un "seminario" come tempestivamente spiegarono al ministero. Nel frattempo, è possibile che il potere abbia molto cambiato "Lupomanno", com'era detto nel Fronte della Gioventù, quando l'ardore politico e la tempesta di quegli anni più di una volta lo portarono in situazioni estreme, scontri, fermi, arresti. Si sa come vanno queste cose: questuanti, auto, riviste, foto, feste, interviste di Anna La Rosa, applausi, codazzi, vacanze esotiche, pranzetti sullo Yacht di Diego Della Valle, immersioni e scalate anche impegnative tipo il K2, ma proprio per questo con i giornalisti dei tg al seguito. La secolarizzazione nera. Al punto che ad Alemanno è ispirata la figura del ministro di An - Manlio Germano - che nel film di Virzì Caterina va in città si vergogna ormai dei vecchi camerati. Non si sapeva però che intanto il vero Alemanno, il futuro candidato che promette di regalare a Roma due stadi e il casinò, faceva benedire la celtica. E in questa trasfigurazione di simboli, in questo carosello di croci disvelate ed estremismi rimossi si misura tutto il senso di un passaggio che anche solo cinque anni fa nessuno avrebbe mai potuto immaginare.

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Quanto si deve prendere sul serio l'annuncio di Jimmy (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Quanto si deve prendere sul serio l'annuncio di Jimmy ... Quanto si deve prendere sul serio l'annuncio di Jimmy Carter, secondo il quale Hamas sarebbe disponibile ad accettare uno Stato palestinese sulla base delle frontiere del '67, a patto che i palestinesi stessi ratifichino l'accordo con un referendum? La risposta è: non molto, per una serie di ragioni. 1) L'ex presidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la pace aveva appena finito di parlare, che un portavoce di Hamas si è affrettato a puntualizzare le sue dichiarazioni, precisando che non solo una accettazione condizionata di questa soluzione non comportava affatto il riconoscimento dello Stato d'Israele, ma che in ogni caso il referendum dovrebbe coinvolgere anche i profughi e i loro discendenti: un modo come un altro per affossare il progetto, vista la ferma opposizione di Israele a concedere a costoro il "diritto al ritorno". 2) I colloqui di Carter, prima con gli esponenti di Hamas a Gaza, poi con il loro leader in esilio Mashal, si sono svolti in privato, senza testimoni né registrazioni e non sono stati seguiti da alcun comunicato ufficiale che impegnasse in qualche modo i suoi interlocutori. è evidente che questi, ansiosi come sono di spezzare il proprio isolamento senza prendere gli impegni che vengono loro richiesti, avevano tutto l'interesse a blandire il vecchio statista americano che non aveva esitato a definire il blocco di Gaza "un crimine", ricorrendo all'ambiguità di cui gli uomini politici arabi sono maestri. 3) Carter ha intrapreso il suo viaggio contro la volontà sia della Casa Bianca sia del governo israeliano, i quali si rifiutano di parlare con Hamas fino a quando questa non rinuncerà alla violenza, riconoscerà il diritto dello Stato ebraico all'esistenza e accetterà gli accordi bilaterali raggiunti fin qui. Egli aveva perciò bisogno di dimostrare che la sua missione non è stata inutile e potrebbe addirittura aprire nuove prospettive per il Medio Oriente. è perciò facile che nel suo annuncio ci sia molto "wishful thinking", cioè che abbia scambiato i propri desideri per la realtà. Se Hamas voleva mandare un segnale di cambiamento alla comunità internazionale, aveva molti altri canali più efficaci per farlo, e comunque avrebbe potuto sospendere unilateralmente i lanci di missili su Sderot e Ashkelon, che sono l'unica causa sia del blocco della striscia sia delle frequenti incursioni dell'esercito israeliano a Gaza. Detto questo, si può aggiungere che se son rose fioriranno. Ma la vera lezione di questa vicenda è che anche i grandi statisti (e l'ottantaquattrenne Carter, estromesso dalla Casa Bianca dopo un solo mandato proprio per la debolezza della sua politica estera, non può certo essere considerato tale), una volta abbandonata la politica attiva dovrebbero astenersi dal giocare ai demiurghi, soprattutto in situazioni complesse come il conflitto israeliano-palestinese: infatti, il risultato di queste un po' dilettantesche interferenze è di solito solo un aumento della confusione.

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Porte del Mediterraneo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DUE MOSTRE SUGLI SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia, leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri, anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni "clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva, che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte. Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore 18 a Rivoli in due sedi: a Palazzo Piozzo e nella Casa del Conte Verde. Il percorso espositivo prende il via cronologicamente nella trecentesca Casa del Conte Verde, dove è ambientata la sezione storica che riunisce dipinti, disegni, incisioni e fotografie dell'Ottocento e del primo Novecento; opere che documentano la passione per l'Orientalismo diffusasi in Piemonte fin dal 1700, trovando il suo climax nella creazione a Torino del Museo Egizio. Pochi lo sanno, ma sono davvero tanti i piemontesi che coraggiosamente viaggiano nel Vicino Oriente (che gli americani chiamano Medio . per loro!) e con l'Egitto s'instaura un rapporto privilegiato. La seconda parte della rassegna è nel settecentesco Palazzo Piozzo dove sono esposte opere d'arte realizzate per l'occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue. Nata a Torino, figlia della celebre cantante Milva e del regista collezionista Maurizio Corgnati, Martina è una storica e critica d'arte valente e appassionata, docente all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Poiché la mostra, al momento in cui scriviamo, non è ancora visitabile, rimandiamo il giudizio sulle singole opere, anche se, da tutta la documentazione stampa e dalla lettura dei saggi in catalogo (Skira editore), s'intuisce che l'evento (ci saranno anche tre conferenze e una rassegna video) serve a mettere il luce gli intesi scambi artistici e culturali che oggi come in passato uniscono l'Occidente al vicino Oriente, Arabi e mussulmani compresi. Ha quindi ragione Cristina Giudice, anche lei docente di Storia dell'arte all'Accademia Albertina, quando concludendo il suo saggio in catalogo fa notare come gli antichi romani definissero il Mediterraneo Mare Nostrum, mentre più democraticamente gli Arabi lo denominarono al-Bahr al Mutawassit, ossia il Mare di Mezzo, davvero un'immensa porta spalancata tra il nord e il sud del mondo, tra l'Oriente e l'Occidente. Lasciamola aperta. LE PORTE DEL MEDITERRANEO PALAZZO PIOZZO, VIA FIORITO 6 CASA DEL CONTE VERDE VIA F.LLI PIOL 8, RIVOLI Orario: mar-ven 15/19 sab-dom 10/13 e 15/19 info: 011/9563020.

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Hamas: sì a confini '67 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al termine del colloquio con Jimmy Carter Hamas: sì a confini '67 Hamas accetta la nascita di uno stato palestinese solo nei confini dei Territori occupati da Israele nel 1967 ma, nello stesso tempo, rifiuta di riconoscere l'esistenza dello Stato ebraico. È questa la formula trovata ieri dal leader supremo degli islamisti palestinesi, Khaled Meshaal, al termine dell'ennesimo colloquio con Jimmy Carter. Per dimostrare di fare sul serio Meshaal ha lanciato la sua proposta assieme a quella di un cessate il fuoco di 10 anni con Israele. "Noi accettiamo uno stato sulla linea del 4 giugno con Gerusalemme capitale, vera sovranità e pieno diritto al ritorno per i profughi, ma senza riconoscere Israele", ha dichiarato lo stesso Meshaal ai giornalisti a Damasco. Con riferimento a un eventuale accordo di pace tra Israele e l'Autorità palestinese del presidente Abu Mazen il leader in esilio nella capitale siriana ha spiegato che Hamas "rispetta la volontà nazionale palestinese, anche se dovesse andare contro le nostre convinzioni". Si riferiva probabilmente a un referendum su un eventuale accordo di pace nei Territori occupati che l'Amministrazione statunitense spera di poter far indire entro la fine dell'anno. "Vuol dire che Hamas non impedirà gli sforzi di Abu Mazen di negoziare un accordo e che lo accetterà se i palestinesi lo sosterranno in un voto libero" ha spiegato l'ex presidente Usa. In sostanza Meshaal, che Carter sta provando a riportare al tavolo delle trattative assieme a Israele e all'Autorità palestinese del presidente Abu Mazen, ha mostrato la sua disponibilità. Hamas - dopo aver cacciato nel giugno scorso i rivali di Fatah dalla Striscia di Gaza - è rimasta isolata politicamente ed economicamente. Nello stesso tempo qualsiasi soluzione - da una semplice tregua a qualsiasi tipo di accordo - non può essere raggiunto senza gli islamisti, che rappresentano la maggioranza degli elettori palestinesi e sono in grado di opporre una resistenza anche dalla piccola Gaza. Le dichiarazioni di Meshaal non hanno convinto l'Amministrazione Bush, che non vi ha visto alcun cambiamento di linea: "Dobbiamo esaminare le dichiarazioni, ma anche le azioni, e queste ultime parlano più forte delle parole" ha detto la portavoce della Casa Bianca Dana Perino.

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Club inglesi con le mani sulla Champions League (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stasera si gioca Liverpool-Chelsea, prima semifinale e domani Barcellona-Manchester United. Solo gli assi catalani possono spezzare il dominio britannico R. Sp. Penultimo atto della Champions League, da stasera con le semifinali. La prima tra Liverpool e Chelsea e la seconda dove solo il Barcellona di Henry, che giocherà domani l'andata contro il Manchester United, può impedire una finale tutta inglese. La Coppa dai grandi manici è già stata assegnata con una finale tutta spagnola (tra Real Madrid e Valencia nel 1999/00) e tutta italiana (tra Milan e Juventus nel 2002/03). L'edizione 2007/08 potrebbe concludersi con il trionfo di una squadra inglese allo stadio Luzhniki di Mosca il 21 maggio, a meno che l'undici di Frank Rijkaard riesca a frenare i Red Devils. I blaugrana stentano nella Liga ma in Champions sono un rullo compressore anche se stavolta sono sfavoriti dal pronostico contro la squadra che sta giocando il miglior calcio europeo in questo scorcio di stagione. Per gli uomini di sir Alex Ferguson la città catalana sembra un presagio benevolo, proprio lì, infatti, i Diavoli Rossi centrarono il loro ultimo trionfo nella massima competizione europea per club. Era il 1999 e i gol di Teddy Sheringham ed Ole Gunnar Solskjær nel finale di gara sfilarono il successo dalle mani del Bayern Monaco. L'unica certezza è che alla prima finale di Champions giocata in Russia parteciperà una squadra della Premier League. Stasera si affrontano i rossi della città sul Mersey contro i blu del quartiere bene londinese, una sfida già andata in scena due volte in Coppa, nel 2005 e nel 2007, conclusasi sempre a favore del Liverpool. Stavolta però la squadra di Rafa Benitez dovrà giocare il primo match all'Anfield Road e assicurarsi un discreto vantaggio per il ritorno a Stamford Bridge dove i Blues non perdono da 100 partite. Intanto però i Reds, che nei quarti hanno eliminato un'altra inglese, l'Arsenal, hanno recuperato il capitano Gerrard (che ha saltato la vittoria in campionato sul Fulham per un problema al collo) e puntano alla terza finale di Champions in quattro anni. Sul fronte societario, invece, la battaglia tra i due proprietari, i magnati americani Tom Hicks e George Gallett, inizialmente soci, poi in feroce dissidio, rischia di mandare in frantumi la tranquillità del tecnico spagnolo e anche del gioiellino Fernando Torres, 30 gol in 42 partite, nella sua prima stagione inglese, già idolo della Kop, costato 36 milioni di euro, anticipati dalle banche che aspettano ancora di essere ripagate, con profumati interessi. Acque agitate nel club del magnate russo Abramovic ancora in corsa sia nel campionato che in coppa ma che, in otto giorni, si giocherà tutto. Oggi l'andata a Livepool, il 30 il ritorno in casa e in mezzo sabato 26 il big match contro il Manchester United, che ha tre punti di vantaggio in classifica, nello stadio dei Blues. Mai amato dai tifosi di casa (ma difeso dal presidente) il tecnico israeliano,Avran Grant, deve fronteggiare una fronda interna allo spogliatoio, fare i conti col fantasma di Mourinho e respingere le critiche dei dirigenti, che gli rimproverano il gioco mai spettacolare della sua squadra. Così Grant promette un Chelsea a trazione anteriore. "Il calcio ha bisogno della tattica ma senza esagerare - le parole del tecnico - Dobbiamo lasciare ai giocatori la possibilità di pensare e improvvisare". Una speranza più che una promessa, dopo aver recuperato Lampard (capocannoniere stagionale con 18 reti) e Drogba (13 gol). Unica assenza pesante, quella di Michael Essien, squalificato per l'andata. Tuttavia l'atteggiamento della squadra è sintetizzato dal centrocampista Ballack: "Gioco in Champions League da 10 anni e stavolta voglio vincerla".

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Carter: <Hamas vuole trattare> Ma senza riconoscere Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Carter: "Hamas vuole trattare" Ma senza riconoscere Israele Hamas potrebbe appoggiare un accordo di pace con Israele per una Palestina entro i confini del 1967. Lo rivela l'ex presidente statunitense Jimmy Carter durante una conferenza stampa a Gerusalemme dopo aver avuto nel fine settimana ripetuti incontri con i vertici del movimento di resistenza islamista, tra cui il leader in esilio a Damasco Khaled Mashal. Il gruppo islamista potrebbero quindi accettare un negoziato raggiunto dalla fazione rivale del presidente Abu Mazen (Fatah) se venisse approvato dai palestinesi con un referendum popolare. "Mi hanno detto che accetterebbero uno Stato di Palestina entro i confini del 1967 se approvato dai palestinesi... anche se Hamas dissentisse da alcuni termini dell'accordo", ha ripetuto Carter. Per poi aggiungere: "Questo significa che non mineranno l'azione di Abu Mazen". Rivelazioni quelle di Carter avvenute nella prima mattinata di oggi, ma che il movimento al potere nella Striscia di Gaza secondo l'agenzia Ap si è affrettato a smentire in parte, forse in nome di un gioco al rialzo o di semplici separazioni interne. Poche ore dopo l'annuncio dell'ex presidente infatti, il portavoce Sami Abu Zuhri, ha fatto sapere con un comunicato che i commenti di Carter "non significano che Hamas accetterà i risultati di un referendum". E in ogni caso sembra molto difficile che il movimento islamico riconoscerà lo Stato israeliano. Lo stesso Meshal in un comunicato diffuso nel pomeriggio di ieri su Internet, commentando le proposte avanzate da Carter, non accenna mai al riconoscimento di Israele ma conferma l'apertura sui confini del '67, spiegando che il movimento da lui guidato "rispetterà la volontà della nazione palestinese, anche se va contro le convinzioni" di Hamas. 22/04/2008.

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La buona volontà fa solo confusione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa carter, israele e palestina La buona volontà fa solo confusione Quanto si deve prendere sul serio l'annuncio di Jimmy Carter, secondo il quale Hamas sarebbe disponibile ad accettare uno Stato palestinese sulla base delle frontiere del '67, a patto che i palestinesi stessi ratifichino l'accordo con un referendum? La risposta è: non molto, per una serie di ragioni. 1) L'ex presidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la pace aveva appena finito di parlare, che un portavoce di Hamas si è affrettato a puntualizzare le sue dichiarazioni, precisando che non solo una accettazione condizionata di questa soluzione non comportava affatto il riconoscimento dello Stato d'Israele, ma che in ogni caso il referendum dovrebbe coinvolgere anche i profughi e i loro discendenti: un modo come un altro per affossare il progetto, vista la ferma opposizione di Israele a concedere a costoro il "diritto al ritorno". 2) I colloqui di Carter, prima con gli esponenti di Hamas a Gaza, poi con il loro leader in esilio Mashal, si sono svolti in privato, senza testimoni né registrazioni e non sono stati seguiti da alcun comunicato ufficiale che impegnasse in qualche modo i suoi interlocutori. è evidente che questi, ansiosi come sono di spezzare il proprio isolamento senza prendere gli impegni che vengono loro richiesti, avevano tutto l'interesse a blandire il vecchio statista americano che non aveva esitato a definire il blocco di Gaza "un crimine", ricorrendo all'ambiguità di cui gli uomini politici arabi sono maestri. 3) Carter ha intrapreso il suo viaggio contro la volontà sia della Casa Bianca sia del governo israeliano, i quali si rifiutano di parlare con Hamas fino a quando questa non rinuncerà alla violenza, riconoscerà il diritto dello Stato ebraico all'esistenza e accetterà gli accordi bilaterali raggiunti fin qui. Egli aveva perciò bisogno di dimostrare che la sua missione non è stata inutile e potrebbe addirittura aprire nuove prospettive per il Medio Oriente. è perciò facile che nel suo annuncio ci sia molto "wishful thinking", cioè che abbia scambiato i propri desideri per la realtà. Se Hamas voleva mandare un segnale di cambiamento alla comunità internazionale, aveva molti altri canali più efficaci per farlo, e comunque avrebbe potuto sospendere unilateralmente i lanci di missili su Sderot e Ashkelon, che sono l'unica causa sia del blocco della striscia sia delle frequenti incursioni dell'esercito israeliano a Gaza. Detto questo, si può aggiungere che se son rose fioriranno. Ma la vera lezione di questa vicenda è che anche i grandi statisti (e l'ottantaquattrenne Carter, estromesso dalla Casa Bianca dopo un solo mandato proprio per la debolezza della sua politica estera, non può certo essere considerato tale), una volta abbandonata la politica attiva dovrebbero astenersi dal giocare ai demiurghi, soprattutto in situazioni complesse come il conflitto israeliano-palestinese: infatti, il risultato di queste un po' dilettantesche interferenze è di solito solo un aumento della confusione.

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Guerra e informazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 22 Apr 2008 Edizione 78 del 22-04-2008 Guerra e informazione di Michael Sfaradi I reporter e i fotoreporter di guerra sanno che il loro mestiere non è il più tranquillo del mondo. La loro importanza è enorme, basti pensare a tutte quelle guerre piccole e grandi, l'Africa è piena, che non sono coperte dall'informazione internazionale dove si consumano, nel silenzio e nella certezza dell'impunità i crimini più infami, uccisioni, torture, stupri contro i nemici e contro le popolazioni civili. Qualche giorno fa durante lo scontro a fuoco che è seguito all'attacco che alcuni Terroristi di Hamas hanno compiuto in Israele vicino al Kibbutz Beeri, un fotoreporter della Reuters è rimasto ucciso da un colpo di cannone sparato da un Tank Israeliano. Da quel momento le immagini dell'accaduto, in parte girate dallo stesso sventurato, hanno fatto il giro del mondo con le solite accuse all'esercito israeliano. Premesso che la sua morte, come la morte dei tre militari israeliani che erano di pattuglia al confine fra Israele e la striscia di Gaza, come la morte di coloro che vorrebbero tanto continuare a vivere dignitosamente, sia da una parte che dall'altra, fa venire il disgusto a chi veramente ama la pace, premesso ciò, dicevo, per capire cosa è successo dobbiamo analizzare i fatti. Guardando la Jeep su cui viaggiava il fotoreporter si vede la scritta Tv sul cofano del motore, ma la Jeep è nascosta da alta vegetazione che sta ai lati della strada. Pensate davvero che un puntatore di un tank che si trova a circa un chilometro dall'obiettivo e che guarda da una feritoia di pochi centimetri possa vedere una scritta Tv sul cofano di una macchina in movimento dietro la vegetazione e al seguito di altre macchine in una zona dove sono in corso combattimenti? I reporter di guerra sanno che i loro veicoli debbono essere bianchi come le ambulanze, perché la sua auto era grigia? Una cosa che chi in zona di guerra non è mai stato non può sapere, è che i razzi anticarro RPG di fabbricazione sovietica, che sono il terrore dei carristi, per essere usati debbono essere messi in spalla, esattamente come una telecamera. Quando un puntatore vede anche a distanza di qualche chilometro un uomo a piedi con una cosa qualsiasi in spalla, credete davvero che possa star li a chiedersi : "Mi sta riprendendo o mi vuole ammazzare?" Non so se i lettori se lo ricordano, perché la notizia come al solito fu passata in sordina, ma alcuni mesi fa terroristi di Hamas, con una Jeep, quella volta sì bianca, con le scritte Press e Tv sia sul cofano sia sugli sportelli, cercarono di entrare, carichi di esplosivo, all'interno di uno dei kibbutz di frontiera. Solo la prontezza dei militari di guardia riuscì a fermare una strage. Scrissi allora che non capivo come mai i Reporter che lavorano in zona, non protestarono con i dirigenti di Hamas contro questa iniziativa che in futuro li avrebbe messi in pericolo. Purtroppo, c'è da immaginarlo, dopo quel giorno la scritta Press o Tv non è più un salvacondotto che garantisce una certa sicurezza, e se la situazione è questa non è certo colpa dei soldati israeliani che non può più fidarsi di certi simboli, ma di chi ha cambiato le regole del gioco usandoli per fini militari.

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A cosa (non) serve Unifil2 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 22 Apr 2008 Edizione 78 del 22-04-2008 Depositato un esposto all'Onu sulle nuove armi di hezbollah A cosa (non) serve Unifil2 di Dimitri Buffa La notizia dell'ultima ora è che adesso gli Hezbollah, grazie alla missione Unifil 2 in Libano voluta dall'Onu e sponsorizzata dal governo Prodi e soprattutto dal suo ministro degli esteri ancora per poco in carica, sono dotati di sofisticati sistemi antiaerei e di radar in grado di rilevare persino i droni (i piccoli aerei senza pilota) con cui Israele aveva svolto gran parte della guerra dell'estate 2006. Insomma, non solo non abbiamo disarmato gli Hezbollah ma li abbiamo resi quasi invincibili. Bel risultato. Tanto che adesso è stato persino depositato un esposto su queste vendite di tecnologie di armi pesanti all'Iran e quindi agli Hezbollah, da parte di Russia e Cina, direttamente al Consiglio di Sicurezza del Palazzo di vetro. Che però, sicuramente, ignorerà il caso. Insomma, della serie: poi si lamentano che non sono stati votati, i vari Massimo D'Alema and company... La notizia, con tutti i suoi drammatici particolari, la fornisce l'ottima Miriam Bolaffi sul sito secondoprotocollo.org. Le fonti della Bolaffi parlano più precisamente di due distinti sistemi antiaerei: il tipo "portatile" derivato dall'Igla-S di fabbricazione russa e un lanciamissili montabile su camion o postazione fissa, anch'esso di fabbricazione russa, derivato dallo Strelets. L'Igla-S è un dispositivo analogo a quello del missile americano Stinger e può essere manovrato da una sola persona, essendo il suo peso intorno ai 15 Kg. Le modifiche apportate dai tecnici iraniani hanno ampliato di molto la sua gittata portandola a essere in grado di colpire aerei che volino a una quota di 14.000 metri e in un raggio di quasi 16 Km in qualsiasi condizione meteo. Come se non bastasse adesso gli Hezbollah hanno anche i radar della Cina. Può l'Onu tollerare questo stato di cose?.

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Futili lezioni morali a Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 22 Apr 2008 Edizione 78 del 22-04-2008 CHI NON VUOLE LA PACE? Lettera aperta del direttore dell'AJC Da millenni gli ebrei pregano per la pace Mai confondere gli assassini con chi li ferma Futili lezioni morali a Israele di David A. Harris Non passa giorno senza che io non debba imbattermi in una lezione rivolta ad Israele sull'imperativo della pace. Qualche volta viene da diplomatici. O da editorialisti. O da articolisti. O da studiosi. O da gruppi per i diritti umani. Francamente, la cosa mi fa ribollire il sangue. In primo luogo, presume che Israele desideri la pace per se stesso meno di quanto la vogliano gli altri. In secondo luogo, mostra l'arrogante pretesa che ciò che non appare subito palese ad Israele è abbondantemente ovvio a coloro che ne stanno fuori, seduti nei loro ministeri, uffici, torri d'avorio o luoghi di villeggiatura. E in terzo luogo, rivela una mancanza di umiltà in quanto Israele, e solo Israele, sopporterà le conseguenze di qualunque malintesa azione. Colpisce che molti di questi commentatori non siano mai stati in Israele, oppure l'abbiano visitato raramente, oppure lo visitino, ma soltanto in compagnia di quelli che condividono la loro stessa predisposizione ideologica. Per esempio, una persona chiamata a guidare un gruppo pacifista arabo-israeliano operante negli Stati Uniti, non aveva mai messo piede in Israele prima di assumere tale incarico. Non conosco nessun popolo sulla terra che abbia pregato per la pace più a lungo del popolo ebraico. Il desiderio di fondere le "spade in vomeri" e le "lance in falci", e la visione del giorno in cui il leone e l'agnello giaceranno - e si sveglieranno ? insieme, non furono concepiti come motti pubblicitari da affiggere su Madison Avenue: sono piuttosto il millenario contributo del popolo ebraico alla civiltà. Non conosco nessuna nazione sulla terra che aspiri alla pace più di Israele. Pensare altrimenti è presumere che Israele preferirebbe uno stato di conflitto permanente, il che, per dirla francamente, sarebbe davvero assurdo. E una qualunque persona ben intenzionata può veramente credere che il popolo ebraico, ristabilitosi nella terra dei suoi antenati dopo secoli di violenze, persecuzioni e stigmatizzazioni cercherebbe altro che non sia la tranquillità a lungo negatagli e la coesistenza pacifica coi suoi vicini di casa? O che i superstiti della Shoah che furono in grado di raggiungere le spiagge di Israele, nonostante gli innumerevoli ostacoli, sarebbero lieti delle decadi dopo decadi di pericoli e conflitti perenni? O che gli abitanti di Israele, che si tratti dei residenti nel paese da generazioni o dei nuovi venuti in fuga dall'intolleranza del mondo arabo o dall'oppressione dei regimi comunisti, cercherebbero uno stato di guerra senza fine? O che gli israeliani diano il benvenuto al quotidiano fuoco di fila dei razzi e degli attacchi a colpi di mortaio che piovono giù su Sderot creando devastazione nelle vite quotidiane di quelli che tentano di non fare nient'altro che vivere le difficoltà della propria vita e del lavoro di ogni giorno? O che gli israeliani siano contenti di sapere che corrono il rischio di un attacco terroristico persino nel semplice atto di prendere un autobus pubblico, ballare in una discoteca, mangiare in un pizzeria, o frequentare un'università? O che gli israeliani siano orgogliosi di essere relegati negli angoli più lontani degli aeroporti internazionali, dove sono sempre circondati da guardie pesantemente armate, per il semplice piacere di prendere degli aerei destinati a Tel Aviv? O che gli israeliani si ispirino ai leader di Hamas ed Hezbollah, i quali propagano una cultura di morte e devastazioni, quando, in realtà, Israele e il popolo ebraico hanno reso una forma d'arte la celebrazione della vita e la ricerca costante del suo miglioramento? No, l'Israele che io conosco cerca invece la pace disperatamente. La Dichiarazione di Indipendenza di Israele lo esprime chiaramente. Lo dimostrano le concessioni israeliane per gli accordi di pace con l'Egitto e la Giordania. Lo provano i ritiri da Gaza e dal Libano meridionale. Gli sforzi dei successivi governi israeliani di giungere ad una praticabile sistemazione bi-nazionale con i palestinesi continuano a sottolinearlo. E i sondaggi lo dimostrano costantemente. Ma quello che i commentatori da salotto troppo spesso non riescono a capire sono le difficoltà oggettive di Israele nel trovare dei partner fidati. Invece, essi hanno reso un lavoro a domicilio l'ignorare, il negare, il minimizzare, il razionalizzare, il contestualizzare o il rendere insignificanti gli ostacoli che Israele ha dovuto affrontare. È quasi come se gli orripilanti appelli di Hezbollah alla distruzione di Israele e degli ebrei, l'aspirazione di Hamas di sostituire l'intero Israele con un stato islamico, l'obiettivo dell'Iran di un mondo senza Israele, l'ospitalità concessa dalla Siria a tutti i principali gruppi terroristici della regione, e l'insegnamento del disprezzo e l'incitamento all'odio nei libri scolastici palestinesi non contasse per nulla. Tutto ciò viene invece visto semplicemente come una serie di scocciature, dei punti di discussione fuori questione da parte dei sostenitori di Israele. Noi viviamo in un mondo mezzo matto. Per molti, è normale condurre affari con l'Iran come al solito, mentre i suoi leader lanciano continui e imperturbabili incitamenti al genocidio degli ebrei. È routine, per il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu, controllato da una maggioranza numerica anti-Israele, rimaneggiare la storia identificando Israele come lo stato aggressore e al contempo ignorando allegramente le minacce e gli attacchi che esso sopporta per nessun'altra ragione al mondo che la sua stessa esistenza. I mezzi di informazione non riescono a definire gli assassini di civili innocenti di Hamas e Hezbollah quali "terroristi", ma invece si riferiscono a loro più gentilmente come a dei "militanti". Troppo spesso ci si riferisce al conflitto tra Israele e Hamas in maniera antisettica come alla "spirale della violenza", quando invece è tutto tranne questo. Non c'è, dopo tutto, una chiara differenza morale tra quelli che puntano ad assassinare e quelli il cui obiettivo è fermare gli assassini? E la BBC ha compiuto il raro passo di scusarsi dopo che uno dei suoi reporter, riflettendo lo stesso atteggiamento mentale, ammassò insieme in una stessa frase l'assassinio del primo ministro libanese Rafiq Hariri (che cercò di ricostruire il suo paese) e quello di Imad Mugniyeh, il capo terrorista di Hezbollah assassinato recentemente a Damasco. La pace è stata al cuore del cammino ebraico da più di 3000 anni. Così come è stata al cuore del cammino di Israele da sei decadi. Noi possiamo avere bisogno di lezioni in molte cose, ma l'imperativo di cercare la pace non è una di queste. Direttore dell'American Jewish Committee (traduzione italiana a cura di Carmine Monaco).

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Segreti sul nucleare a Israele arrestato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 22-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri "Non ne sappiamo nulla, ne siamo venuti a conoscenza dai media" Segreti sul nucleare a Israele: arrestato I fatti risalgono al periodo tra 1980 e 1985 Washington, 22 apr. - Un ingenere americano è stato arrestato a New York, con l'accusa di aver passato ad Israele segreti sulle armi nucleari, i caccia e i missili. Ad annunciarlo il dipartimento di Giustizia. L'uomo, Ben Ami Kadish, è stato arrestato con l'accusa di aver trasferito questi documenti top secret al consolato israeliano di Manhattan, tra il 1980 ed il 1985. A quel tempo, Kadish lavorava al Centro di ricerca sugli armamenti dell'Esercito americano. Il portavoce del ministero degli Esteri, Arye Mekel: "Non ne sappiamo nulla, ne siamo venuti a conoscenza dai media".

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"ora roma pronta ad allinearsi all'europa sulle sanzioni contro il nucleare iraniano" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Haaretz "Ora Roma pronta ad allinearsi all'Europa sulle sanzioni contro il nucleare iraniano" TEL AVIV - L'Italia si appresterebbe ad ammorbidire la sua posizione in sede di Unione europea riguardo al programma nucleare iraniano, aprendo così di fatto la strada a nuove sanzioni nei confronti della repubblica islamica: lo afferma un funzionario governativo israeliano citato in forma anonima dal quotidiano Haaretz. Fonti della Farnesina hanno precisato come "da parte italiana si sia messa a punto una posizione che consente l'applicazione a livello europeo delle misure già menzionate nelle risoluzioni approvate dall'Onu".

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La comunità ebraica decide di non schierarsi È la prima volta con uno di An. Terracina: Un ebreo non può votare una forza fascista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La comunità ebraica decide di non schierarsi È la prima volta con uno di An. Terracina: "Un ebreo non può votare una forza fascista" / Roma "LA COMUNITÀ ebraica di Roma è fuori dalle parti, nell'imminenza del ballottaggio per la carica di Sindaco della città... e lascia liberi i suoi iscritti, come cittadini italiani, di esprimersi nel voto in coerenza con le diverse opinioni personali". Poche righe, improntate alla neutralità, per scrivere - con una certa freddezza - una nuova pagina dei rapporti tra la comunità ebraica di Roma e la destra. Per capire però bisogna tornare indietro al 1993. Al ballottaggio allora Rutelli si ritrovò contro Fini. E la comunità ebraica di Roma guidata da Claudio Fano non esitò a schierarsi ufficialmente contro il segretario del Msi con un appello durissimo, in difesa della tolleranza. Poi c'è stato il congresso di Fiuggi, la nascita di An, il viaggio di Fini in Israele, lo strappo. Ma appena pochi giorni fa, anche Riccardo Pacifici, uno dei grandi tessitori del nuovo rapporto tra mondo ebraico e destra italiana, appena eletto presidente della comunità più grande d'Italia, aveva minacciato una nuova levata di scudi anti-fascista se Alemanno si fosse alleato con Storace. E tanto è bastato a far scattare la diplomazia finiana. Risultato: Alemanno ne è uscito a modo suo, prendendo con una mano le difese di Storace e rifiutando con l'altra l'apparentamento, anche se Storace continua a far capire che i suoi sono pronti a votare per lui. E Pacifici, che non ha mai nascosto né le sue simpatie per Fini né le sue antipatie per Storace che all'indomani del viaggio in Israele di Fini convocò all'Hilton tutta la destra nostalgica, non manca ora di far arrivare un segnale - asciutto e impersonale - di fronte alla candidatura di Alemanno. Che pure aveva aspramente osteggiato nel 2006 per la scelta di schierare in squadra Alessandra Mussolini. Quanto valga ora per Alemanno il breve annuncio di imparazialità lo dice una sua tempestiva dichiarazione: "Se sarò eletto sindaco, mi impegno a dotare Ostia di una sinagoga". Una promessa sussurrata alla vigilia della dichiarazione di neutralità durante un incontro riservato con alcuni esponenti della comunità, di cui lo stesso Alemanno ha dato notizia in un comunicato che cita virgolettati di David Sassun ed Edith Arbib. "Nel corso dell'incontro - si legge nel comunicato - è stato ribadito il fatto che la Comunità Ebraica, in quanto Istituzione, non dà indicazioni partitiche e non oppone alcun veto". La comunità, rispedisce al mittente. Quell'incontro di cui parla Alemanno - fanno sapere dalla Cer - non riguardava esponenti con cariche istituzionali nella comunità. E le dichirazioni riportate "non rispondono all'atteggiamento ufficiale di totale indipendenza". Ma intanto anche Francesco Storace avanza le sue pretese. La levata di scudi - fa sapere - lo ha offeso e vuole ora un incontro chiarificatore con Pacifici, in questi giorni in Israele. Insomma il pasticcio continua. E fuori dagli uffici di Lungotevere Cenci, la comunità si mobilita. In tanti hanno già sottoscritto un appello contro le "nostalgie fasciste" e contro "la sceneggiata di Alemanno". Mentre una voce autorevole come Piero Terracina, ex deportato e testimone della Shoah, avverte: "Apparentamento o no la radice fascista della destra che sostiene Alemanno è chiara, votarlo per un ebreo secondo me è contro natura", osserva Terracina. Quanto a lui che in questi anni è stato instancabile guida delle scolaresche romane ad Auschwitz: "Non credo che potrei tornarci sia pure con un post-fascista, che per altro mi dicono porta ancora la croce celtica, nascosta sotto la camicia". ma.ge.

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Al Qaeda attacca gli integralisti di Gaza: troppo deboli con Gerusalemme In un messaggio audio il vice di Bin Laden, Al Zawahri attacca i leader islamici per aver accettato un refe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Al Qaeda attacca gli integralisti di Gaza: troppo deboli con Gerusalemme In un messaggio audio il vice di Bin Laden, Al Zawahri attacca i leader islamici per aver accettato un referendum sull'accordo di pace u.d.g. Al Qaeda contro Hamas colpevole di "essere debole con Israele". In un messaggio audio su internet, il numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri, ha criticato ieri il movimento islamico palestinese per aver accettato l'idea di un referendum fra i palestinesi su un eventuale accordo di pace con Israele. "Per quanto riguarda accordi di pace con Israele, essi (Hamas) hanno parlato di sottoporli a referendum, sebbene li considerino contrari alla sharia (la legge islamica)", ha detto Zawahiri nella registrazione. "Come possono essi sottoporre a referendum qualcosa che viola la sharia", si chiede Zawahiri, il secondo presentato ieri come sue risposte a domande poste a Al Qaeda su forum in siti internet. "Da quello che dice è evidente che al Zawahiri non conosce la realtà interna palestinese - ribatte Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas nella Striscia di Gaza - la situazione è molto complessa, ma Hamas ha sempre affermato con grande chiarezza che non rinuncerà mai ai diritti dei palestinesi". "Hamas - aggiunge Abu Zuhri - per difendere questi diritti ha pagato e continua a pagare un prezzo molto alto, e proprio per difendere questi diritti ogni giorno leader di Hamas muoiono". Non è la prima volta che il network terrorista fondato da Osama bin Laden critica Hamas, accusata di eccessiva condiscendenza nei confronti degli occupanti israeliani. L'altro ieri il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, aveva affermato di essere pronto ad accettare la creazione di uno Stato indipendente palestinese "entro i confini del 1967", dunque senza rivendicare il territorio originario dello Stato d'Israele, e a offrire a quest'ultimo una tregua decennale, purchè si ritiri dalle aree occupate. Meshaal aveva puntualizzato che mai il suo movimento riconoscerà lo Stato ebraico, ma che "rispetterà le convinzioni espresse dal popolo palestinese", quand'anche fossero "contrarie ai suoi principi". Entro domani, Hamas annuncerà la sua posizione sulla bozza di accordo preparata dalle autorità egiziane e che potrebbe condurre ad una tregua con Israele nella Striscia di Gaza. Salah Bardawil, portavoce del consiglio legislativo a Gaza, ha aggiunto che gli ultimi dettagli verranno discussi nel corso di un nuovo incontro atteso entro le prossime 48 ore fra i negoziatori egiziani e l'ex ministro degli esteri di Hamas, Mahmud al Zahar, di ritorno dalla Siria, dove ha avuto colloqui anche su questo argomento con la leadership politica del movimento. Secondo Bardawil, gran parte delle milizie palestinesi della Striscia, a cominciare dalla Jihad Islamica, sono d'accordo con il documento. Hamas, che sembrerebbe pronta ad accettare la tregua per la sola area della Striscia, rinunciando alla precedente richiesta di estenderla anche alla Cisgiordania, ha posto una serie di condizioni. Fra le altre cose chiede che la tregua sia bilaterale, quindi accettata e rispettata anche da Israele, e che eventuali attacchi delle milizie palestinesi in Cisgiordania non possano autorizzare rappresaglie israeliane su Gaza.

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L'obiettivo primario di una trattativa deve essere la fine del lancio di razzi contro Sderot e il sud d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "L'obiettivo primario di una trattativa deve essere la fine del lancio di razzi contro Sderot e il sud d'Israele".

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Da israeliana sto con Carter: trattare anche con Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del YAEL DAYANLa scrittrice ed ex parlamentare laburista: Meshaal non riconoscerà Israele ma ammette il referendum su un accordo, è già un primo risultato "Da israeliana sto con Carter: trattare anche con Hamas" di Umberto De Giovannangeli "Conosco molto bene Jimmy Carter e so quanto gli stia a cuore il futuro di israeliani e palestinesi, e so che ogni sua iniziativa è volta a dare un contributo per il raggiungimento della pace. Per questo reputo ingenerose sul piano personale e sbagliate su quello politico, le chiusure del governo Olmert al suo tentativo di aprire uno spazio di dialogo con Hamas". A parlare è Yael Dayan, scrittrice israeliana, più volte parlamentare laburista, figlia dell'eroe della Guerra dei Sei Giorni (1967): il generale Moshe Dayan. Il "viaggio di studio" in Medio Oriente dell'ex presidente Usa Jimmy Carter ha suscitato, specie in Israele, dibattito e polemiche. "Reputo le accuse rivolte al presidente Carter ingenerose sul piano personale e sbagliate su quello politico. Alla base dell'iniziativa generosa di Carter c'è una presa d'atto che condivido pienamente: può piacere o no, e a me certo non fa piacere da israeliana, da donna, e da laica, ma è indubbio che Hamas è parte del popolo palestinese con la quale Israele deve fare i conti politicamente, smettendo di illudersi che esistano scorciatoie militari per la soluzione del problema. Carter ha il merito di aver costruito su questo assunto una iniziativa politica che sembra aver dato dei primi risultati". A cosa si riferisce? "All'accettazione da parte dei leader di Hamas di un referendum popolare cui sottoporre un eventuale accordo di pace raggiunto da Israele e dall'Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen. A me pare un fatto politico significativo che Israele farebbe bene a non sottovalutare". Il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha ribadito che Hamas non intende riconoscere lo Stato d'Israele. "È vero, ma è altrettanto vero che in quella stessa dichiarazione Meshaal ha affermato che Hamas accetta la costituzione di uno Stato indipendente palestinese sui territori occupati nel 1967: una affermazione che confligge apertamente con il dettato jihadista, riproposto dal presidente iraniano Ahmadinejad e dai capi di Al Qaeda, che esplicita l'obiettivo della cancellazione di Israele dalla cartina del Medio Oriente". C'è chi le ribatterebbe che quella di Meshaal è solo una mossa tattica. "Se è così perché non verificarlo? La mia non è un'apertura di credito "al buio" ad Hamas. Ciò che sostengo è che Hamas va affrontata e sconfitta sul piano politico, agendo sulle sue contraddizioni interne, sapendo peraltro che se si vuole raggiungere almeno un cessate il fuoco, esso va negoziato con il nemico". Un negoziato che preveda anche la fine del blocco di Gaza? "Quel blocco dovrebbe essere quantomeno allentato unilateralmente da Israele per due buone ragioni: perché le punizioni collettive inflitte alla popolazione civile della Striscia sono in sé inaccettabili, sul piano etico oltre che politico, e anche perché questa politica di chiusura totale ha finito solo per rafforzare Hamas. Israele ha altri mezzi, anche militari, per fare pressione su Hamas. Va da sé che un negoziato con Hamas deve prevdere la fine del lancio dei razzi contro Sderot e il Sud d'Israele; quei lanci che Jimmy Carter ha bollato senza mezzi termini come "atti criminali". Mi lasci aggiungere che una tregua negoziata con Hamas e l'Anp, non indebolirebbe la leadership del presidente Abu Mazen ma al contrario al rafforzerebbe perché è sulla sofferenza, la rabbia, la frustrazione e l'assenza di speranza che crescono le forze estremiste". La pace per Yael Dayan... "Non è una concessione ai palestinesi ma è l'unico modo perché Israele preservi, oltre la sua sicurezza, i due pilastri della nostra identità nazionale: democrazia e ebraicità dello Stato".

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La moglie di Clinton: sono pronta a cancellare l'Iran in caso di attacco a Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La moglie di Clinton: sono pronta a cancellare l'Iran in caso di attacco a Israele.

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Carter e Hamas: tanto rumore ed era un bluff (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 97 del 2008-04-23 pagina 14 Carter e Hamas: tanto rumore ed era un bluff di Redazione Se non ci fossero gli egiziani, che secondo il giornale del Cairo Al Ahram, hanno fatto alcuni passi avanti nel trattare con Hamas per un cessate il fuoco, la situazione fra Israele e Hamas sarebbe completamente ferma. Ma l'imminente arrivo a Gerusalemme di Omar Suleiman, il potente ministro per la Sicurezza di Mubarak, con la proposta di una tregua immediata e la discussione sul rilascio di prigionieri politici poi, fa apparire ancora più miseri i risultati del viaggio di Jimmy Carter in Medio Oriente. Al contrario dei laboriosi incontri sotterranei degli egiziani (che hanno armi per blandire e contenere i pericolosi vicini di Gaza), la "missione privata" di Carter presso il capo di Hamas Khaled Mashaal ha trovato la sua pietra tombale in due semplici enunciazioni. La prima è del capo dell'ufficio per la Sicurezza del ministero della Difesa israeliano, l'imponente e ascoltatissimo ex generale Amos Gilad: "Hamas non ha detto niente di nuovo. Carter ha chiesto un mese di tregua unilaterale ma Mashaal ha rifiutato la richiesta e non ha presentato le sue condizioni per il cessate il fuoco". La seconda sentenza di morte per il risultato dei colloqui è del portavoce di Hamas Sami Abu Zukri, che all'affermazione di Carter secondo cui Hamas andrebbe a un referendum sulle decisioni di pace eventualmente prese da Abu Mazen, ha replicato che semmai il referendum dovrebbe essere fatto, figuriamoci, fra tutti e 9 i milioni di palestinesi che risiedono in varie parti del mondo e ha aggiunto: "Non ci sentiremmo comunque obbligati a accettarne poi i risultati. Ogni accordo sarebbe comunque temporaneo finché tutte le nostre terre (ovvero Israele, ndr) non siano state restituite". Insomma, Hamas è, ovviamente, restata della stessa opinione che ne garantisce la popolarità e il potere, oltre che il nutriente rapporto con l'Iran: è sempre devota alla distruzione di Israele, come stabilisce la sua carta costitutiva. Di fatto, dunque, la gita del presidente Carter a Damasco per incontrare il leader dell'organizzazione terrorista, si è conclusa con un solo punto a favore dell'ex presidente Usa: la promessa di una lettera scritta di pugno da Gilad Shalit, il soldato da più di due anni ostaggio di Hamas. Per il resto, dice Ehud Ya'ar, il più importante arabista israeliano, Carter ha solo fatto una cortesia di immagine a Hamas, permettendogli di far balenare in tempi di grandi difficoltà il miraggio di una tregua basata su cose impossibili, come il ritorno totale ai confini del '67, che ormai neppure i più estremisti fra i palestinesi prendono in considerazione; la richiesta della messa in libertà di terroristi di alto profilo che i tribunali israeliani hanno condannato per omicidi plurimi; la possibilità di ribadire, in definitiva, la propria irriducibilità e quindi di trascinarsi dietro l'opinione pubblica palestinese a detrimento di Abu Mazen e di una prospettiva di pace basata sul riconoscimento di Israele. È difficile capire fino in fondo perché Carter, il presidente insignito del Premio Nobel dopo essere stato il mallevadore dell'accordo di Camp David del 1979 fra Menahem Begin e Anwar Sadat, abbia scelto di provare ad essere il Lawrence d'Arabia del terrorismo. Ma si può leggere la sua scelta psicologicamente e politicamente così: Carter teme di finire sui libri di storia come il titubante presidente che si tirò indietro durante il rapimento dei cittadini americani durante la rivoluzione khomeinista e desidera lasciare ai posteri un'immagine che ne riscatti il ruolo in Medio Oriente. In secondo luogo i suoi scritti e discorsi sulla questione mediorentale non rilevano le responsabilità dei palestinesi, e mettono il terrorismo alla stregua della reazione difensiva israeliana. Quanto ad Hamas, il motivo della sua disponibilità a incontrare Carter, oltre a quello delle public relations e della legittimazione, è un profondo malessere, una spaccatura interna fra Mashaal, l'ex ministro degli Esteri Al Zahar e il presidente Hanjeh, che ondeggiano fra irriducibilità e falsa flessibilità © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Dal nostro inviato FILADELFIA (Pennsylvania) La giornata della ver (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ANNA GUAITA dal nostro inviato FILADELFIA (Pennsylvania) - La giornata della verità per Hillary Clinton è cominciata con molto ottimismo, e in serata le prime proiezioni hanno confermato un suo vantaggio sul concorrente Barak Obama. Le lunghissime file ai seggi hanno confermato la grande partecipazione degli elettori alla "lotta fra titani" che ha visto Hillary e Obama intrecciare le spade per quasi sei settimane nelle grandi città, nei paesini e nelle campagne della Pennsylvania. La senatrice si aspettava una vittoria, e anche Obama dava per scontato che lei avrebbe vinto. E infatti il senatore di colore non è rimasto a Filadelfia ad aspettare il risultato delle votazioni, ma si è spostato nell'Indiana, dove si vota il 6 maggio, e dove ha tenuto un comizio insieme al popolare cantante rock John Mellencamp. Un modo per far capire che una vittoria di Hillary in Pennsylvania non cambiava nulla, e che la campagna va avanti. Hillary invece si è trattenuta a Filadelfia e insieme al marito Bill e alla figlia Chelsea ha preparato una grande festa per dare il maggior risalto possibile al suo successo e convincere i suoi finanziatori ad aprire di nuovo i cordoni della borsa. Per la signora la vittoria era straordinariamente necessaria. Le sue casse sono all'asciutto, e una buona percentuale del partito vorrebbe che si facesse da parte. La matematica continua ad essere la principale nemica di Hillary: pur rigirando i numeri in tutti i modi, rimane il fatto che Obama è avanti in modo irraggiungibile nel numero di delegati, è avanti nel numero di voti popolari, ed è avanti nel numero di Stati vinti. Ma i Clinton sono così convinti che il senatore dell'Illinois non abbia la stoffa per fare il presidente che non demordono e attaccano a 360 gradi, nella speranza di tirare dalla propria parte i "superdelegati". Avvicinandosi al voto della Pennsylvania, uno Stato socialmente e politicamente simile all'Ohio, dove Hillary ha vinto lo scorso 4 marzo con il dieci per cento di scarto, il campo Clinton ha cercato di usare una tattica simile a quella che ebbe successo proprio in Ohio: la carta della paura. Hillary ha rilasciato un video pubblicitario che è stato trasmesso con regolarità martellante nelle stazioni locali della Pennsylvania, e in cui compare il terrorista Osama bin Laden, oltre che alle immagini dell'uragano Katrina, e altre grandi catastrofi della storia Usa. Il video si conclude con la voce di Hillary che chiede: "Di chi vi fidate in tempi difficili?" Gli obamiani hanno risposto a loro volta con una dichiarazione: "Nei tempi difficili vi fidate di chi tenta di dividerci o di chi tenta di unirci?". Ma l'affondo di Hillary è proseguito: per rassicurare gli abitanti della Pennsylvania sulla propria determinazione in materia di difesa, la senatrice ha anche dichiarato che se il governo di Teheran decidesse di attaccare Israele, lei da presidente sarebbe pronta a "distruggere l'Iran". La presa di posizione così inequivocabile ha generato meraviglia perfino da commentatori di destra. Patrick Buchahan ad esempio ha reagito: "Una simile decisione non spetterebbe al presidente ma al Congresso". Ma altri hanno notato che lo spostamento a destra di Hillary ha una ragione di essere: i nove prossimi e finali appuntamenti delle primarie sono quasi tutti in Stati di tendenze conservatrici.

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Mercato delle armi Chi compra e chi vende (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il costo del traffico globale Il rapporto Sipri (Stockholm Peace Research Institute) del 2007 elenca 10 paesi tra i maggiori esportatori mondiali di armi. In testa gli Usa (30% del commercio mondiale) seguiti da Russia (25%), Germania (10%), Francia (9%), Regno unito e Olanda (4%), Italia, Svezia, Cina e Ucraina (2%), segue un undefinito 10% di piccoli commercianti. Se si guarda agli importatori, lo scenario cambia sì ma come l'altra faccia di una stessa medaglia. L'universo indefinito dei minuscoli acquirenti (che passano anche per vie clandestine) occupa il 47% della torta, seguito da Cina (12%), India (8%), Emirati arabi (7%), Grecia (6%), Sud Corea (5%), Israele (4%), Egitto, Australia e Turchia (3%), Usa (2%). Menzione particolare per l'Italia che a commercio di armi leggere (le vere armi di distruzione di massa) è il secondo esportatore e il quarto produttore mondiale. Nelle liste Sipri i paesi africani spariscono nelle sezioni indeterminate. L'unico vero esportatore è infatti il Sudafrica che copre lo 0,32% del traffico globale. Ma è l'Africa che paga il prezzo più caro dei conflitti alimentati dai traffici d'armi. In un rapporto del 2007 curato dalle organizzazioni Iansa, Oxfam e Saferworld è stato calcolato che dal '90 le guerre hanno inflitto al continente perdite per 300 miliardi di dollari, l'equivalente di tutti gli aiuti del Nord.

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Zawahiri: <11 settembre, basta teorie del complotto> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-23 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Stratega del terrore "Siamo stati noi", rivendica nel nuovo audio. E ridimensiona il ruolo di Osama Zawahiri: "11 settembre, basta teorie del complotto" WASHINGTON - "Giù le mani dall'11 settembre". Potrebbe essere un nuovo slogan per Al Qaeda. Il suo ideologo principe, Ayman Al Zawahiri, in un lungo intervento audio, ha infatti contestato le teorie cospirative che credono ad un coinvolgimento di Israele nell'attentato. è una "bugia", afferma il medico egiziano passato alla Jihad, diffusa dal movimento libanese filo-iraniano Hezbollah. Per Al Zawahiri è stata la tv del partito, Al Manar, a lanciare la tesi, poi ripresa dai media iraniani. "L'obiettivo della bugia è chiaro - afferma -. Vogliono insinuare che non esistono eroi in campo sunnita capaci" di creare danni all'America. Al Zawahiri ha usato la polemica con l'Iran, accusandolo di favorire le manovre di Washington, nella seconda risposta - alle domande inviate da giornalisti e simpatizzanti. Ed è chiaro che il capo estremista gioca la "carta iraniana" per serrare i ranghi sunniti - inquieti per l'avanzata di Teheran e il successo Hezbollah - non solo in Iraq, dove gli sciiti sono vittime delle stragi qaediste, ma nell'intera regione. La polemica indiretta sull'11 settembre, però, non è la sola novità. Replicando ad un'intervistatore che chiedeva lumi sulle gerarchie interne, Al Zawahiri ha precisato che "il mullah Omar è l'emiro dell'Afghanistan e dei mujaheddin che ne fanno parte" mentre "lo sceicco Osama è uno dei soldati dell'emirato afghano". Parole che hanno destato qualche interrogativo tra gli internauti di fede islamista. Bin Laden, secondo alcune interpretazioni, ne uscirebbe ridimensionato. Del resto, non c'è dubbio che Al Zawahiri abbia utilizzato il sistema dell'intervista per affermare il suo primato nel dettare i precetti dottrinari ed operativi di Al Qaeda. Come fonte di ispirazione non ha citato i testi del Califfo ma il suo ultimo libro. Ad Osama ha dedicato fugaci citazioni, compresa quella che "sta bene". è ormai da tempo che molti esperti considerano Al Zawahiri come la vera mente. L'audio è poi servito al "dottore " per affermare che "non c'è spazio " per le donne in Al Qaeda. Affermazioni che contrasta con le tattiche usate, ad esempio, dai seguaci in Iraq che hanno impiegato molte donne-kamikaze - l'ultima ieri pomeriggio a Baquba - e dai separatisti ceceni. Quindi l'egiziano ha esortato a sostenere i fratelli iracheni affermando che "la vittoria è vicina" e ribadendo che il capo della branca locale è Omar Al Baghdadi, figura che secondo gli americani non esisterebbe ma sarebbe un nome di copertura usato da terroristi diversi. L'ideologo ha quindi promesso altri attacchi in Occidente e invitato ad espellere i "crociati dal Libano". Un riferimento diretto e ripetuto alla presenza delle truppe Onu. Infine, Al Zawahiri ha contestato la scelta di Hamas di non escludere un accordo con lo stato ebraico ed ha condannato l'idea del referendum sull'eventuale intesa. Una citazione riferita ad eventi di questi giorni e dunque che permette di datare l'intervento. Guido Olimpio.

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L'ultimo spot con Bin Laden La Clinton punta sulla paura (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-23 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE L'affondo Nessun democratico aveva usato l'immagine dello sceicco del terrore L'ultimo spot con Bin Laden La Clinton punta sulla paura La senatrice: pronta a cancellare l'Iran se attaccherà Israele Il video ribadisce il concetto che lo sfidante non sarebbe adatto a fronteggiare una crisi internazionale DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Con l'aiuto di Osama, Hillary spera di sconfiggere Obama. Alla vigilia delle primarie democratiche in Pennsylvania decisive per la corsa alla Nomination democratica, Hillary Clinton ha riesumato il nemico numero uno dell'America, Osama Bin Laden, in un nuovo, provocatorio spot elettorale che torna a far leva sulla paura per ribadire che Barack Obama "non è adatto alla presidenza". Il video di 30 secondi inizia con l'inquadratura notturna della Casa Bianca (un'allusione al precedente, controverso spot di Hillary sul telefono rosso che squilla alle tre di notte) e alterna, in rapida successione, le immagini più drammatiche di alcuni momenti critici di storia recente: da crollo della borsa del 1929 a Pearl Harbour, dalla guerra fredda della presidenza Kennedy, alla prima crisi petrolifera degli anni 70. La telecamera zooma poi sull'attualità per mostrare, tra il crollo del muro di Berlino e l'uragano Katrina, l'immagine minacciosa dello sceicco del terrore, armato fino ai denti mentre scorazza tra le montagne rocciose dell'Afghanistan. A questo punto sullo schermo sfila il famoso motto di Harry Truman, il presidente democratico della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki che pose fine alla II Guerra Mondiale: "Se non puoi sopportare il calore esci dalla cucina". "Chi pensi abbia ciò che serve?", chiede retoricamente lo speaker sulle immagini di Hillary Clinton in dissolvenza, con accanto a sé un cartellone che afferma "ready ", "pronta". è la prima volta che un candidato Democratico usa Bin Laden in campagna elettorale, imitando Rudolph Giuliani, che aveva cercato di sfruttare la mente degli attacchi dell'11 settembre, ma senza successo. Immediata la risposta dello staff di Obama, che ha rilanciato il video di un discorso pronunciato da Bill Clinton nel 2004 dove contraddice la moglie. "Una delle regole dei Clinton in politica - spiega l'ex presidente - è che se c'è un candidato che si appella alle vostre paure e uno che fa riferimento alle vostre speranze, farete meglio a votare per la persona che vuole farvi pensare e sperare. Perché è migliore". "Votando per l'invasione dell'Iraq, Hillary Clinton ha fatto spostare l'attenzione dall'Afghanistan", ha rincarato la dose il portavoce di Obama, "consentendo a Bin Laden di scappare e riorganizzare la sua rete terroristica". L'ex first lady ha incassato il colpo e alzato la posta. "Se Teheran attaccherà Israele quando io sarò presidente, l'America bombarderà l'Iran", ha dichiarato alcune ore più tardi in una bellicosa intervista alla Abc, dove si è detta pronta "a cancellare dalla faccia della terra l'Iran se i mullah dovessero bombardare lo stato ebraico ". Alessandra Farkas.

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Sotto i razzi a Sderot. Per scelta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-23 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Il caso Ha deciso di sfidare i Qassam di Hamas. Come lei, altri neopionieri lasciano Tel Aviv Sotto i razzi a Sderot. Per scelta La nuova vita della scrittrice Golan con intellettuali e politici Militante della sinistra, l'autrice de "I corvi" si è trasferita in una casa con due camere da letto: una è senza finestre, per quando piovono i missili DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - I più sorpresi sono stati i traslocatori. "A Sderot?", hanno chiesto due volte prima di caricare gli scatoloni sul furgone. Via della Mandorla, 12. E' il nuovo indirizzo di Avirama Golan. Che ha lasciato la baldoria colorata del quartiere Sheinkin a Tel Aviv per una casa con due camere da letto: una ha le finestre, l'altra è tutta muri, rinforzata, dove passare le notti, quando i botti dei Qassam e la paura tengono svegli. La scrittrice si è trasferita da pochi giorni con il compagno. Fa la pendolare due volte alla settimana, per passare negli uffici del giornale Haaretz (è una degli editorialisti) e per convincere gli amici che ancora non ci credono. "Anche noi siamo sbalorditi - scrive in un diario dalla città sotto assedio -, è un'avventura che unisce la voglia di andare controcorrente e la ricerca di un significato". Avirama e Shmulik Shem Tov sono cresciuti nella sinistra israeliana. Lui, produttore televisivo, è tra i fondatori di Peace Now e il padre è stato un ministro di Mapam, il partito marxista-sionista, considerato il progenitore di Meretz. Hanno scelto di vivere in una delle case del Kibbutz Migvan, un villaggio urbano nel mezzo di Sderot. "Gli occhi dei vicini - racconta la scrittrice - riflettono la loro sorpresa: davvero rimanete qui? Non è solo per il fine settimana? ". Tre bambine offrono le nuove rose di un cespuglio che due mesi fa era stato centrato da un missile. Qualcun altro cucina una torta o una zuppa, nel kibbutz si mangia ancora nella sala comune. "La sera tiriamo fuori la coperta che a Tel Aviv non serviva più. Qui le notti sono fredde, l'aria è pulita e secca. Il rumore delle auto sulla strada, una conversazione sottovoce, musica da una festa lontana. L'esplosione di un razzo che arriva senza avvertimento". Il primo Qassam è caduto su Sderot sette anni fa. "Allora pensavamo che fossero colpi di mortaio - ricorda il sindaco Eli Moyal -. In pochi secondi ci siamo ritrovati in prima linea. Ho paura che i prossimi sette anni saranno anche peggiori ". Negli ultimi sette giorni la città è stata colpita da una cinquantina di missili, sparati dalla Striscia di Gaza. Un cartello all'ingresso tiene il conto, il grande numero nero dà il benvenuto ai visitatori. "Per una giovane madre è l'inferno - dice Avirama Golan -. Pensare ai tuoi figli che vanno e tornano da scuola. I miei amici di sinistra mi dicono: per i palestinesi a Gaza è peggio. Non è questo il punto ". La scrittrice spiega di aver scelto Sderot anche perché "sta alla periferia del Paese. Povera gente, dimenticata da tanti governi. Ci si arriva in un'ora d'auto, eppure sembra così lontana da Tel Aviv. Voglio ridurre questa distanza". Come lei, altri neopionieri lasciano il centro di Israele - e i palazzi di quelli che non ci vogliono pensare - per spostarsi tra i cubi bianchi delle case popolari, gettate come dadi nel deserto del Negev. Iki Elner, ex portavoce di Yossi Sarid (fondatore di Meretz), è arrivato due anni fa. "Chi può permetterselo, chi ha i soldi, lascia Sderot - commenta -. Quello che succede qui sta frantumando la nostra società". In città si sono trasferiti anche Michael Eitan, parlamentare del Likud, Droor Zeevi, docente all'università Ben Gurion, Anat Saragosti, giornalista del Canale 2. Ehud Olmert è stato criticato per non averci voluto passare neppure qualche giorno: ha scelto di trascorrere le vacanze della Pasqua ebraica sulle alture del Golan. "Il primo ministro avrebbe potuto alleviare lo sconforto degli abitanti- commenta il quotidiano Yedioth Ahronoth - che si sentono abbandonati. Avrebbe potuto usare l'occasione per mandare un messaggio a quelli che sparano i missili: non ci intimidite, non ce ne andiamo. Invece ha fatto una scelta vergognosa". Il primo Qassam di Avirama cade tra i mandorli fioriti. "La voce di donna registrata avverte due volte "codice rosso, codice rosso". I bambini corrono al rifugio più vicino, anche se non è in casa loro. Sentiamo il botto, poi il silenzio di un'immagine congelata". Il cartello all'ingresso della città conta un altro razzo. Benvenuti a Sderot. Insieme Avirama Golan con il compagno Shmulik Shem Tov, produttore televisivo, davanti alla loro nuova casa di Sderot Davide Frattini.

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Rabawi, la città del futuro nascerà sotto occupazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Bashar Masri costruirà il primo agglomerato palestinese dalla Guerra dei sei giorni. Nel progetto anche hotel e parchi-gioco. E se il boom dell'edilizia "made in Ramallah" servisse a "sistemare" i profughi? Michele Giorgio Inviato a Ramallah La sede della "Massar" è in una bella villa con giardino, in un'area residenziale di Ramallah non lontano dal comando delle forze di occupazione israeliane di Bet El. È un giorno di riposo nel resto della città palestinese, ma qui gli impiegati vanno avanti e indietro con in mano documenti per l'amministratore e proprietario, Bashar Masri, arrivato in ufficio puntuale come sempre. "La Massar - ci dice Masri accogliendoci nel suo elegante ufficio - è una holding impegnata su più fronti, dalle consulenze finanziare alle costruzioni, dal mercato azionario all'agricoltura". Nato e cresciuto a Nablus, membro di una famiglia che possiede una fetta consistente della ricchezza nazionale palestinese, cugino di Munib Masri (un imprenditore di fama mondiale), Bashar si è laureato in ingegneria chimica alla Virginia Tech e ha lavorato negli Stati Uniti e in Arabia Saudita per quasi venti anni. "Poi qualche anno fa - racconta - ho scoperto le potenzialità del settore edilizio nel mondo arabo e ho costruito in Marocco, Giordania ed Egitto decine di migliaia di case". E visto che nei Territori occupati c'è un fabbisogno immenso di abitazioni (200mila secondo alcune fonti), la Massar ha fiutato l'affare, grazie anche, dice qualcuno, ai "preziosi" suggerimenti ricevuti dal primo ministro Salam Fayyad, punto di riferimento privilegiato dei grandi imprenditori palestinesi. "Se le cose andranno bene, entro il 2008 avvieremo la costruzione di Rabawi: sarà la prima città palestinese a vedere la luce in Cisgiordania dal 1967", spiega Masri con orgoglio, illustrandoci le bozze del progetto. Rabawi sarà costruita dalla "Bayti", una delle tante componenti della Massar, e sarà una cittadina concepita per la borghesia palestinese: 5.000 appartamenti a circa 10 km da Ramallah, nei pressi dell'ateneo di Bir Zeit, dotati di un centro commerciale, banche, ristoranti, parchi-gioco per bambini, un ospedale, scuole, hotel e, assicura Masri, anche un cinema. Le abitazioni, tra i 90 e i 170 metri quadrati, avranno un costo tra i 40mila e gli 70mila dollari, ampiamente accessibile alla classe media - professionisti, commercianti e funzionari pubblici e privati - che si concentra tra Ramallah e Nablus. Occorreranno 300 milioni di dollari per completare Rabawi, ma ad investirli non sarà solo la Massar. Il progetto prevede l'intervento di partner stranieri e di istituzioni internazionali che dovranno provvedere alle infrastrutture: strade, rete idrica ed elettrica. Rabawi ha peraltro ottenuto il via libera delle autorità di occupazione israeliane. "La città - precisa Masri - sorgerà per il 95% nella zona A della Cisgiordania (sotto controllo dell'Anp, ndr) ma Israele non si opporrà alla costruzione delle sue infrastrutture nella zona C (sotto controllo israeliano, ndr)". L'imprenditore palestinese riferisce che lo stesso ministro della difesa Ehud Barak ha dato la sua approvazione durante un incontro con Salam Fayyad e il Segretario di stato Usa Condoleezza Rice. Un progetto benedetto da Israele, Anp e Usa, nello "spirito di Annapolis", ma sempre in linea con la politica di occupazione. La disponibilità di Barak si spiega anche con il fatto che Rabawi non vedrà la luce nell'area C, che rappresenta circa il 60% della Cisgiordania e dove si concentrano i 150 insediamenti ebraici (tutti illegali secondo la legge internazionale) e gli oltre 100 avamposti colonici (illegali anche per la legge israeliana), sul cui futuro grava un grosso punto interrogativo poiché Israele non nasconde le sue mire annessionistiche su questi territori palestinesi, già in parte delimitati dal muro di separazione. L'area C della Cisgiordania è diventata "non edificabile" per gli "arabi" mentre Israele vi ha costruito tra il 2000 e il 2007 ben 18.472 case per coloni ebrei contro i 91 permessi edilizi concessi ai palestinesi, ha denunciato di recente Peace Now, lanciando l'allarme sul "transfer silenzioso" (la pulizia etnica) dei circa 70mila palestinesi che vivono nell'area sotto il pieno controllo militare israeliano. Quest'anno sono anche aumentate le demolizioni di case palestinesi "abusive" nell'area C - 138 tra gennaio e marzo contro le 29 nello stesso periodo del 2007 - mentre procede a tutto vapore la costruzione di abitazioni negli insediamenti israeliani. Sempre Peace Now ha riferito che da quando si è chiuso l'incontro di Annapolis, lo scorso novembre, il governo Olmert ha approvato la costruzione di 500 case nelle colonie in Cisgiordania e di altre 750 nella zona occupata (Est) di Gerusalemme e recenti indiscrezioni hanno rivelato che sono in progetto altri 1.400 appartamenti per coloni. Nelle strade palestinesi Rabawi perciò non suscita solo speranze e interesse, ma anche qualche timore. Bashar Masri e i suoi collaboratori fanno leva sul nazionalismo, ma appaiono animati soprattutto dalla logica del profitto e già annunciano la costruzione di altre cittadine, tutte però nell'area A, stavolta per fasce più povere della popolazione. Peraltro non sembrano interessati ad insistere con Fayyad e soprattutto gli israeliani affinché i nuovi progetti edilizi vedano la luce nell'area C. "Rabawi è un test, un esperimento e se tutto andrà per il verso giusto costruiremo nuovi centri abitati vicino Jenin, Nablus, Hebron", assicura Masri mostrandoci gli articoli pubblicati da vari giornali sulla Massar. E pian piano cresce anche il sospetto che l'imprenditore palestinese stia inconsapevolmente progettando cittadine che serviranno in futuro ad accogliere anche i profughi palestinesi della guerra del 1948 che vivono nei campi sparsi in vari paesi arabi e ai quali Israele non intende concedere il diritto al ritorno alle loro case e villaggi, oggi nello Stato ebraico, che pure è affermato dalla risoluzione 194 dell'Onu. In particolare per i 400mila profughi in Libano di cui il Paese dei Cedri esclude l'assorbimento e l'integrazione. Un atteggiamento ben diverso da quello della Giordania, alleato di ferro di Washington e che ha ottimi rapporti con Israele, specie nelle politiche döi sicurezza. I palestinesi residenti nei campi profughi vicini ad Amman e altre due città giordane, Irbid e Zarqa, da alcune settimane fanno la fila per accedere ai finanziamenti messi a disposizione del progetto, da 7 miliardi di dollari (di provenienza internazionale), avviato dalla Housing and Urban Development Corporation, "per assicurare una casa alle fasce sociali più deboli". Ventimila appartamenti all'anno per un totale di 120mila, ufficialmente disponibili per tutti i giordani ma rivolto in realtà ai profughi palestinesi in possesso di passaporto del regno Hashemita (circa 1,6 milioni). È in corso, lontano dagli obiettivi delle telecamere, una politica volta a mettere in soffitta la risoluzione 194 dell'Onu? "Stiamo cercando di capirlo - dice Ingrid Jaradat di "Badil", una delle principali Ong palestinesi che sostengono i rifugiati del 1948 - quello che sappiamo per certo è che i palestinesi non rinunceranno ai loro diritti sanciti dalle risoluzioni internazionali e continueranno a chiedere di poter liberamente scegliere se tornare oppure no nella loro terra d'origine".

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Spia nucleare per Tel Aviv , arrestato cittadino americano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stati Uniti "Spia nucleare per Tel Aviv", arrestato cittadino americano Siamo di fronte a un "caso Pollard 2", dal nome del cittadino statunitense che una ventina di anni fa spiò per conto di Israele? Ne ha tutte le caratteristiche l'arresto di un americano per spionaggio a favore di Tel Aviv annunciato ieri dal ministero della giustizia Usa. Anche in questo caso i fatti risalgono agli anni Ottanta. Ben-Ami Kadish, ex dipendente del Pentagono, è accusato di aver passato informazioni segrete a un diplomatico israeliano. Quest'ultimo, in una telefonata intercettata dal Fbi il mese scorso, esortava l'americano a mentire agli agenti federali che lo avevano convocato. I documenti che Kadish ha illegalmente portato a casa e fotocopiato, riguarderebbero l'armamento nucleare Usa, progetti di caccia F-15 e il sistema antimissile Patriot. Il Fbi non ha reso noto se siano state prese iniziative nei confronti del diplomatico israeliano, né se si tratti di una persona che si trova ancora negli Usa.

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Povero Israele, il 34% a caccia d'un pasto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Crescita ininterrotta ma povertà in aumento: il modello Usa piega ultraortodossi, madri single e arabi. Le ong in rivolta: lo Stato si assuma le sue responsabilità Michelangelo Cocco Nella piccola mensa di Bat Yam i poveri compaiono puntuali, a mezzogiorno. Una fila di immigrati dall'ex Unione sovietica, anziani e giovani sabra (ebrei nati in Israele) aspetta paziente il pranzo - rigorosamente kosher - che Yael, avvolta nel suo grembiule a fiori, serve nei piatti o inscatola in contenitori da asporto. "Assistiamo circa 150 persone al giorno - spiega Bat Sheva, la segretaria di "Ohavim" -. I vecchi mangiano a tavola, mentre i ragazzi portano il cibo a casa, per i loro bambini". Pagano tra i due e i cinque shekel (da cinquanta centesimi a un euro) per un pasto a base di carne, insalata, riso e yogurt. Ohavim, l'organizzazione non governativa (ong) che sovrintende alla mensa nella cittadina costiera a sud di Tel Aviv, opera sotto l'ombrello di Latet, un'associazione che ha presentato una petizione alla Corte suprema chiedendo che "lo Stato si assuma la responsabilità della distribuzione del cibo ai bisognosi" e denunciando la "privatizzazione dei servizi di welfare, poiché il peso della distribuzione di cibo a oltre 200.000 famiglie ricade su 200 organizzazioni volontaristiche no profit, senza alcun coinvolgimento da parte del governo". Un rapporto pubblicato all'inizio di questo mese da un comitato interministeriale ad hoc ha evidenziato che il 34% degli israeliani è affetto da "insicurezza alimentare", che nei paesi ricchi significa avere accesso limitato o incerto a cibi adeguati o capacità limitata o incerta di procurarseli in una maniera socialmente accettabile. Gli ebrei ultra ortodossi (52,6%), i genitori single (44,9%) i palestinesi con cittadinanza israeliana (37,3%) e gli anziani (29,3%) sono risultate le categorie più colpite dal fenomeno. La fonte dei dati pubblicati nello studio è l'Ufficio centrale di statistica, che spiega che è per pagare altri prodotti essenziali che quel 34% di cittadini fa a meno di cibi fondamentali. "Molta gente non riesce a uscire dalla povertà, nonostante lavori, a causa dell'aumento dei costi degli affitti e degli asili per i bambini, dell'incremento della spesa per i beni di consumo. Particolarmente colpite sono le donne divorziate con figli a carico e i vecchi immigrati dall'ex Urss", spiega Sheva mostrando la stanza accanto alla cucina, dove vengono esposti abiti e giocattoli, avanzi di magazzino da vendere a due shekel. "Aumentare la dipendenza dalle organizzazioni no profit permette allo stato di sottrarsi alla responsabilità della sicurezza alimentare dei suoi cittadini e rappresenta un'umiliazione continua per i bisognosi che ricevono il pacco di cibo dalle associazioni caritatevoli", ha protestato il capo del sindacato dei lavoratori sociali, Itzik Peri, in un articolo apparso nei giorni scorsi sul quotidiano Ha'aretz. Negli ultimi cinque anni lo Stato ebraico ha vissuto un ciclo ininterrotto di crescita macroeconomica: investimenti dall'estero, esportazioni e consumi interni fanno registrare tutti il segno più, trainati dallo sviluppo di settori chiave come hi-tech, armamenti, fertilizzanti. Ma, parallelamente al prodotto interno lordo pro capite - che ha raggiunto i livelli dell'eurozona - sono aumentate anche la povertà e il divario tra ricchi e poveri. Gli ultimi dati del National insurance insitute classificano una famiglia su cinque come povera, che cioè percepisce meno della metà del salario medio. Cifre che allarmano i cittadini, che mettono la povertà al terzo posto delle loro preoccupazioni, dopo il lancio di razzi Qassam da parte dei palestinesi e il sistema educativo; e i politici, che stanno studiando una revisione dei parametri di calcolo per mascherare il problema. Ha destato grande scalpore la recente rivelazione di Canale 10, secondo cui nell'estate 2006 Benjamin Netanyahu, ex premier e attuale leader del Likud (destra) in viaggio diplomatico per promuovere la guerra in corso in Libano, avrebbe speso assieme alla moglie 131.000 shekel (24.000 euro circa) in sei giorni per biglietti teatrali, ristoranti, parrucchiere e lavanderia. "Si tratta di un episodio che sarebbe stato inimmaginabile 60 anni fa, all'epoca della fondazione dello Stato", commenta Daphna Golan, ricercatrice all'Università ebraica di Gerusalemme. "Ma la nostra società ormai ha abbandonato la sua impronta socialista delle origini per abbracciare il capitalismo nel senso più deteriore del termine - continua Golan, tra le fondatrici dell'organizzazione pacifista B'Tselem -: tutto viene privatizzato, dall'educazione alla sanità, dove esiste un sistema duale in cui i servizi di qualità si pagano, mentre ai poveri sono riservati quelli scadenti". La svolta risale alla cosiddetta "seconda intifada", la rivolta armata palestinese iniziata nel settembre 2000 che fece traballare l'economia israeliana. "Causò la crisi più grave dal 1965 - spiega Shir Haver, economista dell'Alternative information center -. Uno shock al quale il governo Netanyahu rispose con massicci tagli alla spesa pubblica e un piano neoliberale che causò un ulteriore aumento della povertà". Secondo Haver oggi lo Stato ebraico "è il paese con le maggiori disuguaglianze del mondo". "Israele ha americanizzato il suo sistema - dice Gili Rei, direttrice dell'associazione Commitment -. Nel 30% delle famiglie povere c'è almeno un lavoratore, ma il suo salario è troppo basso, circa 3.500 shekel (650 euro). E già nel 2003 i sussidi di disoccupazione furono ridotti del 30%". Mentre alcune ong provano a fronteggiare questa situazione chiedendo donazioni ed elargendo carità, altre, come Commitment, danno battaglia, anche con una hot line per aiutare i lavoratori licenziati a fare ricorso. E l'estate scorsa hanno ottenuto una prima, parziale vittoria, contro il famigerato Wisconsin plan (dall'omonimo stato americano dove fu concepito, alla metà degli anni '90), un programma attraverso il quale lo stato appaltava a compagnie private il reinserimento nel lavoro e la gestione dei sussidi di disoccupazione di oltre 20.000 persone in diverse aree del paese. "Era solo un sistema per trovare vari pretesti per cancellare i sussidi", racconta Rei. Ora si chiama Orot Letaasuka, è sempre gestito da privati ma, promette la giovane "lo terremo sotto osservazione, per assicurare che sia più giusto e flessibile e che le aziende private guadagnino solo se reintroducono i disoccupati nel mercato del lavoro".

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Guida ai film a cura di Maurizio Porro COMMEDIA La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-23 num: - pag: 21 categoria: BREVI Guida ai film a cura di Maurizio Porro COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e no, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Anteo, Eliseo.

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Striscia di Gaza, scontri con le truppe israeliane al valico di Heretz: uccisi tre palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Hamas domani annuncia se accetterà il cessate-il-fuoco Striscia di Gaza, scontri con le truppe israeliane al valico di Heretz: uccisi tre palestinesi Tre miliziani palestinesi sono stati uccisi ieri nel corso di scontri a fuoco con le truppe israeliane, scoppiati nei pressi del valico di Erez, che collega lo Stato ebraico al settore settentrionale della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito alla stampa fonti ospedaliere locali, che hanno identificato le vittime in tre giovani militanti nei gruppi radicali palestinesi: Othman Abu Hajar di 19 anni, Fadi Salem di 20 e Ibrahim Mahmoud Shalash, anch'egli diciannovenne; i primi due appartenevano alla Jihad Islamica, il terzo a una fazione scissionistica delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa, braccio militare di al-Fatah, il partito nazionalista facente capo al presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas alias Abu Mazen. In un comunicato congiunto i due gruppi ultra-radicali affermano che i loro affiliati stavano cercando di attaccare una base militare situata sull'altro versante del confine, a nord di Beit Lahiyah. I soldati di guardia hanno reagito, chiedendo anche l'intervento di un aereo, che ha bombardato gli estremisti. Intanto e nonostante il sangue continui a scorrere quotidianamente nella Striscia, Hamas annuncia che comunicherà giovedì all'Egitto la sua decisione finale sulla possibilità di un cessate il fuoco bilaterale con Israele, ha detto ieri a Gaza Salah al Bardawel, portavoce del movimento islamico. Una delegazione di Hamas incontrerà in quest'occasione il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman. L'Egitto sta conducendo una mediazione per giungere ad un cessate il fuoco fra Israele e i militanti palestinesi della Striscia guidati da Hamas. Finora il movimento islamico aveva chiesto che l'accordo comprendesse anche la Cisgiordania, condizione respinta senza appello da Israele. Ma ieri lo stesso al Bardawel è sembrato lasciar cadere questa ipotesi, dicendo che nell'ambito del cessate il fuoco Israele non dovrebbe rispondere nella Striscia ad un "distinto" attacco in Cisgiordania. "La calma nella sola Striscia di Gaza ha un prezzo e una calma piena ne ha un altro", ha poi aggiunto. A quanto scriveva il quotidiano di stato egiziano "al Ahram", Egitto e Hamas hanno tracciato una bozza di un'intesa di principio su un cessate il fuoco e Suleiman la presenterà presto al governo israeliano. Il quotidiano egiziano al-Ahram riportava la notizia di un accordo tra Hamas e Israele grazie alla mediazione del Cairo. Secondo il giornale, il capo dell'intelligence egiziana, Omar Suleiman, presenterà presto i dettagli dell'accordo ai rappresentanti ufficiali di Israele a Gerusalemme, mentre Hamas lo sottoporrà ai membri della Jihad islamica per l'approvazione finale. Secondo il quotidiano del Kuwait al-Rai, inoltre, l'accordo prevederebbe che Hamas interrompa qualsiasi attacco contro Israele in cambio della fine dell'embargo nella Striscia di Gaza. Viene invece accantonata e rimandata alle calende greche la questione dello scambio tra i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e il rilascio del soldato Gilad Shalit, rapito da Hamas nel giugno del 2006 nel corso della sventurata offensiva israeliana in Libano. Se queste manovre diplomatiche inducono a un cauto ottimismo, la musica cambia quando a parlare sono le autorità israeliane, ben poc disposte ad aprire finestre di dialogo al Movimento islamico: "Hamas era e rimane un'organizzazione terroristica responsabile degli ultimi attentati lungo il confine con la Striscia di Gaza, tra gli altri", ha dichiarato una fonte governativa ufficiale a Gerusalemme. 23/04/2008.

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Libano, italiani a un passo dallo scontro con Hezbollah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 97 del 2008-04-23 pagina 14 Libano, italiani a un passo dallo scontro con Hezbollah di Fausto Biloslavo I terroristi, intercettati mentre trasportano armi, si dileguano dopo aver minacciato i militari dell'Onu I caschi blu italiani impegnati in Libano intercettano un camion zeppo di armi, ma i miliziani di Hezbollah reagiscono. I nostri soldati applicano le blande regole d'ingaggio imposte dall'Onu ed il prezioso carico, con gli uomini armati che lo scortavano, si dilegua. È la prima volta che capita a sud del fiume Litani, nella zona presidiata dalle nostre truppe, a ridosso del confine con Israele. La notizia è saltata fuori ieri, sul sito del giornale israeliano Haaretz, anche se il fattaccio è accaduto nella notte fra il 30 ed il 31 marzo. Nel semestrale rapporto al Consiglio di sicurezza sull'andamento della missione in Libano, l'episodio viene bollato come "una seria violazione della risoluzione Onu (sull'intervento internazionale nel Paese dei cedri, nda) che solleva preoccupazioni". Secondo fonti israeliane i caschi blu hanno fermato il camion, carico di armi e munizioni. Miliziani di Hezbollah, il partito armato degli sciiti libanesi, sono intervenuti pronti a dare battaglia. I soldati italiani, che si sono visti puntare contro le armi, sarebbero rientrati nei loro mezzi e addirittura alla base. Il generale Claudio Graziano, comandate della missione Unifil (12.300 uomini compresi 2.500 soldati italiani) ha confermato l'incidente. Secondo il generale degli alpini una pattuglia di militari italiani ha avuto "un contatto" con "elementi armati" non meglio identificati. Jasmina Bouziane, portavoce dell'Onu, rivela altri dettagli al Giornale. "I caschi blu hanno seguito un automezzo sospetto, quando sono intervenute due macchine con cinque uomini armati a bordo". Il generale Graziano aggiunge che "la pattuglia ha preso posizione secondo le regole di ingaggio e gli elementi armati hanno così avuto il tempo di dileguarsi". Purtroppo si è dileguato anche il carico d'armi di Hezbollah, dimostrando quanto siano carenti le regole d'ingaggio della missione Unifil. Lo ha denunciato pochi giorni fa il premier in pectore Silvio Berlusconi. Il ministro della Difesa uscente, Arturo Parisi, che ieri era proprio nella base di Tibnin a salutare i soldati italiani, aveva risposto che spetta all'Onu cambiare le regole d'ingaggio. La realtà è che gli Hezbollah si sono riarmati dopo la guerra del 2006 con Israele. Grazie a Siria ed Iran avrebbero un arsenale con 10mila missili a media gittata e 20mila a lunga gittata. Negli ultimi mesi dello scorso anno i caschi blu hanno aumentato i controlli per evitare infiltrazioni di armi al sud del fiume Litani, verso le rocccheforti sciite a ridosso del confine israeliano. Evidentemente non basta, soprattutto se una volta scoperti i miliziani sciiti possono "dileguarsi" con il loro carico di armi. Hezbollah non è l'unico pericolo nel sud del Libano. Ieri il numero due di Al Qaida, Ayman al Zawahiri, è tornato a tuonare su internet. "Il Libano è uno dei rifugi dei musulmani" e "la sua generazione jihadista deve prepararsi per raggiungere la Palestina e cacciare gli invasori crociati che pretendono di chiamarsi forze di pace". L'appello di Al Zawahiri incita ad attaccare i caschi blu. www.faustobiloslavo.com © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Commercio solidale in stazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VI - Milano L'iniziativa Commercio solidale in stazione Il cibo, ma anche gli abiti. Sostenibili, naturalmente. è la filosofia di Altromercato che, con 350 "botteghe del mondo" in Italia è la principale organizzazione di commercio etico. Oggi, in collaborazione con la cooperativa Chico Mendes e Centostazioni spa, fa tappa alla stazione di Porta Garibaldi per far toccare con mano a tutti un modo di vestire diverso. La giornata, pensata anche per far vivere un luogo come la stazione che, di solito, viene vissuto come passaggio, inizia alle 16, con una proiezione del film documentario "China Blue". Il regista israeliano Micha X Peled racconta l'impoverimento sociale e ambientale legato alla produzione tessile. Si prosegue con una sfilata di abiti realizzati senza sfruttare la manodopera. E, naturalmente, si conclude con una merenda: la bottega all'interno della Stazione offrirà un aperitivo di prodotti del commercio equo e solidale.

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Hamas contesta zawahiri "non conosci la palestina" - giampaolo cadalanu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Hamas contesta Zawahiri "Non conosci la Palestina" Il numero due di Al Qaeda: non si tratta con Israele Lo scontro dopo il nuovo appello sul web. Attacco all'Unifil: "Via dal Libano" GIAMPAOLO CADALANU Nemmeno Hamas può permettersi di mettere in dubbio la sharia, né può bastare il parere di tutti i palestinesi, sancito con un referendum: per Ayman Al Zawahiri, numero due e principale ideologo di Al Qaeda, la proposta di Khaled Meshal è molto vicina all'apostasia. Lunedì il leader del movimento palestinese da Damasco aveva "aperto" al mediatore Jimmy Carter (ieri criticato per la sua missione tanto da Condolezza Rice che da Barack Obama), suggerendo una tregua con lo Stato ebraico in cambio del ritorno ai confini del '67, con l'impegno ad accettare che Israele viva in pace. Probabilmente per Meshal - che successivamente si è affrettato a smentire l'ex presidente americano su un possibile riconoscimento formale d'Israele da parte di Hamas - era l'unica strada praticabile per "avvicinarsi" a un riconoscimento implicito. E tutto, naturalmente, purché i palestinesi accettino con un referendum. Ieri, puntuale su internet, è arrivato l'anatema del braccio destro di Osama Bin Laden: "Come si può sottoporre a referendum qualcosa che viola la legge islamica?", si è chiesto retoricamente Al Zawahiri in un forum on line. Non è il momento di pensare alla pace, da nessuna parte, lascia capire il numero due di Al Qaeda: "Esorto i musulmani a correre sui campi della Jihad, particolarmente in Iraq". A breve giro la secca contro replica di Hamas: "Da quello che dice, è evidente che Ayman al Zawahiri non conosce la realtà interna della Palestina" ha dichiarato all'Ansa Abu Zuhri, portavoce del movimento palestinese nella Striscia di Gaza. "La situazione è molto complessa, ma Hamas ha sempre affermato con grande chiarezza che non rinuncerà mai ai dirittti dei palestinesi". Al Zawahiri, in realtà, nel suo intervento ha indicazioni per tutti. Per gli sciiti dell'Iran, che attraverso Al Manar, la tv libanese vicina a Hezbollah, "tentano di screditare la sunnita Al Qaeda sostenendo la teoria secondo cui Israele sarebbe dietro gli attentati dell'11 settembre". Per i miliziani libanesi di Hezbollah, che non cacciano i caschi blu Unifil: perché "i mujaheddin devono cacciare gli invasori crociati che dicono di essere forze di mantenimento della pace". A Zawahiri non basta nemmeno che - come è successo a fine marzo, coinvolti anche soldati italiani - i militari Unifil siano costretti a lasciar passare camion sospetti (forse carichi d'armi e munizioni) perché bloccati da miliziani armati: un segno quasi certo che Hezbollah si sta riorganizzando nel sud Libano. La linea è illustrata con durezza anche a un frequentatore del forum che contesta l'abitudine di colpire operatori umanitari, altri musulmani e persino le moschee: "Non è vero che Al Qaeda uccide gli innocenti. Quanto alle organizzazioni umanitarie, non so di chi parli. Ma se ti riferisci all'Onu, ti dico che non si tratta di un ente umanitario perché ha sostenuto i criminali entrati in Iraq".

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Alcune curiosita' sull'Islam (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Focus Vademecum sui precetti del Corano Alcune curiosita' sull'Islam Quella musulmana, la seconda religione d'Italia Il valore della donna "Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione (nushÛzahunna), lasciatele sole nei loro letti, battetele (wa-dribÛhunna). Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande". Parola del Corano. Sura 4 (cioè capitolo) delle Donne, versetto 34. "E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano." (Sura 24:31). Le vostre spose per voi sono come un campo . Venite pure al vostro campo come volete….” (Sura 2:223)... Le donne sono considerate inferiori, anche nel matrimonio e devono sottostare al principio della qiwamah, cioè della custodia, nel senso di “controllo totale da parte di un guardiano”, che è il marito. La qiwamah, tuttora in uso, ha quattro scopi: protezione, sorveglianza, custodia e mantenimento. Sei precetti per la moglie. La legge della Qiwamah 1) La moglie non può ricevere estranei, uomini, regali, senza il permesso del marito, né può disporre o prestare le proprietà di lui senza il suo permesso. Non esiste quindi la comunione dei beni. 2) Il marito ha il diritto di limitare i movimenti della moglie e di impedirle di lasciare la casa. Questo diritto prevale anche sul diritto dei parenti di lei di farle visita o di essere visitati da lei. E' raccomandato al marito di non abusare di questo suo diritto. 3) La moglie non ha il diritto di contestare il marito e questi può punirla per la sua disobbedienza. 4) La moglie non può contestare il diritto del marito al concubinato, ma può chiedergli il khul (il divorzio). 5) Col matrimonio la moglie accetta implicitamente queste regole della qiwamah. Nonostante ciò la sposa può stipulare delle clausole che le garantiscono il diritto di divorziare, o di rimanere unita a lui solo se è l'unica moglie. 6) La moglie deve sottostare al diritto del marito di rivendicare in ogni caso una paternità. Nella legge Islamica, secondo la Shi'ah fiqh (etica Islamica), vi sono due tipi di matrimonio: uno permanente, detto da'im, ed uno temporaneo, detto munqati, perfettamente legale sin dai tempi del califfo 'Umar ibn al-Khattab. (Cf. Mutahhari, “The Rights of Women in Islam”, Tehran, WOFIS, 1981) La differenza principale tra i due matrimoni consiste nella definizione dei doveri, molto chiara solo in quello permanente. La maggioranza dei dannati all'inferno sono donne Muhammad (Maometto) disse: "Mi è stato mostrato il fuoco dell'Inferno e che la maggioranza dei suoi abitanti sono donne”. Le donne preoccupate per questo hadith (detto del Profeta) possono consultare (in arabo): SaHeeH Bukhari: 29, 304, 1052. 1462. 3241. 5197, 5198, 6449, 6546 (numerazione FatH Al-Bari) SaHeeH Muslim: 80. 885, 907, 2737, 2738 (numerazione Abd Al-BaQ) Sunan Al-Tarmithi: 635, 2602. 2603, 2613 (numerazione AHmad Shakir) Sunan Al-Nasa'i: 1493, 1575 (numerazione Abi Ghuda) Sunan Ibn Majah: 4003 (numerazione Abd Al-BaQi) Musnad AHmad: 2087, 2706, 3364, 3376, 3559, 4009, 4027, 4111. 4140. 5321. 6574, 7891. 8645, 14386, 27562. 27567, 19336, 19351. 19415, 19425, 19480. 19484, 20743, 21729, 26508 (numerazione IHya' Al-Turath) Muwata' Malik: 445 (numerazione Muqata' Malik) Sunan Al-Darimi: 1007 (numerazione Alami e Zarmali) Purtroppo non ci sono speranze: la parola aktar in arabo vuol dire grande differenza numerica o di dimensione… Questo detto del Profeta si riferisce proprio alla “stragrande maggioranza” delle dannate. Usama conferma: Il Profeta disse: “Stavo alla porta del Paradiso e vidi che la maggioranza delle persone che vi entravano erano i poveri, mentre i ricchi si fermavano all'ingresso (per rendere conto) Ma i dannati furono portati al Fuoco. Poi fui all'ingresso dell'Inferno e vidi che la maggioranza (Aammah) di coloro che vi entravano erano donne”. SaHeeH Bukhari: 5196, 6547 (numerazione FatH Al-Bari) SaHeeH Muslim: 2736 (numerazione Abd Al-BaQi) Musnad AHmad: 21275, 21318 (numerazione IHya' Al-Turath) Quindi, ricapitolando: gli uomini saranno allietati in paradiso dalle fanciulle “dai grandi occhi neri” che il Corano chiama huri: “… I timorati di Dio staranno in luogo sicuro fra giardini e fontane… e daremo loro in ispose fanciulle dai grandi occhi neri” (Corano 44,51-54) ma, secondo Maometto, quasi tutte le donne saranno all'inferno… Quasi. Perché l'Islam riconosce anche alcune donne sante, prime fra tutte, la Madre del Profeta Gesù, e l'egiziana Sitta Nansa. In compenso le belle donne che sono rimaste illibate (ammesso che esistano veramente) possono sperare di diventare delle Urì (dall'arabo al-hur - dagli occhi neri), le fanciulle che allietano glio uonimi nel paradiso islamico. Com'è noto, secondo la religione islamica ogni caduto della Jihad ha diritto a un harem ultraterreno di ben settantadue leggiadre vergini, oltre ad una comoda sistemazione ultraterrena in un giardino verdeggiante, rigato da limpidi ruscelli. I peli pubici e le unghie vanno rimossi ogni quaranta giorni Una volta un uomo andò dal profeta (Muhammad) e gli disse: “Non ho possibilità economica di sposarmi, quindi devo lamentarmi del mio celibato.” Il Profeta lo consigliò di controllare il suo desiderio sessuale dicendogli: “Lasciati crescere i peli del tuo corpo e digiuna spesso” (Wasa'il, vol. 14, p. 178) Il Profeta si riferiva ai peli pubici. La loro rimozione è obbligatoria nell'Islam, ma questo aumenta il desiderio sessuale. La shari'ah islamica raccomanda questa pratica per gli uomini ogni quaranta giorni, per le donne ogni venti. L'Imam 'Ali afferma: “Ogni volta che i peli di una persona aumentano, il suo desiderio sessuale diminuisce.” (Wasa'il, vol. 14, p. 178) Pare che gli islamici non abbiano bisogno di afrodisiaci, essendo certi che esista un rapporto tra la pressione dei peli pubici e la circolazione sanguigna nelle zone interessate. Basta tagliarli per aumentare il desiderio sessuale. Alcuni affermano che queste sono biddah cioè innovazioni dell'Islam. Altre raccomandazioni sui peli sono le seguenti, secondo la sunnah (tradizione) e il Corano. Gli hadith della sunnah, qui riportati, si riferiscono a quelli della tradizione di Bukhari. Non rimuovere i capelli grigi. Allah sconterà un peccato per ognuno di essi. Niente trecce Tagliare baffi e unghie, peli, ogni quaranta giorni. Le donne non devono sollevare i capelli (chignon) in pubblico. Fuori di casa i capelli di una donna vanno coperti da un hijab (foulard). Durante la preghiera, un uomo deve avere i capelli (lunghi) legati con un nodo. Pettinare i capelli partendo da destra. Distruggere i capelli e le unghie tagliate, raccogliendole e seppellendole. Non è un peccato non farlo, ma è preferibile. Una donna non deve portare acconciature maschili. Non imitare le acconciature di ebrei e cristiani. Sgozzare gli animali per renderli puri La Dhabh è la macellazione degli animali, secondo la legge islamica. Dev'essere compiuta da persone degne, anche non musulmane, purché taglino la gola all'animale facendolo morire dissanguato. In questo modo l'animale non è più impuro (nagis). Ciò che è impuro comprende i cani, i maiali, gli escrementi, le bevande inebrianti, il sangue e appunto gli animali non macellati ritualmente dalla dhabh. Per i musulmani sciiti (Iran, Iraq e Pakistan) sono impuri anche i kafirun, i non musulmani. Occorre sempre purificarsi prima della preghiera, se si è entrati in contatto con queste cose. Il credente nell'Islam può mangiare carne solo di animali uccisi secondo le regole della tadhkiya, la quale prescrive che l'animale deve essere sgozzato quando è ancora vivo ed il sangue coli completamente dal suo corpo. Nutrirsi di sangue è considerato un peccato mortale, inoltre il macellaio deve appartenere ad una delle tre religioni monoteiste, deve essere cioè Musulmano, o Ebreo o Cristiano. Gli animali la cui carne è vietata sono: il maiale, considerato impuro, le bestie feroci, i rapaci, i cani, gli asini domestici, i muli, i rettili, il topo, la rana, la formica, ed i pesci senza squame. Si possono invece mangiare le carni della lucertola, della iena, della volpe, dello struzzo, del cavallo, dei pesci con squame, delle cavallette. L'alcol è strettamente proibito. Durante il mese sacro del digiuno del Ramadan, il pasto principale è quello delle quattro del mattino. Settanta draghi per i miscredenti defunti Secondo un hadith (detto del Profeta) “Nel sepolcro un kafir (miscredente) è in balia di settanta draghi, ed essi lo mordono e lo tormentano finché l'Ora viene. Se uno di tali draghi alitasse sulla Terra, essa non produrrebbe più alcuna vegetazione”. (al-Tirmidi, Gami, Qiyama 126) Le cose che rendono invalido il digiuno del mese di Ramadan Le seguenti cose rendono invalido il digiuno (muftir) del mese sacro di Ramadan: Non essendoci un'autorità unica di insegnamento morale e dogmatico, alcune scuole di pensiero possono differire. Mangiare e bere (shurb) dall'alba al tramonto Rapporti sessuali Masturbazione (istimna) Vomito (solo se riempie la bocca) Doping (assumere vitamine) Inalare polvere o fumo Immergere la testa nell'acqua Tashmeet. La benedizione per lo starnuto Secondo l'hadith di Abu Hurayrah il Profeta [Maometto] disse: “Allah gradisce l'atto di starnutire e non gradisce lo sbadigliare, quidi se qualcuno di voi starnutisce e loda Allah dicendo “al-hamdu Lillaah”, è un dovere per ogni musulmano che lo sente dire:”Yarhamuk Allah” (“possa Allah aver misericordia di te”). Lo sbadigliare viene invece da Satana (Shaytaan), così se qualcuno di voi sente il bisogno di sbadigliare, deve sopprimerlo come meglio può, perché quando chiunque di voi sbadiglia, Satana ride di lui”. (Al Bukhaari 10/505) Lo starnutire dà alla persona il sollievo di rilasciare i vapori che erano intrappolati nella sua testa, che se fossero rimasti là avrebbero causato dolore e malattia. Per questa ragione, l'Islam chiede di lodare Allah per questa benedizione e per il fatto che il corpo è ancora sano dopo questa scossa. Lo starnutire e il benedire Allah, il pregare per chi starnutisce, dà fastidio a Satana. La preghiera per chi starnutisce si chiama tashmeet. L'Imam Ibn Hubayrah sostiene che lo starnutire non è segno di malattia, ma di salute, a meno che non sia accompagnato da catarro. Cf. Al-Aadaab al-Shara'iyyah di Ibn Muflih, 2/334, Zaad al-Ma'aad di Ibn al-Qayyim, 2/438, Ghadhaa' al-Albaab di al-Safaareeni, 1/441 e Saheeh al-Bukhaari I topi sono fuwaysiqah (strumenti di Satana) Tempi duri per topi e ratti nei paesi islamici. Vengono considerati strumenti di Satana. Fuwaysiqah è ciò che provoca il male fasaqa. Insieme con altri quattro animali, corvi, aquile, scorpioni e cani folli, i topi e i ratti possono essere uccisi in ogni momento senza pietà. I fa'rah (topi) sono colpevoli di aver danneggiato la casa del Profeta [Maometto] e sono un mezzo di diffusione di malattie e corruzione dei cibi. Un hadith (detto del Profeta) narra di come un topo trascinò lo stoppino della lampada di fronte al Messaggero di Allah [Maometto], sul tappeto sul quale egli sedeva, provocando un buco della dimensione di un dinaro. Egli disse: “Quando vi coricate, spegnete le vostre lampade, perché Shaytaan [Satana] dirà a creature come queste di fare qualcosa di simile per bruciarvi”. (Abu Dawood 5427). Talab alsahada. Il martire che uccide E' una delle massime aspirazioni per ogni uomo musulmano. Non solo fondamentalista. Si chiama talab alsahada, l'aspirazione a diventare un sahada (un martire). E questo, a differenza del martirio cristiano (che significa perdere la propria vita a causa della fedeltà a Cristo), vuol dire quasi sempre far morire anche altre persone in nome dell'Islam. Il conflitto israelo-palestinese ne ha conosciuti molti negli ultimi anni. Campi specializzati addestrano giovani celibi, pronti a morire in mezzo ai discendenti di Davide, imbottiti di esplosivo, per la causa dell'Islam. Un martire è già puro. Morendo per l'Islam uccidendo altre persone, ha il Paradiso garantito. E non un Paradiso qualsiasi. Uno molto sensuale: “Invece i timorati di Dio staranno in luogo sicuro – fra giardini e fontane – rivestiti di seta e di broccato, faccia a faccia. Così sarà. E daremo loro in ispose fanciulle dai grandi occhi neri, - e là chiederanno ogni sorta di frutti e ne godranno sicuri”. (Sura del fumo “ad-Dukhan” XLIV,51-54) Il seguente passo del Corano si presta facilmente al fanatismo dei gruppi terroristici islamici, come pretesto per la piccola jihad, la guerra santa contro i kafirun, gli infedeli: “Combattete coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo Messaggero [Maometto] hanno dichiarato illecito, e coloro, fra quelli cui fu data la Scrittura, che non s'attengono alla Religione della Verità. Combatteteli finché non paghino il tributo uno per uno, umiliati.” (Sura della Coversione “at-Taubah” IX, 29) In arabo suona così: “QAATILO 'ALLADHENA LAA YU'MINON BI- 'ALLAAH WA- LAA BI- AL- YAWM AL- 'AAKHIR WA- LAA YUH.ARRIMON MAA H.ARRAMA 'ALLAAH WA- RASOL -HU WA- LAA YADENON DEN AL- H.AQQ MIN 'ALLADHENA 'OTO AL- KITAAB H.ATTAA YUcT.O AL- JIZYAH cAN YAD WA- HUM S.AAGHIRON”. Il fondamentalismo non legge questo passo nella chiave spirituale della grande jihad, la lotta personale non violenta contro una certa tendenza antireligiosa del mondo, in attesa di un giudizio finale. Il fatto è che un'interpretazione coranica è perfettamente valida sia in chiave moderata, sia in chiave fondamentalista, a seconda che a leggerla sia un imam moderato o uno fondamentalista. (L'imam è l'uomo che guida la preghiera comunitaria in una moschea, che nell'Islam non è mai solo un semplice luogo di culto, ma anche di aggregazione sociale e di organizzazione politica. In essa, ad esempio vengono decise le fatwa, le sentenze della legge islamica). Non esiste una visione unitaria per tutto l'Islam. L'integralismo non bada alla legge islamica (shari'a) che vieta di uccidere donne, bambini e altri musulmani, coinvolti invece in diversi attentati terroristici. L'importante è colpire obiettivi simbolici di un mondo non basato sulla stessa shari'a, un mondo cioè ritenuto satanico. Elemento, questo, tipico di ogni fondamentalismo. La mania di purezza contro un mondo corrotto. Il considerarsi i veri credenti anche all'interno della propria tradizione religiosa (islamica, cristiana, ebraica, ecc.) Ai sahada viene garantita una beatitudine eterna che viene invece negata dalla morale di altre Religioni (Mormoni, Ortodossi, Cattolici, ecc.) per peccati molto meno gravi dell'omicidio. Il martire dev'essere sepolto non lavato, con gli stessi vestiti che indossava al momento del supremo sacrificio. Nella tomba un sahada sarà dispensato dall'interrogatorio che i due angeli Munkar e Nakir riservano a tutti i defunti. E' ovvio che col suo gesto abbia già scelto di servire Allah. Non bisogna piangere al loro funerale (né per altri comuni defunti) perché questo disturba la loro anima. Vanno quindi seppelliti in fretta. Sino al giorno del Giudizio (yawm al-Din) l'anima può prendere la forma di uccello e stare appesa ad un albero in cielo oppure prendere un corpo per ricevere il suo destino provvisorio. Il sacrificio personale per motivi religiosi è sempre stata una forza dirompente, nel bene e nel male e la storia dovrà sempre tenerne conto. L'11 settembre 2001 diciannove terroristi addestratisi nelle basi di Al-Qaeda (“La Base”) sostenuti dal regime integralista talebano afghano e finanziati dal miliardario saudita Osama bin Laden, compirono il più grave atto terroristico della storia moderna contro la civiltà occidentale, con quattro attentati simultanei e suicidi negli USA, distruggendo le torri gemelle del World Trade Center a New York e parte del Pentagono a Washington, uccidendo nel solo crollo delle torri gemelle, 2801 persone (di cui solo 1092 furono identificate), sconvolgendo l'intero Occidente con gravi ripercussioni sulla sicurezza e l'economia mondiale. (continua...) Giorgio Nadali giorgio.nadali@voceditalia.it Cf. Giorgio Nadali - Strano, ma Sacro. Enciclopedia delle Curiosità Religiose. Volume 1. - Milano, Lampi di Stampa, 2003.

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Al Qaeda, minacce ai caschi blu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Nuovo messaggio audio della rete terroristica islamica Al Qaeda, minacce ai caschi blu Al Zawahri fa appello alla generazione jihadista in Libano per combattere i "crociati" Roma, 23 Apr - L'altra notte sul web è stata diffusa la seconda puntata della registrazione denominata “dialogo aperto”, nella quale il numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahri risponde alle domande poste dagli utenti dei forum islamici su internet, lo scorso gennaio. “Faccio appello alla generazione jihadista in Libano a prepararsi ad andare in Palestina e a sopprimere le forze crociate che hanno invaso (il Libano) e che affermano di essere le forze di mantenimento della pace”- ha detto il medico egiziano in riferimento all'Unifil, il contingente di caschi blu dell'Onu dispiegato in Libano alla frontiera con Israele. “So che sono tra due fuochi: quello dei lacchè degli Usa ed i loro alleati da una parte e dall'altra quello di chi (gli Hezbollah) è legato alle forze regionali ed ai loro piani, ma dovranno -conclude - pazientare e perseverare”. Il generale Claudio Graziano, comandante dell'Unifil, assicura che non si lasceranno intimidire dalle minacce di Al Qaeda, non essendo queste né le prime né le ultime ad essere state pronunciate. Valeria Giangravè.

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Linea dura sull'Iran (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 23 Apr 2008 Edizione 79 del 23-04-2008 Politica estera, i primi effetti della vittoria del Pdl Linea dura sull'Iran Berlusconi sarà più vicino al resto dell'Ue sulla politica delle sanzioni a Teheran. E Prodi sta già cambiando rotta di Dimitri Buffa Primi positivi effetti collaterali della vittoria elettorale del Popolo della Libertà in politica estera: da oggi anche l'Italia è allineata con la scelta di Sarkozy, Merkel e Zapatero di usare il bastone piuttosto che la carota con l'Iran e il proprio programma di riarmo nucleare. E la notizia, riportata ieri con grande evidenza da "Haaretz" , è tanto più importante perché arriva il giorno che l'Azerbaidjan rende noto di avere bloccato alcuni camion contenenti materiale per il reattore di Busheher. E anche il nuovo segretario alla difesa Robert Gates, un passato di direttore della Cia, adesso ammette che l'opzione militare, per quanto non sia auspicabile un nuovo conflitto in Medio Oriente, rimane sempre una soluzione praticabile qualora Ahmadinejad continuasse a tirare la corda con l'atomica iraniana. "L'Italia era il principale Paese europeo ad opporsi al rafforzamento delle sanzioni verso l'Iran - scrive il quotidiano della sinistra israeliana - e gli italiani hanno rallentato la ratifica europea della terza risoluzione del Consiglio di Sicurezza sull'Iran". Una posizione basata in parte su interessi economici, nota ancora Haaretz, dato che l'Italia è stata citata la settimana scorsa come principale partner commerciale europeo dell'Iran (6 miliardi di euro d'interscambio nel 2007), seguita da Germania e Francia con un interscambio di oltre 4 miliardi di euro. L'Italia aveva comunque affermato di aver tagliato del 19% gli scambi commerciali con l'Iran l'anno scorso. Una fonte israeliana citata dal quotidiano sostiene che "l'obiezione italiana alle sanzioni all'Iran era anche e soprattutto basata sugli stretti legami fra il governo italiano uscente e alti funzionari iraniani". Tanto per non fare nomi viene poi citato "il primo ministro Romano Prodi, per esempio". E si ricorda che "è stato l'unico leader dell'Ue a incontrare il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad". Per la cronaca l'incontro della vergogna avvenne a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu nel settembre del 2006. A dare l'annuncio del "contrordine compagni" dovrà essere proprio il ministro uscente, ma ancora in carica per il disbrigo degli affari di routine, Massimo D'Alema. Che, sempre secondo Haaretz, dovrebbe annunciare la nuova posizione al Consiglio Affari Generali della Ue di fine aprile a Bruxelles. Le ragioni del dietrofront, secondo il giornale israeliano, sarebbero legate al pessimo risultato elettorale ottenuto da Veltroni: "il governo uscente non vuole permettere al primo ministro designato Silvio Berlusconi di dipingerlo come un governo che è andato contro l'intera Unione Europea". La fonte del governo di Gerusalemme pluricitata da "Haaretz" ritiene che il ritorno di Berlusconi rafforzerà la linea d'imposizione di ulteriori sanzioni contro l'Iran. Nelle ultime settimane, Israele ha avuto discussioni strategiche con Francia, Germania e Gran Bretagna, i tre paesi europei che fanno parte, assieme a Cina, Stati Uniti e Russia, del gruppo dei "5+1" che segue il dossier nucleare iraniano. Apparentemente, scrive Haaretz, "le sanzioni europee saranno dirette principalmente contro le istituzioni finanziarie iraniane e i conti bancari in Europa di altre istituzioni iraniane legate al programma nucleare". Infine si prevede la limitazione dei permessi europei di esportazioni verso l'Iran. E' vero quindi che le Waterloo, anzi "Walterloo", elettorali talvolta servano a qualcosa: nella fattispecie a fare ragionare i terzomondisti di casa nostra sempre proni all'anti americanismo d'antan.

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Israele, Olmert intenzionato a restituire le Alture del Golan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Circolata la notizia fra la stampa siriana e israeliana Israele, Olmert intenzionato a restituire le Alture del Golan L'ufficio di Olmert non commenta, ma invita a ricordare la disponibilita' del premier ad un dialogo con Assad Damasco, 23 apr.- A chi chiede precisazioni, l'ufficio di Olmert non si sbilancia e lascia ufficiosa una notizie che ieri è invece rimbalzata in diverso quotidiani siriani e, di riflesso, in tutto il mondo. Non sarebbe la prima volta che trapela l'intenzione del primo ministro israeliano Ehud Olmert di restituire le Alture del Golan alla Siria, occupate da Israele nel 1967 e annessa nei propri confini nazionali unilateralmente nel 1981. Non sarebbe la prima volta, si diceva, ma l'inaspettata notizia potrebbe assumere dei contorni di sostanza in un periodo di intensi accordi bilaterali fra Gerusalemme e Damasco per calmierare l'aspra crisi con la vicina Gazaland e far cessare definitivamente il lancio razzi Qassam che terrorizzano quotidianamente le vicine colonie israeliane. La “soffiata” è stata raccolta dal sito internet siriano al-Watan da fonti molto vicine al giovane presidente Assad e stando alle indiscrezioni la disponibilità di Olmert sarebbe stata comunicata al presidente dal primo ministro turco Erdogan nel corso di una telefonata. Erdogan, che è atteso sabato prossimo a Damasco sta avendo un ruolo significativo, come anche in passato, per far giungere ad una mediazione i due acerrimi nemici. Dall'ufficio di Olmert giunge un severo “no comment”, ma il portavoce del premier lancia ai cronisti un freddo riferimento alle dichiarazioni del primo ministro nelle scorse settimane, quando nel corso di un'intervista al quotidiano “Yedioth Ahronoth” fece intendere la sua chiara intenzione a distendere gli animi con Damasco. “Quello che posso dire” confessò “è che sono molto interessato alla pace con i siriani, ci sto lavorando e spero che i miei sforzi si tramutino in significativi progressi. Nelle questioni tra noi e la Siria -ha continuato Olmert- loro sanno cosa voglio da loro e io so cosa vogliono loro da me”. Il riferimento alle Alture pare esplicito, essendo state sempre una prerogativa siriana nelle discussioni di pace con il potente e altrettanto odiato vicino. Stefano Totaro.

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La posta del cuore di Al Zawahiri "Prega e uccidi" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NOVECENTO DOMANDE AL NUMERO DUE DI AL QAEDA La posta del cuore di Al Zawahiri "Prega e uccidi" [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK Il tono è colloquiale e il ritmo sembra essere quello di un talk-show americano. "Fate le vostre domande e Ayman Al Zawahiri vi risponderà il più presto possibile", annunciava lo scorso dicembre Al Sahab, il braccio mediatico di Al Qaeda. Promessa mantenuta: il medico egiziano si è fatto sentire per la seconda volta ieri rispondendo ad alcune del 900 domande depositate sui siti Internet. "La risposta è sì", tuona Al Zawahiri a chi gli chiede se Al Qaeda abbia in programma nuovi attentati contro obiettivi occidentali. "Ogni nazione che ha preso parte all'aggressione dei musulmani deve essere colpita", prosegue il vice di Bin Laden riferendosi all'Iraq. "Anche il Giappone?", chiede un giornalista dell'agenzia Kyodo: "Tokyo - risponde Al Zawahiri - ha aiutato gli occidentali nella crociata contro le terre dell'Islam. Perché non dovremmo dargli una lezione?". Non rinunciando alla formula del forum, il medico egiziano affronta anche la teoria sponsorizzata da Iran ed Hezbollah sul complotto israeliano negli attacchi dell'11 settembre 2001. "Signori, lo scopo di questa bugia è chiaro. Vogliono far credere che non ci sono eroi sunniti in grado di danneggiare l'America", spiega il vice di Bin Laden secondo cui il fatto che si tratti di una menzogna è confermato dal "ritmo martellante" con la quale fanno rimbalzare da giorni la teoria del complotto sulle cannoniere mediatiche dei militanti sciiti, in particolare sulla tv del partito di Dio in Libano, Al Manar, che per prima ne ha parlato. "E' palese, l'Iran vuole insabbiare il suo coinvolgimento con gli Americani nell'invasione delle terre islamiche in Iraq e Afghanistan". Per questo è "importante il ruolo delle milizie per lo Stato islamico dell'Iraq, perché è la principale organizzazione che si oppone ai crociati e alle ambizioni iraniane nel Paese". E in merito rivolge un appello ai musulmani: "Vi esorto ad andare verso i campi di battaglia della Jihad" perché "la situazione in Iraq mostra una chiara vittoria dell'Islam e la imminente disfatta dei crociati". Parla anche di Libano considerato "la fortezza musulmana in prima linea dalla quale partirà l'offensiva palestinese contro crociati ed ebrei", mentre rimprovera Hamas per l'ipotesi del referendum sulla pace con Israele. Dopo le invettive torna il tono colloquiale, quando si parla di Nord Africa: "Ho già risposto ma visto che me lo chiedete ci ritorno sopra", spiega ribadendo i progetti di riappropriazione delle terre del Maghreb impoverite da secoli di colonialismo spietato. Non mancano infine temi di attualità come l'ambiente: "L'effetto serra? Un'altra dimostrazione della devastante aggressione dei crociati". Mentre sul ruolo delle donne spiega: "L'ho già detto e lo ripeto in Al Qaeda non ce ne sono. Le nostre mujaheddin sono eroine che hanno il compito di accudire la casa e i figli". "E vivere per sempre in un Paese occidentale è contro la religione islamica?". "Ovviamente sì - conclude - significherebbe sottostare per tutta la vita alle leggi degli infedeli".

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L'Fbi arresta un ingegnere americano spia di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 23-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NUOVO CASO POLLARD L'Fbi arresta un ingegnere americano spia di Israele [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK L'Fbi ha arrestato un ex dipendente della Difesa con l'accusa di aver consegnato documenti segreti a un funzionario del consolato israeliano, lo stesso coinvolto nello scandalo Pollard. Ben Ami Kadish, ingegnere in forze per anni al centro di armamento e sviluppo di Dover, in New Jersey, deve rispondere di quattro capi di imputazione tra cui cospirazione e spionaggio. I fatti risalgono al 1979-1985 quando l'ingegnere avrebbe ripetutamente trasmesso materiale segreto a un complice, un dipendente del consolato israeliano di Manhattan. Il materiale comprendeva progetti di sviluppo di armi nucleari, lo studio di una versione modificata del caccia F-15 e il sistema di protezione missilistica Patriot usato dagli Usa in Israele nella prima Guerra del Golfo nel 1991 per proteggere il Paese dagli Scud di Saddam Hussein. L'identità del complice non è ancora nota, ma sembra trattarsi di un cittadino dello Stato ebraico che nella prima metà degli Anni Ottanta era a New York in qualità di console per gli Affari scientifici. Secondo gli inquirenti sarebbe lo stesso che negli Anni Ottanta ottenne materiale segreto da Jonathan Pollard, analista civile della Marina militare Usa condannato all'ergastolo per spionaggio. Del complice israeliano si persero le tracce mentre Kadish, anche lui coinvolto nell'affare, smise ogni attività per non attirare l'attenzione degli agenti federali. A riportare. L'Fbi sulle tracce dell'ingegnere sarebbe stata una recente telefonata tra Kadish e lo stesso funzionario israeliano.

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