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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 11-5-2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina
(61)
Sosta selvaggia in piazza Vittorio Tutto come prima (
da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: corteo "Free Palestine", calcio di Serie A), la Torino by night lungo il Po è tornata quella di sempre, dove vincono ancora sosta selvaggia e l'arte dell'arrangiarsi sul rispetto della convivenza civile, prima ancora che dei regolamenti. Pattuglie di polizia e carabinieri hanno controllato che non si verificassero incidenti.
Tutte pazze per De Carlo (
da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non amo il governo israeliano, ma la Fiera ha fatto bene ad ospitare quella cultura". Ha appena pubblicato un libro su Israele, e per lui "è questo il modo giusto di esprimersi, più che andare in strada o bruciare le bandiere". Per Carmine Donzelli "la Fiera sta nel mondo, nessuno può evitare certe tensioni.
Contro Israele un corteo pacifista (
da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è un vecchio con la barba bianca, è lo scrittore israeliano Jeff Halper: "Io non voglio demonizzare nessuno, ma uno Stato è responsabile di quello che fa. E dunque Israele deve rispondere dell'occupazione militare di terre che non gli appartengono, della distruzione di centinaia di villaggi, della deportazione di donne e bambini.
Convegni, mostre e spettacolinella settimana dell'Argentina (
da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Memoria Gráfica de Abuelas de Plaza de Mayo" e il
film "Crónica de una fuga" di Israel Adrián Caetano. 11/05/2008 ELENCO
DELLE FARMACIE APERTE IN TURNO NELLA SETTIMANA DA SABATO 10 MAGGIO A VENERDÌ 16
MAGGIO 2008 Aperte domenica 11 e sino a venerdì 16 maggio
Duemila anti-Israele Il corteo sfila tranquillo (
da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del TORINO Duemila anti-Israele Il corteo sfila tranquillo Collini e Palieri a pagina 7.
Partigiani, scusateci Nicola, scusaci Cara Unità, sono un
cittadino veronese e non cer ( da "Unita, L'"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele non ci crede ovviamente nemmeno lui, ma siccome i cinque ragazzi autori dell'assassinio erano di destra, è scattato il riflesso automatico della difesa dei camerati e Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale, ha così mandato in frantumi in un attimo quell'immagine di destra moderata che aveva costruito sapientemente intorno alla destra italiana di origine missina con
Libano: perché non è una guerra civile (
da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele farà festa assistendo allo stallo del Paese e al collasso della sua economia". Marwan Hamade, ministro delle Telecomunicazioni del governo Siniora - e vittima di un attentato nel 2004 - ha ammesso di aver chiuso un occhio sul sistema telefonico sotterraneo di Hezbollah, ma ha aggiunto che non poteva più far finta di niente di fronte al fatto che ora Hezbollah dispone di 99.
Migliaia in corteo per la Palestina, nessun incidente Lo
striscione: Israele non è un ospite d'onore . Sfilano anche gli ebrei contro
l'occupazione ( da "Unita, L'"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: per Israele sanzioni e non celebrazioni", "Israele non è un ospite d'onore", "solidarietà con il popolo martire di Gaza". Qualche slogan è anche per "Bertinotti peggio dell'antrace". Nel corteo le bandiere rosse e con la falce e martello sono molte, ma sono quelle dei marxisti-leninisti, dei Carc, di Sinistra critica e del Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando,
Il generale Suleiman ha agito bene Può fare il presidente (
da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: voleri di chi intende mettersi al servizio dei veri nemici del Paese Israele e gli Stati Uniti. A vincere è stata la resistenza libanese, quella che ha realmente a cuore l'indipendenza del Libano. Voglio aggiungere che i comandi dell'esercito hanno dato prova di grande responsabilità evitando di fare dell'esercito stesso uno strumento nelle mani di chi intende monopolizzare il potere.
Scendono i visitatori piangono gli editori (
da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Ma il boicottaggio, almeno indiretto, ch'è stato. I ripetuti allarmismi hanno tenuto lontano almeno il 2% dei visitatori. E per il presidente della Fiera, Rolando Picchioni ieri mattina "la situazione era quasi drammatica". Nessuna cifra, ma tante lamentele anche dagli editori convinti di aver subito una pesante riduzione delle vendite.
La dolce dittatura della nuova democrazia - eugenio
scalfari ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: impatto della crisi libanese provocata da Hezbollah e di quella israeliano-palestinese provocata da Hamas è comunque troppo violento per esser trascurato. Per di più abbiamo in Libano un contingente di tremila soldati, la nostra più importante missione militare la cui sorte condizionerà inevitabilmente le altre nostre presenze all'estero a cominciare da quella in Afghanistan.
Dalla guerra alla speranza in solo tre ore "per il
governo un'altra umiliazione" - imma vitelli (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e la spazzatura tracima dai bidoni come durante la guerra di due estati fa con Israele. Chilometri di filo spinato e un paio di carri armati bloccano l'accesso alla strada principale: sono lì per proteggere la Banca Centrale e il ministero per l'Informazione. I marciapiedi sono coperti di bossoli calibro 50 color rame; vecchi palazzi hanno nuove ferite, nuovi buchi.
Torino, in migliaia con i centri sociali slogan duri ma
corteo pacifico - crosetti e griseri a pagina 9 (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Città blindata con mille poliziotti per la manifestazione anti-Israele Torino, in migliaia con i centri sociali slogan duri ma corteo pacifico CROSETTI E GRISERI A PAGINA 9 SEGUE A PAGINA 9.
Bertinotti rinuncia al dibattito la bresso: in piazza i
soliti mille - paolo griseri ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: idea di bruciare la bandiera di Israele non viene vissuta per quel che è, per il suo messaggio di annientamento morale di un popolo, ma come la strada più diretta per entrare nei tg: "Figurati se siamo contro gli ebrei, siamo mica fascisti". La selva di sigle, partiti e partitini che seguiva in coda il corteo segnalava un disagio ben più degli slogan e delle accuse a Bertinotti:
Slogan e tensione ma nessun incidente - maurizio crosetti (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, ma solo nella foto sul cartellone dei centri sociali che apre il corteo: un'istantanea senza fiamme e senza fumo, proprio come il resto della giornata. Niente roghi, né di stoffe né di pagine, e anzi il rispettoso silenzio dei 5 mila antagonisti quando sfilano davanti all'ospedale Molinette dietro i vessilli di "
Nasrallah il tattico - (segue dalla prima pagina) (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano. Anche stavolta si è rivelato vincente il gioco d'equilibrio ideato dallo sceicco Nasrallah fra dominio territoriale e schermaglia parlamentare, appoggiandosi alla Siria e sempre preparandosi a un attacco israeliano. Ma basta un nulla perché la situazione degeneri, a prescindere dalla sua volontà di accorto provocatore.
La dolce dittatura della nuova democrazia - (segue dalla
prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Emerge altresì la catena di errori commessi dai governi d'Israele dalla fondazione di quello Stato fino ad oggi: sessant'anni di occasioni perdute, una guerra diventata endemica, l'evocazione dal nulla d'una nazione palestinese inesistente sessant'anni fa e il miraggio d'una pace che si allontana sempre di più.
Tra polveroni e diritto a protestare (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esito pacifico del corteo anti-Israele, serpeggiava ieri sera tra gli stand e in mezzo ai dibattiti della Fiera del Libro, ripetuta qualche volta con il facile "senno di poi", ma in qualche altro caso con più di una ragione: "Non è successo nulla, se non qualche problema al traffico e un po' di calo di visitatori al Lingotto".
Uno schindler in valbormida (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: premiati come Giusti d'Israele Uno Schindler in Valbormida Una storia iniziata nell'autunno del '43 tra i casolari della Valle Bormida astigiana. Protagonista un contadino che, pur sapendo di rischiare la vita, ha scelto di offrire rifugio a due famiglie ebree sfollate, condividendo la scelta con i propri parenti.
Libro, il corteo svuota gli stand - strippoli e zancan alle
pagine ii e iii ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina IX - Torino Il presidente del Senato Schifani e il ministro della cultura Biondi in visita. Problemi nei bar rimasti senza acqua minerale, code per i ristoranti Libro, il corteo svuota gli stand Marcia contro Israele senza violenza, ma il pubblico non si fida STRIPPOLI E ZANCAN ALLE PAGINE II E III.
Effetto manifestazione e traffico impazzito gli stand si
svuotano - sara strippoli niccolo zancan (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: visita agli stand istituzionali e la tappa finale allo stand di Israele: "Sono vicino da sempre ad Israele, che continuo a sostenere da anni affinché possa finalmente vivere in pace e serenità. Auspico il confronto e il dialogo e non forme di integralismo, che nuoce sempre". A mezzogiorno, mentre era atteso all'ingresso principale della Fiera, arriva un ministro Bondi dall'aria un po'
"ma a noi il salone porta via un terzo dei
clienti" - gabriella colarusso (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Alla Luxemburg di Angelo Pezzana, il curatore dello stand di Israele alla Fiera, le cose invece non sembrano andare così male: "Non c'è stato un calo degli acquisti", spiega Luigi, addetto alle vendite. Accanto a lui, Giorgio, cliente di vecchia data, scava tra le riviste di design: "Al Lingotto vado lunedì perché c'è meno gente.
"la fiera si conferma luogo di incontro" - paolo
griseri ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La Fiera si conferma luogo di incontro" Picchioni amareggiato ma sereno: giusta la scelta di invitare Israele PAOLO GRISERI E' stato attaccato sul piano personale, ha pagato pesantemente il prezzo di una polemica che è partita dalla politica ed è trascesa in modo inaccettabile. Ultimo episodio un volantino pieno di livore, con accuse false e assurde.
Tra polveroni e diritto a protestare - ettore boffano (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: concepire ed esplicitare una contestazione ad Israele, al suo governo e ai suoi comportamenti nei confronti dei palestinesi? E i modi e i ragionamenti usati, anche nella nostra città e da più parti, per osteggiare questo atteggiamento, erano davvero così diversi, così alternativi (così dalla parte della ragione, in ultima analisi) rispetto agli analoghi e ottusi oltranzismi che,
Il pd a campo de' fiori vende libri pro-israele (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Gemellaggio virtuale tra Roma e Torino in sostegno di Israele. A Campo de' Fiori è stato allestito uno stand dedicato a volumi di autori israeliani. L'iniziativa è stata firmata della sede romana del Partito Democratico. Sullo stand sventola anche la bandiera israeliana, il grande drappo bianco e azzurro con la stella di David.
Spremere le nuvole - lucio forte (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina XIII - Palermo SPREMERE LE NUVOLE LUCIO FORTE Mercoledì 11 maggio 1988. Aerei speciali "mungeranno" le nubi e forniranno acqua a Palermo e dintorni. Il brevetto è israeliano.
NICO ORENGO ( da "Stampa, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: it IL GIALLO DEL BRACCIO ROTTO Lo stand di Israele è abbastanza rincantucciato, in questa Fiera. Volti di scrittori in fotocopia, libri che, tradotti, figurano presso molti altri stand. Forse, dopo le anche pretestuose polemiche, è una scelta di mimetizzazione. Ecco una delle domande che un po' oziosamente si sente alle cene serali, oltre a quella di sapere come,
Il silenzio dell'Europa sul Libano (
da "Tempo, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come il riconoscimento di Israele, l'abbandono della lotta armata come parte del dialogo politico e la revisione dei rapporti con i soggetti iraniani e siriani contrari ad un processo di pacificazione. A fronte di questo si potrebbero avviare robuste iniezioni di Euro ed ulteriori concessioni politiche.
Alle radici del terrore islamico (
da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Infine una guida fresca di stampa, Israele e Territori Palestinesi per stemperare i toni (Touring Editore, pagg. 288, euro 24): è uno strumento aggiornatissimo per conoscere una regione ricca di significati religiosi, storici e culturali ma anche di attrattive naturali e turistiche.
Coltiviamo <Il seme della violenza> ma rimandiamo
davvero l'Apocalisse ( da "Giornale.it, Il"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il capofila dei nuovi storici israeliani ripensa alle possibili soluzioni del conflitto fra Israele e palestinesi. Imperdibile per tasche votate alla geopolitica. DA CESTINO L'Apocalisse rimandata di Dario Fo (Guanda, pagg. 201, euro 15). Nessuna polemica ideologica. Soltanto una domanda: la creatività, l'estro linguistico di Fo, dove sono finiti?
Charlemagne, sperimentazione in voce, elettronica e oggetti
- gianni gherardi ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Keith Rowe e appunto Palestine, ad unirsi al trio per i concerti al Podewil di Berlino, che fruttarono poi un doppio cd. L'incontro con Palestine fu un evento magico, davvero speciale, e da allora periodicamente l'americano è diventato ospite del gruppo. I Perlonex sono in attività da fine 1998 e da quel momento hanno suonato moltissimo in diversi Paesi,
Note ebraiche dell'800 per i 60 anni di israele (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Bologna Sinagoga Note ebraiche dell'800 per i 60 anni di Israele Al via le manifestazioni per il 60° anniversario dello Stato di Israele, organizzate dal Museo Ebraico. Stasera alle 17.45 alla Sinagoga di via Mario Finzi 4, si tiene il concerto del pianista Mattia Peli dedicato ai brani ispirati all'ebraismo scritti tra '800 e '900.
"non snaturate torino con i grattacieli" - marina
paglieri ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: intento principale è di creare insediamenti nel deserto del Negev, nel sud di Israele, da destinare a coloro che, un giorno o l'altro, faranno ritorno dai Territori. Al momento le richieste sono più di 9mila, poi si vedrà. Prima del Lingotto, c'è stato il tempo per una passeggiata per Torino: "Una città bellissima, non lo sapevo proprio, ci tornerò".
I generosi contadini di cessole - carlo petrini (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Nel 1999 sono stati iscritti tra i Giusti di Israele e il loro nome è sul muro di Gerusalemme CARLO PETRINI è l'autunno del 1943, fa freddo. Lungo una stradina di campagna inerpicata sulle colline di Cessole, piccolo paese della Val Bormida astigiana, un contadino incontra un gruppo di persone disperate, avvolte da coperte, con qualche povero fagotto appresso.
Morris: <Conosco tutti i crimini di Israele. E li
approvo> ( da "Liberazione"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Morris: "Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo" Stefania Podda Torino nostra inviata Per essere uno che - per quello che scrive e per quello che dice - è odiato un po' da tutti, a sinistra e a destra, il professor Benny Morris sembra non dar gran peso alla generale riprovazione.
<Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo> (
da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il problema fu piuttosto non aver portato a termine quella strategia, così ora Israele ha al suo interno una vera e propria bomba ad orologeria e mi riferisco soprattutto agli arabi che vivono in Israele. E che sono cittadini israeliani. Sì, ma il problema è che in questi anni si sono progressivamente "palestinesizzati", se così si può dire.
A Torino nessuna tensione nessun coro aggressivo nessun
feticcio in fiamme ( da "Liberazione"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: hanno sfilato in migliaia per protestare contro Israele come ospite d'onore della kermess A Torino nessuna tensione nessun coro aggressivo nessun feticcio in fiamme Maurizio Pagliassotti Un bel corteo. Senza cori aggressivi e feticci brucianti. La marcia in difesa dei diritti del popolo palestinese, che ha attraversato ieri le vie di una Torino sonnacchiosa,
<C'è ancora bisogno di sinistra> Sd ricomincia da
Claudio Fava ( da "Liberazione"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la sinistra a cui pensiamo non ha nulla a che fare con chi brucia le bandiere di Israele". Fatte queste premesse, dicono d'essere disponibili a ricominciare. Subito. Anche se qui, le idee non sembrano esattamente le stesse. Cesare Salvi per esempio guarda con più interesse degli altri a ciò che resta della diaspora socialista.
Dal nostro inviato TORINO Due fumogeni scarlatti lanciati
verso i finanzieri, schier ( da "Messaggero, Il"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Boicotta Israele, sostieni la Palestina". I volantini che girano non fanno troppe distinzioni fra lo stato israeliano, il suo popolo e il suo governo. "Morte al sionismo, morte all'imperialismo", taglia corto quello del Gramigna, il centro sociale padovano frequentato da tre degli imputati in un'inchiesta sulle nuove Br.
Dal nostro inviato OLIVIERO LA STELLA TORINO - Ernesto
Ferrero ric ( da "Messaggero, Il"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: notizia che la si è conclusa senza incidenti la manifestazione contro Israele, paese ospite della Fiera del Libro. Si rilassa su una poltroncina. La Fiera, della quale è il direttore, ha superato il giro di boa del giorno più temuto. Le prossime due giornate saranno più tranquille e il pensiero di Ferrero già corre all'edizione del 2009: "Il paese ospite sarà come è noto l'Egitto.
Pensiero debole pensiero dei deboli (
da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ragioni dei palestinesi a non condividere la celebrazione del sessantennio dello Stato d'Israele sono sacrosante. Non ci sono solo tutte le delibere dell'Onu alle quali Israele non ha ottemperato. Israele è oggettivamente uno Stato espansionista. Ha cominciato fin dal primo giorno a cacciare via più palestinesi di quelli che le stesse autorità politiche israeliane avevano previsto.
Rompiamo il silenzio (
da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dialogare con chi vive a Gaza e ne organizza la resistenza contro l'assedio criminale di Israele. Nonostante il black-out informativo, la situazione umanitaria a Gaza è talmente grave che le notizie non possono non filtrare. A Gaza si viene uccisi direttamente, come la madre e i suoi quattro figli da una cannonata nella propria casa, o indirettamente perché le cure non sono consentite.
Francesca Marretta L'opposizione filo-siriana libanese ha
annunciato ieri il ritiro dei miliziani del "Partito di Dio" dalle
strade di Beirut, rispettando la richiesta del Comando (
da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a quello israeliano, fino a quello libanese di Siniora che ha denunciato le violenze a Beirut dal Gran Serraglio (sede del governo) con la stessa autoritá con cui puó esprimersi Al-Maliki dalla Green Zone di Baghdad. Da testimone oculare Fisk Scrive: "L'esercito libanese gurada i posti di blocco di Hezbollah e non fa niente.
Una rappresentazione tutta ideologica del dramma
mediorientale ( da "Liberazione"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: colpevolmente rimossa dall'Occidente, che la nascita dello stato di Israele ha portato con sé, ovvero l'inizio della tragedia del popolo palestinese, la Nakba. L'opinione pubblica italiana, rimarrà comunque all'oscuro delle continue prepotenze e violazioni della legalità internazionale che il governo d'Israele compie quotidianamente.
I fuochi contro Israele e la speranza della pace (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: REDAZIONALE Passato e futuro I 60 ANNI DELLO STATO I fuochi contro Israele e la speranza della pace Sessant'anni fa nasceva una speranza nel mondo: la stato di Israele. Una speranza per milioni di ebrei sparsi a tutte le latitudini dalle diaspore occorse durante i secoli, rincorsi dalle persecuzioni, dalle accuse più diverse, dall'essere visti come diversi: eletti, avari,
I fuochi delle bandiere d'Israele e la speranza di pace (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nacque lo stato di Israele ed anche per chi non ci andò a vivere fu subito "il riferimento", il luogo protetto ove rifugiarsi, una sicurezza che nei millenni precedenti non c'era mai stata. Ma Israele non è solo questo, non è solo una speranza per noi ebrei, lo è per tutti, unica democrazia consolidata di quella travagliata area del Mediterraneo,
Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph (
da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.
Secondo giorno israeliano (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 2008-05-11 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Secondo giorno israeliano Attentati, droga e segreti in "Frozen Days" ( foto, sottotitoli italiani, 2005) di Danny Lerner, che chiude alle 21 la seconda giornata del "Nuovo cinema israeliano" all'Oberdan (viale V. Veneto 2, tel. 02.77.40.63.00, ingr. €
Impigliato nel mito, mi auto-denuncio (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: denuncio H o sempre preso per i fondelli il rapporto mitico che gli ebrei della diaspora intrattengono con Israele. è dai tempi dell'infanzia che ironizzo sugli entusiasmi filo-israeliani diffusi nel milieu ebraico della mia famiglia. Quel modo che gli ebrei italiani hanno di guardare ad Israele come a un luogo di stupefacente efficienza e di commovente integrità.
Dal nostro corrispondente NEW YORK - La teoria dominante in
quest'ultimo mese di ( da "Messaggero, Il"
del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: riconoscerà Israele e obbedirà agli accordi. Con non poca irritazione di Hillary, è chiaro che oramai la battaglia è fra Obama e McCain. E che rischia di diventare alquanto sgradevole, alquanto velocemente. Alle accuse su Hamas, Obama ha infatti risposto che il senatore "deve essere disorientato", una frase che sottilmente,
Sfila il corteo anti-Israele si svuota la Fiera del libro (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la tensione finisce per boicottare la cultura Sfila il corteo anti-Israele si svuota la Fiera del libro Poche migliaia in strada, slogan e niente incidenti Lo slogan più gettonato è stato "Intifada fino alla vittoria". Ferrando: "Chi non c'era è perché spera di tornare al governo" DAL NOSTRO INVIATO TORINO - "Buongiorno".
7 giorni sul palco (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cleopatra Il soprano lituano Violeta Urmana dà voce all'eroina di Wagner e alla regina di Berlioz, sul podio l'israeliano Pinchas Steinberg anche in Così parlò Zarathustra di R. Strauss (Domani e dopo, S.Cecilia Auditorium di Roma) VIOLENZA Boccuccia di rosa "L'educazione sentimentale" delle prostitute si incrocia con i ricordi di una donna segregata in casa.
Sotto le bombe (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.
Yanai, Venezia, Appelfeld: l'autobiografia di un popolo (
da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: figlia legittima della scelta di invitare Israele, contenitore di tante vite segnate dalla storia. Per questo gli incontri e i libri più intensi sono quelli ispirati a vicende autobiografiche. Ha cominciato Aharon Appelfeld, orfano deportato in un campo di concentramento dal quale, a otto anni, fugge, vagando tra villaggi e foreste prima di riuscire a emigrare,
I nuovi profeti del boicottaggio (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Commenti Pagina 315 Israele alla Fiera del Libro di Torino I nuovi profeti del boicottaggio Israele alla Fiera del Libro di Torino di Maurizio Crippa --> di Maurizio Crippa Da due mesi, "Israele non è un ospite d'onore!" è lo slogan con cui la sinistra antagonista, i centri sociali torinesi, qualche filosofo sul punto di perdere la Trebisonda come Gianni Vattimo -
Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa (
da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sionismo forma di razzismo e discriminazione razziale" e "Israele non è un ospite d'onore", sventolano bandiere rosse e palestinesi, attaccano adesivi "Boicotta Israele" sulle serrande e sui pali della luce. Ma questo era tutto da programma. La vera rabbia è per gli ex compagni di strada, i responsabili della catastrofe elettorale.
L'enigma della libertà nella lingua di Ledda (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: È il salone della contestazione per la presenza di Israele come ospite d'onore, della bellezza come tema conduttore del dibattito culturale e dell'apprensione per i possibili incidenti dei gruppi antagonisti che vorrebbero boicottare gli organizzatori colpevoli di aver dimenticato la tragedia palestinese.
Altre bandiere bruciate Torino come Gaza (
da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: boicottaggio della Fiera in ragione della presenza di Israele. Se è vero che finora nulla di particolarmente grave è accaduto, con l apertura ufficiale della Fiera la tensione è destinata inesorabilmente a salire. Nonostante dagli organizzatori giungano parole di distensione del tipo non siamo né a Kabul né a Bagdad , le misure di sicurezza previste intorno all evento sono eccezionali:
Cota: <Tentativo becero di strumentalizzazione> (
da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: manifestare contro Israele in occasione della Fiera del libro. Tempestiva la presa di distanza e la censura da parte del segretario nazionale. "Abbiamo presentato immediatamente denuncia - ha spiegato Roberto Cota, capogruppo del Carroccio alla Camera - contro coloro che hanno avuto la bella idea di affiggere volantini con il nostro simbolo inneggianti ai tre giovani arrestati a Verona.
Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota (
da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera d Israele a cui è affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele.
Scioperi pro-Tibet, la Lega mobilita le scuole (
da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la peggio gioventù era in piazza a Torino a manifestare odio contro Israele". Con queste parole Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, e Lucio Brignoli, coordinatore del Movimento Studentesco Padano, commentano il buon esito della mobilitazione contro l oppressione cinese del Tibet.
( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Retroscena
La movida dei Murazzi senza controlli Sosta selvaggia in piazza Vittorio Tutto
come prima LUCIANO BORGHESAN Piazza Vittorio stracolma di giovani. Un fine
settimana caotico nella zona del tira-tardi, con auto posteggiate ovunque, sui
lungopò, in divieto di sosta, in centro strada. A otto giorni dall'aggressione
ai vigili, senza poter contare sulla presenza dei civich impegnati negli altri
servizi (Fiera del Libro, corteo "Free Palestine",
calcio di Serie A), la Torino by night lungo il Po è tornata quella di sempre,
dove vincono ancora sosta selvaggia e l'arte dell'arrangiarsi sul rispetto
della convivenza civile, prima ancora che dei regolamenti. Pattuglie di polizia
e carabinieri hanno controllato che non si verificassero incidenti.
Qualche segnale nuovo c'è, ma timido, insufficiente per archiviare il caso di
sabato scorso come una lezione che può essere servita. Da quando il parcheggio
sotterraneo è pieno - dalle ore 23 alle 2, come tutti i venerdì e sabati -, le
code delle auto diventano continue e le infrazioni delle norme stradali
aumentano. Anche se i divieti di sosta non hanno creato gravi intralci, tranne
in un caso, in cui, pur impegnati altrove, venerdì sera, i vigili hanno
assicurato il pronto intervento per un'auto che impediva al tram di transitare
in via Vanchiglia: quando si stava rimuovendo la vettura, è giunto il
proprietario che ha pagato senza protestare. Una rissa, invece, è avvenuta alle
7,30 di ieri, sul lato sinistro dei Murazzi andando verso la Gran Madre: sono
stati coinvolti alcuni ragazzi, italiani, alquanto alticci; l'ambulanza ha
trasportato un ferito in ospedale, mentre i poliziotti si sono occupati dei
feritori. La Torino degli incontri, delle amicizie tra piazza Vittorio e i
Murazzi, ha anche queste realtà che creano problemi a residenti e a chi vuole
vivere con tranquillità le ore del tempo libero. La presenza para-estiva di
8-10 mila persone lascia il segno durante e dopo. Gli esercenti dei locali che lavorano
particolarmente la sera e la notte se ne rendono conto, loro stessi capiscono
che quell'angolo sul Po deve essere salvaguardato nell'interesse di tutti,
visitatori, residenti, operatori. E gli esercenti vogliono collaborare con la
Città. "Dalle ore 22 di ieri - spiega Stefano, titolare del Lab - è
entrato in funzione il free-bus, un servizio di trasporto pubblico che parte da
Moncalieri e raggiunge le Vallette, attraversando il centro e collegando trenta
diversi locali. Lo ripeteremo ogni sabato, se funziona". Domani a Palazzo
Civico ci saranno due incontri tra commercianti e operatori di piazza Vittorio,
e gli assessori Maria Grazia Sestero (Viabilità), Beppe Borgogno (Polizia
municipale) e Alessandro Altamura (Commercio). Si parlerà di come utilizzare la
presenza di più parcheggi sotterranei in centro, collegandoli con trasporti
notturni, economici, migliorare igiene, combattere lo spaccio, vietare la
vendita di bottigliette di vetrom contenere l'abuso di alcolici. Per la cronaca
(dati del gruppo 5t): il parcheggio sotterraneo di piazza Vittorio, ieri, alle
ore 22,28 aveva solo 2 posteggi vuoti, ma vicino i posti liberi non mancavano:
( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ULTIMO
MIRACOLO DI TORINO Personaggio Code e spintoni per l'esibizione dello scrittore
Evelina Christillin ma le vendite sono cresciute Tutte pazze per De Carlo
SILVIA FRANCIA Botta e risposta a distanza con la Maraini segue da pagina 55
[FIRMA]GIOVANNA FAVRO Il popolo dei bibliofili non ha tradito la Fiera. Qualche
malumore c'è, ma gli editori testimoniano in coro che lo zoccolo duro - i
lettori forti che da anni affollano Librolandia - non s'è curato di allarmi e
strade chiuse, ma ha seguito il richiamo del Lingotto: tra gli stand ieri c'era
meno gente, con un calo stimato da Rolando Picchioni sul 10%, ma chi era in
Fiera pare aver comprato molto, facendo salire gli incassi, in qualche caso,
anche oltre il 2007. Il grosso degli editori si schiera comunque con la Fiera:
"Molto rumore per nulla". Giuseppe Laterza confessa che le polemiche
"mi hanno fatto molta tristezza. E' parsa prevalente una logica
poverissima, di misera contrapposizione da stadio. Se si riduce il pensiero al
manicheismo si immiserisce la cultura: alla Fiera devono emergere le tante
identità, invece vedo un assurdo tifo e persone avvolte nelle bandiere. Per
fortuna la polarizzazione del dibattito non ha impedito ai lettori di venire:
c'è molta gente curiosa di ascoltare i dibattiti". Giudica corretto
l'invito a Israele, e una "riduzione della
capacità critica il non intendere che si possa essere israeliani critici con il
governo". Una posizione condivisa dai colleghi. Marco Tropea ad esempio
spiega che "non sarei mancato a Torino per niente al mondo. Non amo il governo israeliano, ma la Fiera ha fatto bene ad
ospitare quella cultura". Ha appena pubblicato un libro su Israele, e per lui "è questo il
modo giusto di esprimersi, più che andare in strada o bruciare le
bandiere". Per Carmine Donzelli "la Fiera sta nel mondo, nessuno può
evitare certe tensioni. S'è esagerato, ma non mi piacerebbe una Fiera
sterilizzata, nella bambagia, lontana dai temi, e anche dalle polemiche, che
agitano la società. Per etica e qualità civile, sarebbe stato impossibile avere
un atteggiamento discriminatorio verso un popolo e una letteratura, quella
israeliana, per quanto la contrapposizione di aree nazionali non giovi alla
cultura". Il calo di pubblico? "C'è meno gente, ma dal piccolo
osservatorio delle mie casse registro un aumento rispetto al 2007. Forse sono
venuti i più motivati, anche se noi editori non veniamo qui per vendere qualche
libro, ma perché Torino è un termometro importante della cultura
italiana". Infatti, per Alberto Castelvecchi "le imprese editoriali
debbono essere grate alla Fiera, per il lavoro che svolge da vent'anni".
Si giudica "amico di Israele" e critica i
media, che "hanno fabbricato un caso inesistente. Arrivando a Torino
credevo di incontrare la guerriglia, invece è come gli altri anni". Il suo
bilancio è positivo, e Sandro Ferri, l'editore di e/o, parla di "vendite
più alte del 2007. S'è fatto tanto rumore per il dissenso di quattro gatti e
per delle polemiche stupide. Se un alieno venisse in Italia lo troverebbe un
paese perfetto, essendo l'unico guaio per i media l'invito agli autori
israeliani". Per Agrippino Gulizia, responsabile dello stand di Rcs,
"c'è da sorprendersi che c'è qualcuno tra i padiglioni, dopo sei mesi di
terrorismo psicologico. Tanti si sono spaventati e non sono venuti. Noi abbiamo
titoli forti e andiamo bene comunque, ma immagino le difficoltà dei piccoli
editori". Per Marco Tarò, direttore generale del Gruppo Mauri Spagnol
(comprende pure Garzanti, Longanesi, Guanda) "i conti si faranno alla
fine", ma anche lui parla di "polemica troppo cavalcata, forse anche
dalla Fiera. La cosa che più mi spiace è che sono mancate molte scolaresche,
comprensibilmente spaventate. Un peccato: puntiamo molto sui lettori di
domani". Wow. Finalmente un po' di spettacolarità a sorpresa, un tocco
glamour e sexy in questa Fiera '08 che di brividi sente soprattutto quelli da
paura di una "tregua armata". Ieri, a stoppare la declinazione
infinita del tema israelo-palestinese per due ore piene, ci ha pensato Andrea
De Carlo, che a Librolandia si è dato generosamente, prima con un reading
letterario-musicale e poi al Bookstock Village, con un intervento in favore di
Greenpeace. Entrambi gli appuntamenti stracolmi: il primo, addirittura, a
rischio scazzottature per guadagnarsi un posto a tiro di flash, il più
possibile vicino allo scrittore. Che, sostiene la maggioranza delle fans,
"oltre che molto bravo è anche figo". Un ruolo che l'autore di
"Treno di panna" indossa con garbo e ironia, presentandosi in t-shirt
(aderente) e calzoni neri, muscoli in vista, nel duplice ruolo di lettore del
suo nuovo romanzo "Durante" e performer new age, in grado di passare
con disinvoltura dal pianoforte al mandolino a otto corde, affiancato dal
musicista bengalese Arupkanti Das. "Con lui, sei anni fa ho cominciato il
mio never-ending tour. A volte visitiamo posti che sembrano disabitati e poi ci
ritroviamo davanti a platee piene zeppe". Applausi a raffica e anche una
ola luminosa: che non siano fiammelle di accendini ma luci di cellulari pronti
allo scatto, poco importa. Fa ugualmente il suo bell' "effetto
tributo". A galvanizzare le fans si aggiunge l'impegno. Non in favore di Palestina o Israele, ma pro
oranghi: lo scrittore milanese, già compagno dell'attrice Eleonora Giorgi,
difatti, si esibisce con quattro figuranti abbigliati da scimmioni, simbolo
degli animali a rischio. Alla causa ecologista, l'autore di best-seller come
"Uto" e "Arcodamore", contribuisce anche concretamente.
"I miei libri, come tutti quelli di narrativa della Bompiani, sono scritti
su carta ecologica e "amica delle foreste"" commenta prima di
ricominciare a suonare, accarezzato da centinaia di sguardi femminili. Lui,
imperturbabile, suona concentrato, senza staccare gli occhi dal suo
"socio" musicale. Dagli oranghi agli orsi. "Animali contro cui
l'uomo si accanisce crudelmente, pur sapendo che ormai, in Italia, ne restano
pochi": si fa paladina animalista anche Dacia Maraini, altra star della
Fiera a furor di popolo. Ieri, in Sala Gialla, durante la presentazione del suo
libro "Il treno dell'ultima notte", si è parlato di "crimini del
nazismo, che ancora ci portiamo dietro", della "caduta del mito del
comunismo, dell'utopia di un mondo di uguali" e della "storia vista
dalla parte dei più deboli". Che c'entrano gli orsi? Nulla, si va fuori
tema, ma sempre "parteggiando per la vittima".
( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La fiera
del libro di torino Sfilano centri sociali e sinistra: tanta polizia, molti slogan
coloriti ma nessun incidente dal nostro inviato PAOLO CRECCHI Torino.
"Pa-le-stina libera / Pa-le-stina rossa?". Ma è sicuro Mosla Haccan,
arabo egiziano, che questo corteo dei centri sociali sia contro i soprusi
israeliani, i raid sui villaggi, i rastrellamenti, i bimbi senza cibo, le
rappresaglie che uccidono i vecchi e le donne senza pietà? "Lo
spero". E Rachid Bouaza, arabo marocchino, non ha sospetti a vedere tante
bandiere con falce e martello, non pensa che in piazza ci sia una sinistra
italiana desiderosa di mostrarsi almeno qui, dopo essere stata sfrattata dal
Parlamento? "No, no. La gente sfila per noi". La gente sono duemila,
forse quattromila, magari seimila italiani, pochissimi arabi di immigrazione
recente, persino qualche ebreo filopalestinese. Marciano da corso Marconi al
Lingotto per protestare contro l'invito di Israele
alla Fiera del Libro, "non potrà mai essere ospite d'onore uno Stato
così". Stato, scandiscono gli slogan, non governo. Ci sono state polemiche
feroci nei giorni scorsi sulla terminologia, nessuno oserebbe dare degli
sterminatori - tranne i libici, forse, o gli etiopi - agli italiani del
Ventennio. Erano fascisti, quelli. E perché questi sono isreaeliani tout-court?
"Chiariamo una volta per tutte - sibila Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori - che non vogliamo buttare a mare nessuno. Noi siamo
per uno stato con due popoli, pronti a difendere l'autodeterminazione della
minoranza: la quale, dopo il ritorno dei profughi, sarebbe proprio quella ebrea".
Bertinotti non c'è, i militanti di Rifondazione sì. E siccome non ci sarà
nessun incidente, nessuna provocazione a parte qualche fumogeno, nessuna
bandiera bruciata se non in una gigantografia portata a spalle, alla fine la
base condannerà i vertici assenti: "E' ora di abbandonare le cariche, di
tornare a stare dalla parte degli oppressi!". Lo pensano loro e quelli di
Sinistra Critica, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo,
l'Organizzazione comunista internazionalista, il Partito di alternativa
comunista, i cobas. L'intero firmamento della sinistra antagonista, compresi i
no global che a un certo punto devono riconoscere Spartaco Mortola perché
cominciano a inveire contro la Digos, e Mortola sparisce. Vorrebbe una Palestina rossa Ranja Haddah, araba siriana? "Voglio
una Palestina libera", è solo la prima parte
dello slogan. Fanno segno di sì con la testa gli arabi libanesi Hambid Dib e
Hassan Ali, medico il primo e ingegnere il secondo, in queste ore con
l'angoscia nel cuore per quanto sta accadendo a Beirut: "Ma quella è
un'altra storia. Oggi contestiamo Israele".
Neanche loro vogliono scacciare gli ebrei dalla Terra Promessa, ma spartirla
sì, equamente, e fanno proprie le parole del leader dell'Unione
arabo-palestinese Shokri Hroub, anch'egli in corteo: "Chi vuole davvero la
pace non si comporta come Israele". All'interno
della Fiera del Libro la bandiera bianca e azzurra del Paese ospite d'onore
sovrasta lo stand con le Bibbie, le memorie della Shoah, i volumi di storia e
cultura. Ci sono anche i prodotti del mar Morto. Fuori i poliziotti chiudono
tutte le vie d'accesso alla manifestazione, il corteo non può violare quella
che si chiama ancora una volta zona rossa. Qualche visitatore pensa bene di
girare al largo, i negozianti abbassano le saracinesche. Musica rap, tamburi,
la rappresentazione grottesca di un'idra, un finto ulivo secolare trascinato
per terra a simboleggiare la Palestina umiliata e
ridotta in catene. E poi fischietti, tentativi di canto - o bella ciao - e
qualche coro all'indirizzo dei poliziotti. Dietro lo striscione degli ebrei
filopalestinesi c'è un vecchio con la barba bianca, è lo
scrittore israeliano Jeff Halper: "Io non voglio demonizzare nessuno, ma
uno Stato è responsabile di quello che fa. E dunque Israele deve rispondere dell'occupazione militare di terre che non gli
appartengono, della distruzione di centinaia di villaggi, della deportazione di
donne e bambini. Quando l'Occidente riconoscerà questo si potrà
cominciare a ragionare su una soluzione pacifica". Ci sono anche gli
ambientalisti anti-Tav, in corteo. I punkabbestia. Qualche signore
aristocratico animato da passione intellettuale. I tassisti girano al largo e
non vogliono portare nessuno in Fiera a partire dalle 16, ma non succederà
assolutamente niente. L'unico alterco, tra un paio di no global che
pretendevano di impedire ad altrettanti cameramen di riprendere il corteo dal
terrazzo di casa di un metalmeccanico in pensione. I no global: "Caccia
via quegli sbirri!". Il metaleccanico: "Sono in casa mia, teste di
minchia. Faccio quello che mi pare". Orgoglio operaio di fronte al
Lingotto. crecchi@ilsecoloxix.it 11/05/2008 la manifestazioneTra i manifestanti
anche qualche ebreo filo arabo che difende i diritti dei palestinesi
11/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Casa america
Convegni, spettacoli, mostre fotografiche, dibattiti, film e anche un concorso
a premi. Tutti con lo stesso comune denominatore, l'Argentina. È la settimana,
anzi sono i 10 giorni dedicati al paese sudamericano proposti dalla Fondazione
Casa America che prendono il via domani a Villa Rosazza in piazza Dinegro 3 e
al Circolo ricreativo dell'Autorità portuale in via Albertazzi
( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del TORINO Duemila anti-Israele Il
corteo sfila tranquillo Collini e Palieri a pagina 7.
( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Partigiani, scusateci Nicola, scusaci Cara Unità,
sono un cittadino veronese e non certo fiero di una grande maggioranza di
concittadini che accetta e appoggia una mentalità fascista,anzi nazista,che ha
sempre regnato su questa splendida città. Una cittadinanza che silenziosamente
ha visto morire un ragazzo dopo l'ennesima aggressione avvenuta in città. Anzi
nelle ultime amministrative hanno voluto fortemente come guida della città, un
sindaco di professata ideologia antisemita, che ha sfilato in testa ad un
corteo nazista svoltosi tempo fa. Mi chiedo: ma dove stiamo andando? Cosa sta
succedendo alla gente? Ma la nostra storia è stata cancellata con un colpo di
spugna all'improvviso? La nostra Costituzione non vieta qualsiasi riferimento,
simboli e altro, che si riferiscono all'ideologia fascista? Se è cosi allora
non capisco come questa città ne sia impregnata di tali riferimenti. E un
momento storico che fa paura e sollecita la memoria riportandola ad uno dei
periodi più brutti, tragici e vergognosi che il nostro paese grazie a alla
volontà di tante persone che sono morte, sembrava avesse superato. Scusateci
partigiani! E scusaci Nicola. Duccio Arrigoni, Verona Verona, non regge il
maquillage di Fini Cara Unità, che ammazzare un ragazzo a calci nella testa sia
meno grave dell'atto pur stupido e gravissimo di bruciare la bandiera di Israele non ci crede ovviamente nemmeno
lui, ma siccome i cinque ragazzi autori dell'assassinio erano di destra, è scattato
il riflesso automatico della difesa dei camerati e Gianfranco Fini, leader di
Alleanza Nazionale, ha così mandato in frantumi in un attimo quell'immagine di
destra moderata che aveva costruito sapientemente intorno alla destra italiana
di origine missina con anni di ritocchi più o meno artificiosi per
essere accettato nel salotto buono della politica europea. Non c'è stato niente
da fare, il Dna fascista dell'ex missino è riemerso prepotentemente. Adesso
seguiranno inutili smentite e precisazioni, ma sul volto poco democratico della
destra italiana non regge il maquillage. Si vergogni la terza carica dello
stato per quanto ha detto e vada a Verona a scusarsi come è andato in Israele, ma non dopo cinquanta anni. Giovan Serio Benedetti,
Lucca Frequenze, chi paga la multa di Mediaset? Cara Unità, dal 1 all'8 maggio,
giorno di formazione del governo, sono passati 8 giorni, in cui l'Italia paga
già una multa giornaliera di 400.000 euro di multa perché Mediaset non manda
Rete4 sul satellite. Fanno 3 milioni e 200 mila euro ad oggi. La multa però
parte dal 2004 e dovrebbe essere pagata per intero a carico di tutti i
contribuenti: fanno 584 milioni di euro. Come intende risolvere la questione il
governo appena insediato e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti? Paga
Mediaset o pagano gli italiani a cui il governo non mette mai le mani in tasca?
Rosario Amico Scuola, non buona la scelta della Gelmini Caro Direttore, le
scrivo per esprimere fortissima preoccupazione per il futuro della scuola,
dell' università e della ricerca. La formazione dovrebbe essere uno dei punti
cardine in una politica di rinascita del nostro paese, ma non vedo molte
espressioni di critica o di rammarico per la scelta di una giovane avvocatessa
a dirigere un ministero tanto importante. Nemmeno il corrispondente ministro
del governo ombra, a essere sinceri, mi pare abbia un profilo sufficientemente
elevato. Eppure in Italia non mancano intellettuali, ricercatori e docenti di
altissimo livello, di destra come di sinistra. E fra questi ve ne sono
sicuramente molti che sono a conoscenza dei sistemi vigenti, sia negli altri
paesi europei, che negli Stati Uniti, Russia e India, e che sarebbero capaci di
proporre iniziative serie per salvare quel molto di buono che c'è nel nostro
sistema scolastico e migliorarne e correggerne gli aspetti peggiori. La legge
proposta dalla Dottoressa Gelmini sulla meritocrazia a gennaio di quest' anno,
invece, pur contenendo qualche generico spunto in astratto condivisibile (il
diffondersi a tutti i livelli scolastici e della pubblica amministrazione di
giudizi di merito), sembra franare nella parte propositiva, dove compare anche
il disastro tutto americano/bushiano della offerta di vouchers ai genitori,
buoni acquisto per la scuola "migliore", pubblica o privata, quando
di sicuro uno dei punti principali di una qualsiasi riforma dovrebbe essere
l'adeguato finanziamento innanzitutto della scuola pubblica, nella quale ogni
giorno migliaia di persone si impegnano per il futuro del nostro paese. Marco
Velli Ora arriveranno i primi tagli Cara Unità, il governo non ha ancora
giurato, ma il ministro della funzione pubblica Brunetta parla già di tagli e
privatizzazioni in nome di una migliore efficienza. Ma quale? Giusto lavorare
di più e meglio, ma questo doveva essere compito dei vari capi uffici e capi
strutture incentivare i lavoratori e controllarne la produttività. Ora con i
tagli e le privatizzazioni annunciate si assisterà a una diminuzione dei posti
di lavoro e sono convinto che non avremo tutti i benefici promessi: il privato
guarda i suoi interessi, darà lavoro precario e a tempo determinato,
ingrossando le fila di giovani che senza un lavoro sicuro vivono (o
sopravvivono) con l'aiuto dei genitori che a loro volta ritardano la sospirata
pensione. Ci aspettano giorni veramente duri. Umberto Guglielmi.
( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Libano: perché non è una guerra civile Robert Fisk/ Beirut U
n'altra umiliazione americana. I miliziani sciiti che sono passati l'altro ieri
davanti a casa mia, a Beirut ovest, suonando il clacson, facendo con le dita il
segno della vittoria, sporgendosi dai finestrini dei loro SUV con i fucili
puntati in aria, volevano dimostrare ai musulmani della capitale che il governo
libanese eletto è stato sconfitto. Ed è proprio così. L'esercito nazionale
pattuglia ancora le strade, ma solo per impedire eccidi o massacri settari.
Lungi dallo smantellare il sistema segreto di telecomunicazioni filo-iraniano
di Hezbollah - e di disarmare i miliziani hezbollah - il gabinetto di Fouad
Siniora se ne sta arroccato nel Serraglio turco denunciando le violenze con la
stessa autorità del governo iracheno asserragliato nella Zona Verde di Baghdad.
L'esercito libanese osserva i posti di blocco di Hezbollah lungo le strade e
non interviene. Se vogliamo considerarlo un conflitto tra Teheran e Washington,
l'Iran ha vinto, almeno per ora. Walid Jumblatt, il leader druso, parlamentare
e sostenitore filo-americano del governo Siniora, è isolato nella sua casa a
Beirut ovest, ma non gli è stato fatto del male. Lo stesso dicasi di Saad
Hariri, uno dei più eminenti esponenti della coalizione governativa e figlio
dell'ex primo ministro Rafiq Hariri assassinato in un attentato. Se ne sta nel
suo palazzo a Koreitem, sempre a Beirut ovest, sorvegliato dalla polizia e dai
soldati, ma impossibilitato a muoversi senza il permesso di Hezbollah. Il
simbolismo è in ogni angolo della capitale. Quando Hamas entrò a far parte del
governo palestinese ci fu la reazione fortemente negativa dell'Occidente. E
così Hamas prese il controllo di Gaza. Quando Hezbollah è entrato nel governo
libanese, gli americani si sono opposti. E ora Hezbollah ha assunto il
controllo di Beirut ovest. Ovviamente il paragone calza fino ad un certo punto.
Hamas ottenne una convincente vittoria elettorale. Hezbollah rappresentava una
minoranza in seno al governo libanese. Il suo ritiro dal governo insieme ad
altri membri sciiti è stato determinato dalle politiche di Siniora
etero-dirette dagli americani e dalla incapacità di Hezbollah di modificare gli
equilibri con lo strumento delle elezioni. I libanesi non vogliono una
repubblica islamica così come non la vogliono i palestinesi. Ma quando Sayed
Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah, ha detto nel corso di una conferenza
stampa che questa era una "nuova era" per il Libano, sapeva quello
che diceva. Gli studi della Future Television di proprietà di Hariri sono stati
occupati dall'esercito dopo essere stati circondati giovedì sera dagli uomini
di Hezbollah. Tutto il personale ha dovuto lasciare l'edificio e i ripetitori
sono stati spenti. Quando l'altro ieri mattina mi sono recato sul posto, mi
sono messo in fila per acquistare un manouche - tipico sandwich libanese con
formaggio caldo che si mangia generalmente a colazione - nella panetteria di
Eyman a Watwat Street. Pazientemente ho atteso il mio turno dietro quattro
miliziani con il cappuccio nero del movimento di Amal, alleato (ma molto
venale) di Hezbollah e poi mi sono accorto che a fare la fila c'erano anche
alcuni soldati libanesi con la divisa dell'esercito ufficiale. Sembra proprio
che legge e disordine possano andare d'accordo... ed entrambi debbono mettere
qualcosa sotto i denti. Ma il simbolismo mi è apparso assai più potente in
Hamra Street, una delle due principali strade commerciali di Beirut ovest.
Oltre 100 miliziani di Hezbollah pattugliavano la strada con indosso le tute
mimetiche, nuovi giubbotti neri da pilota e nuovi cappelletti da baseball neri
all'americana e - questa mi sembra la cosa più importante - armati di quelli
che sembravano nuovi fucili di precisione americani. No, non è una rivoluzione.
No, non si tratta del "sequestro" di Beirut ovest o dell'aeroporto,
che è tuttora tagliato fuori con le strade di accesso pattugliate dai miliziani
hezbollah e i copertoni che bruciano ai lati delle strade. Ma i sostenitori del
governo hanno bisogno del loro spazio. Alcuni hanno sottolineato che gli
israeliani chiusero l'aeroporto di Beirut nel 2006. E quindi ora che diritto ha
Hezbollah di fare la stessa cosa ai libanesi? E, secondo Saad Hariri, Nasrallah
quando definì Jumblatt "ladro e assassino" di fatto "ha
autorizzato il suo omicidio con l'aria di dire "io sono lo Stato e lo
Stato sono io"". Nessuna meraviglia, quindi, se Jumblatt teme per la
sua vita e se Hariri pensa che il colpo di testa di Hezbollah sia una forma di "fitna",
che in arabo vuol, dire caos. "Sayed Nsrallah ti invito a richiamare i
tuoi miliziani dalle strade e a togliere l'assedio alla città di Beirut per
proteggere l'unità dei musulmani", ha detto. "Israele farà festa assistendo allo stallo del Paese e al collasso della
sua economia". Marwan Hamade, ministro delle Telecomunicazioni del governo
Siniora - e vittima di un attentato nel 2004 - ha ammesso di aver chiuso un
occhio sul sistema telefonico sotterraneo di Hezbollah, ma ha aggiunto che non
poteva più far finta di niente di fronte al fatto che ora Hezbollah dispone di
99.000 numeri telefonici. Nasrallah ha anche chiesto il ritorno del
generale di brigata Wafiq Chucair alla testa delle forze di sicurezza dislocate
all'aeroporto di Beirut proprio in quanto non era un membro di Hezbollah. Il
generale Chucair era stato sospeso dall'incarico quando Jumblatt lo aveva
accusato di essere al servizio di Nasrallah. La richiesta di Hezbollah ha
indotto Jumblatt a rispondere che non sapeva che il generale Chucair era per
Nasrallah importante al punto da indurlo a chiudere l'aeroporto internazionale.
Così vanno le cose. Sul quotidiano di lingua francese L'Oriente Le Jour è
apparso un editoriale insolitamente interessante nel quale ci si chiedeva per
quale ragione Hezbollah - che in arabo vuol dire "partito di Dio" -
pur avendo come sua ragion d'essere la guerra, pretendeva di essere, al
contempo, un fattore di stabilità e sicurezza negli affari interni del Libano.
"E questo partito può veramente definirsi "partito di Dio" senza
creare a lungo andare sfiducia in tutti gli altri bambini che si considerano
figli dello stesso e unico Dio?". No, non è una guerra civile. E non è
nemmeno un colpo di Stato anche se ne ha alcune caratteristiche. È
semplicemente un aspetto della guerra che si combatte in Medio Oriente contro
l'America. Hezbollah "deve smetterla di creare guai", ha detto in
tono alquanto dimesso la Casa Bianca. Sì, come i talebani. E come Al Qaeda. E
come gli insorti iracheni. E come Hamas? E chi altri ancora? © The Independent
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.
( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Migliaia in corteo per la Palestina,
nessun incidente Lo striscione: "Israele non è un
ospite d'onore". Sfilano anche gli "ebrei contro l'occupazione"
di Simone Collini inviato a Torino "SÌ", DICE AL CELLULARE il
poliziotto mentre qualche manifestante gli passa accanto per raggiungere la
navetta per la stazione. "È finita così, sì". Cioè è finita com'era
cominciata, senza disordini e tensioni, con il corteo che è arrivato al punto
concordato con la prefettura a duecento metri dal Lingotto, con qualche slogan
contro le forze dell'ordine e con alcuni interventi contro "l'occupazione
israeliana" e la decisione della Fiera del Libro di invitare Israele come ospite d'onore. Poi i manifestanti si sono dati
appuntamento per la prossima settimana a Verona e si sono dispersi per le vie
laterali. Così è finita la tanto discussa e temuta manifestazione organizzata
dall'associazione Free Palestine. A sfilare anche un gruppo di ebrei dissidenti
con lo striscione bianco e la scritta "Jews against occupation".
Niente "scene esecrabili" paventate in mattina proprio a Torino dal
presidente del Senato Renato Schifani. Le uniche bandiere bruciate che si
vedono sono quelle del primo maggio, riprodotte in foto sulla gigantografia
messa in testa al corteo, subito dietro una bandiera palestinese grande
( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del MOHAMMAD RAAD Apertura dall'ideologo del Partito di
Dio sciita "Il generale Suleiman ha agito bene Può fare il
presidente" di Umberto De Giovannangeli È considerato l'ideologo del
Partito di Dio sciita. Già presidente del Comitato politico di Hezbollah,
Mohammad Raad ne è oggi il capo del gruppo parlamentare. "L'esercito -
sottolinea Raad - si è fatto garante dell'unità del Paese rimuovendo le ragioni
che ci avevano spinto a reagire alla dichiarazione di guerra del governo
Siniora". In un discorso televisivo alla nazione, il premier Siniora ha
accusato di golpismo Hezbollah. "Siniora sa bene che Hezbollah è stato costretto
ad agire in risposta a una decisione presa dal governo che metteva a
repentaglio militanti e dirigenti della Resistenza islamica. È stato il governo
Siniora a dichiarare guerra a Hezbollah e non viceversa". Dopo la presa di
posizione dell'esercito, Hezbollah ha ordinato alle sue milizie di ritirarsi
dalle strade di Beirut. È un cedimento o una vittoria? "Abbiamo difeso le
ragioni di metà del popolo libanese. Abbiamo riaffermato che Hezbollah è parte
fondamentale del Libano e che non si piegherà mai ai voleri
di chi intende mettersi al servizio dei veri nemici del Paese Israele e gli Stati Uniti. A vincere è
stata la resistenza libanese, quella che ha realmente a cuore l'indipendenza
del Libano. Voglio aggiungere che i comandi dell'esercito hanno dato prova di
grande responsabilità evitando di fare dell'esercito stesso uno strumento nelle
mani di chi intende monopolizzare il potere. Di ciò Hezbollah dà atto in
primo luogo al generale Suleiman...". Vale a dire al capo delle forze
armate che la maggioranza antisiriana vorrebbe come nuovo presidente della
Repubblica; una elezione che l'opposizione sta impedendo. Le cose ora
potrebbero cambiare? "Per quanto ci riguarda non abbiamo mai posto un veto
sulla persona del generale Suleiman; il problema è di legare l'elezione del
Presidente ad una intesa più generale che riguardi anche il nuovo governo.
Richiesta che rilanciamo: il dialogo nazionale è possibile, e in questo
contesto Suleiman, per come si è comportato in questa crisi, può essere un
Presidente di garanzia. Per tutti". La maggioranza antisiriana ribatte che
il vero obiettivo di Hezbollah è continuare ad agire come uno Stato nello
Stato, imponendo il suo contropotere armato. "La forza di Hezbollah non è
nelle armi ma è nel consenso che ha conquistato con la sua azione sociale, con
i suoi programmi, nella società libanese, e non solo nella comunità sciita. Ciò
che abbiamo chiesto è che questa rappresentanza pesasse nella determinazione
degli assetti istituzionali e di governo. La risposta che abbiamo avuto è stata
di chiusura totale. Ciò che chiediamo è di contare per ciò che
rappresentiamo". Dicono che Hezbollah agisca per conto di Iran e Siria.
"La minaccia all'integrità territoriale e alla sovranità del Libano non
vengono dall'Iran e dalla Siria, ma da Israele, contro
cui abbiamo combattuto due estati fa. Hezbollah si onora di avere amici a
Teheran e a Damasco ma Hezbollah non è né sarà mai un movimento
eterodiretto". Qual è il rapporto tra Hezbollah e i caschi blu di Unifil
2? "Un rapporto positivo e tale deve restare. Guai se i caschi blu
intervenissero negli affari interni del Libano, perché se ciò dovesse avvenire
sarebbe stravolto il senso di questa missione, e le forze che la compongono si
trasformerebbero da forze di pace a truppe d'occupazione".
( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del I NUMERI DELLA FIERA Scendono i visitatori piangono gli editori
Quiete al Lingotto. Addirittura tranquillità tra gli stand della Fiera del
libro, durante il corteo anti-Israele. Ma il boicottaggio, almeno indiretto, ch'è stato. I ripetuti
allarmismi hanno tenuto lontano almeno il 2% dei visitatori. E per il
presidente della Fiera, Rolando Picchioni ieri mattina "la situazione era
quasi drammatica". Nessuna cifra, ma tante lamentele anche dagli editori
convinti di aver subito una pesante riduzione delle vendite. Restano
altri due giorni. Forti i controlli di polizia, fin dai treni diretti a Torino.
Ma al Lingotto l'unica confusione l'hanno portata le visite del presidente del
Senato Schifani e del ministro alla cultura Bondi. Un migliaio gli agenti che
presidiano il Lingotto, tra le famiglie in visita anche con bambini e i tanti
giovani pieni di sacchetti di libri. Certo molte scuole hanno dato la disdetta,
spaventati dalle notizie. "Sono i media che hanno ucciso questa Fiera",
dichiara del resto Picchioni. L'unico timore per tutti, da Rizzoli a Einaudi,
da Fazi a Fanucci, da E/O a Neri Pozza, è appunto il calo di vendite; eppure
per entrare nei loro stand, bisogna farsi largo tra i tanti visitatori che
affollano anche i molti incontri con ospiti d'onore.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA DOLCE
DITTATURA DELLA NUOVA DEMOCRAZIA EUGENIO SCALFARI Con quello che capita nel
mondo e soprattutto nel Medio Oriente, terra rivierasca del lago Mediterraneo,
verrebbe voglia di sorvolare sui fatti di casa nostra, i primi passi del
Berlusconi-Quater, il governo-ombra del Partito democratico, l'eterno duello
eternamente smentito tra Veltroni e D'Alema. A paragone dell'orizzonte
planetario sono cosette di provincia, ma quella provincia è casa nostra e
quindi ci tocca da vicino. Ne va dei nostri interessi, delle nostre convinzioni
e delle nostre speranze. L'impatto della crisi libanese
provocata da Hezbollah e di quella israeliano-palestinese provocata da Hamas è
comunque troppo violento per esser trascurato. Per di più abbiamo in Libano un
contingente di tremila soldati, la nostra più importante missione militare la
cui sorte condizionerà inevitabilmente le altre nostre presenze all'estero a
cominciare da quella in Afghanistan. A questo punto si pone la prima
domanda: esiste un legame strategico tra le iniziative militari e politiche di
Hezbollah e quelle di Hamas? E ? seconda domanda ? si tratta di iniziative
autonome o ispirate dall'esterno? C'è un'indubbia affinità tra quei due
movimenti: entrambi hanno caratteristiche strutturali nei rispettivi teatri d'operazione;
entrambi sono al tempo stesso milizie armate e strutture assistenziali,
educative, sociali. Anche religiose, soprattutto per quanto riguarda Hezbollah.
Probabilmente Hamas ha in se stessa la sua referenza ideologica e politica ma
subisce ovviamente un forte condizionamento dal contesto della regione; la
tuttora mancata pacificazione irachena e la presenza da ormai cinque anni di
un'armata americana impantanata dalla guerriglia sciita e sunnita tra Bagdad e
Bassora ha impedito il rafforzamento dell'Autorità palestinese favorendo invece
il nazionalismo di Hamas e la sua identificazione con il panarabismo radicale e
con il terrorismo. SEGUE A PAGINA 31.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tra la
gente di Beirut Ovest provata dalla prova di forza di Hezbollah: "Siniora se
l'è cercata" Dalla guerra alla speranza in solo tre ore "Per il
governo un'altra umiliazione" è un cristiano maronita, si è mosso come un
diplomatico navigato IMMA VITELLI BEIRUT - E' successo tutto così in fretta:
l'invasione dell'Hezbollah, la loro parziale ritirata. Ti svegli un giorno e ti
ritrovi nella repubblica islamica dello sceicco Nasrallah. I guerriglieri sono
arrivati, con le jeep lucide, le barbe e i lanciarazzi e si sono presi il mio
quartiere, Hamra, e mezza città, in una nottata. Adesso dicono in tv che
torneranno nelle loro tane alla periferia di Beirut, eppure sono ancora qua. Il
miliziano all'angolo di via Gandhi, un bambino davvero, non c'è più; sono
rimasti i suoi colleghi più adulti, dentro le Cherokee verdi, nelle strade
secondarie. Dietro il parco Sanaya ne ho contati nove. Uno è in jeans e
maglietta nera; gli chiedo per quanto tempo conta di fermarsi in zona: "Lo
deciderà Allah". Un suo collega, meno amichevole, abbaia, brusco, se sono
americana. Dico che sono italiana, si dà una calmata, non è aria, me ne vado.
Altri cinque li trovo a pattugliare la via Sadat, quella del supermercato
Smiths, un tempo pieno di studenti e professori occidentali. Ora è tutto
chiuso, e la spazzatura tracima dai bidoni come durante la
guerra di due estati fa con Israele. Chilometri di filo spinato e un paio di carri armati bloccano
l'accesso alla strada principale: sono lì per proteggere la Banca Centrale e il
ministero per l'Informazione. I marciapiedi sono coperti di bossoli calibro 50
color rame; vecchi palazzi hanno nuove ferite, nuovi buchi. Si
aggiungono a quelli di altri, passati conflitti: Beirut è così, la violenza ha
tanti strati. Dalla finestra di casa, mentre scrivo, arriva una nuova ondata.
Ta-ta-ta-ta, saranno i fucili d'assalto M16 che ho visto parcheggiati sulla via
Makdisi, davanti all'Hotel Mayflower. E' successo che un ragazzo, vicino al
partito Mustaqbal degli Hariri, uscisse sul balcone con un mitra, convinto che
il nemico se ne fosse andato, e che fosse impallinato all'istante dal nemico,
ben appostato per strada. Così è ripreso il fuoco, a ondate sporadiche. I
sunniti sono così umiliati dallo show di forza dell'Hezbollah. Ieri, a Tarek al
Jadida, dove tante brutte cose sono successe negli ultimi mesi, c'è stato il
funerale di uno di loro. Sono volate pietre, un negozio è stato attaccato. Il
proprietario, combattente e sciita, è uscito con un kalashnikov e ha sparato
all'impazzata. Sono morti almeno in due, mentre seppellivano un amico.
All'ospedale Makasset il lamento dei feriti si confondeva agli urli di
impotenza del vicinato. "La guerra è cominciata!", urlava uno,
sanguinava dal naso. "Non abbiamo le armi! Non abbiamo le armi!", si
è disperato un altro. Sul quartiere, all'improvviso, si è levato un boato:
"Armi! Armi!" Poi è passata una camionetta dell'esercito ed è
scattato, isterico, un applauso di scherno. L'esercito non è intervenuto, in
questi giorni, per non spaccarsi. Molti pensano che sia troppo vicino
all'Hezbollah. Un commerciante, dai capelli bianchi, scaglia una ciabatta contro
i soldati. Si chiama Bassem, è tirato. Dice: "Oggi è l'inizio di un nuovo
Iraq. Faremo arrivare le armi dal mare e dal Nord. Chiederemo l'aiuto di Israele. Loro sono meglio di questi cani iraniani".
Torno a casa, attraverso una giungla di bidoni della spazzatura che fanno da
posti di blocco. Gang a volto coperto, fucili in mano, chiedono i documenti, e
lasciano passare. A Ras Nabaa, sulla vecchia linea verde, un pasticcere, Bassam
Hawana, fuma il narghilé, davanti a un palazzo ridotto a una gruviera di colpi
di granata. "C'è così tanto odio", dice. "Così tanta
stupidità". E' sunnita, ma il governo non gli piace: "Incapaci. La
gente muore di fame, e quelli che fanno? Rompono le scatole all'Hezbollah.
Senza averne la forza, mish maul". Ma si può? In serata, il tatatata si
placa. Nelle strade di Hamra tornano alcune sparute auto. Chiamano gli amici da
Ashrafiyeh, la parte cristiana della città. Dicono che lì è tutto normale: sono
andati all'inaugurazione di un nuovo negozio e che si è celebrato perfino un matrimonio,
nella chiesa ortodossa di San Nicolas. Il ponte principale, il Ring, è
bloccato. Facciamo la strada del mare. Gemmayzeh, con i suoi bar aperti, e il
traffico normale del sabato, è un'isola di pace.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Città blindata con mille poliziotti per la manifestazione anti-Israele
Torino, in migliaia con i centri sociali slogan duri ma corteo pacifico
CROSETTI E GRISERI A PAGINA 9 SEGUE A PAGINA 9.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca
L'ex presidente della Camera era già stato contestato a Torino il primo maggio
scorso Bertinotti rinuncia al dibattito La Bresso: in piazza i soliti mille
Manifestazione egemonizzata dai centri sociali, divisa la sinistra
istituzionale PAOLO GRISERI TORINO - Per uno scherzo della cronaca parte da
corso Marconi, già luogo simbolo del capitalismo italiano, la prima
manifestazione della sinistra radicale dopo la sconfitta del 13 aprile. Nel
corteo che propone il boicottaggio della Fiera del Libro c'è la fotografia di
quel che resta oltre il Pd dopo il bombardamento delle urne. Le macerie consegnano
un movimento a egemonia antagonista dove i centri sociali occupano i due terzi
della manifestazione e la sinistra dei partiti è un frammentato fondo di
bottiglia fatto di decine di striscioni e pochissimi militanti. La presidente
del Piemonte, Mercedes Bresso, liquida tutto questo con un'analisi semplice:
"Sono sempre i soliti mille, il partito del no che oggi boicotta la Fiera
e ieri boicottava l'alta velocità". In realtà il Pd sa bene che non è
così. Che i democratici non possono dormire tranquilli se tutto ciò che si
muove oltre il partito di Veltroni è egemonizzato dal centro Akatasuna di
Torino o dal Gramigna di Padova. Perché, spiegavano ieri gli stessi militanti
dei centri torinesi, "per noi quel che conta è l'antagonismo, la capacità
di entrare in sintonia con la protesta della gente. Non ci interessa il
palazzo". Una versione di sinistra del grillismo, ecco quel che vinceva
ieri tra gli striscioni del corteo. Dove l'idea di bruciare
la bandiera di Israele non viene
vissuta per quel che è, per il suo messaggio di annientamento morale di un
popolo, ma come la strada più diretta per entrare nei tg: "Figurati se
siamo contro gli ebrei, siamo mica fascisti". La selva di sigle, partiti e
partitini che seguiva in coda il corteo segnalava un disagio ben più degli
slogan e delle accuse a Bertinotti: "Quelli come lui sono entrati
nel palazzo e adesso fanno fatica a uscirne con la testa". La
rappresentanza in piazza era inversamente proporzionale a quella nelle urne.
Così Rifondazione non c'era per scelta: non ha aderito, anzi ha condannato la
protesta. I Comunisti italiani hanno cavalcato l'onda ma ieri dietro il loro
striscione si sono ritrovati un centinaio di militanti, nessun dirigente di
rilievo e 27 bandiere. Lo striscione più grande e il partito più seguito era
quello di Marco Ferrando, fino a ieri considerato una specie di matto volante
nel panorama politico nazionale. Se questo emerge dalle macerie del 13 aprile
si può ben capire perché ieri pomeriggio, mentre il corteo avanzava verso il
Lingotto, Fausto Bertinotti abbia deciso di non partecipare al dibattito sulle
ragioni della sconfitta della sinistra. Oggi l'ex presidente della Camera sarà
in Fiera per parlare della Costituzione. Ma un accenno a quelle macerie sarà
inevitabile.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca
Slogan e tensione ma nessun incidente Torino, in 5000 al corteo pro Palestina. Alla Fiera del libro presenze in calo In piazza
fumogeni e striscioni. I negozi con le serrande abbassate MAURIZIO CROSETTI
TORINO - Brucia la bandiera d'Israele, ma solo nella foto sul cartellone dei centri sociali che apre
il corteo: un'istantanea senza fiamme e senza fumo, proprio come il resto della
giornata. Niente roghi, né di stoffe né di pagine, e anzi il rispettoso
silenzio dei 5 mila antagonisti quando sfilano davanti all'ospedale Molinette
dietro i vessilli di "Free Palestine". "Grazie compagni,
oggi abbiamo dimostrato quello che siamo" dirà l'altoparlante, facendosi i
complimenti da sé. La protesta contro la presenza di Israele
quale ospite d'onore alla Fiera del Libro non è stata una sommossa, è volato
appena qualche petardo da carnevale e molti cori ("Vergogna,
vergogna"), ma quelli non fanno sanguinare. L'unica vera ferita, questa sì
profonda, è nei numeri del sabato del salone, di solito il giorno dei record:
ieri, invece, molta gente è rimasta a casa temendo guai. Il bilancio?
"Quasi drammatico, siamo andati proprio malino anche se il corteo è stato
civile" dirà Rolando Picchioni, presidente della Fiera. "Ci hanno
ucciso i media: i visitatori occasionali si sono spaventati, mentre i
fedelissimi sono venuti lo stesso". I ragazzi dei centri sociali insieme
ai pensionati con la kefiah, e un bel po' di bandiere rosse d'epoca. Falci,
martelli, fischietti e ghiaccioli. è stato un pomeriggio tranquillo, però quasi
tutti i negozi attorno al Lingotto avevano abbassato le serrande per paura.
Assai ricercati i bar, anche se gli ambulanti vendevano lattine di Coca e birra
a prezzi non proprio politici, dentro casse con blocchi di ghiaccio: va però
menzionato il coraggio e il fiuto affaristico de "La piola di Tosto",
ugualmente aperta malgrado tutto in via Madama Cristina e premiata con
un'affluenza degna della causa palestinese e pure di più. Ottimo anche
l'intuito del Bar Smilte che propone il caffè a 50 centesimi, con un cartello
giallo quasi più eloquente di quelli che stanno sfilando. "Palestina libera/Palestina
rossa". Qualche nodoso bastone avvolto nei drappi si era pur visto, però
nessuno l'ha usato. Anche perché la tattica del questore Stefano Berrettoni,
all'inizio parecchio criticata, ha funzionato: mille agenti per isolare la
Fiera, presidio delle strade laterali ma tenendosi alla giusta distanza, e zero
agenti dentro il corteo. Così nessuno si è esasperato, a parte qualche insulto
ai carabinieri: cose più da stadio che da Intifada. E qualcuno ha pure scattato
la foto ricordo con la Celere sullo sfondo. Mentre la sinistra antagonista,
arrivata anche da fuori Torino, si faceva quattro chilometri a piedi nel primo
giorno davvero caldo dell'anno (al ritorno, un comodo servizio di navette),
dentro il Lingotto il neo ministro per i Beni culturali Sandro Bondi rivelava:
"Dei libri mi piace anche il profumo". E sulle polemiche: "Penso
sia un titolo d'onore l'invito rivolto a Israele".
E mentre nello stand con la stella di Davide vendevano le spillette di Golda
Meir, se ne arrivava anche Renato Schifani, il presidente del Senato:
"Abbiamo voluto significare con la nostra presenza la vicinanza del nostro
paese con Israele". Nel frattempo, i cinquemila
oltre la "zona rossa" volevano significare che "una pietra
qua/una pietra là/una pietra per la libertà", ma anche i sassi hanno
espresso una valenza simbolica, come la foto della bandiera in fiamme.
"Bisogna mantenere la calma" ripeteva il megafono dietro un mitico
Ford Transit marrone, e il corteo alla fine c'è riuscito. Anche nei punti più
critici, cioè il primo bivio verso il Lingotto, presidiatissimo, e soprattutto
in piazza Fabio Filzi, patriota: qui era previsto il capolinea della
manifestazione, qui gli antagonisti hanno visto brillare di fronte a loro gli
elmi degli agenti e l'acciaio delle transenne. Un po' di agitazione, la curva
disegnata nell'aria da un paio di fumogeni colorati, il pronto commento
dell'altoparlante ("Tranquilli, non è successo niente") e la cosa si
è ricomposta. Con i padiglioni della Fiera a cento metri ("è un fortino
assediato...", esclama con un filo di enfasi il ragazzo del megafono: là
dentro, in effetti, non è che gli assediati tremassero), si capisce che è
meglio non forzare il blocco, e del resto nessuno aveva mai pensato di farlo.
Meglio dare la parola ai dissidenti, anche a un ebreo pro-Palestina
molto applaudito, anche un colombiano e un basco che si esprime in lingua
originale senza sottotitoli. Però i ragazzi lo applaudono lo stesso.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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NASRALLAH IL TATTICO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E ciò spiega il loro
ripiegamento dopo la plateale umiliazione inflitta al governo Siniora. La
scelta di obbedire alle direttive dell'esercito, dopo che il generale Suleiman
ha platealmente delegittimato l'esecutivo protetto dagli occidentali,
corrisponde alla particolarissima natura di questo movimento, integralista ma
conscio di operare in una polveriera. Neanche per Hezbollah è desiderabile
l'esplosione dell'ultimo lembo di terra plurale, multiconfessionale,
sopravvissuto al tempo dei nazionalismi e delle pulizie etniche sulla sponda
sud del Mediterraneo. Preservarlo non è solo esigenza romantica, nostalgia
delle tante patrie che arricchivano l'impero ottomano e rendevano i popoli
della Montagna proverbiali per raffinatezza. Se la regola della
contrapposizione religiosa, inesorabile nel Medio Oriente contemporaneo,
dovesse ripiombare il Paese dei cedri nella guerra civile, stavolta le
conseguenze sarebbero ancora più devastanti. Non più cristiani maroniti contro
musulmani sunniti e drusi, come nel quindicennio di sangue 1975-1990. Nel
Libano 2008 il rischio è l'escalation di quella faida regionale tra musulmani
sunniti e musulmani sciiti che dilaga oltre l'Iraq verso il Golfo, ma già
insidia pure i confini europei. Del mosaico etnico libanese, gli sciiti
rappresentano da sempre gli strati subalterni, esclusi dalla pubblica
amministrazione e vessati dal fisco. La Beirut levantina e smagliante che ora
tengono in scacco, li contemplava solo nelle vesti umili degli scaricatori di
porto e del commercio ambulante. Innocui mistici e contadini meridionali,
finché la rivoluzione iraniana del
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
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LA DOLCE DITTATURA DELLA NUOVA DEMOCRAZIA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per
Hezbollah il fattore religioso ha sempre giocato un ruolo primario; il vincolo
sciita ha progressivamente spostato la sua dipendenza da Damasco a Teheran.
Allo stato attuale si gioca sullo scacchiere libanese una triplice partita:
quella d'una grande Siria in funzione antisraeliana, quella d'un blocco sciita
contro i governi arabi filo-americani e quella di un nazionalismo libanese come
nuova potenza islamica e mediterranea. In un quadro così complesso emerge
drammaticamente l'assenza d'una politica unitaria europea e la pochezza della
politica mediorientale americana. Emerge altresì la catena
di errori commessi dai governi d'Israele dalla fondazione di quello Stato fino ad oggi: sessant'anni di
occasioni perdute, una guerra diventata endemica, l'evocazione dal nulla d'una
nazione palestinese inesistente sessant'anni fa e il miraggio d'una pace che si
allontana sempre di più. La formula "due paesi due Stati" ha
un fascino lessicale che corrisponde sempre meno alla realtà. Il solo modo di
realizzarla sarebbe quello di collocarla in un quadro internazionale
sponsorizzato dall'Onu, dalla Nato e dall'Unione europea, impensabile tuttavia
fino a quando l'Europa non disponga di istituzioni federali e di una sua politica
estera e militare. Siamo cioè più nel regno dei sogni che in quello della
realtà. * * * Nel frattempo il nuovo governo italiano si è installato ed è
iniziata la quarta reincarnazione berlusconiana all'insegna di una dolce
dittatura, come abbiamo già avuto modo di scrivere domenica scorsa. Dittatura
dolce è un ossimoro con il quale cerchiamo di configurare un'entità politica
inconsueta ma reale. Ci sono due polarità nel Berlusconi-Quater, che si
confronteranno tra loro nei prossimi cinque anni e che convivono all'interno
del triumvirato Forza Italia-An-Lega ma perfino all'interno di ciascuno dei tre
partiti alleati. Convivono addirittura nella personalità dei tre leader e dei
loro stati maggiori. Il "lider maximo" è probabilmente il più consapevole
di questa duplice polarità e della blindatura zuccherosa che è l'immagine più
realistica del governo testé insediato. Per questa ragione egli ha privilegiato
la compattezza sul prestigio collocando nei dicasteri e nelle posizioni più
sensibili persone clonate sulla fedeltà al capo piuttosto che sul prestigio e
sulla competenza. Blindatura zuccherosa evoca sia il populismo sia il
trasformismo, due elementi connaturati a tutto il quindicennio berlusconiano e
profondamente radicati nella storia politica e antropologica del nostro Paese.
Nei suoi primi atteggiamenti di nuova maggioranza tutti i dirigenti già
insediati nelle varie cariche istituzionali, ministri, sindaci, presidenti di
Regione e di Provincia, non fanno che lanciare appelli di collaborazione ai talenti
individuali lasciando in ombra il ruolo dell'opposizione. Questa a sua volta
tende a concentrare la sua forma-partito per esorcizzare tentazioni centrifughe
e fughe in avanti verso ipotesi immaginarie. L'aspetto più visibile della
blindatura zuccherosa è il tentativo di coinvolgere il Capo dello Stato
effettuato da Berlusconi il giorno stesso del giuramento nella sala del
Quirinale durante il brindisi augurale con i nuovi ministri e in assenza del
presidente Napolitano appena ritiratosi per urgenti impegni istituzionali.
"Questa legislatura - ha detto il neo-presidente del Consiglio - procederà
sotto il segno di un patto con il presidente della Repubblica che avrà il
nostro pieno appoggio e al quale sottoporremo le linee guida del governo per
averne consiglio e preventivo incoraggiamento". Una simile dichiarazione
era del tutto inattesa dopo una fase di crescente disagio reciproco tra i due
massimi poteri istituzionali. Essa rivela la preoccupazione di Berlusconi di
fronte alla complessità dei problemi da affrontare e il suo bisogno di
collocare il governo nel quadro d'una "moral suasion" preventiva e
preventivamente sollecitata e ascoltata come tramite e garanzia di fronte ad
un'opinione pubblica frammentata e instabile. Il Quirinale non ha fatto alcun commento
alle parole del presidente del Consiglio né poteva farlo essendo esse del tutto
informali; del resto i rapporti tra la presidenza della Repubblica e il potere
esecutivo si sono sempre basati sulla collaborazione, ferma restando la netta
distinzione dei reciproci ruoli. La "moral suasion" è sempre stata
uno degli strumenti di quella collaborazione nell'interesse dello Stato, a
cominciare dai "biglietti" tra Quirinale e Palazzo Chigi ai tempi di
Luigi Einaudi. Ma altro è la collaborazione istituzionale tra due poteri dello
Stato, altro la confusione dei ruoli e un patto di legislatura che equivarrebbe
ad una sorta di "annessione" del Capo dello Stato alla maggioranza
parlamentare. Annessioni del genere ci furono durante la Prima repubblica e
raggiunsero il culmine con la presidenza Leone, ma dalla presidenza Pertini in
poi scomparvero del tutto e i ruoli riacquistarono la doverosa nettezza
prevista dalla Costituzione. Nettezza tanto più necessaria in una fase in cui -
al di là del conteggio dei seggi parlamentari - la maggioranza è stata votata
dal 47 per cento degli elettori. * * * Sappiamo che il nuovo governo, subito
dopo il voto di fiducia, si appresta ad affrontare i due primi e importanti
appuntamenti: quello della sicurezza e quello dell'economia per un rilancio
della domanda interna. Questioni complesse e irte di difficoltà. Il ministro
dell'Interno, Maroni e quello della Giustizia, Alfano, stanno lavorando sul
primo tema; il ministro dell'Economia, Tremonti, sul secondo. La premessa al
pacchetto "sicurezza" è una direttiva europea in corso di avanzato
esame, che dovrebbe prolungare la permanenza degli immigrati nei centri di
accoglienza e custodia fino a 18 mesi. Se e quando questa direttiva entrerà in
vigore, essa darebbe tempo di esaminare in modo approfondito la figura dei vari
immigrati e accoglierli o rispedirli ai paesi di provenienza. Ma di ben più
incisivo contenuto sono le misure di pertinenza del governo, predisposte
dall'avvocato Ghedini, uno dei difensori di Berlusconi e membro del Parlamento.
Si va da un elenco di reati particolarmente sensibili ai quali applicare le
nuove misure, ad aumenti di pena rilevanti, all'obbligo di processi per
direttissima nei casi di semi-flagranza, all'abolizione dei benefici di legge
per i reati reiterati, all'istituzione del reato d'immigrazione clandestina.
Infine alla chiusura delle frontiere per i "rom" provenienti dalla
Romania, e al rimpatrio immediato di quelli irregolarmente entrati e residenti
in Italia. Quest'ultimo punto è particolarmente delicato perché richiede un
accordo con il governo di Bucarest che non sembra affatto disposto a concederlo
ed anzi minaccia eventuali rappresaglie sugli italiani residenti in Romania. Il
pacchetto nel suo complesso configura una politica assai dura e non priva di
efficace deterrenza almeno in una prima fase, anche se è generale convinzione
che politiche anti-immigrazione non avranno, sul tempo medio, alcuna efficacia
se non nel quadro di un'assunzione di responsabilità europea e di accordi con i
Paesi dai quali i flussi migratori provengono. Dal punto di vista della
politica immediata il governo trarrebbe indubbio giovamento di popolarità da
queste misure, visto che quello della sicurezza è il tema principale intorno al
quale si è formato il consenso degli elettori. Proprio per questo Berlusconi
punta su un decreto legge d'immediata esecutività a dispetto della complessità
e delicatezza della materia. Sarà decisiva su questo specifico tema la
posizione del Capo dello Stato cui spetta di decidere se l'urgenza debba prevalere
sull'esame approfondito ed ampio in sede parlamentare. * * * Ancora più ardua
l'apertura di partita sul terreno dell'economia. Tremonti ha ieri affermato che
non esiste alcun "tesoretto" spendibile. Affermazione discutibile
dopo le dichiarazioni di Padoa-Schioppa nel momento del passaggio di consegne,
anche considerando che l'ex ministro non è certo incline agli ottimismi
contabili. Comunque questa è la posizione di Tremonti, dalla quale discende che
non c'è copertura né per il taglio dell'Ici né per la defiscalizzazione degli
straordinari e dei premi di produzione per i lavoratori dipendenti. L'ammontare
delle risorse necessarie per questi provvedimenti oscilla tra i cinque e i
sette miliardi di euro. Se non ci sono non ci sono e si resterà al palo oppure,
come Tremonti ha dichiarato, si tasseranno altri soggetti che il ministro ha
indicato nelle banche e nelle società petrolifere. Ha certamente coraggio,
Giulio Tremonti: tassare i ricchi (banche e petrolieri) per dare ai meno
ricchi. Però attenzione: l'abolizione dell'Ici non premia i proprietari di case
modeste, già esentati da Prodi, bensì i proprietari di immobili di qualità e
prestigio. Questo provvedimento è classicamente elettoralistico, costa due
miliardi e mezzo e non ha alcuna utilità né sociale né economica. Meglio
sarebbe se Tremonti lo levasse di mezzo, ma Berlusconi ci ha costruito una
buona parte della sua vittoria elettorale, ecco il guaio per il ministro
dell'Economia. Le misure sulla detassazione degli straordinari sono invece importanti
per ragioni sia sociali sia economiche. Abbiamo ragione di credere che per
quella operazione la copertura ci sia. Pensiamo che le minacce di Tremonti alle
banche e ai petrolieri abbiano come obiettivo quello di indurre le prime a
sostanziali sconti sui mutui e i secondi a ribassi sui prezzi dei carburanti.
Comunque sarà bene che il ministro proceda confrontandosi in Parlamento con le
proposte alternative dell'opposizione: se vuole dare prove di ascolto politico,
questo è il tema più adatto. * * * Non parlerò oggi del Partito democratico, in
fase di riassetto e presa di coscienza della sconfitta elettorale. Condivido in
proposito la diagnosi fatta l'altro ieri su questo giornale da Aldo Schiavone:
Veltroni ha puntato sulla voglia di cambiamento della società italiana,
Berlusconi invece sulla insicurezza e la voglia di protezione nonché su un
sussulto identitario, localistico e tradizionale. La maggioranza degli elettori
ha condiviso. Si deve per questo abbandonare la visione d'una società più
moderna e dinamica? Credo di no. Bisognerà riproporla in modi più efficaci e
meno dispersivi, concentrando l'attenzione su punti e provvedimenti concreti.
Questo è mancato e questo va fatto a cominciare da subito. Ciò che non va fatto
è di aprire di nuovo scontri interni e regolamenti di conti. Ciò che non va
fatto è rimettere in scena lo scontro Veltroni-D'Alema. Riproporre un duello
così trito sarebbe esiziale per i duellanti e per il loro partito. Temo che
nessuno dei due abbia fatto abbastanza per evitare che l'ipotesi di un
rinnovato scontro prendesse consistenza. Penso che debbano entrambi provvedere,
ciascuno per la parte che gli compete, a dissipare l'immagine che si è formata.
Se sono responsabili certamente lo faranno.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
IX - Torino Tra polveroni e diritto a protestare Il fine delle pene non è di tormentare
e affliggere un essere sensibile né di disfare un delitto già commesso..."
(Cesare Beccaria "dei delitti e delle pene") C'è una morale che è
giusto ricavare dai "fatti" (anzi, dai "non fatti") di
Torino di ieri pomeriggio? La risposta, assieme alle prime notizie sull'esito pacifico del corteo anti-Israele, serpeggiava ieri sera tra gli stand e in mezzo ai dibattiti
della Fiera del Libro, ripetuta qualche volta con il facile "senno di
poi", ma in qualche altro caso con più di una ragione: "Non è successo
nulla, se non qualche problema al traffico e un po' di calo di visitatori al
Lingotto". Dunque, una morale c'è ed essa può essere articolata in
almeno due diverse riflessioni. La prima attiene il diritto di enunciare le
proprie idee e anche di contestare ciò che non ci piace, ciò che non
condividiamo o che, in qualche caso, addirittura detestiamo. SEGUE A PAGINA
VIII.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
IX - Torino I generosi contadini di Cessole: salvarono la vita a dieci ebrei, premiati come Giusti d'Israele Uno Schindler in Valbormida Una storia iniziata nell'autunno del
'43 tra i casolari della Valle Bormida astigiana. Protagonista un contadino
che, pur sapendo di rischiare la vita, ha scelto di offrire rifugio a due
famiglie ebree sfollate, condividendo la scelta con i propri parenti.
Oggi è rimasta la moglie Virginia Brandone che racconta quell'esperienza,
premiata con l'iscrizione tra I Giusti di Israele sul
muro di Gerusalemme: "Ma non era davvero il caso: abbiamo solo vissuto
otto mesi insieme" si schermisce oggi. CARLO PETRINI A PAGINA XIII.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Torino Il presidente del Senato Schifani e il ministro
della cultura Biondi in visita. Problemi nei bar rimasti senza acqua minerale,
code per i ristoranti Libro, il corteo svuota gli stand Marcia contro Israele
senza violenza, ma il pubblico non si fida STRIPPOLI E ZANCAN ALLE PAGINE II E
III.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina X
- Torino Effetto manifestazione e traffico impazzito Gli stand si svuotano
Cinquemila per la Palestina slogan, kefiyah, bandiere
e niente incidenti: "Vittoria" Un poliziotto ogni 5 dimostranti,
negozi chiusi in via Madama. Ma tutto finisce bene SARA STRIPPOLI NICCOLO
ZANCAN Echi del corteo? Nulla, o quasi. Tranne che all'idea di sfidare le
deviazioni del traffico, gli intasamenti e anche quella vaga ansia da tensioni
possibili, i meno motivati hanno deciso di restare a casa. Chi non si è fatto
intimorire ha trovato il Lingotto di sempre. Affollato ed eclettico. Star del
giorno lo scrittore americano Gore Vidal, che alle quattro del pomeriggio
riempie la sala Azzurra, ammette il suo tifo per Hillary Clinton: "anche
se non mi è piaciuta la sua campagna elettorale" e attacca il partito
repubblicano: "Non sono persone normali, fanno i soldi attraverso la
guerra". Si fa la coda da Iperborea per l'autografo di Arto Paasillinna,
si ride con il Dante e il Virgilio inventati da Edoardo Artom che alla Fiera
bacchettano gli editori mostrando i refusi evidenziati in giallo e così tentano
il colpo di vendere un nuovo format a Striscia la Notizia. Citazioni alla mano.
Da Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll pubblicato da Einaudi, a
pagina uno del primo capitolo il coniglio cambia genere e diventa
"la" coniglio. E nel Collezionista edito da Mondadori a pagina 359, è
scappato un improbabile "sarebbe dovuti entrare". Agli stand degli
editori si annotano gli errori con un leggero rossore e si ringrazia con
nonchalance per la segnalazione. Mentre poco più in là, nello stand di Dea
store, il cantautore della Musica ribelle Eugenio Finardi fa il pieno
nell'incontro presentato da Carlo Massarini e incrociando il Poeta e la sua
Guida propone di lanciare una campagna a favore del "Panda, del Koala e
del congiuntivo" tutte specie protette. Non manca la tradizionale rissa
del sabato ai ristoranti, compresa la fila lunghissima per assaporare i piatti
etnici preparati dalla cucina del ristorante Maison Musique di Rivoli, nello
spazio della Regione. E quest'anno una new entry che non passa inosservata.
Molti i chioschi o i punti ristoro che devono aver fatto quattro calcoli
decidendo di non vendere la comune bottiglietta d'acqua per puntare sulle più
costose bibite. Risultato? Più che la paura dei filopalestinesi, i visitatori
si aggirano per gli stand temendo la carenza da acqua fresca. Che il sabato
fieristico sia però più vivibile della bolgia di sempre (innegabile che
qualcuno possa averlo visto come un miglioramento) non sfugge agli occhi
attenti degli habitué. Si vocifera che alla fine il bilancio si potrà chiudere
con un segno negativo di circa il 5 per cento. Ma dalla Fiera si replica che il
calo ha intyressato solo i visitatori occasionali, i curiosi, mentre i
fedelissimi, i lettori forti, hanno assolutamente tenuto, come dimostrato dal
fatturato degli editori in Fiera e la vendita negli stand, La mattina è stata
monopolizzata dall'arrivo dei rappresentanti del nuovo governo Berlusconi. Alle
11 il presidente del Senato Schifani, accompagnato dalla moglie Francesca. Una
signora un po' intimidita dalla folla che dice di essere alla sua prima visita
alla Fiera. Per il presidente, accolto da Enzo Ghigo per il centrodestra e da
Bresso, Saitta e Alfieri per le istituzioni piemontesi, l'omaggio dei maestri
del cioccolato Pfatisch e Odilla, la visita agli stand
istituzionali e la tappa finale allo stand di Israele: "Sono vicino da sempre ad Israele, che continuo a sostenere da anni affinché possa finalmente
vivere in pace e serenità. Auspico il confronto e il dialogo e non forme di
integralismo, che nuoce sempre". A mezzogiorno, mentre era atteso
all'ingresso principale della Fiera, arriva un ministro Bondi dall'aria un po'
spersa, solo soletto fra gli stand alla ricerca delle sue guardie del corpo. Lo
intercettano la presidente Bresso e il presidente del Consiglio regionale
Davide Gariglio, che lo accompagnano all'appuntamento. Nella sala Azzurra dove
assiste alla lectio magistralis del filosofo Giovanni Reale "La Bellezza
salverà il mondo", il ministro dice che al momento deve studiare,
prepararsi, interpellare intellettuali ed esperti. Che sia la legge
sull'editoria o le strategie per incentivare la lettura. Lettore attento e
anche autore. Il suo prossimo lavoro? Etica e cultura d'impresa. I
protagonisti? Una coppia alquanto inedita: Adriano Olivetti e Silvio
Berlusconi. niccolò zancan Corso Marconi, birra e panini, secchi pieni di
ghiaccio. Sono le tre di pomeriggio e si capisce come andrà a finire: "Noi
abbiamo già vinto - dice Lele Rizzo di Askatasuna - abbiamo vinto per tutta
l'attenzione che siamo riusciti ad ottenere in questi giorni. Per i contenuti
che siamo riusciti a far passare: l'antisemitismo non c'entra niente, noi
portiamo solidarietà al popolo della Palestina".
Hanno bandiere rosse, falce e martello, kefiyah e sandali da mare, facce
diverse, ci sono sette palestinesi, un gruppo di ebrei contro il governo di Israele, donne in nero, ragazze e professori, cani e
biciclette, antagonisti lombardi, romani e livornesi, nessun politico, a parte
Marco Ferrando e Franco Turigliatto. Partono tutti insieme sotto il sole per
attraversare una città spettrale. Sembra una domenica d'agosto. Abbassate le
serrande di via Madama Cristina. Su quella del Bar Glamour hanno attaccato un
cartello: "Scusate siamo costretti a chiudere per motivi di
sicurezza". Passano quelli di Free Palestine. Tremila persone. "Più
di cinquemila", secondo gli organizzatori. Slogan nuovi, pochissimi.
"Un sasso qui, un sasso là, un sasso per la libertà". Finisce senza
incidenti. Senza neanche un motivo di avere paura. Affari d'oro per gli unici
due bar aperti lungo il percorso. Il servizio d'ordine predisposto dal questore
Stefano Berrettoni, dopo giorni di preoccupazioni e scelte delicate, si è
rivelato molto efficace. C'erano più di mille agenti - polizia, carabinieri e
guardia di finanza - ma si sono visti poco, solo il necessario. Quando si
trattava di sbarrare eventuali variazioni sul percorso concordato. Agli incroci
di via Genova con via Finalmarina, via Garessio, via Vado, con il Lingotto
ormai vicino. Nessuno ha tentato di sfondare. Tutta la giornata è stata seguita
sul campo dal dirigente della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi. Non è successo
niente, oppure è successo tutto. Dipende dai punti di vista. "Abbiamo
vinto - dice uno degli organizzatori - il fatto di sapere che il Salone del
libro è mezzo vuoto è un altro successo di questo corteo. Perché la cultura non
può essere qualcosa di distaccato dalla realtà, la cultura vive in questo
mondo. E qui, oggi, si ribadisce che invitare Israele
come ospite d'onore è stata un scelta sbagliata e razzista". Fumogeni
rossi. Voci al microfono: "Ai poteri forti di questa città la nostra
manifestazione dà molto fastidio". "Viva la resistenza del popolo
palestinese". "Contropotere". "Intifada". Il gruppo di
antagonisti da Perugia è l'unico a intonare cori contro gli agenti: "Tutti
a Nassirya". Menzione speciale per lo striscione: "Non è tutto loro
quello che luccica". Dopo tre ore si arriva in piazza Filzi. Duecento
metri dalla Fiera: oltre non si va. Tre fumogeni vengono lanciati fra i piedi
degli agenti, ma restano immobili, bravi a non perdere il controllo. Quando c'è
un minimo di agitazione, quelli di Askatasuna richiamano all'ordine:
"Calma, calma...". Calma sarà fino alle sette di sera. Davide Grasso,
uno dei promotori: "Manifestazione riuscita, molto partecipata. Bisogna
tenere conto della campagna mediatica violentissima che è stata scagliata contro
di noi. Siamo stati attaccati da tutti i partiti politici". Due sorprese
sulla strada del ritorno. Sui muri di San Salvario qualcuno ha appeso dei
manifesti deliranti: "A Verona ci sono cinque eroi padani arrestati
ingiustamente...". Immediata la smentita della Lega Nord, per voce del
capogruppo alla Camera Roberto Cota: "Non sono nostri. Abbiamo presentato
immediatamente denuncia contro chi ha avuto la bella idea di affiggere quei
volantini". Poi un po' di tensione alla stazione di Porta Nuova. Trenta ragazzi
arrivati da un centro sociale di Milano - la Panetteria - non volevano pagare
il biglietto. Il treno è rimasto bloccato per alcuni minuti. Poi è intervenuta
la Digos. Biglietti fatti, semaforo verde, ed è stata la fine di una giornata
lunghissima.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XI
- Torino Meno affluenza e molte lamentele nelle librerie cittadine. E ci sono
lettori che andranno a Librolandia senza "tradirle" "Ma a noi il
salone porta via un terzo dei clienti" GABRIELLA COLARUSSO "Tutti gli
anni è la stessa storia: la Fiera ci porta via almeno un terzo del
fatturato". Sarà pure una kermesse da grandi incassi per editori e grandi
firme, ma per i librai torinesi Librolandia non sembra essere un buon affare.
Lina Catizone ne a qualcosa. Lei, che si definisce "malata di libri",
alla Fiera c'è stata venerdì. Ma di sabato mattina la sua libreria "Il
Banco", in via Garibaldi, è semivuota. "Siamo una libreria di
passeggio e di passaggio, oggi è una bella giornata, c'è tanta gente in giro,
eppure sono entrate poche persone". I clienti affezionati non l'hanno
"dimenticata", ma alla Fiera comunque non hanno intenzione di
rinunciare. "Ci vado nel pomeriggio - dice Sabrina, 25 anni - ma non tanto
per i libri, più per gli incontri e i convegni". "Certo, per il vero
lettore la Fiera è come il paese dei balocchi - sorride Lina - Ma ormai ha
perso il suo spirito originario. Prima puntava sui piccoli editori, per farli
conoscere ai librai che sono il filtro con gli utenti. Ora sono davvero poche
le cose che trovi al Lingotto e non nelle librerie come la nostra".
Diverso il discorso per la rassegna Portici di Carta: "Quella si che è
stata una bella iniziativa, davvero rivolta ai librai e ai lettori". Anche
alla libreria Comunardi, ritrovo storico dei bibliofili torinesi, i clienti
sono davvero pochi. "Per noi la Fiera è un vero e proprio disastro,
succhia alle librerie il massimo possibile - dice il proprietario Paolo Barsi -
In questi giorni c'è un calo delle vendite enorme e l'effetto si prolunga nel
tempo: chi fa il pieno di libri alla Fiera aspetterà un po' di giorni prima di
tornare in libreria. Insomma, è un business per il Lingotto e per gli editori,
non certo per noi librai". Ne è convinta anche Giulia Carluccio, che si
avvicina alla cassa per pagare i suoi acquisti, Trattatisti greci e A cosa pensano
i film: "Andrò alla Fiera per lavoro - dice - mi hanno invitata a un
dibattito, ma pensare alle inaugurazioni in pompa magna a Venaria per 800
persone fa passare la voglia di andarci". Anche a "La casa del
Libro", in Galleria Subalpina, e alla libreria Mercurio di via Po, le
commesse raccontano di un calo visibile delle presenze. In effetti, alle 16,
tra gli scaffali della Mercurio ci sono solo tre persone. "Forse un giro
in Fiera lo farò, ma trovo stressante stare tra quei padiglioni. Preferisco la
serenità della libreria. E poi non credo che ci siano cose che non possa
trovare anche qui", sorride Andrea, 40 anni, impiegato. Alla Luxemburg di Angelo Pezzana, il curatore dello stand di Israele alla Fiera, le cose invece non
sembrano andare così male: "Non c'è stato un calo degli acquisti",
spiega Luigi, addetto alle vendite. Accanto a lui, Giorgio, cliente di vecchia
data, scava tra le riviste di design: "Al Lingotto vado lunedì perché c'è
meno gente. Mi piace molto la Fiera, è un'occasione per farsi un'idea
delle piccole case editrici, puoi scoprire cose che non conosci. A me piace
toccare i libri, vagare tra gli scaffali, parlare con il libraio delle nuove
uscite, ma mi piace anche vivermi la Fiera".
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
XIII - Torino Il volantino Gli attacchi personali mi hanno molto ferito Denuncerò
gli autori di quell'ignobile libello non si può criticare in questo modo una
scelta politica "La Fiera si conferma luogo di
incontro" Picchioni amareggiato ma sereno: giusta la scelta di invitare Israele PAOLO GRISERI E' stato attaccato
sul piano personale, ha pagato pesantemente il prezzo di una polemica che è
partita dalla politica ed è trascesa in modo inaccettabile. Ultimo episodio un
volantino pieno di livore, con accuse false e assurde. Rolando Picchioni
ha potuto tirare un sospiro di sollievo solo ieri sera, quando si è conclusa la
manifestazione dei sostenitori del boicottaggio e il pubblico è tornato ad
affluire tra i padiglioni della Fiera. Non è solo una questione di numeri: è
anche la dimostrazione che l'esperimento di quest'anno, la scelta di gettare la
manifestazione del Lingotto in mezzo al gorgo dei problemi del mondo, è una
scelta che paga. Presidente Picchioni, rifarebbe la scelta di invitare Israele come ospite d'onore? "Nonostante le falsità e
le menzogne che sono state scritte in queste settimane, io rivendico con
orgoglio il fatto di aver compiuto questa scelta in buona fede e con
l'intenzione di offrire uno spazio di dialogo. Ciò che si è puntualmente
verificato come dimostra il numero di dibattiti in aumento e la cifra crescente
di espositori". I sostenitori del boicottaggio dicono che il dibattito è
stato a senso unico. Come risponde? "Intanto rispondo che non è vero. E
aggiungo che avrebbe potuto essere un dibattito più ricco se coloro che hanno
sfilato avessero accettato la proposta che ho fatto fino all'ultimo perché
gestissero uno stand nella Fiera. In ogni caso avrebbero potuto fare come Dario
Fo, che è venuto al Lingotto e ha duramente criticato la nostra scelta di
invitare Israele. Noi non ci siamo mai sottratti al
dibattito, anzi, noi siamo il luogo del confronto e vogliamo diventarlo ancora
di più". Sarà così anche il prossimo anno? "Questa mattina ho
confermato alla tv egiziana che l'anno prossimo sarà l'Egitto il paese d'onore
e che quella diventerà l'occasione per coinvolgere in Fiera tutti i paesi della
riviera sud del Mediterraneo. Non mi illudo che sia risolutivo ma se anche la
Fiera del libro può servire a costruire spazi di dialogo in Medio Oriente penso
che sia un fatto positivo". Il libro di Torino come il torneo di ping pong
che avvicinò Cina e Stati Uniti? "E' un paragone un po' forte anche se
ricordo che all'epoca la diplomazia italiana e in particolare Emilio Colombo,
giocò un ruolo non secondario. In ogni caso è un bene se una manifestazione
culturale riesce a dare il suo contributo alla soluzione dei problemi della
convivenza tra i popoli. Capisco che possa essere più rischioso, come
dimostrano le polemiche di quest'anno, ma la Fiera non può sempre vagare con i
suoi temi nell'empireo delle questioni cosmiche. Deve anche saper entrare in
medias res, affrontare i problemi più spinosi. Per la dimensione e il ruolo che
ormai ha assunto la Fiera del Libro ha una funzione civile di cui è conscia e
che deve assolvere". Sia sincero: nello scontro tra chi voleva boicottare
e voi, chi ha vinto? "Non è una questione numerica. Me la caverei in
fretta se dicessi che abbiamo vinto noi come dimostrano i numeri della
partecipazione ai dibattiti. So bene che la ragione e il torto non si misurano
solo con il principio di maggioranza. Continuo però a pensare che l'idea del
boicottaggio sia fallita e che fosse un'idea sbagliata. Non è giusto boicottare
la cultura. In ogni caso va detto che mai come in questo periodo si è discusso
in Italia della questione palestinese e questo è indubbiamente merito nostro e
anche di chi ci ha contestato. Anche se avrebbe potuto farlo in modo più
incisivo venendo al Lingotto". Che cosa l'ha amareggiata di più nelle
polemiche di questi giorni? "Gli attacchi personali. Annuncio fin da ora
che il mio avvocato querelerà gli autori di un ignobile libello contro di me
distribuito e fatto circolare in questo periodo. Non si può criticare una
scelta politica lanciando accuse vere o presunte o evidentemente false che
cercano di colpire sul piano personale. Questo è un inaccettabile
imbarbarimento del confronto che non possiamo permetterci. Non solo perché a
nessuno fa piacere essere vittima di accuse false ma anche perché questo
inquina il terreno del confronto. E questo è grave soprattutto se la Fiera
vorrà affrontare anche nei prossimi anni temi difficili. Noi abbiamo dimostrato
il coraggio di compiere scelte che si prestavano alla discussione anche aspra.
Vorrei che quella discussione avvenisse a partire dal rispetto reciproco tra
gli interlocutori".
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVI
- Torino TRA POLVERONI E DIRITTO A PROTESTARE ETTORE BOFFANO Contano, è ovvio,
le forme e i modi in cui lo facciamo e forse, ieri pomeriggio, la fortuna ha
aiutato Torino evitando comunque incidenti e violenze. Ma il corteo finito
bene, magari soltanto per una serie di circostanze favorevoli, dovrebbe adesso
indurre tutti a ragionare sul livello scarso e sbagliato che, nel nostro paese,
hanno raggiunto la sopportazione e la tolleranza verso le forme di dissenso e
di contestazione radicale di ogni maggioranza o di ogni idea dominante o
prevalente: politica, religiosa o culturale (un atteggiamento però, lo vedremo
in seguito, che sempre di più si orienta in un unico senso, concedendo invece a
chi si indigna ampia libertà di toni e di comportamenti incivili o verbalmente
violenti). Era davvero così grave, inconcepibile ed errato, insomma, concepire ed esplicitare una contestazione ad Israele, al suo governo e ai suoi
comportamenti nei confronti dei palestinesi? E i modi e i ragionamenti usati,
anche nella nostra città e da più parti, per osteggiare questo atteggiamento,
erano davvero così diversi, così alternativi (così dalla parte della ragione,
in ultima analisi) rispetto agli analoghi e ottusi oltranzismi che,
qualche mese fa, avevano attaccato la scelta della Fiera di dedicare il fulcro
della sua manifestazione alle celebrazioni della nascita dello Stato ebraico? A
questi interrogativi, potrebbe essere opposta subito una facile obiezione.
Quella riguardante la "bolla mediatica" costruita in queste settimane
attorno all'evento torinese e addirittura contro le stesse analisi che la Digos
cittadina e il sindaco Sergio Chiamparino conducevano da giorni riguardo alle
scarse possibilità di violenze e di scontri. Un considerazione giusta e alla
quale nessuno di noi, operatori dell'informazione, dovrebbe sottrarsi in futuro
ragionando su come facciamo ogni giorno il nostro mestiere. Ma buttarla in
giornalismo, rifugiandoci tutti nell'ormai scontata critica ai giornali e alle
tv, non può costituire adesso l'unica risposta. Resta forte, infatti, la
sensazione che nel mondo italiano della politica (ma ormai sempre di più e
sempre più colpevolmente, anche in quello della cultura) si stia facendo strada
un atteggiamento retorico e bigotto che è pronto a condannare ogni voce
dissenziente e dissacrante, ogni laica contestazione (alla politica come alle
religioni) che rompa i perbenismi del consenso. L'ultima settimana torinese,
dalle polemiche sulla lezione a Scienze Politiche di Tarek Ramadam sino alle
intolleranze e alle falsità di certi intellettuali radicali sulla presenza di Israele alla Fiera del Libro e poi agli allarmismi esagerati
sul corteo antagonista, ha detto e insegnato molte cose in questo senso.
Soprattutto alla sinistra democratica che nella sua confusione post-elettorale
(e nel suo ormai decennale buonismo carico di amnesie) pare aver smarrito la
capacità di indicare con fermezza alcune garanzie e alcune razionalità
irrinunciabili. E qualcuna di esse, sarebbe stato giusto aspettarsela dopo la
decisione della Procura della Repubblica di Torino di indagare i tre autori
dell'incendio della bandiera israeliana durante il corteo del 1° Maggio. Un
gesto stupido, inutile, provocatorio e che aveva già trovato la condanna
politica di tutti al termine della festa dei lavoratori, ma che pare assurdo
far rientrare in una gestione solo giudiziaria di vicende che avrebbero bisogno
invece di ragionamenti (e di confronti) soprattutto politici e culturali.
L'incendio delle bandiere ha avuto stagioni e ricorsi storici un po' in tutte
le parti politiche dello schieramento italiano ed esaltarne la simbologia può
autorizzare a clamorosi opportunismi: come quelli chi ha giudicato la bandiera
bruciata nella nostra città come un fatto più grave dell'uccisione di un
giovane veronese a calci e pugni. O come chi condanna l'oltraggio alla bandiera
israeliana e poi annuncia che vorrebbe usare quella italiana al posto della
carta igienica. Anche in questo caso, dunque, è forse giusto interrogarsi se il
codice penale sia la soluzione ultima possibile per amministrare contrasti che
sono prima di tutto (anche nella loro innegabile provocatorietà) politici e
culturali.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
VIII - Roma Uno stand per contrastare l'appello al boicottaggio alla Fiera di
Torino Il Pd a Campo de' Fiori vende libri pro-Israele Gemellaggio virtuale tra Roma e Torino in sostegno di Israele. A Campo de' Fiori è stato
allestito uno stand dedicato a volumi di autori israeliani. L'iniziativa è
stata firmata della sede romana del Partito Democratico. Sullo stand sventola
anche la bandiera israeliana, il grande drappo bianco e azzurro con la stella
di David. L'iniziativa vuole esortare i romani a schierarsi contro il
boicottaggio della rassegna piemontese invocato dall'organizzazione "Free
Palestine" e, per dare prove concrete del loro appoggio, i consiglieri del
Pd hanno voluto allestire il banchetto punto d'incontro nel cuore del Centro
storico. I volumi si possono anche acquistare e ci sono testi dei più noti
romanzieri israeliani, tra cui Aharon Appelfed, il cui best-seller
"Badenheim 1939" è stato acquistato anche dal neo-presidente della
Provincia Nicola Zingaretti: ieri pomeriggio ha voluto visitare lo stand di
Campo de' Fiori sottolineando "la necessità di impegnarsi nella difesa e
diffusione della cultura israeliana".
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII - Palermo SPREMERE LE NUVOLE LUCIO FORTE Mercoledì 11
maggio 1988. Aerei speciali "mungeranno" le nubi e forniranno acqua a
Palermo e dintorni. Il brevetto è israeliano.
( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fulmini
NICO ORENGO nico.orengo@lastampa.it IL GIALLO DEL BRACCIO
ROTTO Lo stand di Israele è
abbastanza rincantucciato, in questa Fiera. Volti di scrittori in fotocopia,
libri che, tradotti, figurano presso molti altri stand. Forse, dopo le anche pretestuose
polemiche, è una scelta di mimetizzazione. Ecco una delle domande che un po'
oziosamente si sente alle cene serali, oltre a quella di sapere come,
veramente, la Giulia Maldifassi, della Feltrinelli, si sia rotta un braccio, il
destro, a Venaria Reale. Se la pongono soprattutto i giallisti. Come si saranno
mimetizzati gli agenti del Mossad? Da visitatori, standisti, poliziotti,
baristi, addetti alle pulizie? E assomiglieranno più a Matt Damon o a Daniel
Craig?.
( da "Tempo, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Il silenzio dell'Europa sul Libano In una nazione multiconfessionale dove le cariche
vengono assegnate con "cencelliana" precisione non è possibile
perdere il filo della trattativa con tutti. Gli scontri di questi giorni sono
parte dello stallo che il Libano sta vivendo da troppi mesi, il Parlamento è
fermo e soprattutto non si elegge il Presidente della Repubblica, vero ago
della bilancia. Gli scontri provocati da Hezbollah devono essere letti proprio
in questa chiave, quella di forzare la mano per ottenere un Presidente che non
li isoli ma piuttosto ponga il "Partito di Dio" al centro della
politica del Paese. Questo è il vero nocciolo della questione. Nel corso degli
anni la comunità sciita, tradizionalmente la meno abbiente del Paese, si è
rafforzata fino a rappresentare, con oltre il 30% della popolazione, la realtà
demograficamente più rilevante. Il premier Siniora, lo stesso che ha proclamato
Hezbollah "movimento di resistenza nazionale" ha improvvisamente che
i miliziani di Assan Nasrallah rappresentano uno Stato nello Stato, con reti di
comunicazioni dedicate. La scesa in strada dei guerriglieri di Dio ha
dimostrato che gli uomini dalla gialla bandiera sono in grado di paralizzare la
città, e non solo quella, come e quando vogliono. Bene ha fatto l'Esercito,
nonostante i timidi tentativi del premier, a non avviare azioni di forza.
Innanzitutto l'esito degli scontri avrebbe visto probabilmente le ancor deboli
LAF, Lebanese Armed Forces, uscirne con le ossa rotte e in ultimo molte unità
annoverano nelle proprie fila sciiti che avrebbero certamente non alzato le
armi contro loro amici e parenti, rischiando così di spaccare l'esercito in
fazioni religiose come all'alba della guerra civile degli anni Settanta. La
crisi sta dimostrando come non sia possibile continuare su questa strada. Il
Libano ha bisogno di stabilità e sta risentendo della "guerra"
politica tra Stati Uniti e Iran. è vero che il dialogo tra Washington e Teheran
è certamente difficile ma è oramai tempo di scelte coraggiose e lungimiranti,
come fece il Repubblicano Nixon avviando la "politica del ping pong"
con la Cina di Mao. Per quanto siano alte le proteste delle dinastie sunnite
dei piccoli e grandi Paesi del golfo è il momento di porre le basi per un
dialogo futuro. Si possono non condividere le ambizioni iraniane di potenza
regionale ma non si possono non comprendere. Il frutto malato dell'assenza del
dialogo è una endemica instabilità nel sud dell'Iraq con i guerriglieri di al
Sadr e la fortissima influenza iraniana nell'area di Herat, ove sono stanziati
i nostri militari in Afghanistan. La terra dei cedri è da oramai trent'anni la
palestra dei miliziani iraniani maggiormente oltranzisti. Occorre rompere
questo giogo. Da una parte l'Europa con l'Italia leader, visto che in questo
momento non vi è in Libano una Nazione verso la quale vi sono maggiori
aspettative e aperture che il nostro Paese, dovrebbe avviare un concreto
dialogo con tutte le realtà sciite. Questo ponendo però alcuni punti non
negoziabili, come il riconoscimento di Israele, l'abbandono della lotta armata
come parte del dialogo politico e la revisione dei rapporti con i soggetti
iraniani e siriani contrari ad un processo di pacificazione. A fronte di questo
si potrebbero avviare robuste iniezioni di Euro ed ulteriori concessioni
politiche. I libanesi desiderano stabilità e ritornare a fare business.
Occorre almeno provare. Nel contempo se la stessa Europa non si adopererà per
migliorare il dialogo USA/Iran, il solo immaginare stabilità in Iraq,
Afghanistan e Libano equivarrà a svuotare l'Oceano con un cucchiaino da the...
Per questo è necessario intervenire per sbloccare la vicenda del Presidente
Libanese. Gli schieramenti sono essenzialmente due, il blocco filo siriano con
Hezbollah, Amal del vecchio volpone Berri e i cristiani maroniti del Generale
Aoun. Dall'altra parte la coalizione vede i sunniti con il figlio di Hariri,
più sopportato che supportato dai suoi, e i cristiani di Gemayel e Samir Gegea.
Il quadro è sinceramente oscuro, nessuno dei due gruppi pare in grado di
esprimere una figura da tutti condivisa. Se la comunità internazionale
"sponsorizzasse" chiaramente il Generale Sulemayan, comandante delle
Forze Armate, si darebbe contestualmente un messaggio di stabilità con un
candidato non di parte e le LAF riprenderebbero quel prestigio necessario per
essere davvero "di tutti". Il tempo è davvero poco, è necessario
agire subito per non vanificare quanto di buono ottenuto con la presenza dei
caschi blu nel sud del Paese. In Libano gli spazi di manovra sono oramai
ridotti al minimo, girare la testa dall'altra parte vorrebbe solo dire perdere
il Paese e avere altri decenni di assoluta instabilità nell'intero Medio
Oriente. Fine corsa, signori si scende... Andrea Margelletti.
( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 112
del 2008-05-11 pagina 20 Alle radici del terrore islamico di Marina Gersony
Come nascono il fondamentalismo islamico e il terrorismo? Perché un giovane
come tanti, probabilmente poverissimo e ansioso di trovare un lavoro come si
deve, di colpo decide di aderire alla causa degli integralisti? E magari,
affascinato da un gruppo di fanatici, diventa un assassino spietato? Cosa
sognano i lupi (Mondadori, pagg. 266, euro 9,40, trad. Yasmina Melaouah), di
Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Mulessehul, ex ufficiale dell'esercito
algerino, lo spiega bene. Il meccanismo è semplice: ragazzi senza futuro
vengono reclutati da abilissimi predicatori che fanno leva sulle loro fragilità
e aspettative deluse. La promessa - che giustifica anche l'azione più bieca -
si chiama Eden, con tanto di harem e giardini fioriti. Una situazione simile la
descrive il bel libro La scelta di Said. Storia di un kamikaze di Bouchaib
Mhamka con Raffaele Masto (Sperling & Kupfer, pagg. 248, 16,50 euro). Si
tratta di una vicenda realmente accaduta nel 2006: anche qui, case povere,
vicoli maleodoranti, brevi studi e l'impossibilità di liberarsi dalla miseria.
I due autori indagano le motivazioni più profonde che muovono i proseliti e gli
strumenti adottati da chi guida l'esercito dei "buoni musulmani". Infine una guida fresca di stampa, Israele e Territori Palestinesi per stemperare i toni (Touring Editore,
pagg. 288, euro 24): è uno strumento aggiornatissimo per conoscere una regione
ricca di significati religiosi, storici e culturali ma anche di attrattive
naturali e turistiche. Un invito, insomma, a promuovere in quest'area
travagliata anche quell'industria di pace che è il turismo consapevole. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 112
del 2008-05-11 pagina 21 Coltiviamo "Il seme della violenza" ma
rimandiamo davvero l'Apocalisse di Redazione Ecco i libri che la redazione
cultura del Giornale ha letto per voi e che vi segnala, divisi per categorie
serie e semiserie. DA NON PERDERE Il seme della violenza di Evan Hunter
(Elliot, pagg. 508, euro 22,50). Il nome dell'autore (1926-2005) potrebbe non
dirvi molto, però è il vero nome di Ed McBain, maestro del giallo americano.
Oltre a essere McBain, Hunter è stato un sacco di altri scrittori di successo
(amava gli pseudonimi). Il seme della violenza, che parla di bullismo in una
scuola anni '50 (ma per attualità del tema sembra scritto oggi), è forse il suo
romanzo più bello (in Italia non lo pubblicano da anni). SE VI FOSSE SFUGGITO
Un pollastro a Hollywood di David Henry Sterry (Adelphi, pagg. 219, euro 18).
Quando Sterry arriva nella mecca del cinema (1974) ha 17 anni, 27 dollari in
tasca, nessun posto per dormire e una famiglia da cui darsela a gambe. Eppure
non si dispera, e guardando Hollywood pensa: "È un paese delle meraviglie
perverso e malato, e io sono Alice". Così, in breve si trasforma in
marchettaro per signore d'alto bordo. Ad anni di distanza racconta la propria
esperienza con una narrazione in bilico tra humour e squallore. DA COMODINO
Armageddon di Alan D. Altieri (Tea, pagg. 289, euro 10). È una raccolta di
racconti apocalittici di un vero maestro del genere. Cinque narrazioni
visionarie ed epiche perfette, in notti di temporale, per non addormentarsi mai
più. O per addormentarsi per sempre... DA TASCA Due Popoli una terra di Benny
Morris (Rizzoli, pagg. 227, euro 12). Il capofila dei nuovi
storici israeliani ripensa alle possibili soluzioni del conflitto fra Israele e palestinesi. Imperdibile per
tasche votate alla geopolitica. DA CESTINO L'Apocalisse rimandata di Dario Fo
(Guanda, pagg. 201, euro 15). Nessuna polemica ideologica. Soltanto una
domanda: la creatività, l'estro linguistico di Fo, dove sono finiti?
Resta un grande ego e poca arte della parola. Peccato. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
IX - Bologna Stasera al Teatro San Leonardo con l'ensemble Perlonex
Charlemagne, sperimentazione in voce, elettronica e oggetti E domani il duo
Arevalos e Ratsimandresy rende omaggio al compositore Messiaen e ai suoi
allievi GIANNI GHERARDI Quattro anni fa, Angelica Festival ospitò Charlemagne
Palestine, che nella chiesa di San Martino offrì una performance nell'antico
organo trasformato in una sorta di strumento dell'espressività metropolitana,
tra minimalismo e contemporaneità. Quest'anno l'americano torna al festival e
stasera sarà al Teatro San Leonardo (ore 21,30) - in prima italiana - con
l'ensemble tedesco di elettronica Perlonex, per offrire una nuova avventura
nell'ambito di quella sperimentazione sonora in cui è attivo ormai da decenni.
Con Palestine, nell'occasione anche vocalist di alcune sue canzoni, ci saranno
Ignaz Schick (elettronica, oggetti, gradischi), Joerg Maria Zeger (chitarra,
elettronica) e Burkhard Beins (batteria, percussioni, oggetti). Nell'autunno
2004 i Perlonex invitarono due ospiti, Keith Rowe e appunto
Palestine, ad unirsi al trio per i concerti al Podewil di Berlino, che fruttarono
poi un doppio cd. L'incontro con Palestine fu un evento magico, davvero
speciale, e da allora periodicamente l'americano è diventato ospite del gruppo.
I Perlonex sono in attività da fine 1998 e da quel momento hanno suonato
moltissimo in diversi Paesi, creando un mix di stili differenti davvero
unico, un crossover tra elettroacustica, noise industriale, ambient, minimal,
fino alla psichedelica. Domani Angelica presenterà due appuntamenti. Alle 12 al
Museo della musica, Palestine a "Incontri & ascolti" sarà
intervistato da Franco Fabbri. In serata al San Leonardo, Matteo Ramon Arevalos
al pianoforte e Nadia Ratsimandresy alle "ondes Martenot" eseguiranno
pagine di Messiaen (1908-1992). Si tratta di "Louange à l'éternité de Jésus"
del 1941; "Quatre feuillets inédits" (1989); "
Vocalise-étude" (1935); "Le merle noire" (1951), alternati a
brani di Charpentier, N'Guyen - Thien e Tristan Murail.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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- Bologna Sinagoga Note ebraiche dell'800 per i 60 anni di Israele Al via le manifestazioni per il
60° anniversario dello Stato di Israele, organizzate dal Museo Ebraico. Stasera alle 17.45 alla Sinagoga
di via Mario Finzi 4, si tiene il concerto del pianista Mattia Peli dedicato ai
brani ispirati all'ebraismo scritti tra '800 e '900. Il "Concerto
del giorno dell'indipendenza" (Yom ha Hatzmaùt) prevede pezzi di Ravel,
Mendelssohn, Bernstein, Milhaud, Bloch e Castelnuovo eseguiti dal giovane
pianista parmense noto per le sue apparizioni in Germania, Svezia e Israele, conosciuto anche come direttore d'orchestra,
fondatore del gruppo la "Giovane Emilia" e compositore. Da segnalare
anche, alle 22, alla Cantina Bentivoglio si esibisce per il festival
"Klezmer e dintorni" Aleksey Asenov, musicista bulgaro grande
virtuoso della fisarmonica. (c. pil.).
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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XIX - Torino Una violenza L'impatto Vicino ad un edificio enorme presto ne
sorgono altri e alla fine si stravolgono i paesaggi E poi il vostro è un
insediamento antico Non conosco il progetto di Renzo Piano ma posso dire che
non esistono costruzioni simili sostenibili Per questo ora affermo di preferire
le case solari "Non snaturate Torino con i grattacieli" Brown, padre
delle Twin Towers, boccia le torri: cambiano l'anima delle città MARINA
PAGLIERI E' l'ultimo testimone vivente del gruppo di progettisti delle Twin
Towers a Manhattan. Ma adesso costruisce residenze a basso impatto ambientale,
di un piano, massimo due. Ha realizzato alcuni tra i più alti edifici negli
Stati Uniti - dalla John Hancock Tower di New York alla Sears Tower di Chicago
- e ora mette in guardia i torinesi a proposito della torre di Renzo Piano per
Intesa San Paolo: "Attenzione, un grattacielo cambia il cuore e l'anima di
una città", Chaim Brown, 66 anni, ingegnere e docente universitario,
sempre in viaggio tra Gerusalemme, dove si è trasferito dopo l'11 settembre
(appuntato sulla giacca, un distintivo con il volto di Ben Gurion), gli Stati
Uniti e il mondo, era ieri alla Fiera del Libro per presentare le sue
"case solari". Sono residenze prefabbricate con elevato risparmio
energetico, pronte in 10 settimane con costi ridotti, per realizzarle e spedirle
in giro per il mondo ha dato vita a una società. L'intento
principale è di creare insediamenti nel deserto del Negev, nel sud di Israele, da destinare a coloro che, un
giorno o l'altro, faranno ritorno dai Territori. Al momento le richieste sono
più di 9mila, poi si vedrà. Prima del Lingotto, c'è stato il tempo per una
passeggiata per Torino: "Una città bellissima, non lo sapevo proprio, ci
tornerò". La sorpresa davanti alle architetture di Guarini
("ma perché non si costruisce più qualcosa di così bello oggi nel
mondo)" è il commento di fronte alla sinuosa facciata di Palazzo
Carignano), l'incanto nelle piazze San Carlo e Vittorio ancora vuote nel
mattino del sabato ("si vede che questo è un posto vivibile, a misura
d'uomo"), lo stupore sotto la volta della Mole Antonelliana ("che
fascino, ma come poteva pensare Antonelli di farne un tempio israelitico? E'
troppo grande". Poi, dopo la salita in ascensore sulla cupola, uno sguardo
dall'alto e il verdetto finale: "In un paesaggio urbano come questo, un
grattacielo rappresenta un danno visibile e permanente". Chaim Brown,
inutile chiederle se le pare opportuno a Torino un grattacielo come quello
previsto? "Guardi, è una domanda che mi hanno già rivolto in almeno venti
città. Dopo un po' di anni, torno in quelle stesse città e trovo che hanno
subito una spaccatura, che sarà per sempre. Se non si è fatto o il grattacielo,
qualcuno recrimina, pensa che si sia persa un'occasione. Se lo si è costruito,
magari è anche peggio. Poi, dopo la prima torre, ne arrivano altre, ho visto
tanti luoghi snaturarsi. Alla sua domanda rispondo di no, non mi pare opportuno
un grattacielo in una città storica con questo impianto". Per quali
motivi? "Perché un grattacielo porta una trasformazione radicale, qualcuno
dice in positivo, ma io non ne sono sicuro. Non puoi bloccare il progresso,
eppure io ho dei figli giovani che mi rimproverano di avere costruito troppe
torri, pensi, sono più di trenta. Ora dico basta, il futuro va da un'altra
parte. Un grattacielo può distruggere un paesaggio urbano". In che senso?
"Nel senso che alla fine si vedrà solo più quell'edificio, enorme. Poi ne
arriveranno altri, perché un grattacielo da solo non ha senso. Se tornerò qui
fra qualche anno ne avrò una conferma. Spero non rovinino la vostra bella città".
Non la convince neanche il fatto che il progettista Renzo Piano parli di un
edificio sostenibile e a basso impatto ambientale? "Non conosco Piano se
non di fama, posso dire però che il basso impatto ambientale è la scusa che
viene addotta, per un edificio di quelle dimensioni non può esistere. E' una
materia che conosco bene, forse per questo dico di preferire ora le case
solari". Dunque i grattacieli appartengono al suo passato. Ma quando
costruiva le Twin Towers, immaginava che potessero crollare? "Assolutamente
no. Con il gruppo di lavoro, eravamo in 14 e io ero il più giovane, si erano
esaminate tutte le possibili cause di distruzione, l'unica che non avevamo
previsto è quella che si è verificata. Lì sta la genialità di Bin Laden, avere
capito che per piegare il metallo all'interno delle torri ci voleva una
temperatura altissima, che poteva essere solo quella prodotta dalla combustione
del carburante degli aerei. A tre giorni dall'attentato ho spiegato questo in
televisione, ma non mi hanno creduto. Ci sono voluti 5 anni di tempo e 60
milioni di dollari per arrivare alle mie stesse conclusioni".
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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XXI - Torino I generosi contadini di Cessole Virginia, l'unica superstite: così
salvammo la vita a dieci ebrei Una storia iniziata nell'autunno del '
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Morris: "Conosco tutti i crimini di Israele. E
li approvo" Stefania Podda Torino nostra inviata Per essere uno che - per
quello che scrive e per quello che dice - è odiato un po' da tutti, a sinistra
e a destra, il professor Benny Morris sembra non dar gran peso alla generale
riprovazione. Lo storico che, con i suoi decenni di studi e decine di saggi, ha
aperto il vaso di Pandora del sionismo, finendo con il rivelarne il lato
oscuro, è un tarchiato e anziano signore, dai capelli ricci e scomposti, che
tiene la sua conferenza al Salone del Libro di Torino in maniche di camicia. E'
qui per presentare il suo nuovo libro "Due popoli, una terra", edito
da Rizzoli. E' torrenziale, non conosce toni sfumati e se infischia del
politicamente corretto. Di certo, che lasci parlare i suoi saggi o che si metta
a fare il polemista politico, non ha paura di esporsi. Dice cose terribili, con
un serafico sorriso stampato in faccia e l'aria di chi sa di scandalizzare il
proprio interlocutore, prigioniero di un moralismo che lui è invece capace di
saltare a piè pari. 4 11/05/2008.
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Conosco
tutti i crimini di Israele. E li approvo"
Stefania Podda Torino nostra inviata Morris, docente all'università Ben Gurion di
Beer Sheba è considerato il capofila dei cosiddetti nuovi storici israeliani,
gli studiosi che a partire dagli anni Ottanta demolirono l'immagine edificante
che la storiografia ufficiale aveva trasmesso sulla nascita di Israele e sulla condotta dei suoi padri fondatori. Nel 1988
pubblica un libro di quattrocento e passa pagine che cambia la storiografia
israeliana, inaugurando un nuovo filone. "The Birth of the Palestinian
Refugee Problem" documenta l'esodo di massa dei palestinesi, la Nakba che
seguì la nascita dello Stato ebraico. Morris non si ferma davanti alle verità
che emerge frugando negli archivi. Scopre che la vulgata passata nei libri e
nella coscienza dell'opinione pubblica israeliana - che crede che i palestinesi
lasciarono la terra per propria volontà o perché convinti dai loro leader e dai
paesi arabi, entrambi colpevoli di aver illuso la propria gente su una
imminente vittoria finale sugli ebrei - è falsa. Epica, ma falsa. Morris
documenta i crimini di guerra commessi dagli israeliani, racconta dei massacri
nei villaggi, li segna uno per uno su una cartina. Ma non si spinge sino ad
affermare che venne perseguito un piano organico di espulsione, gli mancano i
documenti sul periodo 1947-1949, quegli archivi sono chiusi. Otto anni dopo,
gli archivi vengono aperti e Morris fa uscire una nuova versione del suo libro.
E questa nuova edizione è ancora più difficile da digerire per Israele. Morris scrive sulla base dei nuovi documenti che ha
potuto consultare e scrive che i massacri furono in realtà molti di più di
quanto pensasse anni prima. Parla di 24 casi documentati, per un totale di 800
morti. Parla dei villaggi sgomberati dalle truppe dell'Haganah (le forze di
Difesa che precedettero l'avvento dell'Israeli Defense Force) e dagli attacchi
degli estremisti dell'Irgun di Menachem Begin e del Lehi di Yitzhak Shamir.
Parla anche di stupri, ma soprattutto parla di David Ben Gurion e gli imputa
una precisa volontà di procedere alla pulizia etnica della Palestina.
Una volontà non documentata da un ordine scritto, ma da una serie di input che
Ben Gurion diede e che erano ben compresi dagli ufficiali e dai soldati che poi
sgomberarono i villaggi, costringendo alla fuga decine di migliaia di
palestinesi e coltivando anche un senso di impunità per quelle azioni. Azioni
coperte - lo dice sempre Morris - dallo stesso Ben Gurion che non punì chi si
era reso responsabile di crimini di guerra. Certo,ci furono palestinesi che
andarono via per obbedire a precisi ordini dell'Alto comitato arabo e dei
leader palestinesi, ma furono pochi casi. Insomma l'eccezione, non la regola.
Con l'uscita della prima versione del suo saggio, Morris diventa la bandiera
della sinistra. Il suo volume - si dice - aiuta la causa palestinese, svela
l'inganno e la tragedia dietro la grande utopia del sionismo. Un bel coraggio,
in un paese che sente di vivere sotto assedio e a perenne rischio di scomparsa.
I suoi colleghi gli tolgono il saluto, l'establishment accademico lo accusa di
aver tradito il proprio paese, la stampa conservatrice lo attacca. Morris
lascia che sia il suo testo a parlare per lui e intanto continua a lavorare
sulle fonti. Sino alla svolta. A partire dal 2003 comincia a pubblicare sul
"Guardian" una serie di interventi che lasciano basiti i suoi
estimatori. Dice di non credere più nella pace, che i palestinesi e gli arabi
non hanno alcuna intenzione di convivere con Israele,
che vogliono distruggerlo, nient'altro. Poi, nel 2004, mentre sta per uscire il
suo libro riveduto e corretto, rilancia un'intervista-bomba ad Ha'aretz. Dice
di tutto: che la pulizia etnica fu cosa buona e giusta, che Ben Gurion avrebbe
dovuto completare il lavoro e bonificare tutto Israele
e i territori, che è in atto uno scontro di civiltà tra il barbaro Islam e
l'illuminato Occidente. La colomba si è fatta falco, e la sinistra e gli altri
"nuovi storici" non apprezzano. Nessuno si spiega perché nei suoi
libri sveli la tragedia dietro la nascita di Israele,
e poi nelle interviste e negli articoli sposi posizioni e scelte della destra
più estrema. Un caso di dissociazione? No, piuttosto un pervicace rifiuto di
applicare categorie morali alla storia. Un conto è lo studioso, un conto è
l'uomo. E l'uomo si rifiuta di condannare quanto emerge dai suoi studi, anzi lo
condivide e lo avalla. Professor Morris, lei ha raccontato la nascita dello
Stato di Israele in una versione molto lontana da
quella ufficiale, sulla quale si è costruito il consenso. Ha documentato
crimini di guerra e espulsioni di massa. Davvero approva? Capisco e dunque approvo.
Guardi, si deve essere pragmatici, il moralismo nella storia è un impiccio, un
ostacolo. La verità è che non poteva sorgere uno Stato ebraico che avesse al
suo interno una minoranza araba ostile e numerosa. Ben Gurion ne era convinto e
aveva ragione. Se non li avesse espulsi, non ci sarebbe Israele.
Stiamo parlando dell'esodo forzato di almeno 800mila persone nel giro di due
anni, di un intero mondo distrutto. Non le crea problemi essere di fronte a un
caso di pulizia etnica, per come lei stesso lo ha storicamente certificato? Io
ho documentato i crimini di guerra, comunque minimi se si pensa alle grandi
tragedie di quel secolo, che furono commessi dalle truppe dell'Haganah e dai
gruppi terroristici ebraici, e anche le intimidazioni e le violenze indiscriminate
sulla popolazione. Ma la pulizia etnica non è di per sé un crimine di guerra,
allora era una necessità. Il problema fu piuttosto non aver
portato a termine quella strategia, così ora Israele ha al suo interno una vera e propria bomba ad orologeria e mi
riferisco soprattutto agli arabi che vivono in Israele. E che sono cittadini israeliani. Sì, ma il problema è che in
questi anni si sono progressivamente "palestinesizzati", se così si
può dire. La loro lealtà non va certo allo Stato di Israele,
ma all'Anp. Se fossero cittadini leali, sarebbe diverso. Forse sarebbe diverso
se non fossero cittadini di serie B. Ma questo non è vero, sono una minoranza
con tutti i diritti, considerato che siamo in guerra con la loro gente. Possono
anche votare. Ma non è solo il voto a determinare la piena cittadinanza, le
discriminazioni passano anche per altre strade. Diciamo che l'unica vera
differenza con gli ebrei è che non possono servire nell'esercito. E dunque non
possono avere una serie di opportunità previste in un paese che ha fatto
dell'Idf il cardine della sua sicurezza. Certo, ma non credo davvero che
vorrebbero giurare fedeltà a Israele e mettersi la
nostra divisa. Detto questo, non vogliono nemmeno andare nel futuro Stato
palestinese, vogliono restare in Israele perché sanno
bene che possono comunque vivere meglio. Come vede, non c'è soluzione. Quindi
Ben Gurion avrebbe fatto bene a completare l'opera. Sì, da persona pragmatica
devo dirle di sì. E anche come storico penso che la precarietà di Israele oggi dipenda da scelte poco lungimiranti. Oltre che
dall'indisponibilità dell'Anp e dei paesi arabi di arrivare ad un accordo di
pace. Deve essere stato un colpo per i suoi colleghi ed estimatori di sinistra
sentirla improvvisamente parlare così. Ma guardi che io sono ancora di
sinistra. Ho fatto tutta la trafila e ho tutte le credenziali a posto: sono
cresciuto in un kibbutz, mi sono rifiutato di fare il militare nei Territori e
mi sono fatto tre settimane di carcere. E ho sempre votato a sinistra,
laburisti e Meretz. Però a sinistra la accusano di essere un estremista
reazionario e a destra di danneggiare Israele con i
suoi saggi storici. E' una condizione anomala, come la vive? In effetti è un
inferno. Ma da storico non posso che scrivere quello che riesco a tirar fuori
dalla ricerca sulle fonti, senza posizioni preconcette e senza timori
reverenziali. Come uomo, ho le mie idee politiche che - lo ammetto - sono
piuttosto forti. E non ha mai pensato di fare solo lo storico e non il
polemista politico? Forse avrei dovuto, ma oramai è tardi. 11/05/2008.
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fiera
libro, hanno sfilato in migliaia per protestare contro Israele come ospite d'onore della
kermess A Torino nessuna tensione nessun coro aggressivo nessun feticcio in
fiamme Maurizio Pagliassotti Un bel corteo. Senza cori aggressivi e feticci
brucianti. La marcia in difesa dei diritti del popolo palestinese, che ha
attraversato ieri le vie di una Torino sonnacchiosa, forse non ha
tradito le aspettative degli organizzatori che attendevano cinquemila persone.
Magari non c'erano tutte ma molto rumore è stato fatto. Un pomeriggio che il
Comitato Free Palestine per voce di uno dei suoi leader, Samir Khalled, giudica
molto positivo: "Nonostante la propaganda mediatica che ha creato un clima
di terrorismo intorno a questa manifestazione almeno ottomila persone hanno
portato solidarietà alla causa del popolo palestinese". Già, la
propaganda. In effetti deve aver fatto un buon lavoro perché la gente comune
era praticamente inesistente. Secondo alcuni voci vi sarebbe stato anche una
notevole diminuzione di biglietti venduti, dato letto in maniera positiva dagli
organizzatori della marcia: "il boicottaggio ha funzionato, la gente
magari non è venuta al corteo ma ha disertato la fiera del libro
israeliana". Una manifestazione militante quindi che quantifica anche le
forze in campo attuali; quantomeno di coloro che o non si lasciano intimidire
dal tam tam televisivo oppure che sono disposti anche a giungere allo scontro.
Dipende dai punti di vista. Partenza sotto un sole cocente alle tre e mezza del
pomeriggio in corso Marconi, a due passi da dove si trovava fino a pochi anni
fa l'ufficio del padrone di Torino, Gianni Agnelli. L'assembramento provoca
qualche mugugno perché inizialmente sembra ci siano quattro gatti. Apre il
corteo una enorme bandiera palestinese portata dai palestinesi della diaspora.
Da notare che la comunità arabo-mussulmana torinese era inesistente. Paura di
finire in mezzo ai casini? Risponde Khadija, una ragazza marocchina che lungo
via Madama Cristina osserva il corteo: "Non siamo molto uniti come
comunità. Ognuno si fa gli affari suoi, la vita è già difficile... Certo la
causa del popolo palestinese a parole è la causa di tutto il mondo
mussulmano... ma la realtà è diversa". Dietro i palestinesi tutti gli
altri. I centro sociali di Torino al gran completo, poi il Crash di Bologna, il
Rivolta di Venezia, i livornesi e qualche altro veneto. In tutto non più di
trecento ragazzi, un numero decisamente esiguo che ha fatto passare ogni
velleità di mostrare i muscoli contro le forze dell'ordine presenti in massa.
Il solito "manifestante" con pizzetto d'ordinanza e radio sotto il
giubbetto di jeans è stato pizzicato a metà del percorso ed è dovuto scappare
con la coda tra le gambe. E stato l'unico momento di semi tensione. Dietro i centri
sociali le donne in nero, il Prc Val di Susa, qualche bandiera del Pdci, i
marxisti leninisti e a chiudere un gruppone del Partito Comunista dei
lavoratori con a capo un Ferrando accaldato. Un po' tutti gli striscioni
inneggiavano alla liberazione della Palestina e
nessuno offendeva lo Stato di Israele. Cori duri e
talvolta un po' fantasiosi... "Palestina libera! Palestina rossa!" Un profilo basso che ha pagato perché
lungo il percorso i pochi torinesi che hanno vinto la "paura" hanno espresso
attenzione e solidarietà verso un'occupazione di fatto ignorata. I gruppo di
ragazzetti incontrato lungo il percorso e interpellato su cosa sapevano
riguardo le ragioni del corteo ha detto più o meno: "A me questi non
piacciono perché sono quelli che vogliono spaccar le macchine perché non hanno
dato lo stand ai pachistani!". Un altro invece era concorde con i
manifestanti perché "è proprio un'ingiustizia non dare lo stand ai
pachistani". Nelle scuole italiane c'è da lavorare. Verso la fine del percorso,
lunghissimo, subito dopo il Comitato Free Palestine si è inserito un gruppo di
"Jews against the occupation". Una dozzina in tutto, di ogni età .
Uno di essi ha detto: "il mio Stato persegue solo ideali nazionalisti ed è
autore di una occupazione atroce. Israele è lontano
anni luce dagli ideali di uguaglianza che hanno portato alla sua nascita".
Un bel colpo mediatico, che però ha trovato qualche contestatore in quanto
"Jews" è portatore di un "significato religioso e non politico
durante una manifestazione laica". Giunti davanti al Lingotto il
serpentone si è ammassato davanti ad uno schieramento di forze dell'ordine
sovradimensionato. Ha preso la parola una ragazza palestinese che ha fatto
vibrare le corde più profonde dei manifestanti con un discorso duro e
incalzante, ha detto: "Israele deve sapere che
nel mondo ci sono uomini e donne che non credono alla sua propaganda e che
continueranno a lottare per la libertà del popolo palestinese. Noi oggi
dimostriamo questo". A fine giornata la questura ha comunicato i suoi dati
riguardo i manifestanti: duemila. Un po' avari come al solito. Tutti a casa, la
Fiera del Libro 2008 chiude i battenti e segna un po' di stanchezza tanto che
ora in gli organizzatori dopo aver finto di tremare per il corteo di ieri iniziano
a farlo sul serio per la paura che la stanca piazza torinese possa essere
fagocitata dalla solita Milano. 11/05/2008.
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fabio
Mussi lascia per ragioni di salute, il "movimento" chiede di
ripartire "C'è ancora bisogno di sinistra" Sd ricomincia da Claudio
Fava Sinistra. Una nuova sinistra. Di cui c'è ancora bisogno. Una sinistra che
dopo la batosta deve reinventarsi. Ma non rinunciare. La sinistra democratica,
quella che una volta era il "correntone" diesse, ricomincia da qui.
Ieri il movimento - ci tengono a definirsi così - ha riunito 300 persone, il
gruppo dirigente allargato. E su indicazione di Fabio Mussi - che lascia per
ragione di salute - ha nominato Claudio Fava coordinatore. Su 300 e passa
votanti ha avuto solo due astenuti, tutti gli altri concordi sul suo nome. Sarà
così l'europarlamentare del Pse a convocare per la fine di giugno un'assemblea
nazionale in cui si deciderà cosa fare. In realtà lì si discuterà di "come
fare", perché sul "cosa" la Sinistra democratica sembra avere le
idee chiare. Qui, infatti - caso unico fra le formazioni che diedero vita
all'Arcobaleno - il dibattito non ha portato nè a lacerazioni, nè a
contrapposizioni. Nè ci sarà, assicura chi è dentro queste cose, alcuna marcia
indietro: nessuno, insomma, sembra orientato a tornare con Veltroni. Certo, qui
è più facile perché Sinistra democratica ce l'ha scritto addirittura nel
proprio statuto: vuole essere una formazione "a tempo". Che prima o
poi confluirà in qualcos'altro. Cosa? Loro propongono, ripropongono, un nuovo
soggetto della sinistra. Che magari non ripercorra gli errori fatti con
l'Arcobaleno: meno apparati, insomma, e più società civile, meno "ceto
politico" e più sinistra diffusa. Una nuova sinistra.
"Autonoma", certo - come suggerisce il neo-coordinatore - ma che sappia
giocare le sue carte per disegnare un nuovo centrosinistra. La discussione,
insomma, è stata molto legata al tema dei rapporti col piddì. Nessuno si illude
che la timida contrapposizione di queste ore fra Veltroni e D'Alema porti a
chissà quale chiarificazione. Per dirla con Mussi, quello fra i due leader
"è un match già visto, un po' come le finali di Coppa Italia fra Inter e
Roma". No, non è da queste scaramucce che rinascerà un'alleanza diversa da
quella naufragata due mesi fa. Loro, la Sinistra democratica, pensano ad un
piddì che in qualche modo sia "costretto" a riaprire un confronto
alla sua sinistra, incalzato dalle pressioni di questa nuova sinistra. Sinistra
che comunque anche dall'opposizione deve mantenere una cultura di governo. Su
questo un po' tutti sono stati chiari: "Noi pensiamo che ci sia bisogno di
una forza di sinistra armata di cultura critica, di radicalità ma con
l'ambizione di governare il paese", per usare ancora le parole dell'ex
ministro. "Non c'e forza politica che non aspiri al governo: se l'ambizione
è quella di fare opposizione, gli elettori immediatamente ti ignorano".
Tradotto nella pratica, questo vuol dire che "la
sinistra a cui pensiamo non ha nulla a che fare con chi brucia le bandiere di Israele". Fatte queste premesse,
dicono d'essere disponibili a ricominciare. Subito. Anche se qui, le idee non
sembrano esattamente le stesse. Cesare Salvi per esempio guarda con più
interesse degli altri a ciò che resta della diaspora socialista. E dice
che comunque la nuova aggregazione dovrà avere un ancoraggio nel Pse. Tesi che
non convince del tutto per esempio Pasqualina Napoletano, che del Pse è
europarlamentare. Per lei l'appartenenza internazionale non dovrebbe essere un
ostacolo. Visto che le collaborazioni più feconde fra socialisti e Rifondazione
comunista avvengono proprio a Bruxelles, sulle battaglie europee. Cosa che
conferma anche Roberto Musacchio, europarlamentare della Sinistra europea nel
suo telegramma di auguri a Claudio Fava. Insomma - anche se non lo dicono
esplicitamente - quasi tutti qui sono convinti che per "ripartire"
non sia d'aiuto nulla di quello che c'era prima. Prima del 14 aprile. Occorrerà
inventarsi tutto daccapo. Ovviamente nessuno pensa di fare da solo. Così c'è
attesa per i congressi delle altre forze. Rispetto, ma anche qualche speranza.
"Non voglio invadere nessun campo - conclude Mussi - ritengo però un
errore se si ritornasse sulle caselle di partenza". s.b. 11/05/2008.
( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MICHELE
CONCINA dal nostro inviato TORINO Due fumogeni scarlatti lanciati verso i
finanzieri, schierati in assetto antisommossa; i militi che li guardano cadere
e poi, pigramente, li calciano indietro. Finisce così, nel caldo, in una
stanchezza che confina con una noia rassicurante, il giorno dell'allarme rosso.
Il giorno del temutissimo corteo convocato dai centri sociali e da altre 120
organizzazioni filo-palestinesi per protestare contro la Fiera del libro,
colpevole di aver invitato come ospite d'onore Israele
nel sessantesimo anniversario della sua fondazione. Era anche un importante test
politico, questa giornata. All'indomani delle elezioni che hanno spazzato via
dal Parlamento la sinistra radicale, si temeva che questa avrebbe cercato
spazio politico alzando la temperatura delle piazze. Il sabato torinese dice
che la linea, per ora almeno, non è affatto questa. Dal corteo erano assenti
non solo i leader dei partiti della Sinistra arcobaleno dalla brevissima vita,
ma anche quelli dell'area antagonista, i Caruso, i Casarini, i Bernocchi.
L'appuntamento è a un'ora feroce, le tre del pomeriggio; in un luogo carico di
simboli, a corso Marconi, proprio sotto il palazzone grigio che per decenni ha
ospitato l'unico vero potere cittadino, la Fiat. Duemila persone, valutano le
forze dell'ordine. Diecimila, proclamano gli organizzatori. Intorno ai
quattromila, suggeriscono gli occhi e l'esperienza. La questura ha adottato
quello che da anni ormai si chiama "metodo Serra" (da Achille,
prefetto di Firenze all'epoca del Forum sociale europeo e degli allarmi di
Oriana Fallaci), e che finora non ha mai fallito. Reparti schierati con la
maggior discrezione possibile nelle vie laterali, nessuna esibizione muscolare,
avvertimenti chiari agli organizzatori: questo si può fare, questo no; fin qui
potete arrivare, di là non sognatevelo neppure. E i dimostranti, che pure alla
vigilia avevano preannunciato incursioni nelle aree proibite, hanno lasciato
perdere. Senza scomporsi più di tanto neppure alla constatazione che a guidare
la forza pubblica, in testa al corteo, è il vicequestore di Torino Spartaco
Mortola. Cioè uno dei principali imputati per le violenze della polizia durante
il G8 del luglio
( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dal
nostro inviato OLIVIERO LA STELLA TORINO - Ernesto Ferrero riceve nel suo
ufficio la notizia che la si è conclusa senza incidenti la
manifestazione contro Israele, paese ospite della Fiera del Libro. Si rilassa su una
poltroncina. La Fiera, della quale è il direttore, ha superato il giro di boa
del giorno più temuto. Le prossime due giornate saranno più tranquille e il
pensiero di Ferrero già corre all'edizione del 2009: "Il paese ospite sarà
come è noto l'Egitto. Ma inviteremo - annuncia - anche tutti gli
scrittori arabi e palestinesi che quest'anno non sono venuti in conseguenza del
boicottaggio". E ricorda che i tre massimi autori israeliani, Grossman, Oz
e Yehoshua, hanno già detto che vorranno esserci. La ventiduesima edizione, si
spera, sarà quella che non è riuscita ad essere l'attuale, la fiera del
dialogo. Ferrero si compiace del fatto che "ha funzionato la cintura
protettiva predisposta con intelligenza dalle autorità"; sottolinea che
"sono state sovrastimate frange di contestatori assolutamente
minoritarie"; e si duole di certi meccanismi mediatici: "In questo
Paese basta che uno scriva con uno spray su un muro "Israele
assassino", o che bruci tre bandiere in piazza, per far gridare alla presa
della Bastiglia". L'allarme che si è diffuso nei giorni scorsi qualche
danno, alla Fiera, lo ha provocato. L'affluenza - ammette il direttore - è
stata inferiore rispetto alle passate edizioni. "Si tratta di una
flessione modesta, che ha interessato soprattutto le visite scolastiche".
Nonostante la manifestazione, i padiglioni del Lingotto - dov'è ospitata la
Fiera - ieri erano assai affollati di visitatori e piene come un uovo le sale
in cui si sono svolti gli incontri con Gore Vidal, padre Enzo Bianchi, Dacia
Maraini. Atmosfera di grande serenità. L'unica turbativa è stata l'irruenza dei
fotografi, dei cameramen e delle scorte che hanno accompagnato il presidente
del Senato Renato Schifani e, subito dopo, il ministro della Cultura Sandro
Bondi. Quest'ultimo ha conversato amabilmente con questo e con quello del suo
amore per i libri, nello stand dell'editore Aliberti ha firmato copie del suo
"Io, Berlusconi, le donne, la poesia" (curato da Claudio Sabelli
Fioretti), e ha annunciato che Mondadori pubblicherà a settembre il suo saggio
su etica e cultura dell'impresa "Adriano Olivetti e Silvio
Berlusconi".
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tonino
Bucci Gianni Vattimo era considerato fino a non molto tempo fa un intellettuale
moderato. Negli anni Ottanta appariva, con il suo "pensiero debole",
come l'interprete più alla moda della fine delle ideologie. Fu giudicato il
segno del postmodernismo dilagante. Oggi è cambiato tutto. Vattimo si è
trasformato in un filosofo impegnato, estremista e radicale. Si è avvicinato a
Marx e al comunismo, e accetta finanche l'etichetta di filosofo leninista. In
questi ultimi mesi è stato nell'occhio del ciclone. Lo hanno chiamato
antisemita per la critica alla scelta del Salone del libro di Torino di
invitare Israele come paese ospite. Un
"vetero" per aver firmato un appello alla costituente dei comunisti.
E se non bastasse il suo nome compare in calce anche a un documento contro
l'idea di uno Stato teocratico con il Dalai Lama alla guida. Ma Gianni Vattimo
non è solo questo o, per dirla meglio, questo ruolo di intellettuale polemista
fa parte del suo modo non classico di intendere la filosofia. Vediamo quindi di
riscoprire il Vattimo filosofo, l'autore di decine e decine di studi, saggi, di
tanti scritti minori e di interventi pubblici sui giornali, alla radio e in
televisione. La novità nell'editoria a carattere filosofico è che ora tutte le
sue opere, gli editi e gli inediti, verranno pubblicate in edizione completa.
L'impresa è un'iniziativa della casa editrice Meltemi. Sono appena usciti il
volume introduttivo (pp. 144, euro 9) e il primo tomo del primo volume dal
titolo L'ermeneutica (pp. 254, euro 22). Le Opere complete si compongono di
undici volumi, suddivisi in oltre quaranta tomi, e sono curate da Mario
Cedrini, Alberto Martinengo e Santiago Zabala. L'impresa si regge su una
scommessa: fare della filosofia una ontologia della attualità. Lei vuole
decifrare il nostro tempo. Ma cosa ci garantisce che anche la filosofia non sia
chiacchiera quotidiana? Rivendico l'ambizione di un'ontologia dell'attualità.
Altrimenti cosa ci starei a fare? L'idea di pubblicare scritti eterogenei
assieme fa parte di un progetto filosofico che punta a una maggiore connessione
con l'attualità. Oggi anche i giornali si occupano di filosofia. E' il segno
che è cambiata la distribuzione della cultura. Io ho fatto anche una serie di
trasmissioni televisive sulla filosofia a metà degli anni 80. E' cambiato un
certo regime nella presenza della filosofia nel dibattito pubblico che spiega
anche una certa pluralità di tipi di scrittura e intervento che non vanno
dispersi. Sarà un cliché, ma il pensiero debole è accusato di un relativismo
radicale, "postmodernismo" nel senso più deteriore. Dire che tutto è
interpretazione non significa rinunciare alla verità, che tutti i discorsi si
equivalgono? Per l'ermeneutica come ontologia non è che l'essere è dato e noi
lo conosciamo. L'essere, come dice Heidegger, accade e noi siamo coinvolti in
questo accadimento come interpreti e prosecutori. Ci sono dei punti di
riferimento in base a cui argomentare. Devo avere qualche argomento per
persuadere il prossimo della ragionevolezza della mia posizione. E gli
argomenti sono di tipo esclusivamente storico-culturale. Se voglio persuadere
qualcuno posso per esempio fare riferimento a certi libri. Il pensiero debole è
una risposta interpretativa a un certo insieme di messaggi che ci arrivano
dalla tradizione filosofica. La storia dell'essere, della cultura e del sapere
ci manda via via dei messaggi - appelli, direbbe Heidegger - che si modificano
nel corso del tempo e ai quali noi rispondiamo con certi tipi di
interpretazione. L'argomentare del pensiero debole non è privo di fondamenti ma
i fondamenti non sono eterni, sono storici, sono nella storia della cultura,
negli accadimenti. L'altra accusa al pensiero debole è d'istigare al disimpegno
e al nichilismo etico. Ma lei pare aver sconfessato questo cliché. Vero?
Potrebbe sembrare uno slogan, ma a me piace ripeterlo: il pensiero debole è il
pensiero dei deboli. In genere tutte le pretese di dominio sociale sacrosanto,
l'autorità del papa, l'autorità divina dei re, la legge naturale affermata da
Bush, la legge del mercato che si fa valere in economia, sono tutti degli
assoluti che sono rivendicati dalle classi dominanti. Benjamin dice che nessuno
dei perdenti della storia potrà mai pensare che la storia è un procedere
razionale. Nessuno che nasce sfortunato, che non sia il figlio dell'Avvocato,
sta al mondo pensando che il mondo è perfettamente razionale così com'è. La
rivendicazione della debolezza consiste anzitutto nel fatto di opporre le voci
degli esclusi alla voce predominante della metafisica. La metafisica è sempre
la lode dell'essere come è. "Le cose stanno così, tu devi seguire l'ordine
naturale". Lo dice la Chiesa, lo dice lo Stato. Il pensiero debole è
impegno per l'emancipazione e per la riduzione della violenza e perentorietà
dell'oggettività: delle leggi, delle istituzioni, dell'autorità sociale. Lei
pratica un pensiero del sospetto, critica il potere e denuncia il rapporto tra
verità e politica. Non ci sono verità immutabili, ci sono solo interpretazioni
che prendono forma nella lotta politica fra gruppi sociali. Non è una forma di
leninismo radicale? Col passare degli anni mi scopro sempre più estremista. Mi
chiedo se anche questo non sia un dato relativamente oggettivo. Perché uno come
me che è stato sempre un buon moderato si trova improvvisamente ad avere
impulsi leninisti? Io ho cominciato come cattolico militante, ho continuato
come heideggeriano. Ero un "anticapitalista romantico", come avrebbe
detto Lukacs. Sono diventato più stupido? Più furbo? O, forse, è cambiato
qualcosa nei tempi? Io penso che lo stesso chiarirsi del pensiero debole come
pensiero dei deboli è legato alla situazione mondiale in cui viviamo. La
violenza delle pretese assolutistiche diventa sempre più forte. Prima della
guerra dell'Iraq ero un po' meno leninista. Ironia a parte, è proprio così. Il
significato politico del pensiero debole non è un colpo di genio individuale.
Mi sembra invece la risposta all'evento, all'aumento del dominio, all'agonia di
un mondo che consuma petrolio, risorse naturali e umane. Le tendenze
imperialistiche si accentuano. La filosofia non è solo una ricerca intimista.
Cerca di rispondere meglio ai messaggi che riceve dagli eventi. Ho sempre
pensato che Lenin avesse torto. Ora non ne sono più sicuro. Lei ha aderito,
come noto, al boicottaggio del Salone del libro di Torino dedicato al
sessantennio dello Stato di Israele. Ha ricevuto anche
minacce. Sempre convinto? La proposta di boicotaggio è stata demonizzata.
Adesso però si parla di boicottare le Olimpiadi di Pechino. Boicottare
significa innanzitutto non partecipare attivamente. Non è violenza. E' una
forma di dissenso. Come quando uno decide di non comprare più le scarpe della
Nike perché sa che le fanno i bambini indiani sottopagati. Il boicottaggio è
una forma di disapprovazione assolutamente pacifica. Ha senso farlo per il
Salone del libro? Temo di sì. Le ragioni dei palestinesi a
non condividere la celebrazione del sessantennio dello Stato d'Israele sono sacrosante. Non ci sono
solo tutte le delibere dell'Onu alle quali Israele non ha ottemperato. Israele è oggettivamente uno Stato espansionista. Ha cominciato fin dal
primo giorno a cacciare via più palestinesi di quelli che le stesse autorità
politiche israeliane avevano previsto. Le ragioni degli israeliani, se
si pensa all'olocausto, sono altrettanto valide. Hanno bisogno di uno Stato in
cui stare. Ma è difficile stare totalmente dalla loro parte, non solo per il
modo in cui hanno realizzato lo Stato d'Israele, non
solo per le azioni dei governi israeliani, ma anche per l'idea di considerare
la Palestina una terra senza popolo a disposizione di
un popolo senza terra. La retorica di una terra senza popolo è assurda. Lì un
popolo c'era e ci viveva. Per molti secoli, anzi, ebrei, cristiani e musulmani
sono andati anche d'accordo. E' stata un'operazione violenta di colonialismo.
Non sono contrario all'esistenza dello Stato d'Israele.
Sono invece scandalizzato del modo in cui questo Stato ha proceduto nella
propria espansione con oppressione e bombardamenti. Secondo: non sono poi così
sicuro di voler difendere le istituzioni di uno Stato così duramente teocratico
e confessionale come quello. L'accusa che a noi boicottatori viene rivolta -
oltre a quella di antisemitismo che non ha senso - è di voler negare
l'esistenza dello Stato d'Israele. Ma cosa significa
negare il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele?
Oggi significa anche soltanto dire che vorremmo uno Stato laico. Lo Stato d'Israele è uno stato etico e religioso che ha leggi diverse
per cittadini ebrei e cittadini arabi. E' uno Stato d'apartheid. Si dice che è
l'unico Stato democratico del medioriente. Ovvio, se dovessi scegliere dove
vivere, preferirei Tel Aviv piuttosto che l'Arabia Saudita per molte ragioni.
Ma questo non autorizza Israele a costruire un muro,
ad abbattere case e quartieri. Sono diventati razzisti. Per eccesso di
legittima difesa? Non lo so. Non voglio più farmi ricattare dall'idea
dell'Olocausto. Finkelstein, un autore ebreo americano, ha scritto un libro su
questo tema, L'industria dell'Olocausto . Lui, non io. E Chomsky si può forse
considerare antisemita? Certo che no. Quale soluzione? L'ipotesi che più mi sentirei
di condividere è quella di uno Stato unico e laico. 11/05/2008.
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Domani
alla Casa della Pace, in via Dini
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dell'esercito
libanese, chiamato ad intervenire dal Premier della maggioranza
filo-occidentale Fouad Siniora, nella crisi che da mercoledì scorso ha
riportato il paese sull'orlo della guerra civile Francesca Marretta
L'opposizione filo-siriana libanese ha annunciato ieri il ritiro dei miliziani del
"Partito di Dio" dalle strade di Beirut, rispettando la richiesta del
Comando dell'esercito libanese, chiamato ad intervenire dal Premier della
maggioranza filo-occidentale Fouad Siniora, nella crisi che da mercoledì scorso
ha riportato il paese sull'orlo della guerra civile. La giornata di ieri è
stata segnata da segnata da ulteriosi scontri tra i sostenitori della
maggioranza e dell'opposizione sciita ad Halba, nord del paese nel corso dei
quali sono morte morte quattordici persone. Durante i disordini gli uffici del
Partito socialnazionalista siriano e quelli di Hezbollah sono stati incendiati
e danneggiati dai sostenitori della Corrente del Futuro. Anche Tripoli e Beirit
sono state teatro di scontri. Nella capitale sei persone sono state uccise
durante il funerale di un civile sunnita, morto durante gli scontri nella parte
ovest della città. Nelle violenze scatenate a Beirut e in altre zone del paese
in seguito all'ordine del governo di smantellare la rete di comunicazione di
Hezbollah e di capo della sicurezza dell'aeroporto di Beirut considerato troppo
vicino al gruppo fondamentalista sciita, sono morte almeno trentotto persone e
più di sessanta sono rimaste ferite. Hezbollah, che nelle scorse ore ha
mantenuto il controllo della parte parte ovest della capitale, pur avendo
deciso nel pomeriggio di ieri il ritiro dei propri uomini e lo smantellamento
dei posti di blocco, ha annunciato di proseguire azioni di "disobbedienza
civile". L'intervento per la restaurazione di legge e ordine del comandante
delle forze armate libanesi, Michel Suleiman (uno dei candidati più accreditati
alla presidenza della repubblica), invocato formalmente da Siniora per
scongiurare la caduta del paese nelle mani dei "golpisti" di
Hezbollah, non segna una vittoria del governo. Sancisce, al contrario, la
riuscita dell'azione di forza messa in piedi dal parito di Dio. I militari
hanno chiesto a tutte le fazioni di ritirare i loro uomini armati dalle strade,
ma hanno anche deciso che la rete telefonica di Hezbollah, che il governo aveva
ordinato di smantellare, rimarrà in piedi, sebbene gestita dal reparto
Trasmissioni dell'esercito, e che il capo della sicurezza dell'aeroporto di
Beirut, Wafic Shoukair, vicino al gruppo sciita, resterá al proprio posto. Come
accadeva negli anni in cui i morti del multiforme conflitto interno libanese
aprivano le edizioni dei notiziari (la guerra civile libanese e' durata dal
1975 al 1990), nelle scorse ore cittadini italiani, francesi, britannici e
americani, trovatisi sono stati evacuati grazie all'intervento dalle rispettive
ambasciate e riportati a casa. Dalla capitale libanese il corrispondente del
quotidiano britannico The Independent Robert Fisk, residente a Beirut e
testimone degli anni della guerra civile che ha trasformato il Paese dei Cedri,
scrive che non ció è accaduto in queste ore non è una riedizione della guerra
civile, né il colpo di Stato che Siniora ha denunciato, affermando che "la
democrazia è stata pugnalata al cuore", ma che tuttavia il paese non cadrá
nelle mani di Hezbollah, movimento a cui il suo governo "non dichiarerá
guerra", perché la "soluzione" per le vicende libanesi é il
"dialogo". Secondo l'analisi di Fisk, gli scontri dei giorni scorsi
sono un capitolo della guerra che oppone il Medio Oriente rappresentato da
Hezbollah, Hamas, la ribellione irachena e afgana, allargata a sostenitori e
alleati, dall'Iran fino ad al-Qaeda, agli Stati Uniti & Company, che godono
a loro volta di diverse alleanze nella Regione, dal governo saudita a quello
egiziano, a quello israeliano, fino a quello libanese di
Siniora che ha denunciato le violenze a Beirut dal Gran Serraglio (sede del
governo) con la stessa autoritá con cui puó esprimersi Al-Maliki dalla Green
Zone di Baghdad. Da testimone oculare Fisk Scrive: "L'esercito libanese
gurada i posti di blocco di Hezbollah e non fa niente. Almeno per ora
nel conflitto che oppone Teheran a Washington, l'Iran ha vinto". E ieri la
prime pagine quotidiano governativo Iran stampato a Teheran titolava:
"Pesante sconfitta dei sostenitori degli occidentali a Beirut",
mentre un altro importante giornale, Keyhan scriveva: "Hezbollah vanifica
i complotti degli Usa" Secondo lo stesso quotidiano la vittoria di
Hezbollah "cambierà il destino di tutta la regione", perchè ormai
"Israele sta per scomparire, l'influenza
americana si indebolirà e i regimi mercenari cambieranno". La situazione
in Libano resta estremamente tesa. E se Hezbollah ha mostrato di poter tenere
in mano Beirut, ieri nella parte ovest della capitale semideserta alcune
centinaia di "cittadini di tutte le confessioni", al grido di
"Via Hezbollah!" hanno sfidato le intimidazioni del Partito di Dio,
manifestando per difendere "la libertà di stampa" di fronte alla sede
della tv filogovernativa al-Mustaqbal presa d'assalto venerdì da Hezbollah, che
ha imposto l'interruzione delle trasmissioni. Al corteo partecipava il ministro
dell'informazione, il druso Ghazi al-Aridi, che oltre a esprimere la propria
"solidarietà ai giornalisti e agli operatori di al-Mustaqbal e a tutti i
cronisti libanesi minacciati", ha dichiarato: "Questa manifestazione
è per ricordare al Paese che non ci piegheremo alla prepotenza delle milizie e
che il Libano rimane un paese libero con tutti i media liberi". Aridi ha
parlato accanto a May Chidiyaq, la giornalista libanese antisiriana della tv
Lbc, vicina al governo e al partito cristiano delle Forze libanesi, rimasta
invalida dopo esser scampata a un attentato nel settembre 2005. Oggi é previsto
un vertice della Lega Araba sulla sitauzione in Libano. 11/05/2008.
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Fabio Amato
Ieri si è svolta a Torino la manifestazione contro la Fiera del Libro, che ha
come ospite d'onore Israele. Da diversi mesi si è
aperto un dibattito, non solo in Italia, sul valore simbolico e politico di
questo evento. Celebrare la nascita di uno Stato, nato sulla base delle
risoluzioni delle Nazioni Unite, e dimenticare che esiste un popolo intero che
è da 60 anni esule, profugo, rifugiato, che giustamente rivendica la sua
memoria, ovvero quella della catastrofe seguita alla cacciata di migliaia di donne
e uomini dalle terre e dai villaggi che abitavano da secoli, non può che
suscitare dibattiti, discussioni, anche aspri. Soprattutto in un momento nel
quale viene intensificata la pressione militare su Gaza e Cisgiordania. Noi
abbiamo criticato l'idea del boicottaggio. Si può discutere, come avviene in
tutto il mondo della solidarietà alla causa palestinese, anche nella stessa Israele, se usare o meno questo strumento di pressione. Io
penso che sia uno strumento efficace in casi come la cooperazione militare o di
beni provenienti dagli insediamenti. Sbagliata nel caso di una fiera del libro,
anche se questa è usata con intenti propagandistici. Il rischio è che
assisteremo per l'ennesima volta a una rappresentazione tutta ideologica del
dramma mediorientale. A rimanere sullo sfondo, ancora una volta, rischierà di
rimanere l'altra storia, come ci ricorda Edward Said, colpevolmente
rimossa dall'Occidente, che la nascita dello stato di Israele ha portato con sé, ovvero l'inizio della tragedia del popolo
palestinese, la Nakba. L'opinione pubblica italiana, rimarrà comunque
all'oscuro delle continue prepotenze e violazioni della legalità internazionale
che il governo d'Israele
compie quotidianamente. E sulle quali, non vi è uguale presa di
posizione di quanti invece intervengono, sempre e comunque, in difesa del
governo israeliano. Non saprà del muro dell'apartheid, della confisca di terra
ai palestinesi, dell'assedio alla popolazione civile di Gaza, delle punizioni
collettive. Non saprà dell'espansione degli insediamenti, della colonizzazione
di Gerusalemme, della detenzione di oltre 10.000 palestinesi nelle carceri
israeliane. Del persistere di un'occupazione illegale che va avanti da 40
anni.. Siamo convinti che solo da una pace giusta, può nascere una sicurezza
per entrambi i popoli. Per il diritto di entrambi ad uno stato. Solo che molti
dimenticano che mentre Israele esiste, appunto, da
sessant'anni, la Palestina ancora no, nonostante anche
nel suo caso lo esiga il diritto internazionale. Come dimenticano che
autorevoli membri del governo di Tel Aviv (per favore, cari cronisti di tv,
radio e giornali, non continuate a scrivere di Gerusalemme, poiché non è
riconosciuta internazionalmente come capitale, in quanto occupata militarmente
e oggetto di una specifica risoluzione dell'Onu), hanno posizioni apertamente
razziste, vedi Lieberman. E che è innegabile la volontà politica della
maggioranza delle forze politiche israeliane di voler imporre una soluzione
unilaterale al decennale conflitto, di tenere in piedi un processo solamente
con l'obiettivo di evitare l'isolamento internazionale. Il processo di pace e
la soluzione dei due stati per i due popoli, è oggettivamente compromessa ogni
giorno di più dalla politica dei governi israeliani, sostenuti dagli Usa, che hanno,
smentendo gli impegni di Oslo, praticato una politica del fatto compiuto.
Troppo il silenzio e il conformismo della comunità internazionale. Troppa
l'indifferenza che ha permesso il crescere di fondamentalismi e allontanato una
pace possibile, purché giusta. La tragedia che ora sta infiammando il Libano,
ci dice dell'urgenza di rimettere il tema della pace e della questione
palestinese al centro dell'agenda politica. Il movimento di solidarietà e per
la pace dovrà essere capace di unire e non di dividere. Dovremo capire come
farlo, evitando una competizione che non aiuta nessuno, prima di tutto il
popolo palestinese. 11/05/2008.
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-11 num: - pag: 1
autore: di SERGIO HARARI categoria: REDAZIONALE Passato e
futuro I 60 ANNI DELLO STATO I fuochi contro Israele e la speranza della pace Sessant'anni fa nasceva una speranza
nel mondo: la stato di Israele. Una speranza per milioni di ebrei sparsi a tutte le latitudini
dalle diaspore occorse durante i secoli, rincorsi dalle persecuzioni, dalle
accuse più diverse, dall'essere visti come diversi: eletti, avari,
troppo intelligenti, furbi, deicidi, perfidi. Un popolo perseguitato da sempre,
uscito, per quelli che ne uscirono, dai campi di sterminio nazisti e
dall'indifferenza americana, inglese e un po' di tutti, dai pogrom, dalle
infinite diaspore. CONTINUA A PAGINA 5.
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
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Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-11 num: - pag:
5 categoria: REDAZIONALE L'evento I sessant'anni della nascita dello Stato e le
contestazioni per la Fiera del libro a Torino I fuochi delle bandiere d'Israele e la speranza di pace SEGUE DA PAGINA 1 Un popolo
senza terra che finalmente, dopo che per millenni nelle sue preghiere si è dato
appuntamento "l'anno prossimo a Gerusalemme ", ha incontrato una striscia
di sabbia sicura. Un pezzo di deserto da dove non dover più scappare, dove, se
in pericolo, trovare rifugio da ogni parte del mondo, insomma una patria.
Nessuna delle nostre famiglie nei secoli si è salvata dai rovesci della storia
e dalle persecuzioni, chi ha perso di più, chi è stato "solo"
sradicato dal paese dove viveva lasciando quanto aveva costruito, separato dai
propri cari, lacerato per sempre nella sua vita, chi è morto nell' orrore dei
campi nazisti o altrove o in altri secoli dei quali abbiamo perduto la memoria,
ma nessuna famiglia si è "salvata" dalla furia degli uomini e della
storia. Allora, nel maggio 1948, nacque lo stato di Israele ed anche per chi non ci andò a
vivere fu subito "il riferimento", il luogo protetto ove rifugiarsi,
una sicurezza che nei millenni precedenti non c'era mai stata. Ma Israele non è solo questo, non è solo
una speranza per noi ebrei, lo è per tutti, unica democrazia consolidata di
quella travagliata area del Mediterraneo, speranza di pace e di libertà.
Se le cose fossero andate come l'Onu aveva indicato sessant'anni fa, oggi
avremmo 2 stati, quello israeliano e quello palestinese; se Arafat non avesse
rifiutato le coraggiose offerte di Barak nel 2000 o avesse proseguito nella
direzione degli accordi di Oslo del '93 che valsero a lui e a Rabin il premio
Nobel per la pace, oggi forse la storia sarebbe diversa. Ma così non è stato.
Siamo certi però che quel giorno di pace verrà, quel giorno voluto da tutti,
anche da chi ha più sofferto, arabo, israeliano, palestinese, ebreo o musulmano
che sia e che non abbia completamente perso la ragione inseguendo fanatici
integralismi. Ne ho avuto tante volte la certezza parlando con i nostri padri,
quelli che più hanno sofferto e nei quali pensavo le ferite delle guerre, anche
di quelle contro gli arabi, non si sarebbero mai cicatrizzate, quando ho visto
nei loro occhi la stanchezza dei dolori che avevano segnato la loro vita,
quando gli ho sentito dire e ripetere "basta, bisogna fare la pace".
La pace verrà, gli unici che non l'hanno ancora capito sono quelli che bruciano
le bandiere di Israele, quelli che polemizzano sulla
fiera del libro di Torino, quelli che obbligano a celebrare un evento di
cultura e storia in un clima da assedio, quelli che si ostinano a non
riconoscere lo stato di Israele; ne abbiamo viste di
peggio, anche questo passerà e resteranno la pace e una moderna e libera
democrazia, non solo per gli israeliani, non solo per gli ebrei sparsi nel
mondo, ma per tutti. Il luogo protetto Lo Stato di Israele
è per gli ebrei una sicurezza che nei millenni precedenti non c'è mai stata
Sergio Harari.
( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
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Ilippe
Aractingi, con Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese
devastato da una guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita,
cerca il figlio che aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi,
terrore, crateri, distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato
dai missili e minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di
umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33
giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con
sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o
uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è
ancora più straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta
attribuire colpe, solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi
cielo. Quattro Fontane.
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
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della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-11
num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Secondo giorno israeliano
Attentati, droga e segreti in "Frozen Days" ( foto, sottotitoli
italiani, 2005) di Danny Lerner, che chiude alle 21 la seconda giornata del
"Nuovo cinema israeliano" all'Oberdan (viale V. Veneto 2, tel.
02.77.40.63.00, ingr. € 5 più tessera € 3). In sala i direttori
artistici Dan Muggia e Ariela Piattelli. (g.gros.).
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
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della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-11 num: - pag: 18
categoria: REDAZIONALE Dalla Fiera di Alessandro Piperno Impigliato nel mito,
mi auto-denuncio H o sempre preso per i fondelli il
rapporto mitico che gli ebrei della diaspora intrattengono con Israele. è dai tempi dell'infanzia che
ironizzo sugli entusiasmi filo-israeliani diffusi nel milieu ebraico della mia
famiglia. Quel modo che gli ebrei italiani hanno di guardare ad Israele come a un luogo di stupefacente
efficienza e di commovente integrità. Non credevo certo che io stesso mi
sarei ritrovato impigliato nelle reti appiccicose di quei miti di latta. Il
problema è che il mito fruttifica nella lontananza, nell'ignoranza, nella
stanchezza. Da piccolo mi capitava di andare molto più spesso in Israele e questo mi proteggeva dal processo di mitizzazione
che cancella qualsiasi possibilità di comprensione. è così che avviene: ti
distrai un attimo e il seme del mito germoglia in te variopinto e spumeggiante
come una pianta tropicale. Ti giri un attimo e sei fritto: proprio perché non
c'è nulla di più seduttivo del mito (una casetta davvero confortevole!). Ma
allo stesso tempo non esiste niente di più sviante, come mi sono reso conto in
questi giorni torinesi incontrando un sacco di israeliani: giornalisti,
scrittori, gente comune, persino un diplomatico. Ecco, solo trovandomeli
intorno, discutendoci, mi sono ricordato di quanto gli israeliani siano
spaventosamente antipatici. E quanto antipatica sia la loro schiettezza. E
quanto antipatica sia la loro insofferenza per i miti di cui noi ottusamente li
gratifichiamo. Un esempio? Ieri ero lì con il giovane Ron Leshem a sdilinquirmi
sul fiabesco melting pot messo su dalla società israeliana! Al che lui:
"Ti sbagli, siamo una società straordinariamente ingiusta. Siamo dodici
tribù che si odiano. Razziste l'una con l'altra". Non so, forse esagerava.
Cercando di bilanciare con una visione apocalittica le intollerabili
svenevolezze di questo groopie un po' scemo. Forse il suo desiderio di dire la
verità sul suo Paese era pari alla smania di stupirmi e di rintuzzarmi. Per
quel che mi riguarda, ho interpretato le sue parole come un salubre
ammonimento: non commettere l'errore dei tuoi vecchi. Non trasfigurare Israele. Non essere sciocco. E questo mi spinge a una più
larga riflessione sulla cosa che più odio: l'ideologia. Ho aperto questa
piccola rubrica denunciando l'ideologia dei boicottatori. Forse è il momento
(proprio mentre i boicottatori sfilano avvolti nei loro pomposi vessilli) che
denunci anche la mia. \\ Non si deve restare legati all'ideologia, finendo per
commettere l'errore dei nostri vecchi.
( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
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ANNA
GUAITA dal nostro corrispondente NEW YORK - La teoria dominante in quest'ultimo
mese di primarie democratiche, è stata che la lotta fratricida fra Hillary
Clinton e Barack Obama stesse favorendo il candidato repubblicano, John McCain.
La teoria è stata però ridimensionata da un sondaggio condotto dal quotidiano
Los Angeles Times in collaborazione con l'agenzia Bloomberg, secondo il quale se
si votasse oggi McCain perderebbe sia contro Hillary che contro Obama. Hillary
lo batterebbe
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
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della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-11 num: - pag: 18
categoria: REDAZIONALE La protesta Gli editori: la tensione
finisce per boicottare la cultura Sfila il corteo anti-Israele si svuota la Fiera del libro
Poche migliaia in strada, slogan e niente incidenti Lo slogan più gettonato è
stato "Intifada fino alla vittoria". Ferrando: "Chi non c'era è
perché spera di tornare al governo" DAL NOSTRO INVIATO TORINO -
"Buongiorno". I tre ragazzi con la kippah in testa, hanno
appena girato l'angolo. Il vecchio militante, kefiah al collo, cartello con
Olmert e Sharon "assassini" tra le mani, se li vede davanti
all'improvviso, sul marciapiede. Un po' basito, ma trova la forza di replicare:
"Buongiorno ". I giovani ospiti della Fiera del libro cercavano la
sinagoga di piazzetta Primo Levi per la funzione dello Shabbath, e all'altezza
di via Madama Cristina si sono trovati in mezzo al corteo di protesta contro Israele. "Vestiti così, mi sa che è difficile
infiltrarci" dice ridendo uno di loro. Le uniche bandiere che bruciano
sono quelle immortalate sullo striscione di testa. La manifestazione
organizzata dall'associazione "Free Palestine " è filata dritta come
il suo percorso, da corso Marconi a piazza Filzi, davanti al Lingotto, un
rettilineo lungo quasi sette chilometri. La partenza è stata in sordina, perché
i rinforzi da fuori tardavano ad arrivare, causa ritardo dei treni. Malgrado
una spiccata tendenza degli astanti alle teorie cospirazioniste, nessuno ha
pensato al complotto, neppure per un istante, e la circostanza non suona
lusinghiera per Trenitalia. Quando hanno risposto all'appello anche le
associazioni arrivate da Napoli, Roma, Firenze e Genova, il numero dei
partecipanti è arrivato a quota cinquemila. Lo slogan più gettonato è stato
"Intifada fino alla vittoria ", un classico del genere mediorientale,
con "L'unica soluzione è questa qua, per la Palestina
terra e libertà" come variazione sul tema. Molte altre parole invece sono
catalogabili alla voce immani castronerie. Nel settore, spicca il cartello con
le foto di Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman, definiti "tre
razzisti immorali considerati solo in Italia tre grandi scrittori del
dialogo". Non è esattamente così, ma inutile starne a discutere. Parecchi
insulti a Giorgio Napolitano, definito, a vario titolo, "ladro di
polli", "amante dei carri armati sovietici e di quelli israeliani
". Nel suo piccolo, da questa manifestazione emerge lo spappolamento della
sinistra radicale. Dopo Sharon, il politico più vituperato è stato Fausto
Bertinotti, "dannoso come l'antrace", secondo uno striscione.
L'insegnante Nicoletta Dosio, rifondarola della Valsusa, si presenta al via
"nonostante lo stupido, fasullo, assurdo, volgare divieto del
partito". Sarà scissione, promette. Cori contro Manifesto e Liberazione,
accusati di boicottaggio. In un mare di sigle con il comunismo come ragione
sociale, se ne sono contate 11, alcune appena sfornate, il politico di
riferimento del corteo è stato Marco Ferrando, segretario del Partito comunista
dei lavoratori. "Rifondazione e gli altri non sono qui - ha detto - perché
sperano di tornare presto al governo, e per farlo hanno bisogno dell'appoggio
della lobby ebraica. Devono vergognarsi ". All'arrivo, qualche fumogeno,
qualche insulto a polizia e carabinieri. Tra gli effetti collaterali del corteo
c'è il deciso calo di visitatori al Salone del libro. "Patiamo soprattutto
i danni fatti dai giornali e dai tg con decine di titoli allarmistici"
dice sconsolato il presidente Rolando Picchioni. Molto amaro Ernesto Franco,
direttore editoriale Einaudi, quando afferma che l'unico vero boicottaggio è
stato fatto ai danni della cultura. Fuori, i manifestanti fanno festa. C'è da
capirli. Massimo risultato, minimo sforzo. In piazza A sinistra il corteo di
"Free Palestine". Nel tondo Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori Marco Imarisio GUARDA le immagini della manifestazione
su www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-11 num: - pag: 38
categoria: BREVI 7 giorni sul palco Di Claudia Provvedini FATALI Isotta, Cleopatra Il soprano lituano Violeta Urmana dà voce all'eroina di
Wagner e alla regina di Berlioz, sul podio l'israeliano Pinchas Steinberg anche
in Così parlò Zarathustra di R. Strauss (Domani e dopo, S.Cecilia Auditorium di
Roma) VIOLENZA Boccuccia di rosa "L'educazione sentimentale" delle
prostitute si incrocia con i ricordi di una donna segregata in casa. Di
Pietra Selva Nicolicchia (Dal 13, Fonderie Moncalieri-To) BACH Festival
dell'Aurora Il violoncellista Enrico Dindo (foto) nelle prime Suite per
violoncello solo, e pagine del '900; Milena Vukotic legge Mallarmè (il 15 e il
16 al Teatro Apollo di Crotone) MAGGIO Riccardo Muti Sandro Lombardi interpreta
Testori; Muti celebra i 40 anni dal suo debutto a Firenze (Dal 13, Cortile;
17-18, Comunale di Firenze) MITICHE Cassandra e Medea Dopo Antigone, per
"Donne e mito": testi della tragedia e di Christa Wolf mixati da
Farneto Teatro, regia Maurizio Schmidt (Fino al 18, Teatro Verdi di Milano)
ISTINTI Chantecler Superfavola di Rostand, tradotta da Moscato, che porta gli
spettatori nei regni animali per scoprir(si) uomini. (Fino al 18, Argentina di
Roma) FESTIVAL Fabbrica Europa Spettacoli The Living Theatre, Cantieri Teatrali
Koreja; Galili Dance, Zero Visibility Corp, Wee, T.R.A.S.H., Abbondanza Bertoni
(Fino al 24, Firenze) CONCERTI Pergolesi e Scarlatti Il
Balthasar-Neumann-Ensemble diretto da Thomas Hengelbrock (L'11, S.Maria dei
Servi, Bologna).
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
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Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-11 num: - pag: 21
categoria: REDAZIONALE DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in
taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il
figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano
amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli
uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti,
straziante ma con fiducia Centrale.
( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-11 num: - pag: 32
categoria: REDAZIONALE Fiera Gli ebrei: Storia e storie. E Zvi ritrova il
fratello dopo 60 anni Yanai, Venezia, Appelfeld: l'autobiografia di un popolo
DAL NOSTRO INVIATO TORINO - è l'autobiografia il vero ospite di questa Fiera
del libro. Una ricaduta forse necessaria, figlia legittima
della scelta di invitare Israele, contenitore di tante vite segnate dalla storia. Per questo gli
incontri e i libri più intensi sono quelli ispirati a vicende autobiografiche.
Ha cominciato Aharon Appelfeld, orfano deportato in un campo di concentramento
dal quale, a otto anni, fugge, vagando tra villaggi e foreste prima di riuscire
a emigrare, nel '
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)
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Commenti
Pagina 315 Israele alla Fiera del Libro di Torino I
nuovi profeti del boicottaggio Israele alla Fiera del
Libro di Torino di Maurizio Crippa --> di Maurizio Crippa Da due mesi,
"Israele non è un ospite d'onore!" è lo
slogan con cui la sinistra antagonista, i centri sociali torinesi, qualche
filosofo sul punto di perdere la Trebisonda come Gianni Vattimo - che ormai
passa dalla mobilitazione in difesa dei cinesi massacrati, a suo dire, dai
monaci tibetani, alla proposta di rivalutare i "Protocolli dei Savi di
Sion" - hanno proposto il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino,
"colpevole" di avere scelto quest'anno come ospite d'onore lo Stato
di Israele, per degnamente celebrarne i sessant'anni
dalla nascita. Culmine della protesta è stato il corteo organizzato ieri a
Torino dalla sigla "Free Palestina", segno
di una plateale contestazione e di una radicale inimicizia per Israele, venata addirittura di antisemitismo: paragonare la
Shoah alla politica israeliana per i palestinesi, per quanto criticabilissima e
criticata da tanti israeliani per primi, è sempre un errore da matita blu.
Eppure, nonostante tutto ciò, in questi giorni a Torino è successo qualcosa di
nuovo, di diverso, come ha scritto anche Fiamma Nirenstein, che ha smentito i
profeti del boicottaggio. L'inaugurazione da parte di Giorgio Napolitano,
fortemente voluta dallo stesso Presidente, nonostante qualche critica, e il
progressivo sfaldarsi del presunto fronte intellettuale contrario alla presenza
di Israele hanno di fatto isolato - sotto il profilo
politico e culturale - il boicottaggio. E costretto i politici di sinistra a decidere
da che parte stare. Giovedì Napolitano ha scandito parole forti e chiare:
"Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita e del suo diritto
all'esistenza". E ha aggiunto che "Israele è
stato invitato per il patrimonio storico-culturale che rappresenta" e
appositamente lo si è fatto "nella speciale occasione dei sessant'anni
della fondazione dello Stato di Israele, deliberata
dall'assemblea delle Nazioni unite. Nulla in ciò può essere contestato come
appiattimento politico di un grande evento culturale come quello che si
inaugura oggi". Oltre che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano è un po'
il simbolo stesso della storia del Pci e della sinistra tutta in Italia. Una
storia che inizialmente ebbe il merito di sostenere la nascita di Israele, dopo la tragedia nazista. Ma che poi, per tanti e
complicati motivi, è passata dalla parte di una inimicizia spesso feroce per lo
Stato ebraico. Oggi, fortunatamente, è cambiato qualcosa e le sue parole sono
suonate come di incoraggiamento anche per quella parte della sinistra
democratica che vuole rompere con certe posizioni. Significativo il commento di
Walter Veltroni: "Parole coraggiose e nette, che sono convinto possano
essere la perfetta bussola da seguire. Tra i riformisti non c'è più posto per
alcuna forma di ostilità e di pregiudizio verso Israele".
E anche Rifondazione comunista ha annunciato di non voler aderire al
"boicottaggio" di Israele. Così a trovarsi
isolati sono stati i boicottatori, come significativamente Il Manifesto ha
raccontato, con autoironia: "I cronisti mobilitati per rendere conto delle
turbolenze annunciate si interrogano un po' sgomenti su come raccontare un
fatto inesistente". Ma siccome l'ideologia fa fatica ad arrendersi anche
di fronte ai fatti della politica, il quotidiano comunista ha scelto di mettere
in prima pagina, anziché le parole di Napolitano, quelle dello scrittore
israeliano Abraham Yehoshoua che, in un inciso della sua bella lezione a Torino
a favore della pace, ha chiesto di dialogare con tutti, "anche con
Hamas". Mentre Aharon Appelfeld, il grande scrittore scampato alla Shoah,
ha inaugurato la Fiera raccontando al castello della Venaria come per lui, dopo
l'arrivo nel nascente Israele, la riscoperta della
lingua ebraica sia stata il mezzo per ritrovare l'umanità stessa, dopo
l'inumanità. Ebbene Appelfeld, che con i suoi grandi occhi da bambino ripeteva
"sono stupito che qualcuno abbia pensato di boicottare la Fiera del
Libro", è stato sostanzialmente snobbato dai grandi giornali della
sinistra. Un po' come quelli che hanno pubblicato più fotografie dell'unica
bandiera palestinese che sventolava fuori dal Lingotto, invece delle decine e
decine che garrivano dentro, durante la visita del Presidente della Repubblica.
È il segno di un imbarazzo perdurante, e non ancora smaltito, ormai forse più
forte nella testa di certi intellettuali che nemmeno in quella dei politici.
( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
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N. 112
del 2008-05-11 pagina 11 Macché Israele, la sinistra
sfila contro se stessa di Caterina Soffici A Torino i dimostranti
dell'autonomia attraversano il centro: tanti slogan, nessun incidente. Cifre
discordanti, ma per la questura erano solo 1500. Bertinotti, nel mirino della
contestazione, diserta la Fiera del libro nostro inviato a Torino Cane che
abbaiò non morse. Alla fine non è successo niente. Se quella di Torino doveva
essere l'occasione di riscossa e chiamata alle armi della sinistra che non è
più rappresentata in Parlamento, andiamo male. Se la manifestazione organizzata
dai centri sociali, da Askatasuna (che in basco vuol dire "Libertà")
e da Free Palestine, doveva essere l'occasione per contarsi, la cifra è misera:
duemila persone, che mestamente hanno sfilato da largo Marconi a via Fabio
Filzi, dove il cordone invalicabile delle forze dell'ordine li ha bloccati a
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)
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Cultura
Pagina
( da "Padania, La" del 11-05-2008)
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FABIO
GROSSO Tensione alle stelle sotto la Mole per l inizio della Fiera
internazionale del Libro, che si apre ufficialmente questa mattina al Lingotto
di Torino con l intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Dopo mesi di feroci polemiche sull opportunità che fosse Isreale l ospite d
onore della kermesse torinese, da questa mattina Torino sarà al centro dell
attenzione del mondo, purtroppo anche per il pericolo reale di violente
manifestazioni e contestazioni già preannunciate dalle frange più estreme dell
antagonismo e del cosiddetto mondo anarchico . Dopo le bandiere di Isreale e
degli Stati Uniti bruciate proprio qui a Torino durante la marcia del I maggio,
nella mattinata di ieri un gruppo di studenti, supportati da esponenti dei
centri sociali, ha srotolato una grande bandiera palestinese sulla facciata di
Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche dell Università di Torino),
mentre altri esagitati con la kefiah palestinese agitavano fumogeni. L azione è
da ricondurre all eterogeneo gruppo denominato "Free Palestine",
ovvero un cartello di varie scuole di pensiero che hanno come unico scopo il boicottaggio della Fiera in ragione della presenza di Israele. Se è vero che finora nulla di
particolarmente grave è accaduto, con l apertura ufficiale della Fiera la
tensione è destinata inesorabilmente a salire. Nonostante dagli organizzatori
giungano parole di distensione del tipo non siamo né a Kabul né a Bagdad , le
misure di sicurezza previste intorno all evento sono eccezionali:
tombini e cestini sigillati, zona rossa , tiratori scelti appostati sul tetto
del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico per vigilare sulla
presenza alla Fiera del Libro del Capo dello Stato, che per l occasione avrà ha
disposizione una serie di percorsi alternativi per raggiungere il Lingotto.
Ciliegina sulla torta per quanto riguarda la sicurezza della kermesse
culturale, la presenza in città già da alcuni giorni dei celeberrimi uomini del
Mossad, i servizi segreti israeliani, famosi in tutto il mondo per la loro
efficienza e per i clamorosi blitz nel dopoguerra in vari Paesi a caccia dei
peggiori criminali nazisti. In totale gli agenti impegnati a vario titolo a
garantire la sicurezza della manifestazione saranno intorno al migliaio. La
giornata più critica della Fiera sarà senza dubbio quella di sabato, quando è
previsto il corteo del "Free Palestina", che
sfilerà per via Madama Cristina, piazza Carducci, via Genova, corso Caduti sul
Lavoro e si fermerà ad un centinaio di metri dal Lingotto Fiere in piazza Fabio
Filzi. Secondo gli organizzatori sarà una manifestazione assolutamente pacifica
che raccoglierà circa 7mila persone, provenienti un po da tutta Italia. Pare
però che non ci saranno i centri sociali del Veneto, almeno a sentire le parole
di uno dei loro leader Luca Casarini. E in questi giorni a Torino non si vedrà
neppure un altro dei rappresentanti storici del movimento, l'ex parlamentare di
Rifondazione Comunista e leader dei no global napoletani Francesco Caruso,
impegnato a Cinisi per il trentennale dell uccisione di Peppino Impastato. Alla
contro manifestazione di Torino vi sarà comunque una consistente presenza dei
no global provenienti dalle altre città italiane. Dal sud si muoveranno gli
antagonisti di Napoli (due pullman partiranno venerdì sera), Cosenza e Bari,
mentre da Roma partiranno alcune centinaia di esponenti dei centri sociali. Nel
capoluogo piemontese sono attesi anche gruppi appartenenti alla galassia
antagonista toscana, emiliana e ligure. Un nutrito gruppo di no global partirà
invece sabato mattina in treno da Milano: già annunciata la presenza degli
esponenti dei centri sociali più duri, il Vittoria e il Bulk, e degli
anarchici. A fine contro-manifestazione sono previsti i comizi di esponenti dei
vari gruppi che compongono il Free Palestina , ma ci sarà
spazio anche per alcuni palestinesi ed israeliani dissenzienti. I Comunisti
Italiani hanno ieri ufficialmente annunciato la loro partecipazione al corteo.
Ma non mancano di certo nell estrema sinistra le adesioni più o meno personali
al boicottaggio contro Isreale. Dopo gli exploit al limite dell antisemitismo
del filosofo Gianni Vattimo e di alcuni suoi colleghi docenti all Università di
Torino, nella giornata di ieri anche il leader del Partito comunista dei
lavoratori Marco Ferrando si è prodotto in una ardita analisi della polemica.
"La manifestazione nazionale del 10 maggio a Torino ha detto - ha un
obiettivo dichiarato, e cioè la denuncia dei crimini del sionismo e del
sostegno che l'Italia gli offre". Di segno decisamente opposto il parere
degli esponenti piemontesi del Carroccio, che parlano invece di
strumentalizzazioni gravissime e di "occasione mancata". "A
nostro avviso spiega la deputata torinese neo eletta Elena Maccanti sulla Fiera
si è voluta innescare di proposito la polemica, e mi pare inoltre evidente il
tentativo di mischiare maldestramente politica e cultura. Detto questo, gli
esponenti della cultura israeliana invitati alla Fiera sono per la maggior
parte a favore della pace e del dialogo coi palestinesi, dunque questo clima di
guerra voluto da qualcuno mi fa pensare davvero ad un occasione di dialogo
mancata. La verità è che certa sinistra ha voluto per l ennesima volta trovare
una scusa per cercare di mettere a tacere chi la pensa in maniera diversa da
loro, come accadde del resto col Papa alla Sapienza. Ma alla fine, proprio come
col Pontefice, la loro violenta protesta riuscirà soltanto a dar maggior
risalto al loro nemico . Molto decisa anche la posizione del segretario
nazionale della Lega Nord Piemont e capogruppo alla Camera Roberto Cota.
"Bisognerebbe smetterla una volta per tutte di giocare ad innescare certe
tensioni, soprattutto quando si è di fronte ad un evento culturale come la
Fiera di Torino. Certa sinistra è purtroppo abituata da anni a questo tipo di
strumentalizzazioni, ma dovrebbero saper anche loro che non servono a nulla. La
scelta degli organizzatori della Fiera di scegliere Isreale come ospite va
infatti rispettata, anche perché non mi pare sia stata fatta contro qualcuno o
con intento polemico". In attesa di quel che succederà nei prossimi
giorno, ieri sono state identificate e denunciate dalla Digos tre persone, tra
i 25 e i 30 anni, che al corteo del I maggio avevano bruciato bandiere di Israele e Stati Uniti. I tre soggetti, prima di agire, si
erano coperti il volto con la kefiah, per poi dare alle fiamme ai due simboli
nazionali. Secondo la Questura i giovani sarebbero appartenenti all area
antagonista e frequentatori del centro sociale torinese Askatasuna. Tutti e tre
sono stati denunciati per vilipendio alla bandiera di uno Stato estero e
travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche. [Data pubblicazione:
08/05/2008].
( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Manifesti
contraffatti della Lega Cota: "Tentativo becero di
strumentalizzazione" igor iezzi Ci mancava questo, il manifesto
contraffatto... Quello apparso a Torino forse è una prima volta, la prima volta
che nella battaglia politica si arriva a tanto, addirittura riprodurre un finto
manifesto della Lega Nord, con simbolo, Alberto Da Giussano, la frase di rito
ciclostilato in proprio e l indirizzo della segreteria nazionale piemontese. Un
bello scherzetto, non c è che dire. Oggi i torinesi hanno potuto vedere questi
veri e propri falsi appesi sui muri, sui pali della luce e sui semafori della
propria città. Con un messaggio delirante: Solidarietà ai cinque di Verona. Li
chiamano naziskin... sono eroi padani . Degna di riflessione la comparsa di
questi manifesti il giorno in cui sotto la Mole arrivano i centri sociali per manifestare contro Israele in occasione della Fiera del libro. Tempestiva la presa di
distanza e la censura da parte del segretario nazionale. "Abbiamo
presentato immediatamente denuncia - ha spiegato Roberto Cota, capogruppo del
Carroccio alla Camera - contro coloro che hanno avuto la bella idea di
affiggere volantini con il nostro simbolo inneggianti ai tre giovani arrestati
a Verona. Ogni commento è superfluo, perchè mi pare ovvio il tentativo
becero e ridicolo di strumentalizzazione proprio nei confronti di una forza
democratica e popolare come la Lega che in questo momento raccoglie il consenso
della gente del Nord" La Lega è entrata da tempo nel mirino e questo
ennesimo vandalismo ai danni del Carroccio "dimostra che qualcuno ci teme.
Anche a Torino ci stiamo radicando, il nostro movimento è in crescita ed
evidentemente - conclude Cota - questo preoccupa chi oggi in città
comanda". [Data pubblicazione: 11/05/2008].
( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nessun
incidente alla manifestazione pro-Palestina ma i
visitatori restano lontani dal Lingotto per paura di disordini Torino, vincono
i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota Fabio Grosso É filato tutto liscio
ieri a Torino alla Fiera del Libro. Nonostante i timori della vigilia per la
contro-manifestazione del corteo FreePalestina ,
nessuna testa rotta, nessuna vetrina infranta, nessuno scontro con le forze
dell ordine. Purtroppo l obbiettivo dei boicottatori della Fiera, anche senza
violenze, è perfettamente riuscito, se si considera il calo drammatico di
visitatori in una della giornate che storicamente raccoglie più pubblico. Sono
infatti pesanti le conseguenze sull afflusso alla kermesse torinese. Il
presidente della Fiera Rolando Piccioni parla di un sabato da dimenticare. E la
medesima sensazione arriva dagli stand, dove si registra un calo di e
visitatori. Anche nei giorni scorsi, giovedì e venerdì, contrariamente a quanto
appariva in un primo momento per la giornata di ieri, si e' registrato un calo
di ingressi di circa il 2%. A quanto pare, quindi, boicottaggio riuscito. Una
cosa comunque è certa: da questo boicottaggio il popolo palestinese non
ricaverà ancora una volta nulla. Per quanto riguarda nello specifico la marcia del
corteo dei sabotatori , non si sono verificati incidenti, a parte qualche
scaramuccia a base di fumogeni. La testa del corteo è arrivata comunque ai
margini della zona off limits, in prossimità del Lingotto, dove era in corso la
Fiera del Libro. In assetto antisommossa, centinaia tra poliziotti, Carabinieri
e baschi verdi disposti su quattro file hanno impedito il corteo penetrasse
nella cosiddetta zona rossa . Dal corteo si sono levati i soliti cori contro
gli uomini delle Forze dell Ordine, definiti assassini e vari slogan pro- Palestina e contro Isreale. "Palestina
libera, Palestina rossa"; "Intifada
vincerà"; e poi "Israele assassina, giù le
mani dalla Palestina" ed anche un nuovo slogan
contro l ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, che per i manifestanti
sarebbe "peggio dell antrace". Sugli adesivi che alcuni ragazzi hanno
attaccato sulle serrande abbassate dei negozi e sui pali lungo la strada si
leggeva : "Ferma il sionismo, boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro
2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera
d Israele a cui è
affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del
mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele. "Siamo qui -afferma
il professor Giorgio Forti dell Università degli studi di Milano sostenendo uno
striscione sorregge Jewish against occupation - perché quello che Israele sta facendo in Palestina
offende i palestinesi che sono perseguitati ma offende anche la nostra cultura
ebraica che è tradizionalmente antinazionalista e internazionalista". Alla
fine della manifestazione è cominciata la guerra della cifre (2.000 per le
forze dell ordine, 8.000 per i promotori) del corteo che ha sfilato da Corso
Marconi fino a Piazza Filzi. Molti negozianti hanno preferito abbassare le
serrande, ma la giornata non ha registrato mai momenti di paura. Alcune persone
hanno addirittura fotografato dai balconi di via Genova il passaggio del
corteo. Limitati anche i disagi al traffico cittadino, nonostante il blocco di
numerose vie al passaggio dei boicottatori . Da segnalare il gesto di civiltà
dei manifestanti di fronte all ospedale delle Molinette: tutto il corteo si è
infatti zittito in segno di rispetto nei confronti dei malati. [Data
pubblicazione: 11/05/2008].
( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
È stata
un successo l iniziativa degli Studenti Padani. A Pavia e Cuneo adesioni del
60% Scioperi pro-Tibet, la Lega mobilita le scuole FRANCESCA MORANDI "Gli studenti
del Nord hanno compreso la finalità della nostra iniziativa e si sono uniti
alla mobilitazione in solidarietà del popolo tibetano. Noi siamo la meglio
gioventù , la peggio gioventù era in piazza a Torino a
manifestare odio contro Israele". Con queste parole Paolo Grimoldi, deputato della Lega
Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, e Lucio Brignoli,
coordinatore del Movimento Studentesco Padano, commentano il buon esito della
mobilitazione contro l oppressione cinese del Tibet. Gli studenti di 50
scuole sono scesi in sciopero mentre in 450 istituti gli studenti hanno fatto
volantinaggio a favore del popolo tibetano. A Monza si sono registrate adesioni
pari al 50%, a Pavia e Cuneo il 60%, a Como il 40%. "A Torino - spiega Grimoldi
- sono scesi in piazza coloro che vogliono cancellare Israele,
nelle scuole del Nord hanno manifestato i ragazzi che chiedono libertà e
democrazia per un popolo, quello tibetano, oppresso dal regime comunista
cinese. Oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) all interno della Fiera del Libro è
organizzato un dibattito sul Tibet, domani (oggi per chi legge, n.d.r.) su
oltre cento montagne del mondo sventoleranno i vessilli tibetani. Fa orrore
vedere che invece ci sia ancora qualcuno che scende in piazza inneggiando all
odio". Brignoli osserva invece che "la sinistra studentesca, sempre
pronta a protestare contro gli americani e gli israeliani non ha mosso un dito
per esprimere solidarietà al Tibet. Invece nelle scuole del Nord il successo
della nostra iniziativa conferma che gli studenti sono solidali con il popolo
tibetano che, come la Padania, vuole libertà". "I giovani del Nord
hanno seguito la Lega e il Tibet. Si è trattato di una doppia vittoria",
afferma Davide Cavallotto, coordinatore dei Giovani Padani piemontesi,
sottolineando che "si è verificata un adesione di massa alla nostra
iniziativa. A Pinerolo, nell istituto dove era organizzato lo sciopero, hanno
aderito l 80% dei giovani, mentre a Orbassano e Chieri sono rimasti fuori dalle
scuole circa il 50% dei ragazzi. A Novara, dove tutte le scuole della città
hanno aderito alla manifestazione con una delegazione, abbiamo raccolto oltre
250 firme sullo striscione che invieremo al presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. A Vercelli sono scesi in piazza circa 500 studenti".
"Questi sono soltanto alcuni dei risultati ottenuti, che denotano una
sensibilità dei ragazzi verso la causa del Tibet e rilevano che gli scioperi
non sono più targati sinistra - continua Cavallotto - Ci stiamo avvicinando a
una svolta nelle scuole del Nord a favore del centrodestra e della Lega. Lo
dimostra anche il fatto che a Torino, quest anno, la consulta provinciale degli
studenti è passata al centrodestra, grazie ai voti del Movimento Studentesco
Padano. Non accadeva da anni che la consulta avesse un presidente di destra. Si
tratta di un risultato storico che evidenzia un cambiamento in atto nel
capoluogo piemontese dove inizia a tirare un aria diversa, più leghista.
Finalmente i giovani iniziano a usare la testa e a protestare quando ci sono
delle tematiche importanti come la libertà dei popoli". Il coordinatore
dei Giovani Padani sottolinea inoltre come "nell Alessandrino i presidi
hanno minacciato gli studenti, se questi avessero aderito allo sciopero
pro-Tibet". "È inaccettabile che la maggioranza dei professori di
sinistra non rispetti lo strumento democratico dello sciopero quando questo non
sia dipinto di rosso o vada contro i loro padroni con falce e martello".
[Data pubblicazione: 11/05/2008].