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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL   11-5-2008     #TOP



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (61)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

Sosta selvaggia in piazza Vittorio Tutto come prima ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: corteo "Free Palestine", calcio di Serie A), la Torino by night lungo il Po è tornata quella di sempre, dove vincono ancora sosta selvaggia e l'arte dell'arrangiarsi sul rispetto della convivenza civile, prima ancora che dei regolamenti. Pattuglie di polizia e carabinieri hanno controllato che non si verificassero incidenti.

Tutte pazze per De Carlo ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non amo il governo israeliano, ma la Fiera ha fatto bene ad ospitare quella cultura". Ha appena pubblicato un libro su Israele, e per lui "è questo il modo giusto di esprimersi, più che andare in strada o bruciare le bandiere". Per Carmine Donzelli "la Fiera sta nel mondo, nessuno può evitare certe tensioni.

Contro Israele un corteo pacifista ( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è un vecchio con la barba bianca, è lo scrittore israeliano Jeff Halper: "Io non voglio demonizzare nessuno, ma uno Stato è responsabile di quello che fa. E dunque Israele deve rispondere dell'occupazione militare di terre che non gli appartengono, della distruzione di centinaia di villaggi, della deportazione di donne e bambini.

Convegni, mostre e spettacolinella settimana dell'Argentina ( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Memoria Gráfica de Abuelas de Plaza de Mayo" e il film "Crónica de una fuga" di Israel Adrián Caetano. 11/05/2008 ELENCO DELLE FARMACIE APERTE IN TURNO NELLA SETTIMANA DA SABATO 10 MAGGIO A VENERDÌ 16 MAGGIO 2008 Aperte domenica 11 e sino a venerdì 16 maggio 2008 in turno continuato: GENOVA CENTRO - orario 8,30 - 20: Pedrini, via XX Settembre 61 (t.

Duemila anti-Israele Il corteo sfila tranquillo ( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del TORINO Duemila anti-Israele Il corteo sfila tranquillo Collini e Palieri a pagina 7.

Partigiani, scusateci Nicola, scusaci Cara Unità, sono un cittadino veronese e non cer ( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele non ci crede ovviamente nemmeno lui, ma siccome i cinque ragazzi autori dell'assassinio erano di destra, è scattato il riflesso automatico della difesa dei camerati e Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale, ha così mandato in frantumi in un attimo quell'immagine di destra moderata che aveva costruito sapientemente intorno alla destra italiana di origine missina con

Libano: perché non è una guerra civile ( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele farà festa assistendo allo stallo del Paese e al collasso della sua economia". Marwan Hamade, ministro delle Telecomunicazioni del governo Siniora - e vittima di un attentato nel 2004 - ha ammesso di aver chiuso un occhio sul sistema telefonico sotterraneo di Hezbollah, ma ha aggiunto che non poteva più far finta di niente di fronte al fatto che ora Hezbollah dispone di 99.

Migliaia in corteo per la Palestina, nessun incidente Lo striscione: Israele non è un ospite d'onore . Sfilano anche gli ebrei contro l'occupazione ( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: per Israele sanzioni e non celebrazioni", "Israele non è un ospite d'onore", "solidarietà con il popolo martire di Gaza". Qualche slogan è anche per "Bertinotti peggio dell'antrace". Nel corteo le bandiere rosse e con la falce e martello sono molte, ma sono quelle dei marxisti-leninisti, dei Carc, di Sinistra critica e del Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando,

Il generale Suleiman ha agito bene Può fare il presidente ( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: voleri di chi intende mettersi al servizio dei veri nemici del Paese Israele e gli Stati Uniti. A vincere è stata la resistenza libanese, quella che ha realmente a cuore l'indipendenza del Libano. Voglio aggiungere che i comandi dell'esercito hanno dato prova di grande responsabilità evitando di fare dell'esercito stesso uno strumento nelle mani di chi intende monopolizzare il potere.

Scendono i visitatori piangono gli editori ( da "Unita, L'" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Ma il boicottaggio, almeno indiretto, ch'è stato. I ripetuti allarmismi hanno tenuto lontano almeno il 2% dei visitatori. E per il presidente della Fiera, Rolando Picchioni ieri mattina "la situazione era quasi drammatica". Nessuna cifra, ma tante lamentele anche dagli editori convinti di aver subito una pesante riduzione delle vendite.

La dolce dittatura della nuova democrazia - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: impatto della crisi libanese provocata da Hezbollah e di quella israeliano-palestinese provocata da Hamas è comunque troppo violento per esser trascurato. Per di più abbiamo in Libano un contingente di tremila soldati, la nostra più importante missione militare la cui sorte condizionerà inevitabilmente le altre nostre presenze all'estero a cominciare da quella in Afghanistan.

Dalla guerra alla speranza in solo tre ore "per il governo un'altra umiliazione" - imma vitelli ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e la spazzatura tracima dai bidoni come durante la guerra di due estati fa con Israele. Chilometri di filo spinato e un paio di carri armati bloccano l'accesso alla strada principale: sono lì per proteggere la Banca Centrale e il ministero per l'Informazione. I marciapiedi sono coperti di bossoli calibro 50 color rame; vecchi palazzi hanno nuove ferite, nuovi buchi.

Torino, in migliaia con i centri sociali slogan duri ma corteo pacifico - crosetti e griseri a pagina 9 ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Città blindata con mille poliziotti per la manifestazione anti-Israele Torino, in migliaia con i centri sociali slogan duri ma corteo pacifico CROSETTI E GRISERI A PAGINA 9 SEGUE A PAGINA 9.

Bertinotti rinuncia al dibattito la bresso: in piazza i soliti mille - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: idea di bruciare la bandiera di Israele non viene vissuta per quel che è, per il suo messaggio di annientamento morale di un popolo, ma come la strada più diretta per entrare nei tg: "Figurati se siamo contro gli ebrei, siamo mica fascisti". La selva di sigle, partiti e partitini che seguiva in coda il corteo segnalava un disagio ben più degli slogan e delle accuse a Bertinotti:

Slogan e tensione ma nessun incidente - maurizio crosetti ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, ma solo nella foto sul cartellone dei centri sociali che apre il corteo: un'istantanea senza fiamme e senza fumo, proprio come il resto della giornata. Niente roghi, né di stoffe né di pagine, e anzi il rispettoso silenzio dei 5 mila antagonisti quando sfilano davanti all'ospedale Molinette dietro i vessilli di "

Nasrallah il tattico - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano. Anche stavolta si è rivelato vincente il gioco d'equilibrio ideato dallo sceicco Nasrallah fra dominio territoriale e schermaglia parlamentare, appoggiandosi alla Siria e sempre preparandosi a un attacco israeliano. Ma basta un nulla perché la situazione degeneri, a prescindere dalla sua volontà di accorto provocatore.

La dolce dittatura della nuova democrazia - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Emerge altresì la catena di errori commessi dai governi d'Israele dalla fondazione di quello Stato fino ad oggi: sessant'anni di occasioni perdute, una guerra diventata endemica, l'evocazione dal nulla d'una nazione palestinese inesistente sessant'anni fa e il miraggio d'una pace che si allontana sempre di più.

Tra polveroni e diritto a protestare ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esito pacifico del corteo anti-Israele, serpeggiava ieri sera tra gli stand e in mezzo ai dibattiti della Fiera del Libro, ripetuta qualche volta con il facile "senno di poi", ma in qualche altro caso con più di una ragione: "Non è successo nulla, se non qualche problema al traffico e un po' di calo di visitatori al Lingotto".

Uno schindler in valbormida ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: premiati come Giusti d'Israele Uno Schindler in Valbormida Una storia iniziata nell'autunno del '43 tra i casolari della Valle Bormida astigiana. Protagonista un contadino che, pur sapendo di rischiare la vita, ha scelto di offrire rifugio a due famiglie ebree sfollate, condividendo la scelta con i propri parenti.

Libro, il corteo svuota gli stand - strippoli e zancan alle pagine ii e iii ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina IX - Torino Il presidente del Senato Schifani e il ministro della cultura Biondi in visita. Problemi nei bar rimasti senza acqua minerale, code per i ristoranti Libro, il corteo svuota gli stand Marcia contro Israele senza violenza, ma il pubblico non si fida STRIPPOLI E ZANCAN ALLE PAGINE II E III.

Effetto manifestazione e traffico impazzito gli stand si svuotano - sara strippoli niccolo zancan ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: visita agli stand istituzionali e la tappa finale allo stand di Israele: "Sono vicino da sempre ad Israele, che continuo a sostenere da anni affinché possa finalmente vivere in pace e serenità. Auspico il confronto e il dialogo e non forme di integralismo, che nuoce sempre". A mezzogiorno, mentre era atteso all'ingresso principale della Fiera, arriva un ministro Bondi dall'aria un po'

"ma a noi il salone porta via un terzo dei clienti" - gabriella colarusso ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Alla Luxemburg di Angelo Pezzana, il curatore dello stand di Israele alla Fiera, le cose invece non sembrano andare così male: "Non c'è stato un calo degli acquisti", spiega Luigi, addetto alle vendite. Accanto a lui, Giorgio, cliente di vecchia data, scava tra le riviste di design: "Al Lingotto vado lunedì perché c'è meno gente.

"la fiera si conferma luogo di incontro" - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La Fiera si conferma luogo di incontro" Picchioni amareggiato ma sereno: giusta la scelta di invitare Israele PAOLO GRISERI E' stato attaccato sul piano personale, ha pagato pesantemente il prezzo di una polemica che è partita dalla politica ed è trascesa in modo inaccettabile. Ultimo episodio un volantino pieno di livore, con accuse false e assurde.

Tra polveroni e diritto a protestare - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: concepire ed esplicitare una contestazione ad Israele, al suo governo e ai suoi comportamenti nei confronti dei palestinesi? E i modi e i ragionamenti usati, anche nella nostra città e da più parti, per osteggiare questo atteggiamento, erano davvero così diversi, così alternativi (così dalla parte della ragione, in ultima analisi) rispetto agli analoghi e ottusi oltranzismi che,

Il pd a campo de' fiori vende libri pro-israele ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Gemellaggio virtuale tra Roma e Torino in sostegno di Israele. A Campo de' Fiori è stato allestito uno stand dedicato a volumi di autori israeliani. L'iniziativa è stata firmata della sede romana del Partito Democratico. Sullo stand sventola anche la bandiera israeliana, il grande drappo bianco e azzurro con la stella di David.

Spremere le nuvole - lucio forte ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina XIII - Palermo SPREMERE LE NUVOLE LUCIO FORTE Mercoledì 11 maggio 1988. Aerei speciali "mungeranno" le nubi e forniranno acqua a Palermo e dintorni. Il brevetto è israeliano.

NICO ORENGO ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: it IL GIALLO DEL BRACCIO ROTTO Lo stand di Israele è abbastanza rincantucciato, in questa Fiera. Volti di scrittori in fotocopia, libri che, tradotti, figurano presso molti altri stand. Forse, dopo le anche pretestuose polemiche, è una scelta di mimetizzazione. Ecco una delle domande che un po' oziosamente si sente alle cene serali, oltre a quella di sapere come,

Il silenzio dell'Europa sul Libano ( da "Tempo, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come il riconoscimento di Israele, l'abbandono della lotta armata come parte del dialogo politico e la revisione dei rapporti con i soggetti iraniani e siriani contrari ad un processo di pacificazione. A fronte di questo si potrebbero avviare robuste iniezioni di Euro ed ulteriori concessioni politiche.

Alle radici del terrore islamico ( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Infine una guida fresca di stampa, Israele e Territori Palestinesi per stemperare i toni (Touring Editore, pagg. 288, euro 24): è uno strumento aggiornatissimo per conoscere una regione ricca di significati religiosi, storici e culturali ma anche di attrattive naturali e turistiche.

Coltiviamo <Il seme della violenza> ma rimandiamo davvero l'Apocalisse ( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il capofila dei nuovi storici israeliani ripensa alle possibili soluzioni del conflitto fra Israele e palestinesi. Imperdibile per tasche votate alla geopolitica. DA CESTINO L'Apocalisse rimandata di Dario Fo (Guanda, pagg. 201, euro 15). Nessuna polemica ideologica. Soltanto una domanda: la creatività, l'estro linguistico di Fo, dove sono finiti?

Charlemagne, sperimentazione in voce, elettronica e oggetti - gianni gherardi ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Keith Rowe e appunto Palestine, ad unirsi al trio per i concerti al Podewil di Berlino, che fruttarono poi un doppio cd. L'incontro con Palestine fu un evento magico, davvero speciale, e da allora periodicamente l'americano è diventato ospite del gruppo. I Perlonex sono in attività da fine 1998 e da quel momento hanno suonato moltissimo in diversi Paesi,

Note ebraiche dell'800 per i 60 anni di israele ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Bologna Sinagoga Note ebraiche dell'800 per i 60 anni di Israele Al via le manifestazioni per il 60° anniversario dello Stato di Israele, organizzate dal Museo Ebraico. Stasera alle 17.45 alla Sinagoga di via Mario Finzi 4, si tiene il concerto del pianista Mattia Peli dedicato ai brani ispirati all'ebraismo scritti tra '800 e '900.

"non snaturate torino con i grattacieli" - marina paglieri ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: intento principale è di creare insediamenti nel deserto del Negev, nel sud di Israele, da destinare a coloro che, un giorno o l'altro, faranno ritorno dai Territori. Al momento le richieste sono più di 9mila, poi si vedrà. Prima del Lingotto, c'è stato il tempo per una passeggiata per Torino: "Una città bellissima, non lo sapevo proprio, ci tornerò".

I generosi contadini di cessole - carlo petrini ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nel 1999 sono stati iscritti tra i Giusti di Israele e il loro nome è sul muro di Gerusalemme CARLO PETRINI è l'autunno del 1943, fa freddo. Lungo una stradina di campagna inerpicata sulle colline di Cessole, piccolo paese della Val Bormida astigiana, un contadino incontra un gruppo di persone disperate, avvolte da coperte, con qualche povero fagotto appresso.

Morris: <Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo> ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Morris: "Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo" Stefania Podda Torino nostra inviata Per essere uno che - per quello che scrive e per quello che dice - è odiato un po' da tutti, a sinistra e a destra, il professor Benny Morris sembra non dar gran peso alla generale riprovazione.

<Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo> ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il problema fu piuttosto non aver portato a termine quella strategia, così ora Israele ha al suo interno una vera e propria bomba ad orologeria e mi riferisco soprattutto agli arabi che vivono in Israele. E che sono cittadini israeliani. Sì, ma il problema è che in questi anni si sono progressivamente "palestinesizzati", se così si può dire.

A Torino nessuna tensione nessun coro aggressivo nessun feticcio in fiamme ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: hanno sfilato in migliaia per protestare contro Israele come ospite d'onore della kermess A Torino nessuna tensione nessun coro aggressivo nessun feticcio in fiamme Maurizio Pagliassotti Un bel corteo. Senza cori aggressivi e feticci brucianti. La marcia in difesa dei diritti del popolo palestinese, che ha attraversato ieri le vie di una Torino sonnacchiosa,

<C'è ancora bisogno di sinistra> Sd ricomincia da Claudio Fava ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la sinistra a cui pensiamo non ha nulla a che fare con chi brucia le bandiere di Israele". Fatte queste premesse, dicono d'essere disponibili a ricominciare. Subito. Anche se qui, le idee non sembrano esattamente le stesse. Cesare Salvi per esempio guarda con più interesse degli altri a ciò che resta della diaspora socialista.

Dal nostro inviato TORINO Due fumogeni scarlatti lanciati verso i finanzieri, schier ( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Boicotta Israele, sostieni la Palestina". I volantini che girano non fanno troppe distinzioni fra lo stato israeliano, il suo popolo e il suo governo. "Morte al sionismo, morte all'imperialismo", taglia corto quello del Gramigna, il centro sociale padovano frequentato da tre degli imputati in un'inchiesta sulle nuove Br.

Dal nostro inviato OLIVIERO LA STELLA TORINO - Ernesto Ferrero ric ( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: notizia che la si è conclusa senza incidenti la manifestazione contro Israele, paese ospite della Fiera del Libro. Si rilassa su una poltroncina. La Fiera, della quale è il direttore, ha superato il giro di boa del giorno più temuto. Le prossime due giornate saranno più tranquille e il pensiero di Ferrero già corre all'edizione del 2009: "Il paese ospite sarà come è noto l'Egitto.

Pensiero debole pensiero dei deboli ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ragioni dei palestinesi a non condividere la celebrazione del sessantennio dello Stato d'Israele sono sacrosante. Non ci sono solo tutte le delibere dell'Onu alle quali Israele non ha ottemperato. Israele è oggettivamente uno Stato espansionista. Ha cominciato fin dal primo giorno a cacciare via più palestinesi di quelli che le stesse autorità politiche israeliane avevano previsto.

Rompiamo il silenzio ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dialogare con chi vive a Gaza e ne organizza la resistenza contro l'assedio criminale di Israele. Nonostante il black-out informativo, la situazione umanitaria a Gaza è talmente grave che le notizie non possono non filtrare. A Gaza si viene uccisi direttamente, come la madre e i suoi quattro figli da una cannonata nella propria casa, o indirettamente perché le cure non sono consentite.

Francesca Marretta L'opposizione filo-siriana libanese ha annunciato ieri il ritiro dei miliziani del "Partito di Dio" dalle strade di Beirut, rispettando la richiesta del Comando ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: a quello israeliano, fino a quello libanese di Siniora che ha denunciato le violenze a Beirut dal Gran Serraglio (sede del governo) con la stessa autoritá con cui puó esprimersi Al-Maliki dalla Green Zone di Baghdad. Da testimone oculare Fisk Scrive: "L'esercito libanese gurada i posti di blocco di Hezbollah e non fa niente.

Una rappresentazione tutta ideologica del dramma mediorientale ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: colpevolmente rimossa dall'Occidente, che la nascita dello stato di Israele ha portato con sé, ovvero l'inizio della tragedia del popolo palestinese, la Nakba. L'opinione pubblica italiana, rimarrà comunque all'oscuro delle continue prepotenze e violazioni della legalità internazionale che il governo d'Israele compie quotidianamente.

I fuochi contro Israele e la speranza della pace ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Passato e futuro I 60 ANNI DELLO STATO I fuochi contro Israele e la speranza della pace Sessant'anni fa nasceva una speranza nel mondo: la stato di Israele. Una speranza per milioni di ebrei sparsi a tutte le latitudini dalle diaspore occorse durante i secoli, rincorsi dalle persecuzioni, dalle accuse più diverse, dall'essere visti come diversi: eletti, avari,

I fuochi delle bandiere d'Israele e la speranza di pace ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nacque lo stato di Israele ed anche per chi non ci andò a vivere fu subito "il riferimento", il luogo protetto ove rifugiarsi, una sicurezza che nei millenni precedenti non c'era mai stata. Ma Israele non è solo questo, non è solo una speranza per noi ebrei, lo è per tutti, unica democrazia consolidata di quella travagliata area del Mediterraneo,

Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph ( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica.

Secondo giorno israeliano ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 2008-05-11 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Secondo giorno israeliano Attentati, droga e segreti in "Frozen Days" ( foto, sottotitoli italiani, 2005) di Danny Lerner, che chiude alle 21 la seconda giornata del "Nuovo cinema israeliano" all'Oberdan (viale V. Veneto 2, tel. 02.77.40.63.00, ingr. €

Impigliato nel mito, mi auto-denuncio ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: denuncio H o sempre preso per i fondelli il rapporto mitico che gli ebrei della diaspora intrattengono con Israele. è dai tempi dell'infanzia che ironizzo sugli entusiasmi filo-israeliani diffusi nel milieu ebraico della mia famiglia. Quel modo che gli ebrei italiani hanno di guardare ad Israele come a un luogo di stupefacente efficienza e di commovente integrità.

Dal nostro corrispondente NEW YORK - La teoria dominante in quest'ultimo mese di ( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: riconoscerà Israele e obbedirà agli accordi. Con non poca irritazione di Hillary, è chiaro che oramai la battaglia è fra Obama e McCain. E che rischia di diventare alquanto sgradevole, alquanto velocemente. Alle accuse su Hamas, Obama ha infatti risposto che il senatore "deve essere disorientato", una frase che sottilmente,

Sfila il corteo anti-Israele si svuota la Fiera del libro ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la tensione finisce per boicottare la cultura Sfila il corteo anti-Israele si svuota la Fiera del libro Poche migliaia in strada, slogan e niente incidenti Lo slogan più gettonato è stato "Intifada fino alla vittoria". Ferrando: "Chi non c'era è perché spera di tornare al governo" DAL NOSTRO INVIATO TORINO - "Buongiorno".

7 giorni sul palco ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cleopatra Il soprano lituano Violeta Urmana dà voce all'eroina di Wagner e alla regina di Berlioz, sul podio l'israeliano Pinchas Steinberg anche in Così parlò Zarathustra di R. Strauss (Domani e dopo, S.Cecilia Auditorium di Roma) VIOLENZA Boccuccia di rosa "L'educazione sentimentale" delle prostitute si incrocia con i ricordi di una donna segregata in casa.

Sotto le bombe ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

Yanai, Venezia, Appelfeld: l'autobiografia di un popolo ( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: figlia legittima della scelta di invitare Israele, contenitore di tante vite segnate dalla storia. Per questo gli incontri e i libri più intensi sono quelli ispirati a vicende autobiografiche. Ha cominciato Aharon Appelfeld, orfano deportato in un campo di concentramento dal quale, a otto anni, fugge, vagando tra villaggi e foreste prima di riuscire a emigrare,

I nuovi profeti del boicottaggio ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Commenti Pagina 315 Israele alla Fiera del Libro di Torino I nuovi profeti del boicottaggio Israele alla Fiera del Libro di Torino di Maurizio Crippa --> di Maurizio Crippa Da due mesi, "Israele non è un ospite d'onore!" è lo slogan con cui la sinistra antagonista, i centri sociali torinesi, qualche filosofo sul punto di perdere la Trebisonda come Gianni Vattimo -

Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa ( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sionismo forma di razzismo e discriminazione razziale" e "Israele non è un ospite d'onore", sventolano bandiere rosse e palestinesi, attaccano adesivi "Boicotta Israele" sulle serrande e sui pali della luce. Ma questo era tutto da programma. La vera rabbia è per gli ex compagni di strada, i responsabili della catastrofe elettorale.

L'enigma della libertà nella lingua di Ledda ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: È il salone della contestazione per la presenza di Israele come ospite d'onore, della bellezza come tema conduttore del dibattito culturale e dell'apprensione per i possibili incidenti dei gruppi antagonisti che vorrebbero boicottare gli organizzatori colpevoli di aver dimenticato la tragedia palestinese.

Altre bandiere bruciate Torino come Gaza ( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: boicottaggio della Fiera in ragione della presenza di Israele. Se è vero che finora nulla di particolarmente grave è accaduto, con l apertura ufficiale della Fiera la tensione è destinata inesorabilmente a salire. Nonostante dagli organizzatori giungano parole di distensione del tipo non siamo né a Kabul né a Bagdad , le misure di sicurezza previste intorno all evento sono eccezionali:

Cota: <Tentativo becero di strumentalizzazione> ( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: manifestare contro Israele in occasione della Fiera del libro. Tempestiva la presa di distanza e la censura da parte del segretario nazionale. "Abbiamo presentato immediatamente denuncia - ha spiegato Roberto Cota, capogruppo del Carroccio alla Camera - contro coloro che hanno avuto la bella idea di affiggere volantini con il nostro simbolo inneggianti ai tre giovani arrestati a Verona.

Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota ( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera d Israele a cui è affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele.

Scioperi pro-Tibet, la Lega mobilita le scuole ( da "Padania, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la peggio gioventù era in piazza a Torino a manifestare odio contro Israele". Con queste parole Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, e Lucio Brignoli, coordinatore del Movimento Studentesco Padano, commentano il buon esito della mobilitazione contro l oppressione cinese del Tibet.


Articoli

Sosta selvaggia in piazza Vittorio Tutto come prima (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Retroscena La movida dei Murazzi senza controlli Sosta selvaggia in piazza Vittorio Tutto come prima LUCIANO BORGHESAN Piazza Vittorio stracolma di giovani. Un fine settimana caotico nella zona del tira-tardi, con auto posteggiate ovunque, sui lungopò, in divieto di sosta, in centro strada. A otto giorni dall'aggressione ai vigili, senza poter contare sulla presenza dei civich impegnati negli altri servizi (Fiera del Libro, corteo "Free Palestine", calcio di Serie A), la Torino by night lungo il Po è tornata quella di sempre, dove vincono ancora sosta selvaggia e l'arte dell'arrangiarsi sul rispetto della convivenza civile, prima ancora che dei regolamenti. Pattuglie di polizia e carabinieri hanno controllato che non si verificassero incidenti. Qualche segnale nuovo c'è, ma timido, insufficiente per archiviare il caso di sabato scorso come una lezione che può essere servita. Da quando il parcheggio sotterraneo è pieno - dalle ore 23 alle 2, come tutti i venerdì e sabati -, le code delle auto diventano continue e le infrazioni delle norme stradali aumentano. Anche se i divieti di sosta non hanno creato gravi intralci, tranne in un caso, in cui, pur impegnati altrove, venerdì sera, i vigili hanno assicurato il pronto intervento per un'auto che impediva al tram di transitare in via Vanchiglia: quando si stava rimuovendo la vettura, è giunto il proprietario che ha pagato senza protestare. Una rissa, invece, è avvenuta alle 7,30 di ieri, sul lato sinistro dei Murazzi andando verso la Gran Madre: sono stati coinvolti alcuni ragazzi, italiani, alquanto alticci; l'ambulanza ha trasportato un ferito in ospedale, mentre i poliziotti si sono occupati dei feritori. La Torino degli incontri, delle amicizie tra piazza Vittorio e i Murazzi, ha anche queste realtà che creano problemi a residenti e a chi vuole vivere con tranquillità le ore del tempo libero. La presenza para-estiva di 8-10 mila persone lascia il segno durante e dopo. Gli esercenti dei locali che lavorano particolarmente la sera e la notte se ne rendono conto, loro stessi capiscono che quell'angolo sul Po deve essere salvaguardato nell'interesse di tutti, visitatori, residenti, operatori. E gli esercenti vogliono collaborare con la Città. "Dalle ore 22 di ieri - spiega Stefano, titolare del Lab - è entrato in funzione il free-bus, un servizio di trasporto pubblico che parte da Moncalieri e raggiunge le Vallette, attraversando il centro e collegando trenta diversi locali. Lo ripeteremo ogni sabato, se funziona". Domani a Palazzo Civico ci saranno due incontri tra commercianti e operatori di piazza Vittorio, e gli assessori Maria Grazia Sestero (Viabilità), Beppe Borgogno (Polizia municipale) e Alessandro Altamura (Commercio). Si parlerà di come utilizzare la presenza di più parcheggi sotterranei in centro, collegandoli con trasporti notturni, economici, migliorare igiene, combattere lo spaccio, vietare la vendita di bottigliette di vetrom contenere l'abuso di alcolici. Per la cronaca (dati del gruppo 5t): il parcheggio sotterraneo di piazza Vittorio, ieri, alle ore 22,28 aveva solo 2 posteggi vuoti, ma vicino i posti liberi non mancavano: 296 in piazzale Valdo Fusi, 446 in piazza San Carlo-via Roma, 240 in piazza Bodoni. Davvero i giovani non sanno di queste opportunità? Tabelloni luminosi, in futuro, potranno togliere i dubbi. "Non perdiamo l'eredità olimpica: ordine pubblico, servizi, decoro", esorta Sara Levi Sacerdotti, vicepresidente della circoscrizione Centro.

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Tutte pazze per De Carlo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ULTIMO MIRACOLO DI TORINO Personaggio Code e spintoni per l'esibizione dello scrittore Evelina Christillin ma le vendite sono cresciute Tutte pazze per De Carlo SILVIA FRANCIA Botta e risposta a distanza con la Maraini segue da pagina 55 [FIRMA]GIOVANNA FAVRO Il popolo dei bibliofili non ha tradito la Fiera. Qualche malumore c'è, ma gli editori testimoniano in coro che lo zoccolo duro - i lettori forti che da anni affollano Librolandia - non s'è curato di allarmi e strade chiuse, ma ha seguito il richiamo del Lingotto: tra gli stand ieri c'era meno gente, con un calo stimato da Rolando Picchioni sul 10%, ma chi era in Fiera pare aver comprato molto, facendo salire gli incassi, in qualche caso, anche oltre il 2007. Il grosso degli editori si schiera comunque con la Fiera: "Molto rumore per nulla". Giuseppe Laterza confessa che le polemiche "mi hanno fatto molta tristezza. E' parsa prevalente una logica poverissima, di misera contrapposizione da stadio. Se si riduce il pensiero al manicheismo si immiserisce la cultura: alla Fiera devono emergere le tante identità, invece vedo un assurdo tifo e persone avvolte nelle bandiere. Per fortuna la polarizzazione del dibattito non ha impedito ai lettori di venire: c'è molta gente curiosa di ascoltare i dibattiti". Giudica corretto l'invito a Israele, e una "riduzione della capacità critica il non intendere che si possa essere israeliani critici con il governo". Una posizione condivisa dai colleghi. Marco Tropea ad esempio spiega che "non sarei mancato a Torino per niente al mondo. Non amo il governo israeliano, ma la Fiera ha fatto bene ad ospitare quella cultura". Ha appena pubblicato un libro su Israele, e per lui "è questo il modo giusto di esprimersi, più che andare in strada o bruciare le bandiere". Per Carmine Donzelli "la Fiera sta nel mondo, nessuno può evitare certe tensioni. S'è esagerato, ma non mi piacerebbe una Fiera sterilizzata, nella bambagia, lontana dai temi, e anche dalle polemiche, che agitano la società. Per etica e qualità civile, sarebbe stato impossibile avere un atteggiamento discriminatorio verso un popolo e una letteratura, quella israeliana, per quanto la contrapposizione di aree nazionali non giovi alla cultura". Il calo di pubblico? "C'è meno gente, ma dal piccolo osservatorio delle mie casse registro un aumento rispetto al 2007. Forse sono venuti i più motivati, anche se noi editori non veniamo qui per vendere qualche libro, ma perché Torino è un termometro importante della cultura italiana". Infatti, per Alberto Castelvecchi "le imprese editoriali debbono essere grate alla Fiera, per il lavoro che svolge da vent'anni". Si giudica "amico di Israele" e critica i media, che "hanno fabbricato un caso inesistente. Arrivando a Torino credevo di incontrare la guerriglia, invece è come gli altri anni". Il suo bilancio è positivo, e Sandro Ferri, l'editore di e/o, parla di "vendite più alte del 2007. S'è fatto tanto rumore per il dissenso di quattro gatti e per delle polemiche stupide. Se un alieno venisse in Italia lo troverebbe un paese perfetto, essendo l'unico guaio per i media l'invito agli autori israeliani". Per Agrippino Gulizia, responsabile dello stand di Rcs, "c'è da sorprendersi che c'è qualcuno tra i padiglioni, dopo sei mesi di terrorismo psicologico. Tanti si sono spaventati e non sono venuti. Noi abbiamo titoli forti e andiamo bene comunque, ma immagino le difficoltà dei piccoli editori". Per Marco Tarò, direttore generale del Gruppo Mauri Spagnol (comprende pure Garzanti, Longanesi, Guanda) "i conti si faranno alla fine", ma anche lui parla di "polemica troppo cavalcata, forse anche dalla Fiera. La cosa che più mi spiace è che sono mancate molte scolaresche, comprensibilmente spaventate. Un peccato: puntiamo molto sui lettori di domani". Wow. Finalmente un po' di spettacolarità a sorpresa, un tocco glamour e sexy in questa Fiera '08 che di brividi sente soprattutto quelli da paura di una "tregua armata". Ieri, a stoppare la declinazione infinita del tema israelo-palestinese per due ore piene, ci ha pensato Andrea De Carlo, che a Librolandia si è dato generosamente, prima con un reading letterario-musicale e poi al Bookstock Village, con un intervento in favore di Greenpeace. Entrambi gli appuntamenti stracolmi: il primo, addirittura, a rischio scazzottature per guadagnarsi un posto a tiro di flash, il più possibile vicino allo scrittore. Che, sostiene la maggioranza delle fans, "oltre che molto bravo è anche figo". Un ruolo che l'autore di "Treno di panna" indossa con garbo e ironia, presentandosi in t-shirt (aderente) e calzoni neri, muscoli in vista, nel duplice ruolo di lettore del suo nuovo romanzo "Durante" e performer new age, in grado di passare con disinvoltura dal pianoforte al mandolino a otto corde, affiancato dal musicista bengalese Arupkanti Das. "Con lui, sei anni fa ho cominciato il mio never-ending tour. A volte visitiamo posti che sembrano disabitati e poi ci ritroviamo davanti a platee piene zeppe". Applausi a raffica e anche una ola luminosa: che non siano fiammelle di accendini ma luci di cellulari pronti allo scatto, poco importa. Fa ugualmente il suo bell' "effetto tributo". A galvanizzare le fans si aggiunge l'impegno. Non in favore di Palestina o Israele, ma pro oranghi: lo scrittore milanese, già compagno dell'attrice Eleonora Giorgi, difatti, si esibisce con quattro figuranti abbigliati da scimmioni, simbolo degli animali a rischio. Alla causa ecologista, l'autore di best-seller come "Uto" e "Arcodamore", contribuisce anche concretamente. "I miei libri, come tutti quelli di narrativa della Bompiani, sono scritti su carta ecologica e "amica delle foreste"" commenta prima di ricominciare a suonare, accarezzato da centinaia di sguardi femminili. Lui, imperturbabile, suona concentrato, senza staccare gli occhi dal suo "socio" musicale. Dagli oranghi agli orsi. "Animali contro cui l'uomo si accanisce crudelmente, pur sapendo che ormai, in Italia, ne restano pochi": si fa paladina animalista anche Dacia Maraini, altra star della Fiera a furor di popolo. Ieri, in Sala Gialla, durante la presentazione del suo libro "Il treno dell'ultima notte", si è parlato di "crimini del nazismo, che ancora ci portiamo dietro", della "caduta del mito del comunismo, dell'utopia di un mondo di uguali" e della "storia vista dalla parte dei più deboli". Che c'entrano gli orsi? Nulla, si va fuori tema, ma sempre "parteggiando per la vittima".

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Contro Israele un corteo pacifista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La fiera del libro di torino Sfilano centri sociali e sinistra: tanta polizia, molti slogan coloriti ma nessun incidente dal nostro inviato PAOLO CRECCHI Torino. "Pa-le-stina libera / Pa-le-stina rossa?". Ma è sicuro Mosla Haccan, arabo egiziano, che questo corteo dei centri sociali sia contro i soprusi israeliani, i raid sui villaggi, i rastrellamenti, i bimbi senza cibo, le rappresaglie che uccidono i vecchi e le donne senza pietà? "Lo spero". E Rachid Bouaza, arabo marocchino, non ha sospetti a vedere tante bandiere con falce e martello, non pensa che in piazza ci sia una sinistra italiana desiderosa di mostrarsi almeno qui, dopo essere stata sfrattata dal Parlamento? "No, no. La gente sfila per noi". La gente sono duemila, forse quattromila, magari seimila italiani, pochissimi arabi di immigrazione recente, persino qualche ebreo filopalestinese. Marciano da corso Marconi al Lingotto per protestare contro l'invito di Israele alla Fiera del Libro, "non potrà mai essere ospite d'onore uno Stato così". Stato, scandiscono gli slogan, non governo. Ci sono state polemiche feroci nei giorni scorsi sulla terminologia, nessuno oserebbe dare degli sterminatori - tranne i libici, forse, o gli etiopi - agli italiani del Ventennio. Erano fascisti, quelli. E perché questi sono isreaeliani tout-court? "Chiariamo una volta per tutte - sibila Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori - che non vogliamo buttare a mare nessuno. Noi siamo per uno stato con due popoli, pronti a difendere l'autodeterminazione della minoranza: la quale, dopo il ritorno dei profughi, sarebbe proprio quella ebrea". Bertinotti non c'è, i militanti di Rifondazione sì. E siccome non ci sarà nessun incidente, nessuna provocazione a parte qualche fumogeno, nessuna bandiera bruciata se non in una gigantografia portata a spalle, alla fine la base condannerà i vertici assenti: "E' ora di abbandonare le cariche, di tornare a stare dalla parte degli oppressi!". Lo pensano loro e quelli di Sinistra Critica, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, l'Organizzazione comunista internazionalista, il Partito di alternativa comunista, i cobas. L'intero firmamento della sinistra antagonista, compresi i no global che a un certo punto devono riconoscere Spartaco Mortola perché cominciano a inveire contro la Digos, e Mortola sparisce. Vorrebbe una Palestina rossa Ranja Haddah, araba siriana? "Voglio una Palestina libera", è solo la prima parte dello slogan. Fanno segno di sì con la testa gli arabi libanesi Hambid Dib e Hassan Ali, medico il primo e ingegnere il secondo, in queste ore con l'angoscia nel cuore per quanto sta accadendo a Beirut: "Ma quella è un'altra storia. Oggi contestiamo Israele". Neanche loro vogliono scacciare gli ebrei dalla Terra Promessa, ma spartirla sì, equamente, e fanno proprie le parole del leader dell'Unione arabo-palestinese Shokri Hroub, anch'egli in corteo: "Chi vuole davvero la pace non si comporta come Israele". All'interno della Fiera del Libro la bandiera bianca e azzurra del Paese ospite d'onore sovrasta lo stand con le Bibbie, le memorie della Shoah, i volumi di storia e cultura. Ci sono anche i prodotti del mar Morto. Fuori i poliziotti chiudono tutte le vie d'accesso alla manifestazione, il corteo non può violare quella che si chiama ancora una volta zona rossa. Qualche visitatore pensa bene di girare al largo, i negozianti abbassano le saracinesche. Musica rap, tamburi, la rappresentazione grottesca di un'idra, un finto ulivo secolare trascinato per terra a simboleggiare la Palestina umiliata e ridotta in catene. E poi fischietti, tentativi di canto - o bella ciao - e qualche coro all'indirizzo dei poliziotti. Dietro lo striscione degli ebrei filopalestinesi c'è un vecchio con la barba bianca, è lo scrittore israeliano Jeff Halper: "Io non voglio demonizzare nessuno, ma uno Stato è responsabile di quello che fa. E dunque Israele deve rispondere dell'occupazione militare di terre che non gli appartengono, della distruzione di centinaia di villaggi, della deportazione di donne e bambini. Quando l'Occidente riconoscerà questo si potrà cominciare a ragionare su una soluzione pacifica". Ci sono anche gli ambientalisti anti-Tav, in corteo. I punkabbestia. Qualche signore aristocratico animato da passione intellettuale. I tassisti girano al largo e non vogliono portare nessuno in Fiera a partire dalle 16, ma non succederà assolutamente niente. L'unico alterco, tra un paio di no global che pretendevano di impedire ad altrettanti cameramen di riprendere il corteo dal terrazzo di casa di un metalmeccanico in pensione. I no global: "Caccia via quegli sbirri!". Il metaleccanico: "Sono in casa mia, teste di minchia. Faccio quello che mi pare". Orgoglio operaio di fronte al Lingotto. crecchi@ilsecoloxix.it 11/05/2008 la manifestazioneTra i manifestanti anche qualche ebreo filo arabo che difende i diritti dei palestinesi 11/05/2008.

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Convegni, mostre e spettacolinella settimana dell'Argentina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Casa america Convegni, spettacoli, mostre fotografiche, dibattiti, film e anche un concorso a premi. Tutti con lo stesso comune denominatore, l'Argentina. È la settimana, anzi sono i 10 giorni dedicati al paese sudamericano proposti dalla Fondazione Casa America che prendono il via domani a Villa Rosazza in piazza Dinegro 3 e al Circolo ricreativo dell'Autorità portuale in via Albertazzi 3. L'apertura della manifestazione è affidata, domani a Villa Rosazza alle 16.30, al presidente della Fondazione Roberto Speciale e all'addetto culturale dell'ambasciata della Repubblica Argentina in Italia Eduardo Almirantearena. Sotto i riflettori il tema "Opportunità commerciali e di investimento", convegno al quale intervengono Gustavo Moreno, Hugo Pruzzo e Victor Uckmar. Alle 18 si inaugureranno le mostre dei pittori Antonio Devoto e Santiago Cogorno e "Le strade di Borges. Le mie strade" della scultrice Ofelia Lachner che sarà presente all'inaugurazione con Franco Sborgi e Marco Levaggi. A chiudere il pomeriggio alle 18.30 il concerto di chitarra "Alma impresiones argentinas para guitarra" di Francesca Ghilione. Il calendario prosegue mercoledì sempre a Villa Rosazza con la proiezione del documentario "Il colore della memoria" di Alberto Cozzutto e Marco Grasso (ore 17) sui desaparecidos e con il convegno "La situazione politica argentina, tra passato e presente" (ore 17.30) al quale partecipano Giovanni Enrico Vesco, Donato Di Santo, Chiara Vangelista e Norma Berti. Al Circolo ricreativo dell'Autorità Portuale, alle 20.30 inaugurazione della mostra "Memoria Gráfica de Abuelas de Plaza de Mayo" e il film "Crónica de una fuga" di Israel Adrián Caetano. 11/05/2008 ELENCO DELLE FARMACIE APERTE IN TURNO NELLA SETTIMANA DA SABATO 10 MAGGIO A VENERDÌ 16 MAGGIO 2008 Aperte domenica 11 e sino a venerdì 16 maggio 2008 in turno continuato: GENOVA CENTRO - orario 8,30 - 20: Pedrini, via XX Settembre 61 (t. 010561920) - Cappuccini, piazza Portello 13 (t. 0102514300) - S. Barnaba, corso Dogali 39 (t. 0102722070) - S. Zita, via S.Zita 41 (t. 010564518) - Della Madonnina, via Gobetti 6 (t. 010363532) N.B.: IMPORTANTE!: Nelle sotto elencate zone, dopo le 21,30, il rifornimento dei medicinali urgenti, redatti su ricetta medica, è a cura della VIGILANZA "VALBISAGNO"? tel. 010 3695200/01 (il servizio è gratuito): S.FRUTTUOSO - MARASSI - orario 8,30 - 20: Dell'Aquila, via Giacometti 30 (t. 010509031) - inoltre, con orario 8,30-13/15-19,30: Carlevaro, via Robino 182 (t. 010811851) - Del Chiappazzo, via Bobbio 86 (t. 0108392930) S.MARTINO - BORGORATTI - STURLA - QUARTO - orario 8,30 - 20: Ribaldone, corso Europa 1140 (t. 0103761250) - inoltre, con orario 8,30-12,30/15,30-19,30: Comunale, via Isonzo 48 (t. 010391425) QUINTO - NERVI - orario 8,30 - 20: Amoretti, via Gianelli 53 (t. 0103725314) VAL BISAGNO - orario 8,30 - 20: De Ferrari, via Terpi 41 A (t. 0108368273) SAMPIERDARENA - orario 8,30 - 20: Cantore, via Cantore 51 (t. 0106469343) - Centrale, via Canzio 47 (t. 0106469856) CORNIGLIANO - SESTRI - orario 8,30 - 21,30: S. Giacomo, via Cornigliano 67 (t. 0106512085); Sangiorgi, via Corsi 13A(t. 0106500486) VAL POLCEVERA - orario 8,30 - 21: Moderna C, via Pastorino 32 (t. 0107455070) - inoltre, con orario 8,30/12,30 -15,30/20,00: Bottino, via Canepari 79 (t. 0106442978) - N.S.della Guardia, via S.Quirico 301 (t. 010712011) = domenica 11 maggio sino 12,30 PEGLI - PRÀ - VOLTRI - orario 8,30 - 21,30: Delle Catene, vico delle Scale 3 (t. 0106136483) - inoltre con orario 8,30/12,30-15,30/21,30: Negrotto, via Lungomare 183 (t.0106980897) FARMACIE APERTE IN TURNO NOTTURNO (orario 19,30 - 8,30) Ghersi, corso B. Aires 18 (t. 010541661) (Corte Lambruschini) - Pescetto, via Balbi 185 (t. 0102462697) - Europa, corso Europa 676 (t. 010380239) (dal lunedì al venerdì/sabato queste farmacie svolgono il servizio diurno con orario esposto al pubblico) uRGENZE FESTIVE ODoNTOIATRICHE Nelle giornate festive un odontoiatra all' A.N.D.I. sarà reperibile al numero telefonico 010.581.190 (tariffa minima ordinistica euro 77,50. 11/05/2008.

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Duemila anti-Israele Il corteo sfila tranquillo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del TORINO Duemila anti-Israele Il corteo sfila tranquillo Collini e Palieri a pagina 7.

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Partigiani, scusateci Nicola, scusaci Cara Unità, sono un cittadino veronese e non cer (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Partigiani, scusateci Nicola, scusaci Cara Unità, sono un cittadino veronese e non certo fiero di una grande maggioranza di concittadini che accetta e appoggia una mentalità fascista,anzi nazista,che ha sempre regnato su questa splendida città. Una cittadinanza che silenziosamente ha visto morire un ragazzo dopo l'ennesima aggressione avvenuta in città. Anzi nelle ultime amministrative hanno voluto fortemente come guida della città, un sindaco di professata ideologia antisemita, che ha sfilato in testa ad un corteo nazista svoltosi tempo fa. Mi chiedo: ma dove stiamo andando? Cosa sta succedendo alla gente? Ma la nostra storia è stata cancellata con un colpo di spugna all'improvviso? La nostra Costituzione non vieta qualsiasi riferimento, simboli e altro, che si riferiscono all'ideologia fascista? Se è cosi allora non capisco come questa città ne sia impregnata di tali riferimenti. E un momento storico che fa paura e sollecita la memoria riportandola ad uno dei periodi più brutti, tragici e vergognosi che il nostro paese grazie a alla volontà di tante persone che sono morte, sembrava avesse superato. Scusateci partigiani! E scusaci Nicola. Duccio Arrigoni, Verona Verona, non regge il maquillage di Fini Cara Unità, che ammazzare un ragazzo a calci nella testa sia meno grave dell'atto pur stupido e gravissimo di bruciare la bandiera di Israele non ci crede ovviamente nemmeno lui, ma siccome i cinque ragazzi autori dell'assassinio erano di destra, è scattato il riflesso automatico della difesa dei camerati e Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale, ha così mandato in frantumi in un attimo quell'immagine di destra moderata che aveva costruito sapientemente intorno alla destra italiana di origine missina con anni di ritocchi più o meno artificiosi per essere accettato nel salotto buono della politica europea. Non c'è stato niente da fare, il Dna fascista dell'ex missino è riemerso prepotentemente. Adesso seguiranno inutili smentite e precisazioni, ma sul volto poco democratico della destra italiana non regge il maquillage. Si vergogni la terza carica dello stato per quanto ha detto e vada a Verona a scusarsi come è andato in Israele, ma non dopo cinquanta anni. Giovan Serio Benedetti, Lucca Frequenze, chi paga la multa di Mediaset? Cara Unità, dal 1 all'8 maggio, giorno di formazione del governo, sono passati 8 giorni, in cui l'Italia paga già una multa giornaliera di 400.000 euro di multa perché Mediaset non manda Rete4 sul satellite. Fanno 3 milioni e 200 mila euro ad oggi. La multa però parte dal 2004 e dovrebbe essere pagata per intero a carico di tutti i contribuenti: fanno 584 milioni di euro. Come intende risolvere la questione il governo appena insediato e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti? Paga Mediaset o pagano gli italiani a cui il governo non mette mai le mani in tasca? Rosario Amico Scuola, non buona la scelta della Gelmini Caro Direttore, le scrivo per esprimere fortissima preoccupazione per il futuro della scuola, dell' università e della ricerca. La formazione dovrebbe essere uno dei punti cardine in una politica di rinascita del nostro paese, ma non vedo molte espressioni di critica o di rammarico per la scelta di una giovane avvocatessa a dirigere un ministero tanto importante. Nemmeno il corrispondente ministro del governo ombra, a essere sinceri, mi pare abbia un profilo sufficientemente elevato. Eppure in Italia non mancano intellettuali, ricercatori e docenti di altissimo livello, di destra come di sinistra. E fra questi ve ne sono sicuramente molti che sono a conoscenza dei sistemi vigenti, sia negli altri paesi europei, che negli Stati Uniti, Russia e India, e che sarebbero capaci di proporre iniziative serie per salvare quel molto di buono che c'è nel nostro sistema scolastico e migliorarne e correggerne gli aspetti peggiori. La legge proposta dalla Dottoressa Gelmini sulla meritocrazia a gennaio di quest' anno, invece, pur contenendo qualche generico spunto in astratto condivisibile (il diffondersi a tutti i livelli scolastici e della pubblica amministrazione di giudizi di merito), sembra franare nella parte propositiva, dove compare anche il disastro tutto americano/bushiano della offerta di vouchers ai genitori, buoni acquisto per la scuola "migliore", pubblica o privata, quando di sicuro uno dei punti principali di una qualsiasi riforma dovrebbe essere l'adeguato finanziamento innanzitutto della scuola pubblica, nella quale ogni giorno migliaia di persone si impegnano per il futuro del nostro paese. Marco Velli Ora arriveranno i primi tagli Cara Unità, il governo non ha ancora giurato, ma il ministro della funzione pubblica Brunetta parla già di tagli e privatizzazioni in nome di una migliore efficienza. Ma quale? Giusto lavorare di più e meglio, ma questo doveva essere compito dei vari capi uffici e capi strutture incentivare i lavoratori e controllarne la produttività. Ora con i tagli e le privatizzazioni annunciate si assisterà a una diminuzione dei posti di lavoro e sono convinto che non avremo tutti i benefici promessi: il privato guarda i suoi interessi, darà lavoro precario e a tempo determinato, ingrossando le fila di giovani che senza un lavoro sicuro vivono (o sopravvivono) con l'aiuto dei genitori che a loro volta ritardano la sospirata pensione. Ci aspettano giorni veramente duri. Umberto Guglielmi.

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Libano: perché non è una guerra civile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Libano: perché non è una guerra civile Robert Fisk/ Beirut U n'altra umiliazione americana. I miliziani sciiti che sono passati l'altro ieri davanti a casa mia, a Beirut ovest, suonando il clacson, facendo con le dita il segno della vittoria, sporgendosi dai finestrini dei loro SUV con i fucili puntati in aria, volevano dimostrare ai musulmani della capitale che il governo libanese eletto è stato sconfitto. Ed è proprio così. L'esercito nazionale pattuglia ancora le strade, ma solo per impedire eccidi o massacri settari. Lungi dallo smantellare il sistema segreto di telecomunicazioni filo-iraniano di Hezbollah - e di disarmare i miliziani hezbollah - il gabinetto di Fouad Siniora se ne sta arroccato nel Serraglio turco denunciando le violenze con la stessa autorità del governo iracheno asserragliato nella Zona Verde di Baghdad. L'esercito libanese osserva i posti di blocco di Hezbollah lungo le strade e non interviene. Se vogliamo considerarlo un conflitto tra Teheran e Washington, l'Iran ha vinto, almeno per ora. Walid Jumblatt, il leader druso, parlamentare e sostenitore filo-americano del governo Siniora, è isolato nella sua casa a Beirut ovest, ma non gli è stato fatto del male. Lo stesso dicasi di Saad Hariri, uno dei più eminenti esponenti della coalizione governativa e figlio dell'ex primo ministro Rafiq Hariri assassinato in un attentato. Se ne sta nel suo palazzo a Koreitem, sempre a Beirut ovest, sorvegliato dalla polizia e dai soldati, ma impossibilitato a muoversi senza il permesso di Hezbollah. Il simbolismo è in ogni angolo della capitale. Quando Hamas entrò a far parte del governo palestinese ci fu la reazione fortemente negativa dell'Occidente. E così Hamas prese il controllo di Gaza. Quando Hezbollah è entrato nel governo libanese, gli americani si sono opposti. E ora Hezbollah ha assunto il controllo di Beirut ovest. Ovviamente il paragone calza fino ad un certo punto. Hamas ottenne una convincente vittoria elettorale. Hezbollah rappresentava una minoranza in seno al governo libanese. Il suo ritiro dal governo insieme ad altri membri sciiti è stato determinato dalle politiche di Siniora etero-dirette dagli americani e dalla incapacità di Hezbollah di modificare gli equilibri con lo strumento delle elezioni. I libanesi non vogliono una repubblica islamica così come non la vogliono i palestinesi. Ma quando Sayed Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah, ha detto nel corso di una conferenza stampa che questa era una "nuova era" per il Libano, sapeva quello che diceva. Gli studi della Future Television di proprietà di Hariri sono stati occupati dall'esercito dopo essere stati circondati giovedì sera dagli uomini di Hezbollah. Tutto il personale ha dovuto lasciare l'edificio e i ripetitori sono stati spenti. Quando l'altro ieri mattina mi sono recato sul posto, mi sono messo in fila per acquistare un manouche - tipico sandwich libanese con formaggio caldo che si mangia generalmente a colazione - nella panetteria di Eyman a Watwat Street. Pazientemente ho atteso il mio turno dietro quattro miliziani con il cappuccio nero del movimento di Amal, alleato (ma molto venale) di Hezbollah e poi mi sono accorto che a fare la fila c'erano anche alcuni soldati libanesi con la divisa dell'esercito ufficiale. Sembra proprio che legge e disordine possano andare d'accordo... ed entrambi debbono mettere qualcosa sotto i denti. Ma il simbolismo mi è apparso assai più potente in Hamra Street, una delle due principali strade commerciali di Beirut ovest. Oltre 100 miliziani di Hezbollah pattugliavano la strada con indosso le tute mimetiche, nuovi giubbotti neri da pilota e nuovi cappelletti da baseball neri all'americana e - questa mi sembra la cosa più importante - armati di quelli che sembravano nuovi fucili di precisione americani. No, non è una rivoluzione. No, non si tratta del "sequestro" di Beirut ovest o dell'aeroporto, che è tuttora tagliato fuori con le strade di accesso pattugliate dai miliziani hezbollah e i copertoni che bruciano ai lati delle strade. Ma i sostenitori del governo hanno bisogno del loro spazio. Alcuni hanno sottolineato che gli israeliani chiusero l'aeroporto di Beirut nel 2006. E quindi ora che diritto ha Hezbollah di fare la stessa cosa ai libanesi? E, secondo Saad Hariri, Nasrallah quando definì Jumblatt "ladro e assassino" di fatto "ha autorizzato il suo omicidio con l'aria di dire "io sono lo Stato e lo Stato sono io"". Nessuna meraviglia, quindi, se Jumblatt teme per la sua vita e se Hariri pensa che il colpo di testa di Hezbollah sia una forma di "fitna", che in arabo vuol, dire caos. "Sayed Nsrallah ti invito a richiamare i tuoi miliziani dalle strade e a togliere l'assedio alla città di Beirut per proteggere l'unità dei musulmani", ha detto. "Israele farà festa assistendo allo stallo del Paese e al collasso della sua economia". Marwan Hamade, ministro delle Telecomunicazioni del governo Siniora - e vittima di un attentato nel 2004 - ha ammesso di aver chiuso un occhio sul sistema telefonico sotterraneo di Hezbollah, ma ha aggiunto che non poteva più far finta di niente di fronte al fatto che ora Hezbollah dispone di 99.000 numeri telefonici. Nasrallah ha anche chiesto il ritorno del generale di brigata Wafiq Chucair alla testa delle forze di sicurezza dislocate all'aeroporto di Beirut proprio in quanto non era un membro di Hezbollah. Il generale Chucair era stato sospeso dall'incarico quando Jumblatt lo aveva accusato di essere al servizio di Nasrallah. La richiesta di Hezbollah ha indotto Jumblatt a rispondere che non sapeva che il generale Chucair era per Nasrallah importante al punto da indurlo a chiudere l'aeroporto internazionale. Così vanno le cose. Sul quotidiano di lingua francese L'Oriente Le Jour è apparso un editoriale insolitamente interessante nel quale ci si chiedeva per quale ragione Hezbollah - che in arabo vuol dire "partito di Dio" - pur avendo come sua ragion d'essere la guerra, pretendeva di essere, al contempo, un fattore di stabilità e sicurezza negli affari interni del Libano. "E questo partito può veramente definirsi "partito di Dio" senza creare a lungo andare sfiducia in tutti gli altri bambini che si considerano figli dello stesso e unico Dio?". No, non è una guerra civile. E non è nemmeno un colpo di Stato anche se ne ha alcune caratteristiche. È semplicemente un aspetto della guerra che si combatte in Medio Oriente contro l'America. Hezbollah "deve smetterla di creare guai", ha detto in tono alquanto dimesso la Casa Bianca. Sì, come i talebani. E come Al Qaeda. E come gli insorti iracheni. E come Hamas? E chi altri ancora? © The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.

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Migliaia in corteo per la Palestina, nessun incidente Lo striscione: Israele non è un ospite d'onore . Sfilano anche gli ebrei contro l'occupazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Migliaia in corteo per la Palestina, nessun incidente Lo striscione: "Israele non è un ospite d'onore". Sfilano anche gli "ebrei contro l'occupazione" di Simone Collini inviato a Torino "SÌ", DICE AL CELLULARE il poliziotto mentre qualche manifestante gli passa accanto per raggiungere la navetta per la stazione. "È finita così, sì". Cioè è finita com'era cominciata, senza disordini e tensioni, con il corteo che è arrivato al punto concordato con la prefettura a duecento metri dal Lingotto, con qualche slogan contro le forze dell'ordine e con alcuni interventi contro "l'occupazione israeliana" e la decisione della Fiera del Libro di invitare Israele come ospite d'onore. Poi i manifestanti si sono dati appuntamento per la prossima settimana a Verona e si sono dispersi per le vie laterali. Così è finita la tanto discussa e temuta manifestazione organizzata dall'associazione Free Palestine. A sfilare anche un gruppo di ebrei dissidenti con lo striscione bianco e la scritta "Jews against occupation". Niente "scene esecrabili" paventate in mattina proprio a Torino dal presidente del Senato Renato Schifani. Le uniche bandiere bruciate che si vedono sono quelle del primo maggio, riprodotte in foto sulla gigantografia messa in testa al corteo, subito dietro una bandiera palestinese grande 15 metri per 4. Nessuna vetrina infranta ma tante serrande chiuse al passaggio dei manifestanti: 10.000 per gli organizzatori, 2000 (dato più verosimile) secondo le forze dell'ordine. I bar, più che altro, sono rimasti aperti. "Mi abbassa un po' la serranda che faccio una foto da dentro a fuori?", dice il fotografo al barista. E quello acconsente. Un altro vede un ragazzo incappucciato salito sul tetto di un distributore di benzina con una bandiera e gli fa segno di fare il saluto col pugno. E quello lo fa. Decine e decine di fotografi e cameraman arrivati nel capoluogo piemontese e non succede niente, bisogna essere creativi. Un attimo di tensione quando, a fine corteo, un manifestante lancia un fumogeno verso gli agenti di polizia e questi lo ritirano indietro. Ma è un attimo: un superiore intima ai suoi uomini di non replicare e dagli altoparlanti gli organizzatori invitano i manifestanti alla calma. L'unico momento in cui si rischia veramente l'incidente è all'incrocio tra via Genova e via Cellini. Un pezzo della coda del corteo, quello in cui si sono posizionati esponenti dell'area antagonista che più preoccupano le forze dell'ordine, all'improvviso si stacca e imbocca la via laterale. Che c'è? "I fasci, stanno fuori dalla sede", grida uno. "I manici, i manici", grida un altro. Arrivano in quattro impugnando bastoni, altri tirano giù il cappuccio della felpa e su la kefiah pronti a partire. Il corteo avanza, il gruppo rimane indietro. "Compagni venite, non rompiamo il corteo", chiama una signora. "Ma che, diciamo fuori i fascisti dalla storia e quando ce li troviamo davanti non li carichiamo?", incita una ragazza. Arriva senza fiato dalla testa del corteo un ragazzo del servizio d'ordine e li convince a lasciar perdere. È uno dei due che controllano che tutto fili liscio. L'altro è un ragazzo palestinese che interviene velocemente quando un tipo dai lineamenti mediorientali srotola a terra un lenzuolo bianco con sopra due bambolotti cosparsi di vernice rossa e pezzi di carne cruda. Il tipo se la dà a gambe appena ha sistemato queste cose sulla strada e il ragazzo è rapido nel farne un fagotto e buttarlo in un cestino prima che arrivino fotografi e telecamere. Non che i due siano proprio spiriti gentili, anche se va detto che gli organizzatori fanno passare il corteo in silenzio davanti all'ospedale Molinette ("ce lo hanno chiesto per i malati"): quando all'incrocio tra via Genova e via Finalmarina uno dei manifestanti inizia a gridare "via la Digos dal corteo" e il coro parte, i due ragazzi individuano la persona incriminata (che già ha iniziato ad allontanarsi), gli si fanno addosso e la seguono con modi non proprio benevoli fino all'imbocco di una via laterale. Ma fa parte del ruolo. Un ruolo giocato dagli agenti di sicurezza rimanendo quanto più possibile defilati e dagli organizzatori in modo da evitare ogni incidente che potesse distogliere l'attenzione dal messaggio della manifestazione. Che è, come sintetizzano slogan e striscioni: "per Israele sanzioni e non celebrazioni", "Israele non è un ospite d'onore", "solidarietà con il popolo martire di Gaza". Qualche slogan è anche per "Bertinotti peggio dell'antrace". Nel corteo le bandiere rosse e con la falce e martello sono molte, ma sono quelle dei marxisti-leninisti, dei Carc, di Sinistra critica e del Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, mai così intervistato: "Scandalosa l'assenza degli stati maggiori della sinistra, probabilmente vogliono riprenotare un ritorno al governo con il Pd e vogliono essere legittimati dalla lobby sionista". Il Pdci ha aderito, ma non si vede nessun leader nazionale. Il partito di Diliberto si è spaccato su questa manifestazione. Gli altri, a cominciare dai manifestanti per finire con le forze dell'ordine, sono invece soddisfatti di com'è andata.

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Il generale Suleiman ha agito bene Può fare il presidente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del MOHAMMAD RAAD Apertura dall'ideologo del Partito di Dio sciita "Il generale Suleiman ha agito bene Può fare il presidente" di Umberto De Giovannangeli È considerato l'ideologo del Partito di Dio sciita. Già presidente del Comitato politico di Hezbollah, Mohammad Raad ne è oggi il capo del gruppo parlamentare. "L'esercito - sottolinea Raad - si è fatto garante dell'unità del Paese rimuovendo le ragioni che ci avevano spinto a reagire alla dichiarazione di guerra del governo Siniora". In un discorso televisivo alla nazione, il premier Siniora ha accusato di golpismo Hezbollah. "Siniora sa bene che Hezbollah è stato costretto ad agire in risposta a una decisione presa dal governo che metteva a repentaglio militanti e dirigenti della Resistenza islamica. È stato il governo Siniora a dichiarare guerra a Hezbollah e non viceversa". Dopo la presa di posizione dell'esercito, Hezbollah ha ordinato alle sue milizie di ritirarsi dalle strade di Beirut. È un cedimento o una vittoria? "Abbiamo difeso le ragioni di metà del popolo libanese. Abbiamo riaffermato che Hezbollah è parte fondamentale del Libano e che non si piegherà mai ai voleri di chi intende mettersi al servizio dei veri nemici del Paese Israele e gli Stati Uniti. A vincere è stata la resistenza libanese, quella che ha realmente a cuore l'indipendenza del Libano. Voglio aggiungere che i comandi dell'esercito hanno dato prova di grande responsabilità evitando di fare dell'esercito stesso uno strumento nelle mani di chi intende monopolizzare il potere. Di ciò Hezbollah dà atto in primo luogo al generale Suleiman...". Vale a dire al capo delle forze armate che la maggioranza antisiriana vorrebbe come nuovo presidente della Repubblica; una elezione che l'opposizione sta impedendo. Le cose ora potrebbero cambiare? "Per quanto ci riguarda non abbiamo mai posto un veto sulla persona del generale Suleiman; il problema è di legare l'elezione del Presidente ad una intesa più generale che riguardi anche il nuovo governo. Richiesta che rilanciamo: il dialogo nazionale è possibile, e in questo contesto Suleiman, per come si è comportato in questa crisi, può essere un Presidente di garanzia. Per tutti". La maggioranza antisiriana ribatte che il vero obiettivo di Hezbollah è continuare ad agire come uno Stato nello Stato, imponendo il suo contropotere armato. "La forza di Hezbollah non è nelle armi ma è nel consenso che ha conquistato con la sua azione sociale, con i suoi programmi, nella società libanese, e non solo nella comunità sciita. Ciò che abbiamo chiesto è che questa rappresentanza pesasse nella determinazione degli assetti istituzionali e di governo. La risposta che abbiamo avuto è stata di chiusura totale. Ciò che chiediamo è di contare per ciò che rappresentiamo". Dicono che Hezbollah agisca per conto di Iran e Siria. "La minaccia all'integrità territoriale e alla sovranità del Libano non vengono dall'Iran e dalla Siria, ma da Israele, contro cui abbiamo combattuto due estati fa. Hezbollah si onora di avere amici a Teheran e a Damasco ma Hezbollah non è né sarà mai un movimento eterodiretto". Qual è il rapporto tra Hezbollah e i caschi blu di Unifil 2? "Un rapporto positivo e tale deve restare. Guai se i caschi blu intervenissero negli affari interni del Libano, perché se ciò dovesse avvenire sarebbe stravolto il senso di questa missione, e le forze che la compongono si trasformerebbero da forze di pace a truppe d'occupazione".

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Scendono i visitatori piangono gli editori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del I NUMERI DELLA FIERA Scendono i visitatori piangono gli editori Quiete al Lingotto. Addirittura tranquillità tra gli stand della Fiera del libro, durante il corteo anti-Israele. Ma il boicottaggio, almeno indiretto, ch'è stato. I ripetuti allarmismi hanno tenuto lontano almeno il 2% dei visitatori. E per il presidente della Fiera, Rolando Picchioni ieri mattina "la situazione era quasi drammatica". Nessuna cifra, ma tante lamentele anche dagli editori convinti di aver subito una pesante riduzione delle vendite. Restano altri due giorni. Forti i controlli di polizia, fin dai treni diretti a Torino. Ma al Lingotto l'unica confusione l'hanno portata le visite del presidente del Senato Schifani e del ministro alla cultura Bondi. Un migliaio gli agenti che presidiano il Lingotto, tra le famiglie in visita anche con bambini e i tanti giovani pieni di sacchetti di libri. Certo molte scuole hanno dato la disdetta, spaventati dalle notizie. "Sono i media che hanno ucciso questa Fiera", dichiara del resto Picchioni. L'unico timore per tutti, da Rizzoli a Einaudi, da Fazi a Fanucci, da E/O a Neri Pozza, è appunto il calo di vendite; eppure per entrare nei loro stand, bisogna farsi largo tra i tanti visitatori che affollano anche i molti incontri con ospiti d'onore.

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La dolce dittatura della nuova democrazia - eugenio scalfari (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA DOLCE DITTATURA DELLA NUOVA DEMOCRAZIA EUGENIO SCALFARI Con quello che capita nel mondo e soprattutto nel Medio Oriente, terra rivierasca del lago Mediterraneo, verrebbe voglia di sorvolare sui fatti di casa nostra, i primi passi del Berlusconi-Quater, il governo-ombra del Partito democratico, l'eterno duello eternamente smentito tra Veltroni e D'Alema. A paragone dell'orizzonte planetario sono cosette di provincia, ma quella provincia è casa nostra e quindi ci tocca da vicino. Ne va dei nostri interessi, delle nostre convinzioni e delle nostre speranze. L'impatto della crisi libanese provocata da Hezbollah e di quella israeliano-palestinese provocata da Hamas è comunque troppo violento per esser trascurato. Per di più abbiamo in Libano un contingente di tremila soldati, la nostra più importante missione militare la cui sorte condizionerà inevitabilmente le altre nostre presenze all'estero a cominciare da quella in Afghanistan. A questo punto si pone la prima domanda: esiste un legame strategico tra le iniziative militari e politiche di Hezbollah e quelle di Hamas? E ? seconda domanda ? si tratta di iniziative autonome o ispirate dall'esterno? C'è un'indubbia affinità tra quei due movimenti: entrambi hanno caratteristiche strutturali nei rispettivi teatri d'operazione; entrambi sono al tempo stesso milizie armate e strutture assistenziali, educative, sociali. Anche religiose, soprattutto per quanto riguarda Hezbollah. Probabilmente Hamas ha in se stessa la sua referenza ideologica e politica ma subisce ovviamente un forte condizionamento dal contesto della regione; la tuttora mancata pacificazione irachena e la presenza da ormai cinque anni di un'armata americana impantanata dalla guerriglia sciita e sunnita tra Bagdad e Bassora ha impedito il rafforzamento dell'Autorità palestinese favorendo invece il nazionalismo di Hamas e la sua identificazione con il panarabismo radicale e con il terrorismo. SEGUE A PAGINA 31.

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Dalla guerra alla speranza in solo tre ore "per il governo un'altra umiliazione" - imma vitelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tra la gente di Beirut Ovest provata dalla prova di forza di Hezbollah: "Siniora se l'è cercata" Dalla guerra alla speranza in solo tre ore "Per il governo un'altra umiliazione" è un cristiano maronita, si è mosso come un diplomatico navigato IMMA VITELLI BEIRUT - E' successo tutto così in fretta: l'invasione dell'Hezbollah, la loro parziale ritirata. Ti svegli un giorno e ti ritrovi nella repubblica islamica dello sceicco Nasrallah. I guerriglieri sono arrivati, con le jeep lucide, le barbe e i lanciarazzi e si sono presi il mio quartiere, Hamra, e mezza città, in una nottata. Adesso dicono in tv che torneranno nelle loro tane alla periferia di Beirut, eppure sono ancora qua. Il miliziano all'angolo di via Gandhi, un bambino davvero, non c'è più; sono rimasti i suoi colleghi più adulti, dentro le Cherokee verdi, nelle strade secondarie. Dietro il parco Sanaya ne ho contati nove. Uno è in jeans e maglietta nera; gli chiedo per quanto tempo conta di fermarsi in zona: "Lo deciderà Allah". Un suo collega, meno amichevole, abbaia, brusco, se sono americana. Dico che sono italiana, si dà una calmata, non è aria, me ne vado. Altri cinque li trovo a pattugliare la via Sadat, quella del supermercato Smiths, un tempo pieno di studenti e professori occidentali. Ora è tutto chiuso, e la spazzatura tracima dai bidoni come durante la guerra di due estati fa con Israele. Chilometri di filo spinato e un paio di carri armati bloccano l'accesso alla strada principale: sono lì per proteggere la Banca Centrale e il ministero per l'Informazione. I marciapiedi sono coperti di bossoli calibro 50 color rame; vecchi palazzi hanno nuove ferite, nuovi buchi. Si aggiungono a quelli di altri, passati conflitti: Beirut è così, la violenza ha tanti strati. Dalla finestra di casa, mentre scrivo, arriva una nuova ondata. Ta-ta-ta-ta, saranno i fucili d'assalto M16 che ho visto parcheggiati sulla via Makdisi, davanti all'Hotel Mayflower. E' successo che un ragazzo, vicino al partito Mustaqbal degli Hariri, uscisse sul balcone con un mitra, convinto che il nemico se ne fosse andato, e che fosse impallinato all'istante dal nemico, ben appostato per strada. Così è ripreso il fuoco, a ondate sporadiche. I sunniti sono così umiliati dallo show di forza dell'Hezbollah. Ieri, a Tarek al Jadida, dove tante brutte cose sono successe negli ultimi mesi, c'è stato il funerale di uno di loro. Sono volate pietre, un negozio è stato attaccato. Il proprietario, combattente e sciita, è uscito con un kalashnikov e ha sparato all'impazzata. Sono morti almeno in due, mentre seppellivano un amico. All'ospedale Makasset il lamento dei feriti si confondeva agli urli di impotenza del vicinato. "La guerra è cominciata!", urlava uno, sanguinava dal naso. "Non abbiamo le armi! Non abbiamo le armi!", si è disperato un altro. Sul quartiere, all'improvviso, si è levato un boato: "Armi! Armi!" Poi è passata una camionetta dell'esercito ed è scattato, isterico, un applauso di scherno. L'esercito non è intervenuto, in questi giorni, per non spaccarsi. Molti pensano che sia troppo vicino all'Hezbollah. Un commerciante, dai capelli bianchi, scaglia una ciabatta contro i soldati. Si chiama Bassem, è tirato. Dice: "Oggi è l'inizio di un nuovo Iraq. Faremo arrivare le armi dal mare e dal Nord. Chiederemo l'aiuto di Israele. Loro sono meglio di questi cani iraniani". Torno a casa, attraverso una giungla di bidoni della spazzatura che fanno da posti di blocco. Gang a volto coperto, fucili in mano, chiedono i documenti, e lasciano passare. A Ras Nabaa, sulla vecchia linea verde, un pasticcere, Bassam Hawana, fuma il narghilé, davanti a un palazzo ridotto a una gruviera di colpi di granata. "C'è così tanto odio", dice. "Così tanta stupidità". E' sunnita, ma il governo non gli piace: "Incapaci. La gente muore di fame, e quelli che fanno? Rompono le scatole all'Hezbollah. Senza averne la forza, mish maul". Ma si può? In serata, il tatatata si placa. Nelle strade di Hamra tornano alcune sparute auto. Chiamano gli amici da Ashrafiyeh, la parte cristiana della città. Dicono che lì è tutto normale: sono andati all'inaugurazione di un nuovo negozio e che si è celebrato perfino un matrimonio, nella chiesa ortodossa di San Nicolas. Il ponte principale, il Ring, è bloccato. Facciamo la strada del mare. Gemmayzeh, con i suoi bar aperti, e il traffico normale del sabato, è un'isola di pace.

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Torino, in migliaia con i centri sociali slogan duri ma corteo pacifico - crosetti e griseri a pagina 9 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Città blindata con mille poliziotti per la manifestazione anti-Israele Torino, in migliaia con i centri sociali slogan duri ma corteo pacifico CROSETTI E GRISERI A PAGINA 9 SEGUE A PAGINA 9.

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Bertinotti rinuncia al dibattito la bresso: in piazza i soliti mille - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca L'ex presidente della Camera era già stato contestato a Torino il primo maggio scorso Bertinotti rinuncia al dibattito La Bresso: in piazza i soliti mille Manifestazione egemonizzata dai centri sociali, divisa la sinistra istituzionale PAOLO GRISERI TORINO - Per uno scherzo della cronaca parte da corso Marconi, già luogo simbolo del capitalismo italiano, la prima manifestazione della sinistra radicale dopo la sconfitta del 13 aprile. Nel corteo che propone il boicottaggio della Fiera del Libro c'è la fotografia di quel che resta oltre il Pd dopo il bombardamento delle urne. Le macerie consegnano un movimento a egemonia antagonista dove i centri sociali occupano i due terzi della manifestazione e la sinistra dei partiti è un frammentato fondo di bottiglia fatto di decine di striscioni e pochissimi militanti. La presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, liquida tutto questo con un'analisi semplice: "Sono sempre i soliti mille, il partito del no che oggi boicotta la Fiera e ieri boicottava l'alta velocità". In realtà il Pd sa bene che non è così. Che i democratici non possono dormire tranquilli se tutto ciò che si muove oltre il partito di Veltroni è egemonizzato dal centro Akatasuna di Torino o dal Gramigna di Padova. Perché, spiegavano ieri gli stessi militanti dei centri torinesi, "per noi quel che conta è l'antagonismo, la capacità di entrare in sintonia con la protesta della gente. Non ci interessa il palazzo". Una versione di sinistra del grillismo, ecco quel che vinceva ieri tra gli striscioni del corteo. Dove l'idea di bruciare la bandiera di Israele non viene vissuta per quel che è, per il suo messaggio di annientamento morale di un popolo, ma come la strada più diretta per entrare nei tg: "Figurati se siamo contro gli ebrei, siamo mica fascisti". La selva di sigle, partiti e partitini che seguiva in coda il corteo segnalava un disagio ben più degli slogan e delle accuse a Bertinotti: "Quelli come lui sono entrati nel palazzo e adesso fanno fatica a uscirne con la testa". La rappresentanza in piazza era inversamente proporzionale a quella nelle urne. Così Rifondazione non c'era per scelta: non ha aderito, anzi ha condannato la protesta. I Comunisti italiani hanno cavalcato l'onda ma ieri dietro il loro striscione si sono ritrovati un centinaio di militanti, nessun dirigente di rilievo e 27 bandiere. Lo striscione più grande e il partito più seguito era quello di Marco Ferrando, fino a ieri considerato una specie di matto volante nel panorama politico nazionale. Se questo emerge dalle macerie del 13 aprile si può ben capire perché ieri pomeriggio, mentre il corteo avanzava verso il Lingotto, Fausto Bertinotti abbia deciso di non partecipare al dibattito sulle ragioni della sconfitta della sinistra. Oggi l'ex presidente della Camera sarà in Fiera per parlare della Costituzione. Ma un accenno a quelle macerie sarà inevitabile.

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Slogan e tensione ma nessun incidente - maurizio crosetti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca Slogan e tensione ma nessun incidente Torino, in 5000 al corteo pro Palestina. Alla Fiera del libro presenze in calo In piazza fumogeni e striscioni. I negozi con le serrande abbassate MAURIZIO CROSETTI TORINO - Brucia la bandiera d'Israele, ma solo nella foto sul cartellone dei centri sociali che apre il corteo: un'istantanea senza fiamme e senza fumo, proprio come il resto della giornata. Niente roghi, né di stoffe né di pagine, e anzi il rispettoso silenzio dei 5 mila antagonisti quando sfilano davanti all'ospedale Molinette dietro i vessilli di "Free Palestine". "Grazie compagni, oggi abbiamo dimostrato quello che siamo" dirà l'altoparlante, facendosi i complimenti da sé. La protesta contro la presenza di Israele quale ospite d'onore alla Fiera del Libro non è stata una sommossa, è volato appena qualche petardo da carnevale e molti cori ("Vergogna, vergogna"), ma quelli non fanno sanguinare. L'unica vera ferita, questa sì profonda, è nei numeri del sabato del salone, di solito il giorno dei record: ieri, invece, molta gente è rimasta a casa temendo guai. Il bilancio? "Quasi drammatico, siamo andati proprio malino anche se il corteo è stato civile" dirà Rolando Picchioni, presidente della Fiera. "Ci hanno ucciso i media: i visitatori occasionali si sono spaventati, mentre i fedelissimi sono venuti lo stesso". I ragazzi dei centri sociali insieme ai pensionati con la kefiah, e un bel po' di bandiere rosse d'epoca. Falci, martelli, fischietti e ghiaccioli. è stato un pomeriggio tranquillo, però quasi tutti i negozi attorno al Lingotto avevano abbassato le serrande per paura. Assai ricercati i bar, anche se gli ambulanti vendevano lattine di Coca e birra a prezzi non proprio politici, dentro casse con blocchi di ghiaccio: va però menzionato il coraggio e il fiuto affaristico de "La piola di Tosto", ugualmente aperta malgrado tutto in via Madama Cristina e premiata con un'affluenza degna della causa palestinese e pure di più. Ottimo anche l'intuito del Bar Smilte che propone il caffè a 50 centesimi, con un cartello giallo quasi più eloquente di quelli che stanno sfilando. "Palestina libera/Palestina rossa". Qualche nodoso bastone avvolto nei drappi si era pur visto, però nessuno l'ha usato. Anche perché la tattica del questore Stefano Berrettoni, all'inizio parecchio criticata, ha funzionato: mille agenti per isolare la Fiera, presidio delle strade laterali ma tenendosi alla giusta distanza, e zero agenti dentro il corteo. Così nessuno si è esasperato, a parte qualche insulto ai carabinieri: cose più da stadio che da Intifada. E qualcuno ha pure scattato la foto ricordo con la Celere sullo sfondo. Mentre la sinistra antagonista, arrivata anche da fuori Torino, si faceva quattro chilometri a piedi nel primo giorno davvero caldo dell'anno (al ritorno, un comodo servizio di navette), dentro il Lingotto il neo ministro per i Beni culturali Sandro Bondi rivelava: "Dei libri mi piace anche il profumo". E sulle polemiche: "Penso sia un titolo d'onore l'invito rivolto a Israele". E mentre nello stand con la stella di Davide vendevano le spillette di Golda Meir, se ne arrivava anche Renato Schifani, il presidente del Senato: "Abbiamo voluto significare con la nostra presenza la vicinanza del nostro paese con Israele". Nel frattempo, i cinquemila oltre la "zona rossa" volevano significare che "una pietra qua/una pietra là/una pietra per la libertà", ma anche i sassi hanno espresso una valenza simbolica, come la foto della bandiera in fiamme. "Bisogna mantenere la calma" ripeteva il megafono dietro un mitico Ford Transit marrone, e il corteo alla fine c'è riuscito. Anche nei punti più critici, cioè il primo bivio verso il Lingotto, presidiatissimo, e soprattutto in piazza Fabio Filzi, patriota: qui era previsto il capolinea della manifestazione, qui gli antagonisti hanno visto brillare di fronte a loro gli elmi degli agenti e l'acciaio delle transenne. Un po' di agitazione, la curva disegnata nell'aria da un paio di fumogeni colorati, il pronto commento dell'altoparlante ("Tranquilli, non è successo niente") e la cosa si è ricomposta. Con i padiglioni della Fiera a cento metri ("è un fortino assediato...", esclama con un filo di enfasi il ragazzo del megafono: là dentro, in effetti, non è che gli assediati tremassero), si capisce che è meglio non forzare il blocco, e del resto nessuno aveva mai pensato di farlo. Meglio dare la parola ai dissidenti, anche a un ebreo pro-Palestina molto applaudito, anche un colombiano e un basco che si esprime in lingua originale senza sottotitoli. Però i ragazzi lo applaudono lo stesso.

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Nasrallah il tattico - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti NASRALLAH IL TATTICO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E ciò spiega il loro ripiegamento dopo la plateale umiliazione inflitta al governo Siniora. La scelta di obbedire alle direttive dell'esercito, dopo che il generale Suleiman ha platealmente delegittimato l'esecutivo protetto dagli occidentali, corrisponde alla particolarissima natura di questo movimento, integralista ma conscio di operare in una polveriera. Neanche per Hezbollah è desiderabile l'esplosione dell'ultimo lembo di terra plurale, multiconfessionale, sopravvissuto al tempo dei nazionalismi e delle pulizie etniche sulla sponda sud del Mediterraneo. Preservarlo non è solo esigenza romantica, nostalgia delle tante patrie che arricchivano l'impero ottomano e rendevano i popoli della Montagna proverbiali per raffinatezza. Se la regola della contrapposizione religiosa, inesorabile nel Medio Oriente contemporaneo, dovesse ripiombare il Paese dei cedri nella guerra civile, stavolta le conseguenze sarebbero ancora più devastanti. Non più cristiani maroniti contro musulmani sunniti e drusi, come nel quindicennio di sangue 1975-1990. Nel Libano 2008 il rischio è l'escalation di quella faida regionale tra musulmani sunniti e musulmani sciiti che dilaga oltre l'Iraq verso il Golfo, ma già insidia pure i confini europei. Del mosaico etnico libanese, gli sciiti rappresentano da sempre gli strati subalterni, esclusi dalla pubblica amministrazione e vessati dal fisco. La Beirut levantina e smagliante che ora tengono in scacco, li contemplava solo nelle vesti umili degli scaricatori di porto e del commercio ambulante. Innocui mistici e contadini meridionali, finché la rivoluzione iraniana del 1979 ha fornito loro senso di superiorità e la demografia li ha moltiplicati. Mentre diciotto anni di sciagurata, autolesionistica occupazione israeliana nel Sud ha generato per reazione l'esercito degli Hezbollah. Così questi leader istruiti e armati dall'Iran riescono a presentarsi come gli unici, veri patrioti libanesi incorruttibili e a riscuotere inaspettate alleanze in campo cristiano. Quale miglior credenziale della neutralità con cui si sono mantenuti fuori da quell'atroce guerra intestina, la cui memoria è ancora freschissima, costata un numero di morti impressionante: più del doppio delle centomila vittime di un intero secolo di conflitto arabo-israeliano. Anche stavolta si è rivelato vincente il gioco d'equilibrio ideato dallo sceicco Nasrallah fra dominio territoriale e schermaglia parlamentare, appoggiandosi alla Siria e sempre preparandosi a un attacco israeliano. Ma basta un nulla perché la situazione degeneri, a prescindere dalla sua volontà di accorto provocatore. Paradossalmente è l'impotenza della leadership sunnita ? il premier Fuad Siniora che piace agli occidentali, e il giovane Saad Hariri che rappresenta gli interessi finanziari sauditi ? a rendere temeraria l'azione degli Hezbollah. Non so in base a quale misterioso affidavit il governo Siniora abbia intrapreso con gli sciiti il fallimentare braccio di ferro, tentando invano di sottrarre loro la rete di telecomunicazioni e il controllo dell'aeroporto, senza essere assolutamente in grado di farsi obbedire. Fatto sta che la mossa è stata talmente maldestra da costringere Siniora ? dopo la fulminea umiliazione inflittagli sul terreno dagli Hezbollah ? a protestare per televisione contro il generaleSuleiman, capo delle forze armate statali, in teoria a lui sottoposte. Quelle migliaia di giovanissimi miliziani sciiti dotati di kalashnikov nuovi di zecca e gipponi blindati che hanno presidiato per trentasei ore ogni angolo dei quartieri sunniti, compreso Hamra con i suoi locali notturni, le zone del business multinazionale, la tv degli Hariri, rischiano d'innescare spirali di vendetta incontrollabili. Penso ai ragazzi sunniti che nei cortei funebri gridavano rivolti al capoclan: "Saad, tu hai un popolo che beve sangue!". Ma penso anche alla devozione di cui gode il principe dei drusi, Walid Jumblatt: mesi fa avevo assistito alla preveggente blindatura della sua abitazione in rue Clemenceau. Assediato lì dentro, lontano dal palazzo sullo Chouf, ha rischiato di essere la prima vittima sacrificale di una coalizione prossima allo smantellamento. Sostenendola, americani e francesi sono incorsi nell'ennesimo fallimento diplomatico mediorientale. Col rischio che l'umiliazione rinfocoli gli scontri là dove già da anni si susseguono, cioè nell'unico luogo frequentato contemporaneamente da giovani sunniti e sciiti: l'università statale. Lo sceicco Nasrallah ha confermato di essere un tattico rinomato, ben lungi dalle caricature grossolane della stampa occidentale. Ostile ai palestinesi quasi come agli israeliani, prudente nella relazione con Damasco, difficilmente però riuscirebbe a smarcarsi se l'interesse di Teheran fosse quello di scatenare una ritorsione diversiva alle costole di Bush. Il Libano potrebbe trovarsi così a vivere l'ennesima guerra intestina per conto dei suoi vicini. Se oggi tiriamo un sospiro di sollievo è perché a loro stessi riesce inimmaginabile una Beirut sottomessa ai "barbuti". Dovrebbero raderla al suolo per l'ennesima volta. Domare l'emancipazione creativa delle sue donne straordinarie. Censurare la stampa più libera del Medio Oriente. Prosciugare i flussi d'investimento dei petrodollari. Ma soprattutto misurarsi con una nevrosi mai guarita dal tempo della guerra civile ? descritta magistralmente nei romanzi di Elias Khouri e delle sorelle Barakat ? tuttora capace di prodursi in crudeltà inaudite. Nessuno in Libano lo vuole. Ma nessuno è in grado di impedirlo se non scendendo a patti con gli Hezbollah.

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La dolce dittatura della nuova democrazia - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti LA DOLCE DITTATURA DELLA NUOVA DEMOCRAZIA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per Hezbollah il fattore religioso ha sempre giocato un ruolo primario; il vincolo sciita ha progressivamente spostato la sua dipendenza da Damasco a Teheran. Allo stato attuale si gioca sullo scacchiere libanese una triplice partita: quella d'una grande Siria in funzione antisraeliana, quella d'un blocco sciita contro i governi arabi filo-americani e quella di un nazionalismo libanese come nuova potenza islamica e mediterranea. In un quadro così complesso emerge drammaticamente l'assenza d'una politica unitaria europea e la pochezza della politica mediorientale americana. Emerge altresì la catena di errori commessi dai governi d'Israele dalla fondazione di quello Stato fino ad oggi: sessant'anni di occasioni perdute, una guerra diventata endemica, l'evocazione dal nulla d'una nazione palestinese inesistente sessant'anni fa e il miraggio d'una pace che si allontana sempre di più. La formula "due paesi due Stati" ha un fascino lessicale che corrisponde sempre meno alla realtà. Il solo modo di realizzarla sarebbe quello di collocarla in un quadro internazionale sponsorizzato dall'Onu, dalla Nato e dall'Unione europea, impensabile tuttavia fino a quando l'Europa non disponga di istituzioni federali e di una sua politica estera e militare. Siamo cioè più nel regno dei sogni che in quello della realtà. * * * Nel frattempo il nuovo governo italiano si è installato ed è iniziata la quarta reincarnazione berlusconiana all'insegna di una dolce dittatura, come abbiamo già avuto modo di scrivere domenica scorsa. Dittatura dolce è un ossimoro con il quale cerchiamo di configurare un'entità politica inconsueta ma reale. Ci sono due polarità nel Berlusconi-Quater, che si confronteranno tra loro nei prossimi cinque anni e che convivono all'interno del triumvirato Forza Italia-An-Lega ma perfino all'interno di ciascuno dei tre partiti alleati. Convivono addirittura nella personalità dei tre leader e dei loro stati maggiori. Il "lider maximo" è probabilmente il più consapevole di questa duplice polarità e della blindatura zuccherosa che è l'immagine più realistica del governo testé insediato. Per questa ragione egli ha privilegiato la compattezza sul prestigio collocando nei dicasteri e nelle posizioni più sensibili persone clonate sulla fedeltà al capo piuttosto che sul prestigio e sulla competenza. Blindatura zuccherosa evoca sia il populismo sia il trasformismo, due elementi connaturati a tutto il quindicennio berlusconiano e profondamente radicati nella storia politica e antropologica del nostro Paese. Nei suoi primi atteggiamenti di nuova maggioranza tutti i dirigenti già insediati nelle varie cariche istituzionali, ministri, sindaci, presidenti di Regione e di Provincia, non fanno che lanciare appelli di collaborazione ai talenti individuali lasciando in ombra il ruolo dell'opposizione. Questa a sua volta tende a concentrare la sua forma-partito per esorcizzare tentazioni centrifughe e fughe in avanti verso ipotesi immaginarie. L'aspetto più visibile della blindatura zuccherosa è il tentativo di coinvolgere il Capo dello Stato effettuato da Berlusconi il giorno stesso del giuramento nella sala del Quirinale durante il brindisi augurale con i nuovi ministri e in assenza del presidente Napolitano appena ritiratosi per urgenti impegni istituzionali. "Questa legislatura - ha detto il neo-presidente del Consiglio - procederà sotto il segno di un patto con il presidente della Repubblica che avrà il nostro pieno appoggio e al quale sottoporremo le linee guida del governo per averne consiglio e preventivo incoraggiamento". Una simile dichiarazione era del tutto inattesa dopo una fase di crescente disagio reciproco tra i due massimi poteri istituzionali. Essa rivela la preoccupazione di Berlusconi di fronte alla complessità dei problemi da affrontare e il suo bisogno di collocare il governo nel quadro d'una "moral suasion" preventiva e preventivamente sollecitata e ascoltata come tramite e garanzia di fronte ad un'opinione pubblica frammentata e instabile. Il Quirinale non ha fatto alcun commento alle parole del presidente del Consiglio né poteva farlo essendo esse del tutto informali; del resto i rapporti tra la presidenza della Repubblica e il potere esecutivo si sono sempre basati sulla collaborazione, ferma restando la netta distinzione dei reciproci ruoli. La "moral suasion" è sempre stata uno degli strumenti di quella collaborazione nell'interesse dello Stato, a cominciare dai "biglietti" tra Quirinale e Palazzo Chigi ai tempi di Luigi Einaudi. Ma altro è la collaborazione istituzionale tra due poteri dello Stato, altro la confusione dei ruoli e un patto di legislatura che equivarrebbe ad una sorta di "annessione" del Capo dello Stato alla maggioranza parlamentare. Annessioni del genere ci furono durante la Prima repubblica e raggiunsero il culmine con la presidenza Leone, ma dalla presidenza Pertini in poi scomparvero del tutto e i ruoli riacquistarono la doverosa nettezza prevista dalla Costituzione. Nettezza tanto più necessaria in una fase in cui - al di là del conteggio dei seggi parlamentari - la maggioranza è stata votata dal 47 per cento degli elettori. * * * Sappiamo che il nuovo governo, subito dopo il voto di fiducia, si appresta ad affrontare i due primi e importanti appuntamenti: quello della sicurezza e quello dell'economia per un rilancio della domanda interna. Questioni complesse e irte di difficoltà. Il ministro dell'Interno, Maroni e quello della Giustizia, Alfano, stanno lavorando sul primo tema; il ministro dell'Economia, Tremonti, sul secondo. La premessa al pacchetto "sicurezza" è una direttiva europea in corso di avanzato esame, che dovrebbe prolungare la permanenza degli immigrati nei centri di accoglienza e custodia fino a 18 mesi. Se e quando questa direttiva entrerà in vigore, essa darebbe tempo di esaminare in modo approfondito la figura dei vari immigrati e accoglierli o rispedirli ai paesi di provenienza. Ma di ben più incisivo contenuto sono le misure di pertinenza del governo, predisposte dall'avvocato Ghedini, uno dei difensori di Berlusconi e membro del Parlamento. Si va da un elenco di reati particolarmente sensibili ai quali applicare le nuove misure, ad aumenti di pena rilevanti, all'obbligo di processi per direttissima nei casi di semi-flagranza, all'abolizione dei benefici di legge per i reati reiterati, all'istituzione del reato d'immigrazione clandestina. Infine alla chiusura delle frontiere per i "rom" provenienti dalla Romania, e al rimpatrio immediato di quelli irregolarmente entrati e residenti in Italia. Quest'ultimo punto è particolarmente delicato perché richiede un accordo con il governo di Bucarest che non sembra affatto disposto a concederlo ed anzi minaccia eventuali rappresaglie sugli italiani residenti in Romania. Il pacchetto nel suo complesso configura una politica assai dura e non priva di efficace deterrenza almeno in una prima fase, anche se è generale convinzione che politiche anti-immigrazione non avranno, sul tempo medio, alcuna efficacia se non nel quadro di un'assunzione di responsabilità europea e di accordi con i Paesi dai quali i flussi migratori provengono. Dal punto di vista della politica immediata il governo trarrebbe indubbio giovamento di popolarità da queste misure, visto che quello della sicurezza è il tema principale intorno al quale si è formato il consenso degli elettori. Proprio per questo Berlusconi punta su un decreto legge d'immediata esecutività a dispetto della complessità e delicatezza della materia. Sarà decisiva su questo specifico tema la posizione del Capo dello Stato cui spetta di decidere se l'urgenza debba prevalere sull'esame approfondito ed ampio in sede parlamentare. * * * Ancora più ardua l'apertura di partita sul terreno dell'economia. Tremonti ha ieri affermato che non esiste alcun "tesoretto" spendibile. Affermazione discutibile dopo le dichiarazioni di Padoa-Schioppa nel momento del passaggio di consegne, anche considerando che l'ex ministro non è certo incline agli ottimismi contabili. Comunque questa è la posizione di Tremonti, dalla quale discende che non c'è copertura né per il taglio dell'Ici né per la defiscalizzazione degli straordinari e dei premi di produzione per i lavoratori dipendenti. L'ammontare delle risorse necessarie per questi provvedimenti oscilla tra i cinque e i sette miliardi di euro. Se non ci sono non ci sono e si resterà al palo oppure, come Tremonti ha dichiarato, si tasseranno altri soggetti che il ministro ha indicato nelle banche e nelle società petrolifere. Ha certamente coraggio, Giulio Tremonti: tassare i ricchi (banche e petrolieri) per dare ai meno ricchi. Però attenzione: l'abolizione dell'Ici non premia i proprietari di case modeste, già esentati da Prodi, bensì i proprietari di immobili di qualità e prestigio. Questo provvedimento è classicamente elettoralistico, costa due miliardi e mezzo e non ha alcuna utilità né sociale né economica. Meglio sarebbe se Tremonti lo levasse di mezzo, ma Berlusconi ci ha costruito una buona parte della sua vittoria elettorale, ecco il guaio per il ministro dell'Economia. Le misure sulla detassazione degli straordinari sono invece importanti per ragioni sia sociali sia economiche. Abbiamo ragione di credere che per quella operazione la copertura ci sia. Pensiamo che le minacce di Tremonti alle banche e ai petrolieri abbiano come obiettivo quello di indurre le prime a sostanziali sconti sui mutui e i secondi a ribassi sui prezzi dei carburanti. Comunque sarà bene che il ministro proceda confrontandosi in Parlamento con le proposte alternative dell'opposizione: se vuole dare prove di ascolto politico, questo è il tema più adatto. * * * Non parlerò oggi del Partito democratico, in fase di riassetto e presa di coscienza della sconfitta elettorale. Condivido in proposito la diagnosi fatta l'altro ieri su questo giornale da Aldo Schiavone: Veltroni ha puntato sulla voglia di cambiamento della società italiana, Berlusconi invece sulla insicurezza e la voglia di protezione nonché su un sussulto identitario, localistico e tradizionale. La maggioranza degli elettori ha condiviso. Si deve per questo abbandonare la visione d'una società più moderna e dinamica? Credo di no. Bisognerà riproporla in modi più efficaci e meno dispersivi, concentrando l'attenzione su punti e provvedimenti concreti. Questo è mancato e questo va fatto a cominciare da subito. Ciò che non va fatto è di aprire di nuovo scontri interni e regolamenti di conti. Ciò che non va fatto è rimettere in scena lo scontro Veltroni-D'Alema. Riproporre un duello così trito sarebbe esiziale per i duellanti e per il loro partito. Temo che nessuno dei due abbia fatto abbastanza per evitare che l'ipotesi di un rinnovato scontro prendesse consistenza. Penso che debbano entrambi provvedere, ciascuno per la parte che gli compete, a dissipare l'immagine che si è formata. Se sono responsabili certamente lo faranno.

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Tra polveroni e diritto a protestare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Torino Tra polveroni e diritto a protestare Il fine delle pene non è di tormentare e affliggere un essere sensibile né di disfare un delitto già commesso..." (Cesare Beccaria "dei delitti e delle pene") C'è una morale che è giusto ricavare dai "fatti" (anzi, dai "non fatti") di Torino di ieri pomeriggio? La risposta, assieme alle prime notizie sull'esito pacifico del corteo anti-Israele, serpeggiava ieri sera tra gli stand e in mezzo ai dibattiti della Fiera del Libro, ripetuta qualche volta con il facile "senno di poi", ma in qualche altro caso con più di una ragione: "Non è successo nulla, se non qualche problema al traffico e un po' di calo di visitatori al Lingotto". Dunque, una morale c'è ed essa può essere articolata in almeno due diverse riflessioni. La prima attiene il diritto di enunciare le proprie idee e anche di contestare ciò che non ci piace, ciò che non condividiamo o che, in qualche caso, addirittura detestiamo. SEGUE A PAGINA VIII.

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Uno schindler in valbormida (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Torino I generosi contadini di Cessole: salvarono la vita a dieci ebrei, premiati come Giusti d'Israele Uno Schindler in Valbormida Una storia iniziata nell'autunno del '43 tra i casolari della Valle Bormida astigiana. Protagonista un contadino che, pur sapendo di rischiare la vita, ha scelto di offrire rifugio a due famiglie ebree sfollate, condividendo la scelta con i propri parenti. Oggi è rimasta la moglie Virginia Brandone che racconta quell'esperienza, premiata con l'iscrizione tra I Giusti di Israele sul muro di Gerusalemme: "Ma non era davvero il caso: abbiamo solo vissuto otto mesi insieme" si schermisce oggi. CARLO PETRINI A PAGINA XIII.

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Libro, il corteo svuota gli stand - strippoli e zancan alle pagine ii e iii (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Torino Il presidente del Senato Schifani e il ministro della cultura Biondi in visita. Problemi nei bar rimasti senza acqua minerale, code per i ristoranti Libro, il corteo svuota gli stand Marcia contro Israele senza violenza, ma il pubblico non si fida STRIPPOLI E ZANCAN ALLE PAGINE II E III.

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Effetto manifestazione e traffico impazzito gli stand si svuotano - sara strippoli niccolo zancan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina X - Torino Effetto manifestazione e traffico impazzito Gli stand si svuotano Cinquemila per la Palestina slogan, kefiyah, bandiere e niente incidenti: "Vittoria" Un poliziotto ogni 5 dimostranti, negozi chiusi in via Madama. Ma tutto finisce bene SARA STRIPPOLI NICCOLO ZANCAN Echi del corteo? Nulla, o quasi. Tranne che all'idea di sfidare le deviazioni del traffico, gli intasamenti e anche quella vaga ansia da tensioni possibili, i meno motivati hanno deciso di restare a casa. Chi non si è fatto intimorire ha trovato il Lingotto di sempre. Affollato ed eclettico. Star del giorno lo scrittore americano Gore Vidal, che alle quattro del pomeriggio riempie la sala Azzurra, ammette il suo tifo per Hillary Clinton: "anche se non mi è piaciuta la sua campagna elettorale" e attacca il partito repubblicano: "Non sono persone normali, fanno i soldi attraverso la guerra". Si fa la coda da Iperborea per l'autografo di Arto Paasillinna, si ride con il Dante e il Virgilio inventati da Edoardo Artom che alla Fiera bacchettano gli editori mostrando i refusi evidenziati in giallo e così tentano il colpo di vendere un nuovo format a Striscia la Notizia. Citazioni alla mano. Da Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll pubblicato da Einaudi, a pagina uno del primo capitolo il coniglio cambia genere e diventa "la" coniglio. E nel Collezionista edito da Mondadori a pagina 359, è scappato un improbabile "sarebbe dovuti entrare". Agli stand degli editori si annotano gli errori con un leggero rossore e si ringrazia con nonchalance per la segnalazione. Mentre poco più in là, nello stand di Dea store, il cantautore della Musica ribelle Eugenio Finardi fa il pieno nell'incontro presentato da Carlo Massarini e incrociando il Poeta e la sua Guida propone di lanciare una campagna a favore del "Panda, del Koala e del congiuntivo" tutte specie protette. Non manca la tradizionale rissa del sabato ai ristoranti, compresa la fila lunghissima per assaporare i piatti etnici preparati dalla cucina del ristorante Maison Musique di Rivoli, nello spazio della Regione. E quest'anno una new entry che non passa inosservata. Molti i chioschi o i punti ristoro che devono aver fatto quattro calcoli decidendo di non vendere la comune bottiglietta d'acqua per puntare sulle più costose bibite. Risultato? Più che la paura dei filopalestinesi, i visitatori si aggirano per gli stand temendo la carenza da acqua fresca. Che il sabato fieristico sia però più vivibile della bolgia di sempre (innegabile che qualcuno possa averlo visto come un miglioramento) non sfugge agli occhi attenti degli habitué. Si vocifera che alla fine il bilancio si potrà chiudere con un segno negativo di circa il 5 per cento. Ma dalla Fiera si replica che il calo ha intyressato solo i visitatori occasionali, i curiosi, mentre i fedelissimi, i lettori forti, hanno assolutamente tenuto, come dimostrato dal fatturato degli editori in Fiera e la vendita negli stand, La mattina è stata monopolizzata dall'arrivo dei rappresentanti del nuovo governo Berlusconi. Alle 11 il presidente del Senato Schifani, accompagnato dalla moglie Francesca. Una signora un po' intimidita dalla folla che dice di essere alla sua prima visita alla Fiera. Per il presidente, accolto da Enzo Ghigo per il centrodestra e da Bresso, Saitta e Alfieri per le istituzioni piemontesi, l'omaggio dei maestri del cioccolato Pfatisch e Odilla, la visita agli stand istituzionali e la tappa finale allo stand di Israele: "Sono vicino da sempre ad Israele, che continuo a sostenere da anni affinché possa finalmente vivere in pace e serenità. Auspico il confronto e il dialogo e non forme di integralismo, che nuoce sempre". A mezzogiorno, mentre era atteso all'ingresso principale della Fiera, arriva un ministro Bondi dall'aria un po' spersa, solo soletto fra gli stand alla ricerca delle sue guardie del corpo. Lo intercettano la presidente Bresso e il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio, che lo accompagnano all'appuntamento. Nella sala Azzurra dove assiste alla lectio magistralis del filosofo Giovanni Reale "La Bellezza salverà il mondo", il ministro dice che al momento deve studiare, prepararsi, interpellare intellettuali ed esperti. Che sia la legge sull'editoria o le strategie per incentivare la lettura. Lettore attento e anche autore. Il suo prossimo lavoro? Etica e cultura d'impresa. I protagonisti? Una coppia alquanto inedita: Adriano Olivetti e Silvio Berlusconi. niccolò zancan Corso Marconi, birra e panini, secchi pieni di ghiaccio. Sono le tre di pomeriggio e si capisce come andrà a finire: "Noi abbiamo già vinto - dice Lele Rizzo di Askatasuna - abbiamo vinto per tutta l'attenzione che siamo riusciti ad ottenere in questi giorni. Per i contenuti che siamo riusciti a far passare: l'antisemitismo non c'entra niente, noi portiamo solidarietà al popolo della Palestina". Hanno bandiere rosse, falce e martello, kefiyah e sandali da mare, facce diverse, ci sono sette palestinesi, un gruppo di ebrei contro il governo di Israele, donne in nero, ragazze e professori, cani e biciclette, antagonisti lombardi, romani e livornesi, nessun politico, a parte Marco Ferrando e Franco Turigliatto. Partono tutti insieme sotto il sole per attraversare una città spettrale. Sembra una domenica d'agosto. Abbassate le serrande di via Madama Cristina. Su quella del Bar Glamour hanno attaccato un cartello: "Scusate siamo costretti a chiudere per motivi di sicurezza". Passano quelli di Free Palestine. Tremila persone. "Più di cinquemila", secondo gli organizzatori. Slogan nuovi, pochissimi. "Un sasso qui, un sasso là, un sasso per la libertà". Finisce senza incidenti. Senza neanche un motivo di avere paura. Affari d'oro per gli unici due bar aperti lungo il percorso. Il servizio d'ordine predisposto dal questore Stefano Berrettoni, dopo giorni di preoccupazioni e scelte delicate, si è rivelato molto efficace. C'erano più di mille agenti - polizia, carabinieri e guardia di finanza - ma si sono visti poco, solo il necessario. Quando si trattava di sbarrare eventuali variazioni sul percorso concordato. Agli incroci di via Genova con via Finalmarina, via Garessio, via Vado, con il Lingotto ormai vicino. Nessuno ha tentato di sfondare. Tutta la giornata è stata seguita sul campo dal dirigente della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi. Non è successo niente, oppure è successo tutto. Dipende dai punti di vista. "Abbiamo vinto - dice uno degli organizzatori - il fatto di sapere che il Salone del libro è mezzo vuoto è un altro successo di questo corteo. Perché la cultura non può essere qualcosa di distaccato dalla realtà, la cultura vive in questo mondo. E qui, oggi, si ribadisce che invitare Israele come ospite d'onore è stata un scelta sbagliata e razzista". Fumogeni rossi. Voci al microfono: "Ai poteri forti di questa città la nostra manifestazione dà molto fastidio". "Viva la resistenza del popolo palestinese". "Contropotere". "Intifada". Il gruppo di antagonisti da Perugia è l'unico a intonare cori contro gli agenti: "Tutti a Nassirya". Menzione speciale per lo striscione: "Non è tutto loro quello che luccica". Dopo tre ore si arriva in piazza Filzi. Duecento metri dalla Fiera: oltre non si va. Tre fumogeni vengono lanciati fra i piedi degli agenti, ma restano immobili, bravi a non perdere il controllo. Quando c'è un minimo di agitazione, quelli di Askatasuna richiamano all'ordine: "Calma, calma...". Calma sarà fino alle sette di sera. Davide Grasso, uno dei promotori: "Manifestazione riuscita, molto partecipata. Bisogna tenere conto della campagna mediatica violentissima che è stata scagliata contro di noi. Siamo stati attaccati da tutti i partiti politici". Due sorprese sulla strada del ritorno. Sui muri di San Salvario qualcuno ha appeso dei manifesti deliranti: "A Verona ci sono cinque eroi padani arrestati ingiustamente...". Immediata la smentita della Lega Nord, per voce del capogruppo alla Camera Roberto Cota: "Non sono nostri. Abbiamo presentato immediatamente denuncia contro chi ha avuto la bella idea di affiggere quei volantini". Poi un po' di tensione alla stazione di Porta Nuova. Trenta ragazzi arrivati da un centro sociale di Milano - la Panetteria - non volevano pagare il biglietto. Il treno è rimasto bloccato per alcuni minuti. Poi è intervenuta la Digos. Biglietti fatti, semaforo verde, ed è stata la fine di una giornata lunghissima.

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"ma a noi il salone porta via un terzo dei clienti" - gabriella colarusso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Torino Meno affluenza e molte lamentele nelle librerie cittadine. E ci sono lettori che andranno a Librolandia senza "tradirle" "Ma a noi il salone porta via un terzo dei clienti" GABRIELLA COLARUSSO "Tutti gli anni è la stessa storia: la Fiera ci porta via almeno un terzo del fatturato". Sarà pure una kermesse da grandi incassi per editori e grandi firme, ma per i librai torinesi Librolandia non sembra essere un buon affare. Lina Catizone ne a qualcosa. Lei, che si definisce "malata di libri", alla Fiera c'è stata venerdì. Ma di sabato mattina la sua libreria "Il Banco", in via Garibaldi, è semivuota. "Siamo una libreria di passeggio e di passaggio, oggi è una bella giornata, c'è tanta gente in giro, eppure sono entrate poche persone". I clienti affezionati non l'hanno "dimenticata", ma alla Fiera comunque non hanno intenzione di rinunciare. "Ci vado nel pomeriggio - dice Sabrina, 25 anni - ma non tanto per i libri, più per gli incontri e i convegni". "Certo, per il vero lettore la Fiera è come il paese dei balocchi - sorride Lina - Ma ormai ha perso il suo spirito originario. Prima puntava sui piccoli editori, per farli conoscere ai librai che sono il filtro con gli utenti. Ora sono davvero poche le cose che trovi al Lingotto e non nelle librerie come la nostra". Diverso il discorso per la rassegna Portici di Carta: "Quella si che è stata una bella iniziativa, davvero rivolta ai librai e ai lettori". Anche alla libreria Comunardi, ritrovo storico dei bibliofili torinesi, i clienti sono davvero pochi. "Per noi la Fiera è un vero e proprio disastro, succhia alle librerie il massimo possibile - dice il proprietario Paolo Barsi - In questi giorni c'è un calo delle vendite enorme e l'effetto si prolunga nel tempo: chi fa il pieno di libri alla Fiera aspetterà un po' di giorni prima di tornare in libreria. Insomma, è un business per il Lingotto e per gli editori, non certo per noi librai". Ne è convinta anche Giulia Carluccio, che si avvicina alla cassa per pagare i suoi acquisti, Trattatisti greci e A cosa pensano i film: "Andrò alla Fiera per lavoro - dice - mi hanno invitata a un dibattito, ma pensare alle inaugurazioni in pompa magna a Venaria per 800 persone fa passare la voglia di andarci". Anche a "La casa del Libro", in Galleria Subalpina, e alla libreria Mercurio di via Po, le commesse raccontano di un calo visibile delle presenze. In effetti, alle 16, tra gli scaffali della Mercurio ci sono solo tre persone. "Forse un giro in Fiera lo farò, ma trovo stressante stare tra quei padiglioni. Preferisco la serenità della libreria. E poi non credo che ci siano cose che non possa trovare anche qui", sorride Andrea, 40 anni, impiegato. Alla Luxemburg di Angelo Pezzana, il curatore dello stand di Israele alla Fiera, le cose invece non sembrano andare così male: "Non c'è stato un calo degli acquisti", spiega Luigi, addetto alle vendite. Accanto a lui, Giorgio, cliente di vecchia data, scava tra le riviste di design: "Al Lingotto vado lunedì perché c'è meno gente. Mi piace molto la Fiera, è un'occasione per farsi un'idea delle piccole case editrici, puoi scoprire cose che non conosci. A me piace toccare i libri, vagare tra gli scaffali, parlare con il libraio delle nuove uscite, ma mi piace anche vivermi la Fiera".

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"la fiera si conferma luogo di incontro" - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Torino Il volantino Gli attacchi personali mi hanno molto ferito Denuncerò gli autori di quell'ignobile libello non si può criticare in questo modo una scelta politica "La Fiera si conferma luogo di incontro" Picchioni amareggiato ma sereno: giusta la scelta di invitare Israele PAOLO GRISERI E' stato attaccato sul piano personale, ha pagato pesantemente il prezzo di una polemica che è partita dalla politica ed è trascesa in modo inaccettabile. Ultimo episodio un volantino pieno di livore, con accuse false e assurde. Rolando Picchioni ha potuto tirare un sospiro di sollievo solo ieri sera, quando si è conclusa la manifestazione dei sostenitori del boicottaggio e il pubblico è tornato ad affluire tra i padiglioni della Fiera. Non è solo una questione di numeri: è anche la dimostrazione che l'esperimento di quest'anno, la scelta di gettare la manifestazione del Lingotto in mezzo al gorgo dei problemi del mondo, è una scelta che paga. Presidente Picchioni, rifarebbe la scelta di invitare Israele come ospite d'onore? "Nonostante le falsità e le menzogne che sono state scritte in queste settimane, io rivendico con orgoglio il fatto di aver compiuto questa scelta in buona fede e con l'intenzione di offrire uno spazio di dialogo. Ciò che si è puntualmente verificato come dimostra il numero di dibattiti in aumento e la cifra crescente di espositori". I sostenitori del boicottaggio dicono che il dibattito è stato a senso unico. Come risponde? "Intanto rispondo che non è vero. E aggiungo che avrebbe potuto essere un dibattito più ricco se coloro che hanno sfilato avessero accettato la proposta che ho fatto fino all'ultimo perché gestissero uno stand nella Fiera. In ogni caso avrebbero potuto fare come Dario Fo, che è venuto al Lingotto e ha duramente criticato la nostra scelta di invitare Israele. Noi non ci siamo mai sottratti al dibattito, anzi, noi siamo il luogo del confronto e vogliamo diventarlo ancora di più". Sarà così anche il prossimo anno? "Questa mattina ho confermato alla tv egiziana che l'anno prossimo sarà l'Egitto il paese d'onore e che quella diventerà l'occasione per coinvolgere in Fiera tutti i paesi della riviera sud del Mediterraneo. Non mi illudo che sia risolutivo ma se anche la Fiera del libro può servire a costruire spazi di dialogo in Medio Oriente penso che sia un fatto positivo". Il libro di Torino come il torneo di ping pong che avvicinò Cina e Stati Uniti? "E' un paragone un po' forte anche se ricordo che all'epoca la diplomazia italiana e in particolare Emilio Colombo, giocò un ruolo non secondario. In ogni caso è un bene se una manifestazione culturale riesce a dare il suo contributo alla soluzione dei problemi della convivenza tra i popoli. Capisco che possa essere più rischioso, come dimostrano le polemiche di quest'anno, ma la Fiera non può sempre vagare con i suoi temi nell'empireo delle questioni cosmiche. Deve anche saper entrare in medias res, affrontare i problemi più spinosi. Per la dimensione e il ruolo che ormai ha assunto la Fiera del Libro ha una funzione civile di cui è conscia e che deve assolvere". Sia sincero: nello scontro tra chi voleva boicottare e voi, chi ha vinto? "Non è una questione numerica. Me la caverei in fretta se dicessi che abbiamo vinto noi come dimostrano i numeri della partecipazione ai dibattiti. So bene che la ragione e il torto non si misurano solo con il principio di maggioranza. Continuo però a pensare che l'idea del boicottaggio sia fallita e che fosse un'idea sbagliata. Non è giusto boicottare la cultura. In ogni caso va detto che mai come in questo periodo si è discusso in Italia della questione palestinese e questo è indubbiamente merito nostro e anche di chi ci ha contestato. Anche se avrebbe potuto farlo in modo più incisivo venendo al Lingotto". Che cosa l'ha amareggiata di più nelle polemiche di questi giorni? "Gli attacchi personali. Annuncio fin da ora che il mio avvocato querelerà gli autori di un ignobile libello contro di me distribuito e fatto circolare in questo periodo. Non si può criticare una scelta politica lanciando accuse vere o presunte o evidentemente false che cercano di colpire sul piano personale. Questo è un inaccettabile imbarbarimento del confronto che non possiamo permetterci. Non solo perché a nessuno fa piacere essere vittima di accuse false ma anche perché questo inquina il terreno del confronto. E questo è grave soprattutto se la Fiera vorrà affrontare anche nei prossimi anni temi difficili. Noi abbiamo dimostrato il coraggio di compiere scelte che si prestavano alla discussione anche aspra. Vorrei che quella discussione avvenisse a partire dal rispetto reciproco tra gli interlocutori".

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Tra polveroni e diritto a protestare - ettore boffano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVI - Torino TRA POLVERONI E DIRITTO A PROTESTARE ETTORE BOFFANO Contano, è ovvio, le forme e i modi in cui lo facciamo e forse, ieri pomeriggio, la fortuna ha aiutato Torino evitando comunque incidenti e violenze. Ma il corteo finito bene, magari soltanto per una serie di circostanze favorevoli, dovrebbe adesso indurre tutti a ragionare sul livello scarso e sbagliato che, nel nostro paese, hanno raggiunto la sopportazione e la tolleranza verso le forme di dissenso e di contestazione radicale di ogni maggioranza o di ogni idea dominante o prevalente: politica, religiosa o culturale (un atteggiamento però, lo vedremo in seguito, che sempre di più si orienta in un unico senso, concedendo invece a chi si indigna ampia libertà di toni e di comportamenti incivili o verbalmente violenti). Era davvero così grave, inconcepibile ed errato, insomma, concepire ed esplicitare una contestazione ad Israele, al suo governo e ai suoi comportamenti nei confronti dei palestinesi? E i modi e i ragionamenti usati, anche nella nostra città e da più parti, per osteggiare questo atteggiamento, erano davvero così diversi, così alternativi (così dalla parte della ragione, in ultima analisi) rispetto agli analoghi e ottusi oltranzismi che, qualche mese fa, avevano attaccato la scelta della Fiera di dedicare il fulcro della sua manifestazione alle celebrazioni della nascita dello Stato ebraico? A questi interrogativi, potrebbe essere opposta subito una facile obiezione. Quella riguardante la "bolla mediatica" costruita in queste settimane attorno all'evento torinese e addirittura contro le stesse analisi che la Digos cittadina e il sindaco Sergio Chiamparino conducevano da giorni riguardo alle scarse possibilità di violenze e di scontri. Un considerazione giusta e alla quale nessuno di noi, operatori dell'informazione, dovrebbe sottrarsi in futuro ragionando su come facciamo ogni giorno il nostro mestiere. Ma buttarla in giornalismo, rifugiandoci tutti nell'ormai scontata critica ai giornali e alle tv, non può costituire adesso l'unica risposta. Resta forte, infatti, la sensazione che nel mondo italiano della politica (ma ormai sempre di più e sempre più colpevolmente, anche in quello della cultura) si stia facendo strada un atteggiamento retorico e bigotto che è pronto a condannare ogni voce dissenziente e dissacrante, ogni laica contestazione (alla politica come alle religioni) che rompa i perbenismi del consenso. L'ultima settimana torinese, dalle polemiche sulla lezione a Scienze Politiche di Tarek Ramadam sino alle intolleranze e alle falsità di certi intellettuali radicali sulla presenza di Israele alla Fiera del Libro e poi agli allarmismi esagerati sul corteo antagonista, ha detto e insegnato molte cose in questo senso. Soprattutto alla sinistra democratica che nella sua confusione post-elettorale (e nel suo ormai decennale buonismo carico di amnesie) pare aver smarrito la capacità di indicare con fermezza alcune garanzie e alcune razionalità irrinunciabili. E qualcuna di esse, sarebbe stato giusto aspettarsela dopo la decisione della Procura della Repubblica di Torino di indagare i tre autori dell'incendio della bandiera israeliana durante il corteo del 1° Maggio. Un gesto stupido, inutile, provocatorio e che aveva già trovato la condanna politica di tutti al termine della festa dei lavoratori, ma che pare assurdo far rientrare in una gestione solo giudiziaria di vicende che avrebbero bisogno invece di ragionamenti (e di confronti) soprattutto politici e culturali. L'incendio delle bandiere ha avuto stagioni e ricorsi storici un po' in tutte le parti politiche dello schieramento italiano ed esaltarne la simbologia può autorizzare a clamorosi opportunismi: come quelli chi ha giudicato la bandiera bruciata nella nostra città come un fatto più grave dell'uccisione di un giovane veronese a calci e pugni. O come chi condanna l'oltraggio alla bandiera israeliana e poi annuncia che vorrebbe usare quella italiana al posto della carta igienica. Anche in questo caso, dunque, è forse giusto interrogarsi se il codice penale sia la soluzione ultima possibile per amministrare contrasti che sono prima di tutto (anche nella loro innegabile provocatorietà) politici e culturali.

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Il pd a campo de' fiori vende libri pro-israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VIII - Roma Uno stand per contrastare l'appello al boicottaggio alla Fiera di Torino Il Pd a Campo de' Fiori vende libri pro-Israele Gemellaggio virtuale tra Roma e Torino in sostegno di Israele. A Campo de' Fiori è stato allestito uno stand dedicato a volumi di autori israeliani. L'iniziativa è stata firmata della sede romana del Partito Democratico. Sullo stand sventola anche la bandiera israeliana, il grande drappo bianco e azzurro con la stella di David. L'iniziativa vuole esortare i romani a schierarsi contro il boicottaggio della rassegna piemontese invocato dall'organizzazione "Free Palestine" e, per dare prove concrete del loro appoggio, i consiglieri del Pd hanno voluto allestire il banchetto punto d'incontro nel cuore del Centro storico. I volumi si possono anche acquistare e ci sono testi dei più noti romanzieri israeliani, tra cui Aharon Appelfed, il cui best-seller "Badenheim 1939" è stato acquistato anche dal neo-presidente della Provincia Nicola Zingaretti: ieri pomeriggio ha voluto visitare lo stand di Campo de' Fiori sottolineando "la necessità di impegnarsi nella difesa e diffusione della cultura israeliana".

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Spremere le nuvole - lucio forte (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Palermo SPREMERE LE NUVOLE LUCIO FORTE Mercoledì 11 maggio 1988. Aerei speciali "mungeranno" le nubi e forniranno acqua a Palermo e dintorni. Il brevetto è israeliano.

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NICO ORENGO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fulmini NICO ORENGO nico.orengo@lastampa.it IL GIALLO DEL BRACCIO ROTTO Lo stand di Israele è abbastanza rincantucciato, in questa Fiera. Volti di scrittori in fotocopia, libri che, tradotti, figurano presso molti altri stand. Forse, dopo le anche pretestuose polemiche, è una scelta di mimetizzazione. Ecco una delle domande che un po' oziosamente si sente alle cene serali, oltre a quella di sapere come, veramente, la Giulia Maldifassi, della Feltrinelli, si sia rotta un braccio, il destro, a Venaria Reale. Se la pongono soprattutto i giallisti. Come si saranno mimetizzati gli agenti del Mossad? Da visitatori, standisti, poliziotti, baristi, addetti alle pulizie? E assomiglieranno più a Matt Damon o a Daniel Craig?.

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Il silenzio dell'Europa sul Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il silenzio dell'Europa sul Libano In una nazione multiconfessionale dove le cariche vengono assegnate con "cencelliana" precisione non è possibile perdere il filo della trattativa con tutti. Gli scontri di questi giorni sono parte dello stallo che il Libano sta vivendo da troppi mesi, il Parlamento è fermo e soprattutto non si elegge il Presidente della Repubblica, vero ago della bilancia. Gli scontri provocati da Hezbollah devono essere letti proprio in questa chiave, quella di forzare la mano per ottenere un Presidente che non li isoli ma piuttosto ponga il "Partito di Dio" al centro della politica del Paese. Questo è il vero nocciolo della questione. Nel corso degli anni la comunità sciita, tradizionalmente la meno abbiente del Paese, si è rafforzata fino a rappresentare, con oltre il 30% della popolazione, la realtà demograficamente più rilevante. Il premier Siniora, lo stesso che ha proclamato Hezbollah "movimento di resistenza nazionale" ha improvvisamente che i miliziani di Assan Nasrallah rappresentano uno Stato nello Stato, con reti di comunicazioni dedicate. La scesa in strada dei guerriglieri di Dio ha dimostrato che gli uomini dalla gialla bandiera sono in grado di paralizzare la città, e non solo quella, come e quando vogliono. Bene ha fatto l'Esercito, nonostante i timidi tentativi del premier, a non avviare azioni di forza. Innanzitutto l'esito degli scontri avrebbe visto probabilmente le ancor deboli LAF, Lebanese Armed Forces, uscirne con le ossa rotte e in ultimo molte unità annoverano nelle proprie fila sciiti che avrebbero certamente non alzato le armi contro loro amici e parenti, rischiando così di spaccare l'esercito in fazioni religiose come all'alba della guerra civile degli anni Settanta. La crisi sta dimostrando come non sia possibile continuare su questa strada. Il Libano ha bisogno di stabilità e sta risentendo della "guerra" politica tra Stati Uniti e Iran. è vero che il dialogo tra Washington e Teheran è certamente difficile ma è oramai tempo di scelte coraggiose e lungimiranti, come fece il Repubblicano Nixon avviando la "politica del ping pong" con la Cina di Mao. Per quanto siano alte le proteste delle dinastie sunnite dei piccoli e grandi Paesi del golfo è il momento di porre le basi per un dialogo futuro. Si possono non condividere le ambizioni iraniane di potenza regionale ma non si possono non comprendere. Il frutto malato dell'assenza del dialogo è una endemica instabilità nel sud dell'Iraq con i guerriglieri di al Sadr e la fortissima influenza iraniana nell'area di Herat, ove sono stanziati i nostri militari in Afghanistan. La terra dei cedri è da oramai trent'anni la palestra dei miliziani iraniani maggiormente oltranzisti. Occorre rompere questo giogo. Da una parte l'Europa con l'Italia leader, visto che in questo momento non vi è in Libano una Nazione verso la quale vi sono maggiori aspettative e aperture che il nostro Paese, dovrebbe avviare un concreto dialogo con tutte le realtà sciite. Questo ponendo però alcuni punti non negoziabili, come il riconoscimento di Israele, l'abbandono della lotta armata come parte del dialogo politico e la revisione dei rapporti con i soggetti iraniani e siriani contrari ad un processo di pacificazione. A fronte di questo si potrebbero avviare robuste iniezioni di Euro ed ulteriori concessioni politiche. I libanesi desiderano stabilità e ritornare a fare business. Occorre almeno provare. Nel contempo se la stessa Europa non si adopererà per migliorare il dialogo USA/Iran, il solo immaginare stabilità in Iraq, Afghanistan e Libano equivarrà a svuotare l'Oceano con un cucchiaino da the... Per questo è necessario intervenire per sbloccare la vicenda del Presidente Libanese. Gli schieramenti sono essenzialmente due, il blocco filo siriano con Hezbollah, Amal del vecchio volpone Berri e i cristiani maroniti del Generale Aoun. Dall'altra parte la coalizione vede i sunniti con il figlio di Hariri, più sopportato che supportato dai suoi, e i cristiani di Gemayel e Samir Gegea. Il quadro è sinceramente oscuro, nessuno dei due gruppi pare in grado di esprimere una figura da tutti condivisa. Se la comunità internazionale "sponsorizzasse" chiaramente il Generale Sulemayan, comandante delle Forze Armate, si darebbe contestualmente un messaggio di stabilità con un candidato non di parte e le LAF riprenderebbero quel prestigio necessario per essere davvero "di tutti". Il tempo è davvero poco, è necessario agire subito per non vanificare quanto di buono ottenuto con la presenza dei caschi blu nel sud del Paese. In Libano gli spazi di manovra sono oramai ridotti al minimo, girare la testa dall'altra parte vorrebbe solo dire perdere il Paese e avere altri decenni di assoluta instabilità nell'intero Medio Oriente. Fine corsa, signori si scende... Andrea Margelletti.

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Alle radici del terrore islamico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 112 del 2008-05-11 pagina 20 Alle radici del terrore islamico di Marina Gersony Come nascono il fondamentalismo islamico e il terrorismo? Perché un giovane come tanti, probabilmente poverissimo e ansioso di trovare un lavoro come si deve, di colpo decide di aderire alla causa degli integralisti? E magari, affascinato da un gruppo di fanatici, diventa un assassino spietato? Cosa sognano i lupi (Mondadori, pagg. 266, euro 9,40, trad. Yasmina Melaouah), di Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Mulessehul, ex ufficiale dell'esercito algerino, lo spiega bene. Il meccanismo è semplice: ragazzi senza futuro vengono reclutati da abilissimi predicatori che fanno leva sulle loro fragilità e aspettative deluse. La promessa - che giustifica anche l'azione più bieca - si chiama Eden, con tanto di harem e giardini fioriti. Una situazione simile la descrive il bel libro La scelta di Said. Storia di un kamikaze di Bouchaib Mhamka con Raffaele Masto (Sperling & Kupfer, pagg. 248, 16,50 euro). Si tratta di una vicenda realmente accaduta nel 2006: anche qui, case povere, vicoli maleodoranti, brevi studi e l'impossibilità di liberarsi dalla miseria. I due autori indagano le motivazioni più profonde che muovono i proseliti e gli strumenti adottati da chi guida l'esercito dei "buoni musulmani". Infine una guida fresca di stampa, Israele e Territori Palestinesi per stemperare i toni (Touring Editore, pagg. 288, euro 24): è uno strumento aggiornatissimo per conoscere una regione ricca di significati religiosi, storici e culturali ma anche di attrattive naturali e turistiche. Un invito, insomma, a promuovere in quest'area travagliata anche quell'industria di pace che è il turismo consapevole. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Coltiviamo <Il seme della violenza> ma rimandiamo davvero l'Apocalisse (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 112 del 2008-05-11 pagina 21 Coltiviamo "Il seme della violenza" ma rimandiamo davvero l'Apocalisse di Redazione Ecco i libri che la redazione cultura del Giornale ha letto per voi e che vi segnala, divisi per categorie serie e semiserie. DA NON PERDERE Il seme della violenza di Evan Hunter (Elliot, pagg. 508, euro 22,50). Il nome dell'autore (1926-2005) potrebbe non dirvi molto, però è il vero nome di Ed McBain, maestro del giallo americano. Oltre a essere McBain, Hunter è stato un sacco di altri scrittori di successo (amava gli pseudonimi). Il seme della violenza, che parla di bullismo in una scuola anni '50 (ma per attualità del tema sembra scritto oggi), è forse il suo romanzo più bello (in Italia non lo pubblicano da anni). SE VI FOSSE SFUGGITO Un pollastro a Hollywood di David Henry Sterry (Adelphi, pagg. 219, euro 18). Quando Sterry arriva nella mecca del cinema (1974) ha 17 anni, 27 dollari in tasca, nessun posto per dormire e una famiglia da cui darsela a gambe. Eppure non si dispera, e guardando Hollywood pensa: "È un paese delle meraviglie perverso e malato, e io sono Alice". Così, in breve si trasforma in marchettaro per signore d'alto bordo. Ad anni di distanza racconta la propria esperienza con una narrazione in bilico tra humour e squallore. DA COMODINO Armageddon di Alan D. Altieri (Tea, pagg. 289, euro 10). È una raccolta di racconti apocalittici di un vero maestro del genere. Cinque narrazioni visionarie ed epiche perfette, in notti di temporale, per non addormentarsi mai più. O per addormentarsi per sempre... DA TASCA Due Popoli una terra di Benny Morris (Rizzoli, pagg. 227, euro 12). Il capofila dei nuovi storici israeliani ripensa alle possibili soluzioni del conflitto fra Israele e palestinesi. Imperdibile per tasche votate alla geopolitica. DA CESTINO L'Apocalisse rimandata di Dario Fo (Guanda, pagg. 201, euro 15). Nessuna polemica ideologica. Soltanto una domanda: la creatività, l'estro linguistico di Fo, dove sono finiti? Resta un grande ego e poca arte della parola. Peccato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Charlemagne, sperimentazione in voce, elettronica e oggetti - gianni gherardi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Bologna Stasera al Teatro San Leonardo con l'ensemble Perlonex Charlemagne, sperimentazione in voce, elettronica e oggetti E domani il duo Arevalos e Ratsimandresy rende omaggio al compositore Messiaen e ai suoi allievi GIANNI GHERARDI Quattro anni fa, Angelica Festival ospitò Charlemagne Palestine, che nella chiesa di San Martino offrì una performance nell'antico organo trasformato in una sorta di strumento dell'espressività metropolitana, tra minimalismo e contemporaneità. Quest'anno l'americano torna al festival e stasera sarà al Teatro San Leonardo (ore 21,30) - in prima italiana - con l'ensemble tedesco di elettronica Perlonex, per offrire una nuova avventura nell'ambito di quella sperimentazione sonora in cui è attivo ormai da decenni. Con Palestine, nell'occasione anche vocalist di alcune sue canzoni, ci saranno Ignaz Schick (elettronica, oggetti, gradischi), Joerg Maria Zeger (chitarra, elettronica) e Burkhard Beins (batteria, percussioni, oggetti). Nell'autunno 2004 i Perlonex invitarono due ospiti, Keith Rowe e appunto Palestine, ad unirsi al trio per i concerti al Podewil di Berlino, che fruttarono poi un doppio cd. L'incontro con Palestine fu un evento magico, davvero speciale, e da allora periodicamente l'americano è diventato ospite del gruppo. I Perlonex sono in attività da fine 1998 e da quel momento hanno suonato moltissimo in diversi Paesi, creando un mix di stili differenti davvero unico, un crossover tra elettroacustica, noise industriale, ambient, minimal, fino alla psichedelica. Domani Angelica presenterà due appuntamenti. Alle 12 al Museo della musica, Palestine a "Incontri & ascolti" sarà intervistato da Franco Fabbri. In serata al San Leonardo, Matteo Ramon Arevalos al pianoforte e Nadia Ratsimandresy alle "ondes Martenot" eseguiranno pagine di Messiaen (1908-1992). Si tratta di "Louange à l'éternité de Jésus" del 1941; "Quatre feuillets inédits" (1989); " Vocalise-étude" (1935); "Le merle noire" (1951), alternati a brani di Charpentier, N'Guyen - Thien e Tristan Murail.

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Note ebraiche dell'800 per i 60 anni di israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina X - Bologna Sinagoga Note ebraiche dell'800 per i 60 anni di Israele Al via le manifestazioni per il 60° anniversario dello Stato di Israele, organizzate dal Museo Ebraico. Stasera alle 17.45 alla Sinagoga di via Mario Finzi 4, si tiene il concerto del pianista Mattia Peli dedicato ai brani ispirati all'ebraismo scritti tra '800 e '900. Il "Concerto del giorno dell'indipendenza" (Yom ha Hatzmaùt) prevede pezzi di Ravel, Mendelssohn, Bernstein, Milhaud, Bloch e Castelnuovo eseguiti dal giovane pianista parmense noto per le sue apparizioni in Germania, Svezia e Israele, conosciuto anche come direttore d'orchestra, fondatore del gruppo la "Giovane Emilia" e compositore. Da segnalare anche, alle 22, alla Cantina Bentivoglio si esibisce per il festival "Klezmer e dintorni" Aleksey Asenov, musicista bulgaro grande virtuoso della fisarmonica. (c. pil.).

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"non snaturate torino con i grattacieli" - marina paglieri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIX - Torino Una violenza L'impatto Vicino ad un edificio enorme presto ne sorgono altri e alla fine si stravolgono i paesaggi E poi il vostro è un insediamento antico Non conosco il progetto di Renzo Piano ma posso dire che non esistono costruzioni simili sostenibili Per questo ora affermo di preferire le case solari "Non snaturate Torino con i grattacieli" Brown, padre delle Twin Towers, boccia le torri: cambiano l'anima delle città MARINA PAGLIERI E' l'ultimo testimone vivente del gruppo di progettisti delle Twin Towers a Manhattan. Ma adesso costruisce residenze a basso impatto ambientale, di un piano, massimo due. Ha realizzato alcuni tra i più alti edifici negli Stati Uniti - dalla John Hancock Tower di New York alla Sears Tower di Chicago - e ora mette in guardia i torinesi a proposito della torre di Renzo Piano per Intesa San Paolo: "Attenzione, un grattacielo cambia il cuore e l'anima di una città", Chaim Brown, 66 anni, ingegnere e docente universitario, sempre in viaggio tra Gerusalemme, dove si è trasferito dopo l'11 settembre (appuntato sulla giacca, un distintivo con il volto di Ben Gurion), gli Stati Uniti e il mondo, era ieri alla Fiera del Libro per presentare le sue "case solari". Sono residenze prefabbricate con elevato risparmio energetico, pronte in 10 settimane con costi ridotti, per realizzarle e spedirle in giro per il mondo ha dato vita a una società. L'intento principale è di creare insediamenti nel deserto del Negev, nel sud di Israele, da destinare a coloro che, un giorno o l'altro, faranno ritorno dai Territori. Al momento le richieste sono più di 9mila, poi si vedrà. Prima del Lingotto, c'è stato il tempo per una passeggiata per Torino: "Una città bellissima, non lo sapevo proprio, ci tornerò". La sorpresa davanti alle architetture di Guarini ("ma perché non si costruisce più qualcosa di così bello oggi nel mondo)" è il commento di fronte alla sinuosa facciata di Palazzo Carignano), l'incanto nelle piazze San Carlo e Vittorio ancora vuote nel mattino del sabato ("si vede che questo è un posto vivibile, a misura d'uomo"), lo stupore sotto la volta della Mole Antonelliana ("che fascino, ma come poteva pensare Antonelli di farne un tempio israelitico? E' troppo grande". Poi, dopo la salita in ascensore sulla cupola, uno sguardo dall'alto e il verdetto finale: "In un paesaggio urbano come questo, un grattacielo rappresenta un danno visibile e permanente". Chaim Brown, inutile chiederle se le pare opportuno a Torino un grattacielo come quello previsto? "Guardi, è una domanda che mi hanno già rivolto in almeno venti città. Dopo un po' di anni, torno in quelle stesse città e trovo che hanno subito una spaccatura, che sarà per sempre. Se non si è fatto o il grattacielo, qualcuno recrimina, pensa che si sia persa un'occasione. Se lo si è costruito, magari è anche peggio. Poi, dopo la prima torre, ne arrivano altre, ho visto tanti luoghi snaturarsi. Alla sua domanda rispondo di no, non mi pare opportuno un grattacielo in una città storica con questo impianto". Per quali motivi? "Perché un grattacielo porta una trasformazione radicale, qualcuno dice in positivo, ma io non ne sono sicuro. Non puoi bloccare il progresso, eppure io ho dei figli giovani che mi rimproverano di avere costruito troppe torri, pensi, sono più di trenta. Ora dico basta, il futuro va da un'altra parte. Un grattacielo può distruggere un paesaggio urbano". In che senso? "Nel senso che alla fine si vedrà solo più quell'edificio, enorme. Poi ne arriveranno altri, perché un grattacielo da solo non ha senso. Se tornerò qui fra qualche anno ne avrò una conferma. Spero non rovinino la vostra bella città". Non la convince neanche il fatto che il progettista Renzo Piano parli di un edificio sostenibile e a basso impatto ambientale? "Non conosco Piano se non di fama, posso dire però che il basso impatto ambientale è la scusa che viene addotta, per un edificio di quelle dimensioni non può esistere. E' una materia che conosco bene, forse per questo dico di preferire ora le case solari". Dunque i grattacieli appartengono al suo passato. Ma quando costruiva le Twin Towers, immaginava che potessero crollare? "Assolutamente no. Con il gruppo di lavoro, eravamo in 14 e io ero il più giovane, si erano esaminate tutte le possibili cause di distruzione, l'unica che non avevamo previsto è quella che si è verificata. Lì sta la genialità di Bin Laden, avere capito che per piegare il metallo all'interno delle torri ci voleva una temperatura altissima, che poteva essere solo quella prodotta dalla combustione del carburante degli aerei. A tre giorni dall'attentato ho spiegato questo in televisione, ma non mi hanno creduto. Ci sono voluti 5 anni di tempo e 60 milioni di dollari per arrivare alle mie stesse conclusioni".

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I generosi contadini di cessole - carlo petrini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXI - Torino I generosi contadini di Cessole Virginia, l'unica superstite: così salvammo la vita a dieci ebrei Una storia iniziata nell'autunno del '43 in Val Bormida: "Mio marito disse loro: male non fare, paura non avere, rivelatevi" Otto mesi insieme: "Una volta uccidemmo un maiale: temendo che usassimo le loro pentole, le nascosero" Nel 1999 sono stati iscritti tra i Giusti di Israele e il loro nome è sul muro di Gerusalemme CARLO PETRINI è l'autunno del 1943, fa freddo. Lungo una stradina di campagna inerpicata sulle colline di Cessole, piccolo paese della Val Bormida astigiana, un contadino incontra un gruppo di persone disperate, avvolte da coperte, con qualche povero fagotto appresso. Hanno negli occhi paura e infinita stanchezza. Raccontano di essere sfollati, venuti via da Calosso. Il contadino si chiama Emilio Ambrostolo. è un uomo considerato in paese, di quelli senza tanta istruzione ma con la testa sulle spalle e una innata autorevolezza, un forte senso di umanità. Davanti a lui ci sono una giovanissima madre con una bimba piccola, il marito e il suocero. Parlano, nasce una simpatia reciproca, un senso di fiducia. Emilio sente che non si tratta di semplici sfollati e dice: "Giù la maschera, ditemi chi siete. Male non fare, paura non avere", il suo motto. E infatti quella spaurita famiglia cerca un posto dove nascondersi, perché Bianca Luzzati, Vittorio ed Ettore Tedeschi, la piccola Delia, sono ebrei in fuga dalla persecuzione nazifascista. Tra le colline boscose sopra Cessole ci sono cascine isolate, e in una di queste, abitata dai suoi suoceri, Emilio offre loro rifugio. La padrona di casa, Luigia Brandone, li accoglie per prima cosa offrendo loro delle uova. Da questo incontro deriva la salvezza delle famiglie Luzzati e Tedeschi. Perché Emilio, tornato a casa, parla con la moglie Virginia. Sono consapevoli dei rischi, ma vogliono seguire quella che ritengono la principale regola morale della vita: aiutare chi ha bisogno. Più forte della paura di essere uccisi o avere la casa bruciata. A raccontare questa storia oggi è proprio Virginia, l'unica superstite rimasta di questo gruppo di eroi, inconsapevoli per tanto tempo del valore della loro generosità. Ha novantatré anni, una memoria che non vacilla e dipana lucida il racconto di quegli anni bui. Ma non sono ricordi piacevoli, perché erano tempi "che si aveva sempre la morte alla gola". A casa loro dopo qualche tempo arrivano dunque la mamma di Bianca, Michelina Luzzati, con la figlia Adriana di quindici anni. Poi anche l'altro figlio, Fausto, fratello di Bianca e Adriana, che le raggiunge da Roma dove si nascondeva con documenti falsi. Fausto è in età di leva, cosa che raddoppia il pericolo. Non solo: Emilio coinvolge anche la famiglia di sua sorella Ernestina, alla cascina Tassera, dove trovano rifugio gli zii di Bianca, Guido e Fernanda Luzzati, con la figlia Gabriella. Si tratta dei genitori e della sorella del pittore genovese Lele Luzzati, il quale in quel periodo si trovava già in Svizzera. In tutto dieci persone. Dieci vite salvate. Tre nuclei familiari riuniti a poca distanza, che per incontrarsi, per trovare il conforto di vedersi e sapersi uniti, percorrono ogni volta che è possibile i sentieri accidentati e scoscesi tra una cascina e l'altra. Otto mesi di vita in comune, che segnano un legame profondo tra famiglie di estrazione sociale tanto diversa. Luzzati e Tedeschi sono infatti di livello culturale e sociale elevato. Il capostipite è proprietario di terreni, ad aiutarli a Calosso era stato in un primo tempo il suo mezzadro: anch'egli fa la sua parte, custodendo sotto il proprio tetto l'anziana madre di Michelina, inferma e impossibilitata a muoversi. Emilio e Virginia cedono la loro stanza da letto agli ospiti, anche perché ha un'uscita all'esterno utile in caso di fuga; si adattano con la figlioletta in una stanza vicino alla stalla. Usano la stessa cucina, mangiano alla stessa tavola, tranne quando le prescrizioni religiose non lo permettono. Sorride Virginia raccontando di quando hanno ammazzato il maiale: "Hanno nascosto tutte le loro pentole dalla paura che le usassimo per metterci dentro quella carne. Però, per non dare sospetti, le donne venivano in chiesa la domenica, si mettevano il velo e dicevano a tutti che erano sfollate da Genova". Quando i rastrellamenti e la lotta partigiana si fanno più intensi gli ebrei capiscono che il tempo è venuto di tentare l'espatrio in Svizzera; ed è ancora Emilio che li aiuta a trasferire beni e valori. I generosi contadini di Cessole nel 1999 sono stati iscritti tra i Giusti d'Israele; il loro nome compare sul muro dello Yad-Vashem a Gerusalemme a seguito della testimonianza di Adriana Luzzati, Delia e Noemi Tedeschi. Virginia mostra il diploma e la medaglia d'oro, dicendo: "Per me hanno fatto troppo. Loro si fidavano di noi in tutto, perciò sono sempre stati amici".

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Morris: <Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Morris: "Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo" Stefania Podda Torino nostra inviata Per essere uno che - per quello che scrive e per quello che dice - è odiato un po' da tutti, a sinistra e a destra, il professor Benny Morris sembra non dar gran peso alla generale riprovazione. Lo storico che, con i suoi decenni di studi e decine di saggi, ha aperto il vaso di Pandora del sionismo, finendo con il rivelarne il lato oscuro, è un tarchiato e anziano signore, dai capelli ricci e scomposti, che tiene la sua conferenza al Salone del Libro di Torino in maniche di camicia. E' qui per presentare il suo nuovo libro "Due popoli, una terra", edito da Rizzoli. E' torrenziale, non conosce toni sfumati e se infischia del politicamente corretto. Di certo, che lasci parlare i suoi saggi o che si metta a fare il polemista politico, non ha paura di esporsi. Dice cose terribili, con un serafico sorriso stampato in faccia e l'aria di chi sa di scandalizzare il proprio interlocutore, prigioniero di un moralismo che lui è invece capace di saltare a piè pari. 4 11/05/2008.

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<Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Conosco tutti i crimini di Israele. E li approvo" Stefania Podda Torino nostra inviata Morris, docente all'università Ben Gurion di Beer Sheba è considerato il capofila dei cosiddetti nuovi storici israeliani, gli studiosi che a partire dagli anni Ottanta demolirono l'immagine edificante che la storiografia ufficiale aveva trasmesso sulla nascita di Israele e sulla condotta dei suoi padri fondatori. Nel 1988 pubblica un libro di quattrocento e passa pagine che cambia la storiografia israeliana, inaugurando un nuovo filone. "The Birth of the Palestinian Refugee Problem" documenta l'esodo di massa dei palestinesi, la Nakba che seguì la nascita dello Stato ebraico. Morris non si ferma davanti alle verità che emerge frugando negli archivi. Scopre che la vulgata passata nei libri e nella coscienza dell'opinione pubblica israeliana - che crede che i palestinesi lasciarono la terra per propria volontà o perché convinti dai loro leader e dai paesi arabi, entrambi colpevoli di aver illuso la propria gente su una imminente vittoria finale sugli ebrei - è falsa. Epica, ma falsa. Morris documenta i crimini di guerra commessi dagli israeliani, racconta dei massacri nei villaggi, li segna uno per uno su una cartina. Ma non si spinge sino ad affermare che venne perseguito un piano organico di espulsione, gli mancano i documenti sul periodo 1947-1949, quegli archivi sono chiusi. Otto anni dopo, gli archivi vengono aperti e Morris fa uscire una nuova versione del suo libro. E questa nuova edizione è ancora più difficile da digerire per Israele. Morris scrive sulla base dei nuovi documenti che ha potuto consultare e scrive che i massacri furono in realtà molti di più di quanto pensasse anni prima. Parla di 24 casi documentati, per un totale di 800 morti. Parla dei villaggi sgomberati dalle truppe dell'Haganah (le forze di Difesa che precedettero l'avvento dell'Israeli Defense Force) e dagli attacchi degli estremisti dell'Irgun di Menachem Begin e del Lehi di Yitzhak Shamir. Parla anche di stupri, ma soprattutto parla di David Ben Gurion e gli imputa una precisa volontà di procedere alla pulizia etnica della Palestina. Una volontà non documentata da un ordine scritto, ma da una serie di input che Ben Gurion diede e che erano ben compresi dagli ufficiali e dai soldati che poi sgomberarono i villaggi, costringendo alla fuga decine di migliaia di palestinesi e coltivando anche un senso di impunità per quelle azioni. Azioni coperte - lo dice sempre Morris - dallo stesso Ben Gurion che non punì chi si era reso responsabile di crimini di guerra. Certo,ci furono palestinesi che andarono via per obbedire a precisi ordini dell'Alto comitato arabo e dei leader palestinesi, ma furono pochi casi. Insomma l'eccezione, non la regola. Con l'uscita della prima versione del suo saggio, Morris diventa la bandiera della sinistra. Il suo volume - si dice - aiuta la causa palestinese, svela l'inganno e la tragedia dietro la grande utopia del sionismo. Un bel coraggio, in un paese che sente di vivere sotto assedio e a perenne rischio di scomparsa. I suoi colleghi gli tolgono il saluto, l'establishment accademico lo accusa di aver tradito il proprio paese, la stampa conservatrice lo attacca. Morris lascia che sia il suo testo a parlare per lui e intanto continua a lavorare sulle fonti. Sino alla svolta. A partire dal 2003 comincia a pubblicare sul "Guardian" una serie di interventi che lasciano basiti i suoi estimatori. Dice di non credere più nella pace, che i palestinesi e gli arabi non hanno alcuna intenzione di convivere con Israele, che vogliono distruggerlo, nient'altro. Poi, nel 2004, mentre sta per uscire il suo libro riveduto e corretto, rilancia un'intervista-bomba ad Ha'aretz. Dice di tutto: che la pulizia etnica fu cosa buona e giusta, che Ben Gurion avrebbe dovuto completare il lavoro e bonificare tutto Israele e i territori, che è in atto uno scontro di civiltà tra il barbaro Islam e l'illuminato Occidente. La colomba si è fatta falco, e la sinistra e gli altri "nuovi storici" non apprezzano. Nessuno si spiega perché nei suoi libri sveli la tragedia dietro la nascita di Israele, e poi nelle interviste e negli articoli sposi posizioni e scelte della destra più estrema. Un caso di dissociazione? No, piuttosto un pervicace rifiuto di applicare categorie morali alla storia. Un conto è lo studioso, un conto è l'uomo. E l'uomo si rifiuta di condannare quanto emerge dai suoi studi, anzi lo condivide e lo avalla. Professor Morris, lei ha raccontato la nascita dello Stato di Israele in una versione molto lontana da quella ufficiale, sulla quale si è costruito il consenso. Ha documentato crimini di guerra e espulsioni di massa. Davvero approva? Capisco e dunque approvo. Guardi, si deve essere pragmatici, il moralismo nella storia è un impiccio, un ostacolo. La verità è che non poteva sorgere uno Stato ebraico che avesse al suo interno una minoranza araba ostile e numerosa. Ben Gurion ne era convinto e aveva ragione. Se non li avesse espulsi, non ci sarebbe Israele. Stiamo parlando dell'esodo forzato di almeno 800mila persone nel giro di due anni, di un intero mondo distrutto. Non le crea problemi essere di fronte a un caso di pulizia etnica, per come lei stesso lo ha storicamente certificato? Io ho documentato i crimini di guerra, comunque minimi se si pensa alle grandi tragedie di quel secolo, che furono commessi dalle truppe dell'Haganah e dai gruppi terroristici ebraici, e anche le intimidazioni e le violenze indiscriminate sulla popolazione. Ma la pulizia etnica non è di per sé un crimine di guerra, allora era una necessità. Il problema fu piuttosto non aver portato a termine quella strategia, così ora Israele ha al suo interno una vera e propria bomba ad orologeria e mi riferisco soprattutto agli arabi che vivono in Israele. E che sono cittadini israeliani. Sì, ma il problema è che in questi anni si sono progressivamente "palestinesizzati", se così si può dire. La loro lealtà non va certo allo Stato di Israele, ma all'Anp. Se fossero cittadini leali, sarebbe diverso. Forse sarebbe diverso se non fossero cittadini di serie B. Ma questo non è vero, sono una minoranza con tutti i diritti, considerato che siamo in guerra con la loro gente. Possono anche votare. Ma non è solo il voto a determinare la piena cittadinanza, le discriminazioni passano anche per altre strade. Diciamo che l'unica vera differenza con gli ebrei è che non possono servire nell'esercito. E dunque non possono avere una serie di opportunità previste in un paese che ha fatto dell'Idf il cardine della sua sicurezza. Certo, ma non credo davvero che vorrebbero giurare fedeltà a Israele e mettersi la nostra divisa. Detto questo, non vogliono nemmeno andare nel futuro Stato palestinese, vogliono restare in Israele perché sanno bene che possono comunque vivere meglio. Come vede, non c'è soluzione. Quindi Ben Gurion avrebbe fatto bene a completare l'opera. Sì, da persona pragmatica devo dirle di sì. E anche come storico penso che la precarietà di Israele oggi dipenda da scelte poco lungimiranti. Oltre che dall'indisponibilità dell'Anp e dei paesi arabi di arrivare ad un accordo di pace. Deve essere stato un colpo per i suoi colleghi ed estimatori di sinistra sentirla improvvisamente parlare così. Ma guardi che io sono ancora di sinistra. Ho fatto tutta la trafila e ho tutte le credenziali a posto: sono cresciuto in un kibbutz, mi sono rifiutato di fare il militare nei Territori e mi sono fatto tre settimane di carcere. E ho sempre votato a sinistra, laburisti e Meretz. Però a sinistra la accusano di essere un estremista reazionario e a destra di danneggiare Israele con i suoi saggi storici. E' una condizione anomala, come la vive? In effetti è un inferno. Ma da storico non posso che scrivere quello che riesco a tirar fuori dalla ricerca sulle fonti, senza posizioni preconcette e senza timori reverenziali. Come uomo, ho le mie idee politiche che - lo ammetto - sono piuttosto forti. E non ha mai pensato di fare solo lo storico e non il polemista politico? Forse avrei dovuto, ma oramai è tardi. 11/05/2008.

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A Torino nessuna tensione nessun coro aggressivo nessun feticcio in fiamme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fiera libro, hanno sfilato in migliaia per protestare contro Israele come ospite d'onore della kermess A Torino nessuna tensione nessun coro aggressivo nessun feticcio in fiamme Maurizio Pagliassotti Un bel corteo. Senza cori aggressivi e feticci brucianti. La marcia in difesa dei diritti del popolo palestinese, che ha attraversato ieri le vie di una Torino sonnacchiosa, forse non ha tradito le aspettative degli organizzatori che attendevano cinquemila persone. Magari non c'erano tutte ma molto rumore è stato fatto. Un pomeriggio che il Comitato Free Palestine per voce di uno dei suoi leader, Samir Khalled, giudica molto positivo: "Nonostante la propaganda mediatica che ha creato un clima di terrorismo intorno a questa manifestazione almeno ottomila persone hanno portato solidarietà alla causa del popolo palestinese". Già, la propaganda. In effetti deve aver fatto un buon lavoro perché la gente comune era praticamente inesistente. Secondo alcuni voci vi sarebbe stato anche una notevole diminuzione di biglietti venduti, dato letto in maniera positiva dagli organizzatori della marcia: "il boicottaggio ha funzionato, la gente magari non è venuta al corteo ma ha disertato la fiera del libro israeliana". Una manifestazione militante quindi che quantifica anche le forze in campo attuali; quantomeno di coloro che o non si lasciano intimidire dal tam tam televisivo oppure che sono disposti anche a giungere allo scontro. Dipende dai punti di vista. Partenza sotto un sole cocente alle tre e mezza del pomeriggio in corso Marconi, a due passi da dove si trovava fino a pochi anni fa l'ufficio del padrone di Torino, Gianni Agnelli. L'assembramento provoca qualche mugugno perché inizialmente sembra ci siano quattro gatti. Apre il corteo una enorme bandiera palestinese portata dai palestinesi della diaspora. Da notare che la comunità arabo-mussulmana torinese era inesistente. Paura di finire in mezzo ai casini? Risponde Khadija, una ragazza marocchina che lungo via Madama Cristina osserva il corteo: "Non siamo molto uniti come comunità. Ognuno si fa gli affari suoi, la vita è già difficile... Certo la causa del popolo palestinese a parole è la causa di tutto il mondo mussulmano... ma la realtà è diversa". Dietro i palestinesi tutti gli altri. I centro sociali di Torino al gran completo, poi il Crash di Bologna, il Rivolta di Venezia, i livornesi e qualche altro veneto. In tutto non più di trecento ragazzi, un numero decisamente esiguo che ha fatto passare ogni velleità di mostrare i muscoli contro le forze dell'ordine presenti in massa. Il solito "manifestante" con pizzetto d'ordinanza e radio sotto il giubbetto di jeans è stato pizzicato a metà del percorso ed è dovuto scappare con la coda tra le gambe. E stato l'unico momento di semi tensione. Dietro i centri sociali le donne in nero, il Prc Val di Susa, qualche bandiera del Pdci, i marxisti leninisti e a chiudere un gruppone del Partito Comunista dei lavoratori con a capo un Ferrando accaldato. Un po' tutti gli striscioni inneggiavano alla liberazione della Palestina e nessuno offendeva lo Stato di Israele. Cori duri e talvolta un po' fantasiosi... "Palestina libera! Palestina rossa!" Un profilo basso che ha pagato perché lungo il percorso i pochi torinesi che hanno vinto la "paura" hanno espresso attenzione e solidarietà verso un'occupazione di fatto ignorata. I gruppo di ragazzetti incontrato lungo il percorso e interpellato su cosa sapevano riguardo le ragioni del corteo ha detto più o meno: "A me questi non piacciono perché sono quelli che vogliono spaccar le macchine perché non hanno dato lo stand ai pachistani!". Un altro invece era concorde con i manifestanti perché "è proprio un'ingiustizia non dare lo stand ai pachistani". Nelle scuole italiane c'è da lavorare. Verso la fine del percorso, lunghissimo, subito dopo il Comitato Free Palestine si è inserito un gruppo di "Jews against the occupation". Una dozzina in tutto, di ogni età . Uno di essi ha detto: "il mio Stato persegue solo ideali nazionalisti ed è autore di una occupazione atroce. Israele è lontano anni luce dagli ideali di uguaglianza che hanno portato alla sua nascita". Un bel colpo mediatico, che però ha trovato qualche contestatore in quanto "Jews" è portatore di un "significato religioso e non politico durante una manifestazione laica". Giunti davanti al Lingotto il serpentone si è ammassato davanti ad uno schieramento di forze dell'ordine sovradimensionato. Ha preso la parola una ragazza palestinese che ha fatto vibrare le corde più profonde dei manifestanti con un discorso duro e incalzante, ha detto: "Israele deve sapere che nel mondo ci sono uomini e donne che non credono alla sua propaganda e che continueranno a lottare per la libertà del popolo palestinese. Noi oggi dimostriamo questo". A fine giornata la questura ha comunicato i suoi dati riguardo i manifestanti: duemila. Un po' avari come al solito. Tutti a casa, la Fiera del Libro 2008 chiude i battenti e segna un po' di stanchezza tanto che ora in gli organizzatori dopo aver finto di tremare per il corteo di ieri iniziano a farlo sul serio per la paura che la stanca piazza torinese possa essere fagocitata dalla solita Milano. 11/05/2008.

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<C'è ancora bisogno di sinistra> Sd ricomincia da Claudio Fava (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fabio Mussi lascia per ragioni di salute, il "movimento" chiede di ripartire "C'è ancora bisogno di sinistra" Sd ricomincia da Claudio Fava Sinistra. Una nuova sinistra. Di cui c'è ancora bisogno. Una sinistra che dopo la batosta deve reinventarsi. Ma non rinunciare. La sinistra democratica, quella che una volta era il "correntone" diesse, ricomincia da qui. Ieri il movimento - ci tengono a definirsi così - ha riunito 300 persone, il gruppo dirigente allargato. E su indicazione di Fabio Mussi - che lascia per ragione di salute - ha nominato Claudio Fava coordinatore. Su 300 e passa votanti ha avuto solo due astenuti, tutti gli altri concordi sul suo nome. Sarà così l'europarlamentare del Pse a convocare per la fine di giugno un'assemblea nazionale in cui si deciderà cosa fare. In realtà lì si discuterà di "come fare", perché sul "cosa" la Sinistra democratica sembra avere le idee chiare. Qui, infatti - caso unico fra le formazioni che diedero vita all'Arcobaleno - il dibattito non ha portato nè a lacerazioni, nè a contrapposizioni. Nè ci sarà, assicura chi è dentro queste cose, alcuna marcia indietro: nessuno, insomma, sembra orientato a tornare con Veltroni. Certo, qui è più facile perché Sinistra democratica ce l'ha scritto addirittura nel proprio statuto: vuole essere una formazione "a tempo". Che prima o poi confluirà in qualcos'altro. Cosa? Loro propongono, ripropongono, un nuovo soggetto della sinistra. Che magari non ripercorra gli errori fatti con l'Arcobaleno: meno apparati, insomma, e più società civile, meno "ceto politico" e più sinistra diffusa. Una nuova sinistra. "Autonoma", certo - come suggerisce il neo-coordinatore - ma che sappia giocare le sue carte per disegnare un nuovo centrosinistra. La discussione, insomma, è stata molto legata al tema dei rapporti col piddì. Nessuno si illude che la timida contrapposizione di queste ore fra Veltroni e D'Alema porti a chissà quale chiarificazione. Per dirla con Mussi, quello fra i due leader "è un match già visto, un po' come le finali di Coppa Italia fra Inter e Roma". No, non è da queste scaramucce che rinascerà un'alleanza diversa da quella naufragata due mesi fa. Loro, la Sinistra democratica, pensano ad un piddì che in qualche modo sia "costretto" a riaprire un confronto alla sua sinistra, incalzato dalle pressioni di questa nuova sinistra. Sinistra che comunque anche dall'opposizione deve mantenere una cultura di governo. Su questo un po' tutti sono stati chiari: "Noi pensiamo che ci sia bisogno di una forza di sinistra armata di cultura critica, di radicalità ma con l'ambizione di governare il paese", per usare ancora le parole dell'ex ministro. "Non c'e forza politica che non aspiri al governo: se l'ambizione è quella di fare opposizione, gli elettori immediatamente ti ignorano". Tradotto nella pratica, questo vuol dire che "la sinistra a cui pensiamo non ha nulla a che fare con chi brucia le bandiere di Israele". Fatte queste premesse, dicono d'essere disponibili a ricominciare. Subito. Anche se qui, le idee non sembrano esattamente le stesse. Cesare Salvi per esempio guarda con più interesse degli altri a ciò che resta della diaspora socialista. E dice che comunque la nuova aggregazione dovrà avere un ancoraggio nel Pse. Tesi che non convince del tutto per esempio Pasqualina Napoletano, che del Pse è europarlamentare. Per lei l'appartenenza internazionale non dovrebbe essere un ostacolo. Visto che le collaborazioni più feconde fra socialisti e Rifondazione comunista avvengono proprio a Bruxelles, sulle battaglie europee. Cosa che conferma anche Roberto Musacchio, europarlamentare della Sinistra europea nel suo telegramma di auguri a Claudio Fava. Insomma - anche se non lo dicono esplicitamente - quasi tutti qui sono convinti che per "ripartire" non sia d'aiuto nulla di quello che c'era prima. Prima del 14 aprile. Occorrerà inventarsi tutto daccapo. Ovviamente nessuno pensa di fare da solo. Così c'è attesa per i congressi delle altre forze. Rispetto, ma anche qualche speranza. "Non voglio invadere nessun campo - conclude Mussi - ritengo però un errore se si ritornasse sulle caselle di partenza". s.b. 11/05/2008.

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Dal nostro inviato TORINO Due fumogeni scarlatti lanciati verso i finanzieri, schier (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MICHELE CONCINA dal nostro inviato TORINO Due fumogeni scarlatti lanciati verso i finanzieri, schierati in assetto antisommossa; i militi che li guardano cadere e poi, pigramente, li calciano indietro. Finisce così, nel caldo, in una stanchezza che confina con una noia rassicurante, il giorno dell'allarme rosso. Il giorno del temutissimo corteo convocato dai centri sociali e da altre 120 organizzazioni filo-palestinesi per protestare contro la Fiera del libro, colpevole di aver invitato come ospite d'onore Israele nel sessantesimo anniversario della sua fondazione. Era anche un importante test politico, questa giornata. All'indomani delle elezioni che hanno spazzato via dal Parlamento la sinistra radicale, si temeva che questa avrebbe cercato spazio politico alzando la temperatura delle piazze. Il sabato torinese dice che la linea, per ora almeno, non è affatto questa. Dal corteo erano assenti non solo i leader dei partiti della Sinistra arcobaleno dalla brevissima vita, ma anche quelli dell'area antagonista, i Caruso, i Casarini, i Bernocchi. L'appuntamento è a un'ora feroce, le tre del pomeriggio; in un luogo carico di simboli, a corso Marconi, proprio sotto il palazzone grigio che per decenni ha ospitato l'unico vero potere cittadino, la Fiat. Duemila persone, valutano le forze dell'ordine. Diecimila, proclamano gli organizzatori. Intorno ai quattromila, suggeriscono gli occhi e l'esperienza. La questura ha adottato quello che da anni ormai si chiama "metodo Serra" (da Achille, prefetto di Firenze all'epoca del Forum sociale europeo e degli allarmi di Oriana Fallaci), e che finora non ha mai fallito. Reparti schierati con la maggior discrezione possibile nelle vie laterali, nessuna esibizione muscolare, avvertimenti chiari agli organizzatori: questo si può fare, questo no; fin qui potete arrivare, di là non sognatevelo neppure. E i dimostranti, che pure alla vigilia avevano preannunciato incursioni nelle aree proibite, hanno lasciato perdere. Senza scomporsi più di tanto neppure alla constatazione che a guidare la forza pubblica, in testa al corteo, è il vicequestore di Torino Spartaco Mortola. Cioè uno dei principali imputati per le violenze della polizia durante il G8 del luglio 2001 a Genova. Ad aprire la marcia è un'enorme bandiera palestinese, poi uno striscione che esorta: "Boicotta Israele, sostieni la Palestina". I volantini che girano non fanno troppe distinzioni fra lo stato israeliano, il suo popolo e il suo governo. "Morte al sionismo, morte all'imperialismo", taglia corto quello del Gramigna, il centro sociale padovano frequentato da tre degli imputati in un'inchiesta sulle nuove Br. "I sionisti sono i peggiori nemici del popolo ebraico, stanno agli ebrei come i nazisti stavano al popolo tedesco", argomenta quello dei Carc, Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. Mentre il Partito di alternativa comunista invoca "l'abbattimento dello stato sionista d'Israele", per sostituirlo con "un unico stato palestinese che dia pieno diritto di cittadinanza alla minoranza ebraica". E così via. Gli slogan non sono da meno. Al classico "Intifada fino alla vittoria" seguono le istruzioni "Sasso qua, sasso là, sasso per la libertà". Lungo il corteo spiccano uno striscione degli "Ebrei contro l'occupazione" e una gigantografia del rogo di bandiere israeliane dell'altro giorno in piazza San Carlo, con la scritta "Israele non è un ospite d'onore". Ma i manifestanti non si occupano solo di politica internazionale. I disobbedienti napoletani, per esempio, tengono a chiarire che non portano il lutto per la caduta di Prodi: "Governo di destra, governo di sinistra, chi attacca i proletari è sempre un fascista", è il loro slogan. E i militanti di Rifondazione della Valsusa, nemici dell'Alta velocità ferroviaria, gridano ai quattro venti che sfilano a dispetto del rifiuto "stupido e prepotente dei nostri dirigenti nazionali e locali". Gli unici partiti, o giù di lì, ufficialmente presenti sono il Pcdl, cioè i trotzkisti di Marco Ferrando, e la Sinistra critica di Franco Turigliatto. Il corteo si attesta come prescritto a piazza Filzi, in vista del Lingotto e dunque della Fiera del libro, per una sorta di comizio finale. Gli interventi al microfono sono meno incendiari dei volantini, anche se un tale trova modo di esaltare le Farc colombiane, i carnefici di Ingrid Betancourt. Ma quando i lanciatori di fumogeni cercano di arroventare la situazione, gli organizzatori li stoppano all'istante. E quando gli autobus carichi di manifestanti defluiscono verso la stazione, a scortarli ci sono i vigili motociclisti.

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Dal nostro inviato OLIVIERO LA STELLA TORINO - Ernesto Ferrero ric (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dal nostro inviato OLIVIERO LA STELLA TORINO - Ernesto Ferrero riceve nel suo ufficio la notizia che la si è conclusa senza incidenti la manifestazione contro Israele, paese ospite della Fiera del Libro. Si rilassa su una poltroncina. La Fiera, della quale è il direttore, ha superato il giro di boa del giorno più temuto. Le prossime due giornate saranno più tranquille e il pensiero di Ferrero già corre all'edizione del 2009: "Il paese ospite sarà come è noto l'Egitto. Ma inviteremo - annuncia - anche tutti gli scrittori arabi e palestinesi che quest'anno non sono venuti in conseguenza del boicottaggio". E ricorda che i tre massimi autori israeliani, Grossman, Oz e Yehoshua, hanno già detto che vorranno esserci. La ventiduesima edizione, si spera, sarà quella che non è riuscita ad essere l'attuale, la fiera del dialogo. Ferrero si compiace del fatto che "ha funzionato la cintura protettiva predisposta con intelligenza dalle autorità"; sottolinea che "sono state sovrastimate frange di contestatori assolutamente minoritarie"; e si duole di certi meccanismi mediatici: "In questo Paese basta che uno scriva con uno spray su un muro "Israele assassino", o che bruci tre bandiere in piazza, per far gridare alla presa della Bastiglia". L'allarme che si è diffuso nei giorni scorsi qualche danno, alla Fiera, lo ha provocato. L'affluenza - ammette il direttore - è stata inferiore rispetto alle passate edizioni. "Si tratta di una flessione modesta, che ha interessato soprattutto le visite scolastiche". Nonostante la manifestazione, i padiglioni del Lingotto - dov'è ospitata la Fiera - ieri erano assai affollati di visitatori e piene come un uovo le sale in cui si sono svolti gli incontri con Gore Vidal, padre Enzo Bianchi, Dacia Maraini. Atmosfera di grande serenità. L'unica turbativa è stata l'irruenza dei fotografi, dei cameramen e delle scorte che hanno accompagnato il presidente del Senato Renato Schifani e, subito dopo, il ministro della Cultura Sandro Bondi. Quest'ultimo ha conversato amabilmente con questo e con quello del suo amore per i libri, nello stand dell'editore Aliberti ha firmato copie del suo "Io, Berlusconi, le donne, la poesia" (curato da Claudio Sabelli Fioretti), e ha annunciato che Mondadori pubblicherà a settembre il suo saggio su etica e cultura dell'impresa "Adriano Olivetti e Silvio Berlusconi".

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Pensiero debole pensiero dei deboli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tonino Bucci Gianni Vattimo era considerato fino a non molto tempo fa un intellettuale moderato. Negli anni Ottanta appariva, con il suo "pensiero debole", come l'interprete più alla moda della fine delle ideologie. Fu giudicato il segno del postmodernismo dilagante. Oggi è cambiato tutto. Vattimo si è trasformato in un filosofo impegnato, estremista e radicale. Si è avvicinato a Marx e al comunismo, e accetta finanche l'etichetta di filosofo leninista. In questi ultimi mesi è stato nell'occhio del ciclone. Lo hanno chiamato antisemita per la critica alla scelta del Salone del libro di Torino di invitare Israele come paese ospite. Un "vetero" per aver firmato un appello alla costituente dei comunisti. E se non bastasse il suo nome compare in calce anche a un documento contro l'idea di uno Stato teocratico con il Dalai Lama alla guida. Ma Gianni Vattimo non è solo questo o, per dirla meglio, questo ruolo di intellettuale polemista fa parte del suo modo non classico di intendere la filosofia. Vediamo quindi di riscoprire il Vattimo filosofo, l'autore di decine e decine di studi, saggi, di tanti scritti minori e di interventi pubblici sui giornali, alla radio e in televisione. La novità nell'editoria a carattere filosofico è che ora tutte le sue opere, gli editi e gli inediti, verranno pubblicate in edizione completa. L'impresa è un'iniziativa della casa editrice Meltemi. Sono appena usciti il volume introduttivo (pp. 144, euro 9) e il primo tomo del primo volume dal titolo L'ermeneutica (pp. 254, euro 22). Le Opere complete si compongono di undici volumi, suddivisi in oltre quaranta tomi, e sono curate da Mario Cedrini, Alberto Martinengo e Santiago Zabala. L'impresa si regge su una scommessa: fare della filosofia una ontologia della attualità. Lei vuole decifrare il nostro tempo. Ma cosa ci garantisce che anche la filosofia non sia chiacchiera quotidiana? Rivendico l'ambizione di un'ontologia dell'attualità. Altrimenti cosa ci starei a fare? L'idea di pubblicare scritti eterogenei assieme fa parte di un progetto filosofico che punta a una maggiore connessione con l'attualità. Oggi anche i giornali si occupano di filosofia. E' il segno che è cambiata la distribuzione della cultura. Io ho fatto anche una serie di trasmissioni televisive sulla filosofia a metà degli anni 80. E' cambiato un certo regime nella presenza della filosofia nel dibattito pubblico che spiega anche una certa pluralità di tipi di scrittura e intervento che non vanno dispersi. Sarà un cliché, ma il pensiero debole è accusato di un relativismo radicale, "postmodernismo" nel senso più deteriore. Dire che tutto è interpretazione non significa rinunciare alla verità, che tutti i discorsi si equivalgono? Per l'ermeneutica come ontologia non è che l'essere è dato e noi lo conosciamo. L'essere, come dice Heidegger, accade e noi siamo coinvolti in questo accadimento come interpreti e prosecutori. Ci sono dei punti di riferimento in base a cui argomentare. Devo avere qualche argomento per persuadere il prossimo della ragionevolezza della mia posizione. E gli argomenti sono di tipo esclusivamente storico-culturale. Se voglio persuadere qualcuno posso per esempio fare riferimento a certi libri. Il pensiero debole è una risposta interpretativa a un certo insieme di messaggi che ci arrivano dalla tradizione filosofica. La storia dell'essere, della cultura e del sapere ci manda via via dei messaggi - appelli, direbbe Heidegger - che si modificano nel corso del tempo e ai quali noi rispondiamo con certi tipi di interpretazione. L'argomentare del pensiero debole non è privo di fondamenti ma i fondamenti non sono eterni, sono storici, sono nella storia della cultura, negli accadimenti. L'altra accusa al pensiero debole è d'istigare al disimpegno e al nichilismo etico. Ma lei pare aver sconfessato questo cliché. Vero? Potrebbe sembrare uno slogan, ma a me piace ripeterlo: il pensiero debole è il pensiero dei deboli. In genere tutte le pretese di dominio sociale sacrosanto, l'autorità del papa, l'autorità divina dei re, la legge naturale affermata da Bush, la legge del mercato che si fa valere in economia, sono tutti degli assoluti che sono rivendicati dalle classi dominanti. Benjamin dice che nessuno dei perdenti della storia potrà mai pensare che la storia è un procedere razionale. Nessuno che nasce sfortunato, che non sia il figlio dell'Avvocato, sta al mondo pensando che il mondo è perfettamente razionale così com'è. La rivendicazione della debolezza consiste anzitutto nel fatto di opporre le voci degli esclusi alla voce predominante della metafisica. La metafisica è sempre la lode dell'essere come è. "Le cose stanno così, tu devi seguire l'ordine naturale". Lo dice la Chiesa, lo dice lo Stato. Il pensiero debole è impegno per l'emancipazione e per la riduzione della violenza e perentorietà dell'oggettività: delle leggi, delle istituzioni, dell'autorità sociale. Lei pratica un pensiero del sospetto, critica il potere e denuncia il rapporto tra verità e politica. Non ci sono verità immutabili, ci sono solo interpretazioni che prendono forma nella lotta politica fra gruppi sociali. Non è una forma di leninismo radicale? Col passare degli anni mi scopro sempre più estremista. Mi chiedo se anche questo non sia un dato relativamente oggettivo. Perché uno come me che è stato sempre un buon moderato si trova improvvisamente ad avere impulsi leninisti? Io ho cominciato come cattolico militante, ho continuato come heideggeriano. Ero un "anticapitalista romantico", come avrebbe detto Lukacs. Sono diventato più stupido? Più furbo? O, forse, è cambiato qualcosa nei tempi? Io penso che lo stesso chiarirsi del pensiero debole come pensiero dei deboli è legato alla situazione mondiale in cui viviamo. La violenza delle pretese assolutistiche diventa sempre più forte. Prima della guerra dell'Iraq ero un po' meno leninista. Ironia a parte, è proprio così. Il significato politico del pensiero debole non è un colpo di genio individuale. Mi sembra invece la risposta all'evento, all'aumento del dominio, all'agonia di un mondo che consuma petrolio, risorse naturali e umane. Le tendenze imperialistiche si accentuano. La filosofia non è solo una ricerca intimista. Cerca di rispondere meglio ai messaggi che riceve dagli eventi. Ho sempre pensato che Lenin avesse torto. Ora non ne sono più sicuro. Lei ha aderito, come noto, al boicottaggio del Salone del libro di Torino dedicato al sessantennio dello Stato di Israele. Ha ricevuto anche minacce. Sempre convinto? La proposta di boicotaggio è stata demonizzata. Adesso però si parla di boicottare le Olimpiadi di Pechino. Boicottare significa innanzitutto non partecipare attivamente. Non è violenza. E' una forma di dissenso. Come quando uno decide di non comprare più le scarpe della Nike perché sa che le fanno i bambini indiani sottopagati. Il boicottaggio è una forma di disapprovazione assolutamente pacifica. Ha senso farlo per il Salone del libro? Temo di sì. Le ragioni dei palestinesi a non condividere la celebrazione del sessantennio dello Stato d'Israele sono sacrosante. Non ci sono solo tutte le delibere dell'Onu alle quali Israele non ha ottemperato. Israele è oggettivamente uno Stato espansionista. Ha cominciato fin dal primo giorno a cacciare via più palestinesi di quelli che le stesse autorità politiche israeliane avevano previsto. Le ragioni degli israeliani, se si pensa all'olocausto, sono altrettanto valide. Hanno bisogno di uno Stato in cui stare. Ma è difficile stare totalmente dalla loro parte, non solo per il modo in cui hanno realizzato lo Stato d'Israele, non solo per le azioni dei governi israeliani, ma anche per l'idea di considerare la Palestina una terra senza popolo a disposizione di un popolo senza terra. La retorica di una terra senza popolo è assurda. Lì un popolo c'era e ci viveva. Per molti secoli, anzi, ebrei, cristiani e musulmani sono andati anche d'accordo. E' stata un'operazione violenta di colonialismo. Non sono contrario all'esistenza dello Stato d'Israele. Sono invece scandalizzato del modo in cui questo Stato ha proceduto nella propria espansione con oppressione e bombardamenti. Secondo: non sono poi così sicuro di voler difendere le istituzioni di uno Stato così duramente teocratico e confessionale come quello. L'accusa che a noi boicottatori viene rivolta - oltre a quella di antisemitismo che non ha senso - è di voler negare l'esistenza dello Stato d'Israele. Ma cosa significa negare il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele? Oggi significa anche soltanto dire che vorremmo uno Stato laico. Lo Stato d'Israele è uno stato etico e religioso che ha leggi diverse per cittadini ebrei e cittadini arabi. E' uno Stato d'apartheid. Si dice che è l'unico Stato democratico del medioriente. Ovvio, se dovessi scegliere dove vivere, preferirei Tel Aviv piuttosto che l'Arabia Saudita per molte ragioni. Ma questo non autorizza Israele a costruire un muro, ad abbattere case e quartieri. Sono diventati razzisti. Per eccesso di legittima difesa? Non lo so. Non voglio più farmi ricattare dall'idea dell'Olocausto. Finkelstein, un autore ebreo americano, ha scritto un libro su questo tema, L'industria dell'Olocausto . Lui, non io. E Chomsky si può forse considerare antisemita? Certo che no. Quale soluzione? L'ipotesi che più mi sentirei di condividere è quella di uno Stato unico e laico. 11/05/2008.

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Rompiamo il silenzio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Domani alla Casa della Pace, in via Dini 7, a MILANO incontro con Gamal Elkoudary, deputato al Parlamento palestinese e presidente del Comitato popolare contro l'assedio di Gaza, e Sameh Habeeb, coordinatore del Comitato. "Partecipate numerosi! E' raro poter dialogare con chi vive a Gaza e ne organizza la resistenza contro l'assedio criminale di Israele. Nonostante il black-out informativo, la situazione umanitaria a Gaza è talmente grave che le notizie non possono non filtrare. A Gaza si viene uccisi direttamente, come la madre e i suoi quattro figli da una cannonata nella propria casa, o indirettamente perché le cure non sono consentite. L'Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi) non è più in grado di distribuire neppure gli aiuti alimentari. Il tasso di disoccupazione è altissimo e quasi metà della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Le scuole sono costrette a chiudere. Eppure Gaza resiste! Israele ha bisogno del silenzio e della complicità internazionale per proseguire i suoi crimini impunemente". Organizza Gaza vivrà, redazione de "Il Buio", la Comunità palestinese di Lombardia. 11/05/2008.

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Francesca Marretta L'opposizione filo-siriana libanese ha annunciato ieri il ritiro dei miliziani del "Partito di Dio" dalle strade di Beirut, rispettando la richiesta del Comando (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dell'esercito libanese, chiamato ad intervenire dal Premier della maggioranza filo-occidentale Fouad Siniora, nella crisi che da mercoledì scorso ha riportato il paese sull'orlo della guerra civile Francesca Marretta L'opposizione filo-siriana libanese ha annunciato ieri il ritiro dei miliziani del "Partito di Dio" dalle strade di Beirut, rispettando la richiesta del Comando dell'esercito libanese, chiamato ad intervenire dal Premier della maggioranza filo-occidentale Fouad Siniora, nella crisi che da mercoledì scorso ha riportato il paese sull'orlo della guerra civile. La giornata di ieri è stata segnata da segnata da ulteriosi scontri tra i sostenitori della maggioranza e dell'opposizione sciita ad Halba, nord del paese nel corso dei quali sono morte morte quattordici persone. Durante i disordini gli uffici del Partito socialnazionalista siriano e quelli di Hezbollah sono stati incendiati e danneggiati dai sostenitori della Corrente del Futuro. Anche Tripoli e Beirit sono state teatro di scontri. Nella capitale sei persone sono state uccise durante il funerale di un civile sunnita, morto durante gli scontri nella parte ovest della città. Nelle violenze scatenate a Beirut e in altre zone del paese in seguito all'ordine del governo di smantellare la rete di comunicazione di Hezbollah e di capo della sicurezza dell'aeroporto di Beirut considerato troppo vicino al gruppo fondamentalista sciita, sono morte almeno trentotto persone e più di sessanta sono rimaste ferite. Hezbollah, che nelle scorse ore ha mantenuto il controllo della parte parte ovest della capitale, pur avendo deciso nel pomeriggio di ieri il ritiro dei propri uomini e lo smantellamento dei posti di blocco, ha annunciato di proseguire azioni di "disobbedienza civile". L'intervento per la restaurazione di legge e ordine del comandante delle forze armate libanesi, Michel Suleiman (uno dei candidati più accreditati alla presidenza della repubblica), invocato formalmente da Siniora per scongiurare la caduta del paese nelle mani dei "golpisti" di Hezbollah, non segna una vittoria del governo. Sancisce, al contrario, la riuscita dell'azione di forza messa in piedi dal parito di Dio. I militari hanno chiesto a tutte le fazioni di ritirare i loro uomini armati dalle strade, ma hanno anche deciso che la rete telefonica di Hezbollah, che il governo aveva ordinato di smantellare, rimarrà in piedi, sebbene gestita dal reparto Trasmissioni dell'esercito, e che il capo della sicurezza dell'aeroporto di Beirut, Wafic Shoukair, vicino al gruppo sciita, resterá al proprio posto. Come accadeva negli anni in cui i morti del multiforme conflitto interno libanese aprivano le edizioni dei notiziari (la guerra civile libanese e' durata dal 1975 al 1990), nelle scorse ore cittadini italiani, francesi, britannici e americani, trovatisi sono stati evacuati grazie all'intervento dalle rispettive ambasciate e riportati a casa. Dalla capitale libanese il corrispondente del quotidiano britannico The Independent Robert Fisk, residente a Beirut e testimone degli anni della guerra civile che ha trasformato il Paese dei Cedri, scrive che non ció è accaduto in queste ore non è una riedizione della guerra civile, né il colpo di Stato che Siniora ha denunciato, affermando che "la democrazia è stata pugnalata al cuore", ma che tuttavia il paese non cadrá nelle mani di Hezbollah, movimento a cui il suo governo "non dichiarerá guerra", perché la "soluzione" per le vicende libanesi é il "dialogo". Secondo l'analisi di Fisk, gli scontri dei giorni scorsi sono un capitolo della guerra che oppone il Medio Oriente rappresentato da Hezbollah, Hamas, la ribellione irachena e afgana, allargata a sostenitori e alleati, dall'Iran fino ad al-Qaeda, agli Stati Uniti & Company, che godono a loro volta di diverse alleanze nella Regione, dal governo saudita a quello egiziano, a quello israeliano, fino a quello libanese di Siniora che ha denunciato le violenze a Beirut dal Gran Serraglio (sede del governo) con la stessa autoritá con cui puó esprimersi Al-Maliki dalla Green Zone di Baghdad. Da testimone oculare Fisk Scrive: "L'esercito libanese gurada i posti di blocco di Hezbollah e non fa niente. Almeno per ora nel conflitto che oppone Teheran a Washington, l'Iran ha vinto". E ieri la prime pagine quotidiano governativo Iran stampato a Teheran titolava: "Pesante sconfitta dei sostenitori degli occidentali a Beirut", mentre un altro importante giornale, Keyhan scriveva: "Hezbollah vanifica i complotti degli Usa" Secondo lo stesso quotidiano la vittoria di Hezbollah "cambierà il destino di tutta la regione", perchè ormai "Israele sta per scomparire, l'influenza americana si indebolirà e i regimi mercenari cambieranno". La situazione in Libano resta estremamente tesa. E se Hezbollah ha mostrato di poter tenere in mano Beirut, ieri nella parte ovest della capitale semideserta alcune centinaia di "cittadini di tutte le confessioni", al grido di "Via Hezbollah!" hanno sfidato le intimidazioni del Partito di Dio, manifestando per difendere "la libertà di stampa" di fronte alla sede della tv filogovernativa al-Mustaqbal presa d'assalto venerdì da Hezbollah, che ha imposto l'interruzione delle trasmissioni. Al corteo partecipava il ministro dell'informazione, il druso Ghazi al-Aridi, che oltre a esprimere la propria "solidarietà ai giornalisti e agli operatori di al-Mustaqbal e a tutti i cronisti libanesi minacciati", ha dichiarato: "Questa manifestazione è per ricordare al Paese che non ci piegheremo alla prepotenza delle milizie e che il Libano rimane un paese libero con tutti i media liberi". Aridi ha parlato accanto a May Chidiyaq, la giornalista libanese antisiriana della tv Lbc, vicina al governo e al partito cristiano delle Forze libanesi, rimasta invalida dopo esser scampata a un attentato nel settembre 2005. Oggi é previsto un vertice della Lega Araba sulla sitauzione in Libano. 11/05/2008.

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Una rappresentazione tutta ideologica del dramma mediorientale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Fabio Amato Ieri si è svolta a Torino la manifestazione contro la Fiera del Libro, che ha come ospite d'onore Israele. Da diversi mesi si è aperto un dibattito, non solo in Italia, sul valore simbolico e politico di questo evento. Celebrare la nascita di uno Stato, nato sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite, e dimenticare che esiste un popolo intero che è da 60 anni esule, profugo, rifugiato, che giustamente rivendica la sua memoria, ovvero quella della catastrofe seguita alla cacciata di migliaia di donne e uomini dalle terre e dai villaggi che abitavano da secoli, non può che suscitare dibattiti, discussioni, anche aspri. Soprattutto in un momento nel quale viene intensificata la pressione militare su Gaza e Cisgiordania. Noi abbiamo criticato l'idea del boicottaggio. Si può discutere, come avviene in tutto il mondo della solidarietà alla causa palestinese, anche nella stessa Israele, se usare o meno questo strumento di pressione. Io penso che sia uno strumento efficace in casi come la cooperazione militare o di beni provenienti dagli insediamenti. Sbagliata nel caso di una fiera del libro, anche se questa è usata con intenti propagandistici. Il rischio è che assisteremo per l'ennesima volta a una rappresentazione tutta ideologica del dramma mediorientale. A rimanere sullo sfondo, ancora una volta, rischierà di rimanere l'altra storia, come ci ricorda Edward Said, colpevolmente rimossa dall'Occidente, che la nascita dello stato di Israele ha portato con sé, ovvero l'inizio della tragedia del popolo palestinese, la Nakba. L'opinione pubblica italiana, rimarrà comunque all'oscuro delle continue prepotenze e violazioni della legalità internazionale che il governo d'Israele compie quotidianamente. E sulle quali, non vi è uguale presa di posizione di quanti invece intervengono, sempre e comunque, in difesa del governo israeliano. Non saprà del muro dell'apartheid, della confisca di terra ai palestinesi, dell'assedio alla popolazione civile di Gaza, delle punizioni collettive. Non saprà dell'espansione degli insediamenti, della colonizzazione di Gerusalemme, della detenzione di oltre 10.000 palestinesi nelle carceri israeliane. Del persistere di un'occupazione illegale che va avanti da 40 anni.. Siamo convinti che solo da una pace giusta, può nascere una sicurezza per entrambi i popoli. Per il diritto di entrambi ad uno stato. Solo che molti dimenticano che mentre Israele esiste, appunto, da sessant'anni, la Palestina ancora no, nonostante anche nel suo caso lo esiga il diritto internazionale. Come dimenticano che autorevoli membri del governo di Tel Aviv (per favore, cari cronisti di tv, radio e giornali, non continuate a scrivere di Gerusalemme, poiché non è riconosciuta internazionalmente come capitale, in quanto occupata militarmente e oggetto di una specifica risoluzione dell'Onu), hanno posizioni apertamente razziste, vedi Lieberman. E che è innegabile la volontà politica della maggioranza delle forze politiche israeliane di voler imporre una soluzione unilaterale al decennale conflitto, di tenere in piedi un processo solamente con l'obiettivo di evitare l'isolamento internazionale. Il processo di pace e la soluzione dei due stati per i due popoli, è oggettivamente compromessa ogni giorno di più dalla politica dei governi israeliani, sostenuti dagli Usa, che hanno, smentendo gli impegni di Oslo, praticato una politica del fatto compiuto. Troppo il silenzio e il conformismo della comunità internazionale. Troppa l'indifferenza che ha permesso il crescere di fondamentalismi e allontanato una pace possibile, purché giusta. La tragedia che ora sta infiammando il Libano, ci dice dell'urgenza di rimettere il tema della pace e della questione palestinese al centro dell'agenda politica. Il movimento di solidarietà e per la pace dovrà essere capace di unire e non di dividere. Dovremo capire come farlo, evitando una competizione che non aiuta nessuno, prima di tutto il popolo palestinese. 11/05/2008.

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I fuochi contro Israele e la speranza della pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-05-11 num: - pag: 1 autore: di SERGIO HARARI categoria: REDAZIONALE Passato e futuro I 60 ANNI DELLO STATO I fuochi contro Israele e la speranza della pace Sessant'anni fa nasceva una speranza nel mondo: la stato di Israele. Una speranza per milioni di ebrei sparsi a tutte le latitudini dalle diaspore occorse durante i secoli, rincorsi dalle persecuzioni, dalle accuse più diverse, dall'essere visti come diversi: eletti, avari, troppo intelligenti, furbi, deicidi, perfidi. Un popolo perseguitato da sempre, uscito, per quelli che ne uscirono, dai campi di sterminio nazisti e dall'indifferenza americana, inglese e un po' di tutti, dai pogrom, dalle infinite diaspore. CONTINUA A PAGINA 5.

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I fuochi delle bandiere d'Israele e la speranza di pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-05-11 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'evento I sessant'anni della nascita dello Stato e le contestazioni per la Fiera del libro a Torino I fuochi delle bandiere d'Israele e la speranza di pace SEGUE DA PAGINA 1 Un popolo senza terra che finalmente, dopo che per millenni nelle sue preghiere si è dato appuntamento "l'anno prossimo a Gerusalemme ", ha incontrato una striscia di sabbia sicura. Un pezzo di deserto da dove non dover più scappare, dove, se in pericolo, trovare rifugio da ogni parte del mondo, insomma una patria. Nessuna delle nostre famiglie nei secoli si è salvata dai rovesci della storia e dalle persecuzioni, chi ha perso di più, chi è stato "solo" sradicato dal paese dove viveva lasciando quanto aveva costruito, separato dai propri cari, lacerato per sempre nella sua vita, chi è morto nell' orrore dei campi nazisti o altrove o in altri secoli dei quali abbiamo perduto la memoria, ma nessuna famiglia si è "salvata" dalla furia degli uomini e della storia. Allora, nel maggio 1948, nacque lo stato di Israele ed anche per chi non ci andò a vivere fu subito "il riferimento", il luogo protetto ove rifugiarsi, una sicurezza che nei millenni precedenti non c'era mai stata. Ma Israele non è solo questo, non è solo una speranza per noi ebrei, lo è per tutti, unica democrazia consolidata di quella travagliata area del Mediterraneo, speranza di pace e di libertà. Se le cose fossero andate come l'Onu aveva indicato sessant'anni fa, oggi avremmo 2 stati, quello israeliano e quello palestinese; se Arafat non avesse rifiutato le coraggiose offerte di Barak nel 2000 o avesse proseguito nella direzione degli accordi di Oslo del '93 che valsero a lui e a Rabin il premio Nobel per la pace, oggi forse la storia sarebbe diversa. Ma così non è stato. Siamo certi però che quel giorno di pace verrà, quel giorno voluto da tutti, anche da chi ha più sofferto, arabo, israeliano, palestinese, ebreo o musulmano che sia e che non abbia completamente perso la ragione inseguendo fanatici integralismi. Ne ho avuto tante volte la certezza parlando con i nostri padri, quelli che più hanno sofferto e nei quali pensavo le ferite delle guerre, anche di quelle contro gli arabi, non si sarebbero mai cicatrizzate, quando ho visto nei loro occhi la stanchezza dei dolori che avevano segnato la loro vita, quando gli ho sentito dire e ripetere "basta, bisogna fare la pace". La pace verrà, gli unici che non l'hanno ancora capito sono quelli che bruciano le bandiere di Israele, quelli che polemizzano sulla fiera del libro di Torino, quelli che obbligano a celebrare un evento di cultura e storia in un clima da assedio, quelli che si ostinano a non riconoscere lo stato di Israele; ne abbiamo viste di peggio, anche questo passerà e resteranno la pace e una moderna e libera democrazia, non solo per gli israeliani, non solo per gli ebrei sparsi nel mondo, ma per tutti. Il luogo protetto Lo Stato di Israele è per gli ebrei una sicurezza che nei millenni precedenti non c'è mai stata Sergio Harari.

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Docu-Fiction mmm1/2 Sotto le bombe di Ph (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ilippe Aractingi, con Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz UN UOMO, una donna, un paese devastato da una guerra lampo. Lui, cristiano, guida il taxi. Lei, sciita, cerca il figlio che aveva lasciato nel Sud, dalla zia. Troveranno profughi, terrore, crateri, distruzione materiale e morale. Ma anche nel Libano piegato dai missili e minato dalle divisioni intestine, c'è spazio per un brandello di umanità. Girando in parte nell'agosto 2006, durante i 33 giorni della guerra israelo-libanese, Aractingi mescola realtà e fiction con sguardo attento e rigoroso. Niente "spettacolo" (mai cadaveri o uccisioni sullo schermo, e l'assenza della figura umana in quell'apocalisse è ancora più straziante). Nessuna speculazione politica. Non conta attribuire colpe, solo raccontare la pena di ogni guerra, sotto qualsiasi cielo. Quattro Fontane.

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Secondo giorno israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-11 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE SPAZIO OBERDAN Secondo giorno israeliano Attentati, droga e segreti in "Frozen Days" ( foto, sottotitoli italiani, 2005) di Danny Lerner, che chiude alle 21 la seconda giornata del "Nuovo cinema israeliano" all'Oberdan (viale V. Veneto 2, tel. 02.77.40.63.00, ingr. € 5 più tessera € 3). In sala i direttori artistici Dan Muggia e Ariela Piattelli. (g.gros.).

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Impigliato nel mito, mi auto-denuncio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-11 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE Dalla Fiera di Alessandro Piperno Impigliato nel mito, mi auto-denuncio H o sempre preso per i fondelli il rapporto mitico che gli ebrei della diaspora intrattengono con Israele. è dai tempi dell'infanzia che ironizzo sugli entusiasmi filo-israeliani diffusi nel milieu ebraico della mia famiglia. Quel modo che gli ebrei italiani hanno di guardare ad Israele come a un luogo di stupefacente efficienza e di commovente integrità. Non credevo certo che io stesso mi sarei ritrovato impigliato nelle reti appiccicose di quei miti di latta. Il problema è che il mito fruttifica nella lontananza, nell'ignoranza, nella stanchezza. Da piccolo mi capitava di andare molto più spesso in Israele e questo mi proteggeva dal processo di mitizzazione che cancella qualsiasi possibilità di comprensione. è così che avviene: ti distrai un attimo e il seme del mito germoglia in te variopinto e spumeggiante come una pianta tropicale. Ti giri un attimo e sei fritto: proprio perché non c'è nulla di più seduttivo del mito (una casetta davvero confortevole!). Ma allo stesso tempo non esiste niente di più sviante, come mi sono reso conto in questi giorni torinesi incontrando un sacco di israeliani: giornalisti, scrittori, gente comune, persino un diplomatico. Ecco, solo trovandomeli intorno, discutendoci, mi sono ricordato di quanto gli israeliani siano spaventosamente antipatici. E quanto antipatica sia la loro schiettezza. E quanto antipatica sia la loro insofferenza per i miti di cui noi ottusamente li gratifichiamo. Un esempio? Ieri ero lì con il giovane Ron Leshem a sdilinquirmi sul fiabesco melting pot messo su dalla società israeliana! Al che lui: "Ti sbagli, siamo una società straordinariamente ingiusta. Siamo dodici tribù che si odiano. Razziste l'una con l'altra". Non so, forse esagerava. Cercando di bilanciare con una visione apocalittica le intollerabili svenevolezze di questo groopie un po' scemo. Forse il suo desiderio di dire la verità sul suo Paese era pari alla smania di stupirmi e di rintuzzarmi. Per quel che mi riguarda, ho interpretato le sue parole come un salubre ammonimento: non commettere l'errore dei tuoi vecchi. Non trasfigurare Israele. Non essere sciocco. E questo mi spinge a una più larga riflessione sulla cosa che più odio: l'ideologia. Ho aperto questa piccola rubrica denunciando l'ideologia dei boicottatori. Forse è il momento (proprio mentre i boicottatori sfilano avvolti nei loro pomposi vessilli) che denunci anche la mia. \\ Non si deve restare legati all'ideologia, finendo per commettere l'errore dei nostri vecchi.

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Dal nostro corrispondente NEW YORK - La teoria dominante in quest'ultimo mese di (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ANNA GUAITA dal nostro corrispondente NEW YORK - La teoria dominante in quest'ultimo mese di primarie democratiche, è stata che la lotta fratricida fra Hillary Clinton e Barack Obama stesse favorendo il candidato repubblicano, John McCain. La teoria è stata però ridimensionata da un sondaggio condotto dal quotidiano Los Angeles Times in collaborazione con l'agenzia Bloomberg, secondo il quale se si votasse oggi McCain perderebbe sia contro Hillary che contro Obama. Hillary lo batterebbe 47 a 38, e Obama 46 a 40. Altri dati, sulla raccolta dei fondi, contribuiscono a preoccupare McCain: per ogni milione di dollari che lui riesce a raccogliere, Obama ne raccoglie tre. Per la prima volta in decenni, i democratici hanno le casse molto più piene dei repubblicani. Fino a pochi mesi fa si credeva che queste elezioni si sarebbero giocate sul fronte della guerra in Iraq. Invece, ora che la guerra sembra andare un po' meglio e McCain può vantarsi di averlo previsto, è molto scesa nelle preoccupazioni degli elettori, mentre lo spettro della recessione, i costi vertiginosi dell'assistenza medica e l'immigrazione clandestina hanno conquistato il primo piano. Ma tutto ciò potrebbe non significare nulla se McCain riuscisse a dipingere davvero il suo rivale, Obama, come un "privilegiato", "pieno di belle parole" e "poca esperienza." Dando per scontato che Obama sarà il candidato democratico, nonostante Hillary continui a combattere e martedì sia destinata a vincere le primarie della Virginia dell'ovest, McCain ha cominciato da tempo la sua strategia d'attacco. Ad esempio ripete che Hamas, l'associazione radicale palestinese che il governo Usa elenca fra i gruppi terroristi, sarebbe felice di vedere Obama eletto. E questo dimostra a suo giudizio che Obama sarebbe tenero con i terroristi. Effettivamente Ahmed Yousef, uno dei leader di Hamas, ha detto che Obama "è un grande uomo con grandi principi" e che il gruppo spera "che vinca le elezioni". Ma è anche vero che Obama ha più volte rifiutato le aperture di Hamas, e che l'ha definita un'associazione terroristica con la quale si potrà trattare solo se rinuncerà alla violenza, riconoscerà Israele e obbedirà agli accordi. Con non poca irritazione di Hillary, è chiaro che oramai la battaglia è fra Obama e McCain. E che rischia di diventare alquanto sgradevole, alquanto velocemente. Alle accuse su Hamas, Obama ha infatti risposto che il senatore "deve essere disorientato", una frase che sottilmente, ma in modo bruciante, evoca l'età anziana di McCain. Questi ha risposto indignato. Ma la questione dell'età potrebbe effettivamente danneggiarlo, e Obama potrebbe continuare a usarla, con lo stesso tono lieve ma inequivocabile: un'alta percentuale di americani infatti si chiede se a 72 anni McCain non sia troppo avanti negli anni per il timone della superpotenza.

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Sfila il corteo anti-Israele si svuota la Fiera del libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-11 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE La protesta Gli editori: la tensione finisce per boicottare la cultura Sfila il corteo anti-Israele si svuota la Fiera del libro Poche migliaia in strada, slogan e niente incidenti Lo slogan più gettonato è stato "Intifada fino alla vittoria". Ferrando: "Chi non c'era è perché spera di tornare al governo" DAL NOSTRO INVIATO TORINO - "Buongiorno". I tre ragazzi con la kippah in testa, hanno appena girato l'angolo. Il vecchio militante, kefiah al collo, cartello con Olmert e Sharon "assassini" tra le mani, se li vede davanti all'improvviso, sul marciapiede. Un po' basito, ma trova la forza di replicare: "Buongiorno ". I giovani ospiti della Fiera del libro cercavano la sinagoga di piazzetta Primo Levi per la funzione dello Shabbath, e all'altezza di via Madama Cristina si sono trovati in mezzo al corteo di protesta contro Israele. "Vestiti così, mi sa che è difficile infiltrarci" dice ridendo uno di loro. Le uniche bandiere che bruciano sono quelle immortalate sullo striscione di testa. La manifestazione organizzata dall'associazione "Free Palestine " è filata dritta come il suo percorso, da corso Marconi a piazza Filzi, davanti al Lingotto, un rettilineo lungo quasi sette chilometri. La partenza è stata in sordina, perché i rinforzi da fuori tardavano ad arrivare, causa ritardo dei treni. Malgrado una spiccata tendenza degli astanti alle teorie cospirazioniste, nessuno ha pensato al complotto, neppure per un istante, e la circostanza non suona lusinghiera per Trenitalia. Quando hanno risposto all'appello anche le associazioni arrivate da Napoli, Roma, Firenze e Genova, il numero dei partecipanti è arrivato a quota cinquemila. Lo slogan più gettonato è stato "Intifada fino alla vittoria ", un classico del genere mediorientale, con "L'unica soluzione è questa qua, per la Palestina terra e libertà" come variazione sul tema. Molte altre parole invece sono catalogabili alla voce immani castronerie. Nel settore, spicca il cartello con le foto di Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman, definiti "tre razzisti immorali considerati solo in Italia tre grandi scrittori del dialogo". Non è esattamente così, ma inutile starne a discutere. Parecchi insulti a Giorgio Napolitano, definito, a vario titolo, "ladro di polli", "amante dei carri armati sovietici e di quelli israeliani ". Nel suo piccolo, da questa manifestazione emerge lo spappolamento della sinistra radicale. Dopo Sharon, il politico più vituperato è stato Fausto Bertinotti, "dannoso come l'antrace", secondo uno striscione. L'insegnante Nicoletta Dosio, rifondarola della Valsusa, si presenta al via "nonostante lo stupido, fasullo, assurdo, volgare divieto del partito". Sarà scissione, promette. Cori contro Manifesto e Liberazione, accusati di boicottaggio. In un mare di sigle con il comunismo come ragione sociale, se ne sono contate 11, alcune appena sfornate, il politico di riferimento del corteo è stato Marco Ferrando, segretario del Partito comunista dei lavoratori. "Rifondazione e gli altri non sono qui - ha detto - perché sperano di tornare presto al governo, e per farlo hanno bisogno dell'appoggio della lobby ebraica. Devono vergognarsi ". All'arrivo, qualche fumogeno, qualche insulto a polizia e carabinieri. Tra gli effetti collaterali del corteo c'è il deciso calo di visitatori al Salone del libro. "Patiamo soprattutto i danni fatti dai giornali e dai tg con decine di titoli allarmistici" dice sconsolato il presidente Rolando Picchioni. Molto amaro Ernesto Franco, direttore editoriale Einaudi, quando afferma che l'unico vero boicottaggio è stato fatto ai danni della cultura. Fuori, i manifestanti fanno festa. C'è da capirli. Massimo risultato, minimo sforzo. In piazza A sinistra il corteo di "Free Palestine". Nel tondo Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori Marco Imarisio GUARDA le immagini della manifestazione su www.corriere.it.

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7 giorni sul palco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-05-11 num: - pag: 38 categoria: BREVI 7 giorni sul palco Di Claudia Provvedini FATALI Isotta, Cleopatra Il soprano lituano Violeta Urmana dà voce all'eroina di Wagner e alla regina di Berlioz, sul podio l'israeliano Pinchas Steinberg anche in Così parlò Zarathustra di R. Strauss (Domani e dopo, S.Cecilia Auditorium di Roma) VIOLENZA Boccuccia di rosa "L'educazione sentimentale" delle prostitute si incrocia con i ricordi di una donna segregata in casa. Di Pietra Selva Nicolicchia (Dal 13, Fonderie Moncalieri-To) BACH Festival dell'Aurora Il violoncellista Enrico Dindo (foto) nelle prime Suite per violoncello solo, e pagine del '900; Milena Vukotic legge Mallarmè (il 15 e il 16 al Teatro Apollo di Crotone) MAGGIO Riccardo Muti Sandro Lombardi interpreta Testori; Muti celebra i 40 anni dal suo debutto a Firenze (Dal 13, Cortile; 17-18, Comunale di Firenze) MITICHE Cassandra e Medea Dopo Antigone, per "Donne e mito": testi della tragedia e di Christa Wolf mixati da Farneto Teatro, regia Maurizio Schmidt (Fino al 18, Teatro Verdi di Milano) ISTINTI Chantecler Superfavola di Rostand, tradotta da Moscato, che porta gli spettatori nei regni animali per scoprir(si) uomini. (Fino al 18, Argentina di Roma) FESTIVAL Fabbrica Europa Spettacoli The Living Theatre, Cantieri Teatrali Koreja; Galili Dance, Zero Visibility Corp, Wee, T.R.A.S.H., Abbondanza Bertoni (Fino al 24, Firenze) CONCERTI Pergolesi e Scarlatti Il Balthasar-Neumann-Ensemble diretto da Thomas Hengelbrock (L'11, S.Maria dei Servi, Bologna).

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Sotto le bombe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-11 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE DRAMMATICO Sotto le bombe YYYY Un road movie dal vero in taxi da Beirut nel Libano del Sud, mentre impazza la tregua nell'estate feroce del 2006 dopo un mese di guerra con Israele. Una donna sciita cerca il figlio con l'aiuto del taxista cristiano, ognuno coi suoi problemi: diventano amici nonostante la furia degli elementi, il mondo che cade in pezzi, gli uomini che perdono la morale. Gran bel documento, vivo e utile per tutti, straziante ma con fiducia Centrale.

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Yanai, Venezia, Appelfeld: l'autobiografia di un popolo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-11 num: - pag: 32 categoria: REDAZIONALE Fiera Gli ebrei: Storia e storie. E Zvi ritrova il fratello dopo 60 anni Yanai, Venezia, Appelfeld: l'autobiografia di un popolo DAL NOSTRO INVIATO TORINO - è l'autobiografia il vero ospite di questa Fiera del libro. Una ricaduta forse necessaria, figlia legittima della scelta di invitare Israele, contenitore di tante vite segnate dalla storia. Per questo gli incontri e i libri più intensi sono quelli ispirati a vicende autobiografiche. Ha cominciato Aharon Appelfeld, orfano deportato in un campo di concentramento dal quale, a otto anni, fugge, vagando tra villaggi e foreste prima di riuscire a emigrare, nel '46, in Palestina. Ha continuato Shlomo Venezia, raccontando la sua esperienza di sopravvissuto al lager, costretto a lavorare nei Sonderkommando, le unità speciali destinate a "smaltire " i corpi dei detenuti uccisi nelle camere a gas. Oggi (ore 10.30, Sala Blu) tocca a Zvi Yanai narrare la sua storia straordinaria. Nato nel 1935 in Italia, Yanai (vero nome Sandro Toth) vive dal '45 in Israele, dove si occupa di divulgazione scientifica. L'italiano non l'ha dimenticato, ma la sua lingua madre è ormai l'ebraico e per parlarci del suo libro ( Il fratello perduto, Bompiani) chiede l'aiuto di Sarah Kaminski, docente di ebraico e traduttrice. "Ho cominciato a lavorare al romanzo nel '91 - racconta Yanai - quando ho ricevuto da uno zio un centinaio di lettere scritte in ungherese, inviate da mia nonna a mia madre. Decifrandole ho ricostruito un quadro fino ad allora sconosciuto. Mio padre era un cantante protestante, mia madre una ballerina ebrea. Nel '30 sono venuti in Italia in tournée. Dopo un anno è nata mia sorella Lisetta, poi Fiorenza, Romolo ed io. E qui comincia l'enigma, perché i miei genitori erano sempre in viaggio, lasciavano i bambini a una tata e poi li riprendevano quando avevano circa tre anni. Così hanno fatto con le mie sorelle e con me, ma non con Romolo, che rimane con la tata e di cui a un certo punto si perdono le tracce. Perché i miei genitori non lo abbiano ripreso è il mistero su cui sto indagando". La saga di questa famiglia, basata su fatti realmente accaduti ma raccontata in forma romanzesca, si intreccia con la grande storia, il cuore nero del Novecento, ed è anche un viaggio spirituale che attraversa le religioni. Quando cominciano le persecuzioni razziali, il padre lascia l'Italia per l'Ungheria, la madre, malata di cuore, muore nel '43. I bambini restano con Ida, "una donna coraggiosa, per noi una specie di Schindler - dice Yanai - che riesce, dopo moltissime traversie, a con.

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I nuovi profeti del boicottaggio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 315 Israele alla Fiera del Libro di Torino I nuovi profeti del boicottaggio Israele alla Fiera del Libro di Torino di Maurizio Crippa --> di Maurizio Crippa Da due mesi, "Israele non è un ospite d'onore!" è lo slogan con cui la sinistra antagonista, i centri sociali torinesi, qualche filosofo sul punto di perdere la Trebisonda come Gianni Vattimo - che ormai passa dalla mobilitazione in difesa dei cinesi massacrati, a suo dire, dai monaci tibetani, alla proposta di rivalutare i "Protocolli dei Savi di Sion" - hanno proposto il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, "colpevole" di avere scelto quest'anno come ospite d'onore lo Stato di Israele, per degnamente celebrarne i sessant'anni dalla nascita. Culmine della protesta è stato il corteo organizzato ieri a Torino dalla sigla "Free Palestina", segno di una plateale contestazione e di una radicale inimicizia per Israele, venata addirittura di antisemitismo: paragonare la Shoah alla politica israeliana per i palestinesi, per quanto criticabilissima e criticata da tanti israeliani per primi, è sempre un errore da matita blu. Eppure, nonostante tutto ciò, in questi giorni a Torino è successo qualcosa di nuovo, di diverso, come ha scritto anche Fiamma Nirenstein, che ha smentito i profeti del boicottaggio. L'inaugurazione da parte di Giorgio Napolitano, fortemente voluta dallo stesso Presidente, nonostante qualche critica, e il progressivo sfaldarsi del presunto fronte intellettuale contrario alla presenza di Israele hanno di fatto isolato - sotto il profilo politico e culturale - il boicottaggio. E costretto i politici di sinistra a decidere da che parte stare. Giovedì Napolitano ha scandito parole forti e chiare: "Non c'è dialogo se si muove dal rifiuto della legittimità dello Stato di Israele, delle ragioni della sua nascita e del suo diritto all'esistenza". E ha aggiunto che "Israele è stato invitato per il patrimonio storico-culturale che rappresenta" e appositamente lo si è fatto "nella speciale occasione dei sessant'anni della fondazione dello Stato di Israele, deliberata dall'assemblea delle Nazioni unite. Nulla in ciò può essere contestato come appiattimento politico di un grande evento culturale come quello che si inaugura oggi". Oltre che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano è un po' il simbolo stesso della storia del Pci e della sinistra tutta in Italia. Una storia che inizialmente ebbe il merito di sostenere la nascita di Israele, dopo la tragedia nazista. Ma che poi, per tanti e complicati motivi, è passata dalla parte di una inimicizia spesso feroce per lo Stato ebraico. Oggi, fortunatamente, è cambiato qualcosa e le sue parole sono suonate come di incoraggiamento anche per quella parte della sinistra democratica che vuole rompere con certe posizioni. Significativo il commento di Walter Veltroni: "Parole coraggiose e nette, che sono convinto possano essere la perfetta bussola da seguire. Tra i riformisti non c'è più posto per alcuna forma di ostilità e di pregiudizio verso Israele". E anche Rifondazione comunista ha annunciato di non voler aderire al "boicottaggio" di Israele. Così a trovarsi isolati sono stati i boicottatori, come significativamente Il Manifesto ha raccontato, con autoironia: "I cronisti mobilitati per rendere conto delle turbolenze annunciate si interrogano un po' sgomenti su come raccontare un fatto inesistente". Ma siccome l'ideologia fa fatica ad arrendersi anche di fronte ai fatti della politica, il quotidiano comunista ha scelto di mettere in prima pagina, anziché le parole di Napolitano, quelle dello scrittore israeliano Abraham Yehoshoua che, in un inciso della sua bella lezione a Torino a favore della pace, ha chiesto di dialogare con tutti, "anche con Hamas". Mentre Aharon Appelfeld, il grande scrittore scampato alla Shoah, ha inaugurato la Fiera raccontando al castello della Venaria come per lui, dopo l'arrivo nel nascente Israele, la riscoperta della lingua ebraica sia stata il mezzo per ritrovare l'umanità stessa, dopo l'inumanità. Ebbene Appelfeld, che con i suoi grandi occhi da bambino ripeteva "sono stupito che qualcuno abbia pensato di boicottare la Fiera del Libro", è stato sostanzialmente snobbato dai grandi giornali della sinistra. Un po' come quelli che hanno pubblicato più fotografie dell'unica bandiera palestinese che sventolava fuori dal Lingotto, invece delle decine e decine che garrivano dentro, durante la visita del Presidente della Repubblica. È il segno di un imbarazzo perdurante, e non ancora smaltito, ormai forse più forte nella testa di certi intellettuali che nemmeno in quella dei politici.

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Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 112 del 2008-05-11 pagina 11 Macché Israele, la sinistra sfila contro se stessa di Caterina Soffici A Torino i dimostranti dell'autonomia attraversano il centro: tanti slogan, nessun incidente. Cifre discordanti, ma per la questura erano solo 1500. Bertinotti, nel mirino della contestazione, diserta la Fiera del libro nostro inviato a Torino Cane che abbaiò non morse. Alla fine non è successo niente. Se quella di Torino doveva essere l'occasione di riscossa e chiamata alle armi della sinistra che non è più rappresentata in Parlamento, andiamo male. Se la manifestazione organizzata dai centri sociali, da Askatasuna (che in basco vuol dire "Libertà") e da Free Palestine, doveva essere l'occasione per contarsi, la cifra è misera: duemila persone, che mestamente hanno sfilato da largo Marconi a via Fabio Filzi, dove il cordone invalicabile delle forze dell'ordine li ha bloccati a 200 metri dall'ingresso del Lingotto. La zona rossa intorno al Lingotto non ha evocato gli spettri del G8 di Genova. In verità c'erano più poliziotti e giornalisti che manifestanti (come sempre il balletto delle cifre è come le forchette elettorali di Piepoli: per la Questura erano 1500, per gli organizzatori 10mila). La sinistra radicale è più divisa che mai: i Comunisti italiani di Diliberto sono al corteo e appoggiano il boicottaggio. In piazza ci sono anche quelli del Carc (Comitato di appoggio alla resistenza comunista) e sventolano le bandiere rosse del Partito comunista dei lavoratori. Rifondazione comunista con Fausto Bertinotti partecipa invece alla contestata Fiera del Libro dedicata agli scrittori israeliani. Alle cinque e mezzo Bertinotti doveva essere alla Sala dei Cinquecento per presentare il libro "Alternative per il socialismo". Titolo dell'incontro da contrappasso dantesco: "Dopo la sconfitta. Le prospettive della sinistra in Italia". La stessa ora in cui il corteo arrivava davanti ai cancelli del Lingotto. Il povero Fausto non si è presentato. Ha annullato e ha comunicato che verrà invece oggi per parlare di Costituzione. Non ce l'ha fatta ad affrontare altri fischi, altri sberleffi. Per la strada stanno sfilando gli stessi dei centri sociali che l'hanno sbertucciato al corteo del primo maggio. In piena crisi d'identità, l'altro ieri ha perfino scritto alla Stampa una lettera per chiedere un po' di rispetto almeno alla sua carriera di 35 anni da sindacalista (anche a Torino e in Piemonte), 12 anni da segretario di Rifondazione comunista, due anni da presidente della Camera. E invece ieri la piazza di Torino era tutta contro di lui. Vero bersaglio di questo sgangherato corteo, non è tanto Israele quando la sinistra. è presente tutto l'armamentario del centro sociale doc: piercing, capigliature rasta, kefiah, tatuaggi, jeans a brandelli, brufoli e puzzo di sudore. Urlano "Palestina libera", "Vergogna vergogna", "Assassini", chiamano a raccolta i compagni e le compagne palestinesi, ci sono interventi in arabo, in basco (senza traduzione), alzano cartelloni con scritto "Sionismo forma di razzismo e discriminazione razziale" e "Israele non è un ospite d'onore", sventolano bandiere rosse e palestinesi, attaccano adesivi "Boicotta Israele" sulle serrande e sui pali della luce. Ma questo era tutto da programma. La vera rabbia è per gli ex compagni di strada, i responsabili della catastrofe elettorale. Bertinotti è il catalizzatore di tutti i malesseri: "Bertinotti sei peggio dell'antrace", "Bertinotti venduto", "Fa schifo Bertinotti, non c'è bisogno di commentare altro". "Non è venuto? Speriamo che sia stato per colpa nostra". Ce l'hanno anche con Napolitano. Saltano e fischiano e dall'altoparlante lo speaker della manifestazione urla: "Napolitano razzista, è venuto alla Fiera ed è scappato con la coda fra le gambe perché sapeva di avere torto". "Napolitano è diventato filoisraeliano". Non ricordano - o forse semplicemente non lo sanno - che Napolitano è stato il primo dei dirigenti del Pci a visitare Israele negli anni Ottanta. Non hanno capito neppure la lezione di Mario Capanna che fu il primo ad usare la kefiah palestinese, ma oggi sarà comunque alla Fiera a presentare il suo libro "nonostante non condivida l'impostazione filoisraeliana". Alla fine non è successo niente, a parte qualche lancio di fumogeni e di bottigliette d'acqua. I negozi hanno tirato giù le saracinesche, nelle strade vicino alla Fiera sono state rimosse le macchine in sosta. Niente scontri e niente violenza. Gli unici a rimetterci sono stati gli editori: il sabato pomeriggio, giorno della maggiore affluenza, è venuta meno gente. Un po' la paura ("Hanno descritto Torino come se fosse Kabul" dice Ernesto Ferrero, direttore editoriale della Fiera), un po' l'imponente dispiegamento di forze di polizia che nel pomeriggio ha in pratica blindato la zone del Lingotto, con camionette, blindati e agenti in assetto di guerra. Per il resto tutto loffio e quasi triste. "Calmi tutti, non siamo qui per confrontarci con la polizia" urla nell'altoparlante uno dei capi, "il nostro obiettivo era arrivare qui per rivendicare la vergogna di questa Fiera. Questa manifestazione è la conclusione di un lavoro di mesi". Se i risultati sono questi, i leader della sinistra radicale hanno di che preoccuparsi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'enigma della libertà nella lingua di Ledda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Pagina 357 L'enigma della libertà nella lingua di Ledda --> DAL NOSTRO INVIATO CARLO FIGARI Torino. Nella sala Pagoda della Fiera del libro si recita "L'enigma della libertà", una commedia drammatica bilingue: in sardo e in italiano. Autore e interprete principale è Gavino Ledda. "Sì, quello di Padre di padrone", lo riconoscono alcuni curiosi che s'infilano nella saletta affollata di studenti. Gli altri protagonisti sono loro, gli alunni del liceo classico Azuni di Sassari e delle scuole abruzzesi di Atri-Pineto vicino Teramo: insieme hanno partecipato al progetto Password. Lo scrittore di Siligo ha realizzato per loro - e con loro - il testo drammaturgico all'interno di un laboratorio di glottologia storica. Ed ecco, con qualche emozione, il racconto viene fuori creando un momento di magia nell'atmosfera caotica del Lingotto dove si svolge la mastodontica fiera del libro. È il salone della contestazione per la presenza di Israele come ospite d'onore, della bellezza come tema conduttore del dibattito culturale e dell'apprensione per i possibili incidenti dei gruppi antagonisti che vorrebbero boicottare gli organizzatori colpevoli di aver dimenticato la tragedia palestinese. Per quanto riguarda la Sardegna è il salone delle novità con la partecipazione di editori, librai e agenti letterari per la prima volta da soli con un proprio stand, orfani di mamma Regione ondivaga e contradditoria sino alla vigilia nella sua politica per promuovere il libro sardo. E sui banchi fanno bella mostra le copertine degli scrittori sardi, quella nouvelle vague di giovani, meno giovani e qualche incanutito autore, tutti vendutissimi, richiesti, amati. "Ora tradotti in più lingue e commercializzati anche all'estero" sottolinea con soddisfazione Peppe Podda del Maestrale. I suoi cavalli di razza (Niffoi, Todde, Fois, Angioni, Capitta e più di recente Alessandro De Roma) vanno bene in Francia, Spagna, Olanda, Germania, qualcuno comincia a trovare spazio anche nei paesi anglosassoni. E poi ci sono i best sellers di Milena Agus, Carlotto, Abate, Soriga impilati in evidenza negli stand degli editori nazionali. È il salone dei grandi numeri: 850 incontri con duemila relatori, 1400 espositori, una marea di gente che nel weekend fiumerà impazzita tra stand, sale e montagne di libri. Alla fine, auspica il direttore della Fiera Ernesto Ferrero, i visitatori saranno più di trecentomila. Ieri intanto si è superata la giornata più lunga. Per i sardi iniziata in mattinata con l'happening di Gavino Ledda. Sin da presto lunghe file davanti agli ingressi. Tutto ordinato, ma lo schieramento da stadio degli agenti fa capire che le polemiche di questi giorni non devono essere sottovalutate. Nel pomeriggio il corteo degli antagonisti si ferma alla linea rossa stabilita dal Questore. La manifestazione tanto temuta, duemila persone secondo le forze dell'ordine, si è spenta senza incidenti. Alla fine si dirà: tanto rumore per nulla. All'interno del Lingotto gli appuntamenti con gli autori si succedono nelle 24 sale a ritmo di uno ogni mezzora. Gavino Ledda è qui per presentare l'edizione in cofanetto dei suoi tre romanzi, edita da Carlo Delfino che venerdì ha lanciato anche l'ultimo libro dell'altro Gavino sassarese, il Sanna pubblicitario, artista e anche pungente saggista. Questo Così quando è sera (650 pagine), a giorni nelle librerie, farà sicuramente discutere. In "un paese piantumato di cretini" e in una "Sardegna, isola dei fumosi" - come scrive Sanna - troverà lettori e soprattutto critici. Ma lui non si preoccupa di scatenare polemiche. Anzi, oggi sono il pane dell'editoria che vuole vendere o non finire nei magazzini. Non si preoccupa, invece, Gavino Ledda se la sua commedia avrà successo. È un esperimento drammaturgico e soprattutto linguistico. Il testo è stato cambiato venerdì sera sino all'ultimo, in un incontro con gli studenti giunti dall'Abruzzo e dalla Sardegna. Ieri è stato una sorta di anticipazione teatrale. Sullo sfondo dietro il palco la scenografia è una grande tela dipinta dal diciottenne Jacopo Scassellati del liceo Azuni. Sembra una contaminazione del picassiano "Guernica". L'effetto è quello, ma il giovanissimo artista scoperto da Ledda nega di essersi lasciato influenzare. Sulla sinistra è raffigurato un Occhidorzu, cioè un Uccisorio, come lo scrittore di Siligo traduce il toponimo sardo, "scritto - dice Ledda - sulla pelle della terra. Esso conserva la memoria di una terribile battaglia tra sardi e aragonesi agli inizi del 1300 che segnò la fine dell'indipendenza. Ma nel mio testo - continua - più propriamente voglio parlare delle guerre puniche e della sconfitta dei cartaginesi e la vittoria dei romani in Sardegna. Se avesse vinto Annibale noi sardi probabilmente parleremmo la lingua di derivazione fenicio punica". L'ex servo pastore, diventato docente universitario, autore di un best seller mondiale come Padre padrone , è uscito dall'eremo di Baddhevrustana per portare qui a Torino un lavoro durato diversi anni tra Sassari e l'Abruzzo. E ora è soddisfatto e orgoglioso dei suoi allievi. Magro e scavato come un bronzetto, vestito di sgargiante gilèt a pezze colorate, raccoglie l'applauso. Ma qual è il legame tra l'isola e l'Abruzzo? "La pecora", stigmatizza l'ex pastore che lamenta la fine di una cultura agropastorale. "In Sardegna i sardi non vogliono fare più i pastori, al loro posto hanno chiamato albanesi e romeni che vivono rinchiusi negli ovili, parlano le loro lingue e mantengono i loro costumi. Così la nostra tradizione e la lingua dei padri andrà presto perduta". Che pensa degli scrittori sardi? "Quali? Possiamo dire sardi, ma non che scrivono in sardo. Non basta inserire qui e là nelle frasi nomignoli sardi per dire che è la nostra limba. Significa prendere il lettore per i fondelli. Per scrivere in sardo bisogna recuperare la vera lingua, che risale al "pisanico" prima degli aragonesi. Altrimenti meglio scrivere in italiano". In italiano scrive sicuramente Maurizio Corona, notaio cagliaritano con la passione per la storia. Nello stand degli editori sardi, introdotto dal caporedattore della Rai di Cagliari Tonino Oppes, parla della rivolta di Ampsicora l'eroe punico che organizzò la resistenza antiromana. A lui ha dedicato un bel volume uscito lo scorso anno con successo di vendite. La sala è piccola, una ventina di sedie al centro dello stand sardo intitolato - guarda un po' - "L'isola dei Libri". Espone sui banchi settecento titoli di 25 case editrici, unite sotto l'egida dell'associazione editori sardi, dei librai indipendenti e dell'agenzia libraria Kalama. Altre quattro case (Maestrale, Ilisso, Delfino e Aìsara) hanno anche i loro stand in un salone a parte. Non c'è la Regione che dopo 25 anni ha deciso di lasciar correre da soli gli editori. Niente stand ufficiale, niente catalogo, niente programma. Al massimo ci sarà un contributo per le spese. La linea del governatore sin dall'inizio è stata chiara. "È una categoria di assistiti, basta contributi", aveva tuonato tre anni fa Renato Soru con l'approvazione dell'ex assessore Elisabetta Pilia (poi giubilata). Quel manipolo di eroici assistiti (i contributi erano rappresentati dal tre per cento di acquisti di libri destinati alle biblioteche pubbliche) ha raccolto la sfida e qui a Torino fa i conti con il mercato. A quanto pare, a fatica, ma con successo.

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Altre bandiere bruciate Torino come Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

FABIO GROSSO Tensione alle stelle sotto la Mole per l inizio della Fiera internazionale del Libro, che si apre ufficialmente questa mattina al Lingotto di Torino con l intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dopo mesi di feroci polemiche sull opportunità che fosse Isreale l ospite d onore della kermesse torinese, da questa mattina Torino sarà al centro dell attenzione del mondo, purtroppo anche per il pericolo reale di violente manifestazioni e contestazioni già preannunciate dalle frange più estreme dell antagonismo e del cosiddetto mondo anarchico . Dopo le bandiere di Isreale e degli Stati Uniti bruciate proprio qui a Torino durante la marcia del I maggio, nella mattinata di ieri un gruppo di studenti, supportati da esponenti dei centri sociali, ha srotolato una grande bandiera palestinese sulla facciata di Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche dell Università di Torino), mentre altri esagitati con la kefiah palestinese agitavano fumogeni. L azione è da ricondurre all eterogeneo gruppo denominato "Free Palestine", ovvero un cartello di varie scuole di pensiero che hanno come unico scopo il boicottaggio della Fiera in ragione della presenza di Israele. Se è vero che finora nulla di particolarmente grave è accaduto, con l apertura ufficiale della Fiera la tensione è destinata inesorabilmente a salire. Nonostante dagli organizzatori giungano parole di distensione del tipo non siamo né a Kabul né a Bagdad , le misure di sicurezza previste intorno all evento sono eccezionali: tombini e cestini sigillati, zona rossa , tiratori scelti appostati sul tetto del Lingotto e nelle aree limitrofe del quartiere fieristico per vigilare sulla presenza alla Fiera del Libro del Capo dello Stato, che per l occasione avrà ha disposizione una serie di percorsi alternativi per raggiungere il Lingotto. Ciliegina sulla torta per quanto riguarda la sicurezza della kermesse culturale, la presenza in città già da alcuni giorni dei celeberrimi uomini del Mossad, i servizi segreti israeliani, famosi in tutto il mondo per la loro efficienza e per i clamorosi blitz nel dopoguerra in vari Paesi a caccia dei peggiori criminali nazisti. In totale gli agenti impegnati a vario titolo a garantire la sicurezza della manifestazione saranno intorno al migliaio. La giornata più critica della Fiera sarà senza dubbio quella di sabato, quando è previsto il corteo del "Free Palestina", che sfilerà per via Madama Cristina, piazza Carducci, via Genova, corso Caduti sul Lavoro e si fermerà ad un centinaio di metri dal Lingotto Fiere in piazza Fabio Filzi. Secondo gli organizzatori sarà una manifestazione assolutamente pacifica che raccoglierà circa 7mila persone, provenienti un po da tutta Italia. Pare però che non ci saranno i centri sociali del Veneto, almeno a sentire le parole di uno dei loro leader Luca Casarini. E in questi giorni a Torino non si vedrà neppure un altro dei rappresentanti storici del movimento, l'ex parlamentare di Rifondazione Comunista e leader dei no global napoletani Francesco Caruso, impegnato a Cinisi per il trentennale dell uccisione di Peppino Impastato. Alla contro manifestazione di Torino vi sarà comunque una consistente presenza dei no global provenienti dalle altre città italiane. Dal sud si muoveranno gli antagonisti di Napoli (due pullman partiranno venerdì sera), Cosenza e Bari, mentre da Roma partiranno alcune centinaia di esponenti dei centri sociali. Nel capoluogo piemontese sono attesi anche gruppi appartenenti alla galassia antagonista toscana, emiliana e ligure. Un nutrito gruppo di no global partirà invece sabato mattina in treno da Milano: già annunciata la presenza degli esponenti dei centri sociali più duri, il Vittoria e il Bulk, e degli anarchici. A fine contro-manifestazione sono previsti i comizi di esponenti dei vari gruppi che compongono il Free Palestina , ma ci sarà spazio anche per alcuni palestinesi ed israeliani dissenzienti. I Comunisti Italiani hanno ieri ufficialmente annunciato la loro partecipazione al corteo. Ma non mancano di certo nell estrema sinistra le adesioni più o meno personali al boicottaggio contro Isreale. Dopo gli exploit al limite dell antisemitismo del filosofo Gianni Vattimo e di alcuni suoi colleghi docenti all Università di Torino, nella giornata di ieri anche il leader del Partito comunista dei lavoratori Marco Ferrando si è prodotto in una ardita analisi della polemica. "La manifestazione nazionale del 10 maggio a Torino ha detto - ha un obiettivo dichiarato, e cioè la denuncia dei crimini del sionismo e del sostegno che l'Italia gli offre". Di segno decisamente opposto il parere degli esponenti piemontesi del Carroccio, che parlano invece di strumentalizzazioni gravissime e di "occasione mancata". "A nostro avviso spiega la deputata torinese neo eletta Elena Maccanti sulla Fiera si è voluta innescare di proposito la polemica, e mi pare inoltre evidente il tentativo di mischiare maldestramente politica e cultura. Detto questo, gli esponenti della cultura israeliana invitati alla Fiera sono per la maggior parte a favore della pace e del dialogo coi palestinesi, dunque questo clima di guerra voluto da qualcuno mi fa pensare davvero ad un occasione di dialogo mancata. La verità è che certa sinistra ha voluto per l ennesima volta trovare una scusa per cercare di mettere a tacere chi la pensa in maniera diversa da loro, come accadde del resto col Papa alla Sapienza. Ma alla fine, proprio come col Pontefice, la loro violenta protesta riuscirà soltanto a dar maggior risalto al loro nemico . Molto decisa anche la posizione del segretario nazionale della Lega Nord Piemont e capogruppo alla Camera Roberto Cota. "Bisognerebbe smetterla una volta per tutte di giocare ad innescare certe tensioni, soprattutto quando si è di fronte ad un evento culturale come la Fiera di Torino. Certa sinistra è purtroppo abituata da anni a questo tipo di strumentalizzazioni, ma dovrebbero saper anche loro che non servono a nulla. La scelta degli organizzatori della Fiera di scegliere Isreale come ospite va infatti rispettata, anche perché non mi pare sia stata fatta contro qualcuno o con intento polemico". In attesa di quel che succederà nei prossimi giorno, ieri sono state identificate e denunciate dalla Digos tre persone, tra i 25 e i 30 anni, che al corteo del I maggio avevano bruciato bandiere di Israele e Stati Uniti. I tre soggetti, prima di agire, si erano coperti il volto con la kefiah, per poi dare alle fiamme ai due simboli nazionali. Secondo la Questura i giovani sarebbero appartenenti all area antagonista e frequentatori del centro sociale torinese Askatasuna. Tutti e tre sono stati denunciati per vilipendio alla bandiera di uno Stato estero e travisamento in occasione di manifestazioni pubbliche. [Data pubblicazione: 08/05/2008].

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Cota: <Tentativo becero di strumentalizzazione> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Manifesti contraffatti della Lega Cota: "Tentativo becero di strumentalizzazione" igor iezzi Ci mancava questo, il manifesto contraffatto... Quello apparso a Torino forse è una prima volta, la prima volta che nella battaglia politica si arriva a tanto, addirittura riprodurre un finto manifesto della Lega Nord, con simbolo, Alberto Da Giussano, la frase di rito ciclostilato in proprio e l indirizzo della segreteria nazionale piemontese. Un bello scherzetto, non c è che dire. Oggi i torinesi hanno potuto vedere questi veri e propri falsi appesi sui muri, sui pali della luce e sui semafori della propria città. Con un messaggio delirante: Solidarietà ai cinque di Verona. Li chiamano naziskin... sono eroi padani . Degna di riflessione la comparsa di questi manifesti il giorno in cui sotto la Mole arrivano i centri sociali per manifestare contro Israele in occasione della Fiera del libro. Tempestiva la presa di distanza e la censura da parte del segretario nazionale. "Abbiamo presentato immediatamente denuncia - ha spiegato Roberto Cota, capogruppo del Carroccio alla Camera - contro coloro che hanno avuto la bella idea di affiggere volantini con il nostro simbolo inneggianti ai tre giovani arrestati a Verona. Ogni commento è superfluo, perchè mi pare ovvio il tentativo becero e ridicolo di strumentalizzazione proprio nei confronti di una forza democratica e popolare come la Lega che in questo momento raccoglie il consenso della gente del Nord" La Lega è entrata da tempo nel mirino e questo ennesimo vandalismo ai danni del Carroccio "dimostra che qualcuno ci teme. Anche a Torino ci stiamo radicando, il nostro movimento è in crescita ed evidentemente - conclude Cota - questo preoccupa chi oggi in città comanda". [Data pubblicazione: 11/05/2008].

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Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nessun incidente alla manifestazione pro-Palestina ma i visitatori restano lontani dal Lingotto per paura di disordini Torino, vincono i sabotatori Corteo pacifico, Fiera vuota Fabio Grosso É filato tutto liscio ieri a Torino alla Fiera del Libro. Nonostante i timori della vigilia per la contro-manifestazione del corteo FreePalestina , nessuna testa rotta, nessuna vetrina infranta, nessuno scontro con le forze dell ordine. Purtroppo l obbiettivo dei boicottatori della Fiera, anche senza violenze, è perfettamente riuscito, se si considera il calo drammatico di visitatori in una della giornate che storicamente raccoglie più pubblico. Sono infatti pesanti le conseguenze sull afflusso alla kermesse torinese. Il presidente della Fiera Rolando Piccioni parla di un sabato da dimenticare. E la medesima sensazione arriva dagli stand, dove si registra un calo di e visitatori. Anche nei giorni scorsi, giovedì e venerdì, contrariamente a quanto appariva in un primo momento per la giornata di ieri, si e' registrato un calo di ingressi di circa il 2%. A quanto pare, quindi, boicottaggio riuscito. Una cosa comunque è certa: da questo boicottaggio il popolo palestinese non ricaverà ancora una volta nulla. Per quanto riguarda nello specifico la marcia del corteo dei sabotatori , non si sono verificati incidenti, a parte qualche scaramuccia a base di fumogeni. La testa del corteo è arrivata comunque ai margini della zona off limits, in prossimità del Lingotto, dove era in corso la Fiera del Libro. In assetto antisommossa, centinaia tra poliziotti, Carabinieri e baschi verdi disposti su quattro file hanno impedito il corteo penetrasse nella cosiddetta zona rossa . Dal corteo si sono levati i soliti cori contro gli uomini delle Forze dell Ordine, definiti assassini e vari slogan pro- Palestina e contro Isreale. "Palestina libera, Palestina rossa"; "Intifada vincerà"; e poi "Israele assassina, giù le mani dalla Palestina" ed anche un nuovo slogan contro l ex presidente della Camera Fausto Bertinotti, che per i manifestanti sarebbe "peggio dell antrace". Sugli adesivi che alcuni ragazzi hanno attaccato sulle serrande abbassate dei negozi e sui pali lungo la strada si leggeva : "Ferma il sionismo, boicotta Israele", "Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". Tra le tante scritte e striscioni anche l immagine di una bandiera d Israele a cui è affiancato il segno uguale e la svastica. All interno del corteo FreePalestina anche alcuni esponenti del mondo ebraico dissenzienti verso la politica dello Stato di Israele. "Siamo qui -afferma il professor Giorgio Forti dell Università degli studi di Milano sostenendo uno striscione sorregge Jewish against occupation - perché quello che Israele sta facendo in Palestina offende i palestinesi che sono perseguitati ma offende anche la nostra cultura ebraica che è tradizionalmente antinazionalista e internazionalista". Alla fine della manifestazione è cominciata la guerra della cifre (2.000 per le forze dell ordine, 8.000 per i promotori) del corteo che ha sfilato da Corso Marconi fino a Piazza Filzi. Molti negozianti hanno preferito abbassare le serrande, ma la giornata non ha registrato mai momenti di paura. Alcune persone hanno addirittura fotografato dai balconi di via Genova il passaggio del corteo. Limitati anche i disagi al traffico cittadino, nonostante il blocco di numerose vie al passaggio dei boicottatori . Da segnalare il gesto di civiltà dei manifestanti di fronte all ospedale delle Molinette: tutto il corteo si è infatti zittito in segno di rispetto nei confronti dei malati. [Data pubblicazione: 11/05/2008].

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Scioperi pro-Tibet, la Lega mobilita le scuole (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

È stata un successo l iniziativa degli Studenti Padani. A Pavia e Cuneo adesioni del 60% Scioperi pro-Tibet, la Lega mobilita le scuole FRANCESCA MORANDI "Gli studenti del Nord hanno compreso la finalità della nostra iniziativa e si sono uniti alla mobilitazione in solidarietà del popolo tibetano. Noi siamo la meglio gioventù , la peggio gioventù era in piazza a Torino a manifestare odio contro Israele". Con queste parole Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e coordinatore federale del Movimento Giovani Padani, e Lucio Brignoli, coordinatore del Movimento Studentesco Padano, commentano il buon esito della mobilitazione contro l oppressione cinese del Tibet. Gli studenti di 50 scuole sono scesi in sciopero mentre in 450 istituti gli studenti hanno fatto volantinaggio a favore del popolo tibetano. A Monza si sono registrate adesioni pari al 50%, a Pavia e Cuneo il 60%, a Como il 40%. "A Torino - spiega Grimoldi - sono scesi in piazza coloro che vogliono cancellare Israele, nelle scuole del Nord hanno manifestato i ragazzi che chiedono libertà e democrazia per un popolo, quello tibetano, oppresso dal regime comunista cinese. Oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) all interno della Fiera del Libro è organizzato un dibattito sul Tibet, domani (oggi per chi legge, n.d.r.) su oltre cento montagne del mondo sventoleranno i vessilli tibetani. Fa orrore vedere che invece ci sia ancora qualcuno che scende in piazza inneggiando all odio". Brignoli osserva invece che "la sinistra studentesca, sempre pronta a protestare contro gli americani e gli israeliani non ha mosso un dito per esprimere solidarietà al Tibet. Invece nelle scuole del Nord il successo della nostra iniziativa conferma che gli studenti sono solidali con il popolo tibetano che, come la Padania, vuole libertà". "I giovani del Nord hanno seguito la Lega e il Tibet. Si è trattato di una doppia vittoria", afferma Davide Cavallotto, coordinatore dei Giovani Padani piemontesi, sottolineando che "si è verificata un adesione di massa alla nostra iniziativa. A Pinerolo, nell istituto dove era organizzato lo sciopero, hanno aderito l 80% dei giovani, mentre a Orbassano e Chieri sono rimasti fuori dalle scuole circa il 50% dei ragazzi. A Novara, dove tutte le scuole della città hanno aderito alla manifestazione con una delegazione, abbiamo raccolto oltre 250 firme sullo striscione che invieremo al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A Vercelli sono scesi in piazza circa 500 studenti". "Questi sono soltanto alcuni dei risultati ottenuti, che denotano una sensibilità dei ragazzi verso la causa del Tibet e rilevano che gli scioperi non sono più targati sinistra - continua Cavallotto - Ci stiamo avvicinando a una svolta nelle scuole del Nord a favore del centrodestra e della Lega. Lo dimostra anche il fatto che a Torino, quest anno, la consulta provinciale degli studenti è passata al centrodestra, grazie ai voti del Movimento Studentesco Padano. Non accadeva da anni che la consulta avesse un presidente di destra. Si tratta di un risultato storico che evidenzia un cambiamento in atto nel capoluogo piemontese dove inizia a tirare un aria diversa, più leghista. Finalmente i giovani iniziano a usare la testa e a protestare quando ci sono delle tematiche importanti come la libertà dei popoli". Il coordinatore dei Giovani Padani sottolinea inoltre come "nell Alessandrino i presidi hanno minacciato gli studenti, se questi avessero aderito allo sciopero pro-Tibet". "È inaccettabile che la maggioranza dei professori di sinistra non rispetti lo strumento democratico dello sciopero quando questo non sia dipinto di rosso o vada contro i loro padroni con falce e martello". [Data pubblicazione: 11/05/2008].

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