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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

 

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DELL’11-4-2008        #TOP


IN EVIDENZA

Giovedi' notte un attacco aereo aveva provocato la morte di due palestinesi. Raid israeliano a Gaza, scontri. Mezzi corazzati e bulldozer nella Striscia: battaglia con Hamas. Sette morti  (Il Corriere della Sera 12-4-2008)

 

GAZA (CISGIORDANIA) - Dopo alcune settimane di calma relativa, torna dunque ad inasprirsi il conflitto fra Israele e Hamas. Sette palestinesi, in prevalenza civili, sono rimasti uccisi venerdì in due scontri a fuoco con reparti militari israeliani, a Khan Yunes e nel campo profughi di

el-Bureij (Gaza). Nella mattina di venerdì due miliziani di Hamas erano rimasti uccisi a Khan Yunes durante un raid aereo israeliano. Successivamente soldati israeliani a bordo di una decina di mezzi corazzati e due bulldozer sono entrati nella Striscia di Gaza, A loro si sono opposti miliziani palestinesi (fra cui membri di Hamas, della Jihad islamica e dei Comitati di resistenza popolare), che hanno sparato numerosi colpi di mortaio e razzi anticarro. Uno dei militari israeliani è stato ferito. I soldati della Stella di David hanno risposto al fuoco ricorrendo ai carri armati. Diversi edifici sono stati così colpiti. Mentre la battaglia era ancora in corso le squadre mediche hanno recuperato prima il corpo di un bambino di 12 anni, che è morto in ospedale, poi ancora una ventina di feriti. Nel pomeriggio, complessivamente, a el-Bureij sono rimasti uccisi cinque palestinesi, tutti civili. Le altre vittime sono state identificate in Jihad Abu Zebed (19), Shihab Abu Zebed (17) e Yussuf al-Maghari (17). L'ultima vittima, rimasta mutilata, non è stata identificata. Da parte loro i miliziani hanno sparato un razzo verso la città israeliana di Sderot, numerosi colpi di mortaio verso il kibbutz di Nahal Oz e colpi di mitragliatore verso il kibbutz di Nir Oz. dello stato ebraico.

GIDEON EZRA CONTESTATO - Mercoledì c'era stato un attacco palestinese al terminal di Nahal Oz dove i combustibili vengono inoltrati da Israele verso Gaza. Nel blitz palestinese - inquadrato in un progetto più vasto per la rimozione dell' isolamento di Gaza, presentato come «Operazione Fine dell' arroganza» - due civili israeliani erano stati uccisi.Durante i funerali di uno di questi, il ministro israeliano per la sicurezza interna Gideon Ezra è stato duramente contestato dai familiari della vittima.


11 aprile 2008


Report "Israele/Palestina"

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ulteriore prova che Israele debba intraprendere un'azione molto più energica contro le organizzazioni terroristiche come Hamas ". Immediata è stata la risposta delle forze di sicurezza israeliane che hanno condotto diversi raid su aerei su Gaza. L'esercito israeliano ha riferito che in uno di questi è stato colpito un veicolo che trasportava uomini armati.

"loro hanno i soldi l'italia solo il carattere" - andrea sorrentino milano ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e anche gli allenatori arrivano da fuori: Benitez è spagnolo, Grant è israeliano e ha continuato il lavoro del portoghese Mourinho, lo stesso Wenger dell'Arsenal è francese. Solo Ferguson è britannico, uno scozzese trapiantato in Inghilterra. Questo può essere un aspetto della questione. L'altro, più importante, sono i soldi.

Seppi-Bolelli per l'impresa in Davis ( da "Secolo XIX, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Rispetto al ko di un anno fa in Israele "i nostri giocatori - spiega il capitano azzurro - sono cresciuti sia tecnicamente che in esperienza. Sono migliorati sui campi veloci e lo testimoniano i recenti risultati. Seppi ha battuto Nadal, Bolelli a Miami ha fatto penare Davydenko che poi ha vinto il torneo.

Un'orchestra leggendaria e i capolavori di beethoven - leonetta bentivoglio ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e la Israel Philharmonic Per la stagione di Santa Cecilia LEONETTA BENTIVOGLIO Due capolavori di Beethoven (Terza e Quinta Sinfonia) eseguiti da un'orchestra leggendaria come la Israel Philharmonic diretta da un maestro del calibro di Zubin Mehta: ha le qualità di un'occasione musicale specialissima il concerto di domenica all'

Coca cola e pepsi sotto assedio - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Palestina e un altro 10% a Ong che lavorano per la pace nel mondo. Ma non ha mai sfondato: oggi ha l'1,7% del mercato transalpino e il 25% di alcuni paesi del Medio Oriente. Classiko Cola ? un hit nei bar del Madagascar ? e la Corsica Cola ("Da serve frescu", consiglia l'etichetta delle bollicine corse) tirano solo nei mercati locali e non turbano più di tanto i sonni dorati di Coca

La banda ( da "Unita, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e aspettare la prossima corriera.

"Il successo? Galeotto fu un computer" ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nata a Parigi da genitori algerini che si sono poi stabiliti in Israele, ha fatto pure due anni di servizio militare, come ogni altra ragazza israeliana: "Ma io suonavo il piano da quando avevo 9 anni e mi hanno fatta cantare, con la banda dell'Aviazione. Pomeriggio e sera, cover su cover, locali e americane.

Sequestrò l'Achille Lauro Ora è libero ed espulso Ma non ha una patria ( da "Tempo, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Il grande problema - ha spiegato il suo avvocato, Carla Archilei - è che non ha una nazionalità, non ha uno Stato. Non può essere mandato in Palestina. Essendo stato condannato per l'omicidio nei confronti di un ebreo, ci sarebbe un pericolo enorme per la sua vita".

LE AUDIZIONI di martedì e mercoledì scorsi al Senato e al Congresso del generale Petra ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele scalpita, ma sembra indeciso se attaccare prima Hamas a Gaza oppure l'Hezbollah in Libano. In caso di conflitto, la posizione di Teheran si indebolirebbe. Il tempo gioca a suo svantaggio. Più si aspetta, minori sono le possibilità di migliorare la sua influenza geopolitica nel Golfo e nel mondo islamico.

I razzi di Hezbollah in Libano hanno contrastato la forza militare di Israele nell ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

Ventimila uomini addestrati e armati, in parte dall'Iran, sarebbero pronti a fronteggiare un ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele un prezzo alto nella guerra di due anni fa. In 53 cartelle, sono contenute le informazioni raccolte dal "Centro intelligence e terrorismo di Tel Aviv" e la sua analisi della potenza militare di Hamas nella "striscia". L'organizzazione, vicina ai servizi segreti israeliani, attribuisce una notevole importanza al ruolo di Teheran nella preparazione dei combattenti palestinesi

I palestinesi: <Obama è con noi> ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Relazioni Sotto esame i rapporti del senatore con i critici arabi di Israele I palestinesi: "Obama è con noi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Se fosse eletto presidente, Barack Obama continuerebbe a considerare Israele "il più forte alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente", ma sarebbe molto più incline ad assumere una posizione più equilibrata nel conflitto con i palestinesi,

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-11 num: - pag: 17 categoria: ALTRI... ( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sostenitori di Israele, è anche la nomina nel suo team di politica estera di Daniel Kurtzer, ex ambasciatore Usa in Egitto e a Gerusalemme, autore di un libro sui negoziati di pace in Medio Oriente, nel quale invoca una maggior pressione americana sullo Stato ebraico, che secondo lui non avrebbe pagato alcun prezzo per il mancato smantellamento degli insediamenti nei territori occupati,

SANTA CECILIA ( da "Libero" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la Israel Philharmonic Orchestra insieme al suo direttore musicale a vita, Zubin Mehta. Prima di lui, l'Orchestra, fondata nel 1936 che riunì musicisti ebrei costretti ad abbandonare le orchestre europee per le persecuzioni antisemite, non aveva mai avuto dei direttori stabili, ma solo dei "consiglieri musicali" quali William Steinberg,

Il politologo Bricmont: Tibet e Kosovo, diritti umani o ingerenza camuffata? ( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Se i difensori dei diritti umani fossero coerenti, dovrebbero condannare Usa e Israele. L'Italia ha un ruolo importante in funzione euro mediterranea. Insieme alla Spagna. Potrebbe giocare una funzione di pace e mediazione con il mondo arabo e nel conflitto isrelo-palestinese. Ma gli Stati Uniti osteggiano questa politica.

Intellettuali, impariamo dai monaci tibetani a non essere fascisti ( da "Liberazione" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sappiamo che solo "certe volte" i grandi capi che governano il mondo diventano buoni e sensibili ai problemi delle lesioni dei diritti umani e altre volte no (Iraq, Guantanamo, Palestina, Africa eccetera). Lo sappiamo benissimo. 23 11/04/2008.

Commedia drammatica mmm1/2 La banda ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore,

ROMA - Nel week-end di Santa Cecilia c'è prima un direttore che debutta all'Accademia, poi il r ( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: istituzione ospita nuovamente dopo 22 anni la Israel Philharmonic con il suo direttore musicale Zubin Mehta (per questo concerto c'è già il tutto esaurito). Le sostituzioni dell'ultimo momento qualche volta riservano liete sorprese: c'è da augurarsi che sia così anche per il concerto di domani all'Auditorium, che doveva essere diretto da Georges Pretre.

VENERDI' 11 CIRCOLO DEI LETTORI. In via Bogino 9, alle 18, Gessica Franco Carlevero presenta ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Vivere in Palestina". Con Paola Canarutto e Sami Hallac. BIBLIOTECA PASSARIN D'ENTREVES. In via Reni 102, alle 17, Silvano Ferro presenta "Banche di dati sugli archivi della popolazione: metodologie e utilizzi". PALAZZO NUOVO. Al Dipartimento di Storia in via Sant'Ottavio 20 piano IV, alle 17, 30, Gianni Vattimo presenta il saggio di Avi Shlaim "

Christian Arming e Zubin Metha all'Auditorium Parco della Musica ( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: appuntamento con la Israel Philarmonic e la direzione di Zubin Metha. Programma interamente costituito da musiche di Beethoven, per un concerto che fa parte di una piccola serie di tre concerti, in programma per il mese di aprile, dedicati al grande musicista. Per questa occasione ci saranno due capisaldi del sinfonismo beethoveniano: la Terza '

Gaza raid israeliano uccide due militanti di Hamas ( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Sette i feriti Gaza: raid israeliano uccide due militanti di Hamas Tank e bulldozer israeliani hanno invaso la Striscia Gaza, 11 apr.- Almeno due militanti di Hamas sono rimaste vittime questa mattina di un raid aereo israeliano a Khan Younis, nella Striscia di Gaza, controllata dal movimento di resistenza islamico.

Hamas cresce e Israele sta a guardare ( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano penetrando impunito attraverso le sue frontiere. Per Israele è una dimostrazione della propria impreparazione ad affrontare questo tipo di guerra "sotto casa". Il commando islamico non è solo tornato alla base dopo aver ucciso due israeliani ma ha attraversato due linee di difesa senza essere scoperto usando uno sbarramento di mortai per fare asserragliare nelle case,

Coppa Davis match validi anche per il ranking mondiale ( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e l'altra si sarebbe presentata per la semifinale contro gli Stati Uniti. Il principio di assegnazione dei punti potrebbe effettivamente invogliare alcuni tennisti a disputare la Davis fin dai primi turni, anche se questo meccanismo risulta un po' "discriminatorio" perché inevitabilmente finisce per favorire i tennisti che hanno la fortuna di avere alle spalle una squadra

Gaza: raid israeliano uccide due militanti di Hamas ( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Sette i feriti Gaza: raid israeliano uccide due militanti di Hamas Tank e bulldozer israeliani hanno invaso la Striscia Gaza, 11 apr.- Almeno due militanti di Hamas sono rimaste vittime questa mattina di un raid aereo israeliano a Khan Younis, nella Striscia di Gaza, controllata dal movimento di resistenza islamico.

Panoramiche su infiniti percorsi ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esordio del giovane regista israeliano Lior Shamriz, in cui il protagonista preferisce sognare il Giappone e vivere sul web piuttosto di prendere coscienza della realtà complessa del paese in cui vive; "Solos" (Singapore) di Kan Lume e Loo Zihan, una folgorante riflessione stilistica sull'Amore e sull'egoismo insito nei rapporti sentimentali.

La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne ( da "Stampa, La" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25.

Hamas vorrebbe abbattere ancora il confine con l'Egitto ( da "Opinione, L'" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di Israele e dello stesso Egitto. Per cui, tanto le autorità di Moubarack, che promettono il pugno di ferro con quei palestinesi che dovessero ritentare l'impresa, quanto quelle di Israele, preoccupate dalle conseguenze di un nuovo flusso di armi entro i confini di Gaza, stanno molto in campana da ieri quando si è sparsa la voce che era già tutto pronto per il nuovo sfondamento.

VOLEVO MOLLARE POI UNO SPOT MI HA SALVATA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: trentenne nata a Parigi e cresciuta in Israele, a Ramat Hacharon, dove ancora vivono i genitori di origini tunisina, Yael alterna ebraico, inglese e francese per passare da "Paris" a "Yashanti", da "Lonely" a "Shelcha", duettata con l'autore Clement Verzi. Con la complicità del batterista-produttore David Donatien, con il tastierista Xavier Tribolet e con il bassista Laurent David,

GOL E AFFARI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da un israeliano (Grant al Chelsea) e da uno spagnolo innamorato del nostro football (Benitez al Liverpool). Come si fa a convincerlo del contrario? Magari presentandogli i bilanci dei club. Al Chelsea i regali di Abramovic hanno segnato la svolta, ma ora i criteri di gestione non sono più quelli dello zar che cura il suo giocattolo.


Articoli

La Jihad all'attacco: Israele reagisce, il dialogo si ferma (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA ON-LINE" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GAZA La Jihad all'attacco: Israele reagisce, il dialogo si ferma MAURIZIO DEBANNE Dopo solo due giorni dal colloquio a Gerusalemme tra Olmert e Abu Mazen torna in primo piano in Medio Oriente la violenza al posto del rilancio del processo di pace. Due civili israeliani sono stati uccisi e altri due sono rimasti feriti in un attacco condotto da quattro miliziani palestinesi contro l'unico terminal che rifornisce di carburante la Striscia di Gaza vicino al kibbutz di Nahal Oz e al valico di Karni. "I terroristi sono entrati nel deposito di carburante e hanno aperto il fuoco contro i civili che si trovavano all'interno", ha spiegato un portavoce dell'esercito israeliano al quotidiano Haaretz. Le forze di sicurezza, accorse sul posto, hanno risposto al fuoco: secondo i soccorsi israeliani, due di loro sarebbero morti nella sparatoria. La Jihad islamica ha rivendicato l'attacco, insieme alle Brigate dei martiri di al Aqsa, braccio militare legato ad Al Fatah. L'obiettivo del raid era molto probabilmente il rapimento di soldati israeliani, come tra l'altro ha ammesso il portavoce del gruppo palestinese dei comitati di Resistenza Popolare, Abu Mujahed. Fawzi Barhoum di Hamas ha definito eroico e coraggioso l'assalto, ma ha precisato l'estraneità della sua organizzazione all'operazione. Il governo israeliano punta invece il dito proprio contro il principale movimento islamista palestinese che, secondo il portavoce dell'esecutivo Mark Regev, è "l'unico responsabile" del blitz. Il parlamentare Zeev Elkin di Kadima rincara la dose: ciò che è successo a Gaza è "un'ulteriore prova che Israele debba intraprendere un'azione molto più energica contro le organizzazioni terroristiche come Hamas ". Immediata è stata la risposta delle forze di sicurezza israeliane che hanno condotto diversi raid su aerei su Gaza. L'esercito israeliano ha riferito che in uno di questi è stato colpito un veicolo che trasportava uomini armati. Il bilancio sarebbe di tre palestinesi uccisi tra cui un ragazzo di 15 anni, secondo fonti mediche palestinesi. Poche ore prima un soldato israeliano era rimasto ucciso e altri due feriti in scontri con i miliziani di Hamas nel sud della Striscia di Gaza mentre un miliziano palestinese è stato ucciso, dal fuoco israeliano, in prossimità del valico di Karni. In Medio Oriente per fortuna non si respirano solamente venti di guerra. Marwan Barghouti, il leader palestinese dei Tanzim detenuto in un carcere israeliano dal 2002, con cinque ergastoli da scontare, ha inviato agli attivisti israeliani di Peace Now, in occasione del trentesimo anniversario dalla nascita del movimento, una lettera nella quale afferma che "la maggior parte del popolo palestinese è pronto per una storica riconciliazione". La missiva a firma del più popolare leader palestinese, riportata dal quotidiano israeliano più diffuso Yedioth Ahronot, inizia con l'offerta di un accordo: "Siamo pronti ? scrive ? per una riconciliazione che possa garantire a noi e ai nostri figli una vita priva di minacce di guerra e di spargimenti di sangue. Occorre raggiungere un cessate il fuoco quanto prima è possibile". Per raggiungere la pace Barghouti giudica necessaria la fine della occupazione israeliana, la rimozione dei posti di blocco israeliani e "la fine della politica degli arresti e delle uccisioni mirate, così come l'interruzione dell'assedio a Gaza". "Israele ? si legge ancora nella lettera ? deve anche rilasciare migliaia di detenuti palestinesi". Il risultato finale delle negoziazioni illustrato da Barghouti sarebbe dunque il rientro di Israele nei confini del 1967 e la creazione di uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale.

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"loro hanno i soldi l'italia solo il carattere" - andrea sorrentino milano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sport La finale di Mosca La differenza "Loro hanno i soldi l'Italia solo il carattere" In passato abbiamo vinto grazie al gruppo e alla compattezza Il 21 maggio se la giocheranno Liverpool e Manchester: sarà un grande spettacolo Un tecnico che non fa giocare dei fuoriclasse come ha fatto Ferguson nel nostro paese sarebbe cacciato il giorno dopo. Ma loro sono dei manager ANDREA SORRENTINO MILANO Nessuno al mondo, più di Carlo Ancelotti, è accreditato a parlare di Champions League: tre finali (due vinte), una semifinale e un quarto raggiunti in cinque edizioni, dal 2003 al 2007. Per la prima volta dal 2002, per "colpa" dell'Arsenal, stavolta Ancelotti ha assistito ai quarti dalla poltrona di casa: "E con grande gusto. La Champions League è il più grande spettacolo calcistico che ci sia. Atmosfera unica e partite di altissimo livello, come l'ultimo Liverpool-Arsenal: memorabile. Gara decisa da un rigore dubbio, ma nessuno in campo ha fatto una piega". E come lo scorso anno, riecco tre inglesi in semifinale. La quarta, dodici mesi fa, era il Milan... "E ora è il Barcellona, che ha preso il nostro posto. Ci può stare". Incontrerà il Manchester, da voi superato in semifinale nel 2007. Hanno eliminato di nuovo la Roma, visto?. "Perché erano più forti. La Roma ha fatto il possibile. Se De Rossi avesse segnato il rigore poteva riaprire tutto e a quel punto sarebbe stato divertente vedere il seguito. Ma De Rossi ha sbagliato e buonanotte". L'ha sorpresa vedere Ronaldo, Rooney, Scholes ed Evra fuori per scelta tecnica? "Molto. Ma non credo sia stata presunzione di Ferguson, né arroganza. Alex ha valutato le forze dei suoi e ha cercato di evitare l'errore di un anno fa, quando il Manchester arrivò un po' bollito alla semifinale contro di noi. Così stavolta ha fatto riposare i big e se lo poteva permettere: le riserve erano Giggs, Tevez e Hargreaves, cioè gente di valore assoluto. Eppure...". Eppure? "Se un allenatore italiano avesse compiuto le scelte di Ferguson, escludendo i migliori in una partita decisiva, l'avrebbero cacciato il giorno dopo. Per esempio pensate se io, lo scorso anno nel ritorno contro il Bayern, avessi fatto riposare Kakà, Pirlo e Nesta... Forse anche queste sono le differenze tra noi e loro. Ferguson può fare quelle scelte perché del Manchester è praticamente il presidente, il manager e l'allenatore al tempo stesso. Da noi una figura così non esiste, o è improponibile". Parliamo di loro e di noi, dunque. Cos'è che fa la differenza? Forse il perfetto mix raggiunto tra tradizione inglese e sapienti innesti stranieri? "Molti giocatori non sono inglesi, è vero, e anche gli allenatori arrivano da fuori: Benitez è spagnolo, Grant è israeliano e ha continuato il lavoro del portoghese Mourinho, lo stesso Wenger dell'Arsenal è francese. Solo Ferguson è britannico, uno scozzese trapiantato in Inghilterra. Questo può essere un aspetto della questione. L'altro, più importante, sono i soldi. Quelli fanno la differenza davvero". Parliamone. "Sono arrivate in semifinale le quattro grandi d'Europa che hanno investito di più sul mercato, oltre al Bayern che però è in Coppa Uefa. Basta elencare i giocatori che hanno acquistato la scorsa estate. Il Liverpool ha preso Torres, Babel, Benayoun e Lucas. Il Manchester Anderson, Nani, Tevez e Hargreaves. Il Chelsea si è rafforzato con Alex, Malouda, Belletti e Anelka. E al Barcellona sono arrivati Henry, Abidal, Yaya Tourè e Milito. Investimenti per decine di milioni di euro, pronta cassa. Logico che sei hai i giocatori migliori e i club più ricchi, arrivare in fondo costa meno fatica". Perché loro sono così ricchi e noi non lo siamo più? "Loro hanno introiti maggiori, derivanti soprattutto dall'avere gli stadi di proprietà e dallo sfruttamento del merchandising: lì scavano la differenza. Da noi una certa epoca è passata: ora si investe di meno perché c'è più attenzione ai bilanci. Ma intanto gli altri continuano a correre, e si allontanano". Non c'è modo di raggiungerli? "Nel calcio, oltre alle qualità tecniche, ci sono per fortuna altre componenti che noi sappiamo sfruttare: la cultura del gioco, la tradizione, senso di appartenenza, carattere, attenzione, determinazione. A livello di concentrazione non siamo inferiori a nessuno. Per questo abbiamo vinto il Mondiale 2006, mica per le qualità tecniche: Francia e Brasile, per dire, erano più forti di noi. Ma quella volta prevalse il gruppo, la sua compattezza". Eppure negli ultimi anni solo il Milan, in Europa, ha tenuto testa a questi grandi club. "Proprio per quello che dicevo poco fa. Gente come Shevchenko e Kakà ci ha dato un contributo determinante, ma non avremmo vinto nulla, né saremmo mai arrivati in finale, senza il nucleo degli italiani e senza il senso di appartenenza che tutti avvertono nei confronti del club". Intanto Rafa Benitez, se vince la semifinale, batte il record di Ancelotti: avrà raggiunto tre finali in quattro stagioni. Preoccupato? "Ma no, tanto in finale ci va. A Mosca, il 21 maggio, prevedo Manchester-Liverpool. Il Manchester a livello qualitativo è la più forte di tutte, il Liverpool è una squadra tostissima, non regala niente, è un blocco di granito. Finale tra queste due, e sarà un grande spettacolo".

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Seppi-Bolelli per l'impresa in Davis (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tennis Azzurri sfavoriti in Croazia. Barazzutti: "Sarà difficile batterli in casa loro, però la nostra squadra è cresciuta" 11/04/2008 dubrovnik. "Nessun match è chiuso perché in quest'ultimo anno la squadra è diventata competitiva anche sul veloce e comincia ad essere un osso duro per qualsiasi avversario". Senza Volandri e con il n.1 Starace pronto solo per il doppio, giocando per di più fuori casa, il cammino di Davis dell'Italia è tutto in salita. Ma nonostante le assenze e il pronostico avverso per Corrado Barazzutti l'Italia non parte battuta in partenza nell'incontro valido per il secondo turno del Gruppo I della zona Euro-Africana che comincerà oggi a Dubrovnik. Rispetto al ko di un anno fa in Israele "i nostri giocatori - spiega il capitano azzurro - sono cresciuti sia tecnicamente che in esperienza. Sono migliorati sui campi veloci e lo testimoniano i recenti risultati. Seppi ha battuto Nadal, Bolelli a Miami ha fatto penare Davydenko che poi ha vinto il torneo. Sono due giocatori che su questa superficie possono riuscire a battere chiunque". Proprio la superficie è stata la sorpresa più grossa. Barazzutti se l'aspettava molto veloce, invece così non è. "È meno veloce del previsto - dice il ct - ci piace, si può giocare non solo con il servizio, ma anche con la risposta e da fondo campo". Si tratta di una superficie analoga (Rukhort Hard) a quella utilizzata in Fed Cup nella finale 2007 di Mosca tra Russia e Italia e più di recente a Napoli nella sfida con la Spagna. È però montato su pvc e non sul legno, per questo è meno veloce. "La Croazia è favorita, giochiamo in trasferta - ammette Barazzutti - Non dimentichiamo che per tre quarti è la squadra che tre anni fa ha vinto la Coppa Davis. Ancic è stato numero 9 del mondo, Cilic è cresciuto moltissimo, batterli in casa loro sarebbe una mezza impresa". A inaugurare oggi la sfida di Dubrovnik il match tra il n.1 croato Ivo Karlovic e Simone Bolelli, cui seguirà quello tra Mario Ancic e Andreas Seppi. "Non sono sorpreso, mi aspettavo che giocasse Karlovic - dice Barazzutti dopo il sorteggio - La scelta di Karlovic è la più logica. Con il suo servizio e su questa superficie è una scelta scontata". "Stiamo lavorando molto, ci manca solo un po' di continuità nei risultati, ma stiamo crescendo di torneo in torneo", conferma Bolelli. "Rispetto alla sfida di un anno fa in Israele siamo più fiduciosi - ribadisce Seppi - Con la Croazia è un match duro ma se vogliamo crescere dobbiamo essere in grado di portare a casa risultati in sfide difficili come questa". Starace per ora resta in... panchina, in attesa del doppio di sabato, dove dovrebbe fare coppia con l'esordiente Flavio Cipolla contro Ancic-Cilic. "Mi sento parte della squadra - dice il n.1 azzurro - Se dovessi giocare il doppio sono pronto, vediamo come vanno di due singolari di oggi". R. T. 11/04/2008.

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Un'orchestra leggendaria e i capolavori di beethoven - leonetta bentivoglio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVIII - Roma Un'orchestra leggendaria e i capolavori di Beethoven Auditorium La Terza, la Quinta, e la Israel Philharmonic Per la stagione di Santa Cecilia LEONETTA BENTIVOGLIO Due capolavori di Beethoven (Terza e Quinta Sinfonia) eseguiti da un'orchestra leggendaria come la Israel Philharmonic diretta da un maestro del calibro di Zubin Mehta: ha le qualità di un'occasione musicale specialissima il concerto di domenica all'Auditorium (ore 21, per Santa Cecilia). Di splendente tradizione è il complesso in arrivo da Israele, che nel 1936 nacque da musicisti ebrei costretti dalle persecuzioni antisemite a fuggire dall'Europa. Ed è prevedibile la sintonia assoluta dell'orchestra con Mehta, il quale ha il titolo di "direttore a vita" della formazione, con cui lavora fin dagli anni Settanta. Carismatico e di temperamento travolgente, il maestro indiano (nato a Bombay nel '36 e formatosi a Vienna) ha percorso una carriera stellare: è stato il più giovane musicista salito sul podio della Filarmonica di Vienna e di quella di Berlino, ha guidato orchestre americane poderose come la Los Angeles Philharmonic e la Filarmonica di New York, ha diretto uno dei più prestigiosi teatri lirici del mondo, la Staatsoper di Monaco di Baviera, e collabora felicemente come maestro principale (dall'85) con l'Orchestra del Maggio Fiorentino. Itinerario ricco di successi e anche di affetti: si è fatto amare ovunque dalle orchestre per doti di generosità e calore umano. Zubin sa "spendersi" anche in passioni politiche e ideologiche, come dimostra il suo rapporto pluriennale ed entusiasta di sostegno agli israeliani (coi quali racconta di riconoscersi in quanto parte di una minoranza: proviene da una nobile famiglia Parsi, gruppo che rappresenta una fetta minima della popolazione indiana). In Israele non ha mai rinunciato a dirigere concerti: nemmeno in guerra, neppure in situazioni estreme, con slancio tipico della sua personalità irruente. Allo scoppio della Guerra dei sei giorni si precipitò a Tel Aviv compiendo un viaggio molto rischioso su un aereo da trasporto della El Al, sedendo su casse piene di munizioni. Una notte, a Gerusalemme, fischiarono i proiettili nella sua stanza d'albergo mentre dormiva: "Ma siccome ho un buon angelo custode", riferisce lui serafico, "gli spari non mi svegliarono". Interprete eccelso di Wagner, quando ebbe l'ardire di proporlo in Israele provocò nel pubblico violente reazioni di rigetto: "Insulti, grida, aggressioni fisiche agli orchestrali. In platea c'erano persone che avevano sentito Wagner nei lager: alcuni avevano ancora il numero tatuato sul braccio. Certe emozioni vanno rispettate. D'altra parte Wagner è irrinunciabile, alla base degli sviluppi degli ultimi 150 anni di musica".

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Coca cola e pepsi sotto assedio - ettore livini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Economia Coca Cola e Pepsi sotto assedio Dopo Virgin, anche Red Bull lancia una nuova bevanda. Ma i colossi non vacillano L'inchiesta Neanche Richard Branson è riuscito a intaccare un duopolio da 11 miliardi di profitti Dall'azienda austriaca lattine con un mix di caffeina, vaniglia, zenzero e cannella ETTORE LIVINI MILANO - La guerra delle bollicine torna a infiammare bar e supermercati americani. Dopo qualche anno di quiete, infatti, il granitico duopolio della cola si prepara ad affrontare l'ennesima sfida al suo regno dorato. La minaccia, questa volta, arriva dall'Europa. Per la precisione dall'Austria, patria di quella Red Bull che dopo essersi fatta le ossa (con grande successo) nel mondo delle bevande energetiche ha deciso di andare all'assalto dei due mostri sacri delle bibite gasate, Coca e Pepsi. A fine aprile la società viennese ? madrina di due scuderie di Formula 1 ? lancerà negli Usa la Simply Cola. L'obiettivo è quello di riuscire dove hanno fallito decine di colossi dei soft drinks: rosicchiare quote di mercato ai due giganti che da un secolo si spartiscono in beata solitudine i profitti d'oro (11 miliardi l'anno) di questo mercato. L'arma segreta della Red Bull è una bevanda naturale fatta di noci, foglie di cola e dove è consentito ? cioè non in Italia ? anche di foglie di coca. Questo cocktail, addizionato di caffeina, vaniglia, zenzero e cannella, verrà imbottigliato in lattine che costeranno più o meno il doppio di quelle dei rivali. La sfida, dicono gli analisti, non va presa troppo sotto gamba. Se non altro perché gli austriaci ? contrariamente agli altri che hanno tentato la scalata all'Olimpo della cola ? hanno una capillare rete di distribuzione Usa. L'impresa però, visti i precedenti, resta titanica. Prendiamo il vulcanico Richard Branson. Il tycoon inglese è riuscito a sfondare nella musica, nelle compagnie aeree e persino nella telefonia. Ma su Coca e Pepsi si è scottato le dita. è partito puntando in alto. E ha lanciato la sua Virgin Cola in pompa magna (come è suo stile) nel '98 a New York, presentandosi su un sobrio carro armato in Times Square e spiaccicando sotto i cingoli migliaia di lattine rosse di Coca. Alla fine però a rimanere stritolata è stata proprio la Virgin. I due big hanno reagito a suon di sconti, hanno terrorizzato (commercialmente parlando) i grandi magazzini che osavano esporre sugli scaffali la cola dell'odiato invasore inglese. E le lattine targate Branson, a conti fatti, non hanno mai conquistato più dell'1% del mercato Usa. In salita è pure la sfida di Mecca Cola, la versione islamica delle bollicine di Zio Sam. L'ha lanciata nel 2002 in Francia Tawfik Mathlouthi, clonando quella Zam Zam Cola che da anni furoreggia in Arabia saudita e Bahrein. è una bevanda politically correct, che versa il 10% degli utili a progetti umanitari in Palestina e un altro 10% a Ong che lavorano per la pace nel mondo. Ma non ha mai sfondato: oggi ha l'1,7% del mercato transalpino e il 25% di alcuni paesi del Medio Oriente. Classiko Cola ? un hit nei bar del Madagascar ? e la Corsica Cola ("Da serve frescu", consiglia l'etichetta delle bollicine corse) tirano solo nei mercati locali e non turbano più di tanto i sonni dorati di Coca e Pepsi. I due duopolisti, in effetti, si svegliano solo se gli sfidanti alzano troppo la cresta. La Inca Cola, ad esempio, aveva fatto il miracolo superando la Coca per bottiglie vendute in Perù. è durata poco. Il gigante delle lattine rosse ha messo mano al portafoglio, staccato un assegno milionario e si è comprato direttamente il rampante rivale. La guerra delle bollicine, insomma, è stata per ora più che altro una sfida a senso unico, con il tandem dei big che ha vinto per ko tecnico tutti i match. L'unica consolazione per Red Bull è la storia della peruviana Big Cola, astro nascente del settore. Produce lattine e bottiglie in versione low-cost ed è stata presa un po' sottogamba da Coca e Pepsi. Così, poco alla volta, ha costruito un piccolo regno in Sudamerica ed è diventato il quarto produttore mondiale di bibite gasate. Red Bull spera di seguire le sue orme.

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La banda Oto musicisti della banda della polizia di Alessandria d'Egitto sono in trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. A Telaviv prendono un autobus locale e approdano in un borgo sperduto nel deserto. Presto si accorgono di aver sbagliato destinazione, ma ora non resta che suonare e aspettare la prossima corriera..La musica ha il potere di andare al di là delle differenze culturali e linguistiche. Esordio registico per l'israeliano Colirin. di Eran Colirincommedia.

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"Il successo? Galeotto fu un computer" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MUSICA "GLOCAL" Colloquio Yael Naim "Il successo? Galeotto fu un computer" Vive a Parigi e canta in ebraico. La fama grazie allo spot Apple MARINELLA VENEGONI PARIGI Yael Naim ha 30 anni, lentiggini civettuole e capelli lunghi neri. È sensuale nella sua normalità, una bellezza quieta, non una bambola. Fa venire in mente Norah Jones: sarà per via della voce pura e dolce, sarà per la semplicità degli arrangiamenti dell'album uscito a ottobre che si intitola solo con il suo nome e con quello del suo produttore-beau David Donatien; un disco davvero gradevole, minimale, esploso in tutto il mondo all'improvviso da metà gennaio, dopo che una canzone, New Soul, è stata adottata dalla Apple per pubblicizzare un nuovo portatile. In un amen, Yael è diventata un caso ed è finita perfino a Sanremo, dove i più attenti hanno notato la sua grazia eterea. Ma nel camerino della "Cigale" di Pigalle, nell'attesa di uno dei concerti che fanno accorrere la Parigi ebraica e modaiola, la cantautrice Yael s'indurisce se le si nomina Jones: perde il sorriso, dice "la rispetto ma non l'ascolto", passa invece in rassegna i suoi veri numi tutelari, Joni Mitchell e Bjork, e cita Fiona Apple, come a dire: parliamo d'altro. Certo, darà fastidio ricordarsi che il pop vive anche di momenti seriali, che campa di tentativi di riproduzioni di modelli di successo; lei sarà pure la Norah israeliana ma ha come arma il caraibico David, che nei due anni di registrazioni dell'album l'ha convinta a cantare nella lingua in cui pensa, l'ebraico: "Sarà, per te, un po' come fare il blues" le ha spiegato. Ed è stato così. In ebraico è scritto (oltre che in inglese) il libretto con i testi un po' naif delle sue canzoni. Ed è qui, nella lingua usata come trampolino di lancio, che viene fuori la specificità di Yael: israeliana come Noah, ma non cantante etnica, si propone come interprete di un mondo glocal, senza ombra di conflitti. È attentissima a sgusciare fuori da insidie che possano portarla a parlare del suo Paese tormentato, di religioni, di Yusuf Islam, alias Cat Stevens: "I'm not a political person - sbotta -. E la religione non occupa in me un posto importante". Eppure Yael, nata a Parigi da genitori algerini che si sono poi stabiliti in Israele, ha fatto pure due anni di servizio militare, come ogni altra ragazza israeliana: "Ma io suonavo il piano da quando avevo 9 anni e mi hanno fatta cantare, con la banda dell'Aviazione. Pomeriggio e sera, cover su cover, locali e americane. Mi sono fatta un'esperienza, e basta". Sembra di cogliere dentro la sua cocciutaggine un disperato bisogno di normalità, la voglia di trascendere immagini e ricordi di una terra tormentata, in nome di un'estetica personale. Per questo risultato, ha lottato duro: anni a cantare nei musical francesi. Poi una scrittura alla Emi, dov'è uscito un disco di nessun impatto: "Mi hanno messo troppa pressione, dicevano che dovevo fare gli hit". Ecco come si distruggono gli artisti, dalla nascita. Alla "Cigale" si coglie invece una sana aria di artigianato, con Yael fra chitarra, ukulele e l'amato pianoforte, David alla batteria o alle percussioni, coristi di passaggio. Tutto è ruspante, autentico, di una semplicità graziosa quanto l'album, dal quale viene molto apprezzata Toxic, irreale cover di Britney Spears, un po' alla Winehouse, un po' brechtiana: "L'abbiamo scelta perché cercavamo un pezzo del tutto diverso da me", sorride lei.

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Sequestrò l'Achille Lauro Ora è libero ed espulso Ma non ha una patria (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Palestinese uccise un ebreo Usa Sequestrò l'Achille Lauro Ora è libero ed espulso Ma non ha una patria PERUGIA Fu uno dei responsabili - il più giovane - del sequestro della nave Achille Lauro, nell'ottobre del 1985, nel corso del quale fu ucciso un cittadino americano ebreo, Leon Klinghoffer: oggi, Abdellatif Ibrahim Fatayer, 43 anni, ha ultimato di scontare la sua condanna e si trova in un centro di accoglienza, in attesa dell'espulsione dall'Italia. "Ma per dove?" chiede il suo avvocato, sottolineando che si tratta di un uomo "senza patria ed in pericolo di essere ucciso". All'epoca dei fatti aveva 20 anni. Ne ha trascorsi 21 in carcere, finendo di scontare nel 2005 la pena in quello di Spoleto. Una volta uscito era stato sottoposto a tre anni di libertà vigilata, che ha trascorso a Perugia, ospite della Caritas, facendo vari lavori. Martedì scorso il giudice di sorveglianza ha decretato la fine della pena accessoria dichiarandolo formalmente libero. All'uomo, per i suoi precedenti, non può però essere concesso il permesso di soggiorno in Italia e per questo il Prefetto ne ha disposto il rimpatrio. Ieri è stato quindi trasferito nel centro di accoglienza di Ponte Galeria, a Roma. Abdellatif Ibrahim Fatayer è nato in Libano, in un campo profughi di Beirut ed è un cittadino palestinese. "Il grande problema - ha spiegato il suo avvocato, Carla Archilei - è che non ha una nazionalità, non ha uno Stato. Non può essere mandato in Palestina. Essendo stato condannato per l'omicidio nei confronti di un ebreo, ci sarebbe un pericolo enorme per la sua vita".

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LE AUDIZIONI di martedì e mercoledì scorsi al Senato e al Congresso del generale Petra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN LE AUDIZIONI di martedì e mercoledì scorsi al Senato e al Congresso del generale Petraeus comandante delle forze in Iraq e di Ryan Croker ambasciatore Usa a Baghdad non hanno riservato particolari sorprese. Entrambi hanno confermato che il ritiro delle cinque Brigate del surge (sulle venti presenti) inizierà a luglio. Si sono però rifiutati di fare previsioni circa ulteriori ritiri e di dire quanti soldati Usa dovrebbero rimanere in Iraq nei prossimi anni. Hanno chiesto, per pronunciarsi, una pausa di riflessione di 45 giorni. Il generale ha comunque affermato che nonostante il successo del surge e soprattutto le sue positive conseguenze sui negoziati fra gli Usa e l'Iran la situazione in Iraq rimane fluida. I miglioramenti conseguiti sono fragili e potrebbero essere annullati da un ritiro troppo precipitoso delle truppe. A decidere dovrà essere il prossimo Presidente. Comunque, i tempi del ritiro non possono essere accelerati per motivi logistici: all'incirca una Brigata al mese. Quando Bush lascerà la Casa Bianca, saranno ancora in Iraq almeno 120.000 soldati. La richiesta di aspettare 45 giorni prima di pronunziarsi, è più che giustificata. Proprio lunedì 7 aprile è iniziato il quarto ciclo di negoziati fra iraniani ed americani. Esso sarà molto complesso, poiché non riguarderà solo l'Iraq. Potrebbe però essere risolutivo. Le probabilità di un accordo sembrano elevate. La soluzione dei problemi sul tappeto è importante per entrambi. Per gli Usa, la cooperazione dell'Iran è necessaria per la stabilizzazione dell'Iraq, la quale presuppone la fine delle tensioni e delle violenze fra le varie fazioni sciite. Dal canto suo, l'Iran si è persuaso che la propria futura influenza in Iraq dipende dalla fine delle divisioni fra gli sciiti e da un accordo con Washington. È questo il risultato più positivo del surge. Ha messo in moto un processo politico e convinto l'Iran a collaborare. Finora Teheran aveva creato zizzania, sperando che gli Usa si ritirassero. Ha cambiato idea, perché ha interesse ad un accordo, prima che sunniti e curdi si rafforzino troppo, approfittando delle divisioni fra gli sciiti. Beninteso nulla può essere dato per scontato. Nuove tensioni stanno sorgendo in Medio Oriente. Israele scalpita, ma sembra indeciso se attaccare prima Hamas a Gaza oppure l'Hezbollah in Libano. In caso di conflitto, la posizione di Teheran si indebolirebbe. Il tempo gioca a suo svantaggio. Più si aspetta, minori sono le possibilità di migliorare la sua influenza geopolitica nel Golfo e nel mondo islamico. L'Iran sembra persuaso che gli convenga "chiudere il gioco" quanto prima. Di ciò ha sicuramente parlato il presidente Ahmedinajad con il premier iracheno al-Maliki, nel suo recente viaggio a Baghdad. L'Iran ha dato via libera all'attacco governativo a Bassora contro l'esercito del Madhi la più numerosa, ma anche la più radicale, turbolenta ed indisciplinata milizia sciita, facente capo a Moqtada al-Sadr, e che attaccava sunniti, governativi ed americani. Tale azione era già stata chiesta a Maliki dai sunniti, dai curdi e anche dagli Usa. La parte più interessante delle audizioni riguarda le valutazioni sull'attacco a Bassora. Petraeus e Crocker hanno espresso opinioni addirittura opposte. Il primo ha detto che l'operazione era stata pianificata male e condotta peggio. Dal punto di vista militare ha perfettamente ragione. L'esercito governativo si è in parte sbandato, malgrado che Maliki si fosse recato nella città a sostenere il morale delle sue truppe. L'ambasciatore, invece, ha sostenuto che, con la sua decisione di attaccare, Maliki si è guadagnato il rispetto dei sunniti e dei curdi. Sarebbe divenuto un leader nazionale, capace di mediare fra le varie componenti della complessa realtà irachena. La sconfitta militare non ha importanza. La vittoria è stata politica ed ha rafforzato il governo di Baghdad. Ha anche spianato la strada ad un accordo fra l'Iran e gli Usa. Certamente Washington non vorrà complicazioni e terrà a freno Israele. Gli avvenimenti sembrano confermare l'opinione espressa dall'ambasciatore: Moqtada al-Sadr rifugiatosi in Iran ha dato ordine ai suoi di deporre le armi. Non tutto andrà liscio. I combattimenti continuano soprattutto nel quartiere sciita di Baghdad contro le forze governative ed anche fra i seguaci di Sadr che non intendono deporre le armi e quelli che vogliono farlo. In questa situazione d'incertezza sia per i negoziati sia sul terreno, Petraeus e Crocker hanno giustamente chiesto di aspettare, per vedere come si mettono le cose. Le pesanti critiche di inconcludenza e reticenza loro rivolte dai parlamentari democratici sono ingiustificate. Risentono del periodo elettorale. Da apprezzare invece la gelida impassibilità con cui i due le hanno ascoltate. Stanno facendo il loro mestiere e, a parer mio, lo fanno anche bene.

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I razzi di Hezbollah in Libano hanno contrastato la forza militare di Israele nell (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A sanguinosa guerra di due anni fa. Secondo l'intelligence israeliana Hamas ha potuto disporre dei mezzi iraniani per addestrare e armare i suoi uomini.

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Ventimila uomini addestrati e armati, in parte dall'Iran, sarebbero pronti a fronteggiare un (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Ventimila uomini addestrati e armati, in parte dall'Iran, sarebbero pronti a fronteggiare un'eventuale offensiva terrestre israeliana a Gaza servendosi delle medesime tattiche usate da Hezbollah in Libano per far pagare a Israele un prezzo alto nella guerra di due anni fa. In 53 cartelle, sono contenute le informazioni raccolte dal "Centro intelligence e terrorismo di Tel Aviv" e la sua analisi della potenza militare di Hamas nella "striscia". L'organizzazione, vicina ai servizi segreti israeliani, attribuisce una notevole importanza al ruolo di Teheran nella preparazione dei combattenti palestinesi e nella fornitura d'armi e piani per la fabbricazione in loco di razzi sempre più sofisticati. A Gaza, le valutazioni israeliane non sono smentite. Al contrario: un comandante militare di Hamas intervistato dal settimanale britannico Sunday Times, ha detto che circa trecento dei quadri migliori sono stati addestrati in Iran. Altri, molti di più secondo i servizi segreti israeliani, sarebbero stati addestrati in campi allestiti in Siria e gestiti dalle Guardie rivoluzionarie iraniane, gli stessi che hanno aiutato e che continuano a preparare le milizie libanesi di Hezbollah. La "penetrazione" dell'Iran a Gaza preoccupa Israele anche perché i palestinesi sono sunniti e non sciiti come la maggioranza degli iraniani e i libanesi di Hezbollah. E' chiaro che si è formata una convergenza d'interessi in funzione anti-israeliana e, a differenza del rapporto Iran-Hezbollah, non un'alleanza all'interno del medesimo gruppo religioso. E molti analisti considerano questo legame strumentale alla volontà iraniana di allargare la propria sfera d'influenza nella regione. In Iraq, in questi giorni, la coalizione e le cancellerie occidentali sono state costrette a riconoscere il ruolo moderatore di Teheran nel bloccare l'ultima ondata di violenza. Ahmadinejad sembra voler far capire agli arabi e all'Occidente che il suo paese è determinante nella stabilità mediorientale: così com'è in grado di provocare sollevamenti e scontri, può anche fermare la guerra civile e lavorare per riportare la calma. La medesima equazione potrebbe valere, in futuro, per Gaza e Libano. La presenza iraniana in Libano non è nuova. Agenti di Teheran e Guardie rivoluzionarie si troverebbero ancora sulle montagne a ridosso del confine con la Siria e, secondo gli israeliani, svolgono un ruolo fondamentale nel riarmo di Hezbollah e nell'aiutare l'ala militare del Partito di Dio a ricostruire le difese sotterranee e l'arsenale missilistico usati con successo per fermare l'invasione delle truppe di Tel Aviv. I successi di Hezbollah hanno determinato molti aspetti della diplomazia e della politica militare di Hamas che gode del supporto d'Iran e Siria. Attraverso tunnel scavati sotto il confine tra Egitto e Gaza sarebbero arrivati alle milizie islamiche armi più moderne. Ma la vera preoccupazione sta nella preparazione teorica nell'arte della guerra e della guerriglia impartita dagli istruttori iraniani. Questo avviene in Iran e in Siria e finora, secondo fonti di Gaza, 150 militanti hanno completato il loro addestramento a Teheran mentre altri 150 si trovano ancora in un campo vicino la capitale iraniana. Altri seicento militanti di Hamas sarebbero stati addestrati in Siria da istruttori arabi reduci dai campi iraniani. E'convincimento dei servizi di sicurezza di Tel Aviv che Hezbollah e Hamas, oltre a rafforzare le proprie difese in vista di possibili offensive israeliane contro il Libano e/o Gaza, si stanno preparando ad attaccare Israele qualora l'aviazione israeliana (o gli Stati Uniti) dovesse lanciare un'azione preventiva per distruggere gli impianti nucleari iraniani.

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I palestinesi: <Obama è con noi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-11 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Relazioni Sotto esame i rapporti del senatore con i critici arabi di Israele I palestinesi: "Obama è con noi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Se fosse eletto presidente, Barack Obama continuerebbe a considerare Israele "il più forte alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente", ma sarebbe molto più incline ad assumere una posizione più equilibrata nel conflitto con i palestinesi, ascoltando anche le ragioni di questi ultimi. Lo spiega il candidato democratico alla Casa Bianca, in una lunga intervista alla JTA, l'agenzia di informazione ebraica, sicuramente destinata a sollevare nuovi dubbi e polemiche del fronte conservatore sulla solidità dell'impegno di Obama nei confronti di Israele. "Io non mi considero in nessun campo, tranne quello del buon senso", risponde il senatore dell'Illinois alla domanda se favorisce chi considera l'alleanza con lo Stato ebraico una priorità assoluta, ovvero chi chiede un approccio più bilanciato. E aggiunge: "è una pericolosa semplificazione pensare che la nostra unica opzione in politica estera sia accettare senza discutere il nostro approccio tradizionale alla questione arabo-israeliana o, alternativamente, non riconoscere il legame speciale che c'è tra noi e Israele". Secondo Obama, il ruolo degli Usa "richiede di ascoltare e parlare a entrambe le parti". Sia Israele che l'Autorità palestinese devono essere "considerati responsabili per gli accordi firmati", anche se il candidato democratico riconosce che "il mancato rispetto delle passate intese è avvenuto più spesso nel campo palestinese, soprattutto per quanto riguarda la prosecuzione della violenza". L'intervista alla JTA cade mentre Barack Obama è nuovamente sotto il microscopio dei media americani, sul tema più Candidato Il senatore Obama.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-11 num: - pag: 17 categoria: ALTRI... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-11 num: - pag: 17 categoria: ALTRI OGGETTI esplosivo del dibattito politico. Nel vetrino non sono più tanto i suoi rapporti con il reverendo Jeremiah Wright, il pastore della Trinity United Church di Chicago che maledice l'America e non nasconde idee anti-semite, che Obama ha condannato senza però sconfessarlo del tutto. A mettere in allarme i sostenitori di Israele, è anche la nomina nel suo team di politica estera di Daniel Kurtzer, ex ambasciatore Usa in Egitto e a Gerusalemme, autore di un libro sui negoziati di pace in Medio Oriente, nel quale invoca una maggior pressione americana sullo Stato ebraico, che secondo lui non avrebbe pagato alcun prezzo per il mancato smantellamento degli insediamenti nei territori occupati, come invece aveva promesso. Kurtzer, ex speech-writer di James Baker quando questi era segretario di Stato, non è mai stato una figura popolare in Israele, dov'è considerato troppo filo-palestinese. Insieme a Robert Malley e a Samantha Power, dimessasi dalla campagna per aver definito Hillary un mostro ma ancora influente, Kurtzer è considerato parte di un nucleo di consiglieri meno favorevole verso Gerusalemme. Sin da febbraio, Obama ha cercato di parare le critiche, dichiarandosi più volte "incrollabile sostenitore di Israele e delle sue esigenze di sicurezza". E molti leader della comunità ebraica americana gliene hanno dato atto, mentre sul piano elettorale gli attacchi hanno avuto poco effetto. Ma la percezione di un candidato più sensibile alla causa palestinese rimane. Secondo un'inchiesta pubblicata ieri dal Los Angeles Times, i palestinesi d'America sono convinti a torto o a ragione che Obama sia il loro uomo. A riprova viene citata la sua lunga amicizia personale con Rashid Khalidi, oggi docente di studi arabici alla Columbia University, forte critico di Israele e già consigliere di Yasser Arafat nei negoziati di Daytona. Khalidi è un moderato, che condanna la violenza di Hamas e definisce crimini di guerra gli attentati dei kamikaze, ma difende il diritto dei palestinesi a resistere all'occupazione israeliana. Un altro attivista palestinese di Chicago, Ali Abunimah, ha detto al quotidiano che Obama si sarebbe scusato per non poter parlare di più della causa palestinese durante la campagna elettorale. Il portavoce di Barack, David Axelrod, ha smentito che il senatore abbia mai pronunciato quelle parole. Paolo Valentino Equidistanza Secondo il candidato democratico, il ruolo degli Usa "richiede di ascoltare e parlare a entrambe le parti".

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SANTA CECILIA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Roma 11-04-2008 SANTA CECILIA Dopo 22 anni, torna a Santa Cecilia domenica alle 21, la Israel Philharmonic Orchestra insieme al suo direttore musicale a vita, Zubin Mehta. Prima di lui, l'Orchestra, fondata nel 1936 che riunì musicisti ebrei costretti ad abbandonare le orchestre europee per le persecuzioni antisemite, non aveva mai avuto dei direttori stabili, ma solo dei "consiglieri musicali" quali William Steinberg, Leonard Ber- Bernstein, Paul Paray, Jean Martinon, e Bernardino Molinari. Il programma per il concerto romano comprende le due sinfonie di Beethoven più direttamente ispirate alla figura dell'eroe protoromantico: la terza e la quinta. Inizialmente pensata come omaggio a Napoleone, la terza Sinfonia fu in seguito ribattezzata "Eroica" dal suo autore, amaramente deluso da Bonaparte. Protagonista della quinta è, invece, un "eroe universale", vittorioso sull'avverso destino del movimento iniziale annunciato con le note più celebri dell'intera storia della musica. Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Il politologo Bricmont: Tibet e Kosovo, diritti umani o ingerenza camuffata? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Emanuela Irace Kosovo. Afghanistan. Iraq. "Giustificare la guerra in nome dei diritti umani è la nuova ideologia imperialista". Lo dice il fisico belga Jean Bricmont, scienziato della politica e professore all'Università di Lovanio, autore del saggio pluritradotto Imperialismo umanitario, che abbiamo incontrato a Roma. E non fa sconti. Né all'Ue, né all'Italia, né agli Usa. Secondo Bricmont, allievo di Chomsky e Russell, "la sinistra sta diventando complice delle più grandi secessioni occidentaliste". Sotto l'unico controllo di chi esporta democrazia made in Usa. Lei parla di Paternalismo neo-coloniale. Si giustifica la guerra in nome dei diritti umani? È cambiata l'ideologia ma il colonialismo è radicato nella mentalità corrente. La guerra è impresentabile all'opinione pubblica. Alle lobbies. Da trent'anni la comunicazione è più sofisticata. Si fa scudo delle battaglie umanitarie. I movimenti femministi. Quelli per la liberazione dei popoli oppressi. Stabilendo così un diritto di ingerenza, che è solo il diritto del più forte. La fine del diritto. Il modello è l'autonomia. Il diritto all'autodeterminazione dei popoli. No. Il modello è smembrare. De-costruire i nuovi imperi attraverso la secessione: Cina, Russia, ma anche Serbia. Non si tratta di autonomia per il Tibet, Cecenia e Kosovo. La lotta di indipendenza Nazionale deve passare da una fase militare a una propriamente economica. Senza la quale l'indipendenza politica, statuale, è un contenitore vuoto. L'indipendenza di un paese non si misura solo con il gran o e la tecnologia da cui dipende. L'ideologia di diritti umani che possano scavalcare ogni confine di sovranità, è un' ingerenza camuffata. Così la politica estera della sinistra diventa simile a quella della destra. Esistono due versioni dell'imperialismo. La destra è per la lotta al terrorismo, per la difesa dei propri interessi sul campo. La sinistra per la violazione dei diritti dell'uomo e del diritto internazionale. Ma così facendo la sinistra è diventata più imperialista della destra classica, ha sostenuto la Guerra in Afghanistan e la secessione del Kosovo. Nelle guerre recenti ha fatto poca opposizione e praticamente nessuna alla minaccia di Bush contro l'Iran. Con la fine del comunismo, l'ideologia dei diritti umani e della democrazia da esportare, ha rimpiazzato il marxismo, il socialismo e la lotta di classe. Lei per quale versione propende. Io sono per il negoziato. Non per aggredire uno stato. La guerra in Iraq è stata una catastrofe umanitaria peggio della Palestina e del Darfur. Cina e Russia hanno screditato la politica degli Stati Uniti. L'Europa no. La Commissione europea, Solana, tutto il mondo sa che il Kosovo è in mano a mafiosi, ma nessuno ha il potere per dirlo. È una catastrofe. Che all'Europa non interessa denunciare. Ma così il diritto internazionale è completamente stravolto. Una catastrofe senza soluzioni Finchè si ragiona imponendo la verità non si vuole discutere. Si entra nel campodell'opposizione tra bene e male. Occidente e Islam. Scontro di civiltà. Buoni e cattivi. Ma chi lo decide e perché? Non ci guadagna nessuno. I rapporti di forza sono a vantaggio dell'Occidente. Per mezzi e tecnologia. Se i difensori dei diritti umani fossero coerenti, dovrebbero condannare Usa e Israele. L'Italia ha un ruolo importante in funzione euro mediterranea. Insieme alla Spagna. Potrebbe giocare una funzione di pace e mediazione con il mondo arabo e nel conflitto isrelo-palestinese. Ma gli Stati Uniti osteggiano questa politica. Io sono per stabilire delle relazioni, non per diabolizzare. Ci vuole modestia. Non assolutismo. La Polis greca era democratica con i propri cittadini, ma faceva uso e commercio di schiavi.

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Intellettuali, impariamo dai monaci tibetani a non essere fascisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pippo Delbono Viviamo una campagna elettorale da Grande fratello dove si susseguono i soliti volti ormai entrati nei nostri sogni o incubi: nei manifesti per le strade, nelle televisioni, sui giornali (l'altro giorno una mia amica ne ha sentito uno al telefono che la chiamava a casa e poi ha scoperto che era un messaggio registrato). In mezzo a questo delirio, leggo sul Corsera che un "intellettuale di sinistra", Gianni Vattimo, cerca alleati in difesa della Cina e avanza un sospetto: l'entità del massacro tibetano sarebbe un'esagerazione per screditare la Cina messa sotto accusa dal capitalismo occidentale. Un altro delirio italiano! Quasi più delirante del candidato numero uno che, se vincitore, vorrebbe mandare via anche il presidente della Repubblica. Ma fermiamoci sul delirio dell'intellettuale di sinistra. A parte il fatto che quando si parla di Cina, America, Iraq... bisognerebbe sempre distinguere tra popolo e chi il popolo governa e comanda. Sappiamo che solo "certe volte" i grandi capi che governano il mondo diventano buoni e sensibili ai problemi delle lesioni dei diritti umani e altre volte no (Iraq, Guantanamo, Palestina, Africa eccetera). Lo sappiamo benissimo. 23 11/04/2008.

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Commedia drammatica mmm1/2 La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di Eran Kolirin, con Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour SONO egiziani, indossano berretto e uniforme, si portano dietro strumenti musicali e valigie a rotelle. E si sono persi. Venuti per suonare in un centro culturale arabo, finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore, humour e malinconia, effusioni improvvise e struggimenti repressi. Un altro mondo è possibile, perfino in Medio Oriente. Ma intanto sarebbe già bello poter apprezzare film così in versione originale. Greenwich, Metropolitan, Quattro Fontane, UGC Ciné Cité.

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ROMA - Nel week-end di Santa Cecilia c'è prima un direttore che debutta all'Accademia, poi il r (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Itorno di un'orchestra prestigiosa con un grande della bacchetta. Domani sul podio della sala grande dell'Auditorium appare per la prima volta il maestro viennese Christian Arming; domenica, l'istituzione ospita nuovamente dopo 22 anni la Israel Philharmonic con il suo direttore musicale Zubin Mehta (per questo concerto c'è già il tutto esaurito). Le sostituzioni dell'ultimo momento qualche volta riservano liete sorprese: c'è da augurarsi che sia così anche per il concerto di domani all'Auditorium, che doveva essere diretto da Georges Pretre. All'ultimo momento il grande maestro francese (84 anni il prossimo 14 agosto) si è ammalato e al suo posto Santa Cecilia ha chiamato un giovane musicista viennese che all'Accademia non aveva mai diretto: il 36enne Arming, il quale manterrà invariato il programma che prevede la Sinfonia n. 5 di Mahler, quella famosa anche perché il suo Adagietto fu usato da Visconti nel film Morte a Venezia. Il debutto domani alle 18; repliche lunedì e martedì, domenica mattina "family concert" alle 12. Biondo, alto e sottile, in Italia Arming ha diretto al Carlo Felice di Genova, al Filarmonico di Verona, al Massimo di Palermo; nel 2005 è stato invitato dall'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, che poi lo ha riconfermato per tre anni. Le orchestre di cui è stato ospite sono 56 tra cui Staatskapelle di Dresda e Wiener Symphoniker. Attualmente è direttore stabile della New Japan Philharmonic Orchestra con cui ha inciso tra l'altro proprio la Quinta di Mahler. La Filarmonica d'Israele tenne il suo ultimo concerto a Santa Cecilia, anche allora con Zubin Mehta, nel maggio 1986: una memorabile esecuzione dell'Ottava di Bruckner. Fondata nel 1936 dal violinista Bronislaw Huberman, l'orchestra riuniva musicisti ebrei costretti ad abbandonare l'Europa per le persecuzioni antisemite. A dirigere il suo primo concerto fu Arturo Toscanini. Domenica alle 21, Mehta la digerà nella Terza Sinfonia "Eroica" e la Quinta in do minore di Beethoven. Al.G.

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VENERDI' 11 CIRCOLO DEI LETTORI. In via Bogino 9, alle 18, Gessica Franco Carlevero presenta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Metà guaro metà grappa" (Fandango). Intervengono Sergio Pent e Dario Voltolini. CHIERI. Nella Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone in via Vittorio Emanuele II 1, alle 18, incontro con Luca Ragagnin ed Enrico Remmert, autori di "Elogio della sbronza consapevole". TORRE DI ABELE. In via Pietro Micca 22 presentazione del libro "La banda degli scherzi" di Anna Parola e Alberto Arato, alle 20,30 cena con gli autori al Ristorante De Amicis. Info. 011/8132559. CASTELLAMONTE. Nella Sala Consigliare in piazza Martiri della Libertà 28, alle 21, Maria Pia Simonetti a colloquio con Piera Giordano, Sandra Baruzzi, Anna Tabbia, autrici del libro di poesie "A corpo libero" (Ananke). CENTRO CULTURALE LE ROSE. In via Arnaldo da Brescia 22, alle 21, incontro con Don Giacomo Canobbio, autore di "Chiesa religioni salvezza. Il Vaticano II e la sua recezione". ALPIGNANO. Nel Salone dell'Ecomuseo in via Matteotti 2, alle 21, presentazione del volume di Jack Turner "Spezie: storia di una tentazione". POMARETTO. Nella Sala Incontri della scuola Latina in via Balziglia 103, alle 21, presentazione del libro "La parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi" di Sabina Baral, Ines Pontet, Giovanna Ribet, Toti Rochat, Francesca Spano, Federica Tourn, Graziella Tron. SABATO 12 SHORT BUS CAFE'In via Gaudenzio Ferrari 5/l, alle 19, Gian Maria Felicetti parla di "La famiglia fantasma: Dico, Pacs e matrimoni omosessuali". IVREA. Nella Sala della chiesa Santa Marta in piazza Santa Marta, alle 21,30, presentazione del libro di Guido Michelone "Massimo Barbiero -Enten Eller Odwalla. Venti anni tra jazz e ricerca". A seguire, concerto di Enten Eller. LUNEDI' 14 CIRCOLO DEI LETTORI. In via Bogino 9, alle 18, incontro con Barbara Colombotto Rosso, autrice di "Anima Violata". Intervengono Elena Bigotti, Enrico Colombotto Rosso, Fabrizio Florian, Stefania Gerbino. Letture di Ciro Imparato e Antonella Peretto. Musiche a cura di Luigi Antinucci Trio, danze del Livingstone Ballet. A seguire, alle 21, Laura Demaria a colloquio con Giusi Audiberti, autrice di "Il fantasma del castello". Introduce Dante Giordanengo; letture a cura di Simonetta Sola. FELTRINELLI. In piazza CLN 251, alle 18, Piergiorgio Odifreddi presenta "Il matematico impenitente" (Longanesi). Interviene Gabriele Ferraris. MARTEDI' 15 BIBLIOTECA CIVICA GEISSER. In corso Casale 5, alle 17, Laura Corso presenta "Maddalena e le altre" (Robin). BIBLIOTECA PRIMO LEVI. In via Leoncavallo 17, alle 17,30, Antonio Ventre parla di "Vivere ed interpretare la relazione" (EDB). CIRCOLO DEI LETTORI. In via Bogino 9, alle 17,30, Assegnazione del Premio Italo Calvino (XXI Edizione). Intervengono Alberto Casadei, Franco Cordelli, Pietro Grossi, Laura Pugno, Elena Stancanelli. Presiede Delia Frigessi. LA TORRE DI ABELE. In via Pietro Micca 22, alle 18, Gian Carlo Caselli e Don Luigi Ciotti incontrano Nicola Tranfaglia, autore "Sconfiggere la mafia. Una questione di cultura". GRUGLIASCO. Da Fnac Le Gru in via Crea 10, alle 18,30, incontro con Niccolò Agliardi e Alessandro Cattelan autori di "Ma la vita è un'altra cosa". MERCOLEDI' 16 MUSEO RESISTENZA. In corso Valdocco 4, alle 11, presentazione del libro fotografico "L'occupazione. Vivere in Palestina". Con Paola Canarutto e Sami Hallac. BIBLIOTECA PASSARIN D'ENTREVES. In via Reni 102, alle 17, Silvano Ferro presenta "Banche di dati sugli archivi della popolazione: metodologie e utilizzi". PALAZZO NUOVO. Al Dipartimento di Storia in via Sant'Ottavio 20 piano IV, alle 17, 30, Gianni Vattimo presenta il saggio di Avi Shlaim "Il muro di ferro"(Il Ponte) curato da Giorgio Frenkel. Modera Diana Carminati. BIBLIOTECA CIVICA BONHOEFFER. In corso Corsica 55, alle 18, incontro con Franco Bertoglio, autore di "Jazz! Appunti e note del secolo breve" (Costa & Nolan). FONDAZIONE PAOLO FERRARIS. In via Andorno 2, 18, Gianpaolo Origlia parla di "Il cielo esiste veramente. Primi passi nell'aldilà" (Tirrenia Stampatori). FELTRINELLI. In piazza Cln 251, alle 18, Paolo Villaggio presenta il suo libro "Storia della libertà di pensiero" (Feltrinelli). LIBRERIA MILLE VOLTI. In corso Francia 101, alle 18, Enrico Miletto parla di "Sotto un altro cielo. Donne immigrate a Torino: generazioni a confronto" (Angolo Manzoni). Partecipa Mariacristina Spinosa. MUSEO DELLA MONTAGNA. In piazzale Monte dei Cappuccini 7, alle 18,30, Pietro Crivellaro a colloquio con Alessandro Gogna, autore di "Dolomiti e Calcari di Nordest" (CDA Vivalda). LIBRERIA PSICHE2. In via Monginevro 11 a, alle 20, Andrea Rais e Sandra Conte parlano di "6 un numero". GIOVEDI' 17 CIRCOLO DELLA STAMPA. A Palazzo Ceriana Mayneri in corso Stati Uniti 27, alle 18, Gigliola Magnetti presenta "Non si cambia" e "Amare è un'isola" (Neos). Interviene Vincenzo Jacomuzzi. Letture di Daniela Della Casa. FONDAZIONE CRT. In via XX Settembre 31, alle 18, Marco Zatterin parla di "Il Gigante del Nilo. La vita e le avventure di Giovanni Battista Belzoni, l'uomo che inventò l'egittologia" (Il Mulino): intervengono Giulio Anselmi, Andrea Comba e Alain Elkann. GALLERIA D'ARTE MODERNA. In corso Galileo Ferraris 30, alle 18, presentazione del libro di Emanuele Ciccarella "L'angelo ferito, vita e morte di Mishima". Musiche di Massimo Riva. FELTRINELLI. In piazza Cln 251, alle 18, Franz Goria incontra Francesca Ferrando, autrice "Belle anime porche" (Kowalski). LA LIBRERIA. In via Roma 80, alle 18, Luigi Martini presenta "Rossa. Immagine e comunicazione del lavoro 1848-2006". Intervengono Giuseppe Berta, Giuseppe Casadio e Ugo Volli. LA TORRE DI ABELE. In via Pietro Micca 22, alle 18, Eliana Bouchard parla di "Louise. Canzone senza pause" (Bollati Boringhieri). Letture a cura di Angela Goodwin e Rossella Luci. Musiche a cura di Lavinia Bertotti (canto) e Marco Minà (liuto). RIVOLI. Nella Casa Del Conte Verde in via Fratelli Piol 8, alle 18, presentazione del libro di Stella Carlino "Il Poeta". FNAC. In via Roma 56, alle 18,30, durante "LSD3. Corso di scrittura detergente", incontro con l'autore Gianni Farinetti. MOOD LIBRI & CAFFE'. In via Cesare battisti 3 e, alle 18,30, Cristina Obber parla di "Primi baci" (Attilofraccaro). CARIGNANO. All'Associazione Tra me in via Silvio Pellico 34 c, alle 21, Piera Sellaro parla del suo primo libro "Bambine in prima fila" (Editing Treviso).

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Christian Arming e Zubin Metha all'Auditorium Parco della Musica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacolo I due prossimi concerti di Santa Cecilia dedicati a capolavori della musica sinfonica Christian Arming e Zubin Metha all'Auditorium Parco della Musica Dal 12 al 15 aprile alla Sala Santa Cecilia I due prossimi appuntamenti della Stagione Sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia sono dedicati alla musica sinfonica con composizioni di due grandi della musica: Beethoven e Mahler. Sabato 12, lunedì 14 e martedì 15 concerto in abbonamento presso la Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, Christian Arming, che 'in extremis' sostituisce George Prêtre costretto a rinunciare al concerto per motivi di salute, guiderà l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nell'esecuzione di uno dei capolavori più conosciuti ed amati dagli appassionati di musica sinfonica: la Quinta Sinfonia di Gustav Mahler. La Quinta di Mahler è una delle architetture sonore più grandiose e monumentali del musicista austriaco nella quale si stagliano la solenne Marcia Funebre del primo movimento, una sorta di reminescenza e di omaggio a quella che si trova nell'Eroica beethoveniana, sinfonia che peraltro ascolteremo in questo fine settimana romano, e lo struggente 'adagietto', che la tradizione vuole dedicato alla futura moglie Alma. Una sinfonia questa molto trascinante per il pubblico proprio perché è percepita come una costruzione musicale di grade fascino e resa sonora. La Quinta di Mahler sarà proposta anche domenica 13 alle ore 12, ma solamente con il primo, secondo, quarto e quinto movimento per i collaudatissimi 'Family Concert' della domenica mattina con l'esecuzione abbinata ad una conferenza atta a spiegare le musiche in programma. Sempre Domenica 13, ma alle ore 21 e fuori abbonamento, presso la Sala Santa Cecilia, appuntamento con la Israel Philarmonic e la direzione di Zubin Metha. Programma interamente costituito da musiche di Beethoven, per un concerto che fa parte di una piccola serie di tre concerti, in programma per il mese di aprile, dedicati al grande musicista. Per questa occasione ci saranno due capisaldi del sinfonismo beethoveniano: la Terza 'Eroica' e la Quinta. La Israel Philarmonic fondata nel 1936 dal violinista Bronislaw Huberman, che riunì insieme musicisti ebrei costretti ad abbandonare le orchestre europee per le persecuzioni antisemite, per noi italiani, ascoltarla, assume un particolare significato perché il direttore che diresse il primo concerto di questa formazione orchestrale fu Arturo Toscanini, che della cultura musicale italiana è stato, e continua ad essere anche oggi, uno degli esponenti di spicco i cui insegnamenti sono di esempio anche molti anni dopo la sua scomparsa. Bernardino Molinari, altro nostro direttore di pregio per aver diretto per un trentennio circa l'Orchestra di Santa Cecilia fu uno dei 'consiglieri direttori' della Israel Orchestra che non ha mai avuto la carica Direttore Stabile. Dal 1936, oltre al nostro Molinari ci sono stati musicisti del calibro di William Steinberg, Leonard Bernstein, Paul Paray, Jean Martinon. Oggi Zubin Metha è il Direttore Musicale 'a vita' e proprio la sua bacchetta dirigerà questo atteso concerto beethoveniano. Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia direttore: Christian Arming Mahler Sinfonia n. 5 in do diesis minore Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia Sabato 12 aprile, ore 18 Lunedì 14 aprile, ore 21 Martedì 15 aprile, ore 19,30 Family concert domenica 13 ore 12 Mahler Sinfonia n. 5 in do diesis minore I, II, IV e V movimento The Israel Philharmonic Orchestra Zubin Mehta direttore Beethoven Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 "Eroica" Beethoven Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia Domenica 13 aprile, ore 21 Prezzi biglietti: Concerto Christian armino: - Platea file 1 - 14: Euro 44 - Platea file 15 - 22: Euro 39 - Galleria 1: Euro 33 - Gallerie 4 e 5: Euro 27 - Gallerie 2 e 7: Euro 23 - Gallerie 3 e 6: Euro 17 Family Concert (Quinta di Mahler) € 10,00 (interi) € 6,00 (giovani fino a 30 anni) The Israel Philarmonic: Platea sett. A Euro 55 Platea sett. B1 Euro 50 Galleria 1 Euro 36 Gallerie 4/5 Euro 32 Galleria 7 Euro 27 Galleria 2 Euro 23 Gallerie 3/6 Euro 18 Galleria 8 Euro 30 Per informazioni: - Tel. 068082058 - www.santacecilia.it di Claudio Listanti claudio.listanti@voceditalia.it.

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Gaza raid israeliano uccide due militanti di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Sette i feriti Gaza: raid israeliano uccide due militanti di Hamas Tank e bulldozer israeliani hanno invaso la Striscia Gaza, 11 apr.- Almeno due militanti di Hamas sono rimaste vittime questa mattina di un raid aereo israeliano a Khan Younis, nella Striscia di Gaza, controllata dal movimento di resistenza islamico. Stando a quanto riferito da fonti mediche, le due vittime erano Muhamed e Amil Al Najaf, cugini e ambedue membri delle Brigate Ezzedin al-Qassam. Il raid avrebbe provocato anche il ferimento di altre sette persone, sempre militanti dell'ala militare di Hamas. In mattinata dieci carri armati e due ruspe israeliane sono penetrati per un chilometro nella Striscia, a ovest del campo profughi palestinese di Bureij, contrastati dal fuoco di militanti.

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Hamas cresce e Israele sta a guardare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 87 del 2008-04-11 pagina 14 Hamas cresce e Israele sta a guardare di Redazione L'attacco lanciato giovedì scorso da un commando di Hamas contro il kibbutz di Nahaloz presso la frontiera di Gaza ha due dimensioni: una militare e l'altra psicologica. La dimensione militare sta nella vittoria riportata dal governo islamico di Gaza nel dimostrare la capacità di rompere l'assedio israeliano penetrando impunito attraverso le sue frontiere. Per Israele è una dimostrazione della propria impreparazione ad affrontare questo tipo di guerra "sotto casa". Il commando islamico non è solo tornato alla base dopo aver ucciso due israeliani ma ha attraversato due linee di difesa senza essere scoperto usando uno sbarramento di mortai per fare asserragliare nelle case, su ordine dei responsabili della sicurezza, gli abitanti del kibbutz mentre gli attaccanti si muovevano indisturbati. La dimensione psicologica sembra creata da un teatro dell'assurdo. Hamas parla di vittoria nel rompere un assedio che non esiste perché è da Israele che riceve "per motivi umanitari" petrolio, medicinali, latte, farina eccetera. Minaccia l'Egitto (che non concede aiuti ai palestinesi) di penetrare sul suo territorio sapendo che non lo farà dal momento che il governo egiziano ha ordinato di sparare su chi violerà la frontiera, ma facendo cadere su Israele la responsabilità di questa assurda situazione. In Israele c'è chi si rallegra del "miracolo" che ha fatto risparmiare al commando di Hamas il grande deposito di carburante indifeso di Nahaloz evitando un disastro umano ed ecologico. Non si tratta di un miracolo ma del fatto che gli attaccanti non volevano danneggiare il deposito che fornisce, per motivi umanitari, ad Hamas il petrolio che questi incamera sottraendolo alla popolazione per i suoi bisogni militari. Non c'è da stupirsi se in questa situazione crescono le critiche contro il premier Olmert. È accusato di dirigere un governo incapace di difendere i propri cittadini dal tiro quotidiano dei razzi di Hamas, indeciso ora su come usare la sua forza per rispondere all'attacco sia per tema di perdere soldati, sia per dover affrontare critiche americane alla vigilia delle manifestazioni in onore del 60° anniversario della creazione dello Stato (15 maggio). Il presidente Bush ha promesso di parteciparvi utilizzando l'occasione per organizzare una nuova conferenza di pace in loco coi palestinesi, giordani e gli egiziani. Nonostante lo sforzo del primo ministro di guadagnare tempo cercando di raggiungere entro la fine dell'anno un accordo col presidente della Autonomia palestinese, Abu Mazen, la situazione dopo l'attacco di Hamas diventa per lui insostenibile. Se Israele non reagirà entro maggio dovrà farlo in seguito affrontando un nemico che accresce giornalmente, secondo un recente rapporto dell'intelligence israeliano, il suo potenziale militare con l'aiuto della Siria e dell'Iran. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Coppa Davis match validi anche per il ranking mondiale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sport Una grande novita' a partire dal 2009 Coppa Davis: match validi anche per il ranking mondiale Mossa strategica della Federazione Mondiale per restituire appeal alla competizione L'ITF (la Federazione Internazionale di Tennis) e l'ATP (il sindacato dei giocatori) hanno annunciato che dal 2009 la Coppa Davis assegnerà punti in classifica ai tennisti che vi prenderanno parte. I punti seguiranno il nuovo meccanismo di punteggio che verrà adottato dal 2009 e verranno assegnati solo per i match vinti in singolare e in doppio per le sfide del Gruppo Mondiale e dei relativi playoff. Non conteranno, ai fini del punteggio, le partite vinte a risultato già acquisito. Senza entrare nel dettaglio della ripartizione dei punti, un giocatore che in linea teorica disputi tutti e otto gli incontri della stagione di Davis potrebbe conquistare 500 punti , ma sono previsti anche dei punti bonus se la sua squadra dovesse portare a casa l'insalatiera. In questo modo l'ITF si prefigge l'obiettivo di incentivare la partecipazione agli incontri di Coppa Davis, che in passato sono spesso stati trascurati dai tennisti più forti che preferivano concentrare la loro programmazione sui tornei del circuito ATP. Non è semplice d'altra parte conciliare le esigenze di un calendario molto fitto con quelle legate alla manifestazione a squadre. In Fed Cup (l'equivalente della Davis al femminile) Sharapova e Kuznetsova hanno deciso di sottoscrivere un accordo con il loro capitano in base al quale una avrebbe giocato contro Israele e l'altra si sarebbe presentata per la semifinale contro gli Stati Uniti. Il principio di assegnazione dei punti potrebbe effettivamente invogliare alcuni tennisti a disputare la Davis fin dai primi turni, anche se questo meccanismo risulta un po' "discriminatorio" perché inevitabilmente finisce per favorire i tennisti che hanno la fortuna di avere alle spalle una squadra competitiva, in grado di arrivare fino in fondo alla manifestazione. Luigi De Lisio sport@voceditalia.it.

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Gaza: raid israeliano uccide due militanti di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Sette i feriti Gaza: raid israeliano uccide due militanti di Hamas Tank e bulldozer israeliani hanno invaso la Striscia Gaza, 11 apr.- Almeno due militanti di Hamas sono rimaste vittime questa mattina di un raid aereo israeliano a Khan Younis, nella Striscia di Gaza, controllata dal movimento di resistenza islamico. Stando a quanto riferito da fonti mediche, le due vittime erano Muhamed e Amil Al Najaf, cugini e ambedue membri delle Brigate Ezzedin al-Qassam. Il raid avrebbe provocato anche il ferimento di altre sette persone, sempre militanti dell'ala militare di Hamas. In mattinata dieci carri armati e due ruspe israeliane sono penetrati per un chilometro nella Striscia, a ovest del campo profughi palestinese di Bureij, contrastati dal fuoco di militanti.

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Panoramiche su infiniti percorsi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DAVIDE OBERTO Difficile raccontare in poche righe tutto ciò che le Panoramiche (lungometraggi, documentari, cortometraggi) del festival propongono. Impossibile non citare due film "di genere": l'appassionato, inusuale e vitalissimo road movie "Torino - Marocco, Corazones de mujer", dei piemontesi Davide Sordella e Pablo Benedetti, che arriva al Festival dopo l'esordio alla Berlinale, il film noir rivisitato in chiave lesbica "Finn's Girl", delle registe canadesi Dominique Cardona e Laurie Colbert, e il dramma familiare spagnolo "Pudor" dei due fratelli David e Tristán Ulloa. Sempre tra i lungometraggi delle Panoramiche ci sono tre titoli sorprendenti: "Japan Japan", esordio del giovane regista israeliano Lior Shamriz, in cui il protagonista preferisce sognare il Giappone e vivere sul web piuttosto di prendere coscienza della realtà complessa del paese in cui vive; "Solos" (Singapore) di Kan Lume e Loo Zihan, una folgorante riflessione stilistica sull'Amore e sull'egoismo insito nei rapporti sentimentali. Infine, "Panorama": la regista Loo Hui Pang, originaria del Laos e francese d'adozione, ha deciso di mettere in scena il suo romanzo a disegni, un successo cult in Francia, riuscendo a mantenerne intatte le atmosfere surreali e fantastiche. Sia "Solos" che "Panorama" concorrono al premio Nuovi Sguardi, che il Festival ha ideato proprio per segnalare quei film che aprono nuove strade nella rappresentazione dei generi e del genere. Le strade che si possono percorrere tra i documentari delle Panoramiche sono diversissime tra loro: si può riflettere su che senso abbia oggi in Occidente (Italia esclusa) parlare di movimento gay, comunità gay, dopo aver visto "Gay. et après?"; scoprire il coraggio di un sindaco di un paesino spagnolo che decide di sposare coppie omosessuali in "Campillo sì, quiero"; ricordarsi che l'Aids esiste ancora, nonostante il silenzio da tempo calato sull'argomento, guardando "No Magic Bullet"; ricordarsi che l'Italia è sempre un'altra cosa grazie a "Les Règles du Vatican" del regista italiano emigrato in Francia (probabilmente con ottime ragioni), Alessandro Avellis. Dalla Francia arriva una giocosa riflessione sul corpo e sul corpo nudo nei media e nei discorsi contemporanei grazie a Olivier Nicklaus che firma "La Nudité toute nue", e una biografia video di Paul Vecchiali, regista che il festival ama molto e a cui ha consegnato un premio per omaggiarne la lunga carriera cinematografica: "Paul Vecchiali, en diagonales". Un consiglio. Perdetevi tra i programmi dei cortometraggi. Ci sono commedie, film sperimentali, western in plastilina, romantiche storie d'amore e soprattutto "Schwarzwald: The Black Party® - The Movie You Can Dance To", surreale, fiabesco, audace film tra le fantasmagoriche feste newyorkesi dei Black Party e riti druidici nei boschi.

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La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

RICERCA SU PALESTINA, ISRAELE, TORINO La violenza in contesti difficili Aiuti e suggerimenti alle donne "Violenza di genere in contesti difficili. Palestina, Israele, Torino": è questo il titolo del progetto di ricerca, organizzato dal Cirsde, che verrà presentato martedì 15, alle 17, presso la sala lauree di Scienze Politiche in via Verdi 25. L'obiettivo dello studio è favorire, attraverso scambi internazionali e utilizzando una metodologia partecipativa, la costruzione di politiche attente alla salute delle donne nell'area mediterranea, con riferimento al tema della difesa attiva nelle situazioni a rischio di violenza sociale e familiare. La ricerca durerà un anno e avrà come momento topico un confronto, che si svolgerà ad ottobre a Torino, tra operatori che lavorano nelle realtà di Gaza e Haifa. Nell'incontro di martedì 15, Diana Carminati offrirà un'analisi del contesto dell'occupazione nei territorio palestinesi; Elisabetta Donini relazionerà sul progetto Epic (European Palestinian and Israeli Cities) al cui interno si inserisce la ricerca; Franca Balsamo affronterà le ricadute che il conflitto in Medio Oriente ha sulla condizione femminile. Concluderà Chiara Einaudi che entrerà nel dettaglio del progetto di ricerca, spiegandone programma e metodologie. \.

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Hamas vorrebbe abbattere ancora il confine con l'Egitto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 11 Apr 2008 Edizione 71 del 11-04-2008 Medio Oriente Hamas vorrebbe abbattere ancora il confine con l'Egitto di Dimitri Buffa Israele e l'Egitto temono un nuovo sfondamento del muro che divide Gaza dal deserto del Sinai. I terroristi di Hamas potrebbero riprovarci oggi stesso, visto che ieri il piano era saltato dopo l'attacco armato a Nahal Oz in cui sono stati uccisi due cittadini israeliani. Come è noto esiste un precedente in tal senso che risale allo scorso 23 gennaio quando migliaia di palestinesi approfittarono della breccia fatta a colpi di esplosivo dai militanti di Hamas per sciamare in Egitto e approvvigionarsi di generi alimentari e di vestiario di prima necessità, vista la situazione che si era venuta a creare dopo il temporaneo blocco israeliano alla Striscia, dovuto ai continui attacchi dei terroristi islamici con missili Qassam nei centri abitati di Ashkelon e Sderot. Il problema è che, oltre al rifornimento di viveri qualcuno ha fatto anche un bel pieno di armi ed esplosivo contrabbandati dall'Egitto a Gaza con grande facilità, vista la situazione di anarchia totale determinatasi dopo l'abbattimento del muro di confine con l'Egitto. Inoltre la dirigenza di Hamas ha sfruttato abilmente a livello mediatico le scene apocalittiche dei palestinesi affamati che si riversavano in territorio egiziano per colpire l'immagine di Israele e dello stesso Egitto. Per cui, tanto le autorità di Moubarack, che promettono il pugno di ferro con quei palestinesi che dovessero ritentare l'impresa, quanto quelle di Israele, preoccupate dalle conseguenze di un nuovo flusso di armi entro i confini di Gaza, stanno molto in campana da ieri quando si è sparsa la voce che era già tutto pronto per il nuovo sfondamento. Inoltre proprio negli scorsi giorni era stato ritrovato un enorme deposito di armi e di esplosivo proprio in Egitto a pochi chilometri dal confine. E le tracce "calde" del passaggio di persone hanno fatto ritenere all'intelligence egiziana che possano esserci complici dall'altra parte del muro di confine, magari proprio tra gli estremisti dei Fratelli Musulmani, che aiutano i loro cugini di Hamas, nel compimento delle proprie imprese. Di fatto il ministro degli esteri di Moubarack ha già assicurato le autorità israeliane di avere predisposto, insieme al collega alla difesa, la mobilitazione di qualche migliaio di soldati lungo il confine dove sta il muro che potrebbe venire fatto saltare. E si è già avvertita la popolazione palestinese di non farsi sobillare da quelli di Hamas, se ha a cuore la propria incolumità. Martedì l'esponente politico di Hamas Khalil al Haya aveva descritto pubblicamente la situazione interna di Gaza come "non più a lungo sopportabile". A qualcuno la cosa era sembrata una sorta di segnale all'azione. Poi c'è stato l'attacco, fortunatamente abortito, al deposito di carburante di Nahal Oz che paradossalmente portava benzina proprio a Gaza. Se nei prossimi giorni si dovessero verificare interruzioni di corrente a Gaza, perciò, ancora una volta i "poveri palestinesi" non potranno fare altro che prendersela con coloro da cui si fanno soggiogare da decenni.

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VOLEVO MOLLARE POI UNO SPOT MI HA SALVATA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Volevo mollare poi uno spot mi ha salvata" Andrea Spinelli Parigi. Ecco un ospite internazionale dell'ultimo Sanremo che avrebbe meritato più di quanto raccolto. Yael Naim, infatti, israeliana nata Parigi e adottata dagli internauti di mezzo mondo non è solo l'eroina di "New soul" ma un'intrigante anima pop che da bambina avrebbe voluto essere Mozart ("mi stregò l'"Amadeus" di Milos Forman") per crescere poi nel segno delle grandi signore della canzone americana. Come dimostra la due giorni sul palco de La Cigale, nel cuore di Pigalle. Nella babele creativa di questa trentenne nata a Parigi e cresciuta in Israele, a Ramat Hacharon, dove ancora vivono i genitori di origini tunisina, Yael alterna ebraico, inglese e francese per passare da "Paris" a "Yashanti", da "Lonely" a "Shelcha", duettata con l'autore Clement Verzi. Con la complicità del batterista-produttore David Donatien, con il tastierista Xavier Tribolet e con il bassista Laurent David, la ragazza dalla "nuova anima" gioca con una tastiera-giocattolo in "The only one", suona una chitarrina hawaiana in "Findus", fa cantare il pubblico nella conclusiva "Game is over" e nel bis di "Lachlom". Poi rientra in camerino per dare voce agli entusiasmi e alle attese di questo suo formidabile momento: "Il prossimo mese canterò a Radio City Music Hall di New York, ho in agenda appuntamenti in Giappone, in Germania, di nuovo qui in Francia, spero anche in Italia, magari d'estate", racconta. E pensare che sei anni fa voleva piantarla con le canzoni. "Venivo dal fallimento del mio primo album, "In a man's womb", e pensavo di dover tornare al musical, poi ho conosciuto Donatien e le cose sono cambiate". Quel disco arrivava dopo il successo ottenuto nel musical "I dieci comandamenti", accolto trionfalmente in Francia, ma un flop in Italia. "Il musical è stato per me un'esperienza importante, tanto che, visto il successo, non ho avuto vita facile a far capire che la Yael vera non era la Miriam di quella storia biblica". Chi l'ha convinta a cantare in ebraico? "È stato Donatien. Mi ha detto: smettila di inseguire grandi illusioni, canta come ti viene. Nella vita di tutti i giorni parli in francese, con i tuoi amici in inglese, con tua madre in ebraico? Fai lo stesso con la musica"". Com'è nata la cover di "Toxic", che in concerto duetta con il vocalist caraibico Spleen? "All'inizio quasi per scherzo. Ero stata colpita alla radio da questo pezzo, ma non sapevo di chi fosse. Solo quando sono andata a cercare il testo in rete ho scoperto che era di Britney Spears. Suonandola e risuonandola è venuto fuori un arrangiamento molto particolare e così l'ho messa nel disco". "New soul" deve il suo successo allo spot di un laptop. "È incredibile come sia riuscito a farmi conoscere al grande pubblico. Grazie a Internet, dalla sera alla mattina mi conoscevano in America come in Giappone. Quando la casa discografica ha fatto sentire il pezzo ai pubblicitari mi hanno proposto gli spot di vari prodotti, ma alla fine abbiamo puntato sulla Apple perché era il marchio più vicino ai ragazzi e alla musica". Come tutte le ragazze israeliane, lei ha fatto il militare. "Sì, anche se sono stata molto fortunata, perché grazie alla mia voce ho trovato posto nella banda dell'esercito. Provavamo in una base a mezz'ora di bus da casa mia e così dormivo nel mio letto tutte le notti". Esperienza utile? "Assolutamente, perché ha dilatato le mie conoscenze spingendomi a studiare di tutto, dalle canzoni tradizionali a quelle di Sting". Quali sono i suoi riferimenti? "Bjork, Fiona Apple, Nina Simone e Joni Mitchell, la più grande di tutte. Ma anche la musica indiana e i Radiohead". E Norah Jones, che, seduta al pianoforte, ricorda un po' anche fisicamente? "La rispetto, ma sinceramente non mi entusiasma". E Noa? "Io non mi sento una cantante ebraica. E non sono nemmeno praticante". Yael Naim alla chitarra. A sinistra, Britney Spears e, sotto, Noa. A destra, Jodie Foster ieri a Roma.

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GOL E AFFARI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 11-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gol e affari... Anche davanti a cifre imbarazzanti (dieci gol subiti e appena uno segnato in otto sfide, quest'anno) resta della stessa idea. Non lo smuoverete dalla sua posizione neppure contestando la natura poco italiana dell'Inter, spesso gioca senza neppure un italiano in formazione, oppure la presenza nel Milan del Pallone d'oro Kakà e del fenomeno d'importazione Pato, o ancora evidenziando la linea portante della Roma che mercoledì sera passava dal portiere brasiliano Doni al centrale francese Mexes, al perno cileno del centrocampo Pizarro, all'unica punta, il montenegrino Vucinic. È italiana l'idea del calcio, partorita dagli italianissimi Mancini, Ancelotti e Spalletti, mentre gli inglesi, oltre ad avere una multinazionale in campo, sono guidati rispettivamente da uno scozzese (Ferguson al Manchester), da un israeliano (Grant al Chelsea) e da uno spagnolo innamorato del nostro football (Benitez al Liverpool). Come si fa a convincerlo del contrario? Magari presentandogli i bilanci dei club. Al Chelsea i regali di Abramovic hanno segnato la svolta, ma ora i criteri di gestione non sono più quelli dello zar che cura il suo giocattolo. Ha imparato perfino a non partecipare alle aste: prima arrivava e sbaragliava il campo. Ora programma, pianifica, sempre come può fare uno come Abramovic. E nessuno prova a contestarlo se perde una coppa. Al Liverpool non vincono uno scudetto da diciotto anni, ma per due miliardari americani comprarlo è stato un affare. Nel prezzo (720 milioni di euro) è compreso il progetto per un nuovo stadio che sostituirà Anfield, uno dei santuari del calcio inglese, da più di un secolo sede delle partite. Non c'è spazio per gli affari di cuore, ma per il marchio di uno sponsor sì, da piazzare sulla nuova cattedrale, magari anche sulla bacheca che custodirà la prossima Champions. Il Manchester si vanta di avere 139 milioni di tifosi, vende magliette ai ragazzini giapponesi come negli ultimi sobborghi del West americano. E sono tutte sterline che entrano. Altro che dettagli trascurabili. Un americano, Malcom Glazer, ha puntato forte per comprarlo, vincendo la diffidenza di chi ne faceva soprattutto una questione di fede. L'investimento è stato fatto per denaro, senza nessuna intenzione di rimetterci. Hanno un allenatore, Alex Ferguson, che è lì da 22 anni, avrà rifondato la squadra almeno sette volte. È amico di Lippi, sostiene di averlo anche copiato, ma nessuno si sognerebbe mai di contestarlo. La società ha prodotto ricavi per 307 milioni di euro, più di un terzo provenienti dai biglietti per lo stadio. E questa è l'altra grande differenza con le povere italiane, che puntano solo sulla tivù e non fanno nulla per rendere appetibile la partita vista dal vivo. Il resto, Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo ingaggiati a peso d'oro quando erano praticamente dei ragazzini, viene di conseguenza. Un esempio così va solo seguito, provando a imitarlo. Quello che Inter e Milan hanno cominciato a fare da qualche anno. Per ora devono ancora affidarsi agli assegni di Moratti e Berlusconi per compensare le perdite d'esercizio. E cadono sotto la suggestione di colpi ad effetto come Ronaldinho. La Roma, invece, è appena reduce da una cura dimagrante che ha avuto effetti stupefacenti: nessuno avrebbe scommesso sulla presenza per due volte di seguito nei quarti di Champions, con uno scudetto ancora a portata di mano. Tanto che è diventata appetita da altri finanzieri americani (Soros è solo l'ultimo pretendente, nonostante le smentite), gente che non è abituata a saltare nel vuoto. Soprattutto in tempi di recessione. Per ora la recessione la vive solo il calcio italiano. Ma non ditelo a Lippi, gli rovinereste il suo sessantesimo compleanno. Massimo Corcione.

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