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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   29-30 aprile 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Morto don Sterpone Domani l'ultimo saluto ( da "Stampa, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In quel periodo si è occupato come assistente ecclesiastico della Gioventù italiana azione cattolica, della Federazione universitaria cattolica italiana e del Centro sportivo italiano. Don Sterpone era parroco di Cervinia dal 1969, e nei nove anni precedenti aveva guidato la parrocchia di St-Rhémy. I funerali sono in programma alle 10 di domani, nella chiesa di Cervinia.

I salesiani aprono il giardino dei frati alle vacanze dei bimbi ( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e richiamerà alla memoria l'immagine di una sorta di grande oratorio all'aperto, un modo di riunirsi riscoperto anche dal mondo laico. Annalisa Rimassa rimassa@ilsecoloxix.it DON KARIMsono dieci i nuovi centri dei Salesiani da Quarto a Sampierdarena con puntate a Torriglia, Castelletto d'Orba, Gavi, Sampierdarena e Masone 29/04/2009

( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolico, romano di nascita ma spezzino per scelta, è un Pm d'assalto timidissimo e riservato: si imbarazza, quando i sopravvissuti lo fermano e lo abbracciano. E' accaduto anche in questa sua visita: e si è commosso. «Questa città era al centro dell'attenzione internazionale, per aver ridato a tante persone la giustizia che attendevano da anni -

Lupi di mare e sulla damiera ( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La vittoria nella finale interregionale dà diritto a partecipare alle finali nazionali, a Cattolica dal 14 al 17 maggio. Queste le squadre savonesi. Elementari dama internazionale. Pero 4A: Michelle Caviglia, Samuele Cavallieri, Irene Valle. S.S. Martino 5A: Marco Canepa, Federico Romano, Mattia Gullace. S. Martino 4A: Nicola Sansone, Linda Pilotti, Bernardo Spotorno.

Una mostra dedicata a Guttusotra storia, arte e impegno politico ( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mercoledì 29 aprile, la Chiesa Cattolica festeggia S. Caterina da Siena. Domani, giovedì, ricorda S. Giovanni Battista Cottolengo. Il segno zodiacale è quello del Toro.La fase lunare è in Luna Nuova. FARMACIEA Savona (orario continuato 8.30-19.30) sono di turno le farmacie: Di Via Montenotte via Montenotte 48-r tel.

Lezioni di sesso a 11 anni nelle scuole di Sua Maestà ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Soddisfatti invece gli educatori cattolici per l'opzione educativa offerta dalla riforma e ritenuta «un diritto fondamentale in una comunità in cui i primi educatori sono i genitori e non lo Stato». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: professore emerito di Psicologia sociale dell'Università Cattolica di Milano, è stato fra gli ultimi allievi di padre Agostino Gemelli. Ha un ricordo vivido del magistero di questo francescano che amava la scienza e la psicologia. Professor Quadrio, come ha conosciuto padre Gemelli? «Avevo iniziato la specializzazione in Medicina del lavoro.

Sicurezza, tornano le ronde e la stretta sugli immigrati ( da "Unita, L'" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un gruppo di associazioni cattoliche(tra cui Caritas, Sant'Egidio e Acli) criticano duramente il ddl, a partire dalle norme sulle famiglie: «Influiranno negativamente sulla vita e sulla dignità delle persone e persino sul bene della sicurezza che pure intenderebbero tutelare».

Attilio Doni Rimorsi Immagino che in questi giorni qualche sacerdote avrà ricevuto questa... ( da "Unita, L'" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Rimorsi Immagino che in questi giorni qualche sacerdote avrà ricevuto questa confessione da qualche uomo politico cattolico: «Il rimorso, caro padre, il rimorso non mi dà pace. Non ho speso mai una sola parola affinché fossero applicate le norme antisimiche; mai una sola parola affinché gli edifici pubblici, le scuole, le case tutte fossero rese sicure. Altri erano i miei pensieri.

i career days ai tempi della crisi - luca de vito ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mentre in Cattolica la percentuale è più alta (78,1). Le cose migliorano per tutti gli atenei quando si arriva a parlare di lauree magistrali, ovvero specialistiche, dove i numeri crescono: il 92,7 per cento dei laureati magistrali al Politecnico trova lavoro, mentre soltanto il 4 per cento rimane a spasso.

padre gemelli neuroscienziato in mostra alla sua cattolica - simone mosca ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica del Sacro Cuore, di cui fu rettore. Ma chi era davvero lo scienziato scomparso cinquant´anni fa? Tra le celebrazioni che in questi giorni in Cattolica ricordano il grande "patriarca" dell´ateneo, all´Alta Scuola di Psicologia di via Nirone 15 riemergono gli strumenti con cui Edoardo Gemelli (battezzato Agostino nel 1903 per la repentina conversione,

sette anni di mega cartelloni per il restauro della ca' granda - laura bellomi ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Anche in Cattolica, dove è appena stato completato il restauro della Cappella del Sacro Cuore con il recupero delle sculture di Giacomo Manzù e ci si appresta a ristrutturare Scalone d´onore, il Centro sportivo Fenaroli di via Suzzani e, a fini didattici, l´edificio di via Lanzone, le spese sono state coperte con i fondi interni:

Walter Siti a Dubai Pregiudizi pasoliniani ( da "Riformista, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'Occidente è la Chiesa Cattolica o la Rivoluzione Francese? È il comunismo o i grattacieli di Tokyo? Da qui nasce un equivoco ulteriore, l'uso del noi che rimanda a qualcosa di implicito e vago (noi occidentali? bianchi? europei? mediterranei? cristiani? libertini?

AL femminile. Roberta, due figli e un marito, è una giovane libraia che attraversa una lace... ( da "Messaggero, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mi sono ricordata di quando avevo 20 anni e frequentavo un gruppo cattolico, a Milano. Un giorno un compagno confessò: "Il mese prossimo mi sposo. Ma siccome lei e io non vogliamo avere figli vivremo il nostro matrimonio in castità". Accadeva più di 40 anni fa e mi ritrovavo di fronte a quest'affermazione di una violenza inaudita.

L'anima cristiana della politica ( da "EUROPA ON-LINE" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ultimo segretario del Ppi e il rettore della Cattolica si è rispecchiata la più vasta vicenda che ha portato i cattolici italiani dal non expedit alla guida dello Stato. ( ) Un momento illuminante del ruolo "pubblico" di Gemelli è stato rappresentato dal noto scontro con Sturzo, durante il primo congresso del Partito popolare.

IGNACE J. III YOUNAN patriarca chiesa siro cattolica (da Beirut)... ( da "Messaggero, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mercoledì 29 Aprile 2009 Chiudi IGNACE J. III YOUNAN patriarca chiesa siro cattolica (da Beirut)

festa dei poeti in ottava rima mentre torna il palio dei micci ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: appuntamento a metà tra religione e laicità. Il rituale religioso prevede la processione del crocifisso (un crocifisso miracoloso scomparso e poi riapparso proprio a Santa Fiora), con tanto di banda del paese, mentre la parte laica prevede una grande fiera. Per tutte le informazioni 0564-979611, oppure www.

Il Gran Rifiuto a Obama dell'ambasciatrice cattolica ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: consegna a un intellettuale cattolico di genio, che «abbia promosso gli ideali della Chiesa e arricchito il patrimonio dell'umanità». Ed è probabilmente in omaggio a questo motto che la prescelta di quest'anno, Mary Ann Glendon, ex ambasciatrice degli Stati Uniti in Vaticano e uno dei più autorevoli intellettuali cattolici americani,

La centrale operativa del dissenso a Silvio ( da "Stampa, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quello che da presidente della Camera si sta aprendo uno spazio tutto suo, quello di una destra non populista, laica, distinta e distante da quella incarnata da Silvio Berlusconi. D'altra parte il corsivo sulle «veline» è l'unico dal quale Fini abbia preso le distanze. Possibile? Ma davvero, il presidente della Camera non legge in anteprima degli scritti così impegnativi?

laurea e poi? - luca de vito ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Statale e Cattolica. «è ancora presto per dire se la curva sia in calo o meno, anche perché dati ufficiali ancora non ce ne sono - spiega il professor Nello Scarabottolo, docente alla Statale e presidente di Cilea - Il rapporto tra laureati con il nuovo ordinamento e assunzioni si sta assestando in questi anni,

C'erano una volta le new city della Dc Ero aspirante di Azione Cattolica,... ( da "Stampa, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, tra atei e devoti, tra atei-devoti e fedeli, tra clericali e anticlericali, sta di nuovo facendo notizia spingendoci indietro nel tempo: nell'800 risorgimentale e massonico... Mi rammarico che sia sparita dalla scena pubblica una generazione di laici cristiani, «in piedi e ritti», che sapevano però fare valere le ragioni del Concilio senza debordare e in perfetta

operazione "summer school" al via poli, iulm e cattolica ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Iulm e Cattolica Al via le iscrizioni per le Summer School, i seminari estivi organizzati dagli atenei per approfondire gli studi accademici. Quindici le proposte della Cattolica, dalla "Scuola internazionale estiva di studi danteschi", per gli appassionati del poeta fiorentino, all´appuntamento di "Marketing e sviluppo delle organizzazioni non profit"

il romanzo di luperini breve apologo laico - natale tedesco ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: IL ROMANZO DI LUPERINI breve apologo LAICO Un professore oramai anziano vive negli anni della crisi di una civiltà che soffre la paura del presente e guarda con ansia ad un futuro che forse non arriverà NATALE TEDESCO i voleva uno scrittore siciliano come Andrea Camilleri per fare accogliere nel Divano della casa editrice Sellerio, collana ormai non meno prestigiosa della Memoria,

così l'america diventa il paese che cambia dio - vittorio zucconi washington ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli apostati cattolici citano i temi classici e dolorosi della controversia cattolica, l´aborto, l´omosessualità, il sesso prematrimoniale, l´incomprensibile nyet alla contraccezione, l´offensiva esclusione delle donne dal sacerdozio, il celibato imposto ai preti, come cause della loro disaffezione e del loro distacco dalla Gran Madre.

in austria chiudono quattrocento filiali preti e chierichetti diventano portalettere - andrea tarquini ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: impiegati volontari laici della Chiesa e in casi eccezionali persino parroci potrebbero distribuire in futuro la posta in Austria, sostituendosi ai portalettere. Le diocesi hanno reagito così alla decisione delle Poste federali austriache di chiudere almeno 400 filiali, per risparmiare i costi d´esercizio e ripianare i conti.

clandestini, arrivano i presidi-spia denuncia per le iscrizioni a scuola - liana milella ( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Tra lo scandalo delle associazioni cattoliche (Migrantes, Sant´Egidio, Acli) e le denunce dell´opposizione. Scatenata l´Idv che, con Antonio Borghesi, lancia l´allarme sul rischio dei presidi-spia («Non potranno far altro che sporgere denuncia di fronte a un reato perseguibile d´ufficio»).

INCONTRI Quartieri Alle 10, per il ciclo dedicato agli anziani d'azienda, incontro sul te... ( da "Stampa, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un secolo tra laicismo ed Islam». A cura dell'Accademia delle Scienze. Circolo dei Lettori, via Bogino 9 Facebook Alle 18 dibattito su «Internet e diritti fondamentali: il caso Facebook». Intervengono: M. Ricolfi, R. Caterina e C. Blengino. Palazzina Einaudi, lungo Dora Siena 68 Esercito italiano Incontro alle 17 con Gianni Oliva,

"La lingua Occitana Patrimonio dell'umanità" ( da "Stampa, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non è dunque fuori luogo affermare e reclamare il diritto alla lingua madre di ognuno, come primo riconoscimento del diritto alla diversità, al diverso pensare e al diverso sentire che sono alla base della concezione laica di ogni sistema democratico che rifugge il dogma e l'affermazione di presunte verità o superiorità. *Assessore alla Cultura Provincia di Torino

Il debutto dei presidi-spia Aule chiuse agli irregolari ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le organizzazioni sindacali e le associazioni - laiche e cattoliche - che si oppongono al disegno di legge sulla sicurezza lanciano l'allarme: l'articolo 45 contiene un altro veleno contro la civile convivenza. E cioè l'obbligo per le scuole di denunciare le famiglie irregolari. Un'eresia per la scuola pubblica come oggi la conosciamo.

Un palco sul muro per accogliere il papa ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: arrivo del papa è stato in particolare il parroco di Gaza city, Manuel Musallam, che guida una comunità di poco meno di 300 palestinesi cattolici (la maggior parte dei cristiani di Gaza, circa 3mila, sono di rito ortodosso). A far cambiare programma al papa non è servita peraltro la petizione firmata anche dagli studenti di teologia dell'

Gb, lezioni di sesso a 11 anni. Polemiche ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Soddisfatti invece gli educatori cattolici per l'opzione educativa offerta dalla riforma e ritenuta «un diritto fondamentale in una comunità in cui i primi educatori sono i genitori e non lo Stato». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

SANTA DI SALVO UN PITTORE E UN POETA. DUE MODI DIVERSI DI RACCONTARE LA REALTà, DI CONFRONTA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica via crucis che, per fortuna, non ha rimpianti nè rimorsi ma solo la malinconia dolce del ricordo. L'incontro tra poesia e immagine si manifesta come improvvisa illuminazione, come straripante commistione che trasforma il concetto di colore e di parola «da qualità racchiusa nei bordi di qualche foglio o tavola a qualcosa che fuoriesce dal cratere come un lapillo e investe l'

Il divertimento dell'imperatore ( da "Foglio, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Con in più quel tocco di rispettabilità (e la figlia del prefetto e la laurea alla Cattolica o alla Sapienza e l?esperienza politica o di volontariato) che è anch?esso tipico dello spirito che ha sempre animato le truppe in blazer blu di Publitalia (l?esercito politico delle origini di FI) e tutto il simbolismo asettico dell?

Viviamo tempi inaspettati: l'automobile italiana va in soccorso di quella americana, un giovane... ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Così come la fedeltà alla tradizione laica, da intendersi come rispetto delle posizioni, delle idee, delle fedi. La Stampa continuerà ad essere un giornale con le sue radici in Piemonte, in Liguria e in Valle d'Aosta, ma che non rinuncia a parlare al resto dell'Italia e a raccontare cosa accade a Napoli e a New York, a Parigi e a Pechino.

[FIRMA]EMANUELA MINUCCI Trovare una vigilessa con la gonna. Già, sarebbe più faci... ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pantalone color blu notte stile suora laica) è rimasta soltanto una vigilessa su cento. Una tendenza che ha portato il servizio esterno che rifornisce di uniformi il comando a tagliare gli ordini: «Fino a qualche mese fa le vigilesse ricevevano una gonna nuova ogni tre anni - spiega la responsabile della sezione Affari Generali del Comando Giuseppina Stella -

"Da giorni mancava l'illuminazione Il Comune non è arrivato, i ladri sì" ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: illuminazione Il Comune non è arrivato, i ladri sì" E' polemica sul furto alla Novil Sime, l'azienda di antifurti svaligiata in via dell'Agricoltura, nella zona artigianale Cipian. Il titolare Carlo Ferretti non è per nulla convinto di un black-out provocato ad arte dai ladri: «L'impianto di illuminazione della zona - ha scritto in Comune -

Garlasco, oggi la sentenza Un delitto aggravato dalla crudeltà che non merita attenuanti. Al... ( da "Unita, L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pio La Torre era il valoroso guerriero dei deboli che si esponeva in prima persona per un mondo pieno di giustizia, e Dio sa di quanta giustizia la Sicilia avesse e abbia bisogno. Rosario era il suo angelo custode laico. Era colui che vegliava sulla speranza, restando sempre un passo indietro». In pillole

Il mio consiglio da medico? Emigrare il prima possibile. Lo so, è una provocazione, ma se quest... ( da "Unita, L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Borasio è cattolico praticante e membro del consiglio scientifico dell'Accademia Cattolica della Baviera. Perdoni, ma che c'entrano le cure palliative con le dichiarazioni anticipate di trattamento, il testamento biologico insomma? «Esiste un nesso strettissimo tra le cure palliative e l'autodeterminazione del malato,

Solo una showgirl per l'Ue Pdl, La Russa dà i curriculum ( da "Unita, L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma già due lauree alla Cattolica e alla Bocconi, lavora per la Giochi preziosi ed è assistente della Gelmini. Nino Strano con quella storia della mortadella che lo perseguiterà per sempre. Giacomo Mancini, che è solo nipote dell'ex ministro socialista ma viene presentato ugualmente come «un pezzo emblematico della storia del socialismo».

Super-Guido il dittatore della ricostruzione ( da "Unita, L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Così come fu l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà. Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu.

Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è... ( da "Unita, L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Così come fu l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà. Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu.

il mistero della vedova senza ombre ( da "Repubblica, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Probabilmente è stata colpita da un uomo che la conosceva bene con un colpo di bastone o di martello. La donna, cattolica e benestante, è stata uccisa nella sua auto ed è stata denudata per pulire le tracce di sangue. Sentiti i familiari e un uomo con cui aveva avuto una relazione ma si esclude il movente passionale.

[FIRMA]MARIA PAOLA ARBEIA NOVARA Preghiera Darwiniana con Lella Costa: sarà i... ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ordinario di Filosofia teoretica a Torino, su «Lo spirito dei laici». Il dodici Giorgio Malacarne, ordinario di Etologia all'Ateneo Avogadro, parlerà di «Anche i geni evolvono». Gran finale con Costa. Gli incontri sono a ingresso libero tranne quello con l'attrice milanese: si pagheranno tre oppure cinque euro a seconda dei settori.

"La lingua occitana Patrimonio dell'umanità" ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non è dunque fuori luogo affermare e reclamare il diritto alla lingua madre di ognuno, come primo riconoscimento del diritto alla diversità, al diverso pensare e al diverso sentire che sono alla base della concezione laica di ogni sistema democratico che rifugge il dogma e l'affermazione di presunte verità o superiorità. *Assessore alla Cultura Provincia di Torino

La rustica villa Il Gioiello sulle colline di Firenze, dove Galileo visse i suoi ultimi ... ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Che con Galileo ebbe solo un rapporto piuttosto macabro: dal 1841 al 1927 ospitò il dito medio della sua mano destra. Lo storico Anton Francesco Gori, cultore di reliquie laiche, l'aveva sottratto ai resti dello scienziato nella traslazione del 1737 in Santa Croce. Qualcuno ora dovrebbe sentirsi puntato addosso quel dito accusatore.

Immigrazione, l'opposizione deve sperare in Fini ( da "Secolo XIX, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e mette in guardia dai rischi del populismo plebiscitario in nome di una destra più laica e pluralista, più attenta ai diritti degli individui e alle tutele istituzionali, più moderna ed europea. I contrasti sono reali: bisognerà vedere se Fini si ridurrà a "grillo parlante" del centrodestra o se riuscirà a giocare la sua partita.

private nel mirino del fisco "controlli anche sui docenti" - francesca savino ( da "Repubblica, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La finanza potrebbe essere inviata a breve nelle scuole private, laiche e religiose, per acquisire gli elenchi di bambini e ragazzi che le frequentano. Un´attenzione poco gradita dalle associazioni che riuniscono gli istituti non statali. «Un buono spunto di partenza», al contrario, per i sindacati del mondo della scuola.

Lo struggimento intenso della diversità ( da "Manifesto, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: caduta del muro è stato proiettato Coming Out (1989) di Heiner Carow, il regista di culto (è suo Die Legende von Paul und Paula) scomparso nel 1997. Il film, storia di amori spezzati tra più sessualità, è una preghiera laica per la tolleranza, una lirica schubertiana sullo struggimento per la diversità che diviene elegia universale per tutti coloro che sono emarginati e stigmatizzati.

Il nazionalismo indù infiamma la maratona elettorale indiana ( da "Riformista, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dei suoi candidati di punta nel più popoloso stato indiano. Vista l'incapacità del Bjp di mettere a nascondere la sua vera natura sciovinista, islamici e cristiani anche stavolta probabilmente riporranno le loro speranze nel laico Partito del Congresso. Eppure, proprio per non farsi sfuggire il voto delle minoranze religiose, anche il Congresso non manca di opportunismo politico.

Nella quota entrano David e Filiberto ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolico di sinistra moderata, occhi azzurri che fanno contrasto con i capelli vivaddio grigi, che non se ne può più di politici tinti. Ha esordito fuori dal Tg1 martedì a Ballarò; l'utente medio/a era spiazzato/a più di lui, ma lui non è un'anomalia italiana.

Il set delle riforme condivise ( da "EUROPA ON-LINE" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: costituzionale e laico comportamento di Fini al di là delle futilità e delle inutilità di alcuni per Berlusconi può iniziare ormai il cammino verso una coalizione delle idee condivise. Di perdere un ulteriore 2,50 per cento a destra, che unito a quello di Storace diventa il 5 per cento detenuto dal vecchio Msi, è insignificante per il Cavaliere.

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Da piccolo giocavo a baseball e correvo dietro alle ragazze come i miei amici protestanti e cattolici. Oggi l'ebraismo è spaccato in due tra ultraortodossi e laici: il tipo di quartiere dove sono cresciuto io non esiste più in America». A 14 anni aveva trovato il primo lavoro, alla Sohn Delicatessen, una fabbrica di insaccati kosher della Lower East Side.

Undici scrittori dall'Avana ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolica, largo Gemelli 1, ore 16.30 CLASSICA Ciajkovskij con la Ueco La decima sinfonia per archi del dodicenne Mendelssohn, la Serenata di Ciajkovskij, ma soprattutto una perla rara come il Concerto per tromba di Hummel danno forma al programma proposto della Ueco.

Telelombardia Giallo di Garlasco questa sera sbarca a Iceberg ( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: docente di criminologia presso l'Università Cattolica, Piercarlo Collivignarelli, assessore alla Sicurezza di Garlasco ed esperto in scienze psicopatologiche e tecniche di indagine, Gioacchino Genchi, investigatore ed esperto informatico. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Un ponte tra medicina e politica ( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica; Renato Lauro, rettore di Tor Vergata e Mario Falconi, presidente dell'ordine dei medici di Roma e provincia. A chiudere i lavori è stato il padrone di casa, Gianni Alemanno. «Il Lazio - ha detto - non può rimanere nella blacklist della sanità nazionale, dobbiamo far uscire fuori tutto il buono che c'è».

SUSY MALAFRONTE POMPEI. QUINDICIMILA RAGAZZI, TRA I QUATTORDICI E I VENT'ANNI, SI SONO DATI APPUN... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Azione Cattolica Italiana - i giovani marceranno verso la basilica mariana, dove parteciperanno alla celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo di Pompei, monsignor Carlo Liberati. La legalità sarà grande protagonista anche nella seconda parte di questa edizione, che si svolgerà come ogni anno nell'area Meeting del Santuario,

"La liturgia della chiesa nell'epoca della secolarizzazione" di Roberto de Mattei ( da "Foglio, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato quindi un Prima, quando ancora questa crisi poteva essere evitata. Ma a noi tocca vivere nel Dopo: nel tempo presente, quando ormai la crisi deve essere affrontata. Roberto de Mattei – “sono uno storico, un cattolico laico che vive però con partecipazione i problemi della chiesa”


Articoli

Morto don Sterpone Domani l'ultimo saluto (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

LUTTO.PARROCO DEL BREUIL DAL 1969 Morto don Sterpone Domani l'ultimo saluto E' morto nella notte tra lunedì e martedì, al Priorato di Saint-Pierre dove si trovava da qualche settimana, don Silvio Sterpone, parroco di Cervinia. Sterpone era nato ad Aosta il 15 maggio 1927. Era stato ordinato sacerdote dal vescovo Maturino Blanchet il 24 giugno 1950. E' stato vice parroco a Courmayeur dal 1950 al 1953 e professore al Piccolo seminario dal 1953 al 1969. In quel periodo si è occupato come assistente ecclesiastico della Gioventù italiana azione cattolica, della Federazione universitaria cattolica italiana e del Centro sportivo italiano. Don Sterpone era parroco di Cervinia dal 1969, e nei nove anni precedenti aveva guidato la parrocchia di St-Rhémy. I funerali sono in programma alle 10 di domani, nella chiesa di Cervinia. Il corpo di Sterpone arriverà al Breuil nel primo pomeriggio di oggi. Alle 20 il rosario.\

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I salesiani aprono il giardino dei frati alle vacanze dei bimbi (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

I salesiani aprono il giardino dei frati alle vacanze dei bimbi paladonbosco nCENTRI ESTIVI oltre a risolvere il tempo libero di almeno 5 mila ragazzi genovesi, aprono nei quartieri spazi, dimenticati o talmente nuovi da unire visioni opposte della vita. E nel caso del sacerdote iraniano don Karim Madjidi, padre musulmano e madre cristiana, direttore dell'oratorio Don Bosco di Sampierdarena, le lunghe giornate assolate possono diventare lo spunto per portare avanti una formazione multiculturale. I dieci nuovi centri dei Salesiani da Quarto a Sampierdarena con puntate a Torriglia, Castelletto d'Orba, Gavi, le nuotate nelle tre piscine di Sampierdarena, Torriglia e Masone, si ispireranno alla figura di Paolo di Tarso: «Santo e apostolo degli stranieri e della gente - motiva la scelta don Karim - Ai ragazzi parleremo della sua figura per incontrarsi». E ancora: «L'Italia ha 60 milioni di abitanti grazie agli immigrati». Le sedi estive Don Bosco, inoltre, per il 2009 schiudono le porte a due novità: il giardino secolare dei frati del convento di Quarto, gioiellino messo a disposizione dei Frati Cappuccini, accanto alle sale dove vengono accolti i parenti dei ricoverati al Gaslini ,e la Casetta della Pace di via Tortona nuovissima struttura voluta dalla parrocchia Regina Pacis, caldeggiata dal Municipio e sostenuta dall'Arci della zona. E' anche qui, in questi due posti geograficamente opposti, che verranno organizzati due dei centri estivi d'impronta salesiana, panoramica di gite, nuotate, laboratori ecologici (di Amiu), merende (con Latte Tigullio) per intrattenere, da giugno a settembre, bambini e ragazzi. Erano 500, spiega il direttore di PaladonBosco Luca Verardo - quando dieci anni fa vennero inaugurate le settimane tra sport e gioco - e saranno probabilmente ancora di più quest'estate, le famiglie che affidano i figli tra i 6 e i 13 anni ai 200 tra atleti ed educatori: tutti a scuola di formazione, in questi giorni, per prepararsi alla scuola delle vacanze (www.estatedonbosco.it). Tra giochi e travestimenti si stanno attrezzando anche i volontari di Gaslini bandband in modo da portare i fratelli dei ricoverati al centro DonBosco di Quarto, oltre al Centro civico Buranello, centri sportivi Csi e Uisp e associazioni quali Cast di San Desiderio e il Nodo di Sampierdarena. Tutti assieme stanno facendo la loro parte a riprova che il centro estivo è ormai una consuetudine consolidata a cancellare l'immagine di città pigra e deserta. Il Comune con l'assessore Paolo Veardo, partecipa pagando la retta (87 euro a settimana dalle 8 alle 17, gita e pasti compresi) a favore di ragazzi in difficoltà. La vocazione ad integrare e ad accogliere la sottolinea quella piccola folla eterogenea, tra frati e padri Scolopi, funzionari del Comune e municipi Ovest e Valbisagno, radunati ieri mattina nella sala della Fondazione Padre Assarotti, via San Bartolomeo degli Armeni. Forte la passione all'educare, il Don Bosco manterrà aperta anche la sede della Padre Assarotti, così come spiega la direttrice Fiorella Calvi, e richiamerà alla memoria l'immagine di una sorta di grande oratorio all'aperto, un modo di riunirsi riscoperto anche dal mondo laico. Annalisa Rimassa rimassa@ilsecoloxix.it DON KARIMsono dieci i nuovi centri dei Salesiani da Quarto a Sampierdarena con puntate a Torriglia, Castelletto d'Orba, Gavi, Sampierdarena e Masone 29/04/2009

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

«Spezia perde moltocol tribunale militare» parla il pm de paolis «SONO e rimango un cittadino spezzino: amo questa città, anche se oggi continuo il mio lavoro da procuratore militare a Verona. Mi spiace solo che La Spezia non si sia resa conto fino in fondo di quello che ha perduto, del suo stesso ruolo storico, con la chiusura del suo tribunale militare». Marco De Paolis, il pm dei processi per le stragi naziste più efferate, è tornato per un giorno nella "sua" città: che ormai ritrova solo nei fine settimana, quando la passione per la vela lo spinge nel nostro golfo. L'ha invitato l'assessore della Provincia, Paola Sisti, nell'ambito delle celebrazioni del 25 aprile: un incontro cui hanno preso parte, fra gli altri, numerosi studenti del liceo "Costa". Cattolico, romano di nascita ma spezzino per scelta, è un Pm d'assalto timidissimo e riservato: si imbarazza, quando i sopravvissuti lo fermano e lo abbracciano. E' accaduto anche in questa sua visita: e si è commosso. «Questa città era al centro dell'attenzione internazionale, per aver ridato a tante persone la giustizia che attendevano da anni - ha confidato - l'equità non scade, è arrivata in ritardo, ma non per questo ha perduto il suo valore: ne abbiamo avuto testimonianza, perché gli anziani superstiti, i familiari di chi fu trucidato, non hanno mai chiesto vendetta. Ma quella giustizia, l'attendevano dal dopoguerra». I processi per stragi si sarebbero potuti fare subito, grazie ai 695 fascicoli redatti dagli Alleati: che vennero però insabbiati a Roma, nel famoso armadio della vergogna di Palazzo Cesi. Riemersi nel 1994 - grazie al giudice Antonino Intelisano, che li trovò indagando sul criminale nazista Erich Priebke - furono divisi fra le varie procure militari italiane. Così dal 2004 al 2007, De Paolis ha incardinato qui una dozzina di processi, che hanno condotto a ventisei ergastoli: a carico di nazisti responsabili di eccidi di civili inermi, nelle valli della Lunigiana, della Toscana, dell'Emilia Romagna. «Una corsa contro il tempo», ammette. Pochissimi uomini: qualche carabiniere, qualche finanziere. Li avevano ribattezzati la squadra Wiesenthal. E funzionavano benissimo: finché un anno fa lo stato ha chiuso tutto. Ha tagliato 6 dei 9 tribunali militari, per "risparmiare". E fra quelli da chiudere, ha scelto il nostro. Il pool è stato sciolto. I processi che aveva avviato sugli eccidi in Toscana - come quello per San Terenzo Monti - sono passati a Roma. Quelli per le stragi emiliane, a Verona. De Paolis ha chiesto di poter continuare la sua missione, a Verona. «Procede il processo per la strage di Casalecchio di Reno, del 10 ottobre del 1944 - spiega - e poi, abbiamo ritrovato in vita serre nazisti, che presero parte alla strage di Vallucciole, Stia e Susanò, provocando 350 vittime. Stiamo lavorando all'indagine per le 300 vittime di Cervarolo sull'Appennino, e Fragheto Casteldelci, e altri casi. Con difficoltà, ma andiamo avanti». De Paolis è stato da poco stato nominato presidente dell'associazione nazionale magistrati militari italiani: «Andiamo avanti, per chi ancora aspetta», dice. E confessa: «Non ho ancora trovato un nazista pentito». Uno "spezzino" ai vertici, con l'intenzione di non mollare, nonostante tutto. Sondra Coggio .x/29/0904 Il magistrato ribadisce di amare la città. Il suo nuovo incarico a Verona. La presidenza delle toghe "con le stellette" .x/29/0904

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Lupi di mare e sulla damiera (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Lupi di mare e sulla damiera oltre cento in gara al palasport. Brilla anche la squadra di pero I ragazzi del Nautico si sono imposti negli studenteschi a Varazze IL PALASPORT di Varazze ha ospitato la finale interregionale di dama dei giochi sportivi studenteschi. La manifestazione ha coinvolto studenti di Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria. Hanno preso parte alla finale 42 squadre, con foltissima rappresentanza savonese. Nella prima finale, di dama italiana (64 caselle) per le elementari e Savona è giunta quinta con la 5A di Stella S.Giovanni (Simone Freccero, Gabriele Di Ciuccio e Nicolò Ranieri). Nelle dama italiana per le medie inferiori, dove ha vinto ancora Aosta, quarta la Varazze con Riccardo Gambaruto, Paschal Tropiano e Valerio Geraci. Nella dama internazionale (100 caselle) settore elementari la sfida è stata tutta savonese e alla fine si è dovuto dar vita allo spareggio. L'ha spuntata la 4A di Pero (Varazze) con Michelle Caviglia, Samuele Cavallieri e Irene Valle, che ha battuto la 5A di Stella S.Martino con Marco Canepa, Federico Romano e Mattia Gullace. Nelle superiori, settore internazionale, protagonisti i ragazzi del Nautico Savona . L'hanno spuntata Tomaso Pronzato, Alessio Attilio e Linda Molina. La vittoria nella finale interregionale dà diritto a partecipare alle finali nazionali, a Cattolica dal 14 al 17 maggio. Queste le squadre savonesi. Elementari dama internazionale. Pero 4A: Michelle Caviglia, Samuele Cavallieri, Irene Valle. S.S. Martino 5A: Marco Canepa, Federico Romano, Mattia Gullace. S. Martino 4A: Nicola Sansone, Linda Pilotti, Bernardo Spotorno. Mioglia 5A: Andrea Chiappone, Serena Ginepro, Samuele Gilardo. Giusvalla: Giulia Rizzo, Georgiana Timis, Gicu Timis. Pero 5A: Silvia Giusto, Marco Testa, Angelo Ferro. S.Martino 3A: Matteo Rebagliati, Gabriele Torre, Lorenzo Canepa. Gruppo Medie Dama Italiana. Varazze: Riccardo Gambaruto, Paschal Tropiano, Valerio Geraci. Sassello: Maria Teresa Coco, Sveva Dabove, Giulia Canneva. Mioglia: Alberto Vacca, Alessio Bo, Michele Camiciottoli. Superiori dama dnternazionale. Nautico A: Tomaso Pronzato, Alessio Attilio, Linda Molina. Nautico B: Luca Fazio, Erio Mantero, Marco Carillo. Nautico C: Fabio Esaltato, Giacomo Gustavino, Giovanni Perasso. Elementari dama italiana. S. Giovanni 5A: Simone Freccero, Gabriele Di Ciuccio, Nicolò Ranieri. S. Giovanni 4A: Gaia Faggioli, Shary Cambiganu, Daniel Rodriguez. Celle 5A: Alice Bolcano, Chiara Baccino, Nicolò Ricci. Varazze 5A: Michela Caviglia, Alessia Ferraris, Matteo Delpino. Varazze 4B: Arianna Daneri, Elisa Ripamonti, Nicolò Schiappapietra. Varazze 4D: Matteo Genovese, Mattia Corsini, Simone Gallinaro. Varazze 5C: Luca Crubellati, Jacopo Esposito, Oscar Cremers. Varazze 5B: Fabio Santoro, Elisa Torchio, Carlotta Canepa. Varazze 4A: Gualtiero Marenco, Alessio Turi, Matteo Carattino Scerra. Sassello 5A: Caterina Marchesi, Giorgia Dappino, Davide Zottis. Varazze 4C: Gabriele Fazio, Matthias Marcello, Serena Magliotto. S.S. Giovanni 3A: Dennis Veschi, Virginia Bernardini, Noemi Giancipoli. Pontinvrea 4A: Roberta Tagliero, Benedetta Bianco, Alessandro Crosio. Celle 5B: Simone Damonte, Federico Persico, Fabrizio Ravera. Sassello 4A: Alessia Merialdi, Mattia Badano, Federico Manzini. Varazze (squadra di riserva): Federica Tedeschi, Aurora Brengi, Clarissa De Lucis. Mario Schenone 29/04/2009

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Una mostra dedicata a Guttusotra storia, arte e impegno politico (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Una mostra dedicata a Guttusotra storia, arte e impegno politico grande evento in comune a savona Èstato uno dei più grandi artisti italiani del Novecento ma in questa chiave, nonostante migliaia di mostre e pubblicazioni, non era mai stato "sviscerato". C'ha pensato il Comune di Savona a colmare questa lacuna proponendo una mostra che di Renato Guttuso mette in luce la passione politica e la fedeltà al partito comunista. "Guttuso militante" s'intitola la mostra che apre domani alle 17 con una cerimonia ufficiale in Comune (sala Rossa) e resterà aperta due mesi. «A Savona una grande mostra ricorda l'attività del Maestro tra arte e impegno politico» c'è scritto nel catalogo che il Comune, con l'aiuto di Fondazione Carisa e Cento Fiori, ha preparato. L'esposizione, allestita presso la Pinacoteca Civica di Savona, è frutto dell'impegno degli organizzatori che hanno fatto non poca fatica per recuperare in tutt'Italia opere del maestro siciliano di nascita ma romano d'adozione incentrate sulla sua passione politica, a cominciare da quei "funerali di Togliatti" di cui una gigantesca foto apre l'esposizione. «Sarebbe stato bello ospitare il quadro direttamente ma è stato impossibile - ha spiegato Eliana Mattiauda, direttrice della Pinacoteca - in compenso siamo riusciti nell'impresa di avere altre chicche in qualche caso persino più intriganti prestate da collezioni private, musei e dagli archivi dello stesso Guttuso. Si va dalla classica icona della testa del Che ad alcuni bozzetti inediti ai ritratti di alcuni grandi politici del vecchio Pc riprodotti da Guttuso e altro ancora». «In tutto sono una quarantina di opere di varie dimensioni che resteranno in mostra per due mesi - ha aggiunto Giancarlo Berruti (fondazione Cento Fiori) - è un progetto nato in grande e che nel corso della realizzazione non ha perso la sua grandezza». Alla cerimonia d'inaugurazione di domani ci saranno, tra gli altri, Fabio Carapezza Guttuso, presidente degli Archivi Guttuso, Ugo Sposetti, parlamentare, e Duccio Trombadori, critico e storico d'arte. Così il sindaco Federico Berruti: «Sono lieto di sottolineare l'importanza di un artista come Guttuso che ha sviluppato temi profondi di riflessione: coniugare un percorso artistico di alto livello con l'impegno etico e politico, lontano dai pur legittimi richiami del mercato dell'arte. Per una città come Savona Medaglia d'Oro al Valore Militare è un onore questo evento». Mentre l'assessore Ferdinando Molteni: «Savona si sta dimostrando sempre più città d'arte e cultura, con iniziative di alto profilo. Nella nostra splendida Pinacoteca continuiamo ad offrire prestigiosi momenti di riflessione sull'arte contemporanea, un bellissimo dialogo nel contesto dei tesori più antichi della città». D. Frec. 29/04/2009 TACCUINO Oggi, mercoledì 29 aprile, la Chiesa Cattolica festeggia S. Caterina da Siena. Domani, giovedì, ricorda S. Giovanni Battista Cottolengo. Il segno zodiacale è quello del Toro.La fase lunare è in Luna Nuova. FARMACIEA Savona (orario continuato 8.30-19.30) sono di turno le farmacie: Di Via Montenotte via Montenotte 48-r tel. 019-829.949; Delle Fornaci c.so Vittorio Veneto 126-r tel. 019-804.602; Del Teatro piazza Diaz 8-r tel. 019-851.923. Servizio notturno (dalle 19.30 alle 8.30): Saettone via Paleocapa 147r - tel. 019-829.803; Fascie via Boselli 24-r tel. 019-850.555. Di turno in provincia Calizzano: S.Tommaso (24 ore) - tel. 019-79800. Millesimo: Saroldi (24 ore) - tel. 019-565650. Altare: Fumagalli (24 ore) - tel. 019-5899013. Varazze: S.Nazario (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-934.662. Celle: Brunetti (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-990124. Albisola: S.Nicolò (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-489910. Vado: Scarsi (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-880184. Quiliano: Bermano (8.30-12.30 e 15.30-19.30) - tel. 019-880209. Spotorno: Citriniti (24 ore) - tel. 019-745342. Finale: Richeri (8.30-21) - tel. 019-601703. Pietra: N.S. Soccorso (8.30-19.30) - tel. 019-616732. Borghetto: Franchi (8.30-21) - tel. 0182-970038. Ceriale: Nan (24 ore) - tel. 0182-990032. Albenga: Com. Don Isola (24 ore) - tel. 0182-51701. Casanova: Magliocco(24 ore) - tel. 0182-74381. Alassio: Nazionale (24 ore) - tel. 0182-640606. Andora: Borgarello (24 ore) - tel. 0182-85040. FARMATAXI Per la zona da Varigotti a Borghetto dalle 21 la farmacia San Giovanni di Loano (tel. 019-677171). Per Cairo, Carcare, Altare, Cengio, Pallare e Mallare comporre i numeri 504013 o 500280; per Vado e Quiliano 827951; Varazze e Celle 019-931010. OSPEDALI Valloria Savona - Centralino tel. 019-84.041. Visite: feriali 12.30-14.30 e 19-20.30 (festivi 13.30-16.30 e 19-20); Unità coronarica 12.30-13.15 e 18.30-19.15; Astanteria: 12-13 e 17.45-18.45; Neonatologia: 14.15-14.45 e 16.30-17.30; Nefrologia: 12.30-14 e 18-19 (festivi 14-16.30); Ostetricia: 13.30-15 e 20-20.30 (festivi 14.30-16.30); Semintensiva cardiologica 13.30-15 e 19.30-20; Rianimazione 14.15-14.45 e 18.30-19; Obitorio: 8-12 e 15-19. S.Corona di Pietra - Centralino tel. 019-62.301. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19.30-20.30; festivi 9.30-11.30 e 14.30-18. Rianimazione 13.30-14 e 19-19.30; Pronto Soccorso 12-13 e 18-19; Neurochirurgia 14.30-16.30; Unità Terapia Intensiva Coronarica 12.30-13.30, 15-16, 19.15-20; Malattie infettive 15-17 (festivi 9.30-11 e 15-17); Nido 19.30-20.30; Unità spinale 11.30-14 e 17.30-21. Ospedale di Cairo - Visite ai degenti delle divisioni di medicina e chirurgia (tel. 019-50.091): 13-14.30 e 19-20. Ospedale di Albenga - Centralino tel. 0182-54.61. Orario visite: feriali 14.30-15.30 e 19-20; festivi 14-15.30 e 19-20. MERCATI Lunedì: Savona, Andora, Ceriale e Finalborgo. Martedì: Mallare, Cengio, Spotorno, Albissola Marina e Borghetto. Mercoledì: Carcare, Albenga, Varigotti, Albisola Capo, Sassello e Vado. Giovedì: Cairo, Finale, Mioglia, Noli e Bardineto. Venerdì: Loano, Villanova, Zuccarello, Altare, Celle e Laigueglia. Sabato: Millesimo, Alassio, Pietra e Varazze. Domenica: Sassello (solo l'ultima domenica del mese). 29/04/2009

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Lezioni di sesso a 11 anni nelle scuole di Sua Maestà (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 102 del 2009-04-29 pagina 16 Lezioni di sesso a 11 anni nelle scuole di Sua Maestà di Erica Orsini Studio obbligatorio per prevenire le troppe gravidanze tra adolescenti Ai più grandi si parlerà anche di aborto, Aids e matrimoni omosex LondraLezioni di sesso obbligatorie nelle scuole inglesi, per gli alunni dagli undici anni in su. E non si parlerà soltanto di mera riproduzione, ma i più grandi affronteranno anche temi più complessi e controversi come l'aborto, l'Aids e i matrimoni gay. Sta già facendo discutere la riforma dell'educazione sessuale insegnata a scuola annunciata dal governo già lo scorso ottobre per «aiutare i ragazzi delle scuole elementari e secondarie a navigare nelle complessità della vita moderna» assicurandosi nel contempo che gli alunni possano apprendere le prime nozioni sul sesso nell'ambito di una classe anziché dai compagni di gioco. Ma quest'importante revisione è soprattutto il risultato di una campagna educativa voluta dalle organizzazioni per la salute sessuale, convinte che la scuola possa contribuire con i suoi corsi ad abbassare il numero delle gravidanze tra gli adolescenti, che in Inghilterra è il più alto d'Europa. Il nuovo insegnamento sarà obbligatorio dal 2011, con significative differenze tra le scuole laiche e quelle religiose. A quest'ultime, infatti, sarà consentito di insegnare l'educazione sessuale nell'ambito di un contesto che tenga conto dei valori morali impartiti dalla propria fede. Questo significa per esempio che alcune scuole potrebbero spiegare che per la loro religione l'uso del preservativo è considerato peccato e altri giudizi morali potrebbero venir emessi su argomenti delicati come le unioni gay. I genitori avranno inoltre il diritto legale di non far frequentare le lezioni ai propri figli nel caso non le ritengano opportune, come già accade adesso per le lezioni non obbligatorie. Ed è proprio su queste opzioni che si sta sviluppando il dibattito maggiore. Le organizzazioni per la salute sessuale ritengono, infatti, che offrire alle famiglie la possibilità di scegliere se il figlio deve o no frequentare le lezioni sia una violazione dei diritti dei ragazzi. E i rappresentanti dell'Associazione per la pianificazione familiare pensano sia molto pericoloso permettere che alcune scuole interpretino la materia a modo loro. «Sesso e religione non sono incompatibili - dice la direttrice dell'organizzazione Julie Bentley -, ma alle scuole non dovrebbe essere consentito interpretare i concetti della materia. Potrebbero infatti raccontare ai ragazzi che la contraccezione non è una questione di scelta, ma è semplicemente qualcosa di sbagliato. Vorremmo quindi l'assicurazione da parte delle autorità che nel momento in cui l'insegnamento diventerà obbligatorio, in tutte le scuole l'educazione sessuale verrà impartita in modo responsabile e etico». «I ragazzi devono comprendere che esiste una legge che ti permette di far uso di anticoncezionali o di sottoporti ad un aborto - ha aggiunto Simon Blake, direttore nazionale dell'associazione Brook - ma possono venir informati che per alcune persone tutto questo non è giusto». Soddisfatti invece gli educatori cattolici per l'opzione educativa offerta dalla riforma e ritenuta «un diritto fondamentale in una comunità in cui i primi educatori sono i genitori e non lo Stato». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 102 del 2009-04-29 pagina 28 «Quante volte ci stracciò in faccia le ricerche» di Matteo Sacchi Assunto Quadrio, professore emerito di Psicologia sociale dell'Università Cattolica di Milano, è stato fra gli ultimi allievi di padre Agostino Gemelli. Ha un ricordo vivido del magistero di questo francescano che amava la scienza e la psicologia. Professor Quadrio, come ha conosciuto padre Gemelli? «Avevo iniziato la specializzazione in Medicina del lavoro. Padre Gemelli ci insegnava Psicologia del lavoro. Ne rimasi subito colpito». Una folgorazione... «Non proprio. Io avevo fatto il liceo al Parini e due miei insegnanti, Giorgio Zunini e Cesare Musatti, mi avevano già parlato dell'eccezionalità del personaggio. La mia fortuna fu che mi ero occupato già di ricerche sul sistema nervoso. A Gemelli interessava molto quell'ambito di studio e mi chiamo, agli inizi del '56, nel suo gruppo di lavoro». Com'era Gemelli visto da vicino? «Era un uomo che lasciava il segno. Aveva un gran rispetto per le scienze biologiche e, per certi versi, era un anticonformista. Da un lato dava grande fiducia ai suoi allievi, anche se erano giovanissimi, dall'altro diceva ciò che pensava, senza mezzi termini. Era capace di mandarti a un convegno internazionale importantissimo come di stracciarti davanti una ricerca dicendo che non valeva niente». Attenzione al risultato quindi... «Era molto milanese, in questo, non gli importava della forma. Diceva: "Non basta essere efficienti, bisogna essere efficaci". Ed era milanese anche nell'arrabbiarsi: passava rapidamente al dialetto». Cosa lo faceva arrabbiare di più? «Non sopportava quelli che si lamentano. I lamentoni proprio non li digeriva, gli diceva, in dialetto, che erano una "pivida". Non conosco esattamente il significato della parola, ma non era un complimento. Del resto Gemelli, già anziano e in carrozzella, era capace di presentarsi all'istituto di ricerca con la febbre alta pur di esaminare i nostri lavori. È stato pieno di energia sino alla fine...». Come affrontava la malattia? «La accettava con disinvoltura, ma anche con un certo senso di ribellione. Era buffo il suo modo di svicolare dalle cure, dalle iniezioni, dalle prescrizioni mediche. Noi cercavamo di stargli vicini, facevamo i turni per non lasciarlo solo. E lui alla fine ci lasciava fare». E del Gemelli psicologo e scienziato, cosa mi dice? «Credo che uno dei suoi più grandi meriti sia stato aver elaborato una concezione "personalistica". Rifiutò i riduzionismi per riscoprire il senso di responsabilità dell'individuo. È stato un approccio anticipatore e originale. Ha anche capito che la percezione non è un fatto automatico, ma è legata a un intervento attivo dell'individuo. In questo senso è stato un precursore del cognitivismo». Si può parlare di Gemelli come di un materialista cattolico? «Per dare una risposta precisa servirebbe un filosofo. Io posso dirle che aveva spiccato il senso della realtà e del sociale. Quelli erano gli anni in cui iniziava il boom economico e lui capì che le nuove tecnologie avrebbero avuto ripercussioni sulla vita della gente. Ci diceva: "ricordatevi che le vostre ricerche hanno una ricaduta"». Un piccolo ricordo personale? «Quando finii la specialità, andai da lui a chiedergli: "Adesso cosa faccio?". Mi rispose: "Se vuoi imparare a fare, studia bene l'inglese e vai in America; se vuoi capire il senso di ciò che fai, impara il tedesco e vai in Germania"». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Sicurezza, tornano le ronde e la stretta sugli immigrati (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Sicurezza, tornano le ronde e la stretta sugli immigrati ANDREA CARUGATI Tornano le ronde. E tornano i sei mesi di "detenzione" nei Centri di identificazione ed espulsione per gli immigrati, una norma che già era stata bocciata sia dal Senato che dalla Camera. MARONI VUOLE LA FIDUCIA Il vertice di maggioranza di ieri in Senato sul ddl sicurezza ha dato via libera alle richieste della Lega. Ultime ore di lavoro in commissione a Montecitorio, da domani il ddl sarà in aula, "arricchito" dai due provvedimenti che tanto stanno a cuore al Carroccio. La Russa e Gasparri assicurano che «non ci sono rischi». Anzi. E La Russa si sbilancia: «Se la maggioranza non sarà compatta mi dimetterò da coordinatore del Pdl». Il ministro Maroni, però, non si fida del tutto. E annuncia: «Pronto a chiedere la fiducia. Se ho garanzie dalla maggioranza bene, altrimenti chiederò la fiducia, non voglio altri rischi». Maroni annuncia anche 10 nuovi Cie «entro fine anno»: oggi sono 10, dunque raddoppieranno. MALUMORI NEL PDL Commenta Lanfranco Tenaglia, responsabile giustizia del Pd: «Mettono la fiducia per evitare un altro bagno di sangue, sanno che questa volta sarebbe definitivo...». Nel Pdl, prima di pasqua, assenti e franchi tiratori avevano affossato i sei mesi nei Cie. Ma anche ora non mancano malumori. Anche se i 101 parlamentari, in testa Alessandra Mussolini, che avevano scritto a Berlusconi per chiedere l'eliminazione della norma sui medici spia sono stati accontentati: la norma è stata cassata. Ieri però la Mussolini è tornata all'attacco in commissione, per chiedere l'eliminazione della norma che impone di presentare il permesso di soggiorno per potersi sposare. Ma è stata respinta dalla sua maggioranza. Un altro dubbioso è Fabio Granata, deputato ex An vicino a Fini: «Mi auguro che la fiducia non venga posta, sono argomenti delicati e serve un'ampia condivisione». «L'altra volta la sui Cie non ho votato, adesso voglio vedere il testo. Sono contrario a una reclusione in anticipo di persone colpevoli solo di essere immigrati disperati. Nel Pdl c'è una discussione aperta». C'è un altro fronte pronto ad aprirsi nel Pdl: riguarda l'articolo 34 del ddl, già approvato in Senato, che prevede una sanzione pesante (3 anni di esclusione dagli appalti pubblici) per le aziende che non denuncino tentativi di estorsione o concussione. La relatrice Jole Santelli vorrebbe cancellarlo o modificarlo, dentro il Pdl c'è chi, come Granata, è pronto a dare battaglia per salvarlo. PD SULLE BARRICATE L'opposizione è molto dura: «Il Ddl sicurezza è un testo disumano», dice Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione Giustizia. «I bambini nati da clandestini non potranno essere registrati». Soro a Berlusconi: «Niente fiducia». Dall'Idv Antonio Borghesi accusa: «Se il genitore dovrà esibire il permesso per l'iscrizione dei bambini a scuola, i presidi non potranno far altro che sporgere denuncia». Un gruppo di associazioni cattoliche(tra cui Caritas, Sant'Egidio e Acli) criticano duramente il ddl, a partire dalle norme sulle famiglie: «Influiranno negativamente sulla vita e sulla dignità delle persone e persino sul bene della sicurezza che pure intenderebbero tutelare». La Cgil, l'Arci e i partiti della sinistra parteciperanno stamattina a un presidio davanti a Montecitorio contro il ddl. Intanto stasera il Senato dovrebbe dare il via libera definitivo al federalismo fiscale. Ma Bossi è sul chi vive: «Bisogna vigilare fino all'ultimo, se passa qualche emendamento poi tocca tornare alla Camera e inizia un moto perpetuo. Non ci faremo fregare». Il Pd confermerà l'astensione. Ddl sicurezza, tornano le ronde e il termine di sei mesi per la detenzione nei Centri per immigrati. Il Pd: «Norme disumane». Protestano le associazioni cattoliche. Oggi presidio Cgil- Arci davanti alla Camera.

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Attilio Doni Rimorsi Immagino che in questi giorni qualche sacerdote avrà ricevuto questa... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Attilio Doni Rimorsi Immagino che in questi giorni qualche sacerdote avrà ricevuto questa confessione da qualche uomo politico cattolico: «Il rimorso, caro padre, il rimorso non mi dà pace. Non ho speso mai una sola parola affinché fossero applicate le norme antisimiche; mai una sola parola affinché gli edifici pubblici, le scuole, le case tutte fossero rese sicure. Altri erano i miei pensieri. Ed oggi tutti quei morti e quelle macerie in Abruzzo, mi tormentano. Non stia a darmi la penitenza, caro padre, ché so bene io che cosa devo fare. Chiederò scusa pubblicamente agli italiani, e lascerò per sempre la politica». Poi, il politico cattolico contrito, avrà dimenticato di eseguire la penitenza. Mario Sacchi Presidente partigiano Qualche giornale ha titolato «la svolta...» dopo la giravolta di Berlusconi sul 25 aprile. C'è chi ha addirittura invitato a prendere atto della realtà dei fatti. Ma quali fatti? Un fatto è lo sfratto dalla sede storica che il Comune di Milano ha inviato all'ANPI, come se le Istituzioni non avessero il dovere di garantirne l'esistenza e quindi la casa. Non ci si scandalizzi poi se Piazza del Duomo ha ribollito di fischi verso chi rappresentava in quel momento le istituzioni milanesi e lombarde. Berlusconi è un grande attore, sceglie il copione del giorno e sa immedesimarsi nel personaggio. Il 25 è stata la volta del presidente partigiano. Chi vuole credergli è libero di farlo, io non me la bevo. Gianluigi De Benedittis Portatore sano di precariato Vivo una situazione da portatore sano di sicuro precariato. Ho 30 anni, una laurea in economia e commercio, lavoro in un call center e vivo con un bimbo di due anni. Ho iniziato a spedire il mio curriculum a grandi, piccole e medie aziende, private e pubbliche. Ho iniziato il giro di raccomandate a grandi manager e plenipotenziari e quello delle lettere a vescovi, cardinali, prelati e figuranti di ogni genere. Non è bastato neanche questo, e allora giù con presidenti di alcune società di calcio, chissà "magari un laureato in economia e commercio come magazziniere potrebbe pure andare bene". Ancora niente e allora mi son detto "è la volta dei sindacati" e giù a scrivere ai massimi, e anche ai minimi, organi di ogni sigla sindacale. Vuole sapere se ho mai ricevuto risposte? Vittorio Melandri Riciclaggio legale Milena Gabanelli nella puntata di Report andata in onda domenica 22 marzo 2009, ha denunciato al popolo televisivo, con una nota di Luca Chianca, la misconosciuta esistenza del riciclaggio di denaro sporco. «In Italia il reato di autoriciclaggio non esiste. Chi vende droga e rimette in circolo il denaro, può essere punito per il traffico di stupefacenti ma non per aver riciclato i proventi illeciti. Il Fondo Monetario, il Governatore della Banca d'Italia e il Procuratore Nazionale Antimafia ne auspicano da anni l'introduzione, ma al momento il disegno di legge che lo prevede è sepolto in un cassetto». italiani». Purtroppo, lo sono diventati davvero! O no? Emanuela Grazie a l'Unità Ho 18 anni, sono una "dei guerriglieri di Brunetta", sono una delle ammiratrici di Travaglio, ma sopratutto sono lettrice appassionata de l'Unità da quasi due anni. Penso che questo quotidiano riesca a portare ancora avanti, delle idee, un pensiero politico di sinistra. La passione per il vostro giornale è nata grazie a una frase nella leggendaria striscia rossa, sono affezionata al vostro quotidiano anche perché è una delle cose che condivido da un anno, con David il mio ragazzo, lui vi segue da poco più che bambino, aveva 14 anni, ora ne ha 18. Vi ringrazio per il vostro lavoro, per le vostre parole, per le vostre provocazioni, per la striscia rossa, per contribuire a formare il mio pensiero politico. Errata Quella foto sbagliata Per uno spiacevole errore, a corredo dell'articolo pubblicato ieri su «L'estate del '44» è apparsa una fotografia della Prima guerra mondiale. Ce ne scusiamo con i lettori.

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i career days ai tempi della crisi - luca de vito (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Milano I Career days ai tempi della crisi Meno 25 % alla giornata Synesis, un terzo in meno in Bocconi: cala il numero delle aziende che partecipano agli incontri con i laureati per selezionare subito i migliori Guido Corbetta (Bocconi): "Il rischio è che peggiorino le prime retribuzioni offerte" Scarabottolo (Cilea): "Ci sono settori a prova di congiuntura, la sanità assorbe moltissimo" LUCA DE VITO Gli studenti che nei prossimi mesi escono dalle università con la laurea in mano e freschi di studi si trovano a subire per primi le conseguenze della congiuntura economica: taglio delle assunzioni, tirocini a oltranza e una crescente sensazione di precarietà. Gli atenei milanesi fino a oggi si sono sempre difesi in termini di placement (54,3 per cento di laureati triennali assunti contro il 44 per cento della media nazionale e 86,8 per cento contro l´82,5 nazionale per le specialistiche), tuttavia quest´anno segnali preoccupanti non mancano neanche qui. Un indicatore preoccupante sono le partecipazioni ai career day, gli incontri periodici tra studenti e aziende pensati per far incontrare domanda e offerta: a quello del Synesis Career Service, organizzato per il prossimo 14 maggio in via Monte Rosa 91 a Milano, le aziende che si presenteranno per conoscere i neolaureati saranno circa il 25 per cento in meno rispetto allo scorso anno. «A fronte di una partecipazione media intorno ai 6mila studenti - spiega Rosanna Paiano, una delle organizzatrici - quest´anno le aziende saranno circa sessanta rispetto alle ottanta dello scorso anno». E anche in Bocconi le aziende che ieri hanno partecipato al Bocconi&Jobs di quest´anno sono state 66, mentre erano state 90 nello scorso anno. Le nubi della crisi quindi si affacciano anche sul mondo universitario. «Bisogna comunque evitare di drammatizzare - invita Guido Corbetta, prorettore della Bocconi e docente di strategia aziendale -. è ovvio che il momento è difficile, ma proprio in situazioni di crisi ci potrebbe essere interesse da parte delle aziende a premiare giovani bravi e ben preparati». Il vero problema, secondo Corbetta, riguarda piuttosto le retribuzioni: «I giovani che escono dalle università oggi sono mal pagati e spesso sono vittima di un ciclo di stage e contratti a termine. Come ha dichiarato recentemente anche il rettore del Politecnico Giulio Ballio, sarebbe importante che i nostri giovani fossero meglio retribuiti». I dati più recenti disponibili sulle assunzioni dei neolaureati riguardano l´anno solare 2006 e fotografano quindi la situazione prima della ventata di recessione: secondo uno studio condotto dal consorzio inter-universitario Cilea (rapporto Stella), alla Statale nei 15 mesi dopo il conseguimento della laurea triennale uno studente su due (51,6 per cento) è entrato nel mondo del lavoro, mentre il resto perlopiù ha continuato a studiare (38,6 per cento). Stesso discorso per Bicocca (56,7) e IULM (60,1), mentre in Cattolica la percentuale è più alta (78,1). Le cose migliorano per tutti gli atenei quando si arriva a parlare di lauree magistrali, ovvero specialistiche, dove i numeri crescono: il 92,7 per cento dei laureati magistrali al Politecnico trova lavoro, mentre soltanto il 4 per cento rimane a spasso. SEGUE A PAGINA XIV

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padre gemelli neuroscienziato in mostra alla sua cattolica - simone mosca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVI - Milano La storia In esposizione permanente in via Nirone gli strumenti di laboratorio del fondatore dell´ateneo Padre Gemelli neuroscienziato in mostra alla sua Cattolica Tra i reperti storici, il magnetofono del 1924, poco più grande di un iPod, su cui annotava a voce i risultati degli esperimenti SIMONE MOSCA La fama di Padre Agostino Gemelli passa per molte definizioni. Religioso e francescano, medico e psicologo, fondatore della rivista Vita e Pensiero e naturalmente dell´Università Cattolica del Sacro Cuore, di cui fu rettore. Ma chi era davvero lo scienziato scomparso cinquant´anni fa? Tra le celebrazioni che in questi giorni in Cattolica ricordano il grande "patriarca" dell´ateneo, all´Alta Scuola di Psicologia di via Nirone 15 riemergono gli strumenti con cui Edoardo Gemelli (battezzato Agostino nel 1903 per la repentina conversione, tanto simile a quella del grande padre della chiesa) lavorò per trent´anni, dal ´24 al ´54 circa, nel suo laboratorio. La mostra, che rimarrà permanente e si potrà visitare negli orari di lezione, presenta una selezione di raffinati dispositivi di misurazione, allora avveniristici congegni, divisi per ambiti di ricerca. Fisiologia dei volti (era ancora viva la lezione di Lombroso) e tempi di reazione muscolari, destrezza manuale e stimoli percettivi. Mente e corpo: Gemelli cercava di spingersi al di là degli orizzonti culturali del tempo. Perchè, mentre la psicoanalisi di Freud diventava in quegli anni il principale campo di ricerca della psicologia, ad affascinare il padre francescano era qualcosa di più simile alle neuroscienze. «E oggi la relazione tra psicologia e neuroscienza è uno dei campi più battuti dalla ricerca» spiega Vittorio Cigoli, attuale direttore dell´Alta Scuola. La passione di Gemelli per la piscofisiologia applicata nacque già durante la prima guerra mondiale, quando si arruolò nell´esercito come Capitano Medico. Con l´aiuto del Generale Luigi Cadorna, il Comando Supremo l´autorizzò ad aprire un laboratorio per lo studio dei combattenti. Lo interessavano soprattutto le reazioni dei piloti, al punto che personalmente si spinse in volo, pare su apparecchi di fortuna. L´esperienza della guerra maturò, una volta tornato alla vita accademica, in studi di psicologia che portarono ad applicazioni nel campo dell´orientamento professionale e alla selezione del personale. Come lavorava? In laboratorio i sensi delle "cavie" umane potevano anche essere messi a dura prova prima che fossero utilizzati gli strumenti. A questo proposito, aveva inventato una speciale "dark room", una camera oscura dove i soggetti degli esperimenti rimanevano ore in attesa di perdere orientamento e senso del tempo. E soltanto dopo erano pronti per i test. Ad esempio visivi, con tachitoscopi quali la ghigliottina di Wundt, le lamelle ad otturatore di Netschajeff (macchine inventate all´incirca nel 1915) e la ruota di Schumann (1930), che arriva a sovrapporre due stimoli per volta. Presente anche una macchina inventata da Richard Pauli nel ´25, che coinvolge tatto e vista contemporaneamente. Esito: la coscienza non è in grado di star dietro a due cose alla volta. Ovvero: non si guida col telefonino. C´anche un microregistratore magnetico bianco (poco più grande di un iPod, 1924 circa) su cui Gemelli annotava a voce i suoi appunti e di cui anche Steve Jobs sarebbe invidioso.

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sette anni di mega cartelloni per il restauro della ca' granda - laura bellomi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

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Pagina XVII - Milano Vita di campus Pubblicità in cambio di lavori. L´ateneo: "Scelta obbligata. Ma abbiamo l´ultima parola sulle immagini" Sette anni di mega cartelloni per il restauro della Ca´ Granda Per la storica sede di via Festa del Perdono è il primo intervento, urgentissimo, in programma dal dopoguerra LAURA BELLOMI Pubblicità in cambio dei restauri. Per finanziare i lavori alla facciata quattrocentesca dell´ateneo, la Statale ha dato il via libera agli spazi pubblicitari, e per i prossimi sette anni pannelli marketing di 12 metri per lato campeggeranno sulle impalcature. Niente centri di "preparazione universitaria" privata, merendine o biancheria intima, però: il piano affissioni avverrà con qualche accortezza. L´accordo in project financing con Tmc pubblicità, la stessa concessionaria coinvolta anche per i pluriennali restauri di Porta Romana e delle Mura spagnole, prevede infatti che tutte le immagini debbano aver ottenuto il benestare dell´università: «Ci riserviamo di poter dire sì o no, privilegeremo le pubblicità istituzionali, le fondazioni bancarie e le onlus», spiega il prorettore Dario Casati. Bifore corrose dallo smog e dalle intemperie, cotto e arenaria ormai consumati, era tempo che la facciata di via Festa del Perdono e via San Nazaro, come il portale di via Francesco Sforza, reclamavano un restauro integrale: «Servivano due milioni e mezzo di euro e non sapevamo dove andare a prenderli - continua il prorettore -. Dopo le riparazioni seguite ai bombardamenti della seconda guerra mondiale non era stato più fatto alcun intervento, non potevamo aspettare oltre. Al termine di una ricerca disperata di fondi siamo approdati al marketing: sui ponteggi di via Festa del Perdono e via San Nazaro, a rotazione, ci saranno teli di 12 metri per 18, che potranno stare per i 43 mesi dei lavori, mentre su via Francesco Sforza i pannelli 12 per 12 resteranno per sette anni». Per ora, la Statale è l´unico fra gli atenei ad aver stretto convenzioni pubblicitarie. «I nostri spazi non sono altrettanto appetibili, ci basiamo sui fondi ateneo e ogni anno destiniamo una quota al mantenimento delle strutture», dice dal Politecnico il rettore Giulio Ballio. Anche in Cattolica, dove è appena stato completato il restauro della Cappella del Sacro Cuore con il recupero delle sculture di Giacomo Manzù e ci si appresta a ristrutturare Scalone d´onore, il Centro sportivo Fenaroli di via Suzzani e, a fini didattici, l´edificio di via Lanzone, le spese sono state coperte con i fondi interni: «I contributi delle aziende, le volte che ci sono, non coprono che una minima parte degli oneri», dice il direttore di sede Mario Gatti. Ma se già quindici anni fa in via Festa del Perdono il cortile centrale era stato ristrutturato grazie al finanziamento di Snam, a prendere accordi con le aziende per reperire fondi destinati al patrimonio edilizio c´è oggi anche la Bicocca: «Abbiamo una partnership con una azienda farmaceutica olandese - spiega il direttore amministrativo Candeloro Bellantoni - grazie alla quale senza spese di gestione né manutenzione è stato realizzato un impianto ciclotrono per l´accelerazione di particelle: lì ricercatori e docenti possono ottenere immagini degli organi profondi del corpo umano e hanno a disposizione il radio farmaco per le sperimentazioni. In otto anni di concessione calcoliamo di risparmiare 2 milioni e mezzo di euro».

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Walter Siti a Dubai Pregiudizi pasoliniani (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-04-2009)

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Walter Siti a Dubai Pregiudizi pasoliniani Il CANTO DEL DIAVOLO. Lo scrittore nella città degli Emirati Arabi ha una valigia piena di luoghi comuni. Il nuovo oriente? «Una parodia accelerata dell'occidente». E gli arabi? «Ma 'ndo vanno...». Si sente a casa solo in borgata. di Francesco Longo «Se voglio essere sincero devo confessare che di tutti loro, del loro affannarsi eccitante e monotono, non me ne importa niente. Io questo viaggio non lo voglio fare», scrive ad un certo punto Walter Siti, nel suo ultimo libro-reportage intitolato Il canto del diavolo (Rizzoli). Il viaggio di Siti negli Emirati Arabi si concentra sulla città di Dubai, ma tocca tutti gli altri sei emirati. Walter Siti è il maggiore studioso italiano di Pasolini. Quando Pasolini scrisse un reportage dalle spiagge italiane notò in Versilia i «giovinastri (…) tutti un po' grassi e spelacchiati», a Capri «avanzi di pasti e le cartacce», ad Ischia «un maiale», a Rimini le tedesche erano «racchie» e «brutte», e non è un caso che in un albergo di Matera scrivesse: «è bello: ma io mi ci annoio». Non è un difetto viaggiare con le proprie ossessioni, i propri gusti, la propria sensibilità, ma come in Pasolini, anche per Siti sembra che l'indole e le idee rendano impossibile conoscere ciò che si ha davanti. Pasolini non raccontava ciò che vedeva, ma solo le lenti con cui guardava. Negli Emirati Arabi tutto si plasma secondo l'esperienza dell'autore: «Dubai [è] come la Svizzera del Medio Oriente», tutto è appiattito al paesaggio che già conosce: il panorama è «come certe pievi toscane», i cavalli sono frequenti «come gli orsi a Berlino», tutto è alterato dalla comparazione: «il golfo si apre come Positano o Portofino», le gru sono «come alberi di Natale», i palazzi merlati sono «come nei castelli della Loira». Il Global Village addirittura «è una specie di insensato e desolato Gardaland», in giro c'è «la stessa illuminazione stradale del Passo Rolle», e neanche i colori lo soddisfano: «Che almeno questo fosse blu come in Sardegna». Nel libro, questa difficoltà a lasciare il proprio mondo (interiore, paesaggistico, culturale, valoriale) impedisce di immergersi nel diverso, di capirlo, interrogarlo, interpretarlo. Così, l'incapacità della visione implode in giudizio: «forse questo è un Paese da apprezzare in coma», lo sforzo di lasciare la propria ideologia porta presto al rifiuto di conoscere: «Ho visitato solo uno dei quadrati della scacchiera e all'idea di ricominciare domani mi prende il voltastomaco». Più il reportage va avanti, più se ne rende impossibile l'efficacia: davanti ai cibi scrive: «tutta roba orientale che non voglio neanche sapere come si cucina. Mi abbofferò davanti alla televisione con cibo di cattiva qualità». Raccontare luoghi e persone è un'assunzione di responsabilità molto alta. Tutti gli studi post-coloniali da anni ridicolizzano e mettono in guardia chi racconta l'Oriente vedendolo come incarnazione di prototipi che si suppone abbia imitato. Siti sembra cadere proprio nei rischi più clamorosi. Chiama gli arabi «questi»: «realizzo che a questi delle radici culturali non gliene frega un accidenti», «questi non vanno a pregare un dio trascendente», «questi non hanno capito che un braccio d'acqua sporca tra le case non è il mare». Da «bravo italiano razzista», come giustamente si definisce, scrive frasi come «mi assale una rabbia sproporzionata, ma di che cavolo di eredità culturale vanno parlando, sono dei mentecatti». Oppure fa il paternalista: «Ma sì, vendetevi all'entertainment, il consorzio umano è la sola cosa che vi meritate». Ok il politicamente scorretto, ma qui non vi è ironia, non c'è (poi) un altro piano del discorso. Passiamo infatti all'analisi offerta da Siti. La tesi del libro è espressa in una frase: «Che cos'è il Paese che sto visitando, se non una risibile parodia accelerata dell'Occidente?». Scriveva Edward Said: «Gli orientalisti di oggi tentano di interpretare l'Oriente come un'imitazione dell'Occidente». E altrove notava che per i colonialisti l'Islam è «per definizione una cultura plagiaria». Di Occidente Siti parla spesso, ma non spiega mai se intenda Innsbruck o Houston. L'Occidente è la Chiesa Cattolica o la Rivoluzione Francese? È il comunismo o i grattacieli di Tokyo? Da qui nasce un equivoco ulteriore, l'uso del noi che rimanda a qualcosa di implicito e vago (noi occidentali? bianchi? europei? mediterranei? cristiani? libertini?); mentre loro sono addirittura descritti con metafore animali. Said analizzò le metafore animali con cui il colonialismo raccontava gli orientali, e Siti le percorre tutte: i lavoratori sono «formichine scure sui lastroni di pietra», «i venditori di cianfrusaglie si appiccicano come blatte», la cinese è «piccola come una formichina». Tutti, per l'etnocentrico Walter Siti, si esprimono con «fonìe aliene». Solo a poche pagine dalla fine, l'autore si accorge di non aver saputo esplorare questo Paese: «forse finora l'ho tenuto troppo a distanza: come se fosse un reperto da osservare sotto la lente, o peggio una carogna d'animale da tenere con la punta delle dita». Perché mandare uno scrittore a visitare un luogo che non gli interessa? (Dichiara infatti tra le pagine: «nessun desiderio di uscire, di capire»). Siti sa scrivere ma non sa vedere. Come Pasolini che a Capri vedeva solo immondizia, così Siti ovunque va vede le borgate romane, tanto che ad un certo punto del viaggio confessa: «Mi sento a Roma in borgata, sto bene». E perché poi l'uso del romanesco («ma ‘ndo vanno, che feste frequentano? »). Per essere mimetico? Ma mimetico con che, dato che siamo in terra araba? Per scrivere un reportage non basta saper scrivere, bisogna saper guardare. Siti ha scritto la parodia di un reportage e ne è cosciente: «Odio la vita, basta con questa farsa del viaggio, chi voglio prendere in giro?». A cascarci però è stato l'editore, poi la critica, poi chi lo ha ospitato in tv come fosse un guru, e poi i poveri lettori che lo hanno già acquistato. Se volete sapere com'è Dubai non leggete questo libro. Gli Emirati non sono né «Topolinia», né «un Paese arretrato», né «la barbarie». La barbarie, forse, è un problema di chi guarda, non di chi è osservato. 29/04/2009

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AL femminile. Roberta, due figli e un marito, è una giovane libraia che attraversa una lace... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 29-04-2009)

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Mercoledì 29 Aprile 2009 Chiudi di LUIGI VACCARI AL femminile. Roberta, due figli e un marito, è una giovane libraia che attraversa una lacerante crisi coniugale ed esistenziale. Il caso la spinge a rivivere i momenti significativi della sua vita. Fino a scoprire nell'infanzia le origini dell'acuto disagio e del profondo malessere che la opprimono: in quegli anni vissuti «negli affetti avvolgenti della famiglia paterna» e nell'assenza della madre, Malvina, una psicoterapeuta, femminista convinta, persuasa anche che della figlia dovesse occuparsi il padre. Partono di lì i conflitti sottaciuti, i malintesi, gli scabrosi segreti: i drammi che stanno compromettendo la sua esistenza. Non sottraendosi al doloroso, problematico esame, Roberta supera la duplice crisi e si mette in pace con se stessa. Detto in breve, è questo Il gioco delle verità, il nuovo romanzo di Sveva Casati Modignani, ambientato tra Milano (dove la scrittrice è nata e vive) e Tavernolo (località immaginaria della Brianza). È appena uscito, come i precedenti, da Sperling & Kupfer (512 pagine; 19,90 euro). È il ventesimo, dal primo: Anna dagli occhi verdi, pubblicato nel 1981. Tutti accolti calorosamente dai lettori, affrontano il tema dell'amore con le diverse implicazioni: gelosia, intrigo, rivalità, sesso... Tradotti in 20 Paesi: Brasile, Francia, Germania, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Russia, Spagna... hanno venduto oltre 10 milioni di copie. Alcuni sono diventati sceneggiati televisivi; altri hanno avuto una trasposizione cinematografica: riscuotendo, in tutt'e due i casi, lo stesso successo». Come si definisce? «Una miracolata. Faccio un mestiere che mi diverte e, guarda caso, diverte anche gli altri. A me piace raccontarmi delle storie e ai lettori piace leggerle. Perché, alla fine, davvero chi legge è assetato di storie. Quindi sono fortunata». Dove le cerca? «Non le cerco. Mi arrivano a domicilio. Ogni tanto mi cattura un'idea, di solito sono grandi idiozie. Ma qualche volta mi fa nascere dentro una storia. Come per Il gioco delle verità». Quando si è manifestata? «Una sera di un paio d'anni fa ero sul divano di casa col mio cane, che si chiama Rambo, e in televisione un prelato, un sacerdote, parlava dei giovani, della dissolutezza dei costumi, della mancanza di valori... Disse anche che l'amore fra i coniugi è finalizzato alla procreazione. Senza questo fine, è peccato. Mi sono ricordata di quando avevo 20 anni e frequentavo un gruppo cattolico, a Milano. Un giorno un compagno confessò: "Il mese prossimo mi sposo. Ma siccome lei e io non vogliamo avere figli vivremo il nostro matrimonio in castità". Accadeva più di 40 anni fa e mi ritrovavo di fronte a quest'affermazione di una violenza inaudita. Ho detto al mio cane: "Rambo, andiamo subito a letto perché voglio costruirci sopra una storia". Io, le idee le rimugino sotto le lenzuola, di notte, in silenzio. E quella notte è nato questo romanzo con la figura di Malvina, una studentessa universitaria di 20 anni alle prese con un marito, cattolico integralista, che scopre che lei di nascosto prende la pillola. L'accusa violentemente e le dà della puttana. Poi...». "Il gioco delle verità" è anche una critica al femminismo? «Non mi permetterei mai di criticare il femminismo, che tanta parte ha avuto nella liberazione delle donne da un sacco di legami forsennati. Casomai mi lamento perché ha smesso di far presa sulle donne, che ancora una volta il sistema maschilista ha fatto tornare a essere oggetto del desiderio. Belle da vedere, ma non pensanti. Questo ci propongono i media costantemente. Nulla da rimproverare al femminismo, molto al sistema maschilista e a noi donne che non crediamo abbastanza in noi stesse». Quali sono le conquiste significative del femminismo? «Il divorzio. La legge sull'aborto. La possibilità di accedere a tanti posti di lavoro che erano preclusi. Il coraggio di ribellarsi a situazioni familiari degradanti: prima le donne subivano e tacevano. Adesso alcune hanno il coraggio di ribellarsi». Chi sono le sue lettrici? «Trasversali. Lettrici e lettori: giovani, di mezza età, ragazzine di 13 anni e nonni di 80 e passa... L'extra comunitaria che ha imparato l'italiano e la donna magistrato... Le donne, e anche gli uomini da qualche anno, trovano nelle mie storie, così mi dicono, a parte un momento di relax, spunti di riflessione... Leggi, ti diverti, se ti va puoi anche rifletterci sopra, cosa vuoi di più dalla vita?», ride Sveva Casati Modignani. Qual è stato il riconoscimento dei lettori che, più di altri, l'ha gratificata? «Sono tanti e continui... 20 anni fa, avevo scritto Disperatamente Giulia, ero a Bergamo per presentare il libro. Era inverno ed era sera. Entrò una suorina vestita di bianco, con due grandi sacchi del supermercato pieni di copie del romanzo. "Lei è la scrittrice?". "Sì". Aveva una lista di nomi: "Per favore, una dedica per ognuna delle mie ammalate... Signora, lei non sa quanto bene le fanno i suoi romanzi". È stata un'esperienza bellissima. Questo tipo di riconoscimento mi viene continuamente riproposto: "Sono stata in crisi...", "Sono stata malata...", "Ho perso il marito...", "Il mio compagno mi ha tradito...". E mi confessano di aver trovato conforto leggendo le mie storie». Che cosa la disturba, la indigna, la mortifica, la offende, la... di questi anni crudeli? «L'arroganza. L'arroganza del potere». L'Italia è razzista? «Noi italiani abbiamo accolto tutti... Le posso parlare di Milano, una città che non lo è mai stata: l'unica che non abbia avuto un ghetto per gli ebrei. I milanesi stanno diventando razzisti. Mi spiace dirlo, perché non vorrei fare il gioco dei leghisti. Ma davvero gli extra comunitari sono troppi. Abito in un quartiere in cui la proporzione tra italiani e immigrati è 20 a 80. Si è capovolto il rapporto. Le botteghe sono in mano loro, i telefonini, la macellerie, i kebab, gli ortolani... tutto. E io non sono molto felice. Ma do la colpa all'amministrazione del mio comune, che non ha saputo, o voluto, credo proprio non ha saputo, e non sa, come gestire la situazione... La totale insipienza di chi ci governa... E quindi si realizzano questi fenomeni che creano disagio: a me, tantissimo». I suoi progetti prevedono una storia di unioni miste? «Non ne scriverò mai. Quando scrivi devi sapere di che cosa parli. Io sono occidentale: per cultura, per formazione, per tradizione. Il mondo orientale probabilmente è molto ricco, ma non lo conosco. Per conoscerlo bene, dovrei impiegare una vita. Già conosco poco il mio mondo, occidentale, s'immagini se m'imbarco nell'avventura delle unioni miste».

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L'anima cristiana della politica (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 29-04-2009)

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Articolo Sei in Cultura 29 aprile 2009 L'anima cristiana della politica Padre Gemelli e i cattolici italiani dal non expedit al governo del paese I cattolici dall'opposizione al governo è il titolo di una famosa raccolta di saggi, scritti da De Gasperi in epoca fascista per tenere viva fra i cattolici la tradizione dell'impegno sociale e politico. Diversi di questi saggi furono pubblicati su riviste o dalla casa editrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, su esplicita richiesta di padre Gemelli. La vicenda è indicativa dell'intreccio fra due parabole molto diverse ma, alla fine, convergenti: nel difficile rapporto tra l'ultimo segretario del Ppi e il rettore della Cattolica si è rispecchiata la più vasta vicenda che ha portato i cattolici italiani dal non expedit alla guida dello Stato. ( ) Un momento illuminante del ruolo "pubblico" di Gemelli è stato rappresentato dal noto scontro con Sturzo, durante il primo congresso del Partito popolare. ( ) La critica antisturziana di Gemelli e Olgiati aveva motivazioni diverse da quelle che hanno ispirato, prima, i clericomoderati e, poi, i clerico-fascisti: nei gemelliani, prevalevano le ragioni "cattoliche" dell'opposizione al liberalismo. ( ) Indubbiamente, Gemelli e Olgiati non compresero la portata storica dell'audace novità sturziana, forse influenzati anche dalla tradizionale ritrosia "ambrosiana" nei confronti dello Stato, più volte sottolineata da Giorgio Rumi. (...) Anch'essi, però, condividevano con Sturzo la prospettiva di un'azione autonoma dei cattolici nella vita pubblica ed erano, perciò, anch'essi favorevoli - in un contesto ancora fortemente ostile all'idea stessa di partito alla nascita del Ppi. Al primo Congresso popolare, Gemelli ritirò l'emendamento anti-sturziano per non dividere i cattolici. Anche la Segreteria di Stato era contraria alla sua iniziativa e l'"aconfessionalità" di Sturzo fu allora paradossalmente difesa dall'intervento vaticano. Successivamente, invece, Pio XI impose al segretario del Ppi di dimettersi perché Mussolini minacciava ritorsioni nei confronti della Santa Sede. L'iniziativa fascista, insinuandosi all'interno del mondo cattolico, ne spezzò l'unità facendo leva sull'ancora irrisolta questione romana. ( ) Ciò che fermò l'esperienza popolare, insomma, non fu la rivendicazione di una "politica cristiana": le forze conservatrici, autoritarie e antidemocratiche, dentro e fuori il mondo cattolico, si imposero lacerando l'unità dei cattolici nel Partito popolare e facendo prevalere le posizioni clerico-fasciste. (...) Pochi anni dopo, Gemelli riprese il dibattito sull'"anima cristiana" del Partito popolare. Gli rispose De Gasperi, che non si limitò a difendere l'aconfessionalità, ma andò oltre, ribaltando in un certo senso le critiche di Gemelli e Olgiati del 1919. Il successore di Sturzo alla guida del Ppi ( ) suggerì, infatti, che proprio dal punto di vista dell'"anima cristiana" l'azione politica dei cattolici sarebbe rimasta poca cosa se si fosse limitata solo alle «questioni scolastiche e dei rapporti fra Chiesa e Stato». L'ex segretario popolare evidenziò così una contraddizione fra le grandi pretese implicite nella prospettiva dello Stato cristiano e il limite di una politica concentrata solo sulla tradizionale difesa degli «interessi ecclesiastici », un problema a cui Gemelli non poteva essere insensibile. Nell'immediato, questi respinse ruvidamente le critiche degasperiane, ma la polemica del 1926 lascia intravedere la possibilità di un futuro avvicinamento. ( ) In Università Cattolica, come nella maggior parte del mondo cattolico, un vero e proprio salto di qualità nei confronti dello Stato liberal-democratico, si è compiuto solo con la guerra. ( ) Decisivo fu soprattutto il coinvolgimento nella nuova formazione politica, la Democrazia cristiana. Nel 1943, monsignor Bernareggi era convinto che il gruppo dell'Università Cattolica volesse fondare un proprio partito, ma grazie soprattutto all'opera di Montini le più importanti espressioni dell'intellettualità cattolica, in particolare il gruppo dei Laureati e i professori della Cattolica, confluirono nella Dc. Tale genesi ha influito su una fisionomia della Dc diversa da quella del Partito popolare, segnata dall'iniziativa dell'istituzione ecclesiastica ed esplicitamente imperniata sull'unità politica dei cattolici. Per altro verso, però, le scelte cruciali del nuovo partito furono assunte dalla leadership degasperiana, che puntò subito non solo sull'inserimento dei cattolici nello Stato ma anche sulla guida di quest'ultimo, in collaborazione con forze politiche diverse ed al di fuori di una logica confessionale. Gemelli condivise questo progetto, senza rinunciare alle sue convinzioni. ( ) Al primo Congresso del Ppi, nel 1919, Gemelli e De Gasperi si erano trovati su fronti opposti; al primo congresso della Dc, invece, il loro accordo fu evidente. ( ) Nel mondo cattolico di allora, l'entusiasmo per la Costituente non era condiviso dagli eredi del clerico-moderatismo e del clerico-fascismo: nel "partito romano" c'era molta diffidenza verso l'opera dei "professorini". Gemelli, invece, rimase a stretto contatto con i suoi "professorini" impegnati allora nella sfida di realizzare qualcosa il più vicino possibile all'ideale dello Stato cristiano. La forte convergenza dell'immediato dopoguerra non significò, ovviamente, piena consonanza. Non a caso, negli anni successivi, finita la "poesia" della Costituente e davanti alla "prosa" della politica ordinaria De Gasperi si trovò spesso in conflitto con Dossetti e Lazzati, Fanfani e La Pira. ( ) I diversi percorsi degli ex "professorini" esprimono anche i diversi sbocchi di un'anima gemelliana costantemente attraversata da grandi passioni e da molteplici tensioni. ( ) Con il suo itinerario personale, infatti, Gemelli ha tracciato un percorso, indubbiamente tormentato ma anche largamente condiviso, dall'enfasi sull'identità cattolica alla collaborazione con altre componenti politico-culturali nelle istituzioni liberal-democratiche, dall'obiettivo di dare un'"anima cristiana" alla politica all'abbattimento degli "storici steccati" tra guelfi e ghibellini. *dalla relazione al convegno su padre Agostino Gemelli a cinquant'anni dalla morte che si svolge in questi giorni all'Università Cattolica di Milano. In alto, nella foto piccola, una delle immagini della mostra "Padre Gemelli 1878-1959. L'Università Cattolica: una grande missione da compiere» fino al 15 maggio nell'aula Pio XI dell'ateneo AGOSTINO GIOVAGNOLI*

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IGNACE J. III YOUNAN patriarca chiesa siro cattolica (da Beirut)... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Mercoledì 29 Aprile 2009 Chiudi IGNACE J. III YOUNAN patriarca chiesa siro cattolica (da Beirut)

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festa dei poeti in ottava rima mentre torna il palio dei micci (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

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Pagina VIII - Firenze Cantastorie a Braccagni, a Campiglia concerti nel parco minerario Festa dei poeti in ottava rima mentre torna il Palio dei micci Canti, balli e di tutto un po´. A Braccagni (Grosseto) c´è la Festa del Maggio, legata all´antico rito del «cantar maggio». Qui venerdì, dalle 13 alle 19, si sono dati appuntamento cantastorie e poeti in ottava rima che allieteranno gli spettatori con racconti e giochi di parole. Merenda per tutti. Info: www.maggerini.it. Sul monte Amiata, a Santa Fiora, il 3 maggio Festa e Fiera delle Croci, appuntamento a metà tra religione e laicità. Il rituale religioso prevede la processione del crocifisso (un crocifisso miracoloso scomparso e poi riapparso proprio a Santa Fiora), con tanto di banda del paese, mentre la parte laica prevede una grande fiera. Per tutte le informazioni 0564-979611, oppure www.comune.santafiora.gr.it. Dal sacro al profano. A Campiglia Marittima (Livorno), nel parco archeominerario di San Silvestro, Festa del Primo Maggio, con ristorazione, concerti, teatro e laboratori per bambini. Info: 338-9379992. Seravezza (Lucca), invece, si prepara per l´edizione 2009 del Palio dei Micci, appuntamento che ogni anno richiama tantissime persone, tra cui molti turisti stranieri. In gara otto contrade, appuntamento clou, appunto, la corsa sugli asini (3 maggio). Per saperne di più www.contradalaquercia.it, oppure 0584-756100. Lungo week end a Pescia (Pistoia). Il 1° maggio in programma Pescia Medievale, che nei quattro rioni della città ospita rievocazioni, spettacoli itineranti, cantastorie, danzatrici e degustazioni. Il 3, invece, c´è il Palio storico dei Mercenari, primo torneo internazionale di arcieria medievale (ore 9.30). Per il programma dettagliato 0572-490919 e www.istituzionecomunedipescia.it. Infine a Pieve San Lorenzo (Minucciano, Lucca) organizzano la Festa dei bimbi. Info e notizie allo 0583-417297 oppure www.centrotradizionipopolari.it.

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Il Gran Rifiuto a Obama dell'ambasciatrice cattolica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2009)

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Corriere della Sera sezione: Esteri data: 29/04/2009 - pag: 17 Il caso Mary Ann Glendon respinge la medaglia dell'ateneo religioso dell'Indiana Il Gran Rifiuto a Obama dell'ambasciatrice cattolica Non dividerà il palco con lui all'università: «È pro aborto» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON «Magna est veritas et prevalebit», la verità è grande e prevarrà, è scritto sulla Laetare Medal, il prestigioso riconoscimento che dal 1883 l'Università di Notre Dame, nell'Indiana, consegna a un intellettuale cattolico di genio, che «abbia promosso gli ideali della Chiesa e arricchito il patrimonio dell'umanità». Ed è probabilmente in omaggio a questo motto che la prescelta di quest'anno, Mary Ann Glendon, ex ambasciatrice degli Stati Uniti in Vaticano e uno dei più autorevoli intellettuali cattolici americani, abbia clamorosamente rifiutato l'onorificenza, con un gesto che equivale a uno schiaffo morale a Barack Obama. Glendon ha infatti inteso protestare contro la scelta dell'ateneo, tempio dell'accademia secondo i principi di Santa Romana Chiesa, di accogliere il presidente come oratore principale alla chiusura dell'anno accademico, concedendogli anche una laurea honoris causa. La giurista, che insegna alla Harvard Law School, la stessa dove si laureò Obama, avrebbe dovuto apparire il prossimo 17 maggio al suo fianco durante la cerimonia di consegna delle lauree, per ricevere il premio. Ma in una lettera aperta al reverendo John Jenkins, rettore di Notre Dame, Glendon ha spiegato che la decisione di onorare un presidente favorevole all'aborto, che nei suoi primi cento giorni ha anche agito per facilitare la ricerca sulle cellule staminali, viola il divieto di «onorare persone, le cui azioni siano in conflitto con i principi morali della Chiesa», stabilito nel 2004 dai vescovi americani per le istituzioni cattoliche. «Non capisco il perché un'università cattolica debba ignorare una richiesta così ragionevole, che non interferisce con il suo diritto a confrontarsi in un serio dibattito con chi meglio crede». Glendon si è anche detta infastidita dalla strumentalizzazione che Notre Dame ha fatto della sua presenza, di fronte all'ondata di critiche sollevata nel mondo cattolico dall' invito a Obama: «E' sembrato che il mio discorso dovesse servire a riequilibrare in qualche modo l'avvenimento. Ma una cerimonia di laurea non è il posto adatto, né un breve discorso di accettazione il giusto mezzo, per affrontare i problemi molto seri sollevati dalla decisione di onorare un oppositore incallito delle posizioni della Chiesa su temi che coinvolgono fondamentali principi di giustizia». Il Gran Rifiuto di Mary Ann Glendon fa fare un salto di qualità alla polemica, già virulenta, innescata dall'invito a Barack Obama. Più di 40 vescovi cattolici e centinaia di migliaia di fedeli hanno firmato petizioni on-line, minacciato dimostrazioni di piazza, espresso la loro indignazione. Di «scandalo imbarazzante e vergognoso» ha parlato l'arcivescovo di New Orleans, Alfred C. Hughes. Secondo il reverendo Kenneth Himes, che guida il Dipartimento di Teologia al Boston College, la protesta ha una base di onestà, quella di «cattolici in buona fede, i quali pensano che Notre Dame abbia gettato via l'identità cattolica, in nome della caccia alla celebrità che ossessiona le università americane». Però, osserva Himes, «qui c'è anche il gioco politico di chi ha ridotto il cattolicesimo all' aborto e ha lanciato una crociata che mette al bando tutto ciò che assomiglia anche da lontano a una conversazione aperta». Mentre il rettore Jenkins di dice «deluso» dal voltafaccia di Glendon, la Casa Bianca cerca di mantenersi fuori dalla disputa. Il presidente, ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, non vede l'ora di tenere il suo discorso in Indiana. Dopotutto, deve pensare Obama, forte del gradimento di 7 americani su 10, Notre Dame val bene qualche critica. Paolo Valentino Vaticano Benedetto XVI riceve in Vaticano Mary Ann Glendon, all'epoca (la foto è del 29 febbraio 2008) ambasciatrice degli Usa presso la Santa Sede. La Glendon, professoressa ad Harvard ed esponente di punta del mondo intellettuale cattolico Usa, ha rifiutato un premio all'Università di Notre Dame, Indiana, per la scelta dell'ateneo di conferire una laurea ad honorem a Obama (Ap Photo / L'Osservatore Romano)

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La centrale operativa del dissenso a Silvio (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-04-2009)

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Retroscena Il quotidiano on line vicino alla fondazione e alle posizioni di Fini Farefuturo, la rivista che ha fatto scoppiare il caso La centrale operativa del dissenso a Silvio FABIO MARTINI ROMA L'unica, vera «Centrale operativa» del dissenso nell'era berlusconiana è annidata lassù, al piano nobile di palazzo Serlupi Crescenzi. Per arrivarci bisogna salire su per antiche scale e finalmente entrare nello studio di Filippo Rossi, il giovane direttore di «Farefuturo webmagazine», il quotidiano online della Fondazione presieduta da Gianfranco Fini. È stato proprio lui, Rossi, che due giorni fa ha messo in rete il corsivo «Donne in politica, il velinismo non serve», che qualche fastidio ha procurato a palazzo Chigi e che ha indotto lo stesso Fini ad una presa di distanza, chiara ma cortese. Quell'articolo è l'ultimo di una serie di corsivi corsari, che finora si sono rivelati una delle armi più efficaci del «nuovo» Fini, quello che da presidente della Camera si sta aprendo uno spazio tutto suo, quello di una destra non populista, laica, distinta e distante da quella incarnata da Silvio Berlusconi. D'altra parte il corsivo sulle «veline» è l'unico dal quale Fini abbia preso le distanze. Possibile? Ma davvero, il presidente della Camera non legge in anteprima degli scritti così impegnativi? I principali artefici di «Farefuturo» sono tre irregolari, tre intellettuali disorganici, tutti e tre di destra, ma critici per diverse ragioni nei confronti dell'esperienza di An e del «berlusconismo». Campi è uno storico di quarantadue anni, che non è mai stato iscritto all'Msi; Rossi, stessa età, è uno che nel suo ufficio espone manifesti della Pop art e che, assieme a Luciano Lanna, ha scritto «Fascisti immaginari» che è un dizionario irriverente dell'immaginario post-fascista; Angelo Mellone, 35 anni, direttore editoriale della Fondazione, è autore di un libro («Berlusconi spiegato a mia figlia») nel quale è scritto: «Cara Bombo, io non sono mai stato berlusconiano, anzi all'inizio Berlusconi in politica, lo odiavo con tutto il cuore, ma questa è la storia di un vero miracolo...». Spiega Campi: «In una fase nella quale si vive un rapporto devozionale rispetto al leader del Pdl, le nostre pulsioni critiche ma costruttive possono essere equivocate, ma noi siamo avanguardie costruttive, mica guastatori! Fini? Con lui parliamo, ci confrontiamo, ma non siamo i portavoce di nessuno, anche perché se questo ci fosse chiesto, io non starei un minuto di più». Tratto originale e inatteso del «sistema-Fini»: da queste parti non ci sono intellettuali organici, ma semmai personalità che fanno da battistrada al proprio leader di riferimento. Tanto più che il grosso del lavoro della Fondazione finiana è quello di cultura politica che si sviluppa attraverso una mole imponente di convegni, seminari a porte chiuse, formazione per i giovani, editoria, partenership con altre Fondazioni europee (speciale il rapporto con la Adenauer della Cdu). Sostiene Adolfo Urso, che è il segretario generale della Fondazione e anche il più studioso dei colonnelli di Fini: «Un tempo se pensavi alla destra, pensavi al passato, noi investiamo sul futuro. Mi ha fatto piacere quel che ha detto un intellettuale come Marc Lazar: la sinistra italiana può prendere esempio dall'elaborazione culturale di Farefuturo».

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laurea e poi? - luca de vito (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

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Pagina XVIII - Milano Laurea e poi? LUCA DE VITO Il "tre più due" è invece una tappa quasi obbligata per i bocconiani, che soltanto nel 26,9 per cento dei casi lavorano dopo la triennale, mentre praticamente tutti (96,4) lavorano dopo la laurea magistrale. Numeri simili riguardano anche Bicocca, Statale e Cattolica. «è ancora presto per dire se la curva sia in calo o meno, anche perché dati ufficiali ancora non ce ne sono - spiega il professor Nello Scarabottolo, docente alla Statale e presidente di Cilea - Il rapporto tra laureati con il nuovo ordinamento e assunzioni si sta assestando in questi anni, essendo attiva la riforma dal 2001. Sarebbe poi necessario vedere ogni singolo settore: i sanitari ad esempio difficilmente andranno crisi, il loro tasso di assorbimento è altissimo e tutti gli studenti dopo i tre anni trovano subito occupazione». Infine i percorsi post laurea. Sebbene i laureati in triennale siano una risorsa per le aziende, tuttavia i percorsi di specializzazione fino a qualche tempo fa erano una carta molto importante da giocarsi sul mercato del lavoro. In tempi di crisi, è ancora così? «I master sono anticiclici - continua Corbetta -, quando qualcuno viene licenziato o ha un blocco di carriera, la prima cosa che fa è migliorare la propria formazione. E i master servono a proprio a questo». SEGUE A PAGINA VI

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C'erano una volta le new city della Dc Ero aspirante di Azione Cattolica,... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-04-2009)

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C'erano una volta le «new city» della Dc Ero aspirante di Azione Cattolica, presidente fratel Carlo Carretto, quando nell'ottobre 1951 un'alluvione spazzò via alcuni paesi della provincia di Reggio Calabria, tra cui Africo. Aiutammo anche noi, com'era possibile in quei tempi grami del dopoguerra. I resoconti giornalistici e radiofonici della successiva ricostruzione fecero però capire che Cristo si era veramente fermato a Eboli: «... Ad Africo Nuovo, il paesino costruito più vicino alla costa rispetto ad Africo vecchio distrutto dalla furia delle acque, nelle case nuove di zecca diversi contadini non sanno cosa sia il bidè: lo hanno visto per la prima volta e lo adoperano per piantare il basilico!». Cronache vere che è possibile leggere sui giornali di quei tempi. È mancato qualcuno che prima di installare un bidè dicesse a che cosa serviva. Che educasse i paesani alla pulizia generale del corpo. Fra le righe di questa lettera si può evincere che anche nei regimi democristiani di allora si costruivano «new city». Ma con altro stile e silenzio rispetto a quelli di oggi! Molto tempo è passato, e oggi Africo Nuovo è un ridente paese turistico con alberghi e ristoranti a due passi dal mare. Ma veniamo a noi. La mozione del Parlamento belga, che condanna la chiacchierata del Papa su Aids e profilattici, sa di vecchio. Molte cose che riguardano il Papa, anche in Italia cominciano a puzzare. Sebbene la popolazione belga sia a maggioranza cattolica, il suo Parlamento ha fatto capire che la storia della sua classe politica si è fermata a Carlo Magno, al commercio e agli affari, al mercato dei diamanti e dei merletti. Alla vecchia ruggine tra cattolici e liberali che anche in Italia sotto specie di conflitto tra laici e cattolici, tra atei e devoti, tra atei-devoti e fedeli, tra clericali e anticlericali, sta di nuovo facendo notizia spingendoci indietro nel tempo: nell'800 risorgimentale e massonico... Mi rammarico che sia sparita dalla scena pubblica una generazione di laici cristiani, «in piedi e ritti», che sapevano però fare valere le ragioni del Concilio senza debordare e in perfetta comunione con la Chiesa. Oggi la palla è passata alle destre religiose con tutti gli «scontri» di civiltà e i fondamentalismi che ci attendono se non poniamo un freno a queste «intimidazioni», ora non solo mediatiche ma parlamentari. NINO LABATE, ROMA Ho tagliato una buona parte, e spero me ne perdoni. Ho lasciato però la parte, secondo me, più rilevante del suo punto di vista: cioè che molte delle dispute in cui ci stiamo rotolando nel nostro Paese sono vecchie. Vecchie per come sono impostate, nel senso che guardano indietro a temi che non toccano più le coscienze e gli interessi di molti, e parlano, nel bene e nel male, solo a coloro che hanno memoria delle radici da cui queste questioni sono nate. Mi sembra opportuno che lei abbia cominciato questa lettera con un ricordo del dopoguerra.

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operazione "summer school" al via poli, iulm e cattolica (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

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Pagina XVIII - Milano Vacanze studio: da Dante all´ambiente, dal marketing alla tv Operazione "summer school" al via Poli, Iulm e Cattolica Al via le iscrizioni per le Summer School, i seminari estivi organizzati dagli atenei per approfondire gli studi accademici. Quindici le proposte della Cattolica, dalla "Scuola internazionale estiva di studi danteschi", per gli appassionati del poeta fiorentino, all´appuntamento di "Marketing e sviluppo delle organizzazioni non profit", per chi vuole conciliare etica e economia. Le Summer school , pensate per acquisire nuove conoscenze e strumenti, verteranno sui settori agro - alimentare, ambiente, cinema, comunicazione, diritto, letteratura, management, psicologia, relazioni internazionali. Fra le novità di quest´anno, il seminario psicologico di "Assessment Terapeutico dal vivo", la settimana sui diritti umani "Diritti dell´uomo e sviluppo dei popoli" e i due moduli agro alimentari di "Quality differentiated markets in the food system". Le Summer school si svolgeranno tutte in località italiane, i prezzi oscillano dai 160 euro di "Pedagogia dell´ambiente" in Val Paghera, ai 700 del corso avanzato "Italian Language and Culture" (informazioni alla pagina web www.unicatt.it/summerschools). Per la IV edizione della Junior Summer School della Iulm (15- 19 giugno), sono aperte le iscrizioni per i migliori studenti delle scuole secondarie che presenteranno la propria candidatura per la settimana di full immersion su arte, cinema e relazioni pubbliche e comunicazioni di impresa (www.iulm.it). Entro il 16 maggio invece, aspiranti ingegneri e architetti del quarto anno delle superiori potranno iscriversi alle settimane full immersion d´ingegneria organizzate dal Politecnico: lezioni come quelle universitarie di Chimica, Fisica, Informatica e Matematica e la possibilità di allenarsi per il test di ingresso. Per inviare le candidature, consultare il sito www.orientamento.polimi.it. (l. b.)

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il romanzo di luperini breve apologo laico - natale tedesco (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

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Pagina XIX - Palermo Oggi l´autore de "L´età estrema" incontra gli studenti di Lettere IL ROMANZO DI LUPERINI breve apologo LAICO Un professore oramai anziano vive negli anni della crisi di una civiltà che soffre la paura del presente e guarda con ansia ad un futuro che forse non arriverà NATALE TEDESCO i voleva uno scrittore siciliano come Andrea Camilleri per fare accogliere nel Divano della casa editrice Sellerio, collana ormai non meno prestigiosa della Memoria, il secondo romanzo di Romano Luperini, "L´età estrema". Luperini tiene la piazza scolastica di Palermo da tanti anni, ma è significativo che il suo lavoro di scrittore venga discusso nell´ambito della ricerca del laboratorio Incontri con gli scrittori della Facoltà di Lettere diretto da Domenica Perrone. Peraltro, come vedremo, un punto fermo della ricerca letteraria di Luperini è tra l´altro "L´imperio" di Federico De Roberto. Chi conosce già Romano Luperini come antologista, storico e teorico della letteratura, ne apprezzerà ora l´attività di scrittore. Presentando il suo libro "L´età estrema" non voglio tracciare un´analisi esaustiva, quanto piuttosto fornire degli spunti d´indagine e delle brevi notazioni di lettura. Il romanzo, pubblicato da Sellerio nel 2008, è tanto più prezioso, quanto più è piccolo. La brevità si accompagna all´efficacia, quella degli apologhi, di quell´apologare laico di cui ho parlato per i racconti di Italo Svevo. Si tratta del secondo e forse più riuscito romanzo dell´autore, che però condivide in forma diversa con la sua prima opera, "I salici sono piante acquatiche" (Manni, 2002) una stessa, esibita struttura autobiografica. La narrazione si modula secondo una forma diaristica, vale a dire che le pagine si susseguono come tessere di un diario. Per comprendere il romanzo, occorre partire dal titolo emblematico, "L´età estrema", che da una parte evoca il senso di una parabola personale che curva verso la vecchiaia, dall´altra allude e rinvia all´epoca di ripiegamento, di chiusura della civiltà occidentale quale noi l´abbiamo conosciuta fino ad adesso. Vicenda personale e storia epocale s´incrociano e si sovrappongono. Come suggerisce il titolo, dunque, la narrazione poggia sull´intreccio di privato e pubblico, sicché la vicenda dell´anziano professore, ritratto in una data circumstancia di vita (come direbbe Ortega), si contamina con la storia di tutta una società. Com´è segnalato nella conclusione, il romanzo è stato scritto in occasione di un viaggio compiuto dall´autore nell´autunno del 2001 a Santa Monica in California, dove peraltro Romano Luperini si è recato più volte. Siamo nell´anno del crollo delle Torri gemelle. E però s´immagina che la vicenda narrata si svolga dieci anni più tardi, nel 2011, nell´anniversario di quell´avvenimento che ha cambiato le sorti del mondo. Un professore oramai anziano vive negli anni della crisi di una civiltà, che soffre la paura del presente e guarda con ansia ad un futuro, che forse non arriverà. Questo non è il romanzo di un critico che vuole scimmiottare il mestiere di scrittore, ma è l´opera di un autore dotato di una genuina, spiccata vena narrativa. Tuttavia, anche abbandonandosi al fluire della narrazione e non indugiando nella metaletteratura, Luperini non dismette mai l´habitus intellettuale e ha costante coscienza del farsi della letteratura. Dopo decenni dominati dal credo dello strutturalismo e della semiologia, finalmente oggi la critica torna, nel nome riscoperto di Auerbach, a pensare che la letteratura non è solo un sistema di segni, ma è una forma di conoscenza del mondo che vive dei contrasti sociali e delle tensioni del tempo. E difatti, in linea con queste mie osservazioni, l´io narrante afferma: ‹‹se può caderti sulla testa una bomba, è difficile pensare che il mondo è solo linguaggio, che non esistono fatti ma soltanto interpretazioni›› (p. 92), a ribadire come la letteratura viva del contatto col reale, coi fatti, che vengono trasposti e trasformati nella scrittura. La scrittura non oblitera il dato di realtà, il mondo non si esaurisce in linguaggio, dacché, come si dice qualche pagina dopo, ‹‹i libri non bastavano, non contenevano abbastanza realtà›› (p. 94). Il romanzo è dominato da una malinconia profonda, alimentata dalla percezione del decadere fisico del personaggio che va di pari passo con l´intensificarsi della sua sofferenza morale. Il personaggio ascolta il suo corpo, lo giudica, ne percepisce l´invecchiare, come si legge nell´incipit: «La vecchiaia è quest´appendice in fondo al ventre. Un involto nei pantaloni, un ingombro rattrappito sul legno della panchina. Sul molo una fila di pellicani impettiti allargano e richiudono le ali incrociandole sul petto. Un pescatore in piedi con la canna in mano leva il braccio in alto, l´agita tenendo in pugno qualcosa che luccica. Davanti a lui una foca va avanti e indietro nel ribollio sporco delle onde. L´oceano è vasto e vuoto. Sulla spiaggia immensa, tre quattro gruppi umani sperduti sulla sabbia. Questo ammasso ciondolante di grinze. La foca continua a girare inquieta fra i detriti, i pellicani ritti applaudono sulla riva». (p. 11) Lo scrittore, che non dismette il suo abito di critico, in uno degli ultimi numeri della rivista "L´immaginazione", e precisamente nel numero 242 dell´ottobre 2008, all´indomani dell´uscita del suo romanzo, afferma: «Oggi i nostri romanzieri scrivono (quasi tutti) come si parla al bar. Non c´è più nessuna ricerca letteraria specifica; rarissimi sono i casi di un´attenzione alla lingua. Il rigore dello stile non interessa più a nessuno. D´altronde nessuno scrive più "per il capolavoro"; tutti (o quasi) scrivono solo per vendere. A ciò si accompagna la messa tra parentesi del mondo. Mentre la letteratura americana e quella dei paesi emergenti ci mostrano una realtà densa di conrtraddizuoni materiali, di conflitti sociali ed interetnici, di contrasti fra le generazioni, in Italia esiste solo l´ego. Il privato domina incontrastato». Egli così spiega, tra l´altro, questa condizione: «I grandi editori sostengono che è questo che il pubblico vuole. è un argomento che mi ricorda il modo di operare di Berlusconi e dei suoi governi. Dapprima si crea un senso comune dominante, poi si dice che si fa ciò che la gente vuole. Dapprima si crea scientificamente la paura, poi i schiera l´esercito con un atto spettacolare». è indubitabile che le considerazioni di Luperini trovano un riscontro nelle cronache civili della società di oggi, in cui la paura viene "scientificamente" inoculata nell´animo degli individui, a fini di propaganda politica. Ma ancora più incisive sono le osservazioni dell´autore sullo stile netto, senza sbavature del suo romanzo, che riflette sul senso della vita e del mondo. In appena centosette pagine Luperini ci racconta la vicenda di un uomo, in rapporto non solo coi disagi della sua senescenza, ma con la "vecchiezza" dei nostri anni così pieni di contraddizioni, e soprattutto abbandonati nell´insolvenza, lasciando le questioni fondamentali irrisolte. L´immagine finale, che potrebbe prefigurare un´apertura felliniana, un feticcio di speranza, torna ancora a proporre un falso movimento, cioè a dire, un continuum in una temporalità inerte.

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così l'america diventa il paese che cambia dio - vittorio zucconi washington (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

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Pagina 38 - Esteri Un cittadino su due passa da una religione all´altra almeno una volta E lo fa intorno ai 24 anni. Lo rivela uno studio realizzato a Washington Così l´America diventa il Paese che cambia Dio Dopo quindici anni di assenza dalle scene è finalmente tornato ad esibirsi in pubblico Da cattolici a episcopali, da avventisti a battisti, e i luterani migrano alla Chiesa Romana VITTORIO ZUCCONI WASHINGTON è irrequieto il gregge, e smarrite le pecorelle, nell´immenso ovile della cristianità nord americana. Sotto la coperta di una fede cristiana che si estende rassicurante come in nessun´altra nazione occidentale e avvolge genericamente il 75% dei cittadini, 230 milioni di anime e corpi che qui si professano credenti, le affiliazioni religiose cambiano con disinvoltura e senza grandi traumi. è una continua transumanza di cattolici che divengono episcopali, avventisti che si uniscono ai battisti, luterani che abbracciano Santa Romana Chiesa, con un fedele su due che cambia altare almeno una volta nella vita e uno su cinque che abbandona la fede nella quale fu allevato dai genitori prima di diventare adulto e compiere i 24 anni. Della cristianità nella prima grande nazione nella storia moderna che sancì il principio della libertà assoluta di religione e della separazione fra stato e chiese, conosciamo da anni l´esplosione del fondamentalismo sudista cinicamente reclutato dai lupi della politica come blocco elettorale, l´invenzione del tele-evangelismo e la crescita delle mega chiese che raccolgono in salmodianti happening decine di migliaia di fedeli in strutture da palazzo dello sport olimpico. Ma se gli Stati Uniti si vantano di essere la più grande «christian nation» della Terra, quando gli istituti di ricerca come il Pew di Washington, frugano nel gregge che si proclama cristiano, si scopre che il rapporto con gli intermediari e i rappresentati del Dio della Bibbia è molto più disinvolto e pragmatico di come lo raccontino i luoghi comuni. Gli americani fanno shopping religioso come fanno shopping tra partiti, candidati, automobili o detersivi, cercando la chiesa, il pastore, la confessione che meglio corrisponde ai loro desideri. Se la fede è un dono, la fede americana è un dono nel quale i compratori guardano bene dentro e che restituiscono facilmente al fornitore in cambio di un´altra, come i regali di Natale il giorno di Santo Stefano. Il 44% di chi si professa cristiano, appartiene a una confessione diversa da quella appresa da bambino. Due terzi di coloro che furono cresciuti come Cattolici o come Protestanti confessano di essere saltati da una parte all´altra dello steccato riformista o controriformista almeno una volta, spesso facendo andata e ritorno. Per delusione verso la fede ereditata, per comodità di culto soprattutto nelle regioni dove raggiungere una chiesa comporta viaggi di ore, per assecondare e seguire un coniuge che appartiene a un altro ovile. Moltissimi, il 50% dei convertiti ad altre confessioni, e il 70% degli ex cattolici divenuti protestanti, ammettono che la loro fede «non gli piaceva più». E´ dunque un Dio su misura, un cristianesimo molto "pret-a-porter" quello che i 113 milioni di americani che frequentano regolarmente una chiesa (o una sinagoga, o una moschea, o un tempio buddista) cercano, spesso insofferenti della rigidità dottrinale. Se i cattolici romani restano la prima confessione organizzata per numero di aderenti, 66 milioni in 19 mila chiese, per il 23% della popolazione, meno dei protestanti, che sono il 51% ma divisi in dozzine di denominazioni, sono proprio loro quelli che più soffrono e pagano per il dogmatismo centralistico della Chiesa di Roma. Gli apostati cattolici citano i temi classici e dolorosi della controversia cattolica, l´aborto, l´omosessualità, il sesso prematrimoniale, l´incomprensibile nyet alla contraccezione, l´offensiva esclusione delle donne dal sacerdozio, il celibato imposto ai preti, come cause della loro disaffezione e del loro distacco dalla Gran Madre. Il 2,5% dei 66 milioni ha lasciato il cattolicesimo scosso dall´orrore dei preti pedofili e, soprattutto, dal comportamento pilatesco della gerarchia verso i colpevoli. Il numero di aderenti alla Chiesa di Roma rimane stabile soltanto grazie alle trasfusioni di immigrati dalle comunità e nazioni cattoliche a sud della frontiera, ora che l´Europa non fornisce più le legioni devote che fecero di città come Boston o Baltimora bastioni del cattolicesimo. Sui documenti e sulle cifre delle ricerche demografiche, l´America, nella quale il 90% proclama di credere comunque in un "Ente" soprannaturale, sia esso il Dio degli Zoroastriani o l´Allah del Corano che conta 6 milioni di seguaci, rimane una nazione incomparabilmente religiosa rispetto all´Europa scristianizzata e laicizzata: nel giorno del Signore, alla domenica per i cristiani, il 41% degli abitanti si mette i vestiti della festa e si trascina in una chiesa, contro il 14% dei francesi e il 6% degli svedesi. E per quanto ambigui e contraddittori siano i simboli stampati su quelle banconote che mescolano allusioni evidenti alla Massoneria, alla quale appartenevano tanti dei Padri Fondatori nel ‘700, alla promessa del "Noi confidiamo in Dio" appiccicata dal presidente Eisenhower nel XX secolo, nessun altra nazione occidentale oserebbe stampare il nome di Dio sulla propria moneta. Ma l´incessante turnover di fedeli fra una confessione e l´altra segnala che anche in materia di religione, gli americani tendono a credere più in Dio che nei preti, a differenza di altri cristiani più opportunisti. E ad applicare anche alla religione il principio fondante della loro nazione, che non è la Bibbia, ma è la libertà di scelta individuale che pure il cristianesimo proclama e che il cattolicesimo papista spesso teme.

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in austria chiudono quattrocento filiali preti e chierichetti diventano portalettere - andrea tarquini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 25 - Cronaca L´iniziativa delle diocesi per contrastare gli effetti negativi dei tagli In Austria chiudono quattrocento filiali preti e chierichetti diventano portalettere ANDREA TARQUINI dal nostro corrispondente berlino - Sacrestani, impiegati volontari laici della Chiesa e in casi eccezionali persino parroci potrebbero distribuire in futuro la posta in Austria, sostituendosi ai portalettere. Le diocesi hanno reagito così alla decisione delle Poste federali austriache di chiudere almeno 400 filiali, per risparmiare i costi d´esercizio e ripianare i conti. Le Chiese hanno subito colto la palla al balzo. «Gli uffici postali - dice Georg Plank, portavoce della diocesi di Graz-Seckau - sono sempre stati luoghi d´incontro tra la gente. I concetti di mobilità del mondo d´oggi creano nuovi perdenti, gente che con la chiusura delle filiali della posta perderà i suoi momenti sociali, i contatti umani». Il progetto di sostituirsi alla posta interessa alla Chiesa anche per recuperare spazio perduto in una società che si laicizza, scrive la Sueddeutsche Zeitung. Solo il volontariato e l´impegno onorario di tanti fedeli tiene viva la fede in parrocchie cui manca il parroco. Passare a distribuire la posta darebbe alla Chiesa un nuovo spazio: la metterebbe in contatto con gente che ha bisogno di spedire o ricevere pacchi e lettere, alla quale però magari non verrebbe in mente di contattare un presule. Un autorevole vescovo, Egon Kapellari, sostiene il progetto. E anche i protestanti sono interessati all´iniziativa.

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clandestini, arrivano i presidi-spia denuncia per le iscrizioni a scuola - liana milella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 21 - Interni Clandestini, arrivano i presidi-spia denuncia per le iscrizioni a scuola Intercettazioni, le aziende decidono il blocco: non ci pagano Maroni: "Sul ddl sicurezza o c´è l´accordo nella maggioranza o chiedo la fiducia. L´ho già chiesto a Berlusconi e lui è d´accordo" LIANA MILELLA ROMA - Se ne vanno i medici-spia, ma arrivano i presidi-spia, quelli che, in quanto incaricati di pubblico servizio, saranno costretti a denunciare il clandestino che cerca di iscrivere il figlio a scuola. Senza permesso di soggiorno l´immigrato non potrà più fare nulla, né dichiarare all´anagrafe una nascita, né mandare a scuola i figli avuti fuori dall´Italia (visto che i nati qui non esisteranno neppure), né presentarsi negli uffici di stato civile, né accedere ai pubblici servizi (ospedali esclusi). Tutto quello che pure una legge severa come la Bossi-Fini consentiva agli stranieri irregolari viene cancellato dal ddl sulla sicurezza che domani andrà in aula alla Camera. Con il suo carico di ronde e di Cie a sei mesi. Tra lo scandalo delle associazioni cattoliche (Migrantes, Sant´Egidio, Acli) e le denunce dell´opposizione. Scatenata l´Idv che, con Antonio Borghesi, lancia l´allarme sul rischio dei presidi-spia («Non potranno far altro che sporgere denuncia di fronte a un reato perseguibile d´ufficio»). Allarme nel Pd dove Donatella Ferranti denuncia «un testo disumano con norme inaccettabili per i diritti delle persone». D´ora in avanti «con il nuovo reato, ogni incaricato di pubblico servizio, presidi, infermieri, dipendenti comunali, avranno l´obbligo di denunciare gli irregolari». Oggi, a Montecitorio, manifestano sindacati, associazioni cattoliche, Antigone, Sinistra e libertà. Ma il ministro dell´Interno Roberto Maroni pone un secco alto là: «O c´è un accordo pieno nella maggioranza o vado in aula con la certezza della fiducia. L´ho chiesto formalmente a Berlusconi che si è detto d´accordo». Memore delle due bocciature della permanenza lunga nei Cie al Senato e alla Camera, mette le mani avanti: «Voglio evitare il rischio del "non c´è due senza tre"». I suoi timori sono giustificati perché nel Pdl cova insofferenza. Alessandra Mussolini ha presentato in commissione venti modifiche (via il nuovo reato, via i medici-spia, via l´obbligo di presentare il premesso per tutto), ma è stata punita dal "servizio d´ordine" del Pdl: non fa parte delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, nessuno le ha ceduto il posto per consentirle di votare gli emendamenti. Firmati però da una dozzina di colleghi. Ecco la necessità di ricorrere alla fiducia. Se Maroni punta i piedi, il Guardasigilli Angelino Alfano incappa in una giornata nera per sedi disagiate e intercettazioni. Per la seconda volta la soluzione per obbligare il Csm a trasferire d´ufficio giudici e pm è stoppata in commissione e il sottosegretario Giacomo Caliendo la ritira («Se c´è la fiducia la riproporremo»). Va peggio per gli ascolti. Le aziende che li rendono possibili (120 in Italia, 2.500 occupati, 200 già licenziati), gravate da 450 milioni di euro non riscossi dal 2003, bloccano da ieri il servizio. Stop alle nuove installazioni, e tra una settimana, se non arrivano i soldi, fermo anche per quelle in corso. Inchieste di mafia e terrorismo a rischio. Alfano le convoca per oggi in via Arenula e preannuncia di aver trovato i fondi. Loro ribadiscono: «Se non c´è un piano globale di rientro rapido noi ci fermiamo». Giovedì scorso avevano inviato una lettera a Napolitano, Mancino, Fini e Schifani. «Per noi è una situazione di non ritorno, ormai il peso dei crediti è superiore al fatturato. Il senso dello Stato ci ha fatto lavorare fino a oggi, ma ormai non ce la facciamo più». L´Anm è solidale, le opposizioni attaccano: «La destra fa così perché vuole bloccare gli ascolti».

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INCONTRI Quartieri Alle 10, per il ciclo dedicato agli anziani d'azienda, incontro sul te... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

INCONTRI Quartieri Alle 10, per il ciclo dedicato agli anziani d'azienda, incontro sul tema «I quartieri di Torino: Borgo Vecchio e dintorni. San Donato, Campidoglio e Parella». Ne parlano Ugo Sartorio e Francesco Adorno. Unione Industriale, via Fanti 17 Ruff Alle 18 presentazione della personale dedicata a Thomas Ruff al Castello di Rivoli, oltre ottanta opere fotografiche dell'artista sul mondo della cultura visiva contemporanea. Interviene Alessia Giorda. Fnac, via Roma 56 Turchia Alle 17,30 conferenza di Mario Losano, docente di Filosofia del Diritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università del Piemonte Orientale, su «La Turchia tra Europa e Asia: un secolo tra laicismo ed Islam». A cura dell'Accademia delle Scienze. Circolo dei Lettori, via Bogino 9 Facebook Alle 18 dibattito su «Internet e diritti fondamentali: il caso Facebook». Intervengono: M. Ricolfi, R. Caterina e C. Blengino. Palazzina Einaudi, lungo Dora Siena 68 Esercito italiano Incontro alle 17 con Gianni Oliva, che parlerà su «Storia dell'esercito italiano». Moncalieri, Unitre, via Real Collegio 20 LIBRI Eluana Alle 20,30 presentazione dei libri «Il caso Eluana Englaro» di Maurizio Mori e «Eluana. La libertà e la vita» di Beppino Englaro e Elena Nave. Ne parlano gli autori Mori e Nave, modera Jessica Cusano. A seguire proiezione del film «Mare dentro» di Alejandro Amenàbar. Bibliomediateca «Mario Gromo» del Museo del Cinema, via Matilde Serao 8 Cateau Cambrésis Alle 18 presentazione del volume «Ricordo del Trattato di Cateau Cambrésis», ed. Ananke. Interviene la curatrice Maria Luisa Tibone, Marco Carassi, Alessandro Braja, Franca Porticelli, Giuseppe Balbiano d'Aramengo e Giovanni Bonino. Archivio di Stato, piazzetta Mollino Cucina Alle 18,30 si parla del libro di Sapo Matteucci «Q.B. La cucina quanto basta» pubblicato da Laterza. Con l'autore partecipano all'incontro Giovanni Cobolli Gigli, Giorgio Ficara e Carla Sacchi Ferrero. Circolo dei Lettori, via Bogino 9 Zeno Andrea Bajani oggi alle 18 presenta il libro del giovane talento Ade Zeno «Argomenti per l'inferno», ed. No Reply, sul difficile rapporto tra un padre adolescente e un figlio disabile. La Torre di Abele, via Pietro Micca 22 SPETTACOLI Domande alla follia Riprende stasera alle 21 il progetto dell'associazione Arcobaleno «Se ti manca un venerdì», sul disagio mentale: spettacolo teatrale «Storie di Lunestorte» prodotto da Villa 5, sulle testimonianze di medici, operatori e volontari all'ospedale psichiatrico di Collegno. Ingresso: 10 euro, contributo che andrà alla Onlus. Cavallerizza Reale, via Verdi 9 Cabaret Alle 22,30 show «41, nessuno e centomila», contenitore comico con gli artisti che gravitano al Cab 41. Ingresso libero. Cab 41, via Fratelli Carle 41 Resistenza La compagnia dell'Accademia dei Folli propone lo spettacolo «Io sono partigiana!», con Olivia Maniscalchi, Valentina Virando, Enrico Dusio, Carlo Roncaglia e Enrico De Lotto. Ingresso libero. Teatro S. Anna, via Brione 40 MUSICA Concerti del pomeriggio Alle 16 concerto di Ercole Ceretta alla tromba e Roberto Cognazzo al pianoforte: proporranno pagine di Rossini, Schubert, Mozart e Gershwin. Ingresso 7 euro. Teatro Alfieri, piazza Solferino Bach Stasera e domani, alle 21, per la rassegna «Musica in concerto» dell'associazione «Concertante», esibizione di Dario Destefano al violoncello: eseguirà la versione integrale delle «Sei Suites» di Bach. Chiesa S. Sudario, via Piave angolo via San Domenico VARIE Solidarietà all'Abruzzo Prosegue sino a fine maggio la raccolta per le biblioteche abruzzesi dell'iniziativa «Libri per l'Abruzzo» lanciata dalla trasmissione radio «Fahrenheit» e a cui hanno aderito il Comitato regionale Resistenza e Costituzione e la Fondazione per il Libro di Torino: i libri possono essere donati al Consiglio regionale del Piemonte, in via Alfieri 15. Infanzia palestinese Alle 21 proiezione del film di Barbara Cupisti «Vietato sognare», che illustra le condizioni dei bambini palestinesi, girato nei Territori Occupati e anche negli Stati Uniti. Ingresso libero con tessera Arci. Artintown, via Berthollet 25 MOSTRE Torino che cambia Il progetto si conclude con la mostra fotografica «Mirafiori: immagini dal cambiamento» che si inaugura alle 17,30 e rimarrà allestita sino al 15 maggio, curata da Piergiorgio Corradin e Alfonso Quaglia. Unione Culturale, via Cesare Battisti 4b Break con vedutismo Alle 13 visita e incontro di approfondimento su «Vedutismo a Venezia e nelle corti europee», attraverso le opere di Canaletto e Bellotto. Costo: 4 euro. Pinacoteca Agnelli, Lingotto, via Nizza 230 a cura di Tiziana Platzer giornonotte@lastampa.it

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"La lingua Occitana Patrimonio dell'umanità" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Progetto Cultura e territori «marginali» Appello all'Unesco: salviamo l'identità delle minoranze "La lingua Occitana Patrimonio dell'umanità" VALTER GIULIANO* Ho appena inviato al Comitato Italiano dell'Unesco, la richiesta di candidatura ufficiale per l'iscrizione nella lista del patrimonio immateriale dell'Umanità (l'Italia ha ratificato la specifica Convenzione nel settembre del 2007) della lingua Occitana. Dal momento in cui entrò in vigore la legge nazionale 482/99 sulle lingue minoritarie - attuazione dell'articolo 5 della Costituzione, frutto della "Carta di Chivasso" del 1943 - mi batto per l'affermazione del valore della diversità linguistica e culturale, importante quanto la biodiversità. Non sono che il testimone di un movimento, sostenuto con forza dalla Chambra d'Oc e dai suoi infaticabili animatori, Ines Cavalcanti e Giacomo Lombardo, che ha unito, anche fisicamente, con il progetto "Occitania a pè"-da Vinadio a Vielha, 70 giorni di cammino, per complessivi 1.300 chilometri- i territori occitani di Italia, Francia, Catalunya, fino alla pirenaica Val d'Aran, coinvolgendo nella petizione all'Unesco, tutte le comunità che ha attraversato. Si tratta di una richiesta con solide fondamenta culturali, che partono dalla poesia dei Trovatori, passano attraverso il riconoscimento del Dante della Divina Commedia (canto XXVI del Purgatorio), si consolidano con il Premio Nobel 1904, attribuito al Frèdèric Mistral di "Mirèio" e di "Calendau " composte in lingua d'Oc, e giungono ai fermenti dei moderni compositori occitani di letteratura, di musica, di canti e di balli. Nel panorama multiculturale dell'oggi l'identità è, più che mai, affermazione composita del dialogo, della contaminazione, del desiderio di mettersi in relazione con l'altro da sé, così come ci insegna la lezione di Emmanuel Lèvinas. E non, come qualcuno vorrebbe costringerci a credere, difesa tribale di presunte esclusività razzistiche. La realtà dell'oggi chiede, con forza, di riconoscere il valore delle lingue madri del territorio, dando ragione al Pasolini di "Volgar'eloquio", piuttosto che all'accorato grido di Ignazio Buttitta (Un popolo/diventa povero e servo/quando gli rubano la lingua/ricevuta dai padri:/ è perso per sempre...) o alle razionali e scientifiche argomentazioni di Tullio De Mauro, fino all'ultimo grido del Boris Pahor di "Qui è proibito parlare", in cui la negazione della lingua diviene negazione di una comunità, di un popolo, di un diritto a esistere.. Della democrazia. Non è dunque fuori luogo affermare e reclamare il diritto alla lingua madre di ognuno, come primo riconoscimento del diritto alla diversità, al diverso pensare e al diverso sentire che sono alla base della concezione laica di ogni sistema democratico che rifugge il dogma e l'affermazione di presunte verità o superiorità. *Assessore alla Cultura Provincia di Torino

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Il debutto dei presidi-spia Aule chiuse agli irregolari (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

SCUOLA Cancellato l'obbligo di istruzione Il debutto dei presidi-spia Aule chiuse agli irregolari Cinzia Gubbini ROMA La norma è rimasta lì, nascosta in quel generalissimo riferimento ai «pubblici servizi», in quell'articolo 45 che ha fatto scalpore perché introduceva l'obbligo per i medici di denunciare gli immigrati irregolari che si fossero presentati in ospedale a chiedere cure. Ma da settimane, ormai, le organizzazioni sindacali e le associazioni - laiche e cattoliche - che si oppongono al disegno di legge sulla sicurezza lanciano l'allarme: l'articolo 45 contiene un altro veleno contro la civile convivenza. E cioè l'obbligo per le scuole di denunciare le famiglie irregolari. Un'eresia per la scuola pubblica come oggi la conosciamo. L'obbligo all'istruzione è rivolto a tutti i minori di 16 anni presenti in Italia. Questo ha permesso alla scuola di essere, in questi anni, uno straordinario avamposto delle istituzioni pubbliche, oltre che un baluardo di democrazia. Ma ora, di soppiatto, il governo Berlusconi vuole far saltare il banco. Ieri a porre l'attenzione su questo «particolare» è stato un deputato dell'Italia dei Valori, il vicepresidente del gruppo alla Camera, Antonio Borghesi: «Questo provvedimento - ha aggiunto - contiene norme disumane che nulla hanno a che fare con il contrasto all'immigrazione clandestina. Sono norme che infieriscono impietosamente sulle donne e, in particolare, sui bambini. Ci ritroveremo, tra qualche anno, con una generazione di bambini fantasma, che vivono, respirano nel nostro paese, che potranno essere curati nei nostri ospedali ma che per l'anagrafe italiana continueranno a non esistere». Il pericolo - che, qualora fosse posta la fiducia alla Camera diventerà una certezza - risiede nella cancellazione di una frase contenuta nell'articolo 6 del Testo unico sull'immigrazione. In questo articolo si dice che i documenti inerenti al soggiorno devono essere sempre esibiti «fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti gli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi». Bene. Ora l'articolo 45 del disegno di legge sulla sicurezza stabilisce che il permesso di soggiorno debba essere presentato anche per gli atti inerenti lo stato civile e l'accesso a tutti i servizi pubblici. Ivi compresa, è la logica deduzione, la scuola. Non solo. Come spiega Sergio Briguglio, esperto di diritto dell'immigrazione: «Se il genitore dovrà esibire il permesso il preside sarà messo di fronte all'eventuale condizione di soggiorno illegale, del genitore non del figlio, e non potrà fare altro che sporgere denuncia trattandosi di un reato perseguibile d'ufficio». Due indizi fanno una prova. Il disegno di legge sulla sicurezza vuole che i presidi italiani si trasformino in spie. «Non avevamo dubbi che andassero a parare lì, e infatti da un mese abbiamo lanciato una petizione contro questo aspetto del disegno di legge sulla sicurezza», dice Mimmo Pantaleo, segretario della Flc della Cgil. «Per noi l'idea di una scuola aperta a tutti è un punto identitario. Le norme contenute nel pacchetto sicurezza sono razziste e odiose. E d'altronde si inseriscono all'interno di un preciso disegno: svilire il ruolo della scuola pubblica nella sua funzione di integrazione. Siamo pronti alla disobbedienza civile». Proprio stamattina, a partire dalle 10, si terrà un presidio a piazza Montecitorio promosso da Cgil, Arci, Acli, Federazione delle Chiese evangeliche e molti altri contro il pacchetto sicurezza. «La questione delle scuole ci sta particolarmente a cuore - dice Filippo Miragli, responsabile dell'Arci Immigrazione - anche se è difficile fare una classifica tra i punti che devono essere a tutti i costi eliminati: pensiamo al permesso di soggiorno a punti e al reato di immigrazione clandestina». Protesta anche il segretario della Cisl scuola, Francesco Scrima: «L'istruzione è un obbligo e un diritto per tutti i minori. E non lo diciamo noi, ma le Convenzioni internazionali». Contro l'obbligo di denuncia da parte degli insegnanti e di «chiunque svolga incarichi pubblici» si erano apertamente schierato i famosi 101 parlamentari del Popolo delle Libertà capitanati da Alessandra Mussolini. In una lettera indirizzata al premier sostenevano chiaramente che sarebbe stato «un errore imperdonabile» porre la fiducia sul ddl senza correggere l'obbligo per i medici di denunciare gli irregolari e per tutti i pubblici ufficiali. La battaglia sui medici è stata vinta. Per salvare gli insegnanti c'è ancora poco tempo.

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Un palco sul muro per accogliere il papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

PALESTINA Un palco sul muro per accogliere il papa Michele Giorgio GERUSALEMME Un palco a ridosso del muro di cemento costruito da Israele in Cisgiordania. È quanto stanno costruendo i palestinesi di Aida per accogliere Benedetto XVI che visiterà il campo profughi alle porte di Betlemme, durante il suo viaggio tra Giordania, Israele e Territori occupati tra l'8 e il 15 maggio. L'intenzione è quella di mostrare al pontefice la durissima realtà di città, villaggi e campi profughi a ridosso della barriera che Israele afferma di aver costruito per motivi di sicurezza ma che, di fatto, ha annesso allo Stato ebraico una porzione significativa della Cisgiordania negando l'accesso a terre fertili e alle risorse idriche a migliaia di palestinesi e la libertà di movimento a molte altre migliaia. «Siamo circondati (dal muro) - ha spiegato Salah Taamari, il governatore di Betlemme - la nostra vita è fortemente condizionata da questa barriera di cemento alta quasi dieci metri e crediamo che il papa, al quale daremo un caloroso benvenuto, non dovrà ignorare tutto ciò durante la visita in Terra Santa». Il progetto potrebbe non andare in porto. L'esercito israeliano ha già fatto sapere che il muro è un'«area militare» e che i palestinesi non hanno ottenuto il permesso per costruire a pochi metri dalla barriera il palco sul quale il papa leggerà un discorso e assisterà ad un spettacolo di danze popolari. Nei giorni scorsi pattuglie israeliane hanno bloccato i lavori e chiesto all'Anp di spostare il palco per Benedetto XVI in un'altra zona. Nel frattempo è forte la delusione tra i palestinesi cattolici di Gaza per la decisione delle autorità vaticane (e israeliane) di escludere la Striscia dalle località che il papa visiterà il prossimo mese. «Gaza non rientra e non rientrerà nell'itinerario del papa, non ci saranno cambiamenti nel programma», ha detto in un'intervista il portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme Wadie Abu Nassar. Parole che hanno generato sconforto a Gaza dove gli esponenti della Chiesa cattolica locale speravano nell'arrivo del pontefice nel martoriato territorio palestinese teatro, tra il 27 dicembre 2008 e lo scorso 18 gennaio, di una devastante offensiva israeliana costata la vita a circa 1.400 persone e la distruzione di migliaia di case e di infrastrutture civili. Ad invocare l'arrivo del papa è stato in particolare il parroco di Gaza city, Manuel Musallam, che guida una comunità di poco meno di 300 palestinesi cattolici (la maggior parte dei cristiani di Gaza, circa 3mila, sono di rito ortodosso). A far cambiare programma al papa non è servita peraltro la petizione firmata anche dagli studenti di teologia dell'Università di Berkeley.

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Gb, lezioni di sesso a 11 anni. Polemiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 102 del 2009-04-29 pagina 16 Gb, lezioni di sesso a 11 anni. Polemiche di Erica Orsini Studio obbligatorio per prevenire le troppe gravidanze tra adolescenti. Ai più grandi si parlerà anche di aborto, Aids e matrimoni omosex. Le scuole religiose però potranno "interpretare" la materia secondo i loro principi Londra - Lezioni di sesso obbligatorie nelle scuole inglesi, per gli alunni dagli undici anni in su. E non si parlerà soltanto di mera riproduzione, ma i più grandi affronteranno anche temi più complessi e controversi come l'aborto, l'Aids e i matrimoni gay. Sta già facendo discutere la riforma dell’educazione sessuale insegnata a scuola annunciata dal governo già lo scorso ottobre per «aiutare i ragazzi delle scuole elementari e secondarie a navigare nelle complessità della vita moderna» assicurandosi nel contempo che gli alunni possano apprendere le prime nozioni sul sesso nell'ambito di una classe anziché dai compagni di gioco. Ma quest'importante revisione è soprattutto il risultato di una campagna educativa voluta dalle organizzazioni per la salute sessuale, convinte che la scuola possa contribuire con i suoi corsi ad abbassare il numero delle gravidanze tra gli adolescenti, che in Inghilterra è il più alto d'Europa. Il nuovo insegnamento sarà obbligatorio dal 2011, con significative differenze tra le scuole laiche e quelle religiose. A quest'ultime, infatti, sarà consentito di insegnare l'educazione sessuale nell'ambito di un contesto che tenga conto dei valori morali impartiti dalla propria fede. Questo significa per esempio che alcune scuole potrebbero spiegare che per la loro religione l'uso del preservativo è considerato peccato e altri giudizi morali potrebbero venir emessi su argomenti delicati come le unioni gay. I genitori avranno inoltre il diritto legale di non far frequentare le lezioni ai propri figli nel caso non le ritengano opportune, come già accade adesso per le lezioni non obbligatorie. Ed è proprio su queste opzioni che si sta sviluppando il dibattito maggiore. Le organizzazioni per la salute sessuale ritengono, infatti, che offrire alle famiglie la possibilità di scegliere se il figlio deve o no frequentare le lezioni sia una violazione dei diritti dei ragazzi. E i rappresentanti dell'Associazione per la pianificazione familiare pensano sia molto pericoloso permettere che alcune scuole interpretino la materia a modo loro. «Sesso e religione non sono incompatibili - dice la direttrice dell'organizzazione Julie Bentley -, ma alle scuole non dovrebbe essere consentito interpretare i concetti della materia. Potrebbero infatti raccontare ai ragazzi che la contraccezione non è una questione di scelta, ma è semplicemente qualcosa di sbagliato. Vorremmo quindi l'assicurazione da parte delle autorità che nel momento in cui l'insegnamento diventerà obbligatorio, in tutte le scuole l'educazione sessuale verrà impartita in modo responsabile e etico». «I ragazzi devono comprendere che esiste una legge che ti permette di far uso di anticoncezionali o di sottoporti ad un aborto - ha aggiunto Simon Blake, direttore nazionale dell'associazione Brook - ma possono venir informati che per alcune persone tutto questo non è giusto». Soddisfatti invece gli educatori cattolici per l'opzione educativa offerta dalla riforma e ritenuta «un diritto fondamentale in una comunità in cui i primi educatori sono i genitori e non lo Stato». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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SANTA DI SALVO UN PITTORE E UN POETA. DUE MODI DIVERSI DI RACCONTARE LA REALTà, DI CONFRONTA... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Santa Di Salvo Un pittore e un poeta. Due modi diversi di raccontare la realtà, di confrontarsi con i fantasmi personali, di intrecciare le proprie risorse espressive. Ci hanno provato Giuseppe Leone e Michele Sovente, nella collana DenArte che non a caso s'intitola «Pittura e Poesia» (pagg. 92, s.i.p.) con il libro a quattro mani L'eco dell'ombra. Un testo che esce dopo trent'anni di ricerca fervida, quasi a comporre una strana biografia a due che diventa non più quella di Leone e Sovente, ma quella di una intera generazione segnata da un'idea, da un sogno, da un'epoca. I due artisti-amici, entrambi docenti all'Accademia di Belle Arti di Napoli, decidono a un certo punto della strada di tornare a percorrere un viaggio comune in tutte le sue stazioni, quasi in una sorta di laica via crucis che, per fortuna, non ha rimpianti nè rimorsi ma solo la malinconia dolce del ricordo. L'incontro tra poesia e immagine si manifesta come improvvisa illuminazione, come straripante commistione che trasforma il concetto di colore e di parola «da qualità racchiusa nei bordi di qualche foglio o tavola a qualcosa che fuoriesce dal cratere come un lapillo e investe l'area letteraria e visiva, facendo fondere la materia con l'espressione, il suono con la figura», scrive Mario Esposito in prefazione. È il dirottamento dei linguaggi negli anni ultimi della contestazione, i lividi anni Ottanta. Leone viene dal Sannio, Sovente dai Campi Flegrei: il rapporto con il mito è garantito da questa matrice periferica, suburbana. I due mondi s'intrecciano: quello di Leone diventa poetico, quello di Sovente pare dipinto. «Poesia da vedere e pittura da leggere» la definisce Grazia Francescato. Certamente, un alfabeto nuovo che gioca la sua partita tra suggestioni visive e risonanze emotive, tentando di ascoltare le voci interne del profondo. Le opere di Leone sono realizzate in tempi diversi con tecniche miste. Tecnica mista si direbbe anche quella di Sovente, che nelle sue poesie riesce sempre a sfuggire a qualsiasi catalogazione. «Vale di più la sagoma o il ritratto?» chiede Sovente nel manoscritto che accompagna l'omonima opera di Leone, e intanto il magma del dipinto intitolato «Vesuviocervello» si fa ancora più incandescente nei versi in triplice lingua di Michele («In cervice est Vesuvius», «Rint'a cerevella ce stò ù Vesuvio», «Nel cervello c'è il Vesuvio»).Ferma restando l'autonomia di stile e il profilo artistico dei due protagonisti, il raccordo tra i mondi amplifica e modifica la già complessa geografia delle esperienze. Con esiti in molti casi davvero sorprendenti.

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Il divertimento dell'imperatore (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Laicita'

29 aprile 2009 Il divertimento dell'imperatore Cara Veronica, stavolta la sua protesta pubblica è incomprensibile Cara Veronica, nessuno qui si sognerebbe di mettere in discussione i suoi affetti privati, il suo ruolo di moglie e di madre dei figli del presidente del Consiglio, il suo diritto a esprimersi nella più assoluta libertà. Ci mancherebbe: abbiamo un ormai vecchio rapporto di confidenza e di discrezione, legato alla partnership editoriale e a un sobrio rapporto umano che ci unisce, e non abbiamo intenzione di sfigurarlo con una qualche invadenza. Quanto alla questione pubblica da lei sollevata con la bella espressione “il divertimento dell’imperatore”, alla luce dei fatti ci sembra incomprensibile, se intesa moralisticamente. E’ vero che il premier esibisce il suo sé personale in modo sempre meno disinibito con il passare degli anni, e che gioca con la galanteria, con l’espressione erotica della potenza del macho e con altri stereotipi adorati dal maschio italiano medio e accettati, tutto sommato, anche da gran parte del pubblico femminile. Questo le diede fastidio, e con la lettera del 2007 a Repubblica, ottenendo pronte e romantiche scuse pubbliche di suo marito, lei denunciò quel fastidio come qualcosa che pubblicamente dimidiava la sua dignità di donna, come seppe e volle. Ma ora è diverso, ci pare. Le tre candidate in lista per le elezioni europee hanno tutta l’aria di essere, non solo in metafora, espressione perfetta di un mondo, di un pezzo di società e di comportamento sociale che appartiene storicamente all’esperienza del costruttore di televisioni, dell’industriale dell’immagine, del talentuoso profeta del marketing che Berlusconi è, e per unanime riconoscimento. Con in più quel tocco di rispettabilità (e la figlia del prefetto e la laurea alla Cattolica o alla Sapienza e l’esperienza politica o di volontariato) che è anch’esso tipico dello spirito che ha sempre animato le truppe in blazer blu di Publitalia (l’esercito politico delle origini di FI) e tutto il simbolismo asettico dell’alito fresco e del sole in tasca, le armi linguistiche preferite di quel signore dell’immagine che l’intellighenzia snob italiana non capisce e invidia. Le ministre e le parlamentari che Berlusconi ha voluto promuovere, e che gli avevano già attirato malevolenze e sberleffi, hanno fornito e stanno fornendo una buona performance, di serietà e diligenza, recentemente riconosciuta con lealtà anche dal capo del partito dell’opposizione parlamentare. Insomma, cara Veronica, l’impressione è che il divertimento dell’imperatore non sia un capriccio da sultanato del XXI secolo, ma il semplice gusto di piacere agli italiani e di vincere le elezioni con mezzi leciti. E questo è difficile rimproverarglielo.

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Viviamo tempi inaspettati: l'automobile italiana va in soccorso di quella americana, un giovane... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Viviamo tempi inaspettati: l'automobile italiana va in soccorso di quella americana, un giovane afroamericano guida la nazione più potente del mondo, in pochi mesi è stata bruciata più ricchezza che in due guerre mondiali. L'incertezza è la cifra delle nostre vite e anche i giornali sono divisi tra la passione di raccontare una stagione eccezionale e la paura per una crisi che non li risparmia. Nel mondo occidentale c'è chi chiude i quotidiani, chi scommette sulla loro scomparsa e chi si ostina a credere, tenacemente, che proprio in mezzo alle difficoltà si debba guardare lontano. Immaginare sfide completamente nuove. «Non è importante quante volte cadi ma quanto in fretta ti rialzi», recita un motto popolare negli Stati Uniti: farlo proprio significa cercare di vedere possibilità e occasioni nelle avversità. Così nella crisi globale della carta stampata, davanti alla necessità di ripensare i modelli tradizionali di giornalismo, Torino, casa di questo giornale, può esserci di esempio: si era persa nella fine della città fabbrica, ma ha trovato la forza di ripensarsi e di rinascere diversa, piena di fermenti e di energie nuove. Si parla molto del declino dei giornali e non possiamo negare che la tecnologia moltiplica le possibilità di ricevere informazioni e riduce i tempi dedicati alla lettura, ma poi ogni mattina oltre trecentomila persone ripetono il gesto di comprare La Stampa. A tutto questo dobbiamo provare a dare risposte: il flusso quotidiano su Internet, le notizie più fresche sui cellulari e le e-mail, mentre il senso della giornata troverà ancora il suo approdo naturale nella carta stampata. Diversi i supporti, identici i valori di fondo, quelli che si sono tramandati per quasi un secolo e mezzo: l'amore per il lavoro fatto con cura, l'etica della responsabilità, i fatti, non le ideologie. Così come la fedeltà alla tradizione laica, da intendersi come rispetto delle posizioni, delle idee, delle fedi. La Stampa continuerà ad essere un giornale con le sue radici in Piemonte, in Liguria e in Valle d'Aosta, ma che non rinuncia a parlare al resto dell'Italia e a raccontare cosa accade a Napoli e a New York, a Parigi e a Pechino. Il segreto di questo giornale è di non essersi mai chiuso nel suo territorio ma di aver raccolto gli stimoli migliori che venivano da tutto il Paese e dall'altra parte delle Alpi. Ho avuto la fortuna di seguire Barack Obama, Presidente da cento giorni, in giro per gli Stati Uniti negli ultimi due anni e al di là delle sue parole d'ordine, «Speranza» e «Cambiamento», trovo che la sua vera forza sia la capacità di guardare avanti, di non farsi ingabbiare dentro schemi ideologici che appartengono ad un altro secolo. «Sono convinto - ha scritto nel suo libro più famoso - che ogni volta che esageriamo, demonizziamo o siamo arroganti, siamo condannati alla sconfitta. Sono la caccia alla purezza ideologica, l'ortodossia rigida e l'eterna prevedibilità del dibattito che ci impediscono di vedere le sfide che abbiamo davanti». La sfida per i giornali è oggi quella di riuscire a decifrare la complessità offrendo chiavi di lettura. È di essere credibili, affidabili, corretti e curiosi. Il giornalismo non è intrattenimento, tanto meno l'inseguimento dell'ultima stranezza: mi sta a cuore che si spieghi se la febbre suina è davvero pericolosa, senza cadere in un sensazionalismo fine a se stesso, o se un terremoto può essere previsto senza farsi condizionare dalle convenienze politiche. Adesso per me comincia un'avventura nuova come direttore di questo giornale, e ho un doppio debito di gratitudine verso Giulio Anselmi non solo per avermi lasciato un giornale bello e autorevole, ma anche per aver creduto in me quando mi assunse all'Ansa diventando il mio primo direttore. Il direttore che invece non ho mai avuto è stato Indro Montanelli. Quando vent'anni fa mi chiese se volevo fare il praticante, non ne avevo l'età e stavo iscrivendomi all'università, però poi mi regalò una passeggiata nei giardini di Porta Venezia, a Milano. Di quella camminata mi piace ricordare la sola cosa che secondo lui avrei dovuto stamparmi in testa: «I giornalisti sono al servizio dei giornali e i giornali dei lettori. Chi pensa il contrario farebbe bene a cambiare mestiere». mario.calabresi@lastampa.it

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[FIRMA]EMANUELA MINUCCI Trovare una vigilessa con la gonna. Già, sarebbe più faci... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

[FIRMA]EMANUELA MINUCCI Trovare una vigilessa con la gonna. «Già, sarebbe più facile trovare un comandante che ti manda in vacanza quando vuoi» scherzavano ieri nella sede di via Bologna. E, in effetti, basta farsi un giro in centro per rendersi conto che le vigilesse torinesi non farebbero certo la gioia di Vecchioni. Sì, perchè il cantautore di «Voglio una donna» (con la gonna, va da sè), avrebbe dovuto tenersi per sè il suo impeto machista. A Torino, infatti, a indossare la versione femminile della divisa (che fra l'altro prevede una morigeratissima gonna-pantalone color blu notte stile suora laica) è rimasta soltanto una vigilessa su cento. Una tendenza che ha portato il servizio esterno che rifornisce di uniformi il comando a tagliare gli ordini: «Fino a qualche mese fa le vigilesse ricevevano una gonna nuova ogni tre anni - spiega la responsabile della sezione Affari Generali del Comando Giuseppina Stella - ora ne riceveranno un solo esemplare al momento dell'assunzione. E questa verrà sostituita soltanto se lo richiederanno». Aggiunge: «Stando alle statistiche che abbiamo, però, è un indumento che possiamo definire in via di estinzione». Potrà sembrare strano, ma è così: nella sabaudo e sartoriale Torino, si rinuncia ad un elemento tradizionale della divisa (mentre Milano, per esempio, ha appena rifatto il tubino delle vigilesse rendendolo più glamour) per scegliere un indumento più funzionale. Si predilige la praticità, insomma. Ma soprattutto, come spiega ancora Giuseppina Stella «da quando il servizio del vigile non è più soltanto legato alla viabilità, è evidente che abbiamo bisogno di una divisa più pratica, che ci consenta di inseguire qualcuno o affrontare una colluttazione. E la femminilità? «Quella resta per carità, anche se dobbiamo rinunciare il più delle volte anche ai capelli sciolti e ai gioielli perchè potrebbero intralciare le operazioni che le dicevo prima» annota la vigilessa.E i colleghi maschi che ne pensano? «Stanno bene sia con i pantaloni, sia con la gonna. E senz'altro se scelgono i secondi - commentano al Comando - lo fanno perchè così lavorano meglio: e noi siamo felici per loro». Ma, per caso, c'entrano qualcosa gli apprezzamenti che possono arrivare dagli automobilisti, sulle gambe delle civich in gonella? Nella decisione di androginizzarsi ha qualche peso il fatto di sentirsi osservate in un modo per niente piacevole? Le vigilesse respingono con forza questa lettura: «A parte il fatto che le nostre gonne non sono minigonne e poi sono un modello-pantalone, se gli uomini vogliono fare commenti non si fermano davanti a un paio di pantaloni: tutto sta nel bloccarli sul nascere». In ogni caso, sarà anche soltanto una scelta di praticità, ma si tratta di una svolta di costume. Se le hostess rinunciassero alla gonna infatti, la questione non passerebbe certo inosservata. «Il mestiere di vigilessa - spiega il comandante Mauro Famigli - è molto diverso e implica abiti molto funzionali. Ed è un dato di fatto che ultimamente le vigilesse in gonna siano ridotte a una specie di mosca bianca». Quindi la eliminerete dalla divisa? «Al momento c'è, ma è in via di estinzione».

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"Da giorni mancava l'illuminazione Il Comune non è arrivato, i ladri sì" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

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POLEMICA. DOPO IL FURTO ALLA DITTA D'ALLARMI "Da giorni mancava l'illuminazione Il Comune non è arrivato, i ladri sì" E' polemica sul furto alla Novil Sime, l'azienda di antifurti svaligiata in via dell'Agricoltura, nella zona artigianale Cipian. Il titolare Carlo Ferretti non è per nulla convinto di un black-out provocato ad arte dai ladri: «L'impianto di illuminazione della zona - ha scritto in Comune - non funzionava dal 22 aprile, mentre il furto è stato commesso il 25». Lui aveva subito avvertito del guasto, ma pare che nessuno si sia fatto vivo, se non appunto i ladri. Dall'ufficio manutenzione del Comune si difendono: «Non possiamo escludere che si sia trattato di una manomissione dell'impianto elettrico della strada, visto che in zona Cipian le centraline elettriche sono alla facile portata di tutti e si possono aprire con chiavi sagomate di diverse dimensioni». Certo, si poteva riparare per tempo. Il black out potrebbe aver indotto la banda ad agire, anche se non è detto che un eventuale ritorno dell'energia elettrica l'avrebbe fermata. Visto la disinvoltura con cui hanno reso inefficace il sistema di sicurezza dell'azienda, probabilmente si tratta di ladri esperti, che sono riusciti anche a scassinare la cassaforte contenente 20 mila euro, secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda. Le indagini delle forze dell'ordine si sono concentrate proprio sul modus operandi dei malviventi, capaci di disattivare sofisticati congegni d'allarme che dovrebbero fornire tranquillità ai possessori. Restano i dubbi sul black out. Gli addetti del Comune sono poi intervenuti, ma dicono «in zona Cipian in passato abbiamo avuto problemi di illuminazione, in questo caso però il guasto appare più complesso. Valuteremmo se sia colpa della pioggia e dell'umidità, oppure di qualcosa d'altro».

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Garlasco, oggi la sentenza Un delitto aggravato dalla crudeltà che non merita attenuanti. Al... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-04-2009)

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Garlasco, oggi la sentenza Un delitto aggravato dalla crudeltà che non merita attenuanti. All'accusa ha replicato ieri la difesa chiedendo l'assoluzione: non ci sarebbero prove certe. Il giudice deciderà oggi. La famiglia di Chiara, che ha chiesto 10milioni di euro di risarcimento, potrebbe avere giustizia. «Non si dimentichi Di Salvo» La vedova di Rosario Di Salvo, ucciso col segretario regionale del Pci siciliano Pio La Torre il 30 aprile del 1982 a Palermo, scrive una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «In questi anni ho visto con sgomento un sipario di silenzi e omertà calare sulla memoria di mio marito». Era un militante comunista, scrive Rosa Di Salvo, «un uomo libero temprato dal fuoco della sua passione civile. Pio La Torre era il valoroso guerriero dei deboli che si esponeva in prima persona per un mondo pieno di giustizia, e Dio sa di quanta giustizia la Sicilia avesse e abbia bisogno. Rosario era il suo angelo custode laico. Era colui che vegliava sulla speranza, restando sempre un passo indietro». In pillole

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Il mio consiglio da medico? Emigrare il prima possibile. Lo so, è una provocazione, ma se quest... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Il mio consiglio da medico? Emigrare il prima possibile. Lo so, è una provocazione, ma se questa sciagurata legge sul testamento biologico dovesse venire approvata nella sua forma attuale, chi volesse essere sicuro di poter morire in pace dovrebbe andar via dall'Italia». Detto da uno che da anni vive in Germania fa un certo effetto, ma Gian Domenico Borasio, uno dei maggiori esperti di medicina palliativa al mondo, rientra nella categoria dei cervelli in fuga, di quegli scienziati che l'Italia prepara con cura e poi regala all'estero. In questo caso all'Università di Monaco di Baviera dove occupa la cattedra di Cure Palliative. Ha redatto il protocollo per interrompere l'idratazione e l'alimentazione di Eluana Englaro ed è presidente del comitato scientifico dell'Associazione «Per Eluana». Il ministero della Giustizia tedesco lo ha nominato membro ad personam della commissione che stabilisce i principi per una legge sul testamento biologico. Borasio è cattolico praticante e membro del consiglio scientifico dell'Accademia Cattolica della Baviera. Perdoni, ma che c'entrano le cure palliative con le dichiarazioni anticipate di trattamento, il testamento biologico insomma? «Esiste un nesso strettissimo tra le cure palliative e l'autodeterminazione del malato, recentemente ribadito da una risoluzione del Consiglio d'Europa che stabilisce: "Le Cure Palliative permettono alle persone con malattie gravi, forti dolori o grande disperazione di esercitare la loro autodeterminazione. L'approccio delle Cure Palliative (...) contribuisce direttamente all'asserzione dei diritti umani, civili e partecipativi fino alla morte dell'individuo"». D'accordo, cosa sono allora le cure palliative? «L'Organizzazione mondiale della sanità le definisce "un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle famiglie che si confrontano con i problemi associati a malattie inguaribili". Già qui ci sono due concetti che differiscono dalla medicina classica: non si parla di curare o di prolungare la vita, ma di migliorare il più possibile la qualità di quella che resta. Inoltre, le cure palliative si occupano dei familiari nella stessa misura nella quale si occupano dei malati. Primo, perché una malattia grave è un problema per tutti i componenti della famiglia. Secondo, perché le nostre ricerche hanno dimostrato che i malati terminali cambiano radicalmente la scala dei loro valori: passano da una visione egoistica della vita ad una altruistica, e si preoccupano più per la loro famiglia che per se stessi. Migliorare le condizioni psicologiche dei loro cari, quindi, contribuisce direttamente a migliorare la qualità della vita di chi sta male. Ci sarebbe da riflettere sul perché uno debba aspettare di morire per scoprire i valori dell'altruismo...». La qualità della vita è un concetto poco scientifico, non le pare? «Al contrario: è uno dei concetti scientifici più studiati degli ultimi anni. È sicuramente un concetto soggettivo, come lo sono peraltro il dolore e la sofferenza. Ma è anche quello che ci spinge a stare, sempre, dalla parte del malato. La medicina palliativa deve fare il possibile per consentire al malato di sentirsi meglio, in tutti i sensi». In che modo? «Di nuovo l'Oms, testuale: "Attraverso la prevenzione e il sollievo dalla sofferenza, per mezzo dell'identificazione precoce, della approfondita valutazione e del trattamento del dolore e di altri problemi fisici, psicosociali e spirituali". Qui, per la prima volta, i problemi di tipo psicosociale e spirituale vengono messi sullo stesso piano di quelli fisici. Quale di queste aree sia più importante per la sua qualità di vita è il malato a dovercelo dire». Non mi dirà che un medico si deve mettere nei panni di un prete? «Il benessere spirituale è un concetto che prescinde dalla religione. In Germania, se chiede chi si considera religioso le risponderanno positivamente in quindici su cento; ma quando chiediamo ai nostri malati se si considerano "credenti, nel senso più ampio del termine" le risposte positive arrivano all'87%. Di fronte alla morte le domande di tipo esistenziale e spirituale affiorano spontaneamente. Se un malato mi chiede "Perché proprio a me?" non posso rispondergli: "Questo è meglio che lo chieda al cappellano". Anche un medico deve avere il coraggio di confrontarsi con domande alle quali non esiste una risposta». Qual è esattamente il compito del medico nelle cure palliative? «Le cause di sofferenza nei malati terminali sono diverse: sintomi fisici, quali il dolore, la nausea, o la mancanza di fiato, ma anche ansia per la famiglia o questioni di tipo esistenziale. Metà del nostro lavoro concerne l'assistenza psicosociale e spirituale, l'altra metà le terapie mediche. Fra queste, la terapia del dolore occupa circa un terzo, e quindi un sesto del nostro impegno totale. Un buon palliativista riconosce la causa primaria della sofferenza che affligge la persona in quel momento e interviene di conseguenza. Ancora meglio è riuscire a prevenire la sofferenza quando ciò è possibile - il testamento biologico ne è un esempio». In Italia è iniziata la discussione per una legge sulle cure palliative. «Apprezzo lo spirito ma il testo è carente, in particolare per quel che riguarda la copertura finanziaria della rete di cure palliative sul territorio: 2,1 milioni di euro l'anno. Una somma risibile, con la quale si potrebbero curare solo 700 pazienti, ovvero lo 0,1% dei malati terminali in Italia. In Germania le cure palliative domiciliari ricevono 240 milioni di euro annui, 120 volte quelli ipotizzati in Italia». Se dovesse scriverla lei questa legge, su cosa punterebbe? «Al primo articolo metterei senz'altro l'introduzione delle cure palliative come materia d'esame obbligatoria in ogni facoltà di medicina. I medici devono saper curare tutti i malati, anche quelli gravi che più soffrono o stanno per morire. Mi chiedo quale altra materia possa essere più necessaria per un medico. Eppure non c'è. In Italia non esistono cattedre di cure palliative. In Germania, che dopo l'Inghilterra e l'Irlanda è uno dei Paesi più all'avanguardia in Europa, ce ne sono sei e altre tre sono in progetto. E ne stanno nascendo anche in Austria, Svizzera e Francia, dove le cure palliative sono state definite per legge priorità nazionale. In Italia no. E dire che questo consentirebbe ai medici di famiglia di svolgere la maggior parte del lavoro: perché di tutti i malati terminali, solo il 10-20% ha bisogno di un'assistenza specializzata. Il restante 80% necessita sì di cure palliative, ma a un livello che ogni medico di base preparato potrebbe dare. Non introdurre le cure palliative negli studi di medicina significa correre il rischio, altissimo, di trovarsi nelle mani di un medico incompetente ad alleviare le nostre sofferenze quando sarà il nostro turno. Non lo auguro a nessuno». Secondo articolo? «Riguarda quel 10-20% di malati che ha bisogno di cure palliative specializzate, per i quali anche un medico di base preparato non sarebbe più sufficiente. Anche questi pazienti, tranne i casi più gravi che però sono solo l'1-2%, potrebbero restare a casa se venissero adeguatamente seguiti. In Germania si sta realizzando su tutto il territorio una rete di cure palliative specializzate domiciliari. Si tratta di gruppi di otto persone - tre medici, quattro infermieri e un assistente sociale - che assistono a casa il malato e i suoi familiari. Ogni gruppo riesce a seguire ogni anno circa 250 malati terminali particolarmente gravi. Al secondo punto metterei proprio l'istituzione di una rete simile. Ovviamente con finanziamenti adeguati». Terzo punto di questa ideale "legge Borasio". «Definirei con chiarezza che le cure palliative si devono occupare di tutti i malati terminali e non solo di quelli oncologici. Il testo in discussione alla Camera è focalizzato sui malati di cancro, ma solamente il 25% della popolazione muore di tumore, mentre il 70% muore di malattie croniche o degenerative di tipo prevalentemente internistico o neurologico. Non possiamo concentrare le cure palliative su un quarto dei malati e tralasciare tutti gli altri». Torniamo alla domanda iniziale: che c'entrano le cure palliative con l'autodeterminazione nel fine vita? «Se un malato soffre terribilmente a causa di sintomi non curati, non è in grado di prendere decisioni autonome. Riducendo la sofferenza, ogni tipo di sofferenza, consentiamo alle persone di decidere serenamente come affrontare l'ultima parte della propria vita. Morire è un fatto fisiologico, come il nascere». C'è una bella differenza. «Meno di quanto si pensi. Vi sono molti punti di contatto tra il venire al mondo e l'uscirne. Nella maggioranza dei casi, ambedue gli eventi avvengono nella maniera migliore se vengono disturbati il meno possibile dai medici. In Olanda, dove è diffusa la pratica di partorire in casa, la mortalità infantile è minore che in Italia. Nelle nascite, come nella morte, esiste poi una percentuale di casi dove l'intervento medico è necessario; e nelle nascite, come nella morte, ci sono casi, molto più rari, dove è necessaria la disponibilità di una struttura altamente specialistica, come i reparti di terapia intensiva neonatale o le unità specializzate di medicina palliativa». Cosa ne pensa del rifiuto della nutrizione artificiale recentemente espresso da Paolo Ravasin e Paolo di Modica, malati di Sla? «È un loro sacrosanto diritto. Inoltre, in fase terminale, la nutrizione e l'idratazione artificiali non solo non servono a niente, ma sono addirittura dannose. I fluidi iniettati per via endovenosa, non potendo più essere espulsi perché i reni smettono di funzionare molto prima della morte, si infiltrano nei tessuti e causano edema polmonare con conseguente soffocamento. È per questo che la Società Italiana di Cure Palliative, riferendosi al ddl Calabrò, ha scritto che "questo disegno di legge, è evidente, ci imporrebbe, in ambito palliativo, di attuare delle pratiche contrarie al bene dei pazienti". Come è possibile che si continui a perseguire un disegno di legge rifiutato dagli specialisti e dalla stragrande maggioranza dei medici, che sarebbe causa diretta di inutili sofferenze in fase terminale e che darebbe ai sondini più diritti che ai malati? Io spero ancora, nonostante le evidenze, che alla fine prevarrà la ragione».

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Solo una showgirl per l'Ue Pdl, La Russa dà i curriculum (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-04-2009)

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Solo una showgirl per l'Ue Pdl, La Russa dà i curriculum SUSANNA TURCO Alla fine, stretti tra il formidabile effetto Veronica e gli storcimenti di naso di quegli aennini che nell'analisi di Fare Futuro si ritrovavano eccome, i vertici del Pdl riescono nell'impresa. Pochissime letterine nella lista delle europee, anzi tecnicamente solo una. Barbara Matera, ex letteronza, laureata, certo, in Scienza dell'Educazione, finalista per la Puglia al concorso di Miss Italia, annunciatrice Rai, eccetera. Nonché, rivela lo stesso Berlusconi in serata, «fidanzata con il figlio di un prefetto amico di Letta». Lei, comunque, si dice «motivata e pronta» per il posto da onorevole, «sicuramente più dell'anno scorso quando non mi ritenevo preparata». Bene allora, non averla promossa prima. Niente bianchetto I triumviri del Pdl si presentano un po' in ritardo, alla conferenza stampa di illustrazione delle liste. Nell'attesa, per dire il clima, qualche giornalista prova il microfono sillabando la parola del giorno: «Pa-pi, papi». «Ma io papi ci chiamo tante persone» obietta Maurizio Lupi. Gli abiti dei tre coordinatori recano traccia degli sforzi delle ultime concitate ore per estrarre 72 candati, chissà che fatica, da 400 papabili. Ignazio La Russa sfoggia una cravatta a disegni astratti blu notte e rosso arancionato, Denis Verdini pois neri su violetto lucido, Sandro Bondi visibilimente il più provato un dolcevita celeste sotto la giacca. Parlare di bonifica delle lista è vietato, lo si considera un insulto. Usare il termine bianchetto pure. «Io il bianchetto lo uso al massimo per le unghie delle mani», dice poi Verdini probabilmente per chiarire che non ne fa uso. Le starlette candidate non ci sono mai state, punto. Un po' di tutto In compenso, c'è nelle liste del Pdl tutto ciò che ci deve essere in un personale politico scelto coi criteri del Cavaliere. Di molti, anzi di molte, Ignazio La Russa legge un apposito curriculum. C'è la stimata professionista della fisioterapia Licia Ronzulli, che Berlusconi ha conosciuto all'Ospedale ortopedico Galeazzi di Milano e catapultato prima nelle liste per le politiche e ora in quelle europee. La chiamano la massaggiatrice, ma solo per invidia. Ci sono i Bonsignore e i Patriciello. C'è la deputata Mariarosaria Rossi, nota tra i parlamentari per la generosa scollatura e per il fatto di essere relatrice nel provvedimento sulle quote latte. C'è Potito Salatto, il cui curriculum risale ai tempi della Dc di Fanfani. C'è Gargani, intramontabile nonostante le voci malevole. C'è l'ex presentatrice Elisabetta Gardini, della cui carriera politica i più ricordano la gaffe su Tremonti che le costò la nomina a portavoce di Fi e l'impareggiabile risposta sulla Consob alle Iene. Poi c'è Lara Comi, che ha solo 26 anni, ma già due lauree alla Cattolica e alla Bocconi, lavora per la Giochi preziosi ed è assistente della Gelmini. Nino Strano con quella storia della mortadella che lo perseguiterà per sempre. Giacomo Mancini, che è solo nipote dell'ex ministro socialista ma viene presentato ugualmente come «un pezzo emblematico della storia del socialismo». E Lucio Barani, quello del monumento a Craxi. Federico Eichberg, giè portaborse di Adolfo Urso. Alla fine, La Russa si ricorda «dell'omonima della sessantenne». Già, Maristella Cipriani, della quale si ricorda solo che è «moglie di un notaio», ha una omonima che fa la «escort». L'hanno verificato i triumviri: un momento di terrore, poi il dettaglio dell'età, che fortuna. Alla fine sono rimaste in tre tra le preferite: Licia Ronzulli, Barbara Matera e Lara Comi. Il ciclone Veronica ha ridotto le donne da copettina per Strasburgo. La pace ritorna solo nel Pdl...

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Super-Guido il dittatore della ricostruzione (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-04-2009)

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Super-Guido il «dittatore» della ricostruzione Il decreto gli affida poteri molto vasti nella gestione del dopo-terremoto Il capo della Procura, Rossini: voglio essere informato su tutto CLAUDIA FUSANI Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è Silvio Berlusconi ma Guido Bertolaso, 59 anni, medico infettivologo, laurea ad honorem in ingegneria gestionale e, dal 2001, numero 1 della Protezione Civile, la macchina del pronto intervento sulle emergenze e la cabina di regia di tutti i grandi eventi, dai funerali di Woytjla ai Mondiali di nuoto, dall'emergenza rifiuti al restauro del Duomo di Noto. Per non parlare di alluvioni, frane, incendi e terremoti. Il premier, forse, non se n'è ancora accorto e lui, super-Guido, fa di tutto per stare sempre un passo indietro e ricordare, ogni volta che incontra un microfono, «come ha detto il Presidente del Consiglio.», «sono orgoglioso di un premier che capisce prima e di più del sottosegretario alla Protezione civile». Rispetto al premier è più giovane, più bello - fisico asciutto, occhi chiari, pelle quasi di porcellana con rare rughe d'espressione eppure fa una vita d'inferno - l'unico politico sempre in tuta, il maglione blu con lo stemma della Protezione civile e il tricolore. Più di una divisa, quasi una vesta sacra: pur gestendo ogni anno milioni e milioni di euro, Bertolaso non è mai stato sfiorato da un'inchiesta. Pulito, lindo, perfetto, un giglio. Eppure è lui, materialmente, l'uomo-del-fare nel governo-del-fare. Quello che sistema i rifuti, anche se poi il termovalorizzatore di Acerra che mangia ecoballe e sputa energia non è mai partito. Quello che ricostruirà l'Aquila e l'Abruzzo, la più grande emergenza nazionale degli ultimi vent'anni, spostando il vertice dei Grandi della Terra. Disse Fiorello. Fiorello disse di lui che ha 106 controfigure visto e considerato tutto quello che fa. E come lo fa. Forse usa il teletrasporto, quello di Startrek. Scorrendo le 64 pagine del decreto per la ricostruzione dell'Abruzzo viene la pelle d'oca. Se n'è accorto anche il procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini: «Eh sì - rifletteva ieri con i giornalisti fuori dalla Procura - il decreto garantisce poteri infiniti, espropri dei terreni, affidamento lavori a chiamata diretta, nuclei speciali di polizia, ben venga se servirà per la ricostruzione. Ma sia chiaro - ha avvertito - che poi il procuratore sono io e devo essere informato di tutto». Sarà un caso. È un fatto però che ieri mattina, nella caserma sede dell'emergenza sisma nonché futuro quartier generale del G8, tecnici hanno prelevato campioni di della struttura «per verifiche sul cemento e sulla staticità delle struttura». Sarebbe sgradevole far cadere calcinacci sulle giacche dei leader del mondo. Per non immaginar di peggio. Ed è un fatto, anche, che il procuratore abbia messo naso sulle tonnellate di macerie da frantumare: c'è amianto e la Protezione civile, che ne ha ordinato la distruzione in materiale inerte, non se n'era accorta. Non ci aveva pensato. Caserma bunker. Resistenza della caserma-bunker e amianto tra le tende, possibili altre vittime sotto le macerie e il malcontento delle tendopoli, rughe non previste nel magico mondo di super-Guido dove tutto marcia e funziona come in una gigantesca caserma. D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger. Come lo Spirito Santo. Bazzecole. Nel 2000, per il Giubileo, guidò l'elicottero che portava Woytjla a Tor Vergata tra milioni di giovani. Nel suo ufficio conserva ancora la foto. Di quel Papa tanto amato organizzò i giorni dell'omaggio alla salma e il funerale. Così come fu l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà. Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu. «Sono bipartisan» dice di sé. Il politico con il maglione. Blu. Una garanzia. Il ritratto

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Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è Silvio Berlusconi ma Guido Bertolaso, 59 anni, medico infettivologo, laurea ad honorem in ingegneria gestionale e, dal 2001, numero 1 della Protezione Civile, la macchina del pronto intervento sulle emergenze e la cabina di regia di tutti i grandi eventi, dai funerali di Woytjla ai Mondiali di nuoto, dall'emergenza rifiuti al restauro del Duomo di Noto. Per non parlare di alluvioni, frane, incendi e terremoti. Il premier, forse, non se n'è ancora accorto e lui, super-Guido, fa di tutto per stare sempre un passo indietro e ricordare, ogni volta che incontra un microfono, «come ha detto il Presidente del Consiglio.», «sono orgoglioso di un premier che capisce prima e di più del sottosegretario alla Protezione civile». Rispetto al premier è più giovane, più bello - fisico asciutto, occhi chiari, pelle quasi di porcellana con rare rughe d'espressione eppure fa una vita d'inferno - l'unico politico sempre in tuta, il maglione blu con lo stemma della Protezione civile e il tricolore. Più di una divisa, quasi una vesta sacra: pur gestendo ogni anno milioni e milioni di euro, Bertolaso non è mai stato sfiorato da un'inchiesta. Pulito, lindo, perfetto, un giglio. Eppure è lui, materialmente, l'uomo-del-fare nel governo-del-fare. Quello che sistema i rifuti, anche se poi il termovalorizzatore di Acerra che mangia ecoballe e sputa energia non è mai partito. Quello che ricostruirà l'Aquila e l'Abruzzo, la più grande emergenza nazionale degli ultimi vent'anni, spostando il vertice dei Grandi della Terra. Disse Fiorello. Fiorello disse di lui che ha 106 controfigure visto e considerato tutto quello che fa. E come lo fa. Forse usa il teletrasporto, quello di Startrek. Scorrendo le 64 pagine del decreto per la ricostruzione dell'Abruzzo viene la pelle d'oca. Se n'è accorto anche il procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini: «Eh sì - rifletteva ieri con i giornalisti fuori dalla Procura - il decreto garantisce poteri infiniti, espropri dei terreni, affidamento lavori a chiamata diretta, nuclei speciali di polizia, ben venga se servirà per la ricostruzione. Ma sia chiaro - ha avvertito - che poi il procuratore sono io e devo essere informato di tutto». Sarà un caso. È un fatto però che ieri mattina, nella caserma sede dell'emergenza sisma nonché futuro quartier generale del G8, tecnici hanno prelevato campioni di della struttura «per verifiche sul cemento e sulla staticità delle struttura». Sarebbe sgradevole far cadere calcinacci sulle giacche dei leader del mondo. Per non immaginar di peggio. Ed è un fatto, anche, che il procuratore abbia messo naso sulle tonnellate di macerie da frantumare: c'è amianto e la Protezione civile, che ne ha ordinato la distruzione in materiale inerte, non se n'era accorta. Non ci aveva pensato. Caserma bunker. Resistenza della caserma-bunker e amianto tra le tende, possibili altre vittime sotto le macerie e il malcontento delle tendopoli, rughe non previste nel magico mondo di super-Guido dove tutto marcia e funziona come in una gigantesca caserma. D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger. Come lo Spirito Santo. Bazzecole. Nel 2000, per il Giubileo, guidò l'elicottero che portava Woytjla a Tor Vergata tra milioni di giovani. Nel suo ufficio conserva ancora la foto. Di quel Papa tanto amato organizzò i giorni dell'omaggio alla salma e il funerale. Così come fu l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà. Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu. «Sono bipartisan» dice di sé. Il politico con il maglione. Blu. Una garanzia.

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il mistero della vedova senza ombre (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Milano Sola, benestante, sempre elegante: non ci sono macchie nella vita delle donna uccisa in viale Sarca Il mistero della vedova senza ombre mistero sulla morte di Maria Teresa Procacci, la 68enne trovata morta in viale Sarca martedì sera. Probabilmente è stata colpita da un uomo che la conosceva bene con un colpo di bastone o di martello. La donna, cattolica e benestante, è stata uccisa nella sua auto ed è stata denudata per pulire le tracce di sangue. Sentiti i familiari e un uomo con cui aveva avuto una relazione ma si esclude il movente passionale. CARLUCCI E PISA A PAGINA IX

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[FIRMA]MARIA PAOLA ARBEIA NOVARA Preghiera Darwiniana con Lella Costa: sarà i... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

[FIRMA]MARIA PAOLA ARBEIA NOVARA «Preghiera Darwiniana» con Lella Costa: sarà il gran finale degli incontri culturali promossi dalla Fondazione Faraggiana di Novara. Quest'anno la rassegna è dedicata alle celebrazioni per il bicentenario della nascita del biologo di Shrewsbury (nacque in questa cittadina vicina a Birmingham il 12 febbraio 1809) e ai 150 dalla pubblicazione della sua opera fondamentale, «L'evoluzione della specie». «Buon compleanno Darwin» è il titolo scelto per tutto il cartellone. Gli incontri si tengono dalle 18 nella sala di via Bascapè 12 tranne quello con Lella Costa che sarà al Teatro Coccia mercoledì venti maggio dalle 21 con un testo ad hoc scritto da Michele Luzzatto. Collabora il Comune. Il cinque arriva Maurizio Ferraris, ordinario di Filosofia teoretica a Torino, su «Lo spirito dei laici». Il dodici Giorgio Malacarne, ordinario di Etologia all'Ateneo Avogadro, parlerà di «Anche i geni evolvono». Gran finale con Costa. Gli incontri sono a ingresso libero tranne quello con l'attrice milanese: si pagheranno tre oppure cinque euro a seconda dei settori. Le prevendite sono già in corso al botteghino del teatro (dal martedì al sabato festivi esclusi, dalle undici alle diciotto) e i biglietti si possono acquistare anche on line nel sito della Fondazione Coccia. Per i più giovani saranno preziose occasioni per approfondire sull'opera di Darwin e la scienza. La Fondazione Faraggiana è nata per volontà testamentaria di Alessandro, nel 1961, con lo scopo di contribuire a diffondere il sapere naturalistico e le conoscenze scientifiche nonché per collaborare all'attività del Museo di Storia Naturale. Nell'albo d'oro dei protagonistri di incontri in rassegne precedenti spiccano Margherita Hack, Giulio Giorello, Giacomo Giacobini, Gianni Vattimo, Alberto Oliverio, Eugenio Borgna, Fulco Pratesi, Carlo Sini, Salvatore Veca.

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"La lingua occitana Patrimonio dell'umanità" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

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Progetto Cultura e territori «marginali» Appello all'Unesco: salviamo l'identità delle minoranze "La lingua occitana Patrimonio dell'umanità" VALTER GIULIANO* Ho appena inviato al Comitato Italiano dell'Unesco, la richiesta di candidatura ufficiale per l'iscrizione nella lista del Patrimonio immateriale dell'umanità (l'Italia ha ratificato la specifica Convenzione nel settembre del 2007) della lingua occitana. Dal momento in cui entrò in vigore la legge nazionale 482/99 sulle lingue minoritarie - attuazione dell'articolo 5 della Costituzione, frutto della "Carta di Chivasso" del 1943 - mi batto per l'affermazione del valore della diversità linguistica e culturale, importante quanto la biodiversità. Non sono che il testimone di un movimento, sostenuto con forza dalla Chambra d'Oc e dai suoi infaticabili animatori, Ines Cavalcanti e Giacomo Lombardo, che ha unito, anche fisicamente, con il progetto "Occitania a pè" - da Vinadio a Vielha, 70 giorni di cammino, per complessivi 1.300 chilometri - i territori occitani di Italia, Francia, Catalunya, fino alla pirenaica Val d'Aran, coinvolgendo nella petizione all'Unesco, tutte le comunità che ha attraversato. Si tratta di una richiesta con solide fondamenta culturali, che partono dalla poesia dei trovatori, passano attraverso il riconoscimento del Dante della Divina Commedia (canto XXVI del Purgatorio), si consolidano con il Premio Nobel 1904, attribuito al Frédéric Mistral di "Mirèio" e di "Calendau " composte in lingua d'Oc, e giungono ai fermenti dei moderni compositori occitani di letteratura, di musica, di canti e di balli. Nel panorama multiculturale dell'oggi l'identità è, più che mai, affermazione composita del dialogo, della contaminazione, del desiderio di mettersi in relazione con l'altro da sé, così come ci insegna la lezione di Emmanuel Lévinas. E non, come qualcuno vorrebbe costringerci a credere, difesa tribale di presunte esclusività razzistiche. La realtà dell'oggi chiede, con forza, di riconoscere il valore delle lingue madri del territorio, dando ragione al Pasolini di "Volgar'eloquio", piuttosto che all'accorato grido di Ignazio Buttitta (Un popolo/diventa povero e servo/quando gli rubano la lingua/ricevuta dai padri:/ è perso per sempre...) o alle razionali e scientifiche argomentazioni di Tullio De Mauro, fino all'ultimo grido del Boris Pahor di "Qui è proibito parlare", in cui la negazione della lingua diviene negazione di una comunità, di un popolo, di un diritto a esistere. Della democrazia. Non è dunque fuori luogo affermare e reclamare il diritto alla lingua madre di ognuno, come primo riconoscimento del diritto alla diversità, al diverso pensare e al diverso sentire che sono alla base della concezione laica di ogni sistema democratico che rifugge il dogma e l'affermazione di presunte verità o superiorità. *Assessore alla Cultura Provincia di Torino

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La rustica villa Il Gioiello sulle colline di Firenze, dove Galileo visse i suoi ultimi ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

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La rustica villa «Il Gioiello» sulle colline di Firenze, dove Galileo visse i suoi ultimi anni da confinato del Sant'Uffizio, è finalmente restaurata. C'è voluto quasi un secolo. Così vanno le cose in Italia. Franco Pacini, l'astronomo che tanto ha fatto per rimetterla all'onor del mondo, sta lavorando perché l'Unesco la dichiari «patrimonio dell'umanità». L'occasione è propizia. Stiamo vivendo l'Anno dell'astronomia, proclamato dall'Onu proprio perché quattro secoli fa Galileo per la prima volta puntò un cannocchiale al cielo. Ma ecco che intorno al Gioiello si litiga. Succede perché a gestire la villa sarà il Museo della Specola. Scelta strana per tre motivi. Primo: nonostante il nome, questo museo ospita collezioni zoologiche e anatomiche. Secondo: finora non ha mai mostrato interesse per la casa di Galileo. Terzo: il Gioiello non è destinato a diventare un museo ma a ospitare incontri scientifici di livello internazionale in un luogo-simbolo della scienza moderna. Fu la figlia Virginia, divenuta Suor Maria Celeste nel 1616, a individuare la villa di Arcetri come residenza del vecchio padre condannato agli arresti domiciliari. Abitando a pochi passi nel monastero di San Matteo, Virginia pensava così di poterlo assistere meglio. In realtà fu per breve tempo: Virginia morì nel 1634 e Galileo le sopravvisse per otto anni. Al Gioiello scrisse le sue ultime opere, divenne cieco, ricevette il poeta Milton e formò gli ultimi allievi, Viviani e Torricelli. Nel 1920 il Gioiello divenne monumento nazionale, passò al Demanio e, come accade con tanti beni statali, si avviò a una inesorabile decadenza. Nel 1970 era ormai un rudere. Vetri rotti, calcinacci, erbacce, una tazza (non da tè ma da gabinetto) abbandonata nella stanza dove Galileo passava le sue giornate quando non poté più curare l'orto che tanto lo appassionava. Sollecitate da Pacini, intervennero l'Università e la Sovrintendenza. Sia pure a singhiozzo, iniziarono i restauri, completati con 600 milioni stanziati nel 1998 dall'Osservatorio di Arcetri e poi con un fondo del ministero dei Beni culturali. Dopo aver contribuito a salvarlo, il contiguo Osservatorio sembrerebbe l'ente più adatto a gestire il Gioiello. Invece salta fuori il Museo della Specola. Che con Galileo ebbe solo un rapporto piuttosto macabro: dal 1841 al 1927 ospitò il dito medio della sua mano destra. Lo storico Anton Francesco Gori, cultore di reliquie laiche, l'aveva sottratto ai resti dello scienziato nella traslazione del 1737 in Santa Croce. Qualcuno ora dovrebbe sentirsi puntato addosso quel dito accusatore.

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Immigrazione, l'opposizione deve sperare in Fini (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Immigrazione, l'opposizione deve sperare in Fini Giorgio Pagano Il decreto sulla sicurezza è diventato legge. Ma, dopo la doppia bocciatura alla Camera delle norme sulle ronde e sul tempo di permanenza degli immigrati nei Cpt, è diventato un'altra cosa. Si può certamente parlare di una battuta d'arresto per i disegni leghisti. E della possibilità di aprire una fase nuova sia nella politica sulla sicurezza e l'immigrazione sia nella vicenda politica del centrodestra. In questi mesi la Lega, sotto il falso pretesto di frenare l'irregolarità, ha in realtà cercato di far passare un'altra logica, quella di rendere sempre più difficile la vita agli immigrati, irregolari ma anche regolari. Lo ha rilevato, esprimendo preoccupazioni molto serie, anche il commissario del Consiglio d'Europa per i diritti umani Thomas Hammerberg. Una logica intollerante e illiberale che non protegge la sicurezza degli italiani perché rischia di spingere gli immigrati al conflitto razziale e che non conviene al Paese, alla sua economia e al suo welfare, perché non comprende che cos'è effettivamente il nostro mercato del lavoro. Si tende a rendere sempre più complicata l'integrazione dei quattro milioni di stranieri residenti in Italia e non si ha una risposta per gli 800.000 stranieri privi di documento regolare che in grande maggioranza (oltre la metà sono colf e badanti in attesa del "visto") vivono nelle nostre case, lavorano al nostro servizio, vengono curati nelle nostre strutture, hanno i figli che frequentano le nostre scuole. Già il decreto legge approvato in luglio conteneva l'aggravante, iniqua, della pena pari a un terzo per i reati compiuti dall'immigrato irregolare. Poi il ministro Roberto Maroni, sotto pressione dell'Unione europea, ha dovuto ritirare un decreto legge che imponeva forti restrizioni alla libera circolazione dei cittadini europei mediante l'allontanamento di chi fosse sprovvisto di un reddito adeguato. Così come è stato costretto a fare marcia indietro sul reato di immigrazione clandestina, norma non solo iniqua ma inattuabile, e a fare le acrobazie per evitare la censura europea sulla schedatura dei rom. Passo dopo passo, la logica della Lega avanzava, ma trovava reazioni: anche la proposta delle classi separate per i bambini stranieri non è, finora, passata. Il decreto legge approvato in Parlamento conteneva, fino a pochi giorni fa, sia la norma sull'allungamento a 180 giorni della permanenza degli immigrati nei centri di smistamento, vale a dire una misura carceraria in assenza di reato, sia quella sulle ronde, che sanciva l'intrusione dei privati - sia pure, a differenza della prima stesura, disarmati - nel mantenimento dell'ordine pubblico. Ora tutto questo non c'è più, così come non c'è più l'incoraggiamento agli operatori sanitari a denunciare i pazienti ospedalieri sprovvisti di documenti regolari, un annuncio che ha già prodotto il dramma di tanti irregolari che, per paura, non si sono fatti curare. Le vittorie dell'opposizione alla Camera, ottenute grazie all'apporto di settori della maggioranza, hanno dato un duro colpo alla logica xenofoba della Lega, finora accettata, pur se obtorto collo da parte di alcuni, dal centrodestra. Ecco perché diventa possibile una nuova politica per la sicurezza e l'immigrazione. Per definirne le linee guida è utile rileggere le parole di Gianfranco Fini al congresso del Pdl: l'Italia tra dieci anni sarà pluri-etnica, pluri-religiosa, pluri-culturale, occorre quindi prepararsi a questi eventi nella scuola, nelle norme di integrazione, nel rispetto di diritti e doveri da parte di tutti. Insomma: c'è un'etica della sicurezza e dell'ordine civile e c'è un'etica dell'ospitalità e dell'accoglienza. Le due etiche non vanno contrapposte: la sicurezza aumenta la capacità di accoglienza, e viceversa. Si può e si deve dare serenità e tutela ai cittadini senza comprimere mai, in alcun modo, i diritti. Ecco perché la confusione, praticata finora, tra irregolari e criminali non aiuta né la sicurezza né l'accoglienza. Contemporaneamente, quindi, si apre la possibilità di una divisione nel centrodestra e di una lotta al suo interno tra idee che non sono facilmente componibili. Ora se ne discuterà alla Camera: la Lega riproporrà le misure che sono state respinte in un disegno di legge. Continuerà una politica di annunci roboanti a cui seguono le marce indietro o la Lega sfonderà? Dipenderà dall'opposizione, in Parlamento e nel Paese, e dagli esiti del contrasto nel centrodestra. Non è detto che il Pdl diventi il partito dei padani impauriti e razzisti. Fini, l'ex fascista che pure fu coautore con Umberto Bossi di una legge sull'immigrazione che è all'origine di tanti nostri guai e che da vicepremier si macchiò delle gravi colpe dei giorni del G8 a Genova, sembra ormai guardare oltre Berlusconi e il suo patto strategico con Bossi, e mette in guardia dai rischi del populismo plebiscitario in nome di una destra più laica e pluralista, più attenta ai diritti degli individui e alle tutele istituzionali, più moderna ed europea. I contrasti sono reali: bisognerà vedere se Fini si ridurrà a "grillo parlante" del centrodestra o se riuscirà a giocare la sua partita. Giorgio Pagano, già sindaco della Spezia, si occupa di cooperazione internazionale nell'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e di politiche urbane nella Recs (Rete città strategiche). 30/04/2009 L'etica della sicurezza non va contrapposta all'etica dell'ospitalità e dell'accoglienza 30/04/2009

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private nel mirino del fisco "controlli anche sui docenti" - francesca savino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-04-2009)

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Pagina IX - Bari Private nel mirino del Fisco "Controlli anche sui docenti" I sindacati: a centinaia in nero o sotto ricatto FRANCESCA SAVINO Scuole private nel mirino del fisco. Anche in Puglia la circolare dell´Agenzia delle entrate sul "Contrasto e prevenzione dell´evasione fiscale", che inserisce l´iscrizione dei figli negli istituti non statali fra i beni di lusso di una famiglia, farà scattare i controlli dei finanzieri fra corridoi e banchi. I sopralluoghi dei militari nelle scuole potrebbero essere fondamentali per verificare la dichiarazione dei redditi di chi manda i ragazzi nelle private: un elemento che - spiega la circolare - indica elevata capacità contributiva e che deve quindi essere coerente con quanto dichiarato al fisco. «Osserveremo le indicazioni impartite dal direttore generale Attilio Befera: siamo pronti ad applicare i nuovi parametri», spiega dagli uffici finanziari di Bari il direttore regionale delle Entrate Silvia Guarino. «Siamo in attesa dei criteri sulla base dei quali effettuare le verifiche, poi ci attiveremo nel rispetto della trasparenza e dell´imparzialità». La finanza potrebbe essere inviata a breve nelle scuole private, laiche e religiose, per acquisire gli elenchi di bambini e ragazzi che le frequentano. Un´attenzione poco gradita dalle associazioni che riuniscono gli istituti non statali. «Un buono spunto di partenza», al contrario, per i sindacati del mondo della scuola. «I controlli vanno estesi per verificare in che condizioni lavorano gli insegnanti in alcuni istituti privati» invita la segretaria provinciale della Cisl scuola Lena Gissi. «Abbiamo oltre cento segnalazioni di docenti tenuti sotto il ricatto di insegnare gratis, in cambio di punti in graduatoria» spiega. «Molti ricevono un assegno pro forma, da restituire poi ai datori di lavoro, altri guadagnano pochi spiccioli, rigorosamente in nero, in altre scuole professori o maestri sono inquadrati come assistenti - racconta Gissi - Tutti, però, hanno paura di denunciare». Dall´ufficio scolastico provinciale il dirigente Giovanni Lacoppola rassicura sulla regolarità degli istituti parificati: «In provincia ce ne sono quattro, e sono tutti monitorati e regolari, da ogni punto di vista». Il pericolo, spiega il provveditore, è altrove: «Sarebbe scandaloso se assumessero personale non abilitato». Intanto la Flc Cgil lancia l´allarme sui collaboratori scolastici e sulla sicurezza nelle scuole pubbliche: in provincia di Bari è prevista una riduzione dell´organico Ata di oltre 1300 posti in tre anni e 450, su un totale di 7mila e 229 persone, solo per il prossimo. «Un´ennesima mattanza, che avrà come risultato l´impossibilità di garantire i servizi essenziali, dagli adempimenti amministrativi, all´assistenza all´handicap, alla vigilanza degli alunni» commenta il segretario provinciale Claudio Menga.

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Lo struggimento intenso della diversità (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

TORINO Al Glbt lo schermo parla tedesco Lo struggimento intenso della diversità Federico Ercole TORINO «Deutchland uber Alles», ovvero l'adagio di uno dei quartetti dell'opera 76 di Joseph Haydn, in cui il tema che sarebbe diventato l'inno tedesco viene sottoposto ad una serie di variazioni che lo trasformano mirabilmente, senza mutarne l'intima bellezza melodica e l'anima sonora. Al Glbt di Torino, edizione 2009, i film tedeschi proiettati possiedono la stessa mirabile sublimazione della variazione sul tema della sessualità e su ciò che i romantici chiamarono «spirito tedesco», assai prima che lo spirito si trasformasse in mostro orrendo. Perché la vita, e il suo elemento vitale per eccellenza, il sesso, esistono solo nella variazione che è sempre negazione di monotonia e di ripetizione. I film tedeschi arricchiscono un panorama già ricco e spericolato, che rende il Glbt torinese ( evento sulla variazione per eccellenza) il festival più «avanti» e meno omologato della città. Nella retrospettiva dedicata ai venti anni trascorsi dalla caduta del muro è stato proiettato Coming Out (1989) di Heiner Carow, il regista di culto (è suo Die Legende von Paul und Paula) scomparso nel 1997. Il film, storia di amori spezzati tra più sessualità, è una preghiera laica per la tolleranza, una lirica schubertiana sullo struggimento per la diversità che diviene elegia universale per tutti coloro che sono emarginati e stigmatizzati. Il muro può essere insormontabile, come in The Wrestler di Wieland Speck ( 1985), girato quasi in clandestinità a Berlino Est, con una super 8 nascosta. Il muro come pietra gelida e carcere su cui si infrangono cuori e sogni, ma che rappresenta anche la perentoria e «innaturale» separazione tra i sessi che certe religioni e società considerano «naturale». Il cinema tuttavia, citando il regista Gerd Conradt, come fa Giovanni Minerba sul catalogo del festival «abbatte tutti i muri, semplicemente perché va oltre, sempre». Una delle visioni più stupefacenti del festival è Ein Traum in Erdbeerfolie di Marco Wilms un film-documentario che spalanca un universo di visioni e di immaginari, veramente inedito, che andrebbe approfondito, andando a spulciare gli archivi audio-visisi dell'ex-Ddr. Si narrano e vengono mostrate le performance dei giovanissimi che facevano la moda negli anni '80, una moda «popolare» e veramente chic, lontanissima dalle passerelle per milionari a cui siamo abituati, ma che nasce per le strade e nei locali più trasgressivi. Gli abiti e i costumi, creati con materiali di recupero, anticipano lo stile «fanta-sexy-dark» dei disegnatori di manga e anime giapponesi più visionari, fino a quelli disegnati da Testuya Nomura in Final Fantasy Advent Children. Nel corso del lungometraggio c'è il frammento di una «sfilata» di cui si dovrebbe vedere la versione integrale perché è visivamente, e teoricamente, incredibile: le modelle e i modelli sfilano in una spiaggia per nudisti, camminano lievi sulla spiaggia e sono le uniche persone vestite, circondate da un pubblico di uomini e donne completamente nudi. In concorso è passato Ruckenwind, di Jan Kruger, un film sulla deriva e lo smarrimento (tra La Bambina che amava Tom Gordon di King e Deliverance di Boorman, per la potenza d'espressione vegetale dei boschi e delle acque) dove tra i rami fittissimi della foresta non si nasconde la morte e l'orrore ma gli inquietanti segreti del profondo.

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Il nazionalismo indù infiamma la maratona elettorale indiana (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 30-04-2009)

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Il nazionalismo indù infiamma la maratona elettorale indiana Denuncia. Attacchi a cristiani e musulmani anche via web. Oggi la terza giornata di voto giunge nel Gujarat, già teatro di pogrom anti-islamici. Un caso appena riaperto, che rischia di affondare l'eroe del Bjp Modi. di Valeria Fraschetti New Delhi. «Vuoi che l'India sia convertita del tutto in una nazione cristiana? Vuoi che gli indù siano del tutto emarginati? Se non ti auguri tutto ciò, vota per i movimenti che difendono l'India come nazione indù». E ancora: «Vuoi che i talebani prendano il potere in India? Se la tua risposta è no, vota i partiti indù». È condita anche da messaggi di questo tipo la campagna elettorale indiana che corre sul web e che l'agenzia di stampa vaticana Fides ieri ha definito di «aggressione e criminalizzazione» nei confronti dei cristiani e delle altre minoranze religiose del paese. Una denuncia che arriva nel mezzo della maratona elettorale che fino al 13 maggio coinvolgerà 714 milioni di indiani. Oggi, infatti, si tiene la terza tornata: ad andare alle urne i cittadini di nove stati, tra cui il vasto Uttar Pradesh e i relativamente ricchi Maharashtra e Gujarat. È soprattutto su quest'ultimo che da qualche puntati gli occhi di osservatori e media da qualche giorno. Non perché qui la battaglia sia più aperta che altrove, anzi. Il Gujarat è uno dei fortini elettorali del Bharatya Janata Party (Bjp), il partito dei nazionalisti indù che spera di scippare al Congresso la cabina di comando della più grande democrazia al mondo. Proprio questa settimana però, la Corte Suprema indiana ha ordinato la riapertura delle indagini a carico del governatore del Gujarat, Narendra Modi, per le presunte responsabilità nelle violenze antimusulmane esplose nel suo stato nel 2002. Una decisione che non poteva arrivare in un momento peggiore per il partito indù. Nonostante le frasi denigratorie apparse su alcuni siti legati all'universo dell'induismo politico e denunciate dalla Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, il Bjp è infatti impegnato ad attenuare la sua immagine di partito radicale nell'intento di acciuffare l'elettorato moderato. Sviluppo e crescita sono il nuovo mantra del movimento che era nato negli anni '80 facendo leva sul sogno di alcuni di avere un'India tutta induista. Ad incarnare la promessa del miracolo economico è proprio Narendra Modi. Grazie alla sua capacità di attirare gli investimenti dell'industria nel Gujarat, infatti, questo facinoroso leader indù è stato in grado di farsi rieleggere tre volte governatore ed è diventato uno dei politici più trasversalmente ammirati del panorama politico indiano. Ma ora la decisione della Corte Suprema ha contribuito a far riemergere proprio quell'identità sciovinista che il movimento stava cercando di nascondere sotto il tappeto. In realtà, che la scelta di concentrarsi sul tema dello sviluppo economico sia solo un opportunistico maquillage elettorale lo dimostrava già la scelta di candidare Varun Gandhi per uno degli ottanta seggi in palio nell'Uttar Pradesh. Pronipote di Jawaharlal Nehru, Varun ha voltato le spalle al partito di famiglia, il Congresso, per arruolarsi con la destra indù. Nonostante a marzo fosse finito in cella per aver pronunciato frasi razziste contro i musulmani, il Bjp non ha esitato a farne uno dei suoi candidati di punta nel più popoloso stato indiano. Vista l'incapacità del Bjp di mettere a nascondere la sua vera natura sciovinista, islamici e cristiani anche stavolta probabilmente riporranno le loro speranze nel laico Partito del Congresso. Eppure, proprio per non farsi sfuggire il voto delle minoranze religiose, anche il Congresso non manca di opportunismo politico. Giorni fa ha ritirato il candidato Jagdish Tytler. I suoi presunti coinvolgimenti nel pogrom contro i sikh del 1984, avevano scatenato le proteste della comunità, con tanto di blocchi ferroviari e scarpata contro il ministro degli interni. 30/04/2009

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Nella quota entrano David e Filiberto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 30/04/2009 - pag: 8 «Pari opportunità» Nella quota «belli» entrano David e Filiberto di MARIA LAURA RODOTÀ P remesso che (a) per garantire pari opportunità all'elettorato femminile eterosessuale il Pdl dovrebbe candidare l'intera nazionale di rugby, riserve incluse, e (b) neanche negli altri partiti hanno in lista dei maschi pinup, quest'anno c'è chi si sforza. Ovvio, è difficile: le selezioni di Miss Italia, pardon dello schieramento del premier, sono state lunghe, estese e accurate; e nonostante qualche piccola polemica ci saranno candidate (esteticamente) sbalorditive. Ancora più ovvio, anche se non per tutti: le donne che votano qualcuno «perché è un bell'uomo» esistono ma sono una minoranza. E casomai, le candidate carine (ne ebbe anche il Pd, inutilmente, alle politiche 2008) paiono un'emanazione del narcisismo (e dei gusti) dei leader, più che una mossa per catturare consensi. Però qualche bel tipo l'hanno presentato, con vari perché. C'è David Sassoli, l'anchorman più attraente del Paese, capolista pd nell'Italia centrale (secondo in lista è Leonardo Domenici, sindaco uscente di Firenze, magari è un'icona fetish perché si incatena, vai a sapere). Cattolico di sinistra moderata, occhi azzurri che fanno contrasto con i capelli vivaddio grigi, che non se ne può più di politici tinti. Ha esordito fuori dal Tg1 martedì a Ballarò; l'utente medio/a era spiazzato/a più di lui, ma lui non è un'anomalia italiana. Politicamente corretto e con la voce gradevolmente impostata, sembra un candidato americano; anche se lì le celebrità tv in genere si candidano di propria iniziativa, mentre Sassoli ha l'aria di chi si sacrifica (o forse è una strategia seduttiva, vai a sapere). E poi c'è Emanuele Filiberto di Savoia, candidato a sorpresa dell'Udc. Ha da poco vinto a Ballando con le stelle (rischia di creare confusione tra gli elettori, forse cercheranno di votarlo via sms, vai a sapere). Si dichiara qualificatissimo: «Parlo cinque lingue, conosco la metà dei capi di Stato europei e dell'altra metà sono parente», e son cose utili. Neanche lui è una stranezza nazionale. Proprio un suo cugino, Simeone Sassonia-Coburgo Gotha, ex re bambino, è stato primo ministro in Bulgaria dal 2001 al 2005. Insomma, grazie a lui ci si può allineare alle new entries dell'Est Europa, e mandare a Strasburgo un deputato distinto. Certo, Sassoli & Savoia sono difficilmente abbinabili e hanno fans diverse. E sono solo due. Ma forse per le Europee 2014 i partiti organizzeranno primarie per signore con sfilate di fusti e voti con la paletta; e passerà come una conquista delle pari opportunità, magari, vai a sapere. Anchorman David Sassoli, già vicedirettore del Tg1 Principe Emanuele Filiberto, nipote del re Umberto II

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Il set delle riforme condivise (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Articolo Sei in Commenti 30 aprile 2009 Il set delle riforme condivise Il disegno berlusconiano di comprendere ideologicamente, facendo finta di superare le ideologie, il vissuto politico degli italiani prende corpo. E sposta a sinistra l'interesse da perseguire. Brunetta su Corsera e dalla Bignardi afferma di essere socialista come il governo che rappresenta e il suo partito. Bonaiuti gli fa eco, sostenendo che da socialista conosce il valore della Resistenza, dell'antifascismo e dell'impossibilità di equiparazione morale tra partigiani e repubblichini. Bondi mette in riga Lombardo mandando, quindi, messaggi criptici ad altri alleati. Berlusconi attenendosi, piaccia o non piaccia, alle indicazioni del presidente Napolitano fa un discorso progressista ed equilibrato. Ovviamente alternativo, dal suo punto di vista, alla sinistra attuale considerata conservatrice. Questo processo era iniziato con De Michelis e Rotondi che nella campagna elettorale del 2006 inneggiavano al centrosinistra Dc-Psi come panacea per il governo del paese. E questo pur vivendo in una presunta coalizione di centrodestra. Vinte le elezioni del 2008, con una forte rappresentanza ministeriale orgogliosa di dichiararsi socialista senza sì e senza ma, prosegue il percorso di attrazione per i voti riformisti. Assorbita Alleanza nazionale visto l'intelligente, costituzionale e laico comportamento di Fini al di là delle futilità e delle inutilità di alcuni per Berlusconi può iniziare ormai il cammino verso una coalizione delle idee condivise. Di perdere un ulteriore 2,50 per cento a destra, che unito a quello di Storace diventa il 5 per cento detenuto dal vecchio Msi, è insignificante per il Cavaliere. Valgono molto di più eventuali accordi con l'Udc e la possibilità di catturare voti nel centrosinistra e di parlare, accettandone il principio, di riforme condivise. Genialoide, populista, un po' rifatto, gaffeur da marketing strategico, il Cavaliere a circa 73 anni ha avuto, come dice Violante, senso delle istituzioni e con il ritiro del disegno di legge filo repubblichino ha messo a segno un altro goal. Del resto, sostiene di aver giocato da centravanti! E durante il terremoto, poi, ha dimostrato di avere il senso della gente. Il rifacimento della dentiera, da lui commissionato all'Istituto Eastam di Roma, per un'anziana signora che l'aveva persa ha prodotto un servizio di tre minuti del Tg1. E così ha bucato ancora una volta lo schermo dell'immaginario collettivo. Al tentativo di schiacciata del Pd sul 25 aprile, Berlusconi, pur non essendo alto, è saltato come Pelè su Burgnich nel settanta in Messico ed ha fatto muro. La palla è caduta fra le nostre gambe e si è aggiudicato il set sull'antifascismo militante di origine familiare supportato dall'esilio del padre. Cosa da molti di noi risaputa. Il set successivo saranno le riforme da condividere. E Macaluso ci ha giustamente ricordato i nostri errori sul Titolo V che modificammo con soli 4 voti in più. Mentre B o n a i u t i conferma la volontà di confrontarsi e dialogare. La crisi non è finita, ci sono alcuni segnali ma nelle influenze sono possibili ricadute. Bisogna vaccinarsi con programmi unitari nell'interesse generale del paese e questo è possibile solo attraverso una collaborazione intelligente, civile e costruttiva tra le forze parlamentari, sindacali e produttive. Pensando a scenari diversi, è tempo di metapolitica. ARNALDO SCIARELLI

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Terza Pagina data: 30/04/2009 - pag: 41 La denuncia Il paladino dei diritti civili arriva in Italia per presentare il suo libro contro chi alimenta «l'odio verso lo Stato ebraico» «Un vero liberal deve difendere Israele» Alan Dershowitz accusa gli intellettuali di sinistra, da Saramago a Chomsky dal nostro corrispondente ALESSANDRA FARKAS NEW YORK In Italia Alan Dershowitz è di casa dal 1974. Allora si recò nel nostro Paese per incontrare Umberto Terracini, dirigente del Pci d'origine ebraica favorevole a una politica più pro-Israele. Dopo 35 anni il giurista-scrittore di Harvard, paladino dei diritti civili, torna a Roma con una missione: frenare l'ondata di odio anti-israeliano che, mette in guardia, «oggi non scaturisce più soltanto dalle forze estremiste». La sua tournée italiana è stata organizzata da Amy Rosenthal, docente di Relazioni internazionali all'American University di Roma e comprende anche un incontro con alcuni deputati, tra cui Fiamma Nirenstein. L'occasione: l'uscita in Italia del libro Processo ai nemici di Israele (Eurilink editore), dove Dershowitz mette sotto accusa l'intellighenzia occidentale: «Intellettuali spiega come lo scrittore spagnolo Antonio Gala, secondo cui gli ebrei meritano un altro Olocausto se non abbandonano Israele». Nella sua lista nera: l'ex presidente Usa Jimmy Carter (che ha scritto Palestine. Peace not Apartheid) e Stephen Walt e John Mearsheimer, autori di La Israel Lobby e la politica estera americana (Mondadori). «Mi preoccupa che la retorica anti-israeliana più violenta non appartenga più a frange dell'estrema sinistra, ma al mainstream », precisa Dershowitz, che cita i Nobel Harold Pinter, Carter, José Saramago e Desmond Tutu, oltre a Noam Chomsky («studioso di fama mondiale»), ma non Norman Finkelstein, «spazzatura che nessuno prende sul serio». A Roma Dershowitz approda dopo i riflettori di Durban II, dove è stato allontanato quando si accingeva a sfidare il presidente iraniano Ahmadinejad. «Ad applaudire con più entusiasmo le sue farneticanti esternazioni sull'Olocausto e Israele accusa erano purtroppo gli ebrei barbuti del Neturei Karta. Un gruppo che auspica l'annullamento totale del sionismo». L'ebreo antisemita: un ossimoro che lo tormenta. «L'odio anti-israeliano è diventato una sorta di rito d'iniziazione. Per essere accettati nell'estrema sinistra agli ebrei si chiede di diventare più anti-israeliani degli arabi e più palestinesi dei palestinesi, buttando alle ortiche la propria eredità». Si tratta, teorizza, di un ritorno all'Inquisizione, «quando eravamo costretti a convertirci e a diventare più cattolici del Papa. Gli ebrei disposti a vendere l'anima al diavolo esistono da sempre». Il suo assillo oggi è spiegare al mondo che non bisogna essere di destra per amare Israele. «Barack Obama, Hillary Clinton, Ted Kennedy, Irwin Cotler ed io siamo tutti liberal e pro-Israele, come il resto della sinistra moderata Usa». La sua coscienza sionista è germogliata a Williamsburg, il quartiere di Brooklyn dove è nato nel 1938 da una coppia di origine polacca: Claire, computista, e Harry, fondatore della Young Israel Synagogue: «I miei erano ebrei ortodossi ma moderni. Da piccolo giocavo a baseball e correvo dietro alle ragazze come i miei amici protestanti e cattolici. Oggi l'ebraismo è spaccato in due tra ultraortodossi e laici: il tipo di quartiere dove sono cresciuto io non esiste più in America». A 14 anni aveva trovato il primo lavoro, alla Sohn Delicatessen, una fabbrica di insaccati kosher della Lower East Side. «Dovevo annodare lo spago tra un hot dog e l'altro e un giorno rimasi chiuso nel freezer». Dopo la laurea in legge a Yale nel 1962, nel '67, a solo 28 anni, diventa il più giovane docente in legge nella storia di Harvard, dove, tra gli ex alunni, annovera Eliot Spitzer, John Sexton, Joe Klein, Barack e Michelle Obama. Difendere gli emarginati era nel suo Dna. Si fa strada come avvocato dei poveri e dei bistrattati, per esempio dei condannati a morte di colore. «La pena capitale è un'atrocità razzista che li penalizza. E solo quando la vittima è bianca». Ma tra i suoi clienti ci sono pure Vip ricchi e famosi come Patricia Hearst, Mike Tyson, Michael Milken. «Certo, ma la metà dei miei assistiti non paga un centesimo », ribatte. Di O.J. Simpson, assolto col suo aiuto, dice che «non comparirà tra i processi del secolo accanto a Norimberga, ai coniugi Rosenberg o Sacco e Vanzetti, e sarà scordato dalla storia». Per assicurarsi l'immortalità abbandona spesso la toga di avvocato, per indossare i panni di scrittore prolifico, autore di ben trenta saggi, tra cui i bestseller Reversal of Fortune e Chutzpah. «Scrivo ogni giorno dalle tremila alle quattromila parole. La mia segretaria le ha contate: un milione l'anno, oltre 40 milioni in tutto. Però non so usare il computer e scrivo solo a penna». Dershowitz ha appena ultimato il suo terzo romanzo: The Trial of Zion, un thriller legale che parte da un attentato terroristico per esplorare, attraverso cinque famiglie, il conflitto ebraico-palestinese in Terra Santa dal 1885 ad oggi. Nel 1994 aveva pubblicato Il demone dell'avvocato (Mondadori), il suo primo lavoro di fiction (la storia semiautobiografica di un avvocato alle prese con un cliente colpevole e pericoloso) e nel 1999 Just Revenge, ispirato allo sterminio della famiglia materna durante l'Olocausto. «Sono stato influenzato da Emanuel Ringelblum, che ha immortalato l'esperienza nel ghetto di Varsavia nascondendo i diari in cartoni del latte sottoterra. E da Elie Wiesel, oggi mio caro amico. Non parlo solo de La notte ma anche de Gli ebrei del silenzio che mi spinse ad andare in Unione Sovietica e a lavorare dieci anni per gli ebrei russi». I suoi libri preferiti? « I fratelli Karamazov, Anna Karenina, Il Principe di Machiavelli. E poi l'opera omnia di Philip Roth, Primo Levi, Amos Oz e Saul Bellow». Alan Dershowitz oggi è anche un famoso blogger, per l'«Huffington Post», il «Jerusalem Post» e «Front Page». «Sull''Huffington Post' scrivono le migliori e le peggiori firme d'America: le più ridicolamente d'estrema sinistra reagiscono ai miei post con invettive antisemite inaudite. Ma va bene così, perché il mio mestiere è provocare». Una passione, questa, che rischia di costargli due anni di carcere in Italia, dove è stato denunciato dal Gip Clementina Forleo per aver osato, in un'intervista del 2005, definire «vergognosa » la sua decisione di assolvere cinque militanti islamici dal reato di terrorismo internazionale. «Il caso dimostra come il sistema giudiziario italiano non contempli neppure la liberta d'espressione. Ma il mio Paese non accetterà mai l'idea medievale che un cittadino Usa sia perseguito all'estero per un'opinione espressa in patria, dove il primo emendamento ne tutela la liberta di parola. Il dipartimento di Stato mi ha confermato che sono il primo americano della storia ad essere incriminato in Italia per un'opinione espressa a casa mia». Le pecche del Belpaese sono anche altre. «Mi duole dover dire che è troppo morbido coi terroristi, e non parlo solo dell''Achille Lauro'. Obama sa di non poter contare sull'Italia come alleato affidabile nella guerra contro il terrorismo alla stregua di Francia e Inghilterra. Da voi e in Spagna, poi, il potere giudiziario è in mano a magistrati d'estrema sinistra che considerano i terroristi combattenti per la libertà». La morale cattolica buonista? «Non c'entra. Al contrario, penso che il ruolo del Vaticano sia e continui ad essere estremamente positivo sul versante dei diritti umani e civili e della tutela dei poveri, immigrati e deboli in generale». Harold Pinter (1930-2008), vincitore del premio Nobel nel 2005 José Saramago, premio Nobel nel 1998 Jimmy Carter, ex presidente degli Usa, premio Nobel nel 2002

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Undici scrittori dall'Avana (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2009)

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Corriere della Sera sezione: Tempo Libero data: 30/04/2009 - pag: 17 DA VEDERE La jam session è filosofica Si chiama «Jam session filosofica» l'appuntamento di «Filosofia non accademica» alla Fnac. Uno spettacolo con Marx, Nietzsche e Freud come protagonisti, interpretati da Alfio Colombo, Antonio Premoli e Marcello Santini. Via Torino ang. via della Palla, ore 18 DAL VIVO Stefano Piro il «tanguero» Si chiama «Noche de tango - Revolver al tango» la serata alla Salumeria della Musica con il cantautore Stefano Piro (foto) che, con la sua band, propone tanghi e milonghe di «guardia vieja», reinterpretati secondo la sensibilità di Piro e dei suoi musicisti. Via Pasinetti 2, ore 22, e10 TAVOLA ROTONDA Come costruire un evento La case-history Dolce & Gabbana diventa materia di studio all'Università: oggi Gabriella Forte, Cristina Apa e lo scenografo Ferruccio Bigi parlano dei mestieri d'arte nella tavola rotonda «Come si costruisce un evento: arte, creatività, professioni». Cattolica, largo Gemelli 1, ore 16.30 CLASSICA Ciajkovskij con la Ueco La decima sinfonia per archi del dodicenne Mendelssohn, la Serenata di Ciajkovskij, ma soprattutto una perla rara come il Concerto per tromba di Hummel danno forma al programma proposto della Ueco. Sul podio Rista Savic, solista è Vicente Campos. Ore 21, via Conservatorio 12, ¬ 10-20 ANTOLOGIA Undici scrittori dall'Avana Sono undici come una squadra di calcio, ma al posto della palla usano la parola. Sono i giovani scrittori cubani usciti dal Centro Cardoso dell'Avana, riuniti nell'antologia «La fiamma in bocca» (Voland). Ne parla oggi Danilo Manera. Ore 18.30, via G. Giacomo Mora 15

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Telelombardia Giallo di Garlasco questa sera sbarca a Iceberg (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 103 del 2009-04-30 pagina 12 Telelombardia Giallo di Garlasco questa sera sbarca a Iceberg di Redazione Il mistero di Garlasco e l'attesa per la sentenza di assoluzione o condanna, che potrebbe arrivare già oggi, per l'unico imputato Alberto Stasi. Se ne parla questa dalle 20.30 su Telelombardia, e sul canale satellitare di SKY 901, con l'aiuto di giornalisti ed esperti. Il 13 agosto di due anni in una villetta del comune in provincia di Pavia venne uccisa una ragazza di 26 anni, Chiara Poggi, colpita con estrema ferocia al capo con un corpo contundente mai ritrovato. Il corpo venne scoperto in tarda mattinata dal fidanzato Andrea Stasi, due anni più giovane, che attraversò la scena del crimine senza pestare una sola goccia di sangue nonostante il pavimento ne fosse pieno. Questo particolare lo fece subito diventare l'unico indagato e finire prima in carcere per quattro giorni e successivamente sotto processo. Questa sera dunque, il caso sarà affrontato da Carlo Taormina, avvocato, Enrico Silvestri, cronista del «Giornale», Stefano Caneppele, docente di criminologia presso l'Università Cattolica, Piercarlo Collivignarelli, assessore alla Sicurezza di Garlasco ed esperto in scienze psicopatologiche e tecniche di indagine, Gioacchino Genchi, investigatore ed esperto informatico. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Un ponte tra medicina e politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 103 del 2009-04-30 pagina 6 «Faresanità» Un ponte tra medicina e politica di Redazione Un ponte tra medicina e politica, uno spazio di confronto tra i camici bianchi e le istituzioni, sia a livello regionale che locale. È una missione ambiziosa ma dai confini ben delineati quella di «Faresanità», neonata associazione aperta a tutti gli operatori del settore. Il primo passo sarà quello di creare una serie di gruppi di lavoro e concentrarsi su temi quali il management, la bioetica, le nuove tecnologie e l'integrazione socio-sanitaria. Da questi tavoli verrà fuori un elenco di proposte che saranno raccolte in un dossier, pronto entro novembre. «Ma già ora stiamo lavorando a una serie di progetti», spiega il presidente Pierfrancesco Dauri, che martedì sera ha organizzato nell'aula Giulio Cesare del Campidoglio un convegno dal titolo «Quale futuro per la sanità regionale del Lazio». Due le direttrici lungo le quali si sta muovendo Dauri: la prima ha come obiettivo quella di proporre iniziative per far uscire tutti i malati cronici dagli ospedali, consentendo loro di tornare a casa. «Il che non vuol dire abbandonarli - sottolinea - ma garantire la cosiddetta continuità assistenziale». La quale sarebbe possibile creando presidi fissi ad hoc, con al centro i medici di base, chiamati a dare assistenza domiciliare ai pazienti. Di più: l'intento è quello di rendere le strutture operative 24 ore su 24, per consentire interventi tempestivi in caso di necessità. «Avere l'opportunità di stare nel proprio letto è pure un importante sollievo psicologico», aggiunge il presidente, che è anche il delegato di Alemanno per la Asl RmA. L'altra idea è quella di estendere la formula della vaccinazione a basso costo contro l'influenza ai dipendenti comunali tra i 50 e i 65 anni. La ragione? Oltre alla salvaguardia della loro salute, com'è ovvio, c'è anche un semplice calcolo economico: le giornate di malattia gravano sulla collettività per circa 800 euro a persona, mentre un'iniezione richiede un esborso trascurabile. A conti fatti si risparmierebbe parecchio. La presentazione di «Faresanità» ha chiamato a raccolta un pubblico molto numeroso. E altrettanto sostanziosa è stata la risposta da parte delle istituzioni. Il senatore Domenico Gramazio ha preso la parola per primo criticando aspramente il presidente della Regione Marrazzo: «Dovremo lavorare da qui a un anno - ha affermato - per mandare a casa i responsabili di questo sfascio». Alfredo Pallone, vicepresidente vicario regionale del Pdl, ha chiesto invece che la politica «non faccia demagogia sulla sanità», invitando a mettere «al centro i malati, sempre e comunque». Mentre Sveva Belviso, assessore alle Politiche Sociali, si è augurata che la neonata associazione «possa diventare un interlocutore valido per l'amministrazione». In sala, tra gli altri, sedevano Paolo Magistrelli, preside della facoltà di Medicina dell'Università Cattolica; Renato Lauro, rettore di Tor Vergata e Mario Falconi, presidente dell'ordine dei medici di Roma e provincia. A chiudere i lavori è stato il padrone di casa, Gianni Alemanno. «Il Lazio - ha detto - non può rimanere nella blacklist della sanità nazionale, dobbiamo far uscire fuori tutto il buono che c'è». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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SUSY MALAFRONTE POMPEI. QUINDICIMILA RAGAZZI, TRA I QUATTORDICI E I VENT'ANNI, SI SONO DATI APPUN... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-04-2009)

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SUSY MALAFRONTE Pompei. Quindicimila ragazzi, tra i quattordici e i vent'anni, si sono dati appuntamento domani al Meeting dei giovani organizzato per il ventitreesimo anno dal Santuario di Pompei. Il binomio solidarietà e legalità sarà l'elemento predominante dell'evento. Quest'anno i proventi della vendita dei biglietti saranno destinati ai terremotati dell'Abruzzo. «Donare la speranza e un aiuto concreto a quanti sono stati colpiti dal terremoto - sottolineano gli organizzatori - sarà uno degli obiettivi cardine del XXIII Meeting dei giovani di Pompei». Countdown, dunque, con uno degli appuntamenti d'Italia più attesi per la sua forza aggregativa e per la magia dell'atmosfera creata da migliaia di giovani riuniti per pregare, fare festa, riflettere e ascoltare la Parola di Dio. Il sipario della manifestazione si alzerà accompagnato dalle note del nuovo inno ufficiale «Ti cercherò», canzone, scritta da Espedito Caiazzo e musicata da Nicola Chicchinelli, che ha vinto il concorso canoro «Dai vita al talento che è in te!». «Questa edizione del Meeting - spiega don Giovanni Russo, responsabile dell'ufficio di Pastorale giovanile del Santuario di Pompei - sarà dedicata in modo particolare alla cultura della legalità. È importante che i giovani capiscano che "l'arma" della cultura è una delle possibili, a cui non bisogna mai rinunciare, per un mondo diverso, dove, con il rispetto delle regole, si può concretizzare un reale cambiamento». La novità di quest'anno sarà, quindi, la marcia per la legalità. Dal Centro educativo Bartolo Longo - dove si svolgerà la prima parte del programma della giornata in cui è previsto un ampio dibattito sul tema, guidato da monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente generale dell'Azione Cattolica Italiana - i giovani marceranno verso la basilica mariana, dove parteciperanno alla celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo di Pompei, monsignor Carlo Liberati. La legalità sarà grande protagonista anche nella seconda parte di questa edizione, che si svolgerà come ogni anno nell'area Meeting del Santuario, durante la quale si alterneranno momenti di riflessione e di spettacolo e numerose testimonianze, tra cui quelle di due detenuti della casa circondariale di Secondigliano e del direttore Liberato Guerriero. Dal Penitenziario, inoltre, alle 18.30, durante l'Adorazione eucaristica, sarà trasmesso da Napoli Canale 21, che seguirà l'intero evento in diretta, un collegamento con i detenuti che si uniranno alle preghiere dei giovani del Meeting. Ospiti della manifestazione saranno: monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Teggiano-Policastro e delegato regionale della Campania per la Pastorale giovanile, l'assessore all'Istruzione, formazione e lavoro della Regione Corrado Gabriele, l'assessore alle Politiche giovanili della Provincia Vincenzo Falco e il presidente dell'associazione umanitaria Semi di Pace Luca Bondi. Saliranno sul palco del Meeting anche il popolare cantante Sal Da Vinci; Luca Sepe, cantante e comico, la cantante marchigiana Linda, l'attore Pietro Pignatelli, anche conduttore della manifestazione assieme a Nadia Paolella. L'iniziativa gode del patrocinio del ministero della Gioventù, della Regione, della Provincia e del Comune di Pompei.

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"La liturgia della chiesa nell'epoca della secolarizzazione" di Roberto de Mattei (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 30-04-2009)

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30 aprile 2009 "La liturgia della chiesa nell'epoca della secolarizzazione" di Roberto de Mattei 77 pp., Solfanelli, 7 euro L’argomento del pamphlet è di quelli densi: “La liturgia della chiesa nell’epoca della secolarizzazione”. Sotto c’è un problema che, raccontato in breve, è questo: la chiesa si è lasciata turbare da un’ansia illusoria di rinnovamento e ha modificato la propria liturgia. Ma il gioco non è valso la candela di cera. Ha abbandonato l’eterno per incontrare il proprio tempo, ha deviato dalla tradizione per abbracciare la società del progressismo: e dopo, con orrore, che cosa ha scoperto? Che il suo è stato l’abbraccio catastrofico con un’età postmoderna già imputridita all’interno e che all’esterno porta segni sempre più evidenti di fallimento. Ora rimediare non sarà facile. La chiesa si è allontanata dalle proprie premesse più salde, si è in parte tramutata in una versione light di se stessa per dimostrarsi non-passatista e ha indebolito il suo messaggio più autentico e attraente. Lo prova la crisi delle vocazioni religiose con tutta la forza dei fatti: la Riforma del Concilio non l’ha risolta, ma anzi l’ha decisamente aggravata. Per citare Joseph Ratzinger: “Quello che sapevamo solo teoreticamente è diventato per noi esperienza concreta: la chiesa sussiste e cade con la liturgia”. Nella storia recentissima della chiesa c’è stato quindi un Prima, quando ancora questa crisi poteva essere evitata. Ma a noi tocca vivere nel Dopo: nel tempo presente, quando ormai la crisi deve essere affrontata. Roberto de Mattei – “sono uno storico, un cattolico laico che vive però con partecipazione i problemi della chiesa” – propone allora il ritorno alla tradizione come antidoto all’idea, filtrata all’interno della chiesa, che la secolarizzazione è comunque un processo storico irreversibile, e quindi, poiché irreversibile, anche “vero”. E avanza un progetto di risacralizzazione della società: dove “l’esperienza di sacro” di cui la società ha disperatamente bisogno si raggiunge attraverso il sacrificio e lo spirito di penitenza. “Al principio dell’edonismo e dell’autocelebrazione dell’Io che costituisce il nucleo del processo rivoluzionario plurisecolare che aggredisce la nostra società – scrive De Mattei – bisogna contrapporre il principio vissuto del sacrificio”. Il capitolo iniziale sull’abbandono del latino durante la liturgia, argomento di una delle tre conferenze da cui è tratto questo pamphlet, è il manifesto convincente del Grande equivoco. Credevamo di essere moderni e anche di farvi un favore, abbiamo invece sperperato il nostro tesoro comune. Il latino non è stato abolito dal Concilio – come si crede grossolanamente – ma non è più usato, anche se una costituzione apostolica del 1962, la Veterum Sapientia, raccomanda il contrario con precise disposizioni. Eppure il latino era per sua natura la lingua della chiesa, perché possiede tutte le caratteristiche che servono. E’ lingua universale, che supera i confini delle nazioni. Si può ribattere che non è più in uso – ma per De Mattei si tratterebbe di un’obiezione povera. Una lingua non muore quando non è parlata, ma quando svanisce dalla cultura e dalla memoria di un popolo. Altrimenti, e per assurdo, dovremmo chiamare lingue morte anche l’ebraico, risorto nel Ventesimo secolo con il sionismo, e l’arabo classico, che oggi è parlato soltanto in alcuni contesti formali. Il latino è una lingua stabile dal punto di vista lessicale e grammaticale, quindi è anche un vettore solido, capace di sfidare il passare dei secoli e di conservare l’integrità e l’immutabilità della dottrina cattolica. Il latino è infine lingua sacra: la lingua della liturgia tra l’assemblea e Dio. E non importa afferrarne tutte le parole: la liturgia non è orizzontale, non lega i fedeli tra loro, ma è verticale, è diretta verso Dio. Come dice al linguista Beccaria la vecchietta alzando il dito verso il cielo, l’importante è che capisca lui. di Daniele Raineri

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