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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   25-26 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Illuminazione artistica nei giardini e il monumento alla Vespa ( da "Stampa, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I prossimi interventi Illuminazione artistica nei giardini e il monumento alla Vespa Come cambierà ancora l'immagine di Biella nei prossimi mesi? Gli interventi di riqualificazione di alcuni angoli della città previsti dall'amministrazione Barazzotto nell'ambito del progetto Biella Arredo Urbano, sono quasi terminati.

Se bastasse avere trent'anni ( da "EUROPA ON-LINE" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: o tutti in disaccordo solo perché lui è cattolico e molti di noi si dichiarano laici ovvero perché legati a questa o quella corrente (quale? ancora?): mi sembra una rappresentazione vecchia, passatemi il termine, e molto lontana dalla realtà. Posso assicurare che, in ogni caso, vivremo in modo molto sereno le nostre differenze e, se ci sarà occasione,

La Rai "laicista" che turba i sonni dei cardinali ( da "Stampa, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: VATICANO Malcontento della Santa Sede per la Rai affidata al ticket laico Garimberti-Masi che ieri ha ricevuto il «via libera» del premier Berlusconi (oggi è prevista l'investitura formale all'assemblea dei soci e giovedì quella della commissione di Vigilanza). Dopo le rassicurazioni di Palazzo Chigi su una presidenza e una direzione generale «attente alla sensibilità cattolica»,

il testamento biologico visto dall'america - alexander stille massimo riva ( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: era legata alla visione cattolica della vita. Viceversa il mondo moderno e laico, a volte con il feticcio della tecnologia, cercava di usare tutti i mezzi possibili per prolungare la vita. Anziché a casa, con parenti e amici intorno, nel 20esimo secolo la morte era nascosta negli ospedali, come se fosse una cosa vergognosa e imbarazzante.

E Dario il preoccupa gli ex ds ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: partito per avvicinare sui temi eticamente sensibili laici e cattolici». Rita Bernardini al presidente della Cei Angelo Bagnasco, 24 marzo 2009: «Preservativo è amore per il prossimo ». Dario Franceschini al presidente della Cei Angelo Bagnasco, 24 marzo 2009: «E' importantissima la scelta annunciata dal Cardinale di istituire un fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà»

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'>

Abstract: Se Berlusconi si fosse presentato agli elettori come il continuatore del pentapartito sarebbe stato travolto. Ha avuto l'intelligenza di capire che doveva fare una cosa nuova, che i vecchi partiti erano morti, ma le loro culture politiche erano vive. Da qui la scelta di recuperare uomini di formazione cattolica, socialista, liberale ».

Il Papa e l'Aids La Francia insiste: così va contro la salute pubblica ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ci sono stati tafferugli fra militanti ecologisti e un gruppo d'integralisti cattolici. Ieri, su Le Monde, il premio Nobel per la medicina, FranÇois Barré-Sinoussi, e altri quattro scienziati hanno pubblicato una tribuna nella quale, ribadendo la validità scientifica dell'uso del preservativo, chiedono a Benedetto XVI di «ripensare la propria posizione,

Biotestamento, il voto segreto spariglia gli schieramenti ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sul testamento biologico è la polemica strisciante tra cattolici e laici; meglio: tra il Vaticano e la pattuglia radicale presente a Palazzo Madama. Ieri, monsignor Bagnasco aveva esortato il Parlamento a fare in fretta una legge «che non permetta il raccapricciante diritto alla morte». La risposta di Emma Bonino è stata durissima, sia sul piano dialettico che su quello politico:

Profilattico e Aids? Il Papa ribadisce verità scientifiche ( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: se da un lato mi ha indignato per la forte presenza di un laicismo giacobino, dall'altro mi ha lasciato perplesso perché resto convinto che non ci sia altra strada per fronteggiare il dilagare della tremenda malattia. Difendere il diritto alla vita mi va bene, ma non a condizione che a questo necessariamente si accompagni il diffondersi della «peste del XXI secolo».

Incarichi d'oro, la giunta condannata a risarcire 260mila euro Mel mirino dei giudici contabili il sindaco Moratti e 21 tra assessori e dirigenti. Riconosciuta l'attenuante per il ( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Antonello Mosca pubblicato ieri è in perfetta sintonia con le nuove politiche per l'illuminazione che ho proposto e che Sindaco e Giunta hanno adottato. Per tanti anni si è scelto di illuminare solo singole vie sparse per tutta la città, con luce di colore giallo e con l'univoca connotazione di illuminazione stradale: veniva, infatti, illuminata solo la strada a beneficio dei veicoli.

Sindrome Pdl, l'opposizione ha già paura e attacca Fini ( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Col casiniano Luca Volontè che stroncava il messaggio di Fini accusandolo di «laicismo radical massonico». E persino la Lega, senza nulla da ridire perché il galateo tra alleati va rispettato, s'è lasciata comunque sfuggire una nota di preoccupazione per il varo concreto e massiccio del Pdl, rivelando che «svariati scontenti» stanno trasferendosi sul Carroccio.

Le vie di Milano? Molto presto le potrete vedere sotto un'altra luce ( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Antonello Mosca pubblicato ieri è in perfetta sintonia con le nuove politiche per l'illuminazione che ho proposto e che Sindaco e Giunta hanno adottato. Per tanti anni si è scelto di illuminare solo singole vie sparse per tutta la città, con luce di colore giallo e con l'univoca connotazione di illuminazione stradale: veniva, infatti, illuminata solo la strada a beneficio dei veicoli.

Biotestamento, bocciato lo stop alla nutrizione ( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato perciò un passaggio fondamentale il voto su questo punto. Esso è stato un momento di ulteriore chiarezza. Perché la questione non si può ridurre a un contrasto fra laici e cattolici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Berlusconi: "Basta personalismi e compromessi" ( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici, laici e liberali. Di quel riformismo che ha avuto in Don Sturzo e De Gasperi i campioni di una tradizione culturale e politica che ha segnato i momenti migliori della storia politica del ?900". Secondo Silvio Berlusconi il Pdl rappresenterà "quella maggioranza che non si è mai riconosciuta nella sinistra: una maggioranza che dal dopoguerra ad oggi è stata il baluardo della

Vaticano tra scontri e trasparenza Non credo di poter condividere il giudizio da Lei espre... ( da "Stampa, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono laica, senza nessun dubbio, e proveniente da famiglia laica. Ma non sopporto i toni sguaiati, le irrisioni (non parlo della sua lettera) e la faciloneria con cui si critica la Chiesa. Provi a immaginare il contrario: se si criticasse in questo modo ogni altra istituzione (Quirinale?

La macchina della giustizia In Italia ci sono 206 istituti penitenziari. I detenuti non do... ( da "Stampa, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici di quelle zone. Smontato il palco e finita la «festa», rimangono i missionari cattolici e laici che lottano senza lodi e con tanti rischi trecentosessantacinque giorni l'anno per salvare vite umane. ANDREA SILLIONI, BOLSENA (VT) Un premio liquidato La regione Piemonte oltre a rivalersi con il patron del Grinzane non dovrebbe farlo anche con quel revisore dei conti che non

Firpo, la questione Galilei è ancora aperta ( da "Stampa, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: era un laico, un non credente, capace però di dialogo, «profondamente impregnato di sentimento religioso e attento alla difesa attuata dalla Chiesa cattolica nei confronti dell'avanzare della scienza». Fu dunque in grado di comprendere sia i rapporti tra scienza e potere, sia quelli tra religione e scienza, sia ancora le condizioni della libertà della e nella scienza.

Biotestamento, bocciato lo stop alla... ( da "Giornale.it, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Perché la questione non si può ridurre a un contrasto fra laici e cattolici". Ferrero: norma inumana "Il testo di legge prevede trattamenti inumani come l?alimentazione forzata. Si tratta di una scelta incivile e inumana, che tradisce il carattere laico della nostra Repubblica, di una norma integralista scritta sotto dettatura del Vaticano".

biotestamento, scontro al senato niente stop a nutrizione e idratazione ( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Fallisce in aula un tentativo di mediazione con i cattolici del partito democratico ROMA - Il Pdl blinda la legge sul biotestamento. Non c´è stata alcuna apertura al dialogo con l´opposizione. E nell´articolo 3, il più delicato - quello che avrebbe riguardato la vicenda di Eluana Englaro e i casi come il suo, cioè di idratazione e nutrizione forzata in caso di stato vegetativo -

l'ira della finocchiaro sui cattolici pd "gettati al vento tre anni di lavoro" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I laici sono sul piede di guerra. Sospetti reciproci. Non basta che Paolo Giaretta da cattolico s´inalberi: «Attenti, il corpo non appartiene allo Stato, così è proprio il personalismo cattolico che viene tradito». Ma il segnale chiaro dell´insofferenza nei confronti dei cattolici, Finocchiaro lo dà in aula quando dichiara:

Nel Pd sono i cattolici a sentirsi minoranza ( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: articolo parlava di segnali di insofferenza dell'aria laica e in modo ironico riportava le parole di Cuperlo: «Ormai in direzione ci si scambia il segno della pace». Eppure nell'area cattolica del Pd proprio le votazioni in Senato dimostrano il disagio e la tensione serpeggiante, e del segno della pace di cui parla Cuperlo non c'è proprio traccia.

di Ubaldo Casotto ( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato picchiato dalle squadre fasciste, quasi a morirne, e tra i cui dirigenti si conta uno che è stato cattolico comunista, Enrico Bondi, altri tre: Bonaiuti, Tremonti e Brunetta, socialisti, e uno: Scajola, figlio di una figura importante della Resistenza ligure e figlioccio di battesimo di De Gasperi e di cresima del capo della Resistenza ligure Paolo Emilio Taviani»

Castagnetti e il Papa Re Il Pd torna a dividersi in guelfi e ghibellini ( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: appartenenze La doppia fedeltà di un "cattolico adulto" diventata un caso politico Castagnetti e il Papa Re Il Pd torna a dividersi in guelfi e ghibellini SCONTRO. I teodem appaludono all'ex segretario del Ppi, ma da sinistra partono le bordate. Vita: «Il partito è laico». Tiepidi i dalemiani.

Come il Papa alla Sapienza Notre Dame rifiuta Obama ( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: circa un anno fa, pesanti e reiterate critiche da parte di esponenti laici e laicisti del mondo universitario e politico italiano a motivo dell'invito rivoltogli dall'ateneo romano di aprire l'intero anno accademico con una sua lectio, nello Stato dell'Indiana chi sta subendo pesanti critiche è invece Barack Obama.

Pisanu: non andrò da Casini, sia lui a venire con noi ( da "Corriere della Sera" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: approccio laico di Fini al primato della persona umana. Come quello di Tremonti alla dottrina sociale della Chiesa». Che c'entra Tremonti con la dottrina sociale della Chiesa? «Ho letto il suo longseller, La paura e la speranza, e vi ho ritrovato l'eco delle encicliche sociali e dei libri che mi mise in mano il segretario della Dc di Sassari Francesco Cossiga,

Pd, ex popolari divisi alla fine votano tutti contro l'articolo tre Marini e Rutelli difendono la libertà di coscienza. Finocchiaro furibonda. Franceschini manda i suoi in Senato p ( da "Unita, L'" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: commentano i cattolici laici. Arriva Beppe Fioroni e fa capannello con 8 senatori, tra cui Claudio Gustavino, Daniele Bosone e Mariapia Garavaglia. Lo notano i laici. Dalla stanza di Finocchiaro parte una telefonata a Dario Franceschini. Tempo dieci minuti e arrivano Francesco Saverio Garofani e Antonello Giacomelli,

FABIO SCANDONE MAI PRIMA D'ORA, FORSE, LA POLEMICA AVEVA INVESTITO COSì FRONTALMENTE L... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: giornalista la complessità del rapporto tra laici e cattolici, soprattutto nella prospettiva di trasformazione della società italiana e planetaria proprio all'insegna di spinte sempre più spesso in conflitto: da un lato il multiculturalismo, dall'altro i particolarismi crescenti che rischiano di porre in sordina quella che a ragione Alceste Santini pone come «grande novità del XXI secolo»


Articoli

Illuminazione artistica nei giardini e il monumento alla Vespa (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Laicita'

I prossimi interventi Illuminazione artistica nei giardini e il monumento alla Vespa Come cambierà ancora l'immagine di Biella nei prossimi mesi? Gli interventi di riqualificazione di alcuni angoli della città previsti dall'amministrazione Barazzotto nell'ambito del progetto Biella Arredo Urbano, sono quasi terminati. Proprio in questi giorni procede il restyling di sei aree gioco per i bimbi: tutte saranno dotate di pavimentazione antitrauma e di attrezzi di ultima generazione; nei giardini Arequipa e Alpini d'Italia, il Comune sta invece seguendo la posa di un particolare impianto di illuminazione artistica. Il progetto prevede anche la realizzazione di un monumento dedicato alla Vespa nella rotonda tra La Marmora e via Garibaldi.

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Se bastasse avere trent'anni (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 25-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Se bastasse avere trent’anni GIUSEPPE CIVATI Luciano Nobili sabato su questo giornale ha parlato dei numerosi attacchi gratuiti che Matteo Renzi ha ricevuto nelle scorse settimane: attacchi “da fuoco amico”, come sempre accade nella migliore tradizione del centrosinistra italiano. Si chiedeva, Nobili, dove fossero i protagonisti di “Uccidere il padre” e perché non si schierassero con lui, in nome della difesa della generazione politica che sta facendo faticosamente capolino nel dibattito politico nazionale. Mi permetto di rispondere per chiarezza e per evitare che il silenzio sia vissuto come una sorta di assenso e di conferma soprattutto dai fini analisti politici che non vedono l’ora che si litighi tra i giovani esattamente come per anni è successo tra gli “adulti” (e come se noi, tra l’altro, adulti non lo fossimo). Nessuno, però, si insospettisca soltanto perché uno juventino interviene a proposito di un tifoso viola, con tanto di maglione in tinta. L’excusatio, in questo caso, è più che petita. Potrei rispondere con una banalità: non dobbiamo schierarci con Renzi perché ci pare che sappia difendersi benissimo da solo, come ha dimostrato di saper fare con una rotondissima vittoria alle primarie e con un metodo brusco ma certamente trasparente e limpido, assumendosi tutte le responsabilità delle proprie iniziative e delle proprie azioni. L’aspetto di quella competizione che ha colpito tutti è che Renzi non si sia misurato da cooptato, né sia stato premiato in nome di chissà quale fedeltà, ma abbia giocato la propria partita in grande stile e senza tentennamenti: rischiando in proprio, come accade molto raramente (diciamocelo: praticamente mai). Questo è un metodo nel quale ci riconosciamo, al di fuori di quote e lottizzazioni per cui proviamo un sincero fastidio. Il ricambio così concepito e interpretato piace e piace molto. In generale, aggiungerei, siamo al fianco di Renzi nella sua sfida elettorale, come dovrebbe fare tutto il Pd senza troppi distinguo e senza dare il via a quelle scaramucce a cui qualcuno è da sempre tanto affezionato e che fanno puntualmente il gioco degli avversari. Personalmente, c’è qualcosa di quello che Renzi sostiene e pensa che non condivido e credo che per lui sia lo stesso nei confronti di altri trentenni del Pd. E non capisco perché dovremmo essere tutti d’accordo, solo perché abbiamo la stessa età, o tutti in disaccordo solo perché lui è cattolico e molti di noi si dichiarano laici ovvero perché legati a questa o quella corrente (quale? ancora?): mi sembra una rappresentazione vecchia, passatemi il termine, e molto lontana dalla realtà. Posso assicurare che, in ogni caso, vivremo in modo molto sereno le nostre differenze e, se ci sarà occasione, ne discuteremo alla luce del sole, con metodi molto diversi rispetto al passato, senza certamente scadere in quel personalismo che ha devastato il centrosinistra negli anni precedenti. Vorremmo imparare dagli errori, i nostri e quelli di tutti coloro che ci hanno preceduto, all’insegna di una stagione politica nuova di cui Renzi sarà certamente uno dei protagonisti. Non lo facciamo in ragione dell’età e di qualche interesse generazionale, ma in nome di una nuova mentalità, proprio quella di cui ha parlato Debora Serracchiani a Roma, sabato scorso, nell’intervento più applaudito della giornata. E non è un caso che sia stato così.

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La Rai "laicista" che turba i sonni dei cardinali (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Campagna acquisti Retroscena Lo scontento d'Oltretevere per le scelte fatte La Rai "laicista" che turba i sonni dei cardinali E a Sky piacciono Minoli e Freccero GIACOMO GALEAZZI Ma Zavoli benedice l'accordo: politica rinfrancata CITTA' DEL VATICANO Malcontento della Santa Sede per la Rai affidata al ticket laico Garimberti-Masi che ieri ha ricevuto il «via libera» del premier Berlusconi (oggi è prevista l'investitura formale all'assemblea dei soci e giovedì quella della commissione di Vigilanza). Dopo le rassicurazioni di Palazzo Chigi su una presidenza e una direzione generale «attente alla sensibilità cattolica», la fumata bianca a viale Mazzini ha provocato stupore e insoddisfazione in Curia, dove si era puntato tutto su una «figura di garanzia» come Lorenza Lei, ex responsabile di Rai Giubileo da tempo in lizza per la direzione o la vice con deleghe «pesanti». Secondo quanto si apprende in Vaticano, nei contatti intercorsi fino a pochi giorni fa il governo aveva garantito nei Sacri Palazzi che dal confronto con l'opposizione sarebbero usciti candidati (come Enzo Cheli, Pier Luigi Celli, Marcello Sorgi) verso i quali non erano stati mossi da Oltretevere rilievi critici. Se ne sarebbe parlato anche due settimane fa, in via riservata e fuori dall'ufficialità del protocollo, in una cena a Villa Giorgina Levi, sede della nunziatura apostolica in Italia. In quella e in altre occasioni, alla sollecitudine manifestata da esponenti vaticani di primo piano per una televisione centrata sui «valori non negoziabili» hanno fatto riscontro le garanzie dell'esecutivo riguardo «un gruppo dirigente della Rai vicino alle istanze del mondo cattolico». Poi lunedì, a poche ore dalla conclusione del viaggio papale in Africa e mentre il presidente della Cei Angelo Bagnasco lamentava l'attacco dei mass media al Pontefice «irriso e offeso», è arrivata la sgradita sorpresa sulla Rai. Da tempo nei Sacri Palazzi la «piega laicista» del servizio pubblico veniva paventata e tenuta d'occhio nel momento di transizione delle nomine e si caldeggiava velatamente che la scelta cadesse su figure di segno diverso da quelle poi effettivamente emerse. In Vaticano, per valorizzazione della funzione formativa della tv pubblica si intendono nomi diversi da quelli - viene fatto notare - che ieri sono stati lungamente lodati nelle trasmissioni di Radio Radicale. E non è sfuggito Oltretevere il recente affondo anti-Vaticano del laicissimo editorialista Paolo Garimberti, di antiche simpatie repubblicane, nella sua rubrica sul «Venerdì di Repubblica». Il presidente «in pectore» della Rai, il 20 febbraio, ha stigmatizzato «la mancata diretta sui canali generalisti di tutta la cerimonia del giuramento di Obama». Con una domanda che ora suona quasi come un proclama di battaglia e una sterzata laica all'azienda di viale Mazzini: «Perché per i funerali di Giovanni Paolo II si fa la diretta e per il giuramento di Obama no? Forse perché il Vaticano fa i palinsesti della nostra tv pubblica (e della sua informazione) e la Casa Bianca no?». Diversamente, invece, la pensa il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli che loda il lavoro fatto da Letta e Franceschini, sostenendo che «la politica esce rinfrancata nei suoi doveri e nella qualità». Di fatto, però, il Vaticano non ci sta ritenendo la salvaguardia dei principi cattolici nella comunicazione una priorità per la Santa Sede, e specialmente in un momento così delicato («alla distorsione delle parole del porporato si accompagnano le strumentalizzazioni fatte delle parole del Papa», condanna il giornale vaticano) la funzione della Rai diventa centrale per la Chiesa. Contemporaneamente all'altolà dell'Osservatore, al Sir, il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato Cei per il progetto culturale, lancia l'allarme per l'«emergenza educativa» di fronte alla quale la Chiesa deve «modificare il clima culturale», ma «senza lasciare ad altri la bandiera, e soprattutto la sostanza, della libertà». In tutto ciò l'importanza della Rai è fondamentale. «La televisione di Stato ha un ruolo particolare nella tutela del patrimonio di valori cristiani dell'Italia e non è indifferente se a guidarla siano personalità esterne a questa sensibilità», evidenzia don Franco Lever, decano della Facoltà di scienze della comunicazione sociale della Pontificia Università Salesiana. Rincara la dose il teologo Gianni Gennari, rubrichista storico di «Avvenire», il quotidiano della Cei: «In Italia la principale centrale culturale è controllata dai partiti e quindi la Chiesa non riesce a difendere nomi ad essa vicina. Ora c'è da temere l'estensione sul resto dei palinsesti di programmi a senso unico come quelli di Fazio e Augias. In Rai il presidente è come il leone della "Fattoria degli animali" di Orwell. Regna ma non governa. Il problema è la direzione generale, lì è il potere vero». www.lastampa.it/galeazzi Voci? Chissà, ma di certo in questi giorni di trattative sulla Rai, anche un filo d'aria può somigliare ad un tifone. E così, nella «sfida» tra tv anche Sky si fa avanti in cerca di pezzi pregiati. E tra questi ce ne sono almeno due: Giovanni Minoli, direttore di Raieducazione, «papà» di Mixer ed ideatore della "Storia siamo noi", e Carlo Freccero, direttore di Raisat e, soprattutto, specialista e sperimentatori di format televisivi nuovi, capaci di attrarre pubblico, e perché no, anche abbonati. Insomma, Sky si fa avanti e dopo numerosi artisti assoldati: da Fiorello a Panariello, passando per Lorella Cuccarini ora mette gli occhi sui gioielli della tv pubblica per qualificare ancor più e meglio il prodotto della tv generalista. Certo, per ora, assicurano, non sembra ci sia nulla di definito ma è chiaro che la televisione di Rupert Murdoch, da qualche mese a questa parte, non poche attenzioni sta destando tra artisti, producer ma anche tra i più noti e qualificati autori italiani. Da casa Minoli, ovviamente, non trapela nulla così come da parte di Sky che tra i corridoi di via salaria fa solo osservare, però, che con Carlo Freccero i rapporti ci sono ma riguardano meramente i programmi di Raisat che vanno in esclusiva proprio sulla piattaforma di Sky.

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il testamento biologico visto dall'america - alexander stille massimo riva (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 29 - Commenti IL TESTAMENTO BIOLOGICO VISTO DALL´AMERICA il teatrino del mattone ALEXANDER STILLE MASSIMO RIVA La controversia sul testamento biologico – e le varie proposte di legge ora davanti al Parlamento italiano – sono incomprensibili visti dagli Stati Uniti dove i testamenti biologici esistono da oltre venticinque anni e sono un fatto del tutto normale. Molti, durante l´agonia della povera Eluana Englaro, hanno paragonato il suo caso a quello americano di Terry Schiavo, una donna in coma da anni, come Eluana, che è diventata, come lei, fulcro di una grande battaglia politica. Non aveva lasciato un testamento biologico e la sua famiglia era profondamente divisa: il marito voleva lasciarla morire mentre i genitori volevano fare di tutto per tenerla in vita. Ma anche all´apice di questo caso oltre il 70 per cento degli americani si oppose a un intervento governativo che potesse impedire alla famiglia di decidere. Quando però esiste un testamento biologico – dove una persona ha la possibilità di esprimere la sua volontà – non c´è nessuna controversia. Conosco il problema perché ha toccato la mia famiglia da vicino. Quattro anni fa a mio cognato David è stato diagnosticato un tumore inoperabile, e piuttosto avanzato, al cervello. Prima di iniziare le cure, ha avuto un ictus ed è andato in coma. I medici hanno detto che non sarebbe uscito lucido dal coma e che comunque sarebbe morto nel giro di poco tempo. Mia sorella, dopo qualche settimana, ha deciso, consultandosi con la sorella di David, pienamente d´accordo, di togliere ogni sostegno, compresa la nutrizione, e lasciarlo morire. Lui le aveva lasciato le indicazioni sulle decisioni da prendere nel caso non fosse stato in grado di intendere e di volere. Gli hanno dato dei farmaci per non farlo soffrire e dopo qualche giorno è morto. Anch´io ho preparato un testamento biologico, quasi contemporaneamente al testamento normale. L´ho fatto proprio per evitare lo scenario tragico di una lunga fine straziante per i miei cari e una perdita di dignità personale per me. Legalmente, il testamento biologico non ha niente a che fare con l´eutanasia che rimane illegale e fortemente controversa. Il filone legale invece viene dal diritto di un paziente di essere informato prima di subire un intervento chirurgico potenzialmente doloroso o pericoloso. Per Benjamin Cardozo, grande giurista e membro della Corte Suprema, «ogni essere umano di età adulta e di mente sana ha il diritto di determinare quello che sarà fatto del proprio corpo». Da qui nasce il diritto di decidere – in anticipo – il trattamento da subire anche quando si perde la coscienza. In questa controversia è difficile da capire la posizione della Chiesa cattolica, che mi sembra profondamente contraddittoria con altre posizioni della Chiesa. Si oppone, per esempio, all´inseminazione artificiale e al controllo delle nascite perché interferiscono con i cicli naturali della vita. Ma è pronta a usare tutti i mezzi possibili per tenere in vita una persona: tubi per nutrire, idratare e aiutare la respirazione. Nel passato, l´idea della morte come parte integrante e inevitabile della vita – con il teschio accanto a tutte le raffigurazioni dei santi, la "buona morte", i richiami a sottoporsi alla volontà di Dio anche davanti alla tragedia – era legata alla visione cattolica della vita. Viceversa il mondo moderno e laico, a volte con il feticcio della tecnologia, cercava di usare tutti i mezzi possibili per prolungare la vita. Anziché a casa, con parenti e amici intorno, nel 20esimo secolo la morte era nascosta negli ospedali, come se fosse una cosa vergognosa e imbarazzante. Il risultato è che ora negli Stati Uniti quasi il trenta per cento di tutte le spese mediche sono relative all´ultimo anno di vita. E una percentuale molto alta riguarda l´ultima settimana. Ma da qualche anno crescono le persone che scelgono di morire a casa. Un´idea che riporta alla "buona morte" come parte naturale del ciclo della vita, un fatto tutto sommato più coerente del prolungamento a ogni costo con la visione religiosa della vita. Un nuovo studio pubblicato la settimana scorsa dal Journal of the American Medical Association ha confermato che una vasta maggioranza di americani preferisce non adoperare misure eccezionali – la respirazione meccanica, per esempio – per prolungare la vita. Ma quelli che lo fanno sono, curiosamente, i più religiosi. L´11 per cento dei pazienti più religiosi ha scelto le misure eccezionali mentre tra quelli meno religiosi la percentuale scende al 3,6 per cento. «Si pensa che i pazienti più attenti alla spiritualità siano più propensi a dire: "Mettiamoci nelle mani di Dio e vediamo che succede", ma sono in realtà quelli che vogliono le cure più aggressive», ha detto Holly G. Prigerson, uno degli autori del nuovo studio e ricercatrice al Dana-Farber Cancer Institute di Boston.

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E Dario il preoccupa gli ex ds (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-25 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Primi segnali di insofferenza dell'area laica. Cuperlo: ormai in direzione ci si scambia il segno di pace E Dario il «pio» preoccupa gli ex ds Martella: troppi silenzi su Bagnasco. Ma Castagnetti: per noi il capo è il Papa ROMA — Massimo D'Alema, 17 marzo 2009: «La politica non se la può cavare con la libertà di coscienza sul testamento biologico, questo principio non può sostituire la linea politica ». Dario Franceschini, 22 marzo 2009: «Io dico no a una disciplina di partito per avvicinare sui temi eticamente sensibili laici e cattolici». Rita Bernardini al presidente della Cei Angelo Bagnasco, 24 marzo 2009: «Preservativo è amore per il prossimo ». Dario Franceschini al presidente della Cei Angelo Bagnasco, 24 marzo 2009: «E' importantissima la scelta annunciata dal Cardinale di istituire un fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà». Livia Turco, 19 marzo 2009: «Grave l'errore del Papa sui preservativi». Dario Franceschini, 22 marzo 2009: «La voce della Chiesa va ascoltata e rispettata anche quando dice cose scomode. Non si può dire che c'è un'interferenza da parte della Chiesa quando esprime giudizi sui quali non siamo d'accordo». Era stato salutato come un segretario laico, il giorno della sua elezione, alla Fiera di Roma, per le parole da lui pronunciate sul testamento biologico. Per l'annuncio che l'orientamento prevalente del Pd era per il no, e che quindi non era cambiato niente rispetto alla gestione dell'ex Ds Walter Veltroni. Anzi, l'ala sinistra del Partito democratico sembrava più convinta di Dario Franceschini che del suo predecessore. E' passato qualche tempo e sia l'area che fa capo agli ex diesse che quella radicale del Pd sembrano ricredersi. C'è chi la butta a ridere, come Gianni Cuperlo: «L'altro giorno abbiamo concluso la direzione scambiandoci il segno della pace». C'è chi si arrabbia: «Io su certe cose parlo sempre, ma vorrei che lo facesse anche il mio partito a livello ufficiale, e invece solo silenzi», sospira Paola Concia. «E' un errore tacere», ribadisce Rita Bernardini. Scuote la testa Andrea Martella e osserva: «Su Bagnasco che, per difendere le parole del Papa a proposito dei preservativi, attacca duramente tutti i suoi critici, avremmo dovuto dire qualcosa. Ma non è successo ». «Del resto — insiste Martella — quando una persona come Pierluigi Bersani dichiara ufficialmente che il Pd non entrerà mai nelle file dei socialisti europei, non c'è più nulla da dire. E pensare che nessuno lo ha criticato. Figuriamoci se l'avesse detto Veltroni. E figuriamoci se Walter avesse taciuto su Bagnasco». Insomma, agli ex diesse sta un po' stretto l'abito del Partito Democratico cucito da Franceschini dopo le sortite della Chiesa. D'altra parte, il giorno in cui il Papa, in Africa, aveva dichiarato che i preservativi a nulla servono contro l'Aids, il segretario del Partito democratico aveva preferito scegliere la via del silenzio. E aveva rinunciato ad attaccare il governo Berlusconi che al contrario di Francia, Germania e Spagna, non aveva criticato la sortita di Ratzinger. Aveva parlato solo due giorni dopo, incalzato dalle domande di un giornalista. Ma a spiegare quella che agli ex diesse sembra una situazione assai particolare ci pensa uno degli esponenti del Pd più vicini al segretario. Ossia Pierluigi Castagnetti, cattolico ed ex popolare come Franceschini: «Gli ex diesse fanno fatica a capire. Quelli che per noi sono passi da gigante, come i passi in avanti fatti sul testamento biologico, per loro sono passettini. Noi non abbiamo una tradizione socialdemocratica o comunista. Non facciamo parte di un filone culturale: noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l'altra alla politica. Per me, come per Franceschini, per tutti noi cattolici, insomma, il vero "capo" è lui: il Papa. Per noi è il vicario di Dio in terra, e questo gli ex diesse dovrebbero alla fine comprenderlo ». Un altro ex collega di partito del segretario del Pd, Ciriaco De Mita, fornisce un'altra spiegazione: «Franceschini non è un democristiano ma un cristiano sociale, però non è uno sciocco e quindi ha capito che sul Papa doveva fare retromarcia». Leader del Pd Dario Franceschini Maria Teresa Meli

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2009)

Argomenti: Laicita'>Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-25 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE «Silvio ha smontato l'egemonia culturale della sinistra italiana» Cicchitto: basta complessi di inferiorità Il premier è anti establishment come Craxi «Una delle conquiste del Pdl dev'essere quella di superare il complesso di inferiorità culturale verso la sinistra. La sinistra è sconfitta anche perché la sua egemonia è stata smontata pezzo a pezzo, sul terreno di una grande battaglia culturale. E oggi c'è un'egemonia berlusconiana». Presidente Cicchitto, al Pdl di solito si rimprovera scarsa attenzione agli intellettuali e un deficit di elaborazione culturale. «Non è così. Intanto, tutti gli intellettuali italiani più importanti degli ultimi trent'anni sono stati avversi alla sinistra. Renzo De Felice. Lucio Colletti. Augusto Del Noce. Luigi Giussani. E non è affatto vero che Berlusconi non c'entri nulla con loro». Qual è il legame? «Berlusconi ha un antico rapporto con i ciellini, in cui ha visto gli unici che, pur prendendo calci in faccia, hanno resistito al '68. Ha del fascismo la stessa visione "laica" di De Felice e in fondo della borghesia italiana: nessuna simpatia o indulgenza, ma diffidenza verso l'antifascismo di maniera e strumentale. Quanto a Del Noce, ha portato in Parlamento suo figlio. Così come Piero Melograni e Colletti: il più importante studioso italiano del marxismo, che ha distrutto il marxismo. Penso poi al rapporto con Giuliano Ferrara e Gianni Baget Bozzo». Proprio Melograni sostiene che a Berlusconi di intellettuali e cultura non importa molto. «E invece Berlusconi ha saputo valorizzare l'elaborazione culturale di grandi intellettuali e imporla grazie alla sua iniziativa mediatica e televisiva. La sconfitta dell'operazione giudiziaria del '92-94 è avvenuta prima sul piano culturale e mediatico e poi su quello politico: il giudizio diffuso sulla magistratura oggi non è certo quello di quindici anni fa. Lo stesso è avvenuto per la demistificazione culturale del comunismo, e di tutta un'interpretazione della storia d'Italia portata avanti dalla sinistra». Quale interpretazione? «è stato smontato il connubio Gramsci-Togliatti, mostrando come sulla strategia del primo, basata sulla conquista dei cervelli, sia prevalsa quella del secondo, fondata sul totalitarismo criminale sovietico. è stato smontato il mito dell'autonomia del Pci, mostrando come dietro la svolta di Salerno ci fosse Stalin. Ed è stata smontata la narrazione postcomunista, che indicava in democristiani e socialisti i grandi ladri e rimpiazzava l'operaismo e il bolscevismo con il primato della magistratura come una sorta di nuova classe generale e del giornale di Scalfari come fonte di legittimazione. La svolta di Violante, uno dei registi dell'operazione, è indicativa. Anche se riconosco che Scalfari è un grande giornalista e, aggiungerei, grande intervistatore, capace di migliorare il pensiero dell'intervistato. Ricordo due interviste a un personaggio incolore come De Martino che, riscritto da lui, pareva brillantissimo...». Berlusconi però ha combattuto la battaglia con una superiorità schiacciante di mezzi. «La battaglia si è combattuta anzitutto con i libri». Quali libri? «Il lavoro di storici come Perfetti. Le traduzioni di Furet e Glucksmann. I saggi controcorrente di Giuseppe Gargani, Giancarlo Lehner, Mauro Mellini. Gli stessi libri di Pansa ancora qualche anno fa non avrebbero avuto lo stesso successo. E poi il colpo di teatro: Berlusconi che al congresso di Verona di An, propensa (o indotta) a legittimare i postcomunisti per legittimare se stessa, porta migliaia di copie del Libro nero del comunismo. Quale altro leader politico ha fatto qualcosa del genere?». Quale altro leader politico possiede giornali e tv? «Ci voleva un personaggio con la sua forza finanziaria e mediatica per affrontare l'invincibile armata di Cgil, Rai, alcune grandi banche, alcuni grandi gruppi industriali, tutte le grandi procure. E poi di qui c'è un conflitto d'interessi alla luce del sole. Il conflitto d'interessi del Pci-Pds-Ds-Pd è rimasto occulto, sino a quando è esploso con Consorte». Ancora nel '94 però le tv di Berlusconi appoggiavano la Procura di Milano. «Se Berlusconi si fosse presentato agli elettori come il continuatore del pentapartito sarebbe stato travolto. Ha avuto l'intelligenza di capire che doveva fare una cosa nuova, che i vecchi partiti erano morti, ma le loro culture politiche erano vive. Da qui la scelta di recuperare uomini di formazione cattolica, socialista, liberale ». Alla sinistra non resta nulla? «Resta l'organizzazione della cultura. Finita nelle mani della sinistra peggiore, quella giustizialista. L'università. I libri di testo. Il teatro. Il cinema e la distribuzione del cinema: si rende conto che non si riesce a vedere Katyn, il film di Wajda sul massacro degli ufficiali polacchi? Lo sa che in tutta Italia lo danno solo in 12 sale? Guardi Bondi alla Cultura: uomo di grande intelligenza, alle prese con una nomenklatura di sinistra che lo pressa da ogni parte». Lei invece si è trovato alla prese con la rivolta dei 101. «A parte il fatto che sono di meno, molti non sapevano che in commissione si stava già lavorando a rivedere il decreto sicurezza». Lei ha condiviso la linea del governo sul caso Eluana? «Guardi, io non sono credente. Non sono un laico anticlericale, ma neppure un laico devoto. Sono contrario al divieto di diagnosi preimpianto sull'embrione, sulle staminali la penso come Obama, rispetto ma non condivido le idee del Papa sul condom. Credo che Welby avesse il diritto di staccare la spina, come dovrebbe averlo chi non è cosciente ma ha manifestato in passato una volontà chiara. Ma su Eluana sono stato del tutto d'accordo con il governo. Non si può far morire una persona di fame e di sete, com'è toccato a Terry Schiavo». Com'è davvero il rapporto tra Berlusconi e Fini? «Su due livelli diversi. E, per questo, migliore che in passato. Tanto è imprevedibile-carismatico il primo quanto è razionale-calibrato al millimetro il secondo, come ha confermato con il suo discorso di domenica. E' evidente che per tutta questa lunga fase il leader è senza dubbio Berlusconi. Il vero contraltare di Fini, in prospettiva, è Tremonti». Come si sta comportando il ministro dell'Economia? «è stato tra i primi a capire la crisi e il ritorno dell'intervento pubblico. Però sarebbe un errore per il governo inasprire i rapporti con la Banca d'Italia, fondamentale per la tenuta del sistema del credito e anche per il successo delle aste dei Bot». E tra Berlusconi e Craxi, lei che ha lavorato con entrambi? «Entrambi avevano contro l'establishment. Ma Craxi cercava lo scontro; Berlusconi, il consenso. E poi non l'ho mai visto maltrattare un amico o un collaboratore. Non posso dire lo stesso di Bettino, che aveva un carattere insieme forte e aggressivo». Alla Camera Cicchitto è stato eletto nella lista del Pdl nella Circoscrizione XV (Lazio1): è alla sesta legislatura Aldo Cazzullo

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Il Papa e l'Aids La Francia insiste: così va contro la salute pubblica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-25 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE La polemica Il Papa e l'Aids La Francia insiste: così va contro la salute pubblica DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI — La Francia rimanda al mittente reazioni e giudizi del Vaticano a proposito delle polemiche e delle critiche espresse quasi all'unanimità dalla classe politica e da ampi settori dell'opinione pubbliche nei confronti del Papa dopo la condanna dell'uso del preservativo. Alle dichiarazioni del cardinale Angelo Bagnasco ha risposto ieri il portavoce del ministero degli Esteri che, in sostanza, ribadisce la posizione del governo francese: «Non abbiamo mai detto che il preservativo sia l'unica soluzione del problema. Ce ne sono altre: l'assistenza medica, l'assistenza sociale, i test per individuare la presenza del virus, il sostegno psicologico. Ma il preservativo fa parte di queste risposte. Tutti i discorsi che vanno in una direzione diversa, per di più fatti da una persona di enorme influenza, vanno contro l'interesse della salute pubblica». Senza riaccendere polemiche o battaglie ideologiche, la Francia laica e il suo governo (il primo ad esprimersi nei giorni scorsi a proposito del discorso del papa in Africa) ribadisce la propria visione dell'intervento pubblico e dell'approccio sanitario al problema, ricordando, fra l'altro, i risultati della ricerca scientifica, l'azione in Africa di numerose organizzazioni mediche e umanitarie e le risorse stanziate in questo campo. La presa di posizione del Quai d'Orsay riecheggia in sostanza i commenti di diversi esponenti del governo e di numerose personalità della destra e della sinistra che hanno criticato le posizioni del pontefice. Unica eccezione, proprio ieri, Marine Le Pen, leader del Fronte nazionale, di estrema destra, che ha difeso «l'autorità del Pontefice». Ma le parole del Papa hanno suscitato profondo disagio anche nell'opinione pubblica e in ambienti cattolici, già colpiti negativamente dalla recente riabilitazione del vescovo Williamson e dalla scomunica sancita in Brasile nei confronti della donna che ha fatto abortire la figlia di nove anni, vittima di uno stupro. Secondo un sondaggio, oltre il 40% dei cattolici vorrebbero addirittura una sorta di dimissione del Pontefice dalla guida della chiesa. Sembra già lontano il momento delle folle entusiaste che hanno accolto Benedetto XVI a Parigi nel settembre dello scorso anno. «La Francia è molto sensibile quando si mettono in discussione i costumi», nota il sociologo Frederic Lenoir, direttore della rivista Le Monde des religions. «Il disagio è comprensibile di fronte alla distanza fra il discorso del Papa e l'evoluzione dei costumi e della vita civile». La contestazione del discorso del Pontefice si è spinta alla clamorosa protesta di domenica scorsa a Notre Dame. Dopo la distribuzione di preservativi davanti alla cattedrale, ci sono stati tafferugli fra militanti ecologisti e un gruppo d'integralisti cattolici. Ieri, su Le Monde, il premio Nobel per la medicina, FranÇois Barré-Sinoussi, e altri quattro scienziati hanno pubblicato una tribuna nella quale, ribadendo la validità scientifica dell'uso del preservativo, chiedono a Benedetto XVI di «ripensare la propria posizione, per il bene degli uomini e delle donne dell'Africa e del mondo intero». Criticato Papa Ratzinger è stato duramente contestato dai francesi per la sua dichiarazione sui preservativi fatta durante il viaggio in Africa Massimo Nava

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Biotestamento, il voto segreto spariglia gli schieramenti (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2009)

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Biotestamento, il voto segreto spariglia gli schieramenti il senato approva due articoli I conti non tornano nel Pd, nell'Idv ma neppure nel Pdl. Dura replica di Emma Bonino alle parole del presidente della Cei 25/03/2009 Roma. Se fosse stata già stata in vigore, i sanitari che hanno accompagnato Piergiorgio Welby nelle ultime ore di vita (il professore, morto nel dicembre del 2006, dopo aver inutilmente chiesto ai medici di allontanarlo dalla macchina che lo faceva respirare dal momento che la distrofia muscolare gli impediva di farlo personalmente), sarebbero in carcere. Il primo articolo della legge sul Testamento biologico è stato approvato ieri dal senato: e si vieta espressamente qualunque forma di "eutanasia" o "suicidio assistito". I medici o i sanitari che dovessero violare questa norma sarebbero accusati di "omicidio" o di "suicidio assistito". L'articolo è stato votato a scrutinio segreto, come chiesto dal Pd; il risultato ha mostrato che, coperti dalla segretezza della votazione elettronica, molti parlamentari hanno disatteso alle indicazione dei propri gruppi. Defezioni nel Pd (in aula è stata annunciata, a titolo personale, l'astensione del senatore Bosone), nell'Idv, ma anche nel Pdl. I conti, infatti, non sono tornati per nessuno: 161 i "si", 95 i "no" e 30 astenuti. Ma a rendere incandescente la prima giornata di voto sul testamento biologico è la polemica strisciante tra cattolici e laici; meglio: tra il Vaticano e la pattuglia radicale presente a Palazzo Madama. Ieri, monsignor Bagnasco aveva esortato il Parlamento a fare in fretta una legge «che non permetta il raccapricciante diritto alla morte». La risposta di Emma Bonino è stata durissima, sia sul piano dialettico che su quello politico: «Questa è una pessima legge, oltretutto chiaramente incostituzionale, che non prevede il diritto di morire, ma l'obbligo di vivere anche se ridotti a vegetali e contro ogni nostra libera scelta. Prende i dogmi della Chiesa e li trasferisce, pari pari, nella legislazione di uno Stato laico. Quando uno Stato entra nel letto di sposi o malati non è mai un bel giorno», ha sostenuto l'esponente del Pr eletta nelle liste del Pd. Sul piano procedurale, moltissimi (1.602 per l'esattezza) gli emendamenti presentati dai radicali, compresa anche la richiesta di non passare alla votazione del testo (tutti respinti), e per giovedì, quando ci sarà il voto finale, il partito ha annunciato una manifestazione sotto Palazzo Madama. Tra eccezioni, voti segreti ed emendamenti, il primo dei nove articoli di cui si compone la legge è stato approvato: si sancisce il principio che «la vita umana è un diritto inviolabile ed indisponibile, anche nella fase finale dell'esistenza». Si garantisce la dignità dell'individuo e si stabilisce che il paziente debba essere informato dei trattamenti sanitari che potrebbe subire, ed il medico deve astenersi da «trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati, rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi della cura». Su questa norma si è votato a scrutinio segreto (sono previste, in totale, 53 votazioni con questo sistema) ed il presidente del senato, Renato Schifani, si è riservato di decidere se usare questo meccanismo anche per l'approvazione finale. Molti i dissensi che sono venuti a galla. Alcuni in maniera palese: il Pd si era espresso per il voto contrario, ma Daniele Bosone, teodem, ha annunciato la sua astensione, a titolo personale. «Noi non abbiamo avuto alcuna paura di mostrare pubblicamente le nostre differenze perché sapevamo che, su temi come questi, non ci sono scorciatoie - aveva detto Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, prima ancora che si arrivasse al voto - Siamo donne ed uomini liberi. Noi non abbiamo bisogno di alcuna lettera per piegare le libertà di coscienza alle esigenze politiche di partito», con chiara allusione alla missiva inviata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ai propri senatori alla vigilia di questo passaggio parlamentare. Nell'Idv è accaduto di peggio: al momento della dichiarazione di voto, il capogruppo, in commissione Sanità, Giuseppe Astore, era assente. Ha preso la parola il senatore Francesco Pardi che ha annunciato il voto contrario. «Capitano brutte sorprese quando ci si allontana dall'aula - lo ha corretto Astore, rientrato precipitosamente nell'emiciclo - Noi ci asteniamo, perché alcuni dei nostri suggerimenti sono stati accolti». Ed al professor Pardi non è rimasto altro che far registrare il suo "no" come voto in dissenso. A sera è stato approvato anche il secondo articolo quello che riguarda il "consenso informato del paziente" e, su suggerimento di Francesco Rutelli, di chi esercita la patria potestà in caso di minore. Il cammino della legge resta, in ogni caso, irto d'ostacoli. Ieri, ad esempio, la commissione Bilancio ha bloccato l'articolo 5 (che andrà in votazione domani) perché non c'è adeguata copertura finanziaria. La norma prevedeva l'assistenza sanitaria a carico dello Stato dei malati in "stato vegetativo". Ma con quali fondi? Angelo Bocconetti bocconetti@ilsecoloxix.it 25/03/2009 ' 25/03/2009 il sostegnoeconomicoNon si può immaginare una legge sul fine vita senza prevedere anche gli aiuti concreti ignazio marinomedico, senatore del Pd 25/03/2009

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Profilattico e Aids? Il Papa ribadisce verità scientifiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)

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n. 72 del 2009-03-25 pagina 46 Profilattico e Aids? Il Papa ribadisce verità scientifiche di Redazione Caro Granzotto, la virulenta polemica innescata dalle dichiarazioni del Pontefice sull'inutilità del profilattico nella lotta all'Aids, se da un lato mi ha indignato per la forte presenza di un laicismo giacobino, dall'altro mi ha lasciato perplesso perché resto convinto che non ci sia altra strada per fronteggiare il dilagare della tremenda malattia. Difendere il diritto alla vita mi va bene, ma non a condizione che a questo necessariamente si accompagni il diffondersi della «peste del XXI secolo». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Incarichi d'oro, la giunta condannata a risarcire 260mila euro Mel mirino dei giudici contabili il sindaco Moratti e 21 tra assessori e dirigenti. Riconosciuta l'attenuante per il (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)

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n. 72 del 2009-03-25 pagina 1 Incarichi d'oro, la giunta condannata a risarcire 260mila euro Mel mirino dei giudici contabili il sindaco Moratti e 21 tra assessori e dirigenti. Riconosciuta l'attenuante per il lavoro svolto di Antonello Mosca Sulle nuove luci di via Dei Giardini il pensiero di Antonello Mosca pubblicato ieri è in perfetta sintonia con le nuove politiche per l'illuminazione che ho proposto e che Sindaco e Giunta hanno adottato. Per tanti anni si è scelto di illuminare solo singole vie sparse per tutta la città, con luce di colore giallo e con l'univoca connotazione di illuminazione stradale: veniva, infatti, illuminata solo la strada a beneficio dei veicoli. La sensazione di buio che si percepisce in ampie zone della città corrisponde spesso proprio a quelle aree precluse al transito di veicoli, ma largamente utilizzate da persone, famiglie, bambini, anziani e biciclette. Con il nostro piano di illuminazione abbiamo pensato soprattutto a loro. Non avremo più strade rischiarate dai lampioni e marciapiedi bui, ma, per generare più sicurezza, saranno parimenti illuminati anche gli spazi pedonali, come i marciapiedi, le fermate degli autobus e delle metropolitane e le zone a verde. Abbiamo inoltre scelto la luce bianca che è più piacevole e sicura perchè, permettendo una maggior resa cromatica rispetto alla classica gialla, illumina meglio e, per dare un senso di maggior armonia, si è deciso di procedere illuminando non più solo le vie principali, ma anche quelle circostanti. Certo per poter apprezzare i risultati di questo lavoro ci vorrà del tempo, ma abbiamo comunque già iniziato a illuminare assi fondamentali - dalla Stazione Centrale fino al centro, da corso Vercelli a corso Magenta, da Monza-Padova verso corso Venezia e stessa cosa faremo con l'asse che da Linate Forlanini porta al centro della città senza con ciò trascurare dettagli importanti, come il Castello Sforzesco o il quartiere Isola. I lavori stanno proseguendo e, presto, in tutta Milano si potrà avere un'illuminazione intelligente, una grande opportunità per un ulteriore risparmio energetico e per una maggiore efficienza del servizio. *Assessore ai Lavori Pubblici e Infrastrutture Comune di Milano © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Sindrome Pdl, l'opposizione ha già paura e attacca Fini (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)

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n. 72 del 2009-03-25 pagina 5 Sindrome Pdl, l'opposizione ha già paura e attacca Fini di Gianni Pennacchi Cgil, Udc e Pd in ordine sparso contro il presidente della Camera «È uno statista». «No, è un illuso». «Macché, è un'opportunista» PREOCCUPATI Democratici e centristi temono che la nascita del partito unico infligga loro altre sonore sconfitte RomaMa questo Pdl insomma, è un partito effimero, di carta e aziendale, o una cosa seria e forte, un progetto con solide basi e di lungo respiro? E Gianfranco Fini è un succube e un illuso, un burattino nelle mani del Cavaliere nero, oppure uno statista di rango, il fine stratega al quale nessuno più osa insidiare il ruolo di numero due e delfino, alla guida del centrodestra? Mai come in questi giorni e su questo tema, l'opposizione risuona confusa e contraddittoria, sembra tornata ai bei tempi dell'Ulivo diviso sinistra spaccata. Lo stesso Pd è un juke box impazzito, ogni esponente suona il proprio disco coprendo l'intera scala armonica, dal giudizio più nero a quello più entusiasta. Ricordate Prova d'orchestra di Federico Fellini? Così le opposizioni e non solo, a dimostrazione che non riescono a dotarsi di un maestro d'orchestra autorevole, e che la fusione a caldo del Pdl le sta mettendo in crisi. Era un apologo, quello del grande regista. E le reazioni così discordanti evocano un altro apologo, quello della volpe e l'uva. Oppure la rana che invidiava il bue. Dal fondo però, emerge un sentimento che è umano ma travalica la prudenza politica. S'avverte infatti il timore che dal congresso di scioglimento di An e da quelli minori in corso, scaturisca domenica prossima una forza tutt'altro che di plastica, capace di infliggere agli avversari nuove sconfitte. Via, come può spiegarsi che nella stessa giornata si senta Pier Ferdinando Casini dire che quella di Fini «è stata una scelta di opportunismo», Pierluigi Bersani dargli dell'«illuso», e Guglielmo Epifani affermare invece che «è un personaggio di levatura alta»? Dopo che, a Fiamma appena spenta, Dario Franceschini aveva salutato il passaggio come «un fatto positivo», i dipietristi lanciavano l'anatema sulla «giornata dell'ipocrisia» (Massimo Donadi) irridendo Fini «suddito di Berlusconi» (Stefano Pedica), Marco Pannella definiva «splendido» il discorso di Fini, e Massimo D'Alema sminuiva tutto spiegando che «il fondamento di questo processo» sta interamente nella persona di Berlusconi. Col casiniano Luca Volontè che stroncava il messaggio di Fini accusandolo di «laicismo radical massonico». E persino la Lega, senza nulla da ridire perché il galateo tra alleati va rispettato, s'è lasciata comunque sfuggire una nota di preoccupazione per il varo concreto e massiccio del Pdl, rivelando che «svariati scontenti» stanno trasferendosi sul Carroccio. Avevate mai sentito tanta cacofonia? A chi bisogna dar retta, fra Casini, Epifani, D'Alema e Franceschini? Il più sorprendente è senza dubbio il segretario generale della Cgil, che ha «apprezzato» la presentazione a Montecitorio dello sceneggiato televisivo su Di Vittorio, e dell'intervento del presidente della Camera al congresso di An ha detto senza se e senza ma: «Quello di Fini è stato un discorso di alto profilo. È un personaggio di levatura alta». O s'è esaltato Epifani o s'è votato allo scetticismo pregiudiziale Bersani, che liquida: «Da Fini c'è l'illusione di voler coniugare un partito conservatore ed un partito moderno, ma questo non si può fare perché c'è Berlusconi, e il berlusconismo è il berlusconismo». Pur se l'Oscar del contorsionismo va a Casini, forse preso dalla sindrome del "potevo esserci io al posto suo", che di Fini come presidente della Camera dice che «sta facendo bene», però lo vede con An schiacciato da Berlusconi e da un destino inevitabile, poiché il Pdl «somiglia solo ad una grande Forza Italia». E con una punta di aceto - l'uva per lui è rimasta acerba? - spiega che probabilmente «Gianfranco ha fatto una scelta opportunista, visto il giudizio negativo che aveva dato dopo il discorso di Berlusconi dal predellino. Credo che stia facendo di necessità virtù». Ma è nel Pd che s'avverte fragorosa l'assenza di un direttore d'orchestra, almeno di una cabina di regìa. Intanto il silenzio assordante di Francesco Rutelli, Enrico Letta, va bene Veltroni che s'è pensionato, ma pure Piero Fassino e quasi tutti gli altri. Che cosa aspettano, la sintesi tra Bersani, D'Alema e Franceschini? Il quale segretario sembra star coi piedi più in terra degli altri, ma gonfiandosi come la rana col rischio di scoppiare. Perché senza tentennamenti ha dichiarato che «restano i nostri avversari, ma la nascita del Pdl è un fatto positivo per la democrazia italiana». Subito però, sparando: «Il Pdl è molto più indietro del Pd». Qualcuno può spiegare agli orchestrali del Pd, che la concretezza e il successo del Pdl sono l'unica garanzia per la loro sopravvivenza come partito dopo la prossima sconfitta di giugno? Se il Pdl è una cosa seria, e se Fini saprà amministrare il proprio ruolo come ha fatto sinora, l'opposizione non potrà frantumarsi ancora, pena l'estinzione. Forse Franceschini e D'Alema dovrebbero convocare un seminario interno. Alle Frattocchie, oppure a Santa Dorotea. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Le vie di Milano? Molto presto le potrete vedere sotto un'altra luce (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)

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n. 72 del 2009-03-25 pagina 1 Le vie di Milano? Molto presto le potrete vedere sotto un'altra luce di Redazione di Bruno Simini* Sulle nuove luci di via Dei Giardini il pensiero di Antonello Mosca pubblicato ieri è in perfetta sintonia con le nuove politiche per l'illuminazione che ho proposto e che Sindaco e Giunta hanno adottato. Per tanti anni si è scelto di illuminare solo singole vie sparse per tutta la città, con luce di colore giallo e con l'univoca connotazione di illuminazione stradale: veniva, infatti, illuminata solo la strada a beneficio dei veicoli. La sensazione di buio che si percepisce in ampie zone della città corrisponde spesso proprio a quelle aree precluse al transito di veicoli, ma largamente utilizzate da persone, famiglie, bambini, anziani e biciclette. Con il nostro piano di illuminazione abbiamo pensato soprattutto a loro. Non avremo più strade rischiarate dai lampioni e marciapiedi bui, ma, per generare più sicurezza, saranno parimenti illuminati anche gli spazi pedonali, come i marciapiedi, le fermate degli autobus e delle metropolitane e le zone a verde. Abbiamo inoltre scelto la luce bianca che è più piacevole e sicura perchè, permettendo una maggior resa cromatica rispetto alla classica gialla, illumina meglio e, per dare un senso di maggior armonia, si è deciso di procedere illuminando non più solo le vie principali, ma anche quelle circostanti. Certo per poter apprezzare i risultati di questo lavoro ci vorrà del tempo, ma abbiamo comunque già iniziato a illuminare assi fondamentali - dalla Stazione Centrale fino al centro, da corso Vercelli a corso Magenta, da Monza-Padova verso corso Venezia e stessa cosa faremo con l'asse che da Linate Forlanini porta al centro della città senza con ciò trascurare dettagli importanti, come il Castello Sforzesco o il quartiere Isola. I lavori stanno proseguendo e, presto, in tutta Milano si potrà avere un'illuminazione intelligente, una grande opportunità per un ulteriore risparmio energetico e per una maggiore efficienza del servizio. *Assessore ai Lavori Pubblici e Infrastrutture Comune di Milano © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Biotestamento, bocciato lo stop alla nutrizione (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)

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n. 72 del 2009-03-25 pagina 0 Biotestamento, bocciato lo stop alla nutrizione di Redazione Bocciati gli emendamenti dell'opposizione al ddl. Il Senato conferma il "no" alla possibilità che il malato possa chiedere la sospensione dei trattamenti nel caso si trovi un giorno in una condizione di fine vita. La Finocchiaro: "Negato ogni approfondimento". Gasparri: "E' un passaggio fondamentale" Roma - Sul testamento biologico è ripreso il duello al Senato, con le votazioni sui 900 emendamenti al ddl. Una battaglia che, a conti fatti, appare dall'esito scontato, visti i numeri di maggioranza e opposizione. Palazzo Madama ha bocciato tutti gli emendamenti soppressivi del comma 6 dell’art.3 sulla nutrizione e idratazione artificiale. Il Senato conferma dunque il "no" alla possibilità che il malato possa chiedere anticipatamente la sospensione dei trattamenti nel caso si trovi un giorno in una condizione estrema di fine vita. Prima delle votazioni, un appello era stato lanciato dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino. La senatrice radicale si era appellata a "credenti e non credenti" al fine di non far passare il comma della legge che nega a chi ha perso capacità di intendere di potersi esprimere nelle "Dichiarazioni anticipate di trattamento in merito alla nutrizione artificiale". Un appello in tal senso era arrivato anche dal senatore Pd Gerardo D’Ambrosio. Al contrario la teodem del Pd Emanuela Baio Dossi ha votato per la non soppressione del comma. L’opposizione: totale chiusura I senatori dell'opposizione lamentano un atteggiamento di "totale chiusura" da parte della maggioranza sul ddl per il testamento biologico, dove dovrebbe prevalere, secondo le dichiarazioni di tutti, la libertà di coscienza senza vincoli di partito. La delusione per la mancanza di dialogo viene sia dal presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, sia dal capogruppo dell’Idv, Felice Belisario, dopo la bocciatura di alcuni emendamenti, considerati dalla Finocchiaro "emendamenti-ponte" per trovare una mediazione sul punto più caldo della legge: l’obbligo di nutrizione e idratazione forzata, concepito dalla maggioranza, perché considerato sostegno vitale e non terapia. La Finocchiaro: nessun approfondimento "Quel che è allarmante - osserva Anna Finocchiaro conversando con i cronisti - è questa chiusura ad ogni possibilità di approfondimento e discussione. C’è la cancellazione di ogni spazio della libertà di autodeterminazione dei soggetti in ordine all’ultima fase della vita, proprio quella che dovrebbe appartenere a una scelta così personale e così intima da non entrare in discussione". A questo punto "non mi aspetto più niente" sottolinea la capogruppo del Pd, che nell’atteggiamento del Pdl vede anche "la contingenza politica molto particolare" che riguarda la nascita del nuovo partito a fine settimana. Gasparri: momento decisivo Il voto con cui il Senato ha bocciato l’emendamento Finocchiaro che prevedeva eccezioni al principio che riconosce idratazione e nutrizione come sostegno vitale "è stato un passaggio fondamentale" nel dibattito sul testamento biologico: è il commento fatto dal presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dopo il voto segreto, chiesto dalla maggioranza, con cui l’aula ha bocciato l’emendamento che reca come prima firma quella della presidente dei senatori del Pd. "Il voto di oggi è stato coerente con quella mozione e in piena sintonia con l’articolo 2 della Costituzione. è stato perciò un passaggio fondamentale il voto su questo punto. Esso è stato un momento di ulteriore chiarezza. Perché la questione non si può ridurre a un contrasto fra laici e cattolici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Berlusconi: "Basta personalismi e compromessi" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)

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n. 72 del 2009-03-25 pagina 0 Berlusconi: "Basta personalismi e compromessi" di Redazione Il premier: "Il Pdl imprimerà alla politica un segnale forte di cambiamento. La frammentazione e i personalismi sono stati i mali peggiori della politica italiana, malata di compromessi al ribasso e instabilità. Nel nuovo partito uniremo tutti i moderati e i riformisti" Roma - Basta con la politica malata di compromessi al ribasso, instabilità e isterici personalismi. Il Pdl, che tra pochi giorni vedrà la luce ufficialmente con il congresso fondativo di Roma, vuole imprimere un segnale forte di cambiamento. Un segnale in grado di condizionare positivamente tutta la politica, sia a destra che a sinistra. Ne è convinto il premier Silvio Berlusconi. "Il Pdl - scrive Berlusconi in un messaggio ai cristiano popolari di Mario Baccini - darà prova di altruismo e di lungimiranza politica, anteponendo l’interesse generale a quello personale, la forza unitaria della rappresentanza politica dei moderati alla frammentazione e ai personalismi, che sono stati due tra i mali peggiori della politica italiana, malata di compromessi sempre al ribasso, di instabilità e per questo priva di credibilità". Il contributo dei riformisti "Il vostro - aggiunge il presidente del Consiglio - sarà un contributo politico importante al nuovo partito unitario dei moderati e dei riformisti italiani, di tutti i riformisti autentici: cattolici, laici e liberali. Di quel riformismo che ha avuto in Don Sturzo e De Gasperi i campioni di una tradizione culturale e politica che ha segnato i momenti migliori della storia politica del ’900". Secondo Silvio Berlusconi il Pdl rappresenterà "quella maggioranza che non si è mai riconosciuta nella sinistra: una maggioranza che dal dopoguerra ad oggi è stata il baluardo della democrazia in Italia". Come sarà il nuovo partito Il premier sottolinea quindi l’altro dato caratterizzante della nuova formazione politica: l’unità. "Se nella nostra precedente esperienza di governo - dice Berlusconi - alcune riforme importanti alle quali tenevamo sono uscite dal tavolo del governo ma si sono poi arenate in parlamento, è stato proprio per una mancanza di unità nelle decisioni, unità di cui ora dobbiamo essere orgogliosi e fare tesoro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Vaticano tra scontri e trasparenza Non credo di poter condividere il giudizio da Lei espre... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 26-03-2009)

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Vaticano tra scontri e trasparenza Non credo di poter condividere il giudizio da Lei espresso sabato, secondo cui la Chiesa di oggi sarebbe molto «trasparente» e disponibile al dialogo, a dispetto della rigidità. Il maldestro intervento papale sui preservativi e l'arroganza con cui la Cei ieri ha reagito alle inevitabili critiche, mi pare vadano in ben altra direzione. Mi sembra che questo Papa e il suo entourage non brillino, quanto a buon senso, se si pensa che questa è l'ennesima affermazione maldestra e inaccettabile. Qualche mese fa c'era stato il rifiuto vaticano di ratificare la mozione Onu sulla condanna del reato di omosessualità nel mondo. Qualche anno fa il Papa aveva creato tensione nel mondo musulmano citando la frase di un sovrano del medioevo contro il profeta Maometto. E ancora, all'inizio del pontificato Ratzinger ribadisce di non voler considerare i protestanti una vera Chiesa, affermazione che nessun Papa, dopo Pio XII e il Concilio, si era mai sognato di fare, e che suscitò indignazione e critiche. Il mese scorso il Papa riabilita un vescovo filo-nazista, che allegramente sosteneva che l'olocausto non era mai esistito, e ancora si meravigliano in Vaticano se scoppiano polemiche e disapprovazione in tutto il mondo, e il Papa stesso se ne esce con la sbalorditiva affermazione di aver ignorato che quel vescovo negasse l'olocausto (ma come? Lo sanno tutti e non lo sapete proprio voi?). Risponda con sincerità. Io credo che se una persona normale si comportasse così in un posto di lavoro, continuando a fare gaffes, a creare incidenti e dissapori, dopo un po' lo licenzierebbero. E infatti in Francia gli stessi cattolici, in un sondaggio di Le Monde (o del Figaro) hanno detto al 43% che questo Papa potrebbe benissimo andarsene in pensione. Il cardinale Martini (uno dei più autorevoli esponenti del mondo cattolico), ha scritto nel suo ultimo libro, col gesuita Portschill, che questa Chiesa è farisaica, e se Cristo tornasse ne scuoterebbe i vertici. Non capisco perché proprio Lei li difenda. ALBERTO MIATELLO Non difendo la Chiesa, caro Miatello, anche perché la Chiesa sa farlo da sola. Sono laica, senza nessun dubbio, e proveniente da famiglia laica. Ma non sopporto i toni sguaiati, le irrisioni (non parlo della sua lettera) e la faciloneria con cui si critica la Chiesa. Provi a immaginare il contrario: se si criticasse in questo modo ogni altra istituzione (Quirinale?) o partito saremmo tutti ben scandalizzati. Il mio giudizio rimane lo stesso: il Vaticano di Ratzinger, pur all'apice dello scontro con il mondo laico, si sta mettendo in gioco moltissimo, esprimendosi sempre pubblicamente e senza furbizie. Questa per me è trasparenza. Preferiamo i vecchi Vaticani felpati, silenziosi, e densi di accordi mai saputi? Mi scusi per i tagli, ma la lettera era troppo lunga per questo spazio.

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La macchina della giustizia In Italia ci sono 206 istituti penitenziari. I detenuti non do... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 26-03-2009)

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La macchina della giustizia In Italia ci sono 206 istituti penitenziari. I detenuti non dovrebbero essere più di 43.066, ma al 31 dicembre 2008 i detenuti erano 58.127. Negli ultimi nove anni ci sono stati nelle carceri italiane 477 suicidi. Qualcosa non va. La riforma della giustizia deve passare anche per le prigioni. La macchina della giustizia ogni tanto si accende, fa un passo avanti, poi si inceppa. In nome del popolo italiano? Non credo. FABIO SÌCARI, BERGAMO Vita su Marte ecco le prove Finalmente ci sono le prove: c'è vita su Marte. E che vita... Una creatura aliena proveniente da tale pianeta, probabilmente non informata in merito alla gravissima crisi che il mondo del lavoro sta attraversando, ha preso le sembianze del Primo Ministro e, con un cappello da ferroviere in testa, ci invita a lavorare di più. ROBERTO DOTTA C'è chi il lavoro l'ha perso «Gli Italiani lavorino di più». Sa cosa dice l'ideatore di questa frase o parla a vanvera come al solito? C'è gente che vorrebbe lavorare di più, ma non può nemmeno lavorare il giusto perché il lavoro l'ha perso, altri soprattutto i giovani lavorerebbero di più potessero prima o poi cominciare a lavorare, rimane la categoria di chi non ha di questi problemi, e questi lavorerebbero di più, ma questi si chiedono per chi? Per un governo che non combatte l'evasione? Per un governo che taglia scuola e ricerca? Per pagare ancora più tasse? Se queste sono le ragioni per lavorare di più non ci interessano. MASSIMO TAGLIATI La ricetta di Berlusconi La ricetta di Berlusconi per uscire dalla crisi è nell'invito rivolto agli italiani a lavorare di più. Prescindendo dal fatto che gli ordinativi scarseggiano e non si capisce bene quale lavoro ha in mente il Premier, è evidente che il problema non consiste tanto nel lavorare di più, ma di impedire che i frutti del sudato lavoro finiscano nelle mani di irresponsabili manager di banche e assicurazioni che li dissipano, e ciononostante percepiscono emolumenti milionari. Essendo sotto gli occhi di tutti che è l'intera organizzazione della società che va ripensata, l'invito del Presidente del Consiglio suona oltremodo beffardo. ADRIANO PONTI I bastoni tra le ruote Berlusconi dice che dobbiamo lavorare di più. Noi vorremmo lavorare di più ma con un adempimento fiscale ogni due giorni proprio non abbiamo il tempo per farlo, ci servirebbe che la giornata fosse di 48 ore. Ho fatto il conto dei corsi che dovrei frequentare per essere come si suol dire a posto e per «garantire» la sicurezza ai 3 dipendenti della mia azienda (io, mia moglie e mio fratello). Tra legge 626, pronto soccorso, antincendio, rischio elettrico, videoterminali, mensa (mangiamo nel nostro laboratorio), privacy, eccetera eccetera devo rinunciare a 186 ore di lavoro per una spesa complessiva di 3200 euro buttati dalla finestra, non avendo mai avuto infortuni di sorta. Mi autodenuncio pubblicamente e dichiaro sin d'ora che disobbedirò non facendo nulla di tutto ciò. Presidente Berlusconi, lavoriamo volentieri anche di più ma per favore non ci metta i bastoni tra le ruote. CANDIDO MUNOPANO Il Papa e i missionari I viaggi papali belli, sfarzosi, con sorridenti Capi di Stato e cotonate consorti ad attendere la discesa del Papa dall'aereo. Megaraduni con folle festanti e a pochi metri strade di fango, fogne a cielo aperto, tanta fame e tanta miseria. Forse, tali eventi hanno la lodevole finalità di spostare l'attenzione sul dramma africano e di confortare i cattolici di quelle zone. Smontato il palco e finita la «festa», rimangono i missionari cattolici e laici che lottano senza lodi e con tanti rischi trecentosessantacinque giorni l'anno per salvare vite umane. ANDREA SILLIONI, BOLSENA (VT) Un premio liquidato La regione Piemonte oltre a rivalersi con il patron del Grinzane non dovrebbe farlo anche con quel revisore dei conti che non si è mai accorto di nulla e ha firmato i bilanci? E l'assessore Oliva quando con il caschetto in testa girava per il Castello di Grinzane non si è chiesto come mai nonostante tutti i soldi stanziati dalla Regione i lavori non fossero ancora finiti? Trovo insostenibile la sua difesa: è l'assessore in carica a dover controllare che siano stati spesi bene i fondi stanziati anche in passato dall'ente che rappresenta. GIANNI ROSSI, TORINO Il lusso del cibo Le riflessioni di Belpoliti sull'episodio del Ristorante Il Cambio di Torino sono senza dubbio azzeccate: il cibo, quello buono, è oramai un lusso. Viene per contro da chiedersi se questo scaturisca da una situazione di crisi, o non piuttosto da una serie di indirizzi legislativi (e culturali) che, finalizzati allo stimolo della competitività esclusivamente attraverso la riduzione dei costi, negli ultimi anni hanno trovato affermazione persino a livello continentale. L'Ue, infatti, ha legalizzato, o comunque tentato di farlo, le bevande monnezza, il vino invecchiato coi trucioli, il cioccolato fatto con l'olio di palma, l'olio con olivacce tunisine o turche, ma imbottigliato a Pietrasanta e dunque legalmente spacciato per ottimo olio di Lucca. Forse sfugge che in questa società «low cost» tra non molto sarà considerato ricco non chi fa sfoggio di auto fuoriserie, yacht, pellicce, ecc., ma semplicemente chi in cantina ha delle belle bottiglie di vino, chi sul pesce mette dell'olio buono, chi ai figli per colazione dà delle belle spremute d'arancia e chi agli ospiti assieme al tè offre dei bei cioccolatini veri. Insomma, se oggi, almeno in questa parte di mondo, l'alternativa per i più è tra una vita lussuosa e una dignitosa, fra non molto sarà tra una vita normale e una di quel letame barbaramente sparso nella sala d'un gran tempio della cucina, né di più né di meno. Cominciamo a riprenderci il gusto d'una vita di qualità, sarà il miglior volano per la ripresa economica. MICHELE ROSSI, ROMA

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Firpo, la questione Galilei è ancora aperta (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 26-03-2009)

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Oggi e domani Firpo, la questione Galilei è ancora aperta Torino dedica un convegno allo studioso morto 20 anni fa [FIRMA]FRANCO GARELLI A vent'anni dalla scomparsa, la Torino della cultura dedica un grande convegno a Luigi Firpo, il cui contributo nel campo della storia del pensiero politico continua ancora oggi a essere un punto di riferimento non soltanto per gli addetti ai lavori, ma anche per quanti si interessano di varie tematiche pubbliche. Studioso profondo e versatile, Firpo ci ha lasciato una bibliografia immensa con più di 1.900 titoli, oltre a un grande archivio di scritti e documenti. Più del 10% della sua produzione scientifica è dedicata al difficile ruolo che gli scienziati del Cinque-Seicento (Campanella, Galilei, Bruno) hanno avuto in un'epoca segnata dalla chiusura della Chiesa cattolica verso le nuove scoperte. Proprio la questione Galileo è al centro del convegno che si apre oggi a Torino in memoria dello studioso scomparso, organizzato dalla prestigiosa Fondazione che ne porta il nome e che promuove gli studi del settore. Si tratta di una due giorni intensa, in cui si confronteranno i maggiori esperti italiani e stranieri che si occupano di questi temi, con relazioni che oltre a rivisitare importanti questioni storiche (il rapporto tra scienza e religione in Galilei, il processo da lui subito da parte della Chiesa, le accuse di eresia ecc.) si caleranno anche nell'attualità, chiedendosi in particolare se il caso Galilei sia una questione chiusa o se nei confronti dei nuovi sviluppi della scienza la Chiesa cattolica non si sia ancora liberata dalle sue riserve antiche. Qui emerge la fecondità del pensiero di Firpo, la sua capacità di applicarsi a tematiche di validità perenne, in quanto oggetto di confronto e scontro tra paradigmi conoscitivi diversi. Firpo, come ricorderà Gian Mario Bravo nell'aprire i lavori del convegno, era un laico, un non credente, capace però di dialogo, «profondamente impregnato di sentimento religioso e attento alla difesa attuata dalla Chiesa cattolica nei confronti dell'avanzare della scienza». Fu dunque in grado di comprendere sia i rapporti tra scienza e potere, sia quelli tra religione e scienza, sia ancora le condizioni della libertà della e nella scienza. Così «il libero e anticonformista Firpo» descrisse Galileo come un «anarchico teorico», un «empirico», «aperto al nuovo e mosso dall'ansia del conoscere, al di là delle convenzioni legate ai saperi della sua epoca»; in ciò anticipando la famosa definizione di scienza che verrà data dal filosofo viennese Feyerabend, come di «un'impresa essenzialmente anarchica, più aperta a incoraggiare il progresso che non le sue alternative fondate sulla legge e sull'ordine». Va da sé che questo modo di concepire la scienza è oggi al centro di un grande dibattito pubblico, che oppone chi predica cautela a quanti auspicano libertà di ricerca; e ciò con riferimento a quelle frontiere scientifiche che non riguardano più il movimento degli astri, ma toccano campi sino ad ora inesplorati e dalle conseguenze vitali per le sorti dell'umanità, come la definizione di vita e di morte, la bioetica, l'intervento sulle cellule staminali ecc. In altri termini, è indubbio che il convegno sul caso Galilei avrà un interlocutore speciale, pur non presente fisicamente: quella Chiesa cattolica (e in particolare papa Ratzinger) che oggi individua nell'intervento umano sulla «natura» e nel campo della vita una delle più importanti sfide del tempo presente. L'incontro di oggi (che cade nell'Anno Internazionale dell'Astronomia) si collega dunque agli interessi scientifici di Firpo, ma anche al suo ruolo di intellettuale pubblico. Oltre che fine studioso, Firpo è stato un grande promotore di cultura, dando vita tra l'altro, insieme con insigni colleghi, all'istituzione della Facoltà di Scienze Politiche a Torino proprio 40 anni fa. Anche di questa ricchezza di pensiero e di presenza pubblica il convegno sulla questione Galileo è un piccolo grande segno. Luigi Firpo (nella foto, tra i suoi libri), a lungo prestigioso collaboratore della Stampa, è morto il 2 marzo 1989 a Torino, dove era nato 74 anni prima. Per ricordarlo la sua città gli dedica il convegno dal titolo «Il processo a Galileo Galilei e la questione galileiana», che si apre oggi alle 14,45 nella Sala Aldo Viglione del Consiglio Regionale del Piemonte (via Alfieri 15), per proseguire domani a partire dalle ore 9 presso la sede della Fondazione Firpo (via Principe Amedeo 34). Interverranno tra gli altri Vincenzo Ferrone, Paolo Galluzzi, Adriano Prosperi, Germana Ernst, William Shea, Annibale Fantoli, Gabriele Lolli, Tullio Gregory, Simonetta Ronchi della Rocca.

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Biotestamento, bocciato lo stop alla... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-03-2009)

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n. 72 del 2009-03-25 pagina 0 Biotestamento, bocciato lo stop alla nutrizione di Redazione Il Senato conferma il "no" alla possibilità che il malato possa chiedere la sospensione dei trattamenti nel caso si trovi un giorno in una condizione di fine vita. Franceschini: "Sul voto finale nel Pd prevale il no". Fini: "Nessun partito può dire come si deve fare" Roma - Sul testamento biologico è ripreso il duello al Senato, con le votazioni sui 900 emendamenti al ddl. Una battaglia che, a conti fatti, appare dall'esito scontato, visti i numeri di maggioranza e opposizione. Palazzo Madama ha bocciato tutti gli emendamenti soppressivi del comma 6 dell’art.3 sulla nutrizione e idratazione artificiale. Il Senato conferma dunque il "no" alla possibilità che il malato possa chiedere anticipatamente la sospensione dei trattamenti nel caso si trovi un giorno in una condizione estrema di fine vita. Prima delle votazioni un appello era stato lanciato dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino. La senatrice radicale si era appellata a "credenti e non credenti" al fine di non far passare il comma della legge che nega a chi ha perso capacità di intendere di potersi esprimere nelle "Dichiarazioni anticipate di trattamento in merito alla nutrizione artificiale". Un appello in tal senso era arrivato anche dal senatore Pd Gerardo D’Ambrosio. Al contrario la teodem del Pd Emanuela Baio Dossi ha votato per la non soppressione del comma. L’opposizione: totale chiusura I senatori dell'opposizione lamentano un atteggiamento di "totale chiusura" da parte della maggioranza sul ddl per il testamento biologico, dove dovrebbe prevalere, secondo le dichiarazioni di tutti, la libertà di coscienza senza vincoli di partito. La delusione per la mancanza di dialogo viene sia dal presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, sia dal capogruppo dell’Idv, Felice Belisario, dopo la bocciatura di alcuni emendamenti, considerati dalla Finocchiaro "emendamenti-ponte" per trovare una mediazione sul punto più caldo della legge: l’obbligo di nutrizione e idratazione forzata, concepito dalla maggioranza, perché considerato sostegno vitale e non terapia. Franceschini: nel Pd prevale il no "La posizione del Pd - spiega il segretario dario Franceschini - è molto chiara: abbiamo presentato emendamenti migliorativi, abbiamo contestato altre parti. Domani ci sarà il voto finale sul testo complessivo e il Pd ha una posizione largamente prevalente, che è no, condivisa da laici e cattolici, ma rispetta la libertà di coscienza di quei senatori che non se la sentono di votare un giudizio negativo". La Finocchiaro: nessun approfondimento "Quel che è allarmante - osserva Anna Finocchiaro conversando con i cronisti - è questa chiusura ad ogni possibilità di approfondimento e discussione. C’è la cancellazione di ogni spazio della libertà di autodeterminazione dei soggetti in ordine all’ultima fase della vita, proprio quella che dovrebbe appartenere a una scelta così personale e così intima da non entrare in discussione". A questo punto "non mi aspetto più niente" sottolinea la capogruppo del Pd, che nell’atteggiamento del Pdl vede anche "la contingenza politica molto particolare" che riguarda la nascita del nuovo partito a fine settimana. Gasparri: momento decisivo Il voto con cui il Senato ha bocciato l’emendamento Finocchiaro che prevedeva eccezioni al principio che riconosce idratazione e nutrizione come sostegno vitale "è stato un passaggio fondamentale" nel dibattito sul testamento biologico: è il commento fatto dal presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dopo il voto segreto, chiesto dalla maggioranza, con cui l’aula ha bocciato l’emendamento che reca come prima firma quella della presidente dei senatori del Pd. "Il voto di oggi è stato coerente con quella mozione e in piena sintonia con l’articolo 2 della Costituzione. è stato perciò un passaggio fondamentale il voto su questo punto. Esso è stato un momento di ulteriore chiarezza. Perché la questione non si può ridurre a un contrasto fra laici e cattolici". Ferrero: norma inumana "Il testo di legge prevede trattamenti inumani come l’alimentazione forzata. Si tratta di una scelta incivile e inumana, che tradisce il carattere laico della nostra Repubblica, di una norma integralista scritta sotto dettatura del Vaticano". Lo afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc. "Una norma - conclude - contro cui ci batteremo, in nome del rispetto della Costituzione, in ogni modo, fino alla disobbedienza civile". Fioroni: libertà di coscienza "C’e la libertà di coscienza che consente a tutti di comportarsi in modo libero e non deve essere né tollerata né tollerabile. Patti o altre cose non c’entrano nulla". Beppe Fioroni compare al Senato mentre si è nel vivo dello scontro. "Non organizzo nessuno ma mi hanno solo raccontato quello che sta succedendo". Fini: nessuno partito può dire come si deve fare "Sulle questioni eticamente sensibili nessun partito può dire: si fa così". Il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un incontro con la Stampa Estera, è intervenuto sulle posizioni che dovrà assumere il nuovo partito sulle diverse questioni. "Un partito plurale - ha detto Fini - deve avere una griglia di valori condivisi, altrimenti diventa una torre di Babele, ma deve aver ben chiaro quali sono gli ambiti della politica e quali non possono essere ricondotti al dibattito politico. Sulle questioni sensibili nessun partito può dire come la si deve pensare". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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biotestamento, scontro al senato niente stop a nutrizione e idratazione (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)

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Pagina 8 - Interni Biotestamento, scontro al Senato niente stop a nutrizione e idratazione La maggioranza tira dritta, oggi il voto finale in diretta tv Fallisce in aula un tentativo di mediazione con i cattolici del partito democratico ROMA - Il Pdl blinda la legge sul biotestamento. Non c´è stata alcuna apertura al dialogo con l´opposizione. E nell´articolo 3, il più delicato - quello che avrebbe riguardato la vicenda di Eluana Englaro e i casi come il suo, cioè di idratazione e nutrizione forzata in caso di stato vegetativo - la maggioranza vota una norma restrittiva: è vietato sospendere il sondino. Sempre. Qualsiasi sia la volontà del malato. Gli emendamenti della radicale Emma Bonino e di Umberto Veronesi che puntano a sopprimere quella parte della legge in cui si dice che idratazione e nutrizione essendo «sostegno vitale» non possono formare oggetto del testamento biologico, sono bocciati subito. Ma anche la modifica proposta dalla capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro di rispettare la volontà espressa dal paziente è spazzata via. Naufragano i tentativi di confronto con il centrodestra fatti dai cattolici del Pd, che provocano peraltro fibrillazioni e molta tensione nelle file dei Democratici. Niente da fare. è muro contro muro. Le norme sono ancora più rigide del previsto, poiché non sarà più possibile opporsi all´accanimento terapeutico. Scompare il riferimento. Il Pd vota contro l´articolo 3, rientra il dissenso dei cattolici, solo Emanuela Baio e Claudio Gustavino si esprimono a favore. Oggi ci sarà il voto finale in Senato. I Democratici ribadiranno il loro "no" a una legge che Ignazio Marino definisce «un unicum nel mondo, confusa, cattiva». La radicale Bonino allarga le braccia: «Alla vigilia del loro congresso, il Pdl vuole fare in fretta e sbandierare questa legge al Vaticano e al presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Dobbiamo fare una battaglia nel paese». Il centrodestra già esulta per il risultato raggiunto. Il ministro Maurizio Sacconi commenta: «Il governo è soddisfatto dall´esito del voto sul testamento biologico perché si era espresso sulla garanzia dell´alimentazione e idratazione attraverso il disegno di legge all´esame del Parlamento. Con questo provvedimento non sarà più possibile un "caso Englaro". Aggiungo la mia soddisfazione personale perché ho adottato anche misure amministrative che ora trovano conferma nella legge dello Stato. Questo è il cuore del provvedimento e la ragione principale di questa legge, anche perché le sentenze della magistratura avevano aperto un problema lì dove evidentemente la regolazione era insufficiente». Piovono i commenti positivi. Gaetano Quagliariello, il vice capogruppo, fa notare che il voto segreto non ha creato tranelli, non ha cambiato gli equilibri e la maggioranza è rimasta compatta, tranne pochi casi di coscienza. «Con la sinistra è stato impossibile il dialogo», rincara. Le parole del cardinale Bagnasco («Niente lungaggini e tentennamenti») aleggiano nelle file del centrodestra. Il fronte pro-life, di cui Laura Bianconi è la pasdaran, può dire di avere ottenuto il migliore risultato. Enzo Bianco, laico del Pd, afferma di essere pronto a raccogliere le firme per il referendum. Così i dipietristi. L´Udc di Casini vota a favore: «La maggioranza per la vita è più ampia». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini avverte: «Sulle questioni eticamente sensibili, nessun partito può dire: si fa così». (g.c.)

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l'ira della finocchiaro sui cattolici pd "gettati al vento tre anni di lavoro" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-03-2009)

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Pagina 9 - Interni Parole come spade Lo scontro con Marini prima del voto: alla fine solo Baio e Gustavino votano con il Pdl L´ira della Finocchiaro sui cattolici pd "Gettati al vento tre anni di lavoro" Il centrodestra usa le parole come spade, non si sa se per Bagnasco o per il congresso GIOVANNA CASADIO ROMA - «Abbiamo lavorato tre anni nel Pd sulle questioni etiche, ciascuno ha dovuto transigere rispetto alle proprie posizioni iniziali, fare un passo indietro, arrivare a una "transazione" politica. E ora, sul testamento biologico voi cattolici fate come se niente fosse. Allora li abbiamo buttati al vento questi anni, rifiuto di credere che sia così, che l´asse politico, la mediazione siano ignorati». Anna Finochiaro è di umore nero. Nella riunione dei senatori, convocata alle otto del mattino, la partita tra le due famiglie del Pd - i cattolici e i Ds - si trasforma in una prova di forza. La capogruppo Finocchiaro si sfoga. Ce l´ha con Franco Marini, con la strategia dei cattolici che continuano a gettare ponti al centrodestra. In nome di cosa? Della loro fede, ma dov´è la laicità della politica? Del totem-Bagnasco, ovvero dell´obbedienza ai vescovi? A inizio giornata non si sa ancora che il Popolo delle libertà - alla vigilia del congresso di fondazione e corroborato dalle sferzate del Vaticano - i ponti di dialogo sul biotestamento li distruggerà tutti: quello con cui Daniele Bosone cerca di introdurre delle eccezioni nell´obbligo di nutrizione e idratazione obbligata; la "terza via" proposta da Francesco Rutelli e Luigi Lusi; l´emendamento di Dorina Bianchi. Ma prima che la blindatura della legge diventi evidente e anzi, l´ala più intransigente pro-life del centrodestra abbia la meglio, gli ex Ppi decidono di giocare in proprio. Puntano di certo a ridurre il danno di una legge incomprensibile, ma anche a marcare la loro differenza e a renderla visibile. Nell´assemblea dei Democratici la tensione è alta. I laici sono sul piede di guerra. Sospetti reciproci. Non basta che Paolo Giaretta da cattolico s´inalberi: «Attenti, il corpo non appartiene allo Stato, così è proprio il personalismo cattolico che viene tradito». Ma il segnale chiaro dell´insofferenza nei confronti dei cattolici, Finocchiaro lo dà in aula quando dichiara: «A titolo personale voterò l´emendamento di Emma Bonino». Come dire, se ciascuno rivendica la libertà di coscienza, allora la mia di laica vale la vostra di cattolici. La radicale Emma ringrazia e restituisce il favore appoggiando una modifica presentata dalla cattolica democratica Albertina Soliani. Anche Ignazio Marino sostiene un emendamento di Giovanni Procacci. Del resto il Pd non doveva essere un partito "meticcio"? Finocchiaro telefona a Dario Franceschini. Al segretario - che Berlusconi in senso dispregiativo ha bollato come catto-comunista, e che è un cattolico democratico abituato alle battaglie di laicità - la capogruppo chiede di fare chiarezza. «La posizione del Pd è molto chiara: siamo contrari, è questa la posizione prevalente, con rispetto per la libertà di coscienza», ribadirà lui. E intanto invia al Senato due fedelissimi, Antonello Giacomelli e Francesco Saverio Garofani. Parlano con Marini. Ma il "lupo marsicano", ex presidente del Senato, una vita da sindacalista, sembra fermo nell´idea che bisogna fare breccia nel centrodestra, che i cattolici devono con pari dignità esprimere la libertà di coscienza. Beppe Fioroni, altro leader dei Popolari, condivide. Solo nell´epilogo della giornata, quando l´articolo 3 della legge sul fine-vita passa nella forma più restrittiva, impedendo - sono parole del ministro Sacconi - «altri "casi Eluana"», allora Marini ritira l´emendamento di cui è co-firmatario con Bosone. Sarebbe stato l´ultimo ponte. Alla buvette Marini mormora tra i denti contro Dorina Bianchi: «Che figuraccia... «. Dorina infatti presentando l´ennesima mediazione sul sondino di fine vita, aveva accettato la riformulazione grazie alla quale il Pdl afferma avrebbe accolto la proposta. Scena surreale. Finocchiaro si dissocia da Bianchi. Lusi ritira la firma all´emendamento riformulato. Nel Pdl, anche Laura Bianconi, pasdaran pro-life si dissocia da Sacconi e dal relatore Raffaele Calabrò. No a aperture anche da Antonio Tomassini. Tutti fanno retromarcia. La leghista Rossana Boldi aggiunge la sua firma. La mediazione fallisce, Bianchi fa autocritica. E infine, i cattolici del Pd si allineano, solo Baio e Gustavino votano a favore. Finocchiaro torna all´attacco del centrodestra: «Non so se per via di Bagnasco o del congresso del Pdl sabato, il centrodestra è blindato e usano le parole come spade».

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Nel Pd sono i cattolici a sentirsi minoranza (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)

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Nel Pd sono i cattolici a sentirsi minoranza Caro direttore, due percorsi parlamentari si stanno intrecciando in questi giorni tra Camera e Senato. Al Senato, come tutti sanno, si dibatte sul testamento biologico, mentre alla Camera, come pochi sanno, si parla della creazione di una rete per le cure palliative e di terapia contro il dolore. Al Senato il Pd è impegnato a difendere il principio di autodeterminazione fondandolo su di una visione fortemente individualistica della persona, mentre alla Camera si sta sviluppando un modello di cura impregnato da una visione solidaristica della medicina. Al Senato il dibattito si sta svolgendo in modo sistematicamente conflittivo, alla Camera il dibattito è sereno e costruttivo. Al Senato si esasperano le differenze, alla Camera si cercano, e si trovano, le convergenze. La stampa, i talk show televisivi, sono pieni di articoli e di servizi sul testamento biologico, spesso in maniera esplicitamente sbilanciata a favore di un presunto diritto a morire quando e come si vuole. Alla Camera stiamo cercando fondi, risorse importanti, per non fare una legge manifesto, per accogliere tutti i bisogni di cura dei pazienti nella fase più delicata della loro vita, quella in cui la loro fragilità interpella drammaticamente la nostra solidarietà. Ma questo non sembra interessare né stampa né televisione… Non fa notizia. L'interesse mediatico si circoscrive alla solitudine del paziente e lo sollecita ad abbandonare la scena, a farsi da parte, a spendere la sua libertà per smettere di vivere. Ribalta il valore della pietà, convertendola da capacità di accoglienza e di condivisione in ratificazione del diritto a morire. Alla Camera invece parlamentari di tutti, ma proprio di tutti gli schieramenti, stanno cercando di sostenere il diritto dei pazienti a vivere, senza aver paura di morire e senza far nulla per accelerare l'incontro con la morte. Ci muoviamo nell'ottica dell'articolo 32 della Costituzione, ma lo facciamo discretamente e sommessamente. Il nostro ddl sarà tanto meglio strutturato quanto più riuscirà a prevenire la richiesta di eutanasia, anche quella solo apparentemente più soft, che si esprime con il rifiuto delle cure, fino alla sospensione della nutrizione e della idratazione assistite. Il Pd è impegnato in modo diverso nelle due Camere: al Senato appare diviso e arroccato su posizioni storicamente diverse, alla Camera si percepisce un Pd diverso, più integrato e solidale. "Dario il pio preoccupa gli ex ds", titolava oggi Maria Teresa Meli sul Corriere, facendo un'analisi puntuale dei suoi interventi sulle questioni eticamente sensibili che in questi giorni hanno impegnato l'opinione pubblica. L'articolo parlava di segnali di insofferenza dell'aria laica e in modo ironico riportava le parole di Cuperlo: «Ormai in direzione ci si scambia il segno della pace». Eppure nell'area cattolica del Pd proprio le votazioni in Senato dimostrano il disagio e la tensione serpeggiante, e del segno della pace di cui parla Cuperlo non c'è proprio traccia. Ai voti di sostegno alla legge, articolo per articolo e emendamento per emendamento, fanno da contrappunto comunicati stampa aspri e aggressivi che nascono proprio dai leader di area ex-ds. E Franceschini, pur riaffermando il diritto a votare secondo coscienza, non perde occasione di ribadire quale sia la posizione "largamente" prevalente del Pd, senza offrire il consenso alla linea della minoranza cattolica che ci si potrebbe attendere se davvero Dario il pio preoccupasse i ds. Ma non è così, il Pd stenta ancora a riconoscere almeno pari dignità a posizioni culturali diverse, soprattutto quando hanno una chiara matrice cattolica. Non si perde occasione per evidenziarne l'aspetto minoritario, quando non residuale di questa componente. E questo rende ancor più coraggiosa la posizione dei cattolici che sostenendo il valore della vita e il diritto alle terapie tendono un ponte ideale con il lavoro che stiamo facendo alla Camera con le cure palliative. La legge sul biotestamento avrà, credo, una applicazione davvero residuale, perché è diventata emblematicamente il vessillo di chi vuole difendere il diritto a morire sospendendo nutrizione e idratazione, mentre la legge sulle cure palliative darà invece la risposta positiva attesa da centinaia di migliaia di pazienti e dai loro familiari. Al diritto di morire che il Pd ha difeso in modo prevalente al Senato, alla Camera il Pd ha risposto sostenendo il diritto di vivere ben curati e ben assistiti fino al fine della vita. Altra Camera, altro approccio, altro clima e altri risultati. di Paola Binetti 26/03/2009

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di Ubaldo Casotto (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)

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di Ubaldo Casotto «Mi perdoni il gioco di parole, ma questa è la classica eterogenesi dei Fini» di Ubaldo Casotto «Mi perdoni il gioco di parole, ma questa è la classica eterogenesi dei Fini». Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga non rinuncia alla battuta, ma non le concede più dello spazio introduttivo al problema serio, questo: «Non comprendo perché FI e An vogliano fondersi. Sarebbe bastata non dico una semplice coalizione elettorale, ma una più facile, e più elastica, "federazione". Mi riesce difficile capire come si possa comporre un partito che ha le sue radici nel fascismo e nel fascismo "repubblicano" di Salò, con un partito, o meglio un movimento, il cui leader ha nei suoi antenati militanti socialisti, di cui uno, il fratello della madre, è stato picchiato dalle squadre fasciste, quasi a morirne, e tra i cui dirigenti si conta uno che è stato cattolico comunista, Enrico Bondi, altri tre: Bonaiuti, Tremonti e Brunetta, socialisti, e uno: Scajola, figlio di una figura importante della Resistenza ligure e figlioccio di battesimo di De Gasperi e di cresima del capo della Resistenza ligure Paolo Emilio Taviani». Forse, presidente, è finalmente il passato che passa. Dopo aver, anche per merito suo, superato la conventio ad excludendum nei confronti degli ex comunisti è un bene che persone con storie così diverse possano avere una memoria condivisa. Certo, ma la memoria condivisa non può amputare quello che è stato, come ho cercato di spiegare a Berlusconi con la mia lettera aperta che lo invita a respingere l'invito di La Russa a disertare la commemorazione del 25 aprile. Berlusconi le ha risposto? Ho appena saputo che ha deciso di partecipare. Finalmente! Ma, come ha scritto Claudia Mancina, non sembra anche a lei che l'antifascismo non abbia più oggi, a parte il suo valore fondativo della Repubblica, senso politico? Io ho visto una sola volta Berlusconi alterato, fu quando gli gridarono "fascista!" in Senato. Rispose urlando e ricordando i suoi zii picchiati dalle squadracce. Lo stesso Berlusconi che dice: «Io antifascista? Penso solo a lavorare, per risolvere i problemi degli italiani». Lei si è chiesto perché, con il "discorso del predellino" ha voluto questa unificazione? E perché l'ha voluta anche Gianfranco Fini? L'ultimo per "sdoganarsi " definitivamente dal fascismo e dalla Repubblica di Salò, il primo perché crede che egli ne sarà la guida. Adesso sarà lotta tra i due per la primazia. Ma Fini sta superando Berlusconi a sinistra, sul piano del filo-sionismo, della "laicità" (caso Englaro) e perfino della "immutabilità" della Costituzione. Se si dovesse votare oggi per il Quirinale, la "sinistra", dopo aver sostenuto un candidato di bandiera, tra Berlusconi e Fini voterebbe certamente per Fini. E lei per chi voterebbe? Per Berlusconi. Non l'ho mai votato, ma questa volta non ho dubbi. E le dirò di più, anche il mio amico Massimo D'Alema, ovviamente se "costretto" a questa scelta, voterebbe come me. Lei non crede alla "conversione" antifascista di Fini. Non ho motivi per metterla in dubbio, ma non è che uno si converte per diventare Papa... Non pensa che alla fine questa fusione sarà un bene? Sì, nello stesso senso attribuitogli da Franceschini. In questo sistema politico faciliterà il bipolarismo e il conseguente bipartitismo. Purché sia un partito conservatore democratico così come auspico che il Pd sia un partito socialista moderno. E non credo che i bravi ragazzi dell'Udc possano fermare il processo. Prima o poi, dovendo scegliere, finiranno con l'allearsi con il Pd, invece di tornare alla casa del padre. Lo dice per le affinità politiche che vede tra i due partiti o per realismo? Per realismo. Mentre un'unione tra ex comunisti del Pci ed ex democristiani di sinistra, di sinistra politica, come Dario Franceschini o di sinistra "sociale" come Franco Marini, è più naturale dell'incontro tra Scajola e La Russa, perché almeno hanno in comune la lotta antifascista, la Resistenza, quel "patto politico" che è la Costituzione, e poi infine la politica del compromesso storico e i governi di solidarietà nazionale... Casini? Casini è un moderato, la "casa del padre" dovrebbe essere il suo approdo naturale, ma va ricordato che è pur sempre un democristiano di Bologna, dove la Dc era fortemente antifascista. Prevede successi elettorali per il Pdl? La storia politica dell'Italia repubblicana insegna che in materia di fusioni di partiti 1+1 non fa 2, ma al massimo 1 e ½ ! Al Nord la Lega, che su certe questioni sarà un po' becera ma è sempre stata antifascista, potrebbe avvantaggiarsene. Ma lei ha stima di Fini? Certamente sì, è un leader politico vero, lo conosco da quando era poco più di un ragazzino: me lo presentò Giorgio Almirante con il quale eravamo amici: lui un "repubblichino di Salò" e io un giovane "antifascista nato", figlio e nipote di antifascisti. Fini ha l'indubbio merito della "svolta di Fiuggi": ma non dimentichiamo che la prima "svolta" l'ha fatta, con il Msi, Almirante, nell'unico modo allora possibile: la "parlamentarizzazione" degli ex fascisti e dei "fascisti repubblicani di "Salò", e isolando la destra estrema. Il Ppe avrà problemi col nuovo partito? Non vedo difficoltà. Da tempo si è trasformato da partito dei "riformisti cristiani", degli antifascisti europei e degli antinazisti tedeschi e austriaci, in un partito di moderati e "conservatori", e come nel caso di Pp spagnolo, di "post-franchisti". 26/03/2009

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Castagnetti e il Papa Re Il Pd torna a dividersi in guelfi e ghibellini (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)

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appartenenze La doppia fedeltà di un "cattolico adulto" diventata un caso politico Castagnetti e il Papa Re Il Pd torna a dividersi in guelfi e ghibellini SCONTRO. I teodem appaludono all'ex segretario del Ppi, ma da sinistra partono le bordate. Vita: «Il partito è laico». Tiepidi i dalemiani. La miccia l'accende il mite Castagnetti. L'ex segretario del Ppi - una volta prodiano di ferro, e quindi cattolico adulto - ha detto al Corriere: «Abbiamo due appartenenze, una alla Chiesa, una alla politica. Per tutti noi cattolici, come per Franceschini, il vero capo è lui: il Papa». Una battuta, forse. Anche, se negli ultimi tempi, Castagnetti propone dense riflessioni dove quel che è di Dio prevale su quel che appartiene a Cesare. Et voilà: si riapre, nel Pd, il dibattito sulla questione cattolica. E torna pure il Papa re. Esultano i teodem. Paola Binetti dice: «Mai come in questo momento ai cattolici piace quello che ha detto il Papa in Africa nella sua capacità di andare controcorrente. Tutto questo parlare del preservativo... È una soluzione facile ma insoddisfacente come testimoniano gli insuccessi clinici o la superficialità dei giovani. Perché non si parla di quello che il Pontefice ha detto contro le multinazionali? La posizione di Castagnetti non è isolata, è espressione del miglior partito democratico che dovremmo costruire». E Luigi Bobba, altro teodem, aggiunge: «Ho parlato con Castagnetti. Si riferiva al fatto che il Papa è capo della Chiesa. Anche se fa politica più di altri. Magari tanti capi di governo europei, buoni solo a fare le prediche, pronunciassero parole come quelle del Pontefice contro la neocolonizzazione cinese e lo sfruttamento bieco». E l'autonomia della politica? «Per un cristiano non esiste una fede disincarnata, privata e personale. Esiste una fede capace di indirizzare i comportamenti delle persone in tutti gli ambiti della vita». Certo, molti cattolici del Pd dicono che questa è la laicità, da non confondere col laicismo, con gli "ismi", eccetera eccetera. Francesco Garofani, vicinissimo a Franceschini, afferma: «Quella frase non è di Castagnetti, è una caricatura. Il Papa non è arruolabile sul terreno politico. È un pastore. Io vedo che nel Pd c'è il contributo dei cattolici democratici e c'è un punto di sintesi con gli ex ds. Sul testamento biologico, per dirne una, abbiamo trovato una convergenza sulla cosiddetta "posizione prevalente". È un fatto politico che due terzi dei cattolici votino con gli ex ds». La sensazione però è che una quadratura del cerchio, sul tema, non c'è. L'ex ds Vincenzo Vita, che nel Pd si colloca a sinistra, insorge: «Mi pare improprio risolvere il tema della leadership del Pd col Papa. Al di là della religiosità di un iscritto, un partito appartiene alla sfera pubblica che è laica. Questa è l'essenza di un partito moderno». E pure dai veltroniani arriva qualche bacchettata a Castagnetti. Stefano Ceccanti che oltre a essere vicino a Walter è cattolico spiega: «Il centrodestra ha scelto un modello concordatario con la Chiesa. Cioè dice: sul governo non mi create problemi e noi sulle questioni eticamente sensibili facciamo come dite voi. Bagnasco infatti ha voluto una versione restrittiva del testamento biologico e non ha detto una parola sulla legge sull'immigrazione. Quindi i cattolici del Pd sono sotto attacco. Ma quella di Castagnetti è una risposta difensiva, che non funziona. Se il problema a sinistra sono i laicisti, la risposta non può essere il cesaro-papismo. Nel momento in cui la destra dà alla Chiesa tutto, tu devi contestare qualcosa. Ad esempio, il no al preservativo lo ha criticato anche il cardinale Martini nel suo ultimo libro». E i dalemiani? Laici sì, lo sono, ma anche realisti, eccome. E hanno scelto una linea low profile. Dario va sostenuto, il resto si vedrà. Vola alto Roberto Gualtieri, vicepresidente dell'Istituto Gramsci: «Quella frase mi sembra una forzatura giornalistica. Ho letto l'intervento di Castagnetti su Europa ed è condivisibile. Rivendica l'autonomia dei cattolici in politica sulla base della distinzione, propria del cattolicesimo democratico, tra etica dei principi assoluti e etica della responsabilità. Questa distinzione va recuperata nel momento in cui la Chiesa mette in discussione alcuni principi e una parte della politica adotta uno schema da Patto Gentiloni. In questo quadro anche le culture della sinistra dovrebbero fare lo sforzo di confrontarsi con il ruolo pubblico della Chiesa. Certo ci possono essere divergenze, come sul testamento biologico, ma su altri temi ci possono essere convergenze inedite». Taglia corto Barbara Pollastrini: «Non vedo una questione cattolica nel Pd. Io vedo la necessità di dare al Pd un profilo culturale identificabile, una identità forte. Le convinzioni religiose vanno rispettate ma l'etica della politica sta nel trovare un punto di vista più alto. E se ci chiamiamo "partito democratico" l'impianto deve essere laico e liberale». Il dibattito continua. A.D.A. 26/03/2009

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Come il Papa alla Sapienza Notre Dame rifiuta Obama (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-03-2009)

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Come il Papa alla Sapienza Notre Dame rifiuta Obama IL CASO. Docenti e studenti di uno dei più prestigiosi atenei cattolici degli Usa non vogliono Barack: contraddice gli insegnamenti della Chiesa. di Paolo Rodari È negli Stati Uniti d'America che è in corso un caso Sapienza al contrario. Come in Italia fu Benedetto XVI a subire, circa un anno fa, pesanti e reiterate critiche da parte di esponenti laici e laicisti del mondo universitario e politico italiano a motivo dell'invito rivoltogli dall'ateneo romano di aprire l'intero anno accademico con una sua lectio, nello Stato dell'Indiana chi sta subendo pesanti critiche è invece Barack Obama. Questi, invitato ad aprire il semestre accademico in una delle più rinomate università cattoliche d'America, la Notre Dame University, si è visto riversare contro le ire di cittadini e docenti scandalizzati per il fatto che il prestigioso ateneo abbia invitato a parlare un presidente dichiaratamente pro choice sull'aborto e aperto alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Dal basso, ovvero dal sito notredamescandal.com (un sito creato dalla Cardinal Newman Society, associazione che rappresenta 224 università e college cattolici americani), sono stati addirittura in 65 mila a firmare una petizione contro l'arrivo di Obama: 65 mila firme che chiedono apertamente che non sia il presidente degli Stati Uniti a tenere un pubblico discorso (il prossimo 17 maggio) in occasione della cerimonia di laurea e, insieme, che non sia lui a ricevere un diploma ad honorem come pare lo stesso ateneo gli abbia promesso. A poco è servito un invito analogo che sempre la Notre Dame University - e sempre il 17 maggio prossimo -, ha fatto a Mary Ann Glendon, la bushiana ambasciatrice americana presso la Santa Sede la quale, quanto a tematiche inerenti l'aborto e la ricerca scientifica, è su posizioni diametralmente opposte a quelle di Barack. «È uno scandalo e un oltraggio - si legge sul sito web - che l'università di "Nostra Signora", una delle migliori università cattoliche degli Stati Uniti, conferisca un tale onore al presidente Obama, considerato il chiaro appoggio del presidente verso quelle politiche e leggi che sono direttamente in contraddizione con l'insegnamento della religione cattolica sulla vita e il matrimonio». Giorno dopo giorno le firme contro l'arrivo del presidente Usa stanno aumentando senza sosta. E, tra queste, anche quelle di alcuni vescovi e porporati. Fanno notizia, soprattutto, le parole del vescovo della diocesi di South Bend, John D'Arcy, il quale ha annunciato che non parteciperà alla cerimonia di laurea. Con una nota scritta, il presule ha reso noto di aver deciso, «dopo aver pregato molto», di boicottare la cerimonia dell'ateneo cattolico il quale viene invece invitato a domandarsi se con la sua scelta non abbia preferito «il prestigio alla verità». E ancora: «Il presidente Obama ha recentemente riaffermato e ora ha reso programma pubblico la sua, da tempo espressa, non disponibilità a considerare sacra la vita. Mentre afferma di volere separare la politica dalla scienza di fatto ha separato la scienza dall'etica e ha portato, per la prima volta nella storia, il governo americano a sostenere la distruzione di vite umane innocenti». La posizione del vescovo di South Bend è condivisa dalla maggior parte dell'episcopato americano. Tra i vescovi degli Stati Uniti e Obama, infatti, la luna di miele non è mai cominciata. Il suo arrivo alla Casa Bianca è stato guardato con sospetto fin dai primi giorni successivi all'elezione, quando l'enclave di presuli statunitensi in forza alla curia romana, in scia alle opinioni espresse dalla conferenza episcopale Usa, aveva mantenuto una posizione di attesa non senza mostrare una certa preoccupazione. In una lettera ai responsabili dell'ateneo, invece, è stato Anthony J. Lauinger, il vice presidente del National Right to Life Committee , a definire Obama «il presidente dell'aborto» e a sostenere che l'invito sia «un tradimento alla missione dell'università e un'offesa a tutti quelli che credono nella santità e dignità della vita umana». La Casa Bianca ha risposto con una nota nella quale ha ricordato che il presidente Obama accoglie con favore «lo spirito di dibattito e la sana espressione di pareri contrari riguardo a questioni importanti» ed è «onorato di aver il sostegno di milioni di persone di tutte le fedi religiose». Due giorni fa lo stesso Obama è tornato sulla sua decisione a riguardo delle cellule staminali dicendo di non averla presa «alla leggera», ma dopo «un'attenta e difficile valutazione». «Credo - ha detto - che si tratti di una questione molto difficile». Parole, tuttavia, che non sono servite a placare l'onda dei 65 mila che oramai avanza inarrestabile. 26/03/2009

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Pisanu: non andrò da Casini, sia lui a venire con noi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 26-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE L'intervista L'ex ministro dell'Interno: ho letto il libro di Tremonti, ha l'eco delle antiche encicliche sociali. Fa piacere che il futuro abbia il cuore cattolico Pisanu: non andrò da Casini, sia lui a venire con noi ROMA — Presidente Pisanu, lei entra nel Pdl? «Certo. Perché non dovrei?». Le voci di Palazzo la danno in avvicinamento al partito di centro che progetta Casini. «Casini sta facendo un'opposizione costruttiva, che però temo gli porterà più apprezzamenti che consensi, più lodi che voti. La spinta al bipolarismo restringe gli spazi elettorali al centro e semmai ne lascia ai lati. Non a caso, Bossi e Di Pietro cercano di crescere ai danni dei loro alleati maggiori. Solo una deriva del Pd verso sinistra e del Pdl verso destra potrebbe favorire le sorti del centro. Ma mi pare un'ipotesi improbabile. Anche perché proprio al centro è approdata la lunga evoluzione di Fini e di An». Casini però non solo resiste, ma pare aver steso in mezzo allo schieramento politico una sorta di rete, in cui possono arrivare pesci ora da sinistra, ora da destra. «Ma non si può fare politica contando sulle disgrazie altrui. Credo accadrà il contrario: le affinità ideali e la comune appartenenza al partito popolare europeo spingeranno il Pdl e l'Udc al dialogo e all'intesa. Mi batto perché questo avvenga e perché in futuro l'Udc entri nel Popolo della libertà per consolidare insieme il partito dei moderati italiani. E per reggere meglio la concorrenza della Lega». I valori cattolici sono molto in voga. «Qui nessuno vuol morire democristiano. Però vedo molti naufraghi di altre esperienze politiche aggrapparsi alla scialuppa degli ideali cattolici, a costo di rovesciarla...». A chi pensa? «Penso a coloro che agiscono o per eccesso di zelo o per opportunismo o per altro ancora. Apprezzo di più l'approccio laico di Fini al primato della persona umana. Come quello di Tremonti alla dottrina sociale della Chiesa». Che c'entra Tremonti con la dottrina sociale della Chiesa? «Ho letto il suo longseller, La paura e la speranza, e vi ho ritrovato l'eco delle encicliche sociali e dei libri che mi mise in mano il segretario della Dc di Sassari Francesco Cossiga, quando divenni capo dei giovani democristiani. Don Sturzo. Ropke, il cattolico liberale tedesco che ispirò la politica di Adenauer. Soprattutto, l'umanesimo integrale di Maritan. E la rivoluzione personalista e comunitaria di Mounier. è lì che Tremonti cerca la via d'uscita alla crisi globale. Fa piacere scoprire che il futuro ha un antico cuore cattolico...». Con quale spirito andrà domani al primo congresso del Pdl? «Il congresso è una tappa importante verso la fusione perfetta tra Forza Italia, An e gli altri gruppi minori. Berlusconi vuole procedere gradualmente, e fa bene. Non è facile dare una cultura politica comune e una coerente forma democratica a un partito di moderati, che si rivolge alla maggioranza degli italiani. Rispetto al Pd, che si è smarrito nell'amalgamarsi, il Pdl ha due vantaggi: la leadership unificatrice di Berlusconi; e una sicura collocazione internazionale nel Ppe». Lei che è stato un dirigente dc si troverà a proprio agio nel Pdl? «Non credo più ai partiti tradizionali. La forma partito cui penso oggi ricorda ET: testa grande e corpo piccolo, in grado di produrre idee, formare consenso e selezionare classe dirigente in modo democratico. In ogni caso, il futuro del Pdl dipende soprattutto dalla politica del governo Berlusconi». Come le pare si stia muovendo il governo, nell'anno della crisi? «Sono convinto che l'Italia possa uscire dalla crisi meno grassa, più agile, meglio motivata a riprendere la via dello sviluppo. A me pare che il governo per ora si stia muovendo bene. Il piano casa è un'idea giusta, perché l'edilizia è il settore più reattivo: come dice Berlusconi, " quand le batiment va, tout va". Ora si tratta di andare oltre, facendo di necessità virtù e di affrontare la riforma delle istituzioni e dello Stato sociale». Cosa pensa della riforma federalista? «Il federalismo è un impegno da mantenere. Il problema è farlo uscire dalle nebbie padane che ancora lo avvolgono. Occorrono dati precisi sui costi e sui benefici del federalismo fiscale: se i conti tornano si va avanti; altrimenti si devono rivedere le scelte fatte con la legge delega, in cui ci sono tante belle cose, ma numeri non ce n'è. E il nuovo assetto istituzionale dovrà rispettare rigorosamente l'articolo 5 della Costituzione. Il federalismo è un mezzo; l'unità e l'indivisibilità della Repubblica sono un fine irrinunziabile. Se il Pdl cedesse su questo punto, sarebbe un suicidio politico». è d'accordo con Vargas Llosa, secondo cui le prossime saranno le elezioni europee più importanti della storia? «Sì. Obama è il meno europeo tra i grandi presidenti democratici, non tanto per le sue origini quanto per la sua strategia: ormai si muove in un'ottica multipolare, tra Russia, India, Cina, le nuove potenze economiche e militari. L'Europa sarà della partita solo se riuscirà a darsi una politica economica unitaria, una sola politica estera, e un solo strumento militare. Perciò il governo fa bene a muoversi in questa direzione e anche ad alzare la mira sull'Europa cristiana, quella che va dall'Atlantico agli Urali». Sempre le voci di Palazzo indicano che lei, già ministro dell'Interno stimato anche dall'opposizione, non sia del tutto soddisfatto del ruolo attuale. Qual è davvero la sua aspirazione? «Ho già tanto da fare con la presidenza dell'Antimafia e con la fondazione Medidea, che si occupa del Mediterraneo e del nostro Mezzogiorno. Non cerco posizioni di potere. Come diceva Moro, il potere conterà sempre di meno. Conterà di più una parola chiara, rispettosa e rispettabile». Aldo Cazzullo

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Pd, ex popolari divisi alla fine votano tutti contro l'articolo tre Marini e Rutelli difendono la libertà di coscienza. Finocchiaro furibonda. Franceschini manda i suoi in Senato p (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 26-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pd, ex popolari divisi alla fine votano tutti contro l'articolo tre Marini e Rutelli difendono la libertà di coscienza. Finocchiaro furibonda. Franceschini manda i suoi in Senato per ricucire Dorina Bianchi media con il Pdl ma viene tradita MARIA ZEGARELLI L'amarezza per la chiusura totale della maggioranza nel confronto in Aula sul testamento biologico, certo. Ma poi, quella riunione del gruppo Pd di prima mattina, quando alla fine si è deciso che basta con i voti segreti, perché quello che è successo martedì è stato un segnale difficile da ignorare, non ha aiutato l'umore. Trenta astenuti sul voto finale dell'articolo 1, 14 sul 2. «Avevamo stabilito una linea, c'era un accordo politico tra di noi: gli emendamenti condivisi si dovevano votare con compattezza, su quelli singoli ognuno secondo coscienza. Si era anche deciso di votare contro gli articoli 1 e 2. Invece non è andata così» - ha esordito Anna Finocchiaro. Il patto non è stato rispettato da diversi ex popolari che fanno capo a Franco Marini e Giuseppe Fioroni. Oltre ai teodem, ovvio. «Il tuo intervento mi sembra schematico, su questi temi non si può procedere con posizioni prevalenti» - ha risposto l'ex presidente del Senato. Anche Francesco Rutelli interviene per dire che non può esserci una linea prevalente «ma anche la possibilità di votare secondo coscienza». Insomma, non è una opzione secondaria. Non ci sta Finocchiaro: «Qui siamo tutti grandi e vaccinati, cari colleghi...». Intanto Dorina Bianchi «media» con Quagliariello, cerca una sponda per far passare l'emendamento che prevede la sospensione di idratazione e alimentazione quando il paziente non è più in grado di assorbire alcun trattamento. «In realtà stanno cercando un appiglio per potersi astenere o votare a favore dell'articolo 3», commentano i cattolici laici. Arriva Beppe Fioroni e fa capannello con 8 senatori, tra cui Claudio Gustavino, Daniele Bosone e Mariapia Garavaglia. Lo notano i laici. Dalla stanza di Finocchiaro parte una telefonata a Dario Franceschini. Tempo dieci minuti e arrivano Francesco Saverio Garofani e Antonello Giacomelli, capo della segreteria di Franceschini. Il sospetto è che si ricreato l'asse Marini-Fioroni. «La stragrande maggioranza degli ex popolari sta sostenendo gli emendamenti Pd, gli altri quanti sono, 10- 12?», commenta Garofani. Paolo Giarretta è furibondo: «Sono contrario all'articolo 3 e all'impianto complessivo della legge. Il corpo non può mai diventare "un corpo di Stato", ma è la condizione essenziale della libertà della persona. Anche io sono cattolico, ma vedo i pericoli che ci sono in una legge che stabilisce l'indisponibilità della vita. Non è un caso che l'articolo 32 della Costituzione sia stato scritto da giuristi cattolici come Moro e Leone». Il braccio di ferro in aula all'interno del Pd si esplicita quando Anna Finocchiaro interviene per sostenere a titolo personale un emendamento di Emma Bonino sulla soppressione del comma 6 articolo dell'articolo 3 (divieto di sospensione di alimentazione e idratazione). È un messaggio ai «dissidenti» del suo partito. Bonino capisce. Poco dopo le chiede sottovoce «A chi hai mandato il messaggio appoggiando il emendamento?». La risposta in aula dei radicali è l'appoggio e la firma all'emendamento di Albertina Soliani, sempre sul comma 6. Finocchiaro si sfoga: «Il lavoro di questi 3 anni ha un senso se si crea un asse politico, altrimenti vuol dire che su questi temi nel Pd c'è solo libertà di coscienza». A fine serata quando anche Dorina Bianchi prende atto di essersi fidata inutilmente dei suoi referenti nel Pdl, il Pd vota compatto contro l'articolo 3. La linea Marini-Fioroni, commentano i cattolici laici, «è fallita». La giornata

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FABIO SCANDONE MAI PRIMA D'ORA, FORSE, LA POLEMICA AVEVA INVESTITO COSì FRONTALMENTE L... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Fabio Scandone Mai prima d'ora, forse, la polemica aveva investito così frontalmente la chiesa cattolica e il suo papa, Joseph Ratzinger. È un crescendo che dal vortice aperto dalla plateale negazione delle camere a gas naziste del vescovo Williamson seguito alla controversa riabilitazione dei vescovi lefebriani da parte di Benedetto XVI, conduce alle critiche suscitate dal tenace rifiuto di questo pontefice all'uso del presenvativo per arginare l'Aids durante il suo recentissimo viaggio in Africa. Va da sè, distanti anni luce sono le provocazioni negazioniste dell'Olocausto di Williamson rispetto all'intransigenza dottrinale manifestata da papa Ratzinger e da certi esponenti delle gerarchie vaticane, soprattutto sul caso di Eluana Englaro. Ragione di più per chiedersi se questa amplificata rigidità da parte cattolica non segni per la chiesa una risposta in chiave radicale sia alle emergenze bioetiche che al fondamentalismo politico-religioso di matrice islamica. Ed è la novità di metodo e di merito che il vaticanista Alceste Santini può ascriversi fin dal titolo del suo ultimo saggio, «la Chiesa dopo la Chiesa», che esplicita subito dopo il dato problematico decisivo, «credenti e non credenti nell'epoca del pluralismo» (La Chiesa dopo la Chiesa, Rubbettino, pagg. 195, euro 14). Pur in un filone sempre più frequentato da molti non addetti ai lavori, il libro di Santini ha invece il pregio di esplorare con il rigore dello studioso e insieme lo stile accessibile del giornalista la complessità del rapporto tra laici e cattolici, soprattutto nella prospettiva di trasformazione della società italiana e planetaria proprio all'insegna di spinte sempre più spesso in conflitto: da un lato il multiculturalismo, dall'altro i particolarismi crescenti che rischiano di porre in sordina quella che a ragione Alceste Santini pone come «grande novità del XXI secolo»: la chiesa che smette di esser punto di riferimento assoluto. Il governo del mondo con le emergenze e gli squilibri, le domande di senso sulla vita e sulla morte grazie alle frontiere della bioetica, sollecitano soluzioni anche a livello legislativo che non possono essere più all'insegna della contrapposizione frontale tra visione puramente libertaria e intransigenza precettistica. Prospettive di fronte alle quali si rivela del tutto superato il secolare muro contro muro tra laici e cattolici. È tempo invece di nuovi approcci, con la consapevolezza, come afferma Santini nella prefazione, che «la Chiesa deve ripensare se stessa non senza autocritica». Un banco di prova impegnativo per una istituzione unica nel suo essere a un tempo spirituale e temporale, e tuttavia ineludibile anche per agnostici e non credenti: se davvero si vuole un confronto sugli argomenti, e non enunciazioni di principio.

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