Argomenti: Laicita'>
Abstract: Se Berlusconi si fosse presentato agli elettori come
il continuatore del pentapartito sarebbe stato travolto. Ha avuto
l'intelligenza di capire che doveva fare una cosa nuova, che i vecchi partiti
erano morti, ma le loro culture politiche erano vive. Da qui la scelta di
recuperare uomini di formazione cattolica, socialista, liberale ».
Il
Papa e l'Aids La Francia insiste: così va contro la salute pubblica
( da "Corriere della Sera" del
25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ci sono
stati tafferugli fra militanti ecologisti e un gruppo d'integralisti cattolici.
Ieri, su Le Monde, il premio Nobel per la medicina, FranÇois Barré-Sinoussi, e
altri quattro scienziati hanno pubblicato una tribuna nella quale, ribadendo la
validità scientifica dell'uso del preservativo, chiedono a Benedetto XVI di
«ripensare la propria posizione,
Biotestamento,
il voto segreto spariglia gli schieramenti
( da "Secolo XIX, Il" del
25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sul
testamento biologico è la polemica strisciante tra cattolici e laici; meglio:
tra il Vaticano e la pattuglia radicale presente a Palazzo Madama. Ieri,
monsignor Bagnasco aveva esortato il Parlamento a fare in fretta una legge «che
non permetta il raccapricciante diritto alla morte». La risposta di Emma Bonino
è stata durissima, sia sul piano dialettico che su quello politico:
Profilattico
e Aids? Il Papa ribadisce verità scientifiche
( da "Giornale.it, Il" del
25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
se da un
lato mi ha indignato per la forte presenza di un laicismo giacobino, dall'altro
mi ha lasciato perplesso perché resto convinto che non ci sia altra strada per
fronteggiare il dilagare della tremenda malattia. Difendere il diritto alla
vita mi va bene, ma non a condizione che a questo necessariamente si accompagni
il diffondersi della «peste del XXI secolo».
Incarichi
d'oro, la giunta condannata a risarcire 260mila euro Mel mirino dei giudici
contabili il sindaco Moratti e 21 tra assessori e dirigenti. Riconosciuta
l'attenuante per il ( da "Giornale.it, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Antonello
Mosca pubblicato ieri è in perfetta sintonia con le nuove politiche per
l'illuminazione che ho proposto e che Sindaco e Giunta hanno adottato. Per
tanti anni si è scelto di illuminare solo singole vie sparse per tutta la
città, con luce di colore giallo e con l'univoca connotazione di illuminazione
stradale: veniva, infatti, illuminata solo la strada a beneficio dei veicoli.
Sindrome
Pdl, l'opposizione ha già paura e attacca Fini
( da "Giornale.it, Il" del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Col
casiniano Luca Volontè che stroncava il messaggio di Fini accusandolo di
«laicismo radical massonico». E persino la Lega, senza nulla da ridire perché
il galateo tra alleati va rispettato, s'è lasciata comunque sfuggire una nota
di preoccupazione per il varo concreto e massiccio del Pdl, rivelando che
«svariati scontenti» stanno trasferendosi sul Carroccio.
Le
vie di Milano? Molto presto le potrete vedere sotto un'altra luce
( da "Giornale.it, Il" del
25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Antonello
Mosca pubblicato ieri è in perfetta sintonia con le nuove politiche per
l'illuminazione che ho proposto e che Sindaco e Giunta hanno adottato. Per
tanti anni si è scelto di illuminare solo singole vie sparse per tutta la
città, con luce di colore giallo e con l'univoca connotazione di illuminazione
stradale: veniva, infatti, illuminata solo la strada a beneficio dei veicoli.
Biotestamento,
bocciato lo stop alla nutrizione ( da "Giornale.it, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stato
perciò un passaggio fondamentale il voto su questo punto. Esso è stato un
momento di ulteriore chiarezza. Perché la questione non si può ridurre a un
contrasto fra laici e cattolici". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano
Berlusconi:
"Basta personalismi e compromessi"
( da "Giornale.it, Il" del
25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici,
laici e liberali. Di quel riformismo che ha avuto in Don Sturzo e De Gasperi i
campioni di una tradizione culturale e politica che ha segnato i momenti
migliori della storia politica del ?900". Secondo Silvio Berlusconi il Pdl
rappresenterà "quella maggioranza che non si è mai riconosciuta nella
sinistra: una maggioranza che dal dopoguerra ad oggi è stata il baluardo della
Vaticano
tra scontri e trasparenza Non credo di poter condividere il giudizio da Lei
espre... ( da "Stampa, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sono
laica, senza nessun dubbio, e proveniente da famiglia laica. Ma non sopporto i
toni sguaiati, le irrisioni (non parlo della sua lettera) e la faciloneria con
cui si critica la Chiesa. Provi a immaginare il contrario: se si criticasse in
questo modo ogni altra istituzione (Quirinale?
La
macchina della giustizia In Italia ci sono 206 istituti penitenziari. I
detenuti non do... ( da "Stampa, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici
di quelle zone. Smontato il palco e finita la «festa», rimangono i missionari
cattolici e laici che lottano senza lodi e con tanti rischi
trecentosessantacinque giorni l'anno per salvare vite umane. ANDREA SILLIONI,
BOLSENA (VT) Un premio liquidato La regione Piemonte oltre a rivalersi con il
patron del Grinzane non dovrebbe farlo anche con quel revisore dei conti che
non
Firpo,
la questione Galilei è ancora aperta
( da "Stampa, La" del
26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
era un
laico, un non credente, capace però di dialogo, «profondamente impregnato di
sentimento religioso e attento alla difesa attuata dalla Chiesa cattolica nei
confronti dell'avanzare della scienza». Fu dunque in grado di comprendere sia i
rapporti tra scienza e potere, sia quelli tra religione e scienza, sia ancora
le condizioni della libertà della e nella scienza.
Biotestamento,
bocciato lo stop alla... ( da "Giornale.it, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Perché la
questione non si può ridurre a un contrasto fra laici e cattolici".
Ferrero: norma inumana "Il testo di legge prevede trattamenti inumani come
l?alimentazione forzata. Si tratta di una scelta incivile e inumana, che
tradisce il carattere laico della nostra Repubblica, di una norma integralista
scritta sotto dettatura del Vaticano".
biotestamento,
scontro al senato niente stop a nutrizione e idratazione
( da "Repubblica, La" del
26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Fallisce
in aula un tentativo di mediazione con i cattolici del partito democratico ROMA
- Il Pdl blinda la legge sul biotestamento. Non c´è stata alcuna apertura al
dialogo con l´opposizione. E nell´articolo 3, il più delicato - quello che
avrebbe riguardato la vicenda di Eluana Englaro e i casi come il suo, cioè di
idratazione e nutrizione forzata in caso di stato vegetativo -
l'ira
della finocchiaro sui cattolici pd "gettati al vento tre anni di
lavoro" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I laici
sono sul piede di guerra. Sospetti reciproci. Non basta che Paolo Giaretta da
cattolico s´inalberi: «Attenti, il corpo non appartiene allo Stato, così è
proprio il personalismo cattolico che viene tradito». Ma il segnale chiaro
dell´insofferenza nei confronti dei cattolici, Finocchiaro lo dà in aula quando
dichiara:
Nel
Pd sono i cattolici a sentirsi minoranza
( da "Riformista, Il" del
26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
articolo
parlava di segnali di insofferenza dell'aria laica e in modo ironico riportava
le parole di Cuperlo: «Ormai in direzione ci si scambia il segno della pace».
Eppure nell'area cattolica del Pd proprio le votazioni in Senato dimostrano il
disagio e la tensione serpeggiante, e del segno della pace di cui parla Cuperlo
non c'è proprio traccia.
di
Ubaldo Casotto (
da "Riformista, Il" del
26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stato
picchiato dalle squadre fasciste, quasi a morirne, e tra i cui dirigenti si
conta uno che è stato cattolico comunista, Enrico Bondi, altri tre: Bonaiuti,
Tremonti e Brunetta, socialisti, e uno: Scajola, figlio di una figura
importante della Resistenza ligure e figlioccio di battesimo di De Gasperi e di
cresima del capo della Resistenza ligure Paolo Emilio Taviani»
Castagnetti
e il Papa Re Il Pd torna a dividersi in guelfi e ghibellini
( da "Riformista, Il" del
26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
appartenenze
La doppia fedeltà di un "cattolico adulto" diventata un caso politico
Castagnetti e il Papa Re Il Pd torna a dividersi in guelfi e ghibellini
SCONTRO. I teodem appaludono all'ex segretario del Ppi, ma da sinistra partono
le bordate. Vita: «Il partito è laico». Tiepidi i dalemiani.
Come
il Papa alla Sapienza Notre Dame rifiuta Obama
( da "Riformista, Il" del
26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
circa un
anno fa, pesanti e reiterate critiche da parte di esponenti laici e laicisti
del mondo universitario e politico italiano a motivo dell'invito rivoltogli
dall'ateneo romano di aprire l'intero anno accademico con una sua lectio, nello
Stato dell'Indiana chi sta subendo pesanti critiche è invece Barack Obama.
Pisanu:
non andrò da Casini, sia lui a venire con noi
( da "Corriere della Sera" del
26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
approccio
laico di Fini al primato della persona umana. Come quello di Tremonti alla
dottrina sociale della Chiesa». Che c'entra Tremonti con la dottrina sociale
della Chiesa? «Ho letto il suo longseller, La paura e la speranza, e vi ho
ritrovato l'eco delle encicliche sociali e dei libri che mi mise in mano il
segretario della Dc di Sassari Francesco Cossiga,
Pd,
ex popolari divisi alla fine votano tutti contro l'articolo tre Marini e
Rutelli difendono la libertà di coscienza. Finocchiaro furibonda. Franceschini
manda i suoi in Senato p ( da "Unita, L'"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
commentano
i cattolici laici. Arriva Beppe Fioroni e fa capannello con 8 senatori, tra cui
Claudio Gustavino, Daniele Bosone e Mariapia Garavaglia. Lo notano i laici.
Dalla stanza di Finocchiaro parte una telefonata a Dario Franceschini. Tempo
dieci minuti e arrivano Francesco Saverio Garofani e Antonello Giacomelli,
FABIO
SCANDONE MAI PRIMA D'ORA, FORSE, LA POLEMICA AVEVA INVESTITO COSì FRONTALMENTE
L... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
giornalista
la complessità del rapporto tra laici e cattolici, soprattutto nella
prospettiva di trasformazione della società italiana e planetaria proprio
all'insegna di spinte sempre più spesso in conflitto: da un lato il
multiculturalismo, dall'altro i particolarismi crescenti che rischiano di porre
in sordina quella che a ragione Alceste Santini pone come «grande novità del
XXI secolo»
( da "Stampa, La" del
25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
I
prossimi interventi Illuminazione artistica nei giardini e il monumento alla
Vespa Come cambierà ancora l'immagine di Biella nei prossimi mesi? Gli
interventi di riqualificazione di alcuni angoli della città previsti
dall'amministrazione Barazzotto nell'ambito del progetto Biella Arredo Urbano,
sono quasi terminati. Proprio in questi giorni procede il restyling di sei aree
gioco per i bimbi: tutte saranno dotate di pavimentazione antitrauma e di
attrezzi di ultima generazione; nei giardini Arequipa e Alpini d'Italia, il
Comune sta invece seguendo la posa di un particolare impianto di illuminazione
artistica. Il progetto prevede anche la realizzazione di un monumento dedicato
alla Vespa nella rotonda tra La Marmora e via Garibaldi.
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( da "EUROPA ON-LINE"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Se bastasse avere
trentanni GIUSEPPE CIVATI Luciano Nobili sabato su questo giornale ha
parlato dei numerosi attacchi gratuiti che Matteo Renzi ha ricevuto nelle
scorse settimane: attacchi da fuoco amico, come sempre accade nella
migliore tradizione del centrosinistra italiano. Si chiedeva, Nobili, dove fossero i
protagonisti di Uccidere il padre e perché non si
schierassero con lui, in nome della difesa della generazione politica che sta
facendo faticosamente capolino nel dibattito politico nazionale. Mi permetto di rispondere per
chiarezza e per evitare che il silenzio sia vissuto come una sorta di assenso e
di conferma soprattutto dai fini analisti politici che non vedono lora
che si litighi tra i giovani esattamente come per anni è successo tra gli adulti
(e come se noi, tra laltro, adulti non lo fossimo). Nessuno, però, si
insospettisca soltanto perché uno juventino interviene a proposito di un tifoso
viola, con tanto di maglione in tinta. Lexcusatio, in questo caso, è più che
petita. Potrei rispondere
con una banalità: non dobbiamo schierarci con Renzi perché ci pare che sappia
difendersi benissimo da solo, come ha dimostrato di saper fare con una
rotondissima vittoria alle primarie e con un metodo brusco ma certamente
trasparente e limpido, assumendosi tutte le responsabilità delle proprie
iniziative e delle proprie azioni. Laspetto di quella
competizione che ha colpito tutti è che Renzi non si sia misurato da cooptato,
né sia stato premiato in nome di chissà quale fedeltà, ma abbia
giocato la propria partita in grande stile e senza tentennamenti: rischiando in
proprio, come accade molto raramente (diciamocelo: praticamente mai). Questo è
un metodo nel quale ci riconosciamo, al di fuori di quote e lottizzazioni per
cui proviamo un sincero fastidio. Il ricambio così concepito e interpretato
piace e piace molto. In generale, aggiungerei, siamo al fianco di Renzi nella
sua sfida elettorale, come dovrebbe fare tutto il Pd senza troppi distinguo e
senza dare il via a quelle scaramucce a cui qualcuno è da sempre tanto
affezionato e che fanno puntualmente il gioco degli avversari. Personalmente, cè
qualcosa di quello che Renzi sostiene e pensa che non condivido e credo che per
lui sia lo stesso nei confronti di altri trentenni del Pd. E non capisco perché dovremmo essere tutti daccordo,
solo perché abbiamo la stessa età, o tutti in disaccordo solo perché lui
è cattolico e molti di noi si dichiarano laici ovvero perché legati a questa o
quella corrente (quale? ancora?): mi sembra una rappresentazione vecchia,
passatemi il termine, e molto lontana dalla realtà. Posso assicurare che, in
ogni caso, vivremo in modo molto sereno le nostre differenze e, se ci sarà
occasione, ne discuteremo alla luce del sole, con metodi molto diversi
rispetto al passato, senza certamente scadere in quel personalismo che ha devastato il centrosinistra negli anni precedenti. Vorremmo
imparare dagli errori, i nostri e quelli di tutti coloro che ci hanno
preceduto, allinsegna di una stagione politica nuova di
cui Renzi sarà certamente uno dei protagonisti. Non lo facciamo in ragione delletà
e di qualche interesse generazionale, ma in nome di una nuova mentalità,
proprio quella di cui ha parlato Debora Serracchiani a Roma, sabato scorso,
nellintervento più applaudito della giornata. E non è un caso che sia stato così.
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( da "Stampa, La" del
25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Campagna acquisti
Retroscena Lo scontento d'Oltretevere per le scelte fatte La Rai
"laicista" che turba i sonni dei cardinali E a Sky piacciono Minoli e
Freccero GIACOMO GALEAZZI Ma Zavoli benedice l'accordo: politica rinfrancata
CITTA' DEL VATICANO Malcontento della Santa Sede per la Rai
affidata al ticket laico Garimberti-Masi che ieri ha ricevuto il «via libera»
del premier Berlusconi (oggi è prevista l'investitura formale all'assemblea dei
soci e giovedì quella della commissione di Vigilanza). Dopo le rassicurazioni
di Palazzo Chigi su una presidenza e una direzione generale «attente alla
sensibilità cattolica», la fumata bianca a viale Mazzini ha provocato
stupore e insoddisfazione in Curia, dove si era puntato tutto su una «figura di
garanzia» come Lorenza Lei, ex responsabile di Rai Giubileo da tempo in lizza
per la direzione o la vice con deleghe «pesanti». Secondo quanto si apprende in
Vaticano, nei contatti intercorsi fino a pochi giorni fa il governo aveva
garantito nei Sacri Palazzi che dal confronto con l'opposizione sarebbero
usciti candidati (come Enzo Cheli, Pier Luigi Celli, Marcello Sorgi) verso i
quali non erano stati mossi da Oltretevere rilievi critici. Se ne sarebbe
parlato anche due settimane fa, in via riservata e fuori dall'ufficialità del
protocollo, in una cena a Villa Giorgina Levi, sede della nunziatura apostolica
in Italia. In quella e in altre occasioni, alla sollecitudine manifestata da
esponenti vaticani di primo piano per una televisione centrata sui «valori non negoziabili»
hanno fatto riscontro le garanzie dell'esecutivo riguardo «un gruppo dirigente
della Rai vicino alle istanze del mondo cattolico». Poi lunedì, a poche ore
dalla conclusione del viaggio papale in Africa e mentre il presidente della Cei
Angelo Bagnasco lamentava l'attacco dei mass media al Pontefice «irriso e
offeso», è arrivata la sgradita sorpresa sulla Rai. Da tempo nei Sacri Palazzi
la «piega laicista» del servizio pubblico veniva paventata e tenuta d'occhio
nel momento di transizione delle nomine e si caldeggiava velatamente che la
scelta cadesse su figure di segno diverso da quelle poi effettivamente emerse.
In Vaticano, per valorizzazione della funzione formativa della tv pubblica si
intendono nomi diversi da quelli - viene fatto notare - che ieri sono stati
lungamente lodati nelle trasmissioni di Radio Radicale. E non è sfuggito
Oltretevere il recente affondo anti-Vaticano del laicissimo editorialista Paolo
Garimberti, di antiche simpatie repubblicane, nella sua rubrica sul «Venerdì di
Repubblica». Il presidente «in pectore» della Rai, il 20 febbraio, ha
stigmatizzato «la mancata diretta sui canali generalisti di tutta la cerimonia
del giuramento di Obama». Con una domanda che ora suona quasi come un proclama
di battaglia e una sterzata laica all'azienda di viale Mazzini: «Perché per i
funerali di Giovanni Paolo II si fa la diretta e per il giuramento di Obama no?
Forse perché il Vaticano fa i palinsesti della nostra tv pubblica (e della sua
informazione) e la Casa Bianca no?». Diversamente, invece, la pensa il
presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli che loda il lavoro fatto da Letta e
Franceschini, sostenendo che «la politica esce rinfrancata nei suoi doveri e
nella qualità». Di fatto, però, il Vaticano non ci sta ritenendo la salvaguardia
dei principi cattolici nella comunicazione una
priorità per la Santa Sede, e specialmente in un momento così delicato («alla
distorsione delle parole del porporato si accompagnano le strumentalizzazioni
fatte delle parole del Papa», condanna il giornale vaticano) la funzione della
Rai diventa centrale per la Chiesa. Contemporaneamente all'altolà
dell'Osservatore, al Sir, il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato
Cei per il progetto culturale, lancia l'allarme per l'«emergenza educativa» di
fronte alla quale la Chiesa deve «modificare il clima culturale», ma «senza
lasciare ad altri la bandiera, e soprattutto la sostanza, della libertà». In
tutto ciò l'importanza della Rai è fondamentale. «La televisione di Stato ha un
ruolo particolare nella tutela del patrimonio di valori cristiani dell'Italia e
non è indifferente se a guidarla siano personalità esterne a questa
sensibilità», evidenzia don Franco Lever, decano della Facoltà di scienze della
comunicazione sociale della Pontificia Università Salesiana. Rincara la dose il
teologo Gianni Gennari, rubrichista storico di «Avvenire», il quotidiano della
Cei: «In Italia la principale centrale culturale è controllata dai partiti e
quindi la Chiesa non riesce a difendere nomi ad essa vicina. Ora c'è da temere
l'estensione sul resto dei palinsesti di programmi a senso unico come quelli di
Fazio e Augias. In Rai il presidente è come il leone della "Fattoria degli
animali" di Orwell. Regna ma non governa. Il problema è la direzione
generale, lì è il potere vero». www.lastampa.it/galeazzi Voci? Chissà, ma di
certo in questi giorni di trattative sulla Rai, anche un filo d'aria può
somigliare ad un tifone. E così, nella «sfida» tra tv anche Sky si fa avanti in
cerca di pezzi pregiati. E tra questi ce ne sono almeno due: Giovanni Minoli,
direttore di Raieducazione, «papà» di Mixer ed ideatore della "Storia
siamo noi", e Carlo Freccero, direttore di Raisat e, soprattutto,
specialista e sperimentatori di format televisivi nuovi, capaci di attrarre
pubblico, e perché no, anche abbonati. Insomma, Sky si fa avanti e dopo
numerosi artisti assoldati: da Fiorello a Panariello, passando per Lorella
Cuccarini ora mette gli occhi sui gioielli della tv pubblica per qualificare
ancor più e meglio il prodotto della tv generalista. Certo, per ora,
assicurano, non sembra ci sia nulla di definito ma è chiaro che la televisione
di Rupert Murdoch, da qualche mese a questa parte, non poche attenzioni sta
destando tra artisti, producer ma anche tra i più noti e qualificati autori
italiani. Da casa Minoli, ovviamente, non trapela nulla così come da parte di
Sky che tra i corridoi di via salaria fa solo osservare, però, che con Carlo
Freccero i rapporti ci sono ma riguardano meramente i programmi di Raisat che
vanno in esclusiva proprio sulla piattaforma di Sky.
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( da "Repubblica, La"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 29 -
Commenti IL TESTAMENTO BIOLOGICO VISTO DALL´AMERICA il teatrino del mattone
ALEXANDER STILLE MASSIMO RIVA La controversia sul testamento biologico
e le varie proposte di legge ora davanti al Parlamento italiano sono
incomprensibili visti dagli Stati Uniti dove i testamenti biologici esistono da oltre
venticinque anni e sono un fatto del tutto normale. Molti, durante l´agonia
della povera Eluana Englaro, hanno paragonato il suo caso a quello americano di
Terry Schiavo, una donna in coma da anni, come Eluana, che è diventata, come
lei, fulcro di una grande battaglia politica. Non aveva lasciato un testamento
biologico e la sua famiglia era profondamente divisa: il marito voleva
lasciarla morire mentre i genitori volevano fare di tutto per tenerla in vita.
Ma anche all´apice di questo caso oltre il 70 per cento degli americani si
oppose a un intervento governativo che potesse impedire alla famiglia di
decidere. Quando però esiste un testamento biologico
dove una persona ha la possibilità di esprimere la sua volontà
non c´è nessuna controversia. Conosco il problema perché ha toccato la mia
famiglia da vicino. Quattro anni fa a mio cognato David è stato
diagnosticato un tumore inoperabile, e piuttosto avanzato, al cervello. Prima
di iniziare le cure, ha avuto un ictus ed è andato in coma. I medici hanno
detto che non sarebbe uscito lucido dal coma e che comunque sarebbe morto nel
giro di poco tempo. Mia sorella, dopo qualche settimana, ha deciso,
consultandosi con la sorella di David, pienamente d´accordo, di togliere ogni
sostegno, compresa la nutrizione, e lasciarlo morire. Lui le aveva lasciato le
indicazioni sulle decisioni da prendere nel caso non fosse stato
in grado di intendere e di volere. Gli hanno dato dei farmaci per non farlo
soffrire e dopo qualche giorno è morto. Anch´io ho preparato un testamento
biologico, quasi contemporaneamente al testamento normale. L´ho fatto proprio
per evitare lo scenario tragico di una lunga fine straziante per i miei cari e
una perdita di dignità personale per me. Legalmente, il testamento biologico
non ha niente a che fare con l´eutanasia che rimane illegale e fortemente
controversa. Il filone legale invece viene dal diritto di un paziente di essere
informato prima di subire un intervento chirurgico potenzialmente doloroso o
pericoloso. Per Benjamin Cardozo, grande giurista e membro della Corte Suprema,
«ogni essere umano di età adulta e di mente sana ha il diritto di determinare
quello che sarà fatto del proprio corpo». Da qui nasce il diritto di decidere
in anticipo il trattamento da subire anche quando si perde la coscienza.
In questa controversia è difficile da capire la posizione della Chiesa
cattolica, che mi sembra profondamente contraddittoria con altre posizioni
della Chiesa. Si oppone, per esempio, all´inseminazione artificiale e al controllo delle
nascite perché interferiscono con i cicli naturali della vita. Ma è pronta a
usare tutti i mezzi possibili per tenere in vita una persona: tubi per nutrire,
idratare e aiutare la respirazione. Nel passato, l´idea della morte come parte
integrante e inevitabile della vita con il teschio accanto
a tutte le raffigurazioni dei santi, la "buona morte", i richiami a
sottoporsi alla volontà di Dio anche davanti alla tragedia era legata
alla visione cattolica della vita. Viceversa il mondo moderno e laico, a volte
con il feticcio della tecnologia, cercava di usare tutti i mezzi possibili per
prolungare la vita. Anziché a casa, con parenti e amici intorno, nel 20esimo
secolo la morte era nascosta negli ospedali, come se fosse una cosa vergognosa
e imbarazzante. Il risultato è che ora negli Stati Uniti quasi il trenta
per cento di tutte le spese mediche sono relative all´ultimo anno di vita. E
una percentuale molto alta riguarda l´ultima settimana. Ma da qualche anno
crescono le persone che scelgono di morire a casa. Un´idea che riporta alla
"buona morte" come parte naturale del ciclo della vita, un fatto
tutto sommato più coerente del prolungamento a ogni costo con la visione
religiosa della vita. Un nuovo studio pubblicato la settimana scorsa dal
Journal of the American Medical Association ha confermato che una vasta
maggioranza di americani preferisce non adoperare misure eccezionali
la respirazione meccanica, per esempio per prolungare la vita. Ma quelli che lo fanno sono, curiosamente, i
più religiosi. L´11 per cento dei pazienti più religiosi ha scelto le misure
eccezionali mentre tra quelli meno religiosi la percentuale scende al 3,6 per
cento. «Si pensa che i pazienti più attenti alla spiritualità siano più
propensi a dire: "Mettiamoci nelle mani di Dio e vediamo che
succede", ma sono in realtà quelli che vogliono le cure più aggressive»,
ha detto Holly G. Prigerson, uno degli autori del nuovo studio e ricercatrice
al Dana-Farber Cancer Institute di Boston.
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( da "Corriere della Sera"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-25 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Primi segnali di insofferenza dell'area
laica. Cuperlo: ormai in direzione ci si scambia il segno di pace E Dario il
«pio» preoccupa gli ex ds Martella: troppi silenzi su Bagnasco. Ma Castagnetti:
per noi il capo è il Papa ROMA — Massimo D'Alema, 17 marzo 2009: «La politica
non se la può cavare con la libertà di coscienza sul testamento biologico,
questo principio non può sostituire la linea politica ». Dario Franceschini, 22
marzo 2009: «Io dico no a una disciplina di partito per
avvicinare sui temi eticamente sensibili laici e cattolici». Rita Bernardini al presidente della Cei Angelo Bagnasco, 24
marzo 2009: «Preservativo è amore per il prossimo ». Dario Franceschini al
presidente della Cei Angelo Bagnasco, 24 marzo 2009: «E' importantissima la
scelta annunciata dal Cardinale di istituire un fondo di solidarietà per le
famiglie in difficoltà». Livia Turco, 19 marzo 2009: «Grave l'errore del
Papa sui preservativi». Dario Franceschini, 22 marzo 2009: «La voce della
Chiesa va ascoltata e rispettata anche quando dice cose scomode. Non si può
dire che c'è un'interferenza da parte della Chiesa quando esprime giudizi sui
quali non siamo d'accordo». Era stato salutato come un
segretario laico, il giorno della sua elezione, alla Fiera di Roma, per le
parole da lui pronunciate sul testamento biologico. Per l'annuncio che
l'orientamento prevalente del Pd era per il no, e che quindi non era cambiato
niente rispetto alla gestione dell'ex Ds Walter Veltroni. Anzi, l'ala sinistra
del Partito democratico sembrava più convinta di Dario Franceschini che del suo
predecessore. E' passato qualche tempo e sia l'area che fa capo agli ex diesse
che quella radicale del Pd sembrano ricredersi. C'è chi la butta a ridere, come
Gianni Cuperlo: «L'altro giorno abbiamo concluso la direzione scambiandoci il
segno della pace». C'è chi si arrabbia: «Io su certe cose parlo sempre, ma
vorrei che lo facesse anche il mio partito a livello ufficiale, e invece solo
silenzi», sospira Paola Concia. «E' un errore tacere», ribadisce Rita
Bernardini. Scuote la testa Andrea Martella e osserva: «Su Bagnasco che, per
difendere le parole del Papa a proposito dei preservativi, attacca duramente
tutti i suoi critici, avremmo dovuto dire qualcosa. Ma non è successo ». «Del
resto — insiste Martella — quando una persona come Pierluigi Bersani dichiara
ufficialmente che il Pd non entrerà mai nelle file dei socialisti europei, non
c'è più nulla da dire. E pensare che nessuno lo ha criticato. Figuriamoci se
l'avesse detto Veltroni. E figuriamoci se Walter avesse taciuto su Bagnasco».
Insomma, agli ex diesse sta un po' stretto l'abito del Partito Democratico
cucito da Franceschini dopo le sortite della Chiesa. D'altra parte, il giorno
in cui il Papa, in Africa, aveva dichiarato che i preservativi a nulla servono
contro l'Aids, il segretario del Partito democratico aveva preferito scegliere
la via del silenzio. E aveva rinunciato ad attaccare il governo Berlusconi che
al contrario di Francia, Germania e Spagna, non aveva criticato la sortita di
Ratzinger. Aveva parlato solo due giorni dopo, incalzato dalle domande di un
giornalista. Ma a spiegare quella che agli ex diesse sembra una situazione assai
particolare ci pensa uno degli esponenti del Pd più vicini al segretario. Ossia
Pierluigi Castagnetti, cattolico ed ex popolare come Franceschini: «Gli ex
diesse fanno fatica a capire. Quelli che per noi sono passi da gigante, come i
passi in avanti fatti sul testamento biologico, per loro sono passettini. Noi
non abbiamo una tradizione socialdemocratica o comunista. Non facciamo parte di
un filone culturale: noi abbiamo due appartenenze: una alla Chiesa, l'altra
alla politica. Per me, come per Franceschini, per tutti noi cattolici,
insomma, il vero "capo" è lui: il Papa. Per noi è il vicario di Dio
in terra, e questo gli ex diesse dovrebbero alla fine comprenderlo ». Un altro
ex collega di partito del segretario del Pd, Ciriaco De Mita, fornisce un'altra
spiegazione: «Franceschini non è un democristiano ma un cristiano sociale, però
non è uno sciocco e quindi ha capito che sul Papa doveva fare retromarcia».
Leader del Pd Dario Franceschini Maria Teresa Meli
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(
da "Corriere della Sera"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'>Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-25 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE «Silvio ha smontato l'egemonia culturale della sinistra
italiana» Cicchitto: basta complessi di inferiorità Il premier è anti
establishment come Craxi «Una delle conquiste del Pdl dev'essere quella di
superare il complesso di inferiorità culturale verso la sinistra. La sinistra è
sconfitta anche perché la sua egemonia è stata smontata pezzo a pezzo, sul
terreno di una grande battaglia culturale. E oggi c'è un'egemonia
berlusconiana». Presidente Cicchitto, al Pdl di solito si rimprovera scarsa
attenzione agli intellettuali e un deficit di elaborazione culturale. «Non è
così. Intanto, tutti gli intellettuali italiani più importanti degli ultimi
trent'anni sono stati avversi alla sinistra. Renzo De Felice. Lucio Colletti.
Augusto Del Noce. Luigi Giussani. E non è affatto vero che Berlusconi non
c'entri nulla con loro». Qual è il legame? «Berlusconi ha un antico rapporto
con i ciellini, in cui ha visto gli unici che, pur prendendo calci in faccia,
hanno resistito al '68. Ha del fascismo la stessa visione "laica" di
De Felice e in fondo della borghesia italiana: nessuna simpatia o indulgenza,
ma diffidenza verso l'antifascismo di maniera e strumentale. Quanto a Del Noce,
ha portato in Parlamento suo figlio. Così come Piero Melograni e Colletti: il
più importante studioso italiano del marxismo, che ha distrutto il marxismo.
Penso poi al rapporto con Giuliano Ferrara e Gianni Baget Bozzo». Proprio
Melograni sostiene che a Berlusconi di intellettuali e cultura non importa
molto. «E invece Berlusconi ha saputo valorizzare l'elaborazione culturale di
grandi intellettuali e imporla grazie alla sua iniziativa mediatica e
televisiva. La sconfitta dell'operazione giudiziaria del '92-94 è avvenuta
prima sul piano culturale e mediatico e poi su quello politico: il giudizio
diffuso sulla magistratura oggi non è certo quello di quindici anni fa. Lo
stesso è avvenuto per la demistificazione culturale del comunismo, e di tutta
un'interpretazione della storia d'Italia portata avanti dalla sinistra». Quale
interpretazione? «è stato smontato il connubio
Gramsci-Togliatti, mostrando come sulla strategia del primo, basata sulla
conquista dei cervelli, sia prevalsa quella del secondo, fondata sul
totalitarismo criminale sovietico. è stato smontato il
mito dell'autonomia del Pci, mostrando come dietro la svolta di Salerno ci
fosse Stalin. Ed è stata smontata la narrazione postcomunista, che indicava in
democristiani e socialisti i grandi ladri e rimpiazzava l'operaismo e il
bolscevismo con il primato della magistratura come una sorta di nuova classe
generale e del giornale di Scalfari come fonte di legittimazione. La svolta di
Violante, uno dei registi dell'operazione, è indicativa. Anche se riconosco che
Scalfari è un grande giornalista e, aggiungerei, grande intervistatore, capace di migliorare il pensiero dell'intervistato. Ricordo due interviste a un personaggio incolore come
De Martino che, riscritto da lui, pareva brillantissimo...». Berlusconi però ha
combattuto la battaglia con una superiorità schiacciante di mezzi. «La
battaglia si è combattuta anzitutto con i libri». Quali libri? «Il lavoro di
storici come Perfetti. Le traduzioni di Furet e Glucksmann. I saggi
controcorrente di Giuseppe Gargani, Giancarlo Lehner, Mauro Mellini. Gli stessi
libri di Pansa ancora qualche anno fa non avrebbero avuto lo stesso successo. E
poi il colpo di teatro: Berlusconi che al congresso di Verona di An, propensa
(o indotta) a legittimare i postcomunisti per legittimare se stessa, porta
migliaia di copie del Libro nero del comunismo. Quale altro leader politico ha
fatto qualcosa del genere?». Quale altro leader politico possiede giornali e
tv? «Ci voleva un personaggio con la sua forza finanziaria e mediatica per
affrontare l'invincibile armata di Cgil, Rai, alcune grandi banche, alcuni
grandi gruppi industriali, tutte le grandi procure. E poi di qui c'è un
conflitto d'interessi alla luce del sole. Il conflitto d'interessi del
Pci-Pds-Ds-Pd è rimasto occulto, sino a quando è esploso con Consorte». Ancora
nel '94 però le tv di Berlusconi appoggiavano la Procura di Milano. «Se Berlusconi si fosse presentato agli elettori come il
continuatore del pentapartito sarebbe stato travolto. Ha avuto l'intelligenza di capire che doveva fare una
cosa nuova, che i vecchi partiti erano morti, ma le loro culture politiche
erano vive. Da qui la scelta di recuperare uomini di formazione cattolica,
socialista, liberale ». Alla sinistra non resta nulla? «Resta l'organizzazione
della cultura. Finita nelle mani della sinistra peggiore, quella
giustizialista. L'università. I libri di testo. Il teatro. Il cinema e la
distribuzione del cinema: si rende conto che non si riesce a vedere Katyn, il
film di Wajda sul massacro degli ufficiali polacchi? Lo sa che in tutta Italia
lo danno solo in 12 sale? Guardi Bondi alla Cultura: uomo di grande
intelligenza, alle prese con una nomenklatura di sinistra che lo pressa da ogni
parte». Lei invece si è trovato alla prese con la rivolta dei 101. «A parte il
fatto che sono di meno, molti non sapevano che in commissione si stava già
lavorando a rivedere il decreto sicurezza». Lei ha condiviso la linea del
governo sul caso Eluana? «Guardi, io non sono credente. Non sono un laico
anticlericale, ma neppure un laico devoto. Sono contrario al divieto di
diagnosi preimpianto sull'embrione, sulle staminali la penso come Obama,
rispetto ma non condivido le idee del Papa sul condom. Credo che Welby avesse
il diritto di staccare la spina, come dovrebbe averlo chi non è cosciente ma ha
manifestato in passato una volontà chiara. Ma su
Eluana sono stato del tutto d'accordo con il governo.
Non si può far morire una persona di fame e di sete, com'è toccato a Terry
Schiavo». Com'è davvero il rapporto tra Berlusconi e Fini? «Su due livelli
diversi. E, per questo, migliore che in passato. Tanto è
imprevedibile-carismatico il primo quanto è razionale-calibrato al millimetro
il secondo, come ha confermato con il suo discorso di domenica. E' evidente che
per tutta questa lunga fase il leader è senza dubbio Berlusconi. Il vero
contraltare di Fini, in prospettiva, è Tremonti». Come si sta comportando il
ministro dell'Economia? «è stato tra i primi a capire
la crisi e il ritorno dell'intervento pubblico. Però sarebbe un errore per il
governo inasprire i rapporti con la Banca d'Italia, fondamentale per la tenuta
del sistema del credito e anche per il successo delle aste dei Bot». E tra
Berlusconi e Craxi, lei che ha lavorato con entrambi? «Entrambi avevano contro
l'establishment. Ma Craxi cercava lo scontro; Berlusconi, il consenso. E poi
non l'ho mai visto maltrattare un amico o un collaboratore. Non posso dire lo
stesso di Bettino, che aveva un carattere insieme forte e aggressivo». Alla
Camera Cicchitto è stato eletto nella lista del Pdl
nella Circoscrizione XV (Lazio1): è alla sesta legislatura Aldo Cazzullo
(
da "Corriere della Sera"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-25 num: - pag: 20
categoria: REDAZIONALE La polemica Il Papa e l'Aids La Francia insiste: così va
contro la salute pubblica DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI — La Francia rimanda
al mittente reazioni e giudizi del Vaticano a proposito delle polemiche e delle
critiche espresse quasi all'unanimità dalla classe politica e da ampi settori
dell'opinione pubbliche nei confronti del Papa dopo la condanna dell'uso del
preservativo. Alle dichiarazioni del cardinale Angelo Bagnasco ha risposto ieri
il portavoce del ministero degli Esteri che, in sostanza, ribadisce la
posizione del governo francese: «Non abbiamo mai detto che il preservativo sia
l'unica soluzione del problema. Ce ne sono altre: l'assistenza medica,
l'assistenza sociale, i test per individuare la presenza del virus, il sostegno
psicologico. Ma il preservativo fa parte di queste risposte. Tutti i discorsi che
vanno in una direzione diversa, per di più fatti da una persona di enorme
influenza, vanno contro l'interesse della salute pubblica». Senza riaccendere
polemiche o battaglie ideologiche, la Francia laica e il suo governo (il primo
ad esprimersi nei giorni scorsi a proposito del discorso del papa in Africa)
ribadisce la propria visione dell'intervento pubblico e dell'approccio
sanitario al problema, ricordando, fra l'altro, i risultati della ricerca
scientifica, l'azione in Africa di numerose organizzazioni mediche e umanitarie
e le risorse stanziate in questo campo. La presa di posizione del Quai d'Orsay
riecheggia in sostanza i commenti di diversi esponenti del governo e di
numerose personalità della destra e della sinistra che hanno criticato le posizioni
del pontefice. Unica eccezione, proprio ieri, Marine Le Pen, leader del Fronte
nazionale, di estrema destra, che ha difeso «l'autorità del Pontefice». Ma le
parole del Papa hanno suscitato profondo disagio anche nell'opinione pubblica e
in ambienti cattolici, già colpiti negativamente dalla
recente riabilitazione del vescovo Williamson e dalla scomunica sancita in
Brasile nei confronti della donna che ha fatto abortire la figlia di nove anni,
vittima di uno stupro. Secondo un sondaggio, oltre il 40% dei cattolici vorrebbero addirittura una sorta di dimissione del
Pontefice dalla guida della chiesa. Sembra già lontano il momento delle folle
entusiaste che hanno accolto Benedetto XVI a Parigi nel settembre dello scorso
anno. «La Francia è molto sensibile quando si mettono in discussione i
costumi», nota il sociologo Frederic Lenoir, direttore della rivista Le Monde
des religions. «Il disagio è comprensibile di fronte alla distanza fra il
discorso del Papa e l'evoluzione dei costumi e della vita civile». La contestazione
del discorso del Pontefice si è spinta alla clamorosa protesta di domenica
scorsa a Notre Dame. Dopo la distribuzione di preservativi davanti alla
cattedrale, ci sono stati tafferugli fra militanti
ecologisti e un gruppo d'integralisti cattolici. Ieri, su Le Monde, il premio Nobel per la medicina, FranÇois
Barré-Sinoussi, e altri quattro scienziati hanno pubblicato una tribuna nella
quale, ribadendo la validità scientifica dell'uso del preservativo, chiedono a
Benedetto XVI di «ripensare la propria posizione, per il bene degli
uomini e delle donne dell'Africa e del mondo intero». Criticato Papa Ratzinger
è stato duramente contestato
dai francesi per la sua dichiarazione sui preservativi fatta durante il viaggio
in Africa Massimo Nava
(
da "Secolo XIX, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Biotestamento,
il voto segreto spariglia gli schieramenti il senato approva due articoli I
conti non tornano nel Pd, nell'Idv ma neppure nel Pdl. Dura replica di Emma
Bonino alle parole del presidente della Cei 25/03/2009 Roma. Se fosse stata già
stata in vigore, i sanitari che hanno accompagnato Piergiorgio Welby nelle
ultime ore di vita (il professore, morto nel dicembre del 2006, dopo aver
inutilmente chiesto ai medici di allontanarlo dalla macchina che lo faceva
respirare dal momento che la distrofia muscolare gli impediva di farlo
personalmente), sarebbero in carcere. Il primo articolo della legge sul
Testamento biologico è stato approvato ieri dal
senato: e si vieta espressamente qualunque forma di "eutanasia" o
"suicidio assistito". I medici o i sanitari che dovessero violare
questa norma sarebbero accusati di "omicidio" o di "suicidio
assistito". L'articolo è stato votato a scrutinio
segreto, come chiesto dal Pd; il risultato ha mostrato che, coperti dalla
segretezza della votazione elettronica, molti parlamentari hanno disatteso alle
indicazione dei propri gruppi. Defezioni nel Pd (in aula è stata annunciata, a
titolo personale, l'astensione del senatore Bosone), nell'Idv, ma anche nel
Pdl. I conti, infatti, non sono tornati per nessuno: 161 i "si", 95 i
"no" e 30 astenuti. Ma a rendere incandescente la prima giornata di
voto sul testamento biologico è la polemica strisciante tra
cattolici e laici; meglio:
tra il Vaticano e la pattuglia radicale presente a Palazzo Madama. Ieri,
monsignor Bagnasco aveva esortato il Parlamento a fare in fretta una legge «che
non permetta il raccapricciante diritto alla morte». La risposta di Emma Bonino
è stata durissima, sia sul piano dialettico che su quello politico:
«Questa è una pessima legge, oltretutto chiaramente incostituzionale, che non
prevede il diritto di morire, ma l'obbligo di vivere anche se ridotti a
vegetali e contro ogni nostra libera scelta. Prende i dogmi della Chiesa e li
trasferisce, pari pari, nella legislazione di uno Stato laico. Quando uno Stato
entra nel letto di sposi o malati non è mai un bel giorno», ha sostenuto
l'esponente del Pr eletta nelle liste del Pd. Sul piano procedurale, moltissimi
(1.602 per l'esattezza) gli emendamenti presentati dai radicali, compresa anche
la richiesta di non passare alla votazione del testo (tutti respinti), e per
giovedì, quando ci sarà il voto finale, il partito ha annunciato una
manifestazione sotto Palazzo Madama. Tra eccezioni, voti segreti ed
emendamenti, il primo dei nove articoli di cui si compone la legge è stato approvato: si sancisce il principio che «la vita umana
è un diritto inviolabile ed indisponibile, anche nella fase finale
dell'esistenza». Si garantisce la dignità dell'individuo e si stabilisce che il
paziente debba essere informato dei trattamenti sanitari che potrebbe subire,
ed il medico deve astenersi da «trattamenti straordinari non proporzionati, non
efficaci o non tecnicamente adeguati, rispetto alle condizioni cliniche del
paziente o agli obiettivi della cura». Su questa norma si è votato a scrutinio
segreto (sono previste, in totale, 53 votazioni con questo sistema) ed il
presidente del senato, Renato Schifani, si è riservato di decidere se usare
questo meccanismo anche per l'approvazione finale. Molti i dissensi che sono
venuti a galla. Alcuni in maniera palese: il Pd si era espresso per il voto
contrario, ma Daniele Bosone, teodem, ha annunciato la sua astensione, a titolo
personale. «Noi non abbiamo avuto alcuna paura di mostrare pubblicamente le
nostre differenze perché sapevamo che, su temi come questi, non ci sono
scorciatoie - aveva detto Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, prima ancora che
si arrivasse al voto - Siamo donne ed uomini liberi. Noi non abbiamo bisogno di
alcuna lettera per piegare le libertà di coscienza alle esigenze politiche di
partito», con chiara allusione alla missiva inviata dal presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, ai propri senatori alla vigilia di questo
passaggio parlamentare. Nell'Idv è accaduto di peggio: al momento della
dichiarazione di voto, il capogruppo, in commissione Sanità, Giuseppe Astore,
era assente. Ha preso la parola il senatore Francesco Pardi che ha annunciato
il voto contrario. «Capitano brutte sorprese quando ci si allontana dall'aula -
lo ha corretto Astore, rientrato precipitosamente nell'emiciclo - Noi ci
asteniamo, perché alcuni dei nostri suggerimenti sono stati accolti». Ed al
professor Pardi non è rimasto altro che far registrare il suo "no"
come voto in dissenso. A sera è stato approvato anche
il secondo articolo quello che riguarda il "consenso informato del
paziente" e, su suggerimento di Francesco Rutelli, di chi esercita la
patria potestà in caso di minore. Il cammino della legge resta, in ogni caso,
irto d'ostacoli. Ieri, ad esempio, la commissione Bilancio ha bloccato l'articolo
5 (che andrà in votazione domani) perché non c'è adeguata copertura
finanziaria. La norma prevedeva l'assistenza sanitaria a carico dello Stato dei
malati in "stato vegetativo". Ma con quali
fondi? Angelo Bocconetti bocconetti@ilsecoloxix.it 25/03/2009 ' 25/03/2009 il
sostegnoeconomicoNon si può immaginare una legge sul fine vita senza prevedere
anche gli aiuti concreti ignazio marinomedico, senatore del Pd 25/03/2009
(
da "Giornale.it, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 72
del 2009-03-25 pagina 46 Profilattico e Aids? Il Papa ribadisce verità scientifiche
di Redazione Caro Granzotto, la virulenta polemica innescata dalle
dichiarazioni del Pontefice sull'inutilità del profilattico nella lotta
all'Aids, se da un lato mi ha indignato per la forte
presenza di un laicismo
giacobino, dall'altro mi ha lasciato perplesso perché resto convinto che non ci
sia altra strada per fronteggiare il dilagare della tremenda malattia.
Difendere il diritto alla vita mi va bene, ma non a condizione che a questo
necessariamente si accompagni il diffondersi della «peste del XXI secolo».
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 72
del 2009-03-25 pagina 1 Incarichi d'oro, la giunta condannata a risarcire
260mila euro Mel mirino dei giudici contabili il sindaco Moratti e 21 tra
assessori e dirigenti. Riconosciuta l'attenuante per il lavoro svolto di
Antonello Mosca Sulle nuove luci di via Dei Giardini il pensiero di Antonello Mosca pubblicato ieri è in perfetta sintonia con le
nuove politiche per l'illuminazione che ho proposto e che Sindaco e Giunta
hanno adottato. Per tanti anni si è scelto di illuminare solo singole vie
sparse per tutta la città, con luce di colore giallo e con l'univoca
connotazione di illuminazione stradale: veniva, infatti, illuminata solo la
strada a beneficio dei veicoli. La sensazione di buio che si percepisce
in ampie zone della città corrisponde spesso proprio a quelle aree precluse al
transito di veicoli, ma largamente utilizzate da persone, famiglie, bambini,
anziani e biciclette. Con il nostro piano di illuminazione abbiamo pensato
soprattutto a loro. Non avremo più strade rischiarate dai lampioni e marciapiedi
bui, ma, per generare più sicurezza, saranno parimenti illuminati anche gli
spazi pedonali, come i marciapiedi, le fermate degli autobus e delle
metropolitane e le zone a verde. Abbiamo inoltre scelto la luce bianca che è
più piacevole e sicura perchè, permettendo una maggior resa cromatica rispetto
alla classica gialla, illumina meglio e, per dare un senso di maggior armonia,
si è deciso di procedere illuminando non più solo le vie principali, ma anche
quelle circostanti. Certo per poter apprezzare i risultati di questo lavoro ci
vorrà del tempo, ma abbiamo comunque già iniziato a illuminare assi
fondamentali - dalla Stazione Centrale fino al centro, da corso Vercelli a
corso Magenta, da Monza-Padova verso corso Venezia e stessa cosa faremo con l'asse
che da Linate Forlanini porta al centro della città senza con ciò trascurare
dettagli importanti, come il Castello Sforzesco o il quartiere Isola. I lavori
stanno proseguendo e, presto, in tutta Milano si potrà avere un'illuminazione
intelligente, una grande opportunità per un ulteriore risparmio energetico e
per una maggiore efficienza del servizio. *Assessore ai Lavori Pubblici e
Infrastrutture Comune di Milano © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
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da "Giornale.it, Il"
del 25-03-2009)
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n. 72
del 2009-03-25 pagina 5 Sindrome Pdl, l'opposizione ha già paura e attacca Fini
di Gianni Pennacchi Cgil, Udc e Pd in ordine sparso contro il presidente della
Camera «È uno statista». «No, è un illuso». «Macché, è un'opportunista»
PREOCCUPATI Democratici e centristi temono che la nascita del partito unico infligga
loro altre sonore sconfitte RomaMa questo Pdl insomma, è un partito effimero,
di carta e aziendale, o una cosa seria e forte, un progetto con solide basi e
di lungo respiro? E Gianfranco Fini è un succube e un illuso, un burattino
nelle mani del Cavaliere nero, oppure uno statista di rango, il fine stratega
al quale nessuno più osa insidiare il ruolo di numero due e delfino, alla guida
del centrodestra? Mai come in questi giorni e su questo tema, l'opposizione
risuona confusa e contraddittoria, sembra tornata ai bei tempi dell'Ulivo
diviso sinistra spaccata. Lo stesso Pd è un juke box impazzito, ogni esponente
suona il proprio disco coprendo l'intera scala armonica, dal giudizio più nero
a quello più entusiasta. Ricordate Prova d'orchestra di Federico Fellini? Così
le opposizioni e non solo, a dimostrazione che non riescono a dotarsi di un
maestro d'orchestra autorevole, e che la fusione a caldo del Pdl le sta
mettendo in crisi. Era un apologo, quello del grande regista. E le reazioni
così discordanti evocano un altro apologo, quello della volpe e l'uva. Oppure
la rana che invidiava il bue. Dal fondo però, emerge un sentimento che è umano
ma travalica la prudenza politica. S'avverte infatti il timore che dal
congresso di scioglimento di An e da quelli minori in corso, scaturisca
domenica prossima una forza tutt'altro che di plastica, capace di infliggere
agli avversari nuove sconfitte. Via, come può spiegarsi che nella stessa
giornata si senta Pier Ferdinando Casini dire che quella di Fini «è stata una
scelta di opportunismo», Pierluigi Bersani dargli dell'«illuso», e Guglielmo
Epifani affermare invece che «è un personaggio di levatura alta»? Dopo che, a
Fiamma appena spenta, Dario Franceschini aveva salutato il passaggio come «un
fatto positivo», i dipietristi lanciavano l'anatema sulla «giornata
dell'ipocrisia» (Massimo Donadi) irridendo Fini «suddito di Berlusconi»
(Stefano Pedica), Marco Pannella definiva «splendido» il discorso di Fini, e
Massimo D'Alema sminuiva tutto spiegando che «il fondamento di questo processo»
sta interamente nella persona di Berlusconi. Col casiniano
Luca Volontè che stroncava il messaggio di Fini accusandolo di «laicismo radical massonico». E persino
la Lega, senza nulla da ridire perché il galateo tra alleati va rispettato, s'è
lasciata comunque sfuggire una nota di preoccupazione per il varo concreto e
massiccio del Pdl, rivelando che «svariati scontenti» stanno trasferendosi sul
Carroccio. Avevate mai sentito tanta cacofonia? A chi bisogna dar retta,
fra Casini, Epifani, D'Alema e Franceschini? Il più sorprendente è senza dubbio
il segretario generale della Cgil, che ha «apprezzato» la presentazione a
Montecitorio dello sceneggiato televisivo su Di Vittorio, e dell'intervento del
presidente della Camera al congresso di An ha detto senza se e senza ma:
«Quello di Fini è stato un discorso di alto profilo. È un personaggio di
levatura alta». O s'è esaltato Epifani o s'è votato allo scetticismo
pregiudiziale Bersani, che liquida: «Da Fini c'è l'illusione di voler coniugare
un partito conservatore ed un partito moderno, ma questo non si può fare perché
c'è Berlusconi, e il berlusconismo è il berlusconismo». Pur se l'Oscar del
contorsionismo va a Casini, forse preso dalla sindrome del "potevo esserci
io al posto suo", che di Fini come presidente della Camera dice che «sta
facendo bene», però lo vede con An schiacciato da Berlusconi e da un destino
inevitabile, poiché il Pdl «somiglia solo ad una grande Forza Italia». E con
una punta di aceto - l'uva per lui è rimasta acerba? - spiega che probabilmente
«Gianfranco ha fatto una scelta opportunista, visto il giudizio negativo che
aveva dato dopo il discorso di Berlusconi dal predellino. Credo che stia
facendo di necessità virtù». Ma è nel Pd che s'avverte fragorosa l'assenza di
un direttore d'orchestra, almeno di una cabina di regìa. Intanto il silenzio
assordante di Francesco Rutelli, Enrico Letta, va bene Veltroni che s'è
pensionato, ma pure Piero Fassino e quasi tutti gli altri. Che cosa aspettano,
la sintesi tra Bersani, D'Alema e Franceschini? Il quale segretario sembra star
coi piedi più in terra degli altri, ma gonfiandosi come la rana col rischio di
scoppiare. Perché senza tentennamenti ha dichiarato che «restano i nostri
avversari, ma la nascita del Pdl è un fatto positivo per la democrazia
italiana». Subito però, sparando: «Il Pdl è molto più indietro del Pd».
Qualcuno può spiegare agli orchestrali del Pd, che la concretezza e il successo
del Pdl sono l'unica garanzia per la loro sopravvivenza come partito dopo la
prossima sconfitta di giugno? Se il Pdl è una cosa seria, e se Fini saprà
amministrare il proprio ruolo come ha fatto sinora, l'opposizione non potrà
frantumarsi ancora, pena l'estinzione. Forse Franceschini e D'Alema dovrebbero
convocare un seminario interno. Alle Frattocchie, oppure a Santa Dorotea. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 72
del 2009-03-25 pagina 1 Le vie di Milano? Molto presto le potrete vedere sotto
un'altra luce di Redazione di Bruno Simini* Sulle nuove luci di via Dei
Giardini il pensiero di Antonello Mosca pubblicato ieri è
in perfetta sintonia con le nuove politiche per l'illuminazione che ho proposto
e che Sindaco e Giunta hanno adottato. Per tanti anni si è scelto di illuminare
solo singole vie sparse per tutta la città, con luce di colore giallo e con
l'univoca connotazione di illuminazione stradale: veniva, infatti, illuminata
solo la strada a beneficio dei veicoli. La sensazione di buio che si
percepisce in ampie zone della città corrisponde spesso proprio a quelle aree
precluse al transito di veicoli, ma largamente utilizzate da persone, famiglie,
bambini, anziani e biciclette. Con il nostro piano di illuminazione abbiamo
pensato soprattutto a loro. Non avremo più strade rischiarate dai lampioni e
marciapiedi bui, ma, per generare più sicurezza, saranno parimenti illuminati
anche gli spazi pedonali, come i marciapiedi, le fermate degli autobus e delle
metropolitane e le zone a verde. Abbiamo inoltre scelto la luce bianca che è
più piacevole e sicura perchè, permettendo una maggior resa cromatica rispetto
alla classica gialla, illumina meglio e, per dare un senso di maggior armonia,
si è deciso di procedere illuminando non più solo le vie principali, ma anche
quelle circostanti. Certo per poter apprezzare i risultati di questo lavoro ci
vorrà del tempo, ma abbiamo comunque già iniziato a illuminare assi fondamentali
- dalla Stazione Centrale fino al centro, da corso Vercelli a corso Magenta, da
Monza-Padova verso corso Venezia e stessa cosa faremo con l'asse che da Linate
Forlanini porta al centro della città senza con ciò trascurare dettagli
importanti, come il Castello Sforzesco o il quartiere Isola. I lavori stanno
proseguendo e, presto, in tutta Milano si potrà avere un'illuminazione
intelligente, una grande opportunità per un ulteriore risparmio energetico e
per una maggiore efficienza del servizio. *Assessore ai Lavori Pubblici e
Infrastrutture Comune di Milano © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
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del 25-03-2009)
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n. 72
del 2009-03-25 pagina 0 Biotestamento, bocciato lo stop alla nutrizione di
Redazione Bocciati gli emendamenti dell'opposizione al ddl. Il Senato conferma
il "no" alla possibilità che il malato possa chiedere la sospensione
dei trattamenti nel caso si trovi un giorno in una condizione di fine vita. La
Finocchiaro: "Negato ogni approfondimento". Gasparri: "E' un
passaggio fondamentale" Roma - Sul testamento biologico è ripreso il duello
al Senato, con le votazioni sui 900 emendamenti al ddl. Una battaglia che, a
conti fatti, appare dall'esito scontato, visti i numeri di maggioranza e
opposizione. Palazzo Madama ha bocciato tutti gli emendamenti soppressivi del
comma 6 dellart.3 sulla nutrizione e idratazione artificiale.
Il Senato conferma dunque il "no" alla possibilità che il malato
possa chiedere anticipatamente la sospensione dei trattamenti nel caso si trovi
un giorno in una condizione estrema di fine vita. Prima delle votazioni, un
appello era stato lanciato dalla vicepresidente del
Senato Emma Bonino. La senatrice radicale si era appellata a "credenti e
non credenti" al fine di non far passare il comma della legge che nega a
chi ha perso capacità di intendere di potersi esprimere nelle
"Dichiarazioni anticipate di trattamento in merito alla nutrizione
artificiale". Un appello in tal senso era arrivato anche dal senatore Pd
Gerardo DAmbrosio. Al contrario la teodem del Pd
Emanuela Baio Dossi ha votato per la non soppressione del comma. Lopposizione: totale chiusura I senatori
dell'opposizione lamentano un atteggiamento di "totale chiusura" da
parte della maggioranza sul ddl per il testamento biologico, dove dovrebbe
prevalere, secondo le dichiarazioni di tutti, la libertà di coscienza senza
vincoli di partito. La delusione per la mancanza di dialogo viene sia dal
presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, sia dal capogruppo dellIdv, Felice Belisario, dopo la bocciatura di alcuni
emendamenti, considerati dalla Finocchiaro "emendamenti-ponte" per trovare
una mediazione sul punto più caldo della legge: lobbligo
di nutrizione e idratazione forzata, concepito dalla maggioranza, perché
considerato sostegno vitale e non terapia. La Finocchiaro: nessun
approfondimento "Quel che è allarmante - osserva Anna Finocchiaro conversando
con i cronisti - è questa chiusura ad ogni possibilità di approfondimento e
discussione. Cè la cancellazione di ogni
spazio della libertà di autodeterminazione dei soggetti in ordine
allultima fase della vita, proprio quella che dovrebbe appartenere a una scelta
così personale e così intima da non entrare in discussione". A questo
punto "non mi aspetto più niente" sottolinea la capogruppo del Pd,
che nellatteggiamento del Pdl vede anche "la
contingenza politica molto particolare" che riguarda la nascita del
nuovo partito a fine settimana. Gasparri: momento decisivo Il voto con cui il
Senato ha bocciato lemendamento Finocchiaro
che prevedeva eccezioni al principio che riconosce idratazione e nutrizione come sostegno vitale
"è stato un passaggio fondamentale" nel
dibattito sul testamento biologico: è il commento fatto dal presidente dei
senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dopo il voto segreto, chiesto dalla
maggioranza, con cui laula ha bocciato
lemendamento che reca come prima firma quella della presidente dei senatori
del Pd. "Il voto di oggi è stato coerente con
quella mozione e in piena sintonia con larticolo
2 della Costituzione. è stato perciò un passaggio fondamentale il voto su questo punto. Esso è
stato un momento di ulteriore
chiarezza. Perché la questione non si può ridurre a un contrasto fra laici e cattolici". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Giornale.it, Il"
del 25-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 72
del 2009-03-25 pagina 0 Berlusconi: "Basta personalismi e
compromessi" di Redazione Il premier: "Il Pdl imprimerà alla politica
un segnale forte di cambiamento. La frammentazione e i personalismi sono stati
i mali peggiori della politica italiana, malata di compromessi al ribasso e
instabilità. Nel nuovo partito uniremo tutti i moderati e i riformisti"
Roma - Basta con la politica malata di compromessi al ribasso, instabilità e
isterici personalismi. Il Pdl, che tra pochi giorni vedrà la luce ufficialmente
con il congresso fondativo di Roma, vuole imprimere un segnale forte di
cambiamento. Un segnale in grado di condizionare positivamente tutta la
politica, sia a destra che a sinistra. Ne è convinto il premier Silvio
Berlusconi. "Il Pdl - scrive Berlusconi in un messaggio ai cristiano
popolari di Mario Baccini - darà prova di altruismo e di lungimiranza politica,
anteponendo linteresse generale a
quello personale, la forza unitaria della rappresentanza politica dei moderati
alla frammentazione e ai personalismi, che sono stati due tra i mali peggiori
della politica italiana, malata di compromessi sempre al ribasso, di
instabilità e per questo priva di credibilità". Il contributo dei
riformisti "Il vostro - aggiunge il presidente del Consiglio - sarà un contributo
politico importante al nuovo partito unitario dei moderati e dei riformisti
italiani, di tutti i riformisti autentici: cattolici,
laici e liberali. Di quel riformismo che ha avuto in Don Sturzo e De Gasperi i
campioni di una tradizione culturale e politica che ha segnato i momenti
migliori della storia politica del 900".
Secondo Silvio Berlusconi il Pdl rappresenterà "quella maggioranza che non
si è mai riconosciuta nella sinistra: una maggioranza che dal dopoguerra ad
oggi è stata il baluardo della democrazia in Italia". Come sarà il nuovo partito
Il premier sottolinea quindi laltro dato
caratterizzante della nuova formazione politica: lunità. "Se nella
nostra precedente esperienza di governo - dice Berlusconi - alcune riforme
importanti alle quali tenevamo sono uscite dal tavolo del governo ma si sono
poi arenate in parlamento, è stato proprio per una
mancanza di unità nelle decisioni, unità di cui ora dobbiamo essere orgogliosi
e fare tesoro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
(
da "Stampa, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Vaticano
tra scontri e trasparenza Non credo di poter condividere il giudizio da Lei
espresso sabato, secondo cui la Chiesa di oggi sarebbe molto «trasparente» e
disponibile al dialogo, a dispetto della rigidità. Il maldestro intervento
papale sui preservativi e l'arroganza con cui la Cei ieri ha reagito alle
inevitabili critiche, mi pare vadano in ben altra direzione. Mi sembra che
questo Papa e il suo entourage non brillino, quanto a buon senso, se si pensa
che questa è l'ennesima affermazione maldestra e inaccettabile. Qualche mese fa
c'era stato il rifiuto vaticano di ratificare la
mozione Onu sulla condanna del reato di omosessualità nel mondo. Qualche anno
fa il Papa aveva creato tensione nel mondo musulmano citando la frase di un
sovrano del medioevo contro il profeta Maometto. E ancora, all'inizio del
pontificato Ratzinger ribadisce di non voler considerare i protestanti una vera
Chiesa, affermazione che nessun Papa, dopo Pio XII e il Concilio, si era mai
sognato di fare, e che suscitò indignazione e critiche. Il mese scorso il Papa
riabilita un vescovo filo-nazista, che allegramente sosteneva che l'olocausto
non era mai esistito, e ancora si meravigliano in Vaticano se scoppiano
polemiche e disapprovazione in tutto il mondo, e il Papa stesso se ne esce con
la sbalorditiva affermazione di aver ignorato che quel vescovo negasse
l'olocausto (ma come? Lo sanno tutti e non lo sapete proprio voi?). Risponda
con sincerità. Io credo che se una persona normale si comportasse così in un
posto di lavoro, continuando a fare gaffes, a creare incidenti e dissapori,
dopo un po' lo licenzierebbero. E infatti in Francia gli stessi cattolici, in un sondaggio di Le Monde (o del Figaro) hanno
detto al 43% che questo Papa potrebbe benissimo andarsene in pensione. Il
cardinale Martini (uno dei più autorevoli esponenti del mondo cattolico), ha
scritto nel suo ultimo libro, col gesuita Portschill, che questa Chiesa è
farisaica, e se Cristo tornasse ne scuoterebbe i vertici. Non capisco perché
proprio Lei li difenda. ALBERTO MIATELLO Non difendo la Chiesa, caro Miatello,
anche perché la Chiesa sa farlo da sola. Sono laica, senza
nessun dubbio, e proveniente da famiglia laica. Ma non sopporto i toni
sguaiati, le irrisioni (non parlo della sua lettera) e la faciloneria con cui
si critica la Chiesa. Provi a immaginare il contrario: se si criticasse in
questo modo ogni altra istituzione (Quirinale?) o partito saremmo tutti
ben scandalizzati. Il mio giudizio rimane lo stesso: il Vaticano di Ratzinger,
pur all'apice dello scontro con il mondo laico, si sta mettendo in gioco
moltissimo, esprimendosi sempre pubblicamente e senza furbizie. Questa per me è
trasparenza. Preferiamo i vecchi Vaticani felpati, silenziosi, e densi di
accordi mai saputi? Mi scusi per i tagli, ma la lettera era troppo lunga per
questo spazio.
(
da "Stampa, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
La
macchina della giustizia In Italia ci sono 206 istituti penitenziari. I
detenuti non dovrebbero essere più di 43.066, ma al 31 dicembre 2008 i detenuti
erano 58.127. Negli ultimi nove anni ci sono stati nelle carceri italiane 477
suicidi. Qualcosa non va. La riforma della giustizia deve passare anche per le
prigioni. La macchina della giustizia ogni tanto si accende, fa un passo
avanti, poi si inceppa. In nome del popolo italiano? Non credo. FABIO SÌCARI,
BERGAMO Vita su Marte ecco le prove Finalmente ci sono le prove: c'è vita su
Marte. E che vita... Una creatura aliena proveniente da tale pianeta,
probabilmente non informata in merito alla gravissima crisi che il mondo del
lavoro sta attraversando, ha preso le sembianze del Primo Ministro e, con un
cappello da ferroviere in testa, ci invita a lavorare di più. ROBERTO DOTTA C'è
chi il lavoro l'ha perso «Gli Italiani lavorino di più». Sa cosa dice
l'ideatore di questa frase o parla a vanvera come al solito? C'è gente che
vorrebbe lavorare di più, ma non può nemmeno lavorare il giusto perché il
lavoro l'ha perso, altri soprattutto i giovani lavorerebbero di più potessero
prima o poi cominciare a lavorare, rimane la categoria di chi non ha di questi
problemi, e questi lavorerebbero di più, ma questi si chiedono per chi? Per un
governo che non combatte l'evasione? Per un governo che taglia scuola e
ricerca? Per pagare ancora più tasse? Se queste sono le ragioni per lavorare di
più non ci interessano. MASSIMO TAGLIATI La ricetta di Berlusconi La ricetta di
Berlusconi per uscire dalla crisi è nell'invito rivolto agli italiani a
lavorare di più. Prescindendo dal fatto che gli ordinativi scarseggiano e non
si capisce bene quale lavoro ha in mente il Premier, è evidente che il problema
non consiste tanto nel lavorare di più, ma di impedire che i frutti del sudato
lavoro finiscano nelle mani di irresponsabili manager di banche e assicurazioni
che li dissipano, e ciononostante percepiscono emolumenti milionari. Essendo
sotto gli occhi di tutti che è l'intera organizzazione della società che va
ripensata, l'invito del Presidente del Consiglio suona oltremodo beffardo.
ADRIANO PONTI I bastoni tra le ruote Berlusconi dice che dobbiamo lavorare di
più. Noi vorremmo lavorare di più ma con un adempimento fiscale ogni due giorni
proprio non abbiamo il tempo per farlo, ci servirebbe che la giornata fosse di
48 ore. Ho fatto il conto dei corsi che dovrei frequentare per essere come si
suol dire a posto e per «garantire» la sicurezza ai 3 dipendenti della mia
azienda (io, mia moglie e mio fratello). Tra legge 626, pronto soccorso,
antincendio, rischio elettrico, videoterminali, mensa (mangiamo nel nostro
laboratorio), privacy, eccetera eccetera devo rinunciare a 186 ore di lavoro
per una spesa complessiva di 3200 euro buttati dalla finestra, non avendo mai
avuto infortuni di sorta. Mi autodenuncio pubblicamente e dichiaro sin d'ora
che disobbedirò non facendo nulla di tutto ciò. Presidente Berlusconi,
lavoriamo volentieri anche di più ma per favore non ci metta i bastoni tra le
ruote. CANDIDO MUNOPANO Il Papa e i missionari I viaggi papali belli, sfarzosi,
con sorridenti Capi di Stato e cotonate consorti ad attendere la discesa del
Papa dall'aereo. Megaraduni con folle festanti e a pochi metri strade di fango,
fogne a cielo aperto, tanta fame e tanta miseria. Forse, tali eventi hanno la
lodevole finalità di spostare l'attenzione sul dramma africano e di confortare
i cattolici di quelle zone.
Smontato il palco e finita la «festa», rimangono i missionari cattolici e laici che lottano senza lodi
e con tanti rischi trecentosessantacinque giorni l'anno per salvare vite umane.
ANDREA SILLIONI, BOLSENA (VT) Un premio liquidato La regione Piemonte oltre a
rivalersi con il patron del Grinzane non dovrebbe farlo anche con quel revisore
dei conti che non si è mai accorto di nulla e ha firmato i bilanci? E
l'assessore Oliva quando con il caschetto in testa girava per il Castello di
Grinzane non si è chiesto come mai nonostante tutti i soldi stanziati dalla
Regione i lavori non fossero ancora finiti? Trovo insostenibile la sua difesa:
è l'assessore in carica a dover controllare che siano stati spesi bene i fondi
stanziati anche in passato dall'ente che rappresenta. GIANNI ROSSI, TORINO Il
lusso del cibo Le riflessioni di Belpoliti sull'episodio del Ristorante Il
Cambio di Torino sono senza dubbio azzeccate: il cibo, quello buono, è oramai
un lusso. Viene per contro da chiedersi se questo scaturisca da una situazione
di crisi, o non piuttosto da una serie di indirizzi legislativi (e culturali)
che, finalizzati allo stimolo della competitività esclusivamente attraverso la
riduzione dei costi, negli ultimi anni hanno trovato affermazione persino a
livello continentale. L'Ue, infatti, ha legalizzato, o comunque tentato di
farlo, le bevande monnezza, il vino invecchiato coi trucioli, il cioccolato
fatto con l'olio di palma, l'olio con olivacce tunisine o turche, ma
imbottigliato a Pietrasanta e dunque legalmente spacciato per ottimo olio di
Lucca. Forse sfugge che in questa società «low cost» tra non molto sarà
considerato ricco non chi fa sfoggio di auto fuoriserie, yacht, pellicce, ecc.,
ma semplicemente chi in cantina ha delle belle bottiglie di vino, chi sul pesce
mette dell'olio buono, chi ai figli per colazione dà delle belle spremute
d'arancia e chi agli ospiti assieme al tè offre dei bei cioccolatini veri.
Insomma, se oggi, almeno in questa parte di mondo, l'alternativa per i più è
tra una vita lussuosa e una dignitosa, fra non molto sarà tra una vita normale
e una di quel letame barbaramente sparso nella sala d'un gran tempio della
cucina, né di più né di meno. Cominciamo a riprenderci il gusto d'una vita di
qualità, sarà il miglior volano per la ripresa economica. MICHELE ROSSI, ROMA
(
da "Stampa, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Oggi e
domani Firpo, la questione Galilei è ancora aperta Torino dedica un convegno
allo studioso morto 20 anni fa [FIRMA]FRANCO GARELLI A vent'anni dalla
scomparsa, la Torino della cultura dedica un grande convegno a Luigi Firpo, il
cui contributo nel campo della storia del pensiero politico continua ancora
oggi a essere un punto di riferimento non soltanto per gli addetti ai lavori,
ma anche per quanti si interessano di varie tematiche pubbliche. Studioso
profondo e versatile, Firpo ci ha lasciato una bibliografia immensa con più di
1.900 titoli, oltre a un grande archivio di scritti e documenti. Più del 10%
della sua produzione scientifica è dedicata al difficile ruolo che gli
scienziati del Cinque-Seicento (Campanella, Galilei, Bruno) hanno avuto in
un'epoca segnata dalla chiusura della Chiesa cattolica verso le nuove scoperte.
Proprio la questione Galileo è al centro del convegno che si apre oggi a Torino
in memoria dello studioso scomparso, organizzato dalla prestigiosa Fondazione
che ne porta il nome e che promuove gli studi del settore. Si tratta di una due
giorni intensa, in cui si confronteranno i maggiori esperti italiani e
stranieri che si occupano di questi temi, con relazioni che oltre a rivisitare
importanti questioni storiche (il rapporto tra scienza e religione in Galilei,
il processo da lui subito da parte della Chiesa, le accuse di eresia ecc.) si
caleranno anche nell'attualità, chiedendosi in particolare se il caso Galilei
sia una questione chiusa o se nei confronti dei nuovi sviluppi della scienza la
Chiesa cattolica non si sia ancora liberata dalle sue riserve antiche. Qui
emerge la fecondità del pensiero di Firpo, la sua capacità di applicarsi a
tematiche di validità perenne, in quanto oggetto di confronto e scontro tra
paradigmi conoscitivi diversi. Firpo, come ricorderà Gian Mario Bravo
nell'aprire i lavori del convegno, era un laico, un non
credente, capace però di dialogo, «profondamente impregnato di sentimento
religioso e attento alla difesa attuata dalla Chiesa cattolica nei confronti
dell'avanzare della scienza». Fu dunque in grado di comprendere sia i rapporti
tra scienza e potere, sia quelli tra religione e scienza, sia ancora le
condizioni della libertà della e nella scienza. Così «il libero e
anticonformista Firpo» descrisse Galileo come un «anarchico teorico», un
«empirico», «aperto al nuovo e mosso dall'ansia del conoscere, al di là delle
convenzioni legate ai saperi della sua epoca»; in ciò anticipando la famosa
definizione di scienza che verrà data dal filosofo viennese Feyerabend, come di
«un'impresa essenzialmente anarchica, più aperta a incoraggiare il progresso
che non le sue alternative fondate sulla legge e sull'ordine». Va da sé che
questo modo di concepire la scienza è oggi al centro di un grande dibattito
pubblico, che oppone chi predica cautela a quanti auspicano libertà di ricerca;
e ciò con riferimento a quelle frontiere scientifiche che non riguardano più il
movimento degli astri, ma toccano campi sino ad ora inesplorati e dalle
conseguenze vitali per le sorti dell'umanità, come la definizione di vita e di
morte, la bioetica, l'intervento sulle cellule staminali ecc. In altri termini,
è indubbio che il convegno sul caso Galilei avrà un interlocutore speciale, pur
non presente fisicamente: quella Chiesa cattolica (e in particolare papa
Ratzinger) che oggi individua nell'intervento umano sulla «natura» e nel campo
della vita una delle più importanti sfide del tempo presente. L'incontro di
oggi (che cade nell'Anno Internazionale dell'Astronomia) si collega dunque agli
interessi scientifici di Firpo, ma anche al suo ruolo di intellettuale
pubblico. Oltre che fine studioso, Firpo è stato un
grande promotore di cultura, dando vita tra l'altro, insieme con insigni
colleghi, all'istituzione della Facoltà di Scienze Politiche a Torino proprio
40 anni fa. Anche di questa ricchezza di pensiero e di presenza pubblica il
convegno sulla questione Galileo è un piccolo grande segno. Luigi Firpo (nella
foto, tra i suoi libri), a lungo prestigioso collaboratore della Stampa, è
morto il 2 marzo 1989 a
Torino, dove era nato 74 anni prima. Per ricordarlo la sua città gli dedica il
convegno dal titolo «Il processo a Galileo Galilei e la questione galileiana»,
che si apre oggi alle 14,45 nella Sala Aldo Viglione del Consiglio Regionale
del Piemonte (via Alfieri 15), per proseguire domani a partire dalle ore 9
presso la sede della Fondazione Firpo (via Principe Amedeo 34). Interverranno
tra gli altri Vincenzo Ferrone, Paolo Galluzzi, Adriano Prosperi, Germana
Ernst, William Shea, Annibale Fantoli, Gabriele Lolli, Tullio Gregory,
Simonetta Ronchi della Rocca.
(
da "Giornale.it, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 72
del 2009-03-25 pagina 0 Biotestamento, bocciato lo stop alla nutrizione di
Redazione Il Senato conferma il "no" alla possibilità che il malato
possa chiedere la sospensione dei trattamenti nel caso si trovi un giorno in
una condizione di fine vita. Franceschini: "Sul voto finale nel Pd prevale
il no". Fini: "Nessun partito può dire come si deve fare" Roma -
Sul testamento biologico è ripreso il duello al Senato, con le votazioni sui
900 emendamenti al ddl. Una battaglia che, a conti fatti, appare dall'esito
scontato, visti i numeri di maggioranza e opposizione. Palazzo Madama ha
bocciato tutti gli emendamenti soppressivi del comma 6 dellart.3 sulla nutrizione e idratazione artificiale. Il
Senato conferma dunque il "no" alla possibilità che il malato possa
chiedere anticipatamente la sospensione dei trattamenti nel caso si trovi un giorno in
una condizione estrema di fine vita. Prima delle votazioni un appello era stato lanciato dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino.
La senatrice radicale si era appellata a "credenti e non credenti" al
fine di non far passare il comma della legge che nega a chi ha perso capacità
di intendere di potersi esprimere nelle "Dichiarazioni anticipate di
trattamento in merito alla nutrizione artificiale". Un appello in tal
senso era arrivato anche dal senatore Pd Gerardo DAmbrosio. Al contrario la teodem del Pd Emanuela Baio Dossi
ha votato per la non soppressione del comma. Lopposizione:
totale chiusura I senatori dell'opposizione lamentano un atteggiamento di
"totale chiusura" da parte della maggioranza sul ddl per il
testamento biologico, dove dovrebbe prevalere, secondo le dichiarazioni di tutti, la
libertà di coscienza senza vincoli di partito. La delusione per la mancanza di
dialogo viene sia dal presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, sia dal
capogruppo dellIdv, Felice Belisario, dopo la
bocciatura di alcuni emendamenti, considerati dalla Finocchiaro
"emendamenti-ponte" per trovare una mediazione sul punto più caldo
della legge: lobbligo di nutrizione e
idratazione forzata, concepito dalla maggioranza, perché considerato sostegno vitale e non
terapia. Franceschini: nel Pd prevale il no "La posizione del Pd - spiega
il segretario dario Franceschini - è molto chiara: abbiamo presentato
emendamenti migliorativi, abbiamo contestato altre
parti. Domani ci sarà il voto finale sul testo complessivo e il Pd ha una
posizione largamente prevalente, che è no, condivisa da laici e cattolici, ma rispetta la libertà di coscienza di quei
senatori che non se la sentono di votare un giudizio negativo". La
Finocchiaro: nessun approfondimento "Quel che è allarmante - osserva Anna
Finocchiaro conversando con i cronisti - è questa chiusura ad ogni possibilità
di approfondimento e discussione. Cè la
cancellazione di ogni spazio della libertà di autodeterminazione dei soggetti
in ordine allultima fase della vita, proprio quella che dovrebbe appartenere a
una scelta così personale e così intima da non entrare in discussione". A
questo punto "non mi aspetto più niente" sottolinea la capogruppo del
Pd, che nellatteggiamento del Pdl vede anche "la
contingenza
politica molto particolare" che riguarda la nascita del nuovo partito a
fine settimana. Gasparri: momento decisivo Il voto con cui il Senato ha
bocciato lemendamento Finocchiaro che prevedeva eccezioni
al principio che riconosce idratazione e nutrizione come sostegno
vitale "è stato un passaggio fondamentale"
nel dibattito sul testamento biologico: è il commento fatto dal presidente dei
senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, dopo il voto segreto, chiesto dalla
maggioranza, con cui laula ha bocciato
lemendamento
che reca come prima firma quella della presidente dei senatori del Pd. "Il
voto di oggi è stato coerente con quella mozione e in
piena sintonia con larticolo 2 della
Costituzione. è stato perciò un passaggio
fondamentale il voto su questo punto. Esso è stato un
momento di ulteriore chiarezza. Perché la questione non si può ridurre a un
contrasto fra laici e cattolici". Ferrero: norma
inumana "Il testo di legge prevede trattamenti inumani come lalimentazione forzata. Si tratta di una scelta incivile e inumana, che
tradisce il carattere laico della nostra Repubblica, di una norma integralista
scritta sotto dettatura del Vaticano". Lo afferma Paolo Ferrero,
segretario nazionale del Prc. "Una norma - conclude - contro cui ci
batteremo, in nome del rispetto della Costituzione, in ogni modo, fino alla
disobbedienza civile". Fioroni: libertà di coscienza "Ce la libertà di coscienza che consente a tutti di
comportarsi in modo libero e non deve essere né tollerata né tollerabile. Patti
o altre cose non centrano nulla". Beppe Fioroni compare al Senato mentre si
è nel vivo dello scontro. "Non organizzo nessuno ma mi hanno solo
raccontato quello che sta succedendo". Fini: nessuno partito può dire come
si deve fare "Sulle questioni eticamente sensibili nessun partito può
dire: si fa così". Il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un
incontro con la Stampa Estera, è intervenuto sulle posizioni che dovrà assumere
il nuovo partito sulle diverse questioni. "Un partito plurale - ha detto
Fini - deve avere una griglia di valori condivisi, altrimenti diventa una torre
di Babele, ma deve aver ben chiaro quali sono gli ambiti della politica e quali
non possono essere ricondotti al dibattito politico. Sulle questioni sensibili
nessun partito può dire come la si deve pensare". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Repubblica, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 8
- Interni Biotestamento, scontro al Senato niente stop a nutrizione e
idratazione La maggioranza tira dritta, oggi il voto finale in diretta tv Fallisce in aula un tentativo di mediazione con i cattolici del partito democratico ROMA -
Il Pdl blinda la legge sul biotestamento. Non c´è stata alcuna apertura al
dialogo con l´opposizione. E nell´articolo 3, il più delicato - quello che
avrebbe riguardato la vicenda di Eluana Englaro e i casi come il suo, cioè di
idratazione e nutrizione forzata in caso di stato vegetativo - la maggioranza vota una norma restrittiva: è
vietato sospendere il sondino. Sempre. Qualsiasi sia la volontà del malato. Gli
emendamenti della radicale Emma Bonino e di Umberto Veronesi che puntano a
sopprimere quella parte della legge in cui si dice che idratazione e nutrizione
essendo «sostegno vitale» non possono formare oggetto del testamento biologico,
sono bocciati subito. Ma anche la modifica proposta dalla capogruppo del Pd,
Anna Finocchiaro di rispettare la volontà espressa dal paziente è spazzata via.
Naufragano i tentativi di confronto con il centrodestra fatti dai cattolici del Pd, che provocano peraltro fibrillazioni e
molta tensione nelle file dei Democratici. Niente da fare. è muro contro muro.
Le norme sono ancora più rigide del previsto, poiché non sarà più possibile
opporsi all´accanimento terapeutico. Scompare il riferimento. Il Pd vota contro
l´articolo 3, rientra il dissenso dei cattolici, solo
Emanuela Baio e Claudio Gustavino si esprimono a favore. Oggi ci sarà il voto
finale in Senato. I Democratici ribadiranno il loro "no" a una legge
che Ignazio Marino definisce «un unicum nel mondo, confusa, cattiva». La
radicale Bonino allarga le braccia: «Alla vigilia del loro congresso, il Pdl
vuole fare in fretta e sbandierare questa legge al Vaticano e al presidente
della Cei, Angelo Bagnasco. Dobbiamo fare una battaglia nel paese». Il
centrodestra già esulta per il risultato raggiunto. Il ministro Maurizio
Sacconi commenta: «Il governo è soddisfatto dall´esito del voto sul testamento
biologico perché si era espresso sulla garanzia dell´alimentazione e
idratazione attraverso il disegno di legge all´esame del Parlamento. Con questo
provvedimento non sarà più possibile un "caso Englaro". Aggiungo la
mia soddisfazione personale perché ho adottato anche misure amministrative che
ora trovano conferma nella legge dello Stato. Questo è il cuore del
provvedimento e la ragione principale di questa legge, anche perché le sentenze
della magistratura avevano aperto un problema lì dove evidentemente la
regolazione era insufficiente». Piovono i commenti positivi. Gaetano
Quagliariello, il vice capogruppo, fa notare che il voto segreto non ha creato
tranelli, non ha cambiato gli equilibri e la maggioranza è rimasta compatta,
tranne pochi casi di coscienza. «Con la sinistra è stato
impossibile il dialogo», rincara. Le parole del cardinale Bagnasco («Niente
lungaggini e tentennamenti») aleggiano nelle file del centrodestra. Il fronte
pro-life, di cui Laura Bianconi è la pasdaran, può dire di avere ottenuto il
migliore risultato. Enzo Bianco, laico del Pd, afferma di essere pronto a
raccogliere le firme per il referendum. Così i dipietristi. L´Udc di Casini
vota a favore: «La maggioranza per la vita è più ampia». Il presidente della
Camera, Gianfranco Fini avverte: «Sulle questioni eticamente sensibili, nessun
partito può dire: si fa così». (g.c.)
(
da "Repubblica, La"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 9
- Interni Parole come spade Lo scontro con Marini prima del voto: alla fine
solo Baio e Gustavino votano con il Pdl L´ira della Finocchiaro sui cattolici pd "Gettati al vento tre anni di lavoro"
Il centrodestra usa le parole come spade, non si sa se per Bagnasco o per il
congresso GIOVANNA CASADIO ROMA - «Abbiamo lavorato tre anni nel Pd sulle
questioni etiche, ciascuno ha dovuto transigere rispetto alle proprie posizioni
iniziali, fare un passo indietro, arrivare a una "transazione"
politica. E ora, sul testamento biologico voi cattolici
fate come se niente fosse. Allora li abbiamo buttati al vento questi anni,
rifiuto di credere che sia così, che l´asse politico, la mediazione siano
ignorati». Anna Finochiaro è di umore nero. Nella riunione dei senatori,
convocata alle otto del mattino, la partita tra le due famiglie del Pd - i cattolici e i Ds - si trasforma in una prova di forza. La
capogruppo Finocchiaro si sfoga. Ce l´ha con Franco Marini, con la strategia
dei cattolici che continuano a gettare ponti al
centrodestra. In nome di cosa? Della loro fede, ma dov´è la laicità della
politica? Del totem-Bagnasco, ovvero dell´obbedienza ai vescovi? A inizio
giornata non si sa ancora che il Popolo delle libertà - alla vigilia del
congresso di fondazione e corroborato dalle sferzate del Vaticano - i ponti di
dialogo sul biotestamento li distruggerà tutti: quello con cui Daniele Bosone
cerca di introdurre delle eccezioni nell´obbligo di nutrizione e idratazione
obbligata; la "terza via" proposta da Francesco Rutelli e Luigi Lusi;
l´emendamento di Dorina Bianchi. Ma prima che la blindatura della legge diventi
evidente e anzi, l´ala più intransigente pro-life del centrodestra abbia la
meglio, gli ex Ppi decidono di giocare in proprio. Puntano di certo a ridurre
il danno di una legge incomprensibile, ma anche a marcare la loro differenza e
a renderla visibile. Nell´assemblea dei Democratici la tensione è alta. I laici sono sul piede di guerra. Sospetti reciproci. Non basta
che Paolo Giaretta da cattolico s´inalberi: «Attenti, il corpo non appartiene
allo Stato, così è proprio il personalismo cattolico che viene tradito». Ma il
segnale chiaro dell´insofferenza nei confronti dei cattolici, Finocchiaro lo dà in aula quando dichiara: «A titolo
personale voterò l´emendamento di Emma Bonino». Come dire, se ciascuno
rivendica la libertà di coscienza, allora la mia di laica vale la vostra di cattolici. La radicale Emma ringrazia e restituisce il
favore appoggiando una modifica presentata dalla cattolica democratica
Albertina Soliani. Anche Ignazio Marino sostiene un emendamento di Giovanni
Procacci. Del resto il Pd non doveva essere un partito "meticcio"?
Finocchiaro telefona a Dario Franceschini. Al segretario - che Berlusconi in
senso dispregiativo ha bollato come catto-comunista, e che è un cattolico
democratico abituato alle battaglie di laicità - la capogruppo chiede di fare
chiarezza. «La posizione del Pd è molto chiara: siamo contrari, è questa la
posizione prevalente, con rispetto per la libertà di coscienza», ribadirà lui.
E intanto invia al Senato due fedelissimi, Antonello Giacomelli e Francesco
Saverio Garofani. Parlano con Marini. Ma il "lupo marsicano", ex
presidente del Senato, una vita da sindacalista, sembra fermo nell´idea che
bisogna fare breccia nel centrodestra, che i cattolici
devono con pari dignità esprimere la libertà di coscienza. Beppe Fioroni, altro
leader dei Popolari, condivide. Solo nell´epilogo della giornata, quando
l´articolo 3 della legge sul fine-vita passa nella forma più restrittiva,
impedendo - sono parole del ministro Sacconi - «altri "casi Eluana"»,
allora Marini ritira l´emendamento di cui è co-firmatario con Bosone. Sarebbe stato l´ultimo ponte. Alla buvette Marini mormora tra i
denti contro Dorina Bianchi: «Che figuraccia... «. Dorina infatti presentando
l´ennesima mediazione sul sondino di fine vita, aveva accettato la
riformulazione grazie alla quale il Pdl afferma avrebbe accolto la proposta.
Scena surreale. Finocchiaro si dissocia da Bianchi. Lusi ritira la firma
all´emendamento riformulato. Nel Pdl, anche Laura Bianconi, pasdaran pro-life
si dissocia da Sacconi e dal relatore Raffaele Calabrò. No a aperture anche da
Antonio Tomassini. Tutti fanno retromarcia. La leghista Rossana Boldi aggiunge
la sua firma. La mediazione fallisce, Bianchi fa autocritica. E infine, i cattolici del Pd si allineano, solo Baio e Gustavino votano
a favore. Finocchiaro torna all´attacco del centrodestra: «Non so se per via di
Bagnasco o del congresso del Pdl sabato, il centrodestra è blindato e usano le
parole come spade».
(
da "Riformista, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Nel Pd
sono i cattolici a sentirsi minoranza Caro direttore,
due percorsi parlamentari si stanno intrecciando in questi giorni tra Camera e
Senato. Al Senato, come tutti sanno, si dibatte sul testamento biologico,
mentre alla Camera, come pochi sanno, si parla della creazione di una rete per
le cure palliative e di terapia contro il dolore. Al Senato il Pd è impegnato a
difendere il principio di autodeterminazione fondandolo su di una visione
fortemente individualistica della persona, mentre alla Camera si sta
sviluppando un modello di cura impregnato da una visione solidaristica della
medicina. Al Senato il dibattito si sta svolgendo in modo sistematicamente
conflittivo, alla Camera il dibattito è sereno e costruttivo. Al Senato si
esasperano le differenze, alla Camera si cercano, e si trovano, le convergenze.
La stampa, i talk show televisivi, sono pieni di articoli e di servizi sul
testamento biologico, spesso in maniera esplicitamente sbilanciata a favore di
un presunto diritto a morire quando e come si vuole. Alla Camera stiamo
cercando fondi, risorse importanti, per non fare una legge manifesto, per
accogliere tutti i bisogni di cura dei pazienti nella fase più delicata della
loro vita, quella in cui la loro fragilità interpella drammaticamente la nostra
solidarietà. Ma questo non sembra interessare né stampa né televisione
Non fa notizia. L'interesse mediatico si circoscrive
alla solitudine del paziente e lo sollecita ad abbandonare la scena, a farsi da
parte, a spendere la sua libertà per smettere di vivere. Ribalta il valore della pietà,
convertendola da capacità di accoglienza e di condivisione in ratificazione del
diritto a morire. Alla Camera invece parlamentari di tutti, ma proprio di tutti
gli schieramenti, stanno cercando di sostenere il diritto dei pazienti a
vivere, senza aver paura di morire e senza far nulla per accelerare l'incontro
con la morte. Ci muoviamo nell'ottica dell'articolo 32 della Costituzione, ma
lo facciamo discretamente e sommessamente. Il nostro ddl sarà tanto meglio
strutturato quanto più riuscirà a prevenire la richiesta di eutanasia, anche
quella solo apparentemente più soft, che si esprime con il rifiuto delle cure,
fino alla sospensione della nutrizione e della idratazione assistite. Il Pd è
impegnato in modo diverso nelle due Camere: al Senato appare diviso e arroccato
su posizioni storicamente diverse, alla Camera si percepisce un Pd diverso, più
integrato e solidale. "Dario il pio preoccupa gli ex ds", titolava
oggi Maria Teresa Meli sul Corriere, facendo un'analisi puntuale dei suoi
interventi sulle questioni eticamente sensibili che in questi giorni hanno
impegnato l'opinione pubblica. L'articolo parlava di
segnali di insofferenza dell'aria laica e in modo ironico riportava le parole
di Cuperlo: «Ormai in direzione ci si scambia il segno della pace». Eppure
nell'area cattolica del Pd proprio le votazioni in Senato dimostrano il disagio
e la tensione serpeggiante, e del segno della pace di cui parla Cuperlo non c'è
proprio traccia. Ai voti di sostegno alla legge, articolo per articolo e
emendamento per emendamento, fanno da contrappunto comunicati stampa aspri e
aggressivi che nascono proprio dai leader di area ex-ds. E Franceschini, pur
riaffermando il diritto a votare secondo coscienza, non perde occasione di
ribadire quale sia la posizione "largamente" prevalente del Pd, senza
offrire il consenso alla linea della minoranza cattolica che ci si potrebbe
attendere se davvero Dario il pio preoccupasse i ds. Ma non è così, il Pd
stenta ancora a riconoscere almeno pari dignità a posizioni culturali diverse,
soprattutto quando hanno una chiara matrice cattolica. Non si perde occasione
per evidenziarne l'aspetto minoritario, quando non residuale di questa
componente. E questo rende ancor più coraggiosa la posizione dei cattolici che sostenendo il valore della vita e il diritto
alle terapie tendono un ponte ideale con il lavoro che stiamo facendo alla
Camera con le cure palliative. La legge sul biotestamento avrà, credo, una
applicazione davvero residuale, perché è diventata emblematicamente il vessillo
di chi vuole difendere il diritto a morire sospendendo nutrizione e
idratazione, mentre la legge sulle cure palliative darà invece la risposta
positiva attesa da centinaia di migliaia di pazienti e dai loro familiari. Al
diritto di morire che il Pd ha difeso in modo prevalente al Senato, alla Camera
il Pd ha risposto sostenendo il diritto di vivere ben curati e ben assistiti
fino al fine della vita. Altra Camera, altro approccio, altro clima e altri
risultati. di Paola Binetti 26/03/2009
(
da "Riformista, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
di
Ubaldo Casotto «Mi perdoni il gioco di parole, ma questa è la classica
eterogenesi dei Fini» di Ubaldo Casotto «Mi perdoni il gioco di parole, ma
questa è la classica eterogenesi dei Fini». Il presidente emerito della
Repubblica Francesco Cossiga non rinuncia alla battuta, ma non le concede più
dello spazio introduttivo al problema serio, questo: «Non comprendo perché FI e
An vogliano fondersi. Sarebbe bastata non dico una semplice coalizione
elettorale, ma una più facile, e più elastica, "federazione". Mi
riesce difficile capire come si possa comporre un partito che ha le sue radici
nel fascismo e nel fascismo "repubblicano" di Salò, con un partito, o
meglio un movimento, il cui leader ha nei suoi antenati militanti socialisti,
di cui uno, il fratello della madre, è stato picchiato dalle squadre fasciste,
quasi a morirne, e tra i cui dirigenti si conta uno che è stato cattolico comunista, Enrico Bondi,
altri tre: Bonaiuti, Tremonti e Brunetta, socialisti, e uno: Scajola, figlio di
una figura importante della Resistenza ligure e figlioccio di battesimo di De
Gasperi e di cresima del capo della Resistenza ligure Paolo Emilio Taviani».
Forse, presidente, è finalmente il passato che passa. Dopo aver, anche per
merito suo, superato la conventio ad excludendum nei confronti degli ex
comunisti è un bene che persone con storie così diverse possano avere una
memoria condivisa. Certo, ma la memoria condivisa non può amputare quello che è
stato, come ho cercato di spiegare a Berlusconi con la
mia lettera aperta che lo invita a respingere l'invito di La Russa a disertare
la commemorazione del 25 aprile. Berlusconi le ha risposto? Ho appena saputo
che ha deciso di partecipare. Finalmente! Ma, come ha scritto Claudia Mancina,
non sembra anche a lei che l'antifascismo non abbia più oggi, a parte il suo
valore fondativo della Repubblica, senso politico? Io ho visto una sola volta
Berlusconi alterato, fu quando gli gridarono "fascista!" in Senato.
Rispose urlando e ricordando i suoi zii picchiati dalle squadracce. Lo stesso
Berlusconi che dice: «Io antifascista? Penso solo a lavorare, per risolvere i
problemi degli italiani». Lei si è chiesto perché, con il "discorso del
predellino" ha voluto questa unificazione? E perché l'ha voluta anche
Gianfranco Fini? L'ultimo per "sdoganarsi " definitivamente dal
fascismo e dalla Repubblica di Salò, il primo perché crede che egli ne sarà la
guida. Adesso sarà lotta tra i due per la primazia. Ma Fini sta superando
Berlusconi a sinistra, sul piano del filo-sionismo, della "laicità"
(caso Englaro) e perfino della "immutabilità" della Costituzione. Se
si dovesse votare oggi per il Quirinale, la "sinistra", dopo aver
sostenuto un candidato di bandiera, tra Berlusconi e Fini voterebbe certamente
per Fini. E lei per chi voterebbe? Per Berlusconi. Non l'ho mai votato, ma
questa volta non ho dubbi. E le dirò di più, anche il mio amico Massimo
D'Alema, ovviamente se "costretto" a questa scelta, voterebbe come
me. Lei non crede alla "conversione" antifascista di Fini. Non ho
motivi per metterla in dubbio, ma non è che uno si converte per diventare
Papa... Non pensa che alla fine questa fusione sarà un bene? Sì, nello stesso
senso attribuitogli da Franceschini. In questo sistema politico faciliterà il
bipolarismo e il conseguente bipartitismo. Purché sia un partito conservatore
democratico così come auspico che il Pd sia un partito socialista moderno. E
non credo che i bravi ragazzi dell'Udc possano fermare il processo. Prima o
poi, dovendo scegliere, finiranno con l'allearsi con il Pd, invece di tornare
alla casa del padre. Lo dice per le affinità politiche che vede tra i due
partiti o per realismo? Per realismo. Mentre un'unione tra ex comunisti del Pci
ed ex democristiani di sinistra, di sinistra politica, come Dario Franceschini
o di sinistra "sociale" come Franco Marini, è più naturale
dell'incontro tra Scajola e La Russa, perché almeno hanno in comune la lotta
antifascista, la Resistenza, quel "patto politico" che è la
Costituzione, e poi infine la politica del compromesso storico e i governi di
solidarietà nazionale... Casini? Casini è un moderato, la "casa del
padre" dovrebbe essere il suo approdo naturale, ma va ricordato che è pur
sempre un democristiano di Bologna, dove la Dc era fortemente antifascista.
Prevede successi elettorali per il Pdl? La storia politica dell'Italia
repubblicana insegna che in materia di fusioni di partiti 1+1 non fa 2, ma al
massimo 1 e ½ ! Al Nord la Lega, che su certe questioni sarà un po' becera ma è
sempre stata antifascista, potrebbe avvantaggiarsene. Ma lei ha stima di Fini?
Certamente sì, è un leader politico vero, lo conosco da quando era poco più di
un ragazzino: me lo presentò Giorgio Almirante con il quale eravamo amici: lui
un "repubblichino di Salò" e io un giovane "antifascista
nato", figlio e nipote di antifascisti. Fini ha l'indubbio merito della
"svolta di Fiuggi": ma non dimentichiamo che la prima
"svolta" l'ha fatta, con il Msi, Almirante, nell'unico modo allora
possibile: la "parlamentarizzazione" degli ex fascisti e dei
"fascisti repubblicani di "Salò", e isolando la destra estrema.
Il Ppe avrà problemi col nuovo partito? Non vedo difficoltà. Da tempo si è
trasformato da partito dei "riformisti cristiani", degli antifascisti
europei e degli antinazisti tedeschi e austriaci, in un partito di moderati e
"conservatori", e come nel caso di Pp spagnolo, di
"post-franchisti". 26/03/2009
(
da "Riformista, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
appartenenze La doppia fedeltà di un "cattolico
adulto" diventata un caso politico Castagnetti e il Papa Re Il Pd torna a
dividersi in guelfi e ghibellini SCONTRO. I teodem appaludono all'ex segretario
del Ppi, ma da sinistra partono le bordate. Vita: «Il partito è laico». Tiepidi
i dalemiani. La miccia l'accende il mite Castagnetti. L'ex segretario del
Ppi - una volta prodiano di ferro, e quindi cattolico adulto - ha detto al
Corriere: «Abbiamo due appartenenze, una alla Chiesa, una alla politica. Per
tutti noi cattolici, come per Franceschini, il vero
capo è lui: il Papa». Una battuta, forse. Anche, se negli ultimi tempi,
Castagnetti propone dense riflessioni dove quel che è di Dio prevale su quel
che appartiene a Cesare. Et voilà: si riapre, nel Pd, il dibattito sulla
questione cattolica. E torna pure il Papa re. Esultano i teodem. Paola Binetti
dice: «Mai come in questo momento ai cattolici piace
quello che ha detto il Papa in Africa nella sua capacità di andare
controcorrente. Tutto questo parlare del preservativo... È una soluzione facile
ma insoddisfacente come testimoniano gli insuccessi clinici o la superficialità
dei giovani. Perché non si parla di quello che il Pontefice ha detto contro le
multinazionali? La posizione di Castagnetti non è isolata, è espressione del
miglior partito democratico che dovremmo costruire». E Luigi Bobba, altro
teodem, aggiunge: «Ho parlato con Castagnetti. Si riferiva al fatto che il Papa
è capo della Chiesa. Anche se fa politica più di altri. Magari tanti capi di
governo europei, buoni solo a fare le prediche, pronunciassero parole come
quelle del Pontefice contro la neocolonizzazione cinese e lo sfruttamento
bieco». E l'autonomia della politica? «Per un cristiano non esiste una fede
disincarnata, privata e personale. Esiste una fede capace di indirizzare i
comportamenti delle persone in tutti gli ambiti della vita». Certo, molti cattolici del Pd dicono che questa è la laicità, da non
confondere col laicismo, con gli "ismi",
eccetera eccetera. Francesco Garofani, vicinissimo a Franceschini, afferma:
«Quella frase non è di Castagnetti, è una caricatura. Il Papa non è arruolabile
sul terreno politico. È un pastore. Io vedo che nel Pd c'è il contributo dei cattolici democratici e c'è un punto di sintesi con gli ex
ds. Sul testamento biologico, per dirne una, abbiamo trovato una convergenza
sulla cosiddetta "posizione prevalente". È un fatto politico che due
terzi dei cattolici votino con gli ex ds». La
sensazione però è che una quadratura del cerchio, sul tema, non c'è. L'ex ds
Vincenzo Vita, che nel Pd si colloca a sinistra, insorge: «Mi pare improprio
risolvere il tema della leadership del Pd col Papa. Al di là della religiosità
di un iscritto, un partito appartiene alla sfera pubblica che è laica. Questa è
l'essenza di un partito moderno». E pure dai veltroniani arriva qualche
bacchettata a Castagnetti. Stefano Ceccanti che oltre a essere vicino a Walter
è cattolico spiega: «Il centrodestra ha scelto un modello concordatario con la
Chiesa. Cioè dice: sul governo non mi create problemi e noi sulle questioni
eticamente sensibili facciamo come dite voi. Bagnasco infatti ha voluto una
versione restrittiva del testamento biologico e non ha detto una parola sulla
legge sull'immigrazione. Quindi i cattolici del Pd
sono sotto attacco. Ma quella di Castagnetti è una risposta difensiva, che non
funziona. Se il problema a sinistra sono i laicisti, la risposta non può essere
il cesaro-papismo. Nel momento in cui la destra dà alla Chiesa tutto, tu devi
contestare qualcosa. Ad esempio, il no al preservativo lo ha criticato anche il
cardinale Martini nel suo ultimo libro». E i dalemiani? Laici sì, lo sono, ma
anche realisti, eccome. E hanno scelto una linea low profile. Dario va
sostenuto, il resto si vedrà. Vola alto Roberto Gualtieri, vicepresidente
dell'Istituto Gramsci: «Quella frase mi sembra una forzatura giornalistica. Ho
letto l'intervento di Castagnetti su Europa ed è condivisibile. Rivendica
l'autonomia dei cattolici in politica sulla base della
distinzione, propria del cattolicesimo democratico, tra etica dei principi
assoluti e etica della responsabilità. Questa distinzione va recuperata nel
momento in cui la Chiesa mette in discussione alcuni principi e una parte della
politica adotta uno schema da Patto Gentiloni. In questo quadro anche le
culture della sinistra dovrebbero fare lo sforzo di confrontarsi con il ruolo
pubblico della Chiesa. Certo ci possono essere divergenze, come sul testamento
biologico, ma su altri temi ci possono essere convergenze inedite». Taglia
corto Barbara Pollastrini: «Non vedo una questione cattolica nel Pd. Io vedo la
necessità di dare al Pd un profilo culturale identificabile, una identità forte.
Le convinzioni religiose vanno rispettate ma l'etica della politica sta nel
trovare un punto di vista più alto. E se ci chiamiamo "partito
democratico" l'impianto deve essere laico e liberale». Il dibattito
continua. A.D.A. 26/03/2009
(
da "Riformista, Il"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Come il
Papa alla Sapienza Notre Dame rifiuta Obama IL CASO. Docenti e studenti di uno
dei più prestigiosi atenei cattolici degli Usa non
vogliono Barack: contraddice gli insegnamenti della Chiesa. di Paolo Rodari È
negli Stati Uniti d'America che è in corso un caso Sapienza al contrario. Come
in Italia fu Benedetto XVI a subire, circa un anno fa,
pesanti e reiterate critiche da parte di esponenti laici e laicisti del mondo
universitario e politico italiano a motivo dell'invito rivoltogli dall'ateneo
romano di aprire l'intero anno accademico con una sua lectio, nello Stato
dell'Indiana chi sta subendo pesanti critiche è invece Barack Obama.
Questi, invitato ad aprire il semestre accademico in una delle più rinomate
università cattoliche d'America, la Notre Dame University, si è visto riversare
contro le ire di cittadini e docenti scandalizzati per il fatto che il
prestigioso ateneo abbia invitato a parlare un presidente dichiaratamente pro
choice sull'aborto e aperto alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.
Dal basso, ovvero dal sito notredamescandal.com (un sito creato dalla Cardinal
Newman Society, associazione che rappresenta 224 università e college cattolici americani), sono stati addirittura in 65 mila a
firmare una petizione contro l'arrivo di Obama: 65 mila firme che chiedono
apertamente che non sia il presidente degli Stati Uniti a tenere un pubblico
discorso (il prossimo 17 maggio) in occasione della cerimonia di laurea e,
insieme, che non sia lui a ricevere un diploma ad honorem come pare lo stesso
ateneo gli abbia promesso. A poco è servito un invito analogo che sempre la
Notre Dame University - e sempre il 17 maggio prossimo -, ha fatto a Mary Ann
Glendon, la bushiana ambasciatrice americana presso la Santa Sede la quale,
quanto a tematiche inerenti l'aborto e la ricerca scientifica, è su posizioni diametralmente
opposte a quelle di Barack. «È uno scandalo e un oltraggio - si legge sul sito
web - che l'università di "Nostra Signora", una delle migliori
università cattoliche degli Stati Uniti, conferisca un tale onore al presidente
Obama, considerato il chiaro appoggio del presidente verso quelle politiche e
leggi che sono direttamente in contraddizione con l'insegnamento della
religione cattolica sulla vita e il matrimonio». Giorno dopo giorno le firme
contro l'arrivo del presidente Usa stanno aumentando senza sosta. E, tra
queste, anche quelle di alcuni vescovi e porporati. Fanno notizia, soprattutto,
le parole del vescovo della diocesi di South Bend, John D'Arcy, il quale ha
annunciato che non parteciperà alla cerimonia di laurea. Con una nota scritta,
il presule ha reso noto di aver deciso, «dopo aver pregato molto», di
boicottare la cerimonia dell'ateneo cattolico il quale viene invece invitato a
domandarsi se con la sua scelta non abbia preferito «il prestigio alla verità».
E ancora: «Il presidente Obama ha recentemente riaffermato e ora ha reso
programma pubblico la sua, da tempo espressa, non disponibilità a considerare
sacra la vita. Mentre afferma di volere separare la politica dalla scienza di
fatto ha separato la scienza dall'etica e ha portato, per la prima volta nella
storia, il governo americano a sostenere la distruzione di vite umane
innocenti». La posizione del vescovo di South Bend è condivisa dalla maggior
parte dell'episcopato americano. Tra i vescovi degli Stati Uniti e Obama,
infatti, la luna di miele non è mai cominciata. Il suo arrivo alla Casa Bianca
è stato guardato con sospetto fin dai primi giorni
successivi all'elezione, quando l'enclave di presuli statunitensi in forza alla
curia romana, in scia alle opinioni espresse dalla conferenza episcopale Usa,
aveva mantenuto una posizione di attesa non senza mostrare una certa
preoccupazione. In una lettera ai responsabili dell'ateneo, invece, è stato Anthony J. Lauinger, il vice presidente del National
Right to Life Committee , a definire Obama «il presidente dell'aborto» e a
sostenere che l'invito sia «un tradimento alla missione dell'università e
un'offesa a tutti quelli che credono nella santità e dignità della vita umana».
La Casa Bianca ha risposto con una nota nella quale ha ricordato che il
presidente Obama accoglie con favore «lo spirito di dibattito e la sana
espressione di pareri contrari riguardo a questioni importanti» ed è «onorato
di aver il sostegno di milioni di persone di tutte le fedi religiose». Due
giorni fa lo stesso Obama è tornato sulla sua decisione a riguardo delle
cellule staminali dicendo di non averla presa «alla leggera», ma dopo
«un'attenta e difficile valutazione». «Credo - ha detto - che si tratti di una
questione molto difficile». Parole, tuttavia, che non sono servite a placare
l'onda dei 65 mila che oramai avanza inarrestabile. 26/03/2009
(
da "Corriere della Sera"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-26 num: - pag: 15
categoria: REDAZIONALE L'intervista L'ex ministro dell'Interno: ho letto il
libro di Tremonti, ha l'eco delle antiche encicliche sociali. Fa piacere che il
futuro abbia il cuore cattolico Pisanu: non andrò da Casini, sia lui a venire
con noi ROMA — Presidente Pisanu, lei entra nel Pdl? «Certo. Perché non
dovrei?». Le voci di Palazzo la danno in avvicinamento al partito di centro che
progetta Casini. «Casini sta facendo un'opposizione costruttiva, che però temo
gli porterà più apprezzamenti che consensi, più lodi che voti. La spinta al
bipolarismo restringe gli spazi elettorali al centro e semmai ne lascia ai
lati. Non a caso, Bossi e Di Pietro cercano di crescere ai danni dei loro
alleati maggiori. Solo una deriva del Pd verso sinistra e del Pdl verso destra
potrebbe favorire le sorti del centro. Ma mi pare un'ipotesi improbabile. Anche
perché proprio al centro è approdata la lunga evoluzione di Fini e di An».
Casini però non solo resiste, ma pare aver steso in mezzo allo schieramento
politico una sorta di rete, in cui possono arrivare pesci ora da sinistra, ora
da destra. «Ma non si può fare politica contando sulle disgrazie altrui. Credo
accadrà il contrario: le affinità ideali e la comune appartenenza al partito
popolare europeo spingeranno il Pdl e l'Udc al dialogo e all'intesa. Mi batto
perché questo avvenga e perché in futuro l'Udc entri nel Popolo della libertà
per consolidare insieme il partito dei moderati italiani. E per reggere meglio
la concorrenza della Lega». I valori cattolici sono
molto in voga. «Qui nessuno vuol morire democristiano. Però vedo molti
naufraghi di altre esperienze politiche aggrapparsi alla scialuppa degli ideali
cattolici, a costo di rovesciarla...». A chi pensa?
«Penso a coloro che agiscono o per eccesso di zelo o per opportunismo o per
altro ancora. Apprezzo di più l'approccio laico di Fini al
primato della persona umana. Come quello di Tremonti alla dottrina sociale
della Chiesa». Che c'entra Tremonti con la dottrina sociale della Chiesa? «Ho
letto il suo longseller, La paura e la speranza, e vi ho ritrovato l'eco delle
encicliche sociali e dei libri che mi mise in mano il segretario della Dc di
Sassari Francesco Cossiga, quando divenni capo dei giovani
democristiani. Don Sturzo. Ropke, il cattolico liberale tedesco che ispirò la
politica di Adenauer. Soprattutto, l'umanesimo integrale di Maritan. E la
rivoluzione personalista e comunitaria di Mounier. è lì che Tremonti cerca la
via d'uscita alla crisi globale. Fa piacere scoprire che il futuro ha un antico
cuore cattolico...». Con quale spirito andrà domani al primo congresso del Pdl?
«Il congresso è una tappa importante verso la fusione perfetta tra Forza
Italia, An e gli altri gruppi minori. Berlusconi vuole procedere gradualmente,
e fa bene. Non è facile dare una cultura politica comune e una coerente forma
democratica a un partito di moderati, che si rivolge alla maggioranza degli
italiani. Rispetto al Pd, che si è smarrito nell'amalgamarsi, il Pdl ha due
vantaggi: la leadership unificatrice di Berlusconi; e una sicura collocazione
internazionale nel Ppe». Lei che è stato un dirigente
dc si troverà a proprio agio nel Pdl? «Non credo più ai partiti tradizionali.
La forma partito cui penso oggi ricorda ET: testa grande e corpo piccolo, in
grado di produrre idee, formare consenso e selezionare classe dirigente in modo
democratico. In ogni caso, il futuro del Pdl dipende soprattutto dalla politica
del governo Berlusconi». Come le pare si stia muovendo il governo, nell'anno
della crisi? «Sono convinto che l'Italia possa uscire dalla crisi meno grassa,
più agile, meglio motivata a riprendere la via dello sviluppo. A me pare che il
governo per ora si stia muovendo bene. Il piano casa è un'idea giusta, perché
l'edilizia è il settore più reattivo: come dice Berlusconi, " quand le
batiment va, tout va". Ora si tratta di andare oltre, facendo di necessità
virtù e di affrontare la riforma delle istituzioni e dello Stato sociale». Cosa
pensa della riforma federalista? «Il federalismo è un impegno da mantenere. Il
problema è farlo uscire dalle nebbie padane che ancora lo avvolgono. Occorrono
dati precisi sui costi e sui benefici del federalismo fiscale: se i conti
tornano si va avanti; altrimenti si devono rivedere le scelte fatte con la
legge delega, in cui ci sono tante belle cose, ma numeri non ce n'è. E il nuovo
assetto istituzionale dovrà rispettare rigorosamente l'articolo 5 della
Costituzione. Il federalismo è un mezzo; l'unità e l'indivisibilità della Repubblica
sono un fine irrinunziabile. Se il Pdl cedesse su questo punto, sarebbe un
suicidio politico». è d'accordo con Vargas Llosa, secondo cui le prossime
saranno le elezioni europee più importanti della storia? «Sì. Obama è il meno
europeo tra i grandi presidenti democratici, non tanto per le sue origini
quanto per la sua strategia: ormai si muove in un'ottica multipolare, tra
Russia, India, Cina, le nuove potenze economiche e militari. L'Europa sarà
della partita solo se riuscirà a darsi una politica economica unitaria, una
sola politica estera, e un solo strumento militare. Perciò il governo fa bene a
muoversi in questa direzione e anche ad alzare la mira sull'Europa cristiana,
quella che va dall'Atlantico agli Urali». Sempre le voci di Palazzo indicano
che lei, già ministro dell'Interno stimato anche dall'opposizione, non sia del
tutto soddisfatto del ruolo attuale. Qual è davvero la sua aspirazione? «Ho già
tanto da fare con la presidenza dell'Antimafia e con la fondazione Medidea, che
si occupa del Mediterraneo e del nostro Mezzogiorno. Non cerco posizioni di
potere. Come diceva Moro, il potere conterà sempre di meno. Conterà di più una
parola chiara, rispettosa e rispettabile». Aldo Cazzullo
(
da "Unita, L'"
del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pd, ex
popolari divisi alla fine votano tutti contro l'articolo tre Marini e Rutelli
difendono la libertà di coscienza. Finocchiaro furibonda. Franceschini manda i
suoi in Senato per ricucire Dorina Bianchi media con il Pdl ma viene tradita
MARIA ZEGARELLI L'amarezza per la chiusura totale della maggioranza nel
confronto in Aula sul testamento biologico, certo. Ma poi, quella riunione del
gruppo Pd di prima mattina, quando alla fine si è deciso che basta con i voti
segreti, perché quello che è successo martedì è stato
un segnale difficile da ignorare, non ha aiutato l'umore. Trenta astenuti sul
voto finale dell'articolo 1, 14 sul 2. «Avevamo stabilito una linea, c'era un
accordo politico tra di noi: gli emendamenti condivisi si dovevano votare con
compattezza, su quelli singoli ognuno secondo coscienza. Si era anche deciso di
votare contro gli articoli 1 e 2. Invece non è andata così» - ha esordito Anna
Finocchiaro. Il patto non è stato rispettato da
diversi ex popolari che fanno capo a Franco Marini e Giuseppe Fioroni. Oltre ai
teodem, ovvio. «Il tuo intervento mi sembra schematico, su questi temi non si
può procedere con posizioni prevalenti» - ha risposto l'ex presidente del
Senato. Anche Francesco Rutelli interviene per dire che non può esserci una
linea prevalente «ma anche la possibilità di votare secondo coscienza».
Insomma, non è una opzione secondaria. Non ci sta Finocchiaro: «Qui siamo tutti
grandi e vaccinati, cari colleghi...». Intanto Dorina Bianchi «media» con
Quagliariello, cerca una sponda per far passare l'emendamento che prevede la
sospensione di idratazione e alimentazione quando il paziente non è più in
grado di assorbire alcun trattamento. «In realtà stanno cercando un appiglio
per potersi astenere o votare a favore dell'articolo 3», commentano
i cattolici laici. Arriva
Beppe Fioroni e fa capannello con 8 senatori, tra cui Claudio Gustavino,
Daniele Bosone e Mariapia Garavaglia. Lo notano i laici. Dalla stanza di
Finocchiaro parte una telefonata a Dario Franceschini. Tempo dieci minuti e
arrivano Francesco Saverio Garofani e Antonello Giacomelli, capo della
segreteria di Franceschini. Il sospetto è che si ricreato l'asse
Marini-Fioroni. «La stragrande maggioranza degli ex popolari sta sostenendo gli
emendamenti Pd, gli altri quanti sono, 10- 12?», commenta Garofani. Paolo
Giarretta è furibondo: «Sono contrario all'articolo 3 e all'impianto
complessivo della legge. Il corpo non può mai diventare "un corpo di
Stato", ma è la condizione essenziale della libertà della persona. Anche
io sono cattolico, ma vedo i pericoli che ci sono in una legge che stabilisce
l'indisponibilità della vita. Non è un caso che l'articolo 32 della
Costituzione sia stato scritto da giuristi cattolici come Moro e Leone». Il braccio di ferro in aula
all'interno del Pd si esplicita quando Anna Finocchiaro interviene per
sostenere a titolo personale un emendamento di Emma Bonino sulla soppressione
del comma 6 articolo dell'articolo 3 (divieto di sospensione di alimentazione e
idratazione). È un messaggio ai «dissidenti» del suo partito. Bonino capisce.
Poco dopo le chiede sottovoce «A chi hai mandato il messaggio appoggiando il
emendamento?». La risposta in aula dei radicali è l'appoggio e la firma
all'emendamento di Albertina Soliani, sempre sul comma 6. Finocchiaro si sfoga:
«Il lavoro di questi 3 anni ha un senso se si crea un asse politico, altrimenti
vuol dire che su questi temi nel Pd c'è solo libertà di coscienza». A fine
serata quando anche Dorina Bianchi prende atto di essersi fidata inutilmente dei
suoi referenti nel Pdl, il Pd vota compatto contro l'articolo 3. La linea
Marini-Fioroni, commentano i cattolici laici, «è
fallita». La giornata
(
da "Mattino, Il
(Nazionale)" del 26-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Fabio
Scandone Mai prima d'ora, forse, la polemica aveva investito così frontalmente
la chiesa cattolica e il suo papa, Joseph Ratzinger. È un crescendo che dal
vortice aperto dalla plateale negazione delle camere a gas naziste del vescovo
Williamson seguito alla controversa riabilitazione dei vescovi lefebriani da
parte di Benedetto XVI, conduce alle critiche suscitate dal tenace rifiuto di
questo pontefice all'uso del presenvativo per arginare l'Aids durante il suo
recentissimo viaggio in Africa. Va da sè, distanti anni luce sono le provocazioni
negazioniste dell'Olocausto di Williamson rispetto all'intransigenza dottrinale
manifestata da papa Ratzinger e da certi esponenti delle gerarchie vaticane,
soprattutto sul caso di Eluana Englaro. Ragione di più per chiedersi se questa
amplificata rigidità da parte cattolica non segni per la chiesa una risposta in
chiave radicale sia alle emergenze bioetiche che al fondamentalismo
politico-religioso di matrice islamica. Ed è la novità di metodo e di merito
che il vaticanista Alceste Santini può ascriversi fin dal titolo del suo ultimo
saggio, «la Chiesa dopo la Chiesa», che esplicita subito dopo il dato
problematico decisivo, «credenti e non credenti nell'epoca del pluralismo» (La
Chiesa dopo la Chiesa, Rubbettino, pagg. 195, euro 14). Pur in un filone sempre
più frequentato da molti non addetti ai lavori, il libro di Santini ha invece
il pregio di esplorare con il rigore dello studioso e insieme lo stile
accessibile del giornalista la complessità del rapporto tra
laici e cattolici,
soprattutto nella prospettiva di trasformazione della società italiana e
planetaria proprio all'insegna di spinte sempre più spesso in conflitto: da un
lato il multiculturalismo, dall'altro i particolarismi crescenti che rischiano
di porre in sordina quella che a ragione Alceste Santini pone come «grande
novità del XXI secolo»: la chiesa che smette di esser punto di
riferimento assoluto. Il governo del mondo con le emergenze e gli squilibri, le
domande di senso sulla vita e sulla morte grazie alle frontiere della bioetica,
sollecitano soluzioni anche a livello legislativo che non possono essere più
all'insegna della contrapposizione frontale tra visione puramente libertaria e
intransigenza precettistica. Prospettive di fronte alle quali si rivela del
tutto superato il secolare muro contro muro tra laici e cattolici.
È tempo invece di nuovi approcci, con la consapevolezza, come afferma Santini
nella prefazione, che «la Chiesa deve ripensare se stessa non senza
autocritica». Un banco di prova impegnativo per una istituzione unica nel suo
essere a un tempo spirituale e temporale, e tuttavia ineludibile anche per
agnostici e non credenti: se davvero si vuole un confronto sugli argomenti, e
non enunciazioni di principio.