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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL  21-4-2008      #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (8)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Divino ( da "Manifesto, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che aveva fatto perno su di un tema cattolico, l'aborto. Moltissimi voti alla Lega che si è sempre dimostrata laica e che, comunque, non ha mai considerato i temi cattolici come centrali. Tutt'altro, si può dire: al centro la sicurezza, l'identità, il freno all'immigrazione, il federalismo, tutti temi che certamente non si possono dire cattolici,

BREVI ( da "Secolo XIX, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: l'incontro Da laica a fedele Claudia Koll si racconta LA TESTIMONIANZA di una laica che ha ritrovato la fede, Claudia Koll, è il tema dell'incontro organizzato per domani alle 21 dalla parrocchia di San Pio X, nell'omonima via al "27", all'angolo con via Orsini.

I due benedetto contro l'illuminismo - mario pirani ( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di sovvenzioni alle scuole cattoliche o di convenzioni favorevoli alle cliniche di Ordini e Congregazioni. Ma tutto ciò si inquadrerà ancor più di quanto non avvenga in una complessa azione ideologica per ridurre la cultura laica ad una funzione ancillare e di servizio nei confronti della trascendenza e della verità come rivelazione.

Fioroni: "niente divisioni sì al partito dei campanili" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che abbatte gli steccati tra laici e cattolici è quella buona. Chiamparino si chiude nell'orticello di un partito di sola sinistra. Invece, no: né nostalgia del Pci del 1976, né una "scomposizione" in nome del modernismo. Dobbiamo attrarre quegli elettori che non avranno risposte dal governo Berlusconi".

Papa, le due facce del viaggio ( da "Unita, L'" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è dedicata alla visita di Stato a cui segue l'intervento all'Assemblea Generale dell'Onu e il dialogo con i fedeli della Chiesa americana. Anche se voci laiche e progressiste come il New York Times e l'International Herald Tribune hanno preferito non enfatizzare, e non per caso, l'accoglienza riservata a Benedetto XVI: la presenza del Presidente Bush di fronte alla scaletta dell'

Mariastella l'anti-velina: FI la mia sola trasgressione ( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ha dato una sistemata alle correnti che spaccavano FI (laici da una parte cattolici e ciellini dall'altra) ha dialogato alla pari con Formigoni e Letizia Moratti. E quando c'è stato da sbattere i pugni sul tavolo non ci ha pensato due volte costringendo alla ritirata un veterano come Ignazio La Russa: "Ma come?

Calvino, fede e ribellione ( da "Tempo, Il" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: composta da ministri del Vangelo e da laici (Concistoro), che ben si adattava alle forme comunali e repubblicane del governo di Ginevra, e che esercitava anche un controllo sulla vita e sui costumi dei cittadini. Per più di vent'anni (1541-1564), Calvino dominò in Ginevra con siffatti sistemi, applicati con rigida intransigenza.

Un convegno su fede, laicità e razionalità ( da "Stampa, La" del 21-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici, cattolici e protestanti, i relatori - Gustavo Zagrebelsky, Mario Tronti, Piero Coda, Oreste Aime, Sergio Rostagno, Paolo Ricca, Pietro Barcellona, Claudio Ciancio e Fulvio Ferrario, coordinati da Mario Dogliani, Federico Vercellone, Maria Cristina Bartolomei e Ugo Perone - si confronteranno da posizioni diverse intorno alla necessità,


Articoli

Divino (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Divino I voti dei cattolici Filippo Gentiloni L'Italia uscita dalle elezioni del 13-14 aprile è ancora cattolica? Piuttosto: è più o meno cattolica di quella precedente? E' logico chiederselo, pur sapendo che in questo campo le risposte non possono non essere relative. La prima risposta è negativa. Nelle recenti elezioni il cattolicesimo ha pesato poco, meno di prima. Per vari motivi che si possono facilmente elencare, anche se non è facile stabilirne il peso relativo. Quasi nessun voto alla lista di Giuliano Ferrara, che aveva fatto perno su di un tema cattolico, l'aborto. Moltissimi voti alla Lega che si è sempre dimostrata laica e che, comunque, non ha mai considerato i temi cattolici come centrali. Tutt'altro, si può dire: al centro la sicurezza, l'identità, il freno all'immigrazione, il federalismo, tutti temi che certamente non si possono dire cattolici, anche se certamente molti cattolici li hanno apprezzati. Il cattoleghismo è ancora in fasce. I leghisti hanno votato come cittadini, borghesi, padani non certamente come cattolici. Si aggiunga il relativo insuccesso di Casini e dei suoi che si presentavano come eredi della Democrazia cristiana e quindi della dottrina sociale della chiesa. Ecco: proprio la famosa dottrina sociale della chiesa esce sconfitta dalle ultime elezioni. Sconfitta, scomparsa. Ad essa il Vaticano si era aggrappato per coniugare i principi cristiani - eguaglianza, solidarietà, carità - con la politica. E' proprio questo collegamento che è scomparso. Il Vaticano, per farsi sentire e dimostrare ancora la sua presenza nella vita pubblica, ha dovuto insistere su temi non sociali ma etici, come l'aborto: temi che le elezioni hanno dimostrato - confermato - che politicamente non reggono il confronto con temi quali la sicurezza, la situazione economica e così via. Per i vertici vaticani un brusco risveglio. Non nuovo, d'altronde, se si ricordano i referendum su divorzio e aborto. Ma negli ultimi decenni il Vaticano aveva insistito molto sulla dottrina "sociale" della chiesa, proprio quella che le ultime elezioni hanno accantonato, se non addirittura cancellato. Quella "dottrina" aveva permesso alla chiesa una posizione politica preziosa: un centro lontano dalla destra e dalla sinistra. Ora l'autorità ecclesiastica è perplessa. Tende, evidentemente, a applaudire Berlusconi e i vantaggi che Berlusconi le promette, ma non vuole spaccare in due il cattolicesimo del paese. Lo spazio delle mediazioni sembra scomparso, mentre buona parte del cattolicesimo italiano non vuole salire sul Carroccio. Forse dovrà accettare di fare qualche passo indietro: meno visibilità e presenzialità, a vantaggio di una maggiore autenticità. Vedremo.

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BREVI (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso Scritte anti-esercito multata pacifista UNA DONNA di 55 anni, attivista di un movimento per la pace, è stata multata dalla Digos ieri mattina poiché aveva scritto con lo spray a terra, davanti a palazzo San Giorgio, per protestare contro la corsa podistica organizzata dall'esercito. corso europa Ostacola ambulanza fermata dai carabinieri UNA cinquantenne è stata fermata dai carabinieri sabato pomeriggio in corso Europa per non aver dato la precedenza a un'ambulanza con sirene spiegate. Ha preso una multa ed è stata denunciata a piede libero poiché girava con un manganello sul sedile. l'incontro Da laica a fedele Claudia Koll si racconta LA TESTIMONIANZA di una laica che ha ritrovato la fede, Claudia Koll, è il tema dell'incontro organizzato per domani alle 21 dalla parrocchia di San Pio X, nell'omonima via al "27", all'angolo con via Orsini. L'attrice racconterà la propria esperienza: "Smarrita in gioventù l'educazione cattolica ricevuta per seguire passioni e ambizioni artistiche - riporta un comunicato dell'ordine secolare dei Carmelitani scalzi - negli ultimi anni ha modificato radicalmente le proprie abitudini quotidiane. Portando avanti con perseveranza il proprio non facile cammino di conversione, Claudia Koll può dirsi oggi protagonista di un'esistenza rinnovata, pienamente gioiosa perché impegnata nell'offrire a chi è provato, scoraggiato e confuso l'opportunità di riaccostarsi all'esempio di Cristo". 21/04/2008.

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I due benedetto contro l'illuminismo - mario pirani (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti LINEA DI CONFINE I due Benedetto contro l'Illuminismo MARIO PIRANI La vittoria della destra contiene in sé tutte le premesse per l'accentuarsi dell'interferenza religiosa sull'ordinamento laico della Repubblica. E' facile, infatti, prefigurarsi lo zelo privo di remore ideali di Berlusconi e associati di fronte alle prescrizioni del Pontefice e della Conferenza episcopale sia che si tratti di coppie di fatto, di concepimento assistito o di aborto, di sovvenzioni alle scuole cattoliche o di convenzioni favorevoli alle cliniche di Ordini e Congregazioni. Ma tutto ciò si inquadrerà ancor più di quanto non avvenga in una complessa azione ideologica per ridurre la cultura laica ad una funzione ancillare e di servizio nei confronti della trascendenza e della verità come rivelazione. E' un'offensiva che ha come teatro l'Europa cattolica con l'Italia da epicentro. Lo "Standard" di Vienna tracciando un quadro sulla ripresa in forza del cattolicesimo militante scrive: "L'ora sembra essere quella di una Riconquista politica... Un clero senza complessi si autoinvita oggi nello spazio pubblico... con una arroganza che non si era più vista da molto tempo nella vecchia Europa". Potrei proseguire con una miriade di citazioni internazionali ma quel che m'interessa è proporre ai lettori una riflessione sul carattere dell'offensiva clericale. Molti affermano che essa sgorga dall'emergere delle questioni "eticamente sensibili", ma a me pare che alla radice vi sia l'antica avversione per l'Illuminismo, per il libero pensiero, per la piena autonomia dell'individuo, per un'etica pubblica sottratta all'imperativo religioso. Siamo di fronte ad un grande balzo culturale all'indietro, a prima della Rivoluzione francese. Mi conforta in questa tesi un bel libro appena uscito, "Il governo della lettura. Chiesa e libri nell'Italia del Settecento" (ed. Il Mulino, Bologna 1908) di Patrizia Delpiano, che analizza e rende di impressionante attualità il conflitto tra la Chiesa e l'Illuminismo e, cioè, quella filosofia della Ragione, banalmente declassata al livello dell'incerto laicismo dei nostri giorni. L'oggetto della ricerca ha, anzitutto, la particolarità di concentrarsi sul XVIII secolo, il "secolo dei Lumi", quando la Chiesa appare sulla difensiva, dopo il periodo trionfante delle Congregazioni dell'Indice e dell'Inquisizione nei due secoli precedenti. Mentre declina la pratica dei roghi la Chiesa "sposta il baricentro dalle tecniche repressive a quelle persuasive". La materia del contendere è il controllo della cultura che allora voleva dire il controllo sui libri e sulla lettura, e la gerarchia ecclesiastica individua il nemico in "categorie culturali che andavano ben oltre l'eresia protestante.... Proponendo una morale laica, del tutto aliena dalla fede dogmatica tridentina, l'Illuminismo pareva travolgere l'ordine costituito e attaccare in nome dell'universalismo cosmopolitico, la stessa identità cattolica e cristiana della penisola". Anche il romanzo e la lettura d'intrattenimento "sono guardati con sospetto in quanto capaci di raggiungere un pubblico più ampio della tradizionale élite di lettori. Furono i due fenomeni (come non paragonarli alla Tv di oggi?, ndr) strettamente intrecciati nell'immaginario ecclesiastico a sollevare... una ricca riflessione sui danni della lettura... uno dei pericoli assoluti cui sembrava esposto quel popolo che la Chiesa in passato aveva cercato di proteggere dai veleni del protestantesimo". Artefice di quella "controrivoluzione attiva" fu il celebre cardinal Lambertini, bolognese, assurto al Soglio come papa Benedetto XIV. Parso a molti il papa della tolleranza, "seppe in realtà trasformare l'Indice (che venne soppresso solo nel 1960 dopo il Vaticanio II) in uno strumento adeguato... a incoraggiare tra i letterati la pratica dell'autocorrezione e dunque dell'autocensura. Nel corso del secolo furono condannati tutti i classici dell'Illuminismo italiano ed europeo... In tal senso la resistenza della Chiesa ai Lumi ha oltrepassato il Settecento, sopravvivendo al tramonto dell'Illuminismo storicamente inteso... Non è soltanto nel breve periodo che bisogna valutare gli effetti di censura e propaganda svolta dalla Chiesa nel Settecento. In quella fase consegnò al futuro indicazioni preziose, seppe approntare un apparato teorico compatto, costituito in gran parte contro il mondo dei Lumi, basato sul ruolo centrale del cattolicesimo nella vita pubblica... sulla difesa dei doveri contro la rivendicazione dei diritti dell'uomo". Nel cancellare le conquiste del Concilio il Benedetto bavarese raccoglie, dunque, l'eredità del Benedetto bolognese. Ecco con cosa i laici debbono confrontarsi.

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Fioroni: "niente divisioni sì al partito dei campanili" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Il ministro dell'Istruzione: "No alla scomposizione tra Nord e Sud" Fioroni: "Niente divisioni sì al partito dei campanili" "Bella la scelta di andare a Milano, ma la prossima volta Walter convochi i coordinatori a Palermo" "Dobbiamo attrarre tutti quegli elettori che non avranno risposte dal governo Berlusconi" GIOVANNA CASADIO ROMA - Cofferati, Chiamparino, la questione Settentrionale e il Pd del Nord? Beppe Fioroni passa oltre, propone di cambiare dibattito: "Io vorrei il Pd degli ottomila Campanili, non un partito "scomposto", del Nord o del Sud". Uno che scalcia, quando occorre, il ministro uscente della Pubblica Istruzione, fedelissimo di Franco Marini, cattolico osservante. uomo di tessere nel Ppi da cui proviene. Il "radicamento nel territorio" è sempre stato un suo pallino. E ora, onorevole Fioroni, lei invidia la Lega? "Macché. Se vogliamo studiare il modello Lega, studiamolo bene. Buona la scelta di Veltroni di riunire per la prima volta i coordinatori del partito a Milano, ma la prossima volta li convochi a Palermo. Una premessa: il Pd è un prototipo che abbiamo allestito con coraggio e che è stato chiamato in anticipo a correre. Ora dobbiamo trasformare il prototipo nella macchina da corsa che vince". Uscite da una pesante sconfitta, il Pd del Nord è una ricetta? "Il prototipo Pd ha fatto la propria parte evitando un risultato anche peggiore. Non ha espresso appieno le potenzialità ma la soluzione non è il partito del Nord, piuttosto che del Centro o del Sud dal momento che le difficoltà le abbiamo avute ovunque. Di certo, ci vuole un partito nuovo, rinnovato e che rispetti le autonomie regionali. La Lega risulta la vincitrice di queste elezioni e nelle regioni in cui è presente fa perdere punti al Pdl di Berlusconi, perché è il partito dei territori: è in mezzo alla gente con una classe di amministratori, è un partito strutturato, di fatti. I leghisti hanno incrociato il consenso dell'elettore della sinistra radicale che si affida a Cremaschi in fabbrica e al partito di Bossi nella propria realtà". Nonostante la cerimonia con armature e spadoni a Pontida, dà risposte moderne? "L'anacronismo non importa. Quel che ha contato sono state le rassicurazioni ma non virtuali, reali: sulle strade, la sicurezza, i bisogni territoriali e in virtù di questo radicamento sono stati perdonati gli svarioni. Così, il Pd deve essere partito nazionale innervato negli ottomila Comuni, nelle oltre cento province. Non solo il partito di Internet, ma di una rinnovata classe di amministratori e dirigenti". Quindi per lei non c'è una questione Settentrionale? Cofferati non ha qualche ragione? "Non ho detto che Cofferati non abbia ragioni. Ma non possiamo essere il partito delle questioni, le analisi le fanno i sociologi. La gente apprezza il partito dei fatti. Sì, c'è una questione del Nord, come ce n'è una del Sud, ogni parte del paese è una questione". Se però gli amministratori pd nordisti hanno lanciato l'allarme, forse non bisogna ignorarli? "Per prima cosa, bisogna non avere una reazione di paura e di incertezza rispetto al risultato del Pd. Il prototipo funziona, la strada di una forza riformatrice, di centrosinistra, che abbatte gli steccati tra laici e cattolici è quella buona. Chiamparino si chiude nell'orticello di un partito di sola sinistra. Invece, no: né nostalgia del Pci del 1976, né una "scomposizione" in nome del modernismo. Dobbiamo attrarre quegli elettori che non avranno risposte dal governo Berlusconi". Fassino parla di dialogo con la Lega. Si potranno immaginare alleanze? "La Lega ha già scelto le proprie alleanze".. Dica una cosa in cui avete sbagliato. I cattolici sono stati delusi dal Pd? "Gli errori meriterebbero un'analisi più approfondita. I cattolici ci hanno votato molto di più di quanto pensiamo, basta vedere i flussi dell'Udc e della sinistra radicale".

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Papa, le due facce del viaggio (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Papa, le due facce del viaggio Gian Giacomo Migone Segue dalla Prima È importante la successione degli eventi, perché la prima parte del soggiorno del Pontefice è dedicata alla visita di Stato a cui segue l'intervento all'Assemblea Generale dell'Onu e il dialogo con i fedeli della Chiesa americana. Anche se voci laiche e progressiste come il New York Times e l'International Herald Tribune hanno preferito non enfatizzare, e non per caso, l'accoglienza riservata a Benedetto XVI: la presenza del Presidente Bush di fronte alla scaletta dell'aereo in arrivo da Roma, del tutto insolita nel cerimoniale di Washington; l'accoglienza alla Casa Bianca con ventun colpi di cannone e ripetuti onori militari; soprattutto la presenza nei giardini della residenza ufficiale di migliaia di selezionati ospiti provenienti da tutte le diocesi del paese. Tutti segni di una chiara volontà, reciprocamente valutata e anche concordata - le visite di Stato vengono preventivamente negoziate in ogni dettaglio e i discorsi ufficiali dei protagonisti reciprocamente vagliati - che ha assunto la forma di precisi messaggi mediatici. Anche se una più approfondita analisi filologica rivelerebbe distinguo anche importanti, nella nostra epoca ciascun protagonista non ingenuo non può che essere ritenuto responsabile, almeno in linea generale delle traduzioni mediatiche di quanto afferma. È questa la lezione dell'incidente di Tubinga in cui la citazione di un imperatore di Bisanzio da parte di un dotto teologo divenne, forse al di là delle sue intenzioni, il cuore del messaggio del Papa che era diventato, nei confronti dell'Islam. A Washington non vi è stato luogo per incidenti di questo genere, né si sarebbe potuto parlare di Islam in un paese il cui rispetto del pluralismo culturale religioso costituisce una condizione di convivenza (qualcuno forse ricorda lo sconcerto di Washington di fronte all'affermazione della superiorità della civiltà cristiana rispetto a quella islamica, da parte di Silvio Berlusconi). Tuttavia, sono risultati chiari a sufficienza i messaggi emersi dallo scambio di vedute che ha segnato la prima parte del viaggio, più rilevante dal punto di vista mediatico. In primo luogo vi è stato un reciproco riconoscimento del principio di difesa della vita, con chiara allusione alla polemica antiabortista che infuria negli Stati Uniti, senza riferimenti alla guerra in Iraq, vigorosamente osteggiata da Giovanni Paolo II. È da notare che, a quanto è dato conoscere dalle cronache giornalistiche, a questo proposito nessuna osservazione da parte vaticana è stata fatta alla pena di morte, di cui come è noto il presidente Bush è uno zelante sostenitore, tornata alla ribalta attraverso una sentenza della Corte Suprema che ne sospende la moratoria negli Stati Uniti. Forse ancora più importante è stato il riconoscimento di defensor fidei (anche se tale espressione non è stata usata dal Pontefice) riservato agli Stati Uniti, se non proprio al presidente in carica, ed una duplice accezione. In primo luogo in quanto paese in cui riferimenti a motivazioni di ispirazioni religiose nel dibattito pubblico hanno piena cittadinanza. Se l'intenzione fosse quella di un confronto con l'Europa e, in particolare, con paesi a regime concordatario come l'Italia, vi è da osservare che tale caratteristica del dibattito politico americano, in cui pochi candidati a cariche pubbliche si sottraggono ad un confronto con le comunità religiose sulla base delle loro convinzioni di fede, è accompagnato da una più netta separazione tra Stato e Chiesa e, sulla base dello stesso principio, da un riconoscimento pubblico della pluralità delle fedi religiose. In secondo luogo, il Pontefice ha tributato agli Stati Uniti un ruolo trainante nella lotta al terrorismo, senza mai qualificarlo come islamico per le ragioni anzidette. La formula, coniata dall'Amministrazione Bush, di "guerra al terrorismo" non è stata ne affermata ne criticata dal suo ospite. Tuttavia, il discorso pronunciato di fronte all'Assemblea Generale dell'Onu ha consentito a Benedetto XVI di ribadire un principio e una regola cui egli ha attribuito valore universale, ma che assume particolare significato nei confronti di un presidente che aveva appena rivendicato come propria la decisione di usare la tortura negli interrogatori di presunti terroristi. Di fronte a delegati di tutto il mondo, nella sede in cui Paolo VI pronunciò il suo sofferto appello contro la guerra ("Jamais plur la guerre!"), Papa Benedetto ha fondato la sua nota presa di posizione contro il relativismo culturale sulla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e sulla carta dell'Onu organizzazione da sottrarre alla volontà degli Stati più potenti, in tal modo evitando di presentarla come la riaffermazione di un dogma religioso. Quando egli afferma che "la lotta al terrorismo deve essere condotta nel rispetto dei diritti. La promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le diseguaglianze tra paesi e gruppi sociali come per accrescere la sicurezza" (è la citazione riportata nella striscia rossa di ieri), il Pontefice delinea una prospettiva futura in cui tutti possiamo riconoscerci, anche se un'attenta lettura politica della prima fase della sua visita negli Stati Uniti ha costituito un solido aiuto ad un presidente repubblicano alla ricerca di voti cattolici tradizionalmente democratici. g.gmigone@libero.it.

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Mariastella l'anti-velina: FI la mia sola trasgressione (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-21 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La 34enne Gelmini La coordinatrice "azzurra" possibile candidata al governo: "Sento Berlusconi ogni giorno, mi chiama rompiscatole" Mariastella l'anti-velina: FI la mia sola trasgressione MILANO - Inevitabile e maschilista. Quando si parla di Mariastella Gelmini, 34 anni, astro nascente del Pdl, si fa riferimento agli "attributi". Fa così il suo mentore Silvio Berlusconi: "Mariastella è proprio una grande rompi... ", intendendo quella caparbietà tutta bresciana di non mollare l'osso fino a quando non è spolpato e ripulito. Dicono così tanti militanti milanesi e lombardi: "Finalmente un coordinatore regionale con le palle". Peccato che i precedessori della Gelmini fossero tutti maschietti. L'avvocato di Leno con il crocifisso al collo e gli abiti castigati. La single con il pugno di ferro in guanto di velluto. In altre parole, l'antivelina del Popolo della Libertà. La consacrazione è arrivata il novembre scorso a piazza San Babila. Dietro al Cav, che dal predellino di una Mercedes annunciava la rivoluzione copernicana del Popolo della Libertà, c'erano due donne: la Gelmini e la rossa Michela Vittoria Brambilla. Divise su tutto. Non solo sull'uso del rossetto o della minigonna, ma anche sulla caccia: animalista convinta la Brambilla, amica delle doppiette la Gelmini. Su chi ha vinto la partita non c'è ombra di dubbio. Mariastella, come la chiamano gli amici, è l'unica donna che si è seduta al "tavolo dei sette", quello che a Roma ha scelto le candidature del Pdl. Grande pregio agli occhi dei militanti. Lei c'era fin dall'inizio dell'avventura azzurra. Niente paracaduti per il Parlamento. A 21 anni, nel 1994, faceva la volontaria nella segreteria regionale di FI, lavorava alla nascita dei Club, poi la gavetta come consigliere comunale a Desenzano del Garda, l'esperienza in Provincia di Brescia come assessore all'Urbanistica e all'Agricoltura. Territorio, territorio e ancora territorio. Il 2005 è l'anno della svolta. Arriva in Regione Lombardia con il pieno di voti: oltre 17 mila. Berlusconi si accorge della ragazza di Leno. La invita ad Arcore. "Non ci prova" giura la Gelmini. In cambio le offre un posto da un milione di dollari: la segreteria della roccaforte di FI, la Lombardia, a quei tempi squassata dalle polemiche interne. L'ex coordinatore Paolo Romani non parlava né con il presidente della Regione, Roberto Formigoni, né con l'allora sindaco Gabriele Albertini. Nessuno prende sul serio il giovane avvocato. Beh d'altra parte, pensano i maggiorenti locali, come può essere presa sul serio una che va ripetendo che l'azione più trasgressiva della sua vita è stata "iscriversi a FI"? Lei, continua a ripetere che di trasgressivo nella sua vita c'è stato poco: "Iscriversi a FI, quando tutti dicevano che era un partito di plastica era un atto coraggioso e trasgressivo. Mi ricordo ancora mia madre che si preoccupava da morire. Altre trasgressioni? No. Le canne? Ma se non fumo neanche una sigaretta, Santo Dio!". In compenso i vecchi volponi della politica si sono dovuti ricredere. Ha dato una sistemata alle correnti che spaccavano FI (laici da una parte cattolici e ciellini dall'altra) ha dialogato alla pari con Formigoni e Letizia Moratti. E quando c'è stato da sbattere i pugni sul tavolo non ci ha pensato due volte costringendo alla ritirata un veterano come Ignazio La Russa: "Ma come? - ha tuonato durante un vertice per le Amministrative del 2006 - FI è il partito di maggioranza relativa e voi ci chiedete dei sacrifici? Non se ne parla nemmeno". Un paio di imprecazioni in bresciano e La Russa è uscito sbattendo la porta. Sandro Bondi la coccola. Berlusconi la subisce. "Il mio rapporto con Berlusconi è molto schietto - spiega la Gelmini - fatto di poche parole, in un confronto costante e sulle cose. Ci possiamo Combattiva Mariastella Gelmini (a destra), coordinatrice della Lombardia di Forza Italia è entrata per la seconda volta al Parlamento. Si sente tutti i giorni con Berlusconi. A sinistra: Milano, piazza San Babila, 18 novembre 2007, nasce il Pdl e il Cavaliere le tiene la spalla (in mezzo Michela Brambilla) arrivare a sentire anche una volta al giorno. Sono telefonate brevi, sì, no, cosa c'è da fare. Non a caso dice che sono una rompiscatole". Invidia, rosicamento. Il filo diretto con il Capo è fonte perenne di mal di fegato. Ma anche lei, una volta, stava per fare perdere la pazienza al Cavaliere. Quando il suo tesoriere, interista sfegatato, inzigò Berlusconi sulla stagione deludente del Milan. "Gli ho dovuto dire di smetterla, perché l'unico argomento che fa arrabbiare Berlusconi è parlare male dei rossoneri". Roma è d'obbligo. Prima elezione nel 2006. La bresciana nella Capitale non si diverte troppo. "Un senso di frustrazione e di inutilità, con giornate passate in aula con la maggioranza che faceva l'opposizione alla maggioranza ". Non le piace neanche l'aria di "collegio " che si respira. "Tutte le sere insieme a mangiare fuori. A me qualche volta piace stare da sola". Ma giura che con le sue colleghe vamp è tutto un amore e un accordo. "Le stimo tutte. Berlusconi è un tifoso delle donne in politica perché crede nel talento femminile: sa che siamo meno attaccate al potere e più idealiste". Adesso è di nuovo in Parlamento dopo aver portato a casa il risultato storico di Brescia con la vittoria del Pdl. Si parla di incarichi ministeriali. L'orsa di Leno sbuffa. "Ma io vorrei restare in Lombardia. Sul territorio". Maurizio Giannattasio.

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Calvino, fede e ribellione (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Calvino, fede e ribellione Mario Leocata Contemporanei al luteranesimo furono altri movimenti riformatori, che ebbero a promotori lo svizzero Huldrych Zwingli (1484-1531) e il francese Jean Cauvin (1509-1564), notissimo da noi con il nome italianizzato di Giovanni Calvino. Zwigli scelse come centro di fondazione e diffusione del suo movimento la città di Zurigo, ma la sua dottrina ebbe un raggio di divulgazione limitato ad alcuni Cantoni svizzeri. Anzi, dopo la morte del promotore, che cadde ucciso in uno scontro tra le forze dei Cantoni rimasti cattolici e quelli passati alla riforma (battaglia di Kappel, 1531), lo zwinglianesimo perdette quasi tutte le caratteristiche proprie e finì per fondersi con il calvinismo. Più vasto raggio d'azione e maggiore importanza ebbe il movimento promosso da Giovanni Calvino, francese di nascita, come s'è detto, ma passato fin dal 1536 nel Cantone svizzero di Ginevra, che divenne la base del suo movimento. Calvino partiva dagli stessi presupposti di Lutero circa la materia di fede (il solo Vangelo), l'interpretazione delle Sacre Scritture e la salvezza per mezzo della fede. Ma insisteva particolarmente sul concetto della "predestinazione", sostenendo che l'uomo ancor prima di nascere, a seconda che Dio gli accordi o no la sua "grazia", ha già segnato il proprio destino di essere salvato o dannato. Inoltre Calvino sosteneva la limitazione del culto a semplici e austere forme di preghiera e di predica, con la soppressione completa della messa e di ogni altra cerimonia di culto. E voleva che all'austerità e alla semplicità della vita religiosa, si accompagnasse una rigida linea di condotta morale e civile. Volle, cioè, una riforma che non fosse soltanto religiosa, ma anche politica e dei costumi. Il suo concetto era che i fedeli dovessero costituire una comunità, la quale aveva come compito prioritario quello di sapersi dare delle regole in tutte le forme della propria attività, tanto religiosa che civile, tanto pubblica che privata, basandosi sullo spirito del Vangelo, colpendo inesorabilmente ogni deviazione da esso, e imponendo, magari con la forza, i propri ordinamenti. Quindi l'applicazione delle concezioni di Calvino portava, nei Paesi dove esse trionfavano, a movimenti di rivolta contro i regimi e i governi ivi esistenti, subito seguiti dall'instaurazione di ordinamenti religiosi-politici a forma repubblicana, di estrema austerità e inesorabili nel colpire ogni manifestazione che, nel campo della vita religiosa, come in quello della vita civile, si ponesse in contrasto con le concezioni stesse del calvinismo. Le dottrine di Calvino apparvero in forma organica nel suo libro "Institutio christianae religionis", pubblicato nella prima redazione nel 1536. La loro applicazione fu tentata e attuata a Ginevra, dove Calvino, profugo dalla Francia, si rifugiò, come s'è detto sopra, nel 1536: Ginevra aveva da qualche tempo cacciato il proprio Vescovo e si era sottratta all'alta sovranità dei Savoia, associandosi alla Confederazione Svizzera. In un primo tempo, l'applicazione delle rigide concezioni repubblicane-teocratiche suscitò a Ginevra forti opposizioni, tanto che Calvino ne venne espulso (1538). Ma poi, richiamato dai suoi seguaci, tornò in città da trionfatore, nel 1541, e vi organizzò un regime ecclesiastico nel quale le chiese venivano regolate da un'assemblea mista, composta da ministri del Vangelo e da laici (Concistoro), che ben si adattava alle forme comunali e repubblicane del governo di Ginevra, e che esercitava anche un controllo sulla vita e sui costumi dei cittadini. Per più di vent'anni (1541-1564), Calvino dominò in Ginevra con siffatti sistemi, applicati con rigida intransigenza. Nel contempo le sue dottrine si diffondevano largamente fuori della Svizzera: in Francia, nei Paesi Bassi, nella Scozia, determinandovi feroci lotte religiose. La più cruenta di esse vide per protagonisti i famosi "Ugonotti", come venivano chiamati i calvinisti francesi (l'origine del nome "Ugonotti" è assai discussa, ma sembra che essa derivi dalla parola tedesca "eidgenossen", cioè federati), che si erano costituiti in comunità sul tipo di quella di Ginevra, collegate tra loro da "sinodi" (concilii), e avevano assunto una notevole importanza politica dopo che, nelle loro file, erano entrate alcune delle famiglie della grande nobiltà, in prima linea quella dei Borbone e quella degli Chatillon. Altre grandi famiglie della nobiltà, con alla testa i Guisa, si mantennero fedeli alla religione cattolica. Ciò fece sì che gli scontri tra ugonotti e cattolici divennero non solo religiosi ma anche politici, perché la vittoria dell'una o dell'altra corrente poteva determinare la prevalenza dei Borbone o dei Guisa sulla Dinastia e nel Regno. In tale situazione la regina Caterina de' Medici (1519-1589; regina di Francia dal 1559, quale vedova di Enrico II), per mantenere il trono ai figli adottò la tattica degli spostamenti verso l'uno o verso l'altro partito, a seconda delle circostanze e dei pericoli: verso gli ugonotti, quando si delineava la prevalenza dei Guisa; verso i cattolici, quando i Borboni apparivano troppo minacciosi. Tattica spregiudicata e anche cinica, che provocò atti riprovevoli, colpevolmente premeditati, ma che, in ultima analisi, permise alla Dinastia di superare le tempeste. Il turbinoso e complicato periodo delle lotte di religione durò dal 1562 al 1598, durante il quale si ebbero ben otto guerre. All'inizio, sotto il brevissimo regno di Francesco II di Valois (1544-1560), re dal 1559 al 1560, che aveva sposato (nel 1558) la regina di Scozia, Maria Stuarda (1542-1587; regina di Scozia dal 1542 al 1567), la prevalenza fu dei Guisa, che riuscirono a far condannare uno dei Borbone, il principe Luigi I di Condé (1530-1569), fratello di Antonio di Borbone, re di Navarra (1518-1564; re dal 1555). Ma lo spadroneggiamento dei Guisa preoccupò presto Caterina de' Medici, la quale, agendo in nome del figlio minorenne Carlo IX (1550-1574; re di Francia dal 1560), per il quale esercitò la reggenza fino al 1563, succeduto al defunto fratello Francesco II, di cui sopra, si accostò ai Borboni, liberando il principe di Condé, nominando Antonio di Navarra Luogotenente del Regno e concedendo agli Ugonotti libertà di culto fuori dalle città (Editto di San Germano, gennaio 1562). Allora, dopo tentativi di congiure e stragi, cominciarono le vere e proprie guerre con gli interventi di Filippo II (1527-1598; re di Spagna dal 1556), che, d'accordo con il papa Pio V (1504-1572; pontefice dal 1566), mandò truppe italiane e spagnole a sostegno dei cattolici, mentre Elisabetta I d'Inghilterra (1533-1603; regina dal 1558) mandava aiuti ai protestanti. Parvero tornare i giorni torbidi e foschi della "Guerra dei Cento Anni", specialmente quando, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572, fu perpetrata, a Parigi, la strage in massa degli Ugonotti e dei loro principali capi, convenuti nella capitale per le nozze di Enrico di Borbone con Margherita, sorella del re. Tale matrimonio pareva suggellare la prevalenza dei Borboni e degli Ugonotti, donde la reazione dei Guisa e dei cattolici, consentita, se non provocata, da Carlo IX e dalla madre, e rimasta tristemente famosa nella storia con il nome di "Strage degli Ugonotti" o "Strage della notte di San Bartolomeo".

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Un convegno su fede, laicità e razionalità (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 21-04-2008)

Argomenti: Laicita'

VENERDI' 18 Un convegno su fede, laicità e razionalità Prosegue venerdì 18 aprile al Teatro Vittoria, via Gramsci 4, il convegno "Laicità della ragione, razionalità della fede?" promosso dal Centro Evangelico di Cultura "Arturo Pascal", dal Centro per la Riforma dello Stato e dal Centro Studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson". Il convegno - che si propone di far dialogare, su un piano scientifico e non polemico, giuristi e politologi con filosofi e teologi intorno alla questione del rapporto tra la religione e lo spazio pubblico del diritto e della società - muove dall'esigenza di riproporre, a fronte della crisi del pluralismo dei valori e al risorgere dei fondamentalismi, il nodo teorico del rapporto tra fede e ragione, nell'intento di contribuire a fare chiarezza sulle loro reciproche relazioni ed elaborare una proposta in grado di preservare l'autonomia di entrambe. Laici, cattolici e protestanti, i relatori - Gustavo Zagrebelsky, Mario Tronti, Piero Coda, Oreste Aime, Sergio Rostagno, Paolo Ricca, Pietro Barcellona, Claudio Ciancio e Fulvio Ferrario, coordinati da Mario Dogliani, Federico Vercellone, Maria Cristina Bartolomei e Ugo Perone - si confronteranno da posizioni diverse intorno alla necessità, manifestata da più parti, di elaborare un nuovo orizzonte normativo per la vita pubblica.

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