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TARTICOLI DEL 17-5-2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (9)
Corteo, mostre e seminariè il giorno del "Pride
Laico" ( da "Secolo XIX, Il"
del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: altra Genova: quella laica, atea, dei diritti, delle libertà della persona e quella di chi - cattolico o diversamente credente - non intende vivere in un Paese che imponga per legge una morale religiosa". Il Buridda si scaglia contro "l'offensiva contro la donna e la legge 194, la negazione dei diritti delle coppie omosessuali,
DoN
gallo: <I suoi valorisono il futuro per i giovani>
( da "Secolo
XIX, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nella Comunità di San Benedetto al Porto che accoglie il rocker come un messia laico, un fratello che arriva dove gli altri non possono. Vasco sorride, sorpreso dall'irruenza del suo prete-guerrigliero, ma gratificato dalle sue osservazioni: "Prima del G8, nel 2001, Mario Monicelli mi chiese: riusciremo a sradicare l'assenza di cultura nelle nuove generazioni?
Famiglia
e povertàle emergenze del Papa ( da "Secolo XIX, Il"
del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
a cominciare
dai problemi del confronto con il mondo laico. Così, mentre il Papa visiterà
Savona e i cattolici genovesi attenderanno il suo arrivo nel capoluogo, oggi
alle
Savona,
quasi un blitz per ventimila - lucia marchio
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Trecento giovani volontari che provengono perlopiù dagli scout, dall'Azione cattolica, dal Centro sportivo italiano ma anche da enti laici come il Coni e comuni cittadini cureranno l'assistenza fuori e dentro la piazza, dando indicazioni e aiutando i disabili e fornendo il "kit del pellegrino", una borsa con acqua e salviette.
Attesi
in tremila per il pride laico ( da "Repubblica, La"
del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: occasione in cui viene esaltato e enfatizzato da parte della Chiesa cattolica il primato pontificio". Per oggi, i promotori del "Pride laico" aspettano circa tremila persone. Sarà una sfilata gioiosa, assicurano gli organizzatori, "per i diritti, le libertà e contro l'integralismo", e molti striscioni punteranno sulla difesa della legge 194.
"parla
al cervello e non al cuore ma non è un papa chiuso" - costantino malatto
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: A parte qualche "nicchia", non c'è una tv cattolica. Ci vorrebbe un gruppo di laici che si associasse per dare vita a una rete televisiva che desse voce alla Chiesa". è così importante la televisione anche per la religione? "Credo che se S. Paolo rinascesse non scriverebbe più lettere, ma metterebbe su una catena televisiva.
ANCORA
SULL'8 PER MILLE CARITÀ E AIUTI DI STATO
( da "Corriere
della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Chiede ai suoi contribuenti se intendono destinare volontariamente una percentuale dei loro redditi alla Chiesa di cui sono fedeli e trasferisce la somma al destinatario. In Italia invece l'8 per mille è sottratto al gettito fiscale: una formula che è considerata da qualcuno un "aiuto di Stato" e che molti considerano incompatibile con le caratteristiche di uno Stato laico.
Le
inconfessabili verità umane ( da "Manifesto, Il"
del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: porta in scena un laico dramma familiare in "Le conte de Noël". Un film dickensianamente scorretto, dove malattia, segreti e dolori inchiodano le coscienze di tutti. Ma in Croisette passa anche, fuori competizione, il serial killer metropolitano del sudcoreano Na Hong-Jin Roberto Silvestri Cannes Arnaud Desplechin è un narratore radicale,
CITTA'
DEL VATICANO - Discorso plurilingue, in italiano, francese, inglese e tedesco,
p ( da "Messaggero, Il"
del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: vi sono parecchie polemiche da parte dei radicali e del movimento della sinistra critica che, per oggi, ha organizzato il 'pride laico'. Obiettivo: protestare "contro l'integralismo ed il fondamentalismo cattolici; per la libera autodeterminazione delle donne e la difesa della legge 194". Quello in Liguria è l'ottavo viaggio italiano del pontificato, il primo in Italia del 2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
La visita del
pontefice Alle
( da "Secolo XIX, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
DoN gallo: "I
suoi valorisono il futuro per i giovani" l'incontro UN ABBRACCIO festoso e
una stilettata al potere temporale della Chiesa: "Ecco il mio Papa del
rock" dice commosso don Gallo, nella Comunità di San
Benedetto al Porto che accoglie il rocker come un messia laico, un fratello che
arriva dove gli altri non possono. Vasco sorride, sorpreso dall'irruenza del
suo prete-guerrigliero, ma gratificato dalle sue osservazioni: "Prima del
G8, nel 2001, Mario Monicelli mi chiese: riusciremo a sradicare l'assenza di
cultura nelle nuove generazioni? E io gli ho risposto: perché non
ascolti "La fine del millennio" di Vasco Rossi? Lì dentro ci sono
tutte le risposte". Don Gallo, che compirà 80 anni il prossimo 18 luglio,
è come un uccellino smagrito, ma ha ancora la forza di attaccare "ogni tipo
di potere, compreso quello ecclesiastico, quando non è vicino alle persone più
indifese". E Vasco? "Lui sì che fa incontrare tutti, li fa
festeggiare e cantare, alla fine di ogni suo concerto c'è una vera liberazione.
La gente mi chiede con rispetto: "Sei amico di Vasco? Allora conti
qualcosa". Non gli importa del fatto che sia cattolico, ma che sia intimo
di qualcuno che li aiuta". Mentre i ragazzi della comunità circondano
Vasco, don Gallo ricorda, senza troppe cerimonie né cautele, che "la gente
deve condividere un diritto al piacere che la nostra Chiesa continua a negare:
questa è la mia evangelizzazione, il diritto alla non sofferenza. Quello
intorno a Vasco" dice, con una t-shirt verde e la scritta
"Legalize" di tono anti-proibizionistico presa a uno show del rocker
"è un movimento di spiritualità, ciascuno poi faccia le sue scelte. La
religione non deve essere oppio e addormentare le coscienze? Questa musica e
questa gioia intorno a Vasco non addormenta nessuno". Poi racconta una
storia africana: ""Da cosa vi accorgete di vedere ogni giorno la
luce?" chiede il maestro in un villaggio. Qualcuno dice: da come riconosco
i colori. Qualcuno altro: da come riconosco un ulivo da un fico. E il maestro:
"No, vi accorgete della luce dal modo in cui riconoscete un vostro fratello
nell'uomo che vi viene incontro"". Vasco ascolta: "Sei tu che
sei speciale, non io". Ed è sincero. E il piccolo prete sembra un gigante.
R. T. 17/05/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
BENEDETTO XVI In
liguria La visita di Ratzinger a Savona e Genova in un momento
"difficile"per la Chiesa. Sull'eventoil rischio della pioggia.
Protesta del "Pride laico" ALLE 16,20, quando al Cristoforo Colombo
atterrerà l'aereo di Benedetto XVI, avrà inizio una visita attesa e un po'
temuta, minacciata da uno spettro destinato a dissolversi o concretizzarsi in
queste ore: la pioggia che potrebbe avere un effetto devastante sull'andamento
di un programma fittissimo, nel quale gli appuntamenti si incastrano l'uno con
l'altro come ingranaggi di un orologio. Gli ultimissimi bollettini della
Protezione civile (che d'ora in poi si susseguiranno ogni quattro ore) sono tutt'altro
che incoraggianti. E i ritardi inevitabili, se pioggia e vento impedissero
l'uso dell'elicottero, avrebbero un effetto a catena dall'effetto difficilmente
prevedibile, tra disagi per i fedeli ma anche per chiunque si troverà suo
malgrado coinvolto nelle eventuali chiusure "a singhiozzo" delle
autostrade. La prima tappa del viaggio in Liguria sarà quella savonese, quattro
ore intensissime dal santuario di Nostra Signora della Misericordia a piazza
del Popolo per la messa e l'incontro con la città. Poi il trasferimento alla
Guardia, da dove domani prenderà il via la giornata genovese del pontefice. Ed
è una doppia visita che porta la Liguria sotto i riflettori dei mass media, a
cominciare dall'organo ufficiale della Santa Sede. Ogni Papa, quando prende
posizione, si rivolge a tutti i cattolici, una
comunità diffusa da un continente all'altro. Ma le visite del pontefice alle
comunità locali (centellinate da Papa Ratzinger) servono prima di tutto a
parlare ai fedeli di una città e di una regione, con i loro problemi e le loro
specificità. Così, un'intervista al vescovo di Savona-Noli Vittorio Lupi
(pubblicata ieri dall'Osservatore romano) è un messaggio lanciato nello stesso
tempo ai fedeli di una città ("Per confermare nella fede - scrive il quotidiano
- una comunità viva e vivace che ha dato alla Chiesa due Pontefici: Sisto IV e
Giulio II") e oltre i confini della Liguria. Il vescovo Lupi parla di
"un momento molto difficile per il suo pontificato e per la Chiesa
tutta". E, prosegue, "il Papa viene a visitare questa nostra Chiesa,
inserita nel mondo di oggi partecipe della cultura del mondo occidentale, con
gli stessi problemi, le stesse difficoltà e le stesse realtà di molte altre
Chiese locali. Le difficoltà non mancano: la vita di famiglia, con la fatica
del rapporto tra i coniugi e dell'educazione dei figli; le numerose forme di
povertà e di emarginazione; l'alta età media dei nostri sacerdoti, pur se molto
vicini alla gente, particolarmente sensibili alle nuove emergenze di carità e
molto preparati culturalmente; la necessità di nuove vocazioni; l'indifferenza
religiosa che si è fatta più grande in questi ultimi anni e, di pari passo, la
partecipazione numerica alle celebrazioni liturgiche più scarsa". Problemi
di una comunità locale, quella savonese, che vive le stesse difficoltà di molte
altre realtà, a cominciare dai problemi del confronto con
il mondo laico. Così, mentre il Papa visiterà Savona e i cattolici genovesi attenderanno il suo arrivo nel capoluogo, oggi alle
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina X - Genova
Prima tappa nel pomeriggio: arrivo alle 16.45, poi la messa in piazza del
Popolo Savona, quasi un blitz per ventimila Trecento volontari per assistere i
fedeli, previsioni del tempo avverse, confermata la rinuncia all'elicottero
LUCIA MARCHIO lucia marchiò I manifesti bianchi e azzurrini con l'effigie di
Papa Benedetto XVI sono in ogni dove: sui muri, nel viale che dalla provinciale
congiunge Santuario a Savona, corso Ricci. Le bandiere gialle della Città del
Vaticano sovrastano, in segno di benvenuto, sulla facciata del palazzo comunale
come pure sulla caratteristica Torretta all'imbocco del Porto, presso il
Monumento ai Caduti in piazza Mameli e al Santuario di N.S. di Misericordia.
Una nota di moderato colore in mezzo al grigio e ai nuvoloni che in questi
giorni funestano l'arrivo del Santo Padre e per i quali scatteranno oggi
prescrizioni e piani di emergenza. La minaccia del maltempo porta infatti in
auge il "piano 2" predisposto dalle Forze dell'Ordine, che prevede
l'arrivo del Papa a Santuario non più in elicottero bensì in auto da Genova,
forse chiudendo a scagli oni la A10 oppure dirottando l'elicottero a Savona con
trasporto in auto sino a Santuario. Qui alle 16.45 Ratzinger pregherà in forma
privata nella cripta ove nel 1815 Pio VII incoronò l'effigie di Maria. Il
momento sarà visibile grazie a un maxi schermo posto in esterna. Il Pontefice,
che si tratterrà a Savona tre ore e mezza circa, sarà portato in Papamobile,
con un corteo di 15 auto, in Piazza del Popolo attraversando corso Ricci. Alle
17.45 avrà inizio in piazza del Popolo la solenne Eucaristia, che si concluderà
dopo circa due ore, officiata nella solennità della Santissima Trinità, come
prevede il calendario liturgico. La Messa sarà arricchita da un'animazione
musicale, con 450 coristi e 20 orchestrali. Piazza del Popolo sarà adattata
come una grande navata attraversata da un corridoio centrale e altri laterali,
che Benedetto XVI percorrerà in Papamobile per il rituale della benedizione. Ai
piedi del palco, lateralmente, gli spazi per le autorità, i disabili, il clero,
i cori, i sacerdoti concelebranti. Per i fedeli sono previsti 20.000 posti, di
cui
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Genova La
manifestazione Un cane in testa al corteo, al mattino confronto a Balbi Attesi
in tremila per il Pride laico Gli evangelici dicono no alla messa del
Pontefice: "Solo immagine" "Laika": un cane di cartapesta
bianco e nero, alto quasi un metro, sarà la mascotte e il simbolo del corteo
del "Pride laico", che muoverà oggi pomeriggio, alle 15.30, da piazza
Montano a Sampierdarena e sfilerà fino a piazza Caricamento. La sosia della
cagnetta spaziale sovietica sarà installata sull'unico carro previsto ? che diffonderà
musica e slogan - in testa alla manifestazione. Se continuano ad arrivare
adesioni al "Pride laico" genovese (anche l'attrice Lella Costa, e da
docenti di università di mezzo mondo, dal Brasile al Canada), ad assottigliare
l'afflusso di partecipanti da altre regioni è la concomitante manifestazione a
Verona (per Nicola Tommasoli, ucciso la notte del primo maggio scorso), cui
andranno anche alcuni gruppi genovesi. L'arrivo del Papa però continua a creare
divisioni, non solo tra i cattolici (un gruppo di
fedeli genovesi ha pubblicato sul web una lettera in cui stigmatizza, della
visita del Pontefice "il prevalere del mito dell'immagine"). Ieri, i
pastori delle chiese aderenti alla federazione delle Chiese evangeliche della
Liguria e Piemonte meridionale e della chiesa evangelica lutrerana hanno
annunciato che non parteciperanno alla Messa in piazza della Vittoria, perché
"il dialogo fra le chiese cristiane può avvenire in luoghi e momenti
opportuni, e non in un'occasione in cui viene esaltato e
enfatizzato da parte della Chiesa cattolica il primato pontificio". Per
oggi, i promotori del "Pride laico" aspettano circa tremila persone.
Sarà una sfilata gioiosa, assicurano gli organizzatori, "per i diritti, le
libertà e contro l'integralismo", e molti striscioni punteranno sulla
difesa della legge 194. E il corteo sarà seguito da una insolita
"coda": gli addetti di un'azienda privata incaricata (per l'arrivo
del Papa) di cancellare doviziosamente tutte le eventuali scritte lasciate dai
manifestanti sui muri. Nella giornata mondiale contro l'omotransfobia, il
"Pride laico" comincerà domattina, nel quartier generale di via Balbi
4 (Facoltà di Lettere): dalle 11 alle 13, nell'aula M si svolgerà la tavola
rotonda "Relativismo culturale e laicità dei saperi", con alcuni
docenti della Facoltà. Dopo il buffet, mostra di manifesti sulla storia
dell'Udi, alle 15 proiezione del film sul "Il caso Calvi", alle 17
reading poetico da Antonin Artaud, alle 18 (raccogliendo partecipanti al
corteo) assemblea pubblica su diritti e laicità dello Stato. Poi, rassegna
musicale. Nel pomeriggio, dalle
( da "Repubblica, La" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Genova
"Parla al cervello e non al cuore ma non è un Papa chiuso" Don
Anfossi: la città mugugna ma è pronta a ascoltare "Non c'è troppa
eccitazione per il suo arrivo, ma questa resta un'occasione" COSTANTINO
MALATTO Che differenza c'è tra Papa Ratzinger e Vasco Rossi? Dal punto di vista
della comunicazione mediatica, praticamente nessuna. Ovviamente si tratta di
due persone e di due realtà e di due significati non confrontabili e non
compatibili. Ma in fondo il meccanismo che domani spingerà i fedeli in piazza
della Vittoria e giovedì prossimo i fans alla Fiera è lo stesso: il bisogno di
toccare e di vedere di persona. Spiega don Franco Anfossi, direttore della
Caritas Diocesana di Genova: "Per vedere il Papa e ascoltarlo bisogna
andare a Roma. Un tempo non c'era alternativa, finché Giovanni XXIII un giorno
non ha detto: voglio andare a ringraziare di persona la Madonna a Loreto.
Santità, il Pontefice non esce dal Vaticano, gli risposero i suoi uomini. E
perché mai? chiese lui. Prese il treno, andò alla Madonna di Loreto e diede il
via alla stagione dei viaggi dei Papi. Ora che il Santo Padre si muove spesso,
per i fedeli la sua visita è comunque una grande occasione per stargli vicino
anche fisicamente". Ma la fede è sensibile anche a questi particolari? "Ascoltare
le parole del Papa o leggerle sono due emozioni diverse. Anni fa ero a Roma in
piazza S. Pietro. Quando Giovanni Paolo II esclamò "Aprite le porte a
Cristo", ricordo di avere sentito nel corpo intero una vibrazione intensa,
diversa dal solito". In che modo il mondo cattolico vive questa visita?
"Se devo dire la verità non ho notato un particolare entusiasmo. C'è
attesa, certo, ci sarà partecipazione. Ma non è scattata l'eccitazione, la
passione". Sarà dovuto anche al personaggio, al fatto che Ratzinger ha più
l'aria dell'intellettuale che del trascinatore di folle? "Non c'è dubbio
che anche questo aspetto giochi un ruolo importante. Benedetto XVI non parla al
cuore delle folle, parla al loro cervello. Questo non significa ovviamente che
Papa Ratzinger non abbia cuore, ma l'impatto con i fedeli è un altro".
Resta il fatto che molte sue posizioni hanno suscitato scalpore. Anche le
ultime affermazioni in difesa del diritto alla vita... "Ma è proprio
perché lui è soprattutto un teologo che deve avere questo coraggio. Purtroppo
il significato delle sue argomentazioni spesso non viene colto oppure viene
frainteso. è sintomatico l'episodio di Regensburg, quando il discorso di
Benedetto XVI fu apprezzato da molti studiosi musulmani e disprezzato dai
fondamentalisti". Certo le doti di comunicatore di Ratzinger non sono
paragonabili a quelle di Wojtyla. "Forse è la Chiesa che non ha ancora la
capacità di comunicare. Per esempio non usa il mezzo televisivo, il più
impattante. A parte qualche "nicchia", non c'è
una tv cattolica. Ci vorrebbe un gruppo di laici che si associasse per dare
vita a una rete televisiva che desse voce alla Chiesa". è così importante
la televisione anche per la religione? "Credo che se S. Paolo rinascesse
non scriverebbe più lettere, ma metterebbe su una catena televisiva.
Detto questo, Papa Ratzinger per le sue caratteristiche ha un grande compito:
quello di seminare. è un Pontefice capace di far convivere insieme ragione e
fede, dunque ad annunciare la "vera" verità, che è fatta appunto di
fede e ragione insieme". Ma, aldilà delle scelte etiche, anche certe sue
posizioni hanno provocato perplessità pure nel mondo cattolico, per esempio il
sostegno alla messa in latino. "La messa in latino non è in discussione,
la questione è quella del rito antico. Io ho imparato a officiare con quello,
all'inizio degli anni Sessanta. Ma era una teologia vecchia. Di fronte ad
alcune sollecitazioni, il Papa ha lasciato la possibilità di ricorrere a questo
rito. Ma qui a Genova non c'è stato quasi
seguito". Che città trova Benedetto XVI nel suo viaggio a Genova?
"Una città sulla soglia di una porta aperta. Che sta a guardare quello che
succede, pronta però a muoversi. C'è ancora insicurezza sul futuro: ci sono
alcune cose che si muovono, ma non si può dire se avranno seguito".
L'enciclica del Papa "Spes salvi" parla di speranza. Ce n'è anche per
Genova? "Credo proprio di sì. La storia di Genova ha visto momenti
difficilissimi, ma poi i genovesi si sono sempre mostrati decisi. Magari
mugugnano, ma poi si rimboccano le maniche e si danno da fare. Succederà così
anche stavolta".
( da "Corriere della Sera" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-17 num: - pag: 37
categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano ANCORA SULL'8 PER MILLE CARITà E
AIUTI DI STATO L'8 per mille viene assegnato calcolando l'intera massa dei
contribuenti nonostante l'80 per cento degli stessi non si esprima mai sulla
sua destinazione. La Chiesa cattolica e gli altri beneficiari si appropriano
proporzionalmente di tutta la massa nonostante la piccola quantità
assolutamente minoritaria delle indicazioni esplicite. Se la percentuale della
Chiesa cattolica è il 70 per cento del 20 per cento dei contribuenti, diventa
automaticamente il 70 per cento di tutti i contribuenti. Inoltre l'uso dell'8
per mille viene comunicato dalla Chiesa. Non esiste alcuna certificazione di
una società di certificazione o di un organismo di controllo pur trattandosi di
somme enormi (miliardi di euro). Pietro Ancona pietroancona@tin.it Caro Ancona,
A vevo promesso che sarei ritornato sull'argomento e la sua lettera me ne offre
l'occasione. Premetto che i suoi dati non sono del tutto esatti. La
ripartizione delle somme fra i beneficiari dell'8 per mille avviene con il
ritardo di alcuni anni, ma la Conferenza episcopale può contare ogni anno su
una somma "a valere sull'anticipo dell'8 per mille Irpef", che è
stata per i redditi del 2006, salvo errore, di 929.942.977,17 euro. La somma è
stata così ripartita: 335.932.000 euro per il sostentamento del clero,
399.010.977,17 per le esigenze di culto della popolazione, 195.000.000 per gli
interventi caritativi in Italia e nel Terzo mondo. è stato
osservato criticamente che la percentuale della somma destinata al Terzo mondo
è relativamente modesta e che gran parte del denaro rimane in Italia. Ma è
comprensibile, a mio avviso, che la Cei pensi anzitutto alle esigenze della
Chiesa italiana e alla sua missione nel Paese della propria
"giurisdizione". Suppongo che le altre conferenze episcopali
utilizzino le somme di cui dispongono con gli stessi criteri. Aggiungo che personalmente
non ho alcun dubbio sul modo in cui la Cei, complessivamente, utilizza il
denaro. Credo che i suoi sacerdoti e le sue opere facciano un buon lavoro
soprattutto sul piano assistenziale. Il vero problema, su cui è permesso avere
qualche dubbio, è il criterio di ripartizione del contributo che lo Stato
italiano ha deciso di applicare. Gli italiani che indicano espressamente il
beneficiario dell'8 per mille rappresentano una percentuale che è stata in
questi anni, secondo l'Agenzia delle entrate, di poco superiore al 40% del
totale dei contribuenti. Fra questi la maggioranza (quasi il 90%) sceglie la
Chiesa cattolica, mentre gli altri preferiscono indicare nell'ordine lo Stato,
la Chiesa evangelica valdese, l'Unione delle comunità ebraiche italiane, la
Chiesa evangelica luterana, le Assemblee di Dio, l'Unione italiana delle chiese
cristiane avventiste. La logica vorrebbe che la Cei ricevesse il 90% dell'8 per
mille prelevato sui redditi di coloro che hanno fatto una scelta. Ma lo Stato
italiano ha deciso di applicare la percentuale di ripartizione anche a coloro
che non hanno scelto. è un criterio generoso da cui traggono vantaggio anche i
beneficiari minori. Ma in un Paese dove la grande maggioranza è cattolica, è la
Chiesa, naturalmente, che riceve il beneficio maggiore. Non è tutto. In altri
Paesi (la Germania per esempio) lo Stato è soltanto un ufficiale pagatore. Chiede ai suoi contribuenti se intendono destinare
volontariamente una percentuale dei loro redditi alla Chiesa di cui sono fedeli
e trasferisce la somma al destinatario. In Italia invece l'8 per mille è
sottratto al gettito fiscale: una formula che è considerata da qualcuno un
"aiuto di Stato" e che molti considerano incompatibile con le
caratteristiche di uno Stato laico.
( da "Manifesto, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Il francese Arnaud
Desplechin, in concorso, porta in scena un laico dramma
familiare in "Le conte de Noël". Un film dickensianamente scorretto,
dove malattia, segreti e dolori inchiodano le coscienze di tutti. Ma in
Croisette passa anche, fuori competizione, il serial killer metropolitano del
sudcoreano Na Hong-Jin Roberto Silvestri Cannes Arnaud Desplechin è un
narratore radicale, denso e speciale perché le sue configurazioni
spaziali e temporali, non facili da amare, sono sempre sovraccariche di segni
espliciti, legami segreti o angoscianti vuoti. Attraverso questa tecnica
idraulica di "pittura vivente" richiama dentro lo schermo voci e
immagini "da fuori", dal fuori campo, dalla memoria dei personaggi o
dal semiconscio della ricezione, per svuotare o per riempire o per contestare
le sue forme. È come se il suo cinema ci mettesse davanti al naso le tre o
quattro cose della nostra vita cui spesso vogliamo sfuggire, invitandoci, per
una volta, almeno in una sala buia, a un gesto di coraggio e di responsabilità,
invece che d'evasione. Questa volta è, oltretutto, sostenuto da una ritmica,
cioè da una colonna sonora inebriante e inquietante (Grégoire Hetzel dedica il
suo sountrack, esplicitamente, a Charlie Mingus compositore), che spesso invade
come un virus, copre del tutto ma raddoppia l'effetto armonico e pulsionale di
un tessuto visuale già così complesso. Insomma chi non ama questo cinema ha
qualcosa da nascondere di brutto, ha paura del lupo cattivo che ulula nel
sottoscala... È come se il regista Desplechin strumentalizzasse la tecnica
della confessione cattolica, del luogo buio dove la coscienza si agita nel
liquido amniotico della biopolitica senza rete, in cerca di requie, per
rafforzare quegli ammonimenti morali tipici dei pastori cristiani protestanti,
sempre ben nascosti dietro e dentro i film d'evasione hollywoodiani di una
volta. Fabbricando una nuova, strana classicità a venire. Migliorando via via e
giunto ormai al settimo film senza mostrare "complessi" di sorta,
anzi capace di gareggiare con analoghe ambiziose imprese (di Chéreau, di
Bergman) Desplechin guida con maestria un cast di superstelle transalpine fino
dentro a casa sua (e ci sono Hippolyte Girardot, Emmanuelle Devos e Chiara
Mastroianni...). Trascinandole tutte, al massimo della forma, sul lastricato,
scomodo e polveroso, coraggioso e perfino mortale, di un dramma familiare laico
non privo di salite e di "muri di Grammont". In un'avventurosa e
folta fuga da Parigi a Roubaix. "Un gruppo solo al comando", era ora,
in un periodo di pericolosi e solisti "piccoli Cesari"... Una corsa
da fermi, però, perché il film si svolge quasi interamente in una agiata
magione, e nel momento della sua massima vitalità e splendore, a Natale.
L'attimo magico nel quale esplode, in una famiglia, che è il pilastro per
antonomasia di una società così guasta, tutta la sua angoscia esiziale, e la
psicosi autodistruttiva. Film intimo e feroce fino all'autobiografia (il
penultimo film di Desplechin, L'aimé, era non a caso un documentario sulla sua
casa e i suoi genitori), corale e dickensianamente scorretto, ottimo contributo
francese al concorso di Cannes, Un conte de Noël, è proprio ambientato nella
località nordica dove Desplechin è nato, a Roubaix, e dei cui abitanti Adriano
Dezan ha per anni ha spiegato, in diretta tv, pietra su pietra, l'eroica
"folle" combattività, sincerità e determinazione. Non si può barare
correndo con la bicicletta su quei lastricati a pavé, ci si rompe spesso la
testa, come capitava a Jean Robic, proprio come non si può barare davanti a una
malattia genetica, fatale e rarissima. Che colpisce, e per ben due volte, la
ramificata famiglia borghese di Abel Vuillard, il patriarca (Jean-Paul
Roussillon), e Junon, la giunonica e più giovane moglie e "papessa"
(Catherine Deneuve), che chiama attorno all'albero, al presepe e alla messa,
figli, figliastri e nipotini, quasi tutti originali, eccentrici e pazzoidi come
loro due. Per esempio il figlioccio di Junon, Simon, un pittore innamorato di
Renoir quanto di Sylvie, la moglie del cugino Ivan, ma che a lei non lo ha mai
detto, rovinando così due vite, non la sua solamente... Tanti anni prima il
secondogenito Joseph a sette anni, era morto perché nessuno in famiglia aveva
il midollo osseo compatibile per un "trapianto della speranza".
Nemmeno Henri (Matthieu Amalric), concepito di malumore proprio e solo per
quella biologica e chirurgica urgenza. Non sarà mai amato, anzi esplicitamente
sempre odiato, Henri. E verrà emarginato e bandito per molti anni,
approfittando di una sua bancarotta forse fraudolenta, dalla spocchiosa sorella
Elizabeth, eternamente triste e dall'incurabile dolore, che mai lo ha perdonato
per la sua esplicita, "banalissima inutilità" anche se è nel
frattempo diventata drammaturga di successo. Ivan, il loro terzo fratello, più
bello e affascinante, più fortunato e normale, addirittura deejay, ha messo al
mondo con Silvie due bei figli biondi e ariani, ma un po'
"dannati"... Ora che proprio Junon si trova nella stessa situazione
di dover combattere una quasi imbattibile leucemia attraverso un trapianto di
midollo osseo e solo Henri e il nipotino Paul (il figlio della spietata Elizabeth)
possono aiutarla, ma il più piccolo rischiando la vita, che succederà nella tre
giorni di casa Vuillard? Il cacciatore, fuori competizione, sezione ufficiale,
è un thriller metropolitano, filone serial killer, opera prima dall'ordinario
quoziente gore, del sudcoreano Na Hong-Jin. Che però spreca due idee originali
sul tavolo di una partita "suspense" dalle carte truccate (le
concatenazioni logiche dell'azione sono ingenue, e alcune eresie di movimento
dei protagonisti irritanti). Ma le due novità sono davvero strane. La prima è
controcorrente (pensiamo, per esempio, a Gomorra): cioè spingere tutto
l'elaborato meccanismo di genere fuori alla carreggiata, farlo deragliare, come
se atterrisse più l'horror maggiore della Triade politici-poliziotti-media.
Come dire: fatemi solo domande politiche e vi dirò che il sindaco di Seul,
riempito di merda autentica da un oppositore fanatico, quella merda se la
meritava tutta davvero. Seconda novità. Il serial killer, davvero fuori di
testa, è uno scultore, devoto artista cattolico ossessionato dai chiodi della
croce di Cristo. Ed è così che uccide i suoi dodici "apostoli", di
cui dieci prostitute che, impotente non potrà mai avere (il viagra in quegli
ambienti è tabù), in una sorta di rito sacrificale populista, di
identificazione dei corpi dei derelitti assoluti in corpi di Cristo.
( da "Messaggero, Il" del 17-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Di FRANCA
GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - Discorso plurilingue, in italiano, francese,
inglese e tedesco, per ribadire ancora una volta "no" alle coppie
gay, ma anche per far arrivare a tutti i governi europei una richiesta:
sostenere maggiormente le famiglie. Benedetto XVI nell'arco di pochi giorni è
tornato a parlare di famiglia, tema che evidentemente gli sta a cuore e che in
questi tre anni di pontificato è stato al centro di
centinaia di interventi. Nella Sala Clementina ai 200 rappresentanti del Forum
delle associazioni familiari e della Federazione europea delle associazioni
familiari cattoliche - una rete piuttosto attiva in diversi paesi dell'Unione
contro l'indebolimento dell'istituto giuridico del matrimonio - ha ripetuto che
si può parlare di famiglia solo tra due individui di sesso opposto.
"L'unione di vita e di amore, basata sul matrimonio tra un uomo e una
donna, che costituisce la famiglia, rappresenta un insostituibile bene per l'intera
società, da non confondere né equiparare ad altri tipi di unione". Papa
Ratzinger ha ricevuto il Forum in occasione dell'annuale celebrazione della
Giornata Internazionale della Famiglia e all'indomani della presentazione di
oltre un milione di firme al Quirinale per la petizione "Un fisco a misura
di Famiglia". Il Papa non ha mancato di celebrare il 40esimo anniversario
dell'Enciclica Humanae vitae ed il 25esimo di promulgazione della Carta dei
diritti della Famiglia. Due testi fondamentali. "Il primo ribadisce con
forza, andando coraggiosamente controcorrente rispetto alla cultura dominante,
la qualità dell'amore degli sposi - ha osservato - non manipolato dall'egoismo
e aperto alla vita, il secondo pone in evidenza quei diritti inalienabili che permettono
alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, di essere la
culla naturale della vita umana". Sulla Carta dei diritti della Famiglia,
indirizzata principalmente ai governi, si è soffermato in modo particolare
mettendo in evidenza il fatto che costituisce un "modello e un punto di
riferimento per l'elaborazione di un'adeguata legislazione politica della
famiglia". Quanto ai politici dovrebbero ispirarsi a questo testo prima di
legiferare. Subito dopo l'udienza al Forum delle associazioni Familiari ha dato
il benvenuto in Vaticano ai vescovi thailandesi. Davanti a loro ha condannato
lo "sfruttamento di esseri umani, in particolare di donne e bambini"
costretti a prostituirsi dopo essere venduti come schiavi. Alla base del triste
fenomeno, strenuamente contrastato dall'episcopato, ha
detto, c'è la povertà e l'ignoranza. Per oggi, invece, niente udienze.
Benedetto XVI si trova in Liguria per una visita pastorale. La sua prima meta è
Savona dove potrà osservare da vicino le stanze in cui fu tenuto prigioniero da
Napoleone, Pio VII, al secolo Gregorio Luigi Barnaba Chiaromonti (1809-1812),
incarcerato per non avere ceduto al tentativo di Bonaparte di controllare la
Chiesa. Domani, invece, sarà a Genova. Lì visiterà il santuario della Madonna
della Guardia, simbolo di Genova, ma anche l'ospedale pediatrico Gaslini,
infine in piazza del Popolo dirà messa anche se già vi sono
parecchie polemiche da parte dei radicali e del movimento della sinistra
critica che, per oggi, ha organizzato il 'pride laico'. Obiettivo: protestare
"contro l'integralismo ed il fondamentalismo cattolici; per la
libera autodeterminazione delle donne e la difesa della legge 194". Quello
in Liguria è l'ottavo viaggio italiano del pontificato, il primo in Italia del
2008.