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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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Dario
mi sembra Prodi ( da "EUROPA ON-LINE"
del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
di cui quasi
ci si vergognava) propri della sinistra laica e cattolica. Riconducendo il
riformismo alla sua radice etimologica, che ne esalta l?ambizione a cambiare la
società e la distribuzione in essa di risorse e potere. Come si diceva,
trattasi di tre correzioni decisive. A dare compiutezza a un nuovo indirizzo
politico ne mancano almeno due.
Fratelli-coltelli
in Vaticano ( da "EUROPA ON-LINE"
del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cosa per noi
laici assai più penosa, insieme al duce del fascismo seppellì anche la laicità
dello stato italiano: in ciò d?accordo con papa Ratti, che, erede della
tradizione di Leone XIII, avrebbe ricercato la conciliazione con l?Italia non
attraverso leggi italiane, tipo la Legge delle Guarentigie proposta dai governi
liberali,
Preti
contro preti. A colpi di stampa ( da "EUROPA ON-LINE"
del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
attenzioni
anche allo scisma sommerso che riguarda milioni e milioni di laici. Se qualche
migliaia di religiosi lefebvriani hanno tale improtanza ai suoi occhi, quanto
più ne dovrebbero avere gli innumerevoli laici cristiani che si sentono lontani
da una Chiesa spesso troppo rigida e fredda (si pensi per fare solo un esempio
ai divorziati risposati cui vengono negati i sacramenti)».
Dell'illuminismo
si riparla costantemente, perché giustamente si ritiene che senza di esso...
( da "Stampa,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sotto questo
nome una base filosofica per quella cultura laica che faticava allora ad
affermarsi tra gli opposti dogmatismi della tradizione cattolica e
dell'ortodossia marxista. Ora la ristampa, per le edizioni Marte di Salerno, a
cura di G. Cantillo e A. Donise, della prima opera di Abbagnano (che appunto a
Salerno era nato nel 1901) dedicata a Le sorgenti irrazionali del pensiero,
Don
Ciotti: "Preti, più coraggio"
( da "Stampa,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Chiese e
movimenti cattolici siano aperti e disponibili 24 ore su 24, con preti e laici
che coinvolgano e sappiano ascoltare i fedeli, le persone che hanno bisogno»,
ha esortato l'animatore dell'Arsenale della Pace. Restituire forza, incisività
al messaggio cristiano?
berlusconi:
"no alle correnti" an difende fini dagli attacchi - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
soddisfatto
per il chiarimento del premier, si mostra baldanzoso: «Il confronto fra laici e
cattolici nel Pdl non può risolversi nei laici che dicono che la Chiesa ha
sempre ragione. Soprattutto di fronte a una Chiesa così divisiva come quella di
Papa Ratzinger». Intanto nel Pdl tengono banco gli attacchi a Fini sul blog di
Forza Italia.
<Sì
a libertà di coscienza ma no all'eutanasia>
( da "Tempo,
Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
rispetto per
le posizioni di tutti ma i gruppi del Pdl continueranno a difendere la
posizione che il governo ha assunto negli ultimi giorni di Eluana». Anche il
ministro Sacconi, parlando a Trento, ricorda la vicenda Englaro: «Guai a noi se
non avessimo fatto quelle scelte. Avremmo riprodotto la distinzione tra laici e
cattolici».
<Berlusconi
l'ha sparata Ma Dario è veramente un catto-comunista>
( da "Riformista,
Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Che lo
scontro politico su temi come ad esempio il testamento biologico veda da una
parte schierati i cattolici "progressisti" (categoria ad uso dei
vaticanisti) alleati con i laici contro i cattolici "tradizionalisti"
alleati con i laici devoti, e si radicalizzi in uno scontro intra-ecclesiale in
chiave anti-ratzingeriana. Non le sembra troppo?
Il
problema sollevato dal Papa non è una questione di Curia
( da "Riformista,
Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il problema
sollevato dal Papa non è una questione di Curia segue dalla prima pagina Sono
un fedele, un cattolico laico, con la mia dose quotidiana di peccati per i
quali chiedo perdono alla Chiesa e non pretendo che la Chiesa e Gesù Cristo si
scusino con me perché io le sono infedele, ma in questi giorni - scusate il
desiderio - vorrei essere un vescovo.
Una
lettera indirizzata anche a me ( da "Riformista, Il"
del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
accordo con
Garelli quando scrive che «la Chiesa cattolica non è sondaggio-dipendente come
lo sono invece le forze politiche e le reti tv» e che «non è che il Papa debba
bucare il video a tutti i costi». (Al riguardo ricordo un aneddoto che mi è
stato raccontato. Non ho mai potuto verificare se sia vero, ma lo ritengo molto
verosimile.
È
curioso che Silvio Berlusconi e Dario Franceschini abbiano reciprocamente
usato, per insultarsi, un prefisso di area comune
( da "Riformista,
Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sembrerebbero
due affermazioni impregnate di laicismo e anticlericalismo. Ma niente di tutto
questo: Berlusconi ha sposato la linea della Chiesa sulla Englaro e
Franceschini è pur sempre ex Dc. Semplicemente, dagli opposti estremismi, siamo
passati agli opposti, estremi, centrismi. 15/03/2009
I
tempi della campagna elettorale per il rinnovo del presidente della Regione
Lazio sono lontani ma ... ( da "Messaggero, Il"
del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolico ma
alla testa di battaglie laiche, come quella sul testamento biologico, ma
soprattutto tecnico di un settore che tanti problemi ha dato nella gestione
della Regione, ovvero quello della sanità, un tema cruciale in campagna
elettorale e non solo.
ROMA
- Il testo Calabrò, ha scritto il sottosegretario Alfredo Mantovano su ...
( da "Messaggero,
Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La linea fin
qui seguita dal centrodestra ha consentito di aprire fratture tra cattolici e
laici del Pd. Una virata a favore dei tradizionalisti avrebbe invece l'effetto
di ricompattare il Pd sul voto contrario. «Manterremo questo equilibrio tra
libertà di cura e diritto alla vita, tra il no all'eutanasia e il no
all'accanimento terapeutico» assicura Gaetano Quagliariello.
I
prodiani tifano Dario: non è superbo
( da "Corriere
della Sera" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
di questioni
sociali e solidaristiche (di cui quasi ci si vergognava) proprie della sinistra
laica e cattolica». Dario come Romano? Un'enormità solo a pensarlo, fino a
qualche settimana fa. Lo stesso Monaco è quasi intimorito dal proprio ardire:
«Sia chiaro: la mia è un'apertura di credito condizionata, vedremo le prossime
mosse di Dario».
L'indennità
Sacconi con enfasi: ai co.co.co. senza lavoro raddoppiata l'idennità,(...
( da "Unita,
L'" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Quelli che
credono di offendere i cattolici progressisti, laici ed illuminati, definendoli
cattocomunisti, sono proprio clericomassonborbonfascisti ! Giancarlo Ruggieri
(Reggio Emilia) i petrolieri Perché non incalziamo le Compagnie petrolifere e
le Assicurazioni per i loro prezzi e tariffe?
Election
day, cartolina Pd al premier. L'Italia risparmia 460 milioni
( da "Unita,
L'" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici, suonano old style e totalmente incomprensibili. È per questo che
applaudono di più quando Franceschini si rivolge direttamente a loro,
esortandoli ad una militanza politica senza divisioni interne: «Non declinate
la vostra appartenenza in base al nome di un leader o dell'altro,
franceschiniani,
Il
Pdl sarà davvero un partito aperto a tutti
( da "Tempo,
Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
bipolare non
replica la dicotomia laici-cattolici. Il bipolarismo politico non rispecchia
alcun bipolarismo etico. Il pluralismo etico culturale della società italiana
si riflette, in modo pressoché identico, all'interno dell'elettorato del Pdl.
Per questo, io credo che sui temi eticamente sensibili, a partire da quelli
biopolitici, il Pdl non possa scegliere una linea massimalista,
L'ottimismo
della Regione ( da "Foglio, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stata
davvero un grande contenitore, un grande crogiuolo in cui si sono incontrate la
cultura cattolica e quella laica del nostro paese. Ed è da quel crogiuolo che
sono nate le riforme fondamentali che hanno dato forza all?Italia. Dunque, nel
Pantheon del Pdl Sturzo e De Gasperi ci stanno tutti, di diritto.
Biotestamento,
migliaia di emendamenti al ddl ( da "Giornale.it, Il"
del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
avvicinare le
posizioni di laici e cattolici "colmando" quelle che, a suo dire,
sono alcune lacune del testo di Calabrò. La "terza via" di Rutelli
Degli 82 emendamenti a firma singola presentati dai senatori del Pd, 6 portano
la firma di Francesco Rutelli che si prova così a riproporre una "terza
via" per avvicinare le posizioni sul ddl per il testamento biologico.
Fine
vita, migliaia di emendamenti presentati al Senato
( da "Unita,
L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici (secondo i quali l'emendamento non avrebbe dovuto portare la firma
del presidente del gruppo). Alla fine la tela tessuta da Anna Finocchiaro, gli
ex popolari e il segretario Franceschini ha dato i suoi frutti e si è ribadita
«la posizione prevalente» nel partito, dopo lo strappo che si è verificato con
il voto finale in commissione quando il gruppo ha votato in
SE
JAVIER NASCE PER SALVARE IL FRATELLO
( da "Unita,
L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
a causa della
forte opposizione di autorevoli esponenti della Chiesa cattolica, che hanno
definito, forse troppo affrettatamente, l'intervento un esempio di
discriminazione eugenetica. La stampa spagnola laica, nei giorni scorsi, ha scritto
che Andres è vivo malgrado la Chiesa. In Italia il piccolo e generoso Javier
non sarebbe potuto nascere.
biotestamento,
valanga di emendamenti il pd ricuce, il pdl dice no a rutelli - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica». Il
sito di Micromega pubblica un documento della Conferenza episcopale tedesca per
un «testamento biologico cristiano». «La Chiesa cattolica si spacca sulla
bioetica», è il titolo, perché il testo «parla di liceità dell´eutanasia
passiva e indiretta» per una «morte dignitosa», escludendo di fatto solo quella
attiva.
Pioggia
di emendamentisul "testamento biologico"
( da "Secolo
XIX, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sono
egualmente emerse: vari emendamenti sono stati presentati, a titolo personale,
da esponenti del Pd. Francesco Rutelli, ad esempio, ne ha presentati sei, nel
tentativo di trovare una sintesi tra cattolici e laici («La terza via» l'ha
definita) e che puntano a definire il termine "accanimento
terapeutico".
Non
fate politica con la coscienza ( da "EUROPA ON-LINE"
del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e bisognerà
ricordarci tutti che la coscienza di ogni uomo, e quella di ogni singolo
parlamentare laico o cattolico che sia, è ? in senso laico, s?intende ? sacra.
Proprio perché siamo convinti di questo, ci permettiamo di chiedere ai senatori
democratici ancora uno sforzo. La libertà di coscienza, pensiamo, non può
diventare una tattica parlamentare.
Englaro:
il Parlamento rifletta norme fuori dalla Costituzione
( da "Unita,
L'" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Associazione
Per Eluana non è altro che le libertà fondamentali in uno Stato di diritto. Io
ho trovato un clima culturale deserto, ero un randagio. Adesso le persone
stanno prendendo coscienza di vivere in uno Stato laico». Nasce l'Associazione
Per Eluana. Promuoverà cure palliative, informerà dottori, pazienti e politici:
«Troppa disinformazione sul fine vita».
Per
arginare la confusione e disinformazione sul fine vita che hanno raggiunto
l'apice ne... ( da "Unita, L'"
del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Conclude
Beppino: «L'Associazione Per Eluana non è altro che le libertà fondamentali in
uno Stato di diritto. Io ho trovato un clima culturale deserto, ero un
randagio. Adesso le persone stanno prendendo coscienza di vivere in uno Stato
laico».
I
FORI IMPERIALI SARANNO ILLUMINATI PER IL NATALE DI ROMA IERI SERA LUCI ACCESE
NELL'EMICICLO NAPOLEONICO DELLA COLONNA TRAIANA
( da "Messaggero,
Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mercoledì 18
Marzo 2009 Chiudi I FORI IMPERIALI SARANNO ILLUMINATI PER IL NATALE DI ROMA
IERI SERA LUCI ACCESE NELL'EMICICLO NAPOLEONICO DELLA COLONNA TRAIANA
Serra
Club 50 anni di vocazioni ( da "Giornale.it, Il"
del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
si prefigge
il Serra Club, il movimento cattolico che dagli Stati Uniti si è esteso
progressivamente in tutto il mondo. Genova fu la città che nel marzo del 1959,
per opera del Cardinale Giuseppe Siri, fondò il primo club italiano. Venerdì 20
e sabato 21 marzo, presso la sala Quadrivium in piazza S.
Serra
Club, festa nel santuario del Molo per i 50 anni in sostegno dei sacerdoti
( da "Giornale.it,
Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Per poter
iscriversi ad uno dei Serra Club non occorre altro che essere laici cattolici
praticanti, e condividere gli scopi e le regole del Movimento perché, come
sostiene Artiglieri, «il nostro è un laicato impegnato». © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
io
e il grinzane - piergiorgio odifreddi
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolicamente
corrette», ma certo non si sono rivelate evangeliche. Battista mi dice che
dovrei «aver conosciuto nelle mie peregrinazioni di studioso negli Stati Uniti
e in Unione Sovietica la sorte di quegli intellettuali che, strappati dal
recinto delle loro competenze specifiche, si perdono nelle fumisterie del
vaniloquio ideologico e della banalità più corriva»
scuola
araba, la preside si dimette - zita dazzi
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Io stesso
sono laico, non frequento moschee. Il nostro desiderio è portare gli alunni
alla promozione all´esame di idoneità italiana e a quello egiziana». Allora
perché la professoressa Todeschini è alle dimissioni? Mahmoud si stringe nelle
spalle: «Abbiamo avuto contrasti su questioni organizzative.
in
viaggio con papa ratzinger "circondato da amici, altro che solo"
( da "Repubblica,
La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da una
stretta collaborazione di vescovi e laici. E sono grato per questo». Con che
sentimenti arriva in Africa? «Con grande gioia. Ho tanti amici africani fin dai
tempi di quando ero professore. Amo la fede gioiosa che si trova in Africa e
sono sicuro che ne tornerò contagiato». Arriva nel pieno di una crisi economica
mondiale, che ha riflessi pesanti sui Paesi poveri.
L'aggressione
a B-XVI ( da "Foglio, Il"
del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
non solo
nella vasta rete missionaria cattolica o cristiana di altre denominazioni, ma
anche tra i laici. Tutti sanno quel che molti non si azzardano a ripetere in
pubblico per timore di essere sanzionati e ostracizzati come eretici del
pensiero unico dominante: tutti sanno, come ripreso in un lancio della Bbc
appena due giorni fa, che il tasso di infezione di Washington D.
( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Dario mi sembra
Prodi FRANCO MONACO Provoco ma poi spiego: e se Dario Franceschini emulasse
Romano Prodi? Da cultore delle primarie e ulivista impenitente, naturalmente
all?assemblea nazionale ho sostenuto Arturo Parisi, non Franceschini. L?ho
fatto per ragioni di metodo, di ruolo e di merito. Di metodo: per dare
legittimazione e forza a un segretario si richiedono le primarie, anche per
sottrarlo al condizionamento paralizzante delle oligarchie di partito, che sono
state decisive nel costringere Veltroni all?abbandono, nonostante contasse su
una larghissima investitura. Di metodo anche nel senso che, all?origine della
falsa partenza e dell?impasse del Pd, stanno le primarie plebiscito, nelle
quali ci si rifiutò a una competizione aperta e trasparente tra candidati
associati a piattaforme politiche distinte e distinguibili, condannando il Pd
stesso a un?identità incerta e a una linea ondivaga. Facendo dell?inclinazione
soggettiva di Veltroni al ?maanchismo?, oggetto della corrosiva parodia di
Crozza, il tratto qualificante del partito, il suo stesso profilo identitario.
Ragioni di ruolo: perché Franceschini, in quanto vice, portava e porta tutta
intera la responsabilità del ?fallimento? (parola sua) di Veltroni. Infine,
ragioni di merito e di linea politica, che si possono condensare nel dichiarato
abbandono dell?ispirazione ulivista, inscritto nella superficiale, prima che
ingenerosa, teoria dei quindici anni buttati. Come se i nostri governi fossero
tutti da dimenticare e soprattutto come se quel progetto cui abbiamo dato nome
Ulivo non avesse conseguito un risultato di portata storica per la democrazia
italiana: quello di aver portato due volte la sinistra italiana al governo del
paese dopo cinquant?anni di vita repubblicana. ?Salvando?, forse più di quanto
non meritasse, una classe dirigente che altrimenti sarebbe stata accompagnata
alla porta già all?inizio degli anni novanta, in quanto associata o a tragedie
epocali (il comunismo) o a sconfitte politiche, cattiva amministrazione (si
pensi all?accumulo del debito pubblico che ancora stiamo pagando), degrado
morale. Dei tanti errori che rimprovero a Veltroni, questa leggerezza del
giudizio venata di nuovismo è ciò che più mi riesce difficile perdonare. Anche
perché lì affonda le radici il deragliamento da un binario costruito con sudore
e attraverso aspre battaglie in tredici lunghi anni: quello di un processo teso
ad organizzare il campo delle forze di centrosinistra, di cui l?Ulivo-Pd fosse,
come usava dire, motore e timone. Senza disdegnare l?approdo al bipartitismo,
ma non incappando nell?equivoco che quell?approdo fosse già conseguito e dunque
all?illusione-presunzione dell?autosufficienza. Una scelta cui non a caso si
plaudeva da parte di una destra che faceva l?esatto contrario, cioè allestiva
un?alleanza larga e vincente. Si gettava alle ortiche lo spirito unitario
dell?Ulivo, con il suo motto ?uniti per unire?; si consumavano in allegria
separazioni consensuali con gli alleati, superficialmente ignorando la
circostanza che è un attimo dividersi ma si richiedono tempo e fatica per
ricomporre in unità; si faceva del Pd non già un fattore di unità ma di
divisione nel centrosinistra. Si è racimolato qualche punto percentuale in più
per il Pd, al prezzo di una devastante divisione strategica del campo del centrosinistra.
Qualcuno ha fatto finta di fraintendere come un cedimento alle sirene
berlusconiane l?osservazione di chi, mettendo a confronto Veltroni con
Berlusconi, concludeva descrittivamente a vantaggio del secondo, circa
l?attitudine propria di un leader che sa dare forma unitaria al proprio campo
di forze, che eccelle nella sua capacità federativa. Ora, nei suoi primi atti o
almeno nelle sue prime parole, Franceschini fa segnare una svolta. Anche se
naturalmente gli riesce difficile dichiararla come tale. Non importa. Abbiamo
imparato ad accontentarci e anche ad assistere allo spettacolo dei tanti che
oggi applaudono Franceschini dopo aver applaudito le scelte affatto diverse di
Veltroni. Così pure ci siamo abituati a chi fa una opposizione sorda dietro le
quinte, ma si sottrae sistematicamente a una competizione leale ed aperta, a
candidature annunciate cui poi non si dà corso sin tanto che non si sia sicuri
di vincere. Un costume unitarista che non riflette esattamente il meglio delle
nostre tradizioni. Oggi si è prodighi di inchini alla cultura liberale ?fuori?,
ma, dentro il partito, si rifugge quella competizione plurale che della cultura
liberale rappresenta la molla e l?anima. Non sono vizi da poco. Anzi: forse il
male del Pd sta più nelle pratiche consociative e nel tatticismo della sua
oligarchia che non negli sbandamenti nella linea politica. Tuttavia, dicevo,
abbiamo imparato ad accontentarci. E non sono da poco, lo riconosciamo
volentieri, tre decisive correzioni di linea adombrate da Franceschini:
dall?autosufficienza di una malintesa vocazione maggioritaria a una politica
delle alleanze programmaticamente coltivata; dall?improvvida scommessa
sull?affidabilità di Berlusconi come partner privilegiato per la riforma delle
regole e dello Stato alla giusta enfasi sulla radicale alternatività del Pd
alla destra specie in tema di concezione della democrazia; da una
interpretazione timida della nozione di riformismo assimilato a moderatismo e
ipotecato da una subalternità cultuale alla destra alla ripresa esplicita degli
storici valori di solidarietà e uguaglianza (di cui quasi ci si vergognava)
propri della sinistra laica e cattolica. Riconducendo il riformismo alla sua
radice etimologica, che ne esalta l?ambizione a cambiare la società e la
distribuzione in essa di risorse e potere. Come si diceva, trattasi di tre
correzioni decisive. A dare compiutezza a un nuovo indirizzo politico ne
mancano almeno due. Il modello istituzionale e la forma partito. Il sì al
referendum elettorale rappresenterebbe l?opzione per bipolarismo e democrazia
maggioritaria. Circa la forma partito, è da augurarsi che non si revochi,
magari senza tematizzarlo, come si è fatto alla recente assemblea costituente,
la scelta qualificante delle primarie nel quadro di una visione di partito
aperta ai cittadini, per tornare all??usato sicuro. Mi ha fatto riflettere la
confessione di Berlusconi su Franceschini, la sua sorpresa che non ci sia
affidati a un ex Ds. Lì ho pensato a un effetto Prodi-Ulivo. Non già perché
Franceschini sia un cattolico democratico come Prodi (catto-comunista secondo
l?elegante lessico del premier). Dentro un Pd nuovo e unitario tutti hanno gli
stessi titoli per assumere la leadership. Ma esattamente il contrario: perché
si produce una sana confusione, si spariglia, si smentiscono previsioni e
attese generate dalle antiche appartenenze. Non fu proprio questo il segreto di
Prodi e dell?Ulivo? Quello di trasmettere l?idea di una nuova e altra
appartenenza comune che relativizzasse (e magari anche un po? sfumasse) le vecchie
e non da tutti apprezzate appartenenze? Anche sotto questo profilo mi piace
pensare a una ripresa creativa del messaggio dell?Ulivo.
( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Fratelli-coltelli in
Vaticano Papa Ratzinger patisce abitudini ben radicate nei Sacri palazzi
FEDERICO ORLANDO Che tutto il mondo sia paese, si sa. E per ?tutto il mondo?
s?intende proprio tutto, compreso quel suo pezzettino piccolissimo e
importantissimo che si chiama Stato Città Vaticano da quando il cavalier
Mussolini e il segretario di stato Gasparri
restaurarono in embrione il potere temporale dei papi. La bomba fatta esplodere
da papa Ratzinger ? che denuncia «odio nella Chiesa contro di me» e ringrazia
gli ebrei che l?hanno «aiutato a togliere il malinteso» sui lefebriani
negazionisti ? non ha dunque sorpreso, salvo che per l?inedita forma della
denuncia pubblica; e per la durezza dell?affermazione che anche oggi nella
Chiesa «ci si morde e ci si divora a vicenda», come ammoniva Paolo ai Galati.
Segno di un morbo congenito. Citavamo Gasparri perché da giovani ne avevamo
letto pagine del diario, molto disinibite. Come laici e liberali nella rinata
democrazia, volevamo conoscere da vicino l?uomo che in Oltretevere aveva dato
solide fondamenta al clerico-fascismo, espressione giustamente rinverdita due
giorni fa da Franceschini. L?uomo che aveva messo al guinzaglio i cattolici, imponendo le dimissioni di Sturzo da segretario
del Ppi «motivate secondo la traccia dal Santo Padre stesso sapientemente
indicata e da Vostra Eminenza distesa», come si legge in una lettera di padre
Tacchi Venturi a Gasparri (vedi il volume di Giovanni Sale Fascismo e Vaticano
prima della Conciliazione, Jaca Book, nella collana ?I libri della Civiltà
Cattolica?); poi tessendo la tela di ragno col regime per arrivare alla
Conciliazione (Concordato e Patti Lateranensi). Altro che ?pecoraio di Ussita?,
come celiava di sé il cardinale. Da allora, monarchia o repubblica, fascismo o
democrazia, è stato spento il sogno di molti cattolici italiani, che Gianni Gennari (uno che ci bastona
spesso) descrive così: «L?Italia non potrà mai essere governata contro la
Chiesa, ma deve essere governata senza la Chiesa». Sogni, appunto. Ma
rientriamo nel tema dei fratelli-coltelli. Pietro Gasparri era rimasto
segretario di stato di Benedetto XV, fino alla morte
di questi nel 1922. Siccome la nomina del segretario di stato
è il primo atto di ogni nuovo pontefice, non appena Achille Ratti divenne papa
Pio XI Gasparri si ritirò nel suo ufficio per scrivergli di non confermarlo
nell?altissima carica ? tante volte gli fosse passato per la testa ? e di
concedergli un «giusto riposo». Una sola cosa gli chiedeva, italianamente, di
lasciargli per un po? l?appartamento in Vaticano: «Io sono senza casa, e non è
facile trovare oggi un appartamento decente a un prezzo possibile. Ho fatto dei
passi energici per averne, che potrò indicare alla S.Vostra, ma vedo che
saranno necessari dei mesi. D?altronde non posso domandare ospitalità in un
convento di religiosi, avendo con me un fratello di 80 anni pieno di acciacchi,
che non saprei dove mandare senza esporlo a una morte certa e sollecita?».
Stava chiudendo la lettera ? scrive nel suo diario Gasparri ?, quando gli fu
annunziata la visita del cardinale arcivescovo di Torino, che «a nome di Sua
Santità» veniva a chiedergli di restare al suo posto. E pensare che contro
quella prospettiva i due cardinali più importanti della curia, De Lai capo
della congregazione concistoriale e Merry del Val segretario del Sant?uffizio,
avevano rischiato addirittura la scomunica latae sententiae, proponendo al
cardinale Ratti un voto di scambio (in diritto canonico si dice ?voto
condizionato?): il suffragio loro e di altri otto colleghi per l?elezione a
papa in cambio della non conferma di Gasparri alla segreteria di stato. Gasparri ricevette la confidenza da monsignor
Sincero, segretario del conclave, che gli elencò anche le sette ragioni addotte
dai due confratelli: 1) è nepotista, avendo un cugino cardinale (Sili), un
nipote nunzio in Brasile (Enrico Gasparri) pure lui cardinale, e un altro
nipote (monsignor Berardini) delegato apostolico in Australia; 2) curò la riconciliazione
col modernista Buonaiuti senza passare per il Sant?uffizio; 3) è favorevole al
Partito popolare di don Sturzo (s?è visto) ; 4) ha caldeggiato la ripresa dei
rapporti diplomatici con la Francia, cui Benedetto XV non era molto favorevole;
5) essendo Ratti «alquanto liberale», Gasparri non è l?uomo «necessario per
moderarlo»; 6) vuole entrare nella scelta dei vescovi (riservata alla
congregazione concistoriale di De Lai, ndr); 7) la conferma di chi è già stato segretario di un altro papa è inopportuna, «salvo che
il Signore rimedi, come rimediò alla scelta disastrosa di Benedetto XV nella
persona del cardinal Ferrata nel 1914, che un mese dopo era morto». Accadde che
il Signore non rimediò. Anzi, Gasparri seppellì sia De Lai che Merry del Val;
e, cosa per noi laici assai più penosa, insieme al duce del fascismo seppellì
anche la laicità dello stato italiano: in ciò d?accordo
con papa Ratti, che, erede della tradizione di Leone XIII, avrebbe ricercato la
conciliazione con l?Italia non attraverso leggi italiane, tipo la Legge delle
Guarentigie proposta dai governi liberali, ma con un accordo diplomatico, da stato a stato, e col ripristino del
potere temporale sia pure in miniatura: e dunque senza quel ?peccato di
liberalismo? (Giovanni Spadolini, Il cardinal Gasparri e la Conciliazione, Le
Monnier) che era stato condannato dalla Chiesa ben
prima di Porta Pia. Non si sa proprio dove De Lai e Merry del Val avessero
intravisto un futuro papa Ratti ?alquanto liberale? e quindi bisognoso d?essere
?moderato? da ben altri che dal confratello Gasparri. Impossibile pensare che
papa Ratzinger, sia pure immerso nella sua filosofia, non sapesse com?erano
sempre andate le cose nel mondo. E a casa sua.
( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
S C R I P T A M A N
E N T Preti contro preti. A colpi di stampa PANORAMIX Lite in Vaticano Per il
Vaticano, quella in edicola, è una giornata particolare. Due i quotidiani che
dedicano i titoli d?apertura alla lettera di Bendetto XVI ai vescovi dopo i
?malintesi? seguiti alla remissione della scomunica ai lefebvriani. Ovviamente
Avvenire (con tanto di nota della Cei in prima pagina che esprime solidarietà,
vicinanza e affetto al pontefice) ma anche Libero che sottolinea: ?Maxi lite in
Vaticano?. Molto esplicito il titolo del quotidiano diretto da Vittorio Feltri:
?Preti contro preti?. A completare il quadro, l?inusuale attacco
dell?Osservatore Romano alla curia romana responsabile di manovre ?miserande?.
Con una sincerità tale da sfiorare il candore, scrive Libero, «il papa ha
denunciato pubblicamente una rivolta dentro la Chiesa contro di lui».
Solitudine papale Questa volta non si tratta di attacchi esterni, di laicisti
incalliti, di radicalissimi No Vat, di rose nel pugno con tanta veemenza e poco
seguito. No, in gioco c?è ? dentro la Chiesa cattolica ? la «solitudine di papa
Benedetto», come scrive Franco Garelli sulla prima pagina de La Stampa. Nella
lettera traspare «il disagio di un pontefice che non si sente compreso nelle
sue scelte, che ha difficoltà a fare sintesi tra le diverse anime della cattolicità». Un pontefice che sembra avere una immagine
appannata negli utlimi due anni gli incontri pubblici del papa hanno avuto due
milioni di fedeli in meno; e per il secondo anno consecutivo il Vaticano ha
chiuso in rosso i conti. «Si registra una distanza tra gli orientamenti della
Chiesa ufficiale ? scrive Garelli ? e il sentire della gente comune. Ciò che
molti fanno fatica a capire non è che la Chiesa tenga alti i suoi principi,
richiami tutti ai valori ?irrinunciabili?. Quanto il fatto che su molte
questioni emergenti, essa esprima posizioni così perentorie, giudizi così netti
o anche anatemi che sembrano mettere in secondo piano quel primato della carità
che pur fa parte della sua vocazione. Così si diffonde l?impressione di una
Chiesa più magistero che maestra, più giudice che madre; più propensa a dettare
norme e distinguo su vuicende complesse del vivere attuale che a proporre
riflessioni capaci di richiamare i grandi principi ma con quel senso del
mistero e della compassione umana che ci si attenderebbe dalla Chiesa».
Distinguersi dal mondo o adattarsi ad esso? Coincidenze Anche Vito Mancuso su
Repubblica scrive della ?solitudine del papa?. Sostiene che «la lettera di
Benedetto XVI ha dei punti magnifici, come quando afferma il primato della
spiritualità », oppure quando «loda l?ecumenismo, il dialogo interreligioso, la
dimensione sociale della fede». E sottolinea anche che «fa bene il papa a
preoccuparsi di ricucire lo strappo con la comunità lefebvriana», ma allor
stesso modo si chiede «se non dovrebbe volgere le sue attenzioni
anche allo scisma sommerso che riguarda milioni e milioni di laici. Se qualche
migliaia di religiosi lefebvriani hanno tale improtanza ai suoi occhi, quanto
più ne dovrebbero avere gli innumerevoli laici cristiani che si sentono lontani
da una Chiesa spesso troppo rigida e fredda (si pensi per fare solo un esempio
ai divorziati risposati cui vengono negati i sacramenti)». Perché tanta
comprensione da un lato e tanta durezza e intransigenza dall?altro?
( da "Stampa, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Dell'illuminismo si
riparla costantemente, perché giustamente si ritiene che senza di esso non si
possa capire la modernità. Non succede lo stesso con il neoilluminismo, che fu
un movimento di pensiero italo-torinese, potremmo dire, giacché ne furono
esponenti principali filosofi come Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio, Ludovico
Geymonat, che negli anni Cinquanta del Novecento intesero costruire sotto questo nome una base filosofica per quella cultura laica
che faticava allora ad affermarsi tra gli opposti dogmatismi della tradizione
cattolica e dell'ortodossia marxista. Ora la ristampa, per le edizioni Marte di
Salerno, a cura di G. Cantillo e A. Donise, della prima opera di Abbagnano (che
appunto a Salerno era nato nel 1901) dedicata a Le sorgenti irrazionali del
pensiero, uscita per la prima volta nel 1923, può essere una buona
occasione, oltre che per ripensare l'eredità filosofica dell'autore, anche per
domandarsi che cosa sia rimasto del neoilluminismo italo-torinese. Se lo si
guarda alla luce delle idee del giovane Abbagnano, che egli non rinnegò mai e
che fanno da sfondo a tutto il suo ulteriore cammino di pensiero, salta subito
agli occhi che la ripresa dell'illuminismo che si tentò da parte di quel gruppo
si deve oggi leggere piuttosto come una prosecuzione del pragmatismo che come
una rivendicazione di razionalismo e ancora meno di realismo scientista. Un
esito simile non può vedersi nemmeno nell'esponente più «epistemologico» del
gruppo, Ludovico Geymonat. E certamente non in Abbagnano, che anzi nel libro
del 1923 proponeva una peculiare forma di irrazionalismo, nel quale prendeva le
distanze da ogni teoria della verità come corrispondenza per affermare uno
sperimentalismo molto vicina a William James e a Dewey, pensatore quest'ultimo
che Abbagnano riprese tematicamente proprio negli anni del neoilluminismo e di
quello che chiamò l'esistenzialismo positivo. Persino le belle e illuminanti
pagine dedicate, nel libro del
( da "Stampa, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
CONVEGNO DELLA
CARITASIL FONDATORE DEL GRUPPO ABELE RICORDA IL PARROCO DI CASAL DI PRINCIPE
UCCISO DALLA CAMORRA Don Ciotti: "Preti, più coraggio" [FIRMA]MARIA
TERESA MARTINENGO «Nel nostro paese non si rispetta la Dichiarazione universale
dei diritti umani, non si rispettano i principi contenuti nella nostra
Costituzione». Ad affermarlo con forza è stato don
Luigi Ciotti, ieri, al convegno della Caritas Diocesana «La Parola di Dio per
l'azione profetica del volontariato cristiano» di fronte a centinaia di
volontari, suore e sacerdoti che affollavano la platea e le due gallerie del
Teatro grande di Valdocco. Il fondatore del Gruppo Abele, dopo gli interventi
di monsignor Guido Fiandino, monsignor Luciano Pacomio e del direttore della
Caritas Pierluigi Dovis, ha fatto sue le parole di don Peppe Diana, parroco di
Casal di Principe, ucciso dalla camorra 15 anni fa: «"I preti devono
sempre parlare chiaro nelle omelie e in tutte le occasioni in cui si richiede
una testimonianza coraggiosa". Non possiamo tacere di fronte alle
ingiustizie. "Dobbiamo avere il coraggio di denunciare", diceva il
cardinal Pellegrino. E il cardinal Ballestrero: "La denuncia seria,
motivata, è annuncio salvifico". Non dobbiamo tacere, proprio come ha
fatto il papa sui migranti. E come fa la Chiesa di Torino, anche con le sue
tante presenze che non fanno rumore ma ci sono». Don Ciotti ha osservato che in
Italia «è necessario trovare il giusto equilibrio tra il rigore della norma,
necessario, e l'attenzione umana. Si fa confusione tra legalità, sicurezza e
giustizia. I diritti sono scritti sulla carta, ma non vengono rispettati: non
esiste una legge sull'asilo politico, sui rom si è fatta una grande
generalizzazione, c'è stato il tentativo di dire ai
medici che devono denunciare i migranti. Sono atteggiamenti che vorrebbero
essere tradotti in legge nel nome della legalità, ma in realtà calpestano la
giustizia sociale, i diritti delle persone». Lontano dalle semplificazioni,
vicino alla verità. Ancora: «La verità è che a commettere reati è solo il 2%
dei regolarmente inseriti nel nostro paese, mentre in maggioranza li commettono
persone che vivono nella clandestinità: accoglienza e diritto sono la forma più
efficace di sicurezza. La sicurezza non nasce dalla discriminazione ma sempre
dall'integrazione». E un'appassionata riflessione sulla Chiesa e sui cattolici è stata proposta da Ernesto Olivero, fondatore del
Sermig, invitato al convegno insieme con Luca Stefanini, presidente nazionale
della Società San Vincenzo de' Paoli e Maria Cristina Cambiaggio, presidente
nazionale dei Gruppi di Volontariato Vincenziano. «Chiese e
movimenti cattolici siano aperti e disponibili 24 ore su 24, con preti e laici che
coinvolgano e sappiano ascoltare i fedeli, le persone che hanno bisogno», ha
esortato l'animatore dell'Arsenale della Pace. Restituire forza, incisività al
messaggio cristiano? «È possibile - ha detto il fondatore del Sermig -
ma serve una comunità cristiana viva, aperta e sempre disponibile: il parroco
non deve abbandonare il suo parrocchiano che diventa carcerato e la famiglia
dove c'è un malato deve diventare succursale della chiesa. Allora ebrei,
musulmani, atei diranno che anche loro fanno parte di quella parrocchia.
Bisogna non essere cristiani della domenica ma presenti 24 ore su 24, attenti,
pronti a coinvolgere in particolar modo i giovani. Così riusciremo di nuovo a
riempire le nostre chiese».
( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 9 - Interni
Berlusconi: "No alle correnti" An difende Fini dagli attacchi Il
premier rilancia: sull´etica libertà di coscienza Messaggio del Cavaliere al
congresso della corrente laica del Pdl FRANCESCO BEI ROMA - Silvio Berlusconi
prende la parola (via telefono) dopo il vicepresidente di "Gay lib",
associazione di omosessuali liberali, e «Francesca», una trans licenziata
dall´azienda dopo aver comunicato l´intenzione di operarsi. Il clima insomma è
questo, non a caso i riformatori liberali - che celebrano in un hotel romano la
confluenza nel Pdl - sono pur sempre radicali, quelli che nel 2005 scelsero
Berlusconi invece di Prodi. E il messaggio che il Cavaliere manda all´assemblea
(ora si chiamano "Libertiamo") è che nel Pdl «non ci saranno
correnti» ma ci sarà «spazio per le idee di tutti», anche per i laici e i
libertari. Man mano che ci si allontana dalla vicenda Englaro sembra che
Berlusconi torni a quel tradizionale agnosticismo etico che ha sempre
professato. Nonostante Gaetano Quagliariello si sforzi di spiegare agli ex
amici radicali che sul testamento biologico «una linea c´è e, fatto salvo il
rispetto del dissenso individuale, il Pdl non può diventare un albergo
spagnolo», il premier enfatizza il dato della libertà di coscienza: «Su tutti i
temi sensibili - scandisce tra gli applausi - il rispetto della libertà di
coscienza è un principio intangibile del nostro movimento». Del resto, fa
notare pragmaticamente il premier, «i nostri elettori, che da un ultimo
sondaggio risultano essere il 43% del Paese, su questi temi hanno posizioni
diverse». La questione del testamento biologico è proprio una di quelle
battaglie su cui i "liberal" di Benedetto Della Vedova intendono
farsi sentire nel Pdl. Al loro fianco si schierano compagni di strada come
Adolfo Urso e il senatore di An Nino Paravia, che dal palco annuncia il voto
contrario al ddl Calabrò. Anche Peppino Calderisi batte sul tasto del biotestamento:
«Sono molto preoccupato per l´evidente incostituzionalità di questo ddl. è un
testo pieno di formule ideologiche». Benedetto Della Vedova, soddisfatto per il chiarimento del premier, si mostra baldanzoso:
«Il confronto fra laici e cattolici nel Pdl non può risolversi
nei laici che dicono che la Chiesa ha sempre ragione. Soprattutto di fronte a
una Chiesa così divisiva come quella di Papa Ratzinger». Intanto nel Pdl
tengono banco gli attacchi a Fini sul blog di Forza Italia. E monta
l´irritazione di An. «Siamo rimasti molto male per il silenzio dei dirigenti di
Forza Italia», commenta duro Andrea Ronchi. Italo Bocchino definisce le
critiche a Fini «un normale aspetto di un partito monarchico, dove in molti
amano essere più realisti del re». «Nessuno - avverte Ignazio La Russa - osi
mettere in discussione la leadership di Gianfranco Fini all´interno di An e
come leader importante del Pdl».
( da "Tempo, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Quagliariello
«Sì a libertà di coscienza ma no all'eutanasia» «La libertà di coscienza come
espressione del dissenso individuale di singoli parlamentari non è in dubbio,
ma è altrettanto fuori di dubbio che sul testamento biologico i gruppi del Pdl
hanno una linea». Lo sottolinea Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario
dei senatori del Pdl, durante il suo intervento a Roma all'assemblea dei
Riformatori Liberali. «Questa linea - prosegue Quagliariello - si traduce in
una legge frutto di un'alta sintesi in grado di tutelare diritto alla vita e
libertà di cura, il no all'eutanasia e all'accanimento terapeutico. Dunque, rispetto per le posizioni di tutti ma i gruppi del Pdl
continueranno a difendere la posizione che il governo ha assunto negli ultimi
giorni di Eluana». Anche il ministro Sacconi, parlando a Trento, ricorda la
vicenda Englaro: «Guai a noi se non avessimo fatto quelle scelte. Avremmo
riprodotto la distinzione tra laici e cattolici».
( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
«Berlusconi l'ha
sparata Ma Dario è veramente un catto-comunista» Francesco Cossiga.
Dossettiani, rodaniani, social-fascisti, clericali, progressisti... Guida
esegetica nel mondo degli epiteti politologici e della loro storia. Con una
preoccupazione reale per lo scadere del dibattito culturale e di quello
intra-ecclesiale. «Catto-comunista!» «Clerico-fascista!». Parliamo di epiteti
politologici con un grande esperto del genere, il presidente emerito della
Repubblica senatore Francesco Cossiga. Catto comunista, un insulto o una
medaglia? Nelle intenzioni di Berlusconi sicuramente un insulto. Ma, forse
senza saperlo, ci ha azzeccato. Lei però deve permettermi un po' di filologia
storica introduttiva, perché ci sono i democristiani di sinistra, i cattolici comunisti, e i catto-comunisti e i dossettiani. I
primi erano l'ala sinistra della Dc, la quale a sua volta si biforcava in
sinistra sociale e sinistra politica. Della prima prima facevano parte Donat
Catti e Marini, il filone Cisl, ed erano decisamente anti-comunisti. Donat
Cattin è stato l'ideatore del famoso
"preambolo". Nel congresso dc da cui Zaccagnini uscì sconfitto, io
parlai a favore del centro-sinistra, Marini intervenne dopo di me chiudendo
preventivamente al Pci, questo era il preambolo, e noi perdemmo. La sinistra
politica è quella di Marcora, Martinazzoli, Misasi, De Mita, Galloni, mi ci
infilo anch'io... I cattolici comunisti... Hanno
origine storica dalla Resistenza, c'è una scuola romana (quella di Rodano) e
una torinese, fatta di aristocratici (il capofila era il filosofo Felice
Balbo). Questi cattolici erano dottrinalmente
integrali e per motivi teorici e pratici accettavano il marximo come
intelligenza della storia e paradigma dell'azione politica; quindi il marxismo
storico, non quello dialettico. Rodano era infastidito da certe innovazioni del
Vaticano II, lui era un tomista perfetto. I cattolici
comunisti fondarono il Partito della sinistra cristiana, Pio XII li condannò e
il filone torinese rientrò nei ranghi con un famoso articolo sull'Osservatore
Romano che venne chiamato "La resa dei conti", alludento ai quarti di
nobiltà dei sottoscrittori. I catto-comunisti ricordano invece i preti
patriottici della Polonia e della Cecoslovacchia, per i quali, a parte errori
dottrinali, il rinnovamento poteva venire solo dal comunismo. Dossetti invece
pensava che il comunismo fosse un'eresia del cristianesimo, non era per niente
comunista, la sua scuola potrei definirla quella dei
"demoteocratici". Ricordiamoci che durante la Costituente si recava
giornalmente in Segreteria di Stato vaticana a prendere ordini e istruzioni
scritti e orali. Invece Dario Franceschini? Franceschini è stato
il promotore dell'iniziativa dei 60 parlamentari cattolici
contro il "Non possumus" della Cei sui Dico proposti dalla coppia
Bindi-Pollastrini. Quando finì la Dc lui, in un primo momento, voleva confluire
con i cristiano-sociali di Gorrieri nel Pds, è catto-comunista fin
dall'origine; fu De Mita, il suo vero sponsor, che lo portò nel Ppi. Allora
Berlusconi ha ragione? Se si priva la parola del suo carattere di insulto, sì.
Dario è più a sinistra di Veltroni. Porterà il Pd nel Partito sociale europeo,
cosa che Walter non avrebbe fatto. Non è un dossettiano? Dossetti, e con lui
Prodi, avevano del popolo e della Chiesa una concezione leninista.
Franceschini, l'ha ridetto l'altro giorno, pensa che un partito oltre e più che
un programma politico debba avere un modello di società, e questo è tipicamente
marxista. Come in tutto questo gioca l'elemento religioso? Rodano aveva un
fermo senso della laicità e un altrettanto fermo senso dell'ortodossia.
Franceschini ha un concetto di laicità nel senso di totale indipendenza sul
piano politico, le dirò di più, nel Pd sta sorgendo la categoria dei
clerico-democratici, con l'aspirazione di diventare un soggetto nella vita
della Chiesa. Il piano dello scontro si sposta. È quello che io temo. Che lo scontro politico su temi come ad esempio il testamento
biologico veda da una parte schierati i cattolici
"progressisti" (categoria ad uso dei vaticanisti) alleati con i laici
contro i cattolici "tradizionalisti" alleati con i laici devoti, e si
radicalizzi in uno scontro intra-ecclesiale in chiave anti-ratzingeriana. Non
le sembra troppo? I fatti di questi giorni lo documentano. Tutto si
gioca nell'interpretazione del Concilio: di rottura o di rinnovamento nella
continuità, come dice Benedetto XVI? Kung, la scuola di Lovanio (che da
università cattolica ha cambianto il nome in "per i cattolici")
e quella di Bologna, che da Alberigo è arrivata a Melloni, stanno dall'altra
parte. Dall'altra parte, in senso politico, c'è invece il
"clerico-fascista" Berlusconi... No. Qui Franceschini ha toppato.
Perché Berlusconi non è né fascista né tantomeno clericale. Ricordiamoci che si
è definito "eticamente anarchico". Quanto al "fascista",
era proprio della Terza internazionale definire fascisti tutti gli avversari
del comunismo, che avessero a che fare o meno col fascismo, basta ricordare
l'accusa di social-fascisti riservata ai socialisti. E il cattolico Cossiga
dove si mette in queste diatribe? Io le ho detto i miei timori. Pensi che mio
figlio, che a Messa risponde in latino alle invocazioni in italiano del
sacerdote, dubita che io sia pienamente nell'ortodossia. Se posso avanzare
un'analisi vedo che dopo il Concilio la pastorale e la predicazione della
Chiesa si è concentrata molto su temi sociali: la pace, il terzo mondo... ma
pensi anche alla crociate contro la guerra di Giovanni Paolo II che certo non
era un progressista. Ora si pone il problema delle priorità. Quando in America
un prelato non voleva dare la comunione al cattolico Kerry candidato alla
presidenza, il prefetto della Fede Joseph Ratzinger scrisse una lettera molto
chiara ai vescovi Usa. E oggi c'è un certo imbarazzo per un'Amministrazione in
cui l'esponente cattolico più alto in grado, il vicepresidente Biden, è
dichiaratamente pro-choice. Certo, con la sua lettera ai vescovi del mondo Papa
Benedetto XVI ha dato la dimostrazione di ciò che sia il coraggio dell'umiltà
anche nel porre in luce, senza nominarli, gli errori e le manchevolezze di suoi
collaboratori. 15/03/2009
( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Il
problema sollevato dal Papa non è una questione di Curia segue dalla prima
pagina Sono un fedele, un cattolico laico, con la mia dose quotidiana di
peccati per i quali chiedo perdono alla Chiesa e non pretendo che la Chiesa e
Gesù Cristo si scusino con me perché io le sono infedele, ma in questi giorni -
scusate il desiderio - vorrei essere un vescovo. E se fossi vescovo, ricevuta
quella lettera, oltre a manifestare pubblico sostegno all'iniziativa del Papa,
come tanti episcopati stanno facendo, la stamperei in migliaia di copie, in
milioni di copie, e la distribuirei a tutte le parrocchie, a tutti i conventi,
a tutte le associazioni, a tutti i movimenti, chiedendo di distribuirla a loro
volta, di leggerla in chiesa, di fare incontri per capirla, per approfondirla.
Ecco che cosa ne ho capito io. Primo, non mi sembra questo un Papa che tema la
parresia, «la franchezza di rapporti e di parola tipica della Chiesa
apostolica» (Mancuso), anzi. Quello che lo ha addolorato non è stata la
discussione, ma la «veemenza» degli attacchi «come da molto tempo non si era
più sperimentata» . Non che l'uomo Joseph Ratzinger non sia abituato alla
lotta, ha fatto il
( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Benedetto XVI Una
lettera indirizzata anche a me Il fatto è assolutamente inusuale,
straordinario, forse unico. Giustamente, a proposito della lettera di Benedetto
XVI sul caso dei quattro lefevriani, Vito Mancuso parla di «una mini
enciclica». Il teologo Mancuso, su Repubblica, spiega poi al Papa che 491
sacerdoti lefevriani non valgono «lo scisma sommerso che riguarda milioni e
milioni di laici? divorziati e risposati, cui vengono negati i sacramenti». Il
sociologo Franco Garelli, sulla Stampa, gli dice che la Chiesa, di fronte al
dilemma «se distinguersi dal mondo o adattarsi ad esso», deve essere più madre
che maestra. I vaticanisti, di cui divoro con interesse le analisi, hanno
accentuato la lettura "politica" della missiva papale in chiave di
scontro interno alla Curia romana, con conseguente ricasco di teste tagliate e
di nuove nomine. Non sono teologo, ma concordo con Mancuso sull'importanza, da
enciclica, di questa lettera. Non sono sociologo, ma sono d'accordo con Garelli quando scrive che «la Chiesa cattolica non è
sondaggio-dipendente come lo sono invece le forze politiche e le reti tv» e che
«non è che il Papa debba bucare il video a tutti i costi». (Al riguardo ricordo
un aneddoto che mi è stato raccontato. Non ho mai potuto verificare se sia vero, ma lo
ritengo molto verosimile. L'aneddoto dice che Joseph Ratzinger appena
eletto, durante un colloquio con l'allora capo della Sala stampa vaticana
Joaquín Navarro Valls, alla considerazione di questi sul fatto che viviamo
tempi in cui la comunicazione e l'immagine sono molto importanti abbia
risposto: «Credo invece che andiamo verso tempi in cui un'idea varrà molto più
di qualsiasi immagine».) Non sono vaticanista, ma credo che la lettura di
scontro di potere della vicenda, legittima, non ne renda ragione fino in fondo.
segue a pagina 5 di Ubaldo Casotto 15/03/2009
( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
È curioso che Silvio
Berlusconi e Dario Franceschini abbiano reciprocamente usato, per insultarsi,
un prefisso di area comune È curioso che Silvio Berlusconi e Dario Franceschini
abbiano reciprocamente usato, per insultarsi, un prefisso di area comune.
Cattolica, vaticana, riconducibile comunque a Santa romana chiesa.
Catto-comunista e clerico-fascista, da Berlusconi a Franceschini e viceversa
testimoniano gli umori che agitano il centro-destra e il centro-sinistra. Sembrerebbero due affermazioni impregnate di laicismo e anticlericalismo. Ma niente di tutto questo: Berlusconi ha
sposato la linea della Chiesa sulla Englaro e Franceschini è pur sempre ex Dc.
Semplicemente, dagli opposti estremismi, siamo passati agli opposti, estremi,
centrismi. 15/03/2009
( da "Messaggero, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica 15 Marzo
2009 Chiudi I tempi della campagna elettorale per il rinnovo del presidente
della Regione Lazio sono lontani ma i giochi per eventuali nuove candidature in
casa Pd, fatta salvo una nuova discesa in campo di Piero Marrazzo, iniziano
proprio ora. L'ipotesi delle primarie per scegliere il candidato si fa sempre
più strada. E circolano anche i nomi di chi potrebbe entrare nella rosa dei
candidati. Nomi non nuovi per lo scenario politico romano, come, in area
popolare, Enrico Gasbarra, ex presidente della Provincia di Roma e vicesindaco
con Walter Veltroni. O l'attuale vicepresidente della Regione Esterino Montino,
ex Ds. Ma il vero outsider potrebbe essere il senatore Ignazio Marino, un nome
sul quale il Pd vorrebbe puntare per sparigliare le carte. Cattolico
ma alla testa di battaglie laiche, come quella sul testamento biologico, ma
soprattutto tecnico di un settore che tanti problemi ha dato nella gestione
della Regione, ovvero quello della sanità, un tema cruciale in campagna elettorale
e non solo. Per ora sono ipotesi che però si fanno strada tra i
malumori. Malumori nati dopo il recente rimpasto (dentro Idv, fuori Pdci ed un
assessore Pd non organico ai veltroniani) preannunciato da un comunicato del
segretario regionale del Pd, Roberto Morassut.
( da "Messaggero, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica 15 Marzo
2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Il testo Calabrò, ha scritto il
sottosegretario Alfredo Mantovano su Il Foglio, mette insieme «condivisibili
affermazioni di principio» con «inaccettabili conseguenze concrete». In
commissione Laura Bianconi aveva già votato no, saltando a pie' pari la tappa
dell'astensione. Sul testamento biologico il principale problema del Pdl sono
diventati loro, i cattolici tradizionalisti, i teocon,
contrari in linea di principio ad una legge sul fine vita, disposti a
sostenerla solo a condizioni molto stringenti. Non che Pdl tema di andare sotto
sul ddl Calabrò. Il manifesto pro-life di Mantovano e Bianconi è stato sì sottoscritto da un'ottantina di parlamentari, ma
difficilmente i dissensi espliciti al momento del voto finale potrebbero andare
oltre le poche unità. Tuttavia, il peso dei teocon sta nel legame mostrato con
la Chiesa ufficiale. Una prova l'ha data Avvenire, che li ha sostenuti a spada
tratta nella battaglia contro l'emendamento Centaro, che ha attribuito
carattere «vincolante» alla dat (cioè al testamento biologico). Nel passaggio
in aula (il Senato comincerà a votare dal 24 marzo) c'è ovviamente spazio per
mediare. I pro-life chiedono modifiche alle norme sull'accanimento terapeutico,
in modo che l'astensione dai trattamenti sanitari sia rigorosamente limitata,
spiega la Bianconi, ai soli «casi di morte imminente». E chiedono, se non di
cassare l'emendamento Centaro, almeno di mettere in chiaro che su ogni dat
prevale il dovere del medico di «non prendere in considerazione indicazioni
orientate a cagionare la morte del paziente». Il problema per il Pdl è che, a
questo punto, una virata a destra rischia di compromettere la strategia fin qui
seguita. Che si può riassumere così: apertura ai laici e al centrosinistra su
diversi punti controversi, difesa intransigente dell'obbligo di nutrizione e
idratazione. Su questa direttrice i vertici Pdl pensavano di spingersi (con un
nuovo emendamento) fino a prevedere la sospensione della nutrizione se il
paziente non è più in grado di «assimilare». Previsione coerente con l'impianto
della legge, che tuttavia la Bianconi contesta apertamente: «Aumenterebbe la
confusione della legge e l'aleatorietà nell'interpretazione dei giudici». Ma
tra i problemi del Pdl c'è anche quello del fronte laico interno. Ieri
all'assemblea dei Riformatori liberali Silvio Berlusconi ha garantito la
«libertà di coscienza» sui temi eticamente sensibili. Ma ciò non ha impedito ad
un liberal come Antonio Martino di bollare questa legge come espressione di uno
«Stato nazi-salutista». Anche in questo caso non sono i numeri a spaventare i
vertici Pdl. Però il confronto in aula può riservare insidie. Tanto più che il
Pd è pronto a chiedere lo scrutinio segreto. La linea fin
qui seguita dal centrodestra ha consentito di aprire fratture tra cattolici e laici del Pd. Una virata a favore dei tradizionalisti avrebbe
invece l'effetto di ricompattare il Pd sul voto contrario. «Manterremo questo
equilibrio tra libertà di cura e diritto alla vita, tra il no all'eutanasia e
il no all'accanimento terapeutico» assicura Gaetano Quagliariello. I
popolari (spinti da Franco Marini) sono comunque intenzionati a prendere
iniziative, nonostante qualche insofferenza interna al gruppo. Daniele Bosone
ha pronti due emendamenti, che prevedono la rinuncia alla nutrizione in caso di
gravissimo danno cerebrale accertato e in caso di consenso tra medico, famiglia
e fiduciario del paziente. Dorina Bianchi invece è pronta a fare suo
l'emendamento sull'assimilazione, qualora il Pdl lo lasciasse cadere. Si
dovrebbe votare a scrutinio segreto anche la norma sul carattere vincolante
della dat e quella, un po' paradossale, che limita la dat ai soli pazienti in stato vegetativo. Se l'area teocon passasse all'opposizione,
i cattolici del Pd potrebbero anche convergere nel
voto finale. Ma il Pdl non vuole assolutamente spostare l'asse politico.
( da "Corriere della Sera" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-15 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Dietro le quinte Monaco si schiera con il leader. Da Barbi a
Lerner: c'è una svolta I prodiani tifano Dario: non è superbo DAL NOSTRO
INVIATO BOLOGNA — Il Franceschini prodianeggiante, che recupera echi e
strategie bandite dall'autosufficienza veltroniana, spiazza e incuriosisce
quell'esercito sparso che nel nome di Romano Prodi, e nel solco di un Ulivo che
in tanti hanno tentato di potare, lotta e sgomita nel Pd. «Dario mi sembra
Prodi» è il titolo con il quale "Europa", quotidiano del partito
democratico, ha ieri sintetizzato un articolo nel quale l'iper-ulivista Franco
Monaco, che considera Franceschini corresponsabile a pieno titolo del
fallimento della gestione veltroniana, riconosce che i primi atti del nuovo
segretario «fanno segnare una svolta», in senso prodiano, in almeno tre
direzioni: il recupero «di una politica delle alleanze» al posto di «una
malintesa vocazione maggioritaria »; la riaffermazione «della radicale
alternatività del Pd alla Destra»; la ripresa «di questioni
sociali e solidaristiche (di cui quasi ci si vergognava) proprie della sinistra
laica e cattolica». Dario come Romano? Un'enormità solo a pensarlo, fino a
qualche settimana fa. Lo stesso Monaco è quasi intimorito dal proprio ardire:
«Sia chiaro: la mia è un'apertura di credito condizionata, vedremo le prossime
mosse di Dario». Eppure, tra i prodiani, sono in tanti a pensarla come
lui. «Certo che c'è stata una correzione di rotta, l'Ulivo è ripartito, il Pd
torna ad essere per l'alternanza e alternativo» afferma la deputata Sandra
Zampa, vicinissima a Prodi. Pure Gad Lerner, decisamente critico sul modo in
cui è stato eletto Franceschini, ammette di essere
«felicemente sorpreso» dai primi atti del nuovo segretario, «concreto, veloce e
incalzante ». E Mario Barbi, un altro che ai tempi di Veltroni sparava duro su
Dario: «C'è stato un inizio di svolta: accantonata la
superbia dell'autosufficienza, c'è nuova attenzione sugli effetti sociali della
crisi». Lo stesso Arturo Parisi, che a Franceschini contese la leadership
("Dando un grande contributo alla democrazia interna" aggiunge
Zampa), viene descritto «tutt'altro che pregiudizialmente ostile» al nuovo
segretario, di cui apprezza la disponibilità al dialogo («Si sentono quasi
tutti i giorni » raccontano) e la recente presa di posizione sulla laicità del
partito. E' presto per dire se l'interesse dei prodiani verso il leader
maturerà in qualcosa di più concreto, magari al congresso di ottobre. Per ora gli
sguardi convergono su Prodi. C'è lui dietro alla svolta franceschiniana? E' lui
il suggeritore? «Si sono sentiti spesso — ammette chi gli è vicino —, prima e
dopo la sua elezione. Ma Romano non è tipo da dare ordini...». Magari qualche
consiglio, però sì. Tipo tornare a presidiare la parte sinistra della
coalizione, riappropriandosi di temi (lavoro, solidarietà, distribuzione delle
risorse) da sempre appannaggio del centrosinistra e mai come ora insidiati da
un Tremonti, che, ragiona Monaco, «sull'onda della crisi economica sta cercando
di accreditarsi come portatore dell'interesse generale, rubando spazi
all'opposizione ». Sarà un caso, ma proprio sul versante sociale hanno puntato
le ultime proposte di Franceschini in tema di disoccupazione e fondo di solidarietà.
«Vero — dice Zampa —, abbiamo recuperato spazi lasciati incustoditi da
Veltroni. Prodi? Non so... Penso che avrà detto a Dario la sua opinione, poi il
segretario fa le sue scelte». Di una cosa è però sicuro Lerner: «Se
Franceschini potesse convincere Romano a rientrare in politica, lo farebbe.
Anzi, so che ci ha provato...». Francesco Alberti Braccio destro Sandra Zampa
Il professore Arturo Parisi Su «Europa» L'articolo di Franco Monaco
( da "Unita, L'" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'
L'indennità Sacconi
con enfasi: ai co.co.co. senza lavoro raddoppiata l'idennità,(uguale a massimo
1000 euro l'anno! così potranno scialacquare). W l'abbondanza! virginio
(baganzola, PR) cattocomunisti Bravo Franceschini ! Quelli
che credono di offendere i cattolici progressisti, laici ed
illuminati, definendoli cattocomunisti, sono proprio
clericomassonborbonfascisti ! Giancarlo Ruggieri (Reggio Emilia) i petrolieri
Perché non incalziamo le Compagnie petrolifere e le Assicurazioni per i loro
prezzi e tariffe? Questi fanno quello che vogliono e nessuno fiata.
Giorgio (VR) partiamo da prodi Quando sento che il nostro governo vuole
equiparare donne e uomini partendo dall'età della pensione mi chiedo: e se
partissimo invece da quella norma con cui il governo Prodi aveva impedito agli
imprenditori di far firmare alle donne dimissioni preventive da usare in caso
di gravidanza? s.f. compriamo due copie Pro l'Unità: invece di pagare due euro
per copia, compriamo due copie. Una per noi e una per altri amici o persone che
non conoscono il giornale. Sostegno e diffusione insieme. Luciana combattiamo
la delusione Vorrei dire una cosa a tutti quelli che affermano che si sentono
delusi dal partito (Pd). La delusione la si combatte, non la si accetta o la si
subisce. Rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di cambiare le cose che non
vanno nel partito ma, soprattutto cerchiamo di cambiare questa Italia. Anche a
me danno un po' fastidio quelli che attaccano sempre e solo il Pd a sinistra.
Luciano (LI) lui ride In campagna elettorale il nostro Capo Azienda Italia,
disse che Prodi aveva portato il Paese in ginocchio (vi ricordate la frase
"Rialzati Italia?). Ora siamo col sedere per terra, però gli ingenui
continuano a dargli il voto, e lui che fa? Ovvio, ride! A. male da soli A
Firenze ci siamo fatti del male da soli. Spero tanto che non ne approfitti il
Cav. Guido
( da "Unita, L'" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Election day,
cartolina Pd al premier. L'Italia risparmia 460 milioni Franceschini dai
giovani democratici rilancia l'idea L'invito del leader: «sporcatevi le mani» e
recuperate l'utopia LAURA MATTEUCCI Non so perché Berlusconi sia così umile e
dica di avere solo il 43%, io ho un sondaggio qua in tasca secondo il quale il
suo partito è già al 51% e alle europee può arrivare al 92%». Degna fine della
politica fatta sondaggio, ridicolizzato in un nuovo botta e risposta tra il
«clerico-fascista» capo del governo e il «catto-comunista» capo
dell'opposizione. Il primo è a Cernobbio, sul lago di Como, a parlare ai
commercianti, il secondo poco distante, alla Fiera di Rho, fuori Milano, a
parlare ai dirigenti del Pd di domani, un migliaio di delegati massimo
trentenni, arrivati da tutta Italia per eleggersi i rappresentanti nella
direzione nazionale. Dario Franceschini è lì presto la mattina, maglione
azzurro, giacchetta di pelle, molte strette di mano e nessun cordone sanitario
intorno. Prima di entrare in sala, fermata in Posta contro l'ultimo spreco del
governo Berlusconi, il rifiuto dell'election-day, con una cartolina spedita a
palazzo Chigi. Titolo: «Presidente, aiuta gli italiani davvero e unifica la
data del voto». Sottotitolo: «Votare in due giorni diversi per elezioni e
referendum comporterà un costo in più di oltre 460 milioni, perché buttare
questi soldi dello Stato e dei cittadini? Sono soldi veri, quelli che chiede
anche Confindustria per combattere la crisi». Quando il segretario del Pd entra
in sala, nel balletto delle forbici più ampie o più strette, una cosa è certa:
un sondaggio tra i ragazzi arrivati a Rho lo vedrebbe trionfante. «All'inizio
non ero convinto, ma più parla e più cambio idea. Mi piace il suo pragmatismo.
Si sente di nuovo parlare di politica, di cose vicine alla gente». Luca viene
dalla Sicilia insieme ad altri 70 delegati, hanno preso un aereo di andata ieri
mattina e uno di ritorno ieri sera. Non sono dissimili dagli altri 900 ragazzi presenti:
c'è chi ha dormito poco e chi niente, chi ha organizzato pullman da Napoli e
chi viaggi in auto o in treno o in aereo, da Mestre, Firenze, Roma, Pescara, da
Cagliari. Sono i ragazzi «normali», che si arrangiavano a fare qualsiasi
lavoretto già prima che glielo consigliasse Sacconi, che intanto studiano
all'università. Quelli che vanno su Facebook «perché è un modo anche quello di
fare politica», come dice Maria Laura da Palermo, che girano il mondo low-cost,
che quando hanno votato per la prima volta sulla scheda hanno trovato Pd o, al
massimo l'Ulivo. E che a sentire parlare Franceschini, quello che all'inizio
«sembrava una fotocopia sbiadita di Veltroni», perdipiù «nominato senza
congresso», si spellano di applausi, ritrovano l'«orgoglio di non rincorrere
Berlusconi», e commentano «finalmente si sente qualcosa di sinistra»,
nientemeno. Per i più diffidenti come Claudia e Antonio da Sassari «non è una
svolta seria», ma in attesa del sospirato congresso in fondo va bene così,
eppoi «le prime mosse non sono male». L'amalgama è compiuto. Nella giovane base
Pd le ex appartenenze politiche, Ds e Margherita, laici e cattolici, suonano old style e totalmente incomprensibili. È per questo
che applaudono di più quando Franceschini si rivolge direttamente a loro,
esortandoli ad una militanza politica senza divisioni interne: «Non declinate
la vostra appartenenza in base al nome di un leader o dell'altro,
franceschiniani, dalemiani, veltroniani, dividetevi in base alle idee,
ai progetti. E difendete la vostra autonomia: a 20 anni non bisogna avere paura
di dire qualcosa contro il proprio partito». Lui dal palco invita a «sporcarsi
le mani» e rispolvera il diritto all'utopia. Qualcuno in sala, i più osè,
parlerebbe di emozioni. Giovani Pd
( da "Tempo, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Il Pdl sarà
davvero un partito aperto a tutti Non un partito di correnti, ma un partito
aperto. Aperto alla discussione e al confronto, alla società a cui dà voce,
alle idee di tutti: così dovrà essere per Silvio Berlusconi il nascente Pdl. Mi
sembra un progetto eccellente. Ho scommesso sul futuro del centrodestra nel suo
momento più difficile, l'estate 2005, quando i più prefiguravano una marcia
trionfale per Romano Prodi, e sono felice che il Pdl nasca sull'onda di uno
straordinario successo elettorale e con una leadership quanto mai salda. Due
punti oggi mi preme sottolineare. Un partito aperto che punti al 50% dei voti
non può fondare la sua unità politica sul presupposto che il suo elettorato
abbia un'identità etico-culturale comune. Non è così, né sarà così in futuro. A
sostegno del leader e dell'azione di governo convergono milioni di elettori che
hanno storie politiche ed ispirazioni etico-culturali diverse. La competizione bipolare non replica la dicotomia laici-cattolici. Il
bipolarismo politico non rispecchia alcun bipolarismo etico. Il pluralismo
etico culturale della società italiana si riflette, in modo pressoché identico,
all'interno dell'elettorato del Pdl. Per questo, io credo che sui temi
eticamente sensibili, a partire da quelli biopolitici, il Pdl non possa
scegliere una linea massimalista, nemmeno se "cattolica", e
debba optare per soluzioni pragmatiche, garantiste e rispettose del vissuto
concreto e delle diverse sensibilità degli italiani. Su questi temi, dal
testamento biologico al riconoscimento delle coppie di fatto, è bene riflettere
sugli orientamenti prevalenti tra le forze del Ppe, che sono di segno più
liberale di quelle oggi maggioritarie nel Pdl. Sul fine vita, ad esempio, è
emblematica la modalità con cui i democristiani tedeschi stanno affrontando,
proprio in queste settimane, il tema delle direttive anticipate di trattamento.
Mentre da noi il centrodestra ha aperto artificialmente uno scontro ideologico
al calor bianco, nientedimeno che "la cultura della vita contro la cultura
della morte", in Germania la Cdu ha presentato un testo equilibrato all'insegna
della libertà terapeutica che farebbe gridare al "laicismo
esasperato" molti miei colleghi di partito. Nel centrodestra tedesco, per
capirci, si ritiene che le direttive anticipate siano vincolanti e nessuno si
sogna di stabilire per legge che idratazione a alimentazione artificiali non
siano terapie. Per quanto riguarda l'attività di Governo, invece, non vorrei
che la giusta prudenza nel gestire la crisi (e nello stoppare le proposte
demagogiche dell'opposizione) finisca per portare alla difesa dello status quo
e alla paralisi sulle riforme economico-sociali. Giudico eccellente il lavoro
di Tremonti, ma penso che si debbano mettere in agenda le misure che aiuteranno
il paese ad uscire dalla crisi più competitivo e più giusto. La crisi rende non
meno, ma più necessario riequilibrare la spesa sociale, troppo sbilanciata sul
lato previdenziale, costruire un sistema di ammortizzatori sociali meno iniquo
e più efficiente, e ridurre il potere di interdizione di sindacati che
rappresentano minoranze sempre più esigue del mondo del lavoro
"reale". Il superamento della società duale in cui viviamo -
garantiti da una parte, precari (giovani in particolare) dall'altra - risponde
al senso di quel "Rialzati, Italia!" che è stata la parola d'ordine
della recente campagna elettorale. A questi e altri obiettivi
"esposti" sul fronte dell'innovazione civile e sociale pensiamo di
ispirare il nostro contributo al dibattito interno del Pdl. A partire dal
lavoro di una associazione di cultura politica (Libertiamo) e di un magazine on
line (libertiamo.it) che speriamo possa animare una vitale, leale e
appassionata competizione di idee. *Deputato Pdl, leader dei Riformatori
liberali
( da "Foglio, Il" del 16-03-2009)
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16 marzo
( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2009)
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n. 11 del 2009-03-16
pagina 0 Biotestamento, migliaia di emendamenti al ddl di Redazione Si
preannuncia una vera e propria battaglia, in parlamento, sul ddl Calabrò. I
radicali presentano 2500 emendamenti il Pd 173, tra cui 16 di Marino e 6 di
Rutelli che tenta una "terza via". Ma Quagliariello lo gela:
"Non esiste terza via" Roma - Il delicato tema del testamento
biologico continua a far discutere e a dividere le coscienze. E la politica.
L'opposizione ha inondato il parlamento di emendamenti al ddl Calabrò, che
dovrebbe approdare alla Camera il 19 marzo. I radicali, da soli, ne hanno
presentato 2.500. Il Pd si è fermato a quota 173, inclusi i sei di Rutelli, che
tenta un'impresa difficile: avvicinare le posizioni di
laici e cattolici "colmando" quelle che, a suo dire, sono alcune lacune
del testo di Calabrò. La "terza via" di Rutelli Degli 82 emendamenti
a firma singola presentati dai senatori del Pd, 6 portano la firma di Francesco
Rutelli che si prova così a riproporre una "terza via" per avvicinare
le posizioni sul ddl per il testamento biologico. Al centro delle
proposte di Rutelli il tentativo di colmare alcuni punti giudicati
"carenti" del ddl Calabrò, in particolare per responsabilizzare il
medico a non dare corso ad accanimento terapeutico nelle fasi terminali della
vita. I sei emendamenti riguardano il coinvolgimento del paziente minore
(escluso, invece, nel testo della maggioranza), la responsabilizzazione
rispetto al rischio di eutanasia del personale sanitario, oltre che del medico;
la riformulazione di due degli emendamenti in base ai quali, nelle fasi
terminali, il medico non deve dar corso ad accanimento terapeutico dialogando
con il fiduciario e i familiari, e tenendo comunque conto della volontà
espressa dal paziente, anche nel caso in cui le dichiarazioni del soggetto
fossero scadute. Il Pd ricuce divisioni C?è la firma della presidente del
gruppo del Pd Anna Finocchiaro, dei vice presidenti Luigi Zanda e Nicola
Latorre, ma soprattutto ci sono le firme di Dorina Bianchi e di Ignazio Marino
sotto l?emendamento al comma 6 dell?articolo 3 che disciplina idratazione e
nutrizione. Mancano le firme di Emanuela Baio e Claudio Gustavino, che hanno
ribadito il loro dissenso. Radicali, 2500 emendamenti Oltre 2.500 emendamenti
al ddl sul testamento biologico, di cui il 20% suggerito via web, sono stati
presentati dai senatori radicali. Tra i temi toccati dai radicali: due
pregiudiziali di costituzionalità; una richiesta di sospensiva; cinque ordini
del giorno che richiamano, tra le altre cose, la Dichiarazione universale dei
diritti umani, i vari patti internazionali in materia di diritti civili ma
anche economici, la necessità di accelerare il processo legislativo in materia
di cure palliative, il software utilizzato per il registro nazionale dei
testamenti biologici, 2572 emendamenti tra soppressivi, migliorativi e
aggiuntivi di cui un 20% provenienti dalla campagna via internet
dell?ostruzionismo partecipativo portata avanti assieme all?Associazione Luca
Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Quagliarello a Rutelli: non ci
sono terze vie "Sul testamento biologico in aula al Senato non ci sarà una
terza via". Lo dice Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei
senatori del Pdl. "C?è la via che abbiamo intrapreso - prosegue - che
contempera diritto alla vita e libertà di cura, no all?eutanasia e
all?accanimento terapeutico. Su questa linea si riconoscono anche alcuni
settori dell?opposizione le cui proposte saranno laicamente valutate e, se del
caso, fatte proprie anche dalla maggioranza nel corso del dibattito in aula al
Senato. Non si tratta di intraprendere una terza via, bensì - spiega
Quagliariello - di migliorare e rafforzare il testo di legge: obiettivo per il
quale ci siamo spesi fin dal primo giorno in cui il ddl Calabrò ha iniziato il suo
iter parlamentare, e che perseguiremo fino all?ultimo giorno utile".
Berlusconi: contro l'eutanasia di Stato Il governo "non sarà mai d?accordo
con chi vuole l?eutanasia di Stato". A ribadirlo è stato,
domenica, il presidente del Consiglio in collegamento telefonico con il raduno
nazionale di "Rete Italia" a Riva del Garda (Trento). "Noi siamo
per la vita e contro l?eutanasia - spiega il premier - in materia di fine vita
bisogna colmare il vuoto normativo, perché questioni così non possono essere
lasciate alle interpretazioni spesso contraddittorie della magistratura".
"La libertà di coscienza - aggiunge - fa parte del nostro bagaglio, ma sia
chiaro che noi non saremo mai d?accordo con chi vuole l?eutanasia di
Stato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
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Fine vita, migliaia
di emendamenti presentati al Senato Solo i radicali ne hanno depositati 2572,
il Pd 173 (75 unitari) Consenso compatto al testo Finocchiaro, firma anche
Marini MARIA ZEGARELLI Soffia vento di bufera sul dibattito in aula previsto
per domani in aula al Senato sul testamento biologico. Sono arrivati una
valanga di emendamenti (ieri è scaduto il termine ultimo per presentarli) al
testo Calabrò licenziato dalla Commissione Sanità: i radicali ne hanno
presentati 2572; il Pd 173 di cui 75 unitari, gli altri individuali; l'Idv 35;
l'Udc 8, la maggioranza ne ha annunciati 9. Oltre tremila in tutto secondo il
relatore. Due eccezioni di costituzionalità sono state firmate dai radicali e
una è stata annunciata dal Pd. Fin qui la pennellata generale, il dettaglio
rivela aspetti interessanti: l'emendamento Finocchiaro, relativo alla
sospensione di idratazione e alimentazione artificiale (il vero nodo di tutto
l'impianto della legge) è stato sottoscritto da tutto
il direttivo del gruppo (meno Baio Dossi, Bonino e Sbarbati che non è stata
raggiunta telefonicamente), dai membri e dal capogruppo della commissione
Sanità (tranne Gustavino). L'accordo è arrivato dopo un braccio di ferro andato
avanti fino a mezzogiorno tra laici e cattolici (secondo i quali l'emendamento non avrebbe dovuto portare la
firma del presidente del gruppo). Alla fine la tela tessuta da Anna
Finocchiaro, gli ex popolari e il segretario Franceschini ha dato i suoi frutti
e si è ribadita «la posizione prevalente» nel partito, dopo lo strappo che si è
verificato con il voto finale in commissione quando il gruppo ha votato in
ordine sparso. È questo il significato delle firme di Franco Marini e di altri
ex popolari. Un messaggio di unità e compattezza in vista del dibattito in Aula
ma anche un avvertimento a Dorina Bianchi. «Cara Dorina così non va», le è stato detto facendole capire che la sua nomina in
commissione Sanità potrebbe saltare. Per questo ha firmato controvoglia l'emendamento
che considera l'idratazione e l'alimentazione trattamenti di «sostegno vitale»,
che devono essere sempre garantiti a meno che la sospensione «sia espressamente
oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Ma se è vero che si è
detta disponibile in aula a spendersi «maggiormente» in quel senso,poi ha
firmato un emendamento (sottoscritto da Gustavino, Lusi e De Sena) che va nella
direzione opposta: stop a idratazione e alimentazione artificiali (che non
possono essere oggetto di Dat) solo per i casi in stato
vegetativo in cui non si verifica più l'assorbimento. Anche Marini ha firmato
altri due emendamenti, presentati da Bosone, nei quali si cerca di tracciare
confini rigidissimi entro i quali è possibile sospendere i trattamenti ma in
uno possono essere oggetto di dichiarazione anticipata, nell'altro no. Ponti
verso il dialogo, in sostanza. Un emendamento porta la firma di Ignazio Marino
e Umberto Veronesi e raccoglie la posizione più laica del Pd: idratazione e
alimentazione sono trattamenti medici e in quanto tali è il malato che decide e
lascia disposizioni nella Dat. Albertina Soliani in solitaria sostiene la
volontà del paziente ma dà al medico la possibilità di non sospendere i
trattamenti nel caso in cui ci fosse un reale beneficio terapeutico. Poi c'è la
«terza via» di Francesco Rutelli, indicata in sei emendamenti: coinvolgere il
paziente minore (escluso dal testo della maggioranza); responsabilizzare medici
e personale sanitario sul rischio eutanasia; dare la possibilità al medico nelle
fasi terminali di non procedere ad accanimento terapeutico e di tenere conto
della volontà del paziente anche se le dichiarazioni del soggetto fossero
scadute. Il Pdl sgombra il campo da possibili illusioni rutelliane: non c'è
alcuna terza via, dice Gaetano Quagliariello, «Noi - spiega -abbiamo dei
paletti che non intendiamo superare: difesa della vita da una parte e libertà
di cura dall'altra, no all'eutanasia di Stato e no all'accanimento
terapeutico». Lo scontro
( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'
SE JAVIER NASCE PER
SALVARE IL FRATELLO Pietro Greco Andres vivrà. Il trapianto di cellule staminali
del sangue preso dal cordone ombelicale che appena cinque mesi fa legava il
fratellino Javier al ventre della madre è riuscito. Grazie a quelle cellule
sane e del tutto compatibili per il suo sistema immunitario, Andres, che ha
sette anni, ha iniziato a produrre i globuli rossi di cui ha bisogno e non
morirà giovanissimo a causa della malattia genetica, la beta-talassemia (nota
anche come anemia mediterranea) di cui è portatore. L'operazione è stata
realizzata presso l'ospedale Virgen del Rocío di Siviglia lo scorso 23 gennaio.
Andres è stato dimesso il 18 febbraio. E la notizia
del conclamato successo è stata diramata con soddisfazione dall'equipe medica
dell'ospedale iberico. Non solo perché si tratta del primo trapianto di cellule
staminali del sangue del cordone ombelicale da fratello sano a fratello malato
realizzata in Spagna. Ma anche perché il donatore, il piccolo Javier, è il
frutto di uno straordinario atto d'amore dei genitori e di un'accurata analisi
pre-impianto da parte dei medici. Javier è nato per dare una mano al fratello
Andres. I genitori hanno deciso di concepirlo circa un anno fa perché potesse
donare il sangue del suo cordone ombelicale al fratello malato e destinato a
morte prematura. I medici, un team di 31 volontari e 14 ricercatori, hanno
selezionato l'embrione geneticamente sano tra i tanti prodotti in vitro in modo
che il sogno dei genitori potesse realizzarsi. L'embrione selezionato è stato reimpiantato nell'utero materno e così il 12 ottobre
2008, una domenica, è nato Javier: un bel bebè di 3 chili e
( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
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Pagina 10 - Interni
Biotestamento, valanga di emendamenti il Pd ricuce, il Pdl dice no a Rutelli I
vescovi tedeschi: sì all´eutanasia passiva, è morte dignitosa CARMELO LOPAPA
ROMA - Più di tremila emendamenti al progetto di legge sul testamento biologico
- che da domani affronterà l´esame dell´aula al Senato - non fermeranno il
cammino del ddl che la maggioranza ha ormai blindato, chiudendo a qualsiasi
ipotesi di intesa con il Pd. Da un primo esame degli uffici sembra che ne
resteranno in "vita", giudicati ammissibili, non più di 750, un
quarto. E si procederà con un´ottantina di votazioni segrete. E così, a poco
varrà, se non per la testimonianza, la battaglia ostruzionistica alla quale si
preparano i radicali, che coi senatori Poretti e Perduca ieri alle 15, allo
scadere dei termini, hanno depositato qualcosa come 2.572 emendamenti (il 20
per cento suggerito da cittadini via web). Il Pd invece ne ha presentati 173 e
solo il lavorio diplomatico condotto in questi giorni dal leader Franceschini e
dalla capogruppo Finocchiaro coi big cattolici Franco
Marini e Beppe Fioroni ha consentito di raggiungere una posizione unitaria, o
quasi, dopo lo strappo dei giorni scorsi. Delle 173 proposte di modifiche, 75
sono state firmate da tutti i componenti del direttivo Pd e della commissione
Sanità (tranne i cattolici Baio e Gustavino) e questo
non era scontato. Il punto di intesa si è raggiunto proprio sul nodo più
delicato, quello nutrizione: l´emendamento all´articolo 3 è stato
firmato dai capigruppo Finocchiaro e Zanda, ma anche da Marini, Follini, dalla
Bianchi e dagli altri senatori più vicini a Fioroni. Il testo qualifica la
nutrizione come «sostegno vitale», ma ammette «l´eccezionalità del caso in cui
la sospensione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di
trattamento». Tutti d´accordo (anche se poi la Bianchi ha presentato un suo
emendamento per restringere ulteriormente questa ipotesi). Ad ogni modo, ci
sono anche 16 emendamenti di Ignazio Marino e 82 di altri singoli senatori Pd.
Tra questi, i sei di Rutelli (che non firma quelli unitari), coi quali viene
riproposta la «terza via»: affidamento del ruolo decisivo nelle fasi terminali
al medico. Ma il Pdl ha già chiuso. «Non ci sarà una terza via» stronca Gaetano
Quagliariello, «c´è solo la via che abbiamo intrapreso: abbiamo dei paletti che
non intendiamo superare». D´altronde, il Pdl ha dovuto tener conto dell´ala
"pro life", limitandosi a una decina di emendamenti tecnici. «Vana la
speranza di migliorare il testo, per questo col collega Saro rinunciamo a
presentarne, ma voteremo contro», confessa il senatore Pdl Paravia. Il relatore
Calabrò ne annuncia invece altri per l´aula. Beppino Englaro, che ieri ha
ribadito al Tg1 il suo no a una legge che imponga una terapia, oggi sarà al
Senato per presentare l´associazione "Per Eluana". In solidarietà con
lui, a Piazza Navona, movimenti e girotondi guidati da Pancho Pardi terranno la
prima di una serie di manifestazioni per una legge «laica».
Il sito di Micromega pubblica un documento della Conferenza episcopale tedesca
per un «testamento biologico cristiano». «La Chiesa cattolica si spacca sulla
bioetica», è il titolo, perché il testo «parla di liceità dell´eutanasia
passiva e indiretta» per una «morte dignitosa», escludendo di fatto solo quella
attiva.
( da "Secolo XIX, Il" del 17-03-2009)
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Pioggia di
emendamentisul "testamento biologico" il disegno di legge I Radicali
ne hanno presentati 2.572. Oggi manifestazioni in venti città Roma. Una valanga
di emendamenti sul disegno di legge per il testamento biologico: 2.572 dai soli
radicali; 173 del Pd; una ventina da parte della maggioranza. Tutti tendono ad
affidare ai medici la custodia delle nostre ultime volontà in caso di malattia
irreversibile. Un'incombenza in più per la categoria, che è già alle prese con
l'obbligo di denuncia dei propri pazienti immigrati clandestini: oggi, in una
ventina di città, le associazioni sindacali scendono in piazza per un ultimo
appello al Parlamento affinché non approvi quella norma, inserita dalla Lega
nel pacchetto sicurezza. A Genova il "Noi non denunciamo-day" si
terrà davanti alla Prefettura, in largo Lanfranco, tra le 17 e le 19. Sulla
testa dei medici italiani sta per arrivare già un superlavoro. Da mercoledì si
comincia a votare, in aula, al Senato il disegno di legge sul Testamento
Biologico. Il Pd, dopo essersi presentato lacerato in quasi tutte le votazioni
in Commissione, è riuscito a trovare una posizione unitaria. Almeno su un
punto: che l'alimentazione e l'idratazione artificiale, si possono interrompere
di fronte ad una precisa volontà espressa dal paziente. L'emendamento in
questione, infatti, reca le firme del capogruppo, Anna Finocchiaro, dei suoi
vice, della capogruppo in Commissione, Dorina Bianchi, e di tutti i senatori (a
eccezione di due, Emanuela Baio e Claudio Gustavino). Si propone di far salvo
il principio, voluto dalla maggioranza, di definire alimentazione e idratazione
come "sostegno vitale" e quindi intangibili, fatto salvo il principio
dell'autodeterminazione, sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Sarebbe,
cioè, il medico a raccogliere le nostre volontà in materia; in loro assenza si
comporterà secondo quanto stabilito in via di principio. Le varie anime del
partito, però, sono egualmente emerse: vari emendamenti
sono stati presentati, a titolo personale, da esponenti del Pd. Francesco
Rutelli, ad esempio, ne ha presentati sei, nel tentativo di trovare una sintesi
tra cattolici e laici («La terza via» l'ha definita) e che puntano a definire
il termine "accanimento terapeutico". Ignazio Marino, ex
capogruppo del Pd in commissione Sanità, ne ha presentato un altro,
sottoscritto anche dall'oncologo e senatore Umberto Veronesi che tende a
considerare "alimentazione ed idratazione forzate" sempre come
terapie e, di conseguenza, soggette alla volontà del paziente. La pattuglia dei
radicali è andata ben oltre: almeno il 20 per cento dei duemila e passa
emendamenti presentati, sono stati elaborati in base alle segnalazioni giunte
via Internet. In ogni caso, l'applicazione delle volontà espresse nel
testamento biologico graverà sulle spalle dei medici, che sono già alle prese
con il decreto sicurezza. La norma che li ha fatti scendere in piazza, oggi, è
quella che formalmente lascia loro la "facoltà" di denunciare
eventuali pazienti immigrati clandestini; ma lo stesso decreto, introducendo il
reato di "ingresso clandestino" li obbliga a presentare denuncia, in
quanto tutto il personale del servizio sanitario è equiparato a pubblico
ufficiale. I pediatri hanno un motivo in più: i figli di clandestini, sempre in
base alle norme contenute nel "pacchetto" non potrebbero essere
registrati, e, quindi diverrebbero "invisibili" per le istituzioni.
«Sono norme razziste e contro la deontologia del medico»è la protesta. «Penso
che, alla fine, non denunceranno nessuno. Si appelleranno al fatto che sono una
casta superiore. È nel giuramento di Ippocrate: salvano amici e nemici»è stata
la replica sferzante di Umberto Bossi, leader della Lega. Angelo Bocconetti
bocconetti@ilsecoloxix.it 17/03/2009
( da "EUROPA ON-LINE" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Non fate politica
con la coscienza CHIARA GELONI Siamo alla vigilia di un passaggio parlamentare
ad alto rischio per il Pd: arriva in aula al senato la legge sul testamento
biologico. Non sarà una passeggiata, e lo sappiamo. Servirà pazienza, e
rispetto, e molta buona politica soprattutto, perché la materia divide. Divide
anche se ? e questo giornale l?ha riconosciuto più di altri ? i Democratici
hanno fatto grandi passi avanti su questo terreno, grazie a un confronto onesto
e aperto che ha lasciato insoluti molti meno problemi di quelli che erano
aperti all?inizio, come testimoniato ieri dalla presentazione di 173
emendamenti condivisi da tutti i membri della commissione sanità. Su alcuni
punti però le divisioni tra i dem sono rimaste, e il passaggio in commissione
le ha registrate. È probabile che siano destinate a non scomparire, anche dopo
questi giorni di riflessione che restano prima dell?arrivo della legge in aula.
Sarà invocata la libertà di coscienza, e bisognerà ricordarci tutti che la
coscienza di ogni uomo, e quella di ogni singolo parlamentare laico o cattolico
che sia, è ? in senso laico, s?intende ? sacra. Proprio perché siamo convinti
di questo, ci permettiamo di chiedere ai senatori democratici ancora uno
sforzo. La libertà di coscienza, pensiamo, non può diventare una tattica
parlamentare. Non può cioè significare che ci sono materie su cui ognuno vota
come vuole, indipendentemente dalle decisioni politiche del gruppo. Due esempi,
per essere brutalmente chiari: non sarebbe onesto, nascondendosi dietro la
coscienza fare delle materie eticamente sensibili un pretesto per aprirsi un
credito come interlocutori privilegiati della destra da un lato, né usarli per
mettere alla prova la tenuta laica di un segretario cattolico dall?altro. Una
legge è fatta di tanti commi, articoli, paragrafi, di emendamenti approvati o
respinti. Non tutti hanno lo stesso contenuto etico, non tutti mettono in
discussione le convinzioni irrinunciabili di ciascuno di noi. In questi giorni
abbiamo visto i senatori democratici dividersi nel comportamento di voto su
troppe cose, non tutte aventi contenuto eticamente sensibile. Abbiamo sentito
argomentare voti differenziati dall?indicazione del gruppo con motivazioni come
quella secondo cui «è bene mantenere aperto un canale di dialogo con la
maggioranza». Tutto legittimo, per carità. A patto però che si riconosca che
queste non sono motivazioni di coscienza, sono argomentazioni politiche. Di
tattica politica, precisamente. E sarebbe bene che, ora che la legge arriva in
aula, la tattica parlamentare fosse una sola, non che ognuno la facesse per sé.
Tanto per capirci: il Pd punterà a dividere il fronte della maggioranza ?
isolando i teocon ? o a mantenerlo compatto, cercando di salvaguardare anche la
propria compattezza? La coscienza non c?entra niente: questa è una scelta
politica. È troppo allora chiedere, anche per salvaguardare la sacralità laica
delle obiezioni di coscienza che comunque ci saranno, che almeno sulla tattica
parlamentare ci sia sul testamento biologico, come su tutte le altre leggi che
passano per il parlamento, la disponibilità di tutti ad accettare le
indicazioni che il gruppo deciderà di darsi, anche se le valutazioni politiche
del singolo senatore fossero eventualmente altre? Che si limitino i dissensi ai
punti su cui davvero sono in questione i valori non negoziabili dei laici e dei
cattolici? In questo senso anche (soprattutto) il voto
finale, pensiamo, dovrebbe essere un voto politico. In cui i Democratici si
assumano la responsabilità di un giudizio politico (e non morale) su questa
legge. Ma sappiamo che qui forse chiediamo troppo, per cui qui ci fermiamo.
( da "Unita, L'" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Englaro: il
Parlamento rifletta norme fuori dalla Costituzione FEDERICA FANTOZZI Per
arginare «la confusione e disinformazione sul fine vita che hanno raggiunto
l'apice negli ultimi mesi». Per promuovere una medicina «consapevole dei
limiti» e legata al consenso informato, sviluppando anche in Italia le cure
palliative. Per affermare «le libertà fondamentali dell'individuo in uno Stato
laico di diritto». Nasce con questi impegnativi compiti l'Associazione Per
Eluana, voluta da Beppino Englaro in memoria della figlia morta il 9 febbraio
dopo 17 anni in stato vegetativo permanente. E i
frutti della battaglia per il rispetto della volontà di Eluana si intrecciano
con il dibattito rovente in Parlamento sul testamento biologico: «Serve un
approfondimento su questi temi estremi - è l'appello di Englaro - Rispetto a
questa legge forse è meglio nessuna legge. Non si possono imporre le terapie,
va difeso il principio di libertà. Fermatevi, perché se sarà un testo
incostituzionale non è detto che non intervenga la Corte né che il presidente
della Repubblica lo firmi». L'Associazione viene presentata a Palazzo Madama,
grazie agli uffici bipartisan dei senatori Ferruccio Saro (PdL) e Carlo Pegorer
(Pd). Ne fanno parte il neurologo Carlo Alberto Defanti, il palliativista
Giandomenico Borasio, cattolico praticante, e il primario anestesista Amato De
Monte (ancora sotto inchiesta, in attesa della conclusione degli esami
autoptici). In platea Ignazio Marino, Franca Chiaromonte, il Radicale Carlo
Perduca, il dipietrista Pancho Pardi, Paolo Flores. E l'aennino Paravia, che
voterà contro il ddl Calabrò. C'è anche Anna Finocchiaro che con Englaro ha
avuto poco prima un colloquio «molto intenso». Englaro ricorda la sua vicenda
personale: «Per Eluana era la cosa più naturale del mondo essere lasciata
morire, invece ho sentito quella parola esecrabile che è "eutanasia".
Non impedire che la natura faccia il suo corso non ha niente a che vedere con
l'eutanasia, significa accettare la finitudine della medicina». Ribadendo per
l'ennesima volta che non entrarà in politica, il padre della giovane donna
garantisce che l'Associazione non avrà fini politici ma solo di studio e sarà
del tutto indipendente dai partiti. Sede a Udine, presidente Beppino,
vicepresidente sua nipote Germana. Presto un sito (www.perleluana.org). Il
Comitato Scientifico, di cui forse farà parte l'oncologo Veronesi, sarà
presieduto da Borasio, titolare della cattedra di medicina palliativa a Monaco,
ieri molto duro sui temi di fine vita: «Una terapia contro la volontà è una
palese violazione dei diritti umani. Spero non esista mai un paese civile dove
i sondini hanno più diritti dei malati». Borasio si mostra certo che se il ddl
Calabrò passasse così verrebbe bocciato dalla Corte Europea dei Diritti Umani.
Impietoso poi il paragone con la situazione in Germania, dove sono in
discussione tre leggi sul testamento biologico (tutte considerano vincolanti le
direttiva anticipate e rifiutabili nutrizione e idratazione forzata) che però
esiste già su basi giurisprudenziali dal 1994. Presto la sala Nassiryia, al
piano terra di Palazzo Madama, diventa teatro di un dibattito sul fine vita: i
senatori del centrosinistra invitano l'Associazione a muoversi in fretta per
impedire il varo del ddl Calabrò. Marino sottolinea che il testo si occuperà
solo dello 0,05% della popolazione, i pazienti in stato
vegetativo. Flores d'Arcais insiste sull'urgenza: «Tra poche settimane ci sarà
una legge che impone l'alimentazione, la dialisi. I medici dovranno tradire il
giuramento di Ippocrate o essere incriminati. Bisogna creare un grande
movimento di obiezione di coscienza». Borasio lo ferma: «In certe situazioni
storiche leggi sbagliate vengono approvate. La nostra missione è offrire
consigli, non sostituirci ai politici. La lezione di Beppino è procedere senza
baccano». Chiarissimo anche Defanti: «Non siamo un gruppo politico, non ci
poniamo compiti immediati ma vogliamo agire a lungo termine». E sulla sua
paziente per 13 anni, il medico sottolinea: «In certi casi allungare la vita
protrae la sofferenza. Eliana è il paradigma di una situazione infernale che si
è venuta a creare oltre le intenzioni». Poi una stoccata alle posizioni
oltranziste di tanti vescovi e cardinali durante i giorni dolorosi in Friuli
Venezia Giulia: «Mi sorprende l'enfasi di parte della Chiesa sulla vita
terrena, in passato si pensava di più all'aldilà. Questa enfasi è una causa di
accanimento terapeutico». Conclude Beppino: «L'Associazione
Per Eluana non è altro che le libertà fondamentali in uno Stato di diritto. Io
ho trovato un clima culturale deserto, ero un randagio. Adesso le persone
stanno prendendo coscienza di vivere in uno Stato laico». Nasce l'Associazione
Per Eluana. Promuoverà cure palliative, informerà dottori, pazienti e politici:
«Troppa disinformazione sul fine vita». Forse l'oncologo Umberto
Veronesi nel comitato scientifico.
( da "Unita, L'" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Per arginare «la
confusione e disinformazione sul fine vita che hanno raggiunto l'apice negli
ultimi mesi». Per promuovere una medicina «consapevole dei limiti» e legata al
consenso informato, sviluppando anche in Italia le cure palliative. Per
affermare «le libertà fondamentali dell'individuo in uno Stato laico di
diritto». Nasce con questi impegnativi compiti l'Associazione Per Eluana,
voluta da Beppino Englaro in memoria della figlia morta il 9 febbraio dopo 17
anni in stato vegetativo permanente. E i frutti della
battaglia per il rispetto della volontà di Eluana si intrecciano con il
dibattito rovente in Parlamento sul testamento biologico: «Serve un
approfondimento su questi temi estremi - è l'appello di Englaro - Rispetto a
questa legge forse è meglio nessuna legge. Non si possono imporre le terapie,
va difeso il principio di libertà. Fermatevi, perché se sarà un testo
incostituzionale non è detto che non intervenga la Corte né che il presidente
della Repubblica lo firmi». L'Associazione viene presentata a Palazzo Madama,
grazie agli uffici bipartisan dei senatori Ferruccio Saro (PdL) e Carlo Pegorer
(Pd). Ne fanno parte il neurologo Carlo Alberto Defanti, il palliativista
Giandomenico Borasio, cattolico praticante, e il primario anestesista Amato De
Monte (ancora sotto inchiesta, in attesa della conclusione degli esami
autoptici). In platea Ignazio Marino, Franca Chiaromonte, il Radicale Carlo
Perduca, il dipietrista Pancho Pardi, Paolo Flores. E l'aennino Paravia, che
voterà contro il ddl Calabrò. C'è anche Anna Finocchiaro che con Englaro ha
avuto poco prima un colloquio «molto intenso». Englaro ricorda la sua vicenda
personale: «Per Eluana era la cosa più naturale del mondo essere lasciata
morire, invece ho sentito quella parola esecrabile che è "eutanasia".
Non impedire che la natura faccia il suo corso non ha niente a che vedere con
l'eutanasia, significa accettare la finitudine della medicina». Ribadendo per
l'ennesima volta che non entrarà in politica, il padre della giovane donna
garantisce che l'Associazione non avrà fini politici ma solo di studio e sarà
del tutto indipendente dai partiti. Sede a Udine, presidente Beppino,
vicepresidente sua nipote Germana. Presto un sito (www.perleluana.org). Il
Comitato Scientifico, di cui forse farà parte l'oncologo Veronesi, sarà
presieduto da Borasio, titolare della cattedra di medicina palliativa a Monaco,
ieri molto duro sui temi di fine vita: «Una terapia contro la volontà è una
palese violazione dei diritti umani. Spero non esista mai un paese civile dove
i sondini hanno più diritti dei malati». Borasio si mostra certo che se il ddl
Calabrò passasse così verrebbe bocciato dalla Corte Europea dei Diritti Umani.
Impietoso poi il paragone con la situazione in Germania, dove sono in
discussione tre leggi sul testamento biologico (tutte considerano vincolanti le
direttiva anticipate e rifiutabili nutrizione e idratazione forzata) che però
esiste già su basi giurisprudenziali dal 1994. Presto la sala Nassiryia, al
piano terra di Palazzo Madama, diventa teatro di un dibattito sul fine vita: i
senatori del centrosinistra invitano l'Associazione a muoversi in fretta per impedire
il varo del ddl Calabrò. Marino sottolinea che il testo si occuperà solo dello
0,05% della popolazione, i pazienti in stato
vegetativo. Flores d'Arcais insiste sull'urgenza: «Tra poche settimane ci sarà
una legge che impone l'alimentazione, la dialisi. I medici dovranno tradire il
giuramento di Ippocrate o essere incriminati. Bisogna creare un grande
movimento di obiezione di coscienza». Borasio lo ferma: «In certe situazioni
storiche leggi sbagliate vengono approvate. La nostra missione è offrire consigli,
non sostituirci ai politici. La lezione di Beppino è procedere senza baccano».
Chiarissimo anche Defanti: «Non siamo un gruppo politico, non ci poniamo
compiti immediati ma vogliamo agire a lungo termine». E sulla sua paziente per
13 anni, il medico sottolinea: «In certi casi allungare la vita protrae la
sofferenza. Eliana è il paradigma di una situazione infernale che si è venuta a
creare oltre le intenzioni». Poi una stoccata alle posizioni oltranziste di
tanti vescovi e cardinali durante i giorni dolorosi in Friuli Venezia Giulia:
«Mi sorprende l'enfasi di parte della Chiesa sulla vita terrena, in passato si
pensava di più all'aldilà. Questa enfasi è una causa di accanimento
terapeutico». Conclude Beppino: «L'Associazione Per Eluana
non è altro che le libertà fondamentali in uno Stato di diritto. Io ho trovato
un clima culturale deserto, ero un randagio. Adesso le persone stanno prendendo
coscienza di vivere in uno Stato laico».
( da "Messaggero, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì
18 Marzo 2009 Chiudi I FORI IMPERIALI SARANNO ILLUMINATI PER IL NATALE DI ROMA
IERI SERA LUCI ACCESE NELL'EMICICLO NAPOLEONICO DELLA COLONNA TRAIANA
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 66 del 2009-03-18
pagina 1 Serra Club 50 anni di vocazioni di Roberta Bottino Sostenere le
vocazioni e aiutare i sacerdoti nelle loro difficoltà è lo scopo, che dal
lontano 1935, si prefigge il Serra Club, il movimento
cattolico che dagli Stati Uniti si è esteso progressivamente in tutto il mondo.
Genova fu la città che nel marzo del 1959, per opera del Cardinale Giuseppe
Siri, fondò il primo club italiano. Venerdì 20 e sabato 21 marzo, presso la
sala Quadrivium in piazza S. Maria nei pressi di Corvetto, verrà
festeggiato il Cinquantesimo della fondazione. Le celebrazioni termineranno
nella giornata di domenica 22, al Santuario di Nostra Signora della Grazie al
Molo, con l'apposizione di una targa ricordo, alla presenza del Cardinale
Angelo Bagnasco, e con la celebrazione della Santa Messa. «Il Serra - spiega
Emilio Artiglieri, Presidente del Comitato Celebrazioni - è un movimento
internazionale fatto da laici, che s'impegnano a realizzare la propria
personale vocazione cristiana, per favorire e sostenere le vocazioni al
sacerdozio, e aiutare i propri membri a riconoscere e rispondere, ciascuno
nella propria vita, alla Chiamata di Dio. La nostra è da sempre un'attività
discreta ma attiva, e siamo davvero orgogliosi che il primo club italiano sia
nato proprio a Genova. (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 66 del 2009-03-18
pagina 7 Serra Club, festa nel santuario del Molo per i 50 anni in sostegno dei
sacerdoti di Roberta Bottino (...) Il Cardinale Siri, considerato un
conservatore, in realtà accettò, dimostrando una grande apertura,
un'associazione diversa da quelle esistenti fino ad allora». A Genova i «Serrani»
sono un centinaio, 3mila in Italia e 22mila nel mondo; cifre considerevoli, che
testimoniano l'importanza di questa associazione che affonda le sue radici nel
tempo. Il movimento prende il nome dal frate francescano Junipero Serra,
considerato uno dei personaggi più eminenti nella storia degli Stati Uniti.
Spagnolo di nascita, fu un uomo di grande cultura e forza morale, che nella
seconda metà del '700 svolse un'intensa opera missionaria. Sulla scia del
proprio fondatore, i Serra Club di tutto il mondo si ripropongono gli stessi
obiettivi. Quello genovese intende riscoprire e rafforzare anche il dialogo con
i giovani. «A novembre facemmo un incontro dal titolo "I giovani e le
scelte di vita" - aggiunge Artiglieri -, proprio per comprendere meglio il
valore dell'impegno e della preghiera». Le attività dell'associazione vengono
organizzate, programmate e svolte in due riunioni conviviali mensili, precedute
dalla celebrazione della Santa Messa, o da un momento di preghiera comune. «Nel
corso di queste assemblee - racconta Francesco Baratta, Presidente della
Fondazione Nazionale Serra -, si prendono le decisioni inerenti
all'organizzazione del Club e si programmano e si valutano gli interventi
vocazionali di sostegno ai Sacerdoti nella loro attività pastorale, sia a
livello parrocchiale che cittadino». I diversi club svolgono in piena autonomia
le proprie attività culturali e di sostegno che vengono relazionate al Vescovo.
«Siccome esistono molte parrocchie in periferia che non hanno più un loro
sacerdote - continua Baratta -, noi, ad esempio, mettiamo a disposizione gli
associati per portare, in occasione delle diverse funzioni religiose, parroci
di altre chiese». «Ci tengo a ricordare - conclude Artiglieri - che è in corso
la causa di beatificazione di Ettore Vernazza, notaio laico, che insieme ad un
gruppo di amici, alla fine del '400, contribuì in maniera determinante alla
riforma cattolica attraverso la Compagnia del Divino Amore. Noi
"Serrani" ci sentiamo molto vicini a lui e al suo operato». Per poter iscriversi ad uno dei Serra Club non occorre altro che
essere laici cattolici praticanti, e condividere gli scopi e le regole del Movimento
perché, come sostiene Artiglieri, «il nostro è un laicato impegnato». © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 31 - Commenti
IO E IL GRINZANE PIERGIORGIO ODIFREDDI Vorrei rispondere ad rem (cioè, nel
merito) all´attacco ad personam (cioè, pretestuoso) che Pierluigi Battista mi
rivolge nella «Lettera al sacerdote dell´anticlericalismo» sul Corriere della
Sera del 16 marzo, elogiata da l´Avvenire il 17 marzo. Anzitutto, lo ringrazio
per avermi chiamato «egregio». Credo infatti che sappia, nonostante la sua
avversione per le etimologie, che l´aggettivo significa «fuori del gregge», e
oggi in Italia chi esprime e difende un pensiero laico è effettivamente
costretto a cantare fuori dal coro dei belati. Cosa non sgradevole, comunque,
visto che Albert Einstein notava nelle sue Idee e opinioni che «per essere
l´immacolato componente di un gregge di pecore, bisogna prima di tutto essere
una pecora». Venendo all´articolo, Battista bolla la mia dichiarazione di
ingerenza clericale nelle vicende del Premio Grinzane Cavour come
«fantasticamente infondata, alla luce di un elementare buonsenso»: ne deduco
che, pur scrivendo sui giornali, non li legge. Neppure il suo, che il 4 marzo
titolava «L´assenza cattolica agita il Grinzane». E neppure l´Avvenire, che il
3 marzo titolava «Grinzane, un futuro a senso unico?», e vedeva come «una
barzelletta l´eventuale inserimento di un solo rappresentante dell´area
cattolica». E neppure La Stampa, che il 1° marzo titolava «I cattolici
reclamano un posto nei saggi». Quanto all´appello al buonsenso come verifica di
fondatezza, si tratta dello stesso argomento che viene puntualmente avanzato da
coloro che la pensano come lui, ogni volta che qualche idea nuova viene alla
ribalta: è stato infatti il «buonsenso» a far
processare Galileo per aver sostenuto che la Terra girava attorno al Sole, e
non viceversa, così come è stato il «buonsenso» a far avversare
Darwin per aver sostenuto che l´uomo fu creato a immagine e somiglianza della
scimmia, e non di Dio. Purtroppo è difficile applicare il buonsenso alle
vicende del Grinzane, quando il forzista Giampiero Leo e il pidino Stefano
Lepri sono a verbale per aver ineffabilmente sostenuto in Consiglio Regionale a
Torino che la mia nomina era «sgradita al cardinale» (come se questo dovesse
importare). E quando il forzista Enzo Ghigo e il pidino Gianfranco Morgando mi
chiamano «matematico ateo», mostrando ripetutamente di ritenere che il secondo
(e forse anche il primo) attributo siano degli handicap, invece che delle
garanzie: dimenticando che la gestione di Soria e la sponsorizzazione di Ghigo
e Leo erano sì «cattolicamente corrette», ma certo non si
sono rivelate evangeliche. Battista mi dice che dovrei «aver conosciuto nelle
mie peregrinazioni di studioso negli Stati Uniti e in Unione Sovietica la sorte
di quegli intellettuali che, strappati dal recinto delle loro competenze
specifiche, si perdono nelle fumisterie del vaniloquio ideologico e della
banalità più corriva». Non so cosa c´entri, ma è vero, li ho conosciuti:
in particolare il linguista Noam Chomsky e il fisico Andrei Sacharov, attaccati
dai loro detrattori maccartisti e persecutori brezneviani con le sue stesse
parole. E avendoli conosciuti, non posso che prenderli ad esempio: in
particolare il primo, come ho scritto nella prefazione a Il matematico
impertinente. Infine, a proposito del suggerimento di «tornare dove mi sento a
mio agio, tra i numeri e la trigonometria», io ci sono sempre rimasto: un mio
libro su Darwin è uscito da qualche settimana (Battista non se n´è accorto, ma
fortunatamente il pubblico e i recensori sì), un altro sulla matematica esce in
questi giorni, la scorsa settimana ho diretto un Festival della Matematica a
New York, e questa settimana proseguiamo a Roma, ospitando in tutto otto premi
Nobel e tre medaglie Fields. Temo che la fissazione sulle mie marginali
opinioni in campo religioso siano soltanto un sintomo del fatto che la lingua
batte dove il suo dente (di Battista) duole. ..
( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Milano
Scuola araba, la preside si dimette "Trascurato l´italiano". Il
leader egiziano: "Accuse false" Torna la polemica "Nemmeno le
prof conoscono la nostra lingua" Mahmoud: "Diamo lo stesso spazio
alle due culture" ZITA DAZZI «ho tentato di fare il massimo, di far
crescere il progetto di una scuola bilingue, italo-araba. Ci ho messo tutte le
mie energie. Ma alla fine ho deciso di andarmene, anche per questioni
personali». Così spiega le sue improvvise dimissioni, Anna Todeschini, la
preside italiana della scuola italo-egiziana di via Ventura. Gli ultimi sono
stati mesi di dissapori e di incomprensioni con la dirigenza egiziana della
scuola, nata tre anni fa, dopo la chiusura della contestata scuola islamica
annessa alla moschea di via Quaranta. La scuola di via Ventura - 160 iscritti,
al 90 per cento egiziani, fra cui alcuni figli di coppia mista e alcuni
cristiano-copti - è stata riconosciuta nel 2005, come istituto privato,
finanziato dal consolato egiziano. L´ufficio scolastico regionale ha visto in
questo progetto uno strumento per integrare alunni che le famiglie non
iscrivono alla scuola pubblica italiana, preferendo mantenere forte un legame
con la lingua e la cultura del paese d´origine. Un progetto in cui il presidente
della scuola Othman Mahmoud e il console d´Egitto a Milano credono ancora
molto. Ma che viene messo in discussione da chi, come la preside dimissionaria
e altre insegnanti, giudica sbilanciato lo studio del programma egiziano a
sfavore di quello italiano. «Non può essere una vera scuola bilingue, è una
semplice scuola straniera. Ci sono molti bambini appena arrivati dall´Egitto,
che non sanno l´italiano. Anche alcuni insegnanti parlano poco e male
l´italiano. L´impostazione della scuola è centrata sulla preparazione dei
ragazzi secondo i programmi della scuola statale egiziana», dice la preside
dimissionaria. E aggiunge: «è una questione didattica, non vorrei che la
questione venisse strumentalizzata a fini politici». Accuse respinte con
fermezza dal presidente Othman Mahmoud, imprenditore, rappresentante
dell´associazione delle famiglie che ha dato vita alla scuola, e dalla
responsabile didattica della parte italiana della scuola, la professoressa
Margherita Santoro, con un´esperienza ultraventennale nell´istruzione pubblica
italiana. «Abbiamo 14 insegnanti italiane che fanno lezione in italiano sui
programmi italiani per bambini dalla prima elementare alla terza media.
L´orario scolastico è ripartito al 50 per cento fra i programmi italiani e
quelli arabi - spiega Mahnoud - Lavoriamo alla luce del sole, siamo
trasparenti, non è un´istituzione confessionale. Io stesso
sono laico, non frequento moschee. Il nostro desiderio è portare gli alunni
alla promozione all´esame di idoneità italiana e a quello egiziana». Allora
perché la professoressa Todeschini è alle dimissioni? Mahmoud si stringe nelle
spalle: «Abbiamo avuto contrasti su questioni organizzative. Questioni
pratiche, lei stessa però ci ha scritto dicendo di essere ancora disponibile a
lavorare con noi». Nelle classi fanno lezione maestre col velo, che sembrano
conoscere la lingua italiana, come per altro gli alunni. Il più deluso
dall´impostazione data alla scuola è Paolo Branca, docente di lingua araba
all´Università Cattolica e grande esperto di Islam a Milano, che ha segnalato
la questione in Comune e al provveditorato: «Purtroppo quella di via Ventura è
un´occasione di integrazione sprecata, e le istituzioni si disinteressano di
quel che avviene fra quelle mura».
( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 11 - Esteri
Economia senza etica La Chiesa e la malattia In viaggio con papa Ratzinger
"Circondato da amici, altro che solo" La nostra posizione sulla
malattia del secolo non è realistica? No, la Chiesa è la realtà più efficiente
in questa lotta Non annunciamo miracoli, come fanno le sette in Africa, ma la
sobrietà e il realismo della fede cristiana DAL NOSTRO INVIATO YAOUNDé - «Mi fa
un po´ ridere il mito della mia solitudine. Sono circondato da amici».
Rilassato e sicuro, Benedetto XVI si presenta dinanzi al seguito dei reporter
non appena l´aereo ha lasciato Roma in direzione del Camerun e si capisce
subito che è pronto ad affrontare il tema, che ha tenuto banco sulla stampa di
tutto il mondo. Accanto a lui sta il segretario di Stato cardinale Tarcisio
Bertone. Ratzinger respinge decisamente l´immagine di un pontefice isolato nel
suo palazzo con una curia che va per conto suo. Santità, dopo la sua lettera ai
vescovi, tutti i media hanno parlato della solitudine del Papa. Davvero si
sente solo? «Non mi sento solo in nessun modo. Per dire la verità mi fa un po´
ridere questo mito. Ogni giorno ricevo i miei collaboratori più stretti, a
cominciare dal Segretario di Stato, per gli incontri in agenda. Vedo
regolarmente tutti i capi dicastero, e i vescovi per le visite ad limina.
Ultimamente ho incontrato tutti i vescovi della Nigeria e poi dell´Algeria. Ci
sono state in questi giorni due riunioni plenarie della Congregazione per il
Culto e della Congregazione del Clero. Ho anche colloqui con amici, una rete di
amicizie, sono venuti dalla Germania anche i miei compagni della prima messa
per farci una chiacchierata». Allora? «Solitudine niente. Sono realmente
circondato da amici, da una stretta collaborazione di
vescovi e laici. E sono grato per questo». Con che sentimenti arriva in Africa?
«Con grande gioia. Ho tanti amici africani fin dai tempi di quando ero
professore. Amo la fede gioiosa che si trova in Africa e sono sicuro che ne
tornerò contagiato». Arriva nel pieno di una crisi economica mondiale, che ha
riflessi pesanti sui Paesi poveri. «Non vengo con un programma politico
ed economico, per il quale mi mancano le competenze. Vado con un programma
religioso, di fede e di morale. Ma penso sia un contributo essenziale ai
problemi in atto, perché sappiamo che un elemento fondamentale della crisi è
proprio il deficit di etica nelle strutture economiche. E allora, parlando di
Dio e dei grandi valori spirituali che costituiscono la vita cristiana, cerco
di dare un contributo per superare la crisi e rinnovare il sistema economico
dal di dentro. Naturalmente farò appello anche alla solidarietà internazionale.
Anzitutto alla solidarietà cattolica e poi a quella di tutti coloro che
avvertono la comune responsabilità per la situazione umana odierna». Quando lei
si rivolge all´Europa, parla spesso di un orizzonte da cui Dio tende a
scomparire. In Africa non è così, ma vi è una presenza aggressiva delle sette.
Che messaggio intende portare? «In Africa il problema dell´ateismo classico non
esiste. Perché la realtà di Dio è così presente nel cuore degli africani che
non credere in Dio o vivere senza Dio non si presenta come una tentazione. E´
vero che ci sono i problemi delle sette, ma noi non annunciamo - come fanno
loro - un Vangelo di prosperità. Non annunciamo miracoli come fanno alcuni di
loro, ma la sobrietà e il realismo della vita cristiana. Ma questo realismo che
annuncia un Dio che si è fatto uomo, che soffre anche con noi e dà senso alla
nostra sofferenza, offre un orizzonte più vasto, che ha più futuro. Le sette
sono molto instabili, in un primo momento si diffonde l´annuncio della
prosperità e delle guarigioni miracolose, ma dopo un po´ di tempo si vede che
la vita è difficile e un Dio, che soffre con noi, è più promettente, più vero e
rappresenta un aiuto maggiore». Tra i molti mali che affliggono l´Africa, c´è
l´Aids. La posizione della Chiesa cattolica nella lotta contro la malattia
spesso viene considerata non realistica e non efficace. Affronterà la
questione? «Io direi il contrario perché la realtà più presente e più
efficiente nella lotta contro l´Aids è proprio la Chiesa cattolica. Non si può
superare il problema solo con i soldi, che pure sono necessari, ma serve
l´anima per utilizzarli. E non si può superare l´Aids con la distribuzione di
preservativi: al contrario aumentano il problema». La soluzione? «Può essere solo
duplice. In primo luogo l´umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovamento
spirituale dell´uomo che implichi un nuovo modo di comportarsi nei confronti
del proprio corpo e di relazionarsi l´uno verso l´altro. In secondo luogo è
necessaria una vera amicizia e disponibilità a fare sacrifici e rinunce
personali per stare accanto ai sofferenti. Questi sono i fattori che producono
veri progressi. Ed è la giusta risposta della Chiesa, che così offre un
contributo grandissimo e importante». (m. pol.)
( da "Foglio, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'
18 marzo