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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   15-18 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Dario mi sembra Prodi ( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di cui quasi ci si vergognava) propri della sinistra laica e cattolica. Riconducendo il riformismo alla sua radice etimologica, che ne esalta l?ambizione a cambiare la società e la distribuzione in essa di risorse e potere. Come si diceva, trattasi di tre correzioni decisive. A dare compiutezza a un nuovo indirizzo politico ne mancano almeno due.

Fratelli-coltelli in Vaticano ( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cosa per noi laici assai più penosa, insieme al duce del fascismo seppellì anche la laicità dello stato italiano: in ciò d?accordo con papa Ratti, che, erede della tradizione di Leone XIII, avrebbe ricercato la conciliazione con l?Italia non attraverso leggi italiane, tipo la Legge delle Guarentigie proposta dai governi liberali,

Preti contro preti. A colpi di stampa ( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: attenzioni anche allo scisma sommerso che riguarda milioni e milioni di laici. Se qualche migliaia di religiosi lefebvriani hanno tale improtanza ai suoi occhi, quanto più ne dovrebbero avere gli innumerevoli laici cristiani che si sentono lontani da una Chiesa spesso troppo rigida e fredda (si pensi per fare solo un esempio ai divorziati risposati cui vengono negati i sacramenti)».

Dell'illuminismo si riparla costantemente, perché giustamente si ritiene che senza di esso... ( da "Stampa, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sotto questo nome una base filosofica per quella cultura laica che faticava allora ad affermarsi tra gli opposti dogmatismi della tradizione cattolica e dell'ortodossia marxista. Ora la ristampa, per le edizioni Marte di Salerno, a cura di G. Cantillo e A. Donise, della prima opera di Abbagnano (che appunto a Salerno era nato nel 1901) dedicata a Le sorgenti irrazionali del pensiero,

Don Ciotti: "Preti, più coraggio" ( da "Stampa, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Chiese e movimenti cattolici siano aperti e disponibili 24 ore su 24, con preti e laici che coinvolgano e sappiano ascoltare i fedeli, le persone che hanno bisogno», ha esortato l'animatore dell'Arsenale della Pace. Restituire forza, incisività al messaggio cristiano?

berlusconi: "no alle correnti" an difende fini dagli attacchi - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: soddisfatto per il chiarimento del premier, si mostra baldanzoso: «Il confronto fra laici e cattolici nel Pdl non può risolversi nei laici che dicono che la Chiesa ha sempre ragione. Soprattutto di fronte a una Chiesa così divisiva come quella di Papa Ratzinger». Intanto nel Pdl tengono banco gli attacchi a Fini sul blog di Forza Italia.

<Sì a libertà di coscienza ma no all'eutanasia> ( da "Tempo, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rispetto per le posizioni di tutti ma i gruppi del Pdl continueranno a difendere la posizione che il governo ha assunto negli ultimi giorni di Eluana». Anche il ministro Sacconi, parlando a Trento, ricorda la vicenda Englaro: «Guai a noi se non avessimo fatto quelle scelte. Avremmo riprodotto la distinzione tra laici e cattolici».

<Berlusconi l'ha sparata Ma Dario è veramente un catto-comunista> ( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Che lo scontro politico su temi come ad esempio il testamento biologico veda da una parte schierati i cattolici "progressisti" (categoria ad uso dei vaticanisti) alleati con i laici contro i cattolici "tradizionalisti" alleati con i laici devoti, e si radicalizzi in uno scontro intra-ecclesiale in chiave anti-ratzingeriana. Non le sembra troppo?

Il problema sollevato dal Papa non è una questione di Curia ( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il problema sollevato dal Papa non è una questione di Curia segue dalla prima pagina Sono un fedele, un cattolico laico, con la mia dose quotidiana di peccati per i quali chiedo perdono alla Chiesa e non pretendo che la Chiesa e Gesù Cristo si scusino con me perché io le sono infedele, ma in questi giorni - scusate il desiderio - vorrei essere un vescovo.

Una lettera indirizzata anche a me ( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: accordo con Garelli quando scrive che «la Chiesa cattolica non è sondaggio-dipendente come lo sono invece le forze politiche e le reti tv» e che «non è che il Papa debba bucare il video a tutti i costi». (Al riguardo ricordo un aneddoto che mi è stato raccontato. Non ho mai potuto verificare se sia vero, ma lo ritengo molto verosimile.

È curioso che Silvio Berlusconi e Dario Franceschini abbiano reciprocamente usato, per insultarsi, un prefisso di area comune ( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sembrerebbero due affermazioni impregnate di laicismo e anticlericalismo. Ma niente di tutto questo: Berlusconi ha sposato la linea della Chiesa sulla Englaro e Franceschini è pur sempre ex Dc. Semplicemente, dagli opposti estremismi, siamo passati agli opposti, estremi, centrismi. 15/03/2009

I tempi della campagna elettorale per il rinnovo del presidente della Regione Lazio sono lontani ma ... ( da "Messaggero, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolico ma alla testa di battaglie laiche, come quella sul testamento biologico, ma soprattutto tecnico di un settore che tanti problemi ha dato nella gestione della Regione, ovvero quello della sanità, un tema cruciale in campagna elettorale e non solo.

ROMA - Il testo Calabrò, ha scritto il sottosegretario Alfredo Mantovano su ... ( da "Messaggero, Il" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La linea fin qui seguita dal centrodestra ha consentito di aprire fratture tra cattolici e laici del Pd. Una virata a favore dei tradizionalisti avrebbe invece l'effetto di ricompattare il Pd sul voto contrario. «Manterremo questo equilibrio tra libertà di cura e diritto alla vita, tra il no all'eutanasia e il no all'accanimento terapeutico» assicura Gaetano Quagliariello.

I prodiani tifano Dario: non è superbo ( da "Corriere della Sera" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di questioni sociali e solidaristiche (di cui quasi ci si vergognava) proprie della sinistra laica e cattolica». Dario come Romano? Un'enormità solo a pensarlo, fino a qualche settimana fa. Lo stesso Monaco è quasi intimorito dal proprio ardire: «Sia chiaro: la mia è un'apertura di credito condizionata, vedremo le prossime mosse di Dario».

L'indennità Sacconi con enfasi: ai co.co.co. senza lavoro raddoppiata l'idennità,(... ( da "Unita, L'" del 15-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Quelli che credono di offendere i cattolici progressisti, laici ed illuminati, definendoli cattocomunisti, sono proprio clericomassonborbonfascisti ! Giancarlo Ruggieri (Reggio Emilia) i petrolieri Perché non incalziamo le Compagnie petrolifere e le Assicurazioni per i loro prezzi e tariffe?

Election day, cartolina Pd al premier. L'Italia risparmia 460 milioni ( da "Unita, L'" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, suonano old style e totalmente incomprensibili. È per questo che applaudono di più quando Franceschini si rivolge direttamente a loro, esortandoli ad una militanza politica senza divisioni interne: «Non declinate la vostra appartenenza in base al nome di un leader o dell'altro, franceschiniani,

Il Pdl sarà davvero un partito aperto a tutti ( da "Tempo, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: bipolare non replica la dicotomia laici-cattolici. Il bipolarismo politico non rispecchia alcun bipolarismo etico. Il pluralismo etico culturale della società italiana si riflette, in modo pressoché identico, all'interno dell'elettorato del Pdl. Per questo, io credo che sui temi eticamente sensibili, a partire da quelli biopolitici, il Pdl non possa scegliere una linea massimalista,

L'ottimismo della Regione ( da "Foglio, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stata davvero un grande contenitore, un grande crogiuolo in cui si sono incontrate la cultura cattolica e quella laica del nostro paese. Ed è da quel crogiuolo che sono nate le riforme fondamentali che hanno dato forza all?Italia. Dunque, nel Pantheon del Pdl Sturzo e De Gasperi ci stanno tutti, di diritto.

Biotestamento, migliaia di emendamenti al ddl ( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: avvicinare le posizioni di laici e cattolici "colmando" quelle che, a suo dire, sono alcune lacune del testo di Calabrò. La "terza via" di Rutelli Degli 82 emendamenti a firma singola presentati dai senatori del Pd, 6 portano la firma di Francesco Rutelli che si prova così a riproporre una "terza via" per avvicinare le posizioni sul ddl per il testamento biologico.

Fine vita, migliaia di emendamenti presentati al Senato ( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici (secondo i quali l'emendamento non avrebbe dovuto portare la firma del presidente del gruppo). Alla fine la tela tessuta da Anna Finocchiaro, gli ex popolari e il segretario Franceschini ha dato i suoi frutti e si è ribadita «la posizione prevalente» nel partito, dopo lo strappo che si è verificato con il voto finale in commissione quando il gruppo ha votato in

SE JAVIER NASCE PER SALVARE IL FRATELLO ( da "Unita, L'" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a causa della forte opposizione di autorevoli esponenti della Chiesa cattolica, che hanno definito, forse troppo affrettatamente, l'intervento un esempio di discriminazione eugenetica. La stampa spagnola laica, nei giorni scorsi, ha scritto che Andres è vivo malgrado la Chiesa. In Italia il piccolo e generoso Javier non sarebbe potuto nascere.

biotestamento, valanga di emendamenti il pd ricuce, il pdl dice no a rutelli - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica». Il sito di Micromega pubblica un documento della Conferenza episcopale tedesca per un «testamento biologico cristiano». «La Chiesa cattolica si spacca sulla bioetica», è il titolo, perché il testo «parla di liceità dell´eutanasia passiva e indiretta» per una «morte dignitosa», escludendo di fatto solo quella attiva.

Pioggia di emendamentisul "testamento biologico" ( da "Secolo XIX, Il" del 17-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono egualmente emerse: vari emendamenti sono stati presentati, a titolo personale, da esponenti del Pd. Francesco Rutelli, ad esempio, ne ha presentati sei, nel tentativo di trovare una sintesi tra cattolici e laici («La terza via» l'ha definita) e che puntano a definire il termine "accanimento terapeutico".

Non fate politica con la coscienza ( da "EUROPA ON-LINE" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e bisognerà ricordarci tutti che la coscienza di ogni uomo, e quella di ogni singolo parlamentare laico o cattolico che sia, è ? in senso laico, s?intende ? sacra. Proprio perché siamo convinti di questo, ci permettiamo di chiedere ai senatori democratici ancora uno sforzo. La libertà di coscienza, pensiamo, non può diventare una tattica parlamentare.

Englaro: il Parlamento rifletta norme fuori dalla Costituzione ( da "Unita, L'" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Associazione Per Eluana non è altro che le libertà fondamentali in uno Stato di diritto. Io ho trovato un clima culturale deserto, ero un randagio. Adesso le persone stanno prendendo coscienza di vivere in uno Stato laico». Nasce l'Associazione Per Eluana. Promuoverà cure palliative, informerà dottori, pazienti e politici: «Troppa disinformazione sul fine vita».

Per arginare la confusione e disinformazione sul fine vita che hanno raggiunto l'apice ne... ( da "Unita, L'" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Conclude Beppino: «L'Associazione Per Eluana non è altro che le libertà fondamentali in uno Stato di diritto. Io ho trovato un clima culturale deserto, ero un randagio. Adesso le persone stanno prendendo coscienza di vivere in uno Stato laico».

I FORI IMPERIALI SARANNO ILLUMINATI PER IL NATALE DI ROMA IERI SERA LUCI ACCESE NELL'EMICICLO NAPOLEONICO DELLA COLONNA TRAIANA ( da "Messaggero, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mercoledì 18 Marzo 2009 Chiudi I FORI IMPERIALI SARANNO ILLUMINATI PER IL NATALE DI ROMA IERI SERA LUCI ACCESE NELL'EMICICLO NAPOLEONICO DELLA COLONNA TRAIANA

Serra Club 50 anni di vocazioni ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si prefigge il Serra Club, il movimento cattolico che dagli Stati Uniti si è esteso progressivamente in tutto il mondo. Genova fu la città che nel marzo del 1959, per opera del Cardinale Giuseppe Siri, fondò il primo club italiano. Venerdì 20 e sabato 21 marzo, presso la sala Quadrivium in piazza S.

Serra Club, festa nel santuario del Molo per i 50 anni in sostegno dei sacerdoti ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per poter iscriversi ad uno dei Serra Club non occorre altro che essere laici cattolici praticanti, e condividere gli scopi e le regole del Movimento perché, come sostiene Artiglieri, «il nostro è un laicato impegnato». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

io e il grinzane - piergiorgio odifreddi ( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolicamente corrette», ma certo non si sono rivelate evangeliche. Battista mi dice che dovrei «aver conosciuto nelle mie peregrinazioni di studioso negli Stati Uniti e in Unione Sovietica la sorte di quegli intellettuali che, strappati dal recinto delle loro competenze specifiche, si perdono nelle fumisterie del vaniloquio ideologico e della banalità più corriva»

scuola araba, la preside si dimette - zita dazzi ( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Io stesso sono laico, non frequento moschee. Il nostro desiderio è portare gli alunni alla promozione all´esame di idoneità italiana e a quello egiziana». Allora perché la professoressa Todeschini è alle dimissioni? Mahmoud si stringe nelle spalle: «Abbiamo avuto contrasti su questioni organizzative.

in viaggio con papa ratzinger "circondato da amici, altro che solo" ( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da una stretta collaborazione di vescovi e laici. E sono grato per questo». Con che sentimenti arriva in Africa? «Con grande gioia. Ho tanti amici africani fin dai tempi di quando ero professore. Amo la fede gioiosa che si trova in Africa e sono sicuro che ne tornerò contagiato». Arriva nel pieno di una crisi economica mondiale, che ha riflessi pesanti sui Paesi poveri.

L'aggressione a B-XVI ( da "Foglio, Il" del 18-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non solo nella vasta rete missionaria cattolica o cristiana di altre denominazioni, ma anche tra i laici. Tutti sanno quel che molti non si azzardano a ripetere in pubblico per timore di essere sanzionati e ostracizzati come eretici del pensiero unico dominante: tutti sanno, come ripreso in un lancio della Bbc appena due giorni fa, che il tasso di infezione di Washington D.


Articoli

Dario mi sembra Prodi (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Dario mi sembra Prodi FRANCO MONACO Provoco ma poi spiego: e se Dario Franceschini emulasse Romano Prodi? Da cultore delle primarie e ulivista impenitente, naturalmente all?assemblea nazionale ho sostenuto Arturo Parisi, non Franceschini. L?ho fatto per ragioni di metodo, di ruolo e di merito. Di metodo: per dare legittimazione e forza a un segretario si richiedono le primarie, anche per sottrarlo al condizionamento paralizzante delle oligarchie di partito, che sono state decisive nel costringere Veltroni all?abbandono, nonostante contasse su una larghissima investitura. Di metodo anche nel senso che, all?origine della falsa partenza e dell?impasse del Pd, stanno le primarie plebiscito, nelle quali ci si rifiutò a una competizione aperta e trasparente tra candidati associati a piattaforme politiche distinte e distinguibili, condannando il Pd stesso a un?identità incerta e a una linea ondivaga. Facendo dell?inclinazione soggettiva di Veltroni al ?maanchismo?, oggetto della corrosiva parodia di Crozza, il tratto qualificante del partito, il suo stesso profilo identitario. Ragioni di ruolo: perché Franceschini, in quanto vice, portava e porta tutta intera la responsabilità del ?fallimento? (parola sua) di Veltroni. Infine, ragioni di merito e di linea politica, che si possono condensare nel dichiarato abbandono dell?ispirazione ulivista, inscritto nella superficiale, prima che ingenerosa, teoria dei quindici anni buttati. Come se i nostri governi fossero tutti da dimenticare e soprattutto come se quel progetto cui abbiamo dato nome Ulivo non avesse conseguito un risultato di portata storica per la democrazia italiana: quello di aver portato due volte la sinistra italiana al governo del paese dopo cinquant?anni di vita repubblicana. ?Salvando?, forse più di quanto non meritasse, una classe dirigente che altrimenti sarebbe stata accompagnata alla porta già all?inizio degli anni novanta, in quanto associata o a tragedie epocali (il comunismo) o a sconfitte politiche, cattiva amministrazione (si pensi all?accumulo del debito pubblico che ancora stiamo pagando), degrado morale. Dei tanti errori che rimprovero a Veltroni, questa leggerezza del giudizio venata di nuovismo è ciò che più mi riesce difficile perdonare. Anche perché lì affonda le radici il deragliamento da un binario costruito con sudore e attraverso aspre battaglie in tredici lunghi anni: quello di un processo teso ad organizzare il campo delle forze di centrosinistra, di cui l?Ulivo-Pd fosse, come usava dire, motore e timone. Senza disdegnare l?approdo al bipartitismo, ma non incappando nell?equivoco che quell?approdo fosse già conseguito e dunque all?illusione-presunzione dell?autosufficienza. Una scelta cui non a caso si plaudeva da parte di una destra che faceva l?esatto contrario, cioè allestiva un?alleanza larga e vincente. Si gettava alle ortiche lo spirito unitario dell?Ulivo, con il suo motto ?uniti per unire?; si consumavano in allegria separazioni consensuali con gli alleati, superficialmente ignorando la circostanza che è un attimo dividersi ma si richiedono tempo e fatica per ricomporre in unità; si faceva del Pd non già un fattore di unità ma di divisione nel centrosinistra. Si è racimolato qualche punto percentuale in più per il Pd, al prezzo di una devastante divisione strategica del campo del centrosinistra. Qualcuno ha fatto finta di fraintendere come un cedimento alle sirene berlusconiane l?osservazione di chi, mettendo a confronto Veltroni con Berlusconi, concludeva descrittivamente a vantaggio del secondo, circa l?attitudine propria di un leader che sa dare forma unitaria al proprio campo di forze, che eccelle nella sua capacità federativa. Ora, nei suoi primi atti o almeno nelle sue prime parole, Franceschini fa segnare una svolta. Anche se naturalmente gli riesce difficile dichiararla come tale. Non importa. Abbiamo imparato ad accontentarci e anche ad assistere allo spettacolo dei tanti che oggi applaudono Franceschini dopo aver applaudito le scelte affatto diverse di Veltroni. Così pure ci siamo abituati a chi fa una opposizione sorda dietro le quinte, ma si sottrae sistematicamente a una competizione leale ed aperta, a candidature annunciate cui poi non si dà corso sin tanto che non si sia sicuri di vincere. Un costume unitarista che non riflette esattamente il meglio delle nostre tradizioni. Oggi si è prodighi di inchini alla cultura liberale ?fuori?, ma, dentro il partito, si rifugge quella competizione plurale che della cultura liberale rappresenta la molla e l?anima. Non sono vizi da poco. Anzi: forse il male del Pd sta più nelle pratiche consociative e nel tatticismo della sua oligarchia che non negli sbandamenti nella linea politica. Tuttavia, dicevo, abbiamo imparato ad accontentarci. E non sono da poco, lo riconosciamo volentieri, tre decisive correzioni di linea adombrate da Franceschini: dall?autosufficienza di una malintesa vocazione maggioritaria a una politica delle alleanze programmaticamente coltivata; dall?improvvida scommessa sull?affidabilità di Berlusconi come partner privilegiato per la riforma delle regole e dello Stato alla giusta enfasi sulla radicale alternatività del Pd alla destra specie in tema di concezione della democrazia; da una interpretazione timida della nozione di riformismo assimilato a moderatismo e ipotecato da una subalternità cultuale alla destra alla ripresa esplicita degli storici valori di solidarietà e uguaglianza (di cui quasi ci si vergognava) propri della sinistra laica e cattolica. Riconducendo il riformismo alla sua radice etimologica, che ne esalta l?ambizione a cambiare la società e la distribuzione in essa di risorse e potere. Come si diceva, trattasi di tre correzioni decisive. A dare compiutezza a un nuovo indirizzo politico ne mancano almeno due. Il modello istituzionale e la forma partito. Il sì al referendum elettorale rappresenterebbe l?opzione per bipolarismo e democrazia maggioritaria. Circa la forma partito, è da augurarsi che non si revochi, magari senza tematizzarlo, come si è fatto alla recente assemblea costituente, la scelta qualificante delle primarie nel quadro di una visione di partito aperta ai cittadini, per tornare all??usato sicuro. Mi ha fatto riflettere la confessione di Berlusconi su Franceschini, la sua sorpresa che non ci sia affidati a un ex Ds. Lì ho pensato a un effetto Prodi-Ulivo. Non già perché Franceschini sia un cattolico democratico come Prodi (catto-comunista secondo l?elegante lessico del premier). Dentro un Pd nuovo e unitario tutti hanno gli stessi titoli per assumere la leadership. Ma esattamente il contrario: perché si produce una sana confusione, si spariglia, si smentiscono previsioni e attese generate dalle antiche appartenenze. Non fu proprio questo il segreto di Prodi e dell?Ulivo? Quello di trasmettere l?idea di una nuova e altra appartenenza comune che relativizzasse (e magari anche un po? sfumasse) le vecchie e non da tutti apprezzate appartenenze? Anche sotto questo profilo mi piace pensare a una ripresa creativa del messaggio dell?Ulivo.

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Fratelli-coltelli in Vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Fratelli-coltelli in Vaticano Papa Ratzinger patisce abitudini ben radicate nei Sacri palazzi FEDERICO ORLANDO Che tutto il mondo sia paese, si sa. E per ?tutto il mondo? s?intende proprio tutto, compreso quel suo pezzettino piccolissimo e importantissimo che si chiama Stato Città Vaticano da quando il cavalier Mussolini e il segretario di stato Gasparri restaurarono in embrione il potere temporale dei papi. La bomba fatta esplodere da papa Ratzinger ? che denuncia «odio nella Chiesa contro di me» e ringrazia gli ebrei che l?hanno «aiutato a togliere il malinteso» sui lefebriani negazionisti ? non ha dunque sorpreso, salvo che per l?inedita forma della denuncia pubblica; e per la durezza dell?affermazione che anche oggi nella Chiesa «ci si morde e ci si divora a vicenda», come ammoniva Paolo ai Galati. Segno di un morbo congenito. Citavamo Gasparri perché da giovani ne avevamo letto pagine del diario, molto disinibite. Come laici e liberali nella rinata democrazia, volevamo conoscere da vicino l?uomo che in Oltretevere aveva dato solide fondamenta al clerico-fascismo, espressione giustamente rinverdita due giorni fa da Franceschini. L?uomo che aveva messo al guinzaglio i cattolici, imponendo le dimissioni di Sturzo da segretario del Ppi «motivate secondo la traccia dal Santo Padre stesso sapientemente indicata e da Vostra Eminenza distesa», come si legge in una lettera di padre Tacchi Venturi a Gasparri (vedi il volume di Giovanni Sale Fascismo e Vaticano prima della Conciliazione, Jaca Book, nella collana ?I libri della Civiltà Cattolica?); poi tessendo la tela di ragno col regime per arrivare alla Conciliazione (Concordato e Patti Lateranensi). Altro che ?pecoraio di Ussita?, come celiava di sé il cardinale. Da allora, monarchia o repubblica, fascismo o democrazia, è stato spento il sogno di molti cattolici italiani, che Gianni Gennari (uno che ci bastona spesso) descrive così: «L?Italia non potrà mai essere governata contro la Chiesa, ma deve essere governata senza la Chiesa». Sogni, appunto. Ma rientriamo nel tema dei fratelli-coltelli. Pietro Gasparri era rimasto segretario di stato di Benedetto XV, fino alla morte di questi nel 1922. Siccome la nomina del segretario di stato è il primo atto di ogni nuovo pontefice, non appena Achille Ratti divenne papa Pio XI Gasparri si ritirò nel suo ufficio per scrivergli di non confermarlo nell?altissima carica ? tante volte gli fosse passato per la testa ? e di concedergli un «giusto riposo». Una sola cosa gli chiedeva, italianamente, di lasciargli per un po? l?appartamento in Vaticano: «Io sono senza casa, e non è facile trovare oggi un appartamento decente a un prezzo possibile. Ho fatto dei passi energici per averne, che potrò indicare alla S.Vostra, ma vedo che saranno necessari dei mesi. D?altronde non posso domandare ospitalità in un convento di religiosi, avendo con me un fratello di 80 anni pieno di acciacchi, che non saprei dove mandare senza esporlo a una morte certa e sollecita?». Stava chiudendo la lettera ? scrive nel suo diario Gasparri ?, quando gli fu annunziata la visita del cardinale arcivescovo di Torino, che «a nome di Sua Santità» veniva a chiedergli di restare al suo posto. E pensare che contro quella prospettiva i due cardinali più importanti della curia, De Lai capo della congregazione concistoriale e Merry del Val segretario del Sant?uffizio, avevano rischiato addirittura la scomunica latae sententiae, proponendo al cardinale Ratti un voto di scambio (in diritto canonico si dice ?voto condizionato?): il suffragio loro e di altri otto colleghi per l?elezione a papa in cambio della non conferma di Gasparri alla segreteria di stato. Gasparri ricevette la confidenza da monsignor Sincero, segretario del conclave, che gli elencò anche le sette ragioni addotte dai due confratelli: 1) è nepotista, avendo un cugino cardinale (Sili), un nipote nunzio in Brasile (Enrico Gasparri) pure lui cardinale, e un altro nipote (monsignor Berardini) delegato apostolico in Australia; 2) curò la riconciliazione col modernista Buonaiuti senza passare per il Sant?uffizio; 3) è favorevole al Partito popolare di don Sturzo (s?è visto) ; 4) ha caldeggiato la ripresa dei rapporti diplomatici con la Francia, cui Benedetto XV non era molto favorevole; 5) essendo Ratti «alquanto liberale», Gasparri non è l?uomo «necessario per moderarlo»; 6) vuole entrare nella scelta dei vescovi (riservata alla congregazione concistoriale di De Lai, ndr); 7) la conferma di chi è già stato segretario di un altro papa è inopportuna, «salvo che il Signore rimedi, come rimediò alla scelta disastrosa di Benedetto XV nella persona del cardinal Ferrata nel 1914, che un mese dopo era morto». Accadde che il Signore non rimediò. Anzi, Gasparri seppellì sia De Lai che Merry del Val; e, cosa per noi laici assai più penosa, insieme al duce del fascismo seppellì anche la laicità dello stato italiano: in ciò d?accordo con papa Ratti, che, erede della tradizione di Leone XIII, avrebbe ricercato la conciliazione con l?Italia non attraverso leggi italiane, tipo la Legge delle Guarentigie proposta dai governi liberali, ma con un accordo diplomatico, da stato a stato, e col ripristino del potere temporale sia pure in miniatura: e dunque senza quel ?peccato di liberalismo? (Giovanni Spadolini, Il cardinal Gasparri e la Conciliazione, Le Monnier) che era stato condannato dalla Chiesa ben prima di Porta Pia. Non si sa proprio dove De Lai e Merry del Val avessero intravisto un futuro papa Ratti ?alquanto liberale? e quindi bisognoso d?essere ?moderato? da ben altri che dal confratello Gasparri. Impossibile pensare che papa Ratzinger, sia pure immerso nella sua filosofia, non sapesse com?erano sempre andate le cose nel mondo. E a casa sua.

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Preti contro preti. A colpi di stampa (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

S C R I P T A M A N E N T Preti contro preti. A colpi di stampa PANORAMIX Lite in Vaticano Per il Vaticano, quella in edicola, è una giornata particolare. Due i quotidiani che dedicano i titoli d?apertura alla lettera di Bendetto XVI ai vescovi dopo i ?malintesi? seguiti alla remissione della scomunica ai lefebvriani. Ovviamente Avvenire (con tanto di nota della Cei in prima pagina che esprime solidarietà, vicinanza e affetto al pontefice) ma anche Libero che sottolinea: ?Maxi lite in Vaticano?. Molto esplicito il titolo del quotidiano diretto da Vittorio Feltri: ?Preti contro preti?. A completare il quadro, l?inusuale attacco dell?Osservatore Romano alla curia romana responsabile di manovre ?miserande?. Con una sincerità tale da sfiorare il candore, scrive Libero, «il papa ha denunciato pubblicamente una rivolta dentro la Chiesa contro di lui». Solitudine papale Questa volta non si tratta di attacchi esterni, di laicisti incalliti, di radicalissimi No Vat, di rose nel pugno con tanta veemenza e poco seguito. No, in gioco c?è ? dentro la Chiesa cattolica ? la «solitudine di papa Benedetto», come scrive Franco Garelli sulla prima pagina de La Stampa. Nella lettera traspare «il disagio di un pontefice che non si sente compreso nelle sue scelte, che ha difficoltà a fare sintesi tra le diverse anime della cattolicità». Un pontefice che sembra avere una immagine appannata negli utlimi due anni gli incontri pubblici del papa hanno avuto due milioni di fedeli in meno; e per il secondo anno consecutivo il Vaticano ha chiuso in rosso i conti. «Si registra una distanza tra gli orientamenti della Chiesa ufficiale ? scrive Garelli ? e il sentire della gente comune. Ciò che molti fanno fatica a capire non è che la Chiesa tenga alti i suoi principi, richiami tutti ai valori ?irrinunciabili?. Quanto il fatto che su molte questioni emergenti, essa esprima posizioni così perentorie, giudizi così netti o anche anatemi che sembrano mettere in secondo piano quel primato della carità che pur fa parte della sua vocazione. Così si diffonde l?impressione di una Chiesa più magistero che maestra, più giudice che madre; più propensa a dettare norme e distinguo su vuicende complesse del vivere attuale che a proporre riflessioni capaci di richiamare i grandi principi ma con quel senso del mistero e della compassione umana che ci si attenderebbe dalla Chiesa». Distinguersi dal mondo o adattarsi ad esso? Coincidenze Anche Vito Mancuso su Repubblica scrive della ?solitudine del papa?. Sostiene che «la lettera di Benedetto XVI ha dei punti magnifici, come quando afferma il primato della spiritualità », oppure quando «loda l?ecumenismo, il dialogo interreligioso, la dimensione sociale della fede». E sottolinea anche che «fa bene il papa a preoccuparsi di ricucire lo strappo con la comunità lefebvriana», ma allor stesso modo si chiede «se non dovrebbe volgere le sue attenzioni anche allo scisma sommerso che riguarda milioni e milioni di laici. Se qualche migliaia di religiosi lefebvriani hanno tale improtanza ai suoi occhi, quanto più ne dovrebbero avere gli innumerevoli laici cristiani che si sentono lontani da una Chiesa spesso troppo rigida e fredda (si pensi per fare solo un esempio ai divorziati risposati cui vengono negati i sacramenti)». Perché tanta comprensione da un lato e tanta durezza e intransigenza dall?altro?

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Dell'illuminismo si riparla costantemente, perché giustamente si ritiene che senza di esso... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Dell'illuminismo si riparla costantemente, perché giustamente si ritiene che senza di esso non si possa capire la modernità. Non succede lo stesso con il neoilluminismo, che fu un movimento di pensiero italo-torinese, potremmo dire, giacché ne furono esponenti principali filosofi come Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio, Ludovico Geymonat, che negli anni Cinquanta del Novecento intesero costruire sotto questo nome una base filosofica per quella cultura laica che faticava allora ad affermarsi tra gli opposti dogmatismi della tradizione cattolica e dell'ortodossia marxista. Ora la ristampa, per le edizioni Marte di Salerno, a cura di G. Cantillo e A. Donise, della prima opera di Abbagnano (che appunto a Salerno era nato nel 1901) dedicata a Le sorgenti irrazionali del pensiero, uscita per la prima volta nel 1923, può essere una buona occasione, oltre che per ripensare l'eredità filosofica dell'autore, anche per domandarsi che cosa sia rimasto del neoilluminismo italo-torinese. Se lo si guarda alla luce delle idee del giovane Abbagnano, che egli non rinnegò mai e che fanno da sfondo a tutto il suo ulteriore cammino di pensiero, salta subito agli occhi che la ripresa dell'illuminismo che si tentò da parte di quel gruppo si deve oggi leggere piuttosto come una prosecuzione del pragmatismo che come una rivendicazione di razionalismo e ancora meno di realismo scientista. Un esito simile non può vedersi nemmeno nell'esponente più «epistemologico» del gruppo, Ludovico Geymonat. E certamente non in Abbagnano, che anzi nel libro del 1923 proponeva una peculiare forma di irrazionalismo, nel quale prendeva le distanze da ogni teoria della verità come corrispondenza per affermare uno sperimentalismo molto vicina a William James e a Dewey, pensatore quest'ultimo che Abbagnano riprese tematicamente proprio negli anni del neoilluminismo e di quello che chiamò l'esistenzialismo positivo. Persino le belle e illuminanti pagine dedicate, nel libro del 1923, a Kant hanno un netto sapore pragmatista. E, come gran parte delle ricostruzioni critiche dei concetti filosofici di verità sviluppate nei vari capitoli, rivelano una freschezza e una sapienza espositiva che danno a quest'opera - giovanile in tanti sensi della parola - un sapore di ancora vivissima attualità.

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Don Ciotti: "Preti, più coraggio" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

CONVEGNO DELLA CARITASIL FONDATORE DEL GRUPPO ABELE RICORDA IL PARROCO DI CASAL DI PRINCIPE UCCISO DALLA CAMORRA Don Ciotti: "Preti, più coraggio" [FIRMA]MARIA TERESA MARTINENGO «Nel nostro paese non si rispetta la Dichiarazione universale dei diritti umani, non si rispettano i principi contenuti nella nostra Costituzione». Ad affermarlo con forza è stato don Luigi Ciotti, ieri, al convegno della Caritas Diocesana «La Parola di Dio per l'azione profetica del volontariato cristiano» di fronte a centinaia di volontari, suore e sacerdoti che affollavano la platea e le due gallerie del Teatro grande di Valdocco. Il fondatore del Gruppo Abele, dopo gli interventi di monsignor Guido Fiandino, monsignor Luciano Pacomio e del direttore della Caritas Pierluigi Dovis, ha fatto sue le parole di don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe, ucciso dalla camorra 15 anni fa: «"I preti devono sempre parlare chiaro nelle omelie e in tutte le occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa". Non possiamo tacere di fronte alle ingiustizie. "Dobbiamo avere il coraggio di denunciare", diceva il cardinal Pellegrino. E il cardinal Ballestrero: "La denuncia seria, motivata, è annuncio salvifico". Non dobbiamo tacere, proprio come ha fatto il papa sui migranti. E come fa la Chiesa di Torino, anche con le sue tante presenze che non fanno rumore ma ci sono». Don Ciotti ha osservato che in Italia «è necessario trovare il giusto equilibrio tra il rigore della norma, necessario, e l'attenzione umana. Si fa confusione tra legalità, sicurezza e giustizia. I diritti sono scritti sulla carta, ma non vengono rispettati: non esiste una legge sull'asilo politico, sui rom si è fatta una grande generalizzazione, c'è stato il tentativo di dire ai medici che devono denunciare i migranti. Sono atteggiamenti che vorrebbero essere tradotti in legge nel nome della legalità, ma in realtà calpestano la giustizia sociale, i diritti delle persone». Lontano dalle semplificazioni, vicino alla verità. Ancora: «La verità è che a commettere reati è solo il 2% dei regolarmente inseriti nel nostro paese, mentre in maggioranza li commettono persone che vivono nella clandestinità: accoglienza e diritto sono la forma più efficace di sicurezza. La sicurezza non nasce dalla discriminazione ma sempre dall'integrazione». E un'appassionata riflessione sulla Chiesa e sui cattolici è stata proposta da Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, invitato al convegno insieme con Luca Stefanini, presidente nazionale della Società San Vincenzo de' Paoli e Maria Cristina Cambiaggio, presidente nazionale dei Gruppi di Volontariato Vincenziano. «Chiese e movimenti cattolici siano aperti e disponibili 24 ore su 24, con preti e laici che coinvolgano e sappiano ascoltare i fedeli, le persone che hanno bisogno», ha esortato l'animatore dell'Arsenale della Pace. Restituire forza, incisività al messaggio cristiano? «È possibile - ha detto il fondatore del Sermig - ma serve una comunità cristiana viva, aperta e sempre disponibile: il parroco non deve abbandonare il suo parrocchiano che diventa carcerato e la famiglia dove c'è un malato deve diventare succursale della chiesa. Allora ebrei, musulmani, atei diranno che anche loro fanno parte di quella parrocchia. Bisogna non essere cristiani della domenica ma presenti 24 ore su 24, attenti, pronti a coinvolgere in particolar modo i giovani. Così riusciremo di nuovo a riempire le nostre chiese».

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berlusconi: "no alle correnti" an difende fini dagli attacchi - francesco bei (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 9 - Interni Berlusconi: "No alle correnti" An difende Fini dagli attacchi Il premier rilancia: sull´etica libertà di coscienza Messaggio del Cavaliere al congresso della corrente laica del Pdl FRANCESCO BEI ROMA - Silvio Berlusconi prende la parola (via telefono) dopo il vicepresidente di "Gay lib", associazione di omosessuali liberali, e «Francesca», una trans licenziata dall´azienda dopo aver comunicato l´intenzione di operarsi. Il clima insomma è questo, non a caso i riformatori liberali - che celebrano in un hotel romano la confluenza nel Pdl - sono pur sempre radicali, quelli che nel 2005 scelsero Berlusconi invece di Prodi. E il messaggio che il Cavaliere manda all´assemblea (ora si chiamano "Libertiamo") è che nel Pdl «non ci saranno correnti» ma ci sarà «spazio per le idee di tutti», anche per i laici e i libertari. Man mano che ci si allontana dalla vicenda Englaro sembra che Berlusconi torni a quel tradizionale agnosticismo etico che ha sempre professato. Nonostante Gaetano Quagliariello si sforzi di spiegare agli ex amici radicali che sul testamento biologico «una linea c´è e, fatto salvo il rispetto del dissenso individuale, il Pdl non può diventare un albergo spagnolo», il premier enfatizza il dato della libertà di coscienza: «Su tutti i temi sensibili - scandisce tra gli applausi - il rispetto della libertà di coscienza è un principio intangibile del nostro movimento». Del resto, fa notare pragmaticamente il premier, «i nostri elettori, che da un ultimo sondaggio risultano essere il 43% del Paese, su questi temi hanno posizioni diverse». La questione del testamento biologico è proprio una di quelle battaglie su cui i "liberal" di Benedetto Della Vedova intendono farsi sentire nel Pdl. Al loro fianco si schierano compagni di strada come Adolfo Urso e il senatore di An Nino Paravia, che dal palco annuncia il voto contrario al ddl Calabrò. Anche Peppino Calderisi batte sul tasto del biotestamento: «Sono molto preoccupato per l´evidente incostituzionalità di questo ddl. è un testo pieno di formule ideologiche». Benedetto Della Vedova, soddisfatto per il chiarimento del premier, si mostra baldanzoso: «Il confronto fra laici e cattolici nel Pdl non può risolversi nei laici che dicono che la Chiesa ha sempre ragione. Soprattutto di fronte a una Chiesa così divisiva come quella di Papa Ratzinger». Intanto nel Pdl tengono banco gli attacchi a Fini sul blog di Forza Italia. E monta l´irritazione di An. «Siamo rimasti molto male per il silenzio dei dirigenti di Forza Italia», commenta duro Andrea Ronchi. Italo Bocchino definisce le critiche a Fini «un normale aspetto di un partito monarchico, dove in molti amano essere più realisti del re». «Nessuno - avverte Ignazio La Russa - osi mettere in discussione la leadership di Gianfranco Fini all´interno di An e come leader importante del Pdl».

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<Sì a libertà di coscienza ma no all'eutanasia> (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Quagliariello «Sì a libertà di coscienza ma no all'eutanasia» «La libertà di coscienza come espressione del dissenso individuale di singoli parlamentari non è in dubbio, ma è altrettanto fuori di dubbio che sul testamento biologico i gruppi del Pdl hanno una linea». Lo sottolinea Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, durante il suo intervento a Roma all'assemblea dei Riformatori Liberali. «Questa linea - prosegue Quagliariello - si traduce in una legge frutto di un'alta sintesi in grado di tutelare diritto alla vita e libertà di cura, il no all'eutanasia e all'accanimento terapeutico. Dunque, rispetto per le posizioni di tutti ma i gruppi del Pdl continueranno a difendere la posizione che il governo ha assunto negli ultimi giorni di Eluana». Anche il ministro Sacconi, parlando a Trento, ricorda la vicenda Englaro: «Guai a noi se non avessimo fatto quelle scelte. Avremmo riprodotto la distinzione tra laici e cattolici».

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<Berlusconi l'ha sparata Ma Dario è veramente un catto-comunista> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

«Berlusconi l'ha sparata Ma Dario è veramente un catto-comunista» Francesco Cossiga. Dossettiani, rodaniani, social-fascisti, clericali, progressisti... Guida esegetica nel mondo degli epiteti politologici e della loro storia. Con una preoccupazione reale per lo scadere del dibattito culturale e di quello intra-ecclesiale. «Catto-comunista!» «Clerico-fascista!». Parliamo di epiteti politologici con un grande esperto del genere, il presidente emerito della Repubblica senatore Francesco Cossiga. Catto comunista, un insulto o una medaglia? Nelle intenzioni di Berlusconi sicuramente un insulto. Ma, forse senza saperlo, ci ha azzeccato. Lei però deve permettermi un po' di filologia storica introduttiva, perché ci sono i democristiani di sinistra, i cattolici comunisti, e i catto-comunisti e i dossettiani. I primi erano l'ala sinistra della Dc, la quale a sua volta si biforcava in sinistra sociale e sinistra politica. Della prima prima facevano parte Donat Catti e Marini, il filone Cisl, ed erano decisamente anti-comunisti. Donat Cattin è stato l'ideatore del famoso "preambolo". Nel congresso dc da cui Zaccagnini uscì sconfitto, io parlai a favore del centro-sinistra, Marini intervenne dopo di me chiudendo preventivamente al Pci, questo era il preambolo, e noi perdemmo. La sinistra politica è quella di Marcora, Martinazzoli, Misasi, De Mita, Galloni, mi ci infilo anch'io... I cattolici comunisti... Hanno origine storica dalla Resistenza, c'è una scuola romana (quella di Rodano) e una torinese, fatta di aristocratici (il capofila era il filosofo Felice Balbo). Questi cattolici erano dottrinalmente integrali e per motivi teorici e pratici accettavano il marximo come intelligenza della storia e paradigma dell'azione politica; quindi il marxismo storico, non quello dialettico. Rodano era infastidito da certe innovazioni del Vaticano II, lui era un tomista perfetto. I cattolici comunisti fondarono il Partito della sinistra cristiana, Pio XII li condannò e il filone torinese rientrò nei ranghi con un famoso articolo sull'Osservatore Romano che venne chiamato "La resa dei conti", alludento ai quarti di nobiltà dei sottoscrittori. I catto-comunisti ricordano invece i preti patriottici della Polonia e della Cecoslovacchia, per i quali, a parte errori dottrinali, il rinnovamento poteva venire solo dal comunismo. Dossetti invece pensava che il comunismo fosse un'eresia del cristianesimo, non era per niente comunista, la sua scuola potrei definirla quella dei "demoteocratici". Ricordiamoci che durante la Costituente si recava giornalmente in Segreteria di Stato vaticana a prendere ordini e istruzioni scritti e orali. Invece Dario Franceschini? Franceschini è stato il promotore dell'iniziativa dei 60 parlamentari cattolici contro il "Non possumus" della Cei sui Dico proposti dalla coppia Bindi-Pollastrini. Quando finì la Dc lui, in un primo momento, voleva confluire con i cristiano-sociali di Gorrieri nel Pds, è catto-comunista fin dall'origine; fu De Mita, il suo vero sponsor, che lo portò nel Ppi. Allora Berlusconi ha ragione? Se si priva la parola del suo carattere di insulto, sì. Dario è più a sinistra di Veltroni. Porterà il Pd nel Partito sociale europeo, cosa che Walter non avrebbe fatto. Non è un dossettiano? Dossetti, e con lui Prodi, avevano del popolo e della Chiesa una concezione leninista. Franceschini, l'ha ridetto l'altro giorno, pensa che un partito oltre e più che un programma politico debba avere un modello di società, e questo è tipicamente marxista. Come in tutto questo gioca l'elemento religioso? Rodano aveva un fermo senso della laicità e un altrettanto fermo senso dell'ortodossia. Franceschini ha un concetto di laicità nel senso di totale indipendenza sul piano politico, le dirò di più, nel Pd sta sorgendo la categoria dei clerico-democratici, con l'aspirazione di diventare un soggetto nella vita della Chiesa. Il piano dello scontro si sposta. È quello che io temo. Che lo scontro politico su temi come ad esempio il testamento biologico veda da una parte schierati i cattolici "progressisti" (categoria ad uso dei vaticanisti) alleati con i laici contro i cattolici "tradizionalisti" alleati con i laici devoti, e si radicalizzi in uno scontro intra-ecclesiale in chiave anti-ratzingeriana. Non le sembra troppo? I fatti di questi giorni lo documentano. Tutto si gioca nell'interpretazione del Concilio: di rottura o di rinnovamento nella continuità, come dice Benedetto XVI? Kung, la scuola di Lovanio (che da università cattolica ha cambianto il nome in "per i cattolici") e quella di Bologna, che da Alberigo è arrivata a Melloni, stanno dall'altra parte. Dall'altra parte, in senso politico, c'è invece il "clerico-fascista" Berlusconi... No. Qui Franceschini ha toppato. Perché Berlusconi non è né fascista né tantomeno clericale. Ricordiamoci che si è definito "eticamente anarchico". Quanto al "fascista", era proprio della Terza internazionale definire fascisti tutti gli avversari del comunismo, che avessero a che fare o meno col fascismo, basta ricordare l'accusa di social-fascisti riservata ai socialisti. E il cattolico Cossiga dove si mette in queste diatribe? Io le ho detto i miei timori. Pensi che mio figlio, che a Messa risponde in latino alle invocazioni in italiano del sacerdote, dubita che io sia pienamente nell'ortodossia. Se posso avanzare un'analisi vedo che dopo il Concilio la pastorale e la predicazione della Chiesa si è concentrata molto su temi sociali: la pace, il terzo mondo... ma pensi anche alla crociate contro la guerra di Giovanni Paolo II che certo non era un progressista. Ora si pone il problema delle priorità. Quando in America un prelato non voleva dare la comunione al cattolico Kerry candidato alla presidenza, il prefetto della Fede Joseph Ratzinger scrisse una lettera molto chiara ai vescovi Usa. E oggi c'è un certo imbarazzo per un'Amministrazione in cui l'esponente cattolico più alto in grado, il vicepresidente Biden, è dichiaratamente pro-choice. Certo, con la sua lettera ai vescovi del mondo Papa Benedetto XVI ha dato la dimostrazione di ciò che sia il coraggio dell'umiltà anche nel porre in luce, senza nominarli, gli errori e le manchevolezze di suoi collaboratori. 15/03/2009

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Il problema sollevato dal Papa non è una questione di Curia (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Il problema sollevato dal Papa non è una questione di Curia segue dalla prima pagina Sono un fedele, un cattolico laico, con la mia dose quotidiana di peccati per i quali chiedo perdono alla Chiesa e non pretendo che la Chiesa e Gesù Cristo si scusino con me perché io le sono infedele, ma in questi giorni - scusate il desiderio - vorrei essere un vescovo. E se fossi vescovo, ricevuta quella lettera, oltre a manifestare pubblico sostegno all'iniziativa del Papa, come tanti episcopati stanno facendo, la stamperei in migliaia di copie, in milioni di copie, e la distribuirei a tutte le parrocchie, a tutti i conventi, a tutte le associazioni, a tutti i movimenti, chiedendo di distribuirla a loro volta, di leggerla in chiesa, di fare incontri per capirla, per approfondirla. Ecco che cosa ne ho capito io. Primo, non mi sembra questo un Papa che tema la parresia, «la franchezza di rapporti e di parola tipica della Chiesa apostolica» (Mancuso), anzi. Quello che lo ha addolorato non è stata la discussione, ma la «veemenza» degli attacchi «come da molto tempo non si era più sperimentata» . Non che l'uomo Joseph Ratzinger non sia abituato alla lotta, ha fatto il 68 in una università tedesca, ha attraversato come frangiflutti dottrinale il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, quello che i maitre à penser adesso rimpiangono, come rimpiangevano quello di Paolo VI durante il regno di Woytjla, e quello di Giovanni XXIII negli anni di Montini. Basta riguardarsi le rassegne stampa delle rispettive epoche per far tornare la memoria ai nostalgici. Gli attacchi non sono mai mancati, e d'altronde non c'è da stupirsi, non si capisce perché il mondo dovrebbe amare la Chiesa - dice Eliot - « Perché gli uomini dovrebbero amare le sue leggi? / Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare./ È gentile dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri./ Ricorda loro il Male e il Peccato, e altri fatti spiacevoli./ Essi cercano sempre d'evadere/ dal buio esterno e interiore/ sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d'essere buono». Ma è il fuoco dalle retrovie quella che dà più amarezza, quello che ha «rattristato» il Papa, quello dei cattolici che riguardo al significato del «gesto discreto di misericordia» verso quattro vescovi scomunicati (del quale limiti ed errori sono stati ampiamente spiegati e commentati, senza che si debba qui rifarlo) «avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose» e invece «hanno pensato di dovermi colpire con un'ostilità pronta all'attacco». Qui ci si può sbizzarrire (e i giornali l'hanno fatto) negli elenchi di prelati, curiali e no, schierati su fronti contrapposti. Ma non è questa cosa che si debba spiegare noi al Pontefice che da cardinale parlò ufficialmente e solennemente di «sporcizia nella Chiesa». Vale piuttosto la pena di seguirlo nel suo ragionamento, perché è vero, come dice sempre Mancuso, che «gli uomini d'oggi possono rinunciare a tutto ma non al pensare con la loro testa» (anche se a volte si ha la sensazione contraria che non rinuncino a niente tranne che al pensare), ma bisogna riconoscere che anche Joseph Ratzinger ha una testa, e la fa funzionare bene, ed è segno di intelligenza, quando si incontra un pensiero forte provare a capirlo seguendolo, è il normale processo dello sviluppo della civiltà. Ora, cosa dice il Papa a proposito dell'annosa questione per cui si legge la vita della chiesa in chiave di conservatori e progressisti? Dice che è una stupidaggine perché «non si può congelare l'autorità magisteriale della Chiesa all'anno 1962? e chi vuol essere obbediente al Concilio deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l'albero vive». Su questa vicenda dell'albero e delle radici si fa, secondo me, molta letteratura, senza afferrare il pensiero del Papa. Per capirla, sempre secondo me, bisogna usare la categoria con la quale egli, nella Deus Caritas est, identifica la Chiesa e il cristianesimo: un avvenimento. L'albero è questo, un avvenimento presente e vivo oggi. E le radici non sono i principi ispiratori della nostra civiltà (le famose radici giudaico-cristiane sulle quali ci si accanisce pro o contro) perdute nel tempo, sono oggi il nutrimento dell'albero. Se io voglio difendere le radici (e con esse una certa civiltà) devo difendere l'albero. Non è la Chiesa che deve difendere la civiltà libera e liberale, ma la civiltà libera che deve difendere la possibilità della Chiesa di esistere, con le forme vive e concrete in cui si articola oggi, pena la dissoluzione di sé stessa. Questo è il principio di libertà religiosa non astrattamente inteso. Al di fuori della categoria di avvenimento anche la presenza e la vita della Chiesa viene ridotta all'osservanza di regole, a un moralismo: di destra con tutte le accentuazioni liturgiche e dottrinali del caso) o, oggi più diffuso, di sinistra (con tutto il carico di osservanze sociali in cui impegnarsi). La Chiesa è altro, dice Benedetto XVI, e in un «momento della storia in cui Dio sparisce dall'orizzonte degli uomini e l'umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più», la «priorità che sta al di sopra di tutto è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio». Noi possiamo dubitare di questo giudizio, ma non possiamo mettere in dubbio che il Papa ci creda. La «logica conseguenza» di questa priorità è «l'unità dei credenti». So che sul rapporto verità-unità ci sono intere biblioteche, ma qui io capisco una cosa semplice: l'unità si fa intorno alla priorità indicata, non è il frutto di un compromesso al ribasso sui valori da difendere (e può convivere, come dinamica, «con molte cose stonate - superbia, saccenteria, fissazione su unilateralismi etc» ad esempio, anche perché se la Chiesa fosse fatta solo degli uomini perfetti che noi vorremmo imporle, nessuno di noi potrebbe entrarvi). Un'ultima cosa, se fossi vescovo, farei di questa mini enciclica. Prenderei quella frase sintetica a metà della lettera e ne farei il programma di una catechesi: «L'impegno faticoso per la fede, per la speranza e per l'amore nel mondo costituisce in questo momento (e, in forme diverse, sempre) la vera priorità della Chiesa». Di fronte alla riduzione della fede a sentimento forse andrebbe rispiegato che cosa vuol dire che la fede è invece un metodo di conoscenza. Di fronte alla nebulosità con cui viene usata la parola speranza, o al cinismo con cui viene respinta, forse varrebbe la pena riproporre quell'«attender certo» di cui parlava Dante, magari non lasciando lettera morta l'enciclica Spe Salvi, potrebbe essere utile. E poi l'impegno faticoso per "l'amore nel mondo", cioè per la carità, un'altra parola che ha perso senso e densità: quella capacità di volere il bene dell'altro sino al dono commosso di sé e della propria vita per lui, quella pietà gratuita per il niente dell'altro di cui, se siamo onesti, dobbiamo riconoscere di essere oggetto per il solo fatto di esistere (anche qui l'enciclica di riferimento non ci manca). Ma io vescovo non sono. Ubaldo Casotto 15/03/2009

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Una lettera indirizzata anche a me (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Benedetto XVI Una lettera indirizzata anche a me Il fatto è assolutamente inusuale, straordinario, forse unico. Giustamente, a proposito della lettera di Benedetto XVI sul caso dei quattro lefevriani, Vito Mancuso parla di «una mini enciclica». Il teologo Mancuso, su Repubblica, spiega poi al Papa che 491 sacerdoti lefevriani non valgono «lo scisma sommerso che riguarda milioni e milioni di laici? divorziati e risposati, cui vengono negati i sacramenti». Il sociologo Franco Garelli, sulla Stampa, gli dice che la Chiesa, di fronte al dilemma «se distinguersi dal mondo o adattarsi ad esso», deve essere più madre che maestra. I vaticanisti, di cui divoro con interesse le analisi, hanno accentuato la lettura "politica" della missiva papale in chiave di scontro interno alla Curia romana, con conseguente ricasco di teste tagliate e di nuove nomine. Non sono teologo, ma concordo con Mancuso sull'importanza, da enciclica, di questa lettera. Non sono sociologo, ma sono d'accordo con Garelli quando scrive che «la Chiesa cattolica non è sondaggio-dipendente come lo sono invece le forze politiche e le reti tv» e che «non è che il Papa debba bucare il video a tutti i costi». (Al riguardo ricordo un aneddoto che mi è stato raccontato. Non ho mai potuto verificare se sia vero, ma lo ritengo molto verosimile. L'aneddoto dice che Joseph Ratzinger appena eletto, durante un colloquio con l'allora capo della Sala stampa vaticana Joaquín Navarro Valls, alla considerazione di questi sul fatto che viviamo tempi in cui la comunicazione e l'immagine sono molto importanti abbia risposto: «Credo invece che andiamo verso tempi in cui un'idea varrà molto più di qualsiasi immagine».) Non sono vaticanista, ma credo che la lettura di scontro di potere della vicenda, legittima, non ne renda ragione fino in fondo. segue a pagina 5 di Ubaldo Casotto 15/03/2009

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È curioso che Silvio Berlusconi e Dario Franceschini abbiano reciprocamente usato, per insultarsi, un prefisso di area comune (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

È curioso che Silvio Berlusconi e Dario Franceschini abbiano reciprocamente usato, per insultarsi, un prefisso di area comune È curioso che Silvio Berlusconi e Dario Franceschini abbiano reciprocamente usato, per insultarsi, un prefisso di area comune. Cattolica, vaticana, riconducibile comunque a Santa romana chiesa. Catto-comunista e clerico-fascista, da Berlusconi a Franceschini e viceversa testimoniano gli umori che agitano il centro-destra e il centro-sinistra. Sembrerebbero due affermazioni impregnate di laicismo e anticlericalismo. Ma niente di tutto questo: Berlusconi ha sposato la linea della Chiesa sulla Englaro e Franceschini è pur sempre ex Dc. Semplicemente, dagli opposti estremismi, siamo passati agli opposti, estremi, centrismi. 15/03/2009

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I tempi della campagna elettorale per il rinnovo del presidente della Regione Lazio sono lontani ma ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 15-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Domenica 15 Marzo 2009 Chiudi I tempi della campagna elettorale per il rinnovo del presidente della Regione Lazio sono lontani ma i giochi per eventuali nuove candidature in casa Pd, fatta salvo una nuova discesa in campo di Piero Marrazzo, iniziano proprio ora. L'ipotesi delle primarie per scegliere il candidato si fa sempre più strada. E circolano anche i nomi di chi potrebbe entrare nella rosa dei candidati. Nomi non nuovi per lo scenario politico romano, come, in area popolare, Enrico Gasbarra, ex presidente della Provincia di Roma e vicesindaco con Walter Veltroni. O l'attuale vicepresidente della Regione Esterino Montino, ex Ds. Ma il vero outsider potrebbe essere il senatore Ignazio Marino, un nome sul quale il Pd vorrebbe puntare per sparigliare le carte. Cattolico ma alla testa di battaglie laiche, come quella sul testamento biologico, ma soprattutto tecnico di un settore che tanti problemi ha dato nella gestione della Regione, ovvero quello della sanità, un tema cruciale in campagna elettorale e non solo. Per ora sono ipotesi che però si fanno strada tra i malumori. Malumori nati dopo il recente rimpasto (dentro Idv, fuori Pdci ed un assessore Pd non organico ai veltroniani) preannunciato da un comunicato del segretario regionale del Pd, Roberto Morassut.

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ROMA - Il testo Calabrò, ha scritto il sottosegretario Alfredo Mantovano su ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 15-03-2009)

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Domenica 15 Marzo 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Il testo Calabrò, ha scritto il sottosegretario Alfredo Mantovano su Il Foglio, mette insieme «condivisibili affermazioni di principio» con «inaccettabili conseguenze concrete». In commissione Laura Bianconi aveva già votato no, saltando a pie' pari la tappa dell'astensione. Sul testamento biologico il principale problema del Pdl sono diventati loro, i cattolici tradizionalisti, i teocon, contrari in linea di principio ad una legge sul fine vita, disposti a sostenerla solo a condizioni molto stringenti. Non che Pdl tema di andare sotto sul ddl Calabrò. Il manifesto pro-life di Mantovano e Bianconi è stato sì sottoscritto da un'ottantina di parlamentari, ma difficilmente i dissensi espliciti al momento del voto finale potrebbero andare oltre le poche unità. Tuttavia, il peso dei teocon sta nel legame mostrato con la Chiesa ufficiale. Una prova l'ha data Avvenire, che li ha sostenuti a spada tratta nella battaglia contro l'emendamento Centaro, che ha attribuito carattere «vincolante» alla dat (cioè al testamento biologico). Nel passaggio in aula (il Senato comincerà a votare dal 24 marzo) c'è ovviamente spazio per mediare. I pro-life chiedono modifiche alle norme sull'accanimento terapeutico, in modo che l'astensione dai trattamenti sanitari sia rigorosamente limitata, spiega la Bianconi, ai soli «casi di morte imminente». E chiedono, se non di cassare l'emendamento Centaro, almeno di mettere in chiaro che su ogni dat prevale il dovere del medico di «non prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente». Il problema per il Pdl è che, a questo punto, una virata a destra rischia di compromettere la strategia fin qui seguita. Che si può riassumere così: apertura ai laici e al centrosinistra su diversi punti controversi, difesa intransigente dell'obbligo di nutrizione e idratazione. Su questa direttrice i vertici Pdl pensavano di spingersi (con un nuovo emendamento) fino a prevedere la sospensione della nutrizione se il paziente non è più in grado di «assimilare». Previsione coerente con l'impianto della legge, che tuttavia la Bianconi contesta apertamente: «Aumenterebbe la confusione della legge e l'aleatorietà nell'interpretazione dei giudici». Ma tra i problemi del Pdl c'è anche quello del fronte laico interno. Ieri all'assemblea dei Riformatori liberali Silvio Berlusconi ha garantito la «libertà di coscienza» sui temi eticamente sensibili. Ma ciò non ha impedito ad un liberal come Antonio Martino di bollare questa legge come espressione di uno «Stato nazi-salutista». Anche in questo caso non sono i numeri a spaventare i vertici Pdl. Però il confronto in aula può riservare insidie. Tanto più che il Pd è pronto a chiedere lo scrutinio segreto. La linea fin qui seguita dal centrodestra ha consentito di aprire fratture tra cattolici e laici del Pd. Una virata a favore dei tradizionalisti avrebbe invece l'effetto di ricompattare il Pd sul voto contrario. «Manterremo questo equilibrio tra libertà di cura e diritto alla vita, tra il no all'eutanasia e il no all'accanimento terapeutico» assicura Gaetano Quagliariello. I popolari (spinti da Franco Marini) sono comunque intenzionati a prendere iniziative, nonostante qualche insofferenza interna al gruppo. Daniele Bosone ha pronti due emendamenti, che prevedono la rinuncia alla nutrizione in caso di gravissimo danno cerebrale accertato e in caso di consenso tra medico, famiglia e fiduciario del paziente. Dorina Bianchi invece è pronta a fare suo l'emendamento sull'assimilazione, qualora il Pdl lo lasciasse cadere. Si dovrebbe votare a scrutinio segreto anche la norma sul carattere vincolante della dat e quella, un po' paradossale, che limita la dat ai soli pazienti in stato vegetativo. Se l'area teocon passasse all'opposizione, i cattolici del Pd potrebbero anche convergere nel voto finale. Ma il Pdl non vuole assolutamente spostare l'asse politico.

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I prodiani tifano Dario: non è superbo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 15-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-15 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte Monaco si schiera con il leader. Da Barbi a Lerner: c'è una svolta I prodiani tifano Dario: non è superbo DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Il Franceschini prodianeggiante, che recupera echi e strategie bandite dall'autosufficienza veltroniana, spiazza e incuriosisce quell'esercito sparso che nel nome di Romano Prodi, e nel solco di un Ulivo che in tanti hanno tentato di potare, lotta e sgomita nel Pd. «Dario mi sembra Prodi» è il titolo con il quale "Europa", quotidiano del partito democratico, ha ieri sintetizzato un articolo nel quale l'iper-ulivista Franco Monaco, che considera Franceschini corresponsabile a pieno titolo del fallimento della gestione veltroniana, riconosce che i primi atti del nuovo segretario «fanno segnare una svolta», in senso prodiano, in almeno tre direzioni: il recupero «di una politica delle alleanze» al posto di «una malintesa vocazione maggioritaria »; la riaffermazione «della radicale alternatività del Pd alla Destra»; la ripresa «di questioni sociali e solidaristiche (di cui quasi ci si vergognava) proprie della sinistra laica e cattolica». Dario come Romano? Un'enormità solo a pensarlo, fino a qualche settimana fa. Lo stesso Monaco è quasi intimorito dal proprio ardire: «Sia chiaro: la mia è un'apertura di credito condizionata, vedremo le prossime mosse di Dario». Eppure, tra i prodiani, sono in tanti a pensarla come lui. «Certo che c'è stata una correzione di rotta, l'Ulivo è ripartito, il Pd torna ad essere per l'alternanza e alternativo» afferma la deputata Sandra Zampa, vicinissima a Prodi. Pure Gad Lerner, decisamente critico sul modo in cui è stato eletto Franceschini, ammette di essere «felicemente sorpreso» dai primi atti del nuovo segretario, «concreto, veloce e incalzante ». E Mario Barbi, un altro che ai tempi di Veltroni sparava duro su Dario: «C'è stato un inizio di svolta: accantonata la superbia dell'autosufficienza, c'è nuova attenzione sugli effetti sociali della crisi». Lo stesso Arturo Parisi, che a Franceschini contese la leadership ("Dando un grande contributo alla democrazia interna" aggiunge Zampa), viene descritto «tutt'altro che pregiudizialmente ostile» al nuovo segretario, di cui apprezza la disponibilità al dialogo («Si sentono quasi tutti i giorni » raccontano) e la recente presa di posizione sulla laicità del partito. E' presto per dire se l'interesse dei prodiani verso il leader maturerà in qualcosa di più concreto, magari al congresso di ottobre. Per ora gli sguardi convergono su Prodi. C'è lui dietro alla svolta franceschiniana? E' lui il suggeritore? «Si sono sentiti spesso — ammette chi gli è vicino —, prima e dopo la sua elezione. Ma Romano non è tipo da dare ordini...». Magari qualche consiglio, però sì. Tipo tornare a presidiare la parte sinistra della coalizione, riappropriandosi di temi (lavoro, solidarietà, distribuzione delle risorse) da sempre appannaggio del centrosinistra e mai come ora insidiati da un Tremonti, che, ragiona Monaco, «sull'onda della crisi economica sta cercando di accreditarsi come portatore dell'interesse generale, rubando spazi all'opposizione ». Sarà un caso, ma proprio sul versante sociale hanno puntato le ultime proposte di Franceschini in tema di disoccupazione e fondo di solidarietà. «Vero — dice Zampa —, abbiamo recuperato spazi lasciati incustoditi da Veltroni. Prodi? Non so... Penso che avrà detto a Dario la sua opinione, poi il segretario fa le sue scelte». Di una cosa è però sicuro Lerner: «Se Franceschini potesse convincere Romano a rientrare in politica, lo farebbe. Anzi, so che ci ha provato...». Francesco Alberti Braccio destro Sandra Zampa Il professore Arturo Parisi Su «Europa» L'articolo di Franco Monaco

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L'indennità Sacconi con enfasi: ai co.co.co. senza lavoro raddoppiata l'idennità,(... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 15-03-2009)

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L'indennità Sacconi con enfasi: ai co.co.co. senza lavoro raddoppiata l'idennità,(uguale a massimo 1000 euro l'anno! così potranno scialacquare). W l'abbondanza! virginio (baganzola, PR) cattocomunisti Bravo Franceschini ! Quelli che credono di offendere i cattolici progressisti, laici ed illuminati, definendoli cattocomunisti, sono proprio clericomassonborbonfascisti ! Giancarlo Ruggieri (Reggio Emilia) i petrolieri Perché non incalziamo le Compagnie petrolifere e le Assicurazioni per i loro prezzi e tariffe? Questi fanno quello che vogliono e nessuno fiata. Giorgio (VR) partiamo da prodi Quando sento che il nostro governo vuole equiparare donne e uomini partendo dall'età della pensione mi chiedo: e se partissimo invece da quella norma con cui il governo Prodi aveva impedito agli imprenditori di far firmare alle donne dimissioni preventive da usare in caso di gravidanza? s.f. compriamo due copie Pro l'Unità: invece di pagare due euro per copia, compriamo due copie. Una per noi e una per altri amici o persone che non conoscono il giornale. Sostegno e diffusione insieme. Luciana combattiamo la delusione Vorrei dire una cosa a tutti quelli che affermano che si sentono delusi dal partito (Pd). La delusione la si combatte, non la si accetta o la si subisce. Rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di cambiare le cose che non vanno nel partito ma, soprattutto cerchiamo di cambiare questa Italia. Anche a me danno un po' fastidio quelli che attaccano sempre e solo il Pd a sinistra. Luciano (LI) lui ride In campagna elettorale il nostro Capo Azienda Italia, disse che Prodi aveva portato il Paese in ginocchio (vi ricordate la frase "Rialzati Italia?). Ora siamo col sedere per terra, però gli ingenui continuano a dargli il voto, e lui che fa? Ovvio, ride! A. male da soli A Firenze ci siamo fatti del male da soli. Spero tanto che non ne approfitti il Cav. Guido

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Election day, cartolina Pd al premier. L'Italia risparmia 460 milioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 16-03-2009)

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Election day, cartolina Pd al premier. L'Italia risparmia 460 milioni Franceschini dai giovani democratici rilancia l'idea L'invito del leader: «sporcatevi le mani» e recuperate l'utopia LAURA MATTEUCCI Non so perché Berlusconi sia così umile e dica di avere solo il 43%, io ho un sondaggio qua in tasca secondo il quale il suo partito è già al 51% e alle europee può arrivare al 92%». Degna fine della politica fatta sondaggio, ridicolizzato in un nuovo botta e risposta tra il «clerico-fascista» capo del governo e il «catto-comunista» capo dell'opposizione. Il primo è a Cernobbio, sul lago di Como, a parlare ai commercianti, il secondo poco distante, alla Fiera di Rho, fuori Milano, a parlare ai dirigenti del Pd di domani, un migliaio di delegati massimo trentenni, arrivati da tutta Italia per eleggersi i rappresentanti nella direzione nazionale. Dario Franceschini è lì presto la mattina, maglione azzurro, giacchetta di pelle, molte strette di mano e nessun cordone sanitario intorno. Prima di entrare in sala, fermata in Posta contro l'ultimo spreco del governo Berlusconi, il rifiuto dell'election-day, con una cartolina spedita a palazzo Chigi. Titolo: «Presidente, aiuta gli italiani davvero e unifica la data del voto». Sottotitolo: «Votare in due giorni diversi per elezioni e referendum comporterà un costo in più di oltre 460 milioni, perché buttare questi soldi dello Stato e dei cittadini? Sono soldi veri, quelli che chiede anche Confindustria per combattere la crisi». Quando il segretario del Pd entra in sala, nel balletto delle forbici più ampie o più strette, una cosa è certa: un sondaggio tra i ragazzi arrivati a Rho lo vedrebbe trionfante. «All'inizio non ero convinto, ma più parla e più cambio idea. Mi piace il suo pragmatismo. Si sente di nuovo parlare di politica, di cose vicine alla gente». Luca viene dalla Sicilia insieme ad altri 70 delegati, hanno preso un aereo di andata ieri mattina e uno di ritorno ieri sera. Non sono dissimili dagli altri 900 ragazzi presenti: c'è chi ha dormito poco e chi niente, chi ha organizzato pullman da Napoli e chi viaggi in auto o in treno o in aereo, da Mestre, Firenze, Roma, Pescara, da Cagliari. Sono i ragazzi «normali», che si arrangiavano a fare qualsiasi lavoretto già prima che glielo consigliasse Sacconi, che intanto studiano all'università. Quelli che vanno su Facebook «perché è un modo anche quello di fare politica», come dice Maria Laura da Palermo, che girano il mondo low-cost, che quando hanno votato per la prima volta sulla scheda hanno trovato Pd o, al massimo l'Ulivo. E che a sentire parlare Franceschini, quello che all'inizio «sembrava una fotocopia sbiadita di Veltroni», perdipiù «nominato senza congresso», si spellano di applausi, ritrovano l'«orgoglio di non rincorrere Berlusconi», e commentano «finalmente si sente qualcosa di sinistra», nientemeno. Per i più diffidenti come Claudia e Antonio da Sassari «non è una svolta seria», ma in attesa del sospirato congresso in fondo va bene così, eppoi «le prime mosse non sono male». L'amalgama è compiuto. Nella giovane base Pd le ex appartenenze politiche, Ds e Margherita, laici e cattolici, suonano old style e totalmente incomprensibili. È per questo che applaudono di più quando Franceschini si rivolge direttamente a loro, esortandoli ad una militanza politica senza divisioni interne: «Non declinate la vostra appartenenza in base al nome di un leader o dell'altro, franceschiniani, dalemiani, veltroniani, dividetevi in base alle idee, ai progetti. E difendete la vostra autonomia: a 20 anni non bisogna avere paura di dire qualcosa contro il proprio partito». Lui dal palco invita a «sporcarsi le mani» e rispolvera il diritto all'utopia. Qualcuno in sala, i più osè, parlerebbe di emozioni. Giovani Pd

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Il Pdl sarà davvero un partito aperto a tutti (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 16-03-2009)

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stampa Il Pdl sarà davvero un partito aperto a tutti Non un partito di correnti, ma un partito aperto. Aperto alla discussione e al confronto, alla società a cui dà voce, alle idee di tutti: così dovrà essere per Silvio Berlusconi il nascente Pdl. Mi sembra un progetto eccellente. Ho scommesso sul futuro del centrodestra nel suo momento più difficile, l'estate 2005, quando i più prefiguravano una marcia trionfale per Romano Prodi, e sono felice che il Pdl nasca sull'onda di uno straordinario successo elettorale e con una leadership quanto mai salda. Due punti oggi mi preme sottolineare. Un partito aperto che punti al 50% dei voti non può fondare la sua unità politica sul presupposto che il suo elettorato abbia un'identità etico-culturale comune. Non è così, né sarà così in futuro. A sostegno del leader e dell'azione di governo convergono milioni di elettori che hanno storie politiche ed ispirazioni etico-culturali diverse. La competizione bipolare non replica la dicotomia laici-cattolici. Il bipolarismo politico non rispecchia alcun bipolarismo etico. Il pluralismo etico culturale della società italiana si riflette, in modo pressoché identico, all'interno dell'elettorato del Pdl. Per questo, io credo che sui temi eticamente sensibili, a partire da quelli biopolitici, il Pdl non possa scegliere una linea massimalista, nemmeno se "cattolica", e debba optare per soluzioni pragmatiche, garantiste e rispettose del vissuto concreto e delle diverse sensibilità degli italiani. Su questi temi, dal testamento biologico al riconoscimento delle coppie di fatto, è bene riflettere sugli orientamenti prevalenti tra le forze del Ppe, che sono di segno più liberale di quelle oggi maggioritarie nel Pdl. Sul fine vita, ad esempio, è emblematica la modalità con cui i democristiani tedeschi stanno affrontando, proprio in queste settimane, il tema delle direttive anticipate di trattamento. Mentre da noi il centrodestra ha aperto artificialmente uno scontro ideologico al calor bianco, nientedimeno che "la cultura della vita contro la cultura della morte", in Germania la Cdu ha presentato un testo equilibrato all'insegna della libertà terapeutica che farebbe gridare al "laicismo esasperato" molti miei colleghi di partito. Nel centrodestra tedesco, per capirci, si ritiene che le direttive anticipate siano vincolanti e nessuno si sogna di stabilire per legge che idratazione a alimentazione artificiali non siano terapie. Per quanto riguarda l'attività di Governo, invece, non vorrei che la giusta prudenza nel gestire la crisi (e nello stoppare le proposte demagogiche dell'opposizione) finisca per portare alla difesa dello status quo e alla paralisi sulle riforme economico-sociali. Giudico eccellente il lavoro di Tremonti, ma penso che si debbano mettere in agenda le misure che aiuteranno il paese ad uscire dalla crisi più competitivo e più giusto. La crisi rende non meno, ma più necessario riequilibrare la spesa sociale, troppo sbilanciata sul lato previdenziale, costruire un sistema di ammortizzatori sociali meno iniquo e più efficiente, e ridurre il potere di interdizione di sindacati che rappresentano minoranze sempre più esigue del mondo del lavoro "reale". Il superamento della società duale in cui viviamo - garantiti da una parte, precari (giovani in particolare) dall'altra - risponde al senso di quel "Rialzati, Italia!" che è stata la parola d'ordine della recente campagna elettorale. A questi e altri obiettivi "esposti" sul fronte dell'innovazione civile e sociale pensiamo di ispirare il nostro contributo al dibattito interno del Pdl. A partire dal lavoro di una associazione di cultura politica (Libertiamo) e di un magazine on line (libertiamo.it) che speriamo possa animare una vitale, leale e appassionata competizione di idee. *Deputato Pdl, leader dei Riformatori liberali

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L'ottimismo della Regione (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 16-03-2009)

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16 marzo 2009 L'ottimismo della Regione Obama mi ha deluso. Le riforme è ora di farle. Il Pdl è il contenitore giusto per i cattolici. Come la Dc di De Gasperi? E di Sturzo. A Riva del Garda non nasce il partitino di Lepanto. Formigoni a tutto campo "Francamente mi ha deluso”. E arriccia le labbra per dare più enfasi al concetto. “Leggere Barack Obama che fa ricorso a giustificazioni, anzi giustificazionismi, di tipo religioso per tentare di coprire una scelta che in realtà è profondamente antireligiosa e antiumana…”. Sospira. “Ma è sempre così, è una caratteristica di questi ?tempi rei?, se mi lascia usare quest?espressione”. E? un Roberto Formigoni con molto entusiasmo (“determinato, soprattutto direi determinato”) quello che incontriamo in una mattina di sole, una delle poche di Milano in cui la vista dal suo ufficio in cima al Pirellone diventa davvero invidiabile. Va alla carica, il governatore di Lombardia, come ogni volta che l?impegno politico esce dalla routine e gli chiede di prendere posizione sulle grandi sfide e i grandi temi del dibattito pubblico. Le notizie che aprono i giornali, in questi i giorni, sono la ricerca sulle staminali rilanciata dal presidente americano, il dibattito in corso in Parlamento sul testamento biologico. Formigoni si è molto esposto – e con lui il governo regionale di cui è a capo – anche nel caso di Eluana Englaro, cittadina lombarda, anzi della sua Lecco. Quanto è diventato centrale, gli chiediamo, il dibattito bioetico nella società e nella politica? E, soprattutto, cosa ritiene si debba fare? “Il tema bioetico è diventato centralissimo oggi, perché è cresciuta a dismisura la capacità dell?uomo e della scienza di manipolare la natura e di manipolare anche se stesso. E? questa capacità enorme della scienza che pone problemi all?etica e alla politica. Attenzione: io ritengo che questa possibilità della scienza sia un bene, nasce dalla ricerca, nasce dalla capacità umana. Tutto sta però a come l?uomo la utilizza. Ancora una volta, il problema non è esterno, ma è tutto all?interno del soggetto uomo: è in gioco la sua possibilità di scegliere il bene e il male, usare queste tecniche per il bene si sé e dei suoi simili o per una manipolazione disumana. Questo crocevia della storia ci spinge a decidere, ancora una volta, su chi siamo e su che cosa vogliamo per noi”. E dunque il cambiamento di prospettiva che le prime mosse di Obama sembrano indicare a tutto il mondo, non la convince… “A parole sono tutti cattolici, sono tutti cristiani e credenti. Ma poi sentono la necessità di giustificare le loro scelte di morte, le loro scelte antiumane, dal punto di vista religioso. Lo abbiamo visto con Eluana, lo abbiamo visto ai tempi della legge 40 e lo vediamo adesso con Obama. Oggi sembra prendere maggior forza una cultura tragica, che tende a considerate l?uomo come soggetto manipolabile. Si dice di voler usare le conoscenze a scopo curativo, e invece c?è una deriva eutanasica, una possibile deriva eugenetica. Tutto questo sfida le culture religiose e le culture dell?uomo”. Da qui, secondo Formigoni, nasce la possibilità di un dialogo tra laici e cattolici che abbiano in comune la difesa e la salvaguardia dell?umano. Una battaglia prima culturale, che politica: “Bisogna parlarne, spingere la gente a riflettere e pronunciarsi. La bioetica non è uno dei temi di cui è invasa oggi l?agorà della comunicazione. E? ?il? tema, e non può essere lasciato nelle mani soltanto dei politici, anche se democraticamente eletti, con il consenso popolare come Obama. Riguarda tutti”. Ma intanto Silvio Berlusconi è tornato ad atteggiarsi ad “anarchico” in campo etico, dice che sul testamento bisogna lasciare libertà di coscienza. Non è contraddittorio rispetto a quanto lei sta dicendo? “Un momento. Il presidente Berlusconi parla di libertà di coscienza. Ma poi, al momento giusto, sceglie bene, sceglie il giusto e dice che chi vuole essere parte del popolo delle libertà deve essere dalla parte e dalla vita e non da quella della morte. Diciamolo con chiarezza: su Eluana c?era un paese spaccato, c?erano i sondaggi, probabilmente, erano più contro che a favore. E lui invece, sfidando anche i sondaggi, ha fatto la cosa giusta. Alla faccia dell?anarchia etica”. Dunque, il Pdl le sembra un buon contenitore, entro cui la sua cultura è ben rappresentata. “Ottimo contenitore. Sul caso di Eluana, del resto, si è creato un ?unum sentire?, penso a Sacconi ma anche a Quagliariello e ad altri, che mi ha fatto sentire davvero orgoglioso di essere nel Pdl. E anche pacificato, posso dirlo, con la mia coscienza per avere tante volte girato l?Italia, nelle campagne elettorali, per invitare i cattolici a votare per questo partito”. Tant?è vero che, come dicono i sospettosi, lei con i suoi amici sta già organizzando una corrente cattolica dentro il Pdl, per pesare di più. Non è così? “Molto di più”, ride. “E? molto di più che una corrente: è tutta un?altra cosa”. Allora ci spieghi che cosa succederà a Riva del Garda, al raduno nazionale di Rete Italia in programma per il prossimo weekwend. “Rete Italia non è una corrente, è un luogo di riflessione e dibattito aperto a tutto il Pdl e al servizio di tutto il Pdl, di tutte le sue componenti culturali, di chi abbia voglia di discutere. Tant?è vero che, oltre a ministri e deputati, ci saranno politici che nel partito provengono da altre tradizioni politiche e culturali. Vogliamo fare un grande partito? E allora bisogna pensare, studiare, confrontarsi, discutere. Niente a che fare con la vecchia logica delle correnti. Io mi auguro che ci siano dieci, cento, mille Rete Italia”. Allo stesso tempo, Rete Italia è un po? lo specchio e il risultato operativo di un?idea di partito e di politica molto attiva, partecipata, quasi movimentista che Formigoni ha da sempre nel suo Dna: “Noi ci ritroviamo due volte all?anno con una grande assemblea, ma poi anche mensilmente a Milano. Ci sono certamente esponenti della politica attiva e amministratori locali; ma ci sono anche uomini del sindacato, della presenza sociale, dell?impresa. E ci sono molti giovani. Gente che ha scelto il Pdl perché lo riconosce come un luogo di lavoro politico libero, costruttivo”. Ma qual è l?idea di base, la filosofia di una realtà come Rete Italia? “Direi il protagonismo dell?uomo e la sussidiarietà. L?uomo e non lo stato – non il partito, non l?ideologia – posto al centro del vivere sociale. E dunque la famiglia, il lavoro, la libertà d?impresa e la sussidarietà e la solidarietà. In questo senso, pensiamo che Rete Italia sia lo spazio ideale per un incontro tra tutti coloro che riconoscono questi valori”. Quindi non è un tentativo di organizzarsi, all?interno del nascente partito, in base e attorno all?identità cattolica? “No, assolutamente. Non è il partitino di Lepanto, la corrente identitaria. Un?ipotesi che aborrisco. Il tema che ci siamo dati per Riva del Garda è proprio l?opposto, è quello di un possibile dialogo e lavoro comune tra cattolici e laici attorno alla difesa della libertà della persona e della libertà nella società. Vede, noi viviamo ancora aggrappati a una tradizione, pure nobile, che viene dall?illuminismo e che pone al centro lo stato. E? lo stato hegeliano, in fondo. Noi invece diciamo che il centro oggi deve tornare a essere non più la macchina dello stato o del partito, ma la persona”. Dunque c?entra anche la questione bioetica, impostata attorno al tema della dignità della persona. “Certamente, lo dicevamo prima. Ma guai a ridurre la presenza dei cattolici nella vita politica, o dentro a un partito, ai soli temi etici o bioetici. Primo perché sono di tutti, secondo perché per un cristiano non c?è solo quello. Ci sono la famiglia, il lavoro come massima espressione della persona umana, c?è l?ambiente pensato fuori da un?ideologia catastrofista che ritiene l?uomo causa negativa di tutti i disatri. Rete Italia è nata perché di tutto questo si discuta apertamente anche tra le varie anime del partito”. Sandro Bondi ha detto di pensare al Pdl come a una nuova Dc di De Gasperi. E? un?immagine che condivide? “Sì, se intesa nel senso che la Dc – quella di De Gasperi, ma l?idea potrebbe tornare indietro fino a don Sturzo – è stata davvero un grande contenitore, un grande crogiuolo in cui si sono incontrate la cultura cattolica e quella laica del nostro paese. Ed è da quel crogiuolo che sono nate le riforme fondamentali che hanno dato forza all?Italia. Dunque, nel Pantheon del Pdl Sturzo e De Gasperi ci stanno tutti, di diritto. Dopo di che, però, sono passati anche sessant?anni, quell?esperienza è terminata e a questo nuovo progetto, a questo nuovo partito che stiamo costruendo si sono aggiunte altre tradizioni, gli amici An, o quelli che provengono dalla tradizione del riformismo socialista. Ognuno con i propri contributi. Nasciamo con l?ambizione di essere un partito del cinquanta per cento e anche oltre degli italiani, e questo vuol dire che è siamo un grande contenitore dentro cui sono destinate a incontrarsi e a convivere storie e sensibilità diverse. Ma con la consapevolezza di essere il grande partito dei moderati e dei riformatori”. Puntate a essere egemoni? “Non mi piace la parola, ha una derivazione gramsciana”. Però ha ha funzionato… “Certo, ma noi vogliamo mettere insieme tutta la maggioranza moderata italiana”. A proposito di riforme, viviamo in un periodo in cui il massimo di prospettiva politica possibile sembra essere il “cerchiamo di salvare la pelle dalla crisi”. Spesso sembra mancare una prospettiva più ampia dell?agire politico. Voi invece, a Riva del Garda, parlerete anche di riforme, persino di quelle “impossibili”, come quelle della scuola, della giustizia… “Infatti ci saranno il ministro Gelmini, il ministro Alfano. Ma questo è il punto: l?Italia ha bisogno di riforme, e io credo che noi, il Pdl, abbiamo oggi una grandissima chance, forse unica”. In che senso? “Perché ce n?è urgenza. E perché la sinistra, che si oppone al vero riformismno, è allo sbando. Attenzione, non è per avere o mantenere ?il potere?, ma per cambiare davvero l?italia, antico sogno berlusconiano, del resto. Dobbiamo renderci conto che negli ultimi decenni l?italia ha sprecato malamente altre occasioni di riforma, momenti in cui si erano aperte chance di cambiamento: negli anni 80, dopo il referendum sulla scala mobile, e poi con il riformismo di Craxi. Tutto sprecato, occasioni sprecate in un paese che attende riforme vere da cinquant?anni. Oggi il Pdl deve essere, assieme alla Lega e ai suoi alleati, la forza del cambiamento. E? un?occasione storica, dobbiamo essere determinati”. Ma è anche un momento di crisi difficile, lei è alla guida della regione economicamente più avanzata d?Italia, non sarà ottimista anche su questo fronte? “Non è questione di ottimismo, anche se è un dovere trasmettere una carica positiva. E? che vedo che abbiamo davanti a noi questa chance di riprendere, cambiare. Se poi mi chiede del paese, anche lì sono ottimista, pur con tutto il realismo del caso. Si dice sempre, ad esempio, che abbiamo un debito pubblico altissimo. Ma abbiamo anche il risparmio privato più alto al mondo, più forte del debito pubblico. E? qui ad esempio che sta la genialità del piano casa di Berlusconi: convincere la gente a utilizzare il suo risparmio per un bene importante come la casa, facendo ripartire in questo modo l?economia. E poi abbiamo le piccole medie imprese – qui in Lombardia ma non solo – che sono le prime a soffrire ma anche le prime ad avere la forza, la cultura imprenditoriale per reagire. E lo stanno facendo. E abbiamo un sistema bancario che sta soffrendo, ma certo più solido di altri. E abbiamo la genialità, la pragmaticità tipica della cultura e del lavoro italiani. Io dico che ce la possiamo fare. Lo dice anche Obama, ma quasi quasi ci credo di meno, per come sono messi loro”. Sei milioni di disoccupati annunciati dall?Unione europea, però, sono tanti. Com?è la situazione della sua Lombardia? “In questo momento, e spero non il mio sia non un ?non ancora?, i dati ci dicono che stiamo meglio di altre regioni. Soprattutto abbiamo messo in piedi un sistema di risposte sociali, di strumenti, che può funzionare. E parlo del grandissimo accordo stato-regioni sugli ammortizzatori sociali che ha messo otto miliardi a disposizione. E attenzione, la grandezza di questo accordo sta anche nel metodo usato: un metodo innovativo che ha coinvolto le regioni, molte delle quali ancora amministrate dalla sinistra, e dunque onore ai loro governatori di aver saputo superare le visioni ideologiche. Mentre a livello nazionale il Pd scatenava l?attacco al governo, mentre Epifani chiamava alla lotta, noi firmavamo un patto da otto miliardi. Senza contare che noi, in Lombardia, siamo stati previdenti e adesso possiamo mettere sul piatto investimenti, cioè spesa pubblica per le infrastrutture, per oltre dieci miliardi di euro. Interamente autofinanziati”. Buona notizia. Ma è anche vero che le infrastrutture per il nord e per la Lombardia in particolar modo, interessata da questioni-chiave come l?Expo del 2015, finora sono sembrate essere un contenzioso aperto, più che una risorsa. “A giugno apre il cantiere per la Brebemi, autofinanziata; entro fine anno quello della Pedemontana, autofinanziata al 70 per cento; poi partirà la nuova tangenziale di Milano; lì fuori c?è il nuovo grattacielo della Regione, e anche per quello, faticosamente, stiamo seguendo le tabelle di marcia”. Per la verità, i maligni dicono che è l?unico progetto che proceda a spron battuto… “Lo dicano, ma è una balla. Completamente. Abbiamo in costruzione undici nuovi ospedali, di cui dieci stanno procedendo a spron battuto. E settecento interventi di edilizia sanitaria realizati in questi anni. Sono esempi, ma dimostrano un?idea e una cultura politica che tutti possono giudicare”. E? la cultura che tutti si augurano di vedere in azione anche per la preparazione dell?Expo del 2015, che dovrebbe essere anche il grande volano per la ripresa economica. Ma finora si è perso quasi un anno. Come giudica la situazione ora? “E? così, si è perso un anno, è vero. Ma io dico: meglio trovare gli intoppi all?inizio e rimuoverli, che a metà strada quando è più difficile raddrizzare le cose. Ora non c?è più un minuto da perdere, ci sarà una fatica enorme da fare. Ma le risorse che servono sono ormai garantite al novanta per cento, la questione della governance è stata ripensata in un modo che mi sembra sia migliore e più utile per tutti, c?è un ?tavolo per la Lombardia? che si è messo al lavoro”. Tutto a posto, allora? “Mi lasci dire questo: il vero problema, a questo punto, non sono le infrastrutture. Quelle le faremo. Il vero problema è che avremo nel 2015 sei mesi, 180 giorni, da riempire di idee, cultura, fascino, proposte. La vera sfida sarà convincere i cinesi e i canadesi, che potrebbero stare a casa loro, a venirere qui, a vedere che cosa l?Italia e Milano hanno di nuovo da proporre. Altrimenti, avremo le strutture, ma faremo un mezzo fiasco, come a Saragozza. Ci vuole sapore e cultura, ma l?alimentazione e il cibo sono molto di più. Serve la magia dell?evento, è la parte più impegnativa”.

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Biotestamento, migliaia di emendamenti al ddl (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 16-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 11 del 2009-03-16 pagina 0 Biotestamento, migliaia di emendamenti al ddl di Redazione Si preannuncia una vera e propria battaglia, in parlamento, sul ddl Calabrò. I radicali presentano 2500 emendamenti il Pd 173, tra cui 16 di Marino e 6 di Rutelli che tenta una "terza via". Ma Quagliariello lo gela: "Non esiste terza via" Roma - Il delicato tema del testamento biologico continua a far discutere e a dividere le coscienze. E la politica. L'opposizione ha inondato il parlamento di emendamenti al ddl Calabrò, che dovrebbe approdare alla Camera il 19 marzo. I radicali, da soli, ne hanno presentato 2.500. Il Pd si è fermato a quota 173, inclusi i sei di Rutelli, che tenta un'impresa difficile: avvicinare le posizioni di laici e cattolici "colmando" quelle che, a suo dire, sono alcune lacune del testo di Calabrò. La "terza via" di Rutelli Degli 82 emendamenti a firma singola presentati dai senatori del Pd, 6 portano la firma di Francesco Rutelli che si prova così a riproporre una "terza via" per avvicinare le posizioni sul ddl per il testamento biologico. Al centro delle proposte di Rutelli il tentativo di colmare alcuni punti giudicati "carenti" del ddl Calabrò, in particolare per responsabilizzare il medico a non dare corso ad accanimento terapeutico nelle fasi terminali della vita. I sei emendamenti riguardano il coinvolgimento del paziente minore (escluso, invece, nel testo della maggioranza), la responsabilizzazione rispetto al rischio di eutanasia del personale sanitario, oltre che del medico; la riformulazione di due degli emendamenti in base ai quali, nelle fasi terminali, il medico non deve dar corso ad accanimento terapeutico dialogando con il fiduciario e i familiari, e tenendo comunque conto della volontà espressa dal paziente, anche nel caso in cui le dichiarazioni del soggetto fossero scadute. Il Pd ricuce divisioni C?è la firma della presidente del gruppo del Pd Anna Finocchiaro, dei vice presidenti Luigi Zanda e Nicola Latorre, ma soprattutto ci sono le firme di Dorina Bianchi e di Ignazio Marino sotto l?emendamento al comma 6 dell?articolo 3 che disciplina idratazione e nutrizione. Mancano le firme di Emanuela Baio e Claudio Gustavino, che hanno ribadito il loro dissenso. Radicali, 2500 emendamenti Oltre 2.500 emendamenti al ddl sul testamento biologico, di cui il 20% suggerito via web, sono stati presentati dai senatori radicali. Tra i temi toccati dai radicali: due pregiudiziali di costituzionalità; una richiesta di sospensiva; cinque ordini del giorno che richiamano, tra le altre cose, la Dichiarazione universale dei diritti umani, i vari patti internazionali in materia di diritti civili ma anche economici, la necessità di accelerare il processo legislativo in materia di cure palliative, il software utilizzato per il registro nazionale dei testamenti biologici, 2572 emendamenti tra soppressivi, migliorativi e aggiuntivi di cui un 20% provenienti dalla campagna via internet dell?ostruzionismo partecipativo portata avanti assieme all?Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Quagliarello a Rutelli: non ci sono terze vie "Sul testamento biologico in aula al Senato non ci sarà una terza via". Lo dice Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl. "C?è la via che abbiamo intrapreso - prosegue - che contempera diritto alla vita e libertà di cura, no all?eutanasia e all?accanimento terapeutico. Su questa linea si riconoscono anche alcuni settori dell?opposizione le cui proposte saranno laicamente valutate e, se del caso, fatte proprie anche dalla maggioranza nel corso del dibattito in aula al Senato. Non si tratta di intraprendere una terza via, bensì - spiega Quagliariello - di migliorare e rafforzare il testo di legge: obiettivo per il quale ci siamo spesi fin dal primo giorno in cui il ddl Calabrò ha iniziato il suo iter parlamentare, e che perseguiremo fino all?ultimo giorno utile". Berlusconi: contro l'eutanasia di Stato Il governo "non sarà mai d?accordo con chi vuole l?eutanasia di Stato". A ribadirlo è stato, domenica, il presidente del Consiglio in collegamento telefonico con il raduno nazionale di "Rete Italia" a Riva del Garda (Trento). "Noi siamo per la vita e contro l?eutanasia - spiega il premier - in materia di fine vita bisogna colmare il vuoto normativo, perché questioni così non possono essere lasciate alle interpretazioni spesso contraddittorie della magistratura". "La libertà di coscienza - aggiunge - fa parte del nostro bagaglio, ma sia chiaro che noi non saremo mai d?accordo con chi vuole l?eutanasia di Stato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Fine vita, migliaia di emendamenti presentati al Senato (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 17-03-2009)

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Fine vita, migliaia di emendamenti presentati al Senato Solo i radicali ne hanno depositati 2572, il Pd 173 (75 unitari) Consenso compatto al testo Finocchiaro, firma anche Marini MARIA ZEGARELLI Soffia vento di bufera sul dibattito in aula previsto per domani in aula al Senato sul testamento biologico. Sono arrivati una valanga di emendamenti (ieri è scaduto il termine ultimo per presentarli) al testo Calabrò licenziato dalla Commissione Sanità: i radicali ne hanno presentati 2572; il Pd 173 di cui 75 unitari, gli altri individuali; l'Idv 35; l'Udc 8, la maggioranza ne ha annunciati 9. Oltre tremila in tutto secondo il relatore. Due eccezioni di costituzionalità sono state firmate dai radicali e una è stata annunciata dal Pd. Fin qui la pennellata generale, il dettaglio rivela aspetti interessanti: l'emendamento Finocchiaro, relativo alla sospensione di idratazione e alimentazione artificiale (il vero nodo di tutto l'impianto della legge) è stato sottoscritto da tutto il direttivo del gruppo (meno Baio Dossi, Bonino e Sbarbati che non è stata raggiunta telefonicamente), dai membri e dal capogruppo della commissione Sanità (tranne Gustavino). L'accordo è arrivato dopo un braccio di ferro andato avanti fino a mezzogiorno tra laici e cattolici (secondo i quali l'emendamento non avrebbe dovuto portare la firma del presidente del gruppo). Alla fine la tela tessuta da Anna Finocchiaro, gli ex popolari e il segretario Franceschini ha dato i suoi frutti e si è ribadita «la posizione prevalente» nel partito, dopo lo strappo che si è verificato con il voto finale in commissione quando il gruppo ha votato in ordine sparso. È questo il significato delle firme di Franco Marini e di altri ex popolari. Un messaggio di unità e compattezza in vista del dibattito in Aula ma anche un avvertimento a Dorina Bianchi. «Cara Dorina così non va», le è stato detto facendole capire che la sua nomina in commissione Sanità potrebbe saltare. Per questo ha firmato controvoglia l'emendamento che considera l'idratazione e l'alimentazione trattamenti di «sostegno vitale», che devono essere sempre garantiti a meno che la sospensione «sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Ma se è vero che si è detta disponibile in aula a spendersi «maggiormente» in quel senso,poi ha firmato un emendamento (sottoscritto da Gustavino, Lusi e De Sena) che va nella direzione opposta: stop a idratazione e alimentazione artificiali (che non possono essere oggetto di Dat) solo per i casi in stato vegetativo in cui non si verifica più l'assorbimento. Anche Marini ha firmato altri due emendamenti, presentati da Bosone, nei quali si cerca di tracciare confini rigidissimi entro i quali è possibile sospendere i trattamenti ma in uno possono essere oggetto di dichiarazione anticipata, nell'altro no. Ponti verso il dialogo, in sostanza. Un emendamento porta la firma di Ignazio Marino e Umberto Veronesi e raccoglie la posizione più laica del Pd: idratazione e alimentazione sono trattamenti medici e in quanto tali è il malato che decide e lascia disposizioni nella Dat. Albertina Soliani in solitaria sostiene la volontà del paziente ma dà al medico la possibilità di non sospendere i trattamenti nel caso in cui ci fosse un reale beneficio terapeutico. Poi c'è la «terza via» di Francesco Rutelli, indicata in sei emendamenti: coinvolgere il paziente minore (escluso dal testo della maggioranza); responsabilizzare medici e personale sanitario sul rischio eutanasia; dare la possibilità al medico nelle fasi terminali di non procedere ad accanimento terapeutico e di tenere conto della volontà del paziente anche se le dichiarazioni del soggetto fossero scadute. Il Pdl sgombra il campo da possibili illusioni rutelliane: non c'è alcuna terza via, dice Gaetano Quagliariello, «Noi - spiega -abbiamo dei paletti che non intendiamo superare: difesa della vita da una parte e libertà di cura dall'altra, no all'eutanasia di Stato e no all'accanimento terapeutico». Lo scontro

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SE JAVIER NASCE PER SALVARE IL FRATELLO (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 17-03-2009)

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SE JAVIER NASCE PER SALVARE IL FRATELLO Pietro Greco Andres vivrà. Il trapianto di cellule staminali del sangue preso dal cordone ombelicale che appena cinque mesi fa legava il fratellino Javier al ventre della madre è riuscito. Grazie a quelle cellule sane e del tutto compatibili per il suo sistema immunitario, Andres, che ha sette anni, ha iniziato a produrre i globuli rossi di cui ha bisogno e non morirà giovanissimo a causa della malattia genetica, la beta-talassemia (nota anche come anemia mediterranea) di cui è portatore. L'operazione è stata realizzata presso l'ospedale Virgen del Rocío di Siviglia lo scorso 23 gennaio. Andres è stato dimesso il 18 febbraio. E la notizia del conclamato successo è stata diramata con soddisfazione dall'equipe medica dell'ospedale iberico. Non solo perché si tratta del primo trapianto di cellule staminali del sangue del cordone ombelicale da fratello sano a fratello malato realizzata in Spagna. Ma anche perché il donatore, il piccolo Javier, è il frutto di uno straordinario atto d'amore dei genitori e di un'accurata analisi pre-impianto da parte dei medici. Javier è nato per dare una mano al fratello Andres. I genitori hanno deciso di concepirlo circa un anno fa perché potesse donare il sangue del suo cordone ombelicale al fratello malato e destinato a morte prematura. I medici, un team di 31 volontari e 14 ricercatori, hanno selezionato l'embrione geneticamente sano tra i tanti prodotti in vitro in modo che il sogno dei genitori potesse realizzarsi. L'embrione selezionato è stato reimpiantato nell'utero materno e così il 12 ottobre 2008, una domenica, è nato Javier: un bel bebè di 3 chili e 400 grammi. A differenza del fratello maggiore, Javier non aveva nei suoi geni la mutazione che determina l'anemia mediterranea. E il cordone ombelicale che lo legava alla madre conteneva cellule staminali in grado sia di differenziarsi in cellule sane del sangue sia di evitare il rigetto. Non è la prima volta che nel mondo si verifica un trapianto del genere. La prima volta, probabilmente, è stato nel 2001, negli Stati Uniti, quando i genitori di Molly, una bimba portatrice di una malattia genetica nota come anemia di Fonconi, fecero nascere, dopo attenta selezione dell'embrione, un fratellino sano capace di donare cellule staminali senza provocare fenomeni di rigetto nella sorella. Anche in Italia si sono verificati, in passato, donazioni del genere da fratello sano nato per selezione embrionale a fratello malato. Ma in Spagna è la prima volta che si verifica un evento del genere. E si verifica in un clima piuttosto acceso, a causa della forte opposizione di autorevoli esponenti della Chiesa cattolica, che hanno definito, forse troppo affrettatamente, l'intervento un esempio di discriminazione eugenetica. La stampa spagnola laica, nei giorni scorsi, ha scritto che Andres è vivo malgrado la Chiesa. In Italia il piccolo e generoso Javier non sarebbe potuto nascere. E difficilmente Andres sarebbe sopravvissuto a lungo. La legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, infatti, dal 2004 vieta l'analisi pre-impianto e la selezione degli embrioni. Non dovrebbe, la guarigione di Andres, indurre a un sereno ripensamento?

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biotestamento, valanga di emendamenti il pd ricuce, il pdl dice no a rutelli - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-03-2009)

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Pagina 10 - Interni Biotestamento, valanga di emendamenti il Pd ricuce, il Pdl dice no a Rutelli I vescovi tedeschi: sì all´eutanasia passiva, è morte dignitosa CARMELO LOPAPA ROMA - Più di tremila emendamenti al progetto di legge sul testamento biologico - che da domani affronterà l´esame dell´aula al Senato - non fermeranno il cammino del ddl che la maggioranza ha ormai blindato, chiudendo a qualsiasi ipotesi di intesa con il Pd. Da un primo esame degli uffici sembra che ne resteranno in "vita", giudicati ammissibili, non più di 750, un quarto. E si procederà con un´ottantina di votazioni segrete. E così, a poco varrà, se non per la testimonianza, la battaglia ostruzionistica alla quale si preparano i radicali, che coi senatori Poretti e Perduca ieri alle 15, allo scadere dei termini, hanno depositato qualcosa come 2.572 emendamenti (il 20 per cento suggerito da cittadini via web). Il Pd invece ne ha presentati 173 e solo il lavorio diplomatico condotto in questi giorni dal leader Franceschini e dalla capogruppo Finocchiaro coi big cattolici Franco Marini e Beppe Fioroni ha consentito di raggiungere una posizione unitaria, o quasi, dopo lo strappo dei giorni scorsi. Delle 173 proposte di modifiche, 75 sono state firmate da tutti i componenti del direttivo Pd e della commissione Sanità (tranne i cattolici Baio e Gustavino) e questo non era scontato. Il punto di intesa si è raggiunto proprio sul nodo più delicato, quello nutrizione: l´emendamento all´articolo 3 è stato firmato dai capigruppo Finocchiaro e Zanda, ma anche da Marini, Follini, dalla Bianchi e dagli altri senatori più vicini a Fioroni. Il testo qualifica la nutrizione come «sostegno vitale», ma ammette «l´eccezionalità del caso in cui la sospensione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Tutti d´accordo (anche se poi la Bianchi ha presentato un suo emendamento per restringere ulteriormente questa ipotesi). Ad ogni modo, ci sono anche 16 emendamenti di Ignazio Marino e 82 di altri singoli senatori Pd. Tra questi, i sei di Rutelli (che non firma quelli unitari), coi quali viene riproposta la «terza via»: affidamento del ruolo decisivo nelle fasi terminali al medico. Ma il Pdl ha già chiuso. «Non ci sarà una terza via» stronca Gaetano Quagliariello, «c´è solo la via che abbiamo intrapreso: abbiamo dei paletti che non intendiamo superare». D´altronde, il Pdl ha dovuto tener conto dell´ala "pro life", limitandosi a una decina di emendamenti tecnici. «Vana la speranza di migliorare il testo, per questo col collega Saro rinunciamo a presentarne, ma voteremo contro», confessa il senatore Pdl Paravia. Il relatore Calabrò ne annuncia invece altri per l´aula. Beppino Englaro, che ieri ha ribadito al Tg1 il suo no a una legge che imponga una terapia, oggi sarà al Senato per presentare l´associazione "Per Eluana". In solidarietà con lui, a Piazza Navona, movimenti e girotondi guidati da Pancho Pardi terranno la prima di una serie di manifestazioni per una legge «laica». Il sito di Micromega pubblica un documento della Conferenza episcopale tedesca per un «testamento biologico cristiano». «La Chiesa cattolica si spacca sulla bioetica», è il titolo, perché il testo «parla di liceità dell´eutanasia passiva e indiretta» per una «morte dignitosa», escludendo di fatto solo quella attiva.

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Pioggia di emendamentisul "testamento biologico" (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 17-03-2009)

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Pioggia di emendamentisul "testamento biologico" il disegno di legge I Radicali ne hanno presentati 2.572. Oggi manifestazioni in venti città Roma. Una valanga di emendamenti sul disegno di legge per il testamento biologico: 2.572 dai soli radicali; 173 del Pd; una ventina da parte della maggioranza. Tutti tendono ad affidare ai medici la custodia delle nostre ultime volontà in caso di malattia irreversibile. Un'incombenza in più per la categoria, che è già alle prese con l'obbligo di denuncia dei propri pazienti immigrati clandestini: oggi, in una ventina di città, le associazioni sindacali scendono in piazza per un ultimo appello al Parlamento affinché non approvi quella norma, inserita dalla Lega nel pacchetto sicurezza. A Genova il "Noi non denunciamo-day" si terrà davanti alla Prefettura, in largo Lanfranco, tra le 17 e le 19. Sulla testa dei medici italiani sta per arrivare già un superlavoro. Da mercoledì si comincia a votare, in aula, al Senato il disegno di legge sul Testamento Biologico. Il Pd, dopo essersi presentato lacerato in quasi tutte le votazioni in Commissione, è riuscito a trovare una posizione unitaria. Almeno su un punto: che l'alimentazione e l'idratazione artificiale, si possono interrompere di fronte ad una precisa volontà espressa dal paziente. L'emendamento in questione, infatti, reca le firme del capogruppo, Anna Finocchiaro, dei suoi vice, della capogruppo in Commissione, Dorina Bianchi, e di tutti i senatori (a eccezione di due, Emanuela Baio e Claudio Gustavino). Si propone di far salvo il principio, voluto dalla maggioranza, di definire alimentazione e idratazione come "sostegno vitale" e quindi intangibili, fatto salvo il principio dell'autodeterminazione, sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Sarebbe, cioè, il medico a raccogliere le nostre volontà in materia; in loro assenza si comporterà secondo quanto stabilito in via di principio. Le varie anime del partito, però, sono egualmente emerse: vari emendamenti sono stati presentati, a titolo personale, da esponenti del Pd. Francesco Rutelli, ad esempio, ne ha presentati sei, nel tentativo di trovare una sintesi tra cattolici e laici («La terza via» l'ha definita) e che puntano a definire il termine "accanimento terapeutico". Ignazio Marino, ex capogruppo del Pd in commissione Sanità, ne ha presentato un altro, sottoscritto anche dall'oncologo e senatore Umberto Veronesi che tende a considerare "alimentazione ed idratazione forzate" sempre come terapie e, di conseguenza, soggette alla volontà del paziente. La pattuglia dei radicali è andata ben oltre: almeno il 20 per cento dei duemila e passa emendamenti presentati, sono stati elaborati in base alle segnalazioni giunte via Internet. In ogni caso, l'applicazione delle volontà espresse nel testamento biologico graverà sulle spalle dei medici, che sono già alle prese con il decreto sicurezza. La norma che li ha fatti scendere in piazza, oggi, è quella che formalmente lascia loro la "facoltà" di denunciare eventuali pazienti immigrati clandestini; ma lo stesso decreto, introducendo il reato di "ingresso clandestino" li obbliga a presentare denuncia, in quanto tutto il personale del servizio sanitario è equiparato a pubblico ufficiale. I pediatri hanno un motivo in più: i figli di clandestini, sempre in base alle norme contenute nel "pacchetto" non potrebbero essere registrati, e, quindi diverrebbero "invisibili" per le istituzioni. «Sono norme razziste e contro la deontologia del medico»è la protesta. «Penso che, alla fine, non denunceranno nessuno. Si appelleranno al fatto che sono una casta superiore. È nel giuramento di Ippocrate: salvano amici e nemici»è stata la replica sferzante di Umberto Bossi, leader della Lega. Angelo Bocconetti bocconetti@ilsecoloxix.it 17/03/2009

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Non fate politica con la coscienza (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 18-03-2009)

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Non fate politica con la coscienza CHIARA GELONI Siamo alla vigilia di un passaggio parlamentare ad alto rischio per il Pd: arriva in aula al senato la legge sul testamento biologico. Non sarà una passeggiata, e lo sappiamo. Servirà pazienza, e rispetto, e molta buona politica soprattutto, perché la materia divide. Divide anche se ? e questo giornale l?ha riconosciuto più di altri ? i Democratici hanno fatto grandi passi avanti su questo terreno, grazie a un confronto onesto e aperto che ha lasciato insoluti molti meno problemi di quelli che erano aperti all?inizio, come testimoniato ieri dalla presentazione di 173 emendamenti condivisi da tutti i membri della commissione sanità. Su alcuni punti però le divisioni tra i dem sono rimaste, e il passaggio in commissione le ha registrate. È probabile che siano destinate a non scomparire, anche dopo questi giorni di riflessione che restano prima dell?arrivo della legge in aula. Sarà invocata la libertà di coscienza, e bisognerà ricordarci tutti che la coscienza di ogni uomo, e quella di ogni singolo parlamentare laico o cattolico che sia, è ? in senso laico, s?intende ? sacra. Proprio perché siamo convinti di questo, ci permettiamo di chiedere ai senatori democratici ancora uno sforzo. La libertà di coscienza, pensiamo, non può diventare una tattica parlamentare. Non può cioè significare che ci sono materie su cui ognuno vota come vuole, indipendentemente dalle decisioni politiche del gruppo. Due esempi, per essere brutalmente chiari: non sarebbe onesto, nascondendosi dietro la coscienza fare delle materie eticamente sensibili un pretesto per aprirsi un credito come interlocutori privilegiati della destra da un lato, né usarli per mettere alla prova la tenuta laica di un segretario cattolico dall?altro. Una legge è fatta di tanti commi, articoli, paragrafi, di emendamenti approvati o respinti. Non tutti hanno lo stesso contenuto etico, non tutti mettono in discussione le convinzioni irrinunciabili di ciascuno di noi. In questi giorni abbiamo visto i senatori democratici dividersi nel comportamento di voto su troppe cose, non tutte aventi contenuto eticamente sensibile. Abbiamo sentito argomentare voti differenziati dall?indicazione del gruppo con motivazioni come quella secondo cui «è bene mantenere aperto un canale di dialogo con la maggioranza». Tutto legittimo, per carità. A patto però che si riconosca che queste non sono motivazioni di coscienza, sono argomentazioni politiche. Di tattica politica, precisamente. E sarebbe bene che, ora che la legge arriva in aula, la tattica parlamentare fosse una sola, non che ognuno la facesse per sé. Tanto per capirci: il Pd punterà a dividere il fronte della maggioranza ? isolando i teocon ? o a mantenerlo compatto, cercando di salvaguardare anche la propria compattezza? La coscienza non c?entra niente: questa è una scelta politica. È troppo allora chiedere, anche per salvaguardare la sacralità laica delle obiezioni di coscienza che comunque ci saranno, che almeno sulla tattica parlamentare ci sia sul testamento biologico, come su tutte le altre leggi che passano per il parlamento, la disponibilità di tutti ad accettare le indicazioni che il gruppo deciderà di darsi, anche se le valutazioni politiche del singolo senatore fossero eventualmente altre? Che si limitino i dissensi ai punti su cui davvero sono in questione i valori non negoziabili dei laici e dei cattolici? In questo senso anche (soprattutto) il voto finale, pensiamo, dovrebbe essere un voto politico. In cui i Democratici si assumano la responsabilità di un giudizio politico (e non morale) su questa legge. Ma sappiamo che qui forse chiediamo troppo, per cui qui ci fermiamo.

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Englaro: il Parlamento rifletta norme fuori dalla Costituzione (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 18-03-2009)

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Englaro: il Parlamento rifletta norme fuori dalla Costituzione FEDERICA FANTOZZI Per arginare «la confusione e disinformazione sul fine vita che hanno raggiunto l'apice negli ultimi mesi». Per promuovere una medicina «consapevole dei limiti» e legata al consenso informato, sviluppando anche in Italia le cure palliative. Per affermare «le libertà fondamentali dell'individuo in uno Stato laico di diritto». Nasce con questi impegnativi compiti l'Associazione Per Eluana, voluta da Beppino Englaro in memoria della figlia morta il 9 febbraio dopo 17 anni in stato vegetativo permanente. E i frutti della battaglia per il rispetto della volontà di Eluana si intrecciano con il dibattito rovente in Parlamento sul testamento biologico: «Serve un approfondimento su questi temi estremi - è l'appello di Englaro - Rispetto a questa legge forse è meglio nessuna legge. Non si possono imporre le terapie, va difeso il principio di libertà. Fermatevi, perché se sarà un testo incostituzionale non è detto che non intervenga la Corte né che il presidente della Repubblica lo firmi». L'Associazione viene presentata a Palazzo Madama, grazie agli uffici bipartisan dei senatori Ferruccio Saro (PdL) e Carlo Pegorer (Pd). Ne fanno parte il neurologo Carlo Alberto Defanti, il palliativista Giandomenico Borasio, cattolico praticante, e il primario anestesista Amato De Monte (ancora sotto inchiesta, in attesa della conclusione degli esami autoptici). In platea Ignazio Marino, Franca Chiaromonte, il Radicale Carlo Perduca, il dipietrista Pancho Pardi, Paolo Flores. E l'aennino Paravia, che voterà contro il ddl Calabrò. C'è anche Anna Finocchiaro che con Englaro ha avuto poco prima un colloquio «molto intenso». Englaro ricorda la sua vicenda personale: «Per Eluana era la cosa più naturale del mondo essere lasciata morire, invece ho sentito quella parola esecrabile che è "eutanasia". Non impedire che la natura faccia il suo corso non ha niente a che vedere con l'eutanasia, significa accettare la finitudine della medicina». Ribadendo per l'ennesima volta che non entrarà in politica, il padre della giovane donna garantisce che l'Associazione non avrà fini politici ma solo di studio e sarà del tutto indipendente dai partiti. Sede a Udine, presidente Beppino, vicepresidente sua nipote Germana. Presto un sito (www.perleluana.org). Il Comitato Scientifico, di cui forse farà parte l'oncologo Veronesi, sarà presieduto da Borasio, titolare della cattedra di medicina palliativa a Monaco, ieri molto duro sui temi di fine vita: «Una terapia contro la volontà è una palese violazione dei diritti umani. Spero non esista mai un paese civile dove i sondini hanno più diritti dei malati». Borasio si mostra certo che se il ddl Calabrò passasse così verrebbe bocciato dalla Corte Europea dei Diritti Umani. Impietoso poi il paragone con la situazione in Germania, dove sono in discussione tre leggi sul testamento biologico (tutte considerano vincolanti le direttiva anticipate e rifiutabili nutrizione e idratazione forzata) che però esiste già su basi giurisprudenziali dal 1994. Presto la sala Nassiryia, al piano terra di Palazzo Madama, diventa teatro di un dibattito sul fine vita: i senatori del centrosinistra invitano l'Associazione a muoversi in fretta per impedire il varo del ddl Calabrò. Marino sottolinea che il testo si occuperà solo dello 0,05% della popolazione, i pazienti in stato vegetativo. Flores d'Arcais insiste sull'urgenza: «Tra poche settimane ci sarà una legge che impone l'alimentazione, la dialisi. I medici dovranno tradire il giuramento di Ippocrate o essere incriminati. Bisogna creare un grande movimento di obiezione di coscienza». Borasio lo ferma: «In certe situazioni storiche leggi sbagliate vengono approvate. La nostra missione è offrire consigli, non sostituirci ai politici. La lezione di Beppino è procedere senza baccano». Chiarissimo anche Defanti: «Non siamo un gruppo politico, non ci poniamo compiti immediati ma vogliamo agire a lungo termine». E sulla sua paziente per 13 anni, il medico sottolinea: «In certi casi allungare la vita protrae la sofferenza. Eliana è il paradigma di una situazione infernale che si è venuta a creare oltre le intenzioni». Poi una stoccata alle posizioni oltranziste di tanti vescovi e cardinali durante i giorni dolorosi in Friuli Venezia Giulia: «Mi sorprende l'enfasi di parte della Chiesa sulla vita terrena, in passato si pensava di più all'aldilà. Questa enfasi è una causa di accanimento terapeutico». Conclude Beppino: «L'Associazione Per Eluana non è altro che le libertà fondamentali in uno Stato di diritto. Io ho trovato un clima culturale deserto, ero un randagio. Adesso le persone stanno prendendo coscienza di vivere in uno Stato laico». Nasce l'Associazione Per Eluana. Promuoverà cure palliative, informerà dottori, pazienti e politici: «Troppa disinformazione sul fine vita». Forse l'oncologo Umberto Veronesi nel comitato scientifico.

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Per arginare la confusione e disinformazione sul fine vita che hanno raggiunto l'apice ne... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Per arginare «la confusione e disinformazione sul fine vita che hanno raggiunto l'apice negli ultimi mesi». Per promuovere una medicina «consapevole dei limiti» e legata al consenso informato, sviluppando anche in Italia le cure palliative. Per affermare «le libertà fondamentali dell'individuo in uno Stato laico di diritto». Nasce con questi impegnativi compiti l'Associazione Per Eluana, voluta da Beppino Englaro in memoria della figlia morta il 9 febbraio dopo 17 anni in stato vegetativo permanente. E i frutti della battaglia per il rispetto della volontà di Eluana si intrecciano con il dibattito rovente in Parlamento sul testamento biologico: «Serve un approfondimento su questi temi estremi - è l'appello di Englaro - Rispetto a questa legge forse è meglio nessuna legge. Non si possono imporre le terapie, va difeso il principio di libertà. Fermatevi, perché se sarà un testo incostituzionale non è detto che non intervenga la Corte né che il presidente della Repubblica lo firmi». L'Associazione viene presentata a Palazzo Madama, grazie agli uffici bipartisan dei senatori Ferruccio Saro (PdL) e Carlo Pegorer (Pd). Ne fanno parte il neurologo Carlo Alberto Defanti, il palliativista Giandomenico Borasio, cattolico praticante, e il primario anestesista Amato De Monte (ancora sotto inchiesta, in attesa della conclusione degli esami autoptici). In platea Ignazio Marino, Franca Chiaromonte, il Radicale Carlo Perduca, il dipietrista Pancho Pardi, Paolo Flores. E l'aennino Paravia, che voterà contro il ddl Calabrò. C'è anche Anna Finocchiaro che con Englaro ha avuto poco prima un colloquio «molto intenso». Englaro ricorda la sua vicenda personale: «Per Eluana era la cosa più naturale del mondo essere lasciata morire, invece ho sentito quella parola esecrabile che è "eutanasia". Non impedire che la natura faccia il suo corso non ha niente a che vedere con l'eutanasia, significa accettare la finitudine della medicina». Ribadendo per l'ennesima volta che non entrarà in politica, il padre della giovane donna garantisce che l'Associazione non avrà fini politici ma solo di studio e sarà del tutto indipendente dai partiti. Sede a Udine, presidente Beppino, vicepresidente sua nipote Germana. Presto un sito (www.perleluana.org). Il Comitato Scientifico, di cui forse farà parte l'oncologo Veronesi, sarà presieduto da Borasio, titolare della cattedra di medicina palliativa a Monaco, ieri molto duro sui temi di fine vita: «Una terapia contro la volontà è una palese violazione dei diritti umani. Spero non esista mai un paese civile dove i sondini hanno più diritti dei malati». Borasio si mostra certo che se il ddl Calabrò passasse così verrebbe bocciato dalla Corte Europea dei Diritti Umani. Impietoso poi il paragone con la situazione in Germania, dove sono in discussione tre leggi sul testamento biologico (tutte considerano vincolanti le direttiva anticipate e rifiutabili nutrizione e idratazione forzata) che però esiste già su basi giurisprudenziali dal 1994. Presto la sala Nassiryia, al piano terra di Palazzo Madama, diventa teatro di un dibattito sul fine vita: i senatori del centrosinistra invitano l'Associazione a muoversi in fretta per impedire il varo del ddl Calabrò. Marino sottolinea che il testo si occuperà solo dello 0,05% della popolazione, i pazienti in stato vegetativo. Flores d'Arcais insiste sull'urgenza: «Tra poche settimane ci sarà una legge che impone l'alimentazione, la dialisi. I medici dovranno tradire il giuramento di Ippocrate o essere incriminati. Bisogna creare un grande movimento di obiezione di coscienza». Borasio lo ferma: «In certe situazioni storiche leggi sbagliate vengono approvate. La nostra missione è offrire consigli, non sostituirci ai politici. La lezione di Beppino è procedere senza baccano». Chiarissimo anche Defanti: «Non siamo un gruppo politico, non ci poniamo compiti immediati ma vogliamo agire a lungo termine». E sulla sua paziente per 13 anni, il medico sottolinea: «In certi casi allungare la vita protrae la sofferenza. Eliana è il paradigma di una situazione infernale che si è venuta a creare oltre le intenzioni». Poi una stoccata alle posizioni oltranziste di tanti vescovi e cardinali durante i giorni dolorosi in Friuli Venezia Giulia: «Mi sorprende l'enfasi di parte della Chiesa sulla vita terrena, in passato si pensava di più all'aldilà. Questa enfasi è una causa di accanimento terapeutico». Conclude Beppino: «L'Associazione Per Eluana non è altro che le libertà fondamentali in uno Stato di diritto. Io ho trovato un clima culturale deserto, ero un randagio. Adesso le persone stanno prendendo coscienza di vivere in uno Stato laico».

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I FORI IMPERIALI SARANNO ILLUMINATI PER IL NATALE DI ROMA IERI SERA LUCI ACCESE NELL'EMICICLO NAPOLEONICO DELLA COLONNA TRAIANA (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Mercoledì 18 Marzo 2009 Chiudi I FORI IMPERIALI SARANNO ILLUMINATI PER IL NATALE DI ROMA IERI SERA LUCI ACCESE NELL'EMICICLO NAPOLEONICO DELLA COLONNA TRAIANA

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Serra Club 50 anni di vocazioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 66 del 2009-03-18 pagina 1 Serra Club 50 anni di vocazioni di Roberta Bottino Sostenere le vocazioni e aiutare i sacerdoti nelle loro difficoltà è lo scopo, che dal lontano 1935, si prefigge il Serra Club, il movimento cattolico che dagli Stati Uniti si è esteso progressivamente in tutto il mondo. Genova fu la città che nel marzo del 1959, per opera del Cardinale Giuseppe Siri, fondò il primo club italiano. Venerdì 20 e sabato 21 marzo, presso la sala Quadrivium in piazza S. Maria nei pressi di Corvetto, verrà festeggiato il Cinquantesimo della fondazione. Le celebrazioni termineranno nella giornata di domenica 22, al Santuario di Nostra Signora della Grazie al Molo, con l'apposizione di una targa ricordo, alla presenza del Cardinale Angelo Bagnasco, e con la celebrazione della Santa Messa. «Il Serra - spiega Emilio Artiglieri, Presidente del Comitato Celebrazioni - è un movimento internazionale fatto da laici, che s'impegnano a realizzare la propria personale vocazione cristiana, per favorire e sostenere le vocazioni al sacerdozio, e aiutare i propri membri a riconoscere e rispondere, ciascuno nella propria vita, alla Chiamata di Dio. La nostra è da sempre un'attività discreta ma attiva, e siamo davvero orgogliosi che il primo club italiano sia nato proprio a Genova. (...) © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Serra Club, festa nel santuario del Molo per i 50 anni in sostegno dei sacerdoti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 66 del 2009-03-18 pagina 7 Serra Club, festa nel santuario del Molo per i 50 anni in sostegno dei sacerdoti di Roberta Bottino (...) Il Cardinale Siri, considerato un conservatore, in realtà accettò, dimostrando una grande apertura, un'associazione diversa da quelle esistenti fino ad allora». A Genova i «Serrani» sono un centinaio, 3mila in Italia e 22mila nel mondo; cifre considerevoli, che testimoniano l'importanza di questa associazione che affonda le sue radici nel tempo. Il movimento prende il nome dal frate francescano Junipero Serra, considerato uno dei personaggi più eminenti nella storia degli Stati Uniti. Spagnolo di nascita, fu un uomo di grande cultura e forza morale, che nella seconda metà del '700 svolse un'intensa opera missionaria. Sulla scia del proprio fondatore, i Serra Club di tutto il mondo si ripropongono gli stessi obiettivi. Quello genovese intende riscoprire e rafforzare anche il dialogo con i giovani. «A novembre facemmo un incontro dal titolo "I giovani e le scelte di vita" - aggiunge Artiglieri -, proprio per comprendere meglio il valore dell'impegno e della preghiera». Le attività dell'associazione vengono organizzate, programmate e svolte in due riunioni conviviali mensili, precedute dalla celebrazione della Santa Messa, o da un momento di preghiera comune. «Nel corso di queste assemblee - racconta Francesco Baratta, Presidente della Fondazione Nazionale Serra -, si prendono le decisioni inerenti all'organizzazione del Club e si programmano e si valutano gli interventi vocazionali di sostegno ai Sacerdoti nella loro attività pastorale, sia a livello parrocchiale che cittadino». I diversi club svolgono in piena autonomia le proprie attività culturali e di sostegno che vengono relazionate al Vescovo. «Siccome esistono molte parrocchie in periferia che non hanno più un loro sacerdote - continua Baratta -, noi, ad esempio, mettiamo a disposizione gli associati per portare, in occasione delle diverse funzioni religiose, parroci di altre chiese». «Ci tengo a ricordare - conclude Artiglieri - che è in corso la causa di beatificazione di Ettore Vernazza, notaio laico, che insieme ad un gruppo di amici, alla fine del '400, contribuì in maniera determinante alla riforma cattolica attraverso la Compagnia del Divino Amore. Noi "Serrani" ci sentiamo molto vicini a lui e al suo operato». Per poter iscriversi ad uno dei Serra Club non occorre altro che essere laici cattolici praticanti, e condividere gli scopi e le regole del Movimento perché, come sostiene Artiglieri, «il nostro è un laicato impegnato». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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io e il grinzane - piergiorgio odifreddi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 31 - Commenti IO E IL GRINZANE PIERGIORGIO ODIFREDDI Vorrei rispondere ad rem (cioè, nel merito) all´attacco ad personam (cioè, pretestuoso) che Pierluigi Battista mi rivolge nella «Lettera al sacerdote dell´anticlericalismo» sul Corriere della Sera del 16 marzo, elogiata da l´Avvenire il 17 marzo. Anzitutto, lo ringrazio per avermi chiamato «egregio». Credo infatti che sappia, nonostante la sua avversione per le etimologie, che l´aggettivo significa «fuori del gregge», e oggi in Italia chi esprime e difende un pensiero laico è effettivamente costretto a cantare fuori dal coro dei belati. Cosa non sgradevole, comunque, visto che Albert Einstein notava nelle sue Idee e opinioni che «per essere l´immacolato componente di un gregge di pecore, bisogna prima di tutto essere una pecora». Venendo all´articolo, Battista bolla la mia dichiarazione di ingerenza clericale nelle vicende del Premio Grinzane Cavour come «fantasticamente infondata, alla luce di un elementare buonsenso»: ne deduco che, pur scrivendo sui giornali, non li legge. Neppure il suo, che il 4 marzo titolava «L´assenza cattolica agita il Grinzane». E neppure l´Avvenire, che il 3 marzo titolava «Grinzane, un futuro a senso unico?», e vedeva come «una barzelletta l´eventuale inserimento di un solo rappresentante dell´area cattolica». E neppure La Stampa, che il 1° marzo titolava «I cattolici reclamano un posto nei saggi». Quanto all´appello al buonsenso come verifica di fondatezza, si tratta dello stesso argomento che viene puntualmente avanzato da coloro che la pensano come lui, ogni volta che qualche idea nuova viene alla ribalta: è stato infatti il «buonsenso» a far processare Galileo per aver sostenuto che la Terra girava attorno al Sole, e non viceversa, così come è stato il «buonsenso» a far avversare Darwin per aver sostenuto che l´uomo fu creato a immagine e somiglianza della scimmia, e non di Dio. Purtroppo è difficile applicare il buonsenso alle vicende del Grinzane, quando il forzista Giampiero Leo e il pidino Stefano Lepri sono a verbale per aver ineffabilmente sostenuto in Consiglio Regionale a Torino che la mia nomina era «sgradita al cardinale» (come se questo dovesse importare). E quando il forzista Enzo Ghigo e il pidino Gianfranco Morgando mi chiamano «matematico ateo», mostrando ripetutamente di ritenere che il secondo (e forse anche il primo) attributo siano degli handicap, invece che delle garanzie: dimenticando che la gestione di Soria e la sponsorizzazione di Ghigo e Leo erano sì «cattolicamente corrette», ma certo non si sono rivelate evangeliche. Battista mi dice che dovrei «aver conosciuto nelle mie peregrinazioni di studioso negli Stati Uniti e in Unione Sovietica la sorte di quegli intellettuali che, strappati dal recinto delle loro competenze specifiche, si perdono nelle fumisterie del vaniloquio ideologico e della banalità più corriva». Non so cosa c´entri, ma è vero, li ho conosciuti: in particolare il linguista Noam Chomsky e il fisico Andrei Sacharov, attaccati dai loro detrattori maccartisti e persecutori brezneviani con le sue stesse parole. E avendoli conosciuti, non posso che prenderli ad esempio: in particolare il primo, come ho scritto nella prefazione a Il matematico impertinente. Infine, a proposito del suggerimento di «tornare dove mi sento a mio agio, tra i numeri e la trigonometria», io ci sono sempre rimasto: un mio libro su Darwin è uscito da qualche settimana (Battista non se n´è accorto, ma fortunatamente il pubblico e i recensori sì), un altro sulla matematica esce in questi giorni, la scorsa settimana ho diretto un Festival della Matematica a New York, e questa settimana proseguiamo a Roma, ospitando in tutto otto premi Nobel e tre medaglie Fields. Temo che la fissazione sulle mie marginali opinioni in campo religioso siano soltanto un sintomo del fatto che la lingua batte dove il suo dente (di Battista) duole. ..

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scuola araba, la preside si dimette - zita dazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Milano Scuola araba, la preside si dimette "Trascurato l´italiano". Il leader egiziano: "Accuse false" Torna la polemica "Nemmeno le prof conoscono la nostra lingua" Mahmoud: "Diamo lo stesso spazio alle due culture" ZITA DAZZI «ho tentato di fare il massimo, di far crescere il progetto di una scuola bilingue, italo-araba. Ci ho messo tutte le mie energie. Ma alla fine ho deciso di andarmene, anche per questioni personali». Così spiega le sue improvvise dimissioni, Anna Todeschini, la preside italiana della scuola italo-egiziana di via Ventura. Gli ultimi sono stati mesi di dissapori e di incomprensioni con la dirigenza egiziana della scuola, nata tre anni fa, dopo la chiusura della contestata scuola islamica annessa alla moschea di via Quaranta. La scuola di via Ventura - 160 iscritti, al 90 per cento egiziani, fra cui alcuni figli di coppia mista e alcuni cristiano-copti - è stata riconosciuta nel 2005, come istituto privato, finanziato dal consolato egiziano. L´ufficio scolastico regionale ha visto in questo progetto uno strumento per integrare alunni che le famiglie non iscrivono alla scuola pubblica italiana, preferendo mantenere forte un legame con la lingua e la cultura del paese d´origine. Un progetto in cui il presidente della scuola Othman Mahmoud e il console d´Egitto a Milano credono ancora molto. Ma che viene messo in discussione da chi, come la preside dimissionaria e altre insegnanti, giudica sbilanciato lo studio del programma egiziano a sfavore di quello italiano. «Non può essere una vera scuola bilingue, è una semplice scuola straniera. Ci sono molti bambini appena arrivati dall´Egitto, che non sanno l´italiano. Anche alcuni insegnanti parlano poco e male l´italiano. L´impostazione della scuola è centrata sulla preparazione dei ragazzi secondo i programmi della scuola statale egiziana», dice la preside dimissionaria. E aggiunge: «è una questione didattica, non vorrei che la questione venisse strumentalizzata a fini politici». Accuse respinte con fermezza dal presidente Othman Mahmoud, imprenditore, rappresentante dell´associazione delle famiglie che ha dato vita alla scuola, e dalla responsabile didattica della parte italiana della scuola, la professoressa Margherita Santoro, con un´esperienza ultraventennale nell´istruzione pubblica italiana. «Abbiamo 14 insegnanti italiane che fanno lezione in italiano sui programmi italiani per bambini dalla prima elementare alla terza media. L´orario scolastico è ripartito al 50 per cento fra i programmi italiani e quelli arabi - spiega Mahnoud - Lavoriamo alla luce del sole, siamo trasparenti, non è un´istituzione confessionale. Io stesso sono laico, non frequento moschee. Il nostro desiderio è portare gli alunni alla promozione all´esame di idoneità italiana e a quello egiziana». Allora perché la professoressa Todeschini è alle dimissioni? Mahmoud si stringe nelle spalle: «Abbiamo avuto contrasti su questioni organizzative. Questioni pratiche, lei stessa però ci ha scritto dicendo di essere ancora disponibile a lavorare con noi». Nelle classi fanno lezione maestre col velo, che sembrano conoscere la lingua italiana, come per altro gli alunni. Il più deluso dall´impostazione data alla scuola è Paolo Branca, docente di lingua araba all´Università Cattolica e grande esperto di Islam a Milano, che ha segnalato la questione in Comune e al provveditorato: «Purtroppo quella di via Ventura è un´occasione di integrazione sprecata, e le istituzioni si disinteressano di quel che avviene fra quelle mura».

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in viaggio con papa ratzinger "circondato da amici, altro che solo" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 11 - Esteri Economia senza etica La Chiesa e la malattia In viaggio con papa Ratzinger "Circondato da amici, altro che solo" La nostra posizione sulla malattia del secolo non è realistica? No, la Chiesa è la realtà più efficiente in questa lotta Non annunciamo miracoli, come fanno le sette in Africa, ma la sobrietà e il realismo della fede cristiana DAL NOSTRO INVIATO YAOUNDé - «Mi fa un po´ ridere il mito della mia solitudine. Sono circondato da amici». Rilassato e sicuro, Benedetto XVI si presenta dinanzi al seguito dei reporter non appena l´aereo ha lasciato Roma in direzione del Camerun e si capisce subito che è pronto ad affrontare il tema, che ha tenuto banco sulla stampa di tutto il mondo. Accanto a lui sta il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone. Ratzinger respinge decisamente l´immagine di un pontefice isolato nel suo palazzo con una curia che va per conto suo. Santità, dopo la sua lettera ai vescovi, tutti i media hanno parlato della solitudine del Papa. Davvero si sente solo? «Non mi sento solo in nessun modo. Per dire la verità mi fa un po´ ridere questo mito. Ogni giorno ricevo i miei collaboratori più stretti, a cominciare dal Segretario di Stato, per gli incontri in agenda. Vedo regolarmente tutti i capi dicastero, e i vescovi per le visite ad limina. Ultimamente ho incontrato tutti i vescovi della Nigeria e poi dell´Algeria. Ci sono state in questi giorni due riunioni plenarie della Congregazione per il Culto e della Congregazione del Clero. Ho anche colloqui con amici, una rete di amicizie, sono venuti dalla Germania anche i miei compagni della prima messa per farci una chiacchierata». Allora? «Solitudine niente. Sono realmente circondato da amici, da una stretta collaborazione di vescovi e laici. E sono grato per questo». Con che sentimenti arriva in Africa? «Con grande gioia. Ho tanti amici africani fin dai tempi di quando ero professore. Amo la fede gioiosa che si trova in Africa e sono sicuro che ne tornerò contagiato». Arriva nel pieno di una crisi economica mondiale, che ha riflessi pesanti sui Paesi poveri. «Non vengo con un programma politico ed economico, per il quale mi mancano le competenze. Vado con un programma religioso, di fede e di morale. Ma penso sia un contributo essenziale ai problemi in atto, perché sappiamo che un elemento fondamentale della crisi è proprio il deficit di etica nelle strutture economiche. E allora, parlando di Dio e dei grandi valori spirituali che costituiscono la vita cristiana, cerco di dare un contributo per superare la crisi e rinnovare il sistema economico dal di dentro. Naturalmente farò appello anche alla solidarietà internazionale. Anzitutto alla solidarietà cattolica e poi a quella di tutti coloro che avvertono la comune responsabilità per la situazione umana odierna». Quando lei si rivolge all´Europa, parla spesso di un orizzonte da cui Dio tende a scomparire. In Africa non è così, ma vi è una presenza aggressiva delle sette. Che messaggio intende portare? «In Africa il problema dell´ateismo classico non esiste. Perché la realtà di Dio è così presente nel cuore degli africani che non credere in Dio o vivere senza Dio non si presenta come una tentazione. E´ vero che ci sono i problemi delle sette, ma noi non annunciamo - come fanno loro - un Vangelo di prosperità. Non annunciamo miracoli come fanno alcuni di loro, ma la sobrietà e il realismo della vita cristiana. Ma questo realismo che annuncia un Dio che si è fatto uomo, che soffre anche con noi e dà senso alla nostra sofferenza, offre un orizzonte più vasto, che ha più futuro. Le sette sono molto instabili, in un primo momento si diffonde l´annuncio della prosperità e delle guarigioni miracolose, ma dopo un po´ di tempo si vede che la vita è difficile e un Dio, che soffre con noi, è più promettente, più vero e rappresenta un aiuto maggiore». Tra i molti mali che affliggono l´Africa, c´è l´Aids. La posizione della Chiesa cattolica nella lotta contro la malattia spesso viene considerata non realistica e non efficace. Affronterà la questione? «Io direi il contrario perché la realtà più presente e più efficiente nella lotta contro l´Aids è proprio la Chiesa cattolica. Non si può superare il problema solo con i soldi, che pure sono necessari, ma serve l´anima per utilizzarli. E non si può superare l´Aids con la distribuzione di preservativi: al contrario aumentano il problema». La soluzione? «Può essere solo duplice. In primo luogo l´umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovamento spirituale dell´uomo che implichi un nuovo modo di comportarsi nei confronti del proprio corpo e di relazionarsi l´uno verso l´altro. In secondo luogo è necessaria una vera amicizia e disponibilità a fare sacrifici e rinunce personali per stare accanto ai sofferenti. Questi sono i fattori che producono veri progressi. Ed è la giusta risposta della Chiesa, che così offre un contributo grandissimo e importante». (m. pol.)

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L'aggressione a B-XVI (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 18-03-2009)

Argomenti: Laicita'

18 marzo 2009 L'aggressione a B-XVI Il disgustoso paradosso franco-tedesco L?aggressione a Benedetto XVI è sempre più incalzante, grossolana, astiosa, ben orchestrata mediaticamente e male argomentata razionalmente. Ieri è stata la volta di Francia, Germania e Fondo monetario internazionale. Con un linguaggio tronfio e censorio, portavoce di Parigi, di Berlino e del Fmi di Washington hanno messo sotto accusa il capo della chiesa cattolica per le sue opinioni ben documentate sull?inutilità sostanziale del preservativo come asse strategico della lotta contro la grave epidemia di Aids in Africa. Parliamo di burocrazie, naturalmente, non di popoli. Burocrazie e diplomazie che si mettono al servizio di piccole ma insidiose crociate ultrasecolariste contro un Papa che ha avuto la sfacciataggine, come il suo predecessore, di impugnare la ragione per affermare nello spazio pubblico europeo e mondiale il contenuto e il significato della fede cristiana, una fede che assume alcuni principi liberali del tempo moderno senza sottomettersi alla sua deriva nullista. E contro un Papa che ha avuto la sapienza di impugnare la ragione occidentale ovvero il deposito laico del migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un postmodernismo banale delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà anteponendole una falsa coscienza del soggetto, un?ideologia settaria e al fondo estremamente intollerante. Stavolta è in nome della difesa della vita che muovono all?attacco i portavoce istituzionali di una cultura i cui pilastri etici globali sono gli spermicidi, l?aborto moralmente indifferente, la pianificazione familiare coatta del sesso dei nascituri, la selezione eugenetica della vita e la sua riproduzione artificiale come mezzo a scopo di ricerca, fino all?eutanasia. Si lamentano perché Benedetto XVI ha riaffermato, nel corso del viaggio in Africa, la sua convinzione: non è con i profilattici che si combatte la pandemia dell?Aids. Questa convinzione, che alla luce del senso comune regge ogni possibile prova e verifica, dal momento che il preservativo è solo il viatico della promiscuità sessuale di massa alla quale risale la responsabilità del contagio, è notoriamente condivisa in Africa dalla grande maggioranza degli operatori sanitari e sociali, non solo nella vasta rete missionaria cattolica o cristiana di altre denominazioni, ma anche tra i laici. Tutti sanno quel che molti non si azzardano a ripetere in pubblico per timore di essere sanzionati e ostracizzati come eretici del pensiero unico dominante: tutti sanno, come ripreso in un lancio della Bbc appena due giorni fa, che il tasso di infezione di Washington D.C., la capitale americana che ospita quei lumaconi del Fondo monetario che avrebbero ben altro di cui occuparsi, è pari a quello dell?Uganda (il 3 per cento della popolazione sopra i dodici anni), dimostrazione palese che la differenza la fanno i comportamenti a rischio e non la disponibilità dei profilattici (disponibilità universale nella città di Washington). Tutti sanno o dovrebbero sapere che tra i neri maschi il tasso di infezione è tre volte quello dei maschi bianchi e due volte quello degli ispanici, e che il vettore di contagio ancora di gran lunga più potente è il sesso promiscuo tra maschi. La cultura politicamente corretta ha fatto dell?Aids un?epopea angelica, ha creato la malattia da adorare idolatricamente e da esorcizzare nella mistica della solidarietà, e tutto per nascondere il fatto che la sindrome da immunodeficienza acquisita è soltanto la conseguenza di comportamenti sociali nuovi e libertari, in cui una sessualità spregiudicata e avalutativa soppianta i vecchi condizionamenti “oscurantisti” della continenza e dell?amore-eros come basamento dell?agape familiare. Chiunque la pensi diversamente viene non già messo in discussione ma irriso e censurato come retrogrado, e figuriamoci il capo di una chiesa che alla difesa della vita umana dedica il massimo delle sue energie; figuriamoci un Papa che, scandalo e follia per il pansessualismo del neopaganesimo contemporaneo, crede nell?educazione, nella sobrietà dei costumi, in una sessualità umana orientata alla costruzione di significati vitali e non alla distruzione dell?amore nella caricatura del piacere.Con grandissima boria, con infinita presunzione, con un linguaggio moralmente ricattatorio, le burocrazie che stanno al vertice delle potenze civili della vecchia Europa e le nomenclature globaliste mettono sotto accusa il Papa, dall?alto della oscena pratica di un miliardo di aborti in trent?anni, per “attentato alla vita in Africa”. Un disgustoso paradosso.

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