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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  11 e 12  maggio 2008       #TOP


IN EVIDENZA

Il Papa attacca la legge sull'aborto: «Ha aperto una ferita nella società italiana» «Necessario promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie» Per il Pontefice la 194 ha generato «una mentalità di progressivo svilimento del valore della vita» (La Stampa 12-5-2008)

 

ROMA - Un duro attacco alla 194 da parte del Papa. In trent’anni la legge sull’aborto ha creato «una mentalità di progressivo svilimento del valore della vita e un minor rispetto per la stessa persona umana» ha detto il Santo Padre.

«UNA NUOVA FERITA» - In occasione dell’udienza, nell’aula delle benedizioni, ai membri del Movimento per la vita, Benedetto XVI condanna così la legge 194: «L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza - ha detto il Pontefice - non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze. La vostra visita - ha sottolineato Ratzinger rivolgendosi ai membri del Movimento per la Vita - cade a trent’anni da quando in Italia venne legalizzato l’aborto ed è vostra intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo periodo. Guardando ai passati tre decenni e considerando l’attuale situazione - ammonisce Benedetto XVI - non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza - conclude - ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa».

AIUTO ALLA FAMIGLIA - «Certamente - ha detto il Papa - molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall’altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia - ha proseguito - per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno. Non possiamo però nasconderci che diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli - ha osservato il Papa - sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l’esigenza dell’amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro. E’ necessario per questo unire gli sforzi perché le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia - ha concluso Benedetto XVI - per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno».

CARFAGNA - «Il problema non è discutere la 194, ma applicare la cultura della vita che in questi trent'anni, come dice giustamente il Papa, è stata svilita. Serve una normativa a favore della famiglia che incentivi le nascite e a favore delle donne affinchè rinuncino ad abortire». Lo afferma Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità.

MUSSOLINI - Ma c'è chi all'interno del Pdl non la pensa così. «Quando si parla di famiglia e di maternità anche l'attuale legge 194 deve poter essere messa in discussione» sostiene Alessandra Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale e deputata del Pdl. Replicando al ministro delle Pari opportunità la Mussolini spiega che «difatti, non si aiuta di certo il percorso a sostegno della vita eliminando argomenti scomodi o eludendo uno dei contenuti essenziali del dibattito». Il tema della maternità, incalza Mussolini, «è assai complesso perchè impatta sul concetto di democrazia paritaria, sul mondo del lavoro, sugli incentivi fiscali ed economici, sui servizi sociali e altro ancora. Escludere dal confronto uno solo di questi argomenti, tra cui l'attuale legge sull'aborto sarebbe un grave errore.»


12 maggio 2008(ultima modifica: 13 maggio 2008)



Report "Laici e chierici"

Il tribunale di Bari ha negato a una signora - dopo nove anni di matrimonio, una figlia, una separaz ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede all'impegno dichiarato.

Le conseguenze Dopo la separazione la donna riceveva un assegno dal marito Cancellate le nozze non ne ha più diritto ( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede all'impegno dichiarato.

Archivista all'acquario tra fede e storie di mare - stella cervasio ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: affiancato da un concistoro composto da due laici e tre pastori. I rapporti con la chiesa cattolica come sono? "Non facili. Abbiamo aderito a tutte le istanze di promozione dell'ecumenismo. Ma il papa dice che solo quella cattolica è una chiesa. Gli altri sono gruppi o comunità. Si pensava che un pontefice tedesco potesse favorire i rapporti.

Bersani: "un errore rifare le correnti usciamo dai recinti e rimescoliamo tutto" - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, tra centro e sinistra, tra Nord e Sud. è necessario parlare la stessa lingua in tutto il Paese e su tutti gli argomenti. Per questo rispetto molto il lavoro culturale delle fondazioni. Abbiamo la fortuna incredibile di avere con noi i radicali e la Binetti: ma cosa dobbiamo fare, trovare sempre dei punti di equilibrio in cui ognuno recita la sua parte o sfruttare

Pensiero debole pensiero dei deboli ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma cosa significa negare il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele? Oggi significa anche soltanto dire che vorremmo uno Stato laico. Lo Stato d'Israele è uno stato etico e religioso che ha leggi diverse per cittadini ebrei e cittadini arabi. E' uno Stato d'apartheid. Si dice che è l'unico Stato democratico del medioriente.

Ho 18 anni, scelgo di stare in Rifondazione Quando ogni straniero diventa un nemico Governo, sui "temi etici" vince il Family day ( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Può mai una morale esplicitamente cattolica essere l'espressione effettiva e fedele d'uno Stato, che dovrebbe essere per definizione laico e liberale? Una sociologa, una intellettuale decisamente schierata come la Roccella, ovviamente, accontenta solo una certa anima confessionale, ma delude profondamente gli spiriti laici.

Il relativismo dietro l'angolo ( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quelle che ci potremmo attendere soprattutto dal mondo e dalla cultura laici. Più forti, logicamente, quelle di matrice islamica. L'aspetto negativo del discorso pontificio è forse più deciso di quello positivo: la condanna del relativismo etico incontra facili consensi. Se tutto è incerto e discutibile è difficile impedire i disastri: difficile, impossibile.

La Fiera del dialogo mancato tra due popoli ( da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per esempio il rapporto tra antigiudaismo cattolico e antisemitismo razzista. O l'antisemitismo nella cultura laica italiana, prendiamo Giovanni Papini. Anche in campo scientifico: il no di Guglielmo Marconi nel 1935 - tre anni prima delle leggi razziali - all'ingresso di tre ebrei nell'Accademia d'Italia.

Il Mup chiama a raccolta i democratici: la Cina è una dittatura capital-marxista ( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Oggi il numero degli arrestati per le proteste è di 4452 monaci e 2680 laici, a cui si aggiungono 64 ricercati. Noi siamo per la non violenza, come ci insegna il Dalai Lama, che fra l altro chiede l autonomia, non l indipendenza. Quindi al governo cinese non chiediamo l impossibile, ma di sedersi a un tavolo di trattativa".


Articoli

Il tribunale di Bari ha negato a una signora - dopo nove anni di matrimonio, una figlia, una separaz (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Ione giudiziale, una sentenza di divorzio - il diritto a ricevere l'assegno mensile dal marito perché il matrimonio non è mai esistito. I giudici hanno affermato che non va riconosciuto, dopo il divorzio, a una casalinga il diritto a mantenere il medesimo tenore di vita che aveva caratterizzato il matrimonio con un commercialista. La vicenda Il marito aveva dimostrato di aver contratto il matrimonio per le pressioni della donna incinta, che già aspettava la figlia. Non era convinto, al momento delle nozze, di assumere gli oneri e gli impegni che derivano dal matrimonio. L'uomo aveva ottenuto dalla Sacra Rota, proprio nei giorni in cui veniva pronunciato il divorzio, una sentenza di nullità delle nozze. Niente matrimonio, niente assegno per l'ex coniuge. Il risultato pare assurdo: dopo tanti anni di matrimonio, dopo i sacrifici fatti assieme, il marito dimostra che si è sposato per dovere e non per amore, e ottiene di non dover mantenere l'ex moglie. Sembra fin troppo facile. La sentenza barese fa riflettere perché nel codice civile la nullità del matrimonio può essere pronunciata solo in casi particolari. Certamente non è causa di nullità la poca convinzione di uno degli sposi o il fatto che egli si sia sentito costretto dalle circostanze. La gravidanza della moglie è considerata espressamente causa di annullamento del matrimonio (articolo 122 del codice civile) solo se è stata causata da persona diversa dal marito, che ha accettato di contrarre il matrimonio convinto di essere il padre: non era certo questo il caso affrontato dal tribunale di Bari. Ma anche se il risultato a cui sono giunti i giudici baresi è così lontano da ciò che prevede il codice civile, la sentenza non è frutto di un abbaglio: si regge su un ragionamento giuridico complesso ma solido. Il matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede all'impegno dichiarato. Lo Stato attribuisce efficacia non solo al matrimonio cattolico ma anche alle sentenze ecclesiastiche di nullità (salvi alcuni casi particolari). I giudici baresi hanno infatti preso atto dell'esistenza di una sentenza ecclesiastica. Anche se, secondo la legge civile, non c'erano i presupposti per una dichiarazione di nullità. Regole contrastanti La storia di Bari è triste ma ha una morale: il matrimonio religioso e quello civile hanno regole diverse. Non ci si deve sposare in Chiesa solo perché la cerimonia è più solenne o per far contenti i parenti. Se scelgono il matrimonio concordatario gli sposi devono credere nell'impegno che assumono secondo le regole del diritto canonico, differenti da quelle laiche. E anche dopo la cerimonia le nozze religiose sono rette da norme rigorose: non si deve mai dimenticarlo. * professore di Diritto Privato all'Università di Milano.

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Le conseguenze Dopo la separazione la donna riceveva un assegno dal marito Cancellate le nozze non ne ha più diritto (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Il tribunale di Bari ha negato a una signora - dopo nove anni di matrimonio, una figlia, una separazione giudiziale, una sentenza di divorzio - il diritto a ricevere l'assegno mensile dal marito perché il matrimonio non è mai esistito. I giudici hanno affermato che non va riconosciuto, dopo il divorzio, a una casalinga il diritto a mantenere il medesimo tenore di vita che aveva caratterizzato il matrimonio con un commercialista. La vicenda Il marito aveva dimostrato di aver contratto il matrimonio per le pressioni della donna incinta, che già aspettava la figlia. Non era convinto, al momento delle nozze, di assumere gli oneri e gli impegni che derivano dal matrimonio. L'uomo aveva ottenuto dalla Sacra Rota, proprio nei giorni in cui veniva pronunciato il divorzio, una sentenza di nullità delle nozze. Niente matrimonio, niente assegno per l'ex coniuge. Il risultato pare assurdo: dopo tanti anni di matrimonio, dopo i sacrifici fatti assieme, il marito dimostra che si è sposato per dovere e non per amore, e ottiene di non dover mantenere l'ex moglie. Sembra fin troppo facile. La sentenza barese fa riflettere perché nel codice civile la nullità del matrimonio può essere pronunciata solo in casi particolari. Certamente non è causa di nullità la poca convinzione di uno degli sposi o il fatto che egli si sia sentito costretto dalle circostanze. La gravidanza della moglie è considerata espressamente causa di annullamento del matrimonio (articolo 122 del codice civile) solo se è stata causata da persona diversa dal marito, che ha accettato di contrarre il matrimonio convinto di essere il padre: non era certo questo il caso affrontato dal tribunale di Bari. Ma anche se il risultato a cui sono giunti i giudici baresi è così lontano da ciò che prevede il codice civile, la sentenza non è frutto di un abbaglio: si regge su un ragionamento giuridico complesso ma solido. Il matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede all'impegno dichiarato. Lo Stato attribuisce efficacia non solo al matrimonio cattolico ma anche alle sentenze ecclesiastiche di nullità (salvi alcuni casi particolari). I giudici baresi hanno infatti preso atto dell'esistenza di una sentenza ecclesiastica. Anche se, secondo la legge civile, non c'erano i presupposti per una dichiarazione di nullità. Regole contrastanti La storia di Bari è triste ma ha una morale: il matrimonio religioso e quello civile hanno regole diverse. Non ci si deve sposare in Chiesa solo perché la cerimonia è più solenne o per far contenti i parenti. Se scelgono il matrimonio concordatario gli sposi devono credere nell'impegno che assumono secondo le regole del diritto canonico, differenti da quelle laiche. E anche dopo la cerimonia le nozze religiose sono rette da norme rigorose: non si deve mai dimenticarlo. * professore di Diritto Privato all'Università di Milano.

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Archivista all'acquario tra fede e storie di mare - stella cervasio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XXVII - Napoli Archivista all'Acquario tra fede e storie di mare Le uova delle galline di Dohrn erano rosa e profumavano di glicine I luterani in Italia hanno sempre dovuto difendersi dalla chiesa cattolica Prussiana, eletta a capo del sinodo luterano d'Italia è alla Stazione Zoologica dal 1967 STELLA CERVASIO Prussiana al 150 per cento, una vita divisa tra il blu e la religione. Christiane Groeben nata Schroeder, da pochi giorni eletta a capo del sinodo luterano d'Italia, da Hannover sbarcò a Napoli, per la precisione a Ischia, nel '65. Un destino nel blu, ma allora non poteva saperlo. Blu come il mare del golfo di Napoli che i suoi conterranei in quegli anni sognavano tutti con lo stesso fine: raggiungerlo. Tutti, tranne lei, che non voleva venirci e invece ci è rimasta. "Il mio futuro lo vedevo tutto da un'altra parte, in Spagna. Alla fine acconsentii ad accompagnare mia madre che doveva passare le acque a Ischia". L'elemento marino avrebbe fatto il resto. Il marito lettone, napoletano di adozione già da dieci anni e bibliotecario, incontrato a un caffè ("insisteva a voler attaccare discorso, ma mi sembrò troppo giovane per mia madre e troppo vecchio per me. Lo sposai perché scelsi lui, non Napoli"). La prima cosa che Christiane conosce qui è la comunità luterana. Quarant'anni dopo sarebbe stata eletta presidente del massimo organo decisionale della Chiesa evangelica. "Quote rosa" e religione? "Non è una novità per noi, la presenza femminile - reagisce Groeben - in Italia abbiamo anche 12 pastori, tre dei quali donne. Ma a quei tempi le cose erano molto diverse. Mio marito mi faceva raccomandazioni sorprendenti, per esempio di non camminare troppo da sola a piedi: era sconveniente come baciarsi in pubblico. Il minimo che poteva capitare era una contravvenzione". Straniera a Napoli, continua a parlare tedesco e impara con una certa calma. Fa intanto i suoi primi incontri con il laissez-faire degli abitanti del golfo: "Oggi quando chiamo qualcuno e mi risponde "mo' vengo", poso il telefono e aspetto. Ci sono pro e contro in tutte le cose. Mio marito diceva che i napoletani dividono anche l'ultimo pezzo di pane, ma possono portar via persino la camicia". Christiane fece il suo ingresso in una favola: la Stazione Zoologica Anton Dohrn. Oggi guarda amorevole il ritratto a matita di Dohrn, l'uomo dei misteri marini, il tedesco che amava il mare di Napoli. In posa quando ancora non aveva dieci anni, il suo quadretto è girato verso la scrivania di Christiane Groeben, nel piccolo antro dell'archivio dove lavora da quando sposò, nel 1967, nella chiesa anglicana di via Carlo Poerio, il corteggiatore dal cognome svedese incontrato alle terme. Nel video dell'archivista scorrono immagini di disegni e stampe di organismi marini di quando la fotografia era ancora in mente dei. Dohrn fondò l'Acquario della Villa Comunale nel 1872, la signora Groeben non ha potuto conoscerlo. Ma è lui il protagonista di una fiaba nei racconti della signora bionda dallo sguardo severo, che ama il suo lavoro e sa scherzare sulla "filosofia" napoletana, pur tanto diversa dalla matrice nordica della sua educazione. "Dohrn viveva in via Crispi. Coltivava una magnifica pianta di glicine. Di questi tempi, quando era tutta fiorita, lo scienziato invitava amici e colleghi ai "tè del glicine". Ma i fiori non finivano in infusione: circolava la leggenda che sotto il rampicante vivevano delle galline. Erano loro a mangiare i fiori del glicine, e poi facevano le uova profumate e di colore rosa". La favola è di casa, nel palazzo in mezzo al verde dove non sono ancora finiti i lavori di ristrutturazione dell'ala est che daranno nuovo spazio all'Istituto di Biologia marina e una sala per convegni da 99 posti. Il cantiere doveva essere già chiuso, ma qui tutti lo sanno: i lavori finiranno, prima o poi, con tempi napoletani. Tra le vecchie librerie di quercia, c'è una scatola delle meraviglie da cui Christiane Groeben tira fuori un servizio di posate d'argento ("le usavano i ricercatori per pranzare con il direttore") e un libro di Dohrn che Darwin stesso deve aver tenuto tra le mani. Qui l'archivista - direbbero in America - sta come un'ostrica nel suo guscio. Ma come si vive stando nel mezzo di scienza e religione? "Bene. In Germania il rapporto tra cattolici e protestanti è al cinquanta per cento. Al contrario i luterani italiani hanno sempre dovuto difendersi dalla chiesa cattolica romana. Ma anche qui ho vissuto una vita normale, facendo sempre parte del consiglio della chiesa. Primo ero tesoriere: uscivo dalla Stazione Zoologica e tornavo a casa, continuando a lavorare per la mia comunità fino a mezzanotte. Era il periodo che seguiva l'intesa dell'85 con lo Stato italiano che ci ha concesso l'8 per mille". Settemila i luterani sparsi per la penisola, 45 mila le firme di chi ha scelto di cedere alla chiesa evangelica parte delle tasse pagate allo Stato: "Un bel risultato, anche nelle regioni dove non abbiamo comunità". Comunità che sono 12, a cui si sono aggiunte Verona e Merano, dal giorno della nomina di Christiane Groeben a capo del "parlamento" religioso che si riunisce una volta all'anno, affiancato da un concistoro composto da due laici e tre pastori. I rapporti con la chiesa cattolica come sono? "Non facili. Abbiamo aderito a tutte le istanze di promozione dell'ecumenismo. Ma il papa dice che solo quella cattolica è una chiesa. Gli altri sono gruppi o comunità. Si pensava che un pontefice tedesco potesse favorire i rapporti. Non è così. Eppure Giovanni Paolo II ha assistito anche a uno dei nostri culti a Roma. è triste: siamo tutti cristiani e dovremmo affrontare insieme il tema delle differenze religiose". Non è rischioso parlare di differenze in un clima di discriminazione che sembra acuirsi? "Non ammetto alcuna discriminazione. Vedo sempre prima la persona e poi la sua fede. Anche se devo ammettere che il dialogo con l'Islam è difficile perché in quanto cristiani non ci accettano. Il razzismo religioso nasce quando uno piazza dei paletti ancor prima di stabilire qual è il proprio limite personale nei confronti di un altro credo". Da questa sorta di abbaino al secondo piano, dalla cui finestrella si vedono i platani della Villa Comunale e il mare, Napoli appare meno aggressiva. "Ma anche senza discriminazioni è una città difficile. E la cultura attraversa un periodo davvero brutto. Io sono una filologa, non una biologa marina: ormai riesco a distinguere un pesce da una tartaruga, ma ho dovuto imparare a farlo". E mostra un libro-quaderno, bello ed elegante come quelli che solo l'editore e rimpianto intellettuale Gaetano Macchiaroli, sapeva fare. In "Lo Guarracino che jeva pe mare" Christiane rintracciò, per il 120esimo anniversario della Stazione, le traduzioni in altre lingue della famosa ballata sulla guerra dei pesci. "Uno dei traduttori fu lo scopritore della Grotta Azzurra, August Kopisch. Ma il guarracino per lui diventò una sogliola". Probabile che il conterraneo di Christiane, anche lui incantato da un'isola del golfo, ricordasse una fiaba musicale tedesca che dice che una sogliola flirta con un'aringa, che però la respinge con nordica freddezza. Ricambierà l'innamorato solo quando questo avrà trovato un tesoro in fondo al mare. Succede quando i destini sono votati al blu.

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Bersani: "un errore rifare le correnti usciamo dai recinti e rimescoliamo tutto" - goffredo de marchis (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Tremonti D'Alema Bersani: "Un errore rifare le correnti usciamo dai recinti e rimescoliamo tutto" Fa del populismo da miliardario: così i ricchi suonano il piffero ai poveracci Il dualismo con Veltroni è ormai una formula stucchevole GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Massimo D'Alema dice che ci sono sempre state, non le ha inventate lui. Ma a Pierluigi Bersani non piacciono: "Altro che correnti, qui dobbiamo uscire dai nostri recinti e rimescolare tutto". Da venerdì Bersani è il nuovo ministro ombra dell'Economia per il Partito democratico e soprattutto è entrato nel coordinamento, la vera cabina di regia. è stato fra i più critici con Walter Veltroni sulla politica delle alleanze e sulla scelta dei capigruppo. Adesso le sue parole d'ordine sono: "Libertà di confronto e solidarietà". è più importante stare nel governo ombra o nell'ufficio politico del Pd? "Noi abbiamo adesso bisogno di rafforzare il progetto. è importante perciò che ci siano dei punti di riferimento per il profilo organizzativo e identitario, assieme alla struttura dei segretari regionali, dove ognuno sta con la propria libertà di pensiero ma in nome di uno sforzo comune". è un antidoto al correntismo o una sua versione aggiornata? "Nella fisiologia di un partito, il confronto su piattaforme programmatiche diverse ci sta. Ma bisogna rimescolare tutto, darsi un pensiero che vada oltre quello che siamo stati fin qui, nel proprio piccolo o grande recinto. Non immagino un partito del futuro senza aree politiche però non voglio che esista uno schema di correnti fermo a dieci anni fa. Nei fatti io non lo vedo neanche adesso. Pensare che D'Alema abbia in testa di fare, di mestiere, il capo dei dalemiani vuol dire non conoscerlo. Ciascuno dalla propria postazione partecipi al dibattito ma in un clima non correntizio, che sarebbe un errore. Non possiamo chiuderci, abbiamo davanti un mare piuttosto aperto". Fatto sta che D'Alema è rimasto fuori dalla cabina di regia. è in atto un tentativo di emarginarlo? "Non credo proprio. Qualche volta bisogna prendere per buono quello che la gente dice. D'Alema ha spiegato che intende operare nella Fondazione Italianieuropei, questa è la sua ambizione". Lei era stato alla prima riunione della Fondazione dopo la sconfitta... "Perché per me le fondazioni hanno ruolo utilissimo al Pd e ho tutta l'intenzione di partecipare ad altre iniziative di questo tipo. Il dualismo D'Alema-Veltroni è ormai una formula stucchevole, non c'è più. è piuttosto un problema mediatico. Eppoi non è giusto inchiodare le persone sempre allo stesso schema. Detto questo, pretendere che D'Alema non parli, non esprima le sue opinioni sarebbe davvero impensabile". Il congresso tematico annunciato dal segretario è utile? "Veltroni lo ha chiamato così, ora ne discuteremo in direzione e in assemblea. Per quel che mi riguarda significa un percorso per coinvolgere tutti i livelli di partito. Dobbiamo conquistare un'identità univoca. Le elezioni ci hanno detto che da noi la gente vuole sapere quale programma abbiamo ma anche chi siamo in maniera molto più netta". E il tema delle alleanze? "Due punti sono chiari: nessuno nel Pd è per l'autosufficienza, ma nessuno vuole ripetere l'Unione. A sinistra le forze fuori dal parlamento hanno ora l'occasione per approfondimenti e ripensamenti. Noi seguiamo con grande attenzione le loro vicende e auspichiamo che alla fine emergano posizioni che dal punto di vista programmatico consentano di riprendere un filo. Una sinistra radicale esiste nella realtà, ne dobbiamo tenere conto. E non possiamo pensare di affiliare, in assenza di altro, quest'area culturale al Pd". Vuol dire che a Bologna per esempio Cofferati farebbe un errore ad andare da solo? "Sappiamo che dalla crisi della sinistra estrema usciranno comunque dei soggetti politici. Quindi, pur rispettando l'autonomia dei territori, pensare che ognuno faccia per sé è improponibile". Una maggioranza forte, un'opposizione scossa dalla sconfitta. Non c'è il rischio di un'implosione del Pd, magari con gli ex Ds da una parte e i cattolici dall'altra? "è vero che la vittoria del centrodestra poggia su fatti di fondo ma non è scritta sulla pietra. Non dobbiamo immaginare che ci siano tempi biblici davanti a noi. Io credo che serva una mossa del cavallo, dobbiamo mescolarci mettendoci su terreni nuovi. Non sopporto i "trattini" tra laici e cattolici, tra centro e sinistra, tra Nord e Sud. è necessario parlare la stessa lingua in tutto il Paese e su tutti gli argomenti. Per questo rispetto molto il lavoro culturale delle fondazioni. Abbiamo la fortuna incredibile di avere con noi i radicali e la Binetti: ma cosa dobbiamo fare, trovare sempre dei punti di equilibrio in cui ognuno recita la sua parte o sfruttare questo patrimonio per trovare proposte nuove, non tattiche e non diplomatiche? Ecco perché dico: ma che correnti, guardiamo avanti". Il ministro dell'Economia Tremonti chiede sacrifici alle banche e ai petrolieri, non ai poveri. Finalmente qualcuno dice una cosa di sinistra? "Il populismo è fatto esattamente di questo: miliardari che suonano il piffero ai poveracci. Se Tremonti vuole fare davvero un dispetto ai petrolieri cominci dal prezzo della benzina. Ho sentito che Scajola, il mio successore, non vuole confermare la sterilizzazione dell'Iva. Ma non è questione di due centesimi. Intervenire sull'Iva vuol dire far capire ai cittadini che lo Stato non partecipa alla corsa degli aumenti, non guadagna sull'esplosione dei prezzi. Poi se Tremonti vuole che a pagare siano le banche faccia in modo che come prevede la mia legge tutti i trasferimenti di mutuo siano gratuiti". Il tesoretto c'è o no? "Non amo la parola tesoretto. So che le condizioni strutturali della finanza pubblica consentono qualche margine di manovra che prima non c'era. Per me è possibile un'operazione significativa sui salari e le pensioni più basse. Se il Pdl preferisce togliere l'altra metà dell'Ici e prendere misure sugli straordinari ne discuteremo. Ma visto che pensano a questi interventi, non vengano a dirci che mancano i soldi".

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Pensiero debole pensiero dei deboli (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Tonino Bucci Gianni Vattimo era considerato fino a non molto tempo fa un intellettuale moderato. Negli anni Ottanta appariva, con il suo "pensiero debole", come l'interprete più alla moda della fine delle ideologie. Fu giudicato il segno del postmodernismo dilagante. Oggi è cambiato tutto. Vattimo si è trasformato in un filosofo impegnato, estremista e radicale. Si è avvicinato a Marx e al comunismo, e accetta finanche l'etichetta di filosofo leninista. In questi ultimi mesi è stato nell'occhio del ciclone. Lo hanno chiamato antisemita per la critica alla scelta del Salone del libro di Torino di invitare Israele come paese ospite. Un "vetero" per aver firmato un appello alla costituente dei comunisti. E se non bastasse il suo nome compare in calce anche a un documento contro l'idea di uno Stato teocratico con il Dalai Lama alla guida. Ma Gianni Vattimo non è solo questo o, per dirla meglio, questo ruolo di intellettuale polemista fa parte del suo modo non classico di intendere la filosofia. Vediamo quindi di riscoprire il Vattimo filosofo, l'autore di decine e decine di studi, saggi, di tanti scritti minori e di interventi pubblici sui giornali, alla radio e in televisione. La novità nell'editoria a carattere filosofico è che ora tutte le sue opere, gli editi e gli inediti, verranno pubblicate in edizione completa. L'impresa è un'iniziativa della casa editrice Meltemi. Sono appena usciti il volume introduttivo (pp. 144, euro 9) e il primo tomo del primo volume dal titolo L'ermeneutica (pp. 254, euro 22). Le Opere complete si compongono di undici volumi, suddivisi in oltre quaranta tomi, e sono curate da Mario Cedrini, Alberto Martinengo e Santiago Zabala. L'impresa si regge su una scommessa: fare della filosofia una ontologia della attualità. Lei vuole decifrare il nostro tempo. Ma cosa ci garantisce che anche la filosofia non sia chiacchiera quotidiana? Rivendico l'ambizione di un'ontologia dell'attualità. Altrimenti cosa ci starei a fare? L'idea di pubblicare scritti eterogenei assieme fa parte di un progetto filosofico che punta a una maggiore connessione con l'attualità. Oggi anche i giornali si occupano di filosofia. E' il segno che è cambiata la distribuzione della cultura. Io ho fatto anche una serie di trasmissioni televisive sulla filosofia a metà degli anni 80. E' cambiato un certo regime nella presenza della filosofia nel dibattito pubblico che spiega anche una certa pluralità di tipi di scrittura e intervento che non vanno dispersi. Sarà un cliché, ma il pensiero debole è accusato di un relativismo radicale, "postmodernismo" nel senso più deteriore. Dire che tutto è interpretazione non significa rinunciare alla verità, che tutti i discorsi si equivalgono? Per l'ermeneutica come ontologia non è che l'essere è dato e noi lo conosciamo. L'essere, come dice Heidegger, accade e noi siamo coinvolti in questo accadimento come interpreti e prosecutori. Ci sono dei punti di riferimento in base a cui argomentare. Devo avere qualche argomento per persuadere il prossimo della ragionevolezza della mia posizione. E gli argomenti sono di tipo esclusivamente storico-culturale. Se voglio persuadere qualcuno posso per esempio fare riferimento a certi libri. Il pensiero debole è una risposta interpretativa a un certo insieme di messaggi che ci arrivano dalla tradizione filosofica. La storia dell'essere, della cultura e del sapere ci manda via via dei messaggi - appelli, direbbe Heidegger - che si modificano nel corso del tempo e ai quali noi rispondiamo con certi tipi di interpretazione. L'argomentare del pensiero debole non è privo di fondamenti ma i fondamenti non sono eterni, sono storici, sono nella storia della cultura, negli accadimenti. L'altra accusa al pensiero debole è d'istigare al disimpegno e al nichilismo etico. Ma lei pare aver sconfessato questo cliché. Vero? Potrebbe sembrare uno slogan, ma a me piace ripeterlo: il pensiero debole è il pensiero dei deboli. In genere tutte le pretese di dominio sociale sacrosanto, l'autorità del papa, l'autorità divina dei re, la legge naturale affermata da Bush, la legge del mercato che si fa valere in economia, sono tutti degli assoluti che sono rivendicati dalle classi dominanti. Benjamin dice che nessuno dei perdenti della storia potrà mai pensare che la storia è un procedere razionale. Nessuno che nasce sfortunato, che non sia il figlio dell'Avvocato, sta al mondo pensando che il mondo è perfettamente razionale così com'è. La rivendicazione della debolezza consiste anzitutto nel fatto di opporre le voci degli esclusi alla voce predominante della metafisica. La metafisica è sempre la lode dell'essere come è. "Le cose stanno così, tu devi seguire l'ordine naturale". Lo dice la Chiesa, lo dice lo Stato. Il pensiero debole è impegno per l'emancipazione e per la riduzione della violenza e perentorietà dell'oggettività: delle leggi, delle istituzioni, dell'autorità sociale. Lei pratica un pensiero del sospetto, critica il potere e denuncia il rapporto tra verità e politica. Non ci sono verità immutabili, ci sono solo interpretazioni che prendono forma nella lotta politica fra gruppi sociali. Non è una forma di leninismo radicale? Col passare degli anni mi scopro sempre più estremista. Mi chiedo se anche questo non sia un dato relativamente oggettivo. Perché uno come me che è stato sempre un buon moderato si trova improvvisamente ad avere impulsi leninisti? Io ho cominciato come cattolico militante, ho continuato come heideggeriano. Ero un "anticapitalista romantico", come avrebbe detto Lukacs. Sono diventato più stupido? Più furbo? O, forse, è cambiato qualcosa nei tempi? Io penso che lo stesso chiarirsi del pensiero debole come pensiero dei deboli è legato alla situazione mondiale in cui viviamo. La violenza delle pretese assolutistiche diventa sempre più forte. Prima della guerra dell'Iraq ero un po' meno leninista. Ironia a parte, è proprio così. Il significato politico del pensiero debole non è un colpo di genio individuale. Mi sembra invece la risposta all'evento, all'aumento del dominio, all'agonia di un mondo che consuma petrolio, risorse naturali e umane. Le tendenze imperialistiche si accentuano. La filosofia non è solo una ricerca intimista. Cerca di rispondere meglio ai messaggi che riceve dagli eventi. Ho sempre pensato che Lenin avesse torto. Ora non ne sono più sicuro. Lei ha aderito, come noto, al boicottaggio del Salone del libro di Torino dedicato al sessantennio dello Stato di Israele. Ha ricevuto anche minacce. Sempre convinto? La proposta di boicotaggio è stata demonizzata. Adesso però si parla di boicottare le Olimpiadi di Pechino. Boicottare significa innanzitutto non partecipare attivamente. Non è violenza. E' una forma di dissenso. Come quando uno decide di non comprare più le scarpe della Nike perché sa che le fanno i bambini indiani sottopagati. Il boicottaggio è una forma di disapprovazione assolutamente pacifica. Ha senso farlo per il Salone del libro? Temo di sì. Le ragioni dei palestinesi a non condividere la celebrazione del sessantennio dello Stato d'Israele sono sacrosante. Non ci sono solo tutte le delibere dell'Onu alle quali Israele non ha ottemperato. Israele è oggettivamente uno Stato espansionista. Ha cominciato fin dal primo giorno a cacciare via più palestinesi di quelli che le stesse autorità politiche israeliane avevano previsto. Le ragioni degli israeliani, se si pensa all'olocausto, sono altrettanto valide. Hanno bisogno di uno Stato in cui stare. Ma è difficile stare totalmente dalla loro parte, non solo per il modo in cui hanno realizzato lo Stato d'Israele, non solo per le azioni dei governi israeliani, ma anche per l'idea di considerare la Palestina una terra senza popolo a disposizione di un popolo senza terra. La retorica di una terra senza popolo è assurda. Lì un popolo c'era e ci viveva. Per molti secoli, anzi, ebrei, cristiani e musulmani sono andati anche d'accordo. E' stata un'operazione violenta di colonialismo. Non sono contrario all'esistenza dello Stato d'Israele. Sono invece scandalizzato del modo in cui questo Stato ha proceduto nella propria espansione con oppressione e bombardamenti. Secondo: non sono poi così sicuro di voler difendere le istituzioni di uno Stato così duramente teocratico e confessionale come quello. L'accusa che a noi boicottatori viene rivolta - oltre a quella di antisemitismo che non ha senso - è di voler negare l'esistenza dello Stato d'Israele. Ma cosa significa negare il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele? Oggi significa anche soltanto dire che vorremmo uno Stato laico. Lo Stato d'Israele è uno stato etico e religioso che ha leggi diverse per cittadini ebrei e cittadini arabi. E' uno Stato d'apartheid. Si dice che è l'unico Stato democratico del medioriente. Ovvio, se dovessi scegliere dove vivere, preferirei Tel Aviv piuttosto che l'Arabia Saudita per molte ragioni. Ma questo non autorizza Israele a costruire un muro, ad abbattere case e quartieri. Sono diventati razzisti. Per eccesso di legittima difesa? Non lo so. Non voglio più farmi ricattare dall'idea dell'Olocausto. Finkelstein, un autore ebreo americano, ha scritto un libro su questo tema, L'industria dell'Olocausto . Lui, non io. E Chomsky si può forse considerare antisemita? Certo che no. Quale soluzione? L'ipotesi che più mi sentirei di condividere è quella di uno Stato unico e laico. 11/05/2008.

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Ho 18 anni, scelgo di stare in Rifondazione Quando ogni straniero diventa un nemico Governo, sui "temi etici" vince il Family day (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 11-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Ho 18 anni, scelgo di stare in Rifondazione Quando ogni straniero diventa un nemico? Governo, sui "temi etici" vince il Family day Ho deciso di rimboccarmi le maniche Cara "Liberazione", sono un ragazzo di 18 anni che per la prima volta quest'anno si è recato alle urne, e ha scelto di votare per La Sinistra L'Arcobaleno. Ovviamente, si può immaginare il mio stato d'animo nel sapere che per la prima volta la sinistra non sarà rappresentata in Parlamento. Tuttavia, ad un primo momento di sconforto, è succeduta una fase di presa di coscienza e di voglia di rimboccarmi le maniche. Ho deciso quindi di iscrivermi a Rifondazione. La mia adesione a questo partito sta nella volontà di impegnarmi di persona perché a partire da Prc si possa arrivare alla costruzione di un soggetto unitario della Sinistra Italiana, che possa comprendere le tradizioni socialiste, socialdemocratiche, comuniste, ambientaliste, e che si proponga come forza di governo in grado di operare una profonda trasformazione all'interno della società. Io non ci sto a rassegnarmi che non sia possibile un nuovo modello di società, che sappia superare il capitalismo selvaggio elaborando un modello di sviluppo sostenibile che elimini gli aspetti negativi portati dalla logica del capitale (alienazione, disparità sociale, oligarchia), un modello di Stato sociale in cui i cittadini siano davvero uguali, senza per questo essere degli automi privi di libertà, uno Stato che garantisca a tutti la possibilità di decidere della loro vita, che sappia difendere gli interessi dei più deboli e garantire la giustizia sociale (che è il grande ideale del pensiero socialista e comunista). Uno strumento per portare avanti queste istanze sociali è un grande partito di massa che abbia nella falce e martello la radice e il punto di partenza della propria azione politico-sociale. Questo strumento di aggregazione deve nascere dai partiti, dai movimenti, dalle associazioni, dagli operai, dai precari, dai giovani, dalle donne, da tutte quelle persone che non vogliono smettere di sognare, e soprattutto, che vogliono rendere i loro sogni una realtà. Sinistra Italiana, un nome, un idea, una piccola idea che viene da una piccola voce. Può diventare grande solo se tutti insieme la gridiamo forte. Daniele Giangiulio Bussi sul Tirino (Pe) Quelle parole di Primo Levi, i fatti di Verona Cara "Liberazione", nel 1947 Primo Levi, nella prefazione a "Se questo è un uomo", scriveva: "A molti può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un'infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando quell'idea diventa premessa di un ragionamento, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo". I fatti di Verona dimostrano quanto siano vere e attuali queste parole: vedere lo straniero, e più in generale il diverso, come un nemico conduce inevitabilmente alla violenza. Se il primo passo è il desiderio di allontanare da sé il diverso (ecco le espulsioni di rom o migranti invocate da molti), il passo successivo è il tentativo di eliminarlo fisicamente, come è avvenuto a Verona; i campi di sterminio non sono che l'eliminazione dei diversi pianificata in modo sistematico. Coloro che, nel mondo politico e in quello dell'informazione, alimentano la paura dell'altro e soffiano sul fuoco della xenofobia si rendono conto di tenere in mano il primo anello di una catena che, in tempi non lontani, ha condotto ai lager nazisti? Roberto Blanco via e-mail Se il Pd diventa nostro avversario... Cara "Liberazione", gli organi di stampa continuano a riportare le esternazioni di Veltroni e i suoi fratelli, incoscienti della virata del paese a destra, i quali ribadiscono il concetto di non volere intese con il Prc e la sinistra nel suo complesso. Pensiamo pertanto da subito a lavorare per presentarci ovunque da soli. Non esistono stagioni alterne di dialogo, oggi il voto ha deciso che dobbiamo fare opposizione e questo deve essere il nostro compito. Se il Pd non si rende conto della deriva assunta dal paese, tanto vale essere fieri delle nostre idee e considerare il liberismo Pd un ulteriore avversario da affrontare. Ripartiamo dalla lotta contro le morti bianche sui luoghi di lavoro, perché il lavoro non sia mai più sinonimo di morte. Emilio Testa via e-mail Governo, Eugenia Roccella ai temi etici Caro direttore, viviamo nel paese della morale unica e indiscutibile. Forse, il premier Silvio Berlusconi è intenzionato a nominare sottosegretario con delega ai "temi etici" Eugenia Roccella, ex portavoce del Family day? Può mai una morale esplicitamente cattolica essere l'espressione effettiva e fedele d'uno Stato, che dovrebbe essere per definizione laico e liberale? Una sociologa, una intellettuale decisamente schierata come la Roccella, ovviamente, accontenta solo una certa anima confessionale, ma delude profondamente gli spiriti laici. Le fondamenta più profonde d'un paese nuovo e moderno non si devono, forse, nutrire d'una linfa vitale multipolare, d'un pluralismo etico, espressione d'una cittadinanza vasta e complessa? Dopo i tentativi del governo Prodi e del professor Marino, si addiverrà ad una legge attesa sul testamento biologico? Forse, dopo la crociata antiabortista di Ferrara, i nostri governanti intraprenderanno ora a livello europeo una vibrante campagna sulla moratoria contro la distruzione gli embrioni? Da "Scienza e vita" vengono già indicazioni, avvisaglie, che incoraggiano alla lotta. Il governo Berlusconi s'appellerà ad un referendum per non apportare alcuna modifica alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, una legge inadeguata, pasticciata, secondo tanti pazienti e medici addirittura crudele. Eugenia Roccella saprà riconoscere una valenza pubblica, con una legge idonea, a numerorissime coppie conviventi? Siamo addolorati, sfiduciati, convinti che sui "temi etici" non servono furori ideologici e confessionali, ma solo comunicazione, dialogo fra culture diverse. Marcello Butazzo Lequile (Le) Il fiorente mercato delle armi italiane Gentile redazione, ho letto che il mercato delle armi da noi è molto fiorente. Nel 2007 sono state esportate armi italiane per un valore di 2 miliardi e 369 milioni di euro. Il commercio degli armamenti nostrani contribuisce ogni anno alle carneficine del pianeta. Il trionfo dei soldi contro la vita. Tra i maggiori acquirenti il Pakistan e la Turchia. Invece di impegnarci per il disarmo, siamo in prima linea nel provocare disastri. Fabio Sìcari Bergamo L'irregolare, la sovversiva Ornella Ornella era un'irregolare ed una sovversiva, per questo le volevamo bene e la stimavano. Con lei, così come Pia e Carla, come Forum delle donne di Rifondazione da diversi anni condividevamo la riflessione sul complesso fenomeno della prostituzione. Tante volte insieme abbiamo contrastato le posizioni di certe femministe che ancora si ostinano a non voler distinguere tra prostituzione autonoma e libera e prostituzione coercitiva. A tutti i nostri incontri pubblici sul tema specifico ma anche a tutte le nostre assemblee di movimento Ornella era sempre invitata ad intervenire e le nostre relazioni politiche e personali diventavano sempre più importanti. Ornella, i primi tempi era anche considerata da alcun@ una persona scomoda, non era un tipo da lasciarsi imbavagliare e con fierezza affermava sempre la sua soggettività. Ma propria la sua irrudicibilità a rompere gli schemi e a sovvertire l'ordine del discorso ed allo stesso tempo la sua capacità di stare ad ascoltare e voler capire, di intervenire solo quando lo riteneva opportuno stava a dimostrare la sua grande intelligenza e la sua lucidità. Una donna fiera e determinata, che nonostante una vita dura e forse più difficile che per tanti altri/e, non si arrendeva mai, non chinava la testa, non indietreggiava, si prefiggeva un obiettivo e non mollava, una splendida donna calabrese. Ma un'altra sua dote straordinaria era la sua dolcezza e la sua capacità di socializzare. Ornella era scevra da ogni pregiudizio e stereotipo. Ultimamente, frequentando un corso di formazione professionale, aveva conosciuto delle suore, era maturato un bellissimo rapporto di reciprocità e affetto. Proprio in questi giorni al termine di un tirocinio di lavoro, sarebbe stata assunta. Naturalmente era una tra le più brillanti del suo corso, ma anche la persona che colleghe e docenti ancora non riescono a farsi una ragione che non ci sia più, come noi e tanti altr@! Anche in questo nuovo progetto di vita, ci si era immersa con tutta se stessa, con serietà ed impegno, determinata come al solito, aveva di nuovo scelto ed anche se con notevoli sacrifici aveva raggiunto il suo obiettivo. Ma non per questo aveva abbandonato il suo impegno politico e civile, sempre presente a tutte le iniziative, a tutte le assemblee, alle manifestazioni. Sempre impegnata nel suo collettivo, A/matrix. L'indomita Ornella è e sarà sempre nei nostri cuori e pensieri. L'averti conosciuta Ornella è quello che ancora ci appassiona nelle nostre vite. Un bacio Rita Corneli, Elettra Deiana 11/05/2008.

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Il relativismo dietro l'angolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Divino Il relativismo dietro l'angolo Filippo Gentiloni Con il passare del tempo il pensiero del papa Ratzinger si fa sempre più chiaro, anche se con accentuazioni più o meno sfumate. Tesi sempre piuttosto decise, sia in negativo che in positivo. I discorsi più recenti negli Stati uniti hanno confermato le impostazioni precedenti, sia quelle da cardinale che quelle da papa. Basterebbe un confronto fra due dei discorsi più importanti e significativi, quello alla Sapienza di Roma (pubblicato ma non pronunciato) e quello alle Nazioni unite a New York. Il punto di partenza del ragionamento pontificio è sempre lo stesso: il disastro di un mondo cha ha perduto la bussola, che non sa più dove poggiare le necessarie certezze. Un mondo senza un'etica universale e assoluta. Perciò i mille e mille disastri: il papa tiene sempre presenti in primo piano gli sfaceli della famiglia, sotto tutti i loro aspetti. Perciò il necessario ritorno a un'etica assoluta e sicura, per tutti. Proprio quella - qui il discorso si fa meno esplicito ma non assente - che al mondo Roma può assicurare. Si tratta di un discorso non certamente nuovo e ben radicato nella tradizione secolare cattolica. Un discorso che ha resistito ai tempi e alle tempeste. Il papa lo ripresenta in termini più nuovi, più adatti al secolo presente e alle vicende che lo hanno caratterizzato. Non molte le contestazioni, quelle che ci potremmo attendere soprattutto dal mondo e dalla cultura laici. Più forti, logicamente, quelle di matrice islamica. L'aspetto negativo del discorso pontificio è forse più deciso di quello positivo: la condanna del relativismo etico incontra facili consensi. Se tutto è incerto e discutibile è difficile impedire i disastri: difficile, impossibile. La storia recente lo conferma. Si è alla mercè del vincitore. È assolutamente necessaria una legge valida per tutti e sempre. Qui, però, le difficoltà. Quale legge e chi la può promulgare? La risposta classica ricorreva alla famosa "legge naturale", ma oggi questa risposta vacilla, come vacilla una "natura" eguale per tutti e sempre. Un'incertezza che ha avuto inizio già da quando le grandi scoperte geografiche avevano dimostrato che il mondo non si riduceva all'Europa e alla eredità cristiana. Il problema si ripropone (famiglia, matrimonio, nascita, morte, ecc.). Il papa cerca di riproporre una legge che dovrebbe essere eguale per tutti, quella di Roma. La sua voce, però, si fa sempre più debole, anche se molti mass media sono disposti a raccoglierla e divulgarla. Molti, non tutti. Si fa sempre più strada quella libertà di coscienza che il cattolicesimo teme, a differenza del protestantesimo. Per Roma il relativismo è ancora, dietro l'angolo, il pericolo maggiore.

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La Fiera del dialogo mancato tra due popoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 12-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del La Fiera del dialogo mancato tra due popoli di Maria Serena Palieri inviata a Torino "I sraele sessant'anni dopo: esili, diaspore, terre promesse" è l'appuntamento, organizzato dalla Utet, che ieri pomeriggio nella Sala Gialla destinata agli incontri più attesi avrebbe dovuto chiudere in bellezza la Fiera del Libro con un confronto tra storici e politologi ebrei italiani, israeliani e palestinesi. Peccato che alla vigilia sia arrivato il no di Rashid Khalidi, direttore del Journal of Palestinians Studies come quello di Elias Sanbar, direttore della Revue d'Études Palestiniennes e che a confrontarsi siano rimasti solo gli studiosi del versante ebraico, Simon Levis Sullam, David Bidussa, Stefano Levi della Torre, Mario Sznajder e Idith Zertal. "Ero stato io a proporre alla Utet di invitarli, ma rispetto il rifiuto che hanno opposto" commenta Sullam. In cattedra a Berkeley, prossimamente di ritorno in Italia alla Scuola Europea di Firenze, nonostante l'età, all'apparenza, assai giovane, è stato curatore per la Utet negli anni scorsi della Storia della Shoah, un'opera enciclopedica in cinque volumi. E al Lingotto in questi giorni ci è parso sia stato colui che, sulla questione Israele sì-Israele no, abbia espresso la posizione meno scontata. Perciò, in conclusione di Fiera, gli abbiamo chiesto di riassumercela. "La debolezza di fondo è consistita nell'invito al solo Israele. Volendo riflettere sull'anniversario della sua fondazione bisognava di necessità riconoscere la presenza dell'altro soggetto in causa. Quindi, l'invito andava esteso all'Autorità Nazionale Palestinese o a intellettuali e artisti" spiega Sullam. "A cose fatte io ho proposto di sfruttare l'occasione e di invitare Khalidi e Sanbar. Ma capisco e rispetto il no da loro opposto". D'accordo allora sul boicottaggio? "No. I boicottaggi sono come gli embarghi che, in genere, colpiscono le frange deboli delle popolazioni anziché i potenti. E tanto più no a un boicottaggio culturale" replica. Insomma, complice certo una situazione politica degenerata in Medio Oriente, ma complice anche una superficialità di inizio, la Fiera ha perso l'occasione di replicare quel dialogo che invece dieci anni fa, nel cinquantennale dello Stato di Israele, riuscì ad allestire a Parigi il convegno di Le Monde Diplomatique dove allo stesso tavolo sedettero l'israeliano Ilan Pappe e il palestinese Edward Said. E, da Sullam, ora otteniamo una primizia. La sua Storia della Shoah parte dall'Ottocento e non dalla sola Germania per indagare nel suo complesso la crisi europea sfociata nell'Olocausto. E approda al "dopo", al modo in cui i singoli paesi coinvolti ne hanno elaborato la responsabilità. Fino a quello che Sullam chiama "il paradosso della Memoria": una memoria che s'accresce di testimonianze più ci si allontana dal silenzio dei primi anni del dopoguerra. Ora Sullam è al lavoro su un'altra grande opera: "Indagherà sulle responsabilità degli italiani nell'Olocausto" anticipa. "Ci sono zone in ombra, per esempio il rapporto tra antigiudaismo cattolico e antisemitismo razzista. O l'antisemitismo nella cultura laica italiana, prendiamo Giovanni Papini. Anche in campo scientifico: il no di Guglielmo Marconi nel 1935 - tre anni prima delle leggi razziali - all'ingresso di tre ebrei nell'Accademia d'Italia. Così come il contributo del demografo Gini alle teorie razziali. Fino alla responsabilità della gente qualunque, i poliziotti e questurini che lavorarono per le deportazioni o i cittadini che denunciarono gli ebrei vicini di casa". Farà discutere. Visti i corsi e ricorsi storici: per esempio, in tema di antigiudaismo cattolico, i preoccupanti passi indietro compiuti da papa Ratzinger rispetto al Concilio Vaticano II. Peccato per quell'errore ab ovo della Fiera. Che, come conseguenza, ha visto le pagine dei giornali piene più di titoli su manifestanti e poliziotti che su quanto avveniva nei padiglioni del Lingotto. Perché quest'anno l'offerta culturale era ineditamente ricca: ottima la serie di incontri sulla Costituzione nel sessantennale, ormai matura l'offerta della sezione Lingua Madre, coraggio inconsueto sul versante civile, con lo spettacolo-dibattito sulla tragedia della Thyssen Krupp. Retorica del "tema-cappello" a parte, Ci salverà la Bellezza?, il Lingotto da giovedì a oggi, giorno di chiusura, è stato un posto dove da un lato Oliviero Toscani analizzava il "brand" nazionale, il Tricolore, dall'altro, serafica, Luce Irigaray impartiva a una sala strapiena un lezione di democrazia a due sessi. La Fiera è assai sensibile al contesto politico (questione di sopravvivenza?). Timore da esorcizzare: l'anno prossimo, voilà, ci troveremo in una Fiera del Pensiero Unico? Dio non voglia. TORINO Oggi chiusura al Lingotto, tra polemiche, incontri stimolanti e boicottaggi ideologici. Ma dice Simon Levis Sullam, curatore della "Storia della Shoah": "Errore non aver coinvolto ufficialmente i Palestinesi".

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Il Mup chiama a raccolta i democratici: la Cina è una dittatura capital-marxista (sezione: Laici e chierici)

( da "Padania, La" del 12-05-2008)

Argomenti: Laicita'

MIRKO MOLTENI L oppressione del Tibet da parte del regime comunista cinese resta di grande attualità, grazie anche alle manifestazioni di protesta che accompagnano la fiaccola olimpica a pochi mesi dall inizio dei giochi. Anche i ragazzi del Movimento Universitario Padano sono in prima fila, tanto che di recente hanno organizzato alla Cattolica di Milano una conferenza ricca di ospiti e di pubblico. La professoressa Marinella Fumagalli Meravigli ha aperto la serie di interventi ricordando che la Cina ha ratificato solo alcune delle numerose convenzioni internazionali sui diritti umani, mentre Padre Giancarlo Politi ha tratteggiato il panorama della repressione religiosa, attuata dal Partito Comunista verso cattolici e buddisti con un controllo ferreo delle loro gerarchie. L esponente di Amnesty International Gianfranco Dognini ha poi spiegato che la Cina comunista prevede la pena di morte per ben 68 reati, anche non molto gravi, e che continua a praticare la tortura. "Tanto che - ha detto Dognini - i monaci tibetani arrestati sono stati spesso seviziati con manganelli elettrici venduti ai cinesi dalla Gran Bretagna". Del resto, è nota la complicità di Pechino con i poteri forti occidentali. Le multinazionali sfruttano infatti senza ritegno la manodopera gratuita costituita da milioni di internati dei Laogai, corrispettivi cinesi dei Gulag sovietici e dei Lager nazisti. Campi di concentramento dove finiranno anche i tibetani arrestati per le ultime proteste, come ha ribadito Antonello Brandi, rappresentante italiano della Fondazione Laogai: "Il caso Tibet si inquadra nella negazione dei diritti umani in Cina. Questa dittatura è ormai capital-marxista e ha fatto un patto satanico con le multinazionali occidentali in nome del profitto". Brandi ha anche illustrato come la grande stampa, spesso legata ai poteri forti, deformi la realtà: "Sul Corriere della Sera dello scorso 27 marzo un articolo di Lorenzo Cremonesi lasciava credere che i tibetani fossero pronti ad attentati kamikaze. Aveva intervistato il leader dei Giovani Tibetani, Tsewang Rigzin. Ma lui non aveva mai accennato alla lotta violenta, tanto che ha spedito a Cremonesi una e-mail di assoluta smentita". Brandi, che di recente ha manifestato in India contro la fiaccola olimpica venendo anche arrestato dalla polizia locale, era accompagnato da Riccardo Zerbetto, un volontario che ha partecipato per vari giorni alla marcia che centinaia di esuli tibetani stanno tuttora compiendo attraverso l India per poi passare il confine col Tibet occupato in agosto, all inizio delle Olimpiadi. "E stata un esperienza toccante - ha detto Zerbetto - sanno che sulla frontiera troveranno i poliziotti cinesi ad aspettarli, ma sono pronti a morire". L occupazione cinese del Tibet perdura dal 1950 e migliaia sono i tibetani nati in esilio. Fra essi Dechen Dolkar, presidentessa delle donne tibetane in Italia, la cui testimonianza ha chiuso il convegno: "Sono figlia di rifugiati e non ho mai visto la mia patria, ma filtrano molte notizie. Il regime cerca di fare alla mia gente il lavaggio del cervello mandando in giro dei pullman che ripetono dagli altoparlanti il Tibet fa parte della Cina . Non è vero, come non è vero che i cinesi abbiano portato tutto lo sviluppo che dicono. Il 45 % dei tibetani è ancora analfabeta e ogni 1000 negozi solo 300 appartengono a tibetani, il resto è degli immigrati cinesi. Oggi il numero degli arrestati per le proteste è di 4452 monaci e 2680 laici, a cui si aggiungono 64 ricercati. Noi siamo per la non violenza, come ci insegna il Dalai Lama, che fra l altro chiede l autonomia, non l indipendenza. Quindi al governo cinese non chiediamo l impossibile, ma di sedersi a un tavolo di trattativa". [Data pubblicazione: 08/05/2008].

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