HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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TARTICOLI DEL 11
e 12 maggio 2008 #TOP
IN
EVIDENZA
ROMA - Un duro attacco alla 194 da parte del Papa. In
trent’anni la legge sull’aborto ha creato «una mentalità di progressivo
svilimento del valore della vita e un minor rispetto per la stessa persona
umana» ha detto il Santo Padre.
«UNA NUOVA FERITA» - In occasione
dell’udienza, nell’aula delle benedizioni, ai membri del Movimento per la vita,
Benedetto XVI condanna così la legge 194: «L’aver permesso di ricorrere
all’interruzione della gravidanza - ha detto il Pontefice - non solo non ha
risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma
ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società,
già purtroppo gravate da profonde sofferenze. La vostra visita - ha
sottolineato Ratzinger rivolgendosi ai membri del Movimento per la Vita - cade
a trent’anni da quando in Italia venne legalizzato l’aborto ed è vostra
intenzione suggerire una riflessione approfondita sugli effetti umani e sociali
che la legge ha prodotto nella comunità civile e cristiana durante questo
periodo. Guardando ai passati tre decenni e considerando l’attuale situazione -
ammonisce Benedetto XVI - non si può non riconoscere che difendere la vita
umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una
mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del
singolo. Come conseguenza - conclude - ne è derivato un minor rispetto per la
stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile
convivenza, al di là della fede che si professa».
AIUTO ALLA FAMIGLIA - «Certamente
- ha detto il Papa - molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose
come l’aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore,
non si stanca di ribadire che il valore sacro dell’esistenza di ogni uomo
affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall’altra stimola a promuovere
ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni
favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della
famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. Occorre aiutare con
ogni strumento legislativo la famiglia - ha proseguito - per facilitare la sua
formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno.
Non possiamo però nasconderci che diversi problemi continuano ad attanagliare
la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di
sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La
mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela
della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai
figli - ha osservato il Papa - sono alcuni degli impedimenti che sembrano
soffocare l’esigenza dell’amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente
senso di sfiducia nel futuro. E’ necessario per questo unire gli sforzi perché
le diverse Istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa
della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la
vita nasce e si sviluppa. Occorre aiutare con ogni strumento legislativo la
famiglia - ha concluso Benedetto XVI - per facilitare la sua formazione e la
sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno».
CARFAGNA - «Il problema non è
discutere la 194, ma applicare la cultura della vita che in questi trent'anni,
come dice giustamente il Papa, è stata svilita. Serve una normativa a favore
della famiglia che incentivi le nascite e a favore delle donne affinchè rinuncino ad abortire». Lo afferma Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità.
MUSSOLINI - Ma c'è chi all'interno del Pdl
non la pensa così. «Quando si parla di famiglia e di maternità anche l'attuale
legge 194 deve poter essere messa in discussione» sostiene Alessandra
Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale e deputata del Pdl. Replicando al ministro delle Pari opportunità la
Mussolini spiega che «difatti, non si aiuta di certo il percorso a sostegno
della vita eliminando argomenti scomodi o eludendo uno dei contenuti essenziali
del dibattito». Il tema della maternità, incalza Mussolini, «è
assai complesso perchè impatta sul concetto di
democrazia paritaria, sul mondo del lavoro, sugli incentivi fiscali ed
economici, sui servizi sociali e altro ancora. Escludere dal confronto uno solo
di questi argomenti, tra cui l'attuale legge sull'aborto sarebbe un grave
errore.»
12 maggio 2008(ultima modifica: 13 maggio 2008)
Il tribunale di Bari ha negato a una signora - dopo nove anni
di matrimonio, una figlia, una separaz (
da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede all'impegno dichiarato.
Le conseguenze Dopo la separazione la donna riceveva un
assegno dal marito Cancellate le nozze non ne ha più diritto (
da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener fede all'impegno dichiarato.
Archivista all'acquario tra fede e storie di mare - stella cervasio ( da "Repubblica, La"
del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: affiancato da un concistoro composto da due laici e tre pastori. I rapporti con la chiesa cattolica come sono? "Non facili. Abbiamo aderito a tutte le istanze di promozione dell'ecumenismo. Ma il papa dice che solo quella cattolica è una chiesa. Gli altri sono gruppi o comunità. Si pensava che un pontefice tedesco potesse favorire i rapporti.
Bersani: "un errore rifare le
correnti usciamo dai recinti e rimescoliamo tutto" - goffredo
de marchis (
da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, tra centro e sinistra, tra Nord e Sud. è necessario parlare la stessa lingua in tutto il Paese e su tutti gli argomenti. Per questo rispetto molto il lavoro culturale delle fondazioni. Abbiamo la fortuna incredibile di avere con noi i radicali e la Binetti: ma cosa dobbiamo fare, trovare sempre dei punti di equilibrio in cui ognuno recita la sua parte o sfruttare
Pensiero debole pensiero dei deboli (
da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma cosa significa negare il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele? Oggi significa anche soltanto dire che vorremmo uno Stato laico. Lo Stato d'Israele è uno stato etico e religioso che ha leggi diverse per cittadini ebrei e cittadini arabi. E' uno Stato d'apartheid. Si dice che è l'unico Stato democratico del medioriente.
Ho 18 anni, scelgo di stare in Rifondazione Quando ogni
straniero diventa un nemico Governo, sui "temi etici" vince il Family
day ( da "Liberazione"
del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Può mai una morale esplicitamente cattolica essere l'espressione effettiva e fedele d'uno Stato, che dovrebbe essere per definizione laico e liberale? Una sociologa, una intellettuale decisamente schierata come la Roccella, ovviamente, accontenta solo una certa anima confessionale, ma delude profondamente gli spiriti laici.
Il relativismo dietro l'angolo (
da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: quelle che ci potremmo attendere soprattutto dal mondo e dalla cultura laici. Più forti, logicamente, quelle di matrice islamica. L'aspetto negativo del discorso pontificio è forse più deciso di quello positivo: la condanna del relativismo etico incontra facili consensi. Se tutto è incerto e discutibile è difficile impedire i disastri: difficile, impossibile.
La Fiera del dialogo mancato tra due popoli (
da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per esempio il rapporto tra antigiudaismo cattolico e antisemitismo razzista. O l'antisemitismo nella cultura laica italiana, prendiamo Giovanni Papini. Anche in campo scientifico: il no di Guglielmo Marconi nel 1935 - tre anni prima delle leggi razziali - all'ingresso di tre ebrei nell'Accademia d'Italia.
Il Mup chiama a raccolta i
democratici: la Cina è una dittatura capital-marxista (
da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Oggi il numero degli arrestati per le proteste è di 4452 monaci e 2680 laici, a cui si aggiungono 64 ricercati. Noi siamo per la non violenza, come ci insegna il Dalai Lama, che fra l altro chiede l autonomia, non l indipendenza. Quindi al governo cinese non chiediamo l impossibile, ma di sedersi a un tavolo di trattativa".
( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Ione
giudiziale, una sentenza di divorzio - il diritto a ricevere l'assegno mensile
dal marito perché il matrimonio non è mai esistito. I giudici hanno affermato
che non va riconosciuto, dopo il divorzio, a una casalinga il diritto a
mantenere il medesimo tenore di vita che aveva caratterizzato il matrimonio con
un commercialista. La vicenda Il marito aveva dimostrato di aver contratto il
matrimonio per le pressioni della donna incinta, che già aspettava la figlia.
Non era convinto, al momento delle nozze, di assumere gli oneri e gli impegni
che derivano dal matrimonio. L'uomo aveva ottenuto dalla Sacra Rota, proprio
nei giorni in cui veniva pronunciato il divorzio, una sentenza di nullità delle
nozze. Niente matrimonio, niente assegno per l'ex coniuge. Il risultato pare
assurdo: dopo tanti anni di matrimonio, dopo i sacrifici fatti assieme, il
marito dimostra che si è sposato per dovere e non per amore, e ottiene di non
dover mantenere l'ex moglie. Sembra fin troppo facile. La sentenza barese fa
riflettere perché nel codice civile la nullità del matrimonio può essere
pronunciata solo in casi particolari. Certamente non è causa di nullità la poca
convinzione di uno degli sposi o il fatto che egli si sia sentito costretto
dalle circostanze. La gravidanza della moglie è considerata espressamente causa
di annullamento del matrimonio (articolo 122 del codice civile) solo se è stata
causata da persona diversa dal marito, che ha accettato di contrarre il
matrimonio convinto di essere il padre: non era certo questo il caso affrontato
dal tribunale di Bari. Ma anche se il risultato a cui sono giunti i giudici
baresi è così lontano da ciò che prevede il codice civile, la sentenza non è frutto
di un abbaglio: si regge su un ragionamento giuridico complesso ma solido. Il matrimonio era infatti un matrimonio
cattolico. Con il Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire
effetti civili al matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del
codice civile. Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo
se è celebrato senza convinzione, senza la volontà di tener
fede all'impegno dichiarato. Lo Stato attribuisce efficacia non solo al
matrimonio cattolico ma anche alle sentenze ecclesiastiche di nullità (salvi
alcuni casi particolari). I giudici baresi hanno infatti
preso atto dell'esistenza di una sentenza ecclesiastica. Anche se, secondo la
legge civile, non c'erano i presupposti per una dichiarazione di nullità.
Regole contrastanti La storia di Bari è triste ma ha una morale: il matrimonio
religioso e quello civile hanno regole diverse. Non ci si deve sposare in
Chiesa solo perché la cerimonia è più solenne o per far contenti i parenti. Se
scelgono il matrimonio concordatario gli sposi devono credere nell'impegno che
assumono secondo le regole del diritto canonico, differenti da quelle laiche. E
anche dopo la cerimonia le nozze religiose sono rette da norme rigorose: non si
deve mai dimenticarlo. * professore di Diritto Privato all'Università di
Milano.
( da "Stampa, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Il
tribunale di Bari ha negato a una signora - dopo nove anni di matrimonio, una
figlia, una separazione giudiziale, una sentenza di divorzio - il diritto a
ricevere l'assegno mensile dal marito perché il matrimonio non è mai esistito.
I giudici hanno affermato che non va riconosciuto, dopo il divorzio, a una
casalinga il diritto a mantenere il medesimo tenore di vita che aveva
caratterizzato il matrimonio con un commercialista. La vicenda Il marito aveva
dimostrato di aver contratto il matrimonio per le pressioni della donna
incinta, che già aspettava la figlia. Non era convinto, al momento delle nozze,
di assumere gli oneri e gli impegni che derivano dal matrimonio. L'uomo aveva
ottenuto dalla Sacra Rota, proprio nei giorni in cui veniva pronunciato il
divorzio, una sentenza di nullità delle nozze. Niente matrimonio, niente
assegno per l'ex coniuge. Il risultato pare assurdo: dopo tanti anni di
matrimonio, dopo i sacrifici fatti assieme, il marito dimostra che si è sposato
per dovere e non per amore, e ottiene di non dover mantenere l'ex moglie.
Sembra fin troppo facile. La sentenza barese fa riflettere perché nel codice
civile la nullità del matrimonio può essere pronunciata solo in casi particolari.
Certamente non è causa di nullità la poca convinzione di uno degli sposi o il
fatto che egli si sia sentito costretto dalle circostanze. La gravidanza della
moglie è considerata espressamente causa di annullamento del matrimonio
(articolo 122 del codice civile) solo se è stata causata da persona diversa dal
marito, che ha accettato di contrarre il matrimonio convinto di essere il
padre: non era certo questo il caso affrontato dal tribunale di Bari. Ma anche
se il risultato a cui sono giunti i giudici baresi è così lontano da ciò che
prevede il codice civile, la sentenza non è frutto di un abbaglio: si regge su
un ragionamento giuridico complesso ma solido. Il
matrimonio era infatti un matrimonio cattolico. Con il
Concordato lo Stato italiano si è impegnato ad attribuire effetti civili al
matrimonio cattolico, regolato da norme diverse da quelle del codice civile.
Per la Chiesa il matrimonio è un sacramento e come tale è nullo se è celebrato
senza convinzione, senza la volontà di tener fede
all'impegno dichiarato. Lo Stato attribuisce efficacia non solo al
matrimonio cattolico ma anche alle sentenze ecclesiastiche di nullità (salvi
alcuni casi particolari). I giudici baresi hanno infatti
preso atto dell'esistenza di una sentenza ecclesiastica. Anche se, secondo la
legge civile, non c'erano i presupposti per una dichiarazione di nullità.
Regole contrastanti La storia di Bari è triste ma ha una morale: il matrimonio
religioso e quello civile hanno regole diverse. Non ci si deve sposare in
Chiesa solo perché la cerimonia è più solenne o per far contenti i parenti. Se
scelgono il matrimonio concordatario gli sposi devono credere nell'impegno che
assumono secondo le regole del diritto canonico, differenti da quelle laiche. E
anche dopo la cerimonia le nozze religiose sono rette da norme rigorose: non si
deve mai dimenticarlo. * professore di Diritto Privato all'Università di
Milano.
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina
XXVII - Napoli Archivista all'Acquario tra fede e storie di mare Le uova delle
galline di Dohrn erano rosa e profumavano di glicine
I luterani in Italia hanno sempre dovuto difendersi dalla chiesa cattolica
Prussiana, eletta a capo del sinodo luterano d'Italia è alla Stazione Zoologica
dal 1967 STELLA CERVASIO Prussiana al 150 per cento, una vita divisa tra il blu
e la religione. Christiane Groeben
nata Schroeder, da pochi giorni eletta a capo del sinodo luterano d'Italia, da
Hannover sbarcò a Napoli, per la precisione a Ischia, nel '65. Un destino nel
blu, ma allora non poteva saperlo. Blu come il mare del golfo di Napoli che i
suoi conterranei in quegli anni sognavano tutti con lo stesso fine:
raggiungerlo. Tutti, tranne lei, che non voleva venirci e invece ci è rimasta. "Il mio futuro lo vedevo tutto da un'altra parte, in Spagna.
Alla fine acconsentii ad accompagnare mia madre che doveva
passare le acque a Ischia". L'elemento marino avrebbe fatto il
resto. Il marito lettone, napoletano di adozione già da dieci
anni e bibliotecario, incontrato a un caffè ("insisteva a voler attaccare
discorso, ma mi sembrò troppo giovane per mia madre e troppo vecchio per me.
Lo sposai perché scelsi lui, non Napoli"). La
prima cosa che Christiane conosce qui è la comunità
luterana. Quarant'anni dopo sarebbe stata eletta presidente del massimo organo
decisionale della Chiesa evangelica. "Quote rosa" e religione? "Non è una novità per noi, la presenza femminile - reagisce Groeben - in Italia abbiamo anche 12 pastori, tre dei quali
donne. Ma a quei tempi le cose erano molto diverse. Mio marito mi faceva
raccomandazioni sorprendenti, per esempio di non camminare troppo da sola a
piedi: era sconveniente come baciarsi in pubblico. Il minimo
che poteva capitare era una contravvenzione". Straniera a Napoli,
continua a parlare tedesco e impara con una certa calma. Fa
intanto i suoi primi incontri con il laissez-faire
degli abitanti del golfo: "Oggi quando chiamo qualcuno e mi risponde
"mo' vengo", poso il telefono e aspetto. Ci sono pro e contro
in tutte le cose. Mio marito diceva che i napoletani dividono
anche l'ultimo pezzo di pane, ma possono portar via persino la camicia".
Christiane fece il suo ingresso in una favola: la
Stazione Zoologica Anton Dohrn. Oggi guarda amorevole
il ritratto a matita di Dohrn, l'uomo dei misteri
marini, il tedesco che amava il mare di Napoli. In posa quando ancora non aveva
dieci anni, il suo quadretto è girato verso la scrivania di Christiane
Groeben, nel piccolo antro dell'archivio dove lavora
da quando sposò, nel 1967, nella chiesa anglicana di via Carlo Poerio, il corteggiatore dal cognome svedese incontrato
alle terme. Nel video dell'archivista scorrono immagini di disegni e stampe di
organismi marini di quando la fotografia era ancora in mente dei. Dohrn fondò l'Acquario della Villa Comunale nel 1872, la
signora Groeben non ha potuto conoscerlo. Ma è lui il
protagonista di una fiaba nei racconti della signora bionda dallo sguardo
severo, che ama il suo lavoro e sa scherzare sulla "filosofia"
napoletana, pur tanto diversa dalla matrice nordica della sua educazione. "Dohrn viveva in via Crispi. Coltivava una magnifica pianta di glicine.
Di questi tempi, quando era tutta fiorita, lo scienziato invitava amici e
colleghi ai "tè del glicine". Ma i fiori non finivano in infusione:
circolava la leggenda che sotto il rampicante vivevano delle galline. Erano loro a mangiare i fiori del glicine, e poi facevano le uova
profumate e di colore rosa". La favola è di casa, nel palazzo in
mezzo al verde dove non sono ancora finiti i lavori di ristrutturazione
dell'ala est che daranno nuovo spazio all'Istituto di Biologia marina e una
sala per convegni da 99 posti. Il cantiere doveva essere già chiuso, ma qui
tutti lo sanno: i lavori finiranno, prima o poi, con tempi napoletani. Tra le
vecchie librerie di quercia, c'è una scatola delle meraviglie da cui Christiane Groeben tira fuori un
servizio di posate d'argento ("le usavano i ricercatori per pranzare con
il direttore") e un libro di Dohrn che Darwin
stesso deve aver tenuto tra le mani. Qui l'archivista - direbbero in America -
sta come un'ostrica nel suo guscio. Ma come si vive stando nel mezzo di scienza
e religione? "Bene. In Germania il rapporto tra cattolici e protestanti è al cinquanta per cento. Al
contrario i luterani italiani hanno sempre dovuto difendersi dalla chiesa
cattolica romana. Ma anche qui ho vissuto una vita normale, facendo sempre
parte del consiglio della chiesa. Primo ero tesoriere: uscivo dalla Stazione
Zoologica e tornavo a casa, continuando a lavorare per la mia comunità fino a
mezzanotte. Era il periodo che seguiva l'intesa dell'85 con
lo Stato italiano che ci ha concesso l'8 per mille". Settemila i
luterani sparsi per la penisola, 45 mila le firme di chi ha scelto di cedere
alla chiesa evangelica parte delle tasse pagate allo Stato: "Un bel
risultato, anche nelle regioni dove non abbiamo comunità". Comunità che
sono
( da "Repubblica, La" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Tremonti
D'Alema Bersani: "Un errore rifare le correnti usciamo dai recinti e
rimescoliamo tutto" Fa del populismo da miliardario: così i ricchi suonano
il piffero ai poveracci Il dualismo con Veltroni è ormai una formula
stucchevole GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Massimo D'Alema dice che ci sono sempre
state, non le ha inventate lui. Ma a Pierluigi Bersani non piacciono:
"Altro che correnti, qui dobbiamo uscire dai nostri recinti e rimescolare
tutto". Da venerdì Bersani è il nuovo ministro ombra dell'Economia per il
Partito democratico e soprattutto è entrato nel coordinamento, la vera cabina
di regia. è stato fra i più critici con Walter
Veltroni sulla politica delle alleanze e sulla scelta dei capigruppo. Adesso le
sue parole d'ordine sono: "Libertà di confronto e solidarietà". è più
importante stare nel governo ombra o nell'ufficio politico del Pd? "Noi
abbiamo adesso bisogno di rafforzare il progetto. è importante perciò che ci
siano dei punti di riferimento per il profilo organizzativo e identitario, assieme alla struttura dei segretari
regionali, dove ognuno sta con la propria libertà di pensiero ma in nome di uno
sforzo comune". è un antidoto al correntismo o una sua versione
aggiornata? "Nella fisiologia di un partito, il confronto su piattaforme
programmatiche diverse ci sta. Ma bisogna rimescolare tutto, darsi un pensiero
che vada oltre quello che siamo stati fin qui, nel proprio piccolo o grande
recinto. Non immagino un partito del futuro senza aree politiche però non
voglio che esista uno schema di correnti fermo a dieci anni fa. Nei fatti io
non lo vedo neanche adesso. Pensare che D'Alema abbia in testa di fare, di
mestiere, il capo dei dalemiani vuol dire non
conoscerlo. Ciascuno dalla propria postazione partecipi al dibattito ma in un
clima non correntizio, che sarebbe un errore. Non possiamo chiuderci, abbiamo
davanti un mare piuttosto aperto". Fatto sta che D'Alema è rimasto fuori
dalla cabina di regia. è in atto un tentativo di emarginarlo? "Non credo
proprio. Qualche volta bisogna prendere per buono quello che la gente dice.
D'Alema ha spiegato che intende operare nella Fondazione Italianieuropei,
questa è la sua ambizione". Lei era stato alla
prima riunione della Fondazione dopo la sconfitta... "Perché per me le
fondazioni hanno ruolo utilissimo al Pd e ho tutta l'intenzione di partecipare
ad altre iniziative di questo tipo. Il dualismo D'Alema-Veltroni
è ormai una formula stucchevole, non c'è più. è piuttosto un problema
mediatico. Eppoi non è giusto inchiodare le persone
sempre allo stesso schema. Detto questo, pretendere che D'Alema non parli, non
esprima le sue opinioni sarebbe davvero impensabile". Il congresso
tematico annunciato dal segretario è utile? "Veltroni lo ha chiamato così,
ora ne discuteremo in direzione e in assemblea. Per quel che mi riguarda significa
un percorso per coinvolgere tutti i livelli di partito. Dobbiamo conquistare
un'identità univoca. Le elezioni ci hanno detto che da noi la gente vuole
sapere quale programma abbiamo ma anche chi siamo in maniera molto più
netta". E il tema delle alleanze? "Due punti sono chiari: nessuno nel
Pd è per l'autosufficienza, ma nessuno vuole ripetere l'Unione. A sinistra le
forze fuori dal parlamento hanno ora l'occasione per approfondimenti e
ripensamenti. Noi seguiamo con grande attenzione le loro vicende e auspichiamo
che alla fine emergano posizioni che dal punto di vista programmatico
consentano di riprendere un filo. Una sinistra radicale esiste nella realtà, ne
dobbiamo tenere conto. E non possiamo pensare di affiliare, in assenza di
altro, quest'area culturale al Pd". Vuol dire che a Bologna per esempio
Cofferati farebbe un errore ad andare da solo? "Sappiamo che dalla crisi
della sinistra estrema usciranno comunque dei soggetti politici. Quindi, pur
rispettando l'autonomia dei territori, pensare che ognuno faccia per sé è
improponibile". Una maggioranza forte, un'opposizione scossa dalla
sconfitta. Non c'è il rischio di un'implosione del Pd, magari con gli ex Ds da
una parte e i cattolici dall'altra? "è vero che
la vittoria del centrodestra poggia su fatti di fondo ma non è scritta sulla
pietra. Non dobbiamo immaginare che ci siano tempi biblici davanti a noi. Io
credo che serva una mossa del cavallo, dobbiamo mescolarci mettendoci su
terreni nuovi. Non sopporto i "trattini" tra laici
e cattolici, tra centro e sinistra, tra Nord e Sud. è necessario parlare la
stessa lingua in tutto il Paese e su tutti gli argomenti. Per questo rispetto
molto il lavoro culturale delle fondazioni. Abbiamo la fortuna incredibile di
avere con noi i radicali e la Binetti: ma cosa dobbiamo
fare, trovare sempre dei punti di equilibrio in cui ognuno recita la sua parte
o sfruttare questo patrimonio per trovare proposte nuove, non tattiche e
non diplomatiche? Ecco perché dico: ma che correnti, guardiamo avanti". Il
ministro dell'Economia Tremonti chiede sacrifici alle banche e ai petrolieri,
non ai poveri. Finalmente qualcuno dice una cosa di sinistra? "Il
populismo è fatto esattamente di questo: miliardari che suonano il piffero ai
poveracci. Se Tremonti vuole fare davvero un dispetto ai petrolieri cominci dal
prezzo della benzina. Ho sentito che Scajola, il mio successore, non vuole
confermare la sterilizzazione dell'Iva. Ma non è questione di due centesimi.
Intervenire sull'Iva vuol dire far capire ai cittadini che lo Stato non
partecipa alla corsa degli aumenti, non guadagna sull'esplosione dei prezzi.
Poi se Tremonti vuole che a pagare siano le banche faccia in modo che come
prevede la mia legge tutti i trasferimenti di mutuo siano gratuiti". Il
tesoretto c'è o no? "Non amo la parola tesoretto. So che le condizioni
strutturali della finanza pubblica consentono qualche margine di manovra che
prima non c'era. Per me è possibile un'operazione significativa sui salari e le
pensioni più basse. Se il Pdl preferisce togliere
l'altra metà dell'Ici e prendere misure sugli straordinari ne discuteremo. Ma
visto che pensano a questi interventi, non vengano a dirci che mancano i
soldi".
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Tonino Bucci Gianni Vattimo era
considerato fino a non molto tempo fa un intellettuale moderato. Negli anni
Ottanta appariva, con il suo "pensiero debole", come l'interprete più
alla moda della fine delle ideologie. Fu giudicato il segno del postmodernismo
dilagante. Oggi è cambiato tutto. Vattimo si è
trasformato in un filosofo impegnato, estremista e radicale. Si è avvicinato a Marx e al comunismo, e accetta finanche l'etichetta di
filosofo leninista. In questi ultimi mesi è stato
nell'occhio del ciclone. Lo hanno chiamato antisemita per la critica alla
scelta del Salone del libro di Torino di invitare Israele come paese ospite. Un
"vetero" per aver firmato un appello alla
costituente dei comunisti. E se non bastasse il suo nome compare in calce anche
a un documento contro l'idea di uno Stato teocratico con il Dalai Lama alla
guida. Ma Gianni Vattimo non è solo questo o, per
dirla meglio, questo ruolo di intellettuale polemista fa parte del suo modo non
classico di intendere la filosofia. Vediamo quindi di riscoprire il Vattimo filosofo, l'autore di decine e decine di studi,
saggi, di tanti scritti minori e di interventi pubblici sui giornali, alla
radio e in televisione. La novità nell'editoria a carattere filosofico è che
ora tutte le sue opere, gli editi e gli inediti, verranno pubblicate in
edizione completa. L'impresa è un'iniziativa della casa editrice Meltemi. Sono appena usciti il volume introduttivo (pp.
144, euro 9) e il primo tomo del primo volume dal titolo L'ermeneutica (pp.
254, euro 22). Le Opere complete si compongono di undici volumi, suddivisi in
oltre quaranta tomi, e sono curate da Mario Cedrini, Alberto Martinengo e Santiago Zabala.
L'impresa si regge su una scommessa: fare della filosofia una ontologia della
attualità. Lei vuole decifrare il nostro tempo. Ma cosa ci garantisce che anche
la filosofia non sia chiacchiera quotidiana? Rivendico l'ambizione di
un'ontologia dell'attualità. Altrimenti cosa ci starei a fare? L'idea di
pubblicare scritti eterogenei assieme fa parte di un progetto filosofico che
punta a una maggiore connessione con l'attualità. Oggi anche i giornali si
occupano di filosofia. E' il segno che è cambiata la distribuzione della
cultura. Io ho fatto anche una serie di trasmissioni televisive sulla filosofia
a metà degli anni 80. E' cambiato un certo regime nella presenza della
filosofia nel dibattito pubblico che spiega anche una certa pluralità di tipi
di scrittura e intervento che non vanno dispersi. Sarà un cliché, ma il
pensiero debole è accusato di un relativismo radicale,
"postmodernismo" nel senso più deteriore. Dire che tutto è
interpretazione non significa rinunciare alla verità, che tutti i discorsi si equivalgono?
Per l'ermeneutica come ontologia non è che l'essere è dato e noi lo conosciamo.
L'essere, come dice Heidegger, accade e noi siamo
coinvolti in questo accadimento come interpreti e prosecutori. Ci sono dei
punti di riferimento in base a cui argomentare. Devo avere qualche argomento
per persuadere il prossimo della ragionevolezza della mia posizione. E gli
argomenti sono di tipo esclusivamente storico-culturale. Se voglio persuadere
qualcuno posso per esempio fare riferimento a certi libri. Il pensiero debole è
una risposta interpretativa a un certo insieme di messaggi che ci arrivano
dalla tradizione filosofica. La storia dell'essere, della cultura e del sapere
ci manda via via dei messaggi - appelli, direbbe Heidegger - che si modificano nel corso del tempo e ai
quali noi rispondiamo con certi tipi di interpretazione. L'argomentare del
pensiero debole non è privo di fondamenti ma i fondamenti non sono eterni, sono
storici, sono nella storia della cultura, negli accadimenti. L'altra accusa al
pensiero debole è d'istigare al disimpegno e al nichilismo etico. Ma lei pare
aver sconfessato questo cliché. Vero? Potrebbe sembrare uno slogan, ma a me
piace ripeterlo: il pensiero debole è il pensiero dei deboli. In genere tutte
le pretese di dominio sociale sacrosanto, l'autorità del papa, l'autorità
divina dei re, la legge naturale affermata da Bush, la legge del mercato che si
fa valere in economia, sono tutti degli assoluti che sono rivendicati dalle
classi dominanti. Benjamin dice che nessuno dei perdenti della storia potrà mai
pensare che la storia è un procedere razionale. Nessuno che nasce sfortunato,
che non sia il figlio dell'Avvocato, sta al mondo pensando che il mondo è
perfettamente razionale così com'è. La rivendicazione della debolezza consiste
anzitutto nel fatto di opporre le voci degli esclusi alla voce predominante
della metafisica. La metafisica è sempre la lode dell'essere come è. "Le
cose stanno così, tu devi seguire l'ordine naturale". Lo dice la Chiesa,
lo dice lo Stato. Il pensiero debole è impegno per l'emancipazione e per la
riduzione della violenza e perentorietà dell'oggettività: delle leggi, delle
istituzioni, dell'autorità sociale. Lei pratica un pensiero del sospetto,
critica il potere e denuncia il rapporto tra verità e politica. Non ci sono
verità immutabili, ci sono solo interpretazioni che prendono forma nella lotta
politica fra gruppi sociali. Non è una forma di leninismo radicale? Col passare
degli anni mi scopro sempre più estremista. Mi chiedo se anche questo non sia
un dato relativamente oggettivo. Perché uno come me che è stato
sempre un buon moderato si trova improvvisamente ad avere impulsi leninisti? Io
ho cominciato come cattolico militante, ho continuato come heideggeriano.
Ero un "anticapitalista romantico", come avrebbe detto Lukacs. Sono diventato più stupido? Più furbo? O, forse, è
cambiato qualcosa nei tempi? Io penso che lo stesso chiarirsi del pensiero
debole come pensiero dei deboli è legato alla situazione mondiale in cui
viviamo. La violenza delle pretese assolutistiche diventa sempre più forte.
Prima della guerra dell'Iraq ero un po' meno leninista. Ironia a parte, è
proprio così. Il significato politico del pensiero debole non è un colpo di
genio individuale. Mi sembra invece la risposta all'evento, all'aumento del dominio,
all'agonia di un mondo che consuma petrolio, risorse naturali e umane. Le
tendenze imperialistiche si accentuano. La filosofia non è solo una ricerca
intimista. Cerca di rispondere meglio ai messaggi che riceve dagli eventi. Ho
sempre pensato che Lenin avesse torto. Ora non ne sono più sicuro. Lei ha
aderito, come noto, al boicottaggio del Salone del libro di Torino dedicato al
sessantennio dello Stato di Israele. Ha ricevuto anche minacce. Sempre
convinto? La proposta di boicotaggio è stata
demonizzata. Adesso però si parla di boicottare le Olimpiadi di Pechino.
Boicottare significa innanzitutto non partecipare attivamente. Non è violenza.
E' una forma di dissenso. Come quando uno decide di non comprare più le scarpe
della Nike perché sa che le fanno i bambini indiani sottopagati. Il
boicottaggio è una forma di disapprovazione assolutamente pacifica. Ha senso
farlo per il Salone del libro? Temo di sì. Le ragioni dei palestinesi a non
condividere la celebrazione del sessantennio dello Stato d'Israele sono
sacrosante. Non ci sono solo tutte le delibere dell'Onu alle quali Israele non
ha ottemperato. Israele è oggettivamente uno Stato espansionista. Ha cominciato
fin dal primo giorno a cacciare via più palestinesi di quelli che le stesse
autorità politiche israeliane avevano previsto. Le ragioni degli israeliani, se
si pensa all'olocausto, sono altrettanto valide. Hanno bisogno di uno Stato in
cui stare. Ma è difficile stare totalmente dalla loro parte, non solo per il
modo in cui hanno realizzato lo Stato d'Israele, non solo per le azioni dei
governi israeliani, ma anche per l'idea di considerare la Palestina una terra
senza popolo a disposizione di un popolo senza terra. La retorica di una terra
senza popolo è assurda. Lì un popolo c'era e ci viveva. Per molti secoli, anzi,
ebrei, cristiani e musulmani sono andati anche d'accordo. E' stata
un'operazione violenta di colonialismo. Non sono contrario all'esistenza dello
Stato d'Israele. Sono invece scandalizzato del modo in cui questo Stato ha
proceduto nella propria espansione con oppressione e bombardamenti. Secondo:
non sono poi così sicuro di voler difendere le istituzioni di uno Stato così
duramente teocratico e confessionale come quello. L'accusa che a noi
boicottatori viene rivolta - oltre a quella di antisemitismo che non ha senso -
è di voler negare l'esistenza dello Stato d'Israele. Ma
cosa significa negare il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele? Oggi
significa anche soltanto dire che vorremmo uno Stato laico. Lo Stato d'Israele
è uno stato etico e religioso che ha leggi diverse per cittadini ebrei e
cittadini arabi. E' uno Stato d'apartheid. Si dice che è l'unico Stato
democratico del medioriente. Ovvio, se dovessi
scegliere dove vivere, preferirei Tel Aviv piuttosto che l'Arabia Saudita per
molte ragioni. Ma questo non autorizza Israele a costruire un muro, ad
abbattere case e quartieri. Sono diventati razzisti. Per eccesso di legittima
difesa? Non lo so. Non voglio più farmi ricattare dall'idea dell'Olocausto. Finkelstein, un autore ebreo americano, ha scritto un libro
su questo tema, L'industria dell'Olocausto . Lui, non io. E Chomsky si può
forse considerare antisemita? Certo che no. Quale soluzione? L'ipotesi che più
mi sentirei di condividere è quella di uno Stato unico e laico. 11/05/2008.
( da "Liberazione" del 11-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Ho 18
anni, scelgo di stare in Rifondazione Quando ogni straniero diventa un nemico?
Governo, sui "temi etici" vince il Family day
Ho deciso di rimboccarmi le maniche Cara "Liberazione", sono un
ragazzo di 18 anni che per la prima volta quest'anno si è recato alle urne, e
ha scelto di votare per La Sinistra L'Arcobaleno. Ovviamente, si può immaginare
il mio stato d'animo nel sapere che per la prima volta
la sinistra non sarà rappresentata in Parlamento. Tuttavia, ad un primo momento
di sconforto, è succeduta una fase di presa di coscienza e di voglia di
rimboccarmi le maniche. Ho deciso quindi di iscrivermi a Rifondazione. La mia
adesione a questo partito sta nella volontà di impegnarmi di persona perché a
partire da Prc si possa arrivare alla costruzione di un soggetto unitario della
Sinistra Italiana, che possa comprendere le tradizioni socialiste,
socialdemocratiche, comuniste, ambientaliste, e che si proponga come forza di
governo in grado di operare una profonda trasformazione all'interno della
società. Io non ci sto a rassegnarmi che non sia possibile un nuovo modello di
società, che sappia superare il capitalismo selvaggio elaborando un modello di
sviluppo sostenibile che elimini gli aspetti negativi portati dalla logica del
capitale (alienazione, disparità sociale, oligarchia), un modello di Stato
sociale in cui i cittadini siano davvero uguali, senza per questo essere degli
automi privi di libertà, uno Stato che garantisca a tutti la possibilità di
decidere della loro vita, che sappia difendere gli interessi dei più deboli e
garantire la giustizia sociale (che è il grande ideale del pensiero socialista
e comunista). Uno strumento per portare avanti queste istanze sociali è un
grande partito di massa che abbia nella falce e martello la radice e il punto
di partenza della propria azione politico-sociale. Questo strumento di
aggregazione deve nascere dai partiti, dai movimenti, dalle associazioni, dagli
operai, dai precari, dai giovani, dalle donne, da tutte quelle persone che non
vogliono smettere di sognare, e soprattutto, che vogliono rendere i loro sogni
una realtà. Sinistra Italiana, un nome, un idea, una piccola idea che viene da
una piccola voce. Può diventare grande solo se tutti insieme la gridiamo forte.
Daniele Giangiulio Bussi sul Tirino (Pe) Quelle parole di Primo Levi, i fatti di Verona Cara
"Liberazione", nel 1947 Primo Levi, nella prefazione a "Se
questo è un uomo", scriveva: "A molti può accadere di ritenere, più o
meno consapevolmente, che "ogni straniero è nemico". Per lo più
questa convinzione giace in fondo agli animi come un'infezione latente; si
manifesta solo in atti saltuari, e non sta all'origine di un sistema di
pensiero. Ma quando questo avviene, quando quell'idea diventa premessa di un
ragionamento, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto
di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza:
finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei
campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale
di pericolo". I fatti di Verona dimostrano quanto siano vere e attuali
queste parole: vedere lo straniero, e più in generale il diverso, come un
nemico conduce inevitabilmente alla violenza. Se il primo passo è il desiderio
di allontanare da sé il diverso (ecco le espulsioni di rom o migranti invocate
da molti), il passo successivo è il tentativo di eliminarlo fisicamente, come è
avvenuto a Verona; i campi di sterminio non sono che l'eliminazione dei diversi
pianificata in modo sistematico. Coloro che, nel mondo politico e in quello
dell'informazione, alimentano la paura dell'altro e soffiano sul fuoco della
xenofobia si rendono conto di tenere in mano il primo anello di una catena che,
in tempi non lontani, ha condotto ai lager nazisti? Roberto Blanco
via e-mail Se il Pd diventa nostro avversario... Cara "Liberazione",
gli organi di stampa continuano a riportare le esternazioni di Veltroni e i
suoi fratelli, incoscienti della virata del paese a destra, i quali ribadiscono
il concetto di non volere intese con il Prc e la sinistra nel suo complesso.
Pensiamo pertanto da subito a lavorare per presentarci ovunque da soli. Non
esistono stagioni alterne di dialogo, oggi il voto ha deciso che dobbiamo fare
opposizione e questo deve essere il nostro compito. Se il Pd non si rende conto
della deriva assunta dal paese, tanto vale essere fieri delle nostre idee e
considerare il liberismo Pd un ulteriore avversario da affrontare. Ripartiamo
dalla lotta contro le morti bianche sui luoghi di lavoro, perché il lavoro non
sia mai più sinonimo di morte. Emilio Testa via e-mail Governo, Eugenia Roccella ai temi etici Caro direttore, viviamo nel paese
della morale unica e indiscutibile. Forse, il premier Silvio Berlusconi è
intenzionato a nominare sottosegretario con delega ai "temi etici"
Eugenia Roccella, ex portavoce del Family day? Può mai una morale esplicitamente
cattolica essere l'espressione effettiva e fedele d'uno Stato, che dovrebbe
essere per definizione laico e liberale? Una sociologa, una intellettuale
decisamente schierata come la Roccella, ovviamente,
accontenta solo una certa anima confessionale, ma delude profondamente gli
spiriti laici. Le fondamenta più profonde d'un paese nuovo e moderno non
si devono, forse, nutrire d'una linfa vitale multipolare, d'un pluralismo
etico, espressione d'una cittadinanza vasta e complessa? Dopo i tentativi del
governo Prodi e del professor Marino, si addiverrà ad una legge attesa sul
testamento biologico? Forse, dopo la crociata antiabortista di Ferrara, i
nostri governanti intraprenderanno ora a livello europeo una vibrante campagna
sulla moratoria contro la distruzione gli embrioni? Da "Scienza e
vita" vengono già indicazioni, avvisaglie, che incoraggiano alla lotta. Il
governo Berlusconi s'appellerà ad un referendum per non apportare alcuna
modifica alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, una legge
inadeguata, pasticciata, secondo tanti pazienti e medici addirittura crudele.
Eugenia Roccella saprà riconoscere una valenza pubblica,
con una legge idonea, a numerorissime coppie
conviventi? Siamo addolorati, sfiduciati, convinti che sui "temi
etici" non servono furori ideologici e confessionali, ma solo
comunicazione, dialogo fra culture diverse. Marcello Butazzo
Lequile (Le) Il fiorente mercato delle armi italiane
Gentile redazione, ho letto che il mercato delle armi da noi è molto fiorente.
Nel 2007 sono state esportate armi italiane per un valore di 2 miliardi e 369
milioni di euro. Il commercio degli armamenti nostrani contribuisce ogni anno
alle carneficine del pianeta. Il trionfo dei soldi contro la vita. Tra i
maggiori acquirenti il Pakistan e la Turchia. Invece di impegnarci per il
disarmo, siamo in prima linea nel provocare disastri. Fabio Sìcari
Bergamo L'irregolare, la sovversiva Ornella Ornella
era un'irregolare ed una sovversiva, per questo le volevamo bene e la
stimavano. Con lei, così come Pia e Carla, come Forum delle donne di
Rifondazione da diversi anni condividevamo la riflessione sul complesso
fenomeno della prostituzione. Tante volte insieme abbiamo contrastato le posizioni di certe femministe che ancora si
ostinano a non voler distinguere tra prostituzione autonoma e libera e
prostituzione coercitiva. A tutti i nostri incontri pubblici sul tema specifico
ma anche a tutte le nostre assemblee di movimento Ornella era sempre invitata
ad intervenire e le nostre relazioni politiche e personali diventavano sempre
più importanti. Ornella, i primi tempi era anche considerata da alcun@ una persona scomoda, non era un tipo da lasciarsi
imbavagliare e con fierezza affermava sempre la sua soggettività. Ma propria la
sua irrudicibilità a rompere gli schemi e a
sovvertire l'ordine del discorso ed allo stesso tempo la sua capacità di stare
ad ascoltare e voler capire, di intervenire solo quando lo riteneva opportuno
stava a dimostrare la sua grande intelligenza e la sua lucidità. Una donna
fiera e determinata, che nonostante una vita dura e forse più difficile che per
tanti altri/e, non si arrendeva mai, non chinava la testa, non indietreggiava,
si prefiggeva un obiettivo e non mollava, una splendida donna calabrese. Ma
un'altra sua dote straordinaria era la sua dolcezza e la sua capacità di
socializzare. Ornella era scevra da ogni pregiudizio e stereotipo. Ultimamente,
frequentando un corso di formazione professionale, aveva conosciuto delle
suore, era maturato un bellissimo rapporto di reciprocità e affetto. Proprio in
questi giorni al termine di un tirocinio di lavoro, sarebbe stata assunta.
Naturalmente era una tra le più brillanti del suo corso, ma anche la persona
che colleghe e docenti ancora non riescono a farsi una ragione che non ci sia
più, come noi e tanti altr@! Anche in questo nuovo
progetto di vita, ci si era immersa con tutta se stessa, con serietà ed
impegno, determinata come al solito, aveva di nuovo scelto ed anche se con
notevoli sacrifici aveva raggiunto il suo obiettivo. Ma non per questo aveva
abbandonato il suo impegno politico e civile, sempre presente a tutte le
iniziative, a tutte le assemblee, alle manifestazioni. Sempre impegnata nel suo
collettivo, A/matrix. L'indomita Ornella è e sarà
sempre nei nostri cuori e pensieri. L'averti conosciuta Ornella è quello che
ancora ci appassiona nelle nostre vite. Un bacio Rita Corneli,
Elettra Deiana 11/05/2008.
( da "Manifesto, Il" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Divino Il
relativismo dietro l'angolo Filippo Gentiloni Con il
passare del tempo il pensiero del papa Ratzinger si fa sempre più chiaro, anche
se con accentuazioni più o meno sfumate. Tesi sempre piuttosto decise, sia in
negativo che in positivo. I discorsi più recenti negli Stati uniti hanno
confermato le impostazioni precedenti, sia quelle da cardinale che quelle da
papa. Basterebbe un confronto fra due dei discorsi più importanti e
significativi, quello alla Sapienza di Roma (pubblicato ma non pronunciato) e quello
alle Nazioni unite a New York. Il punto di partenza del ragionamento pontificio
è sempre lo stesso: il disastro di un mondo cha ha perduto la bussola, che non
sa più dove poggiare le necessarie certezze. Un mondo senza un'etica universale
e assoluta. Perciò i mille e mille disastri: il papa tiene sempre presenti in
primo piano gli sfaceli della famiglia, sotto tutti i loro aspetti. Perciò il
necessario ritorno a un'etica assoluta e sicura, per tutti. Proprio quella -
qui il discorso si fa meno esplicito ma non assente - che al mondo Roma può
assicurare. Si tratta di un discorso non certamente nuovo e ben radicato nella
tradizione secolare cattolica. Un discorso che ha resistito ai tempi e alle
tempeste. Il papa lo ripresenta in termini più nuovi, più adatti al secolo
presente e alle vicende che lo hanno caratterizzato. Non molte le
contestazioni, quelle che ci potremmo attendere soprattutto
dal mondo e dalla cultura laici. Più forti, logicamente, quelle di matrice
islamica. L'aspetto negativo del discorso pontificio è forse più deciso di
quello positivo: la condanna del relativismo etico incontra facili consensi. Se
tutto è incerto e discutibile è difficile impedire i disastri: difficile,
impossibile. La storia recente lo conferma. Si è alla mercè del vincitore. È assolutamente necessaria una legge
valida per tutti e sempre. Qui, però, le difficoltà. Quale legge e chi la può
promulgare? La risposta classica ricorreva alla famosa "legge
naturale", ma oggi questa risposta vacilla, come vacilla una
"natura" eguale per tutti e sempre. Un'incertezza che ha avuto inizio
già da quando le grandi scoperte geografiche avevano dimostrato che il mondo
non si riduceva all'Europa e alla eredità cristiana. Il problema si ripropone
(famiglia, matrimonio, nascita, morte, ecc.). Il papa cerca di riproporre una
legge che dovrebbe essere eguale per tutti, quella di Roma. La sua voce, però,
si fa sempre più debole, anche se molti mass media sono disposti a raccoglierla
e divulgarla. Molti, non tutti. Si fa sempre più strada quella libertà di
coscienza che il cattolicesimo teme, a differenza del protestantesimo. Per Roma
il relativismo è ancora, dietro l'angolo, il pericolo maggiore.
( da "Unita, L'" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del La Fiera del dialogo mancato tra due popoli di Maria
Serena Palieri inviata a Torino "I sraele sessant'anni dopo: esili, diaspore, terre
promesse" è l'appuntamento, organizzato dalla Utet, che ieri pomeriggio
nella Sala Gialla destinata agli incontri più attesi avrebbe dovuto chiudere in
bellezza la Fiera del Libro con un confronto tra storici e politologi ebrei
italiani, israeliani e palestinesi. Peccato che alla vigilia sia arrivato il no
di Rashid Khalidi,
direttore del Journal of Palestinians
Studies come quello di Elias Sanbar,
direttore della Revue d'Études
Palestiniennes e che a confrontarsi siano rimasti
solo gli studiosi del versante ebraico, Simon Levis Sullam, David Bidussa, Stefano
Levi della Torre, Mario Sznajder e Idith Zertal. "Ero stato io a proporre alla Utet di invitarli, ma rispetto il
rifiuto che hanno opposto" commenta Sullam. In
cattedra a Berkeley, prossimamente di ritorno in
Italia alla Scuola Europea di Firenze, nonostante l'età, all'apparenza, assai
giovane, è stato curatore per la Utet negli anni
scorsi della Storia della Shoah, un'opera enciclopedica in cinque volumi. E al
Lingotto in questi giorni ci è parso sia stato colui
che, sulla questione Israele sì-Israele no, abbia
espresso la posizione meno scontata. Perciò, in conclusione di Fiera, gli
abbiamo chiesto di riassumercela. "La debolezza di fondo è consistita
nell'invito al solo Israele. Volendo riflettere sull'anniversario della sua
fondazione bisognava di necessità riconoscere la presenza dell'altro soggetto
in causa. Quindi, l'invito andava esteso all'Autorità Nazionale Palestinese o a
intellettuali e artisti" spiega Sullam. "A
cose fatte io ho proposto di sfruttare l'occasione e di invitare Khalidi e Sanbar. Ma capisco e
rispetto il no da loro opposto". D'accordo allora sul boicottaggio?
"No. I boicottaggi sono come gli embarghi che, in genere, colpiscono le
frange deboli delle popolazioni anziché i potenti. E tanto più no a un
boicottaggio culturale" replica. Insomma, complice certo una situazione
politica degenerata in Medio Oriente, ma complice anche una superficialità di
inizio, la Fiera ha perso l'occasione di replicare quel dialogo che invece
dieci anni fa, nel cinquantennale dello Stato di Israele, riuscì ad allestire a
Parigi il convegno di Le Monde Diplomatique dove allo
stesso tavolo sedettero l'israeliano Ilan Pappe e il
palestinese Edward Said. E, da Sullam,
ora otteniamo una primizia. La sua Storia della Shoah parte dall'Ottocento e
non dalla sola Germania per indagare nel suo complesso la crisi europea
sfociata nell'Olocausto. E approda al "dopo", al modo in cui i
singoli paesi coinvolti ne hanno elaborato la responsabilità. Fino a quello che
Sullam chiama "il paradosso della Memoria":
una memoria che s'accresce di testimonianze più ci si allontana dal silenzio
dei primi anni del dopoguerra. Ora Sullam è al lavoro
su un'altra grande opera: "Indagherà sulle responsabilità degli italiani nell'Olocausto"
anticipa. "Ci sono zone in ombra, per esempio il
rapporto tra antigiudaismo cattolico e antisemitismo razzista. O
l'antisemitismo nella cultura laica italiana, prendiamo Giovanni Papini. Anche
in campo scientifico: il no di Guglielmo Marconi nel 1935 - tre anni prima
delle leggi razziali - all'ingresso di tre ebrei nell'Accademia d'Italia.
Così come il contributo del demografo Gini alle
teorie razziali. Fino alla responsabilità della gente qualunque, i poliziotti e
questurini che lavorarono per le deportazioni o i cittadini che denunciarono
gli ebrei vicini di casa". Farà discutere. Visti i corsi e ricorsi
storici: per esempio, in tema di antigiudaismo cattolico, i preoccupanti passi
indietro compiuti da papa Ratzinger rispetto al Concilio Vaticano II. Peccato
per quell'errore ab ovo della Fiera. Che, come
conseguenza, ha visto le pagine dei giornali piene più di titoli su
manifestanti e poliziotti che su quanto avveniva nei padiglioni del Lingotto.
Perché quest'anno l'offerta culturale era ineditamente
ricca: ottima la serie di incontri sulla Costituzione nel sessantennale,
ormai matura l'offerta della sezione Lingua Madre, coraggio inconsueto sul
versante civile, con lo spettacolo-dibattito sulla tragedia della Thyssen Krupp. Retorica del "tema-cappello" a
parte, Ci salverà la Bellezza?, il Lingotto da giovedì a oggi, giorno di
chiusura, è stato un posto dove da un lato Oliviero
Toscani analizzava il "brand" nazionale, il
Tricolore, dall'altro, serafica, Luce Irigaray
impartiva a una sala strapiena un lezione di democrazia a due sessi. La Fiera è
assai sensibile al contesto politico (questione di sopravvivenza?). Timore da
esorcizzare: l'anno prossimo, voilà, ci troveremo in una Fiera del Pensiero
Unico? Dio non voglia. TORINO Oggi chiusura al Lingotto, tra polemiche,
incontri stimolanti e boicottaggi ideologici. Ma dice Simon Levis
Sullam, curatore della "Storia della
Shoah": "Errore non aver coinvolto ufficialmente i Palestinesi".
( da "Padania, La" del 12-05-2008)
Argomenti: Laicita'
MIRKO
MOLTENI L oppressione del Tibet da parte del regime comunista cinese resta di
grande attualità, grazie anche alle manifestazioni di protesta che accompagnano
la fiaccola olimpica a pochi mesi dall inizio dei
giochi. Anche i ragazzi del Movimento Universitario Padano sono in prima fila,
tanto che di recente hanno organizzato alla Cattolica di Milano una conferenza
ricca di ospiti e di pubblico. La professoressa Marinella Fumagalli
Meravigli ha aperto la serie di interventi ricordando che la Cina ha ratificato
solo alcune delle numerose convenzioni internazionali sui diritti umani, mentre
Padre Giancarlo Politi ha tratteggiato il panorama della repressione religiosa,
attuata dal Partito Comunista verso cattolici e
buddisti con un controllo ferreo delle loro gerarchie. L esponente di Amnesty
International Gianfranco Dognini ha poi spiegato che
la Cina comunista prevede la pena di morte per ben 68 reati, anche non molto
gravi, e che continua a praticare la tortura. "Tanto che - ha detto Dognini - i monaci tibetani arrestati sono stati spesso
seviziati con manganelli elettrici venduti ai cinesi dalla Gran Bretagna".
Del resto, è nota la complicità di Pechino con i poteri forti occidentali. Le
multinazionali sfruttano infatti senza ritegno la manodopera gratuita
costituita da milioni di internati dei Laogai,
corrispettivi cinesi dei Gulag sovietici e dei Lager nazisti. Campi di
concentramento dove finiranno anche i tibetani arrestati per le ultime
proteste, come ha ribadito Antonello Brandi, rappresentante italiano della
Fondazione Laogai: "Il caso Tibet si inquadra
nella negazione dei diritti umani in Cina. Questa dittatura è ormai
capital-marxista e ha fatto un patto satanico con le multinazionali occidentali
in nome del profitto". Brandi ha anche illustrato come la grande stampa,
spesso legata ai poteri forti, deformi la realtà: "Sul Corriere della Sera
dello scorso 27 marzo un articolo di Lorenzo Cremonesi lasciava credere che i
tibetani fossero pronti ad attentati kamikaze. Aveva intervistato
il leader dei Giovani Tibetani, Tsewang Rigzin. Ma lui non aveva mai accennato alla lotta violenta,
tanto che ha spedito a Cremonesi una e-mail di assoluta smentita". Brandi,
che di recente ha manifestato in India contro la
fiaccola olimpica venendo anche arrestato dalla
polizia locale, era accompagnato da Riccardo Zerbetto,
un volontario che ha partecipato per vari giorni alla marcia che centinaia di
esuli tibetani stanno tuttora compiendo attraverso l India per poi passare il
confine col Tibet occupato in agosto, all inizio
delle Olimpiadi. "E stata un esperienza toccante - ha detto Zerbetto - sanno che sulla frontiera troveranno i
poliziotti cinesi ad aspettarli, ma sono pronti a morire". L occupazione
cinese del Tibet perdura dal 1950 e migliaia sono i tibetani nati in esilio.
Fra essi Dechen Dolkar,
presidentessa delle donne tibetane in Italia, la cui testimonianza ha chiuso il
convegno: "Sono figlia di rifugiati e non ho mai visto la mia patria, ma
filtrano molte notizie. Il regime cerca di fare alla mia gente il lavaggio del
cervello mandando in giro dei pullman che ripetono dagli altoparlanti il Tibet
fa parte della Cina . Non è vero, come non è vero che i cinesi abbiano portato
tutto lo sviluppo che dicono. Il 45 % dei tibetani è ancora analfabeta e ogni
1000 negozi solo 300 appartengono a tibetani, il resto è degli immigrati cinesi.
Oggi il numero degli arrestati per le proteste è di 4452
monaci e 2680 laici, a cui si aggiungono 64 ricercati. Noi siamo per la non
violenza, come ci insegna il Dalai Lama, che fra l altro chiede l autonomia,
non l indipendenza. Quindi al governo cinese non chiediamo l impossibile, ma di
sedersi a un tavolo di trattativa". [Data pubblicazione:
08/05/2008].