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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
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tARTICOLI DEL 24 e 25 aprile
2008 #TOP
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Articoli
Israele/Palestina (92)
"torino blindata per i libri? decideremo tutti
insieme" - niccolo zancan ( da "Repubblica, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: inaugurazione della Fiera del libro con Israele ospite d'onore e polemiche che non si placano. Siete preoccupati? "Non è la parola giusta. Ci stiamo organizzando con la massima attenzione. Sopralluoghi, confronti continui. Di sicuro non verrà trascurato il minimo dettaglio, considerando che quel giorno ci sarà anche il nostro presidente della Repubblica".
Ateneo
blindato per la conferenza del rettore di haifa
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: meno dei poliziotti e dei carabinieri che all'esterno dovevano garantire la sua sicurezza. Effetto Fiera del Libro, forse. La preoccupazione di qualche manifestazione contro il professore israeliano, infatti, ha fatto sì che la sua conferenza passasse sotto silenzio, non pubblicizzata da inviti e volantini. (f. cr.).
Note
emozionate di un mondo in pace ( da "Secolo XIX, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: musicista arabo e uno israeliano, il violinista di Tangeri Jamal Ouassini e il flautista ebreo Eyal Lerner (nella foto). Ha un effetto straniante e insieme benaugurante vedere danzare sullo stesso palcoscenico, l'una accanto all'altra, la danzatrice del Senegal Khar e la danzatrice del ventre marocchina Halima Meski, e poco più in là la piccola e aggraziatissima indonesiana Septi,
Ultimi
brividi da ballottaggi pd-sinistra uniti a viareggio - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: e sostengono insieme Andrea Palestini. Martedì sera al Principe di Piemonte una folla generosa di applausi e fischi ha seguito il faccia a faccia organizzato dal Tirreno tra i due aspiranti sindaci. Palestini parte svantaggiato e deve recuperare, per lui ieri si sono mossi il presidente toscano Claudio Martini e il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli,
Noa:
"la bellezza contro i conflitti" - guido andruetto
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, in particolare per David Grossman, e poi perché ritengo che il tema della bellezza sia in questo momento cruciale nel mondo contemporaneo e nella risoluzione dei conflitti e specialmente di quello arabo-israeliano. Il fanatismo, l'odio, la crudeltà, penso si muovano nella direzione opposta rispetto a dove ci vuole condurre la bellezza,
"israele
pronto al ritiro il golan tornerà alla siria"
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: annuncio del premier turco Erdogan "Israele pronto al ritiro il Golan tornerà alla Siria" GERUSALEMME - Israele è pronto a restituire alla Siria le alture del Golan, occupate nel 1967. Lo ha garantito il primo ministro turco Tayyep Recep Erdogan al presidente siriano Bashar al-Assad, secondo il quotidiano di Damasco Al Watan.
Genova,
il teatro diventa far west - costantino malatto raffaele niri
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: celebre maestro israeliano Daniel Oren a direttore musicale. E un'emergenza economica e finanziaria che mette a rischio la stessa sopravvivenza del teatro. "In cassa siamo quasi all'asciutto - dice allarmato il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, che è anche presidente della Fondazione cui fa capo il teatro - e se continua così non riusciremo neppure a pagare gli stipendi di giugno"
È
il campione del vento identitario : sempre in equilibrio tra svolte alla Fini e
lacci con l'ultradestra ( da "Unita, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Salvo poi partire alla volta di Israele. Approfittandone per farsi benedire la celtica al Santo Sepolcro. Su quella medaglietta che Alemanno porta al collo fin da quando era ragazzo si sono fatte tante speculazioni. È un ricordo personale, dice lui. E va bene. Ne portava una identica il suo amico Paolo Di Nella, quando è stato ucciso.
Da
Eastwood a Woody Allen un cartellone di gran lusso
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele) - "La Frontiere De l'Aube" (The Frontier Of Dawn) by Philippe Garrel (Francia) - "Gomorra" di Matteo Garrone (Italia) - "24 City" di Jia Zhangke (Cina) - "Synecdoche, New York" di Charlie Kaufman (Usa) - "My Magic" di Eric Khoo (Singapore) - "La Mujer Sin Cabeza" di Lucrecia Martel (Argentina) - "Serbis" di Brillante Mendoza (
E
le moschee italiane firmano contro il fondamentalismo Ecco la Federazione
dell'Islam: le comunità musulmane sottoscrivono al Viminale una carta
d'intenti. L'Ucoii: entriamo anche
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dal varo della Carta dei valori, alle polemiche per l'accostamento dello stato di Israele al nazismo. Ma a sorpresa ieri, Ezzedin el-Zerfi, imam di Firenze e portavoce dell'Unione delle comunità islamiche in Italia, ha precisato: "Siamo pronti a entrare nella Federazione dell'Islam. Siamo pronti a firmare la Carta dei valori.
Spygate,
americano passava a Israele segreti nucleari degli Usa Kadish è stato
arrestato. Gerusalemme teme il grande freddo nei rapporti con Washington come
accadde ai tempi del ca ( da "Unita, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per il governo israeliano è fonte d'imbarazzo. Perché per l'Fbi l'ingegner Kadish è una spia, responsabile di aver trasmesso a un agente consolare israeliano, tra il 1979 e il 1985, documenti prelevati da un centro di ricerche militari delle forze armate Usa, concernenti armi nucleari e caccia bombardieri F15 che gli Stati Uniti avevano venduto all'
Chiti:
Contro il 25 Aprile una palude di indifferenza Il ministro chiede alla destra
di riconoscersi nei valori della Resistenza e della Costituzione
( da "Unita,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Quando Fini ha condannato le leggi razziali, quando è andato in Israele per rompere, anche simbolicamente, col passato da cui proveniva, è stato un fatto estremamente positivo. Ora vorrei che Fini riconoscesse il valore della Resistenza e del 25 Aprile. Sarebbe un bene per l'Italia veder nascere anche da noi una destra europea.
Murdoch,
l'asso pigliatutto alla conquista di New York
( da "Manifesto,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele che quasi dal giorno della sua nascita ha combattuto il terrorismo e il Giappone che adotta una politica più occidentale di molti paesi europei". Dietro questi cambiamenti del giornale ci sarebbe Robert J. Thomson, ex direttore del Times, fedelissimo di Murdoch, al quale è stato sistemato un ufficio proprio nel cuore della redazione notizie del Wall Street Journal.
La
piacevole abitudine di trovarsi in Croisette
( da "Manifesto,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Frémaux si è soffermato con particolare attenzione sul film israeliano in gara, un film d'animazione in cui si racconta il massacro di Sabra e Chatila in Libano nell'82. Lo firma Ari Folman. Non si sanno ancora i titoli dei film d'apertura e chiusura. E certo è invece il ritorno di Steven Spielberg e di Indiana Jones and the kingdom of the crystall skull fuori concorso.
Certain
regard Fra Depardon e Fendou ( da "Manifesto, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Le sel de la mer di Annemarie Jacir (Palestina); Soi cowboy di Thomas Clay (Gb); A festa de menina morta di Matheus Nachtergaele (Brasile); The modern life di Raymond Depardon (Francia); Tokyo Sonata di Kiyoshi Kurosawa (Giappone); Tulpan di Sergei Dvortsevoy (Germania); Tyson di James Toback (Usa);
Da
Martel a Wenders ( da "Manifesto, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Waltz with Bashir di Ari Folman (Israele); La frontière de l'aube di Philippe Garrel (Francia); Gomorra di Matteo Garrone (Italia); City di Jia Zhangke (Cina); Sinecdoche, New York di Charlie Kaufman (Usa); My Magic di Eric Khoo (Singapore); La mujer sin cabeza di Lucrecia Martel (Argentina);
La
doppia vita dell'ingegner Kadish Ebreo americano e spia per Israele
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
analista
della Us Navy che negli anni
Il
precedente ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fornì a Israele informazioni sul Medio Oriente. Fu condannato all'ergastolo nell'86. Nel '98 Israele ammise che era una spia e gli garantì la cittadinanza. Oggi è in un carcere Usa. Washington resiste alle pressioni per il rilascio La stessa rete In Israele non escludono che il nuovo "caso" di Ben Amin Kadish sia un modo per impedire altre richieste per la liberazione di Pollard.
Berlusconi
rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento
( da "Tempo,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: in Israele da premier per celebrare i sessant'anni dello Stato ebraico. A proposito di totoministri, è saltato l'appuntamento che Berlusconi aveva in serata con Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia sta cercando un nuovo incarico e non molla: vuole entrare a far parte dell'esecutivo, anche se il Cavaliere preferisce dargli un posto di rilievo nel Popolo della libertà.
Quel
triste declino del personaggio Carter
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Egitto e che da allora non ha smesso di offendere Israele, di paragonare il suo sistema politico a quello del Sud Africa all'epoca dell'apartheid, di ignorare il suo desiderio di pace non meno reale dei suoi errori, di negare persino le sue sofferenze (fra altri esempi, l'intervento, un anno fa, sul canale televisivo Cbs in cui Carter dichiarava che Hamas,
Di
Servillo Il festival ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Folman, oltre agli ineffabili fratelli belgi Dardenne, di solito vincitori ( Le silence de Lorna). Gli americani abbastanza in massa, mancano solo i Coen e Spike Lee che sembrano già "veneziani". Ma sulla Croisette arrivano Clint Eastwood con il suo thriller che racconta del rapimento negli anni 20 di un bimbo a mamma Angelina Jolie;
Scrittura
nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e
non tanto i ( da "Messaggero, Il"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al domenica.
PIÙ
CHE una rivincita è una nèmesi. Ogni volta che la Croisette ci snobba, in Ita
( da "Messaggero,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cartoon israeliano sulla strage di Sabra e Chatila (Waltz with Bashir di Ari Folman) che già sulla carta sa di sfida e di evento. Tutti nomi, questi ultimi, che oltre alle sorprese garantiscono un solido ricambio generazionale. A cercare il pelo nell'uovo spicca un'assenza alla quale in Italia non si fa molto caso ma che è invece un segnale chiaro.
ROMA
- Sono venti i film in concorso al sessantunesimo Festival di Cannes che si
( da "Messaggero,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: l'israeliano Ari Folman con Waltz with Bashir; il canadese Atom Egoyan con Adoration. Completano la lista dei film in lizza per la Palma d'Oro 24 City del cinese Jia Zhangke; Daydreams del turco Nuri Bilge Ceylan; Delta del magiaro Kornel Mundruczo;
Porte
aperte ai registi della Bulgaria ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: apertura è prevista lunedì alla Casa del Cinema alle ore 21 con "La fine del mondo" di Ivan Nichev su un professore israeliano che ritorna nella città natia in Bulgaria per insegnare. Si ritrova invece immerso in un viaggio sentimentale nel passato e fra alterne vicende rincontra una ragazza armena di cui un tempo era innamorato e che pensava fosse emigrata in Francia.
Un
Belpaese normale ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione di avvicinarsi alle istantanee dell'israeliano David Perlov, scatti d'autore che ritraggono luoghi e persone di tutti i giorni: lo studio, il caffè sotto casa, i familiari. Dunque il quotidiano lontano dai clamori della cronaca. Come le immagini del popolo saharawi, del Sahara occidentale, non riconosciuto da nessuna istituzione internazionale,
Einstein,
Ben Gurion e l'<equazione> dell'esistenza di Dio
( da "Corriere
della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Einstein riceve la visita del primo ministro israeliano David Ben Gurion. è una giornata di primavera e mentre stanno conversando in giardino alcuni agenti della Cia registrano ogni parola dai microfoni nascosti. Sono passati solo tre anni dalla costituzione di Israele e per controllare i nemici in agguato il giovane Stato avrebbe bisogno di un'arma dissuasiva efficace e poco costosa.
<Il
25 aprile è antifascismo La destra non strumentalizzi la Shoah>
( da "Liberazione"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il resto del Ventennio e quella facile condanna permette di avere eccellenti rapporti diplomatici con Israele. Ma è un uso strumentale della Shoah. Che cosa risponde a chi le obietta che questo cambio di prospettiva ha giovato alla sinistra, esentandola dal peso di una difficile autocritica sul totalitarismo dei regimi comunisti? Non so se è stato comodo o scomodo per la sinistra.
Siria
e Corea Patto segreto sul nucleare
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quotidiano il bombardamento aereo israeliano avvenuto in una zona remota della Siria circa un anno fa fu deciso per distruggere una nascente e segreta centrale nucleare che la Siria stava realizzando con l'aiuto della Corea del Nord. Proprio questo sarebbe il quadro che la Cia si appresta a fare al Congresso degli Stati Uniti: tra Siria e Corea del Nord esisteva un patto segreto.
Anche
l'islam radicale cede <Sì alla Carta dei valori> Lega: bloccheremo
l'accordo ( da "Libero"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: riconoscimento della sua unicità", l'accettazione perpetua dello Stato d'Israele. Predisposto da un consiglio scientifico dopo aver consultato associazioni ed esponenti delle diverse comunità religiose ed etniche presenti in Italia, non era stato sottoscritto dai rappresentanti delll'Ucoii, condannando all'inattività la Consulta.
Porte
del Mediterraneo ( da "Stampa, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.
Un
soldato israeliano, membro di un'unità speciale di intelligence, è stato
condannat ( da "Stampa, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
E'
ora di lasciare il Libano ( da "Opinione, L'"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mandanti scelgano come bersaglio delle loro azioni i nostri soldati piazzati lungo il confine tra Libano ed Israele a far da cuscinetto pacificatore non tanto tra i due paesi, quanto tra i miliziani di Nasrallah e l'esercito israeliano. Le condizioni che indussero il nostro governo a decidere di inviare il contingente a svolgere la delicata missione di pace sono cambiate radicalmente.
Antisemitismo
islamico, come ai tempi di Hitler
( da "Opinione,
L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La ricerca commissionata a Erlich dal governo israeliano è stata consegnata esattamente una settimana fa ed è tarata esclusivamente sull'incitamento all'odio religioso contro gli ebrei. Gli "statement" di odio verso lo Stato di Israele in questo quadro non sono neppure stati esaminati: non sarebbe bastata un'enciclopedia per contenerli tutti.
Israele
nella tenaglia Hamas-Hezbollah ( da "Avanti!"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: allorquando ha attaccato il territorio israeliano, rapendo due militari ebrei. Le milizie terroriste di Hezbollah, oltre a costituire pericolo, per lo Stato israeliano, condizionano fortemente il Libano, portano a compimento, per i siriani, attentati contro personalità politiche libanesi, come Hariri e fanno ostacolo persino alla libera elezione del Presidente di questo Stato.
Bush
affida la guerra al terrorismo al Rommel che ha riconquistato l'Irak
( da "Giornale.it,
Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: per mano di Washington o dell'alleato israeliano, innescherà inevitabilmente un confronto armato su territori molto più ampi. Il fronte attivo, in questo scenario, spazierà dal territorio e dalle coste iraniane a quelle zone d'Iraq e Libano dove Teheran manovra le milizie sciite e il Partito di Dio.
INCONTRI
Politiche culturali Alle 18 Urban Center organizza il dibattito su Il Distretto
( da "Stampa,
La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A cura dell'associazione Italia Israele. Fondazione Camis de Fonseca, via Pietro Micca 15 LIBRI Contadini Alle 18 presentazione del libro di Massimo Perotti "Gli occhiali di Franz" edito da Angolo Manzoni. Con l'autore intervengono Gianni Oliva, Claudio Diatto e Enzo Bartolone.
Carte
coperte Il futuro premier ha confermato che per ora soltanto 4 poltrone sono
decise ( da "Stampa, La"
del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e Finlandia), a parte la prossima puntata a Graz. Ma poi rallenterà, sia per l'imminente cambiamento del consigliere diplomatico sia perché Berlusconi, specie all'inizio, reclamerà la sua parte sulla scena internazionale. Soprattutto dall'anno prossimo si comincerà a notare un'intensificazione delle visite interne,
Pyongyang
aiutò Damasco a costruire reattore nucleare
( da "Stampa,
La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
esistenza di
un video registrato la scorsa estate nel sito nucleare siriano di al Kibar,
distrutto il 6 settembre
<Gaza
come i lager>. Scontro all'Onu
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ambasciatore di Israele attacca Carter NEW YORK. L'occasione della "colazione di lavoro", offerta dall'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Dan Gillerman sotto gli auspici dell'associazione umanitaria The Israel Project, dovrebbe essere uno scambio di auguri in occasione del Pesach, la Pasqua ebraica e anche la celebrazione un po'
La
Fiera del libro si affida alla bellezza
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ospite d'onore. Napolitano taglierà il nastro 25/04/2008 marco francalanci TORINO. A dissipare ogni dubbio ci ha pensato Giorgio Napolitano. Sarà infatti il presidente della Repubblica a inaugurare, l'8 maggio, la ventunesima edizione della Fiera Internazionale del Libro, sulla quale si erano addensate le nubi di un boicottaggio che poi fortunatamente si è limitato a poche
La
libia: "gaza come i lager" è scandalo all'onu - arturo zampaglione a
pagina 21 ( da "Repubblica, La"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Dopo l'offesa a Israele l'Italia blocca la riunione La Libia: "Gaza come i lager" è scandalo all'Onu ARTURO ZAMPAGLIONE A PAGINA 21 SEGUE A PAGINA 21.
L'Italia
ferma il vertice Onu ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora L'Italia ferma il vertice Onu Il Medio Oriente in Consiglio di Sicurezza. Israele apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora Durante i lavori la Libia paragona Gaza ai lager --> Durante i lavori la Libia paragona Gaza ai lager I lavori del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione Medio Oriente sono
L'amore
è impossibile nella Palestina che soffre
( da "Unita,
L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: I grandi poteri sono stati quelli che hanno creato Israele. Senza il loro aiuto Israele continuerà il suo sentiero di morte. Noi continueremo a spargere sangue, perdendo ogni speranza nel futuro". In occasione della prossima Fiera del libro di Torino si sono scatenate feroci polemiche sulla presenza di Israele in qualità di Paese ospite.
La
bellezza salverà la Fiera del Libro di Torino?
( da "Unita,
L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: presentato in una conferenza stampa alla presenza del ministro israeliano Elazar Cohen, si terrà al Lingotto come previsto, dall'8 al 12 maggio e non subirà modifiche la scelta di fare di Israele l'ospite prescelto per la XXI edizione 2008. "Abbiamo affrontato difficoltà e polemiche al di là di ogni ragionevole argomentazione, ha detto il Presidente Rolando Picchioni.
Babelica
e ricca di "star", torna la fiera del lingotto preceduta quest'anno
dalle polemiche su israele ospite "ora ci conoscono tutti, perfino il new
york times..." - massimo nove
( da "Repubblica,
La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anno dalle polemiche su Israele ospite "Ora ci conoscono tutti, perfino il New York Times..." E Picchioni punge Sgarbi: "Anche l'anno scorso tentò di portarci via il salone" MASSIMO NOVELLI Non tutte le polemiche vengono per nuocere. Quelle di alcuni intellettuali arabi e palestinesi, con contorno di esponenti della sinistra radicale italiana,
Gaza
come i lager nazisti , bufera sulla Libia. L'italia sospende seduta all'Onu
Dopo le parole del viceambasciatore di Gheddafi contro Israele alcuni membri
del Consiglio di sicu ( da "Unita, L'"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Gaza come i lager nazisti", bufera sulla Libia. L'italia sospende seduta all'Onu Dopo le parole del viceambasciatore di Gheddafi contro Israele alcuni membri del Consiglio di sicurezza abbandonano la riunione. L'ambasciatore Spatafora indignato di Umberto De Giovannangeli.
Burrasca
al Palazzo di Vetro. A scatenarla, quando in Italia era notte fonda, è stato
l'in ( da "Unita, L'"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha espresso il suo apprezzamento per la reazione dei Paesi occidentali. "Hanno fatto quello che andava fatto in una situazione di questo tipo e noi ci congratuliamo" con loro, afferma il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Arieh Mekel.
Siria
e Israele tornano a parlarsi ( da "Giornale.it, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: del fatto che Israele è pronta a ritirarsi dalle Alture del Golan occupate, in cambio della pace con la Siria". Siria e Israele sono formalmente in stato di belligeranza dal 1948. Le alture siriane del Golan sono state occupate da Israele nel 1967 e nel 1981 sono state annesse allo Stato ebraico, senza che vi sia stato mai alcun riconoscimento internazionale.
25
aprile, sfilano insulti e minacce
( da "Giornale.it,
Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fa sapere l'associazione Amici di Israele, (con loro c'è anche il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri), "dovremo affidarci alla protezione delle forze dell'ordine". "Riprova che il 25 aprile non è una festa istituzionale ma di parte, una giornata che divide e non unisce" chiosa Paola Frassinetti (An).
Tutti
contro tutti, certa solo la ferrari - donatella alfonso
( da "Repubblica,
La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che i fedelissimi del maestro israeliano spingono perché si arrivi presto ad una definizione complessiva del suo ruolo, prima che Di Benedetto, come sembra probabile, lasci a fine stagione per stemperare il clima, francamente irrespirabile. Ma in ogni caso senza che nessuno possa cambiare in corsa qualcosa nel teatro, soprattutto la catena di comando.
Manciulli
invita al fronte comune ( da "Repubblica, La"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mobilitazione a sostegno del candidato sindaco di Viareggio Andrea Palestini, amministratore capace, onesto e vicino alla gente", dice l'ex assessore regionale dei Comunisti Marco Montemagni. "Palestini e le forze del nuovo centrosinistra possono dare a Viareggio un'amministrazione democratica, qualificata, basata sulla partecipazione e sulla concertazione", conclude Montemagni.
Olmert:
"per far pace con la siria siamo pronti a trattare sul golan" - fabio
scuto ( da "Repubblica, La"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele è fortemente interessato a colloqui di pace con la Siria", confermando quello che la stampa israeliana ha in prima pagina. Negli ultimi sei mesi Israele e Siria si sono scambiati messaggi, lettere e "inviati". Un negoziato segreto che vede offrire a Assad il ritiro dalle colline del Golan, conquistate nella Guerra dei Sei giorni,
Tripoli:
"gaza come i lager", scandalo all'onu - arturo zampaglione
( da "Repubblica,
La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Italia blocca il Consiglio di sicurezza dopo gli insulti a Israele ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Alcune dichiarazioni oltraggiose della Libia, il cui rappresentante ha paragonato la situazione di Gaza con quella dei campi di sterminio nazisti, hanno riportato l'Onu ai tempi dei gesti plateali e delle scarpe sbattute sui tavoli.
Al
via la fiera delle polemiche - torino
( da "Repubblica,
La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele Al via La fiera delle polemiche 1.800 relatori, 800 tra convegni e dibattiti, 24 sale per gli incontri, 1.400 editori TORINO Chi ha preparato il programma dei dibattiti e dei convegni che scandiranno la presenza di Israele, come ospite d'onore, alla Fiera internazionale del libro di Torino, in calendario dall'8 al 12 maggio e che verrà inaugurata dal presidente della Repubblica
Hamas
pronto a negoziare con Israele ( da "Voce d'Italia, La"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: palestinesi si sarebbero incontrati al Cairo con dei mediatori egiziani Hamas pronto a negoziare con Israele Una tregua nella striscia potrebbe rilanciare il dialogo Israele-Palestina e quello tra Fatah e Hamas Il Cairo, 25 apr.- Nella giornata di ieri alcuni alti dirigenti del movimento radicale palestinese Hamas si sono incontrati con il capo dei servizi segreti egiziani Omar Suleiman.
"Gaza
come i lager". E l'Italia ferma l'Onu
( da "Stampa,
La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ci sono i bombardamenti quotidiani di Israele su Gaza". Parole inaccettabili per i diplomatici di alcuni Paesi occidentali che si sono alzati e se ne sono andati prima del tempo. Tra questi Francia e Stati Uniti, ma non l'Italia che preso atto della ingovernabilità della situazione in aula, ha chiesto al presidente di turno, il sudafricano Dumisani Kumalo,
NEW
YORK Seduta tempestosa ieri al Palazzo di vetro dell'Onu. Durante una seduta
del Consiglio ( da "Messaggero, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: L'ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha chiesto, per protesta, l'immediata sospensione della riunione. Anche i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno lasciato l'aula. Tra Israele e Siria, intanto, primi segnali di disgelo.
Un
appello a Riccardo Pacifici: su Roma la vostra equidistanza gioverà solo ai
fascisti ( da "Liberazione"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è andato anche lui in Israele. Come Fini e come Storace. Già che c'era, ne ha approfittato per far benedire al Santo Sepolcro la croce celtica che porta al collo. Comunque ha compiuto lo stesso viaggio rituale dei dirigenti di Alleanza Nazionale. Loro non mancano di ricordarlo - come se la riflessione sull'antisemitismo si esaurisse in una tappa a Gerusalemme -
Medio
Oriente, l'annuncio di Assad: <Israele pronto a restituirci il Golan>
( da "Liberazione"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: annuncio di Assad: "Israele pronto a restituirci il Golan" L'aveva detto il premier turco Tayyep Recep Erdogan, ieri lo ha confermato Bashar al Assad. Israele è pronto a cedere le alture del Golan, in cambio di una pace con Damasco. La disponibilità israeliana sarebbe stata riferita dal premier Ehud Olmert allo stesso Erdogan,
E'
operativo il nuovo Terminal 5 dell'aeroporto intercontinentale di Fiumicino
riservato ai cos ( da "Messaggero, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quelli diretti in Usa e in Israele e soggetti, perchè a rischio, a particolari misure di sicurezza. Nato dalla riqualificazione dell'edificio che ospitava l'aerostazione merci, il nuovo terminal è stato realizzato da "ADR Engineering" in meno di sei mesi con un investimento di oltre 10 milioni di euro.
<Gaza
un lager nazista> Libia fermata dall'Italia
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stato di fede antioccidentale non consente a Israele di godere della solidarietà internazionale. Il ruolo di Israele deve essere sempre quello del carnefice. Ogni cordoglio per le sue vittime viene negato. Israele, con un paragone fabbricato deliberatamente per offendere crudelmente gli ebrei, viene dipinto come il "nuovo nazismo", e la questione palestinese come la nuova Shoah.
Bassani
un testimone scomodo ( da "Liberazione"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E subito alcuni lo dissero emigrato in Palestina?altri nell'America del Sud?.altri ancora suicida in Po". Adesso il suo nome si può finalmente aggiungere alla lapide di via Mazzini accanto agli altri 183 ebrei deportati (su 400 che ne vivevano a Ferrara prima della guerra): lo spettacolo osceno del suo corpo ancora vivo è finito, che riposi in pace.
La
Libia: <Gaza un lager> Nazioni Unite, l'Italia dice no
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un'accusa a Israele che ha spinto l'ambasciatore italiano all'Onu a chiedere e ottenere di sospendere immediatamente la riunione dopo che gli ambasciatori di alcuni Paesi occidentali avevano abbandonato la sala. La protesta, secondo gli addetti ai lavori rara nella storia del Palazzo di Vetro, è scattata mercoledì sera,
<Il
nostro Stato ha resistito anche alla forza del petrolio>
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: avere il petrolio per Israele - scrive - ha costituito per molti versi una fortuna. Ci ha spinti a cercare altre fonti di energia, ci ha stimolati verso la tecnologia. Il petrolio rende più pigri ". Lo scrittore israeliano, amatissimo in patria e all'estero, sarà a Torino tra pochi giorni, l'8 maggio, per inaugurare la Fiera internazionale del Libro che avrà Israele come ospite d'
Onu
e Medio Oriente Farnesina, nuove mosse
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: viceambasciatore libico tra i campi di sterminio nazisti e le condizioni di Gaza per le azioni dei mi-litari di Israele, Marcello Spatafora, il rappresentante permanente dell'Italia al Palazzo di Vetro, ha chiesto di interrompere i lavori per due motivi. Uno di merito: la gravità dell'accostamento che aveva appena spinto i rappresentanti di Francia, Stati Uniti e Costa Rica ad andarsene.
Diplomazia
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 3 categoria: BREVI Diplomazia Leader Dall'alto, il leader libico Muammar Gheddafi; il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad; e il premier israeliano Ehud Olmert Politica L'Italia potrebbe, con il nuovo governo, "aggiustare" le sue relazioni con i tre Paesi: più "distaccate" con Libia e Iran; più "calorose" con Israele.
La
Cia accusa la Corea del Nord <Ha costruito il reattore in Siria>
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ricevuti da Israele - che documenterebbero il coinvolgimento della Corea del Nord nella costruzione del reattore in Siria. Tre i punti chiave dell'audizione: i lavori erano quasi terminati, l'impianto somiglia a quello coreano di Yongbyon, nel sito operavano tecnici venuti dalla Corea del Nord (un video documenta la loro presenza).
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3
categoria: A... ( da "Corriere della Sera"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il presidente Bashar Assad ha sostenuto di aver ricevuto un messaggio dal premier israeliano Ehud Olmert. Questo il succo: "Israele è pronto a restituire le alture del Golan (occupate nel 1967, ndr) in cambio di un accordo di pace". Però, ha aggiunto Bashar, la questione non è per ora sul tavolo e bisogna aspettare la prossima amministrazione Usa.
La
crisi Alitalia ( da "Corriere della Sera"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Terminal 5 è costato oltre 12 milioni di euro e occupa una superficie di 14mila metri quadrati il nuovo Terminal 5 dell'aeroporto di Fiumicino destinato ad accogliere i voli delle compagnie aeree in partenza per gli Stati Uniti e Israele. Il nuovo Terminal nato per gestire i voli sensibili sarà operativo dal 3 maggio. Il traffico atteso è di circa un milione di passeggeri l'anno.
E
suor Marie gira un film: <Porterà fedeli>
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Quella fondata da un ex testimone di Geova e considerata molto vicina a Israele? Non sarà mica per "bilanciare" la presenza qui di Al Jazeera? "Ma no, ma no", sorride lei. E perché fa questo film, suor Marie? "Lo faccio - dice -, per vedere in tutto il mondo e spingere quanti più pellegrini a venire qui". Ma qui si parla di cadaveri riesumati, di analisi di cellule morte,
Le
buone intenzioni di Giordano ( da "Libero"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Con il fuoco alle bandiere di Israele e americane? O, forse, intendeva gentili i malfattori, i clandestini, gli zingari? Capisco, anche che l'inferno è lastricato di buone intenzioni. Grazie Dio che ce li hai tolti dai piedi. Come dice il Poeta: "Quando il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa, la folgore gli dà!
Bertinotti
andrà alla Fiera. I filopalestinesi: <Traditore, si schiera con Israele>
( da "Libero"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Come ha ribadito Elazar Cohen, ministro presso l'ambasciata d'Israele in Italia: "Ci sono stati tentativi di delegittimare lo Stato di Israele, ma si sono levate anche molte voci di solidarietà, a cominciare da quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolita no". Il quale l'8 maggio inaugurerà la manifestazione.
È
provato: Gesù lava più bianco ( da "Libero"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Gesù lava più bianco di LUIGI SANTAMBROGIO La mission : da una piccola factory situata in Israele (La "Tiberiade" Coop), arrivare dopo tre anni a impiantare succursali in tutto il mondo. Priorità ai mercati italiani ed europei. Trampolini di lancio per successive acquisizioni di fette di mercato e clienti negli Usa, America Latina e Asia.
S.
Marco evangelista Ebreo di origine, nacque probabilmente fuori della Palestina,
da famigli ( da "Messaggero, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Arriva
al "Leonardo da Vinci" un terminal a prova di terrorismo, destinato
ai voli "s ( da "Messaggero, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E' pronto a Fiumicino il nuovo scalo per le destinazioni Usa e Israele. La sua apertura è fissata per il prossimo 3 maggio con il volo Delta per Atlanta. Da quella data un milione di passeggeri l'anno "trasborderà" dal vecchio molo C, che così verrà decongestionato anche nel sistema di trattamento dei bagagli.
Gli
ebrei hanno votato contro ( da "Libero"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E dunque è finalmente uscito allo scoperto il Dio di Israele, il quale per aiutare il suo popolo non faceva mezze misure, apriva il mar Rosso, mandava ai Faraoni calamità spaventose, e insomma si dava da fare senza se e senza ma. Basta leggere la Bibbia. Anche stavolta ha operato alla grande e ha annientato la sinistra ostile agli ebrei.
3
mln ( da "Messaggero, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: LA CAPACITA' 3 mln Al momento il traffico nei "voli sensibili" diretti in Usa e Israele riguarda un milione di passeggeri ma presto è destinato a salire a tre.
<La
logica del boicottaggio ha condizionato gli arabi>
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: appello al boicottaggio contro Israele come Paese ospite. Non ci saranno nemmeno i cinque scrittori di lingua araba e passaporto israeliano (Ali Taha, Nidà Khouri, Hussein Muhanna, Walid El Fahoum e Mufleh Naara) su cui, nei giorni scorsi, si era creato un giallo. "Ha prevalso la logica collettiva su quella individuale - ha spiegato il direttore editoriale Ernesto Ferrero -
<Gaza
come i lager nazisti> e l'Italia "ferma" l'Onu
( da "Libero"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: bombardata ogni giorno da Israele". L'iniziativa dei diplomatici occidentali è stata accolta con favore da Israele. "Hanno fatto ciò che era richiesto in una situazione simile, e vanno applauditi", ha detto Arye Mekel, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, secondo il quale il Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro "è stato preso in ostaggio da Paesi irresponsabili,
Terminal
T5: raggi X per le scarpe ( da "Corriere della Sera"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: riservato ai viaggi per Stati Uniti e Israele Terminal T5: raggi X per le scarpe Scarpe ai raggi X (senza che i passeggeri le debbano togliere) nel nuovo T5, il terminal antiterrorismo che entrerà in funzione a partire dal 3 maggio all'aeroporto di Fiumicino. Lo special scanner per le calzature è una delle misure approntate nel modernissimo "molo",
GERUSALEMME
- Non molti mesi fa, analisti e politici mediorientali illustravano un Medio
Ori ( da "Messaggero, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
un'offerta
dal premier israeliano. Le alture del Golan, occupate da Israele nel
Nostro
servizio NEW YORK - Tempesta ieri al Palazzo di vetro dell'Onu do
( da "Messaggero,
Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza essendo rimasta completamente priva del carburante necessario per il funzionamento dei suoi automezzi. Lo ha riferito il vicecommissario generale dell'Unrwa, Filippo Grandi, secondo il quale ieri dal versante israeliano del terminal petrolifero di Nahal Oz non è stato pompato carburante nei depositi situati nel settore palestinese. R.Es.
Gli
integralisti contestano i "caschi blu": Sono gli occhi di Tel Aviv
Segnali di distensione tra Israele e Siria con la mediazione turca
( da "Messaggero,
Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Gli integralisti contestano i "caschi blu": "Sono gli occhi di Tel Aviv" Segnali di distensione tra Israele e Siria con la mediazione turca.
Antistoria
della fotografia, arte della duplicazione
( da "Corriere
della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: della Palestina e delle terre più lontane, sono le fonti per ogni genere di viaggi reali oppure della fantasia. L'altra strada è quella del piccolo formato, della carte de visite. Due sono a Parigi i grandi atelier e due sono le storie, quella raffinata di Nadar e dei suoi ritratti a partire dagli anni '50 da Dumas a Mil-let,
ROMA
La chiamano "public diplomacy", ed è il nuovo sistema di rel
( da "Messaggero,
Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che inducano ottimismo nel cammino per la pace tra Israele e Palestina. Anzi Hamas è sempre più arroccata e Abu Mazen comincia a vedersela brutta, incapace di portare un qualsivoglia risultato. Un incontro all'ambasciata inglese con cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, è stato propedeutico per gli sforzi con i palestinesi.
Libia
'Gaza come un lager'. Sospesa seduta Consigio di Sicurezza
( da "Voce
d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un'intesa sull'atteggiamento da prendere nei confronti dell'assedio israeliano e dei continui lanci di razzi messi in atto da Hamas contro il territorio dello Stato ebraico. Dura la reazione degli stati occidentali, in particolar modo degli Stati Uniti che hanno accusato la Libia di aver assunto una posizione “
PALERMO,
MURALES CON BOSS MAFIOSO ( da "Manifesto, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ad aprire la rassegna sarà l'israeliano "Les sept jours", di Ronit e Shlomi Elkabetz. In chiusura, "Desertio Adentro" del messicano Rodrigo Plà. CHURCHILL PITTORE Un quadro dipinto da Winston Churchill (1874-1965), raffigurante un tramonto in Marocco, è stato venduto per 420.
Parole
contro cibo ( da "Manifesto, Il"
del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: E manca la benzina perché Israele la blocca. Questa gente non ha cibo, acqua, farmaci, elettricità. E da mesi al Palazzo di vetro gli sdegni contrapposti impediscono di approvare anche un solo documento in grado di alleviare le loro sofferenze. A New York si negozia ferocemente sulle chiacchiere, ma a Gaza si muore di fame.
Stop
agli aiuti umanitari, su Gaza è scontro all'Onu
( da "Manifesto,
Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: vigilia della marcia verso i valichi di Erez e di Rafah proclamata per oggi da Hamas contro l'assedio israeliano. La tensione è salita subito alle stelle e l'esercito israeliano ha inviato rinforzi ad Erez e altrettanto ha fatto l'Egitto a Rafah, per impedire ai palestinesi di rompere il blocco che strangola Gaza da quando, quasi un anno fa, Hamas ha preso il potere nella Striscia.
Strada
riaperta, a Ramallah i pacifisti battono i coloni
( da "Manifesto,
Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ora di un nascente avamposto colonico israeliano e a riaprire la via che collega il villaggio di Ein Qinya e Ramallah, una delle decine di strade bloccate in questi anni dall'esercito israeliano, con grave danno la popolazione civile palestinese. "È stata un'azione pacifica ma molto significativa dal punto di vista politico, ha spiegato Jonatan Pollak di "Anarchici contro il muro"
Al
Qaeda, documentario anti-Fitna: attacca il Papa e Bush
( da "Voce
d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il video è un chiaro attacco agli Stati Uniti e Israele, una sorta di documentario storico degli ultimi 40 anni. Dura di 10 minuti, si apre con le immagini di un plotone di soldati americani e con l'immagine di una croce con la scritta 'Jesus camp'. Seguono poi diversi fotogrammi degli scontri tra israeliani e palestinesi.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Torino Il
Brunelleschi La criminalità L'alta velocità "Torino blindata per i libri?
Decideremo tutti insieme" Il prefetto e i primi trenta giorni in città Il
nuovo centro di permanenza non è ancora stato inaugurato per inconvenienti
tecnici, ma ormai siamo ai dettagli finali I dati possono tradire: per esempio
quelli che ci indicano secondi per furti nelle case. La realtà per fortuna è un
po' diversa Il problema diventerà attuale al di là del cambio di governo: sarà
quando l'Europa ci chiederà conto delle nostre decisioni NICCOLO ZANCAN niccolò
zancan Prefetto Paolo Padoin, è passato un mese dal suo insediamento in città,
ora conosce meglio Torino. I numeri dicono: 225 violenze sessuali e 11.020
furti in appartamento nel 2007. Cosa risponde? "I numeri sono importanti,
ma io mi fido di più delle sensazioni che mi arrivano dai miei collaboratori,
dalle istituzioni, dalle associazioni che operano sul territorio e dai
cittadini". Più che del Ministero dell'Interno? "Mi spiego. Secondo
le statistiche Torino sarebbe al secondo posto in Italia per furti in
abitazione. Ma se si guarda il dato generale sull'incremento dei reati nella
quattordici città che fanno parte del patto per la sicurezza invece è quasi
all'ultimo posto. Catania + 9,7. Torino +1,3. Mentre la media italiana si
attesta a +2,1. Questo per dire che i numeri sono belli, ma vanno interpretati.
Focalizzarsi su un dato solo distorce la realtà". Un esempio? "Quando
il record degli omicidi è toccato a Trento. Si era passati da uno a tre
all'anno. Quindi si era registrato un incremento del 300 per 100. I dati
possono tradire". Anche le sensazioni, se è per questo. Quali sono le sue?
"Torino ha la fortuna di avere dirigenti delle forze dell'ordine molto
preparati, una situazione di collaborazione eccellente fra le istituzioni.
Inoltre mi ha colpito la fiducia dei cittadini, un senso sabaudo di rispetto
che ci permetterà di affrontare i problemi in modo molto efficace". Cosa
c'è nella sua agenda? "La prossima settima incontrerò i rappresentanti
dell'Ascom e della Conferesercenti. Avrò da loro un quadro preciso dei
problemi". Mancano due settimane all'inaugurazione
della Fiera del libro con Israele ospite d'onore e polemiche che non si placano. Siete
preoccupati? "Non è la parola giusta. Ci stiamo organizzando con la
massima attenzione. Sopralluoghi, confronti continui. Di sicuro non verrà
trascurato il minimo dettaglio, considerando che quel giorno ci sarà anche il
nostro presidente della Repubblica". Torino sarà una città
blindata? "Lo decideremo insieme al questore, al comandante dei
carabinieri e al sindaco. è ancora presto per avere il polso preciso della
situazione. Certo faremo tutto quanto sarà necessario per garantire la
sicurezza". Come mai non è ancora stato inaugurato il nuovo Cpt di corso
Brunelleschi? "Ci sono stati alcuni inconvenienti tecnici. Ma ormai siamo
agli ultimi dettagli. Lasciamo passare questo periodo denso di appuntamenti e
poi lo inaugureremo". Lei ha detto che vuole essere informato in tempo
reale dei problemi prima che diventino emergenze. Qual è un problema che può
degenerare? "Quello raccontato anche da voi, sul vostro giornale. Penso a
chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, le fasce sociali ai margini
della povertà. Questo può essere il problema più importante che ci troveremo ad
affrontare nel prossimo futuro". In diversi quartiere un'emergenza c'è
già. Si chiama spaccio. Con tutto l'indotto di furti, rapine, scippi, piccole e
grandi violenze. Ha già preso atto della situazione? "Sono passato a Parco
Stura, mi hanno spiegato che la mappa dello spaccio a Torino sta in parte
cambiando. Ma se non cambiano le propensioni dei consumatori sarà molto
difficile debellare il fenomeno. è un po' come la prostituzione: c'è perché ci
sono i clienti". Qual è la sua Torino privata? "Vado molto spesso in
giro a piedi, partendo da Piazza Castello. Ho apprezzato tantissimo la bellezza
della città, la sua tranquillità. Ma anche i tantissimi turisti. è un tesoro
che Torino deve salvaguardare". Cosa non le piace? "Da utente
auspicherei un potenziamento rapido dei collegamenti con Milano e Roma per
arrivare più velocemente ovunque. Ma è una sensazione partigiana, fatta da chi
ogni tanto deve viaggiare per raggiungere Firenze". Così si arriva alla
Tav. Torneranno le forze dell'ordine in Val di Susa? "Inutile girarci
intorno, indipendentemente dal cambio di governo, il problema prima o poi
diventerà attuale. Quando le autorità europee chiederanno conto delle nostre
decisioni". Torino è una città sicura? "Dopo i quattro anni passati a
Padova, dico questo: qui ci sono meno esagerazioni, non si drammatizza troppo.
Ricordo che due anni fa ci fu un'aggressione in una villa isolata, in un comune
di mille anime, San Pietro in Gu. La prima notizia era che un gruppo di
extracomunitari avevano fatto un assalto. Ricordo i titoli del Tg1 e del Tg5, i
commenti di alcuni politici: "San Pietro in Gu è peggio di
Catanzaro". Invece era stato il marito ad aggredire la moglie". C'è
una peculiarità torinese? "Sì, credo che qui ci sia una particolarissima
attenzione da riservare, se mi consente anche con affetto, ai parenti delle
vittime del terrorismo, soprattutto quelle più dimenticate. In questi anni c'è
stata invece una mitizzazione di chi ha ucciso, di chi è uscito di galera
grazie alla nostra disinvolta legislazione premiale, assassini portati a
livelli di visibilità che in coscienza non avrebbero dovuto ottenere".
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Torino
Il caso Ateneo blindato per la conferenza del rettore di Haifa è arrivato a
Torino "nel nome dell'amore" e non della politica, ma ad accoglierlo
ha trovato un ateneo blindato. Il rettore dell'Università di Haifa, Aaron Ben
Ze'ev, ieri era alle 15 era a Palazzo Nuovo, nella sala lauree di Lettere, a
parlare di romanticismo, passioni ed emozioni, ma alla presentazione del suo
ultimo libro, "In the name of Love: Romantic Ideology and its
Victims" non c'erano che una ventina di persone, meno
dei poliziotti e dei carabinieri che all'esterno dovevano garantire la sua
sicurezza. Effetto Fiera del Libro, forse. La preoccupazione di qualche
manifestazione contro il professore israeliano, infatti, ha fatto sì che la sua
conferenza passasse sotto silenzio, non pubblicizzata da inviti e volantini.
(f. cr.).
( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Alla corte C'ERA UNA
VOLTA un popolo che non conosceva il sole e viveva al buio fino a quando un giorno
uno straniero arrivò con un gallo e quando il gallo cantò il sole apparve. È da
questa storia che deriva la tradizione africana e da questa il titolo dello
spettacolo "Gli stranieri portano fortuna" di Carla Peirolero e Marco
Aime che ha debuttato martedì al Teatro della Corte (in cartellone fino a
stasera) con regia di Enrico Campanati e costumi di Danièle Sulewic. Un'ora e
mezza di racconti, musiche, danze e canti che "mettono in scena" il
libro omonimo dell'antropologo Aime e di Lawa Tokou, griot del Benin, con
protagonista la Compagnia Multietnica del Suq nata nel 2006 su iniziativa di
Carla Peirolero, attrice, ideatrice e direttrice del Festival Suq ormai
arrivato alla decima edizione e in programma dal 7 al 21 giugno. Un bazar
culturale che è diventato un ricco laboratorio di esperienze artistiche che
annullano confini linguistici, religiosi e politici. E così l'altra sera alla
Corte uno dei momenti più forti dello spettacolo è stato il dialogo musicale
tra un musicista arabo e uno israeliano, il violinista di
Tangeri Jamal Ouassini e il flautista ebreo Eyal Lerner (nella foto). Ha un
effetto straniante e insieme benaugurante vedere danzare sullo stesso
palcoscenico, l'una accanto all'altra, la danzatrice del Senegal Khar e la
danzatrice del ventre marocchina Halima Meski, e poco più in là la piccola e
aggraziatissima indonesiana Septi, ognuna con il suo ritmo, il suo
movimento, la sua forza. Le storie le racconta Carla Peirolero, scalza e seduta
a centro palco, storie di mercanti che scandiscono il tempo al posto dei giorni
della settimana, storie soprattutto africane ma anche brani tratti dalle
"Vie dei Canti" di Chatwin e storie dei nostri emigranti che
partivano per l'America e tornavano con una "fortuna" di 4000 lire in
tasca. La musica dà il senso più profondo del progetto, con le note arabo
andaluse di Nour Eddine, dal Marocco, che si intrecciano con le percussioni di
Ibrahim Sampou dalla Guinea, e le voci di Roberta Alloisio ed Esmeralda
Sciascia che spaziano da un antipodo all'altro del pianeta. E si esce dal
teatro con una piccola speranza tra le dita: forse, un mondo così, è davvero
possibile. In parallelo allo spettacolo, un ciclo d'incontri nel foyer: oggi
(ore 18) l'ultimo sul tema "Genova e America Latina", con Edith
Ferrari, Andrea Torre, Fondazione Casa America e il console dell'Ecuador Pablo
Aviles Salgado. Raffaella Grassi raffaella.grassi@fastwebnet.it 24/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Firenze A
Massa il duello per il sindaco esclude la destra, a Pisa in vantaggio
Filippeschi Ultimi brividi da ballottaggi Pd-Sinistra uniti a Viareggio SIMONA
POLI Ballottaggi da brividi. Domenica e lunedì tornano alle urne i cittadini di
Pisa, Viareggio e Massa chiamati ad eleggere i sindaci e, solo a Massa, il
presidente della Provincia. La frattura tra Partito democratico e Sinistra, a
quindici giorni di distanza dalla vittoria di Berlusconi alle politiche, non si
risana. Solo a Viareggio - dove il candidato del centrodestra Luca Lunardini è
in vantaggio di oltre 17 punti col 45,7 per cento - Pd e Arcobaleno "fanno
pace" e sostengono insieme Andrea Palestini. Martedì
sera al Principe di Piemonte una folla generosa di applausi e fischi ha seguito
il faccia a faccia organizzato dal Tirreno tra i due aspiranti sindaci.
Palestini parte svantaggiato e deve recuperare, per lui ieri si sono mossi il
presidente toscano Claudio Martini e il segretario regionale del Pd Andrea
Manciulli, mentre stasera alle
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVIII - Torino
La cantante israeliana al Colosseo per il FolkClub: la Fiera del Libro? Ci sarò
col cuore Noa: "La bellezza contro i conflitti" GUIDO ANDRUETTO Ha un
forte significato evocativo la presenza della cantante israeliana Noa questa
sera a Torino per un concerto che terrà dalle 21 sul palco del Teatro Colosseo
(via Madama Cristina 71/a, biglietti a 26,50 euro per la poltrona e 32 per la
poltronissima): non è un caso, infatti, che sia stata invitata dal Folk Club,
nell'ambito delle celebrazioni per il ventennale del mitico locale di via
Perrone, a esibirsi proprio alla vigilia del 25 aprile, giorno di Festa della
Liberazione dai nazifascisti. Perché la musica di Noa, il cui vero nome è
Achinoam Nini che in ebraico significa "Sorella di Pace", è la più
autentica espressione di come le canzoni in taluni casi possano aiutare le
comunità nel mondo a costruire fra loro ponti, dialogo e gesti per eliminare i
conflitti, ma anche a ricercare le proprie radici scavando nella memoria dove
spesso si annidano immagini oscure e orrori come fu per il suo popolo la Shoah.
Originaria di Tel Aviv, dov'è nata nel 1969 da una famiglia di ebrei yemeniti
obbligata a abbandonare la propria casa per il clima di ostilità venutosi a
creare dopo la proclamazione dello Stato di Israele,
Noa arriva oggi a Torino per presentare al pubblico italiano il suo nuovo
disco, Genes & Jeans, nel quale emergono in tutta la loro bellezza
pacificante le suggestioni dell'infanzia così come le melodie ebraico-yemenite,
intrise di amore e di sogno, che hanno accompagnato una fase particolarmente
angosciante della storia della sua famiglia. "E la musica - dice adesso
Noa - può avere anche questo effetto analgesico, cullante. Ma il suo vero
potere credo risieda nella capacità di magnificare, celebrare e analizzare lo
spirito umano, che è un concetto universale". Noa affronta qualunque tema
sociale e politico le si ponga, con una leggerezza talmente delicata da
risultare disarmante. è per questo che la sua posizione sull'imminente Fiera
Internazionale del Libro, che si inaugura l'8 maggio al Lingotto con Israele paese ospite e alla quale non riuscirà a
partecipare, non va ad accrescere le polemiche ma anzi ne lima le zone più
taglienti nel bene di tutti: "Avrei voluto accettare l'invito della Fiera
- spiega la cantante, che in passato ha più volte collaborato con l'algerino
Khaled e con il cantante dei RadioDervish, Nabil Salameh - ma nel mese di
maggio ho un tour programmato già da tempo negli Stati Uniti. A Torino ci sarò
comunque con il cuore e con il pensiero, perché continuo a coltivare una grande
ammirazione e un amore immenso per la letteratura e per gli scrittori d'Israele, in particolare per David
Grossman, e poi perché ritengo che il tema della bellezza sia in questo momento
cruciale nel mondo contemporaneo e nella risoluzione dei conflitti e
specialmente di quello arabo-israeliano. Il fanatismo, l'odio, la crudeltà,
penso si muovano nella direzione opposta rispetto a dove ci vuole condurre la
bellezza, mentre chi sa cercare il bello attraverso l'arte, la
letteratura o la musica, non può che disdegnare la bruttezza da sempre
rappresentata dalle guerre". Proprio per queste ragioni così
appassionatamente enunciate il concerto di questa sera al Teatro Colosseo si
annuncia come un evento musicale e culturale dalla forte carica simbolica.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'annuncio del premier turco Erdogan "Israele pronto al ritiro il Golan
tornerà alla Siria" GERUSALEMME - Israele è pronto a restituire alla Siria le alture del Golan, occupate
nel 1967. Lo ha garantito il primo ministro turco Tayyep Recep Erdogan al
presidente siriano Bashar al-Assad, secondo il quotidiano di Damasco Al Watan.
Erdogan, atteso sabato prossimo nella capitale siriana, aveva telefonato
martedì ad Assad informandolo della volontà di Olmert di procedere con "il
ritiro completo dal Golan siriano occupato in cambio della pace con la
Siria". Assad aveva confermato che una mediazione era stata avviata da
"paesi amici". Siria e Israele sono in stato
di belligeranza dal 1948 anche se il confine tra i due paesi è calmo dal 1974,
quando fu raggiunto un armistizio dopo la guerra dell'ottobre 1973.
( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Genova,
il teatro diventa Far West Scioperi a raffica, opere saltate e il pubblico
fugge dal Carlo Felice COSTANTINO MALATTO RAFFAELE NIRI genova Ormai anche gli
spettatori più fedeli dell'opera lirica hanno deciso di alzare bandiera bianca.
E alle "prime" del teatro Carlo Felice di Genova non prenotano più le
loro poltrone. Perché in una stagione falcidiata dagli scioperi nessuna
rappresentazione è assicurata. L'ultimo caso è di oggi: stasera sarebbe dovuta
andare in scena La sonnambula di Vincenzo Bellini, ma è stata cancellata dallo
sciopero dei sindacati autonomi Fials, Snater, Libersind. Salterà anche la
recita di domenica prossima, le altre chissà. Tra le opere di grande richiamo
si è salvata solo la Manon Lescaut di Puccini. Cancellata la prima dei Vespri
Siciliani a ottobre, che era anche la serata inaugurale della stagione. Poi Il
cappello di paglia di Firenze di Nino Rota a dicembre e Il trovatore a marzo.
Anche la metà del tradizionale concerto di Natale è caduta sotto la mannaia
dell'astensione dal lavoro dei coristi. Risultato: la minaccia del pubblico di
abbandonare il teatro, una spaccatura sindacale senza precedenti, il
sovrintendente Gennaro Di Benedetto contestato violentemente dai dipendenti e
in procinto di lasciare il suo posto. Una guerra all'ultimo sangue sulla
candidatura del celebre maestro israeliano Daniel Oren a
direttore musicale. E un'emergenza economica e finanziaria che mette a rischio
la stessa sopravvivenza del teatro. "In cassa siamo quasi all'asciutto -
dice allarmato il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, che è anche presidente
della Fondazione cui fa capo il teatro - e se continua così non riusciremo
neppure a pagare gli stipendi di giugno". Il caso clamoroso di
questi giorni è quello legato all'anticipo, un centinaio di euro a testa al
mese, sul prossimo contratto integrativo, naturalmente ancora da firmare. Cgil,
Cisl, Uil - una sessantina su quasi 300 dipendenti - siglano l'intesa, gli
autonomi no. Quando il consiglio d'amministrazione ratifica questo accordo, gli
autonomi dissotterrano l'ascia di guerra e dichiarano due giornate di sciopero.
"è il primo caso di uno sciopero indetto contro un aumento salariale"
accusa la Vincenzi. "Niente affatto, è lei che ci ha teso un tranello e ci
ha portato a questo punto dopo averci fatto promesse che non ha mantenuto"
ribattono Nicola Lo Gerfo, Roberto Conti e Marco Raffo, leader delle tre sigle
sindacali. A rappresentare 295 dipendenti ci sono sei sigle sindacali, alcune
delle quali con un'esistenza quasi virtuale. Gli iscritti alla Uil, per
esempio, si possono contare sulle dita di una mano. Quelli del Libersind sono
una quindicina. Quando a fine novembre, la sera in cui la prima del Cappello di
paglia di Firenze di Nino Rota salta per lo sciopero dei coristi dello Snater,
il sindaco Vincenzi tuona davanti all'orchestra schierata: "Mai più senza
una prima!". Sembra l'inizio di una fase nuova. Cinque mesi dopo sindaco e
sovrintendente hanno contro anche l'orchestra, metà della quale è passata con gli
"insorti". A inasprire lo scontro c'è la vicenda del fallimento del
Fondo pensionistico integrativo, un buco che va dai 5 ai 9 milioni di euro a
seconda delle versioni, che ha mietuto vittime tra i vecchi dipendenti. E che
ha portato al rinvio a giudizio del precedente sovrintendente, Nicola Costa. La
Vincenzi sta cercando un accordo extragiudiziale e spera di riuscirci prima
dell'udienza preliminare fissata per settembre. Ma è una corsa contro tempo e
burocrazia. Per la tarda primavera, invece, il sindaco ha promesso un
importante piano di rilancio. Se ne andrà Di Benedetto, avrà maggiore spazio il
nuovo direttore artistico Cristina Ferrari, probabilmente ci sarà un
rimescolamento anche nel cda.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del È il campione del "vento identitario": sempre in
equilibrio tra svolte alla Fini e lacci con l'ultradestra "Rien de rien,
Je ne regrette rien". Nel comitato di Gianni Alemanno partono le note
finali del filmato sul degrado capitolino realizzato dal neoparlamentare Vincenzo
Piso e la voce struggente di Edith Piaf si fonde con l'immagine splendente del
Campidoglio da conquistare. Agli orecchi più affinati suona come un messaggio.
"Non mi pento di nulla", recita la canzone di Michel Vauchaire,
adottata dai legionari dell'Oas in Algeria. Ecco, appunto. Nessuna rottura con
il passato è quello il motivo sotterraneo di questo strascico dei campagna
elettorale. La musica di sottofondo che promette vittoria per il candidato del
Pdl, ufficialmente non apparentato con Storace. Ma pubblicamente pronto a
sfidare la comunità ebraica per difendere il suo antico sodale dalla levata di
scudi antifascista. E ricambiato con la promessa di 55mila preziosissimi voti
tutti targati Destra. Del terzismo tra la pancia nostalgica e gli strappi di
Fini, Alemanno d'altra parte è sempre stato un campione. Come dopo il viaggio a
Gerusalemme. Con Storace in prima linea a guidare la rivolta dell'Hilton contro
Fini che con la kippah in testa aveva definito "fascismo male
assoluto". E Alemanno che più prudentemente rimproverava il presidente di
AN in nome della base. Salvo poi partire alla volta di Israele. Approfittandone per farsi
benedire la celtica al Santo Sepolcro. Su quella medaglietta che Alemanno porta
al collo fin da quando era ragazzo si sono fatte tante speculazioni. È un
ricordo personale, dice lui. E va bene. Ne portava una identica il suo amico
Paolo Di Nella, quando è stato ucciso. Sono passati venticinque anni, ma
dire che quello per un ex ragazzo del Fronte cresciuto tra gli anni di piombo e
i campi Hobbit rappresenta un "simbolo religioso" forse è un po'
troppo poco. Se non altro perché da Vichy in poi la croce inscritta nel cerchio
è stata adottata da una lunga serie di movimenti e partiti tutti appartenenti
alla estrema destra. E prima ancora della legge Mancino a metterla al bando tra
i ragazzi del Msi è stato lo stesso Almirante. D'altra parte di "vento
identitario" e di "diritto di cittadinanza per tutte le culture
politiche" Alemanno ha continuato sempre a parlare. È di pochi mesi fa un
intervento sul Secolo d'Italia: "C'è voglia di destra, An faccia valere la
propria identità". Non a caso prima che An sparisse dalla scheda
elettorale Alemanno si era opposto alla cancellazione della fiamma.
"Significherebbe regalare quel simbolo all'estrema destra". Simboli,
identità, comunità. Concetti e parole care ad Alemanno almeno quanto a Storace
che adesso glieli getta in faccia, insieme ai 55mila e più voti che con quel
simbolo ha aggregato. Pronti ora a fare il grande salto dalla Fiamma della Destra
alla celtica di Alemanno. Uno che sul "fascismo male assoluto" si è
espresso così: "Non si può dire a persone di destra, che magari hanno
avuto un padre morto in Africa, che quella morte aveva alla base un'idea
malvagia. In politica ci vuole misura". Da segretario romano del Fronte
della Gioventù il confronto (a volte serrato) con i giovani attratti da tutto
ciò che si muoveva a destra del Msi era la sua specialità. A tal punto che i
vertici del partito lo misero alla porta per aver contestato la linea di
Almirante che contro il terrorismo aveva invocato la pena di morte e preteso
dai suoi ragazzi che raccogliessero firme con tanto di banchetto. Alemanno si
rifiutò. Risultato: "Alla fine quel maledetto banchetto l'ho fatto".
Erano anni di scontri e di manifestazioni tesissime. Alemanno veniva
soprannominato "Lupomanno". All'inizio degli anni 80 si ritrova a
protestare davanti alla legazione dell'Unione sovietica a largo Trasimeno. E
finisce a Regina Coeli per un "parapiglia", racconta lui: "mi ci
trovai in mezzo". Un anno prima un ragazzo era stato aggredito da cinque
giovani che, non lontano dall'università, gli avevano tirato contro una spranga
di ferro. Alemanno fu arrestato insieme a Sergio Mariani, detto Folgorino,
primo marito di Daniela Di Sotto. Ma poi fu prosciolto. "Era stato rotto
un braccio a un ragazzo di Sommacampagna, corsi a picchiare il
responsabile", racconta Mariani: "Alemanno stava da quelle parti, fu
arrestato anche lui e quando arrivai in caserma era legato con le manette al
termosifone...". Qualche decennio e un ministero più in là, Alemanno non
ha dimenticato il passato e la comunità. Tra la rivista di Destra sociale e il
dicastero dell'Agricoltura accoglie più di un esponente ex di Terza Posizione:
Marcello De Angelis, Gabriele Marconi, Fabrizio Mottironi. Tra le persone che
ora affrontano con lui il ballottaggio, Daniele Giannini, candidato presidente
in XVIII municipio. Uno che nel 2000, da consigliere comunale della Fiamma,
aveva espresso il desiderio di vedere Haider in Campidoglio. Poi il salto dalla
Fiamma al Pdl passando per An, che fa di Giannini un antesignano dei 55mila
storaciani pronti a votare Alemanno. L'altro giorno passeggiava sotto braccio a
Fini. Al primo turno, a poche ore dall'apertura dei seggi, la sua competitor
Gianna Filardi (Pd) l'ha pizzicato a violare il silenzio elettorale, in
compagnia di Franco Califano. E ora denuncia che un'associazione che fa
riferimento a Giannini occupa "abusivamente" il centro anziano
comunale.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del Da Eastwood a Woody Allen un cartellone di gran lusso Ecco la lista dei 19
film in concorso alla 61ª edizione Festival di Cannes, in programma dal 14 al
25 maggio: - "Uc Maymun" (Le tre scimmiè) di Nuri Bilge Ceylan
(Turchia) - "Il silenzio di Lorna" di Jean-Pierre e Luc Dardenne
(Belgio) - "Racconto di Natale" di Arnaud Desplechin (Francia) -
"Changeling" di Clint Eastwood (Stati Uniti) - "Adoration"
di Atom Egoyan (Canada) - "Waltz With Bashir" di Ari Folman (Israele) - "La Frontiere De
l'Aube" (The Frontier Of Dawn) by Philippe Garrel (Francia) -
"Gomorra" di Matteo Garrone (Italia) - "24 City" di Jia
Zhangke (Cina) - "Synecdoche, New York" di Charlie Kaufman (Usa) -
"My Magic" di Eric Khoo (Singapore) - "La Mujer Sin Cabeza"
di Lucrecia Martel (Argentina) - "Serbis" di Brillante Mendoza (Filippine)
- "Delta" di Kornel Mundruczo (Ungheria) - "Linha de Passe"
di Walter Salles, Daniela Thomas (Brasile) - "Che" di Steven
Soderbergh (Usa) - "Il Divo" di Paolo Sorrentino (Italia) -
"Leonera" di Pablo Trapero (Argentina) - "The Palermo
Shooting" di Wim Wenders (Germania), con Giovanna Mezzogiorno FUORI
CONCORSO: - "Vicky Cristina Barcelona" di Woody Allen (Usa) -
"The Good, The Bad, The Weird" di Kim Jee-Woon (Corea del Sud) -
"Kung Fu Panda" di Mark Osborne, John Stevenson (Usa) - "Indiana
Jones e il regno del teschio di cristallo" di Steven Spielberg (Usa)
SELEZIONE SPECIALE FUORI CONCORSO: - "Sangue Pazzo" di Marco Tullio
Giordana QUINZAINE DES REALISATEURS: - "Il resto della notte" di
Francesco Munzi Concorso o no.
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del E le moschee italiane firmano contro il fondamentalismo Ecco la
Federazione dell'Islam: le comunità musulmane sottoscrivono al Viminale una
carta d'intenti. L'Ucoii: entriamo anche noi di Maristella Iervasi / Roma Una
Federazione dell'islam italiano, con tutti i presupposti di una rappresentanza
unitaria del diversificato mondo musulmano. Regole trasparenti per moschee e
imam, un confine netto contro ogni fondamentalismo. È questa l'eredità che il
ministro Amato passerà in consegna al nuovo inquilino del Viminale. Di fatto,
un'evoluzione di quella Consulta islamica istituita dall'ex ministro Pisanu. Un
organismo nuovo, moderato e unitario, che muove i primi passi sui principi
ispiratori della Carta dei valori, della cittadinanza e della convivenza
elaborata dal professor Cardia e che riconosce in toto i principi della Carta
costituzionale. Un obiettivo - l'intesa tra Stato italiano e le confessioni
religiose - necessario ma al tempo stesso ambizioso visti il tempo di Lega di
governo. Tant'è che lo stesso Amato ieri - presiedendo la firma della
dichiarazione d'intenti della Federazione - ha detto: "Chi abbandona il
dialogo favorisce l'estremismo. Ho sempre pensato che questa materia debba
essere bipartisan, perché la libertà religiosa è uguale a se stessa in
qualsiasi parte del mondo". Immediata la replica del leghista Piergiorgio
Stiffoni: "Amato cerca di imbrigliare il futuro governo, ma non ci
riuscirà perché i musulmani vedono l'Italia come terra di conquista".
Sette i soci fondatori del progetto federativo (tra cui la grande moschea di
Roma e l'ex ambasciatore Scialoja, il giornalista pachistano Ejaz Ahmad, Yahya
Pallavicini del Coreis e la neodeputata del Pdl Souad Sbai) a cui seguirà
presto uno statuto per una gestione trasparente delle moschee, la formazione
degli imam e la parità uomo-donna secondo i principi di una società laica e
riformista e la garanzia che l'Islam italiano si affranchi da influenze
radicali proprio nei luoghi di preghiera. Tutte "regole" che
lascerebbero fuori l'Ucoii di Nour Ducham, l'organizzazione musulmana che ha
avuto spesso atteggiamenti ambigui nelle sedute al Viminale: dal varo della Carta dei valori, alle polemiche per
l'accostamento dello stato di Israele al nazismo. Ma a sorpresa ieri, Ezzedin el-Zerfi, imam di
Firenze e portavoce dell'Unione delle comunità islamiche in Italia, ha
precisato: "Siamo pronti a entrare nella Federazione dell'Islam. Siamo
pronti a firmare la Carta dei valori. Abbiamo superato le riserve
avanzate sul paragrafo inerente la poligamia". Scettico, però resta Ejaz
Ahmad: "Di certo non modificheremo alcunché. Dovranno accettare in toto lo
statuto dei soci fondatori, se davvero vorranno entrare nella Federazione
saranno soci ordinari". Leggendo la dichiarazione dell'Ucoii infatti si
esplicita: "Sulla poligamia ci sono frasi che a noi non tornano ma in
generale il testo ci va benissimo, il nostro principio di base è quello di
rispettare la legge del paese in cui viviamo". L'Ucooi dunque si sarebbe
chiamata fuori fin dall'inizio, anche se ora dice: "Nessuno ci ha chiesto
in via ufficiale di sottoscrivere la Carta dei valori che il nostro Consiglio
consultivo ha accettato". In realtà, il ministro Amato era stato esplicito
un anno fa al varo della Carta: "Non c'è l'obbligo di firma ma la
collaborazione continua solo con chi la sottoscrive".
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Spygate, americano passava a Israele
segreti nucleari degli Usa Kadish è stato arrestato. Gerusalemme teme il grande
freddo nei rapporti con Washington come accadde ai tempi del caso Pollard di
Umberto De Giovannangeli Il suo nome è Ben Ami Kadish. Di professione
ingegnere, ora in pensione. Età 84 anni. Per il governo
israeliano è fonte d'imbarazzo. Perché per l'Fbi l'ingegner Kadish è una spia,
responsabile di aver trasmesso a un agente consolare israeliano, tra il 1979 e
il 1985, documenti prelevati da un centro di ricerche militari delle forze
armate Usa, concernenti armi nucleari e caccia bombardieri F15 che gli Stati
Uniti avevano venduto all'Arabia Saudita. Ufficialmente fonti del governo
israeliano ripetono "di non sapere nulla di questa storia e di non avere
nulla da dire", ma dai commenti sulla stampa locale traspare un grande
imbarazzo e una profonda preoccupazione per i riflessi negativi che il caso
potrebbe avere sulle relazioni strategiche dello Stato ebraico con la
superpotenza americana. Tutti i maggiori giornali israeliani collegano il
caso-Kadish a quello di Jonathan Pollard, un analista ebreo del servizio
informazioni della marina Usa, che fu arrestato nel 1986 e condannato
all'ergastolo per aver fornito a Israele un'enorme
quantità di informazioni segrete importanti per la sua sicurezza. In seguito
all'arresto di Pollard, che causò tensione nelle relazioni con Washington, Israele si impegnò a cessare ogni attività spionistica negli
Stati Uniti e negò sempre i sospetti del controspionaggio americano secondo il
quale c'era anche un'altra spia al servizio di Israele.
L'arresto di Ben Ami Kadish sembra ora sbugiardare Israele.
L'imbarazzo è ancora più grande perché l'Fbi ha intercettato una conversazione
telefonica nella quale l'ex agente consolare, Yosef Yagur, ex dipendente
dell'Industria Aeronautica Israeliana (IAI), esorta Ben Kadish a rispondere
agli inquirenti di non ricordare nulla di cose che risalgono a una trentina d'anni
fa. Ben-Ami Kadish oggi ha 84 anni. Storia vecchia, acqua passata? "Penso
che la cosa che più innervosisce gli americani" commenta Danny Yatom, ex
capo del Mossad, oggi membro laburista della Camera (Knesset) "è sapere
che Israele non disse tutta la verità vent'anni fa,
nel 1985, quando scoppiò l'affare Pollard". All'epoca, spiega Yatom,
"gli americani chiesero se c'erano altre persone che Israele
gestiva negli Usa. Per quanto ne so io, la risposta fu sempre
"no"" E se invece Kadish continuò a operare per gli israeliani
anche dopo, "è un caso di inutile stupidità" aggiunge l'ex capo dei
servizi segreti. La vicenda Pollard rivelò che il ministero della Difesa
israeliano operava una cellula segreta, lo Scientific Liaison Bureau, che per
anni cercò di ottenere informazioni utili al reattore nucleare di Dimona ma
anche di fare da centrale dei furti per l'industria di sicurezza israeliana,
con esperti scientifici piazzati negli Usa e in Europa. Secondo il quotidiano
di Tel Aviv Haaretz, proprio questa cellula segreta era responsabile di
Pollard, e anche di Ben-Ami Kadish. Quest'ultimo, parlando all'Fbi, ha ammesso
le sue attività di spionaggio effettuate "nella convinzione di aiutare Israele" secondo i documenti processuali. I capi di
imputazione contro di lui sono complotto, cospirazione per svelare documenti
della difesa nazionale, spionaggio per il governo israeliano. La sua attività
in questo senso si svolse fra il 1979 e il 1985, quando lavorava al centro
dell'Esercito per la ricerca, lo sviluppo e l'ingegneria degli armamenti a
Dover, New Jersey. Fra le alte sfere israeliane, alcuni non negano. Yuval
Steinitz, altro funzionario bene informato sulle attività dei servizi di
intelligence, ammette anzi che c'era una seconda spia oltre a Pollard ma
sottolinea che ogni spionaggio cessò dopo il 1985. Tesi rilanciata dal
portavoce del ministero degli Esteri israeliano Aryeh Mekel. Dopo la scoperta
del caso Pollard, riferisce il portavoce, "il governo (israeliano, ndr)
emise un ordine per astenersi da questo tipo di attività, e quell'ordine è
stato sempre rispettato".
( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Chiti: "Contro il 25 Aprile una palude di
indifferenza" Il ministro chiede alla destra di riconoscersi nei valori
della Resistenza e della Costituzione di Vladimiro Frulletti / Roma IL 25
APRILE va difeso soprattutto dalla palude grigia di indifferenza e di
disimpegno". Al ministro alle Riforme Vannino Chiti, neosenatore del Pd,
non piace il clima che da destra si sta nuovamente alimentando contro il 25
Aprile che poi, a suo giudizio, è anche contro la Costituzione. Senatore Chiti
perché la destra attacca il 25 Aprile? "Perché a destra ci sono ancora
ambiguità e contraddizioni. Ma dobbiamo sperare che siano superate. Il 25
Aprile è la festa della Liberazione dell'Italia, della libertà ritrovata dopo
la sconfitta del nazismo e del fascismo. È la festa di tutti gli
italiani". Lei, alle politiche del 2006 iniziò la campagna elettorale da
Sant'Anna di Stazzema, dove i nazisti e i fascisti uccisero oltre 500 persone
inermi. Disse che sperava di vedere con lei alle elezioni successive anche il
candidato della destra. "E continuo a augurarmi che un giorno a Stazzema
diremo assieme all'esponente del centrodestra che quegli atti di barbarie
contro l'umanità non devono più tornare. E che la Costituzione è un patrimonio
comune a tutti". Non riconoscere la Resistenza significa non credere nella
nostra Costituzione? "La Costituzione è come un albero. Nato e cresciuto
su alcune radici. La più importante è la Resistenza. Se quella radice si secca,
se qualcuno la vuole tagliare, si secca tutto l'albero. Un padre della nostra
democrazia, Piero Calamandrei, suggeriva ai giovani che volevano sapere dove è
nata la Costituzione di andare sulle montagne dove combattevano i partigiani o
nelle carceri dove erano stati imprigionati o nei prati dove avevano perso la
vita per la nostra libertà". Eppure queste parole a destra non sono
sentite come un valore. "Quando Fini ha condannato le
leggi razziali, quando è andato in Israele per rompere, anche simbolicamente, col passato da cui proveniva,
è stato un fatto estremamente positivo. Ora vorrei che Fini riconoscesse il
valore della Resistenza e del 25 Aprile. Sarebbe un bene per l'Italia veder
nascere anche da noi una destra europea. Sarkozy nel discorso con cui
accettò la candidatura alle presidenziali fra i suoi punti di riferimento mise
la Resistenza. E appena eletto fece leggere nelle scuole la lettera di un
partigiano condannato a morte dai nazisti. L'Italia si meriterebbe una destra
come questa". E invece c'è Selva che vuole abolire il 25 Aprile e il
sindaco Pdl di Alghero che vieta "Bella Ciao". "Non tutti sono
uguali. La Moratti alle manifestazioni del 25 Aprile c'è andata e chi la
contestò fece un atto di intolleranza inaccettabile. Poi ci sono anche
posizioni fascistoidi che non vanno sottovalutate, ma sono limitate. Il
problema vero è che a destra prevale uno scettico distacco. Una grigia palude
di indifferenza che non è ammissibile. Perché c'è un legame indissolubile fra
Resistenza e Costituzione. E questi devono essere valori comuni a tutti. Come
avviene in tutta Europa. Il Pd ha nel suo manifesto il richiamo ai valori della
Resistenza. Vorrei che fosse nel manifesto anche di tutti gli altri partiti. Ma
non si tratta di fare sul 25 Aprile una battaglia politica fra Pd e Pdl. Semmai
di condurre una battaglia culturale tra tutti gli italiani affinché la vittoria
sul fascismo e sul nazismo non finisca mai nel dimenticatoio. Così nessuno
lascerebbe senza risposta un Selva che vuole abolire il 25 Aprile o un sindaco
che non fa suonare "Bella Ciao"".
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dopo le dimissioni
di Marcus Brauchli, prestigioso giornalista e direttore del "Wall Street
Journal", messo così a tacere, il magnate australiano mira al
"Newsday", per ridimensionare la concorrenza. La proposta di acquisto
è di 580 milioni di dollari Antonello Catacchio Ancora una volta Rupert
Murdoch, oltre a fare le notizie, come editore di un elenco sterminato di
testate e di tv, fa lui stesso notizia. In un paio di giorni è successo di
tutto: Murdoch ha pubblicato un suo editoriale sul Wall Street Journal a
proposito di allargamento della Nato e di critica ai paesi europei;
contemporaneamente il direttore dello stesso quotidiano economico, Marcus
Brauchli, ha rassegnato le dimissioni e voci insistenti raccontano che Murdoch
starebbe per rilevare anche il quotidiano Newsday per lanciare un attacco
decisivo alla conquista di New York e, indirettamente, ridimensionare la
concorrenza. Per raccontare quel che è successo, bisogna tornare indietro di
qualche mese. A dicembre la News Corp., la società di Murdoch, rilevò il Wall
Street Journal per 5,18 miliardi dollari. Fece molto scalpore il fatto che il
quotidiano economico d'America fosse finito tra le mani dell'editore
australiano, oltretutto per una cifra che gli analisti hanno ritenuto, fin da
subito, decisamente superiore al valore reale della testata. Tutti cominciarono
allora a porsi problemi su come, quando e quanto il nuovo editore avrebbe
dettato la linea. Alla direzione del Wall Street Journal c'era Marcus Brauchli,
insediato da sette mesi, quindi piazzato dalla proprietà precedente,
giornalista prestigioso, da venti anni al servizio della testata. Per
tranquillizzare gli altri azionisti, durante la trattativa, Murdoch accettò di
limitare la sua facoltà di cacciare il direttore, che avrebbe mantenuto il
completo controllo sulle notizie, e di costituire una sorta di comitato di
garanti che vigili sull'accordo. Lunedì scorso, il comitato composto da Susan
M. Philips, Thomas Bray, Louis Boccardi, Nicholas Negroponte e Jack Fuller è
stato chiamato per una videoconferenza urgente. In discussione, le dimissioni
volontarie di Marcus Brauchli, che ringraziava tutti e lasciava il campo
all'editore per cercarsi un direttore di sua nomina e fiducia, accettando un
contratto da consulente della News Corporation, che prevedeva, tra l'altro, di
vagliare la possibilità di creare un canale televisivo di notizie economiche
per l'asiatica Star Tv, sempre di Murdoch, visto che per molti anni Brauchli è
stato corrispondente dai paesi asiatici. Grandi sorrisi, grandi pacche sulle
spalle, grandi assegni in ballo. Ma dietro il divorzio ufficialmente
consensuale molti hanno visto diversi segnali di un impossibile lavoro comune.
Proprio nei giorni scorsi, il Wall Street Journal è uscito con una nuova veste.
Dando spazio in prima pagina a notizie non solo economiche, ma di ogni genere,
comprese quelle sportive. Compreso anche l'intervento dello stesso Murdoch a
proposito di Nato in cui ha bacchettato l'Europa che non avrebbe più "né
volontà politica né senso civico per sostenere un impegno militare per
difendere se stessa e i suoi alleati". Il tutto per dire che dovrebbero
essere inglobati nella Nato l'Australia "che ha mandato le sue truppe in
Iraq, Israele che quasi dal giorno
della sua nascita ha combattuto il terrorismo e il Giappone che adotta una
politica più occidentale di molti paesi europei". Dietro questi
cambiamenti del giornale ci sarebbe Robert J. Thomson, ex direttore del Times,
fedelissimo di Murdoch, al quale è stato sistemato un ufficio proprio nel cuore
della redazione notizie del Wall Street Journal. I mutamenti che hanno
snaturato l'immagine del Wsj, mirano semplicemente a trasformare il quotidiano
economico in una vera e propria alternativa al New York Times. Murdoch è uno
squalo che azzanna tutto ciò che si muove in ambito editoriale (sua è anche la
Fox, determinante nella prima elezione di George Bush alla presidenza). Non
contento di possedere negli Usa il Wsj e The Post vuole impossessarsi anche di
Newsday (si parla di una cifra di 580 milioni di dollari proposta alla Tribune
Company, attuale proprietario). Curioso perché Newsday è un tabloid,
concorrente di The Post (pur essendo considerato più raffinato, con un pubblico
più intellettuale). La mossa dovrebbe permettere di frenare le perdite di The
Post e lanciare l'attacco al vero rivale: The Daily News, che verrebbe così
preso in una morsa. Infatti Mortimer B. Zuckerman, proprietario del Daily News,
sta organizzando una sua controfferta per l'acquisto di Newsday che verrà
formalizzata la prossima settimana. mentre alla faccenda sembra interessato
anche The Observer Media Group, che pubblica The New York Observer. La
battaglia per il controllo dei quotidiani di New York è in pieno svolgimento.
Dopo si conteranno i cadaveri come numero di dimissioni dalle redazioni.
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Thierry Frémaux
annuncia l'edizione 61. Tutta sua. Doppia coppia italiana con Garrone e
Sorrentino; la prima volta di Philippe Garrel, Eastwood, Jia Zhangke. Fuori
gara Spielberg, Toback e "Maradona" Cristina Piccino La prima volta
di Thierry Frémaux da ex-direttore artistico ora delegato generale, ruolo che
fino allo scorso anno era stato di Gilles Jacob, dichiara un cambiamento che
deve essere prioritario: "Il cinema non è più lo stesso, il festival quindi
deve confrontarsi con queste trasformazioni evitando di rinchiudersi in se
stesso, di diventare un circolo per i soliti abbonati". Parigi, i saloni
ovattati dell'ottocentesco Grand Hotel da poco ristrutturato. Il mondo degli
addetti ai lavori ha tirato il fiato una settimana oltre il previsto, questo
infatti il tempo in più che Frémaux si è preso per rivelare, ieri, il programma
del festival, macchina planetaria di cinefilia e mercato sulla quale si
concentrano gli sforzi del cinema mondiale. E ancora ci sono dei punti oscuri.
I francesi intanto. In gara l'edizione numero 61 griffata col poster di David
Lynch, vede La Frontière de l'aube di Philippe Garrel, cineasta che non ha mai
fatto mistero della sua poca disponibilità verso la Croisette scegliendo per i
suoi film, compreso il sessantottino Les amants réguliers, il Lido di Venezia.
Stavolta invece - e finalmente visto che si parla anche dell'arrivo a Cannes
del nuovo e magnifico film di Jean-Marie Straub Il ginocchio di Artemide -
l'ineffabile regista di Zanzibar ha accettato di salire (nel cast ci sono il
figlio Louis e Laura Smet) le scale del Palazzo. L'altro francese è Arnaud
Desplechin, autore eccentrico in gara con Un conte de Noel, scelta che
sembrerebbe prediligere il cinema d'oltralpe meno allineato al concetto di
"medietà". Garrel e Desplechin comunque non saranno gli unici:
Frémaux infatti ha parlato di un terzo titolo che sarà annunciato nei prossimi
giorni. Nel toto-possibilità ci sono Bertrand Bonello (De la guerre), Rithy
Pahn con La Diga sul Pacifico star Isabelle Huppert, Laurent Cantet (Entre le
murs) i fratelli Arnaud e Jean-Marie Larrieu con Pyrénees. Parliamo subito
dell'Italia. Quel che già si sapeva è tutto confermato. In concorso Gomorra di
Matteo Garrone dal libro di Roberto Saviano, fuori concorso Sanguepazzo il film
di Marco Tullio Giordana su Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, i divi del fascismo
che si schierarono con la sanguinaria brigata repubblichina di Pietro Koch,
uccisi alla fine della guerra - protagonisti Monica Bellucci e Luca Zingaretti.
Alla Quinzaine - che pure non ha ancora annunciato il suo cartellone - Il resto
della notte di Francesco Munzi, storie di quasi cronaca nell'Italia del nord.
La sorpresa è invece Il divo di Paolo Sorrentino che vede protagonista, come Gomorra,
Toni Servillo. E questa è la terza volta del regista napoletano in gara sulla
Croisette, difficile pensare a un ritorno dopo le critiche all'Amico di
famiglia, e invece Frémaux lo ha voluto ancora - non ne sarà felice Marco
Müller che auspicava una "divisione" tra i due festival dei film
italiani più attesi. Forse il ritratto di Giulio Andreotti, è lui "il
divo" di quel mezzo secolo (?) di politica italiana. Hanno tutti un
"appeal" e senz'altro bene completano l'immagine di un cinema
italiano tra Storia e attualità. La stampa francese ci fa subito notare però
che nonostante le premesse (Libé on line) non ci sono epifanie né traumi
annunciati per il cinefilo medio. Sulla carta il concorso mette insieme le
certezze dei grandi nomi e le "prime volte", anche qui però registi
conosciuti magari con passaggi alla Quinzaine come vuole il meccanismo rodato
del festival francese. È il caso di Garrone (L'imbalsamatore) e di Brillante
Mendoza, lo scorso anno la sezione diretta da Olivier Pére aveva mostrato Foster
Child, quest'anno il regista, nome di punta della nuova onda filippina
post-Lino Brocka è in competizione con Serbis. Nota anche Lucrecia Martel (La
Mujer de cabeza), il cui XX venne prodotto insieme alla Cinéfondation. Prima
volta in gara invece per Peblo Trapero con Leonera, entrambi argentini,
entrambi cresciuti negli anni Novanta delle lotte politiche e invenzioni di
immaginario indipendente nel loro paese. Tornano i fratelli Dardenne, Palma
d'oro nel 99 e nel 2005 (Rosetta e L'enfant) con Le Silence de Lorna. Wim
Wenders col film girato a Palermo, storia di un fotografo di mezza età in crisi
(The Palermo shooting). Frémaux si è aggiudicato anche il nuovo Clint Eastwood,
Changeling, thriller con Angelina Jolie nel ruolo di una madre a cui hanno
rapito il figlio. Targati Usa anche l'esordio dello scrittore Charlie Kaufman
(con Philip Seymour Hoffman), e il nuovo Steven Soderbergh con il doppio Che
(The Argentine e Guerrilla) 4 ore su Guevara (Benicio Del Toro). Tornano Jia
Zhangke con i suoi appuntiti ritratti della Cina contemporanea (24 City), Atom
Egoyan (Adoration) e il turco Nuri Bilge Ceylan (Three Monkeys). Frémaux si è soffermato con particolare attenzione sul film
israeliano in gara, un film d'animazione in cui si racconta il massacro di
Sabra e Chatila in Libano nell'82. Lo firma Ari Folman. Non si sanno ancora i
titoli dei film d'apertura e chiusura. E certo è invece il ritorno di Steven
Spielberg e di Indiana Jones and the kingdom of the crystall skull fuori
concorso. Come Vicky Cristina Barcelona girato da Woody Allen in Spagna
con Penelope Cruz e Scarlett Johansson. Tra mezzanotte e proiezioni speciali
Maradona di Emir Kusturica, Chelsea Hotel, titolo warholiano per il nuovo Abel
Ferrara, Wong kar Wai con il Redux di Ashes of Time. Nel Certain regard
troviamo James Toback col suo Tyson, documentario dedicato al pugile. Ma anche
Kurosawa Kiyoshi, il regista giapponese più amato in Francia con Tokyo Sonata,
Tokyo, film collettivo di Leos Carax (un ritorno dopo Pola X), Michel Gondry e
Bong Joon Ho. La sezione presenta inoltre vie moderne di Raymond Depardon e
Tulpan di Sergey Dvortsevoy, regista russo molto coccolato oltralpe i cui
documentari sono spesso passati al parigino Cinéma du reel. Ricca la lista di
giurati in fila per decidere la Palma d'oro 2008 presiede Sean Penn: Sergio
Castellitto, Natalie Portman, Alfonso Cuaron, Rachid Bouchareb, Alexandra Maria
Lara, Apichatpong Weerasethakul.
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un certain regard
Tokyo! di Bong Joon Ho, Leos Carax, Michel Gondry (Francia/Giappone); Afterschool
di Antonio Campos (Usa); Cloud 9 di Andreas Dresen (Germania); Je veux voir di
Khalil Joreige, Joana Hadjithomas (Francia); Involuntary di Ruben Östlund
(Svezia); Johnny Mad Dog di Jean-Pierre Sauvaire (Francia); Los Bastardos di
Amat Escalante (Messico); O'Horten di Bent Hamer (Norvegia/Germania); Parking
di Chung Mong-Hong (Taiwan); Part Ocean, Part Flame di Fendou Liu (Cina); Le sel de la mer di Annemarie Jacir (Palestina); Soi cowboy di Thomas Clay (Gb); A festa de menina morta di
Matheus Nachtergaele (Brasile); The modern life di Raymond Depardon (Francia);
Tokyo Sonata di Kiyoshi Kurosawa (Giappone); Tulpan di Sergei Dvortsevoy
(Germania); Tyson di James Toback (Usa); Versailles di Pierre Schöller
(Francia); Wendy and Lucy di Kelly Reichardt (Usa). Mezzanotte Maradona di Emir
Kusturica (Spagna/Francia); Surveillance di Jennifer Lynch (Usa); The Chaser di
Na Hong-Jin (Sud Corea) Corti in gara Jerrycan di Julius Avery (Australia); El
deseo di Marie Benito; Megatron di Marian Crisan; 411-Z di Daniel Erdelyi
(Ungheria); De moins en moins di Mélanie Laurent (Francia); My rabbit hoppy di
Anthony Lucas (Australia); Buen viaje di Javier Palleiro, Guillermo Rocamora
(Spagna); Smafuglar di Runar Runarsson (Islanda); Love you more di Sam
Taylor-Wood (Gran Bretagna).
( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In gara Da Martel a
Wenders In concorso Three Monkeys di Nuri Bilge (Turchia); Le silence de Lorna
di Jean-Pierre et Luc Dardenne (Belgio); Un conte de Noël di Arnaud Desplechin
(Francia); Changeling di Clint Eastwood (Usa); Adoration di Atom Egoyan
(Canada); Waltz with Bashir di Ari Folman (Israele); La frontière de l'aube di
Philippe Garrel (Francia); Gomorra di Matteo Garrone (Italia); City di Jia
Zhangke (Cina); Sinecdoche, New York di Charlie Kaufman (Usa); My Magic di Eric
Khoo (Singapore); La mujer sin cabeza di Lucrecia Martel (Argentina);
Serbis di Brillante Mendoza (Filippine); Delta di Kornel Mundruczo (Ungheria);
Linha de passe di Daniela Thomas, Walter Salles (Brasile); "Che" di
Steven Soderbergh (Usa); Il divo di Paolo Sorrentino (Italia); Leonera di Pablo
Trapero (Argentina); The Palermo Shooting di Wim Wenders (Germania) Fuori
concorso Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen (Usa); The good, the bad, the
weird di Kim Jee-woon (Sud Corea); Kung Fu Panda di Mark Osborne, John
Stevenson; Indiana Jones and the kingdom of the crystal skull di Steven Spielberg
(Usa). Proiezioni speciali Ashes of time di Wong Kar-Wai (Hong
Kong/Cina/Taiwan); C'est dur d'être aimé par des cons di Daniel Leconte
(Francia); Chelsea Hotel di Abel Ferrara (Usa); Of time and the city di Terence
Davies (Gb); Roman Polanski, wanted and desired di Marina Zenovich (Usa);
Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana (Italia/Francia); The third wave di
Alison Thompson (Usa).
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-24 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Intelligence L'Fbi: "Dal 1979 al 1985 passò segreti sui caccia
F15 e sul nucleare" La doppia vita dell'ingegner Kadish Ebreo americano e
spia per Israele L'agente, ora 84enne, rischia
l'ergastolo. Imbarazzo a Gerusalemme Il caso ricorda quello di Pollard,
analista della Us Navy arrestato negli anni 80 per spionaggio e ancora in
carcere WASHINGTON - I vicini di casa descrivono Ben Amin Kadish un fervente
sionista, impegnato nella beneficenza e molto ospitale. La porta della sua
abitazione nel New Jersey era aperta "a tutti". Una trasparenza che
nascondeva un segreto. Il signor Kadish, 84 anni, ingegnere, era una spia di Israele negli Stati Uniti. E dal 1979 al
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-24 num: - pag: 19 categoria:
BREVI Il precedente Jonathan Pollard Talpa nella Marina è rinchiuso in un
carcere Usa La spia Jonathan Pollard, 53 anni, nato in Texas, è un ex analista
della Marina Usa. Negli anni 80 fornì a Israele informazioni sul Medio Oriente.
Fu condannato all'ergastolo nell'86. Nel '98 Israele ammise che era una spia e gli garantì la cittadinanza. Oggi è in
un carcere Usa. Washington resiste alle pressioni per il rilascio La stessa
rete In Israele non
escludono che il nuovo "caso" di Ben Amin Kadish sia un modo per
impedire altre richieste per la liberazione di Pollard. I due facevano
parte della stessa rete e rispondevano agli ordini dell'Ufficio di collegamento
scientifico, sigla che nascondeva un dipartimento dello spionaggio mirato a
raccogliere segreti tecnologici.
( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il Cavaliere
sale al Colle e discute di Bossi, Alitalia e della formazione di governo
Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento Fabio Perugia
f.perugia@iltempo.it Berlusconi è salito al Colle. Giorgio Napolitano voleva
essere aggiornato sulle intenzioni del presidente del consiglio in pectore
riguardo ai problemi più stringenti. Voleva fare il punto sulla squadra di
governo e capire quale sarà il timing da qui all'insediamento. Un incontro
"cordiale", l'hanno definito i due staff. E forse riparatorio, causa
alcuni malintesi che si erano verificati durante la campagna elettorale. Il
Capo dello Stato avrebbe discusso con il Cavaliere della questione Alitalia e
la preoccupazione di entrambi si è incentrata sui conti della compagnia di
bandiera italiana. Ma a quanto sembra l'altra grande preoccupazione del
Quirinale riguarda il peso che avrà la Lega nel futuro governo, anche se il
Colle ufficialmente nega ci siano problemi con il partito di Bossi. Berlusconi
lo ha rassicurato ("i toni dovranno cambiare") e proprio
sull'esecutivo ha dato l'impressione di voler stringere il più possibile i
tempi, se è vero che ha intenzione di volare in Israele da premier per celebrare i
sessant'anni dello Stato ebraico. A proposito di totoministri, è saltato
l'appuntamento che Berlusconi aveva in serata con Roberto Formigoni. Il
governatore della Lombardia sta cercando un nuovo incarico e non molla: vuole
entrare a far parte dell'esecutivo, anche se il Cavaliere preferisce dargli un
posto di rilievo nel Popolo della libertà. Intanto ciò che è sicuro è
che le caselle del nuovo governo non sono ancora definite. Se torna in corsa
Vito come Guardasigilli (per il ministero di via Arenula sono candidati anche
Pera e Mariastella Gelmini sembra dirottata verso l'Istruzione), si fa sempre
più forte l'ipotesi di Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e di Sandro
Bondi ai Beni culturali. E il coordinamento del Pdl? Per ora l'ipotesi più
accreditata è quella di Denis Verdini. Non ci sarà, invece, il ministero dello
Sport in questa legislatura. "C'è un principio fondamentale, che ho sempre
seguito: l'indipendenza assoluta, la politica deve stare lontana dallo
sport": il Coni chiaramente ringrazia. In questi giorni di necessaria
"afflizione - come ha detto lo stesso Cavaliere - che continuerà finché
non si completerà la formazione del nuovo governo", Berlusconi ha spiegato
ancora che "la squadra sarà di 60 componenti in tutto, tra ministri e
sottosegretari, la metà del governo attuale - aggiunge -. Ci sono funzioni che
adesso sono in tre ministeri, che vanno accorpate in uno solo e questo complica
la scelta delle persone. è un momento particolarmente impegnativo, perché la
squadra di governo è la base per trasformare in realtà il nostro programma, che
per noi è un impegno morale". In serata il premier in pectore ha trovato
anche il tempo di ricevere a Palazzo Grazioli il leader di Mpa Raffaele
Lombardo. Secondo i suoi collaboratori, "come la Lega ha chiesto, anche
lui è andato a chiedere un ministero per premiare l'impegno del suo partito
durante le elezioni".
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-24 num: - pag: 42 autore: di
BERNARD-HENRI LéVY categoria: REDAZIONALE L'ABBRACCIO AD HAMAS Quel triste
declino del personaggio Carter E videntemente il problema non è discutere o non
discutere con i siriani: tutti, più o meno, lo fanno. Non è incontrare, a
Damasco, il capo in esilio di Hamas: tutti, compresi gli israeliani, un giorno
o l'altro si decideranno a farlo in virtù del vecchio principio secondo cui è
con i propri nemici, non con gli amici, che alla fin fine bisogna dialogare,
fare la pace e andare d'accordo. Il problema è come l'ex presidente Carter si è
comportato. E' l'inutile e spettacolare abbraccio, a Ramallah, con Nasser
Shaer, il rappresentante di Hamas. E' la corona di fiori devotamente deposta
sulla tomba di un Yasser Arafat del quale egli sa, come tutti, quale ostacolo
rappresentò per la pace. Il problema è che al Cairo, secondo un altro
responsabile di Hamas, Mahmoud Zahar, che non è stato smentito, Carter abbia
potuto qualificare come "movimento di liberazione nazionale " un
partito, Hamas dunque, che del culto della morte, della mitologia del sangue e
della razza, dell'antisemitismo in versione "protocolli dei Savi di
Sion" ha fatto i pilastri della propria ideologia. Il problema è il
formidabile gesto di derisione che il capo del Partito in esilio, Khaled
Meshal, ha indirizzato a Carter proprio mentre lo riceveva, lanciando, al
valico di Keren Shalom, il suo primo grande attentato con un' autobomba dopo
parecchi mesi. E il problema è che l'evento non abbia strappato a Carter, tutto
preso dai suoi calcoli di mediatore autoproclamatosi, né una parola di emozione
né di biasimo. Si dirà che l'ex presidente c'è abituato. Non risale certo a
ieri la strana deriva di un uomo che, trent'anni fa, fu uno degli artefici
della pace con l'Egitto e che da allora non ha smesso di
offendere Israele, di
paragonare il suo sistema politico a quello del Sud Africa all'epoca
dell'apartheid, di ignorare il suo desiderio di pace non meno reale dei suoi
errori, di negare persino le sue sofferenze (fra altri esempi, l'intervento, un
anno fa, sul canale televisivo Cbs in cui Carter dichiarava che Hamas,
da anni, non aveva più commesso il minimo attentato che fosse costato la vita a
civili. Dimenticando così l'uccisione di sei persone al terminal di Karni e
quella dei 16 occupanti di due autobus a Beersheba, il 30 agosto 2004).
Comunque, un conto è parlare alla Cbs, un altro è pronunciare le stesse parole,
senza mandato ma forti di un'indiscutibile autorità morale, quando ci si trova
fra i belligeranti. Un conto è dire, a Dublino, il 19 giugno 2007, che i veri
criminali non sono coloro che, come Meshal, dicono ai quattro venti che Israele "prima di morire" deve essere
"umiliato e degradato", ma coloro che preferirebbero che quei
simpatici personaggi fossero prima o poi (e se possibile meglio prima che poi)
allontanati dai circoli del potere. Un altro conto è venire sul posto ad
appoggiare con tutto il proprio peso gli elementi più radicali, più ostili alla
pace, più profondamente nichilisti del campo palestinese. La verità è che, se
si volesse screditare l'altro campo, finire di umiliare e ridicolizzare l'unico
alto dirigente palestinese, Abu Mazen, che rischiando la vita continua a
credere nella soluzione dei due Stati, se si volessero far crollare gli ultimi
sogni degli uomini e donne di buona volontà che credono ancora nella pace, non
ci si potrebbe comportare diversamente. Allora, cos'è successo al premio Nobel
per la pace? E' forse vittima della vanità di chi non è più nulla e cerca,
prima di abbandonare la scena, un ultimo quarto d'ora sotto i riflettori? Della
senilità che ha portato l'uomo politico a perdere il contatto con la realtà e,
fra l'altro, con il proprio partito (Barack Obama, più nettamente ancora della
sua rivale, ha appena ricordato che ci si può "sedere" accanto agli
uomini di Hamas solo se "rinunciano al terrorismo, riconoscono il diritto
di Israele ad esistere e rispettano gli accordi
passati")? E' vittima di una variante dell'odio verso di sé e, nel caso
specifico, l'odio verso il proprio passato di grande costruttore di pace? Tutte
le ipotesi sono permesse. Ma certo è che l'ex presidente Carter ha un punto in
comune con colui che presto sarà l'ex presidente Bush: sono due born again, due
cristiani "nati una seconda volta", con tutto quello che la mistica,
frequente nelle chiese evangeliche di oggi, presuppone di oscurantismo. C'è un
altro punto in comune fra loro, purtroppo non smentito dalla fine del mandato
di George W. Bush: l'uno e l'altro rimarranno, in un ordine che sarà la Storia
a determinare, i due peggiori presidenti che abbiano avuto gli Stati Uniti.
Ebbene, ecco un terzo punto in comune, legato ai primi due e che, il caso
Carter insegna, sfortunatamente sopravvive a lungo all'esercizio del potere (è
un avviso a chi immagina di sbarazzarsi definitivamente, fra sei mesi, del
presidente in carica!): un'identica capacità di trasformare i propri errori
politici in disastrose colpe morali. (traduzione di Daniela Maggioni).
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-04-24 num: - pag: 51 categoria:
REDAZIONALE Il cartellone di Cannes Sorrentino e Garrone in gara, evento per
"Sangue pazzo" di Giordana, poi Munzi e Brogi Taviani di Servillo Il
festival MILANO - L'Italia torna in forza a Cannes, al 61Ë?festival il cui
cartellone, dal 14 al 25 maggio, è stato annunciato ieri a Parigi. Ci torna con
due titoli in concorso, alla pari dei francesi, Interpreta Andreotti e recita
in Gomorra Le novità di Spielberg, Eastwood e Allen Il divo di Sorrentino e
Gomorra di Garrone, accomunati dalla presenza di uno degli attori più
applauditi, Toni Servillo. Ed inoltre Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana, sulla
storia della diabolica coppia di regime Ferida-Valenti, sta fuori concorso, Il
resto della notte di Munzi è alla Quinzaine des Réalisateurs, Forse Dio è
malato di Brogi Taviani alla Settimana della critica. Un attore amato anche in
Francia, Sergio Castellitto, è il giurato italiano nel gruppo presieduto da
Sean Penn. Ed infine ci sarà Italia, Palermo, anche nel film di Wenders con la
Mezzogiorno. Sono 20 titoli in gara oltre a proiezioni di mezzanotte, eventi,
fuori concorso come l'annunciato Indiana Jones e il regno del teschio di
cristallo di Spielberg, il nuovo cartoon Dreamworks Kung Fu Panda, Woody Allen
che ha girato Vicky Cristina Barcelona con la Cruz, Bardem e la Johansson, il
Maradona di Kusturica. La solita gran festa con molti dei film previsti e una
partecipazione di casa meno trionfalistica. Solo due francesi, molto da
festival: Desplechin con Un conte de NoËl e Garrel con La frontière de l'aube,
ma anche due argentini, Lucrecia Martel e Pablo Trapero. Poi Cina, Turchia,
Brasile, Filippine, il canadese Egoyan e l'israeliano
Folman, oltre agli ineffabili fratelli belgi Dardenne, di solito vincitori ( Le
silence de Lorna). Gli americani abbastanza in massa, mancano solo i Coen e
Spike Lee che sembrano già "veneziani". Ma sulla Croisette arrivano
Clint Eastwood con il suo thriller che racconta del rapimento negli anni 20 di
un bimbo a mamma Angelina Jolie; un doppio bio-film su Che Guevara di
Soderbergh con Benicio Del Toro, Synecdoche New York di Kaufman. è l'Italia a
questo punto che incuriosisce: due registi impegnati a parlare del Paese di
oggi in modo non istituzionale. E tutti inorgogliscono, da Film Italia a
Cinecittà, da Procacci produttore della riduzione del libro di Saviano a
Caterina D'Amico che parla per Rai Cinema: "Non film isolati ma frutto del
lavoro fatto con passione e impegno costanti". Certamente non è stato
facile per Sorrentino, autore delle Conseguenze dell'amore, mettere in cantiere
Il divo, che la Lucky Red distribuirà il 28 maggio: "Dopo aver avuto tanti
complimenti con tanti rifiuti incorporati, ringrazio chi ha voluto condividere
quest'impresa che non ha avuto alcun aiuto dalla tv. Perché non volevo fare
l'agiografia biografica stile fiction di Andreotti ma neppure un film politico
a tesi precostituita con un attacco frontale. Ho studiato luci ed ombre di un
uomo che da decenni è sempre sul palcoscenico, ma senza polemiche". Lo
vedrà l'interessato? "Certamente è suo diritto e nostro desiderio, appena
finito". Ma ci potrebbe essere un intero ex partito all'anteprima, perché
la distribuzione è questa: Bosetti fa Scalfari, Bucci è Evangelisti, Buccirosso
è Cirino Pomicino, Colangeli Salvo Lima, Paolo Graziosi Moro, Popolizio è
Sbardella, Aldo Ralli Ciarrapico, Degli Esposti la fedele segretaria Enea e la
Bonaiuto si gioca il ruolo della signora Livia, la moglie. Maurizio Porro
Classe 59 Servillo è nato ad Afragola il 9 agosto 1959 Protagonisti Da
sinistra: Harrison Ford e Shia LaBeouf in "Indiana Jones e il regno del
teschio di cristallo" di Steven Spielberg. Al centro, Luca Zingaretti e
Monica Bellucci nei panni di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida in "Sangue
pazzo" di Marco Tullio Giordana. A destra, Penelope Cruz nel film
"spagnolo" di Woody Allen "Vicky Cristina Barcelona".
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Mmagini, colori,
atmosfere, bensì sapori e odori. E Ferrara, quella
israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo,
case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso
intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero
Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino
al domenica.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FABIO FERZETTI
PIÙ CHE una rivincita è una nèmesi. Ogni volta che la Croisette ci snobba, in Italia
si levano alte grida. Stavolta siamo stati accontentati. Due titoli in
concorso, e che titoli, più Wenders "ospite" a Palermo. Poi Giordana
fuori gara e il secondo film di Francesco Munzi, uno dei pochi talenti veri di
questi anni, alla Quinzaine. La cosa buffa, ma anche significativa, è che a
guidare questa cordata sia proprio Andreotti. L'uomo che ai tempi del
Neorealismo disse "I panni sporchi si lavano in casa", e che ora si
ritrova a Cannes, sia pure in effigie, con una pattuglia di opere grondanti
nefandezze. Mafia, camorra, rapine, intrighi di Palazzo, esecuzioni, immigrati.
E fiumi di coca, sia ieri (Sangue pazzo di Giordana) che oggi (Il resto della
notte di Munzi). C'è da temere che qualche emulo da due soldi del divo Giulio
tuoni contro "l'immagine" che esportiamo a Cannes. Ma sulla Croisette
fortunatamente i film sono film, non pedine da muovere sul soffocante teatrino
politico nazionale. Per ora dunque gioiamo dell'opportunità di vedere
Sorrentino e Garrone accanto ai nuovi lavori di Clint Eastwood, di Philippe
Garrel, di Steve Soderbergh, dei fratelli Dardenne; senza dimenticare i talenti
argentini Pablo Trapero e Lucrecia Martel, il sofisticato turco Nuri Bilge
Ceylan (quello di Uzak), l'esordio alla regia di Charlie Kaufman, già "penna"
geniale e delirante di Gondry. E un docu-cartoon israeliano
sulla strage di Sabra e Chatila (Waltz with Bashir di Ari Folman) che già sulla
carta sa di sfida e di evento. Tutti nomi, questi ultimi, che oltre alle
sorprese garantiscono un solido ricambio generazionale. A cercare il pelo
nell'uovo spicca un'assenza alla quale in Italia non si fa molto caso ma che è
invece un segnale chiaro. Nessun corto italiano è in programma alla
Cinéfondation, che ogni anno seleziona lavori delle scuole di cinema di tutto il
mondo. C'è da chiedersi perché. Ma intanto prepariamoci a un giro completo del
pianeta cinema in dodici giorni fitti di ogni possibile stile. Dal ritorno di
Indiana Jones al docu-fiction di Kusturica su Maradona, fino alle ultime
fatiche di Woody Allen o Abel Ferrara. Con una speranza particolare: che tanta
Italia sugli schermi serva finalmente ad aggiornare il concetto di un paese che
di là delle Alpi nessuno più conosce e capisce.
( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Svolegrà dal 14 al
25 maggio: oltre ai due italiani, Gomorra di Matteo Garrone dall'omonimo libro
di Roberto Saviano e Il Divo di Paolo Sorrentino c'è Clint Eastwood con The
Changeling, con Angelina Jolie; Steven Soderbergh con il doppio biopic su
Ernesto Che Guevara: Guerrilla e The Argentine con Benicio Del Toro, e Charlie
Kaufman con Synecdoche, New York; Wim Wenders con Palermo Shooting; i fratelli
belgi Dardenne, con il film Le silence de Lorna; i francesi Arnaud Desplechin
con Un conte de Noel e Philippe Garrel con la pellicola La frontiere de l'aube;
gli argentini Lucrecia Martel con La mujer sin cabeza e Pablo Trapero con
Leonera; l'israeliano Ari Folman con Waltz with Bashir; il
canadese Atom Egoyan con Adoration. Completano la lista dei film in lizza per
la Palma d'Oro 24 City del cinese Jia Zhangke; Daydreams del turco Nuri Bilge
Ceylan; Delta del magiaro Kornel Mundruczo; Linha de Passe dei
brasiliani Walter Salles e Daniela Thomas; Serbis del filippino Brillante
Mendoza. Fuori concorso, Mark Osborne e John Stevenson con l'animazione Kung Fu
Panda; Ji-Woon Kim con The Good, The Bad, The Weird; Woody Allen con Vicky
Cristina Barcelona e Steven Spielberg con Indiana Jones e il Regno del teschio
di Cristallo.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-24 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Il Festival Porte aperte ai registi della Bulgaria cPorte aperte
per la prima edizione della festa del Cinema Bulgaro, che si svolgerà da lunedì
prossimo fino al 3 maggio prima alla Casa del Cinema (largo Mastroianni a Vila
Borghese) e poi al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale. In programma
film e documentari, ma anche l'esposizione di manifesti e locandine di film
storici. Sono inoltre previsti incontri e dibattiti con alcuni importanti
protagonisti sia italiani che bulgari. Il 2 maggio sarà presentato "La
masseria delle allodole " dei fratelli Taviani che annovera fra gli
interpreti Stefan Danilov, attore oltre che ministro della Cultura bulgaro,
conosciuto in Italia anche per la partecipazione di fiction come "La
Piovra 9", "Racket", "Un caso di coscienza ". Pensato
ed organizzato dall'Associazione Culturale Italo- Bulgara "La Fenice
", in collaborazione con l'Istituto Bulgaro di Cultura a Roma, il festival
celebra il primo anniversario dell'entrata della Bulgaria nella Comunità
Europea e l'anno del Dialogo Interculturale. L'appuntamento sarà l'occasione
per annunciare e presentare un gemellaggio con la città di Sofia, previsto per
giugno 2008, dove si presenterà una rassegna dedicata al cinema italiano. L'apertura è prevista lunedì alla Casa del Cinema alle ore 21 con
"La fine del mondo" di Ivan Nichev su un professore israeliano che
ritorna nella città natia in Bulgaria per insegnare. Si ritrova invece immerso
in un viaggio sentimentale nel passato e fra alterne vicende rincontra una
ragazza armena di cui un tempo era innamorato e che pensava fosse emigrata in
Francia. I due si riscoprono, ricordando la loro adolescenza e la
particolarissima atmosfera della Plovdiv del 1940, una delle città più antiche
dei Balcani dove bulgari, armeni, turchi, ebrei e greci vivevano in armonia
prima che il comunismo e la Seconda Guerra Mondiale frantumassero il loro
magico idillio. Un film ironico, caldo ed accattivante sul mondo balcanico
perduto. Dal giorno successivo la rassegna si trasferirà al palazzo delle
Esposizioni con film di Stefan Moskov, Milena Andonova, Ivailo Hristov, Ilian
Simeonov, Nayo Titzin, Atanas Dimitrov, Valentin Goshev, Ivan Panteleev, Iglika
Trifonova. (P. Lan.).
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-04-24 num: - pag: 48 categoria:
REDAZIONALE Un Belpaese normale I ritratti quotidiani dell'Italia che non fa
notizia C ontro l'apparenza, contro lo straordinario a tutti i costi.
L'emozione della lente d'ingrandimento sulla vita di tutti i giorni. Niente
gossip, nessun colpo di scena, "solo" la grandezza della normalità
raccontata attraverso l'obiettivo dei reporter. è questo l'imperativo del
"FotoGrafia- Festival Internazionale di Roma ", giunto alla settima
edizione. La kermesse terrà la città impegnata fino al 25 maggio in un
crescendo di mostre ed eventi sotto la direzione artistica del fotografo Marco
Delogu. Tema dominante, appunto "Vedere la normalità. La fotografia
racconta il quotidiano". "Un festival - dice Delogu- di autori di
fotografie, più che di fotografie nelle varie accezioni del termine. Copre
tutti i linguaggi, da quelli più vicini all'arte contemporanea ai più classici.
E parliamo di normalità nel senso positivo della parola, quella per cui si
fotografano l'esistenza di tutti i giorni, la famiglia, la strada sotto casa,
le cose essenziali. Non la guerra, non le ragazze bellissime, non i fatti fuori
del comune, ma scene di vita ordinaria. Sentito cosa ha detto Roberto Calasso
l'altra sera? Quando Colette gli ha insegnato a togliere tutta la belluria dai
suoi romanzi, Simenon è diventato uno dei grandi del '900". Allora evviva
il quotidiano, ma senza confini: i reportage in mostra sono testimonianze dal
mondo raccolte in buona parte da giovani fotografi emergenti. A cominciare
dall'Italia raccontata attraverso le nuove forme di socialità e i contrasti del
paesaggio naturale e artificiale. Poi ci sono le realtà dei Paesi dell'Africa,
e istantanee da Tokio, dalla Cina, da El Salvador, anche dalla Birmania, per
fare qualche nome. Al Palazzo delle Esposizioni, cuore della manifestazione, si
possono vedere i lavori dell'italocanadese Paolo Woods ("Il Far West
Cinese ", viaggio-inchiesta sul neocolonialismo industriale della tigre
d'oriente in Africa), quelli della fotografa inglese Leonie Purchas ("In
the shadow of things") che dopo aver girato il mondo fotografando famiglie
torna a riprendere quella di sua madre, e le immagini della slovacca Lucia
Nimcova ("Unofficial") che aveva 9 anni quando fu abbattuto il muro
di Berlino. Sempre al Palazzo delle Esposizioni si trova la nuova produzione di
Gabriele Basilico, dedicata al Tevere. Foto a colori o in bianco e nero, a
ciascuno il suo linguaggio: "Ciò che conta - spiega Delogu - è
l'equilibrio tra l'idea e la messa su carta dell'idea". Altri due punti
strategici del Festival sono il Museo di Roma in Trastevere e la Galleria
Nazionale d'Arte Moderna. Il primo, più legato per tradizione ai fotoreportage,
ospita anche la mostra collettiva "Solo in Italia", (un viaggio dello
scrittore Antonio Pascale e di quattro fotografi attraverso il Belpaese), la
seconda offre l'occasione di avvicinarsi alle istantanee
dell'israeliano David Perlov, scatti d'autore che ritraggono luoghi e persone
di tutti i giorni: lo studio, il caffè sotto casa, i familiari. Dunque il
quotidiano lontano dai clamori della cronaca. Come le immagini del popolo
saharawi, del Sahara occidentale, non riconosciuto da nessuna istituzione
internazionale, esposte alla facoltà di Architettura Valle Giulia:
"Le hanno scattate loro stessi con i cellulari portati da Patrizio
Esposito (fotografo impegnato nelle battaglie civili, ndr) perché da quelle
parti non ti fanno tenere neanche una macchina fotografica. Ecco un esempio di
fotografia fuori da ogni sensazionalismo: testimonia l'esistenza di un popolo
che nessuno conosce. In un festival che si occupa della normalità più profonda,
non poteva mancare". Benedetta de Micheli.
( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-24 num: - pag: 46 categoria:
REDAZIONALE Misteri Il nuovo romanzo di José Rodrigues dos Santos.
"L'universo è un gigantesco software" Einstein, Ben Gurion e
l'"equazione" dell'esistenza di Dio di ILDA BASSI N ella sua casa di
Princeton Albert Einstein riceve la visita del primo
ministro israeliano David Ben Gurion. è una giornata di primavera e mentre
stanno conversando in giardino alcuni agenti della Cia registrano ogni parola
dai microfoni nascosti. Sono passati solo tre anni dalla costituzione di Israele e per controllare i nemici in
agguato il giovane Stato avrebbe bisogno di un'arma dissuasiva efficace e poco
costosa. Einstein potrebbe fornire la soluzione, ma riuscirà Ben Gurion
a convincere il grande fisico? è questo il prologo del libro Einstein e la
formula di Dio (Cavallo di Ferro editore) di José Rodrigues dos Santos,
affermato giornalista portoghese (ha ricoperto l'incarico di direttore
dell'informazione nella televisione nazionale), scrittore e docente all'università
"Nova" di Lisbona. Anche il protagonista del romanzo, TomÁs Noronha,
è un professore universitario. Esperto in lingue antiche e criptoanalisi, è un
felice ritorno del personaggio al centro del precedente thriller di grande
successo dello stesso autore, Codice 632, dove Noronha era alle prese con un
mistero che a lungo ha appassionato gli storici e cioè la determinazione della
vera patria di origine di Cristoforo Colombo. In Einstein e la formula di Dio
il professore viene contattato sulle scale del museo del Cairo dalla splendida
Ariana Pakravan, astrofisica iraniana incaricata dal ministero del suo Paese di
far luce su un manoscritto autografo di Einstein redatto parte in tedesco e
parte in portoghese ma abilmente cifrato. La chiave per comprendere il vecchio
e inedito documento è sicuramente racchiusa in poche righe vergate sul
frontespizio ma riuscire a decifrare il codice del messaggio segreto si rivela
subito molto difficile. Il compito ricevuto dal governo iraniano viene
ulteriormente complicato dall'intervento della Cia che con metodi sbrigativi
costringe Noronha a fare il doppio gioco trasformandolo, suo malgrado, da
tranquillo professore in agente segreto invischiato in un intrigo
internazionale in cui la posta in gioco sembra essere addirittura la sicurezza
mondiale. Gli viene ordinato di rubare il manoscritto ma il tentativo fallisce
e il professore si ritrova nel terribile carcere di Evin a Teheran con poche
speranze di sopravvivere. Ariana però riesce a organizzare una rocambolesca
fuga e TomÁs viene aiutato a raggiungere la Turchia da dove potrà tornare in
Portogallo. Inseguito dagli iraniani e pressato dalla Cia, Noronha per salvarsi
deve in ogni caso svelare il segreto del manoscritto e il complicato lavoro
d'indagine lo porta a seguire fino in Tibet le tracce di un anziano astrofisico
che era stato allievo di Einstein. Colpi di scena a ripetizione tengono
inchiodato il lettore in un continuo susseguirsi di tradimenti e rivelazioni.
Invece di chiarirsi, il mistero tende a infittirsi anche perché inizia a farsi
strada l'idea che l'opera di Einstein non riguardi la creazione di una bomba
atomica di facile costruzione ma contenga qualcosa di ancor più rivoluzionario:
una nuova teoria che, spiegando le leggi dell'universo, riesca ad arrivare a
un'equazione fondamentale rivelatrice della natura di Dio. Con un linguaggio
chiaro e vivace, il romanzo riesce sempre a mantenere alto l'interesse. è
notevole la capacità di spiegare, attraverso paradossi e metafore, in modo
semplice e spesso anche divertente sia le più recenti teorie scientifiche di
fisica e astrofisica sia i fondamenti della filosofia occidentale e della
mistica orientale. Nel libro sono affrontati temi universali: lo scopo della
vita, il fine dell'umanità, la destinazione dell'universo, il valore di scienza
e religioni. "La sapienza è come un lago limpido e fresco, si può entrare
da qualunque parte" spiega a TomÁs il bodhisattva, cioè un monaco tibetano
molto saggio, una sorta di santo. I testi sacri indù, buddhisti, taoisti, la
Bibbia e la Cabala contengono verità scientifiche profonde ed eterne,
impossibili da conoscere al tempo in cui furono scritti che però ora la scienza
comincia a svelare. Ma è possibile e cosa significa provare l'esistenza di Dio,
inteso come forza creatrice intelligente e cosciente? "Se si chiede a un
ingegnere cos'è un computer lui spiegherà che è una macchina formata da chips,
fili e schemi elettrici. Ma un computer è molto di più di quanto sembri dalla
mera osservazione dei suoi componenti tecnologici. I fisici e i matematici
guardano l'universo nello stesso modo: vedono solo gli atomi, le forze e le
leggi che lo regolano. Ma qual è il programma di questo gigantesco computer?
L'universo è molto di più dell'hardware che lo costituisce, è un gigantesco
programma di software. Così, se troviamo in terra un orologio e lo analizziamo
ci accorgiamo subito che è stato concepito da un essere intelligente con
un'intenzione precisa. Ora, se questo è valido per una cosa così semplice come
un orologio, perché non dovrebbe essere valido per una cosa immensamente più
intelligente e complessa come l'universo?". Albert Einstein (a sinistra)
con Ben Gurion a Princeton nel 1951 (Corbis).
( da "Liberazione" del 24-04-2008)
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"Il 25 aprile è
antifascismo La destra non strumentalizzi la Shoah" Stefania Podda Con il paradossale
risultato di aver permesso alla destra di sdoganarsi a prezzo di una comoda e
parziale abiura, di uno strappo limitato alle leggi razziali. A De Luna ha
risposto, sul Corriere , Ernesto Galli Della Loggia, il quale ha
sostanzialmente rispedito al mittente la riflessione: è a sinistra - ha detto -
che bisogna cercare la genesi e le cause di questo spostamento di ottica sul
fascismo. E' la sinistra - accusa Galli Della Loggia - che ha beneficiato
dell'enfasi data alla Shoah nell'analizzare il Ventennio. Perché solo così
poteva funzionare l'equiparazione fascismo-nazismo - contestata dallo storico
Renzo De Felice - e solo così si marcava una differenza incontestabile e
inappellabile tra fascismo e nazismo da un lato, e comunismo dall'altra. Erano dunque
l'antisemitismo e l'Olocausto a porre lo stalinismo su tutt'altro piano etico.
Fascisti e nazisti responsabili della Shoah, e i comunisti ad aprire i cancelli
di Auschwitz. Abbiamo chiesto a Giovanni De Luna, docente dell'Università di
Torino, di tornare su quella riflessione e di rispondere all'accusa,
genericamente rivolta alla "cultura di sinistra", di aver bollato
come revisionista l'opera di De Felice, solo per non dover ripensare il mito
della Resistenza e insieme il mito di una superiorità morale del comunismo,
anche quando si rivelò un regime totalitario. Professor De Luna, perché sente
oggi l'urgenza di una riflessione sui connotati dell'antifascismo? Se
riflettiamo sull'ultima campagna elettorale, mi ha molto colpito l'assenza
totale del tema dell'antifascismo, a parte le dichiarazioni marginali di
Dell'Utri sui libri di scuola e la candidatura di Ciarrapico. Non solo, ma i
partiti che esplicitamente avevano l'antifascismo nella propria carta dei
valori sono stati brutalmente estromessi dal parlamento. C'è indubbiamente da
segnalare un affievolimento dell'antifascismo come valore all'interno del
dibattito politico e della riflessione culturale di questo paese. Questo è un
dato di fatto, poi ci si potrà interrogare sul perché e se si tratti di una
congiuntura politico-culturale oppure di una svolta irreversibile. La mia
risposta è netta: l'antifascismo è parte integrante dell'identità repubblicana.
Vorrei che su questo il nuovo governo si pronunciasse. Tocca ad esso l'onere
della prova in questa direzione. La ricerca storica in questi anni è andata
avanti e ha stabilito una sorta di continuum tra l'8 settembre del 1943, il 25
aprile del '45, il 2 giugno del '46 e il 18 aprile del '48. E' una continuità
consolidata e quello che emerge è la crisi italiana legata al crollo dello
Stato nazionale sotto il peso della disfatta militare e del fascismo. Dalle
macerie dell'8 settembre, dalle rovine di un complesso istituzionale che frana
su se stesso, il paese passa alla riconquista della libertà e della democrazia
nella giornata del 25 aprile del 1945, si dà un tema costituzionale con il 2
giugno del 1946 e arriva alla stabilizzazione di un sistema politico con le
elezioni del 18 aprile del 1948. Il 25 aprile è uno snodo, una tappa
fondamentale per capire come si è costruita l'identità repubblicana di questo
paese. Ma l'indebolirsi del tema dell'antifascismo nella cultura e nel
dibattito politico non è esclusiva di questa campagna elettorale. E' una
tendenza di anni, avviata peraltro anche da sinistra. Basti pensare a Luciano
Violante e ai ragazzi di Salò. Certo, i segnali c'erano: il successo dei libri
di Pansa, ad esempio, va iscritto totalmente in questa dimensione, in questo
spirito del tempo. Se vuole una mia definizione sintetica di questo spirito del
tempo, posso dire che è il rifiuto della complessità in qualsiasi forma.
Rifiuto della complessità politica come mediazione, come articolazione, come
discussione, come approfondimento a vantaggio di una politica fatta di
decisionismo, colpi di scena. C'è una diffusa insofferenza verso la storia, la
ricerca, meglio parlare di buoni e cattivi. Che cosa sono alla fine i libri di
Pansa? Un lungo viaggio attraverso il sangue e le uccisioni. Insomma, una
grande macelleria dove non c'è più il problema dell'interpretazione delle fonti
che sono il fondamento della ricerca storica. In questo rifiuto della
complessità sono precipitati i luoghi comuni, ed ecco allora i partigiani
cattivi, i repubblichini buoni. Per non parlare dei ragazzi di Salò che hanno
avuto un grande successo mediatico senza che nessuno si sia preoccupato di fare
riferimento alla ricerca storica. In questi anni sono usciti libri fondamentali
su Salò che hanno studiato a fondo quella realtà restituendoci un'immagine non
certo di ingenua passione adolescenziale. Erano invece il nerbo
dell'occupazione nazista in Italia. Nessuno avrebbe potuto deportare gli ebrei
del ghetto di Roma senza le ferrovie, i trasporti e tutto quello che i fascisti
garantivano ai nazisti. C'è una divaricazione tra senso comune e storia che è
un segno preoccupante di questo tempo. Lei individua un mutamento di segno -
avvenuto negli ultimi anni - nella politica, nella cultura e nel senso comune:
dall'antifascismo politico ad un antifascismo monopolizzato dalla memoria della
Shoah. Che cosa è successo? In questa accentuazione del peso delle leggi
razziali nell'analisi del fascismo c'è una fisiologia e una patologia. La
fisiologia è che la dimensione della deportazone razziale, nella storiografia
degli anni Settanta è stata abbastanza trascurata a vantaggio di quelli che
erano i grandi protagonisti collettivi della storia. Chiunque di noi abbia
fatto lo storico in quegli anni vedeva gli scioperi del '43, la lotta armata, i
partigiani. Insomma vedeva le punte alte, quelle più visibili del conflitto e
della radicalità e invece tutto il mondo della sofferenza, della deportazione,
della resistenza civile veniva in qualche modo messo in secondo piano. A
partire dagli anni Ottanta invece questa tendenza si è molto modificata, gli
stessi testimoni della Shoah hanno cominciato a parlare e quindi è nato un
filone che ha restituito a quel fenomeno tutto il suo spessore. Questa è una
tendenza fisiologica. Il problema è che su questa si è innestato un meccanismo
perverso, come se parlando male delle leggi razziali chiunque possa acquistare
quarti di nobiltà antifascista. Ma non è così. Ma l'antisemitismo è stato
comunque un tratto fondante del fascismo. La vulgata di un Mussolini non
antisemita e costretto a pagar dazio a Hitler, è contraddetta da solide
ricerche storiche. E' impossibile separare le leggi razziali dal contesto del
totalitarismo. Sia chiaro, su un punto non ho dubbi: l'antisemitismo è un dato
fondante del fascismo. Sono molto vicino alle posizioni azioniste e gobettiane
che vedono il fascismo come autobiografia della nazione. Nel fascismo
precipitano fenomeni di lungo periodo, esiste un fondo antisemita nella cultura
di questo paese che Mussolini rende evidente e catalizza nei suoi aspetti più
visibili e politici. Ma non è possibile isolare l'antisemitismo dal complesso
della dottrina del fascismo. Questa è un'operazione strumentale e comoda. Ed è
tipico della politica saccheggiare dalla ricerca storica ciò che le fa comodo
lasciando perdere tutto il resto. Ma la storia non è un supermarket. In questo
momento, alla destra, la condanna delle leggi razziali serve perché quelle
leggi permettono di oscurare tutto il resto del Ventennio e
quella facile condanna permette di avere eccellenti rapporti diplomatici con Israele. Ma è un uso strumentale della
Shoah. Che cosa risponde a chi le obietta che questo cambio di prospettiva ha
giovato alla sinistra, esentandola dal peso di una difficile autocritica sul
totalitarismo dei regimi comunisti? Non so se è stato comodo o scomodo per la
sinistra. E' fuor di dubbio che quando ci si confronta con il
totalitarismo nazista e con quello comunista, da un lato c'è la Shoah e
dall'altro no. Che poi ci sia un ritardo nell'analisi degli aspetti del
totalitarismo sovietico, almeno sino alla metà degli anni Ottanta, non c'è
dubbio. Però tenga presente che - senza essere una giustificazione - nel nostro
mestiere il problema delle fonti è comunque strategico e fondamentale. Sino
alla dissoluzione dell'Urss gli archivi sovietici non erano accessibili. La
ricerca storica faceva fatica ad entrare ad esempio nel mondo dei gulag dal
punto di vista storiografico. Certo, ci poteva entrare dall'ottica della
pamphlettistica politica o del dibattito giornalistico, ma il canale della
ricerca storica non c'era. Ma ha ragione Galli Della Loggia quando dice che
l'enfasi sulle persecuzioni razziali ha fatto il gioco di chi voleva continuare
a ignorare il vero volto del regime sovietico e a conservare una primazia
morale dell'Unione Sovietica? Rispetto al problema che la Shoah sia stata usata
dai partiti di sinistra per parlare solo del nazismo e non dello stalinismo,
questo è senz'altro vero. E però è anche un dato di fatto. La Shoah era una
realtà del nazismo e non dello stalinismo. 24/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 98 del 2008-04-24
pagina 16 Siria e Corea Patto segreto sul nucleare di Redazione Le
indiscrezioni circolate nei mesi scorsi stanno per trasformarsi in verità
ufficiali: gli Usa ritengono che la Corea del Nord abbia aiutato la Siria a
costruire un reattore nucleare. Sulla vicenda la Cia riferirà oggi in segreto
in una insolita riunione a porte chiuse davanti alle Commissioni di
Intelligence del Congresso americano. Ad anticipare i contenuti del rapporto è
stato ieri il Los Angeles Times. Secondo quanto fatto trapelare dal quotidiano il bombardamento aereo israeliano avvenuto in una zona
remota della Siria circa un anno fa fu deciso per distruggere una nascente e
segreta centrale nucleare che la Siria stava realizzando con l'aiuto della
Corea del Nord. Proprio questo sarebbe il quadro che la Cia si appresta a fare
al Congresso degli Stati Uniti: tra Siria e Corea del Nord esisteva un patto
segreto. Che forse esisterebbe ancora. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Libero" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Italia 24-04-2008
Anche l'islam radicale cede "Sì alla Carta dei valori" Lega: bloccheremo
l'accordo di ANDREA MORIGI ROMA Si riparte da 45 moschee e 69 associazioni
islamiche per riorganizzare la presenza dei musulmani in Italia. Sono un'infima
minoranza di moderati, in grado comunque di escludere i Fratelli Musulmani
dell'Ucoii, l'Istituto culturale islamico di viale Jenner a Milano e, più oltre
nella scala dell'ultrafondamentalismo, i gruppi salafiti che vantano una
presenza meno strutturata ma più numerosa sul territorio nazionale. Anche al
ministero dell'In terno pare aver vinto la logica del maggioritario, in stile
Partito democratico. Si va da soli, veltronianamente, lasciandosi alle spalle
le organizzazioni che avevano di fatto provocato la paralisi della Consulta per
l'islam italiano. FUORI CHI NON FIRMA Chi non ha firmato la Carta dei Valori
della cittadinanza e dell'integrazione, proposta un anno fa per riaffermare i
princìpi di libertà religiosa e di parità tra uomo e donna, si è condannato a
rimanere fuori. Era già accaduto il 28 agosto 2006, quando il ministro
dell'Interno Giuliano Amato aveva sottoposto a tutti i partecipanti alla
Consulta, pena l'espulsione, il documento che prevedeva, oltre alla condanna
dell'Olocausto e al "riconoscimento della sua
unicità", l'accettazione perpetua dello Stato d'Israele. Predisposto da un consiglio scientifico dopo aver consultato
associazioni ed esponenti delle diverse comunità religiose ed etniche presenti
in Italia, non era stato sottoscritto dai rappresentanti delll'Ucoii,
condannando all'inattività la Consulta. Al suo tramonto avevano
contribuito effettivamente varie spaccature all'interno della consulta per
l'islam, divisa già nel marzo 2006 da un documento di condanna del terrorismo,
ma i motivi principali della crisi possono essere fatti risalire essenzialmente
alla pubblicazione il 19 agosto 2006 su diversi quotidiani italiani, da parte
dell'Ucoii, di un appello sulla questione israelopalestinese in cui si
paragonava Israele al nazismo. In extremis, il
portavoce dell'Ucoii Ezzedin El Zerfi, ha cercato ieri di rimediare:
"Siamo pronti a firmare la Carta dei Valori, ma è sbagliato escludere la
nostra organizzazione dalla Federazione dell'Islam italiano promossa dal
Viminale". In realtà, la nuova dichiarazione d'intenti ha raccolto ancora
meno consensi. L'hanno sottoscritta soltanto in sette: Ejaz Ahmad, direttore
della rivista Azad, Gulsahan Jivraj Antivalle, della comunità ismaelita
italiana, Yahya Sergio Pallavicini, per la Co.re.is, Mohamed Saady,
dell'Associazione nazionale Oltre le Frontiere, Abdellah Redouane e Mario
Scialoja, del Centro Islamico Culturale d'Italia, la neoeletta deputata del Pdl
Souad Sbai e Younis Tafwik, del centro culturale Dar Al Hikma. Sufficienti a
riempire il tavolo dell'ultima conferenza stampa del ministro Amato al
Viminale, ma dichiaratamente soltanto il nucleo di "un processo
aggregativo", sul quale il prof. Carlo Cardia, presidente del consiglio
scientifico della consulta per l'islam, non azzarda previsioni ma immagina
almeno duequattro anni di tempo. La Sbai è meno ottimista e intravede tra i
cinque e i dieci anni di incubazione per giungere a concretizzare il progetto
di una federazione islamica moderata e pluralista, che accetti la laicità dello
Stato e divenga protagonista del dialogo interreligioso. È la fase due, senza
che la prima si sia mai veramente conclusa, se non con un insuccesso. Non c'era
un autentico interlocutore delle istituzioni nel 2005, ai tempi
dell'istituzione della consulta da parte del ministro dell'Interno dell'ultimo
governo Berlusconi, Beppe Pisanu. Non c'è un punto di riferimento nemmeno allo
stato attuale, ma l'obiettivo del riconoscimento legale dell'islam in Italia
resta l'unico punto fermo, al di là delle difficoltà strutturali. Cardia, che
ha predisposto una relazione - di cui per ora è stata resa nota soltanto una
sintesi - non nasconde che l'assenza di una gerarchia ecclesiastica e le
divisioni dottrinali e storiche che hanno segnato la storia dei musulmani
costituiscono un fattore frenante. Alle speranze, ritornello del canto del
cigno del ministro Amato, dà un sostegno il senatore del Pdl Lucio Malan che,
nella nascita di un soggetto islamico "rappresentativo e affidabile"
indica la possibilità di una "più facile sistemazione complessiva della
situazione delle minoranze religiose", indicando tuttavia gli obiettivi
mancati già nelle scorse legislature, durante le quali non andarono in porto i
disegni di legge sulla libertà religiosa. ALTOLÀ DELLA LEGA Ma dalla Lega Nord,
la più sospettosa sui progetti di legge e la più contraria al
multiculturalismo, arriva l'altolà del senatore Piergiorgio Stiffoni: "No
all'intesa tra lo Stato italiano e le organizzazioni musulmane per una futura
federazione che acceda all'8 per mille". E avverte "il ministro Amato
cerca di imbrigliare il futuro governo, ma non ci riuscirà perché i musulmani
vedono l'Italia come terra di conquista e oltretutto non hanno e non possono
avere una gerarchia consolidata. Per questo, bloccheremo l'accordo sul
nascere". Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione
delle notizie senza autorizzazione.
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DUE MOSTRE SUGLI
SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE
NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi
come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO
CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li
uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da
tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser
diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia,
leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare
come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri,
anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri
e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a
Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni
"clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto
che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in
passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo
fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva,
che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte
Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi
artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar
Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte.
Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte
del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
O da un tribunale
militare a 19 giorni di prigione per aver pubblicato su una community in internet
una foto della sua base. È la prima volta che le forze armate israeliane
applicano una sanzione tanto grave per un episodio in apparenza così banale. In
realtà da tempo i vertici militari israeliani stanno combattendo una dura
battaglia per frenare l'abitudine, particolarmente diffusa soprattutto fra i
soldati più giovani, di pubblicare su popolari siti web le foto che li
ritraggono in servizio, violando, spesso per semplice mancanza di accortezza,
veri e propri segreti militari. "I nostri soldati - ha detto un portavoce
dell'esercito commentando la sentenza di condanna - devono essere educati sui
pericoli legati a un uso disattento di Internet".
( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 24 Apr
2008 Edizione 80 del 24-04-2008 E' ora di lasciare il Libano di Arturo
Diaconale Crescono le tensioni in Medio Oriente. Siria ed Iran continuano a
soffiare sul fuoco sostenendo e foraggiando con ogni mezzo tutti i gruppi più
estremisti del fondamentalismo islamico presenti nella zona. Per la
diciottesima volta il parlamento libanese ha dovuto rinviare la scelta del
nuovo Presidente in sostituzione del filosiriano Emile Lahoud. Nel Sud del
Libano, infine, i miliziani di Hezbollah continuano a ricevere armi provenienti
da Damasco e Teheran ed aspettano il momento più opportuno per riaprire le
ostilità contro Israele. Il clima, in sostanza, sta
diventato sempre più arroventato. E minaccia di trasformare i soldati italiani
dell'Unifil nel bersaglio preferito di chiunque abbia interesse ad accendere il
fuoco di un nuovo conflitto mediorientale. Ma perché morire per Hezbollah? E
magari per mano di Hezbollah stesso o di qualche gruppo di Al Quaida? Il
prossimo governo di Silvio Berlusconi deve porre al primo punto della sua
agenda questo drammatico interrogativo. Esiste il concreto pericolo che da un
momento all'altro i terroristi ed i loro mandanti scelgano
come bersaglio delle loro azioni i nostri soldati piazzati lungo il confine tra
Libano ed Israele a far da
cuscinetto pacificatore non tanto tra i due paesi, quanto tra i miliziani di
Nasrallah e l'esercito israeliano. Le condizioni che indussero il nostro
governo a decidere di inviare il contingente a svolgere la delicata missione di
pace sono cambiate radicalmente. La scelta del governo Prodi di ritirare
il nostro contingente dall'Iraq e di inviarlo in Libano fu il segno più
evidente di discontinuità in politica estera che la maggioranza di centro
sinistra volle dare rispetto alla linea seguita nei cinque anni di governo del
centro destra. In questo modo l'esecutivo di Prodi allentava la solidarietà con
Usa ed Israele, sceglieva ufficialmente la posizione
dalemiana dell"equivicinanza" e, di fatto, avviava una politica di
avvicinamento e di dialogo con il mondo arabo in generale e con i paesi
estremisti Siria ed Iran e con i gruppi estremisti a loro collegati in
particolare. La passeggiata a Beirut di Massimo D'Alema con il rappresentante
di Hezbollah costituì la rappresentazione più emblematica della sterzata della
politica estera italiana. E rappresentò anche la garanzia che fino a quando
l'Italia avrebbe mantenuta ferma la linea dalemiana e le truppe dell'Unifil
avrebbero continuato ad interpretare le proprie regole d'ingaggio come
autorizzazione a non contrastare in alcun modo il riarmo di Hezbollah, i nostri
soldati non avrebbero avuto problemi di sorta. Ma ora la situazione è cambiata.
Non tanto perché il ritorno al governo di Silvio Berlusconi comporterà
necessariamente una correzione in senso filo-occidentale della linea di
politica estera dalemiana in Medio Oriente. Quanto perché sono cambiate le
condizioni politiche dell'area e quelle del contesto internazionale. Al Quaida
per un verso e Siria ed Iran per un altro, sembrano sempre più consapevoli che
il tempo gioca a loro sfavore. Più dura il simulacro di pace esistente in Medio
Oriente, più gli Usa possono continuare a portare avanti il processo di pacificazione
in Iraq, più la Nato può operare efficacemente in Afghanistan, più esplodono le
contraddizioni tra le varie fazioni palestinesi, più gli stati arabi moderati
si convincono che la loro salvezza passa attraverso la marginalizzazione degli
estremisti e la lotta ai terroristi. In più il recente viaggio del Papa negli
Usa ha riacceso la propaganda dei fondamentalisti islamici contro Occidente e
Chiesa cattolica accomunati nell'accusa di rappresentare gli "invasori
crociati". E questo alimenta una tensione che può trovare il più facile
dei bersagli nei soldati italiani dell'Unifil, trasformati nel pretesto per
dare nuovamente fuoco alle polveri del Medio Oriente. Se restare in Libano
avesse un senso qualsiasi, dall'assicurare la pace a rispettare un impegno
d'onore, sarebbe giusto restare. Ma visto che rimanere significa solo diventare
il pretesto per una nuova guerra, è auspicabile che il governo Berlusconi
decida di ritirare il contingente. Morire per la pace può essere glorioso. Ma
morire per Hezbollah è da cretini.
( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 24 Apr 2008
Edizione 80 del 24-04-2008 Rapporto Erlich Antisemitismo islamico, come ai
tempi di Hitler di Dimitri Buffa Come ai tempi di Hitler. Forse peggio, almeno
come propaganda ideologica diffusa tra tutti gli strati sociali.
L'antisemitismo nel mondo islamico ha ormai raggiunto simili livelli di guardia
da avere spinto il governo israeliano a commissionare uno studio a un esperto
di anti terrorismo, il colonnello Reuven Erlich, direttore dell'Intelligence
center for counter terrorism, il quale pochi giorni fa ha consegnato il
rapporto, quasi 180 pagine, che è subito stato classificato come riservato.
Sostiene adesso Erlich che "non si tratta più di un ordinario quanto
violento pregiudizio religioso anti ebraico, quanto piuttosto di un vero e
proprio manifesto programmatico di un futuro sterminio pianificato teoricamente
come lo fu la stessa shoah ai tempi del nazismo". Per decenni dopo il
secondo conflitto mondiale gli storici hanno studiato il "Mein Kampf"
e gli altri documenti del folle dittatore tedesco e per decenni la gente si è
chiesta: "perché nessuno ha voluto credere quello che lui stesso
dichiarava di volere attuare"? Adesso a distanza di ben più di mezzo
secolo dalla fine del nazismo sono gli "sheik" come Al Zawahiri ma
anche come Al Qaradawi a dichiarare di volere sterminare gli ebrei".
Ovviamente esiste un problema nel problema: questo antisemitismo islamico, a
mo' dell'analfabetsimo di ritorno, sta per l'appunto tornando adesso in Europa
grazie ai milioni di immigrati dal mondo arabo e islamico. Che importano nei
ghetti multiculturali di Inghilterra, Danimarca, Olanda e Francia gli stessi
insegnamenti dell'odio. E così se prima gli episodi di aggressione a cittadini
europei di religione ebraica erano più che altro appannaggio di gruppuscoli
della estrema destra xenofoba europea, adesso quasi tutte le aggressioni degli
ultimi dieci anni sono avvenute per opera di cittadini immigrati di religione
islamica. La ricerca commissionata a Erlich dal governo
israeliano è stata consegnata esattamente una settimana fa ed è tarata
esclusivamente sull'incitamento all'odio religioso contro gli ebrei. Gli
"statement" di odio verso lo Stato di Israele in questo quadro non sono neppure stati esaminati: non sarebbe
bastata un'enciclopedia per contenerli tutti. La novità degli ultimi tre
anni è che dietro questa magmatica galassia dell'odio e della propaganda
antisemita assai diffusa in tutto il mondo arabo islamico c'è adesso una regia
palese, quella dell'Iran di Ahmadinejad e quella del movimento terroristico
degli Hezbollah. Entità statali cosiddette "canaglia" e formazioni di
guerriglia che dispongono di numerosi mezzi di comunicazione, tra cui le tv
satellitari diffuse in tutto il mondo (vedi la famigerata "Al Manar"
degli stessi Hezbollah), con cui fare il lavaggio del cervello non solo ai
cittadini del Medio Oriente ma anche a quelli stabilitisi nel vecchio
Continente. E questa strategia di accerchiamento della propaganda dell'odio
prosegue di pari passo con quella di tipo militare guidata anch'essa dall'Iran
di Ahmadinejad.
( da "Avanti!" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MA LE PROVOCAZIONI
DEI TERRORISTI NON FERMERANNO LE TRATTATIVE DI PACE TRA OLMERT E ABBAS Israele nella tenaglia Hamas-Hezbollah 24/04/2008 Lo
scenario che si presenta nel Medio Oriente ha tutta l'aria di un vero e proprio
momento in cui si apprestano a spirare nuovi venti di guerra. La provocazione costituita
dalle dichiarazioni del despota siriano Assad sulla imminenza di una nuova
guerra con lo Stato d'Israele, si lega strettamente
alla propaganda anti-israeliana, violenta e sfrenata, che si leva dalle tribune
del Paese dei mullah. Debbono leggersi in tale ottica i movimenti di intenso
riarmo e riorganizzazione logistica, da parte delle milizie terroriste di Hamas
e di Hezbollah, che si svolgono lungo i confini con lo Stato ebraico. I
consiglieri militari e i pasdaran mantengono la stretta coordinazione delle
formazioni terroriste, che Teheran finanzia, arma e addestra. Le formazioni del
terrore mostrano appieno, nel protrarsi degli attacchi contro gli israeliani,
una maggiore tecnica di armamento e di preparazione militare, che sono il
frutto dell'esperienza acquisita nei campi di addestramento iraniani.
Continuano, intanto, da parte dei terroristi di Hamas i lanci da Gaza dei
missili Qassam, che cadono indiscriminatamente sulle città del Negev, colpendo
scuole, ospedali e case di civile abitazione e provocando morti, feriti e
rovine tra la popolazione inerme. Hezbollah, a sua volta, sotto gli occhi delle
truppe internazionali dell'Onu, si è pienamente ripresa dalla severa lezione,
ricevuta questa estate da Tsahal, allorquando ha attaccato
il territorio israeliano, rapendo due militari ebrei. Le milizie terroriste di
Hezbollah, oltre a costituire pericolo, per lo Stato israeliano, condizionano
fortemente il Libano, portano a compimento, per i siriani, attentati contro
personalità politiche libanesi, come Hariri e fanno ostacolo persino alla
libera elezione del Presidente di questo Stato. Tutta questa attività
aggressiva, oltre a rispondere alla richiesta destabilizzante, da parte della
Repubblica teocratica dei mullah, tende a creare un fuoco di sbarramento contro
qualsiasi eventualità di accordo di pace, tra Israele
e l'Autorità palestinese del presidente Abbas. Gli interessi delle potenze
internazionali sembrano avere una consistente convergenza, affinché la
trattativa, tra israeliani e palestinesi, progredisca, sotto i buoni auspici
sia dell'Egitto, sia dell'Arabia Saudita, sia della Giordania e sia di Usa e
Russia. La Russia, da parte sua, cerca di rientrare in gioco nello scacchiere
mediorientale, forte delle discrete relazioni, che intrattiene con l'Iran e del
notevole condizionamento che esercita verso il dispotismo siriano, essendone il
principale fornitore di armamenti. Si innesca, così, un particolare meccanismo
che, nel momento più propizio per il buon esito delle trattative di pace tra
arabi palestinesi e israeliani, le forze che osteggiano tale possibilità fanno
del tutto per far precipitare la situazione nel caos della guerra totale. Le
provocazioni di Hamas sono molteplici e incessanti, per ben due volte, si sono
susseguiti i suoi attacchi, dalla Striscia di Gaza ai confini israeliani, che
hanno provocato morti nei pressi di Ashkelon, nel deserto del Negev. È notevole
il miglioramento delle potenzialità militari di Hamas, che usa mezzi e
armamenti sempre più sofisticati che fanno denotare l'afflusso sempre più
massiccio di armi e mettono in evidenza lo stato di addestramento, che i
terroristi vanno a perfezionare in Iran. Il regime dispotico siriano, intanto,
rafforza i suoi contingenti militari al confine nord dello Stato ebraico,
mentre dalla parte di Gaza, presso i confini del Negev, i terroristi di Hamas
sotto gli ordini dei pasdaran lanciano i Qassam sulle città israeliane e
sferrano attacchi in continuazione. La situazione di alta instabilità è
provocata dalle mene imperialiste delle teocrazie iraniane, che, mentre
continuano imperterrite a perseguire la loro opera di armamento atomico,
irridendosi, apertamente, delle "grida" onusiane, continuano a
sbraitare minacce di distruzione contro Israele. Il
programma d'armamento atomico, non subirà sosta alcuna, secondo il delirante
berciare del piccolo Hitler di Teheran, ma, forte delle molteplici e più
efficienti centrifughe che sono state istallate avrà una decisa accelerazione
nei tempi. Le continue minacce d'estinzione che lo Stato ebraico riceve da
parte della teocrazia dei mullah si rafforzano sempre di più infrangendo sulle
rocce della cruda realtà i vani sogni dei negoziatori onusiani, come El
Baradei, che continuano a illudersi sulla buona volontà iraniana. Sono chiare,
a questo punto, le intenzioni guerrafondaie dei Paesi del male. Israele, in questo clima, creato dai movimenti delle forzi
ostili, si sente accerchiato e si appresta a organizzare un piano di
difesa-offesa in grado di scoraggiare qualsiasi attacco, da qualsiasi parte gli
venga portato. Le continue provocazioni delle milizie terroriste di Hamas e di
Hezbollah, al soldo e agli ordini dei criminali iraniani, non riescono, però,
né a fermare, né a scoraggiare lo sviluppo in corso delle trattative di pace
tra Israele e l'Autorità palestinese. È un fattore
altamente deviante, in tale contesto, l'opera intrapresa dall'ex presidente Usa
Jimmy Carter, volta a incontrare i capi dei gruppi terroristi di Hamas, dando
con ciò a questi ultimi attendibilità, per una trattativa che non esiste,
assolutamente, nelle loro intenzioni. Il presidente israeliano Olmert e quello
palestinese Abbas sono, comunque, intenzionati ad accelerare i tempi per
giungere a siglare una pace equa e giusta, che possa rispondere appieno alle
esigenze dei loro popoli e non si faranno di certo scoraggiare dalle forze del
disordine e del terrore. Questo è l'anno del sessantesimo della fondazione d'Israele, in questo momento, si fanno più vicine le speranze
di una pace giusta, che lo Stato ebraico ha sempre avuto come obiettivo
primario. Questo, però, è anche un momento delicato e particolare, ove gli
attacchi delle forze del male potrebbero scatenarsi per far infrangere le
speranze di pace degli animi giusti negli aspri scogli dello sconvolgimento e
nel caos distruttivo di una guerra totalizzante e senza fine.
( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 98 del 2008-04-24
pagina 16 Bush affida la guerra al terrorismo al Rommel che ha riconquistato
l'Irak di Gian Micalessin Il re della controguerriglia vola sempre più in alto.
Dopo la "rimonta" irachena e le sconfitte inferte ad Al Qaida il
generale David Petraeus è pronto a trasferirsi al comando centrale delle Forze
armate di Tampa, in Florida, per assumere, a fine estate, il controllo di tutte
le operazioni militari americane in Asia Centrale, Medio Oriente e Corno d'Africa.
La promozione, annunciata ieri dal segretario alla Difesa Robert Gates,
trasforma il generale più amato da George W. Bush nel "regista" del
grande risiko mediorientale. Kabul e Teheran saranno, da questo punto di vista,
i dossier che occuperanno più spazio sulla sua nuova scrivania. Spetterà a
Petraeus inventarsi nuove ricette per sgominare le offensive talebane in
Afghanistan e definire una strategia vincente in caso di guerra aperta
all'Iran. In Afghanistan le forze della Nato e i vari contingenti americani
operano da oltre un anno in uno stato d'impasse limitandosi a contenere
l'infiltrazione talebane dal Pakistan. Petraeus dovrà inventarsi una nuova
"rimonta" capace di riconquistare l'anima e la mente degli afghani
oltre a rinsaldare l'alleanza con i vertici militari di Islamabad per colpire i
santuari di Al Qaida e talebani nelle aree tribali pakistane. Il vero nodo
gordiano del nuovo incarico di Petraeus sarà, però, la strategia da seguire in
caso di scontro diretto con l'Iran. Se la corsa al nucleare di Teheran non si
fermerà il bombardamento dei siti atomici, per mano di
Washington o dell'alleato israeliano, innescherà inevitabilmente un confronto
armato su territori molto più ampi. Il fronte attivo, in questo scenario,
spazierà dal territorio e dalle coste iraniane a quelle zone d'Iraq e Libano
dove Teheran manovra le milizie sciite e il Partito di Dio. In questo
contesto Petraeus avrà il non facile compito di difendere Israele
e allo stesso tempo respingere eventuali attacchi missilistici contro le proprie
basi e i propri alleati arabi in tutto il Medio Oriente. Come se non bastasse
dovrà essere pronto ad affrontare una guerra di lunga durata con forze già
messe a dura prova dall'impegno iracheno. Il destino di futuro "nemico
numero uno" di Teheran è scritto, del resto, nel balletto di poltrone che
sposta il generale Petraeus da Bagdad a Tampa. L'ammiraglio William Fallon, suo
predecessore, lasciò il Comando centrale di Tampa a marzo dopo una serie di
duri scontri con la Casa Bianca sulla questione iraniana. Contrario a qualsiasi
attacco diretto a Teheran Fallon disegnò una strategia considerata arrendevole
e inefficace dallo staff di George W. Bush. Petraeus durante i 16 mesi
trascorsi sul fronte iracheno non ha invece esitato a denunciare le interferenze
di Teheran arrivando ad ordinare la cattura e la detenzione di numerosi
ufficiali della Brigata Al Quds, le forze speciali dei Guardiani della
Rivoluzione responsabili di tutte le operazioni oltreconfine. Con questo
viatico alle spalle il generale è considerato l'erede sul campo di George W.
Bush e, al tempo stesso, l'uomo più adatto per definire una strategia in grado
di contenere non solo Teheran, ma anche le milizie sciite in Irak, i
guerriglieri di Hezbollah in Libano e tutti gli altri alleati del regime degli
ayatollah. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
INCONTRI Politiche
culturali Alle 18 Urban Center organizza il dibattito su "Il Distretto
centrale e le politiche per la cultura", in previsione della mostra
"Torino 011. Biografia di una città". Intervengono Fiorenzo Alfieri,
Alberto Barbera, Giovanni Durbiano, Enrica Pagella e Ezio Pelizzetti. Introduce
e coordina Sergio Ariotti. Aula Magna del Rettorato, Università, via Verdi 8
Rievocazione Alle 20,45 conferenza di Renzo Balbo, presidente dell'Associazione
Partigiani delle Langhe e del Monferrato, dal titolo "Un anniversario, una
rievocazione". A cura dell'associazione Italia Israele. Fondazione Camis de Fonseca,
via Pietro Micca 15 LIBRI Contadini Alle 18 presentazione del libro di Massimo
Perotti "Gli occhiali di Franz" edito da Angolo Manzoni. Con l'autore
intervengono Gianni Oliva, Claudio Diatto e Enzo Bartolone. Letture di
Roberta Ceraolo e accompagnamento musicale dell'associazione "W. A.
Mozart" di Torino. Circolo dei Lettori via Bogino 9 Dopo l'11 settembre
Alle 18 viene presentato il libro di Delia Vaccarello "Quando si ama si
deve partire" edito da Mondadori. Con l'autrice ne parla Margherita
Giacobino. Feltrinelli, piazza Cln 251 SPETTACOLI Lotte femminili Domani alle
17 spettacolo realizzato dal Teatro Reginald e dall'Asociation Universitaria
Interamericana di Caracas "Alba rossa e le sue sorelle". Una
riflessione sulle lotte femminili contro il fascismo, i diritti sul lavoro, una
nuova coscienza sociale: interpretato da Maria Grazia Silvi Antonini e Blanca
Briceno. Teatro Cuore, via Nizza 56/bis Improvvisazione Alle 21 serata finale
di "Catchimprò", ovvero "Improvvisazioni teatrali
spericolate". Organizza Quinta Tinta Teatro. Ingresso libero. Ossigeno,
parco Stura, corso Giulio Cesare 338/34 Stagione Caos Alle 21 ultime repliche
della performance di Gabriella Cerritelli dal titolo "Behind the
door", sugli abusi e violenze sessuali, e a seguire quella dei Portage
"No spitting". Ingresso 7 euro. Stalker Teatro, piazza Montale 18/a
MUSICA Lirica Concerto alle 21,30 del baritono Gabriele D. G. Bolletta,
accompagnato al pianoforte da Andrea Turchetto, dal titolo "E' sogno o
realtà?". Caffè Fiorio, via Po 8 Dal vivo Musica dal vivo questa sera con
i Sidera Ves. La rock band guidata da Enrico Esma viene preceduta sul palco, a
partire dalle 22, dal gruppo La Teoria Delle Orbite. Organizza Fondazione
Sonora. Magazzini di Giancarlo Murazzi Sulle note del jazz Alle 22 comincia la
performance Dino Pelissero ai flauti, Nunzio Barbieri alla chitarra solista,
Gabriele Facciotti alla chitarra ritmica. A partire dalle 20,30 è possibile
cenare. Caffè Basaglia via Mantova 34 VARIE Installazione Alle 19 le artiste
Francesca Macrì e Irene Pittatore propongono l'installazione "Geografia
del cambiamento", opera selezionata per la XIII Biennale dei Giovani
Artisti dell'Europa e del Mediterraneo. Seguirà aperitivo. Artintown, via
Berthollet 25 Fiaccolata Per la Festa della Liberazione il Comune di Coazze, in
collaborazione con l'Ecomuseo della Resistenza, organizza una fiaccolata
commemorativa. Il corteo parte alle 20,30 da piazza della Vittoria e si snoderà
per il centro del paese fino ad arrivare intorno alle 21,30 nel parco comunale
dove si terrà il concerto dell'orchestra "I ragazzi della Val
Sangone" e gli allievi della scuola media. Aperto l'Ecomuseo in viale
della Resistenza. Info: 011/9349681. Approdi Il progetto, realizzato
esclusivamente da artiste, studiose e operatrici culturali, propone alle 21,15
la proiezione del film "Uno virgola due" di Silvia Ferreri. Collegno,
Villa 5 al parco della Certosa, via Torino 9/6 Giochi scientifici Domani,
sabato 26 e domenica 27 tre giornate di giochi scientifici all'aperto dal
titolo "La grande ruota e la goccia bambina": sull'acqua, l'elettricità
e l'aria. Si potranno costruire aerei, elicotteri, aquiloni, girandole e sfere
di acqua e sapone. Dalle 14 alle 19. Museo A come Ambiente, corso Umbria 84/90
Docu Lab Iscrizioni fino al 2 maggio per il "Laboratorio di
video-documentazione", 16 ore per conoscere il processo di creazione di un
video documentario, dall'idea alla sua realizzazione. Comincerà il 6 maggio,
due ore la settimana per un totale di 8 incontri. Organizza Documè; info:
011/6694833. Documè, via San Pio V 14/c MOSTRE Ex voto Prosegue sino al 31
maggio la mostra "Un poeta e 57 artisti per una grazia ricevuta - Via
Crucis, un percorso parallelo tra arte sacra e esperienze contemporanee".
Il castello è aperto domani e anche il 1 maggio dalle 10 alle 20. Ingresso
libero. Castello di Rivalta A cura di Tiziana Platzer giornonotte@lastampa.it.
( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il nuovo corso della
presidenza di Giorgio Napolitano inizierà ufficialmente alle 17 di domani nella
sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova. Data la prudenza
dell'uomo, non sarà facile cogliere già nel discorso per celebrare Liberazione
e Resistenza gli effetti delle lunghe discussioni che il Presidente ha avuto in
questi giorni coi suoi collaboratori. Ci vorrà un po' di tempo, anche perché il
nuovo corso sarà più precisamente una nuova fase nella quale, più che una
svolta, si potrà notare una messa a punto del messaggio, con l'accentuazione di
alcuni aspetti. In ogni caso, ascoltando il discorso di Genova, chi vorrà potrà
individuarvi, in calibrati riferimenti al rapporto tra Costituzione e popolo,
al ruolo di chi deve difenderla e a quello delle Forze Armate, le linee di una
presidenza che, nata con forte caratterizzazione politica, apparirà sempre più
marcatamente istituzionale. Napolitano non è per nulla insoddisfatto dei primi
due anni di presidenza (scadranno il 15 maggio). Gli indici di gradimento sono
soddisfacenti e il prestigio personale è aumentato. La sua correttezza
istituzionale è riconosciuta, almeno formalmente. Le punture di spillo, o le
frecciate, che non sono mancate anche in campagna elettorale, sono state
seguite da marce indietro e genuflessioni. Come qualche giorno fa, quando il
direttore della Padania ha dato voce a un lettore che chiedeva le dimissioni di
Napolitano per poi vedersi redarguire da Roberto Calderoli: "Ho provato
tre presidenti sulla mia pelle, e posso dire che il ruolo di assoluto rispetto
della Costituzione esercitato dal presidente Napolitano gli deve essere
totalmente riconosciuto". Un "presidente super partes e un garante
del rispetto delle regole". Tuttavia il Presidente non si illude e, dal
recente gioco di attacchi e smentite di Silvio Berlusconi, ha tratto la
convinzione che una certa fascia politica è pronta a colpirlo. Tanto che i suoi
collaboratori ammettono che questa della formazione del governo è "una
fase delicata", in cui il Presidente si muoverà "sotto traccia",
sempre coperto dagli articoli della Costituzione. Molte cose sono cambiate
dalla legislatura precedente, non solo la maggioranza politica. La più breve legislatura
della storia repubblicana era nata male e a rischio fin dall'inizio. E il
presidente, non per aiutare Romano Prodi ma per dare al sistema il tempo di
riformarsi, se ne era fin dall'inizio assunto un ruolo di tutela, quasi di
discreta regia dei processi politici di fondo. La legislatura che sta per
iniziare è molto più solida, anche se resta il problema di una seria riforma
istituzionale e di una nuova legge elettorale. Napolitano continuerà a chiedere
cooperazione agli schieramenti e capacità di individuare "un filo di
coerenza in un sistema avviato a un'alternanza matura". Ma per il resto
sarà cauto. Sull'esame delle leggi sottoposte alla sua firma sarà puntiglioso,
non intendendo abdicare al ruolo, ma attento, sapendo che un'eventuale
reiezione scatenerà la rappresaglia. Nonostante la scarsa passione per i mezzi
veloci (diffidenza per gli elicotteri e un malcelato fastidio per la Maserati
ciampiana, finita ad arrugginire in garage), Napolitano, nei primi due anni, si
è mosso abbastanza, più di Carlo Azeglio Ciampi sia nei primi che negli ultimi
due. Ora ha in programma cinque viaggi all'estero di qui a fine anno (Russia,
Grecia, Egitto, Israele e
Finlandia), a parte la prossima puntata a Graz. Ma poi rallenterà, sia per
l'imminente cambiamento del consigliere diplomatico sia perché Berlusconi,
specie all'inizio, reclamerà la sua parte sulla scena internazionale.
Soprattutto dall'anno prossimo si comincerà a notare un'intensificazione delle
visite interne, dove il Presidente ha scoperto di
"divertirsi", e dove si propone di far sempre più risaltare
"l'Italia che eccelle" e di rafforzare il rapporto diretto con la
gente. Napolitano si concentrerà sui suoi temi: la ricostruzione di un'unità
nazionale storica, la necessità per l'Italia di diventare un paese più civile,
a cominciare da un'azione decisa per ridurre le morti sul lavoro. Non farà né
un passo indietro né uno a lato, ma cercherà di salire di un gradino,
installandosi nel ruolo di arbitro in nome della Costituzione e per conto del
suo popolo.
( da "Stampa, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LE PROVE IN UN VIDEO
DEL PENTAGONO "Pyongyang aiutò Damasco a costruire reattore nucleare"
Torna alta la tensione tra Usa e Corea del Nord. La Casa Bianca ha accusato
formalmente il regime di Pyongyang di aver aiutato la Siria a costruire un
reattore nucleare. Il Washington Post ieri aveva rivelato l'esistenza di un video registrato la scorsa estate nel sito
nucleare siriano di al Kibar, distrutto il 6 settembre
( da "Secolo XIX, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Gaza come i
lager". Scontro all'Onu il caso Polemica per la frase del rappresentante
libico. L'ambasciatore di Israele attacca Carter NEW YORK. L'occasione della "colazione di
lavoro", offerta dall'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Dan
Gillerman sotto gli auspici dell'associazione umanitaria The Israel Project,
dovrebbe essere uno scambio di auguri in occasione del Pesach, la Pasqua
ebraica e anche la celebrazione un po' anticipata dei sessant'anni dalla
rinascita di Israele come Stato sovrano, avvenuta il
14 maggio 1948. Ma gli ultimi sviluppi nel vicino Palazzo di Vetro
inevitabilmente diventano il tema del giorno. La scorsa notte, durante una
seduta del Consiglio di sicurezza, che si svolgeva sotto la presidenza
dell'ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo, il rappresentante della Libia
Ibrahim Dabbashi, alla fine di un lungo discorso, ha paragonato le condizioni
dei palestinesi nella Striscia di Gaza a quelle dei campi di concentramento
nazisti. Non appena Dabbashi ha pronunciata la frase, in segno di protesta
l'ambasciatore italiano all'Onu Marcello Spatafora si è allontanato con i
colleghi delle missioni permanenti di Francia, Gran Bretagna, Belgio, Costarica
e Stati Uniti. All'ambasciatore del Sudafrica non è rimasto quuindi che
prendere atto del loro "assoluto dissenso" dall'intervento della
Libia e sospendere la seduta, che aveva come tema la ricerca di iniziative
politico-diplomatiche per la ripresa del dialogo israeliano-palestinese
incominciando dal problema immediato e drammatico degli aiuti umanitari alle
popolazioni di Gaza. È stato così lo stesso ambasciatore di Israele
Gillerman a portare su questo tema la discussione, senza risparmiare durissime
critiche all'operato dell'Onu, ad Hamas e alla recente missione mediorientale
dell'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter. "Il Consiglio di
Sicurezza - ha detto -è ormai divenuto un organo totalmente paralizzato e
irrilevante, nel quale La Libia esercita un diritto di veto". Che giudizio
da' lei, ambasciatore, della missione di Carter, a detta del quale Hamas
sarebbe disponibile a una forma di riconoscimento di fatto di Israele come interlocutore per un negoziato? "È molto
triste dover constatare che quello che non sarà stato magari uno dei più grandi
presidenti nella storia degli Stati Uniti, ma era in origine un uomo decente e
sinceramente animato da buone intenzioni sia divenuto ora quello che io ritengo
un bigotto. Si era già sporcato le mani in passato ma ora, dopo avere stretto
la mano al capo di un'organizzazione di terroristi, se le ritrova sporche di
sangue". Per Carter, Hamas non ha però escluso la possibilità di contatti
per consentire la distribuzione di aiuti e arrivare a una tregua. "Le
tregue di Hamas le conosciamo. Servono a rafforzare i nostri nemici che
vogliono isolare Israele e dividerlo per meglio
attaccarlo e distruggerlo. Ma sappiamo bene anche che gli interessi di Hamas
non sono quello che vuole la maggioranza dei palestinesi. Il popolo
palestinese, come noi, vuole solo vivere in pace. Capisce perfettamente che
siamo destinati a vivere gli uni accanto agli altri. Come gli israeliani, anche
i palestinesi si meritano di avere un loro Stato, ma non è appoggiando le
manovre di chi vorrebbe distruggere Israele che si può
arrivare alla pace"". Lei dice che le posizioni di Hamas fra i
palestinesi riflettono posizioni di minoranza. Perché allora con gli altri non
si riesce a riprendere il dialogo? "Abbiamo altri nemici, e il più
pericoloso di tutti è l'Iran, che finanzia e rifornisce di armi Hizbollah, vale
a dire il braccio armato di Hamas. È l'Iran, con le sue ambizioni di egemonia
regionale che passano attraverso il possesso il più presto possibile di un'arma
atomica, la vera minaccia. Praticamente ogni giorno, le nostre comunità sono
bombardate con missili, alcuni dei quali hanno una gittata fino a
( da "Secolo XIX, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A TORINO DAll'8 al
12 maggio Presentata l'edizione numero 21, segnata dalle polemiche per la
scelta di Israele ospite d'onore.
Napolitano taglierà il nastro 25/04/2008 marco francalanci TORINO. A dissipare
ogni dubbio ci ha pensato Giorgio Napolitano. Sarà infatti il presidente della
Repubblica a inaugurare, l'8 maggio, la ventunesima edizione della Fiera
Internazionale del Libro, sulla quale si erano addensate le nubi di un
boicottaggio che poi fortunatamente si è limitato a poche e
insignificanti rinunce. Causa del contendere, se così si può dire, l'annuncio
che sarebbe stato Israele il Paese ospite
dell'edizione 2008 (così come avviene ogni anno per una nazione diversa e nel
2009 toccherà all'Egitto). Una campagna tanto insulsa quanto bipartisan ha
travisato questa scelta degli organizzatori come un ossequio alla politica del
Paese mediorientale. Per confermare invece il vero significato dell'omaggio
alla cultura israeliana in tutte le sue sfaccettature (gli organizzatori si
sono riservati la libertà più assoluta su temi e autori, tanto che saranno
presenti anche numerosi dissidenti nei confronti del governo) è voluta scendere
in campo la prima autorità istituzionale italiana, che nonostante le difficoltà
legate alla formazione del nuovo governo ha confermato la volontà di
"aprire" quello che una scrittrice islamica, Irshad Manji, ha definito
"il più grande evento librario europeo". La Fiera del Libro, che
durerà fino al 12 maggio nel quartiere espositivo del Lingotto, vivrà su un
calendario che annovera centinaia di eventi, presentazioni, kermesse,
spettacoli teatrali, cinematografici e canori impossibili da segnalare nel
dettaglio (chi volesse sapere tutto, ma proprio tutto può collegarsi al sito
www.fieralibro.it) e che "invaderanno" molti quartieri cittadini. Nel
rispetto, comunque, di un filo conduttore, un "tema", che quest'anno
è stato individuato nella bellezza. Perché, come ha detto Ernesto Ferrero,
ideatore della manifestazione e attuale direttore editoriale della Fondazione
organizzatrice "oggi siamo sopraffatti da una falsa bellezza superpatinata
che sembra dare più importanza al contenitore che al contenuto".
Aggiungendo: "Siamo letteralmente circondati dal brutto e bisogna
individuare una strategia per rompere l'accerchiamento, anche se occorre prima
scoprire cosa si agita nell'immaginario collettivo per capire anche come sono
cambiati i gusti. Torino quest'anno è capitale mondiale del design, vero
linguaggio sopranazionale e proprio la ricerca del bello consente di affrontare
il rapporto tra canoni estetici, utilità pratica, produzione e consumo".
E, come immagine della Fiera, è stata prescelta la Venere del Botticelli, il
cui volto sarà il logo che "marchierà" ogni avvenimento. A dibattere
questi temi,una serie di "lezioni magistrali" con studiosi di tutto
il mondo, mentre tra gli ospiti ci saranno Gore Vidal e Ignacio Paco Taibo II,
Dario Fo, e saranno celebrati i centenari di Giovanni Guareschi, Cesare Pavese
ed Elio Vittorini. Poi una rievocazione della tragedia tutta torinese della
Thyssen Krupp, mentre i dibattiti verteranno su Giustizia, Sessantotto, caso
Moro, mafia, immigrazione. Spazio anche a Lingua Madre, il format voluto dalla
Regione Piemonte e dedicato alle identità culturali, mentre avrà ancora più
spazio il Bookstock Village, dedicato ai giovani di tutte le età: parola chiave
di quest'anno è Sfide, per le difficoltà di tutti i tipi che le ultime
generazioni si trovano ad affrontare. 25/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dopo
l'offesa a Israele l'Italia blocca la riunione La
Libia: "Gaza come i lager" è scandalo all'Onu ARTURO ZAMPAGLIONE A
PAGINA 21 SEGUE A PAGINA 21.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 113 Il
Medio Oriente in Consiglio di Sicurezza. Israele
apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora L'Italia ferma il vertice Onu
Il Medio Oriente in Consiglio di Sicurezza. Israele
apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora Durante i lavori la Libia
paragona Gaza ai lager --> Durante i lavori la Libia paragona Gaza ai lager
I lavori del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione Medio
Oriente sono stati sospesi su richiesta dell'Italia. NEW YORK L'Italia ha
chiesto e immediatamente ottenuto la sospensione, nella serata di mercoledì,
della riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata al Medio Oriente
dopo che la Libia aveva paragonato Gaza ai lager di Adolf Hitler. È stato
l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora, subito dopo le prime reazioni
indignate dei paesi occidentali del Consiglio, a chiedere al presidente di
turno -il sudafricano Dumisani Kumalo- di sospendere la riunione. Immediato è
arrivato il plauso di Israele che ha accolto con
soddisfazione la protesta. Secondo fonti diplomatiche italiane di New York,
"Spatafora, indignato per l'accaduto, ha fatto in modo che, attraverso una
procedura straordinaria, la riunione fosse interrotta immediatamente. E così
l'ambasciatore sudafricano Kumalo ha battuto il martelletto della presidenza
dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi di altri membri
del Consiglio". Secondo testimonianze concordanti, la frase del vice
ambasciatore libico Ibrahim Dabbashi aveva provocato la reazione immediata di
tutti i paesi occidentali del Consiglio. Dopo essersi tolti gli auricolari per
l'interpretazione simultanea, gli ambasciatori di Francia Jean-Maurice Ripert,
e il numero due Usa Juan Alexandro Wolff se ne sono andati, seguiti a ruota
dalla sua omologa britannica Karen Pierce, dal belga Johan Verbeke, dal croato Neven
Jurica, dal costaricano Saul Weisleder. Subito dopo, per evitare che la
riunione proseguisse a livello dei delegati visto che c'erano altri punti
all'ordine del giorno, è intervenuto Spatafora, che non ha avuto difficoltà a
convincere Kumalo a sospendere la riunione. Ieri, la Libia non ha fatto marcia
indietro su Gaza, anzi: scambiando alcune battute con i giornalisti del Palazzo
di Vetro Dabbashi ha addirittura giudicato la situazione nella striscia di Gaza
simile, se non peggiore, a quella dei campi di concentramento della Germania
nazista. Su questo punto, la Libia -l'unico paese arabo del Consiglio di
Sicurezza- ha ottenuto l'appoggio immediato dell'ambasciatore siriano Bashar
Jaafari, secondo cui "purtroppo coloro i quali si lamentano di essere stati
vittima di un genocidio (durante la seconda guerra mondiale) ripetono lo stesso
tipo di genocidio contro i palestinesi". L'americano Wolff ha
immediatamente condannato ancora una volta le nuove dichiarazioni.
( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del "L'amore è impossibile nella Palestina
che soffre" di Roberto Carnero N ata a Nablus, in Cisgiordania, nel 1941,
Sahar Khalifah è una delle voci più importanti della letteratura palestinese
contemporanea. Le sue opere sono tradotte in molte lingue e lei combatte da
sempre, oltre che per la causa della sua gente, anche per il miglioramento
della condizione femminile nei Paesi arabi. Il suo ultimo romanzo, uscito in
italiano per Giunti con la traduzione di Leila Mattar, si intitola Una
primavera di fuoco (pp. 336, euro 14,50). Le vicende sono ambientate nella primavera
del 2002, al tempo della seconda Intifada, e vedono intrecciarsi storie e
sentimenti di palestinesi e coloni israeliani. Sullo sfondo degli avvenimenti
storici - che culminano con l'assedio alla Muqata'a (sede dell'Autorità
palestinese a Ramallah) da parte dell'esercito israeliano, con la prigionia di
Arafat e la costruzione del Muro fra i territori palestinesi e le colonie
israeliane - si sviluppano le vicende private dei personaggi. Signora Khalifah,
quali elementi della sua esperienza di vita sono transitati nella sua
produzione letteraria, nei suoi libri precedenti, ma in particolare in questo?
"Nei miei libri e in particolare in Una primavera di fuoco si ritrova la
vita durante l'occupazione così come la mia personale esperienza in quanto donna
araba. I personaggi dei miei romanzi sono reali, nel senso che catturano
l'essenza che si ritrova nelle persone di ogni giorno. Dopo ogni libro che
scrivo, mi diverto tutte le volte nel vedere come i miei lettori siano curiosi
di scoprire chi siano effettivamente i protagonisti delle mie storie nella vita
reale e mi chiedono se le ipotesi che fanno sulla loro identità sono poi
corrette. Io semplicemente sorrido alle loro domande. Per me è come un gioco.
Inizio sempre a abbozzare i miei personaggi partendo dalla realtà. A poco a
poco questi personaggi iniziano ad assumere dei tratti ben distinti che li
contraddistinguono per alcune peculiarità. Un personaggio diventa come un
individuo che cattura e assorbe tutte le caratteristiche di un gruppo di
persone. Rappresenta insomma se stesso e gli altri. Il mio scopo è quello di
dipingere un'intera società e non semplicemente individui sparsi, rari, piatti,
bidimensionali". In Una primavera di fuoco lei racconta, tra l'altro, una
storia d'amore tra un ragazzo palestinese e una ragazza che è figlia di coloni
israeliani. Quanto sono frequenti situazioni di questo tipo nella realtà? È
utopico pensare che sia possibile un esito felice? "Come potrebbero
accadere nella vita reale storie di questo genere? Come potrebbero succedere
quando quello che vediamo è soltanto il volto militare degli israeliani? Avere
a che fare con loro significa semplicemente imbattersi nei soldati che ci
arrestano, che distruggono le nostre case, confiscano i nostri beni e le nostre
terre e ci uccidono. Certo è normale chiedersi, allora, perché ho scritto un
romanzo in cui accade una storia del genere. Quello che mi interessava era
mostrare che un cosa di questo tipo può accadere soltanto a persone sognatrici,
inesperte e innocenti. Una volta però che questi sognatori fanno esperienza
della vita per quella che è realmente smettono di amare e iniziano a odiare.
Quando l'odio invade l'animo umano non lascia alcuno spazio all'amore".
C'è un messaggio particolare che voleva trasmettere con questo suo libro?
"Quello che più mi stava a cuore era mostrare e raccontare come la
violenza genere violenza, come la malattia porta malattia. Siamo stanchi di
questo terrore, è vero. Ma chi l'ha generato? E soprattutto, chi ne è
responsabile? Sono convinta che le persone debbano andare alle radici del
problema e non fermarsi in superficie, all'apparenza. Scrivendo questo romanzo,
ho cercato di sollevare delle questioni, di porre degli interrogativi. E sono
convinta che questo sia il minimo che io potessi fare in quanto scrittrice,
donna e madre". Nel suo libro lei descrive la vita degli adolescenti
palestinesi alla ricerca di un'impossibile "normalità". Che cosa
significa essere giovani in un territorio di guerra? "Essere giovani in un
territorio di guerra significa rischiare di essere arrestati in qualsiasi
momento, anche per il semplice fatto di aver partecipato a una dimostrazione o
di aver lanciato un sasso. Significa che non importa quanto uno possa aver
studiato o lavorato, il suo destino resta comunque segnato e deciso dalle forze
armate del paese. Non importa quanto uno sia innocente, perché la realtà
inquinata e contaminata dall'odio alla fine intaccherà anche il suo corpo e la
sua anima. È ovvio che l'occupazione ha lasciato i suoi segni sui più giovani.
I giovani di oggi sono più violenti rispetto a quelli delle generazioni
precedenti. L'atmosfera di violenza che regna perenne li ha plasmati rendendoli
insicuri. Il livello della loro educazione e formazione scolastica è
decisamente inferiore. Per non parlare poi della povertà. La povertà è una
piaga che invade e pervade tutto. La disoccupazione raggiunge il 60% a Gaza e
il 50% nella West Bank. Il loro futuro sembra già essere segnato. Il loro
futuro è malattia, povertà e la mancanza totale di speranza". Lei è da sempre
attenta, come scrittrice, alla condizione femminile nei Paesi arabi. La
situazione negli anni è migliorata o peggiorata per le donne? "È
certamente vero che le donne di oggi hanno migliori opportunità di lavoro e per
ciò che concerne l'ambito dell'educazione e della formazione rispetto alle
generazioni precedenti. Nonostante tutto questo non vuol dire che hanno a che
fare con una discriminazione meno evidente. Il nostro codice personale che
include tutte le leggi che hanno a che fare con il matrimonio, la poligamia, il
divorzio, la cura dei figli e l'eredità è un codice rimasto immutato da secoli.
Gli uomini in generale hanno interesse nel mantenere queste leggi esattamente
come nel passato. Il nostro movimento femminile sta provando a cambiare queste leggi.
Stiamo lottando duramente per questo, ma stiamo riscontrando difficoltà da ogni
fronte, persino dalle donne. La maggior parte della nostra popolazione
femminile oggi crede che Dio abbia stabilito il loro status. Come si può
provare a convincere una donna che è possibile avere una vita migliore se lei
crede che Dio vuole che rimanga sottomessa? Ci troviamo di fronte, insomma, ad
un vero e proprio dilemma. Questa è la ragione per cui abbiamo bisogno di
liberarci dall'occupazione, per avere il tempo e l'energia per lavorare a
questioni così complicate e delicate". Come vede il futuro della questione
palestinese? "Quello che vedo chiaramente è che gli israeliani non sono
pronti per la pace. Vogliono avere il maggior numero di terre possibile, confiscano
i nostri beni, le nostre acque, distruggono le nostre case e allo stesso tempo
vogliono fare pace con gli arabi. Vogliono allargare i loro interessi nel Medio
Oriente diventando l'unico potere dominante. Sono già un potere dominate dal
punto di vista militare ma questo evidentemente non li soddisfa. Vogliono
essere il potere dominante in termini sociali, politici e finanziari. Noi
questo non possiamo proprio accettarlo. Loro non fanno diversamente, perciò
siamo in una situazione di stallo". Che cosa dovrebbero fare i
Palestinesi? E che cosa, per parte sua, Israele?
"La prima cosa che dovremmo fare è liberarci dall'occupazione. Abbiamo
bisogno di concentrarci sullo sviluppo, sull'educazione, sulla salute,
sull'ambiente. Non possiamo costruire un Paese che sia veramente libero
semplicemente fermandoci alla liberazione delle terre. L'occupazione finisce
per dissipare le nostre forze, succhia il nostro sangue. Dovremmo essere capaci
di convincere i Grandi Poteri che la pace nel Medio Oriente inizia in Palestina. I grandi poteri sono stati
quelli che hanno creato Israele. Senza il loro aiuto Israele continuerà il suo sentiero di morte. Noi continueremo a spargere
sangue, perdendo ogni speranza nel futuro". In occasione della prossima
Fiera del libro di Torino si sono scatenate feroci polemiche sulla presenza di Israele in qualità di Paese ospite.
Qual è il suo punto di vista in merito? La cultura dovrebbe essere risparmiata
dalle questioni politiche? Oppure è giusto che anche in sede letteraria si
sollevino questioni di questo tipo? "Mi chiedo cosa sia successo
all'Italia. Gli uomini e le donne italiane sono stati i primi a starci
accanto... In merito alla cultura e alle questioni politiche, che cos'è la
letteratura se non riflette poi quella che è la vita degli uomini? Gli
scrittori e gli intellettuali stanno forse al di sopra della vita? Sono forse
al di sopra delle persone che vengono ammazzate come degli agnelli al macello?
Cosa è successo a questo mondo? L'Occidente sta ripetendo lo stesso peccato di
quando ignorò la sofferenza degli ebrei per secoli? Dobbiamo attendere ancora a
lungo prima che l'Occidente si svegli e decida di fare qualcosa?".
traduzione di Laura Molinari SAHAR KHALIFAH La scrittrice di Nablus, autrice
del romanzo Una primavera di fuoco, parla del riscatto della sua gente, della
condizione femminile e della relazione tra un palestinese e una israeliana.
( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del LINGOTTO Il tema che da sempre attraversa la letteratura e
l'arte sarà al centro della prossima edizione. E come previsto Israele farà da ospite d'onore La bellezza salverà la Fiera
del Libro di Torino? di Mirella Caveggia Critiche, contestazioni, e un
tentativo di boicottaggio non hanno immobilizzato la Fiera del Libro di Torino.
L'evento, presentato in una conferenza stampa alla presenza
del ministro israeliano Elazar Cohen, si terrà al Lingotto come previsto,
dall'8 al 12 maggio e non subirà modifiche la scelta di fare di Israele l'ospite prescelto per la XXI
edizione 2008. "Abbiamo affrontato difficoltà e polemiche al di là di ogni
ragionevole argomentazione, ha detto il Presidente Rolando Picchioni.
Abbiamo proposto possibilità di dialogo, ma un confronto fra un paese e chi ne
nega l'esistenza è difficile". Quest'anno il motivo conduttore sarà la
Bellezza, "lo splendore del vero", come la definiva Platone. Il tema
denso di mistero e di suggestione, viene proposto con il punto interrogativo di
segno dostoevskijano. La bellezza salverà il mondo? Sul perno di questa
incantevole qualità, avvinta all'etica, così ben espressa nella letteratura,
nell'arte e nella musica, si avvolge un cartellone lussureggiante. Scrittori,
filosofi e antropologi, storici dell'arte, artisti, musicisti, scienziati e
persino matematici, ci parleranno di un spettacolo della natura o del modo di
vivere la bellezza, dell'osservazione estetica o dell'etologia e persino delle
armonie nascoste delle scienze esatte. Si scopriranno con illustri relatori i
canoni di un romanzo, i connotati della bellezza del mondo greco-romano, ma
anche i segni dell'arte e della letteratura islamica, la poetica dell'arte o la
tensione verso la verità dell'anima. Si inoltrano su questi e altri avvincenti
sentieri noti protagonisti della cultura italiana: Remo Bodei, Giovanni Reale,
Luciano Canfora, Raffaele La Capria, Sergio Givone, l'architetto Mario Botta,
Erri de Luca. Fra i grandi ospiti della letteratura mondiale, si incontrano
Gore Vidal, Luce Irigary, il libanese Youssef Courbage, il francese Philippe
Forest, le americane Susan Vreeland e Geraldine Brooks, il tedesco Arno Geiger,
l'ultranovantenne sloveno di Trieste Boris Pahor, riconosciuto tardivamente fra
i massimi testimoni della Shoa. A rappresentare la letteratura e la cultura di Israele, che affronta con coraggio i propri conflitti e le
contraddizioni che l'affliggono all'interno di una realtà quotidiana
drammatica, non saranno presenti gli attesi David Grossman e Amos Oz. Ma
arriveranno numerosi altri letterati di diverse generazione: fra loro, Aharon
Appelfeld, l'irakeno Sami Michael che da anni vive a Israele,
Abraham Yehoshua con il suo nuovo romanzo Fuoco Amico, Meir Shalev, Ron Leshem
(autore di Tredici soldati, divenuto anche un film). E fra le tante scrittrici,
Zeruya Shalev a Ronny Someck. Nell'agenda spiccano eventi di grande interesse,
come i dieci film israeliani scelti dal Museo del Cinema film israeliani e i
dibattiti con interventi autorevoli su temi arroventati: giustizia, mafia,
morti bianche. A questi e ad altri incontri da non perdere (Enzo Bianchi,
Antonio Stella, Marco Rizzo, Eugenio Scalari, Furio Colombo) si alterneranno
momenti di spettacolo e musica, come quella offerta dall'Arab Music Orchestra
di Nazareth, composta da cattolici, ebrei e musulmani con la vocalist
palestinese Lubna Bass. E infine Terra Madre, un format straordinario, dedicato
alla salvaguardia delle diversità culturali e agli incontri. "Siamo qui
per capire e cercare insieme spazi di dialogo nello scambio culturale, per
trovare nell'altro una parte di noi. Forse si potrà togliere il punto
interrogativo del tema" ha detto Ernesto Ferrero, Direttore della Fiera,
uscito estenuato, ma sereno dalle polemiche.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XV - Torino
Babelica e ricca di "star", torna la Fiera del Lingotto preceduta
quest'anno dalle polemiche su Israele ospite "Ora ci conoscono tutti, perfino il New York
Times..." E Picchioni punge Sgarbi: "Anche l'anno scorso tentò di
portarci via il salone" MASSIMO NOVELLI Non tutte le polemiche vengono per
nuocere. Quelle di alcuni intellettuali arabi e palestinesi, con contorno di
esponenti della sinistra radicale italiana, contro l'invito a Israele alla prossima Fiera del libro di Torino, in
calendario al Lingotto dall'8 al 12 maggio, almeno per ora hanno finito per
giovare e trasformarsi in una buona operazione di marketing per la Fiera
medesima. Lo ha voluto sottolineare Ernesto Ferrero alla conferenza stampa di
presentazione della manifestazione, che si è tenuta in un Museo di Scienze
naturali presidiato, a scanso di equivoci, dalla polizia. "Sono state
polemiche sterili, frutto della disinformazione" ha detto il direttore di
Librolandia. E poi, con un misto di aperta soddisfazione e di sana ironia, ha
aggiunto con una battuta: "In ogni caso, ci hanno fatto molta pubblicità.
Prima non ci filava nessuno, adesso ci conoscono tutti, da Al Jazeera al New
York Times. E tutti mi chiedono del nostro salone". Anteprima tranquilla,
insomma. Nessuna contestazione è stata inscenata ieri mattina, e non si è vista
neppure l'ombra di una kefiyah o di un Tariq Ramadan nei pressi di via Giolitti
o nel nobile palazzo dei Castellamonte. In attesa dei cortei (sabato 10 maggio,
da corso Marconi) e della mobilitazione per la Palestina,
il magmatico contenuto della Fiera del libro, che per la sua ventunesima edizione
si affida al tema della bellezza che salverà il mondo e annovererà circa 1400
editori, è stato versato sugli astanti, con una babelica elencazione di lezioni
magistrali, di incontri, di convegni, di nomi importanti, ognuno nel suo campo:
da Abraham B. Yehoshua a Dario Fo, da Aharon Appelfeld (che terrà una
prolusione alla festa inaugurale della Reggia di Venaria) a Giovanni Allevi,
Boris Pahor, Yves Bonnefoy, Clive Clusser, Joe Lansdale, Javier Marìas, Ezio
Mauro, Eugenio Scalfari, Gore Vidal e tantissimi altri. Per il resto si
confermano Lingua Madre, il Bookstock Village, l'International Book Forum, gli
spazi per i comics e i libri antichi, le puntate esterne nelle circoscrizioni
torinesi: Borgo San Paolo, Porta Palazzo e Mirafiori Sud. Anche i detenuti del
carcere di Saluzzo potranno distrarsi attraverso gli incontri con alcuni
romanzieri e giornalisti: tra questi Giovanni Maria Bellu, Maurizio Crosetti,
Giorgio Faletti, Fabio Geda, Paolo Giordano, Flavio Soriga. Un mare magnum
consueto, un concerto di voci, che sembra piacere a Elazar Cohen, numero due
dell'ambasciata israeliana di Roma. Il ministro plenipotenziario, presente
ieri, ha affermato che "Israele è un paese
democratico, e tra i tanti scrittori invitati alla Fiera del libro ce ne sono
anche di molto critici con il governo. Ma una cosa è criticare con spirito
critico e voler correggere i difetti di un Paese, un'altra è la critica
distruttiva". Tutto calmo, allora, fin qui. Tutto scorre. Ci ha pensato
Rolando Picchioni, forse un po' deluso per l'assenza di voci di dissenso alla
conferenza stampa, a increspare le acque, rispolverando la annosa querelle con
Milano. Citando una delle novità di quest'anno, ossia il Book Design Space
curato da Biella Intraprendere, il presidente della Fondazione per il libro, la
musica e la cultura ha attaccato Vittorio Sgarbi: "Questa iniziativa è la
miglior risposta della Fiera alle frecciate lanciate nei giorni scorsi da
Sgarbi, durante le giornate milanesi del Salone del mobile, sulle scarse
capacità e disponibilità di Torino a fare sistema sul tema del design. Curiosa
coincidenza, l'esternazione di Sgarbi. Già l'anno scorso, alla chiusura della
Fiera, suggerì di dividerla in due parti e prendere per sé il programma degli
incontri con gli scrittori". Lo ha tranquillizzato Mercedes Bresso,
presidente di turno della Fondazione: "La Fiera non si muove da Torino.
Non esiste alcuna possibilità che vada da qualche altra parte, anche se non
abbiamo nessuna paura della competizione. Se qualcuno vorrà fare qualche altra manifestazione
per il libro andremo a vederla, perché la concorrenza aiuta a fare
meglio".
( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "Gaza come i lager nazisti", bufera sulla
Libia. L'italia sospende seduta all'Onu Dopo le parole del viceambasciatore di
Gheddafi contro Israele alcuni membri del Consiglio di
sicurezza abbandonano la riunione. L'ambasciatore Spatafora indignato di
Umberto De Giovannangeli.
( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Burrasca al Palazzo di Vetro. A scatenarla, quando in Italia era
notte fonda, è stato l'intervento in sede di Consiglio di Sicurezza, massimo
organismo decisionale delle Nazioni Unite, del rappresentante della Libia, il
vice ambasciatore Ibrahim Dabbashi, il quale ha "paragonato la situazione
esistente al giorno d'oggi a Gaza a quella dei campi di concentramento
nazisti" durante la seconda guerra mondiale. Un accostamento che suscitato
l'indignazione e scatenato la protesta di alcuni membri del Consiglio di
Sicurezza che, ascoltate le parole del rappresentante libico, hanno abbandonato
la riunione. Ed è stata l'Italia a chiedere la sospensione immediata della
riunione dedicata al Medio Oriente. La richiesta dell'ambasciatore italiano,
Marcello Spatafora, è arrivata subito dopo l'intervento di Dabbashi con
l'accostamento dei campi profughi della Striscia a i lager nazisti. Secondo
fonti diplomatiche italiane "l'ambasciatore Spatafora, indignato per
l'accaduto, ha fatto in modo che, attraverso una procedura straordinaria, la
riunione fosse interrotta immediatamente. E così l'ambasciatore sudafricano
Dumisani Kumalo (presidente di turno), ha battuto il martelletto della
presidenza dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi di
altri membri del Consiglio". Mercoledì, al Palazzo di Vetro, il
rappresentante della Libia - confermano fonti diplomatiche italiane - ha
"paragonato la situazione esistente al giorno d'oggi a Gaza a quella dei
campi di concentramento nazisti" durante la seconda guerra mondiale.
Subito dopo la sua dichiarazione, come hanno riferito alcuni dei presenti, i
rappresentanti di alcuni Paesi "hanno rimosso l'auricolare della
traduzione, si sono alzati in piedi e sono usciti dalla sala della riunione del
Consiglio di Sicurezza" per protestare contro l'affermazione del numero
due della rappresentanza libica all'Onu. Tra quelli che sono usciti quasi
immediatamente, su iniziativa italiana, vengono citati i rappresentanti di Usa,
Gran Bretagna e Francia. Ma la Libia non fa marcia indietro su Gaza,
confermando il giorno dopo le parole di fuoco considerate inaccettabili da
tutti gli occidentali. il vice ambasciatore libico ha ripetuto quanto aveva
detto durante la riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza. Dabbashi,
conversando ieri con i giornalisti al Palazzo di Vetro, ha detto che la
situazione nella Striscia di Gaza "è anche peggiore (di quella dei campi
di concentramento), perché essa viene bombardata ogni giorno" da Israele. L'ambasciatore aggiunto degli Usa all'Onu, Alejandro
Wolff, ha immediatamente condannato ancora una volta le nuove dichiarazioni
della Libia. Parole come queste, secondo Wolff, "dimostrano l'ignoranza
della storia, e continuano ad impedire che si trovi una soluzione pacifica in
Medio Oriente". "Ce ne siamo andati", ha confermato il vice
ambasciatore americano. L'episodio ha messo fine alla sessione del Consiglio,
convocata per cercare di concordare un testo sulla crisi nella Striscia di
Gaza. "Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo costruttivo,
oppure in maniera tendenziosa, ed è quel che è accaduto -ha detto Wolff- il
delegato libico è stato tendenzioso, di parte , storicamente scorretto e
moralmente oltraggioso". Il vice ambasciatore libico aveva proposto
d'inserire la parola "Olocausto" nel testo da approvare. Israele ha espresso il suo apprezzamento
per la reazione dei Paesi occidentali. "Hanno fatto quello che andava
fatto in una situazione di questo tipo e noi ci congratuliamo" con loro,
afferma il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Arieh Mekel.
"Siamo molto preoccupati - aggiunge - per quello che è accaduto
ultimamente al Consiglio di Sicurezza, che è stato preso in ostaggio da Paesi
irresponsabili implicati in passato con il terrorismo".
( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 99 del 2008-04-25
pagina 14 Siria e Israele tornano a parlarsi di Redazione
Dopo otto anni di blocco totale dei negoziati di pace tra Siria e Israele, si torna a parlare, questa volta autorevolmente, di
contatti indiretti tra i due Paesi: a farlo è il presidente siriano Bashar
al-Assad che indica il premier turco come mediatore e che anticipa una presunta
volontà israeliana di rinunciare dopo 40 anni, alle Alture occupate del Golan.
In un'intervista apparsa ieri sul quotidiano al-Watan del Qatar, il presidente
siriano ha confermato quanto era stato anticipato da fonti di stampa siriane:
"Una settimana fa sono stato informato dal premier turco, Tayyip Recep
Erdogan, del fatto che Israele è pronta a ritirarsi dalle Alture del Golan occupate, in cambio
della pace con la Siria". Siria e Israele sono formalmente in stato di belligeranza dal 1948. Le alture
siriane del Golan sono state occupate da Israele nel 1967 e nel 1981 sono state annesse allo Stato ebraico, senza
che vi sia stato mai alcun riconoscimento internazionale. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 99 del 2008-04-25
pagina 2 25 aprile, sfilano insulti e minacce di Gianandrea Zagato Vigileranno
sui cortei 900 telecamere. Il Comune: "Contro devastatori e imbrattatori
facciamo sul serio" Sono in piazza "per combattere le destre". E
c'è da scommettere che per i cronisti ci sarà solo l'imbarazzo della scelta.
Quale? Be', degli insulti da riportare sul taccuino, quelli che oggi
risuoneranno al corteo del 25 aprile contro gli esponenti del Pdl. Violente
contestazioni, provocazioni non solo verbali e intimidazioni della sinistra che
sceglie, ancora una volta, di dare corpo e sostanza a una manifestazione di
parte. E lo mette anche per iscritto, nero su bianco: "Con la pesante
sconfitta elettorale, per la prima volta dalla Liberazione, nessuna forza di
sinistra siederà in Parlamento. Un'assenza pesante che avviene proprio quando
si fa strada una destra razzista e xenofoba, che mette seriamente in pericolo
la convivenza civile e la democrazia nel Paese". Parole pesanti come
pietre, quelle siglate da Rifondazione e Sinistra democratica e che trovano eco
nel messaggio dei Carc, comitati di appoggio per la resistenza al comunismo:
"Alziamo la bandiera dell'antifascismo di classe. Chiudiamo la bocca a chi
deve tacere". E non ci vuole tanta immaginazione per capire cosa intendono
i Carc per "chiudiamo la bocca a chi deve tacere". "A Milano il
clima è pesantissimo, le aggressioni delle squadracce si susseguono"
vagheggiano on line i supporter degli imputati per associazione sovversiva con
finalità di terrorismo che scendono "in piazza per onorare il sacrificio
di chi ha combattuto e riprenderci il nostro futuro". Ma alla sinistra
che, oggi, tradisce nuovamente lo spirito del 25 aprile arriva un consiglio da
Palazzo Marino (in piazza rappresentato dall'assessore Giovanni Terzi, mentre
per la Provincia c'è Filippo Penati e per la regione Angelo Giammario):
"Sappiano che Milano è sorvegliata dagli "occhi" di 900
telecamere. Sappiano che contro i devastatori l'amministrazione cittadina fa
sul serio". Avvertenza del vicesindaco Riccardo De Corato, accompagnato
dall'auspicio che "oggi i milanesi non debbano assistere al consueto
revival di un vergognoso copione fatto di insulti e di linciaggi". Augurio
sottoscritto anche dai socialisti: "Non si può ridurre il 25 aprile a una
manifestazione che ha come obiettivo il ribaltamento in piazza del risultato
elettorale - annota Roberto Caputo - il voto c'è già stato ed è quello".
Peccato che le frange no global e la sinistra democraticamente esclusa dal
Parlamento non vogliano abbandonare il cliché della retorica pomposa e vacua
dell'antifascismo militante. Già, c'è voglia di fare il replay del 1994, della
caccia ai milanesi colpevoli di sventolare bandiere tricolori o delle
aggressioni avvenute negli ultimi due anni a chi innalzava le bandiere con la
stella di Davide in campo bianco della Brigata ebraica. E per partecipare al
corteo, fa sapere l'associazione Amici di Israele, (con loro c'è anche il
presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri), "dovremo affidarci
alla protezione delle forze dell'ordine". "Riprova che il 25 aprile
non è una festa istituzionale ma di parte, una giornata che divide e non
unisce" chiosa Paola Frassinetti (An). Commento sul 25 aprile dei
"nuovi partigiani", quelli che hanno nostalgia della macelleria di piazzale
Loreto e che, oggi, continuano a strumentalizzare l'assenza del sindaco Letizia
Moratti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Genova
Disfida infinita, le decisioni definitive saranno di competenza esclusiva del
consiglio di amministrazione Tutti contro tutti, certa solo la Ferrari Se salta
Di Benedetto rischia anche Oren. E il direttore artistico aspetta... Le
dimissioni del numero una farebbero decadere immediatamente anche gli altri massimi
dirigenti del teatro genovese DONATELLA ALFONSO Tra un piano e l'altro del
torrione disegnato da Aldo Rossi si ghigna a mezza bocca: nella disfida - a
distanza, o almeno per interposte persone - tra Gennaro Di Benedetto e Daniel
Oren, la partenza anticipata dell'uno potrebbe fatalmente... portarsi via
l'altro. Perché le dimissioni del sovrintendente, come prevede la norma,
farebbero decadere anche il direttore artistico Cristina Ferrari e il direttore
musicale, Oren appunto, legati in uno stesso progetto; starebbe poi al
consiglio di amministrazione della Fondazione riconfermarli o meno negli stessi
ruoli. E forse, dicono alcuni osservatori sornioni, tanta agitazione delle
ultime settimane potrebbe significare proprio questo: che i
fedelissimi del maestro israeliano spingono perché si arrivi presto ad una
definizione complessiva del suo ruolo, prima che Di Benedetto, come sembra
probabile, lasci a fine stagione per stemperare il clima, francamente
irrespirabile. Ma in ogni caso senza che nessuno possa cambiare in corsa
qualcosa nel teatro, soprattutto la catena di comando. E, scontata la
fiducia alla Ferrari, di cui la sindaco dice un gran bene, la necessità di
riportare tutta la situazione a livelli più civili renderebbe quasi obbligata
anche la definizione di ruoli precisi per Oren, che non possono essere quelli
da lui richiesti. Terminologia bellica, ma l'aria che si respira al Carlo
Felice è tutt'altro che pacifica, com'è noto. E la sindaco Marta Vincenzi ha
chiarito nei giorni scorsi che il braccio di ferro dei sindacati autonomi sulla
Sonnambula nasconderebbe solo le cordate interne al teatro. Una maniera per
ribadire, se ancora non fosse stato chiaro, che la testa di Di Benedetto non
verrà sacrificata al volere popolare; sarà se mai lui, discretamente e con
eleganza, a fare un passo indietro. Altri gossip, tra sale prova e golfo
mistico: la possibilità di un'intesa anche con gli autonomi sul rimpinguare gli
anticipi in busta paga la settimana scorsa si era profilata, ma c'è chi ha
spinto per spostare in avanti l'incontro. E poi tutto è saltato per aria. E'
innegabile che la presenza di Oren aleggia non poco sopra tutte le attività del
Teatro. Non solo perché è una figura di indiscusso peso internazionale, ma
proprio perché sembra che tutte le guerre interne all'Opera genovese vengano
condotte a suo favore o contro di lui. E quindi, stabilito che il contratto che
lo lega fino al 2011 al Carlo Felice parla della conduzione di due opere e due
concerti l'anno, elementi dunque di grande prestigio per il cartellone
lirico-sinfonico genovese, la sua presenza in altri ruoli sarebbe la conferma
che ha vinto una cordata rispetto all'altra; e questo al consiglio di
amministrazione guidato da Marta Vincenzi, o meglio alla sua gran parte, non
andrebbe bene. Proprio perché significherebbe che non c'è più alcuna
possibilità di gestire il teatro, e che vince solo chi urla più forte. Pardon:
chi tiene la nota più alta nell'acuto.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Firenze
Ultimi appelli prima dei ballottaggi Manciulli invita al fronte comune
"Dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni politiche, che ha marcato
un'avanzata della destra nel nostro paese, è importante fare oggi fronte comune
contro il rischio di una crescita del centrodestra anche nei nostri
territori". E' quanto afferma il segretario toscano del Pd Andrea
Manciulli, concludendo insieme a Piero Fassino le iniziative elettorali per i
ballottaggi nei Comuni (e la Provincia di Massa Carrara) al voto domenica e
lunedì. "Facciamo appello a tutti gli elettori e le forze politiche del
centrosinistra affinchè diamo insieme fin da subito un segnale di reazione con
il voto ai ballottaggi", dice Manciulli. Perché in Toscana, spiega,
"i cittadini possono toccare ogni giorno con mano la qualità della vita
che le nostre scelte hanno portato". Il voto ai ballottaggi è dunque "un
voto per il buongoverno che contraddistingue l'azione dei nostri
amministratori: per Osvaldo Angeli alla provincia di Massa Carrara, Fabrizio
Neri al Comune di Massa, Marco Filippeschi a Pisa e Andrea Palestini a
Viareggio". Un appello agli elettori del Pd ma anche di tutto il
centrosinistra. "Del resto noi governiamo con le altre forze del
centrosinistra la nostra regione - conclude Manciulli - e ai ballottaggi
dobbiamo compattarci in nome dei valori di democrazia e solidarietà che abbiamo
in comune". Un appello al voto arriva anche dai Comunisti italiani.
"Un appello a tutte le persone della sinistra e del centro democratico per
rafforzare l'impegno e la mobilitazione a sostegno del
candidato sindaco di Viareggio Andrea Palestini, amministratore capace, onesto
e vicino alla gente", dice l'ex assessore regionale dei Comunisti Marco
Montemagni. "Palestini e le forze del nuovo centrosinistra possono dare a
Viareggio un'amministrazione democratica, qualificata, basata sulla
partecipazione e sulla concertazione", conclude Montemagni.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il premier
israeliano conferma le indiscrezioni. Resta il nodo del sostegno a Hezbollah e
Hamas Olmert: "Per far pace con la Siria siamo pronti a trattare sul
Golan" Gli Usa: "Pyongyang aiutò Damasco nel programma nucleare"
Gaza, Hamas offre una tregua: basta attacchi in cambio della riapertura dei
valichi FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Dopo le indiscrezioni
sulla stampa e l'annuncio di Assad a Damasco, ieri sera l'ufficio del primo
ministro Olmert ha fatto sapere che "Israele è fortemente interessato a colloqui di pace con la Siria",
confermando quello che la stampa israeliana ha in prima pagina. Negli ultimi
sei mesi Israele e Siria si
sono scambiati messaggi, lettere e "inviati". Un negoziato segreto
che vede offrire a Assad il ritiro dalle colline del Golan, conquistate nella
Guerra dei Sei giorni, in cambio di un accordo di pace. Paradossalmente,
la conferma della trattativa avviene nel giorno in cui la Cia rivela che lo
scorso 6 settembre i caccia israeliani bombardarono e distrussero nel nord
della Siria un impianto destinato a ospitare un reattore nucleare. I video
nelle mani dell'intelligence americana, la cui esistenza è stata rivelata dal
Washington Post, poi confermano la presenza di tecnici nord-coreani nello stabilimento
per assicurare il funzionamento del reattore. Israele,
secondo la Cia, intervenne colpendo l'impianto poco tempo prima che potesse
entrare in funzione. E ieri, per la prima volta la Casa Bianca prende posizione
sull'episodio. "La costruzione del reattore nucleare siriano con l'aiuto
della Corea del Nord - attacca la portavoce Dana Perino - era uno sviluppo
destabilizzante per l'area. La Siria - aggiunge la Casa Bianca - cercò di
nascondere le prove della sua esistenza e ora deve chiarire al mondo quali
siano le sue attività nucleari". Olmert, però, ora si dice pronto a
trattare. Assad, rendendo di dominio pubblico il negoziato segreto, lo
accredita. I contatti fra le parti sarebbero stati avviati nel 2007 grazie
all'impegno della Turchia e del suo premier Tayyip Erdogan, che vanta ottime
relazioni con entrambi i Paesi. Ma l'offerta israeliana a Damasco, in qualche
modo contenuta nelle 20 lettere che Olmert ha scritto a Assad in questi mesi,
contiene molte domande alle quali la Siria deve rispondere prima di riavere
indietro il Golan: la Siria è pronta a tagliare il sostegno militare a Hamas? è
pronta a congelare i suoi rapporti con l'Hezbollah libanese e a tagliare i
rifornimenti di armi? Quali saranno le future relazioni tra Damasco e Teheran?
Intanto i leader delle comunità di coloni che vivono sulle alture del Golan
hanno già fatto sentire la loro voce definendo la possibilità della
restituzione delle alture come un "attacco alla sicurezza nazionale",
raccogliendo la solidarietà di alcuni deputati della Knesset. Sul fronte
diplomatico si apre anche un altro spiraglio. Mentre l'Onu annuncia la fine
della distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza per mancanza di benzina, Hamas
- che della Striscia è il padrone militare - si dice pronto a offrire una tregua
con Israele sospendendo gli attacchi in cambio della
riapertura dei valichi di passaggio e della fine delle "esecuzioni
mirate".
( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tripoli: "Gaza
come i lager", scandalo all'Onu L'Italia blocca il
Consiglio di sicurezza dopo gli insulti a Israele ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Alcune dichiarazioni oltraggiose
della Libia, il cui rappresentante ha paragonato la situazione di Gaza con
quella dei campi di sterminio nazisti, hanno riportato l'Onu ai tempi dei gesti
plateali e delle scarpe sbattute sui tavoli. Tutto è successo mercoledì
sera nel dibattito a porte chiuse del Consiglio di sicurezza sull'esame della
situazione umanitaria a Gaza e sull'eventuale approvazione di una dichiarazione
del presidente. Quando il vice-ambasciatore libico Ibrahim al-Dabashi si è
lasciato andare allo sproloquio, la reazione dei paesi occidentali è stata
ferma e indignata. Guidati dal francese Jean-Maurice Ripert, gli ambasciatori
degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, del Belgio, oltre che della Costa Rica,
hanno cominciato a battere i pugni per l'indignazione, a togliersi l'auricolare
per la traduzione simultanea e ad alzarsi in piedi per lasciare l'aula in segno
di protesta. In questo clima caotico, l'ambasciatore italiano Marcello
Spatafora ha immediatamente fatto capire al presidente di turno del consiglio,
il sudafricano Dumisani Kumalo, che era opportuno chiudere al più presto la
seduta. E così è stato: non appena il libico ha finito il suo intervento,
Kumalo ha battuto il martelletto, anche se c'erano ancora alcuni iscritti a
parlare. Conclusione: il dibattito si è chiuso con l'ennesimo nulla di fatto su
Gaza e con molto rancore tra i due schieramenti. La Libia, che è l'unico paese
arabo rappresentato nel consiglio di sicurezza, ha insistito sulle sue
posizioni: senza pentirsi, anzi, rincarando le dosi. "La situazione di
Gaza è anche peggiore di quella dei campi nazisti, perché i palestinesi vengono
bombardati quotidianamente dagli israeliani", ha detto ieri Dabashi
commentando la quasi rissa all'Onu. L'ambasciatore siriano Bashar al-Jaafari si
è detto del tutto d'accordo, mentre al-Jazeera ha ricordato la frustrazione
delle delegazioni arabe al Palazzo di Vetro per l'immobilismo dell'Onu sui
problemi dei palestinesi e l'incapacità di condannare Israele
per i bombardamenti. Già altre volte, infatti, il Consiglio di sicurezza si è
trovato diviso sull'ipotesi di un documento comune. Gli Stati Uniti hanno
criticato duramente la posizione libica. "Invece di trattare la questione
di Gaza in modo onesto e costruttivo", ha osservato Alejandro Wolff, il
diplomatico che mercoledì rappresentava Washington nel Consiglio di sicurezza,
"il delegato della Libia è stato tendenzioso, di parte e moralmente
oltraggioso". Israele ha parlato di
"cinismo" criticando la presenza di "uno Stato terrorista nel
Consiglio di sicurezza". Ricordando che "frasi simili non aiutano i
processi di pace", anche l'ambasciatore della Gran Bretagna Karen Pierce
si è rallegrata per la sospensione del dibattito all'Onu.
( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Presentato
ieri il programma / Il ruolo di Israele Al via La fiera delle polemiche 1.800 relatori, 800 tra convegni
e dibattiti, 24 sale per gli incontri, 1.400 editori TORINO Chi ha preparato il
programma dei dibattiti e dei convegni che scandiranno la presenza di Israele, come ospite d'onore, alla Fiera
internazionale del libro di Torino, in calendario dall'8 al 12 maggio e che
verrà inaugurata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano?
Elazar Cohen, numero due dell'ambasciata in Italia dello Stato ebraico,
intervenendo ieri alla presentazione della manifestazione, è stato categorico:
"Non abbiamo avuto alcuna parte nella elaborazione delle iniziative del
nostro stand. è stato Angelo Pezzana (noto libraio torinese, uno dei fondatori
della Fiera e dell'associazione Italia-Israele, ndr) a
occuparsene. Ha avuto libertà completa, senza richieste di alcun genere o veti.
è un programma che riflette la realtà israeliana". Le affermazioni del
diplomatico, cui si aggiungono quelle analoghe di Rolando Picchioni, presidente
della Fondazione per il libro, la musica e la cultura, sono una smentita a
quanti, finora, hanno sostenuto che la presenza di Israele
al Salone sia stata strettamente coordinata e gestita dalle autorità di Tel
Aviv, per festeggiare la creazione, l'8 maggio di sessant'anni fa, dello Stato.
Non per questo, tuttavia, mettono fine alle polemiche e all'annunciata campagna
di boicottaggio. L'associazione Forum Palestina, che
critica Fausto Bertinotti per la sua presenza in fiera, ha già dato notizia che
durante la kermesse del Lingotto avrà luogo una manifestazione nazionale contro
Israele nelle strade della città (sabato 10), oltre ad
altri momenti di mobilitazione filopalestinese. è prevista anche una visita del
teologo islamico Tariq Ramadan, che però, nei giorni scorsi, ha fatto sapere
che non metterà piede alla Fiera del libro. Picchioni e il direttore Ernesto
Ferrero, come si suole dire, incrociano le dita e si augurano che la
manifestazione, all'insegna del filo conduttore "Ci salverà la
bellezza", possa consumarsi senza problemi di ordine pubblico. E, per stemperare
un po' le preoccupazioni, Ferrero ironizza: "Le polemiche nei nostri
confronti, frutto peraltro di disinformazione, ci hanno giovato: prima nessuno
ci filava, adesso ci conoscono tutti, da Al Jazeera al New York Times". La
Librolandia vera e propria, tensioni a parte, si presenta nel suo ventunesimo
capitolo con qualche contributo finanziario in meno, 75 editori in più (sono
circa 1400) e una pantagruelica elencazione di grandi numeri: 18.480 relatori,
800 tra convegni e dibattiti, 24 sale per gli incontri. Si comincia la sera del
7 maggio, con una festa inaugurale alla Reggia di Venaria Reale, nel corso
della quale Aharon Appelfeld, decano degli scrittori israeliani, leggerà una
prolusione. Si prosegue con Dario Fo e Abraham B. Yehoshua, Meir Shalev e Clive
Clusser, Gore Vidal, Elik Shafak (la scrittrice turca minacciata per avere
scritto del genocidio armeno), Boris Pahor, Joe Lansdale, Javier MarÍas, Aarto
Paasilinna, Raffaele La Capria, Edoardo Sanguineti, Eugenio Scalfari (che
presenterà il suo nuovo libro), Remo Bodei, Luciano Canfora, Danilo Mainardi e
tantissimi altri. Non mancano romanzieri, poeti, intellettuali, del mondo arabo
e islamico, ospiti degli spazi di Lingua madre. Dialogheranno con i loro
colleghi ebrei ed israeliani? è uno degli interrogativi che potranno avere una
risposta soltanto al Lingotto. Si registra anche, forse per via del clima
politico nel nostro Paese, un forte ritorno all'impegno civile. I temi della
Costituzione, del lavoro, dei diritti, della mafia, del terrorismo, della
corruzione, dominano in numerosi convegni, molto più che negli anni passati.
Tra i momenti dedicati alle questioni politiche, civili e sociali, ce n'è uno
ancora drammaticamente presente nella memoria dei torinesi e degli italiani: la
morte degli operai della Thyssen Krupp. Paola Cortellesi e Claudio Gioè
leggeranno il reportage sulla tragedia scritto da Ezio Mauro, direttore de la
Repubblica.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Alti
dirigenti palestinesi si sarebbero incontrati al Cairo con
dei mediatori egiziani Hamas pronto a negoziare con Israele Una tregua nella striscia potrebbe rilanciare il dialogo Israele-Palestina e quello tra Fatah e Hamas Il Cairo, 25 apr.- Nella giornata di
ieri alcuni alti dirigenti del movimento radicale palestinese Hamas si sono
incontrati con il capo dei servizi segreti egiziani Omar Suleiman. Un
responsabile palestinese vicino alla formazione islamica di ispirazione
fondamentalista avrebbe dichiarato che Mahmud El Zahar e Said Seyam,
rispettivamente ex-ministro degli esteri, ed ex-primo ministro, avrebbero
informato Suleiman della volontà di Hamas di intavolare trattative con gli
israeliani riguardo un cessate il fuoco nella striscia di Gaza. Il compito di
Suleiman sarebbe quello di fungere da mediatore tra Hamas e i vertici del
governo israeliano. La diplomazia egiziana sta cercando di avviare una
trattativa Hamas e Israele da quando la popolazione
palestinese della Striscia di Gaza, per sfuggire al protratto blocco delle
frontiere da parte israeliana, si è riversata in massa in Egitto. Israele sarebbe possibilista, a condizione che cessino gli
attacchi a cittadini israeliani e il lancio dei razzi Khassam sulle città alla
frontiera con la Striscia. Una tregua nella Striscia di Gaza faciliterebbe di
sicuro l'avvio di una negoziato tra Israele e Al Fatah
e tra questi e Hamas. M.A.
( da "Stampa, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
REAZIONI INDIGNATE
DURANTE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA, MA TRIPOLI NON SI PENTE: "PEGGIO DEI
CAMPI NAZISTI" "Gaza come i lager". E l'Italia ferma l'Onu
[FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK Sono stati attimi di grande tensione quelli
che hanno scandito le battute finali del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite in corso mercoledì sera al Palazzo di Vetro. L'ambasciatore italiano
all'Onu, Marcello Spatafora, ha chiesto la sospensione della riunione dedicata
al Medio Oriente e agli aiuti umanitari nei territori occupati, dopo aver preso
atto della "intollerabile" situazione di confusione seguita a un
controverso intervento del rappresentante della Libia, Ibrahim Dabbashi, che ha
paragonato i campi profughi palestinesi di Gaza ai campi di concentramento
nazisti. "La situazione a Gaza - ha detto - è peggiore di quella dei campi
di concentramento perché, in aggiunta, ci sono i
bombardamenti quotidiani di Israele su Gaza". Parole inaccettabili per i diplomatici di alcuni
Paesi occidentali che si sono alzati e se ne sono andati prima del tempo. Tra
questi Francia e Stati Uniti, ma non l'Italia che preso atto della
ingovernabilità della situazione in aula, ha chiesto al presidente di turno, il
sudafricano Dumisani Kumalo, di chiudere la seduta a porte chiuse prima
del previsto. Secondo la Farnesina quello dell'ambasciatore Spatafora è stato
un atto "diplomatico e non politico", condiviso fra l'altro da gran
parte dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza. Dopo le affermazioni di
Dabbashi - vice dell'ambasciatore libico Giadalla Ettalhi - sono stati per primi
i rappresentanti di Usa e Francia a sbattere la porta in segno di protesta:
"Queste parole sono il riflesso di un alto grado di ignoranza storica e
mancanza di sensibilità etica e spiegano l'incapacità del Consiglio di
intervenire su questioni mediorientali", ha avvertito il viceambasciatore
americano, Alejandro Wolff, il primo ad abbandonare l'aula. A seguirlo è stato
il collega francese Jean-Maurice Ripert e successivamente i colleghi di Gran
Bretagna, Belgio, Croazia e Costa Rica. Di tutt'altro tono sono state le
dichiarazione dell'ambasciatore siriano Bashar al-Jaafari che ha espresso
solidarietà a Dabbashi e ne ha condiviso le affermazione pur non avendo seguito
in prima persona la seduta. La Libia da parte sua ha ribadito quanto detto in
aula spiegando di essere ricorsa al paragone "per dar forza alla
tesi" della necessità di un intervento immediato nella striscia di Gaza
dove gli aiuti Onu sono stati sospesi dopo l'interruzione della fornitura di
carburante da parte di Israele. Altrettanto infuocata è
stata la risposta della diplomazia dello Stato Ebraico: "Il cinismo della
Libia e il comportamento riprovevole dei suoi diplomatici confermano che
bisognerebbe fare maggiore attenzione quando si scelgono i Paesi del Consiglio
di Sicurezza", sferza Dan Gillerman, ambasciatore israeliano presso il
Palazzo di vetro. "Questo - ha concluso - è ciò che accade quando si
consente a uno Stato terrorista di diventarne membro".
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di sicurezza dedicata
al Medio Oriente, il rappresentante della Libia ha paragonato la situazione
della Striscia di Gaza a quella dei campi di sterminio nazisti. L'ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha chiesto, per
protesta, l'immediata sospensione della riunione. Anche i rappresentanti di
Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno lasciato l'aula. Tra Israele e Siria, intanto, primi segnali
di disgelo.
( da "Liberazione" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La totale
indipendenza della comunità ebraica romana nel ballottaggio Un appello a
Riccardo Pacifici: su Roma la vostra equidistanza gioverà solo ai fascisti
Stefania Podda Nessuna indicazione di voto, libertà di coscienza e rifiuto
netto di schierarsi per l'uno o per l'altro dei candidati. Insomma, Francesco
Rutelli e Gianni Alemanno pari sono, nessuna sostanziale differenza tra i due.
Almeno così è per Riccardo Pacifici che - dopo aver bloccato l'apparentamento
ufficiale tra il candidato del Pdl e la Destra di Francesco Storace - ha
ribadito la "totale indipendenza" della comunità ebraica romana nella
partita del ballottaggio per il Campidoglio. Dopo aver segnato il punto, alla
fine Pacifici si è dunque accontentato della forma. Perché la sostanza è
un'altra, difficilmente contestabile: se Gianni Alemanno diventerà sindaco di
Roma, sarà soprattutto grazie ai voti della Destra di Francesco Storace. Voti
che il candidato del Pdl non ha ufficialmente chiesto, per lui l'abbraccio alla
luce del sole poteva rivelarsi mortale. Tanto più che gli sono stati comunque
generosamente offerti dal suo antico sodale di partito e di corrente. Alemanno
non li incasserà con un apparentamento, ma non li ha nemmeno rifiutati e ha
anche ringraziato, nonostante siano voti dichiaratamente e orgogliosamente
fascisti. Ma il problema non è solo Storace. Il problema è anche Alemanno.
Perché degli strappi più o meno sentiti di Gianfranco Fini, lui non ne ha
apertamente condiviso nemmeno uno. Non che li abbia avversati, da istintivo e
disincantato equilibrista qual è, è stato sempre ben attento a non esporsi.
Meglio la terza via della prima linea, insomma. E però, a fare un rapido conto
delle sue posizioni, il suo cuore batte sempre per quella destra delle croci
celtiche e dei campi hobbit che lo ha visto crescere. La continuità con il
passato, l'identità, l'attenzione alla pancia del partito - questo è Alemanno.
Quando Fini con la kippah in testa parlò del fascismo come del "male
assoluto", ebbe un sussulto: "Non si può dire a persone di destra che
magari hanno avuto un padre morto in Africa che quella morte aveva alla base
un'idea malvagia. In politica - concluse - ci vuole misura". Certo, è andato anche lui in Israele. Come Fini e come Storace. Già che c'era, ne ha approfittato per
far benedire al Santo Sepolcro la croce celtica che porta al collo. Comunque ha
compiuto lo stesso viaggio rituale dei dirigenti di Alleanza Nazionale. Loro
non mancano di ricordarlo - come se la riflessione sull'antisemitismo si
esaurisse in una tappa a Gerusalemme - e non mancano di sottolineare il
loro appoggio ad Israele, quale che sia la sua
politica. La strumentalità di una simile adesione - acritica più che
incondizionata - è evidente. Eppure è diventata il discrimine su cui si gioca
anche la politica italiana. Ma l'appoggio ipocrita e fazioso di una destra in
cerca di legittimità e presentabilità internazionale, non può valere il rischio
di consegnare Roma ad una destra fascista e squadrista. Ecco perché a Riccardo
Pacifici chiediamo: davvero non vede differenze tra Alemanno e Rutelli?
25/04/2008.
( da "Liberazione" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Olmert vuole isolare
l'Iran di Ahmadinejad e ottenere il riconoscimento da Damasco. Tensione in
Libano: Hezbollah accusa l'Unifil Medio Oriente, l'annuncio
di Assad: "Israele
pronto a restituirci il Golan" L'aveva detto il premier turco Tayyep Recep
Erdogan, ieri lo ha confermato Bashar al Assad. Israele è pronto a cedere le alture del Golan, in cambio di una pace con
Damasco. La disponibilità israeliana sarebbe stata riferita dal premier Ehud
Olmert allo stesso Erdogan, qui nella veste di mediatore. "Le
mediazioni tra Damasco e Tel Aviv - ha spiegato il presidente siriano in
un'intervista - si sono intensificate dopo l'aggressione israeliana in Libano
nel 2006, ora sono maturati nuovi e positivi dettagli. Quello di cui abbiamo
bisogno ora è di una piattaforma comune attraverso la mediazione turca".
Poi Assad ha spiegato il motivo dell'annuncio ufficiale: "Con Israele i negoziati non saranno segreti, ma se si avvieranno
saranno annunciati, e comunque non saranno diretti ma condotti attraverso la
parte turca". Anche ieri, da Tel Aviv nessuna conferma e nessuna smentita.
Solo una dichiarazione dall'ufficio del primo ministro Ehud Olmert: "Assad
conosce la posizione di Israele sui negoziati di pace
e viceversa". La notizia, ufficiale o no, ha comunque già smosso le acque
della politica israeliana, soprattutto a destra. Il Likud si è detto contrario
ad ogni ipotesi di ritiro, e nello stesso partito del premier,Kadima,
l'annuncio di Assad non è stato ben accolto. In realtà, l'idea di un negoziato
avviato e forse già ad una svolta non ha sorpreso nessuno. Le trattative tra Israele e la Siria, anche se a livello non ufficiale, non si
sono mai interrotte. La partita diplomatica che si sta giocando punta a far
rientrare Damasco tra gli interlocutori del processo di pace da avviare nella
regione, isolando così l'Iran di Ahmadinejad. Già nel 2000, peraltro, durante i
negoziati di pace, Israele si disse disposto a
ritirarsi da quasi tutto il Golan, con l'eccezione di un tratto sulla sponda
orientale del lago di Tiberiade. Oggi, con l'era Bush da archiviare, l'idea di
un accordo israelo-siriano è ben visto da tutti i i possibili futuri presidenti
degli Stati Uniti, siano Hillary Clinton, Barack Obama o John McCain. Sfilare
la Siria dall'asse del male e isolare l'Iran, sarebbe il modo più indolore di
disinnescare le mine nella regione. Tanto più che sembra riaprirsi anche
l'instabile fronte libanese con Hezbollah contrapposta all'Unifil. Ieri, al
Safir , giornale libanese vicino al partito di Dio, ha pubblicato un durissimo
commento, accusando le truppe dell'Onu di essere "gli occhi di Israele in Libano". L'ipotesi di un accordo di pace con
Damasco - e la sua opportunità e urgenza - è stata ieri al centro del dibattito
politico in Israele. Il quotidiano Ha'aretz , in un
editoriale non firmato, ha chiesto al governo di "non aver paura della
pace con la Siria". L'editoriale sottolineava le occasioni perse degli
ultimi anni e soprattutto ricordava la disponibilità dei vari premier - Yitzhak
Rabin, Ehud Barak e lo stesso Benjamin Netanyahu - a rinunciare alle
strategiche alture del Golan pur di arrivare ad una pace con Damasco. Tanto più
ora di fronte alla minaccia iraniana e alla possibilità di un asse
Damasco-Teheran: "Il costo della pace con la Siria - sottolineava
l'editoriale - è conosciuto da anni e non c'è nessun motivo di allarme. I
vantaggi superano l'importanza strategica delle alture del Golan. Il problema è
piuttosto se Olmert avrà all'interno di Kadima sufficiente appoggio".
25/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Iddetti voli
"sensibili", quelli diretti in Usa e in Israele e soggetti, perchè a rischio, a
particolari misure di sicurezza. Nato dalla riqualificazione dell'edificio che
ospitava l'aerostazione merci, il nuovo terminal è stato realizzato da
"ADR Engineering" in meno di sei mesi con un investimento di oltre 10
milioni di euro. Secondo le stime di ADR, saranno circa un milione
l'anno i passeggeri in partenza che utilizzeranno questa nuova aerostazione.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-25 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Un caso diplomatico all'Onu "Gaza un lager nazista" Libia
fermata dall'Italia Gli ambasciatori occidentali contro Tripoli NEW YORK - Caso
diplomatico all'Onu. L'ambasciatore paragona Gaza ai lager nazisti e l'Italia
fa bloccare i lavori. ALLE PAGINE 2 e
( da "Liberazione" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Katia Ippaso Siamo arrivati
al 25 aprile. Un esercito di politici e opinionisti tira fuori, magari dalle
note dell'anno passato, i canovacci dei discorsi da fare, per ricordare ciò che
ha significato quella data storica per l'Italia. Nella macchina delle
commemorazioni e delle celebrazioni, macchina celibe, spesso esangue, finiscono
le dichiarazioni pubbliche anche di quelli che volentieri rifarebbero, pari
pari, l'esperienza del fascismo e altrettanto volentieri sottoscriverebbero,
magari in una maniera più sofisticata, nuove leggi razziali, con nuovi volti e
nuovi nomi da sacrificare. Quando i morti sono così lontani nel tempo, fuori
dal nostro sguardo, non fanno più paura. A far paura sono sempre stati i vivi.
Ce lo racconta bene Il romanzo di Ferrara , il lavoro teatrale di Piero
Maccarinelli, drammaturgia di Tullio Kezich, che ricostruisce, semplificandolo
su un piano di rappresentazione lineare, quasi lieve nel suo affondo tragico,
la temperie dei primi anni Quaranta in una città simbolo d'Italia, la Ferrara
fascista che immolò i suoi uomini migliori con una malvagità banale. Ricucendo
insieme le atmosfere e i personaggi del Giardino dei Finzi Contini e delle
Cinque storie ferraresi , lo spettacolo riesce a realizzare con una sua precisa
delicatezza una cosa difficile da farsi: portare la scrittura di Giorgio
Bassani (che Pasolini giudicava insieme laica ed emotiva) a teatro, trattenendo
la qualità di testimonianza pacata dei suoi romanzi in una trama efficace che è
a sua volta una reinvenzione, una nuova storia da ascoltare oggi, proprio oggi.
Il personaggio principale è Geo Josz, ritornato a Ferrara nell'agosto del 1945,
"unico superstite dei 183 membri della comunità israelitica che i tedeschi
avevano deportato in Germania nell'autunno del '43, e che i più consideravano finiti
tutti da un pezzo nelle camere a gas". Scomodo per il padre Angelo che
inizialmente aveva aderito al fascismo, mal tollerato dai partigiani che gli
avevano nel frattempo occupato la casa (concedendogli alla fine solo una
piccola stanza nella torre merlata), insopportabile ai suoi concittadini che
tutto sommato avrebbero preferito vederlo morto così da poterlo commemorare in
santa pace, Geo Josz riattraversa con la memoria gli anni terribili della
guerra e delle leggi razziali. Con la fantasia rivede Micol, la rincontra nel
suo giardino grande
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE La Libia: "Gaza un lager" Nazioni Unite, l'Italia dice no
Gli ambasciatori occidentali lasciano il Consiglio di Sicurezza Dopo le accuse
di Tripoli, il rappresentante permanente italiano chiede di sospendere la
seduta al Palazzo di Vetro DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Insurrezione al
Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla situazione nella Striscia di Gaza. Il
rappresentante della Libia paragona la regione palestinese ai lager di Adolf
Hitler: un'accusa a Israele che ha spinto l'ambasciatore italiano all'Onu a chiedere e
ottenere di sospendere immediatamente la riunione dopo che gli ambasciatori di
alcuni Paesi occidentali avevano abbandonato la sala. La protesta, secondo gli
addetti ai lavori rara nella storia del Palazzo di Vetro, è scattata mercoledì
sera, quando, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dedicata
al Medio Oriente, il viceambasciatore libico Ibrahim Dabbashi ha dichiarato che
"la situazione a Gaza assomiglia a quella in un campo di concentramento
nazista durante la Seconda guerra mondiale". Parole incendiarie che hanno
immediatamente suscitato le reazioni indignate dei Paesi occidentali. A partire
dall'ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert, che dopo essersi strappato gli
auricolari ha abbandonato la sala, seguito, a ruota, dal numero due Usa Juan
Alexandro Wolff, dall'omologa britannica Karen Pierce, dal belga Johan Verbeke,
dal croato Neven Jurica e dal costaricano Saul Weisleder. è a questo punto,
secondo fonti diplomatiche italiane a New York, che l'ambasciatore italiano
Marcello Spatafora avrebbe chiesto al presidente di turno - il sudafricano
Dumisani Kumalo - di sospendere la riunione: una procedura straordinaria che è
stata subito accolta, ponendo bruscamente fine a una riunione che rischiava di
proseguire a livello di delegati. Nonostante il polverone sollevato
dall'incidente, ieri la Libia si è spinta oltre. "Vivere nella Striscia di
Gaza è persino peggio che stare in un campo di concentramento nazista", ha
rincarato la dose in un incontro coi giornalisti Dabbashi. "Ci sono i
bombardamenti quotidiani da parte di Israele che non
c'erano nei campi di concentramento". L'inviato di Washington ha bocciato
le dichiarazioni dell'inviato di Tripoli. "Sono indicative del livello di
ignoranza storica - ha commentato Wolff - e dell'insensibilità morale che
stanno alla base dell'impossibilità del Consiglio di Sicurezza di agire in
Medio Oriente". Dura anche la condanna dell'ambasciatore israeliano
all'Onu Dan Gillerman: "è una vergogna che uno Stato terrorista come la
Libia segga nel Consiglio di Sicurezza. La sua presenza paralizzerà ogni sforzo
di pace a Gaza e in Cisgiordania". Ma a dar manforte all'emissario di
Gheddafi è sceso in campo l'ambasciatore siriano Bashar Jaafari, secondo cui
"purtroppo coloro i quali si lamentano di essere stati vittima di un
genocidio ripetono lo stesso tipo di genocidio contro i palestinesi ". Nei
corridoi dell'Onu ieri si è cercato di minimizzare sull'incidente, ricordando
che i dibattiti del Consiglio di Sicurezza sul conflitto israelo-palestinese
sono da sempre i più controversi e divisori. Il 6 marzo scorso la proposta Usa
per una condanna non vincolante del-l'attentato contro una scuola talmudica a
Gerusalemme si era arenata proprio a causa delle obiezioni della Libia.
Alessandra Farkas.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Abraham Yehoshua In un'intervista al trimestrale Oil lo scrittore
sostiene che avere l'oro nero può essere una debolezza "Il nostro Stato ha
resistito anche alla forza del petrolio" MILANO - "I Paesi arabi
hanno il petrolio, gli ebrei non ce l'hanno. Noi dobbiamo usare il cervello e
tanti altri mezzi. Ma non possiamo usare il petrolio". è una constatazione
non amara quella di Abraham Yehoshua che, in un'intervista esclusiva alla
neonata rivista dell'Eni Oil, vede nella mancanza di una fonte di energia
primaria quasi una risorsa per il suo Paese. "Non avere
il petrolio per Israele - scrive
- ha costituito per molti versi una fortuna. Ci ha spinti a cercare altre fonti
di energia, ci ha stimolati verso la tecnologia. Il petrolio rende più pigri
". Lo scrittore israeliano, amatissimo in patria e all'estero, sarà a
Torino tra pochi giorni, l'8 maggio, per inaugurare la Fiera internazionale del
Libro che avrà Israele come
ospite d'onore. Nell'intervista su Oil si lancia in un'acuta analisi del
mito dell'oro nero. "è un elemento meraviglioso - dice a Simonetta Della
Seta, giornalista specializzata in Storia del Medio Oriente e direttrice
dell'Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv -. è un unico prodotto,
utilizzato in moltissimi modi, senza scartarne mai alcuna parte: una materia
grezza che viene interamente sfruttata. Il petrolio è utilissimo perché genera
energia e progresso. Non è giusto etichettarlo solo per il legame con
l'inquinamento ". Chi ha impianti petroliferi può considerarsi fortunato,
è come avere una marcia in più. Però c'è un paradosso. Oggi oltre il 62% del
greggio è in mano araba e musulmana. Eppure, fa notare lo scrittore,
quest'immensa ricchezza non è bastata ad annientare Israele
né a costruire uno Stato palestinese. E oggi gli impianti petroliferi sono,
militarmente parlando, il tallone d'Achille dei Paesi arabi perché considerati
facili obbiettivi. "Noi - spiega Yehoshua - abbiamo vinto contro la forza
del petrolio, se non altro da un punto di vista politico. I Paesi arabi non
sono riusciti neppure a far funzionare un boicottaggio internazionale nei
nostri confronti. Con tutta l'importanza e la necessità del petrolio,
l'esistenza di Israele ha dimostrato di essere ancora
più cruciale e il suo riconoscimento imprescindibile ". In verità gli
arabi si sono guardati bene dal "creare una sorta di Singapore
palestinese, cosa che avrebbe spinto presto gli israeliani a ritirarsi anche
dalla Cisgiordania". Nonostante le loro possibilità economiche i Paesi
"fratelli " hanno fatto in modo che i palestinesi non collassassero
"ma allo stesso tempo - constata amaramente lo scrittore - hanno evitato
di sollevarli veramente dalla polvere, di renderli persone più felici ".
Oil uscirà per la prima volta nel mese di maggio con un obiettivo ambizioso:
creare una sede culturale di analisi e dibattito, una porta aperta sul mondo
dell'energia, della sostenibilità ambientale e dello sviluppo. La rivista, un
trimestrale, ha un comitato editoriale di tutto rispetto. Coordinati da Lucia
Annunziata ci sono, tra gli altri, l'editorialista del Corriere Sergio Romano,
il direttore di Foreign Policy Moises Naim e il premio Nobel Harold W. Kroto.
Monica Ricci Sargentini La rivista In alto la copertina del primo numero di Oil
che uscirà a maggio. A sinistra lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Segnali di svolta D'Alema apre il campo al successore Onu e Medio
Oriente Farnesina, nuove mosse Cadute le riserve su altre sanzioni all'Iran
ROMA - Non c'è stata alcuna direttiva impartita da Roma, secondo la
ricostruzione della riunione accreditata dalla Farnesina. Sarebbero state
considerazioni maturate a caldo, mercoledì, a spingere l'ambasciatore italiano
seduto nel Consiglio di sicurezza dell'Onu a ottenere la sospensione della
seduta. Quando l'aula è stata infiammata dal paragone del viceambasciatore
libico tra i campi di sterminio nazisti e le condizioni di Gaza per le azioni
dei mi-litari di Israele,
Marcello Spatafora, il rappresentante permanente dell'Italia al Palazzo di
Vetro, ha chiesto di interrompere i lavori per due motivi. Uno di merito: la
gravità dell'accostamento che aveva appena spinto i rappresentanti di Francia,
Stati Uniti e Costa Rica ad andarsene. Uno di metodo: l'impossibilità di
proseguire la riunione nel clima turbolento che c'era. Così si viene a sapere
dal ministero degli Esteri tuttora guidato da Massimo D'Alema, in carica per
gli affari correnti fin quando non si sarà insediato il governo di Silvio
Berlusconi. Ieri sera, la tesi sembrava avere a sostegno alcuni elementi. A New
York lo scontro sulle parole del viceambasciatore libico Ibrahim Dabbashi, che
aveva accostato la situazione di Gaza ai lager di Adolf Hitler, è scattato
mentre a Roma era notte. In più, ieri non ci sono state proteste verso l'Italia
da parte dell'ambasciatore dello Stato di Muhammar el Gheddafi presso il
Quirinale, Abdulhafed Gaddur. "E perché io avrei dovuto protestare? Ho
sentito il mio ambasciatore a New York e mi ha confermato che francesi e
americani, non italiani, sono usciti dall'aula ", ha detto al Corriere
Gaddur. E' evidente che nei rapporti tra Stati entrano in gioco numerosi
elementi di valutazione. Nel 2006, mentre Berlusconi era a Palazzo Chigi, la
Libia si indignò quando il leghista Roberto Calderoli esibì, in tv, una
maglietta con le vignette su Maometto. La repressione di un assalto al
consolato italiano a Bengasi costò morti e morti. Il nostro Paese è il primo
partner economico della Giamahiria, la quale ci fornisce il 18% dell'energia
che consumiamo, a cominciare dal petrolio. Il passaggio tra due governi in
Italia è una fase delicata. Romano Prodi si prefiggeva di portare Gheddafi in
visita a Roma. La Farnesina non può assecondare offese a Israele.
Ma ieri né Roma né Tripoli hanno cercato di complicarsi i rapporti. E' su un
altro versante delicato che il ministero di D'Alema, senza grande clamore, ha
compiuto una svolta che non era scontata: sull'Iran. Nei giorni scorsi, a
Bruxelles, il rappresentante d'Italia presso il Comitato politico di sicurezza
dell'Unione Europea, ambasciatore Andrea Meloni, ha fatto cadere una riserva che
era stata posta dal nostro Paese, in sede europea, sulle sanzioni da applicare
a Teheran in virtù della seconda risoluzione dell'Onu contro i piani nucleari
iraniani. Una mossa che, a prima vista, ci si sarebbe potuta aspettare dal
governo di centrodestra. La questione però è più complicata. Il movente della
scelta sarebbe stato in particolare il desiderio di far rientrare l'Italia nel
giro dei Paesi che hanno un peso notevole nelle decisioni internazionali
sull'Iran. Pur sapendo di non poter trovare un posto all'interno del cosiddetto
"5+1", l'ambizione è di essere consultati in vista delle prossime
decisioni da questo comitato formato da Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna e
Francia, che sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza, più la Germania.
Durante il semestre italiano di presidenza europea, nel 2003, il governo
Berlusconi preferì restar fuori dal gruppo degli Stati europei incaricati di
negoziare con Teheran sul nucleare. La Repubblica islamica ci avrebbe voluto
dentro. Londra, Parigi, Berlino non se ne ebbero a male e, seppure senza
risolvere la questione, accrebbero il loro peso. Adesso si prepara la quarta
risoluzione dell'Onu e l'Italia, per accrescere il suo ruolo, riduce gli
ostacoli a sanzioni europee. Maurizio Caprara.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria: BREVI Diplomazia Leader Dall'alto, il leader libico
Muammar Gheddafi; il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad; e il premier
israeliano Ehud Olmert Politica L'Italia potrebbe, con il nuovo governo,
"aggiustare" le sue relazioni con i tre Paesi: più
"distaccate" con Libia e Iran; più "calorose" con Israele.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE La rivelazione Al Congresso i filmati sull'impianto nucleare di Al
Kibar La Cia accusa la Corea del Nord "Ha costruito il reattore in
Siria" Assad: "Olmert offre il Golan in cambio della pace"
WASHINGTON - In Medio Oriente se tiri un filo ti becchi tutta la matassa.
Questo per dire che i dossier sono quasi sempre intrecciati, condizionati da
interessi regionali e internazionali. Ciò è quanto sta accadendo attorno al
caso dell'impianto atomico siriano di Al Kibar distrutto da caccia israeliani
il 6 settembre. Un blitz misterioso protetto da un grande riserbo. Ieri
l'intelligence americana ha fatto rapporto al Congresso mostrando filmati e
dati - ricevuti da Israele - che documenterebbero il coinvolgimento della Corea del Nord
nella costruzione del reattore in Siria. Tre i punti chiave dell'audizione: i
lavori erano quasi terminati, l'impianto somiglia a quello coreano di Yongbyon,
nel sito operavano tecnici venuti dalla Corea del Nord (un video documenta la
loro presenza). Rivelazioni anticipate da mesi dagli analisti americani
che hanno acquisito e pubblicato foto satellitari di Al Kibar. Alcuni di loro
hanno espresso dubbi sull'operatività dell'impianto ("è lontana "),
altri hanno espresso timori. Le preoccupazioni di questi ultimi e il rapporto a
porte chiuse al Congresso hanno offerto munizioni a quanti negli Usa contestano
l'idea del presidente Bush di stringere un accordo con la Corea del Nord. Il
regime di Pyongyang si è impegnato a rinunciare all'atomica e a bloccare la
proliferazione di tecnologia nucleare - verso Siria e Iran - in cambio di un
pacchetto di aiuti e benefits. Tra questi anche l'esclusione dalla lista dei
Paesi che sostengono il terrorismo. Una promessa che è giudicata
"falsa" dai falchi americani, perché Pyongyang non ha fornito i
chiarimenti richiesti. Doveva farlo entro la fine dell'anno, ma ha Presidente
Bashar Assad.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria:
ALTRI OGGETTI cercato solo di guadagnare tempo. "C'è un serio problema di
proliferazione", ha commentato il parlamentare repubblicano Pete Hoekstra
appena uscito dall'incontro con gli 007. Anche la Casa Bianca in serata ha
criticato il regime di Pyongyang definendo la connivenza con la Siria sul
reattore "un segnale pericoloso". Sfruttando le polemiche sulla Corea
del Nord, i siriani hanno provato a sfilarsi e hanno respinto le accuse. Ma
sono stati tirati dentro comunque. L'audizione è infatti coincisa con altre
rivelazioni, non meno clamorose. Il presidente Bashar Assad
ha sostenuto di aver ricevuto un messaggio dal premier israeliano Ehud Olmert.
Questo il succo: "Israele è pronto a restituire le alture del Golan (occupate nel 1967,
ndr) in cambio di un accordo di pace". Però, ha aggiunto Bashar, la
questione non è per ora sul tavolo e bisogna aspettare la prossima
amministrazione Usa. Olmert, in vacanza sul Golan, tra una grigliata e
una visita a un vigneto, si è schermito con un "né confermo, né
smentisco" limitandosi ad ammettere di aver inviato una lettera. I fini
analisti israeliani hanno legato raid e contatti diplomatici. La distruzione
dell'impianto nucleare - scrivono - è servita a spazzare via qualsiasi
illusione bellica siriana e a ribadire il potere di deterrenza dello Stato
ebraico. Gli Stati Uniti non avrebbero dato alcuna "luce verde" a Israele per lanciare l'attacco aereo: secondo fonti
dell'amministrazione Usa citate in forma anonima da media americani, Washington
era a conoscenza delle intenzioni israeliane, ma non diede alcuna indicazione a
compiere il blitz. Ad alimentare le congetture ha sicuramente contribuito
l'atteggiamento di Gerusalemme e Damasco. Israele ha
mantenuto un profilo basso sul blitz, lasciando che fossero i giornali Usa a
fornire dettagli. La Siria, in imbarazzo, si è protetta con una cortina di
versioni mai chiare. L'impressione è che tutti volessero nascondere l'episodio,
"tanto chi doveva sapere sapeva". Ma tirato dal filo coreano è
tornato sotto i riflettori. Guido Olimpio L'attacco Partendo da sinistra:
l'immagine presa dal satellite del presunto impianto atomico siriano Al Kibar
prima del blitz e il sito nucleare raso al suolo dai caccia israeliani.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE La crisi Alitalia A Fiumicino Inaugurato il Terminal
5 è costato oltre 12 milioni di euro e occupa una superficie di 14mila metri
quadrati il nuovo Terminal 5 dell'aeroporto di Fiumicino destinato ad
accogliere i voli delle compagnie aeree in partenza per gli Stati Uniti e Israele. Il nuovo Terminal nato per
gestire i voli sensibili sarà operativo dal 3 maggio. Il traffico atteso è di
circa un milione di passeggeri l'anno.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE La religiosa-regista E suor Marie gira un film: "Porterà
fedeli" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SAN GIOVANNI ROTONDO (Foggia) - Dopo la
salma di Padre Pio, i fotografi sono tutti per lei, suor Marie Myriam.
Incuriosisce, suor Marie, per la videocamera che maneggia con disinvoltura e
per il treppiedi che alza, sposta, abbassa e sul quale ogni tanto incastra la
videocamera per ottenere la migliore inquadratura. Ma incuriosisce, suor Marie,
anche perché è una suora molto carina. Per lei, i fotoreporter scattano a
raffica, da lontano, con i teleobiettivi, mentre riprende ogni immagine della
Messa. In una giornata in cui è tutto un parlare di tegumenti, tessuti, arti,
mummificazione, scheletro, colore del sangue e colore di ciò che rimane della
carne, in una giornata così, il viso di suor Marie Myriam e la sua naturalezza
cancellano per un momento le dotte dissertazioni mortuarie della commissione
che ha collaborato con l'arcivescovo di San Giovanni Rotondo nella
riesumazione-ristrutturazione delle spoglie del frate cappuccino, e lasciano
sperare che forse la fine del mondo non è ancora arrivata. Suor Marie Myriam
viene dalla Francia, da un convento vicino a Bordeaux, e appartiene all'ordine
della Fraternità di Notre Dame, la cui casa madre è a Chicago. "Sto
girando le immagini per un film, sì, un documentario su questo grande evento di
oggi", dice suor Marie. Ah. Ma non c'è già la Rete, con i video finiti su
YouTube in tempo reale, e la poderosa Telepadrepio, tutta satellite e
tecnologia digitale? "Certo, certo - dice suor Marie, in italiano, ma con
quella erre tanto francese -, però questo film è per la tv satellitare
Revelation tv". Ah. Quella fondata da un ex testimone
di Geova e considerata molto vicina a Israele? Non sarà mica per "bilanciare" la presenza qui di Al
Jazeera? "Ma no, ma no", sorride lei. E perché fa questo film, suor
Marie? "Lo faccio - dice -, per vedere in tutto il mondo e spingere quanti
più pellegrini a venire qui". Ma qui si parla di cadaveri riesumati, di
analisi di cellule morte, addirittura di "salma inodore",
quasi a voler dire che il monaco Francesco Forgione, alias Padre Pio, ora San
Pio, non sia stato un uomo come tutti gli altri… "Ah ah ah… - sorride suor
Marie, mentre piazza treppiedi e videocamera in un altro punto del sagrato -,
sta ascoltando cosa sta dicendo il cardinale?". Vuol dire, suor Marie, che
la risposta è nell'omelia che in quel momento sta svolgendo il cardinale
portoghese José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei
santi, per il quale San Pio, "O Estigmatizado", è l'esempio di quanto
sia difficile oggi "il discorso sulla santità, anche se forte è il suo
fascino e profondo il suo mistero". Sì, suor Marie, ma che c'entra,
quest'operazione non è piaciuta nemmeno a tanti cattolici. Ha visto che flop?
Se ne attendevano 30-40 mila e sono solo qualche migliaio... E poi il Papa, lo
sa che il Papa non verrà? Ma a questo punto suor Marie Myriam non risponde più.
Sorridente e leggiadra ringrazia e continua a dedicarsi al suo film. Mentre i
fotografi si dedicano a lei. Carlo Vulpio.
( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Attualità 25-04-2008
Le buone intenzioni di Giordano Al congresso dei sinistri trombati, Giordano ha
detto piangendo: "Noi volevamo solo essere gentili...". Comincio a
pensare che erano veramente pazzi. Gentili con le spranghe? Con il fuoco alle bandiere di Israele e americane? O, forse, intendeva gentili i malfattori, i
clandestini, gli zingari? Capisco, anche che l'inferno è lastricato di buone
intenzioni. Grazie Dio che ce li hai tolti dai piedi. Come dice il Poeta:
"Quando il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa, la folgore gli
dà!". E difatti ora sono un mucchietto di cenere da disperdere in
mare. Marina Melega Bologna Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di
riproduzione delle notizie senza autorizzazione.
( da "Libero" del 25-04-2008)
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Cultura e scienza
25-04-2008 Bertinotti andrà alla Fiera. I filopalestinesi: "Traditore, si
schiera con Israele" di GIOVANNI SALLUSTI
Finalmente, dopo una serie interminabile di polemiche ideologiche e grotteschi
inviti al boicottaggio, la ventunesima edizione della Fiera del Libro di Torino
(8-12 maggio) si appresta ai nastri di partenza. Ieri si è svolta la conferenza
stampa di presentazione. Che ha portato la prima buona notizia. Attesa, ma non
meno gradita: Israele c'è, è l'ospite d'onore per il
2008. Gli organizzatori non hanno ceduto alle pressioni che farneticavano di
ritirare l'invito per un supposto sfregio alla causa palestinese. Lanciata da
alcuni scrittori arabi, la proposta del "boicottaggio" (termine
quantomeno infelice riferito ad autori ebrei) era stata ripresa da alcune
associazioni e partiti filopalestinesi e di estrema sinistra. Contro
l'iniziativa (che è difficile non definire "antisemita") noi di
Libero abbiamo lanciato un appello. Assolutamente a-ideologico, per la libertà
della cultura. Firme raccolte: più di quattromila. Per questo, nel suo
intervento di ieri il direttore della Fiera Ernesto Ferrero ha voluto
"ringraziare Vittorio Feltri, la redazione di Libero e i suoi lettori del
loro sostegno". Ferrero ha tenuto anche a ribadire per i duri d'orecchi
che "noi non siamo tifosi della curva sud, non siamo per questi contro
quelli. Siamo per capire, per cercare insieme. Mettiamo a disposizione degli
spazi d'incon tro e di dialogo, perché questo ci chiedono i lettori". Il direttore
dà così il benservito alla "sovrapposizione meccanica di politica e
cultura" che ha alimentato la crociata antiisraeliana, ricordando che a
definire la Fiera "il più grande evento europeo dedicato alla lettura e
alla cultura" è stata sulla rivista "Internazionale" una
giornalista musulmana, Irshad Manji. Ma non per tutti "repeti ta
iuvant". Ieri infatti si è rifatto vivo il Forum Palestina,
uno dei più scalmanati nell'invocare il boicottaggio. Oggetto dell'at tacco:
Fausto Bertinotti. Lo scrittore e psicoanalista Massimo Fagioli ha rivelato a
Il Riformista che sta programmando per l'amico Fausto un rientro post-batosta
elettorale proprio alla Fiera, per il 10 maggio. Apriti cielo: a detta di un
comunicato del Forum Palestina si tratta di una
"inaccettabile provocazione". E poi, riferendosi all'ex idolo
Bertinotti: "Almeno questa potrebbe risparmiarla a un popolo della
sinistra che ha contribuito a dissolvere". Così, il Subcomandante Fausto
presterebbe il volto a una manifestazione che contribuisce nientemeno che
"al politicidio della identità, della cultura e dei diritti del popolo
palestinese". Inventiva linguistica a parte (cos'è il
"politicidio"?), per gli adepti del Forum Palestina
cade evidentemente nel vuoto l'ap pello, ribadito ancora ieri dal presidente
Rolando Picchioni, secondo cui "la Fiera è un'op portunità di
dialogo". Come ha ribadito Elazar Cohen, ministro
presso l'ambasciata d'Israele in Italia: "Ci sono stati tentativi di delegittimare lo
Stato di Israele, ma si
sono levate anche molte voci di solidarietà, a cominciare da quella del
presidente della Repubblica Giorgio Napolita no". Il quale l'8 maggio
inaugurerà la manifestazione. Tentando di parlare di cultura, una prima
occhiata al programma è sufficiente per confermare lo spessore della kermesse.
Il tema di quest'anno, in un rimando al principe Myskin de "L'idiota"
di Dostoevskij, è: "Ci salverà la bellezza". La letteratura del Paese
ospite d'onore sarà rappresentata da autori prestigiosi. Attesissimo Abraham Yehoshua,
che interverrà giovedì 8 e presenterà il nuovo romanzo "Fuoco amico",
edito in Italia da Einaudi. La prolusione inaugurale sarà tenuta nella serata
di mercoledì 7 da Aharon Appelfeld, il "decano" delle lettere
israeliane, di cui Guanda sta pubblicando l'opera omnia. Tra gli altri: Meir
Shalev, Alon Altaras, Etgar Keret. La pietra tombale su ogni ipotesi di
faziosità politica la mette il presidente Picchioni: "Nell'edizione di
quest'anno interverranno numerosi autori provenienti da Paesi di cultura araba
e più in generale islamica". In ordine sparso: l'algerino Gilali Khellas,
il libico Ibrahim Al Faqih, la turca Elik Shafak. Verrà presentata inoltre
Sharq/Gharb, la prima casa editrice italiana in lingua araba. Per la parte
musicale, si esibirà anche la cantante palestinese Lubna Bassal Salameh.
Significativa la figura di Sami Michael, irakeno rifugiato in Israele nel 1949, che da allora si batte per la pace.
Michael è il presidente onorario dell'Associazione israeliana per i diritti
umani. Che anche la sua presenza sia un'"inaccettabile provocazione"?
Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie
senza autorizzazione.
( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura e scienza
25-04-2008 È provato: Gesù lava più bianco di LUIGI
SANTAMBROGIO La mission : da una piccola factory situata in Israele (La "Tiberiade" Coop),
arrivare dopo tre anni a impiantare succursali in tutto il mondo. Priorità ai
mercati italiani ed europei. Trampolini di lancio per successive acquisizioni
di fette di mercato e clienti negli Usa, America Latina e Asia. I
prodotti : all'inizio catering, organizzazioni di banchetti nuziali e cene
commemorative. Opuscoli, brochure e libri sul pensiero e sulla vita del
fondatore e del figlio. Lo staff : un presidente, un vice (figlio del
presidente); 12 manager che dopo un primo periodo di apprendistato e in stretta
relazione con il vicepresidente jr, andranno a guidare le filiali in Italia,
Europa, Usa, America Latina e Asia. Il budget : all'inizio: due pani e due
pesci. Più due barche di proprietà della Coop Tiberiade. Poi, donazioni,
eredità, offerte e liberalità varie. La Coop di Tiberiade Basta così:
continuare ci si potrebbe infilare nel blasfemo. Già, perché quei termini si
riferiscono a un'impresa del tutto particolare e certamente eccezionale. È la
Chiesa cattolica: più che un'impresa, una multinazionale che dalla Tiberiade
Coop si è ramificata in tutto il mondo. Quanto ai risultati aziendali, Gesù non
ha mai avuto concorrenti al suo livello: ha definito il suo progetto,
portandolo a termine in soli tre anni; ha assunto a paga base dodici scalcinati
lavoratori generici (i più sapevano solo di pesca) e li ha trasformati, dopo un
breve apprendistato sul campo, in uno staff di primordine. Straordinari manager
sempre fedeli alle direttive, rispettosi alla lettera dei criteri della
successione e della gerarchia. Grazie a quei dodici, la Casa Madre (il
Vaticano) oggi può contare ben un miliardo e mezzo di dipendentisoci e filiali.
Con una gestione del personale fondata su forti motivazioni e ottimismo. Il
capo dava a tutti almeno 3 chances (il gallo di Pietro), non licenziò, su
consiglio del padre presidente, neppure Giuda, ladro e bugiardo. Una debolezza,
forse, ma necessaria. E poi, anche oggi, c'è sempre un Giuda in tutti i top
management. Stiamo deragliando pericolosamente? Ma no: poco più di un secolo
fa, un certo Max Weber scrisse l'indimenticabile "L'etica protestante e lo
spirito del capitalismo". Lì, l'autore colpiva nel segno la dottrina
dell'elezione e del silenzio di Dio: solo il successo e il business potevano
provare che il buon cristiano era incamminato sulla strada del Paradiso.
Poveri, falliti e mediocri si rassegnassero: non erano fatti per il gran galà
dell'ultimo giorno, non avrebbero ricevuto l'invito del Capo, nemmeno se si
facevano prestare marsine e frac. Ma la figura di Gesù come esempio e modello
del manager moderno, è riaffiorata anche più recentemente: 80 anni fa un
americano, Bruce Barton, scriveva il libro: "The man nobody knows",
in cui sosteneva che il Figlio di Dio era stato soprattutto un genio della
pubblicità. E pure oggi, testi e libri che documentano il legame tra Vangelo e
buona amministrazione aziendale, sono stati stampati a iosa. Autorizzati, in
qualche modo, dallo stesso testo sacro: sono numerosi, infatti, le parabole,
gli esempi e i rimandi agli affari domestici e aziendali che lo stesso Gesù
utilizzava per farsi capire da chi correva ad ascoltarlo. Saulo alla Chrysler
In Italia, un testo che fece un certo scalpore fu "Gesù lava più
bianco" di Bruno Ballardini (in in libreria se ne trovano varie edizioni:
minimum fax, pp. 200, euro 8,1 ). È un cult-book, tradotto in 11 Paesi, che
ripercorre in modo anche irriverente ma documentato la storia della Chiesa
cattolica. Come "case history" della comunicazione pubblicitaria,
azienda modello con il settore marketing più efficace e capillare di tutta la
storia occidentale. Il volume porta la prefazione di mons. Ernesto Vecchi,
vescovo a Bologna. "Il marketing?", scrive, "L'ha cominciato
Gesù 2000 anni fa". Cioè, la Chiesa è esperta di umanità, sa cos'è l'uomo,
che cosa desidera. E sa rispondere efficacemente: soddisfatti e pure
rimborsati. Così, lo spirito evangelico si lega alla carne dell'esi stenza
quotidiana degli uomini. Ha un Paradiso ultraterreno da proporre, ma pure un
senso concreto all'umano affaccendarsi. Anima e corpo, preghiera e lavoro
(ricordate San Benedetto?), felici propositi e buoni business. Certo, prendere
Gesù come modello dell'etica aziendale potrebbe scandalizzare più di un
raffinato teologo: ma sarebbero pronti a fare la stessa cosa al rovescio. A
berciare, cioè, di un Cristo rivoluzionario e anticapitalista, maestro di Marx
e Engels. Un Gesù contro, no global e pure no Tav. Distruttore, più che
costruttore di grandi opere. Meglio allora accettare l'idea di "conve
nienza", di utilità umana del cristianesimo e verificarne la verità su
questo terreno. Perché ciò che non è utile e interessante per l'uomo, non serve
o è superfluo. Dio compreso. Di questo pare certo Bob Briner , businessman ed
economista americano, che ha scritto "Gesù come manager" , il libro
arrivato alla sua sesta ristampa (Oscar Mondadori, pp. 132, euro 8) . A parte
l'azzardo di paragonare Lee Iacocca, il mitico presidente che salvò la Chrysler
dal fallimento, a Paolo di Tarso, le altre regole non sembrano affatto
disdicevoli. E poi, l'autore ci ricorda sempre la divinità di Gesù e mai lo
paragona a un profeta del buon senso o al guru di un'agenzia di consulenza
aziendale. Qualche esempio? La parabola delle vergini che, se applicata al
mondo del lavoro, suggerisce come parte del successo di un capo dipenda proprio
dalla sua preparazione: se questa è inadeguata, i risultati non potranno che
essere negativi. Il centuplo in Terra Da non sottovalutare la scelta dei
collaboratori. Anche in questo caso per decidere quelli giusti sarà sufficiente
seguire l'esem pio di Gesù con i suoi discepoli. E a chi obietta che uno di
questi lo tradì, Briner risponde: "Vorrei essere riuscito a scegliere i
collaboratori giusti undici volte su dodici". A fare la differenza saranno
anche doti personali come la calma, la capacità di insegnamento e l'essere
autorevoli. Nessuna azienda può funzionare se non è chiaro chi è il capo che,
come nella Chiesa, non è sottoposto ai voti della democrazia. E c'è pure spazio
per l'intra prendere e il rischio. "Chiunque pensi che Gesù sarebbe stato
fautore di una filosofia degli affari priva di fantasia - scrive Briner non ha
mai capito la parabola dei talenti: come manager a cui sono affidati i capitali
degli azionisti, non dobbiamo accontentarci di preservare il patrimonio ma
accrescerlo". Insomma, il "centuplo quaggiù" promesso da Gesù
passa pure attraverso questa nuova gioia del fare. E se gli indigenti li avremo
sempre con noi, i "pove ri di spirito" sono chiamati dal Vangelo a
cambiare la Terra. Cominciando magari da una cooperativa di pescatori... I
LIBRI GESÙ IL MANAGER Bob Briner, economista americano, ha scritto "Gesù
come manager" (Oscar Mondadori, pp. 132, euro 8). SMACCHIANTE "Gesù
lava più bianco" di Bruno Ballardini (minimum fax, pp. 200, euro 8,1) è un
libro di "culto" in molti Paesi. Rilegge la storia della Chiesa
cattolica come esempio di azienda modello nel settore marketing Salvo per uso
personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza
autorizzazione.
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A benestante. San
Pietro, che lo chiama "figlio mio", lo ebbe certamente con sè nei
viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove avrebbe scritto il Vangelo.
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ensibili" e
dotato persino di scanner per visualizzare l'interno delle scarpe di possibili
attentatori. E' pronto a Fiumicino il nuovo scalo per le
destinazioni Usa e Israele.
La sua apertura è fissata per il prossimo 3 maggio con il volo Delta per
Atlanta. Da quella data un milione di passeggeri l'anno "trasborderà"
dal vecchio molo C, che così verrà decongestionato anche nel sistema di trattamento
dei bagagli. Intanto da oggi sovraffollamento in tutto l'aeroporto:
secondo le previsioni della società di gestione, durante il
"superponte" il numero dei passeggeri in transito raggiungerà quota
un milione e 200 mila. Mancini all'interno.
( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Attualità 25-04-2008
Gli ebrei hanno votato contro Come tutti sanno il Dio cristiano è perdonista.
Ma stavolta gli ebrei, nauseati dalla politica filo Hamas dei sinistri hanno
votato per il Pdl e la grande giornalista Fiamma Nirestein è entrata in
Parlamento. E dunque è finalmente uscito allo scoperto il
Dio di Israele, il quale
per aiutare il suo popolo non faceva mezze misure, apriva il mar Rosso, mandava
ai Faraoni calamità spaventose, e insomma si dava da fare senza se e senza ma.
Basta leggere la Bibbia. Anche stavolta ha operato alla grande e ha annientato
la sinistra ostile agli ebrei. Una cosa che ha del miracoloso. Spero che
gli ebrei sappiano ringraziarlo come merita, e ci uniamo anche noi. Clara
Carmagnini Bologna Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione
delle notizie senza autorizzazione.
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA
CAPACITA' 3 mln Al momento il traffico nei "voli sensibili" diretti
in Usa e Israele riguarda un milione di passeggeri
ma presto è destinato a salire a tre.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-04-25 num: - pag: 43
categoria: REDAZIONALE Fiera del libro Presentata l'edizione più contestata.
Record di stand e un messaggio: "Ci salverà la bellezza" "La
logica del boicottaggio ha condizionato gli arabi" DAL NOSTRO INVIATO
TORINO - A due settimane dall'inaugurazione la Fiera del Libro ha fatto il
punto. Al Museo regionale di scienze naturali, protetto da due camionette della
polizia (anche se i contestatori non si sono visti), è stato ufficializzato ciò
che più o meno già si sapeva. E cioè che gli scrittori arabi hanno aderito
quasi all'unanimità all'appello al boicottaggio contro Israele come Paese ospite. Non ci
saranno nemmeno i cinque scrittori di lingua araba e passaporto israeliano (Ali
Taha, Nidà Khouri, Hussein Muhanna, Walid El Fahoum e Mufleh Naara) su cui, nei
giorni scorsi, si era creato un giallo. "Ha prevalso la logica collettiva
su quella individuale - ha spiegato il direttore editoriale Ernesto Ferrero -
. Così anche scrittori che mi hanno detto di essere personalmente contrari al
boicottaggio, hanno rinunciato a venire. Peccato, è stata persa un'occasione,
utile soprattutto per loro. D'altronde è comprensibile. Da qui sembra tutto più
semplice, ma la situazione di conflitto c'è ed è forte". "Noi abbiamo
fatto il possibile - ha aggiunto il presidente della Fondazione per il Libro
Rolando Picchioni - . Siamo anche stati a Roma a parlare con i rappresentanti
dell'Autorità palestinese per cercare di creare un ponte, nel nome di un
confronto culturale e civile che rifiuta ogni censura, ma non è stato
possibile". Nello stesso tempo Picchioni ha ribadito che "il Paese
ospite è uno e uno solo. Come è possibile perseguire la teoria dei "due
popoli, due Stati", se si nega a uno dei due persino il diritto di
rappresentazione?". Un interrogativo che anche il ministro
plenipotenziario presso l'ambasciata israeliana di Roma, Elazar Cohen, ha
sollevato rievocando la "minoranza rumorosa" di chi invitava al
boicottaggio, contro cui si sono levate "voci molto alte e molto
chiare", tra cui quella del presidente della Repubblica Napolitano, che
l'8 maggio inaugurerà la Fiera. Cohen ha sottolineato il carattere culturale
della manifestazione a cui partecipano anche scrittori critici con la politica
del proprio Paese (tra gli altri ci saranno Aharon Appelfeld che terrà la
prolusione magistrale la sera del 7 maggio, Abraham Yehoshua, Etgar Keret, Meir
Shalev, Alon Alatras), aggiungendo che il governo israeliano non è entrato
affatto nel programma "fatto da Angelo Pezzana" (ma Picchioni ha
specificato che il fondatore dell'Associazione Italia-Israele
ha solo dato un supporto logistico mentre il programma è stato curato in toto
da Ferrero). Le polemiche hanno fatto bene alla Fiera (1400 espositori, tra cui
75 new entry, anche se i finanziamenti sono diminuiti) come ha scherzato
Ferrero: "L'effetto collaterale è stato che siamo diventati famosi, da Al
Jazeera al New York Times. Sono stato al Salon du livre di Parigi: gli altri
anni non mi filava nessuno, quest'anno quasi mi stendevano il tappeto
rosso". Fino al 12 maggio molti altri scrittori e intellettuali
divagheranno, con le loro lezioni magistrali, sul tema della bellezza, filo
conduttore dell'iniziativa: da Remo Bodei a Giovanni Reale, da Luciano Canfora
a Mario Botta, a Raffaele La Capria. E poi i grandi ospiti internazionali tra
cui Gore Vidal, Boris Pahor, Javier MarÍas , Aarto Paasilinna, Ildefonso
Falcones. La speranza è che almeno loro riescano a parlare di letteratura. A
Torino Per la prima volta un capo dello Stato inaugurerà il "Salone",
aperto dall'8 al 12 maggio. Gli espositori saranno 1.400, di cui 75 presenti
per la prima volta Cristina Taglietti.
( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri 25-04-2008
"Gaza come i lager nazisti" e l'Italia "ferma" l'Onu di
SILVIA GUIDI NEW YORK La Libia non fa marcia indietro su Gaza, confermando le
parole di sfida considerate inaccettabili da tutti gli occidentali, e cioè che
la situazione nella Striscia sarebbe simile, se non peggiore, a quella dei
campi di concentramento nazisti. Il vice ambasciatore libico alle Nazioni
Unite, Ibrahim Dabbashi, ha ripetuto quanto aveva detto mercoledì (era lui in
sala e non l'ambasciatore Giadalla Ettalhi come riportato da più fonti) durante
una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dedicata al Medio
Oriente, provocando la sospensione della seduta, mentre alcuni rappresentanti
permanenti (tutti gli occidentali) si toglievano l'auricolare e abbandonavano la
sala. Il primo ad alzarsi è stato l'ambasciatore francese JeanMaurice Ripert,
seguito dai rappresentanti di Gran Bretagna, Stati Uniti, Belgio, Costa Rica. È
stato l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora a chiedere che la riunione
fosse interrotta immediatamente, con una procedura straordinaria. E così il
sudafricano Dumisani Kumalo (presidente di turno), preso atto della mancanza di
unanimità sul documento e delle esternazioni libiche, ha battuto il martelletto
della presidenza dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi
di altri membri del Consiglio. NESSUNA SMENTITA Dabbashi, conversando ieri con
i giornalisti al Palazzo di Vetro, non ha accettato di smentire nessuna delle
sue affermazioni. Anzi, ha ribadito che la situazione nella Striscia di Gaza
"è anche peggiore di quella dei campi di concentramento, perché viene bombardata ogni giorno da Israele". L'iniziativa dei diplomatici occidentali è stata accolta
con favore da Israele.
"Hanno fatto ciò che era richiesto in una situazione simile, e vanno
applauditi", ha detto Arye Mekel, portavoce del ministero degli Esteri
israeliano, secondo il quale il Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro
"è stato preso in ostaggio da Paesi irresponsabili, in passato
legati al terrorismo". Un'implicita attribuzione di responsabilità
all'America, quella che Israele individua commentando
il fallimento come frutto dell'infiltrazione di "terroristi" nel
Consiglio di Sicurezza. Anche per questo l'ambasciatore aggiunto degli Stati
Uniti all'Onu, Alejandro Wolff, si è affrettato a condannare una volta di più
le nuove dichiarazioni della Libia. Parole come queste, secondo Wolff,
"dimostrano l'ignoranza della storia, e continuano ad impedire che si
trovi una soluzione pacifica in Medio Oriente". Non è la prima volta che
il niet libico blocca i tentativi di intesa sulla "vexata quaestio"
della Striscia di Gaza al Palazzo di Vetro. Nel marzo scorso, ad esempio, i
diplomatici di Gheddafi hanno deciso di tornare nel passato, impedendo al
Consiglio di Sicurezza dell'Onu di raggiungere l'accordo su una risoluzione di
condanna della strage nel collegio rabbinico di Gerusalemme Ovest. Anche allora
bastò il voto contrario di Tripoli per mandare a monte l'adozione del testo,
che doveva essere varato all'unanimità. GHEDDAFI SDOGANATO Del resto, risale ad
appena due anni fa la riabilitazione di Muammar Gheddafi. Da Stato canaglia e
sponsor del terrorismo, dopo un processo di riavvicinamento all'Occidente, la
Libia era stata cancellata dalla lista nera statunitense il 28 giugno 2006. Non
era stata sufficiente la consegna nel '99 dei colpevoli libici della strage di
Lockerbie, in cui, in seguito all'attentato al volo Pan Am 103 esploso in volo
il 21 dicembre '88 sopra la Scozia, morirono 270 persone. Per tornare nel
novero delle Nazioni civili, Gheddafi aveva anche dovuto abbandonare i propri
piani per lo sviluppo di armi nucleari. Poi, è stata tutta una strada in
discesa. Tolte le sanzioni internazionali cinque anni fa, il regime di Tripoli
nel gennaio di quest'anno è perfino riuscito a sedersi alla presidenza del
Consiglio di Sicurezza dell'Onu, l'orga nismo che decide contro gli Stati
colpevoli di aggressione o di minaccia alla pace, mentre per tutto il 2003 è
stato proprio Gheddafi a presiedere la Commissione dei diritti umani Onu. Un
bel risultato, dovuto all'appoggio di Washington, che ora dovrà pentirsene con
i suoi alleati israeliani, bersaglio delle contumelie dell'ambasciatore
Dabbashi. Stesso copione il primo marzo scorso, con una spaccatura sia sulla
risoluzione presentata dalla Libia per condannare le vittime civili a Gaza, sia
su un testo più generale, perché la Libia rifiutava l'uso del termine
"terrorismo" per indicare i razzi palestinesi lanciati verso Israele. Neanche l'Onu, comunque, ha le idee chiare sul tema:
da anni al Palazzo di Vetro non si riesce a trovare una definizione che non
implichi la distinzione dei "combattenti per la libertà", con cui i
Paesi islamici lodano proprio le milizie armate palestinesi. I PRECEDENTI IL
"PROCESSO" DI DURBAN Durban, 31 agosto-7 settembre 2001. Si tiene in
Sud Africa la Conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo; una sorta di
processo internazionale contro Usa e Israele. Il
gruppo asiatico, nell'incontro finale di preparazione alla Conferenza, si
riunisce a Teheran, con il chiaro intento di escludere gli ebrei. COMMISSIONE
AFFONDATA Due anni dopo, la fallimentare esperienza della Libia alla presidenza
della Commissione Onu dei diritti dell'uo mo, conquistata nel 2003. Dopo pochi
anni, la Commissione è stata soppressa per essere sostituita dal Consiglio dei
diritti umani. POMPIERE PIROMANE Ginevra 21 luglio 2007. La Libia conquista la
presidenza del Comitato preparatore della seconda Conferenza Onu contro il
razzismo. Il direttore di Un Watch: "Mettere Gheddafi a presiedere la
Conferenza è come mettere un piromane a fare il pompiere". Salvo per uso
personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza
autorizzazione.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-25 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Fiumicino Il nuovo "molo" riservato
ai viaggi per Stati Uniti e Israele Terminal T5: raggi X per le scarpe Scarpe ai raggi X (senza che
i passeggeri le debbano togliere) nel nuovo T5, il terminal antiterrorismo che
entrerà in funzione a partire dal 3 maggio all'aeroporto di Fiumicino. Lo
special scanner per le calzature è una delle misure approntate nel modernissimo
"molo", realizzato in sei mesi al posto del vecchio deposito
merci trasferito nella nuova area cargo. Il costo è stato di 12 milioni di
euro. Il T5 sarà destinato soltanto ai viaggiatori diretti negli Stati Uniti e
in Israele. Previsti circa diecimila passeggeri al
giorno. A PAGINA 4 Alessando Fulloni.
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO
GERUSALEMME - Non molti mesi fa, analisti e politici mediorientali illustravano
un Medio Oriente sull'orlo di una nuova guerra; oggi sembrano tirare venti di
pace, caldi quanto l'hamsin che da giorni batte la regione. Il presidente
siriano Assad ha confermato di aver ricevuto, tramite la Turchia, un'offerta dal premier israeliano. Le alture del Golan, occupate
da Israele nel
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nostro servizio NEW
YORK - Tempesta ieri al Palazzo di vetro dell'Onu dopo che l'ambasciatore
libico ha equiparato la situazione della Strisca di Gaza a quella dei campi di
concentramento nazisti. L'Italia ha chiesto la sospensione immediata della
riunione del Consiglio di Sicurezza dedicata al Medio Oriente. La richiesta
dell'ambasciatore italiano, Marcello Spatafora, è arrivata dopo che il
rappresentante di Tripoli, Ibrahim Dabbashi, aveva confermato il paragone fra
la condizione nei campi profughi palestinesi di Gaza a quella nei campi di concentramento
nazisti già prununicata mercoledì alla vigilia della riunione. Secondo fonti
diplomatiche italiane "Marcello Spatafora, indignato per l'accaduto, ha
fatto in modo che, attraverso una procedura straordinaria, la riunione fosse
interrotta immediatamente". Subito dopo i rappresentanti di Stati Uniti,
Gran Bretagna e Francia "hanno rimosso l'auricolare della traduzione e
sono usciti dalla sala della riunione del consiglio di sicurezza" per
protesta. Dura la reazione di Washington che ha accusato la Libia di aver
assunto una posizione "moralmente oltraggiosa". "Ce ne siamo
andati", ha confermato ai giornalisti il vice ambasciatore americano
all'Onu Alejandro Wolff. L'episodio ha messo fine alla sessione del Consiglio,
convocata per cercare di concordare un testo sulla crisi nella Striscia di
Gaza. "Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo costruttivo,
il delegato libico è stato tendenzioso, di parte, storicamente scorretto e
moralmente oltraggioso". Lo scontro innescato dalle parole del
rappresentante libico hanno messo la sordina alla drammatica situazione che sta
vivendo la popolazione palestinese. L'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i
rifugiati, da ieri si è vista costretta sospendere la distribuzione di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza essendo rimasta
completamente priva del carburante necessario per il funzionamento dei suoi
automezzi. Lo ha riferito il vicecommissario generale dell'Unrwa, Filippo
Grandi, secondo il quale ieri dal versante israeliano del terminal petrolifero
di Nahal Oz non è stato pompato carburante nei depositi situati nel settore
palestinese. R.Es.
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli
integralisti contestano i "caschi blu": "Sono gli occhi di Tel
Aviv" Segnali di distensione tra Israele e Siria con la
mediazione turca.
( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-25 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Immagini L'Ottocento visto attraverso l'esperienza di grandi
maestri come Nadar e Disderi Antistoria della fotografia, arte della
duplicazione di ARTURO CARLO QUINTAVALLE I l libro di Giovanni Fiorentino è una
specie di antistoria della fotografia, concentrata e fin troppo ricca di
citazioni di testi altrui, ma importante ( L'Ottocento fatto immagine,
Sellerio, pp.188, e15). La chiave di lettura è quella di Walter Benjamin e di
Arnold Hauser, la fotografia è lo strumento attraverso il quale nel secolo XIX
l'immagine, da simbolo di una èlite, diventa processo di identificazione delle
classi subalterne con la borghesia. Da questo presupposto la ricerca si snoda
con attenzione alle fonti, dunque agli scritti dei contemporanei, con utili
precisazioni. Per esempio è vero che le storie della fotografia contrappongono
l'immagine unica e non moltiplicabile del dagherrotipo a quella moltiplicabile
del negativo su carta presentato da Fox Talbot nel 1839, ed è vero che il
dagherrotipo regalato al mondo, sempre nel 1839, dallo stato francese diventa
la lingua della fotografia mentre per quasi un decennio il procedimento con
negativo rimane ai margini. Ma la vera storia della fotografia, quella di
massa, comincia proprio dall'uso del negativo e della stampa positiva tratta da
questo. Le strade sono due: le immagini di grande formato che ad esempio
documentano nel 1851 (con la Mission heliographique) i monumenti in Francia, o
quelle che raccontano dell'Egitto, della Palestina e delle terre più lontane,
sono le fonti per ogni genere di viaggi reali oppure della fantasia. L'altra
strada è quella del piccolo formato, della carte de visite. Due sono a Parigi i
grandi atelier e due sono le storie, quella raffinata di Nadar e dei suoi
ritratti a partire dagli anni '50 da Dumas a Mil-let, da Delacroix a
Daumier, da George Sand a Sarah Bernhardt fino a Victor Hugo ripreso anche sul
letto di morte, e di contro la storia della foto industrializzata e dalle
multiple riprese di Disderi. Da una parte, Nadar con la sua evocazione della
pittura di Rembrandt, raffinate tensioni di luce ed analisi espressive;
dall'altra, Disderi e la sua moltiplicazione di immagini precise ma standardizzate.
La contrapposizione fra prodotto irripetibile e moltiplicato attraversa la
storia della fotografia anche a fine '800; essa vede da una parte il
pictorialismo che imita l'arte degli impressionisti nelle stampe virate, sempre
in copia unica; dall'altra le cartoline illustrate che raccontano a poco prezzo
il mondo come "vera fotografia". Milioni, anzi miliardi di cartoline,
ecco la foto per tutti. Eppure, negli ultimi decenni del secolo, nasce un'altra
storia, quella delle fotografie che analizzano il movimento di Etiènne Jules
Marey e di Edward Muybridge; si arriva poi al cinema dei Lumière che il
movimento lo "rappresenta". Dunque una storia complessa dove la
moltiplicazione non è più il segno della non-arte. Eppure, per Baudelaire e
molti con lui, moltiplicare rende impossibile la creazione artistica, semmai
vuol dire produrre immagini per le classi subalterne; del resto fotografare per
il poeta vuol dire riprodurre il reale, non inventarlo, come fa la pittura. Mai
l'estetica del secolo XIX ci è parsa tanto lontana dal tempo di oggi, quello
del design, dei video, della immagine digitale, dunque dalla moltiplicazione
che cancella ogni originale e che diventa essa stessa il contenuto guida del
prodotto e del consenso nei suoi confronti.
( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA La chiamano "public diplomacy", ed è il nuovo sistema di
relazioni che vanno coltivate in questo mondo globalizzato. In pratica
significa: si incontrano gli amici riformisti Veltroni e Rutelli, ma anche il
futuro premier Berlusconi, cui Tony Blair ha fatto spesso sponda. E Silvio lo
ha accolto con grande trasporto, i due hanno parlato tanto di Europa. Il
Cavaliere sostiene che non c'è migliore candidato per guidarla, non c'è leader
europeo più forte e popolare di Blair. Ora che gli Chirac non ci sono più,
resta solo Tony. Appena il trattato di Lisbona sarà approvato (entro fine
d'anno) verrà nominato il nuovo presidente del Consiglio europeo, formato dai
capi di Stato e di governo, che resterà in carica 2 anni e mezzo, Silvio farà
il tifo per Tony. Blair è di passaggio a Roma per una vacanza privata toscana,
probabilmente nella cara San Gimignano, dove l'ex premier britannico arriva in
treno (stavolta non risulta che non abbia pagato il biglietto) per rifugiarsi,
come fa di solito, a casa del principe Girolamo Guicciardini Strozzi, a villa
Cusona. Non è un gran periodo per Blair. Economicamente floridissimo, da quando
è anche ricco consulente della JP Morgan statunitense. Politicamente avaro: la
ricostruzione in Palestina, di cui è responsabile per conto
del Quartetto (Ue, Usa, Onu, Russia) è sfiatata per via di un dopo Annapolis in
stallo: oltre i sorrisi stereotipati tra Abu Mazen e Olmert non ci sono novità che inducano ottimismo nel cammino per la pace tra Israele e Palestina. Anzi Hamas è sempre più arroccata e Abu Mazen comincia a
vedersela brutta, incapace di portare un qualsivoglia risultato. Un incontro
all'ambasciata inglese con cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del
Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, è stato propedeutico per
gli sforzi con i palestinesi. Se mai si trovasse un accordo la Ue
sarebbe pronta a scendere in campo, impegnandosi come ha fatto in Kosovo e
Bosnia. E avendo il vantaggio di essere considerata dagli arabi certo più super
partes degli Usa, troppo filo israeliani. Ma per ora sono sogni. Blair è andato
dall'amico Rutelli, e la visita non ha regalato solo un bel panorama
dall'altana di villa Pallavicini, dove i due si sono goduti la cupola del
Pantheon, il "Colosseo quadrato" dell'Eur e la Vittoria Alata
sull'Altare della Patria, scolpita dal bisnonno di Rutelli, Mario. Con Blair si
parla di politica, lui sa che il ballottaggio si gioca molto sul fattore
sicurezza e condivide con l'aspirante sindaco il problema che non basti dire
"via gli stranieri", ma bisogna saper coniugare severità e
integrazione. Di fronte, le sfide mondiali sono tante e grandi: il cambiamento
climatico allarma; l'enorme crescita della Cina va affrontata come sfida e
opportunità sia per l'Europa, sia per gli Stati Uniti; la necessità di
rinnovare l'alleanza transatlantica tra Usa e Ue, in attesa che le elezioni
americane dicano chi sarà il prossimo Presidente. Insomma, un sacco di novità.
Blair sta per tornare a Gerusalemme, e ha chiesto a Rutelli di fargli sapere
come andrà la sfida con Alemanno. Per ora "good luck". Con Veltroni
qualche tazza di thè al loft, una radiografia del neonato Pd, novità che Tony
apprezza, e l'analisi dei ribaltoni di queste ultime elezioni.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
L'ambasciatore italiano ferma la riunione sul Medio Oriente Libia: "Gaza
come un lager". Sospesa seduta Consigio di Sicurezza Indignazione dei
Paesi occidentali New York, 25 Apr.- Vivere nella Striscia di Gaza è peggio che
stare in un campo di concentramento nazista. Ad affermarlo l'ambasciatore
libico all'Onu, che con le sue esternazioni ha spinto i rappresentanti dei
Paesi occidentali ad abbandonare la riunione del Consiglio di Sicurezza per
protesta. Secondo quanto riferito da fonti della Farnesina, è stato il
rappresentante permanente italiano presso l'Onu, l'ambasciatore Marcello Spatafora
a chiedere la sospensione del dibattito sul Medio Oriente in corso mercoledì a
New York. Il Consiglio stava valutando il contenuto di una dichiarazione
ufficiale sulla situazione umanitaria a Gaza per ricercare, ancora una volta, un'intesa sull'atteggiamento da prendere nei confronti
dell'assedio israeliano e dei continui lanci di razzi messi in atto da Hamas
contro il territorio dello Stato ebraico. Dura la reazione degli stati
occidentali, in particolar modo degli Stati Uniti che hanno accusato la Libia
di aver assunto una posizione “moralmente oltraggiosa”. “Ce ne siamo
andati”, ha confermato ai giornalisti il vice ambasciatore americano all'Onu
Alejandro Wolff. “Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo
costruttivo, oppure in maniera tendenziosa, ed è quel che è accaduto -ha
aggiunto Wolff- il delegato libico è stato tendenzioso, di parte, storicamente
scorretto e moralmente oltraggioso”. L'ambasciatore libico Giadalla Ettalhi
aveva proposto di inserire la parola 'Olocausto' nel testo da approvare.
( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Calibro 9 PALERMO, MURALES
CON BOSS MAFIOSO Polemiche ma anche curiosità per il murales dipinto circa un
mese fa da un writer, sul muro dietro la cattedrale di Palermo: raffigura il
boss trapanese latitante Matteo Messina Denaro, in forma warholiana, ripetendo
il volto con colori diversi. Il boss è accusato delle stragi del
( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Proporzioni Parole
contro cibo Ma sì, diamo libero sfogo all'ondata di sdegno e applaudiamo
l'ambasciatore italiano all'Onu, che ha bloccato la riunione del consiglio di
sicurezza perché un libico ha paragonato i campi profughi ai campi di
concentramento nazisti. La qual cosa è una scemenza, serve dirlo? e va
condannata al pari di altre insopportabili incontinenze che affliggono molti
portavoce arabi. L'ambasciatore Spatafora è un tecnico raffinato e bene ha
fatto a far interrompere la riunione. Molti ambasciatori presenti si erano già
tolti gli auricolari e avevano infilato la porta, ma sono dettagli e non li
leggeremo sui giornali. Placato lo sdegno, bisogna però trovare il modo di
sdegnarsi di nuovo. Per una questione di sproporzioni. I profughi palestinesi
sono quattro milioni e mezzo. A Gaza ne vivono 478.272, come annota l'agenzia
dell'Onu che se ne occupa, anzi che dovrebbe occuparsene perché manca la
benzina per i camion degli aiuti. E manca la benzina perché
Israele la blocca. Questa
gente non ha cibo, acqua, farmaci, elettricità. E da mesi al Palazzo di vetro
gli sdegni contrapposti impediscono di approvare anche un solo documento in
grado di alleviare le loro sofferenze. A New York si negozia ferocemente sulle
chiacchiere, ma a Gaza si muore di fame. Questo non dovrebbe sdegnare il
mondo: dovrebbe farlo vergognare. r. zan.
( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La Libia: israeliani
come nazisti. E l'ambasciatore italiano blocca la seduta del Consiglio di
sicurezza: Hamas: oggi assalto ai valichi Stop agli aiuti umanitari, su Gaza è
scontro all'Onu Michele Giorgio Gerusalemme "Nessuno sa ancora quante
persone parteciperanno ma saranno tante: migliaia, forse decine di
migliaia". Erano queste ieri sera le previsioni di Safwat Kahlut, uno dei
giornalisti meglio informati di Gaza, alla vigilia della
marcia verso i valichi di Erez e di Rafah proclamata per oggi da Hamas contro
l'assedio israeliano. La tensione è salita subito alle stelle e l'esercito
israeliano ha inviato rinforzi ad Erez e altrettanto ha fatto l'Egitto a Rafah,
per impedire ai palestinesi di rompere il blocco che strangola Gaza da quando,
quasi un anno fa, Hamas ha preso il potere nella Striscia. "Abbiamo
deciso di organizzare un'iniziativa per chiedere la fine dell'assedio", ha
spiegato ieri Ashraf Abu Daia, un portavoce del movimento islamico. Dopo la
preghiera del venerdì, "la marcia si snoderà lungo Beit Hanoun (nel nord
di Gaza) e a Rafah, lungo il confine con l'Egitto - ha aggiunto Abu Daia -.
Queste manifestazioni sono un chiaro messaggio che questo duro embargo non può
continuare". La manifestazione rientra nella strategia di Hamas, simile a
quella portata avanti da Israele con la ripresa dei
raid aerei, di tirare la corda in vista della possibile proclamazione di una
tregua, in modo da attribuirsi il merito di aver obbligato "il nemico a
cedere". Ieri gli islamisti, con una delegazione guidata da Mahmud Zahar e
Said Siyam, hanno detto all'Egitto di essere pronti a un cessate il fuoco, per
adesso solo nella Striscia di Gaza (valutandone poi l'estensione alla
Cisgiordania) - se Israele riaprirà i valichi e
metterà fine al blocco. Il ministro egiziano Omar Suleiman, responsabile per i
servizi segreti, dovrebbe giungere in Israele nei
prossimi giorni per sottoporre al governo Olmert la posizione del movimento
islamico. Ieri si è appreso che è stata l'Italia a chiedere la sospensione
immediata, mercoledì sera, della riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu
dedicata al Medio Oriente. L'ambasciatore Marcello Spatafora, indignato dal
fatto che il vice ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi,
aveva paragonato la situazione esistente oggi a Gaza a quella dei campi di
concentramento nazisti, ha chiesto che la riunione fosse interrotta
immediatamente, trovando l'appoggio dei rappresentanti di Usa, Gran Bretagna e
Francia. In seguito Dabbashi ha rincarato la dose, dichiarando ai giornalisti
che "è più di ciò che è accaduto nei campi di concentramento: ci sono
bombardamenti, a Gaza ci sono bombardamenti quotidiani che non esistevano nei
campi di concentramento". Ma a lanciare l'ennesimo allarme sulla
situazione di Gaza erano state, poche ore prima, le agenzie delle Nazioni
Unite. L'Unrwa, che per l'Onu assiste i profughi palestinesi, è stata costretta
ieri sera a sospendere la distribuzione di aiuti alimentari, ma anche gran
parte delle sue attività scolastiche e sanitarie nella Striscia di Gaza,
essendo rimasta completamente priva del carburante necessario per il
funzionamento dei suoi automezzi e dei suoi generatori di elettricità. Ieri per
tutto il giorno il vicecommissario generale dell'Unrwa, Filippo Grandi, aveva
sperato in una buona notizia, ma dal versante israeliano del terminal
petrolifero di Nahal Oz non è stato pompato carburante nei depositi situati nel
settore palestinese. Israele sostiene che nei
container palestinesi ci sia ancora carburante sufficiente, ma Grandi ha
precisato che la quantità è incalcolabile e che le compagnie palestinesi di
distribuzione esitano a procedere alla consegna all'Unrwa perché, trattandosi
di una "quantità microscopica" rispetto alle esigenze della
popolazione, temono di essere assalite. Grandi si è perciò augurato che Israele riprenda le forniture questa mattina, prima della
chiusura di Nahal Oz per lo shabat e la Pasqua ebraica. Anche la Commissione
europea ha lanciato un appello alle autorità israeliane. "È inaccettabile
che le Nazioni Unite debbano sospendere le operazioni solo per la mancanza di
carburante. È altresì inaccettabile che i servizi pubblici, come la raccolta
dei rifiuti, il trattamento delle acque sporche, o gli ospedali, siano
sull'orlo dal collasso per la stessa ragione", ha protestato il
commissario Ue Louis Michel, ricordando che "l'aiuto umanitario è
neutrale".
( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Blitz di palestinesi
e israeliani contro un avamposto, arresti Cresce la protesta contro gli
insediamenti, sempre più illegali Strada riaperta, a Ramallah i pacifisti
battono i coloni Mi. Gio. Gerusalemme Decine di attivisti palestinesi,
internazionali e israeliani di "Anarchici contro il muro" sono
riusciti ieri a prendere il controllo per qualche ora di un
nascente avamposto colonico israeliano e a riaprire la via che collega il
villaggio di Ein Qinya e Ramallah, una delle decine di strade bloccate in
questi anni dall'esercito israeliano, con grave danno la popolazione civile
palestinese. "È stata un'azione pacifica ma molto significativa dal punto
di vista politico, ha spiegato Jonatan Pollak di "Anarchici contro il
muro". "Abbiamo impedito, sollevando il caso di fronte
all'opinione pubblica locale e internazionale, che i coloni israeliani
proclamino un nuovo avamposto in quella zona. Sappiamo che non è molto e che
potrebbe durare poco, ma è un'indicazione di cosa si dovrebbe fare per bloccare
abusi e confische di terre", ha aggiunto. Gli attivisti hanno colto di
sorpresa l'esercito israeliano e i coloni che avevano lasciato incustodito l'avamposto.
I palestinesi con un bulldozer hanno spostato due blocchi di cemento vicino
alla postazione che da oltre sette anni chiudevano la strada verso Ramallah.
Poi si sono arrampicati su un vecchio container navale usato dai coloni sul
quale hanno issato la bandiera palestinese. Un blitz simile fu compiuto lo
scorso dicembre ad est di Gerusalemme. In quell'occasione decine di attivisti
costruirono in meno di due ore un stanza fatta di mattoni e cemento e la
proclamarono il "primo avamposto" palestinese nelle terre occupate
della cosiddetta zona E1 in cui Israele intende
edificare nei prossimi anni migliaia di appartamenti per coloni. Anche ieri
come a dicembre l'esercito è intervenuto per sgombrare gli "abusivi"
e per bloccare nuovamente la strada che pure ricade nell'area A della
Cisgiordania, ovvero quella che ufficialmente è sotto il pieno controllo
dell'Anp e in cui nessun cittadino israeliano, coloni inclusi, può entrare
dall'inizio dell'Intifada. Invece i coloni, sotto l'occhio compiacente dei comandi
militari, occupano ugualmente quei terreni rendendoli indisponibili per la
popolazione palestinese. "Abbiamo diritti sacrosanti sulla nostra terra,
noi non chiediamo la terra di nessun altro ma solo di poter avere la nostra e
di proclamarvi uno Stato indipendente", ha spiegato uno dei promotori
dell'azione, Mohammed Khatib del Comitato popolare di Bilin, il villaggio
divenuto noto per la sua lotta contro il muro israeliano in Cisgiordania. I
soldati tuttavia non si sono lasciati convincere: hanno dichiarato la zona
"area militare chiusa" e arrestato due manifestanti, un palestinese e
un israeliano. Nelle scorse settimane era stato lo stesso vice premier
israeliano Haim Ramon a confermare l'assoluta illegalità delle colonie ? non
solo per la legge internazionale - rivelando, ad esempio, che le 450 case di
Ofra, ovvero la "madre" di tutti gli insediamenti ebraici in
Cisgiordania, sono state costruite su terreni privati palestinesi, peraltro con
la benedizione di Shimon Peres, oggi capo dello stato e a quel tempo ministro
della difesa.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri "Nemici
dell'Islam: il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna
crociata Bush" Al Qaeda, documentario anti-Fitna: attacca il Papa e Bush
Sul forum accanto al link del video, anche diverse foto e vignette Dubai, 25
apr. – Al Qaeda risponde al cortometraggio anti-Islam, “Fitna”, opera del
parlamentare olandese, con un documentario anti-americano dal titolo 'Massacri'
e una vignetta contro il Papa Benedetto XVI. Uno dei forum islamici più
frequentati dai seguaci di al-Qaeda ha aperto oggi una nuova pagina dal titolo:
"Risposta al film chiamato 'Fitna' realizzato dal crociato odioso
Wilders". Accanto al link, del documentario 'anti-Fitna', appaiono alcune
vignette e foto. Tra le foto, una stella di Davide con disegnata nel centro una
croce e una colomba bianca con una didascalia in rosso che dice: "I
cristiani e gli ebrei, sono loro i terroristi e la loro presenza lo
testimonia". Oltre a foto di repertorio del Vietnam e della Palestina, c'è un'immagine che mostra gli abusi commessi da
alcuni soldati americani nel carcere di Abu Ghraib. Il sito commenta:
"Chiedete del Vietnam, chiedete della Palestina,
chiedete dell'Iraq". Tra le foto appare anche una vignetta nella quale il
Papa viene mostrato con il simbolo nazista accanto al presidente americano
George W. Bush, sopra spade e scudi crociati che infilzano bandiere di Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano. Sullo sfondo numerosi
teschi e del sangue. Le didascalie sono molto eloquenti: "I veri nemici
dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della
campagna crociata Bush". Il video è un chiaro attacco
agli Stati Uniti e Israele,
una sorta di documentario storico degli ultimi 40 anni. Dura di 10 minuti, si
apre con le immagini di un plotone di soldati americani e con l'immagine di una
croce con la scritta 'Jesus camp'. Seguono poi diversi fotogrammi degli scontri
tra israeliani e palestinesi. In sottofondo, una voce dice in arabo
"Israele ci vuole distruggere". Nel video
anche le storiche immagini dei bombardamenti Usa in Vietnam, in mezzo anche
immagini forti di neonati morti. Nel documentario jihadista la tesi sostenuta è
che le guerre condotte dagli Stati Unti e da Israele
in Medio Oriente rientrano in un piano di 'crociata anti-islamica'. Il filmato
dura 10 minuti ed è pieno di fotogrammi che mostrano violenze contro i
musulmani. Il video è stato scaricato finora da più di 300 persone e circa una
trentina quelle che hanno apertamente lodato questa iniziativa lasciando un
messaggio sui forum jiahdisti. L'unica critica avanzata al documentario
riguarda il sottofondo musicale: il suo ascolto sarebbe infatti proibito dalla
sharia secondo questa corrente dottrinale fondamentalista islamica. Valentina
Pellegrino.