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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL  24 e 25 aprile 2008      #TOP



Report "Israele/Palestina"

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Israele/Palestina (92)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

"torino blindata per i libri? decideremo tutti insieme" - niccolo zancan ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: inaugurazione della Fiera del libro con Israele ospite d'onore e polemiche che non si placano. Siete preoccupati? "Non è la parola giusta. Ci stiamo organizzando con la massima attenzione. Sopralluoghi, confronti continui. Di sicuro non verrà trascurato il minimo dettaglio, considerando che quel giorno ci sarà anche il nostro presidente della Repubblica".

Ateneo blindato per la conferenza del rettore di haifa ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: meno dei poliziotti e dei carabinieri che all'esterno dovevano garantire la sua sicurezza. Effetto Fiera del Libro, forse. La preoccupazione di qualche manifestazione contro il professore israeliano, infatti, ha fatto sì che la sua conferenza passasse sotto silenzio, non pubblicizzata da inviti e volantini. (f. cr.).

Note emozionate di un mondo in pace ( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: musicista arabo e uno israeliano, il violinista di Tangeri Jamal Ouassini e il flautista ebreo Eyal Lerner (nella foto). Ha un effetto straniante e insieme benaugurante vedere danzare sullo stesso palcoscenico, l'una accanto all'altra, la danzatrice del Senegal Khar e la danzatrice del ventre marocchina Halima Meski, e poco più in là la piccola e aggraziatissima indonesiana Septi,

Ultimi brividi da ballottaggi pd-sinistra uniti a viareggio - simona poli ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e sostengono insieme Andrea Palestini. Martedì sera al Principe di Piemonte una folla generosa di applausi e fischi ha seguito il faccia a faccia organizzato dal Tirreno tra i due aspiranti sindaci. Palestini parte svantaggiato e deve recuperare, per lui ieri si sono mossi il presidente toscano Claudio Martini e il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli,

Noa: "la bellezza contro i conflitti" - guido andruetto ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, in particolare per David Grossman, e poi perché ritengo che il tema della bellezza sia in questo momento cruciale nel mondo contemporaneo e nella risoluzione dei conflitti e specialmente di quello arabo-israeliano. Il fanatismo, l'odio, la crudeltà, penso si muovano nella direzione opposta rispetto a dove ci vuole condurre la bellezza,

"israele pronto al ritiro il golan tornerà alla siria" ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: annuncio del premier turco Erdogan "Israele pronto al ritiro il Golan tornerà alla Siria" GERUSALEMME - Israele è pronto a restituire alla Siria le alture del Golan, occupate nel 1967. Lo ha garantito il primo ministro turco Tayyep Recep Erdogan al presidente siriano Bashar al-Assad, secondo il quotidiano di Damasco Al Watan.

Genova, il teatro diventa far west - costantino malatto raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: celebre maestro israeliano Daniel Oren a direttore musicale. E un'emergenza economica e finanziaria che mette a rischio la stessa sopravvivenza del teatro. "In cassa siamo quasi all'asciutto - dice allarmato il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, che è anche presidente della Fondazione cui fa capo il teatro - e se continua così non riusciremo neppure a pagare gli stipendi di giugno"

È il campione del vento identitario : sempre in equilibrio tra svolte alla Fini e lacci con l'ultradestra ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Salvo poi partire alla volta di Israele. Approfittandone per farsi benedire la celtica al Santo Sepolcro. Su quella medaglietta che Alemanno porta al collo fin da quando era ragazzo si sono fatte tante speculazioni. È un ricordo personale, dice lui. E va bene. Ne portava una identica il suo amico Paolo Di Nella, quando è stato ucciso.

Da Eastwood a Woody Allen un cartellone di gran lusso ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele) - "La Frontiere De l'Aube" (The Frontier Of Dawn) by Philippe Garrel (Francia) - "Gomorra" di Matteo Garrone (Italia) - "24 City" di Jia Zhangke (Cina) - "Synecdoche, New York" di Charlie Kaufman (Usa) - "My Magic" di Eric Khoo (Singapore) - "La Mujer Sin Cabeza" di Lucrecia Martel (Argentina) - "Serbis" di Brillante Mendoza (

E le moschee italiane firmano contro il fondamentalismo Ecco la Federazione dell'Islam: le comunità musulmane sottoscrivono al Viminale una carta d'intenti. L'Ucoii: entriamo anche ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dal varo della Carta dei valori, alle polemiche per l'accostamento dello stato di Israele al nazismo. Ma a sorpresa ieri, Ezzedin el-Zerfi, imam di Firenze e portavoce dell'Unione delle comunità islamiche in Italia, ha precisato: "Siamo pronti a entrare nella Federazione dell'Islam. Siamo pronti a firmare la Carta dei valori.

Spygate, americano passava a Israele segreti nucleari degli Usa Kadish è stato arrestato. Gerusalemme teme il grande freddo nei rapporti con Washington come accadde ai tempi del ca ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per il governo israeliano è fonte d'imbarazzo. Perché per l'Fbi l'ingegner Kadish è una spia, responsabile di aver trasmesso a un agente consolare israeliano, tra il 1979 e il 1985, documenti prelevati da un centro di ricerche militari delle forze armate Usa, concernenti armi nucleari e caccia bombardieri F15 che gli Stati Uniti avevano venduto all'

Chiti: Contro il 25 Aprile una palude di indifferenza Il ministro chiede alla destra di riconoscersi nei valori della Resistenza e della Costituzione ( da "Unita, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Quando Fini ha condannato le leggi razziali, quando è andato in Israele per rompere, anche simbolicamente, col passato da cui proveniva, è stato un fatto estremamente positivo. Ora vorrei che Fini riconoscesse il valore della Resistenza e del 25 Aprile. Sarebbe un bene per l'Italia veder nascere anche da noi una destra europea.

Murdoch, l'asso pigliatutto alla conquista di New York ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele che quasi dal giorno della sua nascita ha combattuto il terrorismo e il Giappone che adotta una politica più occidentale di molti paesi europei". Dietro questi cambiamenti del giornale ci sarebbe Robert J. Thomson, ex direttore del Times, fedelissimo di Murdoch, al quale è stato sistemato un ufficio proprio nel cuore della redazione notizie del Wall Street Journal.

La piacevole abitudine di trovarsi in Croisette ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Frémaux si è soffermato con particolare attenzione sul film israeliano in gara, un film d'animazione in cui si racconta il massacro di Sabra e Chatila in Libano nell'82. Lo firma Ari Folman. Non si sanno ancora i titoli dei film d'apertura e chiusura. E certo è invece il ritorno di Steven Spielberg e di Indiana Jones and the kingdom of the crystall skull fuori concorso.

Certain regard Fra Depardon e Fendou ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le sel de la mer di Annemarie Jacir (Palestina); Soi cowboy di Thomas Clay (Gb); A festa de menina morta di Matheus Nachtergaele (Brasile); The modern life di Raymond Depardon (Francia); Tokyo Sonata di Kiyoshi Kurosawa (Giappone); Tulpan di Sergei Dvortsevoy (Germania); Tyson di James Toback (Usa);

Da Martel a Wenders ( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Waltz with Bashir di Ari Folman (Israele); La frontière de l'aube di Philippe Garrel (Francia); Gomorra di Matteo Garrone (Italia); City di Jia Zhangke (Cina); Sinecdoche, New York di Charlie Kaufman (Usa); My Magic di Eric Khoo (Singapore); La mujer sin cabeza di Lucrecia Martel (Argentina);

La doppia vita dell'ingegner Kadish Ebreo americano e spia per Israele ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: analista della Us Navy che negli anni 80 ha fornito a Israele informazioni vitali sul Medio Oriente. Oggi la spia è in un carcere Usa e Washington ha sempre resistito alle pressioni per un suo rilascio. A questo riguardo in Israele non escludono che la "nuova storia" sia un modo per impedire altre richieste di liberazione.

Il precedente ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fornì a Israele informazioni sul Medio Oriente. Fu condannato all'ergastolo nell'86. Nel '98 Israele ammise che era una spia e gli garantì la cittadinanza. Oggi è in un carcere Usa. Washington resiste alle pressioni per il rilascio La stessa rete In Israele non escludono che il nuovo "caso" di Ben Amin Kadish sia un modo per impedire altre richieste per la liberazione di Pollard.

Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento ( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele da premier per celebrare i sessant'anni dello Stato ebraico. A proposito di totoministri, è saltato l'appuntamento che Berlusconi aveva in serata con Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia sta cercando un nuovo incarico e non molla: vuole entrare a far parte dell'esecutivo, anche se il Cavaliere preferisce dargli un posto di rilievo nel Popolo della libertà.

Quel triste declino del personaggio Carter ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Egitto e che da allora non ha smesso di offendere Israele, di paragonare il suo sistema politico a quello del Sud Africa all'epoca dell'apartheid, di ignorare il suo desiderio di pace non meno reale dei suoi errori, di negare persino le sue sofferenze (fra altri esempi, l'intervento, un anno fa, sul canale televisivo Cbs in cui Carter dichiarava che Hamas,

Di Servillo Il festival ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Folman, oltre agli ineffabili fratelli belgi Dardenne, di solito vincitori ( Le silence de Lorna). Gli americani abbastanza in massa, mancano solo i Coen e Spike Lee che sembrano già "veneziani". Ma sulla Croisette arrivano Clint Eastwood con il suo thriller che racconta del rapimento negli anni 20 di un bimbo a mamma Angelina Jolie;

Scrittura nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e non tanto i ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al domenica.

PIÙ CHE una rivincita è una nèmesi. Ogni volta che la Croisette ci snobba, in Ita ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cartoon israeliano sulla strage di Sabra e Chatila (Waltz with Bashir di Ari Folman) che già sulla carta sa di sfida e di evento. Tutti nomi, questi ultimi, che oltre alle sorprese garantiscono un solido ricambio generazionale. A cercare il pelo nell'uovo spicca un'assenza alla quale in Italia non si fa molto caso ma che è invece un segnale chiaro.

ROMA - Sono venti i film in concorso al sessantunesimo Festival di Cannes che si ( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: l'israeliano Ari Folman con Waltz with Bashir; il canadese Atom Egoyan con Adoration. Completano la lista dei film in lizza per la Palma d'Oro 24 City del cinese Jia Zhangke; Daydreams del turco Nuri Bilge Ceylan; Delta del magiaro Kornel Mundruczo;

Porte aperte ai registi della Bulgaria ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: apertura è prevista lunedì alla Casa del Cinema alle ore 21 con "La fine del mondo" di Ivan Nichev su un professore israeliano che ritorna nella città natia in Bulgaria per insegnare. Si ritrova invece immerso in un viaggio sentimentale nel passato e fra alterne vicende rincontra una ragazza armena di cui un tempo era innamorato e che pensava fosse emigrata in Francia.

Un Belpaese normale ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione di avvicinarsi alle istantanee dell'israeliano David Perlov, scatti d'autore che ritraggono luoghi e persone di tutti i giorni: lo studio, il caffè sotto casa, i familiari. Dunque il quotidiano lontano dai clamori della cronaca. Come le immagini del popolo saharawi, del Sahara occidentale, non riconosciuto da nessuna istituzione internazionale,

Einstein, Ben Gurion e l'<equazione> dell'esistenza di Dio ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Einstein riceve la visita del primo ministro israeliano David Ben Gurion. è una giornata di primavera e mentre stanno conversando in giardino alcuni agenti della Cia registrano ogni parola dai microfoni nascosti. Sono passati solo tre anni dalla costituzione di Israele e per controllare i nemici in agguato il giovane Stato avrebbe bisogno di un'arma dissuasiva efficace e poco costosa.

<Il 25 aprile è antifascismo La destra non strumentalizzi la Shoah> ( da "Liberazione" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il resto del Ventennio e quella facile condanna permette di avere eccellenti rapporti diplomatici con Israele. Ma è un uso strumentale della Shoah. Che cosa risponde a chi le obietta che questo cambio di prospettiva ha giovato alla sinistra, esentandola dal peso di una difficile autocritica sul totalitarismo dei regimi comunisti? Non so se è stato comodo o scomodo per la sinistra.

Siria e Corea Patto segreto sul nucleare ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quotidiano il bombardamento aereo israeliano avvenuto in una zona remota della Siria circa un anno fa fu deciso per distruggere una nascente e segreta centrale nucleare che la Siria stava realizzando con l'aiuto della Corea del Nord. Proprio questo sarebbe il quadro che la Cia si appresta a fare al Congresso degli Stati Uniti: tra Siria e Corea del Nord esisteva un patto segreto.

Anche l'islam radicale cede <Sì alla Carta dei valori> Lega: bloccheremo l'accordo ( da "Libero" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: riconoscimento della sua unicità", l'accettazione perpetua dello Stato d'Israele. Predisposto da un consiglio scientifico dopo aver consultato associazioni ed esponenti delle diverse comunità religiose ed etniche presenti in Italia, non era stato sottoscritto dai rappresentanti delll'Ucoii, condannando all'inattività la Consulta.

Porte del Mediterraneo ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue.

Un soldato israeliano, membro di un'unità speciale di intelligence, è stato condannat ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

E' ora di lasciare il Libano ( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: mandanti scelgano come bersaglio delle loro azioni i nostri soldati piazzati lungo il confine tra Libano ed Israele a far da cuscinetto pacificatore non tanto tra i due paesi, quanto tra i miliziani di Nasrallah e l'esercito israeliano. Le condizioni che indussero il nostro governo a decidere di inviare il contingente a svolgere la delicata missione di pace sono cambiate radicalmente.

Antisemitismo islamico, come ai tempi di Hitler ( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La ricerca commissionata a Erlich dal governo israeliano è stata consegnata esattamente una settimana fa ed è tarata esclusivamente sull'incitamento all'odio religioso contro gli ebrei. Gli "statement" di odio verso lo Stato di Israele in questo quadro non sono neppure stati esaminati: non sarebbe bastata un'enciclopedia per contenerli tutti.

Israele nella tenaglia Hamas-Hezbollah ( da "Avanti!" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: allorquando ha attaccato il territorio israeliano, rapendo due militari ebrei. Le milizie terroriste di Hezbollah, oltre a costituire pericolo, per lo Stato israeliano, condizionano fortemente il Libano, portano a compimento, per i siriani, attentati contro personalità politiche libanesi, come Hariri e fanno ostacolo persino alla libera elezione del Presidente di questo Stato.

Bush affida la guerra al terrorismo al Rommel che ha riconquistato l'Irak ( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: per mano di Washington o dell'alleato israeliano, innescherà inevitabilmente un confronto armato su territori molto più ampi. Il fronte attivo, in questo scenario, spazierà dal territorio e dalle coste iraniane a quelle zone d'Iraq e Libano dove Teheran manovra le milizie sciite e il Partito di Dio.

INCONTRI Politiche culturali Alle 18 Urban Center organizza il dibattito su Il Distretto ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A cura dell'associazione Italia Israele. Fondazione Camis de Fonseca, via Pietro Micca 15 LIBRI Contadini Alle 18 presentazione del libro di Massimo Perotti "Gli occhiali di Franz" edito da Angolo Manzoni. Con l'autore intervengono Gianni Oliva, Claudio Diatto e Enzo Bartolone.

Carte coperte Il futuro premier ha confermato che per ora soltanto 4 poltrone sono decise ( da "Stampa, La" del 24-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e Finlandia), a parte la prossima puntata a Graz. Ma poi rallenterà, sia per l'imminente cambiamento del consigliere diplomatico sia perché Berlusconi, specie all'inizio, reclamerà la sua parte sulla scena internazionale. Soprattutto dall'anno prossimo si comincerà a notare un'intensificazione delle visite interne,

Pyongyang aiutò Damasco a costruire reattore nucleare ( da "Stampa, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esistenza di un video registrato la scorsa estate nel sito nucleare siriano di al Kibar, distrutto il 6 settembre 2007 in un raid israeliano, in cui si vedevano esperti nordcoreani al lavoro nell'impianto. Sito modellato sul reattore di Yogbyon che Pyongyang si appresta a smantellare in virtù dell'accordo di Pechino. Damasco ha smentito la collaborazione tra i due Paesi.

<Gaza come i lager>. Scontro all'Onu ( da "Secolo XIX, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambasciatore di Israele attacca Carter NEW YORK. L'occasione della "colazione di lavoro", offerta dall'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Dan Gillerman sotto gli auspici dell'associazione umanitaria The Israel Project, dovrebbe essere uno scambio di auguri in occasione del Pesach, la Pasqua ebraica e anche la celebrazione un po'

La Fiera del libro si affida alla bellezza ( da "Secolo XIX, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ospite d'onore. Napolitano taglierà il nastro 25/04/2008 marco francalanci TORINO. A dissipare ogni dubbio ci ha pensato Giorgio Napolitano. Sarà infatti il presidente della Repubblica a inaugurare, l'8 maggio, la ventunesima edizione della Fiera Internazionale del Libro, sulla quale si erano addensate le nubi di un boicottaggio che poi fortunatamente si è limitato a poche

La libia: "gaza come i lager" è scandalo all'onu - arturo zampaglione a pagina 21 ( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Dopo l'offesa a Israele l'Italia blocca la riunione La Libia: "Gaza come i lager" è scandalo all'Onu ARTURO ZAMPAGLIONE A PAGINA 21 SEGUE A PAGINA 21.

L'Italia ferma il vertice Onu ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora L'Italia ferma il vertice Onu Il Medio Oriente in Consiglio di Sicurezza. Israele apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora Durante i lavori la Libia paragona Gaza ai lager --> Durante i lavori la Libia paragona Gaza ai lager I lavori del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione Medio Oriente sono

L'amore è impossibile nella Palestina che soffre ( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: I grandi poteri sono stati quelli che hanno creato Israele. Senza il loro aiuto Israele continuerà il suo sentiero di morte. Noi continueremo a spargere sangue, perdendo ogni speranza nel futuro". In occasione della prossima Fiera del libro di Torino si sono scatenate feroci polemiche sulla presenza di Israele in qualità di Paese ospite.

La bellezza salverà la Fiera del Libro di Torino? ( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: presentato in una conferenza stampa alla presenza del ministro israeliano Elazar Cohen, si terrà al Lingotto come previsto, dall'8 al 12 maggio e non subirà modifiche la scelta di fare di Israele l'ospite prescelto per la XXI edizione 2008. "Abbiamo affrontato difficoltà e polemiche al di là di ogni ragionevole argomentazione, ha detto il Presidente Rolando Picchioni.

Babelica e ricca di "star", torna la fiera del lingotto preceduta quest'anno dalle polemiche su israele ospite "ora ci conoscono tutti, perfino il new york times..." - massimo nove ( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anno dalle polemiche su Israele ospite "Ora ci conoscono tutti, perfino il New York Times..." E Picchioni punge Sgarbi: "Anche l'anno scorso tentò di portarci via il salone" MASSIMO NOVELLI Non tutte le polemiche vengono per nuocere. Quelle di alcuni intellettuali arabi e palestinesi, con contorno di esponenti della sinistra radicale italiana,

Gaza come i lager nazisti , bufera sulla Libia. L'italia sospende seduta all'Onu Dopo le parole del viceambasciatore di Gheddafi contro Israele alcuni membri del Consiglio di sicu ( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Gaza come i lager nazisti", bufera sulla Libia. L'italia sospende seduta all'Onu Dopo le parole del viceambasciatore di Gheddafi contro Israele alcuni membri del Consiglio di sicurezza abbandonano la riunione. L'ambasciatore Spatafora indignato di Umberto De Giovannangeli.

Burrasca al Palazzo di Vetro. A scatenarla, quando in Italia era notte fonda, è stato l'in ( da "Unita, L'" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha espresso il suo apprezzamento per la reazione dei Paesi occidentali. "Hanno fatto quello che andava fatto in una situazione di questo tipo e noi ci congratuliamo" con loro, afferma il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Arieh Mekel.

Siria e Israele tornano a parlarsi ( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del fatto che Israele è pronta a ritirarsi dalle Alture del Golan occupate, in cambio della pace con la Siria". Siria e Israele sono formalmente in stato di belligeranza dal 1948. Le alture siriane del Golan sono state occupate da Israele nel 1967 e nel 1981 sono state annesse allo Stato ebraico, senza che vi sia stato mai alcun riconoscimento internazionale.

25 aprile, sfilano insulti e minacce ( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fa sapere l'associazione Amici di Israele, (con loro c'è anche il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri), "dovremo affidarci alla protezione delle forze dell'ordine". "Riprova che il 25 aprile non è una festa istituzionale ma di parte, una giornata che divide e non unisce" chiosa Paola Frassinetti (An).

Tutti contro tutti, certa solo la ferrari - donatella alfonso ( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che i fedelissimi del maestro israeliano spingono perché si arrivi presto ad una definizione complessiva del suo ruolo, prima che Di Benedetto, come sembra probabile, lasci a fine stagione per stemperare il clima, francamente irrespirabile. Ma in ogni caso senza che nessuno possa cambiare in corsa qualcosa nel teatro, soprattutto la catena di comando.

Manciulli invita al fronte comune ( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: mobilitazione a sostegno del candidato sindaco di Viareggio Andrea Palestini, amministratore capace, onesto e vicino alla gente", dice l'ex assessore regionale dei Comunisti Marco Montemagni. "Palestini e le forze del nuovo centrosinistra possono dare a Viareggio un'amministrazione democratica, qualificata, basata sulla partecipazione e sulla concertazione", conclude Montemagni.

Olmert: "per far pace con la siria siamo pronti a trattare sul golan" - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele è fortemente interessato a colloqui di pace con la Siria", confermando quello che la stampa israeliana ha in prima pagina. Negli ultimi sei mesi Israele e Siria si sono scambiati messaggi, lettere e "inviati". Un negoziato segreto che vede offrire a Assad il ritiro dalle colline del Golan, conquistate nella Guerra dei Sei giorni,

Tripoli: "gaza come i lager", scandalo all'onu - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Italia blocca il Consiglio di sicurezza dopo gli insulti a Israele ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Alcune dichiarazioni oltraggiose della Libia, il cui rappresentante ha paragonato la situazione di Gaza con quella dei campi di sterminio nazisti, hanno riportato l'Onu ai tempi dei gesti plateali e delle scarpe sbattute sui tavoli.

Al via la fiera delle polemiche - torino ( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Al via La fiera delle polemiche 1.800 relatori, 800 tra convegni e dibattiti, 24 sale per gli incontri, 1.400 editori TORINO Chi ha preparato il programma dei dibattiti e dei convegni che scandiranno la presenza di Israele, come ospite d'onore, alla Fiera internazionale del libro di Torino, in calendario dall'8 al 12 maggio e che verrà inaugurata dal presidente della Repubblica

Hamas pronto a negoziare con Israele ( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: palestinesi si sarebbero incontrati al Cairo con dei mediatori egiziani Hamas pronto a negoziare con Israele Una tregua nella striscia potrebbe rilanciare il dialogo Israele-Palestina e quello tra Fatah e Hamas Il Cairo, 25 apr.- Nella giornata di ieri alcuni alti dirigenti del movimento radicale palestinese Hamas si sono incontrati con il capo dei servizi segreti egiziani Omar Suleiman.

"Gaza come i lager". E l'Italia ferma l'Onu ( da "Stampa, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ci sono i bombardamenti quotidiani di Israele su Gaza". Parole inaccettabili per i diplomatici di alcuni Paesi occidentali che si sono alzati e se ne sono andati prima del tempo. Tra questi Francia e Stati Uniti, ma non l'Italia che preso atto della ingovernabilità della situazione in aula, ha chiesto al presidente di turno, il sudafricano Dumisani Kumalo,

NEW YORK Seduta tempestosa ieri al Palazzo di vetro dell'Onu. Durante una seduta del Consiglio ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha chiesto, per protesta, l'immediata sospensione della riunione. Anche i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno lasciato l'aula. Tra Israele e Siria, intanto, primi segnali di disgelo.

Un appello a Riccardo Pacifici: su Roma la vostra equidistanza gioverà solo ai fascisti ( da "Liberazione" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è andato anche lui in Israele. Come Fini e come Storace. Già che c'era, ne ha approfittato per far benedire al Santo Sepolcro la croce celtica che porta al collo. Comunque ha compiuto lo stesso viaggio rituale dei dirigenti di Alleanza Nazionale. Loro non mancano di ricordarlo - come se la riflessione sull'antisemitismo si esaurisse in una tappa a Gerusalemme -

Medio Oriente, l'annuncio di Assad: <Israele pronto a restituirci il Golan> ( da "Liberazione" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: annuncio di Assad: "Israele pronto a restituirci il Golan" L'aveva detto il premier turco Tayyep Recep Erdogan, ieri lo ha confermato Bashar al Assad. Israele è pronto a cedere le alture del Golan, in cambio di una pace con Damasco. La disponibilità israeliana sarebbe stata riferita dal premier Ehud Olmert allo stesso Erdogan,

E' operativo il nuovo Terminal 5 dell'aeroporto intercontinentale di Fiumicino riservato ai cos ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quelli diretti in Usa e in Israele e soggetti, perchè a rischio, a particolari misure di sicurezza. Nato dalla riqualificazione dell'edificio che ospitava l'aerostazione merci, il nuovo terminal è stato realizzato da "ADR Engineering" in meno di sei mesi con un investimento di oltre 10 milioni di euro.

<Gaza un lager nazista> Libia fermata dall'Italia ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stato di fede antioccidentale non consente a Israele di godere della solidarietà internazionale. Il ruolo di Israele deve essere sempre quello del carnefice. Ogni cordoglio per le sue vittime viene negato. Israele, con un paragone fabbricato deliberatamente per offendere crudelmente gli ebrei, viene dipinto come il "nuovo nazismo", e la questione palestinese come la nuova Shoah.

Bassani un testimone scomodo ( da "Liberazione" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E subito alcuni lo dissero emigrato in Palestina?altri nell'America del Sud?.altri ancora suicida in Po". Adesso il suo nome si può finalmente aggiungere alla lapide di via Mazzini accanto agli altri 183 ebrei deportati (su 400 che ne vivevano a Ferrara prima della guerra): lo spettacolo osceno del suo corpo ancora vivo è finito, che riposi in pace.

La Libia: <Gaza un lager> Nazioni Unite, l'Italia dice no ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un'accusa a Israele che ha spinto l'ambasciatore italiano all'Onu a chiedere e ottenere di sospendere immediatamente la riunione dopo che gli ambasciatori di alcuni Paesi occidentali avevano abbandonato la sala. La protesta, secondo gli addetti ai lavori rara nella storia del Palazzo di Vetro, è scattata mercoledì sera,

<Il nostro Stato ha resistito anche alla forza del petrolio> ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: avere il petrolio per Israele - scrive - ha costituito per molti versi una fortuna. Ci ha spinti a cercare altre fonti di energia, ci ha stimolati verso la tecnologia. Il petrolio rende più pigri ". Lo scrittore israeliano, amatissimo in patria e all'estero, sarà a Torino tra pochi giorni, l'8 maggio, per inaugurare la Fiera internazionale del Libro che avrà Israele come ospite d'

Onu e Medio Oriente Farnesina, nuove mosse ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: viceambasciatore libico tra i campi di sterminio nazisti e le condizioni di Gaza per le azioni dei mi-litari di Israele, Marcello Spatafora, il rappresentante permanente dell'Italia al Palazzo di Vetro, ha chiesto di interrompere i lavori per due motivi. Uno di merito: la gravità dell'accostamento che aveva appena spinto i rappresentanti di Francia, Stati Uniti e Costa Rica ad andarsene.

Diplomazia ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 3 categoria: BREVI Diplomazia Leader Dall'alto, il leader libico Muammar Gheddafi; il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad; e il premier israeliano Ehud Olmert Politica L'Italia potrebbe, con il nuovo governo, "aggiustare" le sue relazioni con i tre Paesi: più "distaccate" con Libia e Iran; più "calorose" con Israele.

La Cia accusa la Corea del Nord <Ha costruito il reattore in Siria> ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ricevuti da Israele - che documenterebbero il coinvolgimento della Corea del Nord nella costruzione del reattore in Siria. Tre i punti chiave dell'audizione: i lavori erano quasi terminati, l'impianto somiglia a quello coreano di Yongbyon, nel sito operavano tecnici venuti dalla Corea del Nord (un video documenta la loro presenza).

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria: A... ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il presidente Bashar Assad ha sostenuto di aver ricevuto un messaggio dal premier israeliano Ehud Olmert. Questo il succo: "Israele è pronto a restituire le alture del Golan (occupate nel 1967, ndr) in cambio di un accordo di pace". Però, ha aggiunto Bashar, la questione non è per ora sul tavolo e bisogna aspettare la prossima amministrazione Usa.

La crisi Alitalia ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Terminal 5 è costato oltre 12 milioni di euro e occupa una superficie di 14mila metri quadrati il nuovo Terminal 5 dell'aeroporto di Fiumicino destinato ad accogliere i voli delle compagnie aeree in partenza per gli Stati Uniti e Israele. Il nuovo Terminal nato per gestire i voli sensibili sarà operativo dal 3 maggio. Il traffico atteso è di circa un milione di passeggeri l'anno.

E suor Marie gira un film: <Porterà fedeli> ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Quella fondata da un ex testimone di Geova e considerata molto vicina a Israele? Non sarà mica per "bilanciare" la presenza qui di Al Jazeera? "Ma no, ma no", sorride lei. E perché fa questo film, suor Marie? "Lo faccio - dice -, per vedere in tutto il mondo e spingere quanti più pellegrini a venire qui". Ma qui si parla di cadaveri riesumati, di analisi di cellule morte,

Le buone intenzioni di Giordano ( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Con il fuoco alle bandiere di Israele e americane? O, forse, intendeva gentili i malfattori, i clandestini, gli zingari? Capisco, anche che l'inferno è lastricato di buone intenzioni. Grazie Dio che ce li hai tolti dai piedi. Come dice il Poeta: "Quando il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa, la folgore gli dà!

Bertinotti andrà alla Fiera. I filopalestinesi: <Traditore, si schiera con Israele> ( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Come ha ribadito Elazar Cohen, ministro presso l'ambasciata d'Israele in Italia: "Ci sono stati tentativi di delegittimare lo Stato di Israele, ma si sono levate anche molte voci di solidarietà, a cominciare da quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolita no". Il quale l'8 maggio inaugurerà la manifestazione.

È provato: Gesù lava più bianco ( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gesù lava più bianco di LUIGI SANTAMBROGIO La mission : da una piccola factory situata in Israele (La "Tiberiade" Coop), arrivare dopo tre anni a impiantare succursali in tutto il mondo. Priorità ai mercati italiani ed europei. Trampolini di lancio per successive acquisizioni di fette di mercato e clienti negli Usa, America Latina e Asia.

S. Marco evangelista Ebreo di origine, nacque probabilmente fuori della Palestina, da famigli ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

Arriva al "Leonardo da Vinci" un terminal a prova di terrorismo, destinato ai voli "s ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E' pronto a Fiumicino il nuovo scalo per le destinazioni Usa e Israele. La sua apertura è fissata per il prossimo 3 maggio con il volo Delta per Atlanta. Da quella data un milione di passeggeri l'anno "trasborderà" dal vecchio molo C, che così verrà decongestionato anche nel sistema di trattamento dei bagagli.

Gli ebrei hanno votato contro ( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E dunque è finalmente uscito allo scoperto il Dio di Israele, il quale per aiutare il suo popolo non faceva mezze misure, apriva il mar Rosso, mandava ai Faraoni calamità spaventose, e insomma si dava da fare senza se e senza ma. Basta leggere la Bibbia. Anche stavolta ha operato alla grande e ha annientato la sinistra ostile agli ebrei.

3 mln ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: LA CAPACITA' 3 mln Al momento il traffico nei "voli sensibili" diretti in Usa e Israele riguarda un milione di passeggeri ma presto è destinato a salire a tre.

<La logica del boicottaggio ha condizionato gli arabi> ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: appello al boicottaggio contro Israele come Paese ospite. Non ci saranno nemmeno i cinque scrittori di lingua araba e passaporto israeliano (Ali Taha, Nidà Khouri, Hussein Muhanna, Walid El Fahoum e Mufleh Naara) su cui, nei giorni scorsi, si era creato un giallo. "Ha prevalso la logica collettiva su quella individuale - ha spiegato il direttore editoriale Ernesto Ferrero -

<Gaza come i lager nazisti> e l'Italia "ferma" l'Onu ( da "Libero" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: bombardata ogni giorno da Israele". L'iniziativa dei diplomatici occidentali è stata accolta con favore da Israele. "Hanno fatto ciò che era richiesto in una situazione simile, e vanno applauditi", ha detto Arye Mekel, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, secondo il quale il Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro "è stato preso in ostaggio da Paesi irresponsabili,

Terminal T5: raggi X per le scarpe ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: riservato ai viaggi per Stati Uniti e Israele Terminal T5: raggi X per le scarpe Scarpe ai raggi X (senza che i passeggeri le debbano togliere) nel nuovo T5, il terminal antiterrorismo che entrerà in funzione a partire dal 3 maggio all'aeroporto di Fiumicino. Lo special scanner per le calzature è una delle misure approntate nel modernissimo "molo",

GERUSALEMME - Non molti mesi fa, analisti e politici mediorientali illustravano un Medio Ori ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un'offerta dal premier israeliano. Le alture del Golan, occupate da Israele nel 1967, in cambio della normalizzazione dei rapporti tra i due stati. "Noi sappiamo cosa vuole la Siria, e loro sanno cosa vogliamo noi", ha anticipato Ehud Olmert l'altro giorno in un'intervista rilasciata in occasione della Pasqua ebraica.

Nostro servizio NEW YORK - Tempesta ieri al Palazzo di vetro dell'Onu do ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza essendo rimasta completamente priva del carburante necessario per il funzionamento dei suoi automezzi. Lo ha riferito il vicecommissario generale dell'Unrwa, Filippo Grandi, secondo il quale ieri dal versante israeliano del terminal petrolifero di Nahal Oz non è stato pompato carburante nei depositi situati nel settore palestinese. R.Es.

Gli integralisti contestano i "caschi blu": Sono gli occhi di Tel Aviv Segnali di distensione tra Israele e Siria con la mediazione turca ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gli integralisti contestano i "caschi blu": "Sono gli occhi di Tel Aviv" Segnali di distensione tra Israele e Siria con la mediazione turca.

Antistoria della fotografia, arte della duplicazione ( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: della Palestina e delle terre più lontane, sono le fonti per ogni genere di viaggi reali oppure della fantasia. L'altra strada è quella del piccolo formato, della carte de visite. Due sono a Parigi i grandi atelier e due sono le storie, quella raffinata di Nadar e dei suoi ritratti a partire dagli anni '50 da Dumas a Mil-let,

ROMA La chiamano "public diplomacy", ed è il nuovo sistema di rel ( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che inducano ottimismo nel cammino per la pace tra Israele e Palestina. Anzi Hamas è sempre più arroccata e Abu Mazen comincia a vedersela brutta, incapace di portare un qualsivoglia risultato. Un incontro all'ambasciata inglese con cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, è stato propedeutico per gli sforzi con i palestinesi.

Libia 'Gaza come un lager'. Sospesa seduta Consigio di Sicurezza ( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un'intesa sull'atteggiamento da prendere nei confronti dell'assedio israeliano e dei continui lanci di razzi messi in atto da Hamas contro il territorio dello Stato ebraico. Dura la reazione degli stati occidentali, in particolar modo degli Stati Uniti che hanno accusato la Libia di aver assunto una posizione “

PALERMO, MURALES CON BOSS MAFIOSO ( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ad aprire la rassegna sarà l'israeliano "Les sept jours", di Ronit e Shlomi Elkabetz. In chiusura, "Desertio Adentro" del messicano Rodrigo Plà. CHURCHILL PITTORE Un quadro dipinto da Winston Churchill (1874-1965), raffigurante un tramonto in Marocco, è stato venduto per 420.

Parole contro cibo ( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E manca la benzina perché Israele la blocca. Questa gente non ha cibo, acqua, farmaci, elettricità. E da mesi al Palazzo di vetro gli sdegni contrapposti impediscono di approvare anche un solo documento in grado di alleviare le loro sofferenze. A New York si negozia ferocemente sulle chiacchiere, ma a Gaza si muore di fame.

Stop agli aiuti umanitari, su Gaza è scontro all'Onu ( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: vigilia della marcia verso i valichi di Erez e di Rafah proclamata per oggi da Hamas contro l'assedio israeliano. La tensione è salita subito alle stelle e l'esercito israeliano ha inviato rinforzi ad Erez e altrettanto ha fatto l'Egitto a Rafah, per impedire ai palestinesi di rompere il blocco che strangola Gaza da quando, quasi un anno fa, Hamas ha preso il potere nella Striscia.

Strada riaperta, a Ramallah i pacifisti battono i coloni ( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ora di un nascente avamposto colonico israeliano e a riaprire la via che collega il villaggio di Ein Qinya e Ramallah, una delle decine di strade bloccate in questi anni dall'esercito israeliano, con grave danno la popolazione civile palestinese. "È stata un'azione pacifica ma molto significativa dal punto di vista politico, ha spiegato Jonatan Pollak di "Anarchici contro il muro"

Al Qaeda, documentario anti-Fitna: attacca il Papa e Bush ( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il video è un chiaro attacco agli Stati Uniti e Israele, una sorta di documentario storico degli ultimi 40 anni. Dura di 10 minuti, si apre con le immagini di un plotone di soldati americani e con l'immagine di una croce con la scritta 'Jesus camp'. Seguono poi diversi fotogrammi degli scontri tra israeliani e palestinesi.


Articoli

"torino blindata per i libri? decideremo tutti insieme" - niccolo zancan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Torino Il Brunelleschi La criminalità L'alta velocità "Torino blindata per i libri? Decideremo tutti insieme" Il prefetto e i primi trenta giorni in città Il nuovo centro di permanenza non è ancora stato inaugurato per inconvenienti tecnici, ma ormai siamo ai dettagli finali I dati possono tradire: per esempio quelli che ci indicano secondi per furti nelle case. La realtà per fortuna è un po' diversa Il problema diventerà attuale al di là del cambio di governo: sarà quando l'Europa ci chiederà conto delle nostre decisioni NICCOLO ZANCAN niccolò zancan Prefetto Paolo Padoin, è passato un mese dal suo insediamento in città, ora conosce meglio Torino. I numeri dicono: 225 violenze sessuali e 11.020 furti in appartamento nel 2007. Cosa risponde? "I numeri sono importanti, ma io mi fido di più delle sensazioni che mi arrivano dai miei collaboratori, dalle istituzioni, dalle associazioni che operano sul territorio e dai cittadini". Più che del Ministero dell'Interno? "Mi spiego. Secondo le statistiche Torino sarebbe al secondo posto in Italia per furti in abitazione. Ma se si guarda il dato generale sull'incremento dei reati nella quattordici città che fanno parte del patto per la sicurezza invece è quasi all'ultimo posto. Catania + 9,7. Torino +1,3. Mentre la media italiana si attesta a +2,1. Questo per dire che i numeri sono belli, ma vanno interpretati. Focalizzarsi su un dato solo distorce la realtà". Un esempio? "Quando il record degli omicidi è toccato a Trento. Si era passati da uno a tre all'anno. Quindi si era registrato un incremento del 300 per 100. I dati possono tradire". Anche le sensazioni, se è per questo. Quali sono le sue? "Torino ha la fortuna di avere dirigenti delle forze dell'ordine molto preparati, una situazione di collaborazione eccellente fra le istituzioni. Inoltre mi ha colpito la fiducia dei cittadini, un senso sabaudo di rispetto che ci permetterà di affrontare i problemi in modo molto efficace". Cosa c'è nella sua agenda? "La prossima settima incontrerò i rappresentanti dell'Ascom e della Conferesercenti. Avrò da loro un quadro preciso dei problemi". Mancano due settimane all'inaugurazione della Fiera del libro con Israele ospite d'onore e polemiche che non si placano. Siete preoccupati? "Non è la parola giusta. Ci stiamo organizzando con la massima attenzione. Sopralluoghi, confronti continui. Di sicuro non verrà trascurato il minimo dettaglio, considerando che quel giorno ci sarà anche il nostro presidente della Repubblica". Torino sarà una città blindata? "Lo decideremo insieme al questore, al comandante dei carabinieri e al sindaco. è ancora presto per avere il polso preciso della situazione. Certo faremo tutto quanto sarà necessario per garantire la sicurezza". Come mai non è ancora stato inaugurato il nuovo Cpt di corso Brunelleschi? "Ci sono stati alcuni inconvenienti tecnici. Ma ormai siamo agli ultimi dettagli. Lasciamo passare questo periodo denso di appuntamenti e poi lo inaugureremo". Lei ha detto che vuole essere informato in tempo reale dei problemi prima che diventino emergenze. Qual è un problema che può degenerare? "Quello raccontato anche da voi, sul vostro giornale. Penso a chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, le fasce sociali ai margini della povertà. Questo può essere il problema più importante che ci troveremo ad affrontare nel prossimo futuro". In diversi quartiere un'emergenza c'è già. Si chiama spaccio. Con tutto l'indotto di furti, rapine, scippi, piccole e grandi violenze. Ha già preso atto della situazione? "Sono passato a Parco Stura, mi hanno spiegato che la mappa dello spaccio a Torino sta in parte cambiando. Ma se non cambiano le propensioni dei consumatori sarà molto difficile debellare il fenomeno. è un po' come la prostituzione: c'è perché ci sono i clienti". Qual è la sua Torino privata? "Vado molto spesso in giro a piedi, partendo da Piazza Castello. Ho apprezzato tantissimo la bellezza della città, la sua tranquillità. Ma anche i tantissimi turisti. è un tesoro che Torino deve salvaguardare". Cosa non le piace? "Da utente auspicherei un potenziamento rapido dei collegamenti con Milano e Roma per arrivare più velocemente ovunque. Ma è una sensazione partigiana, fatta da chi ogni tanto deve viaggiare per raggiungere Firenze". Così si arriva alla Tav. Torneranno le forze dell'ordine in Val di Susa? "Inutile girarci intorno, indipendentemente dal cambio di governo, il problema prima o poi diventerà attuale. Quando le autorità europee chiederanno conto delle nostre decisioni". Torino è una città sicura? "Dopo i quattro anni passati a Padova, dico questo: qui ci sono meno esagerazioni, non si drammatizza troppo. Ricordo che due anni fa ci fu un'aggressione in una villa isolata, in un comune di mille anime, San Pietro in Gu. La prima notizia era che un gruppo di extracomunitari avevano fatto un assalto. Ricordo i titoli del Tg1 e del Tg5, i commenti di alcuni politici: "San Pietro in Gu è peggio di Catanzaro". Invece era stato il marito ad aggredire la moglie". C'è una peculiarità torinese? "Sì, credo che qui ci sia una particolarissima attenzione da riservare, se mi consente anche con affetto, ai parenti delle vittime del terrorismo, soprattutto quelle più dimenticate. In questi anni c'è stata invece una mitizzazione di chi ha ucciso, di chi è uscito di galera grazie alla nostra disinvolta legislazione premiale, assassini portati a livelli di visibilità che in coscienza non avrebbero dovuto ottenere".

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Ateneo blindato per la conferenza del rettore di haifa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VI - Torino Il caso Ateneo blindato per la conferenza del rettore di Haifa è arrivato a Torino "nel nome dell'amore" e non della politica, ma ad accoglierlo ha trovato un ateneo blindato. Il rettore dell'Università di Haifa, Aaron Ben Ze'ev, ieri era alle 15 era a Palazzo Nuovo, nella sala lauree di Lettere, a parlare di romanticismo, passioni ed emozioni, ma alla presentazione del suo ultimo libro, "In the name of Love: Romantic Ideology and its Victims" non c'erano che una ventina di persone, meno dei poliziotti e dei carabinieri che all'esterno dovevano garantire la sua sicurezza. Effetto Fiera del Libro, forse. La preoccupazione di qualche manifestazione contro il professore israeliano, infatti, ha fatto sì che la sua conferenza passasse sotto silenzio, non pubblicizzata da inviti e volantini. (f. cr.).

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Note emozionate di un mondo in pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Alla corte C'ERA UNA VOLTA un popolo che non conosceva il sole e viveva al buio fino a quando un giorno uno straniero arrivò con un gallo e quando il gallo cantò il sole apparve. È da questa storia che deriva la tradizione africana e da questa il titolo dello spettacolo "Gli stranieri portano fortuna" di Carla Peirolero e Marco Aime che ha debuttato martedì al Teatro della Corte (in cartellone fino a stasera) con regia di Enrico Campanati e costumi di Danièle Sulewic. Un'ora e mezza di racconti, musiche, danze e canti che "mettono in scena" il libro omonimo dell'antropologo Aime e di Lawa Tokou, griot del Benin, con protagonista la Compagnia Multietnica del Suq nata nel 2006 su iniziativa di Carla Peirolero, attrice, ideatrice e direttrice del Festival Suq ormai arrivato alla decima edizione e in programma dal 7 al 21 giugno. Un bazar culturale che è diventato un ricco laboratorio di esperienze artistiche che annullano confini linguistici, religiosi e politici. E così l'altra sera alla Corte uno dei momenti più forti dello spettacolo è stato il dialogo musicale tra un musicista arabo e uno israeliano, il violinista di Tangeri Jamal Ouassini e il flautista ebreo Eyal Lerner (nella foto). Ha un effetto straniante e insieme benaugurante vedere danzare sullo stesso palcoscenico, l'una accanto all'altra, la danzatrice del Senegal Khar e la danzatrice del ventre marocchina Halima Meski, e poco più in là la piccola e aggraziatissima indonesiana Septi, ognuna con il suo ritmo, il suo movimento, la sua forza. Le storie le racconta Carla Peirolero, scalza e seduta a centro palco, storie di mercanti che scandiscono il tempo al posto dei giorni della settimana, storie soprattutto africane ma anche brani tratti dalle "Vie dei Canti" di Chatwin e storie dei nostri emigranti che partivano per l'America e tornavano con una "fortuna" di 4000 lire in tasca. La musica dà il senso più profondo del progetto, con le note arabo andaluse di Nour Eddine, dal Marocco, che si intrecciano con le percussioni di Ibrahim Sampou dalla Guinea, e le voci di Roberta Alloisio ed Esmeralda Sciascia che spaziano da un antipodo all'altro del pianeta. E si esce dal teatro con una piccola speranza tra le dita: forse, un mondo così, è davvero possibile. In parallelo allo spettacolo, un ciclo d'incontri nel foyer: oggi (ore 18) l'ultimo sul tema "Genova e America Latina", con Edith Ferrari, Andrea Torre, Fondazione Casa America e il console dell'Ecuador Pablo Aviles Salgado. Raffaella Grassi raffaella.grassi@fastwebnet.it 24/04/2008.

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Ultimi brividi da ballottaggi pd-sinistra uniti a viareggio - simona poli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Firenze A Massa il duello per il sindaco esclude la destra, a Pisa in vantaggio Filippeschi Ultimi brividi da ballottaggi Pd-Sinistra uniti a Viareggio SIMONA POLI Ballottaggi da brividi. Domenica e lunedì tornano alle urne i cittadini di Pisa, Viareggio e Massa chiamati ad eleggere i sindaci e, solo a Massa, il presidente della Provincia. La frattura tra Partito democratico e Sinistra, a quindici giorni di distanza dalla vittoria di Berlusconi alle politiche, non si risana. Solo a Viareggio - dove il candidato del centrodestra Luca Lunardini è in vantaggio di oltre 17 punti col 45,7 per cento - Pd e Arcobaleno "fanno pace" e sostengono insieme Andrea Palestini. Martedì sera al Principe di Piemonte una folla generosa di applausi e fischi ha seguito il faccia a faccia organizzato dal Tirreno tra i due aspiranti sindaci. Palestini parte svantaggiato e deve recuperare, per lui ieri si sono mossi il presidente toscano Claudio Martini e il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli, mentre stasera alle 18 a parlare accanto a lui in piazza Margherita sarà Piero Fassino. Nella difficile impresa di battere l'urologo Lunardini, il candidato sostenuto al primo turno da Italia dei Valori, Socialisti e Pd può contare sul sostegno dell'Arcobaleno che appoggiava il vicepresidente del Senato Milziade Caprili, che è riuscito a superare il 12 per cento a Viareggio nonostante il crollo della Sinistra. Nessun apparentamento invece con il Laboratorio per la democrazia dell'assessore uscente della giunta Marcucci Cristina Boncompagni, che però assicura a Palestini che farà campagna per lui con l'obiettivo di battere la destra. Lunardini ha chiuso un accordo con le liste civiche Vivere Viareggio, Per Torre del Lago e Viareggio nel cuore che al primo turno hanno ottenuto quasi l'8 per cento. Battaglia all'ultimo voto, quindi. Meno incerta la situazione a Pisa, dove al primo turno il deputato Pd Marco Filippeschi ha raggiunto il 47,4 contro il 32,4 di Patrizia Tangheroni Paoletti candidata dal centrodestra. Nessun apparentamento con l'Arcobaleno per lui, mentre il Pdl ha ora l'appoggio della lista dell'Udc di Luca Titoni, che al primo turno ha avuto il 3,7, e con la Destra di Sonia Avolio che ha il 2 per cento. Complicatissima la vicenda di Massa, dove per il Comune si sfidano il sindaco uscente Fabrizio Neri, candidato del Pd, e l'ex sindaco Roberto Pucci, esponente dello stesso partito ma adesso espulso, che è stato appoggiato dalla Sinistra Arcobaleno. Con lui si sono apparentate le liste dell'ex assessore Marco Andreani con il 5 per cento e la Lista comunista di Rinaldo Valenti. Ma la vera incognita restano gli elettori del centrodestra: cosa faranno domenica? Diserteranno in massa le urne oppure sceglieranno di essere l'ago della bilancia della competizione elettorale? E cosa segneranno sulla scheda delle provinciali gli elettori della Sinistra, chiamati a sostenere Pucci al Comune? In Provincia il presidente uscente Osvaldo Angeli, candidato del Pd, ha rifiutato l'offerta di apparentamento avanzata da Narciso Buffoni e dalla Sinistra, che però ha il 13,6 al primo turno. Angeli si è fermato al 41,5 e quei voti gli farebbero molto comodo. Dall'altra parte c'è Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia ed ex sindaco comunista di Fivizzano, che ha ottenuto il 32,2. Bondi ha l'appoggio della Lega ma non ha voluto fare accordi con la destra ma la destra ha già annunciato che al ballottaggio voterà per lui in ogni caso. Oggi Fassino sarà a Montignoso con Angeli a mezzogiorno e subito dopo al Castello Malaspina. Alle 16 con il candidato sindaco Fabrizio Neri andrà a Forno, luogo di una strage nazista: il 13 giugno del '44 furono sterminate 68 persone.

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Noa: "la bellezza contro i conflitti" - guido andruetto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVIII - Torino La cantante israeliana al Colosseo per il FolkClub: la Fiera del Libro? Ci sarò col cuore Noa: "La bellezza contro i conflitti" GUIDO ANDRUETTO Ha un forte significato evocativo la presenza della cantante israeliana Noa questa sera a Torino per un concerto che terrà dalle 21 sul palco del Teatro Colosseo (via Madama Cristina 71/a, biglietti a 26,50 euro per la poltrona e 32 per la poltronissima): non è un caso, infatti, che sia stata invitata dal Folk Club, nell'ambito delle celebrazioni per il ventennale del mitico locale di via Perrone, a esibirsi proprio alla vigilia del 25 aprile, giorno di Festa della Liberazione dai nazifascisti. Perché la musica di Noa, il cui vero nome è Achinoam Nini che in ebraico significa "Sorella di Pace", è la più autentica espressione di come le canzoni in taluni casi possano aiutare le comunità nel mondo a costruire fra loro ponti, dialogo e gesti per eliminare i conflitti, ma anche a ricercare le proprie radici scavando nella memoria dove spesso si annidano immagini oscure e orrori come fu per il suo popolo la Shoah. Originaria di Tel Aviv, dov'è nata nel 1969 da una famiglia di ebrei yemeniti obbligata a abbandonare la propria casa per il clima di ostilità venutosi a creare dopo la proclamazione dello Stato di Israele, Noa arriva oggi a Torino per presentare al pubblico italiano il suo nuovo disco, Genes & Jeans, nel quale emergono in tutta la loro bellezza pacificante le suggestioni dell'infanzia così come le melodie ebraico-yemenite, intrise di amore e di sogno, che hanno accompagnato una fase particolarmente angosciante della storia della sua famiglia. "E la musica - dice adesso Noa - può avere anche questo effetto analgesico, cullante. Ma il suo vero potere credo risieda nella capacità di magnificare, celebrare e analizzare lo spirito umano, che è un concetto universale". Noa affronta qualunque tema sociale e politico le si ponga, con una leggerezza talmente delicata da risultare disarmante. è per questo che la sua posizione sull'imminente Fiera Internazionale del Libro, che si inaugura l'8 maggio al Lingotto con Israele paese ospite e alla quale non riuscirà a partecipare, non va ad accrescere le polemiche ma anzi ne lima le zone più taglienti nel bene di tutti: "Avrei voluto accettare l'invito della Fiera - spiega la cantante, che in passato ha più volte collaborato con l'algerino Khaled e con il cantante dei RadioDervish, Nabil Salameh - ma nel mese di maggio ho un tour programmato già da tempo negli Stati Uniti. A Torino ci sarò comunque con il cuore e con il pensiero, perché continuo a coltivare una grande ammirazione e un amore immenso per la letteratura e per gli scrittori d'Israele, in particolare per David Grossman, e poi perché ritengo che il tema della bellezza sia in questo momento cruciale nel mondo contemporaneo e nella risoluzione dei conflitti e specialmente di quello arabo-israeliano. Il fanatismo, l'odio, la crudeltà, penso si muovano nella direzione opposta rispetto a dove ci vuole condurre la bellezza, mentre chi sa cercare il bello attraverso l'arte, la letteratura o la musica, non può che disdegnare la bruttezza da sempre rappresentata dalle guerre". Proprio per queste ragioni così appassionatamente enunciate il concerto di questa sera al Teatro Colosseo si annuncia come un evento musicale e culturale dalla forte carica simbolica.

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"israele pronto al ritiro il golan tornerà alla siria" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'annuncio del premier turco Erdogan "Israele pronto al ritiro il Golan tornerà alla Siria" GERUSALEMME - Israele è pronto a restituire alla Siria le alture del Golan, occupate nel 1967. Lo ha garantito il primo ministro turco Tayyep Recep Erdogan al presidente siriano Bashar al-Assad, secondo il quotidiano di Damasco Al Watan. Erdogan, atteso sabato prossimo nella capitale siriana, aveva telefonato martedì ad Assad informandolo della volontà di Olmert di procedere con "il ritiro completo dal Golan siriano occupato in cambio della pace con la Siria". Assad aveva confermato che una mediazione era stata avviata da "paesi amici". Siria e Israele sono in stato di belligeranza dal 1948 anche se il confine tra i due paesi è calmo dal 1974, quando fu raggiunto un armistizio dopo la guerra dell'ottobre 1973.

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Genova, il teatro diventa far west - costantino malatto raffaele niri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Genova, il teatro diventa Far West Scioperi a raffica, opere saltate e il pubblico fugge dal Carlo Felice COSTANTINO MALATTO RAFFAELE NIRI genova Ormai anche gli spettatori più fedeli dell'opera lirica hanno deciso di alzare bandiera bianca. E alle "prime" del teatro Carlo Felice di Genova non prenotano più le loro poltrone. Perché in una stagione falcidiata dagli scioperi nessuna rappresentazione è assicurata. L'ultimo caso è di oggi: stasera sarebbe dovuta andare in scena La sonnambula di Vincenzo Bellini, ma è stata cancellata dallo sciopero dei sindacati autonomi Fials, Snater, Libersind. Salterà anche la recita di domenica prossima, le altre chissà. Tra le opere di grande richiamo si è salvata solo la Manon Lescaut di Puccini. Cancellata la prima dei Vespri Siciliani a ottobre, che era anche la serata inaugurale della stagione. Poi Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota a dicembre e Il trovatore a marzo. Anche la metà del tradizionale concerto di Natale è caduta sotto la mannaia dell'astensione dal lavoro dei coristi. Risultato: la minaccia del pubblico di abbandonare il teatro, una spaccatura sindacale senza precedenti, il sovrintendente Gennaro Di Benedetto contestato violentemente dai dipendenti e in procinto di lasciare il suo posto. Una guerra all'ultimo sangue sulla candidatura del celebre maestro israeliano Daniel Oren a direttore musicale. E un'emergenza economica e finanziaria che mette a rischio la stessa sopravvivenza del teatro. "In cassa siamo quasi all'asciutto - dice allarmato il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, che è anche presidente della Fondazione cui fa capo il teatro - e se continua così non riusciremo neppure a pagare gli stipendi di giugno". Il caso clamoroso di questi giorni è quello legato all'anticipo, un centinaio di euro a testa al mese, sul prossimo contratto integrativo, naturalmente ancora da firmare. Cgil, Cisl, Uil - una sessantina su quasi 300 dipendenti - siglano l'intesa, gli autonomi no. Quando il consiglio d'amministrazione ratifica questo accordo, gli autonomi dissotterrano l'ascia di guerra e dichiarano due giornate di sciopero. "è il primo caso di uno sciopero indetto contro un aumento salariale" accusa la Vincenzi. "Niente affatto, è lei che ci ha teso un tranello e ci ha portato a questo punto dopo averci fatto promesse che non ha mantenuto" ribattono Nicola Lo Gerfo, Roberto Conti e Marco Raffo, leader delle tre sigle sindacali. A rappresentare 295 dipendenti ci sono sei sigle sindacali, alcune delle quali con un'esistenza quasi virtuale. Gli iscritti alla Uil, per esempio, si possono contare sulle dita di una mano. Quelli del Libersind sono una quindicina. Quando a fine novembre, la sera in cui la prima del Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota salta per lo sciopero dei coristi dello Snater, il sindaco Vincenzi tuona davanti all'orchestra schierata: "Mai più senza una prima!". Sembra l'inizio di una fase nuova. Cinque mesi dopo sindaco e sovrintendente hanno contro anche l'orchestra, metà della quale è passata con gli "insorti". A inasprire lo scontro c'è la vicenda del fallimento del Fondo pensionistico integrativo, un buco che va dai 5 ai 9 milioni di euro a seconda delle versioni, che ha mietuto vittime tra i vecchi dipendenti. E che ha portato al rinvio a giudizio del precedente sovrintendente, Nicola Costa. La Vincenzi sta cercando un accordo extragiudiziale e spera di riuscirci prima dell'udienza preliminare fissata per settembre. Ma è una corsa contro tempo e burocrazia. Per la tarda primavera, invece, il sindaco ha promesso un importante piano di rilancio. Se ne andrà Di Benedetto, avrà maggiore spazio il nuovo direttore artistico Cristina Ferrari, probabilmente ci sarà un rimescolamento anche nel cda.

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È il campione del vento identitario : sempre in equilibrio tra svolte alla Fini e lacci con l'ultradestra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del È il campione del "vento identitario": sempre in equilibrio tra svolte alla Fini e lacci con l'ultradestra "Rien de rien, Je ne regrette rien". Nel comitato di Gianni Alemanno partono le note finali del filmato sul degrado capitolino realizzato dal neoparlamentare Vincenzo Piso e la voce struggente di Edith Piaf si fonde con l'immagine splendente del Campidoglio da conquistare. Agli orecchi più affinati suona come un messaggio. "Non mi pento di nulla", recita la canzone di Michel Vauchaire, adottata dai legionari dell'Oas in Algeria. Ecco, appunto. Nessuna rottura con il passato è quello il motivo sotterraneo di questo strascico dei campagna elettorale. La musica di sottofondo che promette vittoria per il candidato del Pdl, ufficialmente non apparentato con Storace. Ma pubblicamente pronto a sfidare la comunità ebraica per difendere il suo antico sodale dalla levata di scudi antifascista. E ricambiato con la promessa di 55mila preziosissimi voti tutti targati Destra. Del terzismo tra la pancia nostalgica e gli strappi di Fini, Alemanno d'altra parte è sempre stato un campione. Come dopo il viaggio a Gerusalemme. Con Storace in prima linea a guidare la rivolta dell'Hilton contro Fini che con la kippah in testa aveva definito "fascismo male assoluto". E Alemanno che più prudentemente rimproverava il presidente di AN in nome della base. Salvo poi partire alla volta di Israele. Approfittandone per farsi benedire la celtica al Santo Sepolcro. Su quella medaglietta che Alemanno porta al collo fin da quando era ragazzo si sono fatte tante speculazioni. È un ricordo personale, dice lui. E va bene. Ne portava una identica il suo amico Paolo Di Nella, quando è stato ucciso. Sono passati venticinque anni, ma dire che quello per un ex ragazzo del Fronte cresciuto tra gli anni di piombo e i campi Hobbit rappresenta un "simbolo religioso" forse è un po' troppo poco. Se non altro perché da Vichy in poi la croce inscritta nel cerchio è stata adottata da una lunga serie di movimenti e partiti tutti appartenenti alla estrema destra. E prima ancora della legge Mancino a metterla al bando tra i ragazzi del Msi è stato lo stesso Almirante. D'altra parte di "vento identitario" e di "diritto di cittadinanza per tutte le culture politiche" Alemanno ha continuato sempre a parlare. È di pochi mesi fa un intervento sul Secolo d'Italia: "C'è voglia di destra, An faccia valere la propria identità". Non a caso prima che An sparisse dalla scheda elettorale Alemanno si era opposto alla cancellazione della fiamma. "Significherebbe regalare quel simbolo all'estrema destra". Simboli, identità, comunità. Concetti e parole care ad Alemanno almeno quanto a Storace che adesso glieli getta in faccia, insieme ai 55mila e più voti che con quel simbolo ha aggregato. Pronti ora a fare il grande salto dalla Fiamma della Destra alla celtica di Alemanno. Uno che sul "fascismo male assoluto" si è espresso così: "Non si può dire a persone di destra, che magari hanno avuto un padre morto in Africa, che quella morte aveva alla base un'idea malvagia. In politica ci vuole misura". Da segretario romano del Fronte della Gioventù il confronto (a volte serrato) con i giovani attratti da tutto ciò che si muoveva a destra del Msi era la sua specialità. A tal punto che i vertici del partito lo misero alla porta per aver contestato la linea di Almirante che contro il terrorismo aveva invocato la pena di morte e preteso dai suoi ragazzi che raccogliessero firme con tanto di banchetto. Alemanno si rifiutò. Risultato: "Alla fine quel maledetto banchetto l'ho fatto". Erano anni di scontri e di manifestazioni tesissime. Alemanno veniva soprannominato "Lupomanno". All'inizio degli anni 80 si ritrova a protestare davanti alla legazione dell'Unione sovietica a largo Trasimeno. E finisce a Regina Coeli per un "parapiglia", racconta lui: "mi ci trovai in mezzo". Un anno prima un ragazzo era stato aggredito da cinque giovani che, non lontano dall'università, gli avevano tirato contro una spranga di ferro. Alemanno fu arrestato insieme a Sergio Mariani, detto Folgorino, primo marito di Daniela Di Sotto. Ma poi fu prosciolto. "Era stato rotto un braccio a un ragazzo di Sommacampagna, corsi a picchiare il responsabile", racconta Mariani: "Alemanno stava da quelle parti, fu arrestato anche lui e quando arrivai in caserma era legato con le manette al termosifone...". Qualche decennio e un ministero più in là, Alemanno non ha dimenticato il passato e la comunità. Tra la rivista di Destra sociale e il dicastero dell'Agricoltura accoglie più di un esponente ex di Terza Posizione: Marcello De Angelis, Gabriele Marconi, Fabrizio Mottironi. Tra le persone che ora affrontano con lui il ballottaggio, Daniele Giannini, candidato presidente in XVIII municipio. Uno che nel 2000, da consigliere comunale della Fiamma, aveva espresso il desiderio di vedere Haider in Campidoglio. Poi il salto dalla Fiamma al Pdl passando per An, che fa di Giannini un antesignano dei 55mila storaciani pronti a votare Alemanno. L'altro giorno passeggiava sotto braccio a Fini. Al primo turno, a poche ore dall'apertura dei seggi, la sua competitor Gianna Filardi (Pd) l'ha pizzicato a violare il silenzio elettorale, in compagnia di Franco Califano. E ora denuncia che un'associazione che fa riferimento a Giannini occupa "abusivamente" il centro anziano comunale.

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Da Eastwood a Woody Allen un cartellone di gran lusso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Da Eastwood a Woody Allen un cartellone di gran lusso Ecco la lista dei 19 film in concorso alla 61ª edizione Festival di Cannes, in programma dal 14 al 25 maggio: - "Uc Maymun" (Le tre scimmiè) di Nuri Bilge Ceylan (Turchia) - "Il silenzio di Lorna" di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Belgio) - "Racconto di Natale" di Arnaud Desplechin (Francia) - "Changeling" di Clint Eastwood (Stati Uniti) - "Adoration" di Atom Egoyan (Canada) - "Waltz With Bashir" di Ari Folman (Israele) - "La Frontiere De l'Aube" (The Frontier Of Dawn) by Philippe Garrel (Francia) - "Gomorra" di Matteo Garrone (Italia) - "24 City" di Jia Zhangke (Cina) - "Synecdoche, New York" di Charlie Kaufman (Usa) - "My Magic" di Eric Khoo (Singapore) - "La Mujer Sin Cabeza" di Lucrecia Martel (Argentina) - "Serbis" di Brillante Mendoza (Filippine) - "Delta" di Kornel Mundruczo (Ungheria) - "Linha de Passe" di Walter Salles, Daniela Thomas (Brasile) - "Che" di Steven Soderbergh (Usa) - "Il Divo" di Paolo Sorrentino (Italia) - "Leonera" di Pablo Trapero (Argentina) - "The Palermo Shooting" di Wim Wenders (Germania), con Giovanna Mezzogiorno FUORI CONCORSO: - "Vicky Cristina Barcelona" di Woody Allen (Usa) - "The Good, The Bad, The Weird" di Kim Jee-Woon (Corea del Sud) - "Kung Fu Panda" di Mark Osborne, John Stevenson (Usa) - "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo" di Steven Spielberg (Usa) SELEZIONE SPECIALE FUORI CONCORSO: - "Sangue Pazzo" di Marco Tullio Giordana QUINZAINE DES REALISATEURS: - "Il resto della notte" di Francesco Munzi Concorso o no.

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E le moschee italiane firmano contro il fondamentalismo Ecco la Federazione dell'Islam: le comunità musulmane sottoscrivono al Viminale una carta d'intenti. L'Ucoii: entriamo anche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del E le moschee italiane firmano contro il fondamentalismo Ecco la Federazione dell'Islam: le comunità musulmane sottoscrivono al Viminale una carta d'intenti. L'Ucoii: entriamo anche noi di Maristella Iervasi / Roma Una Federazione dell'islam italiano, con tutti i presupposti di una rappresentanza unitaria del diversificato mondo musulmano. Regole trasparenti per moschee e imam, un confine netto contro ogni fondamentalismo. È questa l'eredità che il ministro Amato passerà in consegna al nuovo inquilino del Viminale. Di fatto, un'evoluzione di quella Consulta islamica istituita dall'ex ministro Pisanu. Un organismo nuovo, moderato e unitario, che muove i primi passi sui principi ispiratori della Carta dei valori, della cittadinanza e della convivenza elaborata dal professor Cardia e che riconosce in toto i principi della Carta costituzionale. Un obiettivo - l'intesa tra Stato italiano e le confessioni religiose - necessario ma al tempo stesso ambizioso visti il tempo di Lega di governo. Tant'è che lo stesso Amato ieri - presiedendo la firma della dichiarazione d'intenti della Federazione - ha detto: "Chi abbandona il dialogo favorisce l'estremismo. Ho sempre pensato che questa materia debba essere bipartisan, perché la libertà religiosa è uguale a se stessa in qualsiasi parte del mondo". Immediata la replica del leghista Piergiorgio Stiffoni: "Amato cerca di imbrigliare il futuro governo, ma non ci riuscirà perché i musulmani vedono l'Italia come terra di conquista". Sette i soci fondatori del progetto federativo (tra cui la grande moschea di Roma e l'ex ambasciatore Scialoja, il giornalista pachistano Ejaz Ahmad, Yahya Pallavicini del Coreis e la neodeputata del Pdl Souad Sbai) a cui seguirà presto uno statuto per una gestione trasparente delle moschee, la formazione degli imam e la parità uomo-donna secondo i principi di una società laica e riformista e la garanzia che l'Islam italiano si affranchi da influenze radicali proprio nei luoghi di preghiera. Tutte "regole" che lascerebbero fuori l'Ucoii di Nour Ducham, l'organizzazione musulmana che ha avuto spesso atteggiamenti ambigui nelle sedute al Viminale: dal varo della Carta dei valori, alle polemiche per l'accostamento dello stato di Israele al nazismo. Ma a sorpresa ieri, Ezzedin el-Zerfi, imam di Firenze e portavoce dell'Unione delle comunità islamiche in Italia, ha precisato: "Siamo pronti a entrare nella Federazione dell'Islam. Siamo pronti a firmare la Carta dei valori. Abbiamo superato le riserve avanzate sul paragrafo inerente la poligamia". Scettico, però resta Ejaz Ahmad: "Di certo non modificheremo alcunché. Dovranno accettare in toto lo statuto dei soci fondatori, se davvero vorranno entrare nella Federazione saranno soci ordinari". Leggendo la dichiarazione dell'Ucoii infatti si esplicita: "Sulla poligamia ci sono frasi che a noi non tornano ma in generale il testo ci va benissimo, il nostro principio di base è quello di rispettare la legge del paese in cui viviamo". L'Ucooi dunque si sarebbe chiamata fuori fin dall'inizio, anche se ora dice: "Nessuno ci ha chiesto in via ufficiale di sottoscrivere la Carta dei valori che il nostro Consiglio consultivo ha accettato". In realtà, il ministro Amato era stato esplicito un anno fa al varo della Carta: "Non c'è l'obbligo di firma ma la collaborazione continua solo con chi la sottoscrive".

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Spygate, americano passava a Israele segreti nucleari degli Usa Kadish è stato arrestato. Gerusalemme teme il grande freddo nei rapporti con Washington come accadde ai tempi del ca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Spygate, americano passava a Israele segreti nucleari degli Usa Kadish è stato arrestato. Gerusalemme teme il grande freddo nei rapporti con Washington come accadde ai tempi del caso Pollard di Umberto De Giovannangeli Il suo nome è Ben Ami Kadish. Di professione ingegnere, ora in pensione. Età 84 anni. Per il governo israeliano è fonte d'imbarazzo. Perché per l'Fbi l'ingegner Kadish è una spia, responsabile di aver trasmesso a un agente consolare israeliano, tra il 1979 e il 1985, documenti prelevati da un centro di ricerche militari delle forze armate Usa, concernenti armi nucleari e caccia bombardieri F15 che gli Stati Uniti avevano venduto all'Arabia Saudita. Ufficialmente fonti del governo israeliano ripetono "di non sapere nulla di questa storia e di non avere nulla da dire", ma dai commenti sulla stampa locale traspare un grande imbarazzo e una profonda preoccupazione per i riflessi negativi che il caso potrebbe avere sulle relazioni strategiche dello Stato ebraico con la superpotenza americana. Tutti i maggiori giornali israeliani collegano il caso-Kadish a quello di Jonathan Pollard, un analista ebreo del servizio informazioni della marina Usa, che fu arrestato nel 1986 e condannato all'ergastolo per aver fornito a Israele un'enorme quantità di informazioni segrete importanti per la sua sicurezza. In seguito all'arresto di Pollard, che causò tensione nelle relazioni con Washington, Israele si impegnò a cessare ogni attività spionistica negli Stati Uniti e negò sempre i sospetti del controspionaggio americano secondo il quale c'era anche un'altra spia al servizio di Israele. L'arresto di Ben Ami Kadish sembra ora sbugiardare Israele. L'imbarazzo è ancora più grande perché l'Fbi ha intercettato una conversazione telefonica nella quale l'ex agente consolare, Yosef Yagur, ex dipendente dell'Industria Aeronautica Israeliana (IAI), esorta Ben Kadish a rispondere agli inquirenti di non ricordare nulla di cose che risalgono a una trentina d'anni fa. Ben-Ami Kadish oggi ha 84 anni. Storia vecchia, acqua passata? "Penso che la cosa che più innervosisce gli americani" commenta Danny Yatom, ex capo del Mossad, oggi membro laburista della Camera (Knesset) "è sapere che Israele non disse tutta la verità vent'anni fa, nel 1985, quando scoppiò l'affare Pollard". All'epoca, spiega Yatom, "gli americani chiesero se c'erano altre persone che Israele gestiva negli Usa. Per quanto ne so io, la risposta fu sempre "no"" E se invece Kadish continuò a operare per gli israeliani anche dopo, "è un caso di inutile stupidità" aggiunge l'ex capo dei servizi segreti. La vicenda Pollard rivelò che il ministero della Difesa israeliano operava una cellula segreta, lo Scientific Liaison Bureau, che per anni cercò di ottenere informazioni utili al reattore nucleare di Dimona ma anche di fare da centrale dei furti per l'industria di sicurezza israeliana, con esperti scientifici piazzati negli Usa e in Europa. Secondo il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, proprio questa cellula segreta era responsabile di Pollard, e anche di Ben-Ami Kadish. Quest'ultimo, parlando all'Fbi, ha ammesso le sue attività di spionaggio effettuate "nella convinzione di aiutare Israele" secondo i documenti processuali. I capi di imputazione contro di lui sono complotto, cospirazione per svelare documenti della difesa nazionale, spionaggio per il governo israeliano. La sua attività in questo senso si svolse fra il 1979 e il 1985, quando lavorava al centro dell'Esercito per la ricerca, lo sviluppo e l'ingegneria degli armamenti a Dover, New Jersey. Fra le alte sfere israeliane, alcuni non negano. Yuval Steinitz, altro funzionario bene informato sulle attività dei servizi di intelligence, ammette anzi che c'era una seconda spia oltre a Pollard ma sottolinea che ogni spionaggio cessò dopo il 1985. Tesi rilanciata dal portavoce del ministero degli Esteri israeliano Aryeh Mekel. Dopo la scoperta del caso Pollard, riferisce il portavoce, "il governo (israeliano, ndr) emise un ordine per astenersi da questo tipo di attività, e quell'ordine è stato sempre rispettato".

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Chiti: Contro il 25 Aprile una palude di indifferenza Il ministro chiede alla destra di riconoscersi nei valori della Resistenza e della Costituzione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Chiti: "Contro il 25 Aprile una palude di indifferenza" Il ministro chiede alla destra di riconoscersi nei valori della Resistenza e della Costituzione di Vladimiro Frulletti / Roma IL 25 APRILE va difeso soprattutto dalla palude grigia di indifferenza e di disimpegno". Al ministro alle Riforme Vannino Chiti, neosenatore del Pd, non piace il clima che da destra si sta nuovamente alimentando contro il 25 Aprile che poi, a suo giudizio, è anche contro la Costituzione. Senatore Chiti perché la destra attacca il 25 Aprile? "Perché a destra ci sono ancora ambiguità e contraddizioni. Ma dobbiamo sperare che siano superate. Il 25 Aprile è la festa della Liberazione dell'Italia, della libertà ritrovata dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo. È la festa di tutti gli italiani". Lei, alle politiche del 2006 iniziò la campagna elettorale da Sant'Anna di Stazzema, dove i nazisti e i fascisti uccisero oltre 500 persone inermi. Disse che sperava di vedere con lei alle elezioni successive anche il candidato della destra. "E continuo a augurarmi che un giorno a Stazzema diremo assieme all'esponente del centrodestra che quegli atti di barbarie contro l'umanità non devono più tornare. E che la Costituzione è un patrimonio comune a tutti". Non riconoscere la Resistenza significa non credere nella nostra Costituzione? "La Costituzione è come un albero. Nato e cresciuto su alcune radici. La più importante è la Resistenza. Se quella radice si secca, se qualcuno la vuole tagliare, si secca tutto l'albero. Un padre della nostra democrazia, Piero Calamandrei, suggeriva ai giovani che volevano sapere dove è nata la Costituzione di andare sulle montagne dove combattevano i partigiani o nelle carceri dove erano stati imprigionati o nei prati dove avevano perso la vita per la nostra libertà". Eppure queste parole a destra non sono sentite come un valore. "Quando Fini ha condannato le leggi razziali, quando è andato in Israele per rompere, anche simbolicamente, col passato da cui proveniva, è stato un fatto estremamente positivo. Ora vorrei che Fini riconoscesse il valore della Resistenza e del 25 Aprile. Sarebbe un bene per l'Italia veder nascere anche da noi una destra europea. Sarkozy nel discorso con cui accettò la candidatura alle presidenziali fra i suoi punti di riferimento mise la Resistenza. E appena eletto fece leggere nelle scuole la lettera di un partigiano condannato a morte dai nazisti. L'Italia si meriterebbe una destra come questa". E invece c'è Selva che vuole abolire il 25 Aprile e il sindaco Pdl di Alghero che vieta "Bella Ciao". "Non tutti sono uguali. La Moratti alle manifestazioni del 25 Aprile c'è andata e chi la contestò fece un atto di intolleranza inaccettabile. Poi ci sono anche posizioni fascistoidi che non vanno sottovalutate, ma sono limitate. Il problema vero è che a destra prevale uno scettico distacco. Una grigia palude di indifferenza che non è ammissibile. Perché c'è un legame indissolubile fra Resistenza e Costituzione. E questi devono essere valori comuni a tutti. Come avviene in tutta Europa. Il Pd ha nel suo manifesto il richiamo ai valori della Resistenza. Vorrei che fosse nel manifesto anche di tutti gli altri partiti. Ma non si tratta di fare sul 25 Aprile una battaglia politica fra Pd e Pdl. Semmai di condurre una battaglia culturale tra tutti gli italiani affinché la vittoria sul fascismo e sul nazismo non finisca mai nel dimenticatoio. Così nessuno lascerebbe senza risposta un Selva che vuole abolire il 25 Aprile o un sindaco che non fa suonare "Bella Ciao"".

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Murdoch, l'asso pigliatutto alla conquista di New York (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dopo le dimissioni di Marcus Brauchli, prestigioso giornalista e direttore del "Wall Street Journal", messo così a tacere, il magnate australiano mira al "Newsday", per ridimensionare la concorrenza. La proposta di acquisto è di 580 milioni di dollari Antonello Catacchio Ancora una volta Rupert Murdoch, oltre a fare le notizie, come editore di un elenco sterminato di testate e di tv, fa lui stesso notizia. In un paio di giorni è successo di tutto: Murdoch ha pubblicato un suo editoriale sul Wall Street Journal a proposito di allargamento della Nato e di critica ai paesi europei; contemporaneamente il direttore dello stesso quotidiano economico, Marcus Brauchli, ha rassegnato le dimissioni e voci insistenti raccontano che Murdoch starebbe per rilevare anche il quotidiano Newsday per lanciare un attacco decisivo alla conquista di New York e, indirettamente, ridimensionare la concorrenza. Per raccontare quel che è successo, bisogna tornare indietro di qualche mese. A dicembre la News Corp., la società di Murdoch, rilevò il Wall Street Journal per 5,18 miliardi dollari. Fece molto scalpore il fatto che il quotidiano economico d'America fosse finito tra le mani dell'editore australiano, oltretutto per una cifra che gli analisti hanno ritenuto, fin da subito, decisamente superiore al valore reale della testata. Tutti cominciarono allora a porsi problemi su come, quando e quanto il nuovo editore avrebbe dettato la linea. Alla direzione del Wall Street Journal c'era Marcus Brauchli, insediato da sette mesi, quindi piazzato dalla proprietà precedente, giornalista prestigioso, da venti anni al servizio della testata. Per tranquillizzare gli altri azionisti, durante la trattativa, Murdoch accettò di limitare la sua facoltà di cacciare il direttore, che avrebbe mantenuto il completo controllo sulle notizie, e di costituire una sorta di comitato di garanti che vigili sull'accordo. Lunedì scorso, il comitato composto da Susan M. Philips, Thomas Bray, Louis Boccardi, Nicholas Negroponte e Jack Fuller è stato chiamato per una videoconferenza urgente. In discussione, le dimissioni volontarie di Marcus Brauchli, che ringraziava tutti e lasciava il campo all'editore per cercarsi un direttore di sua nomina e fiducia, accettando un contratto da consulente della News Corporation, che prevedeva, tra l'altro, di vagliare la possibilità di creare un canale televisivo di notizie economiche per l'asiatica Star Tv, sempre di Murdoch, visto che per molti anni Brauchli è stato corrispondente dai paesi asiatici. Grandi sorrisi, grandi pacche sulle spalle, grandi assegni in ballo. Ma dietro il divorzio ufficialmente consensuale molti hanno visto diversi segnali di un impossibile lavoro comune. Proprio nei giorni scorsi, il Wall Street Journal è uscito con una nuova veste. Dando spazio in prima pagina a notizie non solo economiche, ma di ogni genere, comprese quelle sportive. Compreso anche l'intervento dello stesso Murdoch a proposito di Nato in cui ha bacchettato l'Europa che non avrebbe più "né volontà politica né senso civico per sostenere un impegno militare per difendere se stessa e i suoi alleati". Il tutto per dire che dovrebbero essere inglobati nella Nato l'Australia "che ha mandato le sue truppe in Iraq, Israele che quasi dal giorno della sua nascita ha combattuto il terrorismo e il Giappone che adotta una politica più occidentale di molti paesi europei". Dietro questi cambiamenti del giornale ci sarebbe Robert J. Thomson, ex direttore del Times, fedelissimo di Murdoch, al quale è stato sistemato un ufficio proprio nel cuore della redazione notizie del Wall Street Journal. I mutamenti che hanno snaturato l'immagine del Wsj, mirano semplicemente a trasformare il quotidiano economico in una vera e propria alternativa al New York Times. Murdoch è uno squalo che azzanna tutto ciò che si muove in ambito editoriale (sua è anche la Fox, determinante nella prima elezione di George Bush alla presidenza). Non contento di possedere negli Usa il Wsj e The Post vuole impossessarsi anche di Newsday (si parla di una cifra di 580 milioni di dollari proposta alla Tribune Company, attuale proprietario). Curioso perché Newsday è un tabloid, concorrente di The Post (pur essendo considerato più raffinato, con un pubblico più intellettuale). La mossa dovrebbe permettere di frenare le perdite di The Post e lanciare l'attacco al vero rivale: The Daily News, che verrebbe così preso in una morsa. Infatti Mortimer B. Zuckerman, proprietario del Daily News, sta organizzando una sua controfferta per l'acquisto di Newsday che verrà formalizzata la prossima settimana. mentre alla faccenda sembra interessato anche The Observer Media Group, che pubblica The New York Observer. La battaglia per il controllo dei quotidiani di New York è in pieno svolgimento. Dopo si conteranno i cadaveri come numero di dimissioni dalle redazioni.

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La piacevole abitudine di trovarsi in Croisette (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Thierry Frémaux annuncia l'edizione 61. Tutta sua. Doppia coppia italiana con Garrone e Sorrentino; la prima volta di Philippe Garrel, Eastwood, Jia Zhangke. Fuori gara Spielberg, Toback e "Maradona" Cristina Piccino La prima volta di Thierry Frémaux da ex-direttore artistico ora delegato generale, ruolo che fino allo scorso anno era stato di Gilles Jacob, dichiara un cambiamento che deve essere prioritario: "Il cinema non è più lo stesso, il festival quindi deve confrontarsi con queste trasformazioni evitando di rinchiudersi in se stesso, di diventare un circolo per i soliti abbonati". Parigi, i saloni ovattati dell'ottocentesco Grand Hotel da poco ristrutturato. Il mondo degli addetti ai lavori ha tirato il fiato una settimana oltre il previsto, questo infatti il tempo in più che Frémaux si è preso per rivelare, ieri, il programma del festival, macchina planetaria di cinefilia e mercato sulla quale si concentrano gli sforzi del cinema mondiale. E ancora ci sono dei punti oscuri. I francesi intanto. In gara l'edizione numero 61 griffata col poster di David Lynch, vede La Frontière de l'aube di Philippe Garrel, cineasta che non ha mai fatto mistero della sua poca disponibilità verso la Croisette scegliendo per i suoi film, compreso il sessantottino Les amants réguliers, il Lido di Venezia. Stavolta invece - e finalmente visto che si parla anche dell'arrivo a Cannes del nuovo e magnifico film di Jean-Marie Straub Il ginocchio di Artemide - l'ineffabile regista di Zanzibar ha accettato di salire (nel cast ci sono il figlio Louis e Laura Smet) le scale del Palazzo. L'altro francese è Arnaud Desplechin, autore eccentrico in gara con Un conte de Noel, scelta che sembrerebbe prediligere il cinema d'oltralpe meno allineato al concetto di "medietà". Garrel e Desplechin comunque non saranno gli unici: Frémaux infatti ha parlato di un terzo titolo che sarà annunciato nei prossimi giorni. Nel toto-possibilità ci sono Bertrand Bonello (De la guerre), Rithy Pahn con La Diga sul Pacifico star Isabelle Huppert, Laurent Cantet (Entre le murs) i fratelli Arnaud e Jean-Marie Larrieu con Pyrénees. Parliamo subito dell'Italia. Quel che già si sapeva è tutto confermato. In concorso Gomorra di Matteo Garrone dal libro di Roberto Saviano, fuori concorso Sanguepazzo il film di Marco Tullio Giordana su Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, i divi del fascismo che si schierarono con la sanguinaria brigata repubblichina di Pietro Koch, uccisi alla fine della guerra - protagonisti Monica Bellucci e Luca Zingaretti. Alla Quinzaine - che pure non ha ancora annunciato il suo cartellone - Il resto della notte di Francesco Munzi, storie di quasi cronaca nell'Italia del nord. La sorpresa è invece Il divo di Paolo Sorrentino che vede protagonista, come Gomorra, Toni Servillo. E questa è la terza volta del regista napoletano in gara sulla Croisette, difficile pensare a un ritorno dopo le critiche all'Amico di famiglia, e invece Frémaux lo ha voluto ancora - non ne sarà felice Marco Müller che auspicava una "divisione" tra i due festival dei film italiani più attesi. Forse il ritratto di Giulio Andreotti, è lui "il divo" di quel mezzo secolo (?) di politica italiana. Hanno tutti un "appeal" e senz'altro bene completano l'immagine di un cinema italiano tra Storia e attualità. La stampa francese ci fa subito notare però che nonostante le premesse (Libé on line) non ci sono epifanie né traumi annunciati per il cinefilo medio. Sulla carta il concorso mette insieme le certezze dei grandi nomi e le "prime volte", anche qui però registi conosciuti magari con passaggi alla Quinzaine come vuole il meccanismo rodato del festival francese. È il caso di Garrone (L'imbalsamatore) e di Brillante Mendoza, lo scorso anno la sezione diretta da Olivier Pére aveva mostrato Foster Child, quest'anno il regista, nome di punta della nuova onda filippina post-Lino Brocka è in competizione con Serbis. Nota anche Lucrecia Martel (La Mujer de cabeza), il cui XX venne prodotto insieme alla Cinéfondation. Prima volta in gara invece per Peblo Trapero con Leonera, entrambi argentini, entrambi cresciuti negli anni Novanta delle lotte politiche e invenzioni di immaginario indipendente nel loro paese. Tornano i fratelli Dardenne, Palma d'oro nel 99 e nel 2005 (Rosetta e L'enfant) con Le Silence de Lorna. Wim Wenders col film girato a Palermo, storia di un fotografo di mezza età in crisi (The Palermo shooting). Frémaux si è aggiudicato anche il nuovo Clint Eastwood, Changeling, thriller con Angelina Jolie nel ruolo di una madre a cui hanno rapito il figlio. Targati Usa anche l'esordio dello scrittore Charlie Kaufman (con Philip Seymour Hoffman), e il nuovo Steven Soderbergh con il doppio Che (The Argentine e Guerrilla) 4 ore su Guevara (Benicio Del Toro). Tornano Jia Zhangke con i suoi appuntiti ritratti della Cina contemporanea (24 City), Atom Egoyan (Adoration) e il turco Nuri Bilge Ceylan (Three Monkeys). Frémaux si è soffermato con particolare attenzione sul film israeliano in gara, un film d'animazione in cui si racconta il massacro di Sabra e Chatila in Libano nell'82. Lo firma Ari Folman. Non si sanno ancora i titoli dei film d'apertura e chiusura. E certo è invece il ritorno di Steven Spielberg e di Indiana Jones and the kingdom of the crystall skull fuori concorso. Come Vicky Cristina Barcelona girato da Woody Allen in Spagna con Penelope Cruz e Scarlett Johansson. Tra mezzanotte e proiezioni speciali Maradona di Emir Kusturica, Chelsea Hotel, titolo warholiano per il nuovo Abel Ferrara, Wong kar Wai con il Redux di Ashes of Time. Nel Certain regard troviamo James Toback col suo Tyson, documentario dedicato al pugile. Ma anche Kurosawa Kiyoshi, il regista giapponese più amato in Francia con Tokyo Sonata, Tokyo, film collettivo di Leos Carax (un ritorno dopo Pola X), Michel Gondry e Bong Joon Ho. La sezione presenta inoltre vie moderne di Raymond Depardon e Tulpan di Sergey Dvortsevoy, regista russo molto coccolato oltralpe i cui documentari sono spesso passati al parigino Cinéma du reel. Ricca la lista di giurati in fila per decidere la Palma d'oro 2008 presiede Sean Penn: Sergio Castellitto, Natalie Portman, Alfonso Cuaron, Rachid Bouchareb, Alexandra Maria Lara, Apichatpong Weerasethakul.

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Certain regard Fra Depardon e Fendou (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un certain regard Tokyo! di Bong Joon Ho, Leos Carax, Michel Gondry (Francia/Giappone); Afterschool di Antonio Campos (Usa); Cloud 9 di Andreas Dresen (Germania); Je veux voir di Khalil Joreige, Joana Hadjithomas (Francia); Involuntary di Ruben Östlund (Svezia); Johnny Mad Dog di Jean-Pierre Sauvaire (Francia); Los Bastardos di Amat Escalante (Messico); O'Horten di Bent Hamer (Norvegia/Germania); Parking di Chung Mong-Hong (Taiwan); Part Ocean, Part Flame di Fendou Liu (Cina); Le sel de la mer di Annemarie Jacir (Palestina); Soi cowboy di Thomas Clay (Gb); A festa de menina morta di Matheus Nachtergaele (Brasile); The modern life di Raymond Depardon (Francia); Tokyo Sonata di Kiyoshi Kurosawa (Giappone); Tulpan di Sergei Dvortsevoy (Germania); Tyson di James Toback (Usa); Versailles di Pierre Schöller (Francia); Wendy and Lucy di Kelly Reichardt (Usa). Mezzanotte Maradona di Emir Kusturica (Spagna/Francia); Surveillance di Jennifer Lynch (Usa); The Chaser di Na Hong-Jin (Sud Corea) Corti in gara Jerrycan di Julius Avery (Australia); El deseo di Marie Benito; Megatron di Marian Crisan; 411-Z di Daniel Erdelyi (Ungheria); De moins en moins di Mélanie Laurent (Francia); My rabbit hoppy di Anthony Lucas (Australia); Buen viaje di Javier Palleiro, Guillermo Rocamora (Spagna); Smafuglar di Runar Runarsson (Islanda); Love you more di Sam Taylor-Wood (Gran Bretagna).

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Da Martel a Wenders (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In gara Da Martel a Wenders In concorso Three Monkeys di Nuri Bilge (Turchia); Le silence de Lorna di Jean-Pierre et Luc Dardenne (Belgio); Un conte de Noël di Arnaud Desplechin (Francia); Changeling di Clint Eastwood (Usa); Adoration di Atom Egoyan (Canada); Waltz with Bashir di Ari Folman (Israele); La frontière de l'aube di Philippe Garrel (Francia); Gomorra di Matteo Garrone (Italia); City di Jia Zhangke (Cina); Sinecdoche, New York di Charlie Kaufman (Usa); My Magic di Eric Khoo (Singapore); La mujer sin cabeza di Lucrecia Martel (Argentina); Serbis di Brillante Mendoza (Filippine); Delta di Kornel Mundruczo (Ungheria); Linha de passe di Daniela Thomas, Walter Salles (Brasile); "Che" di Steven Soderbergh (Usa); Il divo di Paolo Sorrentino (Italia); Leonera di Pablo Trapero (Argentina); The Palermo Shooting di Wim Wenders (Germania) Fuori concorso Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen (Usa); The good, the bad, the weird di Kim Jee-woon (Sud Corea); Kung Fu Panda di Mark Osborne, John Stevenson; Indiana Jones and the kingdom of the crystal skull di Steven Spielberg (Usa). Proiezioni speciali Ashes of time di Wong Kar-Wai (Hong Kong/Cina/Taiwan); C'est dur d'être aimé par des cons di Daniel Leconte (Francia); Chelsea Hotel di Abel Ferrara (Usa); Of time and the city di Terence Davies (Gb); Roman Polanski, wanted and desired di Marina Zenovich (Usa); Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana (Italia/Francia); The third wave di Alison Thompson (Usa).

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La doppia vita dell'ingegner Kadish Ebreo americano e spia per Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-24 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Intelligence L'Fbi: "Dal 1979 al 1985 passò segreti sui caccia F15 e sul nucleare" La doppia vita dell'ingegner Kadish Ebreo americano e spia per Israele L'agente, ora 84enne, rischia l'ergastolo. Imbarazzo a Gerusalemme Il caso ricorda quello di Pollard, analista della Us Navy arrestato negli anni 80 per spionaggio e ancora in carcere WASHINGTON - I vicini di casa descrivono Ben Amin Kadish un fervente sionista, impegnato nella beneficenza e molto ospitale. La porta della sua abitazione nel New Jersey era aperta "a tutti". Una trasparenza che nascondeva un segreto. Il signor Kadish, 84 anni, ingegnere, era una spia di Israele negli Stati Uniti. E dal 1979 al 1985 ha passato informazioni "sensibili" sui caccia F15, sui segreti nucleari e sui missili Patriot. Informazioni trafugate mentre lavorava al Picatinny Arsenal, nella Contea di Morris. L'Fbi lo ha scoperto e tenuto d'occhio. Una sorveglianza che ha dato i suoi frutti. Il suo ex controllore israeliano, Yossi Yagur, lo ha chiamato al telefono suggerendogli di negare tutto: un passo falso incredibile perché era noto che Kadish fosse sotto inchiesta. Per ora l'ingegnere è libero su cauzione ma rischia dall'ergastolo alla pena di morte. La storia è esplosa come una "bomba", soprattutto in Israele. In molti si sono chiesti "perché ora". Qualche analista ha ipotizzato una manovra di disturbo in vista della prossima visita di Bush. Altri un tentativo di pressione su Gerusalemme e sul ministro della Difesa Ehud Barak, all'epoca capo degli 007 militari. Ma tutti si sono trovati d'accordo sull'accostare la vicenda a quella di Jonathan Pollard, l'analista della Us Navy che negli anni 80 ha fornito a Israele informazioni vitali sul Medio Oriente. Oggi la spia è in un carcere Usa e Washington ha sempre resistito alle pressioni per un suo rilascio. A questo riguardo in Israele non escludono che la "nuova storia" sia un modo per impedire altre richieste di liberazione. Anche perché è probabile che Pollard e Kadish facessero parte della stessa rete. Il loro controllore era lo stesso ed hanno "lavorato " nello stesso periodo. Entrambi rispondevano agli ordini dell'Ufficio di collegamento scientifico, sigla che nascondeva un dipartimento dello spionaggio mirato a raccogliere segreti tecnologici. Due talpe parte di un network mai smantellato del tutto. A Washington le voci sulle incursioni delle spie israeliane sono diventate un romanzo. Si è parlato, ad esempio, di un'attività del Mossad in occasione dello scandalo Lewinsky, con le email del presidente Clinton intercettate. Comunicazioni delicate poi usate - secondo una ricostruzione - per condizionare la Casa Bianca. Accuse definite "fantasia" da Gerusalemme. Dopo l'11 settembre, una rivista francese specializzata in questioni di intelligence - poi ripresa da Le Monde - ha svelato l'esistenza di una rete spionistica israeliana composta da "studenti d'arte", "facchini" di imprese di trasporto e dipendenti di società del mondo informatico. Figure al centro di una inchiesta promossa dalla Dea (l'anti-droga) e poi espulse. Per i fautori della cospirazione era una delle "prove" del coinvolgimento del Mossad nell'attentato alle Torri Gemelle. Volendo restare ai fatti, è evidente che anche nel "secondo mestiere più vecchio del mondo" non c'è spazio per i sentimenti. Spii i nemici ma tieni d'occhio anche gli alleati. L'importante è non esagerare, altrimenti - come Pollard e Kadish - finisci in galera. Guido Olimpio Tribunale Spia Ben Amin Kadish, 84 anni, scortato fuori da un tribunale federale a New York: cittadino americano, è stato arrestato martedì con l'accusa di aver passato documenti segreti a un funzionario del Consolato israeliano (Frank Franklin II/Ap).

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Il precedente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-24 num: - pag: 19 categoria: BREVI Il precedente Jonathan Pollard Talpa nella Marina è rinchiuso in un carcere Usa La spia Jonathan Pollard, 53 anni, nato in Texas, è un ex analista della Marina Usa. Negli anni 80 fornì a Israele informazioni sul Medio Oriente. Fu condannato all'ergastolo nell'86. Nel '98 Israele ammise che era una spia e gli garantì la cittadinanza. Oggi è in un carcere Usa. Washington resiste alle pressioni per il rilascio La stessa rete In Israele non escludono che il nuovo "caso" di Ben Amin Kadish sia un modo per impedire altre richieste per la liberazione di Pollard. I due facevano parte della stessa rete e rispondevano agli ordini dell'Ufficio di collegamento scientifico, sigla che nascondeva un dipartimento dello spionaggio mirato a raccogliere segreti tecnologici.

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Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il Cavaliere sale al Colle e discute di Bossi, Alitalia e della formazione di governo Berlusconi rassicura Napolitano e accelera sull'insediamento Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it Berlusconi è salito al Colle. Giorgio Napolitano voleva essere aggiornato sulle intenzioni del presidente del consiglio in pectore riguardo ai problemi più stringenti. Voleva fare il punto sulla squadra di governo e capire quale sarà il timing da qui all'insediamento. Un incontro "cordiale", l'hanno definito i due staff. E forse riparatorio, causa alcuni malintesi che si erano verificati durante la campagna elettorale. Il Capo dello Stato avrebbe discusso con il Cavaliere della questione Alitalia e la preoccupazione di entrambi si è incentrata sui conti della compagnia di bandiera italiana. Ma a quanto sembra l'altra grande preoccupazione del Quirinale riguarda il peso che avrà la Lega nel futuro governo, anche se il Colle ufficialmente nega ci siano problemi con il partito di Bossi. Berlusconi lo ha rassicurato ("i toni dovranno cambiare") e proprio sull'esecutivo ha dato l'impressione di voler stringere il più possibile i tempi, se è vero che ha intenzione di volare in Israele da premier per celebrare i sessant'anni dello Stato ebraico. A proposito di totoministri, è saltato l'appuntamento che Berlusconi aveva in serata con Roberto Formigoni. Il governatore della Lombardia sta cercando un nuovo incarico e non molla: vuole entrare a far parte dell'esecutivo, anche se il Cavaliere preferisce dargli un posto di rilievo nel Popolo della libertà. Intanto ciò che è sicuro è che le caselle del nuovo governo non sono ancora definite. Se torna in corsa Vito come Guardasigilli (per il ministero di via Arenula sono candidati anche Pera e Mariastella Gelmini sembra dirottata verso l'Istruzione), si fa sempre più forte l'ipotesi di Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e di Sandro Bondi ai Beni culturali. E il coordinamento del Pdl? Per ora l'ipotesi più accreditata è quella di Denis Verdini. Non ci sarà, invece, il ministero dello Sport in questa legislatura. "C'è un principio fondamentale, che ho sempre seguito: l'indipendenza assoluta, la politica deve stare lontana dallo sport": il Coni chiaramente ringrazia. In questi giorni di necessaria "afflizione - come ha detto lo stesso Cavaliere - che continuerà finché non si completerà la formazione del nuovo governo", Berlusconi ha spiegato ancora che "la squadra sarà di 60 componenti in tutto, tra ministri e sottosegretari, la metà del governo attuale - aggiunge -. Ci sono funzioni che adesso sono in tre ministeri, che vanno accorpate in uno solo e questo complica la scelta delle persone. è un momento particolarmente impegnativo, perché la squadra di governo è la base per trasformare in realtà il nostro programma, che per noi è un impegno morale". In serata il premier in pectore ha trovato anche il tempo di ricevere a Palazzo Grazioli il leader di Mpa Raffaele Lombardo. Secondo i suoi collaboratori, "come la Lega ha chiesto, anche lui è andato a chiedere un ministero per premiare l'impegno del suo partito durante le elezioni".

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Quel triste declino del personaggio Carter (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-24 num: - pag: 42 autore: di BERNARD-HENRI LéVY categoria: REDAZIONALE L'ABBRACCIO AD HAMAS Quel triste declino del personaggio Carter E videntemente il problema non è discutere o non discutere con i siriani: tutti, più o meno, lo fanno. Non è incontrare, a Damasco, il capo in esilio di Hamas: tutti, compresi gli israeliani, un giorno o l'altro si decideranno a farlo in virtù del vecchio principio secondo cui è con i propri nemici, non con gli amici, che alla fin fine bisogna dialogare, fare la pace e andare d'accordo. Il problema è come l'ex presidente Carter si è comportato. E' l'inutile e spettacolare abbraccio, a Ramallah, con Nasser Shaer, il rappresentante di Hamas. E' la corona di fiori devotamente deposta sulla tomba di un Yasser Arafat del quale egli sa, come tutti, quale ostacolo rappresentò per la pace. Il problema è che al Cairo, secondo un altro responsabile di Hamas, Mahmoud Zahar, che non è stato smentito, Carter abbia potuto qualificare come "movimento di liberazione nazionale " un partito, Hamas dunque, che del culto della morte, della mitologia del sangue e della razza, dell'antisemitismo in versione "protocolli dei Savi di Sion" ha fatto i pilastri della propria ideologia. Il problema è il formidabile gesto di derisione che il capo del Partito in esilio, Khaled Meshal, ha indirizzato a Carter proprio mentre lo riceveva, lanciando, al valico di Keren Shalom, il suo primo grande attentato con un' autobomba dopo parecchi mesi. E il problema è che l'evento non abbia strappato a Carter, tutto preso dai suoi calcoli di mediatore autoproclamatosi, né una parola di emozione né di biasimo. Si dirà che l'ex presidente c'è abituato. Non risale certo a ieri la strana deriva di un uomo che, trent'anni fa, fu uno degli artefici della pace con l'Egitto e che da allora non ha smesso di offendere Israele, di paragonare il suo sistema politico a quello del Sud Africa all'epoca dell'apartheid, di ignorare il suo desiderio di pace non meno reale dei suoi errori, di negare persino le sue sofferenze (fra altri esempi, l'intervento, un anno fa, sul canale televisivo Cbs in cui Carter dichiarava che Hamas, da anni, non aveva più commesso il minimo attentato che fosse costato la vita a civili. Dimenticando così l'uccisione di sei persone al terminal di Karni e quella dei 16 occupanti di due autobus a Beersheba, il 30 agosto 2004). Comunque, un conto è parlare alla Cbs, un altro è pronunciare le stesse parole, senza mandato ma forti di un'indiscutibile autorità morale, quando ci si trova fra i belligeranti. Un conto è dire, a Dublino, il 19 giugno 2007, che i veri criminali non sono coloro che, come Meshal, dicono ai quattro venti che Israele "prima di morire" deve essere "umiliato e degradato", ma coloro che preferirebbero che quei simpatici personaggi fossero prima o poi (e se possibile meglio prima che poi) allontanati dai circoli del potere. Un altro conto è venire sul posto ad appoggiare con tutto il proprio peso gli elementi più radicali, più ostili alla pace, più profondamente nichilisti del campo palestinese. La verità è che, se si volesse screditare l'altro campo, finire di umiliare e ridicolizzare l'unico alto dirigente palestinese, Abu Mazen, che rischiando la vita continua a credere nella soluzione dei due Stati, se si volessero far crollare gli ultimi sogni degli uomini e donne di buona volontà che credono ancora nella pace, non ci si potrebbe comportare diversamente. Allora, cos'è successo al premio Nobel per la pace? E' forse vittima della vanità di chi non è più nulla e cerca, prima di abbandonare la scena, un ultimo quarto d'ora sotto i riflettori? Della senilità che ha portato l'uomo politico a perdere il contatto con la realtà e, fra l'altro, con il proprio partito (Barack Obama, più nettamente ancora della sua rivale, ha appena ricordato che ci si può "sedere" accanto agli uomini di Hamas solo se "rinunciano al terrorismo, riconoscono il diritto di Israele ad esistere e rispettano gli accordi passati")? E' vittima di una variante dell'odio verso di sé e, nel caso specifico, l'odio verso il proprio passato di grande costruttore di pace? Tutte le ipotesi sono permesse. Ma certo è che l'ex presidente Carter ha un punto in comune con colui che presto sarà l'ex presidente Bush: sono due born again, due cristiani "nati una seconda volta", con tutto quello che la mistica, frequente nelle chiese evangeliche di oggi, presuppone di oscurantismo. C'è un altro punto in comune fra loro, purtroppo non smentito dalla fine del mandato di George W. Bush: l'uno e l'altro rimarranno, in un ordine che sarà la Storia a determinare, i due peggiori presidenti che abbiano avuto gli Stati Uniti. Ebbene, ecco un terzo punto in comune, legato ai primi due e che, il caso Carter insegna, sfortunatamente sopravvive a lungo all'esercizio del potere (è un avviso a chi immagina di sbarazzarsi definitivamente, fra sei mesi, del presidente in carica!): un'identica capacità di trasformare i propri errori politici in disastrose colpe morali. (traduzione di Daniela Maggioni).

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Di Servillo Il festival (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-04-24 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Il cartellone di Cannes Sorrentino e Garrone in gara, evento per "Sangue pazzo" di Giordana, poi Munzi e Brogi Taviani di Servillo Il festival MILANO - L'Italia torna in forza a Cannes, al 61Ë?festival il cui cartellone, dal 14 al 25 maggio, è stato annunciato ieri a Parigi. Ci torna con due titoli in concorso, alla pari dei francesi, Interpreta Andreotti e recita in Gomorra Le novità di Spielberg, Eastwood e Allen Il divo di Sorrentino e Gomorra di Garrone, accomunati dalla presenza di uno degli attori più applauditi, Toni Servillo. Ed inoltre Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana, sulla storia della diabolica coppia di regime Ferida-Valenti, sta fuori concorso, Il resto della notte di Munzi è alla Quinzaine des Réalisateurs, Forse Dio è malato di Brogi Taviani alla Settimana della critica. Un attore amato anche in Francia, Sergio Castellitto, è il giurato italiano nel gruppo presieduto da Sean Penn. Ed infine ci sarà Italia, Palermo, anche nel film di Wenders con la Mezzogiorno. Sono 20 titoli in gara oltre a proiezioni di mezzanotte, eventi, fuori concorso come l'annunciato Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo di Spielberg, il nuovo cartoon Dreamworks Kung Fu Panda, Woody Allen che ha girato Vicky Cristina Barcelona con la Cruz, Bardem e la Johansson, il Maradona di Kusturica. La solita gran festa con molti dei film previsti e una partecipazione di casa meno trionfalistica. Solo due francesi, molto da festival: Desplechin con Un conte de NoËl e Garrel con La frontière de l'aube, ma anche due argentini, Lucrecia Martel e Pablo Trapero. Poi Cina, Turchia, Brasile, Filippine, il canadese Egoyan e l'israeliano Folman, oltre agli ineffabili fratelli belgi Dardenne, di solito vincitori ( Le silence de Lorna). Gli americani abbastanza in massa, mancano solo i Coen e Spike Lee che sembrano già "veneziani". Ma sulla Croisette arrivano Clint Eastwood con il suo thriller che racconta del rapimento negli anni 20 di un bimbo a mamma Angelina Jolie; un doppio bio-film su Che Guevara di Soderbergh con Benicio Del Toro, Synecdoche New York di Kaufman. è l'Italia a questo punto che incuriosisce: due registi impegnati a parlare del Paese di oggi in modo non istituzionale. E tutti inorgogliscono, da Film Italia a Cinecittà, da Procacci produttore della riduzione del libro di Saviano a Caterina D'Amico che parla per Rai Cinema: "Non film isolati ma frutto del lavoro fatto con passione e impegno costanti". Certamente non è stato facile per Sorrentino, autore delle Conseguenze dell'amore, mettere in cantiere Il divo, che la Lucky Red distribuirà il 28 maggio: "Dopo aver avuto tanti complimenti con tanti rifiuti incorporati, ringrazio chi ha voluto condividere quest'impresa che non ha avuto alcun aiuto dalla tv. Perché non volevo fare l'agiografia biografica stile fiction di Andreotti ma neppure un film politico a tesi precostituita con un attacco frontale. Ho studiato luci ed ombre di un uomo che da decenni è sempre sul palcoscenico, ma senza polemiche". Lo vedrà l'interessato? "Certamente è suo diritto e nostro desiderio, appena finito". Ma ci potrebbe essere un intero ex partito all'anteprima, perché la distribuzione è questa: Bosetti fa Scalfari, Bucci è Evangelisti, Buccirosso è Cirino Pomicino, Colangeli Salvo Lima, Paolo Graziosi Moro, Popolizio è Sbardella, Aldo Ralli Ciarrapico, Degli Esposti la fedele segretaria Enea e la Bonaiuto si gioca il ruolo della signora Livia, la moglie. Maurizio Porro Classe 59 Servillo è nato ad Afragola il 9 agosto 1959 Protagonisti Da sinistra: Harrison Ford e Shia LaBeouf in "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo" di Steven Spielberg. Al centro, Luca Zingaretti e Monica Bellucci nei panni di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida in "Sangue pazzo" di Marco Tullio Giordana. A destra, Penelope Cruz nel film "spagnolo" di Woody Allen "Vicky Cristina Barcelona".

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Scrittura nobile, dolore autentico, eleganza e buon gusto rimandano in platea non solo e non tanto i (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Mmagini, colori, atmosfere, bensì sapori e odori. E Ferrara, quella israelita di Giorgio Bassani, di nebbioline ed acque, portici e muri, prunalbo, case turrite, biciclette, vocali aperte e grasse botteghe, ti arriva addosso intera, una, ma piena di diversità. Il romanzo di Ferrara, regia di Piero Maccarinelli, testo di Tullio Kezich da Bassani, è in scena al Palladium fino al domenica.

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PIÙ CHE una rivincita è una nèmesi. Ogni volta che la Croisette ci snobba, in Ita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FABIO FERZETTI PIÙ CHE una rivincita è una nèmesi. Ogni volta che la Croisette ci snobba, in Italia si levano alte grida. Stavolta siamo stati accontentati. Due titoli in concorso, e che titoli, più Wenders "ospite" a Palermo. Poi Giordana fuori gara e il secondo film di Francesco Munzi, uno dei pochi talenti veri di questi anni, alla Quinzaine. La cosa buffa, ma anche significativa, è che a guidare questa cordata sia proprio Andreotti. L'uomo che ai tempi del Neorealismo disse "I panni sporchi si lavano in casa", e che ora si ritrova a Cannes, sia pure in effigie, con una pattuglia di opere grondanti nefandezze. Mafia, camorra, rapine, intrighi di Palazzo, esecuzioni, immigrati. E fiumi di coca, sia ieri (Sangue pazzo di Giordana) che oggi (Il resto della notte di Munzi). C'è da temere che qualche emulo da due soldi del divo Giulio tuoni contro "l'immagine" che esportiamo a Cannes. Ma sulla Croisette fortunatamente i film sono film, non pedine da muovere sul soffocante teatrino politico nazionale. Per ora dunque gioiamo dell'opportunità di vedere Sorrentino e Garrone accanto ai nuovi lavori di Clint Eastwood, di Philippe Garrel, di Steve Soderbergh, dei fratelli Dardenne; senza dimenticare i talenti argentini Pablo Trapero e Lucrecia Martel, il sofisticato turco Nuri Bilge Ceylan (quello di Uzak), l'esordio alla regia di Charlie Kaufman, già "penna" geniale e delirante di Gondry. E un docu-cartoon israeliano sulla strage di Sabra e Chatila (Waltz with Bashir di Ari Folman) che già sulla carta sa di sfida e di evento. Tutti nomi, questi ultimi, che oltre alle sorprese garantiscono un solido ricambio generazionale. A cercare il pelo nell'uovo spicca un'assenza alla quale in Italia non si fa molto caso ma che è invece un segnale chiaro. Nessun corto italiano è in programma alla Cinéfondation, che ogni anno seleziona lavori delle scuole di cinema di tutto il mondo. C'è da chiedersi perché. Ma intanto prepariamoci a un giro completo del pianeta cinema in dodici giorni fitti di ogni possibile stile. Dal ritorno di Indiana Jones al docu-fiction di Kusturica su Maradona, fino alle ultime fatiche di Woody Allen o Abel Ferrara. Con una speranza particolare: che tanta Italia sugli schermi serva finalmente ad aggiornare il concetto di un paese che di là delle Alpi nessuno più conosce e capisce.

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ROMA - Sono venti i film in concorso al sessantunesimo Festival di Cannes che si (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Svolegrà dal 14 al 25 maggio: oltre ai due italiani, Gomorra di Matteo Garrone dall'omonimo libro di Roberto Saviano e Il Divo di Paolo Sorrentino c'è Clint Eastwood con The Changeling, con Angelina Jolie; Steven Soderbergh con il doppio biopic su Ernesto Che Guevara: Guerrilla e The Argentine con Benicio Del Toro, e Charlie Kaufman con Synecdoche, New York; Wim Wenders con Palermo Shooting; i fratelli belgi Dardenne, con il film Le silence de Lorna; i francesi Arnaud Desplechin con Un conte de Noel e Philippe Garrel con la pellicola La frontiere de l'aube; gli argentini Lucrecia Martel con La mujer sin cabeza e Pablo Trapero con Leonera; l'israeliano Ari Folman con Waltz with Bashir; il canadese Atom Egoyan con Adoration. Completano la lista dei film in lizza per la Palma d'Oro 24 City del cinese Jia Zhangke; Daydreams del turco Nuri Bilge Ceylan; Delta del magiaro Kornel Mundruczo; Linha de Passe dei brasiliani Walter Salles e Daniela Thomas; Serbis del filippino Brillante Mendoza. Fuori concorso, Mark Osborne e John Stevenson con l'animazione Kung Fu Panda; Ji-Woon Kim con The Good, The Bad, The Weird; Woody Allen con Vicky Cristina Barcelona e Steven Spielberg con Indiana Jones e il Regno del teschio di Cristallo.

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Porte aperte ai registi della Bulgaria (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-24 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il Festival Porte aperte ai registi della Bulgaria cPorte aperte per la prima edizione della festa del Cinema Bulgaro, che si svolgerà da lunedì prossimo fino al 3 maggio prima alla Casa del Cinema (largo Mastroianni a Vila Borghese) e poi al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale. In programma film e documentari, ma anche l'esposizione di manifesti e locandine di film storici. Sono inoltre previsti incontri e dibattiti con alcuni importanti protagonisti sia italiani che bulgari. Il 2 maggio sarà presentato "La masseria delle allodole " dei fratelli Taviani che annovera fra gli interpreti Stefan Danilov, attore oltre che ministro della Cultura bulgaro, conosciuto in Italia anche per la partecipazione di fiction come "La Piovra 9", "Racket", "Un caso di coscienza ". Pensato ed organizzato dall'Associazione Culturale Italo- Bulgara "La Fenice ", in collaborazione con l'Istituto Bulgaro di Cultura a Roma, il festival celebra il primo anniversario dell'entrata della Bulgaria nella Comunità Europea e l'anno del Dialogo Interculturale. L'appuntamento sarà l'occasione per annunciare e presentare un gemellaggio con la città di Sofia, previsto per giugno 2008, dove si presenterà una rassegna dedicata al cinema italiano. L'apertura è prevista lunedì alla Casa del Cinema alle ore 21 con "La fine del mondo" di Ivan Nichev su un professore israeliano che ritorna nella città natia in Bulgaria per insegnare. Si ritrova invece immerso in un viaggio sentimentale nel passato e fra alterne vicende rincontra una ragazza armena di cui un tempo era innamorato e che pensava fosse emigrata in Francia. I due si riscoprono, ricordando la loro adolescenza e la particolarissima atmosfera della Plovdiv del 1940, una delle città più antiche dei Balcani dove bulgari, armeni, turchi, ebrei e greci vivevano in armonia prima che il comunismo e la Seconda Guerra Mondiale frantumassero il loro magico idillio. Un film ironico, caldo ed accattivante sul mondo balcanico perduto. Dal giorno successivo la rassegna si trasferirà al palazzo delle Esposizioni con film di Stefan Moskov, Milena Andonova, Ivailo Hristov, Ilian Simeonov, Nayo Titzin, Atanas Dimitrov, Valentin Goshev, Ivan Panteleev, Iglika Trifonova. (P. Lan.).

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Un Belpaese normale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Eventi - data: 2008-04-24 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE Un Belpaese normale I ritratti quotidiani dell'Italia che non fa notizia C ontro l'apparenza, contro lo straordinario a tutti i costi. L'emozione della lente d'ingrandimento sulla vita di tutti i giorni. Niente gossip, nessun colpo di scena, "solo" la grandezza della normalità raccontata attraverso l'obiettivo dei reporter. è questo l'imperativo del "FotoGrafia- Festival Internazionale di Roma ", giunto alla settima edizione. La kermesse terrà la città impegnata fino al 25 maggio in un crescendo di mostre ed eventi sotto la direzione artistica del fotografo Marco Delogu. Tema dominante, appunto "Vedere la normalità. La fotografia racconta il quotidiano". "Un festival - dice Delogu- di autori di fotografie, più che di fotografie nelle varie accezioni del termine. Copre tutti i linguaggi, da quelli più vicini all'arte contemporanea ai più classici. E parliamo di normalità nel senso positivo della parola, quella per cui si fotografano l'esistenza di tutti i giorni, la famiglia, la strada sotto casa, le cose essenziali. Non la guerra, non le ragazze bellissime, non i fatti fuori del comune, ma scene di vita ordinaria. Sentito cosa ha detto Roberto Calasso l'altra sera? Quando Colette gli ha insegnato a togliere tutta la belluria dai suoi romanzi, Simenon è diventato uno dei grandi del '900". Allora evviva il quotidiano, ma senza confini: i reportage in mostra sono testimonianze dal mondo raccolte in buona parte da giovani fotografi emergenti. A cominciare dall'Italia raccontata attraverso le nuove forme di socialità e i contrasti del paesaggio naturale e artificiale. Poi ci sono le realtà dei Paesi dell'Africa, e istantanee da Tokio, dalla Cina, da El Salvador, anche dalla Birmania, per fare qualche nome. Al Palazzo delle Esposizioni, cuore della manifestazione, si possono vedere i lavori dell'italocanadese Paolo Woods ("Il Far West Cinese ", viaggio-inchiesta sul neocolonialismo industriale della tigre d'oriente in Africa), quelli della fotografa inglese Leonie Purchas ("In the shadow of things") che dopo aver girato il mondo fotografando famiglie torna a riprendere quella di sua madre, e le immagini della slovacca Lucia Nimcova ("Unofficial") che aveva 9 anni quando fu abbattuto il muro di Berlino. Sempre al Palazzo delle Esposizioni si trova la nuova produzione di Gabriele Basilico, dedicata al Tevere. Foto a colori o in bianco e nero, a ciascuno il suo linguaggio: "Ciò che conta - spiega Delogu - è l'equilibrio tra l'idea e la messa su carta dell'idea". Altri due punti strategici del Festival sono il Museo di Roma in Trastevere e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Il primo, più legato per tradizione ai fotoreportage, ospita anche la mostra collettiva "Solo in Italia", (un viaggio dello scrittore Antonio Pascale e di quattro fotografi attraverso il Belpaese), la seconda offre l'occasione di avvicinarsi alle istantanee dell'israeliano David Perlov, scatti d'autore che ritraggono luoghi e persone di tutti i giorni: lo studio, il caffè sotto casa, i familiari. Dunque il quotidiano lontano dai clamori della cronaca. Come le immagini del popolo saharawi, del Sahara occidentale, non riconosciuto da nessuna istituzione internazionale, esposte alla facoltà di Architettura Valle Giulia: "Le hanno scattate loro stessi con i cellulari portati da Patrizio Esposito (fotografo impegnato nelle battaglie civili, ndr) perché da quelle parti non ti fanno tenere neanche una macchina fotografica. Ecco un esempio di fotografia fuori da ogni sensazionalismo: testimonia l'esistenza di un popolo che nessuno conosce. In un festival che si occupa della normalità più profonda, non poteva mancare". Benedetta de Micheli.

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Einstein, Ben Gurion e l'<equazione> dell'esistenza di Dio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-24 num: - pag: 46 categoria: REDAZIONALE Misteri Il nuovo romanzo di José Rodrigues dos Santos. "L'universo è un gigantesco software" Einstein, Ben Gurion e l'"equazione" dell'esistenza di Dio di ILDA BASSI N ella sua casa di Princeton Albert Einstein riceve la visita del primo ministro israeliano David Ben Gurion. è una giornata di primavera e mentre stanno conversando in giardino alcuni agenti della Cia registrano ogni parola dai microfoni nascosti. Sono passati solo tre anni dalla costituzione di Israele e per controllare i nemici in agguato il giovane Stato avrebbe bisogno di un'arma dissuasiva efficace e poco costosa. Einstein potrebbe fornire la soluzione, ma riuscirà Ben Gurion a convincere il grande fisico? è questo il prologo del libro Einstein e la formula di Dio (Cavallo di Ferro editore) di José Rodrigues dos Santos, affermato giornalista portoghese (ha ricoperto l'incarico di direttore dell'informazione nella televisione nazionale), scrittore e docente all'università "Nova" di Lisbona. Anche il protagonista del romanzo, TomÁs Noronha, è un professore universitario. Esperto in lingue antiche e criptoanalisi, è un felice ritorno del personaggio al centro del precedente thriller di grande successo dello stesso autore, Codice 632, dove Noronha era alle prese con un mistero che a lungo ha appassionato gli storici e cioè la determinazione della vera patria di origine di Cristoforo Colombo. In Einstein e la formula di Dio il professore viene contattato sulle scale del museo del Cairo dalla splendida Ariana Pakravan, astrofisica iraniana incaricata dal ministero del suo Paese di far luce su un manoscritto autografo di Einstein redatto parte in tedesco e parte in portoghese ma abilmente cifrato. La chiave per comprendere il vecchio e inedito documento è sicuramente racchiusa in poche righe vergate sul frontespizio ma riuscire a decifrare il codice del messaggio segreto si rivela subito molto difficile. Il compito ricevuto dal governo iraniano viene ulteriormente complicato dall'intervento della Cia che con metodi sbrigativi costringe Noronha a fare il doppio gioco trasformandolo, suo malgrado, da tranquillo professore in agente segreto invischiato in un intrigo internazionale in cui la posta in gioco sembra essere addirittura la sicurezza mondiale. Gli viene ordinato di rubare il manoscritto ma il tentativo fallisce e il professore si ritrova nel terribile carcere di Evin a Teheran con poche speranze di sopravvivere. Ariana però riesce a organizzare una rocambolesca fuga e TomÁs viene aiutato a raggiungere la Turchia da dove potrà tornare in Portogallo. Inseguito dagli iraniani e pressato dalla Cia, Noronha per salvarsi deve in ogni caso svelare il segreto del manoscritto e il complicato lavoro d'indagine lo porta a seguire fino in Tibet le tracce di un anziano astrofisico che era stato allievo di Einstein. Colpi di scena a ripetizione tengono inchiodato il lettore in un continuo susseguirsi di tradimenti e rivelazioni. Invece di chiarirsi, il mistero tende a infittirsi anche perché inizia a farsi strada l'idea che l'opera di Einstein non riguardi la creazione di una bomba atomica di facile costruzione ma contenga qualcosa di ancor più rivoluzionario: una nuova teoria che, spiegando le leggi dell'universo, riesca ad arrivare a un'equazione fondamentale rivelatrice della natura di Dio. Con un linguaggio chiaro e vivace, il romanzo riesce sempre a mantenere alto l'interesse. è notevole la capacità di spiegare, attraverso paradossi e metafore, in modo semplice e spesso anche divertente sia le più recenti teorie scientifiche di fisica e astrofisica sia i fondamenti della filosofia occidentale e della mistica orientale. Nel libro sono affrontati temi universali: lo scopo della vita, il fine dell'umanità, la destinazione dell'universo, il valore di scienza e religioni. "La sapienza è come un lago limpido e fresco, si può entrare da qualunque parte" spiega a TomÁs il bodhisattva, cioè un monaco tibetano molto saggio, una sorta di santo. I testi sacri indù, buddhisti, taoisti, la Bibbia e la Cabala contengono verità scientifiche profonde ed eterne, impossibili da conoscere al tempo in cui furono scritti che però ora la scienza comincia a svelare. Ma è possibile e cosa significa provare l'esistenza di Dio, inteso come forza creatrice intelligente e cosciente? "Se si chiede a un ingegnere cos'è un computer lui spiegherà che è una macchina formata da chips, fili e schemi elettrici. Ma un computer è molto di più di quanto sembri dalla mera osservazione dei suoi componenti tecnologici. I fisici e i matematici guardano l'universo nello stesso modo: vedono solo gli atomi, le forze e le leggi che lo regolano. Ma qual è il programma di questo gigantesco computer? L'universo è molto di più dell'hardware che lo costituisce, è un gigantesco programma di software. Così, se troviamo in terra un orologio e lo analizziamo ci accorgiamo subito che è stato concepito da un essere intelligente con un'intenzione precisa. Ora, se questo è valido per una cosa così semplice come un orologio, perché non dovrebbe essere valido per una cosa immensamente più intelligente e complessa come l'universo?". Albert Einstein (a sinistra) con Ben Gurion a Princeton nel 1951 (Corbis).

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<Il 25 aprile è antifascismo La destra non strumentalizzi la Shoah> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Il 25 aprile è antifascismo La destra non strumentalizzi la Shoah" Stefania Podda Con il paradossale risultato di aver permesso alla destra di sdoganarsi a prezzo di una comoda e parziale abiura, di uno strappo limitato alle leggi razziali. A De Luna ha risposto, sul Corriere , Ernesto Galli Della Loggia, il quale ha sostanzialmente rispedito al mittente la riflessione: è a sinistra - ha detto - che bisogna cercare la genesi e le cause di questo spostamento di ottica sul fascismo. E' la sinistra - accusa Galli Della Loggia - che ha beneficiato dell'enfasi data alla Shoah nell'analizzare il Ventennio. Perché solo così poteva funzionare l'equiparazione fascismo-nazismo - contestata dallo storico Renzo De Felice - e solo così si marcava una differenza incontestabile e inappellabile tra fascismo e nazismo da un lato, e comunismo dall'altra. Erano dunque l'antisemitismo e l'Olocausto a porre lo stalinismo su tutt'altro piano etico. Fascisti e nazisti responsabili della Shoah, e i comunisti ad aprire i cancelli di Auschwitz. Abbiamo chiesto a Giovanni De Luna, docente dell'Università di Torino, di tornare su quella riflessione e di rispondere all'accusa, genericamente rivolta alla "cultura di sinistra", di aver bollato come revisionista l'opera di De Felice, solo per non dover ripensare il mito della Resistenza e insieme il mito di una superiorità morale del comunismo, anche quando si rivelò un regime totalitario. Professor De Luna, perché sente oggi l'urgenza di una riflessione sui connotati dell'antifascismo? Se riflettiamo sull'ultima campagna elettorale, mi ha molto colpito l'assenza totale del tema dell'antifascismo, a parte le dichiarazioni marginali di Dell'Utri sui libri di scuola e la candidatura di Ciarrapico. Non solo, ma i partiti che esplicitamente avevano l'antifascismo nella propria carta dei valori sono stati brutalmente estromessi dal parlamento. C'è indubbiamente da segnalare un affievolimento dell'antifascismo come valore all'interno del dibattito politico e della riflessione culturale di questo paese. Questo è un dato di fatto, poi ci si potrà interrogare sul perché e se si tratti di una congiuntura politico-culturale oppure di una svolta irreversibile. La mia risposta è netta: l'antifascismo è parte integrante dell'identità repubblicana. Vorrei che su questo il nuovo governo si pronunciasse. Tocca ad esso l'onere della prova in questa direzione. La ricerca storica in questi anni è andata avanti e ha stabilito una sorta di continuum tra l'8 settembre del 1943, il 25 aprile del '45, il 2 giugno del '46 e il 18 aprile del '48. E' una continuità consolidata e quello che emerge è la crisi italiana legata al crollo dello Stato nazionale sotto il peso della disfatta militare e del fascismo. Dalle macerie dell'8 settembre, dalle rovine di un complesso istituzionale che frana su se stesso, il paese passa alla riconquista della libertà e della democrazia nella giornata del 25 aprile del 1945, si dà un tema costituzionale con il 2 giugno del 1946 e arriva alla stabilizzazione di un sistema politico con le elezioni del 18 aprile del 1948. Il 25 aprile è uno snodo, una tappa fondamentale per capire come si è costruita l'identità repubblicana di questo paese. Ma l'indebolirsi del tema dell'antifascismo nella cultura e nel dibattito politico non è esclusiva di questa campagna elettorale. E' una tendenza di anni, avviata peraltro anche da sinistra. Basti pensare a Luciano Violante e ai ragazzi di Salò. Certo, i segnali c'erano: il successo dei libri di Pansa, ad esempio, va iscritto totalmente in questa dimensione, in questo spirito del tempo. Se vuole una mia definizione sintetica di questo spirito del tempo, posso dire che è il rifiuto della complessità in qualsiasi forma. Rifiuto della complessità politica come mediazione, come articolazione, come discussione, come approfondimento a vantaggio di una politica fatta di decisionismo, colpi di scena. C'è una diffusa insofferenza verso la storia, la ricerca, meglio parlare di buoni e cattivi. Che cosa sono alla fine i libri di Pansa? Un lungo viaggio attraverso il sangue e le uccisioni. Insomma, una grande macelleria dove non c'è più il problema dell'interpretazione delle fonti che sono il fondamento della ricerca storica. In questo rifiuto della complessità sono precipitati i luoghi comuni, ed ecco allora i partigiani cattivi, i repubblichini buoni. Per non parlare dei ragazzi di Salò che hanno avuto un grande successo mediatico senza che nessuno si sia preoccupato di fare riferimento alla ricerca storica. In questi anni sono usciti libri fondamentali su Salò che hanno studiato a fondo quella realtà restituendoci un'immagine non certo di ingenua passione adolescenziale. Erano invece il nerbo dell'occupazione nazista in Italia. Nessuno avrebbe potuto deportare gli ebrei del ghetto di Roma senza le ferrovie, i trasporti e tutto quello che i fascisti garantivano ai nazisti. C'è una divaricazione tra senso comune e storia che è un segno preoccupante di questo tempo. Lei individua un mutamento di segno - avvenuto negli ultimi anni - nella politica, nella cultura e nel senso comune: dall'antifascismo politico ad un antifascismo monopolizzato dalla memoria della Shoah. Che cosa è successo? In questa accentuazione del peso delle leggi razziali nell'analisi del fascismo c'è una fisiologia e una patologia. La fisiologia è che la dimensione della deportazone razziale, nella storiografia degli anni Settanta è stata abbastanza trascurata a vantaggio di quelli che erano i grandi protagonisti collettivi della storia. Chiunque di noi abbia fatto lo storico in quegli anni vedeva gli scioperi del '43, la lotta armata, i partigiani. Insomma vedeva le punte alte, quelle più visibili del conflitto e della radicalità e invece tutto il mondo della sofferenza, della deportazione, della resistenza civile veniva in qualche modo messo in secondo piano. A partire dagli anni Ottanta invece questa tendenza si è molto modificata, gli stessi testimoni della Shoah hanno cominciato a parlare e quindi è nato un filone che ha restituito a quel fenomeno tutto il suo spessore. Questa è una tendenza fisiologica. Il problema è che su questa si è innestato un meccanismo perverso, come se parlando male delle leggi razziali chiunque possa acquistare quarti di nobiltà antifascista. Ma non è così. Ma l'antisemitismo è stato comunque un tratto fondante del fascismo. La vulgata di un Mussolini non antisemita e costretto a pagar dazio a Hitler, è contraddetta da solide ricerche storiche. E' impossibile separare le leggi razziali dal contesto del totalitarismo. Sia chiaro, su un punto non ho dubbi: l'antisemitismo è un dato fondante del fascismo. Sono molto vicino alle posizioni azioniste e gobettiane che vedono il fascismo come autobiografia della nazione. Nel fascismo precipitano fenomeni di lungo periodo, esiste un fondo antisemita nella cultura di questo paese che Mussolini rende evidente e catalizza nei suoi aspetti più visibili e politici. Ma non è possibile isolare l'antisemitismo dal complesso della dottrina del fascismo. Questa è un'operazione strumentale e comoda. Ed è tipico della politica saccheggiare dalla ricerca storica ciò che le fa comodo lasciando perdere tutto il resto. Ma la storia non è un supermarket. In questo momento, alla destra, la condanna delle leggi razziali serve perché quelle leggi permettono di oscurare tutto il resto del Ventennio e quella facile condanna permette di avere eccellenti rapporti diplomatici con Israele. Ma è un uso strumentale della Shoah. Che cosa risponde a chi le obietta che questo cambio di prospettiva ha giovato alla sinistra, esentandola dal peso di una difficile autocritica sul totalitarismo dei regimi comunisti? Non so se è stato comodo o scomodo per la sinistra. E' fuor di dubbio che quando ci si confronta con il totalitarismo nazista e con quello comunista, da un lato c'è la Shoah e dall'altro no. Che poi ci sia un ritardo nell'analisi degli aspetti del totalitarismo sovietico, almeno sino alla metà degli anni Ottanta, non c'è dubbio. Però tenga presente che - senza essere una giustificazione - nel nostro mestiere il problema delle fonti è comunque strategico e fondamentale. Sino alla dissoluzione dell'Urss gli archivi sovietici non erano accessibili. La ricerca storica faceva fatica ad entrare ad esempio nel mondo dei gulag dal punto di vista storiografico. Certo, ci poteva entrare dall'ottica della pamphlettistica politica o del dibattito giornalistico, ma il canale della ricerca storica non c'era. Ma ha ragione Galli Della Loggia quando dice che l'enfasi sulle persecuzioni razziali ha fatto il gioco di chi voleva continuare a ignorare il vero volto del regime sovietico e a conservare una primazia morale dell'Unione Sovietica? Rispetto al problema che la Shoah sia stata usata dai partiti di sinistra per parlare solo del nazismo e non dello stalinismo, questo è senz'altro vero. E però è anche un dato di fatto. La Shoah era una realtà del nazismo e non dello stalinismo. 24/04/2008.

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Siria e Corea Patto segreto sul nucleare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 98 del 2008-04-24 pagina 16 Siria e Corea Patto segreto sul nucleare di Redazione Le indiscrezioni circolate nei mesi scorsi stanno per trasformarsi in verità ufficiali: gli Usa ritengono che la Corea del Nord abbia aiutato la Siria a costruire un reattore nucleare. Sulla vicenda la Cia riferirà oggi in segreto in una insolita riunione a porte chiuse davanti alle Commissioni di Intelligence del Congresso americano. Ad anticipare i contenuti del rapporto è stato ieri il Los Angeles Times. Secondo quanto fatto trapelare dal quotidiano il bombardamento aereo israeliano avvenuto in una zona remota della Siria circa un anno fa fu deciso per distruggere una nascente e segreta centrale nucleare che la Siria stava realizzando con l'aiuto della Corea del Nord. Proprio questo sarebbe il quadro che la Cia si appresta a fare al Congresso degli Stati Uniti: tra Siria e Corea del Nord esisteva un patto segreto. Che forse esisterebbe ancora. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Anche l'islam radicale cede <Sì alla Carta dei valori> Lega: bloccheremo l'accordo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Italia 24-04-2008 Anche l'islam radicale cede "Sì alla Carta dei valori" Lega: bloccheremo l'accordo di ANDREA MORIGI ROMA Si riparte da 45 moschee e 69 associazioni islamiche per riorganizzare la presenza dei musulmani in Italia. Sono un'infima minoranza di moderati, in grado comunque di escludere i Fratelli Musulmani dell'Ucoii, l'Istituto culturale islamico di viale Jenner a Milano e, più oltre nella scala dell'ultrafondamentalismo, i gruppi salafiti che vantano una presenza meno strutturata ma più numerosa sul territorio nazionale. Anche al ministero dell'In terno pare aver vinto la logica del maggioritario, in stile Partito democratico. Si va da soli, veltronianamente, lasciandosi alle spalle le organizzazioni che avevano di fatto provocato la paralisi della Consulta per l'islam italiano. FUORI CHI NON FIRMA Chi non ha firmato la Carta dei Valori della cittadinanza e dell'integrazione, proposta un anno fa per riaffermare i princìpi di libertà religiosa e di parità tra uomo e donna, si è condannato a rimanere fuori. Era già accaduto il 28 agosto 2006, quando il ministro dell'Interno Giuliano Amato aveva sottoposto a tutti i partecipanti alla Consulta, pena l'espulsione, il documento che prevedeva, oltre alla condanna dell'Olocausto e al "riconoscimento della sua unicità", l'accettazione perpetua dello Stato d'Israele. Predisposto da un consiglio scientifico dopo aver consultato associazioni ed esponenti delle diverse comunità religiose ed etniche presenti in Italia, non era stato sottoscritto dai rappresentanti delll'Ucoii, condannando all'inattività la Consulta. Al suo tramonto avevano contribuito effettivamente varie spaccature all'interno della consulta per l'islam, divisa già nel marzo 2006 da un documento di condanna del terrorismo, ma i motivi principali della crisi possono essere fatti risalire essenzialmente alla pubblicazione il 19 agosto 2006 su diversi quotidiani italiani, da parte dell'Ucoii, di un appello sulla questione israelopalestinese in cui si paragonava Israele al nazismo. In extremis, il portavoce dell'Ucoii Ezzedin El Zerfi, ha cercato ieri di rimediare: "Siamo pronti a firmare la Carta dei Valori, ma è sbagliato escludere la nostra organizzazione dalla Federazione dell'Islam italiano promossa dal Viminale". In realtà, la nuova dichiarazione d'intenti ha raccolto ancora meno consensi. L'hanno sottoscritta soltanto in sette: Ejaz Ahmad, direttore della rivista Azad, Gulsahan Jivraj Antivalle, della comunità ismaelita italiana, Yahya Sergio Pallavicini, per la Co.re.is, Mohamed Saady, dell'Associazione nazionale Oltre le Frontiere, Abdellah Redouane e Mario Scialoja, del Centro Islamico Culturale d'Italia, la neoeletta deputata del Pdl Souad Sbai e Younis Tafwik, del centro culturale Dar Al Hikma. Sufficienti a riempire il tavolo dell'ultima conferenza stampa del ministro Amato al Viminale, ma dichiaratamente soltanto il nucleo di "un processo aggregativo", sul quale il prof. Carlo Cardia, presidente del consiglio scientifico della consulta per l'islam, non azzarda previsioni ma immagina almeno duequattro anni di tempo. La Sbai è meno ottimista e intravede tra i cinque e i dieci anni di incubazione per giungere a concretizzare il progetto di una federazione islamica moderata e pluralista, che accetti la laicità dello Stato e divenga protagonista del dialogo interreligioso. È la fase due, senza che la prima si sia mai veramente conclusa, se non con un insuccesso. Non c'era un autentico interlocutore delle istituzioni nel 2005, ai tempi dell'istituzione della consulta da parte del ministro dell'Interno dell'ultimo governo Berlusconi, Beppe Pisanu. Non c'è un punto di riferimento nemmeno allo stato attuale, ma l'obiettivo del riconoscimento legale dell'islam in Italia resta l'unico punto fermo, al di là delle difficoltà strutturali. Cardia, che ha predisposto una relazione - di cui per ora è stata resa nota soltanto una sintesi - non nasconde che l'assenza di una gerarchia ecclesiastica e le divisioni dottrinali e storiche che hanno segnato la storia dei musulmani costituiscono un fattore frenante. Alle speranze, ritornello del canto del cigno del ministro Amato, dà un sostegno il senatore del Pdl Lucio Malan che, nella nascita di un soggetto islamico "rappresentativo e affidabile" indica la possibilità di una "più facile sistemazione complessiva della situazione delle minoranze religiose", indicando tuttavia gli obiettivi mancati già nelle scorse legislature, durante le quali non andarono in porto i disegni di legge sulla libertà religiosa. ALTOLÀ DELLA LEGA Ma dalla Lega Nord, la più sospettosa sui progetti di legge e la più contraria al multiculturalismo, arriva l'altolà del senatore Piergiorgio Stiffoni: "No all'intesa tra lo Stato italiano e le organizzazioni musulmane per una futura federazione che acceda all'8 per mille". E avverte "il ministro Amato cerca di imbrigliare il futuro governo, ma non ci riuscirà perché i musulmani vedono l'Italia come terra di conquista e oltretutto non hanno e non possono avere una gerarchia consolidata. Per questo, bloccheremo l'accordo sul nascere". Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Porte del Mediterraneo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DUE MOSTRE SUGLI SCAMBI ARTISTICI E CULTURALI AVVENUTI NEGLI ULTIMI SECOLI ATTRAVERSO IL MARE NOSTRUM Porte del Mediterraneo Attraverso i porti e gli infiniti accessi, oggi come in passato scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura GUIDO CURTO Le montagne e i deserti dividono gli uomini; i fiumi e i mari, invece, li uniscono. Nel mondo contemporaneo, in cui le montagne sono attraversate da tunnel lunghissimi e sopra i deserti volano jet supersonici, sembrano esser diventate obsolete le parole del celebre storico Arnold Toynbee. Tuttavia, leggendo i giornali ci accorgiamo di quanto sia ancor oggi importante il mare come via di comunicazione dov'è facile spostarsi per centinaia di chilometri, anzi di miglia, in poco tempo a costi minimi. Basta un gommone di cinque metri e un motore fuoribordo da 50 cavalli per arrivare in due ore dalla Tunisia a Lampedusa; dall'Africa all'Europa. Se è vero che queste migrazioni "clandestine" inducono problemi sociali e politici, resta il fatto che attraverso i porti e le infinite porte del mar Mediterraneo, oggi come in passato, scorrono merci, persone e soprattutto passa la cultura. Di questo fatto è convinto l'assessore alla Cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva, che ha, infatti, accolto e sostenuto la proposta della storica dell'arte Martina Corgnati, interessata a curare una mostra incentrata sugli scambi artistici e culturali avvenuti negli ultimi secoli nel bacino del Mar Mediterraneo, interessando da vicino anche il "nostro" Piemonte. Così, dopo un lavoro di ricerca durato oltre un anno, è nata la mostra Le Porte del Mediterraneo che s'inaugura martedì 22 aprile alle ore 18 a Rivoli in due sedi: a Palazzo Piozzo e nella Casa del Conte Verde. Il percorso espositivo prende il via cronologicamente nella trecentesca Casa del Conte Verde, dove è ambientata la sezione storica che riunisce dipinti, disegni, incisioni e fotografie dell'Ottocento e del primo Novecento; opere che documentano la passione per l'Orientalismo diffusasi in Piemonte fin dal 1700, trovando il suo climax nella creazione a Torino del Museo Egizio. Pochi lo sanno, ma sono davvero tanti i piemontesi che coraggiosamente viaggiano nel Vicino Oriente (che gli americani chiamano Medio . per loro!) e con l'Egitto s'instaura un rapporto privilegiato. La seconda parte della rassegna è nel settecentesco Palazzo Piozzo dove sono esposte opere d'arte realizzate per l'occasione da 17 artisti contemporanei provenienti da Egitto, Algeria, Israele, Turchia, ex Yugoslavia e due dall'Italia. Inutile citarli uno ad uno perché sono nomi in gran parte sconosciuti a quasi tutti noi. Chi, invece, conosce bene il loro lavoro è Martina Corgnati, la curatrice della mostra, che da anni assiduamente li segue. Nata a Torino, figlia della celebre cantante Milva e del regista collezionista Maurizio Corgnati, Martina è una storica e critica d'arte valente e appassionata, docente all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Poiché la mostra, al momento in cui scriviamo, non è ancora visitabile, rimandiamo il giudizio sulle singole opere, anche se, da tutta la documentazione stampa e dalla lettura dei saggi in catalogo (Skira editore), s'intuisce che l'evento (ci saranno anche tre conferenze e una rassegna video) serve a mettere il luce gli intesi scambi artistici e culturali che oggi come in passato uniscono l'Occidente al vicino Oriente, Arabi e mussulmani compresi. Ha quindi ragione Cristina Giudice, anche lei docente di Storia dell'arte all'Accademia Albertina, quando concludendo il suo saggio in catalogo fa notare come gli antichi romani definissero il Mediterraneo Mare Nostrum, mentre più democraticamente gli Arabi lo denominarono al-Bahr al Mutawassit, ossia il Mare di Mezzo, davvero un'immensa porta spalancata tra il nord e il sud del mondo, tra l'Oriente e l'Occidente. Lasciamola aperta. LE PORTE DEL MEDITERRANEO PALAZZO PIOZZO, VIA FIORITO 6 CASA DEL CONTE VERDE VIA F.LLI PIOL 8, RIVOLI Orario: mar-ven 15/19 sab-dom 10/13 e 15/19 info: 011/9563020.

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Un soldato israeliano, membro di un'unità speciale di intelligence, è stato condannat (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

O da un tribunale militare a 19 giorni di prigione per aver pubblicato su una community in internet una foto della sua base. È la prima volta che le forze armate israeliane applicano una sanzione tanto grave per un episodio in apparenza così banale. In realtà da tempo i vertici militari israeliani stanno combattendo una dura battaglia per frenare l'abitudine, particolarmente diffusa soprattutto fra i soldati più giovani, di pubblicare su popolari siti web le foto che li ritraggono in servizio, violando, spesso per semplice mancanza di accortezza, veri e propri segreti militari. "I nostri soldati - ha detto un portavoce dell'esercito commentando la sentenza di condanna - devono essere educati sui pericoli legati a un uso disattento di Internet".

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E' ora di lasciare il Libano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 E' ora di lasciare il Libano di Arturo Diaconale Crescono le tensioni in Medio Oriente. Siria ed Iran continuano a soffiare sul fuoco sostenendo e foraggiando con ogni mezzo tutti i gruppi più estremisti del fondamentalismo islamico presenti nella zona. Per la diciottesima volta il parlamento libanese ha dovuto rinviare la scelta del nuovo Presidente in sostituzione del filosiriano Emile Lahoud. Nel Sud del Libano, infine, i miliziani di Hezbollah continuano a ricevere armi provenienti da Damasco e Teheran ed aspettano il momento più opportuno per riaprire le ostilità contro Israele. Il clima, in sostanza, sta diventato sempre più arroventato. E minaccia di trasformare i soldati italiani dell'Unifil nel bersaglio preferito di chiunque abbia interesse ad accendere il fuoco di un nuovo conflitto mediorientale. Ma perché morire per Hezbollah? E magari per mano di Hezbollah stesso o di qualche gruppo di Al Quaida? Il prossimo governo di Silvio Berlusconi deve porre al primo punto della sua agenda questo drammatico interrogativo. Esiste il concreto pericolo che da un momento all'altro i terroristi ed i loro mandanti scelgano come bersaglio delle loro azioni i nostri soldati piazzati lungo il confine tra Libano ed Israele a far da cuscinetto pacificatore non tanto tra i due paesi, quanto tra i miliziani di Nasrallah e l'esercito israeliano. Le condizioni che indussero il nostro governo a decidere di inviare il contingente a svolgere la delicata missione di pace sono cambiate radicalmente. La scelta del governo Prodi di ritirare il nostro contingente dall'Iraq e di inviarlo in Libano fu il segno più evidente di discontinuità in politica estera che la maggioranza di centro sinistra volle dare rispetto alla linea seguita nei cinque anni di governo del centro destra. In questo modo l'esecutivo di Prodi allentava la solidarietà con Usa ed Israele, sceglieva ufficialmente la posizione dalemiana dell"equivicinanza" e, di fatto, avviava una politica di avvicinamento e di dialogo con il mondo arabo in generale e con i paesi estremisti Siria ed Iran e con i gruppi estremisti a loro collegati in particolare. La passeggiata a Beirut di Massimo D'Alema con il rappresentante di Hezbollah costituì la rappresentazione più emblematica della sterzata della politica estera italiana. E rappresentò anche la garanzia che fino a quando l'Italia avrebbe mantenuta ferma la linea dalemiana e le truppe dell'Unifil avrebbero continuato ad interpretare le proprie regole d'ingaggio come autorizzazione a non contrastare in alcun modo il riarmo di Hezbollah, i nostri soldati non avrebbero avuto problemi di sorta. Ma ora la situazione è cambiata. Non tanto perché il ritorno al governo di Silvio Berlusconi comporterà necessariamente una correzione in senso filo-occidentale della linea di politica estera dalemiana in Medio Oriente. Quanto perché sono cambiate le condizioni politiche dell'area e quelle del contesto internazionale. Al Quaida per un verso e Siria ed Iran per un altro, sembrano sempre più consapevoli che il tempo gioca a loro sfavore. Più dura il simulacro di pace esistente in Medio Oriente, più gli Usa possono continuare a portare avanti il processo di pacificazione in Iraq, più la Nato può operare efficacemente in Afghanistan, più esplodono le contraddizioni tra le varie fazioni palestinesi, più gli stati arabi moderati si convincono che la loro salvezza passa attraverso la marginalizzazione degli estremisti e la lotta ai terroristi. In più il recente viaggio del Papa negli Usa ha riacceso la propaganda dei fondamentalisti islamici contro Occidente e Chiesa cattolica accomunati nell'accusa di rappresentare gli "invasori crociati". E questo alimenta una tensione che può trovare il più facile dei bersagli nei soldati italiani dell'Unifil, trasformati nel pretesto per dare nuovamente fuoco alle polveri del Medio Oriente. Se restare in Libano avesse un senso qualsiasi, dall'assicurare la pace a rispettare un impegno d'onore, sarebbe giusto restare. Ma visto che rimanere significa solo diventare il pretesto per una nuova guerra, è auspicabile che il governo Berlusconi decida di ritirare il contingente. Morire per la pace può essere glorioso. Ma morire per Hezbollah è da cretini.

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Antisemitismo islamico, come ai tempi di Hitler (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 24 Apr 2008 Edizione 80 del 24-04-2008 Rapporto Erlich Antisemitismo islamico, come ai tempi di Hitler di Dimitri Buffa Come ai tempi di Hitler. Forse peggio, almeno come propaganda ideologica diffusa tra tutti gli strati sociali. L'antisemitismo nel mondo islamico ha ormai raggiunto simili livelli di guardia da avere spinto il governo israeliano a commissionare uno studio a un esperto di anti terrorismo, il colonnello Reuven Erlich, direttore dell'Intelligence center for counter terrorism, il quale pochi giorni fa ha consegnato il rapporto, quasi 180 pagine, che è subito stato classificato come riservato. Sostiene adesso Erlich che "non si tratta più di un ordinario quanto violento pregiudizio religioso anti ebraico, quanto piuttosto di un vero e proprio manifesto programmatico di un futuro sterminio pianificato teoricamente come lo fu la stessa shoah ai tempi del nazismo". Per decenni dopo il secondo conflitto mondiale gli storici hanno studiato il "Mein Kampf" e gli altri documenti del folle dittatore tedesco e per decenni la gente si è chiesta: "perché nessuno ha voluto credere quello che lui stesso dichiarava di volere attuare"? Adesso a distanza di ben più di mezzo secolo dalla fine del nazismo sono gli "sheik" come Al Zawahiri ma anche come Al Qaradawi a dichiarare di volere sterminare gli ebrei". Ovviamente esiste un problema nel problema: questo antisemitismo islamico, a mo' dell'analfabetsimo di ritorno, sta per l'appunto tornando adesso in Europa grazie ai milioni di immigrati dal mondo arabo e islamico. Che importano nei ghetti multiculturali di Inghilterra, Danimarca, Olanda e Francia gli stessi insegnamenti dell'odio. E così se prima gli episodi di aggressione a cittadini europei di religione ebraica erano più che altro appannaggio di gruppuscoli della estrema destra xenofoba europea, adesso quasi tutte le aggressioni degli ultimi dieci anni sono avvenute per opera di cittadini immigrati di religione islamica. La ricerca commissionata a Erlich dal governo israeliano è stata consegnata esattamente una settimana fa ed è tarata esclusivamente sull'incitamento all'odio religioso contro gli ebrei. Gli "statement" di odio verso lo Stato di Israele in questo quadro non sono neppure stati esaminati: non sarebbe bastata un'enciclopedia per contenerli tutti. La novità degli ultimi tre anni è che dietro questa magmatica galassia dell'odio e della propaganda antisemita assai diffusa in tutto il mondo arabo islamico c'è adesso una regia palese, quella dell'Iran di Ahmadinejad e quella del movimento terroristico degli Hezbollah. Entità statali cosiddette "canaglia" e formazioni di guerriglia che dispongono di numerosi mezzi di comunicazione, tra cui le tv satellitari diffuse in tutto il mondo (vedi la famigerata "Al Manar" degli stessi Hezbollah), con cui fare il lavaggio del cervello non solo ai cittadini del Medio Oriente ma anche a quelli stabilitisi nel vecchio Continente. E questa strategia di accerchiamento della propaganda dell'odio prosegue di pari passo con quella di tipo militare guidata anch'essa dall'Iran di Ahmadinejad.

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Israele nella tenaglia Hamas-Hezbollah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MA LE PROVOCAZIONI DEI TERRORISTI NON FERMERANNO LE TRATTATIVE DI PACE TRA OLMERT E ABBAS Israele nella tenaglia Hamas-Hezbollah 24/04/2008 Lo scenario che si presenta nel Medio Oriente ha tutta l'aria di un vero e proprio momento in cui si apprestano a spirare nuovi venti di guerra. La provocazione costituita dalle dichiarazioni del despota siriano Assad sulla imminenza di una nuova guerra con lo Stato d'Israele, si lega strettamente alla propaganda anti-israeliana, violenta e sfrenata, che si leva dalle tribune del Paese dei mullah. Debbono leggersi in tale ottica i movimenti di intenso riarmo e riorganizzazione logistica, da parte delle milizie terroriste di Hamas e di Hezbollah, che si svolgono lungo i confini con lo Stato ebraico. I consiglieri militari e i pasdaran mantengono la stretta coordinazione delle formazioni terroriste, che Teheran finanzia, arma e addestra. Le formazioni del terrore mostrano appieno, nel protrarsi degli attacchi contro gli israeliani, una maggiore tecnica di armamento e di preparazione militare, che sono il frutto dell'esperienza acquisita nei campi di addestramento iraniani. Continuano, intanto, da parte dei terroristi di Hamas i lanci da Gaza dei missili Qassam, che cadono indiscriminatamente sulle città del Negev, colpendo scuole, ospedali e case di civile abitazione e provocando morti, feriti e rovine tra la popolazione inerme. Hezbollah, a sua volta, sotto gli occhi delle truppe internazionali dell'Onu, si è pienamente ripresa dalla severa lezione, ricevuta questa estate da Tsahal, allorquando ha attaccato il territorio israeliano, rapendo due militari ebrei. Le milizie terroriste di Hezbollah, oltre a costituire pericolo, per lo Stato israeliano, condizionano fortemente il Libano, portano a compimento, per i siriani, attentati contro personalità politiche libanesi, come Hariri e fanno ostacolo persino alla libera elezione del Presidente di questo Stato. Tutta questa attività aggressiva, oltre a rispondere alla richiesta destabilizzante, da parte della Repubblica teocratica dei mullah, tende a creare un fuoco di sbarramento contro qualsiasi eventualità di accordo di pace, tra Israele e l'Autorità palestinese del presidente Abbas. Gli interessi delle potenze internazionali sembrano avere una consistente convergenza, affinché la trattativa, tra israeliani e palestinesi, progredisca, sotto i buoni auspici sia dell'Egitto, sia dell'Arabia Saudita, sia della Giordania e sia di Usa e Russia. La Russia, da parte sua, cerca di rientrare in gioco nello scacchiere mediorientale, forte delle discrete relazioni, che intrattiene con l'Iran e del notevole condizionamento che esercita verso il dispotismo siriano, essendone il principale fornitore di armamenti. Si innesca, così, un particolare meccanismo che, nel momento più propizio per il buon esito delle trattative di pace tra arabi palestinesi e israeliani, le forze che osteggiano tale possibilità fanno del tutto per far precipitare la situazione nel caos della guerra totale. Le provocazioni di Hamas sono molteplici e incessanti, per ben due volte, si sono susseguiti i suoi attacchi, dalla Striscia di Gaza ai confini israeliani, che hanno provocato morti nei pressi di Ashkelon, nel deserto del Negev. È notevole il miglioramento delle potenzialità militari di Hamas, che usa mezzi e armamenti sempre più sofisticati che fanno denotare l'afflusso sempre più massiccio di armi e mettono in evidenza lo stato di addestramento, che i terroristi vanno a perfezionare in Iran. Il regime dispotico siriano, intanto, rafforza i suoi contingenti militari al confine nord dello Stato ebraico, mentre dalla parte di Gaza, presso i confini del Negev, i terroristi di Hamas sotto gli ordini dei pasdaran lanciano i Qassam sulle città israeliane e sferrano attacchi in continuazione. La situazione di alta instabilità è provocata dalle mene imperialiste delle teocrazie iraniane, che, mentre continuano imperterrite a perseguire la loro opera di armamento atomico, irridendosi, apertamente, delle "grida" onusiane, continuano a sbraitare minacce di distruzione contro Israele. Il programma d'armamento atomico, non subirà sosta alcuna, secondo il delirante berciare del piccolo Hitler di Teheran, ma, forte delle molteplici e più efficienti centrifughe che sono state istallate avrà una decisa accelerazione nei tempi. Le continue minacce d'estinzione che lo Stato ebraico riceve da parte della teocrazia dei mullah si rafforzano sempre di più infrangendo sulle rocce della cruda realtà i vani sogni dei negoziatori onusiani, come El Baradei, che continuano a illudersi sulla buona volontà iraniana. Sono chiare, a questo punto, le intenzioni guerrafondaie dei Paesi del male. Israele, in questo clima, creato dai movimenti delle forzi ostili, si sente accerchiato e si appresta a organizzare un piano di difesa-offesa in grado di scoraggiare qualsiasi attacco, da qualsiasi parte gli venga portato. Le continue provocazioni delle milizie terroriste di Hamas e di Hezbollah, al soldo e agli ordini dei criminali iraniani, non riescono, però, né a fermare, né a scoraggiare lo sviluppo in corso delle trattative di pace tra Israele e l'Autorità palestinese. È un fattore altamente deviante, in tale contesto, l'opera intrapresa dall'ex presidente Usa Jimmy Carter, volta a incontrare i capi dei gruppi terroristi di Hamas, dando con ciò a questi ultimi attendibilità, per una trattativa che non esiste, assolutamente, nelle loro intenzioni. Il presidente israeliano Olmert e quello palestinese Abbas sono, comunque, intenzionati ad accelerare i tempi per giungere a siglare una pace equa e giusta, che possa rispondere appieno alle esigenze dei loro popoli e non si faranno di certo scoraggiare dalle forze del disordine e del terrore. Questo è l'anno del sessantesimo della fondazione d'Israele, in questo momento, si fanno più vicine le speranze di una pace giusta, che lo Stato ebraico ha sempre avuto come obiettivo primario. Questo, però, è anche un momento delicato e particolare, ove gli attacchi delle forze del male potrebbero scatenarsi per far infrangere le speranze di pace degli animi giusti negli aspri scogli dello sconvolgimento e nel caos distruttivo di una guerra totalizzante e senza fine.

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Bush affida la guerra al terrorismo al Rommel che ha riconquistato l'Irak (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 98 del 2008-04-24 pagina 16 Bush affida la guerra al terrorismo al Rommel che ha riconquistato l'Irak di Gian Micalessin Il re della controguerriglia vola sempre più in alto. Dopo la "rimonta" irachena e le sconfitte inferte ad Al Qaida il generale David Petraeus è pronto a trasferirsi al comando centrale delle Forze armate di Tampa, in Florida, per assumere, a fine estate, il controllo di tutte le operazioni militari americane in Asia Centrale, Medio Oriente e Corno d'Africa. La promozione, annunciata ieri dal segretario alla Difesa Robert Gates, trasforma il generale più amato da George W. Bush nel "regista" del grande risiko mediorientale. Kabul e Teheran saranno, da questo punto di vista, i dossier che occuperanno più spazio sulla sua nuova scrivania. Spetterà a Petraeus inventarsi nuove ricette per sgominare le offensive talebane in Afghanistan e definire una strategia vincente in caso di guerra aperta all'Iran. In Afghanistan le forze della Nato e i vari contingenti americani operano da oltre un anno in uno stato d'impasse limitandosi a contenere l'infiltrazione talebane dal Pakistan. Petraeus dovrà inventarsi una nuova "rimonta" capace di riconquistare l'anima e la mente degli afghani oltre a rinsaldare l'alleanza con i vertici militari di Islamabad per colpire i santuari di Al Qaida e talebani nelle aree tribali pakistane. Il vero nodo gordiano del nuovo incarico di Petraeus sarà, però, la strategia da seguire in caso di scontro diretto con l'Iran. Se la corsa al nucleare di Teheran non si fermerà il bombardamento dei siti atomici, per mano di Washington o dell'alleato israeliano, innescherà inevitabilmente un confronto armato su territori molto più ampi. Il fronte attivo, in questo scenario, spazierà dal territorio e dalle coste iraniane a quelle zone d'Iraq e Libano dove Teheran manovra le milizie sciite e il Partito di Dio. In questo contesto Petraeus avrà il non facile compito di difendere Israele e allo stesso tempo respingere eventuali attacchi missilistici contro le proprie basi e i propri alleati arabi in tutto il Medio Oriente. Come se non bastasse dovrà essere pronto ad affrontare una guerra di lunga durata con forze già messe a dura prova dall'impegno iracheno. Il destino di futuro "nemico numero uno" di Teheran è scritto, del resto, nel balletto di poltrone che sposta il generale Petraeus da Bagdad a Tampa. L'ammiraglio William Fallon, suo predecessore, lasciò il Comando centrale di Tampa a marzo dopo una serie di duri scontri con la Casa Bianca sulla questione iraniana. Contrario a qualsiasi attacco diretto a Teheran Fallon disegnò una strategia considerata arrendevole e inefficace dallo staff di George W. Bush. Petraeus durante i 16 mesi trascorsi sul fronte iracheno non ha invece esitato a denunciare le interferenze di Teheran arrivando ad ordinare la cattura e la detenzione di numerosi ufficiali della Brigata Al Quds, le forze speciali dei Guardiani della Rivoluzione responsabili di tutte le operazioni oltreconfine. Con questo viatico alle spalle il generale è considerato l'erede sul campo di George W. Bush e, al tempo stesso, l'uomo più adatto per definire una strategia in grado di contenere non solo Teheran, ma anche le milizie sciite in Irak, i guerriglieri di Hezbollah in Libano e tutti gli altri alleati del regime degli ayatollah. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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INCONTRI Politiche culturali Alle 18 Urban Center organizza il dibattito su Il Distretto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

INCONTRI Politiche culturali Alle 18 Urban Center organizza il dibattito su "Il Distretto centrale e le politiche per la cultura", in previsione della mostra "Torino 011. Biografia di una città". Intervengono Fiorenzo Alfieri, Alberto Barbera, Giovanni Durbiano, Enrica Pagella e Ezio Pelizzetti. Introduce e coordina Sergio Ariotti. Aula Magna del Rettorato, Università, via Verdi 8 Rievocazione Alle 20,45 conferenza di Renzo Balbo, presidente dell'Associazione Partigiani delle Langhe e del Monferrato, dal titolo "Un anniversario, una rievocazione". A cura dell'associazione Italia Israele. Fondazione Camis de Fonseca, via Pietro Micca 15 LIBRI Contadini Alle 18 presentazione del libro di Massimo Perotti "Gli occhiali di Franz" edito da Angolo Manzoni. Con l'autore intervengono Gianni Oliva, Claudio Diatto e Enzo Bartolone. Letture di Roberta Ceraolo e accompagnamento musicale dell'associazione "W. A. Mozart" di Torino. Circolo dei Lettori via Bogino 9 Dopo l'11 settembre Alle 18 viene presentato il libro di Delia Vaccarello "Quando si ama si deve partire" edito da Mondadori. Con l'autrice ne parla Margherita Giacobino. Feltrinelli, piazza Cln 251 SPETTACOLI Lotte femminili Domani alle 17 spettacolo realizzato dal Teatro Reginald e dall'Asociation Universitaria Interamericana di Caracas "Alba rossa e le sue sorelle". Una riflessione sulle lotte femminili contro il fascismo, i diritti sul lavoro, una nuova coscienza sociale: interpretato da Maria Grazia Silvi Antonini e Blanca Briceno. Teatro Cuore, via Nizza 56/bis Improvvisazione Alle 21 serata finale di "Catchimprò", ovvero "Improvvisazioni teatrali spericolate". Organizza Quinta Tinta Teatro. Ingresso libero. Ossigeno, parco Stura, corso Giulio Cesare 338/34 Stagione Caos Alle 21 ultime repliche della performance di Gabriella Cerritelli dal titolo "Behind the door", sugli abusi e violenze sessuali, e a seguire quella dei Portage "No spitting". Ingresso 7 euro. Stalker Teatro, piazza Montale 18/a MUSICA Lirica Concerto alle 21,30 del baritono Gabriele D. G. Bolletta, accompagnato al pianoforte da Andrea Turchetto, dal titolo "E' sogno o realtà?". Caffè Fiorio, via Po 8 Dal vivo Musica dal vivo questa sera con i Sidera Ves. La rock band guidata da Enrico Esma viene preceduta sul palco, a partire dalle 22, dal gruppo La Teoria Delle Orbite. Organizza Fondazione Sonora. Magazzini di Giancarlo Murazzi Sulle note del jazz Alle 22 comincia la performance Dino Pelissero ai flauti, Nunzio Barbieri alla chitarra solista, Gabriele Facciotti alla chitarra ritmica. A partire dalle 20,30 è possibile cenare. Caffè Basaglia via Mantova 34 VARIE Installazione Alle 19 le artiste Francesca Macrì e Irene Pittatore propongono l'installazione "Geografia del cambiamento", opera selezionata per la XIII Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo. Seguirà aperitivo. Artintown, via Berthollet 25 Fiaccolata Per la Festa della Liberazione il Comune di Coazze, in collaborazione con l'Ecomuseo della Resistenza, organizza una fiaccolata commemorativa. Il corteo parte alle 20,30 da piazza della Vittoria e si snoderà per il centro del paese fino ad arrivare intorno alle 21,30 nel parco comunale dove si terrà il concerto dell'orchestra "I ragazzi della Val Sangone" e gli allievi della scuola media. Aperto l'Ecomuseo in viale della Resistenza. Info: 011/9349681. Approdi Il progetto, realizzato esclusivamente da artiste, studiose e operatrici culturali, propone alle 21,15 la proiezione del film "Uno virgola due" di Silvia Ferreri. Collegno, Villa 5 al parco della Certosa, via Torino 9/6 Giochi scientifici Domani, sabato 26 e domenica 27 tre giornate di giochi scientifici all'aperto dal titolo "La grande ruota e la goccia bambina": sull'acqua, l'elettricità e l'aria. Si potranno costruire aerei, elicotteri, aquiloni, girandole e sfere di acqua e sapone. Dalle 14 alle 19. Museo A come Ambiente, corso Umbria 84/90 Docu Lab Iscrizioni fino al 2 maggio per il "Laboratorio di video-documentazione", 16 ore per conoscere il processo di creazione di un video documentario, dall'idea alla sua realizzazione. Comincerà il 6 maggio, due ore la settimana per un totale di 8 incontri. Organizza Documè; info: 011/6694833. Documè, via San Pio V 14/c MOSTRE Ex voto Prosegue sino al 31 maggio la mostra "Un poeta e 57 artisti per una grazia ricevuta - Via Crucis, un percorso parallelo tra arte sacra e esperienze contemporanee". Il castello è aperto domani e anche il 1 maggio dalle 10 alle 20. Ingresso libero. Castello di Rivalta A cura di Tiziana Platzer giornonotte@lastampa.it.

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Carte coperte Il futuro premier ha confermato che per ora soltanto 4 poltrone sono decise (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 24-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il nuovo corso della presidenza di Giorgio Napolitano inizierà ufficialmente alle 17 di domani nella sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova. Data la prudenza dell'uomo, non sarà facile cogliere già nel discorso per celebrare Liberazione e Resistenza gli effetti delle lunghe discussioni che il Presidente ha avuto in questi giorni coi suoi collaboratori. Ci vorrà un po' di tempo, anche perché il nuovo corso sarà più precisamente una nuova fase nella quale, più che una svolta, si potrà notare una messa a punto del messaggio, con l'accentuazione di alcuni aspetti. In ogni caso, ascoltando il discorso di Genova, chi vorrà potrà individuarvi, in calibrati riferimenti al rapporto tra Costituzione e popolo, al ruolo di chi deve difenderla e a quello delle Forze Armate, le linee di una presidenza che, nata con forte caratterizzazione politica, apparirà sempre più marcatamente istituzionale. Napolitano non è per nulla insoddisfatto dei primi due anni di presidenza (scadranno il 15 maggio). Gli indici di gradimento sono soddisfacenti e il prestigio personale è aumentato. La sua correttezza istituzionale è riconosciuta, almeno formalmente. Le punture di spillo, o le frecciate, che non sono mancate anche in campagna elettorale, sono state seguite da marce indietro e genuflessioni. Come qualche giorno fa, quando il direttore della Padania ha dato voce a un lettore che chiedeva le dimissioni di Napolitano per poi vedersi redarguire da Roberto Calderoli: "Ho provato tre presidenti sulla mia pelle, e posso dire che il ruolo di assoluto rispetto della Costituzione esercitato dal presidente Napolitano gli deve essere totalmente riconosciuto". Un "presidente super partes e un garante del rispetto delle regole". Tuttavia il Presidente non si illude e, dal recente gioco di attacchi e smentite di Silvio Berlusconi, ha tratto la convinzione che una certa fascia politica è pronta a colpirlo. Tanto che i suoi collaboratori ammettono che questa della formazione del governo è "una fase delicata", in cui il Presidente si muoverà "sotto traccia", sempre coperto dagli articoli della Costituzione. Molte cose sono cambiate dalla legislatura precedente, non solo la maggioranza politica. La più breve legislatura della storia repubblicana era nata male e a rischio fin dall'inizio. E il presidente, non per aiutare Romano Prodi ma per dare al sistema il tempo di riformarsi, se ne era fin dall'inizio assunto un ruolo di tutela, quasi di discreta regia dei processi politici di fondo. La legislatura che sta per iniziare è molto più solida, anche se resta il problema di una seria riforma istituzionale e di una nuova legge elettorale. Napolitano continuerà a chiedere cooperazione agli schieramenti e capacità di individuare "un filo di coerenza in un sistema avviato a un'alternanza matura". Ma per il resto sarà cauto. Sull'esame delle leggi sottoposte alla sua firma sarà puntiglioso, non intendendo abdicare al ruolo, ma attento, sapendo che un'eventuale reiezione scatenerà la rappresaglia. Nonostante la scarsa passione per i mezzi veloci (diffidenza per gli elicotteri e un malcelato fastidio per la Maserati ciampiana, finita ad arrugginire in garage), Napolitano, nei primi due anni, si è mosso abbastanza, più di Carlo Azeglio Ciampi sia nei primi che negli ultimi due. Ora ha in programma cinque viaggi all'estero di qui a fine anno (Russia, Grecia, Egitto, Israele e Finlandia), a parte la prossima puntata a Graz. Ma poi rallenterà, sia per l'imminente cambiamento del consigliere diplomatico sia perché Berlusconi, specie all'inizio, reclamerà la sua parte sulla scena internazionale. Soprattutto dall'anno prossimo si comincerà a notare un'intensificazione delle visite interne, dove il Presidente ha scoperto di "divertirsi", e dove si propone di far sempre più risaltare "l'Italia che eccelle" e di rafforzare il rapporto diretto con la gente. Napolitano si concentrerà sui suoi temi: la ricostruzione di un'unità nazionale storica, la necessità per l'Italia di diventare un paese più civile, a cominciare da un'azione decisa per ridurre le morti sul lavoro. Non farà né un passo indietro né uno a lato, ma cercherà di salire di un gradino, installandosi nel ruolo di arbitro in nome della Costituzione e per conto del suo popolo.

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Pyongyang aiutò Damasco a costruire reattore nucleare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LE PROVE IN UN VIDEO DEL PENTAGONO "Pyongyang aiutò Damasco a costruire reattore nucleare" Torna alta la tensione tra Usa e Corea del Nord. La Casa Bianca ha accusato formalmente il regime di Pyongyang di aver aiutato la Siria a costruire un reattore nucleare. Il Washington Post ieri aveva rivelato l'esistenza di un video registrato la scorsa estate nel sito nucleare siriano di al Kibar, distrutto il 6 settembre 2007 in un raid israeliano, in cui si vedevano esperti nordcoreani al lavoro nell'impianto. Sito modellato sul reattore di Yogbyon che Pyongyang si appresta a smantellare in virtù dell'accordo di Pechino. Damasco ha smentito la collaborazione tra i due Paesi.

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<Gaza come i lager>. Scontro all'Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Gaza come i lager". Scontro all'Onu il caso Polemica per la frase del rappresentante libico. L'ambasciatore di Israele attacca Carter NEW YORK. L'occasione della "colazione di lavoro", offerta dall'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Dan Gillerman sotto gli auspici dell'associazione umanitaria The Israel Project, dovrebbe essere uno scambio di auguri in occasione del Pesach, la Pasqua ebraica e anche la celebrazione un po' anticipata dei sessant'anni dalla rinascita di Israele come Stato sovrano, avvenuta il 14 maggio 1948. Ma gli ultimi sviluppi nel vicino Palazzo di Vetro inevitabilmente diventano il tema del giorno. La scorsa notte, durante una seduta del Consiglio di sicurezza, che si svolgeva sotto la presidenza dell'ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo, il rappresentante della Libia Ibrahim Dabbashi, alla fine di un lungo discorso, ha paragonato le condizioni dei palestinesi nella Striscia di Gaza a quelle dei campi di concentramento nazisti. Non appena Dabbashi ha pronunciata la frase, in segno di protesta l'ambasciatore italiano all'Onu Marcello Spatafora si è allontanato con i colleghi delle missioni permanenti di Francia, Gran Bretagna, Belgio, Costarica e Stati Uniti. All'ambasciatore del Sudafrica non è rimasto quuindi che prendere atto del loro "assoluto dissenso" dall'intervento della Libia e sospendere la seduta, che aveva come tema la ricerca di iniziative politico-diplomatiche per la ripresa del dialogo israeliano-palestinese incominciando dal problema immediato e drammatico degli aiuti umanitari alle popolazioni di Gaza. È stato così lo stesso ambasciatore di Israele Gillerman a portare su questo tema la discussione, senza risparmiare durissime critiche all'operato dell'Onu, ad Hamas e alla recente missione mediorientale dell'ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter. "Il Consiglio di Sicurezza - ha detto -è ormai divenuto un organo totalmente paralizzato e irrilevante, nel quale La Libia esercita un diritto di veto". Che giudizio da' lei, ambasciatore, della missione di Carter, a detta del quale Hamas sarebbe disponibile a una forma di riconoscimento di fatto di Israele come interlocutore per un negoziato? "È molto triste dover constatare che quello che non sarà stato magari uno dei più grandi presidenti nella storia degli Stati Uniti, ma era in origine un uomo decente e sinceramente animato da buone intenzioni sia divenuto ora quello che io ritengo un bigotto. Si era già sporcato le mani in passato ma ora, dopo avere stretto la mano al capo di un'organizzazione di terroristi, se le ritrova sporche di sangue". Per Carter, Hamas non ha però escluso la possibilità di contatti per consentire la distribuzione di aiuti e arrivare a una tregua. "Le tregue di Hamas le conosciamo. Servono a rafforzare i nostri nemici che vogliono isolare Israele e dividerlo per meglio attaccarlo e distruggerlo. Ma sappiamo bene anche che gli interessi di Hamas non sono quello che vuole la maggioranza dei palestinesi. Il popolo palestinese, come noi, vuole solo vivere in pace. Capisce perfettamente che siamo destinati a vivere gli uni accanto agli altri. Come gli israeliani, anche i palestinesi si meritano di avere un loro Stato, ma non è appoggiando le manovre di chi vorrebbe distruggere Israele che si può arrivare alla pace"". Lei dice che le posizioni di Hamas fra i palestinesi riflettono posizioni di minoranza. Perché allora con gli altri non si riesce a riprendere il dialogo? "Abbiamo altri nemici, e il più pericoloso di tutti è l'Iran, che finanzia e rifornisce di armi Hizbollah, vale a dire il braccio armato di Hamas. È l'Iran, con le sue ambizioni di egemonia regionale che passano attraverso il possesso il più presto possibile di un'arma atomica, la vera minaccia. Praticamente ogni giorno, le nostre comunità sono bombardate con missili, alcuni dei quali hanno una gittata fino a 250 chilometri, forniti da Teheran. E la minaccia non è rivolta solo contro Israele, ma contro la pace mondiale". Gli iraniani sarebbero allora, più dei movimenti estremisti palestinesi, il vero ostacolo per la pace? "Non ho detto gli iraniani, un popolo che noi ammiriamo nella sua antica cultura, nellla sua storia. Mi riferisco al loro vergognoso regime, con un leader che nega l'Olocausto e sogna di cancellare Israele dalla carta geografica". In conclusione allora sulle prospettive di pace lei è pessimista? "Al contrario. Rimango ottimista, perché l'alternativa sarebbe troppo orribile per contemplarla". Renzo Cianfanelli 25/04/2008.

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La Fiera del libro si affida alla bellezza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A TORINO DAll'8 al 12 maggio Presentata l'edizione numero 21, segnata dalle polemiche per la scelta di Israele ospite d'onore. Napolitano taglierà il nastro 25/04/2008 marco francalanci TORINO. A dissipare ogni dubbio ci ha pensato Giorgio Napolitano. Sarà infatti il presidente della Repubblica a inaugurare, l'8 maggio, la ventunesima edizione della Fiera Internazionale del Libro, sulla quale si erano addensate le nubi di un boicottaggio che poi fortunatamente si è limitato a poche e insignificanti rinunce. Causa del contendere, se così si può dire, l'annuncio che sarebbe stato Israele il Paese ospite dell'edizione 2008 (così come avviene ogni anno per una nazione diversa e nel 2009 toccherà all'Egitto). Una campagna tanto insulsa quanto bipartisan ha travisato questa scelta degli organizzatori come un ossequio alla politica del Paese mediorientale. Per confermare invece il vero significato dell'omaggio alla cultura israeliana in tutte le sue sfaccettature (gli organizzatori si sono riservati la libertà più assoluta su temi e autori, tanto che saranno presenti anche numerosi dissidenti nei confronti del governo) è voluta scendere in campo la prima autorità istituzionale italiana, che nonostante le difficoltà legate alla formazione del nuovo governo ha confermato la volontà di "aprire" quello che una scrittrice islamica, Irshad Manji, ha definito "il più grande evento librario europeo". La Fiera del Libro, che durerà fino al 12 maggio nel quartiere espositivo del Lingotto, vivrà su un calendario che annovera centinaia di eventi, presentazioni, kermesse, spettacoli teatrali, cinematografici e canori impossibili da segnalare nel dettaglio (chi volesse sapere tutto, ma proprio tutto può collegarsi al sito www.fieralibro.it) e che "invaderanno" molti quartieri cittadini. Nel rispetto, comunque, di un filo conduttore, un "tema", che quest'anno è stato individuato nella bellezza. Perché, come ha detto Ernesto Ferrero, ideatore della manifestazione e attuale direttore editoriale della Fondazione organizzatrice "oggi siamo sopraffatti da una falsa bellezza superpatinata che sembra dare più importanza al contenitore che al contenuto". Aggiungendo: "Siamo letteralmente circondati dal brutto e bisogna individuare una strategia per rompere l'accerchiamento, anche se occorre prima scoprire cosa si agita nell'immaginario collettivo per capire anche come sono cambiati i gusti. Torino quest'anno è capitale mondiale del design, vero linguaggio sopranazionale e proprio la ricerca del bello consente di affrontare il rapporto tra canoni estetici, utilità pratica, produzione e consumo". E, come immagine della Fiera, è stata prescelta la Venere del Botticelli, il cui volto sarà il logo che "marchierà" ogni avvenimento. A dibattere questi temi,una serie di "lezioni magistrali" con studiosi di tutto il mondo, mentre tra gli ospiti ci saranno Gore Vidal e Ignacio Paco Taibo II, Dario Fo, e saranno celebrati i centenari di Giovanni Guareschi, Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Poi una rievocazione della tragedia tutta torinese della Thyssen Krupp, mentre i dibattiti verteranno su Giustizia, Sessantotto, caso Moro, mafia, immigrazione. Spazio anche a Lingua Madre, il format voluto dalla Regione Piemonte e dedicato alle identità culturali, mentre avrà ancora più spazio il Bookstock Village, dedicato ai giovani di tutte le età: parola chiave di quest'anno è Sfide, per le difficoltà di tutti i tipi che le ultime generazioni si trovano ad affrontare. 25/04/2008.

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La libia: "gaza come i lager" è scandalo all'onu - arturo zampaglione a pagina 21 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dopo l'offesa a Israele l'Italia blocca la riunione La Libia: "Gaza come i lager" è scandalo all'Onu ARTURO ZAMPAGLIONE A PAGINA 21 SEGUE A PAGINA 21.

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L'Italia ferma il vertice Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 113 Il Medio Oriente in Consiglio di Sicurezza. Israele apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora L'Italia ferma il vertice Onu Il Medio Oriente in Consiglio di Sicurezza. Israele apprezza l'iniziativa dell'ambasciatore Spatafora Durante i lavori la Libia paragona Gaza ai lager --> Durante i lavori la Libia paragona Gaza ai lager I lavori del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione Medio Oriente sono stati sospesi su richiesta dell'Italia. NEW YORK L'Italia ha chiesto e immediatamente ottenuto la sospensione, nella serata di mercoledì, della riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata al Medio Oriente dopo che la Libia aveva paragonato Gaza ai lager di Adolf Hitler. È stato l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora, subito dopo le prime reazioni indignate dei paesi occidentali del Consiglio, a chiedere al presidente di turno -il sudafricano Dumisani Kumalo- di sospendere la riunione. Immediato è arrivato il plauso di Israele che ha accolto con soddisfazione la protesta. Secondo fonti diplomatiche italiane di New York, "Spatafora, indignato per l'accaduto, ha fatto in modo che, attraverso una procedura straordinaria, la riunione fosse interrotta immediatamente. E così l'ambasciatore sudafricano Kumalo ha battuto il martelletto della presidenza dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi di altri membri del Consiglio". Secondo testimonianze concordanti, la frase del vice ambasciatore libico Ibrahim Dabbashi aveva provocato la reazione immediata di tutti i paesi occidentali del Consiglio. Dopo essersi tolti gli auricolari per l'interpretazione simultanea, gli ambasciatori di Francia Jean-Maurice Ripert, e il numero due Usa Juan Alexandro Wolff se ne sono andati, seguiti a ruota dalla sua omologa britannica Karen Pierce, dal belga Johan Verbeke, dal croato Neven Jurica, dal costaricano Saul Weisleder. Subito dopo, per evitare che la riunione proseguisse a livello dei delegati visto che c'erano altri punti all'ordine del giorno, è intervenuto Spatafora, che non ha avuto difficoltà a convincere Kumalo a sospendere la riunione. Ieri, la Libia non ha fatto marcia indietro su Gaza, anzi: scambiando alcune battute con i giornalisti del Palazzo di Vetro Dabbashi ha addirittura giudicato la situazione nella striscia di Gaza simile, se non peggiore, a quella dei campi di concentramento della Germania nazista. Su questo punto, la Libia -l'unico paese arabo del Consiglio di Sicurezza- ha ottenuto l'appoggio immediato dell'ambasciatore siriano Bashar Jaafari, secondo cui "purtroppo coloro i quali si lamentano di essere stati vittima di un genocidio (durante la seconda guerra mondiale) ripetono lo stesso tipo di genocidio contro i palestinesi". L'americano Wolff ha immediatamente condannato ancora una volta le nuove dichiarazioni.

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L'amore è impossibile nella Palestina che soffre (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "L'amore è impossibile nella Palestina che soffre" di Roberto Carnero N ata a Nablus, in Cisgiordania, nel 1941, Sahar Khalifah è una delle voci più importanti della letteratura palestinese contemporanea. Le sue opere sono tradotte in molte lingue e lei combatte da sempre, oltre che per la causa della sua gente, anche per il miglioramento della condizione femminile nei Paesi arabi. Il suo ultimo romanzo, uscito in italiano per Giunti con la traduzione di Leila Mattar, si intitola Una primavera di fuoco (pp. 336, euro 14,50). Le vicende sono ambientate nella primavera del 2002, al tempo della seconda Intifada, e vedono intrecciarsi storie e sentimenti di palestinesi e coloni israeliani. Sullo sfondo degli avvenimenti storici - che culminano con l'assedio alla Muqata'a (sede dell'Autorità palestinese a Ramallah) da parte dell'esercito israeliano, con la prigionia di Arafat e la costruzione del Muro fra i territori palestinesi e le colonie israeliane - si sviluppano le vicende private dei personaggi. Signora Khalifah, quali elementi della sua esperienza di vita sono transitati nella sua produzione letteraria, nei suoi libri precedenti, ma in particolare in questo? "Nei miei libri e in particolare in Una primavera di fuoco si ritrova la vita durante l'occupazione così come la mia personale esperienza in quanto donna araba. I personaggi dei miei romanzi sono reali, nel senso che catturano l'essenza che si ritrova nelle persone di ogni giorno. Dopo ogni libro che scrivo, mi diverto tutte le volte nel vedere come i miei lettori siano curiosi di scoprire chi siano effettivamente i protagonisti delle mie storie nella vita reale e mi chiedono se le ipotesi che fanno sulla loro identità sono poi corrette. Io semplicemente sorrido alle loro domande. Per me è come un gioco. Inizio sempre a abbozzare i miei personaggi partendo dalla realtà. A poco a poco questi personaggi iniziano ad assumere dei tratti ben distinti che li contraddistinguono per alcune peculiarità. Un personaggio diventa come un individuo che cattura e assorbe tutte le caratteristiche di un gruppo di persone. Rappresenta insomma se stesso e gli altri. Il mio scopo è quello di dipingere un'intera società e non semplicemente individui sparsi, rari, piatti, bidimensionali". In Una primavera di fuoco lei racconta, tra l'altro, una storia d'amore tra un ragazzo palestinese e una ragazza che è figlia di coloni israeliani. Quanto sono frequenti situazioni di questo tipo nella realtà? È utopico pensare che sia possibile un esito felice? "Come potrebbero accadere nella vita reale storie di questo genere? Come potrebbero succedere quando quello che vediamo è soltanto il volto militare degli israeliani? Avere a che fare con loro significa semplicemente imbattersi nei soldati che ci arrestano, che distruggono le nostre case, confiscano i nostri beni e le nostre terre e ci uccidono. Certo è normale chiedersi, allora, perché ho scritto un romanzo in cui accade una storia del genere. Quello che mi interessava era mostrare che un cosa di questo tipo può accadere soltanto a persone sognatrici, inesperte e innocenti. Una volta però che questi sognatori fanno esperienza della vita per quella che è realmente smettono di amare e iniziano a odiare. Quando l'odio invade l'animo umano non lascia alcuno spazio all'amore". C'è un messaggio particolare che voleva trasmettere con questo suo libro? "Quello che più mi stava a cuore era mostrare e raccontare come la violenza genere violenza, come la malattia porta malattia. Siamo stanchi di questo terrore, è vero. Ma chi l'ha generato? E soprattutto, chi ne è responsabile? Sono convinta che le persone debbano andare alle radici del problema e non fermarsi in superficie, all'apparenza. Scrivendo questo romanzo, ho cercato di sollevare delle questioni, di porre degli interrogativi. E sono convinta che questo sia il minimo che io potessi fare in quanto scrittrice, donna e madre". Nel suo libro lei descrive la vita degli adolescenti palestinesi alla ricerca di un'impossibile "normalità". Che cosa significa essere giovani in un territorio di guerra? "Essere giovani in un territorio di guerra significa rischiare di essere arrestati in qualsiasi momento, anche per il semplice fatto di aver partecipato a una dimostrazione o di aver lanciato un sasso. Significa che non importa quanto uno possa aver studiato o lavorato, il suo destino resta comunque segnato e deciso dalle forze armate del paese. Non importa quanto uno sia innocente, perché la realtà inquinata e contaminata dall'odio alla fine intaccherà anche il suo corpo e la sua anima. È ovvio che l'occupazione ha lasciato i suoi segni sui più giovani. I giovani di oggi sono più violenti rispetto a quelli delle generazioni precedenti. L'atmosfera di violenza che regna perenne li ha plasmati rendendoli insicuri. Il livello della loro educazione e formazione scolastica è decisamente inferiore. Per non parlare poi della povertà. La povertà è una piaga che invade e pervade tutto. La disoccupazione raggiunge il 60% a Gaza e il 50% nella West Bank. Il loro futuro sembra già essere segnato. Il loro futuro è malattia, povertà e la mancanza totale di speranza". Lei è da sempre attenta, come scrittrice, alla condizione femminile nei Paesi arabi. La situazione negli anni è migliorata o peggiorata per le donne? "È certamente vero che le donne di oggi hanno migliori opportunità di lavoro e per ciò che concerne l'ambito dell'educazione e della formazione rispetto alle generazioni precedenti. Nonostante tutto questo non vuol dire che hanno a che fare con una discriminazione meno evidente. Il nostro codice personale che include tutte le leggi che hanno a che fare con il matrimonio, la poligamia, il divorzio, la cura dei figli e l'eredità è un codice rimasto immutato da secoli. Gli uomini in generale hanno interesse nel mantenere queste leggi esattamente come nel passato. Il nostro movimento femminile sta provando a cambiare queste leggi. Stiamo lottando duramente per questo, ma stiamo riscontrando difficoltà da ogni fronte, persino dalle donne. La maggior parte della nostra popolazione femminile oggi crede che Dio abbia stabilito il loro status. Come si può provare a convincere una donna che è possibile avere una vita migliore se lei crede che Dio vuole che rimanga sottomessa? Ci troviamo di fronte, insomma, ad un vero e proprio dilemma. Questa è la ragione per cui abbiamo bisogno di liberarci dall'occupazione, per avere il tempo e l'energia per lavorare a questioni così complicate e delicate". Come vede il futuro della questione palestinese? "Quello che vedo chiaramente è che gli israeliani non sono pronti per la pace. Vogliono avere il maggior numero di terre possibile, confiscano i nostri beni, le nostre acque, distruggono le nostre case e allo stesso tempo vogliono fare pace con gli arabi. Vogliono allargare i loro interessi nel Medio Oriente diventando l'unico potere dominante. Sono già un potere dominate dal punto di vista militare ma questo evidentemente non li soddisfa. Vogliono essere il potere dominante in termini sociali, politici e finanziari. Noi questo non possiamo proprio accettarlo. Loro non fanno diversamente, perciò siamo in una situazione di stallo". Che cosa dovrebbero fare i Palestinesi? E che cosa, per parte sua, Israele? "La prima cosa che dovremmo fare è liberarci dall'occupazione. Abbiamo bisogno di concentrarci sullo sviluppo, sull'educazione, sulla salute, sull'ambiente. Non possiamo costruire un Paese che sia veramente libero semplicemente fermandoci alla liberazione delle terre. L'occupazione finisce per dissipare le nostre forze, succhia il nostro sangue. Dovremmo essere capaci di convincere i Grandi Poteri che la pace nel Medio Oriente inizia in Palestina. I grandi poteri sono stati quelli che hanno creato Israele. Senza il loro aiuto Israele continuerà il suo sentiero di morte. Noi continueremo a spargere sangue, perdendo ogni speranza nel futuro". In occasione della prossima Fiera del libro di Torino si sono scatenate feroci polemiche sulla presenza di Israele in qualità di Paese ospite. Qual è il suo punto di vista in merito? La cultura dovrebbe essere risparmiata dalle questioni politiche? Oppure è giusto che anche in sede letteraria si sollevino questioni di questo tipo? "Mi chiedo cosa sia successo all'Italia. Gli uomini e le donne italiane sono stati i primi a starci accanto... In merito alla cultura e alle questioni politiche, che cos'è la letteratura se non riflette poi quella che è la vita degli uomini? Gli scrittori e gli intellettuali stanno forse al di sopra della vita? Sono forse al di sopra delle persone che vengono ammazzate come degli agnelli al macello? Cosa è successo a questo mondo? L'Occidente sta ripetendo lo stesso peccato di quando ignorò la sofferenza degli ebrei per secoli? Dobbiamo attendere ancora a lungo prima che l'Occidente si svegli e decida di fare qualcosa?". traduzione di Laura Molinari SAHAR KHALIFAH La scrittrice di Nablus, autrice del romanzo Una primavera di fuoco, parla del riscatto della sua gente, della condizione femminile e della relazione tra un palestinese e una israeliana.

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La bellezza salverà la Fiera del Libro di Torino? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del LINGOTTO Il tema che da sempre attraversa la letteratura e l'arte sarà al centro della prossima edizione. E come previsto Israele farà da ospite d'onore La bellezza salverà la Fiera del Libro di Torino? di Mirella Caveggia Critiche, contestazioni, e un tentativo di boicottaggio non hanno immobilizzato la Fiera del Libro di Torino. L'evento, presentato in una conferenza stampa alla presenza del ministro israeliano Elazar Cohen, si terrà al Lingotto come previsto, dall'8 al 12 maggio e non subirà modifiche la scelta di fare di Israele l'ospite prescelto per la XXI edizione 2008. "Abbiamo affrontato difficoltà e polemiche al di là di ogni ragionevole argomentazione, ha detto il Presidente Rolando Picchioni. Abbiamo proposto possibilità di dialogo, ma un confronto fra un paese e chi ne nega l'esistenza è difficile". Quest'anno il motivo conduttore sarà la Bellezza, "lo splendore del vero", come la definiva Platone. Il tema denso di mistero e di suggestione, viene proposto con il punto interrogativo di segno dostoevskijano. La bellezza salverà il mondo? Sul perno di questa incantevole qualità, avvinta all'etica, così ben espressa nella letteratura, nell'arte e nella musica, si avvolge un cartellone lussureggiante. Scrittori, filosofi e antropologi, storici dell'arte, artisti, musicisti, scienziati e persino matematici, ci parleranno di un spettacolo della natura o del modo di vivere la bellezza, dell'osservazione estetica o dell'etologia e persino delle armonie nascoste delle scienze esatte. Si scopriranno con illustri relatori i canoni di un romanzo, i connotati della bellezza del mondo greco-romano, ma anche i segni dell'arte e della letteratura islamica, la poetica dell'arte o la tensione verso la verità dell'anima. Si inoltrano su questi e altri avvincenti sentieri noti protagonisti della cultura italiana: Remo Bodei, Giovanni Reale, Luciano Canfora, Raffaele La Capria, Sergio Givone, l'architetto Mario Botta, Erri de Luca. Fra i grandi ospiti della letteratura mondiale, si incontrano Gore Vidal, Luce Irigary, il libanese Youssef Courbage, il francese Philippe Forest, le americane Susan Vreeland e Geraldine Brooks, il tedesco Arno Geiger, l'ultranovantenne sloveno di Trieste Boris Pahor, riconosciuto tardivamente fra i massimi testimoni della Shoa. A rappresentare la letteratura e la cultura di Israele, che affronta con coraggio i propri conflitti e le contraddizioni che l'affliggono all'interno di una realtà quotidiana drammatica, non saranno presenti gli attesi David Grossman e Amos Oz. Ma arriveranno numerosi altri letterati di diverse generazione: fra loro, Aharon Appelfeld, l'irakeno Sami Michael che da anni vive a Israele, Abraham Yehoshua con il suo nuovo romanzo Fuoco Amico, Meir Shalev, Ron Leshem (autore di Tredici soldati, divenuto anche un film). E fra le tante scrittrici, Zeruya Shalev a Ronny Someck. Nell'agenda spiccano eventi di grande interesse, come i dieci film israeliani scelti dal Museo del Cinema film israeliani e i dibattiti con interventi autorevoli su temi arroventati: giustizia, mafia, morti bianche. A questi e ad altri incontri da non perdere (Enzo Bianchi, Antonio Stella, Marco Rizzo, Eugenio Scalari, Furio Colombo) si alterneranno momenti di spettacolo e musica, come quella offerta dall'Arab Music Orchestra di Nazareth, composta da cattolici, ebrei e musulmani con la vocalist palestinese Lubna Bass. E infine Terra Madre, un format straordinario, dedicato alla salvaguardia delle diversità culturali e agli incontri. "Siamo qui per capire e cercare insieme spazi di dialogo nello scambio culturale, per trovare nell'altro una parte di noi. Forse si potrà togliere il punto interrogativo del tema" ha detto Ernesto Ferrero, Direttore della Fiera, uscito estenuato, ma sereno dalle polemiche.

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Babelica e ricca di "star", torna la fiera del lingotto preceduta quest'anno dalle polemiche su israele ospite "ora ci conoscono tutti, perfino il new york times..." - massimo nove (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XV - Torino Babelica e ricca di "star", torna la Fiera del Lingotto preceduta quest'anno dalle polemiche su Israele ospite "Ora ci conoscono tutti, perfino il New York Times..." E Picchioni punge Sgarbi: "Anche l'anno scorso tentò di portarci via il salone" MASSIMO NOVELLI Non tutte le polemiche vengono per nuocere. Quelle di alcuni intellettuali arabi e palestinesi, con contorno di esponenti della sinistra radicale italiana, contro l'invito a Israele alla prossima Fiera del libro di Torino, in calendario al Lingotto dall'8 al 12 maggio, almeno per ora hanno finito per giovare e trasformarsi in una buona operazione di marketing per la Fiera medesima. Lo ha voluto sottolineare Ernesto Ferrero alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione, che si è tenuta in un Museo di Scienze naturali presidiato, a scanso di equivoci, dalla polizia. "Sono state polemiche sterili, frutto della disinformazione" ha detto il direttore di Librolandia. E poi, con un misto di aperta soddisfazione e di sana ironia, ha aggiunto con una battuta: "In ogni caso, ci hanno fatto molta pubblicità. Prima non ci filava nessuno, adesso ci conoscono tutti, da Al Jazeera al New York Times. E tutti mi chiedono del nostro salone". Anteprima tranquilla, insomma. Nessuna contestazione è stata inscenata ieri mattina, e non si è vista neppure l'ombra di una kefiyah o di un Tariq Ramadan nei pressi di via Giolitti o nel nobile palazzo dei Castellamonte. In attesa dei cortei (sabato 10 maggio, da corso Marconi) e della mobilitazione per la Palestina, il magmatico contenuto della Fiera del libro, che per la sua ventunesima edizione si affida al tema della bellezza che salverà il mondo e annovererà circa 1400 editori, è stato versato sugli astanti, con una babelica elencazione di lezioni magistrali, di incontri, di convegni, di nomi importanti, ognuno nel suo campo: da Abraham B. Yehoshua a Dario Fo, da Aharon Appelfeld (che terrà una prolusione alla festa inaugurale della Reggia di Venaria) a Giovanni Allevi, Boris Pahor, Yves Bonnefoy, Clive Clusser, Joe Lansdale, Javier Marìas, Ezio Mauro, Eugenio Scalfari, Gore Vidal e tantissimi altri. Per il resto si confermano Lingua Madre, il Bookstock Village, l'International Book Forum, gli spazi per i comics e i libri antichi, le puntate esterne nelle circoscrizioni torinesi: Borgo San Paolo, Porta Palazzo e Mirafiori Sud. Anche i detenuti del carcere di Saluzzo potranno distrarsi attraverso gli incontri con alcuni romanzieri e giornalisti: tra questi Giovanni Maria Bellu, Maurizio Crosetti, Giorgio Faletti, Fabio Geda, Paolo Giordano, Flavio Soriga. Un mare magnum consueto, un concerto di voci, che sembra piacere a Elazar Cohen, numero due dell'ambasciata israeliana di Roma. Il ministro plenipotenziario, presente ieri, ha affermato che "Israele è un paese democratico, e tra i tanti scrittori invitati alla Fiera del libro ce ne sono anche di molto critici con il governo. Ma una cosa è criticare con spirito critico e voler correggere i difetti di un Paese, un'altra è la critica distruttiva". Tutto calmo, allora, fin qui. Tutto scorre. Ci ha pensato Rolando Picchioni, forse un po' deluso per l'assenza di voci di dissenso alla conferenza stampa, a increspare le acque, rispolverando la annosa querelle con Milano. Citando una delle novità di quest'anno, ossia il Book Design Space curato da Biella Intraprendere, il presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura ha attaccato Vittorio Sgarbi: "Questa iniziativa è la miglior risposta della Fiera alle frecciate lanciate nei giorni scorsi da Sgarbi, durante le giornate milanesi del Salone del mobile, sulle scarse capacità e disponibilità di Torino a fare sistema sul tema del design. Curiosa coincidenza, l'esternazione di Sgarbi. Già l'anno scorso, alla chiusura della Fiera, suggerì di dividerla in due parti e prendere per sé il programma degli incontri con gli scrittori". Lo ha tranquillizzato Mercedes Bresso, presidente di turno della Fondazione: "La Fiera non si muove da Torino. Non esiste alcuna possibilità che vada da qualche altra parte, anche se non abbiamo nessuna paura della competizione. Se qualcuno vorrà fare qualche altra manifestazione per il libro andremo a vederla, perché la concorrenza aiuta a fare meglio".

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Gaza come i lager nazisti , bufera sulla Libia. L'italia sospende seduta all'Onu Dopo le parole del viceambasciatore di Gheddafi contro Israele alcuni membri del Consiglio di sicu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Gaza come i lager nazisti", bufera sulla Libia. L'italia sospende seduta all'Onu Dopo le parole del viceambasciatore di Gheddafi contro Israele alcuni membri del Consiglio di sicurezza abbandonano la riunione. L'ambasciatore Spatafora indignato di Umberto De Giovannangeli.

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Burrasca al Palazzo di Vetro. A scatenarla, quando in Italia era notte fonda, è stato l'in (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Burrasca al Palazzo di Vetro. A scatenarla, quando in Italia era notte fonda, è stato l'intervento in sede di Consiglio di Sicurezza, massimo organismo decisionale delle Nazioni Unite, del rappresentante della Libia, il vice ambasciatore Ibrahim Dabbashi, il quale ha "paragonato la situazione esistente al giorno d'oggi a Gaza a quella dei campi di concentramento nazisti" durante la seconda guerra mondiale. Un accostamento che suscitato l'indignazione e scatenato la protesta di alcuni membri del Consiglio di Sicurezza che, ascoltate le parole del rappresentante libico, hanno abbandonato la riunione. Ed è stata l'Italia a chiedere la sospensione immediata della riunione dedicata al Medio Oriente. La richiesta dell'ambasciatore italiano, Marcello Spatafora, è arrivata subito dopo l'intervento di Dabbashi con l'accostamento dei campi profughi della Striscia a i lager nazisti. Secondo fonti diplomatiche italiane "l'ambasciatore Spatafora, indignato per l'accaduto, ha fatto in modo che, attraverso una procedura straordinaria, la riunione fosse interrotta immediatamente. E così l'ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo (presidente di turno), ha battuto il martelletto della presidenza dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi di altri membri del Consiglio". Mercoledì, al Palazzo di Vetro, il rappresentante della Libia - confermano fonti diplomatiche italiane - ha "paragonato la situazione esistente al giorno d'oggi a Gaza a quella dei campi di concentramento nazisti" durante la seconda guerra mondiale. Subito dopo la sua dichiarazione, come hanno riferito alcuni dei presenti, i rappresentanti di alcuni Paesi "hanno rimosso l'auricolare della traduzione, si sono alzati in piedi e sono usciti dalla sala della riunione del Consiglio di Sicurezza" per protestare contro l'affermazione del numero due della rappresentanza libica all'Onu. Tra quelli che sono usciti quasi immediatamente, su iniziativa italiana, vengono citati i rappresentanti di Usa, Gran Bretagna e Francia. Ma la Libia non fa marcia indietro su Gaza, confermando il giorno dopo le parole di fuoco considerate inaccettabili da tutti gli occidentali. il vice ambasciatore libico ha ripetuto quanto aveva detto durante la riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza. Dabbashi, conversando ieri con i giornalisti al Palazzo di Vetro, ha detto che la situazione nella Striscia di Gaza "è anche peggiore (di quella dei campi di concentramento), perché essa viene bombardata ogni giorno" da Israele. L'ambasciatore aggiunto degli Usa all'Onu, Alejandro Wolff, ha immediatamente condannato ancora una volta le nuove dichiarazioni della Libia. Parole come queste, secondo Wolff, "dimostrano l'ignoranza della storia, e continuano ad impedire che si trovi una soluzione pacifica in Medio Oriente". "Ce ne siamo andati", ha confermato il vice ambasciatore americano. L'episodio ha messo fine alla sessione del Consiglio, convocata per cercare di concordare un testo sulla crisi nella Striscia di Gaza. "Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo costruttivo, oppure in maniera tendenziosa, ed è quel che è accaduto -ha detto Wolff- il delegato libico è stato tendenzioso, di parte , storicamente scorretto e moralmente oltraggioso". Il vice ambasciatore libico aveva proposto d'inserire la parola "Olocausto" nel testo da approvare. Israele ha espresso il suo apprezzamento per la reazione dei Paesi occidentali. "Hanno fatto quello che andava fatto in una situazione di questo tipo e noi ci congratuliamo" con loro, afferma il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Arieh Mekel. "Siamo molto preoccupati - aggiunge - per quello che è accaduto ultimamente al Consiglio di Sicurezza, che è stato preso in ostaggio da Paesi irresponsabili implicati in passato con il terrorismo".

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Siria e Israele tornano a parlarsi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 99 del 2008-04-25 pagina 14 Siria e Israele tornano a parlarsi di Redazione Dopo otto anni di blocco totale dei negoziati di pace tra Siria e Israele, si torna a parlare, questa volta autorevolmente, di contatti indiretti tra i due Paesi: a farlo è il presidente siriano Bashar al-Assad che indica il premier turco come mediatore e che anticipa una presunta volontà israeliana di rinunciare dopo 40 anni, alle Alture occupate del Golan. In un'intervista apparsa ieri sul quotidiano al-Watan del Qatar, il presidente siriano ha confermato quanto era stato anticipato da fonti di stampa siriane: "Una settimana fa sono stato informato dal premier turco, Tayyip Recep Erdogan, del fatto che Israele è pronta a ritirarsi dalle Alture del Golan occupate, in cambio della pace con la Siria". Siria e Israele sono formalmente in stato di belligeranza dal 1948. Le alture siriane del Golan sono state occupate da Israele nel 1967 e nel 1981 sono state annesse allo Stato ebraico, senza che vi sia stato mai alcun riconoscimento internazionale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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25 aprile, sfilano insulti e minacce (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 99 del 2008-04-25 pagina 2 25 aprile, sfilano insulti e minacce di Gianandrea Zagato Vigileranno sui cortei 900 telecamere. Il Comune: "Contro devastatori e imbrattatori facciamo sul serio" Sono in piazza "per combattere le destre". E c'è da scommettere che per i cronisti ci sarà solo l'imbarazzo della scelta. Quale? Be', degli insulti da riportare sul taccuino, quelli che oggi risuoneranno al corteo del 25 aprile contro gli esponenti del Pdl. Violente contestazioni, provocazioni non solo verbali e intimidazioni della sinistra che sceglie, ancora una volta, di dare corpo e sostanza a una manifestazione di parte. E lo mette anche per iscritto, nero su bianco: "Con la pesante sconfitta elettorale, per la prima volta dalla Liberazione, nessuna forza di sinistra siederà in Parlamento. Un'assenza pesante che avviene proprio quando si fa strada una destra razzista e xenofoba, che mette seriamente in pericolo la convivenza civile e la democrazia nel Paese". Parole pesanti come pietre, quelle siglate da Rifondazione e Sinistra democratica e che trovano eco nel messaggio dei Carc, comitati di appoggio per la resistenza al comunismo: "Alziamo la bandiera dell'antifascismo di classe. Chiudiamo la bocca a chi deve tacere". E non ci vuole tanta immaginazione per capire cosa intendono i Carc per "chiudiamo la bocca a chi deve tacere". "A Milano il clima è pesantissimo, le aggressioni delle squadracce si susseguono" vagheggiano on line i supporter degli imputati per associazione sovversiva con finalità di terrorismo che scendono "in piazza per onorare il sacrificio di chi ha combattuto e riprenderci il nostro futuro". Ma alla sinistra che, oggi, tradisce nuovamente lo spirito del 25 aprile arriva un consiglio da Palazzo Marino (in piazza rappresentato dall'assessore Giovanni Terzi, mentre per la Provincia c'è Filippo Penati e per la regione Angelo Giammario): "Sappiano che Milano è sorvegliata dagli "occhi" di 900 telecamere. Sappiano che contro i devastatori l'amministrazione cittadina fa sul serio". Avvertenza del vicesindaco Riccardo De Corato, accompagnato dall'auspicio che "oggi i milanesi non debbano assistere al consueto revival di un vergognoso copione fatto di insulti e di linciaggi". Augurio sottoscritto anche dai socialisti: "Non si può ridurre il 25 aprile a una manifestazione che ha come obiettivo il ribaltamento in piazza del risultato elettorale - annota Roberto Caputo - il voto c'è già stato ed è quello". Peccato che le frange no global e la sinistra democraticamente esclusa dal Parlamento non vogliano abbandonare il cliché della retorica pomposa e vacua dell'antifascismo militante. Già, c'è voglia di fare il replay del 1994, della caccia ai milanesi colpevoli di sventolare bandiere tricolori o delle aggressioni avvenute negli ultimi due anni a chi innalzava le bandiere con la stella di Davide in campo bianco della Brigata ebraica. E per partecipare al corteo, fa sapere l'associazione Amici di Israele, (con loro c'è anche il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri), "dovremo affidarci alla protezione delle forze dell'ordine". "Riprova che il 25 aprile non è una festa istituzionale ma di parte, una giornata che divide e non unisce" chiosa Paola Frassinetti (An). Commento sul 25 aprile dei "nuovi partigiani", quelli che hanno nostalgia della macelleria di piazzale Loreto e che, oggi, continuano a strumentalizzare l'assenza del sindaco Letizia Moratti. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Tutti contro tutti, certa solo la ferrari - donatella alfonso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Genova Disfida infinita, le decisioni definitive saranno di competenza esclusiva del consiglio di amministrazione Tutti contro tutti, certa solo la Ferrari Se salta Di Benedetto rischia anche Oren. E il direttore artistico aspetta... Le dimissioni del numero una farebbero decadere immediatamente anche gli altri massimi dirigenti del teatro genovese DONATELLA ALFONSO Tra un piano e l'altro del torrione disegnato da Aldo Rossi si ghigna a mezza bocca: nella disfida - a distanza, o almeno per interposte persone - tra Gennaro Di Benedetto e Daniel Oren, la partenza anticipata dell'uno potrebbe fatalmente... portarsi via l'altro. Perché le dimissioni del sovrintendente, come prevede la norma, farebbero decadere anche il direttore artistico Cristina Ferrari e il direttore musicale, Oren appunto, legati in uno stesso progetto; starebbe poi al consiglio di amministrazione della Fondazione riconfermarli o meno negli stessi ruoli. E forse, dicono alcuni osservatori sornioni, tanta agitazione delle ultime settimane potrebbe significare proprio questo: che i fedelissimi del maestro israeliano spingono perché si arrivi presto ad una definizione complessiva del suo ruolo, prima che Di Benedetto, come sembra probabile, lasci a fine stagione per stemperare il clima, francamente irrespirabile. Ma in ogni caso senza che nessuno possa cambiare in corsa qualcosa nel teatro, soprattutto la catena di comando. E, scontata la fiducia alla Ferrari, di cui la sindaco dice un gran bene, la necessità di riportare tutta la situazione a livelli più civili renderebbe quasi obbligata anche la definizione di ruoli precisi per Oren, che non possono essere quelli da lui richiesti. Terminologia bellica, ma l'aria che si respira al Carlo Felice è tutt'altro che pacifica, com'è noto. E la sindaco Marta Vincenzi ha chiarito nei giorni scorsi che il braccio di ferro dei sindacati autonomi sulla Sonnambula nasconderebbe solo le cordate interne al teatro. Una maniera per ribadire, se ancora non fosse stato chiaro, che la testa di Di Benedetto non verrà sacrificata al volere popolare; sarà se mai lui, discretamente e con eleganza, a fare un passo indietro. Altri gossip, tra sale prova e golfo mistico: la possibilità di un'intesa anche con gli autonomi sul rimpinguare gli anticipi in busta paga la settimana scorsa si era profilata, ma c'è chi ha spinto per spostare in avanti l'incontro. E poi tutto è saltato per aria. E' innegabile che la presenza di Oren aleggia non poco sopra tutte le attività del Teatro. Non solo perché è una figura di indiscusso peso internazionale, ma proprio perché sembra che tutte le guerre interne all'Opera genovese vengano condotte a suo favore o contro di lui. E quindi, stabilito che il contratto che lo lega fino al 2011 al Carlo Felice parla della conduzione di due opere e due concerti l'anno, elementi dunque di grande prestigio per il cartellone lirico-sinfonico genovese, la sua presenza in altri ruoli sarebbe la conferma che ha vinto una cordata rispetto all'altra; e questo al consiglio di amministrazione guidato da Marta Vincenzi, o meglio alla sua gran parte, non andrebbe bene. Proprio perché significherebbe che non c'è più alcuna possibilità di gestire il teatro, e che vince solo chi urla più forte. Pardon: chi tiene la nota più alta nell'acuto.

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Manciulli invita al fronte comune (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Firenze Ultimi appelli prima dei ballottaggi Manciulli invita al fronte comune "Dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni politiche, che ha marcato un'avanzata della destra nel nostro paese, è importante fare oggi fronte comune contro il rischio di una crescita del centrodestra anche nei nostri territori". E' quanto afferma il segretario toscano del Pd Andrea Manciulli, concludendo insieme a Piero Fassino le iniziative elettorali per i ballottaggi nei Comuni (e la Provincia di Massa Carrara) al voto domenica e lunedì. "Facciamo appello a tutti gli elettori e le forze politiche del centrosinistra affinchè diamo insieme fin da subito un segnale di reazione con il voto ai ballottaggi", dice Manciulli. Perché in Toscana, spiega, "i cittadini possono toccare ogni giorno con mano la qualità della vita che le nostre scelte hanno portato". Il voto ai ballottaggi è dunque "un voto per il buongoverno che contraddistingue l'azione dei nostri amministratori: per Osvaldo Angeli alla provincia di Massa Carrara, Fabrizio Neri al Comune di Massa, Marco Filippeschi a Pisa e Andrea Palestini a Viareggio". Un appello agli elettori del Pd ma anche di tutto il centrosinistra. "Del resto noi governiamo con le altre forze del centrosinistra la nostra regione - conclude Manciulli - e ai ballottaggi dobbiamo compattarci in nome dei valori di democrazia e solidarietà che abbiamo in comune". Un appello al voto arriva anche dai Comunisti italiani. "Un appello a tutte le persone della sinistra e del centro democratico per rafforzare l'impegno e la mobilitazione a sostegno del candidato sindaco di Viareggio Andrea Palestini, amministratore capace, onesto e vicino alla gente", dice l'ex assessore regionale dei Comunisti Marco Montemagni. "Palestini e le forze del nuovo centrosinistra possono dare a Viareggio un'amministrazione democratica, qualificata, basata sulla partecipazione e sulla concertazione", conclude Montemagni.

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Olmert: "per far pace con la siria siamo pronti a trattare sul golan" - fabio scuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il premier israeliano conferma le indiscrezioni. Resta il nodo del sostegno a Hezbollah e Hamas Olmert: "Per far pace con la Siria siamo pronti a trattare sul Golan" Gli Usa: "Pyongyang aiutò Damasco nel programma nucleare" Gaza, Hamas offre una tregua: basta attacchi in cambio della riapertura dei valichi FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Dopo le indiscrezioni sulla stampa e l'annuncio di Assad a Damasco, ieri sera l'ufficio del primo ministro Olmert ha fatto sapere che "Israele è fortemente interessato a colloqui di pace con la Siria", confermando quello che la stampa israeliana ha in prima pagina. Negli ultimi sei mesi Israele e Siria si sono scambiati messaggi, lettere e "inviati". Un negoziato segreto che vede offrire a Assad il ritiro dalle colline del Golan, conquistate nella Guerra dei Sei giorni, in cambio di un accordo di pace. Paradossalmente, la conferma della trattativa avviene nel giorno in cui la Cia rivela che lo scorso 6 settembre i caccia israeliani bombardarono e distrussero nel nord della Siria un impianto destinato a ospitare un reattore nucleare. I video nelle mani dell'intelligence americana, la cui esistenza è stata rivelata dal Washington Post, poi confermano la presenza di tecnici nord-coreani nello stabilimento per assicurare il funzionamento del reattore. Israele, secondo la Cia, intervenne colpendo l'impianto poco tempo prima che potesse entrare in funzione. E ieri, per la prima volta la Casa Bianca prende posizione sull'episodio. "La costruzione del reattore nucleare siriano con l'aiuto della Corea del Nord - attacca la portavoce Dana Perino - era uno sviluppo destabilizzante per l'area. La Siria - aggiunge la Casa Bianca - cercò di nascondere le prove della sua esistenza e ora deve chiarire al mondo quali siano le sue attività nucleari". Olmert, però, ora si dice pronto a trattare. Assad, rendendo di dominio pubblico il negoziato segreto, lo accredita. I contatti fra le parti sarebbero stati avviati nel 2007 grazie all'impegno della Turchia e del suo premier Tayyip Erdogan, che vanta ottime relazioni con entrambi i Paesi. Ma l'offerta israeliana a Damasco, in qualche modo contenuta nelle 20 lettere che Olmert ha scritto a Assad in questi mesi, contiene molte domande alle quali la Siria deve rispondere prima di riavere indietro il Golan: la Siria è pronta a tagliare il sostegno militare a Hamas? è pronta a congelare i suoi rapporti con l'Hezbollah libanese e a tagliare i rifornimenti di armi? Quali saranno le future relazioni tra Damasco e Teheran? Intanto i leader delle comunità di coloni che vivono sulle alture del Golan hanno già fatto sentire la loro voce definendo la possibilità della restituzione delle alture come un "attacco alla sicurezza nazionale", raccogliendo la solidarietà di alcuni deputati della Knesset. Sul fronte diplomatico si apre anche un altro spiraglio. Mentre l'Onu annuncia la fine della distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza per mancanza di benzina, Hamas - che della Striscia è il padrone militare - si dice pronto a offrire una tregua con Israele sospendendo gli attacchi in cambio della riapertura dei valichi di passaggio e della fine delle "esecuzioni mirate".

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Tripoli: "gaza come i lager", scandalo all'onu - arturo zampaglione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tripoli: "Gaza come i lager", scandalo all'Onu L'Italia blocca il Consiglio di sicurezza dopo gli insulti a Israele ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Alcune dichiarazioni oltraggiose della Libia, il cui rappresentante ha paragonato la situazione di Gaza con quella dei campi di sterminio nazisti, hanno riportato l'Onu ai tempi dei gesti plateali e delle scarpe sbattute sui tavoli. Tutto è successo mercoledì sera nel dibattito a porte chiuse del Consiglio di sicurezza sull'esame della situazione umanitaria a Gaza e sull'eventuale approvazione di una dichiarazione del presidente. Quando il vice-ambasciatore libico Ibrahim al-Dabashi si è lasciato andare allo sproloquio, la reazione dei paesi occidentali è stata ferma e indignata. Guidati dal francese Jean-Maurice Ripert, gli ambasciatori degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, del Belgio, oltre che della Costa Rica, hanno cominciato a battere i pugni per l'indignazione, a togliersi l'auricolare per la traduzione simultanea e ad alzarsi in piedi per lasciare l'aula in segno di protesta. In questo clima caotico, l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha immediatamente fatto capire al presidente di turno del consiglio, il sudafricano Dumisani Kumalo, che era opportuno chiudere al più presto la seduta. E così è stato: non appena il libico ha finito il suo intervento, Kumalo ha battuto il martelletto, anche se c'erano ancora alcuni iscritti a parlare. Conclusione: il dibattito si è chiuso con l'ennesimo nulla di fatto su Gaza e con molto rancore tra i due schieramenti. La Libia, che è l'unico paese arabo rappresentato nel consiglio di sicurezza, ha insistito sulle sue posizioni: senza pentirsi, anzi, rincarando le dosi. "La situazione di Gaza è anche peggiore di quella dei campi nazisti, perché i palestinesi vengono bombardati quotidianamente dagli israeliani", ha detto ieri Dabashi commentando la quasi rissa all'Onu. L'ambasciatore siriano Bashar al-Jaafari si è detto del tutto d'accordo, mentre al-Jazeera ha ricordato la frustrazione delle delegazioni arabe al Palazzo di Vetro per l'immobilismo dell'Onu sui problemi dei palestinesi e l'incapacità di condannare Israele per i bombardamenti. Già altre volte, infatti, il Consiglio di sicurezza si è trovato diviso sull'ipotesi di un documento comune. Gli Stati Uniti hanno criticato duramente la posizione libica. "Invece di trattare la questione di Gaza in modo onesto e costruttivo", ha osservato Alejandro Wolff, il diplomatico che mercoledì rappresentava Washington nel Consiglio di sicurezza, "il delegato della Libia è stato tendenzioso, di parte e moralmente oltraggioso". Israele ha parlato di "cinismo" criticando la presenza di "uno Stato terrorista nel Consiglio di sicurezza". Ricordando che "frasi simili non aiutano i processi di pace", anche l'ambasciatore della Gran Bretagna Karen Pierce si è rallegrata per la sospensione del dibattito all'Onu.

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Al via la fiera delle polemiche - torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Presentato ieri il programma / Il ruolo di Israele Al via La fiera delle polemiche 1.800 relatori, 800 tra convegni e dibattiti, 24 sale per gli incontri, 1.400 editori TORINO Chi ha preparato il programma dei dibattiti e dei convegni che scandiranno la presenza di Israele, come ospite d'onore, alla Fiera internazionale del libro di Torino, in calendario dall'8 al 12 maggio e che verrà inaugurata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano? Elazar Cohen, numero due dell'ambasciata in Italia dello Stato ebraico, intervenendo ieri alla presentazione della manifestazione, è stato categorico: "Non abbiamo avuto alcuna parte nella elaborazione delle iniziative del nostro stand. è stato Angelo Pezzana (noto libraio torinese, uno dei fondatori della Fiera e dell'associazione Italia-Israele, ndr) a occuparsene. Ha avuto libertà completa, senza richieste di alcun genere o veti. è un programma che riflette la realtà israeliana". Le affermazioni del diplomatico, cui si aggiungono quelle analoghe di Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il libro, la musica e la cultura, sono una smentita a quanti, finora, hanno sostenuto che la presenza di Israele al Salone sia stata strettamente coordinata e gestita dalle autorità di Tel Aviv, per festeggiare la creazione, l'8 maggio di sessant'anni fa, dello Stato. Non per questo, tuttavia, mettono fine alle polemiche e all'annunciata campagna di boicottaggio. L'associazione Forum Palestina, che critica Fausto Bertinotti per la sua presenza in fiera, ha già dato notizia che durante la kermesse del Lingotto avrà luogo una manifestazione nazionale contro Israele nelle strade della città (sabato 10), oltre ad altri momenti di mobilitazione filopalestinese. è prevista anche una visita del teologo islamico Tariq Ramadan, che però, nei giorni scorsi, ha fatto sapere che non metterà piede alla Fiera del libro. Picchioni e il direttore Ernesto Ferrero, come si suole dire, incrociano le dita e si augurano che la manifestazione, all'insegna del filo conduttore "Ci salverà la bellezza", possa consumarsi senza problemi di ordine pubblico. E, per stemperare un po' le preoccupazioni, Ferrero ironizza: "Le polemiche nei nostri confronti, frutto peraltro di disinformazione, ci hanno giovato: prima nessuno ci filava, adesso ci conoscono tutti, da Al Jazeera al New York Times". La Librolandia vera e propria, tensioni a parte, si presenta nel suo ventunesimo capitolo con qualche contributo finanziario in meno, 75 editori in più (sono circa 1400) e una pantagruelica elencazione di grandi numeri: 18.480 relatori, 800 tra convegni e dibattiti, 24 sale per gli incontri. Si comincia la sera del 7 maggio, con una festa inaugurale alla Reggia di Venaria Reale, nel corso della quale Aharon Appelfeld, decano degli scrittori israeliani, leggerà una prolusione. Si prosegue con Dario Fo e Abraham B. Yehoshua, Meir Shalev e Clive Clusser, Gore Vidal, Elik Shafak (la scrittrice turca minacciata per avere scritto del genocidio armeno), Boris Pahor, Joe Lansdale, Javier MarÍas, Aarto Paasilinna, Raffaele La Capria, Edoardo Sanguineti, Eugenio Scalfari (che presenterà il suo nuovo libro), Remo Bodei, Luciano Canfora, Danilo Mainardi e tantissimi altri. Non mancano romanzieri, poeti, intellettuali, del mondo arabo e islamico, ospiti degli spazi di Lingua madre. Dialogheranno con i loro colleghi ebrei ed israeliani? è uno degli interrogativi che potranno avere una risposta soltanto al Lingotto. Si registra anche, forse per via del clima politico nel nostro Paese, un forte ritorno all'impegno civile. I temi della Costituzione, del lavoro, dei diritti, della mafia, del terrorismo, della corruzione, dominano in numerosi convegni, molto più che negli anni passati. Tra i momenti dedicati alle questioni politiche, civili e sociali, ce n'è uno ancora drammaticamente presente nella memoria dei torinesi e degli italiani: la morte degli operai della Thyssen Krupp. Paola Cortellesi e Claudio Gioè leggeranno il reportage sulla tragedia scritto da Ezio Mauro, direttore de la Repubblica.

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Hamas pronto a negoziare con Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Alti dirigenti palestinesi si sarebbero incontrati al Cairo con dei mediatori egiziani Hamas pronto a negoziare con Israele Una tregua nella striscia potrebbe rilanciare il dialogo Israele-Palestina e quello tra Fatah e Hamas Il Cairo, 25 apr.- Nella giornata di ieri alcuni alti dirigenti del movimento radicale palestinese Hamas si sono incontrati con il capo dei servizi segreti egiziani Omar Suleiman. Un responsabile palestinese vicino alla formazione islamica di ispirazione fondamentalista avrebbe dichiarato che Mahmud El Zahar e Said Seyam, rispettivamente ex-ministro degli esteri, ed ex-primo ministro, avrebbero informato Suleiman della volontà di Hamas di intavolare trattative con gli israeliani riguardo un cessate il fuoco nella striscia di Gaza. Il compito di Suleiman sarebbe quello di fungere da mediatore tra Hamas e i vertici del governo israeliano. La diplomazia egiziana sta cercando di avviare una trattativa Hamas e Israele da quando la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, per sfuggire al protratto blocco delle frontiere da parte israeliana, si è riversata in massa in Egitto. Israele sarebbe possibilista, a condizione che cessino gli attacchi a cittadini israeliani e il lancio dei razzi Khassam sulle città alla frontiera con la Striscia. Una tregua nella Striscia di Gaza faciliterebbe di sicuro l'avvio di una negoziato tra Israele e Al Fatah e tra questi e Hamas. M.A.

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"Gaza come i lager". E l'Italia ferma l'Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

REAZIONI INDIGNATE DURANTE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA, MA TRIPOLI NON SI PENTE: "PEGGIO DEI CAMPI NAZISTI" "Gaza come i lager". E l'Italia ferma l'Onu [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK Sono stati attimi di grande tensione quelli che hanno scandito le battute finali del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in corso mercoledì sera al Palazzo di Vetro. L'ambasciatore italiano all'Onu, Marcello Spatafora, ha chiesto la sospensione della riunione dedicata al Medio Oriente e agli aiuti umanitari nei territori occupati, dopo aver preso atto della "intollerabile" situazione di confusione seguita a un controverso intervento del rappresentante della Libia, Ibrahim Dabbashi, che ha paragonato i campi profughi palestinesi di Gaza ai campi di concentramento nazisti. "La situazione a Gaza - ha detto - è peggiore di quella dei campi di concentramento perché, in aggiunta, ci sono i bombardamenti quotidiani di Israele su Gaza". Parole inaccettabili per i diplomatici di alcuni Paesi occidentali che si sono alzati e se ne sono andati prima del tempo. Tra questi Francia e Stati Uniti, ma non l'Italia che preso atto della ingovernabilità della situazione in aula, ha chiesto al presidente di turno, il sudafricano Dumisani Kumalo, di chiudere la seduta a porte chiuse prima del previsto. Secondo la Farnesina quello dell'ambasciatore Spatafora è stato un atto "diplomatico e non politico", condiviso fra l'altro da gran parte dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza. Dopo le affermazioni di Dabbashi - vice dell'ambasciatore libico Giadalla Ettalhi - sono stati per primi i rappresentanti di Usa e Francia a sbattere la porta in segno di protesta: "Queste parole sono il riflesso di un alto grado di ignoranza storica e mancanza di sensibilità etica e spiegano l'incapacità del Consiglio di intervenire su questioni mediorientali", ha avvertito il viceambasciatore americano, Alejandro Wolff, il primo ad abbandonare l'aula. A seguirlo è stato il collega francese Jean-Maurice Ripert e successivamente i colleghi di Gran Bretagna, Belgio, Croazia e Costa Rica. Di tutt'altro tono sono state le dichiarazione dell'ambasciatore siriano Bashar al-Jaafari che ha espresso solidarietà a Dabbashi e ne ha condiviso le affermazione pur non avendo seguito in prima persona la seduta. La Libia da parte sua ha ribadito quanto detto in aula spiegando di essere ricorsa al paragone "per dar forza alla tesi" della necessità di un intervento immediato nella striscia di Gaza dove gli aiuti Onu sono stati sospesi dopo l'interruzione della fornitura di carburante da parte di Israele. Altrettanto infuocata è stata la risposta della diplomazia dello Stato Ebraico: "Il cinismo della Libia e il comportamento riprovevole dei suoi diplomatici confermano che bisognerebbe fare maggiore attenzione quando si scelgono i Paesi del Consiglio di Sicurezza", sferza Dan Gillerman, ambasciatore israeliano presso il Palazzo di vetro. "Questo - ha concluso - è ciò che accade quando si consente a uno Stato terrorista di diventarne membro".

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NEW YORK Seduta tempestosa ieri al Palazzo di vetro dell'Onu. Durante una seduta del Consiglio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di sicurezza dedicata al Medio Oriente, il rappresentante della Libia ha paragonato la situazione della Striscia di Gaza a quella dei campi di sterminio nazisti. L'ambasciatore italiano Marcello Spatafora ha chiesto, per protesta, l'immediata sospensione della riunione. Anche i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno lasciato l'aula. Tra Israele e Siria, intanto, primi segnali di disgelo.

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Un appello a Riccardo Pacifici: su Roma la vostra equidistanza gioverà solo ai fascisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La totale indipendenza della comunità ebraica romana nel ballottaggio Un appello a Riccardo Pacifici: su Roma la vostra equidistanza gioverà solo ai fascisti Stefania Podda Nessuna indicazione di voto, libertà di coscienza e rifiuto netto di schierarsi per l'uno o per l'altro dei candidati. Insomma, Francesco Rutelli e Gianni Alemanno pari sono, nessuna sostanziale differenza tra i due. Almeno così è per Riccardo Pacifici che - dopo aver bloccato l'apparentamento ufficiale tra il candidato del Pdl e la Destra di Francesco Storace - ha ribadito la "totale indipendenza" della comunità ebraica romana nella partita del ballottaggio per il Campidoglio. Dopo aver segnato il punto, alla fine Pacifici si è dunque accontentato della forma. Perché la sostanza è un'altra, difficilmente contestabile: se Gianni Alemanno diventerà sindaco di Roma, sarà soprattutto grazie ai voti della Destra di Francesco Storace. Voti che il candidato del Pdl non ha ufficialmente chiesto, per lui l'abbraccio alla luce del sole poteva rivelarsi mortale. Tanto più che gli sono stati comunque generosamente offerti dal suo antico sodale di partito e di corrente. Alemanno non li incasserà con un apparentamento, ma non li ha nemmeno rifiutati e ha anche ringraziato, nonostante siano voti dichiaratamente e orgogliosamente fascisti. Ma il problema non è solo Storace. Il problema è anche Alemanno. Perché degli strappi più o meno sentiti di Gianfranco Fini, lui non ne ha apertamente condiviso nemmeno uno. Non che li abbia avversati, da istintivo e disincantato equilibrista qual è, è stato sempre ben attento a non esporsi. Meglio la terza via della prima linea, insomma. E però, a fare un rapido conto delle sue posizioni, il suo cuore batte sempre per quella destra delle croci celtiche e dei campi hobbit che lo ha visto crescere. La continuità con il passato, l'identità, l'attenzione alla pancia del partito - questo è Alemanno. Quando Fini con la kippah in testa parlò del fascismo come del "male assoluto", ebbe un sussulto: "Non si può dire a persone di destra che magari hanno avuto un padre morto in Africa che quella morte aveva alla base un'idea malvagia. In politica - concluse - ci vuole misura". Certo, è andato anche lui in Israele. Come Fini e come Storace. Già che c'era, ne ha approfittato per far benedire al Santo Sepolcro la croce celtica che porta al collo. Comunque ha compiuto lo stesso viaggio rituale dei dirigenti di Alleanza Nazionale. Loro non mancano di ricordarlo - come se la riflessione sull'antisemitismo si esaurisse in una tappa a Gerusalemme - e non mancano di sottolineare il loro appoggio ad Israele, quale che sia la sua politica. La strumentalità di una simile adesione - acritica più che incondizionata - è evidente. Eppure è diventata il discrimine su cui si gioca anche la politica italiana. Ma l'appoggio ipocrita e fazioso di una destra in cerca di legittimità e presentabilità internazionale, non può valere il rischio di consegnare Roma ad una destra fascista e squadrista. Ecco perché a Riccardo Pacifici chiediamo: davvero non vede differenze tra Alemanno e Rutelli? 25/04/2008.

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Medio Oriente, l'annuncio di Assad: <Israele pronto a restituirci il Golan> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Olmert vuole isolare l'Iran di Ahmadinejad e ottenere il riconoscimento da Damasco. Tensione in Libano: Hezbollah accusa l'Unifil Medio Oriente, l'annuncio di Assad: "Israele pronto a restituirci il Golan" L'aveva detto il premier turco Tayyep Recep Erdogan, ieri lo ha confermato Bashar al Assad. Israele è pronto a cedere le alture del Golan, in cambio di una pace con Damasco. La disponibilità israeliana sarebbe stata riferita dal premier Ehud Olmert allo stesso Erdogan, qui nella veste di mediatore. "Le mediazioni tra Damasco e Tel Aviv - ha spiegato il presidente siriano in un'intervista - si sono intensificate dopo l'aggressione israeliana in Libano nel 2006, ora sono maturati nuovi e positivi dettagli. Quello di cui abbiamo bisogno ora è di una piattaforma comune attraverso la mediazione turca". Poi Assad ha spiegato il motivo dell'annuncio ufficiale: "Con Israele i negoziati non saranno segreti, ma se si avvieranno saranno annunciati, e comunque non saranno diretti ma condotti attraverso la parte turca". Anche ieri, da Tel Aviv nessuna conferma e nessuna smentita. Solo una dichiarazione dall'ufficio del primo ministro Ehud Olmert: "Assad conosce la posizione di Israele sui negoziati di pace e viceversa". La notizia, ufficiale o no, ha comunque già smosso le acque della politica israeliana, soprattutto a destra. Il Likud si è detto contrario ad ogni ipotesi di ritiro, e nello stesso partito del premier,Kadima, l'annuncio di Assad non è stato ben accolto. In realtà, l'idea di un negoziato avviato e forse già ad una svolta non ha sorpreso nessuno. Le trattative tra Israele e la Siria, anche se a livello non ufficiale, non si sono mai interrotte. La partita diplomatica che si sta giocando punta a far rientrare Damasco tra gli interlocutori del processo di pace da avviare nella regione, isolando così l'Iran di Ahmadinejad. Già nel 2000, peraltro, durante i negoziati di pace, Israele si disse disposto a ritirarsi da quasi tutto il Golan, con l'eccezione di un tratto sulla sponda orientale del lago di Tiberiade. Oggi, con l'era Bush da archiviare, l'idea di un accordo israelo-siriano è ben visto da tutti i i possibili futuri presidenti degli Stati Uniti, siano Hillary Clinton, Barack Obama o John McCain. Sfilare la Siria dall'asse del male e isolare l'Iran, sarebbe il modo più indolore di disinnescare le mine nella regione. Tanto più che sembra riaprirsi anche l'instabile fronte libanese con Hezbollah contrapposta all'Unifil. Ieri, al Safir , giornale libanese vicino al partito di Dio, ha pubblicato un durissimo commento, accusando le truppe dell'Onu di essere "gli occhi di Israele in Libano". L'ipotesi di un accordo di pace con Damasco - e la sua opportunità e urgenza - è stata ieri al centro del dibattito politico in Israele. Il quotidiano Ha'aretz , in un editoriale non firmato, ha chiesto al governo di "non aver paura della pace con la Siria". L'editoriale sottolineava le occasioni perse degli ultimi anni e soprattutto ricordava la disponibilità dei vari premier - Yitzhak Rabin, Ehud Barak e lo stesso Benjamin Netanyahu - a rinunciare alle strategiche alture del Golan pur di arrivare ad una pace con Damasco. Tanto più ora di fronte alla minaccia iraniana e alla possibilità di un asse Damasco-Teheran: "Il costo della pace con la Siria - sottolineava l'editoriale - è conosciuto da anni e non c'è nessun motivo di allarme. I vantaggi superano l'importanza strategica delle alture del Golan. Il problema è piuttosto se Olmert avrà all'interno di Kadima sufficiente appoggio". 25/04/2008.

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E' operativo il nuovo Terminal 5 dell'aeroporto intercontinentale di Fiumicino riservato ai cos (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Iddetti voli "sensibili", quelli diretti in Usa e in Israele e soggetti, perchè a rischio, a particolari misure di sicurezza. Nato dalla riqualificazione dell'edificio che ospitava l'aerostazione merci, il nuovo terminal è stato realizzato da "ADR Engineering" in meno di sei mesi con un investimento di oltre 10 milioni di euro. Secondo le stime di ADR, saranno circa un milione l'anno i passeggeri in partenza che utilizzeranno questa nuova aerostazione.

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<Gaza un lager nazista> Libia fermata dall'Italia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-25 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Un caso diplomatico all'Onu "Gaza un lager nazista" Libia fermata dall'Italia Gli ambasciatori occidentali contro Tripoli NEW YORK - Caso diplomatico all'Onu. L'ambasciatore paragona Gaza ai lager nazisti e l'Italia fa bloccare i lavori. ALLE PAGINE 2 e 3 M.Caprara, Olimpio, Ricci Sargentini UNA PRIMA SVOLTA di PIERLUIGI BATTISTA I diplomatici di quattro Paesi occidentali platealmente abbandonano per protesta la sala del Consiglio di sicurezza all'Onu e l'ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Marcello Spatafora, convince la presidenza a dichiarare immediatamente chiusa la discussione. Descritta così, potrebbe sembrare una di quelle tempeste destinate a compromettere la stabilità internazionale. Ma può anche essere una svolta, il segnale di un sentimento politico di insofferenza per chi, all'interno e fuori del Palazzo di Vetro, indugia ancora nel paragone tra "la situazione di Gaza e quella dei campi di concentramento nazisti", avanzata dal rappresentante della Libia. La reazione stavolta è stata fulminea: non restava che lasciare quell'importante riunione per non accettare in silenzio quell'ennesima ingiuria contro Israele. A sessant'anni dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo promossa dalle Nazioni Unite all'indomani di una guerra apocalittica e feroce, l'azione dell'Onu a tutela dei diritti calpestati nel mondo non gode di grande reputazione. Difficile credere che le Nazioni Unite possano dimostrare un impegno efficace se al vertice delle commissioni deputate alla difesa di quei diritti siedono Paesi (e la Libia è tra questi) in cui il diritto è totalmente inesistente, le carceri rigurgitano di prigionieri rinchiusi senza regolare processo, la tortura è una pratica diffusa e impunita, le libertà politiche e civili cancellate da regimi asfissianti. E' difficile chiedere equanimità a un organismo internazionale che si rifiuta, com'è accaduto due mesi fa, di condannare la strage nella scuola rabbinica di Gerusalemme. E così all'Onu il terrorismo antisraeliano non viene mai sanzionato, ogni volta il veto di uno Stato di fede antioccidentale non consente a Israele di godere della solidarietà internazionale. Il ruolo di Israele deve essere sempre quello del carnefice. Ogni cordoglio per le sue vittime viene negato. Israele, con un paragone fabbricato deliberatamente per offendere crudelmente gli ebrei, viene dipinto come il "nuovo nazismo", e la questione palestinese come la nuova Shoah. Fu in ambito Onu che a Durban, nel 2001, una conferenza si trasformò in una truce kermesse antiebraica. E non si è dissolto il triste ricordo di quell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, anno 1975, in cui un nutrito gruppo di dittature equiparò il "sionismo" a una nuova forma di razzismo. Il gesto degli ambasciatori che abbandonano il Consiglio di sicurezza quando risuonano le ingiurie antisraeliane del rappresentante libico rovescia un atteggiamento rassegnato in cui la prudenza si trasforma in accondiscendenza, sottomissione ai capricci di nazioni che soffrono di un deficit strutturale di democrazia, irresponsabilità su un tema, quello dei diritti universali, che stenta a trovare il riconoscimento che gli si deve. Ed è significativo che l'ambasciatore italiano si sia adoperato per sospendere una riunione che non avrebbe avuto senso proseguire, se non al prezzo di accettare la grottesca comparazione tra la condizione di Gaza e Auschwitz. E' significativo e confortante perché segna la volontà di non accettare più i proclami di chi vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica, negando ad esso persino il diritto d'esistenza. Un primo passo. Ma un passo importante.

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Bassani un testimone scomodo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Katia Ippaso Siamo arrivati al 25 aprile. Un esercito di politici e opinionisti tira fuori, magari dalle note dell'anno passato, i canovacci dei discorsi da fare, per ricordare ciò che ha significato quella data storica per l'Italia. Nella macchina delle commemorazioni e delle celebrazioni, macchina celibe, spesso esangue, finiscono le dichiarazioni pubbliche anche di quelli che volentieri rifarebbero, pari pari, l'esperienza del fascismo e altrettanto volentieri sottoscriverebbero, magari in una maniera più sofisticata, nuove leggi razziali, con nuovi volti e nuovi nomi da sacrificare. Quando i morti sono così lontani nel tempo, fuori dal nostro sguardo, non fanno più paura. A far paura sono sempre stati i vivi. Ce lo racconta bene Il romanzo di Ferrara , il lavoro teatrale di Piero Maccarinelli, drammaturgia di Tullio Kezich, che ricostruisce, semplificandolo su un piano di rappresentazione lineare, quasi lieve nel suo affondo tragico, la temperie dei primi anni Quaranta in una città simbolo d'Italia, la Ferrara fascista che immolò i suoi uomini migliori con una malvagità banale. Ricucendo insieme le atmosfere e i personaggi del Giardino dei Finzi Contini e delle Cinque storie ferraresi , lo spettacolo riesce a realizzare con una sua precisa delicatezza una cosa difficile da farsi: portare la scrittura di Giorgio Bassani (che Pasolini giudicava insieme laica ed emotiva) a teatro, trattenendo la qualità di testimonianza pacata dei suoi romanzi in una trama efficace che è a sua volta una reinvenzione, una nuova storia da ascoltare oggi, proprio oggi. Il personaggio principale è Geo Josz, ritornato a Ferrara nell'agosto del 1945, "unico superstite dei 183 membri della comunità israelitica che i tedeschi avevano deportato in Germania nell'autunno del '43, e che i più consideravano finiti tutti da un pezzo nelle camere a gas". Scomodo per il padre Angelo che inizialmente aveva aderito al fascismo, mal tollerato dai partigiani che gli avevano nel frattempo occupato la casa (concedendogli alla fine solo una piccola stanza nella torre merlata), insopportabile ai suoi concittadini che tutto sommato avrebbero preferito vederlo morto così da poterlo commemorare in santa pace, Geo Josz riattraversa con la memoria gli anni terribili della guerra e delle leggi razziali. Con la fantasia rivede Micol, la rincontra nel suo giardino grande 12 km, un ghetto di bellezza decadente dove i Finzi Contini collezionavano anche gli esseri umani, in una eterna colpevole attesa che non li avrebbe risparmiati dalla morte. Chiuso nella sua torre, nell'isolamento di un pensiero che diventa l'unica arma di difesa contro un mondo che ha dovuto rinunciare all'umanità, Geo Josz (travestimento dello stesso Bassani) rivede tutti i protagonisti di quei romanzi ferraresi che val la pena rileggere, per comprendere meglio come sono andati i fatti. E come potrebbero di nuovo andare. Perché la storia la fanno gli uomini, scegliendo di vedere o non vedere (e non vedendo uccidere), dire la verità o collaborare, esserci o morire anche prima di essere ammazzati. "Non appena si metteva piede fuori di casa, ecco che la realtà politica generale si trasformava in un destino personale?Il collaborazionismo voleva dire che c'erano amici che collaboravano. Il problema, il problema personale, non era ciò che avrebbero potuto farci i nostri nemici, ma quel che stavano facendo i nostri amici" dichiarava Hannah Arendt negli stessi anni. Per questo genere di "amici" la presenza stessa di un fantasma come Geo Josz è disturbante. E' così che l'unico superstite decide di sparire: "Tale e quale il personaggio di un romanzo, scomparve all'improvviso senza lasciare dietro di sé il minimo segno - scrive Bassani -. E subito alcuni lo dissero emigrato in Palestina?altri nell'America del Sud?.altri ancora suicida in Po". Adesso il suo nome si può finalmente aggiungere alla lapide di via Mazzini accanto agli altri 183 ebrei deportati (su 400 che ne vivevano a Ferrara prima della guerra): lo spettacolo osceno del suo corpo ancora vivo è finito, che riposi in pace. Un bel discorso sul morto salverà le anime di tutti. Frutto di un percorso di formazione con i ragazzi diplomati al Centro Sperimentale di Cinematografia all'Accademia d'Arte Drammatica, Il romanzo di Ferrara vede in scena solo attori giovani, tra cui risalta Daniele Monterosi, l'attonito, convincente interprete di Geo Josz. Al Palladium di Roma fino al 27 aprile. Stasera, subito dopo lo spettacolo, saliranno sul palco Teresa Vergalli, staffetta partigiana, e Maria Morante, che assieme alla sorella Elsa fu costretta nel '43 a lasciare Roma. 25/04/2008.

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La Libia: <Gaza un lager> Nazioni Unite, l'Italia dice no (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La Libia: "Gaza un lager" Nazioni Unite, l'Italia dice no Gli ambasciatori occidentali lasciano il Consiglio di Sicurezza Dopo le accuse di Tripoli, il rappresentante permanente italiano chiede di sospendere la seduta al Palazzo di Vetro DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Insurrezione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla situazione nella Striscia di Gaza. Il rappresentante della Libia paragona la regione palestinese ai lager di Adolf Hitler: un'accusa a Israele che ha spinto l'ambasciatore italiano all'Onu a chiedere e ottenere di sospendere immediatamente la riunione dopo che gli ambasciatori di alcuni Paesi occidentali avevano abbandonato la sala. La protesta, secondo gli addetti ai lavori rara nella storia del Palazzo di Vetro, è scattata mercoledì sera, quando, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dedicata al Medio Oriente, il viceambasciatore libico Ibrahim Dabbashi ha dichiarato che "la situazione a Gaza assomiglia a quella in un campo di concentramento nazista durante la Seconda guerra mondiale". Parole incendiarie che hanno immediatamente suscitato le reazioni indignate dei Paesi occidentali. A partire dall'ambasciatore francese Jean-Maurice Ripert, che dopo essersi strappato gli auricolari ha abbandonato la sala, seguito, a ruota, dal numero due Usa Juan Alexandro Wolff, dall'omologa britannica Karen Pierce, dal belga Johan Verbeke, dal croato Neven Jurica e dal costaricano Saul Weisleder. è a questo punto, secondo fonti diplomatiche italiane a New York, che l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora avrebbe chiesto al presidente di turno - il sudafricano Dumisani Kumalo - di sospendere la riunione: una procedura straordinaria che è stata subito accolta, ponendo bruscamente fine a una riunione che rischiava di proseguire a livello di delegati. Nonostante il polverone sollevato dall'incidente, ieri la Libia si è spinta oltre. "Vivere nella Striscia di Gaza è persino peggio che stare in un campo di concentramento nazista", ha rincarato la dose in un incontro coi giornalisti Dabbashi. "Ci sono i bombardamenti quotidiani da parte di Israele che non c'erano nei campi di concentramento". L'inviato di Washington ha bocciato le dichiarazioni dell'inviato di Tripoli. "Sono indicative del livello di ignoranza storica - ha commentato Wolff - e dell'insensibilità morale che stanno alla base dell'impossibilità del Consiglio di Sicurezza di agire in Medio Oriente". Dura anche la condanna dell'ambasciatore israeliano all'Onu Dan Gillerman: "è una vergogna che uno Stato terrorista come la Libia segga nel Consiglio di Sicurezza. La sua presenza paralizzerà ogni sforzo di pace a Gaza e in Cisgiordania". Ma a dar manforte all'emissario di Gheddafi è sceso in campo l'ambasciatore siriano Bashar Jaafari, secondo cui "purtroppo coloro i quali si lamentano di essere stati vittima di un genocidio ripetono lo stesso tipo di genocidio contro i palestinesi ". Nei corridoi dell'Onu ieri si è cercato di minimizzare sull'incidente, ricordando che i dibattiti del Consiglio di Sicurezza sul conflitto israelo-palestinese sono da sempre i più controversi e divisori. Il 6 marzo scorso la proposta Usa per una condanna non vincolante del-l'attentato contro una scuola talmudica a Gerusalemme si era arenata proprio a causa delle obiezioni della Libia. Alessandra Farkas.

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<Il nostro Stato ha resistito anche alla forza del petrolio> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Abraham Yehoshua In un'intervista al trimestrale Oil lo scrittore sostiene che avere l'oro nero può essere una debolezza "Il nostro Stato ha resistito anche alla forza del petrolio" MILANO - "I Paesi arabi hanno il petrolio, gli ebrei non ce l'hanno. Noi dobbiamo usare il cervello e tanti altri mezzi. Ma non possiamo usare il petrolio". è una constatazione non amara quella di Abraham Yehoshua che, in un'intervista esclusiva alla neonata rivista dell'Eni Oil, vede nella mancanza di una fonte di energia primaria quasi una risorsa per il suo Paese. "Non avere il petrolio per Israele - scrive - ha costituito per molti versi una fortuna. Ci ha spinti a cercare altre fonti di energia, ci ha stimolati verso la tecnologia. Il petrolio rende più pigri ". Lo scrittore israeliano, amatissimo in patria e all'estero, sarà a Torino tra pochi giorni, l'8 maggio, per inaugurare la Fiera internazionale del Libro che avrà Israele come ospite d'onore. Nell'intervista su Oil si lancia in un'acuta analisi del mito dell'oro nero. "è un elemento meraviglioso - dice a Simonetta Della Seta, giornalista specializzata in Storia del Medio Oriente e direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv -. è un unico prodotto, utilizzato in moltissimi modi, senza scartarne mai alcuna parte: una materia grezza che viene interamente sfruttata. Il petrolio è utilissimo perché genera energia e progresso. Non è giusto etichettarlo solo per il legame con l'inquinamento ". Chi ha impianti petroliferi può considerarsi fortunato, è come avere una marcia in più. Però c'è un paradosso. Oggi oltre il 62% del greggio è in mano araba e musulmana. Eppure, fa notare lo scrittore, quest'immensa ricchezza non è bastata ad annientare Israele né a costruire uno Stato palestinese. E oggi gli impianti petroliferi sono, militarmente parlando, il tallone d'Achille dei Paesi arabi perché considerati facili obbiettivi. "Noi - spiega Yehoshua - abbiamo vinto contro la forza del petrolio, se non altro da un punto di vista politico. I Paesi arabi non sono riusciti neppure a far funzionare un boicottaggio internazionale nei nostri confronti. Con tutta l'importanza e la necessità del petrolio, l'esistenza di Israele ha dimostrato di essere ancora più cruciale e il suo riconoscimento imprescindibile ". In verità gli arabi si sono guardati bene dal "creare una sorta di Singapore palestinese, cosa che avrebbe spinto presto gli israeliani a ritirarsi anche dalla Cisgiordania". Nonostante le loro possibilità economiche i Paesi "fratelli " hanno fatto in modo che i palestinesi non collassassero "ma allo stesso tempo - constata amaramente lo scrittore - hanno evitato di sollevarli veramente dalla polvere, di renderli persone più felici ". Oil uscirà per la prima volta nel mese di maggio con un obiettivo ambizioso: creare una sede culturale di analisi e dibattito, una porta aperta sul mondo dell'energia, della sostenibilità ambientale e dello sviluppo. La rivista, un trimestrale, ha un comitato editoriale di tutto rispetto. Coordinati da Lucia Annunziata ci sono, tra gli altri, l'editorialista del Corriere Sergio Romano, il direttore di Foreign Policy Moises Naim e il premio Nobel Harold W. Kroto. Monica Ricci Sargentini La rivista In alto la copertina del primo numero di Oil che uscirà a maggio. A sinistra lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua.

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Onu e Medio Oriente Farnesina, nuove mosse (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Segnali di svolta D'Alema apre il campo al successore Onu e Medio Oriente Farnesina, nuove mosse Cadute le riserve su altre sanzioni all'Iran ROMA - Non c'è stata alcuna direttiva impartita da Roma, secondo la ricostruzione della riunione accreditata dalla Farnesina. Sarebbero state considerazioni maturate a caldo, mercoledì, a spingere l'ambasciatore italiano seduto nel Consiglio di sicurezza dell'Onu a ottenere la sospensione della seduta. Quando l'aula è stata infiammata dal paragone del viceambasciatore libico tra i campi di sterminio nazisti e le condizioni di Gaza per le azioni dei mi-litari di Israele, Marcello Spatafora, il rappresentante permanente dell'Italia al Palazzo di Vetro, ha chiesto di interrompere i lavori per due motivi. Uno di merito: la gravità dell'accostamento che aveva appena spinto i rappresentanti di Francia, Stati Uniti e Costa Rica ad andarsene. Uno di metodo: l'impossibilità di proseguire la riunione nel clima turbolento che c'era. Così si viene a sapere dal ministero degli Esteri tuttora guidato da Massimo D'Alema, in carica per gli affari correnti fin quando non si sarà insediato il governo di Silvio Berlusconi. Ieri sera, la tesi sembrava avere a sostegno alcuni elementi. A New York lo scontro sulle parole del viceambasciatore libico Ibrahim Dabbashi, che aveva accostato la situazione di Gaza ai lager di Adolf Hitler, è scattato mentre a Roma era notte. In più, ieri non ci sono state proteste verso l'Italia da parte dell'ambasciatore dello Stato di Muhammar el Gheddafi presso il Quirinale, Abdulhafed Gaddur. "E perché io avrei dovuto protestare? Ho sentito il mio ambasciatore a New York e mi ha confermato che francesi e americani, non italiani, sono usciti dall'aula ", ha detto al Corriere Gaddur. E' evidente che nei rapporti tra Stati entrano in gioco numerosi elementi di valutazione. Nel 2006, mentre Berlusconi era a Palazzo Chigi, la Libia si indignò quando il leghista Roberto Calderoli esibì, in tv, una maglietta con le vignette su Maometto. La repressione di un assalto al consolato italiano a Bengasi costò morti e morti. Il nostro Paese è il primo partner economico della Giamahiria, la quale ci fornisce il 18% dell'energia che consumiamo, a cominciare dal petrolio. Il passaggio tra due governi in Italia è una fase delicata. Romano Prodi si prefiggeva di portare Gheddafi in visita a Roma. La Farnesina non può assecondare offese a Israele. Ma ieri né Roma né Tripoli hanno cercato di complicarsi i rapporti. E' su un altro versante delicato che il ministero di D'Alema, senza grande clamore, ha compiuto una svolta che non era scontata: sull'Iran. Nei giorni scorsi, a Bruxelles, il rappresentante d'Italia presso il Comitato politico di sicurezza dell'Unione Europea, ambasciatore Andrea Meloni, ha fatto cadere una riserva che era stata posta dal nostro Paese, in sede europea, sulle sanzioni da applicare a Teheran in virtù della seconda risoluzione dell'Onu contro i piani nucleari iraniani. Una mossa che, a prima vista, ci si sarebbe potuta aspettare dal governo di centrodestra. La questione però è più complicata. Il movente della scelta sarebbe stato in particolare il desiderio di far rientrare l'Italia nel giro dei Paesi che hanno un peso notevole nelle decisioni internazionali sull'Iran. Pur sapendo di non poter trovare un posto all'interno del cosiddetto "5+1", l'ambizione è di essere consultati in vista delle prossime decisioni da questo comitato formato da Usa, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia, che sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza, più la Germania. Durante il semestre italiano di presidenza europea, nel 2003, il governo Berlusconi preferì restar fuori dal gruppo degli Stati europei incaricati di negoziare con Teheran sul nucleare. La Repubblica islamica ci avrebbe voluto dentro. Londra, Parigi, Berlino non se ne ebbero a male e, seppure senza risolvere la questione, accrebbero il loro peso. Adesso si prepara la quarta risoluzione dell'Onu e l'Italia, per accrescere il suo ruolo, riduce gli ostacoli a sanzioni europee. Maurizio Caprara.

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Diplomazia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria: BREVI Diplomazia Leader Dall'alto, il leader libico Muammar Gheddafi; il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad; e il premier israeliano Ehud Olmert Politica L'Italia potrebbe, con il nuovo governo, "aggiustare" le sue relazioni con i tre Paesi: più "distaccate" con Libia e Iran; più "calorose" con Israele.

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La Cia accusa la Corea del Nord <Ha costruito il reattore in Siria> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La rivelazione Al Congresso i filmati sull'impianto nucleare di Al Kibar La Cia accusa la Corea del Nord "Ha costruito il reattore in Siria" Assad: "Olmert offre il Golan in cambio della pace" WASHINGTON - In Medio Oriente se tiri un filo ti becchi tutta la matassa. Questo per dire che i dossier sono quasi sempre intrecciati, condizionati da interessi regionali e internazionali. Ciò è quanto sta accadendo attorno al caso dell'impianto atomico siriano di Al Kibar distrutto da caccia israeliani il 6 settembre. Un blitz misterioso protetto da un grande riserbo. Ieri l'intelligence americana ha fatto rapporto al Congresso mostrando filmati e dati - ricevuti da Israele - che documenterebbero il coinvolgimento della Corea del Nord nella costruzione del reattore in Siria. Tre i punti chiave dell'audizione: i lavori erano quasi terminati, l'impianto somiglia a quello coreano di Yongbyon, nel sito operavano tecnici venuti dalla Corea del Nord (un video documenta la loro presenza). Rivelazioni anticipate da mesi dagli analisti americani che hanno acquisito e pubblicato foto satellitari di Al Kibar. Alcuni di loro hanno espresso dubbi sull'operatività dell'impianto ("è lontana "), altri hanno espresso timori. Le preoccupazioni di questi ultimi e il rapporto a porte chiuse al Congresso hanno offerto munizioni a quanti negli Usa contestano l'idea del presidente Bush di stringere un accordo con la Corea del Nord. Il regime di Pyongyang si è impegnato a rinunciare all'atomica e a bloccare la proliferazione di tecnologia nucleare - verso Siria e Iran - in cambio di un pacchetto di aiuti e benefits. Tra questi anche l'esclusione dalla lista dei Paesi che sostengono il terrorismo. Una promessa che è giudicata "falsa" dai falchi americani, perché Pyongyang non ha fornito i chiarimenti richiesti. Doveva farlo entro la fine dell'anno, ma ha Presidente Bashar Assad.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria: A... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 3 categoria: ALTRI OGGETTI cercato solo di guadagnare tempo. "C'è un serio problema di proliferazione", ha commentato il parlamentare repubblicano Pete Hoekstra appena uscito dall'incontro con gli 007. Anche la Casa Bianca in serata ha criticato il regime di Pyongyang definendo la connivenza con la Siria sul reattore "un segnale pericoloso". Sfruttando le polemiche sulla Corea del Nord, i siriani hanno provato a sfilarsi e hanno respinto le accuse. Ma sono stati tirati dentro comunque. L'audizione è infatti coincisa con altre rivelazioni, non meno clamorose. Il presidente Bashar Assad ha sostenuto di aver ricevuto un messaggio dal premier israeliano Ehud Olmert. Questo il succo: "Israele è pronto a restituire le alture del Golan (occupate nel 1967, ndr) in cambio di un accordo di pace". Però, ha aggiunto Bashar, la questione non è per ora sul tavolo e bisogna aspettare la prossima amministrazione Usa. Olmert, in vacanza sul Golan, tra una grigliata e una visita a un vigneto, si è schermito con un "né confermo, né smentisco" limitandosi ad ammettere di aver inviato una lettera. I fini analisti israeliani hanno legato raid e contatti diplomatici. La distruzione dell'impianto nucleare - scrivono - è servita a spazzare via qualsiasi illusione bellica siriana e a ribadire il potere di deterrenza dello Stato ebraico. Gli Stati Uniti non avrebbero dato alcuna "luce verde" a Israele per lanciare l'attacco aereo: secondo fonti dell'amministrazione Usa citate in forma anonima da media americani, Washington era a conoscenza delle intenzioni israeliane, ma non diede alcuna indicazione a compiere il blitz. Ad alimentare le congetture ha sicuramente contribuito l'atteggiamento di Gerusalemme e Damasco. Israele ha mantenuto un profilo basso sul blitz, lasciando che fossero i giornali Usa a fornire dettagli. La Siria, in imbarazzo, si è protetta con una cortina di versioni mai chiare. L'impressione è che tutti volessero nascondere l'episodio, "tanto chi doveva sapere sapeva". Ma tirato dal filo coreano è tornato sotto i riflettori. Guido Olimpio L'attacco Partendo da sinistra: l'immagine presa dal satellite del presunto impianto atomico siriano Al Kibar prima del blitz e il sito nucleare raso al suolo dai caccia israeliani.

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La crisi Alitalia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La crisi Alitalia A Fiumicino Inaugurato il Terminal 5 è costato oltre 12 milioni di euro e occupa una superficie di 14mila metri quadrati il nuovo Terminal 5 dell'aeroporto di Fiumicino destinato ad accogliere i voli delle compagnie aeree in partenza per gli Stati Uniti e Israele. Il nuovo Terminal nato per gestire i voli sensibili sarà operativo dal 3 maggio. Il traffico atteso è di circa un milione di passeggeri l'anno.

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E suor Marie gira un film: <Porterà fedeli> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE La religiosa-regista E suor Marie gira un film: "Porterà fedeli" DA UNO DEI NOSTRI INVIATI SAN GIOVANNI ROTONDO (Foggia) - Dopo la salma di Padre Pio, i fotografi sono tutti per lei, suor Marie Myriam. Incuriosisce, suor Marie, per la videocamera che maneggia con disinvoltura e per il treppiedi che alza, sposta, abbassa e sul quale ogni tanto incastra la videocamera per ottenere la migliore inquadratura. Ma incuriosisce, suor Marie, anche perché è una suora molto carina. Per lei, i fotoreporter scattano a raffica, da lontano, con i teleobiettivi, mentre riprende ogni immagine della Messa. In una giornata in cui è tutto un parlare di tegumenti, tessuti, arti, mummificazione, scheletro, colore del sangue e colore di ciò che rimane della carne, in una giornata così, il viso di suor Marie Myriam e la sua naturalezza cancellano per un momento le dotte dissertazioni mortuarie della commissione che ha collaborato con l'arcivescovo di San Giovanni Rotondo nella riesumazione-ristrutturazione delle spoglie del frate cappuccino, e lasciano sperare che forse la fine del mondo non è ancora arrivata. Suor Marie Myriam viene dalla Francia, da un convento vicino a Bordeaux, e appartiene all'ordine della Fraternità di Notre Dame, la cui casa madre è a Chicago. "Sto girando le immagini per un film, sì, un documentario su questo grande evento di oggi", dice suor Marie. Ah. Ma non c'è già la Rete, con i video finiti su YouTube in tempo reale, e la poderosa Telepadrepio, tutta satellite e tecnologia digitale? "Certo, certo - dice suor Marie, in italiano, ma con quella erre tanto francese -, però questo film è per la tv satellitare Revelation tv". Ah. Quella fondata da un ex testimone di Geova e considerata molto vicina a Israele? Non sarà mica per "bilanciare" la presenza qui di Al Jazeera? "Ma no, ma no", sorride lei. E perché fa questo film, suor Marie? "Lo faccio - dice -, per vedere in tutto il mondo e spingere quanti più pellegrini a venire qui". Ma qui si parla di cadaveri riesumati, di analisi di cellule morte, addirittura di "salma inodore", quasi a voler dire che il monaco Francesco Forgione, alias Padre Pio, ora San Pio, non sia stato un uomo come tutti gli altri… "Ah ah ah… - sorride suor Marie, mentre piazza treppiedi e videocamera in un altro punto del sagrato -, sta ascoltando cosa sta dicendo il cardinale?". Vuol dire, suor Marie, che la risposta è nell'omelia che in quel momento sta svolgendo il cardinale portoghese José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, per il quale San Pio, "O Estigmatizado", è l'esempio di quanto sia difficile oggi "il discorso sulla santità, anche se forte è il suo fascino e profondo il suo mistero". Sì, suor Marie, ma che c'entra, quest'operazione non è piaciuta nemmeno a tanti cattolici. Ha visto che flop? Se ne attendevano 30-40 mila e sono solo qualche migliaio... E poi il Papa, lo sa che il Papa non verrà? Ma a questo punto suor Marie Myriam non risponde più. Sorridente e leggiadra ringrazia e continua a dedicarsi al suo film. Mentre i fotografi si dedicano a lei. Carlo Vulpio.

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Le buone intenzioni di Giordano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Attualità 25-04-2008 Le buone intenzioni di Giordano Al congresso dei sinistri trombati, Giordano ha detto piangendo: "Noi volevamo solo essere gentili...". Comincio a pensare che erano veramente pazzi. Gentili con le spranghe? Con il fuoco alle bandiere di Israele e americane? O, forse, intendeva gentili i malfattori, i clandestini, gli zingari? Capisco, anche che l'inferno è lastricato di buone intenzioni. Grazie Dio che ce li hai tolti dai piedi. Come dice il Poeta: "Quando il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa, la folgore gli dà!". E difatti ora sono un mucchietto di cenere da disperdere in mare. Marina Melega Bologna Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Bertinotti andrà alla Fiera. I filopalestinesi: <Traditore, si schiera con Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura e scienza 25-04-2008 Bertinotti andrà alla Fiera. I filopalestinesi: "Traditore, si schiera con Israele" di GIOVANNI SALLUSTI Finalmente, dopo una serie interminabile di polemiche ideologiche e grotteschi inviti al boicottaggio, la ventunesima edizione della Fiera del Libro di Torino (8-12 maggio) si appresta ai nastri di partenza. Ieri si è svolta la conferenza stampa di presentazione. Che ha portato la prima buona notizia. Attesa, ma non meno gradita: Israele c'è, è l'ospite d'onore per il 2008. Gli organizzatori non hanno ceduto alle pressioni che farneticavano di ritirare l'invito per un supposto sfregio alla causa palestinese. Lanciata da alcuni scrittori arabi, la proposta del "boicottaggio" (termine quantomeno infelice riferito ad autori ebrei) era stata ripresa da alcune associazioni e partiti filopalestinesi e di estrema sinistra. Contro l'iniziativa (che è difficile non definire "antisemita") noi di Libero abbiamo lanciato un appello. Assolutamente a-ideologico, per la libertà della cultura. Firme raccolte: più di quattromila. Per questo, nel suo intervento di ieri il direttore della Fiera Ernesto Ferrero ha voluto "ringraziare Vittorio Feltri, la redazione di Libero e i suoi lettori del loro sostegno". Ferrero ha tenuto anche a ribadire per i duri d'orecchi che "noi non siamo tifosi della curva sud, non siamo per questi contro quelli. Siamo per capire, per cercare insieme. Mettiamo a disposizione degli spazi d'incon tro e di dialogo, perché questo ci chiedono i lettori". Il direttore dà così il benservito alla "sovrapposizione meccanica di politica e cultura" che ha alimentato la crociata antiisraeliana, ricordando che a definire la Fiera "il più grande evento europeo dedicato alla lettura e alla cultura" è stata sulla rivista "Internazionale" una giornalista musulmana, Irshad Manji. Ma non per tutti "repeti ta iuvant". Ieri infatti si è rifatto vivo il Forum Palestina, uno dei più scalmanati nell'invocare il boicottaggio. Oggetto dell'at tacco: Fausto Bertinotti. Lo scrittore e psicoanalista Massimo Fagioli ha rivelato a Il Riformista che sta programmando per l'amico Fausto un rientro post-batosta elettorale proprio alla Fiera, per il 10 maggio. Apriti cielo: a detta di un comunicato del Forum Palestina si tratta di una "inaccettabile provocazione". E poi, riferendosi all'ex idolo Bertinotti: "Almeno questa potrebbe risparmiarla a un popolo della sinistra che ha contribuito a dissolvere". Così, il Subcomandante Fausto presterebbe il volto a una manifestazione che contribuisce nientemeno che "al politicidio della identità, della cultura e dei diritti del popolo palestinese". Inventiva linguistica a parte (cos'è il "politicidio"?), per gli adepti del Forum Palestina cade evidentemente nel vuoto l'ap pello, ribadito ancora ieri dal presidente Rolando Picchioni, secondo cui "la Fiera è un'op portunità di dialogo". Come ha ribadito Elazar Cohen, ministro presso l'ambasciata d'Israele in Italia: "Ci sono stati tentativi di delegittimare lo Stato di Israele, ma si sono levate anche molte voci di solidarietà, a cominciare da quella del presidente della Repubblica Giorgio Napolita no". Il quale l'8 maggio inaugurerà la manifestazione. Tentando di parlare di cultura, una prima occhiata al programma è sufficiente per confermare lo spessore della kermesse. Il tema di quest'anno, in un rimando al principe Myskin de "L'idiota" di Dostoevskij, è: "Ci salverà la bellezza". La letteratura del Paese ospite d'onore sarà rappresentata da autori prestigiosi. Attesissimo Abraham Yehoshua, che interverrà giovedì 8 e presenterà il nuovo romanzo "Fuoco amico", edito in Italia da Einaudi. La prolusione inaugurale sarà tenuta nella serata di mercoledì 7 da Aharon Appelfeld, il "decano" delle lettere israeliane, di cui Guanda sta pubblicando l'opera omnia. Tra gli altri: Meir Shalev, Alon Altaras, Etgar Keret. La pietra tombale su ogni ipotesi di faziosità politica la mette il presidente Picchioni: "Nell'edizione di quest'anno interverranno numerosi autori provenienti da Paesi di cultura araba e più in generale islamica". In ordine sparso: l'algerino Gilali Khellas, il libico Ibrahim Al Faqih, la turca Elik Shafak. Verrà presentata inoltre Sharq/Gharb, la prima casa editrice italiana in lingua araba. Per la parte musicale, si esibirà anche la cantante palestinese Lubna Bassal Salameh. Significativa la figura di Sami Michael, irakeno rifugiato in Israele nel 1949, che da allora si batte per la pace. Michael è il presidente onorario dell'Associazione israeliana per i diritti umani. Che anche la sua presenza sia un'"inaccettabile provocazione"? Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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È provato: Gesù lava più bianco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura e scienza 25-04-2008 È provato: Gesù lava più bianco di LUIGI SANTAMBROGIO La mission : da una piccola factory situata in Israele (La "Tiberiade" Coop), arrivare dopo tre anni a impiantare succursali in tutto il mondo. Priorità ai mercati italiani ed europei. Trampolini di lancio per successive acquisizioni di fette di mercato e clienti negli Usa, America Latina e Asia. I prodotti : all'inizio catering, organizzazioni di banchetti nuziali e cene commemorative. Opuscoli, brochure e libri sul pensiero e sulla vita del fondatore e del figlio. Lo staff : un presidente, un vice (figlio del presidente); 12 manager che dopo un primo periodo di apprendistato e in stretta relazione con il vicepresidente jr, andranno a guidare le filiali in Italia, Europa, Usa, America Latina e Asia. Il budget : all'inizio: due pani e due pesci. Più due barche di proprietà della Coop Tiberiade. Poi, donazioni, eredità, offerte e liberalità varie. La Coop di Tiberiade Basta così: continuare ci si potrebbe infilare nel blasfemo. Già, perché quei termini si riferiscono a un'impresa del tutto particolare e certamente eccezionale. È la Chiesa cattolica: più che un'impresa, una multinazionale che dalla Tiberiade Coop si è ramificata in tutto il mondo. Quanto ai risultati aziendali, Gesù non ha mai avuto concorrenti al suo livello: ha definito il suo progetto, portandolo a termine in soli tre anni; ha assunto a paga base dodici scalcinati lavoratori generici (i più sapevano solo di pesca) e li ha trasformati, dopo un breve apprendistato sul campo, in uno staff di primordine. Straordinari manager sempre fedeli alle direttive, rispettosi alla lettera dei criteri della successione e della gerarchia. Grazie a quei dodici, la Casa Madre (il Vaticano) oggi può contare ben un miliardo e mezzo di dipendentisoci e filiali. Con una gestione del personale fondata su forti motivazioni e ottimismo. Il capo dava a tutti almeno 3 chances (il gallo di Pietro), non licenziò, su consiglio del padre presidente, neppure Giuda, ladro e bugiardo. Una debolezza, forse, ma necessaria. E poi, anche oggi, c'è sempre un Giuda in tutti i top management. Stiamo deragliando pericolosamente? Ma no: poco più di un secolo fa, un certo Max Weber scrisse l'indimenticabile "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo". Lì, l'autore colpiva nel segno la dottrina dell'elezione e del silenzio di Dio: solo il successo e il business potevano provare che il buon cristiano era incamminato sulla strada del Paradiso. Poveri, falliti e mediocri si rassegnassero: non erano fatti per il gran galà dell'ultimo giorno, non avrebbero ricevuto l'invito del Capo, nemmeno se si facevano prestare marsine e frac. Ma la figura di Gesù come esempio e modello del manager moderno, è riaffiorata anche più recentemente: 80 anni fa un americano, Bruce Barton, scriveva il libro: "The man nobody knows", in cui sosteneva che il Figlio di Dio era stato soprattutto un genio della pubblicità. E pure oggi, testi e libri che documentano il legame tra Vangelo e buona amministrazione aziendale, sono stati stampati a iosa. Autorizzati, in qualche modo, dallo stesso testo sacro: sono numerosi, infatti, le parabole, gli esempi e i rimandi agli affari domestici e aziendali che lo stesso Gesù utilizzava per farsi capire da chi correva ad ascoltarlo. Saulo alla Chrysler In Italia, un testo che fece un certo scalpore fu "Gesù lava più bianco" di Bruno Ballardini (in in libreria se ne trovano varie edizioni: minimum fax, pp. 200, euro 8,1 ). È un cult-book, tradotto in 11 Paesi, che ripercorre in modo anche irriverente ma documentato la storia della Chiesa cattolica. Come "case history" della comunicazione pubblicitaria, azienda modello con il settore marketing più efficace e capillare di tutta la storia occidentale. Il volume porta la prefazione di mons. Ernesto Vecchi, vescovo a Bologna. "Il marketing?", scrive, "L'ha cominciato Gesù 2000 anni fa". Cioè, la Chiesa è esperta di umanità, sa cos'è l'uomo, che cosa desidera. E sa rispondere efficacemente: soddisfatti e pure rimborsati. Così, lo spirito evangelico si lega alla carne dell'esi stenza quotidiana degli uomini. Ha un Paradiso ultraterreno da proporre, ma pure un senso concreto all'umano affaccendarsi. Anima e corpo, preghiera e lavoro (ricordate San Benedetto?), felici propositi e buoni business. Certo, prendere Gesù come modello dell'etica aziendale potrebbe scandalizzare più di un raffinato teologo: ma sarebbero pronti a fare la stessa cosa al rovescio. A berciare, cioè, di un Cristo rivoluzionario e anticapitalista, maestro di Marx e Engels. Un Gesù contro, no global e pure no Tav. Distruttore, più che costruttore di grandi opere. Meglio allora accettare l'idea di "conve nienza", di utilità umana del cristianesimo e verificarne la verità su questo terreno. Perché ciò che non è utile e interessante per l'uomo, non serve o è superfluo. Dio compreso. Di questo pare certo Bob Briner , businessman ed economista americano, che ha scritto "Gesù come manager" , il libro arrivato alla sua sesta ristampa (Oscar Mondadori, pp. 132, euro 8) . A parte l'azzardo di paragonare Lee Iacocca, il mitico presidente che salvò la Chrysler dal fallimento, a Paolo di Tarso, le altre regole non sembrano affatto disdicevoli. E poi, l'autore ci ricorda sempre la divinità di Gesù e mai lo paragona a un profeta del buon senso o al guru di un'agenzia di consulenza aziendale. Qualche esempio? La parabola delle vergini che, se applicata al mondo del lavoro, suggerisce come parte del successo di un capo dipenda proprio dalla sua preparazione: se questa è inadeguata, i risultati non potranno che essere negativi. Il centuplo in Terra Da non sottovalutare la scelta dei collaboratori. Anche in questo caso per decidere quelli giusti sarà sufficiente seguire l'esem pio di Gesù con i suoi discepoli. E a chi obietta che uno di questi lo tradì, Briner risponde: "Vorrei essere riuscito a scegliere i collaboratori giusti undici volte su dodici". A fare la differenza saranno anche doti personali come la calma, la capacità di insegnamento e l'essere autorevoli. Nessuna azienda può funzionare se non è chiaro chi è il capo che, come nella Chiesa, non è sottoposto ai voti della democrazia. E c'è pure spazio per l'intra prendere e il rischio. "Chiunque pensi che Gesù sarebbe stato fautore di una filosofia degli affari priva di fantasia - scrive Briner non ha mai capito la parabola dei talenti: come manager a cui sono affidati i capitali degli azionisti, non dobbiamo accontentarci di preservare il patrimonio ma accrescerlo". Insomma, il "centuplo quaggiù" promesso da Gesù passa pure attraverso questa nuova gioia del fare. E se gli indigenti li avremo sempre con noi, i "pove ri di spirito" sono chiamati dal Vangelo a cambiare la Terra. Cominciando magari da una cooperativa di pescatori... I LIBRI GESÙ IL MANAGER Bob Briner, economista americano, ha scritto "Gesù come manager" (Oscar Mondadori, pp. 132, euro 8). SMACCHIANTE "Gesù lava più bianco" di Bruno Ballardini (minimum fax, pp. 200, euro 8,1) è un libro di "culto" in molti Paesi. Rilegge la storia della Chiesa cattolica come esempio di azienda modello nel settore marketing Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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S. Marco evangelista Ebreo di origine, nacque probabilmente fuori della Palestina, da famigli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A benestante. San Pietro, che lo chiama "figlio mio", lo ebbe certamente con sè nei viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove avrebbe scritto il Vangelo.

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Arriva al "Leonardo da Vinci" un terminal a prova di terrorismo, destinato ai voli "s (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ensibili" e dotato persino di scanner per visualizzare l'interno delle scarpe di possibili attentatori. E' pronto a Fiumicino il nuovo scalo per le destinazioni Usa e Israele. La sua apertura è fissata per il prossimo 3 maggio con il volo Delta per Atlanta. Da quella data un milione di passeggeri l'anno "trasborderà" dal vecchio molo C, che così verrà decongestionato anche nel sistema di trattamento dei bagagli. Intanto da oggi sovraffollamento in tutto l'aeroporto: secondo le previsioni della società di gestione, durante il "superponte" il numero dei passeggeri in transito raggiungerà quota un milione e 200 mila. Mancini all'interno.

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Gli ebrei hanno votato contro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Attualità 25-04-2008 Gli ebrei hanno votato contro Come tutti sanno il Dio cristiano è perdonista. Ma stavolta gli ebrei, nauseati dalla politica filo Hamas dei sinistri hanno votato per il Pdl e la grande giornalista Fiamma Nirestein è entrata in Parlamento. E dunque è finalmente uscito allo scoperto il Dio di Israele, il quale per aiutare il suo popolo non faceva mezze misure, apriva il mar Rosso, mandava ai Faraoni calamità spaventose, e insomma si dava da fare senza se e senza ma. Basta leggere la Bibbia. Anche stavolta ha operato alla grande e ha annientato la sinistra ostile agli ebrei. Una cosa che ha del miracoloso. Spero che gli ebrei sappiano ringraziarlo come merita, e ci uniamo anche noi. Clara Carmagnini Bologna Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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3 mln (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA CAPACITA' 3 mln Al momento il traffico nei "voli sensibili" diretti in Usa e Israele riguarda un milione di passeggeri ma presto è destinato a salire a tre.

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<La logica del boicottaggio ha condizionato gli arabi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-04-25 num: - pag: 43 categoria: REDAZIONALE Fiera del libro Presentata l'edizione più contestata. Record di stand e un messaggio: "Ci salverà la bellezza" "La logica del boicottaggio ha condizionato gli arabi" DAL NOSTRO INVIATO TORINO - A due settimane dall'inaugurazione la Fiera del Libro ha fatto il punto. Al Museo regionale di scienze naturali, protetto da due camionette della polizia (anche se i contestatori non si sono visti), è stato ufficializzato ciò che più o meno già si sapeva. E cioè che gli scrittori arabi hanno aderito quasi all'unanimità all'appello al boicottaggio contro Israele come Paese ospite. Non ci saranno nemmeno i cinque scrittori di lingua araba e passaporto israeliano (Ali Taha, Nidà Khouri, Hussein Muhanna, Walid El Fahoum e Mufleh Naara) su cui, nei giorni scorsi, si era creato un giallo. "Ha prevalso la logica collettiva su quella individuale - ha spiegato il direttore editoriale Ernesto Ferrero - . Così anche scrittori che mi hanno detto di essere personalmente contrari al boicottaggio, hanno rinunciato a venire. Peccato, è stata persa un'occasione, utile soprattutto per loro. D'altronde è comprensibile. Da qui sembra tutto più semplice, ma la situazione di conflitto c'è ed è forte". "Noi abbiamo fatto il possibile - ha aggiunto il presidente della Fondazione per il Libro Rolando Picchioni - . Siamo anche stati a Roma a parlare con i rappresentanti dell'Autorità palestinese per cercare di creare un ponte, nel nome di un confronto culturale e civile che rifiuta ogni censura, ma non è stato possibile". Nello stesso tempo Picchioni ha ribadito che "il Paese ospite è uno e uno solo. Come è possibile perseguire la teoria dei "due popoli, due Stati", se si nega a uno dei due persino il diritto di rappresentazione?". Un interrogativo che anche il ministro plenipotenziario presso l'ambasciata israeliana di Roma, Elazar Cohen, ha sollevato rievocando la "minoranza rumorosa" di chi invitava al boicottaggio, contro cui si sono levate "voci molto alte e molto chiare", tra cui quella del presidente della Repubblica Napolitano, che l'8 maggio inaugurerà la Fiera. Cohen ha sottolineato il carattere culturale della manifestazione a cui partecipano anche scrittori critici con la politica del proprio Paese (tra gli altri ci saranno Aharon Appelfeld che terrà la prolusione magistrale la sera del 7 maggio, Abraham Yehoshua, Etgar Keret, Meir Shalev, Alon Alatras), aggiungendo che il governo israeliano non è entrato affatto nel programma "fatto da Angelo Pezzana" (ma Picchioni ha specificato che il fondatore dell'Associazione Italia-Israele ha solo dato un supporto logistico mentre il programma è stato curato in toto da Ferrero). Le polemiche hanno fatto bene alla Fiera (1400 espositori, tra cui 75 new entry, anche se i finanziamenti sono diminuiti) come ha scherzato Ferrero: "L'effetto collaterale è stato che siamo diventati famosi, da Al Jazeera al New York Times. Sono stato al Salon du livre di Parigi: gli altri anni non mi filava nessuno, quest'anno quasi mi stendevano il tappeto rosso". Fino al 12 maggio molti altri scrittori e intellettuali divagheranno, con le loro lezioni magistrali, sul tema della bellezza, filo conduttore dell'iniziativa: da Remo Bodei a Giovanni Reale, da Luciano Canfora a Mario Botta, a Raffaele La Capria. E poi i grandi ospiti internazionali tra cui Gore Vidal, Boris Pahor, Javier MarÍas , Aarto Paasilinna, Ildefonso Falcones. La speranza è che almeno loro riescano a parlare di letteratura. A Torino Per la prima volta un capo dello Stato inaugurerà il "Salone", aperto dall'8 al 12 maggio. Gli espositori saranno 1.400, di cui 75 presenti per la prima volta Cristina Taglietti.

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<Gaza come i lager nazisti> e l'Italia "ferma" l'Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri 25-04-2008 "Gaza come i lager nazisti" e l'Italia "ferma" l'Onu di SILVIA GUIDI NEW YORK La Libia non fa marcia indietro su Gaza, confermando le parole di sfida considerate inaccettabili da tutti gli occidentali, e cioè che la situazione nella Striscia sarebbe simile, se non peggiore, a quella dei campi di concentramento nazisti. Il vice ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi, ha ripetuto quanto aveva detto mercoledì (era lui in sala e non l'ambasciatore Giadalla Ettalhi come riportato da più fonti) durante una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dedicata al Medio Oriente, provocando la sospensione della seduta, mentre alcuni rappresentanti permanenti (tutti gli occidentali) si toglievano l'auricolare e abbandonavano la sala. Il primo ad alzarsi è stato l'ambasciatore francese JeanMaurice Ripert, seguito dai rappresentanti di Gran Bretagna, Stati Uniti, Belgio, Costa Rica. È stato l'ambasciatore italiano Marcello Spatafora a chiedere che la riunione fosse interrotta immediatamente, con una procedura straordinaria. E così il sudafricano Dumisani Kumalo (presidente di turno), preso atto della mancanza di unanimità sul documento e delle esternazioni libiche, ha battuto il martelletto della presidenza dichiarando chiuso l'incontro che prevedeva ancora interventi di altri membri del Consiglio. NESSUNA SMENTITA Dabbashi, conversando ieri con i giornalisti al Palazzo di Vetro, non ha accettato di smentire nessuna delle sue affermazioni. Anzi, ha ribadito che la situazione nella Striscia di Gaza "è anche peggiore di quella dei campi di concentramento, perché viene bombardata ogni giorno da Israele". L'iniziativa dei diplomatici occidentali è stata accolta con favore da Israele. "Hanno fatto ciò che era richiesto in una situazione simile, e vanno applauditi", ha detto Arye Mekel, portavoce del ministero degli Esteri israeliano, secondo il quale il Consiglio di Sicurezza del Palazzo di Vetro "è stato preso in ostaggio da Paesi irresponsabili, in passato legati al terrorismo". Un'implicita attribuzione di responsabilità all'America, quella che Israele individua commentando il fallimento come frutto dell'infiltrazione di "terroristi" nel Consiglio di Sicurezza. Anche per questo l'ambasciatore aggiunto degli Stati Uniti all'Onu, Alejandro Wolff, si è affrettato a condannare una volta di più le nuove dichiarazioni della Libia. Parole come queste, secondo Wolff, "dimostrano l'ignoranza della storia, e continuano ad impedire che si trovi una soluzione pacifica in Medio Oriente". Non è la prima volta che il niet libico blocca i tentativi di intesa sulla "vexata quaestio" della Striscia di Gaza al Palazzo di Vetro. Nel marzo scorso, ad esempio, i diplomatici di Gheddafi hanno deciso di tornare nel passato, impedendo al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di raggiungere l'accordo su una risoluzione di condanna della strage nel collegio rabbinico di Gerusalemme Ovest. Anche allora bastò il voto contrario di Tripoli per mandare a monte l'adozione del testo, che doveva essere varato all'unanimità. GHEDDAFI SDOGANATO Del resto, risale ad appena due anni fa la riabilitazione di Muammar Gheddafi. Da Stato canaglia e sponsor del terrorismo, dopo un processo di riavvicinamento all'Occidente, la Libia era stata cancellata dalla lista nera statunitense il 28 giugno 2006. Non era stata sufficiente la consegna nel '99 dei colpevoli libici della strage di Lockerbie, in cui, in seguito all'attentato al volo Pan Am 103 esploso in volo il 21 dicembre '88 sopra la Scozia, morirono 270 persone. Per tornare nel novero delle Nazioni civili, Gheddafi aveva anche dovuto abbandonare i propri piani per lo sviluppo di armi nucleari. Poi, è stata tutta una strada in discesa. Tolte le sanzioni internazionali cinque anni fa, il regime di Tripoli nel gennaio di quest'anno è perfino riuscito a sedersi alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, l'orga nismo che decide contro gli Stati colpevoli di aggressione o di minaccia alla pace, mentre per tutto il 2003 è stato proprio Gheddafi a presiedere la Commissione dei diritti umani Onu. Un bel risultato, dovuto all'appoggio di Washington, che ora dovrà pentirsene con i suoi alleati israeliani, bersaglio delle contumelie dell'ambasciatore Dabbashi. Stesso copione il primo marzo scorso, con una spaccatura sia sulla risoluzione presentata dalla Libia per condannare le vittime civili a Gaza, sia su un testo più generale, perché la Libia rifiutava l'uso del termine "terrorismo" per indicare i razzi palestinesi lanciati verso Israele. Neanche l'Onu, comunque, ha le idee chiare sul tema: da anni al Palazzo di Vetro non si riesce a trovare una definizione che non implichi la distinzione dei "combattenti per la libertà", con cui i Paesi islamici lodano proprio le milizie armate palestinesi. I PRECEDENTI IL "PROCESSO" DI DURBAN Durban, 31 agosto-7 settembre 2001. Si tiene in Sud Africa la Conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo; una sorta di processo internazionale contro Usa e Israele. Il gruppo asiatico, nell'incontro finale di preparazione alla Conferenza, si riunisce a Teheran, con il chiaro intento di escludere gli ebrei. COMMISSIONE AFFONDATA Due anni dopo, la fallimentare esperienza della Libia alla presidenza della Commissione Onu dei diritti dell'uo mo, conquistata nel 2003. Dopo pochi anni, la Commissione è stata soppressa per essere sostituita dal Consiglio dei diritti umani. POMPIERE PIROMANE Ginevra 21 luglio 2007. La Libia conquista la presidenza del Comitato preparatore della seconda Conferenza Onu contro il razzismo. Il direttore di Un Watch: "Mettere Gheddafi a presiedere la Conferenza è come mettere un piromane a fare il pompiere". Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

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Terminal T5: raggi X per le scarpe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-25 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Fiumicino Il nuovo "molo" riservato ai viaggi per Stati Uniti e Israele Terminal T5: raggi X per le scarpe Scarpe ai raggi X (senza che i passeggeri le debbano togliere) nel nuovo T5, il terminal antiterrorismo che entrerà in funzione a partire dal 3 maggio all'aeroporto di Fiumicino. Lo special scanner per le calzature è una delle misure approntate nel modernissimo "molo", realizzato in sei mesi al posto del vecchio deposito merci trasferito nella nuova area cargo. Il costo è stato di 12 milioni di euro. Il T5 sarà destinato soltanto ai viaggiatori diretti negli Stati Uniti e in Israele. Previsti circa diecimila passeggeri al giorno. A PAGINA 4 Alessando Fulloni.

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GERUSALEMME - Non molti mesi fa, analisti e politici mediorientali illustravano un Medio Ori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO GERUSALEMME - Non molti mesi fa, analisti e politici mediorientali illustravano un Medio Oriente sull'orlo di una nuova guerra; oggi sembrano tirare venti di pace, caldi quanto l'hamsin che da giorni batte la regione. Il presidente siriano Assad ha confermato di aver ricevuto, tramite la Turchia, un'offerta dal premier israeliano. Le alture del Golan, occupate da Israele nel 1967, in cambio della normalizzazione dei rapporti tra i due stati. "Noi sappiamo cosa vuole la Siria, e loro sanno cosa vogliamo noi", ha anticipato Ehud Olmert l'altro giorno in un'intervista rilasciata in occasione della Pasqua ebraica. Normalizzazione ma anche garanzie per la sicurezza, tra le quali la fine del sostegno della Siria a Hezbollah che proprio ieri, tramite il giornale al-Safir, ha accusato l'Unifil di "comportarsi come se fossero gli occhi d'Israele". Vengono criticate le operazioni sul terreno della forza multinazionale e l'articolista sostiene che nel recente rapporto sulla situazione, il segretario generale dell'Onu parla solo delle violazioni da parte delle milizie sciite e non fa riferimento a quelle dell'esercito israeliano. Da Assad, più che altro, Olmert vuole la fine del sodalizio con l'Iran tanto che il presidente iraniano Ahmadinejad, temendo l'allargamento del suo isolamento, ha subito ammonito Damasco. I giochi diplomatici sono complessi e la situazione incerta. Il rappresentante dei coloni sul Golan ha già fatto sapere che non intendono mollare fattorie, agriturismo, aria buona e acqua, uno degli elementi più preziosi in un'area dove la siccità avanza e le fonti si vanno prosciugando. La destra israeliana comincia a mobilitarsi anche se altri in passato, compreso il leader dell'opposizione Netanyahu, parlarono di restituire le alture. La realtà è, come scrive il quotidiano Haaretz, che con il passare degli anni, il valore strategico del Golan è venuto a mancare. La prossima guerra, si legge in un editoriale, sarà combattuta soprattutto con i missili e quelli possono arrivare da lontano. E' stato il premier turco a portare ad Assad l'offerta di Olmert e nei prossimi giorni Erdogan sarà nuovamente a Damasco. Il passo successivo è ancora da scrivere. La Siria vuole negoziati aperti e insiste per il coinvolgimento degli Stati Uniti. Bush (che dovrebbe arrivare a metà maggio per i settanta anni d'Israele) non si è ancora pronunciato. Sicuramente ne avrà parlato nel colloquio di ieri alla Casa Bianca con il presidente palestinese. Mahmoud Abbas, come la maggioranza dei leader arabi, è favorevole al piano saudita: ossia risolvere contemporaneamente l'intero contenzioso con Israele. A che punto stanno i negoziati tra lui è Olmert non è chiaro. C'è chi parla di sterile gioco delle parti, chi non esclude la firma di un documento entro l'anno. E anche Hamas, o quanto meno una parte della sua dirigenza, sarebbe pronta a sottoscrivere. Per ora, il movimento islamico ha risposto positivamente alle sollecitazioni dei mediatori egiziani ed entro domenica Israele dovrà decidere se accettare la tregua proposta. Hamas insiste per la fine del blocco di Gaza (ieri l'Onu è stata costretta a sospendere la distribuzione di viveri per mancanza di carburante) e degli attacchi israeliani. In cambio finiranno i lanci di razzi kassam contro le comunità israeliane del Negev e ogni altra forma di lotta armata.

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Nostro servizio NEW YORK - Tempesta ieri al Palazzo di vetro dell'Onu do (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nostro servizio NEW YORK - Tempesta ieri al Palazzo di vetro dell'Onu dopo che l'ambasciatore libico ha equiparato la situazione della Strisca di Gaza a quella dei campi di concentramento nazisti. L'Italia ha chiesto la sospensione immediata della riunione del Consiglio di Sicurezza dedicata al Medio Oriente. La richiesta dell'ambasciatore italiano, Marcello Spatafora, è arrivata dopo che il rappresentante di Tripoli, Ibrahim Dabbashi, aveva confermato il paragone fra la condizione nei campi profughi palestinesi di Gaza a quella nei campi di concentramento nazisti già prununicata mercoledì alla vigilia della riunione. Secondo fonti diplomatiche italiane "Marcello Spatafora, indignato per l'accaduto, ha fatto in modo che, attraverso una procedura straordinaria, la riunione fosse interrotta immediatamente". Subito dopo i rappresentanti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia "hanno rimosso l'auricolare della traduzione e sono usciti dalla sala della riunione del consiglio di sicurezza" per protesta. Dura la reazione di Washington che ha accusato la Libia di aver assunto una posizione "moralmente oltraggiosa". "Ce ne siamo andati", ha confermato ai giornalisti il vice ambasciatore americano all'Onu Alejandro Wolff. L'episodio ha messo fine alla sessione del Consiglio, convocata per cercare di concordare un testo sulla crisi nella Striscia di Gaza. "Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo costruttivo, il delegato libico è stato tendenzioso, di parte, storicamente scorretto e moralmente oltraggioso". Lo scontro innescato dalle parole del rappresentante libico hanno messo la sordina alla drammatica situazione che sta vivendo la popolazione palestinese. L'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, da ieri si è vista costretta sospendere la distribuzione di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza essendo rimasta completamente priva del carburante necessario per il funzionamento dei suoi automezzi. Lo ha riferito il vicecommissario generale dell'Unrwa, Filippo Grandi, secondo il quale ieri dal versante israeliano del terminal petrolifero di Nahal Oz non è stato pompato carburante nei depositi situati nel settore palestinese. R.Es.

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Gli integralisti contestano i "caschi blu": Sono gli occhi di Tel Aviv Segnali di distensione tra Israele e Siria con la mediazione turca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gli integralisti contestano i "caschi blu": "Sono gli occhi di Tel Aviv" Segnali di distensione tra Israele e Siria con la mediazione turca.

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Antistoria della fotografia, arte della duplicazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-25 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Immagini L'Ottocento visto attraverso l'esperienza di grandi maestri come Nadar e Disderi Antistoria della fotografia, arte della duplicazione di ARTURO CARLO QUINTAVALLE I l libro di Giovanni Fiorentino è una specie di antistoria della fotografia, concentrata e fin troppo ricca di citazioni di testi altrui, ma importante ( L'Ottocento fatto immagine, Sellerio, pp.188, e15). La chiave di lettura è quella di Walter Benjamin e di Arnold Hauser, la fotografia è lo strumento attraverso il quale nel secolo XIX l'immagine, da simbolo di una èlite, diventa processo di identificazione delle classi subalterne con la borghesia. Da questo presupposto la ricerca si snoda con attenzione alle fonti, dunque agli scritti dei contemporanei, con utili precisazioni. Per esempio è vero che le storie della fotografia contrappongono l'immagine unica e non moltiplicabile del dagherrotipo a quella moltiplicabile del negativo su carta presentato da Fox Talbot nel 1839, ed è vero che il dagherrotipo regalato al mondo, sempre nel 1839, dallo stato francese diventa la lingua della fotografia mentre per quasi un decennio il procedimento con negativo rimane ai margini. Ma la vera storia della fotografia, quella di massa, comincia proprio dall'uso del negativo e della stampa positiva tratta da questo. Le strade sono due: le immagini di grande formato che ad esempio documentano nel 1851 (con la Mission heliographique) i monumenti in Francia, o quelle che raccontano dell'Egitto, della Palestina e delle terre più lontane, sono le fonti per ogni genere di viaggi reali oppure della fantasia. L'altra strada è quella del piccolo formato, della carte de visite. Due sono a Parigi i grandi atelier e due sono le storie, quella raffinata di Nadar e dei suoi ritratti a partire dagli anni '50 da Dumas a Mil-let, da Delacroix a Daumier, da George Sand a Sarah Bernhardt fino a Victor Hugo ripreso anche sul letto di morte, e di contro la storia della foto industrializzata e dalle multiple riprese di Disderi. Da una parte, Nadar con la sua evocazione della pittura di Rembrandt, raffinate tensioni di luce ed analisi espressive; dall'altra, Disderi e la sua moltiplicazione di immagini precise ma standardizzate. La contrapposizione fra prodotto irripetibile e moltiplicato attraversa la storia della fotografia anche a fine '800; essa vede da una parte il pictorialismo che imita l'arte degli impressionisti nelle stampe virate, sempre in copia unica; dall'altra le cartoline illustrate che raccontano a poco prezzo il mondo come "vera fotografia". Milioni, anzi miliardi di cartoline, ecco la foto per tutti. Eppure, negli ultimi decenni del secolo, nasce un'altra storia, quella delle fotografie che analizzano il movimento di Etiènne Jules Marey e di Edward Muybridge; si arriva poi al cinema dei Lumière che il movimento lo "rappresenta". Dunque una storia complessa dove la moltiplicazione non è più il segno della non-arte. Eppure, per Baudelaire e molti con lui, moltiplicare rende impossibile la creazione artistica, semmai vuol dire produrre immagini per le classi subalterne; del resto fotografare per il poeta vuol dire riprodurre il reale, non inventarlo, come fa la pittura. Mai l'estetica del secolo XIX ci è parsa tanto lontana dal tempo di oggi, quello del design, dei video, della immagine digitale, dunque dalla moltiplicazione che cancella ogni originale e che diventa essa stessa il contenuto guida del prodotto e del consenso nei suoi confronti.

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ROMA La chiamano "public diplomacy", ed è il nuovo sistema di rel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CLAUDIO RIZZA ROMA La chiamano "public diplomacy", ed è il nuovo sistema di relazioni che vanno coltivate in questo mondo globalizzato. In pratica significa: si incontrano gli amici riformisti Veltroni e Rutelli, ma anche il futuro premier Berlusconi, cui Tony Blair ha fatto spesso sponda. E Silvio lo ha accolto con grande trasporto, i due hanno parlato tanto di Europa. Il Cavaliere sostiene che non c'è migliore candidato per guidarla, non c'è leader europeo più forte e popolare di Blair. Ora che gli Chirac non ci sono più, resta solo Tony. Appena il trattato di Lisbona sarà approvato (entro fine d'anno) verrà nominato il nuovo presidente del Consiglio europeo, formato dai capi di Stato e di governo, che resterà in carica 2 anni e mezzo, Silvio farà il tifo per Tony. Blair è di passaggio a Roma per una vacanza privata toscana, probabilmente nella cara San Gimignano, dove l'ex premier britannico arriva in treno (stavolta non risulta che non abbia pagato il biglietto) per rifugiarsi, come fa di solito, a casa del principe Girolamo Guicciardini Strozzi, a villa Cusona. Non è un gran periodo per Blair. Economicamente floridissimo, da quando è anche ricco consulente della JP Morgan statunitense. Politicamente avaro: la ricostruzione in Palestina, di cui è responsabile per conto del Quartetto (Ue, Usa, Onu, Russia) è sfiatata per via di un dopo Annapolis in stallo: oltre i sorrisi stereotipati tra Abu Mazen e Olmert non ci sono novità che inducano ottimismo nel cammino per la pace tra Israele e Palestina. Anzi Hamas è sempre più arroccata e Abu Mazen comincia a vedersela brutta, incapace di portare un qualsivoglia risultato. Un incontro all'ambasciata inglese con cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, è stato propedeutico per gli sforzi con i palestinesi. Se mai si trovasse un accordo la Ue sarebbe pronta a scendere in campo, impegnandosi come ha fatto in Kosovo e Bosnia. E avendo il vantaggio di essere considerata dagli arabi certo più super partes degli Usa, troppo filo israeliani. Ma per ora sono sogni. Blair è andato dall'amico Rutelli, e la visita non ha regalato solo un bel panorama dall'altana di villa Pallavicini, dove i due si sono goduti la cupola del Pantheon, il "Colosseo quadrato" dell'Eur e la Vittoria Alata sull'Altare della Patria, scolpita dal bisnonno di Rutelli, Mario. Con Blair si parla di politica, lui sa che il ballottaggio si gioca molto sul fattore sicurezza e condivide con l'aspirante sindaco il problema che non basti dire "via gli stranieri", ma bisogna saper coniugare severità e integrazione. Di fronte, le sfide mondiali sono tante e grandi: il cambiamento climatico allarma; l'enorme crescita della Cina va affrontata come sfida e opportunità sia per l'Europa, sia per gli Stati Uniti; la necessità di rinnovare l'alleanza transatlantica tra Usa e Ue, in attesa che le elezioni americane dicano chi sarà il prossimo Presidente. Insomma, un sacco di novità. Blair sta per tornare a Gerusalemme, e ha chiesto a Rutelli di fargli sapere come andrà la sfida con Alemanno. Per ora "good luck". Con Veltroni qualche tazza di thè al loft, una radiografia del neonato Pd, novità che Tony apprezza, e l'analisi dei ribaltoni di queste ultime elezioni.

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Libia 'Gaza come un lager'. Sospesa seduta Consigio di Sicurezza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri L'ambasciatore italiano ferma la riunione sul Medio Oriente Libia: "Gaza come un lager". Sospesa seduta Consigio di Sicurezza Indignazione dei Paesi occidentali New York, 25 Apr.- Vivere nella Striscia di Gaza è peggio che stare in un campo di concentramento nazista. Ad affermarlo l'ambasciatore libico all'Onu, che con le sue esternazioni ha spinto i rappresentanti dei Paesi occidentali ad abbandonare la riunione del Consiglio di Sicurezza per protesta. Secondo quanto riferito da fonti della Farnesina, è stato il rappresentante permanente italiano presso l'Onu, l'ambasciatore Marcello Spatafora a chiedere la sospensione del dibattito sul Medio Oriente in corso mercoledì a New York. Il Consiglio stava valutando il contenuto di una dichiarazione ufficiale sulla situazione umanitaria a Gaza per ricercare, ancora una volta, un'intesa sull'atteggiamento da prendere nei confronti dell'assedio israeliano e dei continui lanci di razzi messi in atto da Hamas contro il territorio dello Stato ebraico. Dura la reazione degli stati occidentali, in particolar modo degli Stati Uniti che hanno accusato la Libia di aver assunto una posizione “moralmente oltraggiosa”. “Ce ne siamo andati”, ha confermato ai giornalisti il vice ambasciatore americano all'Onu Alejandro Wolff. “Possiamo trattarne globalmente, onestamente e in modo costruttivo, oppure in maniera tendenziosa, ed è quel che è accaduto -ha aggiunto Wolff- il delegato libico è stato tendenzioso, di parte, storicamente scorretto e moralmente oltraggioso”. L'ambasciatore libico Giadalla Ettalhi aveva proposto di inserire la parola 'Olocausto' nel testo da approvare.

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PALERMO, MURALES CON BOSS MAFIOSO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Calibro 9 PALERMO, MURALES CON BOSS MAFIOSO Polemiche ma anche curiosità per il murales dipinto circa un mese fa da un writer, sul muro dietro la cattedrale di Palermo: raffigura il boss trapanese latitante Matteo Messina Denaro, in forma warholiana, ripetendo il volto con colori diversi. Il boss è accusato delle stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano ed è condannato all'ergastolo. C'è chi ritiene inquietante che l'opera non sia stata segnalata prima alle forze dell'ordine, ma il questore di Palermo, Giuseppe Caruso, ha detto che "è un messaggio di incitamento a continuare il nostro lavoro". ADDIO WILSON, VOCE SOUL Al Wilson, cantante e paroliere soul, è morto in California, all'età di 68 anni. Quasi ventenne si esibì con il gruppo di Johnny "Legs" Harris e poi con gli Statesmen. Trasferitosi a Los Angeles, Al Wilson si esibì con The Jewels, poi entrò nei Rollers. Nel 1966 fu presentato a Johnny Rivers, che gli procurò il primo ingaggio per incidere un disco. Il primo singolo fu "The Snake" nel 1968, successo seguito da "Do What You Gotta Do". La consacrazione arrivò nel 1973 con "Show and Tell". KABUL, GUERRA A TEATRO A Kabul la denuncia delle atrocità della guerra arriva a teatro. Il set è il vecchio Centro culturale russo di Dar-ul-Aman costruito negli anni 70 che, abbandonato, porta i segni delle bombe e ospita oggi le fotografie di persone scomparse. "AH-5787" è il titolo della rappresentazione, in ricordo di un prigioniero afghano. La pièce, finanziata dalla Commissione per i diritti umani dell'Afghanistan (Aihrc) e dalla missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama), va in scena con mezzi minimi, senza neppure un microfono per gli attori. SEMAINE A CANNES La Semaine de la critique, sezione parallela del festival di Cannes (14 -23 maggio) ha scelto i suoi film: "Aanrijding in Moscou" di Christophe Van Rompaey (Belgio), "Das Fremde in Mir" di Emily Atef (Germania), "Better Things" di Duane Hopkins (Gb), "Snijeg" di Aida Begic (Bosnia), "Les grandes personnes" di Anna Novion (Francia), "Vse Umrut a Ja Ostanus" di V. Gaia Germanica (Russia), "La sangre Brota" di Pablo Fenderick (Argentina). Ad aprire la rassegna sarà l'israeliano "Les sept jours", di Ronit e Shlomi Elkabetz. In chiusura, "Desertio Adentro" del messicano Rodrigo Plà. CHURCHILL PITTORE Un quadro dipinto da Winston Churchill (1874-1965), raffigurante un tramonto in Marocco, è stato venduto per 420.000 dollari ad un'asta di Bonhams a New York. "Sunset Over the Atlas Mountains" è un paesaggio eseguito nel 1935 dallo statista inglese dal balcone della sua camera al Mamounia Hotel di Marrakech.

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Parole contro cibo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Proporzioni Parole contro cibo Ma sì, diamo libero sfogo all'ondata di sdegno e applaudiamo l'ambasciatore italiano all'Onu, che ha bloccato la riunione del consiglio di sicurezza perché un libico ha paragonato i campi profughi ai campi di concentramento nazisti. La qual cosa è una scemenza, serve dirlo? e va condannata al pari di altre insopportabili incontinenze che affliggono molti portavoce arabi. L'ambasciatore Spatafora è un tecnico raffinato e bene ha fatto a far interrompere la riunione. Molti ambasciatori presenti si erano già tolti gli auricolari e avevano infilato la porta, ma sono dettagli e non li leggeremo sui giornali. Placato lo sdegno, bisogna però trovare il modo di sdegnarsi di nuovo. Per una questione di sproporzioni. I profughi palestinesi sono quattro milioni e mezzo. A Gaza ne vivono 478.272, come annota l'agenzia dell'Onu che se ne occupa, anzi che dovrebbe occuparsene perché manca la benzina per i camion degli aiuti. E manca la benzina perché Israele la blocca. Questa gente non ha cibo, acqua, farmaci, elettricità. E da mesi al Palazzo di vetro gli sdegni contrapposti impediscono di approvare anche un solo documento in grado di alleviare le loro sofferenze. A New York si negozia ferocemente sulle chiacchiere, ma a Gaza si muore di fame. Questo non dovrebbe sdegnare il mondo: dovrebbe farlo vergognare. r. zan.

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Stop agli aiuti umanitari, su Gaza è scontro all'Onu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La Libia: israeliani come nazisti. E l'ambasciatore italiano blocca la seduta del Consiglio di sicurezza: Hamas: oggi assalto ai valichi Stop agli aiuti umanitari, su Gaza è scontro all'Onu Michele Giorgio Gerusalemme "Nessuno sa ancora quante persone parteciperanno ma saranno tante: migliaia, forse decine di migliaia". Erano queste ieri sera le previsioni di Safwat Kahlut, uno dei giornalisti meglio informati di Gaza, alla vigilia della marcia verso i valichi di Erez e di Rafah proclamata per oggi da Hamas contro l'assedio israeliano. La tensione è salita subito alle stelle e l'esercito israeliano ha inviato rinforzi ad Erez e altrettanto ha fatto l'Egitto a Rafah, per impedire ai palestinesi di rompere il blocco che strangola Gaza da quando, quasi un anno fa, Hamas ha preso il potere nella Striscia. "Abbiamo deciso di organizzare un'iniziativa per chiedere la fine dell'assedio", ha spiegato ieri Ashraf Abu Daia, un portavoce del movimento islamico. Dopo la preghiera del venerdì, "la marcia si snoderà lungo Beit Hanoun (nel nord di Gaza) e a Rafah, lungo il confine con l'Egitto - ha aggiunto Abu Daia -. Queste manifestazioni sono un chiaro messaggio che questo duro embargo non può continuare". La manifestazione rientra nella strategia di Hamas, simile a quella portata avanti da Israele con la ripresa dei raid aerei, di tirare la corda in vista della possibile proclamazione di una tregua, in modo da attribuirsi il merito di aver obbligato "il nemico a cedere". Ieri gli islamisti, con una delegazione guidata da Mahmud Zahar e Said Siyam, hanno detto all'Egitto di essere pronti a un cessate il fuoco, per adesso solo nella Striscia di Gaza (valutandone poi l'estensione alla Cisgiordania) - se Israele riaprirà i valichi e metterà fine al blocco. Il ministro egiziano Omar Suleiman, responsabile per i servizi segreti, dovrebbe giungere in Israele nei prossimi giorni per sottoporre al governo Olmert la posizione del movimento islamico. Ieri si è appreso che è stata l'Italia a chiedere la sospensione immediata, mercoledì sera, della riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata al Medio Oriente. L'ambasciatore Marcello Spatafora, indignato dal fatto che il vice ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi, aveva paragonato la situazione esistente oggi a Gaza a quella dei campi di concentramento nazisti, ha chiesto che la riunione fosse interrotta immediatamente, trovando l'appoggio dei rappresentanti di Usa, Gran Bretagna e Francia. In seguito Dabbashi ha rincarato la dose, dichiarando ai giornalisti che "è più di ciò che è accaduto nei campi di concentramento: ci sono bombardamenti, a Gaza ci sono bombardamenti quotidiani che non esistevano nei campi di concentramento". Ma a lanciare l'ennesimo allarme sulla situazione di Gaza erano state, poche ore prima, le agenzie delle Nazioni Unite. L'Unrwa, che per l'Onu assiste i profughi palestinesi, è stata costretta ieri sera a sospendere la distribuzione di aiuti alimentari, ma anche gran parte delle sue attività scolastiche e sanitarie nella Striscia di Gaza, essendo rimasta completamente priva del carburante necessario per il funzionamento dei suoi automezzi e dei suoi generatori di elettricità. Ieri per tutto il giorno il vicecommissario generale dell'Unrwa, Filippo Grandi, aveva sperato in una buona notizia, ma dal versante israeliano del terminal petrolifero di Nahal Oz non è stato pompato carburante nei depositi situati nel settore palestinese. Israele sostiene che nei container palestinesi ci sia ancora carburante sufficiente, ma Grandi ha precisato che la quantità è incalcolabile e che le compagnie palestinesi di distribuzione esitano a procedere alla consegna all'Unrwa perché, trattandosi di una "quantità microscopica" rispetto alle esigenze della popolazione, temono di essere assalite. Grandi si è perciò augurato che Israele riprenda le forniture questa mattina, prima della chiusura di Nahal Oz per lo shabat e la Pasqua ebraica. Anche la Commissione europea ha lanciato un appello alle autorità israeliane. "È inaccettabile che le Nazioni Unite debbano sospendere le operazioni solo per la mancanza di carburante. È altresì inaccettabile che i servizi pubblici, come la raccolta dei rifiuti, il trattamento delle acque sporche, o gli ospedali, siano sull'orlo dal collasso per la stessa ragione", ha protestato il commissario Ue Louis Michel, ricordando che "l'aiuto umanitario è neutrale".

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Strada riaperta, a Ramallah i pacifisti battono i coloni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Blitz di palestinesi e israeliani contro un avamposto, arresti Cresce la protesta contro gli insediamenti, sempre più illegali Strada riaperta, a Ramallah i pacifisti battono i coloni Mi. Gio. Gerusalemme Decine di attivisti palestinesi, internazionali e israeliani di "Anarchici contro il muro" sono riusciti ieri a prendere il controllo per qualche ora di un nascente avamposto colonico israeliano e a riaprire la via che collega il villaggio di Ein Qinya e Ramallah, una delle decine di strade bloccate in questi anni dall'esercito israeliano, con grave danno la popolazione civile palestinese. "È stata un'azione pacifica ma molto significativa dal punto di vista politico, ha spiegato Jonatan Pollak di "Anarchici contro il muro". "Abbiamo impedito, sollevando il caso di fronte all'opinione pubblica locale e internazionale, che i coloni israeliani proclamino un nuovo avamposto in quella zona. Sappiamo che non è molto e che potrebbe durare poco, ma è un'indicazione di cosa si dovrebbe fare per bloccare abusi e confische di terre", ha aggiunto. Gli attivisti hanno colto di sorpresa l'esercito israeliano e i coloni che avevano lasciato incustodito l'avamposto. I palestinesi con un bulldozer hanno spostato due blocchi di cemento vicino alla postazione che da oltre sette anni chiudevano la strada verso Ramallah. Poi si sono arrampicati su un vecchio container navale usato dai coloni sul quale hanno issato la bandiera palestinese. Un blitz simile fu compiuto lo scorso dicembre ad est di Gerusalemme. In quell'occasione decine di attivisti costruirono in meno di due ore un stanza fatta di mattoni e cemento e la proclamarono il "primo avamposto" palestinese nelle terre occupate della cosiddetta zona E1 in cui Israele intende edificare nei prossimi anni migliaia di appartamenti per coloni. Anche ieri come a dicembre l'esercito è intervenuto per sgombrare gli "abusivi" e per bloccare nuovamente la strada che pure ricade nell'area A della Cisgiordania, ovvero quella che ufficialmente è sotto il pieno controllo dell'Anp e in cui nessun cittadino israeliano, coloni inclusi, può entrare dall'inizio dell'Intifada. Invece i coloni, sotto l'occhio compiacente dei comandi militari, occupano ugualmente quei terreni rendendoli indisponibili per la popolazione palestinese. "Abbiamo diritti sacrosanti sulla nostra terra, noi non chiediamo la terra di nessun altro ma solo di poter avere la nostra e di proclamarvi uno Stato indipendente", ha spiegato uno dei promotori dell'azione, Mohammed Khatib del Comitato popolare di Bilin, il villaggio divenuto noto per la sua lotta contro il muro israeliano in Cisgiordania. I soldati tuttavia non si sono lasciati convincere: hanno dichiarato la zona "area militare chiusa" e arrestato due manifestanti, un palestinese e un israeliano. Nelle scorse settimane era stato lo stesso vice premier israeliano Haim Ramon a confermare l'assoluta illegalità delle colonie ? non solo per la legge internazionale - rivelando, ad esempio, che le 450 case di Ofra, ovvero la "madre" di tutti gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, sono state costruite su terreni privati palestinesi, peraltro con la benedizione di Shimon Peres, oggi capo dello stato e a quel tempo ministro della difesa.

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Al Qaeda, documentario anti-Fitna: attacca il Papa e Bush (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri "Nemici dell'Islam: il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush" Al Qaeda, documentario anti-Fitna: attacca il Papa e Bush Sul forum accanto al link del video, anche diverse foto e vignette Dubai, 25 apr. – Al Qaeda risponde al cortometraggio anti-Islam, “Fitna”, opera del parlamentare olandese, con un documentario anti-americano dal titolo 'Massacri' e una vignetta contro il Papa Benedetto XVI. Uno dei forum islamici più frequentati dai seguaci di al-Qaeda ha aperto oggi una nuova pagina dal titolo: "Risposta al film chiamato 'Fitna' realizzato dal crociato odioso Wilders". Accanto al link, del documentario 'anti-Fitna', appaiono alcune vignette e foto. Tra le foto, una stella di Davide con disegnata nel centro una croce e una colomba bianca con una didascalia in rosso che dice: "I cristiani e gli ebrei, sono loro i terroristi e la loro presenza lo testimonia". Oltre a foto di repertorio del Vietnam e della Palestina, c'è un'immagine che mostra gli abusi commessi da alcuni soldati americani nel carcere di Abu Ghraib. Il sito commenta: "Chiedete del Vietnam, chiedete della Palestina, chiedete dell'Iraq". Tra le foto appare anche una vignetta nella quale il Papa viene mostrato con il simbolo nazista accanto al presidente americano George W. Bush, sopra spade e scudi crociati che infilzano bandiere di Palestina, Afghanistan, Iraq e Libano. Sullo sfondo numerosi teschi e del sangue. Le didascalie sono molto eloquenti: "I veri nemici dell'Islam sono il Papa crociato, che Allah lo maledica, e il capo della campagna crociata Bush". Il video è un chiaro attacco agli Stati Uniti e Israele, una sorta di documentario storico degli ultimi 40 anni. Dura di 10 minuti, si apre con le immagini di un plotone di soldati americani e con l'immagine di una croce con la scritta 'Jesus camp'. Seguono poi diversi fotogrammi degli scontri tra israeliani e palestinesi. In sottofondo, una voce dice in arabo "Israele ci vuole distruggere". Nel video anche le storiche immagini dei bombardamenti Usa in Vietnam, in mezzo anche immagini forti di neonati morti. Nel documentario jihadista la tesi sostenuta è che le guerre condotte dagli Stati Unti e da Israele in Medio Oriente rientrano in un piano di 'crociata anti-islamica'. Il filmato dura 10 minuti ed è pieno di fotogrammi che mostrano violenze contro i musulmani. Il video è stato scaricato finora da più di 300 persone e circa una trentina quelle che hanno apertamente lodato questa iniziativa lasciando un messaggio sui forum jiahdisti. L'unica critica avanzata al documentario riguarda il sottofondo musicale: il suo ascolto sarebbe infatti proibito dalla sharia secondo questa corrente dottrinale fondamentalista islamica. Valentina Pellegrino.

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