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DOSSIER “POLITICA ESTERA USA”

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Bush-Putin, l'ultimo incontro tra tantissime divergenze. I due leader in disaccordo su scudo antimissile, Kosovo,Iran, l'adesione della Georgia e dell'Ucraina alla Nato
dal nostro inviato LEONARDO COEN (La Repubblica 5-4-2008)

 Il presidente americano in visita a quello russo a Soci. Atmosfera amichevole ma al tavolo prevalgono i dissapori

 

SOCI (Russia) - E' una gran bella giornata di sole ma dal Caucaso scivola aria fresca, quando, verso le sette di sera, arriva Bush a Soci, la Rimini della Russia. Giacca grigio chiara e camicia celeste sbottonata al collo, Bush sembra avviato a un week end vacanziero più che a un faccia a faccia con il capo del Cremlino che lo accoglie calorosamente alla residenza Bocjarov Rucej, quella che piace di più a Putin perché è a picco sul Mar Nero, ma è anche ai piedi delle montagne dove fra sei anni si disputeranno i Giochi Olimpici Invernali: Vladimir Vladimirovic è uno sciatore provetto e ama molto le piste di Krasnaja Poljana.

Il presidente russo sfoggia un maglioncino girocollo nero sotto un giaccone da cacciatore color kaki: porge galantemente un mazzo di rose rosa a Laura Bush, si scusa per l'assenza di Ljudmila, impegnata in Armenia, posa per i fotografi e George, al centro, batte leggermente con affetto la mano destra sulla spalla di Vladimir. Un "quadretto" da vecchi amici.

Putin conduce Bush e consorte all'interno della dacia, una costruzione in stile staliniano immersa in un grande parco di palme e oleandri, la vegetazione di questo lembo russo al confine con l'Abkhazia, la repubblica georgiana "ribelle". Li attende nel salone il governatore della regione di Krasnodar davanti a un grande diorama per mostrare il progetto degli impianti olimpici: uno si chiama Laura. Bush se ne accorge: "Come mai?". Putin, prontissimo, risponde: "In onore di tua moglie". Poi, dopo una breve passeggiata sino al mare, Putin e Bush lasciano la compagnia e, soli, percorrono sino in fondo il pontile della dacia. E' il momento del tramonto, bellissimo. Il sole rosso fuoco s'inabissa lentamente nel Mar Nero, ed è un'immagine emblematica: anche loro due sono in un certo senso al tramonto dei rispettivi mandati presidenziali.


E' la ventunesima volta, ma è anche l'ultima, che i due presidenti s'incontrano. La prima fu a Lubiana, nel giugno del 2001. Fin da subito fu come confessò Bush stesso, "grande feeling". Quest'amicizia però si dissolve al tavolo delle trattative. Bush e Putin sono sempre più spesso profondamente discordi sulle questioni di politica internazionale: lo scudo antimissile, il Kosovo, l'Iran, l'adesione della Georgia e dell'Ucraina alla Nato.

C'è poco da attendersi, dunque, dai colloqui tra i due leader, e l'eventuale accordo che verrà presentato oggi all'opinione pubblica sarà un documento poco impegnativo, al massimo, come ha spiegato Dana Perina, portavoce della Casa Bianca, un'intesa "nella direzione giusta" verso la definizione e la firma di un accordo sul "quadro strategico" che servirà da guida ai loro successori a Mosca e a Washington.

(5 aprile 2008)


STRATEGIA DI PUTIN. La piccola guerra fredda. di Franco Venturini ( Il Corriere della Sera 5-4-2008)

 

«Sono sicuro che il mio successore Dmitrij Medvedev vi farà vivere tempi interessanti ». Dette da un cinese, le parole che Vladimir Putin ha pronunciato alla Nato potrebbero sembrare una maledizione o una minaccia. Ma il presidente russo, che tra un mese lascerà il Cremlino per diventare Premier, non intendeva ieri mostrare i pugni.
Conciliante nei toni come non accadeva da un paio d'anni, il Putin di Bucarest si è fatto in quattro per elogiare la cooperazione tra Russia e Occidente. Le discussioni nel Consiglio che nacque a Pratica di Mare sono state costruttive, un ritorno alla Guerra fredda è escluso, Mosca desidera il dialogo, e via seducendo.
Della celebre requisitoria di Monaco nemmeno l'ombra. Anche se, con garbo, i contrasti non sono stati dimenticati: l'avvicinamento della Nato ai confini della Russia è un pericolo, sulle forze convenzionali in Europa Mosca ha ragione, nulla deve essere fatto senza tener conto degli interessi della Russia. Sotto il guanto di velluto, insomma, il Putin di sempre ha fatto talvolta capolino. Ma nell'insieme è stata la mano tesa a prevalere, e le fonti atlantiche hanno restituito volentieri la cortesia.
Un motivo c'è, e non è di poco conto. Nelle prossime ore Vladimir Putin e George Bush giocheranno a Soci (con la partecipazione anche di Medvedev) una partita che potrebbe cambiare in profondità il rapporto tra Occidente e Russia proiettandolo oltre le già acquisite collaborazioni in campo energetico e nella lotta contro il terrorismo. In ballo, questa volta, ci sarà la sicurezza strategica.
Più precisamente il sistema antibalistico voluto dagli Usa, approvato dalla Nato e sinora denunciato con veemenza dal Cremlino.
Una osservazione di Putin, ieri, è risultata più significativa delle altre: quando sono venuti a Mosca in marzo, Condoleezza Rice e Robert Gates hanno mostrato di comprendere le preoccupazioni russe. In quella occasione Washington confermò la volontà di installare elementi dello «scudo» in Polonia e nella Repubblica Ceca, ma offrì a Mosca tre rilevanti concessioni. Sarebbe stato creato un sistema di monitoraggio. I siti russi sarebbero stati inseriti nel dispositivo globale. E l'abbinamento radar-missili sarebbe stato attivato soltanto in presenza di un pericolo accertato.
Con ogni probabilità Putin vorrebbe di più. Ma dei candidati in corsa per la Casa Bianca nessuno rassicura il Cremlino, ed è comunque assai improbabile che Usa e Nato cambino idea. Tanto vale allora cercare il miglior accordo possibile con Bush, e i sorrisi di Bucarest proprio questo sbocco dovevano preparare.
È stato il presidente americano, del resto, a proporre per Soci la creazione di una nuova «cornice strategica » tra Russia e Occidente. E la mancata concessione del passaporto Nato a Georgia e Ucraina, benché Putin non abbia avuto il cattivo gusto di sottolinearla, contribuisce a creare una atmosfera favorevole tra i due capi di Stato uscenti. Ci sarà, l'intesa sui sistemi antibalistici? In caso affermativo altri compromessi diverranno possibili, e l'Occidente avrà almeno in parte alleviato quel tormento russo che lo insegue dalla caduta del Muro di Berlino. In caso contrario, Putin e Bush lasceranno in eredità ai loro successori l'attuale stato dei rapporti russo-americani: il peggiore dalla fine della Guerra fredda.

05 aprile 2008


Report "Estero USA"

Sarkò: sì al comando integrato ma se c'è più Europa ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Intanto nel 2009 Bush non sarà più alla Casa Bianca, e chiunque gli succeda potrebbe imprimere alla politica estera americana importanti modifiche. In secondo luogo i partner europei, soprattutto quelli dell'est, potrebbero tirare i piedi indietro: hanno agognato per anni di finire sotto l'ombrello della Nato, e adesso che ci sono vogliono tenerselo stretto così com'

Nato, Putin duro ma evita lo scontro L'allargamento a Est è una minaccia diretta alla nostra sicurezza . Sullo Scudo il leader russo rinvia al tu per tu di oggi con Bush a Soci ma ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Sullo Scudo il leader russo rinvia al tu per tu di oggi con Bush a Soci ma rassicura: una nuova guerra fredda è impossibile di Marina Mastroluca TONI MORBIDI Se sia l'aria vagamente malinconica da fine mandato, o l'annuncio di una nuova stagione della politica estera russa è da vedere. È un Putin inedito quello che per 90 minuti parla al vertice Nato di Bucarest.

Rudd a Bush <Ciao capo> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-05 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Saluto militare Rudd a Bush "Ciao capo" Mano tesa sulla fronte, tipo saluto militare. Così il primo ministro australiano Kevin Rudd ( nella foto) si è rivolto a Bush al summit di Praga.

BUCAREST - Una pacca sulle spalle da Bush e un arrivederci , da lui come da tanti, ma han ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Bush e un arrivederci", da lui come da tanti, ma hanno sbagliato, perchè "oggi..., beh oggi era proprio un addio". L'amarcord di Romano Prodi, con il lungo addiO alla politica e ai suoi protagonisti internazionali, è andato in scena al Palazzo del Parlamento di Bucarest, il mastodontico e un pò kitch edificio fatto costruire da Nicolae Causescu e che per una beffa della storia ha


Articoli

Sarkò: sì al comando integrato ma se c'è più Europa (sezione: Estero USA)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stai consultando l'edizione del 40 ANNI DOPO DE GAULLE Non è un dietro front rispetto all'uscita del '66 perché rafforza l'obiettivo di una difesa europea Sarkò: sì al comando integrato ma se c'è più Europa Gianni Marsilli Adesso è definitivamente chiaro quale sarà la "mission" della presidenza francese dell'Unione europea, che si snoderà nel secondo semestre dell'anno: la difesa europea. Nicolas Sarkozy la vuole, e Bush - l'ha detto ieri a Bucarest per la prima volta senza equivoci - non si oppone, anzi la incoraggia. In cambio, la Francia torna (al prossimo vertice dell'Alleanza nel 2009) nella struttura militare integrata della Nato, dalla quale era uscita nel 1966. È un baratto azzardato. Intanto nel 2009 Bush non sarà più alla Casa Bianca, e chiunque gli succeda potrebbe imprimere alla politica estera americana importanti modifiche. In secondo luogo i partner europei, soprattutto quelli dell'est, potrebbero tirare i piedi indietro: hanno agognato per anni di finire sotto l'ombrello della Nato, e adesso che ci sono vogliono tenerselo stretto così com'è. Sarkozy però ci crede, e lavora indefessamente per riuscirci. In Francia buona parte della sinistra denuncia il "riallineamento" di Sarkozy sulle posizioni americane. Accusa il presidente di svendere l'autonomia conquistata da De Gaulle nel '66. Facciamo un passo indietro. Fin dal '58, quando tornò al potere, il Generale inviò un memorandum ad Eisenhower e a MacMillan: la direzione dell'Alleanza andava ormai esercitata a tre, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Gli risposero gentilmente ma fermamente di no. De Gaulle, che aveva deciso che la Francia sarebbe stata quanto prima una potenza nucleare, già nel '59 ritirò la flotta mediterranea dalla struttura della Nato. Nel '60, a Reggane nel Sahara algerino, scoppio' la prima bomba atomica francese. Davanti alle rimostranze americane, De Gaulle rispose che la sua autonomia militare non pregiudicava minimamente l'alleanza politica con gli Stati Uniti. E a Kennedy nel '61, durante la crisi di Berlino, e un anno dopo durante la crisi di Cuba, riaffermò fedeltà: in caso di conflitto la Francia sarebbe stata al fianco degli Usa. Quel che De Gaulle non volle accettare fu una sovranità limitata sul suo arsenale nucleare, conseguenza inevitabile della presenza nel comando integrato della Nato. Fu per questo, oltre che per fedeltà ad una certa idea della Francia, che nel '66 annunciò a Lyndon Johnson che la Francia non avrebbe più fatto parte di quel comando. Restava membro della Nato e partecipe del Consiglio atlantico, ma sul piano militare si sarebbe trattato, d'ora in poi, di collaborazione e non di condivisione. Così è stato fino ad oggi. A prima vista, quindi, Sarkozy si appresta a rompere un dogma pluridecennale. Non è proprio così. Sarkozy, a nostro avviso, è più gollista di quanto appaia. Alla fine degli anni '50, infatti, il Generale più volte offrì alla Germania il suo appoggio alle aspirazioni militari tedesche. Era stato lo stesso Adenauer, nel '56, a dire che la Germania non avrebbe potuto restare per sempre "un protettorato nucleare", e De Gaulle colse la palla al balzo. Insomma al Generale, per qualche anno, non dispiacque di metter zizzania tra Bonn e Washington. Vedere Sarkozy e Angela Merkel finalmente tubare come piccioni al vertice di Bucarest ha quindi un sapore antico, per quanto la situazione non sia minimamente comparabile. L'asse franco-tedesco, paralizzato da tempo, potrebbe ritrovare vitalità con l'unico motore mai utilizzato nella sua storia pluridecennale: quello militare. Più che disfare quel che il Generale aveva costruito, Sarkozy vorrebbe riuscire nell'impresa che al Generale andò storta. Tenendo nelle sue proposte, ovviamente, più Europa e meno Francia. Il presidente francese, e i diplomatici al suo seguito, ieri mattina erano piuttosto soddisfatti a conclusione del vertice. Sarkozy, quasi euforico, ha così riassunto: "Più si è amici degli Stati Uniti, più si è indipendenti, più si può costruire l'Europa, e in particolare l'Europa della difesa. E più la Francia prende il suo posto nella Nato, più la Nato si europeizza". Lui è già all'opera: sta tentando di convincere Angela Merkel ad aumentare il suo bilancio militare e Gordon Brown a fidarsi di un ruolo accresciuto del quartier generale di Bruxelles. La scommessa è robusta e si presenterà sul tavolo delle cancellerie europee. Sarebbe miope e stupido ridurla ad un "filoamericanismo" pavloviano di Nicolas Sarkozy.

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Nato, Putin duro ma evita lo scontro L'allargamento a Est è una minaccia diretta alla nostra sicurezza . Sullo Scudo il leader russo rinvia al tu per tu di oggi con Bush a Soci ma (sezione: Estero USA)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stai consultando l'edizione del Nato, Putin duro ma evita lo scontro "L'allargamento a Est è una minaccia diretta alla nostra sicurezza". Sullo Scudo il leader russo rinvia al tu per tu di oggi con Bush a Soci ma rassicura: una nuova guerra fredda è impossibile di Marina Mastroluca TONI MORBIDI Se sia l'aria vagamente malinconica da fine mandato, o l'annuncio di una nuova stagione della politica estera russa è da vedere. È un Putin inedito quello che per 90 minuti parla al vertice Nato di Bucarest. Senza fare sconti sulle questioni chiave della sicurezza della Russia - l'allargamento ad est della Nato in primo luogo - ma modulando i toni sul dialogo, più di quanto sia mai avvenuto in passato. "Siamo amici e parliamoci in modo franco e aperto - ha detto il presidente russo al termine degli incontri -. Una nuova guerra fredda non è possibile, non è nell'interesse di nessuno, né gli Usa, né la Russia, né la Ue hanno bisogno di un ritorno al passato". Via telecamere e giornalisti, il discorso di Putin - con rammarico del portavoce del Cremlino - avviene a porte chiuse. Il presidente russo accenna appena allo scudo antimissile Usa, che ha avuto via libera dalla Nato e su cui ritornerà in un faccia a faccia con Bush questo fine settimana a Soci. Parla piuttosto dell'allargamento a Georgia e Ucraina - congelato per il momento - come di una "minaccia" e "un impedimento serio al rafforzamento della cooperazione Nato Russia": "Saremo costretti - dice Putin - a prendere misure per proteggere la nostra sicurezza. Tutte le misure necessarie". Liquida gli argomenti di quanti nella Nato sostengono che l'inclusione dei paesi ex sovietici nell'Alleanza Atlantica sia nell'interesse anche di Mosca, perché garanzia di democrazia. E ammette che sì, "la rinascita di una Russia forte e indipendente" ha reso più difficili le relazioni con gli altri Paesi, ma in futuro con il presidente eletto Medvedev, che subentra in maggio, potrà esserci un'opportunità di stringere i legami. C'è da lavorare, naturalmente. Oltre allo scudo Usa e all'espansione della Nato ad est, Putin cita anche il dossier Kosovo tra le questioni che "non migliorano la fiducia e la prevedibilità delle nostre relazioni e non aiutano a farle progredire verso un nuovo status". Temi sui quali a Bucarest non c'è nessun sostanziale sviluppo. La vera novità è nel clima. Il primo a registrarlo è lo stesso Putin. "Quello che c'è di positivo nel dialogo di oggi è che le nostre preoccupazioni sulla nostra sicurezza, nel caso in cui lo scudo missilistico proposto dai nostri partner americani dovesse essere dispiegato, sono state ascoltate", ha detto il presidente russo, sottolineando che il lavoro continuerà, gli Usa stanno "pensando a misure per migliorare la fiducia e la trasparenza". Se ne parlerà a Soci, tra vecchi amici. Washington ha proposto di aprire l'accesso alle istallazioni dello scudo ad ispettori russi, anche se sembra ancora poco per rimuovere l'opposizione di Mosca. "Non posso dire che stamattina abbiamo assistito a svolte stupefacenti - è la sintesi della giornata fatta dal segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, che aveva sperato di poter lasciare Bucarest con un "minimo denominatore comune" -. Ma lo spirito è stato positivo". Anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha guidato il gruppo dei paesi contrari ad includere Georgia e Ucraina in tempi brevi, è apparsa soddisfatta ed ha proposto incontri con la Russia più frequenti e regolari. "La Nato non è contro nessuno, certamente non contro la Russia", ha detto, suggerendo la ricerca di una soluzione anche sul Trattato sulle forze convenzionali in Europa, sospeso da Mosca, che però si è detta pronta "a farlo tornare in vigore", se ci sarà reciprocità. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Prodi. "Si è enfatizzata la necessità di portare avanti il dialogo", ha detto il premier italiano, che però non ha azzardato previsioni sul futuro. A riprova della buona volontà, Mosca si è impegnata ad aprire un corridoio terrestre per il passaggio di rifornimenti non militari verso l'Afghanistan, cosa che permetterà all'Isaf di approvigionarsi da nord e non solo dal Pakistan. I rifornimenti arriverebbero nelle basi aeree in Uzbekistan e Kazachistan, per poi transitare in territorio russo. Escluso invece il sorvolo dello spazio aereo per i carichi diretti in Afghanistan. Un gesto distensivo prima dei saluti e dei ringraziamenti ai leader con i quali Putin sente di aver condiviso momenti importanti. Ma del Cremlino, dice, non avrà nostalgia ora che lascia. "È come la fine del servizio militare".

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Rudd a Bush <Ciao capo> (sezione: Estero USA)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-05 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Saluto militare Rudd a Bush "Ciao capo" Mano tesa sulla fronte, tipo saluto militare. Così il primo ministro australiano Kevin Rudd ( nella foto) si è rivolto a Bush al summit di Praga. Il gesto, rilanciato da tg e siti web, non è andato giù ai suoi connazionali che lo avevano preferito al precedessore Howard noto per la sua politica filo-Usa.

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BUCAREST - Una pacca sulle spalle da Bush e un arrivederci , da lui come da tanti, ma han (sezione: Estero USA)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

BUCAREST - "Una pacca sulle spalle da Bush e un arrivederci", da lui come da tanti, ma hanno sbagliato, perchè "oggi..., beh oggi era proprio un addio". L'amarcord di Romano Prodi, con il lungo addiO alla politica e ai suoi protagonisti internazionali, è andato in scena al Palazzo del Parlamento di Bucarest, il mastodontico e un pò kitch edificio fatto costruire da Nicolae Causescu e che per una beffa della storia ha ospitato in questi tre giorni il più grande vertice mai tenuto dalla Nato. Al di là dei contenuti, in effetti, nella capitale romena la musica di sottofondo era quella del valzer degli addii. Assieme a Prodi, escono di scena i due attori che hanno dominato il proscenio mondiale degli ultimi dieci anni: George W. Bush, che pure avrà ancora qualche mese prima di lasciare la Casa Bianca, e Vladimir Putin, che a maggio passerà a Medvedev il testimone. "È stato un finale molto sentimentale", ha raccontato Prodi ai cronisti tra i velluti dell' ambasciata italiana. Nello scambiarsi i saluti, alcuni dei leader presenti gli si sono rivolti anche con qualche "arrivederci". Ma stavolta, è sicuro Prodi, è stato "un addio definitivo". Già, perchè una volta uscito da Palazzo Chigi, il premier tornerà non solo ad "essere" ma a "fare il Professore". L'economista per la precisione, quello che è stato per quasi tutta la vita fino al 1996, quando fece maturare al governo l'idea ulivista di Beniamino Andreatta e aprì la sua stagione politica tra Roma e Bruxelles. Quasi a voler chiudere il cerchio, proprio di "terza via", quella che un tempo prese le sembianze di un "Ulivo mondiale", andrà a parlare oggi a Londra Prodi, in uno dei suoi residui impegni all'estero. Per possibili incarichi internazionali (il consiglio europeo, qualche poltrona di prestigio all'Onu), gli orizzonti sono troppo lontani, sfumati. Prematuro anche parlarne, adesso, tanto che il Professore non l'ha mai fatto. R.P.

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