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T ARTICOLI DEL 4-4-2008 #TOP
Merkel
e sarkozy superstar nasce la nuova guida dell'europa - andrea bonanni
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: E ne ha bisogno soprattutto in politica estera per la difficile navigazione che l'Europa deve compiere tra le spinte contrapposte e conflittuali della Russia di Putin e dell'America di Bush. Ieri la Merkel, proprio grazie all'appoggio determinante dell'Eliseo, è riuscita nel capolavoro di rinviare sine die l'ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato,
Croazia
e Albania entrano nel club Nato ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: raccontata dal consigliere di Bush per la Sicurezza nazionale, Stephen Hadley, che ha visto Angela Merkel e Condoleezza Rice "circondate da una ventina di ministri degli Esteri", intente a dosare virgole e aggettivi del comunicato finale. AFGHANISTAN Almeno 12 Paesi hanno promesso nuovi contributi di forze alla missione contro i Talebani,
ROMA
Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente
del ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: la politica estera filo Bush "fino a farne un'icona, unico Paese in Europa". Veltroni cattivo? Da agnello per tre quarti di campagna ha deciso di farsi lupo per l'ultima settimana? Al loft sede del Pd ne hanno discusso in questi giorni, alcuni malumori critiche insoddisfazioni erano anche arrivati per la campagna "moscia",
Quel
gran Commis de l'État che è il segretario generale
( da "Tempo,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: la disattenzione alla grande politica estera (il futuro della Nato piuttosto che della politica estera dell'Unione); l'uso "distratto" delle proprie Forze Armate all'estero (quasi ci si vergognasse del loro valore); le commedie continue di una Giustizia onnipotente incomprensibile agli esseri umani;
Lo
scudo spaziale in dirittura d'arrivo
( da "Voce
d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: antimissile alla quale è stata invitata il segretario di Stato americano Condoleezza Rice. Il giornale economico suggerisce anche un'altra possibile soluzione: il contratto potrebbe essere firmato il 28 aprile durante la visita del ministro degli esteri ceco Karel Schwarzenberg negli Usa. A favore della costruzione del radar si è espresso lunedì l'ex presidente ceco Vaclav Havel.
Uscire
dalla storia spesso è più difficoltoso che farla. George W. Bush, giunto dopo
otto ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: amico Bush che si prepara a lasciare per sempre la Casa Bianca. I motivi sollevati da Sarkozy e dalla Merkel sono più che giustificati dal punto di vista politico e anche storico. Una Georgia semiasiatica, che non offre sicure credenziali di stabilità democratica, perdipiù a rischio continuo di secessione per via dell'irredentismo delle repubbliche autonome d'
La
Nato si fa Scudo con i missili di Bush
( da "Avvenire"
del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Bush ha commentato dicendo che "le porte dell'Alleanza atlantica restano aperte a tutti i paesi europei che vorranno condividere gli ideali occidentali di libertà". Il ministero degli Esteri di Kiev ha dichiarato che il rifiuto della Nato "non sarà considerato una sconfitta" e neppure "una vittoria per la Russia".
Nicolas
il mattatore: annuncia la svolta e ruba la scena a Bush
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Bush. Questa la morale del comportamento dell'inquilino dell'Eliseo in occasione della due giorni del vertice dell'Alleanza atlantica a Bucarest. Sarkozy ha fatto leva su quella che Parigi considera un'evidente contraddizione della politica estera statunitense: da un lato la volontà di vincere il conflitto in Afghanistan e dall'
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
La cancelliera e il
capo dell'Eliseo protagonisti del vertice rilanciano l'asse franco tedesco
Merkel e Sarkozy superstar nasce la nuova guida dell'Europa Insieme hanno
bloccato le pressioni americane per Ucraina e Georgia ANDREA BONANNI DAL NOSTRO
INVIATO BUCAREST - Non sono arrivati a tenersi per mano, come Kohl e Mitterrand
di fronte alle tombe di Verdun, ma Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno fatto
il possibile e l'impossibile ieri al vertice Nato di Bucarest per sottolineare
che l'accoppiata franco tedesca sarà, d'ora in poi, non solo al cuore
dell'Unione europea ma anche al centro di un rinnovato pilastro europeo
dell'Alleanza Atlantica. La coreografia utilizzata per trasmettere questo
messaggio è stata un'inattesa conferenza stampa congiunta, convocata per
annunciare due notizie. Primo: la Francia ha intenzione di reintegrare entro
l'anno anche la struttura militare della Nato. Secondo: il prossimo vertice
atlantico, nel sessantesimo anniversario dell'Alleanza, sarà ospitato
congiuntamente da Francia e Germania nelle città di Strasburgo e Kehl che si
fronteggiano sul Reno. "Con la decisione di tenere un vertice insieme,
torniamo alle origini dell'Unione e anche dell'Alleanza Atlantica. E' una
decisione altamente simbolica", ha commentato la Merkel. E Sarkozy ha
rincarato, spiegando che Francia e Germania hanno "una totale identità di
vedute" sia sull'Afghanistan (a giugno la conferenza internazionale si
terrà a Parigi), sia sull'allargamento della Nato (dove insieme Merkel e
Sarkozy hanno frenato gli entusiasmi di Bush), sia
sulla creazione di una difesa europea, che va di pari passo con l'integrazione
francese nella Nato e che, secondo il presidente francese, è ormai accettata
anche dagli americani. In realtà la rinnovata intesa franco tedesca si basa,
come sempre, su una sostanziosa convergenza di interessi. Il vertice comune è
una concessione della Merkel, visto che il ruolo di ospite sarebbe spettato
alla Germania. In cambio Sarkozy ha lasciato che la cancelliera facesse da
madrina al pieno reintegro della Francia nella Nato, che si celebrerà
verosimilmente proprio a Strasburgo-Kehl. Sarkozy inoltre sa che l'imminente
presidenza francese dell'Unione europea, in cui ripone grandi ambizioni, non
potrà concludere nulla senza il supporto di Berlino. Tantomeno nel campo della
Difesa comune che, secondo il presidente francese, sarà l'elemento più
qualificante di tutto il semestre. Nella strategia francese, il rientro pieno
nella struttura militare dell'Alleanza deve accompagnarsi alla creazione di una
difesa europea che sia autonoma anche se integrata in quella atlantica. "Una
Francia che prende appieno il suo posto nella Nato - ha spiegato ieri Sarkozy -
vuole anche dire una Nato che fa più posto all'Europa. E vorrei sottolineare
che oggi il presidente Bush ha fatto una dichiarazione
sull'importanza della difesa europea che io considero una svolta di portata
storica". D'altra parte la cancelliera tedesca, che con i suoi modi
felpati appare sempre più come la vera timoniera dell'Europa, ha bisogno della
collaborazione del mercuriale Sarkozy. E ne ha bisogno
soprattutto in politica
estera per la difficile navigazione che
l'Europa deve compiere tra le spinte contrapposte e conflittuali della Russia
di Putin e dell'America di Bush. Ieri la Merkel, proprio grazie
all'appoggio determinante dell'Eliseo, è riuscita nel capolavoro di rinviare
sine die l'ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato, che sarebbe stato
interpretato dai russi come un'indebita aggressione, senza tuttavia dare
l'impressione di cedere ai ricatti e alle minacce di Mosca grazie alla promessa
che Kiev e Tbilisi "entreranno", prima o poi, nella Nato. Fino a
quando le elezioni americane non permetteranno di intravedere il futuro volto
dell'amministrazione americana, e fino a che la Gran Bretagna sarà guidata da
un personaggio di scarso carisma come Gordon Brown (che qui a Bucarest è
risultato praticamente inesistente), la Merkel non ha alternative se non quella
di appoggiarsi al presidente francese per cercare di tenere in rotta il
convoglio europeo. A Bucarest c'è riuscita. Ma di fronte a sé ha ancora almeno
un anno di difficile navigazione a vista.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-04 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Il vertice di Bucarest Washington riconosce "la necessità di
una difesa europea", Parigi si reintegra a pieno nell'Alleanza atlantica
Croazia e Albania entrano nel club Nato Verifica a dicembre per Ucraina e
Georgia, sì degli alleati allo scudo spaziale Usa Almeno 12 Paesi hanno
promesso nuovi contributi di forze alla missione. La Francia invierà 700 uomini
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI BUCAREST - Riceve uno schiaffo, un sorriso e un bacio
in fronte, George W. Bush dal vertice della Nato nella
capitale rumena. Gli alleati negano al presidente americano il via libera a un
formale processo di adesione per Ucraina e Georgia. Ma gli tendono la mano
sull'Afghanistan, dove lo slancio francese compensa le cautele tedesche,
italiane e spagnole. E soprattutto, sviluppo impensabile appena un anno fa,
abbracciano in toto il principio della difesa anti-missile, cruciale per
l'Amministrazione americana, dando non solo l'appoggio al progetto di scudo
protettivo, da installare in Polonia e Repubblica Ceca, ma anche accettando di
ampliarne in futuro il raggio di copertura a tutto il territorio della Nato. Si
conclude così, con gusto dolce-amaro, l'ultimo atto atlantico di Bush, cui i partner europei consentono anche di salvare
parzialmente la faccia di fronte a Kiev e Tbilisi, aprendo idealmente la porta
al loro ingresso nell'Alleanza e indicando perfino una data, il prossimo
dicembre nell'incontro dei ministri degli Esteri, per la prima verifica
sull'eventuale avvio del Membership Action Plan, il processo che definisce le
condizioni dell'adesione. In cambio incassano l'inattesa apertura del
presidente sulla difesa europea. Nella troppo fitta agenda del summit, si
rischia di non cogliere il passaggio storico del nuovo ampliamento a Croazia e
Albania, con il corollario drammatico e shakespeariano dell'esclusione della
Macedonia, cui solo il nome, proprio come Romeo nel dramma del Bardo, impedisce
di unirsi all'oggetto del suo desiderio. è stato un vertice dai due volti.
Quello a muso duro, denso di contrasti e un po' anche di rancore, della serata
d'avvio. E quello del confronto aperto, vero ma teso al compromesso, di ieri
mattina. Con una scena madre, raccontata dal consigliere di
Bush per la Sicurezza nazionale, Stephen Hadley, che ha visto Angela
Merkel e Condoleezza Rice "circondate da una ventina di ministri degli
Esteri", intente a dosare virgole e aggettivi del comunicato finale.
AFGHANISTAN Almeno 12 Paesi hanno promesso nuovi contributi di forze alla
missione contro i Talebani, a sostegno del governo Kharzai. Ma il clou è
la decisione di Parigi di dispiegare un nuovo battaglione (700 uomini)
nell'Est, consentendo così agli americani di spostarsi a Sud e dare una mano al
contingente canadese, uno di quelli più impegnati a contrastare la guerriglia,
con un elevato numero di perdite. Bush ha avuto parole
di elogio per il presidente francese Nicolas Sarkozy, ricordando che nel suo
viaggio negli Stati Uniti, lo scorso autunno, è molto piaciuto agli americani:
"è stato come l'ultima incarnazione di Elvis". La pressione sugli
alleati, anche su quelli come Italia, Germania e Spagna che non possono o non
vogliono impegnarsi direttamente nei combattimenti, però non finisce qui.
Rispondendo a una domanda del Corriere, Stephen Hadley ha detto: "Per
avere successo in Afghanistan dobbiamo fare di più, è un impegno di lungo
periodo, dovremo cambiare composizione delle truppe e tattiche di guerra
". SCUDO ANTI-MISSILE - Per la prima volta, gli europei ne riconoscono
necessità e funzione: "La proliferazione dei missili balistici pone un
crescente pericolo alle forze, ai territori e alle popolazioni alleate ".
Di più, la Nato lavorerà per creare un sistema complemen-tare, in grado di proteggere
anche i quattro Paesi (Grecia, Romania, Bulgaria e Turchia) lasciati fuori
dall'ombrello protettivo che sarà basato in Polonia e Repubblica Ceca. DIFESA
EUROPEA - A cena mercoledì Bush fa la sorpresa, forse
quella politicamente più rilevante del summit, parlando
della "necessità di una difesa europea che faccia da complemento
all'alleanza". E Nicolas Sarkozy raccoglie con senso della Storia la
volée: "Costruiamo il polo difensivo europeo e noi parallelamente ci
avvicineremo alla Nato". La via per il rientro della Francia nel
dispositivo militare atlantico, dal quale manca dal 1966, è tracciata.
"Uno sviluppo straordinario ", commenta Hadley. "Un fatto
assolutamente positivo ", dice Romano Prodi. "Non ci siamo mai
preoccupati che l'Europa facesse troppo sulla difesa, il problema fin qui è
stato quello opposto", chiosa Condoleezza Rice. Alleati I rappresentanti
dei Paesi Nato al summit di Bucarest . Sopra, i festeggiamenti in Albania Paolo
Valentino.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale
esponente dello schieramento avversario, al secolo Silvio Berlusconi. "Va
dicendo che non ha voglia di andare al governo, che è stanco. Ma scherziamo?
Governare su mandato dei cittadini è il massimo onore che possa esserci, altro
che stanchezza", ha detto davanti ad alcuni minatori sardi, e dalla sala
una signora ha gridato tra applausi e risate "è vecchio"
all'indirizzo del Cavaliere contumace. In terra sarda il leader del Pd ha
deciso di cambiare passo per l'ultimo tratto di campagna elettorale. Via il bon
ton, il confronto, il guanto di velluto, l'ulivo nel senso di ramoscello, e giù
a menare fendenti sul Cavaliere, il suo programma e le sue sortite. In
successione, Veltroni ha preso a rinfacciargli l'attacco al Quirinale, le sparate
su Alitalia, la retromarcia sul fisco e sulle tasse ("Prima ha detto che
vanno pagate, poi che se sono troppo alte è giusto non farlo"), la politica
estera filo Bush "fino a
farne un'icona, unico Paese in Europa". Veltroni cattivo? Da agnello per tre
quarti di campagna ha deciso di farsi lupo per l'ultima settimana? Al loft sede
del Pd ne hanno discusso in questi giorni, alcuni malumori critiche
insoddisfazioni erano anche arrivati per la campagna "moscia",
la questione era in sostanza già calda. Ma c'è un dato politico che ha convinto
Veltroni a cambiare passo: i sondaggi riservati sul bacino indecisi davano
tutti lo stesso responso: quest'area grigia di perplessi è quasi tutta di
elettori di centrosinistra delusi e per motivarli al voto il modo migliore, se
non esclusivo, è di agitare il drappo rosso del "dàgli al Cavaliere".
"Una gran fetta dei nostri elettori non ama subire gli insulti della
destra", ha spiegato Nicola Latorre dalemiano di prima cerchia. Se n'è
discusso, nel Pd, e di fronte a un Ermete Realacci restio alla linea dura e a
un Paolo Gentiloni invece per la condotta pugnace, con i dalemiani pugnaci
anche loro, Dario Franceschini nel mezzo e Goffredo Bettini propenso alla linea
d'attacco che è andato proprio a Bologna a frenare sul voto disgiunto, alla
fine Veltroni ha deciso per la condotta bellicosa, per bipolarizzare al massimo
lo scontro finale, "ma con misura, non possiamo mica dare l'idea che si
torni all'antico, quando c'era una coalizione che aveva nell'antiberlusconismo
il suo unico collante", ha precisato il leader. Un cambio di passo che
dovrebbe servire a portare dalla propria il risultato definito
"decisivo" in quattro regioni: Lazio, Sardegna, Marche e Abruzzo,
dove poche centinaia di voti possono decidere dell'esito finale al Senato. Una
linea condivisa anche da Pierluigi Bersani che si è sentito con Veltroni
ripetutamente in questi giorni e non solo per Alitalia, e che di suo ci ha
aggiunto un corollario non da poco: lo sfondamento nel campo avverso.
"Rimanete pure berlusconiani nell'animo, se volete, ma premiate questa
proposta innovativa del Pd che vuole cambiare profondamente il sistema
politico, le decisioni, i tempi delle scelte, dateci un aiutino", va
dicendo il ministro in città come Trieste, Gorizia, Udine agli elettori di
centrodestra.
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Stampa Quel gran Commis
de l'état che è il segretario generale ... Quel gran Commis de l'état che è il
segretario generale della Farnesina, l'ambasciatore Massolo, si sarà rallegrato
tre volte per la scelta solidamente maggioritaria a favore di Milano di Expo
2015. La prima volta come italiano, la seconda per l'intelligente uso della
diplomazia nelle missioni speciali, coordinate dal sottosegretario delegato
Craxi e dall'ambasciatore Claudio Moreno, e per il lavoro di supporto della
rete diplomatica alle attività svolte dal sindaco Moratti e dal presidente
della Lombardia Formigoni. La terza autocongratulazione, ci sentiamo di
scommettere, l'ambasciatore Massolo se la deve essere rivolta per la capacità
della Farnesina di impedire gli errori dell'inizio anni '90, quando una faida
tra governo nazionale, città di Venezia e regione Veneto bloccò le aspirazioni
della laguna a rappresentare il meglio del nostro Paese. La concordia nazionale
ha giocato un ruolo fondamentale per la vittoria di Milano, il che è un gran
bene perché recupera - fra l'altro - una stupefacente quanto sciocca idea di
separatezza della parte industrializzata della nazione dal resto del Paese,
offendendo il processo storico sul quale si basa l'unità italiana: la
determinata volontà e l'eroico impegno unitario dei piemontesi e dei lombardi.
Ora che è stata ottenuta la vittoria per esporre a Milano il meglio del nostro
Paese, a cominciare da una necessità universalmente riconosciuta,
l'alimentazione, bisogna chiedersi perché alcuni grandi paesi alleati dell'Italia
non abbiano appoggiato la candidatura di Milano. Fra questi si segnalano Stati
Uniti, Russia, Germania ed Israele. è necessario comprendere perché l'Italia,
seguendo la strada aperta dall'ambasciatore Fulci e abilmente ampliata e
raffinata dall'ambasciatore Marcello Spatafora per riformare non solo il
Consiglio di Sicurezza ma anche le Nazioni Unite, riesca a rappresentare
interessi variegati di piccole e medie potenze e non goda di fiducia da parte
di quelle potenze mondiali che, come lei, frequentano a pari titolo i salotti
buoni del sistema mondiale, a cominciare dal G7. Con 86 voti a favore e 65
contro, l'Italia, ricca, industrializzata, colta e intelligente, conservatrice
della maggior parte del patrimonio artistico e culturale del mondo, è esempio per
tanti paesi che aspirano giustamente ad un ruolo mondiale. Le altre nazioni,
quelle che guidano il mondo, le rimproverano il mancato rispetto delle regole
(Napoli); la disattenzione alla grande politica estera (il futuro della Nato piuttosto che della politica estera dell'Unione); l'uso "distratto" delle proprie Forze
Armate all'estero (quasi ci si vergognasse del loro valore); le commedie
continue di una Giustizia onnipotente incomprensibile agli esseri umani;
persino il rischio di rinvio delle elezioni politiche, come fosse un qualsiasi
staterello. All'Italia basterebbe essere "normale" per sostanziare la
sua straordinarietà ed evitare la diffidenza interessata del mondo che conta.
( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Esteri Nella
Repubblica Ceca il 70% della popolazione e' contraria alla costruzione della
base radar Lo scudo spaziale in dirittura d'arrivo Dopo una lunga fase di
studio, dove non sono mancati i colpi di scena, la partita a scacchi tra
americani e polacchi sembra aver superato la fase di stallo Varsavia (dal
nostro corrispondente), 4 apr.- Si farà lo scudo spaziale americano? Di sicuro
la risposta all'interrogativo arriverà presto. Quale che sia la soluzione del
rebus, resta il fatto che gli americani vogliono chiudere la partita entro la
prossima estate. Le elezioni presidenziali sono alle porte e Bush
vorrebbe lasciare un ricordino al suo successore. Nel mentre il controverso
progetto a stelle e strisce, che prevede la realizzazione di una base radar
nelle Repubblica Ceca e l'istallazione di 10 missili intercettori in Polonia, è
sempre più vicino alla dirittura d'arrivo, almeno così pare. Il premier ceco
Mirek Topolanek, in visita a Washington agli inizi di marzo, aveva previsto che
la firma degli accordi sulla costruzione della stazione radar nel suo paese
sarebbe potuta avvenire “prima, durante o dopo” il prossimo vertice della Nato
che si tiene a Bucarest dal 2 al 4 di aprile. Dichiarazioni profetiche quelle
di Topolanek. Secondo il quotidiano economico ceco Hospodarske, che ha citato
fonti diplomatiche ceche e americane, il contratto sul radar antimissile
potrebbe essere firmato il 5 maggio. Per quella data, infatti, è previsto a
Praga la conferenza della Nato sulla difesa antimissile
alla quale è stata invitata il segretario di Stato americano Condoleezza Rice. Il giornale economico suggerisce anche un'altra possibile
soluzione: il contratto potrebbe essere firmato il 28 aprile durante la visita
del ministro degli esteri ceco Karel Schwarzenberg negli Usa. A favore della costruzione del radar si è espresso lunedì l'ex
presidente ceco Vaclav Havel. Nel tentativo di ammorbidire la posizione
dei russi, da sempre contrari all'istallazione dei missili intercettori in
Polonia che per loro rappresenterebbero una minaccia, il segretario di stato Usa e il ministro della difesa, Robert Gates, si sono recati
a Mosca la scorsa settimana alla ricerca di possibili canali di apertura.
Dall'incontro non sono nati progressi sostanziali. Il presidente degli Stati
Uniti, George W. Bush, si recherà in Russia la
prossima settimana, dopo aver partecipato a Bucarest al vertice della Nato, per
discutere il 6 aprile a Soci col presidente russo Vladimir Putin sul da farsi.
Ma è principalmente sull'atteggiamento della Polonia che si sono giocati i
destini per la firma degli accordi. Senza il semaforo verde polacco anche Praga
avrebbe chiuso le porte allo scudo, e il governo polacco ha tirato giù la
maschera. Dopo una lunga fase di studio, dove non sono mancati i colpi di
scena, la partita a scacchi tra americani e polacchi sembra aver superato la
fase di stallo. Varsavia darà il semaforo verde per la chiusura delle
trattative e Washington gli finanzierà l'ammodernamento dell'esercito, mettendo
sul piatto della bilancia anche la fornitura dei missili a corto raggio
Patriot. Eppure, appena qualche settimana addietro, Tusk aveva detto che il
negoziato con gli Usa era a un “punto morto”. In una
recente intervista, il premier polacco aveva pure criticato l'amministrazione Usa dicendo che i rapporti erano diventati troppo formali e
assomigliavano a quelli del business. Evidentemente ha imparato velocemente a
maneggiare le regole del business tanto care allo “Zio Tom”. C'è da dire che
fino ad oggi la faccenda dello scudo è stata di difficile lettura. La vittoria
di Donald Tusk alle elezioni politiche, a scapito dell'ultraconservatore Jaroslaw
Kaczynski, aveva impresso una profonda sterzata alla politica
estera polacca, ancorando la Polonia su posizioni europeiste. La
promessa di ritirare le truppe dall'Iraq entro il 2008 e la priorità di
riallacciare i “rapporti di buon vicinato con la Russia” erano stati dei
segnali netti a tal proposito. Tanto netti che “Radek” Sikorski - l'astuto e
rampante ministro degli esteri polacco che è il vero fautore del nuovo corso
della politica estera di Varsavia - aveva congelato i
negoziati sullo scudo spaziale con gli americani in attesa di ricevere
chiarimenti da Washington. La svolta arriva a metà febbraio quando Tusk si reca
in visita ufficiale a Mosca. I russi promettono di non fare pressioni sulla
Polonia chiedendo in cambio il via libera polacco al trattato russo-europeo sul
commercio. Poi l'11 marzo Tusk vola a Washington e incassa la promessa
americana dei missili Patriot. Ed ecco che negli ultimi giorni Varsavia ha dato
un forte impulso affinché si chiuda la partita. E' possibile che si arrivi ad
un accordo con gli americani entro giugno. Fonti governative pervenute al
quotidiano Gazeta Wyborcza, di solito ben informato, dicono che alcuni giorni
fa il premier Donald Tusk ha inviato una lettera a Washington. Nella lettera la
Polonia accetta la proposta fatta dalla Rice di
chiudere i negoziati in 3 mesi, anziché 6. Il governo Tusk detta anche le
condizioni per l'installazione dei missili sul suolo polacco. La lista prevede
una serie di opzioni: quella più gettonata è un pacchetto “full optional” per
un valore che potrebbe raggiungere i 20 miliardi di dollari. Incluso nel prezzo
due batterie di missili Patriot, compresa la formazione del personale e
l'assistenza tecnica, e dell'altro equipaggiamento militare. “Una cosa è certa
– ci dice una fonte del ministero degli esteri - senza i missili Patriot
l'accordo salta”. Ed è proprio su questo punto che a febbraio erano nati
dissapori tra i negoziatori americani e polacchi. Il pentagono, infatti, si era
rifiutato persino di prendere in considerazione la richiesta del governo
polacco. Ma i mugugni dei militari sono stati subito zittiti dalla Rice, che senza perder tempo ha deciso di prendere nelle sue
mani le redini del negoziato. Un team di esperti americani si recherà a
Varsavia con una lista di proposte per l'ammodernamento delle forze armate
polacche. Secondo fonti governative citate da Gazeta Wyborczya nella lista sono
presenti i tanto agognati Patriot. In un'intervista rilasciata giorni fa alla
radio Tok Fm, il vice ministro degli esteri Witold Waszczykowski (uno dei
negoziatori), ha detto che “gli americani vanno di fretta”. “Il mandato
dell'amministrazione Bush – spiega – finisce tra pochi
mesi e in autunno ci saranno le elezioni in America. Se gli americani vogliono
un accordo, noi abbiamo tempo fino a quest'estate”. Da Varsavia però, giungono
anche altre voci. Alcuni funzionari vicini al governo pongono l'accento sul
fatto che non è ancora chiaro cosa offriranno gli americani. E' vero,
Washington si è detta favorevole ai Patriot, ma non si sa in che termini e (soprattutto)
quando verranno forniti. In più, non si sa se verranno fornite batterie nuove
di zecca o di seconda mano. Insomma tutto dipende dalla proposta Usa e dalle sue capacità di rendere attrattivo il pacchetto
missilistico nel suo insieme. E mentre americani, cechi e polacchi giocano a
Risiko con i soldi dei loro contribuenti, l'opinione pubblica dei rispettivi
paesi si fa sentire. Nella Repubblica Ceca il 70% della popolazione è contraria
alla costruzione della base radar. Ogni settimana a Trokavec, la cittadina
accanto la quale dovrebbe sorgere la base, la gente scende per strada a
manifestare. Il 60% dei polacchi non vuole i missili e in America in molti
pensano che i soldi necessari alla costruzione dello scudo spaziale sarebbe
meglio spenderli in altre cose, come la sanità pubblica e l'educazione. Mauro
Caterina.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Anni al crepuscolo
del suo secondo drammatico mandato, sta cercando di prendere congedo dalla
scena con qualche colpo di prestigio che purtroppo, a parte il
"surge" del generale Petraeus in Iraq, non gli riesce di mandare a
segno. Eclissato dalla campagna elettorale, in pieno corso e fragore negli
Stati Uniti, egli tenta di riconquistare visibilità in politica
estera, effettuando e programmando viaggi a forte contenuto
internazionale e suscitando però critiche più che applausi nell'opinione
americana ed europea. Negli ultimi mesi è stato in Africa (non si è capito bene
perché), due volte in Israele (in momenti più inclini alla guerra che alla
pace), si prepara a recarsi per le Olimpiadi a Pechino (malgrado l'infiammabile
groviglio tibetano). Ma veniamo ai colpi appena mancati nell'Europa dell'Est.
Prima di giungere a Bucarest, per il vertice della Nato, Bush
ha voluto incontrare a Kiev il presidente occidentalista Viktor Yushchenko
promettendogli quello che poi non ha potuto mantenere: la concessione immediata
all'Ucraina, che già partecipa coi suoi soldati in zone calde controllate dalla
Nato, del cosiddetto "Map", una sorta di salvacondotto per l'ingresso
nell'Alleanza atlantica. Contemporaneamente ha fatto la stessa vana promessa al
presidente della Georgia Mikhail Saakashvili. Insomma, la fretta di arrivare
alla scadenza del mandato con due cospicui risultati in mano, due
importantissime ex repubbliche sovietiche aggregate al Patto atlantico, ha
tirato un brutto scherzo a Bush che non ha fatto i
conti preliminari con due grossi ostacoli dell'Alleanza nella quale, fra
l'altro, vige la regola dell'unanimità. Il francese Sarkozy e la tedesca
Merkel. Fortemente uniti fra loro, non sospetti di antiamericanismo
preconcetto, essi hanno rigettato con estrema chiarezza la proposta del
Presidente americano dicendogli che è prematura e che comunque, in un momento
in cui la Nato si allarga con la Croazia e l'Albania fino alla Macedonia e
quasi fino al Kosovo, non è il caso d'infliggere ulteriori umiliazioni alla
Russia già irritatissima con l'Occidente. Come sappiamo, la posizione prudente
di Parigi e di Berlino è stata appoggiata non solo dal governo Prodi ma perfino
da Berlusconi: il quale, con ogni evidenza, ha preferito lanciare una strizzata
d'occhio all'amico Putin, che resterà altri anni al Cremlino, piuttosto che
dare una mano all'amico Bush che si
prepara a lasciare per sempre la Casa Bianca. I motivi sollevati da Sarkozy e dalla
Merkel sono più che giustificati dal punto di vista politico e anche storico.
Una Georgia semiasiatica, che non offre sicure credenziali di stabilità
democratica, perdipiù a rischio continuo di secessione per via
dell'irredentismo delle repubbliche autonome d'Abkhazia e d'Ossezia
meridionale protette e istigate da Mosca, costituirebbe un elemento di disagio
e disturbo per la coesione atlantica. Quanto all'Ucraina, la Nato,
associandola, penetrerebbe in un territorio molto più attinente alla storia russa
che europea, una storia che aveva assegnato all'antico principato di Kiev il
ruolo di matrice della Russia moscovita. Tutto, in Ucraina era ed è duplice e
ambiguo, a cominciare dal sangue ucraino di Gogol, dal cui cappotto uscì la
grande letteratura russa, ma anche la saga nazionalista del cosacco del Dnepr
Taras Bulba. La lingua ucraina acquistò uno status ufficiale nell'Ottocento,
ma, fino a non molto tempo fa, nelle università e nelle scuole superiori
l'insegnamento veniva prevalentemente impartito in russo. Il Patriarcato
ortodosso di Kiev si è proclamato autonomo, ma una parte notevole di fedeli è
rimasta sempre devota all'autorità del patriarca di Mosca. La Crimea guarda a
Mosca, così come guardavano a Mosca i dimostranti filorussi che, durante il recente
incontro fra i presidenti Bush e Yushchenko,
protestavano nelle piazze di Kiev contro la Nato e contro l'America. Quale
bisogno aveva Bush di gettare con le sue avventate
proposte benzina sul fuoco, facendo insorgere al fianco di Putin, contro la metà
occidentalista dell'Ucraina, perfino il vecchio esule del Vermont Aleksandr
Solzenicyn? La fretta, l'impazienza, forse l'ignoranza della storia, lo hanno
indotto a inciampare in una gaffe a effetto incrociato: provocando da un lato
l'irritazione di Putin, giunto non si sa se in veste d'ospite d'onore o di
convitato di pietra al vertice atlantico di Bucarest, e producendo dall'altro
lato una rottura spiacevole tra gli americani e i loro maggiori alleati
europei. Rottura, peraltro, gratuita e dannosa nel contesto del più importante
convegno Nato dopo la fine della guerra fredda. A Bush,
tirate le somme, sarebbe bastato contentarsi delle molte cose significative che
il convegno, caldeggiato da Washington, offriva e offre nonostante tutto
all'Occidente. L'allargamento dell'Alleanza dall'Atlantico al Mar Nero,
l'entrata della Croazia e dell'Albania, la Macedonia in sala d'attesa, il
ritorno della Francia dopo la "sedia vuota" del 1966 nel comando
militare integrato, la disponibilità di Sarkozy a rafforzare il contingente
francese in Afghanistan e, da ultimo, il silenzio dei russi sul Kosovo e la
possibile apertura realistica di Putin ad una formula di compromesso sullo
scudo antimissile nella Repubblica Ceca e in Polonia: tutto questo poteva
bastare benissimo come premio storico alle travagliate presidenze Bush. Perché guastare la festa tirando in ballo questioni
delicatissime che la Russia deve contestare e mezza Europa non può ancora
approvare?.
( da "Avvenire" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
MONDO 04-04-2008 IL
SUMMIT DI BUCAREST La Nato si fa Scudo con i missili di Bush
DI GIOVANNI BENSI I l vertice di 26 Paesi della Nato a Bucarest si è aperto
ufficialmente ieri mattina nel faraonico palazzo fatto costruire dall'ex
dittatore comunista Nicolae Ceausescu. Il lavori si sono svolti fra contrasti,
soprattutto per quanto riguarda l'ingresso di Ucraina, Georgia e Macedonia. Ma
i partecipanti hanno potuto annunciare anche qualche successo, come sul tema
dello scudo spaziale. Lo scudo spaziale. Nel quadro del summit Stati Uniti e
Repubblica Ceca hanno raggiunto un accordo per l'installazione in quest'ultimo
paese del radar per la difesa satellitare antimissile, patrocinato dagli Usa.
L'accordo fra Washington e Praga è stato approvato in un documento comune dai
leader della Nato, il quale sollecita Mosca ad "accettare l'offerta di U-
sa e Nato di cooperare al sistema antimissile completandolo con i suoi impianti
radar". Ucraina e Georgia. Ieri è arrivato a Bucarest il presidente
ucraino Viktor Jushchenko, ma solo per sentirsi dire dal segretario generale
della Nato Jaap de Hoop Scheffer che il vertice, per ora, ha rifiutato a
Ucraina e Georgia lo status di candidate all'adesione. La questione, già
annunciata l'altra sera, sarà riconsiderata a dicembre. Contro l'adesione
immediata si sono pronunciate soprattutto Francia, Germania, Spagna e Italia.
Il presidente americano George W. Bush ha commentato dicendo che
"le porte dell'Alleanza atlantica restano aperte a tutti i paesi europei
che vorranno condividere gli ideali occidentali di libertà". Il ministero
degli Esteri di Kiev ha dichiarato che il rifiuto della Nato "non sarà
considerato una sconfitta" e neppure "una vittoria per la
Russia". Per il presidente georgiano Mikheil Saakashvili il mancato
invito di Georgia e Ucraina nella Nato potrebbe rafforzare il
"falchi" del Cremlino. Il presidente russo uscente Vladimir Putin è
arrivato a Bucarest ieri sera per partecipare al Consiglio Nato-Russia: fonti
moscovite assicurano che il suo intervento sarà "moderato". Proprio
mentre Putin era in volo per Bucarest, il Cremlino ha pubblicato una sua
risposta ai leader di Abkhazia e Sud Ossezia che avevano espresso timori per
l'eventuale ingresso della Georgia nella Nato. Nella lettera Putin scrive che
ogni tentativo di esercitare una presione politica,
economica e tanto più militare sulle due province, è senza prospettive e
controproducente per T- bilisi. Albania, Croazia e Macedonia. Nessun problema
per l'adesione alla Nato di Albania e Croazia. A Tirana si è festeggiato
l'avvenimento con caroselli di auto, fuochi pirotecnici e sventolio di bandiere
nazionali e dell'alleanza. Festeggiamenti anche in Croazia, che raggiungeranno
il culmine oggi con l'arrivo di Bush, il quale in
seguito si recherà a Soci, sul Mar Nero, per un nuovo incontro con Putin. Non
accolta invece la Macedonia per l'opposizione della Grecia all'uso del nome
"Macedonia ", identico a quello di una provincia settentrionale
greca. La Macedonia slava è oggi ufficialmente nota con la sigla
"Fyrom" (Ex Repubblica jugoslava di Macedonia). Un portavoce del
governo di Skopje ha definito le obiezioni greche "un problema da medioevo
balcanico ", dopo di che il ministro degli Esteri Antoni Milososki ha
annunciato l'abbandono del vertice. A proposito di Balcani, il presidente
romeno Traina Basescu ha detto che la Nato ha deciso di tendere una mano alla
Serbia, umiliata per la secessione del Kosovo, proponendole di passare ad un
"dialogo intensificato", cioè ad un avvicinamento all'alleanza.
L'Afghanistan. Una sessione del vertice Nato è stata dedicata all'Afghanistan,
presenti il presidente afghano Hamid Karzai ed il segretario generale dell'Onu
Ban Kimoon. In particolare la Nato conferma il suo impegno per formare ed
armare 80.000 effettivi entro il 2010 e promette di "sostenere gli sforzi
per affrontare il problema dei narcotici". La Nato non consentirà che
"i taleban o al-Qaeda ripren- dano il controllo dell'Afghanistan e lo
usino come base per il terrore". Con una dichiarazione comune i leader
della Nato si sono impegnati in un "piano strategico " che prevede
anche l'aumento del numero dei soldati presenti. Il francese Sarkozy ha
confermato che Parigi invierà in Afghanistan altri 700 soldati da dispiegare
nelle regioni orientali, permettendo agli americani di spostarsi a sud dove è
più intensa l'offensiva contro i taleban. Asse Parigi-Berlino. Una novità del
summit di Bucarest è il concretizzarsi di un "asse" fra Parigi e
Berlino. In una conferenza stampa congiunta il presidente francese Nicolas
Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno annunciato che Francia e
Germania si sono accordate per organizzare il prossimo vertice Nato, che si
terrà ad aprile 2009, tra la città francese di Strasburgo e quella tedesca di
Kehl, sulle due rive opposte del Reno. È la prima volta nella storia della Nato
che due paesi membri si assumono contemporaneamente questo impegno. Il vertice
coinciderà con il 60 anniversario della fondazione dell'alleanza. Sarkozy ha
annunciato di voler portare a compimento il processo di ritorno della Francia
nel comando militare integrato della Nato (ne era uscita ai tempi di De Gaulle)
dopo la fine del 2008, quando terminerà il semestre di presidenza francese
dell'Unione europea. I capi di Stato e i leader posano per la tradizionale foto
ufficiale al termine di una sessione dei lavori del summit Nato di Bucarest
(Ansa).
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
N. 81 del 2008-04-04
pagina 14 Nicolas il mattatore: annuncia la svolta e ruba la scena a Bush di Alberto Toscano La Francia pronta a rientrare nel
comando militare dell'Alleanza. Ma Parigi punta sulla prossima creazione di un
sistema di difesa europeo da Parigi Facendo l'americano, Nicolas Sarkozy è
riuscito a mettere in difficoltà il presidente Gorge W. Bush. Questa la
morale del comportamento dell'inquilino dell'Eliseo in occasione della due
giorni del vertice dell'Alleanza atlantica a Bucarest. Sarkozy ha fatto leva su
quella che Parigi considera un'evidente contraddizione della politica estera statunitense: da un lato la volontà di vincere il conflitto in
Afghanistan e dall'altro l'idea di far entrare l'Ucraina e la Georgia
nella Nato. Secondo Sarkozy, la partita contro i talebani può essere vinta in
terra afgana solo compattando la comunità internazionale e in particolare
coinvolgendo una potenza come la Russia, ampiamente presente nell'area
centro-asiatica. Ma fare entrare nell'alleanza occidentale una potente
repubblica ex sovietica come l'Ucraina significherebbe assestare un sonoro
ceffone al rampante primo ministro Vladimir Putin e al suo mai celato orgoglio
nazionale. Dunque Mosca reagirebbe facendo leva sulle difficoltà occidentali in
Afghanistan e lasciando la Nato impantanarsi in una palude che il Cremino
conosce fin troppo bene. Di qui l'idea di Sarkozy, che ha trovato il sostegno
della cancelliera tedesca Angela Merkel: guadagnare tempo a proposito del
problema dell'ingresso delle due repubbliche ex sovietiche (Ucraina e Georgia)
nella Nato. Bush ha dovuto incassare il colpo,
assestatogli proprio da quel Sarkozy che lui stesso aveva accolto a baci e
abbracci lo scorso agosto nella propria residenza di campagna nel Maine.
Ironico o sincero Bush ha scherzato con i colleghi:
anche a Washington in novembre, la visita di Sarkozy aveva avuto un enorme
impatto sugli americani: "come una nuova incarnazione di Elvis
Presley". A Bucarest Sarkozy ha fatto blocco con Angela Merkel,
irritatissima dai recenti discorsi sul binomio franco-britannico, da lui tenuti
recentemente durante la sua visita ufficiale a Londra. Il prossimo primo luglio
la Francia comincia la propria presidenza di turno dell'Unione e Sarkozy
intende approfittare di quel semestre per mettere in orbita un sistema di
difesa europeo collegato all'Alleanza atlantica, ma al tempo stesso autonomo
dagli Stati Uniti. Questa è la grande scommessa dell'Eliseo per i prossimi
mesi, almeno sul terreno della politica
internazionale. Per vincerla, Sarkozy deve dimostrare che Parigi ha le carte in
regola nel suo rapporto con la Nato e deve cosi' lavare la macchia del 1966,
quando il suo predecessore Charles De Gaulle portò Parigi fuori dal dispositivo
militare integrato atlantico, pur senza lasciare la struttura politica dell'alleanza. Nel 1995 il presidente Jacques
Chirac ipotizzò un rientro, ma pretese che la Francia recuperasse posti di
rilievo simile a quelli da essa stessa abbandonati nel 1966. Poi è stato chiaro
che i partners occidentali non erano disposti a dare a Chirac le poltrone
concupite e il discorso è stato lasciato cadere. Adesso Sarkozy - agendo di
concerto con Francia e Gran Bretagna (con cui sta di fatto tentando di
rilanciare l'idea di Chirac di un direttorio tripartito dell'Unione europea) -
punta a salvare la faccia di fronte alla propria opinione pubblica, ottenendo
qualche prestigiosa poltrona di comando in seno all'apparato militare
atlantico. Se è vero che il ritorno del figliol prodigo viene festeggiato
dall'intera collettività, Sarkozy vorrebbe almeno un posto di grande responsabilità
per un esponente transalpino in seno all'alleanza. I tempi per risolvere questo
puzzle potrebbero essere quelli che portano al prossimo vertice Nato del 2009.
Sarkozy a Bucarest ha messo sul piatto della bilancia l'invio di altri 700
militari in Afghanistan. Alla fine del vertice, l'evento mediatico è stato
costituito a Bucarest dalla conferenza stampa congiunta di Sarkozy e della
Merkel. Facendo due più due - dopo la conferenza stampa di Sarkozy e Gordon
Brown a fine marzo a Londra - ci si accorge che la somma è tre: la troika
europea franco-anglo-tedesca che nella mentalità di Sarkozy dovrebbe dirigere
la futura difesa europea. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
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