HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “POLITICA ESTERA USA” |
ARCHIVIO GENERALE DEL
DOSSIER |
T ARTICOLI DAL 1° al 3 aprile
2008 #TOP
La
Tavola della pace: Politica estera ignorata dai programmi elettorali
( da "Manifesto,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Pacifisti La Tavola della pace: "Politica estera ignorata dai programmi elettorali" "I monaci tibetani bastonati per le strade non esistono. Quelli birmani sono scomparsi. La guerra in Iraq è un film. Quella in Afghanistan è finita. La questione palestinese, la questione kurda, il Darfur, la Somalia, il Libano, il Kosovo, il Pakistan,
QUALE
sarà la politica estera americana dopo Bush? È l'interrogativo a cui tenta
( da "Messaggero,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Di GIUSEPPE MAMMARELLA QUALE sarà la politica estera americana dopo Bush? È l'interrogativo a cui tenta di dare risposta un rapporto speciale sul tema apparso nell'ultimo numero dell'Economist. L'analisi per quanto precisa e dettagliata offre tuttavia una risposta problematica. Con il nuovo presidente la politica estera americana potrà cambiare ma rimarranno l'
Dal
nostro corrispondente NEW YORK - Succede a tutti i presidenti: arrivati al
tramon ( da "Messaggero, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: sarà l'ultimo al quale Bush prenderà parte, e gli esperti di politica estera non credono che potrà assicurargli i successi che lui cerca. I 26 Paesi che si incontrano in Romania sanno che Bush non solo è un'"anatra zoppa", ma sanno anche che la sua popolarità è bassa e che ha alle spalle un'economia in crisi.
E
si preciseranno anche in rapporto agli sviluppi della vicenda irachena che
proprio in ques ( da "Messaggero, Il"
del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: terrorismo e più in generale sulla politica mediorientale che è la naturale condizione di un ravvicinamento tra le due sponde dell'Atlantico dopo le due presidenze Bush che certamente le ha allontanate (come riconosciuto da uno studio dello stesso dipartimento di Stato) avrà tuttavia un prezzo per le nazioni europee presenti in Afghanistan ma non impegnate come invece la Gran Bretagna,
Abbiamo
vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa?
( da "Giornale.it,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista.
Conversazione
hagel, il repubblicano che obama vuole al Pentagono
( da "Riformista,
Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: chiarire che la sua politica estera sarà "un ritorno alla politica tradizionale bipartisan e realista del padre di George Bush, di Jfk e, in qualche modo, di Ronald Reagan". Reagan era stato elogiato dal senatore afro-americano in un'intervista al Reno Journal Gazette nel gennaio scorso in cui dichiarò che la politica estera reaganiana cambiò la direzione della politica americana,
Il
Tibet chiede solo la devolution ( da "Padania, La"
del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: ha puntato il dito contro l Alto rappresentante per la politica estera dell Unione, Javier Solana, "che si è già premurato di annunciare che, invece, lui ci andrà. Forse vi rappresenterà l'Europa dei banchieri, l'Europa del business, ma non certo l'Europa dei popoli che noi rappresentiamo in questo Parlamento".
Gian
Enrico Rusconi Manca un'organica politica estera. Interessante per&#
( da "Stampa,
La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Gian Enrico Rusconi Manca un'organica politica estera. Interessante però che - affrontando altri temi contingenti, come Cina e Alitalia - abbia colto l'occasione per criticare l'Unione Europea.
D'Alema:
con noi Italia a testa alta Berlusconi gioca solo per se stesso
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: è dentro anche il carattere espansivo della nostra politica estera" Da Martino in poi, però, è un coro per dire che la politica estera italiana è stata fallimentare. "Vorrei ricordare che qui, alla Farnesina, si è tenuta la Conferenza per la pace nel Libano, alla quale hanno partecipato rappresentanti di tutte le parti del mondo.
Sarkozy
fa partire altri soldati per l'Afghanistan I socialisti protestano, il capo
dell'Eliseo non si ferma. No di Parigi all'ingresso di Kiev nella Nato
( da "Unita,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: si tratta di un "riallineamento della politica estera della Francia su quella degli Stati Uniti", e quindi di George Bush. Il primo prezzo da pagare sono appunto i mille soldati in più da mandare in Afghanistan. Tutto ciò, dicono i socialisti, per avere in cambio, forse, chissà quando, qualche posto di comando nell'Alleanza atlantica.
Ucraina
nella Nato, è scontro tra Putin e Bush Il presidente russo contrario
all'allargamento a Est dell'Alleanza. Il capo della Casa Bianca: Mosca non può
mettere veti . No della ( da "Unita, L'"
del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: ultima occasione per lasciare un segno tangibile della sua presidenza in politica estera dopo il disastro della guerra in Iraq. Le proposte in cima all'agenda sono tre: allargamento dell'Alleanza atlantica; scudo spaziale contro il terrorismo; aumento dell'impegno militare in Afghanistan. Le reazioni sono state disastrose ancor prima dell'inizio dei lavori.
Brevi,
schede e richiami 5 ( da "Repubblica, La"
del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Conferenze POLITICA ESTERA TEDESCA Alle 17,30 alla Sala Candeloro della Facoltà di Scienze Politiche (Str. Maggiore 45), il prof. Mandred Gortemaker, dell'Università di Potsdam parlerà sul tema "The Foreign Policy of Angela Merkel: Germany's role between Europe, Russia and the United States".
<Sarkozy
è come Chirac: alleato ma non allineato>
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: con la minaccia di boicottaggio della cerimonia inaugurale, eventualità esclusa a priori da Bush. Ne parliamo con Dominique MoÏsi, analista di politica internazionale e vice presidente dell 'IFRI, il più importante think-thank francese. "Credo che la Francia sia coerente con quanto sempre detto: amici e alleati dell'America, non allineati.
Tibet,
il calciatore rinuncia alla fiaccola
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: il Dalai Lama partirà per un viaggio che lo porterà negli Stati Uniti (dove la speaker della Camera Nancy Pelosi ha chiesto a Bush di considerare l'opportunità di boicottare l'inaugurazione dei Giochi) e di passaggio nel Giappone, il prossimo 10 aprile. è una tappa delicatissima. Dopo anni di gelo Tokio e Pechino stanno provando a ricucire le loro relazioni politiche.
George
secondo Stone: alcol, Dio e l'ossessione per Saddam
( da "Corriere
della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Bush, politico e umano al tempo stesso. Ma dalle anticipazioni della tv Abc, il suo film sul presidente, intitolato semplicemente "W", potrebbe essere devastante, come lo fu quello fu Richard Nixon. Il controverso regista traccia un ritratto polemico di Bush, prima di un alcolizzato in continua competizione con il padre,
Expo
di Milano ( da "Tempo, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, sottolinea che "rappresenta una grande affermazione per la politica estera italiana". E il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ribadisce che si è trattato "di una vittoria impensabile senza l'impegno del governo", mentre il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ringrazia "sentitamente" il presidente del Consiglio.
Flop
annunciato ( da "Riformista, Il"
del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: di poter più facilmente influenzare un presidente inesperto di politica estera. Il peso politico di George W. Bush è ormai di poco superiore a quello di Romano Prodi. Ma la posta in gioco per il presidente americano è molto alta. La new Europe ha ricevuto attenzione, aiuto e prestigio da parte degli Stati Uniti in un modo che non si era mai visto prima.
Braccio
di ferro Usa-Russia sull'adesione al programma MAP di Ucraina e Georgia
( da "Voce
d'Italia, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Bush, ha fatto sapere che sosterrà con forza la richiesta dei due Paesi ex-sovietici al meeting di Bucarest che si terrà domani. "La mia visita qui è un chiaro segnale per dire che credo in quello che dico, che la membership dell'Ucraina nella Nato è nel nostro interesse”
Vertice
Nato, braccio di ferro Usa-Europa
( da "Avvenire"
del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Fra gli scettici viene inclusa anche l'Italia, ma ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha osservato che "non dobbiamo chiudere le porte in faccia a Ucraina e Georgia", aggiungendo però che "questo processo di avvicinamento deve essere condotto con gradualità". Le reazioni di Mosca alle parole di Bush sono state molto dure.
No
dall'asse renano, sì dall'Atlantico
( da "Opinione,
L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Sembrano le stesse divisioni del 2003 sulla guerra in Iraq, ma Sarkozy ha impresso alla politica estera francese una "rupture" atlantica. In linea di principio la Francia non si oppone più ad una Nato allargata ad Est e dalla proiezione più globale. Anzi, vuole inviare più truppe in Afghanistan e rientrare da protagonista nel comando militare dell'Alleanza.
Usa/Feto
nel Wc di un aereo la madre sarebbe una 14enne
( da "Italia
Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Politica Estera Usa/Feto nel Wc di un aereo la madre sarebbe una 14enne Nella toilette di un volo della Continental Airlines atterrato a Houston, in Texas, è stato trovato un feto morto. Secondo le autorità la madre potrebbe essere una 14enne.
Iniziato
in Romania uno dei piu' importanti e difficili vertici Nato della storia
( da "Voce
d'Italia, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Greci ma anche francesi e tedeschi contro le politiche di Bush Bucarest, 2 apr.- Ha avuto inizio a Palazzo Cotroceni, l'immensa costruzione voluta dal dittatore comunista Nicolau Ceausescu ultimo satrapo della Romania oggi sede del Parlamento e della Corte Costituzionale del paese danubiano, l'atteso vertice Nato, considerato uno dei più importanti nella storia dell'
<Bucarest?
Vertice interlocutorio, tutti aspettano che esca di scena Bush>
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract:
dal
Parigi
e Berlino bloccano Kiev e Tbilisi
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: sostegno accordato da Bush ai governanti "colorati" di Ucraina e Georgia, che negli anni passati hanno scalzato dal potere le fazioni filorusse, consegua risultati apprezzabili a Bucarest. Anche perché il 6 aprile Bush si recherà a Sochi, sul Mar Nero, per incontrare Putin in quello che sarà l'ultimo vertice tra i due, prima che il presidente russo lasci il Cremlino il 7 maggio.
L'India
"blocca" il Dalai Lama. E Bush andrà ai Giochi
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Bush ci sarà. Da Parigi, invece, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, prospetta un incontro in tempi brevi tra i Ventisette e il Dalai Lama a Bruxelles. "Dato che il Dalai Lama non chiede né il boicottaggio delle Olimpiadi né l'indipendenza del Tibet, è giunto il momento di tornare al dialogo" tra la Cina e le autorità tibetane,
NATO:
VERTICE, MERKEL FRENA BUSH SU UCRAINA E GEORGIA / ANSA
( da "Secolo
XIX, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: un membro attivo della politica europea". Stretto tra la pressione di Bush, che ha al suo fianco il Canada e la totalità dei Paesi dell'ex blocco comunista, e la contrarietà degli alleati europei, il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha lanciato un forte messaggio di apertura a Kiev e Tbilisi: "Qualunque sia la decisione che i leader prenderanno oggi sulla Map,
D'Alema:
L'Expo? Siamo stati noi a candidare Milano Stop alle polemiche: La chiave del successo?
Unire le forze del Paese e l'espansione della nostra politica estera
( da "Unita,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: espansione della nostra politica estera" di Giampiero Rossi / Milano Nella corsa all'aggiudicazione dell'Expo 2015 "non ha vinto Milano, capitale della Padania", come scrive qualcuno. Ma "ha vinto Milano, città candidata dall'Italia". Insomma, Massimo D'Alema taglia corto: "Ha vinto Milano e ha vinto l'Italia", ma a ben guardare,
Expo,
le gambe corte di Berlusconi ( da "Unita, L'"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: ministri e presidenti arrivati in Lombardia nella speranza di una partecipazione politica all'altezza dell'importanza dell'avvenimento. Prodi vince, D'Alema prende in mano gli Esteri e insieme al sottosegretario Donato di Santo, che da 30 anni ha consuetudine col continente spagnolo, ricominciano subito a ricucire. Milano al centro della loro attenzione.
Il
13 aprile svanirà il sogno del kennediano Walter
( da "Giornale.it,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract:
In politica
estera, Obama si ispirerebbe a Kennedy! Voglio ricordare che John Kennedy entrò
alla Casa Bianca il 20 gennaio del 1961 e morì il 22 novembre del
Tedeschi
brava gente. Se ancora avevamo bisogno di conferme che l'ordine mondiale
scaturito dal ( da "Stampa, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Secondo Steven Kull, direttore dell'istituto che ha prodotto lo studio - il Program on International Policy Attitudes dell'università del Maryland - la variazione statistica potrebbe dipendere "dalla speranza che la nuova amministrazione cambi politica estera".
Mancano
pochi mesi alla scadenza del mandato di George W.Bush alla Casa Bianca e il
vertice Nato di ( da "Messaggero, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: sulla Nuova Bush può tranquillamente contare), è combattuta fra il rispetto degli impegni presi con il suo tradizionale alleato e i rispettivi problemi di politica interna. In ogni caso la Francia qualche centinaio di uomini li invierà in Afghanistan, non quanti ne voleva inviare Sarkozy a causa dell'opposizione del Ps;
Conversazione
l'ambasciatore parla delle tattiche della geopolitica
( da "Riformista,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: ma anche delle mancanze della nostra politica estera: "Abbiamo delegato sempre troppo agli altri. In materia di difesa e militare c'era la Nato, e per il resto si privilegiava sempre la preoccupazione di non urtare gli Stati Uniti o indispettire i russi. Invece noi, oggi come allora, dobbiamo preoccuparci prima di tutto dei nostri interessi nazionali.
Gli
sconfitti dell'Expo 2015 ( da "Manifesto, Il"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: anche una scommessa per una politica estera sempre più ambiziosa. Adesso la decisione di Parigi accentua la confusione Ennio Remondino Izmir (Smirne) La forte identità turca ti sventola addosso con la bandiera nazionale che trovi ovunque. Una bella bandiera per giunta, con quella mezzaluna bianca simmetrica alla stella centrale che rende ancora più luminoso tutto quel rosso attorno,
La
Nato più divisa che mai su tutto Bush non passa, allargamento a metà
( da "Manifesto,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: poi nell'incontro che avrà domenica a Soci con lo stesso Bush, se concedere o no al presidente Usa un piccolo successo di politica estera, sotto forma d'un accordo sugli armamenti. A margine del summit di Bucarest, il segretario de Hoop Scheffer ha lanciato ieri a Bucarest la nuova emittente televisiva "natochannel.
Mauro
Del Vecchio, il senatore in anfibi che spacca il Pd
( da "Manifesto,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: serie però le posizioni del candidato democratico sulla politica estera: "Sulla guerra in Iraq certa sinistra si dovrà ricredere - dice nell'intervista - la presenza Usa è importante e serviranno almeno 4 anni prima che a Baghdad si stabilizzi la democrazia". Non solo Obama è lontanissimo ma anche quel Bill Clinton che negli anni '90 rischiò la presidenza proprio sui gay in divisa,
La
Nato <gela> Bush su Ucraina e Georgia
( da "Corriere
della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Esteri - data: 2008-04-03 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'agenda Sì all'adesione di Croazia e Albania, rinviata la Macedonia La Nato "gela" Bush su Ucraina e Georgia Il presidente Usa chiede rinforzi in Afghanistan Sul tavolo del vertice apertosi ieri a Bucarest c'è anche il dossier dello scudo spaziale che Putin non vuole DA UNO DEI NOSTRI INVIATI BUCAREST -
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Esteri Bush: "Più truppe Nato" La Nato "non può permettersi una sconfitta in Afghanistan". Per questo, i Paesi che fanno parte dell'Alleanza devono "inviare più truppe" nel Paese centro- asiatico. Lo ha detto il presidente Usa George W. Bush prima dell'apertura del vertice Nato di Bucarest.
<Le
tasse? Se alte è giusto evaderle>
( da "Campanile,
Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Sulla politica internazionale ammette che è in un "un momento davvero difficile. Con le dichiarazioni di Bush sull'Ucraina e la Georgia nella Nato, la Russia si sente circondata e il rischio, dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti per farla diventare parte dell'Occidente, adesso è di rovinare tutto".
Migliora
(ma di poco) l'immagine dell'America
( da "Avvenire"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: opinione sugli Stati Uniti è mitigata dalla speranza che la nuova Amministrazione abbandonerà la politica estera che è stata così impopolare nel mondo". È il quarto anno che la Bbc realizza questo rilevamento. Tra quelli che hanno un'immagine negativa, l'Iran rimane al primo posto con il 54%, Israele migliora la posizione dal 57 al 52%, il Pakistan viene al terzo posto.
I
capitali italiani scelgono la Russia
( da "Opinione,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Bush - "dobbiamo dire chiaramente che la Nato saluta le aspirazioni di Georgia e Ucraina", che "con le loro rivoluzioni per la democrazia hanno ispirato il mondo". Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ieri ha ribadito la posizione di ferma opposizione del suo paese: "Vi assicuro che stiamo mettendo a punto diverse possibilità per rispondere alla successione degli eventi"
Usa/Punisce
uno scolaro, i compagni 'progettano' di rapirla
( da "Italia
Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Politica Estera Usa/Punisce uno scolaro, i compagni 'progettano' di rapirla Incredibile vicenda portata alla luce dalla Polizia in una scuola elementare di Waycross, in Georgia. Nove bambini di meno di dieci anni avevano intenzione di rapire la loro maestra per vendicare un amichetto che aveva ricevuto una nota per indisciplina.
Sono
Putin, Sarkozy e la Merkel i grandi vincitori del vertice romeno. L'Italia una
comparsa ( da "Voce d'Italia, La"
del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: Italia per ora rimane in mezzo al guado e non poteva essere altrimenti considerato che a Bucarest è stata rappresentata da un governo dimissionario, l'ennesima figuraccia in politica estera. Un errore che potrebbe costarci caro e determinare la nostra sostituzione con la Spagna nel novero delle nazioni che contano all'interno dell'Unione Europea. Sergio Bagnoli.
E
il mondo disse: Bush e Israele sono i più pericolosi
( da "Opinione,
L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Abstract: di antidoto alla politica estera di Bush junior. E' di martedì, a proposito di opinioni distorte, la notizia che i cartoni animati della tv di Hamas adesso incitano a uccidere George W. Bush, come se si trattasse di un sionista. Anzi di un ebreo. Visti i risultati dei sondaggi della Bbc, si potrebbe pensare che alcuni degli intervistati prendano con la parabola la tv di Al Quds.
( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Pacifisti
La Tavola della pace: "Politica estera ignorata dai
programmi elettorali" "I monaci tibetani bastonati per le strade non esistono.
Quelli birmani sono scomparsi. La guerra in Iraq è un film. Quella in
Afghanistan è finita. La questione palestinese, la questione kurda, il Darfur,
la Somalia, il Libano, il Kosovo, il Pakistan, la Cecenia, la corsa al riarmo
nucleare, i morti di fame, di sete e di miseria, le grandi crisi politiche e
umanitarie del mondo sono invisibili". E' tutto ciò di cui la politica non parla, e che la Tavola della pace chiede alla
Rai di portare in prima serata. "Non possiamo accettare che questa
campagna elettorale si concluda senza un solo dibattito sulla politica estera, sull'Italia e la guerra, la pace e i
diritti umani", dicono i coordinatori della Tavola Flavio Lotti e Grazia
Bellini, che lamentano il fatto che la Rai, come la quasi totalità dei media,
non ha ancora dedicato nemmeno un programma elettorale sui temi della politica estera. Più di trecento cittadini hanno inviato ai
dirigenti della Rai lettere di sollecito. "Un fatto inaccettabile",
per Lotti e Bellini, anche perché il prossimo parlamento potrebbe essere
chiamato a scelte molto difficili su quel fronte.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Di
GIUSEPPE MAMMARELLA QUALE sarà la politica estera americana dopo
Bush? È
l'interrogativo a cui tenta di dare risposta un rapporto speciale sul tema
apparso nell'ultimo numero dell'Economist. L'analisi per quanto precisa e
dettagliata offre tuttavia una risposta problematica. Con il nuovo presidente
la politica estera americana potrà cambiare ma
rimarranno l'incertezza
sulla politica mediorientale, le preoccupazioni su di
un impegno militare eccessivo e le divisioni sul ruolo dell'America nel mondo.
Facile previsione è che l'Iraq rimarrà al centro dell'attenzione durante tutta
la campagna elettorale e che una svolta rispetto alla politica
di Bush è ovviamente subordinata alle scelte del nuovo
presidente. Se sarà il repubblicano Mc Cain che ha sostenuto la politica dell'attuale presidente fin dalle origini,
l'esercito americano resterà in Iraq fino alla "fine della missione"
di cui manca tuttavia una precisa definizione e che comunque potrà considerarsi
conclusa solo quando il Paese raggiunga un minimo di stabilità, un risultato
che appare ancora lontano anche se non impossibile. Le posizioni dei due
candidati democratici impegnati in una competizione che rischia di dividere il
partito e l'elettorato, è più imprecisa, anche se secondo un recente sondaggio
del Pew Reserch Center solo il 27% dei democratici è favorevole a mantenere le
truppe americane in Iraq (contro l'81% dei repubblicani). Hillary parla di
ritiro graduato e graduale rifiutando almeno per ora di fissare date e un più
preciso programma. Obama, contrario all'avventura irachena fin dal principio
non potrà esimersi dall'ordinare il ritiro delle truppe senza deludere il suo
elettorato, anche se appena qualche tempo fa ha preso una posizione nella
guerra al terrorismo ancor più dura di quella del presidente Bush,
sostenendo la necessità di stanare i terroristi di al Qaeda in Pakistan
intervenendo nel Paese anche senza il permesso del governo di Islamabad. È
probabile che nell'ultima fase della campagna elettorale, quella che verrà
combattuta nei due mesi tra il Labor Day ai primi di settembre e il 4 novembre
giorno delle elezioni, quando ci sarà un unico candidato democratico che dovrà
confrontarsi con quello repubblicano nei tre dibattiti televisivi, ormai
tradizionali, le posizioni e gli impegni dei candidati si chiariranno. E si
preciseranno anche in rapporto agli sviluppi della vicenda irachena che proprio
in questi giorni sta entrando in una fase che promette novità, ma è impensabile
che chiunque arrivi alla Casa Bianca possa prendere delle misure immediate. In
ogni decisione giocherà un ruolo importante anche il Congresso che con tutta
probabilità sarà a maggioranza democratica, specie in Senato che detiene
importanti poteri in politica estera. Se il presidente
sarà un democratico l'influenza del Congresso potrebbe essere determinante ad
indurlo ad un rapido sganciamento, se invece sarà il repubblicano Mc Cain è
inevitabile che verrà soggetto a forti pressioni del Congresso per trovare una
via di uscita dall'Iraq. Dopo le elezioni è tuttavia molto probabile che,
specie se la situazione irachena si avvierà ad un chiarimento, l'attenzione si
sposti sull'Afghanistan, dove l'offensiva talebana della primavera potrebbe
creare nuove difficoltà. E qui si apre il problema dei rapporti con gli alleati
europei. Chiunque vada alla Casa Bianca democratico o repubblicano, è
prevedibile che eserciterà forti pressioni sui principali Paesi Nato presenti
ma non ugualmente impegnati sullo scenario afghano. Una maggiore consultazione
tra Europa e Stati Uniti sulle strategie della guerra al terrorismo e più in
generale sulla politica mediorientale che è la
naturale condizione di un ravvicinamento tra le due sponde dell'Atlantico dopo
le due presidenze Bush che certamente le ha
allontanate (come riconosciuto da uno studio dello stesso dipartimento di
Stato) avrà tuttavia un prezzo per le nazioni europee presenti in Afghanistan
ma non impegnate come invece la Gran Bretagna, l'Olanda e il Canada negli
scontri con i talebani. La Francia di Sarkozy ha già promesso una maggiore e
più diretta partecipazione alle operazioni militari e la forte intesa fra
Francia e Gran Bretagna raggiunta in questi giorni sembra confermarlo. Anche la
Germania potrebbe in qualche misura accrescere la sua partecipazione. In quanto
all'Italia, durante l'attuale campagna elettorale, i maggiori partiti sembrano
aver scelto di ignorare i temi della politica estera,
ma il governo che uscirà dalle urne il 14 aprile, non potrà evitare di
affrontare il problema. La politica afghana investe i
rapporti all'interno della Nato su cui ancora una volta si misurerà il futuro
delle relazioni fra Unione Europea e Stati Uniti.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
ANNA GUAITA dal
nostro corrispondente NEW YORK - Succede a tutti i presidenti: arrivati al
tramonto del mandato cominciano a preoccuparsi di quello che i libri di storia
scriveranno di loro. Succede anche a George Bush, un
presidente che ha finora dimostrato scarso interesse per quel che gli altri
pensano delle sue scelte. Adesso che mancano nove mesi alla sua uscita di
scena, Bush vuole invece assicurarsi che gli storici
guarderanno a lui con occhio benevolo. Ed ecco che viene in Europa per
l'annuale appuntamento dei Paesi Nato con l'intenzione di rafforzare la
missione in Afghanistan, di caldeggiare la candidatura nell'Alleanza anche
dell'Ucraina e della Georgia, di riallacciare l'amicizia con Putin, e di
operarsi insieme a lui per lasciare una "cornice strategica" che
possa servire ai prossimi presidenti, americani e russi. Il summit Nato che si
inaugura oggi a Bucarest, in Romania, sarà l'ultimo al
quale Bush prenderà parte,
e gli esperti di politica estera non credono che potrà assicurargli i successi che lui cerca. I
26 Paesi che si incontrano in Romania sanno che Bush non solo è un'"anatra zoppa", ma sanno anche che la
sua popolarità è bassa e che ha alle spalle un'economia in crisi. Bush cioè arriva in posizione indebolita, e sembra difficile
che possa convincere gli alleati a aumentare di molto il loro impegno in
Afghanistan, il tema che più gli sta a cuore e che tutti si aspettano sarà il
più "caldo". Ci sono 42 mila soldati Nato in Afghanistan, di cui 28
mila non provenienti dagli Usa. La Francia e la Gran Bretagna hanno promesso
rinforzi, ma gli altri Paesi che vi sono presenti con più di mille uomini
(Italia, Germania, Olanda, Polonia, Austria e Canada) non sembrano in
condizioni di impegnarsi di più. C'è anche da tenere presente che i
rappresentanti dei 26 Paesi sanno che il prossimo presidente americano avrà
posizioni diverse da quelle di Bush. Con un
democratico, sia Hillary Clinton o Barack Obama, ci sarebbe un desiderio di
maggior cooperazione internazionale e un rilancio del ruolo dell'Onu. Ma anche
il repubblicano John McCain, in un discorso di politica
estera, ha messo in chiaro che "nella realtà mondiale attuale"
gli Usa dovranno agire in più stretto coordinamento con gli alleati, e non solo
con quelli. E' quindi comprensibile che i membri Nato si terranno
"leggeri" quanto a promesse a Bush,
nell'attesa di vedere cosa metterà sul piatto il suo successore. Bush in compenso potrà consolarsi con Vladimir Putin, anche
lui alla fine del suo mandato. I due presidenti terranno un loro summit privato
nella villa di Putin sul Mar Nero. I rapporti fra loro sono diventati più tesi
in seguito ai piani americani di installare dei missili difensivi nell'Europa
dell'Est, ma Bush spera ancora di convincere Putin che
non costituiscono una minaccia per la Russia.
( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Di GIUSEPPE
MAMMARELLA E si preciseranno anche in rapporto agli sviluppi della vicenda
irachena che proprio in questi giorni sta entrando in una fase che promette
novità, ma è impensabile che chiunque arrivi alla Casa Bianca possa prendere
delle misure immediate. In ogni decisione giocherà un ruolo importante anche il
Congresso che con tutta probabilità sarà a maggioranza democratica, specie in
Senato che detiene importanti poteri in politica estera.
Se il presidente sarà un democratico l'influenza del Congresso potrebbe essere
determinante ad indurlo ad un rapido sganciamento, se invece sarà il
repubblicano Mc Cain è inevitabile che verrà soggetto a forti pressioni del
Congresso per trovare una via di uscita dall'Iraq. Dopo le elezioni è tuttavia
molto probabile che, specie se la situazione irachena si avvierà ad un
chiarimento, l'attenzione si sposti sull'Afghanistan, dove l'offensiva talebana
della primavera potrebbe creare nuove difficoltà. E qui si apre il problema dei
rapporti con gli alleati europei. Chiunque vada alla Casa Bianca democratico o
repubblicano, è prevedibile che eserciterà forti pressioni sui principali Paesi
Nato presenti ma non ugualmente impegnati sullo scenario afghano. Una maggiore
consultazione tra Europa e Stati Uniti sulle strategie della guerra al terrorismo e più in generale sulla politica mediorientale che è la naturale condizione di un ravvicinamento
tra le due sponde dell'Atlantico dopo le due presidenze Bush che certamente le ha allontanate
(come riconosciuto da uno studio dello stesso dipartimento di Stato) avrà
tuttavia un prezzo per le nazioni europee presenti in Afghanistan ma non
impegnate come invece la Gran Bretagna, l'Olanda e il Canada negli
scontri con i talebani. La Francia di Sarkozy ha già promesso una maggiore e
più diretta partecipazione alle operazioni militari e la forte intesa fra
Francia e Gran Bretagna raggiunta in questi giorni sembra confermarlo. Anche la
Germania potrebbe in qualche misura accrescere la sua partecipazione. In quanto
all'Italia, durante l'attuale campagna elettorale, i maggiori partiti sembrano
aver scelto di ignorare i temi della politica estera,
ma il governo che uscirà dalle urne il 14 aprile, non potrà evitare di
affrontare il problema. La politica afghana investe i
rapporti all'interno della Nato su cui ancora una volta si misurerà il futuro
delle relazioni fra Unione Europea e Stati Uniti.
( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole
24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di
volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con
l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot
Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a
sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia 1
Commento " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08
Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è
invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della
democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a
braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia
di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco
delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le
risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più
frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto
tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono
aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo
consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani,
che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli
italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un
linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul
Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene
a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di
saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della
sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni
ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il
mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio:
quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo
davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright:
Scritto in presidenziali usa Commenti ( 9 ) " (2 voti, il voto medio è: 5
su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti
e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno
Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma
Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e
affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi
popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché.
Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli
italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari.
E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore
questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale
criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per
agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle
classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla
Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la
presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto
perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La
guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di
arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada
nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è
giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i
propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che
sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo
dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto
il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna
regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e
l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole
Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 43 ) " (6 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar
( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Conversazione hagel,
il repubblicano che obama vuole al Pentagono Con Barack il gop che dice no
all'Iraq "Rumsfeld? Un arrogante che non ammette i propri errori" New
York. Nel pantheon personale di Barack Obama, dopo Jfk, Martin Luther King,
Ronald Reagan, ora c'è spazio anche per Bush padre.
Alcuni giorni fa durante una tappa del bus-tour che sta conducendo il senatore
dell'Illinois in giro per la Pennsylvania in vista del voto del 22 aprile,
Obama ha voluto ricordare i successi di George H.W. Bush
nel 1991 durante la prima Guerra del Golfo e chiarire che
la sua politica estera sarà
"un ritorno alla politica tradizionale bipartisan e realista del padre di George Bush, di Jfk e, in qualche modo, di
Ronald Reagan". Reagan era stato elogiato dal senatore afro-americano in
un'intervista al Reno Journal Gazette nel gennaio scorso in cui dichiarò che la
politica estera reaganiana
cambiò la direzione della politica americana, cosa che non riuscì neanche a Bill Clinton.
Una blasfemia per un democratico ortodosso che, secondo alcuni analisti
politici, fu studiata a tavolino per fare leva su quella fascia di lavoratori e
operai identificati come "Reagan Democrats" e che fino ad ora hanno
di gran lungo favorito Hillary Clinton. In Pennsylvania, dunque, Obama gioca
pesantemente la carte della realpolitik, ispirandosi sia all'ottimismo che
caratterizzò la campagna elettorale di Ronald Reagan sia al pragmatismo di
George H. W. Bush. Una scelta "centrista"
con la quale superare gli interessi e le divisioni di partito tant'è che, in
caso di vittoria, ha pensato a Chuck Hagel, senatore repubblicano del Nebraska,
come capo del Pentagono. Una poltrona per la quale - secondo le indiscrezioni
di Washington - sarebbe in corsa anche un altro repubblicano, Richard Lugar,
che guida la Commissione esteri del Senato. E se prestiamo ascolto alle voci
che danno il democrat (per quanto eterodosso) Joseph Lieberman Segretario alla
Difesa o Segretario di Stato in una eventuale amministrazione McCain, è facile
concludere che lo spirito bipartisan negli Usa va per la maggiore. Incontrato
mentre promuove il suo libro America: Our next chapter (edizione Harper
Collins), Hagel non conferma al Il Riformista la sua candidatura alla guida del
Pentagono. Ma ci spiega perché Obama può essere l'uomo giusto per governare il
Paese. "Barack Obama è sicuramente l'unico candidato in grado di rimettere
insieme il Paese. Ma a Hillary Clinton preferisco John McCain che di certo ha
più esperienza dell'ex first lady. Con questo - chiarisce il senatore del
Nebraska - non sto appoggiando la candidatura del senatore Obama, sto solo
dichiarando la mia opinione sui tre candidati". Chuck Hagel è un
repubblicano sui generis o un democratico mancato che spesso e volentieri ha
votato contro quelle leggi d'impronta fortemente conservatrice, come il Patriot
Act o la legge sulla "surge strategy" irachena, quest'ultima perché
vi era stata agganciata la normativa sul rifinanziamento delle operazioni
militari. Per questo Hagel è stato messo all'indice dai repubblicani duri e
puri che hanno giudicato il suo orientamento antipatriottico. Di converso,
Obama in un'intervista al Sunday Times , ha dichiarato "Hagel è un mio
grande amico e ne ho molto rispetto come uomo politico". Sono bastate
queste parole per dare il via al valzer di voci alcune delle quali vedrebbero
addirittura possibile un ticket Obama-Hagel alla Casa Bianca. Contrario alla
guerra in Iraq che nel suo libro spesso paragona al fiasco del Vietnam "se
non peggio", lui che dal Vietnam è tornato con una scheggia conficcata nel
petto e ferite sul volto, racconta quanto sia difficile dimenticare le
"giornate passate immersi nel fango fino alle ginocchia a combattere uomo
contro uomo". E per questo - spiega al Riformista - "mi sento vicino
ai ragazzi che in Iraq vivono lo stesso dramma". Ma nell'ottobre 2002
Hagel votò la risoluzione con cui il Congresso autorizzò l'uso della forza contro
l'Iraq. "In quell'occasione fui ingannato dal Presidente e dalla sua
Amministrazione. All'epoca Bush mi rassicurò dicendo
che gli ispettori dell'Aiea, tra i quali Hans Blix, sarebbero rimasti in Iraq a
sorvegliare e che era auspicabile l'appoggio delle Nazioni Unite. Tutto ciò non
è accaduto. Se mi pento di quel voto? Si, certo me ne pento". Hagel non
usa mezzi termini per definire l'Amministrazione Bush
come "una delle più incompetenti e arroganti che la politica
americana abbia avuto negli ultimi anni" e se la prende in modo
particolare con Donald Rumsfeld che considera il deus- ex machina del pantano
iracheno. "Rumsfeld non è un neoconservatore. È il tipico arrogante che
non ammetterà mai gli sbagli che ha fatto. Oggi dobbiamo accettare il fatto che
la soluzione militare non è la strada giusta perchè solo gli iracheni possono
salvare il proprio Paese mettendo fine alle guerra civile". Una posizione
molto lontana dal candidato repubblicano alla Presidenza. 01/04/2008.
( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Bruxelles -
Intervenendo ieri nell'Aula di Bruxelles, il deputato Mario Borghezio, dopo
aver ringraziato il Presidente Pöttering per aver concesso uno spazio di
discussione sulla situazione del Tibet, per avere invitato a parlare Karma
Chophel, il presidente del Parlamento tibetano in esilio, e per la posizione
coraggiosa assunta sulla partecipazione ai giochi olimpici, ha puntato il dito contro l Alto rappresentante per la politica estera dell Unione, Javier
Solana, "che si è già premurato di annunciare che, invece, lui ci andrà.
Forse vi rappresenterà l'Europa dei banchieri, l'Europa del business, ma non
certo l'Europa dei popoli che noi rappresentiamo in questo Parlamento".
Borghezio ha appoggiato le richieste di Karma Chophel (di cui riferiamo in
dettaglio nell articolo qui sotto), sottolineando che "i tibetani vogliono
una devolution esattamente come la chiedono molte popolazioni europee, tra cui
Umberto Bossi per la Padania". Il Dalai Lama, quindi, "propone
nient'altro che la devolution: lasciare al Governo centrale cinese i poteri
cardinali (politica estera, moneta, etc.) lasciando al
Tibet la più ampia autonomia su tutte le altre materie. Anche per questo, oggi
più che mai ci sentiamo fratelli del popolo tibetano". Parlando in sede di
Commissione dopo l intervento di Chophel, il rappresentante della Lega Nord ha
chiesto che il Parlamento e l Europa si esprimano quanto prima sui cinque punti
sollevati da Chopehl, ma anche su altri, di iniziativa propria. E cioé: l
assicurazione che l Ue seguirà l assistenza legale dei patrioti tibetani; la
fine del genocidio culturale da parte del governo cinese e, per le prossime
Olimpiadi assicurare la formazione simbolica di una squadra di atleti tibetani,
argomento sul quale si è espresso favorevolmente anche Bossi. Borghezio ha
chiesto anche al Parlamento europeo di contribuire alla nascita di una Radio Europa
libera da destinare ai tibetani. Finora, la controinformazione è stata affidata
a tre radio finanziate dai tibetani stessi, dagli Usa e dalla Norvegia. Non
crede l Europa di doverne aprire anche una sua? Per concludere, l
europarlamentare ha presentato, a norma dell'articolo 116 del regolamento, il
testo di una dichiarazione da votare in aula, sull'inaccettabile repressione da
parte della Cina del popolo tibetano. Nella dichiarazione si chiede la
sospensione del cosiddetto partenariato strategico Unione Europea-Cina,
sottolineando l'urgenza dell'invio di una missione permanente dell'Ue a Lhasa
con il compito di proteggere i diritti del popolo tibetano. Infine, Borghezio
ha annunciato la costituzione della Associazione Padania-Tibet di cui ha
diffuso al Parlamento europeo un primo volantino. Il Comitato Promotore
dell'Associazione Padania-Tibet ha sede provvisoria a Milano in Via Colombi 18.
Scopo dell'Associazione è promuovere sia in Padania, sia all'estero "ogni
e qualsiasi iniziativa, sia sul piano politico-istituzionale sia attraverso gli
organi si stampa, sia, soprattutto, attraverso iniziative pubbliche il sostegno
forte dei popoli della Padania alla lotta di libertà del popolo tibetano"
[Data pubblicazione: 27/03/2008].
( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Gian
Enrico Rusconi Manca un'organica politica estera. Interessante
però che - affrontando altri temi contingenti, come Cina e Alitalia - abbia
colto l'occasione per criticare l'Unione Europea.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Stai consultando
l'edizione del D'Alema: con noi Italia a testa alta Berlusconi gioca solo per se
stesso di Ninni Andriolo/ segue dalla prima D'Alema è di ottimo umore. È
sbarcato a Roma da Parigi dopo "la grande vittoria ottenuta
dall'Italia" e sferza le polemiche "elettoralistiche e
provinciali" su Milano che avrebbe prevalso su Smirne malgrado il governo
Prodi. "Siamo stati noi a candidare Milano - ricorda il vice premier - È
stato il consiglio dei ministri ad investire sull'Expo, che rappresenta una
grande occasione per il Paese". Presidente, su questo sono tutti
d'accordo, è sui meriti della vittoria che i pareri si dividono. "Lasciamo
da parte le faziosità pretestuose. È l'Italia tutta che ha riportato un
successo. non solo per l'esposizione in sé, che sarà in grado di attirare oltre
30 milioni di visitatori verso Milano e verso l'Italia. E neppure soltanto per
la la fase preparatoria. Perché, come dicono giustamente diversi osservatori,
non bisogna fare dell'Expo solo l'occasione per valorizzare aree e costruire
padiglioni. Ma, soprattutto, per un tema - quello della nutrizione, del
rapporto con la vita umana e con l'ambiente - che individua una questione
cruciale per il mondo di oggi" Perché l'Italia ha prevalso, secondo lei?
"Abbiamo vinto grazie al fatto che abbiamo costruito una rete di alleanze
internazionali, soprattutto con i paesi emergenti e i paesi poveri. Abbiamo
spiegato che, attraverso progetti di cooperazione, vogliamo coinvolgere
l'America latina ma, soprattutto, i paesi africani e quelli del Pacifico.
Intorno a Milano abbiamo costruito un grande progetto di cooperazione e di politica estera, quindi. E vorrei dire che adesso ci si
aspetta che saremo capaci di realizzare tutte queste cose. Serve anche
l'impegno delle Università e dei centri di ricerca. Vorrei ricordare, anche,
che sono stati assunti importanti impegni finanziari e risorse da parte della
cooperazione internazionale e del governo". Tutto ciò, in ogni caso, sta
diventando materia di polemica elettorale... "Noi non abbiamo fatto
campagna elettorale. In questo caso non ha senso ragionare per schieramenti. Ad
esempio, se è vero che Milano è governata dal centrodestra, è anche vero che
hanno chiamato Al Gore per presentare il progetto. Cioè, una delle personalità
di maggior spicco internazionale del Partito democratico americano. C'era anche
Attali, c'era la cultura riformista internazionale intorno a Milano. Altro,
poi, se il governo italiano non ha avuto ruolo per favorire la vittoria di
Milano! Vorrei ricordare qualche cifra: 120 missioni all'estero in preparazione
dell'Expo, un Ambasciatore a capo della delegazione per l'Expo, tre
ambasciatori itineranti, una task force congiunta a Parigi, pressing su tutte
le capitali in bilico, contatti a tappeto con le Ambasciate a Roma da parte di
tutta la struttura della Farnesina. Abbiamo mosso tutta la struttura
diplomatica che ha dimostrato notevole qualità e capacità. Abbiamo fatto un
gioco di squadra con Milano e questo si è rivelato estremamente efficace".
Oltre Milano, l'Italia come potrà giovarsi dell'opportunità dell'Expo?
"Oggi pomeriggio (ieri, ndr), avremo già una riunione a Palazzo Chigi con
il sindaco di Milano. Bisognerà fare dell'Expo un evento nazionale. In
coincidenza con l'Expo sulla nutrizione noi, ad esempio, potremmo organizzare
un percorso eno-gastronomico dell'Italia. Dobbiamo far diventare questo evento
una grande occasione per il Paese". Berlusconi sostiene che hanno pagato i
suoi contatti internazionali e che il governo Prodi non ha alcun merito.
"Berlusconi ha fatto una gaffe, la sua è stata una caduta di stile. In un
grande Paese si fa come nel calcio, quando c'è il campionato si tifa per
l'Inter, per la Roma o per altre squadre. Ma poi, quando gioca la Nazionale, ci
si mette la casacca e ci si impegna per l'Italia. Se uno non si vuole togliere
la maglia del proprio club, non può essere convocato in Nazionale. Io, ad
esempio, ho interrotto la mia campagna elettorale e sono andato a fare la
campagna elettorale per Milano e per il nostro Paese. È evidente che nel
risultato di Parigi c'è dentro Milano, ma c'è dentro anche
il carattere espansivo della nostra politica estera" Da Martino in poi, però, è un coro per dire che la politica estera italiana è stata
fallimentare. "Vorrei ricordare che qui, alla Farnesina, si è tenuta la
Conferenza per la pace nel Libano, alla quale hanno partecipato rappresentanti
di tutte le parti del mondo. Vorrei ricordare che siamo stati eletti nel
Consiglio di sicurezza dell'Onu, nel Consiglio per i diritti umani, nel
Consiglio direttivo dell'Unesco, che presiediamo il Comitato ministeriale del
Fondo monetario internazionale, che c'è un ammiraglio italiano alla Presidenza
del Comitato militare della Nato. Che abbiamo portato al successo la
risoluzione per la moratoria della pena di morte. Ogni volta che abbiamo
candidato l'Italia, e in diversi contesti, abbiamo sempre vinto. Percorso
netto, quindi. Questo dimostra capacità di allacciare relazioni, di riprendere
rapporti storici che erano stati dismessi, di suscitare simpatie". L'Expo
ha rilanciato le polemiche del centrodestra verso Prodi. È vero che il Pd
"oscura" l'attuale premier? "Nulla di ciò. Il governo ha fatto
bene nelle condizioni date. Non è riuscito a comunicare al Paese una parte
importante delle cose buone che ha fatto. Anche perché spesso ciò è stato
soffocato dalla dialettica politica. Nello stesso
tempo però, lo ha detto Veltroni ed è un suo grande merito, noi proponiamo una
cosa nuova. L'oggetto della campagna elettorale non è rifare il governo
precedente. Abbiamo preso atto che non il governo Prodi, ma questo tipo di
governabilità - fondato su coalizioni multipartitiche e su aggregati che non
hanno coerenza programmatica - non è più riproponibile. Dobbiamo spiegare al
Paese che noi proponiamo qualcosa di radicalmente nuovo. Con grande rispetto
naturalmente, io di questo governo ne faccio parte. Berlusconi, al contrario,
propone la riedizione di qualcosa che il Paese ha già provato" Mancano 15
giorni alle elezioni. Il Pd ha guadagnato molti punti, ma gli indecisi sono
ancora molti. Lei e Veltroni, però, mettete in guardia dal rischio astensioni,
"Noi dobbiamo considerare l'anormalità di tornare al voto dopo appena due
anni, perché questo dà il senso di una politica
malata. E dobbiamo registrare che, soprattutto nella fascia sociale più
sofferente, c'è delusione verso la politica in
generale. E questo può portare ad una crescita delle astensioni" Si tratta
di settori sociali dove non arriva nemmeno il messaggio di Berlusconi, però.
"Lui sicuramente non è credibile. Il Paese ricorda che governava fino a
due anni fa e non ha risolto i problemi. Anche a Napoli, sulla questione dei
rifiuti, lui più che altro galvanizza i suoi. Non mi pare che penetri nel
popolo profondo. Questo, tra l'altro, percepisce immediatamente le
strumentalizzazioni. Ha descritto la Campania sommersa dall'immondizia. Non
voglio negare l'esistenza di questo problema, ma dobbiamo dire che, seppure
lentamente, stiamo uscendo dall'emergenza". Cosa bisognerebbe fare per
conquistare gli indecisi? "La novità del Pd ha eroso effettivamente anche
l' elettorato di centrodestra. Lo registro (anche) direttamente, in prima
persona. C'è qualcosa che si muove nella borghesia. Ci avverte come una realtà
effettivamente nuova, come una forza seria che si è liberata. Però... Però
presidente? "Però c'è un pezzo dell'elettorato nostro che dev'essere
recuperato. Non è che possiamo convincere tutti gli indecisi. Ma dobbiamo
recuperare quelli che hanno votato per il centrosinistra nel 2006, che, in
questo momento, sono delusi e che, quando ci sono i sondaggi dicono "non
sappiamo se andremo a votare". Non è un elettorato che ci critica da
posizioni di sinistra radicale, ma un elettorato di persone che non ce la fanno
ad arrivare alla fine del mese. Prodi se ne stava occupando... "Sì, il
Governo aveva cominciato ad occuparsene, ma poi questo lavoro è stato
bruscamente interrotto. E il contraccolpo della caduta del Governo, dopo meno
di due anni di lavoro serio, ha indubbiamente generato sconforto e delusione. E
come pensate di superare questa delusione? "Riuscendo a suscitare
nuovamente speranza. Sono convinto che bisogna farlo riproponendo i temi
sociali al centro della campagna elettorale: il fatto che vogliamo ridurre la
pressione fiscale sui salari, che vogliamo stabilizzare il lavoro precario, che
vogliamo aumentare le pensioni. E vedo che Veltroni, giustamente, ha preso di
petto questi temi. Il nostro messaggio deve essere che queste per noi sono
priorità. Noi siamo posizionati politicamente molto
bene. La novità del Pd è arrivata. Il punto vero è quello di riuscire a
smuovere un elettorato profondo, nel Mezzogiorno ma non solo, e restituirgli
speranza" Presidente è vero che lei giudica un po' "moscio" lo
slogan del Pd, "Si può fare"? "Ho detto che "yes, we
can" io l'avrei tradotto con "sì, possiamo". Ma si tratta di
dettagli. In ogni caso ritengo che importare quello slogan in Italia sia stato
geniale ". C'è chi ha dedotto che se il Pd non raggiungesse il 35% si
andrebbe alla "resa dei conti" tra i democratici "Sono teorie
strampalate, non vale nemmeno la pena tornarci sopra".
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Stai consultando
l'edizione del Sarkozy fa partire altri soldati per l'Afghanistan I socialisti
protestano, il capo dell'Eliseo non si ferma. No di Parigi all'ingresso di Kiev
nella Nato di Gianni Marsilli / Parigi LA POLITICA ESTERA ha fatto finalmente
capolino, ieri pomeriggio, all'Assemblea nazionale francese, per gentile
concessione di Nicolas Sarkozy e del suo governo. All'ordine del giorno
questioni come l'Afghanistan e la Nato, strettamente intrecciate. Il presidente
aveva avuto l'ineleganza, una settimana fa, di annunciare l'invio di un altro
migliaio di soldati in Afghanistan (i francesi sono già 1600) davanti al
parlamento di...Westminster, dov'era in visita. I deputati francesi di ogni
colore non avevano apprezzato, e hanno preteso un dibattito in casa loro. I
socialisti avrebbero voluto concluderlo con un voto, ma il governo ha risposto
picche (come la Costituzione gli consente di fare). Hanno quindi depositato una
mozione di sfiducia, che però per i rapporti di forza in campo non aveva alcuna
possibilità di essere approvata. I soldati francesi quindi partiranno, e da
quel poco che è dato sapere si tratterà di truppe da combattimento. Finora
piuttosto illeggibile, la politica estera di Sarkozy
pare arrivata ad uno snodo. Domani a Bucarest il presidente dovrebbe
esplicitare le condizioni del rientro della Francia nella struttura militare
integrata della Nato, da dove De Gaulle la fece uscire nel 1966. Per
l'opposizione socialista ( Hollande, Fabius) la spiegazione è semplice: si tratta di un "riallineamento della politica estera della Francia su quella
degli Stati Uniti", e quindi di George Bush. Il primo prezzo da pagare sono appunto i mille soldati in più
da mandare in Afghanistan. Tutto ciò, dicono i socialisti, per avere in cambio,
forse, chissà quando, qualche posto di comando nell'Alleanza atlantica.
Denunciano la svendita del patrimonio di autonomia (vedi Chirac e l'Iraq) che
da quasi mezzo secolo determina la singolarità francese, e quindi il suo valore
e la sua capacità di attrazione. Falso, ha replicato il premier François
Fillon, parlando di "qualche centinaio di uomini" in più in
Afghanistan. Oltretutto il ritorno nel comando integrato della Nato è ancora da
definire. In secondo luogo, la Francia resta più che mai partigiana di un
sistema di difesa "europeo", che Washington potrebbe finalmente
guardare con minore diffidenza se non con palese favore. Quasi a riprova di una
perdurante autonomia di pensiero e di azione dall'amministrazione americana,
Fillon ha confermato con vigore la contrarietà francese (e tedesca) all'entrata
dell'Ucraina e della Georgia nella Nato: "Vogliamo avere a questo
proposito un dialogo con la Russia". Quindi "la Francia ha
un'opinione diversa da quella degli Usa", e sarà lo stesso Sarkozy a dirlo
domani a Bucarest proprio in faccia a Bush. Il gioco
delle parti in parlamento, tuttavia, non riflette necessariamente la verità dei
problemi sul campo. Secondo alcuni analisti l'invio di altri soldati in
Afghanistan non avviene necessariamente in omaggio a Bush.
Bernard Guetta, per esempio, scriveva ieri su Libération che Sarkozy è sì un
"atlantista compulsivo" e che la sua politica
estera è "confusa", ma che ha perfettamente ragione quando
spiega che dalle parti di Kabul si gioca "una partita essenziale".
Cita i britannici, che sparano e combattono ma che proprio per questo si sono
accorti prima degli altri di un mutamento incorso tra i talebani: meno
fanatici, più politici. Tant'è vero che i servizi di Sua Maestà hanno già
avviato qualche contatto. Ecco, dice Guetta: c'è nella regione qualche segnale
di nuova saggezza, "che la Francia potrebbe confortare". Si
affermerebbe così in Afghanistan una leadership franco-britannica, quindi
europea: più soldati, ma anche più politica, se è vero
che l'ala più pragmatica dei talebani potrebbe esser coinvolta in
responsabilità di governo, sia a Kabul che a Islamabad, in rappresentanza della
popolosa etnia pashtun. Tutto ciò però (dice Guetta ma anche altri, come Daniel
Vernet su Le Monde) avrebbe bisogno di maggiore chiarezza da parte di Sarkozy:
dovrebbe render note le condizioni delle sue "concessioni", sia per
l'Afghanistan che per la Nato. Quest'ultima nacque "per tenere gli
americani in Europa, i russi fuori e i tedeschi sotto tutela". Ma oggi a
cosa serve? Sarebbe bene che Sarkozy almeno abbozzasse una risposta, e aiutasse
tutti a decifrare il rebus della sua politica estera.
( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Stai consultando
l'edizione del Ucraina nella Nato, è scontro tra Putin e Bush
Il presidente russo contrario all'allargamento a Est dell'Alleanza. Il capo
della Casa Bianca: "Mosca non può mettere veti". No della Germania a
Kiev, anche l'Italia frena di Roberto Rezzo / New York UN FIASCO ANNUNCIATO
George W. Bush si presenta al vertice Nato di Bucarest
con grandi speranze. Questa è l'ultima occasione per
lasciare un segno tangibile della sua presidenza in politica
estera dopo il disastro della guerra in Iraq. Le
proposte in cima all'agenda sono tre: allargamento dell'Alleanza atlantica;
scudo spaziale contro il terrorismo; aumento dell'impegno militare in
Afghanistan. Le reazioni sono state disastrose ancor prima dell'inizio dei
lavori. Sull'ingresso nella Nato di Georgia e Ucraina la Russia si è
messa di traverso. Da Mosca una nota del ministero degli Esteri avverte che
"una decisione in questo senso farebbe precipitare le relazioni con Kiev e
avrebbe gravi conseguenze sulla sicurezza europea". Per quanto riguarda lo
scudo spaziale, se gli Stati Uniti andranno avanti con l'installazione di basi
missilistiche nei Paesi dell'ex blocco sovietico, Mosca ha fatto sapere che
aumenterà il numero di vettori puntati contro l'Europa. Sono toni che non si
sentivano dai tempi della Guerra fredda. Bush ha
ricordato che la Russia al summit della Nato partecipa solo in qualità di
ospite e che non ha potere di veto sull'ingresso di nuovi membri. E insiste che
Mosca dovrebbe unirsi al progetto per lo scudo spaziale perché la minaccia del
terrorismo non riguarda solo gli Stati Uniti. Negli ambienti diplomatici le
dichiarazioni del presidente americano sono state accolte come frasi di
circostanza. E lo stesso Bush è stato costretto ad
ammettere che "c'è ancora molto lavoro da fare". Domenica prossima
incontrerà Vladimir Putin a Soci, ma non sono attesi sviluppi clamorosi.
Soprattutto perché gli alleati europei Bush lo hanno
già scaricato e in attesa delle elezioni di novembre in Usa, faranno di tutto
per evitare tensioni con il Cremlino. A guidare l'opposizione contro l'ingresso
di Georgia e Ucraina nella Nato sinora è stata la Germania. La posizione
dell'Italia è di estrema cautela. Dato per scontato l'ingresso definitivo nella
Nato di Albania, Macedonia e Croazia, fonti di Palazzo Chigi spiegano che
questo non è dovuto a un atteggiamento di sfiducia nei confronti dei due Paesi,
"bensì dalla necessità di non destabilizzare un contesto geopolitico,
quello est- europeo, già molto delicato". Per questo dall'Italia arriva
"piena simpatia" per le aspirazioni future di Georgia e Ucraina, ma
anche l'ammonimento a non essere in questo momento "troppo
precipitosi", per evitare il rischio di lanciare un messaggio
"sbagliato" al Cremlino, già impegnato in un estenuante braccio di ferro
con la Casa Bianca sullo questione dello scudo missilistico. Il ministro degli
Esteri Massimo D'Alema puntualizza: "Non dobbiamo chiudere le porte in
faccia a Ucraina e Georgia", anche se "questo processo di
avvicinamento deve essere condotto con gradualità". Per entrambi i
dossier, a Palazzo Chigi si auspicano "soluzioni di compromesso" al
Consiglio Nato-Russia che chiuderà il vertice e al quale è atteso il presidente
russo uscente Vladimir Putin. Per quanto riguarda il contingente di stanza in
Afghanistan, Prodi, D'Alema e Parisi hanno ribadito in più circostanze come
l'Italia in questo momento sia al massimo delle sue capacità di proiezione
internazionale delle sue truppe. I militari italiani tra Kabul e Herat sono
quasi 2.700. È allo studio un progetto per potenziare l'addestramento delle
forze di sicurezza afghane, ma la decisione finale spetterà comunque al
prossimo governo. La Francia ha segnalato la possibilità di un ulteriore
impegno, ma l'invio di nuove truppe è subordinato ad un maggiore peso
decisionale che Washington non vede di buon occhio. Alla fine ad accontentare
le richieste di Bush sarà soltanto la Romania.
( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Musica euroPOEti del
'900 recitati e cantati all'eden Alle 20,30, al Ristorante Teatro Eden, presso
I Portici Hotel (Via Indipendenza 69), serata di "Poesia e musica"
che propone poeti europei del Novecento recitati e cantati. Letture
interpretate da Nicolas Tenerari, soprano Claudia Garavini, basso Luca Gallo,
pianoforte Walter Proni. Parole degli scrittori Kunze, Prevert, Lorca, Alberti,
Machado, Ungaretti, Quasimodo, Cardarelli. Spettacolo+ cena, 45/40 euro,
spettacolo + calice vino dalle 22,30, 15 euro. Prenotazioni allo 051 42185.
DIVA SCARLET al locomotiv Alle 21, al Locomotiv Club (Serlio 25/2), il gruppo
Diva Scarlet presenta il suo ultimo disco "Non+Silenzio". Ingresso 5
euro, 3 euro per chi si presenta con una croce rossa addosso "per spezzare
il silenzio su ogni genere di violenza sulle donne". LATIN TREMORS al
bravo Alle 22,30, al Bravo Caffè (Mascarella 1), concerto dei Latin Tremors, un
trio formato dai musicisti bolognesi Filo Mignatti alla batteria, Alessandro
Altarocca al pianoforte, Andrea Tavarelli al basso elettrico. SAX NIGHT ad
arterìa Alle 20, all'Arterìa (vicolo Broglio 1/E), aperitivo a note libere con
musica dal vivo. Alle 22 Sax Night e alle 22,30 Jam Session del Resident Trio
formato da Davide Fasulo al piano, Tore Nobile alla batteria, Ale Lo Mele al
contrabbasso. Guest Checco Coniglio. Teatri BURLESQUE! al navile Alle 21,30, al
Teatro del Navile (Marescalchi 2), avanspettacolo anni '50
"Burlesque!", con Leonardo Feltrin, David White, Lysandra Coridon,
Wilbi, Michela e Francesco. Spettacolo scritto da Luca de Santis, diretto da
Ennio Ruffolo. Da
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-02 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Il politologo MoÏsi Il no di Parigi "per non irritare
Mosca" "Sarkozy è come Chirac: alleato ma non allineato" DAL
NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - "Non è una buona idea per i rapporti fra
Europa e Russia ". La dichiarazione del premier FranÇois Fillon (che si
somma a riserve da parte tedesca) raffredda le ambizioni dell'Ucraina per
l'ingresso nella Nato e rimette in circolo divergenze fra Francia e Stati Uniti
proprio nella fase in cui la presidenza Sarkozy aveva voltato pagina,
preparando inoltre il pieno reintegro nel dispositivo Nato. Si pensi alle
strette di mano con il presidente Bush, al ruolo di
capofila europeo nel riconoscimento del Kosovo e alla decisione di inviare in
Afghanistan un rinforzo di mille uomini (nonostante l'acceso dibattito apertosi
all'Assemblea nazionale per l'opposizione dei socialisti e sondaggi poco
incoraggianti nell'opinione pubblica). Momento delicato. Anche perché la
questione ucraina si affianca alla posizione di Sarkozy sui giochi olimpici, con la minaccia di boicottaggio della cerimonia inaugurale,
eventualità esclusa a priori da Bush. Ne parliamo con Dominique MoÏsi, analista di politica internazionale e vice
presidente dell 'IFRI, il più importante think-thank francese. "Credo che
la Francia sia coerente con quanto sempre detto: amici e alleati dell'America,
non allineati. La questione Ucraina e la questione Tibet sono esempi di
non allineamento, come il rafforzare l'impegno in Afghanistan o la volontà di
reintegrare il comando della Nato (non a discapito della politica
di difesa europea) sono esempi di amicizia e alleanza. La Francia (e con essa
la Germania) ritiene che far entrare oggi l'Ucraina e la Georgia nella Nato non
sia nell'interesse dell'Europa, e naturalmente della stessa Francia".
Quali sono le ragioni di fondo? "Dopo il riconoscimento del Kosovo e la
posizione sostanzialmente univoca sul nucleare iraniano non è il caso di
mettere sul tavolo altre provocazioni nei confronti della Russia. Non è
interesse di nessun Paese europeo peggiorare i rapporti con Mosca. La seconda
ragione è economica ed energetica, anche se la Francia, grazie al nucleare,
soffre di meno il problema. Infine non va sottovalutata la diversa situazione
dei Paesi ex comunisti rispetto alla Nato. Una cosa è che ne facciano parte
nuove democrazie che appartenevano al Patto di Varsavia, come la Polonia o i
Baltici. Un'altra è che ci vogliano entrare democrazie ancora instabili e
imperfette, storicamente nell'orbita dell'impero russo, con cui esistono ancora
forti legami culturali ed economici". Quindi meglio chiudere la porta?
"Niente affatto. Non ci sono veti. è anche una questione di tempo. Ci sarà
una nuova presidenza Usa. C'è l'evoluzione delle cose. Farei un paragone con
l'atteggiamento sull'ingresso della Turchia in Europa. Come si dice, tempo al
tempo". Ci sono due obiezioni. La prima è la volontà dell'Ucraina. La
seconda è che l'Ucraina ha partecipato a importanti missioni in Kosovo,
Afghanistan e Iraq. "E infatti gli Stati Uniti vogliono offrire una
ricompensa all'Ucraina e allargare la presenza Nato ad Est. Ma per rispettare
la volontà dell'Ucraina occorre tempo e ricordare che la Nato fino a oggi è un club
di Paesi pienamente democratici". Non c'è quindi contraddizione nella
diplomazia francese? "Mi pare proprio di no. Parlerei di flessibilità e
valutazioni caso per caso rispetto agli interessi convergenti. Anche il ritorno
nel comando integrato della Nato dovrebbe avvenire in questa logica". I no
di Chirac suonavano diversamente? "La guerra all'Iraq è alle nostre
spalle. Nel futuro c'è una nuova presidenza americana. Il clima è cambiato, ma
questo non impedisce di avere proprie valutazioni autonome. E questo appartiene
alla tradizione della diplomazia francese, dai tempi di de Gaulle".
Massimo Nava \\ La Francia è coerente. E non è interesse di nessun Paese
europeo peggiorare i rapporti con la Russia Dominique MoÏsi.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-02 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Verso i Giochi La Cina fa sapere che "i separatisti sono
pronti a usare la violenza e i kamikaze" Tibet, il calciatore rinuncia
alla fiaccola Il campione indiano non farà il tedoforo: "Contro la
repressione" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PECHINO - Chi manifesta a favore
del Dalai Lama e cerca di ostacolare la marcia della torcia olimpica è contro
la Cina e offende il suo popolo. "Poche nuvole non oscureranno i raggi del
sole e pochi seccatori non rovineranno le attese del mondo per i Giochi".
L'ammonimento era scritto in un editoriale del Quotidiano del popolo, ieri
mattina, quando il capitano di calcio della nazionale indiana ha annunciato la
sua defezione: io, il 17 aprile, non sfilerò con la fiaccola. Bhaichung Bhutia,
selezionato per percorrere a New Delhi un piccolo tratto di strada, si è tirato
indietro: "Voglio denunciare la repressione e le torture praticate in
Tibet". L'atleta, che ha giocato anche in Inghilterra, è un buddista del
Sikkim, piccola regione dell'Himalaya ed è stato decorato dall'India per avere
promosso il football nel suo Paese. Era uno dei 22 mila tedofori chiamati ad
accompagnare il viaggio della fiamma olimpica nei cinque continenti. è stato il
primo ad annunciare di avere cambiato idea dopo gli scontri di Lhasa. Sarà un
gesto isolato? Poco più di quattro mesi ai Giochi e a preoccupare Pechino ci
sono diversi fronti che con la crisi tibetana si stanno aprendo. Non appare
casuale la contemporanea sortita del ministero della Sicurezza e del ministero
degli Esteri impegnati in una controffensiva mediatica e diplomatica.
All'interno il timore che la protesta contagi altre province si sta
rafforzando. E viene agitato con molta enfasi propagandistica più che altro per
chiamare a raccolta i cinesi contro la "cricca del Dalai Lama".
L'ultima è che i tibetani avrebbero addestrato squadre di kamikaze. "Per
quanto ne sappiamo, il prossimo piano delle forze indipendentiste è di
organizzare squadre suicide e lanciare attacchi violenti". A dimostrazione
di ciò il portavoce della Sicurezza, Wu Heping, ha ricordato il ritrovamento di
esplosivi in alcuni monasteri. "I separatisti non temono lo spargimento di
sangue e il sacrificio". Notizia a effetto ma che sembra essere stata
costruita con propositi chiaramente strumentali di mobilitazione e di
giustificazione delle ulteriori restrizioni (i monasteri della rivolta sono
tuttora circondati e isolati). Il governo tibetano in esilio ha replicato.
"Siamo impegnati al cento per cento nella non violenza". E ha
avanzato un sospetto: "Temiamo che la Cina possa progettare e attribuire a
noi piani di attacco per fare cattiva pubblicità ai tibetani". Non meno
problemi la Cina deve affrontare da qui alle prossime settimane sul fronte esterno:
il Dalai Lama partirà per un viaggio che lo porterà negli
Stati Uniti (dove la speaker della Camera Nancy Pelosi ha chiesto a Bush di considerare l'opportunità di
boicottare l'inaugurazione dei Giochi) e di passaggio nel Giappone, il prossimo
10 aprile. è una tappa delicatissima. Dopo anni di gelo Tokio e Pechino stanno
provando a ricucire le loro relazioni politiche. All'inizio di maggio è
previsto il viaggio del presidente cinese Hu Jintao, il primo negli ultimi 10
anni. Il Dalai Lama si fermerà in Giappone poche ore. Come si comporterà il
governo nipponico? Nei giorni scorsi il premier Yasuo Fukuda aveva detto:
"Dobbiamo riflettere se sia opportuno o meno essere schietti". Il
ministro degli Esteri ha ieri aggiunto: "Il Dalai Lama ha visitato il Giappone
molte volte in passato e abbiamo sempre affrontato adeguatamente la situazione.
Continueremo su questa strada". Pechino è in fibrillazione. Il portavoce
della sua politica estera, Jiang Yu, ha messo le mani
avanti: "Ci opponiamo all'idea che qualsiasi rappresentante di Paese
straniero sia connivente o offra sostegno alle attività separatiste del Dalai
Lama". Un avvertimento al Giappone. E non solo. In campo Il campione
indiano Bhaichung Bhutia: è buddista Fabio Cavalera.
( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-02 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Il film Le anticipazioni della Abc sul controverso "W":
in una scena il futuro presidente, ubriaco, insulta il padre George secondo
Stone: alcol, Dio e l'ossessione per Saddam WASHINGTON - Oliver Stone lo definisce
una "biopic", un film biografico su George W. Bush, politico e umano al tempo stesso. Ma dalle anticipazioni della
tv Abc, il suo film sul presidente, intitolato semplicemente "W",
potrebbe essere devastante, come lo fu quello fu Richard Nixon. Il controverso
regista traccia un ritratto polemico di Bush, prima di un alcolizzato in continua competizione con il padre,
poi di un leader deciso a distruggere il nemico che aveva tentato di
assassinarglielo, Saddam Hussein. E pur evidenziandone il tormento interiore e
la religiosità, gli attribuisce un linguaggio scurrile. In uno dei momenti più
drammatici della vigilia della guerra dello Iraq, quando il presidente francese
Jacques Chirac chiede una proroga di un mese per gli ispettori dell'Onu, Bush non ci vede più: "Trenta giorni! - urla nel film
-. Mi piacerebbe infilare un intero piatto di patatine della libertà in gola a
quel viscido pezzo di m...!". Patatine della libertà fu il nome dato da Bush alle "french fries", le patatine fritte, in
spregio a Chirac. "W" ripercorre la vita del presidente, dal fermo di
polizia all'università di Yale per avere abbattuto un palo della porta del
campo di football alle ubriacature continue a base di vodka e succo d'arancia
coi compagni. In uno degli episodi familiari più avvilenti, Bush
padre richiama il figlio ormai adulto, che ebbro al volante ha investito un
deposito di rifiuti: "Rivolgiti all'Anonima alcolici!". Bush Jr. lo insulta, lo sfida a fare pugni: "Tu, mister
perfezione! Tu mister eroe di guerra! Tu mister va a ....!". Per Oliver
Stone, che ha scritto il copione assieme a Stanley Wieser, il fantasma paterno
è la chiave di lettura di Bush figlio, che non si
sente alla sua altezza, non vi si sentirà neppure dopo che il predicatore Billy
Graham lo avrà liberato dall'alcool e reso un "cristiano rinato" in
presunto contatto diretto con Dio. Persino la madre Barbara continuerà a
dubitare di lui, gli chiederà di rinviare la sua candidatura a governatore del
Texas: "Sei una linguaccia e hai scatti d'ira incontrollabili, non ti
eleggeranno". Nel film, la guerra dell'Iraq è un regolamento di conti di
"W" con Saddam Hussein. Il ministro della difesa Donald Rumsfeld
obbietta che "la scimmia ammaestrata che ci ha portato l'inferno è Bin
Laden, non Saddam", e il presidente s'infuria: "Tu non attenti alla
vita di un Bush e poi te ne vanti. Hai capito?".
Secondo Stone, il presidente è convinto che il padre sia stato sconfitto alle
elezioni del '92 da Bill Clinton perché non ha eliminato il raìs: "Se tu lo
avessi fatto, saresti stato rieletto ", dice a Bush
sr. Quando l'Onu tergiversa, si rivolge al premier inglese Blair:
"Mettiamo le insegne dell'Onu su un caccia, e uccidiamo Saddam". Ma
quando annuncia la guerra al principe saudita Bandar, s'interrompe per guardare
una partita di football in tv, e quasi soffoca ingoiando una ciambella. Nel
corso del conflitto la sua condotta si fa bizzarra. Confida al vicepresidente
Cheney di correre più in fretta facendo jogging "per dare un contributo
personale alla vittoria". Ari Fleischer, l'ex portavoce di Bush, ha protestato che "è tutto inventato, non ho mai
sentito il presidente dire volgarità, e il suo rapporto col padre è molto
stretto". "W", che sarà interpretato dall'attore Josh Brolin e
da Elizabeth Banks nella parte della first lady Laura, si chiude con Bush che sogna di giocare a baseball con i Rangers: impugna
il bastone, guarda al cielo, ma non c'è la palla. Forse è una metafora per una
presidenza andata a male, "per il buio che mi segue" come disse a
Billy Graham. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain può solo
augurarsi che Stone non distribuisca il film prima delle elezioni di novembre.
Ennio Caretto.
( da "Tempo, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Stampa Expo di
Milano si parte subito Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Dopo la festa per
aver vinto una difficile prova con l'assegnazione dell'Expò alla città di Milano
si è subito passati alle riunioni operative per prepararla. "Un chiaro
successo dell'Italia, ora si volta pagina, non è più un comitato per la
vittoria ma un comitato per la difficile programmazione dell'Expo. Sette anni
sono sufficienti ma non sono troppi". Sono la parole del presidente del
Consiglio Romano Prodi, al termine, ieri a palazzo Chigi, della prima riunione
del comitato promotore dell'Expò, che ora, sempre sotto la presidenze del
sindaco di Milano, Letizia Moratti, si trasforma in comitato per la
pianificazione. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema,
sottolinea che "rappresenta una grande affermazione per la politica estera italiana". E il
presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ribadisce che si è trattato
"di una vittoria impensabile senza l'impegno del governo", mentre il
sindaco di Milano, Letizia Moratti, ringrazia "sentitamente" il
presidente del Consiglio. "Il successo non è garantito - sottolinea
ancora Prodi - ma Milano ha le carte in regole per soddisfare quello che chiede
un mondo raffinato e esigente. L'Expo deve essere in grado di interpretare i
bisogni e le novità". Prodi evidenzia poi a proposito dei rapporti
internazionali, come "sia anche molto importante che l'amicizia con il
presidente turco Gul non si sia rotta dopo il voto. Al contrario, mi ha anche
invitato - aggiunge - per una visita". "Abbiamo fatto gioco di
squadra, abbiamo lavorato tutti e ognuno ha fatto la sua parte, anche il
governo - ribadisce il governatore della Lombardia - Milano e la Lombardia si
confermano come il simbolo dell'Italia che vince, che produce e lavora.
Un'Italia di classe e che ha gusto". I prossimi mesi "saranno
fondamentali, sette anni non sono tanti, c'è bisogno di uno sforzo collettivo -
ha detto Enrico Letta - ed è necessario che lo spirito di assoluta
collaborazione istituzionale, che è stato il segreto di questa vittoria, deve
continuare".
( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
BUSH E PUTIN A
BUCAREST PER IL MATCH FINALE Flop annunciato Perché il Presidente ormai conta
poco Il Presidente americano Bush è in Europa (a
Bucarest, nella "new Europe") per il suo ultimo summit Nato. Sarà l'ultimo
(come presidente) anche di Vladimir Putin. Con Tony Blair, Bush
e Putin erano un po' i "decani" di questi incontri. Ora Blair è un
pensionato di lusso e Bush lo diverrà tra poco; Putin
invece, anche se in un ruolo diverso, continuerà ad essere "dentro"
il potere in Russia. Il vertice rumeno ha come scopo principale quello di
formalizzare la richiesta di adesione alla Nato di alcuni nuovi membri. Se
Croazia, Macedonia e Albania non pongono particolari problemi, lo stesso non si
può dire di Ucraina e Georgia, ex-repubbliche dell'Unione Sovietica. La Georgia
è dichiaratamente filo-americana (il suo presidente ha anche la cittadinanza
Usa) ed è decisamente ai ferri corti con la Russia. L'Ucraina è in una
posizione più difficile: non solo una parte non indifferente della sua
popolazione è contraria all'idea, ma qui l'opinione della Russia conta ancora,
e molto anche. Per Putin la Georgia è ormai una "causa persa"; ma
l'Ucraina è istintivamente parte dell'idea di "Russia" (oltre che essere
strategicamente centrale per la sicurezza russa) e sia Putin sia Medvedev è
improbabile che cambino idea. E Bush? Che potrà fare?
Non molto, infatti. Il tempo è assolutamente contro il presidente americano.
Per la Russia è sufficiente far slittare, in qualche modo, la decisione, e la
prossima volta l'interlocutore americano sarà diverso. Se poi fosse Obama il
prossimo presidente Usa, i russi potrebbero anche illudersi, come fece
erroneamente Khruschev con JFK, di poter più facilmente
influenzare un presidente inesperto di politica estera. Il peso politico di George W. Bush è ormai di poco superiore a quello di Romano Prodi. Ma la posta
in gioco per il presidente americano è molto alta. La new Europe ha ricevuto
attenzione, aiuto e prestigio da parte degli Stati Uniti in un modo che non si
era mai visto prima. Bush è stato,
personalmente, ricompensato per questo con un entusiasmo che non si trova in
nessuna altra parte d'Europa. Polonia e Romania (solo per citare i paesi più
grandi della new Europe) sono tra i più fedeli alleati dell'America e hanno
messo ben volentieri a disposizione degli Usa il loro territorio (per basi
militari) o il loro spazio aereo (per la difesa anti-missile). Anche in ambito
Ue, la simpatia che questi paesi hanno nei confronti degli Stati Uniti si è fatta
sentire. In pochi anni i paesi dell'ex-blocco sovietico sono diventati dei
"modelli di democrazia", esercizio assai meno riuscito in altre parti
del mondo, per non parlare di Iraq e Afghanistan. Per un presidente uscente,
specie per uno con una legacy tra le peggiori nella storia, un ultimo successo
(l'ingresso, tra gli altri, di Georgia e Ucraina nella Nato) è un'opportunità
troppo importante per lasciarla passare senza tentare il tutto per tutto. In
nome della guerra al terrorismo, Bush ha più volte apertamente
difeso Putin e chiuso gli occhi sulla violazione dei diritti umani (specie in
Cecenia) da parte del governo russo. Il presidente americano è quindi convinto
di poter ora incassare quel credito morale. L'affermazione di Bush che la Russia "non ha diritto di voto" è solo
tattica pre-negoziale: in realtà il presidente americano farà leva
principalmente sul sull'amicizia personale (ma esiste un simile sentimento tra
leader mondiali?) con il presidente russo e sulla presunta gratitudine che la
Russia dovrebbe avere. E quali altri margini di manovra potrebbe avere Bush? È probabile che il presidente americano,
"l'anatra zoppa", vada incontro ad un'altra delusione, o, nella
migliore ipotesi, ad un successo assai modesto. Putin non concederà nulla. Gli
europei (quelli "vecchi" e che ancora contano molto) si guarderanno
bene dall'irritare troppo la Russia (la sicurezza energetica è una posta troppo
alta) e Bush non ha strumenti di coercizione cui far
ricorso qualora la simpatia e la persuasione non funzionino. Se Blair, un mago
della persuasione, è riuscito ad ottenere assai poco nei suoi ultimi summit
internazionali, volete che ci riesca George W. Bush?
Giampiero Giacomello 02/04/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Esteri Nuovo momento
in cui la Nato mostra la sua fragilita' Braccio di ferro Usa-Russia
sull'adesione al programma MAP di Ucraina e Georgia Gli Stati Uniti potrebbero
non avere l'appoggio degli Stati europei, quindi l'adesione dovrebbe fallire
Milano, 2 apr.- Alla vigilia del vertice Nato di Bucarest si riaccende il
braccio di ferro fra Stati Uniti e Russia sulla domanda di accettazione
inoltrata da Ucraina e Georgia al programma MAP, primo passo per poter divenire
membri della Nato. Nella sua tappa a Kiev, dal chiaro contenuto simbolico, il
presidente statunitense, Gorge W. Bush, ha fatto sapere che sosterrà con forza la richiesta dei due
Paesi ex-sovietici al meeting di Bucarest che si terrà domani. "La mia
visita qui è un chiaro segnale per dire che credo in quello che dico, che la membership
dell'Ucraina nella Nato è nel nostro interesse” queste le parole
utilizzate da Bush, il quale precedentemente aveva già
dichiarato in modo inequivocabile il suo pensiero durante un colloquio con il
presidente ucraino, Victor Iushenko: "Al vertice Nato di Bucarest gli
Stati Uniti sosterranno l'ingresso di Ucraina e Georgia nel programma MAP di
pre-adesione alla Alleanza". Altrettanto chiaro è stato però il rifiuto da
parte di Mosca espresso dall'Ambasciatore russo presso l'Alleanza atlantica,
Dmitry Rogozin, il quale ha minacciato che il meeting di Bucarest potrebbe
segnare un "punto di non ritorno". Rogozin, citato dall'agenzia di
stampa Interfax, ha precisato la posizione del Cremlino affermando che "se
sarà concesso il Map a Ucraina e Georgia si arriverà ad una drammatica
trasformazione delle nostre relazioni". Un braccio di ferro interno
all'Alleanza Atlantica (la Russia non è un Paese membro, ma comunque uno Stato
partner, ndr) che non rappresenta alcuna novità secondo l'opinione di Fabrizio
Vielmini, collaboratore dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale
(ISPI), il quale ha spiegato che "questa situazione si trascina dal 1994,
quando gli Stati Uniti hanno reso manifesto che non intendevano rispettare la
promessa fatta a Michail Gorbaciov di non espandere la Nato ad est, verso i
Paesi ex sovietici". L'unico cambiamento sta forse nel fatto che ora il
conflitto è stato interiorizzato nell'Alleanza stessa. Questo potrebbe essere
visto come un bene, ovvero la Nato si sarebbe trasformata in un forum di
discussione con la capacità di mitigare i conflitti fra le due potenze.
Vielmini non sembra essere però così ottimista ed ha definito l'ingresso della
Russia come partner della Nato "un contentino dato a Mosca".
"Ormai – ha aggiunto – l'organizzazione è diventata un forum per cercare
di appianare le divergenze. E' un paradosso che si crei un Consiglio Nato
Russia quando l'obiettivo dell'Alleanza, o perlomeno quello dei suoi esponenti
di spicco, Usa ed Inghilterra, rimane quello di espandersi ai confini della
Russia. A Mosca fa comunque comodo partecipare alla farsa in quanto riceve
qualche beneficio potendo partecipare ad alcuni programmi, specie riguardanti
il nucleare”. A rimetterci invece sembra essere l'Europa che, secondo Vielmini,
“viene usata come pedina dagli Stati Uniti e dall'Inghilterra che proseguono la
loro strategia di confronto con la potenza orientale ottenendo il consenso del
vecchio continente grazie al tema dell'espansione democratica ed altri falsi
ideali che purtroppo sembrano avere presa su coloro che stanno a Bruxelles pur
essendo considerazioni che poco spazio trovano nella realtà della politica internazionale”. Questa volta, però, gli Stati
europei non sembrano così pronti a lasciarsi guidare nelle loro scelte dal
grande alleato statunitense forse perché una rottura fra Russia e Nato, ma
soprattutto fra Russia ed Ucraina potrebbe avere grandi ripercussioni visto che
da Kiev passa gran parte del gas proveniente dal territorio russo. Nonostante
fonti dell'Ambasciata italiana a Kiev minimizzino il problema affermando che
“si tratta sempre di attori responsabili, l'Europa ha bisogno del gas russo
così come Mosca ha bisogno di venderlo e questo è sufficiente perché si
risolvano eventuali problemi, come in effetti è avvenuto sempre in passato”, il
contrasto russo-ucraino ha già portato momenti di tensione e quindi si
vorrebbero evitare ulteriori complicazioni. Ecco infatti arrivare da Parigi il
veto all'ingresso dell'Ucraina: “La Francia non darà il suo via libera
all'ingresso dell'Ucraine e della Georgia. La Francia ha una posizione diversa
da quella degli Stati Uniti su questo tema”, queste le parole del premier
Francois Fillon spese in un'intervista a 'France Inter Radio', il quale ha poi
motivato tale dichiarazione spiegando che questa non è “la risposta corretta
all'equilibrio dei poteri in Europa e fra l'Europa e la Russia”. La richiesta
di Ucraina e Georgia potrebbe quindi essere respinta, anche perché nella Nato
vige il meccanismo del Consenso, non il voto di maggioranza e, oltre alla
Francia, ci sono anche altri Stati europei che potrebbero non gradire tensioni.
Inoltre, ha spiegato Vielmini, “la Russia sta lavorando per offrire una
contropartita interessante, ovvero un appoggio logistico all'operazione in
Afghanistan, che si sta rivelando un vero fallimento”. Bush
in realtà ha smentito che potrà cedere a qualche tipo di negoziato affermando
che, in una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, avrebbe detto a
quest'ultimo che “non c'è nessuno scambio. Punto”. L'uomo più influente del
mondo questa volta però potrebbe essere costretto a cedere. Da questa vicenda
si può fare una riflessione sul ruolo stesso della Nato. La sua natura
dualista, da una parte strumento di continua pressione contro Mosca, dall'altro
forum di discussione che cerca di coinvolgere la Russia stessa, potrebbe
portarlo alla disgregazione. Secondo Vielmini, infatti, “l'Alleanza Atlantica
per avere un senso ancora oggi, dopo la fine dell'Unione Sovietica, deve
continuare ad espandersi, inglobando nuovi Paesi, ma questo non porta benefici.
Si tratta ormai di un'organizzazione che consuma sicurezza al posto di crearla.
Lo si è visto in Kosovo, dove i militari, inviati per contrastare un'operazione
di pulizia etnica sono diventati spettatori della stessa operazione effettuata
a parti invertite. Credo che comunque l'operazione in Afghanistan stia portando
e porterà sempre più alla luce questa situazione paradossale”. Marco Rogna.
( da "Avvenire" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
MONDO 02-04-2008
Vertice Nato, braccio di ferro Usa-Europa Bush: nessun
veto russo su Georgia e Ucraina. Parigi e Berlino frenano DI GIOVANNI BENSI D
urante la sua visita a Kiev, dopo un colloquio a quattr'occhi con il suo
omologo ucraino Viktor Jushchenko, il presidente americano George W. Bush ha detto che "la Russia non ha diritto di veto
sull'adesione di stati ex sovietici alla Nato. Il capo della Casa Bianca prima
di partire per Bucarest dove da oggi a venerdì si svolgerà il vertice
dell'Alleanza atlantica, ha ribadito che neppure su ciò che avverrà nella
capitale romena Mosca potrà porre veti, nonostante la presenza di Vladimir Putin.
Si tratta dell'adesione di Ucraina e Georgia al "Map" (Membership
Action Plan), il primo passo per essere accolti nella Nato. Ma Bush ha anche voluto ribadire che la Russia "non ha
nulla da temere". Jushchenko a sua volta ha assicurato che, come ha deciso
recentemente la Verkhovna Rada (il Parlamento), l'adesione del Paese alla Nato
sarà deciso in base a un referendum. "Non vedo altra via per la nazione,
non vedo altri percorsi per l'U- craina ", ha detto. Egli ha auspicato che
i risultati del referendum saranno positivi ed ha riconosciuto la legittimità
dell'opposizione di una parte dell'opinione pubblica all'ingresso nell'alleanza
occidentale. E infatti ancora ieri circa duecento dimostranti comunisti e
socialisti hanno dimostrato sulla Piazza dell'Indipendenza a Kiev contro la
visita di Bush che si è svolta fra imponenti misure di
sicurezza. Nonostante i risentimenti della Russia e lo scetticismo di alcuni
partner europei, Bush ha dichiarato che "gli Usa
appoggiano con forza" la richiesta di Ucraina e Georgia di iniziare la
procedura che, con ogni probabilità, le porterà nell'alleanza occidentale.
Nello stesso tempo però egli ha rilevato che a Bucarest è ancora tutto aperto,
e i risultati dipenderanno dalla decisione dei paesi partecipanti. "Accompagnare
l'Ucraina verso l'adesione alla Nato ha detto Bush
nella conferenza stampa conclusiva è nell'interesse di ogni membro
dell'alleanza e contribuirà alla sicurezza e alla libertà del mondo". Il
presidente Usa ha poi escluso che il consenso russo all'ingresso delle due
repubbliche ex sovietiche nella Nato possa essere "compensato" da
concessioni di Washington a Mosca sul problema dello scudo spaziale che gli Usa
intendono installare in Polonia e Repubblica Ceca. "È un equivoco, il
problema non si pone neppure", ha detto, aggiungendo: "Credo
fermamente che Ucraina e Georgia debbano aderire al Map senza alcuna
controprestazione ". Del resto, Bush ha
riconosciuto che "c'è ancora molto lavoro da fare" per arrivare ad un
accordo con la Russia sul progetto di scudo antimissile. Quindi ha invitato
Mosca "u- nirsi" all'America nella realizzazione del progetto. La
posizione di Bush non sarà facile a Bucarest. Alcuni
Paesi, fra cui Germania e Francia, sono contrari a concedere a Ucraina e
Georgia il Map, in considerazione della loro instabilità politica
e, soprattutto per la Georgia, dei suoi conflitti interni con le regioni
separatiste di Abkhazia e Sud-Ossezia. Il premier francese Frqnçois Fillon,
inoltre, ha dichiarato in un'intervista radiofonica che, secondo la Francia,
l'ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato "non sia una buona risposta
all'equilibrio dei rapporti di potere in Europa e tra Europa e Russia".
Fillon ha precisato: "Noi vogliamo avere su questo argomento un dialogo
con la Russia, ed è questo che il presidente della repubblica dirà a
Bucarest". Fra gli scettici viene inclusa anche
l'Italia, ma ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha osservato che
"non dobbiamo chiudere le porte in faccia a Ucraina e Georgia",
aggiungendo però che "questo processo di avvicinamento deve essere
condotto con gradualità". Le reazioni di Mosca alle parole di Bush sono state molto dure. Il
viceministro degli Esteri Grigirij Karasin ha osservato che "l'ammissione
dell'Ucraina nella Nato porterà ad una crisi profonda nelle relazioni
russo-ucraine, e questo avrà un impatto si tutta la sicurezza
pan-europea". E per Dmitrij Rogozin, ambasciatore russo presso la Nato,
l'adesione all'alleanza di Kiev e Tbilisi rappresenterebbe "un punto di
non ritorno. Essa infatti porterà ad una drammatica trasformazione delle nostre
relazioni". A Bush rimane ancora l'incontro con
Putin a Soci dopo Bucarest per cercare di convincerlo del contrario. Il
presidente americano George W. Bush lascia Kiev.
( da "Opinione, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Oggi è Mer, 02 Apr
2008 Edizione 64 del 02-04-2008 Nato ancora divisa sull'adesione di Ucraina e
Georgia No dall'asse renano, sì dall'Atlantico di Federico Punzi Si apre oggi a
Bucarest, in Romania, e si concluderà il 4 aprile, un delicatissimo vertice dal
quale la Nato potrebbe uscire spaccata. Materia del contendere l'adesione di
Ucraina e Georgia al Membership Action Plan, primo passo verso l'ammissione
completa nell'Alleanza. Da una parte Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi
dell'Europa orientale, favorevoli, anche per consolidare i progressi
democratici nelle ex repubbliche sovietiche e limitare l'influenza russa;
dall'altra, la "Vecchia Europa" ? Francia e Germania in testa ?
contraria, in obbedienza a una logica ottocentesca di equilibrio tra potenze.
"Ci opponiamo, perché pensiamo che non sia la risposta giusta all'equilibrio
del potere in Europa e tra Europa e Russia. Vogliamo dialogare su questo
argomento con la Russia", ha spiegato il primo ministro francese Fillon. Sembrano le stesse divisioni del 2003 sulla guerra in Iraq, ma
Sarkozy ha impresso alla politica estera francese una "rupture" atlantica. In linea di
principio la Francia non si oppone più ad una Nato allargata ad Est e dalla
proiezione più globale. Anzi, vuole inviare più truppe in Afghanistan e
rientrare da protagonista nel comando militare dell'Alleanza. In cambio
Parigi si aspetta che Washington e Londra non siano più ostili alla politica di difesa europea, oggi concepita come strumento
complementare e non alternativo alla Nato. La Russia si sente accerchiata ai
suoi confini da un'Alleanza ex nemica e considera Ucraina e Georgia poco più
che sue province, parti irrinunciabili della sua sfera d'influenza. Per questo
da Mosca si susseguono moniti minacciosi. L'ambasciatore russo alla Nato è
stato perentorio: l'adesione al MAP rappresenterebbe "un punto di non
ritorno" nelle relazioni con Kiev e Tbilisi. Prima di lui il vice ministro
degli Esteri, Karassin: l'ingresso dell'Ucraina nella Nato provocherebbe
"una crisi profonda" tra Kiev e Mosca, tale da avere un "impatto
negativo sulla sicurezza dell'Europa". La Russia si vedrebbe costretta a
"cambiare priorità" nella realizzazione della sua "sicurezza
strategica". Con la sua visita a Kiev, proprio alla vigilia del vertice,
il presidente Bush ha voluto sottolineare che gli
Stati Uniti "sosterranno con forza" l'ingresso di Ucraina e Georgia
nel programma di pre-adesione all'Alleanza e che "la Russia non avrà alcun
diritto di veto su quello che sarà deciso a Bucarest". Ma Bush ha anche fatto sapere che rispetterà "il processo
di decisione per consenso", per venire incontro alle perplessità degli
alleati, ma anche perché è consapevole che tra Nato e Russia sono aperti altri
due capitoli spinosi, causa di frizioni, che consigliano di non forzare la
mano: la collaborazione in Afghanistan e il progetto di scudo anti-missile.
Anche se Bush lo ha negato, rimane concreta la
possibilità di un un rinvio a tempi migliori dell'adesione di Georgia e Ucraina
per favorire un compromesso sui due capitoli che verranno trattati
personalmente da Putin e Bush nell'incontro di Soci del
6 aprile. Come dimostra un documento della premier ucraina, Yulia Tymoshenko,
pubblicato su Foreign Affairs, i paesi dell'ex Patto di Varsavia ora parte
della Nato e le ex repubbliche sovietiche come Ucraina e Georgia sono i più
consapevoli del fatto che le ambizioni imperiali della Russia non sono finite
con la caduta dell'Urss. Mosca vuole tornare ad essere una grande potenza a
spese dei suoi vicini, ma il resto dell'Europa è molto meno sensibile al
problema. Eppure, passa anche dai "sì" a Kiev e Tblisi la risposta
europea all'uso dell'arma energetica da parte di Mosca e all'involuzione
autoritaria impressa da Putin, di cui finora gli europei hanno dimostrato di
preoccuparsi solo a parole.
( da "Italia Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Politica
Estera Usa/Feto nel Wc di un aereo la madre sarebbe una 14enne Nella
toilette di un volo della Continental Airlines atterrato a Houston, in Texas, è
stato trovato un feto morto. Secondo le autorità la madre potrebbe essere una
14enne. La
ragazzina è stata rintracciata e interrogata, e gli investigatori stanno
cercando di ricostruire l'accaduto. L'aereo era partito dall'aeroporto
LaGuardia di New York, e a fare la macabra scoperta sono stati gli addetti alle
pulizie. Un portavoce della polizia di Houston ha dichiarato: "Riteniamo
che la minorenne sia collegata a questo episodio". Edizione n. 875 del
02/04/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Esteri Nell'enorme
palazzo voluto dall'ultimo dittatore comunista si sono ritrovati i
rappresentanti delle democrazie liberali Iniziato in Romania uno dei piu'
importanti e difficili vertici Nato della storia Serbi, Russi, Ucraini, Greci ma anche francesi e tedeschi contro le politiche di Bush Bucarest, 2 apr.- Ha avuto inizio a
Palazzo Cotroceni, l'immensa costruzione voluta dal dittatore comunista Nicolau
Ceausescu ultimo satrapo della Romania oggi sede del Parlamento e della Corte
Costituzionale del paese danubiano, l'atteso vertice Nato, considerato uno dei
più importanti nella storia dell'Alleanza nata quando ancora le macerie
della seconda guerra mondiale erano fumanti allo scopo di difendere le
liberal-democrazie di stampo filo-occidentale di fronte alla minaccia comunista
proveniente da Mosca. Per una sorta di nemesi invece oggi è proprio il palazzo
voluto da un dittatore comunista ad ospitare gli acerrimi nemici dell'allora
“Popolo dell'Avvenir”. Oggi però la Romania è uno dei più solidi bastioni
militari filo-statunitensi nel sud-est Europa, a diretto contatto con la
turbolenta regione caucasica e con il medio-oriente. Tantissimi sono i temi sul
tappeto in questi giorni in questa città valacca tirata a lucido dove oggi non
si trova nè un lavavetri zingaro nè un cane randagio. Tutti
"deportati" in Transilvania, ci dicono. Innanzitutto i ventisei capi
di stato e di governo dell'Alleanza, cui come osservatori si uniscono altri
ventitrè rappresentanti di nazioni associate nel partnerariato per la pace, si
troveranno a decidere quale nuova strategia militare adottare in Afghanistan al
fine di far cessare gli attacchi dei Talebani. Solamente su questo punto c'è
unanimità di vedute ed il contingente internazionale presente in quel paese
sarà incrementato soprattutto da belgi, francesi, romeni e polacchi destinati a
combattere. Sugli altri punti all'ordine del giorno invece sussistono punti di
vista profondamente diversi che vedono il presidente americano Gorge Bush sostanzialmente appoggiato solamente da Canada, Gran
Bretagna e dai nuovi membri Nato dell'Europa dell'Est ma non dai vecchi alleati
dell'Europa occidentale. Primo punto di divisione il Kosovo che oggi sta
diventando un'enorme base militare Nato. Alcuni membri storici come Spagna e
Grecia, ma anche la neo entrata Romania, non ne hanno ancora riconosciuto
l'indipendenza e la Russia, cui la Serbia si è rivolta in cerca d'aiuto,
minaccia di gravi ritorsioni tutti quei paesi che hanno accreditato
l'indipendenza di Pristina. Collegato intrinsecamente al problema Kosovo è
ovviamente quello relativo all'ingresso nell'Alleanza dell'Albania, paese che
ha foraggiato il movimento indipendentista della regione già serba. L'immediata
inclusione di Tirana nella Nato da tanti infatti viene vissuta come una
punizione oltremodo umiliante per Belgrado ed una pietra tombale sulle speranze
di vedere un giorno la Serbia far parte dell'Unione europea. Allo stesso modo
non viene considerata opportuna l'apertura di credito, in qualità di membri associati,
che l'amministrazione Bush vorrebbe concedere ad
Ucraina e Georgia, paesi che oggi non hanno comunque raggiunto un sufficiente
grado di sicurezza interna e di libertà democratiche. La Russia di Putin poi
considererebbe questa apertura una provocazione e darebbe luogo a gravissime
ritorsioni, come il blocco dell' esportazione ad occidente delle fonti
energetiche ed un nuovo riarmo nucleare che vorrebbe dire ritornare ai tempi
della guerra fredda. Per questi motivi Francia e Germania hanno già preannunciato
il loro veto all'apertura di negoziati a favore di Kiev e Tblisi, senza contare
che la popolazione ucraina è al 53% contraria all'alleanza atlantica e tuttora
chiede, e lo si è visto nelle manifestazioni anche violente contro la visita a
Kiev di Bush, invece un alleanza pan-slava con Russia,
Bielorussia e Serbia. Oggi comunque il presidente francese Sarkozy notificherà
a Bush la contrarietà di Parigi all'inizio delle
trattative con i due paesi dell'ex Unione sovietica. In questo clima di
incertezze anche l'insuperabile veto della Grecia all'entrata nella Nato della
Macedonia ex jugoslava preoccupa non poco Condoleza Rice che in esso legge un
ulteriore ostacolo alla difficile opera di pacificazione dei Balcani. Venerdì
il vertice terminerà, sperando che per l'ennesima volta la montagna non
partorisca un topolino. Sergio Bagnoli.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
INTERVISTA
GIANNI DE MICHELIS: "IL PRINCIPALE ATTORE INTERNAZIONALE È RAPPRESENTATO
DA UNA PRESIDENZA A FINE MANDATO" "Bucarest? Vertice interlocutorio,
tutti aspettano che esca di scena Bush" (m.t.) Il
summit Nato di Bucarest "sarà interlocutorio", non verranno prese
decisioni di rilievo. Dal
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
SUMMIT NATO Francia
e Germania contro gli Stati Uniti: no all'allargamento dell'alleanza Parigi e
Berlino bloccano Kiev e Tbilisi MATTEO TACCONI Ancora una volta, George W. Bush ha sfruttato il palcoscenico dell'Europa orientale per
recitare la sua freedom agenda. A Kiev, il presidente americano ha ieri
affermato che gli Stati Uniti, nel corso del summit Nato di Bucarest, che
inizia oggi e si conlude venerdì, premeranno sugli alleati europei affinhcé
questi ultimi facciano loro le aspirazioni atlantiche di Ucraina e Georgia.
"A Bucarest continuerò a ribadire la posizione, chiara, dell'America.
Sosterremo la Mambership Action Plan (Mao) per la Georgia e l'Ucraina", ha
detto Bush nella capitale ucraina, dove si sono tenute
manifestazioni anti-Nato durante la sua visita. Washington sostiene da tempo
l'integrazione delle due ex repubbliche sovietiche nell'alleanza atlantica. Il
problema è che la firma del Map, anticamera della piena membership, non è un
obiettivo facilmente agguantabile. Incide, sulla questione, l'irritazione
russa. Mosca è dell'avviso che l'allargamento della Nato a Ucraina e Georgia,
paesi che la Russia, per questioni storiche e geopolitiche, considera parte del
proprio "cortile", sia inaccettabile. C'è da tenere conto, inoltre,
anche di una certa tendenza alla sindrome dell'accerchiamento, originata
senz'altro da una tradizione radicata nella leadership politica
russa, ma anche dal progressivo spostamento a est delle strutture militari dell'America,
che pur se indebolita dalla crisi economica e dagli spettri della recessione,
resta comunque il paese guida della Nato. La recente costruzione di basi
militari in Romania e Bulgaria (quelle in Germania sono state intanto
"snellite"),l'attivismo nei Balcani e nell'Asia Centrale mostrato
dalla superpotenza, suscita preoccupazione a Mosca. Ma anche dal cuore
dell'Europa comunitaria arrivano messaggi importanti, carichi di scetticismo.
Nei giorni precedenti l'avvio del summit della Nato, Francia e Germania hanno
affermato che intendono smarcarsi da Bush e che si
opporranno all'ipotesi di cooptazione della Nato a Kiev e Tbilisi. La posizione
franco-tedesca riflette pienamente la convizione ? diffusa in molte capitali
europee ? che la priorità, più che un'ulteriore espansione del gruppo
atlantico, è impostare relazioni equilibrate con Mosca. Europa e Federazione
russa sono consapevoli che, malgrado i recenti attriti politici, sono partner
mutuamente indispensabili, a livello politico e commerciale. In altre parole,
se la Russia ha bisogno di un'Europa solida per consolidarsi, l'Europa non può
prescindere da un interlocutore stabile e affidabile ? cioé Mosca ? a est.
Difficile, date queste condizioni, che il sostegno
accordato da Bush ai
governanti "colorati" di Ucraina e Georgia, che negli anni passati
hanno scalzato dal potere le fazioni filorusse, consegua risultati apprezzabili
a Bucarest. Anche perché il 6 aprile Bush si recherà a Sochi, sul Mar Nero, per incontrare Putin in quello
che sarà l'ultimo vertice tra i due, prima che il presidente russo lasci il
Cremlino il 7 maggio. I due negozieranno sullo scudo stellare, sulla
base delle recenti proposte formulate ai russi dal pentagono e dal dipartimento
di stato. Proposte che non sono ancora filtrate, ma che a detta degli analisti
offrirebbero alla Russia ampie garanzie sul fatto che l'installazione di una
batteria antimissilistica in Polonia e di una stazione radar in Repubblica
ceca, negoziati da Washington con Praga e Varsavia, non si trasformino in
strumenti deterrenti nei confronti della Federazione russa. Le nuove proposte
americane, sempre secondo gli esperti, non avrebbero lasciato indifferenti il
Cremlino. Sullo scudo stellare, questione che ha diviso Washington e Mosca,
provocando una seria "collisione", sia Bush
che Putin hanno tutto l'interesse a stabilire un compromesso, evitando
lacerazioni. Difficile, considerato il ritrovato pragmatismo nelle relazioni
con la Federazione russa, che Bush voglia forzare su
Ucraina e Georgia a Bucarest. L'impressione è che l'inquilino della Casa
Bianca, a Kiev, abbia fatto più che altro sfoggio di retorica, per mostrarsi
coerente, agli occhi degli ucraini, con gli impegni presi nei loro confronti.
Sempre a proposito di allargamento Nato, c'è da registrare come il summit di
Bucarest, con ogni probabilità, sancirà il "no" greco alla Macedonia,
vanificando le aspirazioni di Skopje, che insieme a Croazia e Albania, avrebbe
dovuto ufficialmente ricevere l'invito della Nato per l'adesione alle strutture
atlantiche. In un commento apparso ieri sull'International Herald Tribune, la
ministra degli esteri di Atene, Dora Bakoyannis, ha spiegato che il paese
ellenico bloccherà l'ingresso dell'ex repubblica jugoslava. Fino a quando
persiste il problema sul nome ufficiale da attribuire alla Macedonia (parola
che i greci vorrebbero scomparisse dalla denominazione che Skopje dovrà
utilizzare nelle relazioni internazionali), non potremo sostenere l'ingresso
dei nostri vicini, né nell'alleanza atlancica, né nella Nato, ha scritto
Bakoyannis. Il blocco atlantico continua a espandersi. Con Albania e Croazia la
Nato avrà 28 paesi membri. Se la contesa greco-macedone venisse risolta si
arriverebbe a
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
TIBET NEW
DELHI AMMONISCE IL LEADER BUDDISTA: LA SUA ATTIVITÀ COMPROMETTE I SUOI RAPPORTI
CON PECHINO L'India "blocca" il Dalai Lama. E Bush
andrà ai Giochi Federica Cantore Va a segno la politica
di Pechino, che nei giorni scorsi aveva chiesto "sostegno e comprensione"
alla vicina India sulla questione tibetana. Il governo di New Delhi, infatti,
ha invitato l'autorità spirituale tibetana a non danneggiare i rapporti
diplomatici tra India e Cina. "Il Dalai Lama è un leader religioso.
L'India gli offrirà tutta l'ospitalità dovuta, avrà piena libertà di praticare
la religione, ma ? ha dichiarato il ministro degli esteri indiano ? non potrà
svolgere attività politiche che compromettano le relazioni India-Cina". Si
complica, quindi, la situazione per i tibetani, che proprio in territorio
indiano hanno il loro quartier generale. A Dharamsala, infatti, dal 1956
risiedono il governo tibetano in esilio e il Dalai Lama, e in India hanno
trovato rifugio circa 150mila esuli tibetani. Ora, le autorità indiane, che per
prime bloccarono la marcia pacifica pro-Tibet partita il 10 marzo scorso,
potrebbero dare un nuovo giro di vite bloccando qualsiasi altra iniziativa. Ma
a Pechino, non si accantentano e sferrano un nuovo, durissimo attacco contro il
governo tibetano e il leader spirituale buddista, che, secondo le autorità
cinesi, starebbero preparando degli attacchi kamikaze per il periodo delle
Olimpiadi. La polizia, ha spiegato Wu Heping, portavoce del ministro della
sicurezza cinese, ha sequestrato armi, detonatori, granate e dinamite in alcuni
monasteri buddisti in Tibet, e l'esplosivo servirebbe agli
"indipendentisti tibetani" proprio per preparare attentati durante i
Giochi. Accuse seccamente smentite dall'esecutivo degli esuli a Dharamsala e
liquidate come "senza fondamento". "Il governo cinese dovrebbe
fornire le prove di quello che sostiene ? ha dichiarato Thubten Samphel,
portavoce del governo ? questo tipo di commenti sono propaganda perché come
buddisti crediamo che il suicidio sia il peggiore dei crimini ". Continuano
a muoversi, intanto, i pedoni sulla scacchiera internazionale della diplomazia.
Nancy Pelosi, speaker della camera dei rappresentati americana, ha invitato il
presidente americano George W. Bush, a prendere in
considerazione l'eventualità di boicottare l'inaugurazione dei Giochi, ipotesi
che l'inquilino della Casa Bianca ha sempre scartato. "Boicottare la
cerimonia non significherebbe sconfessare il governo cinese", il
presidente potrebbe almeno attendere le mosse degli altri leader ha spiegato
Nancy Pelosi. Ma Tom Casey, il vice portavoce del dipartimento di stato, pur
prendendo le difese del Dalai Lama e definendolo "un uomo di pace",
ha sottolineato che la posizione della Casa Bianca sulla cerimonia non è
cambiata: Bush ci sarà. Da Parigi,
invece, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, prospetta un
incontro in tempi brevi tra i Ventisette e il Dalai Lama a Bruxelles.
"Dato che il Dalai Lama non chiede né il boicottaggio delle Olimpiadi né
l'indipendenza del Tibet, è giunto il momento di tornare al dialogo" tra
la Cina e le autorità tibetane, ha spiegato Kouchner. Anche se, ha
sottolineato il ministro, la decisione spetta alla presidenza di turno slovena.
E infatti, il presidente Ue, Dimitrij Rupel, precisa: "Mi sembra un'idea
fattibile, ma che deve essere discussa" in sede europea. Ma Pechino non
molla la presa. Anzi, il governo cinese ha ribadito la sua opposizione a
politiche di "connivenza e sostegno " da parte di paesi stranieri
alle "attività separatiste" del leader spirituale buddista, che
"è favorevole al dialogo solo a parole, ma nei fatti è coinvolto in
attività sovversive che mirano a rovinare le Olimpiadi e a dividere il
paese".
( da "Secolo XIX, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
BUCAREST. Georgia e
Ucraina lasceranno il vertice Nato di Bucarest con in tasca un forte incoraggiamento
da parte dei 26 membri dell'Alleanza, ma senza l'apertura desiderata al
programma di pre-adesione, nonostante l'appoggio del presidente degli Usa
George W. Bush a concedere subito il Map (Membership
action plan) alle due ex repubbliche sovietiche. Dopo anni di anticamera,
Albania e Croazia porteranno invece a casa l'adesione piena, mentre la
Macedonia resta in sala d'attesa, a causa del veto della Grecia che si oppone
all'invito senza un accordo sull'uso del nome "Macedonia". La delusione
di Georgia e Ucraina, e l'incertezza sull'invito alla ex Repubblica Jugoslava
della Macedonia (Fyrom), riconosciuta nel 1993 dalle Nazioni Unite, è lo
scenario più probabile, ma non ancora ufficializzato, di un vertice insolito,
dove le decisioni sono assunte "in diretta" dai leader. In mattinata
il presidente Bush ha esplicitato pubblicamente il
dissenso con gli alleati europei: "La posizione degli Stati Uniti è
chiara: la Nato dovrebbe dare il benvenuto a Georgia e Ucraina nel programma
Map di pre-adesione". La cancelliera tedesca Angela Merkel insieme al
presidente francese Nicolas Sarkozy guidano la linea più attendista e prudente
dei Paesi europei, preoccupati dei contraccolpi politici nelle relazioni con la
Russia, che si oppone all'allargamento a est dell'Alleanza. È ancora
"troppo presto" per dare una candidatura ufficiale a Ucraina e
Georgia per l'ingresso nella Nato, ha detto la Merkel poco prima dell'inizio
dei lavori, che si tengono nel gigantesco palazzo del Parlamento, voluto
dall'ex dittatore Nicolae Ceasescu. "Le porte della Nato sono aperte e noi
vogliamo dare una prospettiva per l'adesione a questi due Paesi, aiutandoli ad
andare verso la Map", ha sottolineato la cancelliera. "Ma siamo
giunti alla conclusione che in questo momento è ancora troppo presto per
concedere la clausola della Map a Ucraina e Georgia". Le parole della
Merkel hanno riecheggiato quelle del premier francese François Fillon:
"Noi pensiamo che (la Map) non è una buona risposta all'equilibrio del
potere in Europa e tra l'Europa e la Russia", ha dichiarato. E su questo
tasto ha battuto anche il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter
Steinmeier: "Non c'è alcuna ragione impellente di inasprire ulteriormente
le relazioni con la Russia", ha spiegato. Steinmeier ha voluto pero giustificare
il "no" di Berlino all'ingresso delle due ex repubbliche sovietiche
sottolineandone anche la loro situazione di instabilità interna, per ribadire
che Mosca non ha "alcun diritto di veto" sull'allargamento
dell'Alleanza. Allineata con i principali partner europei, l'Italia: "La
nostra posizione è il legame stretto con gli alleati europei - ha detto il
premier Romano Prodi - non è che le posizioni europee possono essere viste e
vissute in modo isolato e l'Italia è un membro attivo della
politica europea".
Stretto tra la pressione di Bush, che ha al suo fianco il Canada e la totalità dei Paesi dell'ex
blocco comunista, e la contrarietà degli alleati europei, il segretario
generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha lanciato un forte messaggio di apertura
a Kiev e Tbilisi: "Qualunque sia la decisione che i leader prenderanno
oggi sulla Map, Ucraina e Georgia entreranno un giorno nella Nato",
ha assicurato. "Le nostre porte restano aperte e l'allargamento della Nato
non si fermerà a Bucarest". Stoppato su questo fronte, Bush
dovrebbe essere maggiormente ascoltato riguardo alla richiesta agli alleati di
inviare altre truppe in Afghanistan. Bush ha
illustrato la sua visione di una Nato che dopo avere trascorso la Guerra Fredda
ad aspettare ("senza mai sparare un colpo") una invasione di carri
armati sovietici dall'Est, completi adesso la sua trasformazione in una
Alleanza dinamica pronta a inviare le sue forze nel mondo "a difesa della
pace e della libertà". Citando le minacce recenti di bin Laden su possibili
attacchi contro l'Europa, Bush ha sollecitato gli
alleati a inviare più truppe in Afghanistan per completare la missione con una
vittoria e per impedire ai terroristi "di colpire sul nostro
territorio". "È una battaglia preziosa per la nostra sicurezza e per
la causa della pace" ha detto Bush dando il
benvenuto alla decisione già annunciata da alcuni paesi, come Francia e
Romania, di incrementare i loro contingenti. Altri annunci dovrebbero arrivare
durante il vertice Nato. Ma è la questione dello scudo anti-missile, tra i nodi
non risolti di Bush, quella che rischia di avere
l'effetto più a lunga durata sui rapporti tra la Nato e Mosca perché il
presidente americano non è ancora riuscito a convincere il suo collega russo
Vladimir Putin che lo scudo non mira a indebolire il deterrente del Cremino. Bush ha ribadito che la necessità per l'Europa di uno scudo
anti-missile è"reale ed urgente" perché Paesi come l'Iran stanno
cercando di sviluppare tecnologia che "potrebbe essere usata per produrre
armi nucleari e missili balistici" in grado di colpire "paesi come la
Romania". Marisa Ostolani (Ansa) 03/04/2008.
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Stai consultando
l'edizione del D'Alema: "L'Expo? Siamo stati noi a candidare Milano"
Stop alle polemiche: "La chiave del successo? Unire le forze del Paese e
l'espansione della nostra politica
estera" di Giampiero Rossi / Milano Nella corsa
all'aggiudicazione dell'Expo 2015 "non ha vinto Milano, capitale della
Padania", come scrive qualcuno. Ma "ha vinto Milano, città candidata
dall'Italia". Insomma, Massimo D'Alema taglia corto: "Ha vinto Milano
e ha vinto l'Italia", ma a ben guardare, ricorda, è stato il
governo di centrosinistra a scegliere di candidare il capoluogo lombardo,
"perché Milano è Milano". A pochi giorni dal verdetto di Parigi, era
inevitabile che la giornata milanese del ministro degli Esteri gravitasse
principalmente attorno al tema dell'Expo. D'Alema aveva in agenda diversi
appuntamenti elettorali, ma oltre a partecipare a un incontro con i giovani del
Pd e a un altro organizzato dalla fondazione ItalianiEuropei, è comparso di
nuovo al fianco del sindaco Letizia Moratti, questa volta a Palazzo Marino.
" Un bell'incontro", commenta D'Alema che si trincera poi nel fair
play per evitare di commentare l'incidente diplomatico che la destra milanese
ha provocato in questi giorni di festa bipartizan e relativa concordia: il
centrosinistra milanese, infatti, aveva chiesto che accanto al sindaco anche il
ministro degli Esteri presenziasse al consiglio comunale in cui è stato
presentato il risultato parigino. Ma Forza Italia si è opposta e non se ne è
fatto nulla. "Non vado mai nei posti in cui non sono invitato", si
limita a commentare D'Alema. Ma al di là dei piccoli sgarbi politici, il
ministro tiene a ricostruire lo scenario in cui è maturato il successo della
candidatura di Milano: "La chiave del successo è stata unire le forze del
paese, e questo successo è frutto anche del carattere espansivo della nostra politica estera", dice alludendo ai rapporti
riallacciati positivamente con paesi come il Brasile e il Sudafrica e in aree
come il medio oriente e l'America latina dopo "cinque anni
disastrosi". È da questi rapporti rinsaldati che sono maturati non solo
con l'Expo ma anche tanti altri successi per le candidature italiane, all'Onu,
all'Unesco, al Fondo monetario internazionale, alla Nato. Tutto in soli venti
mesi di impegno del governo italiano e di relazioni coltivate dalla Farnesina.
D'Alema ricorda di aver percorso tanti chilometri da coprire almeno una dozzina
di volte il giro del mondo, ma poi ironizza: "Certo, anche l'onorevole
Berlusconi ha fatto un paio di telefonate... Non voglio togliere
merito...". L'altro grande tema è l'Alitalia, che vista da Milano si
coniuga anche in Malpensa. "Speriamo che sia possibile recuperare il
dialogo - dice a proposito della rottura tra i sindacati ed Air France -
altrimenti il rischio, non apparendo ancora queste fantomatiche cordate che
sarebbero le benvenute se ci fossero, è molto serio per il destino dell'azienda
Alitalia". Quanto a Malpensa, invece, "è una grande infrastruttura al
servizio dell'Italia del nord e di una parte dell'Europa, che sarà preziosa
anche per l'Expo. Dobbiamo rilanciare lo scalo - aggiunge - separandolo dai
destini di Alitalia".
( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Stai consultando
l'edizione del Expo, le gambe corte di Berlusconi Maurizio Chierici L e bugie
hanno le gambe corte. Berlusconi prova a farsi bello esibendo le sue
"amicizie personali con i leader del mondo". E si attribuisce il
merito di aver portato a Milano l'Expo. I suoi giornali fanno da sponda pur
sapendo che la realtà è diversa. Ognuno ha lo stile che si merita con qualche
infortunio professionale perché è facile dimostrare il contrario. L'America
Latina è il blocco compatto che ha votato Italia. Non per improvvisa tenerezza,
ma per l'amicizia coltivata dal governo Prodi e dalla Farnesina di D'Alema. Per
cinque anni è stato il continente dimenticato dal governo di centro destra.
Forse per imitazione del disinteresse di Bush, mai il
Cavaliere ha messo piede nei paesi dove vivono milioni di emigranti e
discendenti italiani. Nel 1997, appena insediato, il primo governo Prodi ha
creato un Consiglio italo- brasiliano che Berlusconi non ha mai convocato. Dopo
la lunga disattenzione, il Consiglio si è riunito il 26 settembre
( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
N. 80 del 2008-04-03
pagina 38 Il 13 aprile svanirà il sogno del kennediano Walter di Mauro Della
Porta Raffo Aiuto! In politica
estera, Obama si ispirerebbe a Kennedy! Voglio
ricordare che John Kennedy entrò alla Casa Bianca il 20 gennaio del 1961 e morì
il 22 novembre del
( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
La Seconda Guerra è
morto e sepolto, eccole: è proprio la Germania il paese che - a detta di 34 nazioni
sparse per il globo - esercita più di tutti un'influenza "benefica"
sullo scacchiere internazionale. Parola della Bbc, che per il terzo anno
consecutivo ha commissionato un sondaggio globale su un campione di ben 17 mila
persone. Male invece - anche se in recupero - quelli che indossarono un tempo
le vesti dei liberatori: gli Stati Uniti d'America. Gli Usa si aggiudicano il
quarto posto della poco virtuosa classifica dei paesi con la peggiore influenza
sulle sorti del globo, preceduti solo da Pakistan, Israele e Iran - considerato
dunque la nazione "peggiore" di oggi. In Israele sono infuriati per
il secondo posto tra i "peggiori" e replicano con una ricerca che
dimostra che la Gran Bretagna, patria della Bbc, è l'epicentro dell'antisemitismo.
Nell'epoca post guerra fredda, surriscaldata dalla lotta contro il terrorismo,
l'America di George W. Bush viene vista come una
potenza positiva dal 35% degli intervistati, mentre il 47% la ritiene
"sostanzialmente negativa". Sempre meglio dell'anno passato, quando a
bocciare la bandiera a stelle e strisce fu il 52%. E allora tutti pazzi per la
Germania, finita al primo posto della classifica pur essendo stata scrutinata,
nel sondaggio Bbc, per la prima volta. Secondo e terzo posto, rispettivamente,
vanno al Giappone e all'Unione Europea. La Germania ha "vinto" con il
56% dei giudizi positivi - e solo il 18% di negativi - mentre il Giappone ha
conquistato le simpatie del 56% degli intervistati ma anche il 21% di
antipatie. La Ue, invece, sale al terzo posto con il 52% dei sì e il 21% dei
no. L'Italia non è stata presa in considerazione, benché agli italiani siano
stati chiesti giudizi sugli altri paesi. Al quarto e quinto posto, poi, altre
due nazioni europee, Francia e Gran Bretagna, che riesce a dare una buona immagine
nonostante l'impegno in Iraq a fianco agli Usa. Osservando, però, i risultati
si noterà, ad esempio, che l'opinione sugli Usa è peggiorata in Medio Oriente,
ma anche nel confinante e occidentalissimo Canada; mentre la performance del
Giappone, per le vicine Cina e Corea del Sud, non è per niente positiva, anzi,
è pessima. Insomma, l'erba dei vicini non è verde per niente. La Russia poi,
nonostante l'attitudine "culturista" in materia di politiche
energetiche, ha mostrato il passo in avanti più consistente, passando dal 29%
dei consensi del 2007 al 37%. E per quanto riguarda il miglioramento degli Usa,
potrebbe esserci dell'ormai taumaturgico Barack Obama. Secondo
Steven Kull, direttore dell'istituto che ha prodotto lo studio - il Program on
International Policy Attitudes dell'università del Maryland - la variazione
statistica potrebbe dipendere "dalla speranza che la nuova amministrazione
cambi politica estera".
( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Di MARCO BERTI
Mancano pochi mesi alla scadenza del mandato di George W.Bush
alla Casa Bianca e il vertice Nato di Bucarest è forse l'ultima occasione che
ha il presidente Usa per cercare di ritagliare nell'ordine del mondo un nuovo
spazio a uso e consumo degli interessi di Washington. Ed ecco che sul tavolo
del summit, che si è aperto ieri sera nella capitale romena, il capo della Casa
Bianca mette in gioco tre temi che stanno già creando incrinature fra Usa e
Russia e fra Usa e Ue: la richiesta agli alleati di invio di nuove truppe in
Afghanistan, l'allargamento della Nato a Ucraina e Georgia, e lo scudo
antimissile che il Pentagono, col pretesto della minaccia iraniana, vuole
piazzare sotto il naso di Mosca. Sull'invio di nuove truppe in quello che era
il regno dei talebani, Bush si dice ottimista. Oggi si
dovrebbero conoscere le posizioni ufficiali dei paesi membri dell'Unione
europea, mentre la Russia ha già fatto sapere che consentirà senza problemi il
passaggio nel suo territorio di rifornimenti alla missione Isaf. La Vecchia
Europa, quella cioè ante caduta del muro di Berlino (sulla
Nuova Bush può
tranquillamente contare), è combattuta fra il rispetto degli impegni presi con
il suo tradizionale alleato e i rispettivi problemi di politica interna. In ogni caso la
Francia qualche centinaio di uomini li invierà in Afghanistan, non quanti ne
voleva inviare Sarkozy a causa dell'opposizione del Ps; anche Germania e
Gran Bretagna si sono impegnate in qualche modo a contribuire. L'Italia è alla
vigilia delle elezioni e ogni decisione sarà rinviata a dopo il 14 aprile. Il
capo del governo Romano Prodi ha comunque chiarito che l'Italia manterrà
inalterata la presenza militare (2.500 uomini), mentre saranno intensificate le
attività di assistenza. Ma il tema che più rischia di creare problemi
all'interno e all'esterno dell'Alleanza è la proposta di adesione di Ucraina e
Georgia alla Nato. Bush, inutile sottolinearlo, è del
tutto favorevole. "La posizione del mio Paese - ha affermato poco prima
che si aprisse il vertice - è chiara: la Nato deve accogliere Georgia e Ucraina
nel Map (Membership Action Plan, l'anticamera del processo di adesione
all'alleanza, ndr)". Un nuovo siluro per Putin (a pochi giorni dalla
dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo) che non ha affatto
digerito l'idea che Washington si voglia impadronire di territori che fino a
ieri gravitavano nell'orbita di Mosca. Ed ecco la risposta di Sergei Lavrov,
ministro degli Esteri russo: "Il mio Paese non mancherà di reagire a una
eventuale espansione verso Est della Nato". Fra le risposte ipotizzate, il
riconoscimento dell'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud da Tbilisi, cosa
che metterebbe in una profonda crisi la Georgia e Washington. Lavrov ha citato,
non a caso, la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, "che
ha creato un precedente". Su questo nodo Italia, Francia, Germania e
Spagna sono scettici, la loro posizione è univoca: "E' presto per parlare
di allargamento a Ucraina e Georgia". C'è un'altra adesione contestata a
Bucarest. E' quella della Macedonia su cui pesa il veto della Grecia, decisa a
bloccare l'ingresso del Paese nell'Alleanza a causa della disputa sul nome
della repubblica ex jugoslava. Atene contesta il nome Macedonia, perché è
quello di una delle sue province e teme rivendicazioni territoriali da parte di
Skopje. Infine lo scudo missilistico. Bush nei
prossimi giorni cercherà di convincere Putin, prima che lasci il posto a
Medvedev, che un apparato militare del genere è anche nell'interesse di Mosca.
"La Guerra Fredda è finita - ha detto il capo della Casa Bianca - e la
Russia non è nostro nemico. La minaccia di attacchi balistici contro l'Europa è
reale e urgente da parte di paesi che stanno cercando di procurarsi tecnologia
nucleare". Un po' poco per convincere Putin a lasciarsi mettere missili
nucleari sotto casa con il pretesto di difendersi da un nemico che non c'è. In
ogni caso di questo si parlerà domenica prossima a Soci, in Russia, sul Mar
Nero, dove Bush e Condoleezza Rice incontreranno Putin
e Medvedev.
( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Conversazione
l'ambasciatore parla delle tattiche della geopolitica
Fulci: "Si perde anche all'Onu se si trascurano i piccoli" Negli
ordini di grandezza della diplomazia, fatti di Grandi nazioni e Piccoli stati,
ha ragione Emma Bonino: il paradigma della vittoria di Milano nella corsa per
Expo 2015, dimostra quanto pesino il gioco di squadra, la determinazione e la
capacità di dialogare con gli altri. Parola dell'ambasciatore Francesco Paolo
Fulci, il più longevo rappresentante italiano alle Nazioni Unite (dal 1993 al
1999), bestia nera dei Grandi e paladino dei Piccoli, eminenza grigia di quel
Coffee Club che negli anni Novanta impedì l'aumento dei seggi permanenti nel
Consiglio di Sicurezza. Uno abituato a vincere, insomma. Anche ora che, come
dice lui, si gode la dolce vita da vicepresidente di una multinazionale:
"Le regole di una diplomazia che fa gioco di squadra sono semplicissime.
Bisogna avere obiettivi precisi, agire in maniera articolata, perseguire
ferocemente quegli obiettivi. E parlare con tutti". Snocciola ricordi ed
esempi paradigmatici, racconta di quando i Grandi si informavano se l'Italia si
candidava o meno, prima di accampare pretese. Racconta la sua strategia per
vincere tra i Grandi, in cui i Piccoli avevano un ruolo determinante:
"Allora avevamo ben chiaro che i Piccoli sono assetati prima di tutto di
considerazione. Per loro questo viene prima ancora degli aiuti economici e di
tutte le belle chiacchiere sulla fame nel mondo". Altro che terzomondismo,
dunque: "Chiamavo i miei colleghi degli stati meno pesanti con il loro
nome di battesimo, gli spiegavo che ero il loro doppio fratello. Volevo che
fossero sempre invitati anche loro, quando incontravo i Grandi, fosse anche
soltanto per una colazione. E quando intervenivo all'Assemblea generale non
mancavo mai di citare questo o quel rappresentante di un piccolo stato".
Piccoli trucchi? Può essere, ma questi figli di un dio minore hanno fatto
vincere Fulci 26 volte su 27: "Tutto dipende dalla qualità degli uomini
che una nazione mette in campo. Ricordo l'inciampo di un collega italiano, io
avevo già lasciato l'incarico al Palazzo di Vetro. L'Italia era in lizza per il
Consiglio di Sicurezza e, in teoria, aveva tutti i voti necessari. Poi il
nostro diplomatico, incautamente, affermò che non era più tempo per l'Italia di
correre dietro agli stati piccoli e straccioni, che il nostro paese doveva
dialogare solamente con le grandi potenze. Lo avvisai che stava sbagliando. E
infatti perdemmo malamente, ci ritrovammo con
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Reportage L'orgoglio
e la delusione della laica Izmir (Smirne) sconfitta da Milano Gli sconfitti
dell'Expo
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Dal summit niente
invito a Ucraina e Georgia. Truppe in Afghanistan, oggi si decide La Nato più
divisa che mai su tutto Bush non passa, allargamento a
metà Anche la Macedonia resta fuori dalla porta. Dubbi su Kosovo e
"scudo". Pochi "sì" alle richieste Usa per altri soldati a
Kabul Astrit Dakli Il rapporto fra "vecchia Europa" e Stati uniti sta
toccando in queste ore a Bucarest - dove ieri si è aperto il vertice Nato - uno
dei suoi punti più bassi, con una dinamica che è difficile non veder legata
alla crescente forza della Russia sullo scenario internazionale e alla
parallela sfiducia dei leader europei nelle capacità politico-strategiche di un
George Bush ormai "anatra zoppa".
Allargamento a est e sud, Afghanistan, scudo antimissile, Kosovo: tra gli
alleati si profila una frattura di lungo periodo (anche perché nessuno dei
potenziali successori di Bush alla Casa bianca sembra
finora capire la gravità dei danni da lui provocati) su tutte o quasi le
istanze sul tappeto. Che non a caso stavolta, a differenza di quanto avviene
sempre nei "vertici", non sono state risolte alla vigilia ma portate
tali e quali, con tutto il loro carico di contraddizioni, sul tavolo dei leader
riuniti nella capitale romena. Un tavolo imbandito - il summit è iniziato con
una cena - ha visto ieri sera la prima sconfitta di Bush:
la Nato ha deciso sì di allargarsi, ma assai meno di quanto il presidente
americano desiderava (e fino a poco tempo fa tutti ritenevano scontato). In
pratica, solo Croazia e Albania entreranno nell'Alleanza nei tempi previsti.
L'adesione della Macedonia è stata bloccata dal veto greco: indifferente alle
pressioni Usa, Atene ha insistito a considerare dirimente la questione del nome
del piccolo stato ex jugoslavo. Finché non si troverà una soluzione (cioè
finché la Macedonia non accetterà di chiamarsi in un altro modo) l'invito a
Skopje resterà in stand-by: il che comporterà l'ulteriore allontanarsi delle
ipotesi di consolidamento del Kosovo. Se ne parlerà oggi a porte chiuse a
Bucarest, ma si sa che diversi governi europei sono preoccupati e infastiditi
della piega che sta prendendo la vicenda kosovara e del pasticcio in cui la
forzatura americana ha cacciato la Ue. Quanto a Ucraina e Georgia,
sponsorizzate con tutte le sue forze da Bush, le loro
domande di adesione sono state gelate da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel,
sbarcate ieri a Bucarest con un secco "no". In futuro, certamente
Kiev e Tbilisi saranno benvenute, hanno detto i due leader, ma adesso no. Di
pressione, George Bush ne ha fatta più che poteva:
prima a Washington, poi a Kiev nei giorni scorsi, e ancora ieri fino all'ultimo
istante ha ripetuto con la massima enfasi il sostegno americano alle candidature;
anche il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer è stato indotto
da Bush a sostenere senza riserve l'allargamento (cui
pure il suo paese, l'Olanda, non è favorevole): eppure, tanta agitazione non è
bastata. Forse era già nei piani, alzar la voce senza poi raggiungere lo scopo
- un contentino dell'America a dei paesi amici, far vedere che il capo della
Casa bianca si spende per loro, tenerli nella propria orbita stretta mostrando
quanto sono cattivi i "vecchi europei" - ma il risultato somiglia un
po' troppo a una sconfitta per essere davvero voluto. Una sconfitta che rende
ancor più imbarazzante la richiesta più importante e delicata rivolta dal
presidente Usa agli alleati atlantici: mandare più soldati in Afghanistan dove,
ha ripetuto ancora ieri mattina, "dobbiamo vincere a qualunque
costo". La risposta formale a questa richiesta (spalleggiata dal Canada e
dalla Gran Bretagna, che hanno subìto forti perdite umane nella guerra afghana)
arriverà oggi, al termine della seconda giornata del summit, ma finora solo
Romania, Polonia e Francia hanno abbozzato un incerto "sì", che certo
non basterà a soddisfare le richieste dei generali. Per finire, anche sullo
"scudo" antimissile George Bush rischia di
concludere malamente quello che doveva essere il viaggio del suo riscatto
internazionale: nessun entusiasmo degli alleati europei, freddezza continua del
nuovo governo polacco che continua a negare il suo "sì"
all'installazione di 10 missili intercettori sul suo territorio; persino il governo
cèco ha fatto ieri presente che preferirebbe di gran lunga se il radar che il
paese dovrà ospitare fosse della Nato e non degli Usa. Bush
ha fatto un'inedita apertura a Mosca, offrendo ai russi di partecipare
pienamente al futuro sistema difensivo: e a questo punto starà alla benevolenza
di Vladimir Putin, prima nel suo discorso previsto domani a Bucarest, poi nell'incontro che avrà domenica a Soci con lo stesso Bush, se concedere o no al presidente
Usa un piccolo successo di politica estera, sotto forma d'un accordo sugli armamenti. A margine del summit
di Bucarest, il segretario de Hoop Scheffer ha lanciato ieri a Bucarest la
nuova emittente televisiva "natochannel.tv", realizzata con il
contributo economico danese e dedicata soprattutto all'Afghanistan. Il nuovo
canale trasmetterà almeno dieci servizi alla settimana, visibili sul sito
Internet dell'Alleanza a partire dalla prossima settimana.
( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Bufera
sull'intervista del generale che sarà eletto per il Pd in senato nel Lazio:
"I gay inadatti all'esercito. Apriamo bordelli per i soldati all'estero. Sull'Iraq
certa sinistra dovrà ricredersi". Ma Veltroni lo smentisce: "Parole
sbagliate" Matteo Bartocci Roma A palazzo Madama già fanno gli scongiuri:
"C'eravamo appena sbarazzati della Binetti e ora ci tocca Del
Vecchio". Altra polemica omofoba e altro intervento in extremis di Walter
Veltroni per correggere le parole incaute di un suo candidato "fiore
all'occhiello". L'intervista rilasciata a Klaus Davi (visibile su you tube
sul canale "Klauscondicio") di Mauro Del Vecchio, il generale di
corpo d'armata candidato per il Pd al senato è un terremoto. Soprattutto perché
sarà sicuramente eletto nel Lazio, regione in bilico, visto che è il numero tre
in lista dopo Marini e Finocchiaro. "I gay sono inadatti all'esercito -
dichiara Del Vecchio - rispetto ogni scelta ma credo che in una struttura come
l'esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non
dichiarare e non evidenziare la propria omosessualità". Il generale - che
ha un curriculum di tutto rispetto, ha guidato il Comando operativo interforze
ed è stato comandante in Bosnia nel '
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-03 num: -
pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'agenda Sì all'adesione di Croazia e Albania,
rinviata la Macedonia La Nato "gela" Bush su Ucraina e Georgia Il presidente Usa chiede rinforzi in
Afghanistan Sul tavolo del vertice apertosi ieri a Bucarest c'è anche il
dossier dello scudo spaziale che Putin non vuole DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
BUCAREST - Quella che la Nato affronta in Afghanistan è una sfida che
"non possiamo permetterci di perdere, quali ne siano il costo e le
difficoltà ". La domanda che le nazioni alleate devono porsi è semplice:
"Ne vale la pena?". La risposta di George W. Bush
è: "Assolutamente sì, perché se non sconfiggiamo i terroristi laggiù,
dovremo affrontarli nei nostri Paesi". La conclusione non ha alternative:
"Gli Usa si aspettano che i partner si assumano l'impegno necessario per
vincere. Chiediamo loro di fornire nuove forze alla missione". Imposta
inutilmente la sua causa, il presidente americano, al vertice della Nato,
apertosi ieri sera a Bucarest e che stamane entra nel vivo di un'agenda, dove
pochi dossier mettono d'amore e d'accordo la Casa Bianca con i governi europei.
Scontato l'annuncio dell'adesione di Croazia e Albania, anche l'ingresso della
Macedonia sarà quasi certamente congelato, per il veto della Grecia, che non
vuole vedersi rubato il retaggio storico di Alessandro Magno. Il resto,
dall'invito a negoziare a Georgia e Ucraina, all'Afghanistan appunto, rischia
di rivelarsi imbarazzante per il capo della Casa Bianca, candidato a collezionare
una raffica di rifiuti, inedita negli annali dell'Alleanza. Già alla cena di
ieri sera, il confronto è stato duro e sarà già molto se per Kiev e Tbilisi la
Nato confezionerà un pacchetto consolatorio di cooperazione, forse con la
promessa di una data lontana per l'offerta formale del membership action plan.
Ma Bush, con buoni argomenti, non rinuncia a
rammentare agli alleati i pericoli e la posta in gioco, l'esistenza stessa
della Nato, nella guerra ai Talebani e nel sostegno al fragile governo di Hamid
Kharzai. "La missione in Afghanistan è decisiva per la nostra sicurezza e
per la pace", spiega il presidente, ricordando che appena due settimane fa
Osama Bin Laden ha nuovamente minacciato di colpire l'Europa. Senza citare
Germania, Italia e Spagna, Bush mostra comprensione
per "i Paesi le cui politiche impediscono loro di impegnarsi di più".
Ma il problema rimane: "Le nazioni devono prendere sul serio questa sfida:
ogni sconfitta della Nato in Afghanistan diminuirà drammaticamente la credibilità
dell'organizzazione ". Ci sono 47 mila soldati alleati, oggi, impegnati
nelle varie regioni del Paese. Ma tutto il peso delle operazioni di
combattimento viene sopportato da americani, inglesi e canadesi nel Sud, mentre
gli altri Paesi, il nostro compreso, affrontano compiti meno rischiosi nel
Nord. Gli Usa hanno deciso di inviare altri 3200 marines, che si aggiungeranno
ai 31 mila americani già presenti. Ieri Parigi ha confermato l'impegno ad
aumentare il proprio contingente, annunciato la scorsa settimana dal presidente
Sarkozy. Ma, come ha spiegato ieri il primo ministro Fillon, saranno poche
centinaia di uomini, mentre si era sperato fossero mille, per poter dare una
mano alla forza canadese. Il premier di Ottawa, Stephen Harper, che ha
minacciato di ritirare i suoi 2500 soldati entro un anno se la situazione non
cambia, si è detto però "ottimista " che l'obiettivo del
rafforzamento sarà conseguito. Nel giro di tavola odierno i leader parleranno
anche dei caveat, le regole ad hoc, in base a cui ogni nazione definisce e
limita le proprie regole d'ingaggio nella missione afghana. I comandi militari
li vorrebbero rimossi. Ieri, il segretario della Nato, Jaap de Hoop Scheffer,
ha detto che "si può e si deve far meglio, eliminando quelli rimanenti
". Il solo punto sul quale George Bush dovrebbe
vedersi confortato dal sostegno degli alleati sarà quello del sistema
anti-missile, che Washington vuole installare in Polonia e Repubblica Ceca.
"Lo scudo è decisivo per difendere l'Europa da un pericolo reale e a mio
avviso immediato, posto da nazioni come l'Iran", spiega il presidente, che
del tema parlerà domenica a Soci, sul Mar Nero, con Vladimir Putin. I
diplomatici americani nei giorni scorsi si erano mostrati ottimisti sulla
possibilità di vincere le resistenze di Mosca. Ma ora Bush
appare più cauto: "Non ho grandi aspettative, è solo una buona opportunità
per discuterne". Paolo Valentino Benvenuto George Bush;
dall'alto il romeno Basescu accoglie Sarkozy e, sotto, Prodi e de Hoop Scheffer
\\ I partner si assumano l'impegno per vincere. E forniscano nuove forze \\
Ogni sconfitta in Afghanistan diminuirà la credibilità della Nato.
( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-03 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Alitalia, si dimette Prato Si è dimesso
Maurizio Prato, presidente e ad dell'Alitalia. La decisione dopo che Air
France-Klm aveva deciso di lasciare il tavolo della trattativa con i sindacati.
Il presidente Spinetta: la proposta dei rappresentanti dei lavoratori è
inaccettabile e va oltre il mio mandato, comunque la porterò in Cda. Elezioni a
rischio Dopo che il Consiglio di Stato ha disposto la riammissione nelle liste
della Dc di Pizza, il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha chiesto la revoca
dell'ordinanza ma non esclude il rinvio delle elezioni del 13-14 aprile .
Berlusconi e Veltroni: "Contrari". Focus La corsa dell'oro Nel 2007
il costo di un'oncia d'oro è cresciuto del 32%, nei primi mesi di quest'anno
del 20% fino a superare i 1.000 dollari. Ma la corsa non sembra destinata a finire,
soprattutto per gli acquisti di India e Cina. Esteri Bush: "Più truppe Nato" La
Nato "non può permettersi una sconfitta in Afghanistan". Per questo,
i Paesi che fanno parte dell'Alleanza devono "inviare più truppe" nel
Paese centro- asiatico. Lo ha detto il presidente Usa George W. Bush prima dell'apertura del vertice
Nato di Bucarest. La nonna di Obama Critiche al nero Barack Obama per le
sue dichiarazioni a proposito della nonna, una bianca che vive nelle Hawaii. Il
candidato democratico alle primarie ha detto che la donna, che lo ha cresciuto
e che lui stima, tuttavia aveva impulsi razzisti. Cronache Expo, Moratti e
Celentano "Preferisco sentire le sue canzoni. Non penso abbia competenze
urbanistiche tali da fare critiche senza conoscere i progetti". è stata questa
la replica del sindaco di Milano Letizia Moratti alle critiche di Celentano
sull'Expo 2015. "Wojtyla soprannaturale" Giovanni Paolo II aveva
"qualità soprannaturali ": questo un passaggio dell'elogio di Wojtyla
fatto dal suo successore Benedetto XVI, a tre anni della morte di Giovanni
Paolo II durante una messa solenne. Economia Mutui, famiglie in crisi Sono 530
mila le famiglie italiane che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del
mutuo, secondo il presidente del-l'Antitrust, Antonio Catricalà: "Sono in
difficoltà in 420 mila per l'aumento del costo della rata. A queste se ne
aggiungono 110 mila per le quali esistono problemi di possibile
insolvenza". Negli Usa, secondo il presidente della Federal Reserve Ben
Bernanke, "è possibile una recessione economica". Cultura Il
comunista letterario Lungo vari decenni della storia italiana i comunisti sono
stati al centro dell'immaginario culturale, una stella fissa del nostro
universo letterario, dalla Liberazione al Sessantotto, dagli eroi "buoni"
della guerra partigiana fino ai dubbi dolorosi dello scrutatore di Italo
Calvino. Se ne occupa Il comunista di Anna Baldini, un saggio Utet appena
uscito. Spettacoli Cinema, record francese Bienvenue chez les Ch'tis, di Dany
Boon, sta per diventare il film francese più visto di tutti i tempi: in sei
settimane lo hanno guardato 16,48 milioni di francesi. Narra le disavventure di
un postino di Piccardia, innamorato e vessato da una madre terribile. Sport
Stasera i viola in Uefa Fiorentina impegnata stasera contro gli olandesi del
Psv Eindhoven, andata dei quarti di finale di Coppa Uefa. Prandelli lancia la
coppia Mutu-Pazzini.
( da "Campanile, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Manuela D'Argenio
"Le tasse? Se alte è giusto evaderle" Il Cavaliere: "Se il
prelievo è tra il 50 e il 60%, giustificata l'elusione" Le tasse? Altro
che lotta all'evasione, la ricetta è molto più semplice e immediata: non
pagarle. E fin qui niente di nuovo. Ma il fatto che a proporre una soluzione
del genere sia il capo dell'opposizione, nonché candidato premier del Partito
della libertà, lascia qualche perplessità, a voler usare un eufemismo. Eppure è
accaduto sul serio. Roma, congresso dell'Ance (Associazione nazionale
costruttori edilizi): il Cavaliere presenta a 360 gradi i temi caldi della sua
campagna elettorale, e scivola sulle tasse con una boutade delle sue: "Se
lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni ? spiega serenamente - allora la
tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una
cosa indebita e ti senti anche un pò giustificato a mettere in atto procedure
di elusione e a volte anche di evasione". Però, che bell'esempio di senso
civico. Poi, il Cavaliere ha subito ribadito la sua intenzione di portare
l'aliquota massima al 33 per cento. "Noi - ha spiegato - abbiamo
un'elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate".
L'intenzione di portare l'aliquota al 33% c'era già nella scorsa legislatura.
"Lo avremmo voluto fare - dice il Cavaliere - ma l'Udc ce lo impedì".
Ma la nota stonata è quell'invito all'evasione sul quale sono subito arrivate
le prime reazioni. A partire proprio dall'Udc, che di certo, non bada a
"spese": "Una classe politica che
giustifica l'evasione ? sbotta Pier Ferdinando Casini - è irresponsabile. È'
vero che le tasse sono troppo alte, ma chi giustifica l'evasione fiscale e si propone
di governare il Paese è un pericolo pubblico". Dura la critica della
Sinistra Arcobaleno che con Giovanni Russo Spena così commenta: "E' fuori
dal mondo che un candidato premier affermi che è comprensibile l'evasione
fiscale". E dalla Uil, il segretario confederale Domenico Proietti segue a
ruota: "Niente può giustificare l'evasione fiscale". Andando avanti
nel suo discorso, il Cavaliere parla che di intercettazioni, di politica estera, di rifiuti e quant'altro. Quanto alle
intercettazioni ha detto che fisserà in 5 anni la reclusione per chi le fa e
per chi le diffonde e una multa salatissima per chi le pubblica, poiché
"devono essere consentite solo nell'ambito di indagini sul terrorismo e
sulla criminalità organizzata. Per tutti gli altri vale la privacy". Sulla politica internazionale ammette che è in un "un momento davvero
difficile. Con le dichiarazioni di Bush sull'Ucraina e la Georgia nella Nato, la Russia si sente
circondata e il rischio, dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti per farla
diventare parte dell'Occidente, adesso è di rovinare tutto". Di
qui, un momento di autocelebrazione: "Ho avuto - dice - un ruolo di una
certa importanza nel riavvicinamento tra la Federazione Russa agli Usa e
all'Europa". Infine torna a cavalcare uno dei soui cavalli di battaglia:
l'emergenza rifiuti. Che, promette, "sarà il primo problema a cui lavorerò
di giorno e di notte quando andrò al governo. E ho già qualche idea".
L'incapacità di risolvere la questione, ecco una frecciatina al governo, "ha
distrutto l'immagine del nostro paese nel mondo: non c'è più il Belpaese, ma
c'è il paese che non ha saputo togliere i rifiuti dalla strada. I danni sul
turismo già ci sono, ci sono quelli sul made in Italy". (03-04-2008).
( da "Avvenire" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
MONDO 03-04-2008
SONDAGGIO IN 34 PAESI Migliora (ma di poco) l'immagine dell'America DA LONDRA D
opo essere stata ai minimi storici negli anni dell'Amministrazione Bush, migliora l'immagine degli Stati Uniti nel mondo. È
quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla Bbc, che registra come il 35% di
17mila intervistati in 34 Paesi siano convinti che l'America abbia un'influenza
positiva, mentre l'anno scorso erano il 31%. Anche se ridotto, rimane però
comunque grande il distacco con la maggioranza del 47% che invece crede che la politica di Washington abbia un'influenza negativa. E in tre
Paesi la percezione degli Stati Uniti è addirittura peggiorata: Libano ed
Egitto, e il confinante Canada. Secondo il direttore del Program on
International Policy Attitudes dell'Università del Maryland, che ha condotto
con GlobeScan il rilevamento, il miglioramento della percezione degli Stati
Uniti è legato alla scadenza elettorale. "Con l'avvicinarsi delle elezioni
presidenziali ha spiegato Steven Kull l'opinione sugli
Stati Uniti è mitigata dalla speranza che la nuova Amministrazione abbandonerà
la politica estera che è
stata così impopolare nel mondo". È il quarto anno che la Bbc realizza
questo rilevamento. Tra quelli che hanno un'immagine negativa, l'Iran rimane al
primo posto con il 54%, Israele migliora la posizione dal 57 al 52%, il
Pakistan viene al terzo posto. All'estremo opposto, la Germania risulta
il Paese con l'immagine più positiva, il 56%, seguita dal Giappone. Netto
miglioramento, infine, della posizione della Russia, passata dal 29% dei
giudizi positivi al 37%, due punti in più degli Stati Uniti.
( da "Opinione, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Oggi è Gio, 03 Apr 2008
Edizione 65 del 03-04-2008 Mentre a Bucarest la nato discute sull'ammissione di
Georgia e Ucraina I capitali italiani scelgono la Russia di Stefano Magni Il
presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha
ribadito ieri che la missione statunitense nell'ambito del vertice Nato
consiste nell'allargare l'alleanza a Ucraina e Georgia, arrivando, dunque, a
lambire i confini meridionali della Russia. E' una politica
coerente con la dottrina statunitense dell'esportazione e consolidamento della
democrazia: "Qui a Bucarest" - ha dichiarato Bush - "dobbiamo dire chiaramente che la Nato saluta le
aspirazioni di Georgia e Ucraina", che "con le loro rivoluzioni per
la democrazia hanno ispirato il mondo". Il ministro degli Esteri russo,
Sergej Lavrov, ieri ha ribadito la posizione di ferma opposizione del suo
paese: "Vi assicuro che stiamo mettendo a punto diverse possibilità per
rispondere alla successione degli eventi". E l'asse renano (Francia
e Germania) non vuole attriti con Mosca e preferisce non estendere il Membership
Action Plan (il primo passo verso l'adesione) a Georgia e Ucraina, lasciandole
nell'orbita russa. Quel che si prevede, dunque, è una nuova divergenza
strategica tra Vecchia e Nuova Europa, come ai tempi della crisi che precedette
la guerra in Iraq del
( da "Italia Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Politica
Estera Usa/Punisce uno scolaro, i compagni 'progettano' di rapirla
Incredibile vicenda portata alla luce dalla Polizia in una scuola elementare di
Waycross, in Georgia. Nove bambini di meno di dieci anni avevano intenzione di
rapire la loro maestra per vendicare un amichetto che aveva ricevuto una nota
per indisciplina.
Avevano preparato il piano e l'occorrente: coltello, nastro adesivo, manette.
Gli agenti hanno scoperto tutto quando uno dei mini-congiurati è stato fermato
per aver portato un'arma a scuola. Il loro obiettivo era legare la donna e
tapparle la bocca con il nastro adesivo e tramortirla con un fermacarte. Dopo
una breve perquisizione, gli agenti hanno trovato un paio di manette, un rotolo
di nastro adesivo, materiale per pulire eventuali tracce dopo il rapimento,
stoffa per coprire le finestre in modo che nessuno potesse vedere da fuori cosa
stava succedendo. Tale trattamento sarebbe stato destinato all'insegnante per
vendicare un loro amichetto che aveva preso una nota per essere salito in piedi
su una sedia e, aver risposto male alla maestra. La polizia ha scoperto il "complotto"
quasi per caso dopo che uno dei bimbi, forse inavvertitamente, aveva detto al
bidello che qualcuno aveva portato un'arma in classe. Le Forze dell'Ordine
sostengono anche che non sia da escludere che la donna potesse essere uccisa. "Non
ho sentito nessuno tra i bambini dire che la maestra doveva essere uccisa, ma,
mi chiedo - ha affermato il capo della polizia di Waycross, Tony Tanner - e se
fosse successo in modo accidentale? Perché di una cosa sono certo: il piano era
stato progettato in ogni dettaglio, se non fossimo intervenuti lo avrebbero
eseguito". Il piano, del resto, era stato studiato nei minimi dettagli dai
nove bambini, maschi e femmine: con un coltello l'avrebbero bloccata in classe
dopo che tutti se ne erano andati, avrebbero oscurato finestre e chiuso porte,
l'avrebbero legata a una sedia con del filo elettrico. Edizione n. 876 del
03/04/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Esteri L'asse
franco-tedesco-spagnolo ormai decide in nome dell'Europa unita Sono Putin,
Sarkozy e la Merkel i grandi vincitori del vertice romeno. L'Italia una
comparsa La Macedonia, delusa, guarda a Belgrado e Mosca, e teme il
nazionalismo albanese Bucarest, 3 apr. - Russia, Francia, Spagna e Germania
sono i grandi vincitori del vertice Nato che domani si concluderà in una
Bucarest tirata a lucido come mai era stata prima. L'ex superpotenza mondiale
guidata dallo Zar Vladimir Putin ha infatti incassato il no dei paesi
dell'Europa occidentale all'accordo di pre-adesione all'Alleanza militare
atlantica di Ucraina e Georgia, stati che sino all'inizio degli anni novanta
erano parte integrante del territorio dell'Unione Sovietica. In questo suo
successo diplomatico Mosca ha trovato sponde insperate nei veti espressi da
Spagna, Francia e Germania. Nazioni Nato che, per timore di vedere bloccati i
propri rifornimenti energetici provenienti dalla Russia, hanno bloccato ogni
disegno d'espansione dell'Alleanza verso Est. Nulla di nuovo per la Nato dunque
dopo questo vertice che molto pomposamente era stato definito in partenza come
storico, ma che alla fine si è dimostrato persino un boomerang per le ambizioni
americane di proporsi come l'unica super-potenza mondiale. Un solo mini
ampliamento è stato incassato dall'Alleanza a Bucarest, tra l'altro
insignificante sotto il profilo tattico-militare ma foriero di gravi
ripercussioni politiche che potrebbero far precipitare nuovamente i Balcani nel
caos. Da oggi infatti Albania e Croazia sono parte integrante dell'Alleanza,
mentre la Macedonia è per ora esclusa in quanto il veto greco all'ingresso di Skopje
si è dimostrato insuperabile. L'umiliazione per la Repubblica ex Jugoslava
brucia assai e già stamattina nella capitale Skopje migliaia di dimostranti si
sono riversati nelle strade inneggiando alla Serbia di Milosevic, al suo
programma di pulizia etnica contro gli albanesi, scandendo slogan contro Tirana
ed Atene e chiedendo le dimissioni del governo in carica guidato da Nikola
Gruevski. “Atene, Madrid e Roma sono governi completamente nelle mani del
volere della mafia albanese”, ha sostenuto dalla Bulgaria ove si trova il
leader nazionalista macedone Ljubco Georgievski, che da tempo ha richiesto ed
ottenuto la cittadinanza bulgara, paese che fino all'ultimo ha cercato di
agganciare Skopje alla Nato. “ Per ciò, continua lo stesso Georgievski, noi
siamo rimasti fuori. Ben presto la pagherete però cara e ve ne accorgerete
quando, in nome del principio della mutua assistenza, sarete coinvolti in
sanguinosissime nuove guerre balcaniche”. I manifestanti stamattina chiedevano
al governo macedone di rompere i rapporti con Albania e Grecia e di tesserne di
nuovi con Belgrado e Mosca in nome di un panslavismo foriero di cattive notizie
per il futuro. Dopo Bucarest però già si delinea accanto al tramonto
dell'egemonia americana, frutto della politica di una
presidenza ormai giunta al capolinea, la nascita di un nuovo assetto di potere
all'interno dell'Unione europea che vede le cancellerie di Madrid, Parigi e
Berlino fungere da locomotive nell'Unione e gli scarcassati vagoni dei nuovi
arrivati, Polonia, Romania e Cechia, arrancare piano-piano. Il loro errore
probabilmente è stato finora quello di essersi troppo appiattiti sulle
posizioni amrericane. L'Italia per ora rimane in mezzo al
guado e non poteva essere altrimenti considerato che a Bucarest è stata
rappresentata da un governo dimissionario, l'ennesima figuraccia in politica estera. Un errore che potrebbe
costarci caro e determinare la nostra sostituzione con la Spagna nel novero
delle nazioni che contano all'interno dell'Unione Europea. Sergio Bagnoli.
( da "Opinione, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA
Oggi è Gio, 03 Apr 2008
Edizione 65 del 03-04-2008 Il sondaggio E il mondo disse: Bush
e Israele sono i più pericolosi di Dimitri Buffa Nel mondo ci sono quasi 18000
persone che mettono sullo stesso piano le possibili vittime e i probabili
carnefici. Cioè Israele e l'Iran. Si tratta del campione di individui sondato
(come ogni anno) tra l'ottobre del 2007 e il gennaio del 2008, dal GlobeScan
per conto del programma Bbc World. Per la cronaca Israele secondo questi
cittadini sondati in 34 paesi rimane saldamente in testa alla graduatoria dei
paesi più pericolosi per la stabilità e la pace mondiale con il punteggio di
52% negativo e solo 17% positivo. La precede di poco l'Iran, 54% e 18%,
l'America a stelle e strisce, poi arriva la Corea del Nord. A Israele anche il
record negativo di nazioni, 27 sulle