HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “POLITICA ESTERA USA”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DAL  1° al 3 aprile 2008       #TOP


Report "Estero USA"

La Tavola della pace: Politica estera ignorata dai programmi elettorali ( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Pacifisti La Tavola della pace: "Politica estera ignorata dai programmi elettorali" "I monaci tibetani bastonati per le strade non esistono. Quelli birmani sono scomparsi. La guerra in Iraq è un film. Quella in Afghanistan è finita. La questione palestinese, la questione kurda, il Darfur, la Somalia, il Libano, il Kosovo, il Pakistan,

QUALE sarà la politica estera americana dopo Bush? È l'interrogativo a cui tenta ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Di GIUSEPPE MAMMARELLA QUALE sarà la politica estera americana dopo Bush? È l'interrogativo a cui tenta di dare risposta un rapporto speciale sul tema apparso nell'ultimo numero dell'Economist. L'analisi per quanto precisa e dettagliata offre tuttavia una risposta problematica. Con il nuovo presidente la politica estera americana potrà cambiare ma rimarranno l'

Dal nostro corrispondente NEW YORK - Succede a tutti i presidenti: arrivati al tramon ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: sarà l'ultimo al quale Bush prenderà parte, e gli esperti di politica estera non credono che potrà assicurargli i successi che lui cerca. I 26 Paesi che si incontrano in Romania sanno che Bush non solo è un'"anatra zoppa", ma sanno anche che la sua popolarità è bassa e che ha alle spalle un'economia in crisi.

E si preciseranno anche in rapporto agli sviluppi della vicenda irachena che proprio in ques ( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: terrorismo e più in generale sulla politica mediorientale che è la naturale condizione di un ravvicinamento tra le due sponde dell'Atlantico dopo le due presidenze Bush che certamente le ha allontanate (come riconosciuto da uno studio dello stesso dipartimento di Stato) avrà tuttavia un prezzo per le nazioni europee presenti in Afghanistan ma non impegnate come invece la Gran Bretagna,

Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? ( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista.

Conversazione hagel, il repubblicano che obama vuole al Pentagono ( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: chiarire che la sua politica estera sarà "un ritorno alla politica tradizionale bipartisan e realista del padre di George Bush, di Jfk e, in qualche modo, di Ronald Reagan". Reagan era stato elogiato dal senatore afro-americano in un'intervista al Reno Journal Gazette nel gennaio scorso in cui dichiarò che la politica estera reaganiana cambiò la direzione della politica americana,

Il Tibet chiede solo la devolution ( da "Padania, La" del 01-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: ha puntato il dito contro l Alto rappresentante per la politica estera dell Unione, Javier Solana, "che si è già premurato di annunciare che, invece, lui ci andrà. Forse vi rappresenterà l'Europa dei banchieri, l'Europa del business, ma non certo l'Europa dei popoli che noi rappresentiamo in questo Parlamento".

Gian Enrico Rusconi Manca un'organica politica estera. Interessante per&# ( da "Stampa, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Gian Enrico Rusconi Manca un'organica politica estera. Interessante però che - affrontando altri temi contingenti, come Cina e Alitalia - abbia colto l'occasione per criticare l'Unione Europea.

D'Alema: con noi Italia a testa alta Berlusconi gioca solo per se stesso ( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: è dentro anche il carattere espansivo della nostra politica estera" Da Martino in poi, però, è un coro per dire che la politica estera italiana è stata fallimentare. "Vorrei ricordare che qui, alla Farnesina, si è tenuta la Conferenza per la pace nel Libano, alla quale hanno partecipato rappresentanti di tutte le parti del mondo.

Sarkozy fa partire altri soldati per l'Afghanistan I socialisti protestano, il capo dell'Eliseo non si ferma. No di Parigi all'ingresso di Kiev nella Nato ( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: si tratta di un "riallineamento della politica estera della Francia su quella degli Stati Uniti", e quindi di George Bush. Il primo prezzo da pagare sono appunto i mille soldati in più da mandare in Afghanistan. Tutto ciò, dicono i socialisti, per avere in cambio, forse, chissà quando, qualche posto di comando nell'Alleanza atlantica.

Ucraina nella Nato, è scontro tra Putin e Bush Il presidente russo contrario all'allargamento a Est dell'Alleanza. Il capo della Casa Bianca: Mosca non può mettere veti . No della ( da "Unita, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: ultima occasione per lasciare un segno tangibile della sua presidenza in politica estera dopo il disastro della guerra in Iraq. Le proposte in cima all'agenda sono tre: allargamento dell'Alleanza atlantica; scudo spaziale contro il terrorismo; aumento dell'impegno militare in Afghanistan. Le reazioni sono state disastrose ancor prima dell'inizio dei lavori.

Brevi, schede e richiami 5 ( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Conferenze POLITICA ESTERA TEDESCA Alle 17,30 alla Sala Candeloro della Facoltà di Scienze Politiche (Str. Maggiore 45), il prof. Mandred Gortemaker, dell'Università di Potsdam parlerà sul tema "The Foreign Policy of Angela Merkel: Germany's role between Europe, Russia and the United States".

<Sarkozy è come Chirac: alleato ma non allineato> ( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: con la minaccia di boicottaggio della cerimonia inaugurale, eventualità esclusa a priori da Bush. Ne parliamo con Dominique MoÏsi, analista di politica internazionale e vice presidente dell 'IFRI, il più importante think-thank francese. "Credo che la Francia sia coerente con quanto sempre detto: amici e alleati dell'America, non allineati.

Tibet, il calciatore rinuncia alla fiaccola ( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: il Dalai Lama partirà per un viaggio che lo porterà negli Stati Uniti (dove la speaker della Camera Nancy Pelosi ha chiesto a Bush di considerare l'opportunità di boicottare l'inaugurazione dei Giochi) e di passaggio nel Giappone, il prossimo 10 aprile. è una tappa delicatissima. Dopo anni di gelo Tokio e Pechino stanno provando a ricucire le loro relazioni politiche.

George secondo Stone: alcol, Dio e l'ossessione per Saddam ( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Bush, politico e umano al tempo stesso. Ma dalle anticipazioni della tv Abc, il suo film sul presidente, intitolato semplicemente "W", potrebbe essere devastante, come lo fu quello fu Richard Nixon. Il controverso regista traccia un ritratto polemico di Bush, prima di un alcolizzato in continua competizione con il padre,

Expo di Milano ( da "Tempo, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, sottolinea che "rappresenta una grande affermazione per la politica estera italiana". E il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ribadisce che si è trattato "di una vittoria impensabile senza l'impegno del governo", mentre il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ringrazia "sentitamente" il presidente del Consiglio.

Flop annunciato ( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: di poter più facilmente influenzare un presidente inesperto di politica estera. Il peso politico di George W. Bush è ormai di poco superiore a quello di Romano Prodi. Ma la posta in gioco per il presidente americano è molto alta. La new Europe ha ricevuto attenzione, aiuto e prestigio da parte degli Stati Uniti in un modo che non si era mai visto prima.

Braccio di ferro Usa-Russia sull'adesione al programma MAP di Ucraina e Georgia ( da "Voce d'Italia, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Bush, ha fatto sapere che sosterrà con forza la richiesta dei due Paesi ex-sovietici al meeting di Bucarest che si terrà domani. "La mia visita qui è un chiaro segnale per dire che credo in quello che dico, che la membership dell'Ucraina nella Nato è nel nostro interesse”

Vertice Nato, braccio di ferro Usa-Europa ( da "Avvenire" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Fra gli scettici viene inclusa anche l'Italia, ma ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha osservato che "non dobbiamo chiudere le porte in faccia a Ucraina e Georgia", aggiungendo però che "questo processo di avvicinamento deve essere condotto con gradualità". Le reazioni di Mosca alle parole di Bush sono state molto dure.

No dall'asse renano, sì dall'Atlantico ( da "Opinione, L'" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Sembrano le stesse divisioni del 2003 sulla guerra in Iraq, ma Sarkozy ha impresso alla politica estera francese una "rupture" atlantica. In linea di principio la Francia non si oppone più ad una Nato allargata ad Est e dalla proiezione più globale. Anzi, vuole inviare più truppe in Afghanistan e rientrare da protagonista nel comando militare dell'Alleanza.

Usa/Feto nel Wc di un aereo la madre sarebbe una 14enne ( da "Italia Sera" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Politica Estera Usa/Feto nel Wc di un aereo la madre sarebbe una 14enne Nella toilette di un volo della Continental Airlines atterrato a Houston, in Texas, è stato trovato un feto morto. Secondo le autorità la madre potrebbe essere una 14enne.

Iniziato in Romania uno dei piu' importanti e difficili vertici Nato della storia ( da "Voce d'Italia, La" del 02-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Greci ma anche francesi e tedeschi contro le politiche di Bush Bucarest, 2 apr.- Ha avuto inizio a Palazzo Cotroceni, l'immensa costruzione voluta dal dittatore comunista Nicolau Ceausescu ultimo satrapo della Romania oggi sede del Parlamento e della Corte Costituzionale del paese danubiano, l'atteso vertice Nato, considerato uno dei più importanti nella storia dell'

<Bucarest? Vertice interlocutorio, tutti aspettano che esca di scena Bush> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: dal 2009 l'America si lascerà alle spalle il sedicennio Bush- Clinton-Bush. Il problema che dovrà essere affrontato dopo le elezioni americane è il modo in cui regolare i rapporti globali, in un mondo che ha degli aspetti completamente nuovi rispetto a quelli che abbiamo conosciuto nel passato. Sarebbero?

Parigi e Berlino bloccano Kiev e Tbilisi ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: sostegno accordato da Bush ai governanti "colorati" di Ucraina e Georgia, che negli anni passati hanno scalzato dal potere le fazioni filorusse, consegua risultati apprezzabili a Bucarest. Anche perché il 6 aprile Bush si recherà a Sochi, sul Mar Nero, per incontrare Putin in quello che sarà l'ultimo vertice tra i due, prima che il presidente russo lasci il Cremlino il 7 maggio.

L'India "blocca" il Dalai Lama. E Bush andrà ai Giochi ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Bush ci sarà. Da Parigi, invece, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, prospetta un incontro in tempi brevi tra i Ventisette e il Dalai Lama a Bruxelles. "Dato che il Dalai Lama non chiede né il boicottaggio delle Olimpiadi né l'indipendenza del Tibet, è giunto il momento di tornare al dialogo" tra la Cina e le autorità tibetane,

NATO: VERTICE, MERKEL FRENA BUSH SU UCRAINA E GEORGIA / ANSA ( da "Secolo XIX, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: un membro attivo della politica europea". Stretto tra la pressione di Bush, che ha al suo fianco il Canada e la totalità dei Paesi dell'ex blocco comunista, e la contrarietà degli alleati europei, il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha lanciato un forte messaggio di apertura a Kiev e Tbilisi: "Qualunque sia la decisione che i leader prenderanno oggi sulla Map,

D'Alema: L'Expo? Siamo stati noi a candidare Milano Stop alle polemiche: La chiave del successo? Unire le forze del Paese e l'espansione della nostra politica estera ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: espansione della nostra politica estera" di Giampiero Rossi / Milano Nella corsa all'aggiudicazione dell'Expo 2015 "non ha vinto Milano, capitale della Padania", come scrive qualcuno. Ma "ha vinto Milano, città candidata dall'Italia". Insomma, Massimo D'Alema taglia corto: "Ha vinto Milano e ha vinto l'Italia", ma a ben guardare,

Expo, le gambe corte di Berlusconi ( da "Unita, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: ministri e presidenti arrivati in Lombardia nella speranza di una partecipazione politica all'altezza dell'importanza dell'avvenimento. Prodi vince, D'Alema prende in mano gli Esteri e insieme al sottosegretario Donato di Santo, che da 30 anni ha consuetudine col continente spagnolo, ricominciano subito a ricucire. Milano al centro della loro attenzione.

Il 13 aprile svanirà il sogno del kennediano Walter ( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: In politica estera, Obama si ispirerebbe a Kennedy! Voglio ricordare che John Kennedy entrò alla Casa Bianca il 20 gennaio del 1961 e morì il 22 novembre del 1963. In questi relativamente pochi mesi (trentaquattro), si segnalò in politica estera per i seguenti exploit.

Tedeschi brava gente. Se ancora avevamo bisogno di conferme che l'ordine mondiale scaturito dal ( da "Stampa, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Secondo Steven Kull, direttore dell'istituto che ha prodotto lo studio - il Program on International Policy Attitudes dell'università del Maryland - la variazione statistica potrebbe dipendere "dalla speranza che la nuova amministrazione cambi politica estera".

Mancano pochi mesi alla scadenza del mandato di George W.Bush alla Casa Bianca e il vertice Nato di ( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: sulla Nuova Bush può tranquillamente contare), è combattuta fra il rispetto degli impegni presi con il suo tradizionale alleato e i rispettivi problemi di politica interna. In ogni caso la Francia qualche centinaio di uomini li invierà in Afghanistan, non quanti ne voleva inviare Sarkozy a causa dell'opposizione del Ps;

Conversazione l'ambasciatore parla delle tattiche della geopolitica ( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: ma anche delle mancanze della nostra politica estera: "Abbiamo delegato sempre troppo agli altri. In materia di difesa e militare c'era la Nato, e per il resto si privilegiava sempre la preoccupazione di non urtare gli Stati Uniti o indispettire i russi. Invece noi, oggi come allora, dobbiamo preoccuparci prima di tutto dei nostri interessi nazionali.

Gli sconfitti dell'Expo 2015 ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: anche una scommessa per una politica estera sempre più ambiziosa. Adesso la decisione di Parigi accentua la confusione Ennio Remondino Izmir (Smirne) La forte identità turca ti sventola addosso con la bandiera nazionale che trovi ovunque. Una bella bandiera per giunta, con quella mezzaluna bianca simmetrica alla stella centrale che rende ancora più luminoso tutto quel rosso attorno,

La Nato più divisa che mai su tutto Bush non passa, allargamento a metà ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: poi nell'incontro che avrà domenica a Soci con lo stesso Bush, se concedere o no al presidente Usa un piccolo successo di politica estera, sotto forma d'un accordo sugli armamenti. A margine del summit di Bucarest, il segretario de Hoop Scheffer ha lanciato ieri a Bucarest la nuova emittente televisiva "natochannel.

Mauro Del Vecchio, il senatore in anfibi che spacca il Pd ( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: serie però le posizioni del candidato democratico sulla politica estera: "Sulla guerra in Iraq certa sinistra si dovrà ricredere - dice nell'intervista - la presenza Usa è importante e serviranno almeno 4 anni prima che a Baghdad si stabilizzi la democrazia". Non solo Obama è lontanissimo ma anche quel Bill Clinton che negli anni '90 rischiò la presidenza proprio sui gay in divisa,

La Nato <gela> Bush su Ucraina e Georgia ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Esteri - data: 2008-04-03 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'agenda Sì all'adesione di Croazia e Albania, rinviata la Macedonia La Nato "gela" Bush su Ucraina e Georgia Il presidente Usa chiede rinforzi in Afghanistan Sul tavolo del vertice apertosi ieri a Bucarest c'è anche il dossier dello scudo spaziale che Putin non vuole DA UNO DEI NOSTRI INVIATI BUCAREST -

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Esteri Bush: "Più truppe Nato" La Nato "non può permettersi una sconfitta in Afghanistan". Per questo, i Paesi che fanno parte dell'Alleanza devono "inviare più truppe" nel Paese centro- asiatico. Lo ha detto il presidente Usa George W. Bush prima dell'apertura del vertice Nato di Bucarest.

<Le tasse? Se alte è giusto evaderle> ( da "Campanile, Il" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Sulla politica internazionale ammette che è in un "un momento davvero difficile. Con le dichiarazioni di Bush sull'Ucraina e la Georgia nella Nato, la Russia si sente circondata e il rischio, dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti per farla diventare parte dell'Occidente, adesso è di rovinare tutto".

Migliora (ma di poco) l'immagine dell'America ( da "Avvenire" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: opinione sugli Stati Uniti è mitigata dalla speranza che la nuova Amministrazione abbandonerà la politica estera che è stata così impopolare nel mondo". È il quarto anno che la Bbc realizza questo rilevamento. Tra quelli che hanno un'immagine negativa, l'Iran rimane al primo posto con il 54%, Israele migliora la posizione dal 57 al 52%, il Pakistan viene al terzo posto.

I capitali italiani scelgono la Russia ( da "Opinione, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Bush - "dobbiamo dire chiaramente che la Nato saluta le aspirazioni di Georgia e Ucraina", che "con le loro rivoluzioni per la democrazia hanno ispirato il mondo". Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ieri ha ribadito la posizione di ferma opposizione del suo paese: "Vi assicuro che stiamo mettendo a punto diverse possibilità per rispondere alla successione degli eventi"

Usa/Punisce uno scolaro, i compagni 'progettano' di rapirla ( da "Italia Sera" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Politica Estera Usa/Punisce uno scolaro, i compagni 'progettano' di rapirla Incredibile vicenda portata alla luce dalla Polizia in una scuola elementare di Waycross, in Georgia. Nove bambini di meno di dieci anni avevano intenzione di rapire la loro maestra per vendicare un amichetto che aveva ricevuto una nota per indisciplina.

Sono Putin, Sarkozy e la Merkel i grandi vincitori del vertice romeno. L'Italia una comparsa ( da "Voce d'Italia, La" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Italia per ora rimane in mezzo al guado e non poteva essere altrimenti considerato che a Bucarest è stata rappresentata da un governo dimissionario, l'ennesima figuraccia in politica estera. Un errore che potrebbe costarci caro e determinare la nostra sostituzione con la Spagna nel novero delle nazioni che contano all'interno dell'Unione Europea. Sergio Bagnoli.

E il mondo disse: Bush e Israele sono i più pericolosi ( da "Opinione, L'" del 03-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: di antidoto alla politica estera di Bush junior. E' di martedì, a proposito di opinioni distorte, la notizia che i cartoni animati della tv di Hamas adesso incitano a uccidere George W. Bush, come se si trattasse di un sionista. Anzi di un ebreo. Visti i risultati dei sondaggi della Bbc, si potrebbe pensare che alcuni degli intervistati prendano con la parabola la tv di Al Quds.


Articoli

La Tavola della pace: Politica estera ignorata dai programmi elettorali (sezione: Estero USA)

( da "Manifesto, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Pacifisti La Tavola della pace: "Politica estera ignorata dai programmi elettorali" "I monaci tibetani bastonati per le strade non esistono. Quelli birmani sono scomparsi. La guerra in Iraq è un film. Quella in Afghanistan è finita. La questione palestinese, la questione kurda, il Darfur, la Somalia, il Libano, il Kosovo, il Pakistan, la Cecenia, la corsa al riarmo nucleare, i morti di fame, di sete e di miseria, le grandi crisi politiche e umanitarie del mondo sono invisibili". E' tutto ciò di cui la politica non parla, e che la Tavola della pace chiede alla Rai di portare in prima serata. "Non possiamo accettare che questa campagna elettorale si concluda senza un solo dibattito sulla politica estera, sull'Italia e la guerra, la pace e i diritti umani", dicono i coordinatori della Tavola Flavio Lotti e Grazia Bellini, che lamentano il fatto che la Rai, come la quasi totalità dei media, non ha ancora dedicato nemmeno un programma elettorale sui temi della politica estera. Più di trecento cittadini hanno inviato ai dirigenti della Rai lettere di sollecito. "Un fatto inaccettabile", per Lotti e Bellini, anche perché il prossimo parlamento potrebbe essere chiamato a scelte molto difficili su quel fronte.

Torna all'inizio


QUALE sarà la politica estera americana dopo Bush? È l'interrogativo a cui tenta (sezione: Estero USA)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Di GIUSEPPE MAMMARELLA QUALE sarà la politica estera americana dopo Bush? È l'interrogativo a cui tenta di dare risposta un rapporto speciale sul tema apparso nell'ultimo numero dell'Economist. L'analisi per quanto precisa e dettagliata offre tuttavia una risposta problematica. Con il nuovo presidente la politica estera americana potrà cambiare ma rimarranno l'incertezza sulla politica mediorientale, le preoccupazioni su di un impegno militare eccessivo e le divisioni sul ruolo dell'America nel mondo. Facile previsione è che l'Iraq rimarrà al centro dell'attenzione durante tutta la campagna elettorale e che una svolta rispetto alla politica di Bush è ovviamente subordinata alle scelte del nuovo presidente. Se sarà il repubblicano Mc Cain che ha sostenuto la politica dell'attuale presidente fin dalle origini, l'esercito americano resterà in Iraq fino alla "fine della missione" di cui manca tuttavia una precisa definizione e che comunque potrà considerarsi conclusa solo quando il Paese raggiunga un minimo di stabilità, un risultato che appare ancora lontano anche se non impossibile. Le posizioni dei due candidati democratici impegnati in una competizione che rischia di dividere il partito e l'elettorato, è più imprecisa, anche se secondo un recente sondaggio del Pew Reserch Center solo il 27% dei democratici è favorevole a mantenere le truppe americane in Iraq (contro l'81% dei repubblicani). Hillary parla di ritiro graduato e graduale rifiutando almeno per ora di fissare date e un più preciso programma. Obama, contrario all'avventura irachena fin dal principio non potrà esimersi dall'ordinare il ritiro delle truppe senza deludere il suo elettorato, anche se appena qualche tempo fa ha preso una posizione nella guerra al terrorismo ancor più dura di quella del presidente Bush, sostenendo la necessità di stanare i terroristi di al Qaeda in Pakistan intervenendo nel Paese anche senza il permesso del governo di Islamabad. È probabile che nell'ultima fase della campagna elettorale, quella che verrà combattuta nei due mesi tra il Labor Day ai primi di settembre e il 4 novembre giorno delle elezioni, quando ci sarà un unico candidato democratico che dovrà confrontarsi con quello repubblicano nei tre dibattiti televisivi, ormai tradizionali, le posizioni e gli impegni dei candidati si chiariranno. E si preciseranno anche in rapporto agli sviluppi della vicenda irachena che proprio in questi giorni sta entrando in una fase che promette novità, ma è impensabile che chiunque arrivi alla Casa Bianca possa prendere delle misure immediate. In ogni decisione giocherà un ruolo importante anche il Congresso che con tutta probabilità sarà a maggioranza democratica, specie in Senato che detiene importanti poteri in politica estera. Se il presidente sarà un democratico l'influenza del Congresso potrebbe essere determinante ad indurlo ad un rapido sganciamento, se invece sarà il repubblicano Mc Cain è inevitabile che verrà soggetto a forti pressioni del Congresso per trovare una via di uscita dall'Iraq. Dopo le elezioni è tuttavia molto probabile che, specie se la situazione irachena si avvierà ad un chiarimento, l'attenzione si sposti sull'Afghanistan, dove l'offensiva talebana della primavera potrebbe creare nuove difficoltà. E qui si apre il problema dei rapporti con gli alleati europei. Chiunque vada alla Casa Bianca democratico o repubblicano, è prevedibile che eserciterà forti pressioni sui principali Paesi Nato presenti ma non ugualmente impegnati sullo scenario afghano. Una maggiore consultazione tra Europa e Stati Uniti sulle strategie della guerra al terrorismo e più in generale sulla politica mediorientale che è la naturale condizione di un ravvicinamento tra le due sponde dell'Atlantico dopo le due presidenze Bush che certamente le ha allontanate (come riconosciuto da uno studio dello stesso dipartimento di Stato) avrà tuttavia un prezzo per le nazioni europee presenti in Afghanistan ma non impegnate come invece la Gran Bretagna, l'Olanda e il Canada negli scontri con i talebani. La Francia di Sarkozy ha già promesso una maggiore e più diretta partecipazione alle operazioni militari e la forte intesa fra Francia e Gran Bretagna raggiunta in questi giorni sembra confermarlo. Anche la Germania potrebbe in qualche misura accrescere la sua partecipazione. In quanto all'Italia, durante l'attuale campagna elettorale, i maggiori partiti sembrano aver scelto di ignorare i temi della politica estera, ma il governo che uscirà dalle urne il 14 aprile, non potrà evitare di affrontare il problema. La politica afghana investe i rapporti all'interno della Nato su cui ancora una volta si misurerà il futuro delle relazioni fra Unione Europea e Stati Uniti.

Torna all'inizio


Dal nostro corrispondente NEW YORK - Succede a tutti i presidenti: arrivati al tramon (sezione: Estero USA)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

ANNA GUAITA dal nostro corrispondente NEW YORK - Succede a tutti i presidenti: arrivati al tramonto del mandato cominciano a preoccuparsi di quello che i libri di storia scriveranno di loro. Succede anche a George Bush, un presidente che ha finora dimostrato scarso interesse per quel che gli altri pensano delle sue scelte. Adesso che mancano nove mesi alla sua uscita di scena, Bush vuole invece assicurarsi che gli storici guarderanno a lui con occhio benevolo. Ed ecco che viene in Europa per l'annuale appuntamento dei Paesi Nato con l'intenzione di rafforzare la missione in Afghanistan, di caldeggiare la candidatura nell'Alleanza anche dell'Ucraina e della Georgia, di riallacciare l'amicizia con Putin, e di operarsi insieme a lui per lasciare una "cornice strategica" che possa servire ai prossimi presidenti, americani e russi. Il summit Nato che si inaugura oggi a Bucarest, in Romania, sarà l'ultimo al quale Bush prenderà parte, e gli esperti di politica estera non credono che potrà assicurargli i successi che lui cerca. I 26 Paesi che si incontrano in Romania sanno che Bush non solo è un'"anatra zoppa", ma sanno anche che la sua popolarità è bassa e che ha alle spalle un'economia in crisi. Bush cioè arriva in posizione indebolita, e sembra difficile che possa convincere gli alleati a aumentare di molto il loro impegno in Afghanistan, il tema che più gli sta a cuore e che tutti si aspettano sarà il più "caldo". Ci sono 42 mila soldati Nato in Afghanistan, di cui 28 mila non provenienti dagli Usa. La Francia e la Gran Bretagna hanno promesso rinforzi, ma gli altri Paesi che vi sono presenti con più di mille uomini (Italia, Germania, Olanda, Polonia, Austria e Canada) non sembrano in condizioni di impegnarsi di più. C'è anche da tenere presente che i rappresentanti dei 26 Paesi sanno che il prossimo presidente americano avrà posizioni diverse da quelle di Bush. Con un democratico, sia Hillary Clinton o Barack Obama, ci sarebbe un desiderio di maggior cooperazione internazionale e un rilancio del ruolo dell'Onu. Ma anche il repubblicano John McCain, in un discorso di politica estera, ha messo in chiaro che "nella realtà mondiale attuale" gli Usa dovranno agire in più stretto coordinamento con gli alleati, e non solo con quelli. E' quindi comprensibile che i membri Nato si terranno "leggeri" quanto a promesse a Bush, nell'attesa di vedere cosa metterà sul piatto il suo successore. Bush in compenso potrà consolarsi con Vladimir Putin, anche lui alla fine del suo mandato. I due presidenti terranno un loro summit privato nella villa di Putin sul Mar Nero. I rapporti fra loro sono diventati più tesi in seguito ai piani americani di installare dei missili difensivi nell'Europa dell'Est, ma Bush spera ancora di convincere Putin che non costituiscono una minaccia per la Russia.

Torna all'inizio


E si preciseranno anche in rapporto agli sviluppi della vicenda irachena che proprio in ques (sezione: Estero USA)

( da "Messaggero, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Di GIUSEPPE MAMMARELLA E si preciseranno anche in rapporto agli sviluppi della vicenda irachena che proprio in questi giorni sta entrando in una fase che promette novità, ma è impensabile che chiunque arrivi alla Casa Bianca possa prendere delle misure immediate. In ogni decisione giocherà un ruolo importante anche il Congresso che con tutta probabilità sarà a maggioranza democratica, specie in Senato che detiene importanti poteri in politica estera. Se il presidente sarà un democratico l'influenza del Congresso potrebbe essere determinante ad indurlo ad un rapido sganciamento, se invece sarà il repubblicano Mc Cain è inevitabile che verrà soggetto a forti pressioni del Congresso per trovare una via di uscita dall'Iraq. Dopo le elezioni è tuttavia molto probabile che, specie se la situazione irachena si avvierà ad un chiarimento, l'attenzione si sposti sull'Afghanistan, dove l'offensiva talebana della primavera potrebbe creare nuove difficoltà. E qui si apre il problema dei rapporti con gli alleati europei. Chiunque vada alla Casa Bianca democratico o repubblicano, è prevedibile che eserciterà forti pressioni sui principali Paesi Nato presenti ma non ugualmente impegnati sullo scenario afghano. Una maggiore consultazione tra Europa e Stati Uniti sulle strategie della guerra al terrorismo e più in generale sulla politica mediorientale che è la naturale condizione di un ravvicinamento tra le due sponde dell'Atlantico dopo le due presidenze Bush che certamente le ha allontanate (come riconosciuto da uno studio dello stesso dipartimento di Stato) avrà tuttavia un prezzo per le nazioni europee presenti in Afghanistan ma non impegnate come invece la Gran Bretagna, l'Olanda e il Canada negli scontri con i talebani. La Francia di Sarkozy ha già promesso una maggiore e più diretta partecipazione alle operazioni militari e la forte intesa fra Francia e Gran Bretagna raggiunta in questi giorni sembra confermarlo. Anche la Germania potrebbe in qualche misura accrescere la sua partecipazione. In quanto all'Italia, durante l'attuale campagna elettorale, i maggiori partiti sembrano aver scelto di ignorare i temi della politica estera, ma il governo che uscirà dalle urne il 14 aprile, non potrà evitare di affrontare il problema. La politica afghana investe i rapporti all'interno della Nato su cui ancora una volta si misurerà il futuro delle relazioni fra Unione Europea e Stati Uniti.

Torna all'inizio


Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? (sezione: Estero USA)

( da "Giornale.it, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia 1 Commento " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 9 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 43 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (5 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Mar 08 Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Come ha spiegato Paolo Stefanato sul Giornale di oggi Alitalia anziché essere svenduta sarà praticamente regalata ad Air France. E a rimetterci non sarà solo Malpensa. Molti si stanno pentendo, non però i ministri dell'attuale governo. E non è difficile capire perché. Se si analizza con distacco la vicenda ci si accorge come Bruxelles dietro le quinte abbia spinto per questa soluzione. Innanzitutto, considerazioni strategiche: è stata Bruxelles a volere che Air France diventasse la compagnia di riferimento europea. E dunque in questa logica era auspicabile che Alitalia finisse nelle mani di Air France-Klm e di conseguenza che l'hub di Parigi assumesse ancor più importanza con il declassamento di Malpensa. E chi ha condotto nel governo la trattativa per la cessione? Il ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, ex membro della Banca centrale europea, con la vigile protezione di Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ovvero due leader politici che, assieme a Giuliano Amato ed Emma Bonino, sono da sempre estremamente sensibili agli interessi comunitari. Oggi la Commissione europea ha pronunciato un secco no alla concessione di nuovi aiuti di Stato. Il portavoce del commissario ai trasporti Jacques Barrot (un francese) ha ricordato che Alitalia ha già beneficiato in passato di aiuti di Stato e quindi, in base al principio "una volta, ultima volta" non potrà più ricevere questo genere di sostegno. Il tempismo è perfetto: mentre l'Italia scopre con sconcerto l'inganno ed è tentata dal dire di no, la Commissione europea la mette con le spalle al muro: o dice sì all'offerta o Alitalia dovrà fallire. Prodi e Padoa Schioppa naturalmente non manifestano rimorsi, né dubbi. Anzi, il premier uscente intima alla Sea di ritirare la richiesta di indennizzo danni rivolta ad Alitalia, come desiderato da Air France. Risponde presente, una volta di più. Un'operazione magistrale, complimenti alla lobby europea. Scritto in Italia Commenti ( 42 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.83 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 08 Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Secondo il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema disertare le Olimpiadi per mandare un messaggio alla Cina sul Tibet potrebbe "dividerci e far confusione". Io capisco l'imbarazzo della diplomazia in questi frangenti, ma perchè un boicottaggio dovrebbe "far confusione"? O si è favorevoli per ragioni umanitarie o si è contrari per ragioni di opportunità politica ed economica. Qual è la posizione dell'Italia? La confusione mi sembra la stia creando D'Alema, forse travolto dal vociare di queste ore. Improvvisamente tutti si occupano di Tibet: molti eponenti del Pdl e della Sinistra arcobaleno invocano il boicottaggio, il Pd medita, Cossiga è contrario e ancora una volta provoca: "Vorrei comprendere il motivo per il quale tutti protestano per le misure forti con le quali i governi di Pechino e di Nuova Delhi cercano di ristabilire l'ordine nei propri territori, mentre quasi tutti tacciono sulla repressione giudiziario-poliziesca del Governo di Madrid nei Paesi Baschi". In queste ore il mio cuore è con il Dalai Lama e con il popolo tibetano, ma ho l'impressione che, anche volendo, l'Occidente non possa permettersi il boicottaggio e che si sia rassegnato a convivere con questa Cina, capitalista e dittatoriale. E allora, a dispetto dell'emozione, ho l'impressione che finirà come in Birmania. Un bagno di sangue, qualche settimana per dimenticare e amici come prima. AGGIORNAMENTO IMPORTANTE: il Dalai Lama dice no al boicottaggio dei Giochi Olimpici, in quanto punirebbe ingiustamente il popolo cinese, mentre solo il governo di Pechino è responsabile di quello che ha definito un "genocidio culturale". E a questo punto cosa si deve fare: insistere comunque per il boicottaggio o seguire l'invito del Dalai Lama? Scritto in cina Commenti ( 55 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (12) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (22) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (76) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails "Svizzera razzista", così i media impongono il pensiero unico - 1 Emails Ma il Wi-Fi nuoce alla salute? - 1 Emails Ultime discussioni Emanuel: Non credo proprio che Mr. Berlusconi avrebbe fatto di meglio.anzi. Alla fine se alitalia si trova in... Marcello Foa: Caro Cosimo, apprezzo come sempre la sua analisi pacata nei toni e articolata nelle argomentazioni. Ho... Giovanni: Secondo me, la destra e la sinistra sono solo 2 etichette per far schierare il popolino verso un'idea... Marcello Foa: Grazie a tutti per i commenti. Una risposta ad Andrea: sì Obama ha avuto modo di replicare e ha preso... Andrea: Caro Marcello, mi sembra un argomento un po' vecchio su cui Obama ha già avuto il tempo di replicare. Ultime news Fini: "Voto già deciso Ecco perché sarà il Pdl a vincere"Rendite, Berlusconi: non aumenterò la tassaNato, veto russo su Kiev Bush sta con l'UcrainaUna Roma senza Totti alla prova Manchester Spalletti: "Non li temo"Alitalia, il vertice slitta a domaniRaciti, arrestato un complice di Speziale Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. Gatti, tutto per capire le insidie della droga Italiani per Ron Paul, un bel blog sulle elezioni Usa USI, Università della Svizzera Italiana Siti di Informazione Comincialitalia, il primo quotidiano italiano dei cittadini il blog di Di Ricco, un giornalista italiano in Libano il sito di Fausto Biloslavo il sito di Radio 3 Mondo Jones, un eccellente giornalista inglese La zanzara di Cruciani - Radio 24 Osservatorio Europeo di Giornalismo Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3 Sito web ilGiornale.it April 2008 M T W T F S S " Mar 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 Archivio dei post April 2008 (1) March 2008 (16) February 2008 (14) January 2008 (15) December 2007 (14) November 2007 (21) October 2007 (24) September 2007 (24) August 2007 (32) July 2007 (15) Recent Trackbacks Haramlik: E per smettere di fumare, una bella Cristoterapia Il Blog di Marcello Foa: Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni I più votati I mutui subprime, la frode della Casta delle banche - 23 Votes E la sicurezza? Ai politici non interessa più - 18 Votes Primarie Usa, truccata la vittoria di Hillary? - 15 Votes Quella ragazzina musulmana tutta in nero - 14 Votes Quei cronisti coraggiosi contro 'ndrangheta e mafia - 13 Votes Ma Carla Bruni rappresenta davvero la donna italiana? - 13 Votes Prodi cade, urrah! Ma il centrodestra ha capito la lezione? - 13 Votes L'incredibile Monsieur Sarkozy - 12 Votes Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 12 Votes Attenti, in Veneto è iniziata la rivolta dei comuni - 12 Votes Recent Posts Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? Possiamo fidarci di Obama? Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea Boicottare le Olimpiadi crea confusione? Pagine Biografia Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Marcello Foa © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

Torna all'inizio


Conversazione hagel, il repubblicano che obama vuole al Pentagono (sezione: Estero USA)

( da "Riformista, Il" del 01-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Conversazione hagel, il repubblicano che obama vuole al Pentagono Con Barack il gop che dice no all'Iraq "Rumsfeld? Un arrogante che non ammette i propri errori" New York. Nel pantheon personale di Barack Obama, dopo Jfk, Martin Luther King, Ronald Reagan, ora c'è spazio anche per Bush padre. Alcuni giorni fa durante una tappa del bus-tour che sta conducendo il senatore dell'Illinois in giro per la Pennsylvania in vista del voto del 22 aprile, Obama ha voluto ricordare i successi di George H.W. Bush nel 1991 durante la prima Guerra del Golfo e chiarire che la sua politica estera sarà "un ritorno alla politica tradizionale bipartisan e realista del padre di George Bush, di Jfk e, in qualche modo, di Ronald Reagan". Reagan era stato elogiato dal senatore afro-americano in un'intervista al Reno Journal Gazette nel gennaio scorso in cui dichiarò che la politica estera reaganiana cambiò la direzione della politica americana, cosa che non riuscì neanche a Bill Clinton. Una blasfemia per un democratico ortodosso che, secondo alcuni analisti politici, fu studiata a tavolino per fare leva su quella fascia di lavoratori e operai identificati come "Reagan Democrats" e che fino ad ora hanno di gran lungo favorito Hillary Clinton. In Pennsylvania, dunque, Obama gioca pesantemente la carte della realpolitik, ispirandosi sia all'ottimismo che caratterizzò la campagna elettorale di Ronald Reagan sia al pragmatismo di George H. W. Bush. Una scelta "centrista" con la quale superare gli interessi e le divisioni di partito tant'è che, in caso di vittoria, ha pensato a Chuck Hagel, senatore repubblicano del Nebraska, come capo del Pentagono. Una poltrona per la quale - secondo le indiscrezioni di Washington - sarebbe in corsa anche un altro repubblicano, Richard Lugar, che guida la Commissione esteri del Senato. E se prestiamo ascolto alle voci che danno il democrat (per quanto eterodosso) Joseph Lieberman Segretario alla Difesa o Segretario di Stato in una eventuale amministrazione McCain, è facile concludere che lo spirito bipartisan negli Usa va per la maggiore. Incontrato mentre promuove il suo libro America: Our next chapter (edizione Harper Collins), Hagel non conferma al Il Riformista la sua candidatura alla guida del Pentagono. Ma ci spiega perché Obama può essere l'uomo giusto per governare il Paese. "Barack Obama è sicuramente l'unico candidato in grado di rimettere insieme il Paese. Ma a Hillary Clinton preferisco John McCain che di certo ha più esperienza dell'ex first lady. Con questo - chiarisce il senatore del Nebraska - non sto appoggiando la candidatura del senatore Obama, sto solo dichiarando la mia opinione sui tre candidati". Chuck Hagel è un repubblicano sui generis o un democratico mancato che spesso e volentieri ha votato contro quelle leggi d'impronta fortemente conservatrice, come il Patriot Act o la legge sulla "surge strategy" irachena, quest'ultima perché vi era stata agganciata la normativa sul rifinanziamento delle operazioni militari. Per questo Hagel è stato messo all'indice dai repubblicani duri e puri che hanno giudicato il suo orientamento antipatriottico. Di converso, Obama in un'intervista al Sunday Times , ha dichiarato "Hagel è un mio grande amico e ne ho molto rispetto come uomo politico". Sono bastate queste parole per dare il via al valzer di voci alcune delle quali vedrebbero addirittura possibile un ticket Obama-Hagel alla Casa Bianca. Contrario alla guerra in Iraq che nel suo libro spesso paragona al fiasco del Vietnam "se non peggio", lui che dal Vietnam è tornato con una scheggia conficcata nel petto e ferite sul volto, racconta quanto sia difficile dimenticare le "giornate passate immersi nel fango fino alle ginocchia a combattere uomo contro uomo". E per questo - spiega al Riformista - "mi sento vicino ai ragazzi che in Iraq vivono lo stesso dramma". Ma nell'ottobre 2002 Hagel votò la risoluzione con cui il Congresso autorizzò l'uso della forza contro l'Iraq. "In quell'occasione fui ingannato dal Presidente e dalla sua Amministrazione. All'epoca Bush mi rassicurò dicendo che gli ispettori dell'Aiea, tra i quali Hans Blix, sarebbero rimasti in Iraq a sorvegliare e che era auspicabile l'appoggio delle Nazioni Unite. Tutto ciò non è accaduto. Se mi pento di quel voto? Si, certo me ne pento". Hagel non usa mezzi termini per definire l'Amministrazione Bush come "una delle più incompetenti e arroganti che la politica americana abbia avuto negli ultimi anni" e se la prende in modo particolare con Donald Rumsfeld che considera il deus- ex machina del pantano iracheno. "Rumsfeld non è un neoconservatore. È il tipico arrogante che non ammetterà mai gli sbagli che ha fatto. Oggi dobbiamo accettare il fatto che la soluzione militare non è la strada giusta perchè solo gli iracheni possono salvare il proprio Paese mettendo fine alle guerra civile". Una posizione molto lontana dal candidato repubblicano alla Presidenza. 01/04/2008.

Torna all'inizio


Il Tibet chiede solo la devolution (sezione: Estero USA)

( da "Padania, La" del 01-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Bruxelles - Intervenendo ieri nell'Aula di Bruxelles, il deputato Mario Borghezio, dopo aver ringraziato il Presidente Pöttering per aver concesso uno spazio di discussione sulla situazione del Tibet, per avere invitato a parlare Karma Chophel, il presidente del Parlamento tibetano in esilio, e per la posizione coraggiosa assunta sulla partecipazione ai giochi olimpici, ha puntato il dito contro l Alto rappresentante per la politica estera dell Unione, Javier Solana, "che si è già premurato di annunciare che, invece, lui ci andrà. Forse vi rappresenterà l'Europa dei banchieri, l'Europa del business, ma non certo l'Europa dei popoli che noi rappresentiamo in questo Parlamento". Borghezio ha appoggiato le richieste di Karma Chophel (di cui riferiamo in dettaglio nell articolo qui sotto), sottolineando che "i tibetani vogliono una devolution esattamente come la chiedono molte popolazioni europee, tra cui Umberto Bossi per la Padania". Il Dalai Lama, quindi, "propone nient'altro che la devolution: lasciare al Governo centrale cinese i poteri cardinali (politica estera, moneta, etc.) lasciando al Tibet la più ampia autonomia su tutte le altre materie. Anche per questo, oggi più che mai ci sentiamo fratelli del popolo tibetano". Parlando in sede di Commissione dopo l intervento di Chophel, il rappresentante della Lega Nord ha chiesto che il Parlamento e l Europa si esprimano quanto prima sui cinque punti sollevati da Chopehl, ma anche su altri, di iniziativa propria. E cioé: l assicurazione che l Ue seguirà l assistenza legale dei patrioti tibetani; la fine del genocidio culturale da parte del governo cinese e, per le prossime Olimpiadi assicurare la formazione simbolica di una squadra di atleti tibetani, argomento sul quale si è espresso favorevolmente anche Bossi. Borghezio ha chiesto anche al Parlamento europeo di contribuire alla nascita di una Radio Europa libera da destinare ai tibetani. Finora, la controinformazione è stata affidata a tre radio finanziate dai tibetani stessi, dagli Usa e dalla Norvegia. Non crede l Europa di doverne aprire anche una sua? Per concludere, l europarlamentare ha presentato, a norma dell'articolo 116 del regolamento, il testo di una dichiarazione da votare in aula, sull'inaccettabile repressione da parte della Cina del popolo tibetano. Nella dichiarazione si chiede la sospensione del cosiddetto partenariato strategico Unione Europea-Cina, sottolineando l'urgenza dell'invio di una missione permanente dell'Ue a Lhasa con il compito di proteggere i diritti del popolo tibetano. Infine, Borghezio ha annunciato la costituzione della Associazione Padania-Tibet di cui ha diffuso al Parlamento europeo un primo volantino. Il Comitato Promotore dell'Associazione Padania-Tibet ha sede provvisoria a Milano in Via Colombi 18. Scopo dell'Associazione è promuovere sia in Padania, sia all'estero "ogni e qualsiasi iniziativa, sia sul piano politico-istituzionale sia attraverso gli organi si stampa, sia, soprattutto, attraverso iniziative pubbliche il sostegno forte dei popoli della Padania alla lotta di libertà del popolo tibetano" [Data pubblicazione: 27/03/2008].

Torna all'inizio


Gian Enrico Rusconi Manca un'organica politica estera. Interessante per&# (sezione: Estero USA)

( da "Stampa, La" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Gian Enrico Rusconi Manca un'organica politica estera. Interessante però che - affrontando altri temi contingenti, come Cina e Alitalia - abbia colto l'occasione per criticare l'Unione Europea.

Torna all'inizio


D'Alema: con noi Italia a testa alta Berlusconi gioca solo per se stesso (sezione: Estero USA)

( da "Unita, L'" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stai consultando l'edizione del D'Alema: con noi Italia a testa alta Berlusconi gioca solo per se stesso di Ninni Andriolo/ segue dalla prima D'Alema è di ottimo umore. È sbarcato a Roma da Parigi dopo "la grande vittoria ottenuta dall'Italia" e sferza le polemiche "elettoralistiche e provinciali" su Milano che avrebbe prevalso su Smirne malgrado il governo Prodi. "Siamo stati noi a candidare Milano - ricorda il vice premier - È stato il consiglio dei ministri ad investire sull'Expo, che rappresenta una grande occasione per il Paese". Presidente, su questo sono tutti d'accordo, è sui meriti della vittoria che i pareri si dividono. "Lasciamo da parte le faziosità pretestuose. È l'Italia tutta che ha riportato un successo. non solo per l'esposizione in sé, che sarà in grado di attirare oltre 30 milioni di visitatori verso Milano e verso l'Italia. E neppure soltanto per la la fase preparatoria. Perché, come dicono giustamente diversi osservatori, non bisogna fare dell'Expo solo l'occasione per valorizzare aree e costruire padiglioni. Ma, soprattutto, per un tema - quello della nutrizione, del rapporto con la vita umana e con l'ambiente - che individua una questione cruciale per il mondo di oggi" Perché l'Italia ha prevalso, secondo lei? "Abbiamo vinto grazie al fatto che abbiamo costruito una rete di alleanze internazionali, soprattutto con i paesi emergenti e i paesi poveri. Abbiamo spiegato che, attraverso progetti di cooperazione, vogliamo coinvolgere l'America latina ma, soprattutto, i paesi africani e quelli del Pacifico. Intorno a Milano abbiamo costruito un grande progetto di cooperazione e di politica estera, quindi. E vorrei dire che adesso ci si aspetta che saremo capaci di realizzare tutte queste cose. Serve anche l'impegno delle Università e dei centri di ricerca. Vorrei ricordare, anche, che sono stati assunti importanti impegni finanziari e risorse da parte della cooperazione internazionale e del governo". Tutto ciò, in ogni caso, sta diventando materia di polemica elettorale... "Noi non abbiamo fatto campagna elettorale. In questo caso non ha senso ragionare per schieramenti. Ad esempio, se è vero che Milano è governata dal centrodestra, è anche vero che hanno chiamato Al Gore per presentare il progetto. Cioè, una delle personalità di maggior spicco internazionale del Partito democratico americano. C'era anche Attali, c'era la cultura riformista internazionale intorno a Milano. Altro, poi, se il governo italiano non ha avuto ruolo per favorire la vittoria di Milano! Vorrei ricordare qualche cifra: 120 missioni all'estero in preparazione dell'Expo, un Ambasciatore a capo della delegazione per l'Expo, tre ambasciatori itineranti, una task force congiunta a Parigi, pressing su tutte le capitali in bilico, contatti a tappeto con le Ambasciate a Roma da parte di tutta la struttura della Farnesina. Abbiamo mosso tutta la struttura diplomatica che ha dimostrato notevole qualità e capacità. Abbiamo fatto un gioco di squadra con Milano e questo si è rivelato estremamente efficace". Oltre Milano, l'Italia come potrà giovarsi dell'opportunità dell'Expo? "Oggi pomeriggio (ieri, ndr), avremo già una riunione a Palazzo Chigi con il sindaco di Milano. Bisognerà fare dell'Expo un evento nazionale. In coincidenza con l'Expo sulla nutrizione noi, ad esempio, potremmo organizzare un percorso eno-gastronomico dell'Italia. Dobbiamo far diventare questo evento una grande occasione per il Paese". Berlusconi sostiene che hanno pagato i suoi contatti internazionali e che il governo Prodi non ha alcun merito. "Berlusconi ha fatto una gaffe, la sua è stata una caduta di stile. In un grande Paese si fa come nel calcio, quando c'è il campionato si tifa per l'Inter, per la Roma o per altre squadre. Ma poi, quando gioca la Nazionale, ci si mette la casacca e ci si impegna per l'Italia. Se uno non si vuole togliere la maglia del proprio club, non può essere convocato in Nazionale. Io, ad esempio, ho interrotto la mia campagna elettorale e sono andato a fare la campagna elettorale per Milano e per il nostro Paese. È evidente che nel risultato di Parigi c'è dentro Milano, ma c'è dentro anche il carattere espansivo della nostra politica estera" Da Martino in poi, però, è un coro per dire che la politica estera italiana è stata fallimentare. "Vorrei ricordare che qui, alla Farnesina, si è tenuta la Conferenza per la pace nel Libano, alla quale hanno partecipato rappresentanti di tutte le parti del mondo. Vorrei ricordare che siamo stati eletti nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, nel Consiglio per i diritti umani, nel Consiglio direttivo dell'Unesco, che presiediamo il Comitato ministeriale del Fondo monetario internazionale, che c'è un ammiraglio italiano alla Presidenza del Comitato militare della Nato. Che abbiamo portato al successo la risoluzione per la moratoria della pena di morte. Ogni volta che abbiamo candidato l'Italia, e in diversi contesti, abbiamo sempre vinto. Percorso netto, quindi. Questo dimostra capacità di allacciare relazioni, di riprendere rapporti storici che erano stati dismessi, di suscitare simpatie". L'Expo ha rilanciato le polemiche del centrodestra verso Prodi. È vero che il Pd "oscura" l'attuale premier? "Nulla di ciò. Il governo ha fatto bene nelle condizioni date. Non è riuscito a comunicare al Paese una parte importante delle cose buone che ha fatto. Anche perché spesso ciò è stato soffocato dalla dialettica politica. Nello stesso tempo però, lo ha detto Veltroni ed è un suo grande merito, noi proponiamo una cosa nuova. L'oggetto della campagna elettorale non è rifare il governo precedente. Abbiamo preso atto che non il governo Prodi, ma questo tipo di governabilità - fondato su coalizioni multipartitiche e su aggregati che non hanno coerenza programmatica - non è più riproponibile. Dobbiamo spiegare al Paese che noi proponiamo qualcosa di radicalmente nuovo. Con grande rispetto naturalmente, io di questo governo ne faccio parte. Berlusconi, al contrario, propone la riedizione di qualcosa che il Paese ha già provato" Mancano 15 giorni alle elezioni. Il Pd ha guadagnato molti punti, ma gli indecisi sono ancora molti. Lei e Veltroni, però, mettete in guardia dal rischio astensioni, "Noi dobbiamo considerare l'anormalità di tornare al voto dopo appena due anni, perché questo dà il senso di una politica malata. E dobbiamo registrare che, soprattutto nella fascia sociale più sofferente, c'è delusione verso la politica in generale. E questo può portare ad una crescita delle astensioni" Si tratta di settori sociali dove non arriva nemmeno il messaggio di Berlusconi, però. "Lui sicuramente non è credibile. Il Paese ricorda che governava fino a due anni fa e non ha risolto i problemi. Anche a Napoli, sulla questione dei rifiuti, lui più che altro galvanizza i suoi. Non mi pare che penetri nel popolo profondo. Questo, tra l'altro, percepisce immediatamente le strumentalizzazioni. Ha descritto la Campania sommersa dall'immondizia. Non voglio negare l'esistenza di questo problema, ma dobbiamo dire che, seppure lentamente, stiamo uscendo dall'emergenza". Cosa bisognerebbe fare per conquistare gli indecisi? "La novità del Pd ha eroso effettivamente anche l' elettorato di centrodestra. Lo registro (anche) direttamente, in prima persona. C'è qualcosa che si muove nella borghesia. Ci avverte come una realtà effettivamente nuova, come una forza seria che si è liberata. Però... Però presidente? "Però c'è un pezzo dell'elettorato nostro che dev'essere recuperato. Non è che possiamo convincere tutti gli indecisi. Ma dobbiamo recuperare quelli che hanno votato per il centrosinistra nel 2006, che, in questo momento, sono delusi e che, quando ci sono i sondaggi dicono "non sappiamo se andremo a votare". Non è un elettorato che ci critica da posizioni di sinistra radicale, ma un elettorato di persone che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Prodi se ne stava occupando... "Sì, il Governo aveva cominciato ad occuparsene, ma poi questo lavoro è stato bruscamente interrotto. E il contraccolpo della caduta del Governo, dopo meno di due anni di lavoro serio, ha indubbiamente generato sconforto e delusione. E come pensate di superare questa delusione? "Riuscendo a suscitare nuovamente speranza. Sono convinto che bisogna farlo riproponendo i temi sociali al centro della campagna elettorale: il fatto che vogliamo ridurre la pressione fiscale sui salari, che vogliamo stabilizzare il lavoro precario, che vogliamo aumentare le pensioni. E vedo che Veltroni, giustamente, ha preso di petto questi temi. Il nostro messaggio deve essere che queste per noi sono priorità. Noi siamo posizionati politicamente molto bene. La novità del Pd è arrivata. Il punto vero è quello di riuscire a smuovere un elettorato profondo, nel Mezzogiorno ma non solo, e restituirgli speranza" Presidente è vero che lei giudica un po' "moscio" lo slogan del Pd, "Si può fare"? "Ho detto che "yes, we can" io l'avrei tradotto con "sì, possiamo". Ma si tratta di dettagli. In ogni caso ritengo che importare quello slogan in Italia sia stato geniale ". C'è chi ha dedotto che se il Pd non raggiungesse il 35% si andrebbe alla "resa dei conti" tra i democratici "Sono teorie strampalate, non vale nemmeno la pena tornarci sopra".

Torna all'inizio


Sarkozy fa partire altri soldati per l'Afghanistan I socialisti protestano, il capo dell'Eliseo non si ferma. No di Parigi all'ingresso di Kiev nella Nato (sezione: Estero USA)

( da "Unita, L'" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stai consultando l'edizione del Sarkozy fa partire altri soldati per l'Afghanistan I socialisti protestano, il capo dell'Eliseo non si ferma. No di Parigi all'ingresso di Kiev nella Nato di Gianni Marsilli / Parigi LA POLITICA ESTERA ha fatto finalmente capolino, ieri pomeriggio, all'Assemblea nazionale francese, per gentile concessione di Nicolas Sarkozy e del suo governo. All'ordine del giorno questioni come l'Afghanistan e la Nato, strettamente intrecciate. Il presidente aveva avuto l'ineleganza, una settimana fa, di annunciare l'invio di un altro migliaio di soldati in Afghanistan (i francesi sono già 1600) davanti al parlamento di...Westminster, dov'era in visita. I deputati francesi di ogni colore non avevano apprezzato, e hanno preteso un dibattito in casa loro. I socialisti avrebbero voluto concluderlo con un voto, ma il governo ha risposto picche (come la Costituzione gli consente di fare). Hanno quindi depositato una mozione di sfiducia, che però per i rapporti di forza in campo non aveva alcuna possibilità di essere approvata. I soldati francesi quindi partiranno, e da quel poco che è dato sapere si tratterà di truppe da combattimento. Finora piuttosto illeggibile, la politica estera di Sarkozy pare arrivata ad uno snodo. Domani a Bucarest il presidente dovrebbe esplicitare le condizioni del rientro della Francia nella struttura militare integrata della Nato, da dove De Gaulle la fece uscire nel 1966. Per l'opposizione socialista ( Hollande, Fabius) la spiegazione è semplice: si tratta di un "riallineamento della politica estera della Francia su quella degli Stati Uniti", e quindi di George Bush. Il primo prezzo da pagare sono appunto i mille soldati in più da mandare in Afghanistan. Tutto ciò, dicono i socialisti, per avere in cambio, forse, chissà quando, qualche posto di comando nell'Alleanza atlantica. Denunciano la svendita del patrimonio di autonomia (vedi Chirac e l'Iraq) che da quasi mezzo secolo determina la singolarità francese, e quindi il suo valore e la sua capacità di attrazione. Falso, ha replicato il premier François Fillon, parlando di "qualche centinaio di uomini" in più in Afghanistan. Oltretutto il ritorno nel comando integrato della Nato è ancora da definire. In secondo luogo, la Francia resta più che mai partigiana di un sistema di difesa "europeo", che Washington potrebbe finalmente guardare con minore diffidenza se non con palese favore. Quasi a riprova di una perdurante autonomia di pensiero e di azione dall'amministrazione americana, Fillon ha confermato con vigore la contrarietà francese (e tedesca) all'entrata dell'Ucraina e della Georgia nella Nato: "Vogliamo avere a questo proposito un dialogo con la Russia". Quindi "la Francia ha un'opinione diversa da quella degli Usa", e sarà lo stesso Sarkozy a dirlo domani a Bucarest proprio in faccia a Bush. Il gioco delle parti in parlamento, tuttavia, non riflette necessariamente la verità dei problemi sul campo. Secondo alcuni analisti l'invio di altri soldati in Afghanistan non avviene necessariamente in omaggio a Bush. Bernard Guetta, per esempio, scriveva ieri su Libération che Sarkozy è sì un "atlantista compulsivo" e che la sua politica estera è "confusa", ma che ha perfettamente ragione quando spiega che dalle parti di Kabul si gioca "una partita essenziale". Cita i britannici, che sparano e combattono ma che proprio per questo si sono accorti prima degli altri di un mutamento incorso tra i talebani: meno fanatici, più politici. Tant'è vero che i servizi di Sua Maestà hanno già avviato qualche contatto. Ecco, dice Guetta: c'è nella regione qualche segnale di nuova saggezza, "che la Francia potrebbe confortare". Si affermerebbe così in Afghanistan una leadership franco-britannica, quindi europea: più soldati, ma anche più politica, se è vero che l'ala più pragmatica dei talebani potrebbe esser coinvolta in responsabilità di governo, sia a Kabul che a Islamabad, in rappresentanza della popolosa etnia pashtun. Tutto ciò però (dice Guetta ma anche altri, come Daniel Vernet su Le Monde) avrebbe bisogno di maggiore chiarezza da parte di Sarkozy: dovrebbe render note le condizioni delle sue "concessioni", sia per l'Afghanistan che per la Nato. Quest'ultima nacque "per tenere gli americani in Europa, i russi fuori e i tedeschi sotto tutela". Ma oggi a cosa serve? Sarebbe bene che Sarkozy almeno abbozzasse una risposta, e aiutasse tutti a decifrare il rebus della sua politica estera.

Torna all'inizio


Ucraina nella Nato, è scontro tra Putin e Bush Il presidente russo contrario all'allargamento a Est dell'Alleanza. Il capo della Casa Bianca: Mosca non può mettere veti . No della (sezione: Estero USA)

( da "Unita, L'" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stai consultando l'edizione del Ucraina nella Nato, è scontro tra Putin e Bush Il presidente russo contrario all'allargamento a Est dell'Alleanza. Il capo della Casa Bianca: "Mosca non può mettere veti". No della Germania a Kiev, anche l'Italia frena di Roberto Rezzo / New York UN FIASCO ANNUNCIATO George W. Bush si presenta al vertice Nato di Bucarest con grandi speranze. Questa è l'ultima occasione per lasciare un segno tangibile della sua presidenza in politica estera dopo il disastro della guerra in Iraq. Le proposte in cima all'agenda sono tre: allargamento dell'Alleanza atlantica; scudo spaziale contro il terrorismo; aumento dell'impegno militare in Afghanistan. Le reazioni sono state disastrose ancor prima dell'inizio dei lavori. Sull'ingresso nella Nato di Georgia e Ucraina la Russia si è messa di traverso. Da Mosca una nota del ministero degli Esteri avverte che "una decisione in questo senso farebbe precipitare le relazioni con Kiev e avrebbe gravi conseguenze sulla sicurezza europea". Per quanto riguarda lo scudo spaziale, se gli Stati Uniti andranno avanti con l'installazione di basi missilistiche nei Paesi dell'ex blocco sovietico, Mosca ha fatto sapere che aumenterà il numero di vettori puntati contro l'Europa. Sono toni che non si sentivano dai tempi della Guerra fredda. Bush ha ricordato che la Russia al summit della Nato partecipa solo in qualità di ospite e che non ha potere di veto sull'ingresso di nuovi membri. E insiste che Mosca dovrebbe unirsi al progetto per lo scudo spaziale perché la minaccia del terrorismo non riguarda solo gli Stati Uniti. Negli ambienti diplomatici le dichiarazioni del presidente americano sono state accolte come frasi di circostanza. E lo stesso Bush è stato costretto ad ammettere che "c'è ancora molto lavoro da fare". Domenica prossima incontrerà Vladimir Putin a Soci, ma non sono attesi sviluppi clamorosi. Soprattutto perché gli alleati europei Bush lo hanno già scaricato e in attesa delle elezioni di novembre in Usa, faranno di tutto per evitare tensioni con il Cremlino. A guidare l'opposizione contro l'ingresso di Georgia e Ucraina nella Nato sinora è stata la Germania. La posizione dell'Italia è di estrema cautela. Dato per scontato l'ingresso definitivo nella Nato di Albania, Macedonia e Croazia, fonti di Palazzo Chigi spiegano che questo non è dovuto a un atteggiamento di sfiducia nei confronti dei due Paesi, "bensì dalla necessità di non destabilizzare un contesto geopolitico, quello est- europeo, già molto delicato". Per questo dall'Italia arriva "piena simpatia" per le aspirazioni future di Georgia e Ucraina, ma anche l'ammonimento a non essere in questo momento "troppo precipitosi", per evitare il rischio di lanciare un messaggio "sbagliato" al Cremlino, già impegnato in un estenuante braccio di ferro con la Casa Bianca sullo questione dello scudo missilistico. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema puntualizza: "Non dobbiamo chiudere le porte in faccia a Ucraina e Georgia", anche se "questo processo di avvicinamento deve essere condotto con gradualità". Per entrambi i dossier, a Palazzo Chigi si auspicano "soluzioni di compromesso" al Consiglio Nato-Russia che chiuderà il vertice e al quale è atteso il presidente russo uscente Vladimir Putin. Per quanto riguarda il contingente di stanza in Afghanistan, Prodi, D'Alema e Parisi hanno ribadito in più circostanze come l'Italia in questo momento sia al massimo delle sue capacità di proiezione internazionale delle sue truppe. I militari italiani tra Kabul e Herat sono quasi 2.700. È allo studio un progetto per potenziare l'addestramento delle forze di sicurezza afghane, ma la decisione finale spetterà comunque al prossimo governo. La Francia ha segnalato la possibilità di un ulteriore impegno, ma l'invio di nuove truppe è subordinato ad un maggiore peso decisionale che Washington non vede di buon occhio. Alla fine ad accontentare le richieste di Bush sarà soltanto la Romania.

Torna all'inizio


Brevi, schede e richiami 5 (sezione: Estero USA)

( da "Repubblica, La" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Musica euroPOEti del '900 recitati e cantati all'eden Alle 20,30, al Ristorante Teatro Eden, presso I Portici Hotel (Via Indipendenza 69), serata di "Poesia e musica" che propone poeti europei del Novecento recitati e cantati. Letture interpretate da Nicolas Tenerari, soprano Claudia Garavini, basso Luca Gallo, pianoforte Walter Proni. Parole degli scrittori Kunze, Prevert, Lorca, Alberti, Machado, Ungaretti, Quasimodo, Cardarelli. Spettacolo+ cena, 45/40 euro, spettacolo + calice vino dalle 22,30, 15 euro. Prenotazioni allo 051 42185. DIVA SCARLET al locomotiv Alle 21, al Locomotiv Club (Serlio 25/2), il gruppo Diva Scarlet presenta il suo ultimo disco "Non+Silenzio". Ingresso 5 euro, 3 euro per chi si presenta con una croce rossa addosso "per spezzare il silenzio su ogni genere di violenza sulle donne". LATIN TREMORS al bravo Alle 22,30, al Bravo Caffè (Mascarella 1), concerto dei Latin Tremors, un trio formato dai musicisti bolognesi Filo Mignatti alla batteria, Alessandro Altarocca al pianoforte, Andrea Tavarelli al basso elettrico. SAX NIGHT ad arterìa Alle 20, all'Arterìa (vicolo Broglio 1/E), aperitivo a note libere con musica dal vivo. Alle 22 Sax Night e alle 22,30 Jam Session del Resident Trio formato da Davide Fasulo al piano, Tore Nobile alla batteria, Ale Lo Mele al contrabbasso. Guest Checco Coniglio. Teatri BURLESQUE! al navile Alle 21,30, al Teatro del Navile (Marescalchi 2), avanspettacolo anni '50 "Burlesque!", con Leonardo Feltrin, David White, Lysandra Coridon, Wilbi, Michela e Francesco. Spettacolo scritto da Luca de Santis, diretto da Ennio Ruffolo. Da 10 a 12 euro. GUIDA ALL'OPERA LIRICA Alle 17, nella Sala Conferenze del Baraccano (S.Stefano 119), terzo appuntamento del ciclo "Da Perrault a Rossini - Una cenerentola in tre puntate", per avvicinare il pubblico all'ascolto dell'opera lirica. A cura di Fausta Molinari. Gratuito. Conferenze POLITICA ESTERA TEDESCA Alle 17,30 alla Sala Candeloro della Facoltà di Scienze Politiche (Str. Maggiore 45), il prof. Mandred Gortemaker, dell'Università di Potsdam parlerà sul tema "The Foreign Policy of Angela Merkel: Germany's role between Europe, Russia and the United States". PARAPSICOLOGIA Alle 16,30 alla Fondazione Biblioteca Bozzano De' Boni (Marconi 8), Alejandro Parra parlerà sul tema "La parapsicologia in Argentina". Ingresso libero. CONOSCERE IL LIBRO Alle 18,30, presso Jar Edizioni (Zucchini 9/M), primo incontro del ciclo di serate sul tema Il libro, conoscerlo e amarlo: si parlerà sul tema "Il libro, dal manoscritto alla libreria"; interverranno lo staff e gli autori della Jar ed Ettore Bianciardi. Prossimo incontro il 9 aprile. Iscrizione 30 euro, 0518554608. Incontri LA BOLOGNA DI MARETTO Alle 21, alla Libreria Modo Infoshop (Mascarella 24/b), presentazione del libro "Colpa delle balene arancioni" di Davide Maretto: un giro di valzer nella Bologna del nuovo millennio. Letture dell'autore accompagnate alla chitarra da Matteo Maretto. TEILHARD DE CHARDIN Alle 19, presso i locali dell'Issr Vitale Agricola di Bologna (P.zale Bacchelli 4), presentazione del libro "Teilhard de Chardin a fronte della globalizzazione" di Vincenzo D'Ascenzi. Saranno presenti l'autore e il prof. Marco Tibaldi. SCOPERTE ARCHEOLOGICHE Prosegue il ciclo di incontri con l'Archeologia al Museo Archeologico (Archiginnasio 2): alle 17, "Importanti scoperte archeologiche a Bologna", con Luigi Malnati e Renata Curina. Gratuito. visita alla TORRE DOTTA Alle 20,30 alla Torre Prendiparte (Sant'Alò 7), "La Torre Dotta", visita guidata alla torre, aperitivo e breve presentazione della nuova guida turistica della città "Guida di Bologna - Storia, Arte, Curiosità". Costo 20 euro, consigliati abbigliamento e scarpe comode. Prenotazioni allo 0519911923. ARCHEOLOGIA ARBOREA Alle 18, alla Casa della Conoscenza di Casalecchio, per la rassegna I giardini dei frutti ritrovati: spazi verdi e frutti del nostro passato, presentazione del libro "Acheologia arborea" a cura di Isabella Della Ragione. apre salone del restauro fino al 5 aprile a ferrara Da oggi al 5 aprile al Padiglione 2 del Quartiere fieristico (ore 9,30-18,30) di Ferrara si svolgerà il Salone del Restauro con mostre fotografiche, appuntamenti e incontri di grande interesse. Il Salone è la prima e unica rassegna in Italia interamente dedicata al Restauro, alla Conservazione e alla Tutela del patrimonio storico-artistico, architettonico e paesaggistico. Quattro giorni di incontri e presentazioni nei quali sindaci, amministratori e studiosi metteranno a confronto le proprie esperienze di tutela, gestione e valorizzazione dei siti Unesco italiani. Gli 'effetti speciali' saranno assicurati oggi pomeriggio di domani, dalla possibilità di compiere voli vincolati gratuiti, all'esterno dell'area espositiva, con la mongolfiera Unesco di Ferrara-Modena-Ravenna. Saranno presenti 302 espositori, con la presenza di 18 delegazioni straniere, ma soprattutto grande spazio sarà dato alla convegnistica, con 105 incontri tecnici e 36 convegni tematici che intratterranno i 30 mila visitatori che gli organizzatori prevedono di riuscire ad attrarre. Sarà una grande riproduzione in gesso della colonna traiana, dipinta con le tinte policrome originali, ad accogliere da i visitatori. Sarà presente anche un omaggio a San Pietroburgo, città con cui Ferrara sta sviluppando un rapporto particolare in virtù della partnership col Museo Ermitage.

Torna all'inizio


<Sarkozy è come Chirac: alleato ma non allineato> (sezione: Estero USA)

( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-02 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il politologo MoÏsi Il no di Parigi "per non irritare Mosca" "Sarkozy è come Chirac: alleato ma non allineato" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - "Non è una buona idea per i rapporti fra Europa e Russia ". La dichiarazione del premier FranÇois Fillon (che si somma a riserve da parte tedesca) raffredda le ambizioni dell'Ucraina per l'ingresso nella Nato e rimette in circolo divergenze fra Francia e Stati Uniti proprio nella fase in cui la presidenza Sarkozy aveva voltato pagina, preparando inoltre il pieno reintegro nel dispositivo Nato. Si pensi alle strette di mano con il presidente Bush, al ruolo di capofila europeo nel riconoscimento del Kosovo e alla decisione di inviare in Afghanistan un rinforzo di mille uomini (nonostante l'acceso dibattito apertosi all'Assemblea nazionale per l'opposizione dei socialisti e sondaggi poco incoraggianti nell'opinione pubblica). Momento delicato. Anche perché la questione ucraina si affianca alla posizione di Sarkozy sui giochi olimpici, con la minaccia di boicottaggio della cerimonia inaugurale, eventualità esclusa a priori da Bush. Ne parliamo con Dominique MoÏsi, analista di politica internazionale e vice presidente dell 'IFRI, il più importante think-thank francese. "Credo che la Francia sia coerente con quanto sempre detto: amici e alleati dell'America, non allineati. La questione Ucraina e la questione Tibet sono esempi di non allineamento, come il rafforzare l'impegno in Afghanistan o la volontà di reintegrare il comando della Nato (non a discapito della politica di difesa europea) sono esempi di amicizia e alleanza. La Francia (e con essa la Germania) ritiene che far entrare oggi l'Ucraina e la Georgia nella Nato non sia nell'interesse dell'Europa, e naturalmente della stessa Francia". Quali sono le ragioni di fondo? "Dopo il riconoscimento del Kosovo e la posizione sostanzialmente univoca sul nucleare iraniano non è il caso di mettere sul tavolo altre provocazioni nei confronti della Russia. Non è interesse di nessun Paese europeo peggiorare i rapporti con Mosca. La seconda ragione è economica ed energetica, anche se la Francia, grazie al nucleare, soffre di meno il problema. Infine non va sottovalutata la diversa situazione dei Paesi ex comunisti rispetto alla Nato. Una cosa è che ne facciano parte nuove democrazie che appartenevano al Patto di Varsavia, come la Polonia o i Baltici. Un'altra è che ci vogliano entrare democrazie ancora instabili e imperfette, storicamente nell'orbita dell'impero russo, con cui esistono ancora forti legami culturali ed economici". Quindi meglio chiudere la porta? "Niente affatto. Non ci sono veti. è anche una questione di tempo. Ci sarà una nuova presidenza Usa. C'è l'evoluzione delle cose. Farei un paragone con l'atteggiamento sull'ingresso della Turchia in Europa. Come si dice, tempo al tempo". Ci sono due obiezioni. La prima è la volontà dell'Ucraina. La seconda è che l'Ucraina ha partecipato a importanti missioni in Kosovo, Afghanistan e Iraq. "E infatti gli Stati Uniti vogliono offrire una ricompensa all'Ucraina e allargare la presenza Nato ad Est. Ma per rispettare la volontà dell'Ucraina occorre tempo e ricordare che la Nato fino a oggi è un club di Paesi pienamente democratici". Non c'è quindi contraddizione nella diplomazia francese? "Mi pare proprio di no. Parlerei di flessibilità e valutazioni caso per caso rispetto agli interessi convergenti. Anche il ritorno nel comando integrato della Nato dovrebbe avvenire in questa logica". I no di Chirac suonavano diversamente? "La guerra all'Iraq è alle nostre spalle. Nel futuro c'è una nuova presidenza americana. Il clima è cambiato, ma questo non impedisce di avere proprie valutazioni autonome. E questo appartiene alla tradizione della diplomazia francese, dai tempi di de Gaulle". Massimo Nava \\ La Francia è coerente. E non è interesse di nessun Paese europeo peggiorare i rapporti con la Russia Dominique MoÏsi.

Torna all'inizio


Tibet, il calciatore rinuncia alla fiaccola (sezione: Estero USA)

( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-02 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Verso i Giochi La Cina fa sapere che "i separatisti sono pronti a usare la violenza e i kamikaze" Tibet, il calciatore rinuncia alla fiaccola Il campione indiano non farà il tedoforo: "Contro la repressione" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PECHINO - Chi manifesta a favore del Dalai Lama e cerca di ostacolare la marcia della torcia olimpica è contro la Cina e offende il suo popolo. "Poche nuvole non oscureranno i raggi del sole e pochi seccatori non rovineranno le attese del mondo per i Giochi". L'ammonimento era scritto in un editoriale del Quotidiano del popolo, ieri mattina, quando il capitano di calcio della nazionale indiana ha annunciato la sua defezione: io, il 17 aprile, non sfilerò con la fiaccola. Bhaichung Bhutia, selezionato per percorrere a New Delhi un piccolo tratto di strada, si è tirato indietro: "Voglio denunciare la repressione e le torture praticate in Tibet". L'atleta, che ha giocato anche in Inghilterra, è un buddista del Sikkim, piccola regione dell'Himalaya ed è stato decorato dall'India per avere promosso il football nel suo Paese. Era uno dei 22 mila tedofori chiamati ad accompagnare il viaggio della fiamma olimpica nei cinque continenti. è stato il primo ad annunciare di avere cambiato idea dopo gli scontri di Lhasa. Sarà un gesto isolato? Poco più di quattro mesi ai Giochi e a preoccupare Pechino ci sono diversi fronti che con la crisi tibetana si stanno aprendo. Non appare casuale la contemporanea sortita del ministero della Sicurezza e del ministero degli Esteri impegnati in una controffensiva mediatica e diplomatica. All'interno il timore che la protesta contagi altre province si sta rafforzando. E viene agitato con molta enfasi propagandistica più che altro per chiamare a raccolta i cinesi contro la "cricca del Dalai Lama". L'ultima è che i tibetani avrebbero addestrato squadre di kamikaze. "Per quanto ne sappiamo, il prossimo piano delle forze indipendentiste è di organizzare squadre suicide e lanciare attacchi violenti". A dimostrazione di ciò il portavoce della Sicurezza, Wu Heping, ha ricordato il ritrovamento di esplosivi in alcuni monasteri. "I separatisti non temono lo spargimento di sangue e il sacrificio". Notizia a effetto ma che sembra essere stata costruita con propositi chiaramente strumentali di mobilitazione e di giustificazione delle ulteriori restrizioni (i monasteri della rivolta sono tuttora circondati e isolati). Il governo tibetano in esilio ha replicato. "Siamo impegnati al cento per cento nella non violenza". E ha avanzato un sospetto: "Temiamo che la Cina possa progettare e attribuire a noi piani di attacco per fare cattiva pubblicità ai tibetani". Non meno problemi la Cina deve affrontare da qui alle prossime settimane sul fronte esterno: il Dalai Lama partirà per un viaggio che lo porterà negli Stati Uniti (dove la speaker della Camera Nancy Pelosi ha chiesto a Bush di considerare l'opportunità di boicottare l'inaugurazione dei Giochi) e di passaggio nel Giappone, il prossimo 10 aprile. è una tappa delicatissima. Dopo anni di gelo Tokio e Pechino stanno provando a ricucire le loro relazioni politiche. All'inizio di maggio è previsto il viaggio del presidente cinese Hu Jintao, il primo negli ultimi 10 anni. Il Dalai Lama si fermerà in Giappone poche ore. Come si comporterà il governo nipponico? Nei giorni scorsi il premier Yasuo Fukuda aveva detto: "Dobbiamo riflettere se sia opportuno o meno essere schietti". Il ministro degli Esteri ha ieri aggiunto: "Il Dalai Lama ha visitato il Giappone molte volte in passato e abbiamo sempre affrontato adeguatamente la situazione. Continueremo su questa strada". Pechino è in fibrillazione. Il portavoce della sua politica estera, Jiang Yu, ha messo le mani avanti: "Ci opponiamo all'idea che qualsiasi rappresentante di Paese straniero sia connivente o offra sostegno alle attività separatiste del Dalai Lama". Un avvertimento al Giappone. E non solo. In campo Il campione indiano Bhaichung Bhutia: è buddista Fabio Cavalera.

Torna all'inizio


George secondo Stone: alcol, Dio e l'ossessione per Saddam (sezione: Estero USA)

( da "Corriere della Sera" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-02 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Il film Le anticipazioni della Abc sul controverso "W": in una scena il futuro presidente, ubriaco, insulta il padre George secondo Stone: alcol, Dio e l'ossessione per Saddam WASHINGTON - Oliver Stone lo definisce una "biopic", un film biografico su George W. Bush, politico e umano al tempo stesso. Ma dalle anticipazioni della tv Abc, il suo film sul presidente, intitolato semplicemente "W", potrebbe essere devastante, come lo fu quello fu Richard Nixon. Il controverso regista traccia un ritratto polemico di Bush, prima di un alcolizzato in continua competizione con il padre, poi di un leader deciso a distruggere il nemico che aveva tentato di assassinarglielo, Saddam Hussein. E pur evidenziandone il tormento interiore e la religiosità, gli attribuisce un linguaggio scurrile. In uno dei momenti più drammatici della vigilia della guerra dello Iraq, quando il presidente francese Jacques Chirac chiede una proroga di un mese per gli ispettori dell'Onu, Bush non ci vede più: "Trenta giorni! - urla nel film -. Mi piacerebbe infilare un intero piatto di patatine della libertà in gola a quel viscido pezzo di m...!". Patatine della libertà fu il nome dato da Bush alle "french fries", le patatine fritte, in spregio a Chirac. "W" ripercorre la vita del presidente, dal fermo di polizia all'università di Yale per avere abbattuto un palo della porta del campo di football alle ubriacature continue a base di vodka e succo d'arancia coi compagni. In uno degli episodi familiari più avvilenti, Bush padre richiama il figlio ormai adulto, che ebbro al volante ha investito un deposito di rifiuti: "Rivolgiti all'Anonima alcolici!". Bush Jr. lo insulta, lo sfida a fare pugni: "Tu, mister perfezione! Tu mister eroe di guerra! Tu mister va a ....!". Per Oliver Stone, che ha scritto il copione assieme a Stanley Wieser, il fantasma paterno è la chiave di lettura di Bush figlio, che non si sente alla sua altezza, non vi si sentirà neppure dopo che il predicatore Billy Graham lo avrà liberato dall'alcool e reso un "cristiano rinato" in presunto contatto diretto con Dio. Persino la madre Barbara continuerà a dubitare di lui, gli chiederà di rinviare la sua candidatura a governatore del Texas: "Sei una linguaccia e hai scatti d'ira incontrollabili, non ti eleggeranno". Nel film, la guerra dell'Iraq è un regolamento di conti di "W" con Saddam Hussein. Il ministro della difesa Donald Rumsfeld obbietta che "la scimmia ammaestrata che ci ha portato l'inferno è Bin Laden, non Saddam", e il presidente s'infuria: "Tu non attenti alla vita di un Bush e poi te ne vanti. Hai capito?". Secondo Stone, il presidente è convinto che il padre sia stato sconfitto alle elezioni del '92 da Bill Clinton perché non ha eliminato il raìs: "Se tu lo avessi fatto, saresti stato rieletto ", dice a Bush sr. Quando l'Onu tergiversa, si rivolge al premier inglese Blair: "Mettiamo le insegne dell'Onu su un caccia, e uccidiamo Saddam". Ma quando annuncia la guerra al principe saudita Bandar, s'interrompe per guardare una partita di football in tv, e quasi soffoca ingoiando una ciambella. Nel corso del conflitto la sua condotta si fa bizzarra. Confida al vicepresidente Cheney di correre più in fretta facendo jogging "per dare un contributo personale alla vittoria". Ari Fleischer, l'ex portavoce di Bush, ha protestato che "è tutto inventato, non ho mai sentito il presidente dire volgarità, e il suo rapporto col padre è molto stretto". "W", che sarà interpretato dall'attore Josh Brolin e da Elizabeth Banks nella parte della first lady Laura, si chiude con Bush che sogna di giocare a baseball con i Rangers: impugna il bastone, guarda al cielo, ma non c'è la palla. Forse è una metafora per una presidenza andata a male, "per il buio che mi segue" come disse a Billy Graham. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain può solo augurarsi che Stone non distribuisca il film prima delle elezioni di novembre. Ennio Caretto.

Torna all'inizio


Expo di Milano (sezione: Estero USA)

( da "Tempo, Il" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stampa Expo di Milano si parte subito Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Dopo la festa per aver vinto una difficile prova con l'assegnazione dell'Expò alla città di Milano si è subito passati alle riunioni operative per prepararla. "Un chiaro successo dell'Italia, ora si volta pagina, non è più un comitato per la vittoria ma un comitato per la difficile programmazione dell'Expo. Sette anni sono sufficienti ma non sono troppi". Sono la parole del presidente del Consiglio Romano Prodi, al termine, ieri a palazzo Chigi, della prima riunione del comitato promotore dell'Expò, che ora, sempre sotto la presidenze del sindaco di Milano, Letizia Moratti, si trasforma in comitato per la pianificazione. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, sottolinea che "rappresenta una grande affermazione per la politica estera italiana". E il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ribadisce che si è trattato "di una vittoria impensabile senza l'impegno del governo", mentre il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ringrazia "sentitamente" il presidente del Consiglio. "Il successo non è garantito - sottolinea ancora Prodi - ma Milano ha le carte in regole per soddisfare quello che chiede un mondo raffinato e esigente. L'Expo deve essere in grado di interpretare i bisogni e le novità". Prodi evidenzia poi a proposito dei rapporti internazionali, come "sia anche molto importante che l'amicizia con il presidente turco Gul non si sia rotta dopo il voto. Al contrario, mi ha anche invitato - aggiunge - per una visita". "Abbiamo fatto gioco di squadra, abbiamo lavorato tutti e ognuno ha fatto la sua parte, anche il governo - ribadisce il governatore della Lombardia - Milano e la Lombardia si confermano come il simbolo dell'Italia che vince, che produce e lavora. Un'Italia di classe e che ha gusto". I prossimi mesi "saranno fondamentali, sette anni non sono tanti, c'è bisogno di uno sforzo collettivo - ha detto Enrico Letta - ed è necessario che lo spirito di assoluta collaborazione istituzionale, che è stato il segreto di questa vittoria, deve continuare".

Torna all'inizio


Flop annunciato (sezione: Estero USA)

( da "Riformista, Il" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

BUSH E PUTIN A BUCAREST PER IL MATCH FINALE Flop annunciato Perché il Presidente ormai conta poco Il Presidente americano Bush è in Europa (a Bucarest, nella "new Europe") per il suo ultimo summit Nato. Sarà l'ultimo (come presidente) anche di Vladimir Putin. Con Tony Blair, Bush e Putin erano un po' i "decani" di questi incontri. Ora Blair è un pensionato di lusso e Bush lo diverrà tra poco; Putin invece, anche se in un ruolo diverso, continuerà ad essere "dentro" il potere in Russia. Il vertice rumeno ha come scopo principale quello di formalizzare la richiesta di adesione alla Nato di alcuni nuovi membri. Se Croazia, Macedonia e Albania non pongono particolari problemi, lo stesso non si può dire di Ucraina e Georgia, ex-repubbliche dell'Unione Sovietica. La Georgia è dichiaratamente filo-americana (il suo presidente ha anche la cittadinanza Usa) ed è decisamente ai ferri corti con la Russia. L'Ucraina è in una posizione più difficile: non solo una parte non indifferente della sua popolazione è contraria all'idea, ma qui l'opinione della Russia conta ancora, e molto anche. Per Putin la Georgia è ormai una "causa persa"; ma l'Ucraina è istintivamente parte dell'idea di "Russia" (oltre che essere strategicamente centrale per la sicurezza russa) e sia Putin sia Medvedev è improbabile che cambino idea. E Bush? Che potrà fare? Non molto, infatti. Il tempo è assolutamente contro il presidente americano. Per la Russia è sufficiente far slittare, in qualche modo, la decisione, e la prossima volta l'interlocutore americano sarà diverso. Se poi fosse Obama il prossimo presidente Usa, i russi potrebbero anche illudersi, come fece erroneamente Khruschev con JFK, di poter più facilmente influenzare un presidente inesperto di politica estera. Il peso politico di George W. Bush è ormai di poco superiore a quello di Romano Prodi. Ma la posta in gioco per il presidente americano è molto alta. La new Europe ha ricevuto attenzione, aiuto e prestigio da parte degli Stati Uniti in un modo che non si era mai visto prima. Bush è stato, personalmente, ricompensato per questo con un entusiasmo che non si trova in nessuna altra parte d'Europa. Polonia e Romania (solo per citare i paesi più grandi della new Europe) sono tra i più fedeli alleati dell'America e hanno messo ben volentieri a disposizione degli Usa il loro territorio (per basi militari) o il loro spazio aereo (per la difesa anti-missile). Anche in ambito Ue, la simpatia che questi paesi hanno nei confronti degli Stati Uniti si è fatta sentire. In pochi anni i paesi dell'ex-blocco sovietico sono diventati dei "modelli di democrazia", esercizio assai meno riuscito in altre parti del mondo, per non parlare di Iraq e Afghanistan. Per un presidente uscente, specie per uno con una legacy tra le peggiori nella storia, un ultimo successo (l'ingresso, tra gli altri, di Georgia e Ucraina nella Nato) è un'opportunità troppo importante per lasciarla passare senza tentare il tutto per tutto. In nome della guerra al terrorismo, Bush ha più volte apertamente difeso Putin e chiuso gli occhi sulla violazione dei diritti umani (specie in Cecenia) da parte del governo russo. Il presidente americano è quindi convinto di poter ora incassare quel credito morale. L'affermazione di Bush che la Russia "non ha diritto di voto" è solo tattica pre-negoziale: in realtà il presidente americano farà leva principalmente sul sull'amicizia personale (ma esiste un simile sentimento tra leader mondiali?) con il presidente russo e sulla presunta gratitudine che la Russia dovrebbe avere. E quali altri margini di manovra potrebbe avere Bush? È probabile che il presidente americano, "l'anatra zoppa", vada incontro ad un'altra delusione, o, nella migliore ipotesi, ad un successo assai modesto. Putin non concederà nulla. Gli europei (quelli "vecchi" e che ancora contano molto) si guarderanno bene dall'irritare troppo la Russia (la sicurezza energetica è una posta troppo alta) e Bush non ha strumenti di coercizione cui far ricorso qualora la simpatia e la persuasione non funzionino. Se Blair, un mago della persuasione, è riuscito ad ottenere assai poco nei suoi ultimi summit internazionali, volete che ci riesca George W. Bush? Giampiero Giacomello 02/04/2008.

Torna all'inizio


Braccio di ferro Usa-Russia sull'adesione al programma MAP di Ucraina e Georgia (sezione: Estero USA)

( da "Voce d'Italia, La" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Esteri Nuovo momento in cui la Nato mostra la sua fragilita' Braccio di ferro Usa-Russia sull'adesione al programma MAP di Ucraina e Georgia Gli Stati Uniti potrebbero non avere l'appoggio degli Stati europei, quindi l'adesione dovrebbe fallire Milano, 2 apr.- Alla vigilia del vertice Nato di Bucarest si riaccende il braccio di ferro fra Stati Uniti e Russia sulla domanda di accettazione inoltrata da Ucraina e Georgia al programma MAP, primo passo per poter divenire membri della Nato. Nella sua tappa a Kiev, dal chiaro contenuto simbolico, il presidente statunitense, Gorge W. Bush, ha fatto sapere che sosterrà con forza la richiesta dei due Paesi ex-sovietici al meeting di Bucarest che si terrà domani. "La mia visita qui è un chiaro segnale per dire che credo in quello che dico, che la membership dell'Ucraina nella Nato è nel nostro interesse” queste le parole utilizzate da Bush, il quale precedentemente aveva già dichiarato in modo inequivocabile il suo pensiero durante un colloquio con il presidente ucraino, Victor Iushenko: "Al vertice Nato di Bucarest gli Stati Uniti sosterranno l'ingresso di Ucraina e Georgia nel programma MAP di pre-adesione alla Alleanza". Altrettanto chiaro è stato però il rifiuto da parte di Mosca espresso dall'Ambasciatore russo presso l'Alleanza atlantica, Dmitry Rogozin, il quale ha minacciato che il meeting di Bucarest potrebbe segnare un "punto di non ritorno". Rogozin, citato dall'agenzia di stampa Interfax, ha precisato la posizione del Cremlino affermando che "se sarà concesso il Map a Ucraina e Georgia si arriverà ad una drammatica trasformazione delle nostre relazioni". Un braccio di ferro interno all'Alleanza Atlantica (la Russia non è un Paese membro, ma comunque uno Stato partner, ndr) che non rappresenta alcuna novità secondo l'opinione di Fabrizio Vielmini, collaboratore dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), il quale ha spiegato che "questa situazione si trascina dal 1994, quando gli Stati Uniti hanno reso manifesto che non intendevano rispettare la promessa fatta a Michail Gorbaciov di non espandere la Nato ad est, verso i Paesi ex sovietici". L'unico cambiamento sta forse nel fatto che ora il conflitto è stato interiorizzato nell'Alleanza stessa. Questo potrebbe essere visto come un bene, ovvero la Nato si sarebbe trasformata in un forum di discussione con la capacità di mitigare i conflitti fra le due potenze. Vielmini non sembra essere però così ottimista ed ha definito l'ingresso della Russia come partner della Nato "un contentino dato a Mosca". "Ormai – ha aggiunto – l'organizzazione è diventata un forum per cercare di appianare le divergenze. E' un paradosso che si crei un Consiglio Nato Russia quando l'obiettivo dell'Alleanza, o perlomeno quello dei suoi esponenti di spicco, Usa ed Inghilterra, rimane quello di espandersi ai confini della Russia. A Mosca fa comunque comodo partecipare alla farsa in quanto riceve qualche beneficio potendo partecipare ad alcuni programmi, specie riguardanti il nucleare”. A rimetterci invece sembra essere l'Europa che, secondo Vielmini, “viene usata come pedina dagli Stati Uniti e dall'Inghilterra che proseguono la loro strategia di confronto con la potenza orientale ottenendo il consenso del vecchio continente grazie al tema dell'espansione democratica ed altri falsi ideali che purtroppo sembrano avere presa su coloro che stanno a Bruxelles pur essendo considerazioni che poco spazio trovano nella realtà della politica internazionale”. Questa volta, però, gli Stati europei non sembrano così pronti a lasciarsi guidare nelle loro scelte dal grande alleato statunitense forse perché una rottura fra Russia e Nato, ma soprattutto fra Russia ed Ucraina potrebbe avere grandi ripercussioni visto che da Kiev passa gran parte del gas proveniente dal territorio russo. Nonostante fonti dell'Ambasciata italiana a Kiev minimizzino il problema affermando che “si tratta sempre di attori responsabili, l'Europa ha bisogno del gas russo così come Mosca ha bisogno di venderlo e questo è sufficiente perché si risolvano eventuali problemi, come in effetti è avvenuto sempre in passato”, il contrasto russo-ucraino ha già portato momenti di tensione e quindi si vorrebbero evitare ulteriori complicazioni. Ecco infatti arrivare da Parigi il veto all'ingresso dell'Ucraina: “La Francia non darà il suo via libera all'ingresso dell'Ucraine e della Georgia. La Francia ha una posizione diversa da quella degli Stati Uniti su questo tema”, queste le parole del premier Francois Fillon spese in un'intervista a 'France Inter Radio', il quale ha poi motivato tale dichiarazione spiegando che questa non è “la risposta corretta all'equilibrio dei poteri in Europa e fra l'Europa e la Russia”. La richiesta di Ucraina e Georgia potrebbe quindi essere respinta, anche perché nella Nato vige il meccanismo del Consenso, non il voto di maggioranza e, oltre alla Francia, ci sono anche altri Stati europei che potrebbero non gradire tensioni. Inoltre, ha spiegato Vielmini, “la Russia sta lavorando per offrire una contropartita interessante, ovvero un appoggio logistico all'operazione in Afghanistan, che si sta rivelando un vero fallimento”. Bush in realtà ha smentito che potrà cedere a qualche tipo di negoziato affermando che, in una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, avrebbe detto a quest'ultimo che “non c'è nessuno scambio. Punto”. L'uomo più influente del mondo questa volta però potrebbe essere costretto a cedere. Da questa vicenda si può fare una riflessione sul ruolo stesso della Nato. La sua natura dualista, da una parte strumento di continua pressione contro Mosca, dall'altro forum di discussione che cerca di coinvolgere la Russia stessa, potrebbe portarlo alla disgregazione. Secondo Vielmini, infatti, “l'Alleanza Atlantica per avere un senso ancora oggi, dopo la fine dell'Unione Sovietica, deve continuare ad espandersi, inglobando nuovi Paesi, ma questo non porta benefici. Si tratta ormai di un'organizzazione che consuma sicurezza al posto di crearla. Lo si è visto in Kosovo, dove i militari, inviati per contrastare un'operazione di pulizia etnica sono diventati spettatori della stessa operazione effettuata a parti invertite. Credo che comunque l'operazione in Afghanistan stia portando e porterà sempre più alla luce questa situazione paradossale”. Marco Rogna.

Torna all'inizio


Vertice Nato, braccio di ferro Usa-Europa (sezione: Estero USA)

( da "Avvenire" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

MONDO 02-04-2008 Vertice Nato, braccio di ferro Usa-Europa Bush: nessun veto russo su Georgia e Ucraina. Parigi e Berlino frenano DI GIOVANNI BENSI D urante la sua visita a Kiev, dopo un colloquio a quattr'occhi con il suo omologo ucraino Viktor Jushchenko, il presidente americano George W. Bush ha detto che "la Russia non ha diritto di veto sull'adesione di stati ex sovietici alla Nato. Il capo della Casa Bianca prima di partire per Bucarest dove da oggi a venerdì si svolgerà il vertice dell'Alleanza atlantica, ha ribadito che neppure su ciò che avverrà nella capitale romena Mosca potrà porre veti, nonostante la presenza di Vladimir Putin. Si tratta dell'adesione di Ucraina e Georgia al "Map" (Membership Action Plan), il primo passo per essere accolti nella Nato. Ma Bush ha anche voluto ribadire che la Russia "non ha nulla da temere". Jushchenko a sua volta ha assicurato che, come ha deciso recentemente la Verkhovna Rada (il Parlamento), l'adesione del Paese alla Nato sarà deciso in base a un referendum. "Non vedo altra via per la nazione, non vedo altri percorsi per l'U- craina ", ha detto. Egli ha auspicato che i risultati del referendum saranno positivi ed ha riconosciuto la legittimità dell'opposizione di una parte dell'opinione pubblica all'ingresso nell'alleanza occidentale. E infatti ancora ieri circa duecento dimostranti comunisti e socialisti hanno dimostrato sulla Piazza dell'Indipendenza a Kiev contro la visita di Bush che si è svolta fra imponenti misure di sicurezza. Nonostante i risentimenti della Russia e lo scetticismo di alcuni partner europei, Bush ha dichiarato che "gli Usa appoggiano con forza" la richiesta di Ucraina e Georgia di iniziare la procedura che, con ogni probabilità, le porterà nell'alleanza occidentale. Nello stesso tempo però egli ha rilevato che a Bucarest è ancora tutto aperto, e i risultati dipenderanno dalla decisione dei paesi partecipanti. "Accompagnare l'Ucraina verso l'adesione alla Nato ha detto Bush nella conferenza stampa conclusiva è nell'interesse di ogni membro dell'alleanza e contribuirà alla sicurezza e alla libertà del mondo". Il presidente Usa ha poi escluso che il consenso russo all'ingresso delle due repubbliche ex sovietiche nella Nato possa essere "compensato" da concessioni di Washington a Mosca sul problema dello scudo spaziale che gli Usa intendono installare in Polonia e Repubblica Ceca. "È un equivoco, il problema non si pone neppure", ha detto, aggiungendo: "Credo fermamente che Ucraina e Georgia debbano aderire al Map senza alcuna controprestazione ". Del resto, Bush ha riconosciuto che "c'è ancora molto lavoro da fare" per arrivare ad un accordo con la Russia sul progetto di scudo antimissile. Quindi ha invitato Mosca "u- nirsi" all'America nella realizzazione del progetto. La posizione di Bush non sarà facile a Bucarest. Alcuni Paesi, fra cui Germania e Francia, sono contrari a concedere a Ucraina e Georgia il Map, in considerazione della loro instabilità politica e, soprattutto per la Georgia, dei suoi conflitti interni con le regioni separatiste di Abkhazia e Sud-Ossezia. Il premier francese Frqnçois Fillon, inoltre, ha dichiarato in un'intervista radiofonica che, secondo la Francia, l'ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato "non sia una buona risposta all'equilibrio dei rapporti di potere in Europa e tra Europa e Russia". Fillon ha precisato: "Noi vogliamo avere su questo argomento un dialogo con la Russia, ed è questo che il presidente della repubblica dirà a Bucarest". Fra gli scettici viene inclusa anche l'Italia, ma ieri il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha osservato che "non dobbiamo chiudere le porte in faccia a Ucraina e Georgia", aggiungendo però che "questo processo di avvicinamento deve essere condotto con gradualità". Le reazioni di Mosca alle parole di Bush sono state molto dure. Il viceministro degli Esteri Grigirij Karasin ha osservato che "l'ammissione dell'Ucraina nella Nato porterà ad una crisi profonda nelle relazioni russo-ucraine, e questo avrà un impatto si tutta la sicurezza pan-europea". E per Dmitrij Rogozin, ambasciatore russo presso la Nato, l'adesione all'alleanza di Kiev e Tbilisi rappresenterebbe "un punto di non ritorno. Essa infatti porterà ad una drammatica trasformazione delle nostre relazioni". A Bush rimane ancora l'incontro con Putin a Soci dopo Bucarest per cercare di convincerlo del contrario. Il presidente americano George W. Bush lascia Kiev.

Torna all'inizio


No dall'asse renano, sì dall'Atlantico (sezione: Estero USA)

( da "Opinione, L'" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Oggi è Mer, 02 Apr 2008 Edizione 64 del 02-04-2008 Nato ancora divisa sull'adesione di Ucraina e Georgia No dall'asse renano, sì dall'Atlantico di Federico Punzi Si apre oggi a Bucarest, in Romania, e si concluderà il 4 aprile, un delicatissimo vertice dal quale la Nato potrebbe uscire spaccata. Materia del contendere l'adesione di Ucraina e Georgia al Membership Action Plan, primo passo verso l'ammissione completa nell'Alleanza. Da una parte Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi dell'Europa orientale, favorevoli, anche per consolidare i progressi democratici nelle ex repubbliche sovietiche e limitare l'influenza russa; dall'altra, la "Vecchia Europa" ? Francia e Germania in testa ? contraria, in obbedienza a una logica ottocentesca di equilibrio tra potenze. "Ci opponiamo, perché pensiamo che non sia la risposta giusta all'equilibrio del potere in Europa e tra Europa e Russia. Vogliamo dialogare su questo argomento con la Russia", ha spiegato il primo ministro francese Fillon. Sembrano le stesse divisioni del 2003 sulla guerra in Iraq, ma Sarkozy ha impresso alla politica estera francese una "rupture" atlantica. In linea di principio la Francia non si oppone più ad una Nato allargata ad Est e dalla proiezione più globale. Anzi, vuole inviare più truppe in Afghanistan e rientrare da protagonista nel comando militare dell'Alleanza. In cambio Parigi si aspetta che Washington e Londra non siano più ostili alla politica di difesa europea, oggi concepita come strumento complementare e non alternativo alla Nato. La Russia si sente accerchiata ai suoi confini da un'Alleanza ex nemica e considera Ucraina e Georgia poco più che sue province, parti irrinunciabili della sua sfera d'influenza. Per questo da Mosca si susseguono moniti minacciosi. L'ambasciatore russo alla Nato è stato perentorio: l'adesione al MAP rappresenterebbe "un punto di non ritorno" nelle relazioni con Kiev e Tbilisi. Prima di lui il vice ministro degli Esteri, Karassin: l'ingresso dell'Ucraina nella Nato provocherebbe "una crisi profonda" tra Kiev e Mosca, tale da avere un "impatto negativo sulla sicurezza dell'Europa". La Russia si vedrebbe costretta a "cambiare priorità" nella realizzazione della sua "sicurezza strategica". Con la sua visita a Kiev, proprio alla vigilia del vertice, il presidente Bush ha voluto sottolineare che gli Stati Uniti "sosterranno con forza" l'ingresso di Ucraina e Georgia nel programma di pre-adesione all'Alleanza e che "la Russia non avrà alcun diritto di veto su quello che sarà deciso a Bucarest". Ma Bush ha anche fatto sapere che rispetterà "il processo di decisione per consenso", per venire incontro alle perplessità degli alleati, ma anche perché è consapevole che tra Nato e Russia sono aperti altri due capitoli spinosi, causa di frizioni, che consigliano di non forzare la mano: la collaborazione in Afghanistan e il progetto di scudo anti-missile. Anche se Bush lo ha negato, rimane concreta la possibilità di un un rinvio a tempi migliori dell'adesione di Georgia e Ucraina per favorire un compromesso sui due capitoli che verranno trattati personalmente da Putin e Bush nell'incontro di Soci del 6 aprile. Come dimostra un documento della premier ucraina, Yulia Tymoshenko, pubblicato su Foreign Affairs, i paesi dell'ex Patto di Varsavia ora parte della Nato e le ex repubbliche sovietiche come Ucraina e Georgia sono i più consapevoli del fatto che le ambizioni imperiali della Russia non sono finite con la caduta dell'Urss. Mosca vuole tornare ad essere una grande potenza a spese dei suoi vicini, ma il resto dell'Europa è molto meno sensibile al problema. Eppure, passa anche dai "sì" a Kiev e Tblisi la risposta europea all'uso dell'arma energetica da parte di Mosca e all'involuzione autoritaria impressa da Putin, di cui finora gli europei hanno dimostrato di preoccuparsi solo a parole.

Torna all'inizio


Usa/Feto nel Wc di un aereo la madre sarebbe una 14enne (sezione: Estero USA)

( da "Italia Sera" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Politica Estera Usa/Feto nel Wc di un aereo la madre sarebbe una 14enne Nella toilette di un volo della Continental Airlines atterrato a Houston, in Texas, è stato trovato un feto morto. Secondo le autorità la madre potrebbe essere una 14enne. La ragazzina è stata rintracciata e interrogata, e gli investigatori stanno cercando di ricostruire l'accaduto. L'aereo era partito dall'aeroporto LaGuardia di New York, e a fare la macabra scoperta sono stati gli addetti alle pulizie. Un portavoce della polizia di Houston ha dichiarato: "Riteniamo che la minorenne sia collegata a questo episodio". Edizione n. 875 del 02/04/2008.

Torna all'inizio


Iniziato in Romania uno dei piu' importanti e difficili vertici Nato della storia (sezione: Estero USA)

( da "Voce d'Italia, La" del 02-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Esteri Nell'enorme palazzo voluto dall'ultimo dittatore comunista si sono ritrovati i rappresentanti delle democrazie liberali Iniziato in Romania uno dei piu' importanti e difficili vertici Nato della storia Serbi, Russi, Ucraini, Greci ma anche francesi e tedeschi contro le politiche di Bush Bucarest, 2 apr.- Ha avuto inizio a Palazzo Cotroceni, l'immensa costruzione voluta dal dittatore comunista Nicolau Ceausescu ultimo satrapo della Romania oggi sede del Parlamento e della Corte Costituzionale del paese danubiano, l'atteso vertice Nato, considerato uno dei più importanti nella storia dell'Alleanza nata quando ancora le macerie della seconda guerra mondiale erano fumanti allo scopo di difendere le liberal-democrazie di stampo filo-occidentale di fronte alla minaccia comunista proveniente da Mosca. Per una sorta di nemesi invece oggi è proprio il palazzo voluto da un dittatore comunista ad ospitare gli acerrimi nemici dell'allora “Popolo dell'Avvenir”. Oggi però la Romania è uno dei più solidi bastioni militari filo-statunitensi nel sud-est Europa, a diretto contatto con la turbolenta regione caucasica e con il medio-oriente. Tantissimi sono i temi sul tappeto in questi giorni in questa città valacca tirata a lucido dove oggi non si trova nè un lavavetri zingaro nè un cane randagio. Tutti "deportati" in Transilvania, ci dicono. Innanzitutto i ventisei capi di stato e di governo dell'Alleanza, cui come osservatori si uniscono altri ventitrè rappresentanti di nazioni associate nel partnerariato per la pace, si troveranno a decidere quale nuova strategia militare adottare in Afghanistan al fine di far cessare gli attacchi dei Talebani. Solamente su questo punto c'è unanimità di vedute ed il contingente internazionale presente in quel paese sarà incrementato soprattutto da belgi, francesi, romeni e polacchi destinati a combattere. Sugli altri punti all'ordine del giorno invece sussistono punti di vista profondamente diversi che vedono il presidente americano Gorge Bush sostanzialmente appoggiato solamente da Canada, Gran Bretagna e dai nuovi membri Nato dell'Europa dell'Est ma non dai vecchi alleati dell'Europa occidentale. Primo punto di divisione il Kosovo che oggi sta diventando un'enorme base militare Nato. Alcuni membri storici come Spagna e Grecia, ma anche la neo entrata Romania, non ne hanno ancora riconosciuto l'indipendenza e la Russia, cui la Serbia si è rivolta in cerca d'aiuto, minaccia di gravi ritorsioni tutti quei paesi che hanno accreditato l'indipendenza di Pristina. Collegato intrinsecamente al problema Kosovo è ovviamente quello relativo all'ingresso nell'Alleanza dell'Albania, paese che ha foraggiato il movimento indipendentista della regione già serba. L'immediata inclusione di Tirana nella Nato da tanti infatti viene vissuta come una punizione oltremodo umiliante per Belgrado ed una pietra tombale sulle speranze di vedere un giorno la Serbia far parte dell'Unione europea. Allo stesso modo non viene considerata opportuna l'apertura di credito, in qualità di membri associati, che l'amministrazione Bush vorrebbe concedere ad Ucraina e Georgia, paesi che oggi non hanno comunque raggiunto un sufficiente grado di sicurezza interna e di libertà democratiche. La Russia di Putin poi considererebbe questa apertura una provocazione e darebbe luogo a gravissime ritorsioni, come il blocco dell' esportazione ad occidente delle fonti energetiche ed un nuovo riarmo nucleare che vorrebbe dire ritornare ai tempi della guerra fredda. Per questi motivi Francia e Germania hanno già preannunciato il loro veto all'apertura di negoziati a favore di Kiev e Tblisi, senza contare che la popolazione ucraina è al 53% contraria all'alleanza atlantica e tuttora chiede, e lo si è visto nelle manifestazioni anche violente contro la visita a Kiev di Bush, invece un alleanza pan-slava con Russia, Bielorussia e Serbia. Oggi comunque il presidente francese Sarkozy notificherà a Bush la contrarietà di Parigi all'inizio delle trattative con i due paesi dell'ex Unione sovietica. In questo clima di incertezze anche l'insuperabile veto della Grecia all'entrata nella Nato della Macedonia ex jugoslava preoccupa non poco Condoleza Rice che in esso legge un ulteriore ostacolo alla difficile opera di pacificazione dei Balcani. Venerdì il vertice terminerà, sperando che per l'ennesima volta la montagna non partorisca un topolino. Sergio Bagnoli.

Torna all'inizio


<Bucarest? Vertice interlocutorio, tutti aspettano che esca di scena Bush> (sezione: Estero USA)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

INTERVISTA   GIANNI DE MICHELIS: "IL PRINCIPALE ATTORE INTERNAZIONALE È RAPPRESENTATO DA UNA PRESIDENZA A FINE MANDATO" "Bucarest? Vertice interlocutorio, tutti aspettano che esca di scena Bush" (m.t.) Il summit Nato di Bucarest "sarà interlocutorio", non verranno prese decisioni di rilievo. Dal 2009, a prescindere da chi insedierà alla Casa Bianca, "si inizierà a discutere della nuova governance mondiale", perché il riemergere della Russia e l'emergere di India, Cina e Brasile come potenze, impongono l'elaborazione di nuovi schemi. "L'Europa, in questo contesto, ha una carta vincente da giocare: l'integrazione ", che è la vera keyword del futuro ordine internazionale. A fare le carte alla Nato, all'Europa e al mondo che verrà è Gianni De Michelis, ex ministro degli esteri. Onorevole, la discussione che ha preceduto il vertice Nato è stato l'allargamento dell'Alleanza atlantica a Ucraina e Georgia. Lo reputa un orizzonte possibile? Dal summit di Bucarest non ci si deve aspettare niente di particolare. Questo vertice, come tutti quelli del 2008, è destinato a essere interlocutorio. Emergono, certo, tutti i problemi e le contraddizioni della governance mondiale, ma non ci sono le condizioni per affrontarli. Questo perché il principale attore internazionale, gli Stati Uniti, è rappresentato da una presidenza a fine mandato, che verrà sostituita da qualcosa di diverso, di nuovo. Sia che vincano i democratici, sia che vincano i repubblicani, dal 2009 l'America si lascerà alle spalle il sedicennio Bush- Clinton-Bush. Il problema che dovrà essere affrontato dopo le elezioni americane è il modo in cui regolare i rapporti globali, in un mondo che ha degli aspetti completamente nuovi rispetto a quelli che abbiamo conosciuto nel passato. Sarebbero? Finora gli equilibri politici sono stati determinati dai rapporti di forza tra i soggetti principali di quelli che erano i paesi del cosiddetto "cuore del mondo", che hanno imposto le decisioni ai paesi della periferia. Oggi, la novità è che, rispetto al precedente schema, sono emersi paesi che nello schema di prima erano semi-periferia. Penso a Cina, India, Russia, Brasile, Corea del sud, Sud-est asiatico. Senza di loro non si può gestire al governance. A proposito di Russia: come spiega il ritorno di Mosca, che negli anni '90 era "scomparsa", al centro della scena mondiale? La Russia è tornata a recitare un ruolo di primo piano non solo per il boom dei prezzi dell'energia, che ha favorito la ripresa economica di Mosca, ma anche per le scelte politiche effettuate. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno iniziato a scoprire le debolezze di un sistema politico e finanziario che li espone a delle crisi e vedono che altri paesi che applicano, per ragioni storiche, modelli politici diversi, in cui gli spazi di libertà sono minori, ma la possibilità di controllare il sistema maggiore, pesano di più. Davanti ai cambiamenti di cui lei parla, serve un po' più di realpolitik? Sicuramente sì, c'è bisogno di una buona dose di pragmaticità, altrimenti il rischio di fare della pura propaganda diventa molto forte. Dall'altra parte è necessaria una riflessione capace di rivisitare la mitologia del libero mercato sul piano economico e quella della liberaldemocrazia sul piano politico, intese come forme supreme della governance. Occorre fare l'opposto di quello che ci ha detto Fukuyama. La dottrina della "fine della storia" è stato un grande alibi per europei e americani. In realtà la storia non è affatto finita. In questo nuovo contesto, che ruolo può avere l'Europa? La mia opinione è che nella nuova situazione l'Ue avrà un ruolo enorme. L'Europa è dotata di un surplus di know-how sull'integrazione, che è la chiave di volta del nuovo ordine globale. La sfida sarà quella di tenere insieme le differenze sfruttandone il valore. Non c'è nessun'altra parte del mondo che ha testato nel concreto i meccanismi dell'integrazione. L'Europa è più avanti, ma ha un vantaggio. Siamo avanti, ma ci dividiamo spesso, come la questione kosovara dimostra. Ci dividiamo e sul Kosovo abbiamo fatto molti errori, certo. Ma mettiamola così: i cinesi hanno il nostro medesimo problema. Siccome non ce la faranno a tenere insieme il loro miliardo di abitanti, i tibetani e gli uguri, le popolazioni del sud e del nord, usando semplicemente la forza e il dominio, come hanno fatto nei quattromila anni precedenti, devono procedere creando una sorta di "unione cinese". Alternative non ne hanno. Gli Stati Uniti sono ancora più fragili. La loro storia recente è una storia di conquista e annientamento, che non ha mai preso in considerazione l'integrazione, se non nei decenni a noi più vicini con i neri. L'Europa ha una grande carta da giocare. Il cammino che le si prospetta nei prossimi anni è quello di completare l'integrazione interna e ? soprattutto ? quella di darsi una coesione esterna. L'integrazione non può continuare all'infinito, dobbiamo tirare dei confini. Al tempo stesso dobbiamo però fare integrazione fuori dai confini, perché altrimenti si crea la logica della fortezza e la storia ci insegna che la fortezza dà vita all'assedio, che poi provoca il crollo della fortezza stessa. Le sfide future, per l'Ue, sono i rapporti con la Russia e quelli con il Mediterraneo, con il mondo arabo. E i Balcani? I Balcani vanno integrati. Sul Kosovo però abbiamo fatto un errore enorme, che è quello per cui il governo Prodi ? e parliamo dell'Italia ? verrà maggiormente ricordato. Sul Kosovo l'Europa ha offerto alla Russia l'occasione di mettere in moto un processo di integrazione contrapposto al nostro, che potrebbe determinare la fine dell'Europa. L'integrazione ha avuto successo perché c'era la cortina di ferro. Per 45 anni abbiamo potuto procedere all'integrazione dell'Europa "carolingia". Dopo il crollo della cortina, abbiamo dovuto fatto i conti con l'integrazione a est, che ha funzionato perché da Mosca non è venuta la sfida di un processo inverso. Con il Kosovo rischiamo di produrre da soli questa sfida. Possiamo fugare questo pericolo negoziando con Mosca e dando alla Serbia l'occasione di fare parte dell'Europa.

Torna all'inizio


Parigi e Berlino bloccano Kiev e Tbilisi (sezione: Estero USA)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

SUMMIT NATO Francia e Germania contro gli Stati Uniti: no all'allargamento dell'alleanza Parigi e Berlino bloccano Kiev e Tbilisi MATTEO TACCONI Ancora una volta, George W. Bush ha sfruttato il palcoscenico dell'Europa orientale per recitare la sua freedom agenda. A Kiev, il presidente americano ha ieri affermato che gli Stati Uniti, nel corso del summit Nato di Bucarest, che inizia oggi e si conlude venerdì, premeranno sugli alleati europei affinhcé questi ultimi facciano loro le aspirazioni atlantiche di Ucraina e Georgia. "A Bucarest continuerò a ribadire la posizione, chiara, dell'America. Sosterremo la Mambership Action Plan (Mao) per la Georgia e l'Ucraina", ha detto Bush nella capitale ucraina, dove si sono tenute manifestazioni anti-Nato durante la sua visita. Washington sostiene da tempo l'integrazione delle due ex repubbliche sovietiche nell'alleanza atlantica. Il problema è che la firma del Map, anticamera della piena membership, non è un obiettivo facilmente agguantabile. Incide, sulla questione, l'irritazione russa. Mosca è dell'avviso che l'allargamento della Nato a Ucraina e Georgia, paesi che la Russia, per questioni storiche e geopolitiche, considera parte del proprio "cortile", sia inaccettabile. C'è da tenere conto, inoltre, anche di una certa tendenza alla sindrome dell'accerchiamento, originata senz'altro da una tradizione radicata nella leadership politica russa, ma anche dal progressivo spostamento a est delle strutture militari dell'America, che pur se indebolita dalla crisi economica e dagli spettri della recessione, resta comunque il paese guida della Nato. La recente costruzione di basi militari in Romania e Bulgaria (quelle in Germania sono state intanto "snellite"),l'attivismo nei Balcani e nell'Asia Centrale mostrato dalla superpotenza, suscita preoccupazione a Mosca. Ma anche dal cuore dell'Europa comunitaria arrivano messaggi importanti, carichi di scetticismo. Nei giorni precedenti l'avvio del summit della Nato, Francia e Germania hanno affermato che intendono smarcarsi da Bush e che si opporranno all'ipotesi di cooptazione della Nato a Kiev e Tbilisi. La posizione franco-tedesca riflette pienamente la convizione ? diffusa in molte capitali europee ? che la priorità, più che un'ulteriore espansione del gruppo atlantico, è impostare relazioni equilibrate con Mosca. Europa e Federazione russa sono consapevoli che, malgrado i recenti attriti politici, sono partner mutuamente indispensabili, a livello politico e commerciale. In altre parole, se la Russia ha bisogno di un'Europa solida per consolidarsi, l'Europa non può prescindere da un interlocutore stabile e affidabile ? cioé Mosca ? a est. Difficile, date queste condizioni, che il sostegno accordato da Bush ai governanti "colorati" di Ucraina e Georgia, che negli anni passati hanno scalzato dal potere le fazioni filorusse, consegua risultati apprezzabili a Bucarest. Anche perché il 6 aprile Bush si recherà a Sochi, sul Mar Nero, per incontrare Putin in quello che sarà l'ultimo vertice tra i due, prima che il presidente russo lasci il Cremlino il 7 maggio. I due negozieranno sullo scudo stellare, sulla base delle recenti proposte formulate ai russi dal pentagono e dal dipartimento di stato. Proposte che non sono ancora filtrate, ma che a detta degli analisti offrirebbero alla Russia ampie garanzie sul fatto che l'installazione di una batteria antimissilistica in Polonia e di una stazione radar in Repubblica ceca, negoziati da Washington con Praga e Varsavia, non si trasformino in strumenti deterrenti nei confronti della Federazione russa. Le nuove proposte americane, sempre secondo gli esperti, non avrebbero lasciato indifferenti il Cremlino. Sullo scudo stellare, questione che ha diviso Washington e Mosca, provocando una seria "collisione", sia Bush che Putin hanno tutto l'interesse a stabilire un compromesso, evitando lacerazioni. Difficile, considerato il ritrovato pragmatismo nelle relazioni con la Federazione russa, che Bush voglia forzare su Ucraina e Georgia a Bucarest. L'impressione è che l'inquilino della Casa Bianca, a Kiev, abbia fatto più che altro sfoggio di retorica, per mostrarsi coerente, agli occhi degli ucraini, con gli impegni presi nei loro confronti. Sempre a proposito di allargamento Nato, c'è da registrare come il summit di Bucarest, con ogni probabilità, sancirà il "no" greco alla Macedonia, vanificando le aspirazioni di Skopje, che insieme a Croazia e Albania, avrebbe dovuto ufficialmente ricevere l'invito della Nato per l'adesione alle strutture atlantiche. In un commento apparso ieri sull'International Herald Tribune, la ministra degli esteri di Atene, Dora Bakoyannis, ha spiegato che il paese ellenico bloccherà l'ingresso dell'ex repubblica jugoslava. Fino a quando persiste il problema sul nome ufficiale da attribuire alla Macedonia (parola che i greci vorrebbero scomparisse dalla denominazione che Skopje dovrà utilizzare nelle relazioni internazionali), non potremo sostenere l'ingresso dei nostri vicini, né nell'alleanza atlancica, né nella Nato, ha scritto Bakoyannis. Il blocco atlantico continua a espandersi. Con Albania e Croazia la Nato avrà 28 paesi membri. Se la contesa greco-macedone venisse risolta si arriverebbe a 29. C'è da scommettere che sfondare quota 30 non sarà così semplice. Georgia e Ucraina non devono farsi illusioni.

Torna all'inizio


L'India "blocca" il Dalai Lama. E Bush andrà ai Giochi (sezione: Estero USA)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

TIBET   NEW DELHI AMMONISCE IL LEADER BUDDISTA: LA SUA ATTIVITÀ COMPROMETTE I SUOI RAPPORTI CON PECHINO L'India "blocca" il Dalai Lama. E Bush andrà ai Giochi Federica Cantore Va a segno la politica di Pechino, che nei giorni scorsi aveva chiesto "sostegno e comprensione" alla vicina India sulla questione tibetana. Il governo di New Delhi, infatti, ha invitato l'autorità spirituale tibetana a non danneggiare i rapporti diplomatici tra India e Cina. "Il Dalai Lama è un leader religioso. L'India gli offrirà tutta l'ospitalità dovuta, avrà piena libertà di praticare la religione, ma ? ha dichiarato il ministro degli esteri indiano ? non potrà svolgere attività politiche che compromettano le relazioni India-Cina". Si complica, quindi, la situazione per i tibetani, che proprio in territorio indiano hanno il loro quartier generale. A Dharamsala, infatti, dal 1956 risiedono il governo tibetano in esilio e il Dalai Lama, e in India hanno trovato rifugio circa 150mila esuli tibetani. Ora, le autorità indiane, che per prime bloccarono la marcia pacifica pro-Tibet partita il 10 marzo scorso, potrebbero dare un nuovo giro di vite bloccando qualsiasi altra iniziativa. Ma a Pechino, non si accantentano e sferrano un nuovo, durissimo attacco contro il governo tibetano e il leader spirituale buddista, che, secondo le autorità cinesi, starebbero preparando degli attacchi kamikaze per il periodo delle Olimpiadi. La polizia, ha spiegato Wu Heping, portavoce del ministro della sicurezza cinese, ha sequestrato armi, detonatori, granate e dinamite in alcuni monasteri buddisti in Tibet, e l'esplosivo servirebbe agli "indipendentisti tibetani" proprio per preparare attentati durante i Giochi. Accuse seccamente smentite dall'esecutivo degli esuli a Dharamsala e liquidate come "senza fondamento". "Il governo cinese dovrebbe fornire le prove di quello che sostiene ? ha dichiarato Thubten Samphel, portavoce del governo ? questo tipo di commenti sono propaganda perché come buddisti crediamo che il suicidio sia il peggiore dei crimini ". Continuano a muoversi, intanto, i pedoni sulla scacchiera internazionale della diplomazia. Nancy Pelosi, speaker della camera dei rappresentati americana, ha invitato il presidente americano George W. Bush, a prendere in considerazione l'eventualità di boicottare l'inaugurazione dei Giochi, ipotesi che l'inquilino della Casa Bianca ha sempre scartato. "Boicottare la cerimonia non significherebbe sconfessare il governo cinese", il presidente potrebbe almeno attendere le mosse degli altri leader ha spiegato Nancy Pelosi. Ma Tom Casey, il vice portavoce del dipartimento di stato, pur prendendo le difese del Dalai Lama e definendolo "un uomo di pace", ha sottolineato che la posizione della Casa Bianca sulla cerimonia non è cambiata: Bush ci sarà. Da Parigi, invece, il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, prospetta un incontro in tempi brevi tra i Ventisette e il Dalai Lama a Bruxelles. "Dato che il Dalai Lama non chiede né il boicottaggio delle Olimpiadi né l'indipendenza del Tibet, è giunto il momento di tornare al dialogo" tra la Cina e le autorità tibetane, ha spiegato Kouchner. Anche se, ha sottolineato il ministro, la decisione spetta alla presidenza di turno slovena. E infatti, il presidente Ue, Dimitrij Rupel, precisa: "Mi sembra un'idea fattibile, ma che deve essere discussa" in sede europea. Ma Pechino non molla la presa. Anzi, il governo cinese ha ribadito la sua opposizione a politiche di "connivenza e sostegno " da parte di paesi stranieri alle "attività separatiste" del leader spirituale buddista, che "è favorevole al dialogo solo a parole, ma nei fatti è coinvolto in attività sovversive che mirano a rovinare le Olimpiadi e a dividere il paese".

Torna all'inizio


NATO: VERTICE, MERKEL FRENA BUSH SU UCRAINA E GEORGIA / ANSA (sezione: Estero USA)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

BUCAREST. Georgia e Ucraina lasceranno il vertice Nato di Bucarest con in tasca un forte incoraggiamento da parte dei 26 membri dell'Alleanza, ma senza l'apertura desiderata al programma di pre-adesione, nonostante l'appoggio del presidente degli Usa George W. Bush a concedere subito il Map (Membership action plan) alle due ex repubbliche sovietiche. Dopo anni di anticamera, Albania e Croazia porteranno invece a casa l'adesione piena, mentre la Macedonia resta in sala d'attesa, a causa del veto della Grecia che si oppone all'invito senza un accordo sull'uso del nome "Macedonia". La delusione di Georgia e Ucraina, e l'incertezza sull'invito alla ex Repubblica Jugoslava della Macedonia (Fyrom), riconosciuta nel 1993 dalle Nazioni Unite, è lo scenario più probabile, ma non ancora ufficializzato, di un vertice insolito, dove le decisioni sono assunte "in diretta" dai leader. In mattinata il presidente Bush ha esplicitato pubblicamente il dissenso con gli alleati europei: "La posizione degli Stati Uniti è chiara: la Nato dovrebbe dare il benvenuto a Georgia e Ucraina nel programma Map di pre-adesione". La cancelliera tedesca Angela Merkel insieme al presidente francese Nicolas Sarkozy guidano la linea più attendista e prudente dei Paesi europei, preoccupati dei contraccolpi politici nelle relazioni con la Russia, che si oppone all'allargamento a est dell'Alleanza. È ancora "troppo presto" per dare una candidatura ufficiale a Ucraina e Georgia per l'ingresso nella Nato, ha detto la Merkel poco prima dell'inizio dei lavori, che si tengono nel gigantesco palazzo del Parlamento, voluto dall'ex dittatore Nicolae Ceasescu. "Le porte della Nato sono aperte e noi vogliamo dare una prospettiva per l'adesione a questi due Paesi, aiutandoli ad andare verso la Map", ha sottolineato la cancelliera. "Ma siamo giunti alla conclusione che in questo momento è ancora troppo presto per concedere la clausola della Map a Ucraina e Georgia". Le parole della Merkel hanno riecheggiato quelle del premier francese François Fillon: "Noi pensiamo che (la Map) non è una buona risposta all'equilibrio del potere in Europa e tra l'Europa e la Russia", ha dichiarato. E su questo tasto ha battuto anche il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier: "Non c'è alcuna ragione impellente di inasprire ulteriormente le relazioni con la Russia", ha spiegato. Steinmeier ha voluto pero giustificare il "no" di Berlino all'ingresso delle due ex repubbliche sovietiche sottolineandone anche la loro situazione di instabilità interna, per ribadire che Mosca non ha "alcun diritto di veto" sull'allargamento dell'Alleanza. Allineata con i principali partner europei, l'Italia: "La nostra posizione è il legame stretto con gli alleati europei - ha detto il premier Romano Prodi - non è che le posizioni europee possono essere viste e vissute in modo isolato e l'Italia è un membro attivo della politica europea". Stretto tra la pressione di Bush, che ha al suo fianco il Canada e la totalità dei Paesi dell'ex blocco comunista, e la contrarietà degli alleati europei, il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer ha lanciato un forte messaggio di apertura a Kiev e Tbilisi: "Qualunque sia la decisione che i leader prenderanno oggi sulla Map, Ucraina e Georgia entreranno un giorno nella Nato", ha assicurato. "Le nostre porte restano aperte e l'allargamento della Nato non si fermerà a Bucarest". Stoppato su questo fronte, Bush dovrebbe essere maggiormente ascoltato riguardo alla richiesta agli alleati di inviare altre truppe in Afghanistan. Bush ha illustrato la sua visione di una Nato che dopo avere trascorso la Guerra Fredda ad aspettare ("senza mai sparare un colpo") una invasione di carri armati sovietici dall'Est, completi adesso la sua trasformazione in una Alleanza dinamica pronta a inviare le sue forze nel mondo "a difesa della pace e della libertà". Citando le minacce recenti di bin Laden su possibili attacchi contro l'Europa, Bush ha sollecitato gli alleati a inviare più truppe in Afghanistan per completare la missione con una vittoria e per impedire ai terroristi "di colpire sul nostro territorio". "È una battaglia preziosa per la nostra sicurezza e per la causa della pace" ha detto Bush dando il benvenuto alla decisione già annunciata da alcuni paesi, come Francia e Romania, di incrementare i loro contingenti. Altri annunci dovrebbero arrivare durante il vertice Nato. Ma è la questione dello scudo anti-missile, tra i nodi non risolti di Bush, quella che rischia di avere l'effetto più a lunga durata sui rapporti tra la Nato e Mosca perché il presidente americano non è ancora riuscito a convincere il suo collega russo Vladimir Putin che lo scudo non mira a indebolire il deterrente del Cremino. Bush ha ribadito che la necessità per l'Europa di uno scudo anti-missile è"reale ed urgente" perché Paesi come l'Iran stanno cercando di sviluppare tecnologia che "potrebbe essere usata per produrre armi nucleari e missili balistici" in grado di colpire "paesi come la Romania". Marisa Ostolani (Ansa) 03/04/2008.

Torna all'inizio


D'Alema: L'Expo? Siamo stati noi a candidare Milano Stop alle polemiche: La chiave del successo? Unire le forze del Paese e l'espansione della nostra politica estera (sezione: Estero USA)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stai consultando l'edizione del D'Alema: "L'Expo? Siamo stati noi a candidare Milano" Stop alle polemiche: "La chiave del successo? Unire le forze del Paese e l'espansione della nostra politica estera" di Giampiero Rossi / Milano Nella corsa all'aggiudicazione dell'Expo 2015 "non ha vinto Milano, capitale della Padania", come scrive qualcuno. Ma "ha vinto Milano, città candidata dall'Italia". Insomma, Massimo D'Alema taglia corto: "Ha vinto Milano e ha vinto l'Italia", ma a ben guardare, ricorda, è stato il governo di centrosinistra a scegliere di candidare il capoluogo lombardo, "perché Milano è Milano". A pochi giorni dal verdetto di Parigi, era inevitabile che la giornata milanese del ministro degli Esteri gravitasse principalmente attorno al tema dell'Expo. D'Alema aveva in agenda diversi appuntamenti elettorali, ma oltre a partecipare a un incontro con i giovani del Pd e a un altro organizzato dalla fondazione ItalianiEuropei, è comparso di nuovo al fianco del sindaco Letizia Moratti, questa volta a Palazzo Marino. " Un bell'incontro", commenta D'Alema che si trincera poi nel fair play per evitare di commentare l'incidente diplomatico che la destra milanese ha provocato in questi giorni di festa bipartizan e relativa concordia: il centrosinistra milanese, infatti, aveva chiesto che accanto al sindaco anche il ministro degli Esteri presenziasse al consiglio comunale in cui è stato presentato il risultato parigino. Ma Forza Italia si è opposta e non se ne è fatto nulla. "Non vado mai nei posti in cui non sono invitato", si limita a commentare D'Alema. Ma al di là dei piccoli sgarbi politici, il ministro tiene a ricostruire lo scenario in cui è maturato il successo della candidatura di Milano: "La chiave del successo è stata unire le forze del paese, e questo successo è frutto anche del carattere espansivo della nostra politica estera", dice alludendo ai rapporti riallacciati positivamente con paesi come il Brasile e il Sudafrica e in aree come il medio oriente e l'America latina dopo "cinque anni disastrosi". È da questi rapporti rinsaldati che sono maturati non solo con l'Expo ma anche tanti altri successi per le candidature italiane, all'Onu, all'Unesco, al Fondo monetario internazionale, alla Nato. Tutto in soli venti mesi di impegno del governo italiano e di relazioni coltivate dalla Farnesina. D'Alema ricorda di aver percorso tanti chilometri da coprire almeno una dozzina di volte il giro del mondo, ma poi ironizza: "Certo, anche l'onorevole Berlusconi ha fatto un paio di telefonate... Non voglio togliere merito...". L'altro grande tema è l'Alitalia, che vista da Milano si coniuga anche in Malpensa. "Speriamo che sia possibile recuperare il dialogo - dice a proposito della rottura tra i sindacati ed Air France - altrimenti il rischio, non apparendo ancora queste fantomatiche cordate che sarebbero le benvenute se ci fossero, è molto serio per il destino dell'azienda Alitalia". Quanto a Malpensa, invece, "è una grande infrastruttura al servizio dell'Italia del nord e di una parte dell'Europa, che sarà preziosa anche per l'Expo. Dobbiamo rilanciare lo scalo - aggiunge - separandolo dai destini di Alitalia".

Torna all'inizio


Expo, le gambe corte di Berlusconi (sezione: Estero USA)

( da "Unita, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Stai consultando l'edizione del Expo, le gambe corte di Berlusconi Maurizio Chierici L e bugie hanno le gambe corte. Berlusconi prova a farsi bello esibendo le sue "amicizie personali con i leader del mondo". E si attribuisce il merito di aver portato a Milano l'Expo. I suoi giornali fanno da sponda pur sapendo che la realtà è diversa. Ognuno ha lo stile che si merita con qualche infortunio professionale perché è facile dimostrare il contrario. L'America Latina è il blocco compatto che ha votato Italia. Non per improvvisa tenerezza, ma per l'amicizia coltivata dal governo Prodi e dalla Farnesina di D'Alema. Per cinque anni è stato il continente dimenticato dal governo di centro destra. Forse per imitazione del disinteresse di Bush, mai il Cavaliere ha messo piede nei paesi dove vivono milioni di emigranti e discendenti italiani. Nel 1997, appena insediato, il primo governo Prodi ha creato un Consiglio italo- brasiliano che Berlusconi non ha mai convocato. Dopo la lunga disattenzione, il Consiglio si è riunito il 26 settembre 2006, a Roma, riunione aperta da un intervento di D'Alema. In cinque anni il ministro degli esteri Fini ha attraversato il mare una sola alla volta alla vigilia delle elezioni 2006. Viaggio in Brasile di un giorno: non con la preoccupazione di allargare rapporti economici e commerciali col paese continente. Solo per dare una mano al suo povero ministro Tremaglia (responsabile dell'emigrazione) nel tirar su voti confidando sulla nostalgia dell'Italia nera che false leggende attribuiscono agli italiani di là dal mare. Incontro organizzato con grande fatica. Non si trovavano i soldi per la piccola festa. Gli italiani del Brasile non gradivano le ombre del passato. La prima conferenza sull'America Latina voluta dal governo Prodi a Milano ed ereditata dal governo Berlusconi, è stata accolta con disarmante freddezza. Al tempo, ministro degli Esteri era Frattini. L'ora di aereo tra la capitale e la città che sognava l'Expò gli è sembrato tempo sprecato. Si è fatto vivo con una gelida teleconferenza che ha scontentato capi di governi, ministri e presidenti arrivati in Lombardia nella speranza di una partecipazione politica all'altezza dell'importanza dell'avvenimento. Prodi vince, D'Alema prende in mano gli Esteri e insieme al sottosegretario Donato di Santo, che da 30 anni ha consuetudine col continente spagnolo, ricominciano subito a ricucire. Milano al centro della loro attenzione. Nei venti mesi di governo per 23 volte Di Santo convoca nella capitale lombarda operatori economici, commerciali e gruppi di solidarietà programmando viaggi ed incontri dall'altra parte dell'Atlantico. Il boom economico che ha riscattato i Paesi latini dalle crisi del 2000 stava aprendo interessi che gli imprenditori italiani hanno avuto modo di conoscere per aprire un certo futuro alle loro aziende. E argentini, brasiliani, venezuelani, cileni e messicani, insomma, tutti, si sono accorti che l'Italia esisteva ancora e che Milano restava uno dei poli di sviluppo sul quale fare affidamento per i programmi dei loro Paesi. Prodi è il primo capo di governo che rompe la dimenticanza. Visita Cile e Brasile dieci anni dopo la visita del Prodi uno, ultimo capo di governo italiano a visitare il paese. Incontra Lula dopo l'annuncio del Pac, mega piano di accelerazione della crescita: 250 miliardi di dollari impegnati nelle infrastrutture che cambieranno la faccia del Brasile. Firma un patto strategico simile a quello siglato con India e Cina. Dopo la riattivazione della collaborazione economica, il Messico sceglie l'Italia quale ospite d'onore alla Fiera del Libro di Guadalajara, la più famosa delle due americhe, seconda solo alla Fiera di Francoforte. Incaricano D'Alema per il discorso d'apertura. È la prima volta che un paese europeo diverso dalla Spagna, nazione madre, riceve questo onore. D'Alema va a Lima nel 2007: dopo vent'anni un ministro italiano visita il Perù. La sua presenza dà rilievo politico a Caracas quando si firma l'accordo petrolifero Eni-Pdvsa. La Colombia dà risposta positiva all'offerta dell'Italia di far parte del gruppo dei Paesi "facilitatori", mediazione per liberare Ingrid Betancourt e gli altri prigionieri Farc. Un'attenzione apprezzata dal governo argentino e di ogni altro Paese. La presenza del sottosegretario Di Santo agli incontri ibero-americani e ad altre conferenze politiche ed economiche dà continuità al disegno di un governo che non si limita alle pacche sulle spalle e stabilisce rapporti concreti e duraturi. Ecco perché l'America Latina è alla base del successo italiano nella conquista dell'Expo. Negli ultime settimane Prodi e D'Alema avevano avuto conferme protocollari orali dell'appoggio che dall'Argentina al Messico tutti i paesi avrebbero dato alla candidatura di Milano. Qualche presidente ha telefonato: siamo dalla vostra parte. Anche i tre governi di destra (Messico, Colombia, Paraguay) corteggiati da Aznar e più vicini a Berlusconi che agli inquilini di Palazzo Chigi, hanno ribadito fino all'ultimo momento il sostegno alla richiesta di Prodi-D'Alema. Nei venti paesi latini è stato riavviato un rapporto in certi casi in sonno da anni. Il sintomo evidente che precede il plebiscito pro Milano, è la crescita dell'interscambio. Lo ripete Emma Bonino, lo conferma Montezemolo, presidente Confindustria. Non è per vacanza che in venti mesi, dieci presidenti latino americani nel loro viaggio in Europa hanno visitato l'Italia prima o seconda tappa dopo la Spagna, segno di attenzione che non ha precedenti. E la visita ufficiale in Cile di Giorgio Napolitano consolida con autorità rapporti finalmente reali e non affidati alle chiacchiere di un'amicizia immaginaria. immaginaria. Solo due paesini dei Caraibi, Trinidad Tobago, forse Santa Lucia, hanno voltato le spalle alla Milano sostenuta anche da Cuba. Chissà se Berlusconi ha telefonato a Fidel.

Torna all'inizio


Il 13 aprile svanirà il sogno del kennediano Walter (sezione: Estero USA)

( da "Giornale.it, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

N. 80 del 2008-04-03 pagina 38 Il 13 aprile svanirà il sogno del kennediano Walter di Mauro Della Porta Raffo Aiuto! In politica estera, Obama si ispirerebbe a Kennedy! Voglio ricordare che John Kennedy entrò alla Casa Bianca il 20 gennaio del 1961 e morì il 22 novembre del 1963. In questi relativamente pochi mesi (trentaquattro), si segnalò in politica estera per i seguenti exploit. Primo: spedizione (a dir poco fallimentare) della Baia dei Porci nella Cuba castrista il 17 aprile 1961. Le conseguenze furono: il definitivo allontanamento dell'isola dagli Usa, l'abbraccio da parte di Fidel del fino ad allora rifiutato comunismo, il passaggio di Cuba nell'area sovietica, l'apertura di una gravissima crisi con gran parte dei paesi latinoamericani; e infine l'esportazione a livello globale della guerriglia rivoluzionaria. Secondo: a seguito degli aumenti esponenziali - da lui voluti - degli armamenti, ci fu l'accentuazione del contrasto con l'Urss, testimoniata, per fare un solo, ma assai significativo, esempio, dalla costruzione a Berlino - agosto 1961 - del Muro. Terzo: invio in Vietnam di un sempre più numeroso contingente militare fino a coinvolgere gli Usa nel terribile conflitto asiatico. Quarto: crisi di Cuba del 1962. Apparentemente risolta con qualche apprezzabile risultato (il ritiro dei missili sovietici dall'isola), fu all'origine del segretamente contrattato ritiro, in contropartita, dei missili americani situati in Turchia, puntati contro l'orso russo. Che dire, poi, delle due tanto sbandierate iniziative kennediane che avrebbero dovuto cambiare il mondo (il "Corpo per la pace" e "l'Alleanza per il progresso") se non che si conclusero con sostanziali fallimenti? Ed ecco che oggi il buon Barack Obama, parlando della sua futura attività in politica estera, ove dovesse risultare eletto presidente, propone quale modello il "povero", inadeguato e incapace Kennedy. Che il Signore ci aiuti impedendone l'elezione! E al fine che così accada, converrà che ciascuno preghi. Scusa, sai, ma tu ti vai a preoccupare per la corsa alla Casa Bianca? E quella a Palazzo Chigi? Ti ricordo che il candidato premier Walter Veltroni ha una cotta per Obama e una fissa per i Kennedy. Sia per John, del quale tu hai diligentemente elencato le malefatte planetarie e sia per Bob. Del quale a mia volta vorrei ricordare che fu consigliere di McCarthy ai tempi della caccia alle streghe; inaugurò la stagione dei "dirty tricks", i giochi sporchi in campagna elettorale; commise la mascalzonata di mettere sotto controllo le telefonate di Martin Luther King e dei suoi familiari; in veste di ministro della Giustizia guidò, dalla Casa Bianca, le operazioni per assassinare Fidel Castro e s'inventò la "counterinsurgency", le attività anti insurrezioni, con tanto di addestramento dei corpi speciali delle polizie sudamericane. Questo era Bob, per il quale Veltroni esce pazzo. Ci ha anche scritto su un libro, rorido e ispirato: Il sogno spezzato. E adesso pensa per un momento al Paese consegnato a chi afferma di voler ricalcare le orme di quegl'iraddidio dei Kennedy. Altro che Prodi! Per fortuna, vedercelo a Palazzo Chigi è un rischio che non corriamo e se poi il 13 dovesse andarci alla grande, ovvero se il Piddì dovesse buscarle forte, questa è la volta buona che Veltroni va a fare il Kennedy de noantri nel Continente Nero. E anche un po' l'Obama, vista la location. Paolo Granzotto © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Tedeschi brava gente. Se ancora avevamo bisogno di conferme che l'ordine mondiale scaturito dal (sezione: Estero USA)

( da "Stampa, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

La Seconda Guerra è morto e sepolto, eccole: è proprio la Germania il paese che - a detta di 34 nazioni sparse per il globo - esercita più di tutti un'influenza "benefica" sullo scacchiere internazionale. Parola della Bbc, che per il terzo anno consecutivo ha commissionato un sondaggio globale su un campione di ben 17 mila persone. Male invece - anche se in recupero - quelli che indossarono un tempo le vesti dei liberatori: gli Stati Uniti d'America. Gli Usa si aggiudicano il quarto posto della poco virtuosa classifica dei paesi con la peggiore influenza sulle sorti del globo, preceduti solo da Pakistan, Israele e Iran - considerato dunque la nazione "peggiore" di oggi. In Israele sono infuriati per il secondo posto tra i "peggiori" e replicano con una ricerca che dimostra che la Gran Bretagna, patria della Bbc, è l'epicentro dell'antisemitismo. Nell'epoca post guerra fredda, surriscaldata dalla lotta contro il terrorismo, l'America di George W. Bush viene vista come una potenza positiva dal 35% degli intervistati, mentre il 47% la ritiene "sostanzialmente negativa". Sempre meglio dell'anno passato, quando a bocciare la bandiera a stelle e strisce fu il 52%. E allora tutti pazzi per la Germania, finita al primo posto della classifica pur essendo stata scrutinata, nel sondaggio Bbc, per la prima volta. Secondo e terzo posto, rispettivamente, vanno al Giappone e all'Unione Europea. La Germania ha "vinto" con il 56% dei giudizi positivi - e solo il 18% di negativi - mentre il Giappone ha conquistato le simpatie del 56% degli intervistati ma anche il 21% di antipatie. La Ue, invece, sale al terzo posto con il 52% dei sì e il 21% dei no. L'Italia non è stata presa in considerazione, benché agli italiani siano stati chiesti giudizi sugli altri paesi. Al quarto e quinto posto, poi, altre due nazioni europee, Francia e Gran Bretagna, che riesce a dare una buona immagine nonostante l'impegno in Iraq a fianco agli Usa. Osservando, però, i risultati si noterà, ad esempio, che l'opinione sugli Usa è peggiorata in Medio Oriente, ma anche nel confinante e occidentalissimo Canada; mentre la performance del Giappone, per le vicine Cina e Corea del Sud, non è per niente positiva, anzi, è pessima. Insomma, l'erba dei vicini non è verde per niente. La Russia poi, nonostante l'attitudine "culturista" in materia di politiche energetiche, ha mostrato il passo in avanti più consistente, passando dal 29% dei consensi del 2007 al 37%. E per quanto riguarda il miglioramento degli Usa, potrebbe esserci dell'ormai taumaturgico Barack Obama. Secondo Steven Kull, direttore dell'istituto che ha prodotto lo studio - il Program on International Policy Attitudes dell'università del Maryland - la variazione statistica potrebbe dipendere "dalla speranza che la nuova amministrazione cambi politica estera".

Torna all'inizio


Mancano pochi mesi alla scadenza del mandato di George W.Bush alla Casa Bianca e il vertice Nato di (sezione: Estero USA)

( da "Messaggero, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Di MARCO BERTI Mancano pochi mesi alla scadenza del mandato di George W.Bush alla Casa Bianca e il vertice Nato di Bucarest è forse l'ultima occasione che ha il presidente Usa per cercare di ritagliare nell'ordine del mondo un nuovo spazio a uso e consumo degli interessi di Washington. Ed ecco che sul tavolo del summit, che si è aperto ieri sera nella capitale romena, il capo della Casa Bianca mette in gioco tre temi che stanno già creando incrinature fra Usa e Russia e fra Usa e Ue: la richiesta agli alleati di invio di nuove truppe in Afghanistan, l'allargamento della Nato a Ucraina e Georgia, e lo scudo antimissile che il Pentagono, col pretesto della minaccia iraniana, vuole piazzare sotto il naso di Mosca. Sull'invio di nuove truppe in quello che era il regno dei talebani, Bush si dice ottimista. Oggi si dovrebbero conoscere le posizioni ufficiali dei paesi membri dell'Unione europea, mentre la Russia ha già fatto sapere che consentirà senza problemi il passaggio nel suo territorio di rifornimenti alla missione Isaf. La Vecchia Europa, quella cioè ante caduta del muro di Berlino (sulla Nuova Bush può tranquillamente contare), è combattuta fra il rispetto degli impegni presi con il suo tradizionale alleato e i rispettivi problemi di politica interna. In ogni caso la Francia qualche centinaio di uomini li invierà in Afghanistan, non quanti ne voleva inviare Sarkozy a causa dell'opposizione del Ps; anche Germania e Gran Bretagna si sono impegnate in qualche modo a contribuire. L'Italia è alla vigilia delle elezioni e ogni decisione sarà rinviata a dopo il 14 aprile. Il capo del governo Romano Prodi ha comunque chiarito che l'Italia manterrà inalterata la presenza militare (2.500 uomini), mentre saranno intensificate le attività di assistenza. Ma il tema che più rischia di creare problemi all'interno e all'esterno dell'Alleanza è la proposta di adesione di Ucraina e Georgia alla Nato. Bush, inutile sottolinearlo, è del tutto favorevole. "La posizione del mio Paese - ha affermato poco prima che si aprisse il vertice - è chiara: la Nato deve accogliere Georgia e Ucraina nel Map (Membership Action Plan, l'anticamera del processo di adesione all'alleanza, ndr)". Un nuovo siluro per Putin (a pochi giorni dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo) che non ha affatto digerito l'idea che Washington si voglia impadronire di territori che fino a ieri gravitavano nell'orbita di Mosca. Ed ecco la risposta di Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo: "Il mio Paese non mancherà di reagire a una eventuale espansione verso Est della Nato". Fra le risposte ipotizzate, il riconoscimento dell'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud da Tbilisi, cosa che metterebbe in una profonda crisi la Georgia e Washington. Lavrov ha citato, non a caso, la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, "che ha creato un precedente". Su questo nodo Italia, Francia, Germania e Spagna sono scettici, la loro posizione è univoca: "E' presto per parlare di allargamento a Ucraina e Georgia". C'è un'altra adesione contestata a Bucarest. E' quella della Macedonia su cui pesa il veto della Grecia, decisa a bloccare l'ingresso del Paese nell'Alleanza a causa della disputa sul nome della repubblica ex jugoslava. Atene contesta il nome Macedonia, perché è quello di una delle sue province e teme rivendicazioni territoriali da parte di Skopje. Infine lo scudo missilistico. Bush nei prossimi giorni cercherà di convincere Putin, prima che lasci il posto a Medvedev, che un apparato militare del genere è anche nell'interesse di Mosca. "La Guerra Fredda è finita - ha detto il capo della Casa Bianca - e la Russia non è nostro nemico. La minaccia di attacchi balistici contro l'Europa è reale e urgente da parte di paesi che stanno cercando di procurarsi tecnologia nucleare". Un po' poco per convincere Putin a lasciarsi mettere missili nucleari sotto casa con il pretesto di difendersi da un nemico che non c'è. In ogni caso di questo si parlerà domenica prossima a Soci, in Russia, sul Mar Nero, dove Bush e Condoleezza Rice incontreranno Putin e Medvedev.

Torna all'inizio


Conversazione l'ambasciatore parla delle tattiche della geopolitica (sezione: Estero USA)

( da "Riformista, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Conversazione l'ambasciatore parla delle tattiche della geopolitica Fulci: "Si perde anche all'Onu se si trascurano i piccoli" Negli ordini di grandezza della diplomazia, fatti di Grandi nazioni e Piccoli stati, ha ragione Emma Bonino: il paradigma della vittoria di Milano nella corsa per Expo 2015, dimostra quanto pesino il gioco di squadra, la determinazione e la capacità di dialogare con gli altri. Parola dell'ambasciatore Francesco Paolo Fulci, il più longevo rappresentante italiano alle Nazioni Unite (dal 1993 al 1999), bestia nera dei Grandi e paladino dei Piccoli, eminenza grigia di quel Coffee Club che negli anni Novanta impedì l'aumento dei seggi permanenti nel Consiglio di Sicurezza. Uno abituato a vincere, insomma. Anche ora che, come dice lui, si gode la dolce vita da vicepresidente di una multinazionale: "Le regole di una diplomazia che fa gioco di squadra sono semplicissime. Bisogna avere obiettivi precisi, agire in maniera articolata, perseguire ferocemente quegli obiettivi. E parlare con tutti". Snocciola ricordi ed esempi paradigmatici, racconta di quando i Grandi si informavano se l'Italia si candidava o meno, prima di accampare pretese. Racconta la sua strategia per vincere tra i Grandi, in cui i Piccoli avevano un ruolo determinante: "Allora avevamo ben chiaro che i Piccoli sono assetati prima di tutto di considerazione. Per loro questo viene prima ancora degli aiuti economici e di tutte le belle chiacchiere sulla fame nel mondo". Altro che terzomondismo, dunque: "Chiamavo i miei colleghi degli stati meno pesanti con il loro nome di battesimo, gli spiegavo che ero il loro doppio fratello. Volevo che fossero sempre invitati anche loro, quando incontravo i Grandi, fosse anche soltanto per una colazione. E quando intervenivo all'Assemblea generale non mancavo mai di citare questo o quel rappresentante di un piccolo stato". Piccoli trucchi? Può essere, ma questi figli di un dio minore hanno fatto vincere Fulci 26 volte su 27: "Tutto dipende dalla qualità degli uomini che una nazione mette in campo. Ricordo l'inciampo di un collega italiano, io avevo già lasciato l'incarico al Palazzo di Vetro. L'Italia era in lizza per il Consiglio di Sicurezza e, in teoria, aveva tutti i voti necessari. Poi il nostro diplomatico, incautamente, affermò che non era più tempo per l'Italia di correre dietro agli stati piccoli e straccioni, che il nostro paese doveva dialogare solamente con le grandi potenze. Lo avvisai che stava sbagliando. E infatti perdemmo malamente, ci ritrovammo con 36 in meno". Insomma, la ricetta Fulci vede l'Italia che pesa e vince solamente se è percepita dai Piccoli come portatrice delle loro istanze e dei loro interessi in seno al gruppo dei Grandi: "Questa considerazione indica chiaramente che, per essere il più grande dei Piccoli, bisogna essere necessariamente un Grande". Per Fulci, dunque, non bisogna temere una perdita di prestigio seguendo questa linea, bensì agire concretamente nel perseguirla: "Faccio un esempio. Sono anni che non abbiamo più un ambasciata nei paesi caraibici. Eppure sono fedelissimi, ci appoggiano sempre. Il ministro degli Esteri di Santa Lucia riteneva quasi un dovere personale ospitarmi a casa per le vacanze. Insomma, per essere rispettati bisogna vincere". Fulci sorride tra sé sfogliando l'album della sua esperienza newyorkese, dall'ambasciatore del Laos che lo salutava con il segno della vittoria, allo "straordinario gruppo dei miei 15 collaboratori, una squadra che non si è mai più ripetuta", che vinceva ed era rispettata (oltre che temuta) dai Grandi. Racconta dell'importanza del "fattore simpatia" tutto italiano, ma anche delle mancanze della nostra politica estera: "Abbiamo delegato sempre troppo agli altri. In materia di difesa e militare c'era la Nato, e per il resto si privilegiava sempre la preoccupazione di non urtare gli Stati Uniti o indispettire i russi. Invece noi, oggi come allora, dobbiamo preoccuparci prima di tutto dei nostri interessi nazionali. Come fanno gli altri, né più né meno". In realtà, Fulci promuove l'attuale politica estera italiana. L'importante, tiene a sottolineare, è riuscire a non essere esclusi dal Consiglio di Sicurezza: "Gli assenti hanno sempre torto. Non si deve mai permettere agli altri di decidere da soli dei nostri interessi. Ed è per questo che prima di tutto alle Nazioni Unite bisogna avere un ruolo invincibile, perché è lì che si materializzano i tentativi di esclusione". Nessuna exit strategy in diplomazia, dunque. Bisogna sempre competere su tutto, scrollandoci di dosso "quella tendenza tutta italiana all'autoflaggelazione che ha come prima conseguenza l'incapacità di mettere le persone giuste al posto giusto". E che rischia di farci diventare piccoli davvero. 03/04/2008.

Torna all'inizio


Gli sconfitti dell'Expo 2015 (sezione: Estero USA)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Reportage L'orgoglio e la delusione della laica Izmir (Smirne) sconfitta da Milano Gli sconfitti dell'Expo 2015 In Turchia la partita Expo aveva il valore di quella di Milano, ma un peso interno cento volte maggiore, con il conflitto aperto tra "laici" e "islamici". Era anche una scommessa per una politica estera sempre più ambiziosa. Adesso la decisione di Parigi accentua la confusione Ennio Remondino Izmir (Smirne) La forte identità turca ti sventola addosso con la bandiera nazionale che trovi ovunque. Una bella bandiera per giunta, con quella mezzaluna bianca simmetrica alla stella centrale che rende ancora più luminoso tutto quel rosso attorno, che è sempre un gran bel colore. Ad Izmir, o Smirne per i cultori del classicismo ellenico-latino, c'è in più il sentirsi concittadini di Omero. Durante l'attesa delle decisioni di Parigi per l'Expo 2015, le bandiere rosse della piazza della Repubblica che si riflettevano sul golfo, aggiungevano il volto severo ed ammonitore del papà di tutti i turchi moderni Kemal Atatürk. Città laica per eccellenza Izmir-Smirne, come buona parte dei centri lungo la costa che parte dalle rovine di Troia, coi Dardanelli a separare il mar di Marmara dall'Egeo. Oltre quel mare, ad ovest, Smirne ha Atene. Qui attorno la storia, leggibile attraverso le tracce umane, comincia cinquemila anni fa. Ittiti, Ioni, Alessandro Magno, i Seleucidi, sino alla dominazione romana, Marco Aurelio, Costantino, Bisanzio, noi genovesi, sino alla conquista definitiva dei turchi nel quattordicesimo secolo. L'asso piglia tutto Tanta storia assieme ad un presente avvincente ed impetuoso. La terza città turca dopo Istanbul ed Ankara, Izmir è anche l'ultima roccaforte di quel laicismo di Stato che si incarna politicamente nel partito Repubblicano che fu di Atatürk e, fisicamente, nelle potenti forze armate. Oggi il Chp lo dirige Deniz Baykal, personaggio che è riuscito a raccogliere più sconfitte elettorali di Mario Segni in Italia. Ci sarebbe anche un'anima socialdemocratica in quella formazione politica, ma è tanto stinta da risultare trasparente. Evito altri maligni paralleli italiani. Il resto della Turchia politica è tutto AK Parti, moderatamente islamico, moderatamente conservatore, moderatamente europeista. Molto poco moderatamente guidato dall'attuale premier Taypp Erdogan che s'è rivelato un autentico "asso piglia tutto". Potere politico, potere economico, potere mediatico, Potere con la maiuscola. Dell'Akp il neo presidente della Repubblica Abdullah Gül e tutti i sindaci delle maggiori città turche, salvo appunto Izmir. Alla vigilia dell'assegnazione dell'Expo, la decisione della Corte Costituzionale di Ankara: l'accusa di minacciare la laicità dello Stato, mossa da un alto magistrato contro l'AKP ed i suoi dirigenti, Erdogan e Gül in testa, è legittima e si procederà quindi al giudizio. Un mese per la memoria difensiva e poi l'intero sistema di partecipazione democratica turco finirà sotto processo, con la possibilità che la Suprema corte sciolga il partito di governo che ha racconto quasi in 50 per cento dei consensi elettorali e rimuova 71 suoi dirigenti, Presidente della Repubblica e Premier compresi. Qui si apre il capitolo della stretta attualità. Izmir in gara con Milano per l'Expo, Erdogan e soci in gara col laicismo autoritario di stato. Le due cose si mischiano. Izmir-Smirne che perde, accentua la polemica politica ed il braccio di forza in corso tra gli eredi del cosiddetto "Ataturchismo" e la Turchia che spinge sull'acceleratore del liberismo economico e sul freno al laicismo che vietava il velo alle studentesse universitarie. Qui nessuno ride Solito mix tra forma e sostanza, dove rischi di confondere l'una con l'altra. La fase di sviluppo economico che sta vivendo la Turchia oggi va bene a tutti, la diffusione del velo femminile domani potrebbe risultare qualche cosa in più della sola forma, temono in molti. Le autorità di Izmir (opposizione a livello nazionale) polemizzano con Ankara cercando di scaricare le colpe dell'insuccesso Expo sul partito di governo. Esattamente come in Italia, anche se a parti rovesciate. Basterebbe immaginare la vittoria di Smirne su Milano ed il battibecco Prodi-Berlusconi sarebbe repertorio per la Litizzetto. In Turchia nessuno ride. La partita economica dell'Expo aveva le stesse dimensioni stratosferiche di quella di Milano, ma un peso relativo nazionale cento volte maggiore. Una scommessa non solo economica per una politica estera turca sempre più ambiziosa. Da questa Eurasia, lo sguardo è naturalmente strabico. Un occhio rivolto al nord bisbetico di Bruxelles e l'altro attento ad un sud inquietante ma ricco di risorse. Il voto di Parigi accentua la confusione dei sentimenti che seguono gli sguardi. Ancora una volta l'occidente ricco che si impone su quel sud del mondo che sta rivendicando riscatto, commentano molti editorialisti locali. Milano come simbolo di un'Europa troppo egoista verso l'Asia vicina da cui trae le sue origini. Gli Stati Uniti del dollaro traballante che, dopo gli anni di fedeltà atlantica turca ai tempi della Cortina di ferro, hanno sostenuto Milano, sono soltanto traditori. La questione Nord-Sud del mondo. Un'ora di strada da Smirne c'è Efeso, il più importante centro romano d'Anatolia. Percorso tra storia e leggenda di 2000 anni fa che aiuta a capire l'oggi travagliato. Efeso è stata la città del culto di Artemide e anche il luogo della morte di Giovanni evangelista. Agli efesini, con cui aveva vissuto tre anni, ha dedicato la sua famosa "Lettera" San Paolo. La chiesa cristiana delle origini vi ha tenuto due concili. Dal porto interrato al teatro, 25 mila posti, sino alla biblioteca di Celso. Il tempio di Adriano, la fontana di Traiano. La collina di Meryemana della Casa di Maria, arrivata qua al seguito di Giovanni cui Cristo l'aveva affidata. Il Sud quando era la bussola del mondo. Se aggiungi ad Izmir delusa, una Turchia dilaniata tra democrazia elettorale e laicismo formale, hai l'incertezza assoluta dell'oggi. Compari d'anello Capita spesso a noi ospiti residenti di questo grande paese, di essere interrogati da amici italiani su cosa sia veramente il "laicismo di stato" e il cosiddetto "islamismo moderato". Detta brutalmente, meglio Erdogan o meglio i militari? Se ci aggiungi una certa dose di ideologia di sinistra, italiana s'intende, la confusione diventa massima. Dove sta la sinistra in Turchia non so. Dove e quanto sia in Italia lo verificheremo tra due settimane. Nel frattempo resta l'impossibilità a semplificare tante diversità. C'è chi ha tradotto in italiano il partito di Erdogan come una sorta di nostra vecchia Dc, in versione musulmana. Chi vuole Erdogan come una sorta di Berlusconi orientale. Affascinante, ma spiccano di più le differenze. Le promesse politiche qui sono state mantenute. Un prodotto interno lordo che nel 2007 è arrivato a 659 miliardi di dollari: + 4,5. Quasi recessione per la Turchia del sette per cento degli ultimi 5 anni. Altre diversità tra Erdogan e Berlusconi, che sono amici e "compari d'anello" (la figlia del premier turco ha avuto l'ex premier italiano come testimone di nozze), stanno nel contesto nazionale. Non c'è un Vaticano islamico e l'autorità religiosa musulmana non ha un suo Ruini. La destra fascista resta fascista e all'opposizione. Per contro, la laicità ereditata da Atatürk ha come eredi istituzionali soltanto dei generali e si barcamena tra tentazioni autoritarie e inquietanti poteri occulti e trasversali. I Lupi grigi di Ali Agca, l'attentatore di Papa Wojtyla, sono ancora una realtà. La classe imprenditoriale si barcamena tra il laicismo delle grandi commesse militari e gli appalti liberisti di Erdogan. La classe intellettuale e il giornalismo, o scodinzolano o, quando fanno opposizione, pagano pegno. Problemi di diritti civili, dicono alcune organizzazioni internazionali assieme agli eterni problemi della corruzione. In Turchia le parolacce di Stato sono ancora "genocidio armeno" o "nazione kurda". Il settimo comandamento del non rubare viene dalla religione degli infedeli. Una Turchia che cresce tumultuosamente, una Turchia giustamente orgogliosa ed assieme, una Turchia ancora esitante nel suo cammino verso una nuova Eurasia che accorci le distanze tra Smirne e Milano.

Torna all'inizio


La Nato più divisa che mai su tutto Bush non passa, allargamento a metà (sezione: Estero USA)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Dal summit niente invito a Ucraina e Georgia. Truppe in Afghanistan, oggi si decide La Nato più divisa che mai su tutto Bush non passa, allargamento a metà Anche la Macedonia resta fuori dalla porta. Dubbi su Kosovo e "scudo". Pochi "sì" alle richieste Usa per altri soldati a Kabul Astrit Dakli Il rapporto fra "vecchia Europa" e Stati uniti sta toccando in queste ore a Bucarest - dove ieri si è aperto il vertice Nato - uno dei suoi punti più bassi, con una dinamica che è difficile non veder legata alla crescente forza della Russia sullo scenario internazionale e alla parallela sfiducia dei leader europei nelle capacità politico-strategiche di un George Bush ormai "anatra zoppa". Allargamento a est e sud, Afghanistan, scudo antimissile, Kosovo: tra gli alleati si profila una frattura di lungo periodo (anche perché nessuno dei potenziali successori di Bush alla Casa bianca sembra finora capire la gravità dei danni da lui provocati) su tutte o quasi le istanze sul tappeto. Che non a caso stavolta, a differenza di quanto avviene sempre nei "vertici", non sono state risolte alla vigilia ma portate tali e quali, con tutto il loro carico di contraddizioni, sul tavolo dei leader riuniti nella capitale romena. Un tavolo imbandito - il summit è iniziato con una cena - ha visto ieri sera la prima sconfitta di Bush: la Nato ha deciso sì di allargarsi, ma assai meno di quanto il presidente americano desiderava (e fino a poco tempo fa tutti ritenevano scontato). In pratica, solo Croazia e Albania entreranno nell'Alleanza nei tempi previsti. L'adesione della Macedonia è stata bloccata dal veto greco: indifferente alle pressioni Usa, Atene ha insistito a considerare dirimente la questione del nome del piccolo stato ex jugoslavo. Finché non si troverà una soluzione (cioè finché la Macedonia non accetterà di chiamarsi in un altro modo) l'invito a Skopje resterà in stand-by: il che comporterà l'ulteriore allontanarsi delle ipotesi di consolidamento del Kosovo. Se ne parlerà oggi a porte chiuse a Bucarest, ma si sa che diversi governi europei sono preoccupati e infastiditi della piega che sta prendendo la vicenda kosovara e del pasticcio in cui la forzatura americana ha cacciato la Ue. Quanto a Ucraina e Georgia, sponsorizzate con tutte le sue forze da Bush, le loro domande di adesione sono state gelate da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, sbarcate ieri a Bucarest con un secco "no". In futuro, certamente Kiev e Tbilisi saranno benvenute, hanno detto i due leader, ma adesso no. Di pressione, George Bush ne ha fatta più che poteva: prima a Washington, poi a Kiev nei giorni scorsi, e ancora ieri fino all'ultimo istante ha ripetuto con la massima enfasi il sostegno americano alle candidature; anche il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer è stato indotto da Bush a sostenere senza riserve l'allargamento (cui pure il suo paese, l'Olanda, non è favorevole): eppure, tanta agitazione non è bastata. Forse era già nei piani, alzar la voce senza poi raggiungere lo scopo - un contentino dell'America a dei paesi amici, far vedere che il capo della Casa bianca si spende per loro, tenerli nella propria orbita stretta mostrando quanto sono cattivi i "vecchi europei" - ma il risultato somiglia un po' troppo a una sconfitta per essere davvero voluto. Una sconfitta che rende ancor più imbarazzante la richiesta più importante e delicata rivolta dal presidente Usa agli alleati atlantici: mandare più soldati in Afghanistan dove, ha ripetuto ancora ieri mattina, "dobbiamo vincere a qualunque costo". La risposta formale a questa richiesta (spalleggiata dal Canada e dalla Gran Bretagna, che hanno subìto forti perdite umane nella guerra afghana) arriverà oggi, al termine della seconda giornata del summit, ma finora solo Romania, Polonia e Francia hanno abbozzato un incerto "sì", che certo non basterà a soddisfare le richieste dei generali. Per finire, anche sullo "scudo" antimissile George Bush rischia di concludere malamente quello che doveva essere il viaggio del suo riscatto internazionale: nessun entusiasmo degli alleati europei, freddezza continua del nuovo governo polacco che continua a negare il suo "sì" all'installazione di 10 missili intercettori sul suo territorio; persino il governo cèco ha fatto ieri presente che preferirebbe di gran lunga se il radar che il paese dovrà ospitare fosse della Nato e non degli Usa. Bush ha fatto un'inedita apertura a Mosca, offrendo ai russi di partecipare pienamente al futuro sistema difensivo: e a questo punto starà alla benevolenza di Vladimir Putin, prima nel suo discorso previsto domani a Bucarest, poi nell'incontro che avrà domenica a Soci con lo stesso Bush, se concedere o no al presidente Usa un piccolo successo di politica estera, sotto forma d'un accordo sugli armamenti. A margine del summit di Bucarest, il segretario de Hoop Scheffer ha lanciato ieri a Bucarest la nuova emittente televisiva "natochannel.tv", realizzata con il contributo economico danese e dedicata soprattutto all'Afghanistan. Il nuovo canale trasmetterà almeno dieci servizi alla settimana, visibili sul sito Internet dell'Alleanza a partire dalla prossima settimana.

Torna all'inizio


Mauro Del Vecchio, il senatore in anfibi che spacca il Pd (sezione: Estero USA)

( da "Manifesto, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Bufera sull'intervista del generale che sarà eletto per il Pd in senato nel Lazio: "I gay inadatti all'esercito. Apriamo bordelli per i soldati all'estero. Sull'Iraq certa sinistra dovrà ricredersi". Ma Veltroni lo smentisce: "Parole sbagliate" Matteo Bartocci Roma A palazzo Madama già fanno gli scongiuri: "C'eravamo appena sbarazzati della Binetti e ora ci tocca Del Vecchio". Altra polemica omofoba e altro intervento in extremis di Walter Veltroni per correggere le parole incaute di un suo candidato "fiore all'occhiello". L'intervista rilasciata a Klaus Davi (visibile su you tube sul canale "Klauscondicio") di Mauro Del Vecchio, il generale di corpo d'armata candidato per il Pd al senato è un terremoto. Soprattutto perché sarà sicuramente eletto nel Lazio, regione in bilico, visto che è il numero tre in lista dopo Marini e Finocchiaro. "I gay sono inadatti all'esercito - dichiara Del Vecchio - rispetto ogni scelta ma credo che in una struttura come l'esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare e non evidenziare la propria omosessualità". Il generale - che ha un curriculum di tutto rispetto, ha guidato il Comando operativo interforze ed è stato comandante in Bosnia nel '97, in Macedonia nel '99, poi in Kosovo e infine in Afghanistan tra il 2005 e il 2006 - ha spiegato anche come in passato ha risolto la questione: "Ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo e che chi ne era coinvolto venisse impiegato in altre aree. In ogni caso - specifica - non ho mai mandato via nessuno dall'esercito perché gay". La cultura del soldato viene fuori spontanea: "Personalmente non sarei contrario alla creazione di case di piacere per i soldati impiegati nelle missioni all'estero. Chi le frequenta non va criminalizzato, capisco le esigenze dei ragazzi". Quella che sembra una boutade da caserma assume una luce leggermente più sinistra se si pensa che la prostituzione è un effetto "collaterale" pesante delle missioni all'estero, finita spesso sotto inchiesta dell'Onu e dell'Osce. Anche in quei Balcani che Del Vecchio ben conosce. Tra il 2002 e il 2003 almeno 22 soldati della K-For sono stati indagati per tratta di esseri umani e nel maggio del 2004 il caso kosovaro è esploso a livello mondiale grazie a una denuncia di varie ong tra cui Amnesty. Il generale non nasconde come la pensa nemmeno quando auspica l'arruolamento volontario dei 16enni nelle forze armate. Una proposta, ricordano numerose ong tra cui Save the Children, che "viola palesemente" il protocollo opzionale alla Convenzione internazionale sui bambini soldato ratificata dall'Italia nel 2002, il quale "vieta agli stati di arruolare i minori di 18 anni". Del Vecchio non è l'unico candidato del Pd a inanellare gaffe dopo la "nomina" in parlamento. Celeberrimo il "San Clemente" pronunciato in tv da Massimo Calearo per la caduta del governo Prodi, oppure il no di Marianna Madia ("straordinariamente inesperta" capolista alla camera a Roma) all'aborto e all'eutanasia a difesa della "famiglia tra uomo e donna" dettagliato in una recente intervista al Foglio di Giuliano Ferrara. Posizioni in linea con un futuro senatore della Repubblica che apre al "nonnismo" purché "soft" e chiede "quote rosa" per le donne in divisa anche se, afferma, saranno generali "almeno tra 30 anni". Perfino più serie però le posizioni del candidato democratico sulla politica estera: "Sulla guerra in Iraq certa sinistra si dovrà ricredere - dice nell'intervista - la presenza Usa è importante e serviranno almeno 4 anni prima che a Baghdad si stabilizzi la democrazia". Non solo Obama è lontanissimo ma anche quel Bill Clinton che negli anni '90 rischiò la presidenza proprio sui gay in divisa, inaugurando la non discriminazione sessuale ("dont'ask, don't tell") nelle forze armate americane. Dopo l'indignazione unanime della sinistra arcobaleno e delle associazioni glbt, arriva la scomunica di Veltroni: "Da Del Vecchio parole assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Pd e dai suoi valori". Inevitabile la retromarcia scritta del senatore in anfibi: "Ho peccato di inesperienza politica, non nutro alcun sentimento di omofobia e confermo che ho aderito a un programma del Pd che sottoscrivo in tutte le sue parti".

Torna all'inizio


La Nato <gela> Bush su Ucraina e Georgia (sezione: Estero USA)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-03 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'agenda Sì all'adesione di Croazia e Albania, rinviata la Macedonia La Nato "gela" Bush su Ucraina e Georgia Il presidente Usa chiede rinforzi in Afghanistan Sul tavolo del vertice apertosi ieri a Bucarest c'è anche il dossier dello scudo spaziale che Putin non vuole DA UNO DEI NOSTRI INVIATI BUCAREST - Quella che la Nato affronta in Afghanistan è una sfida che "non possiamo permetterci di perdere, quali ne siano il costo e le difficoltà ". La domanda che le nazioni alleate devono porsi è semplice: "Ne vale la pena?". La risposta di George W. Bush è: "Assolutamente sì, perché se non sconfiggiamo i terroristi laggiù, dovremo affrontarli nei nostri Paesi". La conclusione non ha alternative: "Gli Usa si aspettano che i partner si assumano l'impegno necessario per vincere. Chiediamo loro di fornire nuove forze alla missione". Imposta inutilmente la sua causa, il presidente americano, al vertice della Nato, apertosi ieri sera a Bucarest e che stamane entra nel vivo di un'agenda, dove pochi dossier mettono d'amore e d'accordo la Casa Bianca con i governi europei. Scontato l'annuncio dell'adesione di Croazia e Albania, anche l'ingresso della Macedonia sarà quasi certamente congelato, per il veto della Grecia, che non vuole vedersi rubato il retaggio storico di Alessandro Magno. Il resto, dall'invito a negoziare a Georgia e Ucraina, all'Afghanistan appunto, rischia di rivelarsi imbarazzante per il capo della Casa Bianca, candidato a collezionare una raffica di rifiuti, inedita negli annali dell'Alleanza. Già alla cena di ieri sera, il confronto è stato duro e sarà già molto se per Kiev e Tbilisi la Nato confezionerà un pacchetto consolatorio di cooperazione, forse con la promessa di una data lontana per l'offerta formale del membership action plan. Ma Bush, con buoni argomenti, non rinuncia a rammentare agli alleati i pericoli e la posta in gioco, l'esistenza stessa della Nato, nella guerra ai Talebani e nel sostegno al fragile governo di Hamid Kharzai. "La missione in Afghanistan è decisiva per la nostra sicurezza e per la pace", spiega il presidente, ricordando che appena due settimane fa Osama Bin Laden ha nuovamente minacciato di colpire l'Europa. Senza citare Germania, Italia e Spagna, Bush mostra comprensione per "i Paesi le cui politiche impediscono loro di impegnarsi di più". Ma il problema rimane: "Le nazioni devono prendere sul serio questa sfida: ogni sconfitta della Nato in Afghanistan diminuirà drammaticamente la credibilità dell'organizzazione ". Ci sono 47 mila soldati alleati, oggi, impegnati nelle varie regioni del Paese. Ma tutto il peso delle operazioni di combattimento viene sopportato da americani, inglesi e canadesi nel Sud, mentre gli altri Paesi, il nostro compreso, affrontano compiti meno rischiosi nel Nord. Gli Usa hanno deciso di inviare altri 3200 marines, che si aggiungeranno ai 31 mila americani già presenti. Ieri Parigi ha confermato l'impegno ad aumentare il proprio contingente, annunciato la scorsa settimana dal presidente Sarkozy. Ma, come ha spiegato ieri il primo ministro Fillon, saranno poche centinaia di uomini, mentre si era sperato fossero mille, per poter dare una mano alla forza canadese. Il premier di Ottawa, Stephen Harper, che ha minacciato di ritirare i suoi 2500 soldati entro un anno se la situazione non cambia, si è detto però "ottimista " che l'obiettivo del rafforzamento sarà conseguito. Nel giro di tavola odierno i leader parleranno anche dei caveat, le regole ad hoc, in base a cui ogni nazione definisce e limita le proprie regole d'ingaggio nella missione afghana. I comandi militari li vorrebbero rimossi. Ieri, il segretario della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha detto che "si può e si deve far meglio, eliminando quelli rimanenti ". Il solo punto sul quale George Bush dovrebbe vedersi confortato dal sostegno degli alleati sarà quello del sistema anti-missile, che Washington vuole installare in Polonia e Repubblica Ceca. "Lo scudo è decisivo per difendere l'Europa da un pericolo reale e a mio avviso immediato, posto da nazioni come l'Iran", spiega il presidente, che del tema parlerà domenica a Soci, sul Mar Nero, con Vladimir Putin. I diplomatici americani nei giorni scorsi si erano mostrati ottimisti sulla possibilità di vincere le resistenze di Mosca. Ma ora Bush appare più cauto: "Non ho grandi aspettative, è solo una buona opportunità per discuterne". Paolo Valentino Benvenuto George Bush; dall'alto il romeno Basescu accoglie Sarkozy e, sotto, Prodi e de Hoop Scheffer \\ I partner si assumano l'impegno per vincere. E forniscano nuove forze \\ Ogni sconfitta in Afghanistan diminuirà la credibilità della Nato.

Torna all'inizio


Notizie in 2 minuti (sezione: Estero USA)

( da "Corriere della Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-03 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Alitalia, si dimette Prato Si è dimesso Maurizio Prato, presidente e ad dell'Alitalia. La decisione dopo che Air France-Klm aveva deciso di lasciare il tavolo della trattativa con i sindacati. Il presidente Spinetta: la proposta dei rappresentanti dei lavoratori è inaccettabile e va oltre il mio mandato, comunque la porterò in Cda. Elezioni a rischio Dopo che il Consiglio di Stato ha disposto la riammissione nelle liste della Dc di Pizza, il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha chiesto la revoca dell'ordinanza ma non esclude il rinvio delle elezioni del 13-14 aprile . Berlusconi e Veltroni: "Contrari". Focus La corsa dell'oro Nel 2007 il costo di un'oncia d'oro è cresciuto del 32%, nei primi mesi di quest'anno del 20% fino a superare i 1.000 dollari. Ma la corsa non sembra destinata a finire, soprattutto per gli acquisti di India e Cina. Esteri Bush: "Più truppe Nato" La Nato "non può permettersi una sconfitta in Afghanistan". Per questo, i Paesi che fanno parte dell'Alleanza devono "inviare più truppe" nel Paese centro- asiatico. Lo ha detto il presidente Usa George W. Bush prima dell'apertura del vertice Nato di Bucarest. La nonna di Obama Critiche al nero Barack Obama per le sue dichiarazioni a proposito della nonna, una bianca che vive nelle Hawaii. Il candidato democratico alle primarie ha detto che la donna, che lo ha cresciuto e che lui stima, tuttavia aveva impulsi razzisti. Cronache Expo, Moratti e Celentano "Preferisco sentire le sue canzoni. Non penso abbia competenze urbanistiche tali da fare critiche senza conoscere i progetti". è stata questa la replica del sindaco di Milano Letizia Moratti alle critiche di Celentano sull'Expo 2015. "Wojtyla soprannaturale" Giovanni Paolo II aveva "qualità soprannaturali ": questo un passaggio dell'elogio di Wojtyla fatto dal suo successore Benedetto XVI, a tre anni della morte di Giovanni Paolo II durante una messa solenne. Economia Mutui, famiglie in crisi Sono 530 mila le famiglie italiane che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del mutuo, secondo il presidente del-l'Antitrust, Antonio Catricalà: "Sono in difficoltà in 420 mila per l'aumento del costo della rata. A queste se ne aggiungono 110 mila per le quali esistono problemi di possibile insolvenza". Negli Usa, secondo il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, "è possibile una recessione economica". Cultura Il comunista letterario Lungo vari decenni della storia italiana i comunisti sono stati al centro dell'immaginario culturale, una stella fissa del nostro universo letterario, dalla Liberazione al Sessantotto, dagli eroi "buoni" della guerra partigiana fino ai dubbi dolorosi dello scrutatore di Italo Calvino. Se ne occupa Il comunista di Anna Baldini, un saggio Utet appena uscito. Spettacoli Cinema, record francese Bienvenue chez les Ch'tis, di Dany Boon, sta per diventare il film francese più visto di tutti i tempi: in sei settimane lo hanno guardato 16,48 milioni di francesi. Narra le disavventure di un postino di Piccardia, innamorato e vessato da una madre terribile. Sport Stasera i viola in Uefa Fiorentina impegnata stasera contro gli olandesi del Psv Eindhoven, andata dei quarti di finale di Coppa Uefa. Prandelli lancia la coppia Mutu-Pazzini.

Torna all'inizio


<Le tasse? Se alte è giusto evaderle> (sezione: Estero USA)

( da "Campanile, Il" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Manuela D'Argenio "Le tasse? Se alte è giusto evaderle" Il Cavaliere: "Se il prelievo è tra il 50 e il 60%, giustificata l'elusione" Le tasse? Altro che lotta all'evasione, la ricetta è molto più semplice e immediata: non pagarle. E fin qui niente di nuovo. Ma il fatto che a proporre una soluzione del genere sia il capo dell'opposizione, nonché candidato premier del Partito della libertà, lascia qualche perplessità, a voler usare un eufemismo. Eppure è accaduto sul serio. Roma, congresso dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edilizi): il Cavaliere presenta a 360 gradi i temi caldi della sua campagna elettorale, e scivola sulle tasse con una boutade delle sue: "Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni ? spiega serenamente - allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un pò giustificato a mettere in atto procedure di elusione e a volte anche di evasione". Però, che bell'esempio di senso civico. Poi, il Cavaliere ha subito ribadito la sua intenzione di portare l'aliquota massima al 33 per cento. "Noi - ha spiegato - abbiamo un'elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate". L'intenzione di portare l'aliquota al 33% c'era già nella scorsa legislatura. "Lo avremmo voluto fare - dice il Cavaliere - ma l'Udc ce lo impedì". Ma la nota stonata è quell'invito all'evasione sul quale sono subito arrivate le prime reazioni. A partire proprio dall'Udc, che di certo, non bada a "spese": "Una classe politica che giustifica l'evasione ? sbotta Pier Ferdinando Casini - è irresponsabile. È' vero che le tasse sono troppo alte, ma chi giustifica l'evasione fiscale e si propone di governare il Paese è un pericolo pubblico". Dura la critica della Sinistra Arcobaleno che con Giovanni Russo Spena così commenta: "E' fuori dal mondo che un candidato premier affermi che è comprensibile l'evasione fiscale". E dalla Uil, il segretario confederale Domenico Proietti segue a ruota: "Niente può giustificare l'evasione fiscale". Andando avanti nel suo discorso, il Cavaliere parla che di intercettazioni, di politica estera, di rifiuti e quant'altro. Quanto alle intercettazioni ha detto che fisserà in 5 anni la reclusione per chi le fa e per chi le diffonde e una multa salatissima per chi le pubblica, poiché "devono essere consentite solo nell'ambito di indagini sul terrorismo e sulla criminalità organizzata. Per tutti gli altri vale la privacy". Sulla politica internazionale ammette che è in un "un momento davvero difficile. Con le dichiarazioni di Bush sull'Ucraina e la Georgia nella Nato, la Russia si sente circondata e il rischio, dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti per farla diventare parte dell'Occidente, adesso è di rovinare tutto". Di qui, un momento di autocelebrazione: "Ho avuto - dice - un ruolo di una certa importanza nel riavvicinamento tra la Federazione Russa agli Usa e all'Europa". Infine torna a cavalcare uno dei soui cavalli di battaglia: l'emergenza rifiuti. Che, promette, "sarà il primo problema a cui lavorerò di giorno e di notte quando andrò al governo. E ho già qualche idea". L'incapacità di risolvere la questione, ecco una frecciatina al governo, "ha distrutto l'immagine del nostro paese nel mondo: non c'è più il Belpaese, ma c'è il paese che non ha saputo togliere i rifiuti dalla strada. I danni sul turismo già ci sono, ci sono quelli sul made in Italy". (03-04-2008).

Torna all'inizio


Migliora (ma di poco) l'immagine dell'America (sezione: Estero USA)

( da "Avvenire" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

MONDO 03-04-2008 SONDAGGIO IN 34 PAESI Migliora (ma di poco) l'immagine dell'America DA LONDRA D opo essere stata ai minimi storici negli anni dell'Amministrazione Bush, migliora l'immagine degli Stati Uniti nel mondo. È quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla Bbc, che registra come il 35% di 17mila intervistati in 34 Paesi siano convinti che l'America abbia un'influenza positiva, mentre l'anno scorso erano il 31%. Anche se ridotto, rimane però comunque grande il distacco con la maggioranza del 47% che invece crede che la politica di Washington abbia un'influenza negativa. E in tre Paesi la percezione degli Stati Uniti è addirittura peggiorata: Libano ed Egitto, e il confinante Canada. Secondo il direttore del Program on International Policy Attitudes dell'Università del Maryland, che ha condotto con GlobeScan il rilevamento, il miglioramento della percezione degli Stati Uniti è legato alla scadenza elettorale. "Con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali ha spiegato Steven Kull l'opinione sugli Stati Uniti è mitigata dalla speranza che la nuova Amministrazione abbandonerà la politica estera che è stata così impopolare nel mondo". È il quarto anno che la Bbc realizza questo rilevamento. Tra quelli che hanno un'immagine negativa, l'Iran rimane al primo posto con il 54%, Israele migliora la posizione dal 57 al 52%, il Pakistan viene al terzo posto. All'estremo opposto, la Germania risulta il Paese con l'immagine più positiva, il 56%, seguita dal Giappone. Netto miglioramento, infine, della posizione della Russia, passata dal 29% dei giudizi positivi al 37%, due punti in più degli Stati Uniti.

Torna all'inizio


I capitali italiani scelgono la Russia (sezione: Estero USA)

( da "Opinione, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Oggi è Gio, 03 Apr 2008 Edizione 65 del 03-04-2008 Mentre a Bucarest la nato discute sull'ammissione di Georgia e Ucraina I capitali italiani scelgono la Russia di Stefano Magni Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha ribadito ieri che la missione statunitense nell'ambito del vertice Nato consiste nell'allargare l'alleanza a Ucraina e Georgia, arrivando, dunque, a lambire i confini meridionali della Russia. E' una politica coerente con la dottrina statunitense dell'esportazione e consolidamento della democrazia: "Qui a Bucarest" - ha dichiarato Bush - "dobbiamo dire chiaramente che la Nato saluta le aspirazioni di Georgia e Ucraina", che "con le loro rivoluzioni per la democrazia hanno ispirato il mondo". Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ieri ha ribadito la posizione di ferma opposizione del suo paese: "Vi assicuro che stiamo mettendo a punto diverse possibilità per rispondere alla successione degli eventi". E l'asse renano (Francia e Germania) non vuole attriti con Mosca e preferisce non estendere il Membership Action Plan (il primo passo verso l'adesione) a Georgia e Ucraina, lasciandole nell'orbita russa. Quel che si prevede, dunque, è una nuova divergenza strategica tra Vecchia e Nuova Europa, come ai tempi della crisi che precedette la guerra in Iraq del 2003. L'Italia, in quell'occasione, si schierò dalla parte degli Stati Uniti e della Nuova Europa. Un domani da che parte staremo? Cosa potrebbe fare il prossimo governo? A giudicare dal volume degli affari con la Russia, probabilmente l'Italia starà dalla parte della Vecchia Europa. Proprio mentre iniziava ieri pomeriggio il vertice di Bucarest, il gotha dell'imprenditoria italiana era a Mosca. Nella sua residenza di Novo Ogoriovo, Putin ha incontrato una delegazione di 14 dirigenti di banche e imprese italiane accompagnati dall'ambasciatore Vittorio Surdo, nell'ambito del forum di dialogo Italia-Russia. Tra i presenti: la futura presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, gli amministratori delegati di Eni ed Enel, Paolo Scaroni e Fulvio Conti, il presidente di Intesa-San Paolo Giovanni Bazoli, il vicepresidente di Unicredit Roberto Nicastro, il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, l'amministratore delegato di Indesit Marco Milani, Pietro Ferrero, Gianfelice Rocca (presidente della holding di controllo del gruppo Techint), Rosario Alessandrello (presidente della Fisia Italimpianti-Gruppo Impregilo), Alessandro Castellano (Ad di Sace), Luisa Todini presidente del Forum Italia-Russia per la parte italiana. Erano presenti inoltre Leonardo Pavoni e Antonio Fallico, dirigenti di riferimento in Russia rispettivamente di Finmeccanica e BancaIntesa. Al forum non si è parlato dell'allargamento della Nato, ma in agenda c'erano sicuramente gli accordi di Banca Intesa-San Paolo con le russe Gazprom Bank e Veb per la nascita di una banca investimenti italo-russa, le trattative per una joint venture Marcegaglia-Metall-Invest, dei nuovi investimenti (2,2 miliardi di euro previsti) di Enel in Russia in seguito al nuovo accordo con Gazprom, avvenuto ieri nella sede del colosso russo. La politica estera italiana non potrà ignorare questi crescenti rapporti economici. E già Berlusconi, che potrebbe essere alla guida del governo già dal prossimo mese, si porta avanti: "Ho avuto un ruolo di una certa importanza nel riavvicinamento della Federazione Russa agli Stati Uniti e all'Europa" - ha dichiarato ieri il leader del PdL e aspirante premier - "La politica internazionale in questo momento è in un periodo veramente difficile: con le dichiarazioni di Bush, che dice Ucraina e Georgia nella Nato, la Russia si sente circondata e rischiamo, dopo che abbiamo fatto tanti sforzi per farla diventare parte dell'Occidente, di rovinare tutto".

Torna all'inizio


Usa/Punisce uno scolaro, i compagni 'progettano' di rapirla (sezione: Estero USA)

( da "Italia Sera" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Politica Estera Usa/Punisce uno scolaro, i compagni 'progettano' di rapirla Incredibile vicenda portata alla luce dalla Polizia in una scuola elementare di Waycross, in Georgia. Nove bambini di meno di dieci anni avevano intenzione di rapire la loro maestra per vendicare un amichetto che aveva ricevuto una nota per indisciplina. Avevano preparato il piano e l'occorrente: coltello, nastro adesivo, manette. Gli agenti hanno scoperto tutto quando uno dei mini-congiurati è stato fermato per aver portato un'arma a scuola. Il loro obiettivo era legare la donna e tapparle la bocca con il nastro adesivo e tramortirla con un fermacarte. Dopo una breve perquisizione, gli agenti hanno trovato un paio di manette, un rotolo di nastro adesivo, materiale per pulire eventuali tracce dopo il rapimento, stoffa per coprire le finestre in modo che nessuno potesse vedere da fuori cosa stava succedendo. Tale trattamento sarebbe stato destinato all'insegnante per vendicare un loro amichetto che aveva preso una nota per essere salito in piedi su una sedia e, aver risposto male alla maestra. La polizia ha scoperto il "complotto" quasi per caso dopo che uno dei bimbi, forse inavvertitamente, aveva detto al bidello che qualcuno aveva portato un'arma in classe. Le Forze dell'Ordine sostengono anche che non sia da escludere che la donna potesse essere uccisa. "Non ho sentito nessuno tra i bambini dire che la maestra doveva essere uccisa, ma, mi chiedo - ha affermato il capo della polizia di Waycross, Tony Tanner - e se fosse successo in modo accidentale? Perché di una cosa sono certo: il piano era stato progettato in ogni dettaglio, se non fossimo intervenuti lo avrebbero eseguito". Il piano, del resto, era stato studiato nei minimi dettagli dai nove bambini, maschi e femmine: con un coltello l'avrebbero bloccata in classe dopo che tutti se ne erano andati, avrebbero oscurato finestre e chiuso porte, l'avrebbero legata a una sedia con del filo elettrico. Edizione n. 876 del 03/04/2008.

Torna all'inizio


Sono Putin, Sarkozy e la Merkel i grandi vincitori del vertice romeno. L'Italia una comparsa (sezione: Estero USA)

( da "Voce d'Italia, La" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Esteri L'asse franco-tedesco-spagnolo ormai decide in nome dell'Europa unita Sono Putin, Sarkozy e la Merkel i grandi vincitori del vertice romeno. L'Italia una comparsa La Macedonia, delusa, guarda a Belgrado e Mosca, e teme il nazionalismo albanese Bucarest, 3 apr. - Russia, Francia, Spagna e Germania sono i grandi vincitori del vertice Nato che domani si concluderà in una Bucarest tirata a lucido come mai era stata prima. L'ex superpotenza mondiale guidata dallo Zar Vladimir Putin ha infatti incassato il no dei paesi dell'Europa occidentale all'accordo di pre-adesione all'Alleanza militare atlantica di Ucraina e Georgia, stati che sino all'inizio degli anni novanta erano parte integrante del territorio dell'Unione Sovietica. In questo suo successo diplomatico Mosca ha trovato sponde insperate nei veti espressi da Spagna, Francia e Germania. Nazioni Nato che, per timore di vedere bloccati i propri rifornimenti energetici provenienti dalla Russia, hanno bloccato ogni disegno d'espansione dell'Alleanza verso Est. Nulla di nuovo per la Nato dunque dopo questo vertice che molto pomposamente era stato definito in partenza come storico, ma che alla fine si è dimostrato persino un boomerang per le ambizioni americane di proporsi come l'unica super-potenza mondiale. Un solo mini ampliamento è stato incassato dall'Alleanza a Bucarest, tra l'altro insignificante sotto il profilo tattico-militare ma foriero di gravi ripercussioni politiche che potrebbero far precipitare nuovamente i Balcani nel caos. Da oggi infatti Albania e Croazia sono parte integrante dell'Alleanza, mentre la Macedonia è per ora esclusa in quanto il veto greco all'ingresso di Skopje si è dimostrato insuperabile. L'umiliazione per la Repubblica ex Jugoslava brucia assai e già stamattina nella capitale Skopje migliaia di dimostranti si sono riversati nelle strade inneggiando alla Serbia di Milosevic, al suo programma di pulizia etnica contro gli albanesi, scandendo slogan contro Tirana ed Atene e chiedendo le dimissioni del governo in carica guidato da Nikola Gruevski. “Atene, Madrid e Roma sono governi completamente nelle mani del volere della mafia albanese”, ha sostenuto dalla Bulgaria ove si trova il leader nazionalista macedone Ljubco Georgievski, che da tempo ha richiesto ed ottenuto la cittadinanza bulgara, paese che fino all'ultimo ha cercato di agganciare Skopje alla Nato. “ Per ciò, continua lo stesso Georgievski, noi siamo rimasti fuori. Ben presto la pagherete però cara e ve ne accorgerete quando, in nome del principio della mutua assistenza, sarete coinvolti in sanguinosissime nuove guerre balcaniche”. I manifestanti stamattina chiedevano al governo macedone di rompere i rapporti con Albania e Grecia e di tesserne di nuovi con Belgrado e Mosca in nome di un panslavismo foriero di cattive notizie per il futuro. Dopo Bucarest però già si delinea accanto al tramonto dell'egemonia americana, frutto della politica di una presidenza ormai giunta al capolinea, la nascita di un nuovo assetto di potere all'interno dell'Unione europea che vede le cancellerie di Madrid, Parigi e Berlino fungere da locomotive nell'Unione e gli scarcassati vagoni dei nuovi arrivati, Polonia, Romania e Cechia, arrancare piano-piano. Il loro errore probabilmente è stato finora quello di essersi troppo appiattiti sulle posizioni amrericane. L'Italia per ora rimane in mezzo al guado e non poteva essere altrimenti considerato che a Bucarest è stata rappresentata da un governo dimissionario, l'ennesima figuraccia in politica estera. Un errore che potrebbe costarci caro e determinare la nostra sostituzione con la Spagna nel novero delle nazioni che contano all'interno dell'Unione Europea. Sergio Bagnoli.

Torna all'inizio


E il mondo disse: Bush e Israele sono i più pericolosi (sezione: Estero USA)

( da "Opinione, L'" del 03-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Oggi è Gio, 03 Apr 2008 Edizione 65 del 03-04-2008 Il sondaggio E il mondo disse: Bush e Israele sono i più pericolosi di Dimitri Buffa Nel mondo ci sono quasi 18000 persone che mettono sullo stesso piano le possibili vittime e i probabili carnefici. Cioè Israele e l'Iran. Si tratta del campione di individui sondato (come ogni anno) tra l'ottobre del 2007 e il gennaio del 2008, dal GlobeScan per conto del programma Bbc World. Per la cronaca Israele secondo questi cittadini sondati in 34 paesi rimane saldamente in testa alla graduatoria dei paesi più pericolosi per la stabilità e la pace mondiale con il punteggio di 52% negativo e solo 17% positivo. La precede di poco l'Iran, 54% e 18%, l'America a stelle e strisce, poi arriva la Corea del Nord. A Israele anche il record negativo di nazioni, 27 sulle 34 in cui è stato fatto il sondaggio, che lo vedono come un entità negativa. Segue l'Iran, 21 su 34 e Stati Uniti e Corea del Nord appaiati a quota 20. A naso la prima osservazione che viene da fare di fronte a una simile perdita di valori di riferimento è questa: la disinformazione terzomondista produce oggi gli stessi danni che produceva oltre 20 anni fa la stampa asservita all'Urss e ai paesi non allineati, e spesso da essi finanziata. C'è poi una consolidata tendenza suicida nel mettere sullo stesso piano chi compie atti di guerra asimmetrica e di terrorismo e chi , in un modo o nell'altro, è condannato a difendersi. Poi cinicamente si potrebbe arguire della diseducatività di questi sondaggi e dei metodi con cui vengono svolti. Ad esempio le domande che vengono poste o i campioni di persone che vengono scelti. Il lieve miglioramento di Israele rispetto all'anno scorso, quando con 56 a 17 superava addirittura l'Iran sarebbe dovuto alla consapevolezza da parte di molti cittadini del pericolo che sta correndo lo stato ebraico. E dal risalto finalmente dato dai media mondiali, al continuo bombardamento con mortai e missili Qassam. Gli Stati Uniti invece migliorano per motivi legati alla attuale campagna elettorale e alle tendenze di moda di considerare Obama o Hillary come una sorta di antidoto alla politica estera di Bush junior. E' di martedì, a proposito di opinioni distorte, la notizia che i cartoni animati della tv di Hamas adesso incitano a uccidere George W. Bush, come se si trattasse di un sionista. Anzi di un ebreo. Visti i risultati dei sondaggi della Bbc, si potrebbe pensare che alcuni degli intervistati prendano con la parabola la tv di Al Quds.

Torna all'inizio