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DOSSIER “POLITICA ESTERA USA”

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TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DEL  16-4-2008       #TOP


Report "Estero USA"

<Che caratteraccio, McCain. Come potrà fare il presidente un tipo così?> ( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: anche se forse Obama è quello che può fronteggiarlo meglio: è più giovane e politicamente è più fresco. E se invece vince Mc- Cain? Saranno "four more years" di George W. Bush, dovremmo cioè prepararci a un altro mandato all'insegna delle linee dell'attuale presidente: la guerra in Iraq proseguirà senza una via d'uscita;

Al Qaeda contro il Cavaliere <Allah maledica lui e il Papa> ( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Bush. "Spero abbia imparato che la politica regionale adottata dagli americani - dice all'Ansa da Gaza - è solo fomentatrice d'odio". Youssef è il consigliere politico di Ismail Haniyeh, il premier deposto dal presidente palestinese Abu Mazen.

E ora l'Italia torna nel mirino di al Qaeda <Berlusconi odia l'Islam, vi puniremo> ( da "Liberazione" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Ma la nuova politica estera di Roma preoccupa tutto il mondo arabo E ora l'Italia torna nel mirino di al Qaeda "Berlusconi odia l'Islam, vi puniremo" Francesca Marretta Londra La stampa occidentale allargata alla Russia, guarda il ritorno la potere in Italia di Silvio Berlusconi con preoccupazione.

ROMA - Ho ricevuto tante telefonate di tanti leader mondiali che si congratulavano, tutti conv ( da "Messaggero, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: Bush ha fatto a Berlusconi. E che "il presidente Bush è pronto a lavorare di nuovo con lui". Mentre il Dipartimento di Stato aveva già sottolineato il rapporto di "grande amicizia" tra Italia e Stati Uniti. Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel ha telefonato a Berlusconi per congratularsi della vittoria alle elezioni sottolineando che si tratta di "

NEW YORK - Nessuno può sospettare il commentatore politico americano Edward Luttwak di ( da "Messaggero, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: commentatore politico americano Edward Luttwak di simpatie di sinistra. Consulente del Pentagono e tenace difensore della politica estera statunitense, Luttwak è anche un liberista convinto in campo economico. Profondo conoscitore della realtà italiana, Luttwak ha sempre coniugato una profonda fede conservatrice con l'adesione ferrea alle regole di funzionamento di una società moderna.

<Ha vinto l'alleato Casa Bianca più felice> ( da "Avvenire" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: McCain vuole distanziarsi dalla politica estera di Bush, ma è un conservatore e quindi non ci saranno grandi differenze. La lontananza maggiore la vedo con Obama, mentre con Hillary Clinton potrebbe esserci più sintonia. Il professor Guttman: ora gli Usa potrebbero vedere esaudita la richiesta di maggior impegno in Afghanistan Robert Guttman.

Lettera piccolo consiglio dalla parte del pse ( da "Riformista, Il" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: non solo alle politiche finanziarie, economiche e sociali, e sempre in linea con i sindacati e con i movimenti di base. Occorrerà una diversa posizione in materia di spese militari, di basi americane e Nato in Italia, di missioni militari all'estero, e l'assunzione di una più netta scelta per una politica estera e militare europea,

Bush: "Silvio ci aiuti a Kabul" ( da "Stampa, La" del 16-04-2008)
Argomenti: Politica estera USA

Abstract: LA SVOLTA LE REAZIONI ALL'ESTERO Bush: "Silvio ci aiuti a Kabul" Basta estremismi Il Dipartimento di Stato legge positivamente il taglio delle ali a destra e sinistra, "anti-Usa" Il Presidente americano ha ancora 200 giorni "Possiamo fare molto su povertà e ambiente" [FIRMA]MAURIZIO MOLINARI INVIATO A WASHINGTON "Verso la Terza Repubblica".


Articoli

<Che caratteraccio, McCain. Come potrà fare il presidente un tipo così?> (sezione: Estero USA)

( da "EUROPA ON-LINE" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

REPUBBLICANI   UNA BIOGRAFIA DEL CANDIDATO PRESIDENZIALE RIVELA I SUOI LATI OSCURI. INTERVISTA CON L'AUTORE, CLIFF SCHECTER "Che caratteraccio, McCain. Come potrà fare il presidente un tipo così?" NINO SPAMPINATO New York Il John McCain che non avete mai visto, o meglio quello che non vi hanno mai fatto vedere. Perché Cliff Schecter, che è un commentatore politico e uno stratega elettorale di chiara fede democratica, ha dedicato un libro a quella che per lui è diventata una vera ossessione: spiegare come il senatore dell'Arizona non sia il personaggio ritratto dalla stragrande maggioranza dei media americani, e cioè quello che agli occhi di molti democratici appare come "il meno peggio fra tutti i repubblicani ". "The Real McCain" (il libro uscirà negli Stati Uniti la prima settimana di maggio, ma si trova già su Amazon. com) offre una serie di records, tra aneddoti e citazioni, che mostrano il lato meno conosciuto del candidato repubblicano, non solo politicamente ma anche caratterialmente: "Uno che in pubblico, in preda a uno scatto d'ira, dà della troia alla moglie non potrà mai avere il giusto self-control che si richiede a un presidente". Magari sarà stato lo stress di una giornata troppo faticosa, almeno così si scusò Mc- Cain? Ma non è stata l'unica volta, visto che in diverse occasioni ha apostrofato come stronzi (o con epiteti simili, ndr) sia colleghi che avversari. E questo lo ritiene un motivo per cui non può fare il presidente? Sono degli eventi che dimostrano come Mc- Cain non sappia gestire il proprio temperamento: cosa farà quando dovrà far passare una legge controversa, o quando dovrà affrontare una crisi diplomatica? L'auto-controllo è il requisito fondamentale per un presidente. In compenso, gode di una buona reputazione: quella di essere un politico individualista che parla chiaro e che non si fa scrupolo di prendere posizioni contro il suo partito. Guardi che le cose non stanno affatto così, basta vedere la stragrande maggioranza dei suoi voti o delle posizioni prese sulle questioni più delicate. McCain è un vero conservatore e, se fosse eletto, sarebbe il più degno successore di Bush. Eppure ha vinto la nomination repubblicana anche grazie ai voti degli indipendenti, mentre ha faticato a conquistare la base del partito, o per lo meno gli elettori ultra-conservatori. Questo è avvenuto perché i media hanno dato un'immagine distorta del senatore dell'Arizona. Insomma, per lei chi è il "vero" McCain? Oltre a essere uno dei politici più contigui all'attuale presidente, di cui ha approvato quasi il 90 per cento delle leggi, a differenza di ciò che si crede comunemente McCain è un flip-flop, uno che per convenienza ha cambiato posizione su molte questioni. Su quali, in particolare? Prendiamo l'esempio delle missioni all'estero: adesso, con l'Iraq e l'Afghanistan, sembra il più deciso degli interventisti, ma in passato, a partire dagli anni Ottanta, si è sempre espresso contro ogni intervento americano all'estero: dal Libano alla prima guerra nel Golfo, dalla Somalia alla Bosnia. E poi? Lo stesso discorso vale sui temi economici: ha votato contro il piano fiscale di Bush, ma ha approvato molti altri provvedimenti di cui hanno beneficiato i più ricchi. Inoltre, anche sulle questioni sociali ha cambiato più volte opinione: ricordo chiaramente che sull'aborto è riuscito a esprimere due posizioni completamente diverse all'interno di una stessa trasmissione televisiva. Quindi, per lei McCain non è affatto il candidato dello Straight Talk, del parlar chiaro? Per me non è nemmeno un campione di moralità: anche lui ha preso i soldi dalle lobby per finanziare la campagna elettorale e ha portato avanti i loro interessi. Perché i media ne danno un'immagine diversa da quella descritta da lei? Per tre ragioni. Innanzi tutto, perché McCain gode di un enorme rispetto come prigioniero di guerra ed eroe del Vietnam, e questo non lo contesta nessuno; in secondo luogo, perché obiettivamente ha fatto una campagna brillante; terzo, è riuscito a instaurare un rapporto privilegiato con i media come nessun altro: basta pensare che poco tempo fa ha invitato i giornalisti ad un barbecue. L'endorsement ufficiale ottenuto da George W. Bush è stato sincero, visto che tra i due non correva affatto buon sangue? Sì, perché il presidente pensa che con un altro repubblicano alla Casa Bianca i misfatti della sua amministrazione potranno essere coperti meglio. Ma il senatore dell'Arizona può diventare davvero il prossimo presidente degli Stati Uniti? Ha molte possibilità. Tra Barack Obama e Hillary Clinton, chi sarebbe l'avversario più ostico per McCain nel voto di novembre? Penso che entrambi i candidati democratici possano batterlo, anche se forse Obama è quello che può fronteggiarlo meglio: è più giovane e politicamente è più fresco. E se invece vince Mc- Cain? Saranno "four more years" di George W. Bush, dovremmo cioè prepararci a un altro mandato all'insegna delle linee dell'attuale presidente: la guerra in Iraq proseguirà senza una via d'uscita; aumenterà il gap tra ricchi e poveri; assisteremo, inoltre, a delle colossali figuracce del nuovo inquilino della Casa Bianca dovute al suo pessimo temperamento.

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Al Qaeda contro il Cavaliere <Allah maledica lui e il Papa> (sezione: Estero USA)

( da "Corriere della Sera" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-16 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Al Qaeda contro il Cavaliere "Allah maledica lui e il Papa" L'anatema online. E Hamas: smetta di seguire gli Usa Il consigliere del premier deposto Haniyeh: Berlusconi si renda conto che il popolo palestinese soffre e ha dei diritti DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Ahmed Youssef è chiamato "l'americano ", dopo i vent'anni passati negli Stati Uniti. Tra i leader di Hamas è quello che parla meglio l'inglese e che dovrebbe conoscere la lingua da adoperare con la diplomazia occidentale. Il primo messaggio che manda a Silvio Berlusconi è un avvertimento: esca dal controllo di George W. Bush. "Spero abbia imparato che la politica regionale adottata dagli americani - dice all'Ansa da Gaza - è solo fomentatrice d'odio". Youssef è il consigliere politico di Ismail Haniyeh, il premier deposto dal presidente palestinese Abu Mazen. I capi oltranzisti hanno cercato di allontanarlo dal primo ministro di Hamas - anche fisicamente, il suo ufficio è stato spostato -, resta influente nelle mosse internazionali del movimento fondamentalista. "Bush finora non ha ottenuto nulla, se non un accresciuto antagonismo nei confronti del suo Paese. Ci auguriamo che Berlusconi adotti una politica moderata sulla questione palestinese. Seguire Washington non aiuterà certo a risolvere i conflitti nella regione". Aggiunge: "Occorre che il premier italiano si renda conto che qua c'è un popolo che soffre, che ha diritti e che tutti devono impegnarsi perché questi diritti vengano riconquistati ". Sami Abu Zuhri, uno dei portavoce del movimento integralista, chiede un intervento "per risolvere la crisi umanitaria nella Striscia, causata dall'assedio israeliano". Da quasi un anno, Hamas controlla la Striscia, dopo un'operazione militare che aveva sconfitto le forze di Fatah, la fazione di Abu Mazen. Gli israeliani e la comunità internazionale stanno portando avanti un embargo economico e politico contro l'organizzazione, che non riconosce il diritto all'esistenza dello Stato ebraico. In campagna elettorale, Berlusconi aveva attaccato le parole di Massimo D'Alema sulla necessità di coinvolgere Hamas nelle trattative di pace. "Dire queste cose significa lavorare contro gli ebrei. Io, assieme a Tony Blair, ho fatto mettere Hamas nell'elenco delle organizzazioni terroristiche stilato dall'Unione Europea ". Franco Frattini guidava, da presidente di turno, il Consiglio dei ministri degli Esteri che il 6 settembre 2003 aveva deciso di inserire il movimento nella lista nera. La vittoria di Berlusconi è stata "maledetta" da uno dei forum islamici che veicolano la propaganda di Al Qaeda su Internet. "Che Allah scateni la sua rabbia contro di lui e contro il Papa cattivo" è il commento con la firma al-Wahabi. Sul sito al-Hesbah, viene data la "notizia urgente" del risultato elettorale da un tale Qannas al-Jazira: il "Cecchino della penisola arabica" tiene aggiornati gli utenti sulle vicende italiane. "Alcuni giorni fa Berlusconi aveva detto che in caso di vittoria avrebbe visitato Israele", riporta un altro messaggio. Davide Frattini.

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E ora l'Italia torna nel mirino di al Qaeda <Berlusconi odia l'Islam, vi puniremo> (sezione: Estero USA)

( da "Liberazione" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Le minacce dei siti fondamentalisti contro il Cavaliere. Ma la nuova politica estera di Roma preoccupa tutto il mondo arabo E ora l'Italia torna nel mirino di al Qaeda "Berlusconi odia l'Islam, vi puniremo" Francesca Marretta Londra La stampa occidentale allargata alla Russia, guarda il ritorno la potere in Italia di Silvio Berlusconi con preoccupazione. E non solo la stampa progressita. La cautela verso un personaggio politico populista che torna a governare il paese a braccetto di ex fascisti e di Bossi, leader di una forza xenofoba, che definisce gli immigrati "bingo bongo", pare difficile da digerire, anche per la stampa conservatrice. Quello che sembra convincere di meno, da quanto emerge leggendo la stampa estera, è che, messo alla prova nelle precedenti legislature in cui è stato capo del governo, Berlusconi non ha da vantare grandi preformance. Al contrario. L'interrogativo si sposta dunque sul potere di seduzione verso l'elettorato italiano. Quello che sogna di diventare come Berlusconi, o magari diventarne il suocero o la suocera, se si ha una figlia da dare in sposa a Piersilvio. La sconfitta netta, senza precedenti della sinistra, è vista come un ostacolo in meno all'inizio del "governo più di destra che l'Italia abbia mai avuto", come scrive il quotidiano di sinistra britannico The Guardian , che fa la somma tra la mancanza nella nuova coalizione di governo italiana "dell'influenza moderatrice dell'Udc", compensata dalla grande vittoria della Lega", di cui viene sottolineata la "virulenza anti-immigrati". Esplicita la lettura del risultato elettorale fornita da The Independent , che titola: "Berlusconi torna al potere grazie all'alleanza postfascista". Sul quotidiano progressista si legge di "Un ritorno non benvenuto" di un uomo considerato "l'incarnazione dei peggiori aspetti della tradizione politica italiana, un businessman che ha utilizzato la sua ricchezza per comprare i media e sfruttato la sua posizione per evitare processi di corruzione a suo carico". The Times cita alcune "perle" di Bossi, dal già ricordato "bingo bongo" riferito ai migranti, all'auspicio del Cavaliere che i barconi che li trasportano affondino. Lo stesso quotidiano s'interroga su quanto durerà la rinnovata alleanza tra il Cavaliere e il leader della Lega, ricordando gli appellativi riservati a Berlusconi da Bossi, da "Berluskaiser" a "mafioso". Notando contemporaneamente la "maggiore responsabilità" mostrata stavolta da Berlusconi nel festeggiare la vittoria, che ammette che "i mesi a venire" saranno "difficili". Nemmeno la stampa conservatrice britannica fa sconti al Cavaliere (dopotutto è sempre la perfida Albione, come ha avuto a ricordare il Berlusca stesso di recente). The Daily Mail definisce Berlusconi un 71enne "abbronzato permanente", ricordando i suoi processi per corruzione, mentre The Daily Telegraph, scrive che il programma di Berlusconi, ma anche quello di Veltroni, non sono affatto convincenti per il risanamento delle finanze italiane. Nulla a che vedere con le capacità che dimostrò la Thatcher a suo tempo, è il messaggio per il Cavaliere. I quotidiani francesi parlano del "berlusconismo" ormai radicato nella cultura italiana. Le Monde scrive della rimonta di una forza politica "considerata come un incidente della storia", convalidata invece dalla maggioranza degli italiani. I governi Prodi si sono rivelati "una parentesi", non il "berlusconismo", è l'analisi del principale quotidiano francese. "Aiuto! Torna Berlusconi", è il titolo lapidario del quotidiano della gauche Liberation , mentre su Le Figaro , giornale orientato a destra, si legge che "Berlusconi resta una personalità fuori dalla norma, eccessivo" e che "la sua sconfitta alle elezioni legislative del 2006 avrebbe potuto suonare per lui l'ora della ritirata", invece "gli ha regalato il gusto della vendetta". Nell'editoriale, dal titolo "L'insaziabile", la vittoria di Berlusconi viene letta "soprattutto come un segnale che l'Italia va male". In Spagna il quotidiano El Pais , scrive che sebbene la vittoria della destra "superi le previsioni", Berlusconi ha mostrato un volto "più istituzionale", non avendo negato "le difficoltà che lo aspettano". "L'Italia dà a Berlusconi un terzo mandato per salvarla dalla crisi", titola il conservatore El Mundo , che spiega come la Lega Nord sarà la chiave della stabilità, sottolineando contemporaneamente che "il problema più immediato di Berlusconi sarà controllare le tendenze xenofobe e separatiste della Lega nord". La palma per i titoli più duri dedicati alla vittoria di Berlusconi va ai giornali tedeschi: "Italia, tragedia atto terzo", si legge sul Financial Times Deutschland , che affonda il coltello su cui si legge che gli unici che "trarranno profitto" da questa vittoria elettorale "saranno Berlusconi e la sua cricca. Per modernizzare il Paese gli manca la volontà politica. E questo è un male non solo per l'Italia ma per l'Europa intera". Commento al vetriolo sul Sueddeutsche Zeitung , che scrive che gli italiani hanno un "debole per i patriarchi e i commedianti, e Berlusconi è tutti e due". Negli Stati Uniti, il Washington Post dedica un titolo alla "sconfitta inaspettatamente grave" degli eredi del governo di Romano Prodi, mentre il New York Times titola: "L'economia va male e un'Italia frustrata sceglie Berlusconi". L'interrogativo posto dal NYT è se gli italiani abbiano scelto Berlusconi per affezione o come ultima chance dopo due anni di inazione della coalizione di centrosinistra. Infine da Mosca la Pravda-on line chiede: "Gli italiani vedono in Berlusconi il nuovo Mussolini?". Questo pare decisamente l'interrogativo più inquietante. 16/04/2008.

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ROMA - Ho ricevuto tante telefonate di tanti leader mondiali che si congratulavano, tutti conv (sezione: Estero USA)

( da "Messaggero, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Di PAOLA OREFICE ROMA - "Ho ricevuto tante telefonate di tanti leader mondiali che si congratulavano, tutti convinti che il risultato elettorale sarà foriero di grandi cambiamenti per il nostro Paese". E' pieno il successo di Silvio Berlusconi. I grandi di Europa e d'Oltreoceano si congratulano con lui per il risultato elettorale ottenuto. E si danno appuntamento. Incontri come quello con Vladimir Putin domani e venerdì in Sardegna. Forse potrebbero anche assistere insieme alle esercitazioni antincendio della Protezione civile. Telefonate che lo stesso Cavaliere rivela per sottolineare il credito che riscuote a livello internazionale. Di prima mattina ha parlato al telefono con il premier francese Nicolas Sarkozy che, dopo aver espresso le sue congratulazioni a Berlusconi, gli ha annunciato l'avvio di "una concertazione molto stretta tra i due paesi". Ma non è finita, visto che Sarkozy gli ha inviato un messaggio: "Mi rallegro della possibilità che ci è così data di approfondire ancora i legami tradizionali di amicizia e di cooperazione che uniscono i nostri due paesi". "La mia intenzione - ha affermato il presidente francese - è di avviare con lei e con il suo futuro governo una concertazione molto stretta, in particolare per preparare la presidenza francese dell'Unione europea". "Mentre abbiamo interessi convergenti sulla maggior parte dei dossier europei, il sostegno del suo paese, partner essenziale per la Francia, sarà ugualmente decisivo". Il portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha informato della telefonata che George W. Bush ha fatto a Berlusconi. E che "il presidente Bush è pronto a lavorare di nuovo con lui". Mentre il Dipartimento di Stato aveva già sottolineato il rapporto di "grande amicizia" tra Italia e Stati Uniti. Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel ha telefonato a Berlusconi per congratularsi della vittoria alle elezioni sottolineando che si tratta di "un convincente successo elettorale". Angela Merkel, riferisce il portavoce del governo Federale, Ulrich Wilhelm, si è detta "felice di proseguire la collaborazione con Silvio Berlusconi con il quale ha già potuto lavorare in modo fruttuoso nel passato". Ha ricordato come l'Italia "sia un importante partner per la Germania, soprattutto nell'ambito della cooperazione politica europea". Infine, il cancelliere ha invitato Berlusconi a un incontro in Germania. E' lo stesso Berlusconi a riferire del colloquio avuto con il premier spagnolo José Luis Zapatero: "C'è una bella amicizia con Zapatero e stamattina (ieri mattina ndr) al telefono ci siamo fatte delle matte risate". Colloquio telefonico tra il Cavaliere e il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Barroso ha detto che "il cambio di governo in Italia coincide con un momento importante dell'integrazione europea e che conta sul contributo di Berlusconi per il pieno successo politico del progetto europeo". Barroso ha anche espresso "la certezza di poter contare sull'impegno dell'Italia". Intanto è in pole position Antonio Tajani per occupare il posto di vice presidente della Commissione europea visto che Franco Frattini andrebbe ad occupare la poltrona di ministro degli Esteri nel governo Berlusconi. "La candidatura di Tajani è eccellente", sostiene il presidente dell'Eurogruppo e premier lussemburghese, Jean Claude Juncker.

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NEW YORK - Nessuno può sospettare il commentatore politico americano Edward Luttwak di (sezione: Estero USA)

( da "Messaggero, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Di FLAVIO POMPETTI NEW YORK - Nessuno può sospettare il commentatore politico americano Edward Luttwak di simpatie di sinistra. Consulente del Pentagono e tenace difensore della politica estera statunitense, Luttwak è anche un liberista convinto in campo economico. Profondo conoscitore della realtà italiana, Luttwak ha sempre coniugato una profonda fede conservatrice con l'adesione ferrea alle regole di funzionamento di una società moderna. Di qui un giudizio a dir poco problematico sull'esito del voto italiano di lunedì, un evento che a suo dire non contribuisce a far progredire il nostro Paese verso i modelli di riferimento della grandi società occidentali. Signor Luttwak, è sorpreso anche lei? "Può essere sorpreso solo chi non aveva letto attentamente il livello di scontento che si era accumulato in Italia contro la sinistra. Intere aree del paese come la Campania di Iervolino e Bassolino erano in rivolta perché gli amministratori della sinistra aveno lasciato sopravvivere interessi clientelari sotto la loro gestione. A livello nazionale il problema era aggravato dal sostanziale stallo del governo Prodi, bloccato dai numeri e dalla mancanza di intese". Siamo di fronte a un grande cambiamento "L'unica persona che parlava di cambiamento nella campagna elettorale era Veltroni, ed è stato sonoramente battuto da un altro, Berlusconi, che è invece una certezza di continuità. La realtà è che gli elettori italiani che chiedono di cambiare hanno dimostrato di non essere disposti a pagare di tasca propria, come hanno fatto di fronte al decreto Bersani che era un primo tentativo di liberalizzare il sistema economico". Quale è allora la chiave di lettura del voto? "Alla vigilia si diceva: "L'Italia è a un bivio". Bene, arrivata al bivio, l'Italia ha votato contro la svolta, perché questa destra di Berlusconi è una destra sconosciuta al resto del mondo, dove dominano tendenze autenticamente liberiste. In bocca a Veltroni, le promesse di privatizzazione e di apertura del mercato italiano potevano anche suonare poco credibili; ma con la vittoria di Berlusconi abbiamo la certezza che queste non avverranno". In che direzione si muoverà il prossimo governo? "Possiamo solo dar credito ai piani che hanno annunciato. Berlusconi ha promesso che limiterà il potere di inquisizione della magistratura, e Tremonti ha dato ad intendere che cercherà di mettere al riparo le inefficienze del sistema produttivo con delle misure protezioniste contro l'importazione. Ho l'impressione che su questa strada ci saranno problemi di compatibilità a Bruxelles". Come è visto dall'estero il rafforzamento della Lega Nord? "Io non vedo nessun problema in una presenza forte della Lega nell'esecutivo. I leghisti hanno una reputazione da "ragazzacci" nella scena italiana, ma in realtà sono altrettanto radicali nella forma, quanto sono conservatori nella sostanza. Semmai, sono interpreti di una delle riforme strutturali più urgenti per il Paese, che è quella del federalismo fiscale. Non si può più pensare che un operaio che lavora in Brianza possa vivere con la stessa paga di un collega impiegato nel Sud, e questa differenza sostanziale delle condizioni di vita alle due estremità del Paese deve essere tradotta in un assetto legislativo. I leghisti sono dalla parte della gente comune, i lavoratori e i bottegai, e riflettono con realismo le necessità dei loro elettori". L'Amministrazione americana è compiaciuta del voto? "Si, ma lo sarebbe stata anche in caso di vittoria del Pd. Entrambi i poli avevano tra i primi punti di programma il miglioramento dei rapporti con gli Usa, quindi l'America era neutrale rispetto alla scelta. Il problema non è più di compatibilità politica, ma economica, e gli investitori americani che si sono tenuti lontani dal mercato italiano negli ultimi anni, hanno oggi una ragione in più di farlo, perché questa maggioranza non vorrà sporcarsi le mani con le riforme strutturali, e con l'abbattimento degli interessi corporativi che sarebbe necessario per la crescita dell'economia italiana. Sarei felice di ricredermi, ma questo terzo governo Berlusconi nasce con le ali spuntate nell'obiettivo di volare un po' più in alto".

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<Ha vinto l'alleato Casa Bianca più felice> (sezione: Estero USA)

( da "Avvenire" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

MONDO 16-04-2008 Stati Uniti "Ha vinto l'alleato Casa Bianca più felice" DI ALBERTO SIMONI " A spettiamo il Papa, pochi qui hanno reagito alla vittoria di Berlusconi e in genere alle elezioni italiane". Va dritto al bersaglio Robert Guttman, direttore del centro per la politica estera alla John Hopkins University e conoscitore della realtà italiana. Professore, la Casa Bianca sarà più contenta adesso che è tornato in sella Silvio Berlusconi? Questa è una certezza. Con Prodi i rapporti erano tiepidi? Non c'erano nodi da risolvere o grane. L'Italia resta pur sempre un alleato affidabile. Ma il ritiro delle truppe dall'Iraq, quella decisione, ha deteriorato il clima fra Bush e l'Italia. In fondo per il presidente è stata un'entrata a gamba tesa: sul successo a Baghdad, il leader statunitense ha costruito la sua eredità politica. E Prodi ha contribuito in parte a rompere lo schema della Casa Bianca. Berlusconi da primo ministro ha dimostrato di essere filoamericano. Crede che le relazioni fra Italia e Stati Uniti torneranno a due anni fa? Questo non è possibile perché le cose sono cambiate. E non solo sul fronte internazionale. Gli Stati Uniti stanno vivendo un anno elettorale e Bush è alla fine del suo mandato. Ma per lui l'affermazione degli alleati in Europa, e del "suo caro amico " Berlusconi è una vittoria. Gli dà la possibilità di riallacciare il di- scorso e di riprendere a lavorare con lui. Comunque detto questo non credo che l'Italia manderà di nuovo i soldati in Iraq e né che Washington chiederà un simile passo. C'è l'Afghanistan però. Da tempo gli Usa chiedono un maggior coinvolgimento... La maggior collaborazione potrà avvenire proprio sul fronte afghano dove l'Italia potrebbe aumentare il suo impegno militare e mandate più truppe nell'ambito della missione Nato. E questo sarebbe ben accolto ovviamente dall'America. Ma non c'è solo questo aspetto. O- ra nell'Unione europea ci sono diversi Paesi importanti guidati da forze moderate. Con il ritorno al potere di Berlusconi quest'asse si rafforza e gioca a favore degli Stati Uniti. Che per esempio spingono sull'ingresso della Turchia nell'Unione. Su questa e su altre questioni sarà comunque più facile trovare un'intesa. Tra qualche mese però cambierà l'inquilino della Casa Bianca. Berlusconi dovrebbe governare cinque anni. Pensare al 2009 è già una necessità. Che accoglienza troverà con McCain o con i democratici? Prima di tutto, nessuno dei candidati ha finora diffuso dichiarazioni sull'esito del voto italiano. McCain vuole distanziarsi dalla politica estera di Bush, ma è un conservatore e quindi non ci saranno grandi differenze. La lontananza maggiore la vedo con Obama, mentre con Hillary Clinton potrebbe esserci più sintonia. Il professor Guttman: ora gli Usa potrebbero vedere esaudita la richiesta di maggior impegno in Afghanistan Robert Guttman.

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Lettera piccolo consiglio dalla parte del pse (sezione: Estero USA)

( da "Riformista, Il" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

Lettera piccolo consiglio dalla parte del pse Caro Walter ti ho votato, ma ora vira a sinistra Caro Veltroni, domenica 13 aprile ho attribuito uno dei miei voti a una lista del partito di cui sei ormai leader. Nei giorni precedenti mi sono recato a Gorizia, a sostenere, a dire il vero ma inaspettatamente, non con molta fortuna la candidatura dell'amico Riccardo Illy alla presidenza della Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, sostenuta dal Partito democratico e anche dai cari amici della Slovenska Skupnost, l'Unione Slovena, e cioè il partito, attivo nella Provincia di Gorizia e nella Provincia di Trieste, che unisce i così detti "sloveni bianchi", e cioè i cittadini di nazionalità slovena cattolici, nazionalità slovena molti dei cui componenti furono gettati insieme agli italiani nelle foibe di Bassovizza dai militari dell'Armata di liberazione jugoslava del Maresciallo Tito. Non ho mai creduto che, nonostante il tuo impegno, la tua personale simpatia e la tua faccia da ragazzo onesto, la tua semplice ma accattivante e abile oratoria, e la ottima organizzazione della macchina da te montata in poco tempo, il Partito democratico, dopo aver fatto la giusta, ma per il futuro, scelta di "andare da solo" (ma perché allora andarsi a macchiare di bieco giustizialismo e di anti politica apparentandosi con il movimento della così detta Italia dei Valori, con la quale il vostro popolo non comprendo cosa mai c'entri?!), avrebbe vinto; anche se tu hai fatto bene a farlo sperare, e in fondo quasi a farlo credere, a moltissimi elettori. Il centrodestra ha vinto, cosa prevedibile, ma con una maggioranza di voti e di seggi sia alla Camera che al Senato, che nessuno poteva immaginarsi. Credo che il Partito democratico per mettere radici solide nella società civile e soprattutto nella classe lavoratrice, debba, abbandonata la tattica del "ma anche", diventare finalmente un partito schiettamente riformista: e oggi vi è in Europa, esauritosi il riformismo di ispirazione cristiano-democratica che è confluito nel conservatorismo democratico del Partito Popolare, un solo riformismo: e, dal Portogallo alla Spagna, dalla Francia al Belgio, dalla Germania alla Gran Bretagna (salvo in questo paese la piccola nicchia dei liberaldemocrats), è il socialismo, pur nelle sue varie "espressioni": dal socialismo "libertino" spagnolo, a quello intellettuale e "repubblicano" francese, a quello pragmatico scandinavo e tedesco, a quello "austro-marxista" della Repubblica d'Austria. E un grande contributo può dare alla rinascita di un partito del lavoro in Italia e anche al rilancio della funzione politica del sindacato, ma anche al Partito Socialista Europeo e all'Internazionale Socialista, il partito da te guidato, e che è l'erede, da un lato della massima parte della cultura, della tradizione, delle lotte e dell'esperienza del partito comunista di Gramsci, di Togliatti, di Longo, di Berlinguer e di Natta, e dall'altro lato della tradizione di quel che rimane del movimento cattolico-comunista o poi detto della "Sinistra cristiana" di Rodano e di Balbo, del dossettismo e della sinistra sia sociale: le Forze Nuove di Carlo Donat Cattin, che politica: la Sinistra di Base di Marcora, di Galloni, di Granelli e così via (sulla posizione assunta dall'onorevole, Ciriaco De Mita? mi taccio!). Ma occorre che il Partito democratico (conservi pure questo equivoco nome!) diventi un partito chiaramente socialista. E questo per poter riallacciare i legami con i movimenti che sono "vostri fratelli nel Pci": Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, la Sinistra Democratica di Mussi. La loro sconfitta, dovuta all'egemonia elettorale che tu sei riuscito a conquistare al tuo partito, è ingiusta e anche pericolosa per la stabilità democratica del Paese. Questi movimenti hanno dato voce in Parlamento alla sinistra alternativa: i no-global, i disobbedienti, i centri sociali, i black block, la sinistra sindacale della Cgil, i pacifisti senza se e senza ma, distogliendoli dall'uso della violenza, salvo quella "a bassa intensità" legata a ogni azione politica di massa e a ogni lotta sindacale e forse ad un nuovo tragico ricorso alla lotta armata. La crescente povertà, l'insufficienza dell'azione sindacale che si è appiattita sulla concertazione, rifiutando ormai ciò che è alla base della lotta sindacale e a ben vedere anche dell'azione politica di ogni partito di sinistra, anche se non "rivoluzionario" ma "riformista": la lotta di classe, il pacifismo e l'antimilitarismo, anche nelle loro componenti cattoliche, se non trova in Parlamento, nei consigli regionali, provinciali, comunali, una voce, si può configurare effettivamente un pericolo per l'ordine democratico. E le occasioni purtroppo non mancheranno: il tentativo di riprendere i lavori per la Tav in Val di Susa, la volontà di passare alla realizzazione concreta della decisione presa dal governo uscente di permettere il raddoppio della base militare americana di Aviano, dove dovrebbe avere sede unica la 173rd Airborne Brigade, ora Airborne Infantry Brigade Combat Team, punta di diamante per gli interventi "fuori area" delle forze americane, il rifinanziamento delle missioni militari, e poi: il rinnovo dei contratti, le morti sul lavoro e così via. Perciò ritengo che la linea del Partito democratico, per raggiungere gli obiettivi dell'unità a sinistra, in Italia e in Europa, e per preservare la legalità democratica, debba essere certamente di apertura alla maggioranza sul piano della riforma elettorale e delle riforme costituzionali, ma di opposizione dura in Parlamento e nel Paese, sulle piazze e nelle strade, non solo alle politiche finanziarie, economiche e sociali, e sempre in linea con i sindacati e con i movimenti di base. Occorrerà una diversa posizione in materia di spese militari, di basi americane e Nato in Italia, di missioni militari all'estero, e l'assunzione di una più netta scelta per una politica estera e militare europea, distinta e se necessario distante da quella degli Stati Uniti, ad esempio sul problema delle basi americane della difesa missilistica e su i limiti della sovranità riconosciuta al Kossovo. Tu hai il merito di aver concorso alla fine della Seconda Repubblica con la definitiva affermazione del sistema politico bipolare: ma adesso devi avviare a compimento il disegno di una democrazia italiana compiuta, con l'affermazione e il radicamento anche a sinistra del Partito democratico quale "partito riformista europeo", e cioè socialista, laico, anche secondo il significato che a questo "valore" attribuiscono i cattolici democratici, in competizione con un partito conservatore democratico, che sia espressione anche delle aree tradizionaliste del cattolicesimo italiano. Dopo il voto che ho dato a una lista del partito da te guidato, questo è il consiglio che, nell'interesse della democrazia e anche della legalità democratica, io che non sono socialista ma, come si dice in America, un "old-fashioned-liberal", anzi un "catholic old-fashioned-liberal", è questo, lo ripeto, il consiglio che sento il dovere di darti. 16/04/2008.

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Bush: "Silvio ci aiuti a Kabul" (sezione: Estero USA)

( da "Stampa, La" del 16-04-2008)

Argomenti: Politica estera USA

LA SVOLTA LE REAZIONI ALL'ESTERO Bush: "Silvio ci aiuti a Kabul" Basta estremismi Il Dipartimento di Stato legge positivamente il taglio delle ali a destra e sinistra, "anti-Usa" Il Presidente americano ha ancora 200 giorni "Possiamo fare molto su povertà e ambiente" [FIRMA]MAURIZIO MOLINARI INVIATO A WASHINGTON "Verso la Terza Repubblica". Dopo una notte di analisi sui risultati italiani dal Dipartimento di Stato esce una lettura positiva del voto che "ha premiato Berlusconi e anche Veltroni". Le feluche di Washington hanno preparato il memorandum per il Segretario di Stato Condoleezza Rice che il presidente George W. Bush ha letto prima di chiamare Berlusconi e dirgli: "Sono ansioso di lavorare con te". Nel memo, secondo le indiscrezioni raccolte, c'è la lettura di quanto avvenuto: i numeri della vittoria di Berlusconi consentono una "stabilità politica" rafforzata dal Pd padrone del campo a sinistra. Da qui la prospettiva della genesi di una "Terza Repubblica" grazie al fatto che "i due partiti maggiori possono collaborare per fare le riforme economiche necessarie" proprio come auspicato dall'ambasciatore Spogli a New York la scorsa settimana. Positivi anche i commenti sulla sconfitta di estrema destra ed estrema sinistra, accomunate da posizioni ostili all'America. In tale cornice si pone l'eventualità di rischi di degenerazioni violente da parte di frange isolate delle aree politiche divenute extraparlamentari. Ma se ciò dovesse avvenire "fra i nostri Paesi si attiverebbe la solida collaborazione antiterrorismo" assicura una feluca. Gli analisti ammettono che non si aspettavano l'azzeramento dell'estrema sinistra così come anche "il visibile successo della Lega Nord". L'attenzione comunque è tutta sull'agenda bilaterale dei prossimi mesi. A Bush restano meno di 200 giorni alla Casa Bianca ma ciò non toglie che "molto può essere fatto". Di questo i due leader hanno parlato in una telefonata di congratulazioni assai concreta. Bush ha aspettato che fosse Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, a riconoscere la vittoria di Berlusconi e subito dopo ha chiamato. I possibili fronti di azione sono tre. Anzitutto l'Afghanistan perché, come spiegano fonti Usa, "era chiaro che Prodi al summit di Bucarest non si poteva impegnare a dare di più alla Nato" mentre ora da Berlusconi si attende un "aumento di doganieri, carabinieri e civili". Senza contare che "sarebbe positivo" se Roma facesse un passo in più, seguendo Parigi nella decisione di "inviare più truppe". Poi c'è il summit del G-8 in programma a luglio in Giappone: sarà l'ultimo di Bush, che punta ad ottenere un risultato di alto profilo varando una ricetta globale contro la povertà ed un patto sulla difesa dell'ambiente che si lasci alle spalle il Trattato di Kyoto. Avere intorno al tavolo leader amici come Sarkozy, Merkel, Harper, Gordon Brown ed ora anche Berlusconi consente un cauto ottimismo. "L'Italia conterà molto in Giappone perché sarete voi i prossimi presidenti del G8" sottolineano a Foggy Bottom. Infine, la difesa antimissile: durante il precedente governo Berlusconi si parlò di Puglia e Sicilia come possibili sedi di radar e dopo il via libera della Nato allo scudo potrebbe essere proprio Berlusconi a dare seguito a quei progetti. Non è escluso che Bush e Berlusconi possano vedersi anche prima del G8: entrambi saranno a Gerusalemme a metà maggio per i 60 anni dello Stato di Israele. Per i media Usa il focus è sull'"amico dell'America che torna al potere in Italia" come scrive l'Ap e le aspettative si concentrano sull'economia. "Berlusconi ha vinto grazie allo scontento" scrive il "Los Angeles Times" mentre il "Wall Street Journal" vede nelle riforme il banco di prova del neopremier ed il "New York Times" mette in prima pagina un voto che "segna il ritorno della politica delle personalità". Guardando oltre l'Election Day, sarà il nuovo presidente Usa l'interlocutore di Berlusconi, che conosce Hillary Clinton dai tempi del G8 di Napoli ma non ha mai incontrato nè John McCain nè Barack Obama.

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