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DOSSIER “PD: we can o we must?”

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tARTICOLI DEL   9-5-2008      #TOP



Report "PD"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

PD (7)


Indice degli articoli

Sezione principale: PD

E intanto la sinistra litiga sul governo che non ha ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: D'Alema, Parisi, Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è irritato a leggere sui giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me l'hanno neanche chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca "posti né contentini". A meno che il governo ombra non coincida con la cabina di regia effettiva del partito.

D'Alema chiede l'autocritica a Veltroni ( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: Alema chiede l'autocritica a Veltroni Boccia "partito leggero, nuovismo e pretesa di autosufficienza". E attacca il "riformismo tecnocratico" di Prodi "Vigilanza per Orlando": duello con l'Idv. E nel governo ombra Walter vuole Fioroni e Bersani per toglierli ai suoi rivali ROMA - Otto cartelle per spiegare le ragioni della sconfitta e bocciare i capisaldi della strategia di Veltroni,

Massimo ha capito che il partito nuovo non ha un'anima ( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: Alema non possono credere fintantoché non ne prendono in mano le redini e ne fanno il traino delle loro ambizioni. Tutto si può dire di D'Alema, tranne che non coltivi una concretezza estranea a Veltroni. Perciò si è domandato a che serve un Pd nelle condizioni in cui si trova, rispondendosi che la lunga marcia comincia dalla sconfitta e,

D'Alema: <Il Pd guardi a sinistra> Con lui i lettiani. Il nodo Vendola ( da "Liberazione" del 09-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: Bersani (ben visto dall'area come alternativa a Veltroni alla guida del partito) e quelli di Letta (ben visto dall'area come alternativa a Franceschini). Una minoranza con l'obiettivo di favorire una "discussione aperta e meno difensiva", dice D'Alema, escludendo almeno per ora attacchi alla leadership: "Credo che nessuno in questo momento possa mettere in discussione il ruolo di

Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dalla sinistra all'opposizione.

Pd tutti puntano all'esecutivo ristretto. il derby tra popolari ( da "Riformista, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: il posto passerebbe a un rutelliano. E i dalemiani? Il veltroniano di cui sopra sostiene che "Walter potrebbe provare a tirarli dentro; ma accetteranno?". A Bersani, in fondo in fondo, un ruolo forte nell'esecutivo non dispiacerebbe. E i mariniani? Stando a Radio Loft i parlamentari più legati all'ex presidente del Senato guarderebbero con sempre maggiore diffidenza al duo Beppe-

Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha ( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD

Abstract: D'Alema, Parisi, Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è irritato a leggere sui giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me l'hanno neanche chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca "posti né contentini". A meno che il governo ombra non coincida con la cabina di regia effettiva del partito.


Articoli

E intanto la sinistra litiga sul governo che non ha (sezione: PD)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: PD

N. 110 del 2008-05-09 pagina 11 E intanto la sinistra litiga sul governo che non ha di Laura Cesaretti da Roma Di posti ne son rimasti pochi, i pretendenti sono molti e la rissa è assicurata. Ieri, in pieno Transatlantico, l'alleato Di Pietro inveiva contro il leader del Pd: "Veltroni ogni giorno prende decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci fossimo, ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non raggiunge neanche il 50%". L'ira di Tonino ha un nome e cognome: presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai. Di Pietro, rimasto a bocca asciutta nella partita delle vicepresidenze della Camera, vuole quella poltrona per il suo partito. Veltroni lo ha blandito e rassicurato, e mercoledì sera l'ex Pm era sicuro che l'accordo fosse fatto. Poi ha subodorato la trappola: lui faceva il nome di Leoluca Orlando, Veltroni quello di Beppe Giulietti. Il quale è sì eletto con Italia dei Valori, ma come ha fatto presente Di Pietro ai dirigenti del Pd nella sua sfuriata, "alla fine è un Ds infilato nelle mie liste perché voi non potevate ricandidarlo". E comunque lo stesso Giulietti si tirava fuori: "Io non mi presto a operazioni contro Idv", spiegava. Già, perché come hanno fatto presente i vertici Pd a Di Pietro, che è andato su tutte le furie, c'è un ulteriore problemino: il presidente della Vigilanza è per prassi un uomo dell'opposizione, ma deve avere i voti della maggioranza per essere eletto. Ed è difficile che il Pdl faccia il favore a quell'"orrore" di Di Pietro, come dice Berlusconi. Alla Vigilanza, postazione chiave perché eleggerà sette consiglieri del nuovo Cda Rai, il Pd vorrebbe in realtà l'ex ministro Gentiloni. Ma c'è l'ostacolo correntizio: Rutelli è in pista per la Commissione di controllo sui servizi, e Gentiloni è rutelliano. C'è anche l'ipotesi Follini, che ieri ha attaccato Idv: "Superiamo l'equivoco dell'alleanza con Di Pietro, e prendiamo atto che le strade si sono separate". Italia dei Valori, dicono al loft, potrebbe consolarsi con la presidenza di qualche Giunta (elezioni o autorizzazioni a procedere), ma a Tonino il contentino non piace. E attacca su tutti i fronti: "Veltroni superi il buonismo di facciata e faccia opposizione vera, altrimenti del suo governo ombra resta solo l'ombra". Ipotesi peraltro non esclusa: Veltroni promette che sabato ne annuncerà la composizione, ma convincere big ed ex ministri a farne parte si sta rivelando impresa improba. D'Alema, Parisi, Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è irritato a leggere sui giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me l'hanno neanche chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca "posti né contentini". A meno che il governo ombra non coincida con la cabina di regia effettiva del partito. L'unico big disponibile ad assumere il ruolo "ombra" di ministro degli Esteri, per ora, è Piero Fassino. "Va a finire che ci metteremo più noi a fare il governo finto che Berlusconi quello vero", chiosano ironici in casa Ds. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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D'Alema chiede l'autocritica a Veltroni (sezione: PD)

( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)

Argomenti: PD

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE D'Alema chiede l'autocritica a Veltroni Boccia "partito leggero, nuovismo e pretesa di autosufficienza". E attacca il "riformismo tecnocratico" di Prodi "Vigilanza per Orlando": duello con l'Idv. E nel governo ombra Walter vuole Fioroni e Bersani per toglierli ai suoi rivali ROMA - Otto cartelle per spiegare le ragioni della sconfitta e bocciare i capisaldi della strategia di Veltroni, dal partito leggero alla vocazione maggio-ritaria, dal nuovismo al bipartitismo. è ancora Massimo D'Alema a far ballare i vertici del Pd, con una lunga intervista anticipata dal Riformista e che mercoledì sarà pubblicata integralmente da Italianieuropei, la rivista della fondazione dalemiana. Lasciando la Farnesina che lo ha visto ministro, D'Alema dice basta al "riformismo tecnocratico " e elenca "errori politici e deficit di innovazione" del governo Prodi. E il resto è per Veltroni. Gli riconosce di aver limitato la sconfitta, ma chiede autocritica. Vuole che Veltroni ammetta di aver deluso quella maggioranza silenziosa che, "al di là delle piazze gremite e euforiche ", invocava una guida forte, "mentre noi abbiamo messo l'accento sul ricambio generazionale, sui volti nuovi della società civile...". D'Alema riconosce che 12 milioni di voti non rappresentano solo una élite, però dichiara "svanita l'illusione del partito leggero" e invoca la selezione di una classe dirigente "la cui qualità non consista esclusivamente nel fatto di essere nuova". Quindi indica la via per riprendere il cammino. Dialogare con la destra "non sarà facile" eppure è necessario, occorre misurarsi con la Lega sul federalismo e, sulle alleanze, non assecondare "l'idea di una brutale riduzione del pluralismo in senso bipartitico". Guai a seguire la tendenza "leaderistica e plebiscitaria" di Berlusconi, guai a voler eliminare le preferenze dal voto europeo e a confondere la vocazione maggioritaria con una "pretesa di autosufficienza". Insomma, al Loft devono ripartire pressoché da zero. Però l'ex presidente ds giura che non è in corso "uno scontro tra leadership" e assicura che nessuno vuole mettere in discussione il ruolo del segretario. "Nessuno, in questo momento ". La tensione è alta, la dalemiana Velina rossa di Pasquale Laurito adombra la scissione eppure D'Alema, a suo modo, indica le condizioni per una tregua: "Una discussione aperta e meno difensiva". Ed è scontro con Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv ha parlato con Veltroni e lo ha accusato di volersi accaparrare tutte le cariche dell'opposizione compresa la Vigilanza Rai, dove Di Pietro vuole Leoluca Orlando e Veltroni, invece, Paolo Gentiloni. Rutelli e Parisi, poi, si litigano il Copasir. L'ex ministro della Difesa ci tiene molto e lo dice in privato a Veltroni, sottolineando che "esiste un problema oggettivo di competenza". E ancora. Intervistato da Liberal, Marco Follini suggerisce di rompere con Di Pietro e accorciare le distanze con Casini e intanto Veltroni dimezza l'esecutivo e progetta un ufficio politico ristretto con dentro i "big". Il governo ombra sarà pronto domani e il segretario lavora per coinvolgere nei ruoli chiave Fioroni e Bersani, sganciando il primo da Marini e il secondo da D'Alema. I veltroniani accreditando l'idea che l'ex ministro abbia deciso di ballare da solo, ma Bersani fa sapere che accetterà solo una proposta "seria", qualcosa come responsabile Economico e membro dell'ufficio politico. Monica Guerzoni Il dubbio sul "manifesto" Il bivio per il Prc è la scelta tra il dialogo con il Pd- auspicato anche da "Liberazione" - o il "modello Tarzan" (il consigliere comunale di Roma, Andrea Alzetta), citato come risposta al disagio sociale da Paolo Ferrero In campo Massimo D'Alema (a destra) ha criticato Walter Veltroni: " è svanita l'illusione del partito leggero".

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Massimo ha capito che il partito nuovo non ha un'anima (sezione: PD)

( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: PD

Stampa Massimo ha capito che il partito nuovo non ha un'anima Che la strana coppia Veltroni-D'Alema dovesse prima o poi scoppiare era pacifico. Soltanto nel loft non ci credevano o facevano gli scongiuri. Infatti, come da copione, i due hanno finito per guardarsi in cagnesco. Per ora. Più in là si conteranno e si contenderanno la leadership del Partito democratico, sempre che questo ircocervo politico sopravviva alle querelles che lo stanno lacerando. Perché l'ex-ministro degli Esteri riunisce cinquanta parlamentari che rispondono a lui ed ammette l'esistenza delle correnti dal segretario del Pd sempre negate? Per il semplice fatto che il partito "nuovo", nato da una "fusione a freddo", non ha ancora (e difficilmente l'avrà) un'anima e si caratterizza per quel che sospettavamo: uno strumento di potere. Senza il potere è meno di niente. è, nella migliore delle ipotesi, una suggestione che non ha trovato una forma, nonostante gli strombazzamenti mediatici e gli investimenti che su di esso hanno fatto i cosiddetti "poteri forti". Insomma, il Partito democratico è un'idea come un'altra alla quale politici di razza come D'Alema non possono credere fintantoché non ne prendono in mano le redini e ne fanno il traino delle loro ambizioni. Tutto si può dire di D'Alema, tranne che non coltivi una concretezza estranea a Veltroni. Perciò si è domandato a che serve un Pd nelle condizioni in cui si trova, rispondendosi che la lunga marcia comincia dalla sconfitta e, dunque, dalla riorganizzazione delle truppe. Le sue, naturalmente. Chiedendo, per di più, di finirla con il "riformismo tecnocratico". Del resto, gli altri nel loft non stanno a guardare. Stringono alleanze, immaginano strategie, si ricompongono secondo gli antichi schemi di appartenenza. E la "diversità" del Pd se ne va a ramengo. Inevitabilmente, dal momento che la coesione fortemente cercata negli ultimi mesi non ha dato gli esiti sperati, mentre è stato sperperato un patrimonio di risorse intellettuali e politiche poiché il soggetto politico in nulla assomiglia a quello delineato da analisti e politologi essendo prevalse logiche politiche d'antan. Adesso si ricomincia con le componenti. E ci si ostina, da parte di ognuno, a rimettere insieme le diversità piuttosto che a produrre feconde contaminazioni. Non è così che s'innerva nel sistema dei partiti una forza che voleva essere innovativa e si scopre suo malgrado regressiva. D'Alema l'ha capito prima degli altri. La sua iniziativa avrà ampio seguito. Ed il loft assumerà sempre di più l'aspetto di una patetica balera politica dove non si danza più.

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D'Alema: <Il Pd guardi a sinistra> Con lui i lettiani. Il nodo Vendola (sezione: PD)

( da "Liberazione" del 09-05-2008)

Argomenti: PD

D'Alema: "Il Pd guardi a sinistra" Con lui i lettiani. Il nodo Vendola Angela Mauro Si imbroncia Di Pietro, perchè non è stato consultato da Veltroni per la formazione del governo ombra. Musi lunghi anche dalle parti dei Radicali, per lo stesso motivo. Di primo mattino, le acque del Pd si increspano anche per la tempistica con cui l'ex Udc Follini in un'intervista a Liberal (quotidiano dell'omonima fondazione di Ferdinando Adornato, ex Fi ora Udc) dichiara che, fosse per lui, le strade con l'Italia dei Valori sarebbero già separate, meglio che il Partito Democratico guardi all'Udc. Il che, come prevedibile, fa arrabbiare ancor di più i dipietristi, rimasti - per scelta - fuori dal gruppo parlamentare del Pd ma evidentemente ancora non sazi. Maretta che non facilita la navigazione post-elettorale del partito di Veltroni e che però è ben poca cosa rispetto alla questione principale che sta agitando il nuovo soggetto Ds-Dl. Continua a tenere banco - e sempre con maggiore vigore - la critica di Massimo D'Alema alla linea fin qui adottata. Basta con il "riformismo tecnocratico", dice in un'intervista a Italianieuropei (anticipata per ampi stralci sul Riformista ), "svanita l'illusione del partito leggero, ora serve un'innovazione robusta in grado di farci uscire da una dialettica paralizzante tra un "nuovo" troppo fragile per affermarsi e un "vecchio" troppo pesante per farsi da parte". Raddrizzare la rotta, dunque, con aggiustamenti nemmeno da poco, visto che si tratta - secondo D'Alema - di allargare lo sguardo del Pd a interlocutori come la stessa Sinistra Arcobaleno ("non si può pensare che forze della Sinistra non presenti in Parlamento, non siano invece presenti nella società: ci sono e bisogna tenerne conto"), l'Udc di Casini ("non possiamo sospingerla sotto l'egemonia di Berlusconi"), persino la Lega (con cui l'ex ministro non ha mai interrotto i contatti, come ammette lo stesso Maroni sul Corsera ). Una griglia di pensiero, sviluppata all'ombra della sua Fondazione Italianieuropei, nella quale D'Alema ha raggrumato diverse anime del partito. Si fa presto a chiamarla "corrente" e lui nemmeno si scalda più di tanto ("Le correnti? Non le ho create io - diceva mercoledì sera al Tg3 - il Pd è fatto di molte componenti ed è una cosa visibile nella vita del partito, a cominciare da come si distribuiscono gli incarichi parlamentari..."). Dentro, ci sono i suoi, quelli di Bersani (ben visto dall'area come alternativa a Veltroni alla guida del partito) e quelli di Letta (ben visto dall'area come alternativa a Franceschini). Una minoranza con l'obiettivo di favorire una "discussione aperta e meno difensiva", dice D'Alema, escludendo almeno per ora attacchi alla leadership: "Credo che nessuno in questo momento possa mettere in discussione il ruolo di Veltroni come segretario del partito". Tant'è che a ottobre prossimo se si terrà un anticipo della discussione congressuale prevista per il 2009 (come auspica lo stesso Veltroni) si concentrerà solo sulla linea politica. Questione comunque non da poco, come si diceva. "Fino ad allora sarà più chiaro il quadro, anche a sinistra", dice Francesco Boccia, ex Dl vicino a Letta anche per via del suo impegno all'Arel, l'Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Andreatta e guidata proprio dal "giovane" Letta. "Non siamo intruppati, non siamo intruppabili", ci tiene a precisare Boccia che con l'altro ex Dl De Castro (ministro delle Politiche agricole nello scorso governo) era presente alla riunione di martedì scorso di Italianieuropei. "Siamo interessati alla ricerca, anche di ordine culturale". Detto questo, "nel rispetto della dialettica interna, non mi sono mai nascosto: una riflessione sulle alleanze bisognerà pure farla...". E sviscera un'analisi che, pur onorando le origini dielline, non si discosta da quella dalemiana. Nemmeno sui rapporti con la Lega: "L'ho detto in tempi non sospetti: non va demonizzata, ma sfidata sul terreno dell'autonomia finanziaria dei territori". Ma è sul dialogo con la Sinistra che il ragionamento di Boccia mette in luce particolari giochi di "incastro". Pugliese, sfidante (battuto) di Nichi Vendola alle primarie regionali dell'Unione (era il 2005), Boccia non nasconde di aver sempre sperato che "il Pd fosse un partito di sinistra riformista". Preso atto che così non è, concorda con D'Alema: "La sinistra che non c'è in Parlamento, c'è nella società". Dunque si consideri il dialogo, per il futuro, ma nel frattempo si faccia chiarezza sugli "incastri". "Nichi deve dirci se si candida alla segreteria di Rifondazione o no", dice Boccia pensando al congresso del Prc a luglio. "E' il governatore, lo sosteniamo nelle sue scelte, ma non possiamo rischiare di trovarci l'anno prossimo alle porte di importanti elezioni amministrative in regione senza avere un quadro chiaro sul futuro: rischiamo di consegnare la Puglia alle destre...". 09/05/2008.

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Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo (sezione: PD)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: PD

Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafogli ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte, per "fare" - come chiedono gli italiani - serviva un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e la responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dalla sinistra all'opposizione. Allora non funzionò. Oggi Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (3 votes, average: 3.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità" se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave, ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd" a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli, in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno. In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni. Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra. E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 10 ) " (102 votes, average: 1.15 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08 Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi, chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 ) " (119 votes, average: 1.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate, futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (88 votes, average: 1.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Apr 08 Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del "Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio, quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa, campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (128 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il "padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter Veltroni, parlando in una sorta di slang "padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso, pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici, em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"? Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al "Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero? Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia - scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (54 votes, average: 1.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa: quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese) compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra, su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro, pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra" esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso "lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio) con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica? Scritto in Varie Commenti ( 32 ) " (58 votes, average: 1.74 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze. Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in Varie Commenti ( 59 ) " (96 votes, average: 1.22 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (222 votes, average: 1.32 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 49 ) " (27 votes, average: 2.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (33) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Jack, va bene tutto ma dire che Padoa Schioppa e Visco non hanno messo le mani in tasca degli... Miro: ahahaha il governo OMBRA ,simpatica questa.Perchè invece Vletroni e la sua band,non fanno le persone serie,e... JackTheLeopard: Grandi promesse, grandi aspettative. Riusciranno a risolvere l'emergenza rifiuti di Napoli?... giordano: i falliti non possono che fare chiacchiere inutili, perchè non sanno fare altro che millantare supponenze... Rino Gioffrè: In campagna elettorale ne ho sentite di sciocchezze, ma questa del governo ombra è la prova provata... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News An error has occured; the feed is probably down. Try again later. 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Dì la tua Le bandiere rosse ammainate e la Terza Repubblica Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Pensioni, a chi gli aumenti. Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Pd tutti puntano all'esecutivo ristretto. il derby tra popolari (sezione: PD)

( da "Riformista, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: PD

Pd tutti puntano all'esecutivo ristretto. il derby tra popolari Sempre più ombre sul governo ombra I due "congelati" replicano a D'Alema Per quelli che non sono veltroniani di stretta osservanza, sullo shadow cabinet ci sono più ombre che luci. Emblematico il caso di Pier Luigi Bersani. A tutti coloro che ieri gli hanno chiesto se era in corsa per il fanta-dicastero dell'Economia, l'ex ministro dello Sviluppo economico ha risposto: "Sto meditando su questa prospettiva, se devo essere sincero l'ho appreso dai giornali". Sia come sia, Bersani ha sposato la teoria del "dare soldi, vedere cammello". Traduzione: se il governo ombra diventerà un luogo "di peso" - e molti dubitano che lo diventi - la prospettiva si può valutare; altrimenti, tanti saluti. Con Veltroni nessun contatto. È stato Franceschini (che ha passato parte della giornata di ieri a casa Walter, in summit col segretario a letto) a farsi carico della telefonata: "Entri nel governo ombra?". Ricevendo, da Bersani, l'elenco delle perplessità di cui prima. Al governo ombra si è tornato ad appassionare Di Pietro, che in realtà punta a fare di Leoluca Orlando il presidente della Vigilanza. "Veltroni esca dall'isolamento. Altrimenti del governo ombra resta solo l'ombra", ha tuonato l'ex pm, furioso per le dichiarazioni di Follini ("Era meglio allearsi con l'Udc"). Da un posto all'ombra dello shadow cabinet tentano di divincolarsi i rutelliani. Linza Lanzillotta ha smentito il suo interesse per le fanta-Semplificazioni. Paolo Gentiloni, invece, se ne tiene alla larga e spera nella commissione di Vigilanza Rai; o, in subordine, nel tentativo di accasarsi all'Agcom, dopo l'estate. Per non parlare di Rutelli in persona: i suoi, infatti, minacciano rappresaglie contro il capo in testa del Loft qualora venisse messa in discussione "la parola data sulla presidenza del Copasi". Altro che governo ombra. L'annuncio dello shadow cabinet, previsto per domani, potrebbe essere anticipato a oggi pomeriggio. Ma la torta più importante, quella che tutti adocchiano, riguarda il nuovo esecutivo ristretto. Ufficialmente, Beppe Fioroni smentisce di essere interessato ad affiancare Goffredo Bettini al coordimento. "Ve lo immaginate un tandem con me e Goffredo sopra? Potrebbe andare solo in discesa...". La verità è che l'ex ministro della Pubblica istruzione non solo non ha mollato la presa; ma ha rinnovato il patto di sindacato "popolare" con Dario Franceschini, con cui negli ultimi tempi c'era il gelo. "La loro pressione è fortissima", spiega un autorevolissimo veltroniano. Convinto che, alla fine, il segretario dovrà mollare la presa. Come finirà? Bettini potrebbe restare "coordinatore della Costituente", Fioroni diventare "coordinatore del radicamento" (leggasi: tesseramento) con Andrea Orlando confermato all'Organizzazione. Quanto alla comunicazione, se - come probabile - Realacci entrasse nello shadow cabinet, il posto passerebbe a un rutelliano. E i dalemiani? Il veltroniano di cui sopra sostiene che "Walter potrebbe provare a tirarli dentro; ma accetteranno?". A Bersani, in fondo in fondo, un ruolo forte nell'esecutivo non dispiacerebbe. E i mariniani? Stando a Radio Loft i parlamentari più legati all'ex presidente del Senato guarderebbero con sempre maggiore diffidenza al duo Beppe-Dario. La prova sta nel fatto che l'associazione I popolari , presidente Castagnetti, è stata convocata e punta allo stesso core business ("i cattolici del Pd") della fioronian-franceschiniana Quarta fase . E infine D'Alema. Per tutta la giornata di ieri, i democrat di ogni grado hanno compulsato l'intervista dell'ex vicepremier pubblicata ieri sul Riformista . Le repliche ufficiali sono state affidate ad Anna Finocchiaro e Antonello Soro, ospiti di Bruno Vespa. "Ho condiviso fortemente la scelta del Pd di correre da solo alle elezioni. Sono altresì convinta -ha detto la senatrice - che le cose dette da D'Alema siano del tutto vere". Finocchiaro ha spiegato che se è vero che "con il 33% non si vince", è altrettanto vero che bisogna fare in modo di "riportare a sistema" un pezzo di rappresentanza di valori, comprendendo anche la tradizione socialista. Obiettivo: "Fare del Pd un punto di riferimento. Il problema delle alleanze me lo porrò un po' dopo". E Soro: "L'idea di espandere il partito aggregando un po' di sigle qua e là, è sbagliata". Consigli? "Se devo fare un'alleanza con un partito che poi non mi consente di governare, allora - ha concluso il capogruppo alla Camera - preferisco perdere". (t.labate) 09/05/2008.

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Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha (sezione: PD)

( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)

Argomenti: PD

N. 110 del 2008-05-09 pagina 0 Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha di Laura Cesaretti Scoppia la rissa per il governo ombra: Di Pietro rimane senza poltrone e attacca Veltroni. D'Alema e Parisi rifiutano di entrare. Governo del "fare" e governo "ombra". Dì la tua Roma - Di posti ne son rimasti pochi, i pretendenti sono molti e la rissa è assicurata. Ieri, in pieno Transatlantico, l'alleato Di Pietro inveiva contro il leader del Pd: "Veltroni ogni giorno prende decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci fossimo, ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non raggiunge neanche il 50%". L'ira di Tonino ha un nome e cognome: presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai. Di Pietro, rimasto a bocca asciutta nella partita delle vicepresidenze della Camera, vuole quella poltrona per il suo partito. Veltroni lo ha blandito e rassicurato, e mercoledì sera l'ex Pm era sicuro che l'accordo fosse fatto. Poi ha subodorato la trappola: lui faceva il nome di Leoluca Orlando, Veltroni quello di Beppe Giulietti. Il quale è sì eletto con Italia dei Valori, ma come ha fatto presente Di Pietro ai dirigenti del Pd nella sua sfuriata, "alla fine è un Ds infilato nelle mie liste perché voi non potevate ricandidarlo". E comunque lo stesso Giulietti si tirava fuori: "Io non mi presto a operazioni contro Idv", spiegava. Già, perché come hanno fatto presente i vertici Pd a Di Pietro, che è andato su tutte le furie, c'è un ulteriore problemino: il presidente della Vigilanza è per prassi un uomo dell'opposizione, ma deve avere i voti della maggioranza per essere eletto. Ed è difficile che il Pdl faccia il favore a quell'"orrore" di Di Pietro, come dice Berlusconi. Alla Vigilanza, postazione chiave perché eleggerà sette consiglieri del nuovo Cda Rai, il Pd vorrebbe in realtà l'ex ministro Gentiloni. Ma c'è l'ostacolo correntizio: Rutelli è in pista per la Commissione di controllo sui servizi, e Gentiloni è rutelliano. C'è anche l'ipotesi Follini, che ieri ha attaccato Idv: "Superiamo l'equivoco dell'alleanza con Di Pietro, e prendiamo atto che le strade si sono separate". Italia dei Valori, dicono al loft, potrebbe consolarsi con la presidenza di qualche Giunta (elezioni o autorizzazioni a procedere), ma a Tonino il contentino non piace. E attacca su tutti i fronti: "Veltroni superi il buonismo di facciata e faccia opposizione vera, altrimenti del suo governo ombra resta solo l'ombra". Ipotesi peraltro non esclusa: Veltroni promette che sabato ne annuncerà la composizione, ma convincere big ed ex ministri a farne parte si sta rivelando impresa improba. D'Alema, Parisi, Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è irritato a leggere sui giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me l'hanno neanche chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca "posti né contentini". A meno che il governo ombra non coincida con la cabina di regia effettiva del partito. L'unico big disponibile ad assumere il ruolo "ombra" di ministro degli Esteri, per ora, è Piero Fassino. "Va a finire che ci metteremo più noi a fare il governo finto che Berlusconi quello vero", chiosano ironici in casa Ds. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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