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DEL 9-5-2008 #TOP
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Articoli
PD (7)
E intanto la sinistra litiga sul governo che non ha
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: D'Alema, Parisi, Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è irritato a leggere sui giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me l'hanno neanche chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca "posti né contentini". A meno che il governo ombra non coincida con la cabina di regia effettiva del partito.
D'Alema
chiede l'autocritica a Veltroni ( da "Corriere della Sera"
del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Alema chiede l'autocritica a Veltroni Boccia "partito leggero, nuovismo e pretesa di autosufficienza". E attacca il "riformismo tecnocratico" di Prodi "Vigilanza per Orlando": duello con l'Idv. E nel governo ombra Walter vuole Fioroni e Bersani per toglierli ai suoi rivali ROMA - Otto cartelle per spiegare le ragioni della sconfitta e bocciare i capisaldi della strategia di Veltroni,
Massimo
ha capito che il partito nuovo non ha un'anima
( da "Tempo,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Alema non possono credere fintantoché non ne prendono in mano le redini e ne fanno il traino delle loro ambizioni. Tutto si può dire di D'Alema, tranne che non coltivi una concretezza estranea a Veltroni. Perciò si è domandato a che serve un Pd nelle condizioni in cui si trova, rispondendosi che la lunga marcia comincia dalla sconfitta e,
D'Alema:
<Il Pd guardi a sinistra> Con lui i lettiani. Il nodo Vendola
( da "Liberazione"
del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: Bersani (ben visto dall'area come alternativa a Veltroni alla guida del partito) e quelli di Letta (ben visto dall'area come alternativa a Franceschini). Una minoranza con l'obiettivo di favorire una "discussione aperta e meno difensiva", dice D'Alema, escludendo almeno per ora attacchi alla leadership: "Credo che nessuno in questo momento possa mettere in discussione il ruolo di
Berlusconi
e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dalla sinistra all'opposizione.
Pd
tutti puntano all'esecutivo ristretto. il derby tra popolari
( da "Riformista,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: il posto passerebbe a un rutelliano. E i dalemiani? Il veltroniano di cui sopra sostiene che "Walter potrebbe provare a tirarli dentro; ma accetteranno?". A Bersani, in fondo in fondo, un ruolo forte nell'esecutivo non dispiacerebbe. E i mariniani? Stando a Radio Loft i parlamentari più legati all'ex presidente del Senato guarderebbero con sempre maggiore diffidenza al duo Beppe-
Intanto
la sinistra litiga sul governo che non ha
( da "Giornale.it,
Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Abstract: D'Alema, Parisi, Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è irritato a leggere sui giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me l'hanno neanche chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca "posti né contentini". A meno che il governo ombra non coincida con la cabina di regia effettiva del partito.
( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
N. 110 del
2008-05-09 pagina 11 E intanto la sinistra litiga sul governo che non ha di
Laura Cesaretti da Roma Di posti ne son rimasti pochi, i pretendenti sono molti
e la rissa è assicurata. Ieri, in pieno Transatlantico, l'alleato Di Pietro
inveiva contro il leader del Pd: "Veltroni ogni
giorno prende decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci fossimo,
ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non raggiunge
neanche il 50%". L'ira di Tonino ha un nome e cognome: presidenza della
Commissione di vigilanza sulla Rai. Di Pietro, rimasto a bocca asciutta nella
partita delle vicepresidenze della Camera, vuole quella poltrona per il suo
partito. Veltroni lo ha blandito e rassicurato, e
mercoledì sera l'ex Pm era sicuro che l'accordo fosse fatto. Poi ha subodorato
la trappola: lui faceva il nome di Leoluca Orlando, Veltroni
quello di Beppe Giulietti. Il quale è sì eletto con Italia dei Valori, ma come
ha fatto presente Di Pietro ai dirigenti del Pd nella sua sfuriata, "alla
fine è un Ds infilato nelle mie liste perché voi non potevate
ricandidarlo". E comunque lo stesso Giulietti si tirava fuori: "Io
non mi presto a operazioni contro Idv", spiegava. Già, perché come hanno
fatto presente i vertici Pd a Di Pietro, che è andato su tutte le furie, c'è un
ulteriore problemino: il presidente della Vigilanza è per prassi un uomo
dell'opposizione, ma deve avere i voti della maggioranza per essere eletto. Ed
è difficile che il Pdl faccia il favore a quell'"orrore" di Di
Pietro, come dice Berlusconi. Alla Vigilanza, postazione chiave perché eleggerà
sette consiglieri del nuovo Cda Rai, il Pd vorrebbe in realtà l'ex ministro
Gentiloni. Ma c'è l'ostacolo correntizio: Rutelli è in
pista per la Commissione di controllo sui servizi, e Gentiloni è rutelliano.
C'è anche l'ipotesi Follini, che ieri ha attaccato Idv: "Superiamo
l'equivoco dell'alleanza con Di Pietro, e prendiamo atto che le strade si sono
separate". Italia dei Valori, dicono al loft, potrebbe consolarsi con la
presidenza di qualche Giunta (elezioni o autorizzazioni a procedere), ma a
Tonino il contentino non piace. E attacca su tutti i fronti: "Veltroni superi il buonismo di facciata e faccia opposizione
vera, altrimenti del suo governo ombra resta solo l'ombra". Ipotesi peraltro
non esclusa: Veltroni promette che sabato ne annuncerà
la composizione, ma convincere big ed ex ministri a farne parte si sta
rivelando impresa improba. D'Alema, Parisi,
Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è irritato a leggere sui
giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me l'hanno neanche
chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca "posti né
contentini". A meno che il governo ombra non coincida con la cabina di
regia effettiva del partito. L'unico big disponibile ad assumere il ruolo
"ombra" di ministro degli Esteri, per ora, è Piero Fassino. "Va
a finire che ci metteremo più noi a fare il governo finto che Berlusconi quello
vero", chiosano ironici in casa Ds. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Corriere della Sera" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-09 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE D'Alema chiede l'autocritica a Veltroni Boccia
"partito leggero, nuovismo e pretesa di autosufficienza". E attacca
il "riformismo tecnocratico" di Prodi "Vigilanza per
Orlando": duello con l'Idv. E nel governo ombra Walter vuole Fioroni e Bersani per toglierli ai suoi rivali ROMA - Otto cartelle per spiegare
le ragioni della sconfitta e bocciare i capisaldi della strategia di Veltroni, dal partito leggero alla vocazione maggio-ritaria, dal
nuovismo al bipartitismo. è ancora Massimo D'Alema a
far ballare i vertici del Pd, con una lunga intervista anticipata dal
Riformista e che mercoledì sarà pubblicata integralmente da Italianieuropei, la
rivista della fondazione dalemiana. Lasciando la Farnesina che lo ha visto
ministro, D'Alema dice basta al "riformismo
tecnocratico " e elenca "errori politici e deficit di
innovazione" del governo Prodi. E il resto è per Veltroni.
Gli riconosce di aver limitato la sconfitta, ma chiede autocritica. Vuole che Veltroni ammetta di aver deluso quella maggioranza
silenziosa che, "al di là delle piazze gremite e euforiche ",
invocava una guida forte, "mentre noi abbiamo messo l'accento sul ricambio
generazionale, sui volti nuovi della società civile...". D'Alema riconosce che 12 milioni di voti non rappresentano
solo una élite, però dichiara "svanita l'illusione del partito
leggero" e invoca la selezione di una classe dirigente "la cui
qualità non consista esclusivamente nel fatto di essere nuova". Quindi
indica la via per riprendere il cammino. Dialogare con la destra "non sarà
facile" eppure è necessario, occorre misurarsi con la Lega sul federalismo
e, sulle alleanze, non assecondare "l'idea di una brutale riduzione del
pluralismo in senso bipartitico". Guai a seguire la tendenza
"leaderistica e plebiscitaria" di Berlusconi, guai a voler eliminare
le preferenze dal voto europeo e a confondere la vocazione maggioritaria con
una "pretesa di autosufficienza". Insomma, al Loft devono ripartire
pressoché da zero. Però l'ex presidente ds giura che non è in corso "uno
scontro tra leadership" e assicura che nessuno vuole mettere in
discussione il ruolo del segretario. "Nessuno, in questo momento ".
La tensione è alta, la dalemiana Velina rossa di Pasquale Laurito adombra la
scissione eppure D'Alema, a suo modo, indica le
condizioni per una tregua: "Una discussione aperta e meno difensiva".
Ed è scontro con Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv ha parlato con Veltroni e lo ha accusato di volersi accaparrare tutte le
cariche dell'opposizione compresa la Vigilanza Rai, dove Di Pietro vuole
Leoluca Orlando e Veltroni, invece, Paolo Gentiloni. Rutelli e Parisi, poi, si litigano il Copasir. L'ex ministro
della Difesa ci tiene molto e lo dice in privato a Veltroni,
sottolineando che "esiste un problema oggettivo di competenza". E
ancora. Intervistato da Liberal, Marco Follini suggerisce di rompere con Di
Pietro e accorciare le distanze con Casini e intanto Veltroni
dimezza l'esecutivo e progetta un ufficio politico ristretto con dentro i
"big". Il governo ombra sarà pronto domani e il segretario lavora per
coinvolgere nei ruoli chiave Fioroni e Bersani,
sganciando il primo da Marini e il secondo da D'Alema.
I veltroniani accreditando l'idea che l'ex ministro abbia deciso di ballare da
solo, ma Bersani fa sapere che accetterà solo una
proposta "seria", qualcosa come responsabile Economico e membro
dell'ufficio politico. Monica Guerzoni Il dubbio sul "manifesto" Il
bivio per il Prc è la scelta tra il dialogo con il Pd- auspicato anche da
"Liberazione" - o il "modello Tarzan" (il consigliere
comunale di Roma, Andrea Alzetta), citato come risposta al disagio sociale da
Paolo Ferrero In campo Massimo D'Alema (a destra) ha
criticato Walter Veltroni: " è svanita l'illusione
del partito leggero".
( da "Tempo, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Stampa Massimo ha capito
che il partito nuovo non ha un'anima Che la strana coppia Veltroni-D'Alema dovesse prima o poi scoppiare era pacifico. Soltanto
nel loft non ci credevano o facevano gli scongiuri. Infatti, come da copione, i
due hanno finito per guardarsi in cagnesco. Per ora. Più in là si conteranno e
si contenderanno la leadership del Partito democratico, sempre che questo
ircocervo politico sopravviva alle querelles che lo stanno lacerando. Perché
l'ex-ministro degli Esteri riunisce cinquanta parlamentari che rispondono a lui
ed ammette l'esistenza delle correnti dal segretario del Pd sempre negate? Per
il semplice fatto che il partito "nuovo", nato da una "fusione a
freddo", non ha ancora (e difficilmente l'avrà) un'anima e si caratterizza
per quel che sospettavamo: uno strumento di potere. Senza il potere è meno di
niente. è, nella migliore delle ipotesi, una suggestione che non ha trovato una
forma, nonostante gli strombazzamenti mediatici e gli investimenti che su di
esso hanno fatto i cosiddetti "poteri forti". Insomma, il Partito
democratico è un'idea come un'altra alla quale politici di razza come D'Alema non possono credere fintantoché non ne prendono in mano le
redini e ne fanno il traino delle loro ambizioni. Tutto si può dire di D'Alema, tranne che non coltivi una concretezza estranea a Veltroni. Perciò si è domandato a che serve un Pd nelle condizioni in cui
si trova, rispondendosi che la lunga marcia comincia dalla sconfitta e,
dunque, dalla riorganizzazione delle truppe. Le sue, naturalmente. Chiedendo, per
di più, di finirla con il "riformismo tecnocratico". Del resto, gli
altri nel loft non stanno a guardare. Stringono alleanze, immaginano strategie,
si ricompongono secondo gli antichi schemi di appartenenza. E la
"diversità" del Pd se ne va a ramengo. Inevitabilmente, dal momento
che la coesione fortemente cercata negli ultimi mesi non ha dato gli esiti
sperati, mentre è stato sperperato un patrimonio di risorse intellettuali e
politiche poiché il soggetto politico in nulla assomiglia a quello delineato da
analisti e politologi essendo prevalse logiche politiche d'antan. Adesso si
ricomincia con le componenti. E ci si ostina, da parte di ognuno, a rimettere
insieme le diversità piuttosto che a produrre feconde contaminazioni. Non è
così che s'innerva nel sistema dei partiti una forza che voleva essere
innovativa e si scopre suo malgrado regressiva. D'Alema
l'ha capito prima degli altri. La sua iniziativa avrà ampio seguito. Ed il loft
assumerà sempre di più l'aspetto di una patetica balera politica dove non si
danza più.
( da "Liberazione" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
D'Alema:
"Il Pd guardi a sinistra" Con lui i lettiani. Il nodo Vendola Angela
Mauro Si imbroncia Di Pietro, perchè non è stato consultato da Veltroni per la formazione del governo ombra. Musi lunghi
anche dalle parti dei Radicali, per lo stesso motivo. Di primo mattino, le
acque del Pd si increspano anche per la tempistica con cui l'ex Udc Follini in
un'intervista a Liberal (quotidiano dell'omonima fondazione di Ferdinando
Adornato, ex Fi ora Udc) dichiara che, fosse per lui, le strade con l'Italia
dei Valori sarebbero già separate, meglio che il Partito Democratico guardi
all'Udc. Il che, come prevedibile, fa arrabbiare ancor di più i dipietristi,
rimasti - per scelta - fuori dal gruppo parlamentare del Pd ma evidentemente
ancora non sazi. Maretta che non facilita la navigazione post-elettorale del
partito di Veltroni e che però è ben poca cosa
rispetto alla questione principale che sta agitando il nuovo soggetto Ds-Dl.
Continua a tenere banco - e sempre con maggiore vigore - la critica di Massimo
D'Alema alla linea fin qui adottata. Basta con il
"riformismo tecnocratico", dice in un'intervista a Italianieuropei
(anticipata per ampi stralci sul Riformista ), "svanita l'illusione del
partito leggero, ora serve un'innovazione robusta in grado di farci uscire da
una dialettica paralizzante tra un "nuovo" troppo fragile per
affermarsi e un "vecchio" troppo pesante per farsi da parte".
Raddrizzare la rotta, dunque, con aggiustamenti nemmeno da poco, visto che si
tratta - secondo D'Alema - di allargare lo sguardo del
Pd a interlocutori come la stessa Sinistra Arcobaleno ("non si può pensare
che forze della Sinistra non presenti in Parlamento, non siano invece presenti
nella società: ci sono e bisogna tenerne conto"), l'Udc di Casini
("non possiamo sospingerla sotto l'egemonia di Berlusconi"), persino
la Lega (con cui l'ex ministro non ha mai interrotto i contatti, come ammette
lo stesso Maroni sul Corsera ). Una griglia di pensiero, sviluppata all'ombra
della sua Fondazione Italianieuropei, nella quale D'Alema
ha raggrumato diverse anime del partito. Si fa presto a chiamarla
"corrente" e lui nemmeno si scalda più di tanto ("Le correnti?
Non le ho create io - diceva mercoledì sera al Tg3 - il Pd è fatto di molte
componenti ed è una cosa visibile nella vita del partito, a cominciare da come
si distribuiscono gli incarichi parlamentari..."). Dentro, ci sono i suoi,
quelli di Bersani (ben visto dall'area come alternativa a Veltroni alla guida del partito) e quelli di Letta (ben visto
dall'area come alternativa a Franceschini). Una minoranza con l'obiettivo di
favorire una "discussione aperta e meno difensiva", dice D'Alema, escludendo almeno per ora attacchi alla leadership: "Credo
che nessuno in questo momento possa mettere in discussione il ruolo di Veltroni come segretario del partito". Tant'è che a
ottobre prossimo se si terrà un anticipo della discussione congressuale
prevista per il 2009 (come auspica lo stesso Veltroni)
si concentrerà solo sulla linea politica. Questione comunque non da poco, come
si diceva. "Fino ad allora sarà più chiaro il quadro, anche a
sinistra", dice Francesco Boccia, ex Dl vicino a Letta
anche per via del suo impegno all'Arel, l'Agenzia di ricerche e legislazione
fondata da Andreatta e guidata proprio dal "giovane" Letta. "Non siamo intruppati, non siamo intruppabili",
ci tiene a precisare Boccia che con l'altro ex Dl De Castro (ministro delle
Politiche agricole nello scorso governo) era presente alla riunione di martedì
scorso di Italianieuropei. "Siamo interessati alla ricerca, anche di ordine
culturale". Detto questo, "nel rispetto della dialettica interna, non
mi sono mai nascosto: una riflessione sulle alleanze bisognerà pure
farla...". E sviscera un'analisi che, pur onorando le origini dielline,
non si discosta da quella dalemiana. Nemmeno sui rapporti con la Lega:
"L'ho detto in tempi non sospetti: non va demonizzata, ma sfidata sul
terreno dell'autonomia finanziaria dei territori". Ma è sul dialogo con la
Sinistra che il ragionamento di Boccia mette in luce particolari giochi di
"incastro". Pugliese, sfidante (battuto) di Nichi Vendola alle
primarie regionali dell'Unione (era il 2005), Boccia non nasconde di aver
sempre sperato che "il Pd fosse un partito di sinistra riformista".
Preso atto che così non è, concorda con D'Alema:
"La sinistra che non c'è in Parlamento, c'è nella società". Dunque si
consideri il dialogo, per il futuro, ma nel frattempo si faccia chiarezza sugli
"incastri". "Nichi deve dirci se si candida alla segreteria di
Rifondazione o no", dice Boccia pensando al congresso del Prc a luglio.
"E' il governatore, lo sosteniamo nelle sue scelte, ma non possiamo
rischiare di trovarci l'anno prossimo alle porte di importanti elezioni
amministrative in regione senza avere un quadro chiaro sul futuro: rischiamo di
consegnare la Puglia alle destre...". 09/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafogli ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta,
a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai
tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha
riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini?
Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di
Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica
degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e
opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una
nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o
alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non
da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte, per "fare" - come chiedono
gli italiani - serviva un governo del premier (il Cavaliere) più che dei
partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con
il Paese e la responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra"
voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già
perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è
convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma
serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel
1989 dalla sinistra all'opposizione. Allora non funzionò. Oggi Walter ci
riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di
rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie,
lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della
rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (3 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05May 08 D'Alema batte un colpo. Contro Walter. E "L'Unità"
se la prende con la sinistra veltroniana tutta feste e terrazze E alla fine
Massimo D'Alema parlò. Dopo una campagna elettorale
che è apparsa ai più "silente" (salvo evitare le dimissioni di
Bassolino in Campania per scongiurare il voto anticipato alla Regione ed
rinviare l'ennesima sconfitta del Pd), il ministro degli Esteri ha rivestito i
panni dell'uomo di partito e ha iniziato a sparigliare le carte nel loft
veltroniano. già, perché la resa dei conti post elettorali sarà lunga e
sicuramente non indolore nel centrosinistra. "La sconfitta è stata grave,
ed è di lungo periodo. Serve quindi una riflessione approfondita.". Primo
colpo. "La sintonia tra Berlusconi e il Paese, cominciata nel '94, non è
mai finita". Secondo colpo. Il Pd "deve cercare di coalizzare
coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra" perché anche se
non è in Parlamento la sinistra radicale "non è scomparsa dal Paese e il
Pd non è chiamato a continuare a correre sempre da solo, anche perché in Italia
ci sono leggi elettorali diverse. Con il 33% l'autosufficienza sarebbe un
errore". Quarto colpo. Partito del Nord? "Abbiamo bisogno di un
grande partito nazionale, fortemente radicato nel territorio, con una struttura
federale che abbia dei leader". Quinto colpo. "Non sono candidato nè
aspiro a nessuna carica, quindi non sono antagonista di nessuno". Sesto
colpo, il più pericoloso perché, tradotto significa "caro Vetroni, mi tengo
le mani libere.". Così emerge "l'altra linea del Pd"
a-veltroniano, che sembra saldare attorno a D'Alema
anche il prodiano Parisi e il delusissimo (e furibondo) Rutelli,
in cerca di rivincite, lui che è stato mandato allo sbaraglio. Per ora Veltroni regge, per ora. Vedremo se avrà davvero intenzione
di andare al congresso anticipato e alla inevitabile conta. Anche perché non è
da escludere un ritorno di Prodi, quando cadono le prime foglie dell'autunno.
In fondo anche lui per ora si tiene le mani libere, ma i messaggi che ha
mandato in giro non sono certo rassicuranti per Veltroni.
Intanto "L'Unità" fa satira contro la sinistra veltroniana, come
spiega il nostro Gianni Penncchi: è tutta feste e terrazze, con una serie di amare
vignette-denuncia di Stefano Disegni, "matita cult" della sinistra.
E' COSI'? COSA NE PENSI? DI' LA TUA Scritto in Varie Commenti ( 10 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Apr 08
Quel venticello di Roma che diventa uragano. Per Veltroni
Ebbene sì, la straordinaria vittoria di Gianni Alemanno
che ha abbattuto il "muro" di Roma, non ha travolto solo Rutelli ma ha anche ridotto in macerie (politiche) il loft
veltroniano. E ha aperto la strada alla resa dei conti all'interno del Pd. Dopo
la sconfitta senza se e senza ma alle elezioni politiche è arrivata la mazzata
della perdita del Campidoglio. Altro che venticello di Roma, il centrosinistra
è stato spazzato via dall'uragano Gianni. E ora, povero Walter? Quando
inizieranno a volare gli stracci in casa del bi-sconfitto, accusato da Rutelli di averlo lasciato solo e atteso al varco da Massimo
D'Alema? Dopo la sconfitta elettorale i leader dei partiti
di sinistra defenestrati a furor di voto popolare dal parlamento, si sono
dimessi. E Veltroni? Resterà a combattere come una
sorta di San Sebastiano infilzato dal centrodestra e dai suoi, oppure farebbe
meglio a lasciare la guida del Pd? In fondo lui sogna l'Africa e qualcuno dei
suoi, perfidamente, potrebbe anche soprannominarlo "sciupone
l'africano", politicamente parlando. Già, perché dall'I care all'inno
all'obamismo pare proprio non averne azzeccata una. Veltroni
è in grado di costruire un grande partito di centrosinistra di stampo europeo o
ci sono altri in grado, meglio di lui, di farlo? Cosa ne pensate? Veltroni deve restare o dimettersi? Dì la tua Secondo voi,
chi dovrebbe guidare il Pd? Vota il tuo leader Scritto in Varie Commenti ( 58 )
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24Apr 08 Roma, quali sono le priorità da affrontare? Dite la vostra A Roma lo
scontro per la conquista del Campidoglio si fa sempre più acceso, a fianco del
candidato sindaco del Pdl, Gianni Alemanno e di quello
del Pd Francesco Rutelli, sono scesi in campo anche i
leader dei partiti. Sicurezza, campi rom, traffico, periferie abbandonate,
futuro di Fiumicino e Alitalia sono i temi caldissimi della campagna
elettorale: domenica e lunedì ci sono i ballottaggi per Comune e Provincia. Ed
è una sfida decisiva. Come hanno detto Berlusconi, che ha attaccato
frontalmente Rutelli (è un voltagabbana) e come ha
sottolineato Fini: "Condizione irripetibile per vincere nella
Capitale". Con Veltroni e i suoi impegnati a
difendere la poltrona di sindaco dopo la sconfitta alle politiche. Roma deve
voltare pagina, si dice, ma come? Quali sono le priorità che il nuovo sindaco
dovrà affrontare? Dite la vostra Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (88
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Racconta anche tu la partita della tua vita Nelle pagine dello sport del
"Giornale", otto firme del nostro quotidiano (direttore Mario
Giordano incluso) raccontano la loro partita della vita, l'incontro di calcio,
quell'attimo fuggente fatto di emozione e di stupore, che ha segnato i loro
ricordi legati allo sport più bello e più popolare del mondo (leggi gli
articoli). E voi? Qual è la partita della vostra vita? Provate a raccontarla
diventando per un momento giornalisti sportivi. Non scrivete troppe righe e
buon divertimento. In fondo il mio blog ha, come sottotitolo, "Cronache di
ordinaria quotidianità (ma non troppo)". Così possiamo per una volta
divagare. A proposito, sapete qua è la mia partita della vita? Inter-Pisa,
campionato 1983. Lavoravo a "il Tirreno" di Livorno e fui inviato a
Milano, con il collega Marco Barabotti a seguire la partita. Rientro in
redazione col primo aereo, scrittura di articoli per lo sport e per l'edizione
di Pisa fino a mezzanotte. Poi, all 5 del mattino presi un treno per Milano e
alle 11 firmai il contratto per lavorare al "Giornale". Grande
partita. A proposito, sono interista, ma quel giorno vinse il Pisa. Scritto in
Varie Commenti ( 17 ) " (128 votes, average: 1.14 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 21Apr 08 Veltroni, Crozza e il
"padano" all'amatriciana. Dì la tua Ieri sera su La7 Maurizio Crozza
a "Crozza Italia Live", ha fatto la parodia del leader del Pd, Walter
Veltroni, parlando in una sorta di slang
"padano": "Amici, democratici, el risult de i elesiun merita
un'attenta analisi, diciamo pure una riflesiun". "Io penso,
pacatament, serenament, che noi non abbiamo capito il Nord. Vedete, oggi i più
attenti analisti politici ci dicono nei loro editoriali che noi, noi democratici,
em capì un casu, ma propi nient. Ora, vedete, io lo dico con umilt , ma anche
con un pizzico di franchezza, bisogner tenere conto del risultato, lavorare sul
territorio, costruire sempre di più e sempre meglio. el parti demucratic. se pò
fa. grazie a tucc.". Veltroni "padano"?
Rincorsa alla Lega con il Pd del Nord? Chissà. Tra il dire e il fare. Sul da
farsi in realtà è già scontro tra Prodi e Cofferati, ad esempio. Cofferati il
realista che a Bologna ha scelto da tempo una linea dura sulla legalità ed è
andato allo scontro frontale con la sinistra in Comune. Certo che sul tema Veltroni dovrà applicarsi e molto: partendo dal terreno
della legalità, dei clandestini, dei campi rom, della sicurezza. Perché come ha
sottolineato Letizia Moratti, sindaco di Milano, proprio al
"Giornale", quando lei sollevò in tempi non sospetti il tema della
sicurezza, Walter al Viminale davanti agli altri sindaci le disse che non si
poteva agitare il tema della sicurezza come come una bandiera politica. Salvo
poi - nota la Moratti - pochi giorni dopo dire che siamo seduti su una
polveriera. Come ha fatto in tv Crozza, il leader del Pd, non può scegliere per
convenienza il panettone, assaggiarlo e poi dire che sono meglio i bucatini
all'amatriciana. O viceversa. Qual è il Veltroni vero?
Gli elettori l'hanno già detto. Su temi come sicurezza e legalità non si
scherza. Lo ha scritto anche il "Riformista" toccando il tema del
ballottaggio a Roma: se il Pd e Rutelli perdono e
diventa sindaco della Capitale Alemanno, Veltroni sarà un leader dimezzato. "Con che faccia -
scrive il giornale - andrà a spiegare, a Milano come a Venezia, come si
vince?". Lo farà parlando "padano" o "romano"? GUARDA
IL VIDEO DI CROZZA-VELTRONI Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (54 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Apr 08 Le bandiere
rosse ammainate e la Terza Repubblica E' troppo facile parlare della
larghissima vittoria di Silvio Berlusconi, del Pdl e della Lega. Del terzo
ritorno del Cavaliere al governo (a proposito se n'è accorta anche la stampa
estera.). E' troppo facile usare i (sacrosanti) toni trionfalistici. Come ho
più scritto nel blog, questa vittoria era già stata scritta. E aveva una firma autografa:
quella di Romano Prodi e della sua scombiccherata (e dannosa per il Paese)
compagnia di saltimbanchi della politica. Diciamo la verità, anche Walter Veltroni lo sapeva fin dall'inizio ed è corso con coraggio
ai ripari dando vita al Pd, a un partito riformista che (almeno nelle
intenzioni) dovrebbe essere costruito a modello e somiglianza di quella
sinistra europea moderna e "affluente" che trova ampia legittimazione
in altri Paesi. La traversata nel deserto dell'opposizione gli servirà proprio
a questo. Ma la vera rivoluzione è il crollo della sinistra (anzi, delle
sinistre) radicali. Rifondazione, Comunisti, Verdi e compagnia cantante e
urlante sono stati spazzati via. Proprio così. Niente parlamento, per loro. Per
volontò popolare. E' questo il vero segno del cambiamento. Gli italiani hanno
individuato bene il bersaglio da colpire, altro che legge elettorale. Hanno
capito che i cespugli rossi garantivano una cosa sola: l'ingovernabilità. E lo
stesso rischio hanno deciso di non correrlo neanche con Casini e con La Destra,
su altri fronti politici. Questo è l'altro elemento che colpisce: votando
Pdl-Lega, gli italiani hanno detto chiaro e tondo che vogliono un goveno che
governi e che faccia le scelte necessarie al Paese. E hanno scelto Berlusconi. Un
altro dato da non sottovalutare, che giustamente sul "Giornale" è
stato definito "voto utile di protesta" è il voto a Lega e Italia dei
Valori, un consenso permeato anche da una vena di antipolitica, dalla voglia di
dire "no" alla casta che appare trasversale e certamente non
ideologico. Grillo grida nelle piazze e sul web ma poi? Bossi e Di Pietro,
pensano in molti, in parlamento possono incidere eccome. ecco il "voto
utile di protesta". Che ha contribuito, assieme alla nascita del Pd, a far
ammainare le bandiere della sinistra radicale rosso-verde che da anni non parla
più il linguaggio della gente (e Veltroni ha capito
bene anche questo) che si è trasformata in "casta di sinistra"
esaurendo la sua "spinta propulsiva", quasi fosse un residuo
archeologico di altre epoche politiche. Dimenticare Bertinotti, Pecoraro
Scanio, Diliberto e quant'altri, dunque. Ecco la vera risposta al famoso
"lasciateci lavorare" di Silvio Berlusconi: bipartitismo, poche
formazioni in Parlamento realmente legittimate dall'elettorato. Avvio di
riforme serie e necessarie all'Italia anche (si spera, a cominciare da Silvio)
con il concorso costruttivo dell'opposizione. Quella che aspetta il il Paese è
una sfida difficile, che nessun politico dotato di senso di responsabilità e
senso dello Stato si nasconde. Che sia davvero questa la Terza repubblica?
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Commenti Invia questo post a un amico 07Apr 08 Milano, l'Expo, i grattacieli e
il cemento. Sì o no? Sgarbi non li vuole e chiede un referendum: dì la tua
Domenica Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata
celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano
città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano
rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il
vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate
che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo
sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche
alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che
verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno,
più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non
da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi
e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale.
E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto:
"Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei
milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano
sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che
intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione
grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace,
cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre
Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco,
Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla
qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla
riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultura ed eccellenze.
Ma il fronte del no si allarga, Sgarbi e la Lega si schierano con Berlusconi e
criticano Libeskind, proponendo un un referendum civico. Quali sono le vostre
priorità? Quale città vorreste per il 2015? Grattacieli sì o no? Scritto in
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( da "Riformista, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
Pd tutti puntano
all'esecutivo ristretto. il derby tra popolari Sempre più ombre sul governo
ombra I due "congelati" replicano a D'Alema
Per quelli che non sono veltroniani di stretta osservanza, sullo shadow cabinet
ci sono più ombre che luci. Emblematico il caso di Pier Luigi Bersani. A tutti coloro che ieri gli hanno chiesto se era in
corsa per il fanta-dicastero dell'Economia, l'ex ministro dello Sviluppo
economico ha risposto: "Sto meditando su questa prospettiva, se devo
essere sincero l'ho appreso dai giornali". Sia come sia, Bersani ha sposato la teoria del "dare soldi, vedere
cammello". Traduzione: se il governo ombra diventerà un luogo "di
peso" - e molti dubitano che lo diventi - la prospettiva si può valutare;
altrimenti, tanti saluti. Con Veltroni nessun
contatto. È stato Franceschini (che ha passato parte della giornata di ieri a
casa Walter, in summit col segretario a letto) a farsi carico della telefonata:
"Entri nel governo ombra?". Ricevendo, da Bersani,
l'elenco delle perplessità di cui prima. Al governo ombra si è tornato ad
appassionare Di Pietro, che in realtà punta a fare di Leoluca Orlando il
presidente della Vigilanza. "Veltroni esca
dall'isolamento. Altrimenti del governo ombra resta solo l'ombra", ha
tuonato l'ex pm, furioso per le dichiarazioni di Follini ("Era meglio
allearsi con l'Udc"). Da un posto all'ombra dello shadow cabinet tentano
di divincolarsi i rutelliani. Linza Lanzillotta ha smentito il suo interesse
per le fanta-Semplificazioni. Paolo Gentiloni, invece, se ne tiene alla larga e
spera nella commissione di Vigilanza Rai; o, in subordine, nel tentativo di
accasarsi all'Agcom, dopo l'estate. Per non parlare di Rutelli
in persona: i suoi, infatti, minacciano rappresaglie contro il capo in testa
del Loft qualora venisse messa in discussione "la parola data sulla
presidenza del Copasi". Altro che governo ombra. L'annuncio dello shadow
cabinet, previsto per domani, potrebbe essere anticipato a oggi pomeriggio. Ma
la torta più importante, quella che tutti adocchiano, riguarda il nuovo
esecutivo ristretto. Ufficialmente, Beppe Fioroni smentisce di essere
interessato ad affiancare Goffredo Bettini al coordimento. "Ve lo
immaginate un tandem con me e Goffredo sopra? Potrebbe andare solo in
discesa...". La verità è che l'ex ministro della Pubblica istruzione non
solo non ha mollato la presa; ma ha rinnovato il patto di sindacato
"popolare" con Dario Franceschini, con cui negli ultimi tempi c'era
il gelo. "La loro pressione è fortissima", spiega un autorevolissimo
veltroniano. Convinto che, alla fine, il segretario dovrà mollare la presa.
Come finirà? Bettini potrebbe restare "coordinatore della
Costituente", Fioroni diventare "coordinatore del radicamento"
(leggasi: tesseramento) con Andrea Orlando confermato all'Organizzazione.
Quanto alla comunicazione, se - come probabile - Realacci entrasse nello shadow
cabinet, il posto passerebbe a un rutelliano. E i
dalemiani? Il veltroniano di cui sopra sostiene che "Walter potrebbe
provare a tirarli dentro; ma accetteranno?". A Bersani, in fondo
in fondo, un ruolo forte nell'esecutivo non dispiacerebbe. E i mariniani?
Stando a Radio Loft i parlamentari più legati all'ex presidente del Senato
guarderebbero con sempre maggiore diffidenza al duo Beppe-Dario. La
prova sta nel fatto che l'associazione I popolari , presidente Castagnetti, è
stata convocata e punta allo stesso core business ("i cattolici del
Pd") della fioronian-franceschiniana Quarta fase . E infine D'Alema. Per tutta la giornata di ieri, i democrat di ogni
grado hanno compulsato l'intervista dell'ex vicepremier pubblicata ieri sul
Riformista . Le repliche ufficiali sono state affidate ad Anna Finocchiaro e
Antonello Soro, ospiti di Bruno Vespa. "Ho condiviso fortemente la scelta
del Pd di correre da solo alle elezioni. Sono altresì convinta -ha detto la
senatrice - che le cose dette da D'Alema siano del
tutto vere". Finocchiaro ha spiegato che se è vero che "con il 33%
non si vince", è altrettanto vero che bisogna fare in modo di
"riportare a sistema" un pezzo di rappresentanza di valori,
comprendendo anche la tradizione socialista. Obiettivo: "Fare del Pd un
punto di riferimento. Il problema delle alleanze me lo porrò un po' dopo".
E Soro: "L'idea di espandere il partito aggregando un po' di sigle qua e
là, è sbagliata". Consigli? "Se devo fare un'alleanza con un partito
che poi non mi consente di governare, allora - ha concluso il capogruppo alla
Camera - preferisco perdere". (t.labate) 09/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 09-05-2008)
Argomenti: PD
N. 110 del
2008-05-09 pagina 0 Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha di Laura Cesaretti
Scoppia la rissa per il governo ombra: Di Pietro rimane senza poltrone e
attacca Veltroni. D'Alema e
Parisi rifiutano di entrare. Governo del "fare" e governo
"ombra". Dì la tua Roma - Di posti ne son rimasti pochi, i
pretendenti sono molti e la rissa è assicurata. Ieri, in pieno Transatlantico,
l'alleato Di Pietro inveiva contro il leader del Pd: "Veltroni
ogni giorno prende decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci
fossimo, ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non
raggiunge neanche il 50%". L'ira di Tonino ha un nome e cognome:
presidenza della Commissione di vigilanza sulla Rai. Di Pietro, rimasto a bocca
asciutta nella partita delle vicepresidenze della Camera, vuole quella poltrona
per il suo partito. Veltroni lo ha blandito e
rassicurato, e mercoledì sera l'ex Pm era sicuro che l'accordo fosse fatto. Poi
ha subodorato la trappola: lui faceva il nome di Leoluca Orlando, Veltroni quello di Beppe Giulietti. Il quale è sì eletto con
Italia dei Valori, ma come ha fatto presente Di Pietro ai dirigenti del Pd
nella sua sfuriata, "alla fine è un Ds infilato nelle mie liste perché voi
non potevate ricandidarlo". E comunque lo stesso Giulietti si tirava
fuori: "Io non mi presto a operazioni contro Idv", spiegava. Già,
perché come hanno fatto presente i vertici Pd a Di Pietro, che è andato su
tutte le furie, c'è un ulteriore problemino: il presidente della Vigilanza è
per prassi un uomo dell'opposizione, ma deve avere i voti della maggioranza per
essere eletto. Ed è difficile che il Pdl faccia il favore a
quell'"orrore" di Di Pietro, come dice Berlusconi. Alla Vigilanza,
postazione chiave perché eleggerà sette consiglieri del nuovo Cda Rai, il Pd
vorrebbe in realtà l'ex ministro Gentiloni. Ma c'è l'ostacolo correntizio: Rutelli è in pista per la Commissione di controllo sui
servizi, e Gentiloni è rutelliano. C'è anche l'ipotesi Follini, che ieri ha
attaccato Idv: "Superiamo l'equivoco dell'alleanza con Di Pietro, e
prendiamo atto che le strade si sono separate". Italia dei Valori, dicono
al loft, potrebbe consolarsi con la presidenza di qualche Giunta (elezioni o
autorizzazioni a procedere), ma a Tonino il contentino non piace. E attacca su
tutti i fronti: "Veltroni superi il buonismo di
facciata e faccia opposizione vera, altrimenti del suo governo ombra resta solo
l'ombra". Ipotesi peraltro non esclusa: Veltroni
promette che sabato ne annuncerà la composizione, ma convincere big ed ex
ministri a farne parte si sta rivelando impresa improba. D'Alema, Parisi, Lanzillotta hanno detto no. Bersani si è
irritato a leggere sui giornali che ci stava riflettendo: "Ma se non me
l'hanno neanche chiesto!". Non ci entrerà neanche lui, perché non cerca
"posti né contentini". A meno che il governo ombra non coincida con
la cabina di regia effettiva del partito. L'unico big disponibile ad
assumere il ruolo "ombra" di ministro degli Esteri, per ora, è Piero
Fassino. "Va a finire che ci metteremo più noi a fare il governo finto che
Berlusconi quello vero", chiosano ironici in casa Ds. © SOCIETà EUROPEA DI
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