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toARTICOLI DEL 29-5-2008 #TOP
IN EVIDENZA
Torino.
Affari sporchi. Rifiuti, smaltimento illecito: carabinieri eseguono arresti e
perquisizioni. Infiltrazioni tossiche nei terreni e nelle falde acquifere. In
manette anche il direttore di un consorzio. (La Stampa 29-5-2008)
Per risparmiare sui costi di smaltimento dei
rifiuti pericolosi e della raccolta differenziata, gestivano abusivamente,
utilizzando false certificazioni di laboratorio, ingenti quantitativi di
rifiuti pericolosi e non, tra cui anche l’amianto. I carabinieri del Comando provinciale
di Torino e del Noe hanno eseguito all’alba 7 misure cautelari personali. Tra
gli arrestati il direttore di un consorzio a partecipazione pubblica che si
occupa dello smaltimento e il recupero dei rifiuti per circa 90 comuni della
provincia di Torino (ritenuto la mente dell’organizzazione, ndr). Altre 4
persone, coinvolte a vario titolo nel ciclo illecito parallelo dei rifiuti,
sono state indagate a piede libero.
I rifiuti venivano dispersi e mescolati su vari terreni agricoli siti in
provincia di Torino e Alessandria o stoccati in discariche abusive. Riscontrati
anche danni ambientali dovuti alle infiltrazioni tossiche nei terreni e nelle
falde acquifere. L’organizzazione operava da almeno tre anni.
I dettagli dell’operazione saranno forniti alle 15 nel corso di una conferenza
stampa al comando provinciale carabinieri di Torino.
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Articoli
Monnezze (6)
<Così
sparivano i rifiuti tossici> ( da "Secolo XIX, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract:
che nella
lotta alle ecomafie in Campania ha schierato il colonnello Sergio De Caprio, il
famoso capitan Ultimo che mise le manette ai polsi a Totò Riina, il capo dei
capi di Cosa Nostra. Ebbene, in più di un'intercettazione emerge il tentativo
di condizionare il lavoro degli investigatori del Nucleo Operativo Ecologico, e
tra questi De Caprio,
Rifiuti,
problema da risolvere in nome della dignità
( da "Secolo
XIX, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract:
ecomafia
stima che il crimine organizzato ha lucrato 132 miliardi di euro sui rifiuti
tossici nell'ultimo decennio, una somma che secondo l'ex procuratore antimafia
Pierluigi Vigna corrisponde al 13% di tutte le sue entrate. Da una relazione
della Dna risulta che le aziende camorristiche riescono a ottenere vantaggiosi
contratti in tutta Italia per smaltire,
"polveriera
sanitaria, bertolaso rimanga" - conchita sannino
( da "Repubblica,
La" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract:
Bassolino,
Iervolino e anche Veltroni. Del resto, dice, i contenuti sono simili a quelli
varati da Prodi, ad eccezione della parte sul ruolo dell'esercito e delle
Procure. Per ora, quindi, le minacce di Bertolaso sono rientrate, anche se
nessuno a Palazzo Chigi se la sente di scommettere sul fatto che rimarrà fino
alla fine.
L'inchiesta
non fermi l'azione del governo ( da "Tempo, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract:
"Non ci
sono più i Bassolino, i Pecoraro e le Iervolino a gestire la cosa. Berlusconi e
il nuovo esecutivo sono estranei agli errori e agli orrori commessi negli anni
passati, e si stanno giocando la loro credibilità politica. Un'apertura di
credito è doverosa nei loro confronti e credo che nella popolazione ci
sia".
Lo
Uttaro, una cava a disposizione ( da "Manifesto, Il"
del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract:
finiscono
illegalmente nelle discariche campane che, per questo, si sono saturate molto
prima del previsto" avviando l'emergenza. Per visualizzare cosa comporti
tutto questo, basta ripercorrere la storia della discarica di Lo Uttaro. A
raccontare la vicenda con la precisione del tecnico è Bruno Orrico, ingegnere
chimico incaricato dal prefetto di Caserta di effettuare lì controlli.
Da
berlusconi l'ordine della tregua "contano di più rifiuti e
intercettazioni" - claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract:
Una linea che
da Roma rimbalzava a Napoli, dove sia Antonio Bassolino sia Rosa Russo
Iervolino considerano un disastro un eventuale addio del capo della Protezione
civile. Per tutta risposta, il capo del centrodestra ha invertito la rotta sul
decreto. Una "svolta" maturata nella notte di martedì e poi
ufficializzata ieri mattina.
( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
"Così sparivano
i rifiuti tossici" l'inchiesta di napoli I pm stanno ricostruendo il giro
d'affari. Bertolaso turbato dall'iniziativa della procura Napoli. È un copione
già visto il trucco delle ecoballe, l'affare milionario dei rifiuti e la truffa
della monnezza napoletana che ha portato agli arresti domiciliari 25 persone
(tra questi Marta Di Gennaro, la collaboratrice più stretta di Guido Bertolaso)
e all'emissione di un avviso di garanzia per il prefetto di Napoli Alessandro
Pansa, accusato di concorso in falso ideologico in atti pubblici. L'appalto del
ciclo dei rifiuti continua ad essere gestito in regime di proroga (sono passati
tre anni circa dalla rescissione del contratto) dalla Impregilo (ieri altra
seduta negativa in Borsa). A controllare che tutto funzioni, che l'appalto
venga rispettato e che la Campania esca fuori dal disastro sono ancora i
tecnici e gli esperti del famoso (o se volete, famigerato) Commissariato di
Governo che da 15 anni si occupa dell'emergenza con i risultati che sono sotto
gli occhi tutti. Insomma il Commissariato è il controllore, Impregilo sono i
controllati. Dalle intercettazioni telefoniche, però, quello che emerge, spiega
Rosanna Saraceno, il giudice delle indagini preliminari che ha firmato le
richieste di arresto dei pubblici ministeri Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello, è
che spesso c'è una confusione di ruoli. Ogniqualvolta, ad esempio, i
carabinieri del Noe sono andati ad effettuare verifiche negli impianti per il
trattamento dei rifiuti gestiti da aziende del Gruppo Impregilo, scattava una
sorta di catena di coperture per evitare che fossero scoperte vere o presunte
irregolarità. Al di là della singolare ma significativa espressione utilizzata
da Ernesto Picarone (funzionario Impregilo ai domiciliari), che in una
conversazione intercettata dice al suo interlocutore "siamo la lunga mano
del Commissariato di Governo?siamo gli operai e questo è un affare", ciò
che emerge da molte conversazioni, spiega il gip Saraceno, "è un ennesimo
dato di conferma del comune uso, del tutto disinvolto, dei codici
identificativi dei rifiuti e della casuale destinazione". IN PRATICA negli
impianti di trattamento della spazzatura l'afflusso di rifiuti anche pericolosi
era quasi prassi. Così come in alcune discariche "la principale modalità
di realizzazione del traffico illecito di rifiuti" scrivono i pm "è
stata individuata nel conferimento pressoché esclusivo, di ingenti quantitativi
di frazione organica non sottoposta ad alcun trattamento". Il problema è
che chi avrebbe dovuto controllare, spesso copriva le magagne dei controllati.
Un po' quello che accadeva in un'altra inchiesta, la madre di tutte le
inchieste sulla truffa dei rifiuti in Campani, che ha portato alla sbarra
quelli che erano i vertici di Impregilo nel 2006 (i fratelli Paolo e Piergiorgio
Romiti) e il governatore della Regione Campania Antonio Bassolino. Anche in
questo caso sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati napoletani ci sono i
vertici del Commissariato. Tra questi anche Guido Bertolaso, che a Napoli ha
già avuto responsabilità nella gestione della struttura fino a quando non si
dimise (nel luglio del 2007) a seguito di pesanti contrasti con l'allora
ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Quest'ultima inchiesta, però, è
stata mal digerita da Bertolaso. A chi l'ha visto è parso un uomo stanco,
esausto, demoralizzato e molto scocciato per l'intervento della magistratura.
Non tanto per la sostanza, ma per la forma, per i tempi. È furibondo per le
intercettazioni telefoniche che lo ritraggono in atteggiamenti spesso poco
eleganti, per l'uso di un linguaggio non sempre confacente al tono del civil
servant che tutti conoscono. Il sottosegretario con delega ai rifiuti del
governo Berlusconi, con una missione impossibile da compiere (ripulire la
Campania, restituirle decoro e un ciclo virtuoso dei rifiuti), teme che
l'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari la sua più stretta e fidata
collaboratrice, Marta Di Gennaro, in qualche modo possa coinvolgerlo. Per ora
lo è, ma solo dal punto di vista emotivo. I carabinieri l'hanno interrogato il
20 maggio del
( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Dalla prima pagina
Nella relazione si legge del "rapporto illecito tra imprenditoria,
politica e burocrazia corrotta a cui si aggiunge la componente camorristica
locale". Questa ricostruzione fu fatta anche da due magistrati, Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino. Vediamo qualche precedente. L'Impregilo fa capo a
Marcellino Gavio, contro cui il 18 agosto 1992 fu spiccato un mandato di
cattura per presunte tangenti riguardo all'appalto per l'allargamento della
Milano-Genova. Gavio si rifugiò a Montecarlo fino al settembre '93, quando
decise di presentarsi ai giudici di Milano, che lo assolsero dai reati, nel
frattempo prescritti. Dal febbraio 2007 possiede una parte dell'azionariato di
Impregilo, la più grande società di costruzioni, in precedenza controllata da
Gemina della famiglia Romiti. Oggi ritroviamo Massimo Malvagna, amministratore
della Impregilo, agli arresti domiciliari per traffico illecito di rifiuti. I
carabinieri del Noe avrebbero accertato che "le società affidatarie del
servizio, con la complicità di funzionari del commissariato di governo,
trasformavano i rifiuti solidi urbani in totale difformità rispetto alle
autorizzazioni ambientali, con conseguente illecito smaltimento dei rifiuti,
solo apparentemente lavorati e falsamente dichiarati tali, presso discariche
che così ricevevano e hanno ricevuto rifiuti diversi da quelli per i quali
erano stati autorizzati". Non è la prima volta che questo accade in
Campania. Anzi i precedenti sono inquietanti. Ma mi riesce difficile credere a
un Alessandro Pansa, da anni impegnato contro mafiosi e camorristi, oggi
colludere con i trafficanti di rifiuti, che esistono. Ma ricostruiamo la storia
partendo dalla rivolta dei sindaci di Marano, Mugnano e Chiaiano, che lamentano
il rischio di utilizzo delle discariche di rifiuti tossici e nocivi. Questo
avviene da sempre nel silenzio degli amministratori locali che non osano
ribellarsi alla camorra. Perché proprio questo è il problema. Tutti sanno che
il traffico dei rifiuti è gestito dalla camorra che controlla migliaia di
discariche abusive, e non quattro o cinque. Con grave danno alla salute.
Riviste mediche specializzate dicono che in Campania esiste la maggiore
percentuale di malati di epatite e di tumori, in conseguenza dell'inquinamento
dei prodotti agricoli e ittici. Il problema del traffico e dello smaltimento
formò oggetto di una conferenza internazionale alla New York University nel
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Cronaca
"Polveriera sanitaria, Bertolaso rimanga" Pd e Pdl lo blindano. E
lui: per ora sono qui, l'emergenza non si ferma CONCHITA SANNINO NAPOLI - Sui
rifiuti è il giorno della "ragion di Stato". Dopo l'inchiesta e gli
arresti eccellenti si salda intorno alla crisi campana l'alleanza tra
maggioranza e opposizione "nell'interesse supremo del Paese". Il Pd
ha già deciso di blindare il sottosegretario Guido Bertolaso perché teme una
vera e propria emergenza sanitaria a Napoli. "Se salta Bertolaso - dice
Enrico Letta - salta tutto. Quella è una polveriera e lui è l'unico che può
salvarci. Dobbiamo sostenerlo". Si agita di nuovo lo spettro del colera
del 1973, anche se le strutture sanitarie giudicano il rischio infondato. I
timori riguardano pericoli meno devastanti, ma concreti, per la salute.
Irritazioni, infezioni, dermatiti. Fare quadrato intorno all'uomo che dovrà,
"in 30 mesi", liberare la Campania dal cancro immondizia. è questa,
insomma, la parola d'ordine bipartisan, dopo il blitz giudiziario che ha
travolto anche una stretta collaboratrice dell'allora commissario Bertolaso,
Marta Di Gennaro. Il sottosegretario ai rifiuti ha parlato anche ieri con il
premier Berlusconi, con Gianni Letta e con il ministro Prestigiacomo. Ha
chiesto soprattutto "solidarietà" e ha reclamato che sia tutelata la
sua "onorabilità". Per Berlusconi, le dimissioni sarebbero in questo
momento una scelta "contro il Paese". Nella riunione con i vertici di
Forza Italia, poi, il premier ha ricordato che il decreto approvato a Napoli è
stato concordato con tutti i rappresentanti dell'opposizione: Bassolino, Iervolino e anche Veltroni. Del resto, dice, i contenuti sono
simili a quelli varati da Prodi, ad eccezione della parte sul ruolo dell'esercito
e delle Procure. Per ora, quindi, le minacce di Bertolaso sono rientrate, anche
se nessuno a Palazzo Chigi se la sente di scommettere sul fatto che rimarrà
fino alla fine. E lo stesso sottosegretario, in una pausa della lunga
riunione sulla road-map da dedicare all'emergenza rifiuti, osserva: "Per
ora si va avanti senza sosta". Un avverbio che torna poco dopo, anche in
un breve sfogo privato: "Per ora, sono qui. L'emergenza non si
ferma". Stati d'animo che spingono Berlusconi a sparare alzo zero contro i
magistrati di Napoli: "Stanno usando la stessa tecnica che hanno usato per
far fuori Mastella. Ma io non mi faccio intimorire. E non possono intimorire
neanche Bertolaso. Questo è un attacco contro di me, ma non mi farò da
parte". Intanto oggi alle 14 è atteso alla Camera l'intervento del
sottosegretario, per l'avvio dell'esame del decreto sull'emergenza rifiuti. La
tesi di bertolaso, da 48 ore, è chiara: "Non ho mai avuto nulla da
nascondere. Andassero a rileggersi tutti le mie dichiarazioni pubbliche".
E ancora: "Erano nette le mie opinioni. Anzi, scandalizzavano qualcuno:
come quando dissi che c'era una situazione da Quarto Mondo. Lo sanno tutti,
quelli che conservano memoria e buona fede". Altro che "schifezze da
portare in discarica", "monnezza punto e basta". Ci sarebbero
due punti fermi ad alimentare l'amarezza di Bertolaso. Primo: l'insistenza con
cui aveva rilevato già "il cattivo funzionamento dei Cdr". Secondo:
la consapevolezza che ecoballe e fos in Campania erano "una barzelletta",
concetto ripetuto anche sei giorni fa, a Napoli, in occasione del suo
insediamento ufficiale. Riaffiora così l'audizione del 14 marzo 2007, 14 mesi
fa, in Senato. Bertolaso tratteggiava questa analisi: "In Campania, pur
vigendo uno stato emergenziale e quindi la possibilità di derogare a tutte le
normative vigenti, ci ritroviamo ancora oggi ad affrontare una situazione che è
da Terzo e forse da Quarto mondo, con tutto il rispetto per chi vive nel Terzo
e nel Quarto mondo". Aggiunge Bertolaso, in quella sede: "La situazione
è complicata dal noto peggioramento delle condizioni di funzionamento degli
impianti di Cdr che, da quando sono stati aperti - alcuni senza neanche
collaudo - non sono mai stati fermati, né è stata corretta la loro produzione.
Si è solo provveduto ad adottare una serie di ordinanze che consentissero a
questi impianti di Cdr di funzionare in deroga alla normativa Ronchi (ed alle
successive)". In quella stessa audizione, Bertolaso offre l'ultima severa
osservazione: "In Campania non si adattava la produzione di Cdr alla
normativa, ma la normativa a quello che veniva prodotto dai Cdr. Tant'è vero
che alla fine la magistratura ha detto che non si può più dire che si produce
Cdr e fos, ma solo spazzatura secca oppure umida".
( da "Tempo, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Stampa
"L'inchiesta non fermi l'azione del governo" Maurizio Gallo
m.gallo@iltempo.it Sottolinea "il dovuto rispetto" per le indagini in
corso. Ma si dice "preoccupato". Non parla di giustizia ad
orologeria, ma si limita a "constatare" che l'inchiesta sullo
scandalo rifiuti diretta dalla procura di Napoli può danneggiare l'opera del
governo impegnato a trovare una soluzione all'emergenza campana. L'ex radicale
e oggi portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone non punta l'indice contro le
toghe partenopee. E precisa che i suoi non sono commenti. Sono fatti. Che
succede in Campania? "Succede che il governo ha iniziato con il piede
giusto. So che i cittadini sono esaperati e capisco che si siano sentiti
trascurati e ingannati dalla politica tante volte. Ma stavolta è diverso".
Perché ora è diverso? "Non ci sono più i Bassolino, i Pecoraro e le Iervolino a gestire la cosa. Berlusconi e il
nuovo esecutivo sono estranei agli errori e agli orrori commessi negli anni
passati, e si stanno giocando la loro credibilità politica. Un'apertura di
credito è doverosa nei loro confronti e credo che nella popolazione ci
sia". Ma la Campania è stata governata anche dal centrodestra...
"Credo che nessuno nel centrosinistra possa attribuire un grammo di
responsabilità al centrodestra". Ora, però, la questione da politica sta
diventando giudiziaria. Che ne pensa di questo sviluppo? "Con la dovuta
considerazione e il dovuto rispetto per gli organi della giustizia, non posso
negare di essere molto preoccupato. Noto che molte delle persone coinvolte sono
tra le più attrezzate per risolvere questa situazione difficile e che
l'inchiesta si è intrecciata con l'intervento del governo, producendo
oggettivamente un'ulteriore drammatizzazione del problema. Mi piacerebbe che
tutti seguissero il monito del presidente della Repubblica, contribuendo a
creare un clima cooperativo con il nuovo governo al fine di fronteggiare
l'emergenza". Ma la magistratura fa il suo lavoro e l'azione penale è
obbligatoria... "è evidente che occorre andare fino in fondo con
l'inchiesta e bisogna perseguire eventuali reati. Detto questo rilevo che molte
di queste vicende risalgono ad anni addietro e, ripeto, molte delle persone
coinvolte sono notoriamente stimate e apprezzate e ritenute le più credibili
per risolvere l'emergenza". Una giustizia ad orologeria? "Non sono un
bravo orologiaio. Mi limito a constatare che, oggettivamente, i tempi e le
modalità dell'inchiesta rischiano di riverberarsi in modo pesante sulla nuova
fase in corso. Voglio ricordare che molte volte c'è stato un filo che ha legato
l'intervento della magistratura alla vicenda dei rifiuti in Campania. E queste
non sono mie opinioni, sono fatti". Quale potrebbe essere l'effetto
"collaterale" dell'indagine? "Potrebbe bloccare o comunque
danneggiare l'opera del governo. E sarebbe un grave danno".
( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
Il precedente della
discarica casertana, modificata in maniera illegale per raccogliere più
rifiuti. E utilzzata anche da Bertolaso. I timori del sindaco di Serre:
"Nuovi controlli sul nostro impianto" Adriana Pollice Napoli
Comprereste una macchina usata dai protagonisti dell'emergenza rifiuti campana?
Dopo la nuova inchiesta, che vede imputata tra gli altri la vice di Guido
Bertolaso quando era commissario straordinario ai rifiuti, l'indice di fiducia
per la struttura commissariale e per il neosottosegretario è in picchiata. Il
primo a chiedere nuovi controlli in discarica è il sindaco di Serre, Palmiro
Cornetta: "Alla luce di quanto sta accadendo, è giusto verificare cosa è
stato sversato a Macchia Soprana". Ormai in regione è diffusa l'opinione
che la magistratura sta semplicemente verificando a termini di legge quanto la
comunità europea ci dice da tempo, le discariche da
noi violano le normative in materia. Secondo i pm Noviello e Sirleo, negli
sversatoi campani autorizzati si trovano rifiuti urbani non trattati, rifiuti
industriali e tossici in totale dispregio alla legislazione in materia. Secondo
i comitati civici i fatti sono questi: molte discariche
sono gestite dalla Fibe, in molte discariche (ad
esempio Lo Uttaro nel casertano e Tre Ponti nella Valle Caudina) l'Arpac e le
Asl hanno trovato rifiuti industriali che avrebbero dovuto essere smaltiti in
altro modo. La camorra forse ha avuto l'idea, ma il mercato evidentemente l'ha
recepita in fretta. Già nel 2004 il pm Donato Ceglie spiegava che le strade
d'Italia erano attraversate da un traffico intenso di immondizia, dal nord al
sud quella industriale, dal sud al nord quella urbana: "Gli scarti
industriali settentrionali finiscono illegalmente nelle discariche campane che, per questo, si sono saturate molto prima del
previsto" avviando l'emergenza. Per visualizzare cosa comporti tutto
questo, basta ripercorrere la storia della discarica di Lo Uttaro. A raccontare
la vicenda con la precisione del tecnico è Bruno Orrico, ingegnere chimico
incaricato dal prefetto di Caserta di effettuare lì controlli. Siamo a
metà degli anni '80, la regione non approva il piano per le discariche
mentre i privati cominciano ad entrare nell'affare. Fioccano le domande di
autorizzazione, tra i pochi privati fortunati Carolina Migliore, proprietaria
di una cava a Lo Uttaro che trasforma in discarica in società con i
Mastropietro. Per l'operazione fanno una società ad hoc, la Ecologica
meridionale. La struttura avrebbe dovuto raggiungere i
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza
BREVIARIO Il tema-tv
è entrato in una "triangolazione" tra Palazzo Chigi e Pd. Alfano
rispolvera il testo-Prodi sui telefoni sotto controllo Da Berlusconi l'ordine
della tregua "Contano di più rifiuti e intercettazioni" CLAUDIO TITO
ROMA - "Non è il caso di forzare la mano". Lo stop alla fine l'ha
dato Silvio Berlusconi. Ieri mattina, prima che i lavori d'aula alla Camera
prendessero il via, ha chiamato il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani.
Si è fatto spiegare la situazione dopo le polemiche sull'emendamento
"salva Rete 4" e poi ha dato un bel colpo di freno. Il premier
considera gli attacchi del Pd "strumentali". Nel merito
"infondati". Il rischio però che la vicenda possa compromettere il
dialogo tra i poli lo preoccupa non poco. Soprattutto in una fase in cui
l'emergenza rifiuti a Napoli richiede una sforzo "unitario" ed è
potenzialmente in grado di travolgere tutti. E nel giorno in cui le
intercettazioni dei magistrati sono entrate nel dibattito politico. Un
"triangolo" che, secondo Palazzo Chigi, richiede una risposta
bipartisan. La "monnezza", appunto. L'esito dello scontro
parlamentare sul decreto del governo non è affatto estraneo a quel che
contemporaneamente sta succedendo in Campania. "Una situazione - ha
ripetuto ieri il Cavaliere ai suoi - davvero preoccupante". Preoccupante
per i risvolti giudiziari, ma anche per quelli che riguardano più direttamente
lo smaltimento dei rifiuti. Una fase "critica" che Palazzo Chigi non
intende affrontare senza il sostegno, almeno indiretto, del Pd. Non è un caso,
allora, che proprio mentre i democratici difendevano il lavoro di Bertolaso a
Napoli, il premier suggerisse un atteggiamento soft sulle televisioni. Walter
Veltroni dettava la sua parola d'ordine sul sottosegretario ai rifiuti e il
presidente del Consiglio ammorbidiva i toni su Rete 4. "Non possiamo far
finta che a Napoli la situazione non sia drammatica - è stato il ragionamento
del segretario democratico - e l'unico che può affrontarla è Bertolaso". Una linea che da Roma rimbalzava a Napoli, dove sia Antonio Bassolino sia Rosa Russo Iervolino considerano un disastro un eventuale
addio del capo della Protezione civile. Per tutta risposta, il capo del
centrodestra ha invertito la rotta sul decreto. Una "svolta" maturata
nella notte di martedì e poi ufficializzata ieri mattina. Una sterzata
rispetto alla linea dura imboccata l'altro ieri. I contatti tra Gianni Letta e
Veltroni, quelli tra Romani e il capogruppo del Pd, Antonello Soro, quelli tra
Paolo Bonaiuti e gli esperti di emittenza dell'opposizione hanno fatto il resto.
"è inutile spingere - ha quindi chiarito Berlusconi cercando di calmare
anche chi nel Pdl preferiva insistere sulla originaria formulazione
dell'emendamento - l'Unione europea ci ha rassicurato sui tempi. Non c'è
bisogno di fare tutto adesso". Soprattutto per l'inquilino di Palazzo
Chigi, non è questo il momento di far saltare il dialogo tra governo e
minoranza. Nei prossimi giorni, allora, l'esecutivo studierà una nuova
formulazione per le frequenze da inserire in un disegno di legge ad hoc. Il
Cavaliere, insomma, è convinto che la "luna di miele" tra l'esecutivo
e il Paese possa proseguire se non si impongono strappi. E per questo ha
pensato che l'ultimo lato del "triangolo bipartisan" che si è
materializzato ieri, debba riguardare le intercettazioni telefoniche. L'ultimo
caso che ha coinvolto Bertolaso ha dato un colpo di acceleratore al
provvedimento per una nuova disciplina. Il ministro della Giustizia, Angelino
Alfano, ne ha parlato a lungo con il Cavaliere. Nei prossimi giorni un testo
sarà pronto. Ma soprattutto i contatti tra esecutivo e opposizione sono stati
avviati anche su questo terreno. Il Guardasigilli ne ha parlato con alcuni
esponenti del governo ombra. A Palazzo Chigi sperano che anche su questa misura
ci possa essere se non un nulla osta, almeno la rinuncia all'ostruzionismo.
Anche perchè il testo che ha in mente Alfano dovrebbe rispolverare la sostanza
del provvedimento messo a punto durante il governo Prodi.