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DOSSIER “MONNEZZE”

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toARTICOLI DEL 29-5-2008       #TOP


IN EVIDENZA

Torino. Affari sporchi. Rifiuti, smaltimento illecito: carabinieri eseguono arresti e perquisizioni. Infiltrazioni tossiche nei terreni e nelle falde acquifere. In manette anche il direttore di un consorzio. (La Stampa 29-5-2008)

Per risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti pericolosi e della raccolta differenziata, gestivano abusivamente, utilizzando false certificazioni di laboratorio, ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non, tra cui anche l’amianto. I carabinieri del Comando provinciale di Torino e del Noe hanno eseguito all’alba 7 misure cautelari personali. Tra gli arrestati il direttore di un consorzio a partecipazione pubblica che si occupa dello smaltimento e il recupero dei rifiuti per circa 90 comuni della provincia di Torino (ritenuto la mente dell’organizzazione, ndr). Altre 4 persone, coinvolte a vario titolo nel ciclo illecito parallelo dei rifiuti, sono state indagate a piede libero.

I rifiuti venivano dispersi e mescolati su vari terreni agricoli siti in provincia di Torino e Alessandria o stoccati in discariche abusive. Riscontrati anche danni ambientali dovuti alle infiltrazioni tossiche nei terreni e nelle falde acquifere. L’organizzazione operava da almeno tre anni.

I dettagli dell’operazione saranno forniti alle 15 nel corso di una conferenza stampa al comando provinciale carabinieri di Torino.



Report "Monnezze"

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Indice delle sezioni

Monnezze (6)


Indice degli articoli

Sezione principale: Monnezze

<Così sparivano i rifiuti tossici> ( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: che nella lotta alle ecomafie in Campania ha schierato il colonnello Sergio De Caprio, il famoso capitan Ultimo che mise le manette ai polsi a Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra. Ebbene, in più di un'intercettazione emerge il tentativo di condizionare il lavoro degli investigatori del Nucleo Operativo Ecologico, e tra questi De Caprio,

Rifiuti, problema da risolvere in nome della dignità ( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: ecomafia stima che il crimine organizzato ha lucrato 132 miliardi di euro sui rifiuti tossici nell'ultimo decennio, una somma che secondo l'ex procuratore antimafia Pierluigi Vigna corrisponde al 13% di tutte le sue entrate. Da una relazione della Dna risulta che le aziende camorristiche riescono a ottenere vantaggiosi contratti in tutta Italia per smaltire,

"polveriera sanitaria, bertolaso rimanga" - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Bassolino, Iervolino e anche Veltroni. Del resto, dice, i contenuti sono simili a quelli varati da Prodi, ad eccezione della parte sul ruolo dell'esercito e delle Procure. Per ora, quindi, le minacce di Bertolaso sono rientrate, anche se nessuno a Palazzo Chigi se la sente di scommettere sul fatto che rimarrà fino alla fine.

L'inchiesta non fermi l'azione del governo ( da "Tempo, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: "Non ci sono più i Bassolino, i Pecoraro e le Iervolino a gestire la cosa. Berlusconi e il nuovo esecutivo sono estranei agli errori e agli orrori commessi negli anni passati, e si stanno giocando la loro credibilità politica. Un'apertura di credito è doverosa nei loro confronti e credo che nella popolazione ci sia".

Lo Uttaro, una cava a disposizione ( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: finiscono illegalmente nelle discariche campane che, per questo, si sono saturate molto prima del previsto" avviando l'emergenza. Per visualizzare cosa comporti tutto questo, basta ripercorrere la storia della discarica di Lo Uttaro. A raccontare la vicenda con la precisione del tecnico è Bruno Orrico, ingegnere chimico incaricato dal prefetto di Caserta di effettuare lì controlli.

Da berlusconi l'ordine della tregua "contano di più rifiuti e intercettazioni" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Una linea che da Roma rimbalzava a Napoli, dove sia Antonio Bassolino sia Rosa Russo Iervolino considerano un disastro un eventuale addio del capo della Protezione civile. Per tutta risposta, il capo del centrodestra ha invertito la rotta sul decreto. Una "svolta" maturata nella notte di martedì e poi ufficializzata ieri mattina.


Articoli

<Così sparivano i rifiuti tossici> (sezione: Monnezze)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Monnezza

"Così sparivano i rifiuti tossici" l'inchiesta di napoli I pm stanno ricostruendo il giro d'affari. Bertolaso turbato dall'iniziativa della procura Napoli. È un copione già visto il trucco delle ecoballe, l'affare milionario dei rifiuti e la truffa della monnezza napoletana che ha portato agli arresti domiciliari 25 persone (tra questi Marta Di Gennaro, la collaboratrice più stretta di Guido Bertolaso) e all'emissione di un avviso di garanzia per il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, accusato di concorso in falso ideologico in atti pubblici. L'appalto del ciclo dei rifiuti continua ad essere gestito in regime di proroga (sono passati tre anni circa dalla rescissione del contratto) dalla Impregilo (ieri altra seduta negativa in Borsa). A controllare che tutto funzioni, che l'appalto venga rispettato e che la Campania esca fuori dal disastro sono ancora i tecnici e gli esperti del famoso (o se volete, famigerato) Commissariato di Governo che da 15 anni si occupa dell'emergenza con i risultati che sono sotto gli occhi tutti. Insomma il Commissariato è il controllore, Impregilo sono i controllati. Dalle intercettazioni telefoniche, però, quello che emerge, spiega Rosanna Saraceno, il giudice delle indagini preliminari che ha firmato le richieste di arresto dei pubblici ministeri Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello, è che spesso c'è una confusione di ruoli. Ogniqualvolta, ad esempio, i carabinieri del Noe sono andati ad effettuare verifiche negli impianti per il trattamento dei rifiuti gestiti da aziende del Gruppo Impregilo, scattava una sorta di catena di coperture per evitare che fossero scoperte vere o presunte irregolarità. Al di là della singolare ma significativa espressione utilizzata da Ernesto Picarone (funzionario Impregilo ai domiciliari), che in una conversazione intercettata dice al suo interlocutore "siamo la lunga mano del Commissariato di Governo?siamo gli operai e questo è un affare", ciò che emerge da molte conversazioni, spiega il gip Saraceno, "è un ennesimo dato di conferma del comune uso, del tutto disinvolto, dei codici identificativi dei rifiuti e della casuale destinazione". IN PRATICA negli impianti di trattamento della spazzatura l'afflusso di rifiuti anche pericolosi era quasi prassi. Così come in alcune discariche "la principale modalità di realizzazione del traffico illecito di rifiuti" scrivono i pm "è stata individuata nel conferimento pressoché esclusivo, di ingenti quantitativi di frazione organica non sottoposta ad alcun trattamento". Il problema è che chi avrebbe dovuto controllare, spesso copriva le magagne dei controllati. Un po' quello che accadeva in un'altra inchiesta, la madre di tutte le inchieste sulla truffa dei rifiuti in Campani, che ha portato alla sbarra quelli che erano i vertici di Impregilo nel 2006 (i fratelli Paolo e Piergiorgio Romiti) e il governatore della Regione Campania Antonio Bassolino. Anche in questo caso sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati napoletani ci sono i vertici del Commissariato. Tra questi anche Guido Bertolaso, che a Napoli ha già avuto responsabilità nella gestione della struttura fino a quando non si dimise (nel luglio del 2007) a seguito di pesanti contrasti con l'allora ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Quest'ultima inchiesta, però, è stata mal digerita da Bertolaso. A chi l'ha visto è parso un uomo stanco, esausto, demoralizzato e molto scocciato per l'intervento della magistratura. Non tanto per la sostanza, ma per la forma, per i tempi. È furibondo per le intercettazioni telefoniche che lo ritraggono in atteggiamenti spesso poco eleganti, per l'uso di un linguaggio non sempre confacente al tono del civil servant che tutti conoscono. Il sottosegretario con delega ai rifiuti del governo Berlusconi, con una missione impossibile da compiere (ripulire la Campania, restituirle decoro e un ciclo virtuoso dei rifiuti), teme che l'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari la sua più stretta e fidata collaboratrice, Marta Di Gennaro, in qualche modo possa coinvolgerlo. Per ora lo è, ma solo dal punto di vista emotivo. I carabinieri l'hanno interrogato il 20 maggio del 2007 in merito alla gestione del Commissariato, l'hanno ascoltato ancora per capire fino a che punto gli errori, i presunti abusi e illeciti commessi dai suoi collaboratori erano da lui conosciuti e dunque condivisi. Per ora, Bertolaso, che pure sembrava fosse tentato dall'addio, resta al suo posto. Ha la fiducia del premier Silvio Berlusconi. Anzi, oggi alle 14 e 30, assieme al ministro Stefania Prestigiacomo, sarà in Aula in Commissione Ambiente alla Camera per l'avvio dell'esame del Decreto legge sull'emergenza rifiuti in Campania. Un impegno parlamentare importante che cade nel giorno in cui a Napoli cominciano gli interrogatori degli arrestati dell'inchiesta sui rifiuti. Sconcerta molto un capitolo di questa inchiesta, quello che coinvolge l'Arma dei Carabinieri, che nella lotta alle ecomafie in Campania ha schierato il colonnello Sergio De Caprio, il famoso capitan Ultimo che mise le manette ai polsi a Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra. Ebbene, in più di un'intercettazione emerge il tentativo di condizionare il lavoro degli investigatori del Nucleo Operativo Ecologico, e tra questi De Caprio, la linea di comando (compreso il comandante generale Pinotti) per evitare che fossero accertate le responsabilità degli indagati. Paolo Chiariello www.paolochiariello.it 29/05/2008 IL DECRETO 29/05/2008 Gli elementi più importanti del decreto sui rifiuti (DL n.90 del 23 maggio 2008) SOTTOSEGRETARIO Pieni poteri al sottosegretario Guido Bertolaso: potrà procedere a espropri per pubblica utilità e potrà chiedere l'impiego delle Forze Armate CARCERE PER CHI VIOLA AREE D'INTERESSE STRATEGICO Fino a 5 anni per i promotori delle proteste Fino a 1 anno per chi intralcia la gestione dei rifiuti o danneggia beni strumentali Da 3 mesi a 1 anno per chi cerca di entrare abusivamente nei siti o crea difficoltà a chi vi opera NUOVE DISCARICHE Individuati 10 siti: Savignano Irpino (Av), Sant'Angelo Trimonte (Bn), 2 a Terzigno (Na), Andretta (Av), Santa Maria La Fossa (Ce), Torrione (Ce), 2 Serre (Sa) e Chiaiano (Na). RACCOLTA DIFFERENZIATA Obbligo di raccolta differenziata (25% entro l'anno e 50% entro il 2010). Aumento delle tariffe per i comuni inadempienti. TERMOVALORIZZATORI Realizzazione di un termovalorizzatore nel comune di Napoli. Il sito dovrà essere individuato dal sindaco entro un mese. Confermata la realizzazione degli impianti di Acerra (Na), Santa Maria La Fossa (Ce) e Salerno 29/05/2008 il sindacoiervolinoRipercussioni dall'inchiesta? Penso di no. E speriamo non ci sia nessun ritardo 29/05/2008 il senatorecossigaCon la retata ordinata dai pm la magistratura militante ha dato un segnale 29/05/2008 il portavoce udcpionatiGli elementi che stanno emergendo giustificano la diffidenza della gente 29/05/2008 il ministroscajolaConosco Pansa e Bertolaso, sono persone bravissime e di assoluta correttezza 29/05/2008.

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Rifiuti, problema da risolvere in nome della dignità (sezione: Monnezze)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Dalla prima pagina Nella relazione si legge del "rapporto illecito tra imprenditoria, politica e burocrazia corrotta a cui si aggiunge la componente camorristica locale". Questa ricostruzione fu fatta anche da due magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Vediamo qualche precedente. L'Impregilo fa capo a Marcellino Gavio, contro cui il 18 agosto 1992 fu spiccato un mandato di cattura per presunte tangenti riguardo all'appalto per l'allargamento della Milano-Genova. Gavio si rifugiò a Montecarlo fino al settembre '93, quando decise di presentarsi ai giudici di Milano, che lo assolsero dai reati, nel frattempo prescritti. Dal febbraio 2007 possiede una parte dell'azionariato di Impregilo, la più grande società di costruzioni, in precedenza controllata da Gemina della famiglia Romiti. Oggi ritroviamo Massimo Malvagna, amministratore della Impregilo, agli arresti domiciliari per traffico illecito di rifiuti. I carabinieri del Noe avrebbero accertato che "le società affidatarie del servizio, con la complicità di funzionari del commissariato di governo, trasformavano i rifiuti solidi urbani in totale difformità rispetto alle autorizzazioni ambientali, con conseguente illecito smaltimento dei rifiuti, solo apparentemente lavorati e falsamente dichiarati tali, presso discariche che così ricevevano e hanno ricevuto rifiuti diversi da quelli per i quali erano stati autorizzati". Non è la prima volta che questo accade in Campania. Anzi i precedenti sono inquietanti. Ma mi riesce difficile credere a un Alessandro Pansa, da anni impegnato contro mafiosi e camorristi, oggi colludere con i trafficanti di rifiuti, che esistono. Ma ricostruiamo la storia partendo dalla rivolta dei sindaci di Marano, Mugnano e Chiaiano, che lamentano il rischio di utilizzo delle discariche di rifiuti tossici e nocivi. Questo avviene da sempre nel silenzio degli amministratori locali che non osano ribellarsi alla camorra. Perché proprio questo è il problema. Tutti sanno che il traffico dei rifiuti è gestito dalla camorra che controlla migliaia di discariche abusive, e non quattro o cinque. Con grave danno alla salute. Riviste mediche specializzate dicono che in Campania esiste la maggiore percentuale di malati di epatite e di tumori, in conseguenza dell'inquinamento dei prodotti agricoli e ittici. Il problema del traffico e dello smaltimento formò oggetto di una conferenza internazionale alla New York University nel 1997. In quella assemblea, alla quale partecipai con Piero Vigna e Gianfranco Amendola, fui sorpreso per il fatto che molti intervenuti, anche stranieri, parlavano della Campania come della "pattumiera d'Italia" per l'enorme quantità di rifiuti tossici e nocivi che vi erano riversati con il "patrocinio" della camorra e la colpevole inerzia degli enti locali. Ed è intollerabile che molti sindaci campani non abbiano mai trovato la forza e il coraggio di opporsi alle migliaia di discariche abusive imposte dalla camorra, ma si siano ribellati alle poche discariche scelte dallo Stato per ragioni di salute pubblica e di tutela della legalità. E proprio per bloccare lo smaltimento mediante discariche abusive, che sorgono all'interno delle comunità urbane in luoghi scelti da camorristi in accordo con proprietari di cave interessati ad arricchirsi sulla pelle dei cittadini. Né i sindaci ribelli lavorano per indurre le loro comunità alla raccolta differenziata, come invece accade a Salerno e nei paesi del golfo di Policastro che da anni la praticano con l'aiuto di cittadini. La commissione parlamentare sull'ecomafia stima che il crimine organizzato ha lucrato 132 miliardi di euro sui rifiuti tossici nell'ultimo decennio, una somma che secondo l'ex procuratore antimafia Pierluigi Vigna corrisponde al 13% di tutte le sue entrate. Da una relazione della Dna risulta che le aziende camorristiche riescono a ottenere vantaggiosi contratti in tutta Italia per smaltire, in discariche abusive, rifiuti tossici e nocivi a scapito della salute e del diritto alla vita di migliaia di cittadini ignari e impotenti. Le aziende mafiose trattano rifiuti particolarmente tossici quali quelli medici o derivanti dall'uso di prodotti chimici. Una volta portati in Campania, essi vengono etichettati con indici di tossicità falsi e stoccati come se fossero normali rifiuti originati nelle famiglie sia in discariche legittime che in discariche abusive. In tal modo la camorra passa dalla violenza agli affari, senza rinunciare all'uso della forza per coloro che osano contrastare l'illegalità. Questo business finirebbe con i termovalorizzatori ad alta tecnologia utilizzati ormai in tutto il mondo senza problemi per la salute delle popolazioni locali. New York, Vienna, Parigi, Ginevra, Berlino, Bruxelles, Londra sono città vivibilissime in cui il problema dei rifiuti è stato risolto con questo metodo. Il vescovo emerito di Acerra, Antonio Riboldi, ha fatto il mea culpa e ha deciso di aderire all'iniziativa del sottosegretario Bertolaso, esortandolo ad andare avanti. Ed è singolare che contro la creazione di termovalorizzatori scendano in campo sindaci che non muovono un dito per risolvere il problema, mentre in Campania si registra il più alto livello di devastazione e di degrado ambientale. Secondo le indagini Adelphi della Procura di Napoli e le indagini Cassiopea della Procura di Santa Maria Capua Vetere, la camorra ha individuato nelle province di Caserta e Napoli i territori "ideali" in cui smaltire illecitamente milioni di rifiuti provenienti dal Nord Italia e dalla Toscana. Il sostituto di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie ha sequestrato qualcosa come 1.200 discariche abusive della camorra elencate nel rapporto dell'Arpe Campania. Nel traffico sono coinvolti imprenditori, trasportatori, smaltitori e camorristi, oltre che politici corrotti. Per la chiusura di quelle discariche non risulta siano stati mai fatte manifestazioni di protesta o blocchi stradali. Ma c'è di più: gli enti locali che governano quei comuni non hanno mai provveduto alla bonifica di nessuno dei numerosi siti inquinati. Al contrario, i trafficanti di rifiuti della zona utilizzano il decreto Ronchi, che prevede procedure semplificate per smaltire i rifiuti, per ricevere e smaltire illegalmente rifiuti tossici e nocivi provenienti dalla Lombardia e da altre zone di Italia. A causa della combustione illecita di rifiuti tossici, con produzione e ricaduta di diossina, si è avuto un tale inquinamento dell'agricoltura e delle falde acquifere che sono state sequestrate decine di aziende e sono stati abbattuti migliaia di capi di bestiame sia in provincia di Napoli che in quella di Caserta. Non è giunto il momento di adottare soluzioni vigenti in tutto il mondo civile senza fare vittimismo che offende buon senso e capacità di sopportazione degli italiani? Guardare al futuro della Campania significa programmare uno sviluppo sostenibile coinvolgendo Università, enti specializzati e comitati civici. E realizzare il monitoraggio del territorio con il sistema satellitare per preservarsi dalle aggressioni antropiche. Solo con un'ampia concertazione sociale e una attenta partecipazione delle forze vive del territorio è possibile programmare uno sviluppo sostenibile. La questione dei rifiuti richiede il massimo di serietà e responsabilità istituzionale ma anche una nuova consapevolezza da parte dei cittadini. I quali sarebbero le prime vittime di una situazione non risolta. Occorre che i sindaci, le forze politiche, i sindacati e la popolazione passino dalla protesta sterile a una proposta condivisa e risolutiva. Non è facile perché le lobby interessate al grande business sono potenti e sostenute dalle organizzazioni criminali. Ma non c'è scelta, pena la catastrofe ambientale. La veritàè che la delinquenza continua a controllare in modo ferreo l'economia a partire dagli appalti delle opere pubbliche e dei rifiuti, un affare da milioni di euro che minaccia la vita e la salute specie dei più deboli. La camorra da anni non è più"l'anti-Stato" ma, come scrissi nella relazione antimafia del 1996, una "controparte riconosciuta, accettata, rispettata e temuta dallo Stato". Bisogna riconquistare dignità e prestigio: è possibile, solo che lo si voglia. Ferdinando Imposimato (magistrato) 29/05/2008.

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"polveriera sanitaria, bertolaso rimanga" - conchita sannino (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Cronaca "Polveriera sanitaria, Bertolaso rimanga" Pd e Pdl lo blindano. E lui: per ora sono qui, l'emergenza non si ferma CONCHITA SANNINO NAPOLI - Sui rifiuti è il giorno della "ragion di Stato". Dopo l'inchiesta e gli arresti eccellenti si salda intorno alla crisi campana l'alleanza tra maggioranza e opposizione "nell'interesse supremo del Paese". Il Pd ha già deciso di blindare il sottosegretario Guido Bertolaso perché teme una vera e propria emergenza sanitaria a Napoli. "Se salta Bertolaso - dice Enrico Letta - salta tutto. Quella è una polveriera e lui è l'unico che può salvarci. Dobbiamo sostenerlo". Si agita di nuovo lo spettro del colera del 1973, anche se le strutture sanitarie giudicano il rischio infondato. I timori riguardano pericoli meno devastanti, ma concreti, per la salute. Irritazioni, infezioni, dermatiti. Fare quadrato intorno all'uomo che dovrà, "in 30 mesi", liberare la Campania dal cancro immondizia. è questa, insomma, la parola d'ordine bipartisan, dopo il blitz giudiziario che ha travolto anche una stretta collaboratrice dell'allora commissario Bertolaso, Marta Di Gennaro. Il sottosegretario ai rifiuti ha parlato anche ieri con il premier Berlusconi, con Gianni Letta e con il ministro Prestigiacomo. Ha chiesto soprattutto "solidarietà" e ha reclamato che sia tutelata la sua "onorabilità". Per Berlusconi, le dimissioni sarebbero in questo momento una scelta "contro il Paese". Nella riunione con i vertici di Forza Italia, poi, il premier ha ricordato che il decreto approvato a Napoli è stato concordato con tutti i rappresentanti dell'opposizione: Bassolino, Iervolino e anche Veltroni. Del resto, dice, i contenuti sono simili a quelli varati da Prodi, ad eccezione della parte sul ruolo dell'esercito e delle Procure. Per ora, quindi, le minacce di Bertolaso sono rientrate, anche se nessuno a Palazzo Chigi se la sente di scommettere sul fatto che rimarrà fino alla fine. E lo stesso sottosegretario, in una pausa della lunga riunione sulla road-map da dedicare all'emergenza rifiuti, osserva: "Per ora si va avanti senza sosta". Un avverbio che torna poco dopo, anche in un breve sfogo privato: "Per ora, sono qui. L'emergenza non si ferma". Stati d'animo che spingono Berlusconi a sparare alzo zero contro i magistrati di Napoli: "Stanno usando la stessa tecnica che hanno usato per far fuori Mastella. Ma io non mi faccio intimorire. E non possono intimorire neanche Bertolaso. Questo è un attacco contro di me, ma non mi farò da parte". Intanto oggi alle 14 è atteso alla Camera l'intervento del sottosegretario, per l'avvio dell'esame del decreto sull'emergenza rifiuti. La tesi di bertolaso, da 48 ore, è chiara: "Non ho mai avuto nulla da nascondere. Andassero a rileggersi tutti le mie dichiarazioni pubbliche". E ancora: "Erano nette le mie opinioni. Anzi, scandalizzavano qualcuno: come quando dissi che c'era una situazione da Quarto Mondo. Lo sanno tutti, quelli che conservano memoria e buona fede". Altro che "schifezze da portare in discarica", "monnezza punto e basta". Ci sarebbero due punti fermi ad alimentare l'amarezza di Bertolaso. Primo: l'insistenza con cui aveva rilevato già "il cattivo funzionamento dei Cdr". Secondo: la consapevolezza che ecoballe e fos in Campania erano "una barzelletta", concetto ripetuto anche sei giorni fa, a Napoli, in occasione del suo insediamento ufficiale. Riaffiora così l'audizione del 14 marzo 2007, 14 mesi fa, in Senato. Bertolaso tratteggiava questa analisi: "In Campania, pur vigendo uno stato emergenziale e quindi la possibilità di derogare a tutte le normative vigenti, ci ritroviamo ancora oggi ad affrontare una situazione che è da Terzo e forse da Quarto mondo, con tutto il rispetto per chi vive nel Terzo e nel Quarto mondo". Aggiunge Bertolaso, in quella sede: "La situazione è complicata dal noto peggioramento delle condizioni di funzionamento degli impianti di Cdr che, da quando sono stati aperti - alcuni senza neanche collaudo - non sono mai stati fermati, né è stata corretta la loro produzione. Si è solo provveduto ad adottare una serie di ordinanze che consentissero a questi impianti di Cdr di funzionare in deroga alla normativa Ronchi (ed alle successive)". In quella stessa audizione, Bertolaso offre l'ultima severa osservazione: "In Campania non si adattava la produzione di Cdr alla normativa, ma la normativa a quello che veniva prodotto dai Cdr. Tant'è vero che alla fine la magistratura ha detto che non si può più dire che si produce Cdr e fos, ma solo spazzatura secca oppure umida".

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L'inchiesta non fermi l'azione del governo (sezione: Monnezze)

( da "Tempo, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Stampa "L'inchiesta non fermi l'azione del governo" Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it Sottolinea "il dovuto rispetto" per le indagini in corso. Ma si dice "preoccupato". Non parla di giustizia ad orologeria, ma si limita a "constatare" che l'inchiesta sullo scandalo rifiuti diretta dalla procura di Napoli può danneggiare l'opera del governo impegnato a trovare una soluzione all'emergenza campana. L'ex radicale e oggi portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone non punta l'indice contro le toghe partenopee. E precisa che i suoi non sono commenti. Sono fatti. Che succede in Campania? "Succede che il governo ha iniziato con il piede giusto. So che i cittadini sono esaperati e capisco che si siano sentiti trascurati e ingannati dalla politica tante volte. Ma stavolta è diverso". Perché ora è diverso? "Non ci sono più i Bassolino, i Pecoraro e le Iervolino a gestire la cosa. Berlusconi e il nuovo esecutivo sono estranei agli errori e agli orrori commessi negli anni passati, e si stanno giocando la loro credibilità politica. Un'apertura di credito è doverosa nei loro confronti e credo che nella popolazione ci sia". Ma la Campania è stata governata anche dal centrodestra... "Credo che nessuno nel centrosinistra possa attribuire un grammo di responsabilità al centrodestra". Ora, però, la questione da politica sta diventando giudiziaria. Che ne pensa di questo sviluppo? "Con la dovuta considerazione e il dovuto rispetto per gli organi della giustizia, non posso negare di essere molto preoccupato. Noto che molte delle persone coinvolte sono tra le più attrezzate per risolvere questa situazione difficile e che l'inchiesta si è intrecciata con l'intervento del governo, producendo oggettivamente un'ulteriore drammatizzazione del problema. Mi piacerebbe che tutti seguissero il monito del presidente della Repubblica, contribuendo a creare un clima cooperativo con il nuovo governo al fine di fronteggiare l'emergenza". Ma la magistratura fa il suo lavoro e l'azione penale è obbligatoria... "è evidente che occorre andare fino in fondo con l'inchiesta e bisogna perseguire eventuali reati. Detto questo rilevo che molte di queste vicende risalgono ad anni addietro e, ripeto, molte delle persone coinvolte sono notoriamente stimate e apprezzate e ritenute le più credibili per risolvere l'emergenza". Una giustizia ad orologeria? "Non sono un bravo orologiaio. Mi limito a constatare che, oggettivamente, i tempi e le modalità dell'inchiesta rischiano di riverberarsi in modo pesante sulla nuova fase in corso. Voglio ricordare che molte volte c'è stato un filo che ha legato l'intervento della magistratura alla vicenda dei rifiuti in Campania. E queste non sono mie opinioni, sono fatti". Quale potrebbe essere l'effetto "collaterale" dell'indagine? "Potrebbe bloccare o comunque danneggiare l'opera del governo. E sarebbe un grave danno".

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Lo Uttaro, una cava a disposizione (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Il precedente della discarica casertana, modificata in maniera illegale per raccogliere più rifiuti. E utilzzata anche da Bertolaso. I timori del sindaco di Serre: "Nuovi controlli sul nostro impianto" Adriana Pollice Napoli Comprereste una macchina usata dai protagonisti dell'emergenza rifiuti campana? Dopo la nuova inchiesta, che vede imputata tra gli altri la vice di Guido Bertolaso quando era commissario straordinario ai rifiuti, l'indice di fiducia per la struttura commissariale e per il neosottosegretario è in picchiata. Il primo a chiedere nuovi controlli in discarica è il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta: "Alla luce di quanto sta accadendo, è giusto verificare cosa è stato sversato a Macchia Soprana". Ormai in regione è diffusa l'opinione che la magistratura sta semplicemente verificando a termini di legge quanto la comunità europea ci dice da tempo, le discariche da noi violano le normative in materia. Secondo i pm Noviello e Sirleo, negli sversatoi campani autorizzati si trovano rifiuti urbani non trattati, rifiuti industriali e tossici in totale dispregio alla legislazione in materia. Secondo i comitati civici i fatti sono questi: molte discariche sono gestite dalla Fibe, in molte discariche (ad esempio Lo Uttaro nel casertano e Tre Ponti nella Valle Caudina) l'Arpac e le Asl hanno trovato rifiuti industriali che avrebbero dovuto essere smaltiti in altro modo. La camorra forse ha avuto l'idea, ma il mercato evidentemente l'ha recepita in fretta. Già nel 2004 il pm Donato Ceglie spiegava che le strade d'Italia erano attraversate da un traffico intenso di immondizia, dal nord al sud quella industriale, dal sud al nord quella urbana: "Gli scarti industriali settentrionali finiscono illegalmente nelle discariche campane che, per questo, si sono saturate molto prima del previsto" avviando l'emergenza. Per visualizzare cosa comporti tutto questo, basta ripercorrere la storia della discarica di Lo Uttaro. A raccontare la vicenda con la precisione del tecnico è Bruno Orrico, ingegnere chimico incaricato dal prefetto di Caserta di effettuare lì controlli. Siamo a metà degli anni '80, la regione non approva il piano per le discariche mentre i privati cominciano ad entrare nell'affare. Fioccano le domande di autorizzazione, tra i pochi privati fortunati Carolina Migliore, proprietaria di una cava a Lo Uttaro che trasforma in discarica in società con i Mastropietro. Per l'operazione fanno una società ad hoc, la Ecologica meridionale. La struttura avrebbe dovuto raggiungere i 15 metri di profondità con pareti inclinate a 45 gradi e funzionare dall'89 al '94 per un totale di 500mila tonnellate di rifiuti urbani stoccati. Quando nel '93 il prefetto invia Orrico a fare i rilievi, la discarica raggiungeva i 30 metri di profondità, 5 sotto la falda acquifera, con l'asportazione del tufo giallo e grigio e anche della pozzolana, venduta per l'edilizia, rendendo l'equilibrio geologico instabile. Le pareti erano verticali, aumentando le possibilità che l'impermeabilizzazione non reggesse. Alla richiesta di conoscere come fosse stato smaltito il percolato nessuna risposta, ma i comitati sospettano che un milione di metri cubi sia finito in falda. I quantitativi smaltiti più che raddoppiati, circa 1 milione 100 mila tonnellate fino al 1993, quando il sito fu chiuso. Non solo. Con una modifica fraudolenta delle particelle catastali erano stati annessi ulteriori 18mtq. Una situazione nota a tutti gli enti preposti a vigilare. Eppure è proprio questa discarica che l'allora commissario Bertolaso, in accordo con il presidente della Provincia di Caserta Alessandro De Franciscis e il sindaco Nicodemo Petteruti, sceglie nel 2006 per smaltire i rifiuti che si accumulano per strada. Sceglie in particolare quella che viene chiamata "Particella 42", la frazione aggiunta al catasto, con la quale poi sono stati acquisiti i suoli attigui, moltiplicando i guadagni della Ecologica meridionale, affrettatasi a chiedere un sostanzioso risarcimento economico per l'impianto. Impianto, secondo i pm Noviello e Sirleo, su cui sono stati sversati altri cumuli di immondizia non a norma che avrebbero dovuto nascondere i rifiuti illecitamente smaltiti a cavallo degli anni 80/90. Il decreto legge voluto dal governo Berlusconi prende atto della realtà e con norme ad hoc la trasforma in prassi consentita, la salute dei cittadini non essendo rilevante ai fini del business. Così, ad esempio, si legge all'articolo 9 che nelle discariche per rifiuti urbani si possono smaltire anche scarti individuati dai codici cer 190205, 190111, 190113. Tre cifre che non destano allarme, se però le decodifichiamo scopriamo che, in strutture attrezzate per cibo e scatolame, si possono stoccare fanghi contenenti sostanze pericolose, ceneri pesanti e scorie ancora farcite di sostanze pericolose, ceneri leggere comunque miscelate con sostanze pericolose. E già così un certo allarme si crea. A rendere la situazione ancora più inquietante il comma 5 dello stesso articolo: il consiglio dei ministri, su proposta del capo del governo, e quindi la politica, può rilasciare la Valutazione d'impatto ambientale sostituendosi alla conferenza dei servizi, formata da tecnici, a cui si chiede in merito un semplice parere, di per sé non vincolante. Se si desidera costruire un inceneritore, ad esempio, avere amicizie nella maggioranza può aiutare. L'Impregilo, come sempre, sentitamente ringrazia. "Chiediamo l'immediata cessazione dello stato di emergenza - dichiara Anna Fava dei comitati civici - attraverso l'appello per la legalità. Lo stato di crisi viene alimentato da 15 anni per far arricchire le lobby dei rifiuti".

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Da berlusconi l'ordine della tregua "contano di più rifiuti e intercettazioni" - claudio tito (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)

Argomenti: Monnezza

BREVIARIO Il tema-tv è entrato in una "triangolazione" tra Palazzo Chigi e Pd. Alfano rispolvera il testo-Prodi sui telefoni sotto controllo Da Berlusconi l'ordine della tregua "Contano di più rifiuti e intercettazioni" CLAUDIO TITO ROMA - "Non è il caso di forzare la mano". Lo stop alla fine l'ha dato Silvio Berlusconi. Ieri mattina, prima che i lavori d'aula alla Camera prendessero il via, ha chiamato il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani. Si è fatto spiegare la situazione dopo le polemiche sull'emendamento "salva Rete 4" e poi ha dato un bel colpo di freno. Il premier considera gli attacchi del Pd "strumentali". Nel merito "infondati". Il rischio però che la vicenda possa compromettere il dialogo tra i poli lo preoccupa non poco. Soprattutto in una fase in cui l'emergenza rifiuti a Napoli richiede una sforzo "unitario" ed è potenzialmente in grado di travolgere tutti. E nel giorno in cui le intercettazioni dei magistrati sono entrate nel dibattito politico. Un "triangolo" che, secondo Palazzo Chigi, richiede una risposta bipartisan. La "monnezza", appunto. L'esito dello scontro parlamentare sul decreto del governo non è affatto estraneo a quel che contemporaneamente sta succedendo in Campania. "Una situazione - ha ripetuto ieri il Cavaliere ai suoi - davvero preoccupante". Preoccupante per i risvolti giudiziari, ma anche per quelli che riguardano più direttamente lo smaltimento dei rifiuti. Una fase "critica" che Palazzo Chigi non intende affrontare senza il sostegno, almeno indiretto, del Pd. Non è un caso, allora, che proprio mentre i democratici difendevano il lavoro di Bertolaso a Napoli, il premier suggerisse un atteggiamento soft sulle televisioni. Walter Veltroni dettava la sua parola d'ordine sul sottosegretario ai rifiuti e il presidente del Consiglio ammorbidiva i toni su Rete 4. "Non possiamo far finta che a Napoli la situazione non sia drammatica - è stato il ragionamento del segretario democratico - e l'unico che può affrontarla è Bertolaso". Una linea che da Roma rimbalzava a Napoli, dove sia Antonio Bassolino sia Rosa Russo Iervolino considerano un disastro un eventuale addio del capo della Protezione civile. Per tutta risposta, il capo del centrodestra ha invertito la rotta sul decreto. Una "svolta" maturata nella notte di martedì e poi ufficializzata ieri mattina. Una sterzata rispetto alla linea dura imboccata l'altro ieri. I contatti tra Gianni Letta e Veltroni, quelli tra Romani e il capogruppo del Pd, Antonello Soro, quelli tra Paolo Bonaiuti e gli esperti di emittenza dell'opposizione hanno fatto il resto. "è inutile spingere - ha quindi chiarito Berlusconi cercando di calmare anche chi nel Pdl preferiva insistere sulla originaria formulazione dell'emendamento - l'Unione europea ci ha rassicurato sui tempi. Non c'è bisogno di fare tutto adesso". Soprattutto per l'inquilino di Palazzo Chigi, non è questo il momento di far saltare il dialogo tra governo e minoranza. Nei prossimi giorni, allora, l'esecutivo studierà una nuova formulazione per le frequenze da inserire in un disegno di legge ad hoc. Il Cavaliere, insomma, è convinto che la "luna di miele" tra l'esecutivo e il Paese possa proseguire se non si impongono strappi. E per questo ha pensato che l'ultimo lato del "triangolo bipartisan" che si è materializzato ieri, debba riguardare le intercettazioni telefoniche. L'ultimo caso che ha coinvolto Bertolaso ha dato un colpo di acceleratore al provvedimento per una nuova disciplina. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ne ha parlato a lungo con il Cavaliere. Nei prossimi giorni un testo sarà pronto. Ma soprattutto i contatti tra esecutivo e opposizione sono stati avviati anche su questo terreno. Il Guardasigilli ne ha parlato con alcuni esponenti del governo ombra. A Palazzo Chigi sperano che anche su questa misura ci possa essere se non un nulla osta, almeno la rinuncia all'ostruzionismo. Anche perchè il testo che ha in mente Alfano dovrebbe rispolverare la sostanza del provvedimento messo a punto durante il governo Prodi.

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