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DOSSIER “MONNEZZE”

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toARTICOLI DEL  28-5-2008      #TOP


IN EVIDENZA

Da impianti per il trattamento da cui «esce monnezza, punto e basta» a ecoballe che di «eco non hanno nulla, ma sono merdaccia». Di tutto e di più in 643 pagine «spiate» I VERBALI Bertolaso: voglio sputtanare i tecnici di Pecoraro Scanio FULVIO MILONE (La Stampa 28-5-2008)

 

INVIATO A NAPOLI
«Marmellata fritta» invece di informazioni serie e circostanziate da passare alla Comunità europea; spazzatura putrida invece che rifiuti depurati da mettere in una discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio; gli impianti per il trattamento dell’immondizia da cui in realtà «esce monnezza, punto e basta»; ecoballe che di «eco» non hanno nulla e che «noi ammucchiamo facendo mucchi di merdaccia». E poi, un furibondo Bertolaso che sulla soglia delle dimissioni da commissario straordinario se la prende con «lo Stato vigliacco», e vuole «sputtanare i tecnici del ministero dell’Ambiente» retto dal suo nemico giurato, Alfonso Pecoraro Scanio. C’è di tutto e di più nelle 643 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare contro i 25 imprenditori e funzionari dello Stato finiti nel mirino della procura napoletana.

Sotto il Vesuvio
C’è un problema che riguarda la discarica di Terzigno. Si trova nel Parco Nazionale del Vesuvio, lì possono essere portati solo rifiuti depurati della componente umida: il termine tecnico è «fos». Ma gli impianti per il trattamento della spazzatura non funzionano, la spazzatura trattata non esiste in Campania. La vice di Bertolaso parla al telefono con Gianfranco Mascazzini, direttore generale del ministero dell’Ambiente. E’ il 30 maggio 2007. Mascazzini racconta di un’audizione alla Commissione parlamentare per i rifiuti: «... poi ho parlato di Terzigno». Di Gennaro: «Sì». Mascazzini: «Dicendo che sarà il fos, sarà le cose bellissime che faremo, no?...».

Marmellata fritta
Ancora la telefonata del 30 maggio 2007. Deve fare una relazione da mandare alla Comunità europea preoccupata per quanto sta accadendo con l’emergenza-rifiuti, e vuole avere notizie su Terzigno e le altre discariche. Mascazzini: «... stiamo cercando di immaginare che cosa possiamo dire... Su Terzigno pensiamo di metterci solo marmellata fritta... Il mio problema è di avere quattro carte...». Di Gennaro: «Quattro carte sulle altre aree, va bene». Mascazzini: «Fumerò... ci metterò dentro un po’ di cose...». Di Gennaro: «Va bene».

Bertolaso furioso
Maggio 2007. Bertolaso ha deciso di dimettersi dall’incarico di Commissario straordinario dopo che il suo nemico, il ministro Pecoraro Scanio, è riuscito a impedire l’apertura di una discarica in località Valle della Masseria nel Comune di Serre. Parla al telefono con il prefetto Alessandro Pansa, ed è arrabbiatissimo. Bertolaso: «... ho già mollato l’incarico alla luce di questa devastante vicenda di vigliaccheria assoluta da parte dello Stato...». Pansa: «Mi dispiace un sacco... io non so chi meglio di te possa... Siamo proprio nella merda seria». Bertolaso: «Vedrai che il ministero dell’Ambiente... saprà tirare fuori qualche altro cilindro...».

«Io li sputtano»
E’ ancora Bertolaso che parla, questa volta con la sua vice Marta Di Gennaro, il 17 maggio 2007. «Tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire... Io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell’Ambiente».

Macchia Soprana
E’ il nome di una località di Serre dove il ministro Pecoraro Scanio è riuscito a far localizzare una discarica invece che a Valle della Masseria, come voleva Bertolaso. Il quale si sfoga con Marta Di Gennaro: «A me di Macchia Soprana non me ne frega un cazzo, e non la faremo mai probabilmente...».

Monnezza e basta
Marta Di Gennaro e Michele Greco parlano degli impianti che in realtà dovrebbero per legge trattare i rifiuti, ma non lo fanno. Di Gennaro: «Senti, il Compost fuori specifica è quello che viene dal Cdr degli altri paesi, non dal nostro...». Greco: «No, no... il nostro è monnezza, punto e basta».

Parlano ancora Greco e la dottoressa Di Gennaro. Greco: «Qui non ha proprio senso fare il trattamento dei rifiuti...». Di Gennaro: «Sì, ma rimane fra noi... non ce lo possiamo dire... ora noi dobbiamo parlare il linguaggio che parlano tutti... che è il linguaggio della vaghezza».

Troppa puzza
L’immondizia che esce dagli impianti di trattamento puzza da morire. E non dovrebbe, visto che dagli impianti dovrebbe uscire materiale «inerte». Che fare? Al telefono parlano ancora Di Gennaro e Mascazzini che ha contattato dei tecnici dell’Enea: «... Il tentativo è di trattare con una polverina magica... tipo la calce... che mischiata con la roba da trattare con... la roba da spostare... la rende meno puzzolente».

Monnezza «taroccata»
24 maggio 2007. Marta Di Gennaro parla con Michele Greco e gli racconta di aver parlato con Gianfranco Mascazzini: «Gli ho detto... non devi rompere il piffero sulla fos. E Mascazzini: perché tu mi hai scritto che (dagli impianti, ndr) esce della tritovagliatura e non hai scritto stabilizzata... e io ho detto: io non scrivo mai cose che non rispondono al vero, quindi il vero aiuto che mi devi dare è di rinaturalizzare quello che ti ho scritto...».

Ormai è la fine
Il 20 giugno 2007 la Di Gennaro chiama Bertolaso e si sfoga con il capo: «Guido basta, così non va. Centinaia di sindaci cafoni che rivendicano diritti, tutti che pretendono e se la prendono con noi... ammucchiamo balle e facciamo mucchi di merdaccia... Chi ci ha portato in questa storia merita la morte... Dobbiamo trovare il coraggio di andarcene. Stasera che sono scoglionata vedo le cose come sono, senza eroismi...».

 



Report "Monnezze"

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Monnezze (20)


Indice degli articoli

Sezione principale: Monnezze

"parlavano di scempio ambientale ma le denunce restarono nel cassetto" - dario del porto ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: un dirigente della società Fibe parlavano della discarica aperta in località Lo Uttaro: "Rompiamo le balle, quelle più malprese, e le utilizziamo come scarti", diceva Picarone a Moschella il 21 aprile 2007. Questa e altre conversazioni inducono il gip di Napoli, Rosanna Saraceno, a parlare di una "colossale opera di inquinamento del territorio" che sarebbe stata posta in essere,

I pm: funzionari infedeli e analisi false ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: attuale dirigente della Regione Campania, precedentemente alla Protezione civile, e già collaboratore sia dell'allora commissario Catenacci che, più recentemente, del prefetto De Gennaro. Lo stesso Greco fu già indagato per l'allestimento della discarica di Lo Uttaro, Caserta, con l'accusa di disastro ambientale.

Ecomafia ad altamura la procura ascolta i consiglieri comunali - a pagina v ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Pagina I - Bari L'inchiesta sugli intrecci con le cosche Ecomafia ad Altamura la procura ascolta i consiglieri comunali a pagina v SEGUE A PAGINA V.

Lo Stato si è fermato a Napoli ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: e buttavano in discarica. Erano zeppe di materiali inquinanti, di percolato che spandeva veleni, bastava cambiare i codici e quella robaccia la si poteva addirittura rifilare, a caro prezzo, ai tedeschi. Anche questa inchiesta, come la precedente che ha portato al rinvio a giudizio di Bassolino e dei vertici Impregilo,

I rompiballe che taroccavano i rifiuti. Grazie al commissariato ( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: delle strutture regionali campane, fino alla complicità di un militare distaccato alla protezione civile (Rocco De Frenza). Così per due anni si è consentito lo smaltimento illecito di rifiuti, anche pericolosi, nelle discariche di Lo Uttaro (Ce) e Villaricca (Na), nonché il trasferimento con i treni in Germania.

Festa da leggere ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: autore per Edizioni Ambiente con il giallo sulle ecomafie "Previsioni del tempo", sarà uno dei sei dj della serata. Il suo set "blues" è previsto per le 20, mentre da mezzanotte ci sarà Kleopatra dj, regina del funk milanese. Spazio anche ai bambini: lettura animata dalle 17 alle 19 allo stand Carthusia, e le performance di Puzzle 4 Peace e di Poesia dorsale,

Schiaffo per Bertolaso Pd e Pdl lo difendono ( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: pomeriggio ha incontrato nel capoluogo partenopeo il sindaco di Terzigno per discutere della discarica da costruire. Consueto sfoggio di efficienza per Guido Bertolaso, che non si ferma nemmeno quando la procura mette ai domiciliari alcuni dei sui collaboratori negli anni in cui ricopriva il ruolo di commissario straordinario ai rifiuti, incluso il suo braccio destro Marta Di Gennaro.

Rifiuti, indagine sul prefetto Arrestata l'ex vice di Bertolaso ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: funzionaria che per mostrare efficienza e far carriera non avrebbe esitato a mandare nelle discariche campane spazzatura non trattata secondo le norme di sicurezza, e quindi inquinante quando non addirittura velenosa. L'inchiesta è stata condotta dai pm Noviello e Sirleo, gli stessi che hanno indagato su Bassolino e la loro richiesta di arresti fu inoltrata al gip il 22 gennaio.

Monnezzopoli 1 la procura mette nelle mani nei rifiuti ( da "Riformista, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, sul sito da destinare a discarica nel salernitano. "Tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire. Io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell'Ambiente", ha detto Bertolaso il 17 maggio dello scorso anno all'allora sua vice Marta Di Gennaro.

Sabina Morandi Arriva il caldo e la munnezza comincia a fare paura ( da "Liberazione" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: ecomafia almeno il 30% dei rifiuti industriali prodotti sparisce nel nulla. C'è una responsabilità oggettiva legata alla debolezza delle istituzioni deputate alle analisi, mi riferisco in particolare alle Agenzie regionali per l'ambiente che sono quasi sempre talmente sguarnite di personale e di fondi - a volte non ci sono nemmeno i soldi per comprare i reagenti -

Antonella Palermo Napoli Operazione Rompiballe ( da "Liberazione" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: in modo da farli assomigliare a inerti da poter tranquillamente smaltire in discarica. Ma c'è anche di più. Di tutto, di più. "Un meccanismo fraudolento", ipotizza la procura. Un meccanismo in cui sarebbero coinvolti anche funzionari del commissariato straordinario di governo che usavano il "linguaggio della vaghezza" e chiudevano un occhio quando serviva.

Il prefetto indagato per il caso Fibe ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Pansa non ha dubbi: l'inchiesta - distinta da quella che ha portato agli arresti di ieri - , dice, chiarirà la correttezza del mio comportamento. Al prefetto ieri è arrivata ampia solidarietà: da quella della Iervolino a quella di Mantovano e Nicolais. Pansa.

Discariche truccate e la truffa-ecoballe 25 arresti, coinvolti tutti i vertici delle strutture addette allo smaltimento: c'è anche l'ex vice di Bertolaso ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: a Macchia Soprana di Serre, la discarica che ancora oggi serve la Regione Campania, e che è stata voluta fortemente dall'allora ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al posto di quella di Valle della Masseria. Di Gennaro afferma senza mezzi termini: "Così come vogliono farla loro è una porcata".

Rifiuti, arresti e polemiche ( da "Campanile, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: fraudolento" per smaltire in discarica balle private della plastica che le teneva insieme o in Germania con treni della Ecolog (poi divenuta Fs Cargo). Una nota della Procura partenopea chiarisce che l'inchiesta riguarda la gestione dello smaltimento da parte del Commissariato di governo e delle società del gruppo Impregilo Fibe,

I <rompiballe> che taroccavano i rifiuti. Grazie al commissariato ( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: delle strutture regionali campane, fino alla complicità di un militare distaccato alla protezione civile (Rocco De Frenza). Così per due anni si è consentito lo smaltimento illecito di rifiuti, anche pericolosi, nelle discariche di Lo Uttaro (Ce) e Villaricca (Na), nonché il trasferimento con i treni in Germania.

Rifiuti, tutti i no dei giudici ( da "Opinione, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: discariche di Pianura e Montesarchio, poste sotto indagine di Ilaria Proietti Ancora una volta i provvedimenti della magistratura si intrecciano con la pluriennale emergenza rifiuti in Campania. Questa volta è toccato al prefetto di Napoli Alessandro Pansa commissario ai rifiuti prima di Gianni De Gennaro ricevere un avviso di garanzia assieme ad altre 24 persone tra cui Marta Di

Intervista a Alessandra Mussolini / In piazza con la gente di Chiaiano ( da "Opinione, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: ad ascoltare la gente che per 16 anni è stata massacrata dalle giunte di Bassolino-Iervolino, il tutto diventa strano. Io non sono un deputato che vuole stare in Parlamento con i tacchi a spillo e magari lasciare che le persone si confrontino soltanto con l'esercito. Bisogna sostenere la gente e bisogna dare loro delle spiegazione circa la possibile costruzione della discarica".

Indagato il prefetto, 25 in carcere ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Monnezza

Abstract: e il contenuto inviato in discarica. L'INCHIESTA Sono circa 650 le pagine dell'ordinanza di custodia emessa dal gip, su richiesta del procuratore aggiunto Aldo De Chiara e dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Si tratta degli stessi magistrati che hanno indagato sui presunti illeciti contestati al governatore della Campania Antonio Bassolino e ai vertici dell'

Bassolino ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: assicura la Iervolino. Solidarietà a Pansa e Di Gennaro anche dal presidente della Provincia Dino Di Palma ("sono persone di notevole valore istituzionale"). Ma è soprattutto nei palazzi romani che le reazioni lasciano trasparire forti dubbi. Il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano si sofferma sulla tempistica.

Chiaiano, via libera ai tecnici Indagato il prefetto, 25 arresti ( da "Quotidiano.net" del 28-05-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: test sarà possibile stabilire se le cave siano adatte a ospitare la discarica. Commenta Napoli, 27 maggio 2008 - A Chiaiano sono arrivati i tecnici dell'Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania, ndr) e del Commissariato per poter iniziare i rilievi tecnici all'interno della cava di tufo. Libere le strade e tolto il presidio che nei giorni scorsi è stato mantenuto,


Articoli

"parlavano di scempio ambientale ma le denunce restarono nel cassetto" - dario del porto (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Cronaca Bertolaso: Stato vigliacco Amministratore Impregilo L'operazione denominata Rompiballe: uno degli imputati proponeva di aprirle e utilizzarle come scarti "Parlavano di scempio ambientale ma le denunce restarono nel cassetto" I giudici : chi doveva pulire inquinava il territorio L'esperta in cella: "Situazione indegna, criticati da sindaci cafoni" Caro Pansa, io ho già mollato l'incarico per questa vicenda di devastante, assoluta vigliaccheria dello Stato Ho capito che in Procura a Napoli tira davvero una gran brutta aria DARIO DEL PORTO NAPOLI - L'hanno chiamata "operazione rompiballe" perché proprio così, al telefono, il responsabile di un impianto della provincia di Caserta, Pasquale Moschella, e un dirigente della società Fibe parlavano della discarica aperta in località Lo Uttaro: "Rompiamo le balle, quelle più malprese, e le utilizziamo come scarti", diceva Picarone a Moschella il 21 aprile 2007. Questa e altre conversazioni inducono il gip di Napoli, Rosanna Saraceno, a parlare di una "colossale opera di inquinamento del territorio" che sarebbe stata posta in essere, confidando nella possibilità di "nascondere proprio sotto le tonnellate di quei rifiuti che si dovrebbero smaltire correttamente la pessima gestione degli stessi": come nel caso delle balle di rifiuto secco che venivano "private della filmatura e del filo di ferro che ne assicurava la compattazione e successivamente passate sotto le ruspe". Operazione illecita, secondo i magistrati. In quel Vietnam che è diventata la crisi rifiuti in Campania, l'inchiesta dei carabinieri del Noe, coordinata dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, apre dunque un nuovo fronte. Fanno riflettere le argomentazioni del giudice quando scrive che pur di non interrompere la raccolta della spazzatura accatastata nelle strade sono state "frustrate" quelle "esigenze di salute pubblica" che andavano tutelate. Questo perché, accusa la Procura, i rifiuti venivano lavorati "in totale difformità rispetto alle autorizzazioni ambientali", anzi in maniera "assolutamente fittizia". Come nel caso dei treni inviati in Germania in forza del contratto stipulato con la società Ecolog (i cui rappresentanti Roberto Cetera e Lorenzo Miracle Bragantini sono agli arresti) dove sarebbe stato inviato materiale "che giammai avrebbe potuto essere destinato alla termovalorizzazione". Rimarcano, i magistrati, che nelle telefonate di numerosi indagati si parla di "scempio ambientale, disastro ambientale, porcheria epica", e questo lascerebbe pensare a "relazioni e dossier tenuti nel cassetto" invece che indirizzati all'autorità giudiziaria. Sono emersi tentativi di ostacolare i carabinieri del Noe che stavano conducendo le indagini. In una conversazione del 2 ottobre scorso, l'amministratore di Impregilo, Massimo Malvagna, ora agli arresti, dice: "Ho capito che in Procura tira una gran brutta aria". Nell'indagine è coinvolta, fra gli altri, Marta Di Gennaro, l'esperto funzionario della Protezione civile che nel 2007 Guido Bertolaso aveva voluto al suo fianco come subcommissariato straordinario. Indagando su Di Gennaro sono stati più volte intercettati colloqui di Bertolaso e sfoghi dell'allora commissario, tornato ad occuparsi di emergenza rifiuti, come sottosegretario, appena una settimana fa. Molti passaggi riguardano ad esempio il braccio di ferro che nel maggio 2007 Bertolaso, contrario alla scelta del sito di Macchia Soprana, successivamente entrato in funzione e tuttora aperto, aveva ingaggiato con il ministero dell'Ambiente. "Così come intendono farla loro (i tecnici del ministero n. d. r.) è una porcata", diceva Di Gennaro del progetto su Macchia Soprana. E il 17 maggio di quell'anno, rivolgendosi alla sua vice, Bertolaso affermava: "Tu fai quello che può essere utile, che può servire... io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del Ministero dell'Ambiente". Alla vigilia delle sue dimissioni, rassegnate dopo l'opposizione dell'allora ministro Alfonso Pecoraro Scanio all'apertura della discarica di Valle della Masseria, Bertolaso parla con il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, che di lì a poco lo sostituirà come commissario e che per un episodio legato all'attività sui rifiuti è stato raggiunto lunedì sera da un avviso di garanzia per falso. "Spero che non diano a te la responsabilità - dice Bertolaso - perché ovviamente ho già mollato l'incarico alla luce di questa devastante vicenda di vigliaccheria assoluta da parte dello Stato. Per me la vicenda è conclusa, volevo che lo sapessi". "Mi dispiace un sacco", replica Pansa. E Bertolaso: "Vedrai che il ministro dell'Ambiente saprà tirare fuori qualche altro cilindro, troverà pure.. un sovrano che sarà in grado di gestire tutto molto più brillantemente di quel poco che sono riuscito a fare io". Via sms, il 20 giugno 2007, era stata Marta Di Gennaro a sfogarsi con Bertolaso: "Guido, basta, così non va - scrive - è tutto sbagliato, centinaia di sindaci cafoni che rivendicano diritti, tutti che pretendono e se la prendono con noi anche quando va bene. Un sistema indegno, impianti vetusti e inutili che ammucchiano balle. Dobbiamo trovare il coraggio di andarcene, gli eroismi che ci piacciono tanto possono rovinarci".

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I pm: funzionari infedeli e analisi false (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina II - Napoli I pm: funzionari infedeli e analisi false Nomi e ruoli dei 25 coinvolti nel blitz chiamato "Rompiballe" L'accusa: contesto illecito che ha portato a gravi risvolti per ambiente e salute Lo hanno chiamato blitz "rompiballe". Un velo di sarcasmo segna il nome dell'inchiesta che ieri ha travolto 25 persone e sfiorato anche il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, indagato per falso ideologico, anche se a suo carico non è stata formulata dalla Procura alcuna richiesta di misura cautelare. Le accuse vanno dal traffico illecito di rifiuti al falso ideologico in atto pubblico, fino alla truffa aggravata ai danni dello Stato. Un'altra grave ipotesi, di associazione per delinquere, avanzata dalla Procura è invece caduta al vaglio del gip che ha emesso l'ordinanza. I reati, secondo la ricostruzione della Procura, andrebbero avanti dal 2006. L'indagine riguarda la gestione dell'emergenza (durante le gestioni dell'allora commissario Guido Bertolaso e del suo successore Alessandro Pansa) e delle società del gruppo Impregilo. A reggere l'impianto accusatorio, stando ai rilievi della Procura, ci sarebbe un "sistema fittizio accompagnato dall'utilizzo di analisi false per sversare i rifiuti". Un sistema aggravato, per i pubblici ministeri Noviello e Sirleo, "dall'infedeltà di alcuni funzionari". Un contesto illecito il cui "effetto finale, per la sua gravità e diffusione nel tempo e nello spazio, ha dato luogo a gravissimi risvolti sia ambientali che in danno della salute pubblica". Agli arresti domiciliari finiscono Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento Protezione civile, in passato vice di Guido Bertolaso all'epoca in cui era commissario; i due vertici di Ecolog, Roberto Cetera, amministratore delegato e Lorenzo Miracle, direttore tecnico, dei contratti per lo smaltimento dei rifiuti in Germania, via treno; Massimo Lavagna, l'amministratore delegato di Fibe; Michele Greco, attuale dirigente della Regione Campania, precedentemente alla Protezione civile, e già collaboratore sia dell'allora commissario Catenacci che, più recentemente, del prefetto De Gennaro. Lo stesso Greco fu già indagato per l'allestimento della discarica di Lo Uttaro, Caserta, con l'accusa di disastro ambientale. Lo stesso provvedimento colpisce i responsabili dei 6 impianti di Cdr attivi in Campania, dove la spazzatura avrebbe dovuto essere trasformata in ecoballe da bruciare poi nei termovalorizzatori. Il settimo cdr, quello di Tufino (Napoli), è da tempo sotto sequestro giudiziario per altre vicende. Agli arresti domiciliari sono finiti i responsabili dei Cdr di Caivano, Andrea Orazio Monaco; di Giugliano, Elpidio Angelino; di Casalduni (Benevento), Silvio Astronomo; di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Pasquale Moschella; di Pianodardine (Avellino), Alessandro Di Giacomo; di Battipaglia (Salerno), Domenico Ruggiero. Un provvedimento analogo è stato notificato a Massimo Cortese, responsabile gestione dei Cdr campani. Ai domiciliari finisce anche Vito Fimiani, a lungo responsabile del Cdr di Giugliano. Misure notificate, tra gli altri, a Sergio Asprone, responsabile gestione impianti Fibe; Giuseppe Iavazzo, dell'Ufficio flussi del commissariato straordinario; Giuseppina Marra, funzionario della Provincia di Caserta; Ernesto Picarone, responsabile ambiente di Fibe e Fisia; Giovanni De Laurentiis, responsabile operatore Fisia Italimpianti; Angelo Pelliccia dirigente Fibe; Filippo Rallo responsabile per i Cdr della Fisia; Dino Di Battista, responsabile discariche e siti di Fibe; Massimo Cortese, della gestione impianti Cdr, e Fabio Mazzaglia, Leonello Serva, e Giuseppe Sorace. Tra gli arrestati, anche Rocco De Frenza, un maresciallo dei carabinieri, distaccato presso la protezione civile, accusato "di aver ostacolato, seguendo precisi input di funzionari pubblici", l'attività di indagine. (conchita sannino).

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Ecomafia ad altamura la procura ascolta i consiglieri comunali - a pagina v (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina I - Bari L'inchiesta sugli intrecci con le cosche Ecomafia ad Altamura la procura ascolta i consiglieri comunali a pagina v SEGUE A PAGINA V.

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Lo Stato si è fermato a Napoli (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Stai consultando l'edizione del Lo Stato si è fermato a Napoli Enrico Fierro Chiaiano è la linea del Piave della credibilità dello Stato. Così, per giorni, politici di governo e autorevoli commentatori. Uno Stato non in grado di controllare il territorio è uno Stato debole, ha scritto ieri Panebianco sul Corriere della Sera. Articoli e corrispondenze da Napoli ci hanno raccontato di una camorra scatenata interessata a trasformare la città di Napoli in una banlieu. La camorra è dietro le barricate di Chiaiano, abbiamo letto anche da parte di chi a Ponticelli (cacciata dei Rom con saccheggio e incendio della loro baraccopoli) i bravi ragazzi della camorra non li ha visti o non li ha voluti vedere. Intendiamoci, la camorra a Napoli sta dietro e dentro ogni manifestazione di massa, dal tifo allo stadio alle proteste dei disoccupati, c'era a Pianura, c'è stata a Chiaiano. Ma leggere ogni protesta sociale come egemonizzata dai mammasantissima, etichettare come camorristi tutto e tutti (anche i vecchi, le donne, i bambini che chiedono un ambiente pulito) se da un lato serve a giustificare il "pugno di ferro", dall'altro non ci consente di vedere che dietro i tanti, spesso irrazionali, no ad ogni ipotesi di soluzione della tremenda crisi dei rifiuti, c'è una sfiducia nei confronti dello Stato. Le ragioni di questa sfiducia sono scritte nelle centinaia di pagine dell'inchiesta dei giudici della procura napoletana. Quando i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo parlano di una "colossale opera di inquinamento del territorio" portata avanti da quei vertici del Commissariato straordinario deputato a risolvere l'emergenza rifiuti, sbattono in faccia all'Italia intera una realtà tragica: il fallimento del ciclo dei rifiuti in Campania. Quattordici anni di commissariato e miliardi buttati al vento che sono stati essi stessi causa di aggravamento del male. Quando il gip che ha firmato gli arresti di ieri parla di "un gioco di squadra sincrono" tra funzionari pubblici, manager e responsabili della Fibe-Impregilo (il colosso internazionale diventato padrone assoluto dei destini ambientali della Campania), ci mette di fronte a una realtà maleodorante. Fatta di complicità, di immonde clientele, di controllori che facevano l'interesse dei controllati. Un fallimento, il vero fallimento dello Stato. Un ciclo nato morto dall'inizio, con impianti destinati a trasformare i rifiuti in energia che hanno prodotto un immane disastro ambientale: 6 milioni di ecoballe. Quelle che gli arrestati di ieri "rompevano" e buttavano in discarica. Erano zeppe di materiali inquinanti, di percolato che spandeva veleni, bastava cambiare i codici e quella robaccia la si poteva addirittura rifilare, a caro prezzo, ai tedeschi. Anche questa inchiesta, come la precedente che ha portato al rinvio a giudizio di Bassolino e dei vertici Impregilo, mostra uno squallore immenso. Ora ci vuole pazienza e una buona dose di umiltà. Bisognerà ricostruire brandello per brandello l'immagine di uno Stato che agisce con la forza della sua unità e la chiarezza dei suoi intenti e non col manganello. Sarà difficile dopo che i napoletani avranno letto alcune delle intercettazioni, soprattutto quella nella quale l'attuale sottosegretario Bertolaso parla con una sua collaboratrice di una discarica e della sua volontà di "sputtanare i tecnici dell'Ambiente". Era l'epoca del governo Prodi e il dottor Bertolaso, Capo della Protezione civile, era in rotta di collisione col ministro dell'Ambiente Pecoraro-Scanio. L'uno e l'altro parlavano di emergenza, ma si combattevano senza esclusione di colpi, tutto sulla pelle dei napoletani. Tutti volevano "sputtanare" tutti. Risultato finale: a Napoli si è sputtanato lo Stato.

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I rompiballe che taroccavano i rifiuti. Grazie al commissariato (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

L'inchiesta 25 arresti, tra questi la vice di Bertolaso. Indagato il prefetto Pansa I "rompiballe" che taroccavano i rifiuti. Grazie al commissariato Tu fai una relazione molto semplice, dici abbiamo portato 17 mila tonnellate o quante cazzo ne avete portate, questa sera finisce tutto Guido Bertolaso sulla discarica di Parapoti Francesca Pilla Napoli Sembra di vedere all'opera 'o sistema. Ecoballe non a norma vengono prelevate dai siti di trasferenza, si triturano facendoci passare sopra i camion, la spazzatura diventa poltiglia ed è codificata come materiale trattato, ma in realtà proviene direttamente dai cassonetti in strada. Un lavoro clean, per citare "Gomorra" di Garrone, ma invece di essere commissionato dai clan dell'antistato, si realizza attraverso le connivenze di dirigenti del commissariato straordinario, delle strutture regionali campane, fino alla complicità di un militare distaccato alla protezione civile (Rocco De Frenza). Così per due anni si è consentito lo smaltimento illecito di rifiuti, anche pericolosi, nelle discariche di Lo Uttaro (Ce) e Villaricca (Na), nonché il trasferimento con i treni in Germania. Così per quasi 24 mesi un gruppo di funzionari si è messo in tasca i proventi dell'emergenza, si è assicurato la "permanenza" della struttura "speciale" e ha ottenuto avanzamenti di carriera. L'inchiesta Rompiballe E' questo l'impianto accusatorio dell'"operazione Rompiballe", e anche se la procura di Napoli ha tentato all'ultimo momento di ribattezzare l'inchiesta, mai nome fu più appropriato. I "seccatori" ancora loro, i pm Noviello e Sirleo dell'inchiesta Fibe-Impregilo, con il procuratore aggiunto De Chiara, che ieri hanno depositato al gip Rossana Saraceni la richiesta di custodia cautelare per 25 persone. Tra i nomi illustri l'attuale prefetto di Napoli Alessandro Pansa, accusato di falso in atto pubblico in qualità di commissario e la vice di Bertolaso, Marta Di Gennaro. Ma a essere sul banco degli imputati è anche la solita compagnia di giro che ha gestito e gestisce in gran parte ancora oggi lo smaltimento dell'immondizia. E' come se fosse il sequel di un film di successo, il lasso di tempo preso in esame dai magistrati infatti è immediatamente seguente a quello dell'indagine madre ormai in fase di dibattimento. Un periodo che va dal 2006 alla fine del 2007, dall'anno cioè in cui Bertolaso, allora commissario, rescisse il contratto con l'Impregilo - salvo poi conferire alla stessa impresa, la scorsa settimana, l'incarico di terminare l'impianto di Acerra - fino al passaggio di mano a Pansa. "Anche se non in qualità di società secondo la legge 231 come nella precedente inchiesta - spiega l'avvocato Tizzoni - ma nella persona fisica dell'ad di Fibe Massimo Malvagna che mi ha nominato suo difensore". Le ipotesi di reato contestate vanno dal traffico illecito di rifiuti e falso ideologico in atto pubblico, fino alla truffa aggravata ai danni del consiglio dei ministri, della Protezione civile, del Commissariato straordinario, indotti in errore con l'aggravante del danno patrimoniale. Ai domiciliari, tra gli altri, sono finiti i sei capimpianto dei cdr incriminati (quelli di Giugliano, Caivano, Casalduni, Piano d'Ardine, Battipaglia, Tufino), il dipendente regionale ed ex della Protezione Civile Michele Greco, il presidente della Ecolog, Roberto Cetera e il direttore tecnico, Lorenzo Miracle, il gruppo cioè che fino all'ultima commessa aveva curato il trasporto dei rifiuti campani in Germania. Bertolaso a "Gomorra" Nell'ordinanza di oltre 600 pagine depositata ieri sono diversi i passaggi che configurano uno scenario alla Gomorra e che se fossero provati potrebbero dare la stangata definitiva alla credibilità dello stato sull'emergenza. In primis a Bertolaso, non indagato, ma che in un dialogo con la sua vice si lascia andare a descrizioni di scarsa professionalità riguardo al trattamento dei rifiuti. Come nella conversazione del 30 maggio 2007 quando Bertolaso in merito alla relazione sulle tonnellate da mandare alla discarica salernitana di Parapoti dice al suo braccio destro "e tu fai una relazione molto semplice, dici abbiamo portato 17mila tonnellate o quante cazzo ne avete portate, questa sera finisce tutto. Bertolaso l'altro ieri si è preso schiaffi prima da quelli di Parapoti poi da quelli di Acerra, non ha più guance da offrire per queste vicende, quindi alternative non l'abbiamo L'unica cosa che mi sembrerebbe da immaginare è quella di portare tal quale a Parapoti ma non so se la cosa è fattibile". La Di Gennaro chiama quindi Rosetta Sporviero, la pasionaria della discarica che chiese come garanzia sul sì alla riapertura l'intervento di Napolitano, per convincerla a prendere materiale non trattato, "tanto è lo stesso perché la nostra fos è uguale al tal quale". E ancora sul sito temporaneo la Di Gennaro, ad esempio, si rivolge a Bertolaso perché riferisca a una terza persona, "se trova i Noe, se possono stare lì ad Acerra. I Noe giusti, persone collaborative", e Bertolaso risponde: "Va bene però, ecco, che ci sia comunque qualcuno da noi che registra tutti i camion che entrano e faccia le foto. Facciamo comunque vedere che c'è un'attività di sorveglianza... andiamo in giro in elicottero senza la macchina fotografica, come abbiamo fatto l'altro giorno". Serre, "una porcata" Fare finta di controllare dunque. E' così che a Lo Uttaro, come si legge nell'ordinanza, sono stati inviati rifiuti diversi dal sovvallo oltre ai pericolosi? E' per questo che a Villaricca, secondo la relazione del dottor Iacucci, consulente dei pm, è stata ritrovata "un'abnorme produzione di percolato, non imputabile in alcun caso alla naturale produzione"? Perfino a Macchia Soprana, la discarica simbolo di Serre su cui si è dimesso, nel luglio del 2007, l'attuale sottosegretario non sarebbe stata predisposta a norma: "Così come intendono farla loro è una porcata", sono le parole testuali di Marta Di Gennaro. Una valutazione confermata in una successiva telefonata con Aiello, il capo dell'ufficio legislativo del dipartimento. La Di Gennaro dice tra altre cose che quel progetto è un "trappolone tecnico" di cui "non possiamo avere la responsabilità perché è tecnicamente inaccettabile" e che così facendo "becchiamo tutti, tu, tua figlia, tua nonna, l'avviso di garanzia per disastro ambientale". Alla fine però quella pattumiera da 750mila tonnellata è stata aperta vicino all'Oasi naturale protetta di Persano, come imposizione ai serresi.

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Festa da leggere (sezione: Monnezze)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-05-28 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Triennale Bovisa Domani debutta "'08-ml": gli autori tra gli stand, sconti, letture per i bambini, danze. E Wu Ming 5 alla console Fino alle 2 di notte libri, dj, video e ospiti: il primo party dei piccoli editori milanesi Festa da leggere U n insospettabile pensiero intellettuale: "Perché non fare una festa? ". è così che nasce, in un pomeriggio a Roma, la festa dei piccoli e medi editori milanesi che domani si terrà alla Triennale Bovisa (via Lambruschini 31, ingresso libero, www.ml-libri.it): si chiama "'08-ml", che sta per "Milano" e per "millilitro", unità di misura che sposa l'idea di raccogliere realtà che hanno poco spazio in libreria. "Eravamo tre editori milanesi, Granvia, Cabila e Bevivino, alla fiera romana Libri Liberi, - racconta Maddalena Cazzaniga, 26 anni, redattrice di Granvia, specializzata nella narrativa spagnola contemporanea - e notavamo che le case editrici romane sono in buoni rapporti, si scambiano i collaboratori e fanno gruppo "indipendente". Possibile che a Milano non ci conosciamo?". Allora è nata l'Associazione Culturale Ml: le tre case editrici più la free-press "Chelibri", il promotore Pea e l'Agenzia Servizi Editoriali. Un comitato promotore bohémien che si riunisce alla taverna Moriggi e dà il via alla festa. Scrittori e buffet In una grande libreria a cielo aperto allestita in Triennale Bovisa dalle 17 alle 2 di notte gli editori espongono e vendono i loro titoli. Il bistrot Bovisa offre un buffet dalle 18.30 alle 20 e contrariamente a fiere blasonate (leggi Torino) sconti per tutti. Niente tavole rotonde, ma non mancano gli autori a spasso tra gli editori, da Giulio Mozzi per Sironi, a Sandrone Dazieri, a Giuseppe Genna, fino a Wu-Ming 5, membro dell'omonimo collettivo narrativo che non appare in foto, ma in consolle sì: Wu-Ming 5, autore per Edizioni Ambiente con il giallo sulle ecomafie "Previsioni del tempo", sarà uno dei sei dj della serata. Il suo set "blues" è previsto per le 20, mentre da mezzanotte ci sarà Kleopatra dj, regina del funk milanese. Spazio anche ai bambini: lettura animata dalle 17 alle 19 allo stand Carthusia, e le performance di Puzzle 4 Peace e di Poesia dorsale, un gruppo che compone versi con i titoli dei dorsi dei libri. Un programma che rispetta una frase di Truman Capote, proiettata nella videoantologia "8 milioni di parole ": "Le parole mi hanno sempre salvato dalla tristezza". Gli invitati Sono 36 i piccoli e medi editori milanesi di "'08 ml": dagli storici - come Iperborea e i suoi scrittori nordici, i poeti di Viennepierre, o Marcos y Marcos - , ai tanti "nuovi arrivi". NoReply che ha fatto discutere su Myspace con "Beautiful " di Andrea, un romanzo dedicato all'anoressia, ad Agenzia X, animata da Marco Philopat che ha firmato con Il Duka "Roma K.O.", a Mimesis che è uscita con il curioso "Le parole del maggio - le scritte sui muri nel sessantotto parigino" fino agli esperti per l'infanzia di Babalibri. Funk La dj Kleopatra e sopra una festa alla Triennale Bovisa Gruppo promotore di "'08 -ml". Da sinistra in piedi: M. Cazzaniga (Gran Via ed.), E. Milia e L.E. Stipari (Cabila edizioni), R.Cremonesi (Gran Via edizioni), C.Savarese (Pea Italia). In basso: F.Biagioli (Cabila), Bea Marina (rivista Che libri), A.Spadolini (Ag. Servizi editoriali), B.Pagani (Cabila). Alessandro Beretta.

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Schiaffo per Bertolaso Pd e Pdl lo difendono (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Napoli L'inchiesta della procura napoletana non scuote il sottosegretario. Che riceve la solidarietà dei politici Adriana Pollice Napoli Ieri pomeriggio ha incontrato nel capoluogo partenopeo il sindaco di Terzigno per discutere della discarica da costruire. Consueto sfoggio di efficienza per Guido Bertolaso, che non si ferma nemmeno quando la procura mette ai domiciliari alcuni dei sui collaboratori negli anni in cui ricopriva il ruolo di commissario straordinario ai rifiuti, incluso il suo braccio destro Marta Di Gennaro. Lo stesso procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore sottolineava: "La popolazione deve sapere che vigiliamo in modo autonomo sulla correttezza dell'azione di tutti gli attori coinvolti. Devono avere fiducia perché molte delle persone indagate non ricoprono più incarichi". I vertici delle imprese coinvolte, dalla Fibe all'Impregilo, però sono al loro posto così come alcuni funzionari che allora, come oggi, partecipano alla gestione della crisi rifiuti. I pm Noviello e Sirleo, con i risultati della loro nuova inchiesta, riprendono il lavoro dove si era fermato l'altro atto d'accusa ai protagonisti del disastro immondizia. Una situazione che, secondo la procura, è proseguita immutata, continuando a passare sopra normative e leggi, grazie a collusioni e connivenze. Il decreto legge presentato del governo Berlusconi sembra sanare la situazione da qui in avanti ma non fornisce alcun ombrello per quanto fatto fino a ieri. Così i processi diventano due e si prosegue a sperare nella prescrizione. Qualcuno poi si è lasciato insospettire per la tempistica. Un modo per sabotare i piani del governo su Chiaiano secondo la destra, una vendetta postuma dell'ex ministro all'Ambiente Pecoraro Scanio, tra gli affondatori di Bertolaso prima maniera, e persino una resa dei conti con De Gennaro, in corsa per lo stesso incarico. Un'ipotesi, però, smentita dalla tempistica, visto che gli atti sono stati depositati a gennaio scorso. La politica, nonostante il nuovo terremoto, prosegue a cavalcare la crisi rifiutandosi di prendere in considerazione qualsiasi elemento che esuli dal teorema emergenza-leggi speciali-discariche-inceneritori. Se il presidente della Repubblica Napolitano esorta tutti a fare la loro parte, Sergio D'Antoni per il Pd dà piena fiducia a Bertolaso: "La persona giusta. Tanto è vero che era stato scelto anche dal centrosinistra" scordandosi di sottolineare che l'altra volta non fu una grande performance la sua. Solo Idv, con Nello Formisano, ribatte che l'azione dei magistrati può far luce sui motivi per cui in Campania "l'emergenza rifiuti abbia potuto protrarsi per ben quindici anni". Solidarietà anche dalla sindaca Iervolino. In sintonia con la destra Ermete Realacci, ministro ombra Pd dell'Ambiente: "Non sarà la giustizia a risolvere il problema dei rifiuti in Campania, ma mi auguro che agisca per accompagnare la soluzione e non la ostacoli come qualche volta ha fatto con interventi fuori contesto", non indicando però quale sarebbe il contesto a cui dovrebbe attenersi la magistratura. Un fiume in piena di solidarietà da parte delle forze al governo per Bertolaso e il prefetto di Napoli Alessandro Pansa da parte del sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che prova a giocare la carte del dubbio: "Senza voler formulare nessuna ipotesi di complotto e nessuna illazione, mi limito a osservare che rispetto a una richiesta di misure cautelari formulata a gennaio, l'esecuzione dell'ordinanza avviene pochi giorni dopo il varo del decreto rifiuti che sta sollevando reazioni, anche, nel mondo giudiziario". Rocco Buttiglione invece si lascia prendere dall'entusiasmo dichiarando, a proposito del neosottosegretario ai rifiuti, "se a suo tempo avessero lasciato fare a Bertolaso, oggi non avremo l'emergenza. L'urgenza dei tempi non lascia spazio a discussioni infinite". Pacato come sempre il sottosegretario alle Infrastrutture, Roberto Castelli: "La statura istituzionale di alcuni degli inquisiti lascia aperta la porta al sospetto di essere di fronte ad una azione intimidatoria". A mettere in fila le carte dei processi e le reazioni politiche, sembra evidente che le responsabilità del disastro rifiuti in Campania coinvolga le forze di governo da entrambi i lati dello schieramento, tutte in fila dietro gli interessi della Impregilo, niente di strano se nessuno mette in dubbio la credibilità di Bertolaso o avanzi anche solo qualche timida domanda sul suo ex braccio destro. Poche storie, è l'emergenza, baby.

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Rifiuti, indagine sul prefetto Arrestata l'ex vice di Bertolaso (sezione: Monnezze)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-28 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Rifiuti, indagine sul prefetto Arrestata l'ex vice di Bertolaso Venticinque ordinanze. L'accusa: traffico illecito di spazzatura Il Colle: "L'emergenza della Campania è un assillo per tutti Non cedere mai a pressioni localistiche" NAPOLI - Venticinque arresti, almeno un indagato, e la messa in discussione per via giudiziaria del commissariato straordinario per i rifiuti dell'era moderna. Non quello, cioè, dei tempi di Bassolino - ormai già alla verifica del tribunale -, ma quelli molto più recenti guidati prima dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso, oggi sottosegretario con delega all'emergenza dell'immondizia, e poi dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Il nome di Bertolaso nell'inchiesta non c'è, quello di Pansa sì. Di Bertolaso ci sono però strettissimi collaboratori. E se il prefetto ha soltanto ricevuto una informazione di garanzia ed è indagato per falso ideologico, l'ex subcommissaria di Bertolaso, Marta Di Gennaro, è da ieri agli arresti domiciliari (come gli altri 24) ed è descritta nell'ordinanza del gip Rosanna Saraceno come una figura centrale dei presunti illeciti nello smaltimento dei rifiuti, una funzionaria che per mostrare efficienza e far carriera non avrebbe esitato a mandare nelle discariche campane spazzatura non trattata secondo le norme di sicurezza, e quindi inquinante quando non addirittura velenosa. L'inchiesta è stata condotta dai pm Noviello e Sirleo, gli stessi che hanno indagato su Bassolino e la loro richiesta di arresti fu inoltrata al gip il 22 gennaio. Secondo i magistrati l'imbroglio principale attribuibile agli accusati consiste nell'aver smaltito come rifiuto trattato spazzatura che invece finiva in discarica esattamente identica a come veniva raccolta in strada L'unico trattamento consisteva nel triturarla. Illeciti sarebbero avvenuti anche alcuni trasferimenti di immondizia in Germania. Oltre alla Di Gennaro sono stati arrestati funzionari del commissariato, consulenti della Protezione civile, rappresentanti delle società di trasporto, esponenti di Fibe e Fisia, del gruppo Impregilo. L'organizzazione poteva contare anche sull'apporto di un carabiniere, distaccato al dipartimento di Protezione civile, che avrebbe intralciato il lavoro dei suoi colleghi del Nucleo operativo ecologico che hanno condotto le indagini. L'inchiesta - e in generale l'emergenza rifiuti a Napoli - sono al centro di numerosi commenti politici. Il presidente Napolitano ritiene la questione campana "motivo di assillo per tutti noi" e invita a "non cedere mai a logiche di arroccamento o a pressioni localistiche". Il sottosegretario all'Interno Mantovano si interroga sui tempi degli arresti e rileva che avvengono "nel momento peggiore possibile " e subito dopo un'assemblea dei magistrati che hanno bocciato il decreto. L'ex guardasigilli Castelli non esclude che "dietro questa vicenda vi possa essere un avviso a chi si dà troppo da fare per risolvere il problema dei rifiuti". Di Pietro, invece, dice: "è necessario lasciare che la magistratura faccia il suo lavoro". Indagine La Di Gennaro e il prefetto Pansa. Sotto: un impianto per le ecoballe F. B.

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Monnezzopoli 1 la procura mette nelle mani nei rifiuti (sezione: Monnezze)

( da "Riformista, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Monnezzopoli 1 la procura mette nelle mani nei rifiuti "Sputtanate quelli dell'ambiente" 25 arresti, il prefetto Pansa indagato, Bertolaso intercettato. Le telefonate contro Pecoraro Un putiferio di cui non si vede la fine. È l'inchiesta denominata "Rompiballe" e che, con un'ordinanza di 643 pagine del gip Rossana Saraceno, ha disposto l'arresto di 25 persone per irregolarità nello smaltimento rifiuti in Campania da parte del Commissariato e dei manager delle società del gruppo Impregilo impegnate nel servizio. Inchiesta "Rompiballe" a motivo di alcune intercettazioni telefoniche nelle quali il nome "ecoballe" è stato storpiato in "rompiballe". Il putiferio è senza fine per due motivi. Innanzitutto per i nomi degli indagati e poi per i nomi che compaiono nelle intercettazioni telefoniche in mano ai magistrati: in sostanza quasi tutti coloro che negli ultimi anni hanno lavorato a vario titolo per l'emergenza rifiuti sul territorio. Partiamo dalle intercettazioni. Quelle che riguardano il sottosegretario Guido Bertolaso - proprio lui - si riferiscono al capitolo di Macchia Soprana e manifestano tutti i dissapori avuti da Bertolaso con il ministero dell'Ambiente, retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, sul sito da destinare a discarica nel salernitano. "Tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire. Io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell'Ambiente", ha detto Bertolaso il 17 maggio dello scorso anno all'allora sua vice Marta Di Gennaro. Due ore dopo, i due si sentono di nuovo e Bertolaso le dice: "A me di Macchia Soprana non me ne frega un c... e non la faremo mai probabilmente... mentre a me serve Valle della masseria sabato prossimo quando chiudiamo Villaricca". Quello stesso giorno, alle 21.40, la Di Gennaro chiama il prefetto di Napoli Alessandro Pansa e gli passa Bertolaso. "Spero non diano a te la responsabilità - dice il sottosegretario - perché io ovviamente ho già mollato l'incarico alla luce di questa devastante vigliaccheria dello Stato" (il riferimento è al decreto che sancisce la scelta di Macchia Soprana, ndr ). Circa un mese e mezzo dopo, però, il 6 luglio, Pansa viene nominato commissario per l'emergenza rifiuti. Capitoli di una storia intricata, una storia che dice, in sintesi, quanto sia stato e sia difficile gestire la questione "monnezza" in Campania. Bertolaso è finito dentro il tritacarne delle intercettazioni, mentre per altri personaggi di spicco la questione è diversa. Tra questi, il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa - commissario per l'emergenza rifiuti per sei mesi, dall'estate scorsa fino a dicembre - che ha ricevuto un avviso di garanzia per presunte irregolarità. In corso ci sono in tutto 25 notifiche di ordini di custodia cautelare ai domiciliari contro dipendenti e funzionari dello stesso commissariato ai rifiuti. Tra i destinatari c'è anche Marta Di Gennaro. Poi il nome di Michele Greco, dirigente della Regione Campania e precedentemente alla Protezione civile. Quindi quelli di Massimo Malvagna, 54 anni, amministratore delegato della Fibe spa, e Roberto Cetera, 51 anni, amministratore delegato di Ecolog. Cosa sospettano nello specifico i magistrati? Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. Secondo la procura, nelle scorse gestioni dell'emergenza, le cosiddette ecoballe di immondizia anziché essere trattate in impianti termici opportuni, sono finite per essere frantumate e gettate in discariche comuni. In pratica, si sarebbero persi tempo e quattrini per produrre finte ecoballe, che in realtà sono state trattate come spazzatura comune. Dalle intercettazioni telefoniche emergono anche casi in cui quantitativi di ecoballe sono state pressate con passaggi ripetuti di camion e trattori sui piazzali degli impianti, in modo da fare assomigliare il contenuto a inerti e smaltirle in discarica. Un meccanismo fraudolento sarebbe stato messo in piedi per smaltire rifiuti in Germania: alcuni trasferimenti sarebbero avvenuti "in totale dispregio dei regolamenti comunitari" mediante l'intermediazione e l'attività di trasporto svolte dalla Ecolog. Per quanto concerne Pansa, l'avviso di garanzia inviatogli è legato a un atto da lui firmato e contenente delle prescrizioni che la Fibe - la società legata a Impregilo che si è occupata in questi anni del ciclo dei rifiuti in Campania e che è sotto inchiesta assieme al presidente della Regione Bassolino - doveva seguire in vista della scadenza del mandato a commissario per l'emergenza rifiuti del prefetto. L'atto è infatti datato 18 dicembre e la scadenza del mandato del prefetto era il 31 dicembre 2007. In merito Pansa ha detto: "Sono convinto che gli sviluppi dell'inchiesta chiariranno la correttezza del mio comportamento. Attendo del tutto sereno l'esito degli accertamenti ed esprimo la fiducia massima nei confronti della magistratura". Paolo Rodari 28/05/2008.

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Sabina Morandi Arriva il caldo e la munnezza comincia a fare paura (sezione: Monnezze)

( da "Liberazione" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Sabina Morandi Arriva il caldo e la munnezza comincia a fare paura. Eppure il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani di Napoli è solo il sintomo di una malattia ben più grave, che uccide le persone e distrugge l'economia della Regione. Insomma, se la spazzatura resta in strada, non sarà perché le discariche sono piene di rifiuti tossici? L'abbiamo chiesto a Gianfranco Amendola. Non c'è dubbio. Il vero problema non è quello dei rifiuti urbani quanto il fatto che devono essere inseriti in un contesto già saturo di rifiuti industriali in buona parte pericolosi e messi lì illegalmente. Il vero pericolo, come ben sa la popolazione che protesta, è dovuto al precedente interramento di tutti questi rifiuti, non a quello che sta succedendo adesso. Quindi, oggettivamente, la responsabilità è di tutti coloro che in questi anni hanno permesso che rifiuti pericolosi provenienti in buona parte dal Nord fossero interrati in questi territori. Come è stato possibile? Prima di tutto, più vai verso Sud e meno controlli ci sono. E non si tratta solo di controlli di polizia ma soprattutto di controlli tecnici. Il traffico si basa sulla falsificazione delle bolle di accompagno: i rifiuti industriali vengono declassati da pericolosi a non pericolosi, poi assimilati agli urbani e alla fine addirittura cancellati. Non basterebbe controllare che la fabbrica abbia sistemi di smaltimento? La maggior parte degli impianti affida i residui industriali ad altre imprese che dovrebbero prelevarli e portarli in un luogo autorizzato. La verità è che proprio in questo tragitto, dalla fabbrica fino al luogo di smaltimento, questi rifiuti cambiano faccia, cambiano colore e si perdono. Secondo la Commissione parlamentare sull'ecomafia almeno il 30% dei rifiuti industriali prodotti sparisce nel nulla. C'è una responsabilità oggettiva legata alla debolezza delle istituzioni deputate alle analisi, mi riferisco in particolare alle Agenzie regionali per l'ambiente che sono quasi sempre talmente sguarnite di personale e di fondi - a volte non ci sono nemmeno i soldi per comprare i reagenti - che alla fine di analisi ne vengono fatte poche. Allora bisogna fidarsi delle analisi che portano i diretti interessati, e senza nemmeno la possibilità di verificarle. La rete dei controlli dunque è estremamente debole, cosa che inevitabilmente rimanda alla politica... Da vent'anni l'Italia si distingue per i tentativi di sottrarre i rifiuti industriali dalla normativa europea sui rifiuti cambiandogli semplicemente nome. Per l'Unione Europea il rifiuto è qualunque sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi, abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi. L'Italia però ha sempre interpretato questo nel senso che, se un rifiuto può essere in qualche modo riutilizzato, non è un rifiuto. Ed è proprio perseguendo questa strategia che ci siamo guadagnati il primato europeo delle condanne in questo settore. Vuol dire che si è cercato di risolvere il problema degli scarti di derivazione industriale semplicemente cambiandogli nome? Esatto. Il governo Ciampi fece passare due decreti legge con i quali, per incentivare l'economia nazionale, ribattezzò come "residui" i rifiuti recuperabili, e stabilì che se erano quotati in borsa - in qualunque borsa - non erano più rifiuti. Con questa mossa buona parte dei rifiuti venne esentata dal rispetto della normativa. Per anni questi rifiuti hanno viaggiato come volevano e senza alcuna possibilità di monitorarne la destinazione, fino alla condanna della Corte di giustizia europea. Nel '97, con il decreto Ronchi, ci stavamo mettendo in regola ma nel 2000 i Ds hanno proposto il "Ronchi quater" che è stato sottoscritto da tutti i partiti, tranne Rifondazione e i verdi. Il Ronchi quater venne bloccato appena la Corte di Giustizia decretò che gli stati membri non possono modificare la nozione di rifiuto come si proponeva il disegno di legge che si prefiggeva, già nel titolo, di adottare "un'interpretazione autentica della definizione di rifiuto". L'obiettivo era sempre lo stesso: modificare la definizione in modo che tutta una serie di rifiuti non fossero destinati alle operazioni codificate di smaltimento o di recupero stabilite dalla legge comunitaria. La sentenza della Corte di giustizia bloccò il disegno fino al 2002 quando, con il primo governo Berlusconi, viene riproposto con un decreto che, fra l'altro, metteva nella categoria dei "non-rifiuti" anche i rottami ferrosi. Per quale motivo? C'era il problema dei carri ferroviari dell'Est da smaltire nelle acciaierie del Nord-Est italiano, che ovviamente erano rifiuti a tutti gli effetti. Ma se sono rifiuti devono essere smaltiti dalle acciaierie come rifiuti, rispettando cioè, per le emissioni, i valori previsti per gli inceneritori. Nulla vieta di recuperare un rottame ferroso in acciaieria, però a quel punto l'acciaieria non può attenersi ai valori previsti per l'utilizzo della materia prima vergine ma deve rispettare valori più stringenti con una spesa molto maggiore. Il problema, come venne scritto allora, erano i soliti cattivi magistrati che stavano creando un grave problema all'economia italiana perché si ostinavano a considerare rifiuti dei rottami ferrosi, creando oneri eccessivi per la nostra industria. Così Berlusconi riprese il disegno di legge bocciato dalla Corte europea e lo trasformò in legge mettendoci anche i rottami ferrosi e ottenendo così una nuova condanna. Nel 2008 il governo uscente è riuscito a fare approvare un decreto correttivo ma siamo ancora in una situazione di stallo. Vorrei mettere in evidenza l'aspetto paradossale della situazione: negli ultimi anni siamo andati avanti coniando nuove definizioni - "interpretazione autentica", "materie prime secondarie" o "sottoprodotti" - consentendo che molti rifiuti che per l'Europa sono rifiuti industriali veri e propri, a volte anche pericolosi, viaggiassero per l'Italia senza alcun controllo. Praticamente sono state costruite delle autostrade normative per facilitare il traffico? Esatto. Nel nostro paese non sono considerate rifiuti nemmeno le ceneri di ipirite o le terre da scavo, anche contaminate, probabilmente per salvare quelli che hanno fatto l'alta velocità. In pratica sono state escluse dalla disciplina anche alcune tipologie di rifiuti considerate pericolose, cosa che ha comportato nuove condanne della Corte europea. Ma come si fa ad avere una rete di controlli efficiente se ogni giorno cambia la normativa? Come se ne esce? Prima di tutto dovremmo rientrare nei parametri europei ma, sia il governo che il Partito democratico, sembrano puntare in tutt'altra direzione. Si sostiene che la gerarchia dei rifiuti proposta a livello europeo non è più valida e che ormai il recupero come materia, ovvero il riciclaggio, è da equiparare al recupero energetico, cioè ai termovalorizzatori. Non è affatto vero. L'8 aprile in Commissione ambiente il Parlamento europeo ha ribadito la sua gerarchia: prima di fare i termovalorizzatori bisogna fare il recupero come materia, cioè il riciclaggio. Invece, grazie anche all'emergenza di Napoli, si continua a impostare la politica sui rifiuti soltanto su discariche e inceneritori saltando i primi due gradini che sono i più importanti cioè la riduzione dei rifiuti alla fonte e il riciclaggio. Riduzione ovvero blocco degli imballaggi? Certo, come hanno fatto in Germania. E bloccare subito la vendita dei vuoti a perdere vista l'emergenza. Ma chi ha la forza di proporre una cosa del genere? Da anni buona parte della nostra classe politica si batte trasversalmente per sottrarsi agli obblighi della normativa europea, senza rendersi conto - almeno lo spero - che così facendo hanno consentito che moltissimi rifiuti industriali fossero illecitamente smaltiti come non-rifiuti in varie parti d'Italia. E' questa la vera emergenza. 28/05/2008.

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Antonella Palermo Napoli Operazione Rompiballe (sezione: Monnezze)

( da "Liberazione" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Antonella Palermo Napoli Operazione Rompiballe. Dove le balle, in questo caso, sarebbero quelle che si chiamano "eco" e che lo sembrano sempre meno. Il nome dell'inchiesta, che ha portato ieri mattina all'arresto di 25 persone in Campania, viene da un'intercettazione telefonica. Una delle tante, una di quelle da cui viene fuori, ad esempio che alcune di queste cosiddette "ecoballe" venivano aperte togliendo il film protettivo che le "impacchettava" e i rifiuti così "spacchettati" venivano pressati con passaggi ripetuti di camion e trattori sui piazzali degli impianti, in modo da farli assomigliare a inerti da poter tranquillamente smaltire in discarica. Ma c'è anche di più. Di tutto, di più. "Un meccanismo fraudolento", ipotizza la procura. Un meccanismo in cui sarebbero coinvolti anche funzionari del commissariato straordinario di governo che usavano il "linguaggio della vaghezza" e chiudevano un occhio quando serviva. Un meccanismo che consentiva di smaltire i rifiuti in maniera non conforme, come sarebbe avvenuto a Lo Uttaro, nel casertano (già sequestrata dalla magistratura e a pochi passi dalla cava Mastroianni, appena indicata quale nuovo sversatoio per la provincia di Terra di Lavoro), o a Villaricca, chiusa nel 2007. "Tra i rifiuti ricevuti - scrive la procura - non sono mancati neppure quelli pericolosi". Il sistema di lavorazione dei rifiuti era "fittizio": in pratica, a monte e a valle dei trattamenti, i rifiuti presentavano le stesse caratteristiche fisico-chimiche, sia che fossero qualificati come frazione umida, sia che fossero ecoballe. Esisteva, si sostiene, una rete di complicità all'interno del Commissariato che mirava a violare i compiti di vigilanza e controllo sull'attività di Fibe e Fisia; anzi, pubblici funzionari e dipendenti della struttura commissariale avrebbero per la procura anche "dato direttive particolari preordinate a violare le ordinanze commissariali medesime". La presunta infedeltà dei pubblici funzionari arrestati si sarebbe "coniugata con l'assoluta complicità di dipendenti e collaboratori delle società -spiegano i pm - anche essi unicamente tesi a fare dissimulare una realtà fatta di mancate lavorazioni dei rifiuti, falsa qualificazione degli stessi e illecito smaltimento nelle discariche con grave pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica". C'è anche il trasporto. "Mediante un meccanismo fraudolento - si legge in una nota del procuratore capo Giandomenico Lepore - una parte di rifiuti sono stati illecitamente smaltiti in Germania nel totale dispregio dei regolamenti comunitari". L'inchiesta porta la firma dei due pm della Procura di Napoli, Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello; gli stessi che avevano già condotto quell'inchiesta sull'attività del Commissariato per i rifiuti che aveva portato a sua volta al rinvio a giudizio, tra gli altri, dei vertici della società Impregilo e del presidente della Campania Antonio Bassolino, commissario dell'emergenza rifiuti per alcuni anni (il processo è stato rinviato al 2 luglio prossimo). Per le 25 persone arrestate ieri, le accuse vanno da truffa allo Stato al traffico illecito di rifiuti. I provvedimenti di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari emessi dal gip del tribunale di Napoli riguardano anche i responsabili di sei impianti di Cdr della Campania, in pratica tutti quelli in funzione, visto che il settimo, quello di Tufino, nel napoletano, è sotto sequestro da tempo. Sei manager di Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti, società del gruppo Impregilo che si aggiungono all'amministratore delegato di Fibe. Tra i nomi coinvolti nell'inchiesta spicca anche quello della responsabile del settore sanitario della Protezione Civile Marta Di Gennaro, in passato vice di Bertolaso. Il prefetto di Napoli Alessandro Pansa ha ricevuto, invece, un avviso di garanzia per presunte irregolarità relativamente ad un documento da lui firmato a dicembre scorso (pochi giorni prima dello scadere del suo mandato, durato circa sei mesi) e inviato alla Fibe. "Dunque, la verità viene a galla: l'emergenza rifiuti - dice il responsabile Amibente del Prc di Napoli, Mirko Lombardi - non dipende dai no degli ambientalisti, ma dalla sistematica violazione delle regole, delle norme e delle leggi praticata dai privati e coperta da parte degli apparati commissariali. Un fiume di denaro pubblico è servito ad alimentare l'emergenza rifiuti che a sua volta alimentava un nuovo fiume di denaro. Dietro i no degli ambientalisti  stava, invece, la legalità. La signora Marcegaglia per onestà dovrebbe prenderne atto e sospendere quei gruppi imprenditoriali responsabili di una gigantesca frode e del danno ambientale e di immagine provocato a Napoli e al Paese". E conclude: "Certo, ora il disastro è compiuto ed è indispensabile togliere i rifiuti dalle strade, ma non si può pensare che ciò possa essere fatto calpestando ancora una volta le regole, le norme e le leggi. Sennò a disastro si sommerà disastro. Si deve ricominciare da quel rispetto delle regole che il mondo ambientalista ha preteso e che è stato in questi mesi denigrato, irriso e sbeffeggiato da chi evidentemente tentava di coprire ciò che invece oggi le indagini hanno svelato". 28/05/2008.

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Il prefetto indagato per il caso Fibe (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Stai consultando l'edizione del Il prefetto indagato per il caso Fibe L'avviso di garanzia inviato dalla Procura al prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, è legato ad un atto da lui firmato (un'ordinanza datata 18 dicembre dello scorso anno - e contenente delle prescrizioni che la Fibe - la società legata a Impregilo che si è occupata in questi anni del ciclo dei rifiuti in Campania e che è sotto inchiesta assieme al presidente della Regione Antonio Bassolino - doveva seguire in vista della scadenza del mandato a commissario per l'emergenza rifiuti del prefetto. Ma si sarebbe però omesso di indicare che la Fibe era interdetta dal trattare con la pubblica amministrazione. Pansa non ha dubbi: l'inchiesta - distinta da quella che ha portato agli arresti di ieri - , dice, chiarirà la correttezza del mio comportamento. Al prefetto ieri è arrivata ampia solidarietà: da quella della Iervolino a quella di Mantovano e Nicolais. Pansa.

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Discariche truccate e la truffa-ecoballe 25 arresti, coinvolti tutti i vertici delle strutture addette allo smaltimento: c'è anche l'ex vice di Bertolaso (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Stai consultando l'edizione del "Discariche truccate e la truffa-ecoballe" 25 arresti, coinvolti tutti i vertici delle strutture addette allo smaltimento: c'è anche l'ex vice di Bertolaso di Eduardo Di Blasi inviato a Napoli PER COMPRENDERE l'importanza dell'inchiesta della Procura di Napoli che ieri ha portato il gip Rosanna Saraceno ad emettere 25 notifiche di custodia cautelare tra i vertici delle imprese addette alla costruzione del "ciclo dei rifiuti" in Campania (Fibe-Fisia-Im- pregilo e Ecolog) e all'interno della struttura Commissariale preposta al superamento dell'emergenza, non basta leggere le accuse che vengono mosse agli imputati. Vale a dire l'associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti (contestata a 24 dei 25 oggetto di notifica), la truffa aggravata ai danni dello Stato, il falso ideologico commesso da pubblici ufficiali. Né basta il ruolo sociale che costoro hanno ricoperto e ricoprono. Gli indagati Persone del calibro di Marta Di Gennaro (vice di Guido Bertolaso al tempo del commissariato, responsabile della sezione "rischio sanitario" della Protezione Civile), Roberto Cetera (Ad di Ecolog, la società delle ferrovie che si è occupata del trasferimento dei rifiuti campani in Germania), Massimo Malvagna (Ad di Fibe), Michele Greco, dirigente della Regione Campania, già dipendente della Protezione Civile e interno alla struttura commissariale (allontanato dal Prefetto Alessandro Pansa è ritornato al proprio posto nel gennaio passato), Giuseppe Sorace (tecnico del commissariato ai rifiuti e responsabile unico del procedimento per il termovalorizzatore di Acerra). E, ancora, i responsabili di 6 dei 7 impianti di Cdr malfunzionanti attivi in regione (Caivano, Giugliano, Casalduni, Pianodardine, Battipaglia e Santa Maria Capua Vetere), amministrativi, tecnici e anche un carabiniere. Le intercettazioni Quello che fa comprendere l'importanza del processo è uno sfogo che a tarda notte del 20 giugno 2007, Marta Di Gennaro comunica via sms all'attuale sottosegretario (al tempo solo Commissario) alla risoluzione dell'emergenza rifiuti nella regione Campania. Parole che descrivono un mondo: "Guido, basta, così non va. È tutto sbagliato, centinaia di sindaci cafoni che rivendicano diritti, tutti che pretendono e se la prendono con noi anche quando va bene. Un sistema indegno, impianti vetusti e inutili, e noi che ammucchiamo balle e facciamo mucchi di merdaccia. Chi ci ha portato in questa storia merita la morte. Non dobbiamo farci blandire (tu), né accontentarci dei soldini per la famiglia (io), fare i salvatori della patria (noi). Dobbiamo trovare il coraggio di andarcene. Stasera che sono scoglionata vedo le cose come sono, senza eroismi. Gli eroismi che ci compiacciono tanto possono rovinarci". "Si scarichi di notte..." È il manifesto della crisi dei rifiuti campana. Un manifesto che si sostanzia di leggi distorte, scavalcate, per consentire alle inutili "ecoballe" di trovar posto in siti che non potevano essere a norma. Nomi che, è doloroso dirlo in un momento in cui lo sforzo di tutti dovrebbe essere teso alla condivisione del progetto varato dal governo, ritornano. Come quello di Terzigno dove, nel giugno 2007, si deve addivenire alla ricomposizione morfologica di una cava con materiale stabilizzato, e invece si punta a costruire "una discarica da truccare", semmai "mettendo la schifezza all'inizio" e la frazione stabilizzata in cima. Certo esiste un problema: "Il primo Ortolani che passa me la sottopone all'indice respirometrico. e ci manda tutto per l'aria". O a Villaricca, dove si finisce per scaricare assai più del previsto. Anche di notte, perché, chiosa il sindaco Raffaele Topo: "Di notte, perché di giorno ti vedono, di notte invece. come le baldracche diciamo.". "È disastro ambientale" Ancora, a Macchia Soprana di Serre, la discarica che ancora oggi serve la Regione Campania, e che è stata voluta fortemente dall'allora ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al posto di quella di Valle della Masseria. Di Gennaro afferma senza mezzi termini: "Così come vogliono farla loro è una porcata". E, nel merito, è un "trappolone tecnico" di cui "non possiamo avere la responsabilità perché è tecnicamente inaccettabile". Il rischio? "Becchiamo tutti, tu, tua figlia, tua nonna, l'avviso di garanzia, per disastro ambientale". La scelta del ministro portò alle dimissioni di Bertolaso dalla guida del Commissariato. Non senza uno sfogo amaro nei confronti dello Stato, lasciato al Prefetto di Napoli Alessandro Pansa: "Ovviamente ho già mollato l'incarico alla luce di questa devastante vicenda di vigliaccheria assoluta dello Stato". Nato da una costola del processo che i pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello, coordinati dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, hanno imbastito accusando il Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e i vertici Impregilo, il processo alle "ecoballe", disegna allo stesso tempo un mondo in cui niente funziona, e nel quale le stesse ecoballe, disfatte, vengono portate in discarica. Un fallimento strutturale. Che si allunga ai treni diretti verso la Germania (senza nessun controllo sulla "qualità" del prodotto inviato). Ha solo una postilla, ricordata dall'ex presidente della Commissione Ambiente del Senato Tommaso Sodano: "Oggi, con la nuova legge, quelle ecoballe si potranno anche bruciare". Una legge ad ballam.

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Rifiuti, arresti e polemiche (sezione: Monnezze)

( da "Campanile, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Terremoto al commissariato per l'emergenza: domiciliari all'ex vice di Bertolaso, indagato il prefetto di Napoli Tolti i presidi, si apre un altro oscuro capitolo nella vicenda dell'emergenza rifiuti. Vale a dire un'inchiesta, denominata "Rompiballe", sul trattamento dei rifiuti e un meccanismo definito dalla Procura di Napoli "fraudolento" per smaltire in discarica balle private della plastica che le teneva insieme o in Germania con treni della Ecolog (poi divenuta Fs Cargo). Una nota della Procura partenopea chiarisce che l'inchiesta riguarda la gestione dello smaltimento da parte del Commissariato di governo e delle società del gruppo Impregilo Fibe, Fibe Campania, Fisia, Fisia Italimpianti "all'indomani della risoluzione dei contratti di appalto ad opera del decreto legge 245 del 2005". Titolari dell'inchiesta sono i pm Paolo Sirleo e Giuseppe Loviello, gli stessi che condussero l'inchiesta sull'attività del Commissariato per i rifiuti che ha portato al rinvio a giudizio di personaggi eccellenti tra cui i vertici della società Impregilo e il presidente della Campania Antonio Bassolino, commissario dell'emergenza rifiuti per alcuni anni. Inchiesta che ha portato alla celebrazione del processo, rinviato al 2 luglio. E anche stavolta, lo spessore degli indagati, non è d meno. Il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, infatti, ha ricevuto un avviso di garanzia per presunte irregolarità. Pansa è stato commissario per l'emergenza rifiuti per sei mesi, dall'estate scorsa fino a dicembre. Gli viene contestato il reato di falso in atto pubblico relativamente a un documento da lui firmato con allegato un elenco di prestazioni che impegnavano la Fibe - la società del gruppo Impregilo che ha gestito lo smaltimento in Campania fino al 2005 e poi affidataria del servizio in attesa di una gara europea e che è ora sotto inchiesta insieme al presidente Bassolino - a una serie di lavori per il termovalorizzatore di Acerra e per interventi di ristrutturazione nei sette impianti di combustibile da rifiuti della Campania. Ma dal canto suo, Pansa non mostra preoccupazione: "Sono convinto che gli sviluppi dell'inchiesta chiariranno la correttezza del mio comportamento - ha detto all'Ansa - Mi è stato notificato dalla Procura della Repubblica di Napoli un avviso di garanzia quale persona sottoposta a indagini per concorso in falso in atto pubblico, relativamente a un provvedimento da me emesso il 18 dicembre 2007 nella qualità di commissario di governo delegato per l'emergenza rifiuti in Campania. Attendo del tutto sereno l'esito degli accertamenti ed esprimo la fiducia massima nei confronti della magistratura". Ma, accanto al Prefetto, spiccano altri nomi eccellenti: sono stati notificati 25 ordini di custodia cautelare ai domiciliari ad altrettanti dipendenti e funzionari del Commissariato per i rifiuti da parte dei carabinieri del Noe (Nucleo tutela ambiente). Tra i destinatari, Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento della Protezione civile e già vice di Guido Bertolaso quando l'attuale sottosegretario era commissario ai rifiuti. Il funzionario della Protezione civile faceva parte della squadra di tecnici che hanno lavorato sia sotto il commissario Alessandro Pansa sia con Gianni De Gennaro. Altro nome di rilievo è quello di Michele Greco, dirigente della Regione Campania e prima alla Protezione civile e consulente di più commissari per l'emergenza rifiuti. Seguono gli altri. Tra gli arrestati anche i vertici delle società Fibe e Ecolog. In particolare le ordinanze hanno raggiunto Massimo Malvagna, amministratore delegato della Fibe spa, Roberto Cetera, 51 anni, ad di Ecolog, e il direttore tecnico della stessa società Lorenzo Miracle. L'indagine riguarderebbe proprio i treni spediti in Germania e in particolare i codici con cui venivano contrassegnate le ecoballe. Arrestato infine Lionello Serba, dipendente dell'Apat. Per tutti le accuse sono a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. (28-05-2008).

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I <rompiballe> che taroccavano i rifiuti. Grazie al commissariato (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

I "rompiballe" che taroccavano i rifiuti. Grazie al commissariato L'inchiesta 25 arresti, tra questi la vice di Bertolaso. Indagato il prefetto Pansa Tu fai una relazione molto semplice, dici abbiamo portato 17 mila tonnellate o quante cazzo ne avete portate, questa sera finisce tutto Guido Bertolaso sulla discarica di Parapoti Francesca Pilla Napoli Sembra di vedere all'opera 'o sistema. Ecoballe non a norma vengono prelevate dai siti di trasferenza, si triturano facendoci passare sopra i camion, la spazzatura diventa poltiglia ed è codificata come materiale trattato, ma in realtà proviene direttamente dai cassonetti in strada. Un lavoro clean, per citare "Gomorra" di Garrone, ma invece di essere commissionato dai clan dell'antistato, si realizza attraverso le connivenze di dirigenti del commissariato straordinario, delle strutture regionali campane, fino alla complicità di un militare distaccato alla protezione civile (Rocco De Frenza). Così per due anni si è consentito lo smaltimento illecito di rifiuti, anche pericolosi, nelle discariche di Lo Uttaro (Ce) e Villaricca (Na), nonché il trasferimento con i treni in Germania. Così per quasi 24 mesi un gruppo di funzionari si è messo in tasca i proventi dell'emergenza, si è assicurato la "permanenza" della struttura "speciale" e ha ottenuto avanzamenti di carriera. L'inchiesta Rompiballe E' questo l'impianto accusatorio dell'"operazione Rompiballe", e anche se la procura di Napoli ha tentato all'ultimo momento di ribattezzare l'inchiesta, mai nome fu più appropriato. I "seccatori" ancora loro, i pm Noviello e Sirleo dell'inchiesta Fibe-Impregilo, con il procuratore aggiunto De Chiara, che ieri hanno depositato al gip Rossana Saraceni la richiesta di custodia cautelare per 25 persone. Tra i nomi illustri l'attuale prefetto di Napoli Alessandro Pansa, accusato di falso in atto pubblico in qualità di commissario e la vice di Bertolaso, Marta Di Gennaro. Ma a essere sul banco degli imputati è anche la solita compagnia di giro che ha gestito e gestisce in gran parte ancora oggi lo smaltimento dell'immondizia. E' come se fosse il sequel di un film di successo, il lasso di tempo preso in esame dai magistrati infatti è immediatamente seguente a quello dell'indagine madre ormai in fase di dibattimento. Un periodo che va dal 2006 alla fine del 2007, dall'anno cioè in cui Bertolaso, allora commissario, rescisse il contratto con l'Impregilo - salvo poi conferire alla stessa impresa, la scorsa settimana, l'incarico di terminare l'impianto di Acerra - fino al passaggio di mano a Pansa. "Anche se non in qualità di società secondo la legge 231 come nella precedente inchiesta - spiega l'avvocato Tizzoni - ma nella persona fisica dell'ad di Fibe Massimo Malvagna che mi ha nominato suo difensore". Le ipotesi di reato contestate vanno dal traffico illecito di rifiuti e falso ideologico in atto pubblico, fino alla truffa aggravata ai danni del consiglio dei ministri, della Protezione civile, del Commissariato straordinario, indotti in errore con l'aggravante del danno patrimoniale. Ai domiciliari, tra gli altri, sono finiti i sei capimpianto dei cdr incriminati (quelli di Giugliano, Caivano, Casalduni, Piano d'Ardine, Battipaglia, Tufino), il dipendente regionale ed ex della Protezione Civile Michele Greco, il presidente della Ecolog, Roberto Cetera e il direttore tecnico, Lorenzo Miracle, il gruppo cioè che fino all'ultima commessa aveva curato il trasporto dei rifiuti campani in Germania. Bertolaso a "Gomorra" Nell'ordinanza di oltre 600 pagine depositata ieri sono diversi i passaggi che configurano uno scenario alla Gomorra e che se fossero provati potrebbero dare la stangata definitiva alla credibilità dello stato sull'emergenza. In primis a Bertolaso, non indagato, ma che in un dialogo con la sua vice si lascia andare a descrizioni di scarsa professionalità riguardo al trattamento dei rifiuti. Come nella conversazione del 30 maggio 2007 quando Bertolaso in merito alla relazione sulle tonnellate da mandare alla discarica salernitana di Parapoti dice al suo braccio destro "e tu fai una relazione molto semplice, dici abbiamo portato 17mila tonnellate o quante cazzo ne avete portate, questa sera finisce tutto. Bertolaso l'altro ieri si è preso schiaffi prima da quelli di Parapoti poi da quelli di Acerra, non ha più guance da offrire per queste vicende, quindi alternative non l'abbiamo L'unica cosa che mi sembrerebbe da immaginare è quella di portare tal quale a Parapoti ma non so se la cosa è fattibile". La Di Gennaro chiama quindi Rosetta Sporviero, la pasionaria della discarica che chiese come garanzia sul sì alla riapertura l'intervento di Napolitano, per convincerla a prendere materiale non trattato, "tanto è lo stesso perché la nostra fos è uguale al tal quale". E ancora sul sito temporaneo la Di Gennaro, ad esempio, si rivolge a Bertolaso perché riferisca a una terza persona, "se trova i Noe, se possono stare lì ad Acerra. I Noe giusti, persone collaborative", e Bertolaso risponde: "Va bene però, ecco, che ci sia comunque qualcuno da noi che registra tutti i camion che entrano e faccia le foto. Facciamo comunque vedere che c'è un'attività di sorveglianza... andiamo in giro in elicottero senza la macchina fotografica, come abbiamo fatto l'altro giorno". Serre, "una porcata" Fare finta di controllare dunque. E' così che a Lo Uttaro, come si legge nell'ordinanza, sono stati inviati rifiuti diversi dal sovvallo oltre ai pericolosi? E' per questo che a Villaricca, secondo la relazione del dottor Iacucci, consulente dei pm, è stata ritrovata "un'abnorme produzione di percolato, non imputabile in alcun caso alla naturale produzione"? Perfino a Macchia Soprana, la discarica simbolo di Serre su cui si è dimesso, nel luglio del 2007, l'attuale sottosegretario non sarebbe stata predisposta a norma: "Così come intendono farla loro è una porcata", sono le parole testuali di Marta Di Gennaro. Una valutazione confermata in una successiva telefonata con Aiello, il capo dell'ufficio legislativo del dipartimento. La Di Gennaro dice tra altre cose che quel progetto è un "trappolone tecnico" di cui "non possiamo avere la responsabilità perché è tecnicamente inaccettabile" e che così facendo "becchiamo tutti, tu, tua figlia, tua nonna, l'avviso di garanzia per disastro ambientale". Alla fine però quella pattumiera da 750mila tonnellata è stata aperta vicino all'Oasi naturale protetta di Persano, come imposizione ai serresi.

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Rifiuti, tutti i no dei giudici (sezione: Monnezze)

( da "Opinione, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Oggi è Mer, 28 Mag 2008 Edizione 106 del 28-05-2008 GIANNI DE GENNARO Un filo lega magistrati ed emergenza. I commissari fanno, i tribunali bloccano Scontri a Chiaiano La lentezza della giustizia si intreccia con le proteste dei cittadini Rifiuti, tutti i no dei giudici Il super commissario dall'inizio del suo mandato ha rinunciato all'apertura delle discariche di Pianura e Montesarchio, poste sotto indagine di Ilaria Proietti Ancora una volta i provvedimenti della magistratura si intrecciano con la pluriennale emergenza rifiuti in Campania. Questa volta è toccato al prefetto di Napoli Alessandro Pansa commissario ai rifiuti prima di Gianni De Gennaro ricevere un avviso di garanzia assieme ad altre 24 persone tra cui Marta Di Gennaro della Protezione civile, insignita qualche anno fa dall'allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi della Medaglia d'oro per meriti alla Salute pubblica. Ma l'intervento della magistratura (questa volta a muoversi è la procura di Napoli), aveva colpito in precedenza De Gennaro, il subcommissario Claudio De Biasio (arrestato due giorni dopo la sua nomina per fatti risalenti al 2004) e prima ancora il prefetto Corrado Catenacci. Al nuovo capo del Dipartimento per l'informazione e sicurezza, la procura di Santa Maria Capua Vetere nelle scorse settimane aveva messo i sigilli al maxi stoccaggio predisposto a Ferrandelle in provincia di Caserta, mentre il suo vice, il generale Franco Giannini aveva ricevuto un avviso di garanzia dalla procura irpina per lo stoccaggio di ecoballe predisposto in prossimità di Pianodardine. Nel corso del suo mandato di commissario, Gianni De Gennaro ha dovuto inoltre rinunciare all'apertura di una discarica a Pianura (sottoposta a sequestro probatorio dalla procura di Napoli il 21 gennaio scorso) e alla riapertura della discarica di Montesarchio anch'essa sotto la lente di ingrandimento della magistratura. L'impianto in provincia di Benevento è stato per molti versi determinante per la storia dell'emergenza rifiuti in Campania e non solo perché il 27 settembre del 2006 con la notifica di un avviso di garanzia da parte della procura di Benevento proprio in relazione alla discarica in località Tre Ponti, si dimise l'allora commissario Corrado Catenacci. Catenacci aveva rilevato nel 2004 il testimone della guida dell'emergenza (dopo la gestione commissariale da parte del presidente della regione Campania Antonio Bassolino), emanando proprio quell'anno un'ordinanza di apertura della discarica in questione: Catenacci riuscì ad aprirla solo l'anno dopo, sul finire del 2005, a seguito di un accordo che però ridimensionava fortemente la quantità di rifiuti prevista in origine che si vi intendeva conferire: rispetto a sei milioni di tonnellate previste tra Fos (Frazione organizzata stabilizzata) e sovvalli si chiuse l'accordo - dopo le proteste - a 400 mila metri cubi che si esaurirono il 21 settembre del 2006. La circostanza del ritardato impiego della discarica di Montesarchio è ricordata persino nella semestrale del gruppo Impregilo come passaggio fondamentale a cui imputare tutta una serie di ricadute negative come il ricorso a discariche private fuori regione con l'obbligo per Fibe e Fibe Campania (le due società del gruppo allora guidato dalla famiglia Romiti che si aggiudicarono le gare per il servizio di smaltimento dei rifiuti) di sostenerne i costi. Ma la circostanza, sempre stando alla versione di Impregilo, avrebbe avuto anche un altro effetto: "Le banche che avevano erogato una prima tranche da 173 milioni di euro (che erano serviti a costruire i cdr e avviare il termovalorizzatore di Acerra) non solo confermavano il congelamento di ogni ulteriore erogazione, ma richiedevano formalmente il superamento della struttura di project finance accordato ritenendola non più compatibile, considerato lo stato di crisi del progetto in Campania". Tra i provvedimenti della magistratura che hanno maggiormente condizionato l'andamento dell'emergenza rifiuti in Campania si ricordano inoltre altri sequestri specie degli impianti di produzione di combustibile da rifiuti, come quello pluriennale a cui è stato sottoposto il cdr di Tufino in provincia di Napoli. Poi le discariche, come per esempio l'impianto di Ariano Irpino, tra quelle di cui si prevedeva la riapertura nel decreto legge di nomina del commissario Guido Bertolaso. Il decreto legge che comprendeva il progetto di riapertura di Ariano (elaborato come ultimo atto da commissario da parte di Corrado Catenacci) recava data 9 ottobre 2006: il decreto della magistratura che prevedeva il sequestro preventivo della discarica venne notificato domenica 8 ottobre, nelle mani del sindaco di Ariano Irpino Domenico Gambacorta. (da Il Velino).

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Intervista a Alessandra Mussolini / In piazza con la gente di Chiaiano (sezione: Monnezze)

( da "Opinione, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Oggi è Mer, 28 Mag 2008 Edizione 106 del 28-05-2008 Intervista a Alessandra Mussolini / In piazza con la gente di Chiaiano di Daniela Romano Ha fatto discutere la presenza di Alessandra Mussolini, segretario nazionale di Azione Sociale e deputato del Popolo della libertà, nel sito della discarica di Chiaiano, accanto ai cittadini del quartiere in lotta contro le decisioni del governo e nei giorni scorsi era insieme a migliaia di persone a gridare il suo "no" alla discarica. Onorevole Mussolini, perché ha scelto di unirsi alle proteste contro la discarica di Chiaiano? Ci tengo a precisare che non esiste ancora una discarica. Il destino di Chiaiano è infatti ancora da decidere. Ero in piazza perché la gente ha bisogno di un interlocutore che possa ascoltare dubbi e paure. Non può trovarsi di fronte soltanto la polizia, che di certo non può svolgere questo compito. Alcuni suoi colleghi hanno considerato alquanto bizzarra la decisione di essere presente alla manifestazione. Non vedo perché un deputato del Nord può andare a manifestare a Malpensa, e se invece si scende in piazza ad ascoltare la gente che per 16 anni è stata massacrata dalle giunte di Bassolino-Iervolino, il tutto diventa strano. Io non sono un deputato che vuole stare in Parlamento con i tacchi a spillo e magari lasciare che le persone si confrontino soltanto con l'esercito. Bisogna sostenere la gente e bisogna dare loro delle spiegazione circa la possibile costruzione della discarica". La lotta alla discarica ha visto insieme forze politiche distanti, ma soprattutto gente comune, casalinghe e no global, eppure molti sospettano che dietro tutte queste manifestazioni ci sia la criminalità organizzata. Nessuno nega che la criminalità sia presente in tutta Italia, io a Chiaiano ho visto soprattutto tante mamme, e tanti centri sociali che cercavano risposte. Credo e spero che ci sia un accettazione per gli altri siti. Chiaiano è una situazione particolare, è vicina a tre ospedali ed è normale che la polazione sia allarmata. L'emergenza rifiuti sta distruggendo l'immagine della Campania. Non so cosa dire. La responsabilità di tutto ciò che sta accadendo è di certo della Iervolino e di Bassolino. Io proporrei un cambio di programma: l'esercito deve spostarsi sotto Palazzo Santa Lucia e sotto Palazzo San Giacomo. I responsabili devono andare via. Per quanto riguarda il sottosegretario Bertolaso va sostenuto il suo sforzo di coinvolgere la popolazione per ricostruire quel rapporto di fiducia tra Stato e cittadini, distrutto da anni di disastri politici e morali. Niente è ancora deciso, dunque, Chiaiano può ancora sperare? Il destino di Chiaiano ancora non è scritto e, nonostante il decreto, saranno le verifiche tecniche a decidere il da farsi.

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Indagato il prefetto, 25 in carcere (sezione: Monnezze)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-05-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))

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Primo Piano Pagina 103 Indagato il prefetto, 25 in carcere Coinvolto anche un imprenditore cagliaritano: arresti domiciliari --> Coinvolto anche un imprenditore cagliaritano: arresti domiciliari NAPOLI Venticinque persone, tra cui funzionari e dipendenti del commissariato per l'emergenza in Campania, agli arresti domiciliari; una ordinanza notificata a una dei vice di Bertolaso; un avviso di garanzia inviato al prefetto di Napoli. E accuse che vanno dal traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. Sono i risultati clamorosi di una operazione dei carabinieri del Noe denominata "Rompiballe", un termine mutuato dall'espressione utilizzata in una intercettazione telefonica: tra le accuse c'è quella di aver consentito che le balle di spazzatura - teoricamente rifiuti trattati e resi così idonei allo smaltimento in un termovalorizzatore - venissero aperte, e il contenuto inviato in discarica. L'INCHIESTA Sono circa 650 le pagine dell'ordinanza di custodia emessa dal gip, su richiesta del procuratore aggiunto Aldo De Chiara e dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Si tratta degli stessi magistrati che hanno indagato sui presunti illeciti contestati al governatore della Campania Antonio Bassolino e ai vertici dell'Impregilo, tutti già a giudizio. Proprio il "monitoraggio" sulle attività del Commissariato dopo la gestione Bassolino ha portato ai nuovi provvedimenti. Emerge poi "un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti fittizia". I rifiuti che uscivano imballati dai cdr presentavano "identiche caratteristiche fisico-chimiche" rispetto alla spazzatura d'origine. LE INTERCETTAZIONI Un'indagine basata su intercettazioni telefoniche: si evince che in talune circostanze sono state illecitamente smaltite in discarica proprio le ecoballe: l'involucro plastico veniva lacerato, e camion e trattori passavano più volte sul contenuto, per far apparire il tutto come "un mero scarto composto da inerti" e dunque formalmente autorizzato per finire in una discarica. Il tutto alla luce del sole, sul piazzale degli impianti per la produzione del cdr. Dall'inchiesta sono emerse anche analisi false per "accompagnare" i rifiuti nei siti di smaltimento. Per gli inquirenti si era instaurata una "consolidata rete di complicità all'interno della struttura commissariale" da parte di pubblici funzionari e dipendenti che violavano "i compiti di vigilanza sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe e Fisia". GLI INDAGATI L'elenco degli indagati agli arresti domiciliari comprende Marta De Gennaro, responsabile del settore sanitario della Protezione civile e già vice di Guido Bertolaso quando era commissario ai rifiuti i responsabili dei sette impianti di Cdr in Campania, l'ad Roberto Cetera e il direttore tecnico Lorenzo Miracle dell'Ecolog, l'azienda incaricata dei trasporti in Germania e il maresciallo dei carabinieri, Rocco De Frenza, distaccato presso la protezione civile. L'avviso di garanzia al prefetto Alessandro Pansa si riferisce a una ordinanza del 18 dicembre dello scorso anno, con la quale si stabiliva l'opportunità di regolare le prestazioni che doveva effettuare la Fibe e in cui si sarebbe omesso di indicare che la Fibe era interdetta dal trattare con la pubblica amministrazione. L'IMPRENDITORE CAGLIARITANO Agli arresti domiciliari è finito anche l'imprenditore cagliaritano Massimo Cortese, dirigente della Italmpianti. Dicono i suoi legali Guido Manca Bitti e Andrea Garaventa: "Siamo sorpresi per questo provvedimento. Il lavoro è stato sempre coordinato in accordo con i soggetti pubblici, perché - nei confronti dell'Impregilo - era arrivato il provvedimento sulla responsabilità giuridica". Col sequestro, "non si è potuto più lavorare, due anni fa, nel 2006. Tutto bloccato. Poi si è andati avanti con il coordinamento dell'autorità pubblica. Si ipotizzano fatti di cui Massimo Cortese non è a conoscenza. Ed è sicuro di poter chiarire la sua posizione molto serenamente. Non c'era neanche interesse della società a ottenere guadagni: era obbligato a comportarsi così". Altrimenti - dicono i legali - "ti levano la gestione dell'azienda che viene amministrata dal potere pubblico. Non si poteva fare in modo diverso. A Napoli spiegheremo tutto". L'accusa per Massimo Cortese è di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Si ipotizza che i soggetti governativi, in accordo con le due società della Italimpianti, abbiano falsificato i codici europei di rifiuto apponendone di diversi da quelli normali, per poterli stoccare in Campania, anziché seguire modalità diverse e imposte dalla legge a seconda del tipo dei rifiuti. Cortese è stato amministratore delegato della Tossilo Tecnoservice e presidente del Consorzio Macopsissa, composto da Fisia Impianti, Termomeccanica e Conscoop.

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Bassolino (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 28-05-2008)

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Agli amici ha confidato: "Seguo preoccupato questa storia" PAOLO MAINIERO Incredulità e anche sconcerto. La bufera giudiziaria irrompe nei palazzi della politica dove la notizia degli arresti eccellenti provoca un certo prurito. Fatta la rituale premessa, "fiducia nella magistratura", per il resto nelle reazioni politiche si legge lo stupore per un'inchiesta che lascia aperto più di un dubbio. Sui tempi, per esempio, perché gli arresti, si fa notare nei palazzi romani ma anche napoletani, arrivano dopo il secco no della magistratura alla superprocura e dopo le accuse di Guido Bertolaso ai burocrati. In Regione la notizia degli arresti è rimbalzata di buon mattino. Il presidente Bassolino, che sta affrontando un processo per un'altra inchiesta sui rifiuti, tace. Di lui, i suoi collaboratori dicono solo che segue la vicenda con preoccupazione. L'assessore all'Ambiente Walter Ganapini neppure parla e fa sapere che è alle prese con la procedura di infrazione avviata dalla Ue. Chi invece non si sottrae ed esprime solidarietà al prefetto Alessandro Pansa e a Marta Di Gennaro è il sindaco di Napoli. "Sono capaci e stimati" assicura la Iervolino. Solidarietà a Pansa e Di Gennaro anche dal presidente della Provincia Dino Di Palma ("sono persone di notevole valore istituzionale"). Ma è soprattutto nei palazzi romani che le reazioni lasciano trasparire forti dubbi. Il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano si sofferma sulla tempistica. "Sono certo che non ci sia nessuna strategia ma mi limito a leggere il calendario", dice riferendosi al fatto che gli arresti arrivino pochi giorni dopo il varo del decreto, dopo la tregua su Chiaiano, dopo le contestazioni della magistratura. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa è prudente. "L'inchiesta non facilita ma il rispetto della legge viene prima di tutto. Ne prendo atto - dice - anche se può provocare un rallentamento". Decisamente più chiaro il messaggio del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl). "La magistratura - sostiene rinnovando la fiducia a Pansa - deve svolgere il suo compito ma non può intralciare l'azione che si vuole intraprendere per restituire dignità alla Campania". Anche il leghista Roberto Castelli mette sul tavolo tutti i suoi dubbi. "Bene ha fatto il governo ad accentrare nel procuratore di Napoli tutti i poteri - dice l'ex ministro della Giustizia - prefigurando proprio azioni di disturbo da parte di qualche pm troppo zelante. Occorre seguire la vicenda per capire se siamo di fronte a reati oppure no. Del resto, la statura istituzionale di alcuni degli inquisiti lascia aperta la porta al sospetto di essere di fronte a un'azione intimidatoria". Ma anche nel Pd emergono perplessità. Non le nasconde il ministro ombra dell'Ambiente Ermete Realacci. "Non sarà la giustizia - spiega - a risolvere il problema dei rifiuti. Mi auguro che la magistratura agisca per accompagnare la soluzione e non la ostacoli come talvolta ha fatto con interventi fuori contesto". Il senatore Riccardo Villari aggiunge: "Pansa è un galantuomo che ha supplito a tante carenze in una fase difficile e come lui altri servitori dello Stato. Ma la domanda che mi pongo è: chi sarà disponibile a venire a Napoli se nessuno riesce a toccare senza bruciarsi il filo che sbroglia la matassa?". Il segretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, auspica "un rapido e completo accertamento dei fatti, anche nell'interesse primario della credibilità delle istituzioni in un momento così delicato e decisivo nella gestione dell'emergenza". Anche Iannuzzi esprime solidarietà a Pansa e lo stesso fa Luigi Nicolais: "È un raro esempio di servitore dello Stato". Ma Antonio Di Pietro ha tutt'altra opinione. "Se c'è una interferenza è quella del potere esecutivo su quello giudiziario. È necessario lasciare - dice il leader dell'Idv - che la magistratura faccia il suo dovere".

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Chiaiano, via libera ai tecnici Indagato il prefetto, 25 arresti (sezione: Monnezze)

( da "Quotidiano.net" del 28-05-2008)

Argomenti: Monnezza

Accolto l'appello del sottosegretario Bertolaso, i manifestanti hanno rimosso le barricate. Dopo i test sarà possibile stabilire se le cave siano adatte a ospitare la discarica. Commenta

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Libere le strade e tolto il presidio che nei giorni scorsi è stato mantenuto, notte e giorno, per impedire che arrivassero tecnici e forze dell'ordine a 'prendere possesso' del sito che potrebbe accogliere la discarica da 700mila tonnellate voluta prima dal commissario Gianni De Gennaro e poi confermata dal decreto legge del 23 maggio scorso. Verso le 2 di questa mattina i manifestanti hanno rimosso la prima barricata di cassonetti, quelli saldati tra loro e circondati da filo di ferro. Il blocco, creato a via Cupa del Cane, impediva, di fatto, l'arrivo di chiunque alla cava. Con le fiamme ossidriche e con la partecipazione di numerosi cittadini sono stati spostati gli oggetti che ostruivano il passaggio, ma restano ancora in strada alcune auto semidistrutte, un pino tagliato messo di traverso sulla carreggiata e alcune masserizie. Nel corso della notte, oltre all'appello del sottosegretario Bertolaso, che aveva chiesto partecipazione ai cittadini, si è aggiunto quello del sindaco di Marano, Salvatore Perrotta. Il primo cittadino del Comune ai confini del quartiere napoletano di Chiaiano, aveva preso parte in tarda serata ad un vertice con il prefetto di Napoli Alessandro Pansa. Alla fine del lungo colloquio era stato deciso di fare entrare i tecnici nella cava per poter permettere le verifiche. Il sindaco si era appellato ai manifestanti per far sì che venissero tolti i blocchi e permettere l'arrivo delle ruspe. Perrotta aveva anche assicurato che le Forze dell'ordine avrebbero unicamente vigilato le operazioni senza prendere possesso dei luoghi. I tecnici, di cui fanno parte anche alcuni rappresentanti della VIII municipalità, di Marano e di Mugnano, dovrebbero completare i lavori in venti giorni. Al termine dei prelievi di terreno, e delle operazioni di scavo per verificare la presenza di falde acquifere o di altri rifiuti già depositati nel sottosuolo, si tireranno le somme. Il tutto dovrebbe terminare in venti giorni. Soltanto allora si capirà, con precisione, se le cave saranno adeguate o meno ad accogliere l'immondizia. L'INDAGINE Sono 25 le notifiche di ordini di custodia cautelare nell'ambito di una inchiesta su irregolarità nella gestione del Commissariato per l'emergenza rifiuti. Le misure, che avrebbero il beneficio dei domiciliari, interessano dipendenti e funzionari della struttura. Al prefetto di Napoli Alessandro Pansa è stato notificato un avviso di garanzia. Tra i destinatari dell'ordinanza, Marta De Gennaro, già vice del sottosegretario Guido Bertolaso, e responsabile del settore Sanità della Protezione civile. Altro nome eccellente è quello di Michele Greco, dirigente della Regione Campania. Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello stato. L'avviso di garanzia inviato al prefetto di Napoli è legato a un atto da lui firmato e contenente delle prescrizioni che la Fibe - la società legata a Impregilo che si è occupata in questi anni del ciclo dei rifiuti in Campania e che è sotto inchiesta assieme al presidente della Regione Antonio Bassolino - doveva seguire in vista della scadenza del mandato a commissario per l'emergenza rifiuti del prefetto. L'atto è datato 18 dicembre e la scadenza del mandato del prefetto era il 31 dicembre 2007. Nell'atto firmato dal prefetto e inviato alla Fibe, secondo quanto si apprende, c'era anche una nota in calce in cui Pansa faceva presente alla società che le prescrizioni sarebbero state inviate all'autorità giudiziaria di Napoli. Il prefetto ha ricevuto l'avviso ieri sera, poco prima che iniziasse la riunione con i rappresentanti della municipalita' di Chiaiano e dei Comuni limitrofi per la rimozione delle barricate che bloccavano l'accesso al sito dove dovrebbe essere realizzata una delle discariche previste dal decreto. "Sono convinto che gli sviluppi dell'inchiesta chiariranno la correttezza del mio comportamento per cui attendo del tutto sereno l'esito degli accertamenti. Continuo - ha dichiarato lo stesso Pansa- il mio lavoro di prefetto di Napoli con lo stesso impegno di sempre ed esprimo la fiducia massima nei confronti della magistratura". GRAFICO Ecco le discariche - MARONI "No all'uso della forza"Guerriglia urbana a Chiaiano - FOTOSTORY L'emergenza infinitaRiuscirà Bertolaso a risolvere l'emergenza? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 27/05/2008 08:43 James Hair La rimozione dei blocchi stradali da parte degli abitanti Chiaiano e' finalmente un segno che l'Italia si aspettava da decenni. Finalmente anche il "sud" cambia: ha scelto la strada della civilta' e della legalita'! E non e' cosa da poco per quelle terre e per coloro che ci vivono. Merito di una maturata responsabilita' o del governo Berlusconi? Il Manzoni ci consentira' di usare una sua metafora: "ai posteri l'ardua sentenza". Io, personalmente, spero ed ho fiducia, per il bene del Sud e dell'Italia, nella prima ipotesi. Grazie. 27/05/2008 11:41 IL PRETE Anche se i compagni, hanno ancora il dente avvelenato per la sconfitta elettorale, si deve dare merito a Berlusconi, di essere riuscito, la dove il compagno Prodi e tutti suoi compagni di merende, AVEVANO FALLITO. E' proprio vero quel proverbio : a ogni uno il suo mestiere. Berlusconi, come ex industrtiale, è tagliato a risolvere queste situazioni. Prodi, purtroppo no, lui era più portato a VENDERE MORTADELLA E FUMO ! 27/05/2008 12:20 gianni Nell'atto firmato dal prefetto e inviato alla Fibe, secondo quanto si apprende, c'era anche una nota in calce in cui Pansa faceva presente alla società che le prescrizioni sarebbero state inviate all'autorità giudiziaria di Napoli. scusate l'ignoranza. cosa vuol dire?? che ha ricattato la fibe? 27/05/2008 13:08 Claudia non capisco perchè il primo a ricevere l'ordine di custodia cautelare non sia Antonio Bassolino 27/05/2008 14:27 davide ma non vi è chiara la collusione delle istituzioni con la camorra? Perchè la gente continua a non vedere? Se quelle discariche verranno gestite come sono stati gestiti fino ad adesso i rifiuti in campania, per il sud non c'è futuro. Ah ma l'emergenza sarà tamponata e il merito sarà del governo naturalmente. Salvo poi mozzarelle alla diossina, verdure contaminate e animali morti ogni dove... Aprite gli occhi! 27/05/2008 14:45 FUSTIGOR Le bufale campane di San Bertolaso. Il prossimo santo italico, non ci sono dubbi, sarà San Bertolaso E' proprio vero che siamo un paese di creduloni e cialtroni e ci meritiamo i politici che abbiamo. Ad astra per apera , Fustigor PS : l'ultima "Bertolasiade" è di oggi , pare che la sig.ra Marta De Gennaro, braccio destro del suddetto, sia finita in gattabuia (per ora solo domestica) per il suo ruolo in occasione della precedente gestione commissariale del suo benemerito capo. Per approfondimenti vedasi : http://www.indicius.it/torpore/protezione_incivile.htm 27/05/2008 16:36 Carlo Cattorini Se costruissero una discarica nucleare a Milano, sotto la minaccia del carcere per chi si opponesse, chissà quanta gente lombarda sarebbe contenta... 27/05/2008 18:43 Epurator Il Sud si aspetta quello che non ha mai avuto da 150 anni di Unità d'italia: giustizia Non è possibile che si dia la colpa alla gente di una crisi portata avanti da Aziende e politici di tutta italia... La discarica di chiaiano è di proprietà della IMPREGILO azienda del nord che con essa si aspetta di guadagnare centinaia di milioni di euro per il suo utilizzo come discarica...che è indagata per aver lucrato sulla crisi dei rifiuti... sul suo smaltimento ILLEGALE...ma nessuno lo dice... nessuno ne parla... la colpa è della gente che non vuole rischiare di morire di cancro... 27/05/2008 20:58 Mario Finalmente qualcosa si muove. Ci voleva una forza di destra per smuovere le paludi stagnanti della sinistra! 28/05/2008 06:32 adriana I sinistroidi sempre col dente avvelenato. Le discarichi le abbiamo tutti, quindi è giusto che le abbiano anche in Campania, perchè dare la colpa anche a Bertolaso per gli arresti? Ma la sinistra di Prodi cosa ha fatto in 2 anni? Vergognatevi di dare sempre in testa, avete perso e non lo volete ammettere, perchè le cose stanno andando per il verso giusto, come la spazzatura napoletana nelle discariche. 28/05/2008 09:32 SAM se ci saranno altre difficoltà create da campani, camorra, ecc.. perchè non fare un reticolato intorno a tutta Napoli? Malavitosi e cittadini costretti a sopportare i rifiuti che producono! Quando saranno stanchi e chiederanno aiuto allora interverrà lo stato decidendo senza altre difficoltà. 28/05/2008 11:32 paolo Non vorrei che questo intervento della magistratura faccia di nuovo saltare tutto. Certo che la tempistica lascia sempre adito a perplessità. Sono presenti 12 commenti, invia il tuo commento! Pagine: 1 sei già iscritto a Club? Accedi ora! 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Ben 70 senatori hanno firmato la mozione anti-Bassolino che sarà discussa entro 30 giorni Commenta LEGGI LA NOTIZIA RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec >.

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