HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “MONNEZZE”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


toARTICOLI DEL  2-5 luglio 2008      #TOP



Report "Monnezze"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Monnezze (13)


Indice degli articoli

Sezione principale: Monnezze

Mehta: "i giovani amano beethoven" ( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: il governatore Antonio Bassolino e la stessa Iervolino. Tutti più o meno fan della sinfonia in re minore che Ludwig van Beethoven completò nel 1824 - alla prima ospitata a Vienna il compositore di Bonn partecipò indossando un estroso frac verde - e che gli appassionati di cinema hanno visto esaltata nelle scene madri del film "Arancia meccanica"

Rifiuti, emergenzafinita entro luglio ( da "Secolo XIX, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Rosa Russo Iervolino, che chiedevano aiuto e compensazioni come i primi cittadini di Giugliano, Serre, Marano, Sant'Arcangelo Trimonte dove è stata aperta pochi giorni fa una nuova discarica, e il presidente della Regione Antonio Bassolino. Tutto questo prima di andare a vedere dall'alto, in elicottero, la situazione rifiuti,

Re Silvio sul trono della monnezza ( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: poi dalle discariche abusive che hanno avvelenato le campagne. Nel cptp della provincia di Napoli questa è indicata come zona industriale, ma la maggior parte degli abitanti è impiegata nel terziario, dopo aver tratto i loro vantaggi le imprese del Nord hanno, infatti, chiuso i battenti e mandato i dipendenti a spasso.

Voglia di raccolta differenziata ( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: chi ora fa barriera contro le discariche dei propri rifiuti non si è opposto anche a quelle devastazioni? La prima risposta è che la popolazione campana non si comporta diversamente da quella di qualsiasi altro territorio inquinato da rifiuti industriali. Ci si accorge "dopo" di ciò, quando il danno è fatto;

Milano nera, Colaprico indaga ( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: dalla vecchia raccolta di Kriminalbar alla storia di ecomafia noir de L'uomo cannone. L'indagine sulla Scala C comincia a mezzanotte e finisce poco dopo l'alba. "Nel campo del giallo - continua l'autore - credo che racconto e romanzo abbiano qualche punto comune in più rispetto a quel che succede tra racconto e romanzo tout-court.

Rifiuti, Napoli ad alta tensione ( da "Campanile, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Rosa Russo Iervolino. Faccia a faccia pure con il Governatore Antonio Bassolino. Proprio durante questi incontri il premier ha comunicato che presto verranno trasmessi degli spot per sensibilizzare la popolazione sulla necessità della raccolta differenziata, sull'importanza dell'opera di smaltimento delle discariche,

Mehta a Napoli: tagli disastrosi alla cultura ( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: il sindaco Rosa Russo Iervolino e il presidente della Regione Antonio Bassolino, conferendo un'onoreficenza a Mehta, che dal canto suo ha rievocato come Napoli sia stata la prima città europea su cui misero piede, sbarcando in Europa, all'inizio degli anni Cinquanta, otto ragazzi indiani che andavano a studiare in Europa.

È un via libera allo smaltimento illegale ( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: Veleni su cui le ecomafie fanno grossi affari". Ermete Realacci, ministro ombra dell'Ambiente, punta il dito contro il decreto sicurezza: "Prima del 2001 le pene erano così lievi che spesso i reati cadevano in prescrizione, non si potevano usare le intercettazioni e neppure chiedere la collaborazione dell'Interpol.

La salvaprocessi farà sparire il reato di disastro ambientale ( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: ecomafia", l'avvelenamento del territorio che si rinnova di anno in anno e che non viene cancellato se non a prezzo di costose bonifiche, non era ancora entrato nell'immaginario collettivo. Non avevano avuto l'eco nazionale dovuto le grandi battaglie di Legambiente e film come "Biutiful Cauntri", storia di inquinamento,

Bassolino, il comune chiede i danni "immagine danneggiata, turismo ko" ( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: In qualità di difensore del sindaco Rosa Russo Iervolino, Dardo così motiva la sua domanda risarcitoria: "Esiste un evidente danno patrimoniale, e anche un danno relativo alla lesione all'immagine" del Comune di Napoli. Si citano non a caso, da un lato, "le spese sostenute per la creazione di piazzole, stoccaggi, siti provvisori, straordinari per il personale,

Plebiscito, messaggio di napolitano "dovete avere fiducia nella città" - patrizia capua ( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: il sindaco Rosa Russo Iervolino, contenta, rilassata: "Finalmente Napoli nella sua veste migliore, per fortuna ci capita ogni tanto di vederla così". Il governatore Bassolino saluta e chiacchiera con Servillo: "è un momento bello, e non è una serata soltanto. Guai e problemi seri, certo, ma anche la vitalità di questa città,

Da beethoven a 'o sole mio mehta riscatta il cuore di napoli - antonio tricomi napoli ( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: il sottosegretario Bertolaso, il governatore Bassolino nel suo nuovo look (capelli castani e non più bianchi), il sindaco Iervolino (che nel pomeriggio aveva consegnato a Mehta la medaglia del Comune), il presidente della Provincia Di Palma e il presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella.

LEANDRO DEL GAUDIO NOVE PUNTI PER INDICARE I DANNI AL PATRIMONIO E ALL'IMMAGINE. IN NOVE MOS ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza

Abstract: in qualità di procuratore speciale e difensore del sindaco Rosa Russo Iervolino" - a chiedere i danni per le "spese sopportate per effetto dei fatti reato in contestazione". Sott'accusa 28 imputati, tra cui il governatore Antonio Bassolino, i suoi collaboratori un tempo al vertice del commissariato antirifiuti e le società collagate al gruppo Impregilo.


Articoli

Mehta: "i giovani amano beethoven" (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina X - Napoli Mehta: "I giovani amano Beethoven" L'evento Stasera il concerto In prima fila Giorgio Napolitano Medaglia d'oro dal sindaco Iervolino In prima fila a piazza Plebiscito, a celebrare la grazia ritmica della "Nona Sinfonia" di Beethoven diretta dal maestro Zubin Mehta - che alle 11 riceverà dal sindaco Iervolino la medaglia d'oro della città di Napoli - ci sarà anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, appassionato com'è di cinema, teatro e musica, non rinuncia all'evento promosso dal teatro San Carlo nella piazza-salotto della sua città. Come lui, nei posti d'onore, sono attesi anche il danzatore Roberto Bolle (che si esibirà sabato sera sullo stesso palco; per coloro che hanno acquistato il biglietto per lo spettacolo di Mehta è previsto uno sconto del 30 per cento sulla performance di danza del 5 luglio), Renzo Arbore, Maria Grazia Cucinotta, Lina Sastri, Toni Servillo, la vedova di Pavarotti Nicoletta Mantovani, Mimmo Jodice, Ferzan Ozpetek, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, il governatore Antonio Bassolino e la stessa Iervolino. Tutti più o meno fan della sinfonia in re minore che Ludwig van Beethoven completò nel 1824 - alla prima ospitata a Vienna il compositore di Bonn partecipò indossando un estroso frac verde - e che gli appassionati di cinema hanno visto esaltata nelle scene madri del film "Arancia meccanica" di Stanley Kubrick. Sorta di ode alla fratellanza, la Nona raggiungerà la sua apoteosi nel quarto dei quattro movimenti, il "Finale", nel quale brilla l'Inno alla gioia su versi del poeta Friedrich von Schiller. In quel momento, sul palcoscenico che misura 350 metri quadrati che accoglierà l'Orchestra e il Coro del San Carlo diretti da Marco Ozbic e l'Orchestra e il Coro del Maggio musicale fiorentino diretti da Piero Monti, faranno il loro ingresso in scena i quattro cantanti solisti: Ingrid Kaiserfeld, Robert Gambill, Juha Uusitalo e Anna Maria Chiuri. Novemila posti la capienza complessiva della piazza, che per adesso sfiora il tutto esaurito, nonostante da giorni si sa che il concerto diretto dal maestro indiano verrà trasmesso in diretta a partire dalle 21.30 sulle frequenze di Radio Rai 3, habitat ideale per la geniale "Sinfonia" creata da Beethoven, che proprio in Austria riuscì a trovare una agiatezza economica e a tenere alta l'ispirazione anche in seguito alla clamorosa sordità, che diventò totale ancor prima che lui terminasse la "Nona ", diverse sonate per pianoforte, alcuni quartetti d'archi e la "Missa Solemnis". "Stasera ho intenzione di regalare ai napoletani novanta minuti di bellezza - ha spiegato il maestro Zubin Mehta - perché so che la bellezza della musica avrà la capacità di far dimenticare l'orrore dell'emergenza rifiuti che c'è nelle strade del golfo. E sono contento che tutto ciò possa avvenire in uno scenario all'aperto come è piazza del Plebiscito, che accoglierà migliaia di giovani, che amano Beethoven, Mahler, Bach, e ai quali è importante donare ogni tanto meraviglie come questa Sinfonia". (gianni valentino).

Torna all'inizio


Rifiuti, emergenzafinita entro luglio (sezione: Monnezze)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Impegno di Berlusconi. In aprile, termovalorizzatore ad Acerra Napoli. "Entro la fine del mese non ci saranno più rifiuti per le strade della Campania". Parola di Silvio Berlusconi, per la quarta volta a Napoli per fare il punto sulla questione immondizia. Parla dalla pedana di legno con la bandiera dell'Italia e quella dell'Unione europea, in mezzo il logo della Presidenza del Consiglio dei ministri, ad un centinaio di giornalisti nello spazio allestito dai militari. Niente sedi istituzionali né aria condizionata. Per la conferenza stampa questa volta Berlusconi ha scelto il termovalorizzatore in costruzione ad Acerra, un sito blindato dai militari della Brigata Garibaldi in mezzo alla campagna assolata e piena di zanzare, proprio di fronte ad un'area di stoccaggio dei rifiuti. Benvenuti a Monnezzopoli. "Mi hanno messo in una discarica", scherza. Termina qui la giornata del presidente del Consiglio in terra napoletana: tra sindaci da accontentare e gruppi di contestatori da lasciar stancare. Fra una mezza promessa, qualche verità e ancora tante eco-balle da smaltire. La prima promessa è che per la fine di luglio tutto sarà finito, almeno l'emergenza. Grazie anche agli accordi pronti con società private per impianti in regioni fuori dalla Campania pronti a smaltire i rifiuti se ve ne fosse bisogno: "Siamo vicinissimi alla firma", ha detto Berlusconi. Ma non ha tralasciato una bacchettata al Comune di Napoli e all'azienda per la raccolta dei rifiuti: nel fine settimana secondo il presidente del Consiglio si raccoglie di meno, ma se l'esercito non si ferma e i militari continuano il loro lavoro, all'Asia, l'azienda municipalizzata evidentemente "la domenica vanno al mare". Quindi il termovalorizzatore: dal 1° gennaio 2009 entrerà in funzione la prima linea; l'impianto, pronto al novanta per cento, lo completerà l'Impregilo che lo ha costruito fra alterne vicende, anche giudiziarie. Un capitolo a parte è quello della raccolta differenziata. Nelle scuole, nelle parrocchie non si parlerà d'altro, fa sapere Berlusconi che ha programmato una campagna massiccia, fatta di spot pubblicitari su giornali e televisioni per spiegare l'importanza e la necessità di differenziare i rifiuti, così anche i Comuni risparmieranno e i costi non graveranno sui cittadini. E come primo spot ha invitato sul palco i sindaci dei cinque Comuni più virtuosi della regione. Ma quella di Silvio Berlusconi a Napoli è stata ancora una volta una giornata intensa non priva di momenti di tensione. L'arrivo del premier a metà mattinata in una piazza Plebiscito caldissima e semioccupata dalle impalcature per il concerto del San Carlo con il Capo dello Stato è stato preceduto dagli scontri fra la polizia e un gruppo di disoccupati che scandivano slogan con richieste di lavoro. Nonostante i controlli ed i blocchi formati dagli agenti, quattro di loro sono riusciti ad entrare nell'area chiusa al pubblico, uno è salito su una delle strutture metalliche che servono per il concerto e da lì ha minacciato di buttarsi giù. Manifestazioni di rabbia e disperazione viste molte volte, è vero, ma l'imminente arrivo del premier ha fatto salire la tensione a Napoli e così i poliziotti hanno caricato i disoccupati che si stavano avvicinando a Palazzo Salerno, sede degli incontri, ed hanno disperso i manifestanti con quelli che dalla questura hanno chiamato "alleggerimenti" ma che in realtà sono stati scontri veri e propri. Con cinque persone fermate, denunciate e poi rilasciate. Berlusconi è arrivato ed ha tenuto una riunione operativa con il sottosegretario Guido Bertolaso, che ha la delega all'emergenza rifiuti e con il generale Franco Giannini, che gli hanno dato le cifre della raccolta straordinaria di questi giorni: insieme hanno fatto il punto sulla situazione. Quindi il premier ha incontrato un gruppo di sindaci, anche quello di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che chiedevano aiuto e compensazioni come i primi cittadini di Giugliano, Serre, Marano, Sant'Arcangelo Trimonte dove è stata aperta pochi giorni fa una nuova discarica, e il presidente della Regione Antonio Bassolino. Tutto questo prima di andare a vedere dall'alto, in elicottero, la situazione rifiuti, l'inceneritore di Acerra e la cava di Chiaiano, dove dovrebbe essere approntata la discarica napoletana, e cioè uno dei siti della discordia. Proprio ad Acerra era presente anche il sindaco Espedito Marletta, eletto con il Prc: una prova del cambiamento di clima ha fatto sapere il sottosegretario Bertolaso, "segno di dialogo e di voglia di collaborare" ed è con lui che Berlusconi scherza alla fine della conferenza: "Io faccio una politica sociale - gli ha detto il premier - i comunisti li voglio convertire al capitalismo". Fuori, all'ingresso, un gruppetto di No Global con Padre Alex Zanotelli che distribuiva manifestini listati a lutto contro la realizzazione dell'impianto, ormai quasi ultimato. Paolo Chiariello 02/07/2008 ' 02/07/2008 la solidarietàdelle regioni Avevo dei timori, invece a giorni ci sarà la firma di accordi per impianti in altre regioni silvio berlusconipresidente del Consiglio 02/07/2008 ' 02/07/2008 notevoli differenzeÈ una cosa molto diversa sapere che, affrontando un problema, sai che c'è chi ti tutela e ti segue guido bertolasosott. Protezione Civile 02/07/2008.

Torna all'inizio


Re Silvio sul trono della monnezza (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Monnezza

RIFIUTI Re Silvio sul trono della monnezza Il capo del governo arriva con la bacchetta magica nella "beautiful cauntri" dei rifiuti. Dove le pecore continuano a nascere con due teste e le persone a morire. Tra immagini del Che, Pulcinella "rossi" e disoccupati organizzati, i cittadini non si rassegnano e chiedono meno spazzatura e più lavoro. E la giunta "comunista" rimane sulle barricate. Per impedire che l'Impregilo si rimetta al lavoro. Nonostante il via libera, ieri, di Berlusconi. Affiancato da un generale INVIATA AD ACERRA Piccoli Pulcinella rossi con un manganello in mano. I graffiti spuntano a ogni angolo di strada, una tag del movimento contro l'inceneritore da quasi dieci anni, da quando la cittadina ha iniziato la sua lunga contestazione. Doppio simbolo per Acerra che alla maschera più famosa del mondo ha dato i natali, per poi lasciarlo "emigrare" a Napoli dove è diventato birbante e furbo, povero e irriverente con i padroni, rappresentazione dell'arte dell'arrangiarsi. Se oggi fosse in empatia con il suo popolo che lo ha inventato, probabilmente dal muro farebbe una smorfia. Pulcinella è stremato e ha perso, l'impianto si farà, il primo forno verrà inaugurato a gennaio, trecento operai lavoreranno a pieno ritmo per ultimare la struttura già arrivata all'82%. Questo è venuto a dire in pompa magna il presidente del consiglio. Nel centro storico un anziano in bicicletta si ferma davanti a un manifesto funebre che proclama il lutto cittadino: "E' morta la democrazia, ne danno il triste annuncio Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi". Il vecchio sorride: "E c'amma fa? Tiramm' a campa'. Ma chi è venuto Berlusconi? E portateci i miei saluti". C'è rassegnazione negli acerrani per il loro territorio martoriato, prima dalle industrie, sorte a catena negli anni 50-60 per rilanciare l'occupazione, poi dalle discariche abusive che hanno avvelenato le campagne. Nel cptp della provincia di Napoli questa è indicata come zona industriale, ma la maggior parte degli abitanti è impiegata nel terziario, dopo aver tratto i loro vantaggi le imprese del Nord hanno, infatti, chiuso i battenti e mandato i dipendenti a spasso. In molti indicano a modello la fabbrica di poliesteri della Montefibre che ha contribuito a inquinare i suoli. La camorra ha fatto il resto. Un disastro ambientale, tanto che lo scorso anno lo stesso Bertolaso insieme al presidente della regione Bassolino ha presentato le analisi dell'Oms e dell'istituto superiore della Sanità: la terza città della Campania è in fascia 5 per tumori e malformazioni, un livello tre volte superiore alla media europea. Nell'entroterra, tra i campi, si muore. Muoiono le pecore a due teste, divenute tristemente famose, muoiono gli uomini. Gli allevatori sono ridotti sul lastrico. Vincenzo Cannavacciuolo, pecoraro, è finito così lo scorso anno per un cancro. Aveva nel sangue 255 whote di diossina per picogrammo di grasso, il valore medio dovrebbe essere intorno a 10. "La città è umiliata - si indigna Tommaso Esposito, consigliere comunale del Prc, avvocato-portavoce del comitato cittadino - Berlusconi viene a fare la sua sparata, a dire che la soluzione alla spazzatura è l'inceneritore. Passare sulla salute della gente questa è la parola d'ordine. Noi però non siamo quelli del no, diciamo solo che ci sono soluzioni molto più moderne, come la raccolta differenziata e il trattamento meccanico biologico. Non interessa forse perché non conviene economicamente". Alla fermata del 171 di corso Italia, una donna appesantita dalle buste con la spesa, aspetta il suo autobus. Sui vetri della pensilina la faccia del Che e il "No diossina, no inceneritore". Con gli anni si sono un po' sbiaditi: "Non mi importa per me, ma per le mie gemelle, hanno solo dieci anni", continuano però a ripetere instancabili le mamme di Acerra. Ma è così ovunque, le scritte sui muri e il Che, le preghiere e le madonne, in una cittadina dove la componente marxista di movimento, i disoccupati organizzati, si sono sempre fatti sentire. Non si contano le stelle a cinque punte disseminate in città insieme alle statue di Padre Pio e i negozi di articoli sacri. Difficile "convertirli al capitalismo", come ha auspicato in serata Espedito Marletta, il sindaco di Rifondazione che grazie al no sul termovalorizzatore nel 2004 fece il pieno di voti (75%). Sarebbe più facile mandarli a messa. La mattina a via del Pennino 1 non c'è nessuno. I corsisti Mca in lotta per il lavoro che hanno occupato l'edificio lo scorso novembre, sono a Napoli a protestare e poi direttamente al Pantano. Monnezza e lavoro, le due piaghe di questo Sud, che ad Acerra trovano un connubio perfetto. Le duemila aziende agricole presenti sul territorio hanno avuto un tracollo nell'ultimo anno, perché con il diffondersi delle notizie sui terreni inquinati, i loro prodotti sono marchiati ed è difficile piazzarli sul mercato. "E' troppo brutto vivere qui, io ora vado al nord", dice un ucraino che ha appena finito la giornata nei campi e beve birra, sotto il sole, con alcuni connazionali davanti alla Bottega dei sapori, con insegne anche in cirillico e in arabo. Ma nel paesino al confine con Pomigliano D'Arco, il mondo dell'Alfa Romeo, si può ancora vivere dignitosamente: qui un appartamento di 3 vani si affitta per 400 euro, a Napoli in periferia si paga almeno il doppio. "Sì ma per chi è in buona salute e ha uno straccio di lavoro", ironizza un dipendente dell'agenzia immobiliare in via Duomo, "i prezzi bassi sono il termometro della povertà. Il mercato è fermo, vedete quanti sono i cartelli vendesi e affittasi". Tanti e pesano come la rabbia per il tempo passato a protestare. E' infatti dal '99, con il piano firmato dall'ex governatore di An Rastrelli, che la comunità si oppone alla costruzione di un impianto nato vecchio e che appena nel 2005 venne bocciato da 27 prescrizioni della commissione Via. "Una di queste riguardava proprio l'obbligatorietà di bruciare esclusivamente cdr", precisa Tommaso Esposito. Ma Prodi come ultimo atto da presidente ha firmato un'ordinanza per incenerire le ecoballe non a norma, quelle dell'inchiesta per truffa contro Fibe-Impregilo, che è costata alla società la rescissione del contratto. E con l'ultimo dl del governo si è andati oltre, Berlusconi ha dato il via libera a bruciare la spazzatura tal quale, dal cassonetto al forno. Ieri addirittura è stato riaffidato il completamento della struttura a quella stessa società che secondo l'accusa dei pm Sirleo e Noviello avrebbe creato ad arte l'emergenza per incenerire tutto e guadagnare miliardi in energia elettrica: il megaimpianto può fornire 100mila utenti. "Ma noi ormai non sappiamo che fare, intorno abbiamo il deserto, soprattutto con i Verdi e la sinistra antagonista fuori dai giochi". E' avvilito Giovanni De Laurenti, assessore alla cultura del comune. Come segretario del Prc è sempre lì sulle barricate: "Sarà banale, ma la speranza è ultima a morire, noi abbiamo impugnato tutto, al Tar di Napoli e del Lazio, alla procura della Repubblica, alla Comunità europea, alla Corte dei Conti. Non ci resta che affidarci alle vie legali". O piangere, per dirla alla Massimo Troisi.

Torna all'inizio


Voglia di raccolta differenziata (sezione: Monnezze)

( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Guido Viale Se si vuole far tornare alla normalità la gestione dei rifiuti in Campania la prima cosa da fare è porre fine alla sequela di falsità, denigrazioni e insulti verso le popolazioni della regione che pagano anni di responsabilità altrui. E rispondere a 2 domande. 1. Perché, se gli sversamenti di rifiuti tossici provenienti da tutte le regioni d'Italia durano da decenni, chi ora fa barriera contro le discariche dei propri rifiuti non si è opposto anche a quelle devastazioni? La prima risposta è che la popolazione campana non si comporta diversamente da quella di qualsiasi altro territorio inquinato da rifiuti industriali. Ci si accorge "dopo" di ciò, quando il danno è fatto; spesso anni dopo, quando si cerca una diversa destinazione d'uso dei siti. Ma ci sono altri fattori. a. L'ignoranza delle conseguenze ambientali e sanitarie - ma anche economiche e sociali - di quelle operazioni. Di qui l'importanza di un'educazione ambientale vera, adeguata a una società industriale e non relegata a qualche "progetto educativo" che si sovrappone senza modificarli ai curricula scolastici: dalle elementari all'educazione permanente. Oggi, se interrogate un abitante di Napoli sul ciclo dei rifiuti, le sue fasi, le alternative praticabili, troverete una conoscenza che lascia a bocca aperta persino gli esperti. Conoscenza acquisita a proprie spese. Ponete le stesse domande al cittadino di una regione "a posto" con i rifiuti e vedrete quanta strada ha ancora da fare. Questa cultura, di cui c'è un vitale bisogno per governarsi, non riguarda solo i rifiuti, ma l'energia, le acque, l'assetto idrogeologico, l'urbanistica, la mobilità, l'agricoltura, ecc. Certo la tv non ha contribuito granché. b. Non parliamo di un territorio qualsiasi. Nelle province di Napoli e Caserta il territorio è controllato dalla camorra; partner utilizzato da molte industrie di tutto il paese per sbarazzarsi a basso costo dei loro rifiuti. Opporsi alla camorra, soprattutto dove le amministrazioni sono colluse, presenta dei rischi. E' vero che in questi territori c'è una contiguità con la malavita organizzata che riguarda tanto molte istituzioni pubbliche e imprese quanto una parte rilevante della popolazione. E' una contiguità senza soluzioni di continuità: tra la cosca criminale arcinota e il cittadino o l'amministratore compromessi non c'è quasi mai rapporto diretto, bensì mediazioni e "diluizioni" che passano attraverso finanziamenti, appalti, favori, assunzioni, consulenze, protezioni, raccomandazioni, prestiti, e quant'altro. A volte senza sapere veramente con chi si ha a che fare. In contesti simili, tacciare tutte le mobilitazioni popolari - anche le più odiose, come l'assalto al campo rom di Ponticelli - come "camorristiche" è il modo migliore per spingere sempre più gente nell'abbraccio della malavita. E tuttavia denunce e esposti di singoli cittadini o di organismi collettivi sono stati numerosi, da anni; spesso senza esiti. Ma molte delle inchieste sulla malavita organizzata sono partite da quelle denunce. c. Il litorale campano da Castelvolturno a Castellammare è una delle aree più densamente popolate del mondo. Realizzare impianti dall'indubbio impatto ambientale e sanitario in contesti del genere non è certo impossibile, ma richiede rigore e selezione delle soluzioni meno lesive per la popolazione. Nessuno ha mai proposto una discarica a Milano non dico in Parco Sempione, ma nemmeno a Monte Stella; oppure a Roma, non dico a Villa Borghese, ma neppure a Villa Ada. Perché allora a Napoli una delle poche aree ancora verdi, densamente abitata, deve diventare la discarica di tutta la città? Lo stesso vale per l'inceneritore di Acerra, costruito nel sito più inquinato e più cancerogeno d'Europa, o per Agnano, dove se ne vuole fare un altro, inutile anche per chi ama questi impianti. Gli impianti ovviamente si devono fare: ma commisurandone alla "capacità di carico" dei territori dimensioni, localizzazione, impatto e tipologia. Perché, allora, solo inceneritori e non compostaggio e riciclo, come molti comuni hanno chiesto di fare? I cittadini campani chiedono che prima di costruire un nuovo impianto - e non dopo - il sito sia bonificato dai guasti pre-esistenti, per non aggiungere inquinamento a inquinamento. Invece la localizzazione di molti impianti sembra aver seguito la logica opposta: sono stati fatti nelle aree già compromesse. Il che equivale a avvelenare la popolazione. Ovvio che le reazioni siano drastiche. 2. Ma perché mai in Campania "non si fa la raccolta differenziata"? Dove le amministrazioni si sono date da fare - una cinquantina di comuni, anche di dimensioni consistenti - la raccolta differenziata ha raggiunto livelli di eccellenza. Dove non si è fatta è perché i comuni l'hanno delegata al Commissario o a consorzi che non se ne sono occupati. Ma, soprattutto, perché è stato loro impedito di farla. Da chi? Dai sostenitori dell'inceneritore. L'associazione delle banche italiane (Abi), sponsorizzando con un intervento illecito e a danno dei concorrenti, il gruppo Impregilo, che aveva presentato il progetto tecnico di inceneritore peggiore - ma che poi ha vinto la gara - faceva notare fin dal 1999 che per garantire un adeguato rientro dei costi sostenuti dall'impresa era necessario ridurre al massimo il prelievo alla fonte dei rifiuti combustibili, cioè carta e plastica. Senza questi materiali, infatti, l'inceneritore "si spegne". Di qui l'esigenza di bloccare la raccolta differenziata, frazione organica compresa. Tanto che nel 2001, la Fibe (l'azienda del gruppo Impregilo cui era stato consegnato il monopolio dei rifiuti campani) ha imposto la chiusura e lo smantellamento dell'impianto di compostaggio di S. Maria Capua Vetere, in funzione da due anni, perché "i rifiuti erano suoi" e intendeva mandarli tutti nel futuro inceneritore di Acerra, facendoli passare attraverso uno degli impianti di selezione del rifiuto indifferenziato (i cosiddetti Cdr) appena aperti: impianti che ha poi usato non per alimentare l'inceneritore, non ancora pronto dopo sette anni, ma per produrre montagne di ingestibili ecoballe. Senza impianti di compostaggio non si può raccogliere l'umido. Così, quando il consorzio Caserta2 ha realizzato un nuovo impianto a San Tammaro, il commissario gli ha riempito i capannoni di ecoballe nonostante che per quell'uso, lì di fronte ci fosse un piazzale grande come quattro campi di calcio. Così, per uscire dall'emergenza, si rende "indispensabile" l'inceneritore; anzi, quattro: perché i campani "non vogliono fare la raccolta differenziata". Certo, come ovunque in Italia, ci saranno anche state in passato delle resistenze verso una raccolta differenziata porta a porta: quella che, dopo un periodo di avviamento, costa meno e toglie i cassonetti dalle strade. Ma invece di affrontare le difficoltà, troppe amministrazioni le hanno assecondate o indotte, per continuare con i vecchi sistemi e i vecchi appalti e "lasciar lavorare" Fibe e commissari. Oggi però, con montagne di rifiuti per strada, non c'è un solo cittadino campano che non voglia fare la raccolta differenziata "spinta". Anzi, in molti quartieri si sono organizzati per farla da soli, bypassando aziende, comuni e consorzi; anche se poi è difficile trovare chi viene a prelevare il materiale raccolto. La crisi della Campania va affrontata cominciando con il restituire alle sue popolazioni, con atti concreti, il rispetto che è loro dovuto.

Torna all'inizio


Milano nera, Colaprico indaga (sezione: Monnezze)

( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-07-02 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Domani esce il terzo volume della collana, "Scala C". Per il cronista-scrittore "il racconto è il vero banco di prova del giallista" Milano nera, Colaprico indaga Omicidio in una cabina telefonica: preistoria metropolitana e cronache di solitudine di PAOLO FOSCHINI Q uesta volta è morto "Pallina". Un poveraccio della Scala C, un puntino di sabbia tra i palazzoni popolari e tutti uguali della periferia milanese. Un morto ancor più da niente, a pensarci, perché Pallina non è uno dei neanche trenta ammazzati all'anno della Milano di oggi, ciascuno col suo titolo grande in tv e cortei tutt'intorno, e ronde, e sindaci che "ci vuole l'esercito ": no. Lui sarebbe stato solo "un fascicolo in più da archiviare" tra quei duecento e passa che a Milano morivano vent'anni fa appena, tra Turatello e Br, in quella recentissima preistoria metropolitana popolata di mostri tuttora ben vivi, tipo certe solitudini, e altri ormai estinti, tipo le cabine telefoniche. Come quella in cui stanotte hanno accoltellato lui. Pallina, poveraccio. Piero Colaprico, classe '57, da Putignano, appartiene "con orgoglio" alla folta schiera dei pugliesi "felicemente trapiantati" in quella Città di M. che è da sempre il vero protagonista dei suoi libri. Giornalista citato da Wikipedia quale "inventore del termine Tangentopoli ancor prima dell'arresto di Mario Chiesa", poi scrittore di gialli, poi anche di saggi-cronaca come l'ultimo Manuale di sopravvivenza per immigrati clandestini, poi autore di testi per il teatro come Milanoir-Milanuit dove è stato anche attore, o come il monologo- thriller Qui Città di M. (e dài) replicato per settimane al Verdi di Milano, Colaprico sembra la filosofia vivente di quel suo personaggio cui fa dire che "se stai fermo sei come un morto, ma se ti muovi Milano ti aiuta, è questo il suo segreto: e neanche a me - chiosa ora - piace star fermo". In questo momento, però, Colaprico è uno che sta facendo colazione guardando il mare dalla casa che per qualche giorno ha affittato con la sua famiglia a Monterubbiano, sulle colline marchigiane: "L'ho trovata grazie ad alcuni amici di A qualcuno piace giallo, la rassegna che Brescia dedica da anni alle storie di delitti e alla quale partecipo da sempre... In un certo senso devo ai miei personaggi, dal maresciallo Binda all'ispettore Bagni, persino per l'organizzazione delle mie vacanze". Binda, il vecchio carabiniere inventato con Pietro Valpreda. Per fortuna di turno c'è lui, nel racconto appena scritto per il Corriere, la notte in cui ammazzano quel niente di Pallina. "Magari mi sbaglio - conversa Colaprico, inviato di Repubblica - ma credo di essere l'unico cronista di nera e giudiziaria che continua a scrivere gialli pur conservando il mestiere con tutto quel che ne segue: con meno notti in bianco di quand'ero ragazzo, è vero, ma le ore in giro, le lunghe attese, la ricerca delle carte, l'adrenalina di quando scopri una storia, sono sempre quelle e continuano a piacermi. La curiosità. La fortuna di poter vedere la realtà in prima fila e la responsabilità di raccontarla a chi sta dietro. Un mestiere bellissimo, finché ho la salute e mi tengono non ci penso neppure a mollarlo". Serve anche a far meglio i gialli? "La scrittura di un libro è diversa. Ma il rigore, la conoscenza delle procedure investigative, la precisione, sono tutte cose per le quali fare il cronista è una bella palestra. Diciamo la verità: quando in un giallo trovi cose che nella realtà non succedono dà fastidio. E mantenere questa congruenza in un racconto è ancora più difficile che in un romanzo". Un racconto, appunto. Un genere in cui Colaprico si è già messo alla prova più volte, dalla vecchia raccolta di Kriminalbar alla storia di ecomafia noir de L'uomo cannone. L'indagine sulla Scala C comincia a mezzanotte e finisce poco dopo l'alba. "Nel campo del giallo - continua l'autore - credo che racconto e romanzo abbiano qualche punto comune in più rispetto a quel che succede tra racconto e romanzo tout-court. In primo luogo il fine: ci sono libri "importanti", diciamo così, in cui un lettore cerca non solo una storia ma anche risposte più o meno consce a domande profonde. Il senso della vita, se vogliamo. Ai gialli, invece, chiede soprattutto distrazione: che del resto fu il motivo iniziale per cui io stesso avevo cominciato a scriverli. Il giallo è la forma più attuale del romanzo popolare". Colaprico prosegue: "E poi c'è il meccanismo. La regola fondamentale del giallo è che devi metterci dentro tutti i dati, romanzo o racconto che sia, perché il lettore possa arrivare potenzialmente da solo alla soluzione. Salvo poi sorprenderlo dove non si aspetta. Per questo, forse, per un giallista a maggior ragione è proprio il racconto il vero banco della verità". Fa una pausa: "Questo non toglie che anche il giallo possa rispondere a un'esigenza non sempre nobile ma presente in tutti noi, vale a dire la ricerca di un colpevole. Mi viene in mente quella vecchia vignetta di Altan, geniale come sempre: "Vorrei sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio"". Così, in un momento in cui l'editoria non ha mai visto una tal quantità di libri - e soprattutto gialli - pubblicati come ora, Colaprico non si tira indietro alla richiesta di definire cos'è per lui un "bravo scrittore": "è prima di tutto uno che legge tanto. è vero, forse mai come adesso si pubblicano libri. Ma io credo che diversi tra questi scrittori scrivano più di quel che leggono". E spesso si vede: ancor più oggi che "la cultura visiva di massa ha modificato in maniera sostanziale anche gli stili di scrittura. La fiction gialla-noir occupa il 40 per cento dei palinsesti, se si vuole dare spessore psicologico anche ai personaggi di un giallo, alle loro crisi, insomma renderli "persone", anche a un giallo possono servire trame secondarie che si intreccino con quella principale ": ma bisogna saperle raccontare". Altra pausa: "Naturalmente non è obbligatorio: Marlowe di Chandler non ha mai sottostorie, in scena c'è sempre lui e il meccanismo è ovviamente perfetto così". Altri modelli di perfezione? "Beh, se cominciamo finiamo domani... Ma personalmente, visto che abbiamo nominato Chandler, citerei Il lungo addio, e terrei molto a Lettera al mio giudice di Simenon. Ah, e mi raccomando La morte corre sul fiume di Davis Grubb. Il giallo perfetto. Secondo me". Ma poi, a parte i libri, c'è la realtà. "E la realtà per me è Milano, l'unica Onnipoli d'Italia. Il serial killer in una casa isolata è una trama che non fa per me". Milano dove adesso, come a Napoli per i rifiuti, c'è chi vorrebbe "rassicurare i cittadini" con l'esercito. Colaprico ride amaro e si entusiasma: "Questa sì che sarebbe una bella trama, un giallo ambientato dentro una pattuglia di soldati incompetenti, sequestrati da un evaso. E vediamo come se la cavano...". Torna serio: "No, penso che la sicurezza non si fa col manganello". E con cosa allora? "Con l'ascolto, l'intelligenza, la competenza e l'amicizia. Binda in tutta la sua carriera ha sparato una volta sola. Ma sa ascoltare, guardare, pensare. Lo Stato, quando è forte, non ha bisogno di fare la faccia feroce. E a Binda non è mai scappato nessuno". Compreso chi stanotte, per un motivo che nessuno avrebbe mai immaginato, ha fatto secco quel poveraccio di Pallina. (PLAYBOY ARCHIVE / CORBIS).

Torna all'inizio


Rifiuti, Napoli ad alta tensione (sezione: Monnezze)

( da "Campanile, Il" del 02-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Giuseppe Petrocelli Rifiuti, Napoli ad alta tensione Berlusconi nel capoluogo, proteste a piazza Plebiscito. Blocco no-global ad Acerra contro l'inceneritore. Il premier in Campania con Bertolaso per una serie di sopralluoghi e incontri, accolto da sit-in e tafferugli. Ordigni nella notte nei pressi della discarica di Chiaiano. E il Cavaliere annuncia: spot in tv per convincere i cittadini Ovunque è stato accolto da proteste, tafferugli, scontri. E per tutta risposta lui mette sul tavolo l'arma capace di quietare l'ira delle popolazioni: gli spot. Spot per convincere la gente della bontà delle scelte del governo. Così si può riassumere la giornata del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, all'ombra del Vesuvio per cercare di risolvere il nodo "monnezza". Berlusconi fa sapere che "da gennaio sarà in funzione la prima delle tre linee del termovalorizzatore e ad aprile sarà completamente operativo" e promette che "entro due settimane" Napoli e provincia saranno "liberati dai rifiuti". Infine, assicura: "Stiamo andando verso la soluzione finale entro la fine di luglio non ci saranno più rifiuti nelle strade della Campania". Ma non è stata segnata da motivi di entusiasmo la nuova missione a Napoli del capo del governo. Il premier è infatti giunto in una città che ha vissuto una giornata calda non solo dal punto di vista atmosferico. Mentre le proteste dei comitati contro la discarica di Chiaiano si sono spostate nelle strade del capoluogo partenopeo, mandando il traffico in tilt, nella centralissima piazza Plebiscito si sono registrati momenti di tensione con tafferugli e cariche della polizia contro un centinaio di disoccupati. Poco prima dell'arrivo del presidente del Consiglio poliziotti in tenuta anti-sommossa e manganelli alla mano hanno rincorso i manifestanti costringendoli a scappare verso le vie limitrofe. E dopo gli scontri a ridosso del quartier generale governativo per l'emergenza rifiuti, anche ad Acerra durante la conferenza stampa, sede del cantiere del termovalorizzatore e ultima tappa della giornata napoletana dedicata alla questione "monnezza", il Cavaliere è stato accolto dai dimostranti. In particolare, da un gruppo di attivisti no-global guidati da padre Alex Zanotelli, che distribuivano in volantino listato a lutto in cui si sottolineava che ad Acerra è in atto "una emergenza democratica". Intanto, nella notte tra lunedì e martedì a Chiaiano si è verificato un nuovo attentato: due persone in motorino hanno lanciato tre ordigni rudimentali contro le forze dell'ordine che presidiano la zona. Solo uno è esploso, per fortuna senza provocare feriti. Prima di concedersi ai giornalisti ad Acerra, il premier ha fatto il punto della situazione con il sottosegretario all'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, e il Generale Franco Giannini. I due interlocutori hanno prospettato al capo del governo una situazione in movimento, con un quadro che mostra segnali di miglioramento. Si è fatto anche il punto sugli stati di avanzamento delle perizie tecniche e dei lavori di allestimento per tutti i siti di discarica e di stoccaggio previsti dal decreto legge. Infine, il presidente del Consiglio ha incontrato i sindaci dei comuni interessati, come Serre, Giugliano, Svignano e Sant'Arcangelo a Trimonte, oltre al primo cittadino di Napoli, Rosa Russo Iervolino. Faccia a faccia pure con il Governatore Antonio Bassolino. Proprio durante questi incontri il premier ha comunicato che presto verranno trasmessi degli spot per sensibilizzare la popolazione sulla necessità della raccolta differenziata, sull'importanza dell'opera di smaltimento delle discariche, affinché non vengano più ostacolati i lavori e non ci siano più proteste in merito. (02-07-2008).

Torna all'inizio


Mehta a Napoli: tagli disastrosi alla cultura (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 03-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Stai consultando l'edizione del Mehta a Napoli: tagli disastrosi alla cultura di Elisabetta Torselli U no stuolo di archi, fiati, percussioni, un numero impressionante di coriste e coristi. Fa un certo effetto il colpo d'occhio del concerto a doppio coro e doppia orchestra in piazza del Plebiscito, un luogo tradizionale per appuntamenti politici e per happening rock e pop, per riportare la speranza nel cuore di Napoli. Ma ora, per affermare che questa non è solo la città di rifiuti, Camorra e Gomorra, va bene il messaggio della Nona di Beethoven eseguita ieri sera, con diretta televisiva su Raitre, nella grande e centralissima piazza napoletana, da due orchestre e due cori insieme, quelli del Maggio Musicale Fiorentino e quelli del San Carlo di Napoli. Zubin Mehta (il maestro indiano è il direttore principale del Teatro del Maggio) era sul podio, il quartetto vocale era formato da Ingrid Kaiserfeld, Anna Maria Chiuri, Robert Gambill, Juha Uusitalo, Renzo Arbore in giacca color fragola in mezzo agli abiti scuri, ha presentato la serata. Poi, sabato 5 luglio, sullo stesso palcoscenico ci sarà la danza con Roberto Bolle (presente ieri sera) in "Bolle & Friends". Proprio il danzatore era fra gli ospiti di ieri sera insieme a Carla Fracci, Toni Servillo, Lina Sastri, Maria Grazia Cucinotta, Giovanni Minoli, Ferzan Ozpetek. Invece non ha potuto esserci "con rammarico" il presidente della Repubblica Napolitano: esprimendo "fiducia" nella città, dicendosi certo che la serata rilancerà il San Carlo, ha scritto in una lettera che "il delicato momento che la vita istituzionale del Paese sta attraversando mi rende difficile allontanarmi da Roma". Restano, s'intende, le questioni tecniche legate all'eseguire in spazi così grandi, all'aperto, una musica nata per tutt'altre cornici. Ma sono piuttosto altri aspetti che meritano di essere segnalati. La musica classica che guadagna la prima serata in tv: non è banale. Le scelte diverse che si possono fare per un concerto così: aperto e a ingresso libero, o no? La sera precedente, il primo luglio, a Firenze, in piazza Signoria a conclusione del 71esimo Maggio, il concerto (sempre Mehta alla guida stavolta "solo" dell'orchestra e coro del Maggio) era libero, liberissimo, e così Beethoven ha dovuto vedersela con chi tranquillamente pretendeva di fendere la folla accalcata per la Nona, magari con il cane, con la bicicletta (addirittura scampanellando), con la pizza e il gelato, in ogni caso con tutto ciò che comporta il fare sempre, convintamente e quasi risentitamente i propri comodi. A Napoli invece c'è stata la decisione di chiudere la piazza, piazzarci le poltroncine e vendere i biglietti (prezzi da 15 a 100 euro, 9.000 posti a sedere venduti), però mettendo i maxischermo in altri punti della città. Quale delle due modalità vi sembra più "civile"? Questione interessante, ma eccoci tornati ad una parola chiave: alla diffusa, forse un po' logora e rassicurante, ma sempre valida percezione della Nona, in particolare del suo quarto movimento sull'Inno alla gioia di Schiller, come un simbolo di civiltà, di civiltà europea. Ne ha parlato ieri mattina a Palazzo San Giacomo, sede dell'amministrazione cittadina, il sindaco Rosa Russo Iervolino e il presidente della Regione Antonio Bassolino, conferendo un'onoreficenza a Mehta, che dal canto suo ha rievocato come Napoli sia stata la prima città europea su cui misero piede, sbarcando in Europa, all'inizio degli anni Cinquanta, otto ragazzi indiani che andavano a studiare in Europa. Uno era lui. Allora il San Carlo poté solo vederlo, oggi questo splendido teatro italiano nato nel Settecento ha il proprio museo che ne ripercorre la storia e ne illustra i cimeli: foto, foto di scena, costumi, bozzetti, locandine, in una mostra che fa da anteprima all'apertura vera e proprio del museo, inaugurata ieri, poche ore prima del concerto, alla presenza del ministro ai Beni culturali Sandro Bondi. Ma è un momento difficile per la musica in Italia, come dimostrano i tagli ulteriori al Fondo Unico Spettacolo (che per il solo Teatro del Maggio, molto incisivamente colpito, ammonterebbero a 6 milioni di euro). Tagli che ieri Mehta ha definito "catastrofici" invocando la defiscalizzazione dei contributi dei privati ai teatri: idea approvata dal ministro il quale, definendo la collaborazione fiorentino-partenopea "un modello da seguire", ha garantito che il Fus non sarà tagliato (Tremonti lo ascolterà?). Dietro questo concerto c'è Salvatore Nastasi, direttore dello spettacolo dal vivo al ministero, rimasto al suo posto nonostante il cambio di governo, crediamo ascoltato dal suo capo di adesso, Bondi, non meno che dal predecessore, Rutelli. Qualche stagione fa, in un momento difficile per il teatro fiorentino, Nastasi fu il commissario ministeriale incaricato di risolvere quella crisi, così come ora lo è al San Carlo di Napoli. Questo concerto vuole anche essere un'iniezione di fiducia per Napoli e per la musica a Napoli. Ma prepariamoci a tempi sempre più duri. CONCERTI Le orchestre e i cori del Maggio fiorentino e del San Carlo insieme in piazza del Plebiscito a Napoli con il direttore indiano: per un'iniezione di fiducia alla città e al suo teatro, nonostante i tempi bui.

Torna all'inizio


È un via libera allo smaltimento illegale (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 03-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Stai consultando l'edizione del ERMETE REALACCIIl ministro ombra dell'Ambiente: con il decreto sicurezza si vanificano gli sforzi fatti "È un via libera allo smaltimento illegale" / Roma "Al premier che torna a Napoli e assicura che i rifiuti saranno tolti dalle strade, dico che il suo decreto sicurezza mette a rischio la lotta contro lo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi. Veleni che provocano dei rischi reali per la salute degli italiani, che inquinano l'aria e l'acqua. Veleni su cui le ecomafie fanno grossi affari". Ermete Realacci, ministro ombra dell'Ambiente, punta il dito contro il decreto sicurezza: "Prima del 2001 le pene erano così lievi che spesso i reati cadevano in prescrizione, non si potevano usare le intercettazioni e neppure chiedere la collaborazione dell'Interpol. Dopo il 2001, grazie a un emendamento al decreto Ronchi bis che ha innalzato le pene, presentato tra l'altro da un senatore di Forza Italia, Luigi Manfredi, un ex generale, la magistratura ha potuto muoversi e il fenomeno si è in parte ridotto, in Campania e non solo". E adesso cosa cambia con il decreto sicurezza? "L'azione della norma blocca processi insieme allo stop alla intercettazioni per i reati che hanno pene inferiori ai 10 anni rischia di vanificare i passi avanti che sono stati fatti: perché questi reati hanno pene inferiori ai 10 anni, dunque i processi per questi reati ambientali rischiano il blocco e non si potranno più usare le intercettazioni nelle indagini. È un caso simbolo di come norme pensate per rispondere agli interessi personali del premier producono un danno agli interessi dei cittadini e minacciano quella sicurezza che a parole viene tanto invocata. Ricordo che lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi ha già prodotto gravi malattie nella popolazione, e anche l'abbattimento di migliaia di capi di bestiame in Campania per la presenza di diossina nel latte". Realacci chiama in causa il governo e il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: "Non si può dire di voler contrastare i reati ambientali, come ha fatto il ministro in Commissione Ambiente alla Camera, e poi prendere in giro gli italiani. Questo è un tema su cui c'è sempre stato un impegno trasversale in Parlamento: fu proprio un senatore di Forza Italia, nel 2001, a portare in aula quell'emendamento fortemente voluto da Legambiente. Oggi invece il centrodestra sta andando nella direzione opposta. E un decreto che era nato per dare portare più sicurezza rischia di avere il risultato opposto. Per questo chiediamo e ci aspettiamo una correzione di rotta da parte del governo, e comunque una pressione in questa direzione del ministro Prestigiacomo, che può dimostrare se ha davvero a cuore la salvaguardia dell'ambiente". a.c.

Torna all'inizio


La salvaprocessi farà sparire il reato di disastro ambientale (sezione: Monnezze)

( da "Unita, L'" del 03-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Stai consultando l'edizione del La salvaprocessi farà sparire il reato di disastro ambientale di Eduardo Di Blasi/ Roma Fu un senatore di Forza Italia, Luigi Manfredi, a presentare l'emendamento al Decreto Ronchi che inaspriva le pene sul reato ambientale. E sarà il nuovo governo Berlusconi a depotenziare le indagini e a rallentare i processi su questo crimine odioso di riconosciuta pericolosità sociale. Era il marzo del 2001 quando Manfredi propose l'emendamento e il termine di "ecomafia", l'avvelenamento del territorio che si rinnova di anno in anno e che non viene cancellato se non a prezzo di costose bonifiche, non era ancora entrato nell'immaginario collettivo. Non avevano avuto l'eco nazionale dovuto le grandi battaglie di Legambiente e film come "Biutiful Cauntri", storia di inquinamento, morti per cancro e cibo finito in malora (e poi sulle tavole degli italiani). Non c'era stato Gomorra di Saviano, anche perché i rifiuti pericolosi di solito prendevano silenziosamente la strada che portava ai Paesi del Terzo mondo e che semmai si interrompeva prima, in fondo al mare, dentro vecchie carrette affondate in acque internazionali dove nessuno sarebbe andato a ripescare loro e il loro pericoloso carico. La scarsità dell'intervento legislativo in materia permetteva a chi smaltiva abusivamente gli scarti pericolosi pene poco più severe di una contravvenzione. Anche per questo, si disse, mafia e camorra avevano deciso di intraprendere il grande businnes: soldi tanti, rischi pochi. Nell'aula di Palazzo Madama il senatore di Forza Italia Manfredi, su impulso delle associazioni ambientaliste, fissò la pena con voto bipartisan: veniva punita da "uno a sei anni" di reclusione la "gestione abusiva" dei rifiuti. Pena che saliva da "tre a otto anni" nel caso di rifiuti ad alta radioattività. L'emendamento fu fotografato nell'articolo 53bis del decreto Ronchi e divenne l'arma con cui le procure italiane andarono all'assalto dei trafficanti di veleni. Dal 2002 ad oggi sono state 104 le inchieste aperte, 662 i trafficanti arrestati, 545 le aziende coivolte nelle indagini. Il lavoro della magistratura ha disvelato il sistema dello smaltimento illecito, il trucco del "giro bolla" (il carico pericoloso che viene declassificato solo formalmente passando da impianto a impianto, sino a finire in una discarica dove non potrebbe starci), i materiali nocivi messi sotto il tappeto, o rivenduti come nuovo prodotto. L'aver alzato la sanzione massima ha consentito la possibilità di eseguire intercettazioni telefoniche, collaborazioni con l'Interpol per i traffici internazionali, riduzione del rischio di prescrizione per le persone coinvolte. Lo strumento ha funzionato se è vero che in questi anni abbiamo assistito all'inchiesta sulla Enichem di Priolo, dove parte dei rifiuti veniva smaltita nei tombini che finivano diritti nel mare antistante (l'operazione "Mare rosso" nacque su impulso di alcuni cittadini che videro galleggiare tra le onde macchie create dall'acido solforico). Ai fanghi delle acque reflue veneziane, inquinate da policlorobifenili e diossina, venduti come fertilizzanti in agricoltura. Nel novembre del 2003 l'inchiesta "Re Mida", che stroncò un filone del traffico di rifiuti tra il Nord e la Campania (40mila tonnellate di rifiuti movimentati per un giro d'affari di quasi 3 milioni e mezzo di euro), finì per imbattersi nel clan dei Casalesi. Nel giugno dell'anno seguente, con l'operazione "Terra mia", furono scoperti nel triangolo tra Nola, Marigliano e Acerra, 120 ettari di terreno inquinato da rifiuti pericolosi: 25 discariche abusive. Sedici arrestati. Per la prima volta in un aula di tribunale si contestò il reato di "disastro ambientale". Oggi, il combinato disposto del taglia-processi e disegno di legge sulle intercettazioni, mette a rischio le inchieste passate e future. Se non si potrà intercettare chi non rischia almeno dieci di carcere, allora la faranno franca tutti coloro che avvelenano intere comunità per risparmiare sullo smaltimento dei propri scarti di lavorazione. Se i processi in cui gli imputati di queste inchieste rischiano meno di dieci anni, saranno messi in coda agli altri, la prescrizione sarà dietro l'angolo per chi ha avvelenato cave, campagne e persone. E non vale nemmeno la scusa che se si indaga per mafia e camorra (due delle "imprese" che curano il ciclo dei rifiuti pericolosi in Italia), allora è lecito intercettare. Perchè le indagini non partono dai capi clan, ma dai trasportatori, dagli stakeholder, da quei prestanome con ditte individuali e collettive all'apparenza puliti che continuano ad ammassare scarti pericolosi nelle periferie del nostro territorio. Quando si studia una legge, si dovrebbe capire non solo a chi giova (e sul tema si fa un singolo nome), ma anche a chi fa male.

Torna all'inizio


Bassolino, il comune chiede i danni "immagine danneggiata, turismo ko" (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina IV - Napoli Cambia il collegio di giudici al processo per l'emergenza spazzatura che vede imputato il governatore Bassolino, il Comune chiede i danni "Immagine danneggiata, turismo ko" La Cassazione alla Procura: sequestro Impregilo disposto in maniera semplicistica Il presidente appena insediato potrebbe essere nominato nel tribunale di Nola Cambia di nuovo giudice il processo sul disastro rifiuti in Campania. E la sorpresa è ancora un'altra: potrebbe non essere l'ultimo addio. Cronaca di un processo costantemente "in divenire". è la quarta sostituzione di un dibattimento che sembra avere una "panchina" lunghissima e che vede, tra gli imputati eccellenti, il governatore Bassolino e i vertici del gruppo Impregilo. Un dibattimento dai numeri-monstre, pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo: accuse per frode in pubblica fornitura, truffa aggravata e falso, 28 imputati, 110 i faldoni, 140 mila pagine, 549 i Comuni indicati come parti lese, dei quali 111 si sono costituti parte civile. Quanto ai Palazzi già scesi nell'agone giudiziario contro Bassolino e gli altri imputati, si apprendono ieri le argomentazioni con cui si è costituito parte civile il Comune di Napoli, rappresentato dal legale Giuseppe Dardo, dell'avvocatura municipale. In qualità di difensore del sindaco Rosa Russo Iervolino, Dardo così motiva la sua domanda risarcitoria: "Esiste un evidente danno patrimoniale, e anche un danno relativo alla lesione all'immagine" del Comune di Napoli. Si citano non a caso, da un lato, "le spese sostenute per la creazione di piazzole, stoccaggi, siti provvisori, straordinari per il personale, spese per i trasporti fuori territorio"; e dall'altro, "gli oneri per i dipendenti del Comune, la creazione di uffici e servizi per l'emergenza", fino alla dolorosa nota dei "danni conseguenti alla risoluzione dei flussi turistici, del commercio di prodotti tipici alimentari e dell'artigianato". L'avvocato Dardo si sofferma poi sugli "innumerevoli giudizi innanzi al giudice di pace per richiesta di restituzione della Tarsu", e quindi "spese legali e possibili soccombenze", per finire con "l'ingente danno all'immagine della città". Un lungo processo avanti, molti nodi ancora da sciogliere. Ieri mattina, non si fa in tempo a registrare la new entry in aula, ovvero l'arrivo del giudice Giovanni Fragola Rabuano, presidente del collegio A della quinta sezione, che si apprende anche Rabuano è dato in partenza. Il presidente del Tribunale Alemi ha assegnato il processo al suo collegio a causa di circostanze che riguardano il collegio uscente (il giudice Alfredo Guardiano è passato all'ufficio Gip e il suo sostituto Todisco ha chiesto di astenersi perché in qualità di gip aveva firmato una proroga nell'ambito del procedimento sui rifiuti). Ma ora il nuovo presidente Rabuano potrebbe essere designato dal Csm come presidente del Tribunale di Nola. Dunque, altro giudice "di passaggio" nel dibattimento che intreccia la cronaca politico-sociale a quella giudiziaria, sullo sfondo della crisi. Molti i difensori - tra i quali gli avvocati Stefano Montone e Michele Cerabona - che intervengono per contestare la violazione del principio di "giudice naturale". Si astiene dalla valutazione l'avvocato Giuseppe Fusco, difensore di Bassolino. Ma il Tribunale, dopo un'ora di camera di consiglio, respinge l'istanza. Si continua. E se Rabuano dovesse partire? Verosimile questa ipotesi: se non può essere applicato, viene sostituito, ma il processo non ricomincia daccapo. Il processo viene rinviato al 7 luglio. Intanto, da Roma, giungono a favore degli imputati del gruppo Impregilo le motivazioni con le quali le Sezioni Unite della Cassazione, già il 27 marzo scorso, avevano disposto l'annullamento con rinvio - per un conteggio tutto da rifare - dell'ordinanza del gip Rosanna Saraceno, che disponeva un sequestro per Impregilo di 750 milioni. Gli ermellini definiscono "semplicistico" quel conteggio e accolgono le contestazioni mosse dall'avvocato Alfonso Stile, difensore di Impregilo. In sintesi: nel disporre il maxisequestro non si è tenuto conto che non tutto il profitto di Impregilo era illecito. (conchita sannino).

Torna all'inizio


Plebiscito, messaggio di napolitano "dovete avere fiducia nella città" - patrizia capua (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Pagina VII - Napoli Plebiscito, messaggio di Napolitano "Dovete avere fiducia nella città" Folla per Mehta. Il Presidente, assente, invia una lettera PATRIZIA CAPUA C'è un grande assente, il presidente Giorgio Napolitano. Ma fa sentire la sua voce. E l'incoraggiamento per Napoli nella notte magica del Plebiscito, il concerto di Zubin Mehta. Napolitano ha spiegato in una lettera la sua assenza con gli impegni che lo trattengono a Roma. "Il delicato momento che la vita istituzionale del Paese sta attraversando - ha scritto al commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi - mi rende difficile allontanarmi da Roma per partecipare, come avrei voluto, all'importante evento serale di Napoli: il grande concerto, diretto da Zubin Mehta, che segnerà il superamento della fase di crisi che metteva in questione le sorti del glorioso Teatro San Carlo". Napolitano aggiunge, rivolgendosi a Nastasi: "Al personale rammarico per non poter presenziare a un'alta manifestazione di cultura musicale come quella affidata alle orchestre e ai cori del San Carlo e del Maggio Fiorentino, desidero unire l'espressione del più vivo apprezzamento per quanti, a cominciare da lei, caro dottor Nastasi, nella sua qualità di Commissario straordinario, hanno contribuito a un impegno di risanamento e di rilancio di una storica istituzione, patrimonio di civiltà e d'arte prezioso non solo per Napoli ma per l'Italia e per il mondo". La lettera si conclude con un caloroso augurio di successo e un saluto affettuoso "a tutti i napoletani raccolti a Piazza Plebiscito per sostenere il loro teatro e per esprimere fiducia nel futuro della loro città". L'incoraggiamento per i napoletani, nel momento più difficile per la vita della città. Prima del concerto cinque disoccupati che stavano manifestando in piazza del Plebiscito sono stati fermati dalla polizia e condotti in questura. Nella zona, sin dal pomeriggio erano giunti numerosi senza lavoro. La polizia li ha invitati a lasciare la piazza. La tensione si è sciolta quando le luci dei riflettori si sono accese sullo spettacolare scenario della piazza. Un parterre ricchissimo di ospiti, gli artisti Toni Servillo e Lina Sastri, il presidente di Finmeccanica, che ha sponsorizzato la serata, Francesco Guarguaglini, l'imprenditore Antonio D'Amato, il procuratore della repubblica Giandomenico Lepore e il procuratore generale Vincenzo Galgano. Nastasi con Roberto Bolle, Carla Fracci come sempre in bianco con il marito Beppe Menegatti, il cardinale Crescenzio Sepe a colloquio con il ministro della Cultura, Bondi, il sindaco Rosa Russo Iervolino, contenta, rilassata: "Finalmente Napoli nella sua veste migliore, per fortuna ci capita ogni tanto di vederla così". Il governatore Bassolino saluta e chiacchiera con Servillo: "è un momento bello, e non è una serata soltanto. Guai e problemi seri, certo, ma anche la vitalità di questa città, la cultura come principale risorsa produttiva. Napoli è un campo di lotta e battaglia quotidiana tra tante cose negative". Spazzatura e discariche da aprire, per esempio. Il premier Berlusconi dice: a fine luglio Napoli sarà pulita. "Deve essere un impegno di tutti - chiosa Bassolino - avendo una riserva di disponibilità nelle discariche superiore ai quantitativi giornalieri. Altrimenti basta un intoppo, e tutto si ferma di nuovo". Tregua sui rifiuti nella sera della stella Mehta. Il sottosegretario Guido Bertolaso stringe la mano a Gennaro Mola, assessore all'Ecologia, il generale Giannini dice "lasciamo stare le polemiche". Renzo Arbore dal palco, dà il benvenuto a novemila spettatori e grida "Viva Napoli".

Torna all'inizio


Da beethoven a 'o sole mio mehta riscatta il cuore di napoli - antonio tricomi napoli (sezione: Monnezze)

( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)

Argomenti: Monnezza

Spettacoli Da Beethoven a 'O sole mio Mehta riscatta il cuore di Napoli In 10mila in piazza del Plebiscito Bondi: sì agli incentivi per chi investe in cultura ANTONIO TRICOMI NAPOLI E fu così che Zubin Mehta diresse 'O sole mio, alla fine di una serata, ieri, da ricordare. Dopo l'esecuzione della Nona di Beethoven, applaudita da una piazza del Plebiscito gremita e osannante, novemila spettatori felicemente sistemati come in un immenso teatro, più almeno altri mille all'esterno delle reti di recinzione. Sull'imponente palco montato contro la facciata della basilica di San Francesco di Paola, il coro e l'orchestra del Teatro San Carlo e del Maggio Fiorentino, 350 musicisti in scena. Il programma prevedeva soltanto la Nona. Ma ecco che alla fine arrivano due bis, l'Intermezzo della Cavalleria Rusticana e appunto 'O sole mio. Il tutto in diretta su Raitre. Nella sterminata platea si respira un'aria di riscatto. A nessuno sembra sfuggire la portata simbolica dell'evento, la città che si riappropria della sua piazza-simbolo in giorni che non sono facili per nessuno. Lo dice con forza Renzo Arbore, che appare per pochi minuti sul palco subito prima del concerto, esibendo un panama bianco: "Come un grande attore di tanti anni fa, sono entrato in scena con il cappello per poi potermelo togliere, per salutare questa città e questo evento straordinario. Viva Napoli, forza Napoli". Tutto accade nel giorno dell'inaugurazione della mostra "Alla scoperta di un protagonista, il Teatro San Carlo di Napoli". Ricco parterre. Il ministro Bondi, che raccoglie l'invito di Mehta a detassare gli investimenti nella cultura, il sottosegretario Bertolaso, il governatore Bassolino nel suo nuovo look (capelli castani e non più bianchi), il sindaco Iervolino (che nel pomeriggio aveva consegnato a Mehta la medaglia del Comune), il presidente della Provincia Di Palma e il presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella. Ma anche il cardinale Crescenzio Sepe e il prefetto Alessandro Pansa. E poi Carla Fracci con Beppe Menegatti e il giovane collega Roberto Bolle, che sabato danzerà sullo stesso palco.. Gli attori Maria Grazia Cucinotta e Toni Servillo, l'anchorman Giovanni Minoli, lo scrittore e storico dell'architettura Cesare De Seta, gli imprenditori Antonio Amato e Teresa Bottiglieri, il presidente di Finmeccanica Francesco Guargaglini. Molti politici e vip locali ma soprattutto molta gente. "Quando abbiamo saputo che il San Carlo era in difficoltà abbiamo accettato con entusiasmo l'invito a suonare in piazza", aveva detto il maestro prima di salire sul palco. Quanto all'emergenza rifiuti, "il sapore di Beethoven cambierà tutto questo".

Torna all'inizio


LEANDRO DEL GAUDIO NOVE PUNTI PER INDICARE I DANNI AL PATRIMONIO E ALL'IMMAGINE. IN NOVE MOS (sezione: Monnezze)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-07-2008)

Argomenti: Monnezza

LEANDRO DEL GAUDIO Nove punti per indicare i danni al patrimonio e all'immagine. In nove mosse, la richiesta di risarcimento danni che il Comune di Napoli depositata ieri mattina nel corso del processo al commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania. È il penalista Pino Dardo - "in qualità di procuratore speciale e difensore del sindaco Rosa Russo Iervolino" - a chiedere i danni per le "spese sopportate per effetto dei fatti reato in contestazione". Sott'accusa 28 imputati, tra cui il governatore Antonio Bassolino, i suoi collaboratori un tempo al vertice del commissariato antirifiuti e le società collagate al gruppo Impregilo. Ecco, in sintesi, alcuni punti forti dell'atto d'accusa di Palazzo San Giacomo: si va dal massiccio impiego di agenti di polizia municipale per il caos provocato da manifestazioni al centro e in periferia, alla necessità di trovare uffici per ospitare le unità anticrisi; dall'impiego di mezzi di trasporto e conferimento (campane, cassonetti e bruciatori), ai costi sofferti per spedire all'estero i rifiuti napoletani. Il cuore del danno, però, riguarda l'immagine. Palazzo San Giacomo ricorda i "danni conseguenti alla risoluzione dei flussi turistici, del commercio di prodotti tipici alimentari, dell'artigianato", ma anche "innumerevoli giudizi innanzi ai giudici di pace per richiesta restituzione Tarsu e spese legali di possibili soccombenze; giudizi contro il Comune di Napoli promossi da enti territoriali e associazioni per danno all'immagine e possibili soccombenze". Un processo che entra nel vivo, dopo l'annunciato cambio di collegio di giudici. Il turn over è avvenuto in diretta ed era stato definito a giugno vista l'incompatibilità del giudice Francesco Todisco, che avrebbe dovuto sostituire Alfredo Guardiano in seno alla quinta sezione collegio C. Ora a condurre il processo sarà il giudice Giovanni Fragola Rabuano, presidente del collegio A (a latere Sassone, Scaramella), che potrebbe assumere la presidenza del Tribunale di Nola, il prossimo ottobre. Un processo che sembra non trovare pace: quello di ieri è il terzo cambio di giudice. La scorsa estate, il processo era passato da Umberto Vecchione (in attesa di trasferimento) al gip Marcello Piscopo (grazie a un sorteggio tenuto dal capo dei gip Renato Vuosi). Aula 220, udienza gremita da più di duecento penalisti, caldo e disagio per chi è costretto a rimanere in piedi per mancanza di posti a sedere. Contro il cambio di collegio, l'eccezione formulata dal penalista Stefano Montone, alla quale si associano in tant, tra cui Michele Cerabona (che difende Piergiorgio Romiti), Gaetano Balice (che assiste Fisia Italmpianti), Alfonso Maria Stile per Impregilo: "Qui non siamo tanti sprovveduti - spiega Montone - riteniamo violato il principio del giudice naturale". Posizione neutra da parte dei difensori di Antonio Bassolino (Giuseppe Fusco e Massimo Krogh): "Pur ritenendo fondata l'eccezione, ci rimettiamo al tribunale, avendo interesse a una rapida celebrazione del processo". Il giudice rigetta l'eccezione, con un provvedimento ritenuto "ineccepibile" dal curatore speciale della Regione Roberto Fiore, (dopo che i pm Noviello e Sirleo e la parte civile della Regione Campania Pino Noviello avevano espresso parere negativo). Si torna in aula lunedì prossimo per le ultime udienze prima della sosta estiva.

Torna all'inizio