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toARTICOLI DEL 2-5 luglio 2008 #TOP
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Articoli
Monnezze (13)
Mehta: "i giovani amano beethoven" (
da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: il governatore Antonio Bassolino e la stessa Iervolino. Tutti più o meno fan della sinfonia in re minore che Ludwig van Beethoven completò nel 1824 - alla prima ospitata a Vienna il compositore di Bonn partecipò indossando un estroso frac verde - e che gli appassionati di cinema hanno visto esaltata nelle scene madri del film "Arancia meccanica"
Rifiuti, emergenzafinita entro luglio (
da "Secolo XIX, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Rosa Russo Iervolino, che chiedevano aiuto e compensazioni come i primi cittadini di Giugliano, Serre, Marano, Sant'Arcangelo Trimonte dove è stata aperta pochi giorni fa una nuova discarica, e il presidente della Regione Antonio Bassolino. Tutto questo prima di andare a vedere dall'alto, in elicottero, la situazione rifiuti,
Re Silvio sul trono della monnezza (
da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: poi dalle discariche abusive che hanno avvelenato le campagne. Nel cptp della provincia di Napoli questa è indicata come zona industriale, ma la maggior parte degli abitanti è impiegata nel terziario, dopo aver tratto i loro vantaggi le imprese del Nord hanno, infatti, chiuso i battenti e mandato i dipendenti a spasso.
Voglia di raccolta differenziata (
da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: chi ora fa barriera contro le discariche dei propri rifiuti non si è opposto anche a quelle devastazioni? La prima risposta è che la popolazione campana non si comporta diversamente da quella di qualsiasi altro territorio inquinato da rifiuti industriali. Ci si accorge "dopo" di ciò, quando il danno è fatto;
Milano nera, Colaprico indaga (
da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: dalla vecchia raccolta di Kriminalbar alla storia di ecomafia noir de L'uomo cannone. L'indagine sulla Scala C comincia a mezzanotte e finisce poco dopo l'alba. "Nel campo del giallo - continua l'autore - credo che racconto e romanzo abbiano qualche punto comune in più rispetto a quel che succede tra racconto e romanzo tout-court.
Rifiuti, Napoli ad alta tensione (
da "Campanile, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Rosa Russo Iervolino. Faccia a faccia pure con il Governatore Antonio Bassolino. Proprio durante questi incontri il premier ha comunicato che presto verranno trasmessi degli spot per sensibilizzare la popolazione sulla necessità della raccolta differenziata, sull'importanza dell'opera di smaltimento delle discariche,
Mehta a Napoli: tagli disastrosi alla cultura (
da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: il sindaco Rosa Russo Iervolino e il presidente della Regione Antonio Bassolino, conferendo un'onoreficenza a Mehta, che dal canto suo ha rievocato come Napoli sia stata la prima città europea su cui misero piede, sbarcando in Europa, all'inizio degli anni Cinquanta, otto ragazzi indiani che andavano a studiare in Europa.
È un via libera allo smaltimento illegale (
da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Veleni su cui le ecomafie fanno grossi affari". Ermete Realacci, ministro ombra dell'Ambiente, punta il dito contro il decreto sicurezza: "Prima del 2001 le pene erano così lievi che spesso i reati cadevano in prescrizione, non si potevano usare le intercettazioni e neppure chiedere la collaborazione dell'Interpol.
La salvaprocessi farà sparire il reato di disastro
ambientale ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: ecomafia", l'avvelenamento del territorio che si rinnova di anno in anno e che non viene cancellato se non a prezzo di costose bonifiche, non era ancora entrato nell'immaginario collettivo. Non avevano avuto l'eco nazionale dovuto le grandi battaglie di Legambiente e film come "Biutiful Cauntri", storia di inquinamento,
Bassolino, il comune chiede i danni "immagine
danneggiata, turismo ko" ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: In qualità di difensore del sindaco Rosa Russo Iervolino, Dardo così motiva la sua domanda risarcitoria: "Esiste un evidente danno patrimoniale, e anche un danno relativo alla lesione all'immagine" del Comune di Napoli. Si citano non a caso, da un lato, "le spese sostenute per la creazione di piazzole, stoccaggi, siti provvisori, straordinari per il personale,
Plebiscito, messaggio di napolitano "dovete avere
fiducia nella città" - patrizia capua (
da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: il sindaco Rosa Russo Iervolino, contenta, rilassata: "Finalmente Napoli nella sua veste migliore, per fortuna ci capita ogni tanto di vederla così". Il governatore Bassolino saluta e chiacchiera con Servillo: "è un momento bello, e non è una serata soltanto. Guai e problemi seri, certo, ma anche la vitalità di questa città,
Da beethoven a 'o sole mio mehta riscatta il cuore di
napoli - antonio tricomi napoli ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: il sottosegretario Bertolaso, il governatore Bassolino nel suo nuovo look (capelli castani e non più bianchi), il sindaco Iervolino (che nel pomeriggio aveva consegnato a Mehta la medaglia del Comune), il presidente della Provincia Di Palma e il presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella.
LEANDRO DEL GAUDIO NOVE PUNTI PER INDICARE I DANNI AL
PATRIMONIO E ALL'IMMAGINE. IN NOVE MOS (
da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: in qualità di procuratore speciale e difensore del sindaco Rosa Russo Iervolino" - a chiedere i danni per le "spese sopportate per effetto dei fatti reato in contestazione". Sott'accusa 28 imputati, tra cui il governatore Antonio Bassolino, i suoi collaboratori un tempo al vertice del commissariato antirifiuti e le società collagate al gruppo Impregilo.
( da "Repubblica, La" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
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- Napoli Mehta: "I giovani amano Beethoven" L'evento Stasera il
concerto In prima fila Giorgio Napolitano Medaglia d'oro dal sindaco Iervolino
In prima fila a piazza Plebiscito, a celebrare la grazia ritmica della
"Nona Sinfonia" di Beethoven diretta dal maestro Zubin Mehta - che
alle 11 riceverà dal sindaco Iervolino la medaglia d'oro della città di Napoli
- ci sarà anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo
dello Stato, appassionato com'è di cinema, teatro e musica, non rinuncia
all'evento promosso dal teatro San Carlo nella piazza-salotto della sua città.
Come lui, nei posti d'onore, sono attesi anche il danzatore Roberto Bolle (che
si esibirà sabato sera sullo stesso palco; per coloro che hanno acquistato il
biglietto per lo spettacolo di Mehta è previsto uno sconto del 30 per cento
sulla performance di danza del 5 luglio), Renzo Arbore, Maria Grazia Cucinotta,
Lina Sastri, Toni Servillo, la vedova di Pavarotti Nicoletta Mantovani, Mimmo
Jodice, Ferzan Ozpetek, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, il governatore Antonio Bassolino e la stessa
Iervolino. Tutti più o meno fan della sinfonia in re minore che Ludwig van
Beethoven completò nel 1824 - alla prima ospitata a Vienna il compositore di
Bonn partecipò indossando un estroso frac verde - e che gli appassionati di
cinema hanno visto esaltata nelle scene madri del film "Arancia
meccanica" di Stanley Kubrick. Sorta di ode alla fratellanza, la
Nona raggiungerà la sua apoteosi nel quarto dei quattro movimenti, il
"Finale", nel quale brilla l'Inno alla gioia su versi del poeta
Friedrich von Schiller. In quel momento, sul palcoscenico che misura
( da "Secolo XIX, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Impegno
di Berlusconi. In aprile, termovalorizzatore ad Acerra Napoli. "Entro la
fine del mese non ci saranno più rifiuti per le strade della Campania".
Parola di Silvio Berlusconi, per la quarta volta a Napoli per fare il punto
sulla questione immondizia. Parla dalla pedana di legno con la bandiera
dell'Italia e quella dell'Unione europea, in mezzo il logo della Presidenza del
Consiglio dei ministri, ad un centinaio di giornalisti nello spazio allestito
dai militari. Niente sedi istituzionali né aria condizionata. Per la conferenza
stampa questa volta Berlusconi ha scelto il termovalorizzatore in costruzione
ad Acerra, un sito blindato dai militari della Brigata Garibaldi in mezzo alla
campagna assolata e piena di zanzare, proprio di fronte ad un'area di
stoccaggio dei rifiuti. Benvenuti a Monnezzopoli. "Mi hanno messo in una
discarica", scherza. Termina qui la giornata del presidente del Consiglio
in terra napoletana: tra sindaci da accontentare e gruppi di contestatori da
lasciar stancare. Fra una mezza promessa, qualche verità e ancora tante
eco-balle da smaltire. La prima promessa è che per la fine di luglio tutto sarà
finito, almeno l'emergenza. Grazie anche agli accordi pronti con società
private per impianti in regioni fuori dalla Campania pronti a smaltire i
rifiuti se ve ne fosse bisogno: "Siamo vicinissimi alla firma", ha
detto Berlusconi. Ma non ha tralasciato una bacchettata al Comune di Napoli e
all'azienda per la raccolta dei rifiuti: nel fine settimana secondo il
presidente del Consiglio si raccoglie di meno, ma se l'esercito non si ferma e
i militari continuano il loro lavoro, all'Asia, l'azienda municipalizzata
evidentemente "la domenica vanno al mare". Quindi il
termovalorizzatore: dal 1° gennaio 2009 entrerà in funzione la prima linea;
l'impianto, pronto al novanta per cento, lo completerà l'Impregilo che lo ha
costruito fra alterne vicende, anche giudiziarie. Un capitolo a parte è quello
della raccolta differenziata. Nelle scuole, nelle parrocchie non si parlerà
d'altro, fa sapere Berlusconi che ha programmato una campagna massiccia, fatta
di spot pubblicitari su giornali e televisioni per spiegare l'importanza e la
necessità di differenziare i rifiuti, così anche i Comuni risparmieranno e i
costi non graveranno sui cittadini. E come primo spot ha invitato sul palco i
sindaci dei cinque Comuni più virtuosi della regione. Ma quella di Silvio
Berlusconi a Napoli è stata ancora una volta una giornata intensa non priva di
momenti di tensione. L'arrivo del premier a metà mattinata in una piazza
Plebiscito caldissima e semioccupata dalle impalcature per il concerto del San
Carlo con il Capo dello Stato è stato preceduto dagli scontri fra la polizia e
un gruppo di disoccupati che scandivano slogan con richieste di lavoro.
Nonostante i controlli ed i blocchi formati dagli agenti, quattro di loro sono
riusciti ad entrare nell'area chiusa al pubblico, uno è salito su una delle
strutture metalliche che servono per il concerto e da lì ha minacciato di
buttarsi giù. Manifestazioni di rabbia e disperazione viste molte volte, è
vero, ma l'imminente arrivo del premier ha fatto salire la tensione a Napoli e
così i poliziotti hanno caricato i disoccupati che si stavano avvicinando a
Palazzo Salerno, sede degli incontri, ed hanno disperso i manifestanti con
quelli che dalla questura hanno chiamato "alleggerimenti" ma che in
realtà sono stati scontri veri e propri. Con cinque persone fermate, denunciate
e poi rilasciate. Berlusconi è arrivato ed ha tenuto una riunione operativa con
il sottosegretario Guido Bertolaso, che ha la delega all'emergenza rifiuti e
con il generale Franco Giannini, che gli hanno dato le cifre della raccolta
straordinaria di questi giorni: insieme hanno fatto il punto sulla situazione.
Quindi il premier ha incontrato un gruppo di sindaci, anche quello di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che chiedevano aiuto e compensazioni come i
primi cittadini di Giugliano, Serre, Marano, Sant'Arcangelo Trimonte dove è
stata aperta pochi giorni fa una nuova discarica, e il presidente della Regione
Antonio Bassolino. Tutto questo prima di andare a vedere dall'alto, in elicottero,
la situazione rifiuti, l'inceneritore di Acerra e la cava di Chiaiano,
dove dovrebbe essere approntata la discarica napoletana, e cioè uno dei siti
della discordia. Proprio ad Acerra era presente anche il sindaco Espedito
Marletta, eletto con il Prc: una prova del cambiamento di clima ha fatto sapere
il sottosegretario Bertolaso, "segno di dialogo e di voglia di
collaborare" ed è con lui che Berlusconi scherza alla fine della
conferenza: "Io faccio una politica sociale - gli ha detto il premier - i
comunisti li voglio convertire al capitalismo". Fuori, all'ingresso, un
gruppetto di No Global con Padre Alex Zanotelli che distribuiva manifestini
listati a lutto contro la realizzazione dell'impianto, ormai quasi ultimato.
Paolo Chiariello 02/07/2008 ' 02/07/2008 la solidarietàdelle regioni Avevo dei
timori, invece a giorni ci sarà la firma di accordi per impianti in altre
regioni silvio berlusconipresidente del Consiglio 02/07/2008 ' 02/07/2008
notevoli differenzeÈ una cosa molto diversa sapere che, affrontando un
problema, sai che c'è chi ti tutela e ti segue guido bertolasosott. Protezione
Civile 02/07/2008.
( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
RIFIUTI
Re Silvio sul trono della monnezza Il capo del governo arriva con la bacchetta
magica nella "beautiful cauntri" dei rifiuti. Dove le pecore
continuano a nascere con due teste e le persone a morire. Tra immagini del Che,
Pulcinella "rossi" e disoccupati organizzati, i cittadini non si rassegnano
e chiedono meno spazzatura e più lavoro. E la giunta "comunista"
rimane sulle barricate. Per impedire che l'Impregilo si rimetta al lavoro.
Nonostante il via libera, ieri, di Berlusconi. Affiancato da un generale
INVIATA AD ACERRA Piccoli Pulcinella rossi con un manganello in mano. I
graffiti spuntano a ogni angolo di strada, una tag del movimento contro
l'inceneritore da quasi dieci anni, da quando la cittadina ha iniziato la sua
lunga contestazione. Doppio simbolo per Acerra che alla maschera più famosa del
mondo ha dato i natali, per poi lasciarlo "emigrare" a Napoli dove è
diventato birbante e furbo, povero e irriverente con i padroni,
rappresentazione dell'arte dell'arrangiarsi. Se oggi fosse in empatia con il
suo popolo che lo ha inventato, probabilmente dal muro farebbe una smorfia.
Pulcinella è stremato e ha perso, l'impianto si farà, il primo forno verrà
inaugurato a gennaio, trecento operai lavoreranno a pieno ritmo per ultimare la
struttura già arrivata all'82%. Questo è venuto a dire in pompa magna il
presidente del consiglio. Nel centro storico un anziano in bicicletta si ferma
davanti a un manifesto funebre che proclama il lutto cittadino: "E' morta
la democrazia, ne danno il triste annuncio Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi".
Il vecchio sorride: "E c'amma fa? Tiramm' a campa'. Ma chi è venuto
Berlusconi? E portateci i miei saluti". C'è rassegnazione negli acerrani
per il loro territorio martoriato, prima dalle industrie, sorte a catena negli
anni 50-60 per rilanciare l'occupazione, poi dalle discariche abusive che hanno avvelenato le campagne. Nel cptp della
provincia di Napoli questa è indicata come zona industriale, ma la maggior
parte degli abitanti è impiegata nel terziario, dopo aver tratto i loro vantaggi
le imprese del Nord hanno, infatti, chiuso i battenti e mandato i dipendenti a
spasso. In molti indicano a modello la fabbrica di poliesteri della
Montefibre che ha contribuito a inquinare i suoli. La camorra ha fatto il
resto. Un disastro ambientale, tanto che lo scorso anno lo stesso Bertolaso
insieme al presidente della regione Bassolino ha presentato le analisi dell'Oms
e dell'istituto superiore della Sanità: la terza città della Campania è in
fascia 5 per tumori e malformazioni, un livello tre volte superiore alla media
europea. Nell'entroterra, tra i campi, si muore. Muoiono le pecore a due teste,
divenute tristemente famose, muoiono gli uomini. Gli allevatori sono ridotti
sul lastrico. Vincenzo Cannavacciuolo, pecoraro, è finito così lo scorso anno
per un cancro. Aveva nel sangue 255 whote di diossina per picogrammo di grasso,
il valore medio dovrebbe essere intorno a 10. "La città è umiliata - si
indigna Tommaso Esposito, consigliere comunale del Prc, avvocato-portavoce del
comitato cittadino - Berlusconi viene a fare la sua sparata, a dire che la
soluzione alla spazzatura è l'inceneritore. Passare sulla salute della gente
questa è la parola d'ordine. Noi però non siamo quelli del no, diciamo solo che
ci sono soluzioni molto più moderne, come la raccolta differenziata e il
trattamento meccanico biologico. Non interessa forse perché non conviene
economicamente". Alla fermata del 171 di corso Italia, una donna
appesantita dalle buste con la spesa, aspetta il suo autobus. Sui vetri della
pensilina la faccia del Che e il "No diossina, no inceneritore". Con
gli anni si sono un po' sbiaditi: "Non mi importa per me, ma per le mie
gemelle, hanno solo dieci anni", continuano però a ripetere instancabili
le mamme di Acerra. Ma è così ovunque, le scritte sui muri e il Che, le
preghiere e le madonne, in una cittadina dove la componente marxista di
movimento, i disoccupati organizzati, si sono sempre fatti sentire. Non si
contano le stelle a cinque punte disseminate in città insieme alle statue di
Padre Pio e i negozi di articoli sacri. Difficile "convertirli al
capitalismo", come ha auspicato in serata Espedito Marletta, il sindaco di
Rifondazione che grazie al no sul termovalorizzatore nel 2004 fece il pieno di
voti (75%). Sarebbe più facile mandarli a messa. La mattina a via del Pennino 1
non c'è nessuno. I corsisti Mca in lotta per il lavoro che hanno occupato
l'edificio lo scorso novembre, sono a Napoli a protestare e poi direttamente al
Pantano. Monnezza e lavoro, le due piaghe di questo Sud, che ad Acerra trovano
un connubio perfetto. Le duemila aziende agricole presenti sul territorio hanno
avuto un tracollo nell'ultimo anno, perché con il diffondersi delle notizie sui
terreni inquinati, i loro prodotti sono marchiati ed è difficile piazzarli sul
mercato. "E' troppo brutto vivere qui, io ora vado al nord", dice un
ucraino che ha appena finito la giornata nei campi e beve birra, sotto il sole,
con alcuni connazionali davanti alla Bottega dei sapori, con insegne anche in
cirillico e in arabo. Ma nel paesino al confine con Pomigliano D'Arco, il mondo
dell'Alfa Romeo, si può ancora vivere dignitosamente: qui un appartamento di 3
vani si affitta per 400 euro, a Napoli in periferia si paga almeno il doppio.
"Sì ma per chi è in buona salute e ha uno straccio di lavoro",
ironizza un dipendente dell'agenzia immobiliare in via Duomo, "i prezzi
bassi sono il termometro della povertà. Il mercato è fermo, vedete quanti sono
i cartelli vendesi e affittasi". Tanti e pesano come la rabbia per il
tempo passato a protestare. E' infatti dal '99, con il piano firmato dall'ex
governatore di An Rastrelli, che la comunità si oppone alla costruzione di un
impianto nato vecchio e che appena nel 2005 venne bocciato da 27 prescrizioni
della commissione Via. "Una di queste riguardava proprio l'obbligatorietà
di bruciare esclusivamente cdr", precisa Tommaso Esposito. Ma Prodi come
ultimo atto da presidente ha firmato un'ordinanza per incenerire le ecoballe
non a norma, quelle dell'inchiesta per truffa contro Fibe-Impregilo, che è costata
alla società la rescissione del contratto. E con l'ultimo dl del governo si è
andati oltre, Berlusconi ha dato il via libera a bruciare la spazzatura tal
quale, dal cassonetto al forno. Ieri addirittura è stato riaffidato il
completamento della struttura a quella stessa società che secondo l'accusa dei
pm Sirleo e Noviello avrebbe creato ad arte l'emergenza per incenerire tutto e
guadagnare miliardi in energia elettrica: il megaimpianto può fornire 100mila
utenti. "Ma noi ormai non sappiamo che fare, intorno abbiamo il deserto,
soprattutto con i Verdi e la sinistra antagonista fuori dai giochi". E'
avvilito Giovanni De Laurenti, assessore alla cultura del comune. Come
segretario del Prc è sempre lì sulle barricate: "Sarà banale, ma la
speranza è ultima a morire, noi abbiamo impugnato tutto, al Tar di Napoli e del
Lazio, alla procura della Repubblica, alla Comunità europea, alla Corte dei
Conti. Non ci resta che affidarci alle vie legali". O piangere, per dirla
alla Massimo Troisi.
( da "Manifesto, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Guido
Viale Se si vuole far tornare alla normalità la gestione dei rifiuti in Campania
la prima cosa da fare è porre fine alla sequela di falsità, denigrazioni e
insulti verso le popolazioni della regione che pagano anni di responsabilità
altrui. E rispondere a 2 domande. 1. Perché, se gli sversamenti di rifiuti
tossici provenienti da tutte le regioni d'Italia durano da decenni, chi ora fa barriera contro le discariche dei
propri rifiuti non si è opposto anche a quelle devastazioni? La prima risposta
è che la popolazione campana non si comporta diversamente da quella di
qualsiasi altro territorio inquinato da rifiuti industriali. Ci si accorge
"dopo" di ciò, quando il danno è fatto; spesso anni dopo,
quando si cerca una diversa destinazione d'uso dei siti. Ma ci sono altri
fattori. a. L'ignoranza delle conseguenze ambientali e sanitarie - ma anche
economiche e sociali - di quelle operazioni. Di qui l'importanza di
un'educazione ambientale vera, adeguata a una società industriale e non
relegata a qualche "progetto educativo" che si sovrappone senza
modificarli ai curricula scolastici: dalle elementari all'educazione
permanente. Oggi, se interrogate un abitante di Napoli sul ciclo dei rifiuti,
le sue fasi, le alternative praticabili, troverete una conoscenza che lascia a
bocca aperta persino gli esperti. Conoscenza acquisita a proprie spese. Ponete
le stesse domande al cittadino di una regione "a posto" con i rifiuti
e vedrete quanta strada ha ancora da fare. Questa cultura, di cui c'è un vitale
bisogno per governarsi, non riguarda solo i rifiuti, ma l'energia, le acque,
l'assetto idrogeologico, l'urbanistica, la mobilità, l'agricoltura, ecc. Certo
la tv non ha contribuito granché. b. Non parliamo di un territorio qualsiasi.
Nelle province di Napoli e Caserta il territorio è controllato dalla camorra;
partner utilizzato da molte industrie di tutto il paese per sbarazzarsi a basso
costo dei loro rifiuti. Opporsi alla camorra, soprattutto dove le
amministrazioni sono colluse, presenta dei rischi. E' vero che in questi
territori c'è una contiguità con la malavita organizzata che riguarda tanto molte
istituzioni pubbliche e imprese quanto una parte rilevante della popolazione.
E' una contiguità senza soluzioni di continuità: tra la cosca criminale
arcinota e il cittadino o l'amministratore compromessi non c'è quasi mai
rapporto diretto, bensì mediazioni e "diluizioni" che passano
attraverso finanziamenti, appalti, favori, assunzioni, consulenze, protezioni,
raccomandazioni, prestiti, e quant'altro. A volte senza sapere veramente con
chi si ha a che fare. In contesti simili, tacciare tutte le mobilitazioni
popolari - anche le più odiose, come l'assalto al campo rom di Ponticelli -
come "camorristiche" è il modo migliore per spingere sempre più gente
nell'abbraccio della malavita. E tuttavia denunce e esposti di singoli
cittadini o di organismi collettivi sono stati numerosi, da anni; spesso senza
esiti. Ma molte delle inchieste sulla malavita organizzata sono partite da
quelle denunce. c. Il litorale campano da Castelvolturno a Castellammare è una
delle aree più densamente popolate del mondo. Realizzare impianti dall'indubbio
impatto ambientale e sanitario in contesti del genere non è certo impossibile,
ma richiede rigore e selezione delle soluzioni meno lesive per la popolazione.
Nessuno ha mai proposto una discarica a Milano non dico in Parco Sempione, ma
nemmeno a Monte Stella; oppure a Roma, non dico a Villa Borghese, ma neppure a
Villa Ada. Perché allora a Napoli una delle poche aree ancora verdi, densamente
abitata, deve diventare la discarica di tutta la città? Lo stesso vale per
l'inceneritore di Acerra, costruito nel sito più inquinato e più cancerogeno
d'Europa, o per Agnano, dove se ne vuole fare un altro, inutile anche per chi
ama questi impianti. Gli impianti ovviamente si devono fare: ma commisurandone
alla "capacità di carico" dei territori dimensioni, localizzazione,
impatto e tipologia. Perché, allora, solo inceneritori e non compostaggio e
riciclo, come molti comuni hanno chiesto di fare? I cittadini campani chiedono
che prima di costruire un nuovo impianto - e non dopo - il sito sia bonificato
dai guasti pre-esistenti, per non aggiungere inquinamento a inquinamento.
Invece la localizzazione di molti impianti sembra aver seguito la logica
opposta: sono stati fatti nelle aree già compromesse. Il che equivale a
avvelenare la popolazione. Ovvio che le reazioni siano drastiche. 2. Ma perché
mai in Campania "non si fa la raccolta differenziata"? Dove le
amministrazioni si sono date da fare - una cinquantina di comuni, anche di
dimensioni consistenti - la raccolta differenziata ha raggiunto livelli di
eccellenza. Dove non si è fatta è perché i comuni l'hanno delegata al
Commissario o a consorzi che non se ne sono occupati. Ma, soprattutto, perché è
stato loro impedito di farla. Da chi? Dai sostenitori dell'inceneritore.
L'associazione delle banche italiane (Abi), sponsorizzando con un intervento
illecito e a danno dei concorrenti, il gruppo Impregilo, che aveva presentato
il progetto tecnico di inceneritore peggiore - ma che poi ha vinto la gara -
faceva notare fin dal 1999 che per garantire un adeguato rientro dei costi
sostenuti dall'impresa era necessario ridurre al massimo il prelievo alla fonte
dei rifiuti combustibili, cioè carta e plastica. Senza questi materiali,
infatti, l'inceneritore "si spegne". Di qui l'esigenza di bloccare la
raccolta differenziata, frazione organica compresa. Tanto che nel 2001, la Fibe
(l'azienda del gruppo Impregilo cui era stato consegnato il monopolio dei
rifiuti campani) ha imposto la chiusura e lo smantellamento dell'impianto di
compostaggio di S. Maria Capua Vetere, in funzione da due anni, perché "i
rifiuti erano suoi" e intendeva mandarli tutti nel futuro inceneritore di
Acerra, facendoli passare attraverso uno degli impianti di selezione del
rifiuto indifferenziato (i cosiddetti Cdr) appena aperti: impianti che ha poi
usato non per alimentare l'inceneritore, non ancora pronto dopo sette anni, ma
per produrre montagne di ingestibili ecoballe. Senza impianti di compostaggio
non si può raccogliere l'umido. Così, quando il consorzio Caserta2 ha
realizzato un nuovo impianto a San Tammaro, il commissario gli ha riempito i
capannoni di ecoballe nonostante che per quell'uso, lì di fronte ci fosse un
piazzale grande come quattro campi di calcio. Così, per uscire dall'emergenza,
si rende "indispensabile" l'inceneritore; anzi, quattro: perché i
campani "non vogliono fare la raccolta differenziata". Certo, come
ovunque in Italia, ci saranno anche state in passato delle resistenze verso una
raccolta differenziata porta a porta: quella che, dopo un periodo di avviamento,
costa meno e toglie i cassonetti dalle strade. Ma invece di affrontare le
difficoltà, troppe amministrazioni le hanno assecondate o indotte, per
continuare con i vecchi sistemi e i vecchi appalti e "lasciar
lavorare" Fibe e commissari. Oggi però, con montagne di rifiuti per
strada, non c'è un solo cittadino campano che non voglia fare la raccolta
differenziata "spinta". Anzi, in molti quartieri si sono organizzati
per farla da soli, bypassando aziende, comuni e consorzi; anche se poi è
difficile trovare chi viene a prelevare il materiale raccolto. La crisi della
Campania va affrontata cominciando con il restituire alle sue popolazioni, con
atti concreti, il rispetto che è loro dovuto.
( da "Corriere della Sera" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-07-02 num: - pag: 41
categoria: REDAZIONALE Domani esce il terzo volume della collana, "Scala
C". Per il cronista-scrittore "il racconto è il vero banco di prova
del giallista" Milano nera, Colaprico indaga Omicidio in una cabina
telefonica: preistoria metropolitana e cronache di solitudine di PAOLO FOSCHINI
Q uesta volta è morto "Pallina". Un poveraccio della Scala C, un
puntino di sabbia tra i palazzoni popolari e tutti uguali della periferia
milanese. Un morto ancor più da niente, a pensarci, perché Pallina non è uno
dei neanche trenta ammazzati all'anno della Milano di oggi, ciascuno col suo
titolo grande in tv e cortei tutt'intorno, e ronde, e sindaci che "ci
vuole l'esercito ": no. Lui sarebbe stato solo "un fascicolo in più
da archiviare" tra quei duecento e passa che a Milano morivano vent'anni
fa appena, tra Turatello e Br, in quella recentissima preistoria metropolitana
popolata di mostri tuttora ben vivi, tipo certe solitudini, e altri ormai
estinti, tipo le cabine telefoniche. Come quella in cui stanotte hanno
accoltellato lui. Pallina, poveraccio. Piero Colaprico, classe '57, da
Putignano, appartiene "con orgoglio" alla folta schiera dei pugliesi
"felicemente trapiantati" in quella Città di M. che è da sempre il
vero protagonista dei suoi libri. Giornalista citato da Wikipedia quale
"inventore del termine Tangentopoli ancor prima dell'arresto di Mario
Chiesa", poi scrittore di gialli, poi anche di saggi-cronaca come l'ultimo
Manuale di sopravvivenza per immigrati clandestini, poi autore di testi per il
teatro come Milanoir-Milanuit dove è stato anche attore, o come il monologo- thriller
Qui Città di M. (e dài) replicato per settimane al Verdi di Milano, Colaprico
sembra la filosofia vivente di quel suo personaggio cui fa dire che "se
stai fermo sei come un morto, ma se ti muovi Milano ti aiuta, è questo il suo
segreto: e neanche a me - chiosa ora - piace star fermo". In questo
momento, però, Colaprico è uno che sta facendo colazione guardando il mare
dalla casa che per qualche giorno ha affittato con la sua famiglia a
Monterubbiano, sulle colline marchigiane: "L'ho trovata grazie ad alcuni
amici di A qualcuno piace giallo, la rassegna che Brescia dedica da anni alle
storie di delitti e alla quale partecipo da sempre... In un certo senso devo ai
miei personaggi, dal maresciallo Binda all'ispettore Bagni, persino per
l'organizzazione delle mie vacanze". Binda, il vecchio carabiniere
inventato con Pietro Valpreda. Per fortuna di turno c'è lui, nel racconto
appena scritto per il Corriere, la notte in cui ammazzano quel niente di
Pallina. "Magari mi sbaglio - conversa Colaprico, inviato di Repubblica -
ma credo di essere l'unico cronista di nera e giudiziaria che continua a
scrivere gialli pur conservando il mestiere con tutto quel che ne segue: con
meno notti in bianco di quand'ero ragazzo, è vero, ma le ore in giro, le lunghe
attese, la ricerca delle carte, l'adrenalina di quando scopri una storia, sono
sempre quelle e continuano a piacermi. La curiosità. La fortuna di poter vedere
la realtà in prima fila e la responsabilità di raccontarla a chi sta dietro. Un
mestiere bellissimo, finché ho la salute e mi tengono non ci penso neppure a
mollarlo". Serve anche a far meglio i gialli? "La scrittura di un
libro è diversa. Ma il rigore, la conoscenza delle procedure investigative, la
precisione, sono tutte cose per le quali fare il cronista è una bella palestra.
Diciamo la verità: quando in un giallo trovi cose che nella realtà non
succedono dà fastidio. E mantenere questa congruenza in un racconto è ancora
più difficile che in un romanzo". Un racconto, appunto. Un genere in cui
Colaprico si è già messo alla prova più volte, dalla
vecchia raccolta di Kriminalbar alla storia di ecomafia noir de
L'uomo cannone. L'indagine sulla Scala C comincia a mezzanotte e finisce poco
dopo l'alba. "Nel campo del giallo - continua l'autore - credo che racconto
e romanzo abbiano qualche punto comune in più rispetto a quel che succede tra
racconto e romanzo tout-court. In primo luogo il fine: ci sono libri
"importanti", diciamo così, in cui un lettore cerca non solo una
storia ma anche risposte più o meno consce a domande profonde. Il senso della
vita, se vogliamo. Ai gialli, invece, chiede soprattutto distrazione: che del
resto fu il motivo iniziale per cui io stesso avevo cominciato a scriverli. Il
giallo è la forma più attuale del romanzo popolare". Colaprico prosegue:
"E poi c'è il meccanismo. La regola fondamentale del giallo è che devi
metterci dentro tutti i dati, romanzo o racconto che sia, perché il lettore
possa arrivare potenzialmente da solo alla soluzione. Salvo poi sorprenderlo
dove non si aspetta. Per questo, forse, per un giallista a maggior ragione è
proprio il racconto il vero banco della verità". Fa una pausa:
"Questo non toglie che anche il giallo possa rispondere a un'esigenza non
sempre nobile ma presente in tutti noi, vale a dire la ricerca di un colpevole.
Mi viene in mente quella vecchia vignetta di Altan, geniale come sempre:
"Vorrei sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che
faccio"". Così, in un momento in cui l'editoria non ha mai visto una
tal quantità di libri - e soprattutto gialli - pubblicati come ora, Colaprico
non si tira indietro alla richiesta di definire cos'è per lui un "bravo
scrittore": "è prima di tutto uno che legge tanto. è vero, forse mai
come adesso si pubblicano libri. Ma io credo che diversi tra questi scrittori
scrivano più di quel che leggono". E spesso si vede: ancor più oggi che
"la cultura visiva di massa ha modificato in maniera sostanziale anche gli
stili di scrittura. La fiction gialla-noir occupa il 40 per cento dei
palinsesti, se si vuole dare spessore psicologico anche ai personaggi di un
giallo, alle loro crisi, insomma renderli "persone", anche a un
giallo possono servire trame secondarie che si intreccino con quella principale
": ma bisogna saperle raccontare". Altra pausa: "Naturalmente
non è obbligatorio: Marlowe di Chandler non ha mai sottostorie, in scena c'è
sempre lui e il meccanismo è ovviamente perfetto così". Altri modelli di
perfezione? "Beh, se cominciamo finiamo domani... Ma personalmente, visto
che abbiamo nominato Chandler, citerei Il lungo addio, e terrei molto a Lettera
al mio giudice di Simenon. Ah, e mi raccomando La morte corre sul fiume di
Davis Grubb. Il giallo perfetto. Secondo me". Ma poi, a parte i libri, c'è
la realtà. "E la realtà per me è Milano, l'unica Onnipoli d'Italia. Il
serial killer in una casa isolata è una trama che non fa per me". Milano
dove adesso, come a Napoli per i rifiuti, c'è chi vorrebbe "rassicurare i
cittadini" con l'esercito. Colaprico ride amaro e si entusiasma:
"Questa sì che sarebbe una bella trama, un giallo ambientato dentro una
pattuglia di soldati incompetenti, sequestrati da un evaso. E vediamo come se
la cavano...". Torna serio: "No, penso che la sicurezza non si fa col
manganello". E con cosa allora? "Con l'ascolto, l'intelligenza, la
competenza e l'amicizia. Binda in tutta la sua carriera ha sparato una volta
sola. Ma sa ascoltare, guardare, pensare. Lo Stato, quando è forte, non ha
bisogno di fare la faccia feroce. E a Binda non è mai scappato nessuno".
Compreso chi stanotte, per un motivo che nessuno avrebbe mai immaginato, ha
fatto secco quel poveraccio di Pallina. (PLAYBOY ARCHIVE / CORBIS).
( da "Campanile, Il" del 02-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Giuseppe
Petrocelli Rifiuti, Napoli ad alta tensione Berlusconi nel capoluogo, proteste
a piazza Plebiscito. Blocco no-global ad Acerra contro l'inceneritore. Il
premier in Campania con Bertolaso per una serie di sopralluoghi e incontri,
accolto da sit-in e tafferugli. Ordigni nella notte nei pressi della discarica
di Chiaiano. E il Cavaliere annuncia: spot in tv per convincere i cittadini
Ovunque è stato accolto da proteste, tafferugli, scontri. E per tutta risposta
lui mette sul tavolo l'arma capace di quietare l'ira delle popolazioni: gli
spot. Spot per convincere la gente della bontà delle scelte del governo. Così
si può riassumere la giornata del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
all'ombra del Vesuvio per cercare di risolvere il nodo "monnezza".
Berlusconi fa sapere che "da gennaio sarà in funzione la prima delle tre
linee del termovalorizzatore e ad aprile sarà completamente operativo" e
promette che "entro due settimane" Napoli e provincia saranno
"liberati dai rifiuti". Infine, assicura: "Stiamo andando verso
la soluzione finale entro la fine di luglio non ci saranno più rifiuti nelle
strade della Campania". Ma non è stata segnata da motivi di entusiasmo la
nuova missione a Napoli del capo del governo. Il premier è infatti giunto in
una città che ha vissuto una giornata calda non solo dal punto di vista
atmosferico. Mentre le proteste dei comitati contro la discarica di Chiaiano si
sono spostate nelle strade del capoluogo partenopeo, mandando il traffico in tilt,
nella centralissima piazza Plebiscito si sono registrati momenti di tensione
con tafferugli e cariche della polizia contro un centinaio di disoccupati. Poco
prima dell'arrivo del presidente del Consiglio poliziotti in tenuta
anti-sommossa e manganelli alla mano hanno rincorso i manifestanti
costringendoli a scappare verso le vie limitrofe. E dopo gli scontri a ridosso
del quartier generale governativo per l'emergenza rifiuti, anche ad Acerra
durante la conferenza stampa, sede del cantiere del termovalorizzatore e ultima
tappa della giornata napoletana dedicata alla questione "monnezza",
il Cavaliere è stato accolto dai dimostranti. In particolare, da un gruppo di
attivisti no-global guidati da padre Alex Zanotelli, che distribuivano in volantino
listato a lutto in cui si sottolineava che ad Acerra è in atto "una
emergenza democratica". Intanto, nella notte tra lunedì e martedì a
Chiaiano si è verificato un nuovo attentato: due persone in motorino hanno
lanciato tre ordigni rudimentali contro le forze dell'ordine che presidiano la
zona. Solo uno è esploso, per fortuna senza provocare feriti. Prima di
concedersi ai giornalisti ad Acerra, il premier ha fatto il punto della
situazione con il sottosegretario all'emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, e il
Generale Franco Giannini. I due interlocutori hanno prospettato al capo del
governo una situazione in movimento, con un quadro che mostra segnali di
miglioramento. Si è fatto anche il punto sugli stati di avanzamento delle
perizie tecniche e dei lavori di allestimento per tutti i siti di discarica e
di stoccaggio previsti dal decreto legge. Infine, il presidente del Consiglio
ha incontrato i sindaci dei comuni interessati, come Serre, Giugliano, Svignano
e Sant'Arcangelo a Trimonte, oltre al primo cittadino di Napoli, Rosa Russo Iervolino. Faccia a faccia pure con il Governatore
Antonio Bassolino. Proprio durante questi incontri il premier ha comunicato che
presto verranno trasmessi degli spot per sensibilizzare la popolazione sulla
necessità della raccolta differenziata, sull'importanza dell'opera di
smaltimento delle discariche, affinché non vengano più ostacolati i
lavori e non ci siano più proteste in merito. (02-07-2008).
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Stai
consultando l'edizione del Mehta a Napoli: tagli disastrosi alla cultura di
Elisabetta Torselli U no stuolo di archi, fiati, percussioni, un numero impressionante
di coriste e coristi. Fa un certo effetto il colpo d'occhio del concerto a
doppio coro e doppia orchestra in piazza del Plebiscito, un luogo tradizionale
per appuntamenti politici e per happening rock e pop, per riportare la speranza
nel cuore di Napoli. Ma ora, per affermare che questa non è solo la città di
rifiuti, Camorra e Gomorra, va bene il messaggio della Nona di Beethoven
eseguita ieri sera, con diretta televisiva su Raitre, nella grande e
centralissima piazza napoletana, da due orchestre e due cori insieme, quelli
del Maggio Musicale Fiorentino e quelli del San Carlo di Napoli. Zubin Mehta
(il maestro indiano è il direttore principale del Teatro del Maggio) era sul
podio, il quartetto vocale era formato da Ingrid Kaiserfeld, Anna Maria Chiuri,
Robert Gambill, Juha Uusitalo, Renzo Arbore in giacca color fragola in mezzo
agli abiti scuri, ha presentato la serata. Poi, sabato 5 luglio, sullo stesso
palcoscenico ci sarà la danza con Roberto Bolle (presente ieri sera) in
"Bolle & Friends". Proprio il danzatore era fra gli ospiti di
ieri sera insieme a Carla Fracci, Toni Servillo, Lina Sastri, Maria Grazia
Cucinotta, Giovanni Minoli, Ferzan Ozpetek. Invece non ha potuto esserci
"con rammarico" il presidente della Repubblica Napolitano: esprimendo
"fiducia" nella città, dicendosi certo che la serata rilancerà il San
Carlo, ha scritto in una lettera che "il delicato momento che la vita
istituzionale del Paese sta attraversando mi rende difficile allontanarmi da
Roma". Restano, s'intende, le questioni tecniche legate all'eseguire in
spazi così grandi, all'aperto, una musica nata per tutt'altre cornici. Ma sono
piuttosto altri aspetti che meritano di essere segnalati. La musica classica
che guadagna la prima serata in tv: non è banale. Le scelte diverse che si
possono fare per un concerto così: aperto e a ingresso libero, o no? La sera
precedente, il primo luglio, a Firenze, in piazza Signoria a conclusione del
71esimo Maggio, il concerto (sempre Mehta alla guida stavolta "solo"
dell'orchestra e coro del Maggio) era libero, liberissimo, e così Beethoven ha
dovuto vedersela con chi tranquillamente pretendeva di fendere la folla
accalcata per la Nona, magari con il cane, con la bicicletta (addirittura
scampanellando), con la pizza e il gelato, in ogni caso con tutto ciò che
comporta il fare sempre, convintamente e quasi risentitamente i propri comodi.
A Napoli invece c'è stata la decisione di chiudere la piazza, piazzarci le
poltroncine e vendere i biglietti (prezzi da
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Stai
consultando l'edizione del ERMETE REALACCIIl ministro ombra dell'Ambiente: con il
decreto sicurezza si vanificano gli sforzi fatti "È un via libera allo
smaltimento illegale" / Roma "Al premier che torna a Napoli e
assicura che i rifiuti saranno tolti dalle strade, dico che il suo decreto
sicurezza mette a rischio la lotta contro lo smaltimento illegale dei rifiuti
pericolosi. Veleni che provocano dei rischi reali per la salute degli italiani,
che inquinano l'aria e l'acqua. Veleni su cui le ecomafie
fanno grossi affari". Ermete Realacci, ministro ombra dell'Ambiente, punta
il dito contro il decreto sicurezza: "Prima del 2001 le pene erano così
lievi che spesso i reati cadevano in prescrizione, non si potevano usare le
intercettazioni e neppure chiedere la collaborazione dell'Interpol. Dopo
il 2001, grazie a un emendamento al decreto Ronchi bis che ha innalzato le
pene, presentato tra l'altro da un senatore di Forza Italia, Luigi Manfredi, un
ex generale, la magistratura ha potuto muoversi e il fenomeno si è in parte
ridotto, in Campania e non solo". E adesso cosa cambia con il decreto sicurezza?
"L'azione della norma blocca processi insieme allo stop alla
intercettazioni per i reati che hanno pene inferiori ai 10 anni rischia di
vanificare i passi avanti che sono stati fatti: perché questi reati hanno pene
inferiori ai 10 anni, dunque i processi per questi reati ambientali rischiano
il blocco e non si potranno più usare le intercettazioni nelle indagini. È un
caso simbolo di come norme pensate per rispondere agli interessi personali del
premier producono un danno agli interessi dei cittadini e minacciano quella
sicurezza che a parole viene tanto invocata. Ricordo che lo smaltimento
illegale di rifiuti pericolosi ha già prodotto gravi malattie nella
popolazione, e anche l'abbattimento di migliaia di capi di bestiame in Campania
per la presenza di diossina nel latte". Realacci chiama in causa il
governo e il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: "Non si può
dire di voler contrastare i reati ambientali, come ha fatto il ministro in
Commissione Ambiente alla Camera, e poi prendere in giro gli italiani. Questo è
un tema su cui c'è sempre stato un impegno trasversale in Parlamento: fu
proprio un senatore di Forza Italia, nel
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Stai
consultando l'edizione del La salvaprocessi farà sparire il reato di disastro
ambientale di Eduardo Di Blasi/ Roma Fu un senatore di Forza Italia, Luigi
Manfredi, a presentare l'emendamento al Decreto Ronchi che inaspriva le pene
sul reato ambientale. E sarà il nuovo governo Berlusconi a depotenziare le
indagini e a rallentare i processi su questo crimine odioso di riconosciuta
pericolosità sociale. Era il marzo del 2001 quando Manfredi propose l'emendamento
e il termine di "ecomafia", l'avvelenamento del territorio che si rinnova di anno in
anno e che non viene cancellato se non a prezzo di costose bonifiche, non era
ancora entrato nell'immaginario collettivo. Non avevano avuto l'eco nazionale
dovuto le grandi battaglie di Legambiente e film come "Biutiful
Cauntri", storia di inquinamento, morti per cancro e cibo finito in
malora (e poi sulle tavole degli italiani). Non c'era stato Gomorra di Saviano,
anche perché i rifiuti pericolosi di solito prendevano silenziosamente la
strada che portava ai Paesi del Terzo mondo e che semmai si interrompeva prima,
in fondo al mare, dentro vecchie carrette affondate in acque internazionali
dove nessuno sarebbe andato a ripescare loro e il loro pericoloso carico. La
scarsità dell'intervento legislativo in materia permetteva a chi smaltiva
abusivamente gli scarti pericolosi pene poco più severe di una contravvenzione.
Anche per questo, si disse, mafia e camorra avevano deciso di intraprendere il
grande businnes: soldi tanti, rischi pochi. Nell'aula di Palazzo Madama il
senatore di Forza Italia Manfredi, su impulso delle associazioni ambientaliste,
fissò la pena con voto bipartisan: veniva punita da "uno a sei anni"
di reclusione la "gestione abusiva" dei rifiuti. Pena che saliva da
"tre a otto anni" nel caso di rifiuti ad alta radioattività.
L'emendamento fu fotografato nell'articolo 53bis del decreto Ronchi e divenne
l'arma con cui le procure italiane andarono all'assalto dei trafficanti di
veleni. Dal 2002 ad oggi sono state 104 le inchieste aperte, 662 i trafficanti
arrestati, 545 le aziende coivolte nelle indagini. Il lavoro della magistratura
ha disvelato il sistema dello smaltimento illecito, il trucco del "giro
bolla" (il carico pericoloso che viene declassificato solo formalmente
passando da impianto a impianto, sino a finire in una discarica dove non
potrebbe starci), i materiali nocivi messi sotto il tappeto, o rivenduti come
nuovo prodotto. L'aver alzato la sanzione massima ha consentito la possibilità
di eseguire intercettazioni telefoniche, collaborazioni con l'Interpol per i
traffici internazionali, riduzione del rischio di prescrizione per le persone
coinvolte. Lo strumento ha funzionato se è vero che in questi anni abbiamo
assistito all'inchiesta sulla Enichem di Priolo, dove parte dei rifiuti veniva
smaltita nei tombini che finivano diritti nel mare antistante (l'operazione
"Mare rosso" nacque su impulso di alcuni cittadini che videro
galleggiare tra le onde macchie create dall'acido solforico). Ai fanghi delle
acque reflue veneziane, inquinate da policlorobifenili e diossina, venduti come
fertilizzanti in agricoltura. Nel novembre del
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina IV
- Napoli Cambia il collegio di giudici al processo per l'emergenza spazzatura
che vede imputato il governatore Bassolino, il Comune
chiede i danni "Immagine danneggiata, turismo ko" La Cassazione alla
Procura: sequestro Impregilo disposto in maniera semplicistica Il presidente
appena insediato potrebbe essere nominato nel tribunale di Nola Cambia di nuovo
giudice il processo sul disastro rifiuti in Campania. E la sorpresa è ancora
un'altra: potrebbe non essere l'ultimo addio. Cronaca di un processo costantemente
"in divenire". è la quarta sostituzione di un dibattimento che sembra
avere una "panchina" lunghissima e che vede, tra gli imputati
eccellenti, il governatore Bassolino e i vertici del
gruppo Impregilo. Un dibattimento dai numeri-monstre, pm Giuseppe Noviello e
Paolo Sirleo: accuse per frode in pubblica fornitura, truffa aggravata e falso,
28 imputati, 110 i faldoni, 140 mila pagine, 549 i Comuni indicati come parti
lese, dei quali 111 si sono costituti parte civile. Quanto ai Palazzi già scesi
nell'agone giudiziario contro Bassolino e gli altri
imputati, si apprendono ieri le argomentazioni con cui si è costituito parte
civile il Comune di Napoli, rappresentato dal legale Giuseppe Dardo,
dell'avvocatura municipale. In qualità di difensore del
sindaco Rosa Russo Iervolino, Dardo così motiva la sua domanda risarcitoria:
"Esiste un evidente danno patrimoniale, e anche un danno relativo alla
lesione all'immagine" del Comune di Napoli. Si citano non a caso, da un
lato, "le spese sostenute per la creazione di piazzole, stoccaggi, siti
provvisori, straordinari per il personale, spese per i trasporti fuori
territorio"; e dall'altro, "gli oneri per i dipendenti del Comune, la
creazione di uffici e servizi per l'emergenza", fino alla dolorosa nota
dei "danni conseguenti alla risoluzione dei flussi turistici, del
commercio di prodotti tipici alimentari e dell'artigianato". L'avvocato
Dardo si sofferma poi sugli "innumerevoli giudizi innanzi al giudice di
pace per richiesta di restituzione della Tarsu", e quindi "spese
legali e possibili soccombenze", per finire con "l'ingente danno
all'immagine della città". Un lungo processo avanti, molti nodi ancora da
sciogliere. Ieri mattina, non si fa in tempo a registrare la new entry in aula,
ovvero l'arrivo del giudice Giovanni Fragola Rabuano, presidente del collegio A
della quinta sezione, che si apprende anche Rabuano è dato in partenza. Il
presidente del Tribunale Alemi ha assegnato il processo al suo collegio a causa
di circostanze che riguardano il collegio uscente (il giudice Alfredo Guardiano
è passato all'ufficio Gip e il suo sostituto Todisco ha chiesto di astenersi
perché in qualità di gip aveva firmato una proroga nell'ambito del procedimento
sui rifiuti). Ma ora il nuovo presidente Rabuano potrebbe essere designato dal
Csm come presidente del Tribunale di Nola. Dunque, altro giudice "di
passaggio" nel dibattimento che intreccia la cronaca politico-sociale a
quella giudiziaria, sullo sfondo della crisi. Molti i difensori - tra i quali
gli avvocati Stefano Montone e Michele Cerabona - che intervengono per
contestare la violazione del principio di "giudice naturale". Si
astiene dalla valutazione l'avvocato Giuseppe Fusco, difensore di Bassolino. Ma il Tribunale, dopo un'ora di camera di
consiglio, respinge l'istanza. Si continua. E se Rabuano dovesse partire?
Verosimile questa ipotesi: se non può essere applicato, viene sostituito, ma il
processo non ricomincia daccapo. Il processo viene rinviato al 7 luglio.
Intanto, da Roma, giungono a favore degli imputati del gruppo Impregilo le
motivazioni con le quali le Sezioni Unite della Cassazione, già il 27 marzo
scorso, avevano disposto l'annullamento con rinvio - per un conteggio tutto da
rifare - dell'ordinanza del gip Rosanna Saraceno, che disponeva un sequestro
per Impregilo di 750 milioni. Gli ermellini definiscono
"semplicistico" quel conteggio e accolgono le contestazioni mosse
dall'avvocato Alfonso Stile, difensore di Impregilo. In sintesi: nel disporre
il maxisequestro non si è tenuto conto che non tutto il profitto di Impregilo
era illecito. (conchita sannino).
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina
VII - Napoli Plebiscito, messaggio di Napolitano "Dovete avere fiducia
nella città" Folla per Mehta. Il Presidente, assente, invia una lettera
PATRIZIA CAPUA C'è un grande assente, il presidente Giorgio Napolitano. Ma fa
sentire la sua voce. E l'incoraggiamento per Napoli nella notte magica del
Plebiscito, il concerto di Zubin Mehta. Napolitano ha spiegato in una lettera
la sua assenza con gli impegni che lo trattengono a Roma. "Il delicato
momento che la vita istituzionale del Paese sta attraversando - ha scritto al
commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi - mi rende difficile
allontanarmi da Roma per partecipare, come avrei voluto, all'importante evento
serale di Napoli: il grande concerto, diretto da Zubin Mehta, che segnerà il
superamento della fase di crisi che metteva in questione le sorti del glorioso
Teatro San Carlo". Napolitano aggiunge, rivolgendosi a Nastasi: "Al
personale rammarico per non poter presenziare a un'alta manifestazione di cultura
musicale come quella affidata alle orchestre e ai cori del San Carlo e del
Maggio Fiorentino, desidero unire l'espressione del più vivo apprezzamento per
quanti, a cominciare da lei, caro dottor Nastasi, nella sua qualità di
Commissario straordinario, hanno contribuito a un impegno di risanamento e di
rilancio di una storica istituzione, patrimonio di civiltà e d'arte prezioso
non solo per Napoli ma per l'Italia e per il mondo". La lettera si
conclude con un caloroso augurio di successo e un saluto affettuoso "a
tutti i napoletani raccolti a Piazza Plebiscito per sostenere il loro teatro e
per esprimere fiducia nel futuro della loro città". L'incoraggiamento per
i napoletani, nel momento più difficile per la vita della città. Prima del
concerto cinque disoccupati che stavano manifestando in piazza del Plebiscito
sono stati fermati dalla polizia e condotti in questura. Nella zona, sin dal
pomeriggio erano giunti numerosi senza lavoro. La polizia li ha invitati a
lasciare la piazza. La tensione si è sciolta quando le luci dei riflettori si
sono accese sullo spettacolare scenario della piazza. Un parterre ricchissimo
di ospiti, gli artisti Toni Servillo e Lina Sastri, il presidente di
Finmeccanica, che ha sponsorizzato la serata, Francesco Guarguaglini, l'imprenditore
Antonio D'Amato, il procuratore della repubblica Giandomenico Lepore e il
procuratore generale Vincenzo Galgano. Nastasi con Roberto Bolle, Carla Fracci
come sempre in bianco con il marito Beppe Menegatti, il cardinale Crescenzio
Sepe a colloquio con il ministro della Cultura, Bondi, il
sindaco Rosa Russo Iervolino, contenta, rilassata: "Finalmente Napoli
nella sua veste migliore, per fortuna ci capita ogni tanto di vederla
così". Il governatore Bassolino saluta e chiacchiera con
Servillo: "è un momento bello, e non è una serata soltanto. Guai e
problemi seri, certo, ma anche la vitalità di questa città, la cultura
come principale risorsa produttiva. Napoli è un campo di lotta e battaglia
quotidiana tra tante cose negative". Spazzatura e discariche da aprire,
per esempio. Il premier Berlusconi dice: a fine luglio Napoli sarà pulita.
"Deve essere un impegno di tutti - chiosa Bassolino
- avendo una riserva di disponibilità nelle discariche superiore ai
quantitativi giornalieri. Altrimenti basta un intoppo, e tutto si ferma di
nuovo". Tregua sui rifiuti nella sera della stella Mehta. Il
sottosegretario Guido Bertolaso stringe la mano a Gennaro Mola, assessore
all'Ecologia, il generale Giannini dice "lasciamo stare le
polemiche". Renzo Arbore dal palco, dà il benvenuto a novemila spettatori
e grida "Viva Napoli".
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
Spettacoli
Da Beethoven a 'O sole mio Mehta riscatta il cuore di Napoli In 10mila in
piazza del Plebiscito Bondi: sì agli incentivi per chi investe in cultura
ANTONIO TRICOMI NAPOLI E fu così che Zubin Mehta diresse 'O sole mio, alla fine
di una serata, ieri, da ricordare. Dopo l'esecuzione della Nona di Beethoven,
applaudita da una piazza del Plebiscito gremita e osannante, novemila
spettatori felicemente sistemati come in un immenso teatro, più almeno altri
mille all'esterno delle reti di recinzione. Sull'imponente palco montato contro
la facciata della basilica di San Francesco di Paola, il coro e l'orchestra del
Teatro San Carlo e del Maggio Fiorentino, 350 musicisti in scena. Il programma
prevedeva soltanto la Nona. Ma ecco che alla fine arrivano due bis,
l'Intermezzo della Cavalleria Rusticana e appunto 'O sole mio. Il tutto in
diretta su Raitre. Nella sterminata platea si respira un'aria di riscatto. A
nessuno sembra sfuggire la portata simbolica dell'evento, la città che si
riappropria della sua piazza-simbolo in giorni che non sono facili per nessuno.
Lo dice con forza Renzo Arbore, che appare per pochi minuti sul palco subito
prima del concerto, esibendo un panama bianco: "Come un grande attore di tanti
anni fa, sono entrato in scena con il cappello per poi potermelo togliere, per
salutare questa città e questo evento straordinario. Viva Napoli, forza
Napoli". Tutto accade nel giorno dell'inaugurazione della mostra
"Alla scoperta di un protagonista, il Teatro San Carlo di Napoli".
Ricco parterre. Il ministro Bondi, che raccoglie l'invito di Mehta a detassare
gli investimenti nella cultura, il sottosegretario
Bertolaso, il governatore Bassolino nel suo nuovo look
(capelli castani e non più bianchi), il sindaco Iervolino (che nel pomeriggio
aveva consegnato a Mehta la medaglia del Comune), il presidente della Provincia
Di Palma e il presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella.
Ma anche il cardinale Crescenzio Sepe e il prefetto Alessandro Pansa. E poi
Carla Fracci con Beppe Menegatti e il giovane collega Roberto Bolle, che sabato
danzerà sullo stesso palco.. Gli attori Maria Grazia Cucinotta e Toni Servillo,
l'anchorman Giovanni Minoli, lo scrittore e storico dell'architettura Cesare De
Seta, gli imprenditori Antonio Amato e Teresa Bottiglieri, il presidente di
Finmeccanica Francesco Guargaglini. Molti politici e vip locali ma soprattutto
molta gente. "Quando abbiamo saputo che il San Carlo era in difficoltà
abbiamo accettato con entusiasmo l'invito a suonare in piazza", aveva
detto il maestro prima di salire sul palco. Quanto all'emergenza rifiuti,
"il sapore di Beethoven cambierà tutto questo".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-07-2008)
Argomenti: Monnezza
LEANDRO
DEL GAUDIO Nove punti per indicare i danni al patrimonio e all'immagine. In nove
mosse, la richiesta di risarcimento danni che il Comune di Napoli depositata
ieri mattina nel corso del processo al commissariato per l'emergenza rifiuti in
Campania. È il penalista Pino Dardo - "in qualità di
procuratore speciale e difensore del sindaco Rosa Russo Iervolino" - a
chiedere i danni per le "spese sopportate per effetto dei fatti reato in
contestazione". Sott'accusa 28 imputati, tra cui il governatore Antonio Bassolino, i suoi collaboratori un tempo al vertice del commissariato
antirifiuti e le società collagate al gruppo Impregilo. Ecco, in
sintesi, alcuni punti forti dell'atto d'accusa di Palazzo San Giacomo: si va
dal massiccio impiego di agenti di polizia municipale per il caos provocato da
manifestazioni al centro e in periferia, alla necessità di trovare uffici per
ospitare le unità anticrisi; dall'impiego di mezzi di trasporto e conferimento
(campane, cassonetti e bruciatori), ai costi sofferti per spedire all'estero i
rifiuti napoletani. Il cuore del danno, però, riguarda l'immagine. Palazzo San
Giacomo ricorda i "danni conseguenti alla risoluzione dei flussi
turistici, del commercio di prodotti tipici alimentari, dell'artigianato",
ma anche "innumerevoli giudizi innanzi ai giudici di pace per richiesta
restituzione Tarsu e spese legali di possibili soccombenze; giudizi contro il
Comune di Napoli promossi da enti territoriali e associazioni per danno
all'immagine e possibili soccombenze". Un processo che entra nel vivo,
dopo l'annunciato cambio di collegio di giudici. Il turn over è avvenuto in
diretta ed era stato definito a giugno vista l'incompatibilità del giudice
Francesco Todisco, che avrebbe dovuto sostituire Alfredo Guardiano in seno alla
quinta sezione collegio C. Ora a condurre il processo sarà il giudice Giovanni
Fragola Rabuano, presidente del collegio A (a latere Sassone, Scaramella), che
potrebbe assumere la presidenza del Tribunale di Nola, il prossimo ottobre. Un
processo che sembra non trovare pace: quello di ieri è il terzo cambio di
giudice. La scorsa estate, il processo era passato da Umberto Vecchione (in
attesa di trasferimento) al gip Marcello Piscopo (grazie a un sorteggio tenuto
dal capo dei gip Renato Vuosi). Aula 220, udienza gremita da più di duecento
penalisti, caldo e disagio per chi è costretto a rimanere in piedi per mancanza
di posti a sedere. Contro il cambio di collegio, l'eccezione formulata dal
penalista Stefano Montone, alla quale si associano in tant, tra cui Michele
Cerabona (che difende Piergiorgio Romiti), Gaetano Balice (che assiste Fisia
Italmpianti), Alfonso Maria Stile per Impregilo: "Qui non siamo tanti
sprovveduti - spiega Montone - riteniamo violato il principio del giudice
naturale". Posizione neutra da parte dei difensori di Antonio Bassolino (Giuseppe Fusco e Massimo Krogh): "Pur
ritenendo fondata l'eccezione, ci rimettiamo al tribunale, avendo interesse a
una rapida celebrazione del processo". Il giudice rigetta l'eccezione, con
un provvedimento ritenuto "ineccepibile" dal curatore speciale della
Regione Roberto Fiore, (dopo che i pm Noviello e Sirleo e la parte civile della
Regione Campania Pino Noviello avevano espresso parere negativo). Si torna in
aula lunedì prossimo per le ultime udienze prima della sosta estiva.