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Articoli
Monnezze (8)
Bassolino sdoganato da berlusconi - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: D'Alema viene qui per coprire l'immagine di Bassolino". Neanche due mesi dopo Berlusconi discute con Bassolino e Iervolino, anzi ricorda che buona parte della linea del governo è sostenuta proprio dai vertici locali. Una mutazione politica. Che riallinea anche il centrodestra campano. "La situazione è grave ?
Bassolino
il berlusconiano - roberto fuccillo
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Napoli Il personaggio Bassolino il berlusconiano ROBERTO FUCCILLO Una foto e un commento. La foto è quella di un tavolo: Berlusconi di fronte a Bassolino, la Prestigiacomo di fronte alla Iervolino. Il commento, che risuona da ventiquattro ore, nelle stanze di Palazzo Santa Lucia: "Meno male che Bassolino ha resistito".
Napolitano
nomina tre campani tra i 25 nuovi cavalieri del lavoro
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: dice il sindaco Rosa Russo Iervolino - De Laurentiis è ormai indissolubilmente legato alla nostra città e il coraggio e la tenacia, con i quali ha risollevato la squadra di calcio cittadina, lo rendono carissimo a noi tutti". Anche il senatore del Partito democratico Riccardo Villari, presidente del Napoli club Parlamento, si congratula con De Laurentiis.
E
Chiaiano è di nuovo una polveriera: Berlusconi? Con l'esercito vuole portare
qui la dittatura ( da "Unita, L'"
del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: dal presidente della Regione Antonio Bassolino, dal sindaco Rosa Russo Iervolino, dalle forze di opposizione, dai giornali, tutti duramente attaccati negli striscioni che fanno da cornice ai tre gazebo sistemati in piazza Rosa dei Venti. Nella ribattezzata piazza Titanic c'è dispiacere anche per la presa di posizione dell'ex parroco anti-camorra di Forcella don Luigi Merola.
Rifiuti,
lo Stato come Gomorra Una marmellata di veleno
( da "Unita,
L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: Impregilo per produrre combustibile da rifiuto da destinare ai due inceneritori da costruire in Campania. Così - e la storia ebbe inizio nel 2000 - si sarebbe definitivamente risolta la questione rifiuti in Campania: mai più discariche, ma compost (buono per l'agricoltura), combustibile da trasformare in elettricità e città pulite. La Svezia.
"ma
napoli ora è triste e incattivita" - angelo carotenuto
( da "Repubblica,
La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: e quando parlo di istituzioni non penso solo a Bassolino e Iervolino, ma ai vigili urbani che non alzano un dito, all'Asia che non tiene pulite le strade, ai dipendenti dei bus che fanno sciopero selvaggio". Niente sguardo sul mare, solo sulla prossima onda. "I miei 75 anni? Un piccolo incidente di percorso".
Inceneritori,
la grande truffa targata Fibe ( da "Liberazione"
del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: A chi non conosce la situazione campana potrebbe sembrare che l'emergenza rifiuti esiste solo perché le popolazioni locali si oppongono alle discariche e agli inceneritori. L'emergenza c'è perché in questi anni non si è mai proceduto a predisporre un vero piano di gestione dei rifiuti in grado di funzionare.
Affari
e imbrogli manu-militari Chiaiano in piazza
( da "Liberazione"
del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Abstract: il volto di Bassolino si mette all'ombra di quello di Berlusconi e, nazionalmente, il governo ombra piddino dà il via libera a quello reale delle destre (come testimoniato proprio da Bassolino e dalla sindaca Iervolino). Perciò i soli a leggere correttamente l'emergenza democratica in campo sono coloro che la subiscono come minaccia immediata alla propria libertà d'
( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina II - Napoli
Da amministratore incapace a referente del premier: la parabola del governatore
dopo il voto di aprile Bassolino sdoganato da Berlusconi
Il Pdl campano si arrende: "Inutile chiedere le dimissioni" La
spiegazione del presidente della Regione: "L'Unione frenava le decisioni
di Prodi" Si dissolve anche la questione giudiziaria delegittimata dalla
politica ROBERTO FUCCILLO (segue dalla prima di cronaca) Ancora in campagna
elettorale Antonio Bassolino era l'uomo nero, da
eliminare insieme ai sacchetti dello stesso colore. "La sinistra ha
dimostrato a Napoli e in Campania di non saper governare ? sosteneva Berlusconi
nel comizio di piazza Plebiscito ? D'Alema viene qui per
coprire l'immagine di Bassolino". Neanche due mesi dopo Berlusconi discute con Bassolino e Iervolino, anzi ricorda che buona parte della linea del
governo è sostenuta proprio dai vertici locali. Una mutazione politica. Che
riallinea anche il centrodestra campano. "La situazione è grave ?
dice Nicola Cosentino, leader regionale di Forza Italia ? le polemiche cedono
il passo alla collaborazione fra i livelli istituzionali. Resta la
contrapposizione politica sul territorio, ma non ha senso abbaiare alla
luna". Aggiunge Mario Landolfi, coordinatore regionale di An:
"Esistono due livelli. Il primo, quello istituzionale, porta a una intesa
per salvare una regione che è ormai ai piedi di Cristo. Il secondo, quello politico,
è influenzato inevitabilmente dal primo: si continua a fare opposizione, ma non
ha più senso chiedere le dimissioni". Rimandata la resa dei conti
elettorale, sparito dall'agenda anche il processo a Bassolino.
Se l'emergenzialità, come sostenuto da Berlusconi, rendeva lecito l'operato
degli ex collaboratori di Bertolaso finiti agli arresti, questo può valere
anche per gli eventuali reati del presidente: il patto politico-istituzionale
delegittima anche su questo punto la magistratura. A Santa Lucia non lo diranno
mai, neanche sotto tortura, ma si è diffusa ormai la convinzione che Bassolino abbia rischiato di pagare alcuni processi in corso
durante la costruzione del Pd. Bassolino ha resistito
al dibattito e alle sirene sulle sue dimissioni e, dopo l'avvento di Berlusconi,
ha cominciato a battere su un tasto, rendere operative le decisioni, che era
implicita ammissione di come tutto questo col governo Prodi non accadeva.
Insomma meglio il nemico Berlusconi che gli amici "unionisti". Una
contrapposizione che Bassolino chiarisce e stempera
così: "Ho solo chiesto di non ripetere quanto avvenuto con il decreto
Prodi, con ciò riferendomi criticamente alla eterogeneità della vecchia
coalizione dell'Unione, che a volte diventava addirittura inconciliabilità di
posizioni". Insomma, grazie alla assenza di veti, Berlusconi è in grado di
eseguire ciò che Prodi poteva solo mettere su carta. La constatazione fu
consacrata il 16 maggio a Roma. L'impegno del premier sulla spazzatura stava
già assumendo i contorni di Guido Bertolaso, l'uomo che era stato esautorato
dalla eterogeneità dell'Unione, ovvero il ministro Pecoraro Scanio. Bassolino e Iervolino andarono a Palazzo Chigi a concordare
le linee di azione. Certo una settimana dopo, in occasione della riunione del
governo a Napoli, Berlusconi riservò alle istituzioni locali una sola
citazione, l'ultimatum al Comune di Napoli per il termovalorizzatore e la
differenziata. Eppure, prima di ripartire per Roma, quella sera Berlusconi
chiamò Bassolino, e già gli preannunciò il suo ritorno
in città. Venerdì il processo si è completato: intorno al tavolo della
prefettura non c'era nessun D'Alema a coprire Bassolino.
( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina I - Napoli Il personaggio Bassolino il
berlusconiano ROBERTO FUCCILLO Una foto e un commento. La foto è quella di un
tavolo: Berlusconi di fronte a Bassolino, la Prestigiacomo di
fronte alla Iervolino. Il commento, che risuona da ventiquattro ore, nelle
stanze di Palazzo Santa Lucia: "Meno male che Bassolino ha
resistito". Una foto e un commento, che sintetizzano un processo
politico dipanatosi negli ultimi due mesi. SEGUE A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina VII - Napoli
Le reazioni Boccia, De Laurentiis e Jannotti Pecci Napolitano nomina tre
campani tra i 25 nuovi cavalieri del lavoro Con il loro impegno di imprenditori
hanno fatto crescere la nostra economia Il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha firmato i decreti con i quali, su proposta del ministro dello
Sviluppo economico, Claudio Scajola, di concerto con il ministro per le
Politiche agricole, Luca Zaia, sono stati nominati 25 cavalieri del lavoro. In
Campania il Capo dello Stato ha scelto tre personalità: Aurelio De Laurentiis,
presidente del calcio Napoli, per la sua attività di produttore
cinematografico; Orazio Boccia, dell'omonima industria tipografica, Costanzo
Jannotti Pecci, imprenditore del settore termale e turistico, presidente di
Federterme. Boccia è presidente della Arti Grafiche Boccia. Uscito giovanissimo
dall'orfanatrofio, dove frequentò la scuola professionale, iniziò in modo
artigianale l'attività tipografica. Oggi le Arti Grafiche Boccia realizzano,
nei due stabilimenti di Salerno, la stampa di quotidiani, riviste specializzate
e altri prodotti tipografici. Esporta il 65% della sua produzione e ha 120
dipendenti. Jannotti Pecci è amministratore delegato del Gruppo Minieri. Ha
sviluppato l'antica impresa di famiglia, le Terme di Telese a Benevento, in un
gruppo di aziende attive nella gestione di complessi termali e turistici in
Campania, Basilicata e Lombardia. Oggi il gruppo ha 260 dipendenti, con un
fatturato di 12 milioni. Il presidente della Regione Antonio Bassolino
esprime "forte soddisfazione" per la nomina di De Laurentiis, Boccia
e Jannotti Pecci: "Premia tre importanti imprenditori che, con la loro
attività e il loro impegno, hanno contribuito in modo rilevante alla crescita
della nostra economia". "La nomina di De Laurentiis ci riempie di
orgoglio e gioia - dice il sindaco Rosa Russo Iervolino -
De Laurentiis è ormai indissolubilmente legato alla nostra città e il coraggio
e la tenacia, con i quali ha risollevato la squadra di calcio cittadina, lo
rendono carissimo a noi tutti". Anche il senatore del Partito democratico
Riccardo Villari, presidente del Napoli club Parlamento, si congratula con De
Laurentiis.
( da "Unita, L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
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l'edizione del IL REPORTAGE E Chiaiano è di nuovo una polveriera:
"Berlusconi? Con l'esercito vuole portare qui la dittatura" di Simone
Collini inviato a Napoli Ricompaiono gli striscioni con la scritta
"Jatevenne", si rivedono strani movimenti ai bordi dell'ormai famosa
via Capua del Cane, tornano in numero consistente le forze dell'ordine. Fine della
tregua, a Chiaiano. Doveva durare venti giorni, quelli necessari ai tecnici per
valutare se la cava di tufo di questo quartiere alla periferia nord di Napoli
può essere trasformata in discarica. E oggi nelle strade segnate una settimana
fa dagli scontri tra manifestanti e polizia ci sarebbe dovuta essere soltanto
una bella festa con ceste di ciliegie, musica e dibattiti, più una
manifestazione organizzata da centri sociali, comitati civici e sigle
ambientaliste per mantenere viva l'attenzione dell'opinione pubblica sulla
vicenda. La festa ci sarà, la manifestazione anche, e a giudicare dai ragazzi
che già ieri sera sono arrivati a Napoli dalla Val di Susa e da Vicenza si
preannuncia partecipata (gli organizzatori contano di portare tra le cinque e
le diecimila persone). Attorno a piazza Titanic il clima però è cambiato, dopo
che Berlusconi è arrivato a Napoli per dire che il sito di Chiaiano è
"idoneo" per la discarica e che contro chi si oppone "verrà
usata la forza dello Stato". "Quella di Berlusconi è stata una
dichiarazione di guerra", scuote la testa Carmine Malinconico. Le parole
pronunciate dal premier venerdì le definisce "poco rassicuranti" e
anche "incomprensibili", alla luce di quanto concordato appena
domenica scorsa con Bertolaso. Il presidente dell'ottava municipalità era
presente all'incontro con il sottosegretario. "Non posso aver equivocato,
ci ha assicurato che nessuna decisione sarebbe stata presa prima della fine
degli esami". L'uscita di Berlusconi è arrivata quattro giorni dopo che i
tecnici hanno cominciato i lavori. "È un guanto di sfida", dice.
"Non dobbiamo cadere nella provocazione. L'unico modo che abbiamo per
rispondere è la massima partecipazione alla manifestazione e l'assoluta
compostezza". Appelli che rischiano di arrivare flebili alle orecchie dei
cittadini, che si sentono presi in giro dal governo e abbandonati da tutti: dal presidente della Regione Antonio Bassolino, dal
sindaco Rosa Russo Iervolino, dalle forze di opposizione, dai giornali, tutti
duramente attaccati negli striscioni che fanno da cornice ai tre gazebo
sistemati in piazza Rosa dei Venti. Nella ribattezzata piazza Titanic c'è
dispiacere anche per la presa di posizione dell'ex parroco anti-camorra di
Forcella don Luigi Merola. "Parla di camorra presente tra noi e non
sa neanche che alcuni dei suoi collaboratori, iscritti al Comitato che ha
costituito, stanno qui e manifestano con noi", dice il consigliere
comunale del Prc di Marano Gemma Infantocci. Fotocopie di un'intervista
rilasciata nei giorni scorsi dal sacerdote si vedono appese alle vetrine di
alcuni negozi vicini, con sopra scritto "sono queste le vostre
verità?". I residenti guardano con diffidenza le moto e i motorini che
hanno ripreso a girare tra i resti delle barricate fatte nei giorni scorsi con
tronchi d'albero, reti metalliche, carcasse d'auto. Così come sospettano che
alcune macchine che vedono imboccare a metà pomeriggio via Capua del Cane
contengano bottiglie piene di colla e vernice, proprio come quelle preparate
l'altra settimana, prima che gli incontri con Bertolaso sancissero la tregua. E
non si aspettano niente di buono da questo. A nessuno sfugge che dopo l'uscita
di Berlusconi qualcuno potrebbe essere tentato dalla prova di forza. Con tutto
ciò che ne può conseguire. "La fiducia dei cittadini è già scesa a un
livello prossimo allo zero e non è certo col pugno di ferro che si
riconquista", dice l'ex presidente della commissione Ambiente del Senato
Tommaso Sodano. "Non vorrei che ci fosse una regia per provocare un
incidente", dice preoccupato andando col pensiero ai "momenti più
torbidi" del passato. Le parole del premier hanno alimentato in piazza
Titanic una tensione che fino a quarantott'ore fa non c'era. "Il nuovo
governo vuole salvare i responsabili politici e i tecnici del disastro degli
ultimi 15 anni a Napoli e in Campania, ecco perché sono tutti d'accordo e chi
protesta è definito un camorrista", attacca Egidio Del Giudice, uno dei
componenti del comitato antidiscarica. "L'esercito? È la prova generale
del regime", dice senza girarci troppo intorno. E non è il solo a pensarla
così, al presidio di via Capua del Cane. La gente passa, si domanda a cosa
servano i rilievi tecnici se hanno già deciso, e la risposta che dà più d'un
passante è fatta di una sola parola: "Dittatura". Non usa né questa
né la parola regime Carlo Migliaccio. Ma il ragionamento che fa il presidente
della commissione Ambiente del comune di Napoli non si discosta poi molto,
anzi: "È in corso una nuova stagione politica e Chiaiano è il laboratorio
sperimentale dell'autoritarismo che intendono applicare: imbavagliare i
magistrati, qui lo fanno con la superprocura, bastonare o arrestare chiunque
disturbi il manovratore e favorire i poteri forti". Il sindaco
dell'adiacente comune di Marano Salvatore Perrotta invita Berlusconi a non
fermarsi a Napoli centro: "Se venisse qui di persona a controllare sarebbe
lui stesso a sostenere che Chiaiano non può essere la risposta". Non si sa
se il premier accetterà l'invito ad andare. Intanto qualcuno dal quartiere se
ne sta andando. Come la signora Camerino, residente qui da 30 anni e che ora
prepara il trasloco: "Ci costringono a lasciare il quartiere". Chi
invece non si rassegna è l'inquilino di una via vicina a Capua del Cane, che al
balcone ha appeso un cartello con una croce nera e la scritta: "Scendiamo
tutti in piazza se non vogliamo finire così".
( da "Unita, L'" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
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l'edizione del Rifiuti, lo Stato come Gomorra Una "marmellata di
veleno" di Enrico Fierro / Roma / Segue dalla prima E l'inchiesta ci
racconta l'orrendo film dell'eterna emergenza monnezza a Napoli. Un'emergenza
sulla quale mangiano in tanti, si lucrano affari miliardari, si organizzano
carriere, finiscono storie politiche e ne nascono di nuove. È il racconto dello
scandalo del secolo, di una vergogna internazionale che riduce l'Italia
all'eterno paese di Pulcinella. La brutale realtà di quelle pagine ha superato
la fantasia degli autori di Gomorra, perché qui è lo Stato ad inquinare, ad
avvelenare le terre della Campania, è lo Stato a trafficare in rifiuti tossici
ed illegali. Lo Stato, quello che oggi attraverso il governo e i suoi ministri
fa la faccia dura, che promette il pugno di ferro, che disegna per la Campania
un presente di eterna "eccezionalità", quasi un'altra Costituzione,
nuove leggi, uso dell'esercito e rigore assoluto. In ciò sostenuto e supportato
da una blanda opposizione, da dotti professori, abilissimi commentatori che non
hanno mai visto una discarica, non hanno mai sfogliato neppure una pagina di
quella ordinanza e che però danno lezioni ai napoletani "incivili", e
giudicano il "dannoso" lavoro dei pubblici ministeri. Ne abbiamo
lette e sentite tante in questi giorni, troppe per non farci venire la voglia
di sfogliare quelle pagine e di offrirne una sintesi al lettore. Eccola. Veleni
dai cdr "Ma a che ci servono i Cdr, chesta è munnezza, munnezza tale e
quale". "Questa è monnezza che è entrata come sta e viene imballata.
Io gli ho detto, c'hai voluto tanto pe capì, le cose stavano accussì da un paio
d'anni". Parlano due impiegati di un Cdr, uno dei sette impianti
progettati dalla Fibe-Fisia-Impregilo per produrre
combustibile da rifiuto da destinare ai due inceneritori da costruire in
Campania. Così - e la storia ebbe inizio nel 2000 - si sarebbe definitivamente
risolta la questione rifiuti in Campania: mai più discariche, ma
compost (buono per l'agricoltura), combustibile da trasformare in elettricità e
città pulite. La Svezia. E invece. "Qui produciamo monnezza e
basta", dice il professor Michele Greco, alto funzionario della Regione
Campania e "soggetto per l'attuazione del programma", a Marta Di
Gennaro, braccio destro di Guido Bertolaso. "Appunto", annuisce lei.
Un passo indietro: gli impianti di Cdr devono separare i rifiuti, vagliarli,
stabilizzare la frazione organica e ricavare materiale inerte utile addirittura
al riempimento di cave, il resto viene imballato (le ecoballe, ce ne sono 6
milioni in Campania). Questo sulla carta, la realtà è che non hanno mai
funzionato. E oggi sono ridotti a "siti di stoccaggio di rifiuto solido
urbano". Ma i controlli dove sono, cosa ha fatto in tutti questi anni il
Commissariato (tre presidenti di regione, prefetti, capo della Protezione
civile)? La risposta è nell'inchiesta. I rilievi dell'Arpac (agenzia per
l'ambiente), le denunce del Noe (il gruppo di tutela ambientale dei
Carabinieri) venivano liquidate con la laconica dicitura "visti gli
atti". Per nascondere una amara realtà: negli impianti i rifiuti non
venivano trattati. "Dalla lettura delle numerosissime note report relative
a ciascun impianto, emerge che negli anni 2006-2007, non veniva eseguito alcun
trattamento aerobico della frazione organica", con la conseguenza che
"l'omessa lavorazione della frazione organica comporta inevitabili
ripercussioni negative sul sito di discarica finale, segnatamente esalazioni
maleodoranti e produzione di colaticci". Per dirla brutalmente: in
discarica, come vedremo, arrivava di tutto. Chi vive attorno a quei siti è
destinato a sopportare fetori immondi e a vedere terre e falde acquifere
inquinate da liquami. "La gestione del servizio - scrivono i magistrati -
è assai lontana dalle prescrizioni normative e dà ragione all'esclusivo
obiettivo effettivamente perseguito: il prelievo del tal quale (i rifiuti dei
cassonetti, ndr) dalle strade e il suo conferimento agli impianti, trasformati
in siti di stoccaggio". "Posso dire - rivela un funzionario - che da
quando sono entrato in commissariato, i macchinari deputati al rivoltamento,
insufflazione con aria e irrorazione con percolato e acqua della massa umida di
tutti e sei gli impianti operativi, non funzionavano". "La gestione
degli impianti è peggiorata - dichiara un altro testimone -. Per peggioramento
intendo l'assenza di alcuna manutenzione programmata sulle varie linee". I
test? Truccati Quindi nelle discariche arrivava
"marmellata fritta", come dice uno dei responsabili parlando al
telefono con Marta Di Gennaro. Altro che marmellata. Dai Cdr usciva di tutto.
"Rifiuti con dentro pile o filtri d'olio, farmaci scaduti", un
tecnico dell'Arpac scopre "tracce di diossina". "Peppe, guarda
che ci sta nu bello problema. Ci stanno i camion che perdono 'o percolato
'ngoppa a strada", dice il 4 maggio del 2007 un funzionario del
Commissariato a Giuseppe Iavazzo, dirigente addetto alla corretta
movimentazione dei rifiuti. La sua sconsolata risposta: "E che t'aggia
dicere". Doveva uscire materiale secco e inorganico da trasferire in
discarica, arrivava percolato e massa umida. Perché - rivela un tecnico Arpac -
"oltre alle verifiche sulle così dette manutenzioni, non si facevano
controlli sulla qualità dei prodotti". Ogni tanto si facevano le analisi,
ma le società Fibe e Fisia (di Impregilo, ancora dentro la gestione dei rifiuti
in Campania) si rivolgevano ad un laboratorio privato che, secondo l'accusa,
"predisponeva certificati di analisi inattendibili, volutamente
incompleti, mendaci e nella disponibilità più volte manifestata a soddisfare i
desiderata dei committenti". Quando ad analizzare i rifiuti dei Cdr erano
laboratori esterni i risultati erano diversi. Le analisi provenienti dal Chelab
di Treviso segnalano la presenza di "idrocarburi" in 10mila
tonnellate destinate alla discarica Lo Uttaro e ne "attestano la
pericolosità". Un esempio solo per capire come il laboratorio incaricato
da Fibe e Fisia stabiliva la "qualità" dei rifiuti che andavano in
discarica. Al telefono è un impiegato del Cdr di Caivano: "Stà a sentire,
dopo io ti mando Fabio Mazzaglia (responsabile del laboratorio e uno degli
inquisiti, ndr), quello che ci fa le analisi, mi devi dare due campioni di Fos
(frazione organica stabilizzata, ndr) e scarti...quattro chili, me li fate
trovare già pronti". Nota dei magistrati che sottolineano "una
inconsueta familiarità tra l'analista e i dipendenti Fibe, ai quali veniva
addirittura consentito di procedere direttamente al prelievo dei campioni,
palesemente addomesticato, come dimostrato dal riferimento al percolato solito
da preparare". Il gioco era semplice: analisi aggiustate per rifiuti da
inviare in discarica senza trattamento. Bastava cambiare i codici e tutto era a
posto. "A tutti, vertici Fibe-Fisia, funzionari del Commissariato, ma
anche dirigenti dell'ente di controllo, interessava munirsi di una
certificazione ufficiale che consentisse lo smaltimento del rifiuto in una
delle discariche disponibili; certamente non
interessava verificarne l'effettiva natura ai fini di un corretto
smaltimento". Si legge nelle carte, che raccontano anche i timori degli
addetti agli impianti. È il 27 marzo del 2007, parlano due responsabili del Cdr
di Giugliano. "Da oggi in poi non correggo più un formulario quando
sbagliano gli altri...Le ecoballe dentro, risultano balle uscite quando poi non
sono mai uscite. Autorizzazioni tutte scadute, non se ne fottono proprio.. Che
mo si deve far uscire la merda fuori". (segue nella pag. a fianco).
( da "Repubblica, La" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Pagina XXV - Napoli
"Ma Napoli ora è triste e incattivita" Martedì compie 75 anni. Una
vita in trincea, dalla staffetta partigiana ai drammi di colera e terremoto
Volevo rompere con l'ambiente di via dei Mille, ero uno dei fighetti
dell'Umberto Appena sposato andai a vivere a Ponticelli, mi sento male se penso
che ora lì attaccano i rom ANGELO CAROTENUTO I suoi tre quarti di secolo
viaggiano come in un romanzo di Calvino. "Tipo Palomar. Al futuro non
penso. Il presente è l'onda, e quando si scioglie nel mare mi rifiuto di
guardare l'orizzonte. Poso lo sguardo sull'onda nuova che avanza". Andrea
Geremicca compie 75 anni il 3 giugno e continua a non distrarsi mai. Vigile,
presente, curioso. Sceglie ogni parola come fosse l'unica da dire, sceglie ogni
incontro come fosse l'unico da vivere. è per quell'antica mania di amare la
vita, persino ora che l'accompagna il dolore più atroce che possa capitare a un
genitore, ora che con pudore parla della donna amata da 53 anni come di
"una compagna che se n'è andata rimanendomi vicina". Cucina il pesce
a tranci al cartoccio per gli amici e frigge le pizzette alla montanara per i
sei nipotini, legge gialli per rilassarsi e riconosce dal peso il tipo di pesce
abboccato all'amo. "Un manfrone tira la lenza in maniera unica". Ha
ancora le gambe arcuate di chi allenava cavalli da corsa e giocava bene a
pallone. Centravanti dei Diavoli Rossi, gol e cazzotti alla litoranea, la
squadra dell'Enel che gli offre una maglia. Uno con la fissazione del
dribbling, bravo sin da bambino ad andare da una parte spostando l'avversario
dall'altra. Come tra le valli piemontesi durante la guerra, staffetta
partigiana a 10 anni tra Pieve Vergante e Megolo. "Un giorno mi danno da
portare una pistola alla Brigata Beltrami. L'avvolgono in una carta da
salumeria e mi dicono: se ti fermano i fascisti, racconta che hai una
merenda". Infatti i fascisti lo fermano. "Ma se avessi detto che era
una merenda, l'avrebbero presa per mangiarla. Allora faccio: c'è una pistola,
la volete? La risposta fu: ma va, va, ragazzino". Il primo dribbling.
"C'era un giovane partigiano che chiamavano Pantalone, perché portava sempre
i bermuda. Scendeva in paese a comprare le sigarette e si ritirava in fretta.
Una mattina lo trovammo appeso al gancio di una macelleria. Una squadra di
fascisti si aggirava nei paraggi. Non dimenticherò mai un ragazzino della mia
età con un mitra fra le mani. Diceva: sto cercando mio fratello partigiano, lo
devo uccidere". L'adesione al Pci arriva dopo un rifugio in campo di
concentramento in Svizzera e 15 giorni nel carcere minorile di Sant'Eframo per
aver partecipato a una manifestazione per la pace. "Nel cortile del
carcere, ogni giorno giocavamo un torneo di calcio coi nomi delle squadre vere.
Io ero nel Napoli, solo che l'avvocato mi tirò fuori giusto alla vigilia di una
partita decisiva. Geremì, dicevano gli altri, te ne vai proprio mò che dobbiamo
giocare con la Juventus?". Certo. "Il rimpianto è che non ho mai
saputo com'è finita". Il Pci arriva dopo questo e altro. "Volevo
rompere con l'ambiente di via dei Mille, ero uno dei fighetti del liceo
Umberto. Volevo rompere con una vicenda familiare sofferta, con mia madre morta
tra le mie braccia che avevo 16 anni". Si iscrive al Pci, e sulla scheda
che il partito gli fa compilare, Geremicca spiega che entra per una catarsi
morale. "Salvatore Cacciapuoti, operaio e segretario, mi chiama in
disparte e domanda: catarsi morale, che vuol dire? Tento di spiegarglielo e lui
mi fa: cancella, cancella...". Il Geremicca comunista è quello che da
segretario provinciale della Federazione giovanile chiacchiera con Renato
Caccioppoli e passa dossier a Mimì Rea. "Scriveva per il Corriere della
Sera. Ci incontravamo all'Angiporto Galleria. Lo informavo, gli davo notizie,
lui le pubblicava. La volta dopo mi portava soldi. Ma no, dicevo io. E lui:
prendili, non avrei potuto scrivere il mio articolo senza te". E coi soldi
del Corriere si finanziava la Fgci. Il Geremicca comunista è quello che con la
deputata Luciana Viviani e con il medico Carmelo Gabriele va tra i senzatetto
accampati nelle baracche di via Marina. "Quando tornai dopo qualche
settimana, chiesi a una donna se nel frattempo la sua bimba fosse guarita dalla
febbre. Voi, mi disse, vi ricordate ancora di mia figlia? Cara signora, le
risposi - ma senza enfasi, perché lo credevo - io sono comunista per vostra
figlia. Gerardo Chiaromonte mi dava del populista. Altro che riformista,
diceva". Il riformismo di Fermariello e Valenza, Valenzi e Napolitano.
"Da loro ho capito il significato del rigore, della misura e dello
stile". E fuori del partito gli incontri con Luigi Compagnone, Enzo
Striano, Francesca Spada. "Mi fanno impressione quelli che oggi rinnegano
di essere stati comunisti. La caduta del muro di Berlino ha imposto un profondo
ripensamento critico, ma l'impegno e la militanza in Italia erano in buona
fede. Pci e Dc hanno salvato la democrazia. Ecco perché il Pd non può essere
l'incontro tra due forze che tagliano le radici. Devono riconoscerle per
arrivare a una sintesi che le superi". Il Pci di Geremicca, segretario
cittadino e provinciale, poi consigliere comunale, è quello che nel '73 va in
trincea durante il colera. "Almirante e il Msi volevano le dimissioni del
sindaco, il partito faceva pressioni perché anche io mi associassi. Non se ne
parla, risposi, la gente se ne frega. Vuole essere aiutata. Portai una branda
al secondo piano di via Fiorentini. Dormivo lì. Davamo una mano a vaccinare i
bambini, i consigli di fabbrica uscivano in strada con le scope a pulire le
strade. Ebbi ragione". Anche nelle urne. Il Pci vinse le elezioni
successive col 41 per cento. Valenzi sindaco, un momento di svolta, poi il terremoto
1980. "Ricordo i consiglieri di quartiere che distribuivano il parmigiano
arrivato dall'Emilia agli sfrattati". Geremicca aveva lasciato la giunta
per il Parlamento. Le Br aggrediscono Uberto Siola, assessore alla
ricostruzione. "Chiaromonte e Napolitano mi convocano a cena a Santa
Brigida. Devi tornare in giunta, mi dicono". Macchina blindata, giubbotto
anti proiettile, la scorta. "Br e camorra si erano saldate". Nei covi
freddi, la polizia trovava le piantine di casa Geremicca. Gerardo e Giorgio. "Chiaromonte
non era un fondamentalista. Mi diceva: se su 10 cose ne indovini 4, sei un dio.
Giorgio no, per carità. Esigente. Non potevi sbagliare una riga". Ancora
oggi vicini. "Si parla tanto, forse anche troppo di questa amicizia. Ci legano
anni di lavoro in comune, ci lega la Fondazione Mezzogiorno Europa. Lui dice
che la cosa che mi riesce meglio è fare il giornalista. Sì, allora tutto il
resto l'ho fatto per hobby... C'è una regola tra noi: mai parlare
dell'attualità politica. Tanto che un paio di mesi fa, col governo Prodi agli
sgoccioli, al telefono gli faccio: Giorgio, sto organizzando un convegno, sono
preso da mille cose. E lui: sapessi io...". Gerardo, Giorgio e un'altra
Napoli. "Non mi ci riconosco più. Mi pare una città incattivita e
rancorosa, triste, senza fiducia in se stessa e nel suo avvenire. Il narcisismo
napoletano si inorgoglì del Rinascimento e ora soffre per i libri di Bocca.
Sono marito di un'insegnante figlia di operai di Ponticelli. Andammo a vivere
lì, freschi sposi. Quando vedo che proprio lì attaccano i rom, mi sento male.
La sinistra ha perduto il gusto del rapporto con la gente. La politica non la
amo più. Preferisco farla. Tra le persone. Invece esiste questo scollamento fra
i cittadini e le istituzioni, e quando parlo di istituzioni
non penso solo a Bassolino e Iervolino, ma ai vigili urbani che non alzano un dito,
all'Asia che non tiene pulite le strade, ai dipendenti dei bus che fanno
sciopero selvaggio". Niente sguardo sul mare, solo sulla prossima onda.
"I miei 75 anni? Un piccolo incidente di percorso".
( da "Liberazione" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
L'Impregilo incassa.
Cittadini e Stato pagano Inceneritori, la grande truffa targata Fibe Tommaso
Sodano* Le decisioni del Governo Berlusconi sono inquietanti e rievocano tempi
torbidi della democrazia nel nostro Paese. Molti importanti giornali nazionali
criticano apertamente la Magistratura che è intervenuta con alcuni arresti
eccellenti legati alla struttura di Bertolaso e per aver osato esprimere dubbi
sulla istituzione di un Tribunale speciale per i reati connessi al settore dei
rifiuti in Campania. E sono in molti a rivolgersi alla borghesia campana per
scendere in piazza per sostenere Berlusconi e Bertolaso e il loro piano, una
sorta di "marcia dei quarantamila" per seppellire insieme ai rifiuti
anche il diritto a manifestare, ad esprimere una posizione altra rispetto a quella
che portato al disastro una regione. Dopo quasi 15 anni di commissariamento
continuare a sostenere che le colpe di questa situazione sono quasi
esclusivamente degli ambientalisti che si sono opposti agli impianti è
veramente paradossale, oltre che intollerabile. Le responsabilità, semmai,
vanno cercate altrove, nell'incapacità politica e gestionale di chi doveva
occuparsi di questa materia, nel malaffare e nella collusione, anche di pezzi
di politica, con la criminalità organizzata. A chi non
conosce la situazione campana potrebbe sembrare che l'emergenza rifiuti esiste
solo perché le popolazioni locali si oppongono alle discariche e agli
inceneritori. L'emergenza c'è perché in questi anni non si è mai proceduto a
predisporre un vero piano di gestione dei rifiuti in grado di funzionare.
Per comprendere il disastro di queste ore bisogna andare indietro nel tempo, al
1997, quando, per risolvere l'emergenza rifiuti venne approntato un Piano
Regionale incentrato sul business degli inceneritori e costruito per favorire
un gruppo in particolare: la FIBE (Impregilo). La Fibe si aggiudica la gara con
un impianto definito dalla commissione "non particolarmente evoluto",
grazie ad un offerta più vantaggiosa (15 centesimi in meno alla tonnellata di
rifiuti) e tempi di consegna dell'inceneritore più rapidi (300 giorni contro i
395 dell'Enel e dell'Ansaldo che in cambio avevano una tecnologia decisamente
migliore) . Nel 2004 il governo Berlusconi e il presidente Bassolino dissero
che quello di Acerra sarebbe stato l'inceneritore più moderno d'Europa (sebbene
costruito nel territorio più inquinato d'Europa). Poi, proprio grazie alla
battaglia fatta dal movimento ambientalista, la commissione sulla valutazione
dell'impatto ambientale del Ministero, allora guidato da Matteoli, aveva
indicato 27 adeguamenti necessari per rendere quell'impianto a norma, e che per
far questo servivano 50 milioni di euro. Ancora oggi non sappiamo quanti e
quali di questi adeguamenti siano stati realizzati. Per non parlare del fatto
che il cantiere dell'inceneritore di Acerra, sebbene contestato dal movimento
ambientalista, è stato aperto il 17 agosto del 2004 e nessuno ci ha ancora
spiegato come mai, dopo ben 4 anni, i lavori non sono stati completati pur
essendo previsto da contratto che avrebbero dovuto ultimarlo in 300 giorni
(sic) . Ma i favori alla FIBE sono molteplici e tutti a danno dei cittadini,
del territorio e delle casse dello Stato che ha sborsato, attraverso il
Commissariato per l'emergenza, 2 miliardi di euro negli ultimi 10 anni senza
risolvere il problema e senza espungere la camorra dal ciclo dei rifiuti. E
tutte le decisoni, stante lo stato di emergenza, avvenivano con uso smodato
delle ordinanze in deroga alle normative vigenti. E' il caso di ricordare
quella del 2001 che autorizzò la FIBE a stoccare le ecoballe in siti
temporanei, violando il contratto e favorendo in questo l'impresa che avrebbe
dovuto invece smaltire a proprie spese quelle "ecoballe" in altri
siti fino all'entrata in funzione dell'inceneritore. Ma il vantaggio maggiore
alla FIBE era rappresentato dalla possibilità di "conservarsi le
ecoballe" per poterle un giorno bruciare e ricevere il corrispettivo del
CIP6 (per dare un ordine di grandezza, se non avessimo scoperchiato il
pentolone della grande truffa, le circa 6 milioni di tonellate di ecoballe
depositate in giro per la Campania avrebbero incassato solo da CIP6 circa 1
miliardo di euro). Potremmo continuare con tanti altri esempi di malagestione
ma gli arresti di questi giorni, indipendentemente dai profili penali su cui
non sta a noi intervenire, narrano anche della incapacità della struttura
commissariale a tenere un dialogo aperto e democratico con le comunità, delle
furbizie con cui si gestiscono impianti e si aprono discariche,
con un atteggiamento moralmente discutibile nei confronti delle Istituzioni. E'
questo insieme di cose, il non rispettare gli impegni assunti come sta
avvenendo a Chiaiano, che ha determinato una sfiducia diffusa e uno scollamento
pericoloso tra cittadini e Istituzioni. In questi lunghi e tristi anni lo stato
di emergenza, la necessità quindi di smaltire rapidamente quella grande
quantità di rifiuti che altrimenti continua ad accatastarsi per strada, è stato
usato come motivo per evitare di organizzare il trattamento dei rifiuti prima
del loro conferimento in discarica e per sottrarsi alla raccolta differenziata,
condizione questa ineludibile per una corretta gestione del problema. Gli
ultimi provvedimenti del Governo sono in continuità con questa logica, con
delle aggravanti: 4 inceneritori con capacità di combustione superiore alla
quantità di rifiuti prodotti in Campania dove è possibile bruciare non solo CdR
ma anche le "famose ecoballe", discariche
che diventano siti di interesse strategico militare inavvicinabili e
possibilità di sversare non solo rifiuti solidi urbani ma anche rifiuti
speciali, tossici e liquidi, e una lunga serie di deroghe. In questo quadro è
eloquente l'atteggiamento del PD che avalla i provvedimenti e chiede il pugno
di ferro per attuare il programma di Berlusconi senza alcuna modifica al testo?
ma ritengo imbarazzante anche il permanere del PRC all'interno del Governo
Regionale davanti alla gravità di tali provvedimenti. Ex presidente commissione
ambiente al Senato 01/06/2008.
( da "Liberazione" del 01-06-2008)
Argomenti: Monnezza
Anubi D'Avossa Lussurgiu
E' in effetti emergenza democratica, in questo specchio della vicenda nazionale
italiana che è la scena della "battaglia dei rifiuti" in Campania,
anche l'introduzione di una magistratura speciale che quei magistrati esautora
e quelle inchieste sospende, avocandole. Quest'emergenza democratica, però e
contrariamente a quanto suggeriscono le timide remore del contro-polo
d'opinione, la Repubblica , non convive semplicemente con l'altra, con cui si
vuole giustificare: appunto ha gli stessi protagonisti. L'emergenza democratica
tutela esclusivamente un genere di interessi, i medesimi che sono al centro
della scandalosa girandola affaristica sui rifiuti campani. Sempre gli stessi.
E identico è il volto della politica che se ne fa ancella: al punto tale che
sul "pugno di ferro" annunciato da Berlusconi a cominciare da
Chiaiano, sull'accelerazione della politica delle discariche random e degli
inceneritori dove destinare ogni cosa, compresi i veleni, il
volto di Bassolino si mette all'ombra di quello di Berlusconi e, nazionalmente, il
governo ombra piddino dà il via libera a quello reale delle destre (come
testimoniato proprio da Bassolino e dalla sindaca Iervolino). Perciò i soli a leggere
correttamente l'emergenza democratica in campo sono coloro che la subiscono
come minaccia immediata alla propria libertà d'espressione e alla stessa
integrità fisica, colpevoli di smascherare con la loro protesta la vera natura
dell'altra emergenza, quella dei rifiuti. Perciò ogni credibilità politica al
cospetto della cittadinanza si misura sulla difesa di quella cittadinanza che è
in movimento e lotta, oggi, là a Chiaiano, con proposte alternative concrete e
con la coscienza civile di dire che a Napoli e in Campania il vero primato
negativo europeo è quel record di tumori per cui nessuno paga. Perciò con
questa cittadinanza occorre schierarsi: e cioè contro la gestione passata e
presente, mariuola quanto profittevole, dell'emergenza rifiuti; e quindi,
concretamente, contro la politica che l'ha consacrata e adesso la blinda con la
forza delle armi. Emergenza democratica è infatti che amministratori, politici,
rappresentanti e persino opinionisti i quali si dicono "democratici",
avallino le parole pronunciate venerdì dal presidente del Consiglio dei
ministri e gli atti che esse annunciano. E' un'emergenza democratica il fatto
che un'opposizione politica, semplicemente, in Parlamento e nelle istituzioni
non c'è più. Non perché sia stata abolita, ma perché si è abolita motu proprio
. E' dunque un dovere democratico ricostruirla a partire dai suoi corpi
concreti, quelli che vivono e fanno vivere l'opposizione nella società, quelli
che manifestano oggi a Chiaiano, ad esempio. E sarebbe democraticamente
apprezzabile che chi non distingue i principi fondamentali della democrazia da
quelli dello Stato assoluto, visto che condivide come prioritario l'esercizio
dell'autorità dello Stato medesimo a scapito dei diritti individuali e
collettivi, magari si scelga un'altra denominazione. Per non parlare di quanti
"fanno opinione" chiamandosi oltre che "democratici" anche
"liberali": proprio mentre propagandano il passar sopra alle libertà
civili, coi carri armati, dal momento che il liberalismo non è fatto per le
"plebi". Forse sì, è il momento dei V Day. Cominciamo da oggi, a
Chiaiano. 01/06/2008.