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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  7-13 gennaio 2009      #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (42)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

L'austerità secondo Napolitano ( da "EUROPA ON-LINE" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica?, politica, del concetto di austerità «come necessità obiettiva» in rapporto «alla situazione internazionale (...), alla situazione specifica del nostro paese (...)alla difficoltà dell?allargamento della base produttiva del Mezzogiorno (.

Ma non c'è libertà di coscienza nel Pd? ( da "Riformista, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: etica della vita e della morte con la posizione della Chiesa cattolica. Bel risultato! Pare un'assurdità. Eppure sulla prima pagina della Stampa (6/4/2008) ci fu un "maitre à penser" molto in voga che senza scherzare propose proprio al Pd, in nome della "laicità", "il sacrificio della libertà di coscienza dei propri eletti" in Parlamento.

il cardinale agli immigrati "scegliete sempre la vita" - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "laica" su un tema come l´aborto. «Chiedo di non lasciarvi contagiare dalla cultura contraria alla vita che si sta diffondendo: se in situazioni particolarmente difficili qualche donna - lasciata sola dal marito, dal compagno o dagli amici - sente la tentazione di liberarsi di una vita non ancora nata,

Barcellona, lo spot per <dimenticare Dio> ( da "Corriere della Sera" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Se funziona con i protestanti, perché non con i cattolici?», si sono chiesti gli «Atei di Catalogna » che, con altre organizzazioni sorelle (sempre in senso laico), come l'«Unione degli atei» e «Liberi pensatori » (Ual), hanno avviato una raccolta di fondi per tradurre in catalano e in spagnolo l'idea e lo slogan.

C'è un appello dei cattolici sul Papa che parla di Gaza ( da "Foglio, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nessun cedimento laico alle pressioni vaticane: la saggezza della chiesa è costitutiva della nostra civiltà occidentale. Roberto Formigoni (presidente regione Lombardia), Mario Mauro (vicepresidente Parlamento europeo), Maurizio Lupi (vicepresidente Camera dei deputati).

Laici e cattolici, la collaborazione passa per istituzioni più vigorose ( da "EUROPA ON-LINE" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ricucire un rapporto fra laici e cattolici, in termini di reciproca compatibilità. Quali sono le aperture nel fronte laico? In primo luogo si avverte la necessità di rimarcare la distinzione tra stato laico e stato laicista. Lo stato laico riconosce il primato morale della coscienza individuale mentre lo stato laicista si sente interprete della verità configurando una dimensione di ?

In Sardegna i vertici azionisti vanno a destra per avere posti ( da "Unita, L'" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Efisio Trincas non conosce le nostre fondamenta di laicismo e antifascismo. Si schierò perfino contro i Pacs, lui, segretario di un partito da sempre in lotta per i diritti civili». Per i Rossomori sostenere Soru è un rifugio o una scelta? «Una scelta, perché porta avanti temi come il rispetto per l'ambiente, che ogni movimento identitario col suo territorio dovrebbe apprezzare.

Tettamanzi rompe il silenzio ma non dice... ( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la reciprocità: è vero che in molti Paesi arabi i cristiani sarebbero stati falciati, se avessero pregato davanti a una moschea; però noi - noi cristiani ma anche noi laici che crediamo nella democrazia e nella libertà - facciamo benissimo a mostrare anche in questi casi la nostra diversità, sicuri che alla fine si rivelerà vincente.

La Messa in dialetto bussa alla porta di Bertone ( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: appoggiato non solo da molti laici, ma anche da diversi sacerdoti della diocesi e della curia. Lo stesso don Parodi ha infine auspicato che possa ritornare la celebrazione in genovese: «Anche se Parodi è un cognome genovese, io il genovese lo so poco. Ma mi fa piacere se sarà ripristinata questa tradizione che raccoglieva molti fedeli e faceva loro vivere un senso di identità molto forte.

Il Papa: "Urge strategia contro le nuove povertà" ( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le aspettative di molti settori della società nei confronti della Chiesa cattolica": "Molti si aspettano che la Chiesa svolga con coraggio e chiarezza la sua missione di evangelizzazione e la sua opera di promozione umana". E a questo proposito ha citato in viaggi in Australia, Stati Uniti e Francia. Le discriminazioni dei cristiani Il Santo Padre chiede che si metta "fine all?

<Io, prete gay all'attaccodell'ipocrisia cattolica> ( da "Secolo XIX, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come si chiamava padre Felice nel mondo laico, quando ancora abitava in Lombardia con la famiglia, non soltanto ne parla, ma lo fa con estrema naturalezza. Conferma padre Felice: «Per vivere l'omosessualità con serenità occorre accettare se stessi. E mettere un filtro alla dinamica della gerarchia ecclesiastica e omofobica».

solo uno scontro di potere senza progetti condivisi - enrica morlicchio ( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Eppure la società civile a Napoli - nelle sue diverse componenti laiche, cattoliche e di altra confessione: penso ad esempio alla comunità valdese e a quella ebraica - è vitale in maniera sorprendente e continua a esprimere forme di resistenza al degrado e a formare personalità di rilievo. Nessuna di esse è stata chiamata a fare l´assessore.

Atei e cattolici, scontro a colpi di bus Un parroco di Madrid lancia una campagna pubblicitaria sui mezzi pubblici: <Dio esiste>. È la risposta ai gruppi ultra-laicisti che avevano ( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma la campagna laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida per accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona.

Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: <Non è il caso> Oggi incontro tra... ( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma ad alcuni importanti esponenti del mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non si è trattato di una provocazione»,

Islamici in piazza Maggiore Stavolta vanno dietro al Pd ( da "Riformista, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Vecchi ne ha anche per i cattolici del Pd: «Quando c'è qualche tema non negoziabile, o dicono qualcosa di storto o stanno zitti. A parte poche eccezioni. Ma essere cattolici laici non significa sostenere qualcosa di diverso dai propri vescovi, casomai qualcosa di sensato».

il regno: democratici avviati al declino ( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fondatore della congregazione costituita di sacerdoti e laici consacrati, «il Pd, che in poco più di un anno ha esaurito le ragioni fondamentali della sua costituzione, è un partito senza passato e senza futuro che vive solo del presente dei suoi dirigenti, della dialettica del loro potere personale, non ha ragion d´essere».

Atei e cattolici, scontro a colpi di bus ( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma la campagna laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida per accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona.

RELIGIONE E IDENTITÀ CAPITOLINA ( da "Corriere della Sera" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Roma capitale del mondo cattolico è anche capitale di una stato laico moderno con cittadini di diverso credo religioso. Nel tempo, in un modo o nell'altro, gli italiani di religione diversa dalla cattolica hanno definito i loro spazi di culto. Gli ebrei, innanzitutto, presenti a Roma già prima dell'avvento del cristianesimo e i protestanti,

Camon: noi del Nordest trascurati, ha ragione Sgorlon ( da "Corriere della Sera" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono respinto dalla cultura egemone (laica, progressista, a volte avanguardista, dell'area Repubblica-Espresso, per intenderci)... Ritengo che la ragione più vera della sua stroncatura sia che lei appartiene a una cultura diversissima dalla mia... Non sono un cantastorie "presuntuoso", come lei afferma, ma un cantastorie e basta ».

Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: "Non è il caso" ( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma ad alcuni importanti esponenti del mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non si è trattato di una provocazione»,

Rotterdam: il nuovo sindaco viene dal Marocco ed e' un'islamico moderato ( da "Voce d'Italia, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: nemico della civiltà europea che mai e poi mai potrà annacquarsi in una dimensione laica, lasciando alla religione la sola sfera intima dell?individuo e rispettando nella vita pubblica i principi dell?illuminismo e dell?habeas corpus? E? una scommessa che tutti in Olanda aspettano con trepidazione. Sergio Bagnoli

VORREI DISTINGUERE LE LEGGI TRA LEGGI SOCIALI , QUELLE CHE STABILISCONO REGOLE E COMPORTA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica che si avvia a diventare «fondamentalismo religioso». Credo, indfatti, che sia estremamente difficile essere di destra e allo stesso tempo laico, e la promessa di fare degli italiani il «Popolo della Libertà», non è completa se la «mia» libertà è condizionata dalla mancanza di leggi a sua tutela o se essa viene appena garantita da ipocrite normative dettate da un invadente

Per Samir l'islam non prega, conquista ( da "Foglio, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Con lui parliamo della controversa manifestazione islamica davanti al duomo di Milano e della reticenza della cultura laica e cattolica a comprenderla. Se le chiese tedesche pregarono contro Hitler e Pio XII lo fece contro lo stalinismo comunista, dimostrando così la funzione anche politica dell?atto cultuale, secondo Samir le preghiere islamiche nelle piazze italiane sono di tutt?

PREGHIERA POLITICA ( da "Stampa, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la sua normalità presuppone un solido giudizio laico (di credenti e non credenti) che non è affatto ovvio nel nostro Paese. Poi l'evento è stato rapidamente archiviato sotto l'incalzare di altri avvenimenti «più normali»: dalla crisi del Comune di Napoli alle grandi nevicate al Nord. Ma è rimasto un evidente disagio, soprattutto nel mondo cattolico.

Un centro di cultura che chiede il rispetto di tutti ( da "Corriere della Sera" del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: han diritto a luoghi di preghiera nei quartieri, il cardinale mostrò di salvaguardare il civismo di Milano e di avere a cuore la convivenza quale frutto di apporti diversi, che poi ciascuno vive e offre al cielo nell'intimo o per tradizione e cultura. Si rivelò più laico di molti uomini di fede, cristiani e dell'Islam. Marco Garzonio

GIGI DI FIORE IL DIBATTITO DOVREBBE ENTRARE NEL VIVO IN COMMISSIONE SENATO TRA UNA DECINA DI GIOR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a contrapposizioni ideologiche tra laici e cattolici - dice il senatore Calabrò - Non giochiamo in due squadre in contrapposizione, in questa materia dovremmo invece tutti puntare ad affermare alcuni valori, come il rispetto per il principio dell'indisponibilità della vita. Credo si tratti di un valore radicato tra i credenti come tra i laici».

Il Papa ai neocatecumenali. ( da "Giornale.it, Il" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.

Giulio Andreotti l'ultimo conservatore ( da "Riformista, Il" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ancora oggi Benedetto XVI chiede ai politici di farsi valere: «Serve una classe di laici cattolici impegnati in politica», ha detto. C'è oltre il Tevere qualche nostalgia della Dc? Non credo. Se si ha nostalgia la sia ha per un certo modo di fare politica. Andreotti in questo senso deve essere ancora oggi un esempio. Ma nostalgia della Dc credo non ve ne sia.

Belgio: sì alla ricerca sugli embrioni, la Chiesa insorge ( da "Corriere della Sera" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il re promulga la normativa: è la prima volta in Europa di uno Stato cattolico Belgio: sì alla ricerca sugli embrioni, la Chiesa insorge Biobanca La banca degli embrioni «orfani» mai partita in Italia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — «Alberto II re dei Belgi, a tutti, cittadini presenti e futuri, salve.

Prete gay, da Avvenireinsulti senza argomenti ( da "Secolo XIX, Il" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per quanto si proclami orgogliosamente laico)? E quali sarebbero le "battaglie ideologiche" di un giornale che, per fare un solo esempio, non si è mai permesso di accusare la gerarchia cattolica di ingerenza negli affari interni dello Stato italiano, anche quando ha chiesto il cambiamento di leggi come quella sull'aborto e sulle cellule staminali,

Svastiche e stelle di David su negozi ebrei ( da "Manifesto, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non è in sintonia con un partito che professa il tradizionalismo cattolico di stampo lefebvriano. Stesso discorso per i "laici" di Casa Pound che tra l'altro dell'antisemitismo non fanno una bandiera. Intanto altre scritte neofasciste («Me ne frego» e «Dux») sono apparse, sempre ieri notte, a Centocelle. Davanti al monumento ai partigiani.

"la chiesa sbaglia a dialogare con loro" ( da "Repubblica, La" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che in piazza Duomo si va per andare a una messa cattolica». Allora bisognerebbe vietare le manifestazioni pro Hamas? «La libertà di manifestazione non deve essere messa in discussione. Ma le modalità sì. Mi pare strano che ci siano state a Milano tre manifestazioni con roghi di bandiere senza che nessuno abbia detto qualcosa.

Morto Laghi, il diplomatico del Vaticano ( da "Corriere della Sera" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolico dei militari, che viene rimproverato a Laghi e utilizzato per accusare la sua impotenza davanti alla tragedia dei desaparecidos. Accuse che forse nascondono un indulto morale per il clero, l'episcopato e il laicato argentino, certamente più coinvolti nella mattanza, e che diventano plateali (va ricordato) dopo che il 26 dicembre 1994,

Noi, fragili, contro la marea musulmana ( da "Giornale.it, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per quanto laica sia la nostra società, si fonda su valori che, già presenti nella romanità, sono stati forgiati dal cristianesimo e rimangono a fondamento della nostra convivenza civile anche quando non ci accorgiamo più della loro origine cristiana. Credenti oppure no, dunque, non possiamo lasciar prevalere l?

A Gaza si combatte un conflitto nuovo ( da "Corriere della Sera" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Segni di rimozione appaiono anche le reazioni di certi laici nonché di esponenti di spicco della Chiesa cattolica di fronte alla preghiera di massa organizzata dalla fratellanza musulmana contro il nemico sionista (al termine di raduni in cui si bruciano le bandiere di Israele), di fronte cioè a manifestazioni che vedono impegnati i sostenitori di Hamas presenti all'interno dell'

<Pregano sui sagrati? Non preoccuparsi sarebbe da ingenui> ( da "Giornale.it, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono i laici a trovare modi e tempi per il dialogo. Mentre spetta alle istituzioni garantire un'effettiva libertà religiosa a chi vive nel nostro Paese». Crede che l'Occidente in questo frangente si stia mostrando debole? «La debolezza culturale dell'Occidente è stata segnalata tante volte da Benedetto XVI.

"l'emilia accolga gli englaro" ( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ci sono le firme di 250 persone, intellettuali, laici e cattolici, e di semplici cittadini, nell´appello rivolto al presidente della Regione Errani e all´assessore alla Sanità Bissoni per accompagnare Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio. La vicesindaco Scaramuzzino: «Un gesto simbolico perché si rispetti la legge».

"un ospedale emiliano per eluana" - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici ma anche cattolici, e di semplici cittadini ILARIA VENTURI «ACCOGLIETE Eluana nelle strutture sanitarie della nostra regione». Per il suo ultimo viaggio. E´ nato in modo spontaneo, ma in pochi giorni ha raccolto a Bologna più di 250 firme l´appello inviato domenica sera al governatore Errani e all´assessore alla Sanità Giovanni Bissoni.

la religione civile che manca all'italia - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica" cioè universale, non sarà fedele al suo compito che è spendersi "per la vita del mondo". La situazione del Paese richiede a ogni italiano, laico o cattolico, con responsabilità politiche in campo civile o in campo ecclesiastico, di ripensare il proprio rapporto con la società secondo ciò che in termini religiosi si chiama "

<Quelle preghiere in piazza sono bestemmie> ( da "Giornale.it, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Noi dobbiamo riprendere i nostri valori fondati sul cristianesimo, che rimane il fondamento della nostra convivenza civile anche se siamo laici, e bloccare la follia del fondamentalismo. Avremmo mai pensato un anno fa che centinaia di persone pregassero in piazza del Duomo rivolti alla Mecca?». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Il grande silenzio laico ( da "Foglio, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rimarginata grazie allo stato laico. Per questo, probabilmente, tace sulla questione il presidente della Repubblica, tace il presidente del Senato, tace il presidente della Camera, il presidente del Consiglio, il ministro dell?Interno. L?ultimo episodio segna un salto di qualità, comunque lo si giudichi e comunque si intenda definire una possibile risposta:

Il contraddittorio per Englaro non per Berlusconi ( da "EUROPA ON-LINE" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I grandi giornaloni della tradizione laico-liberale non hanno ritenuto di chiedere ai loro Mammasantissima, impegnati un giorno sì e uno no a mostrare il loro coraggio scrivendo male del Pd, un articoletto anche breve sul rapporto tra libertà del giornalismo e censura). «La Cina è vicina», si diceva negli anni Settanta.


Articoli

L'austerità secondo Napolitano (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 07-01-2009)

Argomenti: Laicita'

LAB L?austerità secondo Napolitano MARIO LAVIA Le parole del messaggio di fine anno del capo dello stato hanno echeggiato, secondo alcuni osservatori, quelle espresse nel 1977 da Enrico Berlinguer. Fra questi c?è Bruno Miserendino che sull?Unità del 2 gennaio vi ha dedicato un articolo nel quale ha ricordato che dietro le frasi dell?allora segretario del Pci («L?austerità come occasione di cambiamento») «c?era un progetto importante, c?era una chiamata a raccolta di tutta l?intellighenzia progressista del nostro paese, c?era una sfida rivolta no solo alla destra ma soprattutto ai conservatorismi e ai riflessi condizionati di tanta sinistra ». Su Europa Mario Rodriguez ha messo invece in guardia da queste analogie: «Accostare il concetto ?sobrietà? usato da Napolitano con quello di ?austerità? utilizzato da Berlinguer è un?operazione che soprattutto non aiuta a mettere a fuoco la crisi che stiamo vivendo ». In un vecchio volume cui peraltro Rodriguez collaborò (una raccolta di interventi di Napolitano, all?epoca uno dei massimi dirigenti del Pci) abbiamo ritrovato il testo del discorso che egli tenne alla camera del 31 ottobre 1978. Dal quale si ricava in effetti l?impostazione del tutto ?laica?, politica, del concetto di austerità «come necessità obiettiva» in rapporto «alla situazione internazionale (...), alla situazione specifica del nostro paese (...)alla difficoltà dell?allargamento della base produttiva del Mezzogiorno (...)» oltre che «come affermazione di una nuova scala di valori e come ricerca dei modi più razionali, più economici e socialmente più avanzati dei bisogni reali dei singoli e delle masse». Dunque, per il Napolitano del ?78 l?austerità, alla luce di una crisi mondiale e di una grave incertezza sul futuro che sotto certi aspetti ricordano quelle di oggi, pare più «una necessità» di tipo politico ed economico. L? ?austerità? per lui era una categoria politica, una ?linea? strategica, mentre per il segretario del Pci (col quale pure ? lo ricorda il citato articolo dell?Unità ? Napolitano aveva avuto un stretto rapporto di collaborazione proprio per preparare il famoso discorso dell?Eliseo nel quale Berlinguer lanciò la proposta), annetteva alla parole ?austerità? un che di ?religioso?, un?intensità morale, un tratto valoriale che gli proveniva certamente, oltre che dalla sua personale sensibilità, dall?influenza su di lui esercitata da un pensatore cattolico come Franco Rodano, uno dei consiglieri più ascoltati del segretario del Pci.

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Ma non c'è libertà di coscienza nel Pd? (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 07-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Ma non c'è libertà di coscienza nel Pd? Caro direttore: "Fine-vita: Marino sfida il Pd. Il mio partito deve dire se sta con me o con la Binetti e la Roccella"! Domenica sulla prima di questo giornale leggo questi toni perentori attribuiti al senatore Ignazio Marino, illustre medico, noto anche per la ripetuta affermazione di identità "cattolica", e come tale da anni protagonista di una ripetuta distinzione tra "etica della responsabilità", attribuita a sé e a chi è d'accordo con sé, ed etica dei "principi", dei "precetti" o dei "diktat", attribuita sempre alle posizioni dette della Chiesa cattolica rappresentata da Papa e vescovi e da tanta tradizione della teologia morale ufficiale. Leggo e ragiono. A parte l'apoditticità un po' estrema dell'autoinvestitura, sorprende il senso di proprietà privata che la "sfida" esprimerebbe nei confronti del "partito": "Il mio?"! E viene spontanea una domanda. Che senso ha questa pretesa che il partito, come tale, scelga di stare con Ignazio Marino e, nel caso della fine-vita, ma non solo, con Marco Pannella e con buona parte dell'intellighentsia "laica" che si esprime sui grandi giornali chiedendo l'eutanasia e altre scelte "per legge" - nb: per legge! - e nella pratica butti fuori in apparenza solo "la Binetti" - la Roccella è già altrove - ma in realtà anche tanti cittadini italiani, cattolici e anche non cattolici, solo per il fatto che si trovano liberamente a concordare, sui problemi di bioetica, tutti o anche solo in parte, con le opinioni dottrinali della Chiesa? Così il partito diverrebbe soltanto proprietà di Marino e di chi la pensa in tutto come lui, e tutti gli altri, coloro che hanno posizioni diverse, dovrebbero o considerarsi "fuori" o rinunciare ad avere, o anche solo a manifestare la loro libera coscienza che li fa sentire d'accordo in tutto o in parte con punti di fondo dell'etica della vita e della morte con la posizione della Chiesa cattolica. Bel risultato! Pare un'assurdità. Eppure sulla prima pagina della Stampa (6/4/2008) ci fu un "maitre à penser" molto in voga che senza scherzare propose proprio al Pd, in nome della "laicità", "il sacrificio della libertà di coscienza dei propri eletti" in Parlamento. In pratica è quello che ora chiede il senatore Ignazio Marino. Il "suo" partito sia solo suo, e butti fuori tutte le Binetti e tutti quelli che osano pensarsi d'accordo con la Chiesa cattolica sul fine-vita e problemi annessi, presenti e futuri? Beh! Il Pd è già messo male, anche in sede di voto, nei confronti di tante coscienze libere e pensanti in proprio anche per avere accolto, nonostante tante voci contrarie e preoccupate, i Radicali estremisti etici e feudo personale e l'ambiguo giustizialismo alla Di Pietro. Tra l'altro, pura coincidenza, stesso giorno, leggo su Repubblica un'accusa pesante: "Il Pd azzera i cattolici". Viene dal "cattolico" Dellai, che pure al Pd nel Trentino di recente ha consentito con la sua candidatura l'unico recente successo elettorale. Se dunque il Pd pensa di seguire il consiglio di Ignazio Marino faccia pure: ci vuole poco a fare la fine di altri. E allora? La risposta che a me pare giusta è forse troppo semplice per la raffinata pretesa di chi si sente titolare unico di "responsabilità" e "libertà" moderna e pretende che il "suo" partito lo segua, ma è questa: sui punti in cui la dottrina della Chiesa risulta impegnativa per la coerenza cristiana e cattolica, il partito come tale lascia piena libertà di coscienza a tutti i suoi eletti e anche elettori. In questo modo si rispetta la pluralità di fatto delle visioni morali espresse nella nostra società, e quando si passa alla formulazione delle leggi - che sono uguali per tutti e su cui quindi tutti, eletti o nel caso di referendum elettori debbono essere liberi di pronunciarsi - la decisione è semplicemente democratica: gli eletti - o nei referendum gli elettori - votano liberamente e la maggioranza decide, o in accordo o in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa. Ricordo, tra l'altro, che in qualche circostanza decisiva - divorzio (1970 e 1974) e aborto (1978 e 1981) - ci fu, feconda e fruttuosa, la "mediazione" della politica, e in particolare dei cattolici nella sinistra di allora, in particolare nel Pci dell'era Berlinguer, che ebbe il massimo del consenso dei cittadini, anche cattolici dichiarati. Oggi dov'è, la mediazione della politica, se Marino, dichiarandosi "cattolico", decide di sposare direttamente quella che chiama in esclusiva "etica della responsabilità", nel caso direttamente opposta a quella dei diktat e dell'oscurantismo della dottrina della Chiesa? Insomma: a me non risulta che le leggi italiane le abbia mai fatte direttamente la Chiesa, e/o che esse non siano passate per il voto del Parlamento e del popolo dei cittadini tutti. Se a qualcuno risulta il contrario è pregato di dimostrarlo. Concludendo? Concludendo, se il Pd vuole davvero finire ai margini, e rinunciare per sempre a qualsiasi possibilità di tornare ad avere i consensi della maggioranza degli italiani, segua il consiglio autocratico della "sfida" del senatore Marino. In questo caso, però, anche se l'anno è appena iniziato viene spontaneamente non un augurio, ma una previsione: buona fine! di Giovanni Gennari 07/01/2009

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il cardinale agli immigrati "scegliete sempre la vita" - oriana liso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Milano Il cardinale agli immigrati "Scegliete sempre la vita" "Milano faccia di più per chi viene da lontano" "Sebbene sole e nel disagio, le donne sappiano chiedere aiuto per vivere la gioia di essere madri" ORIANA LISO è una dichiarazione di speranza in una città che accolga - perché ora è una «Milano che deve fare di più per gli stranieri» -, una dichiarazione di amore per le nuove vite che possono nascere solo dall´accoglienza e dalla fiducia che le donne immigrate devono poter trovare, per non ricorrere a decisioni, come l´aborto, dettate dalla necessità. «Vi ammiro e vi ringrazio per l´esempio che date, di chi non si lascia abbattere dalle difficoltà e dalle fatiche, di chi sa portare l´indigenza e il dolore con dignità». Ma, anche, «vi ammiro e vi ringrazio per la gioia così esplosiva e comunicativa che dimostrate e per l´amore generoso che portate alla vita». Chi ringrazia è il cardinale Dionigi Tettamanzi. I ringraziati sono gli immigrati che vivono a Milano, che danno una «testimonianza preziosa per la nostra città che invecchia e cerca di sopravvivere aggrappandosi agli pseudovalori di un benessere solo materiale». Che, dall´altra parte, hanno bisogno di un´iniezione di fiducia, soprattutto le donne, una risorsa importante per questa città, ma anche l´anello più debole di questa catena imperfetta. Parole, quelle del cardinale, che ieri pomeriggio hanno varcato i portali del Duomo, dove si svolgeva la tradizionale messa per la Festa dei Popoli, con le danze dei bimbi cingalesi, i canti etiopi, le preghiere sudamericane. è alla "famiglia migrante", che Tettamanzi si è rivolto: una famiglia che, come traspare da molti passaggi della sua omelia, è cristiana, spesso cattolica. Proprio come i milanesi che, molte volte, vedono nello straniero solo una minaccia, mai una risorsa, tantomeno un fratello di fede, mai «una realtà concreta e molto bella». E invece, ricorda il cardinale, «Dovremmo ricordarcelo tutti più spesso: pensando a voi migranti la maggioranza di chi è milanese da più generazioni pensa alle differenze, spesso vi guarda con qualche pregiudizio. Invece a ben guardare i due tratti più importanti che contraddistinguono ogni persona - l´umanità e la fede - sono gli stessi, identici!». L´omelia del cardinale era stata preceduta, poco prima dell´inizio della messa, da uno scambio di battute fuori dal Duomo. A chi gli chiedeva se la città si impegna abbastanza per gli immigrati, ha risposto: «Milano fa tante cose, ma penso che debba farne tante altre ancora». E forse, tra queste cose, c´è anche l´aiuto alle donne straniere, che hanno avuto un posto d´onore nell´omelia di Tettamanzi, particolarmente esplicita e, in un certo senso, "laica" su un tema come l´aborto. «Chiedo di non lasciarvi contagiare dalla cultura contraria alla vita che si sta diffondendo: se in situazioni particolarmente difficili qualche donna - lasciata sola dal marito, dal compagno o dagli amici - sente la tentazione di liberarsi di una vita non ancora nata, si faccia coraggio, entri in chiesa, preghi, condivida con un fratello o una sorella di fede la propria difficoltà, l´aiuto non le sarà negato». Un problema reale, che coinvolge tante donne straniere, come raccontano le esperienze degli ospedali milanesi. Un problema che fa parte di quel «viaggio fatto di vicende belle e brutte» che per il cardinale è la vita di ogni migrante. Un richiamo preciso al valore della vita, alla necessità di trasmettere la fede ai propri figli, ma anche ad un grande slancio di solidarietà tra i singoli: «Non aspettiamo che siano gli altri - le istituzioni e le diverse forme di volontariato - ad aiutarvi, anzitutto datevi da fare tra di voi». Un invito alla solidarietà a cui risponde anche l´assessore comunale alle Politiche sociali Mariolina Moioli: «Di fronte all´invito del cardinale, che ci incita a fare di più e meglio, rispondo che la sua parola per noi è uno stimolo importante».

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Barcellona, lo spot per <dimenticare Dio> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-01-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2009-01-07 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il caso Associazioni di atei lanciano una campagna con manifesti sui bus: «Godetevi la vita» Barcellona, lo spot per «dimenticare Dio» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID — Non reclamizzano nulla. Non cercano di vendere niente. Promuovono soltanto la rottamazione dei sensi di colpa; e invitano a salire leggeri sugli autobus di Barcellona: capolinea, la felicità. Non eterna, d'accordo, ma immediata. E, soprattutto, laica. I manifesti che stanno per apparire sui mezzi pubblici di Barcellona non sono una trovata dell'azienda dei trasporti per incentivare l'uso dei mezzi pubblici: ad affittare le fiancate dei bus cittadini sono state le organizzazioni ateiste, decise a incrinare le certezze, o a spazzare via gli ultimi dubbi, di quanti ancora credono o comunque non escludono l'esistenza di inferno e paradiso. Folgorati sulla via di Londra (senza allusioni al nuovo testamento), gli atei catalani si sono ispirati a una campagna analoga affidata poco tempo fa ai bus inglesi: «Dio probabilmente non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita», lo slogan sugli striscioni laterali. «Se funziona con i protestanti, perché non con i cattolici?», si sono chiesti gli «Atei di Catalogna » che, con altre organizzazioni sorelle (sempre in senso laico), come l'«Unione degli atei» e «Liberi pensatori » (Ual), hanno avviato una raccolta di fondi per tradurre in catalano e in spagnolo l'idea e lo slogan. In poche ore, come informa il sito http://ateus.org/, sono stati raccolti mille euro e sono state aperte le trattative con l'agenzia che noleggia gli spazi pubblicitari sui mezzi pubblici di Barcellona. Le prime due linee di bus miscredenti sarebbero già dovute entrare in circolazione ieri, ma per ragioni non specificate, l'inaugurazione è slittata al 12 gennaio. L'Epifania e i re Magi sono ancora molto celebrati in Spagna, dove il 6 gennaio è il giorno dello scambio dei regali, anche se probabilmente non è stato questo il motivo del rinvio. Né la gelida reazione della curia: «La fede nell'esistenza di Dio non è fonte di preoccupazione — ha risposto infatti l'arcivescovato di Barcellona — e nemmeno un ostacolo per godere onestamente della vita. è invece un solido fondamento per vivere la vita con attitudine di solidarietà, di pace e un senso di trascendenza ». Il vero contropiede, però, è arrivato dall'alto: una pioggia di centinaia di milioni di euro, frutto del sorteggio delle lotterie di Natale e del NiÑo, che hanno ripartito quest'anno tra Barcellona e provincia il grosso del bottino natalizio, il «Gordo», come si chiama in Spagna; e ieri anche quello della «Befana d'oro», dotata di 3 milioni di euro. Quanto basta per far accendere un dubbio e un cero anche al più scettico degli anarchici di Catalogna. Slogan «Dio probabilmente non esiste. Smetti di preoccuparti e goditi la vita». Un fotomontaggio mostra come lo slogan sarà posizionato sugli autobus di Barcellona; più a sinistra, su quelli di Londra Elisabetta Rosaspina

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C'è un appello dei cattolici sul Papa che parla di Gaza (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 07-01-2009)

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7 gennaio 2009 C'è un appello dei cattolici sul Papa che parla di Gaza Pubblichiamo un documento (“Appello per la pace in Terra Santa – Si ascolti il Papa”) firmato sul sito ilsussidiario.net da Roberto Formigoni, Mario Mauro, Maurizio Lupi e altri venti tra deputati e senatori sull?intervento di Benedetto XVI a proposito della guerra tra Hamas e Israele. Bisogna ascoltare sul serio il Papa. Invece si ha l?impressione che il suo Angelus di domenica sia già stato archiviato tra le dichiarazioni di routine. Errore tragico. Il pronunciamento morale di Benedetto XVI ha anche valenza di saggezza politica. Ci permettiamo di ripetere le parole di Ratzinger: “Le drammatiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano quanto il rifiuto del dialogo porti a situazioni che gravano indicibilmente sulle popolazioni ancora una volta vittime dell?odio e della guerra. La guerra e l?odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente”. Il riferimento alla “storia più recente” è una chiara citazione del mancato ascolto di Giovanni Paolo II quando invano implorò l?Iraq e la coalizione guidata dagli Stati Uniti di rinunciare alla guerra. Occorre – a nostro giudizio – che i gravissimi torti di Hamas, che tiene in ostaggio i palestinesi e rende impossibile la vita agli israeliani, non finiscano per convincere Israele che la forza delle armi risolva la questione della sicurezza e della giusta convivenza. In questo senso apprezziamo l?intervento del presidente Napolitano e diamo il massimo sostegno al ministro Frattini, che hanno fatto proprio l?invito di Papa Ratzinger al dialogo e al ripudio dell?odio. Nessun cedimento laico alle pressioni vaticane: la saggezza della chiesa è costitutiva della nostra civiltà occidentale. Roberto Formigoni (presidente regione Lombardia), Mario Mauro (vicepresidente Parlamento europeo), Maurizio Lupi (vicepresidente Camera dei deputati). I parlamentari Renato Farina, Giampiero Cantoni, Elena Centemero, Gabriele Toccafondi, Antonio Palmieri, Isidoro Gottardo, Manuela Di Centa, Santo Versace, Raffaello Vignali, Gioacchino Alfano, Valentina Aprea, Giancarlo Mazzuca, Nunzia De Girolamo, Giuseppe Romele, Laura Bianconi, Mariella Bocciardo, Maurizio Paniz, Adriano Paroli, Fabio Garagnani, Alessandro Pagano

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Laici e cattolici, la collaborazione passa per istituzioni più vigorose (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 08-01-2009)

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Laici e cattolici, la collaborazione passa per istituzioni più vigorose SALVATORE RAITI Dopo le affermazioni di Sua Santità Benedetto XVI che proprio in Francia ha riproposto la necessità di un solido rapporto tra la religione e lo stato laico, nel mondo di oggi in cui l?individuo, nella sua qualità di cittadino, viene sollecitato a condividere decisioni ad elevata rilevanza etica in materia di famiglia, di diritto alla vita, che mettono in discussione i tradizionali confini tra coscienza civile e coscienza religiosa, una riflessione sembra a noi opportuna. È possibile evitare una divaricazione tra etica religiosa ed etica laica? Il problema, già di per sé rilevante, assume attualità anche dal lato della prospettiva politica, in presenza di iniziative, come quella del Partito democratico, che prevedano la confluenza di forze storiche laiche e cattoliche, ritenendo mature le condizioni per superare antichi steccati al fine di fronteggiare potenziali effetti devastanti di una modernità senza confini. La riflessione riguarda l?esistenza di condizioni per ricucire un rapporto fra laici e cattolici, in termini di reciproca compatibilità. Quali sono le aperture nel fronte laico? In primo luogo si avverte la necessità di rimarcare la distinzione tra stato laico e stato laicista. Lo stato laico riconosce il primato morale della coscienza individuale mentre lo stato laicista si sente interprete della verità configurando una dimensione di ?stato etico? che si fa promotore di una propria concezione morale della vita. Lo stato laico, nella sua corretta interpretazione, riconosce il pluralismo dei valori ed è incompatibile con ogni forma di assolutismo nel campo religioso, così come nel campo politico culturale. Questa ?autonomia? dello stato laico non può, in secondo luogo, tramutarsi, secondo opinioni laiche autorevoli, in ?indifferenza? rispetto ai valori della tradizione che sono alla base della storia costituzionale dei singoli stati. Ciò perché la religione non è solo rivelazione e credenza. È anche sentimento, riti, simboli che concorrono alla rappresentazione identitaria di un popolo. Basta vedere l?Italia ove il regresso di adesioni alla dimensione trascendente della fede non ha intaccato il radicamento delle pratiche religiose. Ma più ancora significative sono le aperture del mondo laico quando si mette in dubbio «che la costituzione di uno stato liberale sappia provvedere ai propri bisogni di legittimazione in modo autosufficiente indipendentemente da tradizioni religiose o metafisiche». È il filosofo laico Habermas a dare corpo a questo sentimento ponendosi nella linea ereditaria del pensiero illuminista e Kantiano, per il quale la laicità dello stato non significa assenza di fondamenti razionali della moralità. In più Habermas sostiene che, a fronte di una «potenziale modernizzazione aberrante della società che potrebbe rendere debole il legame democratico ed esaurire quella particolare forma di solidarietà civile da cui lo stato democratico dipende», il pensiero laico ed il pensiero religioso devono aprirsi ad un reciproco apprendimento, integrando i patrimoni del cristianesimo e della razionalità occidentale. Ma non meno importanti sono le aperture nel mondo cattolico, figlie del travaglio post-conciliare. C?è la rinuncia ad una pretesa di monopolio nell?interpretazione ed organizzazione complessiva della vita del credente. C?è l?affermazione, non strumentale, della libertà di coscienza che si richiama «alla dignità ontologica della persona umana che esige di non essere sottoposta a costrizioni esteriori che comprimono la coscienza nella ricerca della vera religione » (Paolo VI). Ma il dibattito all?interno della chiesa cattolica va oltre ponendosi il problema dell?accesso alla verità. È il Cardinal Martini ad affermare che «non è vero che tutte le verità sono uguali ma sarà quando verrà il Signore che finalmente tutti sapremo. Allora le opere dell?uomo appariranno nel loro vero valore e tutte le cose si chiariranno si illumineranno, si pacificheranno». Il teologo conciliare Schillebeckx parla di una nuova concezione cattolica della tolleranza che senza mettere in discussione la realtà oggettiva della verità, tiene conto del soggetto ragionante, cioè della persona umana. «Il nostro spirito non crea la verità ma la scopre e soltanto come verità scoperta essa diviene la regola dei nostri pensieri». I termini auspicabili di una collaborazione tra laici e cattolici: un primo dato è che la distinzione fra sfera della politica e della fede appartiene sia alla tradizione del cristianesimo che della razionalità occidentale. Questa distinzione non significa reciproca indifferenza. Sul piano politico implica che il laico deve prendere atto che la presenza del discorso religioso nella sfera pubblica corrisponde ad un fenomeno sociale che ha radici profonde nella società civile. Nello stesso tempo il credente deve prendere atto che questa presenza nella sfera pubblica lo costringe inevitabilmente a misurarsi con le regole della democrazia e con i problemi della tolleranza posti dalla pluralità delle culture e delle religioni. Questa regola di convivenza può reggere alla condizione che leggi di stato e morale religiosa non diano luogo a sistematiche deviazioni. Se guardiamo alla situazione italiana si può ritenere che esistono alcune premesse che possono facilitare un rapporto collaborativo fra laici e cattolici: esiste una condivisione diffusa nella popolazione italiana a favore di alcuni principi antropologici ed etici che operano a tutela della famiglia, del diritto alla vita, di un uso consapevole delle nuove tecnologie aventi rilevanza bioetica; a tutela di questa condivisione è necessario che le istituzioni e le culture che la generano, sia laiche che cattoliche, riprendano vigore e rivitalizzino i valori che sono a fondamento della migliore tradizione del pensiero laico e cattolico, contenendo le spinte estremistiche degli opposti schieramenti; questa condivisione è, infine, sostenuta dalla persistenza di una forte religiosità popolare fatta di pratiche devozionali, di un articolato associazionismo caritatevole, che non è di ostacolo allo svilupparsi, parallelo, di istituzioni secolari che operano nella società civile per eguali finalità altruistiche. Da ultimo non può essere sottaciuto un problema di fondo. La condivisione di valori in materia di contenuti morali della vita ha una diversa giustificazione per cattolici e laici. Per il credente è la fede, è la rivelazione, per il laico è la ragione, al servizio di una compiuta realizzazione della dimensione umana. Ma se il laico e il credente condividono un comune impegno alla ricerca e alla verità la conclusione è che possono percorrere un cammino comune, pur nell?ambito di un diverso modo di appartenenza. Si tratta di condividere quel minimo di morale accessibile alla ragione degli uomini su alcune questioni fondamentali della vita e della morte.

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In Sardegna i vertici azionisti vanno a destra per avere posti (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-01-2009)

Argomenti: Laicita'

«In Sardegna i vertici azionisti vanno a destra per avere posti» Claudia Zuncheddu ha capelli neri accorciati di recente e gli occhi «giallognoli». È lei che trova questo colore particolare, «qui in Sardegna è condiviso e non ho incursioni straniere nell'albero genealogico. ». È sarda e sardista. Da una settimana è anche scissionista, perché ha salutato il Partito Sardo d'azione dopo la scelta dei vertici di stare con Cappellacci nella corsa a governatore. «Una scelta contro natura, quelli sono predatori delle nostre terre. Pensano al cemento e alle carriere», fa la 57enne consigliera comunale a Cagliari, medico di base, con l'aria stanca dopo dieci ore di ambulatorio, ma lo spirito agguerrito. La giornata non è ancora finita: sta andando alla riunione dei Rossomori, i fuoriusciti del Psd'Az. Per lo storico Giuseppe Fiori, il cavaliere di Rossomori era lo scrittore Emilio Lussu, padre del sardismo, antifascista. Il cavaliere di Villa Certosa è un'altra cosa. All'avvio della campagna elettorale di Soru si sono viste molte bandiere dell'indipendentismo. Vi siete contati? «Prima di riporle, le abbiamo volute sventolare ancora una volta. Per dire che i sardisti stanno con Soru». Ma il partito sta di là. Perché? «La leadership ha fatto scelte di potere personale. Chi traghetta il Psd'Az a destra spera di ricavarne posti. È più facile far carriera con Berlusconi. La storia di Giacomo Sanna, presidente del partito, lo dimostra: alle politiche del 2006 si candidò con Bossi in Lombardia. In Sardegna i sardisti si schierarono per Prodi, che con questi voti conquistò i seggi dell'Isola». La Lega, con il suo radicalismo territoriale, ha perfino senso. Ma il "turista" Berlusconi. «No, il federalismo di Bossi non ha niente a vedere con le nostre rivendicazioni: è egoista, segna il confine del benessere e lo fa dopo aver sfruttato per anni la forza lavoro del Sud. Sul cavaliere di Arcore c'è poco da dire: è l'autentico colonialista, cosa c'entra con la nostra ambizione d'indipendenza? Il segretario Efisio Trincas non conosce le nostre fondamenta di laicismo e antifascismo. Si schierò perfino contro i Pacs, lui, segretario di un partito da sempre in lotta per i diritti civili». Per i Rossomori sostenere Soru è un rifugio o una scelta? «Una scelta, perché porta avanti temi come il rispetto per l'ambiente, che ogni movimento identitario col suo territorio dovrebbe apprezzare. Il decreto salvacoste ci ha risparmiato una colata di cemento assassina». Claudia Zuncheddu

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Tettamanzi rompe il silenzio ma non dice... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)

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n. 7 del 2009-01-08 pagina 1 Tettamanzi rompe il silenzio ma non dice quel che pensa di Michele Brambilla Abbiamo discusso a lungo, ieri sera in redazione, sul comunicato con il quale la Curia di Milano ha preso posizione - dopo cinque giorni - sulla preghiera islamica in piazza Duomo. La prima reazione è stata di sollievo: i più pessimisti di noi, infatti, temevano che dal documento sarebbe emersa una proposta-sanatoria: costruiamo una moschea in piazza Duomo, in fondo a Milano dovrebbe essercene una per quartiere e in centro non c?è ancora. Niente di tutto questo, invece. Il comunicato lo pubblichiamo integralmente qui sotto: così, ciascuno può farsene un?opinione. Noi, ai nostri lettori, abbiamo comunque il dovere di far conoscere la nostra, di opinione. Sul «caso» ci siamo esposti, infatti: e non possiamo nasconderci. E proprio su questo ci permettiamo - con il massimo rispetto - di avanzare una riserva sulla forse eccessiva prudenza, diremmo quasi sulla riservatezza che traspare tra le righe del comunicato della Curia. Il quale dice che «le cronache parlano di...»; che «molti hanno interpretato questa preghiera come un affronto alla fede cattolica nel suo luogo più simbolico ed alto in città...» eccetera eccetera. Tutto vero: le cronache parlano di, e molti hanno interpretato. Ma quel che dicono le cronache e i molti lo sapevamo: ci saremmo aspettati di leggere, in modo chiaro e diretto, anche il pensiero della Chiesa milanese. L?unica condanna netta, nel comunicato della Curia, non riguarda la preghiera davanti al Duomo, ma il gesto di bruciare le bandiere di Israele, definito «deplorevole». Intendiamoci bene. Sappiamo benissimo che il linguaggio di una Curia è e deve essere, per definizione, prudente e diplomatico. Non a caso del miglior Andreotti d?antan, quando parlava per dire e non dire, si scriveva che era «curiale». La Chiesa fa bene, a essere prudente. E, per quanto qualche lettore possa stupirsi, secondo noi fa benissimo anche a non pretendere, dagli islamici, la reciprocità: è vero che in molti Paesi arabi i cristiani sarebbero stati falciati, se avessero pregato davanti a una moschea; però noi - noi cristiani ma anche noi laici che crediamo nella democrazia e nella libertà - facciamo benissimo a mostrare anche in questi casi la nostra diversità, sicuri che alla fine si rivelerà vincente. Sappiamo anche che la Chiesa, come uno Stato, deve praticare, quando necessario, una sua Realpolitik: preso atto che in città c?è una forte comunità islamica, con questa bisogna convivere; e una strategia saggia di convivenza può perfino indurre a invocare la costruzione di moschee. In una certa ottica, meglio sapere dove sono e pregano i musulmani piuttosto che trovarseli, appunto, davanti al Duomo. Però, detto tutto questo, ci permettiamo - ripeto: con il massimo rispetto, e non è un pro forma - di esprimere la nostra opinione. E cioè che nella Realpolitik deve rientrare anche la considerazione di un?altra realtà: quella di quei «molti» milanesi che si sono sentiti profondamente offesi. A Bologna, dove di fronte a San Petronio sabato scorso è successo esattamente quel che è successo in piazza Duomo, la Curia - per voce di monsignor Vecchi - ha usato toni ben più chiari e perentori di quelli usati nel comunicato della Curia milanese. Questione di stili diversi, per carità: una delle ricchezze della Chiesa è proprio la varietà dei suoi carismi. Ma sa cos?è, Eminenza? è che molti cattolici hanno l?impressione che spesso si spendano più energie, e soprattutto si alzi la voce, più per difendere «gli altri» - per altri intendendo non solo i musulmani, ma anche le cause benedette da un certo conformismo - che non per annunciare Gesù Cristo, del quale spesso sembra che un certo clero si vergogni. Si dirà che questo non corrisponde alla realtà di tutti i giorni, ma all?immagine che della Chiesa trasmettono i media. Forse è vero. Ma nel mondo di oggi i media sono non tutto, ma molto. Ed è per questo che temiamo che il comunicato di ieri lascerà delusi molti milanesi: i quali avvertiranno uno squilibrio fra i toni usati contro l?inquinamento, contro la disoccupazione, contro la xenofobia, contro il caro-affitti e contro il consumismo da una parte; e contro «un affronto alla fede cattolica» (parole del comunicato) dall?altro. A torto o a ragione, ma l?avvertiranno. E bisogna tenerne conto. Michele Brambilla © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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La Messa in dialetto bussa alla porta di Bertone (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)

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n. 7 del 2009-01-08 pagina 5 La Messa in dialetto bussa alla porta di Bertone di Andrea Macco Dalla chiesa del Boschetto, A Compagna e Conoscere Genova rivogliono il rito celebrato in genovese Che succede se un cardinale genovese proibisce la messa in genovese? Semplice, si va a bussare da un altro cardinale, che genovese non è ma che si è sempre detto favorevole alla celebrazione nella lingua (o semplice dialetto?) genovese. Sono di questo avviso sia Franco Bampi, presidente di A Compagna, sia Francesco Ristori, presidente dell'Associazione Culturale ConoscereGenova, che ha assicurato di non voler demordere affatto: «La Chiesa Cattolica permette chiaramente di usare qualsiasi codice linguistico per la Preghiera dei Fedeli che è espressione dei fedeli, a Genova il cardinale ha di fatto vietato anche ciò che la Chiesa permette. Francamente la posizione di Sua Eminenza nei confronti del genovese mi risulta incomprensibile e credo che Conoscere Genova abbia il dovere di andare fin in fondo in difesa della nostra cultura». ConoscereGenova possiede anche un portale internet di informazione su cui è ampiamente documentata tutta la vicenda. Con tanto di lettere e missive indirizzate alla Curia e al cardinale Bagnasco per avere nient'altro che ciò che era già stato concesso dal cardinale Bertone suo predecessore: una celebrazione una a tantum con alcune parti della Messa (letture, omelia, preghiera dei fedeli) in genovese. Gli appuntamenti per i fedeli legati a questa tradizione erano, infatti, soltanto un paio in tutto l'anno, tipicamente al Santuario della Vittoria (dal 2003). Ma si ricordano anche le celebrazioni per la festa di Santa Caterina e di Santa Zita (celebrate nelle omonime chiese nel 2005 e nel 2006), nel Santuario di Santa Croce a Pieve Ligure (nel 2005) cui si era aggiunta, sempre dal 2005 fino al 2007, la Messa dell'Epifania celebrata nella chiesa di San Nicolò al Boschetto. Solo due anni fa questa Messa al Boschetto era stracolma di gente. L'altro ieri, invece, la solennità dell'Epifania celebrata da don Alberto Parodi ha visto radunati solo una quarantina di fedeli. E dire che poco prima della Celebrazione la Chiesa era quasi gremita per ascoltare il concerto del Circolo Mandolinistico «Risveglio» diretto dal maestro Domenico Sorrenti. Poi il fuggi-fuggi. Con alcuni che chiedevano al presidente di A Compagna, Francesco Bampi, ivi presente come da tradizione, di darsi da fare per ripristinare la tradizione della Messa in genovese. Bampi dal canto suo ha assicurato che tornerà a bussare alle porte della curia, forte di essere appoggiato non solo da molti laici, ma anche da diversi sacerdoti della diocesi e della curia. Lo stesso don Parodi ha infine auspicato che possa ritornare la celebrazione in genovese: «Anche se Parodi è un cognome genovese, io il genovese lo so poco. Ma mi fa piacere se sarà ripristinata questa tradizione che raccoglieva molti fedeli e faceva loro vivere un senso di identità molto forte. Il cardinale Bagnasco l'ha proibita, attaccandosi al fatto che il genovese non è una lingua... ma a tutti è apparsa insolita e strana questa decisione di fare marcia indietro rispetto a quanto era diventata una bella prassi e un appuntamento per tanti che sentono il genovese nelle ossa...». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il Papa: "Urge strategia contro le nuove povertà" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)

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n. 7 del 2009-01-08 pagina 0 Il Papa: "Urge strategia contro le nuove povertà" di Redazione Il Papa denuncia "le tante persone e famiglie colpite dalle difficoltà e dalle incertezze che la attuale crisi economica e finanziaria ha causato a livello mondiale". Quindi invita i governi ad adottare strategie efficaci per combattere la fame nel mondo. E su Gaza: "Vinca il dialogo" Roma - Ricevendo il corpo diplomatico Papa Benedetto XVI ha denunciato "le tante persone e famiglie colpite dalle difficoltà e dalle incertezze che la attuale crisi economica e finanziaria ha causato a livello mondiale", ricorda la "crisi alimentare e il surriscaldamento climatico" che rendono "più arduo l?accesso al cibo" e dichiara "urgente" trovare una strategia "efficace per combattere la fame e facilitare lo sviluppo agricolo", denunciando inoltre che "aumenta la percentuale di persone povere nei paesi ricchi". La violenza non è una soluzione "L?opzione militare non è una soluzione" e "la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente". Il Papa ha ribadito la richiesta di una "tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore" e ha chiesto "l?impegno determinante della comunità internazionale" e che "siano rilanciati i negoziati di pace, rinunciando all?odio, alle provocazioni e all?uso delle armi". "Una volta di più - ha detto il Papa agli ambasciatori - vorrei ripetere che l?opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente. Auspico che, con l?impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore - ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione - e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all?odio, alle provocazioni e all?uso delle armi". Alla "riconciliazione", ha detto papa Ratzinger, "non si potrà giungere senza adottare un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte. Oltre agli sforzi rinnovati per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, che ho appena menzionato, occorre - ha aggiunto - dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e la Siria e, per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle istituzioni, che sar… tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito di unità". Laici fra spiritualità e valori "Una sana laicità della società non ignora la dimensione spirituale e i suoi valori, perché la religione non è un ostacolo ma piuttosto un solido fondamento per la costruzione di una società più giusta e più libera". Il Papa ha, quindi, rilevato che anche nei suoi viaggi del 2008 ha riscontrato "le aspettative di molti settori della società nei confronti della Chiesa cattolica": "Molti si aspettano che la Chiesa svolga con coraggio e chiarezza la sua missione di evangelizzazione e la sua opera di promozione umana". E a questo proposito ha citato in viaggi in Australia, Stati Uniti e Francia. Le discriminazioni dei cristiani Il Santo Padre chiede che si metta "fine all?intolleranza e alle vessazioni contro i cristiani" e ricorda i cristiani vittime di violenza in Iraq, India, e in diversi Paesi dell?Asia. Benedetto XVI auspica, inoltre, che "anche nel mondo occidentale non si coltivino pregiudizi e ostilità contro i cristiani, specialmente perchè, su certe questioni, la loro voce dissente". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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<Io, prete gay all'attaccodell'ipocrisia cattolica> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-01-2009)

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«Io, prete gay all'attaccodell'ipocrisia cattolica» religione e sessualità Padre Felice esce allo scoperto: ora ho una storia, chi sa lo accetta dalla prima pagina «Sì, sono gay come molte altre persone all'interno della Chiesa, sebbene non tutte si manifestino». Appunto. Molti religiosi - preti e suore - sono omosessuali. Ma difficilmente ne parlano. Tantomeno in pubblico. Invece Italo, come si chiamava padre Felice nel mondo laico, quando ancora abitava in Lombardia con la famiglia, non soltanto ne parla, ma lo fa con estrema naturalezza. Conferma padre Felice: «Per vivere l'omosessualità con serenità occorre accettare se stessi. E mettere un filtro alla dinamica della gerarchia ecclesiastica e omofobica». Padre, non è che qui parte una sospensione a divinis? «All'inizio, vivi con terrore. Nascondendolo a te stesso. Poi capisci che devi accettarti, facendo un cammino di maturazione affettiva. Un cammino che di solito viene negato. Basta leggersi "Il diario di un curato di campagna" di George Bernanos per capire che cosa prova il classico pretino schiacciato». Quando ha realizzato di essere gay? Da ragazzino, si percepisce. In seminario, si realizza pienamente. Verso i vent'anni, si arriva all'accettazione». Di nascosto? Pregando e macerandosi? «Ho avuto la fortuna di una relazione con un altro seminarista. Era tutto molto poetico. Si hanno vent'anni. E tutta l'incoerenza dei vent'anni. Ma con la speranza data dalle aperture del Concilio. Così almeno si pensava allora. Perché poi è arrivata la Restaurazione. Ma la Chiesa non è una compagnia militare. È una comunione di più voci. Di più anime». Quant'è durata la storia in seminario? «Quindici anni. Anche lui è diventato prete. Poi ci siamo lasciati. L'amicizia è rimasta. Ora è missionario in Centro America». Lei è così tranquillo... «Guardi che conosco molti preti omosessuali, molto tranquilli e altrettanto sereni. Diverso è il caso di quelli che rifiutano di accettarlo e di accettarsi. Sono i primi a scagliarsi...». Lei è single? «Ho una storia da sei mesi. Con un coetaneo. Prete? No, pure lui single». Scusi, padre, e la comunità? «Non tutti sanno tutto. Mica siamo a un reality. Però chi sa accetta. E non ha problemi. Anzi, proprio per questo sono diventato un punto di riferimento per chi ha problemi d'amore. No, non soltanto gay. Anzi. Direi che si rivolgono a me i ragazzi etero. Sanno che posso comprenderli». Scusi, ma la castità? «Bella domanda. Soltanto i monaci e i frati fanno voto di castità sul modello greco di perfezione. Noi preti facciamo promessa di celibato». Ossia? «In realtàè frutto di un diktat della Chiesa del 1200, decisa a evitare che i patrimoni finissero alle famiglie dei religiosi. In realtà, non c'è mai stato obbligo di celibato. Tant'è che non esiste nelle altre religioni. E fino al 1200 neppure per noi. Francamente, penso che il fatto di vivere da soli non faccia maturare. Non ti fa preoccupare dell'altro». Come dire che senza un partner e dei figli non si possono comprendere gli affanni quotidiani dei fedeli? «Concordo. Ma sempre più la famiglia etero viene usata come scudo contro gli omosessuali. È la tragedia del nostro tempo. Che esiste solo da noi. Non in Africa, per esempio. La vita celibataria nelle Missioni non esiste. È importante, però, non farlo sapere. È il gap tra realtà e gerarchie ecclesiastiche. Che all'inizio tutelavano i patrimoni, ora disprezzano la sessualità. A parole. Nell'ipocrisia cattolica, basta non farlo sapere». Invece lei fa coming out. È innamorato? «Sì, felicemente. Da sei mesi. Una cosa molto serena». Chi ha fatto il primo passo? «Direi lui, eravamo in vacanza. Abbiamo iniziato parlando molto. Ci incontravamo». E ora quando vi vedete? Nel fine settimana? «Veramente, sabato e domenica io non posso... - ride - Ma nei giorni feriali, stiamo insieme». Allora, auguri. «Grazie di cuore». Patrizia Albanese albanese@ilsecoloxix.it 09/01/2009 I condomini e l'amministratore del civico di via Giuseppe Fasce 3 si uniscono al dolore della famiglia Arioni per la scomparsa del signor Ernesto Arioni Lucio, Mario, Massimiliano, Raffaele, Sergio si stringono affettuosamente all'amico Mario Arioni per la scomparsa del caro papà signor Ernesto Arioni Unione Sportiva Sestri Levante. Il vice-presidente Lucio Viotti, il consiglio direttivo, l'allenatore ed i giocatori tutti dell'Unione Sportiva Sestri Levante partecipano con profondo cordoglio e vivissimo rimpianto al lutto ed al dolore del presidente Mario Arioni per la scomparsa del caro papà Ernesto Cogorno, 8 Gennaio 2009. Onoranze Funebri Assereto Lavagna - Tel. 0185.48.75.25. = Alberto e Corrado partecipano al dolore di Mirco per l'improvvica scomparsa del papà Giovanni Battista Boagno = È mancata all'affetto dei suoi cari Simonetta Carbone in Moriondo di anni 46 Ne danno il triste annuncio il marito, la mamma, il papà, la sorella, i cognati, i nipoti amatissimi e parenti tutti. I funerali hanno luogo oggi venerdì 9 gennaio alle ore 11,45 nella chiesa Santa Croce, località Cige. La presente vale da pertecipazione e ringraziamento. Onoranze Funebri Acerbo Tel. 010.644.30.46. Maria Rosaria Garaventa Dominis partecipa al grande dolore di Antonello Moriondo per la perdita dell'amatissima moglie Simonetta Carbone Federico e Paola Garaventa partecipano commossi al dolore di Antonello per la prematura scomparsa della moglie Simonetta Carbone Francesco e Simona Garaventa partecipano, immensamente colpiti, al dolore di Antonello per la scomparsa della cara moglie Simonetta Carbone Marco Antonio e Sonia Garaventa si uniscono al dolore di Antonello per la grave perdita della moglie Simonetta Carbone In questo momento di immenso dolore per la prematura scomparsa di Simonetta ti siamo sinceramente vicini. I colleghi della Garaventa. La Lavorazioni Industriali S.p.A. partecipa con affetto al grande dolore della famiglia per la perdita della cara Simonetta Carbone per tanti anni preziosa collaboratrice della Società. Renaldo e Marco Larosa partecipano commossi al grande dolore dell'amico Antonello Moriondo per la prematura scomparsa della moglie Simonetta Bruno Casazza Caro Bruno, l'Automatica Settentrionale al completo ha perso un'amico! Ciao. Proprietà, dirigenti e collaboratori tutti delle Industrie Rebora Srl, partecipano al dolore del signor Silvio Como, per la scomparsa della cara sorella AnnaMaria = Ha raggiunto gli amati Ugo e Angelo e tutti i suoi cari Esperia Dodero ved. Cassanello di anni 94 Ne danno il triste annuncio la figlia Luisa con Tomaso, i nipoti e famiglie, la nuora Piera con i nipoti e famiglie, i parenti tutti. I funerali avranno luogo sabato 10 gennaio alle ore 10 nella parrocchia di S. Nicola (corso Firenze). La presente quale partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41. Enrico, Lia e figli sono vicini a Luisa e Tomaso per la perdita della cara mamma Esperia Cara Esperia resterai sempre nel nostro cuore. Lucia e Pia. = È mancato all'affetto dei suoi cari Massimo Grilli Ne danno il triste annuncio la moglie, i figli, la nuora, i generi e i nipoti. I funerali avranno luogo sabato 10 gennaio alle ore 8,30 nella parrocchia Sacra Famiglia di via Bobbio. La presente quale partecipazione e ringraziamento. A.Se.F. del Comune di Genova Tel. 010.291.55.01 È mancato il nostro caro fratello Aldo La Rosa Lo piangono le sorelle Olga, Teresa, Suor Teresanna, Renata, Silvano ed il cognato. Il personale docente e tecnico amministrativo del DIST si unisce al dolore di Ricciarda e della famiglia La Rosa per la perdita del carissimo Aldo che mai ha mancato di dedicare le sue preziosissime doti umane e professionali all'Università di Genova. = Lieve come è vissuta è volata in cielo Albina Marchisio ved. Siccardi anni 100 Nel rimpianto e nella speranza, la ricordano Francesco, Graziella e Francesca, Paola, Alessandra con Nino e Stefano e tutti coloro che le vollero bene. La ricorda con Daniela l'amico Dino Pesce, che l'ha curata con amore filiale. Un sentito grazie a Elena che l'ha amorevolmente assistita. Il funerale si svolgerà in forma strettamente privata. Il Santo Rosario viene recitato oggi 9 gennaio alle ore 18,45 nella parrocchia Santa Maria della Cella. La Generale Pompe Funebri SpA Tel. 010.41.42.41 Cara Binda non dimenticherò mai i tuoi preziosi consigli e la tua profonda saggezza, piccola grande donna, mi mancherai immensamente. Ale. Fabio Pieroni, Guglielmo Camera, Pietro Dagnino, Cecilia Vernetti, Francesca Ronco, Enrica Monzani e Roberta Nati e rispettive famiglie sono vicini all'avvocato Francesco Siccardi per la scomparsa della sua cara mamma Albina Marchisio Dino e Daniela partecipano con grande affetto al dolore di Francesco, Graziella e Francesca per la perdita della adorata mamma Albina Marchisio (Binda) Daniela Garbarino e Fabrizio Chinaglia partecipano con affetto al dolore dell'avvocato Francesco Siccardi per la perdita della cara Mamma Signora Albina Marchisio Giorgio, Stefano, Paolo ed Emilio partecipano con affetto al grande dolore dell'amico Francesco per la scomparsa della cara mamma signora Albina Marchisio Siccardi Corrado e Luisa con i figli si stringono affettuosamente a Francesco, Graziella e Francesca per la perdita della cara e amatissima Mamma Gli amici della P.L. Ferrari partecipano al dolore dell'amico Francesco Siccardi per la scomparsa della cara mamma Albina Pietro e Maria Pellerano partecipano con affetto al dolore dell'amico Francesco per la perdita della cara mamma Albina Marchisio Siccardi Presidente, amministratori, dirigenti e dipendenti del Gruppo Cambiaso Risso sono vicini all'avvocato Francesco Siccardi e alla sua famiglia per la scomparsa della madre signora Albina Marchisio Marco e Paolo Risso, Mauro e Massimiliano Iguera si stringono affettuosamente all'amico Francesco per la scomparsa della mamma signora Albina Marchisio Giacomo e Alessandra partecipano al grande dolore di Francesco, Graziella e Francesca per la scomparsa della cara Mamma Alberto, Anna e Giovanni sono vicini con il cuore e la preghiera a Francesco, Graziella e Francesca in questo momento di profondo dolore per la perdita della cara signora Albina Marchisio Siccardi Monica, Laura e famiglie si uniscono con affetto al dolore dell'avvocato Francesco Siccardi per la scomparsa della cara mamma Albina Marchisio Gino Ansaldo, Massimo Gronda, Riccardo Damonte, collaboratori e collaboratrici dello Studio Tecnico Navale Ansaldo sono vicini con affetto all'avvocato Francesco Siccardi per la perdita della cara Mamma Gli amici della Chemigas Spa partecipano al dolore dell'avvocato Francesco Siccardi per la scomparsa della cara Mamma Riccardo e Marisol prendono parte al dolore di Francesco per la perdita della sua cara Mamma C.d.A., Dirigenti e Maestranze T.Mariotti S.p.A. esprimono all'avvocato Siccardi il loro cordoglio per la perdita della Mamma Marco Bisagno e Paola Zanetti partecipano al lutto dell'amico Francesco per la scomparsa della sua Mamma Titolari, soci e dipendenti della soc. I.MA.S.CO. S.a.s., e dello Studio De Angelis partecipano al lutto dell'avvocato Francesco Siccardi per la perdita della mamma, signora Albina Marchisio Claudio De Angelis e famiglia si stringono all'amico Francesco Siccardi per la perdita della cara Mamma Tutto il personale della Banchero Costa Insurance Broker è vicino all'avvocato Francesco Siccardi e famiglia per la scomparsa della madre signora Albina Marchisio Siccardi La direzione Generale, i dirigenti ed il personale tutto della Siat Spa Gruppo Fondiaria Sai si uniscono al cordoglio dell'avvocato Francesco Siccardi per la perdita dell'amata mamma Albina Marchisio Sergio e Mara Turci con Paolo, Marco e Antonella sono vicini all'amico Francesco nel triste momento della morte dell'amata mamma Albina Marchisio Dirigenti e collaboratori tutti della BseaG P&I Broker si stringono all'avvocato Francesco Siccardi e partecipano al dolore per la scomparsa della madre signora Albina Marchisio Siccardi Rodolfo e Vittorio Lercari con le rispettive famiglie sono vicine a Francesco nel dolore per la scomparsa della cara mamma Albina Marchisio Giorgio e Filippo Piccinino, e Pia Bozzo si uniscono al grande dolore dell'amico Francesco Siccardi per la perdita della cara Mamma Amministrazione e condomini di via Domenico Chiodo 13-15 partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa del DOTTORE Cesare Martinelli Il Circolo Culturale Pedale e Forchetta è vicino al caro amico Dario G.Martini decano della Giuria del Premio Chiavari per l'immatura scomparsa dell'adorata moglie Marisa = Luisa Romanengo e Laura Mazzola con le rispettive famiglie partecipano la scomparsa dell'amatissima zia Virginia G. Moro ved. Beltrame che ha fatto della riservatezza e della generosa bontà una sua regola di vita. Genova - Vicenza Clara con i figli Gerardo e Giuseppina piange la scomparsa di zia Virginia Gabriella e ricorda con tanto affetto e nostalgia i tempi trascorsi accanto a lei. Adriano e Ada con Elisa, Orsola e Carola si uniscono con affetto al dolore di Luisa e Laura per la scomparsa di zia Virginia G. che ha tanto amato ed è ancora tanto amata. Vicenza-Genova. Giancarlo Beltrame in questo triste momento è vicino a tutti voi nel ricordo dell'amata e indimenticabile Virginia G. Beltrame Vicenza È mancato all'affetto dei suoi cari Carlo Oddone (Nonno Carlo) Ne danno il triste annuncio tutti i suoi cari. I funerali avranno luogo sabato 10 gennaio alle ore 10, nella chiesa dell'ospedale San Martino. La presente valga da partecipazione e ringraziamento. A.Se.F. del Comune di Genova Tel. 010.291.54.01 I condomini di via Giglioli 79 91 partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa del signor Lino Poggi = È mancato all'affetto dei suoi cari Renato Roccatagliata di anni 85 Ne danno il triste annuncio i figli, il genero e le nipoti. I funerali avranno luogo sabato 10 gennaio alle ore 10 nella parrocchia S. Margherita di Marassi. La presente quale partecipazione e ringraziamento. A.Se.F. del Comune di Genova Tel. 010.291.55.01 = Munita dei Conforti Religiosi è mancata all'affetto dei suoi cari Virginia Eugenia Spinetto ved. Rossi di anni 84 Ne danno il triste annuncio: il figlio Gianni con la moglie Francesca, la nipote Michela, i fratelli, le sorelle, le cognate, i nipoti ed i parenti tutti. I funerali avranno luogo oggi Venerdì 9 nella Chiesa Parrocchiale di San Marziano di Carasco alle ore 15. La presente vale da partecipazione e ringraziamento. Genova, 9 gennaio 2009. Onoranze Funebri Arata Bruno Carasco - Tel. 0185.35.07.31. = La famiglia annuncia la scomparsa di Gherardo Tonoli Le esequie si svolgono oggi, venerdi' 9 gennaio alle ore 11,45 nella chiesa Parrocchiale di San Rocco di Vernazza. Un particolare ringraziamento alla dottoressa Camoirano e a Giorgio. Non fiori ma offerte all' Istituto Gaslini. Genova, 7 gennaio 2009. La Generale Pompe Funebri Spa. Tel.010.41.42.41. Dario G. Martini annuncia a quanti ebbero la fortuna di conoscerla che si è spenta, dopo lunga e crudele malattia Maria Luisa Uva Ciao Marisa, sposa amatissima e preziosa ispiratrice. Grande Luce di chi ha sempre voluto sostenere che qualcosa, comunque sopravvive. La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Si associano al dolore del signor Dario Martini per la perdita della PROFESSORESSA Maria Luisa Uva in Martini la sorella professoressa Biancamaria Uva, i cugini ed i nipoti tutti. = " Non muore chi vive nel cuore di chi resta". È mancato all'affetto dei suoi cari Ubaldo Venturi (Moro) Ne danno il doloroso annuncio la moglie Maria Bonaria, i figli Walter con Paola e la piccola Sara, Victor, il fratello Giorgio con Flavia, i nipoti Junior, Massimiliano e parenti tutti. Il Santo Rosario sarà recitato questa sera alle ore 17,45 presso le camere ardenti dell' ospedale San Martino. Il funerale avrà luogo sabato 10 gennaio alle ore 11,45 nella Parrocchia di S. Margherita di Marassi. Si prega di non inviare fiori ma devolvere offerte all'associazione A.I.R.C. La presente quale partecipazione e ringraziamento. Ferrari s.r.l Tel. 010.320.97.00 1999â??9â??gennaioâ??2009 Gino Giustini Nel grande ricordo nella preghiera. Un pensiero anche a mamma. Vostro figlio. 2002â??9â??gennaioâ??2009 Arturo Mestrinaro È bello ricordarti. I tuoi cari. 1999â??9â??gennaioâ??2009 Nel decimo triste anniversario della scomparsa di Maria Luisa Olcese in Corsiglia (Mariuccia) I suoi cari la ricordano con immutato affetto a quanti le vollero bene. Una preghiera. "Venutaâ??laâ??sera,â??ilâ??Signore passò all'altra riva" 2005 9 gennaio 2009 Emanuela Poselli Sirchia È sempre vivo intorno a noi il senso della tua affettuosa presenza oltre i nostri occhi, oltre il nostro udito, oltre i nostri sensi. Francesco, Max, Nico. 2003â??9â??gennaioâ??2009 Giovanni Zavarella Figlio caro sei la mia luce, vivi nei nostri cuori, ci manchi tanto. Mamma e Sofia. 09/01/2009

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solo uno scontro di potere senza progetti condivisi - enrica morlicchio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)

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Pagina X - Napoli SOLO UNO SCONTRO DI POTERE SENZA PROGETTI CONDIVISI ENRICA MORLICCHIO H o ricevuto in questi giorni diverse e-mail da amici e colleghi residenti nella fascia subalpina che mi chiedono sconcertati e addolorati che cosa stia succedendo a Napoli. Confesso che ci sto capendo poco anche io. E che l´unica cosa lampante è la impotenza dei cittadini napoletani (finanche di quelli che una volta si sarebbero chiamati compagni) che in questa vicenda hanno avuto ben poca voce in capitolo. Eppure la società civile a Napoli - nelle sue diverse componenti laiche, cattoliche e di altra confessione: penso ad esempio alla comunità valdese e a quella ebraica - è vitale in maniera sorprendente e continua a esprimere forme di resistenza al degrado e a formare personalità di rilievo. Nessuna di esse è stata chiamata a fare l´assessore. Né tantomeno a dare il proprio contributo nella elaborazione di progetti di sviluppo della città in base ai quali operare il confronto: quali settori economici potenziare e quali proteggere dal declino, quali politiche sociali attuare a sostegno del reddito di chi difficilmente troverà un´occupazione (lavoratori ultacinquantenni, donne a basso titolo di studio, "indultati") e per dare respiro a chi transita da un contratto a tempo determinato a un altro, dove reperire i fondi e via di seguito. Perché è sulla base di un progetto condiviso che si possono individuare le persone adatte per realizzarlo. Ovviamente qui non sono in discussione la competenza e la onestà delle persone scelte, ma il fatto che siamo stati chiamati ad avere fiducia in loro in quanto "uomini e donne di onore" e non sulla base di una valutazione degli errori commessi e di un programma di lavoro a breve e lungo termine. Insomma per come sono andate le cose - a leggerle dai giornali e ad ascoltare i cosiddetti rumors - è difficile dire dove stanno i buoni e dove i cattivi. Perché alla fine tutto si è ridotto a uno scontro di potere che aveva come oggetto la prossima poltrona di presidente della Regione Campania. In questo senso Napoli è una questione nazionale non solo sul piano economico e della lotta alla criminalità organizzata, ma anche sul piano politico. Perché ciò che abbiamo visto opposti l´un contro l´altro armati di registratore non sono frammenti impazziti di un mal riuscito melting pot del Partito democratico, ma persone che discendono tutte allo stesso modo da riferimenti storici del calibro di Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao o Giuseppe Dossetti e Aldo Moro e che ancora non ci hanno spiegato come mai in Campania decine di Comuni amministrati dal centrosinistra sono stati commissariati (a volte anche ripetutamente) per infiltrazioni della camorra. Forse subfragia non olent quando diventano pecunia, cioè merce. Ma ormai i miasmi - e non solo quelli dell´immondizia bensì anche quelli del voto di scambio - dovrebbero essere arrivati anche a Roma.

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Atei e cattolici, scontro a colpi di bus Un parroco di Madrid lancia una campagna pubblicitaria sui mezzi pubblici: <Dio esiste>. È la risposta ai gruppi ultra-laicisti che avevano (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)

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n. 8 del 2009-01-09 pagina 16 Atei e cattolici, scontro a colpi di bus Un parroco di Madrid lancia una campagna pubblicitaria sui mezzi pubblici: «Dio esiste». È la risposta ai gruppi ultra-laicisti che avevano dato il via alla propaganda anti-religiosa a quattro ruote di Davide Mattei Madrid«Dio sì esiste», o «dio probabilmente non esiste», questo è il dilemma che, si sa, divide da tempo la Spagna in due. Queste divergenze sono però divenute ultimamente veri e propri spot con i quali atei e credenti hanno deciso di iniziare a difendere le proprie ragioni, cominciando dagli autobus. Così mentre a Barcellona e Madrid è imminente l'uscita di quattro autobus con un messaggio che mette in discussione l'esistenza del salvatore, a Madrid circola già dal 25 dicembre un bus con la pubblicità «Dio sì esiste, godi della vita in Cristo». A scatenare la singolare battaglia è stata in realtà la giovane scrittrice inglese Ariane Sherine che lo scorso ottobre lanciò da un blog del quotidiano The Guardian una colletta per poter pubblicizzare sugli autobus un messaggio ateo: «Dio probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». La campagna, nata come risposta alle affermazioni di una web cristiana che minacciava i non credenti di «passare l'eternità tra le fiamme», ha avuto un successo enorme e ha già raccolto fin'ora 155mila euro. Arrivata in Spagna, la notizia non ha però interessato solo gli atei. Il primo a muoversi è stato proprio il pastore evangelico Paco Rubiales, che non ci ha pensato due volte e ha subito comprato la pubblicità di un autobus che circola per la periferia sud di Madrid. «Abbiamo deciso di farlo partire il giorno della nascita di Cristo», ha raccontato a il Giornale, «e rimarrà fino al prossimo 30 marzo». Il parroco ha deciso di investire le offerte domenicali dei suoi 75 fedeli per fare opera evangelica con un chiaro messaggio: «Dio sì esiste. Godi della vita in Cristo». «Ci è costato solo mille euro per tutti i tre mesi - spiega - e quindi abbiamo deciso di comprare la pubblicità di un altro bus che circoli per il centro di Madrid». La seconda pubblicità dovrebbe partire nella capitale a metà della prossima settimana. A fargli concorrenza sulla strada arriveranno però poco dopo (dal 26 del mese) un paio di autobus "atei", agghindati con una pubblicità calcata su quella inglese «Dio probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». A pagarli sono stati i fondi raccolti dalla web busateo.org, dietro alla quale stanno varie associazioni di atei spagnoli. Proprio con i soldi raccolti dal sito sono già state pagate anche le pubblicità su due autobus che prenderanno a circolare tra tre giorni a Barcellona. Nato a immagine e somiglianza di quello inglese, busateo.org ha già raccolto circa 6.100 euro con offerte che vanno dai 3 ai 550 euro. Il "limitato" successo - rispetto a quello inglese - ha già permesso di pagare anche i bus madrileni, mentre si parla ora di acquistare pubblicità sugli autobus di Valencia e di altre città. Ma la campagna laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida per accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona. Ma anche padre Rubiales confessa che con la campagna evangelica vuole arrivare «ai non cristiani o ai cristiani addormentati», per portarli verso la propria parrocchia. E mentre in Inghilterra la campagna laica arriva nelle piazze e nella metropolitana, alcune associazioni spagnole di musulmani hanno dichiarato che rispettano l'iniziativa atea, ma che si riservano il diritto di lanciare le proprie. Del resto «se non è tabacco o alcol, noi non abbiamo restrizioni», ha spiegato la portavoce dell'agenzia che gestisce la pubblicità degli autobus madrileni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: <Non è il caso> Oggi incontro tra... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)

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n. 8 del 2009-01-09 pagina 6 Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: «Non è il caso» Oggi incontro tra la Curia e il direttore di via Padova Il vicesindaco: «È una nuova grande offesa alla città» di Alberto Giannoni La mossa di via Padova non basta. La richiesta di un incontro fra il centro islamico e la Curia alimenta nuove polemiche. La manifestazione di sabato, conclusa dai fedeli musulmani con la preghiera sul sagrato del Duomo, ha rappresentato un trauma per molti, cattolici e non. La Diocesi ieri spiegava che i rappresentanti della «mezza luna» milanese «hanno chiesto al cardinale Tettamanzi un incontro per chiarire l'accaduto e portare le scuse». Un incontro che ci sarà oggi. Ma ad alcuni importanti esponenti del mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non si è trattato di una provocazione», che «pregare è sempre bene» che «le intenzioni non erano negative», e che «se i cristiani si sono offesi chiederemo scusa». Meno convinto l'imam di via Padova, Abdallah Tchina, per il quale «le scuse non sono un problema», «il problema sono i morti, e l'assedio di Gaza», e per le scuse «chiedete al direttore Mahmoud». Rimanda al direttore di via Padova anche il presidente dell'associazione Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, che ha suggerito al direttore di via Padova di contattare la Curia per «proporre una preghiera collettiva, tutti insieme». Le scuse? «Dovete chiedere a Mahmoud», ma «se abbiamo offeso qualcuno sono pronto». Mouelli Mohsen, vice vicario per la confraternita Sufi Jerrahy Halveti che ha sede a Milano - l'uomo che il venerdì traduce i sermoni di via Padova in italiano - sostiene che «le scuse non sono ritenute necessarie perché non credono di aver sbagliato», se non «a forzare i cordoni di polizia». Gelido il commento di Infopal, associazione filopalestinese che con altre sigle ha organizzato il corteo: «Le scuse sono una cosa ridicola», per la direttrice dell'agenzia dell'associazione, Angela Lano. Per lei «tutto è stato montato ad arte dal can can mediatico italico». I vertici di via Padova assicurano che farà parte delle delegazione anche il direttore del centro di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, il quale invece smentisce: «Io non ne so niente», dichiara contrariato. Anche perché a guidare la preghiera (che ha fatto seguito al rogo di bandiere Usa e israeliane) è stato proprio il «suo» imam, Abu Imad, condannato in appello per terrorismo. «Se il cardinale Dionigi Tettamanzi dovesse incontrare presidente e imam del centro islamico di viale Jenner - avverte il vicesindaco Riccardo De Corato - si tratterebbe di una nuova grande offesa al mondo cattolico e alle istituzioni di Milano». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Islamici in piazza Maggiore Stavolta vanno dietro al Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 09-01-2009)

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Islamici in piazza Maggiore Stavolta vanno dietro al Pd di Antonella Cardone La foto che per la prima volta nella storia mostra centinaia di musulmani chini in preghiera davanti alla Basilica di San Petronio ancora oggi campeggia su tutte le pagine dei quotidiani bolognesi. Inevitabile visto che ancora se ne dibatte ovunque: una piazza così i bolognesi non l'avevano mai vista. E ancora ieri, strascichi di quanto accaduto il 3 gennaio, quando come a Milano qui il presidio in difesa di Gaza organizzato dai musulmani italiani si è trasformato in qualcosa di molto diverso dal banale già visto. E fin da subito, i vertici della Chiesa locale si sono discostati di molto da quanto nello stesso momento disse in Lombardia il cardinale Tettamanzi. Alzo zero, a Bologna: «Questa non è una preghiera e basta. È una sfida al nostro sistema democratico e culturale. E quanto accaduto è parte di un progetto pilotato da lontano che prevede l'islamizzazione dell'Europa». Parola di monsignor Ernesto Vecchi, braccio destro del cardinale Carlo Caffarra. Vecchi ne ha anche per i cattolici del Pd: «Quando c'è qualche tema non negoziabile, o dicono qualcosa di storto o stanno zitti. A parte poche eccezioni. Ma essere cattolici laici non significa sostenere qualcosa di diverso dai propri vescovi, casomai qualcosa di sensato». Un chiaro invito a superare l'afasia dimostrata dai democrat fino a quel momento. Bocche tutte cucite e, in risposta a monsignore, arriva il segretario regionale. Il quale pone la questione nei seguenti termini: «Serve un'azione decisa della politica europea e internazionale, il Governo Berlusconi non deve stare inerme». Sul che possiamo fare noi, il partito risponde invitando al suo presidio in piazza per «chiedere la pace in Palestina». Presidio che, il giorno dopo, si è ridotto a una malinconica e veloce parata dei maggiorenti in una piazza deserta. Troppo poco per chi si rende conto di quanto i bolognesi siano turbati. Troppo poco anche per il chiaro invito di Vecchi ai cattolici. Gli ex margheritini hanno preso, dunque, in mano la situazione. Prima, cauta, la presidente della Provincia Beatrice Draghetti («la preghiera di per sé non è pericolosa»), poi, più deciso, dalla seconda linea, il dirigente Luca Rizzo Nervo: «Bologna è rimasta ferita, non trova le parole per spiegarsi l'accaduto. Quelle parole dobbiamo trovarle noi». Linea netta senza "ma anche": bisogna immediatamente riappropriarsi di piazza Maggiore e riempirla di volti riconoscibili ai bolognesi. Arriva dunque, ieri, la chiamata alle armi per Cgil, Cisl, Uil, i partigiani, Acli, Arci. Persino la comunità ebraica. E Cofferati. I musulmani, più che chiedere scusa alla Chiesa come hanno fatto i milanesi, rilanciano: in piazza veniamo anche noi. E, accomodanti: «stavolta non pregheremo». Ieri, alla fine, presidio un po' più lungo e affollato solo di «rappresentanze»: non c'è la base di Cgil, Cisl, Uil, partigiani, Acli. Persino della comunità ebraica c'è solo il presidente. Se qualcuno si aspettava una conta delle forze in campo, è rimasto deluso. E delusi anche i 600 che - bandiere della Palestina in mano, i volti dei musulmani confusi tra la rada folla - hanno ascoltato le parole del sindaco. 09/01/2009

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il regno: democratici avviati al declino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)

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Pagina 15 - Interni La polemica Il Regno: democratici avviati al declino BOLOGNA - Per i sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, «il Pd di Veltroni e D´Alema, con corredo di ex popolari, è avviato al declino». E «il tonfo elettorale in Abruzzo, segna un punto di non ritorno». è, questa, l´analisi politica che si legge sul «Regno», il mensile dei padri dehoniani di Bologna tradizionalmente vicino alle posizioni prodiane. Per i seguaci di padre Leone Dehon, fondatore della congregazione costituita di sacerdoti e laici consacrati, «il Pd, che in poco più di un anno ha esaurito le ragioni fondamentali della sua costituzione, è un partito senza passato e senza futuro che vive solo del presente dei suoi dirigenti, della dialettica del loro potere personale, non ha ragion d´essere». L´analisi del Regno prende spunto dal tracollo in Abruzzo (Pd sotto il 20%), per spiegare che di questa crisi Di Pietro è solo «il beneficiario, il prodotto e non la causa». Il vero problema è, invece, «la smobilitazione elettorale» del Pd: «In Abruzzo, come nelle primarie bolognesi, gli elettori del Pd non sono andati a votare». La crisi dipende dal fatto che il Pd «è involuto nei problemi della sua essenza e non è in grado di parlare al Paese un linguaggio alternativo» al governo. Il mensile sostiene poi che «non costituisce di per sé alcuna identità» sia «aprire a Casini come leader dei cattolici dopo aver ridotto a indipendenti di sinistra i cattolici democratici e gli ex popolari». Sia «interloquire con Bossi per garantirsi un compromesso federalista che conservi allo zoccolo diessino le tre regioni storiche del Pci, piuttosto che aprire un tavolo con Berlusconi sulla giustizia e arrivare a larghe intese con la coalizione di governo».

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Atei e cattolici, scontro a colpi di bus (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 8 del 2009-01-09 pagina 16 Atei e cattolici, scontro a colpi di bus di Davide Mattei Un parroco di Madrid lancia una campagna pubblicitaria sui mezzi pubblici: "Dio esiste". è la risposta ai gruppi ultra-laicisti che avevano dato il via alla propaganda anti-religiosa a quattro ruote Madrid - «Dio sì esiste», o «dio probabilmente non esiste», questo è il dilemma che, si sa, divide da tempo la Spagna in due. Queste divergenze sono però divenute ultimamente veri e propri spot con i quali atei e credenti hanno deciso di iniziare a difendere le proprie ragioni, cominciando dagli autobus. Così mentre a Barcellona e Madrid è imminente l'uscita di quattro autobus con un messaggio che mette in discussione l'esistenza del salvatore, a Madrid circola già dal 25 dicembre un bus con la pubblicità «Dio sì esiste, godi della vita in Cristo». A scatenare la singolare battaglia è stata in realtà la giovane scrittrice inglese Ariane Sherine che lo scorso ottobre lanciò da un blog del quotidiano The Guardian una colletta per poter pubblicizzare sugli autobus un messaggio ateo: «Dio probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». La campagna, nata come risposta alle affermazioni di una web cristiana che minacciava i non credenti di «passare l'eternità tra le fiamme», ha avuto un successo enorme e ha già raccolto fin'ora 155mila euro. Arrivata in Spagna, la notizia non ha però interessato solo gli atei. Il primo a muoversi è stato proprio il pastore evangelico Paco Rubiales, che non ci ha pensato due volte e ha subito comprato la pubblicità di un autobus che circola per la periferia sud di Madrid. «Abbiamo deciso di farlo partire il giorno della nascita di Cristo», ha raccontato a il Giornale, «e rimarrà fino al prossimo 30 marzo». Il parroco ha deciso di investire le offerte domenicali dei suoi 75 fedeli per fare opera evangelica con un chiaro messaggio: «Dio sì esiste. Godi della vita in Cristo». «Ci è costato solo mille euro per tutti i tre mesi - spiega - e quindi abbiamo deciso di comprare la pubblicità di un altro bus che circoli per il centro di Madrid». La seconda pubblicità dovrebbe partire nella capitale a metà della prossima settimana. A fargli concorrenza sulla strada arriveranno però poco dopo (dal 26 del mese) un paio di autobus “atei“, agghindati con una pubblicità calcata su quella inglese «Dio probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». A pagarli sono stati i fondi raccolti dalla web busateo.org, dietro alla quale stanno varie associazioni di atei spagnoli. Proprio con i soldi raccolti dal sito sono già state pagate anche le pubblicità su due autobus che prenderanno a circolare tra tre giorni a Barcellona. Nato a immagine e somiglianza di quello inglese, busateo.org ha già raccolto circa 6.100 euro con offerte che vanno dai 3 ai 550 euro. Il “limitato“ successo - rispetto a quello inglese - ha già permesso di pagare anche i bus madrileni, mentre si parla ora di acquistare pubblicità sugli autobus di Valencia e di altre città. Ma la campagna laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida per accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona. Ma anche padre Rubiales confessa che con la campagna evangelica vuole arrivare «ai non cristiani o ai cristiani addormentati», per portarli verso la propria parrocchia. E mentre in Inghilterra la campagna laica arriva nelle piazze e nella metropolitana, alcune associazioni spagnole di musulmani hanno dichiarato che rispettano l'iniziativa atea, ma che si riservano il diritto di lanciare le proprie. Del resto «se non è tabacco o alcol, noi non abbiamo restrizioni», ha spiegato la portavoce dell'agenzia che gestisce la pubblicità degli autobus madrileni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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RELIGIONE E IDENTITÀ CAPITOLINA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2009-01-09 num: - pag: 1 autore: di GIOACCHINO DE CHIRICO categoria: REDAZIONALE NOI E LORO RELIGIONE E IDENTITà CAPITOLINA R ipetitiva e caotica, Roma si è proposta in questi giorni per i riti religiosi e per quelli civili che, come ogni anno, si confrontano in modo polemico o conciliante. Da questo nascono occasioni di riflessione sul ruolo che riveste la religione nella costruzione delle identità collettive e su quanto importante sia la maturazione civile di una città, istituzioni e residenti, per garantire cittadinanza, diritti, libertà di espressione e di culto. Roma capitale del mondo cattolico è anche capitale di una stato laico moderno con cittadini di diverso credo religioso. Nel tempo, in un modo o nell'altro, gli italiani di religione diversa dalla cattolica hanno definito i loro spazi di culto. Gli ebrei, innanzitutto, presenti a Roma già prima dell'avvento del cristianesimo e i protestanti, che hanno cominciato ad erigere i propri templi solo intorno alla fine dell'Ottocento. Le cose cambiano con l'immigrazione. Dati Caritas di quest'anno ci dicono che tra i poco meno di 300mila stranieri che vivono a Roma i cattolici sono quasi centomila, filippini, sud americani, polacchi e rumeni. 52mila sono gli ortodossi, serbi, russi, rumeni, greci, albanesi e altri. Poi ci sono i 18 mila protestanti provenienti da Filippine, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Brasile. Infine c'è la significativa presenza musulmana che supera le 58mila unità e che riguarda principalmente cittadini provenienti da Bangladesh, Egitto, Marocco, Albania, Somalia, Iran, Tunisia. Pochi sono gli ebrei che provengono da fuori (circa un migliaio) e non molti gli induisti e i buddisti le cui comunità raggiungono ciascuna le 8mila unità. La gran parte di loro vive in provincia e viene a Roma per frequentare i propri luoghi di culto. Guardare a loro con più attenzione li aiuterebbe a sentirsi in un ambiente meno ostile e ci permetterebbe di esercitare un diritto che va tutelato e agevolato nel suo concreto esercizio: pregare Dio secondo la propria coscienza. Ora tutto questo sembra avvenire con non molta serenità e pochissima visibilità. In nome del rispetto per noi stessi e non solo per gli altri, si può fare meglio e di più.

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Camon: noi del Nordest trascurati, ha ragione Sgorlon (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-01-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2009-01-09 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Dispute Narratori e critici chiamati in causa rispondono all'autore friulano. Ferroni: scrittore degno ma non interessante Camon: noi del Nordest trascurati, ha ragione Sgorlon «D urante decenni di attività letteraria mi sono meravigliato un po', e anche rattristato, che proprio quelli che io ritenevo essere i miei pregi maggiori, umani e letterari, contribuissero a crearmi attorno un alone di silenzio». Ieri Carlo Sgorlon è intervenuto in prima persona sul Giornale per riprendere alcuni temi polemici della sua autobiografia La penna d'oro (editore Morganti). L'obiettivo sono ancora i critici di sinistra («alcuni manuali di letteratura come quello del professor Giulio Ferroni non prendono atto della mia esistenza») e «molti scrittori friulani, giuliani e veneti» che «non hanno... mai citato neppure il mio nome... Tra costoro ci sono Tomizza, Magris, Rigoni Stern, Parise, Camon, Zanzotto ». La risposta a Sgorlon è arrivata attraverso l'agenzia Adnkronos. Giulio Ferroni, professore alla Sapienza e autore di Letteratura italiana contemporanea (Mondadori università, due volumi) rivendica di aver scritto «un manuale, non un elenco» con «scelte basate su criteri letterari e mai ideologici», tanto da occuparsi lungamente «di un cattolico come Mario Pomilio e del suo Quinto evangelio, questo sì poco valorizzato dalla critica». Per Ferroni, Sgorlon è un «autore degnissimo, ma non mi ha destato particolare interesse». Se per il poeta Andrea Zanzotto, Sgorlon è «un narratore discreto, diciamo pure buono, ma io scrivo versi e tra di noi c'è una differenza di interessi», per Ferdinando Camon l'autore de Il trono di legno è sicuramente «uno scrittore importante, che interpreta bene temi e sentimenti popolari». Tuttavia, continua Camon, «Sgorlon non fa bene a lamentarsi in questo modo: avere un successo popolare non porta automaticamente all'attenzione della critica. Io stesso sono stato più citato dai critici in Francia e in Argentina piuttosto che in Italia, ma non per questo farei mai l'errore di lamentarmi della scarsa attenzione che tocca, di fatto, agli scrittori isolati». Forse, suggerisce Camon, «il problema riguarda noi scrittori delle Tre Venezie poco visti dalla critica. Anche Tomizza non fu ben trattato». Ricordiamo, infine, che la polemica di Carlo Sgorlon con la critica letteraria non è un fatto recente. Nel 2002 Enzo Golino pubblicò da Manni editore, con il titolo Sottotiro, una raccolta di 48 stroncature di autori contemporanei già uscite sulla rivista Millelibri e invitò gli stroncati a rispondere. Golino definì il romanzo dello scrittore friulano, Il Calderàs (Mondadori 1988), «un groviglio di banalità in un mare di ovvio folclore». Sgorlon sportivamente accettò di rispondere: «Io sono uno scrittore o molto amato o molto ignorato o addirittura detestato. Sono respinto dalla cultura egemone (laica, progressista, a volte avanguardista, dell'area Repubblica-Espresso, per intenderci)... Ritengo che la ragione più vera della sua stroncatura sia che lei appartiene a una cultura diversissima dalla mia... Non sono un cantastorie "presuntuoso", come lei afferma, ma un cantastorie e basta ». Andrea Zanzotto, Ferdinando Camon e Giulio Ferroni Dino Messina

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Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: "Non è il caso" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)

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n. 8 del 2009-01-09 pagina 6 Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: "Non è il caso" di Alberto Giannoni Oggi incontro tra la Curia e il direttore di via Padova. Il vicesindaco: "è una nuova grande offesa alla città". Per la direttrice di Infopal "scusarsi è una cosa ridicola" La mossa di via Padova non basta. La richiesta di un incontro fra il centro islamico e la Curia alimenta nuove polemiche. La manifestazione di sabato, conclusa dai fedeli musulmani con la preghiera sul sagrato del Duomo, ha rappresentato un trauma per molti, cattolici e non. La Diocesi ieri spiegava che i rappresentanti della «mezza luna» milanese «hanno chiesto al cardinale Tettamanzi un incontro per chiarire l?accaduto e portare le scuse». Un incontro che ci sarà oggi. Ma ad alcuni importanti esponenti del mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non si è trattato di una provocazione», che «pregare è sempre bene» che «le intenzioni non erano negative», e che «se i cristiani si sono offesi chiederemo scusa». Meno convinto l?imam di via Padova, Abdallah Tchina, per il quale «le scuse non sono un problema», «il problema sono i morti, e l?assedio di Gaza», e per le scuse «chiedete al direttore Mahmoud». Rimanda al direttore di via Padova anche il presidente dell?associazione Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, che ha suggerito al direttore di via Padova di contattare la Curia per «proporre una preghiera collettiva, tutti insieme». Le scuse? «Dovete chiedere a Mahmoud», ma «se abbiamo offeso qualcuno sono pronto». Mouelli Mohsen, vice vicario per la confraternita Sufi Jerrahy Halveti che ha sede a Milano - l?uomo che il venerdì traduce i sermoni di via Padova in italiano - sostiene che «le scuse non sono ritenute necessarie perché non credono di aver sbagliato», se non «a forzare i cordoni di polizia». Gelido il commento di Infopal, associazione filopalestinese che con altre sigle ha organizzato il corteo: «Le scuse sono una cosa ridicola», per la direttrice dell?agenzia dell?associazione, Angela Lano. Per lei «tutto è stato montato ad arte dal can can mediatico italico». I vertici di via Padova assicurano che farà parte delle delegazione anche il direttore del centro di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, il quale invece smentisce: «Io non ne so niente», dichiara contrariato. Anche perché a guidare la preghiera (che ha fatto seguito al rogo di bandiere Usa e israeliane) è stato proprio il «suo» imam, Abu Imad, condannato in appello per terrorismo. «Se il cardinale Dionigi Tettamanzi dovesse incontrare presidente e imam del centro islamico di viale Jenner - avverte il vicesindaco Riccardo De Corato - si tratterebbe di una nuova grande offesa al mondo cattolico e alle istituzioni di Milano». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Rotterdam: il nuovo sindaco viene dal Marocco ed e' un'islamico moderato (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 09-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Esteri Ahmed Aboutaleb ha doppia cittadinanza marocchina e olandese Rotterdam: il nuovo sindaco viene dal Marocco ed e' un'islamico moderato Accade nella citta' piu' libertaria dell'Europa occidentale, simbolo dell'emancipazione femminile --> Rotterdam - Sorpresa a Rotterdam il maggiore porto europeo, metropoli situata alla foce del Fiume Reno: alla massima carica cittadina è stato eletto un marocchino naturalizzato olandese, islamico moderato che conserva anche la cittadinanza del paese d?origine. Ahmed Aboutaleb, questo il nome del nuovo sindaco della città portuale per eccellenza dei Paesi Bassi, sin dal suo insediamento ha esortato i giovani islamici residenti in Olanda ad integrarsi con la società ospitante, rispettandone i valori e le tradizioni, ed ha definito tutti i musulmani che invece non intendono adattarsi al modo di vivere della nazione di naturalizzazione come meritevoli solamente di espulsione. L?elezione di Aboutaleb ha suscitato grande clamore nel piccolo paese affacciato sull?Atlantico anche perché nel regno d?Olanda da un po? di anni a questa parte, grossomodo dal giorno dell?assassinio del regista Theo Van Gogh per mano di fondamentalisti islamici, tutto ciò che attiene ai fedeli di Allah è guardato con sospetto. Sicuramente è molto difficile per un islamico, profondamente credente nei principi enunciati nel Corano, adattarsi alla mentalità della società olandese, una società molto aperta in cui la donna gode delle libertà più sconfinate e che in parecchie occasioni si è scontrata pure con la chiesa cattolica romana che rappresenta le coscienze del 35% dei cittadini dei Paesi Bassi. Accadde quando il clero olandese, supportato dalla società civile, chiese per i propri membri la libertà di matrimonio ed il via libera all?uso generalizzato della pillola anti-concezionale. Correvano i primi anni settanta e l?allora Santo Padre, Paolo VI°, a capo di una chiesa che comunque con il Concilio Vaticano II° si era molto modernizzata dovette con decisione opporre dei netti rifiuti. Oggi la scommessa di Rotterdam invece riguarda la capacità di un sindaco, nato con una mentalità molto più tradizionalista di quella propria dell?Europa occidentale, di rappresentare la società di una delle città più libertarie del continente. Un grosso punto interrogativo dunque aleggia sulla gente non solo di Rotterdam ma di tutta la nazione olandese che dopo le grandi aperture multietniche degli anni settanta ed ottanta, facilitate anche da una massiccia immigrazione dalle terre americane ed africane già colonie del Regno d?Olanda, ultimamente si era chiusa a riccio, spaventata dal fondamentalismo islamico che aveva preso piede nei quartieri proletari delle periferie olandesi, e vedeva in ogni immigrato un possibile pericolo per il tanto decantato “ welfare” olandese tanto da essere indotta a rifiutare pure l?integrazione con i paesi neo- comunitari dell?Europa centro- meridionale e a bocciare il progetto di Costituzione europea voluto soprattutto da Francia e Germania. Aboutaleb riuscirà a sfatare l?opinione generale di un islam arretrato, fondamentalista, nemico della civiltà europea che mai e poi mai potrà annacquarsi in una dimensione laica, lasciando alla religione la sola sfera intima dell?individuo e rispettando nella vita pubblica i principi dell?illuminismo e dell?habeas corpus? E? una scommessa che tutti in Olanda aspettano con trepidazione. Sergio Bagnoli

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VORREI DISTINGUERE LE LEGGI TRA LEGGI SOCIALI , QUELLE CHE STABILISCONO REGOLE E COMPORTA... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Vorrei distinguere le leggi tra «leggi sociali», quelle che stabiliscono regole e comportamenti considerando l'insieme di tutti i cittadini, e «leggi individuali», ovvero quelle che si riferiscono a norme dirette alla singola persona. Esempi di leggi dirette alla singola persona sono quelle sul divorzio o sull'eutanasia. Vorrei far notare che proprio queste «leggi individuali» sono assolutamente carenti, e nuove iniziative sono disattese dallo stesso legislatore che, invece, prendendo esempio dal resto d'Europa, dovrebbe dare attraverso le norme la massima libertà all'individuo. Uno dei più grandi ostacoli all'introduzione di «leggi individuali» sono i commenti e le direttive di un'etica cattolica che si avvia a diventare «fondamentalismo religioso». Credo, indfatti, che sia estremamente difficile essere di destra e allo stesso tempo laico, e la promessa di fare degli italiani il «Popolo della Libertà», non è completa se la «mia» libertà è condizionata dalla mancanza di leggi a sua tutela o se essa viene appena garantita da ipocrite normative dettate da un invadente cattolicesimo. Prendiamo, ad esempio, la mancanza di una legge sul testamento biologico e l'estremamente travagliata autorizzazione per la cosiddetta pillola abortiva. Mi sembra strano che la legislazione italiana sia sempre due o tre passi indietro e sia minimalmente libertaria, in nome di un'etica religiosa e in nome del «buon senso comune», che sembra fatto solo da radici cristiane, e che per questo motivo, siano vietati alcuni elementari diritti individuali. Sembra che Jung abbia scritto la migliore definizione del «senso comune» - appena dopo aver spiegato una serie di circostanze alle quali dà il nome di «spirito dei tempi» - che nessuno sembra aver voglia di sfidare o di mettere in discussione. Ho scritto quel «Dieu et mon droit» e ho anch'io concesso qualcosa allo «spirito dei tempi»... Quando corredate un vostro interessante articolo, per esempio, sull'eutanasia, con una tabella che fa il punto su tutte le altre legislazioni europee, mi state ricordando, al confronto e con ogni altra qualsiasi tabella, l'«elenco dei miei diritti negati e delle mie libertà negate». Se poi il confronto è con l'Olanda, patria di tutte le libertà, noi siamo al Medio Evo o all'evangelizzazione coatta della Controriforma. Nella mia lettera chiedo al «Popolo della Libertà», quali e quante libertà mi sta concedendo e se in conseguenza dell'estrema scarsità di queste, se quanto ci offre fa veramente di noi il «Popolo della Libertà». Lo stesso avrei potuto chiedere al «Partito Democratico»: quale democrazia avrebbe voluto darci? Gli argomenti che ho trattato sono un jolly che sia la destra che la sinistra possono giocare: la prima introducendo nella legislazione qualche «ragionevole» libertà, ad esempio il testamento biologico; e la seconda ridando un'identità alla sinistra rivendicando, tutta una serie di libertà negate, magari prendendo a modello Zapatero per... fare le scarpe alla destra. Zapatero in spagnolo significa calzolaio. Negli anni Sessanta c'era una barzelletta che vi vorrei raccontare. Un americano dice a un russo: «Io sono un uomo libero, e posso anche insultare il presidente degli Stati Uniti, quanto mi pare». E il russo replica: «Anch'io sono un uomo libero, e anch'io posso insultare il presidente degli Stati Uniti, ogni volta che voglio». La libertà degli americani di insultare il proprio Presidente è reale e va sotto il nome di «bushismo». Con i bushismi, già due anni fa, su tutti i giornali, c'era l'elenco delle gaffes e delle sciocchezze dette e fatte da Bush. Questo dimostra che esistono vari gradi di libertà. A tutela dei nostri diritti di libertà avremmo proprio bisogno di una Magna Charta. Vittorio Scuderi - NAPOLI

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Per Samir l'islam non prega, conquista (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 09-01-2009)

Argomenti: Laicita'

9 gennaio 2009 Anticipazione dal Foglio di sabato 10 gennaio Per Samir l'islam non prega, conquista “Quelle di Milano e Bologna non erano preghiere, ma atti politico-ideologici, vessilli islamisti”. Samir K. Samir insegna all?Università Saint-Joseph di Beirut, è considerato uno dei massimi studiosi di islam e ha partecipato al recente incontro in Vaticano fra il Papa e i religiosi musulmani. Nato al Cairo nel 1938 ma d?adozione libanese, formatosi in Francia, Samir ha insegnato alla Georgetown University, a Tokio e al Cairo. Con lui parliamo della controversa manifestazione islamica davanti al duomo di Milano e della reticenza della cultura laica e cattolica a comprenderla. Se le chiese tedesche pregarono contro Hitler e Pio XII lo fece contro lo stalinismo comunista, dimostrando così la funzione anche politica dell?atto cultuale, secondo Samir le preghiere islamiche nelle piazze italiane sono di tutt?altra natura. “E? contro il male che i cristiani pregano. Allora si pregava contro il totalitarismo stalinista, non contro Stalin come persona. La chiesa si esprime contro l?aborto, non contro chi abortisce. Nell?islam è diverso. A Bologna e a Milano non si parlava di pace, era una manifestazione contro Israele, se ne bruciavano le bandiere. La preghiera era ostentazione della visibilità islamica. Un modo per dire: ?Noi siamo qui, siamo forti e siamo numerosi. E la prova è che noi figli di Allah preghiamo, mentre voi occidentali siete secolarizzati, non pregate più?. Per i cristiani la preghiera non può mai essere ostentazione. Il Vangelo dice che in preghiara siamo nella nostra stanza interiore. Nell?islam invece la preghiera è una dimostrazione di forza e potenza. La fede islamica deve essere visibile, si prega per strada, negli autobus, nel negozio. Nell?islamismo la preghiera è un vessillo, come la barba o la camminata spavalda”. Nelle comunità islamiche occidentali, l?islam è dominato dall?“unica realtà visibile, attiva, dinamica, che si attesta attorno al venti per cento di consensi, ed è l?islam come religione politica. L?islam è certamente politica, Maometto era questo. Ma la tendenza attuale è di fare dell?islam un partito e questa è una deviazione. Però la maggioranza islamica tace, non scende in strada contro la politicizzazione della fede. Se non è vero islam, devono dirlo in una piazza. Sono dei codardi e parlano soltanto quando attaccano. L?islam non conosce autocritica. E? un mondo di tabù, di mera apologia. A loro bastano duecento persone a terra al Duomo per intimorirci. Giocano sul vittimismo, si identificano con i palestinesi e giocano con la categoria ambigua dell?islamofobia. Così portano a sé molti occidentali, ne manipolano i sentimenti”. Secondo Samir il pericolo è l?islamismo. “Hanno come scopo la reislamizzazione dei paesi arabi e la sharia al posto della costituzione in occidente. Vogliono islamizzare la strada, le apparenze quanto le profondità. Per loro esistono tre religioni rivelate: ebraismo, cristianesimo e islam. Mosè rivela Dio al suo popolo con la Torah, gli ebrei non sono fedeli, Dio manda i Profeti e questi vengono uccisi. Arriva un altro profeta, Gesù, ma i cristiani non sono fedeli e introducono la trinità. Dio manda l?ultimo messaggero, Maometto. E una nuova legge, la sharia. L?islam è la religione perfetta. La libertà vale zero e di fronte ad Allah è puro nulla. Anche la spada va usata per imporre la sharia”. L?odio nasce dal contatto con il vuoto occidentale. “L?islamismo in Europa ha ammirato la tecnologia rigettando la nostra cultura. La laicità è vista come ateismo, la libertà è giudicata come anti Dio, immoralità. L?ateo è chiamato ?animale?. L?ho sentito da un imam italiano in pubblico. Anche il velo della donna significa portare fra le nostre donne la civiltà islamica ?autentica e pura?, civiltà del bene contro quella del male, l?occidente”. Venendo alla reazione impacciata o sulla difensiva, Samir dice che “la chiesa per tradizione è lenta, abbiamo anche noi i buonisti che parlano soltanto del diverso e dell?altro. Ho visto esitazione nella stampa cattolica. Non dobbiamo sottovalutare il fatto che le preghiere di Milano e Bologna erano due vessilli islamici. Erano diretti a noi”. di Giulio Meotti

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PREGHIERA POLITICA (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 10-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Gian Enrico Rusconi PREGHIERA POLITICA Lo spettacolo dei sagrati del Duomo di Milano e di Bologna pieni di musulmani in preghiera, ma con chiaro intento politico di protesta contro gli avvenimenti di Gaza, non è un evento «normale». O meglio, la sua normalità presuppone un solido giudizio laico (di credenti e non credenti) che non è affatto ovvio nel nostro Paese. Poi l'evento è stato rapidamente archiviato sotto l'incalzare di altri avvenimenti «più normali»: dalla crisi del Comune di Napoli alle grandi nevicate al Nord. Ma è rimasto un evidente disagio, soprattutto nel mondo cattolico. Forse un piccolo trauma che attende ancora di essere elaborato. Chi da tempo chiede che la voce della religione risuoni, senza restrizioni, nella sfera pubblica è rimasto spiazzato. Non si aspettava che lo facessero i musulmani alla loro maniera e con un'efficacia mediatica inattesa. Ora si obietta che la loro è stata una manifestazione più politica che religiosa, entrando così in un terreno minato. Sappiamo infatti tutti che il rapporto tra religione e politica è profondamente diverso nell'islam e nel cristianesimo. Ma è irragionevole pretendere che i musulmani in Italia si adeguino senz'altro alla nostra (peraltro controversa) concezione della laicità della politica. Si obietta ancora che qui non è in gioco la politica in generale ma la violenza, il terrorismo, l'odio religioso. Ma è una pura diffamazione considerare la preghiera pubblica e islamica su sagrati delle chiese un'espressione di odio religioso. Con questo non vogliamo eludere il punto nevralgico: l'idea di inimicizia che mescola e confonde inimicizia politica, fatta di sangue e di bombe, con l'inimicizia religiosa e teologica. La protesta musulmana sui sagrati è stata pacifica anche se chiamava in causa il nemico politico. Il punto critico è che tale chiamata in causa è spesso trattata in un linguaggio e in un codice religioso che per corto circuito definisce senz'altro nemico di Dio il nemico politico. Da qui l'accorata richiesta avanzata dai cristiani a non fare la terribile identificazione tra nemico politico e nemico di Dio. Saggia e giusta raccomandazione. Ma quanti secoli di sofferenze, di orrori e di ingiustizie nella cristianità ci sono voluti per arrivare a questa saggia posizione! Possiamo e dobbiamo limitarci ad affermare che il mondo islamico «non è ancora» approdato a questa conclusione, ma deve approdarvi? Dobbiamo quindi assumere una visione evoluzionista eurocentrica, nel senso che prima o poi tutte le religioni dovranno arrivare alla distinzione tra politica e religione quale si è istituzionalizzata in Occidente? Oppure la questione è assai più complicata e grave perché rimanda a visioni teologiche incompatibili? Non dimentichiamo il fraintendimento della frase del Papa a Ratisbona sulla violenza intrinseca dell'islam. In realtà su questa tematica la strada della comprensione tra cristianesimo e islam è ancora molto lunga. Salvo eccezioni di ristretti incontri tra specialisti, a livello di comunicazione pubblica non esiste alcun serio dialogo teologico tra cristianesimo e islam. Il fatto, enormemente positivo, che spesso in pubblico si arrivi a condannare unanimemente la violenza terroristica, o a pregare insieme, non elimina due realtà di fatto. Da un lato c'è la crescente indistinzione tra attività terroristica e radicalizzazione della violenza bellica, come dimostra quotidianamente il conflitto israelo-palestinese. D'altro lato recitare le preghiere comuni avviene in un contesto ecumenico che spesso rasenta un nuovo politeismo. Fra Allah di Maometto e il Dio di Cristo (e della Chiesa) c'è incomunicabilità quando si arriva alle tesi teologiche fondamentali. La coesistenza pacifica e la benevolenza reciproca è cosa radicalmente diversa dall'intesa teologica. Questo è rilevante anche per la sentenza evangelica del «date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Questa sentenza viene ripetuta come un'evidenza, ma il significato che oggi le attribuiamo è stata una faticosa acquisizione storica abbastanza recente. La presa della posizione del Vaticano nella tragedia di Gaza con l'invito a scegliere - in entrambi i campi - politici desiderosi di pace e di concordia, è dettata da grande saggezza politica. Ma non è la risposta esauriente alle questioni implicitamente sollevate nella preghiera pubblica dei musulmani del nostro Paese. CONTINUA A PAGINA 29

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Un centro di cultura che chiede il rispetto di tutti (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-01-10 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'intervento Il ruolo di piazza Duomo Un centro di cultura che chiede il rispetto di tutti SEGUE DA PAGINA 1 Significa riconoscere che è sbagliato mischiare protesta politica e fede religiosa. Gli ambiti vanno tenuti distinti. Quando a Dio è messo un distintivo o si cerca di tirarlo per la giacca vengono poste le premesse per gli «ismi» (fanatismo, fondamentalismo, integralismo) su cui guerre e scontri prosperano. è la politica a creare conflitti o a non saperli gestire. La piazza — e quella del Duomo ne è un esempio forse unico — è luogo di ritrovo e convivenza. Neanche i cattolici l'hanno rivendicata per sé, a proprio uso esclusivo. La scelta ha un'origine storica plurisecolare, da Ambrogio «defensor civitatis», alla costruzione dello stesso Duomo sino ad oggi attraverso un'istituzione civile, la Fabbrica, che neanche Napoleone riuscì a scalfire. I decenni più recenti hanno rafforzato la necessità che a piazza del Duomo siano assicurati un rispetto e un riguardo particolari. è l'agorà, lo spazio in cui la società civile e la stessa Chiesa si sono offerti ai milanesi e li hanno rappresentati alla ricerca di una convivenza migliore per tutti. A nome della prima, sindacati e partiti si sono misurati in pubblico, perché critiche e proposte avessero eco e coinvolgimento. I cristiani, a loro volta, hanno promosso eventi (processioni, adunanze, visite del papa) capaci di dare parole alla sensibilità e alla devozione. Ma mai nessuno ha preteso di mettere l'etichetta, né ne ha approfittato o abusato. Neanche nei momenti più drammatici e bui. La cura della piazza è l'emblema del rispetto per la città. I musulmani, portandogli le scuse, e il resto della città dovrebbero riconoscere a Tettamanzi di essersi posto in ascolto del cuore profondo e complesso di Milano, in un atteggiamento di amore al prossimo, non di sola tolleranza (cioè di pura sopportazione). Quando nelle settimane scorse disse che tutti (anche gli islamici) han diritto a luoghi di preghiera nei quartieri, il cardinale mostrò di salvaguardare il civismo di Milano e di avere a cuore la convivenza quale frutto di apporti diversi, che poi ciascuno vive e offre al cielo nell'intimo o per tradizione e cultura. Si rivelò più laico di molti uomini di fede, cristiani e dell'Islam. Marco Garzonio

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GIGI DI FIORE IL DIBATTITO DOVREBBE ENTRARE NEL VIVO IN COMMISSIONE SENATO TRA UNA DECINA DI GIOR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-01-2009)

Argomenti: Laicita'

GIGI DI FIORE Il dibattito dovrebbe entrare nel vivo in commissione Senato tra una decina di giorni. Dopo diverse settimane di sedute e audizioni di una ventina di esperti, il senatore del Pdl Raffaele Calabrò sta per depositare il testo di legge sul testamento biologico da discutere per portarlo in aula. Sarà la sintesi e la selezione, elaborate dal relatore Calabrò, di dieci proposte depositate in commissione. Tutto sembra quindi pronto per il confronto tra maggioranza e opposizione finalmente su una traccia concreta di norme da esaminare. «Credo sia ormai venuto il momento di porre fine, su questa materia, a contrapposizioni ideologiche tra laici e cattolici - dice il senatore Calabrò - Non giochiamo in due squadre in contrapposizione, in questa materia dovremmo invece tutti puntare ad affermare alcuni valori, come il rispetto per il principio dell'indisponibilità della vita. Credo si tratti di un valore radicato tra i credenti come tra i laici». Il testo di legge in preparazione sarà molto ampio, obiettivo del relatore-estensore Raffaele Calabrò resta evitare, in casi simili a quello clamoroso di Eluana, l'intervento della magistratura per decidere sul prolungamento di terapie. Il primo caposaldo nella legge da portare alla discussione è il rispetto della libertà del medico, tenuto al rispetto di norme deontologiche e in possesso di conoscenze scientifiche aggiornate sulle malattie da affrontare. Nel rispetto delle norme penali e costituzionali in vigore, il testo esclude che il paziente possa decidere sulla sua eutanasia. Secondo il testo in preparazione, ognuno potrebbe esprimere il suo parere anticipato su eventuali terapie cui potrebbe essere sottoposto, cosciente che avranno riflessi sul decorso e l'evoluzione della sua malattia. Al paziente verrebbe invece esclusa la possibilità di decidere sulla sua morte. Spiega il senatore Raffaele Calabrò: «Si sta veicolando l'idea che una legge sul testamento biologico porterà inevitabilmente all'apertura verso l'eutanasia attiva o passiva. È falso. La legge in elaborazione invece vuole riconoscere il diritto di esprimere i propri desideri e la propria volontà attuale, anche in modo anticipato, su tutti i trattamenti terapeutici e gli interventi medici, escludendo però che queste dichiarazioni anticipate possano contraddire le leggi in vigore e la deontologia medica». Insomma, nelle norme che la maggioranza presenterà nei prossimi giorni alla commissione Senato, si esclude per il paziente la possibilità di decidere se lasciarsi morire in caso di grave malattia. La discussione e il confronto tra maggioranza e opposizione non si presentano facili, soprattutto perché sono state precedute da polemiche per vicende di persone in coma da anni su cui la decisione di prolungare le terapie artificiali che le mantenevano in vita è stata affidata alla magistratura. Su una cosa Raffaele Calabrò, professore e cardiologo per molti anni responsabile della direzione di cardiologia pedriatica al secondo Policlinico, ha le idee molto chiare: la legge dovrà tutelare la libertà e la responsabilità professionale del medico. Spiega Calabrò: «Non si può pensare che il medico sia obbligato ad eseguire tutto quello che è scritto in una dichiarazione, costringendolo ad andare contro la sua etica e contro il principio della sacralità della vita». Su queste basi, il testo dell'attesa legge sulla «dichiarazione anticipata di trattamento», destinata a colmare un vuoto legislativo di anni. «Spero si possa arrivare con serenità a un'intesa bipartisan e all'approvazione della legge - dice Calabrò - Con l'opposizione si sono fatti molti passi in avanti, anche sul rifiuto di ogni forma di eutanasia. Va chiarito che il paziente può decidere su una certa terapia, che può incidere sulla sua salute. Può cioè scegliere se contrastare o lasciare al suo decorso naturale una patologia. Ma non può, ad esempio, scegliere di non nutrirsi più, perché in tal modo farebbe una scelta sulla propria morte e non sul decorso naturale di una malattia».

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Il Papa ai neocatecumenali. (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 11-01-2009)

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Questo pomeriggio il Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono, quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 5 ) » (3 votes, average: 2.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo importante è stato dedicato alla situazione di Gaza. Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per «ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 77 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro 14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969, parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui: "Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [ ] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo. Scritto in Varie Commenti ( 89 ) » (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la vostra attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua e che centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia verso i centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire che la massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di civili innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas (organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa" contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie Commenti ( 73 ) » (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Jan 09 L'Osservatore contro la pillola: "E' abortiva e cancerogena" «L'Osservatore Romano» scrive che la normale pillola anticoncezionale in molti casi ha effetti «abortivi», provoca «effetti devastanti» sull'ambiente contribuendo ad aumentare la sterilità maschile e per di più è «cancerogena». Tre affermazioni destinate a far discutere e che hanno già provocato reazioni polemiche nel mondo scientifico. Il giornale vaticano diretto da Gian Maria Vian, nel numero oggi in edicola ospita un articolo intitolato «L'Humanae vitae. Una profezia scientifica», a firma di Pedro José María Simón Castellví, Presidente della Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici (Fiamc). Simón Castellví riferisce di uno studio tecnico e lungo, «di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate», redatto con cura da medico svizzero Rudolf Ehmann, che giunge a questi risultati. Ecco l'articolo che ho scritto oggi sul Giornale. Il testo integrale dell'«Osservatore Romano» lo allego come primo commento al post. Scritto in Varie Commenti ( 218 ) » (5 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Jan 09 Buon 2009 ai naviganti Auguro a tutti i visitatori del blog un buon 2009. L'anno certo non inizia bene, anche il Papa durante il "Te Deum" di ieri ha parlato di "non poche ombre" che gravano sul nostro futuro: c'è la crisi che incombe, ci sono i tanti focolai di guerra, in particolare nella terra di Gesù, c'è la drammatica situazione di vari paesi africani, dimenticati da tutti. Poco fa, nell'omelia della messa per la Giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ha affermato: "La storia terrena di Gesù, culminata nel mistero pasquale, è l'inizio di un mondo nuovo, perché ha realmente inaugurato una nuova umanità, capace, sempre e solo con la grazia di Cristo, di operare una "rivoluzione" pacifica. Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze". Scritto in Varie Commenti ( 155 ) » (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Dec 08 Il Papa a palestinesi e israeliani: basta attacchi e rappresaglie Cari amici, oggi Benedetto XVI ha lanciato un appello per il cessate il fuoco a Gaza, per fermare questo Natale macchiato di sangue nella terra dove è nato Gesù. Ecco le sue parole: La Terrasanta, che nei giorni natalizi è al centro dei pensieri e degli affetti dei fedeli di ogni parte del mondo, è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza. Sono profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e di rappresaglie. La patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine! Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione, e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi come dicevo due giorni fa nel messaggio Urbi et Orbi alla logica perversa dello scontro e della violenza, ma a privilegiare invece la via del dialogo e del negoziato. Affidiamo a Gesù, Principe della Pace, la nostra fervida preghiera per queste intenzioni e a Lui, a Maria e Giuseppe, diciamo: "O famiglia di Nazareth, esperta del soffrire, dona al mondo la pace". Donala oggi soprattutto alla Terrasanta! Scritto in Varie Commenti ( 228 ) » (10 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Dec 08 Ratzinger e la Gmg: "Il Papa non è una star" «Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita». Con queste parole Benedetto XVI, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, ha affrontato le obiezioni ricorrenti sull'utilità delle Giornate mondiali della gioventù. «Il Papa ha spiegato Ratzinger non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente vicario. Rimanda all'Altro che sta in mezzo a noi Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l'estasi di un festival rock». Scritto in Varie Commenti ( 155 ) » (15 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Dec 08 "Un bambino indifeso l'intera ricchezza del mondo" Cari amici, auguro a tutti Buon Natale con le parole usate da Giovanni Paolo II durante la celebrazione della messa nella piazza della Mangiatoia, a Betlemme, il 22 marzo 2000. «La gioia annunciata dall'angelo non è qualcosa che appartiene al passato. È una gioia di oggi, dell'oggi eterno della salvezza di Dio, che comprende tutti i tempi, passato, presente e futuro. All'alba del nuovo millennio siamo chiamati a comprendere più chiaramente che il tempo ha un senso perché qui l'Eterno è entrato nella storia e rimane con noi per sempre. [ ] Il bambino appena nato, indifeso e totalmente dipendente dalle cure di Maria e di Giuseppe, affidato al loro amore, è l'intera ricchezza del mondo. Egli è il nostro tutto! In questo bambino, il Figlio che ci è stato dato, noi troviamo riposo per le nostre anime e il vero pane che non viene mai meno, il Pane Eucaristico annunciato anche dal nome stesso di questa città: Beth-lehem, la casa del pane. Dio è nascosto nel Bambino; la divinità è celata nel Pane della Vita». Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Dec 08 Il Vaticano "condanna ogni forma di violenza contro i gay" Nel pomeriggio di ieri è stata resa pubblica una dichiarazione della Delegazione della Santa Sede alla 63 sessione dell'assemblea generale dell'Onu che sgombra il campo da tante strumentalizzazioni e accuse infondate rivolte nell'ultimo mese al Vaticano in merito alla depenalizzazione dell'omosessualità. «La Santa Sede" - ha detto l'arcivescovo Celestino Migliore - apprezza l'impegno della Dichiarazione sui diritti umani, l'orientamento sessuale e la identità di genere - presentata all'assemblea generale delle Nazioni Unite - di condannare tutte le forme di violenza nei confronti di persone omosessuali e di spronare gli Stati a prendere i necessari provvedimenti per porre fine a tutte le penalità criminali contro di esse». «Allo stesso tempo, la Santa Sede nota che le parole usate in questa Dichiarazione vanno ben al di là dell'intento sopra indicato e da essa condiviso. «In particolare - ha continuato Migliore - le categorie "orientamento sessuale" e "identità di genere", usate nel testo, non trovano riscontro e chiara e concordata definizione nel diritto internazionale. Se dovessero essere prese in considerazione per la proclamazione e attuazione dei diritti fondamentali, creerebbero grave incertezza giuridica e verrebbero a minare la capacità degli Stati ad impegnarsi per far rispettare nuovi o già esistenti convenzioni e criteri relativi ai diritti umani». «Nonostante la giusta condanna della Dichiarazione da tutte le forme di violenza contro persone omosessuali e la protezione contro le violenze, il documento, considerato nella sua interezza, va molto al di là tale finalità ed invece fa sorgere l'incertezza nel diritto e ricusa le norme esistenti relative ai diritti umani». «La Santa Sede ha concluso Migliore continua a sostenere che si deve evitare ogni segno di ingiusta discriminazione verso le persone omosessuali ed esorta gli Stati ad abolire le pene criminali contro di essi». Ora forse Vladimir Luxuria e compagni potranno togliersi dal collo quel cappio platealmente agitato sotto le finestre del Papa. Scritto in Varie Commenti ( 57 ) » (10 votes, average: 3.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (299) Ultime discussioni Tradizionalista: Dopo che ho letto l'ultimo articolo di www.papanews.it sul Cammino, anche a me i... Ubi humilitas, ibi sapientia.: Mi scuso con te Cherubino, avevo saltato la lettura del tuo post January 10th, 2009 at... Cherubino: Ubi, a quali parole ti riferisci ? quando dicevo a Giuda che sicuramente è d'accordo con il papa... Artefice1: UBI..non banalizzare il Senso Sarebbe un doppio tripo o triplo aggiunto all'avvitamento,... Ubi humilitas, ibi sapientia.: @ Cherubino Letto il post precedente del Sig. Giuda Taddeo e letto il tuo ora in... 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Giulio Andreotti l'ultimo conservatore (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 11-01-2009)

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Giulio Andreotti l'ultimo conservatore Il mistero di una vita al potere. «Quando si vogliono cambiare le cose, si finisce quasi sempre per cambiarle in peggio, quindi è meglio tenersele così come sono». Non s'è perso nulla della vita pubblica italiana, a lui niente è stato risparmiato. Oramai alla domanda su chi sia davvero, si risponde con un sorrisino ironico. Cardinal Ersilio Tonini, da novantaquattrenne cosa direbbe a Giulio Andreotti che il prossimo mercoledì entra anch'egli nel "club dei novanta"? Ovviamente gli faccio tanti auguri da amico schietto e nitido. Mercoledì Andreotti entra in una fase della vita parecchio intensa. Più si invecchia più la vita è intensa. Quando ha conosciuto Andreotti? Nel 1944. Ero già prete. Studiavo diritto civile e canonico alla università Lateranense a Roma. Andreotti mi chiamò per chiedermi di aiutare alcuni ragazzi della Fuci negli studi di diritto. Frequentavano la mia stessa università e Andreotti me li affidò. Già allora Andreotti aveva rapporti col Vaticano? Beh, io non ero il Vaticano. Diciamo che Andreotti era già allora una persona saggia che si appoggiava alla Chiesa quando aveva qualche difficoltà o quando necessitava di un qualche aiuto. Pensi che addirittura mi chiese se potevo ogni tanto far risultare alcuni di questi ragazzi come presenti alle lezioni anche se non frequentavano. E lei lo fece? Certo, erano anni difficili. C'era la guerra. Anche studiare e frequentare l'università era un'impresa non semplice. Parliamo dei rapporti di Andreotti col Vaticano. Diversi faldoni del suo archivio riguardano i rapporti con la Santa Sede? È normale che sia così. In tanti anni di azione politica Andreotti ha avuto a che fare con diversi Pontefici. Assieme a Giorgio La Pira, Aldo Moro, Luigi Gedda e altri fu tra i primi a rispondere all'appello di Pio XII rivolto ai politici: "Fatevi valere", disse Pacelli nell'immediato dopo guerra. E quella classe di nuovi dirigenti politici si fece davvero valere. Ancora oggi Benedetto XVI chiede ai politici di farsi valere: «Serve una classe di laici cattolici impegnati in politica», ha detto. C'è oltre il Tevere qualche nostalgia della Dc? Non credo. Se si ha nostalgia la sia ha per un certo modo di fare politica. Andreotti in questo senso deve essere ancora oggi un esempio. Ma nostalgia della Dc credo non ve ne sia. Credo che nelle parole di Benedetto XVI, come allora in quelle di Pio XII, vi sia un auspicio affinché si formi una classe dirigente nel paese capace di elaborare i problemi e di risolverli tenendo a mente qual è il bene comune, il bene per tutti. Era il Vaticano che suggeriva l'azione politica della Democrazia Cristiana o la Dc dettava la linea anche alla Santa Sede? Andreotti ascoltava la Santa Sede e la Santa Sede ascoltava lui. Era un arricchimento reciproco. Se guardiamo al tempo immediatamente successivo al pontificato di Pacelli, comunque, dal punto di vista diplomatico molto faceva il segretario di Stato Domenico Tardini. Credo che Andreotti avesse più rapporto con lui che con Giovanni XXIII. Chi in Vaticano ha avuto più a che fare con Andreotti? Difficile rispondere. Tanta gente, senz'altro. Ma forse più di tutti il suo amico e oggi cardinale Fiorenzo Angelini. Nacque a campo Marzio, nel cuore della vecchia Roma. Forse per questo Andreotti lo sentiva e lo sente particolarmente amico. I rapporti con la Santa Sede non sono sempre stati rose e fiori. Nel 1978 fu Andreotti a firmare la legge sul divorzio? Non lo critico per questo. Credo non avesse altra scelta. Abdicare come probabilmente avrebbe voluto fare, avrebbe voluto dire consegnare il paese non si sa a chi. Ne eravamo tutti consapevoli. E la cosa andava evitata. Fu un grande dolore consumato in anni difficilissimi. Ma quella firma non intaccò la stima vaticana nei suoi confronti. Insomma, ha sempre saputo come muoversi oltre il Tevere? Diciamo che sapeva come tenere i rapporti senza compromettere nessuno. In tanti anni non ha mai compromesso nessuno della Santa Sede. Cosa non da poco e non da tutti. Non è stato con la Santa Sede un "furbetto", uno che faceva i propri interressi alle spalle altrui. Tuttt'altro. Consigliava e si lasciava consigliare. Era ed è un galantuomo. Poi vennero gli anni del processo. In Vaticano credettero tutti nella sua innocenza? Non so. Ma credo di sì. E poi basta leggere i fatti con un po' di distacco: chi dei grandi politici del passato non è stato intaccato da guai giudiziari? Ben pochi. Praticamente tutti sono stati sotto tiro. E la cosa deve far sospettare. 11/01/2009

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Belgio: sì alla ricerca sugli embrioni, la Chiesa insorge (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-11 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Nuova legge Via libera del Parlamento, il re promulga la normativa: è la prima volta in Europa di uno Stato cattolico Belgio: sì alla ricerca sugli embrioni, la Chiesa insorge Biobanca La banca degli embrioni «orfani» mai partita in Italia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — «Alberto II re dei Belgi, a tutti, cittadini presenti e futuri, salve. Le Camere hanno adottato, e noi sanzioniamo, ciò che segue... ». Comincia con una tradizionale formula di rito la legge che il Parlamento e il governo belga hanno approvato poco prima di Natale, e che il Re ha ora promulgato. Ma è una legge che ha poco di tradizionale, almeno per un Paese cattolico come il Belgio. A cominciare dall'intestazione: «Sull'ottenimento e sull'utilizzazione di materiale corporeo umano destinato alle applicazioni mediche umane o a fini di ricerca scientifica». In due parole, si ammettono — sia pure con molti distinguo e vincoli — esperimenti e ricerche (articolo 2, comma 1) «su tutto il materiale biologico umano, compresi tessuti e cellule, gameti, embrioni, feti, e le sostanze che ne vengano estratte». La Camera ha approvato il progetto di legge, dopo il Senato, con 95 «sì» e 34 astensioni, senza un solo «no». Ma il «no», netto e sonoro, arriva ora dalla Conferenza dei vescovi cattolici: «Siamo agghiacciati», perché «l'essere umano in divenire (la frontiera fra l'embrione e il feto essendo fissata alle otto settimane di gestazione)» viene definito «materiale corporeo umano disponibile per la ricerca medica». E tutto ciò, aggiungono i vescovi, «che riduce a un oggetto l'essere umano, costituisce una regressione nel progetto della civilizzazione umanista». La nuova legge ammette le ricerche medico-scientifiche sul «materiale umano», fissando però una serie di paletti preventivi: queste ricerche devono avere uno scopo «preventivo, diagnostico, terapeutico e scientificamente fondato », devono svolgersi in ospedali o strutture autorizzate e ad opera di personale specializzato, non devono comportare vantaggi materiali (sono previsti solo «indennizzi-spese » per eventuali «donatori» maggiorenni e consenzienti di cellule, organi o tessuti), e così via. Sono inoltre vietati i prelievi di organi o tessuti da una persona «quando le conseguenze sull'organismo del I vescovi «Siamo agghiacciati, l'essere umano è definito materiale corporeo disponibile per la ricerca» donatore non siano proporzionate », ed è vietato lo «stoccaggio » per fini industriali o anche terapeutici, ma al di fuori delle strutture autorizzate. La legge precisa anche che sono esclusi da tutte queste disposizioni «capelli, peli, unghie, urina, latte materno, lacrime, sudore». Ma non è naturalmente per questioni di capelli, che è scoppiata la polemica con il mondo cattolico. è soprattutto per la definizione di «feto», fornita dal legislatore: «l'insieme funzionale di cellule di età superiore alle 8 settimane di sviluppo e suscettibili, nello svilupparsi, di dar vita a una persona umana». Secondo Bran Godeau, presidente del movimento Jongeren Voor Het Leven, «Giovani per la vita », «questa definizione lascia intendere che il feto, e prima ancora l'embrione, non sia una persona». Sarebbe dunque escluso dalle garanzie fornite dalla legge ai viventi, e inoltre, «degradato al rango di materiale corporeo umano», l'embrione o il feto diventerebbe disponibile alle ricerche «qualunque sia la sua età e il suo stadio di sviluppo, fino alla nascita: una vera rivoluzione per la legislazione belga, che fino a oggi limitava questa disponibilità ai 14 giorni di vita. Un giorno, chissà, potremmo assistere alla produzione di feti-farmaci... ». Luigi Offeddu

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Prete gay, da Avvenireinsulti senza argomenti (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Prete gay, da Avvenireinsulti senza argomenti dalla prima pagina Conclude, il professor Andreoli, inviando "un pensiero di riguardo ai sacerdoti che si sono scoperti omosessuali, e che in questa declinazione affettiva soffrono per restare fedeli alla loro vocazione: a costoro vorrei dire - io non credente - di rivolgersi a Dio per chiedergli l'aiuto a far sì che anche questa 'caratteristica' diventi una ricchezza a servizio della missione cui stanno dedicando la loro vita". Il giorno dopo, 8 gennaio, Il Secolo XIX e la Repubblica si mettono in contatto con un sacerdote che ammette la propria omosessualità. Fa outing, come si dice. Noi decidiamo di dare l'intervista in prima pagina, la Repubblica all'interno. Perché lo facciamo? La risposta più ovvia è: perchéè una notizia.Se si vuole articolare: non è banale che un prete parli, con una serenità certamente costata sofferenza e angoscia, della propria vita sessuale. Se è stata una notizia, un po' di tempo fa, l'outing di un presentatore televisivo, a maggior ragione tale va considerato oggi quello di un sacerdote. Come lo facciamo? Nel modo meno sensazionalistico possibile (a meno che non venga ritenuto "sensazionalistico" qualsiasi titolo di prima pagina, ciò che aprirebbe improbabili scenari su questo mestiere). Il caso del sacerdote, del quale non facciamo il nome su sua richiesta, è affrontato con un garbo che si avvicina al pudore, senza punte voyeuristiche, senza la malizia di qualcuno che vuole spiare dal buco della serratura ciò che (a volte) avviene nelle canoniche e nei seminari. Anzi, correttamente, Patrizia Albanese, l'autrice dell'intervista, la inquadra nella scia dell'intervento del professor Andreoli. Non di questo parere è il direttore di Avvenire, Dino Boffo. Ieri scrive un editoriale in prima pagina dal titolo "Se i giornali giocano su ciò che per tutti è una cosa seria". Si tratta di un raro concentrato di gratuita violenza e infima volgarità nei confronti di questo giornale. A cominciare dall'occhiello: "Al Secolo XIX stufi della guerra la buttano sui preti". È francamente difficile riuscire a eguagliare tanta rozzezza in appena dieci parole. Prima di andare avanti, torniamo al titolo. Che vuol dire? Che cosa significa "giocare" e in che modo Il Secolo XIX "giocherebbe"? Speravo di capirlo andando avanti nella lettura. Ho trovato invece altro. Intanto una intollerabile forzatura: Boffo denuncia come incipit la nona frase dell'articolo, quella che chiude il "cappello" in prima pagina: è un po' come se sostenesse che l'incipit dei Promessi Sposi non è"Quel ramo del lago di Como..." ma "Il luogo stesso da dove contemplate...". Ma questo è davvero un peccato veniale (visto che mi rivolgo a un giornale cattolico) rispetto a quello che viene dopo: e cioè l'accusa che Il Secolo XIX abbia"inventato" l'intervista. Non so se Boffo si renda conto di quello che ha scritto (se no, si incaricheranno di spiegarglielo i suoi avvocati). Il modo in cui prosegue mi fa temere che abbia attraversato un momento di grave scollamento fra l'uso delle parole e il loro significato. Sostiene che "per regole di civiltà non è consentito strumentalizzare altri per sostenere le proprie battaglie ideologiche e anticlericali". Ma quali? Ma quando? Se si riferisce al fatto che Il Secolo XIX ha ritenuto l'articolo di Andreoli come un'apertura di dibattito nel mondo cattolico sul tema dell'omosessualità. Che cos'è un'apertura di dibattito su un tema da sempre tabù se non una svolta? È perfino imbarazzante ricordare a Boffo la dichiarazione da lui stesso fatta a Repubblica di ieri: "Ci è parso normale parlarne nei termini civili e documentati come ha fatto il professor Andreoli. Ho condiviso la sua intenzione di toccare anche situazioni dolorose e casi estremi". Una volta di più: che cos'è, questa, se non un'apertura di dibattito? Mentre parla in questo modo a Repubblica, Boffo scrive tutt'altro. Di "inutile crudeltà" (quale?). Di "un'operazione indegna, squallida, che richiama - per l'intreccio tra elementi biografici e surreale linea «politica»? i vizi della propaganda in voga nei regimi oscuri di altre epoche. Meglio: è un'ulteriore prova del ba­nalismo e della superficialità arrogante che circolano oggi in talune im­prese editoriali". Che cosa c'è di "squallido e indegno" nel fare un'intervista, per quanto fastidiosa possa risultare al quotidiano dei vescovi italiani? Quale sarebbe "l'intreccio tra elementi biografici e surreale linea 'politica'" (di chi, poi)? In che cosa sta la "superficialità arrogante"? Boffo non dà naturalmente nessuna risposta. Lancia accuse disarticolate. Che cosa c'entra l'anticlericalismo (ciò che Il Secolo XIX non è, sia detto di passaggio, per quanto si proclami orgogliosamente laico)? E quali sarebbero le "battaglie ideologiche" di un giornale che, per fare un solo esempio, non si è mai permesso di accusare la gerarchia cattolica di ingerenza negli affari interni dello Stato italiano, anche quando ha chiesto il cambiamento di leggi come quella sull'aborto e sulle cellule staminali, riconoscendo ad essa il diritto di sostenere ciò che ritiene più coerente rispetto alla sua dottrina? Non soddisfatto di spargere contumelie a casaccio, come qualcuno in preda ad astratti furori, Boffo non si risparmia neppure piccate lezioncine di giornalismo. Sempre ieri, nella pagina delle lettere, risponde chiedendo "prima della decenza, almeno un po' di professionalità". È discutibile, e anche un po' scellerato, il richiamo alla decenza dopo l'indecente sequela di sentenze diffamatorie inanellate in così poche righe. Ma addirittura risibile è che il direttore di Avvenire cerchi di aggrapparsi alla professionalità nella stessa occasione in cui non ha sostanziato nessuna delle sue numerosissime accuse, limitandosi ad attingere nel capace sacco di una aggressiva grossolanità. Dove avremmo mancato noi? Nel non aver rispettato la regola secondo cui "i giudizi restano liberi, ma per essere credibili devono appoggiarsi su dati di fatto attendibili - meglio, veri -: in questo caso nulla di tutto ciò". Peccato che nell'intervista al sacerdote che si dichiara omosessuale, non ci sia un solo giudizio. Piaccia o no a Boffo (ed evidentemente non gli piace), aprire un dibattito non significa, come lui ridicolmente sostiene, affermare che Avvenire e tantomeno la gerarchia cattolica hanno dato il "via libera a tutti". Pretenderlo significa banalizzare la lingua italiana, prima ancora che manipolare il pensiero degli altri. Il Secolo XIX non ha scritto che la Chiesa sia pronta ad ammettere, fra i suoi servitori, la pratica dell'omosessualità. Si è limitato a rilevare che, con l'articolo di Andreoli, ha rotto un tabù. E ha trovato un sacerdote disposto a parlare senza ipocriti infingimenti della sua condizione. Alla fine, ha solo fatto del buon giornalismo. Lanfranco Vaccari vaccari@ilsecoloxix.it 11/01/2009 dalla prima pagina Si fa presto a dire mi piace la neve. E sabato mi piaceva ancor di più, mentre salivo alla montagna. Mi piaceva lo scricchiolio sotto gli scarponi di quella che era caduta il giorno prima, mi piaceva che ne cominciasse a cadere ancora, asciutta e croccante come frittelle. Salita solitaria nel dolce silenzio della foresta dove un tempo Dino Campana, pazzo d'amore, andava recitando poesie alla Sibilla Aleramo; la quale, sensuale e avventata, gradiva e ricambiava. Percorso per poeti, dunque ardito ma lenitivo, temprante ma umanissimo. E intanto la neve cadeva, fiocca fiocca cadeva. E la gazza cessava il suo gracchio riparando nel cavo di uno scoglio, il capriolo dava un'occhiata intorno e immergeva nell'invisibile tana. E il cielo si confondeva e poi spariva in un latteo niente di niente, e con lui i rami dei faggi e poi i tronchi, e le tracce di animali e di umani. Tutto dileguava intorno all'emulo del poeta. Era solo un po' di neve, di quella vera che cade dal cielo e si ferma nella terra, di quella che aumenta di volume, e più che scende dal cielo più sale sulla terra senza star lì a guardare in faccia nessuno. Si fa presto a dire neve, ma se non vedi che neve, non tocchi che neve, non senti che neve non è mica così bella e poetica come la facevi. E quando arriva al ginocchio, e il goretex dello scarpone e del pantalone e della giacca così moderni e garantiti ti fanno più sentire al riparo, fai presto a dire mi piace la neve, ma alle neve si vede che tu non piaci niente. E se mai ha una volontà, e perduto nel diafano nulla puoi arrivare a pensarlo, è singolarmente rivolta alla tua rovina. Non è stato facile all'escursionista che si pensava provetto, all'amante della natura nato contadino e cresciuto uomo di bosco e di riviera, resistere alla naturale propensione a cadere nel periodo propizio dell'inverno della candida cristallizzazione dell'acqua piovana, e gli è stato arduo e snervante, per niente consonante alla poesia, arrivare sano e salvo a un riparo, a una tazza di minestra con salsiccia e a un giaciglio ancorché di fortuna. Nel tepore del rifugio, addossato alla stufa, i piedi ficcati nella brace, ho considerato l'inconsistenza del mio stesso vivere. Ho pensato di morire per mezzo metro di neve o poco più che è caduta dal cielo nel cuore del mese di gennaio; eppure dice il poeta: gennaio pieno di neve e febbraio ancor più greve. Ai bei tempi, quando Dino Campana si struggeva dietro alla volubile Sibilla, su quell'appennino ne cadeva un metro al dì. Sabato scorso non sono stato un uomo avventato, un pazzo che si getta su un fuori pista ignoto o si inerpica sul ciglio di una slavina, sono stato solo uno stupido uomo della contemporaneità. Che pensa di essere benvoluto da ogni cosa, proprietario di tutto, cielo e stagioni, terra e creature. E è destinato a soccombere a ogni cosa, a terrorizzarsi di tutto. Perché c'è una misura, ovunque nell'universo ma non in lui. C'è accortezza nelle gazze e nei caprioli, ma non nella sua vasta ragione. Intanto il figlio del mio amico Armando, maestro di sci partito pieno di aspettative per il Canada, è stato rispedito a casa: lì la stagione sciistica ancora non c'è, di duecento impianti ne sono aperti a Natale due, niente richiesta di manodopera specializzata nel ramo. Non è escluso che la misura ormai si è estinta ovunque l'intraprendenza umana ha avuto modo di dispiegarsi nei suoi molteplici e ancora incerti effetti collaterali. maurizio maggiani (per commentare: Spazio Maggiani nel sito www.ilsecoloxix.it) 11/01/2009

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Svastiche e stelle di David su negozi ebrei (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Laicita'

FASCISTI A ROMA Svastiche e stelle di David su negozi ebrei Giacomo Russo Spena ROMA Se nell'estrema sinistra qualche "pazzo" propone di boicottare i negozi degli ebrei, per poi chiedere subito scusa capendo i caratteri antisemiti della campagna lanciata, nell'estrema destra si passa ai fatti. Ed è ancora una volta Roma la città delle scorribande xenofobe e razziste dei camerati. «Hamas vince» e «Israele boia» sono le scritte, corredate da svastiche e stelle di David fatte con spray nero, comparse ieri notte sulle vetrine e serrande di alcuni negozi di via Catania (dal civico 93 al 115), nei pressi della "nera" piazza Bologna. «Questi sono imbecilli e basta. Una cosa senza senso che in 40 anni che stiamo qui non era mai successa», dice Angelo Moresco, ebreo che gestisce l'ottica al civico 101, uno dei negozi imbrattati. «Visto che sono tanto coraggiosi - conclude, stanco di questo clima antisemita - le scritte me le venissero a fare di giorno, quando sono aperto». Nella capitale azioni simili si erano già viste nel passato, con l'atroce apposizione nel '92 di stelle di David sulle saracinesche dei negozi del ghetto di Roma (cosa che portò al decreto Mancino e allo scioglimento di varie organizzazioni d'estrema destra). Ma anche di recente. Nella notte tra giovedì e venerdì, con lo striscione, «Alemanno sionista boia, Pacifici la tua troia» comparso su ponte Lanciani. Firmato Militia. Gruppo d'estrema destra, nato ultimamente, che per il momento è finito sulle cronache solo per scritte su muri. Come quelle, fatte qualche mese prima, «Castelvolturno -6, Milano -1. Minime in Italia» (riferito ai raid assassini contro i migranti) o «Schifani ebreo» e «Alemanno Pacifici, Roma-Auschwitz solo andata». Militia comunque non dovrebbe contare più di cinquanta militanti, concentrati pressoché ai Castelli romani. Zona da cui proviene il leader del gruppo Maurizio Boccacci, storico esponente dell'estrema destra e fondatore di Movimento Politico, prima, e Base Autonoma, poi. Negli ultimi anni ha militato invece in Fiamma Tricolore (insieme ai camerati di Casa Pound). Per poi uscire e fondare, appunto, Militia. Non è detto sia lui però il responsabile delle scritte antisemite (e anonime) di ieri notte: infatti della firma delle proprie "bravate" Militia fa un punto d'onore. Anche Forza Nuova, pur schierandosi apertamente contro i bombardamenti israeliani su Gaza, non è la responsabile: «Hamas vince» non è in sintonia con un partito che professa il tradizionalismo cattolico di stampo lefebvriano. Stesso discorso per i "laici" di Casa Pound che tra l'altro dell'antisemitismo non fanno una bandiera. Intanto altre scritte neofasciste («Me ne frego» e «Dux») sono apparse, sempre ieri notte, a Centocelle. Davanti al monumento ai partigiani. Alla Digos trovare, e fermare, i grafomani "neri" che usano i muri della città per campagne xenofobe.

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"la chiesa sbaglia a dialogare con loro" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 13 - Interni Ha accolto un condannato La Russa: sono perplesso sulla curia milanese "La Chiesa sbaglia a dialogare con loro" L´arciprete del Duomo ha riservato un´accoglienza importante al leader della preghiera, condannato in Italia e persona non grata in Egitto: bisognerebbe scegliersi referenti in maniera più oculata ROMA - Ministro La Russa, è d´accordo a espellere gli immigrati che hanno manifestato a favore di Hamas? «Non sono contrario, ma non serve: per 10 che ne mandi via, ne spuntano altri 10. Il problema è di altra natura». Quale? «Riguarda la nostra identità. Mi ha lasciato perplesso l´accoglienza così importante che l´arciprete del Duomo di Milano, monsignor Luigi Manganini, ha riservato al capo della manifestazione di piazza Duomo». Ma Abdel Hamid Shaari - il leader dell´Istituto islamico di viale Jenner cui si riferisce - s´era detto disponibile a scusarsi con l´Arcivescovo di Milano. «Quel signore è stato condannato in Italia sia pur con sentenza non definitiva e quando s´è presentato in Egitto per fare visita alla madre ricoverata in ospedale è stato impacchettato e rispedito in Italia. Ma come fa la curia milanese ad avere come interlocutore uno (il portavoce di questa comunità islamica), che manco gli egiziani fanno entrare a casa loro? La Chiesa, per carità, fa bene a essere aperta a tutti. Ma forse avrebbe fatto meglio a scegliersi un referente in maniera più oculata». Ma questo cosa c´entra con la proposta Giovanardi e le espulsioni dei manifestanti pro Hamas? «è inutile cacciare 3 o 4 persone se poi dai credibilità, o meglio, legittimazione, a persone come Shaari. Non servirebbero a molto le espulsioni. No, io credo che la strada sia un´altra: io comincerei dalle fondamenta». Giovanardi e il vicesindaco di Milano invocano provvedimenti di ordine pubblico, «tolleranza zero». E lei, invece, parla di «fondamenta». In che senso? «Cominciamo a riaffermare la nostra identità e la nostra cultura. Non dimentichiamo che anche per laici e non credenti i valori della nostra società sono uniformati a quelli cristiani. Ma non è uno scontro di civiltà. Poi il resto viene da sé: io partirei da qua». L´altro giorno, alla messa vespertina in Duomo, monsignor Manganini ha detto che bisognerebbe aprire altre moschee. Perché ci è andato? «Con la mia presenza in chiesa ho voluto riaffermare scherzando, ma non troppo (così ce lo ricordiamo meglio), che in piazza Duomo si va per andare a una messa cattolica». Allora bisognerebbe vietare le manifestazioni pro Hamas? «La libertà di manifestazione non deve essere messa in discussione. Ma le modalità sì. Mi pare strano che ci siano state a Milano tre manifestazioni con roghi di bandiere senza che nessuno abbia detto qualcosa. Mi sembra troppo». (a.cus.)

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Morto Laghi, il diplomatico del Vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-12 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE La scomparsa Il cardinale che fu nunzio in Argentina e a Washington Morto Laghi, il diplomatico del Vaticano è morto ieri, all'età di 86 anni, il cardinale Pio Laghi. Nunzio apostolico a Gerusalemme, in America Latina e negli Usa, amico personale della famiglia del presidente George W. Bush, nel 2003 aveva ricevuto un incarico speciale da papa Giovanni Paolo II che lo inviò a Washington nel tentativo di evitare l'invasione dell'Iraq. Il cardinale è deceduto al termine di una lunga malattia. I suoi funerali si terranno oggi. Per capire la figura del cardinal Laghi, scomparso ieri a 86 anni, non bisogna partire dalle polemiche sulla sua nunziatura nell'Argentina dei generali, ma dal mondo della diplomazia pontificia al quale apparteneva. Laghi usciva dalla gloriosa «dinastia» dei diplomatici romagnola — quella dei fratelli Cicognani, di Silvestrini, di Celli, di De Nicolò. Una leva cresciuta in terre papali diventate anticlericali, connotata dal rifiuto della nostalgia e del piagnisteo come strumenti politici. Studente all'Accademia dopo la guerra, Laghi inizia la carriera nella Segreteria di Stato del 1952 e fa le prime esperienze sul campo nelle Americhe e in India. Torna a Roma nel 1964, mentre sta iniziando la politica montinana del «dialogo » di cui Agostino Casaroli è il regista. Paolo VI lo sceglie nel 1969 come Delegato apostolico per una Gerusalemme da due anni israeliana: sarà lì quando il governo di Golda Meier muove i primi passi e durante la crisi legata al nome di monsignor Capucci. Passerà a Cipro pochi mesi nel 1973 e poi, dal maggio del 1974, diventa nunzio in Argentina. è soprattutto un suo discorso tenuto nel 1976, poco dopo il golpe, nel quale analizza ed avalla il patriottismo nazional-cattolico dei militari, che viene rimproverato a Laghi e utilizzato per accusare la sua impotenza davanti alla tragedia dei desaparecidos. Accuse che forse nascondono un indulto morale per il clero, l'episcopato e il laicato argentino, certamente più coinvolti nella mattanza, e che diventano plateali (va ricordato) dopo che il 26 dicembre 1994, Time Magazine lo inserisce fra gli otto papabili, quando si palesano le malattie di Wojtyla. La reazione di Laghi alle accuse è forte, ma anche disincantata, com'è normale per un nunzio che sa che fra i suoi compiti c'è quello di raccogliere schizzi di fango non suoi. Da Buenos Aires lo sposterà proprio Wojtyla, che lo manderà delegato e poi pro nunzio a Washington tra il 1984 e il 1990: lì Laghi diventerà amico personale di George Bush e spettatore influente della nomine conservatrici nell'episcopato, incluse quelle rivelatesi fallimentari durante il sex abuse scandal. Rientrato a Roma e creato cardinale, Laghi è prefetto della congregazione dei seminari e delle università dal 1990, cioè nel momento in cui il formarsi della «politica dottrinale» dell'ex sant'Ufficio riduce i propri atti di condanna e domanda invece alla congregazione di Laghi di impedire carichi o onori accademici a coloro che, spesso con accuse false, si indicavano come inidonei. Dimissionario nel 1999 Laghi, fu «richiamato in servizio» da Giovanni Paolo II nel 2003: il 1Ë? marzo l'anziano porporato tornò alla Casa Bianca per portare un messaggio del pontefice che il presidente George W. Bush rifiutò con un affronto senza precedenti (gli disse di andare pure a dire al 41Ë? presidente, cioè suo padre, che il 43Ë? non gli aveva dato ascolto) — e andò alla guerra con bugie le cui gambe oggi tutti dicono corte. Non si dica dunque che con Laghi se ne va «il nunzio dei generali»: se ne va un pezzo pregiato di un mondo che credeva che anche per la chiesa fosse necessario capire le cose sul posto e non sui giornali. Un mondo di cui la chiesa avrà ancora bisogno. Alberto Melloni La guerra in Iraq Nel 2003 fu richiamato in servizio da Giovanni Paolo II per portare un messaggio a Bush Addio Pio Laghi, a sinistra, in compagnia del pontefice Giovanni Paolo II. Nella foto a destra, un suo ritratto. Il cardinale è morto ieri all'età di 86 anni

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Noi, fragili, contro la marea musulmana (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 2 del 2009-01-12 pagina 10 Noi, fragili, contro la marea musulmana di Ida Magli L?immagine di piazza Duomo riempita di musulmani in preghiera, pubblicata da Il Giornale, ha finalmente provocato, non soltanto nei milanesi ma in tutti gli italiani, quel sentimento di angosciosa sorpresa che fino a oggi nulla era riuscito a provocare. Eppure sono molti anni ormai che si susseguono le notizie sugli sbarchi a Lampedusa, sulle scuole che rinunciano a festeggiare il Natale per non offendere i bambini islamici, dei crocifissi sempre sul punto di essere sloggiati da qualche aula; per non parlare delle prediche inutili di quei pochi che hanno tentato di mettere in guardia sia i politici sia le gerarchie ecclesiastiche sui pericoli che la presenza di credenti musulmani avrebbe inevitabilmente comportato per una civiltà fragile come la nostra. Che la nostra civiltà sia fragile tutti lo sanno bene; ma è necessario mettere l?accento sul fatto che è fragile soprattutto a causa dei suoi stessi valori principali: il cristianesimo, la libertà, la indulgente benevolenza tipica del carattere degli italiani. Sia il benvenuto quindi questo sussulto perché, se ci muoviamo subito, forse siamo ancora in tempo a salvarci. Prima di tutto cerchiamo di guardare la realtà in faccia senza gli accomodamenti di maniera. I musulmani che si riuniscono nelle piazze per pregare e per manifestare i loro sentimenti ci turbano perché sono tanti, visibilmente troppi perché noi si possa tenerli a bada. Questo è il dato fondamentale: sono troppi. Nel loro essere troppi è inclusa, poi, anche la visione del loro immediato moltiplicarsi con i numerosissimi figli e parenti. Che faremo? La questione della Palestina è grave e sicuramente non troverà soluzione in pochi giorni. è proibito dare fuoco alle bandiere? Certo, lo sappiamo, ma dirlo non è sufficiente. Comunque è soltanto la motivazione di oggi. Domani ce ne sarà un?altra, dopodomani un?altra ancora... Quello che ha turbato di più, però, è l?associazione «Duomo-musulmani». Il grande spazio vuoto davanti a una cattedrale o alla chiesa principale di un paese segnala la sua sacralità, il «limite» oltre il quale si addensa la presenza divina che risiede nel tempio con l?eucarestia. In termini etnologici, diciamo che la piazza davanti al Duomo non è stata creata come luogo di riunione ma per porre una distanza «di rispetto» fra il profano e il sacro. Per i cristiani, ma soprattutto per i cattolici, una chiesa inoltre è un luogo dove si celebra il rito per eccellenza, il sacrificio della Messa, con la trasformazione reale del pane e del vino nel corpo di Cristo. La lampada sempre accesa davanti all?altare dove è custodita l?eucarestia testimonia che Gesù ha mantenuto la promessa: «Io sarò sempre con voi». Naturalmente tutto questo non ha alcun senso per i musulmani ai quali è sufficiente un tappetino e volgersi in direzione della Mecca per pregare. Si riuniscono in piazza Duomo perché è al centro della città, è un luogo molto grande e perché comunque percepiscono, sia pure inconsapevolmente, la positività della risonanza culturale, storica, sacrale di cui i luoghi si impregnano attraverso il vissuto degli uomini. Prendiamocela dunque con noi stessi, con i nostri politici, con le nostre gerarchie religiose se oggi ci troviamo di fronte a una così drammatica situazione, non con loro. Né si dica (cosa che spesso si sente dire) che gli immigrati debbono imparare a rispettare le nostre leggi, le nostre consuetudini, i nostri valori: le culture sono una diversa dall?altra proprio in questi aspetti, non in altri. Possono imparare ad andare in orario al posto di lavoro anche se la percezione del tempo è diversa da cultura a cultura; possono imparare, sia pure con molta fatica, a parlare la nostra lingua, a mangiare qualcuno dei nostri cibi, a vestirsi come noi, ma i tratti che fondano una cultura non si possono cambiare. E non esiste cultura senza religione, o meglio: sono le religioni che fondano le culture. Questo significa che siamo noi a dover agire. Prima di tutto prendendo coscienza che, per quanto laica sia la nostra società, si fonda su valori che, già presenti nella romanità, sono stati forgiati dal cristianesimo e rimangono a fondamento della nostra convivenza civile anche quando non ci accorgiamo più della loro origine cristiana. Credenti oppure no, dunque, non possiamo lasciar prevalere l?islamismo senza perire. Anche se accettassimo di diventare musulmani, o vi fossimo costretti, questo significherebbe ugualmente la fine della nostra civiltà. Nessuno si faccia illusioni in proposito. L?islamismo è una religione forte, vitale e inflessibile (non ha la Grecia, Roma e Gesù di Nazaret dietro di sé). Né si guardi agli Stati Uniti d?America come esempio di luogo dove convivono razze, popoli e religioni diverse. L?America possiede un territorio immenso, cosa che già di per sé permette di non sentire l?acqua alla gola davanti alle diversità, come succede invece a noi con il nostro spazio ristrettissimo. Poi, essendo tutti in origine degli immigrati, gli americani non si trovano nella condizione di invasi e sopraffatti nella propria terra, nel proprio Paese, nella propria casa. Infine, tanto per dire la verità fino in fondo, bisogna togliersi dalla testa che l?America sia il paradiso delle etnie: la conflittualità negli Stati Uniti è fortissima, e lo è proprio per tutti quei motivi di cui da noi non si vuol sentir parlare come la razza, la cultura, il Paese di provenienza, la religione, la classe sociale, la ricchezza e così via. Dunque, non abbiamo più un minuto da perdere. Prima di tutto è indispensabile fare, da laici, quello che già molte volte i laici hanno fatto lungo la storia della Chiesa: scendiamo nelle piazze a predicare la nostra verità, creiamo dei movimenti nuovi nell?ambito del cristianesimo, dei movimenti che non si occupino di fare la carità o di rinnovare la teologia, ma che parlino di Gesù; che gridino anche alle istituzioni ecclesiastiche il Suo: «Non ripetete parole!». Sì, sono troppo logore le parole rituali, e la fame della nostra società è la fame dell?anima. Non lo vedete, dunque, che siamo tutti, anche voi, con i vostri conventi vuoti, i vostri seminari deserti, le vostre parrocchie abbandonate, come pecore senza pastore? I francescani sono nati così: andando per le strade, senza né libri né sacerdozio, soltanto con il Vangelo. Gridiamolo anche ai nostri politici: «Non ripetete parole!» perché noi delle parole non ne possiamo più. Non avete il diritto, parlando sempre di come diventeremo ricchi, di ucciderci nell?anima, di strapparci la nostra terra, la nostra cultura, la nostra religione. Avete giurato di essere fedeli all?Italia, non al mondo intero. Cominciate oggi. Neanche un immigrato in più, niente permessi di soggiorno, niente rifugiati, nulla. In Italia non c?è più posto per nessuno. Non aiuteremo il mondo lasciando morire la nostra civiltà, la bellezza della nostra musica, della nostra arte, della nostra poesia, al contrario. Il mondo sarà infinitamente povero senza l?Italia. La Chiesa sarà infinitamente povera senza l?Italia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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A Gaza si combatte un conflitto nuovo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2009-01-12 num: - pag: 24 autore: di ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE OCCIDENTE E ISLAM POLITICO A Gaza si combatte un conflitto nuovo SEGUE DALLA PRIMA Ma diventa assai più arduo se per una delle parti in gioco (nel caso specifico, Hamas e, dietro Hamas, l'intera galassia dell'estremismo islamico mondiale) rinunciare alla distruzione di Israele significherebbe violare un tabù religioso, peccare di blasfemia. Il secondo fatto nuovo, che cambia la natura del conflitto, è dato dallo scontro per l'egemonia fra l'islam sciita guidato dall'Iran e quello sunnita. Non è un caso che, nella vicenda di Gaza, i governi arabi sunniti si siano fin qui mossi con prudenza. Nella speranza, non dichiarata, che Israele riesca a ridimensionare Hamas (gruppo sunnita ma legato all'Iran). E non è un caso, come mostra l'assenza di sommovimenti anti-israeliani in Cisgiordania, che anche Fatah, il movimento oggi guidato da Abu Mazen, speri nel ridimensionamento degli odiati «nemici-fratelli» di Hamas. Nulla di tutto ciò si spiegherebbe se i due fatti citati (l'irruzione dell'islam politico e il ruolo dell'Iran) non avessero cambiato i termini del conflitto israeliano-palestinese. Ma la rimozione incombe. Sorprende, ad esempio, scorrere un recente intervento sul conflitto a Gaza, apparso su Repubblica, dell'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, uomo informato dei fatti, e constatare che né la parola Iran né la parola jihad vi trovino posto. è come se per D'Alema nulla di sostanziale fosse cambiato nel corso degli anni: quello israeliano-palestinese viene ancora interpretato come uno scontro fra uno Stato e un movimento irredentista, un conflitto, vecchio di mezzo secolo, per il dominio territoriale in Palestina. Se non che, il conflitto israeliano-palestinese è questo ma non è più soltanto questo. A causa del carattere politico-religioso di Hamas e della volontà di potenza iraniana. Segni di rimozione appaiono anche le reazioni di certi laici nonché di esponenti di spicco della Chiesa cattolica di fronte alla preghiera di massa organizzata dalla fratellanza musulmana contro il nemico sionista (al termine di raduni in cui si bruciano le bandiere di Israele), di fronte cioè a manifestazioni che vedono impegnati i sostenitori di Hamas presenti all'interno dell'islam italiano ed europeo. Se la paura del fondamentalismo islamico può spiegare le reazioni flebili e sommesse di molti di quei laici, il caso della Chiesa cattolica, come ha mostrato Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di ieri, è più complesso. La Chiesa sembra oggi divisa fra la sua antica diffidenza (quando non si tratti di aperta ostilità: vedi le parole del Cardinal Martino su Gaza) per Israele, e la presa d'atto, ben chiara negli scritti e nei discorsi di Papa Benedetto XVI, del fatto che la violenza del fanatismo religioso sia oggi la minaccia più grave per la civile convivenza. E anche per le prospettive di pace in Palestina. \\ Sorprende che nell'analisi dell'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema non trovino posto né la parola «jihad» né la parola «Iran» \\ La Chiesa sembra divisa fra la sua antica diffidenza per Israele e la presa d'atto, ben chiara al Papa, del pericolo del fanatismo religioso

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<Pregano sui sagrati? Non preoccuparsi sarebbe da ingenui> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 12-01-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 2 del 2009-01-12 pagina 11 «Pregano sui sagrati? Non preoccuparsi sarebbe da ingenui» di Andrea Tornielli Per il vescovo di San Marino c'è la volontà di mostrare che la presenza islamica conquista spazi pubblici «Un vescovo cattolico non può certo dire che pregare non sia di per sé un fatto positivo, ma sarebbe da ingenui non avvertire che ci sono aspetti stridenti in queste preghiere islamiche nelle piazze italiane da parte di chi incita all'odio e brucia le bandiere. Sarebbe da ingenui non preoccuparsi...». Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, di fronte a quanto sta accadendo in varie città italiane teatro di cortei di protesta per gli attacchi scatenati contro Gaza dall'esercito israeliano dopo la rottura della tregua proclamata da Hamas, non si nasconde dietro un dito. Né usa giri di parole o le sottigliezze ovattate del linguaggio «ecclesialese». Il prelato domani pomeriggio sarà insignito a San Marino, per decisione del presidente della Repubblica su proposta del ministro Franco Frattini, della «stella della solidarietà italiana», onorificenza per gli italiani che si sono distinti all'estero, che gli viene conferita a motivo del suo impegno «a favore della scuola e dei giovani» e per aver «sempre preso coraggiosamente posizione sui temi di maggiore attualità». Come commenta le immagini che mostrano centinaia di fedeli islamici in preghiera nelle piazze italiane dopo aver partecipato ai cortei contro Israele? «Certamente si conta molto sull'effetto-choc nei confronti dell'opinione pubblica. Si vuole far capire che c'è una forte e radicata presenza islamica nel nostro Paese, che questa presenza ha un'identità forte e si conquista spazi pubblici». Non dovrebbe essere di per sé un fatto positivo che la gente preghi? «Un vescovo cattolico non può certo dire che la preghiera non sia un fatto positivo! Anche nella sua espressione pubblica: ricordo ancora l'interessante lettura di un volumetto del teologo e cardinale Jean Danielou che parlava della preghiera come problema "politico". Ci si deve però innanzitutto chiedere quale significato abbia quella preghiera in relazione al fatto che per i musulmani, se essi pregano in un luogo, questo diventa islamico. E poi non si deve dimenticare che per sua natura nell'islam la preghiera ha spesso una connotazione fortemente legata agli aspetti politici. Sono un tutt'uno. Io non conosco la lingua araba, ma mi dicono che non è raro ascoltare anche in Italia, da parte degli imam, accenni e accenti di odio nei loro sermoni». Dunque quelle preghiere in piazza la preoccupano? «Dico che sarebbe da ingenui non avvertire che ci sono aspetti stridenti in queste preghiere islamiche nelle piazze italiane da parte di chi incita all'odio e brucia le bandiere di Israele. Se chi prega ha appena finito di urlare slogan carichi di odio contro quelli che considera nemici, se la fede viene strumentalizzata e si usa il nome di Dio per invocazioni violente, beh, se me lo permette credo ci sia da guardare con attenzione al fenomeno. Per non sottovalutarlo. Sarebbe da ingenui non preoccuparsi. Pensiamo, per assurdo, quale scalpore avrebbe suscitato se anche soltanto un gruppo consistente di giovani cattolici radunati attorno al Papa durante la Giornata mondiale della Gioventù, a un certo punto si fosse messa a gridare slogan contro gli islamici o contro altri gruppi religiosi o etnici, chiedendo che siano messi al bando. Se chi prega è lo stesso che instilla l'odio, mi preoccupo». E della preghiera davanti al Duomo di Milano e a San Petronio a Bologna che cosa dice? «Quelle piazze non sono della Chiesa milanese e bolognese, cono spazi pubblici. Ma mi riesce difficile immaginare che non si sia valutata la portata simbolica di tale gesto, tant'è che gli stessi responsabili islamici hanno espresso rammarico alla curia. Non so se questo possa essere considerato come una richiesta di scuse. Comunque significa che anche a loro non è sfuggito che quella preghiera di massa di fronte alle due cattedrali, simboli non soltanto religiosi ma anche culturali, poteva essere intesa come il tentativo di emarginare i segni della tradizione cattolica». Che cosa pensa del dialogo tra cristiani e islamici? E degli appelli a concedere la costruzione di nuove moschee? «Esprimo innanzitutto un disagio. Non spetta al vescovo dare queste risposte. Ritengo che il vescovo abbia il dovere di contribuire all'educazione del popolo cristiano. È il popolo cristiano, sono i laici a trovare modi e tempi per il dialogo. Mentre spetta alle istituzioni garantire un'effettiva libertà religiosa a chi vive nel nostro Paese». Crede che l'Occidente in questo frangente si stia mostrando debole? «La debolezza culturale dell'Occidente è stata segnalata tante volte da Benedetto XVI. Temo esista una sorta di sudditanza culturale e anche psicologica nei confronti di certi gruppi. Regolare la concessione degli spazi pubblici, garantire la sicurezza e il rispetto della legge, è compito delle istituzioni. C'è da sperare che non esistano zone franche». Pensa ci possa essere una regia dietro a quanto si è visto in questi giorni nelle piazze italiane? «Non ho né le conoscenze, né la competenza per poterlo affermare. Osservo soltanto che il mondo di oggi è vittima della manipolazione dell'opinione pubblica e condivido davvero l'intervento del presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, su questo tema». I cortei culminati con le preghiere islamiche protestavano per la guerra contro Gaza. Qual è la sua posizione? «Il Papa ha detto parole chiarissime di condanna contro ogni forma di violenza, da ogni parte provenga. Quanto ho appena affermato circa la preoccupazione per le incitazioni all'odio da parte islamica non diminuisce assolutamente la mia condanna per la reazione israeliana contro Hamas che è non solo sproporzionata ma ha assunto la forma di veri e propri eccidi nei confronti della popolazione civile». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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"l'emilia accolga gli englaro" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)

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Pagina I - Bologna Una petizione con 250 firme raccolte anche su Facebook al presidente della Regione e all´assessore alla sanità "L´Emilia accolga gli Englaro" Appello a Errani "perché offra la disponibilità delle strutture sanitarie" «ACCOGLIETE Eluana nelle strutture sanitarie della nostra regione». Ci sono le firme di 250 persone, intellettuali, laici e cattolici, e di semplici cittadini, nell´appello rivolto al presidente della Regione Errani e all´assessore alla Sanità Bissoni per accompagnare Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio. La vicesindaco Scaramuzzino: «Un gesto simbolico perché si rispetti la legge». CORI E VENTURI A PAGINA III

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"un ospedale emiliano per eluana" - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna "Un ospedale emiliano per Eluana" Appello a Errani e Bissoni per "adempiere alla sua volontà" Centinaia di firme di intellettuali, laici ma anche cattolici, e di semplici cittadini ILARIA VENTURI «ACCOGLIETE Eluana nelle strutture sanitarie della nostra regione». Per il suo ultimo viaggio. E´ nato in modo spontaneo, ma in pochi giorni ha raccolto a Bologna più di 250 firme l´appello inviato domenica sera al governatore Errani e all´assessore alla Sanità Giovanni Bissoni. Parole misurate, «non vogliamo che questa richiesta diventi oggetto di disputa politica o di strumentalizzazioni», precisano i promotori, ma destinate a riaccendere il caso dopo il recente intervento del padre di Eluana alla trasmissione di Fabio Fazio «Che tempo che fa». Anche per la presenza di cattolici come Livia Zaccagnini e Anna Alberigo tra i firmatari insieme alla vicesindaco Adriana Scaramuzzino, Gianfranco Pasquino, gli esponenti della sinistra democratica Katia Zanotti, Milena Naldi, Sergio Caserta, Gian Guido Naldi, il pittore Wolfango, e poi insegnanti e professionisti come la psichiatra infantile Maria Chiara Risoldi e Irene Enriques, famiglie come quella di Giorgio Festi, e molti giovani che hanno fatto girare l´appello su Facebook. «In un Paese come l´Italia arrivo a pensare che non ci sia un minimo di civiltà, poiché non lasciare attuare sentenze passate in giudicato è veramente preoccupante per una nazione», le parole di Beppino Englaro che così ha interrotto il silenzio stampa. «Proprio vedendo questa famiglia costretta a tornare in televisione ci siamo detti che valeva la pena che questa nostra iniziativa diventasse pubblica», spiega Guido Armellini, promotore dell´appello con la moglie Elisabetta Cammelli, psicologa, insieme a Barbara Bisiach, Elisa Dorso, Giovanni Gatta, Franca Antonia Mariani, Maria Pia Miglio, Paola Pugliatti, Carla Toffoloni, Loretta Tosarelli e Sonia Villone. «Siamo cittadini e cittadine bolognesi che hanno pensato ad un gesto di solidarietà nei confronti di persone che stanno facendo una battaglia non solo per loro e per reclamare il rispetto della legalità», spiega Armellini, docente all´università di Verona in letterature comparate, esponente della chiesa metodista e anima della scuola di italiano per stranieri a Bologna. «Ma questa iniziativa è a titolo personale, tutti abbiamo aderito come singoli». Il testo, ora nelle mani di Errani e Bissoni, è di poche righe. «Come cittadine e cittadini dell´Emilia Romagna siamo convinti che i governanti della nostra regione, che abbiamo contribuito ad eleggere, abbiano a cuore la tutela della libertà e responsabilità individuale di ogni cittadino. Per questo chiediamo che venga offerta la disponibilità delle nostre strutture sanitarie ad accompagnare in modo solidale e affettuoso la famiglia Englaro nell´adempimento delle volontà espresse dalla propria figlia Eluana». La famiglia Englaro è in attesa che la clinica di Udine prenda una decisione dopo lo stop del ministro Sacconi. «Dopo tante chiusure illegittime, chiediamo che un´istituzione lanci un segnale di disponibilità». Per Pasquino «queste cose richiedono grande delicatezza, a noi è parso opportuno segnalare che c´è una parte del Paese che ha atteggiamenti di generosità». «Questo caso ha straziato gli animi, deve trovare una conclusione nel rispetto della famiglia», aggiunge Milena Naldi.

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la religione civile che manca all'italia - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 38 - Cultura la religione civile che manca all´italiA Perché tanti corrotti e amanti del "particulare" Machiavelli scrive che da noi "non manca materia da introdurvi ogni forma" Se vogliono solo preservare la loro identità, i cattolici vengono meno al proprio compito Nel nostro paese c´è carenza di valori-guida comuni. E questo limita la possibilità di un buon governo Una delle condizioni per cambiare è che i cattolici mettano la loro fede al servizio del bene comune Il tipico male italiano è la furbizia, uso distorto dell´intelligenza (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Intendo dire, al contrario, che ciò che tiene insieme una società rappresenta de facto la religione di quella società, religione da intendersi nel senso etimologico di religio, cioè legame, principio unificatore dei singoli. Nel suo senso più profondo, infatti, che cos´è la religione? è il fatto che talora un individuo avverta un´attrazione irresistibile verso una realtà più grande di lui, nella quale egli, tuttavia, si identifica. Il termine "religione" porta al pensiero questo fenomeno fisico di dipendenza e insieme di identificazione. Chi ne è abitato non conosce nulla di più forte, e se poi condivide con altri questo legame, la struttura che si crea è solidissima. Per questo, quanto più una società condivide un principio unificatore, tanto più è forte. Il principio unificatore condiviso è stato visto dai nostri padri latini e chiamato religio, legame dei singoli che trasforma un insieme casuale in un sistema operativo. La religione civile è la particolare disposizione della mente per cui un antico romano concepiva Roma più importante di sé, o per cui i politici americani ripetono God bless America sapendo che è l´America l´idea che tiene insieme gli americani. è superficiale pensare che la società sia la semplice somma degli individui: l´Impero romano non era la somma dei cittadini romani, e l´America non è la somma degli americani. Roma e l´America rappresentano idee in grado di far sì che i singoli si sommino in modo ordinato, formando un sistema. E più l´idea è unificante, più il sistema è operativo. Seconda tesi: L´Italia non ha una religione civile e questo è il suo problema più grave. L´Italia è ai primissimi posti in Europa quanto a corruzione. La corruzione lacera il legame sociale producendo un diffuso senso di sfiducia e sfilacciamento nel Paese e un´immagine negativa all´estero. Occorre chiedersi come mai siamo così corrotti e corruttori. Anche senza la retorica degli "italiani brava gente", io non penso che la causa di tale fenomeno sia che gli italiani, individualmente presi, siano moralmente peggiori degli altri europei. Penso piuttosto che la causa sia la mancanza, all´interno della coscienza comune, di un´idea superiore rispetto all´Io e ai suoi interessi. I danesi, che risultano il popolo meno corrotto d´Europa, come singoli non penso siano moralmente migliori degli italiani; penso piuttosto che essi condividano in misura molto maggiore la convinzione che vi sia qualcosa più importante del loro particulare, per usare la classica espressione di Guicciardini. Questo qualcosa cui l´Io sa cedere il passo è la società: il singolo si comporta onestamente verso la società perché sente che essa è più importante di lui e perché al contempo vi si identifica, secondo la logica di dipendenza e identificazione vista sopra. Viceversa in Italia i più ritengono che il singolo sia più importante della società, e per il bene del singolo non si esita a depredare il bene comune della società. Da qui il tipico male italiano che è la furbizia, uso distorto dell´intelligenza. Il furbo è un intelligente che sbaglia mira, che non ha un oggetto adeguato su cui dirigere l´intelligenza, che non capisce il primato dell´oggettività e la dirige solo su di sé. Al contrario chi sa usare davvero l´intelligenza capisce che la vita contiene valori più grandi del suo piccolo Io, e di conseguenza vi si dedica. L´intelligente gravita attorno a una stella, il furbo invece fa di se stesso la stella attorno a cui tutto deve ruotare. Con l´ovvio risultato che un insieme di intelligenti è in grado di creare un sistema, in questo caso non solare ma sociale, mentre un insieme di furbi è destinato semplicemente al caos e alla reciproca sopraffazione. Noi italiani siamo più corrotti perché usiamo in modo distorto la nostra intelligenza, e tale distorsione la si deve alla mancanza di un´idea comune più grande dell´Io, cioè di una religione civile e dell´etica che ne discende. La religione civile è ciò che consente di rispondere alla seguente domanda: perché devo essere giusto verso la società? Perché devo esserlo anche quando la mia convenienza mi porterebbe a non esserlo? Senza un legame di tipo "religioso" con la società, nessuno sacrifica il suo particulare, nessuno sarà giusto quando non gli conviene esserlo e può permettersi di non esserlo. Per questo la formazione di una religione civile è d´importanza vitale per il nostro paese. Terza tesi: Una delle condizioni perché in Italia possa sorgere una religione civile è che i cattolici mettano la loro fede al servizio del bene comune. I tentativi di creare un´etica civile in Italia sono stati, e sono, di due tipi: guelfo e ghibellino. Il primo intende l´etica civile come traduzione diretta del cattolicesimo, anche a prescindere dalla fede: è l´idea degli atei devoti, guardata con notevole favore dall´attuale gerarchia cattolica. Il secondo ritiene al contrario che un´etica civile potrà sorgere solo dal superamento del cattolicesimo, ritenuto il principale responsabile della sua mancanza in Italia soprattutto per la presenza del papato. Io ritengo entrambi i tentativi destinati a fallire, il primo perché non tiene conto della secolarizzazione e della globalizzazione, il secondo della tradizione. La storia ci ha mostrato infatti che una religione civile contrapposta al cattolicesimo non sia politicamente concepibile in Italia, si pensi al mito risorgimentale della nazione confluito nel fascismo e al mito della società confluito nel comunismo. Una religione civile, e la conseguente etica di cui l´Italia ha urgente bisogno, potrà sorgere solo in unione con il cattolicesimo, non contro di esso. Non so in quale direzione si debba muovere il pensiero dei laici per contribuire alla nascita di un´etica civile in Italia pari a quella degli altri paesi occidentali. Mi sento però di dire, da teologo, che il lavoro in questa direzione da parte dei cattolici è uno dei compiti più urgenti. Si tratta di porre davvero la fede a servizio del mondo, di questo pezzo di mondo che si chiama Italia, pensandosi come seme che marcisce nel campo o come lievito che scompare nella pasta. Fino a quando il seme vorrà preservare la sua identità di seme senza pensarsi in funzione della pianta, verrà meno al suo compito; fino a quando il lievito vorrà preservare la sua identità di lievito senza pensarsi in funzione della pasta, verrà meno al suo compito. Fino a quando i cattolici italiani vorranno preservare la loro identità di cattolici senza pensarsi al servizio della società italiana, verranno meno al loro compito; e fino a quando la Chiesa tutelerà i suoi interessi particolari come una delle tante lobby senza essere davvero "cattolica" cioè universale, non sarà fedele al suo compito che è spendersi "per la vita del mondo". La situazione del Paese richiede a ogni italiano, laico o cattolico, con responsabilità politiche in campo civile o in campo ecclesiastico, di ripensare il proprio rapporto con la società secondo ciò che in termini religiosi si chiama "conversione". Purtroppo non è più sdolcinata retorica dire che ne va del futuro dei nostri figli.

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<Quelle preghiere in piazza sono bestemmie> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-01-2009)

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n. 11 del 2009-01-13 pagina 11 «Quelle preghiere in piazza sono bestemmie» di Emanuela Fontana RomaMinistro Ronchi, uno dei leader dell'islam moderato in Italia, l'imam Pallavicini, ha definito la preghiera dei musulmani nelle piazze delle nostre città una blasfemia. Per lei cos'è stata? «Io aggiungerei che è stata una bestemmia. Qui non è in discussione la libertà di culto, ma quanto è avvenuto a Milano e a Bologna è stata una provocazione, un'occupazione degli spazi per far capire che la presenza islamica non è più marginale, un salto di qualità di stampo fondamentalista che una parte della chiesa fa un grande errore a non vedere con preoccupazione». Non le è piaciuto il silenzio del cardinale Tettamanzi? «C'è una debolezza, denuncio una sudditanza culturale, quando invece per dialogare bisogna partire da una posizione di forza nelle proprie idee. Sono con questo Papa quando denuncia la debolezza culturale dell'occidente, ma qualche settore del mondo cattolico la pensa diversamente. Se i cattolici andassero a pregare di fronte alla Mecca, anche l'occidente protesterebbe contro di loro». Lei dice che «con Hamas non c'è pace». Lo sta spiegando anche in Europa? «Vedrò il mio omologo francese a Roma e ho intenzione di promuovere a livello di parlamento europeo delle mozioni forti di unità contro Hamas per isolarla culturalmente e politicamente. Sto lavorando per una posizione più forte contro il terrorismo e contro Hamas. Mi auguro che il parlamento europeo giovedì non voti un documento su Gaza che penalizzi Israele e che non confonda le ragioni degli aggrediti con quelle degli aggressori». Finora la posizione di condanna a suo avviso non è stata abbastanza netta? «L'Europa non può dimenticare che Hamas è un'organizzazione nelle cui prime tre righe dello Statuto è prevista la distruzione dello Stato democratico di Israele. Solo con la sconfitta di Hamas si potrà scrivere il libro della pace. Perché in Europa si avanza una presa di posizione forte appena è lo Stato d'Israele a muoversi, ma non si è fatto altrettanto quando i terroristi assaltavano autobus con bambini israeliani? Questo è frutto di una logica antiamericana, antiebraica, anticristiana, e anche anti-italiana: qui da noi l'estrema sinistra culturalmente esiste ancora, e si sta legando al fondamentalismo islamico». Partiamo dalla sinistra parlamentare. Oggi D'Alema è tornato ad attaccare la «spedizione punitiva» di Israele. «Ho una stima personale per D'Alema, è un ottimo interlocutore nel centrosinistra, ma questa posizione è antistorica, incomprensibile e pericolosa. Le sue parole di oggi sono figlie di una cultura che mette sullo stesso piano uno Stato democratico quale è Israele e un organizzazione terroristica. Un fatto culturalmente, prima che politicamente, inaccettabile. E poi due icone della sinistra come Fassino e D'Alema sono su due posizioni divaricate. È qui la debolezza della sinistra». Perché lei dice pericoloso? «Non è certamente nell'interesse dell'onorevole D'Alema, ma le sue parole finiscono per legittimare il fondamentalismo e coloro che hanno violentemente manifestato contro lo stato di Israele». Come le parole di D'Alema possono legittimare i violenti? «I fondamentalisti stanno stringendo con l'estrema sinistra, e anche con alcuni settori dell'estrema destra, una pericolosa alleanza e a questo dobbiamo dare una fortissima risposta culturale. Non è facile dire che Hamas è un gruppo terroristico e che ci sono appoggi culturali in Italia. Da anni conduco una battaglia contro il fondamentalismo in beata solitudine, mi spiace che non ci sia stata una sollevazione forte in Italia contro quella bestemmia di piazza Duomo». Pensa che l'Italia con la presidenza del G8 potrà offrire anche una sede per il dialogo? «L'Italia ha le caratteristiche e la storia per poter essere una sede di pace. Abbiamo sempre lavorato alla cultura del dialogo e come Paese presidente del G8 faremo di tutto per realizzare il principio di due popoli e due Stati. La proposta franco-egiziana è interessante, anche a livello europeo stiamo creando le condizioni per la pace ma è Hamas che non vuole la tregua, è Hamas che l'ha rotta unilateralmente. Il cessate il fuoco è necessario, ma Hamas lavora contro i palestinesi, una certa cultura occidentale e italiana non lo tiene in considerazione». Imam e moschee: rimane favorevole al registro degli imam e a regole precise per i nuovi luoghi di culto? «Chiedo la chiusura delle grandi moschee gestite dall'Ucoii, finanziate da giunte di centrosinistra, e credo che sia necessario garantire il culto ai musulmani moderati che chiedono di essere aiutati. L'albo degli imam è fondamentale, come la predica in italiano e tutto ciò che la legge consente per combattere il fondamentalismo e far sentire più sicuri i cittadini. Vedo un filo di violenza che lega le bandiere bruciate, la provocazione delle preghiere e gli inni ad Hamas. Noi dobbiamo riprendere i nostri valori fondati sul cristianesimo, che rimane il fondamento della nostra convivenza civile anche se siamo laici, e bloccare la follia del fondamentalismo. Avremmo mai pensato un anno fa che centinaia di persone pregassero in piazza del Duomo rivolti alla Mecca?». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il grande silenzio laico (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 13-01-2009)

Argomenti: Laicita'

13 gennaio 2009 Il grande silenzio laico Un fatto nuovo, la preghiera militante degli islamici in parata, e la risposta imbarazzata della società italiana Qualcosa di strano sta succedendo sotto i nostri occhi, e la cosa più strana è il silenzio delle istituzioni, la risposta balbuziente e indecisa data dai politici. Sabato scorso, alcune migliaia di musulmani (900 mila residenti in Italia) si sono dati di nuovo appuntamento nel centro di Milano per pregare rivolti verso la Mecca e invocare la protezione di Allah sui fratelli di Hamas ingaggiati in guerra da Israele nella Striscia di Gaza. Stavolta, l?orazione del tramonto, la quinta del giorno secondo il calendario coranico, si è tenuta non davanti al Duomo, ma nel piazzale antistante la stazione Centrale. Dopo aver sfilato per le vie della città in un corteo di protesta contro le bombe israeliane su Gaza, con il solito corteggio di slogan antisionisti, gli oranti musulmani si sono dispiegati in ginocchio in ordine militare, e a piedi nudi davanti ai loro tappetini di fortuna hanno invocato Allah. “Sembra di stare a Baghdad”, ha detto un passante al cronista di Repubblica. Erano “come un esercito”, ha osservato un caldarrostaio al cronista di Libero. La presa di possesso della piazza milanese da parte di un gruppo di musulmani si aggiunge a quella di Torino, Genova, Firenze, Roma, dove migliaia di persone sono sfilate in corteo, dando alle fiamme la bandiera israeliana, per esempio a Torino davanti all?associazione Italia-Israele, a Firenze davanti al consolato americano, inneggiando propositi guerrieri (“Hamas vince, Israele boia”), e seminando scritte antiebraiche sui negozi dei commercianti ebrei, com?è successo a Roma nei pressi della sinagoga vicino piazza Bologna. A Genova, il corteo pro-Palestina ha sfilato sino alla cattedrale di San Lorenzo, con la solidarietà dell?Arci, dell?Unione democratica arabo palestinese, di Legambiente, Rifondazione comunista, ma anche della Rete contro il G8 e del centro di Documentazione per la pace. Ma la simbologia evocava quella dei funerali dei neonati palestinesi, finti feretri di fagottini insanguinati, e versetti del Corano per chiedere la fine dei raid israeliani e dell?olocausto di Gaza. Nessun inno al partito di Hamas, avevano deciso gli organizzatori, per evitare strumentalizzazioni, ma solo uno sventolio di bandiere. Unici commenti, quello del rabbino Momigliano, che ha parlato di “guerra tragica ma giusta”, e l?imam, che gli ha risposto: “Spero prenda le distanze da Israele così come noi le prendiamo dai terroristi islamici”. I cattolici restano in silenzio davanti a queste manifestazioni di straordinaria potenza simbolica. Tace ormai da anni il vecchio e saggio cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna, che anni fa propose con grande scandalo nazionale una immigrazione selettiva a favore delle popolazioni cristiane. Tace o parlotta il cardinal Dionigi Tettamanzi, dopo la goffa richiesta di scuse accettata pro bono pacis dall?arciprete del Duomo di Milano, mentre l?arcivescovo di San Marino, Luigi Negri denuncia sul Giornale “gli aspetti stridenti in preghiere islamiche nelle piazze italiane da parte di chi incita all?odio e brucia le bandiere”. Eppure quello più clamoroso non è il silenzio della chiesa. Il silenzio che più fa rumore è quello della classe dirigente, come se un dispiegamento di forze così potente sul piano simbolico potesse neutralizzare ogni argomento politico o farlo scadere, in partenza, come inutile e pretestuoso. Certo, personalità della destra politica e culturale si sono espresse, ma con un timbro di autorevolezza ridotto dalla “tipicità” di quelle voci (i soliti “sobillatori”, direbbe Gad Lerner) e dall?isolamento in cui quelle parole sono cadute. Il focoso ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto “basta alle provocazioni degli islamici a Milano”. Ha spiegato di non aver nulla da obiettare alla preghiera o al diritto di manifestare senza violenza. “Ma a Milano, ha aggiunto, una manifestazione legittima si è conclusa in una provocatoria moschea a cielo aperto, e in un?occasione di odio, bruciando le bandiere di un paese amico”. Come lui ha parlato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, scrivendo al premier Silvio Berlusconi per chiedere di “espellere i manifestanti razzisti filo Hamas”; ma è incorso nel veto dei partiti di opposizione, Pd e Pdci, che attraverso il ministro ombra Marco Minniti hanno spiegato che “non si può equiparare chi brucia una bandiera ai terroristi”. E poi “Milano non è Gaza, e nemmeno l?Iraq”, ha aggiunto il vicesindaco Riccardo De Corato, deputato Pdl. Sul Giornale l?antropologa Ida Magli ha scritto con enfasi accorata: “Non possiamo lasciar prevalere l?islamismo senza perire”. La Magli, che ha un passato di religiosa, ha salutato il sussulto di coscienza davanti al sequestro jihadista delle piazze europee, che rende consapevoli di quanto la nostra civiltà sia fragile, soprattutto a causa dei suoi stessi valori principali, “il cristianesimo, la libertà, la indulgente benevolenza tipica del carattere degli italiani”. Forse proprio così si spiega il silenzio delle alte cariche dello stato, dei maggiori leader parlamentari. E anche una certa reticenza di stampa e tv, una ritrosia a farsi coinvolgere di intellettuali liberali di solito combattivi e presenzialisti. Come se in nome della libertà di pensiero, della libertà di culto, non si potesse non si dica interdire e vietare, ma nemmeno commentare un fatto così cospicuo dal punto di vista civile e politico e religioso, salvo scatenare una reazione opposta e contraria nei cristiani, e dunque riaprire la cicatrice dell?inimicizia religiosa, rimarginata grazie allo stato laico. Per questo, probabilmente, tace sulla questione il presidente della Repubblica, tace il presidente del Senato, tace il presidente della Camera, il presidente del Consiglio, il ministro dell?Interno. L?ultimo episodio segna un salto di qualità, comunque lo si giudichi e comunque si intenda definire una possibile risposta: non è la semplice preghiera in pubblico di un gruppo di immigrati musulmani. E? il gesto di una offensiva politica, condotta su una piattaforma non nazionalista e tantomeno di patriottismo liberale, bensì islamica. Un pezzo del mondo islamico si scopre fiancheggiatore in preghiera del jihad davanti alle cattedrali e nelle piazze europee, e questo rischia di rendere problematica la famosa convivenza multiculturale. Per contribuire a bucare con opinioni non conformi e non banali il grande silenzio o la grande opacità che sono sotto i nostri occhi, abbiamo come al solito fatto girare un certo numero di opinioni. di Marina Valensise

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Il contraddittorio per Englaro non per Berlusconi (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 13-01-2009)

Argomenti: Laicita'

Il contraddittorio per Englaro non per Berlusconi FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, ho letto che il ministro Rotondi, «cattolico ma non clericale», come si è recentemente definito mettendosi sulla scia di uomini più grandi di lui (tutto il Risorgimento fu opera di cattolici non clericali ma liberali), ha aspettato poco a dimostrare quanto sia contraddittoria la sua autodefinizione, impugnando l?intervista di Fazio a Beppino Englaro con una ridicola telefonata all?on. Villari: che Rotondi sollecita a riunire la commissione di vigilanza sulla Rai. Se non sbaglio, Villari ha avuto preannuncio di sfratto anche dalla destra, di cui Rotondi fa parte. Ma soprattutto mi colpisce che un ministro, che tiene a distinguersi dai clericali come ha dimostrato con la proposta a favore delle unioni di fatto, subito demonizzata dal camerata Gasparri, si rivolga al più odioso degli strumenti dell?autoritarismo: l?indice dei libri proibiti, ossia la vigilanza della politica sulle libere espressioni dell?informazione. Siamo proprio il paese di pulcinella. ALESSANDRO FABI, MILANO Caro Fabi, lei si è perso il meglio. Almeno Rotondi si è limitato a telefonare a un fantasma. Ma la signora Laura Bianconi, vice presidente dei senatori berlusconiani, ha mostrato ben altro zelo, rivolgendo una interrogazione urgente ai ministri Scajola e Alfano «perché siano presi provvedimenti contro la trasmissione Rai, colpevole d?aver ospitato il signor Englaro senza controparte». (Riproduco dalle 12 righe del Manifesto di ieri, pagina 11. I grandi giornaloni della tradizione laico-liberale non hanno ritenuto di chiedere ai loro Mammasantissima, impegnati un giorno sì e uno no a mostrare il loro coraggio scrivendo male del Pd, un articoletto anche breve sul rapporto tra libertà del giornalismo e censura). «La Cina è vicina», si diceva negli anni Settanta. Lo è ancora, caro Fabi: infatti, apprendiamo proprio da quei giornaloni (che nascondono le rogne italiane ma quelle altrui le vedono qualche volta e le raccontano) che la polizia cinese ha messo sotto torchio un gruppo di 22 scrittori, avvocati, giornalisti, per aver contestato la mancanza di libertà nella tv cinese. Come vede, il regime di Pechino dev?essere l?ideale per senatori e ministri berlusconiani. Se anche la Rai fosse completamente cinesizzata, Fabio Fazio non potrebbe invitare Beppino Englaro a una trasmissione che, ripetiamo, non è un contenitore di tesi opposte, ma è un?intervista ad personam, come le Invasioni Barbariche di Daria Bignardi su La 7 e qualche altra oasi di libertà, rara oasi nel paese di Mussolini e del Minculpop. È nel ricordo del duce e del suo strumento liberticida che ci si appella a Scajola e Alfano, ministri dello sviluppo (con delega alle comunicazioni) e della giustizia. Ci mancano il ministro di polizia, la corte marziale e il boia di stato, quello a torso nudo con cappuccio e mannaia, nonché la Confraternita della Buona Morte, che accompagna le vittime al supplizio. Ma aspettiamo con fiducia il nuovo direttore generale Rai, che il governo potrà nominare non appena Villari avrà riconsegnato la poltrona e la vigilanza potrà procedere alle nomine degli amministratori. C?è anche un?altra dimenticanza a destra: e cioè che tutte o quasi tutte le volte che il loro capo è andato nei supersalotti tv, a cominciare da Porta a porta per il patto con l?Italia, ha preteso di essere solo, rifiutando ogni contraddittorio proprio là dove senza contraddittorio non esiste la trasmissione. Quanto alla nostalgia clericofascista per il Minculpop, ha fatto bene Marco Follini a ripredendere un tema a lui caro (e non solo a lui): abolire la Vigilanza sulla Rai. Una democrazia ? scrive ? dovrebbe semplicemente vergognarsi di avere uno «strumento di vigilanza sulla principale azienda culturale del paese, che ha in sé qualcosa di orwelliano». Ma se le nostre maggioranze politiche fanno di tutto per somigliare alla «fattoria degli animali», Orwell ci sta perfettamente.

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