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TARTICOLI DEL 7-13 gennaio
2009 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (42)
L'austerità secondo Napolitano
( da "EUROPA
ON-LINE" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica?, politica, del concetto di austerità «come necessità obiettiva» in rapporto «alla situazione internazionale (...), alla situazione specifica del nostro paese (...)alla difficoltà dell?allargamento della base produttiva del Mezzogiorno (.
Ma
non c'è libertà di coscienza nel Pd?
( da "Riformista,
Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: etica della vita e della morte con la posizione della Chiesa cattolica. Bel risultato! Pare un'assurdità. Eppure sulla prima pagina della Stampa (6/4/2008) ci fu un "maitre à penser" molto in voga che senza scherzare propose proprio al Pd, in nome della "laicità", "il sacrificio della libertà di coscienza dei propri eletti" in Parlamento.
il
cardinale agli immigrati "scegliete sempre la vita" - oriana liso
( da "Repubblica,
La" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: "laica" su un tema come l´aborto. «Chiedo di non lasciarvi contagiare dalla cultura contraria alla vita che si sta diffondendo: se in situazioni particolarmente difficili qualche donna - lasciata sola dal marito, dal compagno o dagli amici - sente la tentazione di liberarsi di una vita non ancora nata,
Barcellona,
lo spot per <dimenticare Dio>
( da "Corriere
della Sera" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: «Se funziona con i protestanti, perché non con i cattolici?», si sono chiesti gli «Atei di Catalogna » che, con altre organizzazioni sorelle (sempre in senso laico), come l'«Unione degli atei» e «Liberi pensatori » (Ual), hanno avviato una raccolta di fondi per tradurre in catalano e in spagnolo l'idea e lo slogan.
C'è
un appello dei cattolici sul Papa che parla di Gaza
( da "Foglio,
Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nessun cedimento laico alle pressioni vaticane: la saggezza della chiesa è costitutiva della nostra civiltà occidentale. Roberto Formigoni (presidente regione Lombardia), Mario Mauro (vicepresidente Parlamento europeo), Maurizio Lupi (vicepresidente Camera dei deputati).
Laici
e cattolici, la collaborazione passa per istituzioni più vigorose
( da "EUROPA
ON-LINE" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ricucire un rapporto fra laici e cattolici, in termini di reciproca compatibilità. Quali sono le aperture nel fronte laico? In primo luogo si avverte la necessità di rimarcare la distinzione tra stato laico e stato laicista. Lo stato laico riconosce il primato morale della coscienza individuale mentre lo stato laicista si sente interprete della verità configurando una dimensione di ?
In
Sardegna i vertici azionisti vanno a destra per avere posti
( da "Unita,
L'" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Efisio Trincas non conosce le nostre fondamenta di laicismo e antifascismo. Si schierò perfino contro i Pacs, lui, segretario di un partito da sempre in lotta per i diritti civili». Per i Rossomori sostenere Soru è un rifugio o una scelta? «Una scelta, perché porta avanti temi come il rispetto per l'ambiente, che ogni movimento identitario col suo territorio dovrebbe apprezzare.
Tettamanzi
rompe il silenzio ma non dice... ( da "Giornale.it, Il"
del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la reciprocità: è vero che in molti Paesi arabi i cristiani sarebbero stati falciati, se avessero pregato davanti a una moschea; però noi - noi cristiani ma anche noi laici che crediamo nella democrazia e nella libertà - facciamo benissimo a mostrare anche in questi casi la nostra diversità, sicuri che alla fine si rivelerà vincente.
La
Messa in dialetto bussa alla porta di Bertone
( da "Giornale.it,
Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: appoggiato non solo da molti laici, ma anche da diversi sacerdoti della diocesi e della curia. Lo stesso don Parodi ha infine auspicato che possa ritornare la celebrazione in genovese: «Anche se Parodi è un cognome genovese, io il genovese lo so poco. Ma mi fa piacere se sarà ripristinata questa tradizione che raccoglieva molti fedeli e faceva loro vivere un senso di identità molto forte.
Il
Papa: "Urge strategia contro le nuove povertà"
( da "Giornale.it,
Il" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: le aspettative di molti settori della società nei confronti della Chiesa cattolica": "Molti si aspettano che la Chiesa svolga con coraggio e chiarezza la sua missione di evangelizzazione e la sua opera di promozione umana". E a questo proposito ha citato in viaggi in Australia, Stati Uniti e Francia. Le discriminazioni dei cristiani Il Santo Padre chiede che si metta "fine all?
<Io,
prete gay all'attaccodell'ipocrisia cattolica>
( da "Secolo
XIX, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: come si chiamava padre Felice nel mondo laico, quando ancora abitava in Lombardia con la famiglia, non soltanto ne parla, ma lo fa con estrema naturalezza. Conferma padre Felice: «Per vivere l'omosessualità con serenità occorre accettare se stessi. E mettere un filtro alla dinamica della gerarchia ecclesiastica e omofobica».
solo
uno scontro di potere senza progetti condivisi - enrica morlicchio
( da "Repubblica,
La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Eppure la società civile a Napoli - nelle sue diverse componenti laiche, cattoliche e di altra confessione: penso ad esempio alla comunità valdese e a quella ebraica - è vitale in maniera sorprendente e continua a esprimere forme di resistenza al degrado e a formare personalità di rilievo. Nessuna di esse è stata chiamata a fare l´assessore.
Atei
e cattolici, scontro a colpi di bus Un parroco di Madrid lancia una campagna
pubblicitaria sui mezzi pubblici: <Dio esiste>. È la risposta ai gruppi
ultra-laicisti che avevano ( da "Giornale.it, Il"
del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma la campagna laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida per accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona.
Scuse
per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: <Non è il caso> Oggi
incontro tra... ( da "Giornale.it, Il"
del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma ad alcuni importanti esponenti del mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non si è trattato di una provocazione»,
Islamici
in piazza Maggiore Stavolta vanno dietro al Pd
( da "Riformista,
Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Vecchi ne ha anche per i cattolici del Pd: «Quando c'è qualche tema non negoziabile, o dicono qualcosa di storto o stanno zitti. A parte poche eccezioni. Ma essere cattolici laici non significa sostenere qualcosa di diverso dai propri vescovi, casomai qualcosa di sensato».
il
regno: democratici avviati al declino
( da "Repubblica,
La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: fondatore della congregazione costituita di sacerdoti e laici consacrati, «il Pd, che in poco più di un anno ha esaurito le ragioni fondamentali della sua costituzione, è un partito senza passato e senza futuro che vive solo del presente dei suoi dirigenti, della dialettica del loro potere personale, non ha ragion d´essere».
Atei
e cattolici, scontro a colpi di bus
( da "Giornale.it,
Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma la campagna laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida per accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona.
RELIGIONE
E IDENTITÀ CAPITOLINA ( da "Corriere della Sera"
del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Roma capitale del mondo cattolico è anche capitale di una stato laico moderno con cittadini di diverso credo religioso. Nel tempo, in un modo o nell'altro, gli italiani di religione diversa dalla cattolica hanno definito i loro spazi di culto. Gli ebrei, innanzitutto, presenti a Roma già prima dell'avvento del cristianesimo e i protestanti,
Camon:
noi del Nordest trascurati, ha ragione Sgorlon
( da "Corriere
della Sera" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Sono respinto dalla cultura egemone (laica, progressista, a volte avanguardista, dell'area Repubblica-Espresso, per intenderci)... Ritengo che la ragione più vera della sua stroncatura sia che lei appartiene a una cultura diversissima dalla mia... Non sono un cantastorie "presuntuoso", come lei afferma, ma un cantastorie e basta ».
Scuse
per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: "Non è il caso"
( da "Giornale.it,
Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma ad alcuni importanti esponenti del mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non si è trattato di una provocazione»,
Rotterdam:
il nuovo sindaco viene dal Marocco ed e' un'islamico moderato
( da "Voce
d'Italia, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nemico della civiltà europea che mai e poi mai potrà annacquarsi in una dimensione laica, lasciando alla religione la sola sfera intima dell?individuo e rispettando nella vita pubblica i principi dell?illuminismo e dell?habeas corpus? E? una scommessa che tutti in Olanda aspettano con trepidazione. Sergio Bagnoli
VORREI
DISTINGUERE LE LEGGI TRA LEGGI SOCIALI , QUELLE CHE STABILISCONO REGOLE E
COMPORTA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica che si avvia a diventare «fondamentalismo religioso». Credo, indfatti, che sia estremamente difficile essere di destra e allo stesso tempo laico, e la promessa di fare degli italiani il «Popolo della Libertà», non è completa se la «mia» libertà è condizionata dalla mancanza di leggi a sua tutela o se essa viene appena garantita da ipocrite normative dettate da un invadente
Per
Samir l'islam non prega, conquista
( da "Foglio,
Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Con lui parliamo della controversa manifestazione islamica davanti al duomo di Milano e della reticenza della cultura laica e cattolica a comprenderla. Se le chiese tedesche pregarono contro Hitler e Pio XII lo fece contro lo stalinismo comunista, dimostrando così la funzione anche politica dell?atto cultuale, secondo Samir le preghiere islamiche nelle piazze italiane sono di tutt?
PREGHIERA
POLITICA ( da "Stampa, La"
del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la sua normalità presuppone un solido giudizio laico (di credenti e non credenti) che non è affatto ovvio nel nostro Paese. Poi l'evento è stato rapidamente archiviato sotto l'incalzare di altri avvenimenti «più normali»: dalla crisi del Comune di Napoli alle grandi nevicate al Nord. Ma è rimasto un evidente disagio, soprattutto nel mondo cattolico.
Un
centro di cultura che chiede il rispetto di tutti
( da "Corriere
della Sera" del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: han diritto a luoghi di preghiera nei quartieri, il cardinale mostrò di salvaguardare il civismo di Milano e di avere a cuore la convivenza quale frutto di apporti diversi, che poi ciascuno vive e offre al cielo nell'intimo o per tradizione e cultura. Si rivelò più laico di molti uomini di fede, cristiani e dell'Islam. Marco Garzonio
GIGI
DI FIORE IL DIBATTITO DOVREBBE ENTRARE NEL VIVO IN COMMISSIONE SENATO TRA UNA
DECINA DI GIOR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a contrapposizioni ideologiche tra laici e cattolici - dice il senatore Calabrò - Non giochiamo in due squadre in contrapposizione, in questa materia dovremmo invece tutti puntare ad affermare alcuni valori, come il rispetto per il principio dell'indisponibilità della vita. Credo si tratti di un valore radicato tra i credenti come tra i laici».
Il
Papa ai neocatecumenali. ( da "Giornale.it, Il"
del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono state aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato attraverso i vostri Iniziatori.
Giulio
Andreotti l'ultimo conservatore ( da "Riformista, Il"
del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ancora oggi Benedetto XVI chiede ai politici di farsi valere: «Serve una classe di laici cattolici impegnati in politica», ha detto. C'è oltre il Tevere qualche nostalgia della Dc? Non credo. Se si ha nostalgia la sia ha per un certo modo di fare politica. Andreotti in questo senso deve essere ancora oggi un esempio. Ma nostalgia della Dc credo non ve ne sia.
Belgio:
sì alla ricerca sugli embrioni, la Chiesa insorge
( da "Corriere
della Sera" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il re promulga la normativa: è la prima volta in Europa di uno Stato cattolico Belgio: sì alla ricerca sugli embrioni, la Chiesa insorge Biobanca La banca degli embrioni «orfani» mai partita in Italia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — «Alberto II re dei Belgi, a tutti, cittadini presenti e futuri, salve.
Prete
gay, da Avvenireinsulti senza argomenti
( da "Secolo
XIX, Il" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per quanto si proclami orgogliosamente laico)? E quali sarebbero le "battaglie ideologiche" di un giornale che, per fare un solo esempio, non si è mai permesso di accusare la gerarchia cattolica di ingerenza negli affari interni dello Stato italiano, anche quando ha chiesto il cambiamento di leggi come quella sull'aborto e sulle cellule staminali,
Svastiche
e stelle di David su negozi ebrei
( da "Manifesto,
Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non è in sintonia con un partito che professa il tradizionalismo cattolico di stampo lefebvriano. Stesso discorso per i "laici" di Casa Pound che tra l'altro dell'antisemitismo non fanno una bandiera. Intanto altre scritte neofasciste («Me ne frego» e «Dux») sono apparse, sempre ieri notte, a Centocelle. Davanti al monumento ai partigiani.
"la
chiesa sbaglia a dialogare con loro"
( da "Repubblica,
La" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che in piazza Duomo si va per andare a una messa cattolica». Allora bisognerebbe vietare le manifestazioni pro Hamas? «La libertà di manifestazione non deve essere messa in discussione. Ma le modalità sì. Mi pare strano che ci siano state a Milano tre manifestazioni con roghi di bandiere senza che nessuno abbia detto qualcosa.
Morto
Laghi, il diplomatico del Vaticano
( da "Corriere
della Sera" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolico dei militari, che viene rimproverato a Laghi e utilizzato per accusare la sua impotenza davanti alla tragedia dei desaparecidos. Accuse che forse nascondono un indulto morale per il clero, l'episcopato e il laicato argentino, certamente più coinvolti nella mattanza, e che diventano plateali (va ricordato) dopo che il 26 dicembre 1994,
Noi,
fragili, contro la marea musulmana
( da "Giornale.it,
Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per quanto laica sia la nostra società, si fonda su valori che, già presenti nella romanità, sono stati forgiati dal cristianesimo e rimangono a fondamento della nostra convivenza civile anche quando non ci accorgiamo più della loro origine cristiana. Credenti oppure no, dunque, non possiamo lasciar prevalere l?
A
Gaza si combatte un conflitto nuovo
( da "Corriere
della Sera" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Segni di rimozione appaiono anche le reazioni di certi laici nonché di esponenti di spicco della Chiesa cattolica di fronte alla preghiera di massa organizzata dalla fratellanza musulmana contro il nemico sionista (al termine di raduni in cui si bruciano le bandiere di Israele), di fronte cioè a manifestazioni che vedono impegnati i sostenitori di Hamas presenti all'interno dell'
<Pregano
sui sagrati? Non preoccuparsi sarebbe da ingenui>
( da "Giornale.it,
Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sono i laici a trovare modi e tempi per il dialogo. Mentre spetta alle istituzioni garantire un'effettiva libertà religiosa a chi vive nel nostro Paese». Crede che l'Occidente in questo frangente si stia mostrando debole? «La debolezza culturale dell'Occidente è stata segnalata tante volte da Benedetto XVI.
"l'emilia
accolga gli englaro" ( da "Repubblica, La"
del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ci sono le firme di 250 persone, intellettuali, laici e cattolici, e di semplici cittadini, nell´appello rivolto al presidente della Regione Errani e all´assessore alla Sanità Bissoni per accompagnare Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio. La vicesindaco Scaramuzzino: «Un gesto simbolico perché si rispetti la legge».
"un
ospedale emiliano per eluana" - ilaria venturi
( da "Repubblica,
La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici ma anche cattolici, e di semplici cittadini ILARIA VENTURI «ACCOGLIETE Eluana nelle strutture sanitarie della nostra regione». Per il suo ultimo viaggio. E´ nato in modo spontaneo, ma in pochi giorni ha raccolto a Bologna più di 250 firme l´appello inviato domenica sera al governatore Errani e all´assessore alla Sanità Giovanni Bissoni.
la
religione civile che manca all'italia - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica" cioè universale, non sarà fedele al suo compito che è spendersi "per la vita del mondo". La situazione del Paese richiede a ogni italiano, laico o cattolico, con responsabilità politiche in campo civile o in campo ecclesiastico, di ripensare il proprio rapporto con la società secondo ciò che in termini religiosi si chiama "
<Quelle
preghiere in piazza sono bestemmie>
( da "Giornale.it,
Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Noi dobbiamo riprendere i nostri valori fondati sul cristianesimo, che rimane il fondamento della nostra convivenza civile anche se siamo laici, e bloccare la follia del fondamentalismo. Avremmo mai pensato un anno fa che centinaia di persone pregassero in piazza del Duomo rivolti alla Mecca?». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Il
grande silenzio laico ( da "Foglio, Il"
del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: rimarginata grazie allo stato laico. Per questo, probabilmente, tace sulla questione il presidente della Repubblica, tace il presidente del Senato, tace il presidente della Camera, il presidente del Consiglio, il ministro dell?Interno. L?ultimo episodio segna un salto di qualità, comunque lo si giudichi e comunque si intenda definire una possibile risposta:
Il
contraddittorio per Englaro non per Berlusconi
( da "EUROPA
ON-LINE" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I grandi giornaloni della tradizione laico-liberale non hanno ritenuto di chiedere ai loro Mammasantissima, impegnati un giorno sì e uno no a mostrare il loro coraggio scrivendo male del Pd, un articoletto anche breve sul rapporto tra libertà del giornalismo e censura). «La Cina è vicina», si diceva negli anni Settanta.
( da "EUROPA ON-LINE" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
LAB L?austerità
secondo Napolitano MARIO LAVIA Le parole del messaggio di fine anno del capo
dello stato hanno echeggiato, secondo alcuni
osservatori, quelle espresse nel 1977 da Enrico Berlinguer. Fra questi c?è
Bruno Miserendino che sull?Unità del 2 gennaio vi ha dedicato un articolo nel
quale ha ricordato che dietro le frasi dell?allora segretario del Pci
(«L?austerità come occasione di cambiamento») «c?era un progetto importante,
c?era una chiamata a raccolta di tutta l?intellighenzia progressista del nostro
paese, c?era una sfida rivolta no solo alla destra ma soprattutto ai
conservatorismi e ai riflessi condizionati di tanta sinistra ». Su Europa Mario
Rodriguez ha messo invece in guardia da queste analogie: «Accostare il concetto
?sobrietà? usato da Napolitano con quello di ?austerità? utilizzato da
Berlinguer è un?operazione che soprattutto non aiuta a mettere a fuoco la crisi
che stiamo vivendo ». In un vecchio volume cui peraltro Rodriguez collaborò
(una raccolta di interventi di Napolitano, all?epoca uno dei massimi dirigenti
del Pci) abbiamo ritrovato il testo del discorso che egli tenne alla camera del
31 ottobre 1978. Dal quale si ricava in effetti l?impostazione del tutto
?laica?, politica, del concetto di austerità «come necessità obiettiva» in
rapporto «alla situazione internazionale (...), alla situazione specifica del
nostro paese (...)alla difficoltà dell?allargamento della base produttiva del
Mezzogiorno (...)» oltre che «come affermazione di una nuova scala di valori e
come ricerca dei modi più razionali, più economici e socialmente più avanzati
dei bisogni reali dei singoli e delle masse». Dunque, per il Napolitano del ?
( da "Riformista, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Ma non c'è libertà
di coscienza nel Pd? Caro direttore: "Fine-vita: Marino sfida il Pd. Il
mio partito deve dire se sta con me o con la Binetti e la Roccella"!
Domenica sulla prima di questo giornale leggo questi toni perentori attribuiti
al senatore Ignazio Marino, illustre medico, noto anche per la ripetuta
affermazione di identità "cattolica", e come tale da anni protagonista
di una ripetuta distinzione tra "etica della responsabilità",
attribuita a sé e a chi è d'accordo con sé, ed etica dei "principi",
dei "precetti" o dei "diktat", attribuita sempre alle
posizioni dette della Chiesa cattolica rappresentata da Papa e vescovi e da
tanta tradizione della teologia morale ufficiale. Leggo e ragiono. A parte
l'apoditticità un po' estrema dell'autoinvestitura, sorprende il senso di
proprietà privata che la "sfida" esprimerebbe nei confronti del
"partito": "Il mio?"! E viene spontanea una domanda. Che
senso ha questa pretesa che il partito, come tale, scelga di stare con Ignazio
Marino e, nel caso della fine-vita, ma non solo, con Marco Pannella e con buona
parte dell'intellighentsia "laica" che si esprime sui grandi giornali
chiedendo l'eutanasia e altre scelte "per legge" - nb: per legge! - e
nella pratica butti fuori in apparenza solo "la Binetti" - la
Roccella è già altrove - ma in realtà anche tanti cittadini italiani, cattolici e anche non cattolici,
solo per il fatto che si trovano liberamente a concordare, sui problemi di
bioetica, tutti o anche solo in parte, con le opinioni dottrinali della Chiesa?
Così il partito diverrebbe soltanto proprietà di Marino e di chi la pensa in
tutto come lui, e tutti gli altri, coloro che hanno posizioni diverse,
dovrebbero o considerarsi "fuori" o rinunciare ad avere, o anche solo
a manifestare la loro libera coscienza che li fa sentire d'accordo in tutto o
in parte con punti di fondo dell'etica della vita e della
morte con la posizione della Chiesa cattolica. Bel risultato! Pare
un'assurdità. Eppure sulla prima pagina della Stampa (6/4/2008) ci fu un
"maitre à penser" molto in voga che senza scherzare propose proprio
al Pd, in nome della "laicità", "il sacrificio della libertà di
coscienza dei propri eletti" in Parlamento. In pratica è quello che
ora chiede il senatore Ignazio Marino. Il "suo" partito sia solo suo,
e butti fuori tutte le Binetti e tutti quelli che osano pensarsi d'accordo con
la Chiesa cattolica sul fine-vita e problemi annessi, presenti e futuri? Beh!
Il Pd è già messo male, anche in sede di voto, nei confronti di tante coscienze
libere e pensanti in proprio anche per avere accolto, nonostante tante voci
contrarie e preoccupate, i Radicali estremisti etici e feudo personale e
l'ambiguo giustizialismo alla Di Pietro. Tra l'altro, pura coincidenza, stesso
giorno, leggo su Repubblica un'accusa pesante: "Il Pd azzera i cattolici". Viene dal "cattolico" Dellai, che
pure al Pd nel Trentino di recente ha consentito con la sua candidatura l'unico
recente successo elettorale. Se dunque il Pd pensa di seguire il consiglio di
Ignazio Marino faccia pure: ci vuole poco a fare la fine di altri. E allora? La
risposta che a me pare giusta è forse troppo semplice per la raffinata pretesa
di chi si sente titolare unico di "responsabilità" e
"libertà" moderna e pretende che il "suo" partito lo segua,
ma è questa: sui punti in cui la dottrina della Chiesa risulta impegnativa per
la coerenza cristiana e cattolica, il partito come tale lascia piena libertà di
coscienza a tutti i suoi eletti e anche elettori. In questo modo si rispetta la
pluralità di fatto delle visioni morali espresse nella nostra società, e quando
si passa alla formulazione delle leggi - che sono uguali per tutti e su cui
quindi tutti, eletti o nel caso di referendum elettori debbono essere liberi di
pronunciarsi - la decisione è semplicemente democratica: gli eletti - o nei
referendum gli elettori - votano liberamente e la maggioranza decide, o in
accordo o in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa. Ricordo, tra
l'altro, che in qualche circostanza decisiva - divorzio (1970 e 1974) e aborto
(1978 e 1981) - ci fu, feconda e fruttuosa, la "mediazione" della
politica, e in particolare dei cattolici nella
sinistra di allora, in particolare nel Pci dell'era Berlinguer, che ebbe il
massimo del consenso dei cittadini, anche cattolici
dichiarati. Oggi dov'è, la mediazione della politica, se Marino, dichiarandosi
"cattolico", decide di sposare direttamente quella che chiama in
esclusiva "etica della responsabilità", nel caso direttamente opposta
a quella dei diktat e dell'oscurantismo della dottrina della Chiesa? Insomma: a
me non risulta che le leggi italiane le abbia mai fatte direttamente la Chiesa,
e/o che esse non siano passate per il voto del Parlamento e del popolo dei
cittadini tutti. Se a qualcuno risulta il contrario è pregato di dimostrarlo.
Concludendo? Concludendo, se il Pd vuole davvero finire ai margini, e
rinunciare per sempre a qualsiasi possibilità di tornare ad avere i consensi
della maggioranza degli italiani, segua il consiglio autocratico della
"sfida" del senatore Marino. In questo caso, però, anche se l'anno è
appena iniziato viene spontaneamente non un augurio, ma una previsione: buona
fine! di Giovanni Gennari 07/01/2009
( da "Repubblica, La" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Milano Il
cardinale agli immigrati "Scegliete sempre la vita" "Milano
faccia di più per chi viene da lontano" "Sebbene sole e nel disagio,
le donne sappiano chiedere aiuto per vivere la gioia di essere madri"
ORIANA LISO è una dichiarazione di speranza in una città che accolga - perché
ora è una «Milano che deve fare di più per gli stranieri» -, una dichiarazione
di amore per le nuove vite che possono nascere solo dall´accoglienza e dalla
fiducia che le donne immigrate devono poter trovare, per non ricorrere a decisioni,
come l´aborto, dettate dalla necessità. «Vi ammiro e vi ringrazio per l´esempio
che date, di chi non si lascia abbattere dalle difficoltà e dalle fatiche, di
chi sa portare l´indigenza e il dolore con dignità». Ma, anche, «vi ammiro e vi
ringrazio per la gioia così esplosiva e comunicativa che dimostrate e per
l´amore generoso che portate alla vita». Chi ringrazia è il cardinale Dionigi
Tettamanzi. I ringraziati sono gli immigrati che vivono a Milano, che danno una
«testimonianza preziosa per la nostra città che invecchia e cerca di
sopravvivere aggrappandosi agli pseudovalori di un benessere solo materiale».
Che, dall´altra parte, hanno bisogno di un´iniezione di fiducia, soprattutto le
donne, una risorsa importante per questa città, ma anche l´anello più debole di
questa catena imperfetta. Parole, quelle del cardinale, che ieri pomeriggio
hanno varcato i portali del Duomo, dove si svolgeva la tradizionale messa per
la Festa dei Popoli, con le danze dei bimbi cingalesi, i canti etiopi, le
preghiere sudamericane. è alla "famiglia migrante", che Tettamanzi si
è rivolto: una famiglia che, come traspare da molti passaggi della sua omelia,
è cristiana, spesso cattolica. Proprio come i milanesi che, molte volte, vedono
nello straniero solo una minaccia, mai una risorsa, tantomeno un fratello di
fede, mai «una realtà concreta e molto bella». E invece, ricorda il cardinale,
«Dovremmo ricordarcelo tutti più spesso: pensando a voi migranti la maggioranza
di chi è milanese da più generazioni pensa alle differenze, spesso vi guarda
con qualche pregiudizio. Invece a ben guardare i due tratti più importanti che
contraddistinguono ogni persona - l´umanità e la fede - sono gli stessi,
identici!». L´omelia del cardinale era stata preceduta, poco prima dell´inizio
della messa, da uno scambio di battute fuori dal Duomo. A chi gli chiedeva se
la città si impegna abbastanza per gli immigrati, ha risposto: «Milano fa tante
cose, ma penso che debba farne tante altre ancora». E forse, tra queste cose,
c´è anche l´aiuto alle donne straniere, che hanno avuto un posto d´onore
nell´omelia di Tettamanzi, particolarmente esplicita e, in un certo senso, "laica" su un tema come l´aborto. «Chiedo di non
lasciarvi contagiare dalla cultura contraria alla vita che si sta diffondendo:
se in situazioni particolarmente difficili qualche donna - lasciata sola dal
marito, dal compagno o dagli amici - sente la tentazione di liberarsi di una
vita non ancora nata, si faccia coraggio, entri in chiesa, preghi,
condivida con un fratello o una sorella di fede la propria difficoltà, l´aiuto
non le sarà negato». Un problema reale, che coinvolge tante donne straniere,
come raccontano le esperienze degli ospedali milanesi. Un problema che fa parte
di quel «viaggio fatto di vicende belle e brutte» che per il cardinale è la
vita di ogni migrante. Un richiamo preciso al valore della vita, alla necessità
di trasmettere la fede ai propri figli, ma anche ad un grande slancio di
solidarietà tra i singoli: «Non aspettiamo che siano gli altri - le istituzioni
e le diverse forme di volontariato - ad aiutarvi, anzitutto datevi da fare tra
di voi». Un invito alla solidarietà a cui risponde anche l´assessore comunale
alle Politiche sociali Mariolina Moioli: «Di fronte all´invito del cardinale,
che ci incita a fare di più e meglio, rispondo che la sua parola per noi è uno
stimolo importante».
( da "Corriere della Sera" del 07-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2009-01-07 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Il caso Associazioni di atei lanciano una campagna con manifesti
sui bus: «Godetevi la vita» Barcellona, lo spot per «dimenticare Dio» DAL
NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID — Non reclamizzano nulla. Non cercano di vendere
niente. Promuovono soltanto la rottamazione dei sensi di colpa; e invitano a
salire leggeri sugli autobus di Barcellona: capolinea, la felicità. Non eterna,
d'accordo, ma immediata. E, soprattutto, laica. I manifesti che stanno per
apparire sui mezzi pubblici di Barcellona non sono una trovata dell'azienda dei
trasporti per incentivare l'uso dei mezzi pubblici: ad affittare le fiancate
dei bus cittadini sono state le organizzazioni ateiste, decise a incrinare le
certezze, o a spazzare via gli ultimi dubbi, di quanti ancora credono o
comunque non escludono l'esistenza di inferno e paradiso. Folgorati sulla via
di Londra (senza allusioni al nuovo testamento), gli atei catalani si sono
ispirati a una campagna analoga affidata poco tempo fa ai bus inglesi: «Dio
probabilmente non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita», lo slogan
sugli striscioni laterali. «Se funziona con i protestanti,
perché non con i cattolici?», si sono chiesti gli «Atei di Catalogna » che, con altre
organizzazioni sorelle (sempre in senso laico), come l'«Unione degli atei» e
«Liberi pensatori » (Ual), hanno avviato una raccolta di fondi per tradurre in
catalano e in spagnolo l'idea e lo slogan. In poche ore, come informa il
sito http://ateus.org/, sono stati raccolti mille euro e sono state aperte le
trattative con l'agenzia che noleggia gli spazi pubblicitari sui mezzi pubblici
di Barcellona. Le prime due linee di bus miscredenti sarebbero già dovute
entrare in circolazione ieri, ma per ragioni non specificate, l'inaugurazione è
slittata al 12 gennaio. L'Epifania e i re Magi sono ancora molto celebrati in
Spagna, dove il 6 gennaio è il giorno dello scambio dei regali, anche se
probabilmente non è stato questo il motivo del rinvio.
Né la gelida reazione della curia: «La fede nell'esistenza di Dio non è fonte
di preoccupazione — ha risposto infatti l'arcivescovato di Barcellona — e nemmeno
un ostacolo per godere onestamente della vita. è invece un solido fondamento
per vivere la vita con attitudine di solidarietà, di pace e un senso di
trascendenza ». Il vero contropiede, però, è arrivato dall'alto: una pioggia di
centinaia di milioni di euro, frutto del sorteggio delle lotterie di Natale e
del NiÑo, che hanno ripartito quest'anno tra Barcellona e provincia il grosso
del bottino natalizio, il «Gordo», come si chiama in Spagna; e ieri anche
quello della «Befana d'oro», dotata di 3 milioni di euro. Quanto basta per far
accendere un dubbio e un cero anche al più scettico degli anarchici di
Catalogna. Slogan «Dio probabilmente non esiste. Smetti di preoccuparti e
goditi la vita». Un fotomontaggio mostra come lo slogan sarà posizionato sugli
autobus di Barcellona; più a sinistra, su quelli di Londra Elisabetta Rosaspina
( da "Foglio, Il" del 07-01-2009)
Argomenti: Laicita'
7 gennaio
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Laici e cattolici, la collaborazione passa per istituzioni più
vigorose SALVATORE RAITI Dopo le affermazioni di Sua Santità Benedetto XVI che
proprio in Francia ha riproposto la necessità di un solido rapporto tra la
religione e lo stato laico, nel mondo di oggi in cui l?individuo,
nella sua qualità di cittadino, viene sollecitato a condividere decisioni ad
elevata rilevanza etica in materia di famiglia, di diritto alla vita, che
mettono in discussione i tradizionali confini tra coscienza civile e coscienza
religiosa, una riflessione sembra a noi opportuna. È possibile evitare una
divaricazione tra etica religiosa ed etica laica? Il problema, già di per sé
rilevante, assume attualità anche dal lato della prospettiva politica, in
presenza di iniziative, come quella del Partito democratico, che prevedano la
confluenza di forze storiche laiche e cattoliche, ritenendo mature le
condizioni per superare antichi steccati al fine di fronteggiare potenziali
effetti devastanti di una modernità senza confini. La riflessione riguarda l?esistenza
di condizioni per ricucire un rapporto fra laici e cattolici,
in termini di reciproca compatibilità. Quali sono le aperture nel fronte laico?
In primo luogo si avverte la necessità di rimarcare la distinzione tra stato laico e stato laicista. Lo stato laico riconosce il primato morale della coscienza
individuale mentre lo stato laicista si sente
interprete della verità configurando una dimensione di ?stato
etico? che si fa promotore di una propria concezione morale della vita. Lo stato laico, nella sua corretta interpretazione, riconosce
il pluralismo dei valori ed è incompatibile con ogni forma di assolutismo nel
campo religioso, così come nel campo politico culturale. Questa ?autonomia?
dello stato laico non può, in secondo luogo,
tramutarsi, secondo opinioni laiche autorevoli, in ?indifferenza? rispetto ai
valori della tradizione che sono alla base della storia costituzionale dei
singoli stati. Ciò perché la religione non è solo rivelazione e credenza. È
anche sentimento, riti, simboli che concorrono alla rappresentazione
identitaria di un popolo. Basta vedere l?Italia ove il regresso di adesioni
alla dimensione trascendente della fede non ha intaccato il radicamento delle
pratiche religiose. Ma più ancora significative sono le aperture del mondo
laico quando si mette in dubbio «che la costituzione di uno stato
liberale sappia provvedere ai propri bisogni di legittimazione in modo
autosufficiente indipendentemente da tradizioni religiose o metafisiche». È il
filosofo laico Habermas a dare corpo a questo sentimento ponendosi nella linea
ereditaria del pensiero illuminista e Kantiano, per il quale la laicità dello stato non significa assenza di fondamenti razionali della
moralità. In più Habermas sostiene che, a fronte di una «potenziale modernizzazione
aberrante della società che potrebbe rendere debole il legame democratico ed
esaurire quella particolare forma di solidarietà civile da cui lo stato democratico dipende», il pensiero laico ed il pensiero
religioso devono aprirsi ad un reciproco apprendimento, integrando i patrimoni
del cristianesimo e della razionalità occidentale. Ma non meno importanti sono
le aperture nel mondo cattolico, figlie del travaglio post-conciliare. C?è la
rinuncia ad una pretesa di monopolio nell?interpretazione ed organizzazione
complessiva della vita del credente. C?è l?affermazione, non strumentale, della
libertà di coscienza che si richiama «alla dignità ontologica della persona
umana che esige di non essere sottoposta a costrizioni esteriori che comprimono
la coscienza nella ricerca della vera religione » (Paolo VI). Ma il dibattito
all?interno della chiesa cattolica va oltre ponendosi il problema dell?accesso
alla verità. È il Cardinal Martini ad affermare che «non è vero che tutte le
verità sono uguali ma sarà quando verrà il Signore che finalmente tutti
sapremo. Allora le opere dell?uomo appariranno nel loro vero valore e tutte le
cose si chiariranno si illumineranno, si pacificheranno». Il teologo conciliare
Schillebeckx parla di una nuova concezione cattolica della tolleranza che senza
mettere in discussione la realtà oggettiva della verità, tiene conto del
soggetto ragionante, cioè della persona umana. «Il nostro spirito non crea la
verità ma la scopre e soltanto come verità scoperta essa diviene la regola dei
nostri pensieri». I termini auspicabili di una collaborazione tra laici e cattolici: un primo dato è che la distinzione fra sfera
della politica e della fede appartiene sia alla tradizione del cristianesimo
che della razionalità occidentale. Questa distinzione non significa reciproca
indifferenza. Sul piano politico implica che il laico deve prendere atto che la
presenza del discorso religioso nella sfera pubblica corrisponde ad un fenomeno
sociale che ha radici profonde nella società civile. Nello stesso tempo il
credente deve prendere atto che questa presenza nella sfera pubblica lo
costringe inevitabilmente a misurarsi con le regole della democrazia e con i
problemi della tolleranza posti dalla pluralità delle culture e delle
religioni. Questa regola di convivenza può reggere alla condizione che leggi di
stato e morale religiosa non diano luogo a
sistematiche deviazioni. Se guardiamo alla situazione italiana si può ritenere
che esistono alcune premesse che possono facilitare un rapporto collaborativo
fra laici e cattolici: esiste una condivisione diffusa
nella popolazione italiana a favore di alcuni principi antropologici ed etici
che operano a tutela della famiglia, del diritto alla vita, di un uso
consapevole delle nuove tecnologie aventi rilevanza bioetica; a tutela di
questa condivisione è necessario che le istituzioni e le culture che la
generano, sia laiche che cattoliche, riprendano vigore e rivitalizzino i valori
che sono a fondamento della migliore tradizione del pensiero laico e cattolico,
contenendo le spinte estremistiche degli opposti schieramenti; questa
condivisione è, infine, sostenuta dalla persistenza di una forte religiosità
popolare fatta di pratiche devozionali, di un articolato associazionismo
caritatevole, che non è di ostacolo allo svilupparsi, parallelo, di istituzioni
secolari che operano nella società civile per eguali finalità altruistiche. Da
ultimo non può essere sottaciuto un problema di fondo. La condivisione di
valori in materia di contenuti morali della vita ha una diversa giustificazione
per cattolici e laici. Per il credente è la fede, è la
rivelazione, per il laico è la ragione, al servizio di una compiuta
realizzazione della dimensione umana. Ma se il laico e il credente condividono
un comune impegno alla ricerca e alla verità la conclusione è che possono
percorrere un cammino comune, pur nell?ambito di un diverso modo di
appartenenza. Si tratta di condividere quel minimo di morale accessibile alla
ragione degli uomini su alcune questioni fondamentali della vita e della morte.
( da "Unita, L'" del 08-01-2009)
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«In Sardegna i
vertici azionisti vanno a destra per avere posti» Claudia Zuncheddu ha capelli
neri accorciati di recente e gli occhi «giallognoli». È lei che trova questo
colore particolare, «qui in Sardegna è condiviso e non ho incursioni straniere
nell'albero genealogico. ». È sarda e sardista. Da una settimana è anche
scissionista, perché ha salutato il Partito Sardo d'azione dopo la scelta dei
vertici di stare con Cappellacci nella corsa a governatore. «Una scelta contro
natura, quelli sono predatori delle nostre terre. Pensano al cemento e alle
carriere», fa la 57enne consigliera comunale a Cagliari, medico di base, con
l'aria stanca dopo dieci ore di ambulatorio, ma lo spirito agguerrito. La
giornata non è ancora finita: sta andando alla riunione dei Rossomori, i
fuoriusciti del Psd'Az. Per lo storico Giuseppe Fiori, il cavaliere di
Rossomori era lo scrittore Emilio Lussu, padre del sardismo, antifascista. Il
cavaliere di Villa Certosa è un'altra cosa. All'avvio della campagna elettorale
di Soru si sono viste molte bandiere dell'indipendentismo. Vi siete contati?
«Prima di riporle, le abbiamo volute sventolare ancora una volta. Per dire che
i sardisti stanno con Soru». Ma il partito sta di là. Perché? «La leadership ha
fatto scelte di potere personale. Chi traghetta il Psd'Az a destra spera di
ricavarne posti. È più facile far carriera con Berlusconi. La storia di Giacomo
Sanna, presidente del partito, lo dimostra: alle politiche del 2006 si candidò
con Bossi in Lombardia. In Sardegna i sardisti si schierarono per Prodi, che
con questi voti conquistò i seggi dell'Isola». La Lega, con il suo radicalismo
territoriale, ha perfino senso. Ma il "turista" Berlusconi. «No, il
federalismo di Bossi non ha niente a vedere con le nostre rivendicazioni: è
egoista, segna il confine del benessere e lo fa dopo aver sfruttato per anni la
forza lavoro del Sud. Sul cavaliere di Arcore c'è poco da dire: è l'autentico
colonialista, cosa c'entra con la nostra ambizione d'indipendenza? Il
segretario Efisio Trincas non conosce le nostre fondamenta
di laicismo e antifascismo. Si schierò perfino contro i Pacs, lui,
segretario di un partito da sempre in lotta per i diritti civili». Per i
Rossomori sostenere Soru è un rifugio o una scelta? «Una scelta, perché porta
avanti temi come il rispetto per l'ambiente, che ogni movimento identitario col
suo territorio dovrebbe apprezzare. Il decreto salvacoste ci ha
risparmiato una colata di cemento assassina». Claudia Zuncheddu
( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
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n. 7 del 2009-01-08
pagina 1 Tettamanzi rompe il silenzio ma non dice quel che pensa di Michele
Brambilla Abbiamo discusso a lungo, ieri sera in redazione, sul comunicato con
il quale la Curia di Milano ha preso posizione - dopo cinque giorni - sulla
preghiera islamica in piazza Duomo. La prima reazione è stata di sollievo: i
più pessimisti di noi, infatti, temevano che dal documento sarebbe emersa una proposta-sanatoria:
costruiamo una moschea in piazza Duomo, in fondo a Milano dovrebbe essercene
una per quartiere e in centro non c?è ancora. Niente di tutto questo, invece.
Il comunicato lo pubblichiamo integralmente qui sotto: così, ciascuno può farsene
un?opinione. Noi, ai nostri lettori, abbiamo comunque il dovere di far
conoscere la nostra, di opinione. Sul «caso» ci siamo esposti, infatti: e non
possiamo nasconderci. E proprio su questo ci permettiamo - con il massimo
rispetto - di avanzare una riserva sulla forse eccessiva prudenza, diremmo
quasi sulla riservatezza che traspare tra le righe del comunicato della Curia.
Il quale dice che «le cronache parlano di...»; che «molti hanno interpretato
questa preghiera come un affronto alla fede cattolica nel suo luogo più
simbolico ed alto in città...» eccetera eccetera. Tutto vero: le cronache
parlano di, e molti hanno interpretato. Ma quel che dicono le cronache e i
molti lo sapevamo: ci saremmo aspettati di leggere, in modo chiaro e diretto,
anche il pensiero della Chiesa milanese. L?unica condanna netta, nel comunicato
della Curia, non riguarda la preghiera davanti al Duomo, ma il gesto di
bruciare le bandiere di Israele, definito «deplorevole». Intendiamoci bene.
Sappiamo benissimo che il linguaggio di una Curia è e deve essere, per
definizione, prudente e diplomatico. Non a caso del miglior Andreotti d?antan,
quando parlava per dire e non dire, si scriveva che era «curiale». La Chiesa fa
bene, a essere prudente. E, per quanto qualche lettore possa stupirsi, secondo
noi fa benissimo anche a non pretendere, dagli islamici, la
reciprocità: è vero che in molti Paesi arabi i cristiani sarebbero stati
falciati, se avessero pregato davanti a una moschea; però noi - noi cristiani
ma anche noi laici che crediamo nella democrazia e nella libertà - facciamo
benissimo a mostrare anche in questi casi la nostra diversità, sicuri che alla
fine si rivelerà vincente. Sappiamo anche che la Chiesa, come uno Stato,
deve praticare, quando necessario, una sua Realpolitik: preso atto che in città
c?è una forte comunità islamica, con questa bisogna convivere; e una strategia
saggia di convivenza può perfino indurre a invocare la costruzione di moschee.
In una certa ottica, meglio sapere dove sono e pregano i musulmani piuttosto che
trovarseli, appunto, davanti al Duomo. Però, detto tutto questo, ci permettiamo
- ripeto: con il massimo rispetto, e non è un pro forma - di esprimere la
nostra opinione. E cioè che nella Realpolitik deve rientrare anche la
considerazione di un?altra realtà: quella di quei «molti» milanesi che si sono
sentiti profondamente offesi. A Bologna, dove di fronte a San Petronio sabato
scorso è successo esattamente quel che è successo in piazza Duomo, la Curia -
per voce di monsignor Vecchi - ha usato toni ben più chiari e perentori di
quelli usati nel comunicato della Curia milanese. Questione di stili diversi,
per carità: una delle ricchezze della Chiesa è proprio la varietà dei suoi
carismi. Ma sa cos?è, Eminenza? è che molti cattolici
hanno l?impressione che spesso si spendano più energie, e soprattutto si alzi
la voce, più per difendere «gli altri» - per altri intendendo non solo i
musulmani, ma anche le cause benedette da un certo conformismo - che non per
annunciare Gesù Cristo, del quale spesso sembra che un certo clero si vergogni.
Si dirà che questo non corrisponde alla realtà di tutti i giorni, ma
all?immagine che della Chiesa trasmettono i media. Forse è vero. Ma nel mondo
di oggi i media sono non tutto, ma molto. Ed è per questo che temiamo che il
comunicato di ieri lascerà delusi molti milanesi: i quali avvertiranno uno
squilibrio fra i toni usati contro l?inquinamento, contro la disoccupazione,
contro la xenofobia, contro il caro-affitti e contro il consumismo da una
parte; e contro «un affronto alla fede cattolica» (parole del comunicato)
dall?altro. A torto o a ragione, ma l?avvertiranno. E bisogna tenerne conto.
Michele Brambilla © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
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n. 7 del 2009-01-08
pagina 5 La Messa in dialetto bussa alla porta di Bertone di Andrea Macco Dalla
chiesa del Boschetto, A Compagna e Conoscere Genova rivogliono il rito
celebrato in genovese Che succede se un cardinale genovese proibisce la messa
in genovese? Semplice, si va a bussare da un altro cardinale, che genovese non
è ma che si è sempre detto favorevole alla celebrazione nella lingua (o
semplice dialetto?) genovese. Sono di questo avviso sia Franco Bampi,
presidente di A Compagna, sia Francesco Ristori, presidente dell'Associazione
Culturale ConoscereGenova, che ha assicurato di non voler demordere affatto:
«La Chiesa Cattolica permette chiaramente di usare qualsiasi codice linguistico
per la Preghiera dei Fedeli che è espressione dei fedeli, a Genova il cardinale
ha di fatto vietato anche ciò che la Chiesa permette. Francamente la posizione
di Sua Eminenza nei confronti del genovese mi risulta incomprensibile e credo
che Conoscere Genova abbia il dovere di andare fin in fondo in difesa della
nostra cultura». ConoscereGenova possiede anche un portale internet di
informazione su cui è ampiamente documentata tutta la vicenda. Con tanto di
lettere e missive indirizzate alla Curia e al cardinale Bagnasco per avere
nient'altro che ciò che era già stato concesso dal
cardinale Bertone suo predecessore: una celebrazione una a tantum con alcune
parti della Messa (letture, omelia, preghiera dei fedeli) in genovese. Gli
appuntamenti per i fedeli legati a questa tradizione erano, infatti, soltanto
un paio in tutto l'anno, tipicamente al Santuario della Vittoria (dal 2003). Ma
si ricordano anche le celebrazioni per la festa di Santa Caterina e di Santa
Zita (celebrate nelle omonime chiese nel 2005 e nel 2006), nel Santuario di
Santa Croce a Pieve Ligure (nel 2005) cui si era aggiunta, sempre dal 2005 fino
al 2007, la Messa dell'Epifania celebrata nella chiesa di San Nicolò al
Boschetto. Solo due anni fa questa Messa al Boschetto era stracolma di gente.
L'altro ieri, invece, la solennità dell'Epifania celebrata da don Alberto
Parodi ha visto radunati solo una quarantina di fedeli. E dire che poco prima
della Celebrazione la Chiesa era quasi gremita per ascoltare il concerto del
Circolo Mandolinistico «Risveglio» diretto dal maestro Domenico Sorrenti. Poi
il fuggi-fuggi. Con alcuni che chiedevano al presidente di A Compagna,
Francesco Bampi, ivi presente come da tradizione, di darsi da fare per
ripristinare la tradizione della Messa in genovese. Bampi dal canto suo ha
assicurato che tornerà a bussare alle porte della curia, forte di essere appoggiato non solo da molti laici, ma anche da diversi sacerdoti
della diocesi e della curia. Lo stesso don Parodi ha infine auspicato che possa
ritornare la celebrazione in genovese: «Anche se Parodi è un cognome genovese,
io il genovese lo so poco. Ma mi fa piacere se sarà ripristinata questa
tradizione che raccoglieva molti fedeli e faceva loro vivere un senso di
identità molto forte. Il cardinale Bagnasco l'ha proibita, attaccandosi
al fatto che il genovese non è una lingua... ma a tutti è apparsa insolita e
strana questa decisione di fare marcia indietro rispetto a quanto era diventata
una bella prassi e un appuntamento per tanti che sentono il genovese nelle
ossa...». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 08-01-2009)
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n. 7 del 2009-01-08
pagina 0 Il Papa: "Urge strategia contro le nuove povertà" di
Redazione Il Papa denuncia "le tante persone e famiglie colpite dalle
difficoltà e dalle incertezze che la attuale crisi economica e finanziaria ha
causato a livello mondiale". Quindi invita i governi ad adottare strategie
efficaci per combattere la fame nel mondo. E su Gaza: "Vinca il
dialogo" Roma - Ricevendo il corpo diplomatico Papa Benedetto XVI ha
denunciato "le tante persone e famiglie colpite dalle difficoltà e dalle
incertezze che la attuale crisi economica e finanziaria ha causato a livello
mondiale", ricorda la "crisi alimentare e il surriscaldamento climatico"
che rendono "più arduo l?accesso al cibo" e dichiara
"urgente" trovare una strategia "efficace per combattere la fame
e facilitare lo sviluppo agricolo", denunciando inoltre che "aumenta
la percentuale di persone povere nei paesi ricchi". La violenza non è una
soluzione "L?opzione militare non è una soluzione" e "la
violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va
condannata fermamente". Il Papa ha ribadito la richiesta di una
"tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore" e ha chiesto
"l?impegno determinante della comunità internazionale" e che
"siano rilanciati i negoziati di pace, rinunciando all?odio, alle
provocazioni e all?uso delle armi". "Una volta di più - ha detto il
Papa agli ambasciatori - vorrei ripetere che l?opzione militare non è una
soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma
assuma, va condannata fermamente. Auspico che, con l?impegno determinante della
comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore
- ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla
popolazione - e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all?odio,
alle provocazioni e all?uso delle armi". Alla "riconciliazione",
ha detto papa Ratzinger, "non si potrà giungere senza adottare un
approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e
degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte. Oltre agli sforzi
rinnovati per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, che ho appena
menzionato, occorre - ha aggiunto - dare un sostegno convinto al dialogo tra
Israele e la Siria e, per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle
istituzioni, che sar… tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito di
unità". Laici fra spiritualità e valori "Una sana laicità della
società non ignora la dimensione spirituale e i suoi valori, perché la
religione non è un ostacolo ma piuttosto un solido fondamento per la
costruzione di una società più giusta e più libera". Il Papa ha, quindi,
rilevato che anche nei suoi viaggi del
( da "Secolo XIX, Il" del 09-01-2009)
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«Io, prete gay
all'attaccodell'ipocrisia cattolica» religione e sessualità Padre Felice esce
allo scoperto: ora ho una storia, chi sa lo accetta dalla prima pagina «Sì,
sono gay come molte altre persone all'interno della Chiesa, sebbene non tutte
si manifestino». Appunto. Molti religiosi - preti e suore - sono omosessuali.
Ma difficilmente ne parlano. Tantomeno in pubblico. Invece Italo, come si chiamava padre Felice nel mondo laico, quando ancora
abitava in Lombardia con la famiglia, non soltanto ne parla, ma lo fa con
estrema naturalezza. Conferma padre Felice: «Per vivere l'omosessualità con
serenità occorre accettare se stessi. E mettere un filtro alla dinamica della
gerarchia ecclesiastica e omofobica». Padre, non è che qui parte una
sospensione a divinis? «All'inizio, vivi con terrore. Nascondendolo a te
stesso. Poi capisci che devi accettarti, facendo un cammino di maturazione
affettiva. Un cammino che di solito viene negato. Basta leggersi "Il
diario di un curato di campagna" di George Bernanos per capire che cosa
prova il classico pretino schiacciato». Quando ha realizzato di essere gay? Da
ragazzino, si percepisce. In seminario, si realizza pienamente. Verso i
vent'anni, si arriva all'accettazione». Di nascosto? Pregando e macerandosi?
«Ho avuto la fortuna di una relazione con un altro seminarista. Era tutto molto
poetico. Si hanno vent'anni. E tutta l'incoerenza dei vent'anni. Ma con la
speranza data dalle aperture del Concilio. Così almeno si pensava allora.
Perché poi è arrivata la Restaurazione. Ma la Chiesa non è una compagnia
militare. È una comunione di più voci. Di più anime». Quant'è durata la storia
in seminario? «Quindici anni. Anche lui è diventato prete. Poi ci siamo
lasciati. L'amicizia è rimasta. Ora è missionario in Centro America». Lei è
così tranquillo... «Guardi che conosco molti preti omosessuali, molto
tranquilli e altrettanto sereni. Diverso è il caso di quelli che rifiutano di
accettarlo e di accettarsi. Sono i primi a scagliarsi...». Lei è single? «Ho
una storia da sei mesi. Con un coetaneo. Prete? No, pure lui single». Scusi,
padre, e la comunità? «Non tutti sanno tutto. Mica siamo a un reality. Però chi
sa accetta. E non ha problemi. Anzi, proprio per questo sono diventato un punto
di riferimento per chi ha problemi d'amore. No, non soltanto gay. Anzi. Direi
che si rivolgono a me i ragazzi etero. Sanno che posso comprenderli». Scusi, ma
la castità? «Bella domanda. Soltanto i monaci e i frati fanno voto di castità
sul modello greco di perfezione. Noi preti facciamo promessa di celibato».
Ossia? «In realtàè frutto di un diktat della Chiesa del 1200, decisa a evitare
che i patrimoni finissero alle famiglie dei religiosi. In realtà, non c'è mai stato obbligo di celibato. Tant'è che non esiste nelle altre
religioni. E fino al 1200 neppure per noi. Francamente, penso che il fatto di
vivere da soli non faccia maturare. Non ti fa preoccupare dell'altro». Come
dire che senza un partner e dei figli non si possono comprendere gli affanni
quotidiani dei fedeli? «Concordo. Ma sempre più la famiglia etero viene usata
come scudo contro gli omosessuali. È la tragedia del nostro tempo. Che esiste
solo da noi. Non in Africa, per esempio. La vita celibataria nelle Missioni non
esiste. È importante, però, non farlo sapere. È il gap tra realtà e gerarchie
ecclesiastiche. Che all'inizio tutelavano i patrimoni, ora disprezzano la
sessualità. A parole. Nell'ipocrisia cattolica, basta non farlo sapere». Invece
lei fa coming out. È innamorato? «Sì, felicemente. Da sei mesi. Una cosa molto
serena». Chi ha fatto il primo passo? «Direi lui, eravamo in vacanza. Abbiamo
iniziato parlando molto. Ci incontravamo». E ora quando vi vedete? Nel fine
settimana? «Veramente, sabato e domenica io non posso... - ride - Ma nei giorni
feriali, stiamo insieme». Allora, auguri. «Grazie di cuore». Patrizia Albanese
albanese@ilsecoloxix.it 09/01/2009 I condomini e l'amministratore del civico di
via Giuseppe Fasce 3 si uniscono al dolore della famiglia Arioni per la
scomparsa del signor Ernesto Arioni Lucio, Mario, Massimiliano, Raffaele,
Sergio si stringono affettuosamente all'amico Mario Arioni per la scomparsa del
caro papà signor Ernesto Arioni Unione Sportiva Sestri Levante. Il
vice-presidente Lucio Viotti, il consiglio direttivo, l'allenatore ed i
giocatori tutti dell'Unione Sportiva Sestri Levante partecipano con profondo
cordoglio e vivissimo rimpianto al lutto ed al dolore del presidente Mario
Arioni per la scomparsa del caro papà Ernesto Cogorno, 8 Gennaio 2009. Onoranze
Funebri Assereto Lavagna - Tel. 0185.48.75.25. = Alberto e Corrado partecipano
al dolore di Mirco per l'improvvica scomparsa del papà Giovanni Battista Boagno
= È mancata all'affetto dei suoi cari Simonetta Carbone in Moriondo di anni 46
Ne danno il triste annuncio il marito, la mamma, il papà, la sorella, i
cognati, i nipoti amatissimi e parenti tutti. I funerali hanno luogo oggi
venerdì 9 gennaio alle ore 11,45 nella chiesa Santa Croce, località Cige. La
presente vale da pertecipazione e ringraziamento. Onoranze Funebri Acerbo Tel.
010.644.30.46. Maria Rosaria Garaventa Dominis partecipa al grande dolore di
Antonello Moriondo per la perdita dell'amatissima moglie Simonetta Carbone
Federico e Paola Garaventa partecipano commossi al dolore di Antonello per la
prematura scomparsa della moglie Simonetta Carbone Francesco e Simona Garaventa
partecipano, immensamente colpiti, al dolore di Antonello per la scomparsa
della cara moglie Simonetta Carbone Marco Antonio e Sonia Garaventa si uniscono
al dolore di Antonello per la grave perdita della moglie Simonetta Carbone In
questo momento di immenso dolore per la prematura scomparsa di Simonetta ti
siamo sinceramente vicini. I colleghi della Garaventa. La Lavorazioni
Industriali S.p.A. partecipa con affetto al grande dolore della famiglia per la
perdita della cara Simonetta Carbone per tanti anni preziosa collaboratrice
della Società. Renaldo e Marco Larosa partecipano commossi al grande dolore
dell'amico Antonello Moriondo per la prematura scomparsa della moglie Simonetta
Bruno Casazza Caro Bruno, l'Automatica Settentrionale al completo ha perso
un'amico! Ciao. Proprietà, dirigenti e collaboratori tutti delle Industrie
Rebora Srl, partecipano al dolore del signor Silvio Como, per la scomparsa della
cara sorella AnnaMaria = Ha raggiunto gli amati Ugo e Angelo e tutti i suoi
cari Esperia Dodero ved. Cassanello di anni 94 Ne danno il triste annuncio la
figlia Luisa con Tomaso, i nipoti e famiglie, la nuora Piera con i nipoti e
famiglie, i parenti tutti. I funerali avranno luogo sabato 10 gennaio alle ore
10 nella parrocchia di S. Nicola (corso Firenze). La presente quale
partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri Spa Tel.
010.41.42.41. Enrico, Lia e figli sono vicini a Luisa e Tomaso per la perdita
della cara mamma Esperia Cara Esperia resterai sempre nel nostro cuore. Lucia e
Pia. = È mancato all'affetto dei suoi cari Massimo Grilli Ne danno il triste
annuncio la moglie, i figli, la nuora, i generi e i nipoti. I funerali avranno
luogo sabato 10 gennaio alle ore 8,30 nella parrocchia Sacra Famiglia di via
Bobbio. La presente quale partecipazione e ringraziamento. A.Se.F. del Comune
di Genova Tel. 010.291.55.01 È mancato il nostro caro fratello Aldo La Rosa Lo
piangono le sorelle Olga, Teresa, Suor Teresanna, Renata, Silvano ed il
cognato. Il personale docente e tecnico amministrativo del DIST si unisce al
dolore di Ricciarda e della famiglia La Rosa per la perdita del carissimo Aldo
che mai ha mancato di dedicare le sue preziosissime doti umane e professionali
all'Università di Genova. = Lieve come è vissuta è volata in cielo Albina
Marchisio ved. Siccardi anni 100 Nel rimpianto e nella speranza, la ricordano
Francesco, Graziella e Francesca, Paola, Alessandra con Nino e Stefano e tutti
coloro che le vollero bene. La ricorda con Daniela l'amico Dino Pesce, che l'ha
curata con amore filiale. Un sentito grazie a Elena che l'ha amorevolmente
assistita. Il funerale si svolgerà in forma strettamente privata. Il Santo
Rosario viene recitato oggi 9 gennaio alle ore 18,45 nella parrocchia Santa
Maria della Cella. La Generale Pompe Funebri SpA Tel. 010.41.42.41 Cara Binda
non dimenticherò mai i tuoi preziosi consigli e la tua profonda saggezza,
piccola grande donna, mi mancherai immensamente. Ale. Fabio Pieroni, Guglielmo
Camera, Pietro Dagnino, Cecilia Vernetti, Francesca Ronco, Enrica Monzani e
Roberta Nati e rispettive famiglie sono vicini all'avvocato Francesco Siccardi
per la scomparsa della sua cara mamma Albina Marchisio Dino e Daniela partecipano
con grande affetto al dolore di Francesco, Graziella e Francesca per la perdita
della adorata mamma Albina Marchisio (Binda) Daniela Garbarino e Fabrizio
Chinaglia partecipano con affetto al dolore dell'avvocato Francesco Siccardi
per la perdita della cara Mamma Signora Albina Marchisio Giorgio, Stefano,
Paolo ed Emilio partecipano con affetto al grande dolore dell'amico Francesco
per la scomparsa della cara mamma signora Albina Marchisio Siccardi Corrado e
Luisa con i figli si stringono affettuosamente a Francesco, Graziella e
Francesca per la perdita della cara e amatissima Mamma Gli amici della P.L.
Ferrari partecipano al dolore dell'amico Francesco Siccardi per la scomparsa
della cara mamma Albina Pietro e Maria Pellerano partecipano con affetto al dolore
dell'amico Francesco per la perdita della cara mamma Albina Marchisio Siccardi
Presidente, amministratori, dirigenti e dipendenti del Gruppo Cambiaso Risso
sono vicini all'avvocato Francesco Siccardi e alla sua famiglia per la
scomparsa della madre signora Albina Marchisio Marco e Paolo Risso, Mauro e
Massimiliano Iguera si stringono affettuosamente all'amico Francesco per la
scomparsa della mamma signora Albina Marchisio Giacomo e Alessandra partecipano
al grande dolore di Francesco, Graziella e Francesca per la scomparsa della
cara Mamma Alberto, Anna e Giovanni sono vicini con il cuore e la preghiera a
Francesco, Graziella e Francesca in questo momento di profondo dolore per la
perdita della cara signora Albina Marchisio Siccardi Monica, Laura e famiglie
si uniscono con affetto al dolore dell'avvocato Francesco Siccardi per la
scomparsa della cara mamma Albina Marchisio Gino Ansaldo, Massimo Gronda,
Riccardo Damonte, collaboratori e collaboratrici dello Studio Tecnico Navale
Ansaldo sono vicini con affetto all'avvocato Francesco Siccardi per la perdita
della cara Mamma Gli amici della Chemigas Spa partecipano al dolore
dell'avvocato Francesco Siccardi per la scomparsa della cara Mamma Riccardo e
Marisol prendono parte al dolore di Francesco per la perdita della sua cara
Mamma C.d.A., Dirigenti e Maestranze T.Mariotti S.p.A. esprimono all'avvocato
Siccardi il loro cordoglio per la perdita della Mamma Marco Bisagno e Paola
Zanetti partecipano al lutto dell'amico Francesco per la scomparsa della sua
Mamma Titolari, soci e dipendenti della soc. I.MA.S.CO. S.a.s., e dello Studio
De Angelis partecipano al lutto dell'avvocato Francesco Siccardi per la perdita
della mamma, signora Albina Marchisio Claudio De Angelis e famiglia si
stringono all'amico Francesco Siccardi per la perdita della cara Mamma Tutto il
personale della Banchero Costa Insurance Broker è vicino all'avvocato Francesco
Siccardi e famiglia per la scomparsa della madre signora Albina Marchisio
Siccardi La direzione Generale, i dirigenti ed il personale tutto della Siat
Spa Gruppo Fondiaria Sai si uniscono al cordoglio dell'avvocato Francesco
Siccardi per la perdita dell'amata mamma Albina Marchisio Sergio e Mara Turci
con Paolo, Marco e Antonella sono vicini all'amico Francesco nel triste momento
della morte dell'amata mamma Albina Marchisio Dirigenti e collaboratori tutti
della BseaG P&I Broker si stringono all'avvocato Francesco Siccardi e
partecipano al dolore per la scomparsa della madre signora Albina Marchisio
Siccardi Rodolfo e Vittorio Lercari con le rispettive famiglie sono vicine a
Francesco nel dolore per la scomparsa della cara mamma Albina Marchisio Giorgio
e Filippo Piccinino, e Pia Bozzo si uniscono al grande dolore dell'amico
Francesco Siccardi per la perdita della cara Mamma Amministrazione e condomini
di via Domenico Chiodo 13-15 partecipano al dolore della famiglia per la
scomparsa del DOTTORE Cesare Martinelli Il Circolo Culturale Pedale e Forchetta
è vicino al caro amico Dario G.Martini decano della Giuria del Premio Chiavari
per l'immatura scomparsa dell'adorata moglie Marisa = Luisa Romanengo e Laura
Mazzola con le rispettive famiglie partecipano la scomparsa dell'amatissima zia
Virginia G. Moro ved. Beltrame che ha fatto della riservatezza e della generosa
bontà una sua regola di vita. Genova - Vicenza Clara con i figli Gerardo e
Giuseppina piange la scomparsa di zia Virginia Gabriella e ricorda con tanto
affetto e nostalgia i tempi trascorsi accanto a lei. Adriano e Ada con Elisa,
Orsola e Carola si uniscono con affetto al dolore di Luisa e Laura per la
scomparsa di zia Virginia G. che ha tanto amato ed è ancora tanto amata.
Vicenza-Genova. Giancarlo Beltrame in questo triste momento è vicino a tutti
voi nel ricordo dell'amata e indimenticabile Virginia G. Beltrame Vicenza È
mancato all'affetto dei suoi cari Carlo Oddone (Nonno Carlo) Ne danno il triste
annuncio tutti i suoi cari. I funerali avranno luogo sabato 10 gennaio alle ore
10, nella chiesa dell'ospedale San Martino. La presente valga da partecipazione
e ringraziamento. A.Se.F. del Comune di Genova Tel. 010.291.54.01 I condomini
di via Giglioli 79 91 partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa del
signor Lino Poggi = È mancato all'affetto dei suoi cari Renato Roccatagliata di
anni 85 Ne danno il triste annuncio i figli, il genero e le nipoti. I funerali
avranno luogo sabato 10 gennaio alle ore 10 nella parrocchia S. Margherita di
Marassi. La presente quale partecipazione e ringraziamento. A.Se.F. del Comune
di Genova Tel. 010.291.55.01 = Munita dei Conforti Religiosi è mancata
all'affetto dei suoi cari Virginia Eugenia Spinetto ved. Rossi di anni 84 Ne
danno il triste annuncio: il figlio Gianni con la moglie Francesca, la nipote
Michela, i fratelli, le sorelle, le cognate, i nipoti ed i parenti tutti. I
funerali avranno luogo oggi Venerdì 9 nella Chiesa Parrocchiale di San Marziano
di Carasco alle ore 15. La presente vale da partecipazione e ringraziamento.
Genova, 9 gennaio 2009. Onoranze Funebri Arata Bruno Carasco - Tel.
0185.35.07.31. = La famiglia annuncia la scomparsa di Gherardo Tonoli Le
esequie si svolgono oggi, venerdi' 9 gennaio alle ore 11,45 nella chiesa
Parrocchiale di San Rocco di Vernazza. Un particolare ringraziamento alla
dottoressa Camoirano e a Giorgio. Non fiori ma offerte all' Istituto Gaslini. Genova,
7 gennaio 2009. La Generale Pompe Funebri Spa. Tel.010.41.42.41. Dario G.
Martini annuncia a quanti ebbero la fortuna di conoscerla che si è spenta, dopo
lunga e crudele malattia Maria Luisa Uva Ciao Marisa, sposa amatissima e
preziosa ispiratrice. Grande Luce di chi ha sempre voluto sostenere che
qualcosa, comunque sopravvive. La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41
Si associano al dolore del signor Dario Martini per la perdita della
PROFESSORESSA Maria Luisa Uva in Martini la sorella professoressa Biancamaria
Uva, i cugini ed i nipoti tutti. = " Non muore chi vive nel cuore di chi
resta". È mancato all'affetto dei suoi cari Ubaldo Venturi (Moro) Ne danno
il doloroso annuncio la moglie Maria Bonaria, i figli Walter con Paola e la piccola
Sara, Victor, il fratello Giorgio con Flavia, i nipoti Junior, Massimiliano e
parenti tutti. Il Santo Rosario sarà recitato questa sera alle ore 17,45 presso
le camere ardenti dell' ospedale San Martino. Il funerale avrà luogo sabato 10
gennaio alle ore 11,45 nella Parrocchia di S. Margherita di Marassi. Si prega
di non inviare fiori ma devolvere offerte all'associazione A.I.R.C. La presente
quale partecipazione e ringraziamento. Ferrari s.r.l Tel. 010.320.97.00
1999â??9â??gennaioâ??2009 Gino Giustini Nel grande ricordo nella preghiera. Un
pensiero anche a mamma. Vostro figlio. 2002â??9â??gennaioâ??2009 Arturo
Mestrinaro È bello ricordarti. I tuoi cari. 1999â??9â??gennaioâ??2009 Nel
decimo triste anniversario della scomparsa di Maria Luisa Olcese in Corsiglia
(Mariuccia) I suoi cari la ricordano con immutato affetto a quanti le vollero
bene. Una preghiera. "Venutaâ??laâ??sera,â??ilâ??Signore passò all'altra
riva" 2005 9 gennaio 2009 Emanuela Poselli Sirchia È sempre vivo intorno a
noi il senso della tua affettuosa presenza oltre i nostri occhi, oltre il
nostro udito, oltre i nostri sensi. Francesco, Max, Nico.
2003â??9â??gennaioâ??2009 Giovanni Zavarella Figlio caro sei la mia luce, vivi
nei nostri cuori, ci manchi tanto. Mamma e Sofia. 09/01/2009
( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina X - Napoli
SOLO UNO SCONTRO DI POTERE SENZA PROGETTI CONDIVISI ENRICA MORLICCHIO H o
ricevuto in questi giorni diverse e-mail da amici e colleghi residenti nella
fascia subalpina che mi chiedono sconcertati e addolorati che cosa stia
succedendo a Napoli. Confesso che ci sto capendo poco anche io. E che l´unica
cosa lampante è la impotenza dei cittadini napoletani (finanche di quelli che
una volta si sarebbero chiamati compagni) che in questa vicenda hanno avuto ben
poca voce in capitolo. Eppure la società civile a Napoli -
nelle sue diverse componenti laiche, cattoliche e di altra confessione: penso
ad esempio alla comunità valdese e a quella ebraica - è vitale in maniera
sorprendente e continua a esprimere forme di resistenza al degrado e a formare
personalità di rilievo. Nessuna di esse è stata chiamata a fare l´assessore.
Né tantomeno a dare il proprio contributo nella elaborazione di progetti di
sviluppo della città in base ai quali operare il confronto: quali settori
economici potenziare e quali proteggere dal declino, quali politiche sociali
attuare a sostegno del reddito di chi difficilmente troverà un´occupazione
(lavoratori ultacinquantenni, donne a basso titolo di studio,
"indultati") e per dare respiro a chi transita da un contratto a
tempo determinato a un altro, dove reperire i fondi e via di seguito. Perché è
sulla base di un progetto condiviso che si possono individuare le persone
adatte per realizzarlo. Ovviamente qui non sono in discussione la competenza e
la onestà delle persone scelte, ma il fatto che siamo stati chiamati ad avere
fiducia in loro in quanto "uomini e donne di onore" e non sulla base
di una valutazione degli errori commessi e di un programma di lavoro a breve e
lungo termine. Insomma per come sono andate le cose - a leggerle dai giornali e
ad ascoltare i cosiddetti rumors - è difficile dire dove stanno i buoni e dove
i cattivi. Perché alla fine tutto si è ridotto a uno scontro di potere che
aveva come oggetto la prossima poltrona di presidente della Regione Campania.
In questo senso Napoli è una questione nazionale non solo sul piano economico e
della lotta alla criminalità organizzata, ma anche sul piano politico. Perché
ciò che abbiamo visto opposti l´un contro l´altro armati di registratore non
sono frammenti impazziti di un mal riuscito melting pot del Partito democratico,
ma persone che discendono tutte allo stesso modo da riferimenti storici del
calibro di Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao o Giuseppe Dossetti e Aldo Moro e
che ancora non ci hanno spiegato come mai in Campania decine di Comuni
amministrati dal centrosinistra sono stati commissariati (a volte anche
ripetutamente) per infiltrazioni della camorra. Forse subfragia non olent
quando diventano pecunia, cioè merce. Ma ormai i miasmi - e non solo quelli
dell´immondizia bensì anche quelli del voto di scambio - dovrebbero essere
arrivati anche a Roma.
( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 8 del 2009-01-09
pagina 16 Atei e cattolici, scontro a colpi di bus Un
parroco di Madrid lancia una campagna pubblicitaria sui mezzi pubblici: «Dio
esiste». È la risposta ai gruppi ultra-laicisti che avevano dato il via alla
propaganda anti-religiosa a quattro ruote di Davide Mattei Madrid«Dio sì
esiste», o «dio probabilmente non esiste», questo è il dilemma che, si sa, divide
da tempo la Spagna in due. Queste divergenze sono però divenute ultimamente
veri e propri spot con i quali atei e credenti hanno deciso di iniziare a
difendere le proprie ragioni, cominciando dagli autobus. Così mentre a
Barcellona e Madrid è imminente l'uscita di quattro autobus con un messaggio
che mette in discussione l'esistenza del salvatore, a Madrid circola già dal 25
dicembre un bus con la pubblicità «Dio sì esiste, godi della vita in Cristo». A
scatenare la singolare battaglia è stata in realtà la giovane scrittrice
inglese Ariane Sherine che lo scorso ottobre lanciò da un blog del quotidiano
The Guardian una colletta per poter pubblicizzare sugli autobus un messaggio
ateo: «Dio probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». La campagna,
nata come risposta alle affermazioni di una web cristiana che minacciava i non
credenti di «passare l'eternità tra le fiamme», ha avuto un successo enorme e
ha già raccolto fin'ora 155mila euro. Arrivata in Spagna, la notizia non ha
però interessato solo gli atei. Il primo a muoversi è stato
proprio il pastore evangelico Paco Rubiales, che non ci ha pensato due volte e
ha subito comprato la pubblicità di un autobus che circola per la periferia sud
di Madrid. «Abbiamo deciso di farlo partire il giorno della nascita di Cristo»,
ha raccontato a il Giornale, «e rimarrà fino al prossimo 30 marzo». Il parroco
ha deciso di investire le offerte domenicali dei suoi 75 fedeli per fare opera
evangelica con un chiaro messaggio: «Dio sì esiste. Godi della vita in Cristo».
«Ci è costato solo mille euro per tutti i tre mesi -
spiega - e quindi abbiamo deciso di comprare la pubblicità di un altro bus che
circoli per il centro di Madrid». La seconda pubblicità dovrebbe partire nella
capitale a metà della prossima settimana. A fargli concorrenza sulla strada
arriveranno però poco dopo (dal 26 del mese) un paio di autobus
"atei", agghindati con una pubblicità calcata su quella inglese «Dio
probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». A pagarli sono
stati i fondi raccolti dalla web busateo.org, dietro alla quale stanno varie
associazioni di atei spagnoli. Proprio con i soldi raccolti dal sito sono già
state pagate anche le pubblicità su due autobus che prenderanno a circolare tra
tre giorni a Barcellona. Nato a immagine e somiglianza di quello inglese,
busateo.org ha già raccolto circa 6.100 euro con offerte che vanno dai 3 ai 550
euro. Il "limitato" successo - rispetto a quello inglese - ha già
permesso di pagare anche i bus madrileni, mentre si parla ora di acquistare
pubblicità sugli autobus di Valencia e di altre città. Ma
la campagna laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida
per accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e
dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle
associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona. Ma anche padre
Rubiales confessa che con la campagna evangelica vuole arrivare «ai non
cristiani o ai cristiani addormentati», per portarli verso la propria
parrocchia. E mentre in Inghilterra la campagna laica arriva nelle piazze e
nella metropolitana, alcune associazioni spagnole di musulmani hanno dichiarato
che rispettano l'iniziativa atea, ma che si riservano il diritto di lanciare le
proprie. Del resto «se non è tabacco o alcol, noi non abbiamo restrizioni», ha
spiegato la portavoce dell'agenzia che gestisce la pubblicità degli autobus
madrileni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 8 del 2009-01-09 pagina
6 Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: «Non è il caso» Oggi
incontro tra la Curia e il direttore di via Padova Il vicesindaco: «È una nuova
grande offesa alla città» di Alberto Giannoni La mossa di via Padova non basta.
La richiesta di un incontro fra il centro islamico e la Curia alimenta nuove
polemiche. La manifestazione di sabato, conclusa dai fedeli musulmani con la
preghiera sul sagrato del Duomo, ha rappresentato un trauma per molti, cattolici e non. La Diocesi ieri spiegava che i
rappresentanti della «mezza luna» milanese «hanno chiesto al cardinale
Tettamanzi un incontro per chiarire l'accaduto e portare le scuse». Un incontro
che ci sarà oggi. Ma ad alcuni importanti esponenti del
mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti
in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una
concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore
della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non
si è trattato di una provocazione», che «pregare è sempre bene» che «le
intenzioni non erano negative», e che «se i cristiani si sono offesi chiederemo
scusa». Meno convinto l'imam di via Padova, Abdallah Tchina, per il quale «le
scuse non sono un problema», «il problema sono i morti, e l'assedio di Gaza», e
per le scuse «chiedete al direttore Mahmoud». Rimanda al direttore di via
Padova anche il presidente dell'associazione Palestinesi in Italia, Mohammad
Hannoun, che ha suggerito al direttore di via Padova di contattare la Curia per
«proporre una preghiera collettiva, tutti insieme». Le scuse? «Dovete chiedere
a Mahmoud», ma «se abbiamo offeso qualcuno sono pronto». Mouelli Mohsen, vice
vicario per la confraternita Sufi Jerrahy Halveti che ha sede a Milano - l'uomo
che il venerdì traduce i sermoni di via Padova in italiano - sostiene che «le
scuse non sono ritenute necessarie perché non credono di aver sbagliato», se
non «a forzare i cordoni di polizia». Gelido il commento di Infopal,
associazione filopalestinese che con altre sigle ha organizzato il corteo: «Le
scuse sono una cosa ridicola», per la direttrice dell'agenzia
dell'associazione, Angela Lano. Per lei «tutto è stato
montato ad arte dal can can mediatico italico». I vertici di via Padova assicurano
che farà parte delle delegazione anche il direttore del centro di viale Jenner,
Abdel Hamid Shaari, il quale invece smentisce: «Io non ne so niente», dichiara
contrariato. Anche perché a guidare la preghiera (che ha fatto seguito al rogo
di bandiere Usa e israeliane) è stato proprio il «suo»
imam, Abu Imad, condannato in appello per terrorismo. «Se il cardinale Dionigi
Tettamanzi dovesse incontrare presidente e imam del centro islamico di viale
Jenner - avverte il vicesindaco Riccardo De Corato - si tratterebbe di una
nuova grande offesa al mondo cattolico e alle istituzioni di Milano». © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Riformista, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Islamici in piazza
Maggiore Stavolta vanno dietro al Pd di Antonella Cardone La foto che per la
prima volta nella storia mostra centinaia di musulmani chini in preghiera
davanti alla Basilica di San Petronio ancora oggi campeggia su tutte le pagine
dei quotidiani bolognesi. Inevitabile visto che ancora se ne dibatte ovunque:
una piazza così i bolognesi non l'avevano mai vista. E ancora ieri, strascichi
di quanto accaduto il 3 gennaio, quando come a Milano qui il presidio in difesa
di Gaza organizzato dai musulmani italiani si è trasformato in qualcosa di
molto diverso dal banale già visto. E fin da subito, i vertici della Chiesa
locale si sono discostati di molto da quanto nello stesso momento disse in
Lombardia il cardinale Tettamanzi. Alzo zero, a Bologna: «Questa non è una
preghiera e basta. È una sfida al nostro sistema democratico e culturale. E
quanto accaduto è parte di un progetto pilotato da lontano che prevede
l'islamizzazione dell'Europa». Parola di monsignor Ernesto Vecchi, braccio
destro del cardinale Carlo Caffarra. Vecchi ne ha anche per
i cattolici del Pd: «Quando c'è qualche tema non negoziabile, o dicono qualcosa
di storto o stanno zitti. A parte poche eccezioni. Ma essere cattolici laici non significa sostenere qualcosa di diverso dai propri
vescovi, casomai qualcosa di sensato». Un chiaro invito a superare
l'afasia dimostrata dai democrat fino a quel momento. Bocche tutte cucite e, in
risposta a monsignore, arriva il segretario regionale. Il quale pone la
questione nei seguenti termini: «Serve un'azione decisa della politica europea
e internazionale, il Governo Berlusconi non deve stare inerme». Sul che possiamo
fare noi, il partito risponde invitando al suo presidio in piazza per «chiedere
la pace in Palestina». Presidio che, il giorno dopo, si è ridotto a una
malinconica e veloce parata dei maggiorenti in una piazza deserta. Troppo poco
per chi si rende conto di quanto i bolognesi siano turbati. Troppo poco anche
per il chiaro invito di Vecchi ai cattolici. Gli ex
margheritini hanno preso, dunque, in mano la situazione. Prima, cauta, la
presidente della Provincia Beatrice Draghetti («la preghiera di per sé non è
pericolosa»), poi, più deciso, dalla seconda linea, il dirigente Luca Rizzo
Nervo: «Bologna è rimasta ferita, non trova le parole per spiegarsi l'accaduto.
Quelle parole dobbiamo trovarle noi». Linea netta senza "ma anche":
bisogna immediatamente riappropriarsi di piazza Maggiore e riempirla di volti
riconoscibili ai bolognesi. Arriva dunque, ieri, la chiamata alle armi per
Cgil, Cisl, Uil, i partigiani, Acli, Arci. Persino la comunità ebraica. E
Cofferati. I musulmani, più che chiedere scusa alla Chiesa come hanno fatto i
milanesi, rilanciano: in piazza veniamo anche noi. E, accomodanti: «stavolta
non pregheremo». Ieri, alla fine, presidio un po' più lungo e affollato solo di
«rappresentanze»: non c'è la base di Cgil, Cisl, Uil, partigiani, Acli. Persino
della comunità ebraica c'è solo il presidente. Se qualcuno si aspettava una
conta delle forze in campo, è rimasto deluso. E delusi anche i 600 che -
bandiere della Palestina in mano, i volti dei musulmani confusi tra la rada
folla - hanno ascoltato le parole del sindaco. 09/01/2009
( da "Repubblica, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 15 - Interni
La polemica Il Regno: democratici avviati al declino BOLOGNA - Per i sacerdoti
del Sacro Cuore di Gesù, «il Pd di Veltroni e D´Alema, con corredo di ex
popolari, è avviato al declino». E «il tonfo elettorale in Abruzzo, segna un
punto di non ritorno». è, questa, l´analisi politica che si legge sul «Regno»,
il mensile dei padri dehoniani di Bologna tradizionalmente vicino alle
posizioni prodiane. Per i seguaci di padre Leone Dehon, fondatore
della congregazione costituita di sacerdoti e laici consacrati, «il Pd, che in
poco più di un anno ha esaurito le ragioni fondamentali della sua costituzione,
è un partito senza passato e senza futuro che vive solo del presente dei suoi
dirigenti, della dialettica del loro potere personale, non ha ragion d´essere».
L´analisi del Regno prende spunto dal tracollo in Abruzzo (Pd sotto il 20%),
per spiegare che di questa crisi Di Pietro è solo «il beneficiario, il prodotto
e non la causa». Il vero problema è, invece, «la smobilitazione elettorale» del
Pd: «In Abruzzo, come nelle primarie bolognesi, gli elettori del Pd non sono
andati a votare». La crisi dipende dal fatto che il Pd «è involuto nei problemi
della sua essenza e non è in grado di parlare al Paese un linguaggio
alternativo» al governo. Il mensile sostiene poi che «non costituisce di per sé
alcuna identità» sia «aprire a Casini come leader dei cattolici
dopo aver ridotto a indipendenti di sinistra i cattolici
democratici e gli ex popolari». Sia «interloquire con Bossi per garantirsi un
compromesso federalista che conservi allo zoccolo diessino le tre regioni
storiche del Pci, piuttosto che aprire un tavolo con Berlusconi sulla giustizia
e arrivare a larghe intese con la coalizione di governo».
( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 8 del 2009-01-09
pagina 16 Atei e cattolici, scontro a colpi di bus di Davide
Mattei Un parroco di Madrid lancia una campagna pubblicitaria sui mezzi
pubblici: "Dio esiste". è la risposta ai gruppi ultra-laicisti che
avevano dato il via alla propaganda anti-religiosa a quattro ruote Madrid -
«Dio sì esiste», o «dio probabilmente non esiste», questo è il dilemma che, si
sa, divide da tempo la Spagna in due. Queste divergenze sono però divenute
ultimamente veri e propri spot con i quali atei e credenti hanno deciso di
iniziare a difendere le proprie ragioni, cominciando dagli autobus. Così mentre
a Barcellona e Madrid è imminente l'uscita di quattro autobus con un messaggio
che mette in discussione l'esistenza del salvatore, a Madrid circola già dal 25
dicembre un bus con la pubblicità «Dio sì esiste, godi della vita in Cristo». A
scatenare la singolare battaglia è stata in realtà la giovane scrittrice
inglese Ariane Sherine che lo scorso ottobre lanciò da un blog del quotidiano
The Guardian una colletta per poter pubblicizzare sugli autobus un messaggio
ateo: «Dio probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». La
campagna, nata come risposta alle affermazioni di una web cristiana che
minacciava i non credenti di «passare l'eternità tra le fiamme», ha avuto un
successo enorme e ha già raccolto fin'ora 155mila euro. Arrivata in Spagna, la
notizia non ha però interessato solo gli atei. Il primo a muoversi è stato proprio il pastore evangelico Paco Rubiales, che non
ci ha pensato due volte e ha subito comprato la pubblicità di un autobus che
circola per la periferia sud di Madrid. «Abbiamo deciso di farlo partire il
giorno della nascita di Cristo», ha raccontato a il Giornale, «e rimarrà fino
al prossimo 30 marzo». Il parroco ha deciso di investire le offerte domenicali
dei suoi 75 fedeli per fare opera evangelica con un chiaro messaggio: «Dio sì
esiste. Godi della vita in Cristo». «Ci è costato solo
mille euro per tutti i tre mesi - spiega - e quindi abbiamo deciso di comprare
la pubblicità di un altro bus che circoli per il centro di Madrid». La seconda
pubblicità dovrebbe partire nella capitale a metà della prossima settimana. A
fargli concorrenza sulla strada arriveranno però poco dopo (dal 26 del mese) un
paio di autobus “atei“, agghindati con una pubblicità calcata su quella inglese
«Dio probabilmente non esiste, quindi rilassati e goditi la vita». A pagarli
sono stati i fondi raccolti dalla web busateo.org, dietro alla quale stanno
varie associazioni di atei spagnoli. Proprio con i soldi raccolti dal sito sono
già state pagate anche le pubblicità su due autobus che prenderanno a circolare
tra tre giorni a Barcellona. Nato a immagine e somiglianza di quello inglese,
busateo.org ha già raccolto circa 6.100 euro con offerte che vanno dai 3 ai 550
euro. Il “limitato“ successo - rispetto a quello inglese - ha già permesso di
pagare anche i bus madrileni, mentre si parla ora di acquistare pubblicità
sugli autobus di Valencia e di altre città. Ma la campagna
laica inglese sembra si stia trasformando in Spagna in una sfida per
accaparrarsi gli indecisi. «Vogliamo far pensare chi non è molto credente e
dargli un appoggio», ha spiegato infatti Emili Vives, presidente di una delle
associazioni promotrici del bus ateo di Barcellona. Ma anche padre
Rubiales confessa che con la campagna evangelica vuole arrivare «ai non
cristiani o ai cristiani addormentati», per portarli verso la propria
parrocchia. E mentre in Inghilterra la campagna laica arriva nelle piazze e
nella metropolitana, alcune associazioni spagnole di musulmani hanno dichiarato
che rispettano l'iniziativa atea, ma che si riservano il diritto di lanciare le
proprie. Del resto «se non è tabacco o alcol, noi non abbiamo restrizioni», ha
spiegato la portavoce dell'agenzia che gestisce la pubblicità degli autobus
madrileni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Corriere della Sera" del 09-01-2009)
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Corriere della Sera -
ROMA - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2009-01-09 num: - pag: 1 autore: di
GIOACCHINO DE CHIRICO categoria: REDAZIONALE NOI E LORO RELIGIONE E IDENTITà
CAPITOLINA R ipetitiva e caotica, Roma si è proposta in questi giorni per i
riti religiosi e per quelli civili che, come ogni anno, si confrontano in modo
polemico o conciliante. Da questo nascono occasioni di riflessione sul ruolo
che riveste la religione nella costruzione delle identità collettive e su
quanto importante sia la maturazione civile di una città, istituzioni e
residenti, per garantire cittadinanza, diritti, libertà di espressione e di
culto. Roma capitale del mondo cattolico è anche capitale
di una stato laico moderno con cittadini di diverso credo religioso. Nel tempo,
in un modo o nell'altro, gli italiani di religione diversa dalla cattolica
hanno definito i loro spazi di culto. Gli ebrei, innanzitutto, presenti a Roma
già prima dell'avvento del cristianesimo e i protestanti, che hanno
cominciato ad erigere i propri templi solo intorno alla fine dell'Ottocento. Le
cose cambiano con l'immigrazione. Dati Caritas di quest'anno ci dicono che tra
i poco meno di 300mila stranieri che vivono a Roma i cattolici
sono quasi centomila, filippini, sud americani, polacchi e rumeni. 52mila sono
gli ortodossi, serbi, russi, rumeni, greci, albanesi e altri. Poi ci sono i 18
mila protestanti provenienti da Filippine, Gran Bretagna, Germania, Stati
Uniti, Brasile. Infine c'è la significativa presenza musulmana che supera le
58mila unità e che riguarda principalmente cittadini provenienti da Bangladesh,
Egitto, Marocco, Albania, Somalia, Iran, Tunisia. Pochi sono gli ebrei che
provengono da fuori (circa un migliaio) e non molti gli induisti e i buddisti
le cui comunità raggiungono ciascuna le 8mila unità. La gran parte di loro vive
in provincia e viene a Roma per frequentare i propri luoghi di culto. Guardare
a loro con più attenzione li aiuterebbe a sentirsi in un ambiente meno ostile e
ci permetterebbe di esercitare un diritto che va tutelato e agevolato nel suo
concreto esercizio: pregare Dio secondo la propria coscienza. Ora tutto questo
sembra avvenire con non molta serenità e pochissima visibilità. In nome del
rispetto per noi stessi e non solo per gli altri, si può fare meglio e di più.
( da "Corriere della Sera" del 09-01-2009)
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- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2009-01-09 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Dispute Narratori e critici chiamati in causa rispondono all'autore
friulano. Ferroni: scrittore degno ma non interessante Camon: noi del Nordest
trascurati, ha ragione Sgorlon «D urante decenni di attività letteraria mi sono
meravigliato un po', e anche rattristato, che proprio
quelli che io ritenevo essere i miei pregi maggiori, umani e letterari,
contribuissero a crearmi attorno un alone di silenzio». Ieri Carlo Sgorlon è
intervenuto in prima persona sul Giornale per riprendere alcuni temi polemici
della sua autobiografia La penna d'oro (editore Morganti). L'obiettivo sono
ancora i critici di sinistra («alcuni manuali di letteratura come quello del
professor Giulio Ferroni non prendono atto della mia esistenza») e «molti
scrittori friulani, giuliani e veneti» che «non hanno... mai citato neppure il
mio nome... Tra costoro ci sono Tomizza, Magris, Rigoni Stern, Parise, Camon,
Zanzotto ». La risposta a Sgorlon è arrivata attraverso l'agenzia Adnkronos.
Giulio Ferroni, professore alla Sapienza e autore di Letteratura italiana
contemporanea (Mondadori università, due volumi) rivendica di aver scritto «un
manuale, non un elenco» con «scelte basate su criteri letterari e mai
ideologici», tanto da occuparsi lungamente «di un cattolico come Mario Pomilio
e del suo Quinto evangelio, questo sì poco valorizzato dalla critica». Per
Ferroni, Sgorlon è un «autore degnissimo, ma non mi ha destato
particolare interesse». Se per il poeta Andrea Zanzotto, Sgorlon è «un
narratore discreto, diciamo pure buono, ma io scrivo versi e tra di noi c'è una
differenza di interessi», per Ferdinando Camon l'autore de Il trono di legno è
sicuramente «uno scrittore importante, che interpreta bene temi e sentimenti popolari».
Tuttavia, continua Camon, «Sgorlon non fa bene a lamentarsi in questo modo:
avere un successo popolare non porta automaticamente all'attenzione della
critica. Io stesso sono stato più citato dai critici
in Francia e in Argentina piuttosto che in Italia, ma non per questo farei mai
l'errore di lamentarmi della scarsa attenzione che tocca, di fatto, agli
scrittori isolati». Forse, suggerisce Camon, «il problema riguarda noi
scrittori delle Tre Venezie poco visti dalla critica. Anche Tomizza non fu ben
trattato». Ricordiamo, infine, che la polemica di Carlo Sgorlon con la critica
letteraria non è un fatto recente. Nel 2002 Enzo Golino pubblicò da Manni
editore, con il titolo Sottotiro, una raccolta di 48 stroncature di autori
contemporanei già uscite sulla rivista Millelibri e invitò gli stroncati a
rispondere. Golino definì il romanzo dello scrittore friulano, Il Calderàs
(Mondadori 1988), «un groviglio di banalità in un mare di ovvio folclore».
Sgorlon sportivamente accettò di rispondere: «Io sono uno scrittore o molto
amato o molto ignorato o addirittura detestato. Sono respinto dalla cultura egemone (laica, progressista, a volte
avanguardista, dell'area Repubblica-Espresso, per intenderci)... Ritengo che la
ragione più vera della sua stroncatura sia che lei appartiene a una cultura
diversissima dalla mia... Non sono un cantastorie "presuntuoso", come
lei afferma, ma un cantastorie e basta ». Andrea Zanzotto, Ferdinando
Camon e Giulio Ferroni Dino Messina
( da "Giornale.it, Il" del 09-01-2009)
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n. 8 del 2009-01-09 pagina
6 Scuse per la preghiera davanti al Duomo? Gli imam: "Non è il caso"
di Alberto Giannoni Oggi incontro tra la Curia e il direttore di via Padova. Il
vicesindaco: "è una nuova grande offesa alla città". Per la
direttrice di Infopal "scusarsi è una cosa ridicola" La mossa di via
Padova non basta. La richiesta di un incontro fra il centro islamico e la Curia
alimenta nuove polemiche. La manifestazione di sabato, conclusa dai fedeli
musulmani con la preghiera sul sagrato del Duomo, ha rappresentato un trauma
per molti, cattolici e non. La Diocesi ieri spiegava
che i rappresentanti della «mezza luna» milanese «hanno chiesto al cardinale
Tettamanzi un incontro per chiarire l?accaduto e portare le scuse». Un incontro
che ci sarà oggi. Ma ad alcuni importanti esponenti del
mondo musulmano o di quello laico filopalestinese (le due componenti presenti
in piazza, insieme ad alcune frange della sinistra) le scuse paiono una
concessione, o una forzatura, o addirittura una «cosa ridicola». Il direttore
della Casa della cultura islamica di via Padova, Asfa Mahmoud, spiega che «non
si è trattato di una provocazione», che «pregare è sempre bene» che «le
intenzioni non erano negative», e che «se i cristiani si sono offesi chiederemo
scusa». Meno convinto l?imam di via Padova, Abdallah Tchina, per il quale «le
scuse non sono un problema», «il problema sono i morti, e l?assedio di Gaza», e
per le scuse «chiedete al direttore Mahmoud». Rimanda al direttore di via
Padova anche il presidente dell?associazione Palestinesi in Italia, Mohammad
Hannoun, che ha suggerito al direttore di via Padova di contattare la Curia per
«proporre una preghiera collettiva, tutti insieme». Le scuse? «Dovete chiedere
a Mahmoud», ma «se abbiamo offeso qualcuno sono pronto». Mouelli Mohsen, vice
vicario per la confraternita Sufi Jerrahy Halveti che ha sede a Milano - l?uomo
che il venerdì traduce i sermoni di via Padova in italiano - sostiene che «le
scuse non sono ritenute necessarie perché non credono di aver sbagliato», se
non «a forzare i cordoni di polizia». Gelido il commento di Infopal,
associazione filopalestinese che con altre sigle ha organizzato il corteo: «Le
scuse sono una cosa ridicola», per la direttrice dell?agenzia
dell?associazione, Angela Lano. Per lei «tutto è stato
montato ad arte dal can can mediatico italico». I vertici di via Padova
assicurano che farà parte delle delegazione anche il direttore del centro di
viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, il quale invece smentisce: «Io non ne so
niente», dichiara contrariato. Anche perché a guidare la preghiera (che ha
fatto seguito al rogo di bandiere Usa e israeliane) è stato
proprio il «suo» imam, Abu Imad, condannato in appello per terrorismo. «Se il
cardinale Dionigi Tettamanzi dovesse incontrare presidente e imam del centro
islamico di viale Jenner - avverte il vicesindaco Riccardo De Corato - si
tratterebbe di una nuova grande offesa al mondo cattolico e alle istituzioni di
Milano». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Voce d'Italia, La" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Esteri Ahmed
Aboutaleb ha doppia cittadinanza marocchina e olandese Rotterdam: il nuovo
sindaco viene dal Marocco ed e' un'islamico moderato Accade nella citta' piu'
libertaria dell'Europa occidentale, simbolo dell'emancipazione femminile -->
Rotterdam - Sorpresa a Rotterdam il maggiore porto europeo, metropoli situata
alla foce del Fiume Reno: alla massima carica cittadina è stato
eletto un marocchino naturalizzato olandese, islamico moderato che conserva
anche la cittadinanza del paese d?origine. Ahmed Aboutaleb, questo il nome del
nuovo sindaco della città portuale per eccellenza dei Paesi Bassi, sin dal suo
insediamento ha esortato i giovani islamici residenti in Olanda ad integrarsi
con la società ospitante, rispettandone i valori e le tradizioni, ed ha
definito tutti i musulmani che invece non intendono adattarsi al modo di vivere
della nazione di naturalizzazione come meritevoli solamente di espulsione.
L?elezione di Aboutaleb ha suscitato grande clamore nel piccolo paese
affacciato sull?Atlantico anche perché nel regno d?Olanda da un po? di anni a
questa parte, grossomodo dal giorno dell?assassinio del regista Theo Van Gogh
per mano di fondamentalisti islamici, tutto ciò che attiene ai fedeli di Allah
è guardato con sospetto. Sicuramente è molto difficile per un islamico,
profondamente credente nei principi enunciati nel Corano, adattarsi alla
mentalità della società olandese, una società molto aperta in cui la donna gode
delle libertà più sconfinate e che in parecchie occasioni si è scontrata pure
con la chiesa cattolica romana che rappresenta le coscienze del 35% dei
cittadini dei Paesi Bassi. Accadde quando il clero olandese, supportato dalla
società civile, chiese per i propri membri la libertà di matrimonio ed il via
libera all?uso generalizzato della pillola anti-concezionale. Correvano i primi
anni settanta e l?allora Santo Padre, Paolo VI°, a capo di una chiesa che
comunque con il Concilio Vaticano II° si era molto modernizzata dovette con
decisione opporre dei netti rifiuti. Oggi la scommessa di Rotterdam invece
riguarda la capacità di un sindaco, nato con una mentalità molto più
tradizionalista di quella propria dell?Europa occidentale, di rappresentare la
società di una delle città più libertarie del continente. Un grosso punto
interrogativo dunque aleggia sulla gente non solo di Rotterdam ma di tutta la nazione
olandese che dopo le grandi aperture multietniche degli anni settanta ed
ottanta, facilitate anche da una massiccia immigrazione dalle terre americane
ed africane già colonie del Regno d?Olanda, ultimamente si era chiusa a riccio,
spaventata dal fondamentalismo islamico che aveva preso piede nei quartieri
proletari delle periferie olandesi, e vedeva in ogni immigrato un possibile
pericolo per il tanto decantato “ welfare” olandese tanto da essere indotta a
rifiutare pure l?integrazione con i paesi neo- comunitari dell?Europa centro-
meridionale e a bocciare il progetto di Costituzione europea voluto soprattutto
da Francia e Germania. Aboutaleb riuscirà a sfatare l?opinione generale di un
islam arretrato, fondamentalista, nemico della civiltà europea che mai e poi
mai potrà annacquarsi in una dimensione laica, lasciando alla religione la sola
sfera intima dell?individuo e rispettando nella vita pubblica i principi
dell?illuminismo e dell?habeas corpus? E? una scommessa che tutti in Olanda
aspettano con trepidazione. Sergio Bagnoli
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Vorrei distinguere
le leggi tra «leggi sociali», quelle che stabiliscono regole e comportamenti
considerando l'insieme di tutti i cittadini, e «leggi individuali», ovvero quelle
che si riferiscono a norme dirette alla singola persona. Esempi di leggi
dirette alla singola persona sono quelle sul divorzio o sull'eutanasia. Vorrei
far notare che proprio queste «leggi individuali» sono assolutamente carenti, e
nuove iniziative sono disattese dallo stesso legislatore che, invece, prendendo
esempio dal resto d'Europa, dovrebbe dare attraverso le norme la massima
libertà all'individuo. Uno dei più grandi ostacoli all'introduzione di «leggi
individuali» sono i commenti e le direttive di un'etica cattolica
che si avvia a diventare «fondamentalismo religioso». Credo, indfatti, che sia
estremamente difficile essere di destra e allo stesso tempo laico, e la
promessa di fare degli italiani il «Popolo della Libertà», non è completa se la
«mia» libertà è condizionata dalla mancanza di leggi a sua tutela o se essa
viene appena garantita da ipocrite normative dettate da un invadente
cattolicesimo. Prendiamo, ad esempio, la mancanza di una legge sul testamento
biologico e l'estremamente travagliata autorizzazione per la cosiddetta pillola
abortiva. Mi sembra strano che la legislazione italiana sia sempre due o tre
passi indietro e sia minimalmente libertaria, in nome di un'etica religiosa e
in nome del «buon senso comune», che sembra fatto solo da radici cristiane, e
che per questo motivo, siano vietati alcuni elementari diritti individuali.
Sembra che Jung abbia scritto la migliore definizione del «senso comune» -
appena dopo aver spiegato una serie di circostanze alle quali dà il nome di
«spirito dei tempi» - che nessuno sembra aver voglia di sfidare o di mettere in
discussione. Ho scritto quel «Dieu et mon droit» e ho anch'io concesso qualcosa
allo «spirito dei tempi»... Quando corredate un vostro interessante articolo,
per esempio, sull'eutanasia, con una tabella che fa il punto su tutte le altre
legislazioni europee, mi state ricordando, al confronto e con ogni altra
qualsiasi tabella, l'«elenco dei miei diritti negati e delle mie libertà
negate». Se poi il confronto è con l'Olanda, patria di tutte le libertà, noi
siamo al Medio Evo o all'evangelizzazione coatta della Controriforma. Nella mia
lettera chiedo al «Popolo della Libertà», quali e quante libertà mi sta
concedendo e se in conseguenza dell'estrema scarsità di queste, se quanto ci
offre fa veramente di noi il «Popolo della Libertà». Lo stesso avrei potuto
chiedere al «Partito Democratico»: quale democrazia avrebbe voluto darci? Gli
argomenti che ho trattato sono un jolly che sia la destra che la sinistra
possono giocare: la prima introducendo nella legislazione qualche «ragionevole»
libertà, ad esempio il testamento biologico; e la seconda ridando un'identità
alla sinistra rivendicando, tutta una serie di libertà negate, magari prendendo
a modello Zapatero per... fare le scarpe alla destra. Zapatero in spagnolo
significa calzolaio. Negli anni Sessanta c'era una barzelletta che vi vorrei
raccontare. Un americano dice a un russo: «Io sono un uomo libero, e posso
anche insultare il presidente degli Stati Uniti, quanto mi pare». E il russo replica:
«Anch'io sono un uomo libero, e anch'io posso insultare il presidente degli
Stati Uniti, ogni volta che voglio». La libertà degli americani di insultare il
proprio Presidente è reale e va sotto il nome di «bushismo». Con i bushismi,
già due anni fa, su tutti i giornali, c'era l'elenco delle gaffes e delle
sciocchezze dette e fatte da Bush. Questo dimostra che esistono vari gradi di
libertà. A tutela dei nostri diritti di libertà avremmo proprio bisogno di una
Magna Charta. Vittorio Scuderi - NAPOLI
( da "Foglio, Il" del 09-01-2009)
Argomenti: Laicita'
9 gennaio 2009
Anticipazione dal Foglio di sabato 10 gennaio Per Samir l'islam non prega,
conquista “Quelle di Milano e Bologna non erano preghiere, ma atti
politico-ideologici, vessilli islamisti”. Samir K. Samir insegna all?Università
Saint-Joseph di Beirut, è considerato uno dei massimi studiosi di islam e ha
partecipato al recente incontro in Vaticano fra il Papa e i religiosi
musulmani. Nato al Cairo nel 1938 ma d?adozione libanese, formatosi in Francia,
Samir ha insegnato alla Georgetown University, a Tokio e al Cairo. Con lui
parliamo della controversa manifestazione islamica davanti al duomo di Milano e
della reticenza della cultura laica e cattolica a comprenderla. Se le chiese
tedesche pregarono contro Hitler e Pio XII lo fece contro lo stalinismo
comunista, dimostrando così la funzione anche politica dell?atto cultuale,
secondo Samir le preghiere islamiche nelle piazze italiane sono di tutt?altra
natura. “E? contro il male che i cristiani pregano. Allora si pregava contro il
totalitarismo stalinista, non contro Stalin come persona. La chiesa si esprime
contro l?aborto, non contro chi abortisce. Nell?islam è diverso. A Bologna e a
Milano non si parlava di pace, era una manifestazione contro Israele, se ne
bruciavano le bandiere. La preghiera era ostentazione della visibilità
islamica. Un modo per dire: ?Noi siamo qui, siamo forti e siamo numerosi. E la
prova è che noi figli di Allah preghiamo, mentre voi occidentali siete
secolarizzati, non pregate più?. Per i cristiani la preghiera non può mai
essere ostentazione. Il Vangelo dice che in preghiara siamo nella nostra stanza
interiore. Nell?islam invece la preghiera è una dimostrazione di forza e
potenza. La fede islamica deve essere visibile, si prega per strada, negli
autobus, nel negozio. Nell?islamismo la preghiera è un vessillo, come la barba
o la camminata spavalda”. Nelle comunità islamiche occidentali, l?islam è
dominato dall?“unica realtà visibile, attiva, dinamica, che si attesta attorno
al venti per cento di consensi, ed è l?islam come religione politica. L?islam è
certamente politica, Maometto era questo. Ma la tendenza attuale è di fare
dell?islam un partito e questa è una deviazione. Però la maggioranza islamica
tace, non scende in strada contro la politicizzazione della fede. Se non è vero
islam, devono dirlo in una piazza. Sono dei codardi e parlano soltanto quando
attaccano. L?islam non conosce autocritica. E? un mondo di tabù, di mera
apologia. A loro bastano duecento persone a terra al Duomo per intimorirci.
Giocano sul vittimismo, si identificano con i palestinesi e giocano con la
categoria ambigua dell?islamofobia. Così portano a sé molti occidentali, ne
manipolano i sentimenti”. Secondo Samir il pericolo è l?islamismo. “Hanno come
scopo la reislamizzazione dei paesi arabi e la sharia al posto della
costituzione in occidente. Vogliono islamizzare la strada, le apparenze quanto
le profondità. Per loro esistono tre religioni rivelate: ebraismo,
cristianesimo e islam. Mosè rivela Dio al suo popolo con la Torah, gli ebrei
non sono fedeli, Dio manda i Profeti e questi vengono uccisi. Arriva un altro
profeta, Gesù, ma i cristiani non sono fedeli e introducono la trinità. Dio
manda l?ultimo messaggero, Maometto. E una nuova legge, la sharia. L?islam è la
religione perfetta. La libertà vale zero e di fronte ad Allah è puro nulla.
Anche la spada va usata per imporre la sharia”. L?odio nasce dal contatto con
il vuoto occidentale. “L?islamismo in Europa ha ammirato la tecnologia
rigettando la nostra cultura. La laicità è vista come ateismo, la libertà è
giudicata come anti Dio, immoralità. L?ateo è chiamato ?animale?. L?ho sentito
da un imam italiano in pubblico. Anche il velo della donna significa portare
fra le nostre donne la civiltà islamica ?autentica e pura?, civiltà del bene
contro quella del male, l?occidente”. Venendo alla reazione impacciata o sulla
difensiva, Samir dice che “la chiesa per tradizione è lenta, abbiamo anche noi
i buonisti che parlano soltanto del diverso e dell?altro. Ho visto esitazione
nella stampa cattolica. Non dobbiamo sottovalutare il fatto che le preghiere di
Milano e Bologna erano due vessilli islamici. Erano diretti a noi”. di Giulio
Meotti
( da "Stampa, La" del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Gian Enrico Rusconi
PREGHIERA POLITICA Lo spettacolo dei sagrati del Duomo di Milano e di Bologna
pieni di musulmani in preghiera, ma con chiaro intento politico di protesta
contro gli avvenimenti di Gaza, non è un evento «normale». O meglio, la sua normalità presuppone un solido giudizio laico (di credenti
e non credenti) che non è affatto ovvio nel nostro Paese. Poi l'evento è stato rapidamente archiviato sotto l'incalzare di altri avvenimenti
«più normali»: dalla crisi del Comune di Napoli alle grandi nevicate al Nord.
Ma è rimasto un evidente disagio, soprattutto nel mondo cattolico. Forse
un piccolo trauma che attende ancora di essere elaborato. Chi da tempo chiede
che la voce della religione risuoni, senza restrizioni, nella sfera pubblica è
rimasto spiazzato. Non si aspettava che lo facessero i musulmani alla loro
maniera e con un'efficacia mediatica inattesa. Ora si obietta che la loro è
stata una manifestazione più politica che religiosa, entrando così in un
terreno minato. Sappiamo infatti tutti che il rapporto tra religione e politica
è profondamente diverso nell'islam e nel cristianesimo. Ma è irragionevole
pretendere che i musulmani in Italia si adeguino senz'altro alla nostra
(peraltro controversa) concezione della laicità della politica. Si obietta
ancora che qui non è in gioco la politica in generale ma la violenza, il
terrorismo, l'odio religioso. Ma è una pura diffamazione considerare la
preghiera pubblica e islamica su sagrati delle chiese un'espressione di odio
religioso. Con questo non vogliamo eludere il punto nevralgico: l'idea di
inimicizia che mescola e confonde inimicizia politica, fatta di sangue e di
bombe, con l'inimicizia religiosa e teologica. La protesta musulmana sui
sagrati è stata pacifica anche se chiamava in causa il nemico politico. Il
punto critico è che tale chiamata in causa è spesso trattata in un linguaggio e
in un codice religioso che per corto circuito definisce senz'altro nemico di
Dio il nemico politico. Da qui l'accorata richiesta avanzata dai cristiani a
non fare la terribile identificazione tra nemico politico e nemico di Dio.
Saggia e giusta raccomandazione. Ma quanti secoli di sofferenze, di orrori e di
ingiustizie nella cristianità ci sono voluti per arrivare a questa saggia
posizione! Possiamo e dobbiamo limitarci ad affermare che il mondo islamico
«non è ancora» approdato a questa conclusione, ma deve approdarvi? Dobbiamo
quindi assumere una visione evoluzionista eurocentrica, nel senso che prima o
poi tutte le religioni dovranno arrivare alla distinzione tra politica e
religione quale si è istituzionalizzata in Occidente? Oppure la questione è
assai più complicata e grave perché rimanda a visioni teologiche incompatibili?
Non dimentichiamo il fraintendimento della frase del Papa a Ratisbona sulla violenza
intrinseca dell'islam. In realtà su questa tematica la strada della
comprensione tra cristianesimo e islam è ancora molto lunga. Salvo eccezioni di
ristretti incontri tra specialisti, a livello di comunicazione pubblica non
esiste alcun serio dialogo teologico tra cristianesimo e islam. Il fatto,
enormemente positivo, che spesso in pubblico si arrivi a condannare
unanimemente la violenza terroristica, o a pregare insieme, non elimina due
realtà di fatto. Da un lato c'è la crescente indistinzione tra attività
terroristica e radicalizzazione della violenza bellica, come dimostra
quotidianamente il conflitto israelo-palestinese. D'altro lato recitare le
preghiere comuni avviene in un contesto ecumenico che spesso rasenta un nuovo
politeismo. Fra Allah di Maometto e il Dio di Cristo (e della Chiesa) c'è
incomunicabilità quando si arriva alle tesi teologiche fondamentali. La
coesistenza pacifica e la benevolenza reciproca è cosa radicalmente diversa
dall'intesa teologica. Questo è rilevante anche per la sentenza evangelica del
«date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Questa sentenza
viene ripetuta come un'evidenza, ma il significato che oggi le attribuiamo è
stata una faticosa acquisizione storica abbastanza recente. La presa della posizione
del Vaticano nella tragedia di Gaza con l'invito a scegliere - in entrambi i
campi - politici desiderosi di pace e di concordia, è dettata da grande
saggezza politica. Ma non è la risposta esauriente alle questioni
implicitamente sollevate nella preghiera pubblica dei musulmani del nostro
Paese. CONTINUA A PAGINA 29
( da "Corriere della Sera" del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2009-01-10 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE L'intervento Il ruolo di piazza Duomo Un centro di
cultura che chiede il rispetto di tutti SEGUE DA PAGINA 1 Significa riconoscere
che è sbagliato mischiare protesta politica e fede religiosa. Gli ambiti vanno
tenuti distinti. Quando a Dio è messo un distintivo o si cerca di tirarlo per
la giacca vengono poste le premesse per gli «ismi» (fanatismo, fondamentalismo,
integralismo) su cui guerre e scontri prosperano. è la politica a creare
conflitti o a non saperli gestire. La piazza — e quella del Duomo ne è un
esempio forse unico — è luogo di ritrovo e convivenza. Neanche i cattolici l'hanno rivendicata per sé, a proprio uso
esclusivo. La scelta ha un'origine storica plurisecolare, da Ambrogio «defensor
civitatis», alla costruzione dello stesso Duomo sino ad oggi attraverso
un'istituzione civile, la Fabbrica, che neanche Napoleone riuscì a scalfire. I
decenni più recenti hanno rafforzato la necessità che a piazza del Duomo siano
assicurati un rispetto e un riguardo particolari. è l'agorà, lo spazio in cui
la società civile e la stessa Chiesa si sono offerti ai milanesi e li hanno
rappresentati alla ricerca di una convivenza migliore per tutti. A nome della
prima, sindacati e partiti si sono misurati in pubblico, perché critiche e
proposte avessero eco e coinvolgimento. I cristiani, a loro volta, hanno
promosso eventi (processioni, adunanze, visite del papa) capaci di dare parole
alla sensibilità e alla devozione. Ma mai nessuno ha preteso di mettere
l'etichetta, né ne ha approfittato o abusato. Neanche nei momenti più
drammatici e bui. La cura della piazza è l'emblema del rispetto per la città. I
musulmani, portandogli le scuse, e il resto della città dovrebbero riconoscere
a Tettamanzi di essersi posto in ascolto del cuore profondo e complesso di
Milano, in un atteggiamento di amore al prossimo, non di sola tolleranza (cioè
di pura sopportazione). Quando nelle settimane scorse disse che tutti (anche
gli islamici) han diritto a luoghi di preghiera nei
quartieri, il cardinale mostrò di salvaguardare il civismo di Milano e di avere
a cuore la convivenza quale frutto di apporti diversi, che poi ciascuno vive e
offre al cielo nell'intimo o per tradizione e cultura. Si rivelò più laico di
molti uomini di fede, cristiani e dell'Islam. Marco Garzonio
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 10-01-2009)
Argomenti: Laicita'
GIGI DI FIORE Il
dibattito dovrebbe entrare nel vivo in commissione Senato tra una decina di giorni.
Dopo diverse settimane di sedute e audizioni di una ventina di esperti, il
senatore del Pdl Raffaele Calabrò sta per depositare il testo di legge sul
testamento biologico da discutere per portarlo in aula. Sarà la sintesi e la
selezione, elaborate dal relatore Calabrò, di dieci proposte depositate in
commissione. Tutto sembra quindi pronto per il confronto tra maggioranza e
opposizione finalmente su una traccia concreta di norme da esaminare. «Credo
sia ormai venuto il momento di porre fine, su questa materia, a contrapposizioni ideologiche tra laici e cattolici - dice il senatore Calabrò - Non giochiamo in due squadre in
contrapposizione, in questa materia dovremmo invece tutti puntare ad affermare
alcuni valori, come il rispetto per il principio dell'indisponibilità della
vita. Credo si tratti di un valore radicato tra i credenti come tra i laici».
Il testo di legge in preparazione sarà molto ampio, obiettivo del
relatore-estensore Raffaele Calabrò resta evitare, in casi simili a quello
clamoroso di Eluana, l'intervento della magistratura per decidere sul
prolungamento di terapie. Il primo caposaldo nella legge da portare alla
discussione è il rispetto della libertà del medico, tenuto al rispetto di norme
deontologiche e in possesso di conoscenze scientifiche aggiornate sulle
malattie da affrontare. Nel rispetto delle norme penali e costituzionali in
vigore, il testo esclude che il paziente possa decidere sulla sua eutanasia.
Secondo il testo in preparazione, ognuno potrebbe esprimere il suo parere anticipato
su eventuali terapie cui potrebbe essere sottoposto, cosciente che avranno
riflessi sul decorso e l'evoluzione della sua malattia. Al paziente verrebbe
invece esclusa la possibilità di decidere sulla sua morte. Spiega il senatore
Raffaele Calabrò: «Si sta veicolando l'idea che una legge sul testamento
biologico porterà inevitabilmente all'apertura verso l'eutanasia attiva o
passiva. È falso. La legge in elaborazione invece vuole riconoscere il diritto
di esprimere i propri desideri e la propria volontà attuale, anche in modo
anticipato, su tutti i trattamenti terapeutici e gli interventi medici,
escludendo però che queste dichiarazioni anticipate possano contraddire le
leggi in vigore e la deontologia medica». Insomma, nelle norme che la maggioranza
presenterà nei prossimi giorni alla commissione Senato, si esclude per il
paziente la possibilità di decidere se lasciarsi morire in caso di grave
malattia. La discussione e il confronto tra maggioranza e opposizione non si
presentano facili, soprattutto perché sono state precedute da polemiche per
vicende di persone in coma da anni su cui la decisione di prolungare le terapie
artificiali che le mantenevano in vita è stata affidata alla magistratura. Su
una cosa Raffaele Calabrò, professore e cardiologo per molti anni responsabile
della direzione di cardiologia pedriatica al secondo Policlinico, ha le idee
molto chiare: la legge dovrà tutelare la libertà e la responsabilità
professionale del medico. Spiega Calabrò: «Non si può pensare che il medico sia
obbligato ad eseguire tutto quello che è scritto in una dichiarazione,
costringendolo ad andare contro la sua etica e contro il principio della
sacralità della vita». Su queste basi, il testo dell'attesa legge sulla
«dichiarazione anticipata di trattamento», destinata a colmare un vuoto
legislativo di anni. «Spero si possa arrivare con serenità a un'intesa
bipartisan e all'approvazione della legge - dice Calabrò - Con l'opposizione si
sono fatti molti passi in avanti, anche sul rifiuto di ogni forma di eutanasia.
Va chiarito che il paziente può decidere su una certa terapia, che può incidere
sulla sua salute. Può cioè scegliere se contrastare o lasciare al suo decorso
naturale una patologia. Ma non può, ad esempio, scegliere di non nutrirsi più,
perché in tal modo farebbe una scelta sulla propria morte e non sul decorso
naturale di una malattia».
( da "Giornale.it, Il" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Questo pomeriggio il
Papa ha ricevuto le comunità neocatecumenali nella basilica di San Piero. Ecco
un brano del suo discorso: Tutto ebbe inizio qui a Roma, quarant'anni or sono,
quando nella Parrocchia dei Santi Martiri Canadesi si costituirono le prime
comunità del Cammino neocatecumenale. Come non benedire il Signore per i frutti
spirituali che, attraverso il metodo di evangelizzazione da voi attuato, si
sono potuti raccogliere in questi anni? Quante fresche energie apostoliche sono
state suscitate sia tra i sacerdoti che tra i laici! Quanti uomini e donne, e
quante famiglie, che si erano allontanate dalla comunità ecclesiale o avevano
abbandonato la pratica della vita cristiana, attraverso l'annuncio del kerygma
e l'itinerario di riscoperta del Battesimo, sono state
aiutate a ritrovare la gioia della fede e l'entusiasmo della testimonianza
evangelica! La recente approvazione degli Statuti del "Cammino" da
parte del Pontificio Consiglio per i Laici è venuta a suggellare la stima e la
benevolenza con cui la Santa Sede segue l'opera che il Signore ha suscitato
attraverso i vostri Iniziatori. Il Papa, Vescovo di Roma, vi ringrazia
per il generoso servizio che rendete all'evangelizzazione di questa Città e per
la dedizione con cui vi prodigate per recare l'annuncio cristiano in ogni suo
ambiente. Scritto in Varie Commenti ( 5 ) » (3 votes, average: 2.33 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 09Jan 09 La radiografia delle
emergenze mondiali nelle parole del Papa Ieri Benedetto XVI ha incontrato il
corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ha parlato dello stato del mondo e delle emergenze che preoccupano il
Vaticano. Questo l'articolo che pubblico oggi sull'argomento. Un paragrafo
importante è stato dedicato alla situazione di Gaza.
Parlando della Terrasanta, «dove, in questi giorni, assistiamo ad una
recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle
popolazioni civili», il Papa ha affermato che la guerra in corso «complica
ancora la ricerca di una via d'uscita dal conflitto tra israeliani e
palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». Ha
ripetuto che «l'opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da
qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata
fermamente», chiedendo che, «con l'impegno determinante della comunità
internazionale, la tregua nella Striscia di Gaza sia rimessa in vigore» per
«ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione» e per rilanciare «i
negoziati di pace rinunciando all'odio, alle provocazioni e all'uso delle
armi». Poi Benedetto XVI ha auspicato che dalle urne elezioni sono programmate
in Israele ma si attendono anche nei Territori palestinesi escano vincitori non
i falchi, ma le colombe: «È molto importante che, in occasione delle scadenze
elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei
prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione
questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile
riconciliazione». Una riconciliazione che, secondo la Santa Sede, sarà
possibile soltanto attraverso «un approccio globale ai problemi di quei Paesi,
nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le
popolazioni coinvolte». Ma è importante ricordare anche altri passaggi del
discorso, che aveva come filo conduttore la povertà materiale e quella
spirituale: ad esempio quelli dedicati alla crisi economica, all'Africa, alle
persecuzioni contro i cristiani e all'ostilità verso di loro che si registra
anche nel mondo occidentale. Infine il Papa ha ricordato che «gli esseri umani
più poveri sono i bambini non ancora nati». Scritto in Varie Commenti ( 77 ) »
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Maritain: "Pio XII sul silenzio consultò degli ebrei tedeschi" Il
quotidiano "Avvenire" oggi in edicola pubblica l'interessante
anticipazione di un libro ((in uscita per le Edizioni Paoline, pp. 248, eu ro
14), contenente i carteggi dell'ebreo francese André Chouraqui con alcuni
amici, tra i quali il filosofo Jacques Maritain. In una lettera del 1969,
parlando dell'atteggiamento di Papa Pacelli, Maritain scrive a Chouraqui:
"Quanto a Pio XII, sarebbe grave mente ingiusto attribuire a indiffe renza
il suo silenzio nell'ora della persecuzione hitleriana: a Roma mi sono
informato in alto loco sulle ragioni di questo silenzio, e so che è stato dovuto solo alla paura di au mentare gravemente la
persecu zione, se avesse alzato la voce [ ]. Il Papa aveva consul tato alcune
comunità ebraiche te desche, ed è proprio questo che es se avevano risposto. [
] Il suo mo tivo è stato quello che ha ritenuto un
obbligo di coscienza, ed era un motivo profondamente umano". Qui potete
leggere l'articolo integrale sul sito del quotiando diretto da Dino Boffo.
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questo articolo a un amico 06Jan 09 La tragedia di Gaza: dov'è l'Onu? Cari
amici, nell'augurarvi una buona festa dell'Epifania (sotto la neve, a Milano ne
siamo abbondantamente ricoperti), vorrei attirare nuovamente la vostra
attenzione sulla tragedia che si sta consumando a Gaza. Bisogna innanzitutto
ricordare che Hamas ha unilateralmente dichiarato finita la tregua e che
centinaia di razzi e colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia verso i
centri israeliani più vicini. Ma bisogna anche a mio avviso ribadire che la
massiccia azione militare, i bombardamenti che uccidono centinaia di civili
innocenti, l'isolamento di Gaza che riduce alla fame la popolazione sono
iniziative sproporzionate: se distruggeranno l'attuale forza di Hamas
(organizzazione che per sua stessa ammissione Israele inizialmente finanziò in
funzione anti-Arafat), temo che finiranno per creare, allo stesso tempo, un
numero sempre maggiore di nuovi miliziani e terroristi per un conflitto ormai
coloratosi delle tinte del fondamentalismo religioso - e non era così al tempo
dell'Olp - che appare insolubile. Come sapete, la zona di Gaza è interdetta ai
giornalisti e dunque quella che si combatte è una guerra che non può essere
raccontata. Perché non si chiede l'intervento dell'Onu? Perché Europa e Stati
Uniti non fanno sentire con coraggio la loro voce? Una forza di interposizione
dei caschi blu aiuterebbe a garantire la sicurezza di Israele e a controllare
Hamas. Mi ha molto colpito la dichiarazione del ministro degli Esteri e
candidata premier del partito Kadima, Tzipi Livni, la quale ha sottolineato che
il suo Paese non sta semplicemente ricorrendo alla "legittima difesa"
contro gli attacchi dei razzi, bensì sta "combattendo contro il
terrorismo". Una posizione legittimata purtroppo dalla dottrina della
guerra preventiva di George Bush, servita a giustificare di tutto, in Cecenia
come in Irak (dove le armi di distruzione di massa non c'erano, non ci sono mai
state e i governi inglese e americano lo sapevano). Benedetto XVI domenica
scorsa aveva detto: "La guerra e l'odio non sono la soluzione dei
problemi. Lo conferma anche la storia più recente". Scritto in Varie
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amico 04Jan
( da "Riformista, Il" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Giulio Andreotti
l'ultimo conservatore Il mistero di una vita al potere. «Quando si vogliono
cambiare le cose, si finisce quasi sempre per cambiarle in peggio, quindi è
meglio tenersele così come sono». Non s'è perso nulla della vita pubblica
italiana, a lui niente è stato risparmiato. Oramai
alla domanda su chi sia davvero, si risponde con un sorrisino ironico. Cardinal
Ersilio Tonini, da novantaquattrenne cosa direbbe a Giulio Andreotti che il
prossimo mercoledì entra anch'egli nel "club dei novanta"? Ovviamente
gli faccio tanti auguri da amico schietto e nitido. Mercoledì Andreotti entra
in una fase della vita parecchio intensa. Più si invecchia più la vita è
intensa. Quando ha conosciuto Andreotti? Nel 1944. Ero già prete. Studiavo
diritto civile e canonico alla università Lateranense a Roma. Andreotti mi
chiamò per chiedermi di aiutare alcuni ragazzi della Fuci negli studi di
diritto. Frequentavano la mia stessa università e Andreotti me li affidò. Già
allora Andreotti aveva rapporti col Vaticano? Beh, io non ero il Vaticano.
Diciamo che Andreotti era già allora una persona saggia che si appoggiava alla
Chiesa quando aveva qualche difficoltà o quando necessitava di un qualche
aiuto. Pensi che addirittura mi chiese se potevo ogni tanto far risultare
alcuni di questi ragazzi come presenti alle lezioni anche se non frequentavano.
E lei lo fece? Certo, erano anni difficili. C'era la guerra. Anche studiare e
frequentare l'università era un'impresa non semplice. Parliamo dei rapporti di
Andreotti col Vaticano. Diversi faldoni del suo archivio riguardano i rapporti
con la Santa Sede? È normale che sia così. In tanti anni di azione politica
Andreotti ha avuto a che fare con diversi Pontefici. Assieme a Giorgio La Pira,
Aldo Moro, Luigi Gedda e altri fu tra i primi a rispondere all'appello di Pio
XII rivolto ai politici: "Fatevi valere", disse Pacelli
nell'immediato dopo guerra. E quella classe di nuovi dirigenti politici si fece
davvero valere. Ancora oggi Benedetto XVI chiede ai
politici di farsi valere: «Serve una classe di laici cattolici
impegnati in politica», ha detto. C'è oltre il Tevere qualche nostalgia della
Dc? Non credo. Se si ha nostalgia la sia ha per un certo modo di fare politica.
Andreotti in questo senso deve essere ancora oggi un esempio. Ma nostalgia
della Dc credo non ve ne sia. Credo che nelle parole di Benedetto XVI,
come allora in quelle di Pio XII, vi sia un auspicio affinché si formi una
classe dirigente nel paese capace di elaborare i problemi e di risolverli
tenendo a mente qual è il bene comune, il bene per tutti. Era il Vaticano che
suggeriva l'azione politica della Democrazia Cristiana o la Dc dettava la linea
anche alla Santa Sede? Andreotti ascoltava la Santa Sede e la Santa Sede
ascoltava lui. Era un arricchimento reciproco. Se guardiamo al tempo
immediatamente successivo al pontificato di Pacelli, comunque, dal punto di
vista diplomatico molto faceva il segretario di Stato Domenico Tardini. Credo
che Andreotti avesse più rapporto con lui che con Giovanni XXIII. Chi in
Vaticano ha avuto più a che fare con Andreotti? Difficile rispondere. Tanta
gente, senz'altro. Ma forse più di tutti il suo amico e oggi cardinale Fiorenzo
Angelini. Nacque a campo Marzio, nel cuore della vecchia Roma. Forse per questo
Andreotti lo sentiva e lo sente particolarmente amico. I rapporti con la Santa
Sede non sono sempre stati rose e fiori. Nel 1978 fu Andreotti a firmare la
legge sul divorzio? Non lo critico per questo. Credo non avesse altra scelta.
Abdicare come probabilmente avrebbe voluto fare, avrebbe voluto dire consegnare
il paese non si sa a chi. Ne eravamo tutti consapevoli. E la cosa andava
evitata. Fu un grande dolore consumato in anni difficilissimi. Ma quella firma
non intaccò la stima vaticana nei suoi confronti. Insomma, ha sempre saputo
come muoversi oltre il Tevere? Diciamo che sapeva come tenere i rapporti senza
compromettere nessuno. In tanti anni non ha mai compromesso nessuno della Santa
Sede. Cosa non da poco e non da tutti. Non è stato con
la Santa Sede un "furbetto", uno che faceva i propri interressi alle
spalle altrui. Tuttt'altro. Consigliava e si lasciava consigliare. Era ed è un
galantuomo. Poi vennero gli anni del processo. In Vaticano credettero tutti
nella sua innocenza? Non so. Ma credo di sì. E poi basta leggere i fatti con un
po' di distacco: chi dei grandi politici del passato non è stato
intaccato da guai giudiziari? Ben pochi. Praticamente tutti sono stati sotto
tiro. E la cosa deve far sospettare. 11/01/2009
( da "Corriere della Sera" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-11 num: - pag: 23 categoria:
REDAZIONALE Nuova legge Via libera del Parlamento, il re promulga la normativa:
è la prima volta in Europa di uno Stato cattolico Belgio: sì alla ricerca sugli
embrioni, la Chiesa insorge Biobanca La banca degli embrioni «orfani» mai
partita in Italia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — «Alberto II re dei
Belgi, a tutti, cittadini presenti e futuri, salve. Le Camere hanno adottato, e
noi sanzioniamo, ciò che segue... ». Comincia con una tradizionale formula di
rito la legge che il Parlamento e il governo belga hanno approvato poco prima
di Natale, e che il Re ha ora promulgato. Ma è una legge che ha poco di
tradizionale, almeno per un Paese cattolico come il Belgio. A cominciare
dall'intestazione: «Sull'ottenimento e sull'utilizzazione di materiale corporeo
umano destinato alle applicazioni mediche umane o a fini di ricerca
scientifica». In due parole, si ammettono — sia pure con molti distinguo e vincoli
— esperimenti e ricerche (articolo 2, comma 1) «su tutto il materiale biologico
umano, compresi tessuti e cellule, gameti, embrioni, feti, e le sostanze che ne
vengano estratte». La Camera ha approvato il progetto di legge, dopo il Senato,
con 95 «sì» e 34 astensioni, senza un solo «no». Ma il «no», netto e sonoro,
arriva ora dalla Conferenza dei vescovi cattolici:
«Siamo agghiacciati», perché «l'essere umano in divenire (la frontiera fra
l'embrione e il feto essendo fissata alle otto settimane di gestazione)» viene
definito «materiale corporeo umano disponibile per la ricerca medica». E tutto
ciò, aggiungono i vescovi, «che riduce a un oggetto l'essere umano, costituisce
una regressione nel progetto della civilizzazione umanista». La nuova legge
ammette le ricerche medico-scientifiche sul «materiale umano», fissando però
una serie di paletti preventivi: queste ricerche devono avere uno scopo
«preventivo, diagnostico, terapeutico e scientificamente fondato », devono
svolgersi in ospedali o strutture autorizzate e ad opera di personale
specializzato, non devono comportare vantaggi materiali (sono previsti solo
«indennizzi-spese » per eventuali «donatori» maggiorenni e consenzienti di
cellule, organi o tessuti), e così via. Sono inoltre vietati i prelievi di organi
o tessuti da una persona «quando le conseguenze sull'organismo del I vescovi
«Siamo agghiacciati, l'essere umano è definito materiale corporeo disponibile
per la ricerca» donatore non siano proporzionate », ed è vietato lo «stoccaggio
» per fini industriali o anche terapeutici, ma al di fuori delle strutture
autorizzate. La legge precisa anche che sono esclusi da tutte queste
disposizioni «capelli, peli, unghie, urina, latte materno, lacrime, sudore». Ma
non è naturalmente per questioni di capelli, che è scoppiata la polemica con il
mondo cattolico. è soprattutto per la definizione di «feto», fornita dal
legislatore: «l'insieme funzionale di cellule di età superiore alle 8 settimane
di sviluppo e suscettibili, nello svilupparsi, di dar vita a una persona
umana». Secondo Bran Godeau, presidente del movimento Jongeren Voor Het Leven,
«Giovani per la vita », «questa definizione lascia intendere che il feto, e
prima ancora l'embrione, non sia una persona». Sarebbe dunque escluso dalle
garanzie fornite dalla legge ai viventi, e inoltre, «degradato al rango di
materiale corporeo umano», l'embrione o il feto diventerebbe disponibile alle
ricerche «qualunque sia la sua età e il suo stadio di sviluppo, fino alla
nascita: una vera rivoluzione per la legislazione belga, che fino a oggi
limitava questa disponibilità ai 14 giorni di vita. Un giorno, chissà, potremmo
assistere alla produzione di feti-farmaci... ». Luigi Offeddu
( da "Secolo XIX, Il" del 11-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Prete gay, da
Avvenireinsulti senza argomenti dalla prima pagina Conclude, il professor
Andreoli, inviando "un pensiero di riguardo ai sacerdoti che si sono
scoperti omosessuali, e che in questa declinazione affettiva soffrono per
restare fedeli alla loro vocazione: a costoro vorrei dire - io non credente -
di rivolgersi a Dio per chiedergli l'aiuto a far sì che anche questa
'caratteristica' diventi una ricchezza a servizio della missione cui stanno
dedicando la loro vita". Il giorno dopo, 8 gennaio, Il Secolo XIX e la
Repubblica si mettono in contatto con un sacerdote che ammette la propria
omosessualità. Fa outing, come si dice. Noi decidiamo di dare l'intervista in
prima pagina, la Repubblica all'interno. Perché lo facciamo? La risposta più
ovvia è: perchéè una notizia.Se si vuole articolare: non è banale che un prete
parli, con una serenità certamente costata sofferenza e angoscia, della propria
vita sessuale. Se è stata una notizia, un po' di tempo fa, l'outing di un
presentatore televisivo, a maggior ragione tale va considerato oggi quello di
un sacerdote. Come lo facciamo? Nel modo meno sensazionalistico possibile (a
meno che non venga ritenuto "sensazionalistico" qualsiasi titolo di
prima pagina, ciò che aprirebbe improbabili scenari su questo mestiere). Il
caso del sacerdote, del quale non facciamo il nome su sua richiesta, è
affrontato con un garbo che si avvicina al pudore, senza punte voyeuristiche,
senza la malizia di qualcuno che vuole spiare dal buco della serratura ciò che
(a volte) avviene nelle canoniche e nei seminari. Anzi, correttamente, Patrizia
Albanese, l'autrice dell'intervista, la inquadra nella scia dell'intervento del
professor Andreoli. Non di questo parere è il direttore di Avvenire, Dino
Boffo. Ieri scrive un editoriale in prima pagina dal titolo "Se i giornali
giocano su ciò che per tutti è una cosa seria". Si tratta di un raro
concentrato di gratuita violenza e infima volgarità nei confronti di questo
giornale. A cominciare dall'occhiello: "Al Secolo XIX stufi della guerra
la buttano sui preti". È francamente difficile riuscire a eguagliare tanta
rozzezza in appena dieci parole. Prima di andare avanti, torniamo al titolo.
Che vuol dire? Che cosa significa "giocare" e in che modo Il Secolo
XIX "giocherebbe"? Speravo di capirlo andando avanti nella lettura.
Ho trovato invece altro. Intanto una intollerabile forzatura: Boffo denuncia
come incipit la nona frase dell'articolo, quella che chiude il
"cappello" in prima pagina: è un po' come se sostenesse che l'incipit
dei Promessi Sposi non è"Quel ramo del lago di Como..." ma "Il
luogo stesso da dove contemplate...". Ma questo è davvero un peccato
veniale (visto che mi rivolgo a un giornale cattolico) rispetto a quello che
viene dopo: e cioè l'accusa che Il Secolo XIX abbia"inventato"
l'intervista. Non so se Boffo si renda conto di quello che ha scritto (se no,
si incaricheranno di spiegarglielo i suoi avvocati). Il modo in cui prosegue mi
fa temere che abbia attraversato un momento di grave scollamento fra l'uso
delle parole e il loro significato. Sostiene che "per regole di civiltà
non è consentito strumentalizzare altri per sostenere le proprie battaglie
ideologiche e anticlericali". Ma quali? Ma quando? Se si riferisce al
fatto che Il Secolo XIX ha ritenuto l'articolo di Andreoli come un'apertura di
dibattito nel mondo cattolico sul tema dell'omosessualità. Che cos'è
un'apertura di dibattito su un tema da sempre tabù se non una svolta? È perfino
imbarazzante ricordare a Boffo la dichiarazione da lui stesso fatta a
Repubblica di ieri: "Ci è parso normale parlarne nei termini civili e
documentati come ha fatto il professor Andreoli. Ho condiviso la sua intenzione
di toccare anche situazioni dolorose e casi estremi". Una volta di più:
che cos'è, questa, se non un'apertura di dibattito? Mentre parla in questo modo
a Repubblica, Boffo scrive tutt'altro. Di "inutile crudeltà"
(quale?). Di "un'operazione indegna, squallida, che richiama - per
l'intreccio tra elementi biografici e surreale linea «politica»? i vizi della
propaganda in voga nei regimi oscuri di altre epoche. Meglio: è un'ulteriore
prova del banalismo e della superficialità arrogante che circolano oggi in
talune imprese editoriali". Che cosa c'è di "squallido e
indegno" nel fare un'intervista, per quanto fastidiosa possa risultare al
quotidiano dei vescovi italiani? Quale sarebbe "l'intreccio tra elementi
biografici e surreale linea 'politica'" (di chi, poi)? In che cosa sta la
"superficialità arrogante"? Boffo non dà naturalmente nessuna
risposta. Lancia accuse disarticolate. Che cosa c'entra l'anticlericalismo (ciò
che Il Secolo XIX non è, sia detto di passaggio, per quanto
si proclami orgogliosamente laico)? E quali sarebbero le "battaglie
ideologiche" di un giornale che, per fare un solo esempio, non si è mai
permesso di accusare la gerarchia cattolica di ingerenza negli affari interni
dello Stato italiano, anche quando ha chiesto il cambiamento di leggi come quella
sull'aborto e sulle cellule staminali, riconoscendo ad essa il diritto
di sostenere ciò che ritiene più coerente rispetto alla sua dottrina? Non
soddisfatto di spargere contumelie a casaccio, come qualcuno in preda ad
astratti furori, Boffo non si risparmia neppure piccate lezioncine di
giornalismo. Sempre ieri, nella pagina delle lettere, risponde chiedendo
"prima della decenza, almeno un po' di professionalità". È
discutibile, e anche un po' scellerato, il richiamo alla decenza dopo
l'indecente sequela di sentenze diffamatorie inanellate in così poche righe. Ma
addirittura risibile è che il direttore di Avvenire cerchi di aggrapparsi alla
professionalità nella stessa occasione in cui non ha sostanziato nessuna delle
sue numerosissime accuse, limitandosi ad attingere nel capace sacco di una
aggressiva grossolanità. Dove avremmo mancato noi? Nel non aver rispettato la
regola secondo cui "i giudizi restano liberi, ma per essere credibili
devono appoggiarsi su dati di fatto attendibili - meglio, veri -: in questo caso
nulla di tutto ciò". Peccato che nell'intervista al sacerdote che si
dichiara omosessuale, non ci sia un solo giudizio. Piaccia o no a Boffo (ed
evidentemente non gli piace), aprire un dibattito non significa, come lui
ridicolmente sostiene, affermare che Avvenire e tantomeno la gerarchia
cattolica hanno dato il "via libera a tutti". Pretenderlo significa
banalizzare la lingua italiana, prima ancora che manipolare il pensiero degli
altri. Il Secolo XIX non ha scritto che la Chiesa sia pronta ad ammettere, fra
i suoi servitori, la pratica dell'omosessualità. Si è limitato a rilevare che,
con l'articolo di Andreoli, ha rotto un tabù. E ha trovato un sacerdote
disposto a parlare senza ipocriti infingimenti della sua condizione. Alla fine,
ha solo fatto del buon giornalismo. Lanfranco Vaccari vaccari@ilsecoloxix.it
11/01/2009 dalla prima pagina Si fa presto a dire mi piace la neve. E sabato mi
piaceva ancor di più, mentre salivo alla montagna. Mi piaceva lo scricchiolio
sotto gli scarponi di quella che era caduta il giorno prima, mi piaceva che ne
cominciasse a cadere ancora, asciutta e croccante come frittelle. Salita
solitaria nel dolce silenzio della foresta dove un tempo Dino Campana, pazzo
d'amore, andava recitando poesie alla Sibilla Aleramo; la quale, sensuale e
avventata, gradiva e ricambiava. Percorso per poeti, dunque ardito ma lenitivo,
temprante ma umanissimo. E intanto la neve cadeva, fiocca fiocca cadeva. E la
gazza cessava il suo gracchio riparando nel cavo di uno scoglio, il capriolo
dava un'occhiata intorno e immergeva nell'invisibile tana. E il cielo si
confondeva e poi spariva in un latteo niente di niente, e con lui i rami dei
faggi e poi i tronchi, e le tracce di animali e di umani. Tutto dileguava
intorno all'emulo del poeta. Era solo un po' di neve, di quella vera che cade
dal cielo e si ferma nella terra, di quella che aumenta di volume, e più che
scende dal cielo più sale sulla terra senza star lì a guardare in faccia
nessuno. Si fa presto a dire neve, ma se non vedi che neve, non tocchi che
neve, non senti che neve non è mica così bella e poetica come la facevi. E
quando arriva al ginocchio, e il goretex dello scarpone e del pantalone e della
giacca così moderni e garantiti ti fanno più sentire al riparo, fai presto a
dire mi piace la neve, ma alle neve si vede che tu non piaci niente. E se mai
ha una volontà, e perduto nel diafano nulla puoi arrivare a pensarlo, è
singolarmente rivolta alla tua rovina. Non è stato
facile all'escursionista che si pensava provetto, all'amante della natura nato
contadino e cresciuto uomo di bosco e di riviera, resistere alla naturale
propensione a cadere nel periodo propizio dell'inverno della candida
cristallizzazione dell'acqua piovana, e gli è stato
arduo e snervante, per niente consonante alla poesia, arrivare sano e salvo a
un riparo, a una tazza di minestra con salsiccia e a un giaciglio ancorché di
fortuna. Nel tepore del rifugio, addossato alla stufa, i piedi ficcati nella
brace, ho considerato l'inconsistenza del mio stesso vivere. Ho pensato di morire
per mezzo metro di neve o poco più che è caduta dal cielo nel cuore del mese di
gennaio; eppure dice il poeta: gennaio pieno di neve e febbraio ancor più
greve. Ai bei tempi, quando Dino Campana si struggeva dietro alla volubile
Sibilla, su quell'appennino ne cadeva un metro al dì. Sabato scorso non sono stato un uomo avventato, un pazzo che si getta su un fuori
pista ignoto o si inerpica sul ciglio di una slavina, sono stato
solo uno stupido uomo della contemporaneità. Che pensa di essere benvoluto da
ogni cosa, proprietario di tutto, cielo e stagioni, terra e creature. E è
destinato a soccombere a ogni cosa, a terrorizzarsi di tutto. Perché c'è una
misura, ovunque nell'universo ma non in lui. C'è accortezza nelle gazze e nei
caprioli, ma non nella sua vasta ragione. Intanto il figlio del mio amico
Armando, maestro di sci partito pieno di aspettative per il Canada, è stato rispedito a casa: lì la stagione sciistica ancora non
c'è, di duecento impianti ne sono aperti a Natale due, niente richiesta di
manodopera specializzata nel ramo. Non è escluso che la misura ormai si è
estinta ovunque l'intraprendenza umana ha avuto modo di dispiegarsi nei suoi
molteplici e ancora incerti effetti collaterali. maurizio maggiani (per
commentare: Spazio Maggiani nel sito www.ilsecoloxix.it) 11/01/2009
( da "Manifesto, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
FASCISTI A ROMA Svastiche
e stelle di David su negozi ebrei Giacomo Russo Spena ROMA Se nell'estrema
sinistra qualche "pazzo" propone di boicottare i negozi degli ebrei,
per poi chiedere subito scusa capendo i caratteri antisemiti della campagna
lanciata, nell'estrema destra si passa ai fatti. Ed è ancora una volta Roma la
città delle scorribande xenofobe e razziste dei camerati. «Hamas vince» e
«Israele boia» sono le scritte, corredate da svastiche e stelle di David fatte
con spray nero, comparse ieri notte sulle vetrine e serrande di alcuni negozi
di via Catania (dal civico 93 al 115), nei pressi della "nera" piazza
Bologna. «Questi sono imbecilli e basta. Una cosa senza senso che in 40 anni
che stiamo qui non era mai successa», dice Angelo Moresco, ebreo che gestisce
l'ottica al civico 101, uno dei negozi imbrattati. «Visto che sono tanto
coraggiosi - conclude, stanco di questo clima antisemita - le scritte me le
venissero a fare di giorno, quando sono aperto». Nella capitale azioni simili
si erano già viste nel passato, con l'atroce apposizione nel '92 di stelle di
David sulle saracinesche dei negozi del ghetto di Roma (cosa che portò al
decreto Mancino e allo scioglimento di varie organizzazioni d'estrema destra).
Ma anche di recente. Nella notte tra giovedì e venerdì, con lo striscione,
«Alemanno sionista boia, Pacifici la tua troia» comparso su ponte Lanciani.
Firmato Militia. Gruppo d'estrema destra, nato ultimamente, che per il momento
è finito sulle cronache solo per scritte su muri. Come quelle, fatte qualche
mese prima, «Castelvolturno -6, Milano -1. Minime in Italia» (riferito ai raid
assassini contro i migranti) o «Schifani ebreo» e «Alemanno Pacifici,
Roma-Auschwitz solo andata». Militia comunque non dovrebbe contare più di
cinquanta militanti, concentrati pressoché ai Castelli romani. Zona da cui
proviene il leader del gruppo Maurizio Boccacci, storico esponente dell'estrema
destra e fondatore di Movimento Politico, prima, e Base Autonoma, poi. Negli
ultimi anni ha militato invece in Fiamma Tricolore (insieme ai camerati di Casa
Pound). Per poi uscire e fondare, appunto, Militia. Non è detto sia lui però il
responsabile delle scritte antisemite (e anonime) di ieri notte: infatti della
firma delle proprie "bravate" Militia fa un punto d'onore. Anche Forza
Nuova, pur schierandosi apertamente contro i bombardamenti israeliani su Gaza,
non è la responsabile: «Hamas vince» non è in sintonia con
un partito che professa il tradizionalismo cattolico di stampo lefebvriano.
Stesso discorso per i "laici" di Casa Pound che tra l'altro
dell'antisemitismo non fanno una bandiera. Intanto altre scritte neofasciste
(«Me ne frego» e «Dux») sono apparse, sempre ieri notte, a Centocelle. Davanti
al monumento ai partigiani. Alla Digos trovare, e fermare, i grafomani
"neri" che usano i muri della città per campagne xenofobe.
( da "Repubblica, La" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 13 - Interni
Ha accolto un condannato La Russa: sono perplesso sulla curia milanese "La
Chiesa sbaglia a dialogare con loro" L´arciprete del Duomo ha riservato
un´accoglienza importante al leader della preghiera, condannato in Italia e
persona non grata in Egitto: bisognerebbe scegliersi referenti in maniera più
oculata ROMA - Ministro La Russa, è d´accordo a espellere gli immigrati che
hanno manifestato a favore di Hamas? «Non sono
contrario, ma non serve: per 10 che ne mandi via, ne spuntano altri 10. Il
problema è di altra natura». Quale? «Riguarda la nostra identità. Mi ha
lasciato perplesso l´accoglienza così importante che l´arciprete del Duomo di
Milano, monsignor Luigi Manganini, ha riservato al capo della manifestazione di
piazza Duomo». Ma Abdel Hamid Shaari - il leader dell´Istituto islamico di
viale Jenner cui si riferisce - s´era detto disponibile a scusarsi con
l´Arcivescovo di Milano. «Quel signore è stato
condannato in Italia sia pur con sentenza non definitiva e quando s´è
presentato in Egitto per fare visita alla madre ricoverata in ospedale è stato impacchettato e rispedito in Italia. Ma come fa la
curia milanese ad avere come interlocutore uno (il portavoce di questa comunità
islamica), che manco gli egiziani fanno entrare a casa loro? La Chiesa, per
carità, fa bene a essere aperta a tutti. Ma forse avrebbe fatto meglio a
scegliersi un referente in maniera più oculata». Ma questo cosa c´entra con la
proposta Giovanardi e le espulsioni dei manifestanti pro Hamas? «è inutile
cacciare 3 o 4 persone se poi dai credibilità, o meglio, legittimazione, a
persone come Shaari. Non servirebbero a molto le espulsioni. No, io credo che
la strada sia un´altra: io comincerei dalle fondamenta». Giovanardi e il
vicesindaco di Milano invocano provvedimenti di ordine pubblico, «tolleranza
zero». E lei, invece, parla di «fondamenta». In che senso? «Cominciamo a
riaffermare la nostra identità e la nostra cultura. Non dimentichiamo che anche
per laici e non credenti i valori della nostra società sono uniformati a quelli
cristiani. Ma non è uno scontro di civiltà. Poi il resto viene da sé: io
partirei da qua». L´altro giorno, alla messa vespertina in Duomo, monsignor
Manganini ha detto che bisognerebbe aprire altre moschee. Perché ci è andato?
«Con la mia presenza in chiesa ho voluto riaffermare scherzando, ma non troppo
(così ce lo ricordiamo meglio), che in piazza Duomo si va
per andare a una messa cattolica». Allora bisognerebbe vietare le
manifestazioni pro Hamas? «La libertà di manifestazione non deve essere messa
in discussione. Ma le modalità sì. Mi pare strano che ci siano state a Milano
tre manifestazioni con roghi di bandiere senza che nessuno abbia detto
qualcosa. Mi sembra troppo». (a.cus.)
( da "Corriere della Sera" del 12-01-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-01-12 num: - pag: 18 categoria:
REDAZIONALE La scomparsa Il cardinale che fu nunzio in Argentina e a Washington
Morto Laghi, il diplomatico del Vaticano è morto ieri, all'età di 86 anni, il
cardinale Pio Laghi. Nunzio apostolico a Gerusalemme, in America Latina e negli
Usa, amico personale della famiglia del presidente George W. Bush, nel 2003
aveva ricevuto un incarico speciale da papa Giovanni Paolo II che lo inviò a
Washington nel tentativo di evitare l'invasione dell'Iraq. Il cardinale è
deceduto al termine di una lunga malattia. I suoi funerali si terranno oggi.
Per capire la figura del cardinal Laghi, scomparso ieri a 86 anni, non bisogna
partire dalle polemiche sulla sua nunziatura nell'Argentina dei generali, ma
dal mondo della diplomazia pontificia al quale apparteneva. Laghi usciva dalla
gloriosa «dinastia» dei diplomatici romagnola — quella dei fratelli Cicognani,
di Silvestrini, di Celli, di De Nicolò. Una leva cresciuta in terre papali
diventate anticlericali, connotata dal rifiuto della nostalgia e del piagnisteo
come strumenti politici. Studente all'Accademia dopo la guerra, Laghi inizia la
carriera nella Segreteria di Stato del 1952 e fa le prime esperienze sul campo
nelle Americhe e in India. Torna a Roma nel 1964, mentre sta iniziando la
politica montinana del «dialogo » di cui Agostino Casaroli è il regista. Paolo
VI lo sceglie nel 1969 come Delegato apostolico per una Gerusalemme da due anni
israeliana: sarà lì quando il governo di Golda Meier muove i primi passi e
durante la crisi legata al nome di monsignor Capucci. Passerà a Cipro pochi
mesi nel 1973 e poi, dal maggio del 1974, diventa nunzio in Argentina. è
soprattutto un suo discorso tenuto nel 1976, poco dopo il golpe, nel quale
analizza ed avalla il patriottismo nazional-cattolico dei
militari, che viene rimproverato a Laghi e utilizzato per accusare la sua
impotenza davanti alla tragedia dei desaparecidos. Accuse che forse nascondono
un indulto morale per il clero, l'episcopato e il laicato argentino, certamente
più coinvolti nella mattanza, e che diventano plateali (va ricordato) dopo che
il 26 dicembre 1994, Time Magazine lo inserisce fra gli otto papabili,
quando si palesano le malattie di Wojtyla. La reazione di Laghi alle accuse è
forte, ma anche disincantata, com'è normale per un nunzio che sa che fra i suoi
compiti c'è quello di raccogliere schizzi di fango non suoi. Da Buenos Aires lo
sposterà proprio Wojtyla, che lo manderà delegato e poi pro nunzio a Washington
tra il 1984 e il 1990: lì Laghi diventerà amico personale di George Bush e
spettatore influente della nomine conservatrici nell'episcopato, incluse quelle
rivelatesi fallimentari durante il sex abuse scandal. Rientrato a Roma e creato
cardinale, Laghi è prefetto della congregazione dei seminari e delle università
dal 1990, cioè nel momento in cui il formarsi della «politica dottrinale»
dell'ex sant'Ufficio riduce i propri atti di condanna e domanda invece alla
congregazione di Laghi di impedire carichi o onori accademici a coloro che,
spesso con accuse false, si indicavano come inidonei. Dimissionario nel 1999
Laghi, fu «richiamato in servizio» da Giovanni Paolo II nel 2003: il 1Ë? marzo
l'anziano porporato tornò alla Casa Bianca per portare un messaggio del
pontefice che il presidente George W. Bush rifiutò con un affronto senza
precedenti (gli disse di andare pure a dire al 41Ë? presidente, cioè suo padre,
che il 43Ë? non gli aveva dato ascolto) — e andò alla guerra con bugie le cui
gambe oggi tutti dicono corte. Non si dica dunque che con Laghi se ne va «il
nunzio dei generali»: se ne va un pezzo pregiato di un mondo che credeva che
anche per la chiesa fosse necessario capire le cose sul posto e non sui
giornali. Un mondo di cui la chiesa avrà ancora bisogno. Alberto Melloni La
guerra in Iraq Nel 2003 fu richiamato in servizio da Giovanni Paolo II per portare
un messaggio a Bush Addio Pio Laghi, a sinistra, in compagnia del pontefice
Giovanni Paolo II. Nella foto a destra, un suo ritratto. Il cardinale è morto
ieri all'età di 86 anni
( da "Giornale.it, Il" del 12-01-2009)
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n. 2 del 2009-01-12
pagina 10 Noi, fragili, contro la marea musulmana di Ida Magli L?immagine di
piazza Duomo riempita di musulmani in preghiera, pubblicata da Il Giornale, ha
finalmente provocato, non soltanto nei milanesi ma in tutti gli italiani, quel
sentimento di angosciosa sorpresa che fino a oggi nulla era riuscito a
provocare. Eppure sono molti anni ormai che si susseguono le notizie sugli
sbarchi a Lampedusa, sulle scuole che rinunciano a festeggiare il Natale per
non offendere i bambini islamici, dei crocifissi sempre sul punto di essere
sloggiati da qualche aula; per non parlare delle prediche inutili di quei pochi
che hanno tentato di mettere in guardia sia i politici sia le gerarchie
ecclesiastiche sui pericoli che la presenza di credenti musulmani avrebbe
inevitabilmente comportato per una civiltà fragile come la nostra. Che la
nostra civiltà sia fragile tutti lo sanno bene; ma è necessario mettere
l?accento sul fatto che è fragile soprattutto a causa dei suoi stessi valori
principali: il cristianesimo, la libertà, la indulgente benevolenza tipica del
carattere degli italiani. Sia il benvenuto quindi questo sussulto perché, se ci
muoviamo subito, forse siamo ancora in tempo a salvarci. Prima di tutto
cerchiamo di guardare la realtà in faccia senza gli accomodamenti di maniera. I
musulmani che si riuniscono nelle piazze per pregare e per manifestare i loro
sentimenti ci turbano perché sono tanti, visibilmente troppi perché noi si
possa tenerli a bada. Questo è il dato fondamentale: sono troppi. Nel loro
essere troppi è inclusa, poi, anche la visione del loro immediato moltiplicarsi
con i numerosissimi figli e parenti. Che faremo? La questione della Palestina è
grave e sicuramente non troverà soluzione in pochi giorni. è proibito dare
fuoco alle bandiere? Certo, lo sappiamo, ma dirlo non è sufficiente. Comunque è
soltanto la motivazione di oggi. Domani ce ne sarà un?altra, dopodomani
un?altra ancora... Quello che ha turbato di più, però, è l?associazione
«Duomo-musulmani». Il grande spazio vuoto davanti a una cattedrale o alla
chiesa principale di un paese segnala la sua sacralità, il «limite» oltre il
quale si addensa la presenza divina che risiede nel tempio con l?eucarestia. In
termini etnologici, diciamo che la piazza davanti al Duomo non è stata creata
come luogo di riunione ma per porre una distanza «di rispetto» fra il profano e
il sacro. Per i cristiani, ma soprattutto per i cattolici,
una chiesa inoltre è un luogo dove si celebra il rito per eccellenza, il
sacrificio della Messa, con la trasformazione reale del pane e del vino nel
corpo di Cristo. La lampada sempre accesa davanti all?altare dove è custodita
l?eucarestia testimonia che Gesù ha mantenuto la promessa: «Io sarò sempre con
voi». Naturalmente tutto questo non ha alcun senso per i musulmani ai quali è
sufficiente un tappetino e volgersi in direzione della Mecca per pregare. Si
riuniscono in piazza Duomo perché è al centro della città, è un luogo molto
grande e perché comunque percepiscono, sia pure inconsapevolmente, la
positività della risonanza culturale, storica, sacrale di cui i luoghi si
impregnano attraverso il vissuto degli uomini. Prendiamocela dunque con noi
stessi, con i nostri politici, con le nostre gerarchie religiose se oggi ci
troviamo di fronte a una così drammatica situazione, non con loro. Né si dica
(cosa che spesso si sente dire) che gli immigrati debbono imparare a rispettare
le nostre leggi, le nostre consuetudini, i nostri valori: le culture sono una
diversa dall?altra proprio in questi aspetti, non in altri. Possono imparare ad
andare in orario al posto di lavoro anche se la percezione del tempo è diversa
da cultura a cultura; possono imparare, sia pure con molta fatica, a parlare la
nostra lingua, a mangiare qualcuno dei nostri cibi, a vestirsi come noi, ma i
tratti che fondano una cultura non si possono cambiare. E non esiste cultura
senza religione, o meglio: sono le religioni che fondano le culture. Questo
significa che siamo noi a dover agire. Prima di tutto prendendo coscienza che,
per quanto laica sia la nostra società, si fonda su valori che, già presenti
nella romanità, sono stati forgiati dal cristianesimo e rimangono a fondamento
della nostra convivenza civile anche quando non ci accorgiamo più della loro
origine cristiana. Credenti oppure no, dunque, non possiamo lasciar prevalere
l?islamismo senza perire. Anche se accettassimo di diventare musulmani, o vi
fossimo costretti, questo significherebbe ugualmente la fine della nostra
civiltà. Nessuno si faccia illusioni in proposito. L?islamismo è una religione
forte, vitale e inflessibile (non ha la Grecia, Roma e Gesù di Nazaret dietro
di sé). Né si guardi agli Stati Uniti d?America come esempio di luogo dove
convivono razze, popoli e religioni diverse. L?America possiede un territorio
immenso, cosa che già di per sé permette di non sentire l?acqua alla gola
davanti alle diversità, come succede invece a noi con il nostro spazio ristrettissimo.
Poi, essendo tutti in origine degli immigrati, gli americani non si trovano
nella condizione di invasi e sopraffatti nella propria terra, nel proprio
Paese, nella propria casa. Infine, tanto per dire la verità fino in fondo,
bisogna togliersi dalla testa che l?America sia il paradiso delle etnie: la
conflittualità negli Stati Uniti è fortissima, e lo è proprio per tutti quei
motivi di cui da noi non si vuol sentir parlare come la razza, la cultura, il
Paese di provenienza, la religione, la classe sociale, la ricchezza e così via.
Dunque, non abbiamo più un minuto da perdere. Prima di tutto è indispensabile
fare, da laici, quello che già molte volte i laici hanno fatto lungo la storia
della Chiesa: scendiamo nelle piazze a predicare la nostra verità, creiamo dei
movimenti nuovi nell?ambito del cristianesimo, dei movimenti che non si
occupino di fare la carità o di rinnovare la teologia, ma che parlino di Gesù;
che gridino anche alle istituzioni ecclesiastiche il Suo: «Non ripetete
parole!». Sì, sono troppo logore le parole rituali, e la fame della nostra
società è la fame dell?anima. Non lo vedete, dunque, che siamo tutti, anche
voi, con i vostri conventi vuoti, i vostri seminari deserti, le vostre
parrocchie abbandonate, come pecore senza pastore? I francescani sono nati
così: andando per le strade, senza né libri né sacerdozio, soltanto con il
Vangelo. Gridiamolo anche ai nostri politici: «Non ripetete parole!» perché noi
delle parole non ne possiamo più. Non avete il diritto, parlando sempre di come
diventeremo ricchi, di ucciderci nell?anima, di strapparci la nostra terra, la
nostra cultura, la nostra religione. Avete giurato di essere fedeli all?Italia,
non al mondo intero. Cominciate oggi. Neanche un immigrato in più, niente
permessi di soggiorno, niente rifugiati, nulla. In Italia non c?è più posto per
nessuno. Non aiuteremo il mondo lasciando morire la nostra civiltà, la bellezza
della nostra musica, della nostra arte, della nostra poesia, al contrario. Il
mondo sarà infinitamente povero senza l?Italia. La Chiesa sarà infinitamente
povera senza l?Italia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Corriere della Sera" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2009-01-12 num: - pag: 24 autore: di
ANGELO PANEBIANCO categoria: REDAZIONALE OCCIDENTE E ISLAM POLITICO A Gaza si
combatte un conflitto nuovo SEGUE DALLA PRIMA Ma diventa assai più arduo se per
una delle parti in gioco (nel caso specifico, Hamas e, dietro Hamas, l'intera
galassia dell'estremismo islamico mondiale) rinunciare alla distruzione di
Israele significherebbe violare un tabù religioso, peccare di blasfemia. Il
secondo fatto nuovo, che cambia la natura del conflitto, è dato dallo scontro
per l'egemonia fra l'islam sciita guidato dall'Iran e quello sunnita. Non è un
caso che, nella vicenda di Gaza, i governi arabi sunniti si siano fin qui mossi
con prudenza. Nella speranza, non dichiarata, che Israele riesca a
ridimensionare Hamas (gruppo sunnita ma legato all'Iran). E non è un caso, come
mostra l'assenza di sommovimenti anti-israeliani in Cisgiordania, che anche Fatah,
il movimento oggi guidato da Abu Mazen, speri nel ridimensionamento degli
odiati «nemici-fratelli» di Hamas. Nulla di tutto ciò si spiegherebbe se i due
fatti citati (l'irruzione dell'islam politico e il ruolo dell'Iran) non
avessero cambiato i termini del conflitto israeliano-palestinese. Ma la
rimozione incombe. Sorprende, ad esempio, scorrere un recente intervento sul
conflitto a Gaza, apparso su Repubblica, dell'ex ministro degli Esteri Massimo
D'Alema, uomo informato dei fatti, e constatare che né la parola Iran né la
parola jihad vi trovino posto. è come se per D'Alema nulla di sostanziale fosse
cambiato nel corso degli anni: quello israeliano-palestinese viene ancora
interpretato come uno scontro fra uno Stato e un movimento irredentista, un conflitto,
vecchio di mezzo secolo, per il dominio territoriale in Palestina. Se non che,
il conflitto israeliano-palestinese è questo ma non è più soltanto questo. A
causa del carattere politico-religioso di Hamas e della volontà di potenza
iraniana. Segni di rimozione appaiono anche le reazioni di
certi laici nonché di esponenti di spicco della Chiesa cattolica di fronte alla
preghiera di massa organizzata dalla fratellanza musulmana contro il nemico
sionista (al termine di raduni in cui si bruciano le bandiere di Israele), di
fronte cioè a manifestazioni che vedono impegnati i sostenitori di Hamas
presenti all'interno dell'islam italiano ed europeo. Se la paura del
fondamentalismo islamico può spiegare le reazioni flebili e sommesse di molti
di quei laici, il caso della Chiesa cattolica, come ha mostrato Ernesto Galli
della Loggia sul Corriere di ieri, è più complesso. La Chiesa sembra oggi
divisa fra la sua antica diffidenza (quando non si tratti di aperta ostilità:
vedi le parole del Cardinal Martino su Gaza) per Israele, e la presa d'atto,
ben chiara negli scritti e nei discorsi di Papa Benedetto XVI, del fatto che la
violenza del fanatismo religioso sia oggi la minaccia più grave per la civile
convivenza. E anche per le prospettive di pace in Palestina. \\ Sorprende che
nell'analisi dell'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema non trovino posto né
la parola «jihad» né la parola «Iran» \\ La Chiesa sembra divisa fra la sua
antica diffidenza per Israele e la presa d'atto, ben chiara al Papa, del
pericolo del fanatismo religioso
( da "Giornale.it, Il" del 12-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 2 del 2009-01-12
pagina 11 «Pregano sui sagrati? Non preoccuparsi sarebbe da ingenui» di Andrea
Tornielli Per il vescovo di San Marino c'è la volontà di mostrare che la
presenza islamica conquista spazi pubblici «Un vescovo cattolico non può certo
dire che pregare non sia di per sé un fatto positivo, ma sarebbe da ingenui non
avvertire che ci sono aspetti stridenti in queste preghiere islamiche nelle
piazze italiane da parte di chi incita all'odio e brucia le bandiere. Sarebbe
da ingenui non preoccuparsi...». Monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e
Montefeltro, di fronte a quanto sta accadendo in varie città italiane teatro di
cortei di protesta per gli attacchi scatenati contro Gaza dall'esercito
israeliano dopo la rottura della tregua proclamata da Hamas, non si nasconde
dietro un dito. Né usa giri di parole o le sottigliezze ovattate del linguaggio
«ecclesialese». Il prelato domani pomeriggio sarà insignito a San Marino, per
decisione del presidente della Repubblica su proposta del ministro Franco
Frattini, della «stella della solidarietà italiana», onorificenza per gli
italiani che si sono distinti all'estero, che gli viene conferita a motivo del
suo impegno «a favore della scuola e dei giovani» e per aver «sempre preso
coraggiosamente posizione sui temi di maggiore attualità». Come commenta le
immagini che mostrano centinaia di fedeli islamici in preghiera nelle piazze
italiane dopo aver partecipato ai cortei contro Israele? «Certamente si conta
molto sull'effetto-choc nei confronti dell'opinione pubblica. Si vuole far
capire che c'è una forte e radicata presenza islamica nel nostro Paese, che
questa presenza ha un'identità forte e si conquista spazi pubblici». Non
dovrebbe essere di per sé un fatto positivo che la gente preghi? «Un vescovo
cattolico non può certo dire che la preghiera non sia un fatto positivo! Anche
nella sua espressione pubblica: ricordo ancora l'interessante lettura di un
volumetto del teologo e cardinale Jean Danielou che parlava della preghiera
come problema "politico". Ci si deve però innanzitutto chiedere quale
significato abbia quella preghiera in relazione al fatto che per i musulmani,
se essi pregano in un luogo, questo diventa islamico. E poi non si deve
dimenticare che per sua natura nell'islam la preghiera ha spesso una
connotazione fortemente legata agli aspetti politici. Sono un tutt'uno. Io non
conosco la lingua araba, ma mi dicono che non è raro ascoltare anche in Italia,
da parte degli imam, accenni e accenti di odio nei loro sermoni». Dunque quelle
preghiere in piazza la preoccupano? «Dico che sarebbe da ingenui non avvertire
che ci sono aspetti stridenti in queste preghiere islamiche nelle piazze
italiane da parte di chi incita all'odio e brucia le bandiere di Israele. Se
chi prega ha appena finito di urlare slogan carichi di odio contro quelli che
considera nemici, se la fede viene strumentalizzata e si usa il nome di Dio per
invocazioni violente, beh, se me lo permette credo ci sia da guardare con
attenzione al fenomeno. Per non sottovalutarlo. Sarebbe da ingenui non
preoccuparsi. Pensiamo, per assurdo, quale scalpore avrebbe suscitato se anche
soltanto un gruppo consistente di giovani cattolici
radunati attorno al Papa durante la Giornata mondiale della Gioventù, a un
certo punto si fosse messa a gridare slogan contro gli islamici o contro altri
gruppi religiosi o etnici, chiedendo che siano messi al bando. Se chi prega è
lo stesso che instilla l'odio, mi preoccupo». E della preghiera davanti al
Duomo di Milano e a San Petronio a Bologna che cosa dice? «Quelle piazze non
sono della Chiesa milanese e bolognese, cono spazi pubblici. Ma mi riesce
difficile immaginare che non si sia valutata la portata simbolica di tale
gesto, tant'è che gli stessi responsabili islamici hanno espresso rammarico
alla curia. Non so se questo possa essere considerato come una richiesta di
scuse. Comunque significa che anche a loro non è sfuggito che quella preghiera
di massa di fronte alle due cattedrali, simboli non soltanto religiosi ma anche
culturali, poteva essere intesa come il tentativo di emarginare i segni della
tradizione cattolica». Che cosa pensa del dialogo tra cristiani e islamici? E
degli appelli a concedere la costruzione di nuove moschee? «Esprimo
innanzitutto un disagio. Non spetta al vescovo dare queste risposte. Ritengo
che il vescovo abbia il dovere di contribuire all'educazione del popolo
cristiano. È il popolo cristiano, sono i laici a trovare
modi e tempi per il dialogo. Mentre spetta alle istituzioni garantire
un'effettiva libertà religiosa a chi vive nel nostro Paese». Crede che l'Occidente
in questo frangente si stia mostrando debole? «La debolezza culturale
dell'Occidente è stata segnalata tante volte da Benedetto XVI. Temo
esista una sorta di sudditanza culturale e anche psicologica nei confronti di
certi gruppi. Regolare la concessione degli spazi pubblici, garantire la
sicurezza e il rispetto della legge, è compito delle istituzioni. C'è da
sperare che non esistano zone franche». Pensa ci possa essere una regia dietro
a quanto si è visto in questi giorni nelle piazze italiane? «Non ho né le
conoscenze, né la competenza per poterlo affermare. Osservo soltanto che il
mondo di oggi è vittima della manipolazione dell'opinione pubblica e condivido
davvero l'intervento del presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, su questo
tema». I cortei culminati con le preghiere islamiche protestavano per la guerra
contro Gaza. Qual è la sua posizione? «Il Papa ha detto parole chiarissime di
condanna contro ogni forma di violenza, da ogni parte provenga. Quanto ho
appena affermato circa la preoccupazione per le incitazioni all'odio da parte
islamica non diminuisce assolutamente la mia condanna per la reazione
israeliana contro Hamas che è non solo sproporzionata ma ha assunto la forma di
veri e propri eccidi nei confronti della popolazione civile». © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna
Una petizione con 250 firme raccolte anche su Facebook al presidente della
Regione e all´assessore alla sanità "L´Emilia accolga gli Englaro"
Appello a Errani "perché offra la disponibilità delle strutture sanitarie"
«ACCOGLIETE Eluana nelle strutture sanitarie della nostra regione». Ci sono le firme di 250 persone, intellettuali, laici e cattolici, e di semplici cittadini, nell´appello rivolto al presidente
della Regione Errani e all´assessore alla Sanità Bissoni per accompagnare
Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio. La vicesindaco Scaramuzzino: «Un gesto
simbolico perché si rispetti la legge». CORI E VENTURI A PAGINA III
( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Bologna
"Un ospedale emiliano per Eluana" Appello a Errani e Bissoni per
"adempiere alla sua volontà" Centinaia di firme di intellettuali, laici ma anche cattolici, e di semplici cittadini
ILARIA VENTURI «ACCOGLIETE Eluana nelle strutture sanitarie della nostra
regione». Per il suo ultimo viaggio. E´ nato in modo spontaneo, ma in pochi
giorni ha raccolto a Bologna più di 250 firme l´appello inviato domenica sera
al governatore Errani e all´assessore alla Sanità Giovanni Bissoni.
Parole misurate, «non vogliamo che questa richiesta diventi oggetto di disputa
politica o di strumentalizzazioni», precisano i promotori, ma destinate a
riaccendere il caso dopo il recente intervento del padre di Eluana alla
trasmissione di Fabio Fazio «Che tempo che fa». Anche per la presenza di cattolici come Livia Zaccagnini e Anna Alberigo tra i
firmatari insieme alla vicesindaco Adriana Scaramuzzino, Gianfranco Pasquino,
gli esponenti della sinistra democratica Katia Zanotti, Milena Naldi, Sergio
Caserta, Gian Guido Naldi, il pittore Wolfango, e poi insegnanti e
professionisti come la psichiatra infantile Maria Chiara Risoldi e Irene
Enriques, famiglie come quella di Giorgio Festi, e molti giovani che hanno
fatto girare l´appello su Facebook. «In un Paese come l´Italia arrivo a pensare
che non ci sia un minimo di civiltà, poiché non lasciare attuare sentenze
passate in giudicato è veramente preoccupante per una nazione», le parole di
Beppino Englaro che così ha interrotto il silenzio stampa. «Proprio vedendo
questa famiglia costretta a tornare in televisione ci siamo detti che valeva la
pena che questa nostra iniziativa diventasse pubblica», spiega Guido Armellini,
promotore dell´appello con la moglie Elisabetta Cammelli, psicologa, insieme a
Barbara Bisiach, Elisa Dorso, Giovanni Gatta, Franca Antonia Mariani, Maria Pia
Miglio, Paola Pugliatti, Carla Toffoloni, Loretta Tosarelli e Sonia Villone.
«Siamo cittadini e cittadine bolognesi che hanno pensato ad un gesto di
solidarietà nei confronti di persone che stanno facendo una battaglia non solo
per loro e per reclamare il rispetto della legalità», spiega Armellini, docente
all´università di Verona in letterature comparate, esponente della chiesa
metodista e anima della scuola di italiano per stranieri a Bologna. «Ma questa
iniziativa è a titolo personale, tutti abbiamo aderito come singoli». Il testo,
ora nelle mani di Errani e Bissoni, è di poche righe. «Come cittadine e cittadini
dell´Emilia Romagna siamo convinti che i governanti della nostra regione, che
abbiamo contribuito ad eleggere, abbiano a cuore la tutela della libertà e
responsabilità individuale di ogni cittadino. Per questo chiediamo che venga
offerta la disponibilità delle nostre strutture sanitarie ad accompagnare in
modo solidale e affettuoso la famiglia Englaro nell´adempimento delle volontà
espresse dalla propria figlia Eluana». La famiglia Englaro è in attesa che la
clinica di Udine prenda una decisione dopo lo stop del ministro Sacconi. «Dopo
tante chiusure illegittime, chiediamo che un´istituzione lanci un segnale di
disponibilità». Per Pasquino «queste cose richiedono grande delicatezza, a noi
è parso opportuno segnalare che c´è una parte del Paese che ha atteggiamenti di
generosità». «Questo caso ha straziato gli animi, deve trovare una conclusione
nel rispetto della famiglia», aggiunge Milena Naldi.
( da "Repubblica, La" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 38 - Cultura
la religione civile che manca all´italiA Perché tanti corrotti e amanti del
"particulare" Machiavelli scrive che da noi "non manca materia
da introdurvi ogni forma" Se vogliono solo preservare la loro identità, i cattolici vengono meno al proprio compito Nel nostro paese
c´è carenza di valori-guida comuni. E questo limita la possibilità di un buon
governo Una delle condizioni per cambiare è che i cattolici
mettano la loro fede al servizio del bene comune Il tipico male italiano è la
furbizia, uso distorto dell´intelligenza (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Intendo
dire, al contrario, che ciò che tiene insieme una società rappresenta de facto
la religione di quella società, religione da intendersi nel senso etimologico
di religio, cioè legame, principio unificatore dei singoli. Nel suo senso più
profondo, infatti, che cos´è la religione? è il fatto che talora un individuo
avverta un´attrazione irresistibile verso una realtà più grande di lui, nella
quale egli, tuttavia, si identifica. Il termine "religione" porta al
pensiero questo fenomeno fisico di dipendenza e insieme di identificazione. Chi
ne è abitato non conosce nulla di più forte, e se poi condivide con altri
questo legame, la struttura che si crea è solidissima. Per questo, quanto più
una società condivide un principio unificatore, tanto più è forte. Il principio
unificatore condiviso è stato visto dai nostri padri
latini e chiamato religio, legame dei singoli che trasforma un insieme casuale
in un sistema operativo. La religione civile è la particolare disposizione
della mente per cui un antico romano concepiva Roma più importante di sé, o per
cui i politici americani ripetono God bless America sapendo che è l´America
l´idea che tiene insieme gli americani. è superficiale pensare che la società
sia la semplice somma degli individui: l´Impero romano non era la somma dei
cittadini romani, e l´America non è la somma degli americani. Roma e l´America
rappresentano idee in grado di far sì che i singoli si sommino in modo
ordinato, formando un sistema. E più l´idea è unificante, più il sistema è
operativo. Seconda tesi: L´Italia non ha una religione civile e questo è il suo
problema più grave. L´Italia è ai primissimi posti in Europa quanto a
corruzione. La corruzione lacera il legame sociale producendo un diffuso senso
di sfiducia e sfilacciamento nel Paese e un´immagine negativa all´estero.
Occorre chiedersi come mai siamo così corrotti e corruttori. Anche senza la
retorica degli "italiani brava gente", io non penso che la causa di
tale fenomeno sia che gli italiani, individualmente presi, siano moralmente
peggiori degli altri europei. Penso piuttosto che la causa sia la mancanza, all´interno
della coscienza comune, di un´idea superiore rispetto all´Io e ai suoi
interessi. I danesi, che risultano il popolo meno corrotto d´Europa, come
singoli non penso siano moralmente migliori degli italiani; penso piuttosto che
essi condividano in misura molto maggiore la convinzione che vi sia qualcosa
più importante del loro particulare, per usare la classica espressione di
Guicciardini. Questo qualcosa cui l´Io sa cedere il passo è la società: il
singolo si comporta onestamente verso la società perché sente che essa è più
importante di lui e perché al contempo vi si identifica, secondo la logica di
dipendenza e identificazione vista sopra. Viceversa in Italia i più ritengono
che il singolo sia più importante della società, e per il bene del singolo non
si esita a depredare il bene comune della società. Da qui il tipico male
italiano che è la furbizia, uso distorto dell´intelligenza. Il furbo è un
intelligente che sbaglia mira, che non ha un oggetto adeguato su cui dirigere
l´intelligenza, che non capisce il primato dell´oggettività e la dirige solo su
di sé. Al contrario chi sa usare davvero l´intelligenza capisce che la vita
contiene valori più grandi del suo piccolo Io, e di conseguenza vi si dedica.
L´intelligente gravita attorno a una stella, il furbo invece fa di se stesso la
stella attorno a cui tutto deve ruotare. Con l´ovvio risultato che un insieme
di intelligenti è in grado di creare un sistema, in questo caso non solare ma
sociale, mentre un insieme di furbi è destinato semplicemente al caos e alla
reciproca sopraffazione. Noi italiani siamo più corrotti perché usiamo in modo
distorto la nostra intelligenza, e tale distorsione la si deve alla mancanza di
un´idea comune più grande dell´Io, cioè di una religione civile e dell´etica
che ne discende. La religione civile è ciò che consente di rispondere alla
seguente domanda: perché devo essere giusto verso la società? Perché devo
esserlo anche quando la mia convenienza mi porterebbe a non esserlo? Senza un
legame di tipo "religioso" con la società, nessuno sacrifica il suo
particulare, nessuno sarà giusto quando non gli conviene esserlo e può
permettersi di non esserlo. Per questo la formazione di una religione civile è
d´importanza vitale per il nostro paese. Terza tesi: Una delle condizioni perché
in Italia possa sorgere una religione civile è che i cattolici
mettano la loro fede al servizio del bene comune. I tentativi di creare
un´etica civile in Italia sono stati, e sono, di due tipi: guelfo e ghibellino.
Il primo intende l´etica civile come traduzione diretta del cattolicesimo,
anche a prescindere dalla fede: è l´idea degli atei devoti, guardata con
notevole favore dall´attuale gerarchia cattolica. Il secondo ritiene al
contrario che un´etica civile potrà sorgere solo dal superamento del cattolicesimo,
ritenuto il principale responsabile della sua mancanza in Italia soprattutto
per la presenza del papato. Io ritengo entrambi i tentativi destinati a
fallire, il primo perché non tiene conto della secolarizzazione e della
globalizzazione, il secondo della tradizione. La storia ci ha mostrato infatti
che una religione civile contrapposta al cattolicesimo non sia politicamente
concepibile in Italia, si pensi al mito risorgimentale della nazione confluito
nel fascismo e al mito della società confluito nel comunismo. Una religione
civile, e la conseguente etica di cui l´Italia ha urgente bisogno, potrà
sorgere solo in unione con il cattolicesimo, non contro di esso. Non so in
quale direzione si debba muovere il pensiero dei laici per contribuire alla nascita
di un´etica civile in Italia pari a quella degli altri paesi occidentali. Mi
sento però di dire, da teologo, che il lavoro in questa direzione da parte dei cattolici è uno dei compiti più urgenti. Si tratta di porre
davvero la fede a servizio del mondo, di questo pezzo di mondo che si chiama
Italia, pensandosi come seme che marcisce nel campo o come lievito che scompare
nella pasta. Fino a quando il seme vorrà preservare la sua identità di seme
senza pensarsi in funzione della pianta, verrà meno al suo compito; fino a
quando il lievito vorrà preservare la sua identità di lievito senza pensarsi in
funzione della pasta, verrà meno al suo compito. Fino a quando i cattolici italiani vorranno preservare la loro identità di cattolici senza pensarsi al servizio della società italiana,
verranno meno al loro compito; e fino a quando la Chiesa tutelerà i suoi
interessi particolari come una delle tante lobby senza essere davvero "cattolica" cioè universale, non sarà fedele al suo compito
che è spendersi "per la vita del mondo". La situazione del Paese
richiede a ogni italiano, laico o cattolico, con responsabilità politiche in
campo civile o in campo ecclesiastico, di ripensare il proprio rapporto con la
società secondo ciò che in termini religiosi si chiama "conversione".
Purtroppo non è più sdolcinata retorica dire che ne va del futuro dei nostri
figli.
( da "Giornale.it, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 11 del 2009-01-13
pagina 11 «Quelle preghiere in piazza sono bestemmie» di Emanuela Fontana
RomaMinistro Ronchi, uno dei leader dell'islam moderato in Italia, l'imam
Pallavicini, ha definito la preghiera dei musulmani nelle piazze delle nostre
città una blasfemia. Per lei cos'è stata? «Io aggiungerei che è stata una
bestemmia. Qui non è in discussione la libertà di culto, ma quanto è avvenuto a
Milano e a Bologna è stata una provocazione, un'occupazione degli spazi per far
capire che la presenza islamica non è più marginale, un salto di qualità di
stampo fondamentalista che una parte della chiesa fa un grande errore a non
vedere con preoccupazione». Non le è piaciuto il silenzio del cardinale
Tettamanzi? «C'è una debolezza, denuncio una sudditanza culturale, quando
invece per dialogare bisogna partire da una posizione di forza nelle proprie
idee. Sono con questo Papa quando denuncia la debolezza culturale
dell'occidente, ma qualche settore del mondo cattolico la pensa diversamente.
Se i cattolici andassero a pregare di fronte alla
Mecca, anche l'occidente protesterebbe contro di loro». Lei dice che «con Hamas
non c'è pace». Lo sta spiegando anche in Europa? «Vedrò il mio omologo francese
a Roma e ho intenzione di promuovere a livello di parlamento europeo delle
mozioni forti di unità contro Hamas per isolarla culturalmente e politicamente.
Sto lavorando per una posizione più forte contro il terrorismo e contro Hamas.
Mi auguro che il parlamento europeo giovedì non voti un documento su Gaza che
penalizzi Israele e che non confonda le ragioni degli aggrediti con quelle
degli aggressori». Finora la posizione di condanna a suo avviso non è stata
abbastanza netta? «L'Europa non può dimenticare che Hamas è un'organizzazione
nelle cui prime tre righe dello Statuto è prevista la distruzione dello Stato
democratico di Israele. Solo con la sconfitta di Hamas si potrà scrivere il
libro della pace. Perché in Europa si avanza una presa di posizione forte
appena è lo Stato d'Israele a muoversi, ma non si è fatto altrettanto quando i
terroristi assaltavano autobus con bambini israeliani? Questo è frutto di una
logica antiamericana, antiebraica, anticristiana, e anche anti-italiana: qui da
noi l'estrema sinistra culturalmente esiste ancora, e si sta legando al
fondamentalismo islamico». Partiamo dalla sinistra parlamentare. Oggi D'Alema è
tornato ad attaccare la «spedizione punitiva» di Israele. «Ho una stima
personale per D'Alema, è un ottimo interlocutore nel centrosinistra, ma questa
posizione è antistorica, incomprensibile e pericolosa. Le sue parole di oggi
sono figlie di una cultura che mette sullo stesso piano uno Stato democratico
quale è Israele e un organizzazione terroristica. Un fatto culturalmente, prima
che politicamente, inaccettabile. E poi due icone della sinistra come Fassino e
D'Alema sono su due posizioni divaricate. È qui la debolezza della sinistra».
Perché lei dice pericoloso? «Non è certamente nell'interesse dell'onorevole
D'Alema, ma le sue parole finiscono per legittimare il fondamentalismo e coloro
che hanno violentemente manifestato contro lo stato di Israele». Come le parole di D'Alema possono
legittimare i violenti? «I fondamentalisti stanno stringendo con l'estrema
sinistra, e anche con alcuni settori dell'estrema destra, una pericolosa
alleanza e a questo dobbiamo dare una fortissima risposta culturale. Non è
facile dire che Hamas è un gruppo terroristico e che ci sono appoggi culturali
in Italia. Da anni conduco una battaglia contro il fondamentalismo in beata
solitudine, mi spiace che non ci sia stata una sollevazione forte in Italia
contro quella bestemmia di piazza Duomo». Pensa che l'Italia con la presidenza
del G8 potrà offrire anche una sede per il dialogo? «L'Italia ha le caratteristiche
e la storia per poter essere una sede di pace. Abbiamo sempre lavorato alla
cultura del dialogo e come Paese presidente del G8 faremo di tutto per
realizzare il principio di due popoli e due Stati. La proposta franco-egiziana
è interessante, anche a livello europeo stiamo creando le condizioni per la
pace ma è Hamas che non vuole la tregua, è Hamas che l'ha rotta
unilateralmente. Il cessate il fuoco è necessario, ma Hamas lavora contro i
palestinesi, una certa cultura occidentale e italiana non lo tiene in
considerazione». Imam e moschee: rimane favorevole al registro degli imam e a
regole precise per i nuovi luoghi di culto? «Chiedo la chiusura delle grandi
moschee gestite dall'Ucoii, finanziate da giunte di centrosinistra, e credo che
sia necessario garantire il culto ai musulmani moderati che chiedono di essere
aiutati. L'albo degli imam è fondamentale, come la predica in italiano e tutto
ciò che la legge consente per combattere il fondamentalismo e far sentire più
sicuri i cittadini. Vedo un filo di violenza che lega le bandiere bruciate, la
provocazione delle preghiere e gli inni ad Hamas. Noi
dobbiamo riprendere i nostri valori fondati sul cristianesimo, che rimane il
fondamento della nostra convivenza civile anche se siamo laici, e bloccare la
follia del fondamentalismo. Avremmo mai pensato un anno fa che centinaia di
persone pregassero in piazza del Duomo rivolti alla Mecca?». © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Foglio, Il" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
13 gennaio 2009 Il
grande silenzio laico Un fatto nuovo, la preghiera militante degli islamici in
parata, e la risposta imbarazzata della società italiana Qualcosa di strano sta
succedendo sotto i nostri occhi, e la cosa più strana è il silenzio delle
istituzioni, la risposta balbuziente e indecisa data dai politici. Sabato
scorso, alcune migliaia di musulmani (900 mila residenti in Italia) si sono
dati di nuovo appuntamento nel centro di Milano per pregare rivolti verso la
Mecca e invocare la protezione di Allah sui fratelli di Hamas ingaggiati in
guerra da Israele nella Striscia di Gaza. Stavolta, l?orazione del tramonto, la
quinta del giorno secondo il calendario coranico, si è tenuta non davanti al
Duomo, ma nel piazzale antistante la stazione Centrale. Dopo aver sfilato per
le vie della città in un corteo di protesta contro le bombe israeliane su Gaza,
con il solito corteggio di slogan antisionisti, gli oranti musulmani si sono
dispiegati in ginocchio in ordine militare, e a piedi nudi davanti ai loro
tappetini di fortuna hanno invocato Allah. “Sembra di stare a Baghdad”, ha
detto un passante al cronista di Repubblica. Erano “come un esercito”, ha
osservato un caldarrostaio al cronista di Libero. La presa di possesso della
piazza milanese da parte di un gruppo di musulmani si aggiunge a quella di
Torino, Genova, Firenze, Roma, dove migliaia di persone sono sfilate in corteo,
dando alle fiamme la bandiera israeliana, per esempio a Torino davanti
all?associazione Italia-Israele, a Firenze davanti al consolato americano,
inneggiando propositi guerrieri (“Hamas vince, Israele boia”), e seminando
scritte antiebraiche sui negozi dei commercianti ebrei, com?è successo a Roma
nei pressi della sinagoga vicino piazza Bologna. A Genova, il corteo
pro-Palestina ha sfilato sino alla cattedrale di San Lorenzo, con la
solidarietà dell?Arci, dell?Unione democratica arabo palestinese, di Legambiente,
Rifondazione comunista, ma anche della Rete contro il G8 e del centro di
Documentazione per la pace. Ma la simbologia evocava quella dei funerali dei
neonati palestinesi, finti feretri di fagottini insanguinati, e versetti del
Corano per chiedere la fine dei raid israeliani e dell?olocausto di Gaza.
Nessun inno al partito di Hamas, avevano deciso gli organizzatori, per evitare
strumentalizzazioni, ma solo uno sventolio di bandiere. Unici commenti, quello
del rabbino Momigliano, che ha parlato di “guerra tragica ma giusta”, e l?imam,
che gli ha risposto: “Spero prenda le distanze da Israele così come noi le
prendiamo dai terroristi islamici”. I cattolici
restano in silenzio davanti a queste manifestazioni di straordinaria potenza
simbolica. Tace ormai da anni il vecchio e saggio cardinale Giacomo Biffi,
arcivescovo emerito di Bologna, che anni fa propose con grande scandalo
nazionale una immigrazione selettiva a favore delle popolazioni cristiane. Tace
o parlotta il cardinal Dionigi Tettamanzi, dopo la goffa richiesta di scuse
accettata pro bono pacis dall?arciprete del Duomo di Milano, mentre
l?arcivescovo di San Marino, Luigi Negri denuncia sul Giornale “gli aspetti
stridenti in preghiere islamiche nelle piazze italiane da parte di chi incita
all?odio e brucia le bandiere”. Eppure quello più clamoroso non è il silenzio
della chiesa. Il silenzio che più fa rumore è quello della classe dirigente,
come se un dispiegamento di forze così potente sul piano simbolico potesse
neutralizzare ogni argomento politico o farlo scadere, in partenza, come
inutile e pretestuoso. Certo, personalità della destra politica e culturale si
sono espresse, ma con un timbro di autorevolezza ridotto dalla “tipicità” di
quelle voci (i soliti “sobillatori”, direbbe Gad Lerner) e dall?isolamento in
cui quelle parole sono cadute. Il focoso ministro della Difesa Ignazio La Russa
ha detto “basta alle provocazioni degli islamici a Milano”. Ha spiegato di non
aver nulla da obiettare alla preghiera o al diritto di manifestare senza
violenza. “Ma a Milano, ha aggiunto, una manifestazione legittima si è conclusa
in una provocatoria moschea a cielo aperto, e in un?occasione di odio,
bruciando le bandiere di un paese amico”. Come lui ha parlato anche il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, scrivendo al
premier Silvio Berlusconi per chiedere di “espellere i manifestanti razzisti
filo Hamas”; ma è incorso nel veto dei partiti di opposizione, Pd e Pdci, che
attraverso il ministro ombra Marco Minniti hanno spiegato che “non si può
equiparare chi brucia una bandiera ai terroristi”. E poi “Milano non è Gaza, e
nemmeno l?Iraq”, ha aggiunto il vicesindaco Riccardo De Corato, deputato Pdl.
Sul Giornale l?antropologa Ida Magli ha scritto con enfasi accorata: “Non
possiamo lasciar prevalere l?islamismo senza perire”. La Magli, che ha un
passato di religiosa, ha salutato il sussulto di coscienza davanti al sequestro
jihadista delle piazze europee, che rende consapevoli di quanto la nostra
civiltà sia fragile, soprattutto a causa dei suoi stessi valori principali, “il
cristianesimo, la libertà, la indulgente benevolenza tipica del carattere degli
italiani”. Forse proprio così si spiega il silenzio delle alte cariche dello stato, dei maggiori leader parlamentari. E anche una certa
reticenza di stampa e tv, una ritrosia a farsi coinvolgere di intellettuali
liberali di solito combattivi e presenzialisti. Come se in nome della libertà
di pensiero, della libertà di culto, non si potesse non si dica interdire e
vietare, ma nemmeno commentare un fatto così cospicuo dal punto di vista civile
e politico e religioso, salvo scatenare una reazione opposta e contraria nei
cristiani, e dunque riaprire la cicatrice dell?inimicizia religiosa,
rimarginata grazie allo stato laico. Per questo,
probabilmente, tace sulla questione il presidente della Repubblica, tace il
presidente del Senato, tace il presidente della Camera, il presidente del
Consiglio, il ministro dell?Interno. L?ultimo episodio segna un salto di
qualità, comunque lo si giudichi e comunque si intenda definire una possibile
risposta: non è la semplice preghiera in pubblico di un gruppo di immigrati
musulmani. E? il gesto di una offensiva politica, condotta su una piattaforma
non nazionalista e tantomeno di patriottismo liberale, bensì islamica. Un pezzo
del mondo islamico si scopre fiancheggiatore in preghiera del jihad davanti
alle cattedrali e nelle piazze europee, e questo rischia di rendere
problematica la famosa convivenza multiculturale. Per contribuire a bucare con
opinioni non conformi e non banali il grande silenzio o la grande opacità che
sono sotto i nostri occhi, abbiamo come al solito fatto girare un certo numero
di opinioni. di Marina Valensise
( da "EUROPA ON-LINE" del 13-01-2009)
Argomenti: Laicita'
Il contraddittorio
per Englaro non per Berlusconi FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, ho letto che
il ministro Rotondi, «cattolico ma non clericale», come si è recentemente
definito mettendosi sulla scia di uomini più grandi di lui (tutto il
Risorgimento fu opera di cattolici non clericali ma
liberali), ha aspettato poco a dimostrare quanto sia contraddittoria la sua
autodefinizione, impugnando l?intervista di Fazio a Beppino Englaro con una
ridicola telefonata all?on. Villari: che Rotondi sollecita a riunire la
commissione di vigilanza sulla Rai. Se non sbaglio, Villari ha avuto
preannuncio di sfratto anche dalla destra, di cui Rotondi fa parte. Ma
soprattutto mi colpisce che un ministro, che tiene a distinguersi dai clericali
come ha dimostrato con la proposta a favore delle unioni di fatto, subito
demonizzata dal camerata Gasparri, si rivolga al più odioso degli strumenti
dell?autoritarismo: l?indice dei libri proibiti, ossia la vigilanza della
politica sulle libere espressioni dell?informazione. Siamo proprio il paese di
pulcinella. ALESSANDRO FABI, MILANO Caro Fabi, lei si è perso il meglio. Almeno
Rotondi si è limitato a telefonare a un fantasma. Ma la signora Laura Bianconi,
vice presidente dei senatori berlusconiani, ha mostrato ben altro zelo,
rivolgendo una interrogazione urgente ai ministri Scajola e Alfano «perché
siano presi provvedimenti contro la trasmissione Rai, colpevole d?aver ospitato
il signor Englaro senza controparte». (Riproduco dalle 12 righe del Manifesto
di ieri, pagina 11. I grandi giornaloni della tradizione
laico-liberale non hanno ritenuto di chiedere ai loro Mammasantissima,
impegnati un giorno sì e uno no a mostrare il loro coraggio scrivendo male del
Pd, un articoletto anche breve sul rapporto tra libertà del giornalismo e
censura). «La Cina è vicina», si diceva negli anni Settanta. Lo è
ancora, caro Fabi: infatti, apprendiamo proprio da quei giornaloni (che
nascondono le rogne italiane ma quelle altrui le vedono qualche volta e le
raccontano) che la polizia cinese ha messo sotto torchio un gruppo di 22
scrittori, avvocati, giornalisti, per aver contestato
la mancanza di libertà nella tv cinese. Come vede, il regime di Pechino
dev?essere l?ideale per senatori e ministri berlusconiani. Se anche la Rai
fosse completamente cinesizzata, Fabio Fazio non potrebbe invitare Beppino
Englaro a una trasmissione che, ripetiamo, non è un contenitore di tesi
opposte, ma è un?intervista ad personam, come le Invasioni Barbariche di Daria
Bignardi su La 7 e qualche altra oasi di libertà, rara oasi nel paese di
Mussolini e del Minculpop. È nel ricordo del duce e del suo strumento
liberticida che ci si appella a Scajola e Alfano, ministri dello sviluppo (con
delega alle comunicazioni) e della giustizia. Ci mancano il ministro di
polizia, la corte marziale e il boia di stato, quello
a torso nudo con cappuccio e mannaia, nonché la Confraternita della Buona
Morte, che accompagna le vittime al supplizio. Ma aspettiamo con fiducia il
nuovo direttore generale Rai, che il governo potrà nominare non appena Villari
avrà riconsegnato la poltrona e la vigilanza potrà procedere alle nomine degli
amministratori. C?è anche un?altra dimenticanza a destra: e cioè che tutte o
quasi tutte le volte che il loro capo è andato nei supersalotti tv, a
cominciare da Porta a porta per il patto con l?Italia, ha preteso di essere
solo, rifiutando ogni contraddittorio proprio là dove senza contraddittorio non
esiste la trasmissione. Quanto alla nostalgia clericofascista per il Minculpop,
ha fatto bene Marco Follini a ripredendere un tema a lui caro (e non solo a
lui): abolire la Vigilanza sulla Rai. Una democrazia ? scrive ? dovrebbe
semplicemente vergognarsi di avere uno «strumento di vigilanza sulla principale
azienda culturale del paese, che ha in sé qualcosa di orwelliano». Ma se le
nostre maggioranze politiche fanno di tutto per somigliare alla «fattoria degli
animali», Orwell ci sta perfettamente.