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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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TARTICOLI DEL 7-10 luglio 2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (119)
Rivolta in carcere, mattanza di detenuti
( da "Manifesto,
Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non cessano peraltro gli arresti degli oppositori laici, fautori dell'avvio di riforme democratiche. Nei mesi scorsi alcune decine di persone - tra cui Ahmad Tohme, Jabr al-Shoufi, Akram al-Bunni, Fidà al-Hurani e Walid al-Bunni - sono state fermate e in molti casi arrestate per aver partecipato a una riunione di firmatari della "Dichiarazione di Damasco",
Corteo
di donne nel cuore di Istanbul ( da "Manifesto, Il"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: gli investigatori era cacciare il governo del partito islamico moderato Giustizia e sviluppo (Akp), accusato dagli ambienti laici di voler islamizzare il paese. I quattro erano stati fermati insieme ad altre persone sospettate di appartenere all'organizzazione Ergenekon, un gruppo di militari, giornalisti e imprenditori di orientamento laico accusati di preparare un colpo di stato.
Diritti,
solidarietà e uguaglianza così la sinistra entra nel futuro - josé luis
zapatero ( da "Repubblica, La"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: del riconoscimento e della protezione dei milioni di spagnoli cattolici; della tutela degli spagnoli non cattolici; delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello Stato. Fin dall'inizio, il socialismo in Spagna è stato un progetto di convivenza, un progetto per vivere insieme.
Skàrmeta:
"i poeti non muoiono mai" - antonio tricomi
( da "Repubblica,
La" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è stata ardente per davvero: in senso proprio e non solo metaforico. Sotto un sole a picco che non lasciava scampo, con una temperatura e un tasso di umidità da record, un piccolo corteo di devoti ha seguito le tracce di un pellegrinaggio laico: la piazza dove Massimo è nato e che oggi è intitolata a lui,
Il
Psoe incorona Zapatero: più diritti nella mia Spagna laica
( da "Unita,
L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: In quanto al contrastato rapporto con la Chiesa cattolica il leader socialista si è limitato a ribadire "il carattere laico dello Stato", approvando così indirettamente le indicazioni emerse nel dibattito come l'abolizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici (quindi anche i crocifissi nelle scuole) e l'abolizione di funerali di Stato con rito religioso.
Stai
consultando l'edizione del INSTABILE DELL'HUMOUR MOULIN ROUGE via Taro, 14 -
Tel. 068416057 Ogg... ( da "Unita, L'"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel.
La
razzia dei giovani sudamericani. Nel nome dei bilanci
( da "Unita,
L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laica, ma pur sempre serissima. Anche una partita scapoli-ammogliati diventa un evento da seguire con dibattiti pre e post partita che inondano le tv. La globalizzazione ha portato nelle favelas latine il calcio europeo, e così oggi ogni ragazzino, da Guadalajara a Buenos Aires, sogna di giocare nel Manchester United o nel Milan.
Un
premier senza paura ( da "Unita, L'"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La riaffermazione della laicità, invece, è uno dei capisaldi proprio di quelle radici cattoliche dell'Europa che ? giova non dimenticarlo ? si nutrono anche di universalismo, tolleranza, interculturalità e libertà (anche religiosa: e per tutti). Quale credente vorrebbe mai vedere la sua religione imposta ai non credenti con le baionette?
Pd,
strategia della chiarezza ( da "Unita, L'"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il Pd è un partito che difende i valori del laicismo contro le "tentazioni del potere" della Chiesa (D'Alema) ed è tuttora a favore, per fare solo un esempio, del riconoscimento delle coppie di fatto? Qual è la collocazione europea? Nell'area socialista o in un limbo fatto sotto a suo uso e consumo?
Impronte
ai piccoli rom: noi autori di libri per bambini lanciamo un appello Cara Unità
( da "Unita,
L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Carrara La lezione di Zapatero chi punta sulla laicità vince Cara Unità, il premier spagnolo Zapatero è stato rieletto a capo del Psoe. Contemporaneamente ha proposto ulteriori passi per fare della Spagna un Paese ancora più laico, e quindi più moderno. Non più simboli religiosi nei luoghi istituzionali, abolizione dei cappellani militari nell'esercito,
Body
worlds le accuse della chiesa all'artista von hagens
( da "Riformista,
Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens e le gerarchie della Chiesa (sia cattolica che protestante) non sono mai stati buoni. Un po' per l'ammissione più volte fatta da von Hagens: "Ho compiuto spesso riti satanici ed esoterici", ha detto. Un po' perché, per la Chiesa, oltre a questa passione, c'è un'altra pecca, senz'altro a questa prima legata, a macchiare l'esistenza di von Hagens.
Saccà,
dalle attricette al rosario ( da "Corriere della Sera"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Dedico a Dio il mio dolore" ha detto a Bruno Volpe del sito cattolico Vatispy (non sarà un nome un po' blasfemo, ndr? A quando il Vatillionaire?). E comunque, ha spiegato al Corriere, "sono sempre stato uomo di fede, benché talvolta dormiente". Ora, per espiare e far espiare gli spettatori, annuncia due fiction su temi sacri;
Curia,
Maroni al contrattacco <Solo insulti, pensi ai cittadini>
( da "Corriere
della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: viene espressa dalla Cei che attraverso il quotidiano Avvenire ha spiegato con chiarezza e senza pregiudizi le mie iniziative e sui rom è stata nettamente favorevole. Osservo con rispetto e condivido la posizione di papa Ratzinger: accoglienza degli immigrati ma seguendo le leggi". Non crede che sulla questione dei diritti umani possa logorarsi il rapporto con l'elettorato cattolico?
Venezuela,
i vescovi si ribellano contro la <Chiesa socialista> di Chávez
( da "Corriere
della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ChÁvez non è mai stato in buoni rapporti con la Chiesa cattolica. Nella recente campagna per il referendum sugli emendamenti alla Costituzione, gli appelli dei vertici ecclesiastici a bocciare il progetto presidenziale si alternavano ai discorsi fiume nei quali il leader bolivariano citava insistentemente Cristo, accostandolo al "Che" e Fidel Castro.
<Ho
fatto 180mila funerali e ora penso un po' al mio. Sulle ruote di una
bicicletta> ( da "Giornale.it, Il"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora ci sono tantissimi stranieri, ma noi siamo molto laici, la nostra sala del commiato è aperta ai sacerdoti di tutte le religioni. Però ora noto che c'è meno rispetto". Meno sacralità intorno alla morte? "La vita è più complicata. La gente ha sempre paura di morire ma ha meno tempo di pensare alla morte.
Il
linguaggio politico della Curia ( da "Giornale.it, Il"
del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: altrettanto chiaro che poi lo Stato laico deciderà in assoluta autonomia, tenendo conto di quegli interventi quanto riterrà opportuno. è una disarmante ovvietà che certi iper-laici nostrani si ostinano a non capire, intimando ai vescovi di tacere quando si oppongono ai matrimoni gay e plaudendo quando criticano le misure di controllo dell'immigrazione clandestina e delle comunità rom.
"Zapatero
usa la laicità per nascondere la crisi"
( da "Giornale.it,
Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: più povera e sempre più affamata di laicismo, quella che accoglie gay e lesbiche da tutto il mondo per celebrare l'orgoglio omosessuale. Sabato scorso l'ultima manifestazione, appuntamento nelle strade della capitale. Quest'anno la sfilata era dedicata alle donne: "visibilità lesbica" era il titolo.
Cambio
alla "fabbrica dei santi": Saraiva lascia, arriva Amato
( da "Giornale.it,
Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Amato
ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio
( da "Giornale.it,
Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Lodo
alfano, subito il voto cambierà la blocca-processi - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici di sinistra, contro Unicost e laici di destra), affidava ai magistrati il compito di mettere in secondo piano i processi coperti dallo sconto di pena. Via, invece, la sospensione di un anno, quella che ha fatto gridare allo scandalo Anm e Csm, sostituita con un criterio di priorità affidato ai magistrati per i reati gravi.
Le
ragazze del garofano - filippo ceccarelli
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: della schizzinosa ipocrisia laica o dell'esangue misoginia dorotea. E insomma. Anche alla luce delle odierne vicissitudini, la crepa apocalittica, se si vuole, è che il vitalismo craxiano, la sua famelica festevolezza andarono a battere dove? Sulla tv. E a questo proposito si rammenta che già 15 anni orsono la Rai venne graziosamente definita "un puttanaio e un marchettaio"
Viale
delle milizie, da 2 mesi un tratto senza illuminazione
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Roma Viale delle Milizie, da 2 mesi un tratto senza illuminazione Lungo viale delle Milizie, sul lato di sinistra, nella direzione via Otranto-Largo Trionfale, tra i numeri civici 13 e 15, per un centinaio di metri, il viale è privo di illuminazione pubblica da circa due mesi, con gravi inconvenienti nel rientro notturno.
Rebibbia,
la gang dei certificati falsi - marino bisso maria elena vincenzi
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica ha avviato le procedure per sospendere, in via cautelativa, i due sanitari. Ieri, interrogati dal gip Cecilia Demma, i due medici e l'assistente sociale, sono rimasti in silenzio. Un detenuto, difeso dall'avvocato Marina Condoleo, ha spiegato di essere stato costretto a pagare per non tornare in carcere.
Milano
capitale dei single e dei vecchi ci si sposa meno e a quasi 40 anni - teresa
monestiroli ( da "Repubblica, La"
del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: professore di Demografia all'università Cattolica - . Un welfare debole come quello italiano li costringe a ritardare tutto. Fanno fatica a uscire di casa, ad avere un lavoro stabile e quindi a diventare autonomi. Questo penalizza le loro scelte, li condiziona e porta a un inevitabile invecchiamento della fecondazione".
Quel
"cervello" dall'alma a boston - massimiliano panarari
( da "Repubblica,
La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Più in generale, la "Breve storia dei movimenti cattolici" (Carocci 2008), che ho appena pubblicato, ha tentato di riflettere anche su alcuni aspetti del periodo storico tra concilio Vaticano II e post-concilio, tra i quali il Sessantotto dei cattolici".
Noi,
a fianco del Presidente ( da "Unita, L'"
del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di coloro che difendono la massima carica dello Stato". Per questo Nencini ha lanciato un appello a Walter Veltroni, Marco Pannella, Emma Bonino e "a tutti i riformisti, laici e liberali" invitandoli a partecipare a questa iniziativa. "Fra piazza Navona e piazza del Quirinale ci sono poche centinaia di metri ma in termini di cultura politica e istituzionale la distanza è siderale"
Falsi
certificati ai detenuti in manette due medici romani - marino bisso maria elena
vincenzi ( da "Repubblica, La"
del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: questo permetteva ai pregiudicati di seguire programmi di riabilitazione che gli consentivano di potersi muovere liberamente. Gli specialisti fornivano loro anche l'alibi in caso di reati commessi durante i permessi. L'Università Cattolica ha avviato le procedure per sospendere, in via cautelativa, il medico e l'assistente sociale.
La
Chiesa anglicana: sì alle donne vescovo
( da "Corriere
della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica. Il cardinale Walter Kasper, che guida il Consiglio per l'Unità Cristiana, aveva detto recentemente che era arrivato il momento per la Chiesa d'Inghilterra di decidere se si sentiva cattolica o riformata. Il voto sulle donne dice che, dopo due secoli di riavvicinamento anglo-cattolico, gli anglicani stanno riscoprendo le loro radici protestanti.
L'antidivo
( da "Corriere
della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di cercare ruoli col dubbio laico e il tormento dell'anima, personaggi che s'interrogano. Spike Lee, per esempio, non ha fatto la retorica del soldato nero, anzi. Non ci sono buoni e cattivi, c'è il punto di vista umano, non storico, su ciò che è giusto e sbagliato ". Al successo, Favino è arrivato tardi.
Se
l'Europa è contenta di non essere importante
( da "Corriere
della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Persino i laici temono che la cosiddetta Europa "cristiana" venga poco a poco scardinata dall'afflusso inarrestabile di musulmani e cultura islamica - di qui la reazione scandalizzata davanti alla timida proposta dell'arcivescovo di Canterbury di accogliere alcuni principi della Sharia nella legislazione inglese.
Zapatero
super leader ( da "Manifesto, Il"
del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ancora maggiore laicità nel rapporto tra cittadini e Stato (graduale scomparsa dei simboli religiosi dai luoghi pubblici). "Siamo il partito che più assomiglia alla Spagna, un paese che ha passione e guarda con fiducia al suo futuro", ha ripetuto più volte Zapatero nelle conclusioni che ha svolto domenica mattina.
Cossiga
compie 80 anni: Moro? Sapevo di averlo condannato a morte
( da "Corriere
della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse del suo nipotino Luca".
Ugo
La Malfa, l'utopia del realismo ( da "Corriere della Sera"
del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici" e cattolici, che rimase per lui, da De Gasperi a Moro, un punto fermo difficilmente rinunciabile, ma che non fu mai una camicia di forza paralizzante e gli consentì di passare senza forzature o contraddizioni dal centrismo degasperiano al centrosinistra degli anni Sessanta, alla costante ricerca di un colloquio e di un'
Gerusalemme
, la città santa con tre anime e un solo cuore
( da "Tempo,
Il" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La Gerusalemme laica e moderna sembra una metropoli europea: le zone a est abitate dagli arabi sono tipicamente mediorientali, il quartiere ultraortodosso sembra fuori dal tempo. "è una delle immagini indimenticabili il rito ortodosso - racconta la Coen - ma anche la città vecchia che ti sembra di vedere dal vero dopo averla conosciuta da bambina attraverso il catechismo&
Se
la Curia di Milano fa opposizione al governo
( da "Giornale.it,
Il" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Fede
e letteratura un canone difficile. meno male che c'è ernesto buonaiuti
( da "Riformista,
Il" del 08-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: I nostri migliori scrittori sono intesi quali "laici devoti", "atei devoti" o alla meglio solo devoti. Il più importante intellettuale cattolico italiano del Novecento potrebbe risultare, alla fine, Paolo VI: ma l'effetto della dichiarazione suonerebbe come una boutade. Bisogna cercare tanto per riconoscere tutto ciò che è chiarissimo.
Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio?
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Girotondo
attorno a Walter ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
L'autunno
caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Walter
e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
La
Sapienza e il rito dell'intolleranza
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Così
le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Berlusconi
e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Lefebvre,
il Sillabo e la libertà religiosa
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Cattive
notizie da Econe ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Comitato
pro Papa Pio ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Roma
e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Il
bivio di monsignor Fellay ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Ecco
le cinque condizioni della lettera a Fellay
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Buone
notizie da Mosca ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Il
compito dei circoli - lucio avagliano
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: invece per i cattolici per non voler fare un'analisi storica riguardante la Dc, messa invece frettolosamente da parte, ancora tutta da scrivere con le sue luci e anche le sue ombre, mentre la storia del mondo correva veloce e il piano internazionale cambiava radicalmente.
Tante
donne e "under 40" il nuovo pd senza bassolino - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il nuovo Pd senza Bassolino Completato il vertice provinciale con esponenti cattolici e socialisti OTTAVIO LUCARELLI Sette donne su quattordici, mondo cattolico, volontariato, alcuni politici professionisti. Tanti giovani, ma non ci sono i bassoliniani che per ora restano sull'Aventino anche se per loro i posti in squadra sono pronti e definiti.
"non
facciamoli sentire cittadini di serie b" - oriana liso
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Milano Il docente della Cattolica: bene l'accordo ma il velodromo è inadatto "Non facciamoli sentire cittadini di serie B" Branca: ora serve una vera moschea ORIANA LISO "In questo povero Paese le questioni vengono sempre risolte in un clima di emergenza, dopo che per vent'anni nessuno ha mai voluto affrontarle seriamente.
"un
palazzo d'amianto" rischio trasloco per 250 - ava zunino
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: gruppo assicurazioni Cattolica) certifica che l'immobile è completamente bonificato. Intanto tra i dipendenti sale la tensione. Si fa un'assemblea. L'assessore G. B. Pittaluga che ha già opzionato alcuni uffici in via Ravasco per eventuali trasferimenti dei 250 dipendenti del palazzo di via D'Annunzio, cerca di calmare gli animi: si arriva ad un accordo sul percorso da seguire,
Bologna
disperata, ma la chiesa dov'era? - valerio varesi
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Bologna Il caso Lettera aperta al cardinale Caffarra di Francesco Berti Arnoaldi Veli, avvocato-intellettuale laico Bologna disperata, ma la Chiesa dov'era? VALERIO VARESI A padre Casali che gli chiedeva un intervento nelle memorabili "serate" in San Domenico, aveva risposto rimarcando con umiltà e ritrosia il suo essere laico: "Tu sai che io abito altre stanze".
Mini-alloggi
al posto delle suore - ilaria venturi
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: attività educativa è andata diminuendo e la stessa è stata demandata a un gruppo di laici. Questa situazione, che riflette problemi comuni a tutte le congregazioni religiose, porterà, pur con sofferenza e dispiacere, ad un ridimensionamento della comunità religiosa". Il passaggio di consegne è previsto in modo graduale già dal prossimo anno scolastico.
Bologna
disperata ma la chiesa... - valerio varesi
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tanti preti che sono stati e continuano a essere presenze inespugnabili a una cultura di banalità, di benessere, di chiusura ai diversi". Di nuovo è il laico a citare un uomo di Chiesa prendendo a prestito le parole di Wojtyla pronunciate a Cracovia agli albori del nostro millennio: "Libertà senza verità e senza responsabilità".
Da
peter brook a rossi e arena il teatro si fa grande nel castello - antonella
gaeta ( da "Repubblica, La"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tranche dal 13 al 25 luglio e dal 21 al 31 agosto ANTONELLA GAETA Un po' come un miracolo laico di Federico II, il suo Castel del Monte e Andria tutta si trasformano in ricco palco di esperimento teatrale. Bella forma quella assunta dal festival Castel dei Mondi alla sua dodicesima edizione, bipartita, con un'anteprima dal 13 al 25 luglio e una sezione ufficiale, dal 21 al 31 agosto.
Nel
corso dell'estate - laura bellomi ilaria carra
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: referente della Summer school alla Cattolica - riceviamo 60 domande per 40 posti, l'anno scorso si sono iscritti anche studenti da Stati Uniti, Siberia, Belgio, Serbia e Lussemburgo. Le lezioni si svolgeranno vicino a Sant'Apollinare e gli allievi potranno anche esporre ricerche proprie, edite o inedite".
"viaggio
nel cuore del '900" - ilaria venturi
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stato un secolo drammatico". La scrittrice è voce laica, donna impegnata. "La realtà è complessa e contraddittoria più di quanto si pensi, chiunque tenta di semplificarla di solito la deturpa". Mentre passa il treno della memoria descritto da Dacia Maraini: "Un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati da centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e di sapone al
Tutela
e fruizione dei beni culturali - pasquale hamel
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a non attestarmi sulle aprioristiche barricate giacobine del no, ma su quelle più laiche e razionali del pensarci un po' su per vedere se tutela e messa in circuito economico delle risorse culturali, naturalmente con le dovute cautele, possa essere un binomio tuttavia praticabile per il bene della nostra collettività.
(segue
dalla copertina) dal nostro corrispondente
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stati Uniti, Australia, Canada, la maggioranza degli anglicani è orientata alla modernizzazione, in Africa e in altre regioni del Terzo Mondo le tradizioni vengono difese con tal foga da meritare agli anglicani l'etichetta di "anglo-cattolici", per sottolineare quanto siano vicini alla chiesa di Roma.
Il
vaticano preoccupato "dialogo compromesso" - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, lo dice apertamente, pur essendo stato invitato a parlare agli anglicani alla prossima Conferenza di Lambeth di fine luglio proprio in merito alla posizione dei cattolici sul no alle ordinazioni femminili: "è una decisione che peserà per il futuro nei rapporti tra le due Chiese".
Valori
ecclesiali anglicani: sì ai vescovi donna
( da "Riformista,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La posizione cattolica in merito è stata espressa chiaramente da papa Paolo VI e da papa Giovanni Paolo II. Una tale decisione significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra.
Forza
Zapatero Ci iscriviamo? ( da "Unita, L'"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E senza dimenticare la coraggioosa battaglia laica, che rompe in Spagna tenaci pregiudizi e privilegi, tipici di una delle Chiese cattoliche più reazionarie e tradizionaliste. C'è da imparare, no? Almeno qualcosa! E non solo dalle politiche zapateriste. Bensì anche da quel definirsi "socialista" di Zapatero.
Il
vescovo: i cattolici del Mediterraneo si incontrino. Coi musulmani no? La mafia
dov'è? ( da "Unita, L'"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stai consultando l'edizione del Il vescovo: i cattolici del Mediterraneo si incontrino. Coi musulmani no? La mafia dov'è?.
Dovevamo
essere qui... Applausi per Travaglio e Di Pietro
( da "Unita,
L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Nel Pd ci sono anche dei laici come noi, non solo la Binetti". Gabriele De Giorgi, 30 anni, è delegato all'assemblea del Pd del Lazio. Sventola la bandiera dell'Ulivo e dice: "C'è un clima tale che una reazione civile è necessaria, indipendentemente dalla tattica dei nostri dirigenti.
Le
donne potranno diventare vescovi ma la Chiesa anglicana rischia lo scisma Il sì
ha diviso il sinodo generale che ha evitato la spaccatura solo rinviando
l'investitura. Il Vatica ( da "Unita, L'"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: mese di febbraio del 2009 si terrà il nuovo Sinodo che dovrà tirare le fila della discussione che coinvolgerà religiosi e laici. L'avversione per l'ingresso delle donne è però radicata in molta parte del clero e tanti sacerdoti sono già pronti a far le valige. In Inghilterra già stato coniato il termine "anglo-catholic" per definire i tanti transfughi attratti nell'orbita vaticana.
Appuntamenti
( da "Corriere
della Sera" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica, largo Gemelli, aula Bontadini, ore 16, ingresso libero HAPPY HOUR SUL LAGO Aperitivo all'insegna della raffinatezza nello splendido giardino di Villa del Balbianello, di proprietà Fai; l'appuntamento si rinnova ogni mercoledì di luglio Lenno (Co), dalle 18,15 e.
La
Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare
( da "Tempo,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolica romana. "Abbiamo appreso con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada all'introduzione della legislazione che conduce all'ordinazione delle donne all'episcopato", scrive in una nota il Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani Ricordando che la posizione nel merito della Chiesa cattolica è rimasta immutata dai tempi di Paolo
Sì
alle donne vescovo, rischio di scisma
( da "Manifesto,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: VERTICI ANGLICANI CONTRO CATTOLICI Sì alle donne vescovo, rischio di scisma Il sinodo generale della chiesa d'Inghilterra, riunito a York, ha confermato la decisione di ordinare vescovi donne. Dopo l'ordinazione femminile decisa nel 1992 (e oggi un parroco anglicano su sei è donna), si tratta di un altro strappo rispetto alla dottrina conservatrice della chiesa cattolica,
Islamisti
eredi del fascismo. E del comunismo
( da "Corriere
della Sera" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: le simpatie fasciste dei Fratelli musulmani e delle forze laiche in Egitto, Iraq e Siria negli anni Venti e Trenta". Secondo alcuni pensatori di oggi, tuttavia, dal liberal Peter Beinart allo storico inglese Tony Judt, al docente di storia delle religioni John Kelsay, all'arabista Daniel Pipes, islamofascismo è un termine improprio.
Lo
sapete che diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa dello Ior?
( da "Liberazione"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Quindi era inconcepibile che ci fossero delle banche cattoliche; con l'irruzione della modernità nella società si è verificato, fra i moralisti cattolici, un progressivo cambiamento di pensiero. Col nascere dello Stato Città del Vaticano le cose si sviluppano e Pio XII, nel 1942, crea l'Istituto per le Opere di Religione - Ior - che è una vera e propria banca che,
Gli
anglicani dicono sì alle donne vescove Roma: <Grave strappo>
( da "Liberazione"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: interno del sinodo l'ordinazione femminile è stata difesa da 28 vescovi contro 12, 124 preti contro 44 e 111 laici contro 68. Entro febbraio 2009 verrà elaborato un "codice di condotta" per le nuove ordinazioni rosa rimuovendo la "discriminazione" verso le donne. Rowan Williams continua a pilotare la nave anglicana in acque burrascose.
Vi
racconto di quando nel '73 diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa
dello Ior ( da "Liberazione"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laiche o religiose che siano, rimangano ferite da queste notizie e, anche se fossero false, dal miscuglio di sacro e profano che seguita a imperversare intorno al fatto religioso. La mia memoria ritorna al 1973, quando fu proprio uno scandalo dello Ior il fatto occasionale che provocò le mie dimissioni da abate di San Paolo e mi strappò dal consorzio fraterno con i miei monaci,
La
figura femminile centrale tra i cattolici
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: pagina 15 La figura femminile centrale tra i cattolici di Andrea Tornielli Al contrario di quanto spesso sostengono certe ricostruzioni semplicistiche sulla misoginia cristiana, le donne nel vangelo figurano come destinatarie del suo messaggio. Gesù, nella predicazione e parabole, sceglie molte volte personaggi femminili ed è evidente la sua critica implicita all'identificazione,
<Il
Festival per le famiglie? Sarà una provocazione>
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: per denigrarmi, "regista cattolico"? Bene. Sono orgoglioso di esserlo. Anzi, sono un cattolico praticante, sia pure con una fede incerta". Dal 28 luglio al 3 agosto Pupi Avati sarà a Fiuggi, non per girare un nuovo film e neanche per ritemprarsi alle terme. Guiderà la giuria del primo Family festival.
Tornano
in piazza gli anti Silvio In duecento davanti alla Prefettura
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laiche che raccoglieranno le impronte digitali e le generalità ai cittadini "per protestare- dicono- contro la proposta di stampo razzista del Ministro dell'Interno di schedare tutte le persone di etnia rom". A De Ferrari sarà presente anche Don Andrea Gallo che ha già promesso di aderire alla manifestazione che ieri ha avuto un prologo con una identica iniziativa della Federazione
Fenomenologia
di Umberto E ( da "Giornale.it, Il"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: prima cattolico impegnato e poi pensatore laico, all'inizio integratissimo soprattutto al Pci e oggi apocalittico anti-berlusconiano, scrittore globale e politologo un po' provinciale, moralista rigoroso e soprattutto umorista involontario), Grande Sapiente che spazia con disinvoltura da Athanasius Kircher a Rita Pavone,
La
guerra (in)civile degli psico-comici della politica
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Vaticano,
no ai vescovi donna ( da "Voce d'Italia, La"
del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: no ai vescovi donna La Chiesa cattolica non accetta l'ordinanza di donne-vescovo Città del Vaticano, 9 lug. - Il Vaticano attacca e prende posizione sulla questione dell'ordinazione delle donne-vescovo, sancita con voto favorevole al sinodo della Chiesa anglicana. Il Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani definisce questa scelta come "
No
Cav day, Berlusconi: "E' solo spazzatura"
( da "Giornale.it,
Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che è destinata a essere rimossa dalla coscienza laica di un Paese come il nostro. Ed è proprio questa stessa coscienza laica - prosegue il Sir - a ribellarsi soprattutto alle offese a Benedetto XVI, alla menzogna e all'ignoranza che formano la palude in cui nascono e crescono parole ed espressioni che ci rifiutiamo di credere che possano appartenere a un cittadino responsabile,
Draghi
boccia la robin tax - alberto statera
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il tecnocrate laico e il neo-populista che cita la Genesi e Papa Ratzinger, il gelido successore di Luigi Einaudi in bianco e nero, e il politico roseo un po' trafelato, come Nino Andreatta disse una volta di Rino Formica, che invoca la salvaguardia della dignità umana nei confronti della universale "speculazione".
"una
situazione grave e presto peggiorerà ancora"
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Si parla di possibile chiusura del partito al potere fra poche settimane, per attentato alla Costituzione laica. Mentre alcuni generali in pensione vengono arrestati per sospetto golpe. Che cosa succederà? "Ci troviamo di fronte a un periodo molto turbolento in Turchia. Ci saranno problemi su problemi. Incidenti uno dopo l'altro. Sabotaggi. Attentati del Pkk.
Il
diritto di scegliere ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: vive ormai in base ai valori laici e secolari che, purtroppo, non trovano adeguata rappresentanza sul piano pubblico. La sentenza farà discutere e sicuramente ci saranno dure critiche. Speriamo che chi ha responsabilità pubbliche dia voce ai valori secolari e faccia valere i diritti civili di tutti, senza nascondersi dietro le solite frasi fatte a sostegno delle "
"fine
di una lunga tortura". "no, un omicidio" - caterina pasolini
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Mentre i cattolici insistono: "Interrompere la vita non è mai potere dell'uomo". Si divide l'Italia, ma si spacca anche l'opposizione tra ala cattolica e laica. I partiti di governo a file serrate condannano infatti senza mezzi termini la sentenza che autorizza a sospendere l'alimentazione forzata con una sonda senza la quale Eluana sarebbe morta da anni e il Vaticano la bolla come "
Io
del Pci e mia moglie dell'Azione Cattolica finalmente ci siamo ritrovati a fare
politica insieme ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Io del Pci e mia moglie dell'Azione Cattolica finalmente ci siamo ritrovati a fare politica insieme".
Scienza
e vita e il mondo cattolico all'attacco: è la Terry Schiavo d'Italia Anche il
fronte teodem sulle barricate ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Stai consultando l'edizione del "Scienza e vita" e il mondo cattolico all'attacco: è la Terry Schiavo d'Italia Anche il fronte teodem sulle barricate.
Con
i Fura nel girone del denaro ( da "Unita, L'"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ci si guarda le spalle, durante questa laica "via crucis", oramai privati di ogni certezza: il proprio accompagnatore perduto nella folla, presenze misteriche e affatto accomodanti che appaiono all'improvviso, la musica volutamente a volume quasi intollerabile che fa perdere quel poco di lucidità messa al sicuro.
Vaticano
scatenato: è eutanasia Scontro sulla fine-vita
( da "Unita,
L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ci sono stati casi di ripresa anche a distanza di anni". E critiche arrivano anche dal centro di bioetica dell'Università Cattolica di Roma, diretto dal professor Adriano Pessina: "È stato attribuito al tutore un vero e proprio potere di vita e di morte sulla persona a lui affidata.
Un
sasso nello stagno la lettera di berti a caffarra
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: provocato la reazione del mondo intellettuale cattolico e laico. Mentre la Curia non replica, la città si schiera. D'accordo con Berti Arnoaldi Veli i laici Gian Mario Anselmi, Eugenio Riccomini e Alberto Bertoni, su posizioni più dialettiche Luigi Pedrazzi, Alberto Melloni, Davide Rondoni e monsignor Giovanni Catti, mentre Virginiangelo Marabini e Giovanni Salizzoni difendono Caffarra.
Laici
e cattolici su "bologna disperata" - valerio varesi
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Bologna Laici e cattolici su "Bologna disperata" Pedrazzi: la Chiesa non faccia sociologia. Salizzoni: ma Biffi ebbe ragione Fa discutere la lettera aperta inviata al cardinale Caffarra. La Curia tace VALERIO VARESI Se Bologna è "disperata", cosa può chiedere di più un laico a un uomo di Chiesa se non di farlo "sperare l'insperabile"
Assemblea
per salvare la scuola - ilaria venturi
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a quello per lo statuto, guidato da Domenico Cella, della futura fondazione "Pro Sacro cuore" che le famiglie vogliono costituire per gestire il passaggio di consegne. La scuola paritaria cattolica già dal prossimo anno scolastico è destinata a passare dalla guida delle religiose a quella dei laici.
Quel
monsignor precario della Curia milanese
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: senza batter il vescovile ciglio: "Le comunità religiose hanno oggi bisogno di crescere in laicità e democrazia". Più laicismo per tutti, insomma, anche per Santa Romana Chiesa. Cosa vuole dunque che interessino a un disinvolto come Bottoni, i dogmi? Senta questa: il primo novembre dello scorso anno era al Cimitero Maggiore di Milano.
<Dalla
Guzzanti volgarità senza alibi>
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Levata di scudi del mondo cattolico in difesa del Papa "oltraggiato" l'altroieri da Sabina Guzzanti dal palco di piazza Navona. "La volgarità si qualifica di per sé. Non si commenta": è lapidario il tono del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi sull'attacco subito da Benedetto XVI in occasione del "No Cav.
La
chiesa condanna gli insulti "solo volgarità in quella piazza" - silvio
buzzanca ( da "Repubblica, La"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: avere dato modo a questi personaggi di dare corso ad espressioni oscene nei confronti del Papa e agli insulti al Capo dello Stato". Condanne nette, condivise da quasi tutto il mondo politico. Mentre il mondo cattolico si rammarica. La linea ufficiale del Vaticano è quella riassunta da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. "La volgarità si qualifica di per sé.
Domanda
- orazio la rocca citta del vaticano
( da "Repubblica,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dichiaratamente anticlericali e apertamente persecutori della Chiesa cattolica come il Messico (1930), e non si tralasciarono trattative per raggiungere un modus vivendi persino con l'Unione Sovietica (1924-1927). In questo ambito è indubbio che la figura del Segretario di Stato, chiunque si trovasse a ricoprire quell'incarico, si sia mossa con il massimo pragmatismo, per salvaguardare,
Eluana
riposerà in pace Per il Vaticano è eutanasia
( da "Manifesto,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: università Cattolica di Roma e di Milano, che sperano si blocchi l'applicazione della sentenza, mentre da radio vaticana ci tengono a ricordare che finora "nessun tribunale aveva mai accolto la sentenza". Si accodano anche i commenti, spesso superflui, dei politici di tutti gli schieramenti: da Luca Volontè dell'Udc a Emanuela Baio del Pd (
INTERCETTAZIONI
E PRIVILEGI ECCLESIALI ( da "Manifesto, Il"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico, l'altro propriamente teologico. Non ci interessa un privilegio di questo tipo perché crediamo fermamente che chiesa e stato abbiano competenze diverse: e se non possiamo tollerare che lo stato interferisca nella libera testimonianza della chiesa o di qualsiasi altra comunità di fede, al tempo stesso non vediamo la ragione per la quale la chiesa dovrebbe essere coinvolta nell'
Post
navona ( da "Riformista, Il"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: coscienza laica" del paese si ribella. Per Avvenire "che la manifestazione di Piazza Navona sarebbe stata caratterizzata da critiche aspre, provocazioni irrituali e sguaiatezze era qualcosa di ampiamente annunciato, visti certi protagonisti ammessi o cercati dagli organizzatori ma ciò che è arrivato del tutto inatteso - e che ci pare semplicemente inconcepibile -
Sentenza
la corte ha stabilito che la ragazza in stato vegetativo da 16 anni può morire
( da "Riformista,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: sopravvivenza in stato vegetativo. Inoltre, secondo i giudici "ciascuno, anche se genericamente qualificabile come credente, o più specificamente come credente cattolico, è ben libero, tanto più in uno stato laico che tutela la libertà di coscienza come valore preminente, di condividere o meno, di applicare o meno, nella concretezza della sua esperienza di vita privata e individuale.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1
autore: di ... ( da "Corriere della Sera"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di UMBERTO VERONESI Laici Veronesi "La libertà di decidere sull'esistenza" L a sentenza della Corte di appello su Eluana costituisce una svolta storica. CONTINUA A PAGINA 2.
P
reoccupazione, ( da "Corriere della Sera"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di M. ANTONIETTA CALABRò categoria: REDAZIONALE Cattolici Fisichella "Ma il coma è una forma di vita" P reoccupazione, stupore e tristezza sono i sentimenti di monsignor Fisichella. CONTINUA ALLE PAGINE 2 E 3.
Intervista
con Vittorio Emanuele Parsi ( da "Riformista, Il"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica di Milano. Dopo l'assalto al Consolato Degli Stati Uniti di Istanbul sono due le piste su cui lavorano gli inquirenti, quella del Pkk, e quella dell'estremismo islamico. Che idea si è fatto? "Credo di poter dire che dal tipo di modalità questo attentato sembrerebbe più ascrivibile al fondamentalismo musulmano,
<Paghino
i giudici che sbagliano> E Cl <corteggia> i radicali
( da "Corriere
della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Bernardini afferma tra l'altro che, paradossalmente, con la legge seguita al referendum è sempre il cittadino a pagare, "visto che a rifondere il torto subito dalla vittima di errore giudiziario non è il giudice che lo ha commesso ma lo Stato". M.A.C. La rivista L'ultimo numero del settimanale cattolico di osservanza ciellina Tempi.
No
Cav day, i pm indagano Il Vaticano: che squallore
( da "Corriere
della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: agenzia dei settimanali cattolici per cui "certe offese nascono e crescono in una palude di ignoranza". E sono di oltraggio anche alla coscienza laica del Paese", non una dimostrazione di democrazia "e nemmeno di intelligenza". Azione Cattolica esprime "vicinanza e gratitudine" sia al Papa che a Napolitano, gemellati nelle contumelie.
L'attentato
di Istanbul e la <Mani pulite> in versione turca
( da "Corriere
della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: nazionaliste legate a settori delle forze armate e agli intransigenti custodi dell'eredità laica di Kemal Ataturk. La Corte costituzionale sta decidendo se sciogliere o meno il maggior partito del Paese, appunto l'Akp, ritenendolo una centrale islamica che vuol sovvertire le fondamenta secolari dello Stato, mandando al confino politico tutti i suoi dirigenti, tra cui il premier.
Klinsmann
porta Buddha in ritiro col Bayern
( da "Corriere
della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ma quelle statue dorate nella cattolica Baviera sono state troppo. Da tempo non si ricordava una polemica ideologica così forte innescata sui campi di calcio. Che coinvolge destra, sinistra e pure la Chiesa. Citiamo a caso dai giornali degli ultimi giorni. Norbert Geis, deputato della conservatrice Csu: "JÜrgen Klinsmann è senz'altro un eccellente allenatore,
L'impegno
<a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo
soggetto riformista> è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de
"I Socialisti" riunit ( da "Liberazione"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista" è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "I Socialisti" riuniti ieri a Roma sotto la presidenza di Saverio Zavettieri L'impegno "a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista" è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "
<In
Lombardia 500 casi come Eluana>
( da "Corriere
della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: a strappare allo Stato il diritto di vita e di morte e oggi ci troviamo di fronte a una sentenza che mette in discussione il principio fondamentale della convivenza. La vita è un valore indisponibile. Lo dico non solo come cattolico, ma anche come uomo " . Non pronuncia la parola "assassinio", Boscagli, ma poco ci manca.
Per
il Vaticano è eutanasia <Ancora possibile impugnare la sentenza>
( da "Liberazione"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: tratti di un sostentamento forzato e lo stato vegetativo sia per se stesso una condizione indotta dalle nuove tecniche mediche, la tesi cattolica è che mai l'alimentazione possa essere considerata al pari di un accanimento terapeutico. Nel febbraio scorso il Vaticano ha organizzato un convegno sui malati terminali e papa Benedetto XVI ha ribadito che anche nei casi estremi è dovere "
Matteo
Alviti Ci sono tanti tipi da spiaggia diversi
( da "Liberazione"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e conservatori - e il partito al governo Akp (Giustizia e sviluppo) - islamico e conservatore -, il tema della decenza nell'abbigliamento femminile è oggetto di scontri anche violenti. Lo scorso fine settimana un gruppo di 50 donne ha manifestato in abiti succinti per le strade di Instanbul contro l'islamizzazione della società,
Il
caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Caso
Englaro: reazione del Vaticano ( da "Voce d'Italia, La"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: direttore del centro di bioetica dell'Universita' Cattolica. Di parere diverso Demetrio Neri, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. "Ho accolto questa sentenza con grande gioia, anche se certamente provo tristezza". Forti le reazioni da Trastevere: “una sentenza grave che nessun tribunale aveva mai accolto”
Walter
fa qualcosa di riformista ( da "Giornale.it, Il"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Agenda
religioni ( da "Stampa, La"
del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.
Marta
Gastini dai banchi al ciac si gira
( da "Stampa,
La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Si iscriverà a Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, ma ha anche delle chances come attrice, visto che ha lavorato e sta ancora lavorando sul set del serial tivù "Il bene e il male" per la Rai e la Albatros Film ed è coprotagonista insieme a Terence Hill nel film per la tivù "L'uomo che cavalcava nel buio" (in autunno su Rai1).
Dal
Csm ennesimo attacco a Berlusconi
( da "Giornale.it,
Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il documento è stato approvato con cinque voti a favore e il solo voto contrario del laico di An Gianfranco Anedda. Il testo del documento, in difesa dei magistrati della procura di Milano attaccati dalla lettera indirizzata dal premier al presidente del Senato il 16 giugno, è stato secretato e dovrà ora essere inserimento all'ordine del giorno dell'
( da "Manifesto, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
SIRIA Rivolta in
carcere, "mattanza di detenuti" Michele Giorgio Almeno venticinque
detenuti sarebbero stati uccisi ieri nel corso di una rivolta nella prigione di
Saydnaya, a nord di Damasco. Intorno alla notizia regna il mistero poiché a
darla è stato solo l'"Osservatorio siriano per i
diritti umani" (Osdu), una Ong schierata con l'opposizione, con sede a
Londra. Ma il silenzio totale delle autorità di Damasco, che non hanno smentito
il comunicato diffuso dalla Ong a Nicosia, lascia pensare che qualcosa di grave
sia realmente accaduto all'interno di quel carcere destinato ai criminali
comuni ma dove sono reclusi anche oppositori politici, in particolare quelli
legati al movimento islamico. "Prigionieri islamisti hanno cominciato a
ribellarsi nella prigione di Saydnaya" ha riferito l'Osdu. Alcuni detenuti
sono saliti sui tetti per sfuggire ai colpi sparati dalle forze di sicurezza
contro i rivoltosi che, secondo Osdu, avevano preso in ostaggio circa 400
guardie carcerarie. Gli scontri, sostiene l'Ong, sarebbero stati innescati da
soprusi subiti da un gruppo di detenuti islamisti e da offese rivolte dai
secondini al Corano. La sommossa è esplosa a una settimana dalla visita a
Parigi del presidente Bashar Assad, che incontrerà il capo di stato francese Nicolas Sarkozy a margine dei lavori della
Conferenza dell'Euromediterraneo, alla quale partecipano anche i paesi arabi e
Israele. E per preparare quel faccia a faccia ieri a Parigi c'era il ministro
degli esteri siriano Walid Moalem che ha visto il suo omologo francese Bernard
Kouchner. È possibile che le violenze a Saydnaya sia state in parte ingigantite
dall'Osdu allo scopo di mettere in imbarazzo il presidente Bashar Assad
nell'imminenza dell'incontro con Sarkozy che, di fatto, sdogana il regime
siriano tenuto in completo isolamento su pressione degli Stati Uniti per il suo
presunto coinvolgimento nelle vicende interne libanesi. Tuttavia, se è vero che
i rapporti con le istituzioni islamiche ufficiali sono nettamente migliorati in
questi ultimi anni, è altrettanto vero che i servizi di sicurezza mantengono
una pressione costante sui sostenitori, veri o presunti, dei Fratelli
Musulmani. Non cessano peraltro gli arresti degli
oppositori laici, fautori dell'avvio di riforme democratiche. Nei mesi scorsi
alcune decine di persone - tra cui Ahmad Tohme, Jabr al-Shoufi, Akram al-Bunni,
Fidà al-Hurani e Walid al-Bunni - sono state fermate e in molti casi arrestate
per aver partecipato a una riunione di firmatari della "Dichiarazione di
Damasco", che chiede la fine della legislazione d'emergenza (in
vigore da 45 anni) e la libertà di parola e di attività politica.
( da "Manifesto, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pescava in
vestaglia, condannata per "esibizionismo" Corteo di donne nel cuore di
Istanbul Un centinaio di donne turche hanno manifestato
ieri a Istanbul per protestare contro la sentenza di una corte che ha
condannato per "esibizionismo" (cinque mesi di carcere, con pena
sospesa) una pescatrice colpevole di aver svolto il suo lavoro in
"abbigliamento inadeguato". L'episodio risale all'estate scorsa,
quando la donna, come fanno migliaia di istanbulioti ogni giorno, stava
pescando dal celebre ponte di Galata. Secondo quanto riferito dalla stampa
turca, avrebbe indossato una camicia da notte che, sollevandosi per il vento,
avrebbe scandalizzato un gruppo di uomini che avvertì la polizia. Il corteo ha
attraversato il ponte di Galata al grido di "non è esibizionismo, è un
abuso da parte degli uomini" e "Stato, giù le mani dal nostro
corpo". Secondo le manifestanti, il fatto che la donna sia stata giudicata
colpevole rappresenta una prova dell'aumento del conservatorismo sotto il
governo dell'Akp, il partito islamista moderato del premier Erdogan.
"Pensano che le donne debbano stare a casa e vestire in maniera adeguata -
ha dichiarato alla Bbc Cigdem Mater -. Il problema è cosa significa
"adeguata"? Nessuno ha il diritto di di dirci come vestire, questo è
il punto". E sempre ieri un tribunale ha emesso ordinanze di custodia cautelare
a carico di quattro persone, nell'ambito di un'inchiesta su di un presunto
progetto di colpo di stato. Fra gli indagati ci sono
il presidente della Camera di commercio di Ankara, Sinan Aygun, e un colonnello
in pensione, Atilla Ugur. I quattro erano stati fermati martedì scorso.
L'obiettivo del gruppo secondo gli investigatori era
cacciare il governo del partito islamico moderato Giustizia e sviluppo (Akp),
accusato dagli ambienti laici di voler islamizzare il paese. I quattro erano
stati fermati insieme ad altre persone sospettate di appartenere
all'organizzazione Ergenekon, un gruppo di militari, giornalisti e imprenditori
di orientamento laico accusati di preparare un colpo di stato.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Le idee Diritti,
solidarietà e uguaglianza così la sinistra entra nel futuro JOSé LUIS ZAPATERO
La solidarietà che caratterizza la società spagnola si fonda sul rispetto dei
diritti. Proprio di questi ci siamo occupati nei giorni passati, quando abbiamo
discusso la portata della libertà religiosa; del
riconoscimento e della protezione dei milioni di spagnoli cattolici; della tutela degli spagnoli non cattolici; delle
conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello
Stato. Fin dall'inizio, il socialismo in Spagna è stato un progetto
di convivenza, un progetto per vivere insieme. è un progetto la cui
vocazione è quella di includere, la cui volontà è di integrare. è nato per
permettere alle classi lavoratrici di usufruire dei frutti dello sviluppo
economico, della cultura, della conoscenza, è nato per riconoscere i loro
diritti politici, per fornire loro protezione di fronte agli infortuni, per
permettere loro di attingere la condizione di piena cittadinanza. è stato così, distribuendo a più persone, a tutte le persone
possibili, la titolarità dei diritti, dell'istruzione e del benessere, che le
nostre società sono diventate più sicure, più prospere, più degne e più libere.
Per questo, negli ultimi anni in Spagna ci siamo impegnati a prendere le misure
necessarie per integrare coloro che ancora vivono senza speranza, abbandonati o
senza assistenza. è per questo che ci siamo impegnati a favore dei disabili,
riconoscendo loro i diritti che chiedevano da tempo: nel campo del lavoro,
contro le barriere architettoniche, nelle nuove tecnologie, nei mezzi di
trasporto, nell'esercizio del diritto al voto. Ed è sempre per questo che ci
siamo impegnati per le persone in situazione di difficoltà. Affinché recuperino
la loro dignità. Affinché non si sentano abbandonate. Affinché sia minore la
loro solitudine. SEGUE A PAGINA 22.
( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Napoli
Skàrmeta: "I poeti non muoiono mai" L'autore del "Postino di
Neruda" a San Giorgio sulla tomba di Troisi Con Carlo Giuffrè visita il
primo teatro in cui s'è esibito l'attore e i luoghi in cui è vissuto Massimo
ANTONIO TRICOMI dal nostro inviato San GIORGIO A CREMANO - Ardente pazienza.
Suona così il titolo originale del romanzo di Antonio Skàrmeta noto in Italia
come "Il postino di Neruda", da cui Massimo Troisi ha tratto il suo
ultimo film. E la pazienza del 67enne scrittore cileno, ospite ieri del Premio
Massimo Troisi, è stata ardente per davvero: in senso
proprio e non solo metaforico. Sotto un sole a picco che non lasciava scampo,
con una temperatura e un tasso di umidità da record, un piccolo corteo di
devoti ha seguito le tracce di un pellegrinaggio laico: la piazza dove Massimo
è nato e che oggi è intitolata a lui, il suo monumento funebre e la sua
tomba, il piccolo teatro dove ha mosso i primi passi. L'imponente figura di
Skàrmeta domina inevitabilmente il corteo, che si muove a metà pomeriggio da
Villa Bruno. Ne fanno parte Carlo Giuffrè e i nuovi vertici del Premio Troisi:
il presidente Angela Viola e il coordinatore artistico Andrea Esposito, amico
d'infanzia di Massimo. Ma c'è anche un altro amico, Alfredo Cozzolino, più
volte attore nei film di Troisi. E poi il sindaco Domenico Giorgiano,
l'umorista Pino Imperatore e i responsabili della libreria
"Vesuviolibri", partner del premio. Prima tappa, piazza Troisi, già
piazza Garibaldi. "Sembra un anfiteatro, molto adatta a un attore",
mormora Skàrmeta. Sul lato ovest della piazza, un edificio color ruggine
sostituisce quello crollato alla fine degli anni Settanta e in cui Massimo era
nato nel 1953. Sul lato opposto si apre via Cavalli di Bronzo, nella quale il
futuro attore era già andato a vivere con la famiglia quando il palazzo crollò,
si dice per le vibrazioni prodotte dalla Circumvesuviana. Affacciato sul lato
sud della piazza c'è ancora il Bar Sportivo, frequentato nell'adolescenza da
Massimo e dai suoi amici. Seconda tappa, mentre il sole sembra picchiare sempre
di più, il cimitero. Di faccia all'entrata principale c'è il monumento in
pietra bianca e grigia, un'alta lastra con il nome dell'attore e le date di
nascita e di morte. In terra, una sorta di rosa dei venti con i titoli di quasi
tutti i film diretti e/o interpretati da Troisi. Il raggio con il titolo
"Il postino" punta direttamente al monumento, Skàrmeta riesce solo a
dire "sono emozionato", abbracciando chiunque gli si avvicini. Al
riparo dal sole, alcuni concertisti in abito da sera erano in attesa del
corteo. Gennaro Pedagno canta una romanza di sua composizione: "Ti
ringraziamo dei grandi doni/che ci hai regalato/sei stato
l'ultimo Pulcinella/Massimo". A questo punto Skàrmeta e Giuffrè chiedono
di essere lasciati soli ed entrano nella cappella poco distante dove Troisi e
sua madre sono sepolti: il monumento funebre non coincide infatti con la tomba
vera e propria, ma presto la salma dovrebbe essere traslata. Uscito dalla
cappella, Giuffrè dichiara: "I poeti non muoiono mai". Skàrmeta
annuisce. Terza tappa, il Centro Teatro Spazio, dove la breve e folgorante
carriera di Massimo ebbe inizio. Skàrmeta si informa sulle iniziative collegate
al Premio Troisi, l'antico progetto di una scuola di teatro a Villa Vannucchi.
"Quando lo vidi al cinema pensai: speriamo che questo non si metta mai a
fare teatro, se no per tutti noi è la fine", commenta Giuffrè. Il sole è
ancora alto quando il piccolo corteo rientra a Villa Bruno, sede del Premio.
Tra gli alberi del parco appare Enzo Decaro, uno che quella storia l'ha fatta.
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione
del Il Psoe incorona Zapatero: più diritti nella mia Spagna laica di Toni
Fontana inviato a Madrid Torri panciute a forma di dirigibile, strade larghe,
ponti ciclabili, condomini dalle forme avveniristiche abitati da un ceto medio
preoccupato per la crisi, ma che prenota ristoranti da 80 euro a coperto con
due giorni di anticipo. Ecco la città del terzo millennio, tutta fast food e
giochi per i bimbi, che il Psoe di Zapatero ha eletto a tempio della politica.
Dal Campo de La Naciones, Madrid Est, è partita la carovana socialista finita
trionfalmente il 9 marzo, qui, nel faraonico palazzo dei Congressi, Zapatero ha
strappato ai militanti il secondo mandato (2004) con il 95,5% del voti e ieri,
ha chiuso il 37° congresso con un discorso dai toni utopici, fortemente
realistici, insistentemente orgogliosi. Ha alzato la voce solo quando ha
attaccato la destra che lo accusa di inerzia di fronte ai crescenti affanni
dell'economia, per ribadire che la Spagna uscirà dall'empasse senza ridurre
salari e pensioni, ma anzi tutelerà "chi è più debole e vulnerabile",
ha centrato le conclusioni sui "valori umani che prevalgono sulla logica
del denaro", sul "socialismo come progetto di convivenza e di
integrazione" sul "diritto degli immigrati di partecipare al benessere
del Paese", ha strappato applausi scroscianti rivolgendosi ai 995 delegati
di "un parito unito, capace di produrre idee". Per assurdo, il leader
di un paese moderno, laico e dinamico come la Spagna, ha chiuso il Congresso
del suo partito con un risultato "bulgaro", è stato
acclamato dal 98,5% dei delegati, la linea seguita dal gruppo dirigente ha
ottenuto il 100% dei consensi, le conclusioni delle commissioni di lavoro sono
state approvate per acclamazione, pressochè all'unanimità. Finito il discorso del
leader, i delegati hanno tirato per mani i trolley e sono corsi alle stazioni
tra abbracci e qualche lacrima. Non c'è retorica in tutto questo. Il Psoe
appare oggi una formazione anomala in Europa, qualcuno scherza e definisce
quello di Zapatero "l'ultimo partito leninista", e, quando ieri si
stavano spegnendo i riflettori, molti, anche tra i ministri, hanno alzato il
pugno e cantato con le lacrime agli occhi l'Internazionale. La più convinta è
apparsa la 31enne Liere Pajin, che teneva un braccio "ad angolo
retto" con il pungo chiuso in alto e l'altro attorno al collo di Zapatero
che l'ha eletta responsabile dell'organizzazione del Psoe, la numero tre del
partito. Politicamente il Congresso è apparso tuttavia a tratti noioso e
scontato. La temuta ribellione della sinistra socialista non c'è stata, gli
uomini di Zapatero hanno assorbito le critiche con una decisa e marcata svolta
"izquierdista". Il leader doveva ribaltare tre accuse che, dal 9
marzo (vittoria con il 43,87%, 169 deputati, sette meno della maggioranza
assoluta), rimbalzano sulla stampa e fanno presa anche tra i militanti:
inattività legislativa, cedimento alla destra sui temi dell'immigrazione,
occultamento della verità sulla crisi economica. Zapatero ha risolto la prima
questione assicurando che la Spagna "continuerà sulla strada delle riforme
per le modernizzazione". E ieri ha elencato le iniziative che sono in
cantiere. La revisione della legge sull'aborto (rimasta invariata da 23 anni)
appare una priorità. "Nessuna donna che abortisce può essere
incriminata" - ha detto ieri Zapatero alludendo a recenti inchieste
avviate dalla magistratura. E negli emendamenti approvati all'unanimità si
parla di "rispetto della volontà della donna" e di "diritto alla
salute e al controllo della maternità". Si tratta comunque di indicazioni.
La vice di Zapatero, Maria Teresa de la Vaga ha annunciato che la revisione
della legge "sarà ampia", ma il Congresso non è entrato nei dettagli.
Né Zapatero, né i documenti congressuali parlano espressamente di eutanasia, ma
il leader ha accennato ieri al diritto "ad una morte degna" e nelle
relazioni approvate si accenna ad un "aiuto per porre fine all'accanimento
terapeutico". Anche in questo caso il Congresso si limita ad aprire un
dibattito. In quanto al contrastato rapporto con
la Chiesa cattolica il leader socialista si è limitato a ribadire "il
carattere laico dello Stato", approvando così indirettamente le
indicazioni emerse nel dibattito come l'abolizione dei simboli religiosi nei
luoghi pubblici (quindi anche i crocifissi nelle scuole) e l'abolizione di
funerali di Stato con rito religioso. Al tema dell'immigrazione Zapatero
ha dedicato buona parte del suo intervento. Molti militanti, anche
pubblicamente, hanno manifestato dissenso per
l'appoggio dato dagli europarlamentari del Psoe alla Direttiva del Rientro che
apre la strada alla detenzione anche per 18 mesi nei Cpt. Intervistato da El Pais, Zapatero si è spinto a definire
"progressista" la direttiva di Bruxelles e ieri, per sedare i
malumori, ha spiegato che la Spagna si oppone all'immigrazione illegale, ma
offre la "piena integrazione" agli stranieri regolari che, ben
presto, potranno votare alle elezioni amministrative. Poi ha scatenato
l'applauso della platea aggiungendo che "se negli asili non ci sono posti
liberi non è colpa degli immigrati e dei loro figli, ma degli
amministratori". Non tutti, all'esterno del partito, sono convinti che la
svolta laicista sia sufficiente per dissipare i dubbi che circondano i primi
100 giorni del secondo governo Zapatero. El Pais sospetta ad esempio che il
leader "eluda le risposte" in special modo sulla crisi. Qualche dato
aiuta a capire ciò che bolle in Spagna. Nel settembre 2007 la crescita del Pil
viaggiava sul 3,3%, due mesi dopo sul 3,1%, si attestava al 2,3% nell'aprile
2008 e ora sta sotto al 2%. Secondo analisi diffuse ieri il salario medio
spagnolo si è ridotto dello 0,7% (18mila euro contro 19mila dell'Italia). La
crisi si fa sentire soprattutto nel settore edilizio e molti immigrati stanno
rischiando il posto. Zapatero ha aperto il Congresso assicurando il
"governo rilancerà la crescita economica, mantenendo e aumentando, le
politiche sociali". Ieri ha detto che gli investimenti stranieri sono
aumentati del 50% (16 milioni di euro nelle ultime settimane) e soprattutto ha
orgogliosamente ribadito la sua fiducia sul fatto che la Spagna saprà superare
le difficoltà puntando "sull'innovazione ed il rilancio delle
infrastrutture". Lotta alla fame e ai mutamenti climatici, energie
rinnovabili (obiettivo è di arrivare al 20%), aiuti ai Paesi in via di sviluppo
sono stati gli altri temi toccati da Zapatero. Oltre 200 gli invitati, 50 le
delegazioni straniere. Per il Pd c'erano Lapo Pistelli e Luciano Vecchi.
"Nelle peculiarità della Spagna - osserva Vecchi, della direzione del
partito di Veltroni - è interessante l'approccio del Psoe allo sviluppo dei
diritti individuali in un'ottica di responsabilità collettiva. L'affermazione
dei diritti non è solo di principio, ma rappresenta una leva per favorire la
trasformazione sociale ed economica del Paese".
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
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TEATRO DUE SALA ALDO NICOLAJ vicolo Due Macelli, 37 - Tel. 066788259 riposo
TEATRO FRANCESE DI ROMA largo Toniolo, 20 - Tel. 066802632 riposo TEATRO
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Montevecchio 5, 5 - Tel. 066879419 Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica
Di E.Samaritani.; Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica Di E.Samaritani.
AUDITORIO DI VIA DELLA CONCILIAZIONE via Conciliazione, 4 - Tel. 0668801044 riposo
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21.00Daniele Silvestri in concerto c/o Cavea.; Oggi ore 21.00Carmen Consoli -
L'anello mancante c/o Villa Adriana. AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - SALA SANTA
CECILIA viale De Coubertin, 15 - Tel. 068082058 riposo AUDITORIUM PARCO DELLA
MUSICA SALA SINOPOLI viale De Coubertin, 15 - Tel. 0680241281
riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel.
0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 -
Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel.
0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel.
0686800125 Domani ore 21.30Le più belle serenate per orchestra d'archi Dir. F.
Carotenuto. TEATRO DELL'OPERA piazza Beniamino Gigli, 1 - Tel. 0648160255
riposo.
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del IL CASO I club di tutta Europa saccheggiano i vivai brasiliani e
argentini. E l'Italia è in prima fila nell'invasione La razzia dei giovani
sudamericani. Nel nome dei bilanci IN SUDAMERICA il fùtbol è una religione. Laica, ma pur sempre serissima. Anche una partita
scapoli-ammogliati diventa un evento da seguire con dibattiti pre e post
partita che inondano le tv. La globalizzazione ha portato nelle favelas latine
il calcio europeo, e così oggi ogni ragazzino, da Guadalajara a Buenos Aires,
sogna di giocare nel Manchester United o nel Milan. Per molti di loro il
sogno non è mai stato tanto reale. Ogni ventenne con
un minimo di talento sente le sirene rappresentate dai club europei. I
dirigenti delle più blasonate squadre del continente sono disperate: trattenere
un ragazzo che si è formato nel settore giovanile è diventato quasi
impossibile. Il caso più paradossale è quello di Sebastian Nayar. Con il 20enne
centrocampista i dirigenti del Boca credevano di essere stati lungimiranti. Gli
avevano fatto firmare un contratto di 4 anni, a una cifra importante. Ma con la
camiseta blu e gialla che fu di Maradona Nayar ha giocato solo 60 minuti scarsi
in tutto l'anno, in uno spezzone contro il Racing il 17 maggio. Perché ha
giocato così poco? Il ragazzo si era già fatto convincere dagli spagnoli del
Recreativo Huelva. "Meno giochi e meglio è", era stato
il messaggio subito accolto da Sebastian, che ha finto infortuni di ogni genere
. Con soli 60 minuti giocati il contratto firmato è quasi carta straccia e gli
spagnoli possono portarsi a casa gratis il loro talento. Il presidente del Boca
Pedro Pompilio ha subito annunciato protesta formale alla Fifa, ma anche lui sa
che la firma non conta nulla, o quasi. La giustificazione di Nayar dà la morale
della storia: "Il treno passa una volta sola". L'Afa (la federazione
argentina) sarà costretta a concedere il transfert e Nayar sbarcherà in Europa.
Non da solo, però. Assieme a lui ci saranno almeno un centinaio fra argentini,
uruguagi, brasiliani, boliviani, ecuadoregni, e messicani accalappiati dai club
europei in giro per il continente. Le nostre società battono la piazza da
tempo, e lo faranno con più fervore dopo il via libera della Federcalcio al secondo
extracomunitario. Già ad oggi degli stranieri arrivati da altri campionati 8 su
15 sono sudamericani. Gli uruguagi Polenta e Hernandez (minorenni che vanno al
Genoa), i brasiliani Brandao (Siena) e Melo (Fiorentina), gli argentini Denis
(al Napoli), Ledesma (al Catania), Zarate e Carrizo alla Lazio. Ci sono poi
quelli che stanno facendo litigare i club di medio livello (l'argentino Boselli
e l'uruguagio Fornaroli) e che esordiranno in A. In prima fila tra gli
acquirenti c'è il "braccino corto" Claudio Lotito. Il presidente
della Lazio ha fiutato l'affare: pescando giovani in Argentina si spende e si
rischia poco (sono o non sono i tedeschi del Sudamerica?). Ma tutte la società
italiane sgomitano nel mercato sudamericano: tanto a bilancio possono scrivere
10 milioni quando invece se ne sono spesi 3 o giù di lì. I conti migliorano, la
squadra si spera. Se poi il giocatore è veramente forte si può sempre far cassa
rivendendolo, come capitato per Felipe Melo, centrocampista brasiliano di 25
anni, che arrivò in Europa nel 2004. Il Maiorca lo pagò due euro, poi lo girò
al Santander e dopo all'Almeria, che ora lo rivende alla Fiorentina per (si
dice) 13 milioni. A guadagnarci sono i procuratori. Che, pur di accaparrarsi la
delega di un talento, regalano soldi ai suoi familiari. Qualcuno forse
diventerà come Kakà o Messi, qualcun altro finirà come Riquelme, che in Europa
non ha sfondato e che ora è tornato in patria, nel Boca. Molti di più faranno
la fine di Oscar Dertycia, meteora alla Fiorentina, che in Europa ha lasciato
tutti i capelli per una forma di stress. Massimo Franchi.
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Un premier senza paura Luigi Bonanate Segue dalla Prima Mentre
in Italia facevamo i conti per stabilire definitivamente se il prodotto
nazionale lordo spagnolo avesse davvero superato quello italiano, Zapatero ? e
questa è davvero una notizia ? faceva politica. La faceva proponendo la
ridiscussione della legge sull'aborto, sulle lungaggini delle pratiche per il
divorzio, sulla morte assistita, sulla presenza o meno dei crocefissi nelle
aule, sui funerali di Stato cattolici: tutti temi di
chiara impostazione sociale su cui il premier ha chiamato al dibattito le
assise del suo partito, il Psoe. Zapatero ha capito che la politica deve
dettare, più che i contenuti, le procedure secondo le quali evolve una società.
Proprio questo è la democrazia in azione: dibattiti e discussioni destinati non
a stabilire che cosa sia vero o giusto (anche se tutti abbiamo il dovere di
ricercarlo) ma cosa appaia più equilibrato a una pubblica opinione. A questo
servono le elezioni. Quando la politica svolge la sua funzione di regolatore
della vita sociale anche i treni possono arrivare in orario (come
effettivamente in modo stupefacente succede in Spagna) senza aver bisogno del
fascismo. Già, il fascismo spagnolo: è caduto da quasi un quarto di secolo, ma in
molti di noi è rimasto vivo lo stereotipo di una Spagna "cattolicissima", che non fu invece altro che uno degli
artifici mediatici del regime franchista per accreditarsi come un governo
tradizionale e storico. La cultura spagnola ? dopo il "siglo de oro" e
fino al franchismo ? non ha mai sofferto di crisi religiose come è successo
alla Germania o alla Francia con le guerre di religione. Si può essere cattolici senza esser fascisti e, a dire il vero, la maggior
parte dei fascisti non sono veri cattolici. Sembra
proprio questa la chiave di volta che consente a Zapatero di vincere le
elezioni sia quando sono politiche sia quando si svolgono all'interno del
partito: adesso è stato riconfermato (terza volta)
alla segreteria del Psoe: senza rivali. Era successo ? chi se lo ricorda
ancora? ? anche a Bettino Craxi, qui da noi, che venne addirittura rieletto,
nel 1984, per acclamazione, suscitando il famoso articolo di Bobbio sulla
democrazia dell'applauso. La differenza, con Zapatero, è che al posto della
demagogia si fa politica: anche in questo il modello-Zapatero appare tanto
diverso da quello della maggior parte dei suoi colleghi europei. Il suo è un
governo che lavora tutti i giorni, per così dire, e non si intorcina in
improbabili riforme della giustizia, non si disperde nei decreti sulle
intercettazioni (tutti i Paesi del mondo hanno una chiara e sufficiente
legislazione al riguardo: basterebbe rispettarla) ma cerca di costruire un
modello di Stato. Non è proprio questo il compito di quello che chiamiamo "statista"?
In questo quadro, la politica religiosa del governo spagnolo merita di essere
considerata per quel che propone, e non sulla base di stucchevoli pregiudizi
sull'anti-clericalismo o sul laicismo. La riaffermazione della laicità, invece, è uno dei capisaldi
proprio di quelle radici cattoliche dell'Europa che ? giova non dimenticarlo ?
si nutrono anche di universalismo, tolleranza, interculturalità e libertà
(anche religiosa: e per tutti). Quale credente vorrebbe mai vedere la sua
religione imposta ai non credenti con le baionette? E così Zapatero, al
potere da cinque anni, ha sempre seguito una linea coerente senza trasformarsi
o piegarsi di fronte a difficoltà occasionali. E curiosamente, i risultati non
solo sono giunti senza troppe difficoltà ma anche senza grande chiasso: si è
discusso di più in Italia, senza concluder nulla, di coppie di fatto o di
matrimoni gay che non in Spagna. In Spagna tutto ciò è ormai acquisito e la
società spagnola non si è disgregata, mentre in Italia non se ne è fatto nulla ?
come dire: abbiamo perso tempo e la società non si è migliorata per nulla, non
ha saputo dare prova della benché minima capacità di auto-riformarsi. Il
modello-Zapatero ? il potere non logora chi sa far politica (chi vuole lo
applichi anche a Berlusconi) ? potrebbe esserci particolarmente utile nel
momento in cui, ai confini dell'Europa, si annuncia un nuovo grande,
intricatissimo, conflitto religioso. O politico? La Corte costituzionale turca
sta, verosimilmente, per mettere fuori legge il partito politico che ha
espresso niente meno che il Primo ministro in carica, Erdogan, con l'accusa di
violazione dei princìpi laici e a-confessionali della Costituzione turca,
voluta da Atatürk ormai un secolo fa, al termine di una storia, quella dell'un
tempo grandissimo, potentissimo e religiosissimo impero turco. Che politica e
religione non dovessero mescolarsi e reciprocamente sfruttarsi è una lezione
che i turchi sembrano aver dimenticato tanto che corrono verso una crisi
istituzionale estrema che rischia, tra l'altro, di escluderli definitivamente
dalla rincorsa del treno europeo.Anche per questo diciamoci che, di religione e
crocefissi, di veli che coprono la donna sul capo, sul viso o sul corpo, si può
discutere senza che nessuno debba gridare allo scandalo: questa sì sarebbe una
bella notizia. Rispettare tutti vuol dire rispettare usi e costumi di chiunque,
in quanto portatori di storie, saggezza popolare, tradizioni. Invece che
scontrarsi a ogni passo, potrebbero meglio convivere le une con le altre se
accettassimo di parlarne e discuterne senza arroganza, senza pregiudizi, sena
paura di perdere: in democrazia c'è sempre modo di rifarsi. C'è stato un tempo in cui il crocefisso veniva brandito come una
clava: se Dio vuole, proprio i cattolici se ne sono liberati,
e ora possiamo darci programmi di discussione evoluti e consapevoli. Si può far
politica anche senza anatemi. Anzi, è ancora meglio.
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Pd, strategia della chiarezza Giuseppe Tamburrano S ono molti i
problemi del Pd. Prima di tutto quello della sua "identità". Le
componenti della unificazione tra Ds e Margherita non si sono fuse, anzi si ha
l'impressione che il numero delle entità distinte e coesistenti sia aumentato
all'interno del Partito mentre è diminuita la spinta alla partecipazione, come
hanno testimoniato le molte sedie vuote all'Assemblea. È difficile fare il
conto delle sigle (rutelliani, parisiani, fassiniani, ecc.) che non
rappresentano una ricca articolazione del dibattito, poiché non vi è confronto.
L'unico che ha proposto, abbozzato una linea politica e avanzato proposte concrete,
ad esempio in materia di legge elettorale, è D'Alema che tuttavia più che
stimolare il dibattito interno (e in quali sedi?) tende a costruire, con la
Fondazione e l'Associazione, un percorso parallelo destinato forse a versare
elaborazioni culturali e quadri politici nella vita del partito: a partire, ci
si augura, dalla base dei "circoli" che allo stato sono istanze non
comunicanti col vertice, con una direzione proposta dalle
"componenti" e nominata con scrutino palese da un'Assemblea così
scarsamente affollata da fa sorgere dubbi sulla legittimità della nomina. Il
segretario, la cui autorevolezza personale e la cui investitura democratica non
sono in discussione, ha subito una doppia sconfitta: ha perso in crescendo le
elezioni nazionali, romane e siciliane, e la linea del dialogo con la
maggioranza è durata l'espace d'un matin. Di fronte all'incalzare spregiudicato
e pericoloso di Berlusconi deciso a risolvere i suoi problemi personali,
l'opposizione del Pd è destinata inevitabilmente a subire la surenchère di Di
Pietro e del fronte intransigente che si allarga. I sondaggi sono inquietanti.
Il calo del Pd ha una doppia causa: il voto "utile" che Veltroni ha
ottenuto alle elezioni refluisce nelle aree di provenienza, soprattutto la
sinistra antagonista; la parte più decisamente antiberlusconiana
dell'elettorato di appartenenza smotta verso Di Pietro. Veltroni rischia il
progressivo logoramento interno, nel Pd, ed esterno nell'elettorato. Una
prospettiva del genere è inquietante: se una leadership si logora e non si
rinnova attraverso le vie democratiche, è a rischio l'unità del partito oltre
che la sua funzione, oggi più necessaria che mai, di opposizione e di
alternativa al governo. È auspicabile, in queste condizioni, che il gruppo
dirigente, invece di dividersi in modo coperto, si articoli in correnti, cioè
in posizioni politiche e culturali aperte per arricchire la vita del Pd e
contribuire a cercare le giuste vie: senza degenerare in gruppi di potere. Ma
il problema riguarda soprattutto Veltroni che fa torto a se stesso e al partito
se mette la testa sotto la sabbia. I problemi ci sono e vanno affrontati
coraggiosamente: giocando d'anticipo, e sui temi centrali. Nella discussione
con D'Alema ha detto che la priorità del Pd non è tanto la politica delle
alleanze (e tuttavia, saggiamente, ha aperto il dialogo con l'Udc di Casini)
quanto la definizione della identità del Pd. Conseguentemente, dia un
contributo determinante a questa ricerca. E per uscire dal generico, dica qual
è la sua idea sulle prospettive: il Pd è un partito di centro, di
centro-sinistra, di sinistra? Cos'è il suo riformismo "non di
sinistra"? Qual è il modello di società, quello liberista,
"mercatista" (Tremonti), un modello oggi in crisi insieme con la
globalizzazione con la quale fa tutt'uno? Il Pd è un
partito che difende i valori del laicismo contro le
"tentazioni del potere" della Chiesa (D'Alema) ed è tuttora a favore,
per fare solo un esempio, del riconoscimento delle coppie di fatto? Qual è la
collocazione europea? Nell'area socialista o in un limbo fatto sotto a suo uso
e consumo? Qual è il progetto e cioè gli obiettivi di medio periodo del
partito? E cioè quali sono le riforme della società e dello Stato alle quali
mira il Pd? In particolare quali sono le riforme istituzionali ed elettorali
che il Pd propone, anche in vista del referendum dell'anno prossimo?
L'esemplificazione potrebbe continuare. In breve: Veltroni elabori una
"carta" dei valori, dei fini, dei mezzi che sia la "carta
d'identità" del Partito e proponga un modello di convivenza all'interno
delle strutture (dopo tanto inutile parlare di partito liquido o solido). E
vada al Congresso a chiedere una conferma della leadership sulla base di
proposte, di idee e di gruppo dirigente. È la sede naturale, sovrana della decisione
e della iniziativa politica. È il modo giusto di uscire dalle difficoltà. È la
via sulla quale si costruisce l'identità del partito e si risponde alla
domanda: chi sei? Dove vai?.
( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione
del Impronte ai piccoli rom: noi autori di libri per bambini lanciamo un
appello Cara Unità, come autori di libri per bambini e ragazzi esprimiamo una
forte preoccupazione per le iniziative assunte recentemente dal ministero
dell'Interno di usare come metodo di identificazione per i minori Rom la
schedatura delle impronte digitali. Troppo spesso, nel documentarci per
scrivere le nostre storie, abbiamo incontrato leggi che "per il bene"
di bambini emarginati e senza voce in capitolo, hanno di fatto sancito
ingiustizie e discriminazioni. Se vogliamo far sì che i piccoli Rom non vivano
fra i topi, cerchiamo di integrarli con le loro famiglie, di mandarli a scuola,
di toglierli da situazioni di degrado, invece di fare le barricate quando si
tenta di sistemarli in situazioni più dignitose. Qualora questa misura fosse
effettivamente attuata, violando a nostro parere i principi che regolano la
convivenza civile come la Costituzione, la Convenzione sui Diritti
dell'Infanzia approvata dalle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata dall'Italia
nel 1991, non potremmo fare a meno di provare un forte senso di disagio nel
proporre ai nostri piccoli lettori testi che parlano di solidarietà, di
incontro fra i popoli o narrano di violenze e prevaricazioni subite dai loro
coetanei come se fossero accadute nel passato e non potessero ripetersi mai
più. Non vorremmo appartenere a uno Stato che un giorno debba chiedere scusa
alle sue minoranze. Vanna Cercenà, Emanuela Nava, Dino Ticli, Moony Witcher,
Alberto Melis, Janna Carioli, Angelo Petrosino, Francesco D'Adamo, Luisa
Mattia, Emanuela Bussolati, Arianna Papini, Guido Sgardoli, Roberto Denti,
Giusi Quarenghi, Angela Nanetti, Stefano Bordiglioni, Aquilino, Bruno Tognolini
Ma non dovevano abbassare le tasse? Cara Unità, questo governo, grazie al trio
Tremonti/Brunetta/Sacconi non solo non abbasserà le tasse, anzi, per quanto
riguarda il pubblico impiego, provvederà per decreto ad abbattere fortemente
quote cospicue di salario accessorio. Non solo decurtazione ai magistrati, ma
grosse penalizzazioni anche per lavoratrici e lavoratori pubblici in generale
dovute a scelte finalizzate e chiare per decretare il fallimento del sistema
pubblico e per privatizzare i servizi, arricchendo chi è già ricco a danno di
coloro che saranno costretti a pagare i servizi. Raffaele Di Dato, Napoli Un
consiglio alle scuole: adottate il libro di Scalfari Cara Unità, sono tra
coloro che hanno letto, con interesse, il libro di Eugenio Scalfari
"L'uomo che non credeva in Dio", e sono arrivato ad una conclusione:
il volume nasce da una grande ricchezza morale, civile e politica e da una
straordinario modo di pensare al domani, un domani che si considera il peggio
dell'uomo e che invece finisce per diventare la calma conclusione della vita.
Il libro mi ha fatto riflettere sul valore della vita, quando essa è vissuta
con la calma perseverante dell'onestà. Mi è parsa una cosa semplicemente
straordinaria in un mondo fatto di egoismi, di sotterfugi, di ricchezze
talvolta insane e furbesche, che sono presenti nei momenti che sta vivendo il
nostro Paese e talvolta coltivati con tutto ciò che non è valore e bene. Mi
pare che il volume di Scalfari sia appunto ricco della sincera convinzione che
finisce per affermare il valore della verità e dell'esperienza vissuta anche
nei momenti difficili. Mi sembra un libro ideale per le scuole, perchè è denso
di verità e valutazioni precise. Ed un buon antidoto contro la dilagante
tendenza alla volgarità. Luciano Pucciarelli, Carrara La
lezione di Zapatero chi punta sulla laicità vince Cara Unità, il premier
spagnolo Zapatero è stato rieletto a capo del Psoe. Contemporaneamente ha proposto
ulteriori passi per fare della Spagna un Paese ancora più laico, e quindi più
moderno. Non più simboli religiosi nei luoghi istituzionali, abolizione dei
cappellani militari nell'esercito, nuovi percorsi legislativi inerenti
l'aborto ed il testamento biologico. Cose normali in una società avanzata e
multiculturale. Infatti l'esatto contrario di ciò che succede in Italia: una
sinistra in affanno, il ritorno ad un Paese confessionale, servizi e pezzi
dello Stato in lotta l'uno contro l'altro. Come disse Montanelli, anche De
Gaulle se fosse nato in Italia sarebbe diventato Badoglio. E allora viene da
chiedersi: che sarebbe successo a Zapatero se fosse nato in Italia? Giuliano
Ferrari, Modena Morti bianche: tutti in piazza contro la lenta strage Caro
Direttore, la lenta strage è arrivata a quota undici in soli sei mesi. Sono i
morti sul lavoro in Sardegna. L'ultima vittima, in ordine di tempo, un ragazzo
di 23 anni che lavorava per una ditta subappaltatrice. Possibile che ci si
debba limitare ad aggiornare i conteggi senza mostrare la solidarietà, la
partecipazione che queste tragedie reclamano? Noi della sezione sarda
dell'associazione Articolo 21 siamo convinti che un segnale forte d'attenzione
bisogna darlo ed abbiamo accolto con molto interesse l'appello lanciato da te
nei giorni scorsi, gli interventi dei parlamentari Cesare Damiano, Giuseppe
Giulietti, Antonio Boccuzzi. Ci stiamo attivando per riuscire ad organizzare
una manifestazione che faccia riflettere su un tema verso il quale il mondo
politico sardo ha già mostrato una grande sensibilità votando all'unanimità, in
Consiglio Regionale, una legge sulla prevenzione e per gli aiuti più urgenti ai
familiari delle vittime. La nostra proposta è: perché non ci muoviamo insieme
nelle realtà più diverse per dare tanti e importanti segnali ad un governo che
sembra avere anche la tentazione di modificare il Testo Unico sulla sicurezza
nel lavoro varato dal governo Prodi? Le nostre priorità ed urgenze sono altre,
cominciamo a dimostrarlo subito. Ottavio Olita.
( da "Riformista, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Body worlds le
accuse della chiesa all'artista von hagens Il plastificatore di morti che piace
agli americani Tra i cadaveri, sospetti su vittime del regime cinese I rapporti
tra l'anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens e le
gerarchie della Chiesa (sia cattolica che protestante) non sono mai stati
buoni. Un po' per l'ammissione più volte fatta da von Hagens: "Ho compiuto
spesso riti satanici ed esoterici", ha detto. Un po' perché, per la
Chiesa, oltre a questa passione, c'è un'altra pecca, senz'altro a questa prima
legata, a macchiare l'esistenza di von Hagens. Egli è l'inventore della
cosiddetta "Körperwelten", "Body Worlds" in inglese: si
tratta, in sostanza, della macabra esposizione al pubblico di corpi umani
preservati tramite la tecnica della plastinazione, procedimento che permette la
conservazione dei corpi tramite la sostituzione dei liquidi con dei polimeri di
silicone. I reperti organici restano rigidi e inodori, inalterati i colori, il
tutto a beneficio del pubblico ludibrio. Già, perché di ludibrio si tratta,
stando almeno al successo riscosso dalle mostre di von Hagens: 25 milioni di
visitatori in tutto il mondo. Un'affermazione rimarcata, pochi giorni fa, anche
dal Los Angeles Times secondo il quale sarebbero più di ottomila le persone che
hanno offerto a von Hagens il proprio corpo, ovviamente con la clausola della
consegna post mortem. Sempre secondo il giornale californiano, ai primi di
giugno sono stati 115 i potenziali donatori che si sono incontrati con von
Hagens per discutere della futura esposizione dei propri corpi. Dunque la
Chiesa cattolica, ma anche quella protestante - soprattutto quelle
statunitensi: von Hagens ha ben quattro mostre itineranti negli Usa -, non vede
di buon occhio il bizzarro anatomopatologo tedesco. Ma non solo. Oltre ai
vescovi statunitensi, anche ventuno membri del Congresso degli Stati Uniti si
sono dati da fare contro di lui: hanno firmato un disegno di legge diretto a
vietare l'importazione di salme plastinate nel paese. "Questa è una
questione di diritti umani e di dignità umana che coinvolge persone di tutto il
mondo", ha dichiarato Todd Akin, rappresentante del Missouri. E, infatti,
le principali accuse che i membri del Congresso hanno rivolto a von Hagens sono
relative ai sospetti che alcuni dei corpi esposti nella mostra "Bodies the
Exhibition", gestita dalla società statunitense Premier Exhibitions,
potrebbero essere i resti provenienti dalle esecuzioni di prigionieri cinesi.
"I precedenti della Cina in tema di diritti umani dovrebbero indurci a
procedere con cautela sull'intera questione delle spoglie umane provenienti da
quel paese", ha detto il deputato Mike Turner, cofirmatario della proposta
legislativa. Ad alimentare i sospetti ci si è messo lo scorso 30 maggio anche
il New York Times : sollecitata dal quotidiano, la Premier Exhibitions ha
ammesso di non poter garantire del tutto che i corpi in esposizione non siano
anche di prigionieri cinesi. Parole che hanno permesso al dipartimento della
giustizia dello Stato di New York di esigere che l'organizzazione della mostra
rendesse nota ai visitatori una dichiarazione in cui precisava, appunto, di non
poter assicurare nulla in merito alla provenienza dei corpi. Quindi ecco la
Chiesa. Per questa i corpi devono essere seppelliti e non possono essere
conservati a mo' di suppellettili. Diversi vescovi si sono pronunciati
criticando l'esibizione dei corpi. Il vescovo anglicano Nigel McCulloch di
Manchester l'ha condannata definendola "una bizzarra mostra
dell'orrore", una mostra che "sminuisce il valore della
persona". A Edmonton, nell'Alberta, una dichiarazione dell'arcivescovo
Richard Smith, firmata anche dal vescovo David Motiuk dell'Eparchia ucraina di
Edmonton, avvisa i fedeli cattolici che dovessero
andare alla mostra "Body Worlds", di "tenere conto che ognuno di
quei corpi appartiene a singoli individui, ciascuno dei quali amato da Dio e
dagli altri". "Sono corpi di persone - ha ribadito l'arcivescovo
Smith -. Sono corpi che hanno vissuto, amato. Non sono cose da guardare con
indifferenza come una curiosità, ma corpi che andrebbero onorati". La
polemica relativa alle "Body Worlds" si inserisce in un momento in
cui sono sempre di più le persone che cercano sistemazioni stravaganti per i
propri corpi o le proprie ceneri. Sistemazioni che la Chiesa cerca di
osteggiare. Come quella di una coppia che ha voluto che le proprie ceneri
fossero collocate su una barriera artificiale al largo della costa della
Florida. O quelle di coloro che cercano di spargerle a Disneyland e nei parchi
pubblici. Una sorta di "Body Worlds" fai da te. 07/07/2008.
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il manager sotto inchiesta Saccà, dalle attricette al rosario di
MARIA LAURA RODOTA' E' un grande momento per la religione cattolica. Silvio
Berlusconi, premier e divorziato, insiste per fare la comunione. Agostino
Saccà, direttore di Raifiction appena reintegrato dopo la sospensione causa
presunto smistamento di attrici e veline nelle sue produzioni per conto terzi,
fa sapere di aver riscoperto Dio sulla via di Damasco; come san Paolo, da ex
gran (presunto) peccatore si ripropone come condottiero spirituale. Lele Mora
prende i voti. No, la terza notizia non è vera; il resto sì, la novità è Saccà.
"Dedico a Dio il mio dolore" ha detto a Bruno
Volpe del sito cattolico Vatispy (non sarà un nome un po' blasfemo, ndr? A
quando il Vatillionaire?). E comunque, ha spiegato al Corriere, "sono
sempre stato uomo di fede, benché talvolta dormiente". Ora, per espiare
e far espiare gli spettatori, annuncia due fiction su temi sacri; una
vita del fondatore dell'Opus Dei, una serie tratta dalle lettere di San Paolo.
Amen. Il fervore è intenso e sicuramente sincero. Saccà - che della Rai, sempre
con Berlusconi, è stato direttore generale - pare un
uomo tormentato. Ha fatto una grande carriera, ma a rileggerla sembra più una
via crucis (e alla fine "sono stato messo in
croce", infatti). E' stato un uomo potente; ma
come certi Mangiamorte dei romanzi di Harry Potter ha sempre agito sotto l'ala
e nel timore di qualche importantissimo, crudele Tu-sai-chi. Ha affrontato
molte prove e molte critiche, dall'editto bulgaro (Berlusconi da Sofia contro
Biagi-Santoro-Luttazzi; in effetti sparirono dalla Rai) all'attrice bulgara
(Michelle Bonev, da lui proposta come opinionista nel Sanremo 2003; in effetti
c'erano opinioniste migliori). E molto altro; come si sa ormai dalle
intercettazioni. Ora perdona tutti, giudici inclusi; cita san Paolo, invita a
"non vendicarsi, ma a cedere il posto all'ira divina". In attesa
dell'ira, offre il suo martirio al pubblico. A lui capita. Tra bulgari e
bulgare, attrici pazze, politici infuriati e/o richiestivi, Saccà è sempre
riuscito a trovare una sua (tormentata) visibilità. Magari desiderata, e umana.
Però il Saccà santo subito, neo-autorità morale grazie alla ri-conversione, può
anche irritare qualcuno, come succede con i cambi di plot improbabili delle
nostre serie tv (aveva avuto una crisi mistica anche Cesare Cesaroni, nella
fiction omonima; ma il personaggio è meno profondo di Saccà e la serie è di
Canale 5, purtroppo, purtroppo per la Rai). Chi è La conversione Saccà ha
raccontato che le vicende giudiziarie gli hanno ridato la fede.
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE
Viminale La replica a monsignor Bottoni. "Poca informazione alla base
delle critiche" Curia, Maroni al contrattacco "Solo insulti, pensi ai
cittadini" Il ministro: io fascista e populista? Pregiudizi, vado avanti
ROMA - "Di fronte ad accuse pretestuose e pregiudizi il governo va avanti.
E se l'opposizione non vorrà seguirci arriverà al suicidio politico". E'
un Roberto Maroni a tutto campo quello che risponde all'attacco della Curia
milanese sul trasferimento della moschea di viale Jenner, ma anche alle
polemiche degli ultimi giorni su sicurezza e giustizia. Monsignor Bottoni
definisce il governo fascista e populista. "Evidentemente il destino degli
uomini per bene come me è ricevere insulti e non replicare. Mi hanno dato del
razzista, del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non
rispondo, spiego. Anche il presidente dell'Unicef aveva usato parole dure nei
miei confronti per il censimento nei campi nomadi. Dopo aver parlato con me ha
capito e ha deciso di collaborare al programma di scolarizzazione dei minori
rom". Pensa di riuscire a convincere anche la Diocesi di Milano? "Io
credo che chi fa queste critiche e usa questi toni abbia un problema di scarsa
informazione. Noi non abbiamo parlato di chiudere la moschea, anche perché quello
di viale Jenner è un centro islamico. Vogliamo trasferirlo in un altro luogo
dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i
regolamenti comunali, cosa che invece ora non avviene assolutamente". E
l'accusa di diritti negati fatta da Monsignor Bottoni? "è giusto che lui
sia attento al rispetto dei diritti, ma allora dovrebbe preoccuparsi della
negazione dei diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire la notte,
girare liberamente per il quartiere, fare ciò che è consentito nelle altre
zone. Io intendo garantire i diritti di chi reclama e lo farò senza ledere
quelli di nessun altro". Quando? "Il termine per risolvere la
questione è fine agosto. Mi spiace che monsignor Bottoni non abbia colto quello
che avevo già detto: procederemo con il consenso delle parti interessate. Il
direttore del centro islamico ha già dichiarato la propria disponibilità al
trasferimento e dunque nei prossimi giorni troveremo l'accordo". La Chiesa
ha criticato più volte le sue scelte. Non le viene il dubbio che alcune possano
essere sbagliate? "La posizione della Chiesa viene
espressa dalla Cei che attraverso il quotidiano Avvenire ha spiegato con
chiarezza e senza pregiudizi le mie iniziative e sui rom è stata nettamente
favorevole. Osservo con rispetto e condivido la posizione di papa Ratzinger:
accoglienza degli immigrati ma seguendo le leggi". Non crede che sulla
questione dei diritti umani possa logorarsi il rapporto con l'elettorato
cattolico? "Al di là delle polemiche del tutto infondate venute da
alcune associazioni che fanno parte di questo mondo, i cittadini cattolici hanno compreso che nelle nostre azioni non c'è
alcuna violazione e anzi che noi vogliamo garantire i diritti a chi non li ha
mai avuti, in primo luogo ai bambini troppo spesso vittime di genitori senza
scrupoli che li sfruttano mandandoli in strada a mendicare o peggio a rubare
nelle case". Il dibattito politico è ancora segnato dallo scontro sulla
giustizia. è d'accordo con Bossi quando dice che il governo rischia perché c'è
"un bordello "? "La sua è un'espressione colorita e scherzosa
per riportare al centro dell'attenzione il federalismo". Quindi è sulla
linea di Berlusconi secondo il quale Bossi ama divertirsi? "Io sono sulla
linea di chi sostiene che il governo è forte e unito". è proprio sicuro
che i rapporti tra il premier e il suo partito siano così buoni? "Ottimi,
posso garantirlo. E questa sintonia riguarda tutta la coalizione. Per approvare
la Finanziaria abbiamo impiegato un quarto d'ora. Questo avviene quando la
squadra tiene perché è leale. Ogni ministro ha le sue competenze e decide. Il
dibattito c'è, è naturale, ma nel rispetto delle prerogative di ognuno".
Quante altre leggi ad personam siete disposti a tollerare? "Le leggi che
abbiamo fatto sono sulla sicurezza e sulla abolizione dell'Ici. Il resto sono
polemiche sterili di chi non si rassegna al fatto di aver perso le elezioni
". Veltroni condiziona la ripresa del dialogo al ritiro della norma
bloccaprocessi. Lei che risponde? "Sono certo che, passata l'estate, tutte
queste discussioni infondate e strumentali su sicurezza e giustizia cadranno e
si potrà aprire nuovamente un confronto con l'opposizione". Vi serve per
far approvare il federalismo? "Noi i numeri li abbiamo, quindi non ne
abbiamo bisogno. è vero però che Bossi vuole fortemente che la legge sia
condivisa dall'opposizione, quantomeno dal Partito democratico. Dunque
lavoreremo per questo". Volete evitare il referendum? "Non abbiamo
paura di alcun referendum nè abrogativo nè confermativo. Se davvero Veltroni
decidesse di raccogliere le firme sul federalismo fiscale arriverebbe allo zero
per cento dei consensi. Il suo sarebbe un suicidio politico". I giudici
sono di nuovo in agitazione per le nuove norme. Ci può essere una mediazione?
"Su tutto si può dialogare, ma non con chi difende un sistema di
informazione e di amministrazione della giustizia che è più vicina al
voyeurismo che a un vero sistema democratico". Secondo Berlusconi dal 1992
una piccola corrente di giudici cerca di sovvertire il voto popolare. Lei
condivide? "Ci sono tantissimi giudici che ogni giorno fanno il proprio
lavoro sfidando criminalità e le mafie ma non si può negare che c'è qualcuno
convinto che il suo ruolo di magistrato sia superiore al Parlamento e alla
Costituzione". Tra due giorni Di Pietro scende in piazza. è vero che tra
l'ex giudice e la Lega rimane un feeling? "Non può esserci nessun feeling
con chi scende in piazza solo per coprire di insulti fini a se stessi il
governo di cui la Lega fa parte". Fiorenza Sarzanini \\ Monsignore
dovrebbe occuparsi dei diritti dei milanesi che non possono girare liberamente
per il loro quartiere.
( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-07 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Scontro a Caracas La comunità, sponsorizzata dal presidente, è
guidata dal primate della Chiesa Anglicana latinoamericana Venezuela, i vescovi
si ribellano contro la "Chiesa socialista" di ChÁvez Il quartier
generale è una palazzina di cemento nella baraccopoli di Ciudad Ojeda, nello
Stato nordoccidentale di Zuia, famoso per il Lago de Maracaibo e i giacimenti
di petrolio. Una base operativa nella guerra alla povertà e al degrado che in
Venezuela trova una nuova legione, "socialista, bolivariana e
rivoluzionaria ": la "Chiesa cattolica riformata ". Una comunità
fondata un anno fa da sacerdoti cattolici, anglicani e
luterani con lo sguardo rivolto agli ultimi, che ha provocato la dura reazione
delle gerarchie ecclesiastiche, in odore di scisma e insospettite dall'aperto
sostegno al progetto di rivoluzione socialista portato avanti dal presidente
Hugo ChÁvez. "L'evidente intento politico di quest'associazione la
allontana dall'autentica espressione della fede cristiana - condanna il
cardinale Jorge Urosa Sabino -. La vera Chiesa di Gesù Cristo diffonde la
parola di Dio nel mondo, indipendentemente da istanze politiche e affiliazioni
partitiche. Questi sacerdoti, eretici e dissidenti, invece hanno dato scandalo,
macchiandosi del gravissimo peccato di scisma ". Presente nelle province
occidentali del Paese, con cinque santuari e appena duemila seguaci su una
popolazione di 27 milioni di abitanti per due terzi cattolici
praticanti, la comunità è guidata dal primate della Chiesa Anglicana
latinoamericana, Leonardo MarÍn Saavedra. Negli ultimi giorni ha sollevato un
polverone con la consacrazione dei suoi primi tre vescovi, due dei quali
sposati e con figli, oggetto di pesanti attacchi. "Persone dalla condotta
riprovevole che hanno abbandonato il ministero per le donne e vogliono distruggere
la Chiesa cattolica dandone un'immagine di divisione, per di più finanziate dal
governo ", ha detto il vicepresidente della Conferenza episcopale
venezuelana, Roberto Luckert, storico avversario di Hugo ChÁvez. Al potere dal
1999, cristiano, ricevuto da Papa Benedetto XVI in Vaticano nel 2006, ChÁvez non è mai stato in buoni rapporti con la
Chiesa cattolica. Nella recente campagna per il referendum sugli emendamenti
alla Costituzione, gli appelli dei vertici ecclesiastici a bocciare il progetto
presidenziale si alternavano ai discorsi fiume nei quali il leader bolivariano
citava insistentemente Cristo, accostandolo al "Che" e Fidel Castro.
La Chiesa riformata, con la sua "eterodossia " (sì al divorzio in
caso di adulterio accertato, nessuna opposizione all'omosessualità, voti di
castità facoltativi per i sacerdoti), il credo socialista ("siamo pronti a
liberare la gente dai valori capitalisti "), la ripresa di temi e accenti
propri della teologia della liberazione (che legge il messaggio cristiano alla
luce degli ideali di emancipazione sociale e politica), sembrerebbe prestarsi
alla perfezione all'utopia del "Patria, socialismo o morte", aprendo
una breccia in una sfera, quella religiosa, non ancora sotto pieno controllo.
Una chiesa chavista? "Non possiamo non sostenere i programmi sociali del
governo - risponde don Enrique Albornoz, ex sacerdote luterano tra i fondatori
della Chiesa riformata - ma non riceviamo finanziamenti dallo Stato, e non
portiamo bandiere politiche". Maria Serena Natale In preghiera Hugo ChÁvez
con l'ex moglie MarÍsabel.
( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
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N. 27 del 2008-07-07
pagina 6 "Ho fatto 180mila funerali e ora penso un po' al mio. Sulle ruote
di una bicicletta" di Alberto Giannoni 'A livella milanese si chiama
Alcide Cerato: "Poveri e ricchi, cristiani e musulmani, comunisti e fascisti.
Ho fatto il funerale a tutti". Almeno 180mila, in 45 anni: "Visto che
ce ne dobbiamo andare - la sua massima - cerchiamo di farlo con dignità".
E visto che "qualcuno questo mestiere deve pur farlo", lui ha fondato
quello che è diventato il più grande gruppo di imprese funebri d'Italia. Ha
importato il carro funebre-Rolls Royce, e in tempi di austerity ha inventato il
funerale in pullman: 40 persone a bordo per risparmiare sulla benzina. A
proposito, cosa pensa di chi fa gesti scaramantici al passaggio del carro
funebre? "Che dovrebbe toccarsi la testa". Lei come ha iniziato?
"Rilevando l'impresa di mio suocero, dopo una brutta caduta che ha
stroncato la mia carriera di ciclista". Ed è diventato il suo mestiere...
"Ho dedicato la vita a questo lavoro. Ho fatto scuola, cambiando lo stile
dei funerali in Italia. Siamo un'eccellenza, nella città della moda, abbiamo
anticipato l'Expo". Come sono i milanesi di fronte all'"ultimo
viaggio"? "Siamo tutti uguali guardi. Ora ci sono
tantissimi stranieri, ma noi siamo molto laici, la nostra sala del commiato è
aperta ai sacerdoti di tutte le religioni. Però ora noto che c'è meno
rispetto". Meno sacralità intorno alla morte? "La vita è più
complicata. La gente ha sempre paura di morire ma ha meno tempo di pensare alla
morte. La qualità dell'arte funeraria è caduta, nessuno chiede più
sepolture monumentali. La cremazione è passata dal 3 al 40-45 per cento. Spesso
poi i Comuni assecondano queste tendenze, trattando le sepolture come un
problema di smaltimento. E ci sono sempre meno professionisti". Si specula
anche sulla morte... "A Milano ci sono quaranta decessi al giorno. Le
agenzie ormai sono troppe, più degli imprenditori veri e seri. Noi siamo i
giganti, e alcuni cercano di screditarci, o si spacciano per noi". Cosa
significa far bene questo lavoro? "Per i familiari la perdita è sempre un
trauma. La cosa più importante è la dignità. Essere presenti senza farsi notare
dai dolenti. Metterli a loro agio. Noi siamo loro servi. Mettiamo a
disposizione anche uno psicologo". La sua gratificazione? "La
maggiore soddisfazione è quando ti dicono: "Grazie, avete fatto bene,
avete capito...". Io non ho mai pensato ad accumulare soldi, poi, ho
sempre reinvestito". L'ultimo investimento? "La nostra casa funeraria
di Baggio. Era il mio sogno. Una sala del commiato per le funzioni, una hall
per i dolenti, il bar. Ma la tanatoprassi è bloccata in Parlamento". Che
cos'è? "Un trattamento estetico del defunto". La richiesta più strana
che ha ricevuto? "Una cerimonia hippy forse. Con fiori colorati disegnati
sulla bara. Una cosa un po' alla Schifano. Ma queste cose accadono sempre
meno". C'è più sobrietà? "Il barocco è superato, da più di dieci
anni". Quanti funerali ha curato nella sua vita? "Circa quattromila
l'anno per 45 anni, fate il conto. Tutti diversi e tutti uguali: ne ho visti
migliaia, e neanche uno andarsene contento". Qualche nome illustre?
"Diciamo che l'80 per cento li abbiamo curati noi. Comprese purtroppo le
stragi e i disastri". È assuefatto all'idea della morte? "No, io vivo
ancora a contatto con le persone, e sono sempre a loro disposizione". Un
addio che l'ha colpita in modo particolare? "Mi ha scosso molto quello di
Walter Tobagi, conservo ancora una lettera della moglie. Toccante. Mi auguro
che anni come quelli non tornino più". Il funerale più triste? "Non
l'ho fatto io, ho solo assistito. Quello di Craxi. Conoscevo bene lui e suo
padre. Lo hanno messo in un Renault Traffic, una delle più grandi amarezze
della mia vita". Un amico che se n'è andato? "Marco Pantani. Sono un
dirigente della Federazione ciclistica. Eravamo amici. Marco era un ragazzo
fragile. Poco prima di morire mi ha cercato, ma io non ero in Italia. Se fossi stato qui forse sarebbe andato tutto diversamente" E al
suo funerale ci pensa? "Ci penso sì, credo che mi farò fare una bara con
le ruote da bicicletta. E mi immagino già i necrologi". Cosa vorrebbe che
ci fosse scritto? "Alcide Cerato: una brav'uomo". Lo è stato? "Ho sempre tentato di aiutare gli altri,
cercando di seguire il precetto evangelico: "Ama il prossimo tuo come te
stesso", con una piccola deroga per i miei concorrenti". Crede
nell'aldilà? "Sì, ho fede. Anche se vado poco a messa, in compenso però
vado molto ai funerali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
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N. 27 del 2008-07-07
pagina 0 Il linguaggio politico della Curia di Carlo Maria Lomartire Chi pensa
che la Chiesa non abbia diritto di intervenire anche su questioni come
immigrazione clandestina, rom o la moschea di viale Jenner si sbaglia di
grosso. Vescovi e sacerdoti hanno anzi il dovere pastorale di esercitare il
magistero ecclesiale su tutti gli argomenti che abbiano rilevanza etica e
sociale. Altrimenti la vita religiosa finirebbe per ridursi a fatto privato e
la Chiesa, intesa come comunità dei credenti, cesserebbe di esistere. Ed è altrettanto chiaro che poi lo Stato laico deciderà in assoluta
autonomia, tenendo conto di quegli interventi quanto riterrà opportuno. è una
disarmante ovvietà che certi iper-laici nostrani si ostinano a non capire,
intimando ai vescovi di tacere quando si oppongono ai matrimoni gay e plaudendo
quando criticano le misure di controllo dell'immigrazione clandestina e delle
comunità rom. Ma c'è qualcosa che inquieta negli ultimi interventi della
Curia milanese - ripeto, assolutamente legittimi - su questi argomenti come su
altri: il linguaggio. Sempre di più sia il cardinale Tettamanzi sia i suoi
rappresentanti affrontano questi temi utilizzando una terminologia
squisitamente politica. Parlano di fascismo, totalitarismo, populismo, di
manipolazione mediatica. Illegittimo per un monsignore o per un prete? Certo
che no. Ma mi ostino a credere che i loro argomenti e il loro linguaggio
dovrebbero avere altri riferimenti: la carità, la pietà, l'amore. Insomma, il
Vangelo e non un volantino politico o un quotidiano di partito. Giacché se gli
argomenti sono politici non ho bisogno di sentirmeli ripetere da un prete.
Carlo Maria Martini aveva gli stessi orientamenti di Tettamanzi, ma li
esprimeva col linguaggio del Vangelo e della Bibbia. Perciò aveva più carisma.
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( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
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N. 27 del 2008-07-07
pagina 0 "Zapatero usa la laicità per nascondere la crisi" di Manila
Alfano L'ex premier Josè Maria Aznar, uomo forte del centrodestra spara a zero
sulle scelte politiche e sociali del successore. "Siamo in piena crisi
economica e i socialisti pensano all religione" "Sediamoci qui,
staremo più freschi". Navacerrada è un buon rifugio e un posto abbastanza
isolato per ragionare con calma di politica. Le montagne tengono lontana la
Madrid di Zapatero, più povera e sempre più affamata di laicismo, quella che accoglie gay e lesbiche da tutto il mondo per
celebrare l'orgoglio omosessuale. Sabato scorso l'ultima manifestazione,
appuntamento nelle strade della capitale. Quest'anno la sfilata era dedicata
alle donne: "visibilità lesbica" era il titolo. José Maria
Aznar guarda da lontano e commenta il congresso dei socialisti. Sono appena
arrivate le ultime notizie sulle intenzioni del premier spagnolo, via i
crocifissi dai luoghi pubblici e via la liturgia religiosa anche nei funerali
di Stato e nel giuramento dei ministri. "Non si fermeranno mai - dice -.
Zapatero alza il tiro solo per nascondere agli spagnoli la crisi
economica". Ma l'uomo forte del Partito popolare non si muove più solo sul
fronte di Madrid. Il suo campo di battaglia è più largo. Ora si chiama Europa.
La ferita è ancora lì ed è una di quelle che cambiano la storia. Sono passati
quattro anni e qui quando ne parlano faticano ancora a scandire quella
maledetta data per intero. L'undici spagnolo, lo chiamano, e per tutti è
l'incontro con il terrore: "L'attacco brutale". José Maria Aznar in
quel marzo 2004 era il capo del governo. Ore 7,36 del mattino. Dieci zaini
carichi di Goma 2 vengono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid.
Si contano i morti e saranno 190. Più tardi si saprà che i terroristi sono
islamici. Tre giorni dopo arrivano le elezioni. Aznar è sconfitto e per lui
comincia un'altra vita. Presidente, perché quel giorno accusò l'Eta? "Ho
saputo della tragedia alle sette del mattino come tutti gli spagnoli. Ho subito
capito la gravità della situazione. Mi arrivavano informazioni continuamente. I
miei collaboratori, i servizi segreti nazionali e stranieri, le mie fonti,
tutti dicevano un solo nome: Eta". Cosa ricorda di qui momenti? "Io
ho sofferto molto in quel periodo. Per le vittime prima di tutto e per la
Spagna". Rimpianti? "No, ma spero due cose: la prima è che non si
ripeta un attacco così brutale, e secondo che nessuno imputi al governo la
responsabilità di un atto terrorista. Ai socialisti rimarrà sulla coscienza
l'aver vinto strumentalizzando una tragedia e questo è molto pericoloso per una
democrazia. Questo spero che non succeda più". Qual è il segreto del
successo economico spagnolo? "Flessibilità e stabilità". La
flessibilità per molti significa precariato? "Il precariato è il contrario
della flessibilità. E nasce da un mercato rigido che lascia senza regole i più
deboli. Il mio governo ha impostato una riforma del lavoro che ha permesso alla
Spagna di produrre di più e abbattere la disoccupazione. Salari e investimenti
sono migliorati grazie a una politica fiscale intelligente, che non depreda
imprese e lavoratori. Zapatero ha trovato una Spagna più ricca, ma sta facendo
di tutto per renderla più povera". La Spagna è diventata intanto il
simbolo del laicismo. Moderna e tollerante.
"Attenzione: non la Spagna ma il governo socialista di Zapatero. Sono due
cose ben diverse. La domanda vera è cosa è diventata la sinistra oggi". E
la risposta? "Alla sinistra mancano idee concrete: questo fine settimana
il Partito socialista si incontra per un meeting nazionale. La Spagna sta
attraversando la crisi economica più grave degli ultimi vent'anni. Certo, non
solo a causa delle non scelte politiche di Zapatero, ma anche per il riflesso
della crisi internazionale che sta colpendo anche il nostro Paese. Eppure vuole
sapere quali sono i temi trattati durante questo meeting?". No, me lo
dica. "L'aborto, l'eutanasia, il crocefisso e i simboli religiosi nei
luoghi pubblici. Nessuno che parli di economia. Non c'è stato un solo politico
rappresentante del Psoe che abbia proposto soluzioni, che abbia saputo
tracciare linee concrete per uscire da questa gravissima impasse". E
questo perché? "è un gioco fatto ad arte per confondere le idee.
Radicalizzazioni, estremismi per nascondere i problemi veri, la disoccupazione,
il valore del lavoro, i salari. Il Partito socialista si è ridotto a cambiare i
valori morali nella società. Ha creato un laicismo
militante, radicale e fondamentalista, che non ha nulla a che fare con la
libertà religiosa. L'occidente è una società cresciuta e fondata sui valori
cristiani. Sarebbe uno sbaglio cancellarli. E ciò che i padrini del
fondamentalismo aspettano. Un'Europa debole e senza identità". L'identità
ha a che fare con i matrimoni gay? "Anche. Io sono a favore della vita. Il
mio partito crede nel valore fondamentale della vita. Ma una cosa è un
matrimonio eterosessuale, i figli. La famiglia insomma. Altra cosa sono i
matrimoni omosessuali. Non sono equivalenti e secondo me non sono
equiparabili". E la destra, non ha nulla da rimproverarsi? "La destra
da troppo tempo si porta dietro un complesso di inferiorità. Ha combattuto
tante battaglie, la dittatura, il leninismo, il nazismo. Eppure ancora ci si
vergogna a dire che si è di destra". L'errore più grande?
"Vergognarsi per colpe che non ha. Non bisogna dimenticare che la destra
ha da sempre lottato per difendere la libertà contro la tirannia". Il
governo socialista vuole introdurre il voto per gli immigrati. è d'accordo?
"In realtà per come lo hanno impostato loro suona un po' strano. Io credo
che abbiano diritto di voto tutti coloro che pagano le tasse. Deve essere messo
in relazione alla propria nazionalità". Il governo Zapatero ha accusato
l'Italia di utilizzare metodi troppo duri contro i clandestini. Cosa ne pensa?
"Un atteggiamento nei confronti dell'Italia molto poco corretto. Si può
essere d'accordo o meno con le scelte del governo italiano. Il punto vero è che
il tema dell'immigrazione è fondamentale e non solo per l'italia, ma per tutti
i Paesi dell'Europa. Bisogna riconoscere a Berlusconi di aver trattato fin da
subito l'immigrazione come un problema europeo. Ed io sosterrò la sua politica
in Europa. In tutti i modi". Eppure la linea di Zapatero in materia di
immigrati sembra funzionare. "Zapatero era contrario anche alla nostra
politica di immigrazione. La sua formula è "papeles para todos",
ovvero documenti per tutti, con una massiccia regolarizzazione, e tutto sulle
spalle dell'Unione europea. Con i clandestini non può esistere demagogia. Contro
l'immigrazione illegale non ci possono essere scelte individuali ma linee dure
che partono dall'Europa. Ecco. Questo è uno dei temi fondamentali che dovrebbe
entrare subito nell'agenda dei ministri europei". Cosa le piace della
politica di Zapatero? "è facilmente criticabile. Le sue posizioni sono
idee fondamentalmente profondamente labili, dal punto di vista formale e di
contenuto". Cosa non sopporta di lui? "Politicamente ha fortissime
carenze. Sta colpendo i valori della società per sottrarsi alla realizzazione
di politiche più concrete". Il referendum irlandese ha bocciato il
trattato di Lisbona. Dove hanno sbagliato i leader europei? "L'Europa è
arrivata ad uno snodo determinante. Deve decidere in fretta. Per sopravvivere
occorre un recupero forte e deciso. I Paesi dell'Europa sono potenze
economiche. L'Ue non può morire di burocrazia. Serve l'anima. L'identità,
appunto, che deve essere recuperata a partire dai valori che hanno formato la
cultura Occidentale moderna". è ottimista? "No, non sono per niente
ottimista. Le cose non vanno come devono andare. Ci sono troppi conflitti
pratici. Il problema delle arance tra Italia e Spagna ad esempio è sempre stato
sentito come più importante di tutti i problemi istituzionali. Non possiamo
cadere sulle arance". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
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Prima della partenza
di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato
prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei
santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il
nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato
probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato,
dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Scritto in Varie 1
Commento " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la
nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura,
docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per
promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII.
Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il
Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che
apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra
Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più
citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo
anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire
un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma
e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa
giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i
visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato
come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il
proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 330 ) " (18
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 208 )
" (17 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie
a chi ha postato nel precedente thread il comunicato
della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al
cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai
lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una
delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per
tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà
religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio
Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso
positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera,
bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa,
significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien
régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa
più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e
sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe,
nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo
come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 148 ) "
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun
08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le
critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche
da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei
responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson
al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero
l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si
tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre,
arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità
Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli
alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di
Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei
vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
" (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione
illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere
scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su
questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha
fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano
II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità
della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (14 votes, average: 4.07
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza
al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli
ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi
tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena
validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già
sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la
sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini
ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella,
che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
Varie Commenti ( 132 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (214) Ultime
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in quei termini. Mi dispiace... Raffaele Savigni: A Iginio: scusi, non
conoscevo quel paese.Ma quando lei mi insulta, rifiutandosi di raccogliere
il... Raffaele Savigni: A Klaus: ho detto chi sono non per vanità, ma solo per
rispondere a Silvano, che mi accusava di... Iginio: In definitiva, Savigni: ma
l'articolo l'ha letto? NO. Il sito, poi, l'ha guardato bene? NO.... Michele M:
Emiliano, Grazie per lo scritto: non lo conoscevo (cosi' come ignoro il
personaggio.). Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di
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Amato Comitato pro Papa Pio Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti
Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa . cattive notizie da Econe Buone
notizie da Mosca. Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della
lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Il
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( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Prima della partenza
di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato
prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei
santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il
nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato
probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato,
dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu
nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che
dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non
imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor
Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia
consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004
segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo,
professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (2 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura
di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
Varie Commenti ( 334 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 220 ) " (17 votes, average: 4.47 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione
dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi
appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il
"problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti,
vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis
humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di
abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto)
l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può
essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo.
"Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa
dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra
i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di
mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha
diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una
religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo,
oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più
Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio
l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha
permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle
quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 149 ) "
(13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun
08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza
come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo
fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come
dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha
fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi
schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non
intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di
discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice,
requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La
discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa
non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti
progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili
della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
" (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che
rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la
vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI.
Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice,
attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San
Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione
illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere
scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su
questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha
fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano
II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità
della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito
di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (14 votes, average: 4.07
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condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (17 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente
della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque
punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella
piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo
chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il
Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza
al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli
ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi
tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena
validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già
sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la
sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha
ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita,
chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è
l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con
Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine
odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo
presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella,
che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri
mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
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fare post più brevi ?... Fiorellino Blu: Gentilissima Marina, quanto al
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@ Franco Damiani, cortesemente non potrebbe fare post più brevi ?, magari con
stralci di quanto cita ? o... Emiliano: Qui, Damiani, ne ho da leggere fino a
domani! ;-) "E' molto ragionevole credere che una prassi... Franco
Damiani: "Predica la parola divina, insisti a tempo e controtempo,
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( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Lodo Alfano, subito il
voto cambierà la blocca-processi Protestano Pd e Idv. Cautela al Quirinale Il
Guardasigilli: "L'unica alternativa politica era accelerare il lodo"
LIANA MILELLA ROMA - Berlusconi da Tokio ordina, i suoi uomini eseguono. è
d'accordo il presidente della Camera Fini. Il calendario di Montecitorio viene
rivoluzionato. Il lodo Alfano, lo scudo anti-processi per le alte cariche dello
Stato, ruba il posto al decreto sicurezza. Di volata passerà, già stamattina,
nelle commissione Giustizia e Affari costituzionali, poi eccolo in aula perfino
in notturna pronto per essere votato giovedì. Il dl con le misure anticrimine,
che contiene la sospensione dei procedimenti, slitta a venerdì per la
discussione generale. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito,
nella riunione dei capigruppo e in commissione, ne annuncia una sostanziale
modifica. Il Quirinale, che ha dato un primo lasciapassare al lodo, segnalato
con fermezza l'anomalia della norma blocca-processi, chiesto al governo un
reciso passo indietro, ora segue con attenzione gli sviluppi, ma non si
pronuncia. Resta su una posizione guardinga, in attesa che la promessa di
modificare l'articolo effettivamente si concretizzi. Però giudica positivo un
passo che, se andrà in porto, può evitare lo scontro tra maggioranza e
opposizione. A guardare i botta-risposta di ieri, tutto lascia intendere che
alla battaglia si andrà ugualmente. Il fondatore di Idv Di Pietro grida che
quella di Berlusconi "è una dittatura" e che "obbligare il
Parlamento a fare una legge per salvarsi dai suoi processi è come fare un
sequestro delle Camere a scopo di estorsione". Il Pd, ed è un coro
(Finocchiaro, Soro, Bindi, Franceschini, Sereni, Zanda, Minniti, Tenaglia),
rifiuta ogni ipotesi di scambio, boccia il lodo, e chiede che la blocca-processi
sia soppressa. L'Udc, con il leader Casini, che aveva suggerito la corsia
preferenziale per il lodo Alfano, respinge "la piazza" ma riconosce
nell'inversione "una scelta di Berlusconi e della sua maggioranza".
Giornata di fuoco dunque. Ma in cui si realizza quello che era già chiaro
domenica. Che il ministro della Giustizia Angelino Alfano sintetizza con questa
battuta: "Sul piano della razionalità politica l'unica alternativa era
accelerare il lodo". E così è avvenuto. Ieri mattina, di buon ora, è stato il ministro Vito a ufficializzare il passo del
governo. "Nella riunione dei capigruppo di stasera chiederò che si
anticipi il lodo". Allo stesso modo, a sera, è stato
sempre Vito, a capigruppo già fatta e a calendario cambiato, ad annunciare alle
due commissioni riunite che "il governo apporterà modifiche significative
alla norma su cui, ci auguriamo, possano cadere le polemiche". Un chiaro
invito all'opposizione. I cambiamenti, che l'ufficio legislativo di via Arenula
sta studiando, non cancellano, ma "riformulano" (sono parole del
Guardasigilli) gli emendamenti Vizzini-Berselli. Resteranno le priorità
d'indirizzo nell'azione penale, ma limitate alla fase delle indagini
preliminari e nel solco della famosa circolare del procuratore di Torino Maddalena.
Varata dopo l'indulto, approvata a maggioranza dal Csm (a favore Md, Mi, Mg, laici di sinistra, contro Unicost e laici di destra), affidava ai
magistrati il compito di mettere in secondo piano i processi coperti dallo
sconto di pena. Via, invece, la sospensione di un anno, quella che ha fatto
gridare allo scandalo Anm e Csm, sostituita con un criterio di priorità
affidato ai magistrati per i reati gravi. Le commissioni hanno votato il
testo così com'è e il Pd ha abbandonato l'aula. La parola più gettonata in
tutto il giorno è stata "scambio". Scambio tra lodo e sospensione dei
processi. Fa orrore al Pd, a Di Pietro, all'estrema sinistra. Ma anche la
presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno lo respinge: "Ogni
norma ha la sua ratio. Di certo quella sulla sicurezza è migliorabile, ma va
valutata autonomamente". E l'avvocato del premier Niccolò Ghedini
definisce l'ipotesi "scellerata" e nega "qualsiasi rapporto tra
i due provvedimenti". La Lega è soddisfatta (Calderoli: "L'avevo
proposto io"), ma preoccupata per il futuro del dl sicurezza che dovrà
tornare al Senato in tempo per la conversione (entro il 24 luglio). Dice il
ministro dell'Interno Roberto Maroni: "M'interessa sia approvato il più in
fretta possibile, mi auguro nei prossimi giorni".
( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura Regime misogino
Gli uomini dello scudo crociato temevano di finire all'inferno, ma coltivavano
anche il culto monogamico di un potere grigio, privo di una vera corte e quindi
di donne allegre, fascinose e vivaci Sesso e potere nella Prima Repubblica LE
RAGAZZE DEL GAROFANO FILIPPO CECCARELLI Per quarant'anni e passa l'Italia
democristiana si è consentita il lusso di fare a meno delle cortigiane. La
leggenda della Prima Repubblica tramanda che una di esse, durante una festa,
con inusitata faccia tosta riuscì a prendere sottobraccio nientemeno che Giulio
Andreotti, e quindi a trascinarlo sulla soglia di una pista da ballo. "Non
ho mai danzato con un presidente del Consiglio" sussurrò l'esuberante
cortigiana. "Neanche io", fu la sublime risposta del Divo Giulio,
prima di allontanarsi a passettini. Alieni dai peccati della carne, i potenti
dc temevano di finire all'inferno, ma al tempo stesso coltivavano con profitto
il culto monogamico di un potere per sua e loro natura grigio, maschile e
frantumato, del tutto privo di una vera corte e quindi di donne allegre,
fascinose e vivaci. E anche per questo probabilmente durarono così a lungo. Le
cortigiane riapparvero così sull'onda più o meno lunga del craxismo come
sintomo di più moderni e spericolati costumi. In realtà, l'ambigua figura della
donna di corte è antichissima e a Roma, come documentato da Claudio Rendina nel
suo Cardinali e cortigiane (Newton Compton, 2007), lo è ancora di più. Ma se
proprio bisogna assegnare una data al loro più recente ritorno, varrà la pena di
ricorrere a una delle tante intercettazioni telefoniche fiorite attorno alla
tangentona Eni-Petromin e divulgate nell'anno di grazia 1982. E insomma, c'è un
manager di Stato che parla con un ministro di un altro ministro, pure
socialista, e: "L'ho visto con due zoccolone". Detto con gioiosa e
appagata considerazione. Ora "zoccolone" suona poco simpatica come
parola, nel suo sommario e indubbio maschilismo. Eppure quelle vistose
signorine preannunciavano l'entrata in scena di un nuovo potere, una sorta di auto-craxia.
Nella stagione del garofano la corte prese la forma e lo stile provvisorio
dell'albergo, anzi degli alberghi, dal Midas primigenio ai fasti del Raphael,
passando per la hall e le camere da letto ? dovutamente sorvegliate, ahiloro ?
del Plaza. In quest'ultimo hotel si radunavano le favorite che il gaudente
ministro discotecaro di volta in volta chiamava a far parte del suo numeroso
staff. Qui al Plaza una di queste cortigiane si ritrovò impicciata, secondo un
rapporto dei carabinieri, in una doppia e simultanea relazione con il ministro
e con un rampollo di una assai poco raccomandabile famiglia catanese. Qui
infine, nei cassetti della gioviale ed efficiente portineria, venne poi
sequestrata un'agenda con i nomi e i recapiti di ulteriori signorine, una delle
quali identificata come "Maga Circe", ma sul serio. Più che una
varietà di palazzo, veramente, la memoria di quella stagione di vacanze
esotiche, menu afrodisiaci, ironiche falloforie e vasche da bagno in salotto
evoca una baraonda di figure femminili che restituirono un rango al
ripristinato cortigianesimo. Ce n'erano in effetti per tutti i gusti. Celebrate
star dell'hard-core con vocazioni letterarie, editrici porno-soft con
conturbanti fotomodelle al seguito, creature di Tinto Brass, attrici in disarmo
pronte ad avvolgersi nelle bandiere del garofano, mogli di architetti e di
ambasciatori, libertine felici, salottiste ben stanche dell'intellettualismo
straccione dei comunisti, della schizzinosa ipocrisia laica
o dell'esangue misoginia dorotea. E insomma. Anche alla luce delle odierne
vicissitudini, la crepa apocalittica, se si vuole, è che il vitalismo craxiano,
la sua famelica festevolezza andarono a battere dove? Sulla tv. E a questo
proposito si rammenta che già 15 anni orsono la Rai venne graziosamente
definita "un puttanaio e un marchettaio" da un dirigente
craxiano, uno dei maestri peraltro dell'allora giovane Saccà: Luigi Locatelli.
Questi espose la teoria per così dire evoluzionistica del cortigianesimo, per
cui all'inizio il potente apriva alla sua irregolare morosa una lavanderia, poi
un bar tabacchi, poi ancora, dopo il boom, la profumeria, quindi la boutique e
adesso lo scambio era tutto interno alla tv. Teoria peraltro confermata dal
fatto che la Gbr, emittente romana di qualche peso, venne affidata alla regina
delle fidanzate del Psi, con gravi perdite e susseguenti indagini. Fino
all'ultimo, comunque, fino agli arresti e alle monetine, il craxismo rimase
fedele alla sua vocazione. Come fedeli parvero restare, nel bunker del Raphael,
anche diverse di quelle donne, tra cui una appariscente e prosperosa ex miss
Universo che esponeva ai giornalisti assai plausibili dietrologie, quando tutto
ormai stava precipitando. E un glorioso partito di lavoratori e di
scommettitori si accingeva a togliere il disturbo lasciando all'intero ceto
politico del domani, berlusconiani, post-fascisti, ulivisti e quanti altri, il
compito di portare a compimento il consueto e inconfessabile mandato del
potere, annessi e connessi, piaceri e dolori, drammi e commedie.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Roma Viale delle Milizie, da 2 mesi un tratto senza illuminazione
Lungo viale delle Milizie, sul lato di sinistra, nella direzione via
Otranto-Largo Trionfale, tra i numeri civici 13 e 15, per un centinaio di
metri, il viale è privo di illuminazione pubblica da circa due mesi, con gravi
inconvenienti nel rientro notturno. In un primo tempo i lampioni sono
stati spenti e successivamente smontati e asportati. Gli uffici Acea
"segnalazione guasti agli impianti di illuminazione stradale", più
volte interpellati, non hanno ritenuto di fornire previsioni sul ripristino
dell'impianto. Glauco Pagnanelli.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Roma
Rebibbia, la gang dei certificati falsi Permessi ai detenuti: un tariffario dai
300 ai 5 mila euro. Due medici arrestati MARINO BISSO MARIA ELENA VINCENZI Un
vero e proprio business di certificati falsi per uscire dal carcere. Un carnet
che andava dalle tecniche per risultare tossicodipendenti, al vademecum del
depresso, passando per le false attestazioni di malattia. A capo della centrale
per le "scarcerazioni facili", un medico e un'assistente sociale del
Gemelli, Armando Colombo Taranto e Paola Di Masci. Alcune settimane fa, Taranto
ha firmato la perizia psichiatrica su Nicolò Di Stefano, il giovane accusato di
aver ucciso la fidanzata al Trionfale. Nella lista dei pazienti, criminali
comuni e nomi "illustri", come quello di Carmine Fasciani, boss del
litorale laziale legato alla banda della Magliana, e Giorgio Lago, esponente
dell'omonimo clan camorristico. Ma anche molti altri: in manette sono finiti in
12. Tra cui anche terzo camice bianco, Armando Urbani, psichiatra libero
professionista. Un mercato di falsi certificati, scoperto dagli uomini della
squadra mobile guidata da Vittorio Rizzi, basato sul passaparola. Centrale,
secondo gli inquirenti, la figura dell'assistente sociale/segretaria: era lei
la mente. Le parcelle andavano dai 300 euro per un certificato ai 5.000 di una
intera pratica, per cercare di evitare il carcere. E l'obbligo era quello di
saldare in fretta: in caso di mancato versamento, la minaccia era quella di
raid punitivi. Un giro sul quale gli uomini della sesta sessione della mobile,
guidata da Francesca Monaldi, indagavano, coordinati dal pm Diana De Martino,
da un anno. Da quando, nell'aprile del 2007, la procura di Civitavecchia si
insospettì per un certificato con numero di protocollo e data falsa. La firma:
il day hospital di psichiatra e tossicodipendenze del Gemelli. Una traccia che
ha portato gli agenti dritti alle istruzioni, o in alcuni casi anche alla
compilazione del test, per apparire depresso. Ai consigli su come risultare
alcolisti all'esame del sangue. Alle false attestazioni di tossicodipendenza.
Tutti metodi per chiedere l'avvio di una terapia disintossicante o
psichiatrica. Che permetteva ai "pazienti" di stare a casa e di avere
qualche ora di libertà: spesso nelle ore in cui dovevano presentarsi al Gemelli
se ne andavano in giro, sicuri che i due dipendenti del Gemelli avrebbero
garantito un alibi. Ieri L'Università Cattolica ha avviato
le procedure per sospendere, in via cautelativa, i due sanitari. Ieri,
interrogati dal gip Cecilia Demma, i due medici e l'assistente sociale, sono
rimasti in silenzio. Un detenuto, difeso dall'avvocato Marina Condoleo, ha
spiegato di essere stato costretto a pagare per non tornare in carcere.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Milano
Milano capitale dei single e dei vecchi ci si sposa meno e a quasi 40 anni Nei
nuovi dati dell'anagrafe comunale il crollo delle nozze (meno 30% in 10 anni)
Cresce l'età in cui si ha il primo figlio Maggioranza over 35, raddoppiano le quarantenni
TERESA MONESTIROLI Giovani che si sposano sempre meno e fanno figli tardi,
spesso al di fuori del matrimonio. Immigrati in continuo aumento, che alzano il
tasso di fecondità della metropoli. Anziani in crescita (gli over 90 sono
16.211), single che doppiano le famiglie, donne in carriera stressate e
ipertese. Ecco la fotografia della Milano del Terzo Millennio: una metropoli
che sta cambiando velocemente, dove le famiglie tradizionali vanno via via
sgretolandosi per lasciar spazio a una produttività frenetica. Non sempre per
scelta, talvolta anche per necessità. E gli esperti lanciano l'allarme:
"Milano rischia di diventare una città di single, immigrati e
anziani". A mostrare le trasformazioni della capitale economica del paese,
punta avanzata di tutti i cambiamenti demografici dell'Italia, sono i dati
dell'anagrafe del Comune. Tabelle aggiornate al 2006 che raccontano una città
che non cresce per numero di abitanti (1.303.437 di cui 170 mila stranieri), ma
le cui componenti sociali mutano in fretta. Soprattutto quella under 40, che
ritarda sempre più la decisione di metter su famiglia. E quando lo fa, spesso
preferisce trasferirsi nell'hinterland, dove la vita costa meno e la rete
assistenziale è più salda. In città in dieci anni il numero dei matrimoni è
diminuito del 32%. Nel 1995 a Milano si sono sposate 5.639 coppie, nel 2006
3.845. Non solo, nello stesso lasso di tempo l'età media delle spose è salita
da 29,7 a 34,2 anni quella degli sposi da 32,6 a 37,4 anni. Mentre continua,
inesorabile, il crollo delle unioni religiose a scapito di quelle civili: dal
1995 al 2006 i matrimoni in chiesa sono calati del 17 per cento mentre quelli
in Comune sono cresciuti altrettanto. Una conseguenza del fatto che le coppie
si sposano sempre meno è il calo dei nati "legittimi", come li
chiamano ancora le statistiche. I bambini venuti al mondo da due genitori uniti
dal vincolo del matrimonio sono scesi del 17 per cento, contro un pari aumento
di quelli nati all'interno di una convivenza. Se infatti nel 1995 i bimbi
legittimi furono 7.943 (pari all'82,6 per cento del totale) contro i 1.670
naturali (il 17,4), nel 2006 le percentuali si sono avvicinate passando a un 65
per cento di nascite nel matrimonio contro un 35 fuori (in termini assoluti
8.161 contro 4.385). Per quanto riguarda i parti - nel 2006 solo 25 donne hanno
partorito in casa - , il dato più interessante per capire in che direzione sta
andando Milano è l'età delle mamme. In dieci anni la metropoli ha registrato un
certo incremento della fecondità, passando dai 9.930 bambini nati del 1996 ai
12.546 del 2006, ma le tabelle mostrano anche un preoccupante ritardo nella
scelta di maternità delle donne italiane: più di una su due fa il primo figlio
dopo i trent'anni. Trend diverso rispetto a quello delle straniere che
diventano madri per lo più tra i 20 e i 30 anni. Se nel 1996 infatti il numero
delle mamme italiane tra i 25 e i 29 anni superava di gran lunga quelle tra i
35 e i 39 (il 25,6 per cento contro il 19,8), oggi il dato è invertito: nel
2006 il 16,7 per cento delle donne ha avuto il primo figlio a 25-29 anni mentre
il 30,9 per cento a 35-39. Addirittura è raddoppiato il numero delle mamme over
40, passate dal 3,8 per cento all'8. "I giovani vivono una situazione di
difficoltà - spiega Alessandro Rosina, professore di
Demografia all'università Cattolica - . Un welfare debole come quello italiano
li costringe a ritardare tutto. Fanno fatica a uscire di casa, ad avere un
lavoro stabile e quindi a diventare autonomi. Questo penalizza le loro scelte,
li condiziona e porta a un inevitabile invecchiamento della fecondazione".
Figli più tardi, quindi, quando si fanno. E il matrimonio? "Non è che i
giovani non credano più nelle nozze - continua Rosina - . L'80 per cento di
loro pensa ancora che la famiglia sia basata sul matrimonio. Il fatto che le
unioni siano in diminuzione si spiega con due fattori: da un lato l'aumento
delle convivenze, dall'altro le difficoltà economiche che costringono molte
coppie e sposarsi tardi. Se non addirittura a trasferirsi fuori città per
mettere su famiglia".
( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII -
Bologna Quel "cervello" dall'Alma a Boston Faggioli: "Al College
per insegnare la lezione di Dossetti e Alberigo" MASSIMILIANO PANARARI
Continua l'emorragia di cervelli da questo paese che, naturalmente, colpisce
anche l'Emilia-Romagna. A questo destino non si sottrarrà il trentasettenne
bolognese Massimo Faggioli, che lavora presso uno dei più prestigiosi centri di
ricerca presenti in città e noti in tutto il mondo, la Fondazione per le
scienze religiose Giovanni XXIII e presso il Dipartimento di Politica,
istituzioni storia dell'Alma mater, ed è considerato uno tra i più promettenti
studiosi del cristianesimo oggi in circolazione. Destinazione, come per molti,
gli Usa e, in particolare, il Boston College, in Massachussets. Lei sta per
andare a insegnare negli Stati Uniti. L'ennesimo, caso, se permette, di
"fuga di un cervello". Cosa non va nella ricerca e nell'università
italiane? "Non è detto che i cosiddetti "cervelli in fuga" siano
migliori dei cervelli che rimangono in Italia: ogni caso fa storia a sé, e
dietro alla dizione "fuga dei cervelli" ci sono storie molto diverse
tra loro. Il fenomeno dei "cervelli in fuga", peraltro, segnala anche
che l'università italiana è un luogo che sa formare bene, da cui partono
persone apprezzate all'estero". Lei è ricercatore alla Fondazione per le
scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, che gode di ottima reputazione ed
è un ambiente di studio di rilevanza internazionale. Più in generale, cosa
funziona e cosa no nel sistema accademico bolognese? "I dodici anni trascorsi
dopo la laurea nel gruppo di ricerca della Fondazione per le scienze religiose
Giovanni XXIII mi hanno portato a fare esperienze di studio e soggiorni di
ricerca in molti paesi di tre continenti diversi. Quegli anni mi hanno messo a
confronto con la ricerca condotta a livello internazionale, ma anche con la
necessità di sviluppare il rapporto con l'Università di Bologna su molteplici
piani. A mio sommesso parere, anche a partire dall'esperienza personale nella
Fondazione per le scienze religiose, l'Università di Bologna è capace più di
altre di cercare e mantenere un rapporto fecondo con la società civile e con le
fondazioni. Un esempio di cui sono testimone è il rapporto con la Fondazione
Carisbo nella creazione del "Centro Studi Progetto Europeo" insieme
al Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia. Per restare alla mia recente
esperienza di "non strutturato", in quel Dipartimento ho visto un
grande sforzo di internazionalizzazione, di creazione di scambi e contatti
all'interno del Dipartimento e con l'esterno, e di valorizzazione della
dimensione internazionale della ricerca e della docenza. Ciò che invece non
funziona nell'Università è legato all'estrema scarsità di risorse, che rende
difficili le condizioni di lavoro di tutti quelli che operano nell'Università,
gli "strutturati", ma specialmente i "non strutturati". Di
che cosa si sta occupando ora? "A Boston College l'anno prossimo
svilupperò un tema di ricerca caro a Dossetti e al mio maestro, Giuseppe
Alberigo (scomparso proprio un anno fa, il 15 giugno 2007): il legame tra
concezione della liturgia e istanze di riforma nel cattolicesimo
post-conciliare. I recenti atti di Benedetto XVI sulla liturgia hanno reso
evidente la crucialità di quel nesso. Più in generale, la
"Breve storia dei movimenti cattolici"
(Carocci 2008), che ho appena pubblicato, ha tentato di riflettere anche su
alcuni aspetti del periodo storico tra concilio Vaticano II e post-concilio,
tra i quali il Sessantotto dei cattolici".
( da "Unita, L'" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del SOCIALISTI "Noi, a fianco del Presidente" Oggi, alle 16,
i socialisti guidati dal neosegretario Riccardo Nencini saranno davanti al
Quirinale per manifestare "l'orgoglio di coloro che
difendono la massima carica dello Stato". Per questo Nencini ha lanciato
un appello a Walter Veltroni, Marco Pannella, Emma Bonino e "a tutti i
riformisti, laici e liberali" invitandoli a partecipare a questa
iniziativa. "Fra piazza Navona e piazza del Quirinale ci sono poche
centinaia di metri ma in termini di cultura politica e istituzionale la
distanza è siderale", dice Nencini.
( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Suggerivano
ai pregiudicati come fingersi depressi o malati Falsi certificati ai detenuti
in manette due medici romani MARINO BISSO MARIA ELENA VINCENZI ROMA - Non
c'erano solo pluripregiudicati romani del calibro di Carmine Fasciani, boss del
litorale laziale. Ma anche camorristi come Giorgio Lago, che aveva addirittura
deciso di costituirsi al carcere di Rebibbia sicuro di poter presentare falsi
certificati medici sul suo stato di "depresso
cronico" al Tribunale di Sorveglianza e scontare la pena fuori dalla
prigione. Tutti disposti a pagare dai 300 fino ai 5 mila euro pur di ricevere
le attestazioni sanitarie necessarie a ottenere le misure detentive alternative
al carcere. A scoprire il mercato delle "scarcerazioni facili" è
stata la squadra mobile della Capitale. L'inchiesta è stata coordinata dal
sostituto procuratore Diana De Martino della Dda. Dodici in tutto gli arresti:
tra questi anche due medici. Uno di loro, assieme ad un'assistente sociale,
aveva messo su una vera e propria centrale operativa all'interno del
Policlinico Gemelli di Roma per garantire, a pagamento, tutta la documentazione
necessaria per far ottenere ai "clienti" gli arresti domiciliari. Gli
investigatori li seguivano da circa un anno: Armando Colombo Taranto e Paola Di
Masci, con la "consulenza" esterna di un altro medico, Armando
Urbani, operavano all'interno del Day Hospital di psichiatria e
tossicodipendenza dell'ospedale romano. Tossicodipendenza, alcolismo e
depressione le patologie più gettonate e attestate dai medici: questo permetteva ai pregiudicati di seguire programmi di
riabilitazione che gli consentivano di potersi muovere liberamente. Gli
specialisti fornivano loro anche l'alibi in caso di reati commessi durante i
permessi. L'Università Cattolica ha avviato le procedure per sospendere, in via
cautelativa, il medico e l'assistente sociale.
( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-08 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Scontro tra conservatori e liberali La Chiesa anglicana: sì alle donne
vescovo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di
procedere con l'ordinazione di donne vescovo. Il voto da parte del sinodo
generale riunito da quattro giorni a York ha sancito ieri notte la spaccatura
tra l'ala progressista e tradizionalista. Più di 1.300 membri del clero
anglicano (il 10 per cento del totale) avevano scritto una lettera
all'arcivescovo di Canterbury e a quello di York opponendosi alla svolta e la
settimana scorsa era filtrata l'indiscrezione secondo cui un gruppo di vescovi
aveva avuto colloqui in Vaticano, incontrando esponenti della Congregazione per
la Dottrina della Fede, per sondare la possibilità di un esodo verso la Chiesa
cattolica. Per evitare il rischio di scissione la Church of England ha preso in
considerazione un piano di concessioni ai conservatori, incentrato sulla
costituzione di "super vescovi" uomini, una figura alla quale i
fedeli che non avessero accettato l'autorità morale e spirituale di una donna
avrebbero potuto far riferimento. Ma il sinodo ha respinto questa ipotesi, con
una maggioranza molto stretta. A questo punto i tradizionalisti dovranno
decidere se accettare la promozione a vescovo delle donne, che già sono
presenti nei ranghi del clero anglicano, se cercare rifugio nel rito cattolico
o se restare e combattere una battaglia di retroguardia che potrebbe ancora
rovesciare la situazione. Gli analisti osservano che l'apertura alle donne
vescovo manda un segnale a Roma per allontanare l'obiettivo ecumenico
dell'unità anglo-cattolica. Il cardinale Walter Kasper, che
guida il Consiglio per l'Unità Cristiana, aveva detto recentemente che era
arrivato il momento per la Chiesa d'Inghilterra di decidere se si sentiva
cattolica o riformata. Il voto sulle donne dice che, dopo due secoli di
riavvicinamento anglo-cattolico, gli anglicani stanno riscoprendo le loro
radici protestanti. Anche a rischio di una scissione dolorosa che la
Anglican Communion, che riunisce 80 milioni di fedeli nel mondo, potrebbe
soffrire oltre che sul fronte della parità di diritti delle donne,
sull'accettazione dell'omosessualità. "La Church of England è chiesa di
Stato perché rispetta e rappresenta il sentimento della nazione inglese, che è
liberale e a favore dell'eguaglianza delle donne i tutti i campi", ha
scritto in un editoriale l'Observer. Il sinodo di York è stato
drammatico: l'ex arcidiacono George Austin, personaggio di spicco nella
corrente tradizionalista, è stato visto uscire dalla
riunione in lacrime. Ha detto che resterà nella Church of England, ma solo
perché ormai è in pensione: "Se fossi stato un
prete ancora in attività me ne sarei dovuto andare". Negli Usa Una donna
vescovo Guido Santevecchi.
( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-07-08 num: - pag: 45 categoria:
REDAZIONALE Personaggi Dopo tanto teatro e molte fiction, l'attore 38enne è
lanciatissimo anche al cinema e non solo in Italia L'antidivo da esportazione
Favino tra "Narnia", Spike Lee e il set di Tom Hanks "Ma il
successo per me non può essere una priorità" ROMA - Prima di chiedergli
com'è trovarsi a tu per tu con Tom Hanks, partiamo dalla sua faccia: "Mai
avuta da idolo delle ragazzine". Per un attore è la prima risorsa, ma ora
non è più un problema. "Ho 38 anni e il mio volto da adulto collima con
l'età", sorride Pierfrancesco Favino. Inconfondibile col pizzetto rinforzato,
popolare dopo il Bartali in tv, apprezzato dopo Romanzo Criminale. Eppure...
"Eppure quando mi fermano per strada mi dicono: sei bravo ma non ricordo
come ti chiami". Che per un attore... "No, a me sta bene, non voglio
essere più famoso dei miei personaggi". Lezione numero 1: Favino non è il
solito attore ubriaco di se stesso. Con quel volto adulto anche da ragazzo, non
poteva diventare un romanticone alla Hugh Grant. "L'ho anche fatto, Al
cuore si comanda, ma il film non era all'altezza. Dove sono le commedie sofisticate
di una volta?". Spera di tornare a far teatro con gli amici, Claudio
Santamaria, Kim Rossi Stuart, Rolando Ravello. Poi ci sono "gli altri
colleghi e comincio a sentire: ma che, vai a vivere lì? Oppure: ti possiamo
continuare a salutare?". "Lì" è l'America, che per Pierfrancesco
non ha mai rappresentato il sogno. "Però lo sto vivendo". è al quarto
film straniero, sempre con pezzi da novanta. Tra meno di un mese uscirà Le
cronache di Narnia - Il principe Caspian di Andrew Adamson, un cattivo al soldo
di Castellitto, in autunno Miracolo a Sant'Anna di Spike Lee dov'è capo dei
partigiani, e nel 2009 Angeli e demoni di Ron Howard, prequel de Il codice da
Vinci (Dan Brown lo scrisse prima) che fece arrabbiare la Chiesa. Tanto che il
Vaticano ora ha rifiutato le chiese per le riprese. "Gli americani non
hanno fatto polemiche, ricostruiranno tutto negli studi a Los Angeles".
Intanto è stata messa a soqquadro Roma, gli elicotteri sopra Castel
Sant'Angelo, Corso Vittorio Emanuele bloccato per ore per una macchina che andava
avanti e indietro. "E dentro c'ero io. All'inizio è difficile abituarsi al
fatto che accanto a te c'è Tom Hanks che nelle pause ti rifà Forrest Gump, ti
racconta come ha trovato quel personaggio. E ti chiede il posto migliore dove
mangiare. Ha regalato a tutta la troupe la guida di Roma. Anche a Narnia il set
era di più di mille persone, una macchina industriale con un bacino economico
enorme che ha bisogno di professionalità specializzate e un controllo quasi
militare". Favino è l'unico italiano di Angeli e Demoni: "Sono un
ispettore della polizia vaticana che scorta Hanks, sono il ponte tra l'America
e il Vaticano, per contratto non posso dire la trama che si discosta dal
libro". Il Codice da Vinci fu bocciato dai critici, tanti sbadigli, poche
emozioni. "Il film aveva l'obiettivo del grande intrattenimento attraverso
l'avventura e le ambientazioni oscure. Il libro te lo bevi, poi puoi dire che
cazz..". Pierfrancesco un giorno a Londra si presentò nel camerino della
grande Judi Dench con un mazzetto di viole e una foto da farsi autografare:
"Buttala, mi disse, è brutta, dammi l'indirizzo che te ne mando una più
bella. Ci siamo scritti a lungo, mi diceva di non sovrappormi al personaggio, di cercare ruoli col dubbio laico e il tormento dell'anima,
personaggi che s'interrogano. Spike Lee, per esempio, non ha fatto la retorica
del soldato nero, anzi. Non ci sono buoni e cattivi, c'è il punto di vista
umano, non storico, su ciò che è giusto e sbagliato ". Al successo, Favino
è arrivato tardi. "Ed è difficile riuscire a capire cos'è
veramente. Non credo d'averlo raggiunto. Ci sono due-tre momenti in cui ho
visto che il lavoro aveva preso una forma organica: il mio primo film per la
tv, che non ha visto nessuno, "Correre contro", dove facevo un handicappato,
ma nonostante il Prix Italia, non è stato difeso da
Raiuno. Poi El Alamein e Romanzo Criminale ". Ha lavorato quattro anni a
teatro con Ronconi: "Pagherei per esserci alle prove dei suoi spettacoli,
ma avevo bisogno di imparare altre cose, prevedevo che Massimo Popolizio
sarebbe rimasto il prim'attore della sua compagnia". Ha anche due film
italiani. L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi e, per Raiuno, Pane e libertà
di Alberto Negrin, sulla vita di Giuseppe Di Vittorio, padre del sindacalismo
unitario. La figlia di Ugo Tognazzi, al secondo film in uscita in autunno,
racconta "due storie d'amore, con Monica Bellucci e Ksenia Rappoport,
viste da un farmacista ". Punto di vista inedito. "Infatti. Quando
non ci sono le donne, o c'è l'amore dei gay o gli uomini sono degli str...
insensibili". Certo che tra Tom Hanks e Spike Lee... "Ogni tanto dal
cellulare chiamo incredulo mia madre: ma lo sai con chi sto?". Valerio
Cappelli.
( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
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NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-08 num: - pag: 38 autore: di
ROBERT KAGAN categoria: REDAZIONALE SFIDUCIA NEL FUTURO Se l'Europa è contenta
di non essere importante A ppena due anni or sono, il filosofo e scrittore
inglese Mark Leonard pubblicò un libro dal titolo L'Europa dominerà il XXI
secolo. Oggi ci si chiede piuttosto se, e in quale misura, l'Europa sarà capace
di ritagliarsi una particina da comprimaria nel nuovo secolo. Non è
semplicemente la conseguenza del colpo mortale inflitto dal no irlandese al
Trattato di Lisbona, che si prefigge di riorganizzare l'Unione europea. Ho
trascorso sei degli ultimi otto anni nella capitale dell'Ue, e ho osservato tra
gli europei una progressiva perdita di fiducia, un ripiegarsi su se stessi e un
pessimismo sempre più accentuato sul futuro. Malgrado il gran parlare che si fa
delle debolezze dell'economia americana, ben pochi europei immaginano che
toccherà a loro ereditare il mondo. L'economia tedesca è ripartita bene in
questi ultimi tempi, ma si tratta di un'eccezione, e persino i tedeschi temono
che sia un fenomeno transitorio. La soddisfazione europea per il dollaro debole
e l'euro forte è una piacevole distrazione dai timori, profondamente radicati,
che i giganti asiatici stiano per sorpassare l'Europa e tagliarla fuori
dall'economia internazionale. Il potente vicino dell'Europa, dal canto suo,
suscita nuove preoccupazioni. Non passa giorno che qualche funzionario europeo
non invochi una politica energetica comune per far fronte al monopolio predatorio
della Russia, e non passa giorno che i russi non intavolino nuovi accordi a
favore di un Paese europeo e a scapito di un altro. Oggi gli europei appaiono
molto più angosciati per l'immigrazione e la salvaguardia della loro identità
culturale rispetto a una decina d'anni fa. In tutte le elezioni in Europa, di
questi giorni, si riaffacciano le questioni di immigrazione e assimilazione, e
la gente comune dubita che l'Europa sarà in grado di integrare i nuovi
arrivati. Persino i laici temono che la cosiddetta Europa
"cristiana" venga poco a poco scardinata dall'afflusso inarrestabile
di musulmani e cultura islamica - di qui la reazione scandalizzata davanti alla
timida proposta dell'arcivescovo di Canterbury di accogliere alcuni principi
della Sharia nella legislazione inglese. Ancor più sorprendente, forse,
è la sfida continua lanciata all'unità europea. L'Ue resta un'organizzazione
miracolosa, e nessuno dovrebbe ostacolarne il progresso. Tuttavia, le grandi
potenze europee sono assai gelose delle proprie prerogative in materia di
politica estera, specie quando si tratta di mettere a repentaglio la sicurezza
dei loro soldati, e questo è comprensibile. Ad aggravare la situazione, è
opinione diffusa che all'Europa manchi una forte leadership. Gordon Brown appare
assai debole. Angela Merkel è bloccata dalla sua grande coalizione. Se molti,
in Italia e in America, approvano Silvio Berlusconi, nel resto d'Europa il
premier italiano trova scarsi consensi. Quando, da americano tipico, faccio
notare la ventata di novità portata dalla presidenza di Nicolas Sarkozy, fuori
dalla Francia per tutta risposta non ottengo altro che silenzio e fronti
aggrottate. In Inghilterra e in Germania Sarkozy è visto come un fenomeno
mediatico, ma ciò non toglie che si sia impegnato a difendere la Francia, non
l'Europa. Gli interessi nazionali, in ogni caso, prevalgono sul bene comune. Il
Trattato di Lisbona si proponeva di risolvere alcuni di questi problemi, con la
creazione di due leader a rappresentare l'Europa sul palcoscenico mondiale: un
presidente e un ministro degli esteri. Per le due posizioni circolavano già
alcuni nomi, da Tony Blair allo svedese Carl Bildt, anticipando un'Europa
capace di assumere un ruolo più incisivo nel mondo, malgrado i molti dubbi. Per
gli euro-entusiasti, la nuova costituzione era la risposta al disagio
dell'Europa e il passo necessario verso la leadership globale. Dopo la
bocciatura del trattato, regna l'incertezza. Tutto questo rappresenta,
ovviamente, una doccia fredda per gli Stati Uniti. In un mondo che vede la
nascita di nuove potenze, due delle quali autocrazie, gli Usa puntano tutto
sulla forza delle democrazie alleate. Un'Europa unita, indipendente e capace, è
negli interessi dell'America, anche se non mancheranno i disaccordi. Preferirei
di gran lunga che fosse l'Europa a dominare il XXI secolo, piuttosto che la
Russia di Vladimir Putin o la Cina di Hu Jintao. Il pericolo di quest'ultimo
colpo inferto alla fiducia europea è che i nostri alleati, tra cui la Gran
Bretagna, rischiano di scivolare lentamente nell'insignificanza globale. Ma già
corre voce, a Londra, che tanti l'aspettano con piacere. Gideon Rachman, del
Financial Times, è convinto che la maggioranza degli europei, se non i loro
leader, sceglierebbe di gran lunga l'irrilevanza, e a ragione. Meglio
insignificanti che dover imitare gli Stati Uniti, con interventi e
coinvolgimenti in tutto il pianeta. Dopo tutto, "fare la superpotenza è un
compito assai oneroso, oltre che cruento ", scrive Rachman. La debolezza
dell'Europa, invece, rappresenta una sorta di "nirvana ". Rachman ha
senz'altro ragione nell'affermare che molti europei vorrebbero lasciare le cose
come stanno. L'Europa ha cominciato ad assumere un ruolo simile a quello del
coro nella tragedia greca, limitandosi a giudicare e commentare le azioni dei
protagonisti, ma senza incidere minimamente sugli sviluppi della trama. E forse
l'Europa - l'Europa priva di leadership, l'Europa oggi priva del nuovo trattato
- è così perché questa è la volontà dei suoi cittadini. Se così stanno le cose,
il XXI secolo, certamente non dominato dall'Europa, rappresenterà un'epoca
assai insidiosa per gli Stati Uniti. © Robert Kagan 2008, distribuito da \\
Dopo la bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell'Irlanda, nell'Ue
regnano l'incertezza e il pessimismo. Nonostante le difficoltà americane, ben
pochi cittadini del Vecchio Continente immaginano che toccherà a loro ereditare
il mondo. E molti ne sono contenti, perché fare la superpotenza è un compito
assai oneroso, oltre che cruento. The New York Times Syndicate Traduzione di
Rita Baldassarre.
( da "Manifesto, Il" del 08-07-2008)
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SPAGNA Zapatero
super leader Il 37esimo congresso del Psoe rielegge il suo segretario con il
98% dei voti. E lui rilancia la sfida sui diritti Aldo Garzia MADRID Il
Congresso numero 37 del Psoe si è concluso nel segno del suo leader, José Luis
Rodríguez Zapatero. Su 995 delegati, solo in 14 hanno votato scheda bianca
quando si è trattato di rieleggere il segretario del partito. E tutti hanno
appoggiato la sua proposta di eleggere come vicesegretario José Blanco, ex
segretario di organizzazione, e di affidare quest'ultimo ruolo a Leire Pajín,
non ancora trentaduenne, zapaterista della prima ora. Al di là dei numeri -
"bulgari" si sarebbe detto una volta - è l'intera politica dei
socialisti spagnoli a essere impregnata di quel "socialismo dei cittadini
e delle libertà" che tanto piace al loro leader. Da quando è stato eletto segretario per la prima volta nel 2000,
Zapatero non è mai stato così forte e potente nel
partito - dove non ha oppositori e ha rinnovato il comitato esecutivo con una
leva di quarantenni - e nel governo. Dopo la conferma nelle elezioni dello
scorso 9 marzo, governerà la Spagna fino al 2012 legando il suo nome a un ciclo
politico che non si è dimostrato effimero. I giornali spagnoli commentano che
neppure Felipe González, leader del Psoe nella transizione democratica e poi
premier per quattro legislature dal 1982 al 1996, ha potuto contare su un
consenso di questa portata. Da questo Congresso, il premier socialista ha
intanto lanciato nuovi obiettivi nel campo dei diritti, forse per rispondere
indirettamente alle accuse di derechizacion che gli sono piovute addosso specie
dopo l'intervista a El País di una settimana fa in cui definiva perentoriamente
la "direttiva ritorno" decisa dall'Unione europea una "misura
sociale progressista" (aggiungendo che chi non la leggeva così, come tutti
i paesi dell'America latina, o non aveva capito nulla o era in malafede).
Innanzitutto, la concessione del voto nelle elezioni amministrative agli
immigrati "in possesso del permesso permanente di residenza" (si
calcola che i nuovi elettori potrebbero aggirarsi intorno ai tre milioni), in
modo da realizzare la loro piena integrazione dal momento che i numeri dicono
che la Spagna, dopo gli Stati uniti, è il paese con più immigrati al mondo. Poi
la lotta efficace "contro il cambiamento climatico", introducendo
scelte ecologiche nell'energia, nell'industria e nei consumi. Poi ancora quello
che Zapatero ha definito "il diritto a una morte degna, senza sofferenze
inutili" (il testamento biologico). Infine, ancora
maggiore laicità nel rapporto tra cittadini e Stato (graduale scomparsa dei
simboli religiosi dai luoghi pubblici). "Siamo il partito che più
assomiglia alla Spagna, un paese che ha passione e guarda con fiducia al suo
futuro", ha ripetuto più volte Zapatero nelle conclusioni che ha svolto
domenica mattina. Gran parte del discorso finale il premier socialista
lo ha dedicato però alla situazione economica, replicando così a chi lo aveva
criticato per aver eluso questo tema nella relazione introduttiva. "Anche
l'economia può essere di destra o di sinistra. Non è vero che sia neutra. Ecco
perché noi affronteremo le difficoltà nel settore delle costruzioni e
dell'edilizia, in quello dell'occupazione e dei mutui per la prima casa,
cercando di aiutare chi è più colpito dalle ripercussioni dell'aumento delle
materie prime e del petrolio sul mercato internazionale", ha detto
Zapatero. Poi ha rilanciato "un progetto-paese che attraverso massicci
investimenti nella modernizzazione economica, nelle scienze, nelle nuove
tecnologie, nella cultura, nell'apprendimento di altri idiomi può far diventare
la Spagna uno dei primi dieci paesi del mondo". "Quindi,
preoccupazione per il quadro economico sì, ma non resa - ha continuato il
premier - di fronte a una situazione complicata dell'economia che ci impone di
cambiare gradualmente il nostro modello economico e di superare la dipendenza
dal mattone, cioè dal settore delle costruzioni e delle infrastrutture". I
dati dicono infatti che dopo venticinque anni di sviluppo ininterrotto la
disoccupazione tocca in Spagna per la prima volta il 10% del totale della forza
lavoro e che la crescita nei prossimi mesi difficilmente supererà il 3%, mentre
gli spagnoli si erano abituati da un decennio a essere i primi in Europa con
almeno il 5%. Il premier socialista, che fa dell'ottimismo una delle sue armi
politiche migliori, ci ha tenuto a sottolineare nelle sue conclusioni che
"la principale forza di cambiamento sono le idee". Da qui la scelta
di chiamare "Fondazione idee" (Fundación ideas) il centro studi affidato
alla direzione di Jesús Caldera, ex ministro del lavoro. "La Fondazione ci
permetterà di pensare meglio e di rinnovare le nostre proposte, rafforzando i
nostri messaggi politici per un socialismo moderno", ha insistito Zapatero
nella parte finale del suo intervento. Con il Partito popolare di Mariano Rajoy
che si lecca le ferite per la seconda sconfitta elettorale consecutiva (2004,
2008) e con Izquierda unida - la coalizione della sinistra radicale - alle
prese con nuove fratture interne, per ora i problemi per Zapatero possono
venire solo dall'andamento dell'economia interna. È difficile prevedere cosa
potrebbe accadere se gli indici economici dovessero continuare ad andare
all'ingiù. Proprio quella Spagna dinamica, giovane, laica, mobile socialmente
ed economicamente a cui si richiama in continuazione Zapatero e su cui ha
ritagliato su misura il suo "socialismo dei cittadini e delle
libertà" potrebbe iniziare a voltargli le spalle, pensando più al
portafoglio che ai diritti di cittadinanza. Ma per ora questa ipotesi, dice il
leader socialista con il suo inossidabile ottimismo, assomiglia più a un incubo
che alla realtà. LEGGE SULL'ABORTO La neoresponsabile dei socialisti spagnoli
per la politica internazionale e la cooperazione, Elena Valenciano, in
un'intervista all'emittente radiofonica Cadena Ser, ha dichiarato che la
revisione della legge sull'aborto si farà "velocemente e anche senza il
consenso del Partito Popolare". Così scriveva ieri "El País"
online. Nella giornata di sabato, durante il congresso del partito socialista
(Psoe), la vicepremier Maria Teresa Fernández de La Vega aveva auspicato che la
legge sull'interruzione di gravidanza fosse rivista in tempi brevi per
"essere adeguata alle legislazioni europee più avanzate".
IMMIGRAZIONE, IL PATTO UE La Spagna è "soddisfatta" delle modifiche
che è riuscita ad apportare al testo per un patto europeo sull'immigrazione che
la Francia presenta in questi giorni ai ministri degli interni e della
giustizia della Ue. "Sono soddisfatto", ha detto il ministro degli
interni spagnolo Alfredo Perez-Rubalcabba, al suo arrivo al consiglio in
programma a Cannes. "È importante avere una politica comune
sull'immigrazione ed è molto importante che l'accordo contenga alcuni elementi
del modello di immigrazione che la Spagna ha sempre sostenuto", ha
aggiunto. La Spagna è riuscita a modificare alcune parti della proposta
francese, in particolare il "contratto di integrazione" e il divieto
di procedere a regolarizzazioni di massa, immettendo la "regolarizzazione
caso per caso" non solo per ragioni umanitarie ma anche di carattere
economico.
( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-08 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Cossiga compie 80 anni: Moro? Sapevo di averlo condannato a morte
"Strage di Bologna, fu un incidente della resistenza palestinese"
Presidente Cossiga, auguri per i suoi ottant'anni. Lei è sempre malatissimo, e
tende sempre a relativizzare il suo cursus honorum - Viminale, Palazzo Madama,
Palazzo Chigi, Quirinale -. Eppure la vita le ha dato longevità e potere. Come
se lo spiega? "Ma io sono ammalatissimo sul serio! Nove operazioni, di cui
cinque gravi, una della durata di sette ore, seguita da tre giorni di terapia
intensiva. Ma resisto. Come si dice in sardo: "Pelle mala no moridi";
i cattivi non muoiono. E io buono non sono. Io relativizzo tutto quello che non
attiene all'eterno. E poi, come spiego in un libro che uscirà a ottobre,
"A carte scoperte", scritto con Renato Farina, tutte le cariche le ho
ricoperte perché in quel momento e per quel posto non c'era nessun altro
disponibile. Io uomo di potere? Sempre a ottobre uscirà un altro libro -
"Damnatio memoriae in vita" - con tutti gli articoli, lettere e
pseudo saggi di insulti e peggio pubblicati durante il mio settennato contro di
me da Repubblica ed Espresso ". A trent'anni dalla morte di Moro, il
consulente che le inviò il Dipartimento di Stato, Steve Pieczenick, ha detto:
"Con Cossiga e Andreotti decidemmo di lasciarlo morire". Quell'uomo
mente? Ricorda male? Ci fu un fraintendimento tra voi? O a un certo punto
eravate rassegnati a non salvare Moro? "Quando, con il Pci di Berlinguer,
ho optato per la linea della fermezza, ero certo e consapevole che, salvo un
miracolo, avevamo condannato Moro a morte. Altri si sono scoperti trattativisti
in seguito; la famiglia Moro, poi, se l'è presa solo con me, mai con i
comunisti. Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della
società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro
non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse
del suo nipotino Luca". Esclude che le Br furono usate da poteri
stranieri che volevano Moro morto? "Solo la dietrologia, che è la fantasia
della Storia, sostiene questo. Tutta questa insistenza sulla "storia
criminale" d'Italia è opera non di studiosi, ma di scribacchini. Gente
che, non sapendo scrivere di storia e non essendo riusciti a farsi eleggere a
nessuna carica, scrivono di dietrologia. Fantasy, appunto ". Quale idea si
è fatto sulle stragi definite di "Stato", da piazza Fontana a piazza
della Loggia? La Dc ha responsabilità dirette? Sapeva almeno qualcosa?
"Non sapeva nulla e nessuna responsabilità aveva. Molto meno di quelle che
il Pci (penso all'"album di famiglia" della Rossanda) aveva per il
terrorismo rosso". Perché lei è certo dell'innocenza di Mambro e
Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?
"Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un
incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che,
autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché
non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie
di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo
qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva
essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le
manifestazioni politiche, e le sentenze politiche". Scusi, i palestinesi
trasportavano l'esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato? "Divenni
presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose
erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per
questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il
capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie
traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte
popolare per la liberazione della Palestina: "Quel missile è mio. State
violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano"". C'è
qualcosa ancora da chiarire nel ruolo di Gladio, di cui lei da sottosegretario
alla Difesa fu uno dei padri? "I padri di Gladio sono stati Aldo Moro,
Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del
Sifar. Io ero un piccolo amministratore. Anche se mi sono fatto insegnare a
Capo Marrangiu a usare il plastico". Il plastico? "I ragazzi della
scuola di Gladio erano piuttosto bravi. Forse oggi non avrei il coraggio, ma
posseggo ancora la tecnica per far saltare un portone. Non è difficile: si
manipola questa sostanza che pare pongo, la si mette attorno alla struttura
portante, quindi la si fa saltare con una miccia o elettricamente... ". E'
sicuro che il plastico di Gladio non sia stato usato
davvero? "Sì, ne sono sicuro. Gli uomini di Gladio erano ex partigiani.
Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un
ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un
dirigente Msi. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani. I
democristiani erano pochissimi: nel mio partito la diffidenza antiatlantica è
sempre stata forte. Del resto, la Santa Sede era ostile all'ingresso dell'Italia
nell'Alleanza Atlantica. Contrari furono Dossetti e Gui, che pure sarebbe
divenuto ministro della Difesa. Moro fu costretto a calci a entrare in aula per
votare sì. E dico a calci non metaforicamente. Quando parlavo del Quirinale con
La Malfa, mi diceva: "Io non c'andrò mai. Sono troppo filoatlantico per
avere i voti democristiani e comunisti"". Qual è secondo lei la vera
genesi di Tangentopoli? Fu un complotto per far cadere il vecchio sistema?
Ordito da chi? Di Pietro fu demiurgo o pedina? In quali mani? "Credo che
gli Stati Uniti e la Cia non ne siano stati estranei; così come certo non sono
stati estranei alle "disgrazie" di Andreotti e di Craxi. Di Pietro?
Quello del prestito di cento milioni restituito all'odore dell'inchiesta
ministeriale in una scatola di scarpe? Un burattino esibizionista, naturalmente
". La Cia? E in che modo? "Attraverso informazioni soffiate alle
procure. E attraverso la mafia. Andreotti e Craxi sono stati i più
filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furono
dirottati da Craxi all'Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano. In più,
gli anni dal '92 in avanti sono sotto amministrazioni democratiche: le più
interventiste e implacabili". Quando incontrò per la prima volta
Berlusconi? Che cosa pensa davvero di lui, come uomo e come politico? "Era
il 1974, io ero da poco ministro. Passeggiavo per Roma con il collega Adolfo
Sarti quando incontrai Roberto Gervaso, che ci invitò a cena per conoscere un
personaggio interessante. Era lui. Parlò per tutta la sera dei suoi progetti:
Milano 2 e Publitalia. Non ho mai votato per Berlusconi, ma da allora siamo
stati sempre amici, e sarò testimone al matrimonio di sua figlia Barbara.
Certo, poteva fare a meno di far ammazzare Caio Giulio Cesare e Abramo Lincoln...".
Giuseppa Sigurani Ci sono accuse più recenti. "Non facciamo i moralisti.
Il premier britannico Wilson fece nominare contessa da Elisabetta la sua amante
e capo di gabinetto. Noi galantuomini stiamo con la Pompadour. Quindi, stiamo
con la Carfagna ". Lei non è mai stato un grande
estimatore di Veltroni. Come le pare si stia muovendo? Resisterà alla guida del
Pd, anche dopo le Europee? "E che cosa è il Pd? Io mi iscriverei meglio a
ReD, il movimento di D'Alema, di cui ho anche disegnato il logo: un punto rosso
cerchiato oro. Veltroni è un perfetto doroteo: parla molto, e bene, senza dire
nulla. Perderà le Europee, ma resisterà; e l'unica garanzia per i cattolici nel Pd che non vogliono morire socialisti".
Perché le piace tanto D'Alema? "Perché come me per attaccare i manifesti
elettorali è andato di giro nottetempo con il secchio di colla di farina a far
botte. Perché è un comunista nazionale e democratico, un berlingueriano di
ferro, e quindi un quasi affine mio, non della mia bella nipote Bianca Berlinguer
che invece è bella, brava e veltroniana. E poi è uno con i coglioni.
Antigiustizialista vero, e per questo minacciato dalla magistratura ".
Cosa pensa dei giovani cattolici del Pd? Chi ha più
stoffa tra Franceschini, Fioroni, Follini, Enrico Letta? "Sono una
generazione sfortunata. Il loro futuro è o con il socialismo o con Pierfurby
Casini". Come si sta muovendo suo figlio Giuseppe in politica? E' vero che
lei ha un figlio "di destra" e una figlia, Annamaria, "di
sinistra"? "Li stimo molto entrambi. Tutti e due sono appassionati
alla politica come me. Mia figlia è di sinistra, dalemiana di ferro, e si
iscriverà a ReD. Mio figlio è un conservatore moderno, da British Conservative
Party. Io pencolo più verso mio figlio". E' stato
il matrimonio il grande dolore della sua vita? "Non amo parlare delle mie
cose private. Posso solo dire che la madre dei miei figli era bellissima,
intelligentissima, bravissima, molto colta. Che ha educato benissimo i ragazzi.
E che io l'ho amata molto". \\ La moglie La madre dei miei figli era
bellissima, intelligentissima, bravissima, molto colta Ha educato benissimo i
ragazzi E io l'ho amata molto La moglie del presidente Aldo Cazzullo.
( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-07-08 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Biografie Il saggio di Paolo Soddu sulla figura del leader
repubblicano: storia di un politico scomodo Ugo La Malfa, l'utopia del realismo
Le sue battaglie: rigore economico, europeismo, riforma dello Stato, Sud di
GIUSEPPE GALASSO U go La Malfa non era di quelli per i quali, come di solito
accade, "democrazia " significhi solo un regime di libertà politica.
In ciò la democrazia coincide appieno con il liberalismo, e in questa
coincidenza sta gran parte delle fortune della libertà nel mondo occidentale.
La Malfa era, invece, di quelli per i quali democrazia vuol dire anche un certo
tipo di governo di un Paese e della società. Questa era la ragione per cui
Mazzini diceva di trovare il termine "democrazia" inadeguato ad
esprimere il concetto di quello stesso termine. Meglio - diceva - parlare di
"governo sociale". Queste brevi note sono forse la migliore
introduzione alla bella monografia di Paolo Soddu ( Ugo La Malfa. Il riformista
moderno, Carocci) su una delle personalità più singolari e che hanno
indubbiamente più influito nella storia della Repubblica italiana sino alla
fine degli stessi anni Novanta. Già il fatto stesso di questa influenza
costituì sempre, per tutti, un problema. La Malfa non fu mai a capo di una
grossa forza politica. Proveniva dal Partito d'Azione, dal quale approdò nel
1946 al Partito repubblicano, di cui divenne segretario, ma che restò sempre
una forza politica dai numeri modesti. Eppure ciò non impedì a La Malfa di
interloquire da pari a pari con i leader delle maggiori forze politiche, né di
contare in almeno alcune delle decisioni più importanti per il Paese quanto in
effetti contò. La risposta non era difficile, dato il tipo di discorso politico
di La Malfa. Un discorso tutto sempre di rigoroso realismo, ma non per questo
portato ad abbandonare l'intento di una vigorosa azione di riforma in vista di
obiettivi di alto profilo civile ed etico- politico: un intento in lui così
tenace, radicato e prioritario da farlo spesso considerare un utopista, un
illuminista, dall'inevitabile destino di predicatore nel deserto. Il che in parte
fu, ma certo non per l'astrattismo e il moralismo imputati a La Malfa, bensì
per la ricorrente sordità dell'ambiente politico-sociale italiano a temi e
discorsi che pongano crudamente sul tappeto le poste in gioco (non per nulla
l'Italia è una "nazione difficile "). Basta, per constatarlo,
ripercorrere l'accurata ricostruzione, fatta da Soddu, di tali temi e discorsi
di La Malfa. L'idea della riforma come metodologia politica irrinunciabile e
dinamica, purché ancorata al realismo, alla concretezza e al vigore della
visione politica. Le grandi scelte di politica internazionale, che in La Malfa
erano tutte e senza riserve in senso occidentale ed europeistico
(nell'Occidente era per lui, a giusta ragione, anche il Mezzogiorno). Le prese
di posizione per il Mezzogiorno e per la riforma agraria. La necessità di
internazionalizzare l'economia italiana, per cui da ministro del Commercio
estero attuò la liberalizzazione degli scambi. Il grande disegno di una
politica economica che consentisse al Paese, da un lato, di realizzare una
compiuta modernizzazione del suo assetto economico e un ulteriore e più
decisivo balzo in avanti del suo livello di sviluppo, e, dall'altro lato, di
superare i profondi e pericolosi squilibri sociali con una decisa azione a
favore delle fasce più deboli, e anzitutto i disoccupati e i giovani.
L'individuazione della politica dei redditi come strumento fondamentale per una
tale politica economica, cui fu ispirata la Nota aggiuntiva da lui presentata
nel 1962 come ministro del Bilancio, che rimane tra i grandi documenti italiani
in questo campo. La barra del timone tenuta sempre fissa sull'obiettivo
dell'equilibrio del bilancio dello Stato e sui conti in ordine nelle finanze
pubbliche, rifuggendo da ogni sia pur lontana tentazione di populismo e, ancor
più, dalla politica dei molteplici assistenzialismi sociali a pioggia.
L'esigenza di riconsiderare la struttura amministrativa dello Stato,
semplificandola e rendendola efficiente e moderna, magari sopprimendo le
Province e calcolando bene il rapporto tra poteri dello Stato e poteri delle
Regioni. L'esigenza di trovare un baricentro politico solido, duraturo e
funzionale della liberal-democrazia italiana, subito ravvisato nell'intesa fra
"laici" e cattolici, che
rimase per lui, da De Gasperi a Moro, un punto fermo difficilmente
rinunciabile, ma che non fu mai una camicia di forza paralizzante e gli
consentì di passare senza forzature o contraddizioni dal centrismo degasperiano
al centrosinistra degli anni Sessanta, alla costante ricerca di un colloquio e
di un'intesa con i comunisti italiani, contribuendo a sottrarli
all'attrazione fatale del comunismo sovietico e dell'ideologia leninista e
staliniana, e, infine, al cosiddetto governo Moro-La Malfa, alla vigilia, ormai,
della scomparsa di entrambi. Soddu ha disegnato bene sia la genesi di queste
posizioni, sia il loro concreto svolgimento nel quadro di un quarantennio di
vita politica italiana, nei rapporti difficilissimi con i democristiani dopo De
Gasperi, con i socialisti da Nenni a Craxi, con i comunisti da Togliatti a
Berlinguer, avendo ben chiaro che la vera forza politica di La Malfa era nella
forza delle sue idee. Al di là delle idee c'era, però, il pathos, la forza
della partecipazione e della tensione morale e ideale con cui La Malfa viveva
le sue idee, e dava perfino l'impressione talora di esserne vissuto più che di
viverle. E le idee e la tensione furono anche la ragione del suo fascino su
figure diverse e di primo piano: da Giovanni Amendola a Raffaele Mattioli,
tanto per fare solo due nomi, ma anche sui giovani, fra gli intellettuali, i
giornalisti, perfino i rivali politici. A leggerne, nero su bianco, in un libro
di storia, pregevole come questo, i giorni di La Malfa paiono lontani, così
come il suo sogno di un'Italia tutta Occidente ed Europa, moderna e dinamica,
retta da una grande forza democratica e riformatrice. Pure, è subito evidente
che l'orchestra è molto cambiata, ma la musica non altrettanto. Non parleremo,
tuttavia, dell'"attualità" di La Malfa. La cosiddetta attualità è,
quasi sempre, un modo di accennare a una tomba. Diremo solo che, malgrado il
tempo passato e i profondi mutamenti, gran parte delle cose dette o indicate da
La Malfa sono ancora dinanzi a noi e a quei grumi della realtà italiana intorno
ai quali ci si continua ad arrabattare molto più con le parole che con i fatti.
1962, UGO LA MALFA IN AUTO. ACCANTO A LUI GIUSEPPE SARAGAT.
( da "Tempo, Il" del 08-07-2008)
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"Gerusalemme", la città santa con tre anime e un solo cuore Sarina
Biraghi s.biraghi@iltempo.it Anche nella Città tre volte santa esiste una vita
normale e, forse, proprio questa quotidianità, la stessa di Londra o di Roma, è
la cosa più sorprendente di Gerusalemme oltre alla sua spiritualità. Renato
Coen e Federica De Sanctis, giornalisti di Sky, hanno dedicato alla Città della
pace "Gerusalemme" (Sperling&Kupfer, 250 pag. ), immergendosi
nella capitale spirituale delle tre grandi religioni monoteistiche con
l'obiettivo di raccontare la "normalità" di una città che tanto
normale non è, facendosi aiutare anche dai suoi cittadini, noti e meno noti,
persone che "vivono, lavorano, piangono, ridono, sudano e muoiono tra le
pietre più preziose della terra". Gerusalemme (ebraico Yerushalayim; arabo
al-Quds), situata sulle colline della Giudea, rappresenta per i due autori un
viaggio in una città complessa, una città che già nella Bibbia viene indicata
con almeno settanta nomi diversi: pietra, luce, roccia, sposa divina sono
alcune delle immagini usate per indicarla. L'unica città al mondo santa per tre
distinte religioni, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, simbolo della pace,
Gerusalemme è in realtà lacerata e contesa. Il libro mostra i tanti volti di
questa città carica di mistero e ricca di storia partendo dalla sua topografia.
I quartieri ebraico, cristiano e musulmano, i luoghi santi, i sobborghi arabi
sono i punti d'avvio di un racconto che tocca la storia come l'attualità. Quasi
la guida di una città che, secondo lo scrittore Meir Shalev, potrebbe essere
raffigurata come "una centrale nucleare che ha già perso il
controllo", oppure il posto dove centinaia di persone, secondo il
cardinale Carlo Maria Martini, sono "in perenne cammino per perfezionare
se stesse e il luogo dove vivono". Tra le altre voci autorevoli ci sono
quelle del custode di Terrasanta Pierbattista Pizzaballa, dello scrittore
israeliano Abraham B. Yehoshua, degli intellettuali palestinesi Sari Nusseibeh,
Ali Qleibo e Zacarias al-Qaq, degli ambasciatori israeliani in Italia Ehud Gol
e Gideon Meir, e dell'ex vicesindaco di Gerusalemme David Cassuto. A
Gerusalemme convivono gruppi socialmente e culturalmente diversi fra loro che
costituiscono mondi a sé stanti, aggregati eppure divisi. La
Gerusalemme laica e moderna sembra una metropoli europea: le zone a est abitate
dagli arabi sono tipicamente mediorientali, il quartiere ultraortodosso sembra
fuori dal tempo. "è una delle immagini indimenticabili il rito ortodosso -
racconta la Coen - ma anche la città vecchia che ti sembra di vedere dal vero
dopo averla conosciuta da bambina attraverso il catechismo…
Poi l'università, modernissima, da grande metropoli". E la cosa più
"naturale" è che per passare da una Gerusalemme all'altra basta
attraversare la strada. Gerusalemme santa, simbolo irrinunciabile per i fedeli
di tre religioni, è anche il teatro insanguinato di un conflitto che pare senza
soluzione, è ricchissima di storia e carica di mistero, legata fatalmente al
passato eppure aperta, multietnica, internazionale, lanciata verso il futuro,
perennemente divisa e condannata ad essere speciale. I due autori scoprono
Gerusalemme ponendo lo sguardo dalle diverse prospettive che essa impone per
lasciarsi conoscere, e puntandolo sulle "tre anime della città",
ovvero gli ebrei ultraortodossi, arabi e gli ebrei meno religiosi o laici:
"Le loro vite sono parallele - scrivono - si incrociano per le vie della
città senza mai incontrarsi veramente". Bellissima l'immagine di un fatto
tanto raro quanto curioso. "Nel 2005 il Ramadan, il digiuno degli arabi,
coincise con il Kippur, il principale digiuno degli ebrei che dura 25 ore:
tutta Gerusalemme ebraica era spenta, silenziosa, senza automobili, percorsa da
passanti che andavano al tempio o bimbi in bicicletta. La città araba era come
sempre caotica, ma era impossibile quel giorno vedere qualcuno che ingoiava un
boccone di cibo. Un'intera cittadinanza a digiuno". "Al termine di
questo viaggio - dicono Coen e De Sanctis - non possiamo dire con scientifica
obiettività se Gerusalemme sia pace o guerra, convivenza o scontro, se sarà
unita o divisa, migliore o peggiore della sua fama, sappiamo solo che c'è gente
di tanti tipi, di tanti colori che, nonostante tutto, e tutto considerato,
nella città santa cerca di vivere una vita possibilmente normale".
Insomma, Gerusalemme è storia, è contraddizione, è vita. Gerusalemme è quello
che non t'aspetti.
( da "Giornale.it, Il" del 08-07-2008)
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Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede.
Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste
uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le
considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro
con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad
"Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si
tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che
corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un
ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che
lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli
stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma
sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano,
mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa
l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire
due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato
affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale
dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading
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questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor
Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia
consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004
segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo,
professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
Varie Commenti ( 344 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 227 ) " (17 votes, average: 4.47 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di
discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è
sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale
nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere
impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula
sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello
della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di
indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di
affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di
abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si
rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi
il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che
proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi"
che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni
nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 153 ) "
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cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le
critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche
da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei
responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
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amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre
Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del
Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il
riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia
rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque
punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore -
riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione
irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale
antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum
cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile
la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali,
con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare
il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare
(entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel
1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere
configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze
interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore
dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora
che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e
clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché
la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione
cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno
più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
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in questo caso più... Andrea Tornielli: Egregio prof. sedevacantisca Damiani,
visto che mi accusa di complicità in genocidio (che è un... Franco Damiani: Voi
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( da "Riformista, Il" del 08-07-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Laicita'
Fede e letteratura
un canone difficile. meno male che c'è ernesto buonaiuti Gli scrittori cattolici non sono solo "autori devoti" Chi sono i
grandi scrittori cattolici del Novecento? Se
pensassimo alla Francia sarebbe tutto semplice: Péguy, Claudel, Maritain o
meglio Bernanos, Mauriac, Charles Du Bos, Maurice Blondel. Anche altrove è
facile. Evelyn Waugh in Inghilterra e C. S. Lewis (sì, quello delle Cronache di
Narnia ), mentre in Germania Bonhoeffer, il santo d'Europa, e preso per intero,
senza pregiudizi di settorialità teologiche, Karl Barth che fu grande come
Goethe (si pensi, a parte il titolo che ti schiaccia, a quel libro totale e
sfolgorante che è la Dogmatica ecclesiale ). Il problema è l'Italia. Se cerchi
nei manuali di letteratura il capitolo "scrittori cattolici",
ti viene da piangere. Minimi, minori, minorati, qualche prete sfortunato e
solo; poi tanti apologeti e odierni intervistatori,
più o meno opinionisti, vaticanisti. Il problema è radicale. Non si dice mai
che Pascoli o Ungaretti siano stati degli straordinari scrittori cattolici. Loro, no. Sono solo "poeti" simbolisti
o ermetici, come Pasolini restò uno scrittore scandaloso, scandalistico e
Testori un eccentrico, mentre il caro Sergio Quinzio un narratore "sine
glossa", di intrattenimento spirituale. Insomma, tutti intellettuali buoni
e belli, ma di fatto ininfluenti, mai riconosciuti come "scrittori cattolici" che parlano attivamente ai cattolici. È triste, ma l'aggettivo che volesse segnalare
un'appartenenza, una memoria, la grammatica comune di domande e di risposte
necessarie, non compete agli intellettuali italiani ma si appiccica
grossolanamente ai politici: i cosiddetti "cattolici"
di centro destra e di centro sinistra. Che sciupio! Enzo Bianchi da Bose è un
santo uomo, fa piacere averlo nei convegni (guardate lo snob di Micromega : lo
usano come senso di colpa contro i cattolici), ma poi
chi lo ascolta? E Carlo Bo fu solo un critico senile anche da giovane: non fu
mai inteso come uno scrittore religioso, l'Unamuno e il Pascal che avrebbe
voluto essere. L'Italia è un paese tragico. I nostri
migliori scrittori sono intesi quali "laici devoti", "atei
devoti" o alla meglio solo devoti. Il più importante intellettuale
cattolico italiano del Novecento potrebbe risultare, alla fine, Paolo VI: ma
l'effetto della dichiarazione suonerebbe come una boutade. Bisogna cercare
tanto per riconoscere tutto ciò che è chiarissimo. Il Pellegrino di Roma
(Gaffi Editore) è dunque un'occasione splendida. Buonaiuti lo scrisse due anni
prima della morte (1946). Considerato "modernista", fu messo
sott'accusa (la Pascendi, 1907, di Pio X), i suoi libri all'Indice, poi
scomunicato a vita ('26), non gli permisero nemmeno l'abito talare e il
fascismo gli tolse la cattedra universitaria (non aveva giurato, nel '31,
insieme ad altri 11 professori italiani). Nemmeno nel '45 fu reintegrato a
causa di pressioni oscure. Non fu un eroe. No, solo un grande, struggente, scrittore
cattolico. Che credeva in cose strane, d'altri tempi: "La tradizione è
solidarietà spirituale". Oppure, con Gioacchino da Fiore: "Il primo stato del mondo fu fatto di schiavi, il secondo di liberi:
il terzo sarà comunità di amici". È quel tempo escatologico e al futuro
che lo rese grande. Ma il Pellegrino di Roma, la generazione dell'esodo, hanno
ancora una contemporaneità? La luce diversa di Buonaiuti vive sottile,
ammalata, insospettabile, corre come una volpe azzurra in certi lampi oscuri
che hanno segnato la spiritualità italiana. Esiste un segno forte e graffiato
che lega Federigo Tozzi a Giorgio Manganelli. Bestie ('17) fu un libro
fortemente mariano: l'aspra sofferenza di una maternità ferita. E non ci
sarebbe la "caduta corporale" dell'Hilarotragoedia ('64; nemmeno
l'estasi familiare delle ultime lettere, Circolazione a più cuori ) se non ci
fosse quella luce nera e abbagliante, la religiosità nuda di Manganelli, il
nostro Hopkins, il nostro cantore di naufragi. Buonaiuti è contemporaneo solo se
crediamo che lo scrittore cattolico italiano sia saldo al pensiero di Furio
Monicelli, "la maggiore carità si trova in quelli che hanno contravvenuto
alle regole" (L'amore guasta il mondo ). Penso alla pazienza estenuata di
Luigi Santucci (Come se ), o a certe ossessioni, oggi, di Doninelli (La verità
futile ), di Aurelio Picca (Sacro cuore ), di Giuseppe D'Alessandro (Se un Dio
pietoso ) e così a tratti penso a Camon, come agli improvvisi sbotti di amore
cariato e vero in Ferruccio Parazzoli (Per queste strade familiari e feroci ).
Altro che il moralismo, che l'educazione alla buona vita di certi bozzetti
della Tamaro! Noi cristiani siamo lì, in un massacro di anime che mai negano
una fede presente e sfinita. Come in qualche verso pop di Davide Rondoni o nella
religiosità drammatica, malinconica, di Claudio Magris. E come nel massimo caso
italiano di letteratura spirituale. Quel miracoloso indimenticabile samiszdat.
Una preghiera masaccesca e insieme angelica, come una corda tesa di vita
morale. Splendida quanto un grande romanzo: La messa dell'uomo disarmato di
Luisito Bianchi. 08/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova
a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti
( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul
Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le
rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con
calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e
democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua
fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate,
acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo
della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il
secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano
dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice.
andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme
con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in
Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo
oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi,
ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la
"guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average:
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amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti
dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza.
Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire
quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa
Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità.
Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale
ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il
Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto
di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato
"Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo
al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella
vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis
apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata
mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue
lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni
su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto
in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ...
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questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il
discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier),
l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla
telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che
qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche
il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo
istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera
Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza
Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il
"sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si
rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non
sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani
qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto
Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il
partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla
carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i
bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che
la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una
prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non
abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non
intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica".
Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha
una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter,
e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze?
L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato
chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter:
"Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte
degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in
parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano".
Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il
"premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci,
Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti
migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione
rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a
Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e
l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier
ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative
e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi),
tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed
entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato
lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie
finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono
buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente
Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo
è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con
D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire:
non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al
D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere"
alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è
più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione
del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione.
A questo punto si capisce perché non è stato esportato
dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto
dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale
proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (42) Ultime discussioni Alberto Taliani:
Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive
sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori
e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf
vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che
viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi
trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio:
Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non
è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
contrordine compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime
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maglia giallaDi Pietro show: "Siamo al fronte" Grillo attacca
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno
a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi
sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è
l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal
centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo
Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come
obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto
il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex
ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average:
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici
nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza
Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al
dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome
di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi
antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già,
brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della
nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa
Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine
medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza
portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non
c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della
nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto
il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in
avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria
digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del
17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale
era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia.
L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e
della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei
vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate
di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E
Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel
1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone.
Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato
esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto
dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale
proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re
è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
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Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive
sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori
e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf
vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che
viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi
trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio:
Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non
è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna
a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa
il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova
a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate
sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere
all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32
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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito
democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei
conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma,
secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e
democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua
fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate,
acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo
della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il
secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano
dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice.
andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme
con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in
Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo
oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi,
ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la
"guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato
risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average:
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amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta.
Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e
della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo".
Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente)
che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma
quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire
quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa
Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo
che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine
medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza
portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non
c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della
nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi
alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche
l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei.
Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e
a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà
partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e
nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario
piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non
fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il
"partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08
Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo
"ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per
i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è
niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano,
con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave
delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che
affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40
anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il
filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è
cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà
contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla
Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono
Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni
per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente
Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare".
Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero
molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania.
E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi,
carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema
paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e
problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le
carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del
premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento
giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo
e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che
non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già
perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per
recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo
anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non
funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e
subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete
chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer
(sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso
Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e
dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci
sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha
gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese.
Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa
notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra
esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone
autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non
smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema.
Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del
Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra
divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando
ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 )
" (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Alberto Taliani: Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa
straniera che secondo lui scrive sempre e solo la verità.... Alberto Taliani:
Caro Ambrogio, guardi che i lavori e il dibattito sul lodo e la blocca-processi
li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf vedo che viaggiando molto non conosci bene i
giornali stranieri. Io, che viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno
rotto le scatole (e mi trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli
taliani... Ambrogio: Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al
compiuter forse non è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova
a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola
comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della
sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia".
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Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici
nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio,
a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi,
ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta
intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma
Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che
questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della
nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da
tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si
comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna
evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori
dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare"
e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere
della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti?
penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci
sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine
medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza
portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non
c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della
nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre
idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione
parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle
piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma,
Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership.
Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni".
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Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"),
la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico
di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è
deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al
caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono
"problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale,
sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della
politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco
perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per
"fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il
Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di
"luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e
maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non
ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già
perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi
hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per
recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo
anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non
funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e
subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete
chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer
(sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso
Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e
dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci
sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha
gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese.
Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa
notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra
esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone
autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non
smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema.
Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del
Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra
divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando
ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 )
" (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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straniera che secondo lui scrive sempre e solo la verità.... Alberto Taliani:
Caro Ambrogio, guardi che i lavori e il dibattito sul lodo e la blocca-processi
li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf vedo che viaggiando molto non conosci bene i
giornali stranieri. Io, che viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno
rotto le scatole (e mi trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli
taliani... Ambrogio: Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al
compiuter forse non è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova
a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò,
riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad
ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno
"tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici
milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti
hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno
scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà,
scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in
Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo
oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi,
ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra"
è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le
truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà
alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto
partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra,
impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine
dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter
eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi
abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un
bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici
contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa
Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione.
Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo
l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi
che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che
assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di
Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche.
Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli
fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non
minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare
subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di
tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per
evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo
sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come
diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario
che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente
designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio
quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare
agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per
interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a
nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare
l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una
volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe,
gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in
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post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è
mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la
sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in
prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo
di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla
"tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal
dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un
termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere
senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale
futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di
noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi
mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno
vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice
francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi
alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo
con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd),
sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento
e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche
l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra"
(leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità,
insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese
interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il
governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di
governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni
Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco
spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto,
come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano
("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità,
azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la
scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di
maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è
deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al
caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini"
non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra
non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga
il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in
Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A
questo punto si capisce perché non è stato esportato
dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto
dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale
proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
ilGiornale.it contatti Categorie Varie (42) Ultime discussioni Alberto Taliani:
Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive
sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori
e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf
vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che
viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi
trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio:
Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non
è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra
- 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e
il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà
all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine
compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime News Fiat e
Bmw: alleanza industriale per i marchi Mini e Alfa RomeoFamiglie al risparmio,
consumi giù dopo 6 anniPetrella, Sarkozy: "Sì all'estradizione in Italia,
ma concedete la grazia"Tour, freccia Schumacher: cronometro e maglia
giallaDi Pietro show: "Siamo al fronte" Grillo attacca Napolitano:
dormeLodo Alfano, Veltroni: "Fini avalla l'esproprio" Il presidente
della Camera: "Regole rispettate" Blog amici Il blog di Andrea
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno
a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi
sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è
l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal
centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo
Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come
obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto
il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex
ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average:
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici
nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza
Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al
dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome
di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi
antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già,
brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della
nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa
Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine
medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza
portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non
c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della
nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto
il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in
avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria
digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del
17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale
era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia.
L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e
della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei
vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate
di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E
Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel
1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone.
Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato
esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto
dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale
proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11
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Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive
sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori
e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf
vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che
viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi
trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio:
Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non
è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova a
sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che
piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni.
Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si
consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di
scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e
della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del
Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge
Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista".
Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul
Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma,
la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno
a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi
sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è
l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal
centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo
Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come
obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto
il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex
ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average:
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici
nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza
Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al
dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome
di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi
antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già,
brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel
secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei
Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle
accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita
da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema
dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario
Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato
di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il
tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare.
L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di
parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a
dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi
sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della
nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si
costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un
varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e
queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal
tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice
(giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della
violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso
voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa
Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà
minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine
medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza
portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non
c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della
nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto
il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in
avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria
digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del
17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale
era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia.
L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e
della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei
vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate
di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E
Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel
1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone.
Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che
sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata
presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima
compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono
gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti.
Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese
e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo
ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi
diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in
crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza
era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco
(finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato
esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto
dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale
proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
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Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive
sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori
e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf
vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che
viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi
trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio:
Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non
è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova
a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto.
I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo
di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i
suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta
"come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza:
unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere
Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su
Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise
nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla
testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio?
A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08
L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito
democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei
conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma,
secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e
democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua
fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate,
acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo
della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il
secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano
dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice.
andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme
con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in
Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo
oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi,
ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la
"guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno
a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi
sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è
l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal
centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo
Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli
amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro
che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di
Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per
evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo
sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come
diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario
che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente
designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio
quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare
agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per
interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a
nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare
l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una
volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe,
gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in
Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è
mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la
sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in
prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo
di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla
"tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal
dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un
termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere
senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale
futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di
noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi
mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno
vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice
francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche
l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate
di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E
Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel
1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente
Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza
partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un
fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa
"premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine
dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema
e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani)
ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha
varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le
analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla
carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al
presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine
occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a
dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in
due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo.
Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante
che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il
centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare
avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea
costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento
dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni
riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se
anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in
Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il
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post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni
e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi
quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile
sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri
(quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con
la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati
uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro
hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso
è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi,
ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto,
che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al
sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi,
Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi
di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto
soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più
veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato
l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che
hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto
più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da
"fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla
vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da
poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi
ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli
italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora
ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e
le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato
esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto
dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale
proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non
funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che
stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che
pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma
quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il
re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni
personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una
bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11
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caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro
Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su
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Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive
sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori
e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf
vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che
viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi
trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio:
Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non
è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede.
Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste
uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le
considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro
con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad
"Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si
tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che
corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un
ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che
lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli
stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma
sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano,
mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa
l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire
due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato
affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale
dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente
incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo
ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici
a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che
né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente
di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le
distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo
sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è
esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del
"diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi
solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più
tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie
per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di
discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è
sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale
nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere
impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula
sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello
della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di
indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di
affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito
di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si
rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi
il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che
proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi"
che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni
nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) "
(13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun
08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le
critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche
da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei
responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
" (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto
ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni
presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay.
Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma
proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui
manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi
contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare
il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto
dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di
sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la
San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero
dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo
chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il
Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza
al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli
ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi
tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena
validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già
sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la
sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog
di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede.
Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste
uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le
considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro
con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad
"Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si
tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che
corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro
o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso
Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi
islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare
lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra
davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta
indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due
paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato
affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale
dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali
e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato
davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire
semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading
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Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie
per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei
bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes,
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pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
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avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
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non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of
5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di
discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è
sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale
nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere
impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula
sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello
della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di
indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di
affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito
di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si
rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi
il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che
proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi"
che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni
nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) "
(13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun
08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi,
non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di
discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice,
requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La
discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa
non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti
progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili
della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
" (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay.
Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma
proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui
manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi
contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare
il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto
dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di
sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la
San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale
e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare
la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente.
Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata
all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 )
" (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E'
iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X
fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul
Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica,
dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di
Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia
commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da
sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena
comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo
chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il
Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza
al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli
ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi
tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena
validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già
sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la
sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà
cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei
prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è
stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog
di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
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monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede.
Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste
uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche"
sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece
nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato
"parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente
incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo
ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici
a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che
né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente
di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le
distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo
sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è
esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del
"diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor
Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia
consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004
segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo,
professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes,
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pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo
thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non
il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie
Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti
Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli,
la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata
affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha
risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a
Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono
tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie
Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come
sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread
il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo
interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi
dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa
antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come
"dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè
senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel
1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi
"dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non
commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la
Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé
una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema"
della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che
il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non
definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la
religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio
franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad
abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur,
nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio
Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani.
Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione
sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere
costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una
zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana
risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le
situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà
religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la
sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua
minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto
giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha
parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo
(non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali
della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella
fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo
era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani
propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo
che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per
tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum
fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio
(composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo
ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe
Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato
da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa
cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,
Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2)
Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione
dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e
sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal
Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del
diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci
impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede
Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la
validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione
di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche
del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e
Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune
della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel
Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva
la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare".
Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul
Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale
della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il
pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima
nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa
ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di
monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che
aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del
cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non
sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo
stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però
scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni
sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla
cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la
Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo
stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la
"vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica
guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella
piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono
ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche
alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere
questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa
cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento
il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn
è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile
dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da
Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo
alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della
Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione:
"Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico
della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo
la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in
questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro
stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un
rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo
Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è
per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché
questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera
tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si
possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
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articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia
Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la
Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione
irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale
antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum
cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile
la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali,
con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare
il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare
(entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel
1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere
configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze
interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore
dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora
che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e
clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché
la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione
cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno
più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea
Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
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maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @
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Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è
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mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto
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della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come saprete - qualcuno
ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole
grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che
ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura
di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di
discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto)
l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può
essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo.
"Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa
dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra
i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di
mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha
diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una
religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo,
oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più
Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi
alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e
permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi
sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio
modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa
ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del
mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi
fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è
essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) "
(13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008
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cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche
al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti
progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili
della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità
con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08
Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo
arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi,
che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante
apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola
comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17
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amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto
ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni
presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay.
Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma
proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui
manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi
contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare
il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto
dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di
sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la
San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che
negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi
con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così
favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
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e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Lefebvre, il Sillabo e la libertà
religiosa . cattive notizie da Econe Buone notizie da Mosca. Il bivio di
monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra
S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Pagine About Disclaimer I miei libri
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede.
Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste
uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le
considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro
con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad
"Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si
tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che
corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un
ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che
lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli
stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma
sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano,
mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa
l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire
due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato
affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale
dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor
Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia
consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004
segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo,
professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di
discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è
sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale
nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere
impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula
sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello
della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di
indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di
affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito
di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si
rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi
il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che
proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi"
che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni
nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale
i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del
tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve
essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che
appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di
sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha
dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in
materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive
notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del
protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio
1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché
intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal
consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla
consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi
punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la
Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore,
diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano
certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto
tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi.
I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo
chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione
improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti
minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La
discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa
non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti
progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili
della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre,
arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità
Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli
alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di
Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei
vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione
con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di
riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati
con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle
edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai
Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la
disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle
contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II,
fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge
particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average:
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Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della
cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica
riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che
c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e
la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes,
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di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che
aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale
Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste
ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso
Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e
sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque
un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della
scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi
superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di
giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e
la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse
un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi,
ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio
Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della
validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio
non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli -
come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime
perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità
nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono
quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e
alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E'
evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro
nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog
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avanti Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa . cattive notizie da Econe
Buone notizie da Mosca. Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come saprete - qualcuno
ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor
Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere
della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha
accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di
chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile
ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole
grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.
Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le
canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente
locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto
del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex
Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la
candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della
Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di
teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che
ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura
di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di
discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto)
l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può
essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo.
"Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa
dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra
i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di
mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha
diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una
religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo,
oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più
Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi
alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e
permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi
sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio
modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa
ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del
mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi
fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è
essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) "
(13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 .
cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte
"dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal
cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese
si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti
sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di
Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era
stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta
evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il
suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica,
come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il
Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto
altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni
scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un
livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il
Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della
scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche
al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti
progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili
della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità
con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18
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Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo
arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi,
che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante
apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola
comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17
) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto
ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni
presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay.
Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma
proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui
manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi
contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare
il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto
dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di
sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la
San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13
out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed
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condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che
negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi
con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così
favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog
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matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina
delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da
ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio
intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui...
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monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra
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( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Come saprete -
qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile
dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco
Bottoni, intervistato dal "Corriere della
Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il
governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura
della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni
venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole
grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi
"giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto.
Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque
giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali?
Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi,
dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori
abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa"
dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la
gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura
del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed
efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i
monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i
politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una
polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità.
Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita
spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il
lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la
nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto
del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione
delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio,
sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della
Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di
Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito
nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro,
insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond
Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal
1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor
Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia
consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004
segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo,
professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i
lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque
punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la
libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato
nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha
risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua,
ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che
liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al
Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca
(unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della
scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai
cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con
Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di
discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di
Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto
riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri
commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto
"Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto
quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è
sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale
nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito
a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente
espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà
religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di
indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di
affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito
di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si
rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi
il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che
proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi"
che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni
nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De
Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza)
perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a
una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno
dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che
è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il
senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista
politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto
monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa
c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come
qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata
dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi
del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o
impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) "
(13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun
08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale"
del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5
maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non
perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece
perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito
alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita.
Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la
Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore,
diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano
certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto
tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi.
I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo
chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione
improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti
minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La
discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa
non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti
progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili
della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione
cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena
comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi.
La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da
Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole
davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe
bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel
Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della
Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre
fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo,
Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo
dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della
Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero
ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti
insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della
liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la
Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di
comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo
inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti
celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti
indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti
promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di
rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 )
" (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre
Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del
Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il
riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia
rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque
punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore -
riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog
di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay
Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non
attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha
invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di
rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà
di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità
del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine
del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione
richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la
piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede
e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per
l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel
Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che
hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno
alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario
Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia
Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la
Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione
irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale
antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum
cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile
la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali,
con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare
il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare
(entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel
1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere
configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze
interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore
dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora
che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose
disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la
Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione
cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno
più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of
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Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della
lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli
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Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive
maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @
Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta
Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è
da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il
mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto
qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue
fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... Gli articoli più inviati
Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella -
13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e
lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale
in rito antico - 8 Emails Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al
Sant'Uffizio - 7 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6
Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia
finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5
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( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VIII - Napoli
IL COMPITO DEI CIRCOLI LUCIO AVAGLIANO U n difetto che a ben vedere risale a
dodici anni fa, vedi le riunioni a Camaldoli del primo governo Prodi. Anche
allora apparve chiaro che i partiti si rifiutavano di fare i conti con la
propria storia, a sinistra perché occorreva analizzare i motivi della mancata evoluzione
del Pci verso una socialdemocrazia dichiarata; invece per i
cattolici per non voler fare un'analisi storica riguardante la Dc, messa
invece frettolosamente da parte, ancora tutta da scrivere con le sue luci e anche
le sue ombre, mentre la storia del mondo correva veloce e il piano
internazionale cambiava radicalmente. In che direzione? Quella globale
della fine di un'era di troppo fiducioso libero-scambismo. Ora appare con
grande chiarezza, il rinvio alle riflessioni di Giulio Tremonti è d'obbligo,
che la società richiedeva complessivamente protezione in tutti i campi, il che
portava a privilegiare l'uomo forte e decisionista, proprio mentre la sinistra
invece si trastullava con il mito delle primarie e di un'unione forzosa e priva
di quelle basi culturali cui abbiamo sopra accennato. Ottima idea
nell'intenzione, ma che nella pratica, agli occhi del cittadino, si è risolto,
prevalentemente nel Mezzogiorno in una rilegittimazione di classi dirigenti al
potere da troppo tempo e desiderose di non mollarlo. In verità la partitocrazia
nel Sud aveva già diminuito le ansie di partecipazione, insieme a una politica
economica tendente a perpetuare vecchi miti, già superati dalla generazione
formatasi negli anni Trenta e Quaranta (Menichella, Giordani, Beneduce,
Saraceno) quali turismo e agricoltura. Qui il difetto di analisi culturale,
nessuno studio, come nelle affermazioni recenti anche se non condivisibili di
Massimo D'Alema a Marina di Camerota, che però sembrano forse invece la
direzione da intraprendere. Occorre insomma affrettarsi a riempire certi vuoti
piuttosto che puntare su una riproposizione taumaturgica di primarie in cui il
ruolo principale è pur sempre giocato dalle forze politiche intorno a sindaci e
presidenti. Si deve recuperare il tempo perduto, non bastando certamente
articoli o seminari come sembrerebbero dimostrare le citate riflessioni su
democrazia e religione nelle quali forse non hanno il dovuto posto le
riflessioni sul tema avviate da Gabriele De Rosa e dalla sua équipe sul campo
trent'anni fa e culminata nella nascita di una università, quella di Salerno,
che si rifiutò di essere dall'inizio programmaticamente una semplice fabbrica
di diplomi. Progetto quest'ultimo certamente danneggiato dal recente declino
della istituzione universitaria, ma non per questo annullato. Si sarebbe
scoperto, ad esempio, con studi più approfonditi, l'errore grave commesso da
Gramsci, circa un Sud sottosviluppato perché cattolico. Infine occorre
osservare che l'ultimo governo Prodi si era dovuto confrontare quotidianamente
con la questione settentrionale per motivi politici, ma anche che aveva assunto
alcune decisioni importanti soprattutto in materia fiscale e di incentivi alle
imprese, una rivoluzione epocale per il sistema imprenditoriale meridionale da
sempre abituato a fare investimenti da subito solo con i soldi pubblici. Si
aggiunga anche il progetto di creazione delle zone franche urbane (tasse
azzerate per cinque anni). A questo punto i circoli dovrebbero servire a
riprendere e a portare avanti tali iniziative, non limitandosi a essere
raggruppamenti per i confronti tra le "aree", cioè tra le
"correnti". Altrimenti è meglio non perdere altro tempo.
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Napoli
Il segretario Nicolais punta all'unità: "Il nemico è a destra" Tante
donne e "under 40" il nuovo Pd senza Bassolino
Completato il vertice provinciale con esponenti cattolici e
socialisti OTTAVIO LUCARELLI Sette donne su quattordici, mondo cattolico,
volontariato, alcuni politici professionisti. Tanti giovani, ma non ci sono i bassoliniani
che per ora restano sull'Aventino anche se per loro i posti in squadra sono
pronti e definiti. Non è tutto "under 40" l'esecutivo
provinciale presentato dal segretario napoletano del Pd Luigi Nicolais e dal
vice Pasquale Sommese, ma l'età media è sotto i quaranta. Il baby ne ha 27,
Francesco Dinacci della Sinistra giovanile; la più anziana è Maria Pia Di
Monda, "over 50" sconfitta nella corsa a sindaco di Brusciano. E poi
alcuni giovani ma già veterani come il presidente del consiglio comunale Leonardo
Impegno (delega al programma), il presidente di Bagnoli-Agnano Giuseppe
Balzamo, il consigliere comunale Giovanni Palladino, il socialista Roberto De
Masi. E proprio la presenza di De Masi, che al congresso ha votato per
Cozzolino, segna il lavoro di Nicolais che punta all'intesa con la minoranza
bassoliniana guidata appunto dall'assessore regionale Andrea Cozzolino
sconfitto dieci giorni fa. "Noi puntiamo a raggiungere l'unità - spiega
Nicolais - e per Cozzolino è pronta la carica di presidente del Pd, una carica
non esecutiva ma di garanzia. Così come ci sono tre caselle libere
nell'esecutivo per due donne e un uomo. Dobbiamo essere uniti perché i nostri
competitor sono all'esterno, sono nella destra". Caselle, appunto, ancora
vuote perché la minoranza non ha ancora deciso se accettare gli insistenti
inviti di Nicolais, che spiega: "Ho atteso alcuni giorni, poi ho dovuto
formare l'esecutivo". Esecutivo guidato dal coordinatore Domenico
Tuccillo, tre legislature alla Camera alle spalle, e composto anche
dall'imprenditrice Mariangela Affinita, dalla docente di Sociologia Paola De
Vivo, dalla professoressa Clotilde Paisio (preside dell'Istituto
"Petriccione" di San Giovanni a Teduccio), da Elena Serino di Azione
cattolica, da Patrizia Spigno della Cgil ed Emilia Taglialatela, insegnate di
lettere. Completa l'esecutivo Biagio Ciccone (area Letta-Mazzarella) mentre il
sindaco di Portici Enzo Cuomo coordinerà la consulta degli amministratori. Un
esecutivo con tre caselle vuote perché, è scritto in un comunicato diffuso
dall'area Cozzolino "c'è insoddisfazione per come è stata composta la
nuova segreteria: è mancato il coraggio di osare e innovare". "La
costruzione di un grande partito - prosegue il comunicato - passa per
l'apertura alle tante forze che guardano con fiducia al progetto politico. Un
partito non vive di lacerazioni e di contrapposizioni. Su questo terreno
intendiamo produrre innovazione a un livello unitario più forte fin dalle
prossime settimane". Tutti in cerca di unità, ma per adesso divisi.
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Milano Il docente della Cattolica: bene l'accordo ma il velodromo
è inadatto "Non facciamoli sentire cittadini di serie B" Branca: ora
serve una vera moschea ORIANA LISO "In questo povero Paese le questioni
vengono sempre risolte in un clima di emergenza, dopo che per vent'anni nessuno
ha mai voluto affrontarle seriamente. Ma attenzione che la soluzione non
sia solo un altro modo per mettere ai margini una comunità che ormai è parte di
Milano". Professor Paolo Branca, docente di Lingua araba alla Cattolica:
la comunità di viale Jenner trasloca. è un bene o un male? "La situazione
in viale Jenner non era più accettabile, con problemi sia per gli islamici sia
per i residenti. Ma se si è arrivati a tanto è perché qualcuno ha lasciato che
questo accadesse: non intervenire è stato poco saggio,
perché adesso l'emergenza ci costringe ad avere come interlocutore uno dei
centri islamici che a Milano ha meno rapporti con la società civile, quando ci
sono altre realtà più piccole che hanno gli stessi problemi ma cercano di
integrarsi di più con la realtà circostante". Di chi sono le colpe?
"Sarebbe servito un tavolo istituzionale per affrontare la questione più
vasta della libertà di culto per gli islamici. In America vedo bellissime
moschee accanto alle chiese, in città. Qui da noi i musulmani devono pregare
negli scantinati, nei garage. è un'impostazione a dir poco bizzarra, perché un
Islam emarginato non fa bene né ai musulmani né a noi". Dal garage ora
passeranno al Vigorelli. "Il velodromo mi fa una brutta impressione: una
moschea dovrebbe essere tale, come una chiesa o una sinagoga. Ci deve essere
una riconoscibilità del luogo di culto, che deve essere bello: questo è un
diritto di tutti. Spero sia davvero una soluzione provvisoria, anche se può
avere un senso staccare la preghiera, che è un momento di aggregazione
generale, dalle attività del centro, che sono inevitabilmente
"targate". E spero anche si trovi una soluzione definitiva, non a
spese dello Stato. Anche qui, però, torniamo sullo stesso problema: credo sia difficile
trovare un'area dove costruire ex novo una moschea, quindi andranno a finire in
un capannone, in una cascina. Ancora una volta, un posto non adatto alla
preghiera". La Curia ha lanciato l'idea di tante piccole moschee. Che ne
pensa? "C'è chi mostra buon senso, anche se poi prevalgono i muscoli.
Credo non sia sbagliato, come per i cattolici che
hanno le parrocchie in ogni quartiere, avere tante piccole e più gestibili
moschee vicino alla propria casa. Soprattutto, va capito un principio:
mantenendo gli islamici in posizione subalterna questo Paese non sta creando
gli interlocutori giusti per il futuro. I giovani musulmani che vivono a Milano
non ce la fanno più di sentirsi di serie b. Dicono: non siamo immigrati, siamo
nati in Italia, studiamo e lavoriamo qui. Perché dobbiamo pregare nei
garage?".
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Genova
Una storia ambientale intricata scuote la Regione "Un palazzo
d'amianto" rischio trasloco per 250 AVA ZUNINO Una storia di amianto sta
scuotendo la Regione, sia per la logistica (perché potrebbe comportare il
trasloco temporaneo di uffici in cui lavorano circa 250 persone) che dei
rapporti tra i direttori generali e tra questi e l'amministrazione. Ad oggi,
secondo i dati dell'Arpal, l'unico fattore a non essere in discussione sarebbe
la salute dei dipendenti, ma la proprietà dell'edificio che la Regione ha in
affitto ha appena finito il censimento dell'amianto. "Non so ancora cosa
abbia trovato - spiega l'assessore alle risorse umane e finanziarie, G. B.
Pittaluga - in ogni caso noi siamo pronti: ho già opzionato un immobile in via
Ravasco nel caso in cui fossero necessarie opere di bonifica". Ma
l'intrico è notevole e la tensione è alle stelle. Negli uffici della Regione al
numero 113 di via D'Annunzio, dove hanno sede gli uffici dell'urbanistica,
dello sviluppo economico e dell'ambiente, poco meno di due mesi fa durante
operazioni di manutenzione ordinaria staccando un paio di pannelli hanno
trovato dell'amianto non inertizzato. Le due stanze vengono chiuse. Si chiama
l'Arpal e si chiama la Asl. Arpal fa un monitoraggio dell'amianto nell'aria in
tutti gli uffici del blocco di via D'Annunzio 113: tutto entro i limiti, il
livello massimo registrato è 0,9 contro un limite che è di 2. Nel frattempo
l'amministrazione chiede alla Asl il da farsi. La Asl scrive alla Regione e prescrive:
fate il censimento dell'amianto libero nel palazzo e poi eventualmente un
programma di bonifica e inertizzazione. In Regione un po' cadono dalle nuvole:
la Asl è la stessa che nel 1995, quando l'amministrazione prende in affitto il
palazzo dal Fondo Immobiliare Catullo (gruppo assicurazioni
Cattolica) certifica che l'immobile è completamente bonificato. Intanto tra i
dipendenti sale la tensione. Si fa un'assemblea. L'assessore G. B. Pittaluga
che ha già opzionato alcuni uffici in via Ravasco per eventuali trasferimenti
dei 250 dipendenti del palazzo di via D'Annunzio, cerca di calmare gli animi:
si arriva ad un accordo sul percorso da seguire, affidando ad Arpal i
monitoraggi e individuando tre dipendenti della Regione che seguano in presa
diretta i lavori per riferirne ai loro colleghi. Tutto bene fino a quando il
direttore generale delle risorse finanziarie decide di scrivere a questi tre
delegati invitandoli ad astenersi da manovre che non sono di loro competenza
"che possano compromettere la sicurezza" loro o di altri lavoratori.
Da qui la protesta dei dipendenti, che replicano con una lettera durissima,
attacco al direttore generale e anche all'amministrazione regionale che non si
preoccupa a sufficienza della salute dei dipendenti. La lettera viene firmata
anche da un altro direttore generale, quello della pianificazione territoriale,
il cui dipartimento ha sede proprio nel palazzo interessato dall'amianto. E
ieri il vice presidente del consiglio regionale, Luigi Morgillo, Pdl, ha
presentato un'interpellanza per sapere: "se corrisponde al vero che tra i
dipendenti che hanno contestato l'operato del
direttore generale del dipartimento risorse finanziarie e strumentali vi siano
anche direttori generali di altri dipartimenti. Se fosse confermato che un
direttore generale ha sottoscritto una petizione contro un altro direttore
sarebbe un fatto gravissimo".
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Bologna Il caso Lettera aperta al cardinale Caffarra di Francesco
Berti Arnoaldi Veli, avvocato-intellettuale laico Bologna disperata, ma la Chiesa
dov'era? VALERIO VARESI A padre Casali che gli chiedeva un intervento nelle
memorabili "serate" in San Domenico, aveva risposto rimarcando con
umiltà e ritrosia il suo essere laico: "Tu sai che io abito altre
stanze". E da queste stanze ora Francesco Berti Arnoaldi Veli sente
il dovere di rivolgersi alla Chiesa bolognese e al suo pastore, il cardinale
Carlo Caffarra, sfidandoli sul tema più proprio dell'essere cristiani: la
speranza nell'uomo. All'avvocato-intellettuale, appartenente a una generazione
cresciuta col futuro negli occhi che giovanissimo l'ha visto salire in montagna
a combattere con "Giustizia e libertà" ("la mia brigata dal nome
che scoppiava di speranza" dirà) è apparso stonato che proprio
l'arcivescovo definisse "disperata" Bologna "attingendo a un
troppo famoso precedente del cardinal Biffi". Padre Casali lo volle lo
stesso in San Domenico, proprio perché parlava "da altre stanze".
Come Elio Vittorini che sottolineava l'importanza di Cristo anche per chi non è
cristiano ("credo che l'uomo più grande finora esistito sulla terra sia
lui" scriveva), così Berti rivendica con una "Lettera aperta al
cardinale di Bologna Carlo Caffarra" il diritto a intervenire e dissentire
su una questione cruciale dell'uomo ostinandosi a "voler sperare" più
che disperare. "Ho sempre detestato la
superficialità semplificatoria - spiega - quando si parla di Bologna fascista,
Bologna rossa, Bologna partigiana o Bologna cristiana. Tutti sanno che una
locuzione concentrata è un mezzo efficace per creare uno slogan, promuovere la
vendita di un prodotto, provocare qualche tipo di emozione, non importa se di
grana grossa. SEGUE A PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bologna
Mini-alloggi al posto delle suore L'istituto del Sacro Cuore di via Orfeo
venduto per 7 milioni Solo una parte, dell'immobile, circa mille mq, rimarrà per
l'attività scolastica ILARIA VENTURI STRETTO dalle necessità economiche
dell'ordine superiore e dalla crisi di vocazioni, l'Istituto delle figlie del
Sacro Cuore di Gesù vende le mura dell'antico edificio di via Orfeo 42 che
ospita la scuola materna, primaria e media. Un'operazione immobiliare già
arrivata a un contratto preliminare di compravendita - per un cifra intorno ai
sette milioni - che vede coinvolti piccoli imprenditori privati della provincia
di Padova e di Vicenza, forse semplici "prestanome" per conto di
imprese più grandi, si dice di Genova, che intenderebbero costruire garage e
residenze in una zona di pregio della città. Un rischio temuto dallo stesso
quartiere Santo Stefano, anche se in Comune ancora sull'immobile di via Orfeo
42 non risulta nessuna richiesta di permessi né è stato
presentato alcun progetto di diversa destinazione d'uso. Ma è bastata la sola
idea di perdere la scuola del Sacro Cuore che si sono immediatamente mobilitati
genitori ed ex alunni, professionisti, parrocchiani e residenti del quartiere.
Il caso di via Orfeo è la storia emblematica delle difficoltà degli istituti
religiosi esposti sempre più, con il loro patrimonio immobiliare di pregio, a
cadere nelle mani dei costruttori. A "cedere" per necessità economiche
è stata la Provincia italiana della Congregazione che ha firmato il contratto
preliminare da Roma, dove ha sede l'ente ecclesiastico, con acquirenti del
Veneto, Regione della casa madre delle Figlie del Sacro Cuore. L'accordo, che
doveva arrivare a rogito a fine giugno, ma forse c'è stata una proroga, prevede
che solo una parte dell'immobile, mille metri quadrati, rimanga in comodato
gratuito per almeno cinque anni, e poi in affitto, all'istituto per l'attività
scolastica. In questo modo la scuola sarebbe salvaguardata, anche se
riorganizzata in spazi più ristretti. Ma come, se le suore, pur a malincuore,
sono in procinto di andarsene? I genitori, in accordo con la direzione
dell'istituto, si sono mossi da alcuni mesi per creare una Fondazione Sacro
Cuore allo scopo di "gestire le scuole di via Orfeo 42 in continuità
educativa con l'uscente gestore". L'obiettivo si legge nel sito
www.profondazione.it creato appositamente per dare un futuro alla scuola
paritaria cattolica che ha segnato la storia della città. La congregazione
delle "Figlie del Sacro Cuore di Gesù" opera a Bologna, infatti, sin
dal 1865 secondo una missione educativa ispirata al carisma della fondatrice
Teresa Verzieri, fatta santa nel 2002. Da una parte c'è dunque l'operazione
immobiliare, dall'altra il passaggio di consegne nella conduzione della scuola.
Di qui la mobilitazione per salvare il "Sacro cuore" che in poco
tempo ha trovato più di cento aderenti. Il 30 aprile scorso la stessa superiora
provinciale, suor Raffaella Rebecchi, con le dirigenti scolastiche, ha scritto
alle famiglie dei 400 alunni. "In questi ultimi anni - si legge nella
lettera - la presenza delle suore nella conduzione dell'attività
educativa è andata diminuendo e la stessa è stata demandata a un gruppo di
laici. Questa situazione, che riflette problemi comuni a tutte le congregazioni
religiose, porterà, pur con sofferenza e dispiacere, ad un ridimensionamento
della comunità religiosa". Il passaggio di consegne è previsto in modo
graduale già dal prossimo anno scolastico. Suor Raffaella informa anche
che "l'istituto ha messo in atto una procedura di vendita dell'immobile,
garantendo per gli anni a venire la continuità del progetto educativo e della
normale attività scolastica, voluta anche dalla Curia di Bologna".
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Bologna
BOLOGNA DISPERATA MA LA CHIESA... VALERIO VARESI (segue dalla prima di cronaca)
"Una buona trovata - ammonisce Berti - può imprimersi nella memoria,
diventare un luogo comune, cioè qualcosa che ci risparmia la fatica di
pensare". Ma "qui si tratta di ben altro". Sì, perché "Bologna
disperata" dice troppo o troppo poco. Non si parla della città o delle sue
mura, bensì "degli uomini e delle donne che la abitano e la vivono".
E se tutti sono disperati, "nessuno può chiamarsi fuori. Nemmeno lei, caro
cardinale" conclude l'avvocato. Il quale estende le conseguenze del suo
sillogismo rendendo complice anche la Chiesa del dilagante scoramento. "Se
è vero che la disperazione ha allignato in città e di anno in anno l'ha
occupata, ciò è avvenuto anche sotto i vostri occhi e sotto il vostro ministero".
E a questo punto il laico chiede soccorso alle parole della Pentecoste:
"Campo di quei che sperano; Chiesa del Dio vivente; Dov'eri mai?".
Già, dov'era la Chiesa bolognese? "Quando il cardinal Biffi è uscito con
quell'espressione (Bologna sazia e disperata, ndr), la disperazione era già
nata?" domanda Berti. "E successivamente s'è ancor più radicata se
lei dopo anni ne parla ancora?". Ed è a questo punto che arriva la domanda
cruciale: "Ma il cardinal Biffi e lei stesso, dove eravate? Nel campo di
quelli che sperano nonostante tutto, oppure eravate partecipi di un'ecumenica
disperazione?" Berti proclama il suo "io non ci sto" sapendo che
il suo è un pronunciamento che sgorga da un'unica coscienza, ma potrà essere
condiviso dalla coscienza collettiva di una città che non si è ancora
rassegnata. Compresi, dice, "tanti preti che sono
stati e continuano a essere presenze inespugnabili a una cultura di banalità,
di benessere, di chiusura ai diversi". Di nuovo è il laico a citare un
uomo di Chiesa prendendo a prestito le parole di Wojtyla pronunciate a Cracovia
agli albori del nostro millennio: "Libertà senza verità e senza
responsabilità". Secondo Berti, non si può iniziare a parlare della
perdita di speranza se non si interroga prima se stessi ponendosi la domanda
sul perché oggi "non Bologna, non l'Emilia, non l'Italia, ma il mondo
intero sta vivendo la conversione del futuro da speranza in minaccia". La
disperazione non ha i confini della cinta muraria come se fuori potesse
continuare a spirare "l'alito celestiale della speranza". Ha ragione
Caffarra quando ne ricorda la dimensione cosmica, ma "il suo messaggio ai
bolognesi - annota Berti - si riduce e svigorisce quando il tasso di
disperazione pare accompagnarsi, nella non felice formulazione stereotipa del
suo predecessore, al numero di calorie (Bologna sazia n. d. r.)". Inoltre,
e questa volta l'avvocato parla dalle "sue stanze", nelle parole
dell'arcivescovo non si trova "uguale rilievo per le ragioni delle
speranze laiche". Eppure Bologna ha avuto "la ventura di vivere
alcune delle più straordinarie avventure spirituali che da sole basterebbero a
delegittimare una volta per tutte quello slogan" afferma Berti. Il periodo
post conciliare che ha attraversato la straordinaria stagione de
"L'Avvenire d'Italia", il cardinal Lercaro, don Dossetti, l'Istituto
delle scienze religiose e il magistero di Giuseppe Alberigo al "cui
funerale - annota Berti - non comparve nessun rappresentante della Curia".
Tutti omologati nella disperazione? E forse non è vero che alla speranza cristiana
si affianca la "speranza comunista"? "Anche lì c'erano "dei
valori di fraternità, uguaglianza e solidarietà che sono prima di tutto
cristiani" ha scritto Agostino Casaroli. Anche queste speranze contano
"nell'anagrafe dei cuori" che continuano a palpitare. "Siamo
proprio sicuri che parlare di 'Bologna disperata' faccia giustizia di tutti
questi bolognesi?" interroga Berti. Il quale conclude la sue lettera
aperta con una proposta e una preghiera. La prima è che siano bandite dai
documenti pastorali espressioni come "Bologna disperata". La seconda
è l'"invito alla Chiesa a non aver paura a parlare di speranza". Così
non ci sarà bisogno, per tornare a una piena comunicazione, di ricorrere a
"nuovi frati volanti".
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Bari Da Peter
Brook a Rossi e Arena il teatro si fa grande nel castello Torna il festival di
Andria con due tranche dal 13 al 25 luglio e dal 21 al 31
agosto ANTONELLA GAETA Un po' come un miracolo laico di Federico II, il suo
Castel del Monte e Andria tutta si trasformano in ricco palco di esperimento
teatrale. Bella forma quella assunta dal festival Castel dei Mondi alla sua
dodicesima edizione, bipartita, con un'anteprima dal 13 al 25 luglio e una
sezione ufficiale, dal 21 al 31 agosto. E non solo perché il cartellone
può vantare una regia del genio Peter Brook per The grand Inquisitor, da
Dostoijevski, interpretato da Bruce Myers, dal 22 al 24 agosto con prova aperta
il 21, in scena proprio al castello. Il lavoro più importante lo si sta facendo
nel senso delle produzioni e nella cura della creatività giovanile con le due
sezioni Nuove sensibilità e Castel dei Mondi Lab e delle compagnie autoctone
(tutto il programma sul sito www.casteldeimondi.it). Anche il pubblico ha la
sua parte in un festival che, oltre a offrire la maggior parte degli spettacoli
a ingresso gratuito, vive in città e per dimostrarlo la presentazione ufficiale
si è svolta ieri in casa di una famiglia, appassionata sostenitrice fin dal
1997, anno di fondazione della rassegna. Intorno al tema Della follia e di
altre visioni, ben quindici gli spettacoli in anteprima di scena in location
uniche come Castel del Monte o storiche come Palazzo Ducale, piazza Casalino,
piazza Bonghi e il chiostro San Francesco. Molto attesa per il 13 luglio a
Castel del Monte, L'ingegnoso cavaliere errante don Chisciotte De La Mancia
versione del celebre romanzo cucita addosso a Lello Arena, picaresco e profondo
in una produzione del Festival Castel dei Mondi, per la regia di Alessandra
Vannucci. Come produzione è I reduci, sempre al castello ma il 16. Il festival
in questo caso coproduce con realtà pugliesi molto attive: il Teatro Curci e il
Teatro Scalo. Il lavoro è firmato da Michle Bia, Carlo Bruni e Michele
Santeramo. Per arrivare al Fanculopensiero- stanza 510, il 17 nel chiostro di
San Francesco. Coprodotto insieme alla compagnia Cerchio di Gesso è la versione
teatrale che il registattore Ippolito Chiarello offre dell'omonimo libro di
Maksim Cristan, avventura di un uomo al limite di se stesso e della strada.
Paolo Rossi è, invece, il nume tutelare dei giovani attori protagonisti di
Mosca cieca produzione del festival e del Teatro pubblico pugliese per la regia
di Carolina De La Calle Casanova. Giovani creatività, dunque, che nel festival
trovano spazio nella sezione Nuove sensibilità, costruita da nove spettacoli di
altrettanti compagnie italiane. La sperimentazione scenica, invece, abita nel
Castel dei Mondi Lab. Con il teatrodanza all'interno di due laboratori: Il
futuro del Futurismo, 13 frammenti per il Futuro, della scuola Paolo Grassi di
Milano e con un workshop di Riccardo Fusiello. Valido anche il percorso offerto
dalla sezione ufficiale del festival, dal 21 al 31 agosto, dal Grande
Inquisitore di Brook in poi. In programma La passione delle troiane di Koreja ma
anche 9.81 di Eric Leconte, Peut-etre di Joao Pereira Dos Santos e The best of
Habbe & Meik. Da Ricci e Forte in arrivo 100% furioso dall'Ariosto e,
ancora, Tanti saluti di Giuliana Musso e Cabaret 900 di Mali Weil. Valentina
Capone presenta Sole e Nicola Eboli, La notte di Franz. Completano, stage,
incontri e seminari, progetti speciali per i più piccoli, reading,
videoproiezioni e concerti in collaborazione con l'etichetta discografica
andriese 'A Silent Place'. Un'edizione importante anche secondo il direttore
artistico Riccardo Carbutti, "a riconferma dell'intuizione di puntare sul
teatro di innovazione e, in particolare, su quel segmento chiamato nouveau
cirque".
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XX - Milano
NEL CORSO DELL'ESTATE LAURA BELLOMI ILARIA CARRA Spiega Raffaele De Marinis,
docente di Preistoria e referente dei campi di scavo: "Andremo a Lavagnone
di Desenzano del Garda, un sito inframorenico con reperti storici e
protostorici, e a Forcello di Bagnolo San Vito, pochi chilometri e a sud di
Mantova, un abitato etrusco del VI-VII secolo avanti Cristo". Quindici
studenti per ogni sito, i praticanti archeologi impareranno anche a usare
l'apparecchiatura tecnica. Come il teodolite, un'ottica a cannocchiale per fare
rilievi topografici, e la stazione elettronica totale, oltre a strumenti più
semplici ma fondamentali come la cazzuola inglese a lama romboidale. "Si
fa fatica ma è un'esperienza molto formativa e le soddisfazioni non mancano -
aggiunge De Marinis - a Forcello, per esempio, stiamo portando alla luce i
resti di una casa di 160 metri quadrati e abbiamo rinvenuto un cratere attico a
colonnette a figure nere ridotto in 500-600 frammenti, un reperto raro e
importante". Per rimanere nella cultura del passato, dal 24 al 30 agosto
la Cattolica organizza la seconda edizione della scuola di studi danteschi a
Ravenna, nella città che il sommo poeta scelse come ultimo rifugio e che ancora
custodisce le sue spoglie. "Seminari didattici e lectio magistralis: il
corso attrae laureandi e dottorandi specialisti della Divina Commedia - spiega
Roberto Brambilla, referente della Summer school alla
Cattolica - riceviamo 60 domande per 40 posti, l'anno scorso si sono iscritti
anche studenti da Stati Uniti, Siberia, Belgio, Serbia e Lussemburgo. Le
lezioni si svolgeranno vicino a Sant'Apollinare e gli allievi potranno anche
esporre ricerche proprie, edite o inedite".
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Bologna
"Viaggio nel cuore del '900" La scrittrice e la memoria per vincere
l'era del consumismo Dacia Maraini Stasera incontro nel Cortile di Palazzo
Poggi per la rassegna "Di Santa Ragione" ILARIA VENTURI UN viaggio
nel cuore del Novecento con Dacia Maraini e il suo libro "Il treno
dell'ultima notte" che sarà tema di conversazione sta sera nel Cortile
d'Ercole di palazzo Poggi (via Zamboni 33, ore 21, gratuito) per la rassegna
"Di Santa Ragione". Un viaggio per non dimenticare. "Ho scritto
per dare un'idea di quella che è la memoria, oggi trascurata e scoraggiata dal
consumismo che per affermarsi ha bisogno invece dell'oblìo", anticipa la
scrittrice. Ricordare per Dacia Maraini non è un'operazione indolore così come
il suo impegno per il sociale non le permette di raccontare storie neutre.
"Scrivere è anche prendere posizione, ma attraverso l'interno di una
storia, senza arrivare a dare giudizi. Io racconto cose, particolari,
odori". E ferite ancora aperte. Soprattutto perché in questo ultimo libro
- la storia di una donna che attraversa l'Europa del 1956 per raccontare da
giornalista come si vive oltre la cortina di ferro e per ritrovare Emanuele,
l'amato amico d'infanzia di cui non rimangono che un pugno di lettere e un
quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz - Dacia Maraini racconta
l'esperienza dei campi di concentramento. Lei stessa è stata internata, dal
1943 al 1946, con la sua famiglia, in Giappone, dove il padre etnologo si era
rifugiato per lasciare l'Italia fascista. "E' una materia per me molto dolorosa,
la prima volta che ne scrivo, ma era da molto che covavo questo libro". La
scrittrice precisa: "Ho voluto raccontare una storia che mi sta a cuore,
non ho voluto fare un saggio o un libro storico". Poi l'attenzione si
sposta alla realtà di oggi. "Prendete il caso delle impronte digitali ai
bambini rom: chi fa questo non conosce, non ricorda, non sa che ogni
discriminazione basata sull'etnia è alla base del nazismo. Si vuole fare un
censimento? Bene, allora facciamolo a tutti, non solo ai rom. Sarebbe come
prendere le impronte a tutti i napoletani perché in mezzo a loro ci sono i
camorristi. E' una cosa gravissima e ridicola. Mi fanno paura la mafia e la
camorra che impediscono lo sviluppo del Paese, non i bambini rom". Ma la
gente sa reagire? "C'è molta indignazione, una parte dell'Italia è
sensibile, l'altra è addormentata, presa dalla paura". Nell'avventura
della protagonista de "Il treno dell'ultima notte" si rivela il senso
della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il '900. "Conoscere, fare
memoria, significa non ricadere in ciò che ci siamo lasciati dietro e il '900 è
stato un secolo drammatico". La scrittrice è voce laica, donna
impegnata. "La realtà è complessa e contraddittoria più di quanto si
pensi, chiunque tenta di semplificarla di solito la deturpa". Mentre passa
il treno della memoria descritto da Dacia Maraini: "Un treno che si ferma
a ogni stazione, ha i sedili decorati da centrini fatti a mano e puzza di capra
bollita e di sapone al permanganato. Sono gli odori della guerra fredda".
SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XXIII - Palermo
TUTELA E FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI PASQUALE HAMEL N ella nostra Regione lo
sport più praticato è la polemica. Al "fare", quello che a detta del
Gattopardo i siciliani odiano, si sostituisce la contumelia, la verbosità
inutile che consolida l'immobilismo. Dico questo perché, nonostante mi sforzi
di individuare accenni di sbocchi al dramma dell'inazione, constato desolatamente che si continua a stare fermi e, al più,
a trastullarsi nella migliore ipotesi in discussioni sui massimi sistemi. Per
non cadere anch'io in questo orribile vizio siculo, vado subito al dunque. In
questi giorni, nell'immobilismo complessivo della proposta politica, è stato forse maldestramente lanciato un sasso: mi riferisco
alla proposta del neo assessore regionale per i Beni Culturali di
"privatizzare" ? ma il termine non è affatto corretto ? alcuni beni
culturali come la Valle dei templi che costituiscono patrimonio d'inestimabile
valore di questa nostra Isola. Una proposta che ha sconvolto i benpensanti e
che, come al solito, è stata utilizzata per dare un'immagine degradata della
qualità non solo delle classi politiche che li rappresentano, ma certamente di
tutti i siciliani. Da anni personalmente combatto battaglie per affermare che
queste meravigliose, e forse immeritate, eredità del passato debbono costituire
non solo orgoglio delle nostre popolazioni ma anche il mezzo per trovare una
via allo sviluppo della nostra terra. Da anni, non solo io ma tanti, ci
battiamo perché queste risorse non vengano sprecate, perché si fermi il degrado
a cui gli stessi beni sono sottoposti dallo scorrere del tempo e per l'offesa
che la diffusa incultura arreca loro. Da anni faccio discorsi sulla tutela e
sulla valorizzazione di tali beni magari prendendomi qualche richiamo dai
soliti saccenti. E tuttavia proprio questo mi induce a riflettere con la
serietà che il caso richiede sulla proposta che oggi fa scandalo e trova spazio
nelle pagine dei giornali. Non conosco, naturalmente, nei particolari cosa
intende l'assessore Antinoro, e a lui fa eco il presidente Lombardo, per
"privatizzazione". Ricordo invece quanto, in un periodo di grande
produttività e qualità legislativa, un illuminato ? in quel caso non si esagera
ad usare questo termine - legislatore regionale ebbe a scrivere in una di
quelle leggi che fanno onore al Parlamento regionale. Ricordo che in quella
legge non si pose solo il problema serio della "tutela" dei beni
culturali, fatto importante di fronte al disinteresse spesso generale, ma si
pose anche il tema della cosiddetta "fruizione" dei beni culturali,
tema esplosivo in un tempo in cui la prevalenza degli aspetti difensivi e
l'attribuzione al pubblico di questa stessa difesa era l'idea prevalente.
Quella legge ebbe due padri politici, l'uno era l'onorevole Cagnes, comunista
reso celebre dalla sua opposizione pubblica contro l'installazione dei missili
Cruise nella base di Comiso, l'altro era l'assessore del tempo, il
democristiano Ordile. dietro loro ci stava l'elaborazione di un burocrate
eccellente come Francesco Bombace. "Fruizione" secondo il mio
vocabolario significa non solo contemplazione statica o estetica dei beni, ma
vera messa in circolo degli stessi per creare frutti economici, per farne
risorse per lo sviluppo di questa terra. Di quel pericoloso termine, travolti
dalle solite ipocrite tentazioni che orripilano di fronte al "fare",
non se ne è fatto niente, è rimasta la nuda tutela, la mummificazione dei beni
stessi, sostenuta da una politica incapace di guardare avanti confortata molto
spesso da certa burocrazia indolente e in tanti casi non all'altezza del
compito a cui è chiamata. Questo ragionamento mi induce, di fronte alla
proposta Antinoro, a non attestarmi sulle aprioristiche
barricate giacobine del no, ma su quelle più laiche e razionali del pensarci un
po' su per vedere se tutela e messa in circuito economico delle risorse
culturali, naturalmente con le dovute cautele, possa essere un binomio tuttavia
praticabile per il bene della nostra collettività.
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La decisione di
consentire alle donne di diventare vescovo fa esplodere il conflitto tra le
diverse anime della Chiesa d'Inghilterra E molti, tra fedeli e prelati, si
preparano a riabbracciare il cattolicesimo dopo cinque secoli L'arcivescovo di
Canterbury ha cercato in tutti i modi di evitare la spaccatura Ma la stampa
londinese avverte: i ribelli hanno già contattato la Santa Sede Lo scontro tra
conservatori e liberali era già esploso sul caso dei sacerdoti gay (SEGUE DALLA
COPERTINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE enrico franceschini Le donne vescovo, in
realtà, sono la goccia che fa traboccare il vaso della discordia tra liberali e
conservatori, le due correnti della chiesa anglicana, e in senso più esteso di
tutti i cristiani. Gli appelli a una scissione si moltiplicano da quando la
chiesa episcopale americana, una delle denominazioni degli anglicani nel resto
del pianeta, ha eletto vescovo tra mille polemiche un sacerdote dichiaratamente
gay, Gene Robinson. L'arcivescovo di Canterbury, di inclinazione liberale ma
impegnato a tenere unita la sua chiesa, tenta la mediazione tra chi vorrebbe
innovare, seguendo l'evoluzione della società occidentale, e chi intende
restare ancorato alla dottrina più ferrea. Ma è un'operazione che appare sempre
più ardua, per non dire impossibile. Mentre nei paesi anglosassoni, Gran
Bretagna, Stati Uniti, Australia, Canada, la maggioranza
degli anglicani è orientata alla modernizzazione, in Africa e in altre regioni
del Terzo Mondo le tradizioni vengono difese con tal foga da meritare agli
anglicani l'etichetta di "anglo-cattolici",
per sottolineare quanto siano vicini alla chiesa di Roma. Questa
vicinanza, ora, potrebbe diventare formale. Dopo che i vescovi dell'ala
conservatrice si sono riuniti a congresso il mese scorso a Gerusalemme,
proclamando la costituzione di un "corpo separato" all'interno della
chiesa anglicana per rafforzare la lotta contro gli episcopali americani e i
loro alleati liberali nel Regno Unito, la stampa londinese ha rivelato che
emissari di questa corrente sono arrivati a Roma nei giorni scorsi per avviare
un negoziato "segreto" col Vaticano. Lo scopo, evidentemente, è una
possibile riunificazione, un ritorno dei protestanti anglicani nella casa del
Papa. I portavoce della Chiesa d'Inghilterra e della Santa Sede hanno
dichiarato di non essere "a conoscenza" di un simile incontro "a
Roma". Ma ieri, dopo che il Vaticano aveva espresso "rammarico"
per la decisione sulle donne vescovo, l'Osservatore Romano ha scritto che un
certo numero di vescovi anglicani potrebbero "aderire alla Chiesa
cattolica" in seguito alla frattura verificatasi nella chiesa d'Inghilterra.
Un esempio di understatement all'inglese: sarebbero almeno 1.300 soltanto in
Gran Bretagna, secondo le indiscrezioni, i vescovi e sacerdoti decisi allo
scisma a causa delle donne vescovo. Con la sua recente conversione al
cattolicesimo, insomma, Tony Blair sembra avere anticipato una tendenza più
ampia: la religione cattolica, in un paese ampiamente secolarizzato come il
Regno Unito, guadagna proseliti, mentre quella anglicana li perde. Bisognerebbe
dirlo alla regina Elisabetta, che degli anglicani rimane il capo supremo, come
lo fu il suo predecessore Enrico VIII. Non è la prima volta che tra gli
anglicani si parla di scisma: accadde anche sedici anni fa, anche allora con
enormi controversie, e pure allora c'entravano le donne. Quando nel 1994 il
Sinodo Generale approvò il sacerdozio femminile, 500 membri del clero
lasciarono la Chiesa d'Inghilterra, approdando per la maggior parte in quella
cattolica. Ma l'esodo, alla prova dei fatti, fu meno destabilizzante del
previsto. L'esito del conflitto odierno, tuttavia, è più incerto. Un conto è
una donna sacerdote; un altro è una donna vescovo: il gradino successivo è una
donna arcivescovo, ossia leader spirituale di tutti gli anglicani. I
tradizionalisti lo condannano come una grave violazione della Sacre Scritture,
sottolineando che Gesù scelse soltanto uomini tra i suoi dodici discepoli: la
prova, dicono con lo stesso linguaggio dei cattolici,
che sarebbe eresia offrire un alto ministero quale è il vescovado alle donne.
"Stiamo precipitando giù per una slavina di cui non si vede il
fondo", commenta padre David Houlding, uno dei prelati "anglo-cattolici" più in vista. Ribatte Christina Rees,
presidentessa di "Women and the Church", una lobby a favore delle
donne nel sacerdozio: "Questa è una svolta buona per la chiesa, buona per
le donne, buona per tutto il Paese". Come lei la pensa una schiacciante
maggioranza degli anglicani britannici. Il Sinodo è composto di tre gruppi:
vescovi, clero e laici. La mozione sulle donne vescovo è passata largamente in
tutti e tre: 28 a 12 tra i vescovi, 124 a 44 tra il clero, 111 a 68 tra i
laici. Affinché la decisione si concretizzi nella nomina di una donna a
vescovo, occorre una maggioranza di due terzi in ciascuno dei gruppi, in
occasione di un nuovo voto che, secondo una complessa trafila burocratica, non
arriverà prima del 2011 o del 2012: attualmente il quorum di due terzi manca
dunque solo tra i laici, ma è possibile che entro qualche anno sia raggiunto
anche lì, specie se nel frattempo i dissidenti saranno migrati verso il
cattolicesimo. A quel punto, probabilmente non prima del 2014, una donna
diventerà per la prima volta vescovo della chiesa fondata da Enrico VIII.
"Guardo al problema con gli occhi di uno che si è impegnato
all'ordinazione delle donne all'episcopato, e sarei profondamente scontento di
qualsiasi misura che possa umiliare le donne vescovo", ha detto
l'arcivescovo di Canterbury sotto le volte della cattedrale. Eppure ha cercato
fino all'ultimo di trovare un compromesso. Ha ostinatamente proposto una serie
di emendamenti che in teoria dovevano rasserenare lo sdegno dei
tradizionalisti: ma sono stati bocciati dal Sinodo, uno dopo l'altro. Colui che
sperava di fare da ponte tra protestanti e cattolici,
tra modernizzatori e tradizionalisti, sospingendo i cristiani, all'alba del
ventunesimo secolo, a riconoscere ciò che li unisce piuttosto di ciò che li
separa, ha allora compreso di avere fallito. Forse per questo, alla fine, il
reverendo Williams si teneva la testa fra le mani, pensando alle sei mogli di Enrico
VIII e all'ironia della sorte.
( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
L'intervista Parla
il cardinale Kasper, del Consiglio per l'Unità dei cristiani Il Vaticano
preoccupato "Dialogo compromesso" ORAZIO LA ROCCA Città del vaticano
"Sono veramente molto preoccupato: con questa apertura all'ordinazione
episcopale delle donne il dialogo tra cattolici e
anglicani è compromesso". è forte la delusione del Vaticano sul via libera
alle donne vescovo deciso dalla Chiesa anglicana. E il cardinale Walter Kasper,
presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei
cristiani, lo dice apertamente, pur essendo stato invitato a
parlare agli anglicani alla prossima Conferenza di Lambeth di fine luglio
proprio in merito alla posizione dei cattolici sul no
alle ordinazioni femminili: "è una decisione che peserà per il futuro nei
rapporti tra le due Chiese". Un futuro che, secondo l'Osservatore
Romano, il giornale della Santa Sede, non esclude l'adesione di vescovi e
pastori anglicani al cattolicesimo proprio in conseguenza dell'annunciato
scisma anglicano. Cardinale Kasper, perché è così preoccupato? "Perché con
l'ordinazione episcopale femminile si va inevitabilmente verso uno strappo alla
tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio ed è,
perciò, un ulteriore ostacolo alla riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la
Chiesa d'Inghilterra. Posizione espressa chiaramente già da Paolo VI e Giovanni
Paolo II. Non a caso, come Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, lo
abbiamo scritto con forza in un comunicato per esprimere preoccupazione e
rincrescimento". Ma, in concreto, cosa potrà succedere? "Questa
decisione presa dai vertici della Chiesa anglicana non potrà non avere
conseguenze negative per il proseguimento del dialogo tra cattolici
ed anglicani. Un dialogo che, vale proprio la pena di ricordare, finora aveva
portato buoni frutti tra le due Chiese. Ma ci saranno conseguenze anche nei
rapporti con tutte le altre confessioni cristiane, con inevitabile danno per il
processo di unificazione ecumenica".
( da "Riformista, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Valori ecclesiali
anglicani: sì ai vescovi donna Roma boccia la svolta rosa di Canterbury Alla
fine è successo. La Chiesa anglicana ha definitivamente aperto ai vescovi
donna: è questa la rivoluzione operata dal Sinodo generale della Chiesa
d'Inghilterra che si è riunita dal 4 luglio fino a ieri a York. Dopo una
discussione parecchio accesa ed esattamente quindici anni dopo l'apertura alle
donne pastore dell'Inghilterra e del Galles, i 467 "padri sinodali" -
al voto hanno partecipato le tre "camere" dell'organo che governa la
chiesa anglicana: i laici, i vescovi e il clero - hanno approvato l'ordinazione
episcopale per il genere femminile. La decisione era nell'aria da tempo. E, a
conti fatti, apre una spaccatura difficile da colmare non soltanto con quella
parte di anglicanesimo più conservatore e che aveva espresso le proprie
perplessità minacciando anche di abbandonare la Chiesa d'Inghilterra, ma anche
col Vaticano e con coloro che sono incaricati dal Papa di dialogare con
l'anglicanesimo. Pesante come un macigno, in questo senso, la dichiarazione
rilasciata ieri dal pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei
cristiani diretto dal cardinale Walter Kasper: "Abbiamo appreso con
rincrescimento - si legge in un comunicato - la notizia del voto della Chiesa
di Inghilterra che apre la strada alla introduzione della legislazione che
conduce all'ordinazione delle donne all'episcopato". E ancora: "La posizione cattolica in merito è stata espressa chiaramente da
papa Paolo VI e da papa Giovanni Paolo II. Una tale decisione significa uno
strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo
millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la
Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra. Per il futuro, questa
decisione avrà delle conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni
frutti, come il cardinale Kasper ha chiaramente spiegato quando ha parlato il 5
giugno 2006 a tutti i vescovi della Chiesa di Inghilterra sull'invito
dell'arcivescovo di Canterbury". Certo, c'è ancora la conferenza di
Lambeth il 20 luglio a lasciare aperto qualche spiraglio al dialogo. La
conferenza è un momento di confronto che cade ogni dieci anni all'interno della
Chiesa anglicana. Vi partecipano oltre 650 vescovi con l'obiettivo di riunire
le componenti della comunione anglicana per promuoverne l'unità. Ma, anche se
alla conferenza parteciperà Kasper, l'impressione è che la ferita con
Canterbury sia difficilmente sanabile e che, di qui in avanti, Roma tratterà
direttamente coi 1300 vescovi e sacerdoti dell'ala conservatrice i quali, nelle
scorse settimane, si erano riuniti a Geruslamme per una sorta di contro Sinodo.
Nel 1994, quando diede via libera all'ordinazione sacerdotale delle donne, la
Chiesa anglicana perse circa 500 membri del clero passati quasi tutti al campo
"papista" e oggi, dopo l'approvazione della consacrazione vescovile
delle donne, l'emorragia potrebbe essere ben più profonda. La riunione di ieri
non solo ha lasciato poco spago ai conservatori, ma l'impressione è che abbia
anche cercato volutamente di umiliarli. Ieri, infatti, non sono state
semplicemente respinte le proposte dei "Super-bishops" (super
vescovi) di sesso maschile cui potessero fare riferimento quella parte di clero
e quei fedeli che non vorranno riconoscere le donne e, insieme, l'opzione
preferita dai conservatori di nuove diocesi per gli oppositori, ma, nel corso
del dibattito, è stato addirittura sommerso dai fischi
il vescovo Gerry O'Brian, uno dei conservatori più accesi. Questi ha preso la
parola per paragonare l'accesso delle donne al seggio vescovile alla decisione
della Chiesa episcopale americana che ha recentemente nominato vescovo Gene
Robinson, un gay dichiarato. E al termine del suo intervento, impietosi fischi
l'hanno messo a tacere. E sì che, prima del Sinodo, il primate anglicano di
Città del Capo, Thabo Makgoba, aveva ufficialmente chiesto a Rowan Williams di
rinviare la votazione in vista, appunto, di Lambeth. Ma Williams, con buona
pace dei conservatori, ha deciso diversamente. E a poco sono servite le parole
che il Sinodo di ieri ha voluto inserire nella dichiarazione finale dei lavori:
si cercheranno "misure speciali" da applicare "all'interno delle
già esistenti strutture della Chiesa di Inghilterra, per coloro che per
convinzione teologica non sono disposti ad accogliere il ministero delle donne
come vescovi o come preti". Misure speciali i conservatori le hanno
chieste da settimane. Ma nessuna è stata presa in considerazione. 09/07/2008.
( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Forza Zapatero Ci iscriviamo? Bruno Gravagnuolo Que viva
Zapatero! Splendide le conclusioni di Rodriguez Zapatero al congresso del Psoe.
Che abbiamo letto per esteso su Repubblica di lunedì. Al centro, un tema
semplice ed efficace: il socialismo di cittadinanza. Che cos'è per Zapatero,
che in quel discorso dice per sette volte "noi socialisti"?
Letterale: "la "distribuzione della ricchezza e del potere". E
attraverso i diritti. Nel quadro di "doveri", però. E cioè la
solidarietà verso gli altri. E poi l'efficienza, la produzione di ricchezza.
L'amor patrio e civico, aperto al mondo. Il tutto nel rispetto di ambiente,
parità delle diferenze anche sessuali. La parità assoluta uomo-donna, e la
promozione delle "chances" di queste ultime. Ottimo e abbondante, per
uno davvero di sinistra come Rodriguez Zapatero. Che espone nel suo studio la
fotografia del nonno antifascista, fucilato dai franchisti. Nonché il suo
testamento morale scritto. E ciò con buona pace della superficialità di chi
aveva parlato di "olvido" della guerra civile come "patto
virtuoso" tra gli spagnoli per fondare la democrazia (da Perez-Diaz a
Salvati). Niente affatto: la base simbolica della democrazia spagnola, per
Zapatero e il suo Psoe, è proprio la memoria antifascista. E
senza dimenticare la coraggioosa battaglia laica, che rompe in Spagna tenaci
pregiudizi e privilegi, tipici di una delle Chiese cattoliche più reazionarie e
tradizionaliste. C'è da imparare, no? Almeno qualcosa! E non solo dalle
politiche zapateriste. Bensì anche da quel definirsi "socialista" di
Zapatero. Altro che residuo. Altro che anticaglia. È un fattore
propulsivo di orgoglio. Vincente in Spagna. Ci iscriviamo? Una lode
imbarazzante Quella di Galli Della Loggia sul Corsera a Vittorio Cerami,
responsabile cultura Pd, che aveva definito gli organizzatori della
manifestazione di Piazza Navona dei "bacchettoni di mestiere". Il che
dà il destro a Della Loggia per gioire, e demolire la "mitologia
girotondina". Giochino futile, per trattare quelli che non la pensano come
lui alla stregua di fanatici e populisti moralisti. Prescindendo dal merito
("leggi canaglia") e demonizzando il dissenso politico che non
accetta di stare in braghe perbeniste moderate. E però Cerami sembra starci
bene in quelle braghe "terziste"... o no? Tocco&Ritocco.
( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del Il vescovo: i cattolici del
Mediterraneo si incontrino. Coi musulmani no? La mafia dov'è?.
( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del "Dovevamo essere qui..." Applausi per Travaglio e Di
Pietro di Andrea Carugati/ Roma Una piazza che oscilla, che prima applaude
convinta il sostegno al presidente Napolitano e poi applaude anche gli attacchi
di Grillo al Quirinale. Una piazza dipietrista in gran parte, e poi grillina,
un po' di sinistra radicale (Prc, Pdci, Sd, Sinistra critica, il Pcl di
Ferrando), e soprattutto tanta gente normale, moltissimi giovani e
giovanissimi, lontani dalla politica ma assai indignati contro le leggi
vergogna. Una piazza che all'inizio non vorrebbe lasciarsi prendere la mano, ma
poi ci trova gusto. E davanti al crescendo polemico del trio
Travaglio-Grillo-Sabina Guzzanti ride, applaude, si diverte. Certo, quando
Travaglio comincia a infilzare Veltroni e il Pd dal gazebo dell'Italia dei
valori parte un ordine di scuderia: "Chiudete le nostre bandiere".
Molti lo fanno, altre, più lontano, continuano a sventolare. Condividete gli
attacchi al Colle e al Pd? "No, ma è Grillo a parlare, non io",
prende le distanze la signora in piedi sotto il gazebo con la spilla di Tonino.
Maurizia, 60enne, invece è d'accordo con Grillo: "E pensare che prima
votavo Veltroni...". In mezzo alla marea dipietrista ci sono due ragazzini
di Brescia con le bandiere del Pd. Imbarazzo? Non tanto. "Gli attacchi al
Pd mi fanno male ma ci stanno pure", dice Matteo Domenighini, 18 anni,
elettore alle primarie. "Grillo è troppo estremo ma il Pd deve far sentire
di più la sua voce, non può farsi fregare sempre da Berlusconi". Enrica
Venni, 19 anni, è con lui: "Il Pd non è solo Veltroni, sono anch'io, vengo
qui e ci metto la faccia. E non mi scandalizzo per la Guzzanti sul Papa: è
giusto che si possa criticare anche lui. Nel Pd ci sono
anche dei laici come noi, non solo la Binetti". Gabriele De Giorgi, 30
anni, è delegato all'assemblea del Pd del Lazio. Sventola la bandiera
dell'Ulivo e dice: "C'è un clima tale che una reazione civile è
necessaria, indipendentemente dalla tattica dei nostri dirigenti. Le
leggi vergogna le fanno oggi, dobbiamo esserci. E poi siamo in piazza con Di
Pietro, che se non sbaglio è stato il nostro unico
alleato alle politiche...". Anche Stefano e Livio, 25 anni, sono del Pd:
"Non c'è niente di male a essere qui, e siamo convinti che anche il Pd si
augura che questa manifestazione abbia successo". Gabriele, Stefano e
Livio parlano prima del diluvio Travaglio-Grillo-Guzzanti, quando in piazza si
vede anche uno stretto collaboratore del pullman di Veltroni che tira un
sospiro di sollievo: "Mi sembra una buona piazza, non ostile". Già,
perché la prima parte è tutta fair play con il principale alleato, sul palco e
in piazza: striscioni solo contro il Cavaliere ("Costituisciti",
"Fatti processare", "Noi tiriamo la cinghia, lui fa il
puttaniere", "No ai dittatori"), ragazzini che girano con un
caimano di plastica verde, come quelli che si usano in spiaggia, molte
allusioni anche nei cartelli alle sexy telefonate. E poi un mare di magliette
tricolori con la scritta "Fermiamo il Caimano", applausi scroscianti
quando Rita Borsellino ricorda il fratello e Giovanni Falcone e se la prende
con chi ha definito Mangano "un eroe". Una piazza girotondina vecchio
stile, indignazione e compostezza. "Ce l'ho con Berlusconi che si fa
sempre gli affari suoi, non con Veltroni", sintetizza Mario Sansolini. E
il giovane dipietrista romano Paolo Leccese: "Noi siamo qui per difendere
la Costituzione, non contro qualcuno, meno che mai contro Veltroni che è un
nostro alleato". Poi arriva il diluvio che surriscalda gli animi. Stefania
Marri, nelle prime file: "Sono d'accordo con Grillo e Travaglio, questa
opposizione non fa niente. Sono apolitica, non tifo neppure per Di Pietro però
almeno è una voce fuori dal coro". Andrea, di Terni, maglia dell'Italia
dei Valori: "Grillo poteva usare toni più morbidi, rischia di fare
confusione". E allora perché gli applausi? "Qui siamo sopra la
partitocrazia, e se si dice che l'indulto è stata uno schifezza votata anche da
Ds e Margherita io applaudo". Giacomo Deretti, di Bergamo, invece non ha
dubbi: "Io sono completamente d'accordo con quello che ho sentito: questi
del Pd non fanno niente per contraddire Berlusconi. La nostra è una
manifestazione contro tutto il sistema". Un signore appena un po' più
anziano ride per le parole della Guzzanti e non si fa troppi problemi:
"Questo è solo l'inizio, vedrete nei prossimi mesi...". Una coppia dipietrista
sulla quarantina, con ragazzino al seguito, invece non è d'accordo per gli
insulti a Ratzinger: "No, il Papa dovevano lasciarlo stare".
Nell'applausometro il vincitore è Travaglio, seguito da Di Pietro: quando il
giornalista parla del Cavaliere-Incompreso che vorrebbe andarsene ma
"quelli che dovrebbero mandarlo via lo resuscitano sempre con la
respirazione bocca a bocca che si chiama dialogo", molti si spellano le
mani. Così come quando Tonino dice "che questi sono sempre quelli della
P2". Forti applausi anche per le parole durissime di Sabina Guzzanti su
Papa Ratzinger che "andrà all'inferno in mezzo a diavoli e frocioni".
E quando Grillo attacca il Colle, paragona l'indulto alle leggi vergogna del
Cavaliere, definisce Veltroni "un topo gigio senza cuore, polmoni e
cervello" e dice che "Berlusconi, Prodi e D'Alema sono tutti una
presa per il culo", la piazza non impazzisce d'entusiasmo ma non lo
contesta neppure. Dice un ragazzo: "Veltroni non può stare sempre in mezzo
al guado, o sta con noi o con Berlusconi". Sono quasi le nove di sera e
sembra passato un secolo dal fair play di due ore prima. Ormai è buio, Furio
Colombo in chiusura chiede e ottiene un nuovo applauso per Napolitano. La gente
lo segue, sono gli stessi di pochi minuti prima: applausi al Colle e ai
"Vaffa" di Grillo, a suo modo è una piazza del "ma anche".
Certamente una piazza antiberlusconiana doc, che se ne frega del "parlare
a tutti gli italiani" così caro al Pd e a Veltroni. In fondo a piazza Navona,
lontanissima dal palco, prima del diluvio di attacchi, la signora Carmela se ne
stava in piedi con un piccolo cartello del Pd: "Sono venuta per sentire,
mi sarebbe piaciuto che il mio partito ci fosse, ma non è l'ultima occasione
per andare in piazza. Se sento attacchi a Napolitano me ne vado subito. Sono
venuta con questo cartello proprio per non essere contata tra quelli
dell'antipolitica". Chissà se è rimasta fino alla fine.
( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Le donne potranno diventare vescovi ma la Chiesa anglicana
rischia lo scisma Il sì ha diviso il sinodo generale che ha evitato la
spaccatura solo rinviando l'investitura. Il Vaticano: uno strappo che allontana
la riappacificazione fra i cristiani di Toni Fontana Il
"reclutamento" è aperto e almeno 1300 sacerdoti della chiesa
anglicana sono già pronti ad abbandonare l'obbedienza ai loro vescovi e
all'arcivescovo e ad abbracciare il Vaticano che non pare affatto
disinteressato a quando accade in Inghilterra. Da ieri infatti lo spettro dello
scisma appare quanto mai presente e le lacerazioni nella chiesa anglicana sono
così forti da mettere in discussione l'esistenza stessa della prestigiosa
istituzione. Pomo della discordia è la nomina di religiose donne alla carica di
vescovo. La questione si trascina da un paio d'anni assieme a quella del
possibile ingresso nella chiesa di uomini e donne gay. Ieri, dopo una
drammatica e combattuta riunione che si è svolta a York, i 446 delegati ammessi
al Sinodo della chiesa anglicana, hanno, con una maggioranza dei due terzi,
compiuto un altro passo verso l'ammissione delle donne alla carica di vescovo.
Va ricordato che in alcune province ai vertici della chiesa anglicana vi sono
già donne che, fin dal 1994, possono frequentare i seminari e accedere al
sacerdozio. Quello emerso a York non è un parere definitivo, ma di
un'indicazione che apre un cammino lungo e tortuoso che potrebbe, tra un paio
d'anni, portare definitivamente alla consacrazione di altre donne. Ma, fin da ieri,
lo scontro all'interno della chiesa d'Inghilterra si è fatto drammatico ed il
fatto che il Vaticano non abbia perso tempo per commentare l'accaduto rende
ancora più forte e teso il confronto. Il linguaggio contenuto ieri nella nota
diffusa dal Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani non lascia dubbi
sulle intenzioni che albergano all'ombra di San Pietro. Il Vaticano accoglie
"con rincrescimento" l'annuncio fatto a York, uno "strappo"
che apre la strada all'ordinazione episcopale delle donne e si spinge a
prevedere che "questa decisione avrà conseguenze per il dialogo che finora
aveva portato buoni frutti". Parole chiare che equivalgono ad un invito ad
abbandonare i vescovi "liberal" di York e correre sotto le ali
protettrici della chiesa di Roma. Quest'ipotesi è appunto quanto mai concreta.
Il fermento conservatore sta dilagando non solo in Inghilterra, ma anche negli
Stati Uniti e in Canada e negli altri paesi della Comunione anglicana. Pochi
giorni fa, a Gerusalemme, ben trecento vescovi anglicani, provenienti da quasi
tutti i continenti, dall'Africa all'Australia, hanno lanciato una sorta di
ultimatum ai liberal britannici dicendosi pronti ad organizzare "una
chiesa nella chiesa" con la conseguente promozione di seminari e luoghi di
culto "alternativi". Ieri si è aperta una frattura tra liberal e
conservatori che appare insanabile e potrebbe comportare conseguenze disastrose
per la chiesa anglicana. Con una robusta maggioranza i "progressisti"
hanno anche bocciato la proposta che i conservatori avevano messo in campo per
impedire la novità e cioè la nomina di "super-vescovi uomini" nelle
province nelle quali la maggioranza dei fedeli non intende ascoltare una donna.
I vescovi liberal hanno scorto un'ulteriore "discriminazione" in
questa proposta, però hanno anche deciso di non forzare i tempi. Inizia infatti
un iter che durerà sette mesi e che prevede la messa a punto di un "codice
nazionale di condotta" che servirà a disciplinare la controversa
questione. Nel mese di febbraio del 2009 si terrà il nuovo
Sinodo che dovrà tirare le fila della discussione che coinvolgerà religiosi e
laici. L'avversione per l'ingresso delle donne è però radicata in molta parte
del clero e tanti sacerdoti sono già pronti a far le valige. In Inghilterra già
stato coniato il termine "anglo-catholic" per definire i
tanti transfughi attratti nell'orbita vaticana. Anche in Russia la
decisione di York suscita scandalo. Il Patriarcato ortodosso si è infatti detto
"preoccupato".
( da "Corriere della Sera" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-07-09 num: - pag: 19 categoria:
BREVI Appuntamenti BOLLICINE Stasera nel giardino interno dell'Hotel Manin,
Bollicine sotto le stelle, rassegna dedicata agli spumanti italiani, con
protagonista, il Lessini Durello, vino emergente: solo 600 mila bottiglie
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migliorare chiusure, aperture, relazione d'ascolto della coppia. Dalle h. 21
alle h. 22.15, non è necessaria la prenotazione, meglio presentarsi in coppia
FARA ROCK A Fara Gera d'Adda torna da oggi al 14 "Fara Rock", il live
festival che vedrà salire sul palco da stasera al 14 luglio, alcuni tra i
migliori artisti rock emergenti come Bugo (foto), Franziska, Tintura, e Mr. T-Bone.
Aprono il festival i Persiana Jones. Fara Gera d'Adda (Bg), ore 21, ingr. lib.
PARASSOLE Spettacolo di Diego Parassole alla cava del marmo di Nuvolera di
Nuvolento (la via del marmo). Nuvolento (Bs), ore 21.15, info 030.69.00.82.24
PULSATILLA Il temporary Shop di Mtv ospita oggi la giovane scrittrice
Pulsatilla. Corso di Porta Ticinese 59, ore 18.30 ROAD Composizioni originali e
cover pop rock con i Road. Scimmie, via Ascanio Sforza 49, ore 22.30, ingresso
libero NO WAVE Serata "The night of the knife" con suoni a cavallo
tra gli anni Settanta e Ottanta, dalla no wave fino alle avanguardie, tra post
punk e dark punk. Il Dj è Dunat. Atomic bar, via Felice Casati 24, dalle 21.30,
ingresso libero ARCHITETTI NORVEGESI Fotografie, modelli e video-interviste in
mostra da oggi al Politecnico: "Contemporary Norwegian Architecture"
è una rassegna delle produzioni più recenti di architetti scandinavi tra cui la
Biblioteca di Alessandria (foto) realizzata dello studio Snohetta. Spazio Guido
Nardi, via Ampère 2, orari: 9.30-20 (lun-ven), fino al 25 luglio MOCCIA FIRMA
L'AGENDA Lo scrittore e regista Federico Moccia firma copie della sua agenda
scolastica,"Lamocciosa". dedicata in particolare ai teenagers. C'Art,
corso Buenos Aires, ore 18, ingresso libero MIGRANTI & CONTRIBUTI "Una
parità imperfetta" è uno studio a cura di Vincenzo Ferrante e Laura
Zanfrini frutto di una ricerca sulla tutela previdenziale dei migranti; gli
autori ne dibattono con Marco Cuniberti e altri studiosi. Università
Cattolica, largo Gemelli, aula Bontadini, ore 16, ingresso libero HAPPY HOUR
SUL LAGO Aperitivo all'insegna della raffinatezza nello splendido giardino di
Villa del Balbianello, di proprietà Fai; l'appuntamento si rinnova ogni
mercoledì di luglio Lenno (Co), dalle 18,15 e.
( da "Tempo, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa La Chiesa d'Inghilterra
ha deciso di autorizzare ... La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare
l'ordinazione di donne vescovo nonostante la forte opposizione dell'ala
tradizionalista. Secondo i media britannici, il Sinodo generale, l'organo di
governo della chiesa madre della Comunità anglicana, ha votato a favore del
rivoluzionario progetto in un clima di grande emotività e confusione. Stando
alla BBC, il Sinodo, riunito a York, ha comunque accettato di adottare
"non meglio precisate misure" per andare incontro all'ala
tradizionalista. Alla vigilia si era parlato della nomina di
"super-vescovi" di sesso maschile cui potessero fare riferimento
quella parte di clero e quei fedeli che non vorranno riconoscere le donne.
Secondo il sito Internet del Times, tuttavia, questa proposta è stata bocciata
di stretta misura. Prima del Sinodo, circa 1.300 esponenti del clero avevano
minacciato di abbandonare la Chiesa di Inghilterra in caso di adozione di
decisioni del tutto contrarie alla linea dell'ortodossia. La maggioranza dei
membri del Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra si è dichiarata
favorevole all'ammissione delle donne all'episcopato, come riferisce un
resoconto ufficiale della Chiesa di Inghilterra, diffuso in Italia dal Servizio
Informazione Religiosa. Una questione a cui la Chiesa di Inghilterra sta
dibattendo dal 2006 dopo che nel 1994 la Comunione anglicana ha dato via libera
alla ordinazione sacerdotale delle donne. Ad oggi quattro province della
Comunione anglicana hanno vescovi donne e diversi altri hanno adottato norme
che permettono la nomina di una donna alla carica vescovile. La decisione
anglicana di ammettere Vescovi donne la allontana ancora di più dalla Chiesa Cattolica romana. "Abbiamo appreso con rincrescimento la
notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada
all'introduzione della legislazione che conduce all'ordinazione delle donne
all'episcopato", scrive in una nota il Pontificio consiglio per l'unità
dei cristiani Ricordando che la posizione nel merito della Chiesa cattolica è
rimasta immutata dai tempi di Paolo VI.
( da "Manifesto, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
VERTICI
ANGLICANI CONTRO CATTOLICI Sì alle donne vescovo, rischio di scisma Il sinodo
generale della chiesa d'Inghilterra, riunito a York, ha confermato la decisione
di ordinare vescovi donne. Dopo l'ordinazione femminile decisa nel 1992 (e oggi
un parroco anglicano su sei è donna), si tratta di un altro strappo rispetto
alla dottrina conservatrice della chiesa cattolica, e dal Vaticano non hanno tardato
ad arrivare i primi fulmini. Una nota del "Pontificio consiglio per la
promozione dell'unità dei cristiani" ha criticato la scelta definendola
"uno strappo" e "un ulteriore ostacolo" al dialogo tra le
due chiese cristiane. Gli anglicani hanno scelto la linea più innovatrice,
bocciando anche il pacchetto di misure di mediazione con la parte più conservatrice
del proprio clero, come l'istituzione di un "supervescovo" di sesso
maschile a cui le diocesi più conservatrici avrebbero potuto continuare a fare
riferimento: la maggior parte dei 446 delegati anglicani ha visto in questa
misura la conferma di una discriminazione nei confronti delle donne e si è
limitata a promettere genericamente la messa a punto di un codice di condotta,
che sarà preparato per la riunione del sinodo del prossimo febbraio. Ma a
questo punto è probabile che gli anglicani più conservatori non aspetteranno
altri mesi per mettersi in viaggio verso i "papisti", anche dopo il
precedente scossone che ha riguardato l'ordinazione di vescovi anglicani
esplicitamente omosessuali. I preti "ango-catholic" che lasciarono la
chiesa d'Inghilterra dopo l'ordinazione femminile furono circa 500, quelli che
potrebbero lasciare questa volta sarebbero molti di più: forse 1.300 sacerdoti,
stima un'agenzia di stampa, e qualche milioni di fedeli (gli anglicani nel
mondo sono circa 80 milioni, contro 1,1 miliardi di cattolici).
I primi hanno già cominciato: dieci giorni fa a Gerusalemme trecento preti
anglicani tradizionalisti hanno annunciato di volersi organizzare come
"chiesa nella chiesa", e che non riconosceranno più l'autorità
dell'arcivescovo di Canterbury, "succube dei liberali".
( da "Corriere della Sera" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-09 num: - pag: 39
categoria: REDAZIONALE Controversie Una biografia di Haj Amin al-Husseini
riaccende la discussione. Una disputa che divide trasversalmente conservatori e
liberal Islamisti eredi del fascismo. E del comunismo Dalin e Rothmann: il
muftì di Gerusalemme complice di Hitler. Ma Pipes: il vero debito è con il
leninismo di ENNIO CARETTO I n un libro intitolato Icona del male, sottotitolo
"Il muftì di Hitler e la nascita dell'Islam radicale" (Random House),
gli storici David Dalin e John Rothmann hanno ricostruito uno dei capitoli più
bui della storia musulmana recente, quello di Haj Amin al-Husseini, la massima
autorità religiosa e politica della Palestina tra le guerre mondiali. Eletto
muftì di Gerusalemme nel 1921 per volontà degli inglesi, Haj Amin si rivelò un
despota sanguinario e antisemita. E quando l'Inghilterra aprì la Palestina agli
ebrei in fuga dalla Germania nazista, scatenò i moti arabi che culminarono
nella rivolta del '36, facendo assassinare indiscriminatamente non solo ebrei,
ma anche inglesi e palestinesi dissidenti. Sconfitto, il muftì si rifugiò a
Berlino, fornì a Hitler volontari musulmani per le SS e caldeggiò l'Olocausto.
In cambio chiese, ma non ottenne, il bombardamento di Gerusalemme e la
formazione di un corpo speciale per la "liberazione" della Palestina.
Caduto il Terzo Reich, il muftì riuscì misteriosamente a sottrarsi ai processi
per crimini di guerra e a riparare in Medio Oriente, dove morì nel '74
"moralmente e politicamente screditato". Oltre che per la sua
minuziosa ricostruzione storica, Icona del male è un libro importante perché
ripropone una tesi che riaffiora periodicamente in Occidente a partire dagli
anni Sessanta-Settanta, che cioè il nuovo estremismo musulmano affonda le
radici nei totalitarismi europei dell'inizio del XX secolo, in particolare nel
nazismo e nello stalinismo, entrambi antisemiti, e che quindi l'Europa non è
senza responsabilità per la attuale jihad, la guerra santa islamica, e per
l'assedio arabo di Israele. Il libro è l'ultimo in ordine di tempo a sostenere
questa tesi, lo hanno preceduto numerosi altri tra cui La quarta guerra
mondiale (edito in Italia da Lindau) di Norman Podhoretz, il padre dei liberal
ultras trasformatisi in neocon dopo il '68. Ma la sua pubblicazione ha riacceso
un aspro dibattito: se si possa o meno parlare di islamofascismo, "un
termine controverso " nota il New Oxford American Dictionary, "che
paragona alcuni movimenti islamici moderni a quelli fascisti dell'Europa del
primo Novecento", o se la jihad e l'antisemitismo non siano sempre stati
due connotati fondamentali dell'Islam. Il termine islamofascismo è stato bandito da George Bush, ma tra quanti sostengono che
esso sia un termine "valido", che rispecchia i legami tra due ideologie
perverse, vi sono il neocon David Horowitz, il liberal Paul Berman, autore di
Terrore e liberalismo (Einaudi), e Christopher Hitchens, un polemista più
difficile da etichettare. I tre ricordano che in Europa l'alleanza tra fascismo
e religione fu frequente, tanto che si parlò di "clericofascismo "
per la Spagna di Franco, la Croazia degli ustascia, la Romania della Guardia di
ferro, detta anche "Legione dell'arcangelo Michele", e altri.
Hitchens, che al momento dell'attentato delle Torri gemelle denunciò "il
fascismo col volto dell'Islam ", riscontra nei due movimenti "lo
stesso culto della morte e lo stesso disprezzo della mente, la stessa paranoia
antisemita e la stessa adorazione del leader ". Berman commenta che
entrambi poggiano sul concetto di una società esclusiva e pura, e sulla sete di
vendetta per le umiliazioni loro inflitte dalla storia. Horowitz ha persino
condotto una campagna contro l'islamofascismo nelle università per mobilitarle
come contro Hitler nel '41. Questi giudizi erano già stati espressi da vari
storici e politologi. Nel '63, Manfred Halperin, un professore di Princeton,
ammonì che "il movimento neoislamico emergente è parafascista". Nel
'79, il francese Maxime Rodinson definì la rivoluzione di quell'anno in Iran "fascismo
arcaico". Nel '90, l'inglese Molise Rutheven usò per primo il termine
islamofascismo. E nel '96 Walter Laqueur, nel libro Fascismi. Passato, presente
e futuro (appena uscito in Italia da Marco Tropea), evidenziò "le simpatie fasciste dei Fratelli musulmani e delle forze laiche
in Egitto, Iraq e Siria negli anni Venti e Trenta". Secondo alcuni
pensatori di oggi, tuttavia, dal liberal Peter Beinart allo storico inglese
Tony Judt, al docente di storia delle religioni John Kelsay, all'arabista
Daniel Pipes, islamofascismo è un termine improprio. Beinart ribatte che
"il fascismo adora lo Stato, che per i musulmani è invece una imposizione
pagana che minaccia la loro unità". Judt protesta che "il termine è
semplicistico perché la jihad e l'Islam non sono la stessa cosa". Kelsay
obietta che "il mainstream musulmano è moderato ma al momento
perdente". A sostenere che, più che al fascismo, l'estremismo islamico
vada collegato allo stalinismo è Daniel Pipes, un neocon. A suo parere, esso
"ha vincoli storici e filosofici con il marxismo-leninismo". Pipes
cita l'interpretazione data da Sayyd Qutb, l'ideologo dei Fratelli musulmani,
della dottrina marxista delle fasi della storia: "Prima crollerà il
capitalismo, poi il comunismo, infine si creerà un'era eterna dell'Islam".
L'arabista fa sua anche l'affermazione dell'iraniana Azar Nafisi che "oggi
l'Islam attinge tanto alla religione quanto a Lenin e Stalin". Stando a
Pipes, il radicalismo islamico ha una quinta colonna in Occidente: "Gli
irriducibili marxisti leninisti che hanno stipulato con esso un patto simile a
quello tra Stalin e Hitler nel '39". Ma come quella di Berman, Hitchens e
Horowitz, la sua analisi è contestata non solo da Beinart, Judt e Kelsay, bensì
anche dagli storici - una minoranza - che riscontrano nell'espansione
dell'Islam nei secoli un "imperialismo religioso ". è il caso di Lee
Harris, che gli attribuisce l'obiettivo permanente di rendere il mondo
"suddito di Allah". Liceità dei termini islamofascismo e
islamomarxismo a parte, su un punto emerge un certo consenso: che gli
estremisti musulmani si siano ispirati alla strategia delle dittature europee,
se non anche alla loro ideologia. L'inglese Lawrence Freedman lo evidenzia nel
libro La scelta dei nemici (PublicAffairs) dove illustra due "onde"
nell'attuale guerra dei radicali islamici contro l'Occidente. La prima, spiega,
fu quella degli anni Cinquanta e Sessanta, quando i musulmani nazionalisti
combatterono il colonialismo e predicarono il secolarismo, una doppia
rivoluzione, esterna e interna. La seconda iniziò negli anni Ottanta, in
seguito al fallimento della prima, impersonata da Nasser in Egitto e dallo scià
in Iran. La loro sconfitta, proclama Freedman, diventò la prova che per
sconfiggere il nemico l'Islam doveva recuperare il proprio fondamentalismo religioso.
Ma i metodi di lotta non cambiarono nella seconda onda, tuttora in corso. Come
in Europa, si tratterebbe comunque di una fase della storia, non del permanente
Scontro di civiltà di Samuel Huntington, su cui si polemizza ormai quasi da
vent'anni. Il muftì Haj Amin passa in rassegna un reparto musulmano di SS nel
1944. Sotto Daniel Pipes.
( da "Liberazione" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Giovanni Franzoni
Secondo il secolare insegnamento della morale cattolica, l'interesse sul denaro
prestato era proibito perché equiparabile all'usura.
Solo ai Monti di pietà era consentito di prendere qualcosa per retribuire il
personale addetto; ma mai era consentito prendere interesse. Quindi era inconcepibile che ci fossero delle banche cattoliche;
con l'irruzione della modernità nella società si è verificato, fra i moralisti cattolici, un progressivo cambiamento di pensiero. Col nascere dello Stato
Città del Vaticano le cose si sviluppano e Pio XII, nel 1942, crea l'Istituto
per le Opere di Religione - Ior - che è una vera e propria banca che,
pur non avendo sportelli accessibili ai miseri mortali, accetta depositi e
compie operazioni finanziarie. Riformato da Giovanni Paolo II nel 1990, dopo
gli scandali intorno alle gigantesche operazioni finanziarie compiute da mons.
Paul Marcinkus, che ne era stato presidente, e che
portarono al fallimento del Banco Ambrosiano e alla morte tragica di Calvi,
trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri, ormai, quasi
certamente, non suicida ma assassinato da gente del clan della Magliana. 19
09/07/2008.
( da "Liberazione" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
I progressisti prevalgono
nella chiesa d'Inghilterra Gli anglicani dicono sì alle donne vescove Roma:
"Grave strappo" Fulvio Fania Città del Vaticano Se Canterbury piange,
Roma non ride. O perlomeno non ne fa mostra. La comunione anglicana nel mondo
continua a dividersi tra conservatori e liberali. I progressisti prevalgono
nella chiesa d'Inghilterra, che è la sede madre dell'anglicanismo. Ieri a York
i 446 delegati del Sinodo hanno sancito definitivamente il via libera alle
donne vescovo respingendo le proposte di boicottaggio dell'ala conservatrice.
"E' uno strappo alla tradizione apostolica", ha reagito per Santa
Romana Chiesa il cardinale Walter Kasper esprimendo "rincrescimento"
per le inevitabili difficoltà che la decisione anglicana comporterà nel dialogo
con Roma. Neppure per il Vaticano, tuttavia, la faccenda si presenta semplice.
Come atteggiarsi di fronte alle turbolenze dei fratelli separati? Nei giorni
scorsi due vescovi anglicani contrari alla linea progressista - due prelati
appartenenti all'area che gli inglesi definiscono anglocattolica - hanno fatto
discretamente visita Oltretevere per saggiare le possibilità future. Nel 1994
l'ammissione del sacerdozio femminile era già costata agli anglicani una
vistosa emorragia nel clero a vantaggio dei "papisti". Anche
stavolta, così come è avvenuto tra gli episcopaliani americani dopo
l'ordinazione del vescovo gay Gene Robinson, c'è chi è tentato di abbandonare
la convivenza con i liberal. Roma però non può ridurre le proprie ambizioni di
unità dei cristiani ad una campagna acquisti tra i dissidenti. Del resto la
maggior parte degli anglicani tradizionalisti in materia di sesso, matrimonio e
vescovi maschi, specialmente nelle potenti chiese africane, per altri aspetti
teologici si mostra più protestante e lontana dal cattolicesimo di quanto non
sia l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, il quale coltiva ottimi
rapporti con le stanze papali. Le reazioni vaticane sono perciò prudenti e
seguono con interesse lo scontro interno altrui cercando di non urtare troppo
la sensibilità degli interlocutori. La barra dottrinaria va però tenuta salda,
altrimenti certi temi prima o poi potrebbero contagiare anche la chiesa
cattolica. Il cardinale Kasper ricorda di aver promesso agli anglicani che le
relazioni non sarebbero state interrotte neppure di fronte alla decisione di
nominare donne come "successori degli apostoli", pur avvertendo che
"la qualità del dialogo" sarebbe cambiata. La divergenza sulla figura
del vescovo e sulla ordinazione femminile, d'altra parte, divide già cattolici e protestanti. Nel Pontificio consiglio per
l'unità dei cristiani, presieduto da Kasper, fanno notare che ci vorranno
almeno cinque anni prima di vedere la prima donna vescovo in Gran Bretagna,
benché ne esistano già in 15 province anglicane tra cui il Canada e la Nuova
Zelanda. L'orientamento favorevole era già stato
votato nella chiesa inglese già nel 2005 e nel 2006. Quest'ultima accesissima
discussione, durata sei ore, ha riguardato soprattutto la richiesta sostenuta
da diversi vescovi e da una petizione del clero di istituire un super-vescovo
uomo che possa essere punto di riferimento per tutti i fedeli che non vorranno
riconoscersi in una donna a capo della loro diocesi. All'interno
del sinodo l'ordinazione femminile è stata difesa da 28 vescovi contro 12, 124
preti contro 44 e 111 laici contro 68. Entro febbraio 2009 verrà elaborato un
"codice di condotta" per le nuove ordinazioni rosa rimuovendo la
"discriminazione" verso le donne. Rowan Williams continua a pilotare
la nave anglicana in acque burrascose. La marea monterà ancora nei
prossimi giorni. Dal 19 luglio al 4 agosto si riunirà a Lambeth la conferenza
che ogni dieci anni raccoglie le chiese anglicane di tutto il mondo, 77 milioni
di seguaci in crescita nel sud del pianeta. Lo scisma si è però consumato di
fatto a Gerusalemme dove 280 vescovi tradizionalisti si sono dati appuntamento
a fine giugno su iniziativa del nigeriano Peter Akinola, dell'ugandese Henry
Oroby, del britannico-pakistano di Manchester Michael Nazir Ali. Sono tornati
in Terrasanta per invocare un "anglicanesimo autentico" contro le
deviazioni di Canterbury. La loro dichiarazione finale fa balenare la
costituzione di un Consiglio dei primati per reggere le sorti autonome degli
anglicani doc. Ma siccome non esiste un papa anglicano - è la regina il capo
della chiesa d'Inghilterra - i legami tra le varie comunità restano fluidi
tanto da aver evitato finora separazioni senza ritorno. Molti scismatici
boicotterranno la Lambeth conference ma - come sottolinea in Vaticano monsignor
Donald Bolen - il 70% dell'intero episcopato sarà comunque rappresentato. Per
parte sua Roma preferisce raccomandare che "non vincano le tensioni"
e siano adottate misure per "garantire l'unità in mezzo alle
dispute". 09/07/2008.
( da "Liberazione" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Giovanni Franzoni
L'ombra dello Ior ritorna però, di tempo in tempo, ad oscurare il cielo di Roma
e della Chiesa cattolica nonché le coscienze dei credenti. Succede così che una
signora - Sabrina Minardi - dichiarando di aver avuto in custodia Emanuela
Orlandi, chiama di nuovo in causa Marcinkus e il clan della Magliana e scatena
l'ipotesi di disseppellire il corpo di Enrico De Pedis, boss del clan, sepolto
nella chiesa di Sant'Apollinare e quindi in zona extraterritoriale di
competenza del Vaticano. Alle domande dei giornalisti circa un così alto
privilegio (solo i papi e i sovrani sono sepolti nelle chiese), il custode di
Sant'Apollinare pare abbia risposto che De Pedis era stato
un generoso benefattore. Viene da domandarsi, ma se muore - fra cento anni -
Bill Gates, dove lo seppelliranno? Accanto a San Pietro? Non è mio compito fare
l'investigatore e quindi lascio agli inquirenti di chiarire le cose. Ciò che mi
tocca e mi turba è il fatto che tante coscienze, laiche o
religiose che siano, rimangano ferite da queste notizie e, anche se fossero
false, dal miscuglio di sacro e profano che seguita a imperversare intorno al
fatto religioso. La mia memoria ritorna al 1973, quando fu proprio uno scandalo
dello Ior il fatto occasionale che provocò le mie dimissioni da abate di San
Paolo e mi strappò dal consorzio fraterno con i miei monaci, dalla
collaborazione con alcuni confratelli della Conferenza episcopale italiana e
del Comitato italiano dei Superiori Maggiori. La mia situazione era già
delicata per le provocazioni e gli assalti squadristici in Basilica, dei cattolici ultra-conservatori. Avevo avuto, senza esito, una
visita canonica e due visite apostoliche. Infine fui chiamato in Vaticano da
mons. Mayer, segretario della Congregazione dei religiosi, che mi disse:
"Ormai i due terzi della sua comunità preferirebbero le sue dimissioni.
Lei che è così democratico dovrebbe tenerne conto. Comunque il Santo Padre,
nella sua liberalità, desidera che lei resti al suo posto, a due condizioni:
tutti gli atti interni all'abbazia siano concordati col Consiglio degli anziani
e tutti gli atti esterni col Vicariato". Accettai e, tornato a San Paolo,
convocai i miei collaboratori nell'estensione della lettera pastorale La terra
è di Dio dicendo che bisognava sospendere perché se avessi avuto il controllo
del Vicariato l'avrebbero limata e resa irriconoscibile. Una notte di aprile,
lo Ior compì una spregiudicata operazione sul dollaro, tanto da meritare una
nota di deplorazione da organismi di vigilanza bancaria. Arriva la domenica e
un giovane studente va al microfono per la preghiera dei fedeli e dice:
"Signore! Ti prego! Fai che se avrò un figlio, possa crescere in una
Chiesa che non sia deplorata perfino dal sistema bancario
internazionale!". Lunedì mi richiama Mayer: "Ma lei aveva promesso! Non
controlla le preghiere dei fedeli?". "Posso provare, risposi, ne
parlerò in comunità". Convoco la comunità e si accende una animata
discussione sul che fare. A un certo punto si alza Vincenzo Meale e dice:
"Padre abate, è inutile che stiamo qui a chiacchierare, poi chi paga è
solo lei. Vogliono fare come il ministro degli Interni farebbe con un prefetto.
Lei ha aperto una porta per la nostra fede. Loro non vogliono chiuderla:
vogliono usare lei come una maniglia che chiude la porta che ha aperto. Mi dia
retta, obbedisca. Però voglio sinceramente dire che con questo, la mia
esperienza di fede si chiuderebbe". Risposi "Ho capito". E
sciogliemmo l'assemblea. Il giorno dopo andai da Mayer e gli dissi: "Io
sapevo fere l'abate in un certo modo, se non può andare è meglio che concordiamo
le dimissioni". Concordammo la data del 12 luglio e così ebbi il tempo di
finire La terra è di Dio e di pubblicarla. Non porto rancore personale verso lo
Ior ma mi resta l'amaro in bocca, perché certe istituzioni uccidono la fede e
poi, sotto la maschera del trionfalismo di piazza, praticano il culto della
personalità e la superstizione. 09/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
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N. 162 del
2008-07-09 pagina 15 La figura femminile centrale tra i cattolici di Andrea Tornielli Al contrario di quanto spesso sostengono certe
ricostruzioni semplicistiche sulla misoginia cristiana, le donne nel vangelo
figurano come destinatarie del suo messaggio. Gesù, nella predicazione e
parabole, sceglie molte volte personaggi femminili ed è evidente la sua critica
implicita all'identificazione, nel linguaggio patriarcale, tra
"uomo" e "maschio". Il Nazareno è seguito da una folla
composta di uomini e di donne e proprio alla categoria più socialmente
disprezzata, quella delle prostitute, si dirige la sua parola. A loro e ai pubblicani,
Gesù promette l'accesso al regno dei cieli. Proprio le donne, che nella società
giudaica del primo secolo non potevano testimoniare in tribunale perché la loro
parola non aveva valore, saranno le prime testimoni della risurrezione. La
"rivoluzione" cristiana darà alla donna un posto nuovo, e, scrive
Vittorio Messori, "abolirà cose come la preghiera del mattino in cui si
ringrazia l'Eterno di averci fatti maschi e non femmine, o come l'esortazione
rabbinica a bruciare la Scrittura, piuttosto che lasciarla toccare da mano di
donna". Nella primitiva comunità cristiana è attestato
poi il ruolo delle "diaconesse", un servizio a cui accenna san Paolo
nella Lettera ai Romani: "Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa
della Chiesa di Cencrea", ed è documentato che nel III secolo in Siria
esistevano delle diaconesse che aiutavano il sacerdote nel battezzare le donne,
seppure non investite di un servizio ministeriale ordinato. Anche nel medioevo,
ingiustamente tacciato di essere un'epoca "oscura e buia", secondo una
fortunata vulgata dell'epoca illuminista, troviamo donne che tengono testa a
Papi e cardinali - si pensi soltanto a santa Caterina da Siena - e badesse
temute e potenti, in qualche caso persino "mitrate", cioè abilitate a
indossare il copricapo vescovile e aventi in anche giurisdizione sulla parte
maschile nei cosiddetti monasteri "doppi". La Chiesa cattolica, che
con quelle orientali ortodosse conserva la tradizione apostolica, non ha però
mai ammesso le donne al sacerdozio (né tanto meno all'episcopato). Decisione
ribadita l'ultima volta da Giovanni Paolo II, nel 1994, con la lettera
"Ordinatio sacerdotalis", uno dei due casi del suo lungo pontificato
nei quali Papa Wojtyla è ricorso alla formula dell'infallibilità: il motivo non
è soltanto legato al fatto che Gesù tra i dodici non abbia chiamato donne, ma
anche alla creazione dell'essere umano come sessuato. "Nell'alleanza -
spiegava l'esegeta Ignace de la Potterie - Dio si presenta come lo Sposo del
popolo suo, che è sempre donna. La donna quindi rappresenta la Chiesa, e
Cristo, che era maschio, è lo Sposo della Chiesa. E dunque, quando il sacerdote
celebra l'eucaristia, che è il sacramento della nuova alleanza, rappresenta
Cristo Sposo... Mettere al posto dello Sposo una donna equivale a un atto teologicamente
contro natura". La valorizzazione del gentil sesso nella Chiesa cattolica
è un processo che deve compiere ancora molta strada per essere adeguatamente
compiuto, ma non passerà attraverso la loro "clericalizzazione".
Quale potente cardinale, in fondo, non sarebbe caduto in ginocchio davanti a
una piccola grande donna come la beata Madre Teresa di Calcutta? © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
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N. 162 del
2008-07-09 pagina 31 "Il Festival per le famiglie? Sarà una
provocazione" di Michele Anselmi Dal 28 luglio a Fiuggi la prima edizione
della rassegna da Roma "Come reagisco quando mi definiscono, per denigrarmi, "regista cattolico"? Bene. Sono
orgoglioso di esserlo. Anzi, sono un cattolico praticante, sia pure con una
fede incerta". Dal 28 luglio al 3 agosto Pupi Avati sarà a Fiuggi, non per
girare un nuovo film e neanche per ritemprarsi alle terme. Guiderà la giuria
del primo Family festival. Giuria atipica: insieme a sei famiglie di
varia estrazione sociale e consistenza filiale, il regista bolognese valuterà i
nove titoli in gara e magari gusterà anche il resto del menù, dove spiccano le
anteprime di DonkeyXote, Ben 10, Narnia: il principe Caspian e Entre les murs.
Slogan della manifestazione, creata da Gianni Astrei: "Quest'estate c'è un
luogo dove il cinema è di casa per tutti". Naturalmente sono già messe in
conto le ironie, essendo il Fiuggi Family festival filiazione di quel Forum
delle associazioni familiari che organizzò il Family day. Insomma, secondo
alcuni, una roba conservatrice, magari bigotta, che profuma di incenso e tende
a destra. Avati, dubbi nell'accettare l'incarico? "Nessuno. Ho detto
subito di sì, con intimo piacere, perché mi esponeva ai rischi della derisione
che comporta tutto ciò che è family. A suo modo, un'iniziativa provocatoria. Perché
di solito i festival si consolidano attraverso film-scandalo, che poi i temi
siano la politica, il sesso o la violenza poco importa. Altrimenti nessuno ne
parla. Oppure arrivano gli sfottò. Com'è accaduto quando ho realizzato per Sat
2000 un servizio sul Family day seguendo i percorsi di cinque famiglie. In
verità, sapevo benissimo di essere l'unico regista in quella piazza". Non
c'è il rischio, tra un omaggio all'orso Yoghi e un dibattito sui
"transgender", di proporre un'immagine troppo stereotipata e rassicurante
della famiglia? "Guardi, non so come devono essere i film destinati alla
famiglia, ma so come non devono essere. Non dovrebbero proporre, in modo
seducente, modelli negativi di comportamento sociale. Bisogna dire la verità,
senza addolcire i contrasti, ma in troppi casi cinismo e intelligenza sono
diventati sinonimi. Prenda Cogne. Su quella morte hanno vissuto
parassitariamente in tanti, so io quanta gente s'è comprata appartamenti. La
madre che uccide rende. La madre che muore salvando i figli, com'è successo
giorni fa a Fano, no". La famiglia secondo lei. "La famiglia non
soffre solo di problemi economici come credono i governi di centrodestra e di
centrosinistra. Il supporto migliore viene dai modelli. Io sono un modello. Mi
spiego. Faccio due dei mestieri più difficili del mondo: il regista da 40 anni,
il marito da 44. Parliamo del marito. Ho commesso tanti errori, una volta ho
vissuto fuori casa per otto mesi, ci sono stati torti, litigi e tradimenti. Ma
alla fine sono tornato da mia moglie. Non potevo pensare di privare i miei
figli di una delle due figure centrali della loro esistenza. Poi non c'è niente
di più bello del riconquistare tua moglie. Per le nozze d'oro credo che la
risposerò". Però chi vuole divorziare... "Ma certo. Dico solo che oggi
ci si sposa e ci si lascia troppo allegramente, si fanno le prove. Vivere
insieme non è uno sport facile. È bello un patto che trasforma la passione e
l'erotismo degli inizi in un sentimento che attiene all'ineffabile. Quanto alla
paternità, altro mestiere complicato, sono stato un
padre scadente, un po' come l'Abatantuono di La cena per farli conoscere. Con
Il papà di Giovanna, ho inventato un padre meraviglioso, come mai sarei potuto
essere. Silvio Orlando è magnifico". Dica la verità su Venezia. "Non
ho timore di dire che ho mostrato il film a Müller. Spero sia piaciuto. In
concorso - solo in concorso - andrei volentieri. Ma fino ad ora, lo giuro su
ciò che ho di più caro, non ho ricevuto conferme". È vero che vuole
raccontare una storia di adozione? "Sì. Mia figlia ci ha messo sette anni
per non avere il bambino che la burocrazia le aveva promesso. Si sarebbe
uccisa, quel giorno. Esistono tanti bambini con problemi e tante famiglie che
desiderano dei figli. Perché non aiutarli sveltendo le pratiche? Sul tema ho
scritto una serie tv, l'ho proposta sia a Mediaset sia a Raifiction: due
no". Ha capito perché? "Non sarà in linea con i gusti correnti. Si
chiama Un matrimonio, cinque puntate, ciascuna delle quali rievoca dieci anni
di una famiglia, dal 1958 al 2008, attraverso gli occhi una bambina paraplegica
adottata. Ma se le gambe sono deboli, la sua testa è fortissima". Cosa
pensa di quei politici che si ergono a difensori della famiglia tradizionale
pur essendo divorziati? "Che sono delegittimati. Per farlo bisognerebbe
vantare almeno 44 anni e 2 mesi di matrimonio, come il sottoscritto". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
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N. 162 del
2008-07-09 pagina 4 Tornano in piazza gli anti Silvio In duecento davanti alla Prefettura
di Redazione Tutti contro. La "schedatura" dei rom fa tornare in
piazza la sinistra. Il popolo delle bandiere della pace del 2003 c'è ancora e,
archiviata l'estemporanea esperienza di Governo, torna ad attaccare i
"metodi fascisti e le leggi vergogna" volute da Berlusconi. Oggi è la
giornata della campagna nazionale "Maroni schedaci tutti" e Genova
aderisce con un banchetto davanti al Palazzo Ducale. La manifestazione è
promossa dall'Arci Liguria e da alcune associazioni laiche
che raccoglieranno le impronte digitali e le generalità ai cittadini "per
protestare- dicono- contro la proposta di stampo razzista del Ministro
dell'Interno di schedare tutte le persone di etnia rom". A De Ferrari sarà
presente anche Don Andrea Gallo che ha già promesso di aderire alla
manifestazione che ieri ha avuto un prologo con una identica iniziativa della
Federazione giovanile dei comunisti italiani che ha fatto
"schedare" i genovesi davanti alla Prefettura in concomitanza con il
"No Cav Day". La manifestazione contro il Cavaliere ha visto il
coinvolgimento di circa duecento persone radunate davanti alla Prefettura:
"Questo pesante attacco alla Giustizia e allo Stato di Diritto non ha
suscitato in Italia una reazione adeguata - ha dichiarato Giunio Luzzato, docente
di matematica all'Università di Genova -. È essenziale invece che non ci sia
rassegnazione". "La risposta di Genova è stata importante - ha
aggiunto Nando Dalla Chiesa, uomo della cultura della giunta di Marta Vincenzi
-: lo si vede da questa manifestazione eterogenea che mette insieme movimenti,
partiti, e generazioni diverse". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
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N. 162 del
2008-07-09 pagina 1 Fenomenologia di Umberto E. di Luigi Mascheroni Luigi
Mascheroni Definirlo è molto facile. I giornali di solito scelgono, a caso,
tra: a) "L'intellettuale italiano più conosciuto nel mondo", b)
"Un uomo di una cultura enciclopedica"; c) "Il semiologo ha
sempre il sopravvento sul romanziere", d) "Il nome della rosa era un
brutto film". Comunque, è il Professore per antonomasia delle nostre
Lettere. Appese alle pareti di casa, oltre a un paio di chilometri di scaffali
per i suoi 40mila libri (molti, dicunt, li "prendeva in prestito"
alla Rai, dove negli anni Cinquanta lavorava ai programmi culturali), ha
incorniciate 35 lauree honoris causa. Dice che così quando la gente entra in
casa sua si sente subito in inferiorità intellettuale. Poi, come fai a dargli
torto? Poi, come fai a dire qualcosa di destra su uno così di sinistra da
affermare che "se vincono gli altri non significa però che la maggioranza abbia
ragione, e comunque la democrazia è in pericolo"; uno così snob che a te,
caro ministro Bondi, la mano non te la stringo, perché la cultura è
essentialiter di Sinistra e tu sei di Forza Italia, ergo di destra, ergo
ur-fascista; uno così orgoglioso della propria padronanza stilistica e
linguistica da sboccare volentieri in metafore falliche (oggi è il grattacielo
di Libeskind che ha bisogno del Viagra, ieri - Bologna, campagna elettorale del
'94 - era "basta farsi le seghe, compagni, se no lo prendiamo in culo!");
uno così snob da tenere nel cassetto una cartelletta di ritagli di titoli di
giornali in tutte le lingue indoeuropee che giocano sul suo nome, tipo
"L'eco di Eco" o "Un libro che farà Eco" o quello possibile
per quest'articolo: "Ecografia di un maître à penser, e anche à
parler". Critico, saggista, romanziere, semiologo, appassionato lettore di
san Tommaso d'Aquino e Dylan Dog, dotto polemista inutilmente polemico,
bestsellerista molto utilitarista (tiene molto, dicono, ai diritti di autore e
di traduzione), teorico dei mezzi di comunicazione di massa e in pratica
superuomo per le masse, accademico rigorosissimo e narratore pop. E pensare che
da piccolo - ironia del destino - voleva fare solo il pianista di piano-bar.
Fenomenologia di un fenomeno, ovvero: ritratto di Umberto Eco, un italiano che
ha lasciato il segno e a cui piace dire di voler lasciare l'Italia ogni volta
che non gli piace chi la governa. Intellettuale-puzzle indefinibile da una sola
tessera (prima cattolico impegnato e poi pensatore laico,
all'inizio integratissimo soprattutto al Pci e oggi apocalittico
anti-berlusconiano, scrittore globale e politologo un po' provinciale,
moralista rigoroso e soprattutto umorista involontario), Grande Sapiente che
spazia con disinvoltura da Athanasius Kircher a Rita Pavone,
dall'ornitorinco a Kant, Umberto Eco è il caso più vistoso di Intoccabile di
professione. Da vero intellettuale pensa che le idee, in particolare le sue,
abbiano una funzione sociale, e le comunica al volgo, che poi siamo noi, insegnandoci
come si sta al mondo. D'altronde, essendo oltre che cultore dilettante di
flauto dolce e serissimo giocoliere della parola, anche primo Semiologo
d'Europa, come nessun altro sa spiegare - agli altri - il rapporto tra i segni
e la vita. Lupus in fabula. Indeciso semanticamente se il vero autore di un
testo sia lo scrittore empirico o il lettore esplicito; incerto,
giornalisticamente, se le dichiarazioni siano di chi le legge o di chi le
scrive, e nel dubbio meglio se si riesce ad attribuire ad altri le proprie
volgarità; e personalmente convinto che Dan Brown abbia copiato da Il nome
della rosa e che comunque i propri libri siano grandi romanzi (si dice che dopo
Woobinda di Aldo Nove non ne abbia più letti, solo scritti), Umberto Eco - con
quella proverbiale ostinazione piemontese che gli appartiene - di una cosa è
sicurissimo. Che il principale pericolo per l'Italia, ma solo casualmente a
partire dal 1993, sia il populismo mediatico, un morbo letale (e ci sfugge
completamente a chi stia pensando il professore) che consiste nel rivolgersi
direttamente al popolo attraverso i media, usandoli per orientare il corso
della politica al di fuori del Parlamento, minando le basi stesse del sistema
democratico, persino instaurando - nella fase terminale - un regime
dittatoriale, addirittura il controllo delle coscienze, addirittura il lavaggio
del cervello, addirittura la censura delle idee. Un sistema orwelliano,
insomma, che vieta nel modo più assoluto a un qualsiasi cittadino dissenziente
di avere, chessò, un paio di cattedre universitarie, una rubrica sull'Espresso,
una collaborazione con Repubblica, un grosso editore per i propri libri.
Spirito convinto che l'intellettuale è anche un uomo di azione, Umberto Eco ha
avuto - tra le tante - una (s)fortuna: far parte del famigerato Gruppo 63 che,
al contrario di tutti gli avanguardisti nati incendiari e morti pompieri, fu un
movimento nato nella caserma dei pompieri ma dalla quale in molti uscirono
incendiari. Un vizio, quello di dar fuoco alle polveri, che l'Umberto (odia
l'articolo davanti ai nomi) non ha mai perso, da quando firmava, anno di scarsa
grazia 1971, il manifesto contro il commissario Calabresi fino alle ultime
esternazioni di guerriglia semiologia in difesa della democrazia in pericolo e
dei ministri della Cultura indegni e incompetenti. Ma Eco, si sa, è un
patafisico, uno a cui piace scherzare, uno che spazia con disinvoltura dalla
cultura alta alla cultura bassa, dal colto all'inclito, da Heidegger ad Heidi,
da Buzzati a Buzzanca, da Adorno ad Adornato. Da Eunapio di Sardi a Lando il
camionista. E, all'occorrenza, da James Bond a Sandro Bondi. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
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La piazza è la
stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo
2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti,
sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista
prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte,
con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima,
già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la
Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato
fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la
loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano
Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio
questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo)
dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza
contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza
(oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle
estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo
qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una
Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12
milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte
perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in
Varie 1 Commento " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici
milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti
hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno
scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà,
scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (30 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un
grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la
sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al
voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie
Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve,
sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché
le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano
con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola
comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della
sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza
allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet
preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e
l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo
gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no,
lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle
riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non
perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui
guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida
interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e
"autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter
"buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi,
quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che
vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e
rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è
solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario
invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe:
"Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a
dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire,
andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema
e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la
"guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a
Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli
amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la
margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che
potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e
teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per
evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo
sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come
diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario
che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente
designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio
quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare
agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per
interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a
nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare
l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una
volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe,
gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in
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post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è
mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la
sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in
prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo
di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla
"tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal
dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un
termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere
senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale
futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di
noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi
mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno
vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice
francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria
digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del
17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società
dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee
e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il
cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna
della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha
detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti
qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche
l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della
vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio
dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non
pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 )
" (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico
09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi
Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli
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Ultime discussioni Nicolò Sportaro: Non credo che Veltroni andrà avanti per
molto, sicuramente l'alleanza con Di Pietro è al... umberto vastarini: miei
carissimi Amici, sapete qual' è la cosa che più mi diverte? accorgermi che,...
paola: Per favilla Non è vero che il popolo di sinistra non accetta mai il
verdetto che esce dalle urne. Gli... paola: per Franz ritengo stupido quello
che lei ha scritto, non ho mai detto che le persone di sinistra sono... Wilson:
Perchè in Italia un Parlamentare può offendere e ledere incurante del fatto che
la maggioranza degli... I più inviati Sayed, primo risultato della
mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della
condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter
diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
contrordine compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime
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testa Shahab, il missile per IsraeleClima, i leader del G8: "Dimezzare i
gas serra" Frenata di Cina e IndiaFederica, morte violenta E di Victor non
c'è tracciaEluana, i giudici: "Stop alimentazione"No Cav day,
Berlusconi: "E' solo spazzatura" Blog amici Il blog di Andrea
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( da "Voce d'Italia, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Esteri Il Pontificio
consiglio parla di "frattura" con Chiesa anglicana Vaticano, no ai vescovi donna La Chiesa cattolica non accetta l'ordinanza
di donne-vescovo Città del Vaticano, 9 lug. - Il Vaticano attacca e prende
posizione sulla questione dell'ordinazione delle donne-vescovo, sancita con voto
favorevole al sinodo della Chiesa anglicana. Il Pontificio consiglio per la
promozione dell'unità dei cristiani definisce questa scelta come "una
frattura con la tradizione apostolica mantenuta in tutte le chiese nel primo
millennio, ed è anche un futuro ostacolo alla riconciliazione tra la Chiesa
Cattolica e la Chiesa Anglicana". Per il Vaticano, le donne non possono
abbracciare il sacerdozio perché Cristo scelse solo uomini come propri
apostoli. Gli anglicani, al contrario, cominciarono nel 1992 ad ordinare le
prime donne sacerdote e oggi in Inghilterra un parroco su sei è donna. Valeria
Giangravè.
( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 162 del
2008-07-09 pagina 0 No Cav day, Berlusconi: "E' solo spazzatura" di
Redazione Il premier: "Abbiamo bisogno di tutto meno che continuare nel
masochismo". Il ministro Carfagna querela la Guzzanti. Il Vaticano:
"Contro il Papa menzogna e ignoranza". Di Pietro si dissocia dagli
insulti al Santo Padre e a Napolitano. Finocchiaro: "Piazza strabica"
La guerra (in)civile degli psico-comici. Dì la tua Roma - Il ministro Carfagna
querela Sabina Guzzanti, il leader Pd Walter Veltroni si affretta a prendere le
distanze di girotondi di piazza Navona, il presidente Schifani fa pubbliche
scuse da Palazzo Madama. Gli insulti del popolo del "No Cav day" non
passeranno inosservate. Tanto che lo stesso Di Pietro si vede costretto a
ritrattare: "Italia dei valori e io personalmente ci dissociamo del tutto,
considerandole fuori luogo e fuori tema nello spirito e nel significato, dalle
polemiche ingiustificate con il Papa". La replica di Berlusconi "Della
spazzatura mi occupo a Napoli. Nessun altro commento, vorrei rimanere sul
G8". Il presidente del Consiglio, Silvio Berluscconi, non intende
rispondere alle polemiche legate alla manifestazione di ieri. Da Toyako il
premier aveva già invitato l'opposizione all'azione anziché sendere in piazza:
"L'Italia ha bisogno di fatti, non di manifestazioni". "Ho visto
con molta gioia che nonostante tutti gli attacchi volgari di cui sono stato oggetto, c'è una crescita importante dei sondaggi di
Euromedia verso il governo", ha continuato Berlusconi ribadendo che la
fiducia verso il governo è salita al 61,9 per cento, dal 61,5. Il presidente
del Consiglio è, quindi, tornato a parlare del bene per l'Italia: "Spesso
siamo colti da questo sentimento di autoflagellazione e invece abbiamo bisogno
di tutto meno che continuare nel masochismo. E' un qualcosa che non produce
produttività". Fini: "Non è satira" "Le espressioni oscene
e gli insulti al Capo dello Stato sono comportamenti che non hanno nulla a che
vedere con la satira. Chi se ne rende responsabile non è un comico, ma più un
esibizionista che va trattato come tale". Lo afferma il presidente della
Camera Gianfranco Fini riferendosi alla manifestazione di ieri a piazza Navona.
"Mi auguro - rileva - che riflettano su questo aspetto quegli uomini
politici che adesso si dissociano, ma che hanno dato modo a questi personaggi
di dar corso a queste espressioni di cui oggi tutti sottolineano la
gravità". Fini ha osservato che per evitare situazioni del genere
"sarebbe sufficiente il buon gusto, la buona educazione. Andare in piazza
è sempre una garanzia di libertà e un' espressione di democrazia. è evidente -
ha concluso il presidente della Camera - che chi organizza le manifestazioni
deve essere cosciente che chi semina vento raccoglie tempesta".
L'indignazione di Schifani "Solidarietà al presidente dela Repubblica e al
Santo Padre oggetti nella serata di ieri di vergognosi attacchi verbali".
Palazzo Madama applaude l'intervento del presidente Renato Schifani che ricusa
gli insulti piovuti ieri dal palco di piazza Navona. "Del presidente
Napolitano apprezziamo più che mai - dice Schifani in Aula - in questi giorni
l'esempio di saggezza ed equilibrio istituzionale che quotidianamente dà a
tutti noi". E aggiunge: "Le sue doti di esperienza e di rigore morale
sono un patrimonio prezioso per il Paese". Il presidente del Senato non
vuole "aggiungere nulla al riconoscimento che unanimemente accompagna
l'opera appassionata, fonte di speranza per la pace fra i popoli, di Papa
Benedetto". "Nessuno in quest'aula condivide i contenuti e le forme
delle ingiurie che abbiamo ascoltato - continua Schifani - la libertà a tutti
preziosa di manifestare le proprie idee non può in alcun modo assumere i toni
dell'oltraggio volgare, della consapevole falsità, dell'umiliazione vigliacca
dell'altro, di qualsiasi altro e non solo delle figure autorevoli sopra
ricordate e quindi anche del più avversato antagonista politico. In questo caso
è dovere di tutti condannare con forza le parole usate e coloro che queste
parole lanciano con intento distruttivo nelle nostre piazze". Il ministro
Carfagna querela la Guzzanti Non se ne resterà certo con le mani in mano. al
ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, non sono andati giù gli insulti
di Sabina Guzzanti. "In riferimento alle parole volgari e fantasiose della
comica Sabina Guzzanti - si legge in una nota diramata già in tarda serata dal
ministero - il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha dato mandato
all'avvocato di Roma Federica Mondani per adire le vie legali nei confronti
della figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti". Sir:
"Contro il Papa menzogna e ignoranza" Le offese rivolte ieri al Papa
dal palco di piazza Navona "nascono e crescono" in una palude di
"menzogna e ignoranza" alla quale la "coscienza laica" del
paese si ribella. è la critica formulata in un corsivo dell'agenzia stampa
della Conferenza episcopale italiana: "Trasformare una manifestazione
pubblica di dissenso su importanti scelte politiche in un'occasione per insultare
e offendere altri con toni di inconcepibile volgarità non può e non deve essere
considerata un'espressione di democrazia e, quindi, neppure di
intelligenza". "Quanto accaduto ieri sera in piazza Navona, una
deriva che ha disgustato perfino alcuni presenti che
si sono allontanati, conferma che c'è un'Italia maggioritaria, sana, che
discute e si esprime anche con toni vibranti ma sempre rispettosi dell'altro e
un'Italia assolutamente minoritaria che per esistere ha bisogno di insultare.
Una miserevole realtà che trova - e troverà - spazio per qualche ora su video e
giornali ma che è destinata a essere rimossa dalla
coscienza laica di un Paese come il nostro. Ed è proprio questa stessa
coscienza laica - prosegue il Sir - a ribellarsi soprattutto alle offese a
Benedetto XVI, alla menzogna e all'ignoranza che formano la palude in cui
nascono e crescono parole ed espressioni che ci rifiutiamo di credere che
possano appartenere a un cittadino responsabile, a una persona che pensa
e critica, credente o non credente che sia". L'imbarazzo della Finocchiaro
La manifestazione di piazza Navona ha "polarizzato" l'attenzione su
una questione che non e "in cima ai pensieri degli ialiani", più
preoccupati invece di stipendi e salari. Per questo Anna Finocchiaro,
presidente del gruppo del Pd al Senato, in una intervista al Messaggero,
difende la scelta del suo partito di non partecipare alla manifestazione sulla
giustizia e condanna come "sbagliati e inaccettabili" gli attacchi
"al Pd e al Quirinale". "Immaginavo sarebbe stata una bella
piazza, è legittimo che abbiano manifestato",
spiega la Finocchiaro che reputa "sbagliati e inaccettabili" gli
attacchi al Pd, al Quirinale e al Pontefice, anche se ho apprezzato i tentativi
di Di Pietro di spegnere i fuochi. "La piazza, per Finocchiaro, si è
dimostrata strabica, nel senso che non ha colto i veri problemi della gente -
conclude - ben vengano insomma le manifestazioni, ma vanno scelti i temi e la
strategia politica per evitare che tutto si polarizzi sul miserabile processo
di Berlusconi". Anche Veltroni disconosce i girotondi "Come avevamo
previsto, la manifestazione, credo anche in contrasto con lo spirito di molti
dei partecipanti nella piazza, è stata più contro il Quirinale e il Partito
Democratico piuttosto che contro Berlusconi". Lo aveva detto nei giorni
scorsi, lo ha ripetuto ieri a manifestazione conclusa: Walter Veltroni,
segretario del Partito Democratico, prende le distanze dal popolo del "No
Cav. day" e punta il dito contro quella fetta di sinistra che ha preferito
scendere in piazza anziché "combattere" in Aula. "Gli insulti di
Grillo e Travaglio al Partito democratico non ci sorprendono e non sono nuovi -
continua l'ex sindaco di Roma - quello che è per me intollerabile è ascoltare
gli attacchi al capo dello Stato. Giorgio Napolitano sta garantendo, in un
momento difficile, il rispetto della Costituzione con rigore e determinazione.
Le sue scelte sono e saranno da noi condivise". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Duello con Tremonti.
Il Governatore: "Stipendi fermi da 15 anni" Draghi boccia la Robin
Tax ALBERTO STATERA Il banchiere centrale, "civil servant" per
definizione, e il ministro immaginifico neo-anti-global, il
tecnocrate laico e il neo-populista che cita la Genesi e Papa Ratzinger, il
gelido successore di Luigi Einaudi in bianco e nero, e il politico roseo un po'
trafelato, come Nino Andreatta disse una volta di Rino Formica, che invoca la
salvaguardia della dignità umana nei confronti della universale
"speculazione". SEGUE A PAGINA 9 POLIDORI A PAGINA 9.
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La crisi "Una
situazione grave e presto peggiorerà ancora" "Per la Turchia
situazione in peggioramento" "Sospetti di golpe sui militari e gli
integralisti islamici sono all'offensiva" Aytunc Altindal, lei è uno dei
maggiori esperti di terrorismo in Turchia. Che cos'è successo esattamente ieri?
"Si è trattato di un attacco molto probabilmente legato agli Hezbollah
turchi, un gruppo integralista nazionale vicino ad Al Qaeda che combatte il
governo moderato islamico e che non è mai stato del
tutto sconfitto". Come fa a dire che sono loro? "Dei tre attentatori
uccisi, due documenti di identità appartengono a persone note agli inquirenti.
Si tratta di personaggi con collegamenti in Afghanistan, con i Taliban".
Quindi è da escludere il Pkk? "Per questo attacco sì. Il rapimento dei
turisti tedeschi sul monte Ararat invece è ascrivibile ai guerriglieri
curdi". Perché un attentato davanti alla sede diplomatica americana?
"Per far diventare il fatto eclatante. Ma a morire sono stati infine tre
poliziotti turchi. Ammazzarli semplicemente per strada non sarebbe stato lo stesso. Perché per far parlare tutto il mondo di
questo attacco bisogna portare lo scenario terroristico davanti a un'ambasciata
americana, oppure israeliana. In questo modo gli Hezbollah turchi vogliono
dimostrare di essere ancora potenti". Il clima politico in Turchia è
pessimo. Si parla di possibile chiusura del partito al
potere fra poche settimane, per attentato alla Costituzione laica. Mentre
alcuni generali in pensione vengono arrestati per sospetto golpe. Che cosa
succederà? "Ci troviamo di fronte a un periodo molto turbolento in
Turchia. Ci saranno problemi su problemi. Incidenti uno dopo l'altro.
Sabotaggi. Attentati del Pkk. Attacchi suicidi. Tutto ciò fino a quando
non arriverà la decisione, tra la fine luglio e l'inizio di agosto, della Corte
Costituzionale sulla chiusura del partito al governo". Verrà chiuso?
"Da quel che so io, no. Ma tra i 71 esponenti sotto accusa ben 26 saranno
allontanati dalla politica per 5 anni". Il premier Recep Tayyip Erdogan è
tra loro? "Per ora sembra di sì". Quindi ci dovrà essere un nuovo
capo del governo? "Esattamente". (m. ans.).
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione
del Il diritto di scegliere Maurizio Mori Segue dalla Prima Poiché come osserva
sempre la Corte, "la prosecuzione della vita non può essere imposta a
nessun malato, mediante trattamenti artificiali, quando il malato stesso
liberamente decida di rifiutarli", questo principio di uguaglianza va
esteso anche ad Eluana che ora non può più esprimere la propria volontà.
Rimandando ad altra sede una più dettagliata analisi delle motivazioni della
Corte, resta la giustizia sostanziale della sospensione della terapia
nutrizionale per garantire ad Eluana di evitare uno stato
di vita che mai e poi mai avrebbe voluto. La sentenza è un altro passo
significativo compiuto per garantire alle persone la possibilità di
autodeterminarsi, prevista dalla nostra Costituzione repubblicana e richiesta
con forza dal processo di modernizzazione della società italiana. Nelle società
premoderne, i valori e "significati sono presentati all'individuo come
fatti scontati, generalmente sacri, sui quali egli può esercitare tanto poca
scelta quanto sui fatti naturali: i valori che governano la vita famigliare,
per esempio, esistono più o meno come esiste una roccia, un albero, e il colore
dei propri capelli", mentre nelle società moderne un numero sempre
maggiore di valori e di significati sono scelti dall'individuo, e questo
modello si estende anche alla propria vita dal momento che ormai le tecnologie
biomediche possono portarci a vivere in condizioni prive di dignità o
infernali. È la situazione di Eluana, che aveva un senso della libertà e
dell'autonomia superiore e che la sorte ha voluto finisse in una situazione che
per lei sarebbe stata intollerabile. Non vale dire che viene scardinato il
"principio di non disponibilità della vita umana o il dovere fondamentale
di prendersi cura dei pazienti che non sono in grado di intendere e
volere", perché questa è solo una riformulazione del vecchio e obsoleto
vitalismo che pone la mera vita biologica come valore supremo. Ciò che vale è
la vita biografica, quella che presenta contenuti e scelte. E tra queste c'è
anche la scelta delle scelte, ossia quella che riguarda la propria esistenza
ove questa avesse cessato di essere significativa. Per chi crede che i valori
preesistano alle scelte personali come le montagne o le case, è impensabile (o
abominevole) l'idea stessa che una persona possa decidere che la condizione di stato vegetativo permanente è invivibile e non merita di
essere perpetrata. Ma chi ritiene che l'esistenza è fatta di scelte, non trova
nulla di strano, anzi vede come un incubo la possibilità di essere privato
della facoltà di scelta. Questa è la situazione di Eluana, cui ora la Corte di
Milano ha reso giustizia. È superfluo ricordare che le due scelte non sono
simmetriche, perché chi volesse permanere in stato vegetativo
è libero di farlo, ma non può imporre la propria posizione a chi avesse una
diversa concezione della vita. Ed è per questo che quest'ultima è superiore:
perché non pretende di imporre i propri valori all'altra, e chiede solo la
libertà per tutti. La strada per giungere a questo risultato è stata tutta in
salita ed estenuante. In oltre 16 anni la società italiana è cambiata anche
dietro lo stimolo di centinaia di conferenze, svariati interventi televisivi e
radiofonici, articoli e quant'altro: c'è stata un'ampia riflessione pubblica
che ha sollecitato l'intervento della magistratura, che indirizza la nuova
sensibilità civile alla luce delle norme costituzionali e vigenti. L'auspicio è
che si continui in questa direzione, perché l'esigenza di modernizzazione è
crescente. La gente, in Italia, vive ormai in base ai
valori laici e secolari che, purtroppo, non trovano adeguata rappresentanza sul
piano pubblico. La sentenza farà discutere e sicuramente ci saranno dure
critiche. Speriamo che chi ha responsabilità pubbliche dia voce ai valori
secolari e faccia valere i diritti civili di tutti, senza nascondersi dietro le
solite frasi fatte a sostegno delle "tradizioni italiche". È
tempo di guardare avanti, non di continuare a elogiare il passato. I giudici di
Milano hanno colto quest'aspetto e meritano un plauso: hanno dato un esempio,
ed ora tocca a noi seguirli. Presidente della Consulta di Bioetica.
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca La sentenza
di Milano spacca il mondo politico, divisioni trasversali anche tra i cattolici dei due poli. Esultano i radicali. La vedova
Welby: giustizia è fatta "Fine di una lunga tortura". "No, un
omicidio" CATERINA PASOLINI ROMA - C'è chi la definisce "La fine di
una lunga tortura, di un calvario" e chi invece la bolla come un
"omicidio autorizzato". Chi un'invasione di campo dei giudici, chi
una sentenza giusta che copre un vuoto legislativo. Sul corpo di Eluana si
divide ancora una volta l'Italia, su quella morte chiesta dai genitori
disperati dopo anni di coma senza speranza seguendo le indicazioni date dalla
figlia in gioventù, si riapre il dibattito sui temi etici. Torna la polemica
sul diritto di ogni essere umano a scegliere se e quando smettere di vivere,
nutrirsi e di curarsi, sul testamento biologico, la possibilità di lasciare
scritte le proprie volontà se un giorno non si sarà in grado di dire il proprio
volere. Torna per voce dei Radicali, dei senatori Pd Anna Finocchiaro e Ignazio
Marino la richiesta di una legge sul testamento biologico, perché non siano i
giudici come accade oggi a dover decidere sul destino dei cittadini, ma loro
stessi. Mentre i cattolici
insistono: "Interrompere la vita non è mai potere dell'uomo". Si
divide l'Italia, ma si spacca anche l'opposizione tra ala cattolica e laica. I
partiti di governo a file serrate condannano infatti senza mezzi termini la
sentenza che autorizza a sospendere l'alimentazione forzata con una sonda senza
la quale Eluana sarebbe morta da anni e il Vaticano la bolla come "gravissima
perché interrompere la vita non è mai in potere dell'uomo e il dovere della
società civile è di assistere i più deboli". E questa linea è seguita
dagli esponenti cattolici di entrambi gli schieramenti
visto che l'Udc parla "forse di fine di un calvario, forse di un omicidio
autorizzato" e la teodem Pd Baio che insiste "quella di Englaro è
comunque una vita" mentre la forzista Bertolini la giudica "una
decisione abnorme, un pericolosissimo precedente". D'accordo il ministro
democristiano Rotondi: "Si comincia con la morte dolce e si finisce al
suicidio assistito". Chi invece conosce il dolore di vedere il proprio
compagno chiedere la morte inchiodato ad un letto dalla malattia, e lo ha
seguito nelle sue scelte, è di tutto altro avviso. "Giustizia è
fatta", dice Mina Welby, "ora ci vuole una legge sul testamento
biologico". Idea che riunisce le due anime del Pd. "Il padre di
Eluana ha lottato per sedici anni per rispettare le volontà della figlia.
Questa è una sentenza rigorosa che pone fine ad un vero e proprio calvario, ma
testimonia la carenza di una legislazione che regoli la materia nel nostro paese",
dice Ignazio Marino. "è chiaro che la lunga lotta di un padre oggi porta
all'affermazione della civiltà giuridica umana e civile", ha commentato lo
storico leader radicale Pannella.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del "Io del Pci e mia moglie dell'Azione Cattolica
finalmente ci siamo ritrovati a fare politica insieme".
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai
consultando l'edizione del "Scienza e vita" e il mondo cattolico
all'attacco: è la Terry Schiavo d'Italia Anche il fronte teodem sulle barricate.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del TEATRO A Firenze Con i Fura nel girone del denaro di Valentina
Grazzini Lasciata ogni speranza, entriamo nel girone infernale di Imperium,
ultima nata tra le performance di "teatro urbano" partorite
dall'inesauribile collettivo catalano Fura dels Baus. Che con questa formula
intende un tipo di lavoro tutt'altro che "urbano", consistente nel
coinvolgere pubblico e artisti in un'unica spiazzante bolgia dove sono
abbattute per definizione barriere e limiti, in cui tutto (o quasi) è concesso,
in cui gli spettatori sono avvertiti e dunque mezzi salvati. A Firenze
l'invasione furera ha conquistato il Mandela Forum
(leggi palasport), irriconoscibile a chi tanti concerti adolescenziali vi ha
vissuto grazie allo sprofondo nei meandri della notte che la Fura è riuscita ad
ambientarvi (Imperium sarà a Venezia l'11 e il 12, a Bologna il 15 e 16
luglio). Ci sono (solo) donne, amazzoni uscite da Blade Runner con grinta
preistorica, ad entrare nella folla, dividerla, inquietarla, renderla guardinga
per poi ammaliarla con uno spettacolo in 5 sequenze (paura, profezie, dominio
fisico e mentale, trasformazione e sterminio). Dove la raffinatezza visiva e la
grande tecnica permette alla Fura ogni genere di eccesso: dalle iniziali
esplosioni che inondano il pubblico di semi ai fantocci impiccati, ai coiti
mimati, alle secchiate d'acque che si mescolano con il sudore fino
all'annientamento finale sull'altare-piramide semovente. Jürgen Müller, che nel
'79 fu tra i fondatori della compagnia ed oggi firma questo lavoro, ci ha
spiegato come l'impero del titolo sia "l'impero del denaro, il potere
occulto che crea, le manipolazioni che ne sono lo strumento". Importante,
la drammaturgia, ma non essenziale: sensuali e primitive le viscerali amazzoni
si confrontano in battaglie uscite dal Signore degli anelli o forse da
astronavi perdute nello spazio, avide di cibo, di sesso, di prevalere l'una
sull'altra. E arrivano dritte allo stomaco con i loro corpi seminudi (poi
dipinti in oro con rituale di guerra), innalzate su trampoli minacciosi (unica
pecca, somigliano alle protesi di Pistorius), mentre respingno con il fuoco i
più temerari che osano sfidarle, piazzandosi baldanzosi in prima fila. Ci si guarda le spalle, durante questa laica "via
crucis", oramai privati di ogni certezza: il proprio accompagnatore
perduto nella folla, presenze misteriche e affatto accomodanti che appaiono
all'improvviso, la musica volutamente a volume quasi intollerabile che fa
perdere quel poco di lucidità messa al sicuro. Si dimentica pressoché
tutto in questo viaggio che riesce nel difficile paradosso di riportarci ai
nostri bisogni ancestrali con piglio fantascientifico. Ma quando le luci si
accendono, il sacrificio umano nel nome del potere è compiuto e l'artificio si
svela (un'ora dopo, riecco il rassicurante palasport di Baglioni e Venditti),
qualcosa resta dentro. È l'emozione, mica poco.
( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
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l'edizione del Vaticano scatenato: è eutanasia Scontro sulla
"fine-vita" di Maristella Iervasi / Roma La svolta nella battaglia
del papà di Eluana fa infuriare il Vaticano. L'emittente pontificia apre subito
i microfoni e commenta: "È una "grave sentenza quella dei giudici di
Milano. Nessun tribunale dal 1999 aveva mai accolto la richiesta della famiglia
di interrompere il trattamento di alimentazione ed idratazione della loro
figlia". Poi la parola passa al professor Gianluigi Gigli, del Consiglio
esecutivo di "Scienza e Vita", che rimarca: "È una notizia
estremamente triste. Eluana Englaro sarà la Terry Schiavo d'Italia".
Mentre la stessa associazione in una nota arriva a dire che "si legittima
l'uccisione di un essere umano per fame e sete". E scende in pista anche
monsignor Renato Fisichella, neo presidente della Pontificia accademia per la
vita: "La decisione dei giudici su Eluana giustifica di fatto una azione
di eutanasia". Non finisce qui. Parla monsignor Elio Sgreccia:
"Anticipare la morte non è mai in potere dell'uomo. Ci
sono stati casi di ripresa anche a distanza di anni". E critiche arrivano
anche dal centro di bioetica dell'Università Cattolica di Roma, diretto dal
professor Adriano Pessina: "È stato attribuito
al tutore un vero e proprio potere di vita e di morte sulla persona a lui
affidata. Una decisione grave che legittima forme di abbandono
terapeutico per i cittadini che non sono in grado di provvedere a se
stessi". Per il professor Pessina la cura delle persone in stato vegetativo "è doverosa". Da qui l'appello a
Beppino Englaro, il padre-tutore di Eluana, affinchè permetta che la figlia
"continui a vivere". Ma il genitore, che ha sempre preferito parlare
di "libertà" e non di "morte cerebrale o eutanasia", fa
sapere che "ha vinto lo Stato di diritto: ora la libereremo". E
soddisfatti della decisione dei giudici della corte di appello di Milano si
dicono Mina Welby - la vedova di Piergiorgio Welby, malato di distrofia
muscolare e aiutato a morire dal medico Mario Riccio il 21 dicembre del 2006:
"Finalmente Eluana avrà quello che ha desiderato e il padre ora potrà
elaborare il lutto"; e Demetrio Neri membro del Comitato nazionale di
Bioetica: "Ho accolto questa sentenza con grande gioia, anche se certamente
provo tristezza. Non pratico bioetica ideologica". Come accadde con Terry
Schiavo, la decisione del Tribunale di II grado ha subito sollevato discussioni
e polemica politica. C'è chi parla senza mezzi termini di eutanasia e chi
invece intravede uno spiraglio per la via al testamento biologico. Il Pdl è
unito alla condanna: Renato Farina, deputato e giornalista, chiede l'intervento
del Presidente della Repubblica "contro una crudele condanna a
morte". Unica voce fuori dal coro Pdl Benedetto Della Vedova, presidente
dei Riformatori Liberali: "La decisione dei giudici di Milano è giusta ed
umana. Consente di interrompere, come nella volontà più volte espressa in vita
dalla ragazza, un accanamento terapeutico divenuto del tutto inutile ed
insensato". Di tutt'altro avviso la parlamentare teodem del Pd, Paola
Binetti: "Anche quella di Eluana Englaro, in coma dal 1992, è vita. E
pertanto deve spegnersi naturalmente. Staccare la spina per interrompere una
vita è qualcosa che dovremmo allontanare dall'orizzonte del nostro
pensiero". Mentre Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, commenta:
"Sentenza rigorosa e rispettosa dell'art. 32 della Costituzione e della
Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e la biomedicina. Ma c'è necessità
di una legge sul testamento biologico che permetta ad ognuno, se lo vuole, di
indicare le proprie volontà riguardo ale terapie che ritiene accettabili se un
giorno si troverà nelle condizioni di non potersi più esprimere. Non possono
essere i tribunali, come spesso è avvenuto, a prendere decisioni così
importanti per la vita dei cittadini". Non lascia margini Gianfranco
Rotondi, ministro per l'Attuazione del Programma: "La vita non è un
diritto disponibile nè davanti a Dio nè davanti alla legge. Si comincia con la
morte dolce e si finisce al suicidio assistito. Altra cosa - conclude - è il
rifiuto dell'accanamento terapeutico". Dissentano anche la senatrice del
Pd, Emanuela Baio Dossi: "Quella di Eluana è comunque vita", ed
Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare: "Come si può parlare in
questo caso di libera scelta? Dov'è il consenso informato di Eluana?".
Mentre i Radicali con Marco Cappato e Mario Riccio, il medico anestesista di
Welby, dicono: "Ad Eluana è stata resa giustizia dopo 16 anni di violenza.
Sentenza storica e di buon senso". E il leader storico Marco Pannella:
"Affermata la civiltà giuridica, umana e politica". Si accoda al coro
delle critiche Luca Volontè, deputato dell'Udc, che parla di "pessima
ingerenza" di un organo giudiziario e di "omicidio autorizzato".
Mentre per Felice Casson e Vittoria Franco, entrambi del Pd, chiedono che il
testamento biologico torni all'ordine del giorno del Parlamento.
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna
Intellettuali cattolici e laici discutono della
"provocazione" su "Bologna disperata" e la speranza. Tace la
Curia Un sasso nello stagno la lettera di Berti a Caffarra La lettera aperta
che Francesco Berti Arnoaldi Veli ha scritto al cardinal Carlo Caffarra sulla
condizione di Bologna ("disperata" secondo l'arcivescovo), ha provocato la reazione del mondo intellettuale cattolico e laico.
Mentre la Curia non replica, la città si schiera. D'accordo con Berti Arnoaldi
Veli i laici Gian Mario Anselmi, Eugenio Riccomini e Alberto Bertoni, su
posizioni più dialettiche Luigi Pedrazzi, Alberto Melloni, Davide Rondoni e
monsignor Giovanni Catti, mentre Virginiangelo Marabini e Giovanni Salizzoni
difendono Caffarra. La presidente della Provincia Beatrice Draghetti
spera che in città nasca un dibattito sulla speranza. VARESI A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Bologna Laici e cattolici su "Bologna
disperata" Pedrazzi: la Chiesa non faccia sociologia. Salizzoni: ma Biffi
ebbe ragione Fa discutere la lettera aperta inviata al cardinale Caffarra. La
Curia tace VALERIO VARESI Se Bologna è "disperata", cosa può chiedere
di più un laico a un uomo di Chiesa se non di farlo "sperare
l'insperabile", secondo una felice espressione di Barbara Spinelli.
"Ecco - spiega Luigi Pedrazzi - in sostanza Berti, con quella lettera
aperta, dice questo: uomini di Chiesa, fateci sperare l'insperabile e non
mettetevi sullo stesso piano dei sociologi". Il cardinal Carlo Caffarra,
con quella definizione ripresa dal suo predecessore Giacomo Biffi, è sceso sul
terreno della sociologia. "Intendiamoci - prosegue l'ex vice sindaco -
operazione legittima, ma un pastore non dovrebbe mettere troppo l'accento sull'aspetto
della disperazione. Trovo - conclude - che Berti e Caffarra dovrebbero
incontrarsi per un caffè e parlarsi. Altrimenti, in questo dialogo a distanza,
il primo, da laico, cerca di insegnare ai cristiani a fare i cristiani, mentre
il secondo fa il sociologo e dovrebbe fare solo il pastore". Di un eccesso
di sociologia nella definizione della disperazione bolognese parla anche lo
storico e direttore dell'Istituto di scienze religiose cittadino Alberto
Melloni. Il quale rileva significative differenze tra Biffi e Caffarra.
"Per un vescovo, la città è come una moglie e la moglie non va descritta,
ma amata. In questo senso penso, mi pare che Caffarra sia un buon marito,
mentre Biffi ha fatto della sociologia sulla propria moglie. Dire che la città
è disperata è una definizione generica come una statistica del Censis: si dice
come si vive mediamente, ma poi ciascuno continua a vivere a modo suo". Su
questo punto è d'accordo anche monsignor Giovanni Catti, insigne biblista.
"Qualsiasi definizione di Bologna è un'approssimazione, visto che la città
non è una sola" spiega. "Io però preferisco sempre i proponimenti
positivi. Come diceva padre Michele Casali, occorre muovere la fantasia,
raccontarci come vorremmo questa città, progettare, magari sognando anche un
po'. Ormai, purtroppo, lo sanno fare solo i bambini. In questo senso sono
d'accordo con Berti: occorre ridare speranza". Virginiangelo Marabini e
Giovanni Salizzoni guardano con grande rispetto alla lettera di Berti, ma
difendono l'operato della Chiesa quando dipinge a tinte forti la città.
"Sia Biffi che Caffarra l'hanno fatto, ma era loro dovere" spiega il
primo. "Hanno assunto toni duri di fronte a una società in cui tutto è
messo in discussione e io sarei stato più caritatevole
verso un pastore che ha messo in guardia la città davanti a una china
pericolosa". Per Salizzoni i laici sono fuori tempo massimo nel chiedere
dov'era la Chiesa di fronte alla disperazione: "Quando Biffi pronunciò la
famosa frase, tutti lo definirono un provocatore e ora per paura di dargli
ragione si chiedono dov'era la Chiesa. Diciamo - conclude - che c'è una perdita
di tensione sui valori universali compresi quelli cristiani". Secondo la
presidente della Provincia Beatrice Draghetti "deve esistere un terreno
comune grazie al quale continuare a coltivare la speranza e mi piacerebbe che
la lettera fosse l'occasione per la città di aprirsi a un dialogo su questo
tema". Quasi unanimemente d'accordo con Berti gli intellettuali laici, a
cominciare dal direttore del "Gramsci" Gian Mario Anselmi secondo il
quale la mancanza di speranza è una condizione dell'Occidente intero "e
non ha senso dirlo solo di Bologna. Anzi, è strumentale. Oltretutto, quando lo
disse Biffi, fu una considerazione del tutto inattuale". Per Eugenio
Riccomini "siamo tutti nella stessa corrente e dal momento in cui viene a
mancare la tensione ideale, ciò si riverbera sia sui credenti che sugli atei.
Il vero problema è la caduta dell'idealità, di quel sole nascente ora nascosto
dietro la nebbia". Secondo l'italianista Alberto Bertoni "né Biffi né
Caffarra sono mai riusciti a cogliere appieno i problemi della città. Nel mondo
cattolico manca una figura di raccordo tra i dogmi della fede e l'agire
politico come poteva essere Beniamino Andreatta". "La speranza -
conclude il poeta Davide Rondoni - non possono certo darla Cofferati o i laici,
è un compito dei cristiani: quello del cardinale non è un rimprovero ma un
appello. Comunque, finalmente qualcuno ha avviato un dibattito sull'argomento.
Vorrei che tanti altri lo facessero".
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Bologna Assemblea
per salvare la scuola Genitori ed ex alunni al fianco delle suore del Sacro
Cuore L'intero complesso è stato venduto per sette
milioni di euro a un'immobiliare ILARIA VENTURI FARANNO di tutto per salvare la
scuola. E questa sera si ritroveranno in assemblea, la quinta da fine aprile ad
oggi, per capire le vie di uscita. I genitori, ma anche tanti simpatizzanti e
alcuni ex alunni, sono decisi a farsi sentire a fianco delle suore Figlie del
Sacro Cuore di Gesù che da oltre cento anni gestiscono l'istituto di via Orfeo
42, ora messo in vendita con la clausola, nel contratto preliminare, che una
parte rimarrà per la continuazione dell'attività didattica. Ma in spazi
ridotti: mille metri quadrati (ora la materna, elementare e media ne occupano
il doppio) che saranno lasciati in comodato gratuito per cinque anni. L'altra
parte del palazzo storico è destinata probabilmente ad essere trasformata in
residenze private e garage. Un accordo preliminare che ancora non è arrivato a
rogito. La situazione è ancora aperta, forse potrebbe addirittura subentrare un
possibile nuovo acquirente. Tra i nomi, quello della fondazione Carisbo,
soluzione auspicata dal parroco della chiesa di porta Santo Stefano don Niso
Albertazzi. Ma in via Farini ancora non è stata verificata la disponibilità. I
genitori intanto sono organizzatissimi: sito Internet, gruppi di lavoro, come
si legge on line, da quello sul piano industriale coordinato dal professor
Maurizio Sobrero, economista del dipartimento di Scienze aziendali dell'Alma Mater,
a quello per lo statuto, guidato da Domenico Cella, della
futura fondazione "Pro Sacro cuore" che le famiglie vogliono
costituire per gestire il passaggio di consegne. La scuola paritaria cattolica
già dal prossimo anno scolastico è destinata a passare dalla guida delle
religiose a quella dei laici. Un percorso già in atto negli ultimi anni.
A sostegno di questo progetto, in poco tempo i genitori hanno raccolto
l'adesione di 112 soci, professionisti, docenti universitari, consiglieri
comunali. "Ho aderito subito all'iniziativa, speriamo che venga fuori una
soluzione positiva, almeno nel medio periodo", commenta Niccolò Rocco di
Torrepadula, che al Sacro Cuore di via Orfeo ha i nipoti. "Ma anche mia
moglie ha studiato lì - dice l'ex consigliere comunale de La Tua Bologna, ora
vice presidente dell'opera Padre Marella - siamo molto legati a questo istituto
che ha un valore storico. La mia è più che una speranza, sono tra i sostenitori
perché voglio che i miei nipoti completino il loro percorso educativo, per tutti
i bambini sarebbe un trauma dover cambiare scuola". Tra i soci anche un
altro consigliere comunale de La Tua Bologna, al terzo mandato, Alecs Bianchi.
"Sono un genitore, spero e auspico che la scuola rimanga, è uno dei motivi
per cui mi sono impegnato nell'associazione". I genitori e gli aderenti
all'associazione pro-fondazione Sacro Cuore, presieduta da un papà, Luigi
Bidoia, preferiscono prima riunirsi questa sera e poi far sentire la loro voce
in modo ufficiale. E che comunque sarà a sostegno delle suore e per salvare la
loro missione educativa così riassunta: "Educare è opera di cuore",
nello stile della santa fondatrice Teresa Verzeri.
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 163 del
2008-07-10 pagina 42 Quel monsignor precario della Curia milanese di Paolo
Granzotto Caro Granzotto, mi rivolgo a lei perché penso che mi possa dar conto
di ciò che sta succedendo nella Curia di Milano. Mi riferisco al fatto che
monsignor Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche della diocesi,
inserendosi nella polemica politica a proposito della moschea di viale Jenner,
abbia detto che i centri islamici "andrebbero favoriti, non
ostacolati". Che ne è della predicazione del Vangelo a ogni creatura? Gli
islamici non sono delle creature o non hanno bisogno del battesimo per essere
salvati? Monsignor Bottoni e la Curia di Milano hanno mai predicato la necessità
anche per i musulmani di ottenere il battesimo per essere salvati? Francamente
mi chiedo se Bottoni, e il suo superiore Tettamanzi, conoscano il Concilio di
Firenze del 1439 e la successiva bolla "Cantate Domino" di papa
Eugenio IV del 1442 che stabiliva in forme inequivocabili il dogma di
"sempre della Chiesa Cattolica", ribadito anche nel Concilio Vaticano
II, e cioè "Extra Ecclesiam nulla Salus" (Non c'è salvezza al di
fuori della Chiesa). Nonostante abbia preso gli ordini, Gianfranco Bottoni non
si ritiene un sacerdote a tempo pieno, ma part-time, caro d'Orlando Un precario
del clero. Talvolta parla e agisce in veste di monsignor Bottoni, tal'altra in
quella di signor Bottoni. In entrambi i casi, però, sempre in qualità di
responsabile delle pubbliche relazioni - settore ecumenismo e dialogo, non
dimentichi il dialogo, caro d'Orlando - della diocesi di Milano. Che poi si
senta più a suo agio nelle vesti del signor Bottoni, è lui stesso ad ammetterlo
quando afferma, senza batter il vescovile ciglio: "Le
comunità religiose hanno oggi bisogno di crescere in laicità e
democrazia". Più laicismo per tutti, insomma, anche per Santa Romana Chiesa. Cosa vuole
dunque che interessino a un disinvolto come Bottoni, i dogmi? Senta questa: il primo
novembre dello scorso anno era al Cimitero Maggiore di Milano. Non per
onorare i defunti in genere, atteggiamento che forse riteneva troppo poco
laico, ma solo quelli che militarono o sostennero d'aver militato nelle file
partigiane. Nell'occasione tenne un discorso mettendo subito in chiaro che pur
essendo un ministro di Dio non se la sentiva proprio di confondere la
"pietas cristiana con la pietas civile". Non che qualcuno
gliel'avesse chiesto, di confonderla. Però intese comunque informare il gentile
pubblico che, nel caso, non l'avrebbe confusa. Mai e poi mai. Perché la pietas
cristiana, chiarì, "apre i cuori a non fare distinzione tra defunti, ma a
sperare e pregare per tutti indistintamente". E Bottoni, vescovo seppure
part-time, un successore degli apostoli, non ci pensava nemmeno di farselo
aprire, il cuore. "Non metterò mai sullo stesso piano - tenne a precisare
- né troverei accettabile l'idea di seppellire o di onorare gli uni accanto
agli altri i caduti sugli opposti fronti della guerra di liberazione
nazionale". Aggiungendo, e pensare che è responsabile del settore
"dialogo" della Diocesi, "né qui né in altro luogo il pur
apprezzabile desiderio di promuovere la riconciliazione nazionale dovrà
portarci a mettere tutti i morti sullo stesso piano, cadendo in una sorta di
relativismo della memoria". Capito, caro d'Orlando, che tipino è il
Bottoni? Alla carità cristiana ("Se non ho carità non sono nulla"
predicava San Paolo) contrappone il tritume sociologico, il relativismo della
memoria. E uno così da che parte vuole che militi? Da quella dell'esasperato
gregge cristiano di viale Jenner o da quella della torma islamica che lo cinge
d'assedio? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 163 del
2008-07-10 pagina 7 "Dalla Guzzanti volgarità senza alibi" di
Redazione Roma. Levata di scudi del mondo cattolico in
difesa del Papa "oltraggiato" l'altroieri da Sabina Guzzanti dal
palco di piazza Navona. "La volgarità si qualifica di per sé. Non si
commenta": è lapidario il tono del direttore della sala stampa vaticana,
padre Federico Lombardi sull'attacco subito da Benedetto XVI in occasione del
"No Cav. Day". Fa sentire la sua voce anche il Vicariato di
Roma che, oltre a esprimere "profondo dispiacere per le parole offensive
riferite al Santo Padre" in una nota sottolinea che "quanto è
avvenuto non merita ulteriori commenti". "Mai caduti così in
basso", è il titolo di un corsivo dell'Avvenire che ha bollato "le
volgari espressioni" rivolte dalla comica Guzzanti al Papa come
"squallida spazzatura" in merito alla quale "non vale neppure
l'alibi della satira". Di offese che "nascono e crescono" in una
"palude di menzogna e ignoranza" ha parlato invece il Sir, l'agenzia
dei settimanali cattolici promossa dalla Cei. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La Chiesa condanna
gli insulti "Solo volgarità in quella piazza" Diocesi di Roma:
profondo dispiacere per le offese a Ratzinger, non meritano commenti SILVIO
BUZZANCA ROMA - Il Vaticano e il mondo cattolico insorgono contro gli insulti
di Piazza Navona al Papa. Hanno trasformato "una manifestazione pubblica
di dissenso su importanti scelte politiche in un'occasione per insultare e
offendere altri con toni di inconcepibile volgarità. Non può e non deve essere
considerata un'espressione di democrazia e quindi neppure di intelligenza",
scrive il Sir, il Servizio informazione religiosa, agenzia della Cei. Ma una
dura condanna arriva anche dal mondo politico italiano e dalle più alte cariche
istituzionali. Impegnate a difendere il Pontefice e il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano. Silvio Berlusconi replica dal Giappone. "Se
mi permettete della spazzatura me ne occupo a Napoli. Nessun altro commento,
qui siamo in sede internazionale", risponde ai giornalisti che lo
incalzano sugli eventi romani. E poco dopo, bombardato dalle domande su Piazza
Navona, taglia corto: "Lasciamo stare, lasciamo stare. Un "de
minimis". Si illustrano da soli". Dunque il Cavaliere, usando il
latino, bolla gli insulti della piazza romana come cose irrilevanti, quasi
ordinaria amministrazione. Cose di cui un premier non si occupa. Ma a portare
solidarietà a Benedetto XVI e Napolitano arrivano i presidenti di Camera e
Senato. Renato Schifani, dallo scranno più alto di Palazzo Madama, ieri mattina
ha rivolto "un pensiero di affettuosa vicinanza e di convinta solidarietà
al presidente della Repubblica e al Santo Padre, oggetto, nella serata di ieri
di vergognosi attacchi verbali". I senatori si sono tutti alzati in piedi
e hanno applaudito "Nessuno può in questa aula - ha detto Schifani - condividere
i contenuti e le forme delle ingiurie che abbiamo ascoltato". Gianfranco
Fini, intanto, commentava: "Le espressioni oscene e gli insulti al Capo
dello Stato sono comportamenti che nulla hanno a vedere con la satira. Chi se
ne rende responsabile non è un comico, ma più un esibizionista che va trattato
come tale". Il presidente della Camera si è anche augurato che "gli
uomini politici che adesso si dissociano, riflettano, dopo avere
dato modo a questi personaggi di dare corso ad espressioni oscene nei confronti
del Papa e agli insulti al Capo dello Stato". Condanne nette, condivise da
quasi tutto il mondo politico. Mentre il mondo cattolico si rammarica. La linea
ufficiale del Vaticano è quella riassunta da padre Federico Lombardi, direttore
della sala stampa vaticana. "La volgarità si qualifica di per sé.
Non si commenta", dice. Linea seguita dal Vicariato di Roma, appena
affidato al cardinale Agostino Vallini. Benedetto XVI è, infatti, il vescovo
della capitale. "La diocesi di Roma, in merito a quanto avvenuto ieri sera
in Piazza Navona, esprime il suo profondo dispiacere per le parole offensive
riferite al Santo Padre. Quanto avvenuto non merita ulteriori commenti",
recita un comunicato. Affonda i colpi invece l'Avvenire. "Ancora più
tristezza suscita il fatto che, a cadere così in basso, con espressioni che
definire volgari è poco, sia stata una donna. Qui non vale neppure l'alibi
della satira, è - con rispetto parlando - solo squallida spazzatura",
scrive tra l'altro il quotidiano della Cei.
( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura DOMANDA
Nuovi documenti su Eugenio Pacelli al FuhreR Quella Nel settembre del 1935 il
futuro papa Pio XII critica Hitler con l'ambasciatore von Bergen: "Ma
perché si tiene l'antisemita Rosenberg?" Ne parliamo con monsignor Sergio
Pagano Il giudizio aspro di Pio XI: "Il governo nazista vuole distruggere
la Chiesa cattolica" Un diplomatico mite, ma non timido, anzi tenace,
deciso e pragmatico ORAZIO LA ROCCA CITTA DEL VATICANO Città del vaticano
onsignor Sergio Pagano, dagli appunti delle udienze scritti dal cardinale
Pacelli quando era segretario di Stato di Pio XI emerge forse un futuro Pio XII
"nuovo", poco conosciuto al grande pubblico. è così?
"Certamente, i fogli delle "Udienze", specialmente quelli
relativi agli incontri del cardinale Pacelli con i diplomatici, allargano
l'orizzonte sulla personalità del futuro papa, arricchendo quanto già si
conosce sulla sua complessa e rilevante figura. è noto che Pacelli aveva un
carattere riservato, attento alla precisione, ai dettagli, ma nei racconti di
molti diplomatici e di quanti lo conobbero veniva descritto come un timido.
Tuttavia, da questi documenti appare anche l'aspetto energico e risoluto del
suo carattere, pronto a controbattere alle asserzioni dei suoi interlocutori in
maniera decisa e talvolta intransigente. Si conferma l'immagine di un
diplomatico mite, ma altrettanto tenace, deciso, pragmatico. Questo è forse uno
dei tanti aspetti della personalità di Eugenio Pacelli che questa
documentazione pone in una nuova luce". Ma come spiegare il pragmatismo di
Pacelli con la diplomazia vaticana nei confronti della Germania nazista e
dell'Italia fascista? "Occorre a questo proposito fare una precisazione
riguardo all'azione diplomatica della Santa Sede negli anni delle due guerre.
Nei rapporti con gli Stati Pio XI, sulla scia dei suoi predecessori, sostiene
fortemente la "politica concordataria" per costruire i futuri
rapporti tra Stati nazionali e Chiesa. In questo senso il pontificato di Pio XI
fu forse il periodo più denso di trattative diplomatiche, condotte dal
cardinale Gasparri (dal 1922 al '29) e dal cardinale Pacelli dal febbraio del
1930 al '39. La Santa Sede tentò di allargare sempre più il gruppo dei suoi
interlocutori, concludendo concordati con l'Italia fascista (1929) o la
Germania nazista (1933), ma anche con regimi dichiaratamente
anticlericali e apertamente persecutori della Chiesa cattolica come il Messico
(1930), e non si tralasciarono trattative per raggiungere un modus vivendi
persino con l'Unione Sovietica (1924-1927). In questo ambito è indubbio che la
figura del Segretario di Stato, chiunque si trovasse a ricoprire
quell'incarico, si sia mossa con il massimo pragmatismo, per salvaguardare,
in quella particolare fase storica, la dignità e i diritti della Chiesa
cattolica, nonché l'azione dei fedeli nei vari Paesi del mondo. Credo sia
altrettanto fuori di dubbio che la persona di Pacelli fosse dotata di una forte
dose di realismo, essendo stato proprio lui a seguire
le trattative con soggetti diametralmente opposti, ma ugualmente ostili alla
Chiesa cattolica, quali l'Unione Sovietica ed il Reich tedesco". Lei
ritiene che un tale atteggiamento sia stato seguito
anche nelle trattative con la Germania di Hitler? "Senza dubbio lo scopo
principale che perseguì l'allora cardinale Pacelli con la Germania fu quello di
raggiungere un concordato mediante una attività diplomatica che era stata
intrapresa fin dai tempi della Repubblica di Weimar, cercando di smussare i
contrasti esistenti, anche con il governo di Hitler. Stipulato il concordato
nel 1933, questo paziente lavoro si indirizzò nei ripetuti tentativi di indurre
Berlino all'osservanza dello stesso concordato, tuttavia senza grande successo;
nonostante ciò l'azione diplomatica di Pacelli non fu esente da critiche al
regime nazista, come emerge dai rilievi sui sentimenti anticattolici
di Hitler mossi da Pacelli all'ambasciatore tedesco von Bergen". Critiche
al regime nazista che Pacelli annotò in uno dei documenti che ora saranno
pubblicati. "Sì. Nel testo, relativo all'udienza del 13 settembre 1935,
l'ambasciatore si lamenta con Pacelli del fatto che in Germania il "clero,
piuttosto propenso per la monarchia, non è favorevole al
nazionalsocialismo", e questa "sorda" opposizione avrebbe potuto
essere letta dal regime come un tentativo di ricostruire lo Zentrum (Centro)
politico, divenendo minacciosa per il nazionalsocialismo. Pacelli controbatte
con un commento sul FÜhrer: "Ma Hitler ha detto anche ora a Norimberga che
non combatte il cristianesimo; al contrario. Ma allora perché tiene come
Reichsleiter [dirigente nazionale] un Rosenberg?", alludendo in tal modo al
plauso dato da Hitler alle forsennate idee anticristiane, antisemite e razziste
sostenute da Alfred Rosenberg nel suo libro Il mito del XX secolo, che insieme
al Mein Kampf furono i testi fondamentali del nazismo. In seguito, quando il 28
dicembre dello stesso '35 von Bergen venne ricevuto da Pio XI e questi,
parlando della situazione politica in Germania, aveva commentato "che il
governo vuol distruggere la Chiesa cattolica; ma la Chiesa rimarrà e cadrà il
regime", l'ambasciatore confidava quasi imbarazzato al cardinale Pacelli
che quelle dure parole, "trattandosi di cose dette" dal papa, sarebbe
stato suo dovere registrarle nel rapporto che avrebbe
inviato al Ministero degli Esteri di Berlino, sia pure con sua
"pena"". I fogli di udienza faranno nuova luce sul cardinale
Pacelli e sul Pontificato di Pio XI. Ma lei cosa pensa delle nuove biografie
pubblicate negli ultimi tempi su Pio XII? "Purtroppo alcune opere sulla
figura di Eugenio Pacelli-Pio XII, apparse anche di recente, si concentrano
soprattutto sulla figura del pontefice e accostano di sfuggita (o non toccano
per nulla) quella del nunzio e cardinale Pacelli. Queste nuove biografie
sembrano essere ispirate più a criteri di parte che all'esame della
documentazione esistente. Pacelli-Pio XII vi è rappresentato spesso secondo
noti e ripetuti clichés, agiografici o denigratori, e la scarsa documentazione
d'archivio, talvolta ottenuta anche con mezzi poco chiari e pubblicizzata oltre
ogni merito, si direbbe che venga "manipolata" a seconda del partito
(preconcetto) preso dall'Autore. In altri casi ancora, nonostante un forte
impegno, viene fatto un uso non sorvegliato delle testimonianze orali su
Pacelli-Pio XII, che sono una fonte importante, ma non sempre oggettiva,
soprattutto se tali "fonti orali" non sono passate al vaglio dei
documenti. Questo è un problema serio, mai abbastanza meditato". Ma perché
la Santa Sede non accelera i tempi dell'apertura agli studiosi dell'archivio di
Pio XII? "I tempi e le modalità dell'apertura ai ricercatori delle fonti dell'Archivio
Segreto Vaticano spettano unicamente, com'è noto, al Santo Padre. Tuttavia, non
pochi documenti del pontificato di Pio XII (1939-1958) sono già stati editi
dalle stesse fonti vaticane e sono disponibili ai ricercatori per decisione di
Giovanni Paolo II fin dal marzo del 2004. Vi sono poi alcune serie ragioni che
io penso il Santo Padre prenda in considerazione prima di decidere l'apertura
del lungo pontificato di papa Pacelli. La Santa Sede potrebbe avere solo
vantaggi e nessun timore a rendere accessibili i documenti di Pio XII. Se
davvero vi fossero documenti negativi su papa Pacelli negli Archivi Vaticani,
magari relativi al tanto discusso "silenzio" sulla Shoah (che
silenzio non fu davvero), questi sarebbero ormai apparsi, per i tramiti niente
affatto nascosti che legano fra loro documenti di diversa fonte e matrice,
dagli archivi francesi, spagnoli, tedeschi, belgi e di altre nazioni, aperti ai
ricercatori da più decenni. Quanto è apparso in Germania su Pio XII, ad
esempio, nella ricca collezione di fonti della Kommission fÜr Zeitgeschichte di
Bonn, nulla di "eclatante" o "negativo" ha rivelato
rispetto a quello che, a grandi linee, è già stato
scritto, neppure in rapporto al cosiddetto "silenzio" di Pio XII
sullo sterminio degli ebrei, tanto che stupisce non poco come a Gerusalemme,
nello Yad Vashem, ancora si esponga il ritratto di Pio XII in mezzo ai
personaggi che furono "silenti" sull'olocausto. Se, ciò nonostante,
il papa non ha ancora deciso l'apertura di questi documenti, credo dipenda
unicamente da motivi pratici e contingenti, ovvero dalla lunga preparazione che
occorre rispetto ai milioni di scritti che compongono gli archivi di curia e
delle nunziature sotto Pio XII. Il lavoro, meticoloso e delicato (anche in
ragione delle lingue in cui sono stati redatti i documenti) è già stato avviato da almeno tre anni per espresso desiderio di
Benedetto XVI. Quando terminerà non è per ora agevole dirlo, ma si sta facendo
ogni sforzo per accorciare i tempi della apertura, ed io non conosco, ovviamente,
le intenzioni del Santo Padre Benedetto XVI".
( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)
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CASO ENGLARO
Autorizzata la sospensione dell'alimentazione forzata Eluana riposerà in pace
Per il Vaticano è eutanasia Mariangela Maturi MILANO Inaspettata e
sorprendente, ieri la Corte d'appello civile di Milano ha autorizzato con una
sentenza l'interruzione del trattamento di alimentazione forzata di Eluana
Englaro. Il padre della ragazza (che è in stato
vegetativo permanente da 16 anni) è impegnato da anni in un'estenuante
battaglia legale per la sospensione dell'alimentazione forzata, e ora sembra
quasi sorpreso: "Mia figlia finalmente sarà libera". La sentenza lo
autorizza a interrompere le cure che mantengono in vita il corpo di Eluana dal
1992 nonostante l'irreversibilità dello stato
vegetativo. Dopo molte sconfitte, il caso era stato
riaperto dalla Cassazione lo scorso ottobre: per procedere con
l'autorizzazione, bisognava accertare che non vi fossero interessi egoistici da
parte della famiglia nell'avanzare la richiesta di sospensione del trattamento.
Al termine dell'indagine, l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale per il
caso Englaro, ha "condiviso la scelta del tutore orientata al rifiuto del
trattamento". Alla luce del "definitivo accertamento" dello stato vegetativo permanente, la Corte ha ritenuto di poter
accettare le richieste dei familiari. Un altro fattore che ha influito nella
decisione del giudice è stata la conferma, tramite la testimonianza di amici e
parenti, che la stessa Eluana quand'era in vita avrebbe detto che mai avrebbe
voluto sopravvivere in quelle condizioni. Il testo della sentenza si conclude
con le disposizioni per l'interruzione, indicando che la procedura dovrà essere
gestita "in hospice o altro luogo di ricovero, garantendo un adeguato e
dignitoso accudimento". La clinica in cui Eluana è ricoverata, a Lecco, è
gestita dalle suore Misericordine di San Gerardo, che ieri hanno diffuso ai
dipendenti della casa di cura il divieto di parlare della questione; pare però
che, considerato "l'affetto che le suore provano" per la ragazza, non
acconsentirebbero mai alla sospensione del trattamento. In ogni caso il padre
di Eluana ha già messo in conto di dover provvedere al trasferimento della
figlia. Non ha paura, e le polemiche non lo interessano, perché dice che
finalmente "ha prevalso la volontà di Eluana". Nel frattempo da vari
ambienti ecclesiastici si lanciano prevedibili anatemi e scomuniche. Guida la
crociata il neopresidente della pontificia accademia per la vita, Rino
Fisichella, che usa termini come "amarezza" e "stupore" per
quella che considera eutanasia. Chiamati a "rispettare il mistero della
vita, non si deve cadere nella tentazione oggi diffusa di leggere la vita
soltanto in maniera utilitaristica", conclude monsignore. Seguono a ruota
i commenti dagli istituti di bioetica dell'università
Cattolica di Roma e di Milano, che sperano si blocchi l'applicazione della
sentenza, mentre da radio vaticana ci tengono a ricordare che finora
"nessun tribunale aveva mai accolto la sentenza". Si accodano anche i
commenti, spesso superflui, dei politici di tutti gli schieramenti: da Luca
Volontè dell'Udc a Emanuela Baio del Pd (per non parlare del Pdl) si
parla di "omicidio" e "sconcerto". Marco Pannella, invece,
è soddisfatto dalla sentenza, perché "questa è una concreta affermazione
della civiltà giuridica"; Mina Welby (moglie di Piergiorgio, che ha dovuto
combattere disperatamente per poter scegliere di morire) ritorna sulla
necessità di una legge sul testamento biologico. Maurizio Mori, presidente per
la Consulta di bioetica, accoglie di buon grado quello che considera un momento
di "crescita civile" per il paese, e l'associazione Coscioni parla di
"sentenza storica". In ogni caso il dado è tratto: "Ora comincia
una strada verso una dimensione umana, perché prima è stato
un inferno", commenta il signor Englaro; adesso spetta a lui scegliere se
procedere immediatamente con la sospensione dell'alimentazione forzata o
aspettare il termine di legge di sessanta giorni durante i quali si può
procedere con un ricorso alla sentenza. In ogni caso, come da sentenza, il
provvedimento è immediatamente efficace e può essere attuato. Dopo 16 anni di
battaglie, per il padre di Eluana questa non è una vittoria personale, "ma
un passo in avanti dello stato di diritto" e
un'affermazione delle volontà della ragazza. Un vero passo in avanti, forse
anche per chi si ostina ad anteporre "il mistero della vita" al
rispetto per gli altri esseri umani.
( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)
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COMMENTO
INTERCETTAZIONI E PRIVILEGI ECCLESIALI Maria Bonafede Ha ormai quasi un mese il
disegno di legge approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri in materia
di intercettazioni telefoniche: voglio entrare nel merito soltanto
dell'articolo 12 comma 2, lettera C del decreto in cui si prevede che un
magistrato che indaga su reati imputati a un religioso cattolico, debba
informare il vescovo competente; qualora l'indagine riguardi un vescovo il
magistrato deve informare la Segreteria di stato
vaticana. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta ha
subito specificato che non si tratta di un favore riservato alla chiesa
cattolica, ma che potrà essere applicato anche alle confessioni religiose che
abbiano stipulato un'intesa con lo stato. Poiché la
chiesa valdese ha un'intesa con lo stato, anzi ha
firmato nel 1984 la prima delle intese previste dall'art. 8 della Costituzione,
come moderatore della Tavola valdese mi sento interpellata dal dott. Letta, lo
ringrazio del pensiero che comprendo come un pensiero inclusivo, ma mi sento di
rispondere: "Caro dr. Letta, no grazie", e provo a argomentare. Il
primo argomento è che credo profondamente che la legge debba essere uguale per
tutti. Questa dichiarazione che campeggia in ogni tribunale d'Italia e che fa
sì che ogni cittadino/a sia uguale davanti alla legge, è a mio avviso un
pilastro di giustizia e una garanzia fondamentale per ogni persona. Una deroga
a questo principio, anche se estesa a più soggetti, rimane una deroga a mio
avviso insostenibile senza far crollare l'assunto, e per questo inaccettabile.
Il fatto che, come è stato detto, questo articolo del
decreto legge si limita a esplicitare una norma già contenuta nel Concordato
del 1984, non mi consola affatto, anzi mi preoccupa, perché non il Concordato
né le intese con le altre confessioni religiose possono essere in contrasto con
un caposaldo della Costituzione come quello che mette tutti i cittadini allo
stesso livello davanti alla legge. Ma ci sono altri due ordini di motivi con
cui vorrei argomentare il nostro diniego: uno civile e laico,
l'altro propriamente teologico. Non ci interessa un privilegio di questo tipo
perché crediamo fermamente che chiesa e stato abbiano
competenze diverse: e se non possiamo tollerare che lo stato interferisca nella libera testimonianza della chiesa o di
qualsiasi altra comunità di fede, al tempo stesso non vediamo la ragione per la
quale la chiesa dovrebbe essere coinvolta nell'azione di un organo dello
stato quale la magistratura. Come cittadini italiani
fatichiamo davvero a comprendere come e perché la giustizia italiana, ad
esempio nel caso di reati sessuali nei confronti di minorenni, sarebbe meglio
tutelata se si informassero le autorità religiose cattoliche dei procedimenti
in corso. Non lo crediamo affatto e ci pare davvero anomalo che un
provvedimento di questa natura sia stato inserito nel
quadro di una norma sulle intercettazioni telefoniche. La seconda ragione è
strettamente connessa alla nostra idea della testimonianza cristiana. Siamo
convinti che la chiesa debba testimoniare l'Evangelo senza i condizionamenti
che le derivano da riconoscimenti speciali, privilegi, concessioni da parte del
potere politico. Come cristiani evangelici sentiamo che il Signore ci ha
chiamati a essere testimoni della sua Parola: e la sua Parola, libera e
disarmata, è la nostra forza. * moderatore della Tavola valdese.
( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)
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Post navona La
Chiesa sulla Guzzanti "Lo squallore di una folle" "Sbraita
contro il Papa ma dimostra di credere in Dio" La Chiesa ha reagito con
fastidio e grande diniego alle offese rivolte al Papa dal palco di piazza
Navona da Sabina Guzzanti. Per il Sir , l'agenzia dei vescovi italiani, le
parole della Guzzanti "nascono e crescono" in una palude di
"menzogna e ignoranza" alla quale la "coscienza
laica" del paese si ribella. Per Avvenire "che la manifestazione di
Piazza Navona sarebbe stata caratterizzata da critiche aspre, provocazioni
irrituali e sguaiatezze era qualcosa di ampiamente annunciato, visti certi
protagonisti ammessi o cercati dagli organizzatori ma ciò che è arrivato del
tutto inatteso - e che ci pare semplicemente inconcepibile - è che
qualche oratore abbia voluto travalicare le questioni politiche prendendo di
mira con argomenti da bettola il Papa e la Chiesa". E ancora: "Non si
riesce a capire cosa tutto questo c'entrasse con i temi della manifestazione.
Ma dev'essere un riflesso tipico del laicismo
nostrano", e "ancor più tristezza suscita il fatto che, a cadere così
in basso con espressioni che definire volgari è poco, sia stata una donna. Qui
non vale neppure l'alibi della satira. È - con rispetto parlando - solo
squallida spazzatura". Per la diocesi di Roma, quella del neo cardinale
vicario Agostino Vallini, "quanto è avvenuto non merita ulteriori commenti"
anche se resta un "profondo dispiacere". E anche per padre Federico
Lombardi, portavoce vaticano, c'è poco da dire, se non che "la volgarità
si commenta da sola". Insomma, da parte della Chiesa, poca voglia di
commentare parole ritenute oltremodo volgari. Al Riformista , invece, dice la
sua il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Luigi Negri, presule che
Magdi Allam nel suo Grazie Gesù. La mia conversione al cattolicesimo dice di
apprezzare per "la schiettezza e la fermezza dei giudizi sui temi etici e
politici a difesa delle radici cristiane dell'identità occidentale".
Monsignor Negri, cosa dice delle parole della Guzzanti secondo la quale tra
vent'anni il Papa sarà all'inferno tormentato da dei diavoloni e "altri
personaggi"? "Niente. Se non che si tratta di parole di una volgarità
e brutalità bestiale". Nessuna comicità dunque? "Questa non è
comicità. Sono espressioni di pura follia". Espressioni che non si possono
commentare? "La follia non la si può commentare. Di fronte alla follia che
diventa costume non si può far altro che tacere. Semplicemente, si resta
impotenti. Forse l'unica cosa che si può dire è che questa signora, quando
parla dell'inferno, in qualche modo si contraddice". Cioè? "Sbraita
contro il Papa ma dimostra di credere in Dio". In che senso? "Nel
senso che non si può parlare dell'inferno senza pensare che l'inferno esista. E
se si pensa che l'inferno esista e che al suo interno vi "marcirà"
qualcuno, allora significa che si crede nel paradiso, l'opposto dell'inferno, e
quindi in Dio". Che altro dire? "Beh, per esempio si potrebbe citare
Aristotele. Questi, nel IV libro della Metafisica dove parla della metafisica
come scienza dell'essere - si tratta, come tutti sanno, di una delle più grandi
opere di logica mai conosciuta in Occidente -, spiega che con chi nega il
principio di non-contraddizione non si può parlare, non si può dialogare perché
è come un pezzo di legno che non può e non vuole capire. E la Guzzanti altro
non fa che negare la realtà". Un pezzo di legno che nega l'evidenza delle
cose? "Un pezzo di legno per il quale la contraddizione è la realtà e la
realtà è la contraddizione. Insomma, un non senso vivente". La Guzzanti ha
parlato anche della mancata visita del Papa alla Sapienza. Ha detto che
"non c'è un motivo al mondo per il quale Ratzinger avrebbe dovuto
inaugurarne l'anno accademico". "Cosa sia successo alla Sapienza è
sotto gli occhi di tutto il mondo. Cosa volesse fare il Papa alla Sapienza è
possibile capirlo andandosi a leggere il discorso che non ha mai potuto pronunciare
in quella sede. E non voglio certo mettermi io a difendere ciò che si difende
da solo". Per la Guzzanti, però, non è così. La polemica della Sapienza è
stata inventata, e sostenuta ad arte da tutti i politici e da tutti i media,
"con le solite irrilevanti eccezioni". "Che dire? La Guzzanti è
in preda a una volontà sistematica di trasformare in senso travolgente la
razionalità di ciò che accade. È in preda al tentativo di sostituire ciò che
accade con una sola cosa: la follia. Sempre Aristotele diceva che l'umanità ha
bisogno di fondamenta. Qui non c'è né umanità né alcun fondamento. C'è solo
follia". Ha mai conosciuto Sabina Guzzanti? "No. Non ho mai avuto il
piacere. Solo una volta, non ricordo in quale trasmissione tv e non ricordo
nemmeno di quale argomento si stesse trattando, mi ha attaccato dandomi del
"reazionario". Contenta lei?". 10/07/2008.
( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)
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Sentenza la corte ha
stabilito che la ragazza in stato vegetativo da 16
anni può morire Si può staccare la spina a Eluana (lei voleva così) "Mia
figlia sarà finalmente libera", dice il padre, sereno. Per l'associazione
Scienza & vita, invece, c'è una deriva verso l'eutanasia "Mia figlia
sarà finalmente libera", dice il papà. Ma "non so ancora come quel
momento potrà avvenire". Dirlo non è affatto facile anche per chi, come
Beppino Englaro, per 16 anni si è battuto per ottenere ciò che la Corte di
Appello civile di Milano ha stabilito ieri: Eluana Englaro, sua figlia, potrà
morire. E con il via libera della giustizia italiana che ha autorizzato
l'interruzione del trattamento di alimentazione forzata che tiene Eluana in
vita da quando un incidente stradale la ridusse in stato
vegetativo permanente. Era il 18 gennaio del 1992. Eluana aveva vent'anni.
Eluana, dice il padre, è morta allora. E da allora sono stati 16 anni -
"6019 giorni", ripete il padre - di battaglie per "staccare la
spina". Ieri, è infine arrivato il "sì". Ed è un "sì"
al quale si potrà dare seguito immediatamente, anche se la procura potrebbe
impugnare la decisione di ieri. "Andrò avanti per la strada che mi hanno
indicato i giudici - ha spiegato il papà di Eluana - Ma la vicenda deve
rientrare in una dimensione privata della famiglia". Sono, la vita e la
morte di Eluana, fatti privati che, come tanti altri - come la vicenda di
Piergiorgio Welby o quella di Giovanni Nuvoli e, ancora, quella di Luca
Coscioni - diventano però anche fatti pubblici, fatti politici. E, come già in
passato quando la vita e la morte sono state oggetto di pubblico dibattito,
anche ieri la decisione del tribunale ha provocato un durissimo scontro. Da un
lato, chi ha sostenuto questa decisione, osservando che ora viene a galla il
vuoto legislativo che dovrebbe essere riempito dalla legge sul testamento
biologico. Dall'altro, chi ha parlato - come l'associazione Scienza & Vita
- di "condanna a morte" e "deriva culturale", sostenendo
che sia stato raggiunto - ha osservato il genetista
Bruno Dalla piccola - un "livello inaudito di crudeltà". È un
dibattito inevitabile, d'altra parte, non soltanto per la gravità del tema ma
anche perché la sentenza è molto complessa, tutta da leggere. I giudici hanno
dato un particolare rilievo a una circostanza: la stessa Eluana, prima
dell'incidente e riferendosi a un suo amico entrato in coma, si era
sostanzialmente espressa contro la possibilità di una sopravvivenza
in stato vegetativo. Inoltre, secondo i giudici "ciascuno, anche se
genericamente qualificabile come credente, o più specificamente come credente
cattolico, è ben libero, tanto più in uno stato laico che
tutela la libertà di coscienza come valore preminente, di condividere o meno,
di applicare o meno, nella concretezza della sua esperienza di vita privata e
individuale. E del resto è evidente che una professione di appartenenza,
più o meno formale o generica, ad una certa confessione religiosa, non implica
affatto anche la inesorabilità di una piena condivisione ed osservanza pratica,
e in concreto, di tutte le relative regole, anche morali". "Eluana
aveva una idea chiarissima della sua vita - ha detto il padre - Sinora è stata
protetta da sé stessa. Finalmente questa sentenza consente di decidere con
lei". E ancora: "Quello di oggi è un precedente non ideologico".
Nel provvedimento sono contenute anche indicazioni su come procedere.
"Disposizione accessorie cui attenersi in fase attuativa", è il
titolo del paragrafo in cui si prescrive che "l'interruzione del
trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino
naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali
(antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza
strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente".
Prescrizioni ci sono anche sulla eventualità di proseguire la somministrazione
di sedativi o altro e sulla necessità di un "adeguato e dignitoso accadimento
accompagnatorio" della persona sino a che "la sua vita si prolungherà
dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le
visite, la presenza e l'assistenza, almeno dei suoi più stretti
familiari". Si tratta, come è evidente, di una sentenza con cui in futuro
si dovranno fare i conti, proprio come la precedente pronuncia della Cassazione
con la quale la richiesta della famiglia di Eluana era stata rigettata ma che
spiegava che "la vita è un valore supremo tutelato dalla Costituzione"
e che la decisione di come vivere e come morire "va lasciata al diretto
interessato e non può essere gestita da altri", evidenziando
sostanzialmente la necessità di una legge che riempisse il vuoto creato dalla
impossibilità per Eluana di pronunciarsi. Una legge, in buona sostanza, sul
testamento biologico. Proprio quella che Ignazio Marino, senatore del Pd che
nella scorsa legislatura si era battuto per questa legge, è tornato a chiedere.
Insieme a lui, Mina Welby, vedova di Piergiorgio, che rivolta al papà di Eluana
ha aggiunto: "spero che ora riesca finalmente a elaborare il suo lutto
dopo tanti anni". Di "decisione di buon senso" ha parlato invece
Marco Cappato, segretario della associazione Luca Coscioni, mentre il legale
della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, ha sostenuto che la sentenza
milanese "non si presta ad alcun rischio di deriva eutanasica o di
polemiche". Opposta la posizione di monsignor Rino Fisichella, presidente
della Pontificia accademia per la vita, che ha definito la decisione dei
giudici "di fatto un'azione di eutanasia" di fronte alla quale ha
espresso "tristezza" e un "profondo stupore". Altrettanto
netto Alfredo Mantovano. "La sentenza della Corte di Cassazione e la
decisione della Corte d'Appello - ha detto il sottosegretario all'Interno -
hanno scavalcato il Parlamento ed aperto una via, certamente dal punto di vista
della struttura sanitaria più comoda e meno costosa: la soppressione del
paziente". Ma naturalmente il dibattito è solo all'inizio. 10/07/2008.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1
autore: di UMBERTO VERONESI Laici Veronesi "La libertà di decidere
sull'esistenza" L a sentenza della Corte di appello su Eluana costituisce
una svolta storica. CONTINUA A PAGINA 2.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1
autore: di M. ANTONIETTA CALABRò categoria: REDAZIONALE Cattolici Fisichella
"Ma il coma è una forma di vita" P reoccupazione, stupore e tristezza
sono i sentimenti di monsignor Fisichella. CONTINUA ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Intervista con
Vittorio Emanuele Parsi "Più credibile la pista islamista ma con i curdi
serve una svolta" È ancora la violenza il motivo principale che porta la
Turchia ad occupare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Peculiarità
che nel senso comune porta ad avvicinare il Paese della Mezzaluna più al Medio
Oriente e alle sue travagliate vicende, che all'Europa e alle sue tradizioni
occidentali. Ne parliamo con il prof. Vittorio Emanuele Parsi, docente di
Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di
Milano. Dopo l'assalto al Consolato Degli Stati Uniti di Istanbul sono due le
piste su cui lavorano gli inquirenti, quella del Pkk, e quella dell'estremismo
islamico. Che idea si è fatto? "Credo di poter dire che dal tipo di
modalità questo attentato sembrerebbe più ascrivibile al fondamentalismo
musulmano, all'estremismo fondamentalista, che non al Pkk". A
rapire tre alpinisti tedeschi ieri sarebbero stati invece proprio i separatisti
curdi. La questione curda è un nodo centrale per la Turchia. Bisognerà
risolverlo, da un punto di vista economico, per il rapporto strategico con
l'Iraq e con l'Europa, per quanto concerne i diritti umani. "Difficilmente
si può pensare a una Turchia stabile senza la risoluzione della questione
curda. Per paradosso uno dei pochi risultati positivi della guerra in Iraq è stato proprio l'avvio verso un auto-governo da parte dei
curdi dell'Iraq. Tutto questo, come sappiamo, ha reso molto nervosi i militari
turchi, ma se lo si analizza con una sufficiente lungimiranza, un Kurdistan autonomo
in Iraq consente di attaccare meglio la frangia dell'irredentismo curdo
violento che opera in Turchia e a spingere anche i curdi della Turchia verso un
auto-governo che non passi per la violenza e l'utilizzo della lotta armata. È
chiaro che il raggiungimento dell'obiettivo passa per la collaborazione
dell'autorità turca". La Turchia e l'Islam. Qual è a suo avviso il
rapporto della patria di Ataturk con la più influente religione del pianeta?
"Sembra, per così dire, che i turchi siano naturalmente islamici,
naturalmente musulmani. Il problema è che lo sforzo della laicità compiuto da
Ataturk e dai suoi eredi politici si era già esaurito. La sua capacità di far
presa sulla società si era dissolto. Da quando Erdogan è al potere, il
tentativo è un altro. È l'integrare l'Islam politico dentro le istituzioni
laiche e democratiche. È una via diversa per risolvere il problema tra
democrazia e Islam e credo sia una strada che sia molto importante che abbia
successo e che vada incoraggiata". Quanto è ancora lungo il percorso di
avvicinamento della Repubblica turca all'Europa? "Se l'Europa continuerà a
spostarsi come fa, sarà infinito. Non trascurata una certa difficoltà legata al
panorama interno turco, la sensazione è che l'Europa stia "perdendo"
la Turchia, ovvero che per scarso coraggio politico semplicemente non stia
raccogliendo quella sfida che la candidatura turca pone all'Unione e alla sua
identità. L'Europa sembra voler dimenticare che la sua stessa ormai lontana
origine e il suo più straordinario successo sono stati illuminati dalla
consapevolezza della necessità di chiudere con l'eredità del passato per aprire
al futuro. Oggi si offre all'Europa la chance di chiudere un passato ancor più
lontano eppure estremamente rilevante per il futuro in cui vivremo: quello tra
islam e "radici" giudaico-cristiane dell'Occidente, da risolvere nel
nome d'Europa. Sarebbe questo un passaggio in grado di completare
sostanzialmente il processo di allargamento, in virtù di un'identità culturale
in cui anche l'islam europeo trovi il proprio posto accanto alle altre
tradizioni che, in misura maggioritaria ma non esclusiva, hanno costruito
l'Europa plurale che conosciamo". Francesco De Leo 10/07/2008.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'apertura su "Tempi" "Paghino i giudici che
sbagliano" E Cl "corteggia" i radicali ROMA - Un patto inedito
tra diavolo e acquasanta,o almeno, se non un patto, uno zampino inzuppato
nell'acquasantiera. Il settimanale cattolico di osservanza ciellina Tempi
lancia in questo numero un'intervista alla segretaria dei Radicali italiani,
Rita Bernardini, contro il "potere assoluto" dei giudici.
Significativo il titolo dell'editoriale del direttore Luigi Amicone
("Questa battaglia dobbiamo combatterla insieme") contro la vera
"casta che non paga mai". La ricetta? Ripartire dalla responsabilità
civile dei giudici e dal referendum del 1987. Con il suggerimento allo stesso
leader storico Marco Pannella (ma forse, sotto sotto c'è già un annuncio di
quella che potrebbe essere la novità dell'estate) di essere presente al Meeting
di Rimini a fine agosto. Bernardini afferma tra l'altro
che, paradossalmente, con la legge seguita al referendum è sempre il cittadino
a pagare, "visto che a rifondere il torto subito dalla vittima di errore
giudiziario non è il giudice che lo ha commesso ma lo Stato". M.A.C. La
rivista L'ultimo numero del settimanale cattolico di osservanza ciellina Tempi.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE No Cav day, i pm indagano Il Vaticano: che squallore Bufera sulle
offese al Papa e Napolitano. Inchiesta a Roma Solidarietà bipartisan L'indagine
riguarderebbe il vilipendio del presidente e del Pontefice, come capo di Stato
straniero ROMA - Nessuna scomunica del giorno dopo perché "la volgarità si
qualifica da sé, non si commenta". Più lapidario di così non poteva essere
padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Che ha liquidato
con poche sdegnate parole la performance di Sabina Guzzanti a piazza Navona. Il
cui personale No-Papa Day non trova ovviamente né misericordia né perdono,
Oltretevere. "Profondo dispiacere per le parole offensive riferite al
Santo Padre" esprime il Vicariato di Roma dove si è insediato il cardinale
Agostino Vallini. E anche lì si ritengono superflui "ulteriori commenti
". Più diretto l'attacco di Avvenire che in un corsivo intitolato
"Mai così in basso" cataloga le "volgari espressioni e gli
argomenti da bettola" adoperati dall'attrice nei confronti di Benedetto
XVI come "squallida spazzatura per cui non vale nemmeno l'alibi della
satira". Le rinfaccia una "inconcepibile volgarità" la Sir, l'agenzia dei settimanali cattolici per cui
"certe offese nascono e crescono in una palude di ignoranza". E sono di
oltraggio anche alla coscienza laica del Paese", non una dimostrazione di
democrazia "e nemmeno di intelligenza". Azione Cattolica esprime
"vicinanza e gratitudine" sia al Papa che a Napolitano, gemellati
nelle contumelie. E sugli insulti della piazza girotondina indaga la
Procura di Roma che, dopo aver visionato i filmati della manifestazione,
potrebbe aprire un'inchiesta. Si potrebbero configurare i reati di vilipendio
del Pontefice, che è un Capo di Stato estero, e offesa all'onore e al prestigio
del presidente della Repubblica. Intanto per Sabina Guzzanti è arrivata una
prima "sanzione" telematica: il suo sito internet è stato preso di mira da un hacker che l'ha praticamente
bloccato per tutto il giorno. In serata ha ripreso in parte a funzionare. Pesanti
e significative le reazioni dei presidenti di Camera e Senato. Renato Schifani
ci ha aperto la seduta: "Nessuno può condividere le ingiurie ascoltate, è
dovere di tutti condannare le parole usate e coloro che le usano con intento
distruttivo nelle piazze". E ribadita "l'affettuosa vicinanza e
convinta solidarietà al Capo dello Stato e al Santo Padre, figure che vanno
poste al di fuori dello sconto politico, oggetto invece di vergognosi attacchi
verbali", Schifani ha meritato una standing ovation. Nessuna
giustificazione "agli insulti osceni" trova Gianfranco Fini:
"Non hanno nulla a che vedere con la satira, chi se ne rende responsabile
non è un comico ma un esibizionista che va trattato come tale". G.Ca.
ITALIANS di Beppe Severgnini nelle Opinioni Sul palco Sabina Guzzanti durante
l'intervento di martedì al girotondo in Piazza Navona.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-10 num: - pag: 38 autore: di
ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE ERDOGAN IN DIFFICOLTA' L'attentato di
Istanbul e la "Mani pulite" in versione turca A ttacco al
superprotetto consolato americano di Istanbul. Sei morti: tre poliziotti turchi
e tre terroristi. Chi lo ha pianificato ed eseguito? Sono stati i separatisti
curdi del Pkk? Oppure gli estremisti islamici, visto che almeno due degli
esecutori sarebbero stati addestrati in Afghanistan? O magari le forze oscure
del cosiddetto "Stato profondo ", che impediscono alla Turchia di
diventare veramente un Paese democratico? Mai attentato era Stato accompagnato
da tanta confusione: investigativa e politica. Ed è proprio la confusione a
suggerire ipotesi e percorsi assai complessi. Perché di questa clamorosa (e
artigianale) operazione terroristica, sulla collina di Istiniye, dove gli
americani avevano da qualche anno trasferito la propria sede consolare
"per ragioni di sicurezza", colpisce soprattutto la coincidenza con i
gravissimi problemi che attanagliano il Paese. Problemi e scandali che
rischiano di scardinare quell'impianto costruito dal primo ministro Recep
Tayyip Erdogan, con l'obiettivo di vincere le diffidenze e portare il Paese, a
stragrande maggioranza musulmana, all'interno dell'Unione europea, diventandone
membro effettivo. In altri momenti l'attacco, spettacolare ma destinato al
fallimento perché gli aggressori sono stati neutralizzati nel primo cerchio di
protezione della sede diplomatica, sarebbe Stato classificato come un'azione
eversiva di gruppi marginali. Ma stavolta vi è qualcosa di assai più
inquietante. Perché da giorni si temeva un atto violento e clamoroso, dopo l'esplosione
di un micidiale conflitto di potere tra il governo islamico moderato di
Erdogan, che ha stravinto le elezioni e conquiStato quasi i due terzi dei seggi
parlamentari e le forze nazionaliste legate a settori delle
forze armate e agli intransigenti custodi dell'eredità laica di Kemal Ataturk.
La Corte costituzionale sta decidendo se sciogliere o meno il maggior partito
del Paese, appunto l'Akp, ritenendolo una centrale islamica che vuol sovvertire
le fondamenta secolari dello Stato, mandando al confino politico tutti i suoi
dirigenti, tra cui il premier. E proprio nel giorno in cui l'Akp ha
presentato alla corte la sua memoria difensiva, in attesa della sentenza
prevista tra qualche settimana, ecco il rilancio di una sensazionale operazione
di polizia: l'arresto di decine di persone, generali a cinque stelle in
pensione, colonnelli, dirigenti di aziende, di istituzioni pubbliche e
giornalisti laici di gran nome, tutti accusati - ma manca ancora un'imputazione
formale - di aver favorito le condizioni per un colpo di Stato. Per
giustificare la lotta contro l'organizzazione, chiamata "Ergenekon "
(una specie di Gladio estremista turca) e perseguita da mesi, il premier
Erdogan ha detto di aver seguito la lezione italiana, e di aver avviato una specie
di "Mani pulite" in versione balcanica. Un'iniezione di veleno per
tutta la Turchia, prigioniera di un triplo timore: di veder cancellati i passi
compiuti e le riforme realizzate dal partito di governo, che potrebbe essere
costretto a dimettersi, a cambiar nome, volto, e a sacrificare i propri leader
più rappresentativi; di veder svanire il sogno europeo; di subire il rischio di
una nuova avventura golpista, nonostante i vertici delle forze armate abbiano
preso le distanze dai presunti cospiratori. L'atmosfera di queste ore, resa
ancor più mefitica dal sequestro di tre turisti tedeschi sul monte Ararat ad
opera - e questo è confermato - dai separatisti del Pkk, è pesantissima.
Aggravata dalla polemica tra la maggior forza di opposizione, il laico partito
Repubblicano del Popolo guidato da Deniz Baycall, che difende gli arrestati di
"Ergenekon", e il governo. In un Paese che si nutre di dietrologia,
la crisi sta producendo effetti devastanti: l'economia arretra, la crescita si
ferma e il turismo, che puntava su un' estate da record, ne soffre gravemente.
\\ La Corte costituzionale sta decidendo se sciogliere o meno il maggior
partito del Paese, ritenendolo una pericolosa centrale islamica.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-07-10 num: - pag: 48 categoria:
REDAZIONALE L'iniziativa Fa discutere la proposta del neoallenatore per
stimolare "il flusso di energia positiva" Klinsmann porta Buddha in
ritiro col Bayern DAL NOSTRO INVIATO BERLINO - Brillante idea. Peccato che non
piaccia a nessuno, tranne che a Klinsmann. Quando il neoallenatore s'è
insediato al Bayern col compito non ufficiale di vincere la Champions League,
ha portato insieme ai "nuovi metodi d'allenamento " anche una
stravagante proposta d'arredamento. Una serie di statue del Buddha: quelle
dorate, disseminate nei corridoi del nuovo centro tecnico del Fc Bayern, e
quelle bianche sulle tettoie accanto ai campetti. A essere giusti, non si è
saputo se l'idea sia stata di Klinsi o dell'architetto JÜrgen Meisner. Ma
dovevano servire - e questo era senz'altro nelle intenzioni del mister - a
stimolare "il flusso di energia positiva" tra i giocatori. In fondo,
Klinsi giramondo tornato in patria, ma innamorato della California come la Germania
è innamorata di lui, piace proprio per questo ai tedeschi: perché è figlio di
un panettiere, perché parla 5 lingue e ha visto il mondo, perché è rilassato e
moderno e innova con spirito gentile (e pazienza se è pure buddista). Ma quelle statue dorate nella cattolica Baviera sono state
troppo. Da tempo non si ricordava una polemica ideologica così forte innescata
sui campi di calcio. Che coinvolge destra, sinistra e pure la Chiesa. Citiamo a
caso dai giornali degli ultimi giorni. Norbert Geis, deputato della
conservatrice Csu: "JÜrgen Klinsmann è senz'altro un eccellente
allenatore, ma quelle statue sono un po' eccessive. Siamo sicuri che
così si mostri rispetto per il buddismo?". Ludwig SpÄnle, nel comitato
direttivo dello stesso partito, tira in ballo parole grosse come la
Weltanschaaung: "Se così si propaga una propria visione del mondo, è
giusto chiedersi: la società deve permetterlo?". E Berhard Felmberg,
responsabile dello sport nella Chiesa evangelica nonché consulente del governo
della Merkel: "In questo modo si impone ai calciatori una religione".
I giocatori? Pare che nel club non ci siano buddisti. Frank Ribéry è musulmano,
Zé Roberto è un "discepolo" di Gesù e dice di non aver bisogno del
Buddha: "Ho già la mia fede". Luca Toni non l'hanno trovato per
intervistarlo. La Chiesa cattolica, in tutto questo, ha scelto di non
scandalizzarsi: "Ogni allenatore ha i suoi metodi - dice Wilfred Rohmel,
portavoce dell'episcopato di Monaco -. E si sa, nei club non è che ci siano,
intellettualmente, delle cime". Poi, certo, l'eterno, inaffondabile,
monumentale e fastidiosissimo Beckenbauer, "lui sì che non aveva bisogno
dei Buddha per vincere". Mara Gergolet Mistico Qui a fianco, uno dei
Buddha scelti da JÜrgen Klinsmann, nella foto a sinistra (LaPresse).
( da "Liberazione" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
L'impegno "a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista,
nuovo soggetto riformista" è stato confermato
dalla nuova segreteria nazionale de "I Socialisti" riuniti ieri a
Roma sotto la presidenza di Saverio Zavettieri L'impegno "a proseguire la
costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto
riformista" è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "I
Socialisti" riuniti ieri a Roma sotto la presidenza di Saverio Zavettieri.
"Un polo in posizione di centralità rispetto ai due maggiori contendenti
politici e che a settembre sfocerà in un accordo politico e programmatico con
il Pri di Nucara, il Pli di De Luca ed il Npsi di Caldoro e con le altre forze
democratiche e riformiste disponibili". Sempre da settembre, si legge nel
documento della segreteria "si terranno una serie d'iniziative politiche,
programmatiche ed organizzative nelle regioni ed una grande iniziativa
nazionale sui temi del mezzogiorno, delle riforme istituzionali, della legge
elettorale, della giustizia e dell'informazione" 10/07/2008.
( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-07-10 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE L'assessore Boscagli "In Lombardia 500 casi come Eluana" LECCO
- Vero accanimento dar da mangiare e bere? E se passa la sentenza della Corte
d'appello a quante altre Eluana finiremo per staccare la spina? Nella città di
Manzoni il mondo cattolico è ferito dalla decisione dei giudici milanesi, però
chiede una "pausa di riflessione ". Nessuna crociata per la
"difesa della vita", il tema è troppo delicato, spiega a bassa voce
un medico, perché ci si getti nella mischia dividendosi in una guerra di
religione. Anche perché, sottolinea padre Angelo Cupini, animatore della
Comunità Via Gaggio, impegnata nel recupero dei emarginati, "c'è anzitutto
da rispettare la pena di quella famiglia dopo 16 anni di strazio". A
sguainare la spada è invece, dai piani alti del Pirellone, Giulio Boscagli
(FI), lecchese doc come il governatore Formigoni e neoassessore alla Famiglia.
Parole pesanti: "Questa non è civiltà giuridica - dice -. Siamo riusciti,
dopo secoli, a strappare allo Stato il diritto di vita e di
morte e oggi ci troviamo di fronte a una sentenza che mette in discussione il
principio fondamentale della convivenza. La vita è un valore indisponibile. Lo
dico non solo come cattolico, ma anche come uomo " . Non pronuncia la
parola "assassinio", Boscagli, ma poco ci manca. E sente su di
sé il peso della sorte di altre 500 famiglie che, in Lombardia, vivono
quotidianamente la tragedia dei genitori di Eluana: "In quella stessa casa
di cura di Lecco è ricoverato anche un mio caro amico. Noi della Regione
dobbiamo impegnaci di più per aiutare le famiglie a sostenere un peso che pare insopportabile.
E dobbiamo offrire contributi pure ai centri di assistenza". In serata la
presa di posizione anche della curia milanese (Lecco fa parte della diocesi
ambrosiana e il cardinale Tettamanzi è andato a visitare la ragazza). Contenuta
nei toni, ma inequivocabile: "Eluana è una persona viva, non dipende da
una macchina, e come ognuno di noi ha bisogno di acqua e cibo. L'accanimento
terapeutico non è presente in questa circostanza ". Quanto all'aspetto
giuridico per la curia mancano elementi per una completa valutazione, ma si fa
appello a evitare "approcci emotivi e strumentali" tenendo sempre in
primo piano "la vita e le dignità della persona". "Siamo tutti
turbati - è anche la conclusione di padre Cupini -. Certo, noi uomini di fede
sappiamo che su questa terra si gioca solo il primo tempo della partita e che
nessuno può annullarla. Però questo brusco arresto ci lascia inquieti. No, non
è come chiudere un rubinetto ". Andrea Biglia La curia "Non c'è
accanimento terapeutico, bisogna continuare a nutrirla".
( da "Liberazione" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La reazione di
monsignor Fisichella (Accademia per la vita) Per il Vaticano è eutanasia
"Ancora possibile impugnare la sentenza" Fulvio Fania Città del
Vaticano Secondo lei è eutanasia? "Ci sono tutte le premesse perché lo
sia. Questa ragazza non è tenuta in vita da una macchina ma solo attraverso
l'alimentazione. Siamo di fronte ad un fatto molto triste e molto grave, siamo
molto preoccupati". Monsignor Rino Fisichella ci riassume con queste poche
parole l'umore delle gerarchie dopo la sentenza della Corte d'Appello di Milano.
Più tardi, intervistato dall'agenzia Ansa, trae le
conseguenze. Siccome si tratta "di fatto di eutanasia" la sentenza
può essere impugnata in Cassazione. "Per ragionare con maggiore serenità e
meno emotività", sostiene. In pratica il suo è un invito ad agire sul
piano legale se non addirittura una promessa d'intervento. Realista come
sempre, il vescovo Fisichella punta al risultato. E' rettore della Lateranense,
cappellano di Montecitorio e da pochi giorni presiede anche l'Accademia
pontificia per la vita. Il caso Eluana è il suo primo banco di prova nel nuovo
incarico vaticano, nel posto che per anni è stato
occupato da monsignor Elio Sgreccia, un'istituzione ormai contro aborto,
clonazione, fecondazione assistita ed eutanasia. Fisichella esprime un
"duplice sentimento": "amarezza per come si risolverà una
vicenda di dolore" e "profondo stupore" perchè, a suo parere, i
giudici si sono "sostituiti alla decisione della persona coinvolta, al
legislatore e soprattutto ai medici che hanno competenza specifica". E
precisa: "Non mi risulta che in Italia ci sia ancora una legislazione in
proposito". I commenti di parte ecclesiastica si infiammano. Il dramma di
Eluana viene accostato a quello dell'americana Terry
Schiavo, esattamente come ritiene Eugenia Roccella, la sottosegretaria del
governo Berlusconi un tempo radicale e poi portavoce del Family day. In
Vaticano, passato il caso Welby, si sperava che il dilemma sull'eutanasia in
Italia potesse restare ancora un po' fuori della porta e ora si paventano
pericolose "derive culturali" nel solco di altri paesi. Radiovaticana
parla di "grave sentenza" affidandosi ai giudizi del neurologo
Gianluigi Gigli. L'esponente dell'associazione "Scienza & vita"
nega che lo stato vegetativo sia sempre irreversibile
e comunque respinge "l'assolutizzazione del principio di
autodeterminazione". La volontà della ragazza, inoltre, non sarebbe
dimostrata e ciò confermerebbe i rischi della legge sul testamento biologico
rimasta in alto mare nella precedente legislatura. La Cei ha sempre osteggiato
questa normativa e dopo le ultime elezioni ha raccomandato esplicitamente di
lasciar perdere. Questa sarà la vera battaglia nelle prossime ore. Scendono in
campo le università cattoliche: per Adriano Pessina la sentenza "scardina
il principio della non disponibilità della vita umana" e mette in forse la
deontologia del medico obbligandolo a interrompere i trattamenti. Qui si
riaffaccia il tema dell'obiezione di coscienza, più volte sollecitata dalle
gerarchie vaticane per ogni categoria di sanitari, perfino per i farmacisti.
"Scienza & vita", l'organismo che fu braccio operativo della
campagna astensionista nel referendum sulla legge 40, attacca duramente:
"Si legittima l'uccisione di un essere umano privandolo dell'alimentazione
e dell'idratazione". Sebbene nel caso di Eluana si tratti
di un sostentamento forzato e lo stato vegetativo
sia per se stesso una condizione indotta dalle nuove tecniche mediche, la tesi
cattolica è che mai l'alimentazione possa essere considerata al pari di un
accanimento terapeutico. Nel febbraio scorso il Vaticano ha organizzato un
convegno sui malati terminali e papa Benedetto XVI ha ribadito che anche nei
casi estremi è dovere "sommistrare i mezzi "ordinari" di
preservazione della vita" mentre possono essere sospesi solo quelli
straordinari e rischiosi. Molto diversa, in ambito cristiano, la posizione
della Commissione bioetica valdese "a favore della libertà di cura che
-sottolinea una nota - è contestualmente libertà di rifiutare la cura".
10/07/2008.
( da "Liberazione" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Matteo Alviti Ci sono
tanti tipi da spiaggia diversi. Probabilmente le nostre sono tra le spiagge che
vantano una delle faune più varie in assoluto. Eppure il fenomeno del turismo
balneare islamico è ancora una nicchia praticamente invisibile. Non per la
Turchia, dove l' hasema - una specie di costume che nasconde le forme, tipo
sacco - sta conquistando i favori femminili. Un fenomeno che rappresenta, a suo
modo, i cambiamenti politici che stanno spaccando il paese. Nello scontro
politico tra kemalisti - laici e conservatori - e il
partito al governo Akp (Giustizia e sviluppo) - islamico e conservatore -, il
tema della decenza nell'abbigliamento femminile è oggetto di scontri anche
violenti. Lo scorso fine settimana un gruppo di 50 donne ha manifestato in abiti succinti per le strade di Instanbul contro
l'islamizzazione della società, dopo che una donna era stata condannata
per esibizionismo, per aver indossato "abiti inappropriati". Quella
islamica è la parte del settore turistico turco che sta crescendo con più
rapidità. E sta penetrando anche i chilometri di costa da anni
"riservati" al profittevole turismo straniero. Recentemente a Bodrum,
località balneare nel sud-est del paese, è stato
aperto un hotel per turisti islamici, proprio dove le straniere amanti del mare
sono solite prendere il sole in bikini o in topless. Oggi la politica ha
ripreso a interessarsi del costume, oltre la misura tollerata dalla maggioranza
del paese. Fa parte del duro confronto tra kemalisti, militari e non, e Akp. I
primi accusano i secondi di tradire le radici laiche della democrazia, mentre i
secondi imputano autoritarismo e atteggiamenti antidemocratici ai primi. Dietro
a queste accuse c'è l'atteggiamento concessivo del premier Erdogan nei
confronti delle richieste europee per la riunificazione di Cipro, osteggiata
dai militari. C'è, in generale, l'europeismo dell'Akp, islamista e
conservatore, ma che tanto piace al Commissario per l'allargamento Olli Rehn,
tifoso oltre misura di Erdogan. Ma ci sono soprattutto i fallimenti dell'Akp
nelle riforme che la popolazione turca aspetta da anni. Al potere
ininterrottamente dal 2002, il partito fondato da Recep Tayyip Erdogan, solo un
anno prima, ha progressivamente rallentato il processo di rinnovamento appena
avviato per abbandonarsi al conservatorismo, anche religioso, perchè "lo
vuole la gente", si dice. Per gli osservatori, però, il confronto è tra
due forze con l'ossessione del potere e del controllo dello Stato, che stanno
soffocando la società. Lo scontro tra le fazioni è giunto a un livello altissimo:
solo la scorsa settimana due alti generali in pensione erano stati arrestati
con l'accusa di essere gli organizzatori di un piano di attentati per
destabilizzare il partito del premier Erdogan. Proprio lo stesso giorno, a
poche ore di distanza, è cominciato il dibattimento di fronte alla corte che
deve pronunciarsi sulla costituzionalità dell'Akp. Il premier e il presidente
della Repubblica Abdullah Gül, con altri 71 politici, rischiano l'estromissione
dalle cariche pubbliche per cinque anni. Una misure che Bruxelles non
gradirebbe affatto e che seppellirebbe le belle speranze di Ankara per entrare
nell'Ue. La questione è delicata perché nessuno vorrebbe vedere destabilizzato
un partner Nato così strategiacamente importante. Ancora fino al 1997, in Turchia
esistevano spiagge riservate alle donne. Le cose cambiarono in seguito
all'intervento dei militari per soffocare le tendenze islamiste del governo
allora in carica e le spiagge furono aperte a tutti perché considerate
"spazio pubblico". Da allora chi vuole nuotare e proteggere la
propria figura da sguardi altrui deve indossare l' hasema . Nemmeno gli
alberghi islamici possono permettersi la spiaggia riservate alle donne. Magari
una piscina, più piccola di quelle degli uomini, lamentano le donne islamiche
come Nihal Bengisu Karaca, columnist della Zaman . L'anno scorso la Bengisu
aveva scritto delle sue esperienze balneari con l' hasema , ricevendo
l'attenzione e il plauso di centinaia di donne, tra cui una certa Emine,
nient'altro che la contenstata moglie del premier Erdogan. Nihal Bengisu Karaca
sogna, come tante altre, di tornare un giorno alle spiagge riservate di qualche
anno fa. Una donna coperta in spiaggia, aveva detto all' Indepentent , "è
come una cantante stonata nel mezzo di un coro". Complessivamente quella
turistica è un'industria da più di dodici miliardi e mezzo di euro. E il target
degli islamisti è interessante per gli albergatori: "E' gente con un sacco
di soldi", ha confidato sempre all' Indipendent l'albergatore Serafettin Ulukent,
che nel settore ha raccolto una certa esperienza. Altro che il surf e le birre
fredde dei turisti inglesi. 10/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Qualcuno di voi, nei
commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me
la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e
lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non
abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons.
Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento
di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto
XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi
trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del
giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso
ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a
sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato
vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non
dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto
necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata
come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va
strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La
situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità,
suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere
etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale
distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa
circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha
bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti (
2 ) " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la
Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato
in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo
interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso
ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di
"fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea
di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le
migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse,
inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite
"profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà
tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con
un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire",
anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita
che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è
lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se
Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato
soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del
monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del
fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave.
Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità
della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di
rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare
che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo
quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante
"prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni
fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don
Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente
incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo
ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici
a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che
né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente
di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le
distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo
sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è
esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del
"diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve
riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede
della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace
testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in
vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i
giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della
quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in
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questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo
Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo
viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina
del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del
cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della
Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente
mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003
Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato
quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque
sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente)
concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano
Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma
dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario
della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la
"fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi
Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di
Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto
riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta
più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte
cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor
Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia
consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004
segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo,
professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le
ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza
dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre
Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe
essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (8 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato
pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato
composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti,
aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore
conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un
Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti
pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del
metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica
Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi
conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte,
che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla
figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che
Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il
Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad
aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a
questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome
(non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va
avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi
articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn
non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato
contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della
Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani
chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto
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questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa
Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente
thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo
interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi
dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa
antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come
"dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè
senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel
1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi
"dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non
commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la
Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé
una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema"
della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che
il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non
definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la
religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio
franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad
abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur,
nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio
Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani.
Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione
sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere
costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una
zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana
risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le
situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà
religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza
dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza.
Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio
dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di
libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della
fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della
Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e
la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò
che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo
Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo
facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma
non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei
dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio
(composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo
ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione.
Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe
Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato
da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani
ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho
rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma
riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal
rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della
revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla
Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi
tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però
dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la
difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter
conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono
in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale
di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le
boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione
con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto.
"Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con
i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo
di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo
Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato
e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta
nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II
sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di
certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme
posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente
conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento
positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4)
Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei
sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i
riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei
sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine
promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi
ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico
promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale
concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico
l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca,
monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto
XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti
tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui
manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi
contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare
il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto
dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di
sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la
San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il
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vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (216) Ultime
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Eliana, è esattamente l'opposto di quello che spesso si vuole far credere.
Paolo VI parlò del... cosimo de matteis,brindisi.: è inutile cherubì: questo è
il (grosso, grosso) limite. Incapacità di amare.... Lea: Per Cherubino io
personalmente per il momento con lei ho chiuso, perché siampo arrivati al punto
di spostare... Cherubino: @ klaus, sei proprio a corto di argomenti, non sono stato e non sono neocatecumenale. Sono cattolico e... Gli
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condizioni della lettera a Fellay Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII.
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Commenti.
( da "Voce d'Italia, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca "E'
eutanasia" cosi' Mons. Fisichella che attacca la decisione dei giudici
Caso Englaro: reazione del Vaticano Possibile uno sviluppo per il dibattito sul
testamento biologico Milano, 10 lug. - "Perdere una figlia è umano, ma la
vera tragedia è non rispettare le sue volontà. Ora guardiamo solo avanti".
Così Beppino Englaro, padre di Eluana, la giovane di Lecco in coma vegetativo
da 16 anni. I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno autorizzato il
distacco delle apparecchiature. Scatenando subito le reazioni del neopresidente
della Pontificia Accademia per la Vita, Mons. Rino Fisichella. “Eutanasia”,
detto chiaro e tondo. Come per Adriano Pessina, direttore
del centro di bioetica dell'Universita' Cattolica. Di parere diverso Demetrio
Neri, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. "Ho accolto questa
sentenza con grande gioia, anche se certamente provo tristezza". Forti le
reazioni da Trastevere: “una sentenza grave che nessun tribunale aveva mai
accolto”. Così stamane Radio Vaticana. Prosegue Fisichella: “come è possibile
che il giudice si sostituisca in una decisione come questa alla persona
coinvolta, al legislatore”. Sottolinea che “Eluana è ancora una ragazza in
vita. Il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una
vita personale”. Da questo commento inevitabile anche una apertura del
dibattito sul testamento biologico. Giambattista Salis.
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Il mio post di ieri
terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni
(definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto)
finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista:
ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia
la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per
tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in
serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con
travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e
rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato
subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira
su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte
interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima
guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure
su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e
in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e
movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra
sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per
ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare
magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra
irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel
voto di protesta "a prescindere" che ama i toni
populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra.
Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a
chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi:
da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la
piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante
il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta
stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i
Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà
più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed
è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista,
finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno
di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Scritto in Varie Commenti (
6 ) " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra
(in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale
e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo
1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di
Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato
arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav
Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la
Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già
annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna,
Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in
fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra
(in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per
abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza
Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro
violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella
riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di
Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che
invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista,
giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per
Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul
"Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza
(nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive
Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora,
addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole
"impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta
della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza
dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in
piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non
resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo
Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di
"dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni
di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché
questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie
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a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi
all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale)
in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini
saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la
(solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da
Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo
un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da
imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista
del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza,
a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (35 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter
avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su
Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise
nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla
testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio?
A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca
lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08
L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico
e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti,
nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un
rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana.
Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?),
tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra),
tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo
di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano
in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto
alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel
deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito
perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto
male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio
dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non
risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha
fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con
l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione
bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha
spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del
discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo
l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in
casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 )
" (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici
contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa
Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione.
Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo
l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le
dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero
che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della
nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da
tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si
comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna
evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori
dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non
minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare
subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di
tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per
evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo
sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come
diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario
che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente
designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio
quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare
agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per
interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a
nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare
l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una
volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe,
gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in
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post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è
mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la
sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in
prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo
di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla
"tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal
dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un
termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere
senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale
futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di
noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi
mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno
vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice
francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera
(leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con
l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono
i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel
Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il
presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma
parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le
parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse
Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione
dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono
fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i
colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista,
resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che
sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto
per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello
"debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e
condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera:
"Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo
memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e
politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il
Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare.
Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo
che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e
pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche
l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria
e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei
vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate
di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57
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"adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli
di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime
discussioni Murgo Salvatore: La funzione "discrezionale di
Napolitano"?,scusi sig. Raffaele ci può illuminare in... Francesci:
Silvio."non ti curar di loro ma guarda e passa". vai avanti fino alla
fine. Ti abbiamo... daniele: Non e' facile fare politica in Italia oggi, ma in
effetti questo numeroso popolo degli psico-comici... fabrizio: Per molti di
coloro che scrivono: Mi sembra che i commenti agli interventi della Guzzanti, di
Travaglio e... dominik: Walter l'unica cosa di riformismo che deve fare è
tagliare i ponti dell'alleanza con Di Pietro,... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo
attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della
politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le
liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi,
Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito
dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà
all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine
compagni - 1 Emails Ultime News Abbiamo provato per voi l'iPhone Diario di una
caviaCrollo della produzione industriale, Marcegaglia: "Forte
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D'Alema: "Berlusconi rinunci alla leggina" Blog amici Il blog di
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Veltroni e i nemici del dialogo Pagine About Disclaimer Filo diretto con il
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( da "Stampa, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
APPUNTAMENTI,
INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA ATTIVITÀ A
VALLO TORINESE Sabato 5 luglio alle 21 nel centro parrocchiale Maria Orsola
Bussone a Vallo Torinese si tiene un incontro con Louisa e Karl-Heinz
Fleeckenstein, archeologi e guide di gruppi di pellegrini della diocesi
torinese in Israele, su "Costruire i ponti verso i cristiani nella Terra
Santa". Domenica 6 alle 10 è prevista una messa per il 38º anniversario
della morte della Serva di Dio Maria Orsola Bussone, per la quale è in corso la
causa di beatificazione. Alla chiesa parrocchiale San Secondo Martire, sempre a
Vallo Torinese. PREGHIERA ECUMENICA L'associazione "Insieme per Graz"
organizza sabato 5 un incontro di preghiera ecumenica nella parrocchia
ortodossa di Santa Parascheva, in via Cottolengo 24. La serata (che parte alle
21) si intitola "La luce di Cristo illumina tutti. Terza Assemblea
ecumenica europea di Sibiu". WEEKEND AL MILAREPA Il 5 e il 6 giugno il
centro buddhista Milarepa di largo Beato Umberto 8 di Avigliana organizza un
fine settimana di lezioni con il Lama Konciog Luigi, su "Il potenziale
dell'illuminazione", seguito degli incontri precedenti basati sul testo di
Gampopa, "Prezioso ornamento di liberazione". Gli orari sono: sabato
15-18,30, domenica 10-12,30 e 15-18,30. Per partecipare è richiesta la quota
associativa. Informazioni su www.centromilarepa.org. SILVIO DISSEGNA Come ogni
anno gli "Amici di Silvio" si riuniscono per celebrare Silvio
Dissegna, nel quarantunesimo anniversario della nascita. Appuntamento domenica
6 luglio alla parrocchia Beata Vergine Consolata di La Longa (Poirino). Alle
14,30 proiezione di documentario sulla vita di Silvio Dissegna, alle 15 rosario
meditato, alle 16 la messa e alle 17 visita alla tomba nel cimitero di Poirino.
INCONTRO SUL RAZZISMO La Comunità Ebraica di Torino, in collaborazione con il
comitato "Oltre il razzismo", organizza una conferenza dal titolo
"Società e Xenofobia". Lunedì 7 luglio a partire dalle 21 al centro
sociale di piazzetta Primo Levi 12 si confrontano sul tema Francesco Ciafaloni,
Ilda Curti, Andrea Giorgis, Fredo Oliviero, Pino Petruzzelli, Luciano
Scagliotti e Voislaw Stoiovich. SERVIZIO CIVILE CON LA DIACONIA VALDESE C'è
tempo fino al 7 luglio per presentare le domande per i progetti di servizio
civile della Diaconia valdese. I giovani dai 18 ai 28 anni possono scegliere
tra settanta posti a Torino e provincia oltre che a Firenze, Roma, Napoli e in
Sicilia. I progetti riguardano l'educazione dei minori e dei disabili,
l'assistenza anziani, ambiente e promozione culturale; la partecipazione a
questi progetti da diritto a crediti formativi per il tirocinio universitario.
Per informazione, 0121/953.122 o serviziocivile@diaconiavaldese.org. ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a
Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per
animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto
a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.
( da "Stampa, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Attrice Marta Gastini
dai banchi al "ciac si gira" Marta Gastini, figlia dell'avvocato
Luca, si è diplomata con 100 al liceo classico Plana di Alessandria. Si iscriverà a Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, ma ha
anche delle chances come attrice, visto che ha lavorato e sta ancora lavorando
sul set del serial tivù "Il bene e il male" per la Rai e la Albatros
Film ed è coprotagonista insieme a Terence Hill nel film per la tivù
"L'uomo che cavalcava nel buio" (in autunno su Rai1).
( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 163 del
2008-07-10 pagina 0 Dal Csm ennesimo attacco a Berlusconi di Redazione Documento
del consiglio superiore della magistratura contro il premier: "I
provvedimenti dei giudici possono essere criticati, ma non si può arrivare a
denigrare". E' la risposta alla lettera del Cavaliere a Schifani sul caso
Mills. Unico contrario Anedda (An): "Si vuole influenzare il giudizio
sulla ricusazione del giudice Gandus" Roma - Il Csm contro Berlusconi. E'
arrivata oggi la risposta dei magistrati alla lettera del premier al presidente
del Senato Schifani. "I provvedimenti della magistratura possono essere
criticati, ma non si può trascendere nella denigrazione". Lo ribadisce la
prima commissione del Csm nella proposta di risoluzione a tutela dei magistrati
del processo Mills-Berlusconi, accusati dal premier di agire per finalità
politiche. Il documento è stato approvato
con cinque voti a favore e il solo voto contrario del laico di An Gianfranco
Anedda. Il testo del documento, in difesa dei magistrati della procura di
Milano attaccati dalla lettera indirizzata dal premier al presidente del Senato
il 16 giugno, è stato secretato e dovrà ora essere inserimento all'ordine del giorno
dell'assemblea plenaria, in una data ancora da definire. Risposta
L'accusa di agire per finalità politiche era stata rivolta da Berlusconi al pm
Fabio De Pasquale e ai componenti del collegio giudicante, presieduto da
Nicoletta Gandus, nella lettera inviata il 16 giugno al presidente del Senato.
Quelle parole, secondo la commissione, costituiscono una lesione al
"prestigio" della magistratura.E invece tra politica e autorità
giudiziaria occorre "reciproco rispetto" ribadiscono i consiglieri
richiamandosi a proprie precedenti risoluzioni sull'argomento. Una presa di
posizione che giunge proprio nel giorno in cui i giudici di Milano si sono
riservati la decisione sulla istanza di ricusazione nei confronti di Nicoletta
Gandus, avanzata dai legali del premier. Una parte del documento, che è stato secretato, ribadisce inoltre che il Csm può
intervenire a tutela dei magistrati, quando, come in questo caso, viene leso il
loro prestigio. Non si sa ancora quando il testo approderà all'esame del plenum
di Palazzo dei Marescialli: probabilmente sarà la prossima settimana, anche se
la data non è stata ancora fissata: "Il testo del documento, che rimane
secretato, sarà disponibile - informa una nota del Csm - all'atto
dell'inserimento all'ordine del giorno dell'Assemblea plenaria, in data da
definire". Anedda polemico Un'interferenza illegittima nell'attività della
Corte d'appello di Milano che deve decidere se accogliere o meno l'istanza di
ricusazione del giudice Nicoletta Gandus avanzata dai legali di Silvio
Berlusconi nel processo Mills, un intervento al di fuori dei limiti segnati
dalla Costituzione. Il laico di An Gianfranco Anedda spara a zero contro la
proposta di risoluzione a tutela dei magistrati del processo Mills, approvata
dalla prima commissione del Csm. L'unico componente a votare contro aveva
chiesto di fermarsi nel timore che un intervento in questo momento potesse
apparire un condizionamento per i magistrati che devono decidere su Nicoletta
Gandus. "Avevo chiesto alla commissione di soprassedere a una decisione
assolutamente inopportuna: per il momento in cui cade questa presa di posizione
- spiega Anedda - può apparire come un'illegittima interferenza nella decisione
della Corte d'appello di Milano". Il dissenso del consigliere non si ferma
qui: "Il Csm non è competente a tutelare i magistrati; si avvale di una
vecchia prassi; ma questa competenza non c'è nè nella legge istitutiva del
Consiglio, nè nella Costituzione". E non è tutto: al di là dei poteri del
Consiglio, resta il fatto che le parole usate da Berlusconi nella lettera
inviata venti giorni fa al presidente del Senato Schifani sono "una
reazione motivata a quel che il presidente del collegio in anni recenti ha
detto nei suoi confronti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.