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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  7-10 luglio 2008       #TOP



Report "Laici e chierici"

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (119)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Rivolta in carcere, mattanza di detenuti ( da "Manifesto, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non cessano peraltro gli arresti degli oppositori laici, fautori dell'avvio di riforme democratiche. Nei mesi scorsi alcune decine di persone - tra cui Ahmad Tohme, Jabr al-Shoufi, Akram al-Bunni, Fidà al-Hurani e Walid al-Bunni - sono state fermate e in molti casi arrestate per aver partecipato a una riunione di firmatari della "Dichiarazione di Damasco",

Corteo di donne nel cuore di Istanbul ( da "Manifesto, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: gli investigatori era cacciare il governo del partito islamico moderato Giustizia e sviluppo (Akp), accusato dagli ambienti laici di voler islamizzare il paese. I quattro erano stati fermati insieme ad altre persone sospettate di appartenere all'organizzazione Ergenekon, un gruppo di militari, giornalisti e imprenditori di orientamento laico accusati di preparare un colpo di stato.

Diritti, solidarietà e uguaglianza così la sinistra entra nel futuro - josé luis zapatero ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del riconoscimento e della protezione dei milioni di spagnoli cattolici; della tutela degli spagnoli non cattolici; delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello Stato. Fin dall'inizio, il socialismo in Spagna è stato un progetto di convivenza, un progetto per vivere insieme.

Skàrmeta: "i poeti non muoiono mai" - antonio tricomi ( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stata ardente per davvero: in senso proprio e non solo metaforico. Sotto un sole a picco che non lasciava scampo, con una temperatura e un tasso di umidità da record, un piccolo corteo di devoti ha seguito le tracce di un pellegrinaggio laico: la piazza dove Massimo è nato e che oggi è intitolata a lui,

Il Psoe incorona Zapatero: più diritti nella mia Spagna laica ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In quanto al contrastato rapporto con la Chiesa cattolica il leader socialista si è limitato a ribadire "il carattere laico dello Stato", approvando così indirettamente le indicazioni emerse nel dibattito come l'abolizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici (quindi anche i crocifissi nelle scuole) e l'abolizione di funerali di Stato con rito religioso.

Stai consultando l'edizione del INSTABILE DELL'HUMOUR MOULIN ROUGE via Taro, 14 - Tel. 068416057 Ogg... ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel.

La razzia dei giovani sudamericani. Nel nome dei bilanci ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laica, ma pur sempre serissima. Anche una partita scapoli-ammogliati diventa un evento da seguire con dibattiti pre e post partita che inondano le tv. La globalizzazione ha portato nelle favelas latine il calcio europeo, e così oggi ogni ragazzino, da Guadalajara a Buenos Aires, sogna di giocare nel Manchester United o nel Milan.

Un premier senza paura ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La riaffermazione della laicità, invece, è uno dei capisaldi proprio di quelle radici cattoliche dell'Europa che ? giova non dimenticarlo ? si nutrono anche di universalismo, tolleranza, interculturalità e libertà (anche religiosa: e per tutti). Quale credente vorrebbe mai vedere la sua religione imposta ai non credenti con le baionette?

Pd, strategia della chiarezza ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il Pd è un partito che difende i valori del laicismo contro le "tentazioni del potere" della Chiesa (D'Alema) ed è tuttora a favore, per fare solo un esempio, del riconoscimento delle coppie di fatto? Qual è la collocazione europea? Nell'area socialista o in un limbo fatto sotto a suo uso e consumo?

Impronte ai piccoli rom: noi autori di libri per bambini lanciamo un appello Cara Unità ( da "Unita, L'" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Carrara La lezione di Zapatero chi punta sulla laicità vince Cara Unità, il premier spagnolo Zapatero è stato rieletto a capo del Psoe. Contemporaneamente ha proposto ulteriori passi per fare della Spagna un Paese ancora più laico, e quindi più moderno. Non più simboli religiosi nei luoghi istituzionali, abolizione dei cappellani militari nell'esercito,

Body worlds le accuse della chiesa all'artista von hagens ( da "Riformista, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens e le gerarchie della Chiesa (sia cattolica che protestante) non sono mai stati buoni. Un po' per l'ammissione più volte fatta da von Hagens: "Ho compiuto spesso riti satanici ed esoterici", ha detto. Un po' perché, per la Chiesa, oltre a questa passione, c'è un'altra pecca, senz'altro a questa prima legata, a macchiare l'esistenza di von Hagens.

Saccà, dalle attricette al rosario ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dedico a Dio il mio dolore" ha detto a Bruno Volpe del sito cattolico Vatispy (non sarà un nome un po' blasfemo, ndr? A quando il Vatillionaire?). E comunque, ha spiegato al Corriere, "sono sempre stato uomo di fede, benché talvolta dormiente". Ora, per espiare e far espiare gli spettatori, annuncia due fiction su temi sacri;

Curia, Maroni al contrattacco <Solo insulti, pensi ai cittadini> ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: viene espressa dalla Cei che attraverso il quotidiano Avvenire ha spiegato con chiarezza e senza pregiudizi le mie iniziative e sui rom è stata nettamente favorevole. Osservo con rispetto e condivido la posizione di papa Ratzinger: accoglienza degli immigrati ma seguendo le leggi". Non crede che sulla questione dei diritti umani possa logorarsi il rapporto con l'elettorato cattolico?

Venezuela, i vescovi si ribellano contro la <Chiesa socialista> di Chávez ( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ChÁvez non è mai stato in buoni rapporti con la Chiesa cattolica. Nella recente campagna per il referendum sugli emendamenti alla Costituzione, gli appelli dei vertici ecclesiastici a bocciare il progetto presidenziale si alternavano ai discorsi fiume nei quali il leader bolivariano citava insistentemente Cristo, accostandolo al "Che" e Fidel Castro.

<Ho fatto 180mila funerali e ora penso un po' al mio. Sulle ruote di una bicicletta> ( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ora ci sono tantissimi stranieri, ma noi siamo molto laici, la nostra sala del commiato è aperta ai sacerdoti di tutte le religioni. Però ora noto che c'è meno rispetto". Meno sacralità intorno alla morte? "La vita è più complicata. La gente ha sempre paura di morire ma ha meno tempo di pensare alla morte.

Il linguaggio politico della Curia ( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: altrettanto chiaro che poi lo Stato laico deciderà in assoluta autonomia, tenendo conto di quegli interventi quanto riterrà opportuno. è una disarmante ovvietà che certi iper-laici nostrani si ostinano a non capire, intimando ai vescovi di tacere quando si oppongono ai matrimoni gay e plaudendo quando criticano le misure di controllo dell'immigrazione clandestina e delle comunità rom.

"Zapatero usa la laicità per nascondere la crisi" ( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: più povera e sempre più affamata di laicismo, quella che accoglie gay e lesbiche da tutto il mondo per celebrare l'orgoglio omosessuale. Sabato scorso l'ultima manifestazione, appuntamento nelle strade della capitale. Quest'anno la sfilata era dedicata alle donne: "visibilità lesbica" era il titolo.

Cambio alla "fabbrica dei santi": Saraiva lascia, arriva Amato ( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio ( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Lodo alfano, subito il voto cambierà la blocca-processi - liana milella ( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici di sinistra, contro Unicost e laici di destra), affidava ai magistrati il compito di mettere in secondo piano i processi coperti dallo sconto di pena. Via, invece, la sospensione di un anno, quella che ha fatto gridare allo scandalo Anm e Csm, sostituita con un criterio di priorità affidato ai magistrati per i reati gravi.

Le ragazze del garofano - filippo ceccarelli ( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: della schizzinosa ipocrisia laica o dell'esangue misoginia dorotea. E insomma. Anche alla luce delle odierne vicissitudini, la crepa apocalittica, se si vuole, è che il vitalismo craxiano, la sua famelica festevolezza andarono a battere dove? Sulla tv. E a questo proposito si rammenta che già 15 anni orsono la Rai venne graziosamente definita "un puttanaio e un marchettaio"

Viale delle milizie, da 2 mesi un tratto senza illuminazione ( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Roma Viale delle Milizie, da 2 mesi un tratto senza illuminazione Lungo viale delle Milizie, sul lato di sinistra, nella direzione via Otranto-Largo Trionfale, tra i numeri civici 13 e 15, per un centinaio di metri, il viale è privo di illuminazione pubblica da circa due mesi, con gravi inconvenienti nel rientro notturno.

Rebibbia, la gang dei certificati falsi - marino bisso maria elena vincenzi ( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica ha avviato le procedure per sospendere, in via cautelativa, i due sanitari. Ieri, interrogati dal gip Cecilia Demma, i due medici e l'assistente sociale, sono rimasti in silenzio. Un detenuto, difeso dall'avvocato Marina Condoleo, ha spiegato di essere stato costretto a pagare per non tornare in carcere.

Milano capitale dei single e dei vecchi ci si sposa meno e a quasi 40 anni - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: professore di Demografia all'università Cattolica - . Un welfare debole come quello italiano li costringe a ritardare tutto. Fanno fatica a uscire di casa, ad avere un lavoro stabile e quindi a diventare autonomi. Questo penalizza le loro scelte, li condiziona e porta a un inevitabile invecchiamento della fecondazione".

Quel "cervello" dall'alma a boston - massimiliano panarari ( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Più in generale, la "Breve storia dei movimenti cattolici" (Carocci 2008), che ho appena pubblicato, ha tentato di riflettere anche su alcuni aspetti del periodo storico tra concilio Vaticano II e post-concilio, tra i quali il Sessantotto dei cattolici".

Noi, a fianco del Presidente ( da "Unita, L'" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di coloro che difendono la massima carica dello Stato". Per questo Nencini ha lanciato un appello a Walter Veltroni, Marco Pannella, Emma Bonino e "a tutti i riformisti, laici e liberali" invitandoli a partecipare a questa iniziativa. "Fra piazza Navona e piazza del Quirinale ci sono poche centinaia di metri ma in termini di cultura politica e istituzionale la distanza è siderale"

Falsi certificati ai detenuti in manette due medici romani - marino bisso maria elena vincenzi ( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: questo permetteva ai pregiudicati di seguire programmi di riabilitazione che gli consentivano di potersi muovere liberamente. Gli specialisti fornivano loro anche l'alibi in caso di reati commessi durante i permessi. L'Università Cattolica ha avviato le procedure per sospendere, in via cautelativa, il medico e l'assistente sociale.

La Chiesa anglicana: sì alle donne vescovo ( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica. Il cardinale Walter Kasper, che guida il Consiglio per l'Unità Cristiana, aveva detto recentemente che era arrivato il momento per la Chiesa d'Inghilterra di decidere se si sentiva cattolica o riformata. Il voto sulle donne dice che, dopo due secoli di riavvicinamento anglo-cattolico, gli anglicani stanno riscoprendo le loro radici protestanti.

L'antidivo ( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di cercare ruoli col dubbio laico e il tormento dell'anima, personaggi che s'interrogano. Spike Lee, per esempio, non ha fatto la retorica del soldato nero, anzi. Non ci sono buoni e cattivi, c'è il punto di vista umano, non storico, su ciò che è giusto e sbagliato ". Al successo, Favino è arrivato tardi.

Se l'Europa è contenta di non essere importante ( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Persino i laici temono che la cosiddetta Europa "cristiana" venga poco a poco scardinata dall'afflusso inarrestabile di musulmani e cultura islamica - di qui la reazione scandalizzata davanti alla timida proposta dell'arcivescovo di Canterbury di accogliere alcuni principi della Sharia nella legislazione inglese.

Zapatero super leader ( da "Manifesto, Il" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ancora maggiore laicità nel rapporto tra cittadini e Stato (graduale scomparsa dei simboli religiosi dai luoghi pubblici). "Siamo il partito che più assomiglia alla Spagna, un paese che ha passione e guarda con fiducia al suo futuro", ha ripetuto più volte Zapatero nelle conclusioni che ha svolto domenica mattina.

Cossiga compie 80 anni: Moro? Sapevo di averlo condannato a morte ( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse del suo nipotino Luca".

Ugo La Malfa, l'utopia del realismo ( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici" e cattolici, che rimase per lui, da De Gasperi a Moro, un punto fermo difficilmente rinunciabile, ma che non fu mai una camicia di forza paralizzante e gli consentì di passare senza forzature o contraddizioni dal centrismo degasperiano al centrosinistra degli anni Sessanta, alla costante ricerca di un colloquio e di un'

Gerusalemme , la città santa con tre anime e un solo cuore ( da "Tempo, Il" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Gerusalemme laica e moderna sembra una metropoli europea: le zone a est abitate dagli arabi sono tipicamente mediorientali, il quartiere ultraortodosso sembra fuori dal tempo. "è una delle immagini indimenticabili il rito ortodosso - racconta la Coen - ma anche la città vecchia che ti sembra di vedere dal vero dopo averla conosciuta da bambina attraverso il catechismo&

Se la Curia di Milano fa opposizione al governo ( da "Giornale.it, Il" del 08-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Fede e letteratura un canone difficile. meno male che c'è ernesto buonaiuti ( da "Riformista, Il" del 08-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'

Abstract: I nostri migliori scrittori sono intesi quali "laici devoti", "atei devoti" o alla meglio solo devoti. Il più importante intellettuale cattolico italiano del Novecento potrebbe risultare, alla fine, Paolo VI: ma l'effetto della dichiarazione suonerebbe come una boutade. Bisogna cercare tanto per riconoscere tutto ciò che è chiarissimo.

Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Girotondo attorno a Walter ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

L'autunno caldo di Walter. Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

La Sapienza e il rito dell'intolleranza ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Cattive notizie da Econe ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Comitato pro Papa Pio ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Il bivio di monsignor Fellay ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Buone notizie da Mosca ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Il compito dei circoli - lucio avagliano ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: invece per i cattolici per non voler fare un'analisi storica riguardante la Dc, messa invece frettolosamente da parte, ancora tutta da scrivere con le sue luci e anche le sue ombre, mentre la storia del mondo correva veloce e il piano internazionale cambiava radicalmente.

Tante donne e "under 40" il nuovo pd senza bassolino - ottavio lucarelli ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il nuovo Pd senza Bassolino Completato il vertice provinciale con esponenti cattolici e socialisti OTTAVIO LUCARELLI Sette donne su quattordici, mondo cattolico, volontariato, alcuni politici professionisti. Tanti giovani, ma non ci sono i bassoliniani che per ora restano sull'Aventino anche se per loro i posti in squadra sono pronti e definiti.

"non facciamoli sentire cittadini di serie b" - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Milano Il docente della Cattolica: bene l'accordo ma il velodromo è inadatto "Non facciamoli sentire cittadini di serie B" Branca: ora serve una vera moschea ORIANA LISO "In questo povero Paese le questioni vengono sempre risolte in un clima di emergenza, dopo che per vent'anni nessuno ha mai voluto affrontarle seriamente.

"un palazzo d'amianto" rischio trasloco per 250 - ava zunino ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: gruppo assicurazioni Cattolica) certifica che l'immobile è completamente bonificato. Intanto tra i dipendenti sale la tensione. Si fa un'assemblea. L'assessore G. B. Pittaluga che ha già opzionato alcuni uffici in via Ravasco per eventuali trasferimenti dei 250 dipendenti del palazzo di via D'Annunzio, cerca di calmare gli animi: si arriva ad un accordo sul percorso da seguire,

Bologna disperata, ma la chiesa dov'era? - valerio varesi ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bologna Il caso Lettera aperta al cardinale Caffarra di Francesco Berti Arnoaldi Veli, avvocato-intellettuale laico Bologna disperata, ma la Chiesa dov'era? VALERIO VARESI A padre Casali che gli chiedeva un intervento nelle memorabili "serate" in San Domenico, aveva risposto rimarcando con umiltà e ritrosia il suo essere laico: "Tu sai che io abito altre stanze".

Mini-alloggi al posto delle suore - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: attività educativa è andata diminuendo e la stessa è stata demandata a un gruppo di laici. Questa situazione, che riflette problemi comuni a tutte le congregazioni religiose, porterà, pur con sofferenza e dispiacere, ad un ridimensionamento della comunità religiosa". Il passaggio di consegne è previsto in modo graduale già dal prossimo anno scolastico.

Bologna disperata ma la chiesa... - valerio varesi ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tanti preti che sono stati e continuano a essere presenze inespugnabili a una cultura di banalità, di benessere, di chiusura ai diversi". Di nuovo è il laico a citare un uomo di Chiesa prendendo a prestito le parole di Wojtyla pronunciate a Cracovia agli albori del nostro millennio: "Libertà senza verità e senza responsabilità".

Da peter brook a rossi e arena il teatro si fa grande nel castello - antonella gaeta ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tranche dal 13 al 25 luglio e dal 21 al 31 agosto ANTONELLA GAETA Un po' come un miracolo laico di Federico II, il suo Castel del Monte e Andria tutta si trasformano in ricco palco di esperimento teatrale. Bella forma quella assunta dal festival Castel dei Mondi alla sua dodicesima edizione, bipartita, con un'anteprima dal 13 al 25 luglio e una sezione ufficiale, dal 21 al 31 agosto.

Nel corso dell'estate - laura bellomi ilaria carra ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: referente della Summer school alla Cattolica - riceviamo 60 domande per 40 posti, l'anno scorso si sono iscritti anche studenti da Stati Uniti, Siberia, Belgio, Serbia e Lussemburgo. Le lezioni si svolgeranno vicino a Sant'Apollinare e gli allievi potranno anche esporre ricerche proprie, edite o inedite".

"viaggio nel cuore del '900" - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stato un secolo drammatico". La scrittrice è voce laica, donna impegnata. "La realtà è complessa e contraddittoria più di quanto si pensi, chiunque tenta di semplificarla di solito la deturpa". Mentre passa il treno della memoria descritto da Dacia Maraini: "Un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati da centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e di sapone al

Tutela e fruizione dei beni culturali - pasquale hamel ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a non attestarmi sulle aprioristiche barricate giacobine del no, ma su quelle più laiche e razionali del pensarci un po' su per vedere se tutela e messa in circuito economico delle risorse culturali, naturalmente con le dovute cautele, possa essere un binomio tuttavia praticabile per il bene della nostra collettività.

(segue dalla copertina) dal nostro corrispondente ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stati Uniti, Australia, Canada, la maggioranza degli anglicani è orientata alla modernizzazione, in Africa e in altre regioni del Terzo Mondo le tradizioni vengono difese con tal foga da meritare agli anglicani l'etichetta di "anglo-cattolici", per sottolineare quanto siano vicini alla chiesa di Roma.

Il vaticano preoccupato "dialogo compromesso" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, lo dice apertamente, pur essendo stato invitato a parlare agli anglicani alla prossima Conferenza di Lambeth di fine luglio proprio in merito alla posizione dei cattolici sul no alle ordinazioni femminili: "è una decisione che peserà per il futuro nei rapporti tra le due Chiese".

Valori ecclesiali anglicani: sì ai vescovi donna ( da "Riformista, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La posizione cattolica in merito è stata espressa chiaramente da papa Paolo VI e da papa Giovanni Paolo II. Una tale decisione significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra.

Forza Zapatero Ci iscriviamo? ( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E senza dimenticare la coraggioosa battaglia laica, che rompe in Spagna tenaci pregiudizi e privilegi, tipici di una delle Chiese cattoliche più reazionarie e tradizionaliste. C'è da imparare, no? Almeno qualcosa! E non solo dalle politiche zapateriste. Bensì anche da quel definirsi "socialista" di Zapatero.

Il vescovo: i cattolici del Mediterraneo si incontrino. Coi musulmani no? La mafia dov'è? ( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il vescovo: i cattolici del Mediterraneo si incontrino. Coi musulmani no? La mafia dov'è?.

Dovevamo essere qui... Applausi per Travaglio e Di Pietro ( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nel Pd ci sono anche dei laici come noi, non solo la Binetti". Gabriele De Giorgi, 30 anni, è delegato all'assemblea del Pd del Lazio. Sventola la bandiera dell'Ulivo e dice: "C'è un clima tale che una reazione civile è necessaria, indipendentemente dalla tattica dei nostri dirigenti.

Le donne potranno diventare vescovi ma la Chiesa anglicana rischia lo scisma Il sì ha diviso il sinodo generale che ha evitato la spaccatura solo rinviando l'investitura. Il Vatica ( da "Unita, L'" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mese di febbraio del 2009 si terrà il nuovo Sinodo che dovrà tirare le fila della discussione che coinvolgerà religiosi e laici. L'avversione per l'ingresso delle donne è però radicata in molta parte del clero e tanti sacerdoti sono già pronti a far le valige. In Inghilterra già stato coniato il termine "anglo-catholic" per definire i tanti transfughi attratti nell'orbita vaticana.

Appuntamenti ( da "Corriere della Sera" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica, largo Gemelli, aula Bontadini, ore 16, ingresso libero HAPPY HOUR SUL LAGO Aperitivo all'insegna della raffinatezza nello splendido giardino di Villa del Balbianello, di proprietà Fai; l'appuntamento si rinnova ogni mercoledì di luglio Lenno (Co), dalle 18,15 e.

La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare ( da "Tempo, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolica romana. "Abbiamo appreso con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada all'introduzione della legislazione che conduce all'ordinazione delle donne all'episcopato", scrive in una nota il Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani Ricordando che la posizione nel merito della Chiesa cattolica è rimasta immutata dai tempi di Paolo

Sì alle donne vescovo, rischio di scisma ( da "Manifesto, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: VERTICI ANGLICANI CONTRO CATTOLICI Sì alle donne vescovo, rischio di scisma Il sinodo generale della chiesa d'Inghilterra, riunito a York, ha confermato la decisione di ordinare vescovi donne. Dopo l'ordinazione femminile decisa nel 1992 (e oggi un parroco anglicano su sei è donna), si tratta di un altro strappo rispetto alla dottrina conservatrice della chiesa cattolica,

Islamisti eredi del fascismo. E del comunismo ( da "Corriere della Sera" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le simpatie fasciste dei Fratelli musulmani e delle forze laiche in Egitto, Iraq e Siria negli anni Venti e Trenta". Secondo alcuni pensatori di oggi, tuttavia, dal liberal Peter Beinart allo storico inglese Tony Judt, al docente di storia delle religioni John Kelsay, all'arabista Daniel Pipes, islamofascismo è un termine improprio.

Lo sapete che diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa dello Ior? ( da "Liberazione" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Quindi era inconcepibile che ci fossero delle banche cattoliche; con l'irruzione della modernità nella società si è verificato, fra i moralisti cattolici, un progressivo cambiamento di pensiero. Col nascere dello Stato Città del Vaticano le cose si sviluppano e Pio XII, nel 1942, crea l'Istituto per le Opere di Religione - Ior - che è una vera e propria banca che,

Gli anglicani dicono sì alle donne vescove Roma: <Grave strappo> ( da "Liberazione" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: interno del sinodo l'ordinazione femminile è stata difesa da 28 vescovi contro 12, 124 preti contro 44 e 111 laici contro 68. Entro febbraio 2009 verrà elaborato un "codice di condotta" per le nuove ordinazioni rosa rimuovendo la "discriminazione" verso le donne. Rowan Williams continua a pilotare la nave anglicana in acque burrascose.

Vi racconto di quando nel '73 diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa dello Ior ( da "Liberazione" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche o religiose che siano, rimangano ferite da queste notizie e, anche se fossero false, dal miscuglio di sacro e profano che seguita a imperversare intorno al fatto religioso. La mia memoria ritorna al 1973, quando fu proprio uno scandalo dello Ior il fatto occasionale che provocò le mie dimissioni da abate di San Paolo e mi strappò dal consorzio fraterno con i miei monaci,

La figura femminile centrale tra i cattolici ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pagina 15 La figura femminile centrale tra i cattolici di Andrea Tornielli Al contrario di quanto spesso sostengono certe ricostruzioni semplicistiche sulla misoginia cristiana, le donne nel vangelo figurano come destinatarie del suo messaggio. Gesù, nella predicazione e parabole, sceglie molte volte personaggi femminili ed è evidente la sua critica implicita all'identificazione,

<Il Festival per le famiglie? Sarà una provocazione> ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per denigrarmi, "regista cattolico"? Bene. Sono orgoglioso di esserlo. Anzi, sono un cattolico praticante, sia pure con una fede incerta". Dal 28 luglio al 3 agosto Pupi Avati sarà a Fiuggi, non per girare un nuovo film e neanche per ritemprarsi alle terme. Guiderà la giuria del primo Family festival.

Tornano in piazza gli anti Silvio In duecento davanti alla Prefettura ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche che raccoglieranno le impronte digitali e le generalità ai cittadini "per protestare- dicono- contro la proposta di stampo razzista del Ministro dell'Interno di schedare tutte le persone di etnia rom". A De Ferrari sarà presente anche Don Andrea Gallo che ha già promesso di aderire alla manifestazione che ieri ha avuto un prologo con una identica iniziativa della Federazione

Fenomenologia di Umberto E ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: prima cattolico impegnato e poi pensatore laico, all'inizio integratissimo soprattutto al Pci e oggi apocalittico anti-berlusconiano, scrittore globale e politologo un po' provinciale, moralista rigoroso e soprattutto umorista involontario), Grande Sapiente che spazia con disinvoltura da Athanasius Kircher a Rita Pavone,

La guerra (in)civile degli psico-comici della politica ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Vaticano, no ai vescovi donna ( da "Voce d'Italia, La" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: no ai vescovi donna La Chiesa cattolica non accetta l'ordinanza di donne-vescovo Città del Vaticano, 9 lug. - Il Vaticano attacca e prende posizione sulla questione dell'ordinazione delle donne-vescovo, sancita con voto favorevole al sinodo della Chiesa anglicana. Il Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani definisce questa scelta come "

No Cav day, Berlusconi: "E' solo spazzatura" ( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che è destinata a essere rimossa dalla coscienza laica di un Paese come il nostro. Ed è proprio questa stessa coscienza laica - prosegue il Sir - a ribellarsi soprattutto alle offese a Benedetto XVI, alla menzogna e all'ignoranza che formano la palude in cui nascono e crescono parole ed espressioni che ci rifiutiamo di credere che possano appartenere a un cittadino responsabile,

Draghi boccia la robin tax - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il tecnocrate laico e il neo-populista che cita la Genesi e Papa Ratzinger, il gelido successore di Luigi Einaudi in bianco e nero, e il politico roseo un po' trafelato, come Nino Andreatta disse una volta di Rino Formica, che invoca la salvaguardia della dignità umana nei confronti della universale "speculazione".

"una situazione grave e presto peggiorerà ancora" ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Si parla di possibile chiusura del partito al potere fra poche settimane, per attentato alla Costituzione laica. Mentre alcuni generali in pensione vengono arrestati per sospetto golpe. Che cosa succederà? "Ci troviamo di fronte a un periodo molto turbolento in Turchia. Ci saranno problemi su problemi. Incidenti uno dopo l'altro. Sabotaggi. Attentati del Pkk.

Il diritto di scegliere ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: vive ormai in base ai valori laici e secolari che, purtroppo, non trovano adeguata rappresentanza sul piano pubblico. La sentenza farà discutere e sicuramente ci saranno dure critiche. Speriamo che chi ha responsabilità pubbliche dia voce ai valori secolari e faccia valere i diritti civili di tutti, senza nascondersi dietro le solite frasi fatte a sostegno delle "

"fine di una lunga tortura". "no, un omicidio" - caterina pasolini ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mentre i cattolici insistono: "Interrompere la vita non è mai potere dell'uomo". Si divide l'Italia, ma si spacca anche l'opposizione tra ala cattolica e laica. I partiti di governo a file serrate condannano infatti senza mezzi termini la sentenza che autorizza a sospendere l'alimentazione forzata con una sonda senza la quale Eluana sarebbe morta da anni e il Vaticano la bolla come "

Io del Pci e mia moglie dell'Azione Cattolica finalmente ci siamo ritrovati a fare politica insieme ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Io del Pci e mia moglie dell'Azione Cattolica finalmente ci siamo ritrovati a fare politica insieme".

Scienza e vita e il mondo cattolico all'attacco: è la Terry Schiavo d'Italia Anche il fronte teodem sulle barricate ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Scienza e vita" e il mondo cattolico all'attacco: è la Terry Schiavo d'Italia Anche il fronte teodem sulle barricate.

Con i Fura nel girone del denaro ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ci si guarda le spalle, durante questa laica "via crucis", oramai privati di ogni certezza: il proprio accompagnatore perduto nella folla, presenze misteriche e affatto accomodanti che appaiono all'improvviso, la musica volutamente a volume quasi intollerabile che fa perdere quel poco di lucidità messa al sicuro.

Vaticano scatenato: è eutanasia Scontro sulla fine-vita ( da "Unita, L'" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ci sono stati casi di ripresa anche a distanza di anni". E critiche arrivano anche dal centro di bioetica dell'Università Cattolica di Roma, diretto dal professor Adriano Pessina: "È stato attribuito al tutore un vero e proprio potere di vita e di morte sulla persona a lui affidata.

Un sasso nello stagno la lettera di berti a caffarra ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: provocato la reazione del mondo intellettuale cattolico e laico. Mentre la Curia non replica, la città si schiera. D'accordo con Berti Arnoaldi Veli i laici Gian Mario Anselmi, Eugenio Riccomini e Alberto Bertoni, su posizioni più dialettiche Luigi Pedrazzi, Alberto Melloni, Davide Rondoni e monsignor Giovanni Catti, mentre Virginiangelo Marabini e Giovanni Salizzoni difendono Caffarra.

Laici e cattolici su "bologna disperata" - valerio varesi ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bologna Laici e cattolici su "Bologna disperata" Pedrazzi: la Chiesa non faccia sociologia. Salizzoni: ma Biffi ebbe ragione Fa discutere la lettera aperta inviata al cardinale Caffarra. La Curia tace VALERIO VARESI Se Bologna è "disperata", cosa può chiedere di più un laico a un uomo di Chiesa se non di farlo "sperare l'insperabile"

Assemblea per salvare la scuola - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a quello per lo statuto, guidato da Domenico Cella, della futura fondazione "Pro Sacro cuore" che le famiglie vogliono costituire per gestire il passaggio di consegne. La scuola paritaria cattolica già dal prossimo anno scolastico è destinata a passare dalla guida delle religiose a quella dei laici.

Quel monsignor precario della Curia milanese ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: senza batter il vescovile ciglio: "Le comunità religiose hanno oggi bisogno di crescere in laicità e democrazia". Più laicismo per tutti, insomma, anche per Santa Romana Chiesa. Cosa vuole dunque che interessino a un disinvolto come Bottoni, i dogmi? Senta questa: il primo novembre dello scorso anno era al Cimitero Maggiore di Milano.

<Dalla Guzzanti volgarità senza alibi> ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Levata di scudi del mondo cattolico in difesa del Papa "oltraggiato" l'altroieri da Sabina Guzzanti dal palco di piazza Navona. "La volgarità si qualifica di per sé. Non si commenta": è lapidario il tono del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi sull'attacco subito da Benedetto XVI in occasione del "No Cav.

La chiesa condanna gli insulti "solo volgarità in quella piazza" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: avere dato modo a questi personaggi di dare corso ad espressioni oscene nei confronti del Papa e agli insulti al Capo dello Stato". Condanne nette, condivise da quasi tutto il mondo politico. Mentre il mondo cattolico si rammarica. La linea ufficiale del Vaticano è quella riassunta da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. "La volgarità si qualifica di per sé.

Domanda - orazio la rocca citta del vaticano ( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dichiaratamente anticlericali e apertamente persecutori della Chiesa cattolica come il Messico (1930), e non si tralasciarono trattative per raggiungere un modus vivendi persino con l'Unione Sovietica (1924-1927). In questo ambito è indubbio che la figura del Segretario di Stato, chiunque si trovasse a ricoprire quell'incarico, si sia mossa con il massimo pragmatismo, per salvaguardare,

Eluana riposerà in pace Per il Vaticano è eutanasia ( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: università Cattolica di Roma e di Milano, che sperano si blocchi l'applicazione della sentenza, mentre da radio vaticana ci tengono a ricordare che finora "nessun tribunale aveva mai accolto la sentenza". Si accodano anche i commenti, spesso superflui, dei politici di tutti gli schieramenti: da Luca Volontè dell'Udc a Emanuela Baio del Pd (

INTERCETTAZIONI E PRIVILEGI ECCLESIALI ( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico, l'altro propriamente teologico. Non ci interessa un privilegio di questo tipo perché crediamo fermamente che chiesa e stato abbiano competenze diverse: e se non possiamo tollerare che lo stato interferisca nella libera testimonianza della chiesa o di qualsiasi altra comunità di fede, al tempo stesso non vediamo la ragione per la quale la chiesa dovrebbe essere coinvolta nell'

Post navona ( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: coscienza laica" del paese si ribella. Per Avvenire "che la manifestazione di Piazza Navona sarebbe stata caratterizzata da critiche aspre, provocazioni irrituali e sguaiatezze era qualcosa di ampiamente annunciato, visti certi protagonisti ammessi o cercati dagli organizzatori ma ciò che è arrivato del tutto inatteso - e che ci pare semplicemente inconcepibile -

Sentenza la corte ha stabilito che la ragazza in stato vegetativo da 16 anni può morire ( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sopravvivenza in stato vegetativo. Inoltre, secondo i giudici "ciascuno, anche se genericamente qualificabile come credente, o più specificamente come credente cattolico, è ben libero, tanto più in uno stato laico che tutela la libertà di coscienza come valore preminente, di condividere o meno, di applicare o meno, nella concretezza della sua esperienza di vita privata e individuale.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di ... ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di UMBERTO VERONESI Laici Veronesi "La libertà di decidere sull'esistenza" L a sentenza della Corte di appello su Eluana costituisce una svolta storica. CONTINUA A PAGINA 2.

P reoccupazione, ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di M. ANTONIETTA CALABRò categoria: REDAZIONALE Cattolici Fisichella "Ma il coma è una forma di vita" P reoccupazione, stupore e tristezza sono i sentimenti di monsignor Fisichella. CONTINUA ALLE PAGINE 2 E 3.

Intervista con Vittorio Emanuele Parsi ( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica di Milano. Dopo l'assalto al Consolato Degli Stati Uniti di Istanbul sono due le piste su cui lavorano gli inquirenti, quella del Pkk, e quella dell'estremismo islamico. Che idea si è fatto? "Credo di poter dire che dal tipo di modalità questo attentato sembrerebbe più ascrivibile al fondamentalismo musulmano,

<Paghino i giudici che sbagliano> E Cl <corteggia> i radicali ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bernardini afferma tra l'altro che, paradossalmente, con la legge seguita al referendum è sempre il cittadino a pagare, "visto che a rifondere il torto subito dalla vittima di errore giudiziario non è il giudice che lo ha commesso ma lo Stato". M.A.C. La rivista L'ultimo numero del settimanale cattolico di osservanza ciellina Tempi.

No Cav day, i pm indagano Il Vaticano: che squallore ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: agenzia dei settimanali cattolici per cui "certe offese nascono e crescono in una palude di ignoranza". E sono di oltraggio anche alla coscienza laica del Paese", non una dimostrazione di democrazia "e nemmeno di intelligenza". Azione Cattolica esprime "vicinanza e gratitudine" sia al Papa che a Napolitano, gemellati nelle contumelie.

L'attentato di Istanbul e la <Mani pulite> in versione turca ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: nazionaliste legate a settori delle forze armate e agli intransigenti custodi dell'eredità laica di Kemal Ataturk. La Corte costituzionale sta decidendo se sciogliere o meno il maggior partito del Paese, appunto l'Akp, ritenendolo una centrale islamica che vuol sovvertire le fondamenta secolari dello Stato, mandando al confino politico tutti i suoi dirigenti, tra cui il premier.

Klinsmann porta Buddha in ritiro col Bayern ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma quelle statue dorate nella cattolica Baviera sono state troppo. Da tempo non si ricordava una polemica ideologica così forte innescata sui campi di calcio. Che coinvolge destra, sinistra e pure la Chiesa. Citiamo a caso dai giornali degli ultimi giorni. Norbert Geis, deputato della conservatrice Csu: "JÜrgen Klinsmann è senz'altro un eccellente allenatore,

L'impegno <a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista> è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "I Socialisti" riunit ( da "Liberazione" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista" è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "I Socialisti" riuniti ieri a Roma sotto la presidenza di Saverio Zavettieri L'impegno "a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista" è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "

<In Lombardia 500 casi come Eluana> ( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a strappare allo Stato il diritto di vita e di morte e oggi ci troviamo di fronte a una sentenza che mette in discussione il principio fondamentale della convivenza. La vita è un valore indisponibile. Lo dico non solo come cattolico, ma anche come uomo " . Non pronuncia la parola "assassinio", Boscagli, ma poco ci manca.

Per il Vaticano è eutanasia <Ancora possibile impugnare la sentenza> ( da "Liberazione" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tratti di un sostentamento forzato e lo stato vegetativo sia per se stesso una condizione indotta dalle nuove tecniche mediche, la tesi cattolica è che mai l'alimentazione possa essere considerata al pari di un accanimento terapeutico. Nel febbraio scorso il Vaticano ha organizzato un convegno sui malati terminali e papa Benedetto XVI ha ribadito che anche nei casi estremi è dovere "

Matteo Alviti Ci sono tanti tipi da spiaggia diversi ( da "Liberazione" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e conservatori - e il partito al governo Akp (Giustizia e sviluppo) - islamico e conservatore -, il tema della decenza nell'abbigliamento femminile è oggetto di scontri anche violenti. Lo scorso fine settimana un gruppo di 50 donne ha manifestato in abiti succinti per le strade di Instanbul contro l'islamizzazione della società,

Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta.

Caso Englaro: reazione del Vaticano ( da "Voce d'Italia, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: direttore del centro di bioetica dell'Universita' Cattolica. Di parere diverso Demetrio Neri, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. "Ho accolto questa sentenza con grande gioia, anche se certamente provo tristezza". Forti le reazioni da Trastevere: “una sentenza grave che nessun tribunale aveva mai accolto”

Walter fa qualcosa di riformista ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Agenda religioni ( da "Stampa, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.

Marta Gastini dai banchi al ciac si gira ( da "Stampa, La" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Si iscriverà a Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, ma ha anche delle chances come attrice, visto che ha lavorato e sta ancora lavorando sul set del serial tivù "Il bene e il male" per la Rai e la Albatros Film ed è coprotagonista insieme a Terence Hill nel film per la tivù "L'uomo che cavalcava nel buio" (in autunno su Rai1).

Dal Csm ennesimo attacco a Berlusconi ( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il documento è stato approvato con cinque voti a favore e il solo voto contrario del laico di An Gianfranco Anedda. Il testo del documento, in difesa dei magistrati della procura di Milano attaccati dalla lettera indirizzata dal premier al presidente del Senato il 16 giugno, è stato secretato e dovrà ora essere inserimento all'ordine del giorno dell'


Articoli

Rivolta in carcere, mattanza di detenuti (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

SIRIA Rivolta in carcere, "mattanza di detenuti" Michele Giorgio Almeno venticinque detenuti sarebbero stati uccisi ieri nel corso di una rivolta nella prigione di Saydnaya, a nord di Damasco. Intorno alla notizia regna il mistero poiché a darla è stato solo l'"Osservatorio siriano per i diritti umani" (Osdu), una Ong schierata con l'opposizione, con sede a Londra. Ma il silenzio totale delle autorità di Damasco, che non hanno smentito il comunicato diffuso dalla Ong a Nicosia, lascia pensare che qualcosa di grave sia realmente accaduto all'interno di quel carcere destinato ai criminali comuni ma dove sono reclusi anche oppositori politici, in particolare quelli legati al movimento islamico. "Prigionieri islamisti hanno cominciato a ribellarsi nella prigione di Saydnaya" ha riferito l'Osdu. Alcuni detenuti sono saliti sui tetti per sfuggire ai colpi sparati dalle forze di sicurezza contro i rivoltosi che, secondo Osdu, avevano preso in ostaggio circa 400 guardie carcerarie. Gli scontri, sostiene l'Ong, sarebbero stati innescati da soprusi subiti da un gruppo di detenuti islamisti e da offese rivolte dai secondini al Corano. La sommossa è esplosa a una settimana dalla visita a Parigi del presidente Bashar Assad, che incontrerà il capo di stato francese Nicolas Sarkozy a margine dei lavori della Conferenza dell'Euromediterraneo, alla quale partecipano anche i paesi arabi e Israele. E per preparare quel faccia a faccia ieri a Parigi c'era il ministro degli esteri siriano Walid Moalem che ha visto il suo omologo francese Bernard Kouchner. È possibile che le violenze a Saydnaya sia state in parte ingigantite dall'Osdu allo scopo di mettere in imbarazzo il presidente Bashar Assad nell'imminenza dell'incontro con Sarkozy che, di fatto, sdogana il regime siriano tenuto in completo isolamento su pressione degli Stati Uniti per il suo presunto coinvolgimento nelle vicende interne libanesi. Tuttavia, se è vero che i rapporti con le istituzioni islamiche ufficiali sono nettamente migliorati in questi ultimi anni, è altrettanto vero che i servizi di sicurezza mantengono una pressione costante sui sostenitori, veri o presunti, dei Fratelli Musulmani. Non cessano peraltro gli arresti degli oppositori laici, fautori dell'avvio di riforme democratiche. Nei mesi scorsi alcune decine di persone - tra cui Ahmad Tohme, Jabr al-Shoufi, Akram al-Bunni, Fidà al-Hurani e Walid al-Bunni - sono state fermate e in molti casi arrestate per aver partecipato a una riunione di firmatari della "Dichiarazione di Damasco", che chiede la fine della legislazione d'emergenza (in vigore da 45 anni) e la libertà di parola e di attività politica.

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Corteo di donne nel cuore di Istanbul (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pescava in vestaglia, condannata per "esibizionismo" Corteo di donne nel cuore di Istanbul Un centinaio di donne turche hanno manifestato ieri a Istanbul per protestare contro la sentenza di una corte che ha condannato per "esibizionismo" (cinque mesi di carcere, con pena sospesa) una pescatrice colpevole di aver svolto il suo lavoro in "abbigliamento inadeguato". L'episodio risale all'estate scorsa, quando la donna, come fanno migliaia di istanbulioti ogni giorno, stava pescando dal celebre ponte di Galata. Secondo quanto riferito dalla stampa turca, avrebbe indossato una camicia da notte che, sollevandosi per il vento, avrebbe scandalizzato un gruppo di uomini che avvertì la polizia. Il corteo ha attraversato il ponte di Galata al grido di "non è esibizionismo, è un abuso da parte degli uomini" e "Stato, giù le mani dal nostro corpo". Secondo le manifestanti, il fatto che la donna sia stata giudicata colpevole rappresenta una prova dell'aumento del conservatorismo sotto il governo dell'Akp, il partito islamista moderato del premier Erdogan. "Pensano che le donne debbano stare a casa e vestire in maniera adeguata - ha dichiarato alla Bbc Cigdem Mater -. Il problema è cosa significa "adeguata"? Nessuno ha il diritto di di dirci come vestire, questo è il punto". E sempre ieri un tribunale ha emesso ordinanze di custodia cautelare a carico di quattro persone, nell'ambito di un'inchiesta su di un presunto progetto di colpo di stato. Fra gli indagati ci sono il presidente della Camera di commercio di Ankara, Sinan Aygun, e un colonnello in pensione, Atilla Ugur. I quattro erano stati fermati martedì scorso. L'obiettivo del gruppo secondo gli investigatori era cacciare il governo del partito islamico moderato Giustizia e sviluppo (Akp), accusato dagli ambienti laici di voler islamizzare il paese. I quattro erano stati fermati insieme ad altre persone sospettate di appartenere all'organizzazione Ergenekon, un gruppo di militari, giornalisti e imprenditori di orientamento laico accusati di preparare un colpo di stato.

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Diritti, solidarietà e uguaglianza così la sinistra entra nel futuro - josé luis zapatero (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

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Le idee Diritti, solidarietà e uguaglianza così la sinistra entra nel futuro JOSé LUIS ZAPATERO La solidarietà che caratterizza la società spagnola si fonda sul rispetto dei diritti. Proprio di questi ci siamo occupati nei giorni passati, quando abbiamo discusso la portata della libertà religiosa; del riconoscimento e della protezione dei milioni di spagnoli cattolici; della tutela degli spagnoli non cattolici; delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello Stato. Fin dall'inizio, il socialismo in Spagna è stato un progetto di convivenza, un progetto per vivere insieme. è un progetto la cui vocazione è quella di includere, la cui volontà è di integrare. è nato per permettere alle classi lavoratrici di usufruire dei frutti dello sviluppo economico, della cultura, della conoscenza, è nato per riconoscere i loro diritti politici, per fornire loro protezione di fronte agli infortuni, per permettere loro di attingere la condizione di piena cittadinanza. è stato così, distribuendo a più persone, a tutte le persone possibili, la titolarità dei diritti, dell'istruzione e del benessere, che le nostre società sono diventate più sicure, più prospere, più degne e più libere. Per questo, negli ultimi anni in Spagna ci siamo impegnati a prendere le misure necessarie per integrare coloro che ancora vivono senza speranza, abbandonati o senza assistenza. è per questo che ci siamo impegnati a favore dei disabili, riconoscendo loro i diritti che chiedevano da tempo: nel campo del lavoro, contro le barriere architettoniche, nelle nuove tecnologie, nei mezzi di trasporto, nell'esercizio del diritto al voto. Ed è sempre per questo che ci siamo impegnati per le persone in situazione di difficoltà. Affinché recuperino la loro dignità. Affinché non si sentano abbandonate. Affinché sia minore la loro solitudine. SEGUE A PAGINA 22.

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Skàrmeta: "i poeti non muoiono mai" - antonio tricomi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Napoli Skàrmeta: "I poeti non muoiono mai" L'autore del "Postino di Neruda" a San Giorgio sulla tomba di Troisi Con Carlo Giuffrè visita il primo teatro in cui s'è esibito l'attore e i luoghi in cui è vissuto Massimo ANTONIO TRICOMI dal nostro inviato San GIORGIO A CREMANO - Ardente pazienza. Suona così il titolo originale del romanzo di Antonio Skàrmeta noto in Italia come "Il postino di Neruda", da cui Massimo Troisi ha tratto il suo ultimo film. E la pazienza del 67enne scrittore cileno, ospite ieri del Premio Massimo Troisi, è stata ardente per davvero: in senso proprio e non solo metaforico. Sotto un sole a picco che non lasciava scampo, con una temperatura e un tasso di umidità da record, un piccolo corteo di devoti ha seguito le tracce di un pellegrinaggio laico: la piazza dove Massimo è nato e che oggi è intitolata a lui, il suo monumento funebre e la sua tomba, il piccolo teatro dove ha mosso i primi passi. L'imponente figura di Skàrmeta domina inevitabilmente il corteo, che si muove a metà pomeriggio da Villa Bruno. Ne fanno parte Carlo Giuffrè e i nuovi vertici del Premio Troisi: il presidente Angela Viola e il coordinatore artistico Andrea Esposito, amico d'infanzia di Massimo. Ma c'è anche un altro amico, Alfredo Cozzolino, più volte attore nei film di Troisi. E poi il sindaco Domenico Giorgiano, l'umorista Pino Imperatore e i responsabili della libreria "Vesuviolibri", partner del premio. Prima tappa, piazza Troisi, già piazza Garibaldi. "Sembra un anfiteatro, molto adatta a un attore", mormora Skàrmeta. Sul lato ovest della piazza, un edificio color ruggine sostituisce quello crollato alla fine degli anni Settanta e in cui Massimo era nato nel 1953. Sul lato opposto si apre via Cavalli di Bronzo, nella quale il futuro attore era già andato a vivere con la famiglia quando il palazzo crollò, si dice per le vibrazioni prodotte dalla Circumvesuviana. Affacciato sul lato sud della piazza c'è ancora il Bar Sportivo, frequentato nell'adolescenza da Massimo e dai suoi amici. Seconda tappa, mentre il sole sembra picchiare sempre di più, il cimitero. Di faccia all'entrata principale c'è il monumento in pietra bianca e grigia, un'alta lastra con il nome dell'attore e le date di nascita e di morte. In terra, una sorta di rosa dei venti con i titoli di quasi tutti i film diretti e/o interpretati da Troisi. Il raggio con il titolo "Il postino" punta direttamente al monumento, Skàrmeta riesce solo a dire "sono emozionato", abbracciando chiunque gli si avvicini. Al riparo dal sole, alcuni concertisti in abito da sera erano in attesa del corteo. Gennaro Pedagno canta una romanza di sua composizione: "Ti ringraziamo dei grandi doni/che ci hai regalato/sei stato l'ultimo Pulcinella/Massimo". A questo punto Skàrmeta e Giuffrè chiedono di essere lasciati soli ed entrano nella cappella poco distante dove Troisi e sua madre sono sepolti: il monumento funebre non coincide infatti con la tomba vera e propria, ma presto la salma dovrebbe essere traslata. Uscito dalla cappella, Giuffrè dichiara: "I poeti non muoiono mai". Skàrmeta annuisce. Terza tappa, il Centro Teatro Spazio, dove la breve e folgorante carriera di Massimo ebbe inizio. Skàrmeta si informa sulle iniziative collegate al Premio Troisi, l'antico progetto di una scuola di teatro a Villa Vannucchi. "Quando lo vidi al cinema pensai: speriamo che questo non si metta mai a fare teatro, se no per tutti noi è la fine", commenta Giuffrè. Il sole è ancora alto quando il piccolo corteo rientra a Villa Bruno, sede del Premio. Tra gli alberi del parco appare Enzo Decaro, uno che quella storia l'ha fatta.

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Il Psoe incorona Zapatero: più diritti nella mia Spagna laica (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Il Psoe incorona Zapatero: più diritti nella mia Spagna laica di Toni Fontana inviato a Madrid Torri panciute a forma di dirigibile, strade larghe, ponti ciclabili, condomini dalle forme avveniristiche abitati da un ceto medio preoccupato per la crisi, ma che prenota ristoranti da 80 euro a coperto con due giorni di anticipo. Ecco la città del terzo millennio, tutta fast food e giochi per i bimbi, che il Psoe di Zapatero ha eletto a tempio della politica. Dal Campo de La Naciones, Madrid Est, è partita la carovana socialista finita trionfalmente il 9 marzo, qui, nel faraonico palazzo dei Congressi, Zapatero ha strappato ai militanti il secondo mandato (2004) con il 95,5% del voti e ieri, ha chiuso il 37° congresso con un discorso dai toni utopici, fortemente realistici, insistentemente orgogliosi. Ha alzato la voce solo quando ha attaccato la destra che lo accusa di inerzia di fronte ai crescenti affanni dell'economia, per ribadire che la Spagna uscirà dall'empasse senza ridurre salari e pensioni, ma anzi tutelerà "chi è più debole e vulnerabile", ha centrato le conclusioni sui "valori umani che prevalgono sulla logica del denaro", sul "socialismo come progetto di convivenza e di integrazione" sul "diritto degli immigrati di partecipare al benessere del Paese", ha strappato applausi scroscianti rivolgendosi ai 995 delegati di "un parito unito, capace di produrre idee". Per assurdo, il leader di un paese moderno, laico e dinamico come la Spagna, ha chiuso il Congresso del suo partito con un risultato "bulgaro", è stato acclamato dal 98,5% dei delegati, la linea seguita dal gruppo dirigente ha ottenuto il 100% dei consensi, le conclusioni delle commissioni di lavoro sono state approvate per acclamazione, pressochè all'unanimità. Finito il discorso del leader, i delegati hanno tirato per mani i trolley e sono corsi alle stazioni tra abbracci e qualche lacrima. Non c'è retorica in tutto questo. Il Psoe appare oggi una formazione anomala in Europa, qualcuno scherza e definisce quello di Zapatero "l'ultimo partito leninista", e, quando ieri si stavano spegnendo i riflettori, molti, anche tra i ministri, hanno alzato il pugno e cantato con le lacrime agli occhi l'Internazionale. La più convinta è apparsa la 31enne Liere Pajin, che teneva un braccio "ad angolo retto" con il pungo chiuso in alto e l'altro attorno al collo di Zapatero che l'ha eletta responsabile dell'organizzazione del Psoe, la numero tre del partito. Politicamente il Congresso è apparso tuttavia a tratti noioso e scontato. La temuta ribellione della sinistra socialista non c'è stata, gli uomini di Zapatero hanno assorbito le critiche con una decisa e marcata svolta "izquierdista". Il leader doveva ribaltare tre accuse che, dal 9 marzo (vittoria con il 43,87%, 169 deputati, sette meno della maggioranza assoluta), rimbalzano sulla stampa e fanno presa anche tra i militanti: inattività legislativa, cedimento alla destra sui temi dell'immigrazione, occultamento della verità sulla crisi economica. Zapatero ha risolto la prima questione assicurando che la Spagna "continuerà sulla strada delle riforme per le modernizzazione". E ieri ha elencato le iniziative che sono in cantiere. La revisione della legge sull'aborto (rimasta invariata da 23 anni) appare una priorità. "Nessuna donna che abortisce può essere incriminata" - ha detto ieri Zapatero alludendo a recenti inchieste avviate dalla magistratura. E negli emendamenti approvati all'unanimità si parla di "rispetto della volontà della donna" e di "diritto alla salute e al controllo della maternità". Si tratta comunque di indicazioni. La vice di Zapatero, Maria Teresa de la Vaga ha annunciato che la revisione della legge "sarà ampia", ma il Congresso non è entrato nei dettagli. Né Zapatero, né i documenti congressuali parlano espressamente di eutanasia, ma il leader ha accennato ieri al diritto "ad una morte degna" e nelle relazioni approvate si accenna ad un "aiuto per porre fine all'accanimento terapeutico". Anche in questo caso il Congresso si limita ad aprire un dibattito. In quanto al contrastato rapporto con la Chiesa cattolica il leader socialista si è limitato a ribadire "il carattere laico dello Stato", approvando così indirettamente le indicazioni emerse nel dibattito come l'abolizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici (quindi anche i crocifissi nelle scuole) e l'abolizione di funerali di Stato con rito religioso. Al tema dell'immigrazione Zapatero ha dedicato buona parte del suo intervento. Molti militanti, anche pubblicamente, hanno manifestato dissenso per l'appoggio dato dagli europarlamentari del Psoe alla Direttiva del Rientro che apre la strada alla detenzione anche per 18 mesi nei Cpt. Intervistato da El Pais, Zapatero si è spinto a definire "progressista" la direttiva di Bruxelles e ieri, per sedare i malumori, ha spiegato che la Spagna si oppone all'immigrazione illegale, ma offre la "piena integrazione" agli stranieri regolari che, ben presto, potranno votare alle elezioni amministrative. Poi ha scatenato l'applauso della platea aggiungendo che "se negli asili non ci sono posti liberi non è colpa degli immigrati e dei loro figli, ma degli amministratori". Non tutti, all'esterno del partito, sono convinti che la svolta laicista sia sufficiente per dissipare i dubbi che circondano i primi 100 giorni del secondo governo Zapatero. El Pais sospetta ad esempio che il leader "eluda le risposte" in special modo sulla crisi. Qualche dato aiuta a capire ciò che bolle in Spagna. Nel settembre 2007 la crescita del Pil viaggiava sul 3,3%, due mesi dopo sul 3,1%, si attestava al 2,3% nell'aprile 2008 e ora sta sotto al 2%. Secondo analisi diffuse ieri il salario medio spagnolo si è ridotto dello 0,7% (18mila euro contro 19mila dell'Italia). La crisi si fa sentire soprattutto nel settore edilizio e molti immigrati stanno rischiando il posto. Zapatero ha aperto il Congresso assicurando il "governo rilancerà la crescita economica, mantenendo e aumentando, le politiche sociali". Ieri ha detto che gli investimenti stranieri sono aumentati del 50% (16 milioni di euro nelle ultime settimane) e soprattutto ha orgogliosamente ribadito la sua fiducia sul fatto che la Spagna saprà superare le difficoltà puntando "sull'innovazione ed il rilancio delle infrastrutture". Lotta alla fame e ai mutamenti climatici, energie rinnovabili (obiettivo è di arrivare al 20%), aiuti ai Paesi in via di sviluppo sono stati gli altri temi toccati da Zapatero. Oltre 200 gli invitati, 50 le delegazioni straniere. Per il Pd c'erano Lapo Pistelli e Luciano Vecchi. "Nelle peculiarità della Spagna - osserva Vecchi, della direzione del partito di Veltroni - è interessante l'approccio del Psoe allo sviluppo dei diritti individuali in un'ottica di responsabilità collettiva. L'affermazione dei diritti non è solo di principio, ma rappresenta una leva per favorire la trasformazione sociale ed economica del Paese".

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Stai consultando l'edizione del INSTABILE DELL'HUMOUR MOULIN ROUGE via Taro, 14 - Tel. 068416057 Ogg... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del INSTABILE DELL'HUMOUR MOULIN ROUGE via Taro, 14 - Tel. 068416057 Oggi ore 21.30Tre donne...mille risate Con D.Granata, O.Palmieri, S.Bugatti. LA COMUNITÀ via Zanazzo, 1 - Tel. 065817413 riposo LE MASCHERE via Aurelio Saliceti, 1-3 - Tel. 0658330817 riposo MANZONI via Montezebio, 14 - Tel. 063223634 riposo NAZIONALE via del Viminale, 51 - Tel. 064870610 riposo NUOVO COLOSSEO RIDOTTO via Capo d'Africa, 5/a - Tel. 067004932 riposo NUOVO COLOSSEO SALA GRANDE via Capo d'Africa, 5/a - Tel. 067004932 riposo OLIMPICO piazza Gentile Da Fabriano, 17 - Tel. 063265991 riposo PARIOLI via Giosuè Borsi, 20 - Tel. 068022329 Oggi ore n.d.Campagna Abbonamenti 2008/2009 PASSAGGI SEGRETI via Aurelia Antica, 183 - Tel. 066795130 riposo PEGASO Viale dei Promontori, 131 - Tel. 065665208 riposo PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI via Nazionale, 183 - Tel. 064882114 riposo PICCOLO JOVINELLI via Giolitti, 287 - Tel. 0644340262 riposo POLITECNICO via Tiepolo, 13/a - Tel. 063219891 riposo PRATI via Degli Scipioni, 98 - Tel. 0639740503 Oggi ore n.d.Campagna Abbonamenti 2008/2009 Aperta campagna abbonamenti Stagione di prosa 2008-2009 Abbonamenti a 4 spettacoli - Fabio Gravina in ''I nipoti del sindaco'' di E.Scarpetta - ''Questi fantasmi'' di E. De Filippo - ''Come si rapina una banca'' di S. Fayad - ''Madama Sangenella'' di E. Scarpetta Orario botteghino: dal lun al sab ore 10.00 - 13.00 e 15.00 - 20.00 ROSSINI - RENATO RASCEL piazza Santa Chiara, 14 - Tel. 066832281 riposo SALA UMBERTO via della Mercede, 50 - Tel. 066794753 riposo SALA UNO piazza San Giovanni in Laterano, 10 - Tel. 067009329 riposo SALONE MARGHERITA via Due Macelli, 75 - Tel. 066791439 riposo SPAZIO UNO vicolo dei Panieri, 3 - Tel. 065896974 riposo STANZE SEGRETE via della Penitenza, 3 - Tel. 066872690 riposo STUDIOUNO STABILE DEL COMICO - SALA A via Carlo della Rocca, 6 - Tel. 0624406952 riposo STUDIOUNO STABILE DEL COMICO - SALA B via Carlo della Rocca, 6 - Tel. 0624406952 riposo TEATRO BELLI piazza S. Apollonia, 11/a - Tel. 065894875 riposo TEATRO DEL LIDO via delle Sirene, 22 - Tel. 0656339753 riposo TEATRO DUE SALA ALDO NICOLAJ vicolo Due Macelli, 37 - Tel. 066788259 riposo TEATRO FRANCESE DI ROMA largo Toniolo, 20 - Tel. 066802632 riposo TEATRO MOLIÈRE via Podgora, 1 - Tel. 063223432 riposo TEATRO NINO MANFREDI Via Dei Pallottini, - Tel. 0656324849 riposo TEATRO PETROLINI via Rubattino, 5 - Tel. 065757488 riposo TEATRO ROMANO DI OSTIA ANTICA via dei Romagnoli, 717 - Tel. 063200376 riposo TEATRO SETTE via Benevento, 23 - Tel. 0644236382 riposo TEATRO TENDASTRISCE via Giorgio Perlasca, 69 - Tel. 0625209633 riposo TEATRO TOR BELLA MONACA Via D. Cambellotti, 11 - Tel. 062010579 riposo TEATRO ULPIANO via L. Calamatta, 38 - Tel. 063218258 riposo TESTACCIO via Romolo Gessi, 8 - Tel. 065755482 Domani ore 21.00Chi ha chiamato la befana? Regia Marco Falaguasta. TESTACCIO SALETTA COMICI via Romolo Gessi, 8 - Tel. 065755482 riposo TORDINONA via degli Acquasparta, 16 - Tel. 0668805890 riposo VERDE circonvallazione Gianicolense, 10 - Tel. 065882034 riposo VILLA DORIA PAMPHILJ via di San Pancrazio, 10 - Tel. 06-21707618 riposo VITTORIA piazza Santa Maria Liberatrice, 8 - Tel. 065740170 riposo musica ACCADEMIA FILARMONICA ROMANA via Flaminia, 118 - Tel. 063201752 riposo ARCILIUTO - SALOTTO MUSICALE piazza Montevecchio 5, 5 - Tel. 066879419 Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica Di E.Samaritani.; Oggi ore 22.00Mille anni di poesia e musica Di E.Samaritani. AUDITORIO DI VIA DELLA CONCILIAZIONE via Conciliazione, 4 - Tel. 0668801044 riposo AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA viale De Coubertin, 15 - Tel. 0680693444 Oggi ore 21.00Daniele Silvestri in concerto c/o Cavea.; Oggi ore 21.00Carmen Consoli - L'anello mancante c/o Villa Adriana. AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - SALA SANTA CECILIA viale De Coubertin, 15 - Tel. 068082058 riposo AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA SALA SINOPOLI viale De Coubertin, 15 - Tel. 0680241281 riposo AUDITORIUM UNIVERSITÀ CATTOLICA DI ROMA Largo Francesco Vito, 1 - Tel. 0630155715 riposo AULA MAGNA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA piazzale Aldo Moro, 5 - Tel. 063610051 riposo CONSERVATORIO DI S. CECILIA via Del Greci, 18 - Tel. 0668801044 riposo INTERNATIONAL CHAMBER ENSEMBLE corso Rinascimento, 40 - Tel. 0686800125 Domani ore 21.30Le più belle serenate per orchestra d'archi Dir. F. Carotenuto. TEATRO DELL'OPERA piazza Beniamino Gigli, 1 - Tel. 0648160255 riposo.

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La razzia dei giovani sudamericani. Nel nome dei bilanci (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del IL CASO I club di tutta Europa saccheggiano i vivai brasiliani e argentini. E l'Italia è in prima fila nell'invasione La razzia dei giovani sudamericani. Nel nome dei bilanci IN SUDAMERICA il fùtbol è una religione. Laica, ma pur sempre serissima. Anche una partita scapoli-ammogliati diventa un evento da seguire con dibattiti pre e post partita che inondano le tv. La globalizzazione ha portato nelle favelas latine il calcio europeo, e così oggi ogni ragazzino, da Guadalajara a Buenos Aires, sogna di giocare nel Manchester United o nel Milan. Per molti di loro il sogno non è mai stato tanto reale. Ogni ventenne con un minimo di talento sente le sirene rappresentate dai club europei. I dirigenti delle più blasonate squadre del continente sono disperate: trattenere un ragazzo che si è formato nel settore giovanile è diventato quasi impossibile. Il caso più paradossale è quello di Sebastian Nayar. Con il 20enne centrocampista i dirigenti del Boca credevano di essere stati lungimiranti. Gli avevano fatto firmare un contratto di 4 anni, a una cifra importante. Ma con la camiseta blu e gialla che fu di Maradona Nayar ha giocato solo 60 minuti scarsi in tutto l'anno, in uno spezzone contro il Racing il 17 maggio. Perché ha giocato così poco? Il ragazzo si era già fatto convincere dagli spagnoli del Recreativo Huelva. "Meno giochi e meglio è", era stato il messaggio subito accolto da Sebastian, che ha finto infortuni di ogni genere . Con soli 60 minuti giocati il contratto firmato è quasi carta straccia e gli spagnoli possono portarsi a casa gratis il loro talento. Il presidente del Boca Pedro Pompilio ha subito annunciato protesta formale alla Fifa, ma anche lui sa che la firma non conta nulla, o quasi. La giustificazione di Nayar dà la morale della storia: "Il treno passa una volta sola". L'Afa (la federazione argentina) sarà costretta a concedere il transfert e Nayar sbarcherà in Europa. Non da solo, però. Assieme a lui ci saranno almeno un centinaio fra argentini, uruguagi, brasiliani, boliviani, ecuadoregni, e messicani accalappiati dai club europei in giro per il continente. Le nostre società battono la piazza da tempo, e lo faranno con più fervore dopo il via libera della Federcalcio al secondo extracomunitario. Già ad oggi degli stranieri arrivati da altri campionati 8 su 15 sono sudamericani. Gli uruguagi Polenta e Hernandez (minorenni che vanno al Genoa), i brasiliani Brandao (Siena) e Melo (Fiorentina), gli argentini Denis (al Napoli), Ledesma (al Catania), Zarate e Carrizo alla Lazio. Ci sono poi quelli che stanno facendo litigare i club di medio livello (l'argentino Boselli e l'uruguagio Fornaroli) e che esordiranno in A. In prima fila tra gli acquirenti c'è il "braccino corto" Claudio Lotito. Il presidente della Lazio ha fiutato l'affare: pescando giovani in Argentina si spende e si rischia poco (sono o non sono i tedeschi del Sudamerica?). Ma tutte la società italiane sgomitano nel mercato sudamericano: tanto a bilancio possono scrivere 10 milioni quando invece se ne sono spesi 3 o giù di lì. I conti migliorano, la squadra si spera. Se poi il giocatore è veramente forte si può sempre far cassa rivendendolo, come capitato per Felipe Melo, centrocampista brasiliano di 25 anni, che arrivò in Europa nel 2004. Il Maiorca lo pagò due euro, poi lo girò al Santander e dopo all'Almeria, che ora lo rivende alla Fiorentina per (si dice) 13 milioni. A guadagnarci sono i procuratori. Che, pur di accaparrarsi la delega di un talento, regalano soldi ai suoi familiari. Qualcuno forse diventerà come Kakà o Messi, qualcun altro finirà come Riquelme, che in Europa non ha sfondato e che ora è tornato in patria, nel Boca. Molti di più faranno la fine di Oscar Dertycia, meteora alla Fiorentina, che in Europa ha lasciato tutti i capelli per una forma di stress. Massimo Franchi.

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Un premier senza paura (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del Un premier senza paura Luigi Bonanate Segue dalla Prima Mentre in Italia facevamo i conti per stabilire definitivamente se il prodotto nazionale lordo spagnolo avesse davvero superato quello italiano, Zapatero ? e questa è davvero una notizia ? faceva politica. La faceva proponendo la ridiscussione della legge sull'aborto, sulle lungaggini delle pratiche per il divorzio, sulla morte assistita, sulla presenza o meno dei crocefissi nelle aule, sui funerali di Stato cattolici: tutti temi di chiara impostazione sociale su cui il premier ha chiamato al dibattito le assise del suo partito, il Psoe. Zapatero ha capito che la politica deve dettare, più che i contenuti, le procedure secondo le quali evolve una società. Proprio questo è la democrazia in azione: dibattiti e discussioni destinati non a stabilire che cosa sia vero o giusto (anche se tutti abbiamo il dovere di ricercarlo) ma cosa appaia più equilibrato a una pubblica opinione. A questo servono le elezioni. Quando la politica svolge la sua funzione di regolatore della vita sociale anche i treni possono arrivare in orario (come effettivamente in modo stupefacente succede in Spagna) senza aver bisogno del fascismo. Già, il fascismo spagnolo: è caduto da quasi un quarto di secolo, ma in molti di noi è rimasto vivo lo stereotipo di una Spagna "cattolicissima", che non fu invece altro che uno degli artifici mediatici del regime franchista per accreditarsi come un governo tradizionale e storico. La cultura spagnola ? dopo il "siglo de oro" e fino al franchismo ? non ha mai sofferto di crisi religiose come è successo alla Germania o alla Francia con le guerre di religione. Si può essere cattolici senza esser fascisti e, a dire il vero, la maggior parte dei fascisti non sono veri cattolici. Sembra proprio questa la chiave di volta che consente a Zapatero di vincere le elezioni sia quando sono politiche sia quando si svolgono all'interno del partito: adesso è stato riconfermato (terza volta) alla segreteria del Psoe: senza rivali. Era successo ? chi se lo ricorda ancora? ? anche a Bettino Craxi, qui da noi, che venne addirittura rieletto, nel 1984, per acclamazione, suscitando il famoso articolo di Bobbio sulla democrazia dell'applauso. La differenza, con Zapatero, è che al posto della demagogia si fa politica: anche in questo il modello-Zapatero appare tanto diverso da quello della maggior parte dei suoi colleghi europei. Il suo è un governo che lavora tutti i giorni, per così dire, e non si intorcina in improbabili riforme della giustizia, non si disperde nei decreti sulle intercettazioni (tutti i Paesi del mondo hanno una chiara e sufficiente legislazione al riguardo: basterebbe rispettarla) ma cerca di costruire un modello di Stato. Non è proprio questo il compito di quello che chiamiamo "statista"? In questo quadro, la politica religiosa del governo spagnolo merita di essere considerata per quel che propone, e non sulla base di stucchevoli pregiudizi sull'anti-clericalismo o sul laicismo. La riaffermazione della laicità, invece, è uno dei capisaldi proprio di quelle radici cattoliche dell'Europa che ? giova non dimenticarlo ? si nutrono anche di universalismo, tolleranza, interculturalità e libertà (anche religiosa: e per tutti). Quale credente vorrebbe mai vedere la sua religione imposta ai non credenti con le baionette? E così Zapatero, al potere da cinque anni, ha sempre seguito una linea coerente senza trasformarsi o piegarsi di fronte a difficoltà occasionali. E curiosamente, i risultati non solo sono giunti senza troppe difficoltà ma anche senza grande chiasso: si è discusso di più in Italia, senza concluder nulla, di coppie di fatto o di matrimoni gay che non in Spagna. In Spagna tutto ciò è ormai acquisito e la società spagnola non si è disgregata, mentre in Italia non se ne è fatto nulla ? come dire: abbiamo perso tempo e la società non si è migliorata per nulla, non ha saputo dare prova della benché minima capacità di auto-riformarsi. Il modello-Zapatero ? il potere non logora chi sa far politica (chi vuole lo applichi anche a Berlusconi) ? potrebbe esserci particolarmente utile nel momento in cui, ai confini dell'Europa, si annuncia un nuovo grande, intricatissimo, conflitto religioso. O politico? La Corte costituzionale turca sta, verosimilmente, per mettere fuori legge il partito politico che ha espresso niente meno che il Primo ministro in carica, Erdogan, con l'accusa di violazione dei princìpi laici e a-confessionali della Costituzione turca, voluta da Atatürk ormai un secolo fa, al termine di una storia, quella dell'un tempo grandissimo, potentissimo e religiosissimo impero turco. Che politica e religione non dovessero mescolarsi e reciprocamente sfruttarsi è una lezione che i turchi sembrano aver dimenticato tanto che corrono verso una crisi istituzionale estrema che rischia, tra l'altro, di escluderli definitivamente dalla rincorsa del treno europeo.Anche per questo diciamoci che, di religione e crocefissi, di veli che coprono la donna sul capo, sul viso o sul corpo, si può discutere senza che nessuno debba gridare allo scandalo: questa sì sarebbe una bella notizia. Rispettare tutti vuol dire rispettare usi e costumi di chiunque, in quanto portatori di storie, saggezza popolare, tradizioni. Invece che scontrarsi a ogni passo, potrebbero meglio convivere le une con le altre se accettassimo di parlarne e discuterne senza arroganza, senza pregiudizi, sena paura di perdere: in democrazia c'è sempre modo di rifarsi. C'è stato un tempo in cui il crocefisso veniva brandito come una clava: se Dio vuole, proprio i cattolici se ne sono liberati, e ora possiamo darci programmi di discussione evoluti e consapevoli. Si può far politica anche senza anatemi. Anzi, è ancora meglio.

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Pd, strategia della chiarezza (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Pd, strategia della chiarezza Giuseppe Tamburrano S ono molti i problemi del Pd. Prima di tutto quello della sua "identità". Le componenti della unificazione tra Ds e Margherita non si sono fuse, anzi si ha l'impressione che il numero delle entità distinte e coesistenti sia aumentato all'interno del Partito mentre è diminuita la spinta alla partecipazione, come hanno testimoniato le molte sedie vuote all'Assemblea. È difficile fare il conto delle sigle (rutelliani, parisiani, fassiniani, ecc.) che non rappresentano una ricca articolazione del dibattito, poiché non vi è confronto. L'unico che ha proposto, abbozzato una linea politica e avanzato proposte concrete, ad esempio in materia di legge elettorale, è D'Alema che tuttavia più che stimolare il dibattito interno (e in quali sedi?) tende a costruire, con la Fondazione e l'Associazione, un percorso parallelo destinato forse a versare elaborazioni culturali e quadri politici nella vita del partito: a partire, ci si augura, dalla base dei "circoli" che allo stato sono istanze non comunicanti col vertice, con una direzione proposta dalle "componenti" e nominata con scrutino palese da un'Assemblea così scarsamente affollata da fa sorgere dubbi sulla legittimità della nomina. Il segretario, la cui autorevolezza personale e la cui investitura democratica non sono in discussione, ha subito una doppia sconfitta: ha perso in crescendo le elezioni nazionali, romane e siciliane, e la linea del dialogo con la maggioranza è durata l'espace d'un matin. Di fronte all'incalzare spregiudicato e pericoloso di Berlusconi deciso a risolvere i suoi problemi personali, l'opposizione del Pd è destinata inevitabilmente a subire la surenchère di Di Pietro e del fronte intransigente che si allarga. I sondaggi sono inquietanti. Il calo del Pd ha una doppia causa: il voto "utile" che Veltroni ha ottenuto alle elezioni refluisce nelle aree di provenienza, soprattutto la sinistra antagonista; la parte più decisamente antiberlusconiana dell'elettorato di appartenenza smotta verso Di Pietro. Veltroni rischia il progressivo logoramento interno, nel Pd, ed esterno nell'elettorato. Una prospettiva del genere è inquietante: se una leadership si logora e non si rinnova attraverso le vie democratiche, è a rischio l'unità del partito oltre che la sua funzione, oggi più necessaria che mai, di opposizione e di alternativa al governo. È auspicabile, in queste condizioni, che il gruppo dirigente, invece di dividersi in modo coperto, si articoli in correnti, cioè in posizioni politiche e culturali aperte per arricchire la vita del Pd e contribuire a cercare le giuste vie: senza degenerare in gruppi di potere. Ma il problema riguarda soprattutto Veltroni che fa torto a se stesso e al partito se mette la testa sotto la sabbia. I problemi ci sono e vanno affrontati coraggiosamente: giocando d'anticipo, e sui temi centrali. Nella discussione con D'Alema ha detto che la priorità del Pd non è tanto la politica delle alleanze (e tuttavia, saggiamente, ha aperto il dialogo con l'Udc di Casini) quanto la definizione della identità del Pd. Conseguentemente, dia un contributo determinante a questa ricerca. E per uscire dal generico, dica qual è la sua idea sulle prospettive: il Pd è un partito di centro, di centro-sinistra, di sinistra? Cos'è il suo riformismo "non di sinistra"? Qual è il modello di società, quello liberista, "mercatista" (Tremonti), un modello oggi in crisi insieme con la globalizzazione con la quale fa tutt'uno? Il Pd è un partito che difende i valori del laicismo contro le "tentazioni del potere" della Chiesa (D'Alema) ed è tuttora a favore, per fare solo un esempio, del riconoscimento delle coppie di fatto? Qual è la collocazione europea? Nell'area socialista o in un limbo fatto sotto a suo uso e consumo? Qual è il progetto e cioè gli obiettivi di medio periodo del partito? E cioè quali sono le riforme della società e dello Stato alle quali mira il Pd? In particolare quali sono le riforme istituzionali ed elettorali che il Pd propone, anche in vista del referendum dell'anno prossimo? L'esemplificazione potrebbe continuare. In breve: Veltroni elabori una "carta" dei valori, dei fini, dei mezzi che sia la "carta d'identità" del Partito e proponga un modello di convivenza all'interno delle strutture (dopo tanto inutile parlare di partito liquido o solido). E vada al Congresso a chiedere una conferma della leadership sulla base di proposte, di idee e di gruppo dirigente. È la sede naturale, sovrana della decisione e della iniziativa politica. È il modo giusto di uscire dalle difficoltà. È la via sulla quale si costruisce l'identità del partito e si risponde alla domanda: chi sei? Dove vai?.

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Impronte ai piccoli rom: noi autori di libri per bambini lanciamo un appello Cara Unità (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Impronte ai piccoli rom: noi autori di libri per bambini lanciamo un appello Cara Unità, come autori di libri per bambini e ragazzi esprimiamo una forte preoccupazione per le iniziative assunte recentemente dal ministero dell'Interno di usare come metodo di identificazione per i minori Rom la schedatura delle impronte digitali. Troppo spesso, nel documentarci per scrivere le nostre storie, abbiamo incontrato leggi che "per il bene" di bambini emarginati e senza voce in capitolo, hanno di fatto sancito ingiustizie e discriminazioni. Se vogliamo far sì che i piccoli Rom non vivano fra i topi, cerchiamo di integrarli con le loro famiglie, di mandarli a scuola, di toglierli da situazioni di degrado, invece di fare le barricate quando si tenta di sistemarli in situazioni più dignitose. Qualora questa misura fosse effettivamente attuata, violando a nostro parere i principi che regolano la convivenza civile come la Costituzione, la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia approvata dalle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata dall'Italia nel 1991, non potremmo fare a meno di provare un forte senso di disagio nel proporre ai nostri piccoli lettori testi che parlano di solidarietà, di incontro fra i popoli o narrano di violenze e prevaricazioni subite dai loro coetanei come se fossero accadute nel passato e non potessero ripetersi mai più. Non vorremmo appartenere a uno Stato che un giorno debba chiedere scusa alle sue minoranze. Vanna Cercenà, Emanuela Nava, Dino Ticli, Moony Witcher, Alberto Melis, Janna Carioli, Angelo Petrosino, Francesco D'Adamo, Luisa Mattia, Emanuela Bussolati, Arianna Papini, Guido Sgardoli, Roberto Denti, Giusi Quarenghi, Angela Nanetti, Stefano Bordiglioni, Aquilino, Bruno Tognolini Ma non dovevano abbassare le tasse? Cara Unità, questo governo, grazie al trio Tremonti/Brunetta/Sacconi non solo non abbasserà le tasse, anzi, per quanto riguarda il pubblico impiego, provvederà per decreto ad abbattere fortemente quote cospicue di salario accessorio. Non solo decurtazione ai magistrati, ma grosse penalizzazioni anche per lavoratrici e lavoratori pubblici in generale dovute a scelte finalizzate e chiare per decretare il fallimento del sistema pubblico e per privatizzare i servizi, arricchendo chi è già ricco a danno di coloro che saranno costretti a pagare i servizi. Raffaele Di Dato, Napoli Un consiglio alle scuole: adottate il libro di Scalfari Cara Unità, sono tra coloro che hanno letto, con interesse, il libro di Eugenio Scalfari "L'uomo che non credeva in Dio", e sono arrivato ad una conclusione: il volume nasce da una grande ricchezza morale, civile e politica e da una straordinario modo di pensare al domani, un domani che si considera il peggio dell'uomo e che invece finisce per diventare la calma conclusione della vita. Il libro mi ha fatto riflettere sul valore della vita, quando essa è vissuta con la calma perseverante dell'onestà. Mi è parsa una cosa semplicemente straordinaria in un mondo fatto di egoismi, di sotterfugi, di ricchezze talvolta insane e furbesche, che sono presenti nei momenti che sta vivendo il nostro Paese e talvolta coltivati con tutto ciò che non è valore e bene. Mi pare che il volume di Scalfari sia appunto ricco della sincera convinzione che finisce per affermare il valore della verità e dell'esperienza vissuta anche nei momenti difficili. Mi sembra un libro ideale per le scuole, perchè è denso di verità e valutazioni precise. Ed un buon antidoto contro la dilagante tendenza alla volgarità. Luciano Pucciarelli, Carrara La lezione di Zapatero chi punta sulla laicità vince Cara Unità, il premier spagnolo Zapatero è stato rieletto a capo del Psoe. Contemporaneamente ha proposto ulteriori passi per fare della Spagna un Paese ancora più laico, e quindi più moderno. Non più simboli religiosi nei luoghi istituzionali, abolizione dei cappellani militari nell'esercito, nuovi percorsi legislativi inerenti l'aborto ed il testamento biologico. Cose normali in una società avanzata e multiculturale. Infatti l'esatto contrario di ciò che succede in Italia: una sinistra in affanno, il ritorno ad un Paese confessionale, servizi e pezzi dello Stato in lotta l'uno contro l'altro. Come disse Montanelli, anche De Gaulle se fosse nato in Italia sarebbe diventato Badoglio. E allora viene da chiedersi: che sarebbe successo a Zapatero se fosse nato in Italia? Giuliano Ferrari, Modena Morti bianche: tutti in piazza contro la lenta strage Caro Direttore, la lenta strage è arrivata a quota undici in soli sei mesi. Sono i morti sul lavoro in Sardegna. L'ultima vittima, in ordine di tempo, un ragazzo di 23 anni che lavorava per una ditta subappaltatrice. Possibile che ci si debba limitare ad aggiornare i conteggi senza mostrare la solidarietà, la partecipazione che queste tragedie reclamano? Noi della sezione sarda dell'associazione Articolo 21 siamo convinti che un segnale forte d'attenzione bisogna darlo ed abbiamo accolto con molto interesse l'appello lanciato da te nei giorni scorsi, gli interventi dei parlamentari Cesare Damiano, Giuseppe Giulietti, Antonio Boccuzzi. Ci stiamo attivando per riuscire ad organizzare una manifestazione che faccia riflettere su un tema verso il quale il mondo politico sardo ha già mostrato una grande sensibilità votando all'unanimità, in Consiglio Regionale, una legge sulla prevenzione e per gli aiuti più urgenti ai familiari delle vittime. La nostra proposta è: perché non ci muoviamo insieme nelle realtà più diverse per dare tanti e importanti segnali ad un governo che sembra avere anche la tentazione di modificare il Testo Unico sulla sicurezza nel lavoro varato dal governo Prodi? Le nostre priorità ed urgenze sono altre, cominciamo a dimostrarlo subito. Ottavio Olita.

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Body worlds le accuse della chiesa all'artista von hagens (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Body worlds le accuse della chiesa all'artista von hagens Il plastificatore di morti che piace agli americani Tra i cadaveri, sospetti su vittime del regime cinese I rapporti tra l'anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens e le gerarchie della Chiesa (sia cattolica che protestante) non sono mai stati buoni. Un po' per l'ammissione più volte fatta da von Hagens: "Ho compiuto spesso riti satanici ed esoterici", ha detto. Un po' perché, per la Chiesa, oltre a questa passione, c'è un'altra pecca, senz'altro a questa prima legata, a macchiare l'esistenza di von Hagens. Egli è l'inventore della cosiddetta "Körperwelten", "Body Worlds" in inglese: si tratta, in sostanza, della macabra esposizione al pubblico di corpi umani preservati tramite la tecnica della plastinazione, procedimento che permette la conservazione dei corpi tramite la sostituzione dei liquidi con dei polimeri di silicone. I reperti organici restano rigidi e inodori, inalterati i colori, il tutto a beneficio del pubblico ludibrio. Già, perché di ludibrio si tratta, stando almeno al successo riscosso dalle mostre di von Hagens: 25 milioni di visitatori in tutto il mondo. Un'affermazione rimarcata, pochi giorni fa, anche dal Los Angeles Times secondo il quale sarebbero più di ottomila le persone che hanno offerto a von Hagens il proprio corpo, ovviamente con la clausola della consegna post mortem. Sempre secondo il giornale californiano, ai primi di giugno sono stati 115 i potenziali donatori che si sono incontrati con von Hagens per discutere della futura esposizione dei propri corpi. Dunque la Chiesa cattolica, ma anche quella protestante - soprattutto quelle statunitensi: von Hagens ha ben quattro mostre itineranti negli Usa -, non vede di buon occhio il bizzarro anatomopatologo tedesco. Ma non solo. Oltre ai vescovi statunitensi, anche ventuno membri del Congresso degli Stati Uniti si sono dati da fare contro di lui: hanno firmato un disegno di legge diretto a vietare l'importazione di salme plastinate nel paese. "Questa è una questione di diritti umani e di dignità umana che coinvolge persone di tutto il mondo", ha dichiarato Todd Akin, rappresentante del Missouri. E, infatti, le principali accuse che i membri del Congresso hanno rivolto a von Hagens sono relative ai sospetti che alcuni dei corpi esposti nella mostra "Bodies the Exhibition", gestita dalla società statunitense Premier Exhibitions, potrebbero essere i resti provenienti dalle esecuzioni di prigionieri cinesi. "I precedenti della Cina in tema di diritti umani dovrebbero indurci a procedere con cautela sull'intera questione delle spoglie umane provenienti da quel paese", ha detto il deputato Mike Turner, cofirmatario della proposta legislativa. Ad alimentare i sospetti ci si è messo lo scorso 30 maggio anche il New York Times : sollecitata dal quotidiano, la Premier Exhibitions ha ammesso di non poter garantire del tutto che i corpi in esposizione non siano anche di prigionieri cinesi. Parole che hanno permesso al dipartimento della giustizia dello Stato di New York di esigere che l'organizzazione della mostra rendesse nota ai visitatori una dichiarazione in cui precisava, appunto, di non poter assicurare nulla in merito alla provenienza dei corpi. Quindi ecco la Chiesa. Per questa i corpi devono essere seppelliti e non possono essere conservati a mo' di suppellettili. Diversi vescovi si sono pronunciati criticando l'esibizione dei corpi. Il vescovo anglicano Nigel McCulloch di Manchester l'ha condannata definendola "una bizzarra mostra dell'orrore", una mostra che "sminuisce il valore della persona". A Edmonton, nell'Alberta, una dichiarazione dell'arcivescovo Richard Smith, firmata anche dal vescovo David Motiuk dell'Eparchia ucraina di Edmonton, avvisa i fedeli cattolici che dovessero andare alla mostra "Body Worlds", di "tenere conto che ognuno di quei corpi appartiene a singoli individui, ciascuno dei quali amato da Dio e dagli altri". "Sono corpi di persone - ha ribadito l'arcivescovo Smith -. Sono corpi che hanno vissuto, amato. Non sono cose da guardare con indifferenza come una curiosità, ma corpi che andrebbero onorati". La polemica relativa alle "Body Worlds" si inserisce in un momento in cui sono sempre di più le persone che cercano sistemazioni stravaganti per i propri corpi o le proprie ceneri. Sistemazioni che la Chiesa cerca di osteggiare. Come quella di una coppia che ha voluto che le proprie ceneri fossero collocate su una barriera artificiale al largo della costa della Florida. O quelle di coloro che cercano di spargerle a Disneyland e nei parchi pubblici. Una sorta di "Body Worlds" fai da te. 07/07/2008.

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Saccà, dalle attricette al rosario (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il manager sotto inchiesta Saccà, dalle attricette al rosario di MARIA LAURA RODOTA' E' un grande momento per la religione cattolica. Silvio Berlusconi, premier e divorziato, insiste per fare la comunione. Agostino Saccà, direttore di Raifiction appena reintegrato dopo la sospensione causa presunto smistamento di attrici e veline nelle sue produzioni per conto terzi, fa sapere di aver riscoperto Dio sulla via di Damasco; come san Paolo, da ex gran (presunto) peccatore si ripropone come condottiero spirituale. Lele Mora prende i voti. No, la terza notizia non è vera; il resto sì, la novità è Saccà. "Dedico a Dio il mio dolore" ha detto a Bruno Volpe del sito cattolico Vatispy (non sarà un nome un po' blasfemo, ndr? A quando il Vatillionaire?). E comunque, ha spiegato al Corriere, "sono sempre stato uomo di fede, benché talvolta dormiente". Ora, per espiare e far espiare gli spettatori, annuncia due fiction su temi sacri; una vita del fondatore dell'Opus Dei, una serie tratta dalle lettere di San Paolo. Amen. Il fervore è intenso e sicuramente sincero. Saccà - che della Rai, sempre con Berlusconi, è stato direttore generale - pare un uomo tormentato. Ha fatto una grande carriera, ma a rileggerla sembra più una via crucis (e alla fine "sono stato messo in croce", infatti). E' stato un uomo potente; ma come certi Mangiamorte dei romanzi di Harry Potter ha sempre agito sotto l'ala e nel timore di qualche importantissimo, crudele Tu-sai-chi. Ha affrontato molte prove e molte critiche, dall'editto bulgaro (Berlusconi da Sofia contro Biagi-Santoro-Luttazzi; in effetti sparirono dalla Rai) all'attrice bulgara (Michelle Bonev, da lui proposta come opinionista nel Sanremo 2003; in effetti c'erano opinioniste migliori). E molto altro; come si sa ormai dalle intercettazioni. Ora perdona tutti, giudici inclusi; cita san Paolo, invita a "non vendicarsi, ma a cedere il posto all'ira divina". In attesa dell'ira, offre il suo martirio al pubblico. A lui capita. Tra bulgari e bulgare, attrici pazze, politici infuriati e/o richiestivi, Saccà è sempre riuscito a trovare una sua (tormentata) visibilità. Magari desiderata, e umana. Però il Saccà santo subito, neo-autorità morale grazie alla ri-conversione, può anche irritare qualcuno, come succede con i cambi di plot improbabili delle nostre serie tv (aveva avuto una crisi mistica anche Cesare Cesaroni, nella fiction omonima; ma il personaggio è meno profondo di Saccà e la serie è di Canale 5, purtroppo, purtroppo per la Rai). Chi è La conversione Saccà ha raccontato che le vicende giudiziarie gli hanno ridato la fede.

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Curia, Maroni al contrattacco <Solo insulti, pensi ai cittadini> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-07 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Viminale La replica a monsignor Bottoni. "Poca informazione alla base delle critiche" Curia, Maroni al contrattacco "Solo insulti, pensi ai cittadini" Il ministro: io fascista e populista? Pregiudizi, vado avanti ROMA - "Di fronte ad accuse pretestuose e pregiudizi il governo va avanti. E se l'opposizione non vorrà seguirci arriverà al suicidio politico". E' un Roberto Maroni a tutto campo quello che risponde all'attacco della Curia milanese sul trasferimento della moschea di viale Jenner, ma anche alle polemiche degli ultimi giorni su sicurezza e giustizia. Monsignor Bottoni definisce il governo fascista e populista. "Evidentemente il destino degli uomini per bene come me è ricevere insulti e non replicare. Mi hanno dato del razzista, del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non rispondo, spiego. Anche il presidente dell'Unicef aveva usato parole dure nei miei confronti per il censimento nei campi nomadi. Dopo aver parlato con me ha capito e ha deciso di collaborare al programma di scolarizzazione dei minori rom". Pensa di riuscire a convincere anche la Diocesi di Milano? "Io credo che chi fa queste critiche e usa questi toni abbia un problema di scarsa informazione. Noi non abbiamo parlato di chiudere la moschea, anche perché quello di viale Jenner è un centro islamico. Vogliamo trasferirlo in un altro luogo dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali, cosa che invece ora non avviene assolutamente". E l'accusa di diritti negati fatta da Monsignor Bottoni? "è giusto che lui sia attento al rispetto dei diritti, ma allora dovrebbe preoccuparsi della negazione dei diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire la notte, girare liberamente per il quartiere, fare ciò che è consentito nelle altre zone. Io intendo garantire i diritti di chi reclama e lo farò senza ledere quelli di nessun altro". Quando? "Il termine per risolvere la questione è fine agosto. Mi spiace che monsignor Bottoni non abbia colto quello che avevo già detto: procederemo con il consenso delle parti interessate. Il direttore del centro islamico ha già dichiarato la propria disponibilità al trasferimento e dunque nei prossimi giorni troveremo l'accordo". La Chiesa ha criticato più volte le sue scelte. Non le viene il dubbio che alcune possano essere sbagliate? "La posizione della Chiesa viene espressa dalla Cei che attraverso il quotidiano Avvenire ha spiegato con chiarezza e senza pregiudizi le mie iniziative e sui rom è stata nettamente favorevole. Osservo con rispetto e condivido la posizione di papa Ratzinger: accoglienza degli immigrati ma seguendo le leggi". Non crede che sulla questione dei diritti umani possa logorarsi il rapporto con l'elettorato cattolico? "Al di là delle polemiche del tutto infondate venute da alcune associazioni che fanno parte di questo mondo, i cittadini cattolici hanno compreso che nelle nostre azioni non c'è alcuna violazione e anzi che noi vogliamo garantire i diritti a chi non li ha mai avuti, in primo luogo ai bambini troppo spesso vittime di genitori senza scrupoli che li sfruttano mandandoli in strada a mendicare o peggio a rubare nelle case". Il dibattito politico è ancora segnato dallo scontro sulla giustizia. è d'accordo con Bossi quando dice che il governo rischia perché c'è "un bordello "? "La sua è un'espressione colorita e scherzosa per riportare al centro dell'attenzione il federalismo". Quindi è sulla linea di Berlusconi secondo il quale Bossi ama divertirsi? "Io sono sulla linea di chi sostiene che il governo è forte e unito". è proprio sicuro che i rapporti tra il premier e il suo partito siano così buoni? "Ottimi, posso garantirlo. E questa sintonia riguarda tutta la coalizione. Per approvare la Finanziaria abbiamo impiegato un quarto d'ora. Questo avviene quando la squadra tiene perché è leale. Ogni ministro ha le sue competenze e decide. Il dibattito c'è, è naturale, ma nel rispetto delle prerogative di ognuno". Quante altre leggi ad personam siete disposti a tollerare? "Le leggi che abbiamo fatto sono sulla sicurezza e sulla abolizione dell'Ici. Il resto sono polemiche sterili di chi non si rassegna al fatto di aver perso le elezioni ". Veltroni condiziona la ripresa del dialogo al ritiro della norma bloccaprocessi. Lei che risponde? "Sono certo che, passata l'estate, tutte queste discussioni infondate e strumentali su sicurezza e giustizia cadranno e si potrà aprire nuovamente un confronto con l'opposizione". Vi serve per far approvare il federalismo? "Noi i numeri li abbiamo, quindi non ne abbiamo bisogno. è vero però che Bossi vuole fortemente che la legge sia condivisa dall'opposizione, quantomeno dal Partito democratico. Dunque lavoreremo per questo". Volete evitare il referendum? "Non abbiamo paura di alcun referendum nè abrogativo nè confermativo. Se davvero Veltroni decidesse di raccogliere le firme sul federalismo fiscale arriverebbe allo zero per cento dei consensi. Il suo sarebbe un suicidio politico". I giudici sono di nuovo in agitazione per le nuove norme. Ci può essere una mediazione? "Su tutto si può dialogare, ma non con chi difende un sistema di informazione e di amministrazione della giustizia che è più vicina al voyeurismo che a un vero sistema democratico". Secondo Berlusconi dal 1992 una piccola corrente di giudici cerca di sovvertire il voto popolare. Lei condivide? "Ci sono tantissimi giudici che ogni giorno fanno il proprio lavoro sfidando criminalità e le mafie ma non si può negare che c'è qualcuno convinto che il suo ruolo di magistrato sia superiore al Parlamento e alla Costituzione". Tra due giorni Di Pietro scende in piazza. è vero che tra l'ex giudice e la Lega rimane un feeling? "Non può esserci nessun feeling con chi scende in piazza solo per coprire di insulti fini a se stessi il governo di cui la Lega fa parte". Fiorenza Sarzanini \\ Monsignore dovrebbe occuparsi dei diritti dei milanesi che non possono girare liberamente per il loro quartiere.

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Venezuela, i vescovi si ribellano contro la <Chiesa socialista> di Chávez (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-07 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Scontro a Caracas La comunità, sponsorizzata dal presidente, è guidata dal primate della Chiesa Anglicana latinoamericana Venezuela, i vescovi si ribellano contro la "Chiesa socialista" di ChÁvez Il quartier generale è una palazzina di cemento nella baraccopoli di Ciudad Ojeda, nello Stato nordoccidentale di Zuia, famoso per il Lago de Maracaibo e i giacimenti di petrolio. Una base operativa nella guerra alla povertà e al degrado che in Venezuela trova una nuova legione, "socialista, bolivariana e rivoluzionaria ": la "Chiesa cattolica riformata ". Una comunità fondata un anno fa da sacerdoti cattolici, anglicani e luterani con lo sguardo rivolto agli ultimi, che ha provocato la dura reazione delle gerarchie ecclesiastiche, in odore di scisma e insospettite dall'aperto sostegno al progetto di rivoluzione socialista portato avanti dal presidente Hugo ChÁvez. "L'evidente intento politico di quest'associazione la allontana dall'autentica espressione della fede cristiana - condanna il cardinale Jorge Urosa Sabino -. La vera Chiesa di Gesù Cristo diffonde la parola di Dio nel mondo, indipendentemente da istanze politiche e affiliazioni partitiche. Questi sacerdoti, eretici e dissidenti, invece hanno dato scandalo, macchiandosi del gravissimo peccato di scisma ". Presente nelle province occidentali del Paese, con cinque santuari e appena duemila seguaci su una popolazione di 27 milioni di abitanti per due terzi cattolici praticanti, la comunità è guidata dal primate della Chiesa Anglicana latinoamericana, Leonardo MarÍn Saavedra. Negli ultimi giorni ha sollevato un polverone con la consacrazione dei suoi primi tre vescovi, due dei quali sposati e con figli, oggetto di pesanti attacchi. "Persone dalla condotta riprovevole che hanno abbandonato il ministero per le donne e vogliono distruggere la Chiesa cattolica dandone un'immagine di divisione, per di più finanziate dal governo ", ha detto il vicepresidente della Conferenza episcopale venezuelana, Roberto Luckert, storico avversario di Hugo ChÁvez. Al potere dal 1999, cristiano, ricevuto da Papa Benedetto XVI in Vaticano nel 2006, ChÁvez non è mai stato in buoni rapporti con la Chiesa cattolica. Nella recente campagna per il referendum sugli emendamenti alla Costituzione, gli appelli dei vertici ecclesiastici a bocciare il progetto presidenziale si alternavano ai discorsi fiume nei quali il leader bolivariano citava insistentemente Cristo, accostandolo al "Che" e Fidel Castro. La Chiesa riformata, con la sua "eterodossia " (sì al divorzio in caso di adulterio accertato, nessuna opposizione all'omosessualità, voti di castità facoltativi per i sacerdoti), il credo socialista ("siamo pronti a liberare la gente dai valori capitalisti "), la ripresa di temi e accenti propri della teologia della liberazione (che legge il messaggio cristiano alla luce degli ideali di emancipazione sociale e politica), sembrerebbe prestarsi alla perfezione all'utopia del "Patria, socialismo o morte", aprendo una breccia in una sfera, quella religiosa, non ancora sotto pieno controllo. Una chiesa chavista? "Non possiamo non sostenere i programmi sociali del governo - risponde don Enrique Albornoz, ex sacerdote luterano tra i fondatori della Chiesa riformata - ma non riceviamo finanziamenti dallo Stato, e non portiamo bandiere politiche". Maria Serena Natale In preghiera Hugo ChÁvez con l'ex moglie MarÍsabel.

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<Ho fatto 180mila funerali e ora penso un po' al mio. Sulle ruote di una bicicletta> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)

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N. 27 del 2008-07-07 pagina 6 "Ho fatto 180mila funerali e ora penso un po' al mio. Sulle ruote di una bicicletta" di Alberto Giannoni 'A livella milanese si chiama Alcide Cerato: "Poveri e ricchi, cristiani e musulmani, comunisti e fascisti. Ho fatto il funerale a tutti". Almeno 180mila, in 45 anni: "Visto che ce ne dobbiamo andare - la sua massima - cerchiamo di farlo con dignità". E visto che "qualcuno questo mestiere deve pur farlo", lui ha fondato quello che è diventato il più grande gruppo di imprese funebri d'Italia. Ha importato il carro funebre-Rolls Royce, e in tempi di austerity ha inventato il funerale in pullman: 40 persone a bordo per risparmiare sulla benzina. A proposito, cosa pensa di chi fa gesti scaramantici al passaggio del carro funebre? "Che dovrebbe toccarsi la testa". Lei come ha iniziato? "Rilevando l'impresa di mio suocero, dopo una brutta caduta che ha stroncato la mia carriera di ciclista". Ed è diventato il suo mestiere... "Ho dedicato la vita a questo lavoro. Ho fatto scuola, cambiando lo stile dei funerali in Italia. Siamo un'eccellenza, nella città della moda, abbiamo anticipato l'Expo". Come sono i milanesi di fronte all'"ultimo viaggio"? "Siamo tutti uguali guardi. Ora ci sono tantissimi stranieri, ma noi siamo molto laici, la nostra sala del commiato è aperta ai sacerdoti di tutte le religioni. Però ora noto che c'è meno rispetto". Meno sacralità intorno alla morte? "La vita è più complicata. La gente ha sempre paura di morire ma ha meno tempo di pensare alla morte. La qualità dell'arte funeraria è caduta, nessuno chiede più sepolture monumentali. La cremazione è passata dal 3 al 40-45 per cento. Spesso poi i Comuni assecondano queste tendenze, trattando le sepolture come un problema di smaltimento. E ci sono sempre meno professionisti". Si specula anche sulla morte... "A Milano ci sono quaranta decessi al giorno. Le agenzie ormai sono troppe, più degli imprenditori veri e seri. Noi siamo i giganti, e alcuni cercano di screditarci, o si spacciano per noi". Cosa significa far bene questo lavoro? "Per i familiari la perdita è sempre un trauma. La cosa più importante è la dignità. Essere presenti senza farsi notare dai dolenti. Metterli a loro agio. Noi siamo loro servi. Mettiamo a disposizione anche uno psicologo". La sua gratificazione? "La maggiore soddisfazione è quando ti dicono: "Grazie, avete fatto bene, avete capito...". Io non ho mai pensato ad accumulare soldi, poi, ho sempre reinvestito". L'ultimo investimento? "La nostra casa funeraria di Baggio. Era il mio sogno. Una sala del commiato per le funzioni, una hall per i dolenti, il bar. Ma la tanatoprassi è bloccata in Parlamento". Che cos'è? "Un trattamento estetico del defunto". La richiesta più strana che ha ricevuto? "Una cerimonia hippy forse. Con fiori colorati disegnati sulla bara. Una cosa un po' alla Schifano. Ma queste cose accadono sempre meno". C'è più sobrietà? "Il barocco è superato, da più di dieci anni". Quanti funerali ha curato nella sua vita? "Circa quattromila l'anno per 45 anni, fate il conto. Tutti diversi e tutti uguali: ne ho visti migliaia, e neanche uno andarsene contento". Qualche nome illustre? "Diciamo che l'80 per cento li abbiamo curati noi. Comprese purtroppo le stragi e i disastri". È assuefatto all'idea della morte? "No, io vivo ancora a contatto con le persone, e sono sempre a loro disposizione". Un addio che l'ha colpita in modo particolare? "Mi ha scosso molto quello di Walter Tobagi, conservo ancora una lettera della moglie. Toccante. Mi auguro che anni come quelli non tornino più". Il funerale più triste? "Non l'ho fatto io, ho solo assistito. Quello di Craxi. Conoscevo bene lui e suo padre. Lo hanno messo in un Renault Traffic, una delle più grandi amarezze della mia vita". Un amico che se n'è andato? "Marco Pantani. Sono un dirigente della Federazione ciclistica. Eravamo amici. Marco era un ragazzo fragile. Poco prima di morire mi ha cercato, ma io non ero in Italia. Se fossi stato qui forse sarebbe andato tutto diversamente" E al suo funerale ci pensa? "Ci penso sì, credo che mi farò fare una bara con le ruote da bicicletta. E mi immagino già i necrologi". Cosa vorrebbe che ci fosse scritto? "Alcide Cerato: una brav'uomo". Lo è stato? "Ho sempre tentato di aiutare gli altri, cercando di seguire il precetto evangelico: "Ama il prossimo tuo come te stesso", con una piccola deroga per i miei concorrenti". Crede nell'aldilà? "Sì, ho fede. Anche se vado poco a messa, in compenso però vado molto ai funerali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il linguaggio politico della Curia (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)

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N. 27 del 2008-07-07 pagina 0 Il linguaggio politico della Curia di Carlo Maria Lomartire Chi pensa che la Chiesa non abbia diritto di intervenire anche su questioni come immigrazione clandestina, rom o la moschea di viale Jenner si sbaglia di grosso. Vescovi e sacerdoti hanno anzi il dovere pastorale di esercitare il magistero ecclesiale su tutti gli argomenti che abbiano rilevanza etica e sociale. Altrimenti la vita religiosa finirebbe per ridursi a fatto privato e la Chiesa, intesa come comunità dei credenti, cesserebbe di esistere. Ed è altrettanto chiaro che poi lo Stato laico deciderà in assoluta autonomia, tenendo conto di quegli interventi quanto riterrà opportuno. è una disarmante ovvietà che certi iper-laici nostrani si ostinano a non capire, intimando ai vescovi di tacere quando si oppongono ai matrimoni gay e plaudendo quando criticano le misure di controllo dell'immigrazione clandestina e delle comunità rom. Ma c'è qualcosa che inquieta negli ultimi interventi della Curia milanese - ripeto, assolutamente legittimi - su questi argomenti come su altri: il linguaggio. Sempre di più sia il cardinale Tettamanzi sia i suoi rappresentanti affrontano questi temi utilizzando una terminologia squisitamente politica. Parlano di fascismo, totalitarismo, populismo, di manipolazione mediatica. Illegittimo per un monsignore o per un prete? Certo che no. Ma mi ostino a credere che i loro argomenti e il loro linguaggio dovrebbero avere altri riferimenti: la carità, la pietà, l'amore. Insomma, il Vangelo e non un volantino politico o un quotidiano di partito. Giacché se gli argomenti sono politici non ho bisogno di sentirmeli ripetere da un prete. Carlo Maria Martini aveva gli stessi orientamenti di Tettamanzi, ma li esprimeva col linguaggio del Vangelo e della Bibbia. Perciò aveva più carisma. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Zapatero usa la laicità per nascondere la crisi" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)

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N. 27 del 2008-07-07 pagina 0 "Zapatero usa la laicità per nascondere la crisi" di Manila Alfano L'ex premier Josè Maria Aznar, uomo forte del centrodestra spara a zero sulle scelte politiche e sociali del successore. "Siamo in piena crisi economica e i socialisti pensano all religione" "Sediamoci qui, staremo più freschi". Navacerrada è un buon rifugio e un posto abbastanza isolato per ragionare con calma di politica. Le montagne tengono lontana la Madrid di Zapatero, più povera e sempre più affamata di laicismo, quella che accoglie gay e lesbiche da tutto il mondo per celebrare l'orgoglio omosessuale. Sabato scorso l'ultima manifestazione, appuntamento nelle strade della capitale. Quest'anno la sfilata era dedicata alle donne: "visibilità lesbica" era il titolo. José Maria Aznar guarda da lontano e commenta il congresso dei socialisti. Sono appena arrivate le ultime notizie sulle intenzioni del premier spagnolo, via i crocifissi dai luoghi pubblici e via la liturgia religiosa anche nei funerali di Stato e nel giuramento dei ministri. "Non si fermeranno mai - dice -. Zapatero alza il tiro solo per nascondere agli spagnoli la crisi economica". Ma l'uomo forte del Partito popolare non si muove più solo sul fronte di Madrid. Il suo campo di battaglia è più largo. Ora si chiama Europa. La ferita è ancora lì ed è una di quelle che cambiano la storia. Sono passati quattro anni e qui quando ne parlano faticano ancora a scandire quella maledetta data per intero. L'undici spagnolo, lo chiamano, e per tutti è l'incontro con il terrore: "L'attacco brutale". José Maria Aznar in quel marzo 2004 era il capo del governo. Ore 7,36 del mattino. Dieci zaini carichi di Goma 2 vengono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid. Si contano i morti e saranno 190. Più tardi si saprà che i terroristi sono islamici. Tre giorni dopo arrivano le elezioni. Aznar è sconfitto e per lui comincia un'altra vita. Presidente, perché quel giorno accusò l'Eta? "Ho saputo della tragedia alle sette del mattino come tutti gli spagnoli. Ho subito capito la gravità della situazione. Mi arrivavano informazioni continuamente. I miei collaboratori, i servizi segreti nazionali e stranieri, le mie fonti, tutti dicevano un solo nome: Eta". Cosa ricorda di qui momenti? "Io ho sofferto molto in quel periodo. Per le vittime prima di tutto e per la Spagna". Rimpianti? "No, ma spero due cose: la prima è che non si ripeta un attacco così brutale, e secondo che nessuno imputi al governo la responsabilità di un atto terrorista. Ai socialisti rimarrà sulla coscienza l'aver vinto strumentalizzando una tragedia e questo è molto pericoloso per una democrazia. Questo spero che non succeda più". Qual è il segreto del successo economico spagnolo? "Flessibilità e stabilità". La flessibilità per molti significa precariato? "Il precariato è il contrario della flessibilità. E nasce da un mercato rigido che lascia senza regole i più deboli. Il mio governo ha impostato una riforma del lavoro che ha permesso alla Spagna di produrre di più e abbattere la disoccupazione. Salari e investimenti sono migliorati grazie a una politica fiscale intelligente, che non depreda imprese e lavoratori. Zapatero ha trovato una Spagna più ricca, ma sta facendo di tutto per renderla più povera". La Spagna è diventata intanto il simbolo del laicismo. Moderna e tollerante. "Attenzione: non la Spagna ma il governo socialista di Zapatero. Sono due cose ben diverse. La domanda vera è cosa è diventata la sinistra oggi". E la risposta? "Alla sinistra mancano idee concrete: questo fine settimana il Partito socialista si incontra per un meeting nazionale. La Spagna sta attraversando la crisi economica più grave degli ultimi vent'anni. Certo, non solo a causa delle non scelte politiche di Zapatero, ma anche per il riflesso della crisi internazionale che sta colpendo anche il nostro Paese. Eppure vuole sapere quali sono i temi trattati durante questo meeting?". No, me lo dica. "L'aborto, l'eutanasia, il crocefisso e i simboli religiosi nei luoghi pubblici. Nessuno che parli di economia. Non c'è stato un solo politico rappresentante del Psoe che abbia proposto soluzioni, che abbia saputo tracciare linee concrete per uscire da questa gravissima impasse". E questo perché? "è un gioco fatto ad arte per confondere le idee. Radicalizzazioni, estremismi per nascondere i problemi veri, la disoccupazione, il valore del lavoro, i salari. Il Partito socialista si è ridotto a cambiare i valori morali nella società. Ha creato un laicismo militante, radicale e fondamentalista, che non ha nulla a che fare con la libertà religiosa. L'occidente è una società cresciuta e fondata sui valori cristiani. Sarebbe uno sbaglio cancellarli. E ciò che i padrini del fondamentalismo aspettano. Un'Europa debole e senza identità". L'identità ha a che fare con i matrimoni gay? "Anche. Io sono a favore della vita. Il mio partito crede nel valore fondamentale della vita. Ma una cosa è un matrimonio eterosessuale, i figli. La famiglia insomma. Altra cosa sono i matrimoni omosessuali. Non sono equivalenti e secondo me non sono equiparabili". E la destra, non ha nulla da rimproverarsi? "La destra da troppo tempo si porta dietro un complesso di inferiorità. Ha combattuto tante battaglie, la dittatura, il leninismo, il nazismo. Eppure ancora ci si vergogna a dire che si è di destra". L'errore più grande? "Vergognarsi per colpe che non ha. Non bisogna dimenticare che la destra ha da sempre lottato per difendere la libertà contro la tirannia". Il governo socialista vuole introdurre il voto per gli immigrati. è d'accordo? "In realtà per come lo hanno impostato loro suona un po' strano. Io credo che abbiano diritto di voto tutti coloro che pagano le tasse. Deve essere messo in relazione alla propria nazionalità". Il governo Zapatero ha accusato l'Italia di utilizzare metodi troppo duri contro i clandestini. Cosa ne pensa? "Un atteggiamento nei confronti dell'Italia molto poco corretto. Si può essere d'accordo o meno con le scelte del governo italiano. Il punto vero è che il tema dell'immigrazione è fondamentale e non solo per l'italia, ma per tutti i Paesi dell'Europa. Bisogna riconoscere a Berlusconi di aver trattato fin da subito l'immigrazione come un problema europeo. Ed io sosterrò la sua politica in Europa. In tutti i modi". Eppure la linea di Zapatero in materia di immigrati sembra funzionare. "Zapatero era contrario anche alla nostra politica di immigrazione. La sua formula è "papeles para todos", ovvero documenti per tutti, con una massiccia regolarizzazione, e tutto sulle spalle dell'Unione europea. Con i clandestini non può esistere demagogia. Contro l'immigrazione illegale non ci possono essere scelte individuali ma linee dure che partono dall'Europa. Ecco. Questo è uno dei temi fondamentali che dovrebbe entrare subito nell'agenda dei ministri europei". Cosa le piace della politica di Zapatero? "è facilmente criticabile. Le sue posizioni sono idee fondamentalmente profondamente labili, dal punto di vista formale e di contenuto". Cosa non sopporta di lui? "Politicamente ha fortissime carenze. Sta colpendo i valori della società per sottrarsi alla realizzazione di politiche più concrete". Il referendum irlandese ha bocciato il trattato di Lisbona. Dove hanno sbagliato i leader europei? "L'Europa è arrivata ad uno snodo determinante. Deve decidere in fretta. Per sopravvivere occorre un recupero forte e deciso. I Paesi dell'Europa sono potenze economiche. L'Ue non può morire di burocrazia. Serve l'anima. L'identità, appunto, che deve essere recuperata a partire dai valori che hanno formato la cultura Occidentale moderna". è ottimista? "No, non sono per niente ottimista. Le cose non vanno come devono andare. Ci sono troppi conflitti pratici. Il problema delle arance tra Italia e Spagna ad esempio è sempre stato sentito come più importante di tutti i problemi istituzionali. Non possiamo cadere sulle arance". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Cambio alla "fabbrica dei santi": Saraiva lascia, arriva Amato (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)

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Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Scritto in Varie 1 Commento " (1 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 330 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) " (17 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 148 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (14 votes, average: 4.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (17 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (17 votes, average: 4.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (214) Ultime discussioni bo,mario: Savigni la ringrazio per l'attenzione. La risposta me l'aspettavo in quei termini. Mi dispiace... Raffaele Savigni: A Iginio: scusi, non conoscevo quel paese.Ma quando lei mi insulta, rifiutandosi di raccogliere il... Raffaele Savigni: A Klaus: ho detto chi sono non per vanità, ma solo per rispondere a Silvano, che mi accusava di... Iginio: In definitiva, Savigni: ma l'articolo l'ha letto? NO. Il sito, poi, l'ha guardato bene? NO.... Michele M: Emiliano, Grazie per lo scritto: non lo conoscevo (cosi' come ignoro il personaggio.). 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Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 07-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 334 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 220 ) " (17 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 149 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (12 votes, average: 3.58 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (14 votes, average: 4.07 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (17 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (17 votes, average: 4.53 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (214) Ultime discussioni elianna: @ Franco Damiani dice Cherubino cortesemente non potrebbe fare post più brevi ?... Fiorellino Blu: Gentilissima Marina, quanto al Concordato faccio presente che la S. Sede, al tempo del regime di... Cherubino: @ Franco Damiani, cortesemente non potrebbe fare post più brevi ?, magari con stralci di quanto cita ? o... Emiliano: Qui, Damiani, ne ho da leggere fino a domani! ;-) "E' molto ragionevole credere che una prassi... Franco Damiani: "Predica la parola divina, insisti a tempo e controtempo, riprendi, supplica, esorta con ogni... 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Lodo alfano, subito il voto cambierà la blocca-processi - liana milella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Lodo Alfano, subito il voto cambierà la blocca-processi Protestano Pd e Idv. Cautela al Quirinale Il Guardasigilli: "L'unica alternativa politica era accelerare il lodo" LIANA MILELLA ROMA - Berlusconi da Tokio ordina, i suoi uomini eseguono. è d'accordo il presidente della Camera Fini. Il calendario di Montecitorio viene rivoluzionato. Il lodo Alfano, lo scudo anti-processi per le alte cariche dello Stato, ruba il posto al decreto sicurezza. Di volata passerà, già stamattina, nelle commissione Giustizia e Affari costituzionali, poi eccolo in aula perfino in notturna pronto per essere votato giovedì. Il dl con le misure anticrimine, che contiene la sospensione dei procedimenti, slitta a venerdì per la discussione generale. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, nella riunione dei capigruppo e in commissione, ne annuncia una sostanziale modifica. Il Quirinale, che ha dato un primo lasciapassare al lodo, segnalato con fermezza l'anomalia della norma blocca-processi, chiesto al governo un reciso passo indietro, ora segue con attenzione gli sviluppi, ma non si pronuncia. Resta su una posizione guardinga, in attesa che la promessa di modificare l'articolo effettivamente si concretizzi. Però giudica positivo un passo che, se andrà in porto, può evitare lo scontro tra maggioranza e opposizione. A guardare i botta-risposta di ieri, tutto lascia intendere che alla battaglia si andrà ugualmente. Il fondatore di Idv Di Pietro grida che quella di Berlusconi "è una dittatura" e che "obbligare il Parlamento a fare una legge per salvarsi dai suoi processi è come fare un sequestro delle Camere a scopo di estorsione". Il Pd, ed è un coro (Finocchiaro, Soro, Bindi, Franceschini, Sereni, Zanda, Minniti, Tenaglia), rifiuta ogni ipotesi di scambio, boccia il lodo, e chiede che la blocca-processi sia soppressa. L'Udc, con il leader Casini, che aveva suggerito la corsia preferenziale per il lodo Alfano, respinge "la piazza" ma riconosce nell'inversione "una scelta di Berlusconi e della sua maggioranza". Giornata di fuoco dunque. Ma in cui si realizza quello che era già chiaro domenica. Che il ministro della Giustizia Angelino Alfano sintetizza con questa battuta: "Sul piano della razionalità politica l'unica alternativa era accelerare il lodo". E così è avvenuto. Ieri mattina, di buon ora, è stato il ministro Vito a ufficializzare il passo del governo. "Nella riunione dei capigruppo di stasera chiederò che si anticipi il lodo". Allo stesso modo, a sera, è stato sempre Vito, a capigruppo già fatta e a calendario cambiato, ad annunciare alle due commissioni riunite che "il governo apporterà modifiche significative alla norma su cui, ci auguriamo, possano cadere le polemiche". Un chiaro invito all'opposizione. I cambiamenti, che l'ufficio legislativo di via Arenula sta studiando, non cancellano, ma "riformulano" (sono parole del Guardasigilli) gli emendamenti Vizzini-Berselli. Resteranno le priorità d'indirizzo nell'azione penale, ma limitate alla fase delle indagini preliminari e nel solco della famosa circolare del procuratore di Torino Maddalena. Varata dopo l'indulto, approvata a maggioranza dal Csm (a favore Md, Mi, Mg, laici di sinistra, contro Unicost e laici di destra), affidava ai magistrati il compito di mettere in secondo piano i processi coperti dallo sconto di pena. Via, invece, la sospensione di un anno, quella che ha fatto gridare allo scandalo Anm e Csm, sostituita con un criterio di priorità affidato ai magistrati per i reati gravi. Le commissioni hanno votato il testo così com'è e il Pd ha abbandonato l'aula. La parola più gettonata in tutto il giorno è stata "scambio". Scambio tra lodo e sospensione dei processi. Fa orrore al Pd, a Di Pietro, all'estrema sinistra. Ma anche la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno lo respinge: "Ogni norma ha la sua ratio. Di certo quella sulla sicurezza è migliorabile, ma va valutata autonomamente". E l'avvocato del premier Niccolò Ghedini definisce l'ipotesi "scellerata" e nega "qualsiasi rapporto tra i due provvedimenti". La Lega è soddisfatta (Calderoli: "L'avevo proposto io"), ma preoccupata per il futuro del dl sicurezza che dovrà tornare al Senato in tempo per la conversione (entro il 24 luglio). Dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni: "M'interessa sia approvato il più in fretta possibile, mi auguro nei prossimi giorni".

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Le ragazze del garofano - filippo ceccarelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura Regime misogino Gli uomini dello scudo crociato temevano di finire all'inferno, ma coltivavano anche il culto monogamico di un potere grigio, privo di una vera corte e quindi di donne allegre, fascinose e vivaci Sesso e potere nella Prima Repubblica LE RAGAZZE DEL GAROFANO FILIPPO CECCARELLI Per quarant'anni e passa l'Italia democristiana si è consentita il lusso di fare a meno delle cortigiane. La leggenda della Prima Repubblica tramanda che una di esse, durante una festa, con inusitata faccia tosta riuscì a prendere sottobraccio nientemeno che Giulio Andreotti, e quindi a trascinarlo sulla soglia di una pista da ballo. "Non ho mai danzato con un presidente del Consiglio" sussurrò l'esuberante cortigiana. "Neanche io", fu la sublime risposta del Divo Giulio, prima di allontanarsi a passettini. Alieni dai peccati della carne, i potenti dc temevano di finire all'inferno, ma al tempo stesso coltivavano con profitto il culto monogamico di un potere per sua e loro natura grigio, maschile e frantumato, del tutto privo di una vera corte e quindi di donne allegre, fascinose e vivaci. E anche per questo probabilmente durarono così a lungo. Le cortigiane riapparvero così sull'onda più o meno lunga del craxismo come sintomo di più moderni e spericolati costumi. In realtà, l'ambigua figura della donna di corte è antichissima e a Roma, come documentato da Claudio Rendina nel suo Cardinali e cortigiane (Newton Compton, 2007), lo è ancora di più. Ma se proprio bisogna assegnare una data al loro più recente ritorno, varrà la pena di ricorrere a una delle tante intercettazioni telefoniche fiorite attorno alla tangentona Eni-Petromin e divulgate nell'anno di grazia 1982. E insomma, c'è un manager di Stato che parla con un ministro di un altro ministro, pure socialista, e: "L'ho visto con due zoccolone". Detto con gioiosa e appagata considerazione. Ora "zoccolone" suona poco simpatica come parola, nel suo sommario e indubbio maschilismo. Eppure quelle vistose signorine preannunciavano l'entrata in scena di un nuovo potere, una sorta di auto-craxia. Nella stagione del garofano la corte prese la forma e lo stile provvisorio dell'albergo, anzi degli alberghi, dal Midas primigenio ai fasti del Raphael, passando per la hall e le camere da letto ? dovutamente sorvegliate, ahiloro ? del Plaza. In quest'ultimo hotel si radunavano le favorite che il gaudente ministro discotecaro di volta in volta chiamava a far parte del suo numeroso staff. Qui al Plaza una di queste cortigiane si ritrovò impicciata, secondo un rapporto dei carabinieri, in una doppia e simultanea relazione con il ministro e con un rampollo di una assai poco raccomandabile famiglia catanese. Qui infine, nei cassetti della gioviale ed efficiente portineria, venne poi sequestrata un'agenda con i nomi e i recapiti di ulteriori signorine, una delle quali identificata come "Maga Circe", ma sul serio. Più che una varietà di palazzo, veramente, la memoria di quella stagione di vacanze esotiche, menu afrodisiaci, ironiche falloforie e vasche da bagno in salotto evoca una baraonda di figure femminili che restituirono un rango al ripristinato cortigianesimo. Ce n'erano in effetti per tutti i gusti. Celebrate star dell'hard-core con vocazioni letterarie, editrici porno-soft con conturbanti fotomodelle al seguito, creature di Tinto Brass, attrici in disarmo pronte ad avvolgersi nelle bandiere del garofano, mogli di architetti e di ambasciatori, libertine felici, salottiste ben stanche dell'intellettualismo straccione dei comunisti, della schizzinosa ipocrisia laica o dell'esangue misoginia dorotea. E insomma. Anche alla luce delle odierne vicissitudini, la crepa apocalittica, se si vuole, è che il vitalismo craxiano, la sua famelica festevolezza andarono a battere dove? Sulla tv. E a questo proposito si rammenta che già 15 anni orsono la Rai venne graziosamente definita "un puttanaio e un marchettaio" da un dirigente craxiano, uno dei maestri peraltro dell'allora giovane Saccà: Luigi Locatelli. Questi espose la teoria per così dire evoluzionistica del cortigianesimo, per cui all'inizio il potente apriva alla sua irregolare morosa una lavanderia, poi un bar tabacchi, poi ancora, dopo il boom, la profumeria, quindi la boutique e adesso lo scambio era tutto interno alla tv. Teoria peraltro confermata dal fatto che la Gbr, emittente romana di qualche peso, venne affidata alla regina delle fidanzate del Psi, con gravi perdite e susseguenti indagini. Fino all'ultimo, comunque, fino agli arresti e alle monetine, il craxismo rimase fedele alla sua vocazione. Come fedeli parvero restare, nel bunker del Raphael, anche diverse di quelle donne, tra cui una appariscente e prosperosa ex miss Universo che esponeva ai giornalisti assai plausibili dietrologie, quando tutto ormai stava precipitando. E un glorioso partito di lavoratori e di scommettitori si accingeva a togliere il disturbo lasciando all'intero ceto politico del domani, berlusconiani, post-fascisti, ulivisti e quanti altri, il compito di portare a compimento il consueto e inconfessabile mandato del potere, annessi e connessi, piaceri e dolori, drammi e commedie.

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Viale delle milizie, da 2 mesi un tratto senza illuminazione (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Roma Viale delle Milizie, da 2 mesi un tratto senza illuminazione Lungo viale delle Milizie, sul lato di sinistra, nella direzione via Otranto-Largo Trionfale, tra i numeri civici 13 e 15, per un centinaio di metri, il viale è privo di illuminazione pubblica da circa due mesi, con gravi inconvenienti nel rientro notturno. In un primo tempo i lampioni sono stati spenti e successivamente smontati e asportati. Gli uffici Acea "segnalazione guasti agli impianti di illuminazione stradale", più volte interpellati, non hanno ritenuto di fornire previsioni sul ripristino dell'impianto. Glauco Pagnanelli.

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Rebibbia, la gang dei certificati falsi - marino bisso maria elena vincenzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Roma Rebibbia, la gang dei certificati falsi Permessi ai detenuti: un tariffario dai 300 ai 5 mila euro. Due medici arrestati MARINO BISSO MARIA ELENA VINCENZI Un vero e proprio business di certificati falsi per uscire dal carcere. Un carnet che andava dalle tecniche per risultare tossicodipendenti, al vademecum del depresso, passando per le false attestazioni di malattia. A capo della centrale per le "scarcerazioni facili", un medico e un'assistente sociale del Gemelli, Armando Colombo Taranto e Paola Di Masci. Alcune settimane fa, Taranto ha firmato la perizia psichiatrica su Nicolò Di Stefano, il giovane accusato di aver ucciso la fidanzata al Trionfale. Nella lista dei pazienti, criminali comuni e nomi "illustri", come quello di Carmine Fasciani, boss del litorale laziale legato alla banda della Magliana, e Giorgio Lago, esponente dell'omonimo clan camorristico. Ma anche molti altri: in manette sono finiti in 12. Tra cui anche terzo camice bianco, Armando Urbani, psichiatra libero professionista. Un mercato di falsi certificati, scoperto dagli uomini della squadra mobile guidata da Vittorio Rizzi, basato sul passaparola. Centrale, secondo gli inquirenti, la figura dell'assistente sociale/segretaria: era lei la mente. Le parcelle andavano dai 300 euro per un certificato ai 5.000 di una intera pratica, per cercare di evitare il carcere. E l'obbligo era quello di saldare in fretta: in caso di mancato versamento, la minaccia era quella di raid punitivi. Un giro sul quale gli uomini della sesta sessione della mobile, guidata da Francesca Monaldi, indagavano, coordinati dal pm Diana De Martino, da un anno. Da quando, nell'aprile del 2007, la procura di Civitavecchia si insospettì per un certificato con numero di protocollo e data falsa. La firma: il day hospital di psichiatra e tossicodipendenze del Gemelli. Una traccia che ha portato gli agenti dritti alle istruzioni, o in alcuni casi anche alla compilazione del test, per apparire depresso. Ai consigli su come risultare alcolisti all'esame del sangue. Alle false attestazioni di tossicodipendenza. Tutti metodi per chiedere l'avvio di una terapia disintossicante o psichiatrica. Che permetteva ai "pazienti" di stare a casa e di avere qualche ora di libertà: spesso nelle ore in cui dovevano presentarsi al Gemelli se ne andavano in giro, sicuri che i due dipendenti del Gemelli avrebbero garantito un alibi. Ieri L'Università Cattolica ha avviato le procedure per sospendere, in via cautelativa, i due sanitari. Ieri, interrogati dal gip Cecilia Demma, i due medici e l'assistente sociale, sono rimasti in silenzio. Un detenuto, difeso dall'avvocato Marina Condoleo, ha spiegato di essere stato costretto a pagare per non tornare in carcere.

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Milano capitale dei single e dei vecchi ci si sposa meno e a quasi 40 anni - teresa monestiroli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Milano Milano capitale dei single e dei vecchi ci si sposa meno e a quasi 40 anni Nei nuovi dati dell'anagrafe comunale il crollo delle nozze (meno 30% in 10 anni) Cresce l'età in cui si ha il primo figlio Maggioranza over 35, raddoppiano le quarantenni TERESA MONESTIROLI Giovani che si sposano sempre meno e fanno figli tardi, spesso al di fuori del matrimonio. Immigrati in continuo aumento, che alzano il tasso di fecondità della metropoli. Anziani in crescita (gli over 90 sono 16.211), single che doppiano le famiglie, donne in carriera stressate e ipertese. Ecco la fotografia della Milano del Terzo Millennio: una metropoli che sta cambiando velocemente, dove le famiglie tradizionali vanno via via sgretolandosi per lasciar spazio a una produttività frenetica. Non sempre per scelta, talvolta anche per necessità. E gli esperti lanciano l'allarme: "Milano rischia di diventare una città di single, immigrati e anziani". A mostrare le trasformazioni della capitale economica del paese, punta avanzata di tutti i cambiamenti demografici dell'Italia, sono i dati dell'anagrafe del Comune. Tabelle aggiornate al 2006 che raccontano una città che non cresce per numero di abitanti (1.303.437 di cui 170 mila stranieri), ma le cui componenti sociali mutano in fretta. Soprattutto quella under 40, che ritarda sempre più la decisione di metter su famiglia. E quando lo fa, spesso preferisce trasferirsi nell'hinterland, dove la vita costa meno e la rete assistenziale è più salda. In città in dieci anni il numero dei matrimoni è diminuito del 32%. Nel 1995 a Milano si sono sposate 5.639 coppie, nel 2006 3.845. Non solo, nello stesso lasso di tempo l'età media delle spose è salita da 29,7 a 34,2 anni quella degli sposi da 32,6 a 37,4 anni. Mentre continua, inesorabile, il crollo delle unioni religiose a scapito di quelle civili: dal 1995 al 2006 i matrimoni in chiesa sono calati del 17 per cento mentre quelli in Comune sono cresciuti altrettanto. Una conseguenza del fatto che le coppie si sposano sempre meno è il calo dei nati "legittimi", come li chiamano ancora le statistiche. I bambini venuti al mondo da due genitori uniti dal vincolo del matrimonio sono scesi del 17 per cento, contro un pari aumento di quelli nati all'interno di una convivenza. Se infatti nel 1995 i bimbi legittimi furono 7.943 (pari all'82,6 per cento del totale) contro i 1.670 naturali (il 17,4), nel 2006 le percentuali si sono avvicinate passando a un 65 per cento di nascite nel matrimonio contro un 35 fuori (in termini assoluti 8.161 contro 4.385). Per quanto riguarda i parti - nel 2006 solo 25 donne hanno partorito in casa - , il dato più interessante per capire in che direzione sta andando Milano è l'età delle mamme. In dieci anni la metropoli ha registrato un certo incremento della fecondità, passando dai 9.930 bambini nati del 1996 ai 12.546 del 2006, ma le tabelle mostrano anche un preoccupante ritardo nella scelta di maternità delle donne italiane: più di una su due fa il primo figlio dopo i trent'anni. Trend diverso rispetto a quello delle straniere che diventano madri per lo più tra i 20 e i 30 anni. Se nel 1996 infatti il numero delle mamme italiane tra i 25 e i 29 anni superava di gran lunga quelle tra i 35 e i 39 (il 25,6 per cento contro il 19,8), oggi il dato è invertito: nel 2006 il 16,7 per cento delle donne ha avuto il primo figlio a 25-29 anni mentre il 30,9 per cento a 35-39. Addirittura è raddoppiato il numero delle mamme over 40, passate dal 3,8 per cento all'8. "I giovani vivono una situazione di difficoltà - spiega Alessandro Rosina, professore di Demografia all'università Cattolica - . Un welfare debole come quello italiano li costringe a ritardare tutto. Fanno fatica a uscire di casa, ad avere un lavoro stabile e quindi a diventare autonomi. Questo penalizza le loro scelte, li condiziona e porta a un inevitabile invecchiamento della fecondazione". Figli più tardi, quindi, quando si fanno. E il matrimonio? "Non è che i giovani non credano più nelle nozze - continua Rosina - . L'80 per cento di loro pensa ancora che la famiglia sia basata sul matrimonio. Il fatto che le unioni siano in diminuzione si spiega con due fattori: da un lato l'aumento delle convivenze, dall'altro le difficoltà economiche che costringono molte coppie e sposarsi tardi. Se non addirittura a trasferirsi fuori città per mettere su famiglia".

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Quel "cervello" dall'alma a boston - massimiliano panarari (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Bologna Quel "cervello" dall'Alma a Boston Faggioli: "Al College per insegnare la lezione di Dossetti e Alberigo" MASSIMILIANO PANARARI Continua l'emorragia di cervelli da questo paese che, naturalmente, colpisce anche l'Emilia-Romagna. A questo destino non si sottrarrà il trentasettenne bolognese Massimo Faggioli, che lavora presso uno dei più prestigiosi centri di ricerca presenti in città e noti in tutto il mondo, la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII e presso il Dipartimento di Politica, istituzioni storia dell'Alma mater, ed è considerato uno tra i più promettenti studiosi del cristianesimo oggi in circolazione. Destinazione, come per molti, gli Usa e, in particolare, il Boston College, in Massachussets. Lei sta per andare a insegnare negli Stati Uniti. L'ennesimo, caso, se permette, di "fuga di un cervello". Cosa non va nella ricerca e nell'università italiane? "Non è detto che i cosiddetti "cervelli in fuga" siano migliori dei cervelli che rimangono in Italia: ogni caso fa storia a sé, e dietro alla dizione "fuga dei cervelli" ci sono storie molto diverse tra loro. Il fenomeno dei "cervelli in fuga", peraltro, segnala anche che l'università italiana è un luogo che sa formare bene, da cui partono persone apprezzate all'estero". Lei è ricercatore alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, che gode di ottima reputazione ed è un ambiente di studio di rilevanza internazionale. Più in generale, cosa funziona e cosa no nel sistema accademico bolognese? "I dodici anni trascorsi dopo la laurea nel gruppo di ricerca della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII mi hanno portato a fare esperienze di studio e soggiorni di ricerca in molti paesi di tre continenti diversi. Quegli anni mi hanno messo a confronto con la ricerca condotta a livello internazionale, ma anche con la necessità di sviluppare il rapporto con l'Università di Bologna su molteplici piani. A mio sommesso parere, anche a partire dall'esperienza personale nella Fondazione per le scienze religiose, l'Università di Bologna è capace più di altre di cercare e mantenere un rapporto fecondo con la società civile e con le fondazioni. Un esempio di cui sono testimone è il rapporto con la Fondazione Carisbo nella creazione del "Centro Studi Progetto Europeo" insieme al Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia. Per restare alla mia recente esperienza di "non strutturato", in quel Dipartimento ho visto un grande sforzo di internazionalizzazione, di creazione di scambi e contatti all'interno del Dipartimento e con l'esterno, e di valorizzazione della dimensione internazionale della ricerca e della docenza. Ciò che invece non funziona nell'Università è legato all'estrema scarsità di risorse, che rende difficili le condizioni di lavoro di tutti quelli che operano nell'Università, gli "strutturati", ma specialmente i "non strutturati". Di che cosa si sta occupando ora? "A Boston College l'anno prossimo svilupperò un tema di ricerca caro a Dossetti e al mio maestro, Giuseppe Alberigo (scomparso proprio un anno fa, il 15 giugno 2007): il legame tra concezione della liturgia e istanze di riforma nel cattolicesimo post-conciliare. I recenti atti di Benedetto XVI sulla liturgia hanno reso evidente la crucialità di quel nesso. Più in generale, la "Breve storia dei movimenti cattolici" (Carocci 2008), che ho appena pubblicato, ha tentato di riflettere anche su alcuni aspetti del periodo storico tra concilio Vaticano II e post-concilio, tra i quali il Sessantotto dei cattolici".

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Noi, a fianco del Presidente (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 08-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del SOCIALISTI "Noi, a fianco del Presidente" Oggi, alle 16, i socialisti guidati dal neosegretario Riccardo Nencini saranno davanti al Quirinale per manifestare "l'orgoglio di coloro che difendono la massima carica dello Stato". Per questo Nencini ha lanciato un appello a Walter Veltroni, Marco Pannella, Emma Bonino e "a tutti i riformisti, laici e liberali" invitandoli a partecipare a questa iniziativa. "Fra piazza Navona e piazza del Quirinale ci sono poche centinaia di metri ma in termini di cultura politica e istituzionale la distanza è siderale", dice Nencini.

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Falsi certificati ai detenuti in manette due medici romani - marino bisso maria elena vincenzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Suggerivano ai pregiudicati come fingersi depressi o malati Falsi certificati ai detenuti in manette due medici romani MARINO BISSO MARIA ELENA VINCENZI ROMA - Non c'erano solo pluripregiudicati romani del calibro di Carmine Fasciani, boss del litorale laziale. Ma anche camorristi come Giorgio Lago, che aveva addirittura deciso di costituirsi al carcere di Rebibbia sicuro di poter presentare falsi certificati medici sul suo stato di "depresso cronico" al Tribunale di Sorveglianza e scontare la pena fuori dalla prigione. Tutti disposti a pagare dai 300 fino ai 5 mila euro pur di ricevere le attestazioni sanitarie necessarie a ottenere le misure detentive alternative al carcere. A scoprire il mercato delle "scarcerazioni facili" è stata la squadra mobile della Capitale. L'inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Diana De Martino della Dda. Dodici in tutto gli arresti: tra questi anche due medici. Uno di loro, assieme ad un'assistente sociale, aveva messo su una vera e propria centrale operativa all'interno del Policlinico Gemelli di Roma per garantire, a pagamento, tutta la documentazione necessaria per far ottenere ai "clienti" gli arresti domiciliari. Gli investigatori li seguivano da circa un anno: Armando Colombo Taranto e Paola Di Masci, con la "consulenza" esterna di un altro medico, Armando Urbani, operavano all'interno del Day Hospital di psichiatria e tossicodipendenza dell'ospedale romano. Tossicodipendenza, alcolismo e depressione le patologie più gettonate e attestate dai medici: questo permetteva ai pregiudicati di seguire programmi di riabilitazione che gli consentivano di potersi muovere liberamente. Gli specialisti fornivano loro anche l'alibi in caso di reati commessi durante i permessi. L'Università Cattolica ha avviato le procedure per sospendere, in via cautelativa, il medico e l'assistente sociale.

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La Chiesa anglicana: sì alle donne vescovo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-08 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Scontro tra conservatori e liberali La Chiesa anglicana: sì alle donne vescovo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di procedere con l'ordinazione di donne vescovo. Il voto da parte del sinodo generale riunito da quattro giorni a York ha sancito ieri notte la spaccatura tra l'ala progressista e tradizionalista. Più di 1.300 membri del clero anglicano (il 10 per cento del totale) avevano scritto una lettera all'arcivescovo di Canterbury e a quello di York opponendosi alla svolta e la settimana scorsa era filtrata l'indiscrezione secondo cui un gruppo di vescovi aveva avuto colloqui in Vaticano, incontrando esponenti della Congregazione per la Dottrina della Fede, per sondare la possibilità di un esodo verso la Chiesa cattolica. Per evitare il rischio di scissione la Church of England ha preso in considerazione un piano di concessioni ai conservatori, incentrato sulla costituzione di "super vescovi" uomini, una figura alla quale i fedeli che non avessero accettato l'autorità morale e spirituale di una donna avrebbero potuto far riferimento. Ma il sinodo ha respinto questa ipotesi, con una maggioranza molto stretta. A questo punto i tradizionalisti dovranno decidere se accettare la promozione a vescovo delle donne, che già sono presenti nei ranghi del clero anglicano, se cercare rifugio nel rito cattolico o se restare e combattere una battaglia di retroguardia che potrebbe ancora rovesciare la situazione. Gli analisti osservano che l'apertura alle donne vescovo manda un segnale a Roma per allontanare l'obiettivo ecumenico dell'unità anglo-cattolica. Il cardinale Walter Kasper, che guida il Consiglio per l'Unità Cristiana, aveva detto recentemente che era arrivato il momento per la Chiesa d'Inghilterra di decidere se si sentiva cattolica o riformata. Il voto sulle donne dice che, dopo due secoli di riavvicinamento anglo-cattolico, gli anglicani stanno riscoprendo le loro radici protestanti. Anche a rischio di una scissione dolorosa che la Anglican Communion, che riunisce 80 milioni di fedeli nel mondo, potrebbe soffrire oltre che sul fronte della parità di diritti delle donne, sull'accettazione dell'omosessualità. "La Church of England è chiesa di Stato perché rispetta e rappresenta il sentimento della nazione inglese, che è liberale e a favore dell'eguaglianza delle donne i tutti i campi", ha scritto in un editoriale l'Observer. Il sinodo di York è stato drammatico: l'ex arcidiacono George Austin, personaggio di spicco nella corrente tradizionalista, è stato visto uscire dalla riunione in lacrime. Ha detto che resterà nella Church of England, ma solo perché ormai è in pensione: "Se fossi stato un prete ancora in attività me ne sarei dovuto andare". Negli Usa Una donna vescovo Guido Santevecchi.

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L'antidivo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-07-08 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE Personaggi Dopo tanto teatro e molte fiction, l'attore 38enne è lanciatissimo anche al cinema e non solo in Italia L'antidivo da esportazione Favino tra "Narnia", Spike Lee e il set di Tom Hanks "Ma il successo per me non può essere una priorità" ROMA - Prima di chiedergli com'è trovarsi a tu per tu con Tom Hanks, partiamo dalla sua faccia: "Mai avuta da idolo delle ragazzine". Per un attore è la prima risorsa, ma ora non è più un problema. "Ho 38 anni e il mio volto da adulto collima con l'età", sorride Pierfrancesco Favino. Inconfondibile col pizzetto rinforzato, popolare dopo il Bartali in tv, apprezzato dopo Romanzo Criminale. Eppure... "Eppure quando mi fermano per strada mi dicono: sei bravo ma non ricordo come ti chiami". Che per un attore... "No, a me sta bene, non voglio essere più famoso dei miei personaggi". Lezione numero 1: Favino non è il solito attore ubriaco di se stesso. Con quel volto adulto anche da ragazzo, non poteva diventare un romanticone alla Hugh Grant. "L'ho anche fatto, Al cuore si comanda, ma il film non era all'altezza. Dove sono le commedie sofisticate di una volta?". Spera di tornare a far teatro con gli amici, Claudio Santamaria, Kim Rossi Stuart, Rolando Ravello. Poi ci sono "gli altri colleghi e comincio a sentire: ma che, vai a vivere lì? Oppure: ti possiamo continuare a salutare?". "Lì" è l'America, che per Pierfrancesco non ha mai rappresentato il sogno. "Però lo sto vivendo". è al quarto film straniero, sempre con pezzi da novanta. Tra meno di un mese uscirà Le cronache di Narnia - Il principe Caspian di Andrew Adamson, un cattivo al soldo di Castellitto, in autunno Miracolo a Sant'Anna di Spike Lee dov'è capo dei partigiani, e nel 2009 Angeli e demoni di Ron Howard, prequel de Il codice da Vinci (Dan Brown lo scrisse prima) che fece arrabbiare la Chiesa. Tanto che il Vaticano ora ha rifiutato le chiese per le riprese. "Gli americani non hanno fatto polemiche, ricostruiranno tutto negli studi a Los Angeles". Intanto è stata messa a soqquadro Roma, gli elicotteri sopra Castel Sant'Angelo, Corso Vittorio Emanuele bloccato per ore per una macchina che andava avanti e indietro. "E dentro c'ero io. All'inizio è difficile abituarsi al fatto che accanto a te c'è Tom Hanks che nelle pause ti rifà Forrest Gump, ti racconta come ha trovato quel personaggio. E ti chiede il posto migliore dove mangiare. Ha regalato a tutta la troupe la guida di Roma. Anche a Narnia il set era di più di mille persone, una macchina industriale con un bacino economico enorme che ha bisogno di professionalità specializzate e un controllo quasi militare". Favino è l'unico italiano di Angeli e Demoni: "Sono un ispettore della polizia vaticana che scorta Hanks, sono il ponte tra l'America e il Vaticano, per contratto non posso dire la trama che si discosta dal libro". Il Codice da Vinci fu bocciato dai critici, tanti sbadigli, poche emozioni. "Il film aveva l'obiettivo del grande intrattenimento attraverso l'avventura e le ambientazioni oscure. Il libro te lo bevi, poi puoi dire che cazz..". Pierfrancesco un giorno a Londra si presentò nel camerino della grande Judi Dench con un mazzetto di viole e una foto da farsi autografare: "Buttala, mi disse, è brutta, dammi l'indirizzo che te ne mando una più bella. Ci siamo scritti a lungo, mi diceva di non sovrappormi al personaggio, di cercare ruoli col dubbio laico e il tormento dell'anima, personaggi che s'interrogano. Spike Lee, per esempio, non ha fatto la retorica del soldato nero, anzi. Non ci sono buoni e cattivi, c'è il punto di vista umano, non storico, su ciò che è giusto e sbagliato ". Al successo, Favino è arrivato tardi. "Ed è difficile riuscire a capire cos'è veramente. Non credo d'averlo raggiunto. Ci sono due-tre momenti in cui ho visto che il lavoro aveva preso una forma organica: il mio primo film per la tv, che non ha visto nessuno, "Correre contro", dove facevo un handicappato, ma nonostante il Prix Italia, non è stato difeso da Raiuno. Poi El Alamein e Romanzo Criminale ". Ha lavorato quattro anni a teatro con Ronconi: "Pagherei per esserci alle prove dei suoi spettacoli, ma avevo bisogno di imparare altre cose, prevedevo che Massimo Popolizio sarebbe rimasto il prim'attore della sua compagnia". Ha anche due film italiani. L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi e, per Raiuno, Pane e libertà di Alberto Negrin, sulla vita di Giuseppe Di Vittorio, padre del sindacalismo unitario. La figlia di Ugo Tognazzi, al secondo film in uscita in autunno, racconta "due storie d'amore, con Monica Bellucci e Ksenia Rappoport, viste da un farmacista ". Punto di vista inedito. "Infatti. Quando non ci sono le donne, o c'è l'amore dei gay o gli uomini sono degli str... insensibili". Certo che tra Tom Hanks e Spike Lee... "Ogni tanto dal cellulare chiamo incredulo mia madre: ma lo sai con chi sto?". Valerio Cappelli.

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Se l'Europa è contenta di non essere importante (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-08 num: - pag: 38 autore: di ROBERT KAGAN categoria: REDAZIONALE SFIDUCIA NEL FUTURO Se l'Europa è contenta di non essere importante A ppena due anni or sono, il filosofo e scrittore inglese Mark Leonard pubblicò un libro dal titolo L'Europa dominerà il XXI secolo. Oggi ci si chiede piuttosto se, e in quale misura, l'Europa sarà capace di ritagliarsi una particina da comprimaria nel nuovo secolo. Non è semplicemente la conseguenza del colpo mortale inflitto dal no irlandese al Trattato di Lisbona, che si prefigge di riorganizzare l'Unione europea. Ho trascorso sei degli ultimi otto anni nella capitale dell'Ue, e ho osservato tra gli europei una progressiva perdita di fiducia, un ripiegarsi su se stessi e un pessimismo sempre più accentuato sul futuro. Malgrado il gran parlare che si fa delle debolezze dell'economia americana, ben pochi europei immaginano che toccherà a loro ereditare il mondo. L'economia tedesca è ripartita bene in questi ultimi tempi, ma si tratta di un'eccezione, e persino i tedeschi temono che sia un fenomeno transitorio. La soddisfazione europea per il dollaro debole e l'euro forte è una piacevole distrazione dai timori, profondamente radicati, che i giganti asiatici stiano per sorpassare l'Europa e tagliarla fuori dall'economia internazionale. Il potente vicino dell'Europa, dal canto suo, suscita nuove preoccupazioni. Non passa giorno che qualche funzionario europeo non invochi una politica energetica comune per far fronte al monopolio predatorio della Russia, e non passa giorno che i russi non intavolino nuovi accordi a favore di un Paese europeo e a scapito di un altro. Oggi gli europei appaiono molto più angosciati per l'immigrazione e la salvaguardia della loro identità culturale rispetto a una decina d'anni fa. In tutte le elezioni in Europa, di questi giorni, si riaffacciano le questioni di immigrazione e assimilazione, e la gente comune dubita che l'Europa sarà in grado di integrare i nuovi arrivati. Persino i laici temono che la cosiddetta Europa "cristiana" venga poco a poco scardinata dall'afflusso inarrestabile di musulmani e cultura islamica - di qui la reazione scandalizzata davanti alla timida proposta dell'arcivescovo di Canterbury di accogliere alcuni principi della Sharia nella legislazione inglese. Ancor più sorprendente, forse, è la sfida continua lanciata all'unità europea. L'Ue resta un'organizzazione miracolosa, e nessuno dovrebbe ostacolarne il progresso. Tuttavia, le grandi potenze europee sono assai gelose delle proprie prerogative in materia di politica estera, specie quando si tratta di mettere a repentaglio la sicurezza dei loro soldati, e questo è comprensibile. Ad aggravare la situazione, è opinione diffusa che all'Europa manchi una forte leadership. Gordon Brown appare assai debole. Angela Merkel è bloccata dalla sua grande coalizione. Se molti, in Italia e in America, approvano Silvio Berlusconi, nel resto d'Europa il premier italiano trova scarsi consensi. Quando, da americano tipico, faccio notare la ventata di novità portata dalla presidenza di Nicolas Sarkozy, fuori dalla Francia per tutta risposta non ottengo altro che silenzio e fronti aggrottate. In Inghilterra e in Germania Sarkozy è visto come un fenomeno mediatico, ma ciò non toglie che si sia impegnato a difendere la Francia, non l'Europa. Gli interessi nazionali, in ogni caso, prevalgono sul bene comune. Il Trattato di Lisbona si proponeva di risolvere alcuni di questi problemi, con la creazione di due leader a rappresentare l'Europa sul palcoscenico mondiale: un presidente e un ministro degli esteri. Per le due posizioni circolavano già alcuni nomi, da Tony Blair allo svedese Carl Bildt, anticipando un'Europa capace di assumere un ruolo più incisivo nel mondo, malgrado i molti dubbi. Per gli euro-entusiasti, la nuova costituzione era la risposta al disagio dell'Europa e il passo necessario verso la leadership globale. Dopo la bocciatura del trattato, regna l'incertezza. Tutto questo rappresenta, ovviamente, una doccia fredda per gli Stati Uniti. In un mondo che vede la nascita di nuove potenze, due delle quali autocrazie, gli Usa puntano tutto sulla forza delle democrazie alleate. Un'Europa unita, indipendente e capace, è negli interessi dell'America, anche se non mancheranno i disaccordi. Preferirei di gran lunga che fosse l'Europa a dominare il XXI secolo, piuttosto che la Russia di Vladimir Putin o la Cina di Hu Jintao. Il pericolo di quest'ultimo colpo inferto alla fiducia europea è che i nostri alleati, tra cui la Gran Bretagna, rischiano di scivolare lentamente nell'insignificanza globale. Ma già corre voce, a Londra, che tanti l'aspettano con piacere. Gideon Rachman, del Financial Times, è convinto che la maggioranza degli europei, se non i loro leader, sceglierebbe di gran lunga l'irrilevanza, e a ragione. Meglio insignificanti che dover imitare gli Stati Uniti, con interventi e coinvolgimenti in tutto il pianeta. Dopo tutto, "fare la superpotenza è un compito assai oneroso, oltre che cruento ", scrive Rachman. La debolezza dell'Europa, invece, rappresenta una sorta di "nirvana ". Rachman ha senz'altro ragione nell'affermare che molti europei vorrebbero lasciare le cose come stanno. L'Europa ha cominciato ad assumere un ruolo simile a quello del coro nella tragedia greca, limitandosi a giudicare e commentare le azioni dei protagonisti, ma senza incidere minimamente sugli sviluppi della trama. E forse l'Europa - l'Europa priva di leadership, l'Europa oggi priva del nuovo trattato - è così perché questa è la volontà dei suoi cittadini. Se così stanno le cose, il XXI secolo, certamente non dominato dall'Europa, rappresenterà un'epoca assai insidiosa per gli Stati Uniti. © Robert Kagan 2008, distribuito da \\ Dopo la bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell'Irlanda, nell'Ue regnano l'incertezza e il pessimismo. Nonostante le difficoltà americane, ben pochi cittadini del Vecchio Continente immaginano che toccherà a loro ereditare il mondo. E molti ne sono contenti, perché fare la superpotenza è un compito assai oneroso, oltre che cruento. The New York Times Syndicate Traduzione di Rita Baldassarre.

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Zapatero super leader (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 08-07-2008)

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SPAGNA Zapatero super leader Il 37esimo congresso del Psoe rielegge il suo segretario con il 98% dei voti. E lui rilancia la sfida sui diritti Aldo Garzia MADRID Il Congresso numero 37 del Psoe si è concluso nel segno del suo leader, José Luis Rodríguez Zapatero. Su 995 delegati, solo in 14 hanno votato scheda bianca quando si è trattato di rieleggere il segretario del partito. E tutti hanno appoggiato la sua proposta di eleggere come vicesegretario José Blanco, ex segretario di organizzazione, e di affidare quest'ultimo ruolo a Leire Pajín, non ancora trentaduenne, zapaterista della prima ora. Al di là dei numeri - "bulgari" si sarebbe detto una volta - è l'intera politica dei socialisti spagnoli a essere impregnata di quel "socialismo dei cittadini e delle libertà" che tanto piace al loro leader. Da quando è stato eletto segretario per la prima volta nel 2000, Zapatero non è mai stato così forte e potente nel partito - dove non ha oppositori e ha rinnovato il comitato esecutivo con una leva di quarantenni - e nel governo. Dopo la conferma nelle elezioni dello scorso 9 marzo, governerà la Spagna fino al 2012 legando il suo nome a un ciclo politico che non si è dimostrato effimero. I giornali spagnoli commentano che neppure Felipe González, leader del Psoe nella transizione democratica e poi premier per quattro legislature dal 1982 al 1996, ha potuto contare su un consenso di questa portata. Da questo Congresso, il premier socialista ha intanto lanciato nuovi obiettivi nel campo dei diritti, forse per rispondere indirettamente alle accuse di derechizacion che gli sono piovute addosso specie dopo l'intervista a El País di una settimana fa in cui definiva perentoriamente la "direttiva ritorno" decisa dall'Unione europea una "misura sociale progressista" (aggiungendo che chi non la leggeva così, come tutti i paesi dell'America latina, o non aveva capito nulla o era in malafede). Innanzitutto, la concessione del voto nelle elezioni amministrative agli immigrati "in possesso del permesso permanente di residenza" (si calcola che i nuovi elettori potrebbero aggirarsi intorno ai tre milioni), in modo da realizzare la loro piena integrazione dal momento che i numeri dicono che la Spagna, dopo gli Stati uniti, è il paese con più immigrati al mondo. Poi la lotta efficace "contro il cambiamento climatico", introducendo scelte ecologiche nell'energia, nell'industria e nei consumi. Poi ancora quello che Zapatero ha definito "il diritto a una morte degna, senza sofferenze inutili" (il testamento biologico). Infine, ancora maggiore laicità nel rapporto tra cittadini e Stato (graduale scomparsa dei simboli religiosi dai luoghi pubblici). "Siamo il partito che più assomiglia alla Spagna, un paese che ha passione e guarda con fiducia al suo futuro", ha ripetuto più volte Zapatero nelle conclusioni che ha svolto domenica mattina. Gran parte del discorso finale il premier socialista lo ha dedicato però alla situazione economica, replicando così a chi lo aveva criticato per aver eluso questo tema nella relazione introduttiva. "Anche l'economia può essere di destra o di sinistra. Non è vero che sia neutra. Ecco perché noi affronteremo le difficoltà nel settore delle costruzioni e dell'edilizia, in quello dell'occupazione e dei mutui per la prima casa, cercando di aiutare chi è più colpito dalle ripercussioni dell'aumento delle materie prime e del petrolio sul mercato internazionale", ha detto Zapatero. Poi ha rilanciato "un progetto-paese che attraverso massicci investimenti nella modernizzazione economica, nelle scienze, nelle nuove tecnologie, nella cultura, nell'apprendimento di altri idiomi può far diventare la Spagna uno dei primi dieci paesi del mondo". "Quindi, preoccupazione per il quadro economico sì, ma non resa - ha continuato il premier - di fronte a una situazione complicata dell'economia che ci impone di cambiare gradualmente il nostro modello economico e di superare la dipendenza dal mattone, cioè dal settore delle costruzioni e delle infrastrutture". I dati dicono infatti che dopo venticinque anni di sviluppo ininterrotto la disoccupazione tocca in Spagna per la prima volta il 10% del totale della forza lavoro e che la crescita nei prossimi mesi difficilmente supererà il 3%, mentre gli spagnoli si erano abituati da un decennio a essere i primi in Europa con almeno il 5%. Il premier socialista, che fa dell'ottimismo una delle sue armi politiche migliori, ci ha tenuto a sottolineare nelle sue conclusioni che "la principale forza di cambiamento sono le idee". Da qui la scelta di chiamare "Fondazione idee" (Fundación ideas) il centro studi affidato alla direzione di Jesús Caldera, ex ministro del lavoro. "La Fondazione ci permetterà di pensare meglio e di rinnovare le nostre proposte, rafforzando i nostri messaggi politici per un socialismo moderno", ha insistito Zapatero nella parte finale del suo intervento. Con il Partito popolare di Mariano Rajoy che si lecca le ferite per la seconda sconfitta elettorale consecutiva (2004, 2008) e con Izquierda unida - la coalizione della sinistra radicale - alle prese con nuove fratture interne, per ora i problemi per Zapatero possono venire solo dall'andamento dell'economia interna. È difficile prevedere cosa potrebbe accadere se gli indici economici dovessero continuare ad andare all'ingiù. Proprio quella Spagna dinamica, giovane, laica, mobile socialmente ed economicamente a cui si richiama in continuazione Zapatero e su cui ha ritagliato su misura il suo "socialismo dei cittadini e delle libertà" potrebbe iniziare a voltargli le spalle, pensando più al portafoglio che ai diritti di cittadinanza. Ma per ora questa ipotesi, dice il leader socialista con il suo inossidabile ottimismo, assomiglia più a un incubo che alla realtà. LEGGE SULL'ABORTO La neoresponsabile dei socialisti spagnoli per la politica internazionale e la cooperazione, Elena Valenciano, in un'intervista all'emittente radiofonica Cadena Ser, ha dichiarato che la revisione della legge sull'aborto si farà "velocemente e anche senza il consenso del Partito Popolare". Così scriveva ieri "El País" online. Nella giornata di sabato, durante il congresso del partito socialista (Psoe), la vicepremier Maria Teresa Fernández de La Vega aveva auspicato che la legge sull'interruzione di gravidanza fosse rivista in tempi brevi per "essere adeguata alle legislazioni europee più avanzate". IMMIGRAZIONE, IL PATTO UE La Spagna è "soddisfatta" delle modifiche che è riuscita ad apportare al testo per un patto europeo sull'immigrazione che la Francia presenta in questi giorni ai ministri degli interni e della giustizia della Ue. "Sono soddisfatto", ha detto il ministro degli interni spagnolo Alfredo Perez-Rubalcabba, al suo arrivo al consiglio in programma a Cannes. "È importante avere una politica comune sull'immigrazione ed è molto importante che l'accordo contenga alcuni elementi del modello di immigrazione che la Spagna ha sempre sostenuto", ha aggiunto. La Spagna è riuscita a modificare alcune parti della proposta francese, in particolare il "contratto di integrazione" e il divieto di procedere a regolarizzazioni di massa, immettendo la "regolarizzazione caso per caso" non solo per ragioni umanitarie ma anche di carattere economico.

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Cossiga compie 80 anni: Moro? Sapevo di averlo condannato a morte (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-08 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Cossiga compie 80 anni: Moro? Sapevo di averlo condannato a morte "Strage di Bologna, fu un incidente della resistenza palestinese" Presidente Cossiga, auguri per i suoi ottant'anni. Lei è sempre malatissimo, e tende sempre a relativizzare il suo cursus honorum - Viminale, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, Quirinale -. Eppure la vita le ha dato longevità e potere. Come se lo spiega? "Ma io sono ammalatissimo sul serio! Nove operazioni, di cui cinque gravi, una della durata di sette ore, seguita da tre giorni di terapia intensiva. Ma resisto. Come si dice in sardo: "Pelle mala no moridi"; i cattivi non muoiono. E io buono non sono. Io relativizzo tutto quello che non attiene all'eterno. E poi, come spiego in un libro che uscirà a ottobre, "A carte scoperte", scritto con Renato Farina, tutte le cariche le ho ricoperte perché in quel momento e per quel posto non c'era nessun altro disponibile. Io uomo di potere? Sempre a ottobre uscirà un altro libro - "Damnatio memoriae in vita" - con tutti gli articoli, lettere e pseudo saggi di insulti e peggio pubblicati durante il mio settennato contro di me da Repubblica ed Espresso ". A trent'anni dalla morte di Moro, il consulente che le inviò il Dipartimento di Stato, Steve Pieczenick, ha detto: "Con Cossiga e Andreotti decidemmo di lasciarlo morire". Quell'uomo mente? Ricorda male? Ci fu un fraintendimento tra voi? O a un certo punto eravate rassegnati a non salvare Moro? "Quando, con il Pci di Berlinguer, ho optato per la linea della fermezza, ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte. Altri si sono scoperti trattativisti in seguito; la famiglia Moro, poi, se l'è presa solo con me, mai con i comunisti. Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse del suo nipotino Luca". Esclude che le Br furono usate da poteri stranieri che volevano Moro morto? "Solo la dietrologia, che è la fantasia della Storia, sostiene questo. Tutta questa insistenza sulla "storia criminale" d'Italia è opera non di studiosi, ma di scribacchini. Gente che, non sapendo scrivere di storia e non essendo riusciti a farsi eleggere a nessuna carica, scrivono di dietrologia. Fantasy, appunto ". Quale idea si è fatto sulle stragi definite di "Stato", da piazza Fontana a piazza della Loggia? La Dc ha responsabilità dirette? Sapeva almeno qualcosa? "Non sapeva nulla e nessuna responsabilità aveva. Molto meno di quelle che il Pci (penso all'"album di famiglia" della Rossanda) aveva per il terrorismo rosso". Perché lei è certo dell'innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli? "Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche". Scusi, i palestinesi trasportavano l'esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato? "Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: "Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano"". C'è qualcosa ancora da chiarire nel ruolo di Gladio, di cui lei da sottosegretario alla Difesa fu uno dei padri? "I padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar. Io ero un piccolo amministratore. Anche se mi sono fatto insegnare a Capo Marrangiu a usare il plastico". Il plastico? "I ragazzi della scuola di Gladio erano piuttosto bravi. Forse oggi non avrei il coraggio, ma posseggo ancora la tecnica per far saltare un portone. Non è difficile: si manipola questa sostanza che pare pongo, la si mette attorno alla struttura portante, quindi la si fa saltare con una miccia o elettricamente... ". E' sicuro che il plastico di Gladio non sia stato usato davvero? "Sì, ne sono sicuro. Gli uomini di Gladio erano ex partigiani. Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un dirigente Msi. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani. I democristiani erano pochissimi: nel mio partito la diffidenza antiatlantica è sempre stata forte. Del resto, la Santa Sede era ostile all'ingresso dell'Italia nell'Alleanza Atlantica. Contrari furono Dossetti e Gui, che pure sarebbe divenuto ministro della Difesa. Moro fu costretto a calci a entrare in aula per votare sì. E dico a calci non metaforicamente. Quando parlavo del Quirinale con La Malfa, mi diceva: "Io non c'andrò mai. Sono troppo filoatlantico per avere i voti democristiani e comunisti"". Qual è secondo lei la vera genesi di Tangentopoli? Fu un complotto per far cadere il vecchio sistema? Ordito da chi? Di Pietro fu demiurgo o pedina? In quali mani? "Credo che gli Stati Uniti e la Cia non ne siano stati estranei; così come certo non sono stati estranei alle "disgrazie" di Andreotti e di Craxi. Di Pietro? Quello del prestito di cento milioni restituito all'odore dell'inchiesta ministeriale in una scatola di scarpe? Un burattino esibizionista, naturalmente ". La Cia? E in che modo? "Attraverso informazioni soffiate alle procure. E attraverso la mafia. Andreotti e Craxi sono stati i più filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furono dirottati da Craxi all'Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano. In più, gli anni dal '92 in avanti sono sotto amministrazioni democratiche: le più interventiste e implacabili". Quando incontrò per la prima volta Berlusconi? Che cosa pensa davvero di lui, come uomo e come politico? "Era il 1974, io ero da poco ministro. Passeggiavo per Roma con il collega Adolfo Sarti quando incontrai Roberto Gervaso, che ci invitò a cena per conoscere un personaggio interessante. Era lui. Parlò per tutta la sera dei suoi progetti: Milano 2 e Publitalia. Non ho mai votato per Berlusconi, ma da allora siamo stati sempre amici, e sarò testimone al matrimonio di sua figlia Barbara. Certo, poteva fare a meno di far ammazzare Caio Giulio Cesare e Abramo Lincoln...". Giuseppa Sigurani Ci sono accuse più recenti. "Non facciamo i moralisti. Il premier britannico Wilson fece nominare contessa da Elisabetta la sua amante e capo di gabinetto. Noi galantuomini stiamo con la Pompadour. Quindi, stiamo con la Carfagna ". Lei non è mai stato un grande estimatore di Veltroni. Come le pare si stia muovendo? Resisterà alla guida del Pd, anche dopo le Europee? "E che cosa è il Pd? Io mi iscriverei meglio a ReD, il movimento di D'Alema, di cui ho anche disegnato il logo: un punto rosso cerchiato oro. Veltroni è un perfetto doroteo: parla molto, e bene, senza dire nulla. Perderà le Europee, ma resisterà; e l'unica garanzia per i cattolici nel Pd che non vogliono morire socialisti". Perché le piace tanto D'Alema? "Perché come me per attaccare i manifesti elettorali è andato di giro nottetempo con il secchio di colla di farina a far botte. Perché è un comunista nazionale e democratico, un berlingueriano di ferro, e quindi un quasi affine mio, non della mia bella nipote Bianca Berlinguer che invece è bella, brava e veltroniana. E poi è uno con i coglioni. Antigiustizialista vero, e per questo minacciato dalla magistratura ". Cosa pensa dei giovani cattolici del Pd? Chi ha più stoffa tra Franceschini, Fioroni, Follini, Enrico Letta? "Sono una generazione sfortunata. Il loro futuro è o con il socialismo o con Pierfurby Casini". Come si sta muovendo suo figlio Giuseppe in politica? E' vero che lei ha un figlio "di destra" e una figlia, Annamaria, "di sinistra"? "Li stimo molto entrambi. Tutti e due sono appassionati alla politica come me. Mia figlia è di sinistra, dalemiana di ferro, e si iscriverà a ReD. Mio figlio è un conservatore moderno, da British Conservative Party. Io pencolo più verso mio figlio". E' stato il matrimonio il grande dolore della sua vita? "Non amo parlare delle mie cose private. Posso solo dire che la madre dei miei figli era bellissima, intelligentissima, bravissima, molto colta. Che ha educato benissimo i ragazzi. E che io l'ho amata molto". \\ La moglie La madre dei miei figli era bellissima, intelligentissima, bravissima, molto colta Ha educato benissimo i ragazzi E io l'ho amata molto La moglie del presidente Aldo Cazzullo.

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Ugo La Malfa, l'utopia del realismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-07-08 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Biografie Il saggio di Paolo Soddu sulla figura del leader repubblicano: storia di un politico scomodo Ugo La Malfa, l'utopia del realismo Le sue battaglie: rigore economico, europeismo, riforma dello Stato, Sud di GIUSEPPE GALASSO U go La Malfa non era di quelli per i quali, come di solito accade, "democrazia " significhi solo un regime di libertà politica. In ciò la democrazia coincide appieno con il liberalismo, e in questa coincidenza sta gran parte delle fortune della libertà nel mondo occidentale. La Malfa era, invece, di quelli per i quali democrazia vuol dire anche un certo tipo di governo di un Paese e della società. Questa era la ragione per cui Mazzini diceva di trovare il termine "democrazia" inadeguato ad esprimere il concetto di quello stesso termine. Meglio - diceva - parlare di "governo sociale". Queste brevi note sono forse la migliore introduzione alla bella monografia di Paolo Soddu ( Ugo La Malfa. Il riformista moderno, Carocci) su una delle personalità più singolari e che hanno indubbiamente più influito nella storia della Repubblica italiana sino alla fine degli stessi anni Novanta. Già il fatto stesso di questa influenza costituì sempre, per tutti, un problema. La Malfa non fu mai a capo di una grossa forza politica. Proveniva dal Partito d'Azione, dal quale approdò nel 1946 al Partito repubblicano, di cui divenne segretario, ma che restò sempre una forza politica dai numeri modesti. Eppure ciò non impedì a La Malfa di interloquire da pari a pari con i leader delle maggiori forze politiche, né di contare in almeno alcune delle decisioni più importanti per il Paese quanto in effetti contò. La risposta non era difficile, dato il tipo di discorso politico di La Malfa. Un discorso tutto sempre di rigoroso realismo, ma non per questo portato ad abbandonare l'intento di una vigorosa azione di riforma in vista di obiettivi di alto profilo civile ed etico- politico: un intento in lui così tenace, radicato e prioritario da farlo spesso considerare un utopista, un illuminista, dall'inevitabile destino di predicatore nel deserto. Il che in parte fu, ma certo non per l'astrattismo e il moralismo imputati a La Malfa, bensì per la ricorrente sordità dell'ambiente politico-sociale italiano a temi e discorsi che pongano crudamente sul tappeto le poste in gioco (non per nulla l'Italia è una "nazione difficile "). Basta, per constatarlo, ripercorrere l'accurata ricostruzione, fatta da Soddu, di tali temi e discorsi di La Malfa. L'idea della riforma come metodologia politica irrinunciabile e dinamica, purché ancorata al realismo, alla concretezza e al vigore della visione politica. Le grandi scelte di politica internazionale, che in La Malfa erano tutte e senza riserve in senso occidentale ed europeistico (nell'Occidente era per lui, a giusta ragione, anche il Mezzogiorno). Le prese di posizione per il Mezzogiorno e per la riforma agraria. La necessità di internazionalizzare l'economia italiana, per cui da ministro del Commercio estero attuò la liberalizzazione degli scambi. Il grande disegno di una politica economica che consentisse al Paese, da un lato, di realizzare una compiuta modernizzazione del suo assetto economico e un ulteriore e più decisivo balzo in avanti del suo livello di sviluppo, e, dall'altro lato, di superare i profondi e pericolosi squilibri sociali con una decisa azione a favore delle fasce più deboli, e anzitutto i disoccupati e i giovani. L'individuazione della politica dei redditi come strumento fondamentale per una tale politica economica, cui fu ispirata la Nota aggiuntiva da lui presentata nel 1962 come ministro del Bilancio, che rimane tra i grandi documenti italiani in questo campo. La barra del timone tenuta sempre fissa sull'obiettivo dell'equilibrio del bilancio dello Stato e sui conti in ordine nelle finanze pubbliche, rifuggendo da ogni sia pur lontana tentazione di populismo e, ancor più, dalla politica dei molteplici assistenzialismi sociali a pioggia. L'esigenza di riconsiderare la struttura amministrativa dello Stato, semplificandola e rendendola efficiente e moderna, magari sopprimendo le Province e calcolando bene il rapporto tra poteri dello Stato e poteri delle Regioni. L'esigenza di trovare un baricentro politico solido, duraturo e funzionale della liberal-democrazia italiana, subito ravvisato nell'intesa fra "laici" e cattolici, che rimase per lui, da De Gasperi a Moro, un punto fermo difficilmente rinunciabile, ma che non fu mai una camicia di forza paralizzante e gli consentì di passare senza forzature o contraddizioni dal centrismo degasperiano al centrosinistra degli anni Sessanta, alla costante ricerca di un colloquio e di un'intesa con i comunisti italiani, contribuendo a sottrarli all'attrazione fatale del comunismo sovietico e dell'ideologia leninista e staliniana, e, infine, al cosiddetto governo Moro-La Malfa, alla vigilia, ormai, della scomparsa di entrambi. Soddu ha disegnato bene sia la genesi di queste posizioni, sia il loro concreto svolgimento nel quadro di un quarantennio di vita politica italiana, nei rapporti difficilissimi con i democristiani dopo De Gasperi, con i socialisti da Nenni a Craxi, con i comunisti da Togliatti a Berlinguer, avendo ben chiaro che la vera forza politica di La Malfa era nella forza delle sue idee. Al di là delle idee c'era, però, il pathos, la forza della partecipazione e della tensione morale e ideale con cui La Malfa viveva le sue idee, e dava perfino l'impressione talora di esserne vissuto più che di viverle. E le idee e la tensione furono anche la ragione del suo fascino su figure diverse e di primo piano: da Giovanni Amendola a Raffaele Mattioli, tanto per fare solo due nomi, ma anche sui giovani, fra gli intellettuali, i giornalisti, perfino i rivali politici. A leggerne, nero su bianco, in un libro di storia, pregevole come questo, i giorni di La Malfa paiono lontani, così come il suo sogno di un'Italia tutta Occidente ed Europa, moderna e dinamica, retta da una grande forza democratica e riformatrice. Pure, è subito evidente che l'orchestra è molto cambiata, ma la musica non altrettanto. Non parleremo, tuttavia, dell'"attualità" di La Malfa. La cosiddetta attualità è, quasi sempre, un modo di accennare a una tomba. Diremo solo che, malgrado il tempo passato e i profondi mutamenti, gran parte delle cose dette o indicate da La Malfa sono ancora dinanzi a noi e a quei grumi della realtà italiana intorno ai quali ci si continua ad arrabattare molto più con le parole che con i fatti. 1962, UGO LA MALFA IN AUTO. ACCANTO A LUI GIUSEPPE SARAGAT.

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Gerusalemme , la città santa con tre anime e un solo cuore (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 08-07-2008)

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Stampa "Gerusalemme", la città santa con tre anime e un solo cuore Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it Anche nella Città tre volte santa esiste una vita normale e, forse, proprio questa quotidianità, la stessa di Londra o di Roma, è la cosa più sorprendente di Gerusalemme oltre alla sua spiritualità. Renato Coen e Federica De Sanctis, giornalisti di Sky, hanno dedicato alla Città della pace "Gerusalemme" (Sperling&Kupfer, 250 pag. ), immergendosi nella capitale spirituale delle tre grandi religioni monoteistiche con l'obiettivo di raccontare la "normalità" di una città che tanto normale non è, facendosi aiutare anche dai suoi cittadini, noti e meno noti, persone che "vivono, lavorano, piangono, ridono, sudano e muoiono tra le pietre più preziose della terra". Gerusalemme (ebraico Yerushalayim; arabo al-Quds), situata sulle colline della Giudea, rappresenta per i due autori un viaggio in una città complessa, una città che già nella Bibbia viene indicata con almeno settanta nomi diversi: pietra, luce, roccia, sposa divina sono alcune delle immagini usate per indicarla. L'unica città al mondo santa per tre distinte religioni, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, simbolo della pace, Gerusalemme è in realtà lacerata e contesa. Il libro mostra i tanti volti di questa città carica di mistero e ricca di storia partendo dalla sua topografia. I quartieri ebraico, cristiano e musulmano, i luoghi santi, i sobborghi arabi sono i punti d'avvio di un racconto che tocca la storia come l'attualità. Quasi la guida di una città che, secondo lo scrittore Meir Shalev, potrebbe essere raffigurata come "una centrale nucleare che ha già perso il controllo", oppure il posto dove centinaia di persone, secondo il cardinale Carlo Maria Martini, sono "in perenne cammino per perfezionare se stesse e il luogo dove vivono". Tra le altre voci autorevoli ci sono quelle del custode di Terrasanta Pierbattista Pizzaballa, dello scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua, degli intellettuali palestinesi Sari Nusseibeh, Ali Qleibo e Zacarias al-Qaq, degli ambasciatori israeliani in Italia Ehud Gol e Gideon Meir, e dell'ex vicesindaco di Gerusalemme David Cassuto. A Gerusalemme convivono gruppi socialmente e culturalmente diversi fra loro che costituiscono mondi a sé stanti, aggregati eppure divisi. La Gerusalemme laica e moderna sembra una metropoli europea: le zone a est abitate dagli arabi sono tipicamente mediorientali, il quartiere ultraortodosso sembra fuori dal tempo. "è una delle immagini indimenticabili il rito ortodosso - racconta la Coen - ma anche la città vecchia che ti sembra di vedere dal vero dopo averla conosciuta da bambina attraverso il catechismo&hellip; Poi l'università, modernissima, da grande metropoli". E la cosa più "naturale" è che per passare da una Gerusalemme all'altra basta attraversare la strada. Gerusalemme santa, simbolo irrinunciabile per i fedeli di tre religioni, è anche il teatro insanguinato di un conflitto che pare senza soluzione, è ricchissima di storia e carica di mistero, legata fatalmente al passato eppure aperta, multietnica, internazionale, lanciata verso il futuro, perennemente divisa e condannata ad essere speciale. I due autori scoprono Gerusalemme ponendo lo sguardo dalle diverse prospettive che essa impone per lasciarsi conoscere, e puntandolo sulle "tre anime della città", ovvero gli ebrei ultraortodossi, arabi e gli ebrei meno religiosi o laici: "Le loro vite sono parallele - scrivono - si incrociano per le vie della città senza mai incontrarsi veramente". Bellissima l'immagine di un fatto tanto raro quanto curioso. "Nel 2005 il Ramadan, il digiuno degli arabi, coincise con il Kippur, il principale digiuno degli ebrei che dura 25 ore: tutta Gerusalemme ebraica era spenta, silenziosa, senza automobili, percorsa da passanti che andavano al tempio o bimbi in bicicletta. La città araba era come sempre caotica, ma era impossibile quel giorno vedere qualcuno che ingoiava un boccone di cibo. Un'intera cittadinanza a digiuno". "Al termine di questo viaggio - dicono Coen e De Sanctis - non possiamo dire con scientifica obiettività se Gerusalemme sia pace o guerra, convivenza o scontro, se sarà unita o divisa, migliore o peggiore della sua fama, sappiamo solo che c'è gente di tanti tipi, di tanti colori che, nonostante tutto, e tutto considerato, nella città santa cerca di vivere una vita possibilmente normale". Insomma, Gerusalemme è storia, è contraddizione, è vita. Gerusalemme è quello che non t'aspetti.

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Se la Curia di Milano fa opposizione al governo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 08-07-2008)

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Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 344 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 227 ) " (17 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 153 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni Alessia: La curia meneghina farebbe bene a pensare ai fedeli, che è ben lungi dal rappresentare in toto, e a evitare... Giuseppe Flavio: Concordo con il Dr. Tornielli. La Curia di Milano più realista del re, in questo caso più... Andrea Tornielli: Egregio prof. sedevacantisca Damiani, visto che mi accusa di complicità in genocidio (che è un... Franco Damiani: Voi tutti (Tornielli & c.) favorevoi al vaticano II siete complici del più granfde genocidio... Lello: Don Bottoni si è "sbottonato" troppo e, armato di bandiera arcobaleno dai colori rovesciati e... 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Fede e letteratura un canone difficile. meno male che c'è ernesto buonaiuti (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 08-07-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

Argomenti: Laicita'

Fede e letteratura un canone difficile. meno male che c'è ernesto buonaiuti Gli scrittori cattolici non sono solo "autori devoti" Chi sono i grandi scrittori cattolici del Novecento? Se pensassimo alla Francia sarebbe tutto semplice: Péguy, Claudel, Maritain o meglio Bernanos, Mauriac, Charles Du Bos, Maurice Blondel. Anche altrove è facile. Evelyn Waugh in Inghilterra e C. S. Lewis (sì, quello delle Cronache di Narnia ), mentre in Germania Bonhoeffer, il santo d'Europa, e preso per intero, senza pregiudizi di settorialità teologiche, Karl Barth che fu grande come Goethe (si pensi, a parte il titolo che ti schiaccia, a quel libro totale e sfolgorante che è la Dogmatica ecclesiale ). Il problema è l'Italia. Se cerchi nei manuali di letteratura il capitolo "scrittori cattolici", ti viene da piangere. Minimi, minori, minorati, qualche prete sfortunato e solo; poi tanti apologeti e odierni intervistatori, più o meno opinionisti, vaticanisti. Il problema è radicale. Non si dice mai che Pascoli o Ungaretti siano stati degli straordinari scrittori cattolici. Loro, no. Sono solo "poeti" simbolisti o ermetici, come Pasolini restò uno scrittore scandaloso, scandalistico e Testori un eccentrico, mentre il caro Sergio Quinzio un narratore "sine glossa", di intrattenimento spirituale. Insomma, tutti intellettuali buoni e belli, ma di fatto ininfluenti, mai riconosciuti come "scrittori cattolici" che parlano attivamente ai cattolici. È triste, ma l'aggettivo che volesse segnalare un'appartenenza, una memoria, la grammatica comune di domande e di risposte necessarie, non compete agli intellettuali italiani ma si appiccica grossolanamente ai politici: i cosiddetti "cattolici" di centro destra e di centro sinistra. Che sciupio! Enzo Bianchi da Bose è un santo uomo, fa piacere averlo nei convegni (guardate lo snob di Micromega : lo usano come senso di colpa contro i cattolici), ma poi chi lo ascolta? E Carlo Bo fu solo un critico senile anche da giovane: non fu mai inteso come uno scrittore religioso, l'Unamuno e il Pascal che avrebbe voluto essere. L'Italia è un paese tragico. I nostri migliori scrittori sono intesi quali "laici devoti", "atei devoti" o alla meglio solo devoti. Il più importante intellettuale cattolico italiano del Novecento potrebbe risultare, alla fine, Paolo VI: ma l'effetto della dichiarazione suonerebbe come una boutade. Bisogna cercare tanto per riconoscere tutto ciò che è chiarissimo. Il Pellegrino di Roma (Gaffi Editore) è dunque un'occasione splendida. Buonaiuti lo scrisse due anni prima della morte (1946). Considerato "modernista", fu messo sott'accusa (la Pascendi, 1907, di Pio X), i suoi libri all'Indice, poi scomunicato a vita ('26), non gli permisero nemmeno l'abito talare e il fascismo gli tolse la cattedra universitaria (non aveva giurato, nel '31, insieme ad altri 11 professori italiani). Nemmeno nel '45 fu reintegrato a causa di pressioni oscure. Non fu un eroe. No, solo un grande, struggente, scrittore cattolico. Che credeva in cose strane, d'altri tempi: "La tradizione è solidarietà spirituale". Oppure, con Gioacchino da Fiore: "Il primo stato del mondo fu fatto di schiavi, il secondo di liberi: il terzo sarà comunità di amici". È quel tempo escatologico e al futuro che lo rese grande. Ma il Pellegrino di Roma, la generazione dell'esodo, hanno ancora una contemporaneità? La luce diversa di Buonaiuti vive sottile, ammalata, insospettabile, corre come una volpe azzurra in certi lampi oscuri che hanno segnato la spiritualità italiana. Esiste un segno forte e graffiato che lega Federigo Tozzi a Giorgio Manganelli. Bestie ('17) fu un libro fortemente mariano: l'aspra sofferenza di una maternità ferita. E non ci sarebbe la "caduta corporale" dell'Hilarotragoedia ('64; nemmeno l'estasi familiare delle ultime lettere, Circolazione a più cuori ) se non ci fosse quella luce nera e abbagliante, la religiosità nuda di Manganelli, il nostro Hopkins, il nostro cantore di naufragi. Buonaiuti è contemporaneo solo se crediamo che lo scrittore cattolico italiano sia saldo al pensiero di Furio Monicelli, "la maggiore carità si trova in quelli che hanno contravvenuto alle regole" (L'amore guasta il mondo ). Penso alla pazienza estenuata di Luigi Santucci (Come se ), o a certe ossessioni, oggi, di Doninelli (La verità futile ), di Aurelio Picca (Sacro cuore ), di Giuseppe D'Alessandro (Se un Dio pietoso ) e così a tratti penso a Camon, come agli improvvisi sbotti di amore cariato e vero in Ferruccio Parazzoli (Per queste strade familiari e feroci ). Altro che il moralismo, che l'educazione alla buona vita di certi bozzetti della Tamaro! Noi cristiani siamo lì, in un massacro di anime che mai negano una fede presente e sfinita. Come in qualche verso pop di Davide Rondoni o nella religiosità drammatica, malinconica, di Claudio Magris. E come nel massimo caso italiano di letteratura spirituale. Quel miracoloso indimenticabile samiszdat. Una preghiera masaccesca e insieme angelica, come una corda tesa di vita morale. Splendida quanto un grande romanzo: La messa dell'uomo disarmato di Luisito Bianchi. 08/07/2008.

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Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (42) Ultime discussioni Alberto Taliani: Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio: Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime News Fiat e Bmw: alleanza industriale per i marchi Mini e Alfa RomeoFamiglie al risparmio, consumi giù dopo 6 anniPetrella, Sarkozy: "Sì all'estradizione in Italia, ma concedete la grazia"Tour, freccia Schumacher: cronometro e maglia giallaDi Pietro show: "Siamo al fronte" Grillo attacca Napolitano: dormeLodo Alfano, Veltroni: "Fini avalla l'esproprio" Il presidente della Camera: "Regole rispettate" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. 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Girotondo attorno a Walter (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime News Fiat e Bmw: alleanza industriale per i marchi Mini e Alfa RomeoFamiglie al risparmio, consumi giù dopo 6 anniPetrella, Sarkozy: "Sì all'estradizione in Italia, ma concedete la grazia"Tour, freccia Schumacher: cronometro e maglia giallaDi Pietro show: "Siamo al fronte" Grillo attacca Napolitano: dormeLodo Alfano, Veltroni: "Fini avalla l'esproprio" Il presidente della Camera: "Regole rispettate" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. 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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime News Fiat e Bmw: alleanza industriale per i marchi Mini e Alfa RomeoFamiglie al risparmio, consumi giù dopo 6 anniPetrella, Sarkozy: "Sì all'estradizione in Italia, ma concedete la grazia"Tour, freccia Schumacher: cronometro e maglia giallaDi Pietro show: "Siamo al fronte" Grillo attacca Napolitano: dormeLodo Alfano, Veltroni: "Fini avalla l'esproprio" Il presidente della Camera: "Regole rispettate" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. 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Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime News Fiat e Bmw: alleanza industriale per i marchi Mini e Alfa RomeoFamiglie al risparmio, consumi giù dopo 6 anniPetrella, Sarkozy: "Sì all'estradizione in Italia, ma concedete la grazia"Tour, freccia Schumacher: cronometro e maglia giallaDi Pietro show: "Siamo al fronte" Grillo attacca Napolitano: dormeLodo Alfano, Veltroni: "Fini avalla l'esproprio" Il presidente della Camera: "Regole rispettate" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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La Sapienza e il rito dell'intolleranza (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (42) Ultime discussioni Alberto Taliani: Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio: Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". 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Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Girotondo attorno a Walter - 1 Emails Ultime News Fiat e Bmw: alleanza industriale per i marchi Mini e Alfa RomeoFamiglie al risparmio, consumi giù dopo 6 anniPetrella, Sarkozy: "Sì all'estradizione in Italia, ma concedete la grazia"Tour, freccia Schumacher: cronometro e maglia giallaDi Pietro show: "Siamo al fronte" Grillo attacca Napolitano: dormeLodo Alfano, Veltroni: "Fini avalla l'esproprio" Il presidente della Camera: "Regole rispettate" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (42) Ultime discussioni Alberto Taliani: Due parole per Lorenzino 81 sulla stampa straniera che secondo lui scrive sempre e solo la verità.... Alberto Taliani: Caro Ambrogio, guardi che i lavori e il dibattito sul lodo e la blocca-processi li seguiamo... Lorenzino81: @Wolf vedo che viaggiando molto non conosci bene i giornali stranieri. Io, che viaggio poco ma mi... Pascuale: Cuesti ciudici anno rotto le scatole (e mi trattenco pecche vorrei dire palle!). Ma come? qua gli taliani... Ambrogio: Caro sig.Taliani, se ha passato tutto il giorno davanti al compiuter forse non è riuscito a seguire i... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". 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Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Così le tecnologie ci cambiano la vita Dì la tua (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (31 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 79 ) " (29 votes, average: 3.52 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 72 ) " (55 votes, average: 2.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @ Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... 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Cattive notizie da Econe (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @ Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... 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Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Comitato pro Papa Pio (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @ Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... 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Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. 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E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @ Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... 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Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Il bivio di monsignor Fellay (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @ Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... 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Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @ Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... 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Buone notizie da Mosca (sezione: Laici e chierici)

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A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 152 ) " (12 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 15 ) " (6 votes, average: 2.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 348 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (18 votes, average: 4.56 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (215) Ultime discussioni cosimo de matteis,brindisi.: anche sodalitium si scrive maiuscolo? anche econe? anche fellaty? anche evola? anche... Giuseppe Flavio: @ Cosimo de matteis ??? Che vuoi dire? Chi sarebbero i miei amici? L'Augusta Regina delle... cosimo de matteis,brindisi.: l'augusta regina delle vittorie è da ventisette anni che ci supplica di... Giuseppe Flavio: Chiedo scusa, ma il mio intervento precedente non mi è riuscito di inviarlo completo. Lo ripeto qui... Giuseppe Flavio: @ Daniele Mi sto sprecando rispondendo alle sue fantasticherie. Ma tu pensi veramente che se non ci... 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Il compito dei circoli - lucio avagliano (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VIII - Napoli IL COMPITO DEI CIRCOLI LUCIO AVAGLIANO U n difetto che a ben vedere risale a dodici anni fa, vedi le riunioni a Camaldoli del primo governo Prodi. Anche allora apparve chiaro che i partiti si rifiutavano di fare i conti con la propria storia, a sinistra perché occorreva analizzare i motivi della mancata evoluzione del Pci verso una socialdemocrazia dichiarata; invece per i cattolici per non voler fare un'analisi storica riguardante la Dc, messa invece frettolosamente da parte, ancora tutta da scrivere con le sue luci e anche le sue ombre, mentre la storia del mondo correva veloce e il piano internazionale cambiava radicalmente. In che direzione? Quella globale della fine di un'era di troppo fiducioso libero-scambismo. Ora appare con grande chiarezza, il rinvio alle riflessioni di Giulio Tremonti è d'obbligo, che la società richiedeva complessivamente protezione in tutti i campi, il che portava a privilegiare l'uomo forte e decisionista, proprio mentre la sinistra invece si trastullava con il mito delle primarie e di un'unione forzosa e priva di quelle basi culturali cui abbiamo sopra accennato. Ottima idea nell'intenzione, ma che nella pratica, agli occhi del cittadino, si è risolto, prevalentemente nel Mezzogiorno in una rilegittimazione di classi dirigenti al potere da troppo tempo e desiderose di non mollarlo. In verità la partitocrazia nel Sud aveva già diminuito le ansie di partecipazione, insieme a una politica economica tendente a perpetuare vecchi miti, già superati dalla generazione formatasi negli anni Trenta e Quaranta (Menichella, Giordani, Beneduce, Saraceno) quali turismo e agricoltura. Qui il difetto di analisi culturale, nessuno studio, come nelle affermazioni recenti anche se non condivisibili di Massimo D'Alema a Marina di Camerota, che però sembrano forse invece la direzione da intraprendere. Occorre insomma affrettarsi a riempire certi vuoti piuttosto che puntare su una riproposizione taumaturgica di primarie in cui il ruolo principale è pur sempre giocato dalle forze politiche intorno a sindaci e presidenti. Si deve recuperare il tempo perduto, non bastando certamente articoli o seminari come sembrerebbero dimostrare le citate riflessioni su democrazia e religione nelle quali forse non hanno il dovuto posto le riflessioni sul tema avviate da Gabriele De Rosa e dalla sua équipe sul campo trent'anni fa e culminata nella nascita di una università, quella di Salerno, che si rifiutò di essere dall'inizio programmaticamente una semplice fabbrica di diplomi. Progetto quest'ultimo certamente danneggiato dal recente declino della istituzione universitaria, ma non per questo annullato. Si sarebbe scoperto, ad esempio, con studi più approfonditi, l'errore grave commesso da Gramsci, circa un Sud sottosviluppato perché cattolico. Infine occorre osservare che l'ultimo governo Prodi si era dovuto confrontare quotidianamente con la questione settentrionale per motivi politici, ma anche che aveva assunto alcune decisioni importanti soprattutto in materia fiscale e di incentivi alle imprese, una rivoluzione epocale per il sistema imprenditoriale meridionale da sempre abituato a fare investimenti da subito solo con i soldi pubblici. Si aggiunga anche il progetto di creazione delle zone franche urbane (tasse azzerate per cinque anni). A questo punto i circoli dovrebbero servire a riprendere e a portare avanti tali iniziative, non limitandosi a essere raggruppamenti per i confronti tra le "aree", cioè tra le "correnti". Altrimenti è meglio non perdere altro tempo.

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Tante donne e "under 40" il nuovo pd senza bassolino - ottavio lucarelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Napoli Il segretario Nicolais punta all'unità: "Il nemico è a destra" Tante donne e "under 40" il nuovo Pd senza Bassolino Completato il vertice provinciale con esponenti cattolici e socialisti OTTAVIO LUCARELLI Sette donne su quattordici, mondo cattolico, volontariato, alcuni politici professionisti. Tanti giovani, ma non ci sono i bassoliniani che per ora restano sull'Aventino anche se per loro i posti in squadra sono pronti e definiti. Non è tutto "under 40" l'esecutivo provinciale presentato dal segretario napoletano del Pd Luigi Nicolais e dal vice Pasquale Sommese, ma l'età media è sotto i quaranta. Il baby ne ha 27, Francesco Dinacci della Sinistra giovanile; la più anziana è Maria Pia Di Monda, "over 50" sconfitta nella corsa a sindaco di Brusciano. E poi alcuni giovani ma già veterani come il presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno (delega al programma), il presidente di Bagnoli-Agnano Giuseppe Balzamo, il consigliere comunale Giovanni Palladino, il socialista Roberto De Masi. E proprio la presenza di De Masi, che al congresso ha votato per Cozzolino, segna il lavoro di Nicolais che punta all'intesa con la minoranza bassoliniana guidata appunto dall'assessore regionale Andrea Cozzolino sconfitto dieci giorni fa. "Noi puntiamo a raggiungere l'unità - spiega Nicolais - e per Cozzolino è pronta la carica di presidente del Pd, una carica non esecutiva ma di garanzia. Così come ci sono tre caselle libere nell'esecutivo per due donne e un uomo. Dobbiamo essere uniti perché i nostri competitor sono all'esterno, sono nella destra". Caselle, appunto, ancora vuote perché la minoranza non ha ancora deciso se accettare gli insistenti inviti di Nicolais, che spiega: "Ho atteso alcuni giorni, poi ho dovuto formare l'esecutivo". Esecutivo guidato dal coordinatore Domenico Tuccillo, tre legislature alla Camera alle spalle, e composto anche dall'imprenditrice Mariangela Affinita, dalla docente di Sociologia Paola De Vivo, dalla professoressa Clotilde Paisio (preside dell'Istituto "Petriccione" di San Giovanni a Teduccio), da Elena Serino di Azione cattolica, da Patrizia Spigno della Cgil ed Emilia Taglialatela, insegnate di lettere. Completa l'esecutivo Biagio Ciccone (area Letta-Mazzarella) mentre il sindaco di Portici Enzo Cuomo coordinerà la consulta degli amministratori. Un esecutivo con tre caselle vuote perché, è scritto in un comunicato diffuso dall'area Cozzolino "c'è insoddisfazione per come è stata composta la nuova segreteria: è mancato il coraggio di osare e innovare". "La costruzione di un grande partito - prosegue il comunicato - passa per l'apertura alle tante forze che guardano con fiducia al progetto politico. Un partito non vive di lacerazioni e di contrapposizioni. Su questo terreno intendiamo produrre innovazione a un livello unitario più forte fin dalle prossime settimane". Tutti in cerca di unità, ma per adesso divisi.

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"non facciamoli sentire cittadini di serie b" - oriana liso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Milano Il docente della Cattolica: bene l'accordo ma il velodromo è inadatto "Non facciamoli sentire cittadini di serie B" Branca: ora serve una vera moschea ORIANA LISO "In questo povero Paese le questioni vengono sempre risolte in un clima di emergenza, dopo che per vent'anni nessuno ha mai voluto affrontarle seriamente. Ma attenzione che la soluzione non sia solo un altro modo per mettere ai margini una comunità che ormai è parte di Milano". Professor Paolo Branca, docente di Lingua araba alla Cattolica: la comunità di viale Jenner trasloca. è un bene o un male? "La situazione in viale Jenner non era più accettabile, con problemi sia per gli islamici sia per i residenti. Ma se si è arrivati a tanto è perché qualcuno ha lasciato che questo accadesse: non intervenire è stato poco saggio, perché adesso l'emergenza ci costringe ad avere come interlocutore uno dei centri islamici che a Milano ha meno rapporti con la società civile, quando ci sono altre realtà più piccole che hanno gli stessi problemi ma cercano di integrarsi di più con la realtà circostante". Di chi sono le colpe? "Sarebbe servito un tavolo istituzionale per affrontare la questione più vasta della libertà di culto per gli islamici. In America vedo bellissime moschee accanto alle chiese, in città. Qui da noi i musulmani devono pregare negli scantinati, nei garage. è un'impostazione a dir poco bizzarra, perché un Islam emarginato non fa bene né ai musulmani né a noi". Dal garage ora passeranno al Vigorelli. "Il velodromo mi fa una brutta impressione: una moschea dovrebbe essere tale, come una chiesa o una sinagoga. Ci deve essere una riconoscibilità del luogo di culto, che deve essere bello: questo è un diritto di tutti. Spero sia davvero una soluzione provvisoria, anche se può avere un senso staccare la preghiera, che è un momento di aggregazione generale, dalle attività del centro, che sono inevitabilmente "targate". E spero anche si trovi una soluzione definitiva, non a spese dello Stato. Anche qui, però, torniamo sullo stesso problema: credo sia difficile trovare un'area dove costruire ex novo una moschea, quindi andranno a finire in un capannone, in una cascina. Ancora una volta, un posto non adatto alla preghiera". La Curia ha lanciato l'idea di tante piccole moschee. Che ne pensa? "C'è chi mostra buon senso, anche se poi prevalgono i muscoli. Credo non sia sbagliato, come per i cattolici che hanno le parrocchie in ogni quartiere, avere tante piccole e più gestibili moschee vicino alla propria casa. Soprattutto, va capito un principio: mantenendo gli islamici in posizione subalterna questo Paese non sta creando gli interlocutori giusti per il futuro. I giovani musulmani che vivono a Milano non ce la fanno più di sentirsi di serie b. Dicono: non siamo immigrati, siamo nati in Italia, studiamo e lavoriamo qui. Perché dobbiamo pregare nei garage?".

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"un palazzo d'amianto" rischio trasloco per 250 - ava zunino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Genova Una storia ambientale intricata scuote la Regione "Un palazzo d'amianto" rischio trasloco per 250 AVA ZUNINO Una storia di amianto sta scuotendo la Regione, sia per la logistica (perché potrebbe comportare il trasloco temporaneo di uffici in cui lavorano circa 250 persone) che dei rapporti tra i direttori generali e tra questi e l'amministrazione. Ad oggi, secondo i dati dell'Arpal, l'unico fattore a non essere in discussione sarebbe la salute dei dipendenti, ma la proprietà dell'edificio che la Regione ha in affitto ha appena finito il censimento dell'amianto. "Non so ancora cosa abbia trovato - spiega l'assessore alle risorse umane e finanziarie, G. B. Pittaluga - in ogni caso noi siamo pronti: ho già opzionato un immobile in via Ravasco nel caso in cui fossero necessarie opere di bonifica". Ma l'intrico è notevole e la tensione è alle stelle. Negli uffici della Regione al numero 113 di via D'Annunzio, dove hanno sede gli uffici dell'urbanistica, dello sviluppo economico e dell'ambiente, poco meno di due mesi fa durante operazioni di manutenzione ordinaria staccando un paio di pannelli hanno trovato dell'amianto non inertizzato. Le due stanze vengono chiuse. Si chiama l'Arpal e si chiama la Asl. Arpal fa un monitoraggio dell'amianto nell'aria in tutti gli uffici del blocco di via D'Annunzio 113: tutto entro i limiti, il livello massimo registrato è 0,9 contro un limite che è di 2. Nel frattempo l'amministrazione chiede alla Asl il da farsi. La Asl scrive alla Regione e prescrive: fate il censimento dell'amianto libero nel palazzo e poi eventualmente un programma di bonifica e inertizzazione. In Regione un po' cadono dalle nuvole: la Asl è la stessa che nel 1995, quando l'amministrazione prende in affitto il palazzo dal Fondo Immobiliare Catullo (gruppo assicurazioni Cattolica) certifica che l'immobile è completamente bonificato. Intanto tra i dipendenti sale la tensione. Si fa un'assemblea. L'assessore G. B. Pittaluga che ha già opzionato alcuni uffici in via Ravasco per eventuali trasferimenti dei 250 dipendenti del palazzo di via D'Annunzio, cerca di calmare gli animi: si arriva ad un accordo sul percorso da seguire, affidando ad Arpal i monitoraggi e individuando tre dipendenti della Regione che seguano in presa diretta i lavori per riferirne ai loro colleghi. Tutto bene fino a quando il direttore generale delle risorse finanziarie decide di scrivere a questi tre delegati invitandoli ad astenersi da manovre che non sono di loro competenza "che possano compromettere la sicurezza" loro o di altri lavoratori. Da qui la protesta dei dipendenti, che replicano con una lettera durissima, attacco al direttore generale e anche all'amministrazione regionale che non si preoccupa a sufficienza della salute dei dipendenti. La lettera viene firmata anche da un altro direttore generale, quello della pianificazione territoriale, il cui dipartimento ha sede proprio nel palazzo interessato dall'amianto. E ieri il vice presidente del consiglio regionale, Luigi Morgillo, Pdl, ha presentato un'interpellanza per sapere: "se corrisponde al vero che tra i dipendenti che hanno contestato l'operato del direttore generale del dipartimento risorse finanziarie e strumentali vi siano anche direttori generali di altri dipartimenti. Se fosse confermato che un direttore generale ha sottoscritto una petizione contro un altro direttore sarebbe un fatto gravissimo".

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Bologna disperata, ma la chiesa dov'era? - valerio varesi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna Il caso Lettera aperta al cardinale Caffarra di Francesco Berti Arnoaldi Veli, avvocato-intellettuale laico Bologna disperata, ma la Chiesa dov'era? VALERIO VARESI A padre Casali che gli chiedeva un intervento nelle memorabili "serate" in San Domenico, aveva risposto rimarcando con umiltà e ritrosia il suo essere laico: "Tu sai che io abito altre stanze". E da queste stanze ora Francesco Berti Arnoaldi Veli sente il dovere di rivolgersi alla Chiesa bolognese e al suo pastore, il cardinale Carlo Caffarra, sfidandoli sul tema più proprio dell'essere cristiani: la speranza nell'uomo. All'avvocato-intellettuale, appartenente a una generazione cresciuta col futuro negli occhi che giovanissimo l'ha visto salire in montagna a combattere con "Giustizia e libertà" ("la mia brigata dal nome che scoppiava di speranza" dirà) è apparso stonato che proprio l'arcivescovo definisse "disperata" Bologna "attingendo a un troppo famoso precedente del cardinal Biffi". Padre Casali lo volle lo stesso in San Domenico, proprio perché parlava "da altre stanze". Come Elio Vittorini che sottolineava l'importanza di Cristo anche per chi non è cristiano ("credo che l'uomo più grande finora esistito sulla terra sia lui" scriveva), così Berti rivendica con una "Lettera aperta al cardinale di Bologna Carlo Caffarra" il diritto a intervenire e dissentire su una questione cruciale dell'uomo ostinandosi a "voler sperare" più che disperare. "Ho sempre detestato la superficialità semplificatoria - spiega - quando si parla di Bologna fascista, Bologna rossa, Bologna partigiana o Bologna cristiana. Tutti sanno che una locuzione concentrata è un mezzo efficace per creare uno slogan, promuovere la vendita di un prodotto, provocare qualche tipo di emozione, non importa se di grana grossa. SEGUE A PAGINA III.

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Mini-alloggi al posto delle suore - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Bologna Mini-alloggi al posto delle suore L'istituto del Sacro Cuore di via Orfeo venduto per 7 milioni Solo una parte, dell'immobile, circa mille mq, rimarrà per l'attività scolastica ILARIA VENTURI STRETTO dalle necessità economiche dell'ordine superiore e dalla crisi di vocazioni, l'Istituto delle figlie del Sacro Cuore di Gesù vende le mura dell'antico edificio di via Orfeo 42 che ospita la scuola materna, primaria e media. Un'operazione immobiliare già arrivata a un contratto preliminare di compravendita - per un cifra intorno ai sette milioni - che vede coinvolti piccoli imprenditori privati della provincia di Padova e di Vicenza, forse semplici "prestanome" per conto di imprese più grandi, si dice di Genova, che intenderebbero costruire garage e residenze in una zona di pregio della città. Un rischio temuto dallo stesso quartiere Santo Stefano, anche se in Comune ancora sull'immobile di via Orfeo 42 non risulta nessuna richiesta di permessi né è stato presentato alcun progetto di diversa destinazione d'uso. Ma è bastata la sola idea di perdere la scuola del Sacro Cuore che si sono immediatamente mobilitati genitori ed ex alunni, professionisti, parrocchiani e residenti del quartiere. Il caso di via Orfeo è la storia emblematica delle difficoltà degli istituti religiosi esposti sempre più, con il loro patrimonio immobiliare di pregio, a cadere nelle mani dei costruttori. A "cedere" per necessità economiche è stata la Provincia italiana della Congregazione che ha firmato il contratto preliminare da Roma, dove ha sede l'ente ecclesiastico, con acquirenti del Veneto, Regione della casa madre delle Figlie del Sacro Cuore. L'accordo, che doveva arrivare a rogito a fine giugno, ma forse c'è stata una proroga, prevede che solo una parte dell'immobile, mille metri quadrati, rimanga in comodato gratuito per almeno cinque anni, e poi in affitto, all'istituto per l'attività scolastica. In questo modo la scuola sarebbe salvaguardata, anche se riorganizzata in spazi più ristretti. Ma come, se le suore, pur a malincuore, sono in procinto di andarsene? I genitori, in accordo con la direzione dell'istituto, si sono mossi da alcuni mesi per creare una Fondazione Sacro Cuore allo scopo di "gestire le scuole di via Orfeo 42 in continuità educativa con l'uscente gestore". L'obiettivo si legge nel sito www.profondazione.it creato appositamente per dare un futuro alla scuola paritaria cattolica che ha segnato la storia della città. La congregazione delle "Figlie del Sacro Cuore di Gesù" opera a Bologna, infatti, sin dal 1865 secondo una missione educativa ispirata al carisma della fondatrice Teresa Verzieri, fatta santa nel 2002. Da una parte c'è dunque l'operazione immobiliare, dall'altra il passaggio di consegne nella conduzione della scuola. Di qui la mobilitazione per salvare il "Sacro cuore" che in poco tempo ha trovato più di cento aderenti. Il 30 aprile scorso la stessa superiora provinciale, suor Raffaella Rebecchi, con le dirigenti scolastiche, ha scritto alle famiglie dei 400 alunni. "In questi ultimi anni - si legge nella lettera - la presenza delle suore nella conduzione dell'attività educativa è andata diminuendo e la stessa è stata demandata a un gruppo di laici. Questa situazione, che riflette problemi comuni a tutte le congregazioni religiose, porterà, pur con sofferenza e dispiacere, ad un ridimensionamento della comunità religiosa". Il passaggio di consegne è previsto in modo graduale già dal prossimo anno scolastico. Suor Raffaella informa anche che "l'istituto ha messo in atto una procedura di vendita dell'immobile, garantendo per gli anni a venire la continuità del progetto educativo e della normale attività scolastica, voluta anche dalla Curia di Bologna".

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Bologna disperata ma la chiesa... - valerio varesi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

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Pagina V - Bologna BOLOGNA DISPERATA MA LA CHIESA... VALERIO VARESI (segue dalla prima di cronaca) "Una buona trovata - ammonisce Berti - può imprimersi nella memoria, diventare un luogo comune, cioè qualcosa che ci risparmia la fatica di pensare". Ma "qui si tratta di ben altro". Sì, perché "Bologna disperata" dice troppo o troppo poco. Non si parla della città o delle sue mura, bensì "degli uomini e delle donne che la abitano e la vivono". E se tutti sono disperati, "nessuno può chiamarsi fuori. Nemmeno lei, caro cardinale" conclude l'avvocato. Il quale estende le conseguenze del suo sillogismo rendendo complice anche la Chiesa del dilagante scoramento. "Se è vero che la disperazione ha allignato in città e di anno in anno l'ha occupata, ciò è avvenuto anche sotto i vostri occhi e sotto il vostro ministero". E a questo punto il laico chiede soccorso alle parole della Pentecoste: "Campo di quei che sperano; Chiesa del Dio vivente; Dov'eri mai?". Già, dov'era la Chiesa bolognese? "Quando il cardinal Biffi è uscito con quell'espressione (Bologna sazia e disperata, ndr), la disperazione era già nata?" domanda Berti. "E successivamente s'è ancor più radicata se lei dopo anni ne parla ancora?". Ed è a questo punto che arriva la domanda cruciale: "Ma il cardinal Biffi e lei stesso, dove eravate? Nel campo di quelli che sperano nonostante tutto, oppure eravate partecipi di un'ecumenica disperazione?" Berti proclama il suo "io non ci sto" sapendo che il suo è un pronunciamento che sgorga da un'unica coscienza, ma potrà essere condiviso dalla coscienza collettiva di una città che non si è ancora rassegnata. Compresi, dice, "tanti preti che sono stati e continuano a essere presenze inespugnabili a una cultura di banalità, di benessere, di chiusura ai diversi". Di nuovo è il laico a citare un uomo di Chiesa prendendo a prestito le parole di Wojtyla pronunciate a Cracovia agli albori del nostro millennio: "Libertà senza verità e senza responsabilità". Secondo Berti, non si può iniziare a parlare della perdita di speranza se non si interroga prima se stessi ponendosi la domanda sul perché oggi "non Bologna, non l'Emilia, non l'Italia, ma il mondo intero sta vivendo la conversione del futuro da speranza in minaccia". La disperazione non ha i confini della cinta muraria come se fuori potesse continuare a spirare "l'alito celestiale della speranza". Ha ragione Caffarra quando ne ricorda la dimensione cosmica, ma "il suo messaggio ai bolognesi - annota Berti - si riduce e svigorisce quando il tasso di disperazione pare accompagnarsi, nella non felice formulazione stereotipa del suo predecessore, al numero di calorie (Bologna sazia n. d. r.)". Inoltre, e questa volta l'avvocato parla dalle "sue stanze", nelle parole dell'arcivescovo non si trova "uguale rilievo per le ragioni delle speranze laiche". Eppure Bologna ha avuto "la ventura di vivere alcune delle più straordinarie avventure spirituali che da sole basterebbero a delegittimare una volta per tutte quello slogan" afferma Berti. Il periodo post conciliare che ha attraversato la straordinaria stagione de "L'Avvenire d'Italia", il cardinal Lercaro, don Dossetti, l'Istituto delle scienze religiose e il magistero di Giuseppe Alberigo al "cui funerale - annota Berti - non comparve nessun rappresentante della Curia". Tutti omologati nella disperazione? E forse non è vero che alla speranza cristiana si affianca la "speranza comunista"? "Anche lì c'erano "dei valori di fraternità, uguaglianza e solidarietà che sono prima di tutto cristiani" ha scritto Agostino Casaroli. Anche queste speranze contano "nell'anagrafe dei cuori" che continuano a palpitare. "Siamo proprio sicuri che parlare di 'Bologna disperata' faccia giustizia di tutti questi bolognesi?" interroga Berti. Il quale conclude la sue lettera aperta con una proposta e una preghiera. La prima è che siano bandite dai documenti pastorali espressioni come "Bologna disperata". La seconda è l'"invito alla Chiesa a non aver paura a parlare di speranza". Così non ci sarà bisogno, per tornare a una piena comunicazione, di ricorrere a "nuovi frati volanti".

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Da peter brook a rossi e arena il teatro si fa grande nel castello - antonella gaeta (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XI - Bari Da Peter Brook a Rossi e Arena il teatro si fa grande nel castello Torna il festival di Andria con due tranche dal 13 al 25 luglio e dal 21 al 31 agosto ANTONELLA GAETA Un po' come un miracolo laico di Federico II, il suo Castel del Monte e Andria tutta si trasformano in ricco palco di esperimento teatrale. Bella forma quella assunta dal festival Castel dei Mondi alla sua dodicesima edizione, bipartita, con un'anteprima dal 13 al 25 luglio e una sezione ufficiale, dal 21 al 31 agosto. E non solo perché il cartellone può vantare una regia del genio Peter Brook per The grand Inquisitor, da Dostoijevski, interpretato da Bruce Myers, dal 22 al 24 agosto con prova aperta il 21, in scena proprio al castello. Il lavoro più importante lo si sta facendo nel senso delle produzioni e nella cura della creatività giovanile con le due sezioni Nuove sensibilità e Castel dei Mondi Lab e delle compagnie autoctone (tutto il programma sul sito www.casteldeimondi.it). Anche il pubblico ha la sua parte in un festival che, oltre a offrire la maggior parte degli spettacoli a ingresso gratuito, vive in città e per dimostrarlo la presentazione ufficiale si è svolta ieri in casa di una famiglia, appassionata sostenitrice fin dal 1997, anno di fondazione della rassegna. Intorno al tema Della follia e di altre visioni, ben quindici gli spettacoli in anteprima di scena in location uniche come Castel del Monte o storiche come Palazzo Ducale, piazza Casalino, piazza Bonghi e il chiostro San Francesco. Molto attesa per il 13 luglio a Castel del Monte, L'ingegnoso cavaliere errante don Chisciotte De La Mancia versione del celebre romanzo cucita addosso a Lello Arena, picaresco e profondo in una produzione del Festival Castel dei Mondi, per la regia di Alessandra Vannucci. Come produzione è I reduci, sempre al castello ma il 16. Il festival in questo caso coproduce con realtà pugliesi molto attive: il Teatro Curci e il Teatro Scalo. Il lavoro è firmato da Michle Bia, Carlo Bruni e Michele Santeramo. Per arrivare al Fanculopensiero- stanza 510, il 17 nel chiostro di San Francesco. Coprodotto insieme alla compagnia Cerchio di Gesso è la versione teatrale che il registattore Ippolito Chiarello offre dell'omonimo libro di Maksim Cristan, avventura di un uomo al limite di se stesso e della strada. Paolo Rossi è, invece, il nume tutelare dei giovani attori protagonisti di Mosca cieca produzione del festival e del Teatro pubblico pugliese per la regia di Carolina De La Calle Casanova. Giovani creatività, dunque, che nel festival trovano spazio nella sezione Nuove sensibilità, costruita da nove spettacoli di altrettanti compagnie italiane. La sperimentazione scenica, invece, abita nel Castel dei Mondi Lab. Con il teatrodanza all'interno di due laboratori: Il futuro del Futurismo, 13 frammenti per il Futuro, della scuola Paolo Grassi di Milano e con un workshop di Riccardo Fusiello. Valido anche il percorso offerto dalla sezione ufficiale del festival, dal 21 al 31 agosto, dal Grande Inquisitore di Brook in poi. In programma La passione delle troiane di Koreja ma anche 9.81 di Eric Leconte, Peut-etre di Joao Pereira Dos Santos e The best of Habbe & Meik. Da Ricci e Forte in arrivo 100% furioso dall'Ariosto e, ancora, Tanti saluti di Giuliana Musso e Cabaret 900 di Mali Weil. Valentina Capone presenta Sole e Nicola Eboli, La notte di Franz. Completano, stage, incontri e seminari, progetti speciali per i più piccoli, reading, videoproiezioni e concerti in collaborazione con l'etichetta discografica andriese 'A Silent Place'. Un'edizione importante anche secondo il direttore artistico Riccardo Carbutti, "a riconferma dell'intuizione di puntare sul teatro di innovazione e, in particolare, su quel segmento chiamato nouveau cirque".

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Nel corso dell'estate - laura bellomi ilaria carra (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

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Pagina XX - Milano NEL CORSO DELL'ESTATE LAURA BELLOMI ILARIA CARRA Spiega Raffaele De Marinis, docente di Preistoria e referente dei campi di scavo: "Andremo a Lavagnone di Desenzano del Garda, un sito inframorenico con reperti storici e protostorici, e a Forcello di Bagnolo San Vito, pochi chilometri e a sud di Mantova, un abitato etrusco del VI-VII secolo avanti Cristo". Quindici studenti per ogni sito, i praticanti archeologi impareranno anche a usare l'apparecchiatura tecnica. Come il teodolite, un'ottica a cannocchiale per fare rilievi topografici, e la stazione elettronica totale, oltre a strumenti più semplici ma fondamentali come la cazzuola inglese a lama romboidale. "Si fa fatica ma è un'esperienza molto formativa e le soddisfazioni non mancano - aggiunge De Marinis - a Forcello, per esempio, stiamo portando alla luce i resti di una casa di 160 metri quadrati e abbiamo rinvenuto un cratere attico a colonnette a figure nere ridotto in 500-600 frammenti, un reperto raro e importante". Per rimanere nella cultura del passato, dal 24 al 30 agosto la Cattolica organizza la seconda edizione della scuola di studi danteschi a Ravenna, nella città che il sommo poeta scelse come ultimo rifugio e che ancora custodisce le sue spoglie. "Seminari didattici e lectio magistralis: il corso attrae laureandi e dottorandi specialisti della Divina Commedia - spiega Roberto Brambilla, referente della Summer school alla Cattolica - riceviamo 60 domande per 40 posti, l'anno scorso si sono iscritti anche studenti da Stati Uniti, Siberia, Belgio, Serbia e Lussemburgo. Le lezioni si svolgeranno vicino a Sant'Apollinare e gli allievi potranno anche esporre ricerche proprie, edite o inedite".

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"viaggio nel cuore del '900" - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

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Pagina XV - Bologna "Viaggio nel cuore del '900" La scrittrice e la memoria per vincere l'era del consumismo Dacia Maraini Stasera incontro nel Cortile di Palazzo Poggi per la rassegna "Di Santa Ragione" ILARIA VENTURI UN viaggio nel cuore del Novecento con Dacia Maraini e il suo libro "Il treno dell'ultima notte" che sarà tema di conversazione sta sera nel Cortile d'Ercole di palazzo Poggi (via Zamboni 33, ore 21, gratuito) per la rassegna "Di Santa Ragione". Un viaggio per non dimenticare. "Ho scritto per dare un'idea di quella che è la memoria, oggi trascurata e scoraggiata dal consumismo che per affermarsi ha bisogno invece dell'oblìo", anticipa la scrittrice. Ricordare per Dacia Maraini non è un'operazione indolore così come il suo impegno per il sociale non le permette di raccontare storie neutre. "Scrivere è anche prendere posizione, ma attraverso l'interno di una storia, senza arrivare a dare giudizi. Io racconto cose, particolari, odori". E ferite ancora aperte. Soprattutto perché in questo ultimo libro - la storia di una donna che attraversa l'Europa del 1956 per raccontare da giornalista come si vive oltre la cortina di ferro e per ritrovare Emanuele, l'amato amico d'infanzia di cui non rimangono che un pugno di lettere e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz - Dacia Maraini racconta l'esperienza dei campi di concentramento. Lei stessa è stata internata, dal 1943 al 1946, con la sua famiglia, in Giappone, dove il padre etnologo si era rifugiato per lasciare l'Italia fascista. "E' una materia per me molto dolorosa, la prima volta che ne scrivo, ma era da molto che covavo questo libro". La scrittrice precisa: "Ho voluto raccontare una storia che mi sta a cuore, non ho voluto fare un saggio o un libro storico". Poi l'attenzione si sposta alla realtà di oggi. "Prendete il caso delle impronte digitali ai bambini rom: chi fa questo non conosce, non ricorda, non sa che ogni discriminazione basata sull'etnia è alla base del nazismo. Si vuole fare un censimento? Bene, allora facciamolo a tutti, non solo ai rom. Sarebbe come prendere le impronte a tutti i napoletani perché in mezzo a loro ci sono i camorristi. E' una cosa gravissima e ridicola. Mi fanno paura la mafia e la camorra che impediscono lo sviluppo del Paese, non i bambini rom". Ma la gente sa reagire? "C'è molta indignazione, una parte dell'Italia è sensibile, l'altra è addormentata, presa dalla paura". Nell'avventura della protagonista de "Il treno dell'ultima notte" si rivela il senso della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il '900. "Conoscere, fare memoria, significa non ricadere in ciò che ci siamo lasciati dietro e il '900 è stato un secolo drammatico". La scrittrice è voce laica, donna impegnata. "La realtà è complessa e contraddittoria più di quanto si pensi, chiunque tenta di semplificarla di solito la deturpa". Mentre passa il treno della memoria descritto da Dacia Maraini: "Un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati da centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e di sapone al permanganato. Sono gli odori della guerra fredda". SEGUE A PAGINA V.

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Tutela e fruizione dei beni culturali - pasquale hamel (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XXIII - Palermo TUTELA E FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI PASQUALE HAMEL N ella nostra Regione lo sport più praticato è la polemica. Al "fare", quello che a detta del Gattopardo i siciliani odiano, si sostituisce la contumelia, la verbosità inutile che consolida l'immobilismo. Dico questo perché, nonostante mi sforzi di individuare accenni di sbocchi al dramma dell'inazione, constato desolatamente che si continua a stare fermi e, al più, a trastullarsi nella migliore ipotesi in discussioni sui massimi sistemi. Per non cadere anch'io in questo orribile vizio siculo, vado subito al dunque. In questi giorni, nell'immobilismo complessivo della proposta politica, è stato forse maldestramente lanciato un sasso: mi riferisco alla proposta del neo assessore regionale per i Beni Culturali di "privatizzare" ? ma il termine non è affatto corretto ? alcuni beni culturali come la Valle dei templi che costituiscono patrimonio d'inestimabile valore di questa nostra Isola. Una proposta che ha sconvolto i benpensanti e che, come al solito, è stata utilizzata per dare un'immagine degradata della qualità non solo delle classi politiche che li rappresentano, ma certamente di tutti i siciliani. Da anni personalmente combatto battaglie per affermare che queste meravigliose, e forse immeritate, eredità del passato debbono costituire non solo orgoglio delle nostre popolazioni ma anche il mezzo per trovare una via allo sviluppo della nostra terra. Da anni, non solo io ma tanti, ci battiamo perché queste risorse non vengano sprecate, perché si fermi il degrado a cui gli stessi beni sono sottoposti dallo scorrere del tempo e per l'offesa che la diffusa incultura arreca loro. Da anni faccio discorsi sulla tutela e sulla valorizzazione di tali beni magari prendendomi qualche richiamo dai soliti saccenti. E tuttavia proprio questo mi induce a riflettere con la serietà che il caso richiede sulla proposta che oggi fa scandalo e trova spazio nelle pagine dei giornali. Non conosco, naturalmente, nei particolari cosa intende l'assessore Antinoro, e a lui fa eco il presidente Lombardo, per "privatizzazione". Ricordo invece quanto, in un periodo di grande produttività e qualità legislativa, un illuminato ? in quel caso non si esagera ad usare questo termine - legislatore regionale ebbe a scrivere in una di quelle leggi che fanno onore al Parlamento regionale. Ricordo che in quella legge non si pose solo il problema serio della "tutela" dei beni culturali, fatto importante di fronte al disinteresse spesso generale, ma si pose anche il tema della cosiddetta "fruizione" dei beni culturali, tema esplosivo in un tempo in cui la prevalenza degli aspetti difensivi e l'attribuzione al pubblico di questa stessa difesa era l'idea prevalente. Quella legge ebbe due padri politici, l'uno era l'onorevole Cagnes, comunista reso celebre dalla sua opposizione pubblica contro l'installazione dei missili Cruise nella base di Comiso, l'altro era l'assessore del tempo, il democristiano Ordile. dietro loro ci stava l'elaborazione di un burocrate eccellente come Francesco Bombace. "Fruizione" secondo il mio vocabolario significa non solo contemplazione statica o estetica dei beni, ma vera messa in circolo degli stessi per creare frutti economici, per farne risorse per lo sviluppo di questa terra. Di quel pericoloso termine, travolti dalle solite ipocrite tentazioni che orripilano di fronte al "fare", non se ne è fatto niente, è rimasta la nuda tutela, la mummificazione dei beni stessi, sostenuta da una politica incapace di guardare avanti confortata molto spesso da certa burocrazia indolente e in tanti casi non all'altezza del compito a cui è chiamata. Questo ragionamento mi induce, di fronte alla proposta Antinoro, a non attestarmi sulle aprioristiche barricate giacobine del no, ma su quelle più laiche e razionali del pensarci un po' su per vedere se tutela e messa in circuito economico delle risorse culturali, naturalmente con le dovute cautele, possa essere un binomio tuttavia praticabile per il bene della nostra collettività.

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(segue dalla copertina) dal nostro corrispondente (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

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La decisione di consentire alle donne di diventare vescovo fa esplodere il conflitto tra le diverse anime della Chiesa d'Inghilterra E molti, tra fedeli e prelati, si preparano a riabbracciare il cattolicesimo dopo cinque secoli L'arcivescovo di Canterbury ha cercato in tutti i modi di evitare la spaccatura Ma la stampa londinese avverte: i ribelli hanno già contattato la Santa Sede Lo scontro tra conservatori e liberali era già esploso sul caso dei sacerdoti gay (SEGUE DALLA COPERTINA) DAL NOSTRO CORRISPONDENTE enrico franceschini Le donne vescovo, in realtà, sono la goccia che fa traboccare il vaso della discordia tra liberali e conservatori, le due correnti della chiesa anglicana, e in senso più esteso di tutti i cristiani. Gli appelli a una scissione si moltiplicano da quando la chiesa episcopale americana, una delle denominazioni degli anglicani nel resto del pianeta, ha eletto vescovo tra mille polemiche un sacerdote dichiaratamente gay, Gene Robinson. L'arcivescovo di Canterbury, di inclinazione liberale ma impegnato a tenere unita la sua chiesa, tenta la mediazione tra chi vorrebbe innovare, seguendo l'evoluzione della società occidentale, e chi intende restare ancorato alla dottrina più ferrea. Ma è un'operazione che appare sempre più ardua, per non dire impossibile. Mentre nei paesi anglosassoni, Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, Canada, la maggioranza degli anglicani è orientata alla modernizzazione, in Africa e in altre regioni del Terzo Mondo le tradizioni vengono difese con tal foga da meritare agli anglicani l'etichetta di "anglo-cattolici", per sottolineare quanto siano vicini alla chiesa di Roma. Questa vicinanza, ora, potrebbe diventare formale. Dopo che i vescovi dell'ala conservatrice si sono riuniti a congresso il mese scorso a Gerusalemme, proclamando la costituzione di un "corpo separato" all'interno della chiesa anglicana per rafforzare la lotta contro gli episcopali americani e i loro alleati liberali nel Regno Unito, la stampa londinese ha rivelato che emissari di questa corrente sono arrivati a Roma nei giorni scorsi per avviare un negoziato "segreto" col Vaticano. Lo scopo, evidentemente, è una possibile riunificazione, un ritorno dei protestanti anglicani nella casa del Papa. I portavoce della Chiesa d'Inghilterra e della Santa Sede hanno dichiarato di non essere "a conoscenza" di un simile incontro "a Roma". Ma ieri, dopo che il Vaticano aveva espresso "rammarico" per la decisione sulle donne vescovo, l'Osservatore Romano ha scritto che un certo numero di vescovi anglicani potrebbero "aderire alla Chiesa cattolica" in seguito alla frattura verificatasi nella chiesa d'Inghilterra. Un esempio di understatement all'inglese: sarebbero almeno 1.300 soltanto in Gran Bretagna, secondo le indiscrezioni, i vescovi e sacerdoti decisi allo scisma a causa delle donne vescovo. Con la sua recente conversione al cattolicesimo, insomma, Tony Blair sembra avere anticipato una tendenza più ampia: la religione cattolica, in un paese ampiamente secolarizzato come il Regno Unito, guadagna proseliti, mentre quella anglicana li perde. Bisognerebbe dirlo alla regina Elisabetta, che degli anglicani rimane il capo supremo, come lo fu il suo predecessore Enrico VIII. Non è la prima volta che tra gli anglicani si parla di scisma: accadde anche sedici anni fa, anche allora con enormi controversie, e pure allora c'entravano le donne. Quando nel 1994 il Sinodo Generale approvò il sacerdozio femminile, 500 membri del clero lasciarono la Chiesa d'Inghilterra, approdando per la maggior parte in quella cattolica. Ma l'esodo, alla prova dei fatti, fu meno destabilizzante del previsto. L'esito del conflitto odierno, tuttavia, è più incerto. Un conto è una donna sacerdote; un altro è una donna vescovo: il gradino successivo è una donna arcivescovo, ossia leader spirituale di tutti gli anglicani. I tradizionalisti lo condannano come una grave violazione della Sacre Scritture, sottolineando che Gesù scelse soltanto uomini tra i suoi dodici discepoli: la prova, dicono con lo stesso linguaggio dei cattolici, che sarebbe eresia offrire un alto ministero quale è il vescovado alle donne. "Stiamo precipitando giù per una slavina di cui non si vede il fondo", commenta padre David Houlding, uno dei prelati "anglo-cattolici" più in vista. Ribatte Christina Rees, presidentessa di "Women and the Church", una lobby a favore delle donne nel sacerdozio: "Questa è una svolta buona per la chiesa, buona per le donne, buona per tutto il Paese". Come lei la pensa una schiacciante maggioranza degli anglicani britannici. Il Sinodo è composto di tre gruppi: vescovi, clero e laici. La mozione sulle donne vescovo è passata largamente in tutti e tre: 28 a 12 tra i vescovi, 124 a 44 tra il clero, 111 a 68 tra i laici. Affinché la decisione si concretizzi nella nomina di una donna a vescovo, occorre una maggioranza di due terzi in ciascuno dei gruppi, in occasione di un nuovo voto che, secondo una complessa trafila burocratica, non arriverà prima del 2011 o del 2012: attualmente il quorum di due terzi manca dunque solo tra i laici, ma è possibile che entro qualche anno sia raggiunto anche lì, specie se nel frattempo i dissidenti saranno migrati verso il cattolicesimo. A quel punto, probabilmente non prima del 2014, una donna diventerà per la prima volta vescovo della chiesa fondata da Enrico VIII. "Guardo al problema con gli occhi di uno che si è impegnato all'ordinazione delle donne all'episcopato, e sarei profondamente scontento di qualsiasi misura che possa umiliare le donne vescovo", ha detto l'arcivescovo di Canterbury sotto le volte della cattedrale. Eppure ha cercato fino all'ultimo di trovare un compromesso. Ha ostinatamente proposto una serie di emendamenti che in teoria dovevano rasserenare lo sdegno dei tradizionalisti: ma sono stati bocciati dal Sinodo, uno dopo l'altro. Colui che sperava di fare da ponte tra protestanti e cattolici, tra modernizzatori e tradizionalisti, sospingendo i cristiani, all'alba del ventunesimo secolo, a riconoscere ciò che li unisce piuttosto di ciò che li separa, ha allora compreso di avere fallito. Forse per questo, alla fine, il reverendo Williams si teneva la testa fra le mani, pensando alle sei mogli di Enrico VIII e all'ironia della sorte.

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Il vaticano preoccupato "dialogo compromesso" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

L'intervista Parla il cardinale Kasper, del Consiglio per l'Unità dei cristiani Il Vaticano preoccupato "Dialogo compromesso" ORAZIO LA ROCCA Città del vaticano "Sono veramente molto preoccupato: con questa apertura all'ordinazione episcopale delle donne il dialogo tra cattolici e anglicani è compromesso". è forte la delusione del Vaticano sul via libera alle donne vescovo deciso dalla Chiesa anglicana. E il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, lo dice apertamente, pur essendo stato invitato a parlare agli anglicani alla prossima Conferenza di Lambeth di fine luglio proprio in merito alla posizione dei cattolici sul no alle ordinazioni femminili: "è una decisione che peserà per il futuro nei rapporti tra le due Chiese". Un futuro che, secondo l'Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, non esclude l'adesione di vescovi e pastori anglicani al cattolicesimo proprio in conseguenza dell'annunciato scisma anglicano. Cardinale Kasper, perché è così preoccupato? "Perché con l'ordinazione episcopale femminile si va inevitabilmente verso uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio ed è, perciò, un ulteriore ostacolo alla riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa d'Inghilterra. Posizione espressa chiaramente già da Paolo VI e Giovanni Paolo II. Non a caso, come Pontificio consiglio per l'Unità dei cristiani, lo abbiamo scritto con forza in un comunicato per esprimere preoccupazione e rincrescimento". Ma, in concreto, cosa potrà succedere? "Questa decisione presa dai vertici della Chiesa anglicana non potrà non avere conseguenze negative per il proseguimento del dialogo tra cattolici ed anglicani. Un dialogo che, vale proprio la pena di ricordare, finora aveva portato buoni frutti tra le due Chiese. Ma ci saranno conseguenze anche nei rapporti con tutte le altre confessioni cristiane, con inevitabile danno per il processo di unificazione ecumenica".

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Valori ecclesiali anglicani: sì ai vescovi donna (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Valori ecclesiali anglicani: sì ai vescovi donna Roma boccia la svolta rosa di Canterbury Alla fine è successo. La Chiesa anglicana ha definitivamente aperto ai vescovi donna: è questa la rivoluzione operata dal Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra che si è riunita dal 4 luglio fino a ieri a York. Dopo una discussione parecchio accesa ed esattamente quindici anni dopo l'apertura alle donne pastore dell'Inghilterra e del Galles, i 467 "padri sinodali" - al voto hanno partecipato le tre "camere" dell'organo che governa la chiesa anglicana: i laici, i vescovi e il clero - hanno approvato l'ordinazione episcopale per il genere femminile. La decisione era nell'aria da tempo. E, a conti fatti, apre una spaccatura difficile da colmare non soltanto con quella parte di anglicanesimo più conservatore e che aveva espresso le proprie perplessità minacciando anche di abbandonare la Chiesa d'Inghilterra, ma anche col Vaticano e con coloro che sono incaricati dal Papa di dialogare con l'anglicanesimo. Pesante come un macigno, in questo senso, la dichiarazione rilasciata ieri dal pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani diretto dal cardinale Walter Kasper: "Abbiamo appreso con rincrescimento - si legge in un comunicato - la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla introduzione della legislazione che conduce all'ordinazione delle donne all'episcopato". E ancora: "La posizione cattolica in merito è stata espressa chiaramente da papa Paolo VI e da papa Giovanni Paolo II. Una tale decisione significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra. Per il futuro, questa decisione avrà delle conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni frutti, come il cardinale Kasper ha chiaramente spiegato quando ha parlato il 5 giugno 2006 a tutti i vescovi della Chiesa di Inghilterra sull'invito dell'arcivescovo di Canterbury". Certo, c'è ancora la conferenza di Lambeth il 20 luglio a lasciare aperto qualche spiraglio al dialogo. La conferenza è un momento di confronto che cade ogni dieci anni all'interno della Chiesa anglicana. Vi partecipano oltre 650 vescovi con l'obiettivo di riunire le componenti della comunione anglicana per promuoverne l'unità. Ma, anche se alla conferenza parteciperà Kasper, l'impressione è che la ferita con Canterbury sia difficilmente sanabile e che, di qui in avanti, Roma tratterà direttamente coi 1300 vescovi e sacerdoti dell'ala conservatrice i quali, nelle scorse settimane, si erano riuniti a Geruslamme per una sorta di contro Sinodo. Nel 1994, quando diede via libera all'ordinazione sacerdotale delle donne, la Chiesa anglicana perse circa 500 membri del clero passati quasi tutti al campo "papista" e oggi, dopo l'approvazione della consacrazione vescovile delle donne, l'emorragia potrebbe essere ben più profonda. La riunione di ieri non solo ha lasciato poco spago ai conservatori, ma l'impressione è che abbia anche cercato volutamente di umiliarli. Ieri, infatti, non sono state semplicemente respinte le proposte dei "Super-bishops" (super vescovi) di sesso maschile cui potessero fare riferimento quella parte di clero e quei fedeli che non vorranno riconoscere le donne e, insieme, l'opzione preferita dai conservatori di nuove diocesi per gli oppositori, ma, nel corso del dibattito, è stato addirittura sommerso dai fischi il vescovo Gerry O'Brian, uno dei conservatori più accesi. Questi ha preso la parola per paragonare l'accesso delle donne al seggio vescovile alla decisione della Chiesa episcopale americana che ha recentemente nominato vescovo Gene Robinson, un gay dichiarato. E al termine del suo intervento, impietosi fischi l'hanno messo a tacere. E sì che, prima del Sinodo, il primate anglicano di Città del Capo, Thabo Makgoba, aveva ufficialmente chiesto a Rowan Williams di rinviare la votazione in vista, appunto, di Lambeth. Ma Williams, con buona pace dei conservatori, ha deciso diversamente. E a poco sono servite le parole che il Sinodo di ieri ha voluto inserire nella dichiarazione finale dei lavori: si cercheranno "misure speciali" da applicare "all'interno delle già esistenti strutture della Chiesa di Inghilterra, per coloro che per convinzione teologica non sono disposti ad accogliere il ministero delle donne come vescovi o come preti". Misure speciali i conservatori le hanno chieste da settimane. Ma nessuna è stata presa in considerazione. 09/07/2008.

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Forza Zapatero Ci iscriviamo? (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Forza Zapatero Ci iscriviamo? Bruno Gravagnuolo Que viva Zapatero! Splendide le conclusioni di Rodriguez Zapatero al congresso del Psoe. Che abbiamo letto per esteso su Repubblica di lunedì. Al centro, un tema semplice ed efficace: il socialismo di cittadinanza. Che cos'è per Zapatero, che in quel discorso dice per sette volte "noi socialisti"? Letterale: "la "distribuzione della ricchezza e del potere". E attraverso i diritti. Nel quadro di "doveri", però. E cioè la solidarietà verso gli altri. E poi l'efficienza, la produzione di ricchezza. L'amor patrio e civico, aperto al mondo. Il tutto nel rispetto di ambiente, parità delle diferenze anche sessuali. La parità assoluta uomo-donna, e la promozione delle "chances" di queste ultime. Ottimo e abbondante, per uno davvero di sinistra come Rodriguez Zapatero. Che espone nel suo studio la fotografia del nonno antifascista, fucilato dai franchisti. Nonché il suo testamento morale scritto. E ciò con buona pace della superficialità di chi aveva parlato di "olvido" della guerra civile come "patto virtuoso" tra gli spagnoli per fondare la democrazia (da Perez-Diaz a Salvati). Niente affatto: la base simbolica della democrazia spagnola, per Zapatero e il suo Psoe, è proprio la memoria antifascista. E senza dimenticare la coraggioosa battaglia laica, che rompe in Spagna tenaci pregiudizi e privilegi, tipici di una delle Chiese cattoliche più reazionarie e tradizionaliste. C'è da imparare, no? Almeno qualcosa! E non solo dalle politiche zapateriste. Bensì anche da quel definirsi "socialista" di Zapatero. Altro che residuo. Altro che anticaglia. È un fattore propulsivo di orgoglio. Vincente in Spagna. Ci iscriviamo? Una lode imbarazzante Quella di Galli Della Loggia sul Corsera a Vittorio Cerami, responsabile cultura Pd, che aveva definito gli organizzatori della manifestazione di Piazza Navona dei "bacchettoni di mestiere". Il che dà il destro a Della Loggia per gioire, e demolire la "mitologia girotondina". Giochino futile, per trattare quelli che non la pensano come lui alla stregua di fanatici e populisti moralisti. Prescindendo dal merito ("leggi canaglia") e demonizzando il dissenso politico che non accetta di stare in braghe perbeniste moderate. E però Cerami sembra starci bene in quelle braghe "terziste"... o no? Tocco&Ritocco.

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Il vescovo: i cattolici del Mediterraneo si incontrino. Coi musulmani no? La mafia dov'è? (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Il vescovo: i cattolici del Mediterraneo si incontrino. Coi musulmani no? La mafia dov'è?.

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Dovevamo essere qui... Applausi per Travaglio e Di Pietro (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del "Dovevamo essere qui..." Applausi per Travaglio e Di Pietro di Andrea Carugati/ Roma Una piazza che oscilla, che prima applaude convinta il sostegno al presidente Napolitano e poi applaude anche gli attacchi di Grillo al Quirinale. Una piazza dipietrista in gran parte, e poi grillina, un po' di sinistra radicale (Prc, Pdci, Sd, Sinistra critica, il Pcl di Ferrando), e soprattutto tanta gente normale, moltissimi giovani e giovanissimi, lontani dalla politica ma assai indignati contro le leggi vergogna. Una piazza che all'inizio non vorrebbe lasciarsi prendere la mano, ma poi ci trova gusto. E davanti al crescendo polemico del trio Travaglio-Grillo-Sabina Guzzanti ride, applaude, si diverte. Certo, quando Travaglio comincia a infilzare Veltroni e il Pd dal gazebo dell'Italia dei valori parte un ordine di scuderia: "Chiudete le nostre bandiere". Molti lo fanno, altre, più lontano, continuano a sventolare. Condividete gli attacchi al Colle e al Pd? "No, ma è Grillo a parlare, non io", prende le distanze la signora in piedi sotto il gazebo con la spilla di Tonino. Maurizia, 60enne, invece è d'accordo con Grillo: "E pensare che prima votavo Veltroni...". In mezzo alla marea dipietrista ci sono due ragazzini di Brescia con le bandiere del Pd. Imbarazzo? Non tanto. "Gli attacchi al Pd mi fanno male ma ci stanno pure", dice Matteo Domenighini, 18 anni, elettore alle primarie. "Grillo è troppo estremo ma il Pd deve far sentire di più la sua voce, non può farsi fregare sempre da Berlusconi". Enrica Venni, 19 anni, è con lui: "Il Pd non è solo Veltroni, sono anch'io, vengo qui e ci metto la faccia. E non mi scandalizzo per la Guzzanti sul Papa: è giusto che si possa criticare anche lui. Nel Pd ci sono anche dei laici come noi, non solo la Binetti". Gabriele De Giorgi, 30 anni, è delegato all'assemblea del Pd del Lazio. Sventola la bandiera dell'Ulivo e dice: "C'è un clima tale che una reazione civile è necessaria, indipendentemente dalla tattica dei nostri dirigenti. Le leggi vergogna le fanno oggi, dobbiamo esserci. E poi siamo in piazza con Di Pietro, che se non sbaglio è stato il nostro unico alleato alle politiche...". Anche Stefano e Livio, 25 anni, sono del Pd: "Non c'è niente di male a essere qui, e siamo convinti che anche il Pd si augura che questa manifestazione abbia successo". Gabriele, Stefano e Livio parlano prima del diluvio Travaglio-Grillo-Guzzanti, quando in piazza si vede anche uno stretto collaboratore del pullman di Veltroni che tira un sospiro di sollievo: "Mi sembra una buona piazza, non ostile". Già, perché la prima parte è tutta fair play con il principale alleato, sul palco e in piazza: striscioni solo contro il Cavaliere ("Costituisciti", "Fatti processare", "Noi tiriamo la cinghia, lui fa il puttaniere", "No ai dittatori"), ragazzini che girano con un caimano di plastica verde, come quelli che si usano in spiaggia, molte allusioni anche nei cartelli alle sexy telefonate. E poi un mare di magliette tricolori con la scritta "Fermiamo il Caimano", applausi scroscianti quando Rita Borsellino ricorda il fratello e Giovanni Falcone e se la prende con chi ha definito Mangano "un eroe". Una piazza girotondina vecchio stile, indignazione e compostezza. "Ce l'ho con Berlusconi che si fa sempre gli affari suoi, non con Veltroni", sintetizza Mario Sansolini. E il giovane dipietrista romano Paolo Leccese: "Noi siamo qui per difendere la Costituzione, non contro qualcuno, meno che mai contro Veltroni che è un nostro alleato". Poi arriva il diluvio che surriscalda gli animi. Stefania Marri, nelle prime file: "Sono d'accordo con Grillo e Travaglio, questa opposizione non fa niente. Sono apolitica, non tifo neppure per Di Pietro però almeno è una voce fuori dal coro". Andrea, di Terni, maglia dell'Italia dei Valori: "Grillo poteva usare toni più morbidi, rischia di fare confusione". E allora perché gli applausi? "Qui siamo sopra la partitocrazia, e se si dice che l'indulto è stata uno schifezza votata anche da Ds e Margherita io applaudo". Giacomo Deretti, di Bergamo, invece non ha dubbi: "Io sono completamente d'accordo con quello che ho sentito: questi del Pd non fanno niente per contraddire Berlusconi. La nostra è una manifestazione contro tutto il sistema". Un signore appena un po' più anziano ride per le parole della Guzzanti e non si fa troppi problemi: "Questo è solo l'inizio, vedrete nei prossimi mesi...". Una coppia dipietrista sulla quarantina, con ragazzino al seguito, invece non è d'accordo per gli insulti a Ratzinger: "No, il Papa dovevano lasciarlo stare". Nell'applausometro il vincitore è Travaglio, seguito da Di Pietro: quando il giornalista parla del Cavaliere-Incompreso che vorrebbe andarsene ma "quelli che dovrebbero mandarlo via lo resuscitano sempre con la respirazione bocca a bocca che si chiama dialogo", molti si spellano le mani. Così come quando Tonino dice "che questi sono sempre quelli della P2". Forti applausi anche per le parole durissime di Sabina Guzzanti su Papa Ratzinger che "andrà all'inferno in mezzo a diavoli e frocioni". E quando Grillo attacca il Colle, paragona l'indulto alle leggi vergogna del Cavaliere, definisce Veltroni "un topo gigio senza cuore, polmoni e cervello" e dice che "Berlusconi, Prodi e D'Alema sono tutti una presa per il culo", la piazza non impazzisce d'entusiasmo ma non lo contesta neppure. Dice un ragazzo: "Veltroni non può stare sempre in mezzo al guado, o sta con noi o con Berlusconi". Sono quasi le nove di sera e sembra passato un secolo dal fair play di due ore prima. Ormai è buio, Furio Colombo in chiusura chiede e ottiene un nuovo applauso per Napolitano. La gente lo segue, sono gli stessi di pochi minuti prima: applausi al Colle e ai "Vaffa" di Grillo, a suo modo è una piazza del "ma anche". Certamente una piazza antiberlusconiana doc, che se ne frega del "parlare a tutti gli italiani" così caro al Pd e a Veltroni. In fondo a piazza Navona, lontanissima dal palco, prima del diluvio di attacchi, la signora Carmela se ne stava in piedi con un piccolo cartello del Pd: "Sono venuta per sentire, mi sarebbe piaciuto che il mio partito ci fosse, ma non è l'ultima occasione per andare in piazza. Se sento attacchi a Napolitano me ne vado subito. Sono venuta con questo cartello proprio per non essere contata tra quelli dell'antipolitica". Chissà se è rimasta fino alla fine.

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Le donne potranno diventare vescovi ma la Chiesa anglicana rischia lo scisma Il sì ha diviso il sinodo generale che ha evitato la spaccatura solo rinviando l'investitura. Il Vatica (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Le donne potranno diventare vescovi ma la Chiesa anglicana rischia lo scisma Il sì ha diviso il sinodo generale che ha evitato la spaccatura solo rinviando l'investitura. Il Vaticano: uno strappo che allontana la riappacificazione fra i cristiani di Toni Fontana Il "reclutamento" è aperto e almeno 1300 sacerdoti della chiesa anglicana sono già pronti ad abbandonare l'obbedienza ai loro vescovi e all'arcivescovo e ad abbracciare il Vaticano che non pare affatto disinteressato a quando accade in Inghilterra. Da ieri infatti lo spettro dello scisma appare quanto mai presente e le lacerazioni nella chiesa anglicana sono così forti da mettere in discussione l'esistenza stessa della prestigiosa istituzione. Pomo della discordia è la nomina di religiose donne alla carica di vescovo. La questione si trascina da un paio d'anni assieme a quella del possibile ingresso nella chiesa di uomini e donne gay. Ieri, dopo una drammatica e combattuta riunione che si è svolta a York, i 446 delegati ammessi al Sinodo della chiesa anglicana, hanno, con una maggioranza dei due terzi, compiuto un altro passo verso l'ammissione delle donne alla carica di vescovo. Va ricordato che in alcune province ai vertici della chiesa anglicana vi sono già donne che, fin dal 1994, possono frequentare i seminari e accedere al sacerdozio. Quello emerso a York non è un parere definitivo, ma di un'indicazione che apre un cammino lungo e tortuoso che potrebbe, tra un paio d'anni, portare definitivamente alla consacrazione di altre donne. Ma, fin da ieri, lo scontro all'interno della chiesa d'Inghilterra si è fatto drammatico ed il fatto che il Vaticano non abbia perso tempo per commentare l'accaduto rende ancora più forte e teso il confronto. Il linguaggio contenuto ieri nella nota diffusa dal Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani non lascia dubbi sulle intenzioni che albergano all'ombra di San Pietro. Il Vaticano accoglie "con rincrescimento" l'annuncio fatto a York, uno "strappo" che apre la strada all'ordinazione episcopale delle donne e si spinge a prevedere che "questa decisione avrà conseguenze per il dialogo che finora aveva portato buoni frutti". Parole chiare che equivalgono ad un invito ad abbandonare i vescovi "liberal" di York e correre sotto le ali protettrici della chiesa di Roma. Quest'ipotesi è appunto quanto mai concreta. Il fermento conservatore sta dilagando non solo in Inghilterra, ma anche negli Stati Uniti e in Canada e negli altri paesi della Comunione anglicana. Pochi giorni fa, a Gerusalemme, ben trecento vescovi anglicani, provenienti da quasi tutti i continenti, dall'Africa all'Australia, hanno lanciato una sorta di ultimatum ai liberal britannici dicendosi pronti ad organizzare "una chiesa nella chiesa" con la conseguente promozione di seminari e luoghi di culto "alternativi". Ieri si è aperta una frattura tra liberal e conservatori che appare insanabile e potrebbe comportare conseguenze disastrose per la chiesa anglicana. Con una robusta maggioranza i "progressisti" hanno anche bocciato la proposta che i conservatori avevano messo in campo per impedire la novità e cioè la nomina di "super-vescovi uomini" nelle province nelle quali la maggioranza dei fedeli non intende ascoltare una donna. I vescovi liberal hanno scorto un'ulteriore "discriminazione" in questa proposta, però hanno anche deciso di non forzare i tempi. Inizia infatti un iter che durerà sette mesi e che prevede la messa a punto di un "codice nazionale di condotta" che servirà a disciplinare la controversa questione. Nel mese di febbraio del 2009 si terrà il nuovo Sinodo che dovrà tirare le fila della discussione che coinvolgerà religiosi e laici. L'avversione per l'ingresso delle donne è però radicata in molta parte del clero e tanti sacerdoti sono già pronti a far le valige. In Inghilterra già stato coniato il termine "anglo-catholic" per definire i tanti transfughi attratti nell'orbita vaticana. Anche in Russia la decisione di York suscita scandalo. Il Patriarcato ortodosso si è infatti detto "preoccupato".

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Appuntamenti (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-07-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-07-09 num: - pag: 19 categoria: BREVI Appuntamenti BOLLICINE Stasera nel giardino interno dell'Hotel Manin, Bollicine sotto le stelle, rassegna dedicata agli spumanti italiani, con protagonista, il Lessini Durello, vino emergente: solo 600 mila bottiglie l'anno e 8 cantine riunite in un consorzio di tutela. Doc dal 1987, il Durello, nasce dall'uva bianca autoctona Durella. Oggi è l'aperitivo favorito dei gourmet veronesi e vicentini. Via Manin 7, dalle 16 alle 18 incontro con operatori e ristoratori, poi, fino alle 21, degustazione aperta al pubblico (ingr. 10 euro). Info 02.89.05.28.04 339.20.04.744 www.montilessini.com TANGO Ultimo "Tango laboratorio" con Karola Redaelli e Paolo Vitalucci per migliorare chiusure, aperture, relazione d'ascolto della coppia. Dalle h. 21 alle h. 22.15, non è necessaria la prenotazione, meglio presentarsi in coppia FARA ROCK A Fara Gera d'Adda torna da oggi al 14 "Fara Rock", il live festival che vedrà salire sul palco da stasera al 14 luglio, alcuni tra i migliori artisti rock emergenti come Bugo (foto), Franziska, Tintura, e Mr. T-Bone. Aprono il festival i Persiana Jones. Fara Gera d'Adda (Bg), ore 21, ingr. lib. PARASSOLE Spettacolo di Diego Parassole alla cava del marmo di Nuvolera di Nuvolento (la via del marmo). Nuvolento (Bs), ore 21.15, info 030.69.00.82.24 PULSATILLA Il temporary Shop di Mtv ospita oggi la giovane scrittrice Pulsatilla. Corso di Porta Ticinese 59, ore 18.30 ROAD Composizioni originali e cover pop rock con i Road. Scimmie, via Ascanio Sforza 49, ore 22.30, ingresso libero NO WAVE Serata "The night of the knife" con suoni a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, dalla no wave fino alle avanguardie, tra post punk e dark punk. Il Dj è Dunat. Atomic bar, via Felice Casati 24, dalle 21.30, ingresso libero ARCHITETTI NORVEGESI Fotografie, modelli e video-interviste in mostra da oggi al Politecnico: "Contemporary Norwegian Architecture" è una rassegna delle produzioni più recenti di architetti scandinavi tra cui la Biblioteca di Alessandria (foto) realizzata dello studio Snohetta. Spazio Guido Nardi, via Ampère 2, orari: 9.30-20 (lun-ven), fino al 25 luglio MOCCIA FIRMA L'AGENDA Lo scrittore e regista Federico Moccia firma copie della sua agenda scolastica,"Lamocciosa". dedicata in particolare ai teenagers. C'Art, corso Buenos Aires, ore 18, ingresso libero MIGRANTI & CONTRIBUTI "Una parità imperfetta" è uno studio a cura di Vincenzo Ferrante e Laura Zanfrini frutto di una ricerca sulla tutela previdenziale dei migranti; gli autori ne dibattono con Marco Cuniberti e altri studiosi. Università Cattolica, largo Gemelli, aula Bontadini, ore 16, ingresso libero HAPPY HOUR SUL LAGO Aperitivo all'insegna della raffinatezza nello splendido giardino di Villa del Balbianello, di proprietà Fai; l'appuntamento si rinnova ogni mercoledì di luglio Lenno (Co), dalle 18,15 e.

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La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare ... La Chiesa d'Inghilterra ha deciso di autorizzare l'ordinazione di donne vescovo nonostante la forte opposizione dell'ala tradizionalista. Secondo i media britannici, il Sinodo generale, l'organo di governo della chiesa madre della Comunità anglicana, ha votato a favore del rivoluzionario progetto in un clima di grande emotività e confusione. Stando alla BBC, il Sinodo, riunito a York, ha comunque accettato di adottare "non meglio precisate misure" per andare incontro all'ala tradizionalista. Alla vigilia si era parlato della nomina di "super-vescovi" di sesso maschile cui potessero fare riferimento quella parte di clero e quei fedeli che non vorranno riconoscere le donne. Secondo il sito Internet del Times, tuttavia, questa proposta è stata bocciata di stretta misura. Prima del Sinodo, circa 1.300 esponenti del clero avevano minacciato di abbandonare la Chiesa di Inghilterra in caso di adozione di decisioni del tutto contrarie alla linea dell'ortodossia. La maggioranza dei membri del Sinodo generale della Chiesa di Inghilterra si è dichiarata favorevole all'ammissione delle donne all'episcopato, come riferisce un resoconto ufficiale della Chiesa di Inghilterra, diffuso in Italia dal Servizio Informazione Religiosa. Una questione a cui la Chiesa di Inghilterra sta dibattendo dal 2006 dopo che nel 1994 la Comunione anglicana ha dato via libera alla ordinazione sacerdotale delle donne. Ad oggi quattro province della Comunione anglicana hanno vescovi donne e diversi altri hanno adottato norme che permettono la nomina di una donna alla carica vescovile. La decisione anglicana di ammettere Vescovi donne la allontana ancora di più dalla Chiesa Cattolica romana. "Abbiamo appreso con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada all'introduzione della legislazione che conduce all'ordinazione delle donne all'episcopato", scrive in una nota il Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani Ricordando che la posizione nel merito della Chiesa cattolica è rimasta immutata dai tempi di Paolo VI.

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Sì alle donne vescovo, rischio di scisma (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 09-07-2008)

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VERTICI ANGLICANI CONTRO CATTOLICI Sì alle donne vescovo, rischio di scisma Il sinodo generale della chiesa d'Inghilterra, riunito a York, ha confermato la decisione di ordinare vescovi donne. Dopo l'ordinazione femminile decisa nel 1992 (e oggi un parroco anglicano su sei è donna), si tratta di un altro strappo rispetto alla dottrina conservatrice della chiesa cattolica, e dal Vaticano non hanno tardato ad arrivare i primi fulmini. Una nota del "Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani" ha criticato la scelta definendola "uno strappo" e "un ulteriore ostacolo" al dialogo tra le due chiese cristiane. Gli anglicani hanno scelto la linea più innovatrice, bocciando anche il pacchetto di misure di mediazione con la parte più conservatrice del proprio clero, come l'istituzione di un "supervescovo" di sesso maschile a cui le diocesi più conservatrici avrebbero potuto continuare a fare riferimento: la maggior parte dei 446 delegati anglicani ha visto in questa misura la conferma di una discriminazione nei confronti delle donne e si è limitata a promettere genericamente la messa a punto di un codice di condotta, che sarà preparato per la riunione del sinodo del prossimo febbraio. Ma a questo punto è probabile che gli anglicani più conservatori non aspetteranno altri mesi per mettersi in viaggio verso i "papisti", anche dopo il precedente scossone che ha riguardato l'ordinazione di vescovi anglicani esplicitamente omosessuali. I preti "ango-catholic" che lasciarono la chiesa d'Inghilterra dopo l'ordinazione femminile furono circa 500, quelli che potrebbero lasciare questa volta sarebbero molti di più: forse 1.300 sacerdoti, stima un'agenzia di stampa, e qualche milioni di fedeli (gli anglicani nel mondo sono circa 80 milioni, contro 1,1 miliardi di cattolici). I primi hanno già cominciato: dieci giorni fa a Gerusalemme trecento preti anglicani tradizionalisti hanno annunciato di volersi organizzare come "chiesa nella chiesa", e che non riconosceranno più l'autorità dell'arcivescovo di Canterbury, "succube dei liberali".

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Islamisti eredi del fascismo. E del comunismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-09 num: - pag: 39 categoria: REDAZIONALE Controversie Una biografia di Haj Amin al-Husseini riaccende la discussione. Una disputa che divide trasversalmente conservatori e liberal Islamisti eredi del fascismo. E del comunismo Dalin e Rothmann: il muftì di Gerusalemme complice di Hitler. Ma Pipes: il vero debito è con il leninismo di ENNIO CARETTO I n un libro intitolato Icona del male, sottotitolo "Il muftì di Hitler e la nascita dell'Islam radicale" (Random House), gli storici David Dalin e John Rothmann hanno ricostruito uno dei capitoli più bui della storia musulmana recente, quello di Haj Amin al-Husseini, la massima autorità religiosa e politica della Palestina tra le guerre mondiali. Eletto muftì di Gerusalemme nel 1921 per volontà degli inglesi, Haj Amin si rivelò un despota sanguinario e antisemita. E quando l'Inghilterra aprì la Palestina agli ebrei in fuga dalla Germania nazista, scatenò i moti arabi che culminarono nella rivolta del '36, facendo assassinare indiscriminatamente non solo ebrei, ma anche inglesi e palestinesi dissidenti. Sconfitto, il muftì si rifugiò a Berlino, fornì a Hitler volontari musulmani per le SS e caldeggiò l'Olocausto. In cambio chiese, ma non ottenne, il bombardamento di Gerusalemme e la formazione di un corpo speciale per la "liberazione" della Palestina. Caduto il Terzo Reich, il muftì riuscì misteriosamente a sottrarsi ai processi per crimini di guerra e a riparare in Medio Oriente, dove morì nel '74 "moralmente e politicamente screditato". Oltre che per la sua minuziosa ricostruzione storica, Icona del male è un libro importante perché ripropone una tesi che riaffiora periodicamente in Occidente a partire dagli anni Sessanta-Settanta, che cioè il nuovo estremismo musulmano affonda le radici nei totalitarismi europei dell'inizio del XX secolo, in particolare nel nazismo e nello stalinismo, entrambi antisemiti, e che quindi l'Europa non è senza responsabilità per la attuale jihad, la guerra santa islamica, e per l'assedio arabo di Israele. Il libro è l'ultimo in ordine di tempo a sostenere questa tesi, lo hanno preceduto numerosi altri tra cui La quarta guerra mondiale (edito in Italia da Lindau) di Norman Podhoretz, il padre dei liberal ultras trasformatisi in neocon dopo il '68. Ma la sua pubblicazione ha riacceso un aspro dibattito: se si possa o meno parlare di islamofascismo, "un termine controverso " nota il New Oxford American Dictionary, "che paragona alcuni movimenti islamici moderni a quelli fascisti dell'Europa del primo Novecento", o se la jihad e l'antisemitismo non siano sempre stati due connotati fondamentali dell'Islam. Il termine islamofascismo è stato bandito da George Bush, ma tra quanti sostengono che esso sia un termine "valido", che rispecchia i legami tra due ideologie perverse, vi sono il neocon David Horowitz, il liberal Paul Berman, autore di Terrore e liberalismo (Einaudi), e Christopher Hitchens, un polemista più difficile da etichettare. I tre ricordano che in Europa l'alleanza tra fascismo e religione fu frequente, tanto che si parlò di "clericofascismo " per la Spagna di Franco, la Croazia degli ustascia, la Romania della Guardia di ferro, detta anche "Legione dell'arcangelo Michele", e altri. Hitchens, che al momento dell'attentato delle Torri gemelle denunciò "il fascismo col volto dell'Islam ", riscontra nei due movimenti "lo stesso culto della morte e lo stesso disprezzo della mente, la stessa paranoia antisemita e la stessa adorazione del leader ". Berman commenta che entrambi poggiano sul concetto di una società esclusiva e pura, e sulla sete di vendetta per le umiliazioni loro inflitte dalla storia. Horowitz ha persino condotto una campagna contro l'islamofascismo nelle università per mobilitarle come contro Hitler nel '41. Questi giudizi erano già stati espressi da vari storici e politologi. Nel '63, Manfred Halperin, un professore di Princeton, ammonì che "il movimento neoislamico emergente è parafascista". Nel '79, il francese Maxime Rodinson definì la rivoluzione di quell'anno in Iran "fascismo arcaico". Nel '90, l'inglese Molise Rutheven usò per primo il termine islamofascismo. E nel '96 Walter Laqueur, nel libro Fascismi. Passato, presente e futuro (appena uscito in Italia da Marco Tropea), evidenziò "le simpatie fasciste dei Fratelli musulmani e delle forze laiche in Egitto, Iraq e Siria negli anni Venti e Trenta". Secondo alcuni pensatori di oggi, tuttavia, dal liberal Peter Beinart allo storico inglese Tony Judt, al docente di storia delle religioni John Kelsay, all'arabista Daniel Pipes, islamofascismo è un termine improprio. Beinart ribatte che "il fascismo adora lo Stato, che per i musulmani è invece una imposizione pagana che minaccia la loro unità". Judt protesta che "il termine è semplicistico perché la jihad e l'Islam non sono la stessa cosa". Kelsay obietta che "il mainstream musulmano è moderato ma al momento perdente". A sostenere che, più che al fascismo, l'estremismo islamico vada collegato allo stalinismo è Daniel Pipes, un neocon. A suo parere, esso "ha vincoli storici e filosofici con il marxismo-leninismo". Pipes cita l'interpretazione data da Sayyd Qutb, l'ideologo dei Fratelli musulmani, della dottrina marxista delle fasi della storia: "Prima crollerà il capitalismo, poi il comunismo, infine si creerà un'era eterna dell'Islam". L'arabista fa sua anche l'affermazione dell'iraniana Azar Nafisi che "oggi l'Islam attinge tanto alla religione quanto a Lenin e Stalin". Stando a Pipes, il radicalismo islamico ha una quinta colonna in Occidente: "Gli irriducibili marxisti leninisti che hanno stipulato con esso un patto simile a quello tra Stalin e Hitler nel '39". Ma come quella di Berman, Hitchens e Horowitz, la sua analisi è contestata non solo da Beinart, Judt e Kelsay, bensì anche dagli storici - una minoranza - che riscontrano nell'espansione dell'Islam nei secoli un "imperialismo religioso ". è il caso di Lee Harris, che gli attribuisce l'obiettivo permanente di rendere il mondo "suddito di Allah". Liceità dei termini islamofascismo e islamomarxismo a parte, su un punto emerge un certo consenso: che gli estremisti musulmani si siano ispirati alla strategia delle dittature europee, se non anche alla loro ideologia. L'inglese Lawrence Freedman lo evidenzia nel libro La scelta dei nemici (PublicAffairs) dove illustra due "onde" nell'attuale guerra dei radicali islamici contro l'Occidente. La prima, spiega, fu quella degli anni Cinquanta e Sessanta, quando i musulmani nazionalisti combatterono il colonialismo e predicarono il secolarismo, una doppia rivoluzione, esterna e interna. La seconda iniziò negli anni Ottanta, in seguito al fallimento della prima, impersonata da Nasser in Egitto e dallo scià in Iran. La loro sconfitta, proclama Freedman, diventò la prova che per sconfiggere il nemico l'Islam doveva recuperare il proprio fondamentalismo religioso. Ma i metodi di lotta non cambiarono nella seconda onda, tuttora in corso. Come in Europa, si tratterebbe comunque di una fase della storia, non del permanente Scontro di civiltà di Samuel Huntington, su cui si polemizza ormai quasi da vent'anni. Il muftì Haj Amin passa in rassegna un reparto musulmano di SS nel 1944. Sotto Daniel Pipes.

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Lo sapete che diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa dello Ior? (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 09-07-2008)

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Giovanni Franzoni Secondo il secolare insegnamento della morale cattolica, l'interesse sul denaro prestato era proibito perché equiparabile all'usura. Solo ai Monti di pietà era consentito di prendere qualcosa per retribuire il personale addetto; ma mai era consentito prendere interesse. Quindi era inconcepibile che ci fossero delle banche cattoliche; con l'irruzione della modernità nella società si è verificato, fra i moralisti cattolici, un progressivo cambiamento di pensiero. Col nascere dello Stato Città del Vaticano le cose si sviluppano e Pio XII, nel 1942, crea l'Istituto per le Opere di Religione - Ior - che è una vera e propria banca che, pur non avendo sportelli accessibili ai miseri mortali, accetta depositi e compie operazioni finanziarie. Riformato da Giovanni Paolo II nel 1990, dopo gli scandali intorno alle gigantesche operazioni finanziarie compiute da mons. Paul Marcinkus, che ne era stato presidente, e che portarono al fallimento del Banco Ambrosiano e alla morte tragica di Calvi, trovato impiccato a Londra, sotto il ponte dei Frati Neri, ormai, quasi certamente, non suicida ma assassinato da gente del clan della Magliana. 19 09/07/2008.

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Gli anglicani dicono sì alle donne vescove Roma: <Grave strappo> (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

I progressisti prevalgono nella chiesa d'Inghilterra Gli anglicani dicono sì alle donne vescove Roma: "Grave strappo" Fulvio Fania Città del Vaticano Se Canterbury piange, Roma non ride. O perlomeno non ne fa mostra. La comunione anglicana nel mondo continua a dividersi tra conservatori e liberali. I progressisti prevalgono nella chiesa d'Inghilterra, che è la sede madre dell'anglicanismo. Ieri a York i 446 delegati del Sinodo hanno sancito definitivamente il via libera alle donne vescovo respingendo le proposte di boicottaggio dell'ala conservatrice. "E' uno strappo alla tradizione apostolica", ha reagito per Santa Romana Chiesa il cardinale Walter Kasper esprimendo "rincrescimento" per le inevitabili difficoltà che la decisione anglicana comporterà nel dialogo con Roma. Neppure per il Vaticano, tuttavia, la faccenda si presenta semplice. Come atteggiarsi di fronte alle turbolenze dei fratelli separati? Nei giorni scorsi due vescovi anglicani contrari alla linea progressista - due prelati appartenenti all'area che gli inglesi definiscono anglocattolica - hanno fatto discretamente visita Oltretevere per saggiare le possibilità future. Nel 1994 l'ammissione del sacerdozio femminile era già costata agli anglicani una vistosa emorragia nel clero a vantaggio dei "papisti". Anche stavolta, così come è avvenuto tra gli episcopaliani americani dopo l'ordinazione del vescovo gay Gene Robinson, c'è chi è tentato di abbandonare la convivenza con i liberal. Roma però non può ridurre le proprie ambizioni di unità dei cristiani ad una campagna acquisti tra i dissidenti. Del resto la maggior parte degli anglicani tradizionalisti in materia di sesso, matrimonio e vescovi maschi, specialmente nelle potenti chiese africane, per altri aspetti teologici si mostra più protestante e lontana dal cattolicesimo di quanto non sia l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, il quale coltiva ottimi rapporti con le stanze papali. Le reazioni vaticane sono perciò prudenti e seguono con interesse lo scontro interno altrui cercando di non urtare troppo la sensibilità degli interlocutori. La barra dottrinaria va però tenuta salda, altrimenti certi temi prima o poi potrebbero contagiare anche la chiesa cattolica. Il cardinale Kasper ricorda di aver promesso agli anglicani che le relazioni non sarebbero state interrotte neppure di fronte alla decisione di nominare donne come "successori degli apostoli", pur avvertendo che "la qualità del dialogo" sarebbe cambiata. La divergenza sulla figura del vescovo e sulla ordinazione femminile, d'altra parte, divide già cattolici e protestanti. Nel Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, presieduto da Kasper, fanno notare che ci vorranno almeno cinque anni prima di vedere la prima donna vescovo in Gran Bretagna, benché ne esistano già in 15 province anglicane tra cui il Canada e la Nuova Zelanda. L'orientamento favorevole era già stato votato nella chiesa inglese già nel 2005 e nel 2006. Quest'ultima accesissima discussione, durata sei ore, ha riguardato soprattutto la richiesta sostenuta da diversi vescovi e da una petizione del clero di istituire un super-vescovo uomo che possa essere punto di riferimento per tutti i fedeli che non vorranno riconoscersi in una donna a capo della loro diocesi. All'interno del sinodo l'ordinazione femminile è stata difesa da 28 vescovi contro 12, 124 preti contro 44 e 111 laici contro 68. Entro febbraio 2009 verrà elaborato un "codice di condotta" per le nuove ordinazioni rosa rimuovendo la "discriminazione" verso le donne. Rowan Williams continua a pilotare la nave anglicana in acque burrascose. La marea monterà ancora nei prossimi giorni. Dal 19 luglio al 4 agosto si riunirà a Lambeth la conferenza che ogni dieci anni raccoglie le chiese anglicane di tutto il mondo, 77 milioni di seguaci in crescita nel sud del pianeta. Lo scisma si è però consumato di fatto a Gerusalemme dove 280 vescovi tradizionalisti si sono dati appuntamento a fine giugno su iniziativa del nigeriano Peter Akinola, dell'ugandese Henry Oroby, del britannico-pakistano di Manchester Michael Nazir Ali. Sono tornati in Terrasanta per invocare un "anglicanesimo autentico" contro le deviazioni di Canterbury. La loro dichiarazione finale fa balenare la costituzione di un Consiglio dei primati per reggere le sorti autonome degli anglicani doc. Ma siccome non esiste un papa anglicano - è la regina il capo della chiesa d'Inghilterra - i legami tra le varie comunità restano fluidi tanto da aver evitato finora separazioni senza ritorno. Molti scismatici boicotterranno la Lambeth conference ma - come sottolinea in Vaticano monsignor Donald Bolen - il 70% dell'intero episcopato sarà comunque rappresentato. Per parte sua Roma preferisce raccomandare che "non vincano le tensioni" e siano adottate misure per "garantire l'unità in mezzo alle dispute". 09/07/2008.

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Vi racconto di quando nel '73 diedi le dimissioni da abate di San Paolo per colpa dello Ior (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Giovanni Franzoni L'ombra dello Ior ritorna però, di tempo in tempo, ad oscurare il cielo di Roma e della Chiesa cattolica nonché le coscienze dei credenti. Succede così che una signora - Sabrina Minardi - dichiarando di aver avuto in custodia Emanuela Orlandi, chiama di nuovo in causa Marcinkus e il clan della Magliana e scatena l'ipotesi di disseppellire il corpo di Enrico De Pedis, boss del clan, sepolto nella chiesa di Sant'Apollinare e quindi in zona extraterritoriale di competenza del Vaticano. Alle domande dei giornalisti circa un così alto privilegio (solo i papi e i sovrani sono sepolti nelle chiese), il custode di Sant'Apollinare pare abbia risposto che De Pedis era stato un generoso benefattore. Viene da domandarsi, ma se muore - fra cento anni - Bill Gates, dove lo seppelliranno? Accanto a San Pietro? Non è mio compito fare l'investigatore e quindi lascio agli inquirenti di chiarire le cose. Ciò che mi tocca e mi turba è il fatto che tante coscienze, laiche o religiose che siano, rimangano ferite da queste notizie e, anche se fossero false, dal miscuglio di sacro e profano che seguita a imperversare intorno al fatto religioso. La mia memoria ritorna al 1973, quando fu proprio uno scandalo dello Ior il fatto occasionale che provocò le mie dimissioni da abate di San Paolo e mi strappò dal consorzio fraterno con i miei monaci, dalla collaborazione con alcuni confratelli della Conferenza episcopale italiana e del Comitato italiano dei Superiori Maggiori. La mia situazione era già delicata per le provocazioni e gli assalti squadristici in Basilica, dei cattolici ultra-conservatori. Avevo avuto, senza esito, una visita canonica e due visite apostoliche. Infine fui chiamato in Vaticano da mons. Mayer, segretario della Congregazione dei religiosi, che mi disse: "Ormai i due terzi della sua comunità preferirebbero le sue dimissioni. Lei che è così democratico dovrebbe tenerne conto. Comunque il Santo Padre, nella sua liberalità, desidera che lei resti al suo posto, a due condizioni: tutti gli atti interni all'abbazia siano concordati col Consiglio degli anziani e tutti gli atti esterni col Vicariato". Accettai e, tornato a San Paolo, convocai i miei collaboratori nell'estensione della lettera pastorale La terra è di Dio dicendo che bisognava sospendere perché se avessi avuto il controllo del Vicariato l'avrebbero limata e resa irriconoscibile. Una notte di aprile, lo Ior compì una spregiudicata operazione sul dollaro, tanto da meritare una nota di deplorazione da organismi di vigilanza bancaria. Arriva la domenica e un giovane studente va al microfono per la preghiera dei fedeli e dice: "Signore! Ti prego! Fai che se avrò un figlio, possa crescere in una Chiesa che non sia deplorata perfino dal sistema bancario internazionale!". Lunedì mi richiama Mayer: "Ma lei aveva promesso! Non controlla le preghiere dei fedeli?". "Posso provare, risposi, ne parlerò in comunità". Convoco la comunità e si accende una animata discussione sul che fare. A un certo punto si alza Vincenzo Meale e dice: "Padre abate, è inutile che stiamo qui a chiacchierare, poi chi paga è solo lei. Vogliono fare come il ministro degli Interni farebbe con un prefetto. Lei ha aperto una porta per la nostra fede. Loro non vogliono chiuderla: vogliono usare lei come una maniglia che chiude la porta che ha aperto. Mi dia retta, obbedisca. Però voglio sinceramente dire che con questo, la mia esperienza di fede si chiuderebbe". Risposi "Ho capito". E sciogliemmo l'assemblea. Il giorno dopo andai da Mayer e gli dissi: "Io sapevo fere l'abate in un certo modo, se non può andare è meglio che concordiamo le dimissioni". Concordammo la data del 12 luglio e così ebbi il tempo di finire La terra è di Dio e di pubblicarla. Non porto rancore personale verso lo Ior ma mi resta l'amaro in bocca, perché certe istituzioni uccidono la fede e poi, sotto la maschera del trionfalismo di piazza, praticano il culto della personalità e la superstizione. 09/07/2008.

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La figura femminile centrale tra i cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

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N. 162 del 2008-07-09 pagina 15 La figura femminile centrale tra i cattolici di Andrea Tornielli Al contrario di quanto spesso sostengono certe ricostruzioni semplicistiche sulla misoginia cristiana, le donne nel vangelo figurano come destinatarie del suo messaggio. Gesù, nella predicazione e parabole, sceglie molte volte personaggi femminili ed è evidente la sua critica implicita all'identificazione, nel linguaggio patriarcale, tra "uomo" e "maschio". Il Nazareno è seguito da una folla composta di uomini e di donne e proprio alla categoria più socialmente disprezzata, quella delle prostitute, si dirige la sua parola. A loro e ai pubblicani, Gesù promette l'accesso al regno dei cieli. Proprio le donne, che nella società giudaica del primo secolo non potevano testimoniare in tribunale perché la loro parola non aveva valore, saranno le prime testimoni della risurrezione. La "rivoluzione" cristiana darà alla donna un posto nuovo, e, scrive Vittorio Messori, "abolirà cose come la preghiera del mattino in cui si ringrazia l'Eterno di averci fatti maschi e non femmine, o come l'esortazione rabbinica a bruciare la Scrittura, piuttosto che lasciarla toccare da mano di donna". Nella primitiva comunità cristiana è attestato poi il ruolo delle "diaconesse", un servizio a cui accenna san Paolo nella Lettera ai Romani: "Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencrea", ed è documentato che nel III secolo in Siria esistevano delle diaconesse che aiutavano il sacerdote nel battezzare le donne, seppure non investite di un servizio ministeriale ordinato. Anche nel medioevo, ingiustamente tacciato di essere un'epoca "oscura e buia", secondo una fortunata vulgata dell'epoca illuminista, troviamo donne che tengono testa a Papi e cardinali - si pensi soltanto a santa Caterina da Siena - e badesse temute e potenti, in qualche caso persino "mitrate", cioè abilitate a indossare il copricapo vescovile e aventi in anche giurisdizione sulla parte maschile nei cosiddetti monasteri "doppi". La Chiesa cattolica, che con quelle orientali ortodosse conserva la tradizione apostolica, non ha però mai ammesso le donne al sacerdozio (né tanto meno all'episcopato). Decisione ribadita l'ultima volta da Giovanni Paolo II, nel 1994, con la lettera "Ordinatio sacerdotalis", uno dei due casi del suo lungo pontificato nei quali Papa Wojtyla è ricorso alla formula dell'infallibilità: il motivo non è soltanto legato al fatto che Gesù tra i dodici non abbia chiamato donne, ma anche alla creazione dell'essere umano come sessuato. "Nell'alleanza - spiegava l'esegeta Ignace de la Potterie - Dio si presenta come lo Sposo del popolo suo, che è sempre donna. La donna quindi rappresenta la Chiesa, e Cristo, che era maschio, è lo Sposo della Chiesa. E dunque, quando il sacerdote celebra l'eucaristia, che è il sacramento della nuova alleanza, rappresenta Cristo Sposo... Mettere al posto dello Sposo una donna equivale a un atto teologicamente contro natura". La valorizzazione del gentil sesso nella Chiesa cattolica è un processo che deve compiere ancora molta strada per essere adeguatamente compiuto, ma non passerà attraverso la loro "clericalizzazione". Quale potente cardinale, in fondo, non sarebbe caduto in ginocchio davanti a una piccola grande donna come la beata Madre Teresa di Calcutta? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Il Festival per le famiglie? Sarà una provocazione> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

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N. 162 del 2008-07-09 pagina 31 "Il Festival per le famiglie? Sarà una provocazione" di Michele Anselmi Dal 28 luglio a Fiuggi la prima edizione della rassegna da Roma "Come reagisco quando mi definiscono, per denigrarmi, "regista cattolico"? Bene. Sono orgoglioso di esserlo. Anzi, sono un cattolico praticante, sia pure con una fede incerta". Dal 28 luglio al 3 agosto Pupi Avati sarà a Fiuggi, non per girare un nuovo film e neanche per ritemprarsi alle terme. Guiderà la giuria del primo Family festival. Giuria atipica: insieme a sei famiglie di varia estrazione sociale e consistenza filiale, il regista bolognese valuterà i nove titoli in gara e magari gusterà anche il resto del menù, dove spiccano le anteprime di DonkeyXote, Ben 10, Narnia: il principe Caspian e Entre les murs. Slogan della manifestazione, creata da Gianni Astrei: "Quest'estate c'è un luogo dove il cinema è di casa per tutti". Naturalmente sono già messe in conto le ironie, essendo il Fiuggi Family festival filiazione di quel Forum delle associazioni familiari che organizzò il Family day. Insomma, secondo alcuni, una roba conservatrice, magari bigotta, che profuma di incenso e tende a destra. Avati, dubbi nell'accettare l'incarico? "Nessuno. Ho detto subito di sì, con intimo piacere, perché mi esponeva ai rischi della derisione che comporta tutto ciò che è family. A suo modo, un'iniziativa provocatoria. Perché di solito i festival si consolidano attraverso film-scandalo, che poi i temi siano la politica, il sesso o la violenza poco importa. Altrimenti nessuno ne parla. Oppure arrivano gli sfottò. Com'è accaduto quando ho realizzato per Sat 2000 un servizio sul Family day seguendo i percorsi di cinque famiglie. In verità, sapevo benissimo di essere l'unico regista in quella piazza". Non c'è il rischio, tra un omaggio all'orso Yoghi e un dibattito sui "transgender", di proporre un'immagine troppo stereotipata e rassicurante della famiglia? "Guardi, non so come devono essere i film destinati alla famiglia, ma so come non devono essere. Non dovrebbero proporre, in modo seducente, modelli negativi di comportamento sociale. Bisogna dire la verità, senza addolcire i contrasti, ma in troppi casi cinismo e intelligenza sono diventati sinonimi. Prenda Cogne. Su quella morte hanno vissuto parassitariamente in tanti, so io quanta gente s'è comprata appartamenti. La madre che uccide rende. La madre che muore salvando i figli, com'è successo giorni fa a Fano, no". La famiglia secondo lei. "La famiglia non soffre solo di problemi economici come credono i governi di centrodestra e di centrosinistra. Il supporto migliore viene dai modelli. Io sono un modello. Mi spiego. Faccio due dei mestieri più difficili del mondo: il regista da 40 anni, il marito da 44. Parliamo del marito. Ho commesso tanti errori, una volta ho vissuto fuori casa per otto mesi, ci sono stati torti, litigi e tradimenti. Ma alla fine sono tornato da mia moglie. Non potevo pensare di privare i miei figli di una delle due figure centrali della loro esistenza. Poi non c'è niente di più bello del riconquistare tua moglie. Per le nozze d'oro credo che la risposerò". Però chi vuole divorziare... "Ma certo. Dico solo che oggi ci si sposa e ci si lascia troppo allegramente, si fanno le prove. Vivere insieme non è uno sport facile. È bello un patto che trasforma la passione e l'erotismo degli inizi in un sentimento che attiene all'ineffabile. Quanto alla paternità, altro mestiere complicato, sono stato un padre scadente, un po' come l'Abatantuono di La cena per farli conoscere. Con Il papà di Giovanna, ho inventato un padre meraviglioso, come mai sarei potuto essere. Silvio Orlando è magnifico". Dica la verità su Venezia. "Non ho timore di dire che ho mostrato il film a Müller. Spero sia piaciuto. In concorso - solo in concorso - andrei volentieri. Ma fino ad ora, lo giuro su ciò che ho di più caro, non ho ricevuto conferme". È vero che vuole raccontare una storia di adozione? "Sì. Mia figlia ci ha messo sette anni per non avere il bambino che la burocrazia le aveva promesso. Si sarebbe uccisa, quel giorno. Esistono tanti bambini con problemi e tante famiglie che desiderano dei figli. Perché non aiutarli sveltendo le pratiche? Sul tema ho scritto una serie tv, l'ho proposta sia a Mediaset sia a Raifiction: due no". Ha capito perché? "Non sarà in linea con i gusti correnti. Si chiama Un matrimonio, cinque puntate, ciascuna delle quali rievoca dieci anni di una famiglia, dal 1958 al 2008, attraverso gli occhi una bambina paraplegica adottata. Ma se le gambe sono deboli, la sua testa è fortissima". Cosa pensa di quei politici che si ergono a difensori della famiglia tradizionale pur essendo divorziati? "Che sono delegittimati. Per farlo bisognerebbe vantare almeno 44 anni e 2 mesi di matrimonio, come il sottoscritto". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Tornano in piazza gli anti Silvio In duecento davanti alla Prefettura (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

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N. 162 del 2008-07-09 pagina 4 Tornano in piazza gli anti Silvio In duecento davanti alla Prefettura di Redazione Tutti contro. La "schedatura" dei rom fa tornare in piazza la sinistra. Il popolo delle bandiere della pace del 2003 c'è ancora e, archiviata l'estemporanea esperienza di Governo, torna ad attaccare i "metodi fascisti e le leggi vergogna" volute da Berlusconi. Oggi è la giornata della campagna nazionale "Maroni schedaci tutti" e Genova aderisce con un banchetto davanti al Palazzo Ducale. La manifestazione è promossa dall'Arci Liguria e da alcune associazioni laiche che raccoglieranno le impronte digitali e le generalità ai cittadini "per protestare- dicono- contro la proposta di stampo razzista del Ministro dell'Interno di schedare tutte le persone di etnia rom". A De Ferrari sarà presente anche Don Andrea Gallo che ha già promesso di aderire alla manifestazione che ieri ha avuto un prologo con una identica iniziativa della Federazione giovanile dei comunisti italiani che ha fatto "schedare" i genovesi davanti alla Prefettura in concomitanza con il "No Cav Day". La manifestazione contro il Cavaliere ha visto il coinvolgimento di circa duecento persone radunate davanti alla Prefettura: "Questo pesante attacco alla Giustizia e allo Stato di Diritto non ha suscitato in Italia una reazione adeguata - ha dichiarato Giunio Luzzato, docente di matematica all'Università di Genova -. È essenziale invece che non ci sia rassegnazione". "La risposta di Genova è stata importante - ha aggiunto Nando Dalla Chiesa, uomo della cultura della giunta di Marta Vincenzi -: lo si vede da questa manifestazione eterogenea che mette insieme movimenti, partiti, e generazioni diverse". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Fenomenologia di Umberto E (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

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N. 162 del 2008-07-09 pagina 1 Fenomenologia di Umberto E. di Luigi Mascheroni Luigi Mascheroni Definirlo è molto facile. I giornali di solito scelgono, a caso, tra: a) "L'intellettuale italiano più conosciuto nel mondo", b) "Un uomo di una cultura enciclopedica"; c) "Il semiologo ha sempre il sopravvento sul romanziere", d) "Il nome della rosa era un brutto film". Comunque, è il Professore per antonomasia delle nostre Lettere. Appese alle pareti di casa, oltre a un paio di chilometri di scaffali per i suoi 40mila libri (molti, dicunt, li "prendeva in prestito" alla Rai, dove negli anni Cinquanta lavorava ai programmi culturali), ha incorniciate 35 lauree honoris causa. Dice che così quando la gente entra in casa sua si sente subito in inferiorità intellettuale. Poi, come fai a dargli torto? Poi, come fai a dire qualcosa di destra su uno così di sinistra da affermare che "se vincono gli altri non significa però che la maggioranza abbia ragione, e comunque la democrazia è in pericolo"; uno così snob che a te, caro ministro Bondi, la mano non te la stringo, perché la cultura è essentialiter di Sinistra e tu sei di Forza Italia, ergo di destra, ergo ur-fascista; uno così orgoglioso della propria padronanza stilistica e linguistica da sboccare volentieri in metafore falliche (oggi è il grattacielo di Libeskind che ha bisogno del Viagra, ieri - Bologna, campagna elettorale del '94 - era "basta farsi le seghe, compagni, se no lo prendiamo in culo!"); uno così snob da tenere nel cassetto una cartelletta di ritagli di titoli di giornali in tutte le lingue indoeuropee che giocano sul suo nome, tipo "L'eco di Eco" o "Un libro che farà Eco" o quello possibile per quest'articolo: "Ecografia di un maître à penser, e anche à parler". Critico, saggista, romanziere, semiologo, appassionato lettore di san Tommaso d'Aquino e Dylan Dog, dotto polemista inutilmente polemico, bestsellerista molto utilitarista (tiene molto, dicono, ai diritti di autore e di traduzione), teorico dei mezzi di comunicazione di massa e in pratica superuomo per le masse, accademico rigorosissimo e narratore pop. E pensare che da piccolo - ironia del destino - voleva fare solo il pianista di piano-bar. Fenomenologia di un fenomeno, ovvero: ritratto di Umberto Eco, un italiano che ha lasciato il segno e a cui piace dire di voler lasciare l'Italia ogni volta che non gli piace chi la governa. Intellettuale-puzzle indefinibile da una sola tessera (prima cattolico impegnato e poi pensatore laico, all'inizio integratissimo soprattutto al Pci e oggi apocalittico anti-berlusconiano, scrittore globale e politologo un po' provinciale, moralista rigoroso e soprattutto umorista involontario), Grande Sapiente che spazia con disinvoltura da Athanasius Kircher a Rita Pavone, dall'ornitorinco a Kant, Umberto Eco è il caso più vistoso di Intoccabile di professione. Da vero intellettuale pensa che le idee, in particolare le sue, abbiano una funzione sociale, e le comunica al volgo, che poi siamo noi, insegnandoci come si sta al mondo. D'altronde, essendo oltre che cultore dilettante di flauto dolce e serissimo giocoliere della parola, anche primo Semiologo d'Europa, come nessun altro sa spiegare - agli altri - il rapporto tra i segni e la vita. Lupus in fabula. Indeciso semanticamente se il vero autore di un testo sia lo scrittore empirico o il lettore esplicito; incerto, giornalisticamente, se le dichiarazioni siano di chi le legge o di chi le scrive, e nel dubbio meglio se si riesce ad attribuire ad altri le proprie volgarità; e personalmente convinto che Dan Brown abbia copiato da Il nome della rosa e che comunque i propri libri siano grandi romanzi (si dice che dopo Woobinda di Aldo Nove non ne abbia più letti, solo scritti), Umberto Eco - con quella proverbiale ostinazione piemontese che gli appartiene - di una cosa è sicurissimo. Che il principale pericolo per l'Italia, ma solo casualmente a partire dal 1993, sia il populismo mediatico, un morbo letale (e ci sfugge completamente a chi stia pensando il professore) che consiste nel rivolgersi direttamente al popolo attraverso i media, usandoli per orientare il corso della politica al di fuori del Parlamento, minando le basi stesse del sistema democratico, persino instaurando - nella fase terminale - un regime dittatoriale, addirittura il controllo delle coscienze, addirittura il lavaggio del cervello, addirittura la censura delle idee. Un sistema orwelliano, insomma, che vieta nel modo più assoluto a un qualsiasi cittadino dissenziente di avere, chessò, un paio di cattedre universitarie, una rubrica sull'Espresso, una collaborazione con Repubblica, un grosso editore per i propri libri. Spirito convinto che l'intellettuale è anche un uomo di azione, Umberto Eco ha avuto - tra le tante - una (s)fortuna: far parte del famigerato Gruppo 63 che, al contrario di tutti gli avanguardisti nati incendiari e morti pompieri, fu un movimento nato nella caserma dei pompieri ma dalla quale in molti uscirono incendiari. Un vizio, quello di dar fuoco alle polveri, che l'Umberto (odia l'articolo davanti ai nomi) non ha mai perso, da quando firmava, anno di scarsa grazia 1971, il manifesto contro il commissario Calabresi fino alle ultime esternazioni di guerriglia semiologia in difesa della democrazia in pericolo e dei ministri della Cultura indegni e incompetenti. Ma Eco, si sa, è un patafisico, uno a cui piace scherzare, uno che spazia con disinvoltura dalla cultura alta alla cultura bassa, dal colto all'inclito, da Heidegger ad Heidi, da Buzzati a Buzzanca, da Adorno ad Adornato. Da Eunapio di Sardi a Lando il camionista. E, all'occorrenza, da James Bond a Sandro Bondi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La guerra (in)civile degli psico-comici della politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

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La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie 1 Commento " (5 votes, average: 4.2 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 153 ) " (33 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (30 votes, average: 3.57 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (32 votes, average: 3.63 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... 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E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (43) Ultime discussioni Nicolò Sportaro: Non credo che Veltroni andrà avanti per molto, sicuramente l'alleanza con Di Pietro è al... umberto vastarini: miei carissimi Amici, sapete qual' è la cosa che più mi diverte? accorgermi che,... paola: Per favilla Non è vero che il popolo di sinistra non accetta mai il verdetto che esce dalle urne. Gli... paola: per Franz ritengo stupido quello che lei ha scritto, non ho mai detto che le persone di sinistra sono... Wilson: Perchè in Italia un Parlamentare può offendere e ledere incurante del fatto che la maggioranza degli... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. 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Vaticano, no ai vescovi donna (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Esteri Il Pontificio consiglio parla di "frattura" con Chiesa anglicana Vaticano, no ai vescovi donna La Chiesa cattolica non accetta l'ordinanza di donne-vescovo Città del Vaticano, 9 lug. - Il Vaticano attacca e prende posizione sulla questione dell'ordinazione delle donne-vescovo, sancita con voto favorevole al sinodo della Chiesa anglicana. Il Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani definisce questa scelta come "una frattura con la tradizione apostolica mantenuta in tutte le chiese nel primo millennio, ed è anche un futuro ostacolo alla riconciliazione tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Anglicana". Per il Vaticano, le donne non possono abbracciare il sacerdozio perché Cristo scelse solo uomini come propri apostoli. Gli anglicani, al contrario, cominciarono nel 1992 ad ordinare le prime donne sacerdote e oggi in Inghilterra un parroco su sei è donna. Valeria Giangravè.

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No Cav day, Berlusconi: "E' solo spazzatura" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 09-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 162 del 2008-07-09 pagina 0 No Cav day, Berlusconi: "E' solo spazzatura" di Redazione Il premier: "Abbiamo bisogno di tutto meno che continuare nel masochismo". Il ministro Carfagna querela la Guzzanti. Il Vaticano: "Contro il Papa menzogna e ignoranza". Di Pietro si dissocia dagli insulti al Santo Padre e a Napolitano. Finocchiaro: "Piazza strabica" La guerra (in)civile degli psico-comici. Dì la tua Roma - Il ministro Carfagna querela Sabina Guzzanti, il leader Pd Walter Veltroni si affretta a prendere le distanze di girotondi di piazza Navona, il presidente Schifani fa pubbliche scuse da Palazzo Madama. Gli insulti del popolo del "No Cav day" non passeranno inosservate. Tanto che lo stesso Di Pietro si vede costretto a ritrattare: "Italia dei valori e io personalmente ci dissociamo del tutto, considerandole fuori luogo e fuori tema nello spirito e nel significato, dalle polemiche ingiustificate con il Papa". La replica di Berlusconi "Della spazzatura mi occupo a Napoli. Nessun altro commento, vorrei rimanere sul G8". Il presidente del Consiglio, Silvio Berluscconi, non intende rispondere alle polemiche legate alla manifestazione di ieri. Da Toyako il premier aveva già invitato l'opposizione all'azione anziché sendere in piazza: "L'Italia ha bisogno di fatti, non di manifestazioni". "Ho visto con molta gioia che nonostante tutti gli attacchi volgari di cui sono stato oggetto, c'è una crescita importante dei sondaggi di Euromedia verso il governo", ha continuato Berlusconi ribadendo che la fiducia verso il governo è salita al 61,9 per cento, dal 61,5. Il presidente del Consiglio è, quindi, tornato a parlare del bene per l'Italia: "Spesso siamo colti da questo sentimento di autoflagellazione e invece abbiamo bisogno di tutto meno che continuare nel masochismo. E' un qualcosa che non produce produttività". Fini: "Non è satira" "Le espressioni oscene e gli insulti al Capo dello Stato sono comportamenti che non hanno nulla a che vedere con la satira. Chi se ne rende responsabile non è un comico, ma più un esibizionista che va trattato come tale". Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini riferendosi alla manifestazione di ieri a piazza Navona. "Mi auguro - rileva - che riflettano su questo aspetto quegli uomini politici che adesso si dissociano, ma che hanno dato modo a questi personaggi di dar corso a queste espressioni di cui oggi tutti sottolineano la gravità". Fini ha osservato che per evitare situazioni del genere "sarebbe sufficiente il buon gusto, la buona educazione. Andare in piazza è sempre una garanzia di libertà e un' espressione di democrazia. è evidente - ha concluso il presidente della Camera - che chi organizza le manifestazioni deve essere cosciente che chi semina vento raccoglie tempesta". L'indignazione di Schifani "Solidarietà al presidente dela Repubblica e al Santo Padre oggetti nella serata di ieri di vergognosi attacchi verbali". Palazzo Madama applaude l'intervento del presidente Renato Schifani che ricusa gli insulti piovuti ieri dal palco di piazza Navona. "Del presidente Napolitano apprezziamo più che mai - dice Schifani in Aula - in questi giorni l'esempio di saggezza ed equilibrio istituzionale che quotidianamente dà a tutti noi". E aggiunge: "Le sue doti di esperienza e di rigore morale sono un patrimonio prezioso per il Paese". Il presidente del Senato non vuole "aggiungere nulla al riconoscimento che unanimemente accompagna l'opera appassionata, fonte di speranza per la pace fra i popoli, di Papa Benedetto". "Nessuno in quest'aula condivide i contenuti e le forme delle ingiurie che abbiamo ascoltato - continua Schifani - la libertà a tutti preziosa di manifestare le proprie idee non può in alcun modo assumere i toni dell'oltraggio volgare, della consapevole falsità, dell'umiliazione vigliacca dell'altro, di qualsiasi altro e non solo delle figure autorevoli sopra ricordate e quindi anche del più avversato antagonista politico. In questo caso è dovere di tutti condannare con forza le parole usate e coloro che queste parole lanciano con intento distruttivo nelle nostre piazze". Il ministro Carfagna querela la Guzzanti Non se ne resterà certo con le mani in mano. al ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, non sono andati giù gli insulti di Sabina Guzzanti. "In riferimento alle parole volgari e fantasiose della comica Sabina Guzzanti - si legge in una nota diramata già in tarda serata dal ministero - il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha dato mandato all'avvocato di Roma Federica Mondani per adire le vie legali nei confronti della figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti". Sir: "Contro il Papa menzogna e ignoranza" Le offese rivolte ieri al Papa dal palco di piazza Navona "nascono e crescono" in una palude di "menzogna e ignoranza" alla quale la "coscienza laica" del paese si ribella. è la critica formulata in un corsivo dell'agenzia stampa della Conferenza episcopale italiana: "Trasformare una manifestazione pubblica di dissenso su importanti scelte politiche in un'occasione per insultare e offendere altri con toni di inconcepibile volgarità non può e non deve essere considerata un'espressione di democrazia e, quindi, neppure di intelligenza". "Quanto accaduto ieri sera in piazza Navona, una deriva che ha disgustato perfino alcuni presenti che si sono allontanati, conferma che c'è un'Italia maggioritaria, sana, che discute e si esprime anche con toni vibranti ma sempre rispettosi dell'altro e un'Italia assolutamente minoritaria che per esistere ha bisogno di insultare. Una miserevole realtà che trova - e troverà - spazio per qualche ora su video e giornali ma che è destinata a essere rimossa dalla coscienza laica di un Paese come il nostro. Ed è proprio questa stessa coscienza laica - prosegue il Sir - a ribellarsi soprattutto alle offese a Benedetto XVI, alla menzogna e all'ignoranza che formano la palude in cui nascono e crescono parole ed espressioni che ci rifiutiamo di credere che possano appartenere a un cittadino responsabile, a una persona che pensa e critica, credente o non credente che sia". L'imbarazzo della Finocchiaro La manifestazione di piazza Navona ha "polarizzato" l'attenzione su una questione che non e "in cima ai pensieri degli ialiani", più preoccupati invece di stipendi e salari. Per questo Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, in una intervista al Messaggero, difende la scelta del suo partito di non partecipare alla manifestazione sulla giustizia e condanna come "sbagliati e inaccettabili" gli attacchi "al Pd e al Quirinale". "Immaginavo sarebbe stata una bella piazza, è legittimo che abbiano manifestato", spiega la Finocchiaro che reputa "sbagliati e inaccettabili" gli attacchi al Pd, al Quirinale e al Pontefice, anche se ho apprezzato i tentativi di Di Pietro di spegnere i fuochi. "La piazza, per Finocchiaro, si è dimostrata strabica, nel senso che non ha colto i veri problemi della gente - conclude - ben vengano insomma le manifestazioni, ma vanno scelti i temi e la strategia politica per evitare che tutto si polarizzi sul miserabile processo di Berlusconi". Anche Veltroni disconosce i girotondi "Come avevamo previsto, la manifestazione, credo anche in contrasto con lo spirito di molti dei partecipanti nella piazza, è stata più contro il Quirinale e il Partito Democratico piuttosto che contro Berlusconi". Lo aveva detto nei giorni scorsi, lo ha ripetuto ieri a manifestazione conclusa: Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico, prende le distanze dal popolo del "No Cav. day" e punta il dito contro quella fetta di sinistra che ha preferito scendere in piazza anziché "combattere" in Aula. "Gli insulti di Grillo e Travaglio al Partito democratico non ci sorprendono e non sono nuovi - continua l'ex sindaco di Roma - quello che è per me intollerabile è ascoltare gli attacchi al capo dello Stato. Giorgio Napolitano sta garantendo, in un momento difficile, il rispetto della Costituzione con rigore e determinazione. Le sue scelte sono e saranno da noi condivise". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Draghi boccia la robin tax - alberto statera (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Duello con Tremonti. Il Governatore: "Stipendi fermi da 15 anni" Draghi boccia la Robin Tax ALBERTO STATERA Il banchiere centrale, "civil servant" per definizione, e il ministro immaginifico neo-anti-global, il tecnocrate laico e il neo-populista che cita la Genesi e Papa Ratzinger, il gelido successore di Luigi Einaudi in bianco e nero, e il politico roseo un po' trafelato, come Nino Andreatta disse una volta di Rino Formica, che invoca la salvaguardia della dignità umana nei confronti della universale "speculazione". SEGUE A PAGINA 9 POLIDORI A PAGINA 9.

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"una situazione grave e presto peggiorerà ancora" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

La crisi "Una situazione grave e presto peggiorerà ancora" "Per la Turchia situazione in peggioramento" "Sospetti di golpe sui militari e gli integralisti islamici sono all'offensiva" Aytunc Altindal, lei è uno dei maggiori esperti di terrorismo in Turchia. Che cos'è successo esattamente ieri? "Si è trattato di un attacco molto probabilmente legato agli Hezbollah turchi, un gruppo integralista nazionale vicino ad Al Qaeda che combatte il governo moderato islamico e che non è mai stato del tutto sconfitto". Come fa a dire che sono loro? "Dei tre attentatori uccisi, due documenti di identità appartengono a persone note agli inquirenti. Si tratta di personaggi con collegamenti in Afghanistan, con i Taliban". Quindi è da escludere il Pkk? "Per questo attacco sì. Il rapimento dei turisti tedeschi sul monte Ararat invece è ascrivibile ai guerriglieri curdi". Perché un attentato davanti alla sede diplomatica americana? "Per far diventare il fatto eclatante. Ma a morire sono stati infine tre poliziotti turchi. Ammazzarli semplicemente per strada non sarebbe stato lo stesso. Perché per far parlare tutto il mondo di questo attacco bisogna portare lo scenario terroristico davanti a un'ambasciata americana, oppure israeliana. In questo modo gli Hezbollah turchi vogliono dimostrare di essere ancora potenti". Il clima politico in Turchia è pessimo. Si parla di possibile chiusura del partito al potere fra poche settimane, per attentato alla Costituzione laica. Mentre alcuni generali in pensione vengono arrestati per sospetto golpe. Che cosa succederà? "Ci troviamo di fronte a un periodo molto turbolento in Turchia. Ci saranno problemi su problemi. Incidenti uno dopo l'altro. Sabotaggi. Attentati del Pkk. Attacchi suicidi. Tutto ciò fino a quando non arriverà la decisione, tra la fine luglio e l'inizio di agosto, della Corte Costituzionale sulla chiusura del partito al governo". Verrà chiuso? "Da quel che so io, no. Ma tra i 71 esponenti sotto accusa ben 26 saranno allontanati dalla politica per 5 anni". Il premier Recep Tayyip Erdogan è tra loro? "Per ora sembra di sì". Quindi ci dovrà essere un nuovo capo del governo? "Esattamente". (m. ans.).

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Il diritto di scegliere (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Il diritto di scegliere Maurizio Mori Segue dalla Prima Poiché come osserva sempre la Corte, "la prosecuzione della vita non può essere imposta a nessun malato, mediante trattamenti artificiali, quando il malato stesso liberamente decida di rifiutarli", questo principio di uguaglianza va esteso anche ad Eluana che ora non può più esprimere la propria volontà. Rimandando ad altra sede una più dettagliata analisi delle motivazioni della Corte, resta la giustizia sostanziale della sospensione della terapia nutrizionale per garantire ad Eluana di evitare uno stato di vita che mai e poi mai avrebbe voluto. La sentenza è un altro passo significativo compiuto per garantire alle persone la possibilità di autodeterminarsi, prevista dalla nostra Costituzione repubblicana e richiesta con forza dal processo di modernizzazione della società italiana. Nelle società premoderne, i valori e "significati sono presentati all'individuo come fatti scontati, generalmente sacri, sui quali egli può esercitare tanto poca scelta quanto sui fatti naturali: i valori che governano la vita famigliare, per esempio, esistono più o meno come esiste una roccia, un albero, e il colore dei propri capelli", mentre nelle società moderne un numero sempre maggiore di valori e di significati sono scelti dall'individuo, e questo modello si estende anche alla propria vita dal momento che ormai le tecnologie biomediche possono portarci a vivere in condizioni prive di dignità o infernali. È la situazione di Eluana, che aveva un senso della libertà e dell'autonomia superiore e che la sorte ha voluto finisse in una situazione che per lei sarebbe stata intollerabile. Non vale dire che viene scardinato il "principio di non disponibilità della vita umana o il dovere fondamentale di prendersi cura dei pazienti che non sono in grado di intendere e volere", perché questa è solo una riformulazione del vecchio e obsoleto vitalismo che pone la mera vita biologica come valore supremo. Ciò che vale è la vita biografica, quella che presenta contenuti e scelte. E tra queste c'è anche la scelta delle scelte, ossia quella che riguarda la propria esistenza ove questa avesse cessato di essere significativa. Per chi crede che i valori preesistano alle scelte personali come le montagne o le case, è impensabile (o abominevole) l'idea stessa che una persona possa decidere che la condizione di stato vegetativo permanente è invivibile e non merita di essere perpetrata. Ma chi ritiene che l'esistenza è fatta di scelte, non trova nulla di strano, anzi vede come un incubo la possibilità di essere privato della facoltà di scelta. Questa è la situazione di Eluana, cui ora la Corte di Milano ha reso giustizia. È superfluo ricordare che le due scelte non sono simmetriche, perché chi volesse permanere in stato vegetativo è libero di farlo, ma non può imporre la propria posizione a chi avesse una diversa concezione della vita. Ed è per questo che quest'ultima è superiore: perché non pretende di imporre i propri valori all'altra, e chiede solo la libertà per tutti. La strada per giungere a questo risultato è stata tutta in salita ed estenuante. In oltre 16 anni la società italiana è cambiata anche dietro lo stimolo di centinaia di conferenze, svariati interventi televisivi e radiofonici, articoli e quant'altro: c'è stata un'ampia riflessione pubblica che ha sollecitato l'intervento della magistratura, che indirizza la nuova sensibilità civile alla luce delle norme costituzionali e vigenti. L'auspicio è che si continui in questa direzione, perché l'esigenza di modernizzazione è crescente. La gente, in Italia, vive ormai in base ai valori laici e secolari che, purtroppo, non trovano adeguata rappresentanza sul piano pubblico. La sentenza farà discutere e sicuramente ci saranno dure critiche. Speriamo che chi ha responsabilità pubbliche dia voce ai valori secolari e faccia valere i diritti civili di tutti, senza nascondersi dietro le solite frasi fatte a sostegno delle "tradizioni italiche". È tempo di guardare avanti, non di continuare a elogiare il passato. I giudici di Milano hanno colto quest'aspetto e meritano un plauso: hanno dato un esempio, ed ora tocca a noi seguirli. Presidente della Consulta di Bioetica.

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"fine di una lunga tortura". "no, un omicidio" - caterina pasolini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca La sentenza di Milano spacca il mondo politico, divisioni trasversali anche tra i cattolici dei due poli. Esultano i radicali. La vedova Welby: giustizia è fatta "Fine di una lunga tortura". "No, un omicidio" CATERINA PASOLINI ROMA - C'è chi la definisce "La fine di una lunga tortura, di un calvario" e chi invece la bolla come un "omicidio autorizzato". Chi un'invasione di campo dei giudici, chi una sentenza giusta che copre un vuoto legislativo. Sul corpo di Eluana si divide ancora una volta l'Italia, su quella morte chiesta dai genitori disperati dopo anni di coma senza speranza seguendo le indicazioni date dalla figlia in gioventù, si riapre il dibattito sui temi etici. Torna la polemica sul diritto di ogni essere umano a scegliere se e quando smettere di vivere, nutrirsi e di curarsi, sul testamento biologico, la possibilità di lasciare scritte le proprie volontà se un giorno non si sarà in grado di dire il proprio volere. Torna per voce dei Radicali, dei senatori Pd Anna Finocchiaro e Ignazio Marino la richiesta di una legge sul testamento biologico, perché non siano i giudici come accade oggi a dover decidere sul destino dei cittadini, ma loro stessi. Mentre i cattolici insistono: "Interrompere la vita non è mai potere dell'uomo". Si divide l'Italia, ma si spacca anche l'opposizione tra ala cattolica e laica. I partiti di governo a file serrate condannano infatti senza mezzi termini la sentenza che autorizza a sospendere l'alimentazione forzata con una sonda senza la quale Eluana sarebbe morta da anni e il Vaticano la bolla come "gravissima perché interrompere la vita non è mai in potere dell'uomo e il dovere della società civile è di assistere i più deboli". E questa linea è seguita dagli esponenti cattolici di entrambi gli schieramenti visto che l'Udc parla "forse di fine di un calvario, forse di un omicidio autorizzato" e la teodem Pd Baio che insiste "quella di Englaro è comunque una vita" mentre la forzista Bertolini la giudica "una decisione abnorme, un pericolosissimo precedente". D'accordo il ministro democristiano Rotondi: "Si comincia con la morte dolce e si finisce al suicidio assistito". Chi invece conosce il dolore di vedere il proprio compagno chiedere la morte inchiodato ad un letto dalla malattia, e lo ha seguito nelle sue scelte, è di tutto altro avviso. "Giustizia è fatta", dice Mina Welby, "ora ci vuole una legge sul testamento biologico". Idea che riunisce le due anime del Pd. "Il padre di Eluana ha lottato per sedici anni per rispettare le volontà della figlia. Questa è una sentenza rigorosa che pone fine ad un vero e proprio calvario, ma testimonia la carenza di una legislazione che regoli la materia nel nostro paese", dice Ignazio Marino. "è chiaro che la lunga lotta di un padre oggi porta all'affermazione della civiltà giuridica umana e civile", ha commentato lo storico leader radicale Pannella.

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Io del Pci e mia moglie dell'Azione Cattolica finalmente ci siamo ritrovati a fare politica insieme (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del "Io del Pci e mia moglie dell'Azione Cattolica finalmente ci siamo ritrovati a fare politica insieme".

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Scienza e vita e il mondo cattolico all'attacco: è la Terry Schiavo d'Italia Anche il fronte teodem sulle barricate (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del "Scienza e vita" e il mondo cattolico all'attacco: è la Terry Schiavo d'Italia Anche il fronte teodem sulle barricate.

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Con i Fura nel girone del denaro (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

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Stai consultando l'edizione del TEATRO A Firenze Con i Fura nel girone del denaro di Valentina Grazzini Lasciata ogni speranza, entriamo nel girone infernale di Imperium, ultima nata tra le performance di "teatro urbano" partorite dall'inesauribile collettivo catalano Fura dels Baus. Che con questa formula intende un tipo di lavoro tutt'altro che "urbano", consistente nel coinvolgere pubblico e artisti in un'unica spiazzante bolgia dove sono abbattute per definizione barriere e limiti, in cui tutto (o quasi) è concesso, in cui gli spettatori sono avvertiti e dunque mezzi salvati. A Firenze l'invasione furera ha conquistato il Mandela Forum (leggi palasport), irriconoscibile a chi tanti concerti adolescenziali vi ha vissuto grazie allo sprofondo nei meandri della notte che la Fura è riuscita ad ambientarvi (Imperium sarà a Venezia l'11 e il 12, a Bologna il 15 e 16 luglio). Ci sono (solo) donne, amazzoni uscite da Blade Runner con grinta preistorica, ad entrare nella folla, dividerla, inquietarla, renderla guardinga per poi ammaliarla con uno spettacolo in 5 sequenze (paura, profezie, dominio fisico e mentale, trasformazione e sterminio). Dove la raffinatezza visiva e la grande tecnica permette alla Fura ogni genere di eccesso: dalle iniziali esplosioni che inondano il pubblico di semi ai fantocci impiccati, ai coiti mimati, alle secchiate d'acque che si mescolano con il sudore fino all'annientamento finale sull'altare-piramide semovente. Jürgen Müller, che nel '79 fu tra i fondatori della compagnia ed oggi firma questo lavoro, ci ha spiegato come l'impero del titolo sia "l'impero del denaro, il potere occulto che crea, le manipolazioni che ne sono lo strumento". Importante, la drammaturgia, ma non essenziale: sensuali e primitive le viscerali amazzoni si confrontano in battaglie uscite dal Signore degli anelli o forse da astronavi perdute nello spazio, avide di cibo, di sesso, di prevalere l'una sull'altra. E arrivano dritte allo stomaco con i loro corpi seminudi (poi dipinti in oro con rituale di guerra), innalzate su trampoli minacciosi (unica pecca, somigliano alle protesi di Pistorius), mentre respingno con il fuoco i più temerari che osano sfidarle, piazzandosi baldanzosi in prima fila. Ci si guarda le spalle, durante questa laica "via crucis", oramai privati di ogni certezza: il proprio accompagnatore perduto nella folla, presenze misteriche e affatto accomodanti che appaiono all'improvviso, la musica volutamente a volume quasi intollerabile che fa perdere quel poco di lucidità messa al sicuro. Si dimentica pressoché tutto in questo viaggio che riesce nel difficile paradosso di riportarci ai nostri bisogni ancestrali con piglio fantascientifico. Ma quando le luci si accendono, il sacrificio umano nel nome del potere è compiuto e l'artificio si svela (un'ora dopo, riecco il rassicurante palasport di Baglioni e Venditti), qualcosa resta dentro. È l'emozione, mica poco.

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Vaticano scatenato: è eutanasia Scontro sulla fine-vita (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Vaticano scatenato: è eutanasia Scontro sulla "fine-vita" di Maristella Iervasi / Roma La svolta nella battaglia del papà di Eluana fa infuriare il Vaticano. L'emittente pontificia apre subito i microfoni e commenta: "È una "grave sentenza quella dei giudici di Milano. Nessun tribunale dal 1999 aveva mai accolto la richiesta della famiglia di interrompere il trattamento di alimentazione ed idratazione della loro figlia". Poi la parola passa al professor Gianluigi Gigli, del Consiglio esecutivo di "Scienza e Vita", che rimarca: "È una notizia estremamente triste. Eluana Englaro sarà la Terry Schiavo d'Italia". Mentre la stessa associazione in una nota arriva a dire che "si legittima l'uccisione di un essere umano per fame e sete". E scende in pista anche monsignor Renato Fisichella, neo presidente della Pontificia accademia per la vita: "La decisione dei giudici su Eluana giustifica di fatto una azione di eutanasia". Non finisce qui. Parla monsignor Elio Sgreccia: "Anticipare la morte non è mai in potere dell'uomo. Ci sono stati casi di ripresa anche a distanza di anni". E critiche arrivano anche dal centro di bioetica dell'Università Cattolica di Roma, diretto dal professor Adriano Pessina: "È stato attribuito al tutore un vero e proprio potere di vita e di morte sulla persona a lui affidata. Una decisione grave che legittima forme di abbandono terapeutico per i cittadini che non sono in grado di provvedere a se stessi". Per il professor Pessina la cura delle persone in stato vegetativo "è doverosa". Da qui l'appello a Beppino Englaro, il padre-tutore di Eluana, affinchè permetta che la figlia "continui a vivere". Ma il genitore, che ha sempre preferito parlare di "libertà" e non di "morte cerebrale o eutanasia", fa sapere che "ha vinto lo Stato di diritto: ora la libereremo". E soddisfatti della decisione dei giudici della corte di appello di Milano si dicono Mina Welby - la vedova di Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare e aiutato a morire dal medico Mario Riccio il 21 dicembre del 2006: "Finalmente Eluana avrà quello che ha desiderato e il padre ora potrà elaborare il lutto"; e Demetrio Neri membro del Comitato nazionale di Bioetica: "Ho accolto questa sentenza con grande gioia, anche se certamente provo tristezza. Non pratico bioetica ideologica". Come accadde con Terry Schiavo, la decisione del Tribunale di II grado ha subito sollevato discussioni e polemica politica. C'è chi parla senza mezzi termini di eutanasia e chi invece intravede uno spiraglio per la via al testamento biologico. Il Pdl è unito alla condanna: Renato Farina, deputato e giornalista, chiede l'intervento del Presidente della Repubblica "contro una crudele condanna a morte". Unica voce fuori dal coro Pdl Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali: "La decisione dei giudici di Milano è giusta ed umana. Consente di interrompere, come nella volontà più volte espressa in vita dalla ragazza, un accanamento terapeutico divenuto del tutto inutile ed insensato". Di tutt'altro avviso la parlamentare teodem del Pd, Paola Binetti: "Anche quella di Eluana Englaro, in coma dal 1992, è vita. E pertanto deve spegnersi naturalmente. Staccare la spina per interrompere una vita è qualcosa che dovremmo allontanare dall'orizzonte del nostro pensiero". Mentre Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato, commenta: "Sentenza rigorosa e rispettosa dell'art. 32 della Costituzione e della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e la biomedicina. Ma c'è necessità di una legge sul testamento biologico che permetta ad ognuno, se lo vuole, di indicare le proprie volontà riguardo ale terapie che ritiene accettabili se un giorno si troverà nelle condizioni di non potersi più esprimere. Non possono essere i tribunali, come spesso è avvenuto, a prendere decisioni così importanti per la vita dei cittadini". Non lascia margini Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del Programma: "La vita non è un diritto disponibile nè davanti a Dio nè davanti alla legge. Si comincia con la morte dolce e si finisce al suicidio assistito. Altra cosa - conclude - è il rifiuto dell'accanamento terapeutico". Dissentano anche la senatrice del Pd, Emanuela Baio Dossi: "Quella di Eluana è comunque vita", ed Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare: "Come si può parlare in questo caso di libera scelta? Dov'è il consenso informato di Eluana?". Mentre i Radicali con Marco Cappato e Mario Riccio, il medico anestesista di Welby, dicono: "Ad Eluana è stata resa giustizia dopo 16 anni di violenza. Sentenza storica e di buon senso". E il leader storico Marco Pannella: "Affermata la civiltà giuridica, umana e politica". Si accoda al coro delle critiche Luca Volontè, deputato dell'Udc, che parla di "pessima ingerenza" di un organo giudiziario e di "omicidio autorizzato". Mentre per Felice Casson e Vittoria Franco, entrambi del Pd, chiedono che il testamento biologico torni all'ordine del giorno del Parlamento.

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Un sasso nello stagno la lettera di berti a caffarra (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna Intellettuali cattolici e laici discutono della "provocazione" su "Bologna disperata" e la speranza. Tace la Curia Un sasso nello stagno la lettera di Berti a Caffarra La lettera aperta che Francesco Berti Arnoaldi Veli ha scritto al cardinal Carlo Caffarra sulla condizione di Bologna ("disperata" secondo l'arcivescovo), ha provocato la reazione del mondo intellettuale cattolico e laico. Mentre la Curia non replica, la città si schiera. D'accordo con Berti Arnoaldi Veli i laici Gian Mario Anselmi, Eugenio Riccomini e Alberto Bertoni, su posizioni più dialettiche Luigi Pedrazzi, Alberto Melloni, Davide Rondoni e monsignor Giovanni Catti, mentre Virginiangelo Marabini e Giovanni Salizzoni difendono Caffarra. La presidente della Provincia Beatrice Draghetti spera che in città nasca un dibattito sulla speranza. VARESI A PAGINA II.

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Laici e cattolici su "bologna disperata" - valerio varesi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Bologna Laici e cattolici su "Bologna disperata" Pedrazzi: la Chiesa non faccia sociologia. Salizzoni: ma Biffi ebbe ragione Fa discutere la lettera aperta inviata al cardinale Caffarra. La Curia tace VALERIO VARESI Se Bologna è "disperata", cosa può chiedere di più un laico a un uomo di Chiesa se non di farlo "sperare l'insperabile", secondo una felice espressione di Barbara Spinelli. "Ecco - spiega Luigi Pedrazzi - in sostanza Berti, con quella lettera aperta, dice questo: uomini di Chiesa, fateci sperare l'insperabile e non mettetevi sullo stesso piano dei sociologi". Il cardinal Carlo Caffarra, con quella definizione ripresa dal suo predecessore Giacomo Biffi, è sceso sul terreno della sociologia. "Intendiamoci - prosegue l'ex vice sindaco - operazione legittima, ma un pastore non dovrebbe mettere troppo l'accento sull'aspetto della disperazione. Trovo - conclude - che Berti e Caffarra dovrebbero incontrarsi per un caffè e parlarsi. Altrimenti, in questo dialogo a distanza, il primo, da laico, cerca di insegnare ai cristiani a fare i cristiani, mentre il secondo fa il sociologo e dovrebbe fare solo il pastore". Di un eccesso di sociologia nella definizione della disperazione bolognese parla anche lo storico e direttore dell'Istituto di scienze religiose cittadino Alberto Melloni. Il quale rileva significative differenze tra Biffi e Caffarra. "Per un vescovo, la città è come una moglie e la moglie non va descritta, ma amata. In questo senso penso, mi pare che Caffarra sia un buon marito, mentre Biffi ha fatto della sociologia sulla propria moglie. Dire che la città è disperata è una definizione generica come una statistica del Censis: si dice come si vive mediamente, ma poi ciascuno continua a vivere a modo suo". Su questo punto è d'accordo anche monsignor Giovanni Catti, insigne biblista. "Qualsiasi definizione di Bologna è un'approssimazione, visto che la città non è una sola" spiega. "Io però preferisco sempre i proponimenti positivi. Come diceva padre Michele Casali, occorre muovere la fantasia, raccontarci come vorremmo questa città, progettare, magari sognando anche un po'. Ormai, purtroppo, lo sanno fare solo i bambini. In questo senso sono d'accordo con Berti: occorre ridare speranza". Virginiangelo Marabini e Giovanni Salizzoni guardano con grande rispetto alla lettera di Berti, ma difendono l'operato della Chiesa quando dipinge a tinte forti la città. "Sia Biffi che Caffarra l'hanno fatto, ma era loro dovere" spiega il primo. "Hanno assunto toni duri di fronte a una società in cui tutto è messo in discussione e io sarei stato più caritatevole verso un pastore che ha messo in guardia la città davanti a una china pericolosa". Per Salizzoni i laici sono fuori tempo massimo nel chiedere dov'era la Chiesa di fronte alla disperazione: "Quando Biffi pronunciò la famosa frase, tutti lo definirono un provocatore e ora per paura di dargli ragione si chiedono dov'era la Chiesa. Diciamo - conclude - che c'è una perdita di tensione sui valori universali compresi quelli cristiani". Secondo la presidente della Provincia Beatrice Draghetti "deve esistere un terreno comune grazie al quale continuare a coltivare la speranza e mi piacerebbe che la lettera fosse l'occasione per la città di aprirsi a un dialogo su questo tema". Quasi unanimemente d'accordo con Berti gli intellettuali laici, a cominciare dal direttore del "Gramsci" Gian Mario Anselmi secondo il quale la mancanza di speranza è una condizione dell'Occidente intero "e non ha senso dirlo solo di Bologna. Anzi, è strumentale. Oltretutto, quando lo disse Biffi, fu una considerazione del tutto inattuale". Per Eugenio Riccomini "siamo tutti nella stessa corrente e dal momento in cui viene a mancare la tensione ideale, ciò si riverbera sia sui credenti che sugli atei. Il vero problema è la caduta dell'idealità, di quel sole nascente ora nascosto dietro la nebbia". Secondo l'italianista Alberto Bertoni "né Biffi né Caffarra sono mai riusciti a cogliere appieno i problemi della città. Nel mondo cattolico manca una figura di raccordo tra i dogmi della fede e l'agire politico come poteva essere Beniamino Andreatta". "La speranza - conclude il poeta Davide Rondoni - non possono certo darla Cofferati o i laici, è un compito dei cristiani: quello del cardinale non è un rimprovero ma un appello. Comunque, finalmente qualcuno ha avviato un dibattito sull'argomento. Vorrei che tanti altri lo facessero".

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Assemblea per salvare la scuola - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

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Pagina V - Bologna Assemblea per salvare la scuola Genitori ed ex alunni al fianco delle suore del Sacro Cuore L'intero complesso è stato venduto per sette milioni di euro a un'immobiliare ILARIA VENTURI FARANNO di tutto per salvare la scuola. E questa sera si ritroveranno in assemblea, la quinta da fine aprile ad oggi, per capire le vie di uscita. I genitori, ma anche tanti simpatizzanti e alcuni ex alunni, sono decisi a farsi sentire a fianco delle suore Figlie del Sacro Cuore di Gesù che da oltre cento anni gestiscono l'istituto di via Orfeo 42, ora messo in vendita con la clausola, nel contratto preliminare, che una parte rimarrà per la continuazione dell'attività didattica. Ma in spazi ridotti: mille metri quadrati (ora la materna, elementare e media ne occupano il doppio) che saranno lasciati in comodato gratuito per cinque anni. L'altra parte del palazzo storico è destinata probabilmente ad essere trasformata in residenze private e garage. Un accordo preliminare che ancora non è arrivato a rogito. La situazione è ancora aperta, forse potrebbe addirittura subentrare un possibile nuovo acquirente. Tra i nomi, quello della fondazione Carisbo, soluzione auspicata dal parroco della chiesa di porta Santo Stefano don Niso Albertazzi. Ma in via Farini ancora non è stata verificata la disponibilità. I genitori intanto sono organizzatissimi: sito Internet, gruppi di lavoro, come si legge on line, da quello sul piano industriale coordinato dal professor Maurizio Sobrero, economista del dipartimento di Scienze aziendali dell'Alma Mater, a quello per lo statuto, guidato da Domenico Cella, della futura fondazione "Pro Sacro cuore" che le famiglie vogliono costituire per gestire il passaggio di consegne. La scuola paritaria cattolica già dal prossimo anno scolastico è destinata a passare dalla guida delle religiose a quella dei laici. Un percorso già in atto negli ultimi anni. A sostegno di questo progetto, in poco tempo i genitori hanno raccolto l'adesione di 112 soci, professionisti, docenti universitari, consiglieri comunali. "Ho aderito subito all'iniziativa, speriamo che venga fuori una soluzione positiva, almeno nel medio periodo", commenta Niccolò Rocco di Torrepadula, che al Sacro Cuore di via Orfeo ha i nipoti. "Ma anche mia moglie ha studiato lì - dice l'ex consigliere comunale de La Tua Bologna, ora vice presidente dell'opera Padre Marella - siamo molto legati a questo istituto che ha un valore storico. La mia è più che una speranza, sono tra i sostenitori perché voglio che i miei nipoti completino il loro percorso educativo, per tutti i bambini sarebbe un trauma dover cambiare scuola". Tra i soci anche un altro consigliere comunale de La Tua Bologna, al terzo mandato, Alecs Bianchi. "Sono un genitore, spero e auspico che la scuola rimanga, è uno dei motivi per cui mi sono impegnato nell'associazione". I genitori e gli aderenti all'associazione pro-fondazione Sacro Cuore, presieduta da un papà, Luigi Bidoia, preferiscono prima riunirsi questa sera e poi far sentire la loro voce in modo ufficiale. E che comunque sarà a sostegno delle suore e per salvare la loro missione educativa così riassunta: "Educare è opera di cuore", nello stile della santa fondatrice Teresa Verzeri.

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Quel monsignor precario della Curia milanese (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

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N. 163 del 2008-07-10 pagina 42 Quel monsignor precario della Curia milanese di Paolo Granzotto Caro Granzotto, mi rivolgo a lei perché penso che mi possa dar conto di ciò che sta succedendo nella Curia di Milano. Mi riferisco al fatto che monsignor Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche della diocesi, inserendosi nella polemica politica a proposito della moschea di viale Jenner, abbia detto che i centri islamici "andrebbero favoriti, non ostacolati". Che ne è della predicazione del Vangelo a ogni creatura? Gli islamici non sono delle creature o non hanno bisogno del battesimo per essere salvati? Monsignor Bottoni e la Curia di Milano hanno mai predicato la necessità anche per i musulmani di ottenere il battesimo per essere salvati? Francamente mi chiedo se Bottoni, e il suo superiore Tettamanzi, conoscano il Concilio di Firenze del 1439 e la successiva bolla "Cantate Domino" di papa Eugenio IV del 1442 che stabiliva in forme inequivocabili il dogma di "sempre della Chiesa Cattolica", ribadito anche nel Concilio Vaticano II, e cioè "Extra Ecclesiam nulla Salus" (Non c'è salvezza al di fuori della Chiesa). Nonostante abbia preso gli ordini, Gianfranco Bottoni non si ritiene un sacerdote a tempo pieno, ma part-time, caro d'Orlando Un precario del clero. Talvolta parla e agisce in veste di monsignor Bottoni, tal'altra in quella di signor Bottoni. In entrambi i casi, però, sempre in qualità di responsabile delle pubbliche relazioni - settore ecumenismo e dialogo, non dimentichi il dialogo, caro d'Orlando - della diocesi di Milano. Che poi si senta più a suo agio nelle vesti del signor Bottoni, è lui stesso ad ammetterlo quando afferma, senza batter il vescovile ciglio: "Le comunità religiose hanno oggi bisogno di crescere in laicità e democrazia". Più laicismo per tutti, insomma, anche per Santa Romana Chiesa. Cosa vuole dunque che interessino a un disinvolto come Bottoni, i dogmi? Senta questa: il primo novembre dello scorso anno era al Cimitero Maggiore di Milano. Non per onorare i defunti in genere, atteggiamento che forse riteneva troppo poco laico, ma solo quelli che militarono o sostennero d'aver militato nelle file partigiane. Nell'occasione tenne un discorso mettendo subito in chiaro che pur essendo un ministro di Dio non se la sentiva proprio di confondere la "pietas cristiana con la pietas civile". Non che qualcuno gliel'avesse chiesto, di confonderla. Però intese comunque informare il gentile pubblico che, nel caso, non l'avrebbe confusa. Mai e poi mai. Perché la pietas cristiana, chiarì, "apre i cuori a non fare distinzione tra defunti, ma a sperare e pregare per tutti indistintamente". E Bottoni, vescovo seppure part-time, un successore degli apostoli, non ci pensava nemmeno di farselo aprire, il cuore. "Non metterò mai sullo stesso piano - tenne a precisare - né troverei accettabile l'idea di seppellire o di onorare gli uni accanto agli altri i caduti sugli opposti fronti della guerra di liberazione nazionale". Aggiungendo, e pensare che è responsabile del settore "dialogo" della Diocesi, "né qui né in altro luogo il pur apprezzabile desiderio di promuovere la riconciliazione nazionale dovrà portarci a mettere tutti i morti sullo stesso piano, cadendo in una sorta di relativismo della memoria". Capito, caro d'Orlando, che tipino è il Bottoni? Alla carità cristiana ("Se non ho carità non sono nulla" predicava San Paolo) contrappone il tritume sociologico, il relativismo della memoria. E uno così da che parte vuole che militi? Da quella dell'esasperato gregge cristiano di viale Jenner o da quella della torma islamica che lo cinge d'assedio? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Dalla Guzzanti volgarità senza alibi> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 163 del 2008-07-10 pagina 7 "Dalla Guzzanti volgarità senza alibi" di Redazione Roma. Levata di scudi del mondo cattolico in difesa del Papa "oltraggiato" l'altroieri da Sabina Guzzanti dal palco di piazza Navona. "La volgarità si qualifica di per sé. Non si commenta": è lapidario il tono del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi sull'attacco subito da Benedetto XVI in occasione del "No Cav. Day". Fa sentire la sua voce anche il Vicariato di Roma che, oltre a esprimere "profondo dispiacere per le parole offensive riferite al Santo Padre" in una nota sottolinea che "quanto è avvenuto non merita ulteriori commenti". "Mai caduti così in basso", è il titolo di un corsivo dell'Avvenire che ha bollato "le volgari espressioni" rivolte dalla comica Guzzanti al Papa come "squallida spazzatura" in merito alla quale "non vale neppure l'alibi della satira". Di offese che "nascono e crescono" in una "palude di menzogna e ignoranza" ha parlato invece il Sir, l'agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La chiesa condanna gli insulti "solo volgarità in quella piazza" - silvio buzzanca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

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La Chiesa condanna gli insulti "Solo volgarità in quella piazza" Diocesi di Roma: profondo dispiacere per le offese a Ratzinger, non meritano commenti SILVIO BUZZANCA ROMA - Il Vaticano e il mondo cattolico insorgono contro gli insulti di Piazza Navona al Papa. Hanno trasformato "una manifestazione pubblica di dissenso su importanti scelte politiche in un'occasione per insultare e offendere altri con toni di inconcepibile volgarità. Non può e non deve essere considerata un'espressione di democrazia e quindi neppure di intelligenza", scrive il Sir, il Servizio informazione religiosa, agenzia della Cei. Ma una dura condanna arriva anche dal mondo politico italiano e dalle più alte cariche istituzionali. Impegnate a difendere il Pontefice e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Silvio Berlusconi replica dal Giappone. "Se mi permettete della spazzatura me ne occupo a Napoli. Nessun altro commento, qui siamo in sede internazionale", risponde ai giornalisti che lo incalzano sugli eventi romani. E poco dopo, bombardato dalle domande su Piazza Navona, taglia corto: "Lasciamo stare, lasciamo stare. Un "de minimis". Si illustrano da soli". Dunque il Cavaliere, usando il latino, bolla gli insulti della piazza romana come cose irrilevanti, quasi ordinaria amministrazione. Cose di cui un premier non si occupa. Ma a portare solidarietà a Benedetto XVI e Napolitano arrivano i presidenti di Camera e Senato. Renato Schifani, dallo scranno più alto di Palazzo Madama, ieri mattina ha rivolto "un pensiero di affettuosa vicinanza e di convinta solidarietà al presidente della Repubblica e al Santo Padre, oggetto, nella serata di ieri di vergognosi attacchi verbali". I senatori si sono tutti alzati in piedi e hanno applaudito "Nessuno può in questa aula - ha detto Schifani - condividere i contenuti e le forme delle ingiurie che abbiamo ascoltato". Gianfranco Fini, intanto, commentava: "Le espressioni oscene e gli insulti al Capo dello Stato sono comportamenti che nulla hanno a vedere con la satira. Chi se ne rende responsabile non è un comico, ma più un esibizionista che va trattato come tale". Il presidente della Camera si è anche augurato che "gli uomini politici che adesso si dissociano, riflettano, dopo avere dato modo a questi personaggi di dare corso ad espressioni oscene nei confronti del Papa e agli insulti al Capo dello Stato". Condanne nette, condivise da quasi tutto il mondo politico. Mentre il mondo cattolico si rammarica. La linea ufficiale del Vaticano è quella riassunta da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. "La volgarità si qualifica di per sé. Non si commenta", dice. Linea seguita dal Vicariato di Roma, appena affidato al cardinale Agostino Vallini. Benedetto XVI è, infatti, il vescovo della capitale. "La diocesi di Roma, in merito a quanto avvenuto ieri sera in Piazza Navona, esprime il suo profondo dispiacere per le parole offensive riferite al Santo Padre. Quanto avvenuto non merita ulteriori commenti", recita un comunicato. Affonda i colpi invece l'Avvenire. "Ancora più tristezza suscita il fatto che, a cadere così in basso, con espressioni che definire volgari è poco, sia stata una donna. Qui non vale neppure l'alibi della satira, è - con rispetto parlando - solo squallida spazzatura", scrive tra l'altro il quotidiano della Cei.

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Domanda - orazio la rocca citta del vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2008)

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Cultura DOMANDA Nuovi documenti su Eugenio Pacelli al FuhreR Quella Nel settembre del 1935 il futuro papa Pio XII critica Hitler con l'ambasciatore von Bergen: "Ma perché si tiene l'antisemita Rosenberg?" Ne parliamo con monsignor Sergio Pagano Il giudizio aspro di Pio XI: "Il governo nazista vuole distruggere la Chiesa cattolica" Un diplomatico mite, ma non timido, anzi tenace, deciso e pragmatico ORAZIO LA ROCCA CITTA DEL VATICANO Città del vaticano onsignor Sergio Pagano, dagli appunti delle udienze scritti dal cardinale Pacelli quando era segretario di Stato di Pio XI emerge forse un futuro Pio XII "nuovo", poco conosciuto al grande pubblico. è così? "Certamente, i fogli delle "Udienze", specialmente quelli relativi agli incontri del cardinale Pacelli con i diplomatici, allargano l'orizzonte sulla personalità del futuro papa, arricchendo quanto già si conosce sulla sua complessa e rilevante figura. è noto che Pacelli aveva un carattere riservato, attento alla precisione, ai dettagli, ma nei racconti di molti diplomatici e di quanti lo conobbero veniva descritto come un timido. Tuttavia, da questi documenti appare anche l'aspetto energico e risoluto del suo carattere, pronto a controbattere alle asserzioni dei suoi interlocutori in maniera decisa e talvolta intransigente. Si conferma l'immagine di un diplomatico mite, ma altrettanto tenace, deciso, pragmatico. Questo è forse uno dei tanti aspetti della personalità di Eugenio Pacelli che questa documentazione pone in una nuova luce". Ma come spiegare il pragmatismo di Pacelli con la diplomazia vaticana nei confronti della Germania nazista e dell'Italia fascista? "Occorre a questo proposito fare una precisazione riguardo all'azione diplomatica della Santa Sede negli anni delle due guerre. Nei rapporti con gli Stati Pio XI, sulla scia dei suoi predecessori, sostiene fortemente la "politica concordataria" per costruire i futuri rapporti tra Stati nazionali e Chiesa. In questo senso il pontificato di Pio XI fu forse il periodo più denso di trattative diplomatiche, condotte dal cardinale Gasparri (dal 1922 al '29) e dal cardinale Pacelli dal febbraio del 1930 al '39. La Santa Sede tentò di allargare sempre più il gruppo dei suoi interlocutori, concludendo concordati con l'Italia fascista (1929) o la Germania nazista (1933), ma anche con regimi dichiaratamente anticlericali e apertamente persecutori della Chiesa cattolica come il Messico (1930), e non si tralasciarono trattative per raggiungere un modus vivendi persino con l'Unione Sovietica (1924-1927). In questo ambito è indubbio che la figura del Segretario di Stato, chiunque si trovasse a ricoprire quell'incarico, si sia mossa con il massimo pragmatismo, per salvaguardare, in quella particolare fase storica, la dignità e i diritti della Chiesa cattolica, nonché l'azione dei fedeli nei vari Paesi del mondo. Credo sia altrettanto fuori di dubbio che la persona di Pacelli fosse dotata di una forte dose di realismo, essendo stato proprio lui a seguire le trattative con soggetti diametralmente opposti, ma ugualmente ostili alla Chiesa cattolica, quali l'Unione Sovietica ed il Reich tedesco". Lei ritiene che un tale atteggiamento sia stato seguito anche nelle trattative con la Germania di Hitler? "Senza dubbio lo scopo principale che perseguì l'allora cardinale Pacelli con la Germania fu quello di raggiungere un concordato mediante una attività diplomatica che era stata intrapresa fin dai tempi della Repubblica di Weimar, cercando di smussare i contrasti esistenti, anche con il governo di Hitler. Stipulato il concordato nel 1933, questo paziente lavoro si indirizzò nei ripetuti tentativi di indurre Berlino all'osservanza dello stesso concordato, tuttavia senza grande successo; nonostante ciò l'azione diplomatica di Pacelli non fu esente da critiche al regime nazista, come emerge dai rilievi sui sentimenti anticattolici di Hitler mossi da Pacelli all'ambasciatore tedesco von Bergen". Critiche al regime nazista che Pacelli annotò in uno dei documenti che ora saranno pubblicati. "Sì. Nel testo, relativo all'udienza del 13 settembre 1935, l'ambasciatore si lamenta con Pacelli del fatto che in Germania il "clero, piuttosto propenso per la monarchia, non è favorevole al nazionalsocialismo", e questa "sorda" opposizione avrebbe potuto essere letta dal regime come un tentativo di ricostruire lo Zentrum (Centro) politico, divenendo minacciosa per il nazionalsocialismo. Pacelli controbatte con un commento sul FÜhrer: "Ma Hitler ha detto anche ora a Norimberga che non combatte il cristianesimo; al contrario. Ma allora perché tiene come Reichsleiter [dirigente nazionale] un Rosenberg?", alludendo in tal modo al plauso dato da Hitler alle forsennate idee anticristiane, antisemite e razziste sostenute da Alfred Rosenberg nel suo libro Il mito del XX secolo, che insieme al Mein Kampf furono i testi fondamentali del nazismo. In seguito, quando il 28 dicembre dello stesso '35 von Bergen venne ricevuto da Pio XI e questi, parlando della situazione politica in Germania, aveva commentato "che il governo vuol distruggere la Chiesa cattolica; ma la Chiesa rimarrà e cadrà il regime", l'ambasciatore confidava quasi imbarazzato al cardinale Pacelli che quelle dure parole, "trattandosi di cose dette" dal papa, sarebbe stato suo dovere registrarle nel rapporto che avrebbe inviato al Ministero degli Esteri di Berlino, sia pure con sua "pena"". I fogli di udienza faranno nuova luce sul cardinale Pacelli e sul Pontificato di Pio XI. Ma lei cosa pensa delle nuove biografie pubblicate negli ultimi tempi su Pio XII? "Purtroppo alcune opere sulla figura di Eugenio Pacelli-Pio XII, apparse anche di recente, si concentrano soprattutto sulla figura del pontefice e accostano di sfuggita (o non toccano per nulla) quella del nunzio e cardinale Pacelli. Queste nuove biografie sembrano essere ispirate più a criteri di parte che all'esame della documentazione esistente. Pacelli-Pio XII vi è rappresentato spesso secondo noti e ripetuti clichés, agiografici o denigratori, e la scarsa documentazione d'archivio, talvolta ottenuta anche con mezzi poco chiari e pubblicizzata oltre ogni merito, si direbbe che venga "manipolata" a seconda del partito (preconcetto) preso dall'Autore. In altri casi ancora, nonostante un forte impegno, viene fatto un uso non sorvegliato delle testimonianze orali su Pacelli-Pio XII, che sono una fonte importante, ma non sempre oggettiva, soprattutto se tali "fonti orali" non sono passate al vaglio dei documenti. Questo è un problema serio, mai abbastanza meditato". Ma perché la Santa Sede non accelera i tempi dell'apertura agli studiosi dell'archivio di Pio XII? "I tempi e le modalità dell'apertura ai ricercatori delle fonti dell'Archivio Segreto Vaticano spettano unicamente, com'è noto, al Santo Padre. Tuttavia, non pochi documenti del pontificato di Pio XII (1939-1958) sono già stati editi dalle stesse fonti vaticane e sono disponibili ai ricercatori per decisione di Giovanni Paolo II fin dal marzo del 2004. Vi sono poi alcune serie ragioni che io penso il Santo Padre prenda in considerazione prima di decidere l'apertura del lungo pontificato di papa Pacelli. La Santa Sede potrebbe avere solo vantaggi e nessun timore a rendere accessibili i documenti di Pio XII. Se davvero vi fossero documenti negativi su papa Pacelli negli Archivi Vaticani, magari relativi al tanto discusso "silenzio" sulla Shoah (che silenzio non fu davvero), questi sarebbero ormai apparsi, per i tramiti niente affatto nascosti che legano fra loro documenti di diversa fonte e matrice, dagli archivi francesi, spagnoli, tedeschi, belgi e di altre nazioni, aperti ai ricercatori da più decenni. Quanto è apparso in Germania su Pio XII, ad esempio, nella ricca collezione di fonti della Kommission fÜr Zeitgeschichte di Bonn, nulla di "eclatante" o "negativo" ha rivelato rispetto a quello che, a grandi linee, è già stato scritto, neppure in rapporto al cosiddetto "silenzio" di Pio XII sullo sterminio degli ebrei, tanto che stupisce non poco come a Gerusalemme, nello Yad Vashem, ancora si esponga il ritratto di Pio XII in mezzo ai personaggi che furono "silenti" sull'olocausto. Se, ciò nonostante, il papa non ha ancora deciso l'apertura di questi documenti, credo dipenda unicamente da motivi pratici e contingenti, ovvero dalla lunga preparazione che occorre rispetto ai milioni di scritti che compongono gli archivi di curia e delle nunziature sotto Pio XII. Il lavoro, meticoloso e delicato (anche in ragione delle lingue in cui sono stati redatti i documenti) è già stato avviato da almeno tre anni per espresso desiderio di Benedetto XVI. Quando terminerà non è per ora agevole dirlo, ma si sta facendo ogni sforzo per accorciare i tempi della apertura, ed io non conosco, ovviamente, le intenzioni del Santo Padre Benedetto XVI".

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Eluana riposerà in pace Per il Vaticano è eutanasia (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)

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CASO ENGLARO Autorizzata la sospensione dell'alimentazione forzata Eluana riposerà in pace Per il Vaticano è eutanasia Mariangela Maturi MILANO Inaspettata e sorprendente, ieri la Corte d'appello civile di Milano ha autorizzato con una sentenza l'interruzione del trattamento di alimentazione forzata di Eluana Englaro. Il padre della ragazza (che è in stato vegetativo permanente da 16 anni) è impegnato da anni in un'estenuante battaglia legale per la sospensione dell'alimentazione forzata, e ora sembra quasi sorpreso: "Mia figlia finalmente sarà libera". La sentenza lo autorizza a interrompere le cure che mantengono in vita il corpo di Eluana dal 1992 nonostante l'irreversibilità dello stato vegetativo. Dopo molte sconfitte, il caso era stato riaperto dalla Cassazione lo scorso ottobre: per procedere con l'autorizzazione, bisognava accertare che non vi fossero interessi egoistici da parte della famiglia nell'avanzare la richiesta di sospensione del trattamento. Al termine dell'indagine, l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale per il caso Englaro, ha "condiviso la scelta del tutore orientata al rifiuto del trattamento". Alla luce del "definitivo accertamento" dello stato vegetativo permanente, la Corte ha ritenuto di poter accettare le richieste dei familiari. Un altro fattore che ha influito nella decisione del giudice è stata la conferma, tramite la testimonianza di amici e parenti, che la stessa Eluana quand'era in vita avrebbe detto che mai avrebbe voluto sopravvivere in quelle condizioni. Il testo della sentenza si conclude con le disposizioni per l'interruzione, indicando che la procedura dovrà essere gestita "in hospice o altro luogo di ricovero, garantendo un adeguato e dignitoso accudimento". La clinica in cui Eluana è ricoverata, a Lecco, è gestita dalle suore Misericordine di San Gerardo, che ieri hanno diffuso ai dipendenti della casa di cura il divieto di parlare della questione; pare però che, considerato "l'affetto che le suore provano" per la ragazza, non acconsentirebbero mai alla sospensione del trattamento. In ogni caso il padre di Eluana ha già messo in conto di dover provvedere al trasferimento della figlia. Non ha paura, e le polemiche non lo interessano, perché dice che finalmente "ha prevalso la volontà di Eluana". Nel frattempo da vari ambienti ecclesiastici si lanciano prevedibili anatemi e scomuniche. Guida la crociata il neopresidente della pontificia accademia per la vita, Rino Fisichella, che usa termini come "amarezza" e "stupore" per quella che considera eutanasia. Chiamati a "rispettare il mistero della vita, non si deve cadere nella tentazione oggi diffusa di leggere la vita soltanto in maniera utilitaristica", conclude monsignore. Seguono a ruota i commenti dagli istituti di bioetica dell'università Cattolica di Roma e di Milano, che sperano si blocchi l'applicazione della sentenza, mentre da radio vaticana ci tengono a ricordare che finora "nessun tribunale aveva mai accolto la sentenza". Si accodano anche i commenti, spesso superflui, dei politici di tutti gli schieramenti: da Luca Volontè dell'Udc a Emanuela Baio del Pd (per non parlare del Pdl) si parla di "omicidio" e "sconcerto". Marco Pannella, invece, è soddisfatto dalla sentenza, perché "questa è una concreta affermazione della civiltà giuridica"; Mina Welby (moglie di Piergiorgio, che ha dovuto combattere disperatamente per poter scegliere di morire) ritorna sulla necessità di una legge sul testamento biologico. Maurizio Mori, presidente per la Consulta di bioetica, accoglie di buon grado quello che considera un momento di "crescita civile" per il paese, e l'associazione Coscioni parla di "sentenza storica". In ogni caso il dado è tratto: "Ora comincia una strada verso una dimensione umana, perché prima è stato un inferno", commenta il signor Englaro; adesso spetta a lui scegliere se procedere immediatamente con la sospensione dell'alimentazione forzata o aspettare il termine di legge di sessanta giorni durante i quali si può procedere con un ricorso alla sentenza. In ogni caso, come da sentenza, il provvedimento è immediatamente efficace e può essere attuato. Dopo 16 anni di battaglie, per il padre di Eluana questa non è una vittoria personale, "ma un passo in avanti dello stato di diritto" e un'affermazione delle volontà della ragazza. Un vero passo in avanti, forse anche per chi si ostina ad anteporre "il mistero della vita" al rispetto per gli altri esseri umani.

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INTERCETTAZIONI E PRIVILEGI ECCLESIALI (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

COMMENTO INTERCETTAZIONI E PRIVILEGI ECCLESIALI Maria Bonafede Ha ormai quasi un mese il disegno di legge approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri in materia di intercettazioni telefoniche: voglio entrare nel merito soltanto dell'articolo 12 comma 2, lettera C del decreto in cui si prevede che un magistrato che indaga su reati imputati a un religioso cattolico, debba informare il vescovo competente; qualora l'indagine riguardi un vescovo il magistrato deve informare la Segreteria di stato vaticana. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta ha subito specificato che non si tratta di un favore riservato alla chiesa cattolica, ma che potrà essere applicato anche alle confessioni religiose che abbiano stipulato un'intesa con lo stato. Poiché la chiesa valdese ha un'intesa con lo stato, anzi ha firmato nel 1984 la prima delle intese previste dall'art. 8 della Costituzione, come moderatore della Tavola valdese mi sento interpellata dal dott. Letta, lo ringrazio del pensiero che comprendo come un pensiero inclusivo, ma mi sento di rispondere: "Caro dr. Letta, no grazie", e provo a argomentare. Il primo argomento è che credo profondamente che la legge debba essere uguale per tutti. Questa dichiarazione che campeggia in ogni tribunale d'Italia e che fa sì che ogni cittadino/a sia uguale davanti alla legge, è a mio avviso un pilastro di giustizia e una garanzia fondamentale per ogni persona. Una deroga a questo principio, anche se estesa a più soggetti, rimane una deroga a mio avviso insostenibile senza far crollare l'assunto, e per questo inaccettabile. Il fatto che, come è stato detto, questo articolo del decreto legge si limita a esplicitare una norma già contenuta nel Concordato del 1984, non mi consola affatto, anzi mi preoccupa, perché non il Concordato né le intese con le altre confessioni religiose possono essere in contrasto con un caposaldo della Costituzione come quello che mette tutti i cittadini allo stesso livello davanti alla legge. Ma ci sono altri due ordini di motivi con cui vorrei argomentare il nostro diniego: uno civile e laico, l'altro propriamente teologico. Non ci interessa un privilegio di questo tipo perché crediamo fermamente che chiesa e stato abbiano competenze diverse: e se non possiamo tollerare che lo stato interferisca nella libera testimonianza della chiesa o di qualsiasi altra comunità di fede, al tempo stesso non vediamo la ragione per la quale la chiesa dovrebbe essere coinvolta nell'azione di un organo dello stato quale la magistratura. Come cittadini italiani fatichiamo davvero a comprendere come e perché la giustizia italiana, ad esempio nel caso di reati sessuali nei confronti di minorenni, sarebbe meglio tutelata se si informassero le autorità religiose cattoliche dei procedimenti in corso. Non lo crediamo affatto e ci pare davvero anomalo che un provvedimento di questa natura sia stato inserito nel quadro di una norma sulle intercettazioni telefoniche. La seconda ragione è strettamente connessa alla nostra idea della testimonianza cristiana. Siamo convinti che la chiesa debba testimoniare l'Evangelo senza i condizionamenti che le derivano da riconoscimenti speciali, privilegi, concessioni da parte del potere politico. Come cristiani evangelici sentiamo che il Signore ci ha chiamati a essere testimoni della sua Parola: e la sua Parola, libera e disarmata, è la nostra forza. * moderatore della Tavola valdese.

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Post navona (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Post navona La Chiesa sulla Guzzanti "Lo squallore di una folle" "Sbraita contro il Papa ma dimostra di credere in Dio" La Chiesa ha reagito con fastidio e grande diniego alle offese rivolte al Papa dal palco di piazza Navona da Sabina Guzzanti. Per il Sir , l'agenzia dei vescovi italiani, le parole della Guzzanti "nascono e crescono" in una palude di "menzogna e ignoranza" alla quale la "coscienza laica" del paese si ribella. Per Avvenire "che la manifestazione di Piazza Navona sarebbe stata caratterizzata da critiche aspre, provocazioni irrituali e sguaiatezze era qualcosa di ampiamente annunciato, visti certi protagonisti ammessi o cercati dagli organizzatori ma ciò che è arrivato del tutto inatteso - e che ci pare semplicemente inconcepibile - è che qualche oratore abbia voluto travalicare le questioni politiche prendendo di mira con argomenti da bettola il Papa e la Chiesa". E ancora: "Non si riesce a capire cosa tutto questo c'entrasse con i temi della manifestazione. Ma dev'essere un riflesso tipico del laicismo nostrano", e "ancor più tristezza suscita il fatto che, a cadere così in basso con espressioni che definire volgari è poco, sia stata una donna. Qui non vale neppure l'alibi della satira. È - con rispetto parlando - solo squallida spazzatura". Per la diocesi di Roma, quella del neo cardinale vicario Agostino Vallini, "quanto è avvenuto non merita ulteriori commenti" anche se resta un "profondo dispiacere". E anche per padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, c'è poco da dire, se non che "la volgarità si commenta da sola". Insomma, da parte della Chiesa, poca voglia di commentare parole ritenute oltremodo volgari. Al Riformista , invece, dice la sua il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Luigi Negri, presule che Magdi Allam nel suo Grazie Gesù. La mia conversione al cattolicesimo dice di apprezzare per "la schiettezza e la fermezza dei giudizi sui temi etici e politici a difesa delle radici cristiane dell'identità occidentale". Monsignor Negri, cosa dice delle parole della Guzzanti secondo la quale tra vent'anni il Papa sarà all'inferno tormentato da dei diavoloni e "altri personaggi"? "Niente. Se non che si tratta di parole di una volgarità e brutalità bestiale". Nessuna comicità dunque? "Questa non è comicità. Sono espressioni di pura follia". Espressioni che non si possono commentare? "La follia non la si può commentare. Di fronte alla follia che diventa costume non si può far altro che tacere. Semplicemente, si resta impotenti. Forse l'unica cosa che si può dire è che questa signora, quando parla dell'inferno, in qualche modo si contraddice". Cioè? "Sbraita contro il Papa ma dimostra di credere in Dio". In che senso? "Nel senso che non si può parlare dell'inferno senza pensare che l'inferno esista. E se si pensa che l'inferno esista e che al suo interno vi "marcirà" qualcuno, allora significa che si crede nel paradiso, l'opposto dell'inferno, e quindi in Dio". Che altro dire? "Beh, per esempio si potrebbe citare Aristotele. Questi, nel IV libro della Metafisica dove parla della metafisica come scienza dell'essere - si tratta, come tutti sanno, di una delle più grandi opere di logica mai conosciuta in Occidente -, spiega che con chi nega il principio di non-contraddizione non si può parlare, non si può dialogare perché è come un pezzo di legno che non può e non vuole capire. E la Guzzanti altro non fa che negare la realtà". Un pezzo di legno che nega l'evidenza delle cose? "Un pezzo di legno per il quale la contraddizione è la realtà e la realtà è la contraddizione. Insomma, un non senso vivente". La Guzzanti ha parlato anche della mancata visita del Papa alla Sapienza. Ha detto che "non c'è un motivo al mondo per il quale Ratzinger avrebbe dovuto inaugurarne l'anno accademico". "Cosa sia successo alla Sapienza è sotto gli occhi di tutto il mondo. Cosa volesse fare il Papa alla Sapienza è possibile capirlo andandosi a leggere il discorso che non ha mai potuto pronunciare in quella sede. E non voglio certo mettermi io a difendere ciò che si difende da solo". Per la Guzzanti, però, non è così. La polemica della Sapienza è stata inventata, e sostenuta ad arte da tutti i politici e da tutti i media, "con le solite irrilevanti eccezioni". "Che dire? La Guzzanti è in preda a una volontà sistematica di trasformare in senso travolgente la razionalità di ciò che accade. È in preda al tentativo di sostituire ciò che accade con una sola cosa: la follia. Sempre Aristotele diceva che l'umanità ha bisogno di fondamenta. Qui non c'è né umanità né alcun fondamento. C'è solo follia". Ha mai conosciuto Sabina Guzzanti? "No. Non ho mai avuto il piacere. Solo una volta, non ricordo in quale trasmissione tv e non ricordo nemmeno di quale argomento si stesse trattando, mi ha attaccato dandomi del "reazionario". Contenta lei?". 10/07/2008.

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Sentenza la corte ha stabilito che la ragazza in stato vegetativo da 16 anni può morire (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Sentenza la corte ha stabilito che la ragazza in stato vegetativo da 16 anni può morire Si può staccare la spina a Eluana (lei voleva così) "Mia figlia sarà finalmente libera", dice il padre, sereno. Per l'associazione Scienza & vita, invece, c'è una deriva verso l'eutanasia "Mia figlia sarà finalmente libera", dice il papà. Ma "non so ancora come quel momento potrà avvenire". Dirlo non è affatto facile anche per chi, come Beppino Englaro, per 16 anni si è battuto per ottenere ciò che la Corte di Appello civile di Milano ha stabilito ieri: Eluana Englaro, sua figlia, potrà morire. E con il via libera della giustizia italiana che ha autorizzato l'interruzione del trattamento di alimentazione forzata che tiene Eluana in vita da quando un incidente stradale la ridusse in stato vegetativo permanente. Era il 18 gennaio del 1992. Eluana aveva vent'anni. Eluana, dice il padre, è morta allora. E da allora sono stati 16 anni - "6019 giorni", ripete il padre - di battaglie per "staccare la spina". Ieri, è infine arrivato il "sì". Ed è un "sì" al quale si potrà dare seguito immediatamente, anche se la procura potrebbe impugnare la decisione di ieri. "Andrò avanti per la strada che mi hanno indicato i giudici - ha spiegato il papà di Eluana - Ma la vicenda deve rientrare in una dimensione privata della famiglia". Sono, la vita e la morte di Eluana, fatti privati che, come tanti altri - come la vicenda di Piergiorgio Welby o quella di Giovanni Nuvoli e, ancora, quella di Luca Coscioni - diventano però anche fatti pubblici, fatti politici. E, come già in passato quando la vita e la morte sono state oggetto di pubblico dibattito, anche ieri la decisione del tribunale ha provocato un durissimo scontro. Da un lato, chi ha sostenuto questa decisione, osservando che ora viene a galla il vuoto legislativo che dovrebbe essere riempito dalla legge sul testamento biologico. Dall'altro, chi ha parlato - come l'associazione Scienza & Vita - di "condanna a morte" e "deriva culturale", sostenendo che sia stato raggiunto - ha osservato il genetista Bruno Dalla piccola - un "livello inaudito di crudeltà". È un dibattito inevitabile, d'altra parte, non soltanto per la gravità del tema ma anche perché la sentenza è molto complessa, tutta da leggere. I giudici hanno dato un particolare rilievo a una circostanza: la stessa Eluana, prima dell'incidente e riferendosi a un suo amico entrato in coma, si era sostanzialmente espressa contro la possibilità di una sopravvivenza in stato vegetativo. Inoltre, secondo i giudici "ciascuno, anche se genericamente qualificabile come credente, o più specificamente come credente cattolico, è ben libero, tanto più in uno stato laico che tutela la libertà di coscienza come valore preminente, di condividere o meno, di applicare o meno, nella concretezza della sua esperienza di vita privata e individuale. E del resto è evidente che una professione di appartenenza, più o meno formale o generica, ad una certa confessione religiosa, non implica affatto anche la inesorabilità di una piena condivisione ed osservanza pratica, e in concreto, di tutte le relative regole, anche morali". "Eluana aveva una idea chiarissima della sua vita - ha detto il padre - Sinora è stata protetta da sé stessa. Finalmente questa sentenza consente di decidere con lei". E ancora: "Quello di oggi è un precedente non ideologico". Nel provvedimento sono contenute anche indicazioni su come procedere. "Disposizione accessorie cui attenersi in fase attuativa", è il titolo del paragrafo in cui si prescrive che "l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali (antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente". Prescrizioni ci sono anche sulla eventualità di proseguire la somministrazione di sedativi o altro e sulla necessità di un "adeguato e dignitoso accadimento accompagnatorio" della persona sino a che "la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l'assistenza, almeno dei suoi più stretti familiari". Si tratta, come è evidente, di una sentenza con cui in futuro si dovranno fare i conti, proprio come la precedente pronuncia della Cassazione con la quale la richiesta della famiglia di Eluana era stata rigettata ma che spiegava che "la vita è un valore supremo tutelato dalla Costituzione" e che la decisione di come vivere e come morire "va lasciata al diretto interessato e non può essere gestita da altri", evidenziando sostanzialmente la necessità di una legge che riempisse il vuoto creato dalla impossibilità per Eluana di pronunciarsi. Una legge, in buona sostanza, sul testamento biologico. Proprio quella che Ignazio Marino, senatore del Pd che nella scorsa legislatura si era battuto per questa legge, è tornato a chiedere. Insieme a lui, Mina Welby, vedova di Piergiorgio, che rivolta al papà di Eluana ha aggiunto: "spero che ora riesca finalmente a elaborare il suo lutto dopo tanti anni". Di "decisione di buon senso" ha parlato invece Marco Cappato, segretario della associazione Luca Coscioni, mentre il legale della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini, ha sostenuto che la sentenza milanese "non si presta ad alcun rischio di deriva eutanasica o di polemiche". Opposta la posizione di monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, che ha definito la decisione dei giudici "di fatto un'azione di eutanasia" di fronte alla quale ha espresso "tristezza" e un "profondo stupore". Altrettanto netto Alfredo Mantovano. "La sentenza della Corte di Cassazione e la decisione della Corte d'Appello - ha detto il sottosegretario all'Interno - hanno scavalcato il Parlamento ed aperto una via, certamente dal punto di vista della struttura sanitaria più comoda e meno costosa: la soppressione del paziente". Ma naturalmente il dibattito è solo all'inizio. 10/07/2008.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di UMBERTO VERONESI Laici Veronesi "La libertà di decidere sull'esistenza" L a sentenza della Corte di appello su Eluana costituisce una svolta storica. CONTINUA A PAGINA 2.

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P reoccupazione, (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-10 num: - pag: 1 autore: di M. ANTONIETTA CALABRò categoria: REDAZIONALE Cattolici Fisichella "Ma il coma è una forma di vita" P reoccupazione, stupore e tristezza sono i sentimenti di monsignor Fisichella. CONTINUA ALLE PAGINE 2 E 3.

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Intervista con Vittorio Emanuele Parsi (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Intervista con Vittorio Emanuele Parsi "Più credibile la pista islamista ma con i curdi serve una svolta" È ancora la violenza il motivo principale che porta la Turchia ad occupare le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Peculiarità che nel senso comune porta ad avvicinare il Paese della Mezzaluna più al Medio Oriente e alle sue travagliate vicende, che all'Europa e alle sue tradizioni occidentali. Ne parliamo con il prof. Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di Milano. Dopo l'assalto al Consolato Degli Stati Uniti di Istanbul sono due le piste su cui lavorano gli inquirenti, quella del Pkk, e quella dell'estremismo islamico. Che idea si è fatto? "Credo di poter dire che dal tipo di modalità questo attentato sembrerebbe più ascrivibile al fondamentalismo musulmano, all'estremismo fondamentalista, che non al Pkk". A rapire tre alpinisti tedeschi ieri sarebbero stati invece proprio i separatisti curdi. La questione curda è un nodo centrale per la Turchia. Bisognerà risolverlo, da un punto di vista economico, per il rapporto strategico con l'Iraq e con l'Europa, per quanto concerne i diritti umani. "Difficilmente si può pensare a una Turchia stabile senza la risoluzione della questione curda. Per paradosso uno dei pochi risultati positivi della guerra in Iraq è stato proprio l'avvio verso un auto-governo da parte dei curdi dell'Iraq. Tutto questo, come sappiamo, ha reso molto nervosi i militari turchi, ma se lo si analizza con una sufficiente lungimiranza, un Kurdistan autonomo in Iraq consente di attaccare meglio la frangia dell'irredentismo curdo violento che opera in Turchia e a spingere anche i curdi della Turchia verso un auto-governo che non passi per la violenza e l'utilizzo della lotta armata. È chiaro che il raggiungimento dell'obiettivo passa per la collaborazione dell'autorità turca". La Turchia e l'Islam. Qual è a suo avviso il rapporto della patria di Ataturk con la più influente religione del pianeta? "Sembra, per così dire, che i turchi siano naturalmente islamici, naturalmente musulmani. Il problema è che lo sforzo della laicità compiuto da Ataturk e dai suoi eredi politici si era già esaurito. La sua capacità di far presa sulla società si era dissolto. Da quando Erdogan è al potere, il tentativo è un altro. È l'integrare l'Islam politico dentro le istituzioni laiche e democratiche. È una via diversa per risolvere il problema tra democrazia e Islam e credo sia una strada che sia molto importante che abbia successo e che vada incoraggiata". Quanto è ancora lungo il percorso di avvicinamento della Repubblica turca all'Europa? "Se l'Europa continuerà a spostarsi come fa, sarà infinito. Non trascurata una certa difficoltà legata al panorama interno turco, la sensazione è che l'Europa stia "perdendo" la Turchia, ovvero che per scarso coraggio politico semplicemente non stia raccogliendo quella sfida che la candidatura turca pone all'Unione e alla sua identità. L'Europa sembra voler dimenticare che la sua stessa ormai lontana origine e il suo più straordinario successo sono stati illuminati dalla consapevolezza della necessità di chiudere con l'eredità del passato per aprire al futuro. Oggi si offre all'Europa la chance di chiudere un passato ancor più lontano eppure estremamente rilevante per il futuro in cui vivremo: quello tra islam e "radici" giudaico-cristiane dell'Occidente, da risolvere nel nome d'Europa. Sarebbe questo un passaggio in grado di completare sostanzialmente il processo di allargamento, in virtù di un'identità culturale in cui anche l'islam europeo trovi il proprio posto accanto alle altre tradizioni che, in misura maggioritaria ma non esclusiva, hanno costruito l'Europa plurale che conosciamo". Francesco De Leo 10/07/2008.

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<Paghino i giudici che sbagliano> E Cl <corteggia> i radicali (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'apertura su "Tempi" "Paghino i giudici che sbagliano" E Cl "corteggia" i radicali ROMA - Un patto inedito tra diavolo e acquasanta,o almeno, se non un patto, uno zampino inzuppato nell'acquasantiera. Il settimanale cattolico di osservanza ciellina Tempi lancia in questo numero un'intervista alla segretaria dei Radicali italiani, Rita Bernardini, contro il "potere assoluto" dei giudici. Significativo il titolo dell'editoriale del direttore Luigi Amicone ("Questa battaglia dobbiamo combatterla insieme") contro la vera "casta che non paga mai". La ricetta? Ripartire dalla responsabilità civile dei giudici e dal referendum del 1987. Con il suggerimento allo stesso leader storico Marco Pannella (ma forse, sotto sotto c'è già un annuncio di quella che potrebbe essere la novità dell'estate) di essere presente al Meeting di Rimini a fine agosto. Bernardini afferma tra l'altro che, paradossalmente, con la legge seguita al referendum è sempre il cittadino a pagare, "visto che a rifondere il torto subito dalla vittima di errore giudiziario non è il giudice che lo ha commesso ma lo Stato". M.A.C. La rivista L'ultimo numero del settimanale cattolico di osservanza ciellina Tempi.

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No Cav day, i pm indagano Il Vaticano: che squallore (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-10 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE No Cav day, i pm indagano Il Vaticano: che squallore Bufera sulle offese al Papa e Napolitano. Inchiesta a Roma Solidarietà bipartisan L'indagine riguarderebbe il vilipendio del presidente e del Pontefice, come capo di Stato straniero ROMA - Nessuna scomunica del giorno dopo perché "la volgarità si qualifica da sé, non si commenta". Più lapidario di così non poteva essere padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. Che ha liquidato con poche sdegnate parole la performance di Sabina Guzzanti a piazza Navona. Il cui personale No-Papa Day non trova ovviamente né misericordia né perdono, Oltretevere. "Profondo dispiacere per le parole offensive riferite al Santo Padre" esprime il Vicariato di Roma dove si è insediato il cardinale Agostino Vallini. E anche lì si ritengono superflui "ulteriori commenti ". Più diretto l'attacco di Avvenire che in un corsivo intitolato "Mai così in basso" cataloga le "volgari espressioni e gli argomenti da bettola" adoperati dall'attrice nei confronti di Benedetto XVI come "squallida spazzatura per cui non vale nemmeno l'alibi della satira". Le rinfaccia una "inconcepibile volgarità" la Sir, l'agenzia dei settimanali cattolici per cui "certe offese nascono e crescono in una palude di ignoranza". E sono di oltraggio anche alla coscienza laica del Paese", non una dimostrazione di democrazia "e nemmeno di intelligenza". Azione Cattolica esprime "vicinanza e gratitudine" sia al Papa che a Napolitano, gemellati nelle contumelie. E sugli insulti della piazza girotondina indaga la Procura di Roma che, dopo aver visionato i filmati della manifestazione, potrebbe aprire un'inchiesta. Si potrebbero configurare i reati di vilipendio del Pontefice, che è un Capo di Stato estero, e offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica. Intanto per Sabina Guzzanti è arrivata una prima "sanzione" telematica: il suo sito internet è stato preso di mira da un hacker che l'ha praticamente bloccato per tutto il giorno. In serata ha ripreso in parte a funzionare. Pesanti e significative le reazioni dei presidenti di Camera e Senato. Renato Schifani ci ha aperto la seduta: "Nessuno può condividere le ingiurie ascoltate, è dovere di tutti condannare le parole usate e coloro che le usano con intento distruttivo nelle piazze". E ribadita "l'affettuosa vicinanza e convinta solidarietà al Capo dello Stato e al Santo Padre, figure che vanno poste al di fuori dello sconto politico, oggetto invece di vergognosi attacchi verbali", Schifani ha meritato una standing ovation. Nessuna giustificazione "agli insulti osceni" trova Gianfranco Fini: "Non hanno nulla a che vedere con la satira, chi se ne rende responsabile non è un comico ma un esibizionista che va trattato come tale". G.Ca. ITALIANS di Beppe Severgnini nelle Opinioni Sul palco Sabina Guzzanti durante l'intervento di martedì al girotondo in Piazza Navona.

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L'attentato di Istanbul e la <Mani pulite> in versione turca (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-07-10 num: - pag: 38 autore: di ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE ERDOGAN IN DIFFICOLTA' L'attentato di Istanbul e la "Mani pulite" in versione turca A ttacco al superprotetto consolato americano di Istanbul. Sei morti: tre poliziotti turchi e tre terroristi. Chi lo ha pianificato ed eseguito? Sono stati i separatisti curdi del Pkk? Oppure gli estremisti islamici, visto che almeno due degli esecutori sarebbero stati addestrati in Afghanistan? O magari le forze oscure del cosiddetto "Stato profondo ", che impediscono alla Turchia di diventare veramente un Paese democratico? Mai attentato era Stato accompagnato da tanta confusione: investigativa e politica. Ed è proprio la confusione a suggerire ipotesi e percorsi assai complessi. Perché di questa clamorosa (e artigianale) operazione terroristica, sulla collina di Istiniye, dove gli americani avevano da qualche anno trasferito la propria sede consolare "per ragioni di sicurezza", colpisce soprattutto la coincidenza con i gravissimi problemi che attanagliano il Paese. Problemi e scandali che rischiano di scardinare quell'impianto costruito dal primo ministro Recep Tayyip Erdogan, con l'obiettivo di vincere le diffidenze e portare il Paese, a stragrande maggioranza musulmana, all'interno dell'Unione europea, diventandone membro effettivo. In altri momenti l'attacco, spettacolare ma destinato al fallimento perché gli aggressori sono stati neutralizzati nel primo cerchio di protezione della sede diplomatica, sarebbe Stato classificato come un'azione eversiva di gruppi marginali. Ma stavolta vi è qualcosa di assai più inquietante. Perché da giorni si temeva un atto violento e clamoroso, dopo l'esplosione di un micidiale conflitto di potere tra il governo islamico moderato di Erdogan, che ha stravinto le elezioni e conquiStato quasi i due terzi dei seggi parlamentari e le forze nazionaliste legate a settori delle forze armate e agli intransigenti custodi dell'eredità laica di Kemal Ataturk. La Corte costituzionale sta decidendo se sciogliere o meno il maggior partito del Paese, appunto l'Akp, ritenendolo una centrale islamica che vuol sovvertire le fondamenta secolari dello Stato, mandando al confino politico tutti i suoi dirigenti, tra cui il premier. E proprio nel giorno in cui l'Akp ha presentato alla corte la sua memoria difensiva, in attesa della sentenza prevista tra qualche settimana, ecco il rilancio di una sensazionale operazione di polizia: l'arresto di decine di persone, generali a cinque stelle in pensione, colonnelli, dirigenti di aziende, di istituzioni pubbliche e giornalisti laici di gran nome, tutti accusati - ma manca ancora un'imputazione formale - di aver favorito le condizioni per un colpo di Stato. Per giustificare la lotta contro l'organizzazione, chiamata "Ergenekon " (una specie di Gladio estremista turca) e perseguita da mesi, il premier Erdogan ha detto di aver seguito la lezione italiana, e di aver avviato una specie di "Mani pulite" in versione balcanica. Un'iniezione di veleno per tutta la Turchia, prigioniera di un triplo timore: di veder cancellati i passi compiuti e le riforme realizzate dal partito di governo, che potrebbe essere costretto a dimettersi, a cambiar nome, volto, e a sacrificare i propri leader più rappresentativi; di veder svanire il sogno europeo; di subire il rischio di una nuova avventura golpista, nonostante i vertici delle forze armate abbiano preso le distanze dai presunti cospiratori. L'atmosfera di queste ore, resa ancor più mefitica dal sequestro di tre turisti tedeschi sul monte Ararat ad opera - e questo è confermato - dai separatisti del Pkk, è pesantissima. Aggravata dalla polemica tra la maggior forza di opposizione, il laico partito Repubblicano del Popolo guidato da Deniz Baycall, che difende gli arrestati di "Ergenekon", e il governo. In un Paese che si nutre di dietrologia, la crisi sta producendo effetti devastanti: l'economia arretra, la crescita si ferma e il turismo, che puntava su un' estate da record, ne soffre gravemente. \\ La Corte costituzionale sta decidendo se sciogliere o meno il maggior partito del Paese, ritenendolo una pericolosa centrale islamica.

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Klinsmann porta Buddha in ritiro col Bayern (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-07-10 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE L'iniziativa Fa discutere la proposta del neoallenatore per stimolare "il flusso di energia positiva" Klinsmann porta Buddha in ritiro col Bayern DAL NOSTRO INVIATO BERLINO - Brillante idea. Peccato che non piaccia a nessuno, tranne che a Klinsmann. Quando il neoallenatore s'è insediato al Bayern col compito non ufficiale di vincere la Champions League, ha portato insieme ai "nuovi metodi d'allenamento " anche una stravagante proposta d'arredamento. Una serie di statue del Buddha: quelle dorate, disseminate nei corridoi del nuovo centro tecnico del Fc Bayern, e quelle bianche sulle tettoie accanto ai campetti. A essere giusti, non si è saputo se l'idea sia stata di Klinsi o dell'architetto JÜrgen Meisner. Ma dovevano servire - e questo era senz'altro nelle intenzioni del mister - a stimolare "il flusso di energia positiva" tra i giocatori. In fondo, Klinsi giramondo tornato in patria, ma innamorato della California come la Germania è innamorata di lui, piace proprio per questo ai tedeschi: perché è figlio di un panettiere, perché parla 5 lingue e ha visto il mondo, perché è rilassato e moderno e innova con spirito gentile (e pazienza se è pure buddista). Ma quelle statue dorate nella cattolica Baviera sono state troppo. Da tempo non si ricordava una polemica ideologica così forte innescata sui campi di calcio. Che coinvolge destra, sinistra e pure la Chiesa. Citiamo a caso dai giornali degli ultimi giorni. Norbert Geis, deputato della conservatrice Csu: "JÜrgen Klinsmann è senz'altro un eccellente allenatore, ma quelle statue sono un po' eccessive. Siamo sicuri che così si mostri rispetto per il buddismo?". Ludwig SpÄnle, nel comitato direttivo dello stesso partito, tira in ballo parole grosse come la Weltanschaaung: "Se così si propaga una propria visione del mondo, è giusto chiedersi: la società deve permetterlo?". E Berhard Felmberg, responsabile dello sport nella Chiesa evangelica nonché consulente del governo della Merkel: "In questo modo si impone ai calciatori una religione". I giocatori? Pare che nel club non ci siano buddisti. Frank Ribéry è musulmano, Zé Roberto è un "discepolo" di Gesù e dice di non aver bisogno del Buddha: "Ho già la mia fede". Luca Toni non l'hanno trovato per intervistarlo. La Chiesa cattolica, in tutto questo, ha scelto di non scandalizzarsi: "Ogni allenatore ha i suoi metodi - dice Wilfred Rohmel, portavoce dell'episcopato di Monaco -. E si sa, nei club non è che ci siano, intellettualmente, delle cime". Poi, certo, l'eterno, inaffondabile, monumentale e fastidiosissimo Beckenbauer, "lui sì che non aveva bisogno dei Buddha per vincere". Mara Gergolet Mistico Qui a fianco, uno dei Buddha scelti da JÜrgen Klinsmann, nella foto a sinistra (LaPresse).

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L'impegno <a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista> è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "I Socialisti" riunit (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 10-07-2008)

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L'impegno "a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista" è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "I Socialisti" riuniti ieri a Roma sotto la presidenza di Saverio Zavettieri L'impegno "a proseguire la costruzione del polo laico liberale e socialista, nuovo soggetto riformista" è stato confermato dalla nuova segreteria nazionale de "I Socialisti" riuniti ieri a Roma sotto la presidenza di Saverio Zavettieri. "Un polo in posizione di centralità rispetto ai due maggiori contendenti politici e che a settembre sfocerà in un accordo politico e programmatico con il Pri di Nucara, il Pli di De Luca ed il Npsi di Caldoro e con le altre forze democratiche e riformiste disponibili". Sempre da settembre, si legge nel documento della segreteria "si terranno una serie d'iniziative politiche, programmatiche ed organizzative nelle regioni ed una grande iniziativa nazionale sui temi del mezzogiorno, delle riforme istituzionali, della legge elettorale, della giustizia e dell'informazione" 10/07/2008.

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<In Lombardia 500 casi come Eluana> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-07-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-07-10 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE L'assessore Boscagli "In Lombardia 500 casi come Eluana" LECCO - Vero accanimento dar da mangiare e bere? E se passa la sentenza della Corte d'appello a quante altre Eluana finiremo per staccare la spina? Nella città di Manzoni il mondo cattolico è ferito dalla decisione dei giudici milanesi, però chiede una "pausa di riflessione ". Nessuna crociata per la "difesa della vita", il tema è troppo delicato, spiega a bassa voce un medico, perché ci si getti nella mischia dividendosi in una guerra di religione. Anche perché, sottolinea padre Angelo Cupini, animatore della Comunità Via Gaggio, impegnata nel recupero dei emarginati, "c'è anzitutto da rispettare la pena di quella famiglia dopo 16 anni di strazio". A sguainare la spada è invece, dai piani alti del Pirellone, Giulio Boscagli (FI), lecchese doc come il governatore Formigoni e neoassessore alla Famiglia. Parole pesanti: "Questa non è civiltà giuridica - dice -. Siamo riusciti, dopo secoli, a strappare allo Stato il diritto di vita e di morte e oggi ci troviamo di fronte a una sentenza che mette in discussione il principio fondamentale della convivenza. La vita è un valore indisponibile. Lo dico non solo come cattolico, ma anche come uomo " . Non pronuncia la parola "assassinio", Boscagli, ma poco ci manca. E sente su di sé il peso della sorte di altre 500 famiglie che, in Lombardia, vivono quotidianamente la tragedia dei genitori di Eluana: "In quella stessa casa di cura di Lecco è ricoverato anche un mio caro amico. Noi della Regione dobbiamo impegnaci di più per aiutare le famiglie a sostenere un peso che pare insopportabile. E dobbiamo offrire contributi pure ai centri di assistenza". In serata la presa di posizione anche della curia milanese (Lecco fa parte della diocesi ambrosiana e il cardinale Tettamanzi è andato a visitare la ragazza). Contenuta nei toni, ma inequivocabile: "Eluana è una persona viva, non dipende da una macchina, e come ognuno di noi ha bisogno di acqua e cibo. L'accanimento terapeutico non è presente in questa circostanza ". Quanto all'aspetto giuridico per la curia mancano elementi per una completa valutazione, ma si fa appello a evitare "approcci emotivi e strumentali" tenendo sempre in primo piano "la vita e le dignità della persona". "Siamo tutti turbati - è anche la conclusione di padre Cupini -. Certo, noi uomini di fede sappiamo che su questa terra si gioca solo il primo tempo della partita e che nessuno può annullarla. Però questo brusco arresto ci lascia inquieti. No, non è come chiudere un rubinetto ". Andrea Biglia La curia "Non c'è accanimento terapeutico, bisogna continuare a nutrirla".

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Per il Vaticano è eutanasia <Ancora possibile impugnare la sentenza> (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 10-07-2008)

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La reazione di monsignor Fisichella (Accademia per la vita) Per il Vaticano è eutanasia "Ancora possibile impugnare la sentenza" Fulvio Fania Città del Vaticano Secondo lei è eutanasia? "Ci sono tutte le premesse perché lo sia. Questa ragazza non è tenuta in vita da una macchina ma solo attraverso l'alimentazione. Siamo di fronte ad un fatto molto triste e molto grave, siamo molto preoccupati". Monsignor Rino Fisichella ci riassume con queste poche parole l'umore delle gerarchie dopo la sentenza della Corte d'Appello di Milano. Più tardi, intervistato dall'agenzia Ansa, trae le conseguenze. Siccome si tratta "di fatto di eutanasia" la sentenza può essere impugnata in Cassazione. "Per ragionare con maggiore serenità e meno emotività", sostiene. In pratica il suo è un invito ad agire sul piano legale se non addirittura una promessa d'intervento. Realista come sempre, il vescovo Fisichella punta al risultato. E' rettore della Lateranense, cappellano di Montecitorio e da pochi giorni presiede anche l'Accademia pontificia per la vita. Il caso Eluana è il suo primo banco di prova nel nuovo incarico vaticano, nel posto che per anni è stato occupato da monsignor Elio Sgreccia, un'istituzione ormai contro aborto, clonazione, fecondazione assistita ed eutanasia. Fisichella esprime un "duplice sentimento": "amarezza per come si risolverà una vicenda di dolore" e "profondo stupore" perchè, a suo parere, i giudici si sono "sostituiti alla decisione della persona coinvolta, al legislatore e soprattutto ai medici che hanno competenza specifica". E precisa: "Non mi risulta che in Italia ci sia ancora una legislazione in proposito". I commenti di parte ecclesiastica si infiammano. Il dramma di Eluana viene accostato a quello dell'americana Terry Schiavo, esattamente come ritiene Eugenia Roccella, la sottosegretaria del governo Berlusconi un tempo radicale e poi portavoce del Family day. In Vaticano, passato il caso Welby, si sperava che il dilemma sull'eutanasia in Italia potesse restare ancora un po' fuori della porta e ora si paventano pericolose "derive culturali" nel solco di altri paesi. Radiovaticana parla di "grave sentenza" affidandosi ai giudizi del neurologo Gianluigi Gigli. L'esponente dell'associazione "Scienza & vita" nega che lo stato vegetativo sia sempre irreversibile e comunque respinge "l'assolutizzazione del principio di autodeterminazione". La volontà della ragazza, inoltre, non sarebbe dimostrata e ciò confermerebbe i rischi della legge sul testamento biologico rimasta in alto mare nella precedente legislatura. La Cei ha sempre osteggiato questa normativa e dopo le ultime elezioni ha raccomandato esplicitamente di lasciar perdere. Questa sarà la vera battaglia nelle prossime ore. Scendono in campo le università cattoliche: per Adriano Pessina la sentenza "scardina il principio della non disponibilità della vita umana" e mette in forse la deontologia del medico obbligandolo a interrompere i trattamenti. Qui si riaffaccia il tema dell'obiezione di coscienza, più volte sollecitata dalle gerarchie vaticane per ogni categoria di sanitari, perfino per i farmacisti. "Scienza & vita", l'organismo che fu braccio operativo della campagna astensionista nel referendum sulla legge 40, attacca duramente: "Si legittima l'uccisione di un essere umano privandolo dell'alimentazione e dell'idratazione". Sebbene nel caso di Eluana si tratti di un sostentamento forzato e lo stato vegetativo sia per se stesso una condizione indotta dalle nuove tecniche mediche, la tesi cattolica è che mai l'alimentazione possa essere considerata al pari di un accanimento terapeutico. Nel febbraio scorso il Vaticano ha organizzato un convegno sui malati terminali e papa Benedetto XVI ha ribadito che anche nei casi estremi è dovere "sommistrare i mezzi "ordinari" di preservazione della vita" mentre possono essere sospesi solo quelli straordinari e rischiosi. Molto diversa, in ambito cristiano, la posizione della Commissione bioetica valdese "a favore della libertà di cura che -sottolinea una nota - è contestualmente libertà di rifiutare la cura". 10/07/2008.

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Matteo Alviti Ci sono tanti tipi da spiaggia diversi (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 10-07-2008)

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Matteo Alviti Ci sono tanti tipi da spiaggia diversi. Probabilmente le nostre sono tra le spiagge che vantano una delle faune più varie in assoluto. Eppure il fenomeno del turismo balneare islamico è ancora una nicchia praticamente invisibile. Non per la Turchia, dove l' hasema - una specie di costume che nasconde le forme, tipo sacco - sta conquistando i favori femminili. Un fenomeno che rappresenta, a suo modo, i cambiamenti politici che stanno spaccando il paese. Nello scontro politico tra kemalisti - laici e conservatori - e il partito al governo Akp (Giustizia e sviluppo) - islamico e conservatore -, il tema della decenza nell'abbigliamento femminile è oggetto di scontri anche violenti. Lo scorso fine settimana un gruppo di 50 donne ha manifestato in abiti succinti per le strade di Instanbul contro l'islamizzazione della società, dopo che una donna era stata condannata per esibizionismo, per aver indossato "abiti inappropriati". Quella islamica è la parte del settore turistico turco che sta crescendo con più rapidità. E sta penetrando anche i chilometri di costa da anni "riservati" al profittevole turismo straniero. Recentemente a Bodrum, località balneare nel sud-est del paese, è stato aperto un hotel per turisti islamici, proprio dove le straniere amanti del mare sono solite prendere il sole in bikini o in topless. Oggi la politica ha ripreso a interessarsi del costume, oltre la misura tollerata dalla maggioranza del paese. Fa parte del duro confronto tra kemalisti, militari e non, e Akp. I primi accusano i secondi di tradire le radici laiche della democrazia, mentre i secondi imputano autoritarismo e atteggiamenti antidemocratici ai primi. Dietro a queste accuse c'è l'atteggiamento concessivo del premier Erdogan nei confronti delle richieste europee per la riunificazione di Cipro, osteggiata dai militari. C'è, in generale, l'europeismo dell'Akp, islamista e conservatore, ma che tanto piace al Commissario per l'allargamento Olli Rehn, tifoso oltre misura di Erdogan. Ma ci sono soprattutto i fallimenti dell'Akp nelle riforme che la popolazione turca aspetta da anni. Al potere ininterrottamente dal 2002, il partito fondato da Recep Tayyip Erdogan, solo un anno prima, ha progressivamente rallentato il processo di rinnovamento appena avviato per abbandonarsi al conservatorismo, anche religioso, perchè "lo vuole la gente", si dice. Per gli osservatori, però, il confronto è tra due forze con l'ossessione del potere e del controllo dello Stato, che stanno soffocando la società. Lo scontro tra le fazioni è giunto a un livello altissimo: solo la scorsa settimana due alti generali in pensione erano stati arrestati con l'accusa di essere gli organizzatori di un piano di attentati per destabilizzare il partito del premier Erdogan. Proprio lo stesso giorno, a poche ore di distanza, è cominciato il dibattimento di fronte alla corte che deve pronunciarsi sulla costituzionalità dell'Akp. Il premier e il presidente della Repubblica Abdullah Gül, con altri 71 politici, rischiano l'estromissione dalle cariche pubbliche per cinque anni. Una misure che Bruxelles non gradirebbe affatto e che seppellirebbe le belle speranze di Ankara per entrare nell'Ue. La questione è delicata perché nessuno vorrebbe vedere destabilizzato un partner Nato così strategiacamente importante. Ancora fino al 1997, in Turchia esistevano spiagge riservate alle donne. Le cose cambiarono in seguito all'intervento dei militari per soffocare le tendenze islamiste del governo allora in carica e le spiagge furono aperte a tutti perché considerate "spazio pubblico". Da allora chi vuole nuotare e proteggere la propria figura da sguardi altrui deve indossare l' hasema . Nemmeno gli alberghi islamici possono permettersi la spiaggia riservate alle donne. Magari una piscina, più piccola di quelle degli uomini, lamentano le donne islamiche come Nihal Bengisu Karaca, columnist della Zaman . L'anno scorso la Bengisu aveva scritto delle sue esperienze balneari con l' hasema , ricevendo l'attenzione e il plauso di centinaia di donne, tra cui una certa Emine, nient'altro che la contenstata moglie del premier Erdogan. Nihal Bengisu Karaca sogna, come tante altre, di tornare un giorno alle spiagge riservate di qualche anno fa. Una donna coperta in spiaggia, aveva detto all' Indepentent , "è come una cantante stonata nel mezzo di un coro". Complessivamente quella turistica è un'industria da più di dodici miliardi e mezzo di euro. E il target degli islamisti è interessante per gli albergatori: "E' gente con un sacco di soldi", ha confidato sempre all' Indipendent l'albergatore Serafettin Ulukent, che nel settore ha raccolto una certa esperienza. Altro che il surf e le birre fredde dei turisti inglesi. 10/07/2008.

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Il caso di Eluana, le parole della curia ambrosiana (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

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Qualcuno di voi, nei commenti al precedente thread, mi ha benevolmente rimproverato dicendo che a me la curia ambrosiana "non sta proprio simpatica". Questo non è vero, e lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto in questo blog. Il fatto che non abbia condiviso le gravi sparate di don Bottoni e la flebile smentita di mons. Radaelli, così come il fatto che abbia segnalato l'innegabile l'atteggiamento di preclusione della stessa curia nei confronti del Motu proprio di Benedetto XVI sulla messa antica, non significa che io condivida molti dei giudizi trancianti e offensivi che avete scritto. Visto che è un drammatico tema del giorno, vi propongo un brano del comunicato che la curia di Milano ha diffuso ieri sera sulla sentenze che autorizza i genitori di Eluana Englaro a sospendere l'alimentazione della figlia da 16 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente. "Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. . Non va guardata come un "caso clinico" su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l'accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona". Scritto in Varie Commenti ( 2 ) " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Jul 08 Se la Curia di Milano fa opposizione al governo Come saprete - qualcuno ne ha parlato in qualche commento - domenica scorsa il responsabile dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso della curia ambrosiana, monsignor Gianfranco Bottoni, intervistato dal "Corriere della Sera" (che non ha caso ha messo la notizia in prima pagina) ha accusato il governo di "fascismo" e "populismo" in caso di chiusura della moschea di viale Jenner, la strada di Milano divenuta invivibile ogni venerdì per le migliaia di fedeli musulmani che pregano sul marciapiede. Parole grosse, inaudite, fuori luogo, dette da un monsignore non nuovo a queste uscite "profetiche" (sono sicuro purtroppo che qualcuno le considererà tali). Dopo 48 ore di silenzio, ieri la curia ha corretto il tiro con un'intervista concessa dal vicario generale Redaelli ad "Avvenire", anticipata alle agenzie. Ne scrivo oggi sul Giornale: si tratta di una smentita che non smentisce, di una correzione di tiro che corregge ben poco. A tutti è lecito, ovviamente, criticare l'operato di un ministro o del governo - anche se Bottoni si è ben guardato dal ricordare che lo stesso Maroni aveva annunciato soluzioni condivise e concordate con gli stessi islamici, più moderati del monsignore nelle loro dichiarazioni - ma sventolare lo spauracchio del fascismo, da parte di un responsabile diocesano, mi sembra davvero grave. Ancora più grave, lo dico da cristiano, mi è apparsa l'assoluta indisponibilità della curia guidata dal cardinale Tettamanzi di dire due paroline due di rammarico: sì, cari amici, sarebbe bastato affermare che don Bottoni ha un po' esagerato, che parlava a titolo personale dicendo quelle cose, che - siccome bisogna abbassare i toni: quante "prediche" sentiamo su questo! - il monsignore ha usato espressioni fuori luogo. Invece nulla di tutto ciò. Il vicario Redaelli ha spiegato che don Bottoni ha usato "parole grosse" riferendosi all'ipotesi "giustamente incredibile" di una violazione della libertà di culto. Scusate, ma lo ritengo un insulto all'intelligenza: sarebbero stati dunque giornali e politici a non capire che Bottoni faceva affermazioni paradossali? Peccato davvero che né lui (sarebbe bastato scusarsi, dire semplicemente di essersi sbagliato, di aver esagerato) né i suoi superiori abbiamo preso le distanze in modo adeguato e chiaro. Il "mea culpa" dobbiamo farlo sempre noi giornalisti, devono farlo i politici, deve farlo la gente che se è esaperata per la criminalità o l'insicurezza è solo per la paura del "diverso". Se il mea culpa lo fanno gli ecclesiastici, deve riguardare solo e soltanto i secoli passati. E così da piazza Fontana - sede della curia ambrosiana - si è persa l'occasione per dare una semplice ed efficace testimonianza di umiltà, riconoscendo apertis verbis che anche i monsignori in vista, talvolta, possono parlare a vanvera (proprio come i politici e i giornalisti) e che si chiede scusa per l'aver innescato una polemica della quale nessuno (speriamo almeno sia così!) sentiva la necessità. Scritto in Varie Commenti ( 304 ) " (21 votes, average: 3.43 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 07Jul 08 Amato ai santi e il gesuita spagnolo Ladaria al Sant'Uffizio Prima della partenza di Benedetto XVI per il lungo viaggio in Australia, che avverrà sabato prossimo, sarà annunciata la nomina del nuovo "ministro" vaticano dei santi, che prenderà il posto del cardinale portoghese José Saraiva Martins. Il nuovo Prefetto della Congregazione delle cause dei santi - l'annuncio sarò dato probabilmente mercoledì 9 luglio, sarà l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, dal 2003 Segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dove fu nominato quale successore di Bertone, promosso all'arcidiocesi di Genova), che dunque sarà inserito nell'elenco dei nuovi cardinali al prossimo (ma non imminente) concistoro, insieme al nuovo Prefetto della Segnatura apostolica, l'americano Raymond Burke. Il cardinale Saraiva, teologo e professore universitario, a Roma dal 1950, scelto da Giovanni Paolo II prima come Segretario della Congregazione per l'educazione cattolica e quindi come guida per la "fabbrica dei santi", confermato nell'incarico da Benedetto XVI, è stato il Prefetto sotto il quale sono stati proclamati beati e/o santi Giovanni XXIII e Pio IX, Gianna Beretta Molla, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta. Dopo la svolta impressa dal nuovo Papa, che ha voluto riservarsi solo le canonizzazioni, lasciando alle beatificazioni un'impronta più tipicamente locale, il cardinale Saraiva Martins ha presieduto molte cerimonie per conto del Pontefice, quale suo inviato. Al posto di monsignor Amato all'ex Sant'Uffizio, dopo mesi di incertezza, sembra infine si sia consolidata la candidatura del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Era stato lui, nel maggio dell'anno scorso, a spiegare le ragioni che avevano portato la commissione ad esprimersi sul limbo e salvezza dei bambini che muoiono senza essere stati battezzati. Anche la nomina di padre Ladaria, che ha lavorato alla stesura della "Dominus Iesus", dovrebbe essere resa nota mercoledì. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (8 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Jul 08 Comitato pro Papa Pio E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 363 ) " (18 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 229 ) " (18 votes, average: 4.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 156 ) " (13 votes, average: 4.08 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 519 ) " (18 votes, average: 4.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 17 ) " (13 votes, average: 3.69 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (18 votes, average: 4.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (216) Ultime discussioni Cherubino: buongiorno Cosimo, si vede il mare da lì ? Cherubino: @ Eliana, è esattamente l'opposto di quello che spesso si vuole far credere. Paolo VI parlò del... cosimo de matteis,brindisi.: è inutile cherubì: questo è il (grosso, grosso) limite. Incapacità di amare.... Lea: Per Cherubino io personalmente per il momento con lei ho chiuso, perché siampo arrivati al punto di spostare... Cherubino: @ klaus, sei proprio a corto di argomenti, non sono stato e non sono neocatecumenale. Sono cattolico e... 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Caso Englaro: reazione del Vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca "E' eutanasia" cosi' Mons. Fisichella che attacca la decisione dei giudici Caso Englaro: reazione del Vaticano Possibile uno sviluppo per il dibattito sul testamento biologico Milano, 10 lug. - "Perdere una figlia è umano, ma la vera tragedia è non rispettare le sue volontà. Ora guardiamo solo avanti". Così Beppino Englaro, padre di Eluana, la giovane di Lecco in coma vegetativo da 16 anni. I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno autorizzato il distacco delle apparecchiature. Scatenando subito le reazioni del neopresidente della Pontificia Accademia per la Vita, Mons. Rino Fisichella. “Eutanasia”, detto chiaro e tondo. Come per Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell'Universita' Cattolica. Di parere diverso Demetrio Neri, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. "Ho accolto questa sentenza con grande gioia, anche se certamente provo tristezza". Forti le reazioni da Trastevere: “una sentenza grave che nessun tribunale aveva mai accolto”. Così stamane Radio Vaticana. Prosegue Fisichella: “come è possibile che il giudice si sostituisca in una decisione come questa alla persona coinvolta, al legislatore”. Sottolinea che “Eluana è ancora una ragazza in vita. Il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una vita personale”. Da questo commento inevitabile anche una apertura del dibattito sul testamento biologico. Giambattista Salis.

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Walter fa qualcosa di riformista (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Scritto in Varie Commenti ( 6 ) " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 158 ) " (45 votes, average: 4.09 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 165 ) " (36 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 80 ) " (35 votes, average: 3.49 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 48 ) " (34 votes, average: 3.59 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 114 ) " (31 votes, average: 3.42 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 36 ) " (33 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (53 votes, average: 3.51 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (44) Ultime discussioni Murgo Salvatore: La funzione "discrezionale di Napolitano"?,scusi sig. Raffaele ci può illuminare in... Francesci: Silvio."non ti curar di loro ma guarda e passa". vai avanti fino alla fine. Ti abbiamo... daniele: Non e' facile fare politica in Italia oggi, ma in effetti questo numeroso popolo degli psico-comici... fabrizio: Per molti di coloro che scrivono: Mi sembra che i commenti agli interventi della Guzzanti, di Travaglio e... dominik: Walter l'unica cosa di riformismo che deve fare è tagliare i ponti dell'alleanza con Di Pietro,... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Abbiamo provato per voi l'iPhone Diario di una caviaCrollo della produzione industriale, Marcegaglia: "Forte preoccupazione"Teheran insiste: lanciati altri Shahab nel GolfoTruffa dei medici: pagati per 21mila pazienti mortiNomadi, Strasburgo boccia l'ItaliaLodo, D'Alema: "Berlusconi rinunci alla leggina" Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (3) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Walter fa qualcosa di riformista. 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Agenda religioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

APPUNTAMENTI, INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA ATTIVITÀ A VALLO TORINESE Sabato 5 luglio alle 21 nel centro parrocchiale Maria Orsola Bussone a Vallo Torinese si tiene un incontro con Louisa e Karl-Heinz Fleeckenstein, archeologi e guide di gruppi di pellegrini della diocesi torinese in Israele, su "Costruire i ponti verso i cristiani nella Terra Santa". Domenica 6 alle 10 è prevista una messa per il 38º anniversario della morte della Serva di Dio Maria Orsola Bussone, per la quale è in corso la causa di beatificazione. Alla chiesa parrocchiale San Secondo Martire, sempre a Vallo Torinese. PREGHIERA ECUMENICA L'associazione "Insieme per Graz" organizza sabato 5 un incontro di preghiera ecumenica nella parrocchia ortodossa di Santa Parascheva, in via Cottolengo 24. La serata (che parte alle 21) si intitola "La luce di Cristo illumina tutti. Terza Assemblea ecumenica europea di Sibiu". WEEKEND AL MILAREPA Il 5 e il 6 giugno il centro buddhista Milarepa di largo Beato Umberto 8 di Avigliana organizza un fine settimana di lezioni con il Lama Konciog Luigi, su "Il potenziale dell'illuminazione", seguito degli incontri precedenti basati sul testo di Gampopa, "Prezioso ornamento di liberazione". Gli orari sono: sabato 15-18,30, domenica 10-12,30 e 15-18,30. Per partecipare è richiesta la quota associativa. Informazioni su www.centromilarepa.org. SILVIO DISSEGNA Come ogni anno gli "Amici di Silvio" si riuniscono per celebrare Silvio Dissegna, nel quarantunesimo anniversario della nascita. Appuntamento domenica 6 luglio alla parrocchia Beata Vergine Consolata di La Longa (Poirino). Alle 14,30 proiezione di documentario sulla vita di Silvio Dissegna, alle 15 rosario meditato, alle 16 la messa e alle 17 visita alla tomba nel cimitero di Poirino. INCONTRO SUL RAZZISMO La Comunità Ebraica di Torino, in collaborazione con il comitato "Oltre il razzismo", organizza una conferenza dal titolo "Società e Xenofobia". Lunedì 7 luglio a partire dalle 21 al centro sociale di piazzetta Primo Levi 12 si confrontano sul tema Francesco Ciafaloni, Ilda Curti, Andrea Giorgis, Fredo Oliviero, Pino Petruzzelli, Luciano Scagliotti e Voislaw Stoiovich. SERVIZIO CIVILE CON LA DIACONIA VALDESE C'è tempo fino al 7 luglio per presentare le domande per i progetti di servizio civile della Diaconia valdese. I giovani dai 18 ai 28 anni possono scegliere tra settanta posti a Torino e provincia oltre che a Firenze, Roma, Napoli e in Sicilia. I progetti riguardano l'educazione dei minori e dei disabili, l'assistenza anziani, ambiente e promozione culturale; la partecipazione a questi progetti da diritto a crediti formativi per il tirocinio universitario. Per informazione, 0121/953.122 o serviziocivile@diaconiavaldese.org. ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.

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Marta Gastini dai banchi al ciac si gira (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Attrice Marta Gastini dai banchi al "ciac si gira" Marta Gastini, figlia dell'avvocato Luca, si è diplomata con 100 al liceo classico Plana di Alessandria. Si iscriverà a Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, ma ha anche delle chances come attrice, visto che ha lavorato e sta ancora lavorando sul set del serial tivù "Il bene e il male" per la Rai e la Albatros Film ed è coprotagonista insieme a Terence Hill nel film per la tivù "L'uomo che cavalcava nel buio" (in autunno su Rai1).

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Dal Csm ennesimo attacco a Berlusconi (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 10-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 163 del 2008-07-10 pagina 0 Dal Csm ennesimo attacco a Berlusconi di Redazione Documento del consiglio superiore della magistratura contro il premier: "I provvedimenti dei giudici possono essere criticati, ma non si può arrivare a denigrare". E' la risposta alla lettera del Cavaliere a Schifani sul caso Mills. Unico contrario Anedda (An): "Si vuole influenzare il giudizio sulla ricusazione del giudice Gandus" Roma - Il Csm contro Berlusconi. E' arrivata oggi la risposta dei magistrati alla lettera del premier al presidente del Senato Schifani. "I provvedimenti della magistratura possono essere criticati, ma non si può trascendere nella denigrazione". Lo ribadisce la prima commissione del Csm nella proposta di risoluzione a tutela dei magistrati del processo Mills-Berlusconi, accusati dal premier di agire per finalità politiche. Il documento è stato approvato con cinque voti a favore e il solo voto contrario del laico di An Gianfranco Anedda. Il testo del documento, in difesa dei magistrati della procura di Milano attaccati dalla lettera indirizzata dal premier al presidente del Senato il 16 giugno, è stato secretato e dovrà ora essere inserimento all'ordine del giorno dell'assemblea plenaria, in una data ancora da definire. Risposta L'accusa di agire per finalità politiche era stata rivolta da Berlusconi al pm Fabio De Pasquale e ai componenti del collegio giudicante, presieduto da Nicoletta Gandus, nella lettera inviata il 16 giugno al presidente del Senato. Quelle parole, secondo la commissione, costituiscono una lesione al "prestigio" della magistratura.E invece tra politica e autorità giudiziaria occorre "reciproco rispetto" ribadiscono i consiglieri richiamandosi a proprie precedenti risoluzioni sull'argomento. Una presa di posizione che giunge proprio nel giorno in cui i giudici di Milano si sono riservati la decisione sulla istanza di ricusazione nei confronti di Nicoletta Gandus, avanzata dai legali del premier. Una parte del documento, che è stato secretato, ribadisce inoltre che il Csm può intervenire a tutela dei magistrati, quando, come in questo caso, viene leso il loro prestigio. Non si sa ancora quando il testo approderà all'esame del plenum di Palazzo dei Marescialli: probabilmente sarà la prossima settimana, anche se la data non è stata ancora fissata: "Il testo del documento, che rimane secretato, sarà disponibile - informa una nota del Csm - all'atto dell'inserimento all'ordine del giorno dell'Assemblea plenaria, in data da definire". Anedda polemico Un'interferenza illegittima nell'attività della Corte d'appello di Milano che deve decidere se accogliere o meno l'istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus avanzata dai legali di Silvio Berlusconi nel processo Mills, un intervento al di fuori dei limiti segnati dalla Costituzione. Il laico di An Gianfranco Anedda spara a zero contro la proposta di risoluzione a tutela dei magistrati del processo Mills, approvata dalla prima commissione del Csm. L'unico componente a votare contro aveva chiesto di fermarsi nel timore che un intervento in questo momento potesse apparire un condizionamento per i magistrati che devono decidere su Nicoletta Gandus. "Avevo chiesto alla commissione di soprassedere a una decisione assolutamente inopportuna: per il momento in cui cade questa presa di posizione - spiega Anedda - può apparire come un'illegittima interferenza nella decisione della Corte d'appello di Milano". Il dissenso del consigliere non si ferma qui: "Il Csm non è competente a tutelare i magistrati; si avvale di una vecchia prassi; ma questa competenza non c'è nè nella legge istitutiva del Consiglio, nè nella Costituzione". E non è tutto: al di là dei poteri del Consiglio, resta il fatto che le parole usate da Berlusconi nella lettera inviata venti giorni fa al presidente del Senato Schifani sono "una reazione motivata a quel che il presidente del collegio in anni recenti ha detto nei suoi confronti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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