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TARTICOLI DEL 5-9 novembre
2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (17)
il mondo sta cambiando - pietro soldi
( da "Repubblica,
La" del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolico liberale e l´altro democratico laico, conoscevano bene la lezione di Nitti e non meno quella della scuola keynesiana, e consapevolmente rifiutavano una visione tutta ideologica della politica di sviluppo. La loro idea nasceva da una severa lettura storico-politica della realtà del Paese, nella quale individuavano un generale ritardo economico e civile rispetto al mondo
LA
GUERRA RIMOSSA DEI DUE ANTIFASCISMI
( da "Corriere
della Sera" del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: antifascisti cattolici, antifascisti laici, antifascisti socialisti. Niente come quella sequenza di esecuzioni sommarie smentisce la leggenda di un unico antifascismo, monolitico, compatto, cementato da un comune nemico. La fine vittoriosa della lotta antifascista innescò una guerra tra due opposti antifascismi, quello antitotalitario e quello di matrice comunista.
(Ud)
( da "Corriere
della Sera" del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non entrando in merito alla diatriba piena di significato storico, vorrei porle una domanda da cattolico che vuole uno Stato laico: quando il Vaticano entra nelle questioni italiane tipo i Di.Co, il testamento biologico, l'uso degli anticoncezionali, le separazioni, ecc., non è, allo stesso modo, un'intromissione negli affari interni dello Stato italiano?
Otto
anni fa, alla Convention democratica di Los Angeles, comparve un senatore
dell'Illinois ch... ( da "Messaggero, Il"
del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Barack frequenta sia scuole laiche che cattoliche (rimarrà da adulto cristiano, legato a un gruppo protestante). A dieci anni torna alle Hawaii, a vivere con i genitori della mamma, con quella nonna che è appena morta e a cui era molto legato. Anni difficili, quelli. Ha raccontato Obama, parlando delle sue ubriacature di allora,
Veltroni
chiude il caso: <Binetti ha sbagliato>
( da "EUROPA
ON-LINE" del 06-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ma di sponda laica, giudica «inquietante » il ricorso alla commissione di garanzia, anche se, ammette, «ogni tanto un po? più di rispetto e riflessione non guasterebbero». L?obiettivo da raggiungere per Giachetti semmai è un altro: «Da un partito democratico vorrei una battaglia per la definitiva cancellazione dei reati d?
sanità,
ultimo avviso dal governo - ottavio lucarelli
( da "Repubblica,
La" del 06-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E che mette sul piede di guerra i dipendenti del presidio ospedaliero di Acerra che, assieme a cittadini, sindacati e associazioni laiche e cattoliche di volontariato, si riuniscono stamattina davanti ai cancelli di "Villa dei fiori" per protestare contro la Regione.
L'ECCENTRICO
SALVEMINI IRREGOLARE DELLA POLITICA
( da "Corriere
della Sera" del 07-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: prima in Italia e poi negli Stati Uniti: non c'era problema sociale che lui non conoscesse in profondità, proponendo sempre soluzioni «laiche». Gianni Celletti giovanni.celletti@in.it Caro Celletti, N on ricordo l'articolo a cui lei allude e non ho sotto mano la collezione del Mondo, ma la proposta avanzata da Salvemini non mi sorprende.
il
ritorno dei cattolici di base - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 07-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Torino Domani un convegno a Santa Rita Il ritorno dei cattolici di base PAOLO GRISERI Nel marzo del 2007 aveva fatto scalpore la lettera aperta al cardinale Poletto in cui criticavano alcuni atteggiamenti della gerarchia ecclesiastica e chiedevano un confronto più aperto tra laici e sacerdoti. Ora sono riuniti in associazione, la rete «Chiccodisenape», hanno un sito internet (
verso
un patto contro il fanatismo - marco politi roma
( da "Repubblica,
La" del 07-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: riconoscimento che il vertice di Roma non è stato una parata di intenzioni buoniste, ma il frutto di uno stato d´allarme. La Chiesa cattolica e la parte dell´intellighenzia musulmana, più attenta allo scenario internazionale e più insofferente della derive integraliste, si sono accorti entrambi che la stabilità mondiale esige una sorta di patto di pacificazione Croce e Mezzaluna.
Due
sinistre senza sinistra ( da "EUROPA ON-LINE"
del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e cercando la grande referenza trasversale, che in Italia consentì ai partiti laici della mai realizzata ?terza forza? (vedi I profeti disarmati, di Mirella Serri, Corbaccio, p.240, euro 18), di fare maggioranza sui singoli problemi della civilizzazione laica (divorzio, aborto, diritto di famiglia, femminismo) e non laica?
Cristiani
perseguitati e buon esempio ( da "EUROPA ON-LINE"
del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Certo: è giusto che cattolici e laici siano solidali con tutti coloro che subiscono ingiustizie e violenze, tanto più per motivi religiosi. Ma il miglior modo di difenderli è dimostrare che i cattolici non sono tra gli aggressori del mondo islamico o di quello induista;
Franzoni
e la chiesa dei poveri Il "Dom" compie ottant'anni in questi giorni e
nel suo "Laboratorio di religione" pratica la fede come atto di
responsabilità Una vita spesa dalla p
( da "Unita,
L'" del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ma la responsabilità politica e sociale va impiegata laicamente, anche perché il percorso sarà condiviso con persone di altri fedi o nessuna. A ottant'anni Giovanni Franzoni continua ad essere impegnato come sempre. Sta lavorando al quarto volume della sua opera omnia, porta avanti un progetto per costruire una centrale fotovoltaica ed eolica in un ospedale di Gaza.
Rodolfo
Lorenzoni In Perché credo c'è davvero tutta la ...
( da "Tempo,
Il" del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cresciuto nel più laico e razionalista degli ambienti culturali (la Torino degli anni '60) Messori viene quasi folgorato da un'evidenza che gli si impone inaspettatamente ma indubitabilmente, l'evidenza della rivelazione cristiana. Le pagine più significative e sorprendenti del testo sono proprio quelle in cui lo scrittore tenta di descrivere quel momento decisivo,
WASHINGTON
Barack Obama, nonostante le sue posizioni a favore della libertà di aborto, ha
con... ( da "Messaggero, Il"
del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: aborto tra i criteri di scelta, lasciando però alla fine libertà di coscienza ai propri fedeli. Evidentemente nè il "laico" McCain nè l'ultraconservatrice Sarah Palin davano sufficienti garanzie. Contro Kerry, invece, i presuli erano stati molto più duri, favorendo, nonostante le divergenze sull'Iraq, la vittoria di Bush junior.
La
mappa delle disparità negli ospedali della capitale
( da "Unita,
L'" del 09-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: stato dato. Sessantanove posti in più al Campus biomedico dell'Opus Dei (che così arriva a 240 posti convenzionati) hanno mandato su tutte le furie il municipio Roma XI e i medici laici della Asl Rm C (e non solo). Soprattutto perché nella stessa Asl, al Cto, vengono tagliati ben 128 posti letto su 246 e viene chiesto di riconvertirsi a cliniche specializzate come la Fabia Mater,
<La
santificazione di Pacelli? Non tocca a noi ebrei giudicare>
( da "Corriere
della Sera" del 09-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: processo di revisione nella teologia cattolica nei confronti degli ebrei. Ciò che era avvenuto nella Shoah, nel cuore dell'Europa cristiana, era stato troppo grave, troppo drammatico. Dai primi anni Cinquanta religiosi ebrei e cristiani hanno iniziato a parlarsi. La Chiesa ha rivisto le sue posizioni sui perfidi judei, sugli ebrei responsabili della persecuzione e passione di Cristo.
ALCESTE
SANTINI PIO XII è STATO UN ECCEZIONALE DONO DI DIO . NEL VALUTARE, A CINQ...
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 09-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: rivolta da secoli dai cattolici agli ebrei per avviare anche con questi ultimi un dialogo che oggi è in pieno svolgimento. Ogni Pontefice è figlio del suo tempo come lo è stato Pio XII e su certe questioni nuove che già si profilavano, sia sul piano teologico che socio-politico, fu, come significativamente ha rilevato Benedetto XVI,
( da "Repubblica, La" del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VIII - Napoli
IL MONDO STA CAMBIANDO PIETRO SOLDI pecie se il liberismo è la dottrina del
libero gioco del mercato rispetto al quale gli interventi regolatori e
programmatori dello Stato assumono fatalmente le sembianze dell´orco che
sconvolge la vita felice del villaggio. è un insegnamento che adesso assume
carattere di urgenza e di maggiore forza per la imprevista gravità della crisi
in cui siamo precipitati; ma non è una lezione nuova, dal momento che la più
viva cultura del Novecento, ricercando le vie dello sviluppo economico-sociale
in un sistema politico liberale e democratico, ha condotto alla dialettica
distinzione tra liberalismo e liberismo. Ha senso politico-culturale guardare
ai fatti di casa nostra, con un po´ di buona memoria. Nell´Italia del boom,
quasi cinquant´anni fa, un liberaldemocratico di schietto sentire come
Francesco Campagna scriveva: «La politica di sviluppo è la politica liberale
dei nostri tempi in tutto il mondo; ma non è e non può essere una politica
liberista». è una proposizione che riassume bene il nucleo centrale del
dibattito di politica economica che allora impegnava il centrosinistra in fase
di gestazione. Il grande tema è quello di una politica di programmazione
economica, i cui più lucidi fautori sono Ugo La Malfa e Pasquale Saraceno. Ma
quel disegno di programmazione non ebbe mai sbocco politico-istituzionale. Il
suo fallimento ha lasciato dietro di sé problemi irrisolti che pesano tuttora
gravemente sulla condizione del Paese. Occorre ribadire con chiarezza che non
era una concezione vincolistica, o socialistica, della programmazione
economica, tale da far temere che potesse distorcere la logica di mercato.
Saraceno e La Malfa, uno cattolico liberale e l´altro
democratico laico, conoscevano bene la lezione di Nitti e non meno quella della
scuola keynesiana, e consapevolmente rifiutavano una visione tutta ideologica
della politica di sviluppo. La loro idea nasceva da una severa lettura
storico-politica della realtà del Paese, nella quale individuavano un generale
ritardo economico e civile rispetto al mondo euro-occidentale, ritardo a
cui conferiva un carattere specifico lo storico dualismo tra Nord e Sud.
Volevano una programmazione dello sviluppo pienamente improntata a criteri
razionali e pragmatici, sapendo che occorreva superare le debolezze della
politica liberista, le quali non erano state vinte anche quando il Paese aveva
rinunciato al protezionismo e si era aperto alla concorrenza internazionale.
Dagli anni Settanta, in Italia "programmazione economica" è diventato
un termine tabù nel dibattito politico-culturale. Una scossa potrebbe darla il
dibattito sull´attuale crisi dell´economia mondiale, almeno per bocca degli
uomini più pensosi e preparati del Paese. In fondo, come affermava Salvatore
Cafiero, storico direttore della Svimez, la programmazione economica di
concezione liberale non è più che «un metodo di coordinamento dell´azione
pubblica diretta al superamento degli squilibri strutturali del Paese, di cui
l´arretratezza meridionale è l´aspetto più grave». Un metodo, come pure è stato detto, che «deve fissare fini, tempi, mezzi, procedure
e, non ultimo, operare un rigoroso controllo dei risultati». Qual è il demone
illiberale che s´annida in un tale metodo? La risposta dovrebbero darla gli
attuali riformisti democratici.
( da "Corriere della Sera" del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-11-05 num: - pag: 49
categoria: REDAZIONALE Elzeviro Pannunzio nel saggio di Mirella Serri LA GUERRA
RIMOSSA DEI DUE ANTIFASCISMI di PIERLUIGI BATTISTA C' era un giornale, negli
anni successivi alla Liberazione, che dava conto con ostinata meticolosità
degli innumerevoli omicidi a sfondo politico che stavano funestando, da Nord a
Sud, la lotta politica dell'Italia alla riscoperta della democrazia. Il
giornale era Risorgimento Liberale e il direttore era Mario Pannunzio.
Quell'opera di denuncia rimase isolata e inascoltata. Scorreva in quei mesi non
pacificati non solo il «sangue dei vinti» fascisti descritto da Giampaolo
Pansa, ma anche quello di una parte dei vincitori antifascisti che si ritrovò
vittima dell'arrogante disegno di chi, unito nella Resistenza contro i tedeschi
e la Repubblica di Salò, puntò le armi fratricide per falciare gli ex alleati.
I delitti raccontati in diretta da Risorgimento Liberale colpivano antifascisti
liberali, antifascisti cattolici,
antifascisti laici, antifascisti socialisti. Niente come quella sequenza di
esecuzioni sommarie smentisce la leggenda di un unico antifascismo, monolitico,
compatto, cementato da un comune nemico. La fine vittoriosa della lotta
antifascista innescò una guerra tra due opposti antifascismi, quello
antitotalitario e quello di matrice comunista. Una guerra sanguinosa. Le
temeraria opera di smascheramento promossa da Pannunzio dalle colonne del suo
giornale viene riportata alla luce nel nuovo libro di Mirella Serri, I profeti
disarmati (Corbaccio, pp. 229, e 18) già raccontato su queste pagine da Antonio
Carioti. Storica della cultura, critica letteraria, autrice di studi
«dissacranti» su Giaime Pintor e sul percorso ambiguo degli intellettuali
«redenti » che frequentarono il fascismo e si trasformarono in antifascisti
occultando le parti più compromettenti delle proprie biografie, Mirella Serri
si è avvicinata al giornale di Pannunzio con un taglio «culturale». Voleva
ristudiare uno dei luoghi più importanti dove si radunavano le migliori intelligenze
dell'antifascismo liberale. Si è imbattuta in una galleria degli orrori
costruita attraverso materiali di cronaca dimenticata o deliberatamente
rimossa. Ha così messo in luce quanto sia stata difficile in Italia la stessa
sopravvivenza di una cultura minoritaria, ma che non è mai venuta meno agli
imperativi di una lotta sui due fronti del totalitarismo. La mitologia
antifascista (non i valori dell'antifascismo, che sono un'altra cosa) prevede
che chiunque abbia partecipato alla battaglia contro il fascismo meriti perciò
una indistruttibile patente democratica. L'antifascismo liberale, invece,
giustifica la sua naturale collocazione antifascista con il ripudio del
totalitarismo in quanto tale. Del totalitarismo nazista e fascista e di quello
comunista. Nel nome della comune lotta contro Hitler, le potenze democratiche
dell'Occidente si allearono con Stalin, ma mai si sarebbero sognate di rendere
eterna un'alleanza anche dopo la sconfitta del comune nemico. Ecco, gli
antifascisti liberali, cattolici, socialdemocratici,
socialisti autonomisti, laici ebbero nei confronti dell'antifascismo comunista
un comportamento analogo. E per questo, a giudicare dalle pagine di Pannunzio
riesumate da Mirella Serri, pagarono un prezzo molto elevato. Una lotta per
l'egemonia culturale all'interno dell'antifascismo — è questo il quadro
concettuale che ispira I profeti disarmati — ebbe, sul piano della cronaca,
inattese implicazioni cruente. La scientifica precisione con cui vennero
colpiti bersagli appartenenti alle varie anime dell'antifascismo
antitotalitario e non comunista sta a dimostrare che quella battaglia fu
vissuta dall'antifascismo comunista come uno scontro senza esclusione di colpi,
destinato a condizionare tutt'intera la vicenda politica e culturale del dopoguerra.
La possibilità di ritrovare un frammento del piccolo universo liberale
(antifascista e anticomunista) che non arretrò di fronte a una guerra culturale
nei confronti del totalitarismo è uno dei meriti principali di questo libro.
Che ricostruisce vicende, se non sconosciute, messe al bando dalla memoria
collettiva dell'Italia repubblicana. E il profilo di un intellettuale, Mario
Pannunzio, che non volle piegarsi ai diktat del conformismo. \\
L'antitotalitarismo liberale e laico contro i comunisti
( da "Corriere della Sera" del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-11-05 num: - pag: 45
categoria: BREVI (Ud) STATO E CHIESA Le ingerenze Caro Romano, il Vaticano,
giustamente, reputa l'attacco di Israele sulla questione della beatificazione
di Pio XII come una inaccettabile intromissione negli affari interni della
Chiesa. Non entrando in merito alla diatriba piena di
significato storico, vorrei porle una domanda da cattolico che vuole uno Stato
laico: quando il Vaticano entra nelle questioni italiane tipo i Di.Co, il
testamento biologico, l'uso degli anticoncezionali, le separazioni, ecc., non
è, allo stesso modo, un'intromissione negli affari interni dello Stato
italiano? Pietro Caredda Carbonia Non tutte le ingerenze e intromissioni
hanno la stessa importanza e lo stesso rilievo. Quella di chi pretende di dire
alla Chiesa chi debba o non debba santificare mi sembra, per esempio,
particolarmente ridicola. Quanto agli interventi della Chiesa nelle scelte
dello Stato italiano, credo che occorra fare una distinzione. Se esprime un
giudizio morale sulle sue leggi, esercita un diritto. Quando dà istruzioni di
voto ai cittadini italiani, come accadde all'epoca del referendum sulla
procreazione assistita, il governo dovrebbe ricordare che la Santa Sede non ha
soltanto diritti. Ha anche dei doveri.
( da "Messaggero, Il" del 05-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 05
Novembre 2008 Chiudi di PIER PAOLO PITTAU Otto anni fa, alla Convention
democratica di Los Angeles, comparve un senatore dell'Illinois che nessuno
aveva invitato, e a cui, ovviamente, non era stato
pagato il viaggio. Barak Obama dovette comprarsi il biglietto d'aereo per fare,
poi, un semplice atto di presenza. Erano i tempi in cui - lui ci scherza ancora
adesso - la gente storpiava il suo cognome: lo chiamavano «Alabama», «Yo
Mama»... Pochi anni fa Obama era uno sconosciuto al di fuori del suo Stato,
l'Illinois, anche se qualcuno era rimasto colpito da un discorso che aveva
tenuto alla Convention democratica del 2004. Pochi mesi dopo la Convention
Obama aveva stravinto le elezioni per entrare al Senato di Washington: solo
allora questo senatore di 43 anni - il quinto senatore nero nella storia
americana - contrario alla guerra in Iraq prima ancora dell'invasione del marzo
2003, avvocato che aveva rifiutato le offerte di ricchi studi legali per
lavorare con i poveri di Chicago, cominciò ad essere notato nella capitale, ad
attirare l'attenzione dei media. La storia di Obama comincia dal Kenya, nella
regione di Kimusu, dove non per nulla in questi giorni si è fatto un gran tifo
per Barack, sognando un Luo alla Casa Bianca. In quella parte del Kenya,
nell'etnia Luo, nacque il padre di Obama. «Attraverso un duro lavoro e
perseveranza - ha raccontato Obama - mio padre ottenne una borsa di studio per
studiare in un posto magico, l'America». Il padre di Barack studia alle Hawaii,
e lì conosce una giovane americana un po' hippy arrivata dal Kansas con i
genitori. I due si sposano, e il 4 agosto 1961 Barack Obama nasce a Honolulu.
Quando ha due anni, però, il padre se ne va per studiare a Harvard, si laurea e
torna in Kenya per sempre. Divorziata, la mamma si risposa con un indonesiano,
e Barack, sei anni, va con la famiglia a Jakarta. Comincia la scuola, e benché
padre e patrigno siano musulmani, Barack frequenta sia
scuole laiche che cattoliche (rimarrà da adulto cristiano, legato a un gruppo
protestante). A dieci anni torna alle Hawaii, a vivere con i genitori della
mamma, con quella nonna che è appena morta e a cui era molto legato. Anni
difficili, quelli. Ha raccontato Obama, parlando delle sue ubriacature di
allora, delle fumate di marijuana, di alcuni contatti con la cocaina:
«Vivevo in una famiglia bianca, ma mi chiamavo Barack ed ero nero: alle Hawaii
non passavo inosservato». Il gran salto a New York, alla Columbia University
per studiare scienze politiche. Poi tre anni come assistente sociale a Chicago.
Poi, nel
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-11-2008)
Argomenti: Laicita'
«Il Pd è contro l?omofobia,
ma non facciamo processi alle idee» Veltroni chiude il caso: «Binetti ha
sbagliato» RUDY FRANCESCO CALVO Il caso lo ha chiuso Walter Veltroni, senza
nemmeno attendere la riunione della commissione di garanzia presieduta da Luigi
Berlinguer, alla quale sono stati presentati una quarantina di ricorsi contro
le frasi pronunciate da Paola Binetti, che affiancavano l?omosessualità alla
pedofilia. Ieri mattina il segretario è intervenuto per dire che «le posizioni
del Pd su temi di grande importanza, come l?uguaglianza dei diritti e la lotta
a ogni fenomeno discriminatorio come l?omofobia, sono chiarissime» e che
«singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano
l?opinione del partito, ma esprimono un parere personale. Un parere ? è stato ancora più chiaro Veltroni ? che nel caso della
recente intervista dell?onorevole Binetti è sbagliato». L?ammonimento politico
è chiaro, ma per il segretario non può spingersi oltre, fino alla possibilità
di assumere provvedimenti disciplinari, perché «credo che in un grande partito
come il nostro non possano esistere ?reati d?opinione? o processi per idee che
vengono espresse». Alle stesse conclusioni è giunta anche la commissione di
garanzia, che ieri sera ha approvato all?unanimità un documento in cui si
precisa che «l?ordinamento del Pd non prevede sanzioni specifiche legate alle
dichiarazioni personali» e quindi «non è applicabile alcuna sanzione in ordine
alle dichiarazioni rese dall?onorevole Binetti». La commissione presieduta da
Berlinguer ha voluto sottolineare comunque che «i documenti fondativi del Pd
sottendono una priorita difesa della dignità della persona » e quindi ha
richiamato tutti «a evitare di alimentare ogni inaccettabile pregiudizio che
possa condurre alla discriminazione delle persone in ragione di propri
orientamenti sessuali». Le dichiarazioni di Veltroni comunque avevano già
chiuso la questione per Anna Paola Concia, che sin dall?inizio aveva chiesto un
intervento di natura politica contro le esternazioni di Binetti, senza la
necessità di provvedimenti disciplinari. Una posizione condivisa anche da molti
esponenti di matrice cattolica del partito. Per Giorgio Merlo, «le opinioni
liberamente espresse non possono neanche lontanamente essere oggetto di
processi pubblici o di larvata sconfessione per un successivo pentimento ». E
il presidente dei cristiano sociali Mimmo Lucà, che spiega di non condividere
le affermazioni di Binetti, considera comunque «abnorme che su di esse si
imbastiscano processi». Roberto Giachetti, un altro rutelliano come Binetti, ma
di sponda laica, giudica «inquietante » il ricorso alla commissione di
garanzia, anche se, ammette, «ogni tanto un po? più di rispetto e riflessione
non guasterebbero». L?obiettivo da raggiungere per Giachetti semmai è un altro:
«Da un partito democratico vorrei una battaglia per la definitiva cancellazione
dei reati d?opinione dai nostri codici, invece di traslarli nella vita interna
del partito». A fianco di Binetti si schierano tre senatori Dem, Daniele
Bosone, Emanuela Baio e Paolo Rossi, che giudicano «spropositati ed
evidentemente strumentali » gli attacchi rivolti alla deputata ex teodem e
invitano «coloro che stanno in modo inutile, anzi dannoso, spendendo tempo ad
allontanare Binetti dal partito ad abbassare i toni, avere più rispetto per le
opinioni altrui e impegnarsi con eguale vigore alla costruzione e non alla
distruzione del Pd. Dobbiamo includere e non escludere».
( da "Repubblica, La" del 06-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Napoli
Sanità, ultimo avviso dal governo "Possibile un commissario in
Campania". Bocchino insiste su Scalera Il sottosegretario Martini dopo il
Lazio avverte "le altre regioni con forte disavanzo" Santangelo,
manager del Pascale: "Sarebbe una scelta disastrosa" OTTAVIO
LUCARELLI «Dopo il Lazio probabilmente arriveranno altri commissariamenti nella
sanità». La frustata è di Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, che
avverte: «I piani di rientro non stanno andando bene nonostante le risorse
aggiuntive messe a disposizione delle sei regioni con forti disavanzi che non
avevano razionalizzato la spesa e la rete ospedaliera». Avviso anche alla
Campania, dunque, dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi sul nome del
possibile commissario indicato dalla destra nel deputato Giuseppe Scalera,
presidente dell´Ordine dei medici di Napoli e parlamentare. E per questo
"incompatibile", secondo l´assessore regionale alla Sanità Angelo
Montemarano. Per il quale comunque «il commissariamento non è in calendario,
perché la Campania ha superato finora tutti gli esami ed il prossimo è già
fissato a metà gennaio». Scalera ribatte che «non c´è incompatibilità tra
parlamentare e commissario», ma i poteri speciali vengono comunque visti da più
parti come «il peggiore dei mali». Soprattutto dai candidati della lista
"Costruiamo insieme" guidata da Gabriele Peperoni, che si oppone alla
conferma di Scalera. Lista in cui trova posto anche il cognato dell´assessore
regionale Angelo Montemarano, Giuseppe Tortoriello, consigliere uscente che tre
anni fa era alleato di Scalera. Così come molti altri degli esponenti della
lista anti-Scalera, tra i quali non solo Peperoni, vicepresidente uscente, ma
anche Gennaro Volpe che avverte: «La sua lista è troppo politicizzata e i
politici si sa, hanno ben poco tempo da dedicare all´Ordine». Una battaglia
comunque segnata dal rischio commissariamento. Con Italo Bocchino, vicecapogruppo
Pdl alla Camera, che commenta: «Scalera è il più idoneo in quel ruolo in
Campania». Commissariamento che invece è «il peggiore dei mali» secondo il
professore Mario Santangelo, manager del Pascale: «Sarebbe un disastro perché
produce troppi effetti negativi. è importante invece portare avanti, votare in
consiglio regionale e migliorare ancora il piano ospedaliero lavorando sulla
riorganizzazione dei servizi e sulla riutilizzazione del personale che si trova
oggi presso ospedali o servizi da sopprimere». Ma non c´è solo il rischio
commissariamento su cui deciderà il governo. Al lavoro è anche la Camera, che
ieri ha istituito una commissione di inchiesta sugli "errori in campo
sanitario" e sulle "cause dei disavanzi sanitari regionali". «Un
atto dovuto e importante», secondo il deputato del Pd Luisa Bossa, ex sindaco
di Ercolano: «Troppi errori, troppe denunce di pazienti e familiari. Troppe
decisioni prese fuori dagli ospedali e contro gli ospedali stessi perché non si
istituisse questa commissione. Una scelta unanime e importante del Parlamento».
Governo e Parlamento al lavoro, ma anche in consiglio regionale la commissione
sanità guidata dal diessino Angelo Giusto ha avviato l´esame del piano
ospedaliero approvato nei giorni scorsi in giunta, che prevede la riduzione
delle Asl da
( da "Corriere della Sera" del 07-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-11-07 num: - pag: 53 categoria:
REDAZIONALE Risponde Sergio Romano L'ECCENTRICO SALVEMINI IRREGOLARE DELLA
POLITICA Mi sembra di ricordare che Salvemini, ancora negli anni Cinquanta,
dalle colonne del Mondo di Pannunzio, proponesse al Partito repubblicano e a
quello liberale di unificarsi. La proposta fu respinta da La Malfa, che preferì
ricordare che il Pri era «un piccolo partito di massa». D'accordo, nell'attuale
realtà politica non esiste traccia di quel disegno divenuto pertanto
anacronistico, ma a livello di conoscenza storica non può essere interessante
riparlarne, soprattutto ricordando che Gaetano Salvemini, «erede delle lezioni
di Carlo Cattaneo», fu forse il più lucido dei liberal democratici uscito dalle
rovine del regime fascista? Fu storico di fama e politologo credibile, uomo
coltissimo alla cui cultura aggiungeva una lunga esperienza di vita politica
attiva, prima in Italia e poi negli Stati Uniti: non c'era
problema sociale che lui non conoscesse in profondità, proponendo sempre
soluzioni «laiche». Gianni Celletti giovanni.celletti@in.it Caro Celletti, N on
ricordo l'articolo a cui lei allude e non ho sotto mano la collezione del
Mondo, ma la proposta avanzata da Salvemini non mi sorprende. L'idea di
una fusione tra repubblicani, liberali e socialdemocratici per tenere testa
all'egemonia culturale del partito comunista e alla crescente influenza dei cattolici nella vita politica, riflette le sue convinzioni
soprattutto negli anni in cui i due grandi partiti di massa stavano
progressivamente restringendo gli spazi dell'Italia liberal-democratica.
Gaetano Salvemini fu sempre un imprevedibile «irregolare » della politica e
della cultura italiane. Il suo marxismo e la sua adesione al partito socialista
nel 1893 non gli impedirono di seguire con interesse le lezioni di un filosofo
del realismo politico, Gaetano Mosca, e di studiare con passione il federalismo
di Carlo Cattaneo. Aderì al gruppo della Voce, la rivista diretta da Giuseppe
Prezzolini, e lo abbandonò nel 1911 quando sostenne, contrariamente ai suoi
amici, che la conquista della Libia («uno scatolone di sabbia») era un errore.
Ma si staccò contemporaneamente dal socialismo e fondò una rivista, L'Unità, a
cui collaborarono molti liberali progressisti. Si presentò alle elezioni del
( da "Repubblica, La" del 07-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Torino Domani un convegno a Santa Rita Il ritorno dei cattolici di base PAOLO GRISERI Nel marzo del 2007 aveva fatto scalpore la
lettera aperta al cardinale Poletto in cui criticavano alcuni atteggiamenti
della gerarchia ecclesiastica e chiedevano un confronto più aperto tra laici e
sacerdoti. Ora sono riuniti in associazione, la rete «Chiccodisenape», hanno un
sito internet (www. chiccodisenape. wordpress. com) e organizzano il
loro primo convegno pubblico dal titolo: «Vi ho chiamato amici. Laici responsabili
per il Vangelo e il mondo». L´appuntamento è per domani alle 9 nella Sala
conferenze della chiesa di Santa Rita in via Vernazza
( da "Repubblica, La" del 07-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina 48 - Cultura
Islam e Vaticano: l´incontro si è concluso all´insegna della concretezza VERSO
UN PATTO CONTRO IL FANATISMO Superato l´incidente di Ratisbona E Bertone torna
su Pio XII: "La sua beatificazione è affare della Santa sede. Oltraggiose
le accuse degli ebrei" MARCO POLITI ROMA ascerà un comitato anti-crisi per
fronteggiare insieme, cristiani e musulmani, l´esplodere di conflitti e
violenze. Sarà un po´ come il "telefono rosso" che negli anni della
Guerra fredda collegò Stati Uniti e Urss impedendo la catastrofe nucleare.
«Oggi sono più ottimista di ieri, ora guardiamo oltre Ratisbona», commenta al
termine del primo vertice cattolico-islamico il gran muftì di Sarajevo Mustafà
Ceric, capo della delegazione musulmana. Il comitato, che entrambe le parti si
sono impegnate a studiare come organo permanente per gestire «risposte
coordinate a conflitti e altre emergenze», è il segno che il vertice convocato
da Benedetto XVI su impulso di un appello di 138 studiosi e leader musulmani si
è svolto nella concretezza. Ceric, che ha vissuto in prima persona il dramma
della feroce guerra di Bosnia e che ha invitato il pontefice a Sarajevo,
sottolinea asciutto: «Ci sono conflitti che vanno prevenuti e risolti». Ed è il
riconoscimento che il vertice di Roma non è stato una parata di intenzioni buoniste, ma il frutto di uno stato d´allarme. La Chiesa cattolica e la parte dell´intellighenzia
musulmana, più attenta allo scenario internazionale e più insofferente della
derive integraliste, si sono accorti entrambi che la stabilità mondiale esige
una sorta di patto di pacificazione Croce e Mezzaluna. «Ci siano riuniti
per un senso di urgenza e di allarme di fronte all´idea inaccettabile che le
religioni potessero essere percepite come cause di conflitto. Chiesa cattolica
e Islam hanno egualmente una dimensione globale e insieme vogliamo rapporti
sostanziali, una comunicazione sincera, una comprensione più profonda»,
dichiara Ingrid Mattson, presidente della Società islamica dell´America del
nord. E fa impressione sentire questa professoressa, in giacca-tunica rossa, un
fazzoletto giallo e nero in testa, parlare con verace accento americano a nome
dei seguaci islamici che negli States l´hanno democraticamente eletta. Davvero
questo è il secolo delle mescolanze. Il giudizio della Mattson converge con
quello del cardinale Jean - Louis Tauran, che ha coordinato il vertice. «Sono
soddisfatto - ci confida - perché abbiamo registrato una grande atmosfera di
fiducia e poi ci sono i punti del comunicato!». Sì, i paragrafi della
dichiarazione finale testimoniano un desiderio di operatività. C´è l´impegno a
garantire la dignità umana «su basi eguali per uomini e donne». C´è l´impegno
al rispetto a «rispettare la persona e le sue scelte in materia di coscienza e
di religione». C´è l´affermazione che i credenti hanno il diritto a propri
luoghi di culto, al rispetto della pratica pubblica e privata, alla
salvaguardia delle proprie convinzioni, a non vedere dileggiati simboli e
figure che considerano sacri. Paragrafo dopo paragrafo vengono definiti e
confermati principi fondamentali. Non è il linguaggio degli appelli di tipo
religioso, è qualcosa di più. Dalla precisione delle definizioni traspare lo
sforzo di creare un codice di comportamento di lungo respiro. Dice la Mattson:
«Noi, le nostre comunità con le loro differenze, rappresentiamo la corrente
maggioritaria del mondo musulmano. Ci sarà chi si oppone, ma saranno voci che
rimarranno ai margini». In effetti i paragrafi riecheggiano il tono di un
trattato. «Noi affermiamo che nessuna religione né i suoi seguaci debbano
essere esclusi dalla società. Noi riconosciamo che il creato di Dio nella sua
pluralità di culture, civiltà, lingue e genti è una fonte di ricchezza e non
dovrebbe mai diventare causa di tensioni e conflitti. Noi siamo convinti, cattolici e musulmani, del dovere di promuovere un´accurata
informazione sulla religione dell´altro. Noi professiamo che cattolici
e musulmani sono chiamati a essere strumenti di amore e di armonia tra i
credenti e l´umanità intera, respingendo ogni oppressione, violenza aggressiva
e terrorismo, specialmente se commessi in nome della religione». C´è molto in
questi paragrafi delle questioni sollevate dalla Chiesa cattolica negli ultimi
anni. Il documento costituisce il primo risultato della linea del cardinale
Bertone tesa a trasformare l´«incidente di Ratisbona» in occasione di confronto
operativo con l´islam. Ma in ultima analisi costituisce anche un successo per
la tesi tenacemente sostenuta da Ratzinger che le religioni debbano misurarsi
con il metro dell´agire pubblico razionale e che la prova di questa razionalità
- al fondo laica - sta nel garantire i diritti fondamentali della persona
umana. Ma nell´iniziativa partita dalla Lettera dei 138 saggi musulmani si
avverte anche la voglia di liberarsi dall´abbraccio mortale del fanatismo
fondamentalista. «La libertà di religione include il diritto di cambiare religione»,
conferma l´iraniano Seyyed Nasr, docente alla George Washington University
della capitale americana. Papa Ratzinger, ricevendo i partecipanti al vertice,
ha riassunto il nesso tra fede e diritti. Le discriminazioni ai danni dei
credenti e le «persecuzioni spesso violente, a cui sono soggetti, sono atti
inaccettabili e ingiustificabili. Tanto più gravi e deplorevoli se vengono
condotte nel nome di Dio». Per Benedetto XVI «il nome di Dio può essere solo un
nome di pace, fraternità, giustizia e amore». Ne va della credibilità stessa
delle religioni. Ora passa ai politici e ai leader religiosi sul campo la
responsabilità di assicurare tutte le libertà. Fatto un passo avanti nei
rapporti con l´Islam, resta aperta la questione di Pio XII, che ha inasprito le
relazioni con l´ebraismo. Proprio ieri il cardinale Bertone è tornato
sull´argomento. Con parole dure: «La beatificazione è di esclusiva competenza
della Santa Sede. Pio XII non era il Papa di Hitler, queste accuse sono
oltraggiose e insostenibili», ha detto. L´incidente, in questo caso, non è
ancora chiuso.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Dopo la ne dell?Unione
e la nascita del Pd, forse verso un?altra scissione Due sinistre senza sinistra
Dal lungo suicidio nei venti mesi del governo Prodi alla percezione di essere
stata espulsa dalla politica. Due libri fanno il punto sulla ?scomparsa? della
sinistra e altro FEDERICO ORLANDO La corte d?assise di Roma ha condannato a 29
anni e all?espulsione dall?Italia, a pena scontata, il romeno Mailat, che
nell?autunno 2007 aveva stuprato derubato e ucciso la signora Giovanna
Reggiani, che dalla metropolitana tornava a casa. Rodolfo Brancoli,
collaboratore di Prodi nell?ex sede dell?Ulivo a piazza Santi Apostoli, annota
nel suo libro Fine corsa ? Le sinistre italiane dal governo al suicidio
(Garzanti, p.300, euro 16,50) ogni episodio di quel lungo suicidio, delirato
per venti mesi e infine realizzato. Tutti i sindaci del centrosinistra, da
Torino a Salerno, erano esasperati dall?impotenza del governo di fronte al
fastidio e alle ferite che i loro amministrati subivano da scippatori o
lavavetri, ladri e omicidi. Ai primi di s e t t e m b r e , quando Prodi riuscì
a «mettere allo studio un pacchetto di interventi da articolare in vari
provvedimenti legislativi» (!), e dopo che un Veltroni furibondo per
l?assassinio della signora Giovanna aveva portato a palazzo Chigi una
intimazione di sfratto, il segretario di Rifondazione Giordano commentò:
«Vorrei evitare che tutta la costruzione del Partito democratico si limiti
(limitasse, non è meglio?) ad avere come unico e solo avversario i lavavetri ».
E il compagno ministro della solidarietà sociale Ferrero: «Basta inseguire le
logiche della destra, la percezione dell?angoscia e della paura, fare demagogia
con misure di polizia ». Quello stesso 5 settembre, il ministro dell?interno
Giuliano Amato denunciava a la Repubblica «la tara culturale che affligge una
parte della sinistra», una forza incapace di capire che «sinistra non vuol dire
lasciare impunita l?illegalità». A giro di posta, gli replicava la senatrice
Gagliardi su Liberazione: «Il ministro Amato sbeffeggia la sinistra cavalcando
la destra e la repressione»; mentre il manifesto, sempre top, intitolava
?Bandito Giuliano?. Non si sa se ?bandito? dalla sinistra o se nuova lupara di
Montelepre. L?angosciato Parisi, che come ministro della difesa era stato coinvolto nel confezionamento del ?pacchetto?, «mi
parlò sconsolato ? rivela Brancoli ? di una ?disgregazione culturale? senza
rimedio» (p.273). Il resto è agonia. Della disgregazione e delle convulsioni
agoniche della sinistra, che nemmeno dall?elezione di Obama ha avuto un brivido
di speranza unitaria, vedremo altri episodi oggi e domani. Oggi Nichi Vendola,
sconfitto da Ferrero al congresso di Rifondazione col 47 per cento, presenta
l?associazione ?Per la Sinistra?, che insieme a Bertinotti, Fava, Migliore,
Gianni dovrebbe fare la scissione subito dopo le europee («dopo e non prima ?
spiega Bertinotti ? perché se l?alleanza comunista di Ferrero prende più voti,
la nostra associazione nasce morta»). Domani il Pci Marco Rizzo, col filosofo
Vattimo e il cantante Baccini, lanciano la «lavagna telematica», dove i
proletari di tutta Italia potranno descrivere le pene del loro sfruttamento. Di
tutta la sinistra, ma soprattutto di questa, residuata dopo la decisione di
Veltroni di far correre il Pd da solo, dibattono legioni di Dottori in un
referto di 350 pagine intitolato Sinistra senza sinistra ? idee plurali per
uscire dall?angolo (Feltrinelli, 14 euro). C?è tutta l?accademia della sinistra
pensante, quindi plurale: D?Eramo, Urbinati, Veca, Freccero, Zagrebelsky,
Ruffolo, Viano, Cassese, Revelli, Rodotà, Saraceno, Paquino, Boeri, fior da
fiore. Leggendo, si può esser certi che la sinistra abbia percepito d?essere
stata espulsa dalla politica, non solo dal parlamento. Meno certo che essa ne
individui le cause, al di là della rottura storica di Veltroni. Piuttosto,
sembra affascinata dalla decisione di Berlusconi di concederle un?altra bombola
di ossigeno per partecipare, con simboli e nomi del libro Cuore, alle elezioni
europee: a questo serviva il preteso sbarramento al 5 per cento, costringere
Veltroni a dire no, e consentire alla fungaia di tenersi viva, con gli 1, i 2,
i 3 per cento, a danno del Pd. Ma idee per consentire invece a Pd e ?sinistra
radicale? una loro possibile ricomposizione in una socialdemocrazia moderna o ,
meglio,una sinistra obamiana che oggi c?est plus facile da pronunciare, se ne
trovano molte nella Summa feltrinelliana. Nadia Urbinati spiega che non è per
nulla tramontato il bisogno di visioni del mondo, perché le nostre frustrazioni
e aspirazioni vogliono essere legate in un discorso compiuto, affinché ci si
possa riconoscere come parte di un progetto pubblico. E Gianfranco Pasquino
docet che «il tempo delle socialdemocrazie non è passato; e che non è arrivato
il tempo dei partiti che vogliano esprimere politiche di sinistra rimanendo
programmaticamente privi di cultura politica e senza basi sociali». Purtroppo,
la Summa non spiega se ce la farebbe a battere la destra un partito riformista
che escludesse a priori, come fa il professore del Mulino, i riformismi
liberali, popolari (cattolici), radicali che egli non
cita. E uno si domanda: non è che tali esclusioni siano, al pari delle
ideologie idolatrate nella loro pura e dura antiteticità, anch?esse lasciti
dell?Ottocento e della prima repubblica? Non sarebbe meglio proporsi di
comporre il partito riformista creando l?aspettativa realistica della novità,
come ha fatto Obama in America; e cercando la grande referenza trasversale, che
in Italia consentì ai partiti laici della mai realizzata ?terza forza? (vedi I
profeti disarmati, di Mirella Serri, Corbaccio, p.240, euro 18), di fare
maggioranza sui singoli problemi della civilizzazione laica (divorzio, aborto,
diritto di famiglia, femminismo) e non laica? Forse uno spostamento
d?attenzione dai partiti alla società, potrebbe dare di nuovo armi ai profeti
disarmati e soluzioni ai cittadini.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
CATTO Cristiani
perseguitati e buon esempio ANGELO BERTANI Alle ambiguità della ?religione
civile? è dedicato il lucido intervento di Gustavo Zagrebelsky su Micromega
(anche su Repubblica del 31 ottobre). In una società definita come materialista,
disgregata, priva di nerbo morale, è forte la tentazione di rivalutare il
cattolicesimo come «sostegno della società politica, come medicina delle sue
infermità, come fattore di identità ed esorcismo della violenza che quella
società in frantumi cova nel suo seno». Certo è legittimo che la società civile
si attenda un contributo da tutte le forze culturali e spirituali, nella comune
responsabilità per i destini dell?uomo; sarebbe sbagliato invece delegare alla
Chiesa la cura dell?ethos e dell?identità di un popolo, magari in alleanza «con
progetti politici che nulla hanno a che fare con la fede religiosa, ma sono
interessati ad un?alleanza per la difesa di una non meglio precisata civiltà
occidentale». Questa visione comporta insidie per la laicità e per la
democrazia; aggrava quello scontro di civiltà che (quasi) tutti dicono di non
volere. E per la Chiesa significherebbe abbandonare l?impostazione della
Gaudium et Spes e rischiare una secolarizzazione radicale: ridursi a strumento
per la conservazione dell?ordine esistente e per nuove crociate. Perciò è
almeno sospetta la campagna «per difendere i cristiani perseguitati ». Anche
senza ricordare Magdi Allam, basta leggere Ernesto Galli della Loggia (?Le
spalle al Cristianesimo?, Corsera 3 novembre) o rileggere Angelo Panebianco
(?Persecuzioni anticattoliche. Il silenzio dei cristiani?, Corsera 7
settembre). Certo: è giusto che cattolici e laici
siano solidali con tutti coloro che subiscono ingiustizie e violenze, tanto più
per motivi religiosi. Ma il miglior modo di difenderli è dimostrare che i cattolici non sono tra gli aggressori del mondo islamico o di quello
induista; rispettano gli immigrati di altre religioni o etnie? né sono
la ?riserva morale? di quelli che bombardano senza criterio le popolazioni
dell?Iraq o dell?Afghanistan e che rubano le risorse a mezzo mondo. Ha ragione
Fulvio Scaglione quando ricorda che a non fare il loro dovere di difendere
tutti i cittadini dalle violenze sono spesso i governi di quei paesi che noi
chiamiamo moderati o filoccidentali, come l?Arabia saudita. Per difendere tutti
gli uomini dalle violenze bisogna sostenere realmente i paesi tolleranti e
democratici; e dare buon esempio a casa propria. Con Obama una speranza si
apre, forse. La ?reciprocità? non vuol dire maltrattare gli islamici se quelli
maltrattano i cristiani; vuol dire piuttosto dare il buon esempio a casa nostra
e persuadere a fare altrettanto. In passato non è sempre avvenuto così.
( da "Unita, L'" del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Franzoni e la chiesa
dei poveri Il "Dom" compie ottant'anni in questi giorni e nel suo
"Laboratorio di religione" pratica la fede come atto di
responsabilità Una vita spesa dalla parte degli "altri": i poveri,
gli emarginati, i dimenticati. «Ma restiamo ai margini del Vaticano» Si chiama
"Il laboratorio di religione" la riunione di Giovanni Franzoni con i
bambini, la domenica prima della messa. Non c'è alcuna dottrina da imparare,
piuttosto da riflettere sul significato della scelta di fede e delle
responsabilità che porta con sé. Ho un ricordo di ore veloci, passate ad
ascoltare e discutere sui temi più diversi. Una volta Giovanni, come sempre
l'abbiamo chiamato in Comunità mentre per alcuni è sempre Dom Franzoni, ci spiegava
la distinzione tra profeti autentici, vicini alle persone semplici, e i profeti
pagati dal principe, dal potere. Anche da bambino, ero interessato al mio tempo
e non capivo perché Dio avesse mandato profeti solo nell'antico Israele.
Giovanni accolse l'obiezione e passammo alcune settimane a farci raccontare e
leggere di profeti contemporanei: tra gli altri, Don Milani, Monsignor Romero,
Martin Luther King. Giovanni Franzoni siede certamente tra loro, anche se è ben
più giovane compiendo solo ottant'anni in questi giorni. Nessuno tra quelli che
la conoscono avrebbe dubbi sul valore profetico della sua vita, della sua fede,
del suo pensiero. Nella comunità di Base di San Paolo a Roma, di cui è tra i
fondatori, la messa è servita collettivamente. Ci sono molte voci autorevoli,
ma ogni voce ha il suo spazio, anche se appena arrivata. Non c'è un pastore
fisso, o una gerarchia strutturata. Chi vuole può alzarsi e condividere le sue
preghiere o il suo pensiero sulle letture della Bibbia e sui fatti del tempo corrente.
Naturalmente si recita il Padre Nostro e si spezza il pane, come fanno i
cristiani in tutto il mondo. La comunità, mi spiega Giovanni Franzoni, è parte
della Chiesa, ma sta ai suoi margini. E' appena tollerata dalla Curia romana,
ma ha molti amici e fratelli sparsi in tutto il mondo. Da quando, nel 1974, si
è dimesso da Abate di San Paolo fuori le mura, una carica che ha il rango di
delegato diretto del Papa, la comunità si riunisce in dei locali molto semplici
al 152 di via Ostiense a Roma. La riflessione del Concilio Vaticano II, punto
di partenza di questa esperienza, aveva un senso carico di valore per l'impegno
politico e sociale. La Chiesa dei poveri non poteva non porsi il problema delle
cause che generavano marginalità e oppressione. Non bastava più la purezza
dogmatica, era necessaria l'azione. Era il tempo della teologia della
Liberazione, dei cristiani di base, esperienze che più recentemente hanno
contribuito al movimento "Noi siamo Chiesa" che chiede alle gerarchie
maggiore partecipazione, apertura e tolleranza, il sacerdozio femminile. Vivere
col Vangelo in una mano e il quotidiano nell'altra, era uno dei motti tipici
degli esordi. Eppure i cattolici in politica, osservo,
sono associati ai conservatori, alla destra. Non è vero, mi corregge Giovanni
Franzoni, Joe Biden, il vice di Obama, per esempio è un cattolico aperto e
progressista. Tuttavia, insiste, è giusta una grande prudenza nell'usare la
propria fede come una bandiera. Noi non vogliamo strumentalizzare l'aggettivo
"cristiano" per una posizione politica. La scelta di fede non è
razionale, ma deriva da una esperienza religiosa personale. L'esperienza di
fede porta all'assunzione di responsabilità, ma la
responsabilità politica e sociale va impiegata laicamente, anche perché il
percorso sarà condiviso con persone di altri fedi o nessuna. A ottant'anni
Giovanni Franzoni continua ad essere impegnato come sempre. Sta lavorando al
quarto volume della sua opera omnia, porta avanti un progetto per costruire una
centrale fotovoltaica ed eolica in un ospedale di Gaza. C'è poi la
Comunità e il laboratorio con i bambini. Gli chiedo di dire qualcosa alle
persone che lo hanno ascoltato e letto, rimanendone ispirate e mosse. Non sono
per l'amore da ricambiare, mi dice, sono per l'amore solare. Sono per
l'irradiazione e non il circolo chiuso. Se qualcosa ho dato, vorrei che chi ha
ricevuto trovi il modo di dare a sua volta. Dice: bisogna rievocare le
motivazioni, coltivare l'autonomia personale, e la maturazione delle proprie
scelte. In questo tempo dominato dalla paura e dall'angoscia, non abbiamo
bisogno di leader, ma di responsabilità. A ottant'anni si pensa a quando si
verrà meno, conclude sorridendo. Spero che ciò non abbia alcun impatto
sull'impegno collettivo, il cui motore deve ormai essere indipendente da me.
Come esseri umani dobbiamo cercare di costruire qualcosa di positivo, sempre
ridendo, e rimanendo capaci di ascoltare la felicità della natura.
( da "Tempo, Il" del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
stampa Rodolfo
Lorenzoni In «Perché credo» c'è davvero tutta la ... Rodolfo Lorenzoni In
«Perché credo» c'è davvero tutta la vita di un uomo, di un intellettuale, di un
cattolico. Vittorio Messori, in questo libro-confessione scritto con Andrea
Tornielli (Piemme edizioni), racconta fino in fondo i passaggi più importanti e
determinanti della sua esistenza, rivelando anche particolari fino ad oggi
sconosciuti. E si tratta di un percorso tanto emblematico quanto stupefacente: cresciuto nel più laico e razionalista degli ambienti culturali
(la Torino degli anni '60) Messori viene quasi folgorato da un'evidenza che gli
si impone inaspettatamente ma indubitabilmente, l'evidenza della rivelazione
cristiana. Le pagine più significative e sorprendenti del testo sono proprio
quelle in cui lo scrittore tenta di descrivere quel momento decisivo,
che gli avrebbe aperto la strada a una vita di instancabile ricerca culturale e
dottrinale, fino a permettergli di diventare il più rappresentativo
intellettuale cattolico italiano. Per rendere conto di quella circostanza
Messori non può che esprimersi così: «Qui sto, non posso nient'altro». Perché è
difficile, se non impossibile, riferire con esattezza di una fase vitale così
profonda e complessa come quella di una - per quanto anomala - conversione. E
quindi si deve ricorrere ad un lessico perentorio («Qui sto») che rimandi
all'ineluttabile e improvviso affermarsi di una certezza assoluta: Dio esiste,
il Vangelo è il luogo della Verità, non posso fare a meno di spendere il resto
della mia vita a professare e approfondire quella Verità. Il viaggio di Messori
comincia proprio lì, in quella torrida estate torinese in cui Gesù, per così
dire, lo sorprende: tutto ciò che arriva dopo non è altro che il continuo
dipanarsi di «una vita per rendere ragione della fede», cioè del cammino di
ricerca al servizio della Parola, nella speranza di confermare i credenti nella
fede e di persuadere gli atei. Un cammino che comincia con «Ipotesi su Gesù»,
il primo risultato di una faticosa ricerca, un testo che diventerà un best
seller internazionale senza precedenti. E prosegue poi con centinaia e
centinaia di libri, articoli, interventi, conferenze, che si dipartono però
invariabilmente «da un angolo appartato in cui riflettere su come convincere
che la speranza esiste, che il credente non è un credulo, che il cristiano non
è un cretino». Da quell'angolo appartato, Messori oggi consegna ai lettori «sè
stesso», in questo che è forse il suo libro più aperto e più sinceramente
autobiografico.
( da "Messaggero, Il" del 08-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Sabato 08 Novembre
2008 Chiudi WASHINGTON Barack Obama, nonostante le sue posizioni a favore della
libertà di aborto, ha conquistato l'elettorato cattolico
statunitense: dai dati sugli exit poll diffusi dal Pew Forum on Religion and
Pubblic Life (uno dei maggiori istituti statistici americani), il senatore
afro-americano ha ottenuto il voto del 54% dei cattolici
degli States, mentre il suo avversario repubblicano, John McCain, si è fermato
al 44%. Un salto in avanti notevole: nel 2004, il 52% dei cattolici
avevano infatti votato per George W. Bush, e il 47% per il democratico John
Kerry (cattolico, ma osteggiato dai vescovi perché troppo filo-abortista). Il
senatore nero è avanzato anche tra i protestanti: il 45% di loro lo ha votato,
anche se la maggioranza è rimasta repubblicana; nel 2004 Kerry aveva ottenuto
il 40% del voto protestante. I cristiani rappresentano la religione dominante
negli Stati Uniti, ovvero circa l'82% di una popolazione di oltre 300 milioni
di abitanti. Alle varie chiese protestanti tradizionali, divise in una decina
di denominazioni (dai battisti agli anglicani, dai luterani ai metodisti)
appartengono oltre il 50% degli statunitensi; i cattolici
costituiscono il 25% circa della popolazione (un dato in continua crescita
grazie ai latinos) e i restanti cristiani a comunità minori, come ad esempio i
Testimoni di Geova. Il dato interessante, sia nel caso dei protestanti che dei cattolici, è che il senatore di origine africana ha conquistato consensi tra i bianchi, anche se il guadagno più
consistente è stato tra gli altri gruppi etnici. Obama
è avanzato del 5% tra gli evangelici bianchi, tradizionalmente repubblicani, e
del 4% tra i bianchi cattolici. Sulla Cns, agenzia di
stampa della Conferenza episcopale cattolica statunitense, si ammette che gli
elettori hanno basato il loro voto in primo luogo su questioni come l'economia,
l'assistenza sanitaria e la guerra in Iraq, anzichè su temi su cui
tradizionalmente si incentrano le preoccupazioni religiose, come l'aborto o le
unioni tra persone dello stesso sesso. Negli Stati dove i vescovi hanno
martellato di più sulle questioni etiche, ad esempio in Missouri o in
Pennsylvania, i cattolici hanno dato il loro voto in
percentuale maggiore a McCain. Stavolta la Conferenza episcopale americana,
nella sua dichiarazione pre-elettorale Faithful Citizenship, aveva sì
sottolineato l'importanza dell'aborto tra i criteri di
scelta, lasciando però alla fine libertà di coscienza ai propri fedeli.
Evidentemente nè il "laico" McCain nè l'ultraconservatrice Sarah
Palin davano sufficienti garanzie. Contro Kerry, invece, i presuli erano stati
molto più duri, favorendo, nonostante le divergenze sull'Iraq, la vittoria di
Bush junior.
( da "Unita, L'" del 09-11-2008)
Argomenti: Laicita'
La mappa delle disparità
negli ospedali della capitale Nella Asl RmE la più alta concentrazione di
ospedali è il frutto della presenza di policlinici universitari (Sant'Andrea), cattolici (Gemelli), ospedali pubblici: San Filippo Neri o
privati: Aurelia Hospital. Un solo ospedale a cinquanta chilometri o tre a
dieci minuti di auto, tanto da avere l'imbarazzo della scelta su dove andare.
Succede oggi, a Roma e Provincia, succederà nel 2010 con il riordino della rete
ospedaliera portato a compimento. Un riordino a metà che, se il restyling della
sanità laziale passasse così com'è, non centrerebbe l'obiettivo di eguaglianza.
Gli abitanti di Ladispoli per raggiungere l'ospedale più vicino, per esempio il
Sant'Eugenio all'Eur o il nosocomio di Civitavecchia, dovranno comunque percorrere
50 o
( da "Corriere della Sera" del 09-11-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-11-09 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Intervista L'ex deputato israeliano: passo indietro nel dialogo tra
le fedi «La santificazione di Pacelli? Non tocca a noi ebrei giudicare» Avraham
Burg: politica e religione non vanno mischiate Secondo Burg per gli israeliani
e i loro media la questione di Pio XII è un fatto marginale, quasi esoterico
ROMA — «Il Vaticano intende beatificare Papa Pio XII? E che me ne importa! La
cosa non mi riguarda. Sono un ebreo israeliano e un cittadino del mondo, mica
un cattolico o un membro del clero». Così esclama per telefono Avraham Burg
mentre viaggia in auto tra Tel Aviv e Gerusalemme. Una reazione decisamente
controcorrente. è difficilissimo trovare in Israele e tra la diaspora qualcuno
dell'intellighenzia ebraica che risponda in questo modo sulla figura di Papa
Pacelli e l'annosa questione dei «silenzi» della Santa Sede nei confronti
dell'Olocausto. Persino un intellettuale disinibito e provocatorio come Tom
Segev, che negli ultimi anni ha scatenato un vespaio di polemiche con il suo
libro-denuncia sulle «responsabilità israeliane» nello scoppio della Guerra del
1967, non esita a ribadire: «Certo che Pio XII ci riguarda. Studiare ed
eventualmente mettere a fuoco i suoi possibili silenzi è parte della lotta
contro l'antisemitismo ». Ma per Avraham («Avrhum» come lo chiamavano i vecchi
compagni nel partito laburista, quando era deputato e poi presidente
dell'Agenzia Ebraica a Gerusalemme) assolutamente la questione non va messa in
questi termini. «Io sono un laico e un politico. Non ho mai pensato che
politica e religione debbano essere mischiati. Lotto contro questo pericoloso
miscuglio in Israele e a maggior ragione non intendo intromettermi nelle
faccende interne alla Chiesa di Roma», commenta riprendendo le tesi di fondo
del suo libro-provocazione uscito in ebraico nel 2007 e appena pubblicato in
Italia col titolo: «Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo
ebraico». Dunque, nessun problema se la Chiesa santifica Pio XII?
«Assolutamente no. Anzi, devo ammettere che la questione mi tocca molto poco.
Non vi ho mai davvero riflettuto sopra. Come del resto credo che poco interessi
alla grande maggioranza degli israeliani. Per i nostri media è un fatto
marginale, una questione distante, quasi esoterica. Sono per la netta
distinzione tra fede e politica. Sulla problematica dell'antisemitismo ho
invece pensato che fosse una malattia delle società e delle organizzazioni che
lo diffondono, non degli ebrei. Israele dunque non dovrebbe assolutamente
immischiarsi in ciò che fanno in Santa Sede. Se la vedano tra di loro cattolici, con il Papa, con la loro storia e con i loro
archivi sulla Seconda Guerra Mondiale. Se invece affrontiamo il problema sul
piano dei rapporti tra religione ebraica e cristiana, allora le cose sono
diverse». E cioè? «Intendo dire che Pio XII santo non è il mio santo, lo è per
i cattolici credenti. Così lo sono i loro angeli e i
loro Papi. Sono loro, non nostri, certo non miei». E sul piano del dialogo tra
le due fedi? «Beh, in quella sfera la prospettiva cambia». Cosa intende? «Da
dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo assistito ad un graduale processo di revisione nella teologia cattolica nei confronti
degli ebrei. Ciò che era avvenuto nella Shoah, nel cuore dell'Europa cristiana,
era stato troppo grave, troppo drammatico. Dai primi anni Cinquanta religiosi
ebrei e cristiani hanno iniziato a parlarsi. La Chiesa ha rivisto le sue
posizioni sui perfidi judei, sugli ebrei responsabili della persecuzione e
passione di Cristo. Il Concilio Vaticano Secondo con la Dichiarazione
Nostra Aetate nel
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-11-2008)
Argomenti: Laicita'
ALCESTE SANTINI Pio
XII è stato un «eccezionale dono di Dio». Nel
valutare, a cinquant'anni dalla morte, la figura e l'opera di Pio XII,
Benedetto XVI ha osservato che «l'attenzione si è concentrata in modo eccessivo
su una sola problematica, trattata per di più in maniera piuttosto
unilaterale», alludendo ai suoi «silenzi» verso il nazismo nella seconda guerra
mondiale e al rapporto con gli ebrei. E, per far rimarcare che questa
unilateralità «ha impedito un approccio adeguato a una figura di grande
spessore storico-teologico», ha ringraziato, ricevendoli in udienza ieri, i
partecipanti di varie nazioni al Congresso su «L'eredità del Magistero di Pio
XII e il Concilio Vaticano II» per iniziativa delle Pontificie Università
Gregoriana e Lateranense. Papa Ratzinger ha, quindi, parlato del magistero
pacelliano caratterizzato da una «vasta e benefica ampiezza» e di una
«eccezionale qualità» che costituisce «una preziosa eredità di cui la Chiesa ha
fatto e continua a fare tesoro». Benedetto XVI ha evitato, però, di tornare sul
tanto discusso e scabroso periodo della seconda guerra mondiale e del rapporto
con il nazismo di quel Pontefice, ponendo l'accento sui suoi «insegnamenti»
attraverso ben quaranta encicliche (fra cui Mystici Corporis e la Divini
afflante Spiritu), sui numerosi documenti e discorsi prodotti dal 1939 al