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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL 5-6 luglio 2008       #TOP


IN EVIDENZA

Il difensore dei gesuiti che tenne testa ai Lumi    di Gianpaolo Romanato (©L'Osservatore Romano - 6 luglio 2008)

 

Duecentocinquanta anni fa veniva eletto Papa Clemente XIII

 

Carlo Rezzonico, che divenne Papa Clemente XIIIil 6 luglio 1758, duecentocinquant'anni fa, era nato in una delle più ricche famiglie veneziane. Ca' Rezzonico, il sontuoso palazzo sul Canal Grande, oggi museo, era casa sua. La famiglia veniva dalla Lombardia e si trasferì a Venezia nel 1638, operando nel mondo della finanza internazionale. Cinquant'anni dopo, nel 1687, entrò nel patriziato sborsando la cifra stratosferica di 100.000 ducati. Il futuro Pontefice nacque poco dopo, nel 1693. Suo padre, come ha accertato negli archivi veneziani Giuseppe Gullino, che sarà fra i relatori del convegno storico previsto a Padova il prossimo 12 novembre, aumentò vertiginosamente il proprio patrimonio nei primi decenni del nuovo secolo:  possedeva circa 5000 ettari di terreni nel trevigiano (2.789 campi), otto ville e una cinquantina di case fra Padova e Venezia. A ciò si aggiungevano cospicui interessi nel settore antiquario e nel mercato delle opere d'arte, con relazioni estese in tutta l'Europa. Fu lui ad acquistare Ca' Rezzonico, soffiandola ai Manin, la famiglia dalla quale verrà l'ultimo doge di Venezia
Un destino quasi segnato, insomma, quello del futuro Pontefice, che studiò a Bologna nel collegio dei gesuiti e poi all'università di Padova, dove conseguì la laurea in utroque iure nel 1713. Completò la preparazione a Roma all'Accademia dei Nobili Ecclesiastici diventando successivamente governatore a Rieti a Fano. A trent'anni tornò a Roma, lavorando alla Consulta e alla Sacra Rota. Cardinale nel 1737, grazie alle pressioni e al denaro della famiglia, occupò incarichi sempre più elevati nella Curia romana. Cinque anni dopo divenne vescovo di Padova, funzione che mantenne per sedici anni. In una delle diocesi italiane più importanti (oltre trecento parrocchie, molti monasteri e conventi, una celebre università e un seminario insigne) diede prova di non essere soltanto un capace funzionario e un esperto uomo di mondo ma anche pastore accorto, dotato di una solida struttura morale. Benedetto xiv, alla cui elezione Rezzonico aveva contribuito nel conclave del 1740, ne diede un giudizio più che lusinghiero, che era anche un pronostico sul suo futuro:  "È assolutamente il prelato più degno che abbiamo in Italia. Vive con i suoi beni patrimoniali; le rendite ecclesiastiche unicamente si spendono in beneficio de' poveri e della Chiesa" (Le lettere di Benedetto xiv al cardinale De Tencin, Roma, 1955-1965, I, 355).
Gli storici sono giunti alle stesse conclusioni. Anna Burlini Calapaj, che ha studiato il suo episcopato, conferma che fu un vescovo irreprensibile, zelante, non preoccupato che del bene della sua diocesi (Diocesi di Padova, Padova, 1966, 281-285). Compì una minuziosa visita pastorale, visitando parrocchie lontane, che non vedevano il vescovo da mezzo secolo. Constatò di persona la povertà della popolazione, anche in città (a San Nicolò vi erano seicento anime e quattrocento mendicanti), la moralità precaria del clero, il degrado del territorio, in specie nella zona del Brenta. Le lettere pastorali riflettono la pena e la partecipazione del vescovo alle difficoltà del suo popolo, non senza interessanti annotazioni sui rapporti sociali e i problemi salariali dei lavoratori. La visita pastorale contribuì a rialzare il tono morale sia dei sacerdoti sia dei fedeli. Poi il vescovo fu chiamato a Roma a trattare la questione del patriarcato di Aquileia, che vedeva contrapposte Venezia e Vienna, questione nella quale si mostrò un accorto mediatore, riuscendo a far passare la decisione di sopprimere il patriarcato e creare due vescovati, uno a Udine e l'altro a Gorizia.
Rientrato a Padova nel 1751, dovette occuparsi della ricostruzione del seminario e del completamento della cattedrale. Per quanto concerne il seminario - un imponente complesso edilizio nel cuore della città, già appartenuto ai canonici di san Giorgio in Alga - riprese il progetto di Gian Battista Savio, si avvalse di consulenti dell'università e avviò a soluzione l'annoso problema, nel quale si intrecciavano questioni edilizie, difficoltà economiche e non facili scelte pastorali (cfr Il seminario di Gregorio Barbarigo. Trecento anni di arte, cultura e fede, Padova, 1997). Nel 1754 ebbe poi la soddisfazione di consacrare la cattedrale, i cui lavori si erano protratti per due secoli e avevano ripreso slancio con la sua venuta a Padova. Il proficuo episcopato patavino si concluse proprio quando, avviati a soluzione questi due nodi, egli intendeva affrontare quelli più propriamente spirituali. Forse per questo designò come suo successore Sante Veronese, un uomo già anziano, che dava, però, garanzia di continuità e di perfetta conoscenza della diocesi, essendo stato il suo vicario generale.
Il conclave che si aprì dopo la morte di Benedetto xiv, nel maggio 1758, durò quasi due mesi e si concluse il 6 luglio con l'elezione del Rezzonico, che ebbe trentuno dei quarantaquattro voti disponibili e assunse il nome di Clemente xiii. Egli prendeva il posto del pontefice che oggi la storiografia considera il maggiore del suo secolo e uno dei più grandi dell'età moderna. A Papa Lambertini, uomo di scienza, di cultura, grande giurista, politico raffinato, che aveva tenuto in pugno la Curia e dominato la scena europea per diciannove anni, succedeva un prelato già anziano, che esibiva una famiglia ricca e potente, un'esperienza pastorale positiva ma limitata e scaltrezze politiche tutte da dimostrare. Gli toccò inoltre l'ingrato compito di guidare il papato in uno dei frangenti più drammatici degli ultimi secoli. Resse la Chiesa per un decennio (morirà nel 1769), dovendo gestire l'inarrestabile declino politico della sede romana, l'assalto delle grandi monarchie del continente e della cultura giurisdizionalista, l'aggressione dei lumi e, soprattutto, quasi compendio delle infinite difficoltà in cui versava la Chiesa, l'assedio dell'intera Europa alla Compagnia di Gesù.
Era stato eletto perché lo si pensava duttile e disponibile su questo cruciale problema. E invece stupì tutti irrigidendosi nella difesa della Compagnia e opponendosi con tutte le sue forze alla sua distruzione. Ciò non valse, tuttavia, a salvare i gesuiti, che tra il 1759 e il 1768 furono via via espulsi dal Portogallo, dalla Spagna, dalla Francia, dal Regno delle due Sicilie, da Malta e da Parma. La stretta toccò il suo apice nel gennaio del 1769, quando si richiese lo scioglimento canonico di quello che continuava a essere l'ordine più potente e meglio organizzato della cattolicità. Il concistoro che avrebbe dovuto decidere la posizione della Santa Sede, convocato per il 3 febbraio, non poté svolgersi perché la morte, pietosamente e forse provvidenzialmente, colse il Papa proprio il giorno prima, risparmiandogli il dolore di una decisione angosciosa.
Rezzonico non aveva dato prova, durante l'episcopato patavino, di particolari attenzioni per l'arte. Divenuto Clemente XIII ritrovò della sensibilità che gli proveniva dalla tradizione famigliare e operò con grande alacrità in questo campo. Durante il suo pontificato, che vide crescere il mito della classicità e l'afflusso a Roma dei turisti e degli esperti d'arte, Johann J. Winckelmann divenne prefetto alle antichità di Roma, si arricchirono le gallerie romane e presero avvio quelli che poi diventeranno i Musei Vaticani. Arricchì di manoscritti la Biblioteca Vaticana, realizzò il completamento della fontana di Trevi, sulla quale campeggia il suo nome, fu mecenate di Giovan Battista Piranesi, che conobbe in questi anni la sua maggiore fortuna, e di Raphael Mengs, al quale commissionò due ritratti. Alcuni anni dopo la sua morte il nipote Abbondio, che egli aveva largamente beneficato, affiderà ad Antonio Canova la realizzazione del monumento funebre del Pontefice.
Oggi le fontane, le statue e le opere d'arte ci richiamano la nobile figura di un Pontefice che non venne mai meno ai suoi doveri e tenne con fermezza il proprio ruolo, ma ci ricordano anche che il futuro della Chiesa, mentre si avvicinavano rapidamente la fine della sua forza politica e del suo sfarzo mondano, stava germinando altrove.

 


 


Report "Laici e chierici"

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Laici e chierici (63)


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Sezione principale: Laici e chierici

Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

E Walter diventa il "premier ombra" ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,

Un disarmo bilanciatoche porta anchela firma di napolitano ( da "Secolo XIX, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono in minoranza rispetto ai membri laici. In Italia accade il contrario e negli anni il Csm è diventato una emanazione diretta delle correnti dell'Associazione Magistrati. La gran parte dei cittadini ignora che la costituzione, nello stabilire che quello giudiziario è un ordine e non un potere dello Stato, liquida in tre righe i poteri del Csm: gli spetterebbero infatti soltanto "

Rossi stuart, tragedia in mare investe un sub con il gommone ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al policlinico della Cattolica, è stato un via vai continuo di parenti di Marco D'Orazio. Amici, colleghi e molti vigili urbani in divisa. "Mi ha rovinato un figlio per tutta la vita - ha detto, disperato Luciano D'Orazio, padre del ragazzo - Non ho più la forza di reagire: ho già perso un figlio anni fa.

Le primarie, occasione per costruire il Pd Giovanni Carapella: un risultato forte del Pd a Roma e nel Lazio, poi la scoppola delle amministrative ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un confronto laico è possibile, anche perché alla regione Lazio servono i numeri. Chi voterà alle primarie? "Bisogna regolamentare ma non limitare, mettendo in campo la forza dei circoli: nel Lazio il Pd ha raccolto um milione e 200mila voti, a Roma il 14 ottobre 300mila cittadini hanno partecipato alle primarie.

Feisal e Khaled italiani senza Paese ( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ora di fare riemergere i valori nobili della nostra tradizione contadina e operaia, i valori civili cristiani e laici per impedire che il nostro Paese sprofondi nell'abisso della volgarità e della vergogna. Se saremo passivi e rassegnati, si allontaneranno da noi come una maledizione, non solo la dignità del vivere, ma anche il turismo e la prosperità economica.

Arriva il navigatore satellitare per risparmiare sulla spesa ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: A ideare il software del risparmio sono stati gli studenti del corso di Geografia economica del corso serale di Economia della Cattolica: si chiama Agri-life e verrà presentato questa mattina in Università dal professor Mauro Preda che ha coordinato il lavoro degli studenti. Sono 1.

Festa moretti tra film, amici e un convegno ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: figura di laico culto in Italia, premiato un po' ovunque nel mondo, Moretti entra col Premio Fiesole in quell'eletta schiera di maestri - nome solo apparentemente desueto: c'è un gran bisogno di stanare quelli autentici che ci restano - scelti nel tempo per l'austero riconoscimento: Loach, Penn, Anghelopoulos, Costa-Gavras,

A voi il capodanno dell'estate canti e balli con un milione di ospiti - anna tonelli ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lidi Ferraresi a Cattolica. In ogni luogo uno spettacolo, un'iniziativa, un concorso, un ammiccamento. C'è voluta una guida di 80 pagine per far rientrare tutto il programma. Si inizia questa mattina con la gara dei palloncini colorati per i bambini a Bellaria e si finisce alle 5 di domenica con le melodie magiche del piano di Ludovico Einaudi sulla spiaggia Blu Beach di Miramare.

Yoga e fedi sotto il melograno - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Terra, laicità, spiritualità, silenzio, appunto. Che sa fare rumore nella vita quotidiana. "L'altro non può essere un'impronta digitale", fa notare Benito Fusco pensando ai piccoli rom. "Questo è il tempo storico dell'emancipazione dello straniero, l'altro di cui abbiamo paura.

Allargare il comitato per l'unità d'italia - sandro bondi ( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea di Stato con le sue molteplici stratificazioni: la grande scuola federalista di Carlo Cattaneo e il pensiero cattolico di Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini. Una lettura ideologica della storia patria, schiacciata sulla scorta di una idea classista del Novecento, ha prodotto una scarsa condivisione dei valori fondanti del nostro vivere insieme.

<Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag> ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la cattedra di politica economica all'università Cattolica di Milano, come vede il nostro futuro? "Certamente i dati che abbiamo appena commentato ci dicono che ci troviamo immersi in una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a fenomeni stagionali, dalla quale e impossibile uscire nel breve periodo.

Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)

"La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)

Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)

Love makes life magic. In mostra il magico mondo di Fiorucci ( da "Voce d'Italia, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di Gradara e Cattolica, località di villeggiatura della famosissima costa romagnola. Per celebrare l'evento, è stata organizzata una mostra – o meglio un percorso espositivo di mostre che si snoda tra i due comuni – dal nome “Love makes life magic”

Vattimo: ossessione cattolica Non si occupa di cose serie ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ossessione cattolica Non si occupa di cose serie MILANO - "Bisognerebbe far sapere a Giovanardi che dai tempi degli antichi Greci esistono soldati omosessuali e la cosa non ha mai turbato né influito sul valore dell'esercito". Il professor Gianni Vattimo, docente di Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sorride quando ascolta la notizia:

Tatangelo e il no del vescovo: sono credente e canto lo stesso ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Alessio e che a Vallo è stata chiamata per chiudere con un concerto i festeggiamenti per la Madonna dele Grazie. Il vescovo ne ha parlato addirittura in chiesa. E come ne ha parlato: "Quella donna non fa per noi", la sua presenza "è uno schiaffo alla morale cattolica ", e la spesa per il suo ingaggio (trentamila euro, sostengono gli organizzatori)

SPOON RIVER RELATIVISTA >: I CATTOLICI SI DIVIDONO ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I CATTOLICI SI DIVIDONO Mercoledì scorso Avvenire ha lanciato a intera pagina un processo, tutto giocato in un tribunale cattolico, a Spoon River di Edgar Lee Masters. Lo spunto veniva da un articolo di Giovanni Romano uscito sul numero di giugno di Studi cattolici (vicino all'Opus Dei), in cui la celebre antologia americana veniva accusata di "

Zapatero PER SEMPRE ( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rivendica la laicità come la nazionale, attacca la destra. E si prepara a regnare fino al 2012, e molto oltre Aldo Garzia MADRID Da ieri fino a domenica il premier José Luis Rodríguez Zapatero si concede tre giorni da dedicare tutti al suo Partito socialista operaio spagnolo (Psoe), che celebra a Madrid il Congresso numero 37.

E ora, papa e Lourdes ( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolica più che altro di nome negli anni della politica, Betancourt lo è diventata di fatto nei sei anni tremendi della prigionia, e non ha mancato di farlo sapere. Nella sua ultima giornata da ostaggio, ha raccontato, ha recitato il rosario alle quattro del mattino.

Stato e moschea, il progetto di Gulen ( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: accusa di aver dato vita a una organizzazione illegale allo scopo di rovesciare lo stato laico per rimpiazzarlo con uno basato sulla sharia. Gulen appare più moderato di Erdogan. Ma l'apparenza inganna. Gulen ha lasciato la Turchia all'avvio del procedimento contro di lui. Dagli Stati uniti ha riallacciato i rapporti con molti politici turchi.

INCONTRI ( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ore 20. Ingresso gratuito. Per maggiori informazione tel 06.32202949 L'ETICA LAICA Questo l'argomento che si dibatte allo stand di Rinascita alle Terme di Caracalla. Conferenza con Maria Mantello. Ore 21. Ingresso gratuito. Info: 3297481111.

Il disegnatore Daniele Statella in trasferta per il "Riminicomix" ( da "Stampa, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ospite in questi giorni al "Mystfest" di Cattolica, gli impegni fuori dai confini per il cartoonist nostrano proseguiranno sulla riviera romagnola dove, a Rimini, si svolgerà dal 18 al 20 luglio il Riminicomix. Ma ancora prima Statella sarà alla kermesse "Fumetti a Novara", in calendario il 12 e 13 luglio.

Pochi lo ricordano, ma in quelle leggi è scritto anche che un italiano pu ( da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nasce il razzismo di Stato, "di inescusabile nefandezza e gravità" per citare Renzo De Felice. La persecuzione dei diritti è prodromo della persecuzione delle vite; s'innesta sul consolidato antisemitismo cattolico: fino all'ultimo Concilio, cioé quasi l'altro ieri, i "giudei" erano "perfidi" e "deicidi".

"Prendete le nostre Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti" ( da "Liberazione" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica. Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione

Emiliano Settimi I gay benpensanti credono che gli esseri umani sani, al di là dell'orientamento sessuale, siano monogami e morigerati; la coppia è l'unico luogo in cui vivere la s ( da "Liberazione" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una visione laica e razionale della vita. L'etimo non tradisce, la religione lega le persone alle tradizioni meglio di quanto sia capace di veicolare la spiritualità. Questo paese è pieno di atei la cui unica differenza con i cattolici è il non credere nella trascendenza, persone ossessionate dalla vergogna e dalla sacralità del corpo che quando vengono interrogate sull'

Ora il balzo in avanti: identificare tutti ( da "Tempo, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in Italia si sono levate voci preoccupate anche dalla Chiesa Cattolica, che chiede modifiche e deroghe al principio di identificazione, seppur senza identità non siano possibili né diritti né doveri e nemmeno tutele. Al cuore della preoccupazione della Chiesa c'è, la faccio breve, la sequela di Cristo.

Ad agosto l'attacco all'Iran ( da "Tempo, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che deve tornare ad essere "uno Stato laico,pluralista,rispettoso di tutte le etnie,culture e credi politici e religiosi". Il clima che si percepiva (anche nei nostri parlamentari presenti,sia del Pdl,della lega e del Pd) era molto teso. Anche i rappresentanti di governo irakeno ci hanno confermato che, dalle notizie in loro possesso,

Francia, progetti ambiziosi per il semestre di presidenza dell'Unione ( da "Voce d'Italia, La" del 05-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'

Abstract: non potendo reintrodurre il calendario laico del 1792 che prevedeva l'abolizione della domenica come festività, si sono organizzati anticipando le riunioni ministeriali informali che si svolgeranno già a partire da luglio. L'Eliseo punta ad ostentare il suo fascino nell'esercizio di questa presidenza, triplicando i fondi di spesa rispetto all'ultima esperienza.

"Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag" ( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la cattedra di politica economica all'università Cattolica di Milano, come vede il nostro futuro? "Certamente i dati che abbiamo appena commentato ci dicono che ci troviamo immersi in una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a fenomeni stagionali, dalla quale e impossibile uscire nel breve periodo.

Ha un nuovo volto la chiesa di Verrandi ( da "Stampa, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolica, che hanno reso possibili le operazioni di recupero. Non solo: si sono impegnati direttamente nella promozione dell'intervento anche il presidente della Provincia Giuliano, Alessandro Scajola per la Fondazione Carige e anche la Cei che ha scelto di destinare una parte del totale dei fondi alla cappelletta di Verrandi e infine volontari artigiani del posto e il gruppo Alpini

TATANGELO E IL VESCOVO LA MORALE CATTOLICA SI OCCUPI DI COSE SERIE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La morale cattolica si occupi di cose serie" Federico Vacalebre "Io uno schiaffo per la morale cattolica?" Se non sapesse di star rispondendo a un vescovo, Anna Tatangelo non ci pensebbe due volte a citare Totò: ma mi faccia il piacere. È in auto, viaggia verso Vallo della Lucania, la aspetta una piazza di fan e fedeli in festa per la Madonna delle Grazie,

Il Psoe di Zapateroabolisce i crocefissie liberalizza l'aborto ( da "Secolo XIX, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: emendamento è necessario avanzare nella concezione laica dello Stato e cambiare una consuetudine trentennale della Spagna democratica, "Le religioni non hanno diritto a intervenire in materia di diritto", hanno dichiarato militanti del Psoe, riferendosi all'atteggiamento che la Chiesa cattolica ha assunto nei confronti di alcune decisioni del governo.

Veltroni tende la mano, i socialisti lo fischiano ( da "Secolo XIX, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E per i dipietristi parla Fabio Evangelisti, presidente vicario del gruppo alla Camera: "Con i socialisti è possibile un confronto laico, aperto, oltre i temi della giustizia, su cui non è possibile un incontro". 06/07/2008 l'incognitaDopo la schiarita compare la "nuvola" Di Pietro: no a un'alleanza con l'ex pm 06/07/2008.

"niente croci nei luoghi pubblici" zapatero all'attacco della chiesa - alessandro oppes ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Secondo il Psoe, "la concezione laica dello Stato è uno dei segni d'identità dell'ideale politico del socialismo". Tra le possibili conseguenze di questa nuova impostazione decisa dal partito, c'è anche la prevedibile abolizione dei cappellani militari attualmente in servizio in tutti i corpi delle forze armate.

"w la spagna", "no, in italia non si può" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al palo del conflitto tra laici e cattolici. Piero Fassino - ex segretario dei Ds che s'impegnò nella battaglia laica per abrogare parte della legge sulla fecondazione assistita - è un estimatore di Zapatero: "è un leader coraggioso nel riformare la società spagnola, ma non bisogna fare in Italia quel che si fa in Spagna, il trasferimento meccanico è astratto e sarebbe insensato.

"ma è sbagliato violare la sensibilità della maggioranza della popolazione" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Come giudica il bisogno di ribadire la laicità avanzata dai socialisti di Zapatero? "La laicità come cosa in sé è buona e giusta, perché lo Stato è laico, per cui anche il cattolico ne deve tener conto sempre, come insegna il Concilio Vaticano II. Ma laicità non significa anticlericalismo o imposizione dell'ateismo.

La lezione che arriva da madrid - guido rampoldi (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Madrid potrebbe ugualmente essere di ammaestramento in Italia all'attuale maggioranza, come il Pp una sommatoria di culture politiche difficilmente conciliabili. Dopotutto anche nella destra italiana c'è chi ha sufficiente dignità e senso dello Stato per aspirare a rappresentare quel che la Spagna ha e l'Italia non riesce a darsi: una destra laica e liberale, una destra europea.

Quella chiesa di base dalle radici profonde - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici. A me quei due ospiti hanno ricordato, per contrasto, una frase di S. Agostino: "Se non è rispettata la giustizia che cosa sono gli Stati se non bande di ladri?". Quelle scene che hanno fatto il giro del mondo sono immagini di un cristianesimo morto, dal quale è la stessa fede, biblica ed evangelica a chiedere di migrare verso quella segreta presenza di Dio nelle pieghe del

L' amaca ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: compagine di governo sono state già espunte, con destrezza, componenti come quella ciellina, considerata in disgrazia presso il premier e il suo stretto entourage. Ma di cattolici di governo (elettori compresi, e a bizzeffe) ce ne sono tanti: bisognerebbe incalzarli per sapere da che parte stanno, e se i fondamenti della carità e dell'universalità ai quali la loro fede si ispira trovino,

"basta fondi a pioggia alle materne cattoliche" - diego longhin ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Basta fondi a pioggia alle materne cattoliche" "Anche gli orari dovrebbero essere adeguati. E molte non possono ospitare i disabili" DIEGO LONGHIN "Basta con i contributi a pioggia per le materne cattoliche". Parola dell'assessore alle Risorse Educative del Comune, Luigi Saragnese, che aggiunge: "Chi dà un servizio migliore deve ricevere una fetta in più di finanziamenti.

A piazza Vittorio l'iniziativa contro la discriminazione ( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici - è l'appello degli organizzatori - hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo".

Il museo del teatro - ugo carughi ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un sagrato laico per manifestazioni di cui abbiamo avuto già uno splendido esempio. E, una volta conferita una identità più riconoscibile al margine a monte dell'antico Largo di Palazzo e allo spazio libero antistante, perché non riaprire al solo transito dei mezzi pubblici e secondo modalità da definire, la strada avanti a Palazzo Reale,

Vita di coppia in tre è la milano dei cicisbei - gian paolo serino ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il libro di uno studioso svela il vero volto della città nel '700: la rivoluzione illuminista è partita non solo dai salotti e dalle accademie, ma anche dalle camere da letto. Lo spiega il Verri GIAN PAOLO SERINO Era decisamente "illuminata" la Milano dei fratelli Pietro e Alessandro Verri, di Cesare Beccaria, di arcivescovi e alti funzionari asburgici.

Saldi fino a notte tra resse e buffet lo shopping anticrisi - irene maria scalise ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Centinaia di eventi tra Cattolica, Rimini, Ravenna e Ferrara hanno coinvolto nella kermesse dello shopping bagnini, albergatori e musei. E a Bologna il sindaco Sergio Cofferati ha autorizzato l'apertura fino alla mezzanotte ieri. Lo stesso orario che è stato adottato da molti negozianti della capitale e che, per attirare gli acquirenti in crisi di vocazione,

"bondi lottizza il comitato dell'unità d'italia" - simonetta fiori ( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quando lo Stato festeggiò i primi cinquant'anni, tra le proteste di cattolici, socialisti e repubblicani contro l'Italia monarchica. E ancora nel 1961, festa del centenario: contro la benedizione del pontefice, che attribuiva l'unificazione a un disegno della provvidenza, alte si levarono le voci degli italiani laici.

ROMA - Prove di ammissione ai corsi di laurea, si scaldano i motori. La macchina organizzati ( da "Messaggero, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mentre il curriculum scolastico - e quindi l'esito dell'esame di Stato - conta per il 60%. Stesso criterio, o quanto meno simile, quello adottato dall' Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Unica eccezione la Cattolica "Sacro Cuore" di Roma: sulla stessa lunghezza d'onda di Tor Vergata. Intanto, tutto è pronto per i corsi di ammissione.

ROMA - Viene interpretata come una "boutade", una provocazione non necessariamente foriera ( da "Messaggero, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicismo" dello Stato attraverso una serie di atti, quali l'eliminazione del crocifisso dalle sedi pubbliche. Sintomatico il fatto che nessuno degli interpellati, sacerdoti e laici esperti della materia, voglia spendere il proprio nome per un commento, limitandosi, unanimemente, a rinviarlo, eventualmente, a cose fatte.

I socialisti spagnili vogliono abolire i simboli cattolici dalle istituzioni; e dunque niente più funerali cattolici di Stato ma neanche più crocefissi nelle aule in cui si celebra ( da "Liberazione" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la concezione laica dello Stato è un segno di identità del bagaglio politico del socialismo"; e come necessità conseguente, il Psoe segnala "la sparizione della confessionalità che rimane negli spazi e nelle pratiche delle istituzioni pubbliche, come è il caso dei funerali di Stato o dei simboli religiosi negli atti pubblici".

<Un Paese democratico non può proibire la libertà religiosa> ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: se non calpestando Costituzione e democrazia, laicità dello Stato e civiltà dell' Occidente? Solo un regime fascista o populista arriverebbe a metodi dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso". Bossi e Maroni vogliono chiudere l'intero centro. "Un simile provvedimento dovrebbe scaturire da un'iniziativa giudiziaria.

Zapatero: via i crocifissi dai luoghi pubblici ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che conclude oggi tre giorni di lavori a Madrid, traccia le linee di un futuro che non concilierà il sonno dei vescovi più conservatori: via i crocifissi da scuole e uffici pubblici; niente più giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più funerali di Stato secondo il rito cattolico. A PAGINA 15 Bartoloni.

Il Psoe ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: BREVI Il Psoe Due legislature di riforme radicali Divorzio rapido e nozze gay Il partito Fondato il 2 maggio 1879, il Partito socialista spagnolo fu fuorilegge durante la dittatura di Franco (1939-1977) Il 37Ë? Congresso Le richieste (non vincolanti per il Governo): togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, stop al rito cattolico per i funerali di Stato e ai giuramenti sulla Bibbia.

Zapatero sfida la Chiesa sui crocifissi e sull'aborto ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: stata quella dei funerali di Stato: se non saranno celebrati secondo il rito cattolico, quale liturgia alternativa può proporre un sistema perfettamente laico e aconfessionale? Nella versione definitiva del testo, la segreteria del Psoe ha preferito sfumare il tenore iniziale considerando piuttosto "indispensabile una legislazione che stabilisca nuovi criteri di collaborazione tra

Anna e Barbara moglie e moglie Nozze gay con il consigliere Pd ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolico praticante ") che ha celebrato il matrimonio omosessuale. Cerimonia secondo il rito civile con atto di matrimonio in carta semplice. In pratica senza valore legale: solo un reciproco accordo tra due persone davanti a testimoni. Ma il sogno di Barbara e Anna è che quel pezzo di carta diventi un giorno il certificato della loro unione.

Ettore Bernabei è un personaggio che lascia segno e segnale ( da "Tempo, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gl'inguaribili critici la bollano d'integralismo cattolico, di goffo e anacronistico clericalismo, di politica bacchettona e beghina. Che Bernabei sia un cattolico non ci piove, ma di un cattolicesimo imperniato su due profonde convinzioni: l'esistenza di Dio che ha creato l'uomo e il mondo;

L'ex capo militare dell'Ira insegna la pace agli iracheni ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Protestanti e cattolici irlandesi, modello per sunniti e sciiti" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Se Martin McGuinness si fosse avventurato a Bagdad una trentina d'anni fa, la polizia di Saddam Hussein (d'accordo con americani ed europei che allora consideravano il dittatore un alleato) lo avrebbe arrestato: all'epoca Martin era un ufficiale dell'

Gli ospedali dove l'assistenza è tutta al femminile ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ordinario di igiene dell'Università Cattolica di Roma -. Esistono, tuttavia, ancora differenze regionali. Al Sud spesso le donne sono ricoverate per patologie che dovrebbero invece essere trattate fuori dall'ospedale oppure in Day Hospital, malattie come, per esempio, l'ipertensione arteriosa, il diabete, o la cataratta".

Sulle tracce del <killer silenzioso> ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica di Roma - ma per la diagnosi precoce, più che sull'analisi dei sintomi, punterei su proteomica e test di biologia molecolare su particolari marcatori. Sul CA 125, per esempio, sono in corso studi molto ampi, per capire se variazioni dei sui valori nel tempo possano avere un significato in relazione al tumore dell'

Migliori ( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: universitaria Salesi Roma Ospedale Sandro Pertini, Policlinico Gemelli Napoli A.O. universitaria Federico II Campobasso Centro scienze biomediche Università Cattolica Palermo Villa Sofia, Azienda ospedaliera Civico e Benfratelli, Di Cristina, Ascoli Cagliari A.O. universitaria San Giovanni di Dio.

Ma il problema è dei cattolici in tutta Europa ( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: O si decide una volta per tutte che uno Stato laico non esibisce, non assume su di sé nessuna appartenenza religiosa, oppure bisogna cominciare a riflettere sul serio alle conseguenze della unificazione europea, senza continuare a fingere che i problemi di convivenza di religioni, di culture, di storia, di costumi profondamente diversi non esistano o siano facilmente superabili.

Era un amico vero ed è stato un grande ambasciatore del balon ( da "Stampa, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: in quanto depositari dei principi dell'unico vero sport , per il quale Pino ha dato ogni attimo rubato alla sua vigna e guadagnato, come missionario "laico", l'affetto e la riconoscenza di tanti che lo avevano archiviato, anzitempo, nella remota dimenticanza del perenne oblio. Aldo Cerot Marello campione di tamburello.

Agenda religioni ( da "Stampa, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.


Articoli

Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (10 votes, average: 3.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (29 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (29 votes, average: 3.34 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (31 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (52 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (54 votes, average: 2.09 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. 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Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News La Betancourt a Parigi abbraccia Sarkozy: "Mi avete salvato"Muore immigrato legato sotto la stiva di un tirBeni culturali, Pompei stato di emergenza per 12 mesi: incuriaYuotube, privacy a rischio Tutti i dati degli utenti nelle mani della ViacomBerlusconi: "Non temo i giudici La deriva giustizialista va fermata" Salari, Veltroni: raccoglieremo 5 milioni di firme Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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E Walter diventa il "premier ombra" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (10 votes, average: 3.9 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes, average: 3.14 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (29 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (29 votes, average: 3.34 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (31 votes, average: 3.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (52 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto, mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri), Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà (giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (54 votes, average: 2.09 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (42) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Giovanni, il tema del mio post non è la manifestazione contro Berlusconi, la giustizia, le... Gian Luca Mariottini: % LA POLITICA DI WALTER % FA bene Veltroni ad isolare queste frange, obbligandole ad una presa... Roberto: Mi chiedo com'e' possibile che certa gente metta il cervello all'ammasso e non sappia... moritz: Uolter (er pupone che a scuola non ha mai studiato!)perchè parlarne, è meno consistente di una nuvola in... Lino: Attenti a buttare a mare Veltroni, dopo di lui c'è solo Di Pietro. E vogliamo dare l'opposizione a... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News La Betancourt a Parigi abbraccia Sarkozy: "Mi avete salvato"Muore immigrato legato sotto la stiva di un tirBeni culturali, Pompei stato di emergenza per 12 mesi: incuriaYuotube, privacy a rischio Tutti i dati degli utenti nelle mani della ViacomBerlusconi: "Non temo i giudici La deriva giustizialista va fermata" Salari, Veltroni: raccoglieremo 5 milioni di firme Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille July 2008 M T W T F S S " Jun 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post July 2008 (1) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Recent Posts Girotondo attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il "premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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Un disarmo bilanciatoche porta anchela firma di napolitano (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

L'analisi nNON SAREBBE successo con Ciampi e meno che mai con Scalfaro. Se si è arrivati a un disarmo bilanciato sulla vicenda intercettazioni ( niente decreto legge e niente pubblicazioni scandalistiche) il merito è in larga parte di Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica ha avuto una sponda decisiva in Gianni Letta. Ma Letta è sempre lo stesso: aveva usato i suoi buoni uffici anche nei precedenti governi Berlusconi, con esiti tuttavia modesti in campo giudiziario. Sicché Scalfaro fu la sponda più autorevole all'ala giustizialista della magistratura e Ciampi, che pure era di tutt'altra pasta e non odiava il Cavaliere come il suo predecessore, non avrebbe preso mai il telefono per evitare che qualche scoop facesse esplodere un conflitto istituzionale di dimensioni incontrollabili. Napolitano lo ha fatto e gliene va dato merito. Per quanto ne sappiamo, infatti, si è illuso chi ha immaginato una spaccatura nella maggioranza sulla questione giustizia. Altero Matteoli - l'unico ministro con Roberto Maroni che ha partecipato a tutti i governi Berlusconi - diceva l'altra sera ai suoi commensali che mai il centrodestra è stato unito come oggi. Non a caso poco prima aveva detto alla stampa di essere favorevole al decreto legge sulle intercettazioni. Bene il disarmo bilanciato, dunque, ma par di capire che il governo ha nella fondina la pistola carica. L'altro intervento di Napolitano che solo un Cossiga avrebbe fatto (ma in modo traumatico) è di ricondurre alla ragione il Consiglio Superiore della Magistratura. Nei pochi paesi in cui esiste un organismo del genere (Spagna e Francia, dove però i pubblici ministerri dipendono dal potere esecutivo) i magistrati sono in minoranza rispetto ai membri laici. In Italia accade il contrario e negli anni il Csm è diventato una emanazione diretta delle correnti dell'Associazione Magistrati. La gran parte dei cittadini ignora che la costituzione, nello stabilire che quello giudiziario è un ordine e non un potere dello Stato, liquida in tre righe i poteri del Csm: gli spetterebbero infatti soltanto "le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati". Può il Csm con questi poteri dettare regole costituzionali al governo e al parlamento? No e il presidente della Repubblica, che del Consiglio Superiore è il presidente, lo ha ricordato al suo vicario Nicola Mancino. Quindici anni fa la gente applaudiva la ghigliottina di Mani Pulite senza distinguere tra colpevoli e innocenti, tra rispetto delle garanzie giudiziarie e l'abusarne. Oggi i tempi sono cambiati e l'opinione pubblica resta perplessa se un procuratore di Santa Maria Capua Vetere, pur dichiarandosi incompetente sull'inchiesta, fa cadere il governo Prodi o se dalla procure di Potenza e di Catanzaro partono cataclismi che scuotono per mesi il Paese. Resta perplessa nello scoprire che sono state intercettate e trascritte 8.500 conversazioni telefoniche non di Bernardo Provenzano, ma di Agostino Saccà e che le conversazioni private di Berlusconi con il dirigente Rai e con altre persone lambite dall'inchiesta, pubblicate sui giornali o con la minaccia di esserlo, mettono in pericolo i rapporti istituzionali non perché si sia scoperta la trama di un colpo di Stato, ma perché si parla di qualche disinvolta signorina. Il presidente della Repubblica ha capito che la situazione rischiava di sfuggire di mano a tutti ed è intervenuto. Il governo, salvo sorprese, porterà avanti i suoi disegni per l'ordinaria via parlamentare confrontandosi correttamente con l'opposizione. Tra questi c'è la riforma del Consiglio Superiore che va fatta presto e bene, con i necessari coinvolgimenti istituzionali, ma anche con il rigore necessario ad attenuare, se non a ridurre, la curiosa anomalia italiana. il futuroIl governo porterà avanti i disegni per la via ordinaria. Ma non rinuncerà a riformare il Csm 05/07/2008.

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Rossi stuart, tragedia in mare investe un sub con il gommone (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Rossi Stuart, tragedia in mare investe un sub con il gommone Civitavecchia, amputato un braccio alla vittima. Indagato l'attore L'imbarcazione rispettava i limiti di velocità. Il padre della vittima: me l'ha rovinato per tutta la vita ROMA - Stava facendo pesca subacquea al largo di Civitavecchia. Un gommone gli ha letteralmente tranciato una gamba e un braccio. Alla guida del mezzo c'era Kim Rossi Stuart, attore e regista romano. Marco D'Orazio, 34 anni, anche lui della capitale, giovedì pomeriggio era uscito in barca con un amico per una battuta di pesca tra Civitavecchia e Tarquinia, a un miglio dalla costa, in località "le Saline". Una delle sue grandi passioni, la pesca. Alle 18,30, mentre stava risalendo per rientrare, il gommone del celebre interprete di Romanzo Criminale, anche lui habitué della zona, lo ha preso in pieno. Le condizioni della vittima sono apparse subito gravissime: un braccio quasi staccato e sangue ovunque. Kim Rossi Stuart e l'amico del sub hanno subito cercato di tamponare la ferita e di bloccare l'emorragia con un panno e una cima da barca. Poi la corsa in gommone per cercare soccorso. Le grida disperate a un'altra barca, la chiamata al 118. L'arrivo all'ospedale San Paolo di Civitavecchia, dove hanno amputato il braccio e suturato la ferita alla gamba di Marco D'Orazio. Poi via in elicottero fino al policlinico Gemelli di Roma. Le condizioni della vittima, figlio di un vigile urbano, sposato con una figlia e dipendente di un supermercato, sono apparse gravissime. Un intervento di sei ore per recuperare la gamba e il ricovero in terapia intensiva con prognosi riservata. Secondo la ricostruzione della polizia di frontiera, Kim Rossi Stuart rispettava i limiti di velocità quando, con la chiglia della barca, ha colpito il sub. Dopo l'impatto, convinto di aver preso un oggetto, ha rallentato e si è girato per vedere cosa fosse successo. Solo allora si è reso conto. Il gommone è stato sequestrato, e l'attore è indagato per lesioni personali gravissime - hanno spiegato alla polizia di Frontiera - aggravate dalla perdita di un arto. Un'altra brutta esperienza per l'enfant prodige del cinema italiano che nell'ottobre del 2005 era stato vittima di un gravissimo incidente in moto. Resta il giallo sulle boe di segnalazione: i legali dell'attore assicurano che non c'era nulla a delimitare la zona, mentre, stando alle rilevazioni, l'attività subacquea rispettava tutte le norme. Ieri mattina, al policlinico della Cattolica, è stato un via vai continuo di parenti di Marco D'Orazio. Amici, colleghi e molti vigili urbani in divisa. "Mi ha rovinato un figlio per tutta la vita - ha detto, disperato Luciano D'Orazio, padre del ragazzo - Non ho più la forza di reagire: ho già perso un figlio anni fa. E ora questa cosa a Marco. Io non so cosa pensare: deve essere questo signore, che nemmeno so chi è, a pensare a quello che ha fatto. Io devo solo stare accanto a mio figlio". Già ieri mattina Marco D'Orazio era sveglio e ha potuto parlare con i familiari, nonostante il dolore che ha costretto i medici a soministrargli un'altra dose di sedativi. (m.e.v.).

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Le primarie, occasione per costruire il Pd Giovanni Carapella: un risultato forte del Pd a Roma e nel Lazio, poi la scoppola delle amministrative (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del "Le primarie, occasione per costruire il Pd" Giovanni Carapella: un risultato forte del Pd a Roma e nel Lazio, poi la scoppola delle amministrative di Jolanda Bufalini DIALOGHI Si incontrano oggi a via dei Frentani quelli di "A Sinistra", da Livia Turco a Vincenzo Vita, a Giovanni Carapella. "A Roma - ricorda Carapella, presidente della commissione casa e lavori pubblici alla Regione - alle primarie in sostegno di Veltroni la nostra lista ottenne il 30 per cento dei voti. Vorremmo - dice- un Pd popolare e riformista nel quale si esprima una sinistra moderna. Poi c'è stata la delusione? "Fino alle elezioni abbiamo fatto squadra anche su cose che non ci convincevano, come il meccanismo con cui sono state fatte le liste elettorali. Non bisogna, però, dimenticare che a Roma il Pd ha il 41 per cento e nel Lazio il 36,7 per cento, tre punti e mezzo in più della media nazionale. Poi c'è stata la "scoppola" di Roma, temuta ma non prevista, e la paralisi del Pd nella capitale. C'è stata l'incapacità di gestire il dopo-voto". Quindi va bene che si vada alle primarie per il segretario regionale? "Eravamo stati i primi a proporle: c'è una grande voglia di partecipazione dei circoli. A Ponte Milvio ci sono state due sedute affollate dopo i risultati elettorali, abbiamo dovuto mettere i megafoni fuori. A Trastevere è stato lo stesso. A fronte di questo: calma piatta, è mancata l'iniziativa politica, il radicamento territoriale del partito". Cosa si dovrebbe fare? "Il Pd è un partito federale, va approvato lo statuto regionale, vanno formati i gruppi dirigenti delle federazioni, vanno organizzati dei coordinamenti territoriali. Bisogna rilanciare sui valori, sulla piattaforma programmatica e superare quelle fidelizzazioni basate sulle preferenze ai candidati. Le primarie possono essere una grande occasione per reimmergersi nel corpo del Pd, di contatto di massa anche in vista delle elezioni del 2010". Cosa pensa di un "nuovo centro sinistra" con Prc e Udc? "Non si può pensare che l'esclusione di una forza dal parlamento determini la scomparsa di una forza di sinistra. Esiste una politica sociale e sindacale sulle questioni del salario e delle condizioni di lavoro su cui il confronto è necessario. E quanto alla parte migliore dell'Udc, quella che ha rotto con Berlusconi e il berlusconismo, un confronto laico è possibile, anche perché alla regione Lazio servono i numeri. Chi voterà alle primarie? "Bisogna regolamentare ma non limitare, mettendo in campo la forza dei circoli: nel Lazio il Pd ha raccolto um milione e 200mila voti, a Roma il 14 ottobre 300mila cittadini hanno partecipato alle primarie. Si deve usare questa forza per uscire dalla depressione post-elettorale" Pensa a primarie con più candidati? "Belle primarie con più candidati e più liste a sostegno dello stesso candidato" E la candidatura di Roberto Morassut? "È stato un tentativo di sintesi unitaria e Morassut ha colto alcuni aspetti: superare le logiche correntizie e valorizzare la pluralità dei contenuti in una gestione unitaria". Ora, però, si è affacciata anche l'ipotesi della gestione commissariale "Se Nicola Zingaretti, che ha anche ottenuto un grande successo popolare, se la sente di continuare...e in ogni caso mi sembra preferibile una gestione collegiale, laica e costruttiva. Non bisogna fare passi indietro".

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Feisal e Khaled italiani senza Paese (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Feisal e Khaled italiani senza Paese Moni Ovadia Feisal e Khaled sono padre e figlio. Feisal - ne ho già scritto in queste colonne - è un palestinese nato a Jenin che, da oltre vent'anni, vive in Italia dove si è laureato in Farmacia e ha costruito la propria famiglia con la moglie palestinese. Hanno tre figli. Feisal ha il passaporto giordano perché, malgrado sia iscritto da sempre al collocamento italiano, lavori regolarmente e paghi i contributi in Italia, la nostra generosa e cristianissima nazione non ha ritenuto di concedergli la cittadinanza contro il più elementare sentimento di giustizia che dovrebbe animare una legislazione democratica. E così, Feisal, ogni volta che, per lavoro o per ragioni familiari, deve varcare una frontiera europea, viene vessato con attese interminabili perché, per l'ottusa mentalità burocratica, lui palestinese con passaporto giordano ha il perfetto identikit del terrorista. Feisal però, è l'esatto opposto di quell'identikit. È un uomo pacifico, di profonda intelligenza e dirompente senso dell'umorismo che gli permette di ribaltare l'occasione offertagli dal ridicolo accanimento sbirresco nei suoi confronti, in un teatro del paradosso e dell'acume a beneficio di noi, suoi indignati compagni di viaggio e di lavoro. Chi conosce Feisal non può non volergli bene e non trarre ammaestramento dalla sua umoristica saggezza. Ieri invece, la sua voce al telefono non era ilare o divertita. Ieri parlava con la voce di un padre angosciato, ferito. Mi ha chiamato per dirmi che suo figlio maggiore Khaled, di sedici anni, è stato chiamato in questura dove gli sono state prese le impronte digitali e dove è stato fotografato per essere schedato. È stato trattato come un delinquente alla presenza di suo padre che è un galantuomo così come un bravissimo giovane è lo stesso Khaled. Qual è la sua orribile colpa dunque? Khaled è nato a Pavia e cresciuto a Catania. Lui frequenta regolarmente la scuola e si esprime con i tipici modi dei giovani italiani catanesi della sua età, fa anche il tifo per una squadra italiana. Eppure è un'apolide nel Paese di cui parla perfettamente la lingua perché è la sua lingua. Dall'età di quattordici anni, il suo permesso di soggiorno non è più aggregato a quello del padre, ne ha uno suo, ma non è ancora italiano. Questi governanti senza cuore, feroci per professione, vigliaccamente reazionari, lo marchiano. Sanno loro cosa significa essere trattati da criminali non per quello che si fa, ma per quello che si è? Sanno cosa vuol dire vedere sottoposto a queste pratiche ignobili il proprio figlio? No! Non lo sanno. Sono funzionari del privilegio, seminatori di paura. Non a caso se la prendono con i più deboli, i più indifesi come i rom, i sinti, i palestinesi, gli africani. Non hanno il coraggio di prendersela con i figli di camorristi, mafiosi, affiliati alla 'ndrangheta o alla Sacra Corona Unita. Con chi usa questi sistemi, il dialogo più che impossibile, è inutile. È ora di mostrare una fermezza adamantina, ribadendo il senso profondo della democrazia come insegna la Costituzione. L'irrinunciabile ripulsa di ogni violenza, ci deve chiamare ad opporci con fermezza alle pratiche violente della melassa dell'ipocrisia messe in atto da questo esecutivo malato di intolleranza e xenofobia. Io so che anche nei partiti che compongono lo schieramento di centrodestra ci sono sindaci, politici ed elettori animati da sentimenti democratici. Facciamo appello anche a loro perché si dissocino da questa politica crudele e dissennata. Non dimentichiamo che le parole più dure pronunciate contro questi provvedimenti di natura razzista, sono venuti da un settimanale che si chiama Famiglia Cristiana. È suonata l'ora di fare riemergere i valori nobili della nostra tradizione contadina e operaia, i valori civili cristiani e laici per impedire che il nostro Paese sprofondi nell'abisso della volgarità e della vergogna. Se saremo passivi e rassegnati, si allontaneranno da noi come una maledizione, non solo la dignità del vivere, ma anche il turismo e la prosperità economica. Mala Tempora.

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Arriva il navigatore satellitare per risparmiare sulla spesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Milano La curiosità Arriva il navigatore satellitare per risparmiare sulla spesa Come trovare la cascina che vende il latte o le mele a un prezzo imbattibile? Semplice: si imposta la ricerca sul computer, sul navigatore satellitare dell'auto o sul cellulare e via, dove la spesa costa meno. A ideare il software del risparmio sono stati gli studenti del corso di Geografia economica del corso serale di Economia della Cattolica: si chiama Agri-life e verrà presentato questa mattina in Università dal professor Mauro Preda che ha coordinato il lavoro degli studenti. Sono 1.300 le aziende agricole lombarde catalogate (grazie anche all'aiuto di Coldiretti) nel programma che permette di indirizzare chi lo utilizza verso il "farmer market" più adatto: così, secondo i calcoli, si può arrivare a risparmiare tra il 9 e il 60 per cento, circa 27 euro che in un anno diventano 1.400, sulla spesa settimanale di frutta, verdura e latticini, con la possibilità di comprare anche piante e fiori. Perché comprare la carne bianca al super costa 2,95, sull'aia ne costa solo 1,19 euro: basta sapere a colpo sicuro dove andare. I vantaggi del progetto (che ha anche un sito: www.agri-life.it) sono tanti: risparmiare (soldi e tempo, visto che i percorsi per arrivare alle cascine sono guidati dal software), riscoprire la natura, creare dei gruppi di acquisto solidali (le famiglie allargate dei giorni nostri) per fare scorte di cibi sani e naturali.

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Festa moretti tra film, amici e un convegno (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Firenze Premio Fiesole Il 10 al Teatro Romano Festa Moretti tra film, amici e un convegno Il titolo del saggio che accompagna il Premio Maestri del Cinema 2008 a Nanni Moretti, L'intransigenza della ragione, è la più chiara motivazione della scelta della sezione toscana del Sindacato critici. E al non negoziabile aspetto etico e politico di Moretti uomo fa pendant l'integrità del suo essere anche uomo di cinema a tutto tondo: autore, regista, attore, produttore, direttore di festival ed esercente di inattaccabile rigore. Adorato da anni nella Francia cinéphile, figura di laico culto in Italia, premiato un po' ovunque nel mondo, Moretti entra col Premio Fiesole in quell'eletta schiera di maestri - nome solo apparentemente desueto: c'è un gran bisogno di stanare quelli autentici che ci restano - scelti nel tempo per l'austero riconoscimento: Loach, Penn, Anghelopoulos, Costa-Gavras, Rosi, Kaurismaki, Pinter, Altman, Bertolucci e Spike Lee fra i più recenti. Il 10 luglio al Teatro Romano di Fiesole (21,15) la premiazione del regista, con Margherita Buy, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher e Sandro Veronesi intervistati da Silvia Bizio; seguono Il giorno della prima di Close Up, corto di una giornata con Moretti al suo Sacher per la presentazione del film di Kiarostami, e Bianca. L'11 (10,30) Villa La Pietra, sede della New York University che entra al meglio nel pool del premio, ospita un convegno sul cinema del maestro romano che alle 21,30 inaugura la rassegna dei suoi film al Forte Belvedere aperta da Ecce bombo; seguono La messa è finita (12), Palombella rossa (13), Il portaborse (14) e Caro diario (16). (p.r.).

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A voi il capodanno dell'estate canti e balli con un milione di ospiti - anna tonelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Bologna Dal tramonto all'alba lungo la Riviera si scatena il divertimento con 300 eventi A voi il Capodanno dell'Estate canti e balli con un milione di ospiti Su un immenso palcoscenico di 110 km giochi, sport, sfide, concerti, performance rustide, burattini, veline, regali, fuochi d'artificio ANNA TONELLI RImini In principio fu il simbolo della riviera femmina e accogliente. Poi è diventato l'omaggio all'altra metà del cielo, alle turiste in ferie o alle protagoniste dell'immaginario vacanziero. Ora la Notte Rosa è tutto. Festa e sagra, tramonto e alba, musica e balli, brindisi e rustide, burattini e comici, poesia e new age, danza classica e liscio, giochi e sfilate di moda, bomboloni e pesche nettarine. Lo chiamano il "Capodanno dell'estate" perché in una notte che in realtà inizia al mattino e prosegue fino all'alba di domenica, si contano più di 300 appuntamenti. La Notte Rosa è diventata evento. Non solo Rimini, ma tutta la riviera. Non solo donne, ma tutte le tribù di tutte le età. Non una sola festa, ma tutte le feste possibili. Con un milione di presenze attese, ben più di un Ferragosto ormai alle corde. Una kermesse che abbraccia 110 km di costa, dai Lidi Ferraresi a Cattolica. In ogni luogo uno spettacolo, un'iniziativa, un concorso, un ammiccamento. C'è voluta una guida di 80 pagine per far rientrare tutto il programma. Si inizia questa mattina con la gara dei palloncini colorati per i bambini a Bellaria e si finisce alle 5 di domenica con le melodie magiche del piano di Ludovico Einaudi sulla spiaggia Blu Beach di Miramare. In mezzo c'è posto per le donne di Andersen fra fiabe e realtà con Anthony Majanlahati al Chiostro della Gambalunghiana a Rimini, per il tributo a Ligabue a Torre Pedrera, per il Gran Premio di Ballo Liscio alla Darsena di San Giuliano, per la pink dance in mezzo alla schiuma ad Aquafan, per le poesie sul lungomare di Misano, per un inno alla femminilità da Eva alla Gioconda a Cattolica. I lidi di Comacchio si contendono i nottambuli proponendo alcuni comici di Zelig a Lido delle Nazioni, i campioni del mondo di pattini a rotelle a Lido di Spina e i cori popolari a Comacchio. Le spiagge ravennati si animano con lo spettacolo della Roaring Jazz Band a Marina Romea, le sfilate di moda a Marina di Ravenna, l'esibizione di Sergio Sgrilli a Lido di Savio, i burattini in rosa di Cervia, la gara dei dee jay a Milano Marittima. Cesenatico punta sul revival anni Ottanta con dance collettiva in compagnia di Sandy Marton. A Bellariva c'è pure il gioco dell'estate, un torneo di speedminton con i giocatori vestiti con attrezzature e vernici fluorescenti. E poi i grandi concerti all'aperto, tutti gratis, uno dei regali più attesi di una notte che finisce con le note che accompagnano i chiarori del mattino (a fianco il programma). Grande musica in grandi platee per accogliere l'invasione dell'esercito di nottambuli, adolescenti e over anta. Perché la Notte Rosa deve essere di tutti, senza alcuna discriminazione, come vuole il dna di una riviera ospitale e accogliente. E per tutti c'è una declinazione del colore, con i gadget regalati a chi si trova a passare da quelle parti. Borse, cappellini, t-shirt realizzate dagli studenti del corso di laurea in moda dell'università di Rimini con l'invito a griffarci sopra una parola, una frase, un ricordo. In più di 24 ore la riviera diventa un'oasi in rosa. Dalla Cina sono arrivati due milioni di lampadine per accendere il lungomare in tinta. I monumenti si adeguano con luci sul Ponte di Tiberio, sul grattacielo di Cesenatico, sul neocentenario Grand Hotel riminese, sul Magazzino del Sale di Cervia, perfino sui torrioni di San Marino. Da Milano che quest'anno funziona come partner metropolitano, arriverà un treno rosa con 30 coppie che hanno partecipato e vinto un concorso. Sul mare si colorano barche e vele, perfino gli scogli a Misano. L'immaginazione al potere regala l'aperitivo Rosa Antico e le rose, l'auto d'epoca e il pedalò, il vin rosè e la meringa, la brandina e l'ombrellone. Immancabile pure la piadina che è ancora un mistero come riusciranno a colorarla di rosa. Per non essere out, sono a disposizione parrucchiere e truccatrici pronte ad allestire spazi improvvisati in spiaggia o sul lungomare per acconciature e trucchi d'ordinanza. L'abbraccio ideale, romantico e sornione, a mezzanotte con i fuochi d'artificio rosa che accenderanno contemporaneamente il cielo di una riviera incantata.

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Yoga e fedi sotto il melograno - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIX - Bologna Yoga e fedi sotto il Melograno Dio, Buddha e meditazioni: incontri di pace all'Eremo di Ronzano Dal 9 al 20 luglio, uomini del dialogo, religiosi e non, celebrano la storia dell'associazione fondata 30 anni fa da Lino Colombi ILARIA VENTURI IL primo campo di formazione fu organizzato nel 1978 sulle colline di Ronzano. E fu l'inizio di un dialogo, a Bologna, tra il mondo dello yoga e i padri dell'Eremo. Un cammino fondato sulla comune visione non violenta e la comparazione delle fedi che oggi viene riproposto dagli stessi protagonisti che allora, da quella prima esperienza di condivisione, fondarono il Melograno, scuola di yoga e di pace: Lino Colombi, il maestro che ha fatto crescere lo yoga a Bologna, una vita dedicata alla cultura della non violenza, e padre Pietro Andriotto, ora missionario in Africa. "Da Ronzano a Ronzano: 30 anni di Melograno", è l'iniziativa che dal 9 al 20 luglio si terrà all'Eremo di Ronzano per celebrare questa storia. Fatta di uomini del dialogo, religiosi e non. Inedita. Dirompente. Da ripercorrere. "Per vivere la fede nella sua sostanza, alle origini", ricorda frate Benito Fusco della Comunità dei Servi di Maria dell'Eremo. Dal 9 al 12 luglio si terrà, riservato agli insegnanti, un seminario di yoga e non violenza. Domenica 13 luglio (ore 15.45), l'incontro "La non violenza nostro avvenire comune" con Virginia Gieri, presidente del Quartiere Savena che ospita il Melograno, la conferenza di Antonino Drago, una delle voci più forti sull'educazione alla pace e la non violenza, e la pratica di silenzio con Arrigo Chieregatti, parroco di Pioppe di Salvaro, docente di pedagogia, psicoterapeuta. L'incontro aprirà il campo di "Fraternità, diversità e non violenza" riproposto dopo trent'anni, sino al 20 luglio, aperto a tutti. Ogni giorno sarà giorno di comunione con i credenti musulmani, indù, buddisti, con i cercatori dell'occulto, ovvero chi è "alla ricerca dell'invisibile e di una relazione", con gli ortodossi, con il popolo ebraico, con la chiesa cattolica. Tra esercizi yoga, meditazione e cucina etnica, sono previste testimonianze di diverse fedi ed esperienze, a partire dagli ultimi: Samy Kulandaj, maestro di yoga indiano laureato alla Gregoriana, Carla Corso, fondatrice del Comitato diritti delle prostitute, Gianni Sofri, Brunetto Salvarani, direttore del Centro educazione alla mondialità, Ettore Turrini, missionario in Amazzonia, il giornalista Romano Giuffrida, la docente Giuliana Martirani (info: 051581443-6241125). Lino Colombi, allievo di Lanza del Vasto, il fondatore dei movimenti gandhiani d'Occidente, è netto: "No alla New age o all'idea di un'altra via religiosa, questa esperienza è l'incontro su una visione comune che vede la possibilità del dialogo nel silenzio. D'altra parte la stessa Chiesa ha chiesto al monachesimo il dialogo interreligioso". Le parole chiave? Terra, laicità, spiritualità, silenzio, appunto. Che sa fare rumore nella vita quotidiana. "L'altro non può essere un'impronta digitale", fa notare Benito Fusco pensando ai piccoli rom. "Questo è il tempo storico dell'emancipazione dello straniero, l'altro di cui abbiamo paura. Questo campo passa anche da qui, con ritmi che non sono quelli del tempo produttivo, ma esistenziale. Un'esperienza di vita in fraternità, per unire la spiritualità laica con quella religiosa, per aprire varchi di pensiero con ciò che ci accomuna. Perché la diversità per noi è ricchezza, non divisione". SEGUE A PAGINA V.

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Allargare il comitato per l'unità d'italia - sandro bondi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura ALLARGARE IL COMITATO PER L'UNITà D'ITALIA SANDRO BONDI entile direttore, nel 2011 si festeggeranno i 150 anni dell'Unità d'Italia e per questa occasione è stato nominato dal mio predecessore, l'onorevole Francesco Rutelli, un comitato per le celebrazioni vario e articolato, presieduto dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, che ho proposto di poter arricchire con alcuni storici autorevoli come Ernesto Galli della Loggia, Piero Melograni, Francesco Perfetti, Ettore Albertoni, Elena Aga Rossi, Giano Accame. Sono convinto che le celebrazioni debbano rappresentare un'occasione per riscoprire le origini, le pulsioni ideali, le cause economiche, anche gli errori di un secolo in cui è nata l'Italia di oggi. Non possiamo limitarci a una generica commemorazione né a una enfatica attualizzazione del patriottismo risorgimentale, mito certamente fondativo, snaturato prima dalla retorica sabauda, poi da quella fascista e resistenziale. Noi riteniamo che la ricerca storiografica sia ancora un formidabile antidoto contro la distruzione delle coscienze e il proliferare dei luoghi comuni ideologici. E lo sostengo proprio perché, sotto l'incalzare della contemporaneità, sento più che mai il bisogno di scavare, studiare, comprendere. Molti dei problemi dell'Italia di oggi sono nati in quegli anni: capirli ci può aiutare a rimediarli e a evitarne di nuovi. Per questo il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia è l'occasione per una riflessione più ampia sull'identità della nostra nazione che, se esiste culturalmente da almeno settecento anni, da quando cioè una lingua comune unì Stati divisi, è ancora oggi argomento complesso da chiarire e delineare con una demarcazione netta tra politica e storiografia. Lo storico deve capire che cosa accadde e perché, non deve dare un giudizio politico. Qualche tempo fa, Sergio Ricossa ricordava come della storia patria ci sia stata offerta una versione "ufficiale" e "politicamente corretta" per cui il bene e il male sono nettamente separati: credo sia giunto il tempo che una visione così manichea lasci spazi a quadri più sfumati e meno convenzionali. Andrebbe depurato dalle molte incrostazioni storiografiche il ruolo della Monarchia e del Papato. Come, al di là della giusta riflessione su tutti i suoi protagonisti (Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II), non possiamo tralasciare di approfondire le varie componenti che contribuirono a formare l'idea di Stato con le sue molteplici stratificazioni: la grande scuola federalista di Carlo Cattaneo e il pensiero cattolico di Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini. Una lettura ideologica della storia patria, schiacciata sulla scorta di una idea classista del Novecento, ha prodotto una scarsa condivisione dei valori fondanti del nostro vivere insieme. Occorre trovare il coraggio di guardare con occhi nuovi e critici le nostre origini, per far vivere una democrazia fondata finalmente su una memoria condivisa. E opportuno perciò in questa sede di celebrazioni - ed è per questo che ho voluto proporre al dottor Gianni Letta di aggiungere nel comitato storici che rappresentassero diverse culture - ricordare più in generale gli uomini e i luoghi che hanno fatto l'Italia. A partire da Giovanni Giolitti, di cui cadono in questi giorni gli ottanta anni dalla morte, padre della patria, capace di costruire l'ossatura di uno Stato moderno, di dare una svolta liberale allargando il suffragio e nello stesso tempo di prefigurare la cosiddetta "conciliazione silenziosa" con il mondo cattolico, in quegli anni ancora autoescluso dalla vita politica. Oltre Giolitti, sarebbe utile poter ricordare figure come Quintino Sella e Marco Minghetti, ma anche meno noti fautori dell'industrializzazione, per esempio quell'Enrico Dell'Acqua, eletto da Einaudi a "principe dei mercanti", capace all'inizio del Novecento di conquistare i mercati internazionali, assurgendo così a simbolo della modernizzazione e industrializzazione di una nazione da poco nata. E' necessario, dunque, celebrare i luoghi e i simboli dell'Italia Unita che risalgono dall'Ottocento lungo tutto il Novecento e sono i veri collanti dell'identità nazionale, sui quali si può pensare di radicare una memoria collettiva meno conflittuale di quella coltivata fin'ora. Come analizzava, una dozzina di anni fa, Mario Isnenghi la memoria nazionale si ciba di oggetti ed esperienze comunitarie positive e negative: il tricolore, l'inno, ma anche il sacrario di Redipuglia e il Monte Grappa, l'8 settembre e piazzale Loreto, il Vittoriano, piazza san Pietro, perfino l'opera lirica che fu un tempo riconosciuta colonna sonora dell'italianità nel mondo, quanto oggi lo è il made in Italy. Più in generale, l'identità pre e post Risorgimento trova nell'immenso patrimonio artistico e nella lingua (ricordava Canetti che "la nostra patria è una lingua") i due elementi a mio avviso fondanti che devono anche in questo centocinquantenario essere posti al centro della riflessione comune. Con viva cordialità Ministro della cultura.

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<Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 159 del 2008-07-05 pagina 6 "Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag" di Gabriele Villa da Milano Professor Luigi Campiglio, per la prima volta è in picchiata la spesa per il cibo. Come dire che adesso ci togliamo anche il pane di bocca? "Sicuramente quello che emerge dallo studio della Confcommercio sui consumi degli italiani in maggio è un dato allarmante. Allarmante e, al tempo stesso, profondamente significativo. Perché la diminuzione dei consumi alimentari è, per tradizione, uno degli indicatori più attendibili della diminuzione del tenore di vita. Bisogna prendere atto che la media degli italiani è talmente in difficoltà che si trova costretta, non solo a ridurre la quantità di beni alimentari acquistata ma, temo, anche la qualità di ciò che porta poi sulle proprie tavole". Quindi anche il resto dei tagli, tipo scarpe e abbigliamento, arriva per effetto indotto... "È un dato di fatto che la teoria economica, ma soprattutto il buon senso del padre di famiglia accorto, determinano, di fronte ad una situazione di crisi e, a maggior ragione, di fronte ad un budget di spesa che rimane drammaticamente invariato, una scala di priorità. Priorità che, per forza di cose, escludono generi voluttuari come il biglietto del cinema, ma anche quel tipo di acquisti che spesso sono dilazionabili, come l'abbigliamento e le scarpe". A proposito di acquisti dilazionabili gli italiani hanno deciso di non comprare più, o comprare meno, auto e moto. E persino di tagliare qualche pieno di benzina o gasolio... "Questo è un aspetto che merita un discorso a parte perché la riduzione dell'acquisto di auto arriva a coincidere sì con la crisi economica generale, ma anche con un picco che, nei due anni precedenti, ha sicuramente fatto registrare un'impennata di acquisti nel settore automobilistico. Quindi bisogna considerare anche un rimbalzo scontato in un mercato piuttosto saturo. L'auto non si acquista ogni anno, e in questa valutazione non rientra solo l'aspetto congiunturale particolarmente sfavorevole". Quanto ai risparmi sul carburante, non sarà che tutti gli italiani sono improvvisamente diventati più responsabili? "Mi lasci passare una battuta: il rincaro dei carburanti è sicuramente l'imposta più ecologica che si possa prevedere in un piano finanziario. Al di fuori dell'ironia, è comunque un dato di fatto che, davanti all'escalation del petrolio, anche gli italiani più disinvolti cominciano a sentirsi il portafoglio più leggero e preferiscono optare per i mezzi pubblici o viaggiare sugli scooter e le motociclette che consumano meno. L'aspetto del maggior senso civico francamente, da economista, non l'avevo preso in esame ma se, come mi auguro l'esplosivo prezzo del petrolio dovesse raffreddarsi nel tempo, c'è da augurarsi anche che la buona abitudine di fare qualche pieno in meno venga conservata anche in tempi migliori". Dal suo osservatorio, la cattedra di politica economica all'università Cattolica di Milano, come vede il nostro futuro? "Certamente i dati che abbiamo appena commentato ci dicono che ci troviamo immersi in una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a fenomeni stagionali, dalla quale e impossibile uscire nel breve periodo. E sulla scorta di questi indicatori non si può che ipotizzare una crescita zero per l'economia italiana anche nel 2008. Anche perché si parla soltanto di petrolio, ma non bisogna dimenticare che gli stessi costi vertiginosi si ritrovano nell'acciaio, nel cromo, nei semilavorati...". Possiamo correre ai ripari in qualche modo? "Possiamo solo azionare l'airbag, cioè limitare i danni. Perché anche il governo nazionale di fronte ad un bolletta energetica così pesante può fare ben poco. L'unico modo per alleviare le tribolazioni della collettività, che poi è la generica platea che paga le conseguenze di tutto, è quella di tutelarla. E questo lo debbono fare con risolutezza le autorità anti-trust. Se non si fanno sentire adesso, applicando e facendo applicare le norme che costituiscono gli obbiettivi stessi del loro mandato, mi domando quando si faranno sentire". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (10 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (10 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 509 ) " (17 votes, average: 4.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (11 votes, average: 3.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (13 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (16 votes, average: 3.94 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 136 ) " (18 votes, average: 4.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (213) Ultime discussioni lycopodium: ottima iniziativa Marcello: Caro Sig. Savigni, il Suo zelo è ammirevole ma mi fa rabbrividire, lo scrivo senza alcuna sottesa ironia,... David: A proposito di Wikipedia, ho cercato varie volte di correggere affermazioni sul Cristianesimo che sono... Raffaele Savigni: L'enciclica "Quanta cura" (e quindi anche il Sillabo) non è un atto di magistero... Raffaele Savigni: Non ho criticato san Pio V per l'iniziativa di Lepanto, ma per aver fatto bruciare parecchi... Gli articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news PROCESSIAMO I CATASTROFISTILa Betancourt a Parigi abbraccia Sarkozy: "Mi avete salvato"Muore immigrato legato sotto la stiva di un tirBeni culturali, Pompei stato di emergenza per 12 mesi: incuriaBerlusconi: "Non temo i giudici La deriva giustizialista va fermata" Salari, Veltroni: raccoglieremo 5 milioni di firme Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. 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Il bivio di monsignor Fellay Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Pagine About Disclaimer I miei libri Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.

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"La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (10 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (10 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 509 ) " (17 votes, average: 4.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (11 votes, average: 3.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (13 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (16 votes, average: 3.94 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 136 ) " (18 votes, average: 4.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. 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Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

E' stata annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa. Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (10 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (10 votes, average: 3.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 509 ) " (17 votes, average: 4.12 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (11 votes, average: 3.45 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons. Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (13 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (16 votes, average: 3.94 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) " (10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 136 ) " (18 votes, average: 4.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (213) Ultime discussioni lycopodium: ottima iniziativa Marcello: Caro Sig. Savigni, il Suo zelo è ammirevole ma mi fa rabbrividire, lo scrivo senza alcuna sottesa ironia,... David: A proposito di Wikipedia, ho cercato varie volte di correggere affermazioni sul Cristianesimo che sono... Raffaele Savigni: L'enciclica "Quanta cura" (e quindi anche il Sillabo) non è un atto di magistero... Raffaele Savigni: Non ho criticato san Pio V per l'iniziativa di Lepanto, ma per aver fatto bruciare parecchi... 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Love makes life magic. In mostra il magico mondo di Fiorucci (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura A Cattolica, dopo l'inaugurazione di Gradara Love makes life magic. In mostra il magico mondo di Fiorucci Lo stilista dei "due angioletti" nominato "dell'anno" nei comuni di Gradara e Cattolica. Esposizioni, eventi e incontri per celebrare l'evento Elio Fiorucci è “uomo dell'anno 2008” di Gradara e Cattolica, località di villeggiatura della famosissima costa romagnola. Per celebrare l'evento, è stata organizzata una mostra – o meglio un percorso espositivo di mostre che si snoda tra i due comuni – dal nome “Love makes life magic”. In scena tutto l'”universo Fiorucci”, attraverso oggetti di moda e design che lo hanno reso celebre nel mondo, ma anche video, scenografie e vere e proprie opere d'arte e installazioni concepite appositamente per l'occasione a sottolineare l'eclettismo del designer, legato non solo al fashion ma anche a cinema, design, fotografia, musica e arte. Dopo l'apertura della mostra di Gradara (presso Palazzo Rubini Vesin – fino al 2 novembre), ora è la volta di Cattolica. Nella Galleria Fiorucci (ex cinema Ariston), sono state appositamente realizzate due installazioni a ricreare la Casa e il Giardino “Love Therapy”, che lo spettatore potrà fruire non solo guardando ma anche “entrando” nell'area espositiva. Nel corridoio della galleria, è stato invece allestito uno “Spazio Lounge Love Therapy” - in cui saranno organizzati incontri con lo stilista. L'area è dominata da una “parete d'autore”, concepita da Fiorucci per Design On Stage e realizzata da DesignTaleStudio. E al di fuori della Galleria sarà messo in scena un “Arredo Urbano Love Therapy” che, con un particolare sistema di illuminazione, condurrà lungo viale Bovio, dal mare alla mostra, con nani e frasi di Elio Fiorucci e, dal centro verso il mare, con riproduzioni di fotografie realizzate per Elio Fiorucci da Oliviero Toscani. Love makes life magic Vernissage (su invito): 4 luglio alle ore 18 Dal 5 luglio al 4 settembre Galleria Fiorucci (ex cinema Ariston) Viale Bovio, Cattolica Orari: dal lunedì alla domenica dalle 18 alle 24 Ingresso gratuito Info: tel. 0541 964673 www.gradarainnova.com info@gradarainnova.com Serenella Forlani.

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Vattimo: ossessione cattolica Non si occupa di cose serie (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-05 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Il filosofo Vattimo: ossessione cattolica Non si occupa di cose serie MILANO - "Bisognerebbe far sapere a Giovanardi che dai tempi degli antichi Greci esistono soldati omosessuali e la cosa non ha mai turbato né influito sul valore dell'esercito". Il professor Gianni Vattimo, docente di Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sorride quando ascolta la notizia: "Io non ho fatto il militare perché mia madre era vedova, ma questi rischi da manifestazioni ostentate dell'essere gay non li vedo. Mi pare che sia, ancora una volta, un'ossessione cattolica ricorrente. Ma Giovanardi fa il suo lavoro: non si occupa di cose serie". C. Mar. Docente Gianni Vattimo.

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Tatangelo e il no del vescovo: sono credente e canto lo stesso (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-05 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE Vallo della Lucania Il presule Favale si oppone al concerto: schiaffo alla morale. Ma lei: alla Oxa, però, non hanno detto nulla Tatangelo e il no del vescovo: sono credente e canto lo stesso DAL NOSTRO INVIATO VALLO DELLA LUCANIA (Salerno) - Attacca "Ragazza di periferia", e dà l'idea di sentirsi liberata. Era venuta per cantare e finalmente canta. Tre ore prima diceva: "Non vedo l'ora di salire sul palco". Adesso è lì, col suo gruppo accanto e le luci colorate e i ragazzi e le ragazze (e non solo loro: pure molti adulti) che riempiono la piazza e l'applaudono. Canta, ma "due paroline " aveva promesso che le avrebbe dette: "Mi dispiace davvero che nel 2008 ci siano ancora discriminazioni nei confronti di separati e omosessuali. Del resto, qualcuno non ha detto: chi è senza peccato scagli la prima pietra?". Temi seri, quello delle coppie di fatto e unioni gay. Più adatti a essere affrontati in altre sedi che non a una festa di paese e da una cantante di vent'anni. Ma Anna Tatangelo non ha cominciato lei. In questa polemica ce l'ha tirata in mezzo nientemeno che il vescovo, monsignor Giuseppe Rocco Favale, classe 1935, lucano di Irsina, da diciannove anni a capo della diocesi di Vallo della Lucania, che comprende cinquantaquattro comuni, centotrenta parrocchie e deve curare 160 mila anime. Eppure monsignor Favale ha trovato il tempo di prendersela con la ragazza ciociara che ha fatto innamorare Gigi D'Alessio e che a Vallo è stata chiamata per chiudere con un concerto i festeggiamenti per la Madonna dele Grazie. Il vescovo ne ha parlato addirittura in chiesa. E come ne ha parlato: "Quella donna non fa per noi", la sua presenza "è uno schiaffo alla morale cattolica ", e la spesa per il suo ingaggio (trentamila euro, sostengono gli organizzatori) "uno sperpero". E ancora: "La Madonna è esempio del mondo femminile, non si onora con falsi modelli di mode passeggere". Insomma proprio non ce la voleva, monsignor Favale, quella cantante sul palco di piazza Vittorio Emanuele, a due passi dalla Curia. Eppure non è uno che non sappia guardare lontano. Anzi: è stato lui a far nascere il teatro La Provvidenza, che ha portato a Vallo un artista come Giorgio Albertazzi, ma anche Vincenzo Salemme, Lello Arena e Peppe Barra. Invece di Anna Tatangelo non ha tenuto in alcun conto le doti artistiche ma solo la vita privata. "Devo pensare che forse ha voluto mettersi un po' in mostra", replica lei. E aggiunge: "Sinceramente mi dà molto fastidio che il vescovo abbia voluto approfittare del mio spettacolo per toccare un tema così importante come lo sono i diritti di una coppia come quella che rappresentiamo io e Gigi, e soprattutto mi ferisce essere discriminata da un predicatore della Chiesa". Non è una che le manda a dire, Anna Tatangelo. "Ma come? - insiste- L'anno scorso qui c'è stata Anna Oxa, che pure una vita sentimentale complessa alle spalle ce l'ha, e il vescovo non ha detto niente. Ora arrivo io e succede tutto questo. Non è giusto. Vengo da una famiglia cattolica, sono religiosa e ho principi e sentimenti che meritano rispetto". Si è sfogata anche con D'Alessio. "Ne abbiamo parlato a lungo. Gigi la pensa come me. Non ci va di essere accusati per il nostro amore. Basta". Ieri sera in paese il vescovo non c'era, o almeno così ha riferito un suo portavoce, spiegando che fino a domani è impegnato in un convegno diocesano. Un tentativo di abbassare i toni lo ha fatto don Ottavio Scilla, presidente del comitato che ha organizzato la festa: "Il vescovo non ce l'aveva con la Tatangelo, voleva solo sottolineare che in un momento di crisi non bisogna sperperare denaro per una festa religiosa". Fulvio Bufi GUARDA LE FOTO di Anna Tatangelo su www.corriere.it 21 anni Anna Tatangelo Accanto, ieri a Vallo della Lucania (Hermann) Critico Monsignor Giuseppe Rocco Favale, vescovo di Vallo della Lucania (Pepe/Emmevi).

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SPOON RIVER RELATIVISTA >: I CATTOLICI SI DIVIDONO (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-05 num: - pag: 41 autore: di GIORGIO DE RIENZO categoria: REDAZIONALE LE IDEE DEL SABATO " SPOON RIVER RELATIVISTA ": I CATTOLICI SI DIVIDONO Mercoledì scorso Avvenire ha lanciato a intera pagina un processo, tutto giocato in un tribunale cattolico, a Spoon River di Edgar Lee Masters. Lo spunto veniva da un articolo di Giovanni Romano uscito sul numero di giugno di Studi cattolici (vicino all'Opus Dei), in cui la celebre antologia americana veniva accusata di "poca fede", perché avrebbe un atteggiamento critico nei confronti del cattolicesimo e soprattutto della "gente di Chiesa ". La conclusione è che Masters sarebbe un "banale antesignano del relativismo" piuttosto che un "sofferto cercatore della verità": di una verità con un "autentico centro". Bianca Garavelli, in un articolo di commento in realtà un po' confuso, sostiene la tesi opposta. Nella rappresentazione di "una società che si fa sostenere da colonne pericolanti" il testo di Masters esprime "materia di denuncia e di condanna, più di una compiaciuta descrizione". Non basta. In un'intervista al gesuita Antonio Spadaro, docente della Pontificia università Gregoriana, redattore di La Civiltà cattolica, il "fine studioso della letteratura in lingua inglese", citando a man bassa Pavese (il primo a leggere Spoon River in Italia), spiega come in quegli "epitaffi " dell'antologia ci sia una "saggezza biblica" e come Masters abbia saputo trasformare la "commedia umana americana" in un "dramma sacro". Dunque la Cei e i gesuiti salvano Spoon River, L'Opus Dei la condanna. Due a uno, per ora: perché magari un intervento del Papa infallibile potrebbe ribaltare il risultato. Il processo a Lee Masters pare un gossip culturale estivo privo di spessore e infastidisce questo intrufolarsi della morale cattolica in un testo poetico a tutti caro. è una violenza interpretativa che dimostra una sola cosa: rende chiarissimo il relativismo di un giudizio morale quando si appiccica all'universalità della poesia.

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Zapatero PER SEMPRE (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

PSOE A CONGRESSO: SIAMO E RESTEREMO DI SINISTRA Congresso dei socialisti spagnoli, "Zap" inietta fiducia in un paese che sente la crisi, rivendica la laicità come la nazionale, attacca la destra. E si prepara a regnare fino al 2012, e molto oltre Aldo Garzia MADRID Da ieri fino a domenica il premier José Luis Rodríguez Zapatero si concede tre giorni da dedicare tutti al suo Partito socialista operaio spagnolo (Psoe), che celebra a Madrid il Congresso numero 37. Quando prende la parola, nel pomeriggio, per avviare la fase politica del dibattito, la platea lo applaude come si fa con i leader. È il testimonial più autorevole della rinascita del socialismo spagnolo, di quel "socialismo dei cittadini e delle libertà" che si è tradotto negli ultimi quattro anni in scelte di governo e che è chiamato a nuove verifiche - quasi unico in Europa - fino al 2012, dopo la netta vittoria nelle elezioni dello scorso 9 marzo. Zapatero non delude la platea: "Noi socialisti siamo abituati a far crescere le libertà e la democrazia. È questo il nostro ruolo storico. Per questo affermiamo che siamo e resteremo socialisti, che siamo e resteremo un partito di sinistra". Poi dà, come è sua abitudine, una prolungata iniezione di fiducia sul futuro della Spagna. "Il nostro è un paese che è cresciuto molto, nell'economia e nella cultura. A noi non piace l'isolamento. Ci pensiamo piuttosto come cittadini europei impegnati nella cooperazione internazionale per la pace e contro la fame nel mondo. E anche per questo manifestiamo con piacere la nostra gioia ogni volta che la Spagna eccelle, come nella recente vittoria della coppa europea da parte della nostra nazionale". Di questa conferma di fiducia che viene da Zapatero ha bisogno più che mai la società spagnola, alle prese negli ultimi mesi con preoccupanti segnali di crisi economica: gli indici di crescita sono sotto il 3%, la disoccupazione è al 10% ma soprattutto c'è lo scricchiolio del settore edilizio che fin qui ha accompagnato il boom di aeroporti, treni ad alta velocità, metropolitane e infrastrutture. Su questo punto, il premier ricorda la sfavorevole congiuntura internazionale, il rincaro del petrolio e annuncia che comunque "nessuna misura d'emergenza verrà presa senza l'accordo tra il ministro dell'economia Pedro Solbes, i sindacati e le parti sociali". Zapatero scalda i cuori dei delegati difendendo le scelte del suo governo. "Ci avevano criticato per aver voluto il matrimonio tra coppie gay, dicendo che la parola matrimonio avrebbe disturbato settori dell'opinione pubblica. Noi invece abbiamo risarcito la sofferenza di tanti cittadini omosessuali facendoli diventare cittadini come tutti gli altri. Le stesse critiche ci sono state fatte quando abbiamo approvato le leggi contro la violenza di genere". Zapatero non dimentica le questioni sociali: "Continueremo a contrastare le disuguaglianze, a favorire le opportunità di lavoro per i giovani, a sostenere l'aumento delle pensioni e del salario minimo. La nostra spesa sociale non sarà ridotta. Anche in una fase di difficoltà economiche, la sinistra deve sapersi differenziare dalla destra". Il premier socialista di Madrid traccia una prospettiva: "Siamo orgogliosi ma non soddisfatti. La nostra società è più libera e solidale, più mobile. Ma abbiamo rivinto le elezioni perché gli spagnoli sanno che faremo di più e meglio. È la lealtà rispetto ai nostri valori che ci rende credibili e ci rende maggioritari nella società". La polemica con la destra del Partito popolare (Pp) di Mariano Rajoy resta dura e frontale, fondata su valori e obiettivi differenti. "Ho fiducia in questo paese e nella sua laicità. Ho fiducia nel nostro progetto sociale. Ho fiducia nelle energie delle nostre forze imprenditoriali. La destra ragiona sempre e solo in termini di mercato e di opportunità individuali. Noi invece puntiamo sulla forza del cambiamento", ripete Zapatero. La verifica di questa tre giorni del "socialismo dei cittadini" di Zapatero si svolge nel Palazzo dei congressi di Campos de las naciónes, a pochi chilometri dall'aeroporto Barajas. C'è anche una canzone-inno dal titolo ambizioso e politicamente insolito che riassume bene lo zapaterismo. Si tratta di Defender la alegria (Difendere l'allegria), testo del poeta uruguaiano Mario Benedetti e musica del cantautore Manuel Serrat, che accoglie i 995 delegati nelle fasi di intervallo. Proprio qui, otto anni fa, il Psoe tenne un congresso in ben altre condizioni. In quell'occasione a discutere era un partito battuto due volte alle elezioni da José Maria Aznar, leader del Pp. L'era di Felipe González, che aveva governato ininterrottamente dal 1982 al 1996, si era conclusa tra casi di corruzione e crisi del gruppo dirigente. E proprio qui l'allora sconosciuto José Rodríguez Zapatero venne eletto nel 2000 a sorpresa segretario del partito. José Blanco, segretario di organizzazione, ricorda con orgoglio: "Otto anni fa avevamo meno di 8 milioni di voti ed eravamo all'opposizione. Oggi abbiamo più di 11 milioni di elettori e siamo tornati a governare dal 2004 e lo faremo almeno fino al 2012". Manuel Cháves, presidente del Psoe ma anche da molti anni della Regione dell'Andalusia roccaforte tradizionale dei socialisti, fa scattare l'applauso dei 995 delegati quando ricorda che "Zapatero, il nostro partito e le nostre politiche sono diventati un punto di riferimento delle speranze di rinnovamento del resto della sinistra europea". Sono presenti delegazioni di un certo peso degli altri partiti socialisti europei (per l'Italia, a conferma dell'imbarazzo con cui il Pd segue le vicende del socialismo spagnolo, considerato troppo laico e libertario, non ci sono Veltroni o D'Alema ma Luciano Vecchi e Lapo Pistelli). Le conclusioni di Zapatero sono previste domenica. Non si escludono sorprese, tra cui l'annuncio che un centro studi internazionale con sede a Madrid dovrebbe coordinare la ricerca teorica con le altre forze della sinistra europea.

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E ora, papa e Lourdes (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

INGRID E ora, papa e Lourdes "È necessario mantenere una grande spiritualità per non scivolare nell'abisso". In una delle primissime interviste rilasciate prima di partire per Parigi, Ingrid Betancourt ha raccontato le sevizie, le catene 24 ore al giorno, le torture e le vessazioni, ma soprattuitto ha mostrato al polso l'artigianale rosario con il quale pregava nella jungla. Cattolica più che altro di nome negli anni della politica, Betancourt lo è diventata di fatto nei sei anni tremendi della prigionia, e non ha mancato di farlo sapere. Nella sua ultima giornata da ostaggio, ha raccontato, ha recitato il rosario alle quattro del mattino. E adesso, ha detto, "vorrei andare a Lourdes e spero di incontrare il papa". Ieri il Vaticano ha confermato ieri la disponibilità di Benedetto XVI.

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Stato e moschea, il progetto di Gulen (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

TURCHIA Stato e moschea, il progetto di Gulen Fethullah Gulen vuole un islam che combini religione, nazionalismo e libero mercato. Piace all'occidente. Se i giudici chiuderanno il partito Akp oggi al governo, sarà lui a emergere La corte costituzionale turca scioglierà il partito Akp? Sarà crisi. Ma l'islam politico ha una nuova carta Orsola Casagrande Chi lo definisce il Khomeini turco, chi il capo dell'islam sociale. Per altri ancora è lui la vera minaccia al secolarismo della repubblica fondata da Mustafa Kemal Ataturk nel 1923. Fethullah Gulen è certamente promotore di quell'islam che piace all'occidente, agli Stati uniti soprattutto. E proprio negli Usa il predicatore turco ha trovato casa e accoglienza da otto anni. Da qui, dall'ex impero, ha continuato a tessere una rete (rete è la parola chiave dell'islam propugnato da Gulen) che oggi ne fa il proprietario di oltre 300 scuole in Turchia, 200 all'estero (dalla Tanzania alla Cina, dal Marocco alle Filippine alle ex repubbliche sovietiche dove forti sono le minoranze turcofone), e poi di una banca, di diverse televisioni e giornali. In questo periodo travagliato nella vita politica e economica turca il nome di Fethullah Gulen ricorre spesso. Nato nel 1938 nei pressi di Erzurum (sud est del paese), è figlio di un imam. Nei primi anni '60 si è avvicinato al pensiero di Nursi, fondatore del movimento Nurcu ("seguaci della luce") ancorato al pensiero dell'ordine islamico ortodosso e conservatore dei Naqsibendi. Per Nursi tuttavia i musulmani non devono respingere la modernità ma trovare, nei testi sacri, il modo per affrontarla. Questo è il principio che informa l'attività di Gulen. A partire dal suo lavoro nella moschea di Izmir, città roccaforte kemalista dove l'islam politico non si è mai radicato. Eppure anche a Izmir Gulen riesce a conquistarsi il sostegno (soprattutto finanziario) di classi medie e imprenditori stanchi della burocrazia statale, e favorevoli invece a politiche che favoriscano il mercato tout court. A Izmir Gulen comincia a organizzare campi estivi dove sono insegnati i principi dell'islam. Siamo nei primi anni '70; nascono allora le prime reti di case per studenti, le "case della luce". Gulen viene tollerato dallo stato e questo gli consente di avviare anche le prime scuole, università, media, gruppi e associazioni che coinvolgano la società civile nella costruzione di un "islam moderno". O in apparenza moderno, perché alla base del pensiero e dell'attività del movimento di Fethullah Gulen rimane l'insegnamento dei valori dell'islam e della cultura turca: religione e nazionalismo, connubio che ciclicamente ritorna in Turchia. Gli eventi degli ultimi mesi, inclusa l'offensiva per chiudere il Akp (Partito per la giustizia e lo sviluppo, al governo dal 2002, evoluzione "moderata" di un partito dalle radici islamiste), dicono che lo scontro tra establishment militare (difensore della laicità dello stato) e islam politico è ormai senza esclusione di colpi. Il verdetto sul Akp è atteso anche da Gulen, che dichiara di voler tenere separati gli affari religiosi da quelli politici. La magistratura turca ha deciso di credergli e lo ha assolto dall'accusa di aver dato vita a una organizzazione illegale allo scopo di rovesciare lo stato laico per rimpiazzarlo con uno basato sulla sharia. Gulen appare più moderato di Erdogan. Ma l'apparenza inganna. Gulen ha lasciato la Turchia all'avvio del procedimento contro di lui. Dagli Stati uniti ha riallacciato i rapporti con molti politici turchi. Soprattutto ha svolto una politica estera a ampio raggio, compreso l'incontro con Giovanni Paolo II e con diverse figure religiose di Israele. La comunicazione è importante per il predicatore turco che ha sito web in ben dodici lingue. Alla base dei suoi discorsi c'è sempre l'idea di restaurare i legami tra stato e religione in Turchia come erano all'epoca dell'impero ottomano. Non si tratta, dice Gulen, di un ritorno al passato perché nel frattempo il mondo è cambiato. Così, Gulen non parla di far osservare la sharia nella gestione della res publica: dice che la sharia riguarda soprattutto la vita privata delle persone. Il predicatore si guarda bene dal parlare di unità del mondo islamico; preferisce sottolineare l'importanza che per la Turchia hanno i Balcani e le repubbliche caucasiche. I governi occidentali considerano Gulen meno pericoloso di altri leader musulmani. Gulen pone l'accento sulla necessità di relazioni forti con gli Stati uniti e il mondo occidentale. Il vero pericolo di gulen, sottolinea chi ne teme il movimento, sta nel suo tentativo di minare la laicità dello stato turco attraverso l'islamizzazione delle pratiche sociali della popolazione. In fondo è ciò che in parte, in modo soft, ha cominciato a fare anche Erdogan: e che farebbe certamente meglio Fethullah Gulen, qualora Erdogan e i suoi venissero estromessi (via magistratura) dalla vita politica turca. Se la corte costituzionale decidesse di chiudere l'Akp gli effetti sulla Turchia sarebbero devastanti. Non solo perché il "figlio" dell'Akp riceverebbe consensi enormi per via dell'effetto vittima. Ma anche perché lo scontro già in atto tra militari e islamici si inasprirebbe. E forse è per evitare questo che per ora la corte costituzionale opterà per non decretare la chiusura dell'Akp.

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INCONTRI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-07-05 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE INCONTRI parlare di... APPRODO ALLA LETTURA Alle ore 20.00 presentazione del libro di Saverio Urcioli Il concerto a cura delle edizioni Sovera. A seguire incontro con Salvatore Spoto I gattopardi, edito dalla Newton Compton. Pontile di Ostia piazza dei Ravennati. Ingresso gratuito. Informazioni Telefono 06 694839 LETTURE D'ESTATE LUNGO I FIUMI E TRA GLI ALBERI Alla manifestazione Invito alla lettura prevista la partecipazione dell'autore Roberto Calandra, che discuterà del suo ultimo lavoro, intitolato Otto. Giardini di Castel Sant'Angelo. Lungotevere castello. Ore 21.00. Ingresso gratuito. Info: 06.6873676 COMUNITà SANT'EGIDIO All'isola Tiberina presentazione deI progetto Dream per la prevenzione e la cura dell'A.I.D.S. in Africa e Bravo (Birth Registration for All Versus Oblivio) per la registrazione anagrafica dei bambini. Isola Tiberina. Ore 21.30. Ingresso gratuito. Info: 06.58333113 FESTA DELL'ALTRA ESTATE Presentazione del libro di Paolo Bernardini intitolato La città in vendita. Ne discutono V. De Lucia, A. Alzetta, M. Alzetta. M. Smeriglio, R. Nicolini. Via I. Persico. Ore 18.30. Ingresso gratuito. www.altraestate.it STELLE DI MARE LUNGO IL FIUME LE RISERVE E I PARCHI MARINI IN MOSTRA L'argomento della serata verterà sulle terre marine protette italiane. Antonio Miccio intervista Gian Carlo Carrada e Giovanni Fulvo Russo. Mentre Raffaella Schiller intervista Riccardo Cattaneo Vietti e Leonardo Tunesi. Rive del Tevere Lungotevere Arnaldo da Brescia. Ore 20. Ingresso gratuito. Per maggiori informazione tel 06.32202949 L'ETICA LAICA Questo l'argomento che si dibatte allo stand di Rinascita alle Terme di Caracalla. Conferenza con Maria Mantello. Ore 21. Ingresso gratuito. Info: 3297481111.

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Il disegnatore Daniele Statella in trasferta per il "Riminicomix" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Estate di lavoro. Il disegnatore Daniele Statella in trasferta per il "Riminicomix" Dal "Mystfest" alla kermesse "Fumetti a Novara" Per il fumettista vercellese Daniele Statella, attualmente disegnatore della serie di "Cornelio, delitti d'autore" scritta dal giallista Carlo Lucarelli, sarà una calda estate di lavoro, in attesa di realizzare nel capoluogo di risaia "Vercelli tra le nuvole". Ospite in questi giorni al "Mystfest" di Cattolica, gli impegni fuori dai confini per il cartoonist nostrano proseguiranno sulla riviera romagnola dove, a Rimini, si svolgerà dal 18 al 20 luglio il Riminicomix. Ma ancora prima Statella sarà alla kermesse "Fumetti a Novara", in calendario il 12 e 13 luglio. In quest'ultima occasione la Scuola di Fumetto diretta da Statella sarà presente con un proprio stand. Al festival novarese i corsi istituiti dall'assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Vercelli e realizzati con l'Unipop di Vercelli, verranno illustrati, così come sarà presentata "Vercelli tra le nuvole" che in ottobre trasformerà il capoluogo di risaia in capitale del fumetto.

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Pochi lo ricordano, ma in quelle leggi è scritto anche che un italiano pu (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)

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05 Luglio 2008 Chiudi di FABIO ISMAN Pochi lo ricordano, ma in quelle leggi è scritto anche che un italiano può sposare una straniera soltanto con il placet dello Stato; e non può se è dipendente pubblico. Tante famiglie sul lastrico. Espulsi 3.057 ufficiali, 400 professori e maestri, 240 docenti e assistenti dagli atenei (6 su cento); revocate 200 libere docenze; al bando 114 autori. Esclusi il figlio del sindaco Ernesto Nathan da Banca d'Italia, e l'allenatore del grande Torino di calcio Egri Erbstein. Invece nasce Didimo, il primo giornalista scientifico su Corriere della Sera e Stampa negli Anni 50 e 60: Rinaldo De Benedetti Sagredo, agnostico, si scopre ebreo nel '38; campa inventando (senza nome) le Garzantine. Dalla Ghirlandina, a Modena, si suicida l'editore Angelo Fortunato Formiggini (funerali notturni: 5 parenti e 30 agenti). La Scala obbliga i non ariani a restituire l'abbonamento: potranno acquistare i biglietti; Erich Kleiber, "come cristiano e musicista", si infuria, rifiuta di dirigere un'opera che (ironia del caso) è un inno di libertà: il Fidelio. Il fratello del rabbino Toaff, chirurgo, è interrotto a metà intervento: non può più curare ariani; va in Palestina. Nasce il razzismo di Stato, "di inescusabile nefandezza e gravità" per citare Renzo De Felice. La persecuzione dei diritti è prodromo della persecuzione delle vite; s'innesta sul consolidato antisemitismo cattolico: fino all'ultimo Concilio, cioé quasi l'altro ieri, i "giudei" erano "perfidi" e "deicidi".Padre Agostino Gemelli, fondatore della Cattolica, scriveva 20 anni prima: "Se tutti morissero, sarebbe una liberazione"; e il primo atto di un Papa, la Presa di possesso, processione dal Laterano a San Silvestro, passava sotto l'arco di un "Cristo miracoloso": percosso da un ebreo, aveva sanguinato. Eppure, Papa e Re sono gli unici eventuali oppositori del duce. Pio XI a settembre afferma: "Siamo spiritualmente tutti semiti"; i 29 articoli del 17 novembre 1938 e gli altri decreti, re Vittorio li sottoscrive senza fiatare. Anni fa, Maria Pia di Savoia, rileggendoli a Ginevra, chiedeva stupita alla sorella Maria Gabriella: "Dis donc, ma il nonno ha davvero firmato un'infamia simile?". I deputati, assenti quelli ebrei, approvano unanimi; al Senato, 10 contrari. In tanti hanno studiato questa infamia: fino a Marie-Anne Matard-Bonucci (L'Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, del Mulino, è recentissimo). Perché capirla non è facile. Nel Dna degli italiani il razzismo non c'era. Mussolini, in pochi mesi, compie un'incredibile escalation. Nel 1937, con tanto di fanfara, giovani fascisti e fez, a Firenze, nel giardino della sinagoga, s'era celebrata la presa di Addis Abeba: un "artistico ceppo", una frase del duce incisa. E dal 1934 al '38, quella della Marina a Civitavecchia ospita la Scuola dei futuri esperti navali di Israele: un accordo con Jabotinsky, sionista e revisionista. A Roma, fino al '35, ministro delle Finanze è l'ebreo Guido Junk; sei senatori sono "giudei" nel '38 (cesseranno di inviare loro gli atti; i commessi invitati a dissuaderli dall'entrare). Gli ebrei "padroni" d'azienda sono 5.782 (82 su 100 commercianti; appena lo 0,5 in banche e assicurazioni), e 466 i dirigenti. Ma già dal '35 abbondano le vignette sull'ebreo avaro, naso adunco e labbra grosse; magari (Marc'Aurelio '36), un banchiere con le ghette. La stampa fa da "pesce-pilota": il senatore Ettore Conti parla di "un crescendo di canea"; De Felice di "sconcio". In un anno di Travaso, 114 vignette; perfino Leonardo è un "pittore razzista"; sul Corriere della Sera, il tema è in prima pagina ogni due giorni. Arturo Carlo Jemolo si indigna: "Esempi di viltà e bassezze a non finire". Però il razzismo di Stato parte da lontano. Nel '34 il duce fa pubblicare il Mein Kampf (come, dal '21 al '37, farà con I protocolli di Sion); esce da Bompiani, senza il nome del traduttore: perché, spiega Giorgio Fabre, è ebreo. Nel '38, Mussolini pensa di sistemarli tutti in Africa; e nel '40, spiega al loro presidente Dante Almansi che dovranno "lasciare, gradualmente ma definitivamente, la Penisola". Già prima delle leggi, alcuni previdenti le applicano: i Ministeri "arianizzati", alcuni licenziati; da aprile, basta permessi a chi commerci. La follia dell'Europa sferza anche l'Austria annessa, l'Ungheria, la Romania. Un terzo degl'italiani ebrei cerca di salvarsi con la discriminazione, cioé il riconoscimento di meriti speciali: alla fine, saranno seimila in tutto. Bottai e Starace non sapevano; De Bono, Federzoni e Balbo erano contrari. La Società delle Scienze radia uno straniero: Albert Einstein. Dopo la guerra, ma questa è anche un'altra storia, dei 58.412 che erano nel 1938 (al momento del primo atto di persecuzione: un censimento volto "più a sottomettere che a conoscere"), ne rimangono circa 30 mila. Oggi, 70 anni dopo, un pensiero a chi non c'è più. Ma, per favore, anche a chi ha sofferto la persecuzione.

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"Prendete le nostre Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti" (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 05-07-2008)

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E' già iniziata la schedatura e la rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi, nei campi rom con lo scopo di "censire"  quanti vi risiedono. Una misura fortemente voluta dal ministro Maroni, nonostante l'indignazione con cui è stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica. Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo. Un atto discriminatorio e persecutorio. E' necessario dare visibilità, anche con azioni simboliche, alla nostra indignazione. Il 7 luglio, a Roma, in Piazza Esquilino, dalle 17.30 alle 20, l'Arci, col sostegno dell'Aned, organizzerà una "schedatura" pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte digitali di tutte le persone che condividono  la nostra protesta. Centinaia  di impronte che invieremo al ministro con un messaggio: "Prendetevi le nostre impronte, non toccate i bambini e le bambine rom e sinti". Con noi, a farsi "schedare", ci saranno anche Moni Ovadia, Andrea Camilleri, Dacia Maraini, Ascanio Celestini, Rita San Lorenzo, segretaria nazionale Magistratura Democratica, Associazione Martin Buber Ebrei per la pace, Aldo Piave, presedente Aned (Associazione nazionale ex deportati), Piero Terracina, Aned, Patrizio Gonnella, presidente Antigone, Andrea Morniroli, presidente Cantieri sociali, Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, Piero Soldini, resp. Dip. Immigrazione Cgil, Fabrizio Da Crema, resp. Dip. Formazione e Ricerca Cgil, Angela Nava, Presidente Coordinamento genitori democratici. Politici del Pd come Livia Turco, della Sinistra Arcobaleno come Paolo Cento, Graziella Mascia, Marco Fumagalli, Giovanni Russo Spena, Elettra Deiana, del Partito radicale come il sen. Marco Perduca. Sarà presente una delegazione della Federazione nazionale Rom e Sinti Insieme col presidente Nazareno Guarnieri. L'artista rom Antun Blasevic terrà una breve performance. Tanti anche coloro che hanno aderito ma che non potranno essere presenti, dalla scrittrice Clara Sereni al giornalista Gad Lerner, a Rosy Bindi a Giovanni Berlinguer, a Roberto Musacchio, a Umberto Guidoni, a Claudio Fava a Loredana De Petris a Rita Bernardini. Arci 05/07/2008.

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Emiliano Settimi I gay benpensanti credono che gli esseri umani sani, al di là dell'orientamento sessuale, siano monogami e morigerati; la coppia è l'unico luogo in cui vivere la s (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 05-07-2008)

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Essualità; gli omosessuali non vogliono mettere in discussione né arrecare danno alla società fondata sulla famiglia Emiliano Settimi I gay benpensanti credono che gli esseri umani sani, al di là dell'orientamento sessuale, siano monogami e morigerati; la coppia è l'unico luogo in cui vivere la sessualità; gli omosessuali non vogliono mettere in discussione né arrecare danno alla società fondata sulla famiglia. Tuttavia, nonostante i toni rassicuranti di questo messaggio, la politica del movimento - da venti anni fedele alla stessa linea - non ha ottenuto nessun risultato. Nulli o addirittura negativi, se si pensa alla legge sulla fecondazione, sono i risultati politici raggiunti. Facendo propri il perbenismo, l'ansia di normalità e il bisogno di conformismo, l'omosessuale benpensante è inconsapevole alleato di quella società sessuofoba, omofoba e bigotta che impedisce alle persone di vivere libere dalla vergogna. Esiste in Italia una fitta rete di circoli privati dedicati al sesso tra uomini: saune, cruising bar e discoteche con dark room dove chi va in cerca di avventure le trova molto facilmente, commettendo atti contrari alla morale comune. Ciò, tuttavia, non sta ad indicare che la politica delle associazioni che gestiscono questi locali affermi apertamente il diritto alla libera sessualità più di quanto concubini illustri del mondo cattolico siano pubblicamente a favore del divorzio o ministre seminude si battano contro il reato di atti osceni. Le saune, le dark, i cruising seguono la regola che le azioni commesse al buio non esistono. In nessun paese d'Europa che io abbia visitato è necessaria una tessera gay che sancisca l'ingresso in un territorio protetto e privato. In nome della coerenza le associazioni che gestiscono locali per libertini dovrebbero impegnarsi politicamente per ridefinire i limiti dell'osceno nella società, ma questo non avviene. Quale interesse avrebbero le associazioni a rendere possibile la libertà dei corpi al di fuori di queste riserve? Di certo non gioverebbe alla loro economia. In Italia l'ipocrisia è endemica, non ci sono azioni permesse e cose che non si fanno per nessuna ragione al mondo, tutto è lecito purché non ti vedano e il tuo onore sia salvo. In seno a questa cultura le associazioni gay assecondano la pratica della doppia morale, una per la luce e una per l'oscurità, traendone vantaggi economici. Oggi i gay si sentono minacciati, non capiscono che la loro paura è la forza del nemico, non comprendono che all'omofobo con la spranga non interessa se qualcuno il giorno dopo griderà al bruto e dirà che certe cose sono inammissibili. Ma inammissibili per chi? In questo clima di paura ed emergenza, è difficile correggere la rotta di una politica fallimentare e collaborazionista sul terreno del controllo dei corpi e dei desideri. Facendo proprio il linguaggio degli avversari, i gay benpensanti si dichiarano contro gli eccessi di chi si oppone al controllo sui nostri corpi esercitato da un potere bugiardo e ignorante che parla in nome della natura ma di questa non sa nulla e storicamente lo ha dimostrato numerose volte. Si accodano alla litania di chi lamenta poco decoro e troppo degrado. Non hanno il coraggio di prendere le distanze dai nostri carnefici. Il gay benpensante è così ingenuo da dichiarare con assoluta certezza che se in Italia non ci sono leggi contro la discriminazione degli omosessuali o leggi che regolino le unioni tra persone dello stesso sesso è colpa di chi non va al pride in giacca e cravatta ma anzi, indulge in piume, paillette e desabillé. Pochi intuiscono che con questo servilismo non si otterrà mai nulla, a parte una rete di locali con tessera dove puoi fare quello che ti pare ma solo al buio e se non ti fai beccare dalle guardie private. In nome della sicurezza accettiamo che i nostri luoghi di incontro siano sorvegliati da guarnigioni di vigilantes che non di rado impongono con la violenza i loro codici morali. L'obiettivo dei gay benpensanti non è quello di ribellarsi alla dittatura di chi decide per tutti cosa sia lecito e cosa sia vietato pubblicamente; essi vogliono semplicemente trasportare all'interno di una normalità grigia e asfissiante la relazione monogamica omosessuale, rendendola socialmente accettabile. Manca ogni analisi antropologica dei motivi che determinano l'esistenza di una società basata sulla coppia. Manca una riflessione sul fatto che se il collante dello stare in coppia è la fedeltà dei corpi, in una società in cui ormai i corpi sono mobili e non vogliono essere nodi di una rete immutabile, l'unione fallirà al primo sospetto di tradimento. Nessun corpo è più fedele a un solo corpo, anzi, io dubito che la fedeltà dei corpi sia mai esistita al di fuori della finzione che le coppie recitano sapendo di ingannarsi. La fedeltà dei corpi è simulata anche nei luoghi più improbabili come cruising e saune. Che altro sono i camerini se non il McDonald della monogamia? La condivisione dei corpi è argomento che non si può nemmeno trattare, non fa parte di nessun possibile discorso esplicito. I corpi ottengono la loro rivincita nel buio delle dark e nei fetidi seminterrati dei cruising finché, dopo un orgasmo lontano dalla luce, i cervelli di quei corpi ricominciano a pensare che il sesso è squallido senza amore. Cervelli indecisi tra il possesso dell'amore e l'amore del possesso, ma comunque certi che senza possesso non si va da nessuna parte. Cervelli egoisti. Cervelli incapaci di capire chi mette in condivisione il proprio corpo perché sanno leggere la realtà soltanto in funzione di rapporti di potere e logiche competitive. Non c'è spazio per la cooperazione, nelle loro menti. Io credo che la sessualità sia privata nella misura in cui può essere privato alimentarsi. Si mangia da soli, si cena in due, si banchetta in tanti, si digiuna, ci si ingozza. Esistono infinite possibilità. Razionalmente, io mi sono liberato della cultura che porta a vergognarsi del proprio corpo, a considerarlo un tabù, a percepirlo come qualcosa di intrinsecamente offensivo o disonorevole, pertanto adopero il corpo e la sessualità nello stesso modo in cui utilizzo il cibo. Mi sono trovato spesso a discutere di sessualità con militanti gay, raramente ho trovato chi era d'accordo con me sul fatto che il corpo e il sesso non siano sacri. Si trattava quasi sempre di atei. Evidentemente, l'essere ateo non garantisce  una visione laica e razionale della vita. L'etimo non tradisce, la religione lega le persone alle tradizioni meglio di quanto sia capace di veicolare la spiritualità. Questo paese è pieno di atei la cui unica differenza con i cattolici è il non credere nella trascendenza, persone ossessionate dalla vergogna e dalla sacralità del corpo che quando vengono interrogate sull'oscenità, rispondono come i cattolici. Osceno è il godimento, oscena è la bellezza, oscena è la libertà. Annaspano come i cattolici nelle acque basse di tutto ciò che offre la prospettiva del dramma a buon mercato, nella micragnosa palude dei buoni sentimenti di facciata dietro i quali si cela il disprezzo per tutto ciò che è vario e multiforme. Sono atei, eppure un pisello li manda fuori di testa, nemmeno fosse Dio. Raramente, in queste discussioni con i militanti gay, qualcuno è stato d'accordo con me, ma poi mi ha spiegato che il mio messaggio non può essere capito dalle masse, è troppo complicato. E' una questione di formazione: il gay militante di solito è di sinistra e cede facilmente al dirigismo, lui sa cosa è bene per le masse. E' illuminante notare che, quando uso il mio corpo senza nessuna forma di riguardo per quella cultura che assimila la nudità alla vergogna e la continenza alla virtù, il gay benpensante adoperi in modo suicida gli stessi concetti che gli omofobi usano per denigrare gli omosessuali. Mi sento dire che sono malato, esibizionista, pervertito, volgare, indecente. L'omosessuale benpensante si sente a disagio davanti alla dimostrazione che il corpo possa essere spogliato non solo degli abiti, ma anche da quella sovrastruttura culturale che impone artificialmente la demarcazione di confini la cui unica spiegazione fornita quando se ne faccia richiesta non è altro che un anello tautologico di apodittiche giustificazioni secondarie le quali si rafforzano reciprocamente, ma falliscono nell'identificare la motivazione primaria dell'esistenza nella società del concetto che il gay benpensante, acriticamente e senza fantasia, chiama oscenità. Osceno è ciò che non è permesso dire o mostrare pubblicamente perché il potere ha deciso così, ma il gay benpensante crede che l'oscenità sia imparziale e immutabile. Incapace di rendersi conto della relatività dell'oscenità e del fatto che i suoi confini esistono soltanto per rendere evidente l'esistenza di un potere che controlla la libertà delle persone, il gay benpensante ignora che la normalità alla quale egli aspira non è scritta nel nostro dna, ma è una sovrastruttura ereditata dalla storia non più adatta alla felicità delle persone, alla produttività e allo sviluppo di una società post industriale, dove le distanze non esistono, dove le barriere culturali sono labili, dove le persone, per produrre ricchezza e conoscenza, hanno bisogno di libertà e non di essere incastonate in un rigido sistema sociale che ne immobilizzi i corpi e la coscienze. Questo sistema sociale, basato sulla stabilità della famiglia monogamica eterosessuale, era stato pensato per una società agricola, più povera di tecnologia e di sapere, che non esiste più. Noi non dobbiamo vivere le nostre vite, i nostri corpi, come coloro che non potevano comunicare in tempo reale, non potevano viaggiare, avevano freddo, fame e morivano come mosche di stupide infezioni. Coloro per i quali la vita era un mistero. Oggi la vita è un mistero solo per chi legge libri sbagliati; mancano i dettagli, ma il quadro generale è chiaro. In nome di quali credenze i gay perbenisti continuano a collegare la dignità alla mortificazione del corpo e dei nostri più innocui desideri? Perché hanno bisogno di nascondersi e fare il gioco dei loro oppressori? Perché scalpitano per poi cedere alla vergogna, sentinella interiore che il potere ha posto nei loro cuori? Perché non la espungono, questa vergogna? Perché non si rendono conto che la battaglia non è per la liberazione degli omosessuali, ma per la liberazione della sessualità tutta da chi continua a leggere il mondo alla luce tenebrosa del peccato? uomonudo@gmail.com 05/07/2008.

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Ora il balzo in avanti: identificare tutti (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-07-2008)

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Stampa L'opinione di LUCA VOLONTè * Ora il balzo in avanti: identificare tutti Identificare chi vive o si trova nel territorio di uno Stato è indispensabile. Ogni persona di buon senso ci arriverebbe se immaginasse l'imbarazzo e il timore di trovarsi in casa persone che non conosce. Il principio è dunque imprescindibile, per uno Stato che abbia a cuore il suo dovere di fornire la protezione ai cittadini. Allo stesso modo, sono incomprensibili le polemiche verso le misure che riguardano una razza specifica presente sul nostro territorio e per di più per i bambini. Nessuno vorrebbe che il commercio di organi, la pedofilia, la scomparsa di bambini toccasse proprio coloro che vivono in condizioni disagiate in accampamenti fuori da molte città e magari ci molestano rincorrendoci ai semafori, fuori dalle stazioni o per le vie della periferia. Identificare i figli di Dersu, Huzala, Goldrake, Brambilla e Mohammed è requisito necessario per i cittadini e gli stessi ospiti presenti sul territorio d'Italia e d'Europa. Ora, al Ministro degli Interni non si chiede un passo, ma un balzo in avanti, che consenta di introdurre sul serio quell'impegno già preso dalla stragrande maggioranza dell'Aula di Montecitorio nel giorno del voto finale sulla Bossi-Fini-Giovanardi: documenti di identificazione con impronte per tutti. Tutti: piccoli e grandi, indiani e marocchini, veneti e siciliani di tutte le età. Stupisce invece che politici accorti e favorevoli alla banca del Dna si strappino le vesti per le impronte digitali. Di certo, farebbero bene a opporsi a una misura discriminatoria, valida solo per alcuni, ma così non potrà essere: il buon senso impone le sue regole e nessuno può pensare che Maroni desideri trovarsi nella camera da pranzo somali senza documenti e invece non digerisca i piccoli rom. Nello stesso tempo, in Italia si sono levate voci preoccupate anche dalla Chiesa Cattolica, che chiede modifiche e deroghe al principio di identificazione, seppur senza identità non siano possibili né diritti né doveri e nemmeno tutele. Al cuore della preoccupazione della Chiesa c'è, la faccio breve, la sequela di Cristo. Lui stesso mendicante, lui stesso affamato, lui stesso reietto. L'accoglienza esiste non solo nel "dna" della fede cattolica ma, lo dice benissimo Rémi Brague nel suo "Futuro dell'Occidente", "consiste nel comprendere che l'altro è interessante anche perché proietta all'indietro, sull'osservatore che si interessa a lui, una luce che gli permette di capirsi meglio". Questo ha fatto in venti secoli la cultura europea, questo deve continuare a fare: proseguiamo per la nostra tradizione aperta e interessata, accogliente e seria. All'Europa di Sarkozy o al Ministro Maroni nessuno chiede passi indietro, ma rapidi balzi in avanti; chiudersi a riccio o accontentarsi di aver fantasmi in casa sarebbe, in entrambi i casi, una scelta suicida. * deputato Udc.

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Ad agosto l'attacco all'Iran (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 05-07-2008)

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Stampa Ad agosto l'attacco all'Iran Israele si sta preparando ad attaccare l'Iran con bombe di profondità per distruggere tutti i siti nucleari. Non è escluso neppure l'uso di piccole bombe atomiche per essere certi della distruzione totale degli impianti .Siamo di grado di confermare questa terribile notizia da fonti attendibilissime,come adesso vi diremo. Innanzitutto i tempi c'è chi parla addirittura di una data vicina ad agosto,forse durante le Olimpiadi di Pechino (quando il mondo è distratto dalle competizioni sportive e i riflettori sono accesi nella capitale cinese per possibili rischi di azioni terroristiche). In ogni caso non si dovrebbe andare al di là della fine di quest'anno,comunque prima delle elezioni presidenziali Usa. Bush nei suoi più recenti discorsi ha fatto capire che "l'opzione militare" non è esclusa visto il sostanziale fallimento anche delle ultime sanzioni decise dall'Onu. Per il momento Washington ha frenato l'attuazione dei progetti militari israeliani ma ci sono due scadenze in vista che renderebbero improcrastinabile l'ora X . La prima è legata all'arricchimento dell'uranio che si sta producendo nella centrale sotterranea di Natanz. Se sarà prodotta una quantità di uranio arricchito sufficiente per mettere a punto la prima bomba nucleare gli aerei israeliani potrebbero ricevere il segnale rosso di intervento.L'altra scadenza è rappresentata dall'installazione dei potenti missili russi SA ( che risultano già acquistati da Teheran ). L'Iran dispone già di missili a media e lunga gittata,ma quelli russi potrebbero rafforzare, non solo il dispositivi difensivo, ma anche quello offensivo,essendo in grado di colpire obiettivi israeliani, oltre che le basi americane nel Golfo persico. I tempi sono ora molto stretti e tutte le cancellerie europee sono in allarme:dalla Germania alla Francia ,alla Gran Bretagna. Proprio due giorni fa il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha ribadito con fermezza al congresso dell'Internazionale socialista, a Lagonisi (Grecia),che "la minaccia nucleare dell'Iran non può essere permessa". Ma ad essere fortemente preoccupati sono proprio gli iraniani,quelli della resistenza, che da molti anni combattono il regime islamico di Teheran. Sabato scorso nei padiglioni della Fiera di Parigi oltre 70 mila iraniani (dati della polizia francese) sono arrivati da tutta Europa (ma anche dagli Usa,Canada,Australia,Iraq,Giordania,ecc.) in un meeting , convocato anche per sollecitare una presa di posizione dell'Unione europea sulla cancellazione dei mojahedin del popolo (che sono una componente del Consiglio della resistenza) dalla lista del terrorismo internazionale,così come ha fatto nei giorni scorsi il parlamento inglese. Marjiam Rajavi,storica presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (che ha sede proprio a Parigi) è stata molto esplicita nel suo lungo discorso: "no" al regime islamico- fascista di Ahmadinejad ,"no" a una nuova guerra in Iran ( che può diventare più sanguinosa di quella del'Iraq),"si" alla "terza via" ,come unica alternativa pacifica possibile per riportare la libertà e la democrazia in Iran,che deve tornare ad essere "uno Stato laico,pluralista,rispettoso di tutte le etnie,culture e credi politici e religiosi". Il clima che si percepiva (anche nei nostri parlamentari presenti,sia del Pdl,della lega e del Pd) era molto teso. Anche i rappresentanti di governo irakeno ci hanno confermato che, dalle notizie in loro possesso, "ci troviamo alla vigilia di un grande evento e pensiamo che,come ritorsione l'Iran possa attaccare anche noi,coinvolgendoci in una guerra totale, in tutta la regione". Un ministro ha aggiunto,chiedendoci l'anonimato: "Siamo oppressi dalla forte ingerenza dei pasdaran iraniani:dalle nostre frontiere ,ridotte a un colabrodo, passa di tutto(armi, dollari ,militari iraniani ,ecc.) per finanziare i gruppi armati,anche quelli vicini ad al Qaeda. Sono ormai oltre 300 mila gli iraniani,con nomi irakeni,compresi diversi parlamentari e alcuni ministri ,sulla busta paga della Forza Qod ,che fa capo al Corpo delle guardie rivoluzionarie di Teheran. Noi temiamo mille volte di più gli iraniani che gli americani". Le notizie su un prossimo attacco israeliano ( con la copertura americana) ora vengono confermate dai mojaheddin ,le cui informazioni si sono rivelate sempre sono molto attendibili. Ricordiamo infatti che le prime denunce pubbliche sui siti nucleari sono venuti proprio da loro perché dispongono di una rete diffusissima di informatori sul territorio,anche nei cantieri dove si costruiscono gli impianti nucleari mimetizzati nel vasto territorio iraniano. Essi continuano a sfidare l'attivissima vigilanza dei pasdaran e sono consapevoli che,una volta scoperti,non sfuggiranno alla tortura e alla morte.Una sorte che è stata riservata negli ultimi anni a ben 120 mila uomini ,donne e anche ragazzi iraniani che si sono ribellati alla tirannia dei mullah . Neppure l'Aiea (l'agenzia dell'Onu per l'energia nucleare) e il Pentagono ,prima dei dossier resi noto dalla resistenza iraniana, non sapevano nulla sulla reale portata del programma nucleare del regime.Non solo,ma sono stati sempre loro a rivelare l'anno scorso,la gigantesca ingerenza iraniana in Iraq e in Libano ,documentando tutti i finanziamenti ,compresi centinaia di migliaia di agenti mascherati tutt'ora sul libro paga di Teheran. Ecco perché le informazioni,confermate a Parigi,sono credibili. I partigiani iraniani si stanno preparando a questa eventualità. Forse anche l'Italia ,a di là delle dichiarazioni rituali,dovrebbe fare qualcosa di più.

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Francia, progetti ambiziosi per il semestre di presidenza dell'Unione (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 05-07-2008)
Pubblicato anche in: (Voce d'Italia, La)

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Esteri Sarkozy ha la possibilita' di approfondire, allargare, completare, la dimensione politica dell'Unione Francia, progetti ambiziosi per il semestre di presidenza dell'Unione Il modello francese di Nicolas Sarkozy potrebbe ora indirizzare le politiche dell'Unione Il 30 giugno alle 23.00, la tour più famosa del mondo si è illuminata per avviare il turno semestrale della Presidenza francese dell'Unione europea. La Francia ha afferrato il testimone dalla Slovenia in un tripudio di effetti speciali giustificabili con un esercizio in scala senza precedenti. L'ultima volta della Presidenza francese risale al 2000 e i paesi che facevano parte dell'Unione erano ancora quindici. E la Francia di Nicolas Sarkozy (nella foto) si prepara con impegno davvero notevole: saranno più di quattrocento gli eventi che si svolgeranno dal primo luglio al 31 dicembre a Parigi e nelle principali città dell'Esagono. Il secondo semestre dell'anno riduce, per via della pausa estiva, il periodo utile di lavoro a meno di cinque mesi, e questa volta i francesi, non potendo reintrodurre il calendario laico del 1792 che prevedeva l'abolizione della domenica come festività, si sono organizzati anticipando le riunioni ministeriali informali che si svolgeranno già a partire da luglio. L'Eliseo punta ad ostentare il suo fascino nell'esercizio di questa presidenza, triplicando i fondi di spesa rispetto all'ultima esperienza. Senza dimenticare che durante i mesi che hanno preceduto la nomina, Nicolas Sarkozy ha girato le capitali europee per mobilitare le energie. Eppure meno di un francese su due ritiene che l'adesione all'Ue sia un evento positivo per il proprio paese: stando ad un sondaggio TNS Sofres reso pubblico il 24 giugno, l'85 per cento dei francesi si dichiarano soddisfatti della loro vita personale, ma per il resto, rimangono molto pessimisti. C'è chi definisce i francesi come “italiani di pessimo umore”, e secondo l'eurobarometro il paese transalpino resta uno dei più pessimisti del continente. La globalizzazione (che i francesi preferiscono tradurre in mondialisation), è vista come il male assoluto e la situazione occupazionale potrebbe, proprio grazie a questo processo, peggiorare sia il dato occupazionale che il potere di acquisto. Si può parlare (e non solo per la Francia) di dimenticanza, visto che senza l'euro molti paesi avrebbero subito importanti svalutazioni della moneta nazionale e conosciuto prezzi al consumo ben maggiori di quelli attuali, malgrado ciò, solo il 29 per cento dei francesi ritiene di vivere in un paese più ricco proprio a causa della partecipazione all'istituzione sovranazionale e intergovernativa di Bruxelles. Questa volta è la tigre celtica che ha detto “No”. Quando il 29 maggio del 2005 il 54,8 per cento dei francesi aveva votato contro la voluminosa raccolta di diritti e doveri transnazionale, il presidente Chirac non manifestò troppo stupore. D'altro canto, aveva deciso lui di ricorrere all'istituto del referendum (caro al gollismo) per canonizzare l'accettazione o giustificarne il risultato negativo. Allora, tutti gli stati membri e 255 milioni di abitanti furono fermati dalla volontà di due stati, la Francia e l'Olanda. Ora Sarkozy si appresta ad assumere, non senza qualche mal di pancia, la presidenza di turno dell'Unione. Il capo dell'Elysée non potrà andare avanti nel suo progetto di unione mediterranea per via delle resistenze della Germania e di alcuni paesi della sponda sud, come l'ex territorio d'oltremare dell'Algeria. In più il “No” irlandese. Senza una carta costituzionale comune l'Europa potrebbe perdere slancio politico e credibilità, non avrà la possibilità di rinnovare se stessa, né il suo ministro degli esteri: se il segretario di Stato americano volesse trattare con l'Europa, senza l'accettazione della carta costituzionale all'unanimità non avrà alcuna possibilità di parlare con un interlocutore singolo. Non ci potrà essere nessun grandioso esercito europeo e comunque niente politica comune della difesa. E questo, con la contingenza del momento, potrebbe non rappresentare una differenza di poco conto. L'Unione europea coincide ormai con la nozione di Europa, il secondo brusco arresto dopo il risultato negativo del referendum svolto in Irlanda stavolta non è segno di un rifiuto nazionale assimilabile ad una diffidenza gollista. Se in passato la paura della calata dell'idraulico polacco o di masse di immigrati dai paesi del sud del mondo, ha bloccato l'accettazione della carta dell'Ue, questa volta il risultato negativo potrebbe essere attribuito al fatto che Dublino non trova nessun vantaggio in una politica estera comune, visto la lotta che ha dovuto sopportare per la piena sovranità nel secolo scorso. In fondo gli irlandesi con la Comunità hanno già conquistato tutto quello che potevano conquistare, zone di libero scambio, moneta comune che possono scegliere se usare o no, in sostanza benessere economico. Se durante la guerra fredda l'Europa era protetta dall'ombrello atomico americano, ora la protezione è di tipo finanziario, ed è la stessa Europa che la fornisce. Se la politica estera e di difesa comune non decollerà, sarà semplicemente perché gli europei non la vogliono e se poi si decidesse di usare il referendum bisognerebbe considerare che non si tratta di un istituto che porta fortuna al progetto comune: quando nel gennaio del 1973 la Cee passò dai sei stati fondatori a nove membri, la Norvegia, che aveva aderito in un primo momento, poi dovette rinunciare a causa del responso negativo della volontà popolare. Si è completata l'unione economica e monetaria ma la dimensione politica dell'organizzazione resta nelle mani della buona volontà e del realismo degli Stati nazione. Sarkozy ha manifestato chiaramente il suo atlantismo, nel 2007 con la vittoria alle elezioni ha impresso un cambio di rotta nel campo delle relazioni bilaterali Francia-Usa. Ora, con la presidenza di turno dell'Ue ha la possibilità di approfondire, allargare, completare, la dimensione politica dell'Unione avendone tra l'altro oltre che le possibilità anche le capacità. Da questo punto di vista, sembra assomigliare più che a De Gaulle, al delfino di quest'ultimo: Georges Pompidou. La politica internazionale in Francia è domaine réservé del capo di Stato. Conosciamo Sarkozy come europeista convinto: quando i gollisti più puri si dichiaravano la propria diffidenza, Sarkozy era in prima fila nella campagna per Maastrich nel 1992. Alle spalle di Sarko ci sono gli ideali dei padri fondatori che lui ammirava come Jacques Delors (per l'arte del compromesso) e De Gaulle (per l'ambizione politica). In questo semestre probabilmente l'entrata della Turchia nell'Unione non sarà considerata come una priorità, per Sarkozy, è obbligatorio il riferimento alla geografia e alle radici culturali, il progetto europeo inteso come valori, confini e storia condivisi. In questo senso la Francia di Sarkozy vorrebbe fermarsi ad analizzare ciò che è avvenuto: l'allargamento a ventisette membri, alcuni dei quali chiedono più di quanto possano dare, e dove alcune aree industriali della Romania e della Polonia rappresentano vere e proprie bombe ecologiche. La Francia ha sempre cercato di creare modelli alternativi al resto delle nazioni europee ed extraeuropee, il modello francese di Nicolas Sarkozy potrebbe ora indirizzare le politiche dell'Unione. Certo, in sei mesi non si può fare molto, ma proporre un modello che plausibilmente qualcun altro condividerà, è ora il compito di quello che durante la campagna elettorale del 2007 veniva chiamato il “francese di ferro”. Giuseppe Telli www.geopolitica.info.

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"Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)

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N. 159 del 2008-07-05 pagina 0 "Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag" di Gabriele Villa L'economista Campiglio avverte: "Impossibile risollevarci dall'oggi al domani. Ma l'Antitrust ha gli strumenti per aiutare i consumatori a limitare i danni" da Milano Professor Luigi Campiglio, per la prima volta è in picchiata la spesa per il cibo. Come dire che adesso ci togliamo anche il pane di bocca? "Sicuramente quello che emerge dallo studio della Confcommercio sui consumi degli italiani in maggio è un dato allarmante. Allarmante e, al tempo stesso, profondamente significativo. Perché la diminuzione dei consumi alimentari è, per tradizione, uno degli indicatori più attendibili della diminuzione del tenore di vita. Bisogna prendere atto che la media degli italiani è talmente in difficoltà che si trova costretta, non solo a ridurre la quantità di beni alimentari acquistata ma, temo, anche la qualità di ciò che porta poi sulle proprie tavole". Quindi anche il resto dei tagli, tipo scarpe e abbigliamento, arriva per effetto indotto... "è un dato di fatto che la teoria economica, ma soprattutto il buon senso del padre di famiglia accorto, determinano, di fronte ad una situazione di crisi e, a maggior ragione, di fronte ad un budget di spesa che rimane drammaticamente invariato, una scala di priorità. Priorità che, per forza di cose, escludono generi voluttuari come il biglietto del cinema, ma anche quel tipo di acquisti che spesso sono dilazionabili, come l'abbigliamento e le scarpe". A proposito di acquisti dilazionabili gli italiani hanno deciso di non comprare più, o comprare meno, auto e moto. E persino di tagliare qualche pieno di benzina o gasolio... "Questo è un aspetto che merita un discorso a parte perché la riduzione dell'acquisto di auto arriva a coincidere sì con la crisi economica generale, ma anche con un picco che, nei due anni precedenti, ha sicuramente fatto registrare un'impennata di acquisti nel settore automobilistico. Quindi bisogna considerare anche un rimbalzo scontato in un mercato piuttosto saturo. L'auto non si acquista ogni anno, e in questa valutazione non rientra solo l'aspetto congiunturale particolarmente sfavorevole". Quanto ai risparmi sul carburante, non sarà che tutti gli italiani sono improvvisamente diventati più responsabili? "Mi lasci passare una battuta: il rincaro dei carburanti è sicuramente l'imposta più ecologica che si possa prevedere in un piano finanziario. Al di fuori dell'ironia, è comunque un dato di fatto che, davanti all'escalation del petrolio, anche gli italiani più disinvolti cominciano a sentirsi il portafoglio più leggero e preferiscono optare per i mezzi pubblici o viaggiare sugli scooter e le motociclette che consumano meno. L'aspetto del maggior senso civico francamente, da economista, non l'avevo preso in esame ma se, come mi auguro l'esplosivo prezzo del petrolio dovesse raffreddarsi nel tempo, c'è da augurarsi anche che la buona abitudine di fare qualche pieno in meno venga conservata anche in tempi migliori". Dal suo osservatorio, la cattedra di politica economica all'università Cattolica di Milano, come vede il nostro futuro? "Certamente i dati che abbiamo appena commentato ci dicono che ci troviamo immersi in una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a fenomeni stagionali, dalla quale e impossibile uscire nel breve periodo. E sulla scorta di questi indicatori non si può che ipotizzare una crescita zero per l'economia italiana anche nel 2008. Anche perché si parla soltanto di petrolio, ma non bisogna dimenticare che gli stessi costi vertiginosi si ritrovano nell'acciaio, nel cromo, nei semilavorati...". Possiamo correre ai ripari in qualche modo? "Possiamo solo azionare l'airbag, cioè limitare i danni. Perché anche il governo nazionale di fronte ad un bolletta energetica così pesante può fare ben poco. L'unico modo per alleviare le tribolazioni della collettività, che poi è la generica platea che paga le conseguenze di tutto, è quella di tutelarla. E questo lo debbono fare con risolutezza le autorità anti-trust. Se non si fanno sentire adesso, applicando e facendo applicare le norme che costituiscono gli obbiettivi stessi del loro mandato, mi domando quando si faranno sentire". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ha un nuovo volto la chiesa di Verrandi (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-07-2008)

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VENTIMIGLIACOMPLETATO IL RESTAURO Ha un nuovo volto la chiesa di Verrandi Sono terminati i lavori di restauro della chiesetta di Verrandi, frazione dell'entroterra. Dedicata a San Lorenzo e risalente alla seconda metà del XIX secolo, è rinata grazie ai fondi dell'8 per mille alla chiesa Cattolica, che hanno reso possibili le operazioni di recupero. Non solo: si sono impegnati direttamente nella promozione dell'intervento anche il presidente della Provincia Giuliano, Alessandro Scajola per la Fondazione Carige e anche la Cei che ha scelto di destinare una parte del totale dei fondi alla cappelletta di Verrandi e infine volontari artigiani del posto e il gruppo Alpini di Trucco. Nella valle, poi, era nato un comitato promotore dell'intervento, formato da alcuni cittadini alla testa dei quali c'è Gianni Verrando. La chiesetta di Verrandi fu edificata in un periodo di intenso sviluppo del borgo e dell'intera valle. Ne sono prova le dimensioni dell'edificio e l'imponente facciata, che dà alla struttura una veste monumentale, inconsueta per le chiese campestri del Ponente ligure e specialmente per una piccola frazione. All'interno si trovano tre altari, quello maggiore dedicato a San Lorenzo, al quale è intitolata la chiesa, gli altri a Nostra Signora della Misericordia e a Santa Giustina vergine e martire. \.

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TATANGELO E IL VESCOVO LA MORALE CATTOLICA SI OCCUPI DI COSE SERIE (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-07-2008)

Argomenti: Laicita'

DOPO IL NO AL CONCERTO Tatangelo e il vescovo "La morale cattolica si occupi di cose serie" Federico Vacalebre "Io uno schiaffo per la morale cattolica?" Se non sapesse di star rispondendo a un vescovo, Anna Tatangelo non ci pensebbe due volte a citare Totò: ma mi faccia il piacere. È in auto, viaggia verso Vallo della Lucania, la aspetta una piazza di fan e fedeli in festa per la Madonna delle Grazie, ma monsignor Rocco Favale non ha gradito: troppo esoso il cachet, ha detto, per poi spiegare che la Madonna "esempio del mondo femminile" non può essere onorata con "i falsi modelli di mode passeggere". Anna non ci sta: "Quale è la moda passeggera di cui sono modello? Di chi stiamo parlando? Il vescovo fa il critico musicale? O vuole discriminarmi perché compagna di un uomo separato, condizione comune a milioni di italiani, dal premier Berlusconi ad Anna Oxa, pluriseparata, che cantò alla Madonna delle Grazie qualche anno? Se la gente si allontana dalla Chiesa è perché la Chiesa si arrocca dietro i tabù. Io sono giovane e credo in Dio, ma credo anche nella persona che amo". Quella persona si chiama D'Alessio: "È diventato uno sport sparare su di me per colpire lui. Qualche giorno fa ho detto in un'intervista che il mio sogno nel cassetto era diventare come la Pausini, magari come Mina. Mi hanno subito data della "montata". A Sanremo il mio "Gigi ti amo" ha fatto scatenare montagne di polemiche, non fossero bastate quella per la mia canzone: c'era chi si scandalizzava perché prendeva le parti dei gay e chi si arrabbiava perché non lo faceva in modo politico". Poi c'è chi le dà della "rubamariti" e chi ha da ridire sulla scelta di ricorrere al chirurgo estetico, "chi dice che sembro troppo vecchia per la mia età, che sbaglio colore di capelli, chi detesta le mie sopracciglia. Possibile che nel mondo qualcuno badi alle mie sopracciglia?". Già, possibile? Gigi e Anna come Al Bano e Romina? "Siamo una coppia popolare, ne sono felice, ma a volte mi sembra che la situazione sia fuori controllo, che il gossip non sia più un gioco, ma una maniera per distrarre il popolo dai veri problemi". Che fa, Tatangelo, la butta in politica? "Ma no, mi chiedo perché gli stessi attacchi non siano rivolti ad altri personaggi pubblici, che dovrebbero essere un esempio e un modello come e più di quanto lo sia io". La Chiesa, comunque, proprio non la ama, già il vescovo della sua Sora aveva avuto da ridire ("quella non è l'Anna che conoscevo io"): "Sono una donna, non sono una santa. Ma nemmeno il pericolo pubblico numero uno. E a Vallo della Lucania canterò per la Madonna dopo averla pregata. Anche per quegli uomini di Dio che a volte parlano solo per avere un po' di visibilità piuttosto che occuparsi di cose più serie".

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Il Psoe di Zapateroabolisce i crocefissie liberalizza l'aborto (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Socialisti a congresso IN SPAGNA Niente funerali di Stato cattolici né giuramento dei ministri sul simbolo più diffuso dei cristiani MADRID. Aggiornare la legge sull'aborto, sopprimere i funerali cattolici di Stato, eliminare i crocifissi dalle aule e da altri luoghi pubblici. Sono i punti cardine della svolta laica del Partito Socialista spagnolo (Psoe) da ieri riunito nel suo 37° Congresso. Il partito, confermerà per la terza volta il premier Luis Zapatero a segretario e affronterà anche temi come la legalizzazione dell'eutanasia e il voto agli immigrati. L'aborto, grazie ad una serie di emendamenti alla legge in vigore, diventerà un diritto entro un determinato limite temporale e non una eccezione giustificata solo in alcuni casi. Il vicepremier spagnolo Maria Teresa Fernadez De la Vega ha annunciato una mozione che proporrà di cambiare la legge sull'aborto considerando "le più innovative" esperienze europee. Quanto alla nuova legge sulla libertà di culto, il governo nel corso di questa legislatura eliminirà progressivamente i simboli religiosi nei luoghi pubblici e nel corso di cerimonie ufficiali, in particolare durante l'insediamento dei ministri alla Zarzuela o i funerali di Stato. Tuttora all'inizio di ogni legislatura i nuovi ministri spagnoli, senza distinzione di colore politico, giurano di fronte al crocefisso di "rispettare e far rispettare" la Costituzione, la quale peraltro sancisce al contrario che nessuna religione può avere carattere statale. Per gli autori dell'emendamento è necessario avanzare nella concezione laica dello Stato e cambiare una consuetudine trentennale della Spagna democratica, "Le religioni non hanno diritto a intervenire in materia di diritto", hanno dichiarato militanti del Psoe, riferendosi all'atteggiamento che la Chiesa cattolica ha assunto nei confronti di alcune decisioni del governo. "La Chiesa cattolica - precisano - deve essere cosciente che 'larticolo 16.3 della Costituzione del 1978 sancisce che nessuna confessione può avere carattere statale, non concedendo prevalenza di diritti ad alcuna religione e senza dare luogo a privilegi". L'emendamento vuole incorporare le proposte di diverse formazioni politiche, escludendo tuttavia la richiesta del deputato della Izquierda Socialista Pérez Tapias che vorrebbe rivedere "gli accordi del 1979 tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede". Secondo il presidente Rodríguez Zapatero l'intenzione è di "non fare un passo indietro" nel progetto del governo di estendere libertà e diritti. Secondo il Psoe "la concezione laica dello Stato è un segno di identità dell'ideale politico socialista". Inoltre: "I cambiamenti verranno attuati nel pieno rispetto della sensibilità dei cittadini. Non è intenzione dei socialisti agire in maniera imperativa, vogliamo accompagnare e dirigere questa evoluzione della società spagnola". I socialisti vogliono consolidare poi le relazioni di cooperazione con le differenti confessioni religiose evitando ogni discriminazione. Insomma ottenere il consolidamento della laicità dello Stato è un obiettivo dei socialisti di Zapatero che vuole formare le future generazioni a un'etica pubblica basata sui valori costituzionali e sulla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Il Psoe riafferma che "la concezione laica dello Stato è un segno di identità del bagaglio politico del socialismo"; e come necessità conseguente, il Psoe segnala "la scomparsa della confessionalità che rimane negli spazi e nelle pratiche delle istituzioni pubbliche, come nel caso dei funerali di Stato o dei simboli religiosi nei luoghi pubblici". Contestualmente alla rielezione di Zaptero, il Psoe rinnoverà il suo organo di direzione: in lizza per la terza carica del partito nonchè nuova segreteria per la politiche territoriali, ci sono due donne, la consigliera andalusa Mar Moreno e la sottosegretario di stato alla Cooperazione Leire Pajin. (Traduzione di Silvia Bacigalupo) 06/07/2008 DE LA VEGA ALL'ATTACCO 06/07/2008 Il vicepremier spagnolo Maria Teresa Fernadez De la Vega emendando la legge in vigore intende far diventare un diritto l'aborto e non più una eccezione giustificata solo in alcuni casi. Previsto un limite temporale 06/07/2008 ENERGIE ALTERNATIVE 06/07/2008 Il dibattito sull'energia nucleare viene dato ormai per concluso: una relazione evidenzia la volontà di potenziare la produzione di energia alternativa, mantendo aperte nel frattempo le centrali nucleari 06/07/2008 L'EUTANASIA 06/07/2008 Il partito socialista affronterà anche temi come la legalizzazione dell'eutanasia e il voto agli immigrati. Inoltre verrà confermato per la terza volta il premier Luis Zapatero a segretario del partito 06/07/2008 SIMBOLI RELIGIOSI 06/07/2008 Una mozione esaminata ieri dai socialisti prevede di "sopprimere progressivamente i crocifissi negli spazi pubblici e negli atti ufficiali", come i funerali di Stato e i giuramenti dei ministri al palazzo della Zarzuela 06/07/2008.

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Veltroni tende la mano, i socialisti lo fischiano (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Primo congresso nazionale del ps È ancora ruggine dopo la scissione pre-elettorale. Poi si apre uno spiraglio. Il segretario Nencini: "Meglio tardi che mai" 06/07/2008 MONTECATINI TERME. Tanti fischi, ma la porta si apre ugualmente. Walter Veltroni viene accolto dal primo congresso del Ps di Montecatini Terme, a Pistoia, con una dura contestazione, frutto della ruggine tra democratici e socialisti che risale ai tempi della "separazione" pre-elettorale. Il segretario del Partito democratico si prende le bordate di fischi dei delegati che sembrano non calmarsi, poi reagisce mettendo sul tavolo la proposta del disgelo. "È finito il tempo del contrasto, inizia il tempo del dialogo. Auguro a voi che, a partire dal congresso, si possano realizzare convergenze". Il confronto è reciproco, sottolinea il leader del Pd e con "un reciproco obiettivo, quello di realizzare non in astratto politiche riformiste". Si tratta di una proposta d'apertura, "fatte salve il rispetto totale e l'autonomia". Riccardo Nencini, che al termine della giornata sarà eletto all'unanimità segretario del Ps, apprezza il cambiamento di posizione: "Posso dire: meglio tardi che mai". Poi cita Nenni: ""Con la rabbia non si fa politica", è un concetto sempre attuale. Veltroni partecipa al nostro congresso e parla di rispetto delle identità specifiche, riconoscimento dell' autonomia dei socialisti e quindi riconoscimento di più forze riformiste in campo". La mano tesa dell'ex sindaco di Roma anche a un'anima storica della sinistra, Gavino Angius, oggi al Ps, che propone un'intesa riformista con il Partito democratico così come con l'Udc di Pieferdinando Casini. Anche Gianni De Michelis aveva parlato, in mattinata, di una possibile "navigazione nel mare che sta tra il Pd e il Pdl, proprio lì dove sta il leader centrista". Su questa schiarita che pare aprirsi all' improvviso, pesa comunque la nuvola-Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori resta la bestia nera dei socialisti, che non perdonano a Veltroni l'alleanza elettorale con l'ex pm di Mani Pulite e i dipietristi. Veltroni, però, difende la scelta: "Non può essere che Di Pietro diventi nemico assoluto quando ci si è governato insieme. Gli italiani non capirebbero". Per adesso non capiscono i socialisti che fanno Veltroni bersaglio di un'altra bordata di fischi. Ma l'antagonista di Silvio Berlusconi alle scorse elezioni si difende ancora e ribatte "Noi e Di Pietro siamo opposizioni diverse, c'è massimo rispetto ma noi siamo un'opposizione riformista che guarda al futuro". Se il clima pare migliorare tra il Partito democratico e i socialisti del Ps, non è così per gli altri figli della diaspora socialista. Partendo da Fabrizio Cicchitto, attuale capogruppo del Pdl alla Camera, che dice: "Veltroni al congresso dei socialisti è l'assassino che torna sul luogo del delitto". Gli fa sponda Margherita Boniver, altra ex socialista passata al Pdl, e oggi presidente del comitato parlamentare Schengen, per la quale Veltroni "ha ricevuto dal congresso socialista quello che si meritava, perché quello che non era riuscito ai giustizieri dipietristi nel '92-'94 è riuscito a lui". I fischi a Veltroni sono giustificati anche da Bobo Craxi: "Ci ha mandato ko e poi ci ha chiesto se il colpo è stato duro. Abbiamo ragione di essere risentiti con lui". E poi la sua analisi si fa sempre più cruenta: "Veltroni dica definitivamente una parola onesta e chiara sul tumore che hanno voluto allevare nella sinistra italiana. Antonio Di Pietro è un cancro populista e fascistoide, che non è né di destra né di sinistra, ma una malattia dalla quale si deve guarire e si può a guarire cominciando a dichiarare che non si è più disponibili a contrarre alleanze, locali o generali, con l'IdV". Al partito che mantiene intatte le radici del garofano, parla anche l'altra figlia di Craxi, Stefania: "Fossi stata lì e avessi saputo fischiare - dice citando una nota frase del padre, rivolta a Berlinguer - avrei fischiato anch'io". E per i dipietristi parla Fabio Evangelisti, presidente vicario del gruppo alla Camera: "Con i socialisti è possibile un confronto laico, aperto, oltre i temi della giustizia, su cui non è possibile un incontro". 06/07/2008 l'incognitaDopo la schiarita compare la "nuvola" Di Pietro: no a un'alleanza con l'ex pm 06/07/2008.

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"niente croci nei luoghi pubblici" zapatero all'attacco della chiesa - alessandro oppes (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Niente croci nei luoghi pubblici" Zapatero all'attacco della Chiesa I socialisti: no ai funerali di Stato, rivedere la legge sull'aborto La linea emersa al congresso del Partito che si chiude oggi a Madrid ALESSANDRO OPPES BARCELLONA - Niente più funerali di Stato, basta con i crocifissi negli atti pubblici. Zapatero dichiara guerra ai simboli del cattolicesimo e dà un'impronta sempre più laica al "nuovo corso socialista". è una delle novità che emergono dal congresso del Psoe che si chiude oggi a Madrid, per il resto un atto di pura routine per quanto riguarda la conferma dell'attuale primo ministro alla carica di segretario generale del partito. Il crocifisso è stato oggetto di polemica, anche recente, proprio in occasione dell'insediamento del governo nato dalla vittoria socialista del 9 marzo scorso. Al palazzo della Zarzuela, davanti a re Juan Carlos, i ministri designati "promettono o giurano" di rispettare la Costituzione davanti all'immagine sacra e, nel caso in cui lo vogliano, persino con una mano sulla Bibbia. E questo nonostante la Carta fondamentale approvata nel '78, a compimento della fase di transizione democratica, dica esplicitamente che nessuna religione deve avere carattere statale. Il congresso ha accettato la proposta contenuta in un emendamento presentato da diversi settori del partito, tra cui l'ala più a sinistra, quella di Izquierda Socialista, rifiutando però di accogliere una richiesta che avrebbe provocato un immediato polverone e forti tensioni con la gerarchia ecclesiastica: quella di rivedere - "in un clima di dialogo sereno" secondo il deputato José Antonio Perez Tapias - gli accordi del 1979 Stato-Chiesa. Ai vescovi il Psoe lancia comunque un avvertimento molto chiaro: la Chiesa dev'essere cosciente, si legge in un documento, che "la Costituzione non le concede nessun privilegio". Si fa poi notare che non deve esistere nessuna discriminazione nei rapporti con le altre religioni. Secondo il Psoe, "la concezione laica dello Stato è uno dei segni d'identità dell'ideale politico del socialismo". Tra le possibili conseguenze di questa nuova impostazione decisa dal partito, c'è anche la prevedibile abolizione dei cappellani militari attualmente in servizio in tutti i corpi delle forze armate. Il Congresso ha anche affrontato altri temi eticamente sensibili, in primo luogo l'eutanasia e l'aborto per il quale si chiede una maggiore liberalizzazione che incorpori "le esperienze più innovatrici" in Europa in questo campo. Per consolidare il principio della laicità dello Stato, i socialisti si ripromettono di puntare in futuro sulla necessità di educare le giovani generazioni a "un'etica pubblica basata sui valori costituzionali" e sulla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. In parte, è questo il senso della creazione, lo scorso anno, della nuova materia di studio della "educazione alla cittadinanza", che ha già provocato non poche frizioni con la Conferenza episcopale, irritata anche per il fatto che l'ora di religione è stata nel frattempo declassata a materia non computabile per la valutazione dell'alunno. Non sono mancati, da parte di diversi vescovi, gli inviti all'obiezione di coscienza per boicottare i nuovi corsi.

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"w la spagna", "no, in italia non si può" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"W la Spagna", "No, in Italia non si può" Opposizione divisa. La Bonino loda il Psoe. Fassino: "Insensato copiarli" Pollastrini e Cuperlo firmatari di un manifesto per un Pd laico GIOVANNA CASADIO ROMA - Quando hanno letto dell'offensiva laica di Zapatero, i Radicali del Pd si sono riuniti e hanno tirato un sospiro di sollievo: non tutto è perduto in Europa. Emma Bonino, leader storica del Pr e ora vice presidente del Senato eletta nelle file del Partito democratico, riassume l'apprezzamento con una battuta: "W Zapatero. Ha aperto sull'eutanasia, propone l'ammodernamento della legge sull'aborto, via i crocifissi dalle scuole... è vero che non ha il Vaticano in casa come noi, però è un leader che ha il senso della laicità e della cittadinanza". Chi ha orecchie per intendere, tra i Democratici, intenda. E benché pochi nella sinistra italiana siano disposti ad abbracciare le battaglie dei socialisti spagnoli, serpeggia la nostalgia per il modello-Zapatero. Una ex ministra come Barbara Pollastrini, che fu nella passata legislatura soprannominata "la zapatera" - semplicemente per "essermi battuta per le unioni civili" - non si smentisce: "Bisogna guardare ai modelli politici innovativi e il premier spagnolo lo è, ha allargato le opportunità, valorizzato responsabilità e libertà e del resto, i riformisti devono essere capaci di radicalità, di scarti, di rotture". L'icona-Zapatero però, fu abbandonata nella passata legislatura quando al governo c'era l'Unione, l'alleanza dei riformisti dell'Ulivo (oggi Pd) e della sinistra radicale. Sui temi della bioetica come dei diritti civili, a cominciare dalle coppie di fatto, non si avanzò di un passo. Dai Dico (la legge sul riconoscimento dei diritti dei conviventi) al testamento biologico, la società italiana è rimasta al palo del conflitto tra laici e cattolici. Piero Fassino - ex segretario dei Ds che s'impegnò nella battaglia laica per abrogare parte della legge sulla fecondazione assistita - è un estimatore di Zapatero: "è un leader coraggioso nel riformare la società spagnola, ma non bisogna fare in Italia quel che si fa in Spagna, il trasferimento meccanico è astratto e sarebbe insensato. Non dimentichiamo inoltre che il premier spagnolo se l'è dovuta vedere con una Chiesa che è stato pilastro del regime franchista". Volentieri trasferirebbe più di un'iniziativa zapatera alla società italiana, Vittoria Franco ministra-ombra delle Pari opportunità del Pd: "Io zapatera mi sento ancora, ho simpatia per il leader spagnolo. Ci vorrebbe una vera, grande campagna per la contraccezione e il fatto di togliere i crocifissi dalle aule lo condivido in presenza di un pluralismo religioso anche nelle nostre scuole. Forse stabilirlo per legge, è un po' troppo. Ma bisognerebbe affidarlo alla scelta autonoma degli istituti scolastici". Non si spinge oltre, consapevole della "scommessa del Pd" che è unione delle tradizioni socialista, cattolico-democratica e liberale. Prudenza, insomma. La stessa che usa una pidì di sinistra, Livia Turco: "Noi in Italia non dobbiamo certo ammodernare la legge sull'aborto che è ottima. Casomai far partire una campagna per la contraccezione che sarebbe una prova di salute prima che di laicità". Un colpo di laicità batteranno a settembre Pollastrini e Gianni Cuperlo, primi firmatari di un manifesto per un Pd laico. "Testamento biologico, unioni civili, piena applicazione della legge sull'aborto sono temi che la sinistra deve mettere all'ordine del giorno", invita Vincenzo Vita.

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"ma è sbagliato violare la sensibilità della maggioranza della popolazione" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

La fede Parla il cardinale spagnolo Herranz: "Laicità non vuol dire imposizione dell'ateismo" "Ma è sbagliato violare la sensibilità della maggioranza della popolazione" "Sarebbe sbagliato confinare la fede solo nel privato" ORAZIO LA ROCCA Cardinale Herranz, continua in Spagna il processo di laicizzazione pianificato dal premier Zapatero. Dopo il divorzio "veloce", il matrimonio tra omosessuali, l'eutanasia, ora è la volta dei crocifissi nei luoghi pubblici: il congresso socialista vuole rimuoverli. Preoccupato? "Non entro nel merito delle singole questioni, sulle quali potrà intervenire la Conferenza episcopale spagnola. Ma, a livello generale, dico che è sempre sbagliato prendere decisioni verticistiche senza tener conto dei valori e delle sensibilità della stragrande maggioranza della popolazione. Non solo in Spagna". Chi parla è il cardinale spagnolo Julian Herranz, 78 anni, presidente della Commissione disciplinare vaticana. Tra i più autorevoli porporati di curia, giurista - è stato anche ministro della Giustizia della Santa Sede - , vicino all'Opus Dei, con una esperienza giovanile nelle file della Resistenza spagnola. "Sono anni che servo la Chiesa universale qui in Vaticano, ma non solo come spagnolo mi auguro sempre - specifica - che chi è chiamato a governare eviti divisioni, assumendo decisioni schizofreniche che non tengono conto dei sentimenti generali". Ma cosa devono fare i cattolici spagnoli di fronte alla "rivoluzione" zapateriana? "Non sta a me dare simili consigli. Posso dire solo che Chiesa e Stato devono sempre cercare il bene comune con rispetto reciproco. I cattolici, al di là dei partiti di appartenenza, sono sempre chiamati alla coerenza, vale a dire al rispetto di valori irrinunciabili come la difesa della vita, fin dal primo concepimento, la lotta all'aborto, la promozione della famiglia e del matrimonio contratto tra un uomo ed una donna, la scelta preferenziale per i poveri, l'aiuto a chi soffre. Senza mai rinunziare al rispetto dei diritti dell'uomo". Come giudica il bisogno di ribadire la laicità avanzata dai socialisti di Zapatero? "La laicità come cosa in sé è buona e giusta, perché lo Stato è laico, per cui anche il cattolico ne deve tener conto sempre, come insegna il Concilio Vaticano II. Ma laicità non significa anticlericalismo o imposizione dell'ateismo. Anzi, se per laicità della Stato si intende imporre modelli di vita che confinano la fede in un alveo privato, non pubblico, sarebbe grave. Si otterrebbero gli stessi effetti negativi di uno Stato teocratico che vuole imporre per forza una fede, come purtroppo vediamo ancora oggi in alcuni paesi musulmani dove il Corano è imposto con l'oppressione. La vera laicità è un valore assoluto perché deve basarsi sulla ricerca del bene comune e sul rispetto dei valori che fanno parte della tradizione di un popolo, al di là delle scelte politiche, degli orientamenti sociali e religiosi".

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La lezione che arriva da madrid - guido rampoldi (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

La lezione che arriva da madrid GUIDO RAMPOLDI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Dunque non dovremmo prendere sul serio i cambiamenti promessi ieri dalla direzione del partito socialista, dall'introduzione dell'eutanasia ad una riforma dell'aborto. Progetti del resto vaghi, proiettati in un futuro indefinito (i "prossimi anni") e condizionati ad una "domanda sociale" che al momento pare debole. E per tutto questo staremmo assistendo non ai preparativi per una nuova "offensiva laicista", formula che piace molto all'impressionabile curia spagnola, ma ad una manovra diversiva: Zapatero intenderebbe sia accrescere la confusione nella destra spagnola, dove liberali e clericali sono entrati in frizione, sia accontentare la sinistra del partito socialista, cresciuta con le elezioni di marzo, nelle quali il Psoe ha anticipato il Pd di Veltroni perdendo molti voti dove li cercava, nel centro, e risucchiandone altri dall'area rosso-verde. Eppure la questione che i socialisti ormai da anni reiterano non è affatto strumentale: nell'Europa multietnica quale posto spetta oggi ai cleri delle religioni nazionali? Può la Chiesa cattolica rivendicare una centralità, e i relativi privilegi, in base ad una sorta di diritto storico? A queste domande finora la curia spagnola ha risposto con una tesi debolissima, i socialisti con una condotta ambivalente. Come la direzione del Psoe ha ribadito ieri, la religione cattolica è la fede più praticata in Spagna ma certo non l'unica. La Costituzione spagnola "non le assegna alcun privilegio", e di questo la Chiesa "deve essere cosciente", ammonisce il vertice socialista. Per questo in futuro i funerali di Stato non saranno celebrati con rito cattolico, e i crocefissi spariranno dagli uffici pubblici, dove peraltro sono da lustri quasi introvabili. Ma mentre faceva la voce grossa il governo socialista manteneva, e addirittura ampliava, i privilegi economici di cui oggi gode la Chiesa cattolica. Ha influito la folta presenza cattolica nell'elettorato socialista, e forse anche la consapevolezza che quando si tratta di dare concretezza alla parola più utilizzata dalla sinistra, "solidarietà", chi ha una fede autentica è più generoso di noi liberi pensatori. Ma il trattamento di favore ottenuto non ha placato la curia belligerante. Capeggiati dal primate di Spagna, Canizares, questi prelati sostengono che la Chiesa spagnola (dunque essi stessi) è custode dei valori nazionali. Per così dire li incarna, li rappresenta. Già il fatto che esistano "valori spagnoli", capaci di spandersi come un dna in ciascuno, è tesi spericolata. E anche a prendere sul serio quello spengleriano "carattere dei popoli", bisognerebbe dimostrare che i "valori spagnoli", in teoria costruiti dalle vicissitudini storiche, sono intrinsecamente cattolici. Un profano, per esempio, potrebbe obiettare che in Spagna i costumi sessuali hanno scarse relazioni con la morale predicata per mille anni dai pulpiti, e molte di più con la grande tradizione anarchica e protofemminista, comunque anticlericale, del Novecento. Se ne potrebbe discutere per anni: quel che qui importa è lo slittamento "politico" che comporta l'arroccarsi nel recinto dei "valori nazionali" e delle "radici cristiane". Se si tribalizza per difendere la propria centralità dagli assalti del "relativismo" e dall'invasione di fedi straniere, le religioni degli immigrati, la Chiesa cambia. Perde non solo lo slancio universalista ma anche la vocazione grossomodo liberale che le aveva instillato il pontificato planetario di Wojtyla. E finisce per consegnarsi a protettori interessati. Come risulta chiaro da quel che sta avvenendo dentro il Partido popular, l'avversario dei socialisti. Con il congresso di giugno il capo del Pp, Mariano Rajoy, ha spostato l'asse del partito verso "il centro", come dice lui, comunque lontano dalle posizioni della curia belligerante. Quest'ultima appoggia apertamente con la sua radio, la virulenta Cope, quella destra radicale guidata da Aznar che è uscita dal congresso sconfitta ma non debellata. A spaccare il partito adesso sono anche questioni "etiche" che molti prelati giudicano fondamentali, dalla legge sui matrimoni gay (difesa da una parte del Pp) fino all'ideologia delle "radici cristiane", che lascia assai tiepido Rajoy. Ma anche la relazione con il passato divide. A giudicare dai loro silenzi non pochi prelati rimpiangono i tempi di Franco, quando la Spagna era sempre in processione. E anche in questo hanno trovato una sintonia con la destra della destra, quella che rifiuta di condannare la dittatura e perfino di cancellare i titoli onorifici attribuiti al Caudillo da alcuni municipi. Quando lo guidava Aznar, il Pp era il partito che in Europa Berlusconi e Fini consideravano a loro più prossimo. Con Rajoy non c'è la stessa simpatia. Ma quanto avverrà a Madrid potrebbe ugualmente essere di ammaestramento in Italia all'attuale maggioranza, come il Pp una sommatoria di culture politiche difficilmente conciliabili. Dopotutto anche nella destra italiana c'è chi ha sufficiente dignità e senso dello Stato per aspirare a rappresentare quel che la Spagna ha e l'Italia non riesce a darsi: una destra laica e liberale, una destra europea.

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Quella chiesa di base dalle radici profonde - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

C aro Augias, sono diventato prete durante il Concilio. Pochi anni dopo ho deciso di condividere la vita di lavoro della maggior parte delle persone. Per circa 30 anni ho lavorato come infermiere. Poterlo fare gratis, grazie all'autofinanziamento derivato dal lavoro, e ora dalla pensione, è un dono prezioso. L'8 per mille lo assegno alla chiesa Valdese; modo concreto di vivere l'ecumenismo, oltre che un simbolico risarcimento per tutto ciò che questa minoranza ha subìto dalla maggioranza cattolica. Recentemente ho aderito con altri preti operai al movimento "Noi siamo chiesa", per promuovere l'effettiva libertà di parola, e quindi un'opinione pubblica anche nella chiesa; per dire che "c'è altro" oltre all'immagine celebrativa del cattolicesimo che domina lo scenario italiano. Qualche anno fa il filosofo cattolico Pietro Prini ha pubblicato un libro significativo: "Lo scisma sommerso": al di là delle apparenze, a me sembra che esso sia realtà diffusa e profonda. Un esempio: sui recenti incontri tra il papa e Berlusconi e poi Bush, tra baciamani e scenografia bucolica nei giardini vaticani, ne ho sentite di tutti i colori da parte di credenti e preti, oltre che da laici. A me quei due ospiti hanno ricordato, per contrasto, una frase di S. Agostino: "Se non è rispettata la giustizia che cosa sono gli Stati se non bande di ladri?". Quelle scene che hanno fatto il giro del mondo sono immagini di un cristianesimo morto, dal quale è la stessa fede, biblica ed evangelica a chiedere di migrare verso quella segreta presenza di Dio nelle pieghe del mondo, nelle parabole delle esistenze umane, dove Gesù ci ha insegnato ad abitare. don Roberto Fiorini f.r@fastwebnet.it D a quando, un paio di settimane fa, ho pubblicato la lettera di una signora che reclamava un cristianesimo più vicino al vangelo e più lontano dal denaro e dagli intrighi, continuo a ricevere lettere molto sorprendenti. Mi sto rendendo conto e mi scuso con chi queste cose le sapeva già che esiste un movimento cristiano profondo di cui i media raramente si occupano ma che è comunque al lavoro. La lettera di don Fiorini per esempio parla di un movimento di 'preti operai' di cui io non avevo più notizia da decenni, anzi credevo francamente che non ci fossero più dopo le reprimende, compresa qualche 'scomunica', che gli sono piovute addosso. Il caso vuole che discutendo proprio di questo con il teologo Vito Mancuso mi sia sentito dire: "Nessuno ci può scomunicare nel senso proprio del termine, cioè privarci della vera comunione coi santi; lo possiamo solo noi stessi col nostro peccato". Sorpreso da queste parole gli ho chiesto: Ma lei fa ancora parte della Chiesa? Ha risposto: "Di quella celeste spero di sì". Poi ha aggiunto: "Si può passare la vita a predicare, ad amministrare sacramenti, a guidare una diocesi o la Conferenza episcopale di un'intera nazione nel nome di Cristo, e non avere nulla a che fare con lui". Sono le parole nette di un teologo. Una qualche speranza la danno.

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L' amaca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti L' Amaca In mezzo a tanti dibattiti di imprecisata urgenza e utilità, ce n'è almeno uno che, da anni, attendiamo con impazienza. è quello interno al mondo cattolico, che ha visto largamente prevalere, fino al conformismo, le opinioni gerarchiche e dogmatiche, e lentamente sparire dalla scena le tracce, non si sa quanto rilevanti, del cattolicesimo conciliare, sociale, diciamo per comodità "di sinistra". Ora l'occasione sembrerebbe arrivata: le misure drastiche contro immigrati e nomadi scuotono le coscienze non solo del cattolicesimo sociale, dei preti di strada, delle comunità di accoglienza, ma anche quelle del meno turbolento Avvenire e di parte delle gerarchie. Poiché questo moto di coscienza muove da presupposti inconciliabili con quelli che ispirano la politica del governo, ci si domanda quanto a lungo, all'interno di una maggioranza che manifesta grande concordia con il Vaticano, il dibattito possa rimanere ignorato o sopito. I maliziosi notano, con qualche ragione, che dalla compagine di governo sono state già espunte, con destrezza, componenti come quella ciellina, considerata in disgrazia presso il premier e il suo stretto entourage. Ma di cattolici di governo (elettori compresi, e a bizzeffe) ce ne sono tanti: bisognerebbe incalzarli per sapere da che parte stanno, e se i fondamenti della carità e dell'universalità ai quali la loro fede si ispira trovino, oppure no, una qualche consonanza con la politica del governo.

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"basta fondi a pioggia alle materne cattoliche" - diego longhin (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina X - Torino Saragnese: più soldi a chi offre servizi migliori "Basta fondi a pioggia alle materne cattoliche" "Anche gli orari dovrebbero essere adeguati. E molte non possono ospitare i disabili" DIEGO LONGHIN "Basta con i contributi a pioggia per le materne cattoliche". Parola dell'assessore alle Risorse Educative del Comune, Luigi Saragnese, che aggiunge: "Chi dà un servizio migliore deve ricevere una fetta in più di finanziamenti. Su 55 istituti solo 4 ospitano bambini disabili. Non è corretto che queste quattro scuole prendano la stessa cifra delle altre che non hanno insegnanti a sufficienza per accogliere bimbi con handicap. Perché non fanno le chiamate e assumono altre maestre? Se sono scuole paritarie devono offrire un servizio pari a quelle pubbliche". Il braccio di ferro sui contributi al Fism continua. Archiviato il problema di quanto dare si è aperta la discussione su come dare i contributi alle 55 materne sotto la Mole. Tanto che ci sono volute tre riunioni della commissione Comune-Fism per decidere sui fondi 2008. L'assessore ha sollevato diverse perplessità. Oltre all'handicap, la questione orario. Le scuole Fism tengono aperto sette ore al giorno, tranne alcune eccezioni, mentre alle municipali porte aperte per otto ore. E poi il numero di bimbi per sezioni. Secondo Saragnese il massimo dovrebbe essere 25, mentre in alcune strutture cattoliche si arriverebbe a 27-28 allievi per classe. "Bisogna rivedere i parametri - aggiunge - chi dà un servizio migliore, ospitando bambini disabili, aprendo per almeno otto ore e con classi che rispettino i tetti deve aver diritto ad un contributo maggiore". Tesi che non convince i rappresentanti del Fism e crea problemi all'interno della maggioranza in Sala Rossa e del Pd. Il numero uno delle materne cattoliche, Redi Sante Di Pol, ribatte a Saragnese: "I bimbi con handicap non vengono rifiutati, ma i genitori si rivolgono alle scuole comunali dove trovano più servizi e il tetto delle sezioni non è di 25 ma di 29 bimbi". E sui contributi? "Se Saragnese vuole riconoscere un maggior contributo alle scuole che offrono di più per noi va bene, ma i fondi che servono per la gestione devono arrivare in uguale misura in tutte le scuole. Se ci saranno degli extra questi potranno essere gestiti in maniera diversa". Per intendere i 3 milioni destinati alla convenzione Fism saranno erogati in maniera canonica: un tot ad ogni materna. Saragnese è riuscito a spuntarla su una parte dei 140 mila euro che verranno assegnati in autunno. La metà verrà data solo alle scuole che meritano di più, il resto a pioggia, "ma il prossimo anno - aggiunge l'assessore - vorremo rivedere i meccanismi".

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A piazza Vittorio l'iniziativa contro la discriminazione (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del SEGUE DALLA PRIMA A piazza Vittorio l'iniziativa contro la discriminazione "Il sindacato andrà nei luoghi di lavoro per spiegare che l'obbligo delle impronte digitali per nomadi e immigrati contenuto nel decreto Maroni è, di fatto, una schedatura etnica". "C'è bisogno di una vera politica d'integrazione - ha detto Taranto - fondata sui diritti e sui bisogni che le popolazioni migranti esprimono. Per questo Cgil Cisl Uil hanno chiesto alla Regione Lazio di convocare un consiglio straordinario e di dare avvio a un piano per le popolazioni nomadi del Lazio". Adesione convinta anche da parte del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che parla di "schedatura discriminatoria, immorale e illegittima". Il provvedimento è inviso anche a parte importante dell'associazionismo cattolico: già la Comunità di Sant'Egidio si era espressa negativamente mentre Mons. Vittorio Nozza aveva annunciato, pochi giorni fa, che, da parte della Caritas, "non ci sarà alcuna collaborazione con le istituzioni in tal senso". "Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici - è l'appello degli organizzatori - hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo". Luciana Cimino.

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Il museo del teatro - ugo carughi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVI - Napoli IL MUSEO DEL TEATRO UGO CARUGHI ove un gesto surreale si incontrava felicemente con il carattere metafisico del luogo, alla cui dimensione l'installazione si adeguava perfettamente. L'impensabile simbiosi tra quella creazione esclusiva e rarefatta e il bagno di folla festante o gli scugnizzi che ogni giorno si lasciavano scivolare lungo le pendici di sale, confermava che l'arte può creare sensazioni collettive, vivere attraverso i comportamenti della gente; che può, in definitiva, "diventare" città. Dopo quell'evento, altre installazioni di grande rilievo e molti spettacoli aperti a grandi masse di pubblico sono stati realizzati che, pur contribuendo a ripristinare la storica vocazione di questo spazio all'arte e allo spettacolo, non hanno eguagliato, tuttavia, l'efficacia e la novità dell'intervento di Paladino. Rispetto a tale "curriculum", il concerto di Zubin Mehta e lo spettacolo di ballo con Roberto Bolle, allestiti dal teatro San Carlo, hanno rappresentato un evento che va ben al di là dell'altissimo livello delle manifestazioni. Nessuno, fino ad ora, aveva promosso un uso tanto pertinente di questo luogo in riferimento ad eventi di spettacolo, valorizzando la piazza e la chiesa di San Francesco di Paola. I tanti spettacoli organizzati in precedenza erano pensati per uno spazio esterno, e come tali sono stati realizzati. Qui l' "esterno" è stato trasformato in un "interno" con il cielo per soffitto e per pareti le quinte architettoniche di Palazzo Salerno, del Palazzo della Prefettura, del Palazzo Reale. Sul fondo, l'esedra colonnata di San Francesco di Paola, intelligentemente non occlusa dalle strutture del palco, è diventata una scena perfetta, da teatro greco. Il tutto, ottenuto con semplici file di sedie ed una trasparente recinzione mobile, con un'efficienza e un ordine che non si vedono spesso in questa città. La concentrazione e la sacralità di un teatro è stata democraticamente trasfusa in una delle più grandi piazze d'Italia. Dunque, chi da spettatore si è seduto su quelle sedie era, in realtà, a sua volta attore di un più vasto evento: la reinvenzione di uno spazio urbano. Gli spettatori-attori hanno, così, inconsapevolmente assistito e partecipato ad una grande lezione di urbanistica impartita da una delle istituzioni più prestigiose della città, il cui direttore non si occupa di strade e di piazze, ma di tutela e valorizzazione di beni culturali. è questa la vera novità. E, come tutti gli eventi di rilievo, quello in argomento fornisce alcuni spunti intriganti - tutti da verificare - per la soluzione di problemi ormai annosi legati a questa piazza. Il museo del San Carlo, preannunciato da una mostra inaugurata il 2 luglio in alcuni ambienti di Palazzo Reale, con materiali di straordinario interesse per la storia della musica, della città e dello stesso teatro, potrebbe trovar forse posto o ampliamento anche nella corona di locali ancora liberi che si affacciano sotto il colonnato di San Francesco di Paola. Un bar, una libreria come la Treves, un archivio fotografico prestigioso come Parisio, gli stessi uffici della Prefettura e del Comune aperti al pubblico sarebbero ben più valorizzati dalla presenza di una simile istituzione, che fungerebbe da linfa vitale per il monumentale colonnato di Pietro Bianchi. Lo spazio antistante potrebbe essere utilizzato anche dallo stesso San Carlo, un sagrato laico per manifestazioni di cui abbiamo avuto già uno splendido esempio. E, una volta conferita una identità più riconoscibile al margine a monte dell'antico Largo di Palazzo e allo spazio libero antistante, perché non riaprire al solo transito dei mezzi pubblici e secondo modalità da definire, la strada avanti a Palazzo Reale, decongestionando via Acton e ricostituendo un collegamento vitale tra la parte orientale e occidentale della città?.

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Vita di coppia in tre è la milano dei cicisbei - gian paolo serino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Milano Vita di coppia in tre è la Milano dei cicisbei Beccaria quando scrive alla moglie le chiede sempre come va con i suoi vari cavalieri La satira del Parini contro i galanti corteggiatori che "girano in casa delle dame altrui" Il libro di uno studioso svela il vero volto della città nel '700: la rivoluzione illuminista è partita non solo dai salotti e dalle accademie, ma anche dalle camere da letto. Lo spiega il Verri GIAN PAOLO SERINO Era decisamente "illuminata" la Milano dei fratelli Pietro e Alessandro Verri, di Cesare Beccaria, di arcivescovi e alti funzionari asburgici. Ma a rendere quel periodo "l'età dei lumi" non erano soltanto le vedute rivoluzionarie: spesso anche le stanze da letto erano parecchio illuminate. A raccontarci la Milano più "accesa" del '700 è Roberto Bizzocchi, professore all'università di Pisa e saggista, nel volume Cicisbei (Laterza). Bizzochi racconta un aspetto poco indagato dai libri di storia e dalle biografie ufficiali: quando essere in tre a condurre una vita di coppia era perfettamente normale. E così, tra queste pagine, si scopre con sorpresa che la vera rivoluzione illuminista più che dai salotti e dalle accademie milanesi forse è partita dalle camere da letto. Proprio nella Milano illuminista, infatti, si diffuse il fenomeno dei cicisbei: galanti corteggiatori con il compito, pubblico e dichiarato, di vivere a fianco della moglie di un altro. Del cicisbeo aveva parlato anche Giuseppe Parini, ma con ben altre "vedute". Nel suo poema Il Giorno, concepito e ambientato nella società nobiliare milanese, attraverso le vicende del protagonista, "cavalier servente" di una dama maritata ("la pudica altrui sposa a te cara"), lo scrittore non descrive quel mondo ma lo accusa. In Parini prevale la satira moraleggiante e i cicisbei vivono quasi soltanto "per girare in casa delle dame altrui, assistere qualche volta alla loro toilette, fare da loro da scorta nelle conversazioni e alle feste nei palazzi privati e nei "casini" di divertimento". Ma i disinvolti triangoli descritti ironicamente dal Parini a Milano diventano presto il modello di matrimonio imperante e quasi istituzionalizzato nella nobiltà del Settecento. E tra i cicisbei allora più riconosciuti e oggi più insospettabili, ecco Pietro Verri, punto di riferimento dell'illuminismo italiano e fondatore del giornale Il Caffè. Nel 1766 Verri, quasi quarantenne e ancora scapolo, diventò il cavalier servente di una dama milanese appena ventenne, Maddalena Beccaria, sposa del più attempato Giulio Cesare Isimbardi. La curiosità è che Maddalena è sorella minore di Cesare Beccaria, talmente infastidito dalla relazione da vedere incrinati, tra i molti motivi, i suoi rapporti con Verri. Dall'altra parte proprio il severo estensore dei Delitti e delle pene vive una situazione analoga avendo sposato nel 1761 la sedicenne Teresa Blasco che ai tempi si dice fosse molto attraente e piuttosto frizzante. Tanto frizzante che non si accontenta, come le altre "illuminate" signore milanesi, di vivere un unico e consolidato menage a trois con il nobile Bartolomeo Calderaia. Alla sua compagnia si univano spesso altri "amici" come il nobile Giuseppe Visconti e il poeta abruzzese Troiano Odazzi che ben presto divenne l'accompagnatore fisso dei coniugi. Un rapporto molto "solido" tanto che Beccaria in tutte le lettere alla moglie chiedeva sempre come andassero i suoi rapporti con i vari cavalieri e se fossero "in grado di farla divertire". Ma tra i cicisbei non mancavano prelati e alti funzionari dell'impero asburgico. E tra le situazioni più calde assolutamente figura quella vissuta da Teresa Casati, aristocratica decaduta che diventerà un'eroina del Risorgimento, e Federico Confalonieri, nobile poi diventato tra i martiri più illustri dello Spielberg. L'amore tra i due è grande ma la girandola di accompagnatori è da far perdere il conto: dal primo "Frangiani a cui non ho potuto cedere davanti a tante graziose istanze" a "Rasini, Calderara, Felber con cui vado qualche volta da sola in carrettino", da "Carlino Calderani con cui vado a teatro la sera" a Federico Fagnani. Ma, si lamenta la donna, "è un secolo che non lo vedo, credo che abbia una nuova pratica". Con il disappunto del marito che augura alla moglie nuovi e felici cavalier serventi.

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Saldi fino a notte tra resse e buffet lo shopping anticrisi - irene maria scalise (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Saldi fino a notte tra resse e buffet lo shopping anticrisi Allarme degli esercenti, consumi in calo Ora con lo sconto non si acquista solo il superfluo: si cercano anche i beni necessari IRENE MARIA SCALISE ROMA - Per contrastare la crisi dei consumi anche i saldi si reinventano. Negozi aperti sino a tardi, aperitivi, spettacoli e cocktail party nelle boutique e nei grandi magazzini. Sono in molti gli italiani che, in questo fine settimana, provano l'inedito brivido dello "shopping bianco". Trattasi dell'estrema strategia ideata dai negozianti per rimpolpare le vendite. Il concetto è semplice: nessun limite di orario per invogliare lo struscio nelle vie del centro. Una sorta di anatema contro il grande caldo che, nelle ore più torride, dissuade persino i più motivati dall'affrontare l'asfalto liquido cittadino. Chi vuole trascorrere la giornata sotto l'ombrellone, dunque, può farlo senza rimpianto. Dopo il calare del sole potrà accaparrarsi i sandali sognati nei giorni precedenti o il vestito da mettere in valigia in vista delle vacanze. Anche se, quest'anno, a mettersi in coda saranno soprattutto quelli che a prezzo pieno non sono riusciti ad acquistare neppure i beni necessari e i saldi li hanno aspettati per comprare ciò che è utile. Per coloro che, invece, degli sconti di fine stagione se ne sono allegramente dimenticati c'è una novità mediatica. Un tam tam implacabile, fatto di sms e mail, inviati dai negozianti. Destinatari i fashion victim più affezionati che, in preda a un momentaneo vuoto di memoria, potrebbero mancare l'appuntamento. Strategie cattura clienti a parte, l'indicatore dei consumi di Confcommercio per abbigliamento e calzature, segna un rosso deciso: meno 2,7% nel mese di maggio rispetto allo scorso anno. Il carovita e la perdita del potere d'acquisto, insomma, rischiano di avere la meglio sulla frenesia dello shopping. Ogni famiglia, secondo l'organizzazione, dovrebbe spendere in media poco più di 280 euro per un giro d'affari complessivo di circa 4 miliardi di euro, con un'incidenza dell'11,2% sul fatturato annuo del settore. Secondo i consumatori, invece, rispetto allo scorso anno le famiglie coinvolte saranno oltre 13 milioni e ognuna spenderà una cifra pari a 373 euro per una spesa complessiva di 4 miliardi e 932 milioni. Anche per questo, nella maggior parte delle città, si è deciso di anticipare di qualche giorno gli sconti stagionali dando il via alle iniziative più fantasiose. Fantasisti del marketing, i negozianti della riviera romagnola, si sono organizzati per una notte rosa che sta trasformando il primo weekend di luglio in un capodanno d'estate. Centinaia di eventi tra Cattolica, Rimini, Ravenna e Ferrara hanno coinvolto nella kermesse dello shopping bagnini, albergatori e musei. E a Bologna il sindaco Sergio Cofferati ha autorizzato l'apertura fino alla mezzanotte ieri. Lo stesso orario che è stato adottato da molti negozianti della capitale e che, per attirare gli acquirenti in crisi di vocazione, sarà mantenuto anche per questa sera. Anche a Genova, dopo una partenza settimanale sotto tono, si è deciso di tenere le saracinesche alzate sino alle 22. Una strategia no global è invece quella prescelta da Napoli: cartelli tradotti in tutte le lingue, arabo incluso, per indicare la percentuale di sconto. Musica e spettacoli saranno l'attrattiva destinata ai cagliaritani che, per i loro acquisti d'occasione, dovranno aspettare sino all'8 luglio. La notte bianca di Cagliari sarà organizzata in grande stile: dalle dieci alle due del mattino musica, moda e danza. Già ieri sera i primi bilanci: la città che ha registrato il record di acquisti è stata Torino, bene anche Milano con un +3% rispetto al 2007 mentre a partire male sembra essere stata Roma. Nella capitale, lamenta il Codacons, c'è stato un calo di presenze (-10%) e degli acquisti (-15%) rispetto all'anno passato.

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"bondi lottizza il comitato dell'unità d'italia" - simonetta fiori (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

Gli storici Gentile, Margiotta Broglio e Graziosi contro la proposta del ministro di allargare l'organismo a studiosi di destra: "Non siamo ideologici" "Bondi lottizza il comitato dell'Unità d'Italia" SIMONETTA FIORI ROMA - è destino che le feste nazionali siano momento di conflitto tra gli italiani. Specie le celebrazioni per l'Unità d'Italia, fonte originaria di eterne divisioni. Accade nel 1911, quando lo Stato festeggiò i primi cinquant'anni, tra le proteste di cattolici, socialisti e repubblicani contro l'Italia monarchica. E ancora nel 1961, festa del centenario: contro la benedizione del pontefice, che attribuiva l'unificazione a un disegno della provvidenza, alte si levarono le voci degli italiani laici. Minacce di guerra risuonano anche oggi, pur dietro gli ovattati toni del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. La sua lettera pubblicata ieri su Repubblica desta perplessità nel comitato incaricato per i festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario. Un gruppo assai eterogeneo che, sotto la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, include il pianista Giovanni Allevi e il ballerino Roberto Bolle, gli scrittori Claudio Magris, Dacia Maraini e Roberto Saviano, giuristi eminenti quali Gustavo Zagrebelsky e Giovanni Conso. Eterogeneo nelle competenze, ma anche nella geografia politica e culturale, essendovi inclusi Pietrangelo Buttafuoco e Gianni Letta ed essendo al di sopra di partigianerie politiche i due unici storici presenti, l'apprezzato risorgimentista Giuseppe Talamo e l'autorevole studioso di diritto ecclesiastico Francesco Margiotta Broglio. Non dunque un pericoloso comitato di sinistrorsi, propinatori di luoghi comuni ideologici, ad arginare i quali il ministro ritiene necessario chiedere "l'autorevole contributo" di Giano Accame (ex repubblichino) e Francesco Perfetti (direttore della rivista-fucina del neorevisionismo ed ex collaboratore dell'Ordine nuovo), Ettore Albertoni ed Ernesto Galli della Loggia, Elena Aga Rossi e Piero Melograni. Il documento di Bondi è esplicito: finora è prevalsa una lettura ideologica del Risorgimento e della storia successiva, da oggi si cambia. In realtà - è l'obiezione di alcuni - accade proprio il contrario: il ministro ha immesso nel comitato una componente ideologica che prima non c'era, non perché annidasse un'anima di sinistra estrema e dunque occorresse equilibrare, ma perché mancava l'ideologia tout court, essendo tutti studiosi senza etichetta. Per Margiotta Broglio si tratta di un grande equivoco. "Il nostro comitato non deve occuparsi di storia, ma deve monitorare le scelte politiche del governo. è un comitato di garanti, che infatti include le personalità più diverse. Non capisco perché Bondi si sia prodotto in questa rilettura della storia d'Italia". Molti dubbi vengono poi formulati da studiosi estranei al comitato sul metodo usato da Bondi. Può la politica imporre una sua agenda agli storici? "Mi sembra espressione di uno statalismo ingenuo e anacronistico", dice Andrea Graziosi, presidente della Sissco, la società degli storici contemporaneisti. "Un modello che consideravamo fortunatamente liquidato". Quella auspicata da Bondi è una "storia pacificata", che mescola il diavolo e l'acqua santa, Quintino Sella con Vincenzo Gioberti. "Ma che vuol dire storia pacificata?", replica Emilio Gentile. "La storia condivisa sarebbe possibile solo con una rimozione collettiva delle differenze fra i valori, i principi e gli ideali che hanno diviso gli italiani. Come dire: i combattenti per la libertà e i combattenti contro la libertà sono accomunati dal valore del combattimento, e questo basta a riconoscere la pari dignità dei loro ideali. Una storia così scritta sacrificherebbe la verità storica sull'altare della memoria comune".

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ROMA - Prove di ammissione ai corsi di laurea, si scaldano i motori. La macchina organizzati (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

06 Luglio 2008 Chiudi di FRANCESCA FILIPPI ROMA - Prove di ammissione ai corsi di laurea, si scaldano i motori. La macchina organizzativa è già pronta: bandi on line, informazioni, requisiti richiesti per ciascun indirizzo di facoltà. Materiale rigorosamente scaricabile dal web. Entro settembre il via ai test: durata dai 40 minuti alle 2 ore. Ma anche in questo caso tra atenei statali e privati ci sono non poche differenze. La prima riguarda la valutazione del voto finale ottenuto con l'esame di maturità. Per la "Sapienza" di Roma non ha valore, così come per tutte gli atenei statali italiani. Il motivo? E' tutto nel decreto Mussi-Fioroni sospeso per un anno. "Qui da noi anche quest'anno - spiegano dagli uffici dell'ateneo più grande d'Europa, con 138mila studenti e 22mila laureati l'anno - conta soltanto il risultato finale di ciascuna selezione". Diversa la politica adottata dall'Università agli studi di Roma "Tor Vergata", anche questa statale: "In caso di parità di voti alla prova di ammissione, prevale la votazione dell'esame di Stato". Con i privati cambia la musica. Alla "Bocconi" di Milano, famosa per le facoltà di Economia e Giurisprudenza, più che il voto della maturità pesa la carriera scolastica dello studente. "La selezione - spiega Barbara Orlando, responsabile della comunicazione dell'Università - si basa sì sul risultato del test di tipo psico-attitudinale, ma tiene conto anche, e sopratutto, delle pagelle del terzo e quarto anno. Non a caso valutiamo sei discipline: italiano, matematica, storia e lingue straniere e due materie scelte dal candidato". Tornando nella Capitale, alla "Luiss" il punteggio del test di ammissione per i corsi di laurea triennale (Economia, Scienze Politiche e magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza), ha valore per il 40 per cento, mentre il curriculum scolastico - e quindi l'esito dell'esame di Stato - conta per il 60%. Stesso criterio, o quanto meno simile, quello adottato dall' Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Unica eccezione la Cattolica "Sacro Cuore" di Roma: sulla stessa lunghezza d'onda di Tor Vergata. Intanto, tutto è pronto per i corsi di ammissione. Alla "Sapienza", i bandi verranno pubblicati on line solo dal 15 luglio (così come per la "Cattolica" di Roma) in concomitanza con l'appuntamento annuale "Porte aperte alla Sapienza" dedicato all'orientamento delle nuove matricole, nella città universitaria dal 15 al 18 luglio. I test per tutti partiranno entro la prima settimana di settembre. La "Bocconi" è tra le prime ad iniziare, il 3 settembre, sebbene si tratti delle seconda sessione. In ballo 2.500 posti per le facoltà di Economia e Giurisprudenza. Due ore per la prova di tipo psico-attitudinale. Due giorni dopo toccherà alla "Luiss" (iscrizioni solo on line sul sito www.luiss.it, la prova del 5 settembre all'hotel Ergife di Roma), 165 i posti disponibili: Economia (75), Economics and Business (10), Giurisprudenza (50), Scienze Politiche (30). Durata del test: 90 minuti per 100 domande. A "Tor Vergata" spicca una new entry, il corso di laurea in Farmacia (80 studenti). Per le domande c'è tempo fino al 30 ottobre. Il 10 novembre, l'esame. Per conoscere le informazioni sui relativi test di ammissione per gli altri 12 corsi di laurea, tra i quali Medicina e Chirugia e Odontoiatria basta cliccare sull'indirizzo www.uniroma2.it. L'11 e il 16 settembre, invece, tocca alle prove per Scienze della Comunicazione (300 posti) e Giurisprudenza (150) alla "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Le prove non sono altro che dei quesiti: dai 70 ai 100 a scelta multipla (ma variano dai singoli atenei e dal corso di laurea), con una sola risposta esatta su diverse aree di valutazione: ragionamento logico, matematica, verifica della lingua italiana e straniera.

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ROMA - Viene interpretata come una "boutade", una provocazione non necessariamente foriera (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

06 Luglio 2008 Chiudi ROMA - Viene interpretata come una "boutade", una provocazione non necessariamente foriera di sostanziali novità, nell'ambiente ecclesiastico spagnolo di Roma, la proposta all'attenzione del congresso del Psoe, volta a sottolineare il "laicismo" dello Stato attraverso una serie di atti, quali l'eliminazione del crocifisso dalle sedi pubbliche. Sintomatico il fatto che nessuno degli interpellati, sacerdoti e laici esperti della materia, voglia spendere il proprio nome per un commento, limitandosi, unanimemente, a rinviarlo, eventualmente, a cose fatte. Settori della Chiesa spagnola in Italia osservano che la mozione annunciata al congresso potrebbe finire in una bolla di sapone, "primo perché - dichiara un prelato - il Psoe già altre volte ha lanciato simili appelli ma senza seguito; poi perché, se si dovesse arrivare ad iniziative legislative, i partiti nazionalisti catalano e basco difficilmente sosterrebbero una ulteriore spinta alla "rivoluzione sociale" di Zapatero". Di certo - osservano fonti vicine al Vaticano - la Spagna marcia da tempo verso una progressiva secolarizzazione, fenomeno che interessa peraltro tutto l'occidente europeo, come ha constatato, non senza preoccupazione, lo stesso Pontificio consiglio per la cultura nella sua ultima assemblea plenaria. La mossa del Psoe in sè, però, non sembra sorprendere più di tanto. "I crocifissi hanno cominciato a sparire in Spagna da scuole e ospedali fin dagli anni '80 - osserva un prete spagnolo - e mi chiedo cosa vogliano togliere. Di fatto - aggiunge - è una delle tante iniziative lanciate dal Psoe, come quella dei matrimoni omosessuali, che non rispondono a una domanda sociale e che nulla riescono a togliere agli usi e alle tradizioni di un Paese dove da sempre la Chiesa ha una presenza forte". E non si esclude infine che la mozione rappresenti in realtà solo un siluro della sinistra diretto a ostacolare i rapporti tra Spagna e Santa Sede, in questo momento definiti "eccellenti", tanto che sarebbe imminente, secondo fonti bene informate, un incontro tra Zapatero e il presidente della Conferenza episcopale spagnola. Nessuna reazione significativa invece sulla questione dell'aborto, che il Partito Socialista di Zapatero intende riportare all'ordine del giorno. L'intenzione del governo è quella di aggiornare ed ampliare i tempi di intervento in caso di gravidanza: nel caso ad esempio di pericolo grave per l'incolumità della mamma verrebbero eliminati i limiti temporali che fino ad ora consentivano l'intervento al massimo entro la 22esima settimana.

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I socialisti spagnili vogliono abolire i simboli cattolici dalle istituzioni; e dunque niente più funerali cattolici di Stato ma neanche più crocefissi nelle aule in cui si celebra (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 06-07-2008)

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No atti pubblici I socialisti spagnili vogliono abolire i simboli cattolici dalle istituzioni; e dunque niente più funerali cattolici di Stato ma neanche più crocefissi nelle aule in cui si celebrano atti pubblici. La direzione del partito ha proposto all'assise del 37esimo congresso, iniziato ieri a Madrid, un emendamento che raccoglie le istanze presentate da una serie di federazioni e che sarà votato oggi. L'emendamento contiene un severo alto-là alla Chiesa cattolica che "deve essere cosciente", recita il testo, che la Costituzione "non le assegna nessun privilegio". L'intenzione è quella, come ha detto il premier Josè Luis Rodriguez Zapatero durante il congresso, di "non fare un passo indietro" nel suo progetto di consolidare e estendere le libertà e i diritti. Il Psoe riafferma che "la concezione laica dello Stato è un segno di identità del bagaglio politico del socialismo"; e come necessità conseguente, il Psoe segnala "la sparizione della confessionalità che rimane negli spazi e nelle pratiche delle istituzioni pubbliche, come è il caso dei funerali di Stato o dei simboli religiosi negli atti pubblici". 06/07/2008.

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<Un Paese democratico non può proibire la libertà religiosa> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La Curia Il responsabile del dialogo tra le religioni: il diritto alla preghiera vale come quello alla sicurezza "Un Paese democratico non può proibire la libertà religiosa" Monsignor Gianfranco Bottoni, Comune e ministro Maroni hanno detto basta alla preghiera del venerdì in viale Jenner: che ne pensa? "Come responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della Diocesi di Milano non ho opinioni politiche da esprimere. Mi permetto solo di dubitare che istituzioni civili in un paese democratico possano proibire un diritto costituzionale come la libertà religiosa e di culto". Ma se lo facessero? "Come potrebbero, se non calpestando Costituzione e democrazia, laicità dello Stato e civiltà dell' Occidente? Solo un regime fascista o populista arriverebbe a metodi dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso". Bossi e Maroni vogliono chiudere l'intero centro. "Un simile provvedimento dovrebbe scaturire da un'iniziativa giudiziaria. Non so se qui ci siano o meno questioni con la giustizia. Se ci fossero intervenga l'autorità competente. Altrimenti sarebbe difficile non parlare di abuso". Che dice di quel centro? "In linea di principio i centri islamici, se operano per il dialogo e l'integrazione, andrebbero favoriti, non ostacolati. Certo è doveroso da parte delle istituzioni civili garantire che svolgano un servizio realmente positivo, dal punto di vista religioso e culturale ". E la moschea? "Tocca alle comunità religiose procurarsi i luoghi di culto. Così avviene per le chiese. Tuttavia come non sono mancate, da parte civile, iniziative che hanno facilitato la realizzazione di luoghi di culto cristiano, analogamente i musulmani potrebbero attendersi meno ostilità. Non soldi, ma almeno la segnalazione di terreni o fabbricati a prezzi ragionevoli ". Sette milanesi su dieci dicono no a nuove moschee. "Governare in base ai sondaggi e agli umori della manipolazione mediatica, rinunciando alla faticosa ricerca del bene comune così come insegnato dalla Chiesa e dalla morale cristiana, è una sconfitta della politica". Come sono i rapporti tra Diocesi e islamici a Milano? "Il 21 marzo 2006, equinozio di primavera, cristiani, ebrei, buddhisti e musulmani hanno costituito il Forum delle religioni. Il centro di viale Jenner non ne fa parte, ma il resto della realtà immigrata islamica milanese sì". Ma lei gliela darebbe una moschea? "Non tocca alla Chiesa dare moschee. Come cristiano e cittadino posso solo augurarmi che abbiano le moschee necessarie per pregare". E l'istituzione civile? "Il suo compito è mediare tra parti sociali in apparente conflitto: accanto al diritto di culto dei musulmani c'è quello dei cittadini alla sicurezza e all'ordine pubblico. Due diritti che devono convivere. L'istituzione civile, in uno Stato laico, deve porsi al di sopra delle parti e farle dialogare sino a un accettabile compromesso ". Il Comune vorrebbe una soluzione "fuori città". "Non ho proposte urbanistiche, ma una cosa è certa. Se con i musulmani si stabiliscono rapporti positivi saranno una grande risorsa culturale e sociale, se vengono discriminati e umiliati potrebbero costituire quel pericolo che teme proprio chi, con massima insipienza, li vorrebbe emarginare". Monsignore Gianfranco Bottoni Paolo Foschini.

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Zapatero: via i crocifissi dai luoghi pubblici (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-06 num: - pag: 1 autore: di ELISABETTA ROSASPINA categoria: REDAZIONALE Madrid Offensiva del premier socialista contro la Chiesa anche sull'aborto Zapatero: via i crocifissi dai luoghi pubblici MADRID - Per i socialisti del premier Zapatero la Spagna non è ancora abbastanza laica. Ed è anche arrivata ora di rimettere mano alla legge sull'aborto, mentre si comincia a parlare, seppure sommessamente, di eutanasia. Il 37Ë? congresso del Psoe, che conclude oggi tre giorni di lavori a Madrid, traccia le linee di un futuro che non concilierà il sonno dei vescovi più conservatori: via i crocifissi da scuole e uffici pubblici; niente più giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più funerali di Stato secondo il rito cattolico. A PAGINA 15 Bartoloni.

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Il Psoe (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-06 num: - pag: 15 categoria: BREVI Il Psoe Due legislature di riforme radicali Divorzio rapido e nozze gay Il partito Fondato il 2 maggio 1879, il Partito socialista spagnolo fu fuorilegge durante la dittatura di Franco (1939-1977) Il 37Ë? Congresso Le richieste (non vincolanti per il Governo): togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, stop al rito cattolico per i funerali di Stato e ai giuramenti sulla Bibbia.

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Zapatero sfida la Chiesa sui crocifissi e sull'aborto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-06 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Zapatero sfida la Chiesa sui crocifissi e sull'aborto Il Psoe: "Un diritto l'interruzione di gravidanza" Laicità al centro del 37esimo Congresso dei socialisti. Che chiedono anche l'abolizione dei funerali religiosi di Stato DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Arrivano tutte insieme, anche se non proprio inattese, le cattive notizie per il presidente della Conferenza Episcopale spagnola, cardinale Antonio MarÍa Rouco Varela: secondo i socialisti, al governo, la Spagna non è ancora abbastanza laica. Ed è anche arrivata ora di rimettere mano alla legge sull'aborto, ormai più che ventenne; mentre si comincia a parlare, seppure sommessamente, di eutanasia. Il 37esimo congresso del Psoe, che conclude oggi tre giorni di lavori a Madrid, traccia le linee di un futuro che non concilierà il sonno dei vescovi più conservatori della Chiesa iberica: via i crocifissi da scuole e uffici pubblici; niente più giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più funerali di Stato secondo il rito cattolico. Il partito di maggioranza non prevede una tabella di marcia serrata e, dopo molte discussioni e ripensamenti, ha deciso di aggiungere l'avverbio "progressivamente" nel comunicato (non vincolante per il Governo) in cui riassume i suoi propositi di riforma della Legge organica sulla libertà religiosa. Ma "la Chiesa cattolica deve essere cosciente che la Costituzione non le riconosce privilegi ", si legge nella nota. Pur ammettendo che "democrazia e religione non sono incompatibili ", i socialisti spagnoli si impegnano a realizzare "la laicità che la Costituzione conferisce allo Stato". E citano i passi già compiuti in questa direzione, più o meno gli stessi che, sei mesi fa, avevano spinto la Conferenza episcopale spagnola a chiedere agli elettori cattolici di non votarli: l'educazione civica nelle scuole, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali, lo snellimento delle pratiche per il divorzio, l'impulso alla ricerca biomedica. La questione più dibattuta è stata quella dei funerali di Stato: se non saranno celebrati secondo il rito cattolico, quale liturgia alternativa può proporre un sistema perfettamente laico e aconfessionale? Nella versione definitiva del testo, la segreteria del Psoe ha preferito sfumare il tenore iniziale considerando piuttosto "indispensabile una legislazione che stabilisca nuovi criteri di collaborazione tra confessioni religiose e amministrazioni pubbliche e assicuri a tutte le confessioni un trattamento uguale". Pur senza ritoccare gli accordi raggiunti nel 1979 tra Stato e Santa Sede, come reclamava invece l'ala oltranzista, rappresentata da Izquierda Socialista. Ieri il Segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, ha aggiunto altre spine nel fianco dei vescovi annunciando che la legge sull'aborto dovrà essere rivista. Proposito confermato dalla numero due del Governo, Maria Teresa FernÁndez de la Vega, che ha parlato di una "riforma avanguardista in difesa dei diritti delle donne". Una commissione di esperti studierà la situazione in Europa per ispirarsi alle leggi più avanzate, prima di formulare modifiche alla normativa del 1985. Durante la campagna elettorale il Premier e Segretario del partito (riconfermato ieri col 98,53% dei voti), José Luis RodrÍguez Zapatero, interrogato sull'argomento, aveva preferito mantenersi vago, sostenendo che non c'era urgenza né necessità di modificare la legge. Un'altra donna, infine, entra nella direzione del Psoe: Leire PajÍn, basca, 32 anni, attuale Segretaria di Stato per la Cooperazione internazionale, è la nuova numero tre del partito. Elisabetta Rosaspina.

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Anna e Barbara moglie e moglie Nozze gay con il consigliere Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-06 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Unioni I colleghi di partito di Garbagnate Milanese: "Serviva un segnale" Anna e Barbara moglie e moglie Nozze gay con il consigliere Pd Rito civile e documenti, ma non ha valore legale MILANO - "Chiamateci moglie e moglie". Barbara Esposti Apiccino, 32 anni, un impiego in uno studio che si occupa di sicurezza sul lavoro, non sta dicendo per scherzo. Il primo giugno ha sposato la "sua" Anna. Cinquanta invitati nel giardino della villetta di Garbagnate Milanese, al confine con la provincia di Varese. C'erano i genitori, la capufficio con la famiglia e gli amici. C'era anche Giovanni De Angelis, consigliere comunale del Pd ("Cattolico praticante ") che ha celebrato il matrimonio omosessuale. Cerimonia secondo il rito civile con atto di matrimonio in carta semplice. In pratica senza valore legale: solo un reciproco accordo tra due persone davanti a testimoni. Ma il sogno di Barbara e Anna è che quel pezzo di carta diventi un giorno il certificato della loro unione. Barbara e Anna Borroni, 31 anni, vivono insieme da due anni. Il loro amore non lo hanno mai nascosto: a casa, in ufficio, in vacanza. "Le nostre famiglie ci sono sempre state vicine - raccontano -. Gli altri? Abbiamo tantissimi amici ". Il matrimonio "clandestino " è stata un'idea meditata: il 23 febbraio a Roma per un'iniziativa della Lega italiana nuove famiglie hanno preso la decisione. Poi gli inviti, pardon le partecipazioni di nozze, le bomboniere (con i colori dell'arcobaleno) e il bigliettino: "1 giugno 2008 Anna e Barbara. Illegal-civilmente unite... e voi siete (e sarete) testimoni ". "Non cerchiamo scandali - assicurano -. è un modo per condividere i nostri sentimenti con gli amici, con le famiglie. Speriamo sia un esempio per tante coppie che, come noi, non godono di diritti civili". La decisione di coinvolgere un consigliere comunale è stata suggerita da un amico: "Volevamo dare un tono di ufficialità, ma sia chiaro: i certificati che abbiamo firmato non sono quelli ufficiali, li abbiamo creati al computer. E non aveva la fascia tricolore". Dal canto suo Giuseppe De Angelis, 29 anni, il consigliere celebrante, ha incassato le critiche senza scomporsi. Gli altri tre consiglieri del Partito democratico di Garbagnate (guidato dal centrodestra), pur di componente cattolica, hanno fatto quadrato: "Condividiamo la scelta. Serve un segnale per il cambiamento: non esistono diritti di serie b". De Angelis, oberato dall'organizzazione della festa della sezione del Pd, commenta: "A settembre mi sposo, sono cattolico, ma condivido la battaglia per i diritti". Anna e Barbara ringraziano e si godono la strana luna di miele tra interviste e fotografi. Tanto clamore per un matrimonio senza valore? "No, potessimo farlo legalmente ci sposeremmo subito". E allora? "Abbiamo sancito la nostra unione. Se dovesse succedere qualcosa di grave, i nostri invitati potranno testimoniare che viviamo insieme, che siamo legate da un vincolo ". Resta una questione: i figli? "Non ci interessa. Una cosa per volta. Siamo in luna di miele". Spose Anna e Barbara nel giorno delle nozze Cesare Giuzzi.

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Ettore Bernabei è un personaggio che lascia segno e segnale (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 06-07-2008)

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Stampa Ettore Bernabei è un personaggio che lascia segno e segnale ... Ettore Bernabei è un personaggio che lascia segno e segnale in ogni ruolo in cui si misura. Sia dirigendo "Il Popolo" a soli 35 anni, quindi pilotando la Rai per ben 14 anni, poi all'Italstat dell'Iri costruendo ponti, autostrade e portandone il fatturato da 450miliardi a 6mila miliardi di lire, incassando infine la liquidazione che investirà da settantenne in una nuova società, la Lux Vide, produttrice di programmi televisivi. Attacchi faziosi, critiche graffianti, interventi a gamba tesa ne subisce, eccome. Perché il personaggio non è tipo che fa melina, che tira a galleggiare e basta. Di piedi ne schiaccia pure lui, e non per il gusto di rendere pan per focaccia, ma per raggiungere traguardi che giudica vitali, per realizzare ideali in cui crede, e per servire la grande platea televisiva mediante un'informazione sventagliata che la faccia crescere e un intrattenimento che la faccia maturare. Ha soltanto 39 anni quando Bernabei viene nominato Direttore Generale della Rai. Vi trova dirigenti inamovibili da 20 anni, all'incirca la parentesi fascista durante la quale ci si limita a trasmettere veline ministeriali che umiliano la professionalità del giornalista e falsano sfrontatamente la verità. Bernabei, che non ama la massoneria e ne è ricambiato, viene dipinto come un democristiano catapultato lì per censurare, imbavagliare, agire come avevano agito loro: gli inamovibili. Egli non replica alle accuse, non rintuzza le provocazioni, si rifugia in un silenzio eloquente, fa parlare le decisioni che prende e i prodotti che realizza, nonché i collaboratori che imbarca con spirito di cordata. I collaboratori si chiamano Umberto Eco, Furio Colombo, Fabiano Fabiani, Angelo Guglielmi, Emanuele Milano, Piero Angela, Mario Motta, Emilio Gennarini e Angelo Romanò: persone intelligenti e colte, espressione di tutti i filoni culturali e politici del Paese. è l'epoca dei grandi sceneggiati, quello sulla vita di Leonardo da Vinci, su Pinocchio, l'Odissea e tantissimi altri in cui recitano Tino Carraro e Arnoldo Foà con le regie di Roberto Rossellini. è anche l'epoca degli show di qualità con Mina e Walter Chiari, le "gemelle Kessler" eleganti, raffinate e femminili. Gli abbonamenti alla Rai passano da cinque a dodici milioni di famiglie. I suoi successi poggiano sopra alcune idee che alla prova dei fatti risultano vincenti. Il modo ottimale di gestire il "piccolo schermo" forse non è stato ancora inventato. Anche perché una tv pubblica che deve servire il pubblico e non servirsene, è impresa qualitativamente diversa da una tv commerciale che punta al profitto. Il giovane Direttore Generale è consapevole che la tivù è un mezzo potente e quasi prepotente di comunicazione, perciò insiste a ripetere che il messaggio televisivo va mirato sulle esigenze di informare e formare la gran massa di spettatori. Da qui la necessità di trasmettere non solo ciò che può interessare alle minoranze intellettuali, o alle capricciosità consumistiche del tempo nostro, ma anche e soprattutto alla grande platea televisiva mediante un linguaggio che essa possa comprendere e quindi metabolizzare. Come dire una Rai pedagogica che contribuisca alla alfabetizzazione e all'unità del Paese, un collante affinché il giovane Stato italiano divenga anche Nazione di popolo. Non è un caso che la storia della Rai si è soliti dividerla in due tempi: quello prima e quello dopo Bernabei. Durante quest'ultimo l'Azienda si vede costretta, per difendere l'equilibrio del "conto economico" e i "picchi di audience" dall'insidiosa concorrenza delle televisioni commerciali, a percorrere sentieri produttivi non sempre "bernabeiani". La tv di oggi, tutta la tivù di oggi non piace all'ex Direttore Generale della Rai. E lo spiattella senza peli sulla lingua. Egli non ama i reality show, argomenta che sono un furbastro espediente perché in essi non c'è nulla d'improvvisato: scrittorelli di terza e quarta categoria rendono le storie di esibizionisti un po' più pepate. Non si può subordinare la sanità del cuore degli spettatori alla religione del business. Egli cita spesso Karl Popper, acuto filosofo austriaco, il quale soleva ripetere che per fare tivù ci vorrebbe una licenza, per dire (traduce Bernabei) che non ci si può improvvisare come certi giovanotti che credono, solo perché hanno un certo scilinguagnolo, di saper fare tivù. Carlo Freccero con piglio sentenzioso sentenzia che la fiction italiana è vecchia rispetto alla serialità americana. Bernabei non ci sta, non la pensa così, pensa il contrario e, anche qui, argomenta: il telefilm americano cattura attenzione con espedienti deteriori: come cucinare con tante spezie che piacciono assai ma che, a lungo andare, rovinano lo stomaco. Nel 1991 nasce la Lux Vide fondata da Bernabei. Non occorre atteggiarsi a indovini per sapere cosa avrebbe prodotto e trasmesso la nuova Società cui partecipano imprenditori che la pensano come lui sul modo di fare televisione. Gl'inguaribili critici la bollano d'integralismo cattolico, di goffo e anacronistico clericalismo, di politica bacchettona e beghina. Che Bernabei sia un cattolico non ci piove, ma di un cattolicesimo imperniato su due profonde convinzioni: l'esistenza di Dio che ha creato l'uomo e il mondo; poi la libertà dell'uomo di scegliere tra il bene e il male. Sono le due stelle polari che lo guidano nell'attività di comunicatore, alla quale danno una mano preziosa per passione e bravura i figli Matilde e Luca. La vocazione al dialogo fertile in Bernabei è il portato di quei due punti di riferimento in cui crede, i quali finiscono per regalare quasi sempre qualcosa di utile a tutti i dialoganti. Il "Progetto Bibbia" ne è la conferma. Nasce non da oggi, è un suo impegno con se stesso, la sua coscienza, la sua professionalità. Ma non è agevole portarlo in tv. La Bibbia è un patrimonio che in modo più o meno diretto finisce per coinvolgere non soltanto le numerose chiese del ceppo cristiano, ma anche ebrei, anche musulmani. Non solo. Il linguaggio dei libri sacri è materia troppo delicata per divulgarla al grande pubblico senza correre il rischio di acuire suscettibilità, incorrere in qualche forzatura interpretativa, non accontentare tutti i soggetti interessati. Perciò Bernabei fa riunioni una dietro l'altra fra cattolici, luterani, calvinisti, battisti, ebrei e musulmani. Si aggiustano i testi, si smussano le spigolosità, si accolgono le diverse sensibilità. Il bilancio della più grande produzione televisiva mai realizzata è abbondantemente positivo: 21 film distribuiti in più di 130 paesi e apprezzati da oltre 300 milioni di spettatori. In Rai si misura con "Guerra e Pace", il capolavoro di Tolstoj. Il prodotto non lo convince, non è all'altezza del grande scrittore. Ci riprova alla "Lux Vide": miniserie in 4 puntate, costo 30 milioni di euro, 15mila le comparse, 1500 i cavalli, 2400 i costumi, coproduzione con 7 paesi tra i quali, per la prima volta, anche la Russia. Ora si sente appagato, chiude il conto in rosso con il grande scrittore. Il personaggio Bernabei è anche un personaggio politico, del quale però si sa poco. Si dice che sta vicino a Fanfani, e si dice la verità. Fanfani gli propone nel 1971 di fare il Ministro degli Interni, ma lui rifiuta. Analoghe proposte, sempre rifiutate. Eppure egli coltiva il contatto con la politica perché è un "animale politico", specie con la Dc e le sue correnti che non sono poche, ma pure con gli altri partiti. Preferisce il ruolo di quei pompieri che stanno dietro le quinte del teatro non per orecchiare o spettegolare, ma per assicurare che lo spettacolo fili liscio. Si giudica uomo affidabile, che dice "sì" quando ne è convinto e "no" quando non lo è. Conosce a menadito il clima in cui nasce nel dopoguerra la Democrazia cristiana, gli incontri a Milano fra De Gasperi, Dossetti, Fanfani, Gronchi e La Pira. Lo statista trentino propone che il partito dei cattolici si chiami Democrazia Cristiana. Gli si obietta che quell'aggettivo sa di partito confessionale, urta con l'intuizione di Sturzo che nel 1919 fonda il Partito Popolare: un partito non confessionale. De Gasperi osserva che il nascente partito dei cattolici dovrà fronteggiare quello socialista e comunista che possiedono sigle storiche che attraggono l'elettorato. L'aggettivo "cristiana" riequilibra la situazione. Condividono tutti. Bernabei frequenta con assiduità il gruppo di "professorini" che Padre Gemelli aveva sistemato durante la guerra in un campo svizzero per rifugiati politici. Sono Dossetti, Fanfani e La Pira che non si fanno corteggiare dalla politica spicciola, si documentano, riflettono e dialogano sul programma da affidare alla Democrazia Cristiana ancora in fasce. Dossetti è l'animatore e il pilota del gruppo, rifiuta il comunismo sovietico, ma non ama il capitalismo che, dice, necessita di un'anima cristiana che non ha. La riforma del capitalismo è il tema che i "professorini", dotati d'una marcia in più che De Gasperi gli riconosce, affrontano studiando, focalizzando storia e natura della borghesia imprenditoriale italiana, amante più del profitto che della concorrenza. La dottrina sociale della Chiesa offre loro spunti preziosi ai quali si aggiunge la ricetta keynesiana con cui gli Usa finalmente escono dalla grande crisi di Wall Street nel 1929. Quella ricetta Bernabei la riassume così: il mercato è uno strumento che non va demonizzato ma nemmeno divinizzato. Quando esso entra in crisi è illusorio credere che possa medicarsi da sé. Occorre che lo Stato intervenga per imbrigliare l'impennata dei prezzi, arginare la disoccupazione, impedire il fallimento delle aziende, garantire quei servizi sociali che regalano dignità all'uomo-persona. Questa concezione di politica economica contribuirà a far sì che l'Italia, da paese in prevalenza agricolo prima dell'ultima guerra, diventerà in due, tre decenni la sesta potenza industriale del pianeta. Da quando la partecipazione statale nei settori strategici dell'economia italiana viene spezzettata e venduta, la crescita del reddito s'impigrisce fino a ristagnare. Nell'ottobre del 1962 Bernabei si reca negli Stati Uniti per firmare, assieme ai rappresentanti di altre tv, il protocollo d'intesa con gli americani per l'uso del satellite a scopi informativi. La riunione stenta a iniziare perché la Casa Bianca è impegnata a schivare il rischio di una terza guerra mondiale con testate atomiche. Kruscev decide di installare a Cuba missili a medio raggio puntati sul territorio degli Stati Uniti. Nel frattempo ricognitori americani fotografano sull'Atlantico una lunga scia di navi sovietiche cariche di missili a medio-lungo raggio con testate atomiche. Un portavoce del dipartimento della Difesa annuncia che le forze armate americane in tutto il mondo sono messe in stato di allarme, mentre il presidente Kennedy decide il blocco navale attorno a Cuba. Che Guevara, rientrando da una visita in Urss, dichiara: "L'assistenza militare concessa dalla Russia a Castro segna una 'svolta storica' e dimostra che la potenza sovietica supera ormai quella degli Stati Uniti, ai quali non resta che inchinarsi". Il 12 aprile del 1961 l'Urss invia il primo essere umano nello spazio orbitale con il Vostok 1. Vedere un russo che gira indisturbato sopra le teste degli americani, crea in Usa umiliazione tecnologica e angoscia esistenziale. Bernabei si accinge a tornare in Italia ma Palazzo Chigi lo prega di restare per qualche giorno in terra americana trasferendosi a Washington dove riceverà la visita di un diplomatico americano, Lister, molto vicino al capo della Casa Bianca. Il mondo sta vivendo in una cupa atmosfera da terza guerra mondiale. Kennedy, rispondendo a Krusciov, dichiara: "Non correremo prematuramente il rischio di un conflitto atomico nel quale i frutti della vittoria sarebbero cenere sulla nostra bocca, però non ci tireremo indietro di fronte a questo grave rischio in qualsiasi momento sarà necessario affrontarlo". è l'inizio del braccio di ferro fra i Capi delle due superpotenze. Il Cremlino accoglie con favore la mediazione offerta dal segretario generale dell'Onu, Thant, il quale propone la cessazione contemporanea dell'invio dei missili russi e del blocco navale di Cuba da parte degli americani. Ma a Kruscev non basta. Argomenta che mentre l'Urss può essere raggiunta dai missili statunitensi lanciati dalle basi italiane di Gioia del Colle in Puglia, analogo rischio non corrono gli Stati Uniti. A Lister Bernabei riferisce della proposta di Fanfani di togliere dalla base pugliese americana le attrezzature missilistiche, mentre Giovanni XXIII si rivolge agli statisti del mondo affinché si adoperino per scongiurare il suicidio del pianeta. Il viavai di Lister fra le due sponde dell'Atlantico raggiunge lo scopo. La proposta di Fanfani di cui Bernabei si fa convincente portavoce contribuisce a scongiurare la tragica sciagura di un conflitto atomico senza vinti e vincitori.

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L'ex capo militare dell'Ira insegna la pace agli iracheni (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-06 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE In cattedra McGuinness, dal terrorismo a vice primo ministro dell'Ulster L'ex capo militare dell'Ira insegna la pace agli iracheni "Protestanti e cattolici irlandesi, modello per sunniti e sciiti" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Se Martin McGuinness si fosse avventurato a Bagdad una trentina d'anni fa, la polizia di Saddam Hussein (d'accordo con americani ed europei che allora consideravano il dittatore un alleato) lo avrebbe arrestato: all'epoca Martin era un ufficiale dell'Ira ed era già stato in carcere in Irlanda del Nord dopo che lo avevano sorpreso su un'auto carica di cento chili di esplosivo e 5mila proiettili. Ieri l'onorevole McGuinness, vice primo ministro del governo di unità nazionale a Belfast, è sbarcato in Iraq. Per dare lezioni di pacificazione agli iracheni. Per cercare di convincere sciiti e sunniti che è inutile ammazzarsi come cani come fecero cattolici e protestanti nordirlandesi per decenni, fino agli accordi del Venerdì Santo 1998. Al suo fianco un altro personaggio che è passato attraverso una storia di guerra settaria: Cyril Ramaphosa, l'ex sindacalista di Soweto e negoziatore dell'African National Congress che ha conosciuto la violenza brutale dell'apartheid in Sudafrica. L'Iraq di oggi ha preso il peggio dei due conflitti lontani: il settarismo su basi politico-religiose di cattolici repubblicani e protestanti unionisti dell'Ulster e la separazione all'interno della società che ricorda l'apartheid sudafricana. Nell'ultimo anno le cose a Bagdad sono migliorate. La tattica del surge, l'incremento di soldati americani nelle strade, ha fatto diminuire il numero degli attentati. Il governo di Al Maliki è riuscito a presentarsi alla gente come indipendente e capace di opporsi alle fazioni. E la corsa del prezzo del petrolio ha contribuito ad aiutare l'economia. Ma, come avvertono gli esperti, si tratta di cambiamenti tutti da stabilizzare, ad alto rischio di essere ribaltati. E il rischio più grave è costituito dalla "generazione degli arrabbiati". Il Senlis Council, il think tank che studia sul campo con i suoi analisti la situazione sui fronti della guerra al terrorismo, ha condotto un sondaggio in Iraq, dove il 45 per cento della popolazione ha tra i 15 e i 30 anni. E il 62 per cento di questi ragazzi dice di essere "spesso o sempre arrabbiato". La presidente del Senlis, l'avvocatessa americana Norine MacDonald dice al Corriere che "la discussione "andarsene o restare" per gli occidentali non ha senso. Bisogna aprire una terza porta: creare le condizioni per disinnescare la collera e il risentimento nei cuori e nelle menti degli iracheni". "Bisogna appoggiare il primo ministro Al Maliki, perché almeno ora la gente ha un governo iracheno con cui prendersela se le cose non funzionano", conclude l'analisi del Senlis Council. Di ragazzi arrabbiati e di governi Martin McGuinness ha un'esperienza diretta. Aveva poco più di vent'anni quando i paracadutisti britannici spararono sulla folla nel Bloody Sunday di Derry. Faceva parte del comando dell'Irish Republican Army che organizzava attentati contro i nemici protestanti e considerava l'esercito inglese e la polizia nordirlandese bersagli legittimi. Ma prima o poi bisogna dare l'addio alle armi e sedersi accanto ai nemici. McGuinness lo ha fatto accettando la nascita di un governo di unità nazionale e diventando il vice di Ian Paisley, il reverendo protestante che aveva sempre gridato "No, mai" contro qualsiasi ipotesi di accordo con i seguaci del "Papa anticristo di Roma". E ora che Paisley è andato in pensione, l'ex combattente dell'Ira si mostra sorridente al fianco del nuovo first minister dell'Irlanda del Nord, Peter Robinson. Si può esportare il modello nordirlandese a Bagdad? Tony Blair ha insegnato che mentre si combattono militarmente i terroristi, si può trattare con chi mostra di avere idee politiche all'interno delle fazioni. E gli incentivi economici possono aiutare: a Belfast sono arrivati centinaia di milioni di investimenti. La conferenza di McGuinness e Ramaphosa, all'hotel Rashid di Bagdad, segue due incontri dell'anno scorso a Helsinki ed è stata finanziata con 500mila dollari da un americano: tale Robert Bendetson, mobiliere del Massachusetts. Perché alla fine, una poltrona serve sempre: anche ai politici ex guerriglieri. Guido Santevecchi.

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Gli ospedali dove l'assistenza è tutta al femminile (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2008-07-06 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Sanità "Bollini rosa" per qualità e attenzione a 96 strutture Gli ospedali dove l'assistenza è tutta al femminile Rappresentano il fiore all' occhiello della salute "in rosa", sulla scia dei women's hospitals del mondo anglosassone. Sono 96 i migliori ospedali italiani a misura di donna premiati con uno o più bollini di qualità dall'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, O.N.Da. Sono 24 i centri al top della classifica con 3 bollini rosa, 27 hanno guadagnato 2 bollini e 45 ospedali 1 bollino. "Abbiamo premiato le strutture in grado di farsi carico a tutto tondo della salute della donna - dice Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da. -. Quest'anno sono arrivate 115 richieste di valutazione rispetto alle 70 dell'anno scorso. I risultati svelano eccellenze al femminile anche in piccoli centri di provincia". In questi ospedali le donne possono avere diagnosi precoci di malattie tipicamente "femminili" come per esempio l'osteoporosi, o trovare le migliori cure in reparti di ostetricia e ginecologia all'avanguardia, o nei centri specializzati per i tumori al seno. Possono, inoltre, ricevere servizi mirati, a partire da punti nascita efficienti e moderni. Ma quelli mirati sono anche centri in cui si fa ricerca al femminile e dove le donne hanno più spazio nelle posizioni dirigenziali. "Gli ospedali selezionati sono attenti all'appropriatezza delle cure, cioè centri che accolgono e curano bene la donna, ricoverandole, però, solo quando c'è la reale necessità di una degenza - sottolinea Walter Ricciardi, ordinario di igiene dell'Università Cattolica di Roma -. Esistono, tuttavia, ancora differenze regionali. Al Sud spesso le donne sono ricoverate per patologie che dovrebbero invece essere trattate fuori dall'ospedale oppure in Day Hospital, malattie come, per esempio, l'ipertensione arteriosa, il diabete, o la cataratta". Per aiutare le pazienti a scegliere i luoghi di cura più adatti alle proprie esigenze, è disponibile sul sito www. ondaosservatorio.it l'elenco completo delle strutture premiate. M. Giovanna Faiella.

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Sulle tracce del <killer silenzioso> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2008-07-06 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Ovaio Sulle tracce del "killer silenzioso" Per il tumore dell'ovaio una diagnosi precoce può veramente fare la differenza. Ma identificarlo presto non è affatto facile, tanto che fino a non molto tempo fa veniva definito il "killer silenzioso", perché, soprattutto negli stadi iniziali, non sembrava accompagnato da sintomi. In realtà qualche segno premonitore lo ha, come conferma uno studio recente condotto da ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center, negli Usa, che hanno forse trovato una strategia per migliorare la capacità di individuare la malattia in fase precoce. Secondo dati preliminari, un questionario sulla presenza di quattro sintomi (dolore pelvico o addominale, difficoltà a mangiare, sensazione di sazietà e gonfiore addominale) associato al dosaggio di un particolare marcatore, il CA 125, permetterebbe di identificare l'80% dei tumori in fase precoce e più del 95% di quelli in fase avanzata. "è molto importante che si facciano questi studi, - commenta Giovanni Scambia, professore di ginecologia oncologica all'Università Cattolica di Roma - ma per la diagnosi precoce, più che sull'analisi dei sintomi, punterei su proteomica e test di biologia molecolare su particolari marcatori. Sul CA 125, per esempio, sono in corso studi molto ampi, per capire se variazioni dei sui valori nel tempo possano avere un significato in relazione al tumore dell'ovaio". A. S.

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Migliori (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2008-07-06 num: - pag: 51 categoria: BREVI Migliori I 24 "tre bollini" della classifica Genova Ospedale San Martino Imperia Ospedale Torino Ospedale Molinette Alessandria A.O. S. Antonio e Biagio Milano Osp. San Carlo, Polo universitario Luigi Sacco, Ospedale Vittore Buzzi, Irccs San Raffaele Lecco Ospedale Bergamo Ospedali riuniti Pavia Policlinica San Matteo Mestre Ospedale dell'Angelo Padova Ist. oncologico veneto Conegliano (TV) Ospedale Aviano (PN) Centro oncologico Reggio Emilia Arcispedale Santa Maria Nuova Ancona A. O. universitaria Salesi Roma Ospedale Sandro Pertini, Policlinico Gemelli Napoli A.O. universitaria Federico II Campobasso Centro scienze biomediche Università Cattolica Palermo Villa Sofia, Azienda ospedaliera Civico e Benfratelli, Di Cristina, Ascoli Cagliari A.O. universitaria San Giovanni di Dio.

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Ma il problema è dei cattolici in tutta Europa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)

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N. 160 del 2008-07-06 pagina 0 Ma il problema è dei cattolici in tutta Europa di Ida Magli Non bisogna stupirsi delle intenzioni del governo spagnolo. La guerra contro il cristianesimo, ma soprattutto contro la sua presenza più incisiva, quella della Chiesa Cattolica, è cominciata già da molti anni. Era sottintesa nel progetto di unificazione europea in quanto l'unificazione di per sé comportava necessariamente da parte degli Stati la consegna delle religioni al vissuto privato. Per poterle far convivere tutte è stato sancito l'obbligo del rispetto assoluto verso le religioni, un rispetto che in realtà significa che nessuno può discuterne né criticare in pubblico i contenuti né i costumi che ne discendono, ma al tempo stesso che le istituzioni sono tenute ad ignorarle. La questione dei crocifissi nelle aule scolastiche, per esempio, vaga già da parecchio tempo anche in Francia e in Italia ed è analoga a quella del velo sulla testa delle studentesse musulmane, anche se a noi sembra più grave togliere dai luoghi pubblici il crocifisso in quanto il crocifisso riassume tutto il contenuto del cristianesimo cattolico e ortodosso mentre ci è difficile renderci conto del significato del "velo" per le donne in qualche modo a sua volta riassuntivo della fede coranica. Il problema dunque appartiene alla vita pubblica. O si decide una volta per tutte che uno Stato laico non esibisce, non assume su di sé nessuna appartenenza religiosa, oppure bisogna cominciare a riflettere sul serio alle conseguenze della unificazione europea, senza continuare a fingere che i problemi di convivenza di religioni, di culture, di storia, di costumi profondamente diversi non esistano o siano facilmente superabili. Sorprende, da questo punto di vista, il silenzio mantenuto dalla Chiesa in tutti questi anni nei confronti dell'unione europea; un silenzio che non può essere giustificato soltanto sulla base della volontà di non interferire con le decisioni politiche dei governi. L'unificazione europea è ben altro che una serie di trattati: è una "visione del mondo" e come tale coinvolge tutto l'assetto di vita dei cittadini costringendoli ad abbracciare quella visione. è stato il Papa odierno, quando era ancora il Cardinal Ratzinger, a denunciare, in un suo libro sull'Europa, il carattere marxista di questa visione, con la sua predominanza dei fattori economici, e a mettere in luce gli inevitabili collegamenti e interazioni che ne discendono influendo su tutti i piani della vita. Ma il clero non ha mai ripreso il suo discorso; cardinali, vescovi, religiosi tacciono, incuranti del compito loro affidato dal Vangelo di prendersi cura del proprio gregge. Si può vivere senza simboli? Senza immagini, senza segni di appartenenza di nessun genere? Alcune persone certamente possono, anzi lo desiderano; ma la maggior parte non può. E non si tratta soltanto di un bisogno individuale: se si cancellano i simboli, a lungo andare la memoria si indebolisce, i sentimenti evaporano, l'essenza sparisce insieme al segno. Del resto i governanti lo sanno bene e contano proprio su questo effetto: per far diventare "uguali" i cittadini europei bisogna cancellare a poco a poco i più importanti fattori di differenza. Inutile negarlo: è il cattolicesimo il più importante. Infatti l'intenzione di Zapatero ha un peso notevolissimo in quanto la Spagna è "la cattolica" per definizione. Si potrebbe domandarsi perfino se avrebbe avuto il coraggio di togliere le immagini della Madonna se fossero state al posto del crocifisso. Comunque è arrivata per tutti i cattolici l'ora di affrontare questo problema. Quasi tutta la storia d'Europa sta per andarsene. Storia religiosa, ma anche storia dell'arte, storia della musica, storia del pensiero. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Era un amico vero ed è stato un grande ambasciatore del balon (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

"Era un amico vero ed è stato un grande ambasciatore del balon" Chi trova un amico trova un tesoro": un adagio che non finisce di stupire tanto è toccante la sua attualità e lucida la sua interpretazione. Certo: negli ultimi tempi la parola amico ha perso molto del suo valore originale e del suo fascino primigenio, un termine dilatato, troppo allargato per il paradossale attimo odierno. Oggi chiamiamo "amico" il vicino di casa che riusciamo appena a sopportare, o il collega d'ufficio, con il quale scambiamo qualche parola convenzionale, o ancora il dirimpettaio, o il postino, il lattaio o chiunque abbia a che fare con la nostra quotidianità o altri che, il qualche modo, ci hanno reso un favore. Ma "amico" o "amicizia" per Pino erano più di un patto, più di un obbligo: erano davvero un impegno, da dimostrare e mantenere sempre, e comunque, senza carte, nè firme, ma soltanto con un gesto di assenso sull'esempio dei vecchi commercianti che "sancivano" un contratto sputando sul palmo della mano. Pino non amava i discorsi troppo lunghi e sovente rimbrottava i parroci per questo: poche parole, ma chiare. Ed è sopratutto per la stringatezza e l'essenzialità del suo vivere che intendo ricordare Pino, uomo semplice, amico della campagna e dei suoi derivati, come il "balun" che lui concepiva come dono degli dei immateriali e senza tempo, improvvisamente catapultati in Langa, paradiso terrestre dei suoi sogni. Saremo in tanti alla sua messa di ricordo e poi alla Cascina Pola, lungo la strada che porta al mare: Piccinelli, Bertola, Berruti, forse il Livio, Berruti, olimpionico nel '60 a Roma, oltre a Gigi Marinetto e Franco Fenoglio e tanti suoi ammiratori. Mancheranno, di certo, Felice Zappa e "Cichin" Gioetti, antica gloria canalese, per motivi diversi, ma altrettanto validi, che non sto a commentare. Pino voleva tutto questo, Pino vuole tutto questo perché il "questo" perpetua la sua storia. E, se dopo nove anni, continuiamo a ricordare Pino, sarà che quella parola, "amico", in certi frangenti, continua a rispettare il termine vero per il quale è stato concepito: insieme, sempre, ma con possibilità di correggere gli sbandamenti della vita del prossimo, con ogni mezzo, senza tener presente il rango, la posizione sociale, l'idea politica o quanto altro: per lui, come in una conferma manichea, mai accertata, esistevano solo i buoni e i cattivi, ad eccezione , naturalmente, dei giocatori di "pallone", che esulano da questo contesto antitetico, in quanto depositari dei principi dell'unico vero sport , per il quale Pino ha dato ogni attimo rubato alla sua vigna e guadagnato, come missionario "laico", l'affetto e la riconoscenza di tanti che lo avevano archiviato, anzitempo, nella remota dimenticanza del perenne oblio. Aldo Cerot Marello campione di tamburello.

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Agenda religioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 06-07-2008)

Argomenti: Laicita'

APPUNTAMENTI, INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA ATTIVITÀ A VALLO TORINESE Sabato 5 luglio alle 21 nel centro parrocchiale Maria Orsola Bussone a Vallo Torinese si tiene un incontro con Louisa e Karl-Heinz Fleeckenstein, archeologi e guide di gruppi di pellegrini della diocesi torinese in Israele, su "Costruire i ponti verso i cristiani nella Terra Santa". Domenica 6 alle 10 è prevista una messa per il 38º anniversario della morte della Serva di Dio Maria Orsola Bussone, per la quale è in corso la causa di beatificazione. Alla chiesa parrocchiale San Secondo Martire, sempre a Vallo Torinese. PREGHIERA ECUMENICA L'associazione "Insieme per Graz" organizza sabato 5 un incontro di preghiera ecumenica nella parrocchia ortodossa di Santa Parascheva, in via Cottolengo 24. La serata (che parte alle 21) si intitola "La luce di Cristo illumina tutti. Terza Assemblea ecumenica europea di Sibiu". WEEKEND AL MILAREPA Il 5 e il 6 giugno il centro buddhista Milarepa di largo Beato Umberto 8 di Avigliana organizza un fine settimana di lezioni con il Lama Konciog Luigi, su "Il potenziale dell'illuminazione", seguito degli incontri precedenti basati sul testo di Gampopa, "Prezioso ornamento di liberazione". Gli orari sono: sabato 15-18,30, domenica 10-12,30 e 15-18,30. Per partecipare è richiesta la quota associativa. Informazioni su www.centromilarepa.org. SILVIO DISSEGNA Come ogni anno gli "Amici di Silvio" si riuniscono per celebrare Silvio Dissegna, nel quarantunesimo anniversario della nascita. Appuntamento domenica 6 luglio alla parrocchia Beata Vergine Consolata di La Longa (Poirino). Alle 14,30 proiezione di documentario sulla vita di Silvio Dissegna, alle 15 rosario meditato, alle 16 la messa e alle 17 visita alla tomba nel cimitero di Poirino. INCONTRO SUL RAZZISMO La Comunità Ebraica di Torino, in collaborazione con il comitato "Oltre il razzismo", organizza una conferenza dal titolo "Società e Xenofobia". Lunedì 7 luglio a partire dalle 21 al centro sociale di piazzetta Primo Levi 12 si confrontano sul tema Francesco Ciafaloni, Ilda Curti, Andrea Giorgis, Fredo Oliviero, Pino Petruzzelli, Luciano Scagliotti e Voislaw Stoiovich. SERVIZIO CIVILE CON LA DIACONIA VALDESE C'è tempo fino al 7 luglio per presentare le domande per i progetti di servizio civile della Diaconia valdese. I giovani dai 18 ai 28 anni possono scegliere tra settanta posti a Torino e provincia oltre che a Firenze, Roma, Napoli e in Sicilia. I progetti riguardano l'educazione dei minori e dei disabili, l'assistenza anziani, ambiente e promozione culturale; la partecipazione a questi progetti da diritto a crediti formativi per il tirocinio universitario. Per informazione, 0121/953.122 o serviziocivile@diaconiavaldese.org. ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica 6 a martedì 8 luglio a Pallanza (Verbania) "Soli deo", seminario internazionale per animatori liturgici organizzato dal Centro di spiritualità Marinista e rivolto a laici, religiose e sacerdoti. Info e prenotazioni: 338/704.52.35.

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