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TARTICOLI DEL 5-6 luglio 2008 #TOP
IN EVIDENZA
Il difensore dei gesuiti che tenne testa ai Lumi di Gianpaolo Romanato (©L'Osservatore Romano
- 6 luglio 2008)
Duecentocinquanta anni fa veniva eletto Papa
Clemente XIII
Carlo Rezzonico, che divenne Papa Clemente XIIIil 6
luglio 1758, duecentocinquant'anni fa, era nato in una delle più ricche
famiglie veneziane. Ca' Rezzonico, il sontuoso palazzo sul Canal Grande, oggi
museo, era casa sua. La famiglia veniva dalla Lombardia e si trasferì a Venezia
nel 1638, operando nel mondo della finanza internazionale. Cinquant'anni dopo,
nel 1687, entrò nel patriziato sborsando la cifra stratosferica di 100.000
ducati. Il futuro Pontefice nacque poco dopo, nel 1693. Suo padre, come ha
accertato negli archivi veneziani Giuseppe Gullino, che sarà fra i relatori del
convegno storico previsto a Padova il prossimo 12 novembre, aumentò
vertiginosamente il proprio patrimonio nei primi decenni del nuovo
secolo: possedeva circa
Un destino quasi segnato, insomma, quello del futuro Pontefice, che studiò a
Bologna nel collegio dei gesuiti e poi all'università di Padova, dove conseguì
la laurea in utroque iure nel 1713. Completò la preparazione a Roma
all'Accademia dei Nobili Ecclesiastici diventando successivamente governatore a
Rieti a Fano. A trent'anni tornò a Roma, lavorando alla Consulta e alla Sacra
Rota. Cardinale nel 1737, grazie alle pressioni e al denaro della famiglia,
occupò incarichi sempre più elevati nella Curia romana. Cinque anni dopo
divenne vescovo di Padova, funzione che mantenne per sedici anni. In una delle
diocesi italiane più importanti (oltre trecento parrocchie, molti monasteri e
conventi, una celebre università e un seminario insigne) diede prova di non
essere soltanto un capace funzionario e un esperto uomo di mondo ma anche
pastore accorto, dotato di una solida struttura morale. Benedetto xiv, alla cui
elezione Rezzonico aveva contribuito nel conclave del 1740, ne diede un
giudizio più che lusinghiero, che era anche un pronostico sul suo futuro:
"È assolutamente il prelato più degno che abbiamo in Italia. Vive con i
suoi beni patrimoniali; le rendite ecclesiastiche unicamente si spendono in
beneficio de' poveri e della Chiesa" (Le lettere di Benedetto xiv al
cardinale De Tencin, Roma, 1955-1965, I, 355).
Gli storici sono giunti alle stesse conclusioni. Anna Burlini Calapaj, che ha
studiato il suo episcopato, conferma che fu un vescovo irreprensibile, zelante,
non preoccupato che del bene della sua diocesi (Diocesi di Padova, Padova,
1966, 281-285). Compì una minuziosa visita pastorale, visitando parrocchie lontane,
che non vedevano il vescovo da mezzo secolo. Constatò di persona la povertà
della popolazione, anche in città (a San Nicolò vi erano seicento anime e
quattrocento mendicanti), la moralità precaria del clero, il degrado del
territorio, in specie nella zona del Brenta. Le lettere pastorali riflettono la
pena e la partecipazione del vescovo alle difficoltà del suo popolo, non senza
interessanti annotazioni sui rapporti sociali e i problemi salariali dei
lavoratori. La visita pastorale contribuì a rialzare il tono morale sia dei
sacerdoti sia dei fedeli. Poi il vescovo fu chiamato a Roma a trattare la
questione del patriarcato di Aquileia, che vedeva contrapposte Venezia e
Vienna, questione nella quale si mostrò un accorto mediatore, riuscendo a far
passare la decisione di sopprimere il patriarcato e creare due vescovati, uno a
Udine e l'altro a Gorizia.
Rientrato a Padova nel 1751, dovette occuparsi della ricostruzione del
seminario e del completamento della cattedrale. Per quanto concerne il
seminario - un imponente complesso edilizio nel cuore della città, già
appartenuto ai canonici di san Giorgio in Alga - riprese il progetto di Gian
Battista Savio, si avvalse di consulenti dell'università e avviò a soluzione
l'annoso problema, nel quale si intrecciavano questioni edilizie, difficoltà
economiche e non facili scelte pastorali (cfr Il seminario di Gregorio
Barbarigo. Trecento anni di arte, cultura e fede, Padova, 1997). Nel 1754 ebbe
poi la soddisfazione di consacrare la cattedrale, i cui lavori si erano
protratti per due secoli e avevano ripreso slancio con la sua venuta a Padova.
Il proficuo episcopato patavino si concluse proprio quando, avviati a soluzione
questi due nodi, egli intendeva affrontare quelli più propriamente spirituali.
Forse per questo designò come suo successore Sante Veronese, un uomo già
anziano, che dava, però, garanzia di continuità e di perfetta conoscenza della
diocesi, essendo stato il suo vicario generale.
Il conclave che si aprì dopo la morte di Benedetto xiv, nel maggio 1758, durò
quasi due mesi e si concluse il 6 luglio con l'elezione del Rezzonico, che ebbe
trentuno dei quarantaquattro voti disponibili e assunse il nome di Clemente
xiii. Egli prendeva il posto del pontefice che oggi la storiografia considera
il maggiore del suo secolo e uno dei più grandi dell'età moderna. A Papa
Lambertini, uomo di scienza, di cultura, grande giurista, politico raffinato,
che aveva tenuto in pugno la Curia e dominato la scena europea per diciannove
anni, succedeva un prelato già anziano, che esibiva una famiglia ricca e
potente, un'esperienza pastorale positiva ma limitata e scaltrezze politiche
tutte da dimostrare. Gli toccò inoltre l'ingrato compito di guidare il papato
in uno dei frangenti più drammatici degli ultimi secoli. Resse la Chiesa per un
decennio (morirà nel 1769), dovendo gestire l'inarrestabile declino politico
della sede romana, l'assalto delle grandi monarchie del continente e della
cultura giurisdizionalista, l'aggressione dei lumi e, soprattutto, quasi
compendio delle infinite difficoltà in cui versava la Chiesa, l'assedio
dell'intera Europa alla Compagnia di Gesù.
Era stato eletto perché lo si pensava duttile e disponibile su questo cruciale
problema. E invece stupì tutti irrigidendosi nella difesa della Compagnia e
opponendosi con tutte le sue forze alla sua distruzione. Ciò non valse,
tuttavia, a salvare i gesuiti, che tra il 1759 e il 1768 furono via via espulsi
dal Portogallo, dalla Spagna, dalla Francia, dal Regno delle due Sicilie, da
Malta e da Parma. La stretta toccò il suo apice nel gennaio del 1769, quando si
richiese lo scioglimento canonico di quello che continuava a essere l'ordine
più potente e meglio organizzato della cattolicità. Il concistoro che avrebbe
dovuto decidere la posizione della Santa Sede, convocato per il 3 febbraio, non
poté svolgersi perché la morte, pietosamente e forse provvidenzialmente, colse
il Papa proprio il giorno prima, risparmiandogli il dolore di una decisione
angosciosa.
Rezzonico non aveva dato prova, durante l'episcopato patavino, di particolari
attenzioni per l'arte. Divenuto Clemente XIII ritrovò della sensibilità che gli
proveniva dalla tradizione famigliare e operò con grande alacrità in questo
campo. Durante il suo pontificato, che vide crescere il mito della classicità e
l'afflusso a Roma dei turisti e degli esperti d'arte, Johann J. Winckelmann
divenne prefetto alle antichità di Roma, si arricchirono le gallerie romane e
presero avvio quelli che poi diventeranno i Musei Vaticani. Arricchì di
manoscritti la Biblioteca Vaticana, realizzò il completamento della fontana di
Trevi, sulla quale campeggia il suo nome, fu mecenate di Giovan Battista
Piranesi, che conobbe in questi anni la sua maggiore fortuna, e di Raphael
Mengs, al quale commissionò due ritratti. Alcuni anni dopo la sua morte il
nipote Abbondio, che egli aveva largamente beneficato, affiderà ad Antonio
Canova la realizzazione del monumento funebre del Pontefice.
Oggi le fontane, le statue e le opere d'arte ci richiamano la nobile figura di
un Pontefice che non venne mai meno ai suoi doveri e tenne con fermezza il
proprio ruolo, ma ci ricordano anche che il futuro della Chiesa, mentre si
avvicinavano rapidamente la fine della sua forza politica e del suo sfarzo
mondano, stava germinando altrove.
·
Articoli
Laici e chierici (63)
Tonino
rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolici
contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa
Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione.
Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo
l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
E
Walter diventa il "premier ombra"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolici
contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa
Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione.
Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo
l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani,
Un
disarmo bilanciatoche porta anchela firma di napolitano
( da "Secolo
XIX, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sono in
minoranza rispetto ai membri laici. In Italia accade il contrario e negli anni
il Csm è diventato una emanazione diretta delle correnti dell'Associazione
Magistrati. La gran parte dei cittadini ignora che la costituzione, nello
stabilire che quello giudiziario è un ordine e non un potere dello Stato,
liquida in tre righe i poteri del Csm: gli spetterebbero infatti soltanto
"
Rossi
stuart, tragedia in mare investe un sub con il gommone
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
al
policlinico della Cattolica, è stato un via vai continuo di parenti di Marco
D'Orazio. Amici, colleghi e molti vigili urbani in divisa. "Mi ha rovinato
un figlio per tutta la vita - ha detto, disperato Luciano D'Orazio, padre del
ragazzo - Non ho più la forza di reagire: ho già perso un figlio anni fa.
Le
primarie, occasione per costruire il Pd Giovanni Carapella: un risultato forte
del Pd a Roma e nel Lazio, poi la scoppola delle amministrative
( da "Unita,
L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un confronto
laico è possibile, anche perché alla regione Lazio servono i numeri. Chi voterà
alle primarie? "Bisogna regolamentare ma non limitare, mettendo in campo
la forza dei circoli: nel Lazio il Pd ha raccolto um milione e 200mila voti, a
Roma il 14 ottobre 300mila cittadini hanno partecipato alle primarie.
Feisal
e Khaled italiani senza Paese ( da "Unita, L'"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ora di fare
riemergere i valori nobili della nostra tradizione contadina e operaia, i
valori civili cristiani e laici per impedire che il nostro Paese sprofondi
nell'abisso della volgarità e della vergogna. Se saremo passivi e rassegnati,
si allontaneranno da noi come una maledizione, non solo la dignità del vivere,
ma anche il turismo e la prosperità economica.
Arriva
il navigatore satellitare per risparmiare sulla spesa
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
A ideare il
software del risparmio sono stati gli studenti del corso di Geografia economica
del corso serale di Economia della Cattolica: si chiama Agri-life e verrà
presentato questa mattina in Università dal professor Mauro Preda che ha
coordinato il lavoro degli studenti. Sono 1.
Festa
moretti tra film, amici e un convegno
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
figura di
laico culto in Italia, premiato un po' ovunque nel mondo, Moretti entra col
Premio Fiesole in quell'eletta schiera di maestri - nome solo apparentemente
desueto: c'è un gran bisogno di stanare quelli autentici che ci restano -
scelti nel tempo per l'austero riconoscimento: Loach, Penn, Anghelopoulos, Costa-Gavras,
A
voi il capodanno dell'estate canti e balli con un milione di ospiti - anna
tonelli ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lidi
Ferraresi a Cattolica. In ogni luogo uno spettacolo, un'iniziativa, un
concorso, un ammiccamento. C'è voluta una guida di 80 pagine per far rientrare
tutto il programma. Si inizia questa mattina con la gara dei palloncini
colorati per i bambini a Bellaria e si finisce alle 5 di domenica con le
melodie magiche del piano di Ludovico Einaudi sulla spiaggia Blu Beach di
Miramare.
Yoga
e fedi sotto il melograno - ilaria venturi
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Terra,
laicità, spiritualità, silenzio, appunto. Che sa fare rumore nella vita
quotidiana. "L'altro non può essere un'impronta digitale", fa notare
Benito Fusco pensando ai piccoli rom. "Questo è il tempo storico
dell'emancipazione dello straniero, l'altro di cui abbiamo paura.
Allargare
il comitato per l'unità d'italia - sandro bondi
( da "Repubblica,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea di Stato
con le sue molteplici stratificazioni: la grande scuola federalista di Carlo
Cattaneo e il pensiero cattolico di Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini. Una
lettura ideologica della storia patria, schiacciata sulla scorta di una idea
classista del Novecento, ha prodotto una scarsa condivisione dei valori
fondanti del nostro vivere insieme.
<Tempi
lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la cattedra
di politica economica all'università Cattolica di Milano, come vede il nostro futuro?
"Certamente i dati che abbiamo appena commentato ci dicono che ci troviamo
immersi in una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a fenomeni
stagionali, dalla quale e impossibile uscire nel breve periodo.
Il
commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sociale i
lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto
legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere
posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al
depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché
il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)
"La
bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sociale i
lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto
legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere
posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al
depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché
il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)
Accordo
tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sociale i
lefebvriani propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto
legittimo che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere
posto per tutti. Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al
depositum fidei dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché
il Concilio (composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo)
Love
makes life magic. In mostra il magico mondo di Fiorucci
( da "Voce
d'Italia, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
di Gradara e
Cattolica, località di villeggiatura della famosissima costa romagnola. Per
celebrare l'evento, è stata organizzata una mostra – o meglio un percorso
espositivo di mostre che si snoda tra i due comuni – dal nome “Love makes life
magic”
Vattimo:
ossessione cattolica Non si occupa di cose serie
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ossessione
cattolica Non si occupa di cose serie MILANO - "Bisognerebbe far sapere a
Giovanardi che dai tempi degli antichi Greci esistono soldati omosessuali e la
cosa non ha mai turbato né influito sul valore dell'esercito". Il professor
Gianni Vattimo, docente di Filosofia Teoretica all'Università di Torino,
sorride quando ascolta la notizia:
Tatangelo
e il no del vescovo: sono credente e canto lo stesso
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Alessio e che
a Vallo è stata chiamata per chiudere con un concerto i festeggiamenti per la
Madonna dele Grazie. Il vescovo ne ha parlato addirittura in chiesa. E come ne
ha parlato: "Quella donna non fa per noi", la sua presenza "è
uno schiaffo alla morale cattolica ", e la spesa per il suo ingaggio
(trentamila euro, sostengono gli organizzatori)
SPOON
RIVER RELATIVISTA >: I CATTOLICI SI DIVIDONO
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I CATTOLICI
SI DIVIDONO Mercoledì scorso Avvenire ha lanciato a intera pagina un processo,
tutto giocato in un tribunale cattolico, a Spoon River di Edgar Lee Masters. Lo
spunto veniva da un articolo di Giovanni Romano uscito sul numero di giugno di
Studi cattolici (vicino all'Opus Dei), in cui la celebre antologia americana
veniva accusata di "
Zapatero
PER SEMPRE ( da "Manifesto, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
rivendica la
laicità come la nazionale, attacca la destra. E si prepara a regnare fino al
2012, e molto oltre Aldo Garzia MADRID Da ieri fino a domenica il premier José
Luis Rodríguez Zapatero si concede tre giorni da dedicare tutti al suo Partito
socialista operaio spagnolo (Psoe), che celebra a Madrid il Congresso numero
37.
E
ora, papa e Lourdes ( da "Manifesto, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolica più
che altro di nome negli anni della politica, Betancourt lo è diventata di fatto
nei sei anni tremendi della prigionia, e non ha mancato di farlo sapere. Nella
sua ultima giornata da ostaggio, ha raccontato, ha recitato il rosario alle
quattro del mattino.
Stato
e moschea, il progetto di Gulen ( da "Manifesto, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
accusa di
aver dato vita a una organizzazione illegale allo scopo di rovesciare lo stato
laico per rimpiazzarlo con uno basato sulla sharia. Gulen appare più moderato
di Erdogan. Ma l'apparenza inganna. Gulen ha lasciato la Turchia all'avvio del
procedimento contro di lui. Dagli Stati uniti ha riallacciato i rapporti con
molti politici turchi.
INCONTRI
( da "Corriere
della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ore 20.
Ingresso gratuito. Per maggiori informazione tel
Il
disegnatore Daniele Statella in trasferta per il "Riminicomix"
( da "Stampa,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ospite in
questi giorni al "Mystfest" di Cattolica, gli impegni fuori dai
confini per il cartoonist nostrano proseguiranno sulla riviera romagnola dove,
a Rimini, si svolgerà dal 18 al 20 luglio il Riminicomix. Ma ancora prima
Statella sarà alla kermesse "Fumetti a Novara", in calendario il 12 e
13 luglio.
Pochi
lo ricordano, ma in quelle leggi è scritto anche che un italiano pu
( da "Messaggero,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Nasce il
razzismo di Stato, "di inescusabile nefandezza e gravità" per citare
Renzo De Felice. La persecuzione dei diritti è prodromo della persecuzione
delle vite; s'innesta sul consolidato antisemitismo cattolico: fino all'ultimo
Concilio, cioé quasi l'altro ieri, i "giudei" erano
"perfidi" e "deicidi".
"Prendete
le nostre Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti"
( da "Liberazione"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
stata accolta
da gran parte dell'opinione pubblica. Forti perplessità sulla legittimità di un
simile provvedimento ha espresso anche il Commissario europeo ai diritti umani.
Associazioni laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali,
artisti, giornalisti, politici hanno denunciato il razzismo di questa misura
giudicata un grave vulnus della democrazia e della Convenzione
Emiliano
Settimi I gay benpensanti credono che gli esseri umani sani, al di là
dell'orientamento sessuale, siano monogami e morigerati; la coppia è l'unico
luogo in cui vivere la s ( da "Liberazione"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
una visione
laica e razionale della vita. L'etimo non tradisce, la religione lega le
persone alle tradizioni meglio di quanto sia capace di veicolare la
spiritualità. Questo paese è pieno di atei la cui unica differenza con i
cattolici è il non credere nella trascendenza, persone ossessionate dalla
vergogna e dalla sacralità del corpo che quando vengono interrogate sull'
Ora
il balzo in avanti: identificare tutti
( da "Tempo,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
in Italia si
sono levate voci preoccupate anche dalla Chiesa Cattolica, che chiede modifiche
e deroghe al principio di identificazione, seppur senza identità non siano
possibili né diritti né doveri e nemmeno tutele. Al cuore della preoccupazione
della Chiesa c'è, la faccio breve, la sequela di Cristo.
Ad
agosto l'attacco all'Iran ( da "Tempo, Il"
del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che deve
tornare ad essere "uno Stato laico,pluralista,rispettoso di tutte le
etnie,culture e credi politici e religiosi". Il clima che si percepiva
(anche nei nostri parlamentari presenti,sia del Pdl,della lega e del Pd) era
molto teso. Anche i rappresentanti di governo irakeno ci hanno confermato che,
dalle notizie in loro possesso,
Francia,
progetti ambiziosi per il semestre di presidenza dell'Unione
( da "Voce
d'Italia, La" del 05-07-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract:
non potendo
reintrodurre il calendario laico del 1792 che prevedeva l'abolizione della
domenica come festività, si sono organizzati anticipando le riunioni
ministeriali informali che si svolgeranno già a partire da luglio. L'Eliseo
punta ad ostentare il suo fascino nell'esercizio di questa presidenza,
triplicando i fondi di spesa rispetto all'ultima esperienza.
"Tempi
lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un airbag"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la cattedra
di politica economica all'università Cattolica di Milano, come vede il nostro
futuro? "Certamente i dati che abbiamo appena commentato ci dicono che ci
troviamo immersi in una crisi ormai strutturale, profonda e non legata a
fenomeni stagionali, dalla quale e impossibile uscire nel breve periodo.
Ha
un nuovo volto la chiesa di Verrandi
( da "Stampa,
La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolica,
che hanno reso possibili le operazioni di recupero. Non solo: si sono impegnati
direttamente nella promozione dell'intervento anche il presidente della
Provincia Giuliano, Alessandro Scajola per la Fondazione Carige e anche la Cei
che ha scelto di destinare una parte del totale dei fondi alla cappelletta di
Verrandi e infine volontari artigiani del posto e il gruppo Alpini
TATANGELO
E IL VESCOVO LA MORALE CATTOLICA SI OCCUPI DI COSE SERIE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La morale
cattolica si occupi di cose serie" Federico Vacalebre "Io uno
schiaffo per la morale cattolica?" Se non sapesse di star rispondendo a un
vescovo, Anna Tatangelo non ci pensebbe due volte a citare Totò: ma mi faccia
il piacere. È in auto, viaggia verso Vallo della Lucania, la aspetta una piazza
di fan e fedeli in festa per la Madonna delle Grazie,
Il
Psoe di Zapateroabolisce i crocefissie liberalizza l'aborto
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
emendamento è
necessario avanzare nella concezione laica dello Stato e cambiare una
consuetudine trentennale della Spagna democratica, "Le religioni non hanno
diritto a intervenire in materia di diritto", hanno dichiarato militanti
del Psoe, riferendosi all'atteggiamento che la Chiesa cattolica ha assunto nei
confronti di alcune decisioni del governo.
Veltroni
tende la mano, i socialisti lo fischiano
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E per i
dipietristi parla Fabio Evangelisti, presidente vicario del gruppo alla Camera:
"Con i socialisti è possibile un confronto laico, aperto, oltre i temi
della giustizia, su cui non è possibile un incontro". 06/07/2008
l'incognitaDopo la schiarita compare la "nuvola" Di Pietro: no a
un'alleanza con l'ex pm 06/07/2008.
"niente
croci nei luoghi pubblici" zapatero all'attacco della chiesa - alessandro
oppes ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Secondo il
Psoe, "la concezione laica dello Stato è uno dei segni d'identità
dell'ideale politico del socialismo". Tra le possibili conseguenze di
questa nuova impostazione decisa dal partito, c'è anche la prevedibile
abolizione dei cappellani militari attualmente in servizio in tutti i corpi
delle forze armate.
"w
la spagna", "no, in italia non si può" - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
al palo del
conflitto tra laici e cattolici. Piero Fassino - ex segretario dei Ds che
s'impegnò nella battaglia laica per abrogare parte della legge sulla
fecondazione assistita - è un estimatore di Zapatero: "è un leader
coraggioso nel riformare la società spagnola, ma non bisogna fare in Italia
quel che si fa in Spagna, il trasferimento meccanico è astratto e sarebbe
insensato.
"ma
è sbagliato violare la sensibilità della maggioranza della popolazione" -
orazio la rocca ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Come giudica
il bisogno di ribadire la laicità avanzata dai socialisti di Zapatero? "La
laicità come cosa in sé è buona e giusta, perché lo Stato è laico, per cui
anche il cattolico ne deve tener conto sempre, come insegna il Concilio
Vaticano II. Ma laicità non significa anticlericalismo o imposizione
dell'ateismo.
La
lezione che arriva da madrid - guido rampoldi (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Madrid
potrebbe ugualmente essere di ammaestramento in Italia all'attuale maggioranza,
come il Pp una sommatoria di culture politiche difficilmente conciliabili.
Dopotutto anche nella destra italiana c'è chi ha sufficiente dignità e senso
dello Stato per aspirare a rappresentare quel che la Spagna ha e l'Italia non
riesce a darsi: una destra laica e liberale, una destra europea.
Quella
chiesa di base dalle radici profonde - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici. A me
quei due ospiti hanno ricordato, per contrasto, una frase di S. Agostino:
"Se non è rispettata la giustizia che cosa sono gli Stati se non bande di
ladri?". Quelle scene che hanno fatto il giro del mondo sono immagini di
un cristianesimo morto, dal quale è la stessa fede, biblica ed evangelica a
chiedere di migrare verso quella segreta presenza di Dio nelle pieghe del
L'
amaca ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
compagine di
governo sono state già espunte, con destrezza, componenti come quella ciellina,
considerata in disgrazia presso il premier e il suo stretto entourage. Ma di
cattolici di governo (elettori compresi, e a bizzeffe) ce ne sono tanti:
bisognerebbe incalzarli per sapere da che parte stanno, e se i fondamenti della
carità e dell'universalità ai quali la loro fede si ispira trovino,
"basta
fondi a pioggia alle materne cattoliche" - diego longhin
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Basta fondi a
pioggia alle materne cattoliche" "Anche gli orari dovrebbero essere
adeguati. E molte non possono ospitare i disabili" DIEGO LONGHIN
"Basta con i contributi a pioggia per le materne cattoliche". Parola
dell'assessore alle Risorse Educative del Comune, Luigi Saragnese, che
aggiunge: "Chi dà un servizio migliore deve ricevere una fetta in più di
finanziamenti.
A
piazza Vittorio l'iniziativa contro la discriminazione
( da "Unita,
L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
"Associazioni
laiche e cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti,
giornalisti, politici - è l'appello degli organizzatori - hanno denunciato il
razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della democrazia e della
Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo".
Il
museo del teatro - ugo carughi ( da "Repubblica, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un sagrato
laico per manifestazioni di cui abbiamo avuto già uno splendido esempio. E, una
volta conferita una identità più riconoscibile al margine a monte dell'antico
Largo di Palazzo e allo spazio libero antistante, perché non riaprire al solo
transito dei mezzi pubblici e secondo modalità da definire, la strada avanti a
Palazzo Reale,
Vita
di coppia in tre è la milano dei cicisbei - gian paolo serino
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il libro di
uno studioso svela il vero volto della città nel '700: la rivoluzione
illuminista è partita non solo dai salotti e dalle accademie, ma anche dalle
camere da letto. Lo spiega il Verri GIAN PAOLO SERINO Era decisamente
"illuminata" la Milano dei fratelli Pietro e Alessandro Verri, di
Cesare Beccaria, di arcivescovi e alti funzionari asburgici.
Saldi
fino a notte tra resse e buffet lo shopping anticrisi - irene maria scalise
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Centinaia di
eventi tra Cattolica, Rimini, Ravenna e Ferrara hanno coinvolto nella kermesse
dello shopping bagnini, albergatori e musei. E a Bologna il sindaco Sergio
Cofferati ha autorizzato l'apertura fino alla mezzanotte ieri. Lo stesso orario
che è stato adottato da molti negozianti della capitale e che, per attirare gli
acquirenti in crisi di vocazione,
"bondi
lottizza il comitato dell'unità d'italia" - simonetta fiori
( da "Repubblica,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quando lo
Stato festeggiò i primi cinquant'anni, tra le proteste di cattolici, socialisti
e repubblicani contro l'Italia monarchica. E ancora nel 1961, festa del
centenario: contro la benedizione del pontefice, che attribuiva l'unificazione
a un disegno della provvidenza, alte si levarono le voci degli italiani laici.
ROMA
- Prove di ammissione ai corsi di laurea, si scaldano i motori. La macchina
organizzati ( da "Messaggero, Il"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
mentre il
curriculum scolastico - e quindi l'esito dell'esame di Stato - conta per il
60%. Stesso criterio, o quanto meno simile, quello adottato dall' Università
"Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Unica eccezione la Cattolica
"Sacro Cuore" di Roma: sulla stessa lunghezza d'onda di Tor Vergata.
Intanto, tutto è pronto per i corsi di ammissione.
ROMA
- Viene interpretata come una "boutade", una provocazione non
necessariamente foriera ( da "Messaggero, Il"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicismo"
dello Stato attraverso una serie di atti, quali l'eliminazione del crocifisso
dalle sedi pubbliche. Sintomatico il fatto che nessuno degli interpellati,
sacerdoti e laici esperti della materia, voglia spendere il proprio nome per un
commento, limitandosi, unanimemente, a rinviarlo, eventualmente, a cose fatte.
I
socialisti spagnili vogliono abolire i simboli cattolici dalle istituzioni; e
dunque niente più funerali cattolici di Stato ma neanche più crocefissi nelle
aule in cui si celebra ( da "Liberazione"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la concezione
laica dello Stato è un segno di identità del bagaglio politico del
socialismo"; e come necessità conseguente, il Psoe segnala "la
sparizione della confessionalità che rimane negli spazi e nelle pratiche delle
istituzioni pubbliche, come è il caso dei funerali di Stato o dei simboli
religiosi negli atti pubblici".
<Un
Paese democratico non può proibire la libertà religiosa>
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
se non
calpestando Costituzione e democrazia, laicità dello Stato e civiltà dell'
Occidente? Solo un regime fascista o populista arriverebbe a metodi
dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso". Bossi e
Maroni vogliono chiudere l'intero centro. "Un simile provvedimento
dovrebbe scaturire da un'iniziativa giudiziaria.
Zapatero:
via i crocifissi dai luoghi pubblici
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che conclude
oggi tre giorni di lavori a Madrid, traccia le linee di un futuro che non
concilierà il sonno dei vescovi più conservatori: via i crocifissi da scuole e
uffici pubblici; niente più giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più
funerali di Stato secondo il rito cattolico. A PAGINA 15 Bartoloni.
Il
Psoe ( da "Corriere della Sera"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
BREVI Il Psoe
Due legislature di riforme radicali Divorzio rapido e nozze gay Il partito
Fondato il 2 maggio 1879, il Partito socialista spagnolo fu fuorilegge durante
la dittatura di Franco (1939-1977) Il 37Ë? Congresso Le richieste (non
vincolanti per il Governo): togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, stop al
rito cattolico per i funerali di Stato e ai giuramenti sulla Bibbia.
Zapatero
sfida la Chiesa sui crocifissi e sull'aborto
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
stata quella
dei funerali di Stato: se non saranno celebrati secondo il rito cattolico,
quale liturgia alternativa può proporre un sistema perfettamente laico e
aconfessionale? Nella versione definitiva del testo, la segreteria del Psoe ha
preferito sfumare il tenore iniziale considerando piuttosto
"indispensabile una legislazione che stabilisca nuovi criteri di
collaborazione tra
Anna
e Barbara moglie e moglie Nozze gay con il consigliere Pd
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolico
praticante ") che ha celebrato il matrimonio omosessuale. Cerimonia
secondo il rito civile con atto di matrimonio in carta semplice. In pratica
senza valore legale: solo un reciproco accordo tra due persone davanti a
testimoni. Ma il sogno di Barbara e Anna è che quel pezzo di carta diventi un
giorno il certificato della loro unione.
Ettore
Bernabei è un personaggio che lascia segno e segnale
( da "Tempo,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Gl'inguaribili
critici la bollano d'integralismo cattolico, di goffo e anacronistico
clericalismo, di politica bacchettona e beghina. Che Bernabei sia un cattolico
non ci piove, ma di un cattolicesimo imperniato su due profonde convinzioni:
l'esistenza di Dio che ha creato l'uomo e il mondo;
L'ex
capo militare dell'Ira insegna la pace agli iracheni
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Protestanti e
cattolici irlandesi, modello per sunniti e sciiti" DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE LONDRA - Se Martin McGuinness si fosse avventurato a Bagdad una
trentina d'anni fa, la polizia di Saddam Hussein (d'accordo con americani ed
europei che allora consideravano il dittatore un alleato) lo avrebbe arrestato:
all'epoca Martin era un ufficiale dell'
Gli
ospedali dove l'assistenza è tutta al femminile
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ordinario di
igiene dell'Università Cattolica di Roma -. Esistono, tuttavia, ancora
differenze regionali. Al Sud spesso le donne sono ricoverate per patologie che
dovrebbero invece essere trattate fuori dall'ospedale oppure in Day Hospital,
malattie come, per esempio, l'ipertensione arteriosa, il diabete, o la
cataratta".
Sulle
tracce del <killer silenzioso>
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Università
Cattolica di Roma - ma per la diagnosi precoce, più che sull'analisi dei
sintomi, punterei su proteomica e test di biologia molecolare su particolari
marcatori. Sul CA 125, per esempio, sono in corso studi molto ampi, per capire
se variazioni dei sui valori nel tempo possano avere un significato in relazione
al tumore dell'
Migliori
( da "Corriere
della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
universitaria
Salesi Roma Ospedale Sandro Pertini, Policlinico Gemelli Napoli A.O.
universitaria Federico II Campobasso Centro scienze biomediche Università
Cattolica Palermo Villa Sofia, Azienda ospedaliera Civico e Benfratelli, Di
Cristina, Ascoli Cagliari A.O. universitaria San Giovanni di Dio.
Ma
il problema è dei cattolici in tutta Europa
( da "Giornale.it,
Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
O si decide
una volta per tutte che uno Stato laico non esibisce, non assume su di sé
nessuna appartenenza religiosa, oppure bisogna cominciare a riflettere sul
serio alle conseguenze della unificazione europea, senza continuare a fingere
che i problemi di convivenza di religioni, di culture, di storia, di costumi profondamente
diversi non esistano o siano facilmente superabili.
Era
un amico vero ed è stato un grande ambasciatore del balon
( da "Stampa,
La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
in quanto
depositari dei principi dell'unico vero sport , per il quale Pino ha dato ogni
attimo rubato alla sua vigna e guadagnato, come missionario "laico",
l'affetto e la riconoscenza di tanti che lo avevano archiviato, anzitempo,
nella remota dimenticanza del perenne oblio. Aldo Cerot Marello campione di
tamburello.
Agenda
religioni ( da "Stampa, La"
del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ANIMATORI
LITURGICI Si svolge da domenica
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova
a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri
(ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in
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post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine
compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni
si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino
da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia
memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo
avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è
questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche
D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia
il comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes,
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (29
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( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Così Veltroni prova
a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello
ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i
girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in
scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati
da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno
messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee
da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che
l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le
"sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?)
prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in Varie
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un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni
Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua
e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da
Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare
tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red"
(prototipo di partito. casomai servisse, o correntone del Pd che invece serve
subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle
intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti
interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli
altri residui comunisti e si allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito
c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei girotondi) in nome della nuova stagione
dell'anti berlusconismo a prescindere. A quando un bella convention o una
manifestazione di piazza con Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e
scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del Pd fa sapere che con Di
Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione con Tonino e Grillo. io
e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto, passate le ferie, Walter è
costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti di protesta) a riprendere
il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul bus per battere il Paese
provincia per provincia. Come annuncia in una lettera all'Unità . "Ora
voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre
riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni provincia, ad andare in ogni
città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a spiegare". Interlocutori
saranno "tutti gli italiani", a cominciare dal "popolo del Pd,
dodici milioni di donne e uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a
quanti hanno votato per l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione
stanno scoprendo ora, di vedere risolti i propri problemi". Ma il tour
servirà, scrive Veltroni, anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo
annunciato per l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà
condotta "come deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione
maggioritaria, che non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per
unire". Non c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di
vecchia memoria. Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere
lo avverte: Di Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione
è questa l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano
anche D'Alema e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni
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avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al
pettine, dopo le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare
un grande partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori
la sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie
al voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è
che Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono
proprio molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala
Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del
giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza:
unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere
Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su
Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise
nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla
testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio?
A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e
radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi
insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex
ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni,
in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non
cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
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( da "Secolo XIX, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
L'analisi nNON
SAREBBE successo con Ciampi e meno che mai con Scalfaro. Se si è arrivati a un
disarmo bilanciato sulla vicenda intercettazioni ( niente decreto legge e
niente pubblicazioni scandalistiche) il merito è in larga parte di Giorgio
Napolitano. Il presidente della Repubblica ha avuto una sponda decisiva in
Gianni Letta. Ma Letta è sempre lo stesso: aveva usato i suoi buoni uffici
anche nei precedenti governi Berlusconi, con esiti tuttavia modesti in campo
giudiziario. Sicché Scalfaro fu la sponda più autorevole all'ala giustizialista
della magistratura e Ciampi, che pure era di tutt'altra pasta e non odiava il
Cavaliere come il suo predecessore, non avrebbe preso mai il telefono per
evitare che qualche scoop facesse esplodere un conflitto istituzionale di
dimensioni incontrollabili. Napolitano lo ha fatto e gliene va dato merito. Per
quanto ne sappiamo, infatti, si è illuso chi ha immaginato una spaccatura nella
maggioranza sulla questione giustizia. Altero Matteoli - l'unico ministro con
Roberto Maroni che ha partecipato a tutti i governi Berlusconi - diceva l'altra
sera ai suoi commensali che mai il centrodestra è stato
unito come oggi. Non a caso poco prima aveva detto alla stampa di essere
favorevole al decreto legge sulle intercettazioni. Bene il disarmo bilanciato,
dunque, ma par di capire che il governo ha nella fondina la pistola carica.
L'altro intervento di Napolitano che solo un Cossiga avrebbe fatto (ma in modo
traumatico) è di ricondurre alla ragione il Consiglio Superiore della Magistratura.
Nei pochi paesi in cui esiste un organismo del genere (Spagna e Francia, dove
però i pubblici ministerri dipendono dal potere esecutivo) i magistrati sono in minoranza rispetto ai membri laici. In Italia accade il
contrario e negli anni il Csm è diventato una emanazione diretta delle correnti
dell'Associazione Magistrati. La gran parte dei cittadini ignora che la
costituzione, nello stabilire che quello giudiziario è un ordine e non un
potere dello Stato, liquida in tre righe i poteri del Csm: gli spetterebbero
infatti soltanto "le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti,
le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati".
Può il Csm con questi poteri dettare regole costituzionali al governo e al
parlamento? No e il presidente della Repubblica, che del Consiglio Superiore è
il presidente, lo ha ricordato al suo vicario Nicola Mancino. Quindici anni fa
la gente applaudiva la ghigliottina di Mani Pulite senza distinguere tra
colpevoli e innocenti, tra rispetto delle garanzie giudiziarie e l'abusarne.
Oggi i tempi sono cambiati e l'opinione pubblica resta perplessa se un
procuratore di Santa Maria Capua Vetere, pur dichiarandosi incompetente
sull'inchiesta, fa cadere il governo Prodi o se dalla procure di Potenza e di
Catanzaro partono cataclismi che scuotono per mesi il Paese. Resta perplessa
nello scoprire che sono state intercettate e trascritte 8.500 conversazioni
telefoniche non di Bernardo Provenzano, ma di Agostino Saccà e che le
conversazioni private di Berlusconi con il dirigente Rai e con altre persone
lambite dall'inchiesta, pubblicate sui giornali o con la minaccia di esserlo,
mettono in pericolo i rapporti istituzionali non perché si sia scoperta la
trama di un colpo di Stato, ma perché si parla di qualche disinvolta signorina.
Il presidente della Repubblica ha capito che la situazione rischiava di
sfuggire di mano a tutti ed è intervenuto. Il governo, salvo sorprese, porterà
avanti i suoi disegni per l'ordinaria via parlamentare confrontandosi
correttamente con l'opposizione. Tra questi c'è la riforma del Consiglio
Superiore che va fatta presto e bene, con i necessari coinvolgimenti
istituzionali, ma anche con il rigore necessario ad attenuare, se non a
ridurre, la curiosa anomalia italiana. il futuroIl governo porterà avanti i
disegni per la via ordinaria. Ma non rinuncerà a riformare il Csm 05/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Rossi
Stuart, tragedia in mare investe un sub con il gommone Civitavecchia, amputato
un braccio alla vittima. Indagato l'attore L'imbarcazione rispettava i limiti
di velocità. Il padre della vittima: me l'ha rovinato per tutta la vita ROMA -
Stava facendo pesca subacquea al largo di Civitavecchia. Un gommone gli ha
letteralmente tranciato una gamba e un braccio. Alla guida del mezzo c'era Kim
Rossi Stuart, attore e regista romano. Marco D'Orazio, 34 anni, anche lui della
capitale, giovedì pomeriggio era uscito in barca con un amico per una battuta
di pesca tra Civitavecchia e Tarquinia, a un miglio dalla costa, in località
"le Saline". Una delle sue grandi passioni, la pesca. Alle 18,30,
mentre stava risalendo per rientrare, il gommone del celebre interprete di
Romanzo Criminale, anche lui habitué della zona, lo ha preso in pieno. Le
condizioni della vittima sono apparse subito gravissime: un braccio quasi
staccato e sangue ovunque. Kim Rossi Stuart e l'amico del sub hanno subito
cercato di tamponare la ferita e di bloccare l'emorragia con un panno e una
cima da barca. Poi la corsa in gommone per cercare soccorso. Le grida disperate
a un'altra barca, la chiamata al
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del "Le primarie, occasione per costruire il Pd" Giovanni
Carapella: un risultato forte del Pd a Roma e nel Lazio, poi la scoppola delle
amministrative di Jolanda Bufalini DIALOGHI Si incontrano oggi a via dei
Frentani quelli di "A Sinistra", da Livia Turco a Vincenzo Vita, a
Giovanni Carapella. "A Roma - ricorda Carapella, presidente della
commissione casa e lavori pubblici alla Regione - alle primarie in sostegno di
Veltroni la nostra lista ottenne il 30 per cento dei voti. Vorremmo - dice- un
Pd popolare e riformista nel quale si esprima una sinistra moderna. Poi c'è stata
la delusione? "Fino alle elezioni abbiamo fatto squadra anche su cose che
non ci convincevano, come il meccanismo con cui sono state fatte le liste
elettorali. Non bisogna, però, dimenticare che a Roma il Pd ha il 41 per cento
e nel Lazio il 36,7 per cento, tre punti e mezzo in più della media nazionale.
Poi c'è stata la "scoppola" di Roma, temuta ma non prevista, e la
paralisi del Pd nella capitale. C'è stata l'incapacità di gestire il
dopo-voto". Quindi va bene che si vada alle primarie per il segretario
regionale? "Eravamo stati i primi a proporle: c'è una grande voglia di
partecipazione dei circoli. A Ponte Milvio ci sono state due sedute affollate
dopo i risultati elettorali, abbiamo dovuto mettere i megafoni fuori. A
Trastevere è stato lo stesso. A fronte di questo:
calma piatta, è mancata l'iniziativa politica, il radicamento territoriale del
partito". Cosa si dovrebbe fare? "Il Pd è un partito federale, va
approvato lo statuto regionale, vanno formati i gruppi dirigenti delle
federazioni, vanno organizzati dei coordinamenti territoriali. Bisogna
rilanciare sui valori, sulla piattaforma programmatica e superare quelle
fidelizzazioni basate sulle preferenze ai candidati. Le primarie possono essere
una grande occasione per reimmergersi nel corpo del Pd, di contatto di massa
anche in vista delle elezioni del 2010". Cosa pensa di un "nuovo
centro sinistra" con Prc e Udc? "Non si può pensare che l'esclusione
di una forza dal parlamento determini la scomparsa di una forza di sinistra. Esiste
una politica sociale e sindacale sulle questioni del salario e delle condizioni
di lavoro su cui il confronto è necessario. E quanto alla parte migliore
dell'Udc, quella che ha rotto con Berlusconi e il berlusconismo, un confronto laico è possibile, anche perché alla regione Lazio
servono i numeri. Chi voterà alle primarie? "Bisogna regolamentare ma non
limitare, mettendo in campo la forza dei circoli: nel Lazio il Pd ha raccolto
um milione e 200mila voti, a Roma il 14 ottobre 300mila cittadini hanno
partecipato alle primarie. Si deve usare questa forza per uscire dalla
depressione post-elettorale" Pensa a primarie con più candidati?
"Belle primarie con più candidati e più liste a sostegno dello stesso
candidato" E la candidatura di Roberto Morassut? "È stato un tentativo di sintesi unitaria e Morassut ha colto
alcuni aspetti: superare le logiche correntizie e valorizzare la pluralità dei
contenuti in una gestione unitaria". Ora, però, si è affacciata anche
l'ipotesi della gestione commissariale "Se Nicola Zingaretti, che ha anche
ottenuto un grande successo popolare, se la sente di continuare...e in ogni
caso mi sembra preferibile una gestione collegiale, laica e costruttiva. Non
bisogna fare passi indietro".
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del Feisal e Khaled italiani senza Paese Moni Ovadia Feisal e Khaled
sono padre e figlio. Feisal - ne ho già scritto in queste colonne - è un
palestinese nato a Jenin che, da oltre vent'anni, vive in Italia dove si è
laureato in Farmacia e ha costruito la propria famiglia con la moglie
palestinese. Hanno tre figli. Feisal ha il passaporto giordano perché, malgrado
sia iscritto da sempre al collocamento italiano, lavori regolarmente e paghi i
contributi in Italia, la nostra generosa e cristianissima nazione non ha
ritenuto di concedergli la cittadinanza contro il più elementare sentimento di
giustizia che dovrebbe animare una legislazione democratica. E così, Feisal,
ogni volta che, per lavoro o per ragioni familiari, deve varcare una frontiera
europea, viene vessato con attese interminabili perché, per l'ottusa mentalità
burocratica, lui palestinese con passaporto giordano ha il perfetto identikit
del terrorista. Feisal però, è l'esatto opposto di quell'identikit. È un uomo
pacifico, di profonda intelligenza e dirompente senso dell'umorismo che gli
permette di ribaltare l'occasione offertagli dal ridicolo accanimento sbirresco
nei suoi confronti, in un teatro del paradosso e dell'acume a beneficio di noi,
suoi indignati compagni di viaggio e di lavoro. Chi conosce Feisal non può non
volergli bene e non trarre ammaestramento dalla sua umoristica saggezza. Ieri
invece, la sua voce al telefono non era ilare o divertita. Ieri parlava con la
voce di un padre angosciato, ferito. Mi ha chiamato per dirmi che suo figlio
maggiore Khaled, di sedici anni, è stato chiamato in
questura dove gli sono state prese le impronte digitali e dove è stato fotografato per essere schedato. È stato
trattato come un delinquente alla presenza di suo padre che è un galantuomo
così come un bravissimo giovane è lo stesso Khaled. Qual è la sua orribile
colpa dunque? Khaled è nato a Pavia e cresciuto a Catania. Lui frequenta
regolarmente la scuola e si esprime con i tipici modi dei giovani italiani
catanesi della sua età, fa anche il tifo per una squadra italiana. Eppure è
un'apolide nel Paese di cui parla perfettamente la lingua perché è la sua
lingua. Dall'età di quattordici anni, il suo permesso di soggiorno non è più
aggregato a quello del padre, ne ha uno suo, ma non è ancora italiano. Questi
governanti senza cuore, feroci per professione, vigliaccamente reazionari, lo
marchiano. Sanno loro cosa significa essere trattati da criminali non per
quello che si fa, ma per quello che si è? Sanno cosa vuol dire vedere
sottoposto a queste pratiche ignobili il proprio figlio? No! Non lo sanno. Sono
funzionari del privilegio, seminatori di paura. Non a caso se la prendono con i
più deboli, i più indifesi come i rom, i sinti, i palestinesi, gli africani.
Non hanno il coraggio di prendersela con i figli di camorristi, mafiosi,
affiliati alla 'ndrangheta o alla Sacra Corona Unita. Con chi usa questi
sistemi, il dialogo più che impossibile, è inutile. È ora di mostrare una
fermezza adamantina, ribadendo il senso profondo della democrazia come insegna
la Costituzione. L'irrinunciabile ripulsa di ogni violenza, ci deve chiamare ad
opporci con fermezza alle pratiche violente della melassa dell'ipocrisia messe
in atto da questo esecutivo malato di intolleranza e xenofobia. Io so che anche
nei partiti che compongono lo schieramento di centrodestra ci sono sindaci,
politici ed elettori animati da sentimenti democratici. Facciamo appello anche
a loro perché si dissocino da questa politica crudele e dissennata. Non
dimentichiamo che le parole più dure pronunciate contro questi provvedimenti di
natura razzista, sono venuti da un settimanale che si chiama Famiglia
Cristiana. È suonata l'ora di fare riemergere i valori
nobili della nostra tradizione contadina e operaia, i valori civili cristiani e
laici per impedire che il nostro Paese sprofondi nell'abisso della volgarità e
della vergogna. Se saremo passivi e rassegnati, si allontaneranno da noi come
una maledizione, non solo la dignità del vivere, ma anche il turismo e la
prosperità economica. Mala Tempora.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina III - Milano
La curiosità Arriva il navigatore satellitare per risparmiare sulla spesa Come
trovare la cascina che vende il latte o le mele a un prezzo imbattibile?
Semplice: si imposta la ricerca sul computer, sul navigatore satellitare
dell'auto o sul cellulare e via, dove la spesa costa meno. A
ideare il software del risparmio sono stati gli studenti del corso di Geografia
economica del corso serale di Economia della Cattolica: si chiama Agri-life e
verrà presentato questa mattina in Università dal professor Mauro Preda che ha
coordinato il lavoro degli studenti. Sono 1.300 le aziende agricole
lombarde catalogate (grazie anche all'aiuto di Coldiretti) nel programma che
permette di indirizzare chi lo utilizza verso il "farmer market" più
adatto: così, secondo i calcoli, si può arrivare a risparmiare tra il 9 e il 60
per cento, circa 27 euro che in un anno diventano 1.400, sulla spesa
settimanale di frutta, verdura e latticini, con la possibilità di comprare
anche piante e fiori. Perché comprare la carne bianca al super costa 2,95, sull'aia
ne costa solo 1,19 euro: basta sapere a colpo sicuro dove andare. I vantaggi
del progetto (che ha anche un sito: www.agri-life.it) sono tanti: risparmiare
(soldi e tempo, visto che i percorsi per arrivare alle cascine sono guidati dal
software), riscoprire la natura, creare dei gruppi di acquisto solidali (le
famiglie allargate dei giorni nostri) per fare scorte di cibi sani e naturali.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII -
Firenze Premio Fiesole Il 10 al Teatro Romano Festa Moretti tra film, amici e
un convegno Il titolo del saggio che accompagna il Premio Maestri del Cinema
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Bologna
Dal tramonto all'alba lungo la Riviera si scatena il divertimento con 300
eventi A voi il Capodanno dell'Estate canti e balli con un milione di ospiti Su
un immenso palcoscenico di
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIX - Bologna
Yoga e fedi sotto il Melograno Dio, Buddha e meditazioni: incontri di pace
all'Eremo di Ronzano Dal 9 al 20 luglio, uomini del dialogo, religiosi e non,
celebrano la storia dell'associazione fondata 30 anni fa da Lino Colombi ILARIA
VENTURI IL primo campo di formazione fu organizzato nel 1978 sulle colline di
Ronzano. E fu l'inizio di un dialogo, a Bologna, tra il mondo dello yoga e i
padri dell'Eremo. Un cammino fondato sulla comune visione non violenta e la
comparazione delle fedi che oggi viene riproposto dagli stessi protagonisti che
allora, da quella prima esperienza di condivisione, fondarono il Melograno,
scuola di yoga e di pace: Lino Colombi, il maestro che ha fatto crescere lo
yoga a Bologna, una vita dedicata alla cultura della non violenza, e padre
Pietro Andriotto, ora missionario in Africa. "Da Ronzano a Ronzano: 30
anni di Melograno", è l'iniziativa che dal 9 al 20 luglio si terrà
all'Eremo di Ronzano per celebrare questa storia. Fatta di uomini del dialogo,
religiosi e non. Inedita. Dirompente. Da ripercorrere. "Per vivere la fede
nella sua sostanza, alle origini", ricorda frate Benito Fusco della
Comunità dei Servi di Maria dell'Eremo. Dal 9 al 12 luglio si terrà, riservato
agli insegnanti, un seminario di yoga e non violenza. Domenica 13 luglio (ore
15.45), l'incontro "La non violenza nostro avvenire comune" con
Virginia Gieri, presidente del Quartiere Savena che ospita il Melograno, la
conferenza di Antonino Drago, una delle voci più forti sull'educazione alla
pace e la non violenza, e la pratica di silenzio con Arrigo Chieregatti,
parroco di Pioppe di Salvaro, docente di pedagogia, psicoterapeuta. L'incontro
aprirà il campo di "Fraternità, diversità e non violenza" riproposto
dopo trent'anni, sino al 20 luglio, aperto a tutti. Ogni giorno sarà giorno di
comunione con i credenti musulmani, indù, buddisti, con i cercatori
dell'occulto, ovvero chi è "alla ricerca dell'invisibile e di una
relazione", con gli ortodossi, con il popolo ebraico, con la chiesa
cattolica. Tra esercizi yoga, meditazione e cucina etnica, sono previste
testimonianze di diverse fedi ed esperienze, a partire dagli ultimi: Samy
Kulandaj, maestro di yoga indiano laureato alla Gregoriana, Carla Corso,
fondatrice del Comitato diritti delle prostitute, Gianni Sofri, Brunetto
Salvarani, direttore del Centro educazione alla mondialità, Ettore Turrini,
missionario in Amazzonia, il giornalista Romano Giuffrida, la docente Giuliana
Martirani (info: 051581443-6241125). Lino Colombi, allievo di Lanza del Vasto,
il fondatore dei movimenti gandhiani d'Occidente, è netto: "No alla New
age o all'idea di un'altra via religiosa, questa esperienza è l'incontro su una
visione comune che vede la possibilità del dialogo nel silenzio. D'altra parte
la stessa Chiesa ha chiesto al monachesimo il dialogo interreligioso". Le
parole chiave? Terra, laicità, spiritualità, silenzio,
appunto. Che sa fare rumore nella vita quotidiana. "L'altro non può essere
un'impronta digitale", fa notare Benito Fusco pensando ai piccoli rom.
"Questo è il tempo storico dell'emancipazione dello straniero, l'altro di
cui abbiamo paura. Questo campo passa anche da qui, con ritmi che non
sono quelli del tempo produttivo, ma esistenziale. Un'esperienza di vita in
fraternità, per unire la spiritualità laica con quella religiosa, per aprire
varchi di pensiero con ciò che ci accomuna. Perché la diversità per noi è
ricchezza, non divisione". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura ALLARGARE IL
COMITATO PER L'UNITà D'ITALIA SANDRO BONDI entile direttore, nel 2011 si
festeggeranno i 150 anni dell'Unità d'Italia e per questa occasione è stato nominato dal mio predecessore, l'onorevole Francesco
Rutelli, un comitato per le celebrazioni vario e articolato, presieduto dal
Presidente Carlo Azeglio Ciampi, che ho proposto di poter arricchire con alcuni
storici autorevoli come Ernesto Galli della Loggia, Piero Melograni, Francesco
Perfetti, Ettore Albertoni, Elena Aga Rossi, Giano Accame. Sono convinto che le
celebrazioni debbano rappresentare un'occasione per riscoprire le origini, le
pulsioni ideali, le cause economiche, anche gli errori di un secolo in cui è
nata l'Italia di oggi. Non possiamo limitarci a una generica commemorazione né
a una enfatica attualizzazione del patriottismo risorgimentale, mito certamente
fondativo, snaturato prima dalla retorica sabauda, poi da quella fascista e
resistenziale. Noi riteniamo che la ricerca storiografica sia ancora un
formidabile antidoto contro la distruzione delle coscienze e il proliferare dei
luoghi comuni ideologici. E lo sostengo proprio perché, sotto l'incalzare della
contemporaneità, sento più che mai il bisogno di scavare, studiare,
comprendere. Molti dei problemi dell'Italia di oggi sono nati in quegli anni:
capirli ci può aiutare a rimediarli e a evitarne di nuovi. Per questo il
centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia è l'occasione per una
riflessione più ampia sull'identità della nostra nazione che, se esiste
culturalmente da almeno settecento anni, da quando cioè una lingua comune unì
Stati divisi, è ancora oggi argomento complesso da chiarire e delineare con una
demarcazione netta tra politica e storiografia. Lo storico deve capire che cosa
accadde e perché, non deve dare un giudizio politico. Qualche tempo fa, Sergio
Ricossa ricordava come della storia patria ci sia stata offerta una versione
"ufficiale" e "politicamente corretta" per cui il bene e il
male sono nettamente separati: credo sia giunto il tempo che una visione così
manichea lasci spazi a quadri più sfumati e meno convenzionali. Andrebbe
depurato dalle molte incrostazioni storiografiche il ruolo della Monarchia e
del Papato. Come, al di là della giusta riflessione su tutti i suoi
protagonisti (Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II), non possiamo
tralasciare di approfondire le varie componenti che contribuirono a formare l'idea di Stato con le sue molteplici stratificazioni: la grande
scuola federalista di Carlo Cattaneo e il pensiero cattolico di Vincenzo
Gioberti e Antonio Rosmini. Una lettura ideologica della storia patria,
schiacciata sulla scorta di una idea classista del Novecento, ha prodotto una
scarsa condivisione dei valori fondanti del nostro vivere insieme.
Occorre trovare il coraggio di guardare con occhi nuovi e critici le nostre
origini, per far vivere una democrazia fondata finalmente su una memoria
condivisa. E opportuno perciò in questa sede di celebrazioni - ed è per questo
che ho voluto proporre al dottor Gianni Letta di aggiungere nel comitato
storici che rappresentassero diverse culture - ricordare più in generale gli
uomini e i luoghi che hanno fatto l'Italia. A partire da Giovanni Giolitti, di
cui cadono in questi giorni gli ottanta anni dalla morte, padre della patria,
capace di costruire l'ossatura di uno Stato moderno, di dare una svolta
liberale allargando il suffragio e nello stesso tempo di prefigurare la
cosiddetta "conciliazione silenziosa" con il mondo cattolico, in
quegli anni ancora autoescluso dalla vita politica. Oltre Giolitti, sarebbe
utile poter ricordare figure come Quintino Sella e Marco Minghetti, ma anche
meno noti fautori dell'industrializzazione, per esempio quell'Enrico Dell'Acqua,
eletto da Einaudi a "principe dei mercanti", capace all'inizio del
Novecento di conquistare i mercati internazionali, assurgendo così a simbolo
della modernizzazione e industrializzazione di una nazione da poco nata. E'
necessario, dunque, celebrare i luoghi e i simboli dell'Italia Unita che
risalgono dall'Ottocento lungo tutto il Novecento e sono i veri collanti
dell'identità nazionale, sui quali si può pensare di radicare una memoria
collettiva meno conflittuale di quella coltivata fin'ora. Come analizzava, una
dozzina di anni fa, Mario Isnenghi la memoria nazionale si ciba di oggetti ed
esperienze comunitarie positive e negative: il tricolore, l'inno, ma anche il
sacrario di Redipuglia e il Monte Grappa, l'8 settembre e piazzale Loreto, il
Vittoriano, piazza san Pietro, perfino l'opera lirica che fu un tempo
riconosciuta colonna sonora dell'italianità nel mondo, quanto oggi lo è il made
in Italy. Più in generale, l'identità pre e post Risorgimento trova
nell'immenso patrimonio artistico e nella lingua (ricordava Canetti che
"la nostra patria è una lingua") i due elementi a mio avviso fondanti
che devono anche in questo centocinquantenario essere posti al centro della
riflessione comune. Con viva cordialità Ministro della cultura.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 159 del
2008-07-05 pagina 6 "Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un
airbag" di Gabriele Villa da Milano Professor Luigi Campiglio, per la
prima volta è in picchiata la spesa per il cibo. Come dire che adesso ci
togliamo anche il pane di bocca? "Sicuramente quello che emerge dallo
studio della Confcommercio sui consumi degli italiani in maggio è un dato
allarmante. Allarmante e, al tempo stesso, profondamente significativo. Perché
la diminuzione dei consumi alimentari è, per tradizione, uno degli indicatori
più attendibili della diminuzione del tenore di vita. Bisogna prendere atto che
la media degli italiani è talmente in difficoltà che si trova costretta, non
solo a ridurre la quantità di beni alimentari acquistata ma, temo, anche la
qualità di ciò che porta poi sulle proprie tavole". Quindi anche il resto
dei tagli, tipo scarpe e abbigliamento, arriva per effetto indotto... "È
un dato di fatto che la teoria economica, ma soprattutto il buon senso del
padre di famiglia accorto, determinano, di fronte ad una situazione di crisi e,
a maggior ragione, di fronte ad un budget di spesa che rimane drammaticamente
invariato, una scala di priorità. Priorità che, per forza di cose, escludono
generi voluttuari come il biglietto del cinema, ma anche quel tipo di acquisti
che spesso sono dilazionabili, come l'abbigliamento e le scarpe". A
proposito di acquisti dilazionabili gli italiani hanno deciso di non comprare
più, o comprare meno, auto e moto. E persino di tagliare qualche pieno di
benzina o gasolio... "Questo è un aspetto che merita un discorso a parte
perché la riduzione dell'acquisto di auto arriva a coincidere sì con la crisi
economica generale, ma anche con un picco che, nei due anni precedenti, ha
sicuramente fatto registrare un'impennata di acquisti nel settore
automobilistico. Quindi bisogna considerare anche un rimbalzo scontato in un
mercato piuttosto saturo. L'auto non si acquista ogni anno, e in questa
valutazione non rientra solo l'aspetto congiunturale particolarmente
sfavorevole". Quanto ai risparmi sul carburante, non sarà che tutti gli
italiani sono improvvisamente diventati più responsabili? "Mi lasci
passare una battuta: il rincaro dei carburanti è sicuramente l'imposta più
ecologica che si possa prevedere in un piano finanziario. Al di fuori
dell'ironia, è comunque un dato di fatto che, davanti all'escalation del
petrolio, anche gli italiani più disinvolti cominciano a sentirsi il
portafoglio più leggero e preferiscono optare per i mezzi pubblici o viaggiare
sugli scooter e le motociclette che consumano meno. L'aspetto del maggior senso
civico francamente, da economista, non l'avevo preso in esame ma se, come mi
auguro l'esplosivo prezzo del petrolio dovesse raffreddarsi nel tempo, c'è da
augurarsi anche che la buona abitudine di fare qualche pieno in meno venga
conservata anche in tempi migliori". Dal suo osservatorio, la cattedra di politica economica all'università Cattolica di
Milano, come vede il nostro futuro? "Certamente i dati che abbiamo appena
commentato ci dicono che ci troviamo immersi in una crisi ormai strutturale,
profonda e non legata a fenomeni stagionali, dalla quale e impossibile uscire
nel breve periodo. E sulla scorta di questi indicatori non si può che
ipotizzare una crescita zero per l'economia italiana anche nel 2008. Anche
perché si parla soltanto di petrolio, ma non bisogna dimenticare che gli stessi
costi vertiginosi si ritrovano nell'acciaio, nel cromo, nei
semilavorati...". Possiamo correre ai ripari in qualche modo?
"Possiamo solo azionare l'airbag, cioè limitare i danni. Perché anche il
governo nazionale di fronte ad un bolletta energetica così pesante può fare ben
poco. L'unico modo per alleviare le tribolazioni della collettività, che poi è
la generica platea che paga le conseguenze di tutto, è quella di tutelarla. E
questo lo debbono fare con risolutezza le autorità anti-trust. Se non si fanno
sentire adesso, applicando e facendo applicare le norme che costituiscono gli
obbiettivi stessi del loro mandato, mi domando quando si faranno sentire".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) " (10
votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 69 )
" (10 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie
a chi ha postato nel precedente thread il comunicato
della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al
cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai
lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una
delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per
tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà
religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio
Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso
positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera,
bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa
essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il
che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più
distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo
Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo
facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma
non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei
dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio
(composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni
uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe
Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato
da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica
e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del
Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di
accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen
Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione
che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano
II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci
sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad
assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica,
evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del
Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò
che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale
romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni
Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa
e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto
Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina
speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie
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articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi
pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio
a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di
Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei
rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto
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questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a
Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le
cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi
su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi,
ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio
Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della
validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio
non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli -
come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime
perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità
nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono
quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e
alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E'
evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro
nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (13 votes, average: 4
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato
i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa
per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo
che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
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amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla
croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e
articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione
per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea
come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno,
dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la
"rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie
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articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il
vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca.
Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (213) Ultime
discussioni lycopodium: ottima iniziativa Marcello: Caro Sig. Savigni, il Suo
zelo è ammirevole ma mi fa rabbrividire, lo scrivo senza alcuna sottesa
ironia,... David: A proposito di Wikipedia, ho cercato varie volte di
correggere affermazioni sul Cristianesimo che sono... Raffaele Savigni:
L'enciclica "Quanta cura" (e quindi anche il Sillabo) non è un atto
di magistero... Raffaele Savigni: Non ho criticato san Pio V per l'iniziativa
di Lepanto, ma per aver fatto bruciare parecchi... Gli articoli più inviati Il
voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13
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lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia
personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli
statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La
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proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news PROCESSIAMO I CATASTROFISTILa
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( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla sottoscrizione
di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e del magistero
di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo magistero ha
preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica Divino afflante
Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico per lo studio
della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla liturgia): è infatti
il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in vista del
cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo ottobre,
intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) " (10
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 69 )
" (10 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
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amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie
a chi ha postato nel precedente thread il comunicato
della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al
cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai
lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una
delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per tutta
la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la Fraternità
stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei qui
introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali" che
Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di un
tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo nato
dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma lasciamo
perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà religiosa,
introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio Vaticano II,
nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso positivo
come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera, bensì
sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa,
significa essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien
régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa
più distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo
Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo
facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma
non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei
dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio
(composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni
uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione.
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Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato
da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono
di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma
ci sono in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del
messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola:
sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della
comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha
sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di
Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me
fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al
romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato
Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di
accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen
Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione
che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano
II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci
sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad
assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica,
evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del
Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò
che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale
romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni
Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa
e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto
Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina
speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie
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pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio
a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di
Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei
rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto
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Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le
cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti
francesi su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre
Lombardi, ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del
Concilio Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il
riconoscimento della validità della Messa celebrata secondo la liturgia
rinnovata dopo il Concilio non sono assolutamente messi in questione. I cinque
punti citati da Tornielli - come del resto appare dal loro stesso tenore -
riguardano le condizioni minime perché si possa avere un rapporto
caratterizzato da rispetto e disponibilità nei confronti del Santo Padre e da
uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi di altra natura ed è per questo
che non fanno riferimento al Concilio e alla liturgia, non perché questi
argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente che il Papa desidera tendere
la mano perché sia possibile un rientro nella comunione, ma perché si possano
fare i passi necessari occorre che questa offerta - questa "mano
tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e spirito di carità e comunione. A
questo invitano evidentemente i cinque punti citati". Scritto in Varie
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Sono venuto in possesso delle cinque condizioni poste a monsignor Fellay, come
passo iniziale in vista del rientro nella piena comunione con Roma. Al
contrario delle prime indiscrezioni, non si parla di accettazione del Concilio
o della nuova messa: quelle espresse nella lettera sono condizioni generali
previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una grande generosità, chiede di non attaccare
la persona del Papa per iniziare un vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato
da Benedetto XVI la revoca della scomunica, la richiesta di rispettarne
l'autorità senza più pretendere essere destinatari di un magistero
"superiore" a quello del Pontefice regnante mi sembra una condizione
di buon senso! Questo il testo della lettera che porta la firma del cardinale
presidente di Ecclesia Dei: Condizioni risultanti dall'incontro del 4 giugno
2008 tra il cardinale Dario Castrillon Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1)
L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. 2) L'impegno
ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre
e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la
pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la
Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. 4) L'impegno a dimostrare la
volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto
dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a rispettare la data -
fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere positivamente. Questa sarà
una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione
per avere la piena comunione. Scritto in Varie Commenti ( 105 ) " (16
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Jun 08
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia E' iniziato il conto alla
rovescia per l'accordo tra la Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese
Marcel Lefebvre e la Santa Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I
lefebvriani, che hanno chiesto la revoca della scomunica, dovranno rispondere
entro il 28 giugno alle proposte presentate per conto di Benedetto XVI dal
cardinale Dario Castrillòn Hoyos, presidente della pontificia commissione
"Ecclesia Dei". Si tratta di cinque punti da sottoscrivere, chiariti
i quali la Fraternità potrà rientrare nella piena comunione con Roma. E'
un'occasione irripetibile: i lefebvriani da tempo chiedevano la
liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con il Motu proprio
"Summorum pontificum cura" ha ridato piena cittadinanza al rito
preconciliare - ed è innegabile la "catechesi" che negli ultimi tempi
proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni elementi tradizionali.
La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e la piena validità del
rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono già sottoscritti dallo
stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto riguarda la sua sistemazione
canonica, potrebbe essere configurata come una "prelatura". E' noto
però che vi sono resistenze interne: queste dovrà cercare di superare il
vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, nei prossimi giorni, in
occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa è stata liberalizzata -
seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze - molti fedeli
tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si accordi con Roma rientrando
pienamente nella comunione cattolica. Circostanze così favorevoli con tutta
probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) "
(16 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Jun
08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella Ieri sera in San Giovanni
in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini ha celebrato il 25
anniversario del suo episcopato (la data esatta della consacrazione in realtà è
29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato i collaboratori e ha
tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa per la
"mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo che pubblico
oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà annunciato
venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico anche
un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della Pontificia
Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul tema della
comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio Berlusconi
davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti ( 132 ) "
(10 votes, average: 4.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Jun
08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla croce" Sul
Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e articolata
riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione per
l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea come
sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno, dimostrando
che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente filosofico-religiosa di
tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi il New Age: dunque
quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il sincretismo gnostico e più
pericoloso per il cristianesimo - che è invece un avvenimento storico basato
sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo. Vi invito a leggerlo e a
farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la "rainbow flag"
nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie Commenti ( 136 ) "
(18 votes, average: 4.44 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
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precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe
1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo
tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it
contatti Categorie Varie (213) Ultime discussioni lycopodium: ottima iniziativa
Marcello: Caro Sig. Savigni, il Suo zelo è ammirevole ma mi fa rabbrividire, lo
scrivo senza alcuna sottesa ironia,... David: A proposito di Wikipedia, ho
cercato varie volte di correggere affermazioni sul Cristianesimo che sono...
Raffaele Savigni: L'enciclica "Quanta cura" (e quindi anche il
Sillabo) non è un atto di magistero... Raffaele Savigni: Non ho criticato san
Pio V per l'iniziativa di Lepanto, ma per aver fatto bruciare parecchi... Gli
articoli più inviati Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema
di don Farinella - 13 Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails
Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma
la prima parrocchia personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il
Papa ha approvato gli statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione
in piedi - 6 Emails La battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in
Cattolica cambiano l'altare - 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5
Emails Martini contro il Motu proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news
PROCESSIAMO I CATASTROFISTILa Betancourt a Parigi abbraccia Sarkozy: "Mi
avete salvato"Muore immigrato legato sotto la stiva di un tirBeni
culturali, Pompei stato di emergenza per 12 mesi:
incuriaBerlusconi: "Non temo i giudici La deriva giustizialista va
fermata" Salari, Veltroni: raccoglieremo 5 milioni di firme Blog Amici
Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di
Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L.
Napolitano Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il
blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri
Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it Sussidiario.net July
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
E' stata annunciata
ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici (bipartisan),
uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e alla
sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della figura e
del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice moderno, il suo
magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare all'enciclica
Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo storico-critico
per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator Dei sulla
liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il comitato, in
vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il prossimo
ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII secondo
l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha detto
essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono tra i
sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il testo
costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire basta
inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!) all'indirizzo
comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 125 ) " (10
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08
Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay
e ha subito fatto pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di
là della scandenza di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra -
cercheranno di attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 69 )
" (10 votes, average: 4.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea
Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 02Jul 08 Lefebvre, il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie
a chi ha postato nel precedente thread il comunicato
della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto in modo interlocutorio al
cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo i tempi dettati dai
lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza la messa antica (una
delle richieste "previe" fatte al Papa come "dono" per
tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè senza che la
Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel 1988. Vorrei
qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi "dottrinali"
che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non commentare che l'idea di
un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la Santa Sede e il gruppo
nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé una forzatura, ma
lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema" della libertà
religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che il Concilio
Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non definisce in senso
positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la religione non vera,
bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio franco, neutro,
all'interno del quale nessuno può essere costretto ad abbracciare una religione
né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur, nemo impediatur" fu la
formula sinteticamente espressa dal servo di Dio Papa Paolo VI per definire
quello della libertà religiosa tra i diritti umani. Vedete dunque che non si
tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione sullo stesso piano,
bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere costretto o ad essere
impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una zona franca. A coloro
che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana risposta relativa al fatto
che oggi il Papa non è più Pio IX e che le situazioni storiche sono mutate, va
detto che proprio l'appellarsi alla libertà religiosa è stata una delle
"armi" che ha permesso e permette la sopravvivenza dei cristiani in
tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua minoranza. Attaccare il Papa,
come ha fatto De Gallareta (a mio modesto giudizio dimostrando altrettando
modesta intelligenza) perché negli Usa ha parlato di libertà religiosa, significa
essere ancorati a una visione del mondo (non della fede!) da ancien régime: il
che è proprio uno dei vizi fondamentali della Fraternità, che non sa più
distinguere tra ciò che è essenziale nella fede - e la battaglia per una
liturgia che non svaluti il senso del sacro lo era - e ciò che non lo è. Dal
punto di vista politico-sociale i lefebvriani propugnano lo
Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo che lo
facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti. Ma
non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei
dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio
(composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni
uomo ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione.
Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (10 votes, average: 3.8 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe
Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato
da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere
in discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato)
decise di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del
vescovo suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali,
dunque restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia
andata ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha
assunto una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche
di Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai
lefebvriani ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le
condizioni che ho rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai
lefebvriani, ma riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità
cristiana e dal rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter
affrontare il tema della revoca della scomunica. La discussione, che esiste e
anche accesa in seno alla Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo
soltanto da certi tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà.
È evidente però dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in
gioco non è più la difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani
credono di poter conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera
garanzia), ma ci sono in realtà altri elementi. La "condizione"
dell'abolizione del messale di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è
semplicemente ridicola: sono le boutade di chi non vuole davvero l'unità e non
ha più nostalgia della comunione con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a
ciò che Lefebvre ha sottoscritto. "Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e
vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San
Pio X da me fondata: 1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica
e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del
Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di
accettare la dottrina contenuta nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen
Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione
che gli è dovuta. 3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano
II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci
sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad
assumere un atteggiamento positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica,
evitando ogni polemica. 4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del
Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò
che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale
romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni
Paolo II. 5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa
e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto
Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina
speciale concessa alla Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie
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di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi
pubblico l'intervista al nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio
a Mosca, monsignor Paolo Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di
Benedetto XVI. E' confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei
rapporti tra la piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto
in Varie Commenti ( 16 ) " (11 votes, average: 3.45 out of 5) Loading ...
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questo articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a
Roma e ho raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le
cinque condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei
colloqui manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi
durissimi contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per
iniziare il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è
il punto dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno
l'impressione di sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo
dall'alto, come se la San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la
"vera" Roma, e la Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un
gruppo separato che deve rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen.
La verità, purtroppo, è che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di
posizione (lo dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post)
che rendono difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i
lefebvriani la vera Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con
Benedetto XVI. Mai come in questo momento il cuore pastorale e generoso del
Pontefice, attraverso il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma
è la San Pio X che deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della
consacrazione illecita dei vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a
dover chiedere scusa ai lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi
su questo argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi,
ha fatto la seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio
Vaticano II come vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della
validità della Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio
non sono assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli -
come del resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime
perché si possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità
nei confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono
quindi di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e
alla liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E'
evidente che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro
nella comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (13 votes, average: 4
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (16 votes, average: 3.94 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato
i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa
per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo
che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
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amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla
croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e
articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione
per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea
come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno,
dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la
"rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie
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Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di
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zelo è ammirevole ma mi fa rabbrividire, lo scrivo senza alcuna sottesa
ironia,... David: A proposito di Wikipedia, ho cercato varie volte di
correggere affermazioni sul Cristianesimo che sono... Raffaele Savigni:
L'enciclica "Quanta cura" (e quindi anche il Sillabo) non è un atto
di magistero... Raffaele Savigni: Non ho criticato san Pio V per l'iniziativa
di Lepanto, ma per aver fatto bruciare parecchi... Gli articoli più inviati Il
voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella - 13
Emails Messe show, facciamo un catalogo? - 10 Emails Accordo tra S.Sede e
lefebvriani, conto alla rovescia - 9 Emails Nasce a Roma la prima parrocchia
personale in rito antico - 8 Emails Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli
statuti - 6 Emails Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi - 6 Emails La
battaglia finale - 5 Emails Dopo la messa tridentina, in Cattolica cambiano l'altare
- 5 Emails Un'enciclica con l'aiuto di Marx - 5 Emails Martini contro il Motu
proprio di Benedetto XVI - 4 Emails Ultime news PROCESSIAMO I CATASTROFISTILa
Betancourt a Parigi abbraccia Sarkozy: "Mi avete salvato"Muore
immigrato legato sotto la stiva di un tirBeni culturali, Pompei stato di emergenza per 12 mesi: incuriaBerlusconi: "Non
temo i giudici La deriva giustizialista va fermata" Salari, Veltroni:
raccoglieremo 5 milioni di firme Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di
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( da "Voce d'Italia, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura A Cattolica,
dopo l'inaugurazione di Gradara Love makes life magic. In mostra il magico
mondo di Fiorucci Lo stilista dei "due angioletti" nominato
"dell'anno" nei comuni di Gradara e Cattolica. Esposizioni, eventi e
incontri per celebrare l'evento Elio Fiorucci è “uomo dell'anno
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-05 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE Il filosofo Vattimo: ossessione cattolica Non
si occupa di cose serie MILANO - "Bisognerebbe far sapere a Giovanardi che
dai tempi degli antichi Greci esistono soldati omosessuali e la cosa non ha mai
turbato né influito sul valore dell'esercito". Il professor Gianni
Vattimo, docente di Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sorride
quando ascolta la notizia: "Io non ho fatto il militare perché mia
madre era vedova, ma questi rischi da manifestazioni ostentate dell'essere gay
non li vedo. Mi pare che sia, ancora una volta, un'ossessione cattolica
ricorrente. Ma Giovanardi fa il suo lavoro: non si occupa di cose serie".
C. Mar. Docente Gianni Vattimo.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-05 num: - pag: 22 categoria:
REDAZIONALE Vallo della Lucania Il presule Favale si oppone al concerto:
schiaffo alla morale. Ma lei: alla Oxa, però, non hanno detto nulla Tatangelo e
il no del vescovo: sono credente e canto lo stesso DAL NOSTRO INVIATO VALLO
DELLA LUCANIA (Salerno) - Attacca "Ragazza di periferia", e dà l'idea
di sentirsi liberata. Era venuta per cantare e finalmente canta. Tre ore prima
diceva: "Non vedo l'ora di salire sul palco". Adesso è lì, col suo
gruppo accanto e le luci colorate e i ragazzi e le ragazze (e non solo loro:
pure molti adulti) che riempiono la piazza e l'applaudono. Canta, ma "due
paroline " aveva promesso che le avrebbe dette: "Mi dispiace davvero
che nel 2008 ci siano ancora discriminazioni nei confronti di separati e
omosessuali. Del resto, qualcuno non ha detto: chi è senza peccato scagli la
prima pietra?". Temi seri, quello delle coppie di fatto e unioni gay. Più
adatti a essere affrontati in altre sedi che non a una festa di paese e da una
cantante di vent'anni. Ma Anna Tatangelo non ha cominciato lei. In questa
polemica ce l'ha tirata in mezzo nientemeno che il vescovo, monsignor Giuseppe
Rocco Favale, classe 1935, lucano di Irsina, da diciannove anni a capo della
diocesi di Vallo della Lucania, che comprende cinquantaquattro comuni,
centotrenta parrocchie e deve curare 160 mila anime. Eppure monsignor Favale ha
trovato il tempo di prendersela con la ragazza ciociara che ha fatto innamorare
Gigi D'Alessio e che a Vallo è stata chiamata per chiudere
con un concerto i festeggiamenti per la Madonna dele Grazie. Il vescovo ne ha
parlato addirittura in chiesa. E come ne ha parlato: "Quella donna non fa
per noi", la sua presenza "è uno schiaffo alla morale cattolica
", e la spesa per il suo ingaggio (trentamila euro, sostengono gli
organizzatori) "uno sperpero". E ancora: "La Madonna è
esempio del mondo femminile, non si onora con falsi modelli di mode
passeggere". Insomma proprio non ce la voleva, monsignor Favale, quella
cantante sul palco di piazza Vittorio Emanuele, a due passi dalla Curia. Eppure
non è uno che non sappia guardare lontano. Anzi: è stato
lui a far nascere il teatro La Provvidenza, che ha portato a Vallo un artista
come Giorgio Albertazzi, ma anche Vincenzo Salemme, Lello Arena e Peppe Barra.
Invece di Anna Tatangelo non ha tenuto in alcun conto le doti artistiche ma
solo la vita privata. "Devo pensare che forse ha voluto mettersi un po' in
mostra", replica lei. E aggiunge: "Sinceramente mi dà molto fastidio
che il vescovo abbia voluto approfittare del mio spettacolo per toccare un tema
così importante come lo sono i diritti di una coppia come quella che
rappresentiamo io e Gigi, e soprattutto mi ferisce essere discriminata da un
predicatore della Chiesa". Non è una che le manda a dire, Anna Tatangelo.
"Ma come? - insiste- L'anno scorso qui c'è stata Anna Oxa, che pure una
vita sentimentale complessa alle spalle ce l'ha, e il vescovo non ha detto
niente. Ora arrivo io e succede tutto questo. Non è giusto. Vengo da una
famiglia cattolica, sono religiosa e ho principi e sentimenti che meritano
rispetto". Si è sfogata anche con D'Alessio. "Ne abbiamo parlato a
lungo. Gigi la pensa come me. Non ci va di essere accusati per il nostro amore.
Basta". Ieri sera in paese il vescovo non c'era, o almeno così ha riferito
un suo portavoce, spiegando che fino a domani è impegnato in un convegno
diocesano. Un tentativo di abbassare i toni lo ha fatto don Ottavio Scilla,
presidente del comitato che ha organizzato la festa: "Il vescovo non ce
l'aveva con la Tatangelo, voleva solo sottolineare che in un momento di crisi
non bisogna sperperare denaro per una festa religiosa". Fulvio Bufi GUARDA
LE FOTO di Anna Tatangelo su www.corriere.it 21 anni Anna Tatangelo Accanto,
ieri a Vallo della Lucania (Hermann) Critico Monsignor Giuseppe Rocco Favale,
vescovo di Vallo della Lucania (Pepe/Emmevi).
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-07-05 num: - pag: 41 autore:
di GIORGIO DE RIENZO categoria: REDAZIONALE LE IDEE DEL SABATO " SPOON
RIVER RELATIVISTA ": I CATTOLICI SI DIVIDONO Mercoledì
scorso Avvenire ha lanciato a intera pagina un processo, tutto giocato in un
tribunale cattolico, a Spoon River di Edgar Lee Masters. Lo spunto veniva da un
articolo di Giovanni Romano uscito sul numero di giugno di Studi cattolici (vicino all'Opus Dei), in cui la celebre antologia americana
veniva accusata di "poca fede", perché avrebbe un
atteggiamento critico nei confronti del cattolicesimo e soprattutto della
"gente di Chiesa ". La conclusione è che Masters sarebbe un
"banale antesignano del relativismo" piuttosto che un "sofferto
cercatore della verità": di una verità con un "autentico
centro". Bianca Garavelli, in un articolo di commento in realtà un po'
confuso, sostiene la tesi opposta. Nella rappresentazione di "una società
che si fa sostenere da colonne pericolanti" il testo di Masters esprime
"materia di denuncia e di condanna, più di una compiaciuta
descrizione". Non basta. In un'intervista al gesuita Antonio Spadaro,
docente della Pontificia università Gregoriana, redattore di La Civiltà
cattolica, il "fine studioso della letteratura in lingua inglese", citando
a man bassa Pavese (il primo a leggere Spoon River in Italia), spiega come in
quegli "epitaffi " dell'antologia ci sia una "saggezza
biblica" e come Masters abbia saputo trasformare la "commedia umana
americana" in un "dramma sacro". Dunque la Cei e i gesuiti salvano
Spoon River, L'Opus Dei la condanna. Due a uno, per ora: perché magari un
intervento del Papa infallibile potrebbe ribaltare il risultato. Il processo a
Lee Masters pare un gossip culturale estivo privo di spessore e infastidisce
questo intrufolarsi della morale cattolica in un testo poetico a tutti caro. è
una violenza interpretativa che dimostra una sola cosa: rende chiarissimo il
relativismo di un giudizio morale quando si appiccica all'universalità della
poesia.
( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
PSOE A CONGRESSO:
SIAMO E RESTEREMO DI SINISTRA Congresso dei socialisti spagnoli,
"Zap" inietta fiducia in un paese che sente la crisi, rivendica la laicità come la nazionale, attacca la destra. E si
prepara a regnare fino al 2012, e molto oltre Aldo Garzia MADRID Da ieri fino a
domenica il premier José Luis Rodríguez Zapatero si concede tre giorni da dedicare
tutti al suo Partito socialista operaio spagnolo (Psoe), che celebra a Madrid
il Congresso numero 37. Quando prende la parola, nel pomeriggio, per
avviare la fase politica del dibattito, la platea lo applaude come si fa con i
leader. È il testimonial più autorevole della rinascita del socialismo
spagnolo, di quel "socialismo dei cittadini e delle libertà" che si è
tradotto negli ultimi quattro anni in scelte di governo e che è chiamato a
nuove verifiche - quasi unico in Europa - fino al 2012, dopo la netta vittoria
nelle elezioni dello scorso 9 marzo. Zapatero non delude la platea: "Noi
socialisti siamo abituati a far crescere le libertà e la democrazia. È questo
il nostro ruolo storico. Per questo affermiamo che siamo e resteremo
socialisti, che siamo e resteremo un partito di sinistra". Poi dà, come è
sua abitudine, una prolungata iniezione di fiducia sul futuro della Spagna.
"Il nostro è un paese che è cresciuto molto, nell'economia e nella
cultura. A noi non piace l'isolamento. Ci pensiamo piuttosto come cittadini
europei impegnati nella cooperazione internazionale per la pace e contro la
fame nel mondo. E anche per questo manifestiamo con piacere la nostra gioia
ogni volta che la Spagna eccelle, come nella recente vittoria della coppa
europea da parte della nostra nazionale". Di questa conferma di fiducia
che viene da Zapatero ha bisogno più che mai la società spagnola, alle prese
negli ultimi mesi con preoccupanti segnali di crisi economica: gli indici di
crescita sono sotto il 3%, la disoccupazione è al 10% ma soprattutto c'è lo
scricchiolio del settore edilizio che fin qui ha accompagnato il boom di
aeroporti, treni ad alta velocità, metropolitane e infrastrutture. Su questo
punto, il premier ricorda la sfavorevole congiuntura internazionale, il rincaro
del petrolio e annuncia che comunque "nessuna misura d'emergenza verrà
presa senza l'accordo tra il ministro dell'economia Pedro Solbes, i sindacati e
le parti sociali". Zapatero scalda i cuori dei delegati difendendo le
scelte del suo governo. "Ci avevano criticato per aver voluto il
matrimonio tra coppie gay, dicendo che la parola matrimonio avrebbe disturbato
settori dell'opinione pubblica. Noi invece abbiamo risarcito la sofferenza di
tanti cittadini omosessuali facendoli diventare cittadini come tutti gli altri.
Le stesse critiche ci sono state fatte quando abbiamo approvato le leggi contro
la violenza di genere". Zapatero non dimentica le questioni sociali:
"Continueremo a contrastare le disuguaglianze, a favorire le opportunità
di lavoro per i giovani, a sostenere l'aumento delle pensioni e del salario
minimo. La nostra spesa sociale non sarà ridotta. Anche in una fase di
difficoltà economiche, la sinistra deve sapersi differenziare dalla
destra". Il premier socialista di Madrid traccia una prospettiva:
"Siamo orgogliosi ma non soddisfatti. La nostra società è più libera e
solidale, più mobile. Ma abbiamo rivinto le elezioni perché gli spagnoli sanno
che faremo di più e meglio. È la lealtà rispetto ai nostri valori che ci rende
credibili e ci rende maggioritari nella società". La polemica con la
destra del Partito popolare (Pp) di Mariano Rajoy resta dura e frontale,
fondata su valori e obiettivi differenti. "Ho fiducia in questo paese e
nella sua laicità. Ho fiducia nel nostro progetto sociale. Ho fiducia nelle
energie delle nostre forze imprenditoriali. La destra ragiona sempre e solo in
termini di mercato e di opportunità individuali. Noi invece puntiamo sulla
forza del cambiamento", ripete Zapatero. La verifica di questa tre giorni
del "socialismo dei cittadini" di Zapatero si svolge nel Palazzo dei
congressi di Campos de las naciónes, a pochi chilometri dall'aeroporto Barajas.
C'è anche una canzone-inno dal titolo ambizioso e politicamente insolito che
riassume bene lo zapaterismo. Si tratta di Defender la alegria (Difendere
l'allegria), testo del poeta uruguaiano Mario Benedetti e musica del cantautore
Manuel Serrat, che accoglie i 995 delegati nelle fasi di intervallo. Proprio
qui, otto anni fa, il Psoe tenne un congresso in ben altre condizioni. In
quell'occasione a discutere era un partito battuto due volte alle elezioni da
José Maria Aznar, leader del Pp. L'era di Felipe González, che aveva governato
ininterrottamente dal 1982 al 1996, si era conclusa tra casi di corruzione e
crisi del gruppo dirigente. E proprio qui l'allora sconosciuto José Rodríguez
Zapatero venne eletto nel
( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
INGRID E ora, papa e
Lourdes "È necessario mantenere una grande spiritualità per non scivolare
nell'abisso". In una delle primissime interviste rilasciate prima di
partire per Parigi, Ingrid Betancourt ha raccontato le sevizie, le catene 24
ore al giorno, le torture e le vessazioni, ma soprattuitto ha mostrato al polso
l'artigianale rosario con il quale pregava nella jungla. Cattolica
più che altro di nome negli anni della politica, Betancourt lo è diventata di
fatto nei sei anni tremendi della prigionia, e non ha mancato di farlo sapere.
Nella sua ultima giornata da ostaggio, ha raccontato, ha recitato il rosario
alle quattro del mattino. E adesso, ha detto, "vorrei andare a
Lourdes e spero di incontrare il papa". Ieri il Vaticano ha confermato
ieri la disponibilità di Benedetto XVI.
( da "Manifesto, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
TURCHIA Stato e
moschea, il progetto di Gulen Fethullah Gulen vuole un islam che combini
religione, nazionalismo e libero mercato. Piace all'occidente. Se i giudici
chiuderanno il partito Akp oggi al governo, sarà lui a emergere La corte
costituzionale turca scioglierà il partito Akp? Sarà crisi. Ma l'islam politico
ha una nuova carta Orsola Casagrande Chi lo definisce il Khomeini turco, chi il
capo dell'islam sociale. Per altri ancora è lui la vera minaccia al secolarismo
della repubblica fondata da Mustafa Kemal Ataturk nel 1923. Fethullah Gulen è
certamente promotore di quell'islam che piace all'occidente, agli Stati uniti
soprattutto. E proprio negli Usa il predicatore turco ha trovato casa e
accoglienza da otto anni. Da qui, dall'ex impero, ha continuato a tessere una
rete (rete è la parola chiave dell'islam propugnato da Gulen) che oggi ne fa il
proprietario di oltre 300 scuole in Turchia, 200 all'estero (dalla Tanzania
alla Cina, dal Marocco alle Filippine alle ex repubbliche sovietiche dove forti
sono le minoranze turcofone), e poi di una banca, di diverse televisioni e
giornali. In questo periodo travagliato nella vita politica e economica turca
il nome di Fethullah Gulen ricorre spesso. Nato nel 1938 nei pressi di Erzurum
(sud est del paese), è figlio di un imam. Nei primi anni '60 si è avvicinato al
pensiero di Nursi, fondatore del movimento Nurcu ("seguaci della
luce") ancorato al pensiero dell'ordine islamico ortodosso e conservatore
dei Naqsibendi. Per Nursi tuttavia i musulmani non devono respingere la
modernità ma trovare, nei testi sacri, il modo per affrontarla. Questo è il
principio che informa l'attività di Gulen. A partire dal suo lavoro nella
moschea di Izmir, città roccaforte kemalista dove l'islam politico non si è mai
radicato. Eppure anche a Izmir Gulen riesce a conquistarsi il sostegno
(soprattutto finanziario) di classi medie e imprenditori stanchi della
burocrazia statale, e favorevoli invece a politiche che favoriscano il mercato
tout court. A Izmir Gulen comincia a organizzare campi estivi dove sono
insegnati i principi dell'islam. Siamo nei primi anni '70; nascono allora le
prime reti di case per studenti, le "case della luce". Gulen viene
tollerato dallo stato e questo gli consente di avviare
anche le prime scuole, università, media, gruppi e associazioni che coinvolgano
la società civile nella costruzione di un "islam moderno". O in apparenza
moderno, perché alla base del pensiero e dell'attività del movimento di
Fethullah Gulen rimane l'insegnamento dei valori dell'islam e della cultura
turca: religione e nazionalismo, connubio che ciclicamente ritorna in Turchia.
Gli eventi degli ultimi mesi, inclusa l'offensiva per chiudere il Akp (Partito
per la giustizia e lo sviluppo, al governo dal 2002, evoluzione
"moderata" di un partito dalle radici islamiste), dicono che lo
scontro tra establishment militare (difensore della laicità dello stato) e islam politico è ormai senza esclusione di colpi.
Il verdetto sul Akp è atteso anche da Gulen, che dichiara di voler tenere
separati gli affari religiosi da quelli politici. La magistratura turca ha
deciso di credergli e lo ha assolto dall'accusa di aver
dato vita a una organizzazione illegale allo scopo di rovesciare lo stato laico per rimpiazzarlo con uno basato sulla sharia. Gulen appare
più moderato di Erdogan. Ma l'apparenza inganna. Gulen ha lasciato la Turchia
all'avvio del procedimento contro di lui. Dagli Stati uniti ha riallacciato i
rapporti con molti politici turchi. Soprattutto ha svolto una politica
estera a ampio raggio, compreso l'incontro con Giovanni Paolo II e con diverse
figure religiose di Israele. La comunicazione è importante per il predicatore
turco che ha sito web in ben dodici lingue. Alla base dei suoi discorsi c'è
sempre l'idea di restaurare i legami tra stato e
religione in Turchia come erano all'epoca dell'impero ottomano. Non si tratta,
dice Gulen, di un ritorno al passato perché nel frattempo il mondo è cambiato.
Così, Gulen non parla di far osservare la sharia nella gestione della res
publica: dice che la sharia riguarda soprattutto la vita privata delle persone.
Il predicatore si guarda bene dal parlare di unità del mondo islamico;
preferisce sottolineare l'importanza che per la Turchia hanno i Balcani e le
repubbliche caucasiche. I governi occidentali considerano Gulen meno pericoloso
di altri leader musulmani. Gulen pone l'accento sulla necessità di relazioni
forti con gli Stati uniti e il mondo occidentale. Il vero pericolo di gulen,
sottolinea chi ne teme il movimento, sta nel suo tentativo di minare la laicità
dello stato turco attraverso l'islamizzazione delle
pratiche sociali della popolazione. In fondo è ciò che in parte, in modo soft,
ha cominciato a fare anche Erdogan: e che farebbe certamente meglio Fethullah
Gulen, qualora Erdogan e i suoi venissero estromessi (via magistratura) dalla
vita politica turca. Se la corte costituzionale decidesse di chiudere l'Akp gli
effetti sulla Turchia sarebbero devastanti. Non solo perché il
"figlio" dell'Akp riceverebbe consensi enormi per via dell'effetto
vittima. Ma anche perché lo scontro già in atto tra militari e islamici si
inasprirebbe. E forse è per evitare questo che per ora la corte costituzionale
opterà per non decretare la chiusura dell'Akp.
( da "Corriere della Sera" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-07-05 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE INCONTRI parlare di... APPRODO ALLA LETTURA Alle ore 20.00
presentazione del libro di Saverio Urcioli Il concerto a cura delle edizioni
Sovera. A seguire incontro con Salvatore Spoto I gattopardi, edito dalla Newton
Compton. Pontile di Ostia piazza dei Ravennati. Ingresso gratuito. Informazioni
Telefono 06 694839 LETTURE D'ESTATE LUNGO I FIUMI E TRA GLI ALBERI Alla
manifestazione Invito alla lettura prevista la partecipazione dell'autore
Roberto Calandra, che discuterà del suo ultimo lavoro, intitolato Otto.
Giardini di Castel Sant'Angelo. Lungotevere castello. Ore 21.00. Ingresso
gratuito. Info: 06.6873676 COMUNITà SANT'EGIDIO All'isola Tiberina
presentazione deI progetto Dream per la prevenzione e la cura dell'A.I.D.S. in
Africa e Bravo (Birth Registration for All Versus Oblivio) per la registrazione
anagrafica dei bambini. Isola Tiberina. Ore 21.30. Ingresso gratuito. Info:
06.58333113 FESTA DELL'ALTRA ESTATE Presentazione del libro di Paolo Bernardini
intitolato La città in vendita. Ne discutono V. De Lucia, A. Alzetta, M.
Alzetta. M. Smeriglio, R. Nicolini. Via I. Persico. Ore 18.30. Ingresso
gratuito. www.altraestate.it STELLE DI MARE LUNGO IL FIUME LE RISERVE E I
PARCHI MARINI IN MOSTRA L'argomento della serata verterà sulle terre marine
protette italiane. Antonio Miccio intervista Gian Carlo Carrada e Giovanni
Fulvo Russo. Mentre Raffaella Schiller intervista Riccardo Cattaneo Vietti e
Leonardo Tunesi. Rive del Tevere Lungotevere Arnaldo da Brescia. Ore 20. Ingresso gratuito. Per maggiori informazione tel
( da "Stampa, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Estate di lavoro. Il
disegnatore Daniele Statella in trasferta per il "Riminicomix" Dal
"Mystfest" alla kermesse "Fumetti a Novara" Per il fumettista
vercellese Daniele Statella, attualmente disegnatore della serie di
"Cornelio, delitti d'autore" scritta dal giallista Carlo Lucarelli,
sarà una calda estate di lavoro, in attesa di realizzare nel capoluogo di
risaia "Vercelli tra le nuvole". Ospite in questi
giorni al "Mystfest" di Cattolica, gli impegni fuori dai confini per
il cartoonist nostrano proseguiranno sulla riviera romagnola dove, a Rimini, si
svolgerà dal 18 al 20 luglio il Riminicomix. Ma ancora prima Statella sarà alla
kermesse "Fumetti a Novara", in calendario il 12 e 13 luglio.
In quest'ultima occasione la Scuola di Fumetto diretta da Statella sarà
presente con un proprio stand. Al festival novarese i corsi istituiti
dall'assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Vercelli e realizzati
con l'Unipop di Vercelli, verranno illustrati, così come sarà presentata
"Vercelli tra le nuvole" che in ottobre trasformerà il capoluogo di
risaia in capitale del fumetto.
( da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
05 Luglio 2008
Chiudi di FABIO ISMAN Pochi lo ricordano, ma in quelle leggi è scritto anche
che un italiano può sposare una straniera soltanto con il placet dello Stato; e
non può se è dipendente pubblico. Tante famiglie sul lastrico. Espulsi 3.057
ufficiali, 400 professori e maestri, 240 docenti e assistenti dagli atenei (6
su cento); revocate 200 libere docenze; al bando 114 autori. Esclusi il figlio
del sindaco Ernesto Nathan da Banca d'Italia, e l'allenatore del grande Torino
di calcio Egri Erbstein. Invece nasce Didimo, il primo giornalista scientifico
su Corriere della Sera e Stampa negli Anni 50 e 60: Rinaldo De Benedetti
Sagredo, agnostico, si scopre ebreo nel '38; campa inventando (senza nome) le
Garzantine. Dalla Ghirlandina, a Modena, si suicida l'editore Angelo Fortunato
Formiggini (funerali notturni: 5 parenti e 30 agenti). La Scala obbliga i non
ariani a restituire l'abbonamento: potranno acquistare i biglietti; Erich
Kleiber, "come cristiano e musicista", si infuria, rifiuta di
dirigere un'opera che (ironia del caso) è un inno di libertà: il Fidelio. Il
fratello del rabbino Toaff, chirurgo, è interrotto a metà intervento: non può
più curare ariani; va in Palestina. Nasce il razzismo di
Stato, "di inescusabile nefandezza e gravità" per citare Renzo De
Felice. La persecuzione dei diritti è prodromo della persecuzione delle vite;
s'innesta sul consolidato antisemitismo cattolico: fino all'ultimo Concilio,
cioé quasi l'altro ieri, i "giudei" erano "perfidi" e
"deicidi".Padre Agostino Gemelli, fondatore della Cattolica,
scriveva 20 anni prima: "Se tutti morissero, sarebbe una
liberazione"; e il primo atto di un Papa, la Presa di possesso,
processione dal Laterano a San Silvestro, passava sotto l'arco di un
"Cristo miracoloso": percosso da un ebreo, aveva sanguinato. Eppure,
Papa e Re sono gli unici eventuali oppositori del duce. Pio XI a settembre
afferma: "Siamo spiritualmente tutti semiti"; i 29 articoli del 17
novembre 1938 e gli altri decreti, re Vittorio li sottoscrive senza fiatare.
Anni fa, Maria Pia di Savoia, rileggendoli a Ginevra, chiedeva stupita alla
sorella Maria Gabriella: "Dis donc, ma il nonno ha davvero firmato
un'infamia simile?". I deputati, assenti quelli ebrei, approvano unanimi;
al Senato, 10 contrari. In tanti hanno studiato questa infamia: fino a
Marie-Anne Matard-Bonucci (L'Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, del
Mulino, è recentissimo). Perché capirla non è facile. Nel Dna degli italiani il
razzismo non c'era. Mussolini, in pochi mesi, compie un'incredibile escalation.
Nel 1937, con tanto di fanfara, giovani fascisti e fez, a Firenze, nel giardino
della sinagoga, s'era celebrata la presa di Addis Abeba: un "artistico
ceppo", una frase del duce incisa. E dal 1934 al '38, quella della Marina
a Civitavecchia ospita la Scuola dei futuri esperti navali di Israele: un
accordo con Jabotinsky, sionista e revisionista. A Roma, fino al '35, ministro
delle Finanze è l'ebreo Guido Junk; sei senatori sono "giudei" nel
'38 (cesseranno di inviare loro gli atti; i commessi invitati a dissuaderli
dall'entrare). Gli ebrei "padroni" d'azienda sono 5.782 (82 su 100
commercianti; appena lo
( da "Liberazione" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
E' già iniziata la
schedatura e la rilevazione delle impronte digitali dei rom, minori compresi,
nei campi rom con lo scopo di "censire" quanti vi risiedono.
Una misura fortemente voluta dal ministro Maroni, nonostante l'indignazione con
cui è stata accolta da gran parte dell'opinione pubblica.
Forti perplessità sulla legittimità di un simile provvedimento ha espresso
anche il Commissario europeo ai diritti umani. Associazioni laiche e
cattoliche, italiane e internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici
hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata un grave vulnus della
democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti del fanciullo.
Un atto discriminatorio e persecutorio. E' necessario dare visibilità, anche
con azioni simboliche, alla nostra indignazione. Il 7 luglio, a Roma, in Piazza
Esquilino, dalle 17.30 alle
( da "Liberazione" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Essualità; gli
omosessuali non vogliono mettere in discussione né arrecare danno alla società
fondata sulla famiglia Emiliano Settimi I gay benpensanti credono che gli
esseri umani sani, al di là dell'orientamento sessuale, siano monogami e
morigerati; la coppia è l'unico luogo in cui vivere la sessualità; gli
omosessuali non vogliono mettere in discussione né arrecare danno alla società
fondata sulla famiglia. Tuttavia, nonostante i toni rassicuranti di questo
messaggio, la politica del movimento - da venti anni fedele alla stessa linea -
non ha ottenuto nessun risultato. Nulli o addirittura negativi, se si pensa
alla legge sulla fecondazione, sono i risultati politici raggiunti. Facendo
propri il perbenismo, l'ansia di normalità e il bisogno di conformismo,
l'omosessuale benpensante è inconsapevole alleato di quella società sessuofoba,
omofoba e bigotta che impedisce alle persone di vivere libere dalla vergogna.
Esiste in Italia una fitta rete di circoli privati dedicati al sesso tra
uomini: saune, cruising bar e discoteche con dark room dove chi va in cerca di
avventure le trova molto facilmente, commettendo atti contrari alla morale
comune. Ciò, tuttavia, non sta ad indicare che la politica delle associazioni
che gestiscono questi locali affermi apertamente il diritto alla libera
sessualità più di quanto concubini illustri del mondo cattolico siano
pubblicamente a favore del divorzio o ministre seminude si battano contro il
reato di atti osceni. Le saune, le dark, i cruising seguono la regola che le
azioni commesse al buio non esistono. In nessun paese d'Europa che io abbia
visitato è necessaria una tessera gay che sancisca l'ingresso in un territorio
protetto e privato. In nome della coerenza le associazioni che gestiscono
locali per libertini dovrebbero impegnarsi politicamente per ridefinire i limiti
dell'osceno nella società, ma questo non avviene. Quale interesse avrebbero le
associazioni a rendere possibile la libertà dei corpi al di fuori di queste
riserve? Di certo non gioverebbe alla loro economia. In Italia l'ipocrisia è
endemica, non ci sono azioni permesse e cose che non si fanno per nessuna
ragione al mondo, tutto è lecito purché non ti vedano e il tuo onore sia salvo.
In seno a questa cultura le associazioni gay assecondano la pratica della
doppia morale, una per la luce e una per l'oscurità, traendone vantaggi
economici. Oggi i gay si sentono minacciati, non capiscono che la loro paura è
la forza del nemico, non comprendono che all'omofobo con la spranga non
interessa se qualcuno il giorno dopo griderà al bruto e dirà che certe cose sono
inammissibili. Ma inammissibili per chi? In questo clima di paura ed emergenza,
è difficile correggere la rotta di una politica fallimentare e
collaborazionista sul terreno del controllo dei corpi e dei desideri. Facendo
proprio il linguaggio degli avversari, i gay benpensanti si dichiarano contro
gli eccessi di chi si oppone al controllo sui nostri corpi esercitato da un
potere bugiardo e ignorante che parla in nome della natura ma di questa non sa
nulla e storicamente lo ha dimostrato numerose volte. Si accodano alla litania
di chi lamenta poco decoro e troppo degrado. Non hanno il coraggio di prendere
le distanze dai nostri carnefici. Il gay benpensante è così ingenuo da
dichiarare con assoluta certezza che se in Italia non ci sono leggi contro la
discriminazione degli omosessuali o leggi che regolino le unioni tra persone
dello stesso sesso è colpa di chi non va al pride in giacca e cravatta ma anzi,
indulge in piume, paillette e desabillé. Pochi intuiscono che con questo
servilismo non si otterrà mai nulla, a parte una rete di locali con tessera
dove puoi fare quello che ti pare ma solo al buio e se non ti fai beccare dalle
guardie private. In nome della sicurezza accettiamo che i nostri luoghi di
incontro siano sorvegliati da guarnigioni di vigilantes che non di rado
impongono con la violenza i loro codici morali. L'obiettivo dei gay benpensanti
non è quello di ribellarsi alla dittatura di chi decide per tutti cosa sia
lecito e cosa sia vietato pubblicamente; essi vogliono semplicemente
trasportare all'interno di una normalità grigia e asfissiante la relazione
monogamica omosessuale, rendendola socialmente accettabile. Manca ogni analisi
antropologica dei motivi che determinano l'esistenza di una società basata
sulla coppia. Manca una riflessione sul fatto che se il collante dello stare in
coppia è la fedeltà dei corpi, in una società in cui ormai i corpi sono mobili
e non vogliono essere nodi di una rete immutabile, l'unione fallirà al primo
sospetto di tradimento. Nessun corpo è più fedele a un solo corpo, anzi, io
dubito che la fedeltà dei corpi sia mai esistita al di fuori della finzione che
le coppie recitano sapendo di ingannarsi. La fedeltà dei corpi è simulata anche
nei luoghi più improbabili come cruising e saune. Che altro sono i camerini se
non il McDonald della monogamia? La condivisione dei corpi è argomento che non
si può nemmeno trattare, non fa parte di nessun possibile discorso esplicito. I
corpi ottengono la loro rivincita nel buio delle dark e nei fetidi seminterrati
dei cruising finché, dopo un orgasmo lontano dalla luce, i cervelli di quei
corpi ricominciano a pensare che il sesso è squallido senza amore. Cervelli
indecisi tra il possesso dell'amore e l'amore del possesso, ma comunque certi
che senza possesso non si va da nessuna parte. Cervelli egoisti. Cervelli
incapaci di capire chi mette in condivisione il proprio corpo perché sanno
leggere la realtà soltanto in funzione di rapporti di potere e logiche
competitive. Non c'è spazio per la cooperazione, nelle loro menti. Io credo che
la sessualità sia privata nella misura in cui può essere privato alimentarsi.
Si mangia da soli, si cena in due, si banchetta in tanti, si digiuna, ci si
ingozza. Esistono infinite possibilità. Razionalmente, io mi sono liberato
della cultura che porta a vergognarsi del proprio corpo, a considerarlo un
tabù, a percepirlo come qualcosa di intrinsecamente offensivo o disonorevole,
pertanto adopero il corpo e la sessualità nello stesso modo in cui utilizzo il
cibo. Mi sono trovato spesso a discutere di sessualità con militanti gay,
raramente ho trovato chi era d'accordo con me sul fatto che il corpo e il sesso
non siano sacri. Si trattava quasi sempre di atei. Evidentemente, l'essere ateo
non garantisce una visione laica e razionale della
vita. L'etimo non tradisce, la religione lega le persone alle tradizioni meglio
di quanto sia capace di veicolare la spiritualità. Questo paese è pieno di atei
la cui unica differenza con i cattolici è il non credere nella
trascendenza, persone ossessionate dalla vergogna e dalla sacralità del corpo
che quando vengono interrogate sull'oscenità, rispondono come i cattolici. Osceno è il godimento, oscena è la bellezza,
oscena è la libertà. Annaspano come i cattolici nelle
acque basse di tutto ciò che offre la prospettiva del dramma a buon mercato,
nella micragnosa palude dei buoni sentimenti di facciata dietro i quali si cela
il disprezzo per tutto ciò che è vario e multiforme. Sono atei, eppure un
pisello li manda fuori di testa, nemmeno fosse Dio. Raramente, in queste
discussioni con i militanti gay, qualcuno è stato
d'accordo con me, ma poi mi ha spiegato che il mio messaggio non può essere
capito dalle masse, è troppo complicato. E' una questione di formazione: il gay
militante di solito è di sinistra e cede facilmente al dirigismo, lui sa cosa è
bene per le masse. E' illuminante notare che, quando uso il mio corpo senza
nessuna forma di riguardo per quella cultura che assimila la nudità alla
vergogna e la continenza alla virtù, il gay benpensante adoperi in modo suicida
gli stessi concetti che gli omofobi usano per denigrare gli omosessuali. Mi
sento dire che sono malato, esibizionista, pervertito, volgare, indecente.
L'omosessuale benpensante si sente a disagio davanti alla dimostrazione che il corpo
possa essere spogliato non solo degli abiti, ma anche da quella sovrastruttura
culturale che impone artificialmente la demarcazione di confini la cui unica
spiegazione fornita quando se ne faccia richiesta non è altro che un anello
tautologico di apodittiche giustificazioni secondarie le quali si rafforzano
reciprocamente, ma falliscono nell'identificare la motivazione primaria
dell'esistenza nella società del concetto che il gay benpensante, acriticamente
e senza fantasia, chiama oscenità. Osceno è ciò che non è permesso dire o
mostrare pubblicamente perché il potere ha deciso così, ma il gay benpensante
crede che l'oscenità sia imparziale e immutabile. Incapace di rendersi conto
della relatività dell'oscenità e del fatto che i suoi confini esistono soltanto
per rendere evidente l'esistenza di un potere che controlla la libertà delle
persone, il gay benpensante ignora che la normalità alla quale egli aspira non
è scritta nel nostro dna, ma è una sovrastruttura ereditata dalla storia non
più adatta alla felicità delle persone, alla produttività e allo sviluppo di
una società post industriale, dove le distanze non esistono, dove le barriere
culturali sono labili, dove le persone, per produrre ricchezza e conoscenza,
hanno bisogno di libertà e non di essere incastonate in un rigido sistema
sociale che ne immobilizzi i corpi e la coscienze. Questo sistema sociale,
basato sulla stabilità della famiglia monogamica eterosessuale, era stato pensato per una società agricola, più povera di
tecnologia e di sapere, che non esiste più. Noi non dobbiamo vivere le
nostre vite, i nostri corpi, come coloro che non potevano comunicare in tempo
reale, non potevano viaggiare, avevano freddo, fame e morivano come mosche di
stupide infezioni. Coloro per i quali la vita era un mistero. Oggi la vita è un
mistero solo per chi legge libri sbagliati; mancano i dettagli, ma il quadro
generale è chiaro. In nome di quali credenze i gay perbenisti continuano a
collegare la dignità alla mortificazione del corpo e dei nostri più innocui desideri?
Perché hanno bisogno di nascondersi e fare il gioco dei loro oppressori? Perché
scalpitano per poi cedere alla vergogna, sentinella interiore che il potere ha
posto nei loro cuori? Perché non la espungono, questa vergogna? Perché non si
rendono conto che la battaglia non è per la liberazione degli omosessuali, ma
per la liberazione della sessualità tutta da chi continua a leggere il mondo
alla luce tenebrosa del peccato? uomonudo@gmail.com 05/07/2008.
( da "Tempo, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa L'opinione di
LUCA VOLONTè * Ora il balzo in avanti: identificare tutti Identificare chi vive
o si trova nel territorio di uno Stato è indispensabile. Ogni persona di buon
senso ci arriverebbe se immaginasse l'imbarazzo e il timore di trovarsi in casa
persone che non conosce. Il principio è dunque imprescindibile, per uno Stato
che abbia a cuore il suo dovere di fornire la protezione ai cittadini. Allo
stesso modo, sono incomprensibili le polemiche verso le misure che riguardano
una razza specifica presente sul nostro territorio e per di più per i bambini.
Nessuno vorrebbe che il commercio di organi, la pedofilia, la scomparsa di
bambini toccasse proprio coloro che vivono in condizioni disagiate in
accampamenti fuori da molte città e magari ci molestano rincorrendoci ai
semafori, fuori dalle stazioni o per le vie della periferia. Identificare i
figli di Dersu, Huzala, Goldrake, Brambilla e Mohammed è requisito necessario
per i cittadini e gli stessi ospiti presenti sul territorio d'Italia e
d'Europa. Ora, al Ministro degli Interni non si chiede un passo, ma un balzo in
avanti, che consenta di introdurre sul serio quell'impegno già preso dalla
stragrande maggioranza dell'Aula di Montecitorio nel giorno del voto finale
sulla Bossi-Fini-Giovanardi: documenti di identificazione con impronte per
tutti. Tutti: piccoli e grandi, indiani e marocchini, veneti e siciliani di
tutte le età. Stupisce invece che politici accorti e favorevoli alla banca del
Dna si strappino le vesti per le impronte digitali. Di certo, farebbero bene a
opporsi a una misura discriminatoria, valida solo per alcuni, ma così non potrà
essere: il buon senso impone le sue regole e nessuno può pensare che Maroni
desideri trovarsi nella camera da pranzo somali senza documenti e invece non
digerisca i piccoli rom. Nello stesso tempo, in Italia si
sono levate voci preoccupate anche dalla Chiesa Cattolica, che chiede modifiche
e deroghe al principio di identificazione, seppur senza identità non siano
possibili né diritti né doveri e nemmeno tutele. Al cuore della preoccupazione
della Chiesa c'è, la faccio breve, la sequela di Cristo. Lui stesso mendicante,
lui stesso affamato, lui stesso reietto. L'accoglienza esiste non solo nel
"dna" della fede cattolica ma, lo dice benissimo Rémi Brague nel suo
"Futuro dell'Occidente", "consiste nel comprendere che l'altro è
interessante anche perché proietta all'indietro, sull'osservatore che si
interessa a lui, una luce che gli permette di capirsi meglio". Questo ha
fatto in venti secoli la cultura europea, questo deve continuare a fare:
proseguiamo per la nostra tradizione aperta e interessata, accogliente e seria.
All'Europa di Sarkozy o al Ministro Maroni nessuno chiede passi indietro, ma
rapidi balzi in avanti; chiudersi a riccio o accontentarsi di aver fantasmi in
casa sarebbe, in entrambi i casi, una scelta suicida. * deputato Udc.
( da "Tempo, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Ad agosto
l'attacco all'Iran Israele si sta preparando ad attaccare l'Iran con bombe di
profondità per distruggere tutti i siti nucleari. Non è escluso neppure l'uso
di piccole bombe atomiche per essere certi della distruzione totale degli
impianti .Siamo di grado di confermare questa terribile notizia da fonti
attendibilissime,come adesso vi diremo. Innanzitutto i tempi c'è chi parla
addirittura di una data vicina ad agosto,forse durante le Olimpiadi di Pechino
(quando il mondo è distratto dalle competizioni sportive e i riflettori sono
accesi nella capitale cinese per possibili rischi di azioni terroristiche). In
ogni caso non si dovrebbe andare al di là della fine di quest'anno,comunque
prima delle elezioni presidenziali Usa. Bush nei suoi più recenti discorsi ha
fatto capire che "l'opzione militare" non è esclusa visto il
sostanziale fallimento anche delle ultime sanzioni decise dall'Onu. Per il
momento Washington ha frenato l'attuazione dei progetti militari israeliani ma
ci sono due scadenze in vista che renderebbero improcrastinabile l'ora X . La
prima è legata all'arricchimento dell'uranio che si sta producendo nella
centrale sotterranea di Natanz. Se sarà prodotta una quantità di uranio
arricchito sufficiente per mettere a punto la prima bomba nucleare gli aerei
israeliani potrebbero ricevere il segnale rosso di intervento.L'altra scadenza
è rappresentata dall'installazione dei potenti missili russi SA ( che risultano
già acquistati da Teheran ). L'Iran dispone già di missili a media e lunga gittata,ma
quelli russi potrebbero rafforzare, non solo il dispositivi difensivo, ma anche
quello offensivo,essendo in grado di colpire obiettivi israeliani, oltre che le
basi americane nel Golfo persico. I tempi sono ora molto stretti e tutte le
cancellerie europee sono in allarme:dalla Germania alla Francia ,alla Gran
Bretagna. Proprio due giorni fa il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak
ha ribadito con fermezza al congresso dell'Internazionale socialista, a
Lagonisi (Grecia),che "la minaccia nucleare dell'Iran non può essere
permessa". Ma ad essere fortemente preoccupati sono proprio gli
iraniani,quelli della resistenza, che da molti anni combattono il regime
islamico di Teheran. Sabato scorso nei padiglioni della Fiera di Parigi oltre
70 mila iraniani (dati della polizia francese) sono arrivati da tutta Europa
(ma anche dagli Usa,Canada,Australia,Iraq,Giordania,ecc.) in un meeting ,
convocato anche per sollecitare una presa di posizione dell'Unione europea
sulla cancellazione dei mojahedin del popolo (che sono una componente del
Consiglio della resistenza) dalla lista del terrorismo internazionale,così come
ha fatto nei giorni scorsi il parlamento inglese. Marjiam Rajavi,storica
presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (che ha sede
proprio a Parigi) è stata molto esplicita nel suo lungo discorso:
"no" al regime islamico- fascista di Ahmadinejad ,"no" a
una nuova guerra in Iran ( che può diventare più sanguinosa di quella
del'Iraq),"si" alla "terza via" ,come unica alternativa
pacifica possibile per riportare la libertà e la democrazia in Iran,che deve tornare ad essere "uno Stato
laico,pluralista,rispettoso di tutte le etnie,culture e credi politici e
religiosi". Il clima che si percepiva (anche nei nostri parlamentari
presenti,sia del Pdl,della lega e del Pd) era molto teso. Anche i
rappresentanti di governo irakeno ci hanno confermato che, dalle notizie in
loro possesso, "ci troviamo alla vigilia di un grande evento e
pensiamo che,come ritorsione l'Iran possa attaccare anche noi,coinvolgendoci in
una guerra totale, in tutta la regione". Un ministro ha
aggiunto,chiedendoci l'anonimato: "Siamo oppressi dalla forte ingerenza
dei pasdaran iraniani:dalle nostre frontiere ,ridotte a un colabrodo, passa di
tutto(armi, dollari ,militari iraniani ,ecc.) per finanziare i gruppi
armati,anche quelli vicini ad al Qaeda. Sono ormai oltre 300 mila gli
iraniani,con nomi irakeni,compresi diversi parlamentari e alcuni ministri
,sulla busta paga della Forza Qod ,che fa capo al Corpo delle guardie rivoluzionarie
di Teheran. Noi temiamo mille volte di più gli iraniani che gli
americani". Le notizie su un prossimo attacco israeliano ( con la
copertura americana) ora vengono confermate dai mojaheddin ,le cui informazioni
si sono rivelate sempre sono molto attendibili. Ricordiamo infatti che le prime
denunce pubbliche sui siti nucleari sono venuti proprio da loro perché
dispongono di una rete diffusissima di informatori sul territorio,anche nei
cantieri dove si costruiscono gli impianti nucleari mimetizzati nel vasto
territorio iraniano. Essi continuano a sfidare l'attivissima vigilanza dei
pasdaran e sono consapevoli che,una volta scoperti,non sfuggiranno alla tortura
e alla morte.Una sorte che è stata riservata negli ultimi anni a ben 120 mila
uomini ,donne e anche ragazzi iraniani che si sono ribellati alla tirannia dei
mullah . Neppure l'Aiea (l'agenzia dell'Onu per l'energia nucleare) e il
Pentagono ,prima dei dossier resi noto dalla resistenza iraniana, non sapevano
nulla sulla reale portata del programma nucleare del regime.Non solo,ma sono
stati sempre loro a rivelare l'anno scorso,la gigantesca ingerenza iraniana in
Iraq e in Libano ,documentando tutti i finanziamenti ,compresi centinaia di
migliaia di agenti mascherati tutt'ora sul libro paga di Teheran. Ecco perché
le informazioni,confermate a Parigi,sono credibili. I partigiani iraniani si
stanno preparando a questa eventualità. Forse anche l'Italia ,a di là delle
dichiarazioni rituali,dovrebbe fare qualcosa di più.
( da "Voce d'Italia, La" del 05-07-2008)
Pubblicato anche in: (Voce d'Italia, La)
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Esteri Sarkozy ha la
possibilita' di approfondire, allargare, completare, la dimensione politica
dell'Unione Francia, progetti ambiziosi per il semestre di presidenza
dell'Unione Il modello francese di Nicolas Sarkozy potrebbe ora indirizzare le
politiche dell'Unione Il 30 giugno alle 23.00, la tour più famosa del mondo si
è illuminata per avviare il turno semestrale della Presidenza francese
dell'Unione europea. La Francia ha afferrato il testimone dalla Slovenia in un
tripudio di effetti speciali giustificabili con un esercizio in scala senza
precedenti. L'ultima volta della Presidenza francese risale al 2000 e i paesi
che facevano parte dell'Unione erano ancora quindici. E la Francia di Nicolas
Sarkozy (nella foto) si prepara con impegno davvero notevole: saranno più di quattrocento
gli eventi che si svolgeranno dal primo luglio al 31 dicembre a Parigi e nelle
principali città dell'Esagono. Il secondo semestre dell'anno riduce, per via
della pausa estiva, il periodo utile di lavoro a meno di cinque mesi, e questa
volta i francesi, non potendo reintrodurre il calendario
laico del 1792 che prevedeva l'abolizione della domenica come festività, si
sono organizzati anticipando le riunioni ministeriali informali che si
svolgeranno già a partire da luglio. L'Eliseo punta ad ostentare il suo fascino
nell'esercizio di questa presidenza, triplicando i fondi di spesa rispetto
all'ultima esperienza. Senza dimenticare che durante i mesi che hanno
preceduto la nomina, Nicolas Sarkozy ha girato le capitali europee per
mobilitare le energie. Eppure meno di un francese su due ritiene che l'adesione
all'Ue sia un evento positivo per il proprio paese: stando ad un sondaggio TNS
Sofres reso pubblico il 24 giugno, l'85 per cento dei francesi si dichiarano
soddisfatti della loro vita personale, ma per il resto, rimangono molto
pessimisti. C'è chi definisce i francesi come “italiani di pessimo umore”, e
secondo l'eurobarometro il paese transalpino resta uno dei più pessimisti del
continente. La globalizzazione (che i francesi preferiscono tradurre in
mondialisation), è vista come il male assoluto e la situazione occupazionale
potrebbe, proprio grazie a questo processo, peggiorare sia il dato
occupazionale che il potere di acquisto. Si può parlare (e non solo per la
Francia) di dimenticanza, visto che senza l'euro molti paesi avrebbero subito
importanti svalutazioni della moneta nazionale e conosciuto prezzi al consumo
ben maggiori di quelli attuali, malgrado ciò, solo il 29 per cento dei francesi
ritiene di vivere in un paese più ricco proprio a causa della partecipazione
all'istituzione sovranazionale e intergovernativa di Bruxelles. Questa volta è
la tigre celtica che ha detto “No”. Quando il 29 maggio del 2005 il 54,8 per
cento dei francesi aveva votato contro la voluminosa raccolta di diritti e doveri
transnazionale, il presidente Chirac non manifestò troppo stupore. D'altro
canto, aveva deciso lui di ricorrere all'istituto del referendum (caro al
gollismo) per canonizzare l'accettazione o giustificarne il risultato negativo.
Allora, tutti gli stati membri e 255 milioni di abitanti furono fermati dalla
volontà di due stati, la Francia e l'Olanda. Ora Sarkozy si appresta ad
assumere, non senza qualche mal di pancia, la presidenza di turno dell'Unione.
Il capo dell'Elysée non potrà andare avanti nel suo progetto di unione
mediterranea per via delle resistenze della Germania e di alcuni paesi della
sponda sud, come l'ex territorio d'oltremare dell'Algeria. In più il “No”
irlandese. Senza una carta costituzionale comune l'Europa potrebbe perdere
slancio politico e credibilità, non avrà la possibilità di rinnovare se stessa,
né il suo ministro degli esteri: se il segretario di Stato americano volesse
trattare con l'Europa, senza l'accettazione della carta costituzionale
all'unanimità non avrà alcuna possibilità di parlare con un interlocutore
singolo. Non ci potrà essere nessun grandioso esercito europeo e comunque
niente politica comune della difesa. E questo, con la contingenza del momento,
potrebbe non rappresentare una differenza di poco conto. L'Unione europea
coincide ormai con la nozione di Europa, il secondo brusco arresto dopo il
risultato negativo del referendum svolto in Irlanda stavolta non è segno di un
rifiuto nazionale assimilabile ad una diffidenza gollista. Se in passato la
paura della calata dell'idraulico polacco o di masse di immigrati dai paesi del
sud del mondo, ha bloccato l'accettazione della carta dell'Ue, questa volta il
risultato negativo potrebbe essere attribuito al fatto che Dublino non trova
nessun vantaggio in una politica estera comune, visto la lotta che ha dovuto
sopportare per la piena sovranità nel secolo scorso. In fondo gli irlandesi con
la Comunità hanno già conquistato tutto quello che
potevano conquistare, zone di libero scambio, moneta comune che possono
scegliere se usare o no, in sostanza benessere economico. Se durante la guerra
fredda l'Europa era protetta dall'ombrello atomico americano, ora la protezione
è di tipo finanziario, ed è la stessa Europa che la fornisce. Se la politica
estera e di difesa comune non decollerà, sarà semplicemente perché gli europei
non la vogliono e se poi si decidesse di usare il referendum bisognerebbe
considerare che non si tratta di un istituto che porta fortuna al progetto
comune: quando nel gennaio del 1973 la Cee passò dai sei stati fondatori a nove
membri, la Norvegia, che aveva aderito in un primo momento, poi dovette
rinunciare a causa del responso negativo della volontà popolare. Si è
completata l'unione economica e monetaria ma la dimensione politica
dell'organizzazione resta nelle mani della buona volontà e del realismo degli
Stati nazione. Sarkozy ha manifestato chiaramente il
suo atlantismo, nel 2007 con la vittoria alle elezioni ha impresso un cambio di
rotta nel campo delle relazioni bilaterali Francia-Usa. Ora, con la presidenza
di turno dell'Ue ha la possibilità di approfondire, allargare, completare, la
dimensione politica dell'Unione avendone tra l'altro oltre che le possibilità
anche le capacità. Da questo punto di vista, sembra assomigliare più che a De
Gaulle, al delfino di quest'ultimo: Georges Pompidou. La politica
internazionale in Francia è domaine réservé del capo di Stato. Conosciamo
Sarkozy come europeista convinto: quando i gollisti più puri si dichiaravano la
propria diffidenza, Sarkozy era in prima fila nella campagna per Maastrich nel
1992. Alle spalle di Sarko ci sono gli ideali dei padri fondatori che lui
ammirava come Jacques Delors (per l'arte del compromesso) e De Gaulle (per
l'ambizione politica). In questo semestre probabilmente l'entrata della Turchia
nell'Unione non sarà considerata come una priorità, per Sarkozy, è obbligatorio
il riferimento alla geografia e alle radici culturali, il progetto europeo
inteso come valori, confini e storia condivisi. In questo senso la Francia di
Sarkozy vorrebbe fermarsi ad analizzare ciò che è avvenuto: l'allargamento a
ventisette membri, alcuni dei quali chiedono più di quanto possano dare, e dove
alcune aree industriali della Romania e della Polonia rappresentano vere e
proprie bombe ecologiche. La Francia ha sempre cercato di creare modelli
alternativi al resto delle nazioni europee ed extraeuropee, il modello francese
di Nicolas Sarkozy potrebbe ora indirizzare le politiche dell'Unione. Certo, in
sei mesi non si può fare molto, ma proporre un modello che plausibilmente
qualcun altro condividerà, è ora il compito di quello che durante la campagna
elettorale del 2007 veniva chiamato il “francese di ferro”. Giuseppe Telli
www.geopolitica.info.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 159 del
2008-07-05 pagina 0 "Tempi lunghi per la ripresa Alle famiglie serve un
airbag" di Gabriele Villa L'economista Campiglio avverte:
"Impossibile risollevarci dall'oggi al domani. Ma l'Antitrust ha gli
strumenti per aiutare i consumatori a limitare i danni" da Milano
Professor Luigi Campiglio, per la prima volta è in picchiata la spesa per il
cibo. Come dire che adesso ci togliamo anche il pane di bocca?
"Sicuramente quello che emerge dallo studio della Confcommercio sui
consumi degli italiani in maggio è un dato allarmante. Allarmante e, al tempo
stesso, profondamente significativo. Perché la diminuzione dei consumi
alimentari è, per tradizione, uno degli indicatori più attendibili della
diminuzione del tenore di vita. Bisogna prendere atto che la media degli
italiani è talmente in difficoltà che si trova costretta, non solo a ridurre la
quantità di beni alimentari acquistata ma, temo, anche la qualità di ciò che
porta poi sulle proprie tavole". Quindi anche il resto dei tagli, tipo
scarpe e abbigliamento, arriva per effetto indotto... "è un dato di fatto
che la teoria economica, ma soprattutto il buon senso del padre di famiglia
accorto, determinano, di fronte ad una situazione di crisi e, a maggior
ragione, di fronte ad un budget di spesa che rimane drammaticamente invariato,
una scala di priorità. Priorità che, per forza di cose, escludono generi
voluttuari come il biglietto del cinema, ma anche quel tipo di acquisti che
spesso sono dilazionabili, come l'abbigliamento e le scarpe". A proposito
di acquisti dilazionabili gli italiani hanno deciso di non comprare più, o comprare
meno, auto e moto. E persino di tagliare qualche pieno di benzina o gasolio...
"Questo è un aspetto che merita un discorso a parte perché la riduzione
dell'acquisto di auto arriva a coincidere sì con la crisi economica generale,
ma anche con un picco che, nei due anni precedenti, ha sicuramente fatto
registrare un'impennata di acquisti nel settore automobilistico. Quindi bisogna
considerare anche un rimbalzo scontato in un mercato piuttosto saturo. L'auto
non si acquista ogni anno, e in questa valutazione non rientra solo l'aspetto
congiunturale particolarmente sfavorevole". Quanto ai risparmi sul
carburante, non sarà che tutti gli italiani sono improvvisamente diventati più
responsabili? "Mi lasci passare una battuta: il rincaro dei carburanti è sicuramente
l'imposta più ecologica che si possa prevedere in un piano finanziario. Al di
fuori dell'ironia, è comunque un dato di fatto che, davanti all'escalation del
petrolio, anche gli italiani più disinvolti cominciano a sentirsi il
portafoglio più leggero e preferiscono optare per i mezzi pubblici o viaggiare
sugli scooter e le motociclette che consumano meno. L'aspetto del maggior senso
civico francamente, da economista, non l'avevo preso in esame ma se, come mi
auguro l'esplosivo prezzo del petrolio dovesse raffreddarsi nel tempo, c'è da
augurarsi anche che la buona abitudine di fare qualche pieno in meno venga
conservata anche in tempi migliori". Dal suo osservatorio, la cattedra di politica economica all'università Cattolica di
Milano, come vede il nostro futuro? "Certamente i dati che abbiamo appena
commentato ci dicono che ci troviamo immersi in una crisi ormai strutturale,
profonda e non legata a fenomeni stagionali, dalla quale e impossibile uscire
nel breve periodo. E sulla scorta di questi indicatori non si può che
ipotizzare una crescita zero per l'economia italiana anche nel 2008. Anche
perché si parla soltanto di petrolio, ma non bisogna dimenticare che gli stessi
costi vertiginosi si ritrovano nell'acciaio, nel cromo, nei
semilavorati...". Possiamo correre ai ripari in qualche modo?
"Possiamo solo azionare l'airbag, cioè limitare i danni. Perché anche il
governo nazionale di fronte ad un bolletta energetica così pesante può fare ben
poco. L'unico modo per alleviare le tribolazioni della collettività, che poi è
la generica platea che paga le conseguenze di tutto, è quella di tutelarla. E
questo lo debbono fare con risolutezza le autorità anti-trust. Se non si fanno
sentire adesso, applicando e facendo applicare le norme che costituiscono gli
obbiettivi stessi del loro mandato, mi domando quando si faranno sentire".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
VENTIMIGLIACOMPLETATO
IL RESTAURO Ha un nuovo volto la chiesa di Verrandi Sono terminati i lavori di
restauro della chiesetta di Verrandi, frazione dell'entroterra. Dedicata a San
Lorenzo e risalente alla seconda metà del XIX secolo, è rinata grazie ai fondi
dell'8 per mille alla chiesa Cattolica, che hanno reso
possibili le operazioni di recupero. Non solo: si sono impegnati direttamente
nella promozione dell'intervento anche il presidente della Provincia Giuliano,
Alessandro Scajola per la Fondazione Carige e anche la Cei che ha scelto di
destinare una parte del totale dei fondi alla cappelletta di Verrandi e infine
volontari artigiani del posto e il gruppo Alpini di Trucco. Nella valle,
poi, era nato un comitato promotore dell'intervento, formato da alcuni
cittadini alla testa dei quali c'è Gianni Verrando. La chiesetta di Verrandi fu
edificata in un periodo di intenso sviluppo del borgo e dell'intera valle. Ne
sono prova le dimensioni dell'edificio e l'imponente facciata, che dà alla
struttura una veste monumentale, inconsueta per le chiese campestri del Ponente
ligure e specialmente per una piccola frazione. All'interno si trovano tre
altari, quello maggiore dedicato a San Lorenzo, al quale è intitolata la
chiesa, gli altri a Nostra Signora della Misericordia e a Santa Giustina
vergine e martire. \.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 05-07-2008)
Argomenti: Laicita'
DOPO IL NO AL
CONCERTO Tatangelo e il vescovo "La morale cattolica
si occupi di cose serie" Federico Vacalebre "Io uno schiaffo per la
morale cattolica?" Se non sapesse di star rispondendo a un vescovo, Anna
Tatangelo non ci pensebbe due volte a citare Totò: ma mi faccia il piacere. È
in auto, viaggia verso Vallo della Lucania, la aspetta una piazza di fan e
fedeli in festa per la Madonna delle Grazie, ma monsignor Rocco Favale
non ha gradito: troppo esoso il cachet, ha detto, per poi spiegare che la
Madonna "esempio del mondo femminile" non può essere onorata con
"i falsi modelli di mode passeggere". Anna non ci sta: "Quale è
la moda passeggera di cui sono modello? Di chi stiamo parlando? Il vescovo fa
il critico musicale? O vuole discriminarmi perché compagna di un uomo separato,
condizione comune a milioni di italiani, dal premier Berlusconi ad Anna Oxa,
pluriseparata, che cantò alla Madonna delle Grazie qualche anno? Se la gente si
allontana dalla Chiesa è perché la Chiesa si arrocca dietro i tabù. Io sono
giovane e credo in Dio, ma credo anche nella persona che amo". Quella
persona si chiama D'Alessio: "È diventato uno sport sparare su di me per
colpire lui. Qualche giorno fa ho detto in un'intervista che il mio sogno nel
cassetto era diventare come la Pausini, magari come Mina. Mi hanno subito data
della "montata". A Sanremo il mio "Gigi ti amo" ha fatto
scatenare montagne di polemiche, non fossero bastate quella per la mia canzone:
c'era chi si scandalizzava perché prendeva le parti dei gay e chi si arrabbiava
perché non lo faceva in modo politico". Poi c'è chi le dà della
"rubamariti" e chi ha da ridire sulla scelta di ricorrere al chirurgo
estetico, "chi dice che sembro troppo vecchia per la mia età, che sbaglio
colore di capelli, chi detesta le mie sopracciglia. Possibile che nel mondo
qualcuno badi alle mie sopracciglia?". Già, possibile? Gigi e Anna come Al
Bano e Romina? "Siamo una coppia popolare, ne sono felice, ma a volte mi
sembra che la situazione sia fuori controllo, che il gossip non sia più un
gioco, ma una maniera per distrarre il popolo dai veri problemi". Che fa,
Tatangelo, la butta in politica? "Ma no, mi chiedo perché gli stessi
attacchi non siano rivolti ad altri personaggi pubblici, che dovrebbero essere
un esempio e un modello come e più di quanto lo sia io". La Chiesa,
comunque, proprio non la ama, già il vescovo della sua Sora aveva avuto da
ridire ("quella non è l'Anna che conoscevo io"): "Sono una
donna, non sono una santa. Ma nemmeno il pericolo pubblico numero uno. E a
Vallo della Lucania canterò per la Madonna dopo averla pregata. Anche per
quegli uomini di Dio che a volte parlano solo per avere un po' di visibilità
piuttosto che occuparsi di cose più serie".
( da "Secolo XIX, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Socialisti a
congresso IN SPAGNA Niente funerali di Stato cattolici
né giuramento dei ministri sul simbolo più diffuso dei cristiani MADRID.
Aggiornare la legge sull'aborto, sopprimere i funerali cattolici
di Stato, eliminare i crocifissi dalle aule e da altri luoghi pubblici. Sono i
punti cardine della svolta laica del Partito Socialista spagnolo (Psoe) da ieri
riunito nel suo 37° Congresso. Il partito, confermerà per la terza volta il
premier Luis Zapatero a segretario e affronterà anche temi come la
legalizzazione dell'eutanasia e il voto agli immigrati. L'aborto, grazie ad una
serie di emendamenti alla legge in vigore, diventerà un diritto entro un
determinato limite temporale e non una eccezione giustificata solo in alcuni
casi. Il vicepremier spagnolo Maria Teresa Fernadez De la Vega ha annunciato
una mozione che proporrà di cambiare la legge sull'aborto considerando "le
più innovative" esperienze europee. Quanto alla nuova legge sulla libertà
di culto, il governo nel corso di questa legislatura eliminirà progressivamente
i simboli religiosi nei luoghi pubblici e nel corso di cerimonie ufficiali, in
particolare durante l'insediamento dei ministri alla Zarzuela o i funerali di
Stato. Tuttora all'inizio di ogni legislatura i nuovi ministri spagnoli, senza
distinzione di colore politico, giurano di fronte al crocefisso di "rispettare
e far rispettare" la Costituzione, la quale peraltro sancisce al contrario
che nessuna religione può avere carattere statale. Per gli autori dell'emendamento è necessario avanzare nella concezione laica dello
Stato e cambiare una consuetudine trentennale della Spagna democratica,
"Le religioni non hanno diritto a intervenire in materia di diritto",
hanno dichiarato militanti del Psoe, riferendosi all'atteggiamento che la
Chiesa cattolica ha assunto nei confronti di alcune decisioni del governo.
"La Chiesa cattolica - precisano - deve essere cosciente che 'larticolo
16.3 della Costituzione del 1978 sancisce che nessuna confessione può avere
carattere statale, non concedendo prevalenza di diritti ad alcuna religione e
senza dare luogo a privilegi". L'emendamento vuole incorporare le proposte
di diverse formazioni politiche, escludendo tuttavia la richiesta del deputato
della Izquierda Socialista Pérez Tapias che vorrebbe rivedere "gli accordi
del 1979 tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede". Secondo il presidente
Rodríguez Zapatero l'intenzione è di "non fare un passo indietro" nel
progetto del governo di estendere libertà e diritti. Secondo il Psoe "la
concezione laica dello Stato è un segno di identità dell'ideale politico
socialista". Inoltre: "I cambiamenti verranno attuati nel pieno
rispetto della sensibilità dei cittadini. Non è intenzione dei socialisti agire
in maniera imperativa, vogliamo accompagnare e dirigere questa evoluzione della
società spagnola". I socialisti vogliono consolidare poi le relazioni di
cooperazione con le differenti confessioni religiose evitando ogni
discriminazione. Insomma ottenere il consolidamento della laicità dello Stato è
un obiettivo dei socialisti di Zapatero che vuole formare le future generazioni
a un'etica pubblica basata sui valori costituzionali e sulla dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo. Il Psoe riafferma che "la concezione
laica dello Stato è un segno di identità del bagaglio politico del
socialismo"; e come necessità conseguente, il Psoe segnala "la
scomparsa della confessionalità che rimane negli spazi e nelle pratiche delle
istituzioni pubbliche, come nel caso dei funerali di Stato o dei simboli
religiosi nei luoghi pubblici". Contestualmente alla rielezione di
Zaptero, il Psoe rinnoverà il suo organo di direzione: in lizza per la terza
carica del partito nonchè nuova segreteria per la politiche territoriali, ci
sono due donne, la consigliera andalusa Mar Moreno e la sottosegretario di stato alla Cooperazione Leire Pajin. (Traduzione di Silvia Bacigalupo)
06/07/2008 DE LA VEGA ALL'ATTACCO 06/07/2008 Il vicepremier spagnolo Maria
Teresa Fernadez De la Vega emendando la legge in vigore intende far diventare
un diritto l'aborto e non più una eccezione giustificata solo in alcuni casi.
Previsto un limite temporale 06/07/2008 ENERGIE ALTERNATIVE 06/07/2008 Il
dibattito sull'energia nucleare viene dato ormai per concluso: una relazione
evidenzia la volontà di potenziare la produzione di energia alternativa,
mantendo aperte nel frattempo le centrali nucleari 06/07/2008 L'EUTANASIA
06/07/2008 Il partito socialista affronterà anche temi come la legalizzazione
dell'eutanasia e il voto agli immigrati. Inoltre verrà confermato per la terza
volta il premier Luis Zapatero a segretario del partito 06/07/2008 SIMBOLI
RELIGIOSI 06/07/2008 Una mozione esaminata ieri dai socialisti prevede di
"sopprimere progressivamente i crocifissi negli spazi pubblici e negli
atti ufficiali", come i funerali di Stato e i giuramenti dei ministri al
palazzo della Zarzuela 06/07/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Primo congresso
nazionale del ps È ancora ruggine dopo la scissione pre-elettorale. Poi si apre
uno spiraglio. Il segretario Nencini: "Meglio tardi che mai"
06/07/2008 MONTECATINI TERME. Tanti fischi, ma la porta si apre ugualmente.
Walter Veltroni viene accolto dal primo congresso del Ps di Montecatini Terme,
a Pistoia, con una dura contestazione, frutto della ruggine tra democratici e
socialisti che risale ai tempi della "separazione" pre-elettorale. Il
segretario del Partito democratico si prende le bordate di fischi dei delegati
che sembrano non calmarsi, poi reagisce mettendo sul tavolo la proposta del
disgelo. "È finito il tempo del contrasto, inizia il tempo del dialogo.
Auguro a voi che, a partire dal congresso, si possano realizzare convergenze".
Il confronto è reciproco, sottolinea il leader del Pd e con "un reciproco
obiettivo, quello di realizzare non in astratto politiche riformiste". Si
tratta di una proposta d'apertura, "fatte salve il rispetto totale e
l'autonomia". Riccardo Nencini, che al termine della giornata sarà eletto
all'unanimità segretario del Ps, apprezza il cambiamento di posizione:
"Posso dire: meglio tardi che mai". Poi cita Nenni: ""Con
la rabbia non si fa politica", è un concetto sempre attuale. Veltroni
partecipa al nostro congresso e parla di rispetto delle identità specifiche,
riconoscimento dell' autonomia dei socialisti e quindi riconoscimento di più
forze riformiste in campo". La mano tesa dell'ex sindaco di Roma anche a
un'anima storica della sinistra, Gavino Angius, oggi al Ps, che propone
un'intesa riformista con il Partito democratico così come con l'Udc di
Pieferdinando Casini. Anche Gianni De Michelis aveva parlato, in mattinata, di
una possibile "navigazione nel mare che sta tra il Pd e il Pdl, proprio lì
dove sta il leader centrista". Su questa schiarita che pare aprirsi all'
improvviso, pesa comunque la nuvola-Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori
resta la bestia nera dei socialisti, che non perdonano a Veltroni l'alleanza
elettorale con l'ex pm di Mani Pulite e i dipietristi. Veltroni, però, difende
la scelta: "Non può essere che Di Pietro diventi nemico assoluto quando ci
si è governato insieme. Gli italiani non capirebbero". Per adesso non
capiscono i socialisti che fanno Veltroni bersaglio di un'altra bordata di
fischi. Ma l'antagonista di Silvio Berlusconi alle scorse elezioni si difende
ancora e ribatte "Noi e Di Pietro siamo opposizioni diverse, c'è massimo
rispetto ma noi siamo un'opposizione riformista che guarda al futuro". Se
il clima pare migliorare tra il Partito democratico e i socialisti del Ps, non
è così per gli altri figli della diaspora socialista. Partendo da Fabrizio
Cicchitto, attuale capogruppo del Pdl alla Camera, che dice: "Veltroni al
congresso dei socialisti è l'assassino che torna sul luogo del delitto".
Gli fa sponda Margherita Boniver, altra ex socialista passata al Pdl, e oggi
presidente del comitato parlamentare Schengen, per la quale Veltroni "ha
ricevuto dal congresso socialista quello che si meritava, perché quello che non
era riuscito ai giustizieri dipietristi nel '92-'94 è riuscito a lui". I
fischi a Veltroni sono giustificati anche da Bobo Craxi: "Ci ha mandato ko
e poi ci ha chiesto se il colpo è stato duro. Abbiamo
ragione di essere risentiti con lui". E poi la sua analisi si fa sempre
più cruenta: "Veltroni dica definitivamente una parola onesta e chiara sul
tumore che hanno voluto allevare nella sinistra italiana. Antonio Di Pietro è
un cancro populista e fascistoide, che non è né di destra né di sinistra, ma
una malattia dalla quale si deve guarire e si può a guarire cominciando a
dichiarare che non si è più disponibili a contrarre alleanze, locali o
generali, con l'IdV". Al partito che mantiene intatte le radici del
garofano, parla anche l'altra figlia di Craxi, Stefania: "Fossi stata lì e
avessi saputo fischiare - dice citando una nota frase del padre, rivolta a
Berlinguer - avrei fischiato anch'io". E per i
dipietristi parla Fabio Evangelisti, presidente vicario del gruppo alla Camera:
"Con i socialisti è possibile un confronto laico, aperto, oltre i temi
della giustizia, su cui non è possibile un incontro". 06/07/2008
l'incognitaDopo la schiarita compare la "nuvola" Di Pietro: no a
un'alleanza con l'ex pm 06/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"Niente croci
nei luoghi pubblici" Zapatero all'attacco della Chiesa I socialisti: no ai
funerali di Stato, rivedere la legge sull'aborto La linea emersa al congresso
del Partito che si chiude oggi a Madrid ALESSANDRO OPPES BARCELLONA - Niente più
funerali di Stato, basta con i crocifissi negli atti pubblici. Zapatero
dichiara guerra ai simboli del cattolicesimo e dà un'impronta sempre più laica
al "nuovo corso socialista". è una delle novità che emergono dal
congresso del Psoe che si chiude oggi a Madrid, per il resto un atto di pura
routine per quanto riguarda la conferma dell'attuale primo ministro alla carica
di segretario generale del partito. Il crocifisso è stato
oggetto di polemica, anche recente, proprio in occasione dell'insediamento del
governo nato dalla vittoria socialista del 9 marzo scorso. Al palazzo della
Zarzuela, davanti a re Juan Carlos, i ministri designati "promettono o
giurano" di rispettare la Costituzione davanti all'immagine sacra e, nel
caso in cui lo vogliano, persino con una mano sulla Bibbia. E questo nonostante
la Carta fondamentale approvata nel '
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
"W la
Spagna", "No, in Italia non si può" Opposizione divisa. La
Bonino loda il Psoe. Fassino: "Insensato copiarli" Pollastrini e
Cuperlo firmatari di un manifesto per un Pd laico GIOVANNA CASADIO ROMA -
Quando hanno letto dell'offensiva laica di Zapatero, i Radicali del Pd si sono
riuniti e hanno tirato un sospiro di sollievo: non tutto è perduto in Europa.
Emma Bonino, leader storica del Pr e ora vice presidente del Senato eletta
nelle file del Partito democratico, riassume l'apprezzamento con una battuta:
"W Zapatero. Ha aperto sull'eutanasia, propone l'ammodernamento della
legge sull'aborto, via i crocifissi dalle scuole... è vero che non ha il Vaticano
in casa come noi, però è un leader che ha il senso della laicità e della
cittadinanza". Chi ha orecchie per intendere, tra i Democratici, intenda.
E benché pochi nella sinistra italiana siano disposti ad abbracciare le
battaglie dei socialisti spagnoli, serpeggia la nostalgia per il
modello-Zapatero. Una ex ministra come Barbara Pollastrini, che fu nella
passata legislatura soprannominata "la zapatera" - semplicemente per
"essermi battuta per le unioni civili" - non si smentisce: "Bisogna
guardare ai modelli politici innovativi e il premier spagnolo lo è, ha
allargato le opportunità, valorizzato responsabilità e libertà e del resto, i
riformisti devono essere capaci di radicalità, di scarti, di rotture".
L'icona-Zapatero però, fu abbandonata nella passata legislatura quando al
governo c'era l'Unione, l'alleanza dei riformisti dell'Ulivo (oggi Pd) e della
sinistra radicale. Sui temi della bioetica come dei diritti civili, a
cominciare dalle coppie di fatto, non si avanzò di un passo. Dai Dico (la legge
sul riconoscimento dei diritti dei conviventi) al testamento biologico, la
società italiana è rimasta al palo del conflitto tra laici
e cattolici. Piero Fassino - ex segretario dei Ds che s'impegnò nella
battaglia laica per abrogare parte della legge sulla fecondazione assistita - è
un estimatore di Zapatero: "è un leader coraggioso nel riformare la
società spagnola, ma non bisogna fare in Italia quel che si fa in Spagna, il
trasferimento meccanico è astratto e sarebbe insensato. Non
dimentichiamo inoltre che il premier spagnolo se l'è dovuta vedere con una
Chiesa che è stato pilastro del regime
franchista". Volentieri trasferirebbe più di un'iniziativa zapatera alla
società italiana, Vittoria Franco ministra-ombra delle Pari opportunità del Pd:
"Io zapatera mi sento ancora, ho simpatia per il leader spagnolo. Ci
vorrebbe una vera, grande campagna per la contraccezione e il fatto di togliere
i crocifissi dalle aule lo condivido in presenza di un pluralismo religioso
anche nelle nostre scuole. Forse stabilirlo per legge, è un po' troppo. Ma
bisognerebbe affidarlo alla scelta autonoma degli istituti scolastici".
Non si spinge oltre, consapevole della "scommessa del Pd" che è
unione delle tradizioni socialista, cattolico-democratica e liberale. Prudenza,
insomma. La stessa che usa una pidì di sinistra, Livia Turco: "Noi in
Italia non dobbiamo certo ammodernare la legge sull'aborto che è ottima.
Casomai far partire una campagna per la contraccezione che sarebbe una prova di
salute prima che di laicità". Un colpo di laicità batteranno a settembre
Pollastrini e Gianni Cuperlo, primi firmatari di un manifesto per un Pd laico.
"Testamento biologico, unioni civili, piena applicazione della legge
sull'aborto sono temi che la sinistra deve mettere all'ordine del giorno",
invita Vincenzo Vita.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La fede Parla il
cardinale spagnolo Herranz: "Laicità non vuol dire imposizione
dell'ateismo" "Ma è sbagliato violare la sensibilità della
maggioranza della popolazione" "Sarebbe sbagliato confinare la fede
solo nel privato" ORAZIO LA ROCCA Cardinale Herranz, continua in Spagna il
processo di laicizzazione pianificato dal premier Zapatero. Dopo il divorzio
"veloce", il matrimonio tra omosessuali, l'eutanasia, ora è la volta
dei crocifissi nei luoghi pubblici: il congresso socialista vuole rimuoverli.
Preoccupato? "Non entro nel merito delle singole questioni, sulle quali
potrà intervenire la Conferenza episcopale spagnola. Ma, a livello generale,
dico che è sempre sbagliato prendere decisioni verticistiche senza tener conto
dei valori e delle sensibilità della stragrande maggioranza della popolazione.
Non solo in Spagna". Chi parla è il cardinale spagnolo Julian Herranz, 78
anni, presidente della Commissione disciplinare vaticana. Tra i più autorevoli
porporati di curia, giurista - è stato anche ministro
della Giustizia della Santa Sede - , vicino all'Opus Dei, con una esperienza
giovanile nelle file della Resistenza spagnola. "Sono anni che servo la
Chiesa universale qui in Vaticano, ma non solo come spagnolo mi auguro sempre -
specifica - che chi è chiamato a governare eviti divisioni, assumendo decisioni
schizofreniche che non tengono conto dei sentimenti generali". Ma cosa
devono fare i cattolici spagnoli di fronte alla
"rivoluzione" zapateriana? "Non sta a me dare simili consigli.
Posso dire solo che Chiesa e Stato devono sempre cercare il bene comune con
rispetto reciproco. I cattolici, al di là dei partiti
di appartenenza, sono sempre chiamati alla coerenza, vale a dire al rispetto di
valori irrinunciabili come la difesa della vita, fin dal primo concepimento, la
lotta all'aborto, la promozione della famiglia e del matrimonio contratto tra
un uomo ed una donna, la scelta preferenziale per i poveri, l'aiuto a chi
soffre. Senza mai rinunziare al rispetto dei diritti dell'uomo". Come giudica il bisogno di ribadire la laicità avanzata dai
socialisti di Zapatero? "La laicità come cosa in sé è buona e giusta,
perché lo Stato è laico, per cui anche il cattolico ne deve tener conto sempre,
come insegna il Concilio Vaticano II. Ma laicità non significa anticlericalismo
o imposizione dell'ateismo. Anzi, se per laicità della Stato si intende
imporre modelli di vita che confinano la fede in un alveo privato, non
pubblico, sarebbe grave. Si otterrebbero gli stessi effetti negativi di uno
Stato teocratico che vuole imporre per forza una fede, come purtroppo vediamo
ancora oggi in alcuni paesi musulmani dove il Corano è imposto con
l'oppressione. La vera laicità è un valore assoluto perché deve basarsi sulla
ricerca del bene comune e sul rispetto dei valori che fanno parte della
tradizione di un popolo, al di là delle scelte politiche, degli orientamenti
sociali e religiosi".
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
La lezione che
arriva da madrid GUIDO RAMPOLDI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Dunque non dovremmo
prendere sul serio i cambiamenti promessi ieri dalla direzione del partito
socialista, dall'introduzione dell'eutanasia ad una riforma dell'aborto.
Progetti del resto vaghi, proiettati in un futuro indefinito (i "prossimi
anni") e condizionati ad una "domanda sociale" che al momento
pare debole. E per tutto questo staremmo assistendo non ai preparativi per una
nuova "offensiva laicista", formula che piace molto all'impressionabile
curia spagnola, ma ad una manovra diversiva: Zapatero intenderebbe sia
accrescere la confusione nella destra spagnola, dove liberali e clericali sono
entrati in frizione, sia accontentare la sinistra del partito socialista,
cresciuta con le elezioni di marzo, nelle quali il Psoe ha anticipato il Pd di
Veltroni perdendo molti voti dove li cercava, nel centro, e risucchiandone
altri dall'area rosso-verde. Eppure la questione che i socialisti ormai da anni
reiterano non è affatto strumentale: nell'Europa multietnica quale posto spetta
oggi ai cleri delle religioni nazionali? Può la Chiesa cattolica rivendicare
una centralità, e i relativi privilegi, in base ad una sorta di diritto
storico? A queste domande finora la curia spagnola ha risposto con una tesi
debolissima, i socialisti con una condotta ambivalente. Come la direzione del
Psoe ha ribadito ieri, la religione cattolica è la fede più praticata in Spagna
ma certo non l'unica. La Costituzione spagnola "non le assegna alcun
privilegio", e di questo la Chiesa "deve essere cosciente",
ammonisce il vertice socialista. Per questo in futuro i funerali di Stato non
saranno celebrati con rito cattolico, e i crocefissi spariranno dagli uffici
pubblici, dove peraltro sono da lustri quasi introvabili. Ma mentre faceva la
voce grossa il governo socialista manteneva, e addirittura ampliava, i
privilegi economici di cui oggi gode la Chiesa cattolica. Ha influito la folta
presenza cattolica nell'elettorato socialista, e forse anche la consapevolezza
che quando si tratta di dare concretezza alla parola più utilizzata dalla
sinistra, "solidarietà", chi ha una fede autentica è più generoso di
noi liberi pensatori. Ma il trattamento di favore ottenuto non ha placato la
curia belligerante. Capeggiati dal primate di Spagna, Canizares, questi prelati
sostengono che la Chiesa spagnola (dunque essi stessi) è custode dei valori
nazionali. Per così dire li incarna, li rappresenta. Già il fatto che esistano
"valori spagnoli", capaci di spandersi come un dna in ciascuno, è
tesi spericolata. E anche a prendere sul serio quello spengleriano
"carattere dei popoli", bisognerebbe dimostrare che i "valori
spagnoli", in teoria costruiti dalle vicissitudini storiche, sono
intrinsecamente cattolici. Un profano, per esempio,
potrebbe obiettare che in Spagna i costumi sessuali hanno scarse relazioni con
la morale predicata per mille anni dai pulpiti, e molte di più con la grande
tradizione anarchica e protofemminista, comunque anticlericale, del Novecento.
Se ne potrebbe discutere per anni: quel che qui importa è lo slittamento
"politico" che comporta l'arroccarsi nel recinto dei "valori
nazionali" e delle "radici cristiane". Se si tribalizza per
difendere la propria centralità dagli assalti del "relativismo" e
dall'invasione di fedi straniere, le religioni degli immigrati, la Chiesa
cambia. Perde non solo lo slancio universalista ma anche la vocazione
grossomodo liberale che le aveva instillato il pontificato planetario di
Wojtyla. E finisce per consegnarsi a protettori interessati. Come risulta
chiaro da quel che sta avvenendo dentro il Partido popular, l'avversario dei
socialisti. Con il congresso di giugno il capo del Pp, Mariano Rajoy, ha spostato l'asse del partito verso "il centro", come
dice lui, comunque lontano dalle posizioni della curia belligerante.
Quest'ultima appoggia apertamente con la sua radio, la virulenta Cope, quella
destra radicale guidata da Aznar che è uscita dal congresso sconfitta ma non
debellata. A spaccare il partito adesso sono anche questioni "etiche"
che molti prelati giudicano fondamentali, dalla legge sui matrimoni gay (difesa
da una parte del Pp) fino all'ideologia delle "radici cristiane", che
lascia assai tiepido Rajoy. Ma anche la relazione con il passato divide. A
giudicare dai loro silenzi non pochi prelati rimpiangono i tempi di Franco,
quando la Spagna era sempre in processione. E anche in questo hanno trovato una
sintonia con la destra della destra, quella che rifiuta di condannare la
dittatura e perfino di cancellare i titoli onorifici attribuiti al Caudillo da
alcuni municipi. Quando lo guidava Aznar, il Pp era il partito che in Europa
Berlusconi e Fini consideravano a loro più prossimo. Con Rajoy non c'è la
stessa simpatia. Ma quanto avverrà a Madrid potrebbe
ugualmente essere di ammaestramento in Italia all'attuale maggioranza, come il
Pp una sommatoria di culture politiche difficilmente conciliabili. Dopotutto
anche nella destra italiana c'è chi ha sufficiente dignità e senso dello Stato
per aspirare a rappresentare quel che la Spagna ha e l'Italia non riesce a
darsi: una destra laica e liberale, una destra europea.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
C aro Augias, sono
diventato prete durante il Concilio. Pochi anni dopo ho deciso di condividere
la vita di lavoro della maggior parte delle persone. Per circa 30 anni ho
lavorato come infermiere. Poterlo fare gratis, grazie all'autofinanziamento
derivato dal lavoro, e ora dalla pensione, è un dono prezioso. L'8 per mille lo
assegno alla chiesa Valdese; modo concreto di vivere l'ecumenismo, oltre che un
simbolico risarcimento per tutto ciò che questa minoranza ha subìto dalla
maggioranza cattolica. Recentemente ho aderito con altri preti operai al
movimento "Noi siamo chiesa", per promuovere l'effettiva libertà di
parola, e quindi un'opinione pubblica anche nella chiesa; per dire che
"c'è altro" oltre all'immagine celebrativa del cattolicesimo che
domina lo scenario italiano. Qualche anno fa il filosofo cattolico Pietro Prini
ha pubblicato un libro significativo: "Lo scisma sommerso": al di là
delle apparenze, a me sembra che esso sia realtà diffusa e profonda. Un
esempio: sui recenti incontri tra il papa e Berlusconi e poi Bush, tra
baciamani e scenografia bucolica nei giardini vaticani, ne ho sentite di tutti
i colori da parte di credenti e preti, oltre che da laici.
A me quei due ospiti hanno ricordato, per contrasto, una frase di S. Agostino:
"Se non è rispettata la giustizia che cosa sono gli Stati se non bande di
ladri?". Quelle scene che hanno fatto il giro del mondo sono immagini di
un cristianesimo morto, dal quale è la stessa fede, biblica ed evangelica a
chiedere di migrare verso quella segreta presenza di Dio nelle pieghe del
mondo, nelle parabole delle esistenze umane, dove Gesù ci ha insegnato ad
abitare. don Roberto Fiorini f.r@fastwebnet.it D a quando, un paio di settimane
fa, ho pubblicato la lettera di una signora che reclamava un cristianesimo più
vicino al vangelo e più lontano dal denaro e dagli intrighi, continuo a
ricevere lettere molto sorprendenti. Mi sto rendendo conto e mi scuso con chi
queste cose le sapeva già che esiste un movimento cristiano profondo di cui i
media raramente si occupano ma che è comunque al lavoro. La lettera di don
Fiorini per esempio parla di un movimento di 'preti operai' di cui io non avevo
più notizia da decenni, anzi credevo francamente che non ci fossero più dopo le
reprimende, compresa qualche 'scomunica', che gli sono piovute addosso. Il caso
vuole che discutendo proprio di questo con il teologo Vito Mancuso mi sia
sentito dire: "Nessuno ci può scomunicare nel senso proprio del termine,
cioè privarci della vera comunione coi santi; lo possiamo solo noi stessi col
nostro peccato". Sorpreso da queste parole gli ho chiesto: Ma lei fa
ancora parte della Chiesa? Ha risposto: "Di quella celeste spero di
sì". Poi ha aggiunto: "Si può passare la vita a predicare, ad
amministrare sacramenti, a guidare una diocesi o la Conferenza episcopale di
un'intera nazione nel nome di Cristo, e non avere nulla a che fare con
lui". Sono le parole nette di un teologo. Una qualche speranza la danno.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti L' Amaca In
mezzo a tanti dibattiti di imprecisata urgenza e utilità, ce n'è almeno uno
che, da anni, attendiamo con impazienza. è quello interno al mondo cattolico,
che ha visto largamente prevalere, fino al conformismo, le opinioni gerarchiche
e dogmatiche, e lentamente sparire dalla scena le tracce, non si sa quanto
rilevanti, del cattolicesimo conciliare, sociale, diciamo per comodità "di
sinistra". Ora l'occasione sembrerebbe arrivata: le misure drastiche
contro immigrati e nomadi scuotono le coscienze non solo del cattolicesimo
sociale, dei preti di strada, delle comunità di accoglienza, ma anche quelle
del meno turbolento Avvenire e di parte delle gerarchie. Poiché questo moto di
coscienza muove da presupposti inconciliabili con quelli che ispirano la
politica del governo, ci si domanda quanto a lungo, all'interno di una
maggioranza che manifesta grande concordia con il Vaticano, il dibattito possa
rimanere ignorato o sopito. I maliziosi notano, con qualche ragione, che dalla compagine di governo sono state già espunte, con destrezza,
componenti come quella ciellina, considerata in disgrazia presso il premier e
il suo stretto entourage. Ma di cattolici di
governo (elettori compresi, e a bizzeffe) ce ne sono tanti: bisognerebbe
incalzarli per sapere da che parte stanno, e se i fondamenti della carità e
dell'universalità ai quali la loro fede si ispira trovino, oppure no,
una qualche consonanza con la politica del governo.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina X - Torino
Saragnese: più soldi a chi offre servizi migliori "Basta
fondi a pioggia alle materne cattoliche" "Anche gli orari dovrebbero
essere adeguati. E molte non possono ospitare i disabili" DIEGO LONGHIN
"Basta con i contributi a pioggia per le materne cattoliche". Parola
dell'assessore alle Risorse Educative del Comune, Luigi Saragnese, che
aggiunge: "Chi dà un servizio migliore deve ricevere una fetta in più di
finanziamenti. Su 55 istituti solo 4 ospitano bambini disabili. Non è
corretto che queste quattro scuole prendano la stessa cifra delle altre che non
hanno insegnanti a sufficienza per accogliere bimbi con handicap. Perché non
fanno le chiamate e assumono altre maestre? Se sono scuole paritarie devono
offrire un servizio pari a quelle pubbliche". Il braccio di ferro sui
contributi al Fism continua. Archiviato il problema di quanto dare si è aperta
la discussione su come dare i contributi alle 55 materne sotto la Mole. Tanto
che ci sono volute tre riunioni della commissione Comune-Fism per decidere sui
fondi
( da "Unita, L'" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del SEGUE DALLA PRIMA A piazza Vittorio l'iniziativa contro la
discriminazione "Il sindacato andrà nei luoghi di lavoro per spiegare che
l'obbligo delle impronte digitali per nomadi e immigrati contenuto nel decreto
Maroni è, di fatto, una schedatura etnica". "C'è bisogno di una vera
politica d'integrazione - ha detto Taranto - fondata sui diritti e sui bisogni
che le popolazioni migranti esprimono. Per questo Cgil Cisl Uil hanno chiesto
alla Regione Lazio di convocare un consiglio straordinario e di dare avvio a un
piano per le popolazioni nomadi del Lazio". Adesione convinta anche da
parte del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che parla di "schedatura
discriminatoria, immorale e illegittima". Il provvedimento è inviso anche
a parte importante dell'associazionismo cattolico: già la Comunità di
Sant'Egidio si era espressa negativamente mentre Mons. Vittorio Nozza aveva
annunciato, pochi giorni fa, che, da parte della Caritas, "non ci sarà
alcuna collaborazione con le istituzioni in tal senso". "Associazioni laiche e cattoliche, italiane e
internazionali, intellettuali, artisti, giornalisti, politici - è l'appello
degli organizzatori - hanno denunciato il razzismo di questa misura giudicata
un grave vulnus della democrazia e della Convenzione per la tutela dei diritti
del fanciullo". Luciana Cimino.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVI - Napoli
IL MUSEO DEL TEATRO UGO CARUGHI ove un gesto surreale si incontrava felicemente
con il carattere metafisico del luogo, alla cui dimensione l'installazione si
adeguava perfettamente. L'impensabile simbiosi tra quella creazione esclusiva e
rarefatta e il bagno di folla festante o gli scugnizzi che ogni giorno si
lasciavano scivolare lungo le pendici di sale, confermava che l'arte può creare
sensazioni collettive, vivere attraverso i comportamenti della gente; che può,
in definitiva, "diventare" città. Dopo quell'evento, altre
installazioni di grande rilievo e molti spettacoli aperti a grandi masse di
pubblico sono stati realizzati che, pur contribuendo a ripristinare la storica
vocazione di questo spazio all'arte e allo spettacolo, non hanno eguagliato,
tuttavia, l'efficacia e la novità dell'intervento di Paladino. Rispetto a tale
"curriculum", il concerto di Zubin Mehta e lo spettacolo di ballo con
Roberto Bolle, allestiti dal teatro San Carlo, hanno rappresentato un evento
che va ben al di là dell'altissimo livello delle manifestazioni. Nessuno, fino
ad ora, aveva promosso un uso tanto pertinente di questo luogo in riferimento
ad eventi di spettacolo, valorizzando la piazza e la chiesa di San Francesco di
Paola. I tanti spettacoli organizzati in precedenza erano pensati per uno
spazio esterno, e come tali sono stati realizzati. Qui l' "esterno" è
stato trasformato in un "interno" con il
cielo per soffitto e per pareti le quinte architettoniche di Palazzo Salerno,
del Palazzo della Prefettura, del Palazzo Reale. Sul fondo, l'esedra colonnata
di San Francesco di Paola, intelligentemente non occlusa dalle strutture del
palco, è diventata una scena perfetta, da teatro greco. Il tutto, ottenuto con
semplici file di sedie ed una trasparente recinzione mobile, con un'efficienza
e un ordine che non si vedono spesso in questa città. La concentrazione e la
sacralità di un teatro è stata democraticamente trasfusa in una delle più
grandi piazze d'Italia. Dunque, chi da spettatore si è seduto su quelle sedie
era, in realtà, a sua volta attore di un più vasto evento: la reinvenzione di
uno spazio urbano. Gli spettatori-attori hanno, così, inconsapevolmente assistito
e partecipato ad una grande lezione di urbanistica impartita da una delle
istituzioni più prestigiose della città, il cui direttore non si occupa di
strade e di piazze, ma di tutela e valorizzazione di beni culturali. è questa
la vera novità. E, come tutti gli eventi di rilievo, quello in argomento
fornisce alcuni spunti intriganti - tutti da verificare - per la soluzione di
problemi ormai annosi legati a questa piazza. Il museo del San Carlo,
preannunciato da una mostra inaugurata il 2 luglio in alcuni ambienti di
Palazzo Reale, con materiali di straordinario interesse per la storia della
musica, della città e dello stesso teatro, potrebbe trovar forse posto o
ampliamento anche nella corona di locali ancora liberi che si affacciano sotto
il colonnato di San Francesco di Paola. Un bar, una libreria come la Treves, un
archivio fotografico prestigioso come Parisio, gli stessi uffici della
Prefettura e del Comune aperti al pubblico sarebbero ben più valorizzati dalla
presenza di una simile istituzione, che fungerebbe da linfa vitale per il
monumentale colonnato di Pietro Bianchi. Lo spazio antistante potrebbe essere
utilizzato anche dallo stesso San Carlo, un sagrato laico
per manifestazioni di cui abbiamo avuto già uno splendido esempio. E, una volta
conferita una identità più riconoscibile al margine a monte dell'antico Largo
di Palazzo e allo spazio libero antistante, perché non riaprire al solo
transito dei mezzi pubblici e secondo modalità da definire, la strada avanti a
Palazzo Reale, decongestionando via Acton e ricostituendo un
collegamento vitale tra la parte orientale e occidentale della città?.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Milano
Vita di coppia in tre è la Milano dei cicisbei Beccaria quando scrive alla
moglie le chiede sempre come va con i suoi vari cavalieri La satira del Parini
contro i galanti corteggiatori che "girano in casa delle dame altrui"
Il libro di uno studioso svela il vero volto della città
nel '700: la rivoluzione illuminista è partita non solo dai salotti e dalle
accademie, ma anche dalle camere da letto. Lo spiega il Verri GIAN PAOLO SERINO
Era decisamente "illuminata" la Milano dei fratelli Pietro e
Alessandro Verri, di Cesare Beccaria, di arcivescovi e alti funzionari
asburgici. Ma a rendere quel periodo "l'età dei lumi" non
erano soltanto le vedute rivoluzionarie: spesso anche le stanze da letto erano
parecchio illuminate. A raccontarci la Milano più "accesa" del '700 è
Roberto Bizzocchi, professore all'università di Pisa e saggista, nel volume
Cicisbei (Laterza). Bizzochi racconta un aspetto poco indagato dai libri di
storia e dalle biografie ufficiali: quando essere in tre a condurre una vita di
coppia era perfettamente normale. E così, tra queste pagine, si scopre con
sorpresa che la vera rivoluzione illuminista più che dai salotti e dalle
accademie milanesi forse è partita dalle camere da letto. Proprio nella Milano
illuminista, infatti, si diffuse il fenomeno dei cicisbei: galanti
corteggiatori con il compito, pubblico e dichiarato, di vivere a fianco della
moglie di un altro. Del cicisbeo aveva parlato anche Giuseppe Parini, ma con
ben altre "vedute". Nel suo poema Il Giorno, concepito e ambientato
nella società nobiliare milanese, attraverso le vicende del protagonista,
"cavalier servente" di una dama maritata ("la pudica altrui
sposa a te cara"), lo scrittore non descrive quel mondo ma lo accusa. In
Parini prevale la satira moraleggiante e i cicisbei vivono quasi soltanto
"per girare in casa delle dame altrui, assistere qualche volta alla loro
toilette, fare da loro da scorta nelle conversazioni e alle feste nei palazzi
privati e nei "casini" di divertimento". Ma i disinvolti
triangoli descritti ironicamente dal Parini a Milano diventano presto il
modello di matrimonio imperante e quasi istituzionalizzato nella nobiltà del
Settecento. E tra i cicisbei allora più riconosciuti e oggi più insospettabili,
ecco Pietro Verri, punto di riferimento dell'illuminismo
italiano e fondatore del giornale Il Caffè. Nel 1766 Verri, quasi quarantenne e
ancora scapolo, diventò il cavalier servente di una dama milanese appena
ventenne, Maddalena Beccaria, sposa del più attempato Giulio Cesare Isimbardi.
La curiosità è che Maddalena è sorella minore di Cesare Beccaria, talmente
infastidito dalla relazione da vedere incrinati, tra i molti motivi, i suoi rapporti
con Verri. Dall'altra parte proprio il severo estensore dei Delitti e delle
pene vive una situazione analoga avendo sposato nel 1761 la sedicenne Teresa
Blasco che ai tempi si dice fosse molto attraente e piuttosto frizzante. Tanto
frizzante che non si accontenta, come le altre "illuminate" signore
milanesi, di vivere un unico e consolidato menage a trois con il nobile
Bartolomeo Calderaia. Alla sua compagnia si univano spesso altri
"amici" come il nobile Giuseppe Visconti e il poeta abruzzese Troiano
Odazzi che ben presto divenne l'accompagnatore fisso dei coniugi. Un rapporto
molto "solido" tanto che Beccaria in tutte le lettere alla moglie
chiedeva sempre come andassero i suoi rapporti con i vari cavalieri e se
fossero "in grado di farla divertire". Ma tra i cicisbei non
mancavano prelati e alti funzionari dell'impero asburgico. E tra le situazioni
più calde assolutamente figura quella vissuta da Teresa Casati, aristocratica
decaduta che diventerà un'eroina del Risorgimento, e Federico Confalonieri, nobile
poi diventato tra i martiri più illustri dello Spielberg. L'amore tra i due è
grande ma la girandola di accompagnatori è da far perdere il conto: dal primo
"Frangiani a cui non ho potuto cedere davanti a tante graziose
istanze" a "Rasini, Calderara, Felber con cui vado qualche volta da
sola in carrettino", da "Carlino Calderani con cui vado a teatro la
sera" a Federico Fagnani. Ma, si lamenta la donna, "è un secolo che
non lo vedo, credo che abbia una nuova pratica". Con il disappunto del
marito che augura alla moglie nuovi e felici cavalier serventi.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Saldi fino a
notte tra resse e buffet lo shopping anticrisi Allarme degli esercenti, consumi
in calo Ora con lo sconto non si acquista solo il superfluo: si cercano anche i
beni necessari IRENE MARIA SCALISE ROMA - Per contrastare la crisi dei consumi
anche i saldi si reinventano. Negozi aperti sino a tardi, aperitivi, spettacoli
e cocktail party nelle boutique e nei grandi magazzini. Sono in molti gli
italiani che, in questo fine settimana, provano l'inedito brivido dello
"shopping bianco". Trattasi dell'estrema strategia ideata dai
negozianti per rimpolpare le vendite. Il concetto è semplice: nessun limite di
orario per invogliare lo struscio nelle vie del centro. Una sorta di anatema
contro il grande caldo che, nelle ore più torride, dissuade persino i più
motivati dall'affrontare l'asfalto liquido cittadino. Chi vuole trascorrere la
giornata sotto l'ombrellone, dunque, può farlo senza rimpianto. Dopo il calare
del sole potrà accaparrarsi i sandali sognati nei giorni precedenti o il
vestito da mettere in valigia in vista delle vacanze. Anche se, quest'anno, a
mettersi in coda saranno soprattutto quelli che a prezzo pieno non sono
riusciti ad acquistare neppure i beni necessari e i saldi li hanno aspettati
per comprare ciò che è utile. Per coloro che, invece, degli sconti di fine
stagione se ne sono allegramente dimenticati c'è una novità mediatica. Un tam
tam implacabile, fatto di sms e mail, inviati dai negozianti. Destinatari i
fashion victim più affezionati che, in preda a un momentaneo vuoto di memoria,
potrebbero mancare l'appuntamento. Strategie cattura clienti a parte,
l'indicatore dei consumi di Confcommercio per abbigliamento e calzature, segna
un rosso deciso: meno 2,7% nel mese di maggio rispetto allo scorso anno. Il
carovita e la perdita del potere d'acquisto, insomma, rischiano di avere la
meglio sulla frenesia dello shopping. Ogni famiglia, secondo l'organizzazione,
dovrebbe spendere in media poco più di 280 euro per un giro d'affari
complessivo di circa 4 miliardi di euro, con un'incidenza dell'11,2% sul
fatturato annuo del settore. Secondo i consumatori, invece, rispetto allo
scorso anno le famiglie coinvolte saranno oltre 13 milioni e ognuna spenderà
una cifra pari a 373 euro per una spesa complessiva di 4 miliardi e 932
milioni. Anche per questo, nella maggior parte delle città, si è deciso di
anticipare di qualche giorno gli sconti stagionali dando il via alle iniziative
più fantasiose. Fantasisti del marketing, i negozianti della riviera romagnola,
si sono organizzati per una notte rosa che sta trasformando il primo weekend di
luglio in un capodanno d'estate. Centinaia di eventi tra
Cattolica, Rimini, Ravenna e Ferrara hanno coinvolto nella kermesse dello
shopping bagnini, albergatori e musei. E a Bologna il sindaco Sergio Cofferati
ha autorizzato l'apertura fino alla mezzanotte ieri. Lo stesso orario che è stato adottato da molti negozianti della capitale e che, per attirare
gli acquirenti in crisi di vocazione, sarà mantenuto anche per questa
sera. Anche a Genova, dopo una partenza settimanale sotto tono, si è deciso di
tenere le saracinesche alzate sino alle 22. Una strategia no global è invece
quella prescelta da Napoli: cartelli tradotti in tutte le lingue, arabo
incluso, per indicare la percentuale di sconto. Musica e spettacoli saranno
l'attrattiva destinata ai cagliaritani che, per i loro acquisti d'occasione,
dovranno aspettare sino all'8 luglio. La notte bianca di Cagliari sarà
organizzata in grande stile: dalle dieci alle due del mattino musica, moda e
danza. Già ieri sera i primi bilanci: la città che ha registrato il record di
acquisti è stata Torino, bene anche Milano con un +3% rispetto al 2007 mentre a
partire male sembra essere stata Roma. Nella capitale, lamenta il Codacons, c'è
stato un calo di presenze (-10%) e degli acquisti
(-15%) rispetto all'anno passato.
( da "Repubblica, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Gli storici Gentile,
Margiotta Broglio e Graziosi contro la proposta del ministro di allargare
l'organismo a studiosi di destra: "Non siamo ideologici" "Bondi
lottizza il comitato dell'Unità d'Italia" SIMONETTA FIORI ROMA - è destino
che le feste nazionali siano momento di conflitto tra gli italiani. Specie le
celebrazioni per l'Unità d'Italia, fonte originaria di eterne divisioni. Accade
nel 1911, quando lo Stato festeggiò i primi cinquant'anni,
tra le proteste di cattolici, socialisti e repubblicani contro l'Italia monarchica. E ancora
nel 1961, festa del centenario: contro la benedizione del pontefice, che
attribuiva l'unificazione a un disegno della provvidenza, alte si levarono le
voci degli italiani laici. Minacce di guerra risuonano anche oggi, pur
dietro gli ovattati toni del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. La sua
lettera pubblicata ieri su Repubblica desta perplessità nel comitato incaricato
per i festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario. Un gruppo assai
eterogeneo che, sotto la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, include il
pianista Giovanni Allevi e il ballerino Roberto Bolle, gli scrittori Claudio
Magris, Dacia Maraini e Roberto Saviano, giuristi eminenti quali Gustavo
Zagrebelsky e Giovanni Conso. Eterogeneo nelle competenze, ma anche nella
geografia politica e culturale, essendovi inclusi Pietrangelo Buttafuoco e
Gianni Letta ed essendo al di sopra di partigianerie politiche i due unici
storici presenti, l'apprezzato risorgimentista Giuseppe Talamo e l'autorevole studioso
di diritto ecclesiastico Francesco Margiotta Broglio. Non dunque un pericoloso
comitato di sinistrorsi, propinatori di luoghi comuni ideologici, ad arginare i
quali il ministro ritiene necessario chiedere "l'autorevole
contributo" di Giano Accame (ex repubblichino) e Francesco Perfetti
(direttore della rivista-fucina del neorevisionismo ed ex collaboratore
dell'Ordine nuovo), Ettore Albertoni ed Ernesto Galli della Loggia, Elena Aga
Rossi e Piero Melograni. Il documento di Bondi è esplicito: finora è prevalsa
una lettura ideologica del Risorgimento e della storia successiva, da oggi si
cambia. In realtà - è l'obiezione di alcuni - accade proprio il contrario: il
ministro ha immesso nel comitato una componente ideologica che prima non c'era,
non perché annidasse un'anima di sinistra estrema e dunque occorresse
equilibrare, ma perché mancava l'ideologia tout court, essendo tutti studiosi
senza etichetta. Per Margiotta Broglio si tratta di un grande equivoco.
"Il nostro comitato non deve occuparsi di storia, ma deve monitorare le
scelte politiche del governo. è un comitato di garanti, che infatti include le
personalità più diverse. Non capisco perché Bondi si sia prodotto in questa
rilettura della storia d'Italia". Molti dubbi vengono poi formulati da
studiosi estranei al comitato sul metodo usato da Bondi. Può la politica
imporre una sua agenda agli storici? "Mi sembra espressione di uno
statalismo ingenuo e anacronistico", dice Andrea Graziosi, presidente
della Sissco, la società degli storici contemporaneisti. "Un modello che
consideravamo fortunatamente liquidato". Quella auspicata da Bondi è una
"storia pacificata", che mescola il diavolo e l'acqua santa, Quintino
Sella con Vincenzo Gioberti. "Ma che vuol dire storia pacificata?",
replica Emilio Gentile. "La storia condivisa sarebbe possibile solo con
una rimozione collettiva delle differenze fra i valori, i principi e gli ideali
che hanno diviso gli italiani. Come dire: i combattenti per la libertà e i
combattenti contro la libertà sono accomunati dal valore del combattimento, e
questo basta a riconoscere la pari dignità dei loro ideali. Una storia così
scritta sacrificherebbe la verità storica sull'altare della memoria
comune".
( da "Messaggero, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
06 Luglio 2008
Chiudi di FRANCESCA FILIPPI ROMA - Prove di ammissione ai corsi di laurea, si
scaldano i motori. La macchina organizzativa è già pronta: bandi on line,
informazioni, requisiti richiesti per ciascun indirizzo di facoltà. Materiale
rigorosamente scaricabile dal web. Entro settembre il via ai test: durata dai
40 minuti alle 2 ore. Ma anche in questo caso tra atenei statali e privati ci
sono non poche differenze. La prima riguarda la valutazione del voto finale
ottenuto con l'esame di maturità. Per la "Sapienza" di Roma non ha
valore, così come per tutte gli atenei statali italiani. Il motivo? E' tutto
nel decreto Mussi-Fioroni sospeso per un anno. "Qui da noi anche
quest'anno - spiegano dagli uffici dell'ateneo più grande d'Europa, con 138mila
studenti e 22mila laureati l'anno - conta soltanto il risultato finale di
ciascuna selezione". Diversa la politica adottata dall'Università agli
studi di Roma "Tor Vergata", anche questa statale: "In caso di
parità di voti alla prova di ammissione, prevale la votazione dell'esame di
Stato". Con i privati cambia la musica. Alla "Bocconi" di
Milano, famosa per le facoltà di Economia e Giurisprudenza, più che il voto
della maturità pesa la carriera scolastica dello studente. "La selezione -
spiega Barbara Orlando, responsabile della comunicazione dell'Università - si
basa sì sul risultato del test di tipo psico-attitudinale, ma tiene conto
anche, e sopratutto, delle pagelle del terzo e quarto anno. Non a caso
valutiamo sei discipline: italiano, matematica, storia e lingue straniere e due
materie scelte dal candidato". Tornando nella Capitale, alla
"Luiss" il punteggio del test di ammissione per i corsi di laurea
triennale (Economia, Scienze Politiche e magistrale a ciclo unico in
Giurisprudenza), ha valore per il 40 per cento, mentre il
curriculum scolastico - e quindi l'esito dell'esame di Stato - conta per il
60%. Stesso criterio, o quanto meno simile, quello adottato dall' Università
"Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Unica eccezione la Cattolica
"Sacro Cuore" di Roma: sulla stessa lunghezza d'onda di Tor Vergata.
Intanto, tutto è pronto per i corsi di ammissione. Alla
"Sapienza", i bandi verranno pubblicati on line solo dal 15 luglio
(così come per la "Cattolica" di Roma) in concomitanza con
l'appuntamento annuale "Porte aperte alla Sapienza" dedicato all'orientamento
delle nuove matricole, nella città universitaria dal 15 al 18 luglio. I test
per tutti partiranno entro la prima settimana di settembre. La
"Bocconi" è tra le prime ad iniziare, il 3 settembre, sebbene si
tratti delle seconda sessione. In ballo 2.500 posti per le facoltà di Economia
e Giurisprudenza. Due ore per la prova di tipo psico-attitudinale. Due giorni
dopo toccherà alla "Luiss" (iscrizioni solo on line sul sito
www.luiss.it, la prova del 5 settembre all'hotel Ergife di Roma), 165 i posti disponibili:
Economia (75), Economics and Business (10), Giurisprudenza (50), Scienze
Politiche (30). Durata del test: 90 minuti per 100 domande. A "Tor
Vergata" spicca una new entry, il corso di laurea in Farmacia (80
studenti). Per le domande c'è tempo fino al 30 ottobre. Il 10 novembre,
l'esame. Per conoscere le informazioni sui relativi test di ammissione per gli
altri 12 corsi di laurea, tra i quali Medicina e Chirugia e Odontoiatria basta
cliccare sull'indirizzo www.uniroma2.it. L'11 e il 16 settembre, invece, tocca
alle prove per Scienze della Comunicazione (300 posti) e Giurisprudenza (150)
alla "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Le prove non sono altro che
dei quesiti: dai 70 ai
( da "Messaggero, Il" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
06 Luglio 2008
Chiudi ROMA - Viene interpretata come una "boutade", una provocazione
non necessariamente foriera di sostanziali novità, nell'ambiente ecclesiastico
spagnolo di Roma, la proposta all'attenzione del congresso del Psoe, volta a
sottolineare il "laicismo" dello Stato attraverso una serie di atti, quali
l'eliminazione del crocifisso dalle sedi pubbliche. Sintomatico il fatto che
nessuno degli interpellati, sacerdoti e laici esperti della materia, voglia
spendere il proprio nome per un commento, limitandosi, unanimemente, a
rinviarlo, eventualmente, a cose fatte. Settori della Chiesa spagnola in
Italia osservano che la mozione annunciata al congresso potrebbe finire in una
bolla di sapone, "primo perché - dichiara un prelato - il Psoe già altre
volte ha lanciato simili appelli ma senza seguito; poi perché, se si dovesse
arrivare ad iniziative legislative, i partiti nazionalisti catalano e basco
difficilmente sosterrebbero una ulteriore spinta alla "rivoluzione
sociale" di Zapatero". Di certo - osservano fonti vicine al Vaticano
- la Spagna marcia da tempo verso una progressiva secolarizzazione, fenomeno
che interessa peraltro tutto l'occidente europeo, come ha constatato, non senza
preoccupazione, lo stesso Pontificio consiglio per la cultura nella sua ultima assemblea
plenaria. La mossa del Psoe in sè, però, non sembra sorprendere più di tanto.
"I crocifissi hanno cominciato a sparire in Spagna da scuole e ospedali
fin dagli anni '80 - osserva un prete spagnolo - e mi chiedo cosa vogliano
togliere. Di fatto - aggiunge - è una delle tante iniziative lanciate dal Psoe,
come quella dei matrimoni omosessuali, che non rispondono a una domanda sociale
e che nulla riescono a togliere agli usi e alle tradizioni di un Paese dove da
sempre la Chiesa ha una presenza forte". E non si esclude infine che la
mozione rappresenti in realtà solo un siluro della sinistra diretto a
ostacolare i rapporti tra Spagna e Santa Sede, in questo momento definiti
"eccellenti", tanto che sarebbe imminente, secondo fonti bene
informate, un incontro tra Zapatero e il presidente della Conferenza episcopale
spagnola. Nessuna reazione significativa invece sulla questione dell'aborto,
che il Partito Socialista di Zapatero intende riportare all'ordine del giorno.
L'intenzione del governo è quella di aggiornare ed ampliare i tempi di
intervento in caso di gravidanza: nel caso ad esempio di pericolo grave per
l'incolumità della mamma verrebbero eliminati i limiti temporali che fino ad
ora consentivano l'intervento al massimo entro la 22esima settimana.
( da "Liberazione" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
No atti pubblici I
socialisti spagnili vogliono abolire i simboli cattolici
dalle istituzioni; e dunque niente più funerali cattolici
di Stato ma neanche più crocefissi nelle aule in cui si celebrano atti
pubblici. La direzione del partito ha proposto all'assise del 37esimo
congresso, iniziato ieri a Madrid, un emendamento che raccoglie le istanze
presentate da una serie di federazioni e che sarà votato oggi. L'emendamento contiene
un severo alto-là alla Chiesa cattolica che "deve essere cosciente",
recita il testo, che la Costituzione "non le assegna nessun
privilegio". L'intenzione è quella, come ha detto il premier Josè Luis
Rodriguez Zapatero durante il congresso, di "non fare un passo
indietro" nel suo progetto di consolidare e estendere le libertà e i
diritti. Il Psoe riafferma che "la concezione laica
dello Stato è un segno di identità del bagaglio politico del socialismo";
e come necessità conseguente, il Psoe segnala "la sparizione della
confessionalità che rimane negli spazi e nelle pratiche delle istituzioni
pubbliche, come è il caso dei funerali di Stato o dei simboli religiosi negli
atti pubblici". 06/07/2008.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-07-06 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE La Curia Il responsabile del dialogo tra le religioni:
il diritto alla preghiera vale come quello alla sicurezza "Un Paese
democratico non può proibire la libertà religiosa" Monsignor Gianfranco
Bottoni, Comune e ministro Maroni hanno detto basta alla preghiera del venerdì
in viale Jenner: che ne pensa? "Come responsabile delle relazioni
ecumeniche e interreligiose della Diocesi di Milano non ho opinioni politiche
da esprimere. Mi permetto solo di dubitare che istituzioni civili in un paese
democratico possano proibire un diritto costituzionale come la libertà
religiosa e di culto". Ma se lo facessero? "Come potrebbero, se non calpestando Costituzione e democrazia, laicità dello Stato
e civiltà dell' Occidente? Solo un regime fascista o populista arriverebbe a
metodi dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso".
Bossi e Maroni vogliono chiudere l'intero centro. "Un simile provvedimento
dovrebbe scaturire da un'iniziativa giudiziaria. Non so se qui ci siano
o meno questioni con la giustizia. Se ci fossero intervenga l'autorità
competente. Altrimenti sarebbe difficile non parlare di abuso". Che dice
di quel centro? "In linea di principio i centri islamici, se operano per
il dialogo e l'integrazione, andrebbero favoriti, non ostacolati. Certo è
doveroso da parte delle istituzioni civili garantire che svolgano un servizio
realmente positivo, dal punto di vista religioso e culturale ". E la
moschea? "Tocca alle comunità religiose procurarsi i luoghi di culto. Così
avviene per le chiese. Tuttavia come non sono mancate, da parte civile,
iniziative che hanno facilitato la realizzazione di luoghi di culto cristiano,
analogamente i musulmani potrebbero attendersi meno ostilità. Non soldi, ma
almeno la segnalazione di terreni o fabbricati a prezzi ragionevoli ".
Sette milanesi su dieci dicono no a nuove moschee. "Governare in base ai
sondaggi e agli umori della manipolazione mediatica, rinunciando alla faticosa
ricerca del bene comune così come insegnato dalla Chiesa e dalla morale
cristiana, è una sconfitta della politica". Come sono i rapporti tra
Diocesi e islamici a Milano? "Il 21 marzo 2006, equinozio di primavera,
cristiani, ebrei, buddhisti e musulmani hanno costituito il Forum delle
religioni. Il centro di viale Jenner non ne fa parte, ma il resto della realtà
immigrata islamica milanese sì". Ma lei gliela darebbe una moschea?
"Non tocca alla Chiesa dare moschee. Come cristiano e cittadino posso solo
augurarmi che abbiano le moschee necessarie per pregare". E l'istituzione
civile? "Il suo compito è mediare tra parti sociali in apparente
conflitto: accanto al diritto di culto dei musulmani c'è quello dei cittadini
alla sicurezza e all'ordine pubblico. Due diritti che devono convivere.
L'istituzione civile, in uno Stato laico, deve porsi al di sopra delle parti e
farle dialogare sino a un accettabile compromesso ". Il Comune vorrebbe
una soluzione "fuori città". "Non ho proposte urbanistiche, ma
una cosa è certa. Se con i musulmani si stabiliscono rapporti positivi saranno
una grande risorsa culturale e sociale, se vengono discriminati e umiliati
potrebbero costituire quel pericolo che teme proprio chi, con massima
insipienza, li vorrebbe emarginare". Monsignore Gianfranco Bottoni Paolo
Foschini.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-07-06 num: - pag: 1 autore: di
ELISABETTA ROSASPINA categoria: REDAZIONALE Madrid Offensiva del premier
socialista contro la Chiesa anche sull'aborto Zapatero: via i crocifissi dai
luoghi pubblici MADRID - Per i socialisti del premier Zapatero la Spagna non è
ancora abbastanza laica. Ed è anche arrivata ora di rimettere mano alla legge
sull'aborto, mentre si comincia a parlare, seppure sommessamente, di eutanasia.
Il 37Ë? congresso del Psoe, che conclude oggi tre giorni di
lavori a Madrid, traccia le linee di un futuro che non concilierà il sonno dei
vescovi più conservatori: via i crocifissi da scuole e uffici pubblici; niente
più giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più funerali di Stato secondo il
rito cattolico. A PAGINA 15 Bartoloni.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-06 num: - pag: 15 categoria: BREVI Il Psoe Due legislature di riforme radicali Divorzio rapido
e nozze gay Il partito Fondato il 2 maggio 1879, il Partito socialista spagnolo
fu fuorilegge durante la dittatura di Franco (1939-1977) Il 37Ë? Congresso Le
richieste (non vincolanti per il Governo): togliere i crocifissi dai luoghi
pubblici, stop al rito cattolico per i funerali di Stato e ai giuramenti sulla
Bibbia.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-06 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Zapatero sfida la Chiesa sui crocifissi e sull'aborto Il Psoe:
"Un diritto l'interruzione di gravidanza" Laicità al centro del
37esimo Congresso dei socialisti. Che chiedono anche l'abolizione dei funerali
religiosi di Stato DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Arrivano tutte insieme,
anche se non proprio inattese, le cattive notizie per il presidente della
Conferenza Episcopale spagnola, cardinale Antonio MarÍa Rouco Varela: secondo i
socialisti, al governo, la Spagna non è ancora abbastanza laica. Ed è anche
arrivata ora di rimettere mano alla legge sull'aborto, ormai più che ventenne;
mentre si comincia a parlare, seppure sommessamente, di eutanasia. Il 37esimo
congresso del Psoe, che conclude oggi tre giorni di lavori a Madrid, traccia le
linee di un futuro che non concilierà il sonno dei vescovi più conservatori
della Chiesa iberica: via i crocifissi da scuole e uffici pubblici; niente più
giuramenti ufficiali sulla Bibbia, niente più funerali di Stato secondo il rito
cattolico. Il partito di maggioranza non prevede una tabella di marcia serrata
e, dopo molte discussioni e ripensamenti, ha deciso di aggiungere l'avverbio
"progressivamente" nel comunicato (non vincolante per il Governo) in
cui riassume i suoi propositi di riforma della Legge organica sulla libertà
religiosa. Ma "la Chiesa cattolica deve essere cosciente che la
Costituzione non le riconosce privilegi ", si legge nella nota. Pur
ammettendo che "democrazia e religione non sono incompatibili ", i
socialisti spagnoli si impegnano a realizzare "la laicità che la
Costituzione conferisce allo Stato". E citano i passi già compiuti in
questa direzione, più o meno gli stessi che, sei mesi fa, avevano spinto la
Conferenza episcopale spagnola a chiedere agli elettori cattolici
di non votarli: l'educazione civica nelle scuole, il riconoscimento dei
matrimoni omosessuali, lo snellimento delle pratiche per il divorzio, l'impulso
alla ricerca biomedica. La questione più dibattuta è stata
quella dei funerali di Stato: se non saranno celebrati secondo il rito
cattolico, quale liturgia alternativa può proporre un sistema perfettamente
laico e aconfessionale? Nella versione definitiva del testo, la segreteria del
Psoe ha preferito sfumare il tenore iniziale considerando piuttosto
"indispensabile una legislazione che stabilisca nuovi criteri di
collaborazione tra confessioni religiose e amministrazioni pubbliche e
assicuri a tutte le confessioni un trattamento uguale". Pur senza
ritoccare gli accordi raggiunti nel 1979 tra Stato e Santa Sede, come reclamava
invece l'ala oltranzista, rappresentata da Izquierda Socialista. Ieri il
Segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, ha aggiunto altre spine nel
fianco dei vescovi annunciando che la legge sull'aborto dovrà essere rivista.
Proposito confermato dalla numero due del Governo, Maria Teresa FernÁndez de la
Vega, che ha parlato di una "riforma avanguardista in difesa dei diritti
delle donne". Una commissione di esperti studierà la situazione in Europa
per ispirarsi alle leggi più avanzate, prima di formulare modifiche alla
normativa del 1985. Durante la campagna elettorale il Premier e Segretario del
partito (riconfermato ieri col 98,53% dei voti), José Luis RodrÍguez Zapatero,
interrogato sull'argomento, aveva preferito mantenersi vago, sostenendo che non
c'era urgenza né necessità di modificare la legge. Un'altra donna, infine,
entra nella direzione del Psoe: Leire PajÍn, basca, 32 anni, attuale Segretaria
di Stato per la Cooperazione internazionale, è la nuova numero tre del partito.
Elisabetta Rosaspina.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-07-06 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Unioni I colleghi di partito di Garbagnate Milanese: "Serviva
un segnale" Anna e Barbara moglie e moglie Nozze gay con il consigliere Pd
Rito civile e documenti, ma non ha valore legale MILANO - "Chiamateci
moglie e moglie". Barbara Esposti Apiccino, 32 anni, un impiego in uno
studio che si occupa di sicurezza sul lavoro, non sta dicendo per scherzo. Il
primo giugno ha sposato la "sua" Anna. Cinquanta invitati nel
giardino della villetta di Garbagnate Milanese, al confine con la provincia di
Varese. C'erano i genitori, la capufficio con la famiglia e gli amici. C'era
anche Giovanni De Angelis, consigliere comunale del Pd ("Cattolico praticante ") che ha celebrato il matrimonio
omosessuale. Cerimonia secondo il rito civile con atto di matrimonio in carta
semplice. In pratica senza valore legale: solo un reciproco accordo tra due
persone davanti a testimoni. Ma il sogno di Barbara e Anna è che quel pezzo di
carta diventi un giorno il certificato della loro unione. Barbara e Anna
Borroni, 31 anni, vivono insieme da due anni. Il loro amore non lo hanno mai
nascosto: a casa, in ufficio, in vacanza. "Le nostre famiglie ci sono
sempre state vicine - raccontano -. Gli altri? Abbiamo tantissimi amici ".
Il matrimonio "clandestino " è stata un'idea meditata: il 23 febbraio
a Roma per un'iniziativa della Lega italiana nuove famiglie hanno preso la
decisione. Poi gli inviti, pardon le partecipazioni di nozze, le bomboniere
(con i colori dell'arcobaleno) e il bigliettino: "1 giugno 2008 Anna e
Barbara. Illegal-civilmente unite... e voi siete (e sarete) testimoni ".
"Non cerchiamo scandali - assicurano -. è un modo per condividere i nostri
sentimenti con gli amici, con le famiglie. Speriamo sia un esempio per tante
coppie che, come noi, non godono di diritti civili". La decisione di
coinvolgere un consigliere comunale è stata suggerita da un amico:
"Volevamo dare un tono di ufficialità, ma sia chiaro: i certificati che abbiamo
firmato non sono quelli ufficiali, li abbiamo creati al computer. E non aveva
la fascia tricolore". Dal canto suo Giuseppe De Angelis, 29 anni, il
consigliere celebrante, ha incassato le critiche senza scomporsi. Gli altri tre
consiglieri del Partito democratico di Garbagnate (guidato dal centrodestra),
pur di componente cattolica, hanno fatto quadrato: "Condividiamo la
scelta. Serve un segnale per il cambiamento: non esistono diritti di serie
b". De Angelis, oberato dall'organizzazione della festa della sezione del
Pd, commenta: "A settembre mi sposo, sono cattolico, ma condivido la
battaglia per i diritti". Anna e Barbara ringraziano e si godono la strana
luna di miele tra interviste e fotografi. Tanto clamore per un matrimonio senza
valore? "No, potessimo farlo legalmente ci sposeremmo subito". E
allora? "Abbiamo sancito la nostra unione. Se dovesse succedere qualcosa
di grave, i nostri invitati potranno testimoniare che viviamo insieme, che
siamo legate da un vincolo ". Resta una questione: i figli? "Non ci
interessa. Una cosa per volta. Siamo in luna di miele". Spose Anna e
Barbara nel giorno delle nozze Cesare Giuzzi.
( da "Tempo, Il" del 06-07-2008)
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Stampa Ettore
Bernabei è un personaggio che lascia segno e segnale ... Ettore Bernabei è un
personaggio che lascia segno e segnale in ogni ruolo in cui si misura. Sia dirigendo
"Il Popolo" a soli 35 anni, quindi pilotando la Rai per ben 14 anni,
poi all'Italstat dell'Iri costruendo ponti, autostrade e portandone il
fatturato da 450miliardi a 6mila miliardi di lire, incassando infine la
liquidazione che investirà da settantenne in una nuova società, la Lux Vide,
produttrice di programmi televisivi. Attacchi faziosi, critiche graffianti,
interventi a gamba tesa ne subisce, eccome. Perché il personaggio non è tipo
che fa melina, che tira a galleggiare e basta. Di piedi ne schiaccia pure lui,
e non per il gusto di rendere pan per focaccia, ma per raggiungere traguardi
che giudica vitali, per realizzare ideali in cui crede, e per servire la grande
platea televisiva mediante un'informazione sventagliata che la faccia crescere
e un intrattenimento che la faccia maturare. Ha soltanto 39 anni quando
Bernabei viene nominato Direttore Generale della Rai. Vi trova dirigenti
inamovibili da 20 anni, all'incirca la parentesi fascista durante la quale ci
si limita a trasmettere veline ministeriali che umiliano la professionalità del
giornalista e falsano sfrontatamente la verità. Bernabei, che non ama la
massoneria e ne è ricambiato, viene dipinto come un democristiano catapultato
lì per censurare, imbavagliare, agire come avevano agito loro: gli inamovibili.
Egli non replica alle accuse, non rintuzza le provocazioni, si rifugia in un
silenzio eloquente, fa parlare le decisioni che prende e i prodotti che
realizza, nonché i collaboratori che imbarca con spirito di cordata. I
collaboratori si chiamano Umberto Eco, Furio Colombo, Fabiano Fabiani, Angelo
Guglielmi, Emanuele Milano, Piero Angela, Mario Motta, Emilio Gennarini e
Angelo Romanò: persone intelligenti e colte, espressione di tutti i filoni
culturali e politici del Paese. è l'epoca dei grandi sceneggiati, quello sulla
vita di Leonardo da Vinci, su Pinocchio, l'Odissea e tantissimi altri in cui
recitano Tino Carraro e Arnoldo Foà con le regie di Roberto Rossellini. è anche
l'epoca degli show di qualità con Mina e Walter Chiari, le "gemelle Kessler"
eleganti, raffinate e femminili. Gli abbonamenti alla Rai passano da cinque a
dodici milioni di famiglie. I suoi successi poggiano sopra alcune idee che alla
prova dei fatti risultano vincenti. Il modo ottimale di gestire il
"piccolo schermo" forse non è stato ancora
inventato. Anche perché una tv pubblica che deve servire il pubblico e non
servirsene, è impresa qualitativamente diversa da una tv commerciale che punta
al profitto. Il giovane Direttore Generale è consapevole che la tivù è un mezzo
potente e quasi prepotente di comunicazione, perciò insiste a ripetere che il
messaggio televisivo va mirato sulle esigenze di informare e formare la gran
massa di spettatori. Da qui la necessità di trasmettere non solo ciò che può
interessare alle minoranze intellettuali, o alle capricciosità consumistiche
del tempo nostro, ma anche e soprattutto alla grande platea televisiva mediante
un linguaggio che essa possa comprendere e quindi metabolizzare. Come dire una
Rai pedagogica che contribuisca alla alfabetizzazione e all'unità del Paese, un
collante affinché il giovane Stato italiano divenga anche Nazione di popolo.
Non è un caso che la storia della Rai si è soliti dividerla in due tempi:
quello prima e quello dopo Bernabei. Durante quest'ultimo l'Azienda si vede
costretta, per difendere l'equilibrio del "conto economico" e i
"picchi di audience" dall'insidiosa concorrenza delle televisioni
commerciali, a percorrere sentieri produttivi non sempre
"bernabeiani". La tv di oggi, tutta la tivù di oggi non piace all'ex
Direttore Generale della Rai. E lo spiattella senza peli sulla lingua. Egli non
ama i reality show, argomenta che sono un furbastro espediente perché in essi
non c'è nulla d'improvvisato: scrittorelli di terza e quarta categoria rendono
le storie di esibizionisti un po' più pepate. Non si può subordinare la sanità
del cuore degli spettatori alla religione del business. Egli cita spesso Karl
Popper, acuto filosofo austriaco, il quale soleva ripetere che per fare tivù ci
vorrebbe una licenza, per dire (traduce Bernabei) che non ci si può
improvvisare come certi giovanotti che credono, solo perché hanno un certo
scilinguagnolo, di saper fare tivù. Carlo Freccero con piglio sentenzioso
sentenzia che la fiction italiana è vecchia rispetto alla serialità americana.
Bernabei non ci sta, non la pensa così, pensa il contrario e, anche qui,
argomenta: il telefilm americano cattura attenzione con espedienti deteriori:
come cucinare con tante spezie che piacciono assai ma che, a lungo andare,
rovinano lo stomaco. Nel 1991 nasce la Lux Vide fondata da Bernabei. Non
occorre atteggiarsi a indovini per sapere cosa avrebbe prodotto e trasmesso la
nuova Società cui partecipano imprenditori che la pensano come lui sul modo di
fare televisione. Gl'inguaribili critici la bollano
d'integralismo cattolico, di goffo e anacronistico clericalismo, di politica
bacchettona e beghina. Che Bernabei sia un cattolico non ci piove, ma di un
cattolicesimo imperniato su due profonde convinzioni: l'esistenza di Dio che ha
creato l'uomo e il mondo; poi la libertà dell'uomo di scegliere tra il
bene e il male. Sono le due stelle polari che lo guidano nell'attività di
comunicatore, alla quale danno una mano preziosa per passione e bravura i figli
Matilde e Luca. La vocazione al dialogo fertile in Bernabei è il portato di
quei due punti di riferimento in cui crede, i quali finiscono per regalare
quasi sempre qualcosa di utile a tutti i dialoganti. Il "Progetto
Bibbia" ne è la conferma. Nasce non da oggi, è un suo impegno con se
stesso, la sua coscienza, la sua professionalità. Ma non è agevole portarlo in
tv. La Bibbia è un patrimonio che in modo più o meno diretto finisce per
coinvolgere non soltanto le numerose chiese del ceppo cristiano, ma anche
ebrei, anche musulmani. Non solo. Il linguaggio dei libri sacri è materia
troppo delicata per divulgarla al grande pubblico senza correre il rischio di
acuire suscettibilità, incorrere in qualche forzatura interpretativa, non
accontentare tutti i soggetti interessati. Perciò Bernabei fa riunioni una dietro
l'altra fra cattolici, luterani, calvinisti, battisti,
ebrei e musulmani. Si aggiustano i testi, si smussano le spigolosità, si
accolgono le diverse sensibilità. Il bilancio della più grande produzione
televisiva mai realizzata è abbondantemente positivo: 21 film distribuiti in
più di 130 paesi e apprezzati da oltre 300 milioni di spettatori. In Rai si
misura con "Guerra e Pace", il capolavoro di Tolstoj. Il prodotto non
lo convince, non è all'altezza del grande scrittore. Ci riprova alla "Lux
Vide": miniserie in 4 puntate, costo 30 milioni di euro, 15mila le
comparse, 1500 i cavalli, 2400 i costumi, coproduzione con 7 paesi tra i quali,
per la prima volta, anche la Russia. Ora si sente appagato, chiude il conto in
rosso con il grande scrittore. Il personaggio Bernabei è anche un personaggio
politico, del quale però si sa poco. Si dice che sta vicino a Fanfani, e si
dice la verità. Fanfani gli propone nel 1971 di fare il Ministro degli Interni,
ma lui rifiuta. Analoghe proposte, sempre rifiutate. Eppure egli coltiva il
contatto con la politica perché è un "animale politico", specie con
la Dc e le sue correnti che non sono poche, ma pure con gli altri partiti.
Preferisce il ruolo di quei pompieri che stanno dietro le quinte del teatro non
per orecchiare o spettegolare, ma per assicurare che lo spettacolo fili liscio.
Si giudica uomo affidabile, che dice "sì" quando ne è convinto e
"no" quando non lo è. Conosce a menadito il clima in cui nasce nel
dopoguerra la Democrazia cristiana, gli incontri a Milano fra De Gasperi,
Dossetti, Fanfani, Gronchi e La Pira. Lo statista trentino propone che il
partito dei cattolici si chiami Democrazia Cristiana.
Gli si obietta che quell'aggettivo sa di partito confessionale, urta con
l'intuizione di Sturzo che nel 1919 fonda il Partito Popolare: un partito non
confessionale. De Gasperi osserva che il nascente partito dei cattolici dovrà fronteggiare quello socialista e comunista
che possiedono sigle storiche che attraggono l'elettorato. L'aggettivo
"cristiana" riequilibra la situazione. Condividono tutti. Bernabei
frequenta con assiduità il gruppo di "professorini" che Padre Gemelli
aveva sistemato durante la guerra in un campo svizzero per rifugiati politici.
Sono Dossetti, Fanfani e La Pira che non si fanno corteggiare dalla politica
spicciola, si documentano, riflettono e dialogano sul programma da affidare
alla Democrazia Cristiana ancora in fasce. Dossetti è l'animatore e il pilota
del gruppo, rifiuta il comunismo sovietico, ma non ama il capitalismo che,
dice, necessita di un'anima cristiana che non ha. La riforma del capitalismo è
il tema che i "professorini", dotati d'una marcia in più che De
Gasperi gli riconosce, affrontano studiando, focalizzando storia e natura della
borghesia imprenditoriale italiana, amante più del profitto che della
concorrenza. La dottrina sociale della Chiesa offre loro spunti preziosi ai
quali si aggiunge la ricetta keynesiana con cui gli Usa finalmente escono dalla
grande crisi di Wall Street nel 1929. Quella ricetta Bernabei la riassume così:
il mercato è uno strumento che non va demonizzato ma nemmeno divinizzato.
Quando esso entra in crisi è illusorio credere che possa medicarsi da sé.
Occorre che lo Stato intervenga per imbrigliare l'impennata dei prezzi,
arginare la disoccupazione, impedire il fallimento delle aziende, garantire
quei servizi sociali che regalano dignità all'uomo-persona. Questa concezione
di politica economica contribuirà a far sì che l'Italia, da paese in prevalenza
agricolo prima dell'ultima guerra, diventerà in due, tre decenni la sesta
potenza industriale del pianeta. Da quando la partecipazione statale nei
settori strategici dell'economia italiana viene spezzettata e venduta, la
crescita del reddito s'impigrisce fino a ristagnare. Nell'ottobre del 1962
Bernabei si reca negli Stati Uniti per firmare, assieme ai rappresentanti di
altre tv, il protocollo d'intesa con gli americani per l'uso del satellite a
scopi informativi. La riunione stenta a iniziare perché la Casa Bianca è
impegnata a schivare il rischio di una terza guerra mondiale con testate
atomiche. Kruscev decide di installare a Cuba missili a medio raggio puntati
sul territorio degli Stati Uniti. Nel frattempo ricognitori americani
fotografano sull'Atlantico una lunga scia di navi sovietiche cariche di missili
a medio-lungo raggio con testate atomiche. Un portavoce del dipartimento della
Difesa annuncia che le forze armate americane in tutto il mondo sono messe in stato di allarme, mentre il presidente Kennedy decide il
blocco navale attorno a Cuba. Che Guevara, rientrando da una visita in Urss,
dichiara: "L'assistenza militare concessa dalla Russia a Castro segna una
'svolta storica' e dimostra che la potenza sovietica supera ormai quella degli
Stati Uniti, ai quali non resta che inchinarsi". Il 12 aprile del
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-07-06 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE In cattedra McGuinness, dal terrorismo a vice primo ministro
dell'Ulster L'ex capo militare dell'Ira insegna la pace agli iracheni "Protestanti e cattolici irlandesi, modello per
sunniti e sciiti" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Se Martin McGuinness
si fosse avventurato a Bagdad una trentina d'anni fa, la polizia di Saddam
Hussein (d'accordo con americani ed europei che allora consideravano il dittatore
un alleato) lo avrebbe arrestato: all'epoca Martin era un
ufficiale dell'Ira ed era già stato in carcere
in Irlanda del Nord dopo che lo avevano sorpreso su un'auto carica di cento
chili di esplosivo e 5mila proiettili. Ieri l'onorevole McGuinness, vice primo
ministro del governo di unità nazionale a Belfast, è sbarcato in Iraq. Per dare
lezioni di pacificazione agli iracheni. Per cercare di convincere sciiti e
sunniti che è inutile ammazzarsi come cani come fecero cattolici
e protestanti nordirlandesi per decenni, fino agli accordi del Venerdì Santo
1998. Al suo fianco un altro personaggio che è passato attraverso una storia di
guerra settaria: Cyril Ramaphosa, l'ex sindacalista di Soweto e negoziatore
dell'African National Congress che ha conosciuto la violenza brutale
dell'apartheid in Sudafrica. L'Iraq di oggi ha preso il peggio dei due conflitti
lontani: il settarismo su basi politico-religiose di cattolici
repubblicani e protestanti unionisti dell'Ulster e la separazione all'interno
della società che ricorda l'apartheid sudafricana. Nell'ultimo anno le cose a
Bagdad sono migliorate. La tattica del surge, l'incremento di soldati americani
nelle strade, ha fatto diminuire il numero degli attentati. Il governo di Al
Maliki è riuscito a presentarsi alla gente come indipendente e capace di
opporsi alle fazioni. E la corsa del prezzo del petrolio ha contribuito ad
aiutare l'economia. Ma, come avvertono gli esperti, si tratta di cambiamenti
tutti da stabilizzare, ad alto rischio di essere ribaltati. E il rischio più
grave è costituito dalla "generazione degli arrabbiati". Il Senlis
Council, il think tank che studia sul campo con i suoi analisti la situazione
sui fronti della guerra al terrorismo, ha condotto un sondaggio in Iraq, dove
il 45 per cento della popolazione ha tra i 15 e i 30 anni. E il 62 per cento di
questi ragazzi dice di essere "spesso o sempre arrabbiato". La
presidente del Senlis, l'avvocatessa americana Norine MacDonald dice al
Corriere che "la discussione "andarsene o restare" per gli
occidentali non ha senso. Bisogna aprire una terza porta: creare le condizioni
per disinnescare la collera e il risentimento nei cuori e nelle menti degli
iracheni". "Bisogna appoggiare il primo ministro Al Maliki, perché
almeno ora la gente ha un governo iracheno con cui prendersela se le cose non
funzionano", conclude l'analisi del Senlis Council. Di ragazzi arrabbiati
e di governi Martin McGuinness ha un'esperienza diretta. Aveva poco più di
vent'anni quando i paracadutisti britannici spararono sulla folla nel Bloody
Sunday di Derry. Faceva parte del comando dell'Irish Republican Army che
organizzava attentati contro i nemici protestanti e considerava l'esercito
inglese e la polizia nordirlandese bersagli legittimi. Ma prima o poi bisogna
dare l'addio alle armi e sedersi accanto ai nemici. McGuinness lo ha fatto
accettando la nascita di un governo di unità nazionale e diventando il vice di
Ian Paisley, il reverendo protestante che aveva sempre gridato "No,
mai" contro qualsiasi ipotesi di accordo con i seguaci del "Papa
anticristo di Roma". E ora che Paisley è andato in pensione, l'ex combattente
dell'Ira si mostra sorridente al fianco del nuovo first minister dell'Irlanda
del Nord, Peter Robinson. Si può esportare il modello nordirlandese a Bagdad?
Tony Blair ha insegnato che mentre si combattono militarmente i terroristi, si
può trattare con chi mostra di avere idee politiche all'interno delle fazioni.
E gli incentivi economici possono aiutare: a Belfast sono arrivati centinaia di
milioni di investimenti. La conferenza di McGuinness e Ramaphosa, all'hotel
Rashid di Bagdad, segue due incontri dell'anno scorso a Helsinki ed è stata
finanziata con 500mila dollari da un americano: tale Robert Bendetson,
mobiliere del Massachusetts. Perché alla fine, una poltrona serve sempre: anche
ai politici ex guerriglieri. Guido Santevecchi.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2008-07-06 num: - pag: 51 categoria:
REDAZIONALE Sanità "Bollini rosa" per qualità e attenzione a 96
strutture Gli ospedali dove l'assistenza è tutta al femminile Rappresentano il
fiore all' occhiello della salute "in rosa", sulla scia dei women's hospitals
del mondo anglosassone. Sono 96 i migliori ospedali italiani a misura di donna
premiati con uno o più bollini di qualità dall'Osservatorio Nazionale sulla
salute della Donna, O.N.Da. Sono 24 i centri al top della classifica con 3
bollini rosa, 27 hanno guadagnato 2 bollini e 45 ospedali 1 bollino.
"Abbiamo premiato le strutture in grado di farsi carico a tutto tondo
della salute della donna - dice Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da. -.
Quest'anno sono arrivate 115 richieste di valutazione rispetto alle 70 dell'anno
scorso. I risultati svelano eccellenze al femminile anche in piccoli centri di
provincia". In questi ospedali le donne possono avere diagnosi precoci di
malattie tipicamente "femminili" come per esempio l'osteoporosi, o
trovare le migliori cure in reparti di ostetricia e ginecologia
all'avanguardia, o nei centri specializzati per i tumori al seno. Possono,
inoltre, ricevere servizi mirati, a partire da punti nascita efficienti e
moderni. Ma quelli mirati sono anche centri in cui si fa ricerca al femminile e
dove le donne hanno più spazio nelle posizioni dirigenziali. "Gli ospedali
selezionati sono attenti all'appropriatezza delle cure, cioè centri che
accolgono e curano bene la donna, ricoverandole, però, solo quando c'è la reale
necessità di una degenza - sottolinea Walter Ricciardi, ordinario
di igiene dell'Università Cattolica di Roma -. Esistono, tuttavia, ancora
differenze regionali. Al Sud spesso le donne sono ricoverate per patologie che
dovrebbero invece essere trattate fuori dall'ospedale oppure in Day Hospital,
malattie come, per esempio, l'ipertensione arteriosa, il diabete, o la
cataratta". Per aiutare le pazienti a scegliere i luoghi di cura
più adatti alle proprie esigenze, è disponibile sul sito www.
ondaosservatorio.it l'elenco completo delle strutture premiate. M. Giovanna
Faiella.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2008-07-06 num: - pag: 51 categoria:
REDAZIONALE Ovaio Sulle tracce del "killer silenzioso" Per il tumore
dell'ovaio una diagnosi precoce può veramente fare la differenza. Ma
identificarlo presto non è affatto facile, tanto che fino a non molto tempo fa
veniva definito il "killer silenzioso", perché, soprattutto negli
stadi iniziali, non sembrava accompagnato da sintomi. In realtà qualche segno
premonitore lo ha, come conferma uno studio recente condotto da ricercatori del
Fred Hutchinson Cancer Research Center, negli Usa, che hanno forse trovato una
strategia per migliorare la capacità di individuare la malattia in fase
precoce. Secondo dati preliminari, un questionario sulla presenza di quattro sintomi
(dolore pelvico o addominale, difficoltà a mangiare, sensazione di sazietà e
gonfiore addominale) associato al dosaggio di un particolare marcatore, il CA
125, permetterebbe di identificare l'80% dei tumori in fase precoce e più del
95% di quelli in fase avanzata. "è molto importante che si facciano questi
studi, - commenta Giovanni Scambia, professore di ginecologia oncologica all'Università Cattolica di Roma - ma per la diagnosi precoce, più
che sull'analisi dei sintomi, punterei su proteomica e test di biologia
molecolare su particolari marcatori. Sul CA 125, per esempio, sono in corso
studi molto ampi, per capire se variazioni dei sui valori nel tempo possano
avere un significato in relazione al tumore dell'ovaio". A. S.
( da "Corriere della Sera" del 06-07-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2008-07-06 num: - pag: 51 categoria:
BREVI Migliori I 24 "tre bollini" della classifica Genova Ospedale
San Martino Imperia Ospedale Torino Ospedale Molinette Alessandria A.O. S.
Antonio e Biagio Milano Osp. San Carlo, Polo universitario Luigi Sacco,
Ospedale Vittore Buzzi, Irccs San Raffaele Lecco Ospedale Bergamo Ospedali
riuniti Pavia Policlinica San Matteo Mestre Ospedale dell'Angelo Padova Ist.
oncologico veneto Conegliano (TV) Ospedale Aviano (PN) Centro oncologico Reggio
Emilia Arcispedale Santa Maria Nuova Ancona A. O. universitaria
Salesi Roma Ospedale Sandro Pertini, Policlinico Gemelli Napoli A.O.
universitaria Federico II Campobasso Centro scienze biomediche Università
Cattolica Palermo Villa Sofia, Azienda ospedaliera Civico e Benfratelli, Di
Cristina, Ascoli Cagliari A.O. universitaria San Giovanni di Dio.
( da "Giornale.it, Il" del 06-07-2008)
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N. 160 del
2008-07-06 pagina 0 Ma il problema è dei cattolici in
tutta Europa di Ida Magli Non bisogna stupirsi delle intenzioni del governo
spagnolo. La guerra contro il cristianesimo, ma soprattutto contro la sua
presenza più incisiva, quella della Chiesa Cattolica, è cominciata già da molti
anni. Era sottintesa nel progetto di unificazione europea in quanto
l'unificazione di per sé comportava necessariamente da parte degli Stati la
consegna delle religioni al vissuto privato. Per poterle far convivere tutte è stato sancito l'obbligo del rispetto assoluto verso le
religioni, un rispetto che in realtà significa che nessuno può discuterne né
criticare in pubblico i contenuti né i costumi che ne discendono, ma al tempo
stesso che le istituzioni sono tenute ad ignorarle. La questione dei crocifissi
nelle aule scolastiche, per esempio, vaga già da parecchio tempo anche in
Francia e in Italia ed è analoga a quella del velo sulla testa delle
studentesse musulmane, anche se a noi sembra più grave togliere dai luoghi
pubblici il crocifisso in quanto il crocifisso riassume tutto il contenuto del
cristianesimo cattolico e ortodosso mentre ci è difficile renderci conto del
significato del "velo" per le donne in qualche modo a sua volta
riassuntivo della fede coranica. Il problema dunque appartiene alla vita
pubblica. O si decide una volta per tutte che uno Stato
laico non esibisce, non assume su di sé nessuna appartenenza religiosa, oppure
bisogna cominciare a riflettere sul serio alle conseguenze della unificazione
europea, senza continuare a fingere che i problemi di convivenza di religioni,
di culture, di storia, di costumi profondamente diversi non esistano o siano
facilmente superabili. Sorprende, da questo punto di vista, il silenzio
mantenuto dalla Chiesa in tutti questi anni nei confronti dell'unione europea;
un silenzio che non può essere giustificato soltanto sulla base della volontà
di non interferire con le decisioni politiche dei governi. L'unificazione
europea è ben altro che una serie di trattati: è una "visione del
mondo" e come tale coinvolge tutto l'assetto di vita dei cittadini
costringendoli ad abbracciare quella visione. è stato
il Papa odierno, quando era ancora il Cardinal Ratzinger, a denunciare, in un
suo libro sull'Europa, il carattere marxista di questa visione, con la sua
predominanza dei fattori economici, e a mettere in luce gli inevitabili
collegamenti e interazioni che ne discendono influendo su tutti i piani della
vita. Ma il clero non ha mai ripreso il suo discorso; cardinali, vescovi, religiosi
tacciono, incuranti del compito loro affidato dal Vangelo di prendersi cura del
proprio gregge. Si può vivere senza simboli? Senza immagini, senza segni di
appartenenza di nessun genere? Alcune persone certamente possono, anzi lo
desiderano; ma la maggior parte non può. E non si tratta soltanto di un bisogno
individuale: se si cancellano i simboli, a lungo andare la memoria si
indebolisce, i sentimenti evaporano, l'essenza sparisce insieme al segno. Del
resto i governanti lo sanno bene e contano proprio su questo effetto: per far
diventare "uguali" i cittadini europei bisogna cancellare a poco a
poco i più importanti fattori di differenza. Inutile negarlo: è il
cattolicesimo il più importante. Infatti l'intenzione di Zapatero ha un peso
notevolissimo in quanto la Spagna è "la cattolica" per definizione.
Si potrebbe domandarsi perfino se avrebbe avuto il coraggio di togliere le
immagini della Madonna se fossero state al posto del crocifisso. Comunque è
arrivata per tutti i cattolici l'ora di affrontare questo
problema. Quasi tutta la storia d'Europa sta per andarsene. Storia religiosa,
ma anche storia dell'arte, storia della musica, storia del pensiero. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 06-07-2008)
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"Era un amico
vero ed è stato un grande ambasciatore del balon"
Chi trova un amico trova un tesoro": un adagio che non finisce di stupire
tanto è toccante la sua attualità e lucida la sua interpretazione. Certo: negli
ultimi tempi la parola amico ha perso molto del suo valore originale e del suo
fascino primigenio, un termine dilatato, troppo allargato per il paradossale
attimo odierno. Oggi chiamiamo "amico" il vicino di casa che
riusciamo appena a sopportare, o il collega d'ufficio, con il quale scambiamo
qualche parola convenzionale, o ancora il dirimpettaio, o il postino, il lattaio
o chiunque abbia a che fare con la nostra quotidianità o altri che, il qualche
modo, ci hanno reso un favore. Ma "amico" o "amicizia" per
Pino erano più di un patto, più di un obbligo: erano davvero un impegno, da
dimostrare e mantenere sempre, e comunque, senza carte, nè firme, ma soltanto
con un gesto di assenso sull'esempio dei vecchi commercianti che
"sancivano" un contratto sputando sul palmo della mano. Pino non
amava i discorsi troppo lunghi e sovente rimbrottava i parroci per questo:
poche parole, ma chiare. Ed è sopratutto per la stringatezza e l'essenzialità
del suo vivere che intendo ricordare Pino, uomo semplice, amico della campagna
e dei suoi derivati, come il "balun" che lui concepiva come dono
degli dei immateriali e senza tempo, improvvisamente catapultati in Langa,
paradiso terrestre dei suoi sogni. Saremo in tanti alla sua messa di ricordo e
poi alla Cascina Pola, lungo la strada che porta al mare: Piccinelli, Bertola,
Berruti, forse il Livio, Berruti, olimpionico nel '
( da "Stampa, La" del 06-07-2008)
Argomenti: Laicita'
APPUNTAMENTI,
INCONTRI, CELEBRAZIONI Agenda religioni A CURA DI DANIELE SILVA ATTIVITÀ A
VALLO TORINESE Sabato 5 luglio alle 21 nel centro parrocchiale Maria Orsola
Bussone a Vallo Torinese si tiene un incontro con Louisa e Karl-Heinz
Fleeckenstein, archeologi e guide di gruppi di pellegrini della diocesi
torinese in Israele, su "Costruire i ponti verso i cristiani nella Terra
Santa". Domenica 6 alle 10 è prevista una messa per il 38º anniversario
della morte della Serva di Dio Maria Orsola Bussone, per la quale è in corso la
causa di beatificazione. Alla chiesa parrocchiale San Secondo Martire, sempre a
Vallo Torinese. PREGHIERA ECUMENICA L'associazione "Insieme per Graz"
organizza sabato 5 un incontro di preghiera ecumenica nella parrocchia
ortodossa di Santa Parascheva, in via Cottolengo 24. La serata (che parte alle
21) si intitola "La luce di Cristo illumina tutti. Terza Assemblea
ecumenica europea di Sibiu". WEEKEND AL MILAREPA Il 5 e il 6 giugno il
centro buddhista Milarepa di largo Beato Umberto 8 di Avigliana organizza un
fine settimana di lezioni con il Lama Konciog Luigi, su "Il potenziale
dell'illuminazione", seguito degli incontri precedenti basati sul testo di
Gampopa, "Prezioso ornamento di liberazione". Gli orari sono: sabato
15-18,30, domenica 10-12,30 e 15-18,30. Per partecipare è richiesta la quota
associativa. Informazioni su www.centromilarepa.org. SILVIO DISSEGNA Come ogni
anno gli "Amici di Silvio" si riuniscono per celebrare Silvio
Dissegna, nel quarantunesimo anniversario della nascita. Appuntamento domenica
6 luglio alla parrocchia Beata Vergine Consolata di La Longa (Poirino). Alle
14,30 proiezione di documentario sulla vita di Silvio Dissegna, alle 15 rosario
meditato, alle 16 la messa e alle 17 visita alla tomba nel cimitero di Poirino.
INCONTRO SUL RAZZISMO La Comunità Ebraica di Torino, in collaborazione con il
comitato "Oltre il razzismo", organizza una conferenza dal titolo
"Società e Xenofobia". Lunedì 7 luglio a partire dalle 21 al centro
sociale di piazzetta Primo Levi 12 si confrontano sul tema Francesco Ciafaloni,
Ilda Curti, Andrea Giorgis, Fredo Oliviero, Pino Petruzzelli, Luciano
Scagliotti e Voislaw Stoiovich. SERVIZIO CIVILE CON LA DIACONIA VALDESE C'è
tempo fino al 7 luglio per presentare le domande per i progetti di servizio
civile della Diaconia valdese. I giovani dai 18 ai 28 anni possono scegliere
tra settanta posti a Torino e provincia oltre che a Firenze, Roma, Napoli e in
Sicilia. I progetti riguardano l'educazione dei minori e dei disabili,
l'assistenza anziani, ambiente e promozione culturale; la partecipazione a
questi progetti da diritto a crediti formativi per il tirocinio universitario.
Per informazione, 0121/953.122 o serviziocivile@diaconiavaldese.org. ANIMATORI LITURGICI Si svolge da domenica