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TARTICOLI DEL 5-6 giugno 2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (15)
Piazza San Giovanni non sarà la "meta"
finale del Gay Pride in programma sabato a Rom
( da "Messaggero,
Il" del 05-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Dirò di più: concludere il corteo in una piazza laica e politica dove da anni si chiudono numerose manifestazioni, come piazza del Popolo, è anche una scelta più adeguata rispetto a piazza San Giovanni". In Campidoglio ieri si è tenuto il convegno "Gay Pride made in Italy. Quale modello?".
E'
giusto abbandonare gli stereotipi (di destra e di sinistra) su don Milani
( da "Liberazione"
del 05-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: viva e laica". Vent'anni, tre opere fondamentali. Un pensiero e una vita esemplari, di grande attualità. Da studiare con rigore scientifico. Da farci i conti senza sconti. Senza pregiudizi, etichette e gelosie da vestali un po' inacidite. Don Milani appartiene alla sua Chiesa, ma anche alla società italiana.
I
conti in tasca a Santa Romana Chiesa
( da "Unita,
L'" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: lo Stato indebolito, quasi succube. E poiché un paradosso tira l'altro, nota Maltese, citando autorevoli commentatori cattolici (di solito decisamente più acuti e coraggiosi di tanti maestri del pensiero laico), la Chiesa non è mai stata così forte mediaticamente ed economicamente, e così debole nella sua "presa" sul quotidiano.
<Se
vi dicessi che sono timido?> ( da "Corriere della Sera"
del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laiche o cattoliche, eppure lui ha una marea di fan di tutte le età che lo seguono come un guru. "Sabato a San Siro ho visto i Negramaro, sono bravissimi, ma lo stadio non era pieno. Perché i padroni del Meazza siete tu e Vasco". Comincia così il Faccia a Faccia presentato dalla responsabile del ViviMilano Silvia Vedani e moderato da Mario Luzzatto Fegiz nella Sala Buzzati gremita.
QUANDO
IL PAPA PIACE AI LAICI ( da "Corriere della Sera"
del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: obiezioni della Chiesa per poi decidere nel pieno rispetto del carattere laico dello Stato è una regola buona solo a seconda delle convenienze. Se è infatti legittimo il monito cattolico sulla riduzione della semplice clandestinità a reato passibile di sanzioni carcerarie, come possono diventare illegittimi i suoi interventi su altre materie sulle quali lo Stato deve legiferare?
Incensa
la Chiesa e frena sulla laicità: il Cavaliere a rapporto da Ratzinger
( da "Unita,
L'" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: una "ricchezza per lo Stato" puntualizza "per la sua millenaria esperienza, per il suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle fasce sociali più deboli". Quindi detta la sua ricetta per un Stato che voglia restare laico: "Deve fuggire dal pericolo ideologico di diventare settario o addirittura totalitario".
Berlusconi:
la Chiesa è una ricchezza ( da "Corriere della Sera"
del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Interviste in cui il Cavaliere ha difeso il ruolo politico della Chiesa cattolica: "La Chiesa rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo essere e restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine totalitario. Il dialogo è assolutamente positivo, è nella natura della società".
"la
chiesa è una ricchezza dello stato laico" - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La Chiesa rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo essere e restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine totalitario". Parole accolte Oltretevere come miele. Monsignor Rino Fisichella applaude e intravvede all'orizzonte il riconoscimento del ruolo delle scuole cattoliche.
La
missione dei laici apostoli della Chiesa senza libertà di parola
( da "Corriere
della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laicato" - ciò che il Concilio chiamò "sacerdozio comune" e il codice di diritto canonico "cristifedele" - si ripresenta come chiave d'un discontento severo, come quello che Fulvio De Giorgi (studioso dell'Università Cattolica, finché ha potuto), affida a un libro dal titolo ironicamente favolistico, Il brutto anatroccolo (
L'autore
( da "Corriere
della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: - pag: 56 categoria: BREVI L'autore Fulvio De Giorgi è stato professore di Storia dell'educazione all'Università Cattolica di Milano. Ora insegna all'università di Modena e Reggio Opere Tra i suoi libri: "Laicità europea" "La storia e i maestri" e "Antonio Rosmini e il suo tempo" FULVIO DE GIORGI Il brutto anatroccolo.
Castalda
Musacchio Sarà piazza Navona alla fine la location scelta per concludere domani
il pride romano ( da "Liberazione"
del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un segnale di apertura e non di chiusura totale come è stato per la capitale. Al corteo romano Vladimir Luxuria invita gli studenti: il corteo dice è anche di "tutti coloro che ancora credono in una scuola pubblica e laica". Intanto è certo che, dietro il pullmann fucsia a due piani che lo aprirà, ci saranno venti carri allegorici, tra i quali quello del Mario Mieli/Muccassassina:
Berlusconi
dal Papa: "Piena sintonia"
( da "Giornale.it,
Il" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di Anna Maria Greco Il premier oggi in visita alla Santa Sede: "La Chiesa è una ricchezza per lo Stato". E ricorda un complimento di Giovanni Paolo II. Famiglia ed etica: i temi che stanno a cuore al Vaticano Roma - La Chiesa rappresenta "una ricchezza per lo Stato", che deve restare laico ma "fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e addirittura totalitario".
Ecco
come si distingue un cattolico in politica
( da "Giornale.it,
Il" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: E questo vuol dire due cose: il partito dei cattolici, che per tanto tempo si è inseguito, non funziona, le decisioni dei cattolici sono basate su ragioni mondane; l'altro dato è che nonostante i timori per l'ingerenza della Chiesa l'Italia è uno Stato laico: la Chiesa ha le sue opinioni, ma il cattolico prende le sue decisioni senza mediazioni".
Se
è la Bonino a far la questua ( da "Giornale.it, Il"
del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Assodato che la biondina scoppietta a intermittenza e difende la laicità in base a bizzose convenienze, vediamo se ha i titoli per dare dello scroccone al Papa. Sono poi così puri i radicali ultima versione? Li abbiamo visti all'opera nella recente campagna elettorale. L'intera trattativa col Pd di Walter Veltroni è stata una questua di posti e soldi.
( da "Messaggero, Il" del 05-06-2008)
Argomenti: Laicita'
A. La decisione, contestata
dalle associazioni omosessuali, è stata presa ieri sera dal Comitato
Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza. La giornata dell'orgoglio omosessuale
è stata ritenuta evidentemente non compatibile con un convegno e un concerto
sacro dell'Università Pontificia che si terranno, sempre dopodomani, nella
basilica lateranense davanti alla Scala Santa. Oggi il Questore sceglierà
probabilmente piazza del Popolo come sede alternativa della manifestazione.
"Vorremmo capire le reali motivazioni della incompatibilità dice Fabrizio
Marrazzo, presidente della Arcigay Roma La piazza è tanto grande... E poi non
comprendiamo perché la decisione venga comunicata così in ritardo, a soli tre
giorni dalla manifestazione". Le associazioni degli omosessuali sostengono
di aver presentato la richiesta in anticipo rispetto a quella dell'Università
Pontificia. La Questura, a loro dire, avrebbe dato un assenso di massima già
l'11 aprile scorso, cioè due giorni prima delle Elezioni Politiche. Aurelio
Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, parla addirittura di
"provocazione politica". "Non è ammissibile dice che dopo che
l'autorizzazione è stata data dalla Questura, si scopra che la stessa è stata
ritirata. Le associazioni che promuovono l'evento avevano deciso di concludere
la manifestazione nella stessa piazza. Se ciò è dovuto al fatto che all'interno
dei palazzi Lateranensi si tiene un convegno internazionale ciò si
prefigurerebbe come un'inutile provocazione politica". Mancuso aggiunge di
"non capire quali problemi d'ordine pubblico potrebbero sorgere tra una
parata che sfila nelle vie di Roma e un'iniziativa della gerarchia cattolica
dentro le mura della Basilica?". L'unica a non perdersi d'animo è la
presidente di Gay Project Imma Battaglia: "Il problema del Gay Pride non è
la piazza, ma rappresentare la nostre istanze. Dirò di più:
concludere il corteo in una piazza laica e politica dove da anni si chiudono
numerose manifestazioni, come piazza del Popolo, è anche una scelta più
adeguata rispetto a piazza San Giovanni". In Campidoglio ieri si è tenuto
il convegno "Gay Pride made in Italy. Quale modello?". C'erano
esponenti del Centrodestra e del Centrosinistra, della maggioranza e della
minoranza comunale. "Finalmente aggiunge la battaglia destra e sinistra si
ritrovano sedute ad un tavolo a parlare di Gay Pride". Oltre a lei,
c'erano Umberto Croppi, assessore capitolino alla Cultura, il deputato del Pdl
Benedetto Della Vedova, il deputato del Pd Paola Concia e l'assessore alla
Cultura della Provincia di Roma Cecilia D'Elia. Un convegno pacato e disteso,
di aperture reciproche tra la politica, e soprattutto il Pdl, e il mondo
omosessuale. Con una coraggiosa affermazione di Croppi: "Il diritto di
famiglia dovrebbe essere ripensato, perchè oggi alcune situazioni richiedono un
aggiornamento: discutiamone con la dovuta serenità". Della Vedova,
riferendosi alle aspettative degli omosessuali, dice che "il tema rischia
di diventare un problema per il Centrodestra se non viene affrontato in modo
esplicito". "È necessario ha concluso Della Vedova fra gli applausi -
aprire un dialogo scevro da considerazioni ideologiche".
( da "Liberazione" del 05-06-2008)
Argomenti: Laicita'
A Mario Lancisi,
giornalista e scrittore, autore di vari saggi e libri su Don Lorenzo Milani,
abbiamo chiesto un parere, dopo l'intervento del ministro della cultura Sandro
Bondi che ha messo in discussione l'appartenenza alla sinistra del pensiero del
priore di Barbiana. Mario Lancisi Caro direttore, condivido pienamente
l'auspicio da te espresso nell'editoriale del 25 maggio ("Bondi, stavolta
hai ragione tu: riprendetevi don Milani") perché "il mondo cattolico,
anche quello moderato e centrista del quale il ministro fa parte, riscopra Don
Milani, lo studi, lo sperimenti, è una cosa che trovo meravigliosa". Don
Milani sdoganato anche dal centrodestra: era l'ora. Finalmente verranno meno,
lo spero, le strumentalizzazioni di parte, le facili etichette e le indebite
annessioni, che ne hanno limitato una comprensione più profonda. La Chiesa ha
esaltato l'ortodossia di don Milani in contrapposizione a qualsiasi tentativo
di approfondire la carica eversiva della sua opera e del suo pensiero rispetto
al potere religioso e politico. Un prete obbediente, non un agitatore sociale.
La sinistra lo ha usato spesso come clava polemica contro il tradizionalismo
cattolico e il conservatorismo democristiano, ma ha evitato, soprattutto sui
temi della scuola e della guerra, di farci seriamente i conti. Infine la destra
è passata dalla criminalizzazione del prete rosso e del precursore dell'odiato
'68 ad una lettura strumentale di spezzoni di frasi (ad esempio sulla scuola
privata). E' l'ora di finirla con questi stereotipi sul priore di Barbiana. Non
solo per amore della verità storica, ma soprattutto perché una lettura
superficiale, strumentale e da marketing politico del pensiero di don Milani ci
preclude la possibilità di cogliere appieno la grandezza e la straordinaria
attualità di "uno dei due più grandi intellettuali del secondo
novecento", come scrivi tu. L'altro, e concordo, è stato
Pasolini, e tra i due ci sono stati felici annusamenti. In realtà don Milani è stato sottovalutato come grande intellettuale, come
straordinaria coscienza critica della società italiana degli anni Cinquanta e
Sessanta, perché si è trovato ad operare nell'Italia della guerra fredda,
stretto tra troppe chiese, lui che era, come sottolinei, un idolatra della
verità senza "se" e senza "ma". La fretta
dell'imbalsamazione, del santino religioso e politico è prevalsa sulla capacità
di farsi interpellare, mettere in discussione, come invece fece ad esempio
Pietro Ingrao che, nel 1965, salì a Barbiana e si sottopose al processo senza
riguardi cui il priore e i suoi ragazzi era solito sottoporre gli ospiti,
specie se famosi. Don Milani fu un prete, un uomo di Dio e del Vangelo: su
questo non ci sono dubbi. Però dalla radice di una forte esperienza di fede e
di ortodossia ecclesiale, è cresciuto un tronco d'albero, un pensiero civile,
culturale e sociale che può essere usufruibile da quanti lottano per una
società più democratica, socialmente giusta, pacifica e non violenta. Don
Milani fu ordinato sacerdote nel
( da "Unita, L'" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del I conti in tasca a Santa Romana Chiesa di Giancarlo De Cataldo P
erché siete diventati, di colpo, così duri, così intransigenti, ho chiesto a un
amico cattolico, un signore ben addentro alle vaticane cose? Perché tanta
insistenza, così ossessiva, sulla morale individuale, sulla sessualità, sulla
tradizione? Perché quando abbiamo mollato, è stata la laconica risposta,
stavamo scomparendo. Papa Giovanni, la Populorum Progressio, la Promozione
Umana, la Teologia della Liberazione... tutto questo ci stava condannando
all'estinzione. Tutte le fedi si rafforzano, noi non potevamo tirarci indietro.
Il dialogo, in sostanza, non paga. E il rafforzamento della fede costa, e costa
caro. La Chiesa impiega solo una parte minima dell'8 per mille in opere di
carità (fonte Cei). Il resto va in proselitismo, in rafforzamento
dell'istituzione. Nella gestione di molteplici attività a sfondo
imprenditoriale. E in egemonia culturale. Ecco una delle tante informazioni che
si ricavano da La Questua, l'inchiesta di Curzio Maltese sul potere economico
della Chiesa cattolica che ha meritato all'autore gli strali del cardinal
segretario di Stato della Santa Sede (con la collaborazione di Carlo Pontesilli
e Maurizio Turco, Feltrinelli serie bianca, pagine 172, euro 14,00). Finiamola!
ha tuonato l'altissimo prelato. La lettura del libro giustifica una simile
reazione: Maltese, nella sua documentatissima indagine, ignora e trascura la
superficie, il pettegolezzo, il facile veleno del gossip. Va diritto al cuore
del problema, usando un punto di vista particolare - diciamo il "viaggio
del denaro" - come escamotage narrativo per raccontare una storia ben più
problematica e articolata. E costringe il lettore a confrontarsi con il tema
del rapporto fra Chiesa e Stato nell'Italia di oggi, e, più in generale, fra
laici e credenti nel mondo contemporaneo. La Chiesa costa ogni anno, alle
tasche degli italiani, quattro miliardi e passa di euro. Approssimato per
difetto, l'equivalente del costo della "Casta" secondo il bestseller
di Stella&Rizzo. Soltanto una piccola parte di questo "bendiddio"
(come abbiamo visto) finisce in opere di assistenza e concreta carità. La Chiesa
dispone di un patrimonio immobiliare talmente imponente da sfuggire, nella sua
reale estensione, agli stessi detentori. La Chiesa è uno dei più intelligenti e
spregiudicati operatori turistici sul mercato. Notizie di pubblico dominio,
oltretutto mai smentite (e non risultano, allo stato,
querele). Maltese scrive per un giornale che ha appoggiato i governi di
centrosinistra mentre la Chiesa sembra essersi da tempo "posizionata"
sull'opposta sponda. Eppure, la Questua è decisamente bipartisan. Sottolinea
come l'intera classe politica- tranne rarissime eccezioni- sia da sempre
estremamente sensibile al prestigio (e al peso elettorale) della Chiesa. Non
omette di menzionare, ma anzi evidenzia, assai criticamente, l'impegno del
cattolico Prodi nell'evitare il confronto, sollecitato dall'Unione Europea, sui
privilegi fiscali dei beni ecclesiastici. Riconosce al centro-sinistra il
"merito" di aver favorito le scuole cattoliche con agevolazioni
negate per cinquant'anni dai governi a maggioranza democristiana. Maltese non è
nemmeno un acceso anticlericale. Non tratta la Chiesa da "casta" in
termini sprezzanti. Evita accuratamente giudizi approssimativi, rifiuta di
confondere santi e faccendieri, si allontana orgogliosamente dal coro dei
livorosi libellisti che alimentano la cultura del sospetto e del mugugno. Il
suo rispetto nei confronti dell'istituzione d'oltretevere è palese. Ammira i
preti di frontiera, i volontari che combattono in situazioni estreme, gli
ambasciatori di pace, quelli che combattono dalla parte degli ultimi. A tratti affiora
persino una venatura di nostalgia per quell'Italia più povera, ma più solida e
solidale, nella quale alla parrocchia e alla sezione del Pci era rimesso il
compito, fondamentale, di accompagnare, sostenere, educare i nostri ragazzi.
Nonostante tutto questo, o, meglio, proprio a causa di tutto questo, ben si
comprendono il diktat prelatizio e la "reazione a catena" degli
ambienti cattolici di cui parla, nell'introduzione al
volume, Ezio Mauro. Maltese ha un peccato originale: è un laico. E lo rivendica
nel momento nel quale più acuto e conflittuale è il distacco fra il sentire
laico e quello religioso. Il suo racconto, intessuto di regalìe, spregiudicate
operazioni finanziarie, abili inziative imprenditoriali, segnato da qualche
nefandezza e da qualche eroismo, coinvolge davvero tutti: santi e faccendieri,
credenti e non. E il "viaggio" del denaro e dei beni materiali può
illuminarci, sui nodi di fondo, meglio di tanti saggi di ben più ambizioso
spessore. Fra Stato e Chiesa c'è un patto non scritto. Lo Stato, smantellando
il welfare, si ritira da territori che la Chiesa prontamente occupa. Gli
ultimi, abbandonati a sè stessi dall'imperante neoliberismo, sono affidati alle
mani amorevoli di un'istituzione millenaria. Donazioni, esenzioni,
accumulazioni sono il prezzo dello scambio. Ma un simile accordo può reggere, e
rivelarsi un bene per tutti, solo a condizione di assoluta reciprocità. Il che
accade quando il laico e il credente, e le istituzioni che li rappresentano, si
"sentano" simili. Ovvero, rispettino ciascuno le sfere di propria
competenza. Argomento che è alla base del sentire laico ma che, oggi, la grande
maggioranza dei credenti rifiuta. La grande bestia nera della fede si chiama
relativismo etico. Categoria concettuale incompatibile con il regno dell'assoluto
che impone altrettanto assoluta adesione. Nelle parole dell'amico addentro alle
vaticane cose c'è il riconoscimento di una verità che il laico Maltese non può
non condividere: esiste, oggi, un limite, nel dialogo, oltre il quale il
credente non può spingersi. Anche perché - in perfetta buona fede - per un
credente, oggi più che mai, il laico è un oggetto misterioso. Come può
accadere, ad esempio, che un laico si prodighi per gli ultimi, assista i
malati, si prenda cura della famiglia se non gliel'ha comandato Dio? Perché non
si limita ad arricchirsi e a peccare, come ogni altra creatura che non è ancora
stata toccata dalla Luce? Dal mistero alla conversione il passo è breve. Quella
pecorella smarrita deve essere ricondotta alla ragione. Rectius: alla fede. In
questa situazione di contrapposizione, è quanto meno paradossale che uno dei
due contendenti finanzi generosamente l'altro. Ma è esattamente ciò che accade,
oggi, in Italia. Ed è la rivelazione del paradosso, con ogni evidenza, a
suscitare lo "scandalo". Lo Stato, ufficialmente laico, finanzia
un'istituzione che non riconosce il valore della laicità, ed utilizza, in larga
misura, i soldi che le vengono elargiti per rivendicare la propria ostilità
contro di essa. La Chiesa istituzione ne esce rafforzata, lo
Stato indebolito, quasi succube. E poiché un paradosso tira l'altro, nota
Maltese, citando autorevoli commentatori cattolici (di
solito decisamente più acuti e coraggiosi di tanti maestri del pensiero laico),
la Chiesa non è mai stata così forte mediaticamente ed economicamente, e così
debole nella sua "presa" sul quotidiano. Proprio quella
"presa" che l'egemonia culturale dovrebbe garantire. Difficile dar
torto ai cardinali e ai commentatori che intuiscono l'humus insidioso di questo
libro. Difficile, anche, dar torto ai fatti che Maltese enuncia. E forse
impossibile condividere la sua speranza finale: che, cioè, un giorno (ma
quando?) una forza autenticamente riformista e riformatrice batta un colpo alle
porte del Vaticano. NELLA "QUESTUA" Curzio Maltese indaga sul
"viaggio del denaro" verso il Vaticano: quattro miliardi di euro
l'anno, dei quali solo una parte minima viene destinata a opere di carità.
( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-06-06 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Da vicino Ieri il rocker, sul palco di San Siro il 4 e 5 luglio, al
Faccia a Faccia di ViviMilano "Se vi dicessi che sono timido?"
Ligabue incalzato dai fan risponde a tutto: da Mancini all'amore L uciano
Ligabue odia le tessere e le associazione laiche o
cattoliche, eppure lui ha una marea di fan di tutte le età che lo seguono come
un guru. "Sabato a San Siro ho visto i Negramaro, sono bravissimi, ma lo
stadio non era pieno. Perché i padroni del Meazza siete tu e Vasco".
Comincia così il Faccia a Faccia presentato dalla responsabile del ViviMilano
Silvia Vedani e moderato da Mario Luzzatto Fegiz nella Sala Buzzati gremita.
Il Liga non fa mistero di essere timido: "Preferisco scrivere. Di me
racconto fin troppo nelle canzoni, a riparlarne ho pudore ". Ma ora c'è il
nuovo tour che debutterà proprio a San Siro il 4 e il 5 luglio. "Un
concerto che si rinnova grazie all'intervento del batterista e del bassista,
gli americani Michael Urbano e Kaveh Rastegar", sottolinea. La fede
interista del Liga è nota, scatta la domanda sull'avvicendamento dell'allenatore.
"Ho sofferto per il licenziamento di Mancini, sono tra i pochi a cui è
simpatico, amo la sua schiettezza. Deve essere successo qualcosa di pesante. Ma
sempre Inter tiferò". Ricorda "Ho citato Riccardo Ferri in "A
che ora è la fine del mondo?" e Oriali in "Una vita da
Mediano"". Le "adepte", sono in netta supremazia. Ragazze
come Chiara, 21 anni, che vedendolo sospira "mamma mia", neanche
fosse Brad Pitt. Comunicano con i titoli o citando brani. A chi è dedicato "Il
mio pensiero"? "Racconto di una cosa che ho vissuto in passato ma
stanno arrivando feedback potenti. Da questo sentimento poco utile che è la
malinconia escono cose belle. Momenti in cui tutto sembra giocare contro".
E cita: "Cosa c'entra questo cielo lucido/ Che non è mai stato così blu/ E che se ne frega delle nuvole". A
spiegare il Ligapensiero di oggi è "Niente paura". "La paura è
umana ma inutile. Non ti mette al riparo del male mentre un po' di audacia ti
fa vivere meglio". I fan vogliono sapere tutto. "Faccio jogging tutte
le mattine, non mangio mai prima dei concerti sennò avrebbe ragione Neri
Marcoré quando mi imita...". Qual è la canzone che ti rappresenta?
""Ho perso le parole": Freccia mette in circolo amore ed eroina,
due forme di dipendenza. Le parole sono di troppo". Per il resto il rocker
è un papà: di Lorenzo-Lenny, 10 anni, e Linda 4. E festeggia i 18 anni di
carriera cominciati con "Balliamo sul mondo ". Non ti stanchi di
cantarla? chiede Valentina, che la ascolta da quand'era piccola. "No. A
differenza di alcuni colleghi più raffinati di me che non fanno mai quello che
la gente vuole, io godo quando tutti cantano. Perché non lo sapete, ma lo
spettacolo siete voi". Maria Teresa Veneziani Confidenze Luciano Ligabue,
da Correggio, 48 anni. "Ho fatto il ragioniere perché mio padre era
disoccupato" (foto Barbaglia).
( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-06-06 num: - pag: 1 autore: di
PIERLUIGI BATTISTA categoria: REDAZIONALE IMMIGRAZIONE QUANDO IL PAPA PIACE AI
LAICI Q uesta volta Papa Ratzinger è piaciuto ai laici. E siccome è piaciuto ai
laici, in quest'occasione non si sono sentite le consuete vibrate proteste
contro l'indebita "interferenza " vaticana o contro l'inammissibile
"intromissione " ecclesiastica negli affari di uno Stato geloso della
propria laicità. Non un proclama. Nemmeno una voce, se non quella solitaria dei
radicali cui, si sa, non difetta la coerenza. Eppure i retroscena politici sono
concordi nel riconoscere alla moral suasion esercitata dal Vaticano uno dei
motivi che hanno indotto il premier Berlusconi, alla vigilia dell'incontro con
Benedetto XVI, a sfumare la sua posizione sul reato di immigrazione
clandestina. Del resto se, come sembra, i retroscena dicono il vero, non
sarebbe una cattiva notizia. Che il capo del governo, su una materia anch'essa,
come usa dire, eticamente sensibile, ascolti il parere di un'autorità morale
come la Chiesa cattolica (per poi decidere in piena autonomia) è un segno di
attenzione culturale non banale. Un'attenzione estesa ai pareri
dell'opposizione, degli organismi internazionali, di tutto il mondo culturale
su un tema così fondamentale per la dignità umana da richiedere sensibilità,
una durezza mai disgiunta da un minimo di pietas, una soluzione pragmatica e
non l'esibizione di un vessillo ideologico. Parlare con la Chiesa (come con
tutti) dunque si può. Ascoltarne i suggerimenti (come quelli di tutti) non è in
quanto tale sintomo di lesa laicità. Riconoscerne l'autorevolezza non è un
segno di subalternità neoclericale. Proprio il silenzio di questi giorni, se
confrontato al clamore che ha accompagnato casi analoghi, significa però che il
riconoscimento di un tale principio è soggetto alle volubili intermittenze
della ragion politica. Che il tener conto delle obiezioni
della Chiesa per poi decidere nel pieno rispetto del carattere laico dello
Stato è una regola buona solo a seconda delle convenienze. Se è infatti
legittimo il monito cattolico sulla riduzione della semplice clandestinità a
reato passibile di sanzioni carcerarie, come possono diventare illegittimi i
suoi interventi su altre materie sulle quali lo Stato deve legiferare?
Se la Chiesa dice la sua sul trattamento degli immigrati clandestini, o
sull'amnistia, oppure sulla spedizione italiana in Iraq (su temi insomma sempre
molto cari alla sinistra), è giusto fare attenzione, e se invece interviene sull'aborto,
o sull'eutanasia, allora bisogna fermamente rintuzzare l'attacco allo Stato
laico? Questo doppio standard nasce dalla difficoltà di ammettere che non
esistono leggi dello Stato eticamente "neutrali", sulle quali
l'intervento della Chiesa sarebbe arbitrario, e altre così cariche di valori
morali da permettere anche alla Chiesa di esprimersi. Il modo di trattare i
clandestini o la difesa intransigente della pace avrebbero una valenza morale.
Ma non l'aborto, l'eutanasia, rubricate a intangibile sfera dei "diritti
civili " e, perciò, in quanto tali di esclusiva pertinenza della sfera
laica. Invece il diritto di intervento culturale e morale da parte
dell'autorità cattolica non può essere dimezzato, sebbene una regola molto
semplice faccia fatica a imporsi in Italia: nella discussione sui valori che
ispirano le leggi ogni voce è libera, ma nella decisione è invece libero lo
Stato. Da oggi, forse, c'è una ragione in più per sostenerla.
( da "Unita, L'" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del OGGI L'UDIENZA CON BENEDETTO XVI Incensa la Chiesa e frena sulla
laicità: il Cavaliere a rapporto da Ratzinger di Roberto Monteforte / Città del
Vaticano Vuole essere lui Silvio Berlusconi, l'unico, vero interlocutore
politico della Chiesa in Italia. Liberatosi da chi nel centrodestra come il
leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, poteva ambire ad essere sponda delle
sollecitazione vaticane sui "valori non negoziabili", ora che nel suo
governo non spiccano interlocutori che possano presentarsi come referenti
sicuri per i Sacri Palazzi, è tutta sua la piazza. D'altra parte, l'unica
personalità dell'esecutivo su cui la gerarchia vaticana può contare è un suo
fedelissimo, quel Gianni Letta, mente politica e gran tessitore di rapporti
diplomatici del premier, talmente di casa e stimato Oltretevere da essersi
guadagnato l'ambito titolo di "gentiluomo di Sua Santità". Con
l'incontro di oggi Berlusconi sa di giocarsi la carta dello statista, malgrado
le intemperanze della maggioranza che lo sorregge. Lo fa partendo dall'apertura
di credito già assicuratagli da Benedetto XVI con il pubblico apprezzamento nel
suo discorso ai vescovi italiani per quel "clima nuovo" del paese e
per quell'assunzione di responsabilità da parte dell'intera classe politica,
impegnata a favore del "bene comune" apertasi. È l'effetto dopo-voto
osservato con compiacimento dal pontefice. La Chiesa afferma di apprezzare
stabilità e governabilità e il premier è pronto ad incassare. Mentre si
affinano i temi dell'agenda del faccia a faccia tra il premier e il pontefice,
cui hanno lavorato Gianni Letta, l'"uomo ponte" tra le due sponde del
Tevere e il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, spiana la strada
all'incontro un'inconsueta e ampia intervista concessa da Berlusconi
all'Osservatore Romano e a Radio Vaticana. "La Chiesa è una ricchezza per
lo Stato e il dialogo è aperto su ogni argomento" è la premessa
impegnativa e suadente del premier che si fa garante ad un tempo delle
prerogative e libertà della Chiesa, compreso quello di dire pubblicamente la
propria, e della laicità dello Stato. Si ritaglia il ruolo di campione di
quella "sana laicità" evocata anche nel recente viaggio negli Usa da
papa Ratzinger. "La Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto
di esprimere le proprie valutazioni e lo Stato laico poi esprimerà un suo
giudizio e potrà seguire queste valutazioni nella sua azione politica"
rassicura. "Con la Chiesa - aggiunge - è possibile ogni dialogo su ogni
argomento" dato che, afferma, "la nostra Costituzione su questo punto
è molto chiara". "Quindi - prosegue Berlusconi - non ci possono
essere preclusioni alla manifestazione di opinioni e principi da parte di
alcuno". Rigetta così la possibile accusa di ingerenza lanciata contro una
Chiesa che spesso non si limita ad indicare le sue verità, ma fa anche pesare i
suoi veti. Per Berlusconi la Chiesa è e continuerà ad essere un interlocutore
essenziale, una "ricchezza per lo Stato"
puntualizza "per la sua millenaria esperienza, per il suo contatto con
tutte le fasce sociali, a cominciare dalle fasce sociali più deboli".
Quindi detta la sua ricetta per un Stato che voglia restare laico: "Deve
fuggire dal pericolo ideologico di diventare settario o addirittura
totalitario". Perciò - spiega "il dialogo che precede il
rapporto tra Stato e Chiesa è un dialogo assolutamente positivo che risiede
nella natura stessa della società e dimostra la libertà e la pluralità della
società". Conclude che "sarebbe una perdita significativa di libertà
per lo Stato escludere e soffocare manifestazione e convinzioni della
Chiesa". Nel suo ragionare il premier spazia da problemi come l'emergenza
alimentare e le contraddizioni della globalizzazione - cui la Santa Sede è
sensibilissima - al centro della recente assemblea della Fao, al ruolo della Ue
e dell'Europa di fronte alle emergenze sociali, compresa la questione
giovanile, rassicura la Chiesa che chiede valori di riferimento da offrire per
contrastare il pericolo dell'egoismo sociale. Indica le iniziative che il
governo assumerà a favore della famiglia. Rassicura sul nuovo clima politico
tra maggioranza, governo e opposizione. Offre aperture e disponibilità al suo
illustre interlocutore che lo riceverà questa mattina in udienza. Ed anche
possibili risposte ai temi che molto probabilmente Benedetto XVI gli sottoporrà
e poi affronterà con il cardinale Bertone. Troverà un interlocutore attento e
disponibile. È indicativa quell'inusuale espressione di "gioia" usata
dal Papa nel suo discorso ai vescovi, per sottolineare il nuovo clima
registratosi con il dopo elezioni. Come il costante richiamo del pontefice al "bene
comune", alla difesa della vita e contro l'aborto, con l'esplicito invito
a rivedere la legge 194, quindi le esigenze delle famiglie, istituto da
rafforzare e da proteggere mettendolo al riparo da possibili equiparazioni con
le unioni civili e introducendo il "quoziente" familiare, e ancora il
nodo del lavoro e della condizione giovanile, l'emergenza educativa che per
Benedetto XVI non vuole dire soltanto valori da trasmettere, ma anche, più
prosaicamente, finanziamenti alle scuole cattoliche . Vi sono i temi di
politica internazionale, vi è anche quello della sicurezza e dell'immigrazione
da coniugare con i diritti della persona. Siamo sul "non negoziabile"
per la Chiesa. E anche per la Lega.
( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE
Oggi il Cavaliere dal Papa Scuola, famiglia, immigrazione e temi etici al
centro dei colloqui Berlusconi: la Chiesa è una ricchezza "Problemi enormi
e confronto necessario, con Veltroni contatti regolari" Col pontefice il
premier parlerà anche dei timori della Chiesa sulla permanenza nei Cpt come
"detenzione dissimulata" ROMA - Finanziamenti pubblici alle scuole
cattoliche, il sostegno alle famiglie e gli sgravi fiscali per chi ha figli,
l'immigrazione, l'attenzione ai temi etici. E' questa l'agenda dell'incontro
che oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrà con il Papa, subito
prima di un altro colloquio, con il segretario di Stato cardinal Tarcisio
Bertone. Sono temi che lo stesso Benedetto XVI ha in parte anticipato, di
fronte ai vescovi italiani, e che il premier ha toccato ieri, in due interviste
congiunte, con l'Osservatore Romano e con Radio vaticana. Interviste
in cui il Cavaliere ha difeso il ruolo politico della Chiesa cattolica:
"La Chiesa rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo
essere e restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico,
settario e alla fine totalitario. Il dialogo è assolutamente positivo, è nella
natura della società". Berlusconi ha affermato, anche con altre
parole, il diritto del Vaticano di esprimersi su qualsiasi tema sociale:
"è possibile ogni dialogo su ogni argomento. La Costituzione è molto
chiara, non ci possono essere preclusioni a manifestazioni di opinioni. La
Chiesa ha tutto diritto di esprimere le sue valutazioni, e lo Stato laico può
esprimere un suo giudizio e poi potrà seguire queste valutazioni. Io ritengo
che sarebbe un perdita significativa di libertà escludere o soffocare la
manifestazione di queste convinzioni ". Un dialogo, come metodo di governo,
che in un'intervista al Tg1 Berlusconi, ribadisce "necessario " con
tutti, "visto che i problemi sono enormi e che occorrerebbe che tutti
insieme ci tirassimo su le maniche e che si lasciassero da parte tutte le
ideologie e le contrapposizioni per vedere di lavorare per il bene comune. E'
necessario dialogare con l'opposizione, con le parti sociali, con tutti. Non è
un mistero che con Veltroni c'è regolarità di contatti, così come con altri
esponenti dell'opposizione". Nell'intervista a Radio Vaticana Berlusconi
tocca anche uno dei temi che sarà affrontato oggi con il Pontefice, le
politiche fiscali per le famiglie italiane: "L'introduzione del quoziente
familiare è una cosa che abbiamo in mente e che sarà possibile se avremo uno
sviluppo positivo dei conti pubblici nei nostri bilanci ". Altro tema sarà
quello degli aiuti alle scuole cattoliche parificate con le pubbliche. Scontato
anche il tema dell'immigrazione: due gli aspetti dei nuovi provvedimenti
governativi sul "pacchetto sicurezza" che hanno provocato le critiche
del Vaticano e della Cei. La proposta di prolungamento del periodo di
detenzione degli immigrati nei Cpt (Centri permanenza temporanea) e il progetto
di trasformare in reato la clandestinità. Sui Cpt la Chiesa teme che la
permanenza temporanea venga trasformata in una sorta di detenzione dissimulata.
Sui temi etici certamente vi sarà un accenno alla legge sull'aborto, che i
vescovi hanno chiesto di aggiornare. Più pressante la domanda di ripristinare
l'impianto originale della legge 40 sulla fecondazione assistita, stravolto -
secondo le gerarchie ecclesiastiche - dalle modifiche in extremis fatte dall'ex
ministro della Sanità Turco. Marco Galluzzo.
( da "Repubblica, La" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
"La Chiesa è
una ricchezza dello Stato laico" Berlusconi oggi dal Papa: io so risolvere
i problemi. Critiche alla Rai: poco formativa MARCO POLITI CITTà DEL VATICANO -
Berlusconi tende la mano a papa Ratzinger. E lo fa - in prima assoluta - dalle
stesse pagine dell'Osservatore Romano e dalle onde di Radio vaticana. Non era
mai avvenuto ed è il segno di un feeling intenso tra la Curia romana e il nuovo
inquilino di Palazzo Chigi. Il dialogo fra le due parti, preannuncia il premier
alla vigilia dell'incontro che avverrà stamane alle 11, è assolutamente
positivo per la società italiana: "La Chiesa
rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo essere e restare
laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine
totalitario". Parole accolte Oltretevere come miele. Monsignor Rino
Fisichella applaude e intravvede all'orizzonte il riconoscimento del ruolo
delle scuole cattoliche. Al Tg 1 Berlusconi confida poi un
"complimento del Papa precedente e del precedente segretario di
Stato". Che con il suo governo, in passato, il Vaticano "aveva
risolto meglio tutti i problemi tra le due entità statali". Con Wojtyla,
ha soggiunto, c'era una "bella cordialità" e con Joseph Ratzinger ci
sono stati diversi incontri. Un richiamo in prima pagina e poi l'intera pagina
2, foto inclusa, dell'Osservatore Romano sono un incasso politico inedito. Così
si spiega perché il Cavaliere (prima delle elezioni) abbia voluto schiacciare
Casini, negandogli l'apparentamento dell'Udc alla lista Pdl, nonostante le
insistenti pressioni del cardinal Ruini. Berlusconi vuole essere lui a trattare
in prima persona con la Chiesa senza intermediari etichettati come cattolici doc. Nella lunga intervista ai due media del Papa,
il premier batte il tasto della collaborazione per affrontare insieme le grandi
emergenze. E' possibile ogni dialogo su ogni argomento, ha dichiarato
richiamandosi alla Costituzione. Soffocare qualsiasi convinzione sarebbe una
mancanza di libertà. "La Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il
diritto di esprimere le proprie valutazioni. Lo Stato laico poi - ha soggiunto
- esprimerà un suo giudizio e potrà servirsi e seguire queste valutazioni nella
sua azione politica". Un passaggio abile per accontentare l'ala laica del
suo partito, completato dall'affermazione che il Parlamento non ha limiti nel
suo potere di legiferare tranne quelli costituzionali. Ma al tempo stesso il
premier ribadisce che è un ricchezza attingere "all'esperienza millenaria
(della Chiesa) per il suo contatto con le fasce sociali, a cominciare da quelle
più deboli". Al Vaticano, alla Cei e al popolo del Family Day il premier
manda un messaggio. "Abbiamo in mente il quoziente familiare". Sarà
possibile introdurlo, scandisce con cautela, se andranno bene i conti pubblici
e se si potranno eliminare sprechi. Il cardinal Bagnasco aveva lanciato
l'allarme sui programmi televisivi. Il premier ribatte, criticando la Tv
pubblica di essere "carente" e troppo commerciale. Premier, ma anche
padrone della Tv commerciale, propone un cambiamento di programmazione Rai nel
seguente ordine: formazione, informazione, intrattenimento. Introducendo la
formazione "anche in ore centrali della programmazione". Riguardo al
disagio sociale e al ribellismo giovanile l'obiettivo è il rilancio
dell'economia, ma anche la ripresa dei valori morali e religiosi. In tema di
sicurezza e immigrazione la ricetta sembra far calibrata sulle istanze del
mondo cattolico: "Garanzia dei diritti con un rigoroso rispetto dei
doveri". E' la seconda volta che il presidente del Consiglio si reca in
visita ufficiale da papa Ratzinger. La prima volta fu durante il suo precedente
governo il 19 novembre 2005. Oggi si parlerà di crisi, famiglia, immigrazione,
politica estera. L'agenda vaticana prevede: 1. finanziamenti alle scuole
cattoliche; 2. revoca delle diagnosi pre-impianto all'embrione autorizzate da
Livia Turco con il governo Prodi; 3. aggiustamenti alla legge sull'aborto.
( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-06-06 num: - pag: 56 categoria:
REDAZIONALE Religione Politica e fede: un saggio di Fulvio De Giorgi sulla
partecipazione al progetto ecclesiastico La missione dei laici apostoli della
Chiesa senza libertà di parola di ALBERTO MELLONI N ella recente campagna
elettorale abbiamo assistito a un fenomeno anomalo nella storia del
cattolicesimo italiano, sancito dal voto con la forza di una sentenza. Nell'uno
e nell'altro schieramento, nei partiti grandi e in quelli più piccoli, ci si è
comportati come se i cattolici fossero una
"corrente" specializzata in una breve lista di temi
"etici", felicemente esule sulla dorata isola dove la fede come modo
d'essere non ha cittadinanza, e dove s'appendono idee e ideologumeni a un
chiodo qualsiasi, purché "naturale". Il cattolicesimo che aveva
regalato all'Italia errori e disegni di società, politiche e istituzioni,
ideologie e strategie, è apparso ai registi della politica esattamente come
negli ultimi decenni aveva voluto sembrare: una etnia orgogliosa, onorata dai
molti nemici, contenta di far paura alle Camere e ai partiti, appagata dalle
forme o dai danari - finché questo aprile gli ha consegnato un certificato di
irrilevanza che fa male. Fa male soprattutto ai cattolici
- persuasi o meno che su eutanasia, unioni di fatto, amore omosessuale ed
embrione si giochi tutto il politico e tutto l'umano - che si chiedono se
l'umiliazione della Chiesa (di cui l'affronto al cardinale Tettamanzi, punito da
volantinaggio per il crimine di "carità cristiana", è una prova) sia
un passaggio o uno stato. Anche se sembra che essi
possano capirsi solo con strumenti concettuali vecchi, perché da anni ciò che
fece tanta teologia cattolica fra le due guerre - cioè riflettere sui fatti,
così come sono - viene considerato scortese o vietato o entrambe le cose.
Perciò il "laicato" - ciò che il Concilio chiamò
"sacerdozio comune" e il codice di diritto canonico
"cristifedele" - si ripresenta come chiave d'un discontento severo,
come quello che Fulvio De Giorgi (studioso dell'Università Cattolica, finché ha
potuto), affida a un libro dal titolo ironicamente favolistico, Il brutto
anatroccolo (Paoline), come nell'immagine di copertina. Il brutto
anatroccolo è quel popolo fedele, inquieto nel vedere allentarsi i vincoli di
comunione della Chiesa a pro di una funzionalità politica che, proprio quando
si compie, consegna alla Chiesa stessa il più amaro dei risultati e il più
urgente dei compiti. De Giorgi lo sa e lo spiega attorno a tre punti. Il primo
è il Vaticano II compreso in tutta la sua forza e la sua pregnanza, senza gli
strumentalismi e i nominalismi che ne hanno indebolito la ricezione. In questo
De Giorgi si fa forte della lealtà di Giovanni Paolo II al Concilio: lealtà di
un uomo di governo, e dunque curvata nel concreto delle difficoltà del
ministero, ma lealtà che sarebbe sbagliato dimenticare e omologare come fa la
storiografia della "continuità ierocratica ", che assimila tutti i
papi da Pio IX a oggi guadagnandosi l'imbarazzante riconoscenza nel più becero
tradizionalismo. Il secondo punto decisivo per De Giorgi è la funzione degli
sposati, che secondo lui hanno ormai sostituito i preti (che avevano sostituito
i monaci) nell'esercizio della missionarietà: per questo spiega come l'enfasi
ostativa ai disegni di legge sulle unioni di fatto abbia dannosamente ridotto
l'attenzione, invece, alle potenzialità dell'esperienza coniugale. Ma questo
dei coniugi è parte d'un terzo asse, che riguarda un laicato ferito da cinque
piaghe, eco di Rosmini di cui De Giorgi è attento lettore: manca, dice
l'autore, una spiritualità del laicato, manca una libertà di parola per i laici
nelle comunità, manca un senso di fraterna dignità, di cui questo libro invoca
il ritorno con un linguaggio e uno stile su cui val la pena di fermarsi ancora
un attimo. Il libro è a suo modo "coraggioso ". Lo dice anche
monsignor Ghidelli, che ne firma la prefazione, resistendo alla tentazione di
chiedersi com'è possibile che oggi nella Chiesa parlarsi richieda
"coraggio". è coraggioso perché (al di là delle categorie descrittive
del "laico") prende una posizione sulle cose che vede, che tutti
vedono. Anche quando si tratta di tragedie come quella dei preti pedofili (o
meglio la tragedia dei vescovi "furbini" che non sono stati in grado
di fare a questi poveri disgraziati la carità della galera). E mentre nasconde
quelle che in filigrana sono chiaramente le origini delle cose (nel volume
manca la parola Ruini, ad esempio), De Giorgi esprime compiutamente la cultura
e la spiritualità dell'Azione Cattolica ambrosiana, fatta di citazioni del
magistero papale selezionate in modo da rafforzare un'analisi, di un intreccio
fra registri storici e parenetici, di una lettura del Concilio fatta con
affettuose categorie del pre-Concilio. è così che arriva al finale ottimistico
nel quale dichiara alle porte una primavera spirituale della Chiesa. Che certo
arriverà: perché tutti gli inverni della Chiesa finiscono in una primavera. Ma
quando arriverà, non sarà il ghiaccio a fiorire. Situazione Il cattolicesimo è
una etnia orgogliosa, onorata dai nemici, contenta di spaventare i partiti Gli
angeli laici di Bruno Grassi: "Angelo di carta" (olio su tela,
150X150 cm).
( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-06-06 num: - pag:
56 categoria: BREVI L'autore Fulvio De Giorgi è stato professore di
Storia dell'educazione all'Università Cattolica di Milano. Ora insegna
all'università di Modena e Reggio Opere Tra i suoi libri: "Laicità
europea" "La storia e i maestri" e "Antonio Rosmini e il
suo tempo" FULVIO DE GIORGI Il brutto anatroccolo. Il laicato
cattolico italiano PAOLINE PP. 256, e 16.
( da "Liberazione" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
Castalda Musacchio
Sarà piazza Navona alla fine la location scelta per concludere domani il pride
romano. Resta aperta la ferita "incomprensibile" inferta al movimento
gay lesbo trans bisex queer, dopo i motivi addotti dalla prefettura di Roma, a
concludere il corteo in piazza San Giovanni. "Ma Piazza Navona - dicono
dal Mario Mieli - è una piazza storica di rivendicazioni che hanno fatto la
storia democratica del nostro Paese, come l'aborto, il divorzio e la
manifestazione contro la violenza sulle donne del 24 novembre 2007". E lo
sarà certamente anche domani per il movimento che si batte a difesa dei diritti
negati a gay, lesbiche, trans. E non solo. Eppure quel "diniego"
inspiegabile non è stato certo dimenticato né
assorbito e "pesa come un macigno" che sta lì immobile a rendere se
possibile a maggior ragione evidente quanto il clima politico che si respira a
Roma in questi ultimissimi tempi non prometta davvero nulla di buono. "Noi
- ribadiscono comunque dal movimento - confermiamo la volontà testarda a
sfilare orgogliosi e pacifici e invitiamo tutta la città a marciare con
noi". Tutta Roma invitata a partecipare, quindi, e con convinzione, a un
corteo che a questo punto diventa simbolicamente la manifestazione di tutte e
tutti coloro che non si arrendono alla discriminazione e al sopruso.
L'appuntamento è alle
( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 134 del
2008-06-06 pagina 0 Berlusconi dal Papa: "Piena sintonia" di Anna Maria Greco Il premier oggi in visita alla Santa Sede:
"La Chiesa è una ricchezza per lo Stato". E ricorda un complimento di
Giovanni Paolo II. Famiglia ed etica: i temi che stanno a cuore al Vaticano
Roma - La Chiesa rappresenta "una ricchezza per lo Stato", che deve
restare laico ma "fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e
addirittura totalitario". Il dialogo, dunque, è possibile,
necessario, "assolutamente positivo" su qualsiasi argomento. Con
questo messaggio Silvio Berlusconi si prepara a entrare oggi in Vaticano per
essere ricevuto da Papa Ratzinger, nella sua prima udienza da capo del nuovo
governo. L'intervista congiunta del premier alla Radio vaticana e
all'Osservatore romano sembra fare piazza pulita delle frequenti accuse di
ingerenza lanciate verso i vertici della Chiesa e dell'episcopato.
Richiamandosi alla Costituzione Berlusconi afferma che non ci possono essere
"preclusioni alla manifestazione di opinioni e di principi da parte di
alcuno e la Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto di esprimere
le proprie valutazioni". Sarà poi lo Stato laico a giudicare se seguire o
no le indicazioni ecclesiastiche nella sua azione politica. Ma certo non si può
"soffocare" l'espressione delle convinzioni della Chiesa. Alla quale
non si può non riconoscere il "suo contatto con tutte le fasce sociali, a
cominciare dalle più deboli". Alla vigilia dell'incontro con Benedetto XVI
il premier ricorda, in un'intervista al Tg1, il suo rapporto con il
predecessore, quel Karol Wojtyla "protagonista della storia" anche
per il suo "contributo alla caduta dell'impero sovietico". E ricorda
anche un complimento di Giovanni Paolo II e dell'allora segretario di Stato
Angelo Sodano: "Che il governo Berlusconi, nei nostri precedenti 5 anni di
governo, era stato quello con cui lo Stato vaticano
aveva risolto meglio tutti i problemi tra le due entità statali". Una
sintonia che ora il premier vuole rinnovare. Anche perché il Berlusconi che
guida il suo quarto governo non è diverso da quello del '94, assicura lui,
rivendicando una "coerenza assoluta" da uomo e da politico. Su Radio
Vaticana il premier affronta molti problemi che interessano da vicino la
Chiesa, dalla fame nel mondo all'immigrazione, dalla missione formativa della
tv di Stato al fisco che deve aiutare la famiglia. Tanto che monsignor Rino
Fisichella, rettore della Lateranense e cappellano di Montecitorio, sottolinea
come la sintonia non potrà che portare al "riconoscimento del ruolo
altamente positivo che la Chiesa svolge nella società", in particolare
attraverso le scuole cattoliche. Berlusconi è soddisfatto perché nel suo
governo ci sono "ministri giovani" che "hanno avuto un approccio
pragmatico ma entusiasta, appassionato, con tutti i problemi". Parla anche
di collaborazione con la minoranza. "Con Veltroni – dice – e con altri
esponenti dell'opposizione c'è una certa regolarità di contatti. Bisogna
mettere da parte le ideologie. I problemi del Paese sono enormi, serve la
collaborazione di tutti". Parlando del vertice Fao, Berlusconi sostiene
che "l'Onu deve chiedere contribuiti ai Paesi produttori di petrolio che
incassano ogni giorno degli utili straordinari". In pratica, chi specula
sui prezzi dovrebbe destinare parte dei suoi guadagni agli aiuti per i più
poveri del mondo. Per affrontare la crisi alimentare Berlusconi punta tutto
sulle nuove tecnologie e si schiera per il ricorso agli Ogm, perché "il
futuro è nell'auto-produzione di ciascun Paese". L'Italia, annuncia poi il
Cavaliere, ha portato i suoi contributi per la lotta alla fame nel mondo da 60
milioni di euro a 190 milioni. Quanto alla questione immigrazione il premier
afferma che i problemi sociali, economici e di integrazione non vanno
sottovalutati, ma minimizza sulle "ribellioni circoscritte", non
paragonabili alle proteste "nelle bainlieue parigine". Poi, un
attacco alla Rai, che "è diventata una televisione commerciale come le tv
private", quando invece il compito "istituzionale" della tv di
Stato sarebbe quello di "formare il senso civico dei cittadini".
Infine, le tasse e la famiglia. "L'introduzione – spiega Berlusconi – del
quoziente familiare è una cosa che abbiamo in mente e che sarà possibile se
avremo uno sviluppo positivo dei conti pubblici nei nostri bilanci". E per
questo sono necessari risparmi, tagli delle spese inutili, degli sprechi e dei
privilegi soprattutto nella pubblica amministrazione. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 134 del 2008-06-06
pagina 10 Ecco come si distingue un cattolico in politica di Mariateresa Conti
da Milano Cattolici in fuga dal Partito democratico. Il 56 per cento di quelli
che nel 2006 avevano dato fiducia all'Unione, il 13 e 14 aprile scorso, ha
fatto una scelta diversa: il 24 per cento non dice quale, il 5,2 per cento si è
schierato col Popolo della libertà, il 20,3 per cento si è spalmato in una
serie eterogenea di partiti (dalla Sinistra arcobaleno alla Lega, da Italia dei
valori a La Destra); solo una quota minima, il 2,3 per cento, è andata a quella
che in teoria doveva essere la casa naturale, l'Udc. Il che, secondo gli
esperti, significa una sola cosa: il voto cattolico tout court, nel nostro
Paese non esiste più; i cittadini, più che ai valori religiosi, badano alle
soluzioni concrete che la politica offre ai principali problemi di ogni giorno,
dal lavoro alla sicurezza. Non a caso la maggioranza dei cattolici
(il 42 per cento) ha votato per il Pdl, anche se si riconosce di più in
Berlusconi (il 50 per cento) chi ha una maggiore dimestichezza con le pratiche
religiose e va a messa almeno una volta al mese. È un ritratto per certi versi
inedito quello proposto dallo studio di due docenti universitari della Statale
di Milano, Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni, studio che sta per confluire in
un volume, Senza più sinistra, curato da Renato Mannheimer e Paolo Natale. Già,
perché spulciando le cifre e scandagliando l'identikit di quell'86 per cento di
italiani che si dichiara "cattolico" - solo il 31 per cento in realtà
è realmente praticante - viene fuori, secondo i due studiosi, la fine di
un'epoca: quella dell'italiano che identifica in uno specifico partito politico
i propri valori religiosi, come avveniva con la Dc. Spiega il professor Natale:
"Si era già visto in passato, ma adesso è diventato evidente, visto che
c'era un'offerta specifica con l'Udc ma anche con la lista di Giuliano Ferrara:
non c'è più da parte dei cattolici la richiesta di
essere rappresentati da un partito politico, il veicolo religioso non funziona
più. Quello che conta invece è la scelta politica, che si indirizza non in base
alla cattolicità ma sul bisogno individuale".
Resta il dato della mancata riconferma della fiducia alla coalizione di
sinistra da parte del 56 per cento di cattolici che
nel 2006 aveva votato per l'Unione. Perché? "Non è proprio così - dice il
professor Vezzoni - il dato è stato in parte
travisato: dallo studio emerge infatti che tra quelli che nel 2006 avevano
dichiarato di votare Unione il 24 per cento non dice cosa ha fatto adesso; del
75 per cento restante il 43,6 per cento ha riconfermato la scelta, il resto si
è sparso tra Pdl, Udc, Lega, ma anche Sinistra arcobaleno, Italia dei Valori,
La Destra. L'elettore cattolico è più sbilanciato verso il Pdl, è vero, ma non
è una novità, rispetto al 2006 la forbice è sostanzialmente rimasta invariata.
Molto interessante - prosegue - è invece vedere la sfera valoriale eterogenea
del cattolico, che cambia a seconda che voti per il centrodestra o per il
centrosinistra: su alcuni temi chiave di dibattito, quali coppie di fatto o
eutanasia, le posizioni si allineano a quelle della politica. E questo vuol dire due cose: il partito dei cattolici, che per tanto tempo si è inseguito, non funziona, le decisioni
dei cattolici sono basate su ragioni mondane; l'altro dato è che nonostante i
timori per l'ingerenza della Chiesa l'Italia è uno Stato laico: la Chiesa ha le
sue opinioni, ma il cattolico prende le sue decisioni senza mediazioni".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)
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N. 134 del 2008-06-06
pagina 14 Se è la Bonino a far la questua di Redazione Parlando ai vescovi
italiani, il Papa si è compiaciuto per il buon clima che c'è in Italia tra gli
schieramenti politici. Una semplice gioia pastorale nel constatare che una
volta tanto non ci si scanna. Continuando a conversare ha poi auspicato il
finanziamento pubblico delle scuole cattoliche. Una banale richiesta, già fatta
mille volte dalla Chiesa. Invece, apriti cielo. La radicale Emma Bonino ha
messo insieme le due cose e si è scagliata contro Ratzinger definendolo
"patetico" per il mezzuccio usato. Secondo lei, avrebbe adulato la
politica per battere cassa subito dopo. Sull'abbrivio, ha accusato il Papa di
ingerenza e ha aggiunto che neanche gli ayatollah sono impiccioni quanto lui.
Sarà l'effetto dei 60 anni che la biondina di Bra ha appena compiuto. Sta di
fatto che ha dimostrato una siderale dose di strabismo. Lo stesso giorno in cui
il Papa ha parlato, un altro esponente vaticano - l'arcivescovo Agostino
Marchetto - aveva criticato il progetto del governo di considerare reato
l'immigrazione clandestina. Questo sì, era un mettere i piedi nel piatto. Emma
però non ha fiatato perché l'"ingerenza" migratoria le stava bene e
soddisfaceva il suo spirito umanitario. Assodato che la
biondina scoppietta a intermittenza e difende la laicità in base a bizzose
convenienze, vediamo se ha i titoli per dare dello scroccone al Papa. Sono poi
così puri i radicali ultima versione? Li abbiamo visti all'opera nella recente
campagna elettorale. L'intera trattativa col Pd di Walter Veltroni è stata una
questua di posti e soldi. Per settimane, hanno dato i numeri. I radicali
volevano nove poltrone, l'altro ne offriva sette, poi si sono accordati, poi le
volevano "sicure" e questo e quello. Idem, sul finanziamento
pubblico. Voglio dieci, ti offro cinque e così via. Finché Pannella, che un
tempo digiunava per la fame nel mondo, ha fatto il Gandhi per gli strapuntini.
Emma, dunque, ha perso l'occasione di guardare in casa sua e stare zitta. Se
poi voleva prendersela per forza con qualche alta autorità mondiale, non aveva
che l'imbarazzo della scelta. L'Iran di Ahmadinejad si adopera per la
distruzione di Israele e l'Onu tace. Vada dal segretario Ki-Moon e gli dica due
parole da par suo. Riempia di sberle Barroso che non reagisce agli anatemi
degli ulema contro cittadini Ue, ecc. Se la prenda, insomma, con i laici che
trascurano compiti vitali e lasci in pace un prete che chiede soldi per la
propria scuola facendo esattamente il suo mestiere. Se no, corre il rischio,
signora Bonino, di dare del patetico al prossimo, ma di essere personalmente
penosa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.