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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL 5-6 giugno 2008       #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (15)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Piazza San Giovanni non sarà la "meta" finale del Gay Pride in programma sabato a Rom ( da "Messaggero, Il" del 05-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dirò di più: concludere il corteo in una piazza laica e politica dove da anni si chiudono numerose manifestazioni, come piazza del Popolo, è anche una scelta più adeguata rispetto a piazza San Giovanni". In Campidoglio ieri si è tenuto il convegno "Gay Pride made in Italy. Quale modello?".

E' giusto abbandonare gli stereotipi (di destra e di sinistra) su don Milani ( da "Liberazione" del 05-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: viva e laica". Vent'anni, tre opere fondamentali. Un pensiero e una vita esemplari, di grande attualità. Da studiare con rigore scientifico. Da farci i conti senza sconti. Senza pregiudizi, etichette e gelosie da vestali un po' inacidite. Don Milani appartiene alla sua Chiesa, ma anche alla società italiana.

I conti in tasca a Santa Romana Chiesa ( da "Unita, L'" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lo Stato indebolito, quasi succube. E poiché un paradosso tira l'altro, nota Maltese, citando autorevoli commentatori cattolici (di solito decisamente più acuti e coraggiosi di tanti maestri del pensiero laico), la Chiesa non è mai stata così forte mediaticamente ed economicamente, e così debole nella sua "presa" sul quotidiano.

<Se vi dicessi che sono timido?> ( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche o cattoliche, eppure lui ha una marea di fan di tutte le età che lo seguono come un guru. "Sabato a San Siro ho visto i Negramaro, sono bravissimi, ma lo stadio non era pieno. Perché i padroni del Meazza siete tu e Vasco". Comincia così il Faccia a Faccia presentato dalla responsabile del ViviMilano Silvia Vedani e moderato da Mario Luzzatto Fegiz nella Sala Buzzati gremita.

QUANDO IL PAPA PIACE AI LAICI ( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: obiezioni della Chiesa per poi decidere nel pieno rispetto del carattere laico dello Stato è una regola buona solo a seconda delle convenienze. Se è infatti legittimo il monito cattolico sulla riduzione della semplice clandestinità a reato passibile di sanzioni carcerarie, come possono diventare illegittimi i suoi interventi su altre materie sulle quali lo Stato deve legiferare?

Incensa la Chiesa e frena sulla laicità: il Cavaliere a rapporto da Ratzinger ( da "Unita, L'" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una "ricchezza per lo Stato" puntualizza "per la sua millenaria esperienza, per il suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle fasce sociali più deboli". Quindi detta la sua ricetta per un Stato che voglia restare laico: "Deve fuggire dal pericolo ideologico di diventare settario o addirittura totalitario".

Berlusconi: la Chiesa è una ricchezza ( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Interviste in cui il Cavaliere ha difeso il ruolo politico della Chiesa cattolica: "La Chiesa rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo essere e restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine totalitario. Il dialogo è assolutamente positivo, è nella natura della società".

"la chiesa è una ricchezza dello stato laico" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Chiesa rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo essere e restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine totalitario". Parole accolte Oltretevere come miele. Monsignor Rino Fisichella applaude e intravvede all'orizzonte il riconoscimento del ruolo delle scuole cattoliche.

La missione dei laici apostoli della Chiesa senza libertà di parola ( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicato" - ciò che il Concilio chiamò "sacerdozio comune" e il codice di diritto canonico "cristifedele" - si ripresenta come chiave d'un discontento severo, come quello che Fulvio De Giorgi (studioso dell'Università Cattolica, finché ha potuto), affida a un libro dal titolo ironicamente favolistico, Il brutto anatroccolo (

L'autore ( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: - pag: 56 categoria: BREVI L'autore Fulvio De Giorgi è stato professore di Storia dell'educazione all'Università Cattolica di Milano. Ora insegna all'università di Modena e Reggio Opere Tra i suoi libri: "Laicità europea" "La storia e i maestri" e "Antonio Rosmini e il suo tempo" FULVIO DE GIORGI Il brutto anatroccolo.

Castalda Musacchio Sarà piazza Navona alla fine la location scelta per concludere domani il pride romano ( da "Liberazione" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un segnale di apertura e non di chiusura totale come è stato per la capitale. Al corteo romano Vladimir Luxuria invita gli studenti: il corteo dice è anche di "tutti coloro che ancora credono in una scuola pubblica e laica". Intanto è certo che, dietro il pullmann fucsia a due piani che lo aprirà, ci saranno venti carri allegorici, tra i quali quello del Mario Mieli/Muccassassina:

Berlusconi dal Papa: "Piena sintonia" ( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di Anna Maria Greco Il premier oggi in visita alla Santa Sede: "La Chiesa è una ricchezza per lo Stato". E ricorda un complimento di Giovanni Paolo II. Famiglia ed etica: i temi che stanno a cuore al Vaticano Roma - La Chiesa rappresenta "una ricchezza per lo Stato", che deve restare laico ma "fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e addirittura totalitario".

Ecco come si distingue un cattolico in politica ( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E questo vuol dire due cose: il partito dei cattolici, che per tanto tempo si è inseguito, non funziona, le decisioni dei cattolici sono basate su ragioni mondane; l'altro dato è che nonostante i timori per l'ingerenza della Chiesa l'Italia è uno Stato laico: la Chiesa ha le sue opinioni, ma il cattolico prende le sue decisioni senza mediazioni".

Se è la Bonino a far la questua ( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Assodato che la biondina scoppietta a intermittenza e difende la laicità in base a bizzose convenienze, vediamo se ha i titoli per dare dello scroccone al Papa. Sono poi così puri i radicali ultima versione? Li abbiamo visti all'opera nella recente campagna elettorale. L'intera trattativa col Pd di Walter Veltroni è stata una questua di posti e soldi.


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Piazza San Giovanni non sarà la "meta" finale del Gay Pride in programma sabato a Rom (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 05-06-2008)

Argomenti: Laicita'

A. La decisione, contestata dalle associazioni omosessuali, è stata presa ieri sera dal Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza. La giornata dell'orgoglio omosessuale è stata ritenuta evidentemente non compatibile con un convegno e un concerto sacro dell'Università Pontificia che si terranno, sempre dopodomani, nella basilica lateranense davanti alla Scala Santa. Oggi il Questore sceglierà probabilmente piazza del Popolo come sede alternativa della manifestazione. "Vorremmo capire le reali motivazioni della incompatibilità dice Fabrizio Marrazzo, presidente della Arcigay Roma La piazza è tanto grande... E poi non comprendiamo perché la decisione venga comunicata così in ritardo, a soli tre giorni dalla manifestazione". Le associazioni degli omosessuali sostengono di aver presentato la richiesta in anticipo rispetto a quella dell'Università Pontificia. La Questura, a loro dire, avrebbe dato un assenso di massima già l'11 aprile scorso, cioè due giorni prima delle Elezioni Politiche. Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, parla addirittura di "provocazione politica". "Non è ammissibile dice che dopo che l'autorizzazione è stata data dalla Questura, si scopra che la stessa è stata ritirata. Le associazioni che promuovono l'evento avevano deciso di concludere la manifestazione nella stessa piazza. Se ciò è dovuto al fatto che all'interno dei palazzi Lateranensi si tiene un convegno internazionale ciò si prefigurerebbe come un'inutile provocazione politica". Mancuso aggiunge di "non capire quali problemi d'ordine pubblico potrebbero sorgere tra una parata che sfila nelle vie di Roma e un'iniziativa della gerarchia cattolica dentro le mura della Basilica?". L'unica a non perdersi d'animo è la presidente di Gay Project Imma Battaglia: "Il problema del Gay Pride non è la piazza, ma rappresentare la nostre istanze. Dirò di più: concludere il corteo in una piazza laica e politica dove da anni si chiudono numerose manifestazioni, come piazza del Popolo, è anche una scelta più adeguata rispetto a piazza San Giovanni". In Campidoglio ieri si è tenuto il convegno "Gay Pride made in Italy. Quale modello?". C'erano esponenti del Centrodestra e del Centrosinistra, della maggioranza e della minoranza comunale. "Finalmente aggiunge la battaglia destra e sinistra si ritrovano sedute ad un tavolo a parlare di Gay Pride". Oltre a lei, c'erano Umberto Croppi, assessore capitolino alla Cultura, il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova, il deputato del Pd Paola Concia e l'assessore alla Cultura della Provincia di Roma Cecilia D'Elia. Un convegno pacato e disteso, di aperture reciproche tra la politica, e soprattutto il Pdl, e il mondo omosessuale. Con una coraggiosa affermazione di Croppi: "Il diritto di famiglia dovrebbe essere ripensato, perchè oggi alcune situazioni richiedono un aggiornamento: discutiamone con la dovuta serenità". Della Vedova, riferendosi alle aspettative degli omosessuali, dice che "il tema rischia di diventare un problema per il Centrodestra se non viene affrontato in modo esplicito". "È necessario ha concluso Della Vedova fra gli applausi - aprire un dialogo scevro da considerazioni ideologiche".

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E' giusto abbandonare gli stereotipi (di destra e di sinistra) su don Milani (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 05-06-2008)

Argomenti: Laicita'

A Mario Lancisi, giornalista e scrittore, autore di vari saggi e libri su Don Lorenzo Milani, abbiamo chiesto un parere, dopo l'intervento del ministro della cultura Sandro Bondi che ha messo in discussione l'appartenenza alla sinistra del pensiero del priore di Barbiana. Mario Lancisi Caro direttore, condivido pienamente l'auspicio da te espresso nell'editoriale del 25 maggio ("Bondi, stavolta hai ragione tu: riprendetevi don Milani") perché "il mondo cattolico, anche quello moderato e centrista del quale il ministro fa parte, riscopra Don Milani, lo studi, lo sperimenti, è una cosa che trovo meravigliosa". Don Milani sdoganato anche dal centrodestra: era l'ora. Finalmente verranno meno, lo spero, le strumentalizzazioni di parte, le facili etichette e le indebite annessioni, che ne hanno limitato una comprensione più profonda. La Chiesa ha esaltato l'ortodossia di don Milani in contrapposizione a qualsiasi tentativo di approfondire la carica eversiva della sua opera e del suo pensiero rispetto al potere religioso e politico. Un prete obbediente, non un agitatore sociale. La sinistra lo ha usato spesso come clava polemica contro il tradizionalismo cattolico e il conservatorismo democristiano, ma ha evitato, soprattutto sui temi della scuola e della guerra, di farci seriamente i conti. Infine la destra è passata dalla criminalizzazione del prete rosso e del precursore dell'odiato '68 ad una lettura strumentale di spezzoni di frasi (ad esempio sulla scuola privata). E' l'ora di finirla con questi stereotipi sul priore di Barbiana. Non solo per amore della verità storica, ma soprattutto perché una lettura superficiale, strumentale e da marketing politico del pensiero di don Milani ci preclude la possibilità di cogliere appieno la grandezza e la straordinaria attualità di "uno dei due più grandi intellettuali del secondo novecento", come scrivi tu. L'altro, e concordo, è stato Pasolini, e tra i due ci sono stati felici annusamenti. In realtà don Milani è stato sottovalutato come grande intellettuale, come straordinaria coscienza critica della società italiana degli anni Cinquanta e Sessanta, perché si è trovato ad operare nell'Italia della guerra fredda, stretto tra troppe chiese, lui che era, come sottolinei, un idolatra della verità senza "se" e senza "ma". La fretta dell'imbalsamazione, del santino religioso e politico è prevalsa sulla capacità di farsi interpellare, mettere in discussione, come invece fece ad esempio Pietro Ingrao che, nel 1965, salì a Barbiana e si sottopose al processo senza riguardi cui il priore e i suoi ragazzi era solito sottoporre gli ospiti, specie se famosi. Don Milani fu un prete, un uomo di Dio e del Vangelo: su questo non ci sono dubbi. Però dalla radice di una forte esperienza di fede e di ortodossia ecclesiale, è cresciuto un tronco d'albero, un pensiero civile, culturale e sociale che può essere usufruibile da quanti lottano per una società più democratica, socialmente giusta, pacifica e non violenta. Don Milani fu ordinato sacerdote nel 1947, a 24 anni, e morì il 26 giugno del 1967. In vent'anni ha prodotto tre opere che hanno affrontato temi cruciali del secondo Novecento. Nel 1958 uscì "Esperienze pastorali", libro vietato dal Sant'Uffizio, che anticipò il concilio Vaticano II: l'uomo al centro dell'universo e la Chiesa al suo servizio in spirito missionario, e non viceversa come era stato fino ad allora. Una rivoluzione copernicana. Nel 1965 è stata la volta di "L'obbedienza non è più una virtù", libro che conteneva due lettere, ai cappellani militari e ai giudici (per la prima don Milani fu processato e condannato in appello): in esso il priore di Barbiana demolì il concetto di guerra giusta, argomentò che nelle guerre contemporanee le vittime sono soprattutto i civili ed esaltò il primato della coscienza. L'odierno movimento pacifista, da Gino Strada ad Alex Zanotelli, sbandiera i concetti che don Milani anticipò nel 1965. Infine nel 1967 "Lettera ad una professoressa", venduta in milioni di copie e tradotta anche in cinese, dove si affronta il problema della scuola, della selezione scolastica e si propone la pedagogia dell'aderenza (al proprio territorio, alla classe sociale dei poveri e degli oppressi) e si avanza l'idea di una cultura "vera, viva e laica". Vent'anni, tre opere fondamentali. Un pensiero e una vita esemplari, di grande attualità. Da studiare con rigore scientifico. Da farci i conti senza sconti. Senza pregiudizi, etichette e gelosie da vestali un po' inacidite. Don Milani appartiene alla sua Chiesa, ma anche alla società italiana. Se l'apertura di Bondi può aiutare in questo, ben venga. Caro direttore, concludo con un passo del mio ultimo libro (scusami l'autocitazione), "Don Milani, la vita", edito da Piemme, in cui riporto un carteggio poco conosciuto, ma stupendo tra il giovane don Milani e un suo cugino molto colto e ricco che si trovava in America. Era il 1947, nell'Occidente incombeva la paura del comunismo. Don Lorenzo (aveva solo 24 anni) rassicura il cugino che non è il comunismo la causa del venir meno dei valori spirituali e aggiunge: "Ma non è meglio morir di fame in un mondo nuovo e anelante a una nuova giustizia, più larga, più universale, senza barriere di classe, di nazione ecc, piuttosto che ingrassare in un mondo che sta per morire?". Poi don Milani aggiunge: "L'America non è più il Nuovo Mondo, il Vecchio, quello che sta morendo, mentre da quest'altra parte non ci sarà ancora il mondo nuovo che nasce, ma certo siamo in quella direzione". Difronte all'Occidente che brandisce l'identità cristiana contro l'Islam e ai teocon che benedicono la guerra di Bush contro l'Iraq e il mondo altro dal nostro, queste parole di don Milani sono di straordinaria attualità. Un esempio di come possa essere utile, e sorprendente, riscoprire il priore di Barbiana "sine glossa". Come alla lettera egli cercò di vivere il Vangelo di Gesù di Nazareth. 05/06/2008.

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I conti in tasca a Santa Romana Chiesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del I conti in tasca a Santa Romana Chiesa di Giancarlo De Cataldo P erché siete diventati, di colpo, così duri, così intransigenti, ho chiesto a un amico cattolico, un signore ben addentro alle vaticane cose? Perché tanta insistenza, così ossessiva, sulla morale individuale, sulla sessualità, sulla tradizione? Perché quando abbiamo mollato, è stata la laconica risposta, stavamo scomparendo. Papa Giovanni, la Populorum Progressio, la Promozione Umana, la Teologia della Liberazione... tutto questo ci stava condannando all'estinzione. Tutte le fedi si rafforzano, noi non potevamo tirarci indietro. Il dialogo, in sostanza, non paga. E il rafforzamento della fede costa, e costa caro. La Chiesa impiega solo una parte minima dell'8 per mille in opere di carità (fonte Cei). Il resto va in proselitismo, in rafforzamento dell'istituzione. Nella gestione di molteplici attività a sfondo imprenditoriale. E in egemonia culturale. Ecco una delle tante informazioni che si ricavano da La Questua, l'inchiesta di Curzio Maltese sul potere economico della Chiesa cattolica che ha meritato all'autore gli strali del cardinal segretario di Stato della Santa Sede (con la collaborazione di Carlo Pontesilli e Maurizio Turco, Feltrinelli serie bianca, pagine 172, euro 14,00). Finiamola! ha tuonato l'altissimo prelato. La lettura del libro giustifica una simile reazione: Maltese, nella sua documentatissima indagine, ignora e trascura la superficie, il pettegolezzo, il facile veleno del gossip. Va diritto al cuore del problema, usando un punto di vista particolare - diciamo il "viaggio del denaro" - come escamotage narrativo per raccontare una storia ben più problematica e articolata. E costringe il lettore a confrontarsi con il tema del rapporto fra Chiesa e Stato nell'Italia di oggi, e, più in generale, fra laici e credenti nel mondo contemporaneo. La Chiesa costa ogni anno, alle tasche degli italiani, quattro miliardi e passa di euro. Approssimato per difetto, l'equivalente del costo della "Casta" secondo il bestseller di Stella&Rizzo. Soltanto una piccola parte di questo "bendiddio" (come abbiamo visto) finisce in opere di assistenza e concreta carità. La Chiesa dispone di un patrimonio immobiliare talmente imponente da sfuggire, nella sua reale estensione, agli stessi detentori. La Chiesa è uno dei più intelligenti e spregiudicati operatori turistici sul mercato. Notizie di pubblico dominio, oltretutto mai smentite (e non risultano, allo stato, querele). Maltese scrive per un giornale che ha appoggiato i governi di centrosinistra mentre la Chiesa sembra essersi da tempo "posizionata" sull'opposta sponda. Eppure, la Questua è decisamente bipartisan. Sottolinea come l'intera classe politica- tranne rarissime eccezioni- sia da sempre estremamente sensibile al prestigio (e al peso elettorale) della Chiesa. Non omette di menzionare, ma anzi evidenzia, assai criticamente, l'impegno del cattolico Prodi nell'evitare il confronto, sollecitato dall'Unione Europea, sui privilegi fiscali dei beni ecclesiastici. Riconosce al centro-sinistra il "merito" di aver favorito le scuole cattoliche con agevolazioni negate per cinquant'anni dai governi a maggioranza democristiana. Maltese non è nemmeno un acceso anticlericale. Non tratta la Chiesa da "casta" in termini sprezzanti. Evita accuratamente giudizi approssimativi, rifiuta di confondere santi e faccendieri, si allontana orgogliosamente dal coro dei livorosi libellisti che alimentano la cultura del sospetto e del mugugno. Il suo rispetto nei confronti dell'istituzione d'oltretevere è palese. Ammira i preti di frontiera, i volontari che combattono in situazioni estreme, gli ambasciatori di pace, quelli che combattono dalla parte degli ultimi. A tratti affiora persino una venatura di nostalgia per quell'Italia più povera, ma più solida e solidale, nella quale alla parrocchia e alla sezione del Pci era rimesso il compito, fondamentale, di accompagnare, sostenere, educare i nostri ragazzi. Nonostante tutto questo, o, meglio, proprio a causa di tutto questo, ben si comprendono il diktat prelatizio e la "reazione a catena" degli ambienti cattolici di cui parla, nell'introduzione al volume, Ezio Mauro. Maltese ha un peccato originale: è un laico. E lo rivendica nel momento nel quale più acuto e conflittuale è il distacco fra il sentire laico e quello religioso. Il suo racconto, intessuto di regalìe, spregiudicate operazioni finanziarie, abili inziative imprenditoriali, segnato da qualche nefandezza e da qualche eroismo, coinvolge davvero tutti: santi e faccendieri, credenti e non. E il "viaggio" del denaro e dei beni materiali può illuminarci, sui nodi di fondo, meglio di tanti saggi di ben più ambizioso spessore. Fra Stato e Chiesa c'è un patto non scritto. Lo Stato, smantellando il welfare, si ritira da territori che la Chiesa prontamente occupa. Gli ultimi, abbandonati a sè stessi dall'imperante neoliberismo, sono affidati alle mani amorevoli di un'istituzione millenaria. Donazioni, esenzioni, accumulazioni sono il prezzo dello scambio. Ma un simile accordo può reggere, e rivelarsi un bene per tutti, solo a condizione di assoluta reciprocità. Il che accade quando il laico e il credente, e le istituzioni che li rappresentano, si "sentano" simili. Ovvero, rispettino ciascuno le sfere di propria competenza. Argomento che è alla base del sentire laico ma che, oggi, la grande maggioranza dei credenti rifiuta. La grande bestia nera della fede si chiama relativismo etico. Categoria concettuale incompatibile con il regno dell'assoluto che impone altrettanto assoluta adesione. Nelle parole dell'amico addentro alle vaticane cose c'è il riconoscimento di una verità che il laico Maltese non può non condividere: esiste, oggi, un limite, nel dialogo, oltre il quale il credente non può spingersi. Anche perché - in perfetta buona fede - per un credente, oggi più che mai, il laico è un oggetto misterioso. Come può accadere, ad esempio, che un laico si prodighi per gli ultimi, assista i malati, si prenda cura della famiglia se non gliel'ha comandato Dio? Perché non si limita ad arricchirsi e a peccare, come ogni altra creatura che non è ancora stata toccata dalla Luce? Dal mistero alla conversione il passo è breve. Quella pecorella smarrita deve essere ricondotta alla ragione. Rectius: alla fede. In questa situazione di contrapposizione, è quanto meno paradossale che uno dei due contendenti finanzi generosamente l'altro. Ma è esattamente ciò che accade, oggi, in Italia. Ed è la rivelazione del paradosso, con ogni evidenza, a suscitare lo "scandalo". Lo Stato, ufficialmente laico, finanzia un'istituzione che non riconosce il valore della laicità, ed utilizza, in larga misura, i soldi che le vengono elargiti per rivendicare la propria ostilità contro di essa. La Chiesa istituzione ne esce rafforzata, lo Stato indebolito, quasi succube. E poiché un paradosso tira l'altro, nota Maltese, citando autorevoli commentatori cattolici (di solito decisamente più acuti e coraggiosi di tanti maestri del pensiero laico), la Chiesa non è mai stata così forte mediaticamente ed economicamente, e così debole nella sua "presa" sul quotidiano. Proprio quella "presa" che l'egemonia culturale dovrebbe garantire. Difficile dar torto ai cardinali e ai commentatori che intuiscono l'humus insidioso di questo libro. Difficile, anche, dar torto ai fatti che Maltese enuncia. E forse impossibile condividere la sua speranza finale: che, cioè, un giorno (ma quando?) una forza autenticamente riformista e riformatrice batta un colpo alle porte del Vaticano. NELLA "QUESTUA" Curzio Maltese indaga sul "viaggio del denaro" verso il Vaticano: quattro miliardi di euro l'anno, dei quali solo una parte minima viene destinata a opere di carità.

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<Se vi dicessi che sono timido?> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-06-06 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Da vicino Ieri il rocker, sul palco di San Siro il 4 e 5 luglio, al Faccia a Faccia di ViviMilano "Se vi dicessi che sono timido?" Ligabue incalzato dai fan risponde a tutto: da Mancini all'amore L uciano Ligabue odia le tessere e le associazione laiche o cattoliche, eppure lui ha una marea di fan di tutte le età che lo seguono come un guru. "Sabato a San Siro ho visto i Negramaro, sono bravissimi, ma lo stadio non era pieno. Perché i padroni del Meazza siete tu e Vasco". Comincia così il Faccia a Faccia presentato dalla responsabile del ViviMilano Silvia Vedani e moderato da Mario Luzzatto Fegiz nella Sala Buzzati gremita. Il Liga non fa mistero di essere timido: "Preferisco scrivere. Di me racconto fin troppo nelle canzoni, a riparlarne ho pudore ". Ma ora c'è il nuovo tour che debutterà proprio a San Siro il 4 e il 5 luglio. "Un concerto che si rinnova grazie all'intervento del batterista e del bassista, gli americani Michael Urbano e Kaveh Rastegar", sottolinea. La fede interista del Liga è nota, scatta la domanda sull'avvicendamento dell'allenatore. "Ho sofferto per il licenziamento di Mancini, sono tra i pochi a cui è simpatico, amo la sua schiettezza. Deve essere successo qualcosa di pesante. Ma sempre Inter tiferò". Ricorda "Ho citato Riccardo Ferri in "A che ora è la fine del mondo?" e Oriali in "Una vita da Mediano"". Le "adepte", sono in netta supremazia. Ragazze come Chiara, 21 anni, che vedendolo sospira "mamma mia", neanche fosse Brad Pitt. Comunicano con i titoli o citando brani. A chi è dedicato "Il mio pensiero"? "Racconto di una cosa che ho vissuto in passato ma stanno arrivando feedback potenti. Da questo sentimento poco utile che è la malinconia escono cose belle. Momenti in cui tutto sembra giocare contro". E cita: "Cosa c'entra questo cielo lucido/ Che non è mai stato così blu/ E che se ne frega delle nuvole". A spiegare il Ligapensiero di oggi è "Niente paura". "La paura è umana ma inutile. Non ti mette al riparo del male mentre un po' di audacia ti fa vivere meglio". I fan vogliono sapere tutto. "Faccio jogging tutte le mattine, non mangio mai prima dei concerti sennò avrebbe ragione Neri Marcoré quando mi imita...". Qual è la canzone che ti rappresenta? ""Ho perso le parole": Freccia mette in circolo amore ed eroina, due forme di dipendenza. Le parole sono di troppo". Per il resto il rocker è un papà: di Lorenzo-Lenny, 10 anni, e Linda 4. E festeggia i 18 anni di carriera cominciati con "Balliamo sul mondo ". Non ti stanchi di cantarla? chiede Valentina, che la ascolta da quand'era piccola. "No. A differenza di alcuni colleghi più raffinati di me che non fanno mai quello che la gente vuole, io godo quando tutti cantano. Perché non lo sapete, ma lo spettacolo siete voi". Maria Teresa Veneziani Confidenze Luciano Ligabue, da Correggio, 48 anni. "Ho fatto il ragioniere perché mio padre era disoccupato" (foto Barbaglia).

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QUANDO IL PAPA PIACE AI LAICI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-06-06 num: - pag: 1 autore: di PIERLUIGI BATTISTA categoria: REDAZIONALE IMMIGRAZIONE QUANDO IL PAPA PIACE AI LAICI Q uesta volta Papa Ratzinger è piaciuto ai laici. E siccome è piaciuto ai laici, in quest'occasione non si sono sentite le consuete vibrate proteste contro l'indebita "interferenza " vaticana o contro l'inammissibile "intromissione " ecclesiastica negli affari di uno Stato geloso della propria laicità. Non un proclama. Nemmeno una voce, se non quella solitaria dei radicali cui, si sa, non difetta la coerenza. Eppure i retroscena politici sono concordi nel riconoscere alla moral suasion esercitata dal Vaticano uno dei motivi che hanno indotto il premier Berlusconi, alla vigilia dell'incontro con Benedetto XVI, a sfumare la sua posizione sul reato di immigrazione clandestina. Del resto se, come sembra, i retroscena dicono il vero, non sarebbe una cattiva notizia. Che il capo del governo, su una materia anch'essa, come usa dire, eticamente sensibile, ascolti il parere di un'autorità morale come la Chiesa cattolica (per poi decidere in piena autonomia) è un segno di attenzione culturale non banale. Un'attenzione estesa ai pareri dell'opposizione, degli organismi internazionali, di tutto il mondo culturale su un tema così fondamentale per la dignità umana da richiedere sensibilità, una durezza mai disgiunta da un minimo di pietas, una soluzione pragmatica e non l'esibizione di un vessillo ideologico. Parlare con la Chiesa (come con tutti) dunque si può. Ascoltarne i suggerimenti (come quelli di tutti) non è in quanto tale sintomo di lesa laicità. Riconoscerne l'autorevolezza non è un segno di subalternità neoclericale. Proprio il silenzio di questi giorni, se confrontato al clamore che ha accompagnato casi analoghi, significa però che il riconoscimento di un tale principio è soggetto alle volubili intermittenze della ragion politica. Che il tener conto delle obiezioni della Chiesa per poi decidere nel pieno rispetto del carattere laico dello Stato è una regola buona solo a seconda delle convenienze. Se è infatti legittimo il monito cattolico sulla riduzione della semplice clandestinità a reato passibile di sanzioni carcerarie, come possono diventare illegittimi i suoi interventi su altre materie sulle quali lo Stato deve legiferare? Se la Chiesa dice la sua sul trattamento degli immigrati clandestini, o sull'amnistia, oppure sulla spedizione italiana in Iraq (su temi insomma sempre molto cari alla sinistra), è giusto fare attenzione, e se invece interviene sull'aborto, o sull'eutanasia, allora bisogna fermamente rintuzzare l'attacco allo Stato laico? Questo doppio standard nasce dalla difficoltà di ammettere che non esistono leggi dello Stato eticamente "neutrali", sulle quali l'intervento della Chiesa sarebbe arbitrario, e altre così cariche di valori morali da permettere anche alla Chiesa di esprimersi. Il modo di trattare i clandestini o la difesa intransigente della pace avrebbero una valenza morale. Ma non l'aborto, l'eutanasia, rubricate a intangibile sfera dei "diritti civili " e, perciò, in quanto tali di esclusiva pertinenza della sfera laica. Invece il diritto di intervento culturale e morale da parte dell'autorità cattolica non può essere dimezzato, sebbene una regola molto semplice faccia fatica a imporsi in Italia: nella discussione sui valori che ispirano le leggi ogni voce è libera, ma nella decisione è invece libero lo Stato. Da oggi, forse, c'è una ragione in più per sostenerla.

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Incensa la Chiesa e frena sulla laicità: il Cavaliere a rapporto da Ratzinger (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del OGGI L'UDIENZA CON BENEDETTO XVI Incensa la Chiesa e frena sulla laicità: il Cavaliere a rapporto da Ratzinger di Roberto Monteforte / Città del Vaticano Vuole essere lui Silvio Berlusconi, l'unico, vero interlocutore politico della Chiesa in Italia. Liberatosi da chi nel centrodestra come il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, poteva ambire ad essere sponda delle sollecitazione vaticane sui "valori non negoziabili", ora che nel suo governo non spiccano interlocutori che possano presentarsi come referenti sicuri per i Sacri Palazzi, è tutta sua la piazza. D'altra parte, l'unica personalità dell'esecutivo su cui la gerarchia vaticana può contare è un suo fedelissimo, quel Gianni Letta, mente politica e gran tessitore di rapporti diplomatici del premier, talmente di casa e stimato Oltretevere da essersi guadagnato l'ambito titolo di "gentiluomo di Sua Santità". Con l'incontro di oggi Berlusconi sa di giocarsi la carta dello statista, malgrado le intemperanze della maggioranza che lo sorregge. Lo fa partendo dall'apertura di credito già assicuratagli da Benedetto XVI con il pubblico apprezzamento nel suo discorso ai vescovi italiani per quel "clima nuovo" del paese e per quell'assunzione di responsabilità da parte dell'intera classe politica, impegnata a favore del "bene comune" apertasi. È l'effetto dopo-voto osservato con compiacimento dal pontefice. La Chiesa afferma di apprezzare stabilità e governabilità e il premier è pronto ad incassare. Mentre si affinano i temi dell'agenda del faccia a faccia tra il premier e il pontefice, cui hanno lavorato Gianni Letta, l'"uomo ponte" tra le due sponde del Tevere e il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, spiana la strada all'incontro un'inconsueta e ampia intervista concessa da Berlusconi all'Osservatore Romano e a Radio Vaticana. "La Chiesa è una ricchezza per lo Stato e il dialogo è aperto su ogni argomento" è la premessa impegnativa e suadente del premier che si fa garante ad un tempo delle prerogative e libertà della Chiesa, compreso quello di dire pubblicamente la propria, e della laicità dello Stato. Si ritaglia il ruolo di campione di quella "sana laicità" evocata anche nel recente viaggio negli Usa da papa Ratzinger. "La Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto di esprimere le proprie valutazioni e lo Stato laico poi esprimerà un suo giudizio e potrà seguire queste valutazioni nella sua azione politica" rassicura. "Con la Chiesa - aggiunge - è possibile ogni dialogo su ogni argomento" dato che, afferma, "la nostra Costituzione su questo punto è molto chiara". "Quindi - prosegue Berlusconi - non ci possono essere preclusioni alla manifestazione di opinioni e principi da parte di alcuno". Rigetta così la possibile accusa di ingerenza lanciata contro una Chiesa che spesso non si limita ad indicare le sue verità, ma fa anche pesare i suoi veti. Per Berlusconi la Chiesa è e continuerà ad essere un interlocutore essenziale, una "ricchezza per lo Stato" puntualizza "per la sua millenaria esperienza, per il suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle fasce sociali più deboli". Quindi detta la sua ricetta per un Stato che voglia restare laico: "Deve fuggire dal pericolo ideologico di diventare settario o addirittura totalitario". Perciò - spiega "il dialogo che precede il rapporto tra Stato e Chiesa è un dialogo assolutamente positivo che risiede nella natura stessa della società e dimostra la libertà e la pluralità della società". Conclude che "sarebbe una perdita significativa di libertà per lo Stato escludere e soffocare manifestazione e convinzioni della Chiesa". Nel suo ragionare il premier spazia da problemi come l'emergenza alimentare e le contraddizioni della globalizzazione - cui la Santa Sede è sensibilissima - al centro della recente assemblea della Fao, al ruolo della Ue e dell'Europa di fronte alle emergenze sociali, compresa la questione giovanile, rassicura la Chiesa che chiede valori di riferimento da offrire per contrastare il pericolo dell'egoismo sociale. Indica le iniziative che il governo assumerà a favore della famiglia. Rassicura sul nuovo clima politico tra maggioranza, governo e opposizione. Offre aperture e disponibilità al suo illustre interlocutore che lo riceverà questa mattina in udienza. Ed anche possibili risposte ai temi che molto probabilmente Benedetto XVI gli sottoporrà e poi affronterà con il cardinale Bertone. Troverà un interlocutore attento e disponibile. È indicativa quell'inusuale espressione di "gioia" usata dal Papa nel suo discorso ai vescovi, per sottolineare il nuovo clima registratosi con il dopo elezioni. Come il costante richiamo del pontefice al "bene comune", alla difesa della vita e contro l'aborto, con l'esplicito invito a rivedere la legge 194, quindi le esigenze delle famiglie, istituto da rafforzare e da proteggere mettendolo al riparo da possibili equiparazioni con le unioni civili e introducendo il "quoziente" familiare, e ancora il nodo del lavoro e della condizione giovanile, l'emergenza educativa che per Benedetto XVI non vuole dire soltanto valori da trasmettere, ma anche, più prosaicamente, finanziamenti alle scuole cattoliche . Vi sono i temi di politica internazionale, vi è anche quello della sicurezza e dell'immigrazione da coniugare con i diritti della persona. Siamo sul "non negoziabile" per la Chiesa. E anche per la Lega.

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Berlusconi: la Chiesa è una ricchezza (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-06-06 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Oggi il Cavaliere dal Papa Scuola, famiglia, immigrazione e temi etici al centro dei colloqui Berlusconi: la Chiesa è una ricchezza "Problemi enormi e confronto necessario, con Veltroni contatti regolari" Col pontefice il premier parlerà anche dei timori della Chiesa sulla permanenza nei Cpt come "detenzione dissimulata" ROMA - Finanziamenti pubblici alle scuole cattoliche, il sostegno alle famiglie e gli sgravi fiscali per chi ha figli, l'immigrazione, l'attenzione ai temi etici. E' questa l'agenda dell'incontro che oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrà con il Papa, subito prima di un altro colloquio, con il segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone. Sono temi che lo stesso Benedetto XVI ha in parte anticipato, di fronte ai vescovi italiani, e che il premier ha toccato ieri, in due interviste congiunte, con l'Osservatore Romano e con Radio vaticana. Interviste in cui il Cavaliere ha difeso il ruolo politico della Chiesa cattolica: "La Chiesa rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo essere e restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine totalitario. Il dialogo è assolutamente positivo, è nella natura della società". Berlusconi ha affermato, anche con altre parole, il diritto del Vaticano di esprimersi su qualsiasi tema sociale: "è possibile ogni dialogo su ogni argomento. La Costituzione è molto chiara, non ci possono essere preclusioni a manifestazioni di opinioni. La Chiesa ha tutto diritto di esprimere le sue valutazioni, e lo Stato laico può esprimere un suo giudizio e poi potrà seguire queste valutazioni. Io ritengo che sarebbe un perdita significativa di libertà escludere o soffocare la manifestazione di queste convinzioni ". Un dialogo, come metodo di governo, che in un'intervista al Tg1 Berlusconi, ribadisce "necessario " con tutti, "visto che i problemi sono enormi e che occorrerebbe che tutti insieme ci tirassimo su le maniche e che si lasciassero da parte tutte le ideologie e le contrapposizioni per vedere di lavorare per il bene comune. E' necessario dialogare con l'opposizione, con le parti sociali, con tutti. Non è un mistero che con Veltroni c'è regolarità di contatti, così come con altri esponenti dell'opposizione". Nell'intervista a Radio Vaticana Berlusconi tocca anche uno dei temi che sarà affrontato oggi con il Pontefice, le politiche fiscali per le famiglie italiane: "L'introduzione del quoziente familiare è una cosa che abbiamo in mente e che sarà possibile se avremo uno sviluppo positivo dei conti pubblici nei nostri bilanci ". Altro tema sarà quello degli aiuti alle scuole cattoliche parificate con le pubbliche. Scontato anche il tema dell'immigrazione: due gli aspetti dei nuovi provvedimenti governativi sul "pacchetto sicurezza" che hanno provocato le critiche del Vaticano e della Cei. La proposta di prolungamento del periodo di detenzione degli immigrati nei Cpt (Centri permanenza temporanea) e il progetto di trasformare in reato la clandestinità. Sui Cpt la Chiesa teme che la permanenza temporanea venga trasformata in una sorta di detenzione dissimulata. Sui temi etici certamente vi sarà un accenno alla legge sull'aborto, che i vescovi hanno chiesto di aggiornare. Più pressante la domanda di ripristinare l'impianto originale della legge 40 sulla fecondazione assistita, stravolto - secondo le gerarchie ecclesiastiche - dalle modifiche in extremis fatte dall'ex ministro della Sanità Turco. Marco Galluzzo.

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"la chiesa è una ricchezza dello stato laico" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

"La Chiesa è una ricchezza dello Stato laico" Berlusconi oggi dal Papa: io so risolvere i problemi. Critiche alla Rai: poco formativa MARCO POLITI CITTà DEL VATICANO - Berlusconi tende la mano a papa Ratzinger. E lo fa - in prima assoluta - dalle stesse pagine dell'Osservatore Romano e dalle onde di Radio vaticana. Non era mai avvenuto ed è il segno di un feeling intenso tra la Curia romana e il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Il dialogo fra le due parti, preannuncia il premier alla vigilia dell'incontro che avverrà stamane alle 11, è assolutamente positivo per la società italiana: "La Chiesa rappresenta una ricchezza per lo Stato. E lo Stato, volendo essere e restare laico, deve fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e alla fine totalitario". Parole accolte Oltretevere come miele. Monsignor Rino Fisichella applaude e intravvede all'orizzonte il riconoscimento del ruolo delle scuole cattoliche. Al Tg 1 Berlusconi confida poi un "complimento del Papa precedente e del precedente segretario di Stato". Che con il suo governo, in passato, il Vaticano "aveva risolto meglio tutti i problemi tra le due entità statali". Con Wojtyla, ha soggiunto, c'era una "bella cordialità" e con Joseph Ratzinger ci sono stati diversi incontri. Un richiamo in prima pagina e poi l'intera pagina 2, foto inclusa, dell'Osservatore Romano sono un incasso politico inedito. Così si spiega perché il Cavaliere (prima delle elezioni) abbia voluto schiacciare Casini, negandogli l'apparentamento dell'Udc alla lista Pdl, nonostante le insistenti pressioni del cardinal Ruini. Berlusconi vuole essere lui a trattare in prima persona con la Chiesa senza intermediari etichettati come cattolici doc. Nella lunga intervista ai due media del Papa, il premier batte il tasto della collaborazione per affrontare insieme le grandi emergenze. E' possibile ogni dialogo su ogni argomento, ha dichiarato richiamandosi alla Costituzione. Soffocare qualsiasi convinzione sarebbe una mancanza di libertà. "La Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto di esprimere le proprie valutazioni. Lo Stato laico poi - ha soggiunto - esprimerà un suo giudizio e potrà servirsi e seguire queste valutazioni nella sua azione politica". Un passaggio abile per accontentare l'ala laica del suo partito, completato dall'affermazione che il Parlamento non ha limiti nel suo potere di legiferare tranne quelli costituzionali. Ma al tempo stesso il premier ribadisce che è un ricchezza attingere "all'esperienza millenaria (della Chiesa) per il suo contatto con le fasce sociali, a cominciare da quelle più deboli". Al Vaticano, alla Cei e al popolo del Family Day il premier manda un messaggio. "Abbiamo in mente il quoziente familiare". Sarà possibile introdurlo, scandisce con cautela, se andranno bene i conti pubblici e se si potranno eliminare sprechi. Il cardinal Bagnasco aveva lanciato l'allarme sui programmi televisivi. Il premier ribatte, criticando la Tv pubblica di essere "carente" e troppo commerciale. Premier, ma anche padrone della Tv commerciale, propone un cambiamento di programmazione Rai nel seguente ordine: formazione, informazione, intrattenimento. Introducendo la formazione "anche in ore centrali della programmazione". Riguardo al disagio sociale e al ribellismo giovanile l'obiettivo è il rilancio dell'economia, ma anche la ripresa dei valori morali e religiosi. In tema di sicurezza e immigrazione la ricetta sembra far calibrata sulle istanze del mondo cattolico: "Garanzia dei diritti con un rigoroso rispetto dei doveri". E' la seconda volta che il presidente del Consiglio si reca in visita ufficiale da papa Ratzinger. La prima volta fu durante il suo precedente governo il 19 novembre 2005. Oggi si parlerà di crisi, famiglia, immigrazione, politica estera. L'agenda vaticana prevede: 1. finanziamenti alle scuole cattoliche; 2. revoca delle diagnosi pre-impianto all'embrione autorizzate da Livia Turco con il governo Prodi; 3. aggiustamenti alla legge sull'aborto.

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La missione dei laici apostoli della Chiesa senza libertà di parola (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-06-06 num: - pag: 56 categoria: REDAZIONALE Religione Politica e fede: un saggio di Fulvio De Giorgi sulla partecipazione al progetto ecclesiastico La missione dei laici apostoli della Chiesa senza libertà di parola di ALBERTO MELLONI N ella recente campagna elettorale abbiamo assistito a un fenomeno anomalo nella storia del cattolicesimo italiano, sancito dal voto con la forza di una sentenza. Nell'uno e nell'altro schieramento, nei partiti grandi e in quelli più piccoli, ci si è comportati come se i cattolici fossero una "corrente" specializzata in una breve lista di temi "etici", felicemente esule sulla dorata isola dove la fede come modo d'essere non ha cittadinanza, e dove s'appendono idee e ideologumeni a un chiodo qualsiasi, purché "naturale". Il cattolicesimo che aveva regalato all'Italia errori e disegni di società, politiche e istituzioni, ideologie e strategie, è apparso ai registi della politica esattamente come negli ultimi decenni aveva voluto sembrare: una etnia orgogliosa, onorata dai molti nemici, contenta di far paura alle Camere e ai partiti, appagata dalle forme o dai danari - finché questo aprile gli ha consegnato un certificato di irrilevanza che fa male. Fa male soprattutto ai cattolici - persuasi o meno che su eutanasia, unioni di fatto, amore omosessuale ed embrione si giochi tutto il politico e tutto l'umano - che si chiedono se l'umiliazione della Chiesa (di cui l'affronto al cardinale Tettamanzi, punito da volantinaggio per il crimine di "carità cristiana", è una prova) sia un passaggio o uno stato. Anche se sembra che essi possano capirsi solo con strumenti concettuali vecchi, perché da anni ciò che fece tanta teologia cattolica fra le due guerre - cioè riflettere sui fatti, così come sono - viene considerato scortese o vietato o entrambe le cose. Perciò il "laicato" - ciò che il Concilio chiamò "sacerdozio comune" e il codice di diritto canonico "cristifedele" - si ripresenta come chiave d'un discontento severo, come quello che Fulvio De Giorgi (studioso dell'Università Cattolica, finché ha potuto), affida a un libro dal titolo ironicamente favolistico, Il brutto anatroccolo (Paoline), come nell'immagine di copertina. Il brutto anatroccolo è quel popolo fedele, inquieto nel vedere allentarsi i vincoli di comunione della Chiesa a pro di una funzionalità politica che, proprio quando si compie, consegna alla Chiesa stessa il più amaro dei risultati e il più urgente dei compiti. De Giorgi lo sa e lo spiega attorno a tre punti. Il primo è il Vaticano II compreso in tutta la sua forza e la sua pregnanza, senza gli strumentalismi e i nominalismi che ne hanno indebolito la ricezione. In questo De Giorgi si fa forte della lealtà di Giovanni Paolo II al Concilio: lealtà di un uomo di governo, e dunque curvata nel concreto delle difficoltà del ministero, ma lealtà che sarebbe sbagliato dimenticare e omologare come fa la storiografia della "continuità ierocratica ", che assimila tutti i papi da Pio IX a oggi guadagnandosi l'imbarazzante riconoscenza nel più becero tradizionalismo. Il secondo punto decisivo per De Giorgi è la funzione degli sposati, che secondo lui hanno ormai sostituito i preti (che avevano sostituito i monaci) nell'esercizio della missionarietà: per questo spiega come l'enfasi ostativa ai disegni di legge sulle unioni di fatto abbia dannosamente ridotto l'attenzione, invece, alle potenzialità dell'esperienza coniugale. Ma questo dei coniugi è parte d'un terzo asse, che riguarda un laicato ferito da cinque piaghe, eco di Rosmini di cui De Giorgi è attento lettore: manca, dice l'autore, una spiritualità del laicato, manca una libertà di parola per i laici nelle comunità, manca un senso di fraterna dignità, di cui questo libro invoca il ritorno con un linguaggio e uno stile su cui val la pena di fermarsi ancora un attimo. Il libro è a suo modo "coraggioso ". Lo dice anche monsignor Ghidelli, che ne firma la prefazione, resistendo alla tentazione di chiedersi com'è possibile che oggi nella Chiesa parlarsi richieda "coraggio". è coraggioso perché (al di là delle categorie descrittive del "laico") prende una posizione sulle cose che vede, che tutti vedono. Anche quando si tratta di tragedie come quella dei preti pedofili (o meglio la tragedia dei vescovi "furbini" che non sono stati in grado di fare a questi poveri disgraziati la carità della galera). E mentre nasconde quelle che in filigrana sono chiaramente le origini delle cose (nel volume manca la parola Ruini, ad esempio), De Giorgi esprime compiutamente la cultura e la spiritualità dell'Azione Cattolica ambrosiana, fatta di citazioni del magistero papale selezionate in modo da rafforzare un'analisi, di un intreccio fra registri storici e parenetici, di una lettura del Concilio fatta con affettuose categorie del pre-Concilio. è così che arriva al finale ottimistico nel quale dichiara alle porte una primavera spirituale della Chiesa. Che certo arriverà: perché tutti gli inverni della Chiesa finiscono in una primavera. Ma quando arriverà, non sarà il ghiaccio a fiorire. Situazione Il cattolicesimo è una etnia orgogliosa, onorata dai nemici, contenta di spaventare i partiti Gli angeli laici di Bruno Grassi: "Angelo di carta" (olio su tela, 150X150 cm).

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L'autore (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-06-06 num: - pag: 56 categoria: BREVI L'autore Fulvio De Giorgi è stato professore di Storia dell'educazione all'Università Cattolica di Milano. Ora insegna all'università di Modena e Reggio Opere Tra i suoi libri: "Laicità europea" "La storia e i maestri" e "Antonio Rosmini e il suo tempo" FULVIO DE GIORGI Il brutto anatroccolo. Il laicato cattolico italiano PAOLINE PP. 256, e 16.

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Castalda Musacchio Sarà piazza Navona alla fine la location scelta per concludere domani il pride romano (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

Castalda Musacchio Sarà piazza Navona alla fine la location scelta per concludere domani il pride romano. Resta aperta la ferita "incomprensibile" inferta al movimento gay lesbo trans bisex queer, dopo i motivi addotti dalla prefettura di Roma, a concludere il corteo in piazza San Giovanni. "Ma Piazza Navona - dicono dal Mario Mieli - è una piazza storica di rivendicazioni che hanno fatto la storia democratica del nostro Paese, come l'aborto, il divorzio e la manifestazione contro la violenza sulle donne del 24 novembre 2007". E lo sarà certamente anche domani per il movimento che si batte a difesa dei diritti negati a gay, lesbiche, trans. E non solo. Eppure quel "diniego" inspiegabile non è stato certo dimenticato né assorbito e "pesa come un macigno" che sta lì immobile a rendere se possibile a maggior ragione evidente quanto il clima politico che si respira a Roma in questi ultimissimi tempi non prometta davvero nulla di buono. "Noi - ribadiscono comunque dal movimento - confermiamo la volontà testarda a sfilare orgogliosi e pacifici e invitiamo tutta la città a marciare con noi". Tutta Roma invitata a partecipare, quindi, e con convinzione, a un corteo che a questo punto diventa simbolicamente la manifestazione di tutte e tutti coloro che non si arrendono alla discriminazione e al sopruso. L'appuntamento è alle 15.30 a piazza della Repubblica. Rifondazione, per esempio, ci sarà e con una delegazione ufficiale composta da Maurizio Acerbo, Titti De Simone, Rosa Rinaldi, Saverio Aversa. Così come ci saranno le donne del forum Prc. "E' davvero incomprensibile la mancata concessione di piazza San Giovanni" commenta Titti De Simone. "Soprattutto in un momento in cui sarebbe opportuno che dalle istituzioni giungesse un segnale di apertura e sostegno alla comunità Glbtq romana e nazionale, bersaglio di aggressioni omofobiche. Il tentativo della ministra Carfagna di ridimensionare la gravità della decisione di non autorizzare la piazza - continua - è irrisorio. In tutta Europa, anche nei paesi dove al governo c'è il centrodestra, le istituzioni sostengono questo genere di manifestazioni". De Simone conclude ricordando proprio a Carfagna che nel corso della scorsa legislatura la commissione Giustizia della Camera ha approvato un testo contro i reati di omofobia e di stalking. E invitando la ministra a sostenere questo testo e a portarlo al prossimo Consiglio dei Ministri. Sarà anche questa una rivendicazione che verrà portata al pride dopo gli ultimissimi segnali poco rassicuranti che provengono dalle istituzioni. Chi sfilerà a Roma non ha intenzione di demordere, su nessuno dei punti sollevati in questi anni dalle lotte della comunità lgbtq. Nello stesso giorno anche a Milano si scenderà in piazza per le vie del centro in un corteo che si concluderà a piazza Castello. Qui il percorso "classico" (via Palestro, San Babila, piazza della Scala, Duomo) non è stato messo in discussione. Ma la controversia romana non lascia indifferenti. "Per sottolineare la volontà delle gerarchie cattoliche e di una parte consistente della politica di ricacciarci nella clandestinità sociale - avverte Aurelio Mancuso, presidente Arcigay nazionale - quando il corteo giungerà a piazza Duomo si spegneranno la musica e le voci e nel silenzio assoluto si indosserà un cerotto sulla bocca". Notizie precise ancora non si hanno invece per il pride di Biella, che si terrà il prossimo 14 giugno. Anche perché qui pesa, come per il pride romano, la decisione della prefettura di negare piazza Primo Maggio, la principale della città. Per oggi - dicono dal comitato promotore del pride biellese - è previsto un nuovo incontro in prefettura per fare il punto sul percorso, con l'auspicio che vi sia perlomeno a Biella un segnale di apertura e non di chiusura totale come è stato per la capitale. Al corteo romano Vladimir Luxuria invita gli studenti: il corteo dice è anche di "tutti coloro che ancora credono in una scuola pubblica e laica". Intanto è certo che, dietro il pullmann fucsia a due piani che lo aprirà, ci saranno venti carri allegorici, tra i quali quello del Mario Mieli/Muccassassina: una vera e propria prigione con gay lesbiche e trans tenuti lontani dai diritti, guardati a vista da emule di Carfagna. Proprio alla ministra è dedicato il carro "autopatrocinato" che si chiamerà "Sobrietà": ligio alle richieste della ministra, il Mieli ha deciso di seguire le sue orme. "Saranno presenti sul carro, in omaggio a ogni mese del famoso calendario del passato della ministra", spiegano, "drag queens e gogo boys, elegantemente svestiti con gli stessi indumenti che Carfagna indossava non molto tempo fa". 06/06/2008.

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Berlusconi dal Papa: "Piena sintonia" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 134 del 2008-06-06 pagina 0 Berlusconi dal Papa: "Piena sintonia" di Anna Maria Greco Il premier oggi in visita alla Santa Sede: "La Chiesa è una ricchezza per lo Stato". E ricorda un complimento di Giovanni Paolo II. Famiglia ed etica: i temi che stanno a cuore al Vaticano Roma - La Chiesa rappresenta "una ricchezza per lo Stato", che deve restare laico ma "fuggire dal pericolo di diventare ideologico, settario e addirittura totalitario". Il dialogo, dunque, è possibile, necessario, "assolutamente positivo" su qualsiasi argomento. Con questo messaggio Silvio Berlusconi si prepara a entrare oggi in Vaticano per essere ricevuto da Papa Ratzinger, nella sua prima udienza da capo del nuovo governo. L'intervista congiunta del premier alla Radio vaticana e all'Osservatore romano sembra fare piazza pulita delle frequenti accuse di ingerenza lanciate verso i vertici della Chiesa e dell'episcopato. Richiamandosi alla Costituzione Berlusconi afferma che non ci possono essere "preclusioni alla manifestazione di opinioni e di principi da parte di alcuno e la Chiesa e le sue organizzazioni hanno tutto il diritto di esprimere le proprie valutazioni". Sarà poi lo Stato laico a giudicare se seguire o no le indicazioni ecclesiastiche nella sua azione politica. Ma certo non si può "soffocare" l'espressione delle convinzioni della Chiesa. Alla quale non si può non riconoscere il "suo contatto con tutte le fasce sociali, a cominciare dalle più deboli". Alla vigilia dell'incontro con Benedetto XVI il premier ricorda, in un'intervista al Tg1, il suo rapporto con il predecessore, quel Karol Wojtyla "protagonista della storia" anche per il suo "contributo alla caduta dell'impero sovietico". E ricorda anche un complimento di Giovanni Paolo II e dell'allora segretario di Stato Angelo Sodano: "Che il governo Berlusconi, nei nostri precedenti 5 anni di governo, era stato quello con cui lo Stato vaticano aveva risolto meglio tutti i problemi tra le due entità statali". Una sintonia che ora il premier vuole rinnovare. Anche perché il Berlusconi che guida il suo quarto governo non è diverso da quello del '94, assicura lui, rivendicando una "coerenza assoluta" da uomo e da politico. Su Radio Vaticana il premier affronta molti problemi che interessano da vicino la Chiesa, dalla fame nel mondo all'immigrazione, dalla missione formativa della tv di Stato al fisco che deve aiutare la famiglia. Tanto che monsignor Rino Fisichella, rettore della Lateranense e cappellano di Montecitorio, sottolinea come la sintonia non potrà che portare al "riconoscimento del ruolo altamente positivo che la Chiesa svolge nella società", in particolare attraverso le scuole cattoliche. Berlusconi è soddisfatto perché nel suo governo ci sono "ministri giovani" che "hanno avuto un approccio pragmatico ma entusiasta, appassionato, con tutti i problemi". Parla anche di collaborazione con la minoranza. "Con Veltroni – dice – e con altri esponenti dell'opposizione c'è una certa regolarità di contatti. Bisogna mettere da parte le ideologie. I problemi del Paese sono enormi, serve la collaborazione di tutti". Parlando del vertice Fao, Berlusconi sostiene che "l'Onu deve chiedere contribuiti ai Paesi produttori di petrolio che incassano ogni giorno degli utili straordinari". In pratica, chi specula sui prezzi dovrebbe destinare parte dei suoi guadagni agli aiuti per i più poveri del mondo. Per affrontare la crisi alimentare Berlusconi punta tutto sulle nuove tecnologie e si schiera per il ricorso agli Ogm, perché "il futuro è nell'auto-produzione di ciascun Paese". L'Italia, annuncia poi il Cavaliere, ha portato i suoi contributi per la lotta alla fame nel mondo da 60 milioni di euro a 190 milioni. Quanto alla questione immigrazione il premier afferma che i problemi sociali, economici e di integrazione non vanno sottovalutati, ma minimizza sulle "ribellioni circoscritte", non paragonabili alle proteste "nelle bainlieue parigine". Poi, un attacco alla Rai, che "è diventata una televisione commerciale come le tv private", quando invece il compito "istituzionale" della tv di Stato sarebbe quello di "formare il senso civico dei cittadini". Infine, le tasse e la famiglia. "L'introduzione – spiega Berlusconi – del quoziente familiare è una cosa che abbiamo in mente e che sarà possibile se avremo uno sviluppo positivo dei conti pubblici nei nostri bilanci". E per questo sono necessari risparmi, tagli delle spese inutili, degli sprechi e dei privilegi soprattutto nella pubblica amministrazione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Ecco come si distingue un cattolico in politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 134 del 2008-06-06 pagina 10 Ecco come si distingue un cattolico in politica di Mariateresa Conti da Milano Cattolici in fuga dal Partito democratico. Il 56 per cento di quelli che nel 2006 avevano dato fiducia all'Unione, il 13 e 14 aprile scorso, ha fatto una scelta diversa: il 24 per cento non dice quale, il 5,2 per cento si è schierato col Popolo della libertà, il 20,3 per cento si è spalmato in una serie eterogenea di partiti (dalla Sinistra arcobaleno alla Lega, da Italia dei valori a La Destra); solo una quota minima, il 2,3 per cento, è andata a quella che in teoria doveva essere la casa naturale, l'Udc. Il che, secondo gli esperti, significa una sola cosa: il voto cattolico tout court, nel nostro Paese non esiste più; i cittadini, più che ai valori religiosi, badano alle soluzioni concrete che la politica offre ai principali problemi di ogni giorno, dal lavoro alla sicurezza. Non a caso la maggioranza dei cattolici (il 42 per cento) ha votato per il Pdl, anche se si riconosce di più in Berlusconi (il 50 per cento) chi ha una maggiore dimestichezza con le pratiche religiose e va a messa almeno una volta al mese. È un ritratto per certi versi inedito quello proposto dallo studio di due docenti universitari della Statale di Milano, Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni, studio che sta per confluire in un volume, Senza più sinistra, curato da Renato Mannheimer e Paolo Natale. Già, perché spulciando le cifre e scandagliando l'identikit di quell'86 per cento di italiani che si dichiara "cattolico" - solo il 31 per cento in realtà è realmente praticante - viene fuori, secondo i due studiosi, la fine di un'epoca: quella dell'italiano che identifica in uno specifico partito politico i propri valori religiosi, come avveniva con la Dc. Spiega il professor Natale: "Si era già visto in passato, ma adesso è diventato evidente, visto che c'era un'offerta specifica con l'Udc ma anche con la lista di Giuliano Ferrara: non c'è più da parte dei cattolici la richiesta di essere rappresentati da un partito politico, il veicolo religioso non funziona più. Quello che conta invece è la scelta politica, che si indirizza non in base alla cattolicità ma sul bisogno individuale". Resta il dato della mancata riconferma della fiducia alla coalizione di sinistra da parte del 56 per cento di cattolici che nel 2006 aveva votato per l'Unione. Perché? "Non è proprio così - dice il professor Vezzoni - il dato è stato in parte travisato: dallo studio emerge infatti che tra quelli che nel 2006 avevano dichiarato di votare Unione il 24 per cento non dice cosa ha fatto adesso; del 75 per cento restante il 43,6 per cento ha riconfermato la scelta, il resto si è sparso tra Pdl, Udc, Lega, ma anche Sinistra arcobaleno, Italia dei Valori, La Destra. L'elettore cattolico è più sbilanciato verso il Pdl, è vero, ma non è una novità, rispetto al 2006 la forbice è sostanzialmente rimasta invariata. Molto interessante - prosegue - è invece vedere la sfera valoriale eterogenea del cattolico, che cambia a seconda che voti per il centrodestra o per il centrosinistra: su alcuni temi chiave di dibattito, quali coppie di fatto o eutanasia, le posizioni si allineano a quelle della politica. E questo vuol dire due cose: il partito dei cattolici, che per tanto tempo si è inseguito, non funziona, le decisioni dei cattolici sono basate su ragioni mondane; l'altro dato è che nonostante i timori per l'ingerenza della Chiesa l'Italia è uno Stato laico: la Chiesa ha le sue opinioni, ma il cattolico prende le sue decisioni senza mediazioni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Se è la Bonino a far la questua (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 06-06-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 134 del 2008-06-06 pagina 14 Se è la Bonino a far la questua di Redazione Parlando ai vescovi italiani, il Papa si è compiaciuto per il buon clima che c'è in Italia tra gli schieramenti politici. Una semplice gioia pastorale nel constatare che una volta tanto non ci si scanna. Continuando a conversare ha poi auspicato il finanziamento pubblico delle scuole cattoliche. Una banale richiesta, già fatta mille volte dalla Chiesa. Invece, apriti cielo. La radicale Emma Bonino ha messo insieme le due cose e si è scagliata contro Ratzinger definendolo "patetico" per il mezzuccio usato. Secondo lei, avrebbe adulato la politica per battere cassa subito dopo. Sull'abbrivio, ha accusato il Papa di ingerenza e ha aggiunto che neanche gli ayatollah sono impiccioni quanto lui. Sarà l'effetto dei 60 anni che la biondina di Bra ha appena compiuto. Sta di fatto che ha dimostrato una siderale dose di strabismo. Lo stesso giorno in cui il Papa ha parlato, un altro esponente vaticano - l'arcivescovo Agostino Marchetto - aveva criticato il progetto del governo di considerare reato l'immigrazione clandestina. Questo sì, era un mettere i piedi nel piatto. Emma però non ha fiatato perché l'"ingerenza" migratoria le stava bene e soddisfaceva il suo spirito umanitario. Assodato che la biondina scoppietta a intermittenza e difende la laicità in base a bizzose convenienze, vediamo se ha i titoli per dare dello scroccone al Papa. Sono poi così puri i radicali ultima versione? Li abbiamo visti all'opera nella recente campagna elettorale. L'intera trattativa col Pd di Walter Veltroni è stata una questua di posti e soldi. Per settimane, hanno dato i numeri. I radicali volevano nove poltrone, l'altro ne offriva sette, poi si sono accordati, poi le volevano "sicure" e questo e quello. Idem, sul finanziamento pubblico. Voglio dieci, ti offro cinque e così via. Finché Pannella, che un tempo digiunava per la fame nel mondo, ha fatto il Gandhi per gli strapuntini. Emma, dunque, ha perso l'occasione di guardare in casa sua e stare zitta. Se poi voleva prendersela per forza con qualche alta autorità mondiale, non aveva che l'imbarazzo della scelta. L'Iran di Ahmadinejad si adopera per la distruzione di Israele e l'Onu tace. Vada dal segretario Ki-Moon e gli dica due parole da par suo. Riempia di sberle Barroso che non reagisce agli anatemi degli ulema contro cittadini Ue, ecc. Se la prenda, insomma, con i laici che trascurano compiti vitali e lasci in pace un prete che chiede soldi per la propria scuola facendo esattamente il suo mestiere. Se no, corre il rischio, signora Bonino, di dare del patetico al prossimo, ma di essere personalmente penosa. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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