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TARTICOLI DAL 4 AL 7 maggio
2008 #TOP
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Articoli
Laici e chierici (19)
Guardia, dal Papa una "rosa d'oro"
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laicamente, la rosa d'oro può evocare le "tre stelle" Michelin, è il massimo punteggio attribuito alla fama e alla santità di un santuario. Assegnata a Fatima da Paolo VI ma solo nel 1964, molti anni dopo gli eventi riconosciuti dalla Chiesa come "miracoli".
Il
potere blindato della destra zuccherosa - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non è un partito con radici cattoliche o comunque religiose. Non è un partito liberista. Non è un partito classista. Non è il partito dello Stato forte. Non è un partito protezionista. Quindi: è un partito laico e non ideologico, liberal-democratico, costituzionale di questa Costituzione e dei suoi principi fondativi.
La
politica deve imparare ad ascoltare, i media devono saper raccontare la società
e il m ( da "Unita, L'"
del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: presidente uscente dell'Azione cattolica a conclusione della XIII assemblea nazionale tenutasi ieri a Roma. Non si candida per un nuovo mandato il docente di Filosofia teoretica che per appena due anni a guidato la più grande associazione ecclesiale del laicato italiano. Oggi sarà in piazza san Pietro, con oltre 100 mila aderenti ad AC,
Italia,
ti teniamo sott'occhio con gruppi di ascolto
( da "Unita,
L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e la cattolica in particolare, potrà instaurare un franco dialogo di fraternizzazione con l'Islam - continua l'Imam. Si uscirà così da ogni equivoco e da ogni presunta frattura fra mondo orientale e mondo occidentale". Secondo lui gli Stati Uniti d'America sono un gigante comandato da un topolino che ha un cervello che parla in lingua d'
Inno
d'amore per una figlia mai perduta
( da "Giornale.it,
Il" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il "tutto è vanità" dell'Ecclesiaste non lo convince e, in una dimensione laica e stoica, nemmeno Seneca è in grado di lenire una pena per cui non c'è tregua né risposta. Immagini sacre, preghiere, disegnano i contorni di una fede che non vacilla, ma non per questo si rassegna. Credere non esclude una quieta disperazione.
Il
Papa: "In Italia emergenza educativa"
( da "Stampa,
La" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Azione Cattolica, la più grande associazione di cattolici laici in Italia con i suoi 350.000 aderenti, che ha tenuto nei giorni scorsi a Roma il suo tredicesimo congresso. Giunto da ogni parte d'Italia con oltre 1.200 pullman, 2 treni speciali e mezzi propri, il popolo dell'Azione Cattolica (circa 100 mila persone) ha riempito la piazza con striscioni,
Il
papa ai centomila dell'azione cattolica "in italia c'è una emergenza
educativa" - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la Messa è stata celebrata dal cardinale Bagnasco, che nell'omelia ha rilanciato il ruolo dell'Azione cattolica nella nostra società e per ribadire con forza il no all'aborto e all'eutanasia. Precedendo, in sostanza, l'analogo incitamento che papa Ratzinger avrebbe poi fatto alla recita del Regina Coeli, dopo l'indirizzo di saluto del presidente dell'
Il
Papa all'Azione cattolica: Siate vigili contro edonismo e relativismo In oltre
100mila in piazza San Pietro per il 140 anniversario dell'associazione.
Bagnasco: i vescovi conta ( da "Unita, L'"
del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Questa è la consegna che Benedetto XVI ha affidato all'Azione cattolica, l'associazione storica del laicato cattolico italiano, che ha incontrato ieri in piazza san Pietro, in occasione del 140° della fondazione. Erano oltre 100 mila i fedeli in rappresentanza del "popolo delle parrocchie" che hanno ascoltato il messaggio del Papa pronunciato al termine del "Regina Caeli".
F
orse ( da "Corriere della Sera"
del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: di tipo sovietico o cinese, o dal laicismo da osteria di un tempo, o dal discutere il diritto del clero di dire la sua. Il vero dubbio, filosofico, che suscita è, piuttosto, che non valuti bene le crisi ricorrenti di tutti gli "illuminismi" e i paralleli ritorni "romantici " ad altro che la ragione.
CITTÀ
DEL VATICANO Papa Benedetto XVI è tornato a puntare
( da "Tempo,
Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Azione cattolica, la più grande associazione di cattolici laici in Italia con i suoi 350.000 aderenti, che ha tenuto nei giorni scorsi, a Roma, il suo 13 congresso, a 140 anni dalla sua fondazione. Giunto da ogni parte d'Italia, il popolo dell'Azione Cattolica ha riempito la piazza con striscioni, canti, gadget e un'atmosfera festosa,
L'allarme
di Benedetto XVI: <L'educazione è un'emergenza>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ascensione di Cristo al cielo che gli Atti degli apostoli collocano a 40 giorni dalla Pasqua, tutta dedicata all'Azione cattolica, la più grande associazione di cattolici laici in Italia con i suoi 350mila aderenti, che ha tenuto nei giorni scorsi, a Roma, il suo tredicesimo congresso, a 140 anni dalla sua fondazione. Giunto da ogni parte d'Italia con oltre 1.
Fecondazione,
la Turco cambia le regole ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: assistita anche per quei soggetti positivi a malattie sessualmente trasmissibili (come l'Aids e le forme più gravi di epatite, ndr), per cui è stato riconosciuto uno stato di infertilità di fatto, e che ora potranno avere dei figli senza correre il rischio di infettare la partner o il nascituro". Quest'ultima è una novità salutata con favore a sinistra e dal mondo scientifico laico.
Per
il "Time" il Papa non è "influente"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Così era uno Stato volutamente laico, erano proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione.
Il
Mare nostrum e la Legge 40 ( da "Unita, L'"
del 06-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Se ho capito bene - qualche volta il pensiero del Presidente è tortuoso - la laicità se la sono inventata i Vescovi, ai quali dobbiamo imperitura gratitudine e naturale ubbidienza. C'è stata in passato una teoria del genere (la dottrina delle due spade) ma riguarda papa Gelasio II e l'anno, se lo ricordo bene, era il 494.
Mappe
dai dalemiani ai popolari (hard e soft)
( da "Riformista,
Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I laici. C'è spazio anche per una "corrente laica" (virgolette d'obbligo). Gianni Cuperlo, infatti, non ha intenzione di disperdere il "patrimonio di risorse" che si sono sviluppate attorno al manifesto Laicità e civismo , che a fine gennaio raccolse oltre mille firme (tutte di peso).
Gli
sconti di Zapatero alla Chiesa ( da "Unita, L'"
del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ovvero private ma sovvenzionate dallo Stato. Ma da parte della Conferenza episcopale non c'è stata alcuna risposta positiva a tanta generosità, che la sinistra laica non riesce né a comprendere né a digerire. Meno ancora comprende il fatto che il governo, apertamente combattuto dai vescovi in campagna elettorale, abbia rinunciato a qualsiasi passo avanti in temi fondamentali come l'
ROMA
- Ci penserò stanotte . Le resistenze degli alleati e le per
( da "Messaggero,
Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ha riaccesso le perplessità della componente cattolica di FI che da tempo vede con qualche mugugno crescere il peso dell'area laica e socialista. Sul piede di guerra non c'è solo l'ex Udc Giovanardi, ma anche l'Mpa di Lombardo e la Dca di Rotondi che in serata è stata però tranquillizzata con la certezza del dicastero alla "Solidarietà Sociale" per lo stesso segretario.
L'Italia
sotto il tiro della destra radicale
( da "Liberazione"
del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che le correnti di pensiero laiche, cattoliche, liberali, comuniste e socialiste avevano realizzato negli ultimi sessant'anni, a partire dalla resistenza e dalla Costituzione. La destra radicale è una forza trasversale e anche un po' mutevole, camaleontica, che passa dentro tutti i partiti del centrodestra, talvolta si insinua anche al centro,
GUARDASIGILLI,
L'ULTIMO SCOGLIO ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolica di Fi che da tempo vede con qualche mugugno crescere il peso dell'area laica e socialista. E nelle convulse trattative notturne per via Arenula è anche spuntato il nome dell'azzurro Donato Bruno. Sul piede di guerra non c'è solo l'ex Udc Giovanardi, ma anche l'Mpa di Lombardo e la Dca di Rotondi che in serata è stata però tranquillizzata con la certezza del dicastero alla
( da "Secolo XIX, Il" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
L'evento Ratzinger conferirà
al santuario l'alta onorificenza che solo Loreto in Italia può vantare
L'ANNUNCIO arriva un po' in sordina, senza enfasi, ieri mattina nel santuario
della Guardia gremito in occasione della tradizionale processione del primo
sabato del mese. "Il Santo Padre ha deciso di portare al santuario, quando
verrà tra due settimane, una rosa d'oro", scandisce il cardinale Angelo
Bagnasco dall'altare. Silenzio generale. Ma quella rosa, un'antica e altissima
onorificenza pontificia, è prima di tutto un atto d'amore verso Genova e la
Liguria, un messaggio esplicito lanciato da un Papa che ama i simboli e non
disdegna di ripescare dal passato i riti e i segni della tradizione cristiana.
Come tradurre questo segno? Laicamente, la rosa d'oro può
evocare le "tre stelle" Michelin, è il massimo punteggio attribuito
alla fama e alla santità di un santuario. Assegnata a Fatima da Paolo VI ma
solo nel 1964, molti anni dopo gli eventi riconosciuti dalla Chiesa come
"miracoli". A Lourdes e a Czestochowa da Giovanni Paolo II. Al
santuario di Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile, da Papa
Ratzinger nel corso della sua visita a San Paolo dello scorso anno. In Italia,
se ne può fregiare il santuario di Loreto. Un segno solenne, apparentemente
niente più. Ma Papa Benedetto XVI ha dimostrato che, nel Vaticano del
dopo-Wojtyla, i segni contano, e molto. E come altri simboli che il Papa ama,
come i capi di vestiario ripescati dal passato o il messale latino, la rosa
d'oro affonda le sue radici in un tempo lontanissimo. Così, le mille persone
riunite ieri al santuario della Guardia al termine della processione votiva,
dalle parole del cardinale hanno avuto un'ulteriore conferma che il Papa non
verrà certamente a Genova come un turista con la papalina bianca. Il suo atto di
affetto verso il cardinale di Stato Tarcisio Bertone (e verso il presidente
della Cei Angelo Bagnasco) è anche un sincero tributo a una devozione mariana
che il pontefice rinnova ogni giorno. La Guardia, per Benedetto XVI, non è una
chiesa lontana. "Sì, certamente sapevo che il Santo Padre pregava presso
la statua della Madonna della Guardia nei giardini vaticani - racconta poi il
rettore del santuario, monsignor Marco Granara - ma pensavo capitasse di tanto
in tanto. Già il cardinale Tarcisio Bertone mi aveva detto che non era così,
che la sua era una preghiera davvero quotidiana. Adesso me lo ha confermato un
agente della gendarmeria vaticana, venuto a fare un sopralluogo: il rosario
recitato ogni giorno da Benedetto XVI, mi ha detto, termina sempre alla statua
della Guardia...". Adesso, alla devozione privata di un Papa si aggiunge
il tributo solenne, l'atto formale , la "certificazione". La Rosa
d'oro, benedetta dal pontefice ogni anno alla quarta domenica di Quaresima,
rimanda a una tradizione medievale che data al 1049. sotto il pontificato di
Leone IX. Da allora, nel corso dei secoli, l'insegna pontificia della rosa è
stata conferita a sovrani e principi meritevoli nei confronti della
cristianità, poi esclusivamente a regine e principesse, come un atto di amore
cortese verso l'universo femminile. L'ultima testa coronata che lo ha ricevuto
è stata Charlotte, granduchessa di Lussemburgo, nel 1956. Nel frattempo, i
Pontefici hanno cambiato il destinatario di questo gesto di onore e ossequio,
omaggiando i santuari cattolici in diverse parti del
mondo. Adesso il santuario della Guardia si affianca a pochi altri luoghi
mariani nel mondo, tappa di un itinerario della fede che spazia dall'Europa
all'America. Simboli che acquistano consistenza, ieri mattina, mentre la folla
affluisce al santuario sul monte Figogna per godersi il sole di maggio e per
pregare, ma soprattutto per apprendere, dal cardinale Bagnasco, qualcosa in più
su una visita attesa e desiderata. Fin dal giorno in cui il cardinale Tarcisio
Bertone, salutando la città per assumere l'incarico di segretario di Stato del
Vaticano, si era impegnato a portare il pontefice alla Guardia. A due settimane
dall'evento, anche se la visita a Genova sarà necessariamente
"blindata" dalla vigilanza vaticana, i segnali di allentamento delle
tensioni non mancano. Le associazioni omosessuali, a cominciare da Arcigay, si
sono dissociate dalla manifestazione promossa dai centri sociali e dal
movimento antagonista contro la visita di Ratzinger. E un leader bipartisan come
don Gallo, prete e no-global, ha preso le distanze ("Iniziativa sbagliata
nei tempi e nei modi, anche se i centri sociali portano avanti una battaglia
condivisibile in difesa di diritti negati"). La stanza di Papa Benedetto
XVI alla Guardia è già pronta, al terzo piano dell'edificio del santuario, in
cima alla bassa torre sulla navata destra. È quella dove hanno dormito tutti
gli arcivescovi genovesi, ma anche quella (si sussurra) dove il cardinale
Bertone ha ricevuto, ormai due anni fa, l'ultima segretissima chiamata: la
convocazione in Vaticano, direttamente da Papa Ratzinger Bruno Viani
viani@ilsecoloxix.it. 04/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti IL POTERE
BLINDATO DELLA DESTRA ZUCCHEROSA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Poteva fare, come
disse, dell'aula sorda e grigia di Montecitorio un bivacco di manipoli, ma lo
fece soltanto due anni dopo sulla scia del delitto Matteotti. La dittatura
rompe le regole della democrazia e rende inutile l'ipocrisia. Il Parlamento fu
abolito, i partiti dissolti salvo il suo che fu identificato con lo Stato, la
libera stampa mandata in soffitta, come ha auspicato Beppe Grillo e le
centinaia di migliaia dei suoi seguaci paganti nel "Vaffa-day" del 25
aprile. Questa volta le cose non andranno così per molte ragioni. Il mondo è
globale, l'economia è globale, la cultura è globale, le informazioni sono
globali e anche il commercio è globale. L'Italia è una regione dell'Europa. La
nostra moneta è quella europea. Una dittatura totalitaria oggi è impensabile in
Europa e in Occidente. E poi la classe dirigente del centrodestra non ha alcuna
somiglianza con lo squadrismo diciannovista. Perciò quel pericolo non c'è. Ce
ne sono altri che possono suscitare serie preoccupazioni. * * * I marxisti
spiegavano la storia dei popoli attraverso il rapporto tra le forze produttive
e le istituzioni chiamando le prime "struttura" e le seconde
"sovrastruttura". Lo ricorda Giorgio Ruffolo nel suo bellissimo libro
"Il capitalismo ha i secoli contati" che è la più lucida
ricostruzione della globalizzazione che stiamo vivendo e dei fenomeni che
l'hanno preceduta. Tra la struttura e la sovrastruttura non esiste un rapporto
di automatica determinazione come pensavano rozzamente i marxisti militanti del
secolo scorso. C'è invece una continua interazione, un reciproco
condizionamento. Io credo che l'emergere elettorale del centrodestra e la
rivoluzione parlamentare che ne è seguita siano state largamente determinate
dal nuovo atteggiarsi strutturale delle forze produttive, lo sgretolarsi dei
tradizionali blocchi sociali, la scomparsa delle classi, il frazionarsi degli
interessi fino alla loro completa polverizzazione. Questo mutamento strutturale
spiega anche la nascita del partito "liquido" dei democratici, la
sconfitta del partito cattolico come arbitro centrista che era nel disegno di
Casini, infine l'affondamento della sinistra massimalista. Il comportamento più
strano, ai confini dell'assurdo, è stato proprio
quello della sinistra radical-massimalista, che ha attribuito a Veltroni la sua
scomparsa e ha punito con il voto e con l'astensione Rutelli per castigare il
leader democratico. Per gli ultimi marxisti militanti è un errore squalificante
non rendersi conto che le strutture negli ultimi quindici anni sono
completamente cambiate ed hanno determinato una rivoluzione sovrastrutturale.
La sinistra radicale, le sue ideologie, i suoi slogan, la sua organizzazione
politica galleggiavano sul vuoto che essa stessa aveva ulteriormente aggravato
segando l'ultimo ramo che ancora la sosteneva e cioè l'operatività del governo
Prodi. Il loro stupore per la scomparsa del loro mondo, quello sì, è
stupefacente e direi senza appello: chi ha smesso di pensare smette di vivere.
Questo è accaduto, con buona pace di Sansonetti, direttore del più assurdo (e
come tale utile) giornale oggi in circolazione. * * * L'ascesa al potere del
triumvirato Berlusconi, Bossi, Fini-Alemanno, che si completa in quadrumvirato
con l'inevitabile cooptazione del siciliano Lombardo, si fonda su una precisa
ideologia, sì, riemerge l'ideologia, è un fatto nuovo del quale è bene prendere
atto. Chi l'ha declinata meglio di tutti è stato Fini
nel suo discorso alla Camera dei deputati. Si basa sulle radici cristiane, anzi
cattoliche, sulla condanna del relativismo, sull'esistenza d'una verità
assoluta e sulla morale che ne deriva. Sulla tolleranza (relativa) delle altre
culture a discrezione del Principe. Sulla protezione e la sicurezza dei
cittadini per mettere in fuga la loro insicurezza. Sulla convivenza tra il
potere forte dello Stato e la società federale. Berlusconi rappresenta il
vertice del Triumvirato-Quadrumvirato: un tavolo a tre gambe, un triangolo
retto che è sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato perché
il bello del populismo consiste nella ubiquità di Berlusconi, leghista,
statalista, liberista, per naturale e plurima vocazione. Perciò, salvo errori o
malasorte, puntare su laceranti contrasti tra i triumviri è sbagliato: c'è
trippa per tutti e anche per Grillo che dissoda il terreno dove i triumviri
semineranno e raccoglieranno. Così saranno i cinque anni che ci aspettano. Buon
pro ci faccia. Ma dunque non c'è niente da fare? Al contrario, penso che ci sia
moltissimo. * * * Una volta tanto provo a descrivere il Partito democratico in
negativo, cioè per quello che non è. Un modo come un altro per disegnarne un
profilo identitario. Non è il partito dell'ideologia assolutista. Non è un partito con radici cattoliche o comunque religiose. Non
è un partito liberista. Non è un partito classista. Non è il partito dello
Stato forte. Non è un partito protezionista. Quindi: è un partito laico e non
ideologico, liberal-democratico, costituzionale di questa Costituzione e dei
suoi principi fondativi. Non trasformista ma disponibile a partecipare ?
se potrà ? all'elaborazione delle riforme istituzionali. Vuole un libero
mercato nutrito di libera concorrenza, con regole efficaci e istituzioni capaci
di farle rispettare. Un partito con una sua visione nazionale nel quadro di
un'Europa federale. Così sembra a me che debba essere. Nell'idea originaria
Veltroni ha puntato su una forma che fu definita "liquida", poggiata
sul popolo delle primarie. Questa formula, che anche a me sembrava utilmente
innovativa rispetto alla tradizionale forma-partito, si è invece rivelata
inefficace. L'esperienza della campagna elettorale ha dimostrato che le
primarie sono uno strumento selettivo utile ma non l'ossatura di un partito che
deve vivere sul radicamento territoriale. C'è bisogno d'una struttura militante
e identificata con gli interessi del territorio e di un vertice solido e
plurimo che indichi le priorità e i mezzi disponibili per attuarle. Che non sia
casta ma rappresentanza. Locale ma con visione nazionale. Il Partito
democratico rappresenta il solo sbocco politico possibile della sinistra
italiana e deve perseguire quest'obiettivo. Rappresenta il solo sblocco
possibile dei cattolici adulti, che abbiano intensi
sentimenti di fede e non di idolatrie o di calcoli politicanti. Questi cattolici sono minoranza tra i tanti battezzati indifferenti
e ruiniani? Ma i cattolici veri, quelli di fede e di
responsabilità personale, sono sempre stati minoritari, quello è il loro vanto
e la loro dignità religiosa così come lo è per i laici non credenti ma
rispettosi del sacro e delle sue non idolatriche manifestazioni. Ricordo qui
una lezione di Ugo La Malfa: impegnò la sua vita politica per cambiare la
sinistra di cui si sentiva parte, per cambiare la Democrazia cristiana con la
quale fu alleato e per cambiare il capitalismo italiano trasformando gli
imprenditori in una consapevole borghesia. Secondo il mio modo di vedere il
Partito democratico deve farsi portatore di analoghe e alte ambizioni che sono
al tempo stesso culturali sociali e politiche. Il riformismo di centrosinistra
in un paese come il nostro è minoritario. Lo è sempre stato
ma ha, deve avere, vocazione maggioritaria. Del resto le grandi trasformazioni
sono sempre state ? e non solo in Italia ? realizzate da minoranze che seppero
operare nel senso della storia programmando il futuro, rappresentando il paese
vitale e responsabile, consapevole dei difetti, dei limiti e delle virtù degli
italiani. Un gruppo dirigente coeso e non castale può e dev'essere animato da
una grande ambizione. La sconfitta è stata dura, gli errori ci sono stati.
Ambizione, non vanità. Dialogo, non trasformismo. Pragmatismo, non improvvisazione.
C'è molto da fare.
( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del r.m. "La politica deve imparare ad ascoltare, i media
devono saper raccontare la società e il mondo, le istituzioni, infine, devono
servire il paese reale, non quello di plastica". Sono le parole pronunciate
da Luigi Alici, presidente uscente dell'Azione cattolica a
conclusione della XIII assemblea nazionale tenutasi ieri a Roma. Non si candida
per un nuovo mandato il docente di Filosofia teoretica che per appena due anni
a guidato la più grande associazione ecclesiale del laicato italiano. Oggi sarà
in piazza san Pietro, con oltre 100 mila aderenti ad AC, ascolterà il
"messaggio" di Benedetto XVI. Ieri ha parlato dell'Italia.
"Sembra essere sempre più un paese frenato vittima del dibattito tra
politica e antipolitica, quando l'alternativa vera, più vicina alla gente, è
tra buona e cattiva politica". Avanza la sua proposta, polemica verso chi
vorrebbe mettere in discussione il tessuto costituzionale e l'unità del Paese.
"Non si tratta di muoversi tra statalismo o federalismo, ma di realizzare
riforme costituzionali condivise, dare vita a un federalismo che metta al primo
punto la solidarietà e si fondi sulla persona, sulla sussidiarietà". Il
suo è un no "a un federalismo che riproduca uno statalismo in miniatura".
Vi è lavoro da fare per l'Ac in una società in cui "le istituzioni
rischiano di diventare sempre più neutre e l'individualismo può generare
pericolose forme di stanchezza democratica". Non vanno nascoste "le
differenze interne", riducendole a "scelte private". Né vanno
negate quelle "esterne" trasformando il rapporto con i nuovi popoli
"in una lotta tra barbari e l'impero". Ecco allora l'obiettivo per
Ac: "Essere voce e coscienza critica nella comunità dei credenti e nel
paese". Alici la sua battaglia l'ha fatta. Ora sarà condotta dal suo
successore. Lo sceglierà la Cei sulla terna indicata dal congresso.
( da "Unita, L'" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del IMAM KHAMENEILa massima autorità religiosa iraniana:
controlliamo come tv e giornali parlano del nostro Paese "Italia, ti
teniamo sott'occhio con gruppi di ascolto" di Marco Dolcetta Domenica 20
aprile ho incontrato l'Iman Khamenei - nel cortile del vecchio palazzo estivo
dello scià, dove spesso riceve gli stranieri a Teheran. Non è la prima volta.
Fui qui nel luglio 1988 dietro incarico dell'allora direttore del Tg 3 Alessandro
Curzi e di Rai Tre Angelo Guglielmi, quando, unico giornalista italiano, girai
un reportage televisivo sulla nazione iraniana allo stremo. Sono ritornato a
Teheran con lo stesso incarico e ritrovo l'Iman che a differenza del Paese -
attraversato da venti di modernità - non sembra affatto cambiato. Qual è - gli
chiedo subito - lo stato dei rapporti della Repubblica
islamica dell'Iran con gli Usa? "Gli Stati Uniti hanno rotto le loro
relazioni con l'Iran per aumentare la pressione su di noi. Se ora desiderano
ristabilirle è per lo stesso motivo. Non desideriamo relazioni imposte.
Cerchiamo una relazione stretta con tutti i paesi del mondo che non ci
considerano nemici. Continueremo nella ricerca del nucleare senza pressioni
imperialiste, è un diritto per l'Iran poter sviluppare la propria scienza e
tecnologia". Resta l'accusa principale, che cioè l'Iran non è una vera
democrazia. "n merito alla presunta democrazia ricordo che è stata fatta
una rivoluzione che non aveva certo, come scopo finale la democrazia borghese
cara agli occidentali, la nostra democrazia islamica va molto al di là della
libertà che gli occidentali possono immaginare. Una dimostrazione viene dal
fatto che la televisione satellitare libanese, gestita dagli sciiti, "Al
Manar" (che vuol dire Il Faro) che ha milioni e milioni di spettatori in
tutto il mondo, dal satellite che trasmetteva in Francia è stata oscurata per
volontà del governo". Però in Occidente la libertà di stampa è largamente
garantita. "Da voi in Italia, come in tanti altri paesi cosiddetti
democratici, la stampa, ma soprattutto la televisione considera tabù e viene
censurata ogni trasmissione che tratta anche nel senso oggettivo o
discretamente critico il pensiero dei fedeli sciiti, sia che vivano in Libano
che in Iran. Questo noi lo sappiamo bene, perché, così come in Israele esistono
dei posti di ascolto e registrazione delle nostre trasmissioni, che poi vengono
ridistribuite a giornalisti occidentali legati ad Israele, così noi, in ogni
paese del mondo, abbiamo chi ascolta e vede, giornali, radio e televisioni, che
ci permette di avere un panorama completo e aggiornato dell'opinione. Opinione,
spesso distorta e piena di censura che viene data come falsamente democratica e
libera, lo dimostrano le vostre elezioni con i maggiori candidati direttamente
asserviti agli americani e con le liste preconfezionate nei nomi e nelle
classifiche di preferenza ma, in realtà espressione del servilismo dei
giornalisti costretti dai grandi poteri economici, finanziari e politici dell'Occidente
che delegano ai direttori la funzione di sceriffi di controllo per filtrare le
poche verità e le molte manipolazioni". Ci permettiamo di dissentire, ma
su questo punto l'Iman non accetta critiche. Khamenei è l'Imam sciita, la guida
spirituale, è colui che garantisce la purezza dell'applicazione delle leggi
emesse dalla Repubblica islamica dell'Iran. Il suo controllo sulla vita
politica lo ha dimostrato chiaramente negli ultimi anni, quando, al potere,
come primo ministro c'era l'Ayatollah Khatami, di recente sconfitto nelle
elezioni, presunto democratico che, in pratica, proprio per il controllo
fortemente restrittivo imposto dalla giurisprudenza religiosa, che fa capo a
Khamenei, anni fa non ha potuto svolgere nessuna riforma tra quelle annunciate nel
suo duplice programma elettorale. L'attuale situazione in Iran è caratterizzata
dalla presidenza di Ahmadinejad, un ex pasdaran, figlio di un semplice fabbro e
volontario combattente nella guerra Iran-Iraq. Potrebbe ingannare il fatto che,
essendo lui un laico, e non un religioso, possa incarnare un'ipotesi di
autonomia di scelte in quanto preposto al potere esecutivo. Ma non è così.
L'ultimo presidente laico in Iran fu Ali Bani Sadr, ora in esilio a Parigi. Ai
suoi tempi osò fare qualcosa di non completamente in linea con le idee di
Khomeini. Riuscì fortunosamente a scappare e salvarsi in Francia. L'attuale
presidente è quello che da noi verrebbe chiamato un laico preparato, perfetto
conoscitore della macchina burocratica ed anche un fervente religioso e,
quindi, sicuramente un fedele esecutore del pensiero di Khamenei. "L'Imam
- ci spiega - è l'esatto interprete del testo sacro -mentre gli Ulema, le guide
religiose, i sapienti dell'Islam, infatti, malgrado tutte le loro integrità
morali, e le loro competenze di religione non sono certamente immuni dal
peccato, data la loro natura umana. L'Imam che esiste su questa terra è
l'espressione fisica dell'Imam Nascosto, ovvero il cosiddetto Tredicesimo Imam,
ovvero, quello che dovrà venire per ristabilire eguaglianza e giustizia su
questa terra. L'attesa dell'Imam Nascosto non esclude il fatto che si possa
avere qualche indicazione dottrinaria dall'Imam Palese". I discorsi di
Khamenei, volendo togliere per l'occasione tutti i riferimenti dottrinari, si
limitano essenzialmente, nelle sue esortazioni all'Occidente, e a quello
cristiano in particolare, di riscoprire la vera natura del cristianesimo, la
religione monoteistica che non ha niente a che fare - secondo lui - nella sua
origine, alle commistioni avvenute nei secoli con la religione ebraica.
"Riscoprire il Cristo Ariano, nella sua purezza originaria ritrovata la
religione cristiana, e la cattolica in particolare, potrà
instaurare un franco dialogo di fraternizzazione con l'Islam - continua l'Imam.
Si uscirà così da ogni equivoco e da ogni presunta frattura fra mondo orientale
e mondo occidentale". Secondo lui gli Stati Uniti d'America sono un
gigante comandato da un topolino che ha un cervello che parla in lingua d'Israele.
Prima di congedarci gli chiediamo un'opinione sull'Iraq dopo la fine di Saddam
Hussein. "Saddam Hussein, taglia corto, nostro antico rivale, persecutore
in patria degli sciiti, ha fatto la fine di Frankestein che si è ribellato al
suo padrone".
( da "Giornale.it, Il" del 04-05-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 106 del
2008-05-04 pagina 25 Inno d'amore per una figlia mai perduta di Stenio Solinas Non
è la prima volta che Fausto Gianfranceschi affronta in un libro il tema della
perdita di un figlio. Accadde trent'anni fa con Svelare la morte (Rusconi
editore), premio Selezione Estense, accade ora con Federica (Pagine editore,
112 pagine 11 euro), il che significa, in una dimensione privata, un doppio,
indicibile strazio, e dal punto di vista letterario una duplice sfida. Il
Gianfranceschi di allora era un uomo e uno scrittore nel pieno della maturità
fisica e intellettuale, in grado se non di comprendere e/o accettare il lutto,
di superarlo: una sorta di prova, di iniziazione quasi al dolore e insieme di
affermazione dei diritti della vita che impongono il ricordo e però l'andare
avanti, il pianto ma non la sua esibizione o la propria commiserazione. Il
Gianfranceschi di adesso è una persona provata dalle malattie, avanti negli
anni, distaccata dal clima culturale imperante di cui probabilmente non gli
piace nulla e poco gli interessa, e il dover bere di nuovo quel calice gli
provoca un senso di orrore. Lo fa, e questo libro ne è la dimostrazione, ma
questa volta a spingerlo è soprattutto un senso del dovere. Ci costruiamo nel
tempo e con il tempo lo stile esistenziale che più ci somiglia e a cui più
vorremmo somigliare. È la nostra bandiera, ma anche la nostra prigione.
Costruito con un andamento cronologico, Federica affianca al racconto di ciò
che accade (la malattia improvvisa, fulminea e inaspettata, le tenui speranze,
l'agonia, la scomparsa, le esequie), il ricordo. Sono apparentemente le pagine più
lievi, per quella funzione consolatoria che attiene alla memoria, ma in realtà
sono le più struggenti, perché intinte di un vitalismo, di una passione per la
vita di cui ora la morte sembra irridere ogni aspetto. Intellettuale non da
biblioteca, sportivo, di bell'aspetto, amante del rischio per congenita
imprudenza e indolenza, il padre ha trasmesso alla figlia questo modo di essere
e di fare, la vela e i cavalli, la natura, la musica, e Federica bambina,
Federica ragazza, Federica donna è stata questa cosa qui, una sorta di ritratto
al femminile, nel gioco dei ruoli che si inseguono e si intrecciano, dei gesti
che si ripetono, dei sorrisi che rimandano una mutua comprensione. Persino
nelle testardaggini, nelle impuntature e nei difetti, ovvero nella volontà di
mettersi alla prova, di trovare una propria strada. Cattolico, credente, il
padre cerca di trovare nella religione il senso di ciò che gli sfugge: perché
lei, perché così presto, perché in questo modo... Rilegge nella Bibbia il Libro
di Giobbe e ne resta atterrito, il "tutto è
vanità" dell'Ecclesiaste non lo convince e, in una dimensione laica e
stoica, nemmeno Seneca è in grado di lenire una pena per cui non c'è tregua né
risposta. Immagini sacre, preghiere, disegnano i contorni di una fede che non vacilla,
ma non per questo si rassegna. Credere non esclude una quieta disperazione.
In un centinaio di pagine, con brevi, pudichi accenni, Gianfranceschi
ricostruisce anche la storia familiare di un'Italia minoritaria, personale ma
per molti versi collettiva, quell'Italia che ha sempre visto nei figli una
benedizione e non un peso, che crede nel rapporto fra le generazioni, che non
isola i vecchi dai giovani, che fa bene il proprio lavoro e non baratta un'idea
per una carriera, colta, ma priva di feticismi o superbie intellettuali,
innamorata del proprio Paese senza preoccuparsi quanto e se questo amore verrà
ricambiato. Si esce dalla lettura di Federica devastati eppure pacificati: al
vecchio, esausto padre e a sua moglie, cui la pratica medica aggiunge il peso
insopportabile di chi già sa che non c'è speranza, non viene risparmiato nulla:
la donazione degli organi della figlia, dove solo la generosità d'animo di chi
coscientemente avrebbe comunque donato, permette di superare l'orrore di quella
che è pur sempre una macellazione, la stupidità della burocrazia, che per un
proprio errore vorrebbe negare la sepoltura nella tomba di famiglia... Eppure,
e ha ragione Gennaro Malgieri nella bella post-fazione al libro, è sempre e
comunque la "tenerezza paterna" a elevarsi su tutto e un'idea della
vita come amore e mai come indifferenza per ciò che si è, per ciò che si ha.
"Morte, dov'è la tua vittoria?". "Breve come un grido", con
una scrittura intinta "nella tempesta e nel sangue", Federica è il
ritratto di una persona amata e l'autoritratto di chi così tanto l'amò. È il
pianto di un padre fatto con le lacrime dello scrittore. Nell'abbracciare
silenziosamente il primo, rimane l'ammirata invidia per il secondo. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
DISCORSO AI GIOVANI
Il Papa: "In Italia emergenza educativa" CITTÀ DEL VATICANO Papa
Benedetto XVI è tornato a puntare il dito contro l'"emergenza
educativa" in atto in Italia, e contro il diffondersi di una
"mentalità relativistica, edonistica e consumistica" di fronte alle
quali la Chiesa deve farsi "missionaria". Lo ha fatto nel corso di
una giornata dedicata all'Azione Cattolica, la più grande
associazione di cattolici laici in Italia con i suoi 350.000 aderenti, che ha tenuto nei
giorni scorsi a Roma il suo tredicesimo congresso. Giunto da ogni parte d'Italia
con oltre 1.200 pullman, 2 treni speciali e mezzi propri, il popolo dell'Azione
Cattolica (circa 100 mila persone) ha riempito la piazza con striscioni,
canti e gadget. Prima dell'incontro con il Santo Padre i fedeli hanno assistito
a una messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco che ha colto l'occasione
per ribadire il no all'aborto e all'eutanasia. Poco dopo il Papa ha illustrato
agli aderenti il senso e la pratica della loro azione. "In una Chiesa
missionaria posta dinanzi a una emergenza educativa come quella che si
riscontra oggi in Italia - ha detto Benedetto XVI all'Azione Cattolica - voi
che l'amate e la servite sappiate essere annunciatori instancabili ed educatori
preparati e generosi; in una Chiesa chiamata a prove anche molto esigenti di
fedeltà e tentata di adattamento, siate testimoni coraggiosi e profeti di
radicalità evangelica; in una Chiesa che quotidianamente si confronta con la
mentalità relativistica, edonistica e consumistica, sappiate allargare gli
spazi della razionalità nel segno di una fede amica dell'intelligenza, sia
nell'ambito di una cultura popolare e diffusa, sia in quello di una ricerca più
elaborata e riflessa; in una Chiesa che chiama all'eroismo della santità,
rispondete senza timore, sempre confidando nella misericordia di Dio".\.
( da "Repubblica, La" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Ieri piazza
San Pietro stracolma per il 140esimo anniversario della fondazione
dell'associazione Il Papa ai centomila dell'Azione cattolica "In Italia
c'è una emergenza educativa" Da Benedetto XVI anche un severo stop a
edonismo, materialismo e relativismo ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO -
Difesa della vita, lotta all'aborto, assunzione di responsabilità nei confronti
della politica e di una "emergenza educativa sempre più preoccupante"
ma anche un ennesimo severo stop a edonismo, materialismo e relativismo,
dipinti come "i principali mali che minacciano i giovani in tutto il
modo". Ecco il nuovo "manifesto" che papa Ratzinger consegna
alla più antica associazione ecclesiale, l'Azione Cattolica Italiana - oltre
400 mila iscritti - che ieri ha concluso il suo tredicesimo congresso nazionale
celebrato in occasione del 140esimo anniversario della fondazione. Erano in 100
mila in piazza San Pietro a festeggiare questo importante appuntamento tra
canti, balli e persino musica a tempo di rap e rock. Una grande festa di popolo
a cui ha partecipato un Benedetto XVI in gran forma, affiancato dal cardinale
Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), e dai
dirigenti nazionali dell'Azione cattolica guidati dal presidente Luigi Alici e
dall'assistente spirituale, l'arcivescovo Domenico Sigalini. A rendere ancora
più festoso il clima della piazza, il suggestivo colpo d'occhio dell'emiciclo
berniniano addobbato con le gigantografie di tutti i santi ed i beati
dell'Azione cattolica, che il papa - nel ricordare il giorno dell'Ascensione di
Cristo che cadeva proprio nella festività di ieri - ha salutato come "
quasi un cenacolo a cielo aperto che vide innalzarsi tra le nuvole il nostro
Signore". Prima dell'incontro col Papa, la Messa è
stata celebrata dal cardinale Bagnasco, che nell'omelia ha rilanciato il ruolo
dell'Azione cattolica nella nostra società e per ribadire con forza il no
all'aborto e all'eutanasia. Precedendo, in sostanza, l'analogo incitamento che
papa Ratzinger avrebbe poi fatto alla recita del Regina Coeli, dopo l'indirizzo
di saluto del presidente dell'associazione Luigi Alici. Rivolgendosi,
poi, ai 100 mila che lo hanno più volte interrotto con applausi e tanti
"viva il Papa!", Benedetto XVI ha detto "sappiate essere
annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi; siate testimoni
coraggiosi e profeti di radicalità evangelica in una Chiesa che si confronta
con la mentalità relativistica, edonistica e consumistica". Ratzinger ha
poi sottolineato la "grande responsabilità" dei cristiani laici,
invitati "a ricercare con coraggio sintesi sempre nuove fra l'annuncio
della salvezza di Cristo all'uomo del nostro tempo e la promozione del bene
integrale della persona e dell'intera famiglia umana". A conclusione
dell'incontro, al Papa due giovani hanno illustrato un plastico di scuole
elementari in corso di realizzazione in Sierra Leone.
( da "Unita, L'" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Il Papa all'Azione cattolica: "Siate vigili contro edonismo
e relativismo" In oltre 100mila in piazza San Pietro per il 140°
anniversario dell'associazione. Bagnasco: i vescovi contano su di voi di
Roberto Monteforte / Città del Vaticano "SIATE TESTIMONI coraggiosi della
radicalità del Vangelo". Questa è la consegna che
Benedetto XVI ha affidato all'Azione cattolica, l'associazione storica del
laicato cattolico italiano, che ha incontrato ieri in piazza san Pietro, in
occasione del 140° della fondazione. Erano oltre 100 mila i fedeli in
rappresentanza del "popolo delle parrocchie" che hanno ascoltato il
messaggio del Papa pronunciato al termine del "Regina Caeli".
È stato il primo discorso ad Ac di papa Ratzinger.
L'invito è stato chiaro: tenere ben ferma la barra, in
tempi nei quali "la Chiesa è chiamata a prove anche molto esigenti di
fedeltà ed è tentata di adattamento". Da contrastare vi è l'insidia
rappresentata da quella "mentalità relativistica, edonista e
consumistica" sempre più diffusa. Il Papa indica l'obiettivo:
"ricercare con coraggio sintesi sempre nuove fra l'annuncio della salvezza
di Cristo all'uomo del nostro tempo e la promozione del bene integrale della
persona e dell'intera famiglia umana". Ricorda il contributo di testimonianza
offerto in tutti questi anni alla Chiesa e all'Italia dagli uomini e dalle
donne formatisi nell'Azione Cattolica "disposti a servire
disinteressatamente la causa del bene comune, per l'edificazione di un giusto
ordine della società e dello Stato". Vi sono le verità cristiane da
proclamare e proporre ad un mondo "assetato di pace e verità" per
renderlo "più umano". Per questo Ratzinger chiede "una
partecipazione vigile alla vita civile e da un costante impegno
formativo". Richiama quell'"emergenza educativa" cui far fronte
nel nostro Paese come compito specifico per i laici dell'Azione cattolica
allargando "gli spazi della razionalità nel segno di una fede amica
dell'intelligenza, sia nell'ambito di una cultura popolare e diffusa, sia in
quello di una ricerca più elaborata e riflessa". È il doppio impegno
proprio dell'Azione cattolica - testimonianza nella vita quotidiana e
formazione etica della persona - richiamato nella sua omelia dal presidente
della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco che ha presieduto
la celebrazione tenutasi in piazza san Pietro. Ricordando le parole di
Benedetto XVI al Convegno ecclesiale di Verona sulla specificità della Chiesa
italiana radicata e diffusa nella società, Bagnasco ha rinnovato l'invito
all'impegno pubblico del laicato. La cornice di questo impegno è il
"Progetto Culturale" avviato dalla Cei oltre 15 anni fa. L'oggetto è
misurarsi con l'attualità di "questioni inedite e decisive" come
"la concezione della persona, l'esistenza e il fondamento di valori universali
e invalicabili, la difesa e la promozione della vita dal concepimento al suo
naturale tramonto, la libertà educativa, l'importanza ineguagliabile della
famiglia basata sul matrimonio, fondamento della società umana". "I
Vescovi contano su di voi perché siate parte attiva e generosa nel cammino
pastorale della Chiesa che è in Italia. È una grande missione" è stata la
conclusione del cardinale. Si riconosce, così, uno spazio di iniziativa al
laicato che chiede però il rispetto della sua autonomia, così come la ha
riconosciuta il Concilio Vaticano II. È il senso di quella "scelta
religiosa" maturata con Vittorio Bachelet negli anni '70 che il presidente
uscente di Ac, professore Luigi Alici ha ricordato nel saluto al pontefice.
( da "Corriere della Sera" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-05-05 num: - pag: 32 categoria: REDAZIONALE
PAMPHLET STATO & CHIESA Perché l'azione politica non può ispirarsi ai papi
F orse CARLO AUGUSTO VIANO Laici in ginocchio LATERZA PP. 128, e 12 perché mi
sono formato fra ultralaicisti e anticlericali, a me non dispiace la polemica
di Carlo Augusto Viano contro l'ingerenza ecclesiastica nella vita pubblica e
le connesse pretese di influire su norme e comportamenti che la politica
statuisce. Né mi scandalizza che ritenga le religioni (tutte) un insieme di
idee e di valori che la ragione non può convalidare. E come non capirlo se lo
turba una società dai costumi sempre più mondani, che però riempie le piazze
per i papi e si affolla dinanzi alle salme dei "santi" dernier cri?
Ose nota che più la società si laicizza, più la politica italiana appare sensibile
alle autorità religiose? O se, in fatto di radici cristiane dell'Europa,
ricorda che il Cristianesimo stesso è nato entro la civiltà mediorientale,
mediterranea, ellenistico-romana? O se crede che troppi riguardi per una
religione indeboliscano anche verso le altre, fonti, magari, di maggiori
problemi? Certo, a Viano non va bene quasi nulla, non Croce, e neanche Bobbio,
ma è chiaro che egli è ben lontano dall'idea di campagne antireligiose, di tipo sovietico o cinese, o dal laicismo da
osteria di un tempo, o dal discutere il diritto del clero di dire la sua. Il
vero dubbio, filosofico, che suscita è, piuttosto, che non valuti bene le crisi
ricorrenti di tutti gli "illuminismi" e i paralleli ritorni
"romantici " ad altro che la ragione. Il suo è, in fondo, un
razionalismo molto empirico e alquanto chiuso ad altre dimensioni umane e alla
ragione storica. Ma il punto del laicismo non ne
soffre. Giuseppe Galasso.
( da "Tempo, Il" del 05-05-2008)
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Stampa CITTà DEL
VATICANO Papa Benedetto XVI è tornato a puntare ... CITTà DEL VATICANO Papa
Benedetto XVI è tornato a puntare il dito contro l'"emergenza
educativa" in atto in Italia, e contro il diffondersi di una
"mentalità relativistica, edonistica e consumistica" di fronte alle
quali la Chiesa deve farsi "missionaria". Lo ha fatto nel corso della
domenica dell'Ascensione di Cristo al cielo che gli Atti degli apostoli
collocano a 40 giorni dalla Pasqua, tutta dedicata all'Azione
cattolica, la più grande associazione di cattolici laici in
Italia con i suoi 350.000 aderenti, che ha tenuto nei giorni scorsi, a Roma, il
suo 13 congresso, a 140 anni dalla sua fondazione. Giunto da ogni parte
d'Italia, il popolo dell'Azione Cattolica ha riempito la piazza con striscioni,
canti, gadget e un'atmosfera festosa, grazie anche alla presenza di
oltre 11 mila giovani dell'ACR. Prima dell'incontro con il Santo Padre, i
fedeli hanno assistito a una messa celebrata dal cardinale Angelo Bagnasco,
presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che ha colto l'occasione per
ribadire il no all'aborto e all'eutanasia. "In una Chiesa missionaria
posta dinanzi ad una emergenza educativa come quella che si riscontra oggi in
Italia - ha detto poi Benedetto XVI - voi che la amate e la servite sappiate
essere annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi; in una
Chiesa chiamata a prove anche molto esigenti di fedeltà e tentata di
adattamento, siate testimoni coraggiosi e profeti di radicalità evangelica; in
una Chiesa che si confronta con la mentalità relativistica, edonistica e
consumistica, sappiate allargare gli spazi della razionalità nel segno di una
fede amica dell'intelligenza, sia nell'ambito di una cultura popolare e
diffusa, sia in quello di una ricerca più elaborata e riflessa; in una Chiesa
che chiama all'eroismo della santità, rispondete senza timore, sempre
confidando nella misericordia di Dio". Il pontefice ha poi sottolineato la
"grande responsabilità" dei cristiani laici, "provocati a
ricercare con coraggio sintesi sempre nuove fra l'annuncio della salvezza di
Cristo all'uomo del nostro tempo e la promozione del bene integrale della
persona e dell'intera famiglia umana".
( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 18 del 2008-05-05
pagina
( da "Secolo XIX, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Decreto firmato in
extremis Cancellato il divieto alla diagnosi preimpianto. Il ministro:
"Atto dovuto". Ma esplode la polemica con cattolici
e Pdl 01/05/2008 Roma. Tra pochi giorni dovrà lasciare il ministero della
Sanità, ma ha ugualmente varato il decreto con le nuove linee guida della legge
40 sulla procreazione assistita, che permettono la diagnosi pre-impianto sugli
embrioni e consentono anche a sieropositivi e malati di epatite B o C di
ricorrere alla fecondazione artificiale. Norme finalizzate "alla la piena
e corretta applicazione della legge" secondo il ministro della Salute,
Livia Turco, ma che per la maggioranza di centro destra e molti scienziati cattolici rappresentano un "colpo di mano". A cui
il Pdl promette di rimediare in tempi brevi con un nuovo decreto. Il decreto
voluto da Turco è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta
Ufficiale. Un provvedimento che il ministro difende con forza: "Queste nuove
linee guida sono il frutto di un lavoro che punta a due obiettivi. Il primo è
la piena e corretta applicazione della legge 40, il secondo è quello di fornire
agli operatori sanitari puntuali indicazioni alla luce delle nuove risultanze
cliniche e dai ripetuti interventi della magistratura sulle precedenti
linee". Giudicate come contrarie ai diritti delle coppie da diversi
tribunali italiani, tra cui il Tar del Lazio, che annullato la parte delle
linee che limitava le indagini sugli embrioni a quelle di tipo
"osservazionale". Sentenze che hanno spinto Turco a intervenire, tre
anni dopo il naufragio del referendum che avrebbe dovuto abolire le norme della
legge 40 più contestate dal centro sinistra e dai medici laici. Ma a votare,
grazie anche alla campagna contro la consultazione della Chiesa, andò solo il
25,9% degli elettori. E così venne mantenuto il divieto di diagnosi
pre-impianto sugli embrioni, cancellato ieri dal decreto Turco. "In questo
modo - spiega il ministro - abbiamo risposto ai tanti cittadini e operatori
sanitari che chiedevano chiarezza sulla diagnosi pre-impianto, precisando che
le linee guida, in quanto tali, non possono prevedere divieti che non siano
previsti dalla legge. Per questo, il decreto mantiene il divieto di diagnosi a
fini eugenetici, fissato dall'articolo 13 del testo". Ma il provvedimento
si spinge oltre, come sottolinea Turco: "Abbiamo recepito anche le
indicazioni mirate ad ampliare la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita anche per quei soggetti positivi a malattie
sessualmente trasmissibili (come l'Aids e le forme più gravi di epatite, ndr),
per cui è stato riconosciuto uno stato di
infertilità di fatto, e che ora potranno avere dei figli senza correre il
rischio di infettare la partner o il nascituro". Quest'ultima è una novità
salutata con favore a sinistra e dal mondo scientifico laico.
"Finalmente il ministro ha deciso il rientro nella legalità", afferma
l'associazione Luca Coscioni, mentre il ministro per le Pari opportunità,
Barbara Pollastrini, definisce le linee guida "un serio passo in avanti,
dovuto al rigore con cui il ministro Turco ha adempiuto alle sue
funzioni". Meno entusiasta il ginecologo Carlo Flamigni: "Il passo in
avanti c'è, ma è molto poco coraggioso. È assurdo che le coppie portatrici di
malattie genetiche non possano fare ricorso alla procreazione assistita, anche
perché tale divieto è dovuto a un'errata interpretazione della legge 40, che
consente la pma alle coppie infertili. Una definizione che indica l'incapacità
di una persona o di una coppia di generare figli vitali e capaci di
sopravvivere: proprio il problema delle coppie con malattie genetiche".
Gli scienziati cattolici invece sono infuriati.
Roberto Colombo, genetista dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,
giudica "un fatto grave" l'emanazione del decreto, e parla di
"inaccettabile deriva eugenetica". Più duro Giancarlo Cerrelli,
dell'Unione giuristi cattolici: "Quello del
ministro Turco è un colpo di mano vergognoso e indecente, arrivato a poche ore
dalla fine del governo Prodi". Circostanza sottolineata da tutto il Pdl,
che promette di cambiare presto le linee guida. Alfredo Mantovano spiega:
"Tra i primi compiti del nuovo governo ci sarà quello di riparare al danno
provocato dal ministro Turco, con una scorrettezza che disprezza la volontà
popolare". Sulla stessa linea Massimo Poliedri (Lega Nord):
"Presenteremo presto una mozione che impegnerà il prossimo governo a
ritirare le linee guida". Irritata anche Paola Binetti, teodem del Pd, che
osserva: "Ora al nuovo governo spetterà stabilire cosa si intende per
eugenetica". Luca De Carolis 01/05/2008 Post-it 01/05/2008 Guardando i
talk show politici in tv si ha la netta percezione che per l'Italia non ci sia
più speranza, ma certamente è soltanto un'illusione ottica. 01/05/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 05-05-2008)
Argomenti: Laicita'
La notizia è stata pubblicata
con grande evidenza nei giorni scorsi: il nome di Benedetto XVI non compare
nella lista delle cento personalità più"influenti" del mondo stilata
dal "Time". Nella sezione delle autorità religiose sono citati il
Dalai Lama e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, ma non il
successore di Pietro. La notizia è stata commentata dal direttore della Sala
Stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi e dal direttore dell'
"Osservatore Romano", Gian Maria Vian. Aggiungo anche le mie modestissime
considerazioni: per me il fatto che Benedetto XVI non sia in quella lista è un
titolo di merito. Il Papa non deve apparire tra le cento persone considerate
più "influenti" per essere un pastore universale e un'autorità morale
riconosciuta. E' probabile che all'origine della decisione di non includere
Ratzinger nell'elenco vi sia, da parte del "Time" un giudizio sul suo
pontificato, considerato forse meno "mediatico" o meno
"politico". In ogni caso non mi preoccuperei affatto per
l'esclusione. E credo che il non comparire sia coerente con l'idea di
pontificato che Papa Ratzinger sta portando avanti. Scritto in Varie Commenti (
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Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un
amico 30Apr 08 Avviso ai naviganti Sono in partenza per un paesino al confine
tra la Francia e la Spagna, a consultare carte d'archivio per un mio libro.
Dovete scusarmi se non ci saranno aggiornamenti nei prossimi giorni e se non sarò
in grado di intervenire. Spero comunque di riuscire a collegarmi una volta al
giorno via telefonino. Buon ponte del 1 maggio a tutti! Scritto in Varie
Commenti ( 80 ) " (7 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 29Apr 08 Le Figaro, i papabili e le interviste riciclate
Nel post precedente trovate il link per leggere integralmente l'articolo con il
quale Le Figaro lo scorso fine settimana ha lanciato l'allarme sulla salute del
Papa affermando che già si parla della sua successione. Nell'articolo in
questione si citano parole del cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga,
salesiano, dinamico arcivescovo di Tegucigalpa (Hondouras), il quale afferma
che il prossimo Papa dovrebbe provenire dal terzo mondo. Parole che sono state
lette come un'autocandidatura. Ora, apprendo che il cardinale, leggendo Le
Figaro, ha reagito ricordando che i virgolettati citati (tratti da un libro
appena uscito in Francia) risalivano a un'intervista del 2001, dunque del tutto
fuori contesto. Cari amici, mi ha scritto il collega Hervé Yannou, autore
dell'articolo su Le Figaro. Credo che valga la pena leggere la sua lettera, che
posto tra i commenti. Ci aiuta a capire come spesso noi giornalisti siamo
vittime di certi titoli e di certi rilanci d'agenzia. Comunque, un contributo
interessante al dibattito. Una precisazione dalla Francia (da Montferrer, sui
Pirenei, dove sto consultando l'archivio Tisserant): so che il cardinale Rodriguez
Maradiaga ha pubblicato un libro a Parigi e ho visto un lancio d'agenzia sul
suo contenuto. Ora, quando l'ho interpellato in merito all'articolo di Le
Figaro, mi ha detto che alcune frasi (presenti nel libro) appartengono a
vecchie interviste. Io però non ho il libro, mentre il collega Yannou ce l'ha e
l'ha letto. Dunque mi fido di ciò che ci comunica. Appena torno in Italia, a
metà della prossima settimana, approfondirò una volta per tutte la cosa con il
cardinale. E' possibile che l'autore del libro abbia usato anche vecchie
interviste, anche se è in effetti un po' strano: se posso intervistare OGGI un
cardinale, perché dovrei citare vecchie cose? Scritto in Varie Commenti ( 349 )
" (10 votes, average: 3.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli
© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
26Apr 08 Le Figaro ha scoperto che il Papa è anziano. Scrivo queste righe con
un pizzico di sconforto (domani troverete un articoletto sul Giornale dedicato
all'argomento): il quotidiano francese Le Figaro ha rilanciato nelle ultime ore
un allarme sulla salute del Papa. In un lungo e articolato resoconto, dedicato
a un bilancio dei primi tre anni di pontificato, si comincia a parlare della
successione a Papa Ratzinger (facendo i nomi dei "papabili", Bertone
e Maradiaga) e si dice che Benedetto XVI è fragile di cuore, ha 81 anni,
rivelando pure che le sue arterie hanno la stessa età (ah, la potenza della
scienza medica francese!). Si fa notare che il Papa negli Usa è apparso
"stanco" (in particolare sabato mattina, nella cattedrale di St.
Patrick) e che avrebbe ridotto gli impegni. Io c'ero a St. Patrick sabato
mattina, ed ero stanco, stavo per appisolarmi. Un collega accanto a me s'è
addormentato (e l'ho pure fotografato: siccome frequenta saltuariamente queste
pagine, se vorrà, potrà fare outing) perché la notte non aveva riposato a causa
del fuso orario. Devo dire però che sinceramente io non ho trovato che
Ratzinger fosse stanco - e badate che avrebbe avuto tutto il diritto di esserlo,
avendo quasi il doppio degli anni miei, che seguivo la cerimonia da seduto, non
dovevo predicare in una lingua che non è mia e non portavo mozzette, vesti,
sopravesti, mitrie e quant'altro. Certo, il Papa ha avuto problemi circolatori
all'inizio degli anni Novanta, e deve tenere controllato il cuore. E' un
anziano di 81 anni, che tre anni fa, quando aveva come prospettiva quella di
ritirarsi a studiare, è stato innalzato alla
responsabilità di pastore universale della Chiesa e si è visto sconvolgere la
vita. E' stato negli Usa, domani presiede una lunga
celebrazione, nelle prossime settimane sarà a Savona e Genova, poi a Brindisi,
quindi in Australia (viaggio aereo di 20 ore), e a settembre a Parigi e a
Lourdes. Posso garantirvi che i giorni di riposo dopo il viaggio (interrotti
dalla celebrazione della fase finale - con omelia - delle esequie del cardinale
Lopez Truijllo) erano programmati da tempo e che Benedetto XVI si è ripreso
bene dalle fatiche americane. Insomma, oggi non c'è alcun allarme sulla sua
salute. Vengo al pizzico di sconforto iniziale: sono passati tre anni, solo tre
anni, da quando è finito un decennio giornalisticamente piuttosto impegnativo
per i vaticanisti, chiamati a pronunciarsi sulla salute del Papa malato di
Parkinson, con un susseguirsi di falsi allarmi e di rose di papabili (molti dei
quali passati a miglior vita mentre Wojtyla continuava a regnare). Quello che
arriva dalla Francia è un brutto segnale: già si ricomincia? Scritto in Varie
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articolo a un amico 24Apr 08 Il giorno di Padre Pio (e i veti dello storico
professore) Oggi, al termine della messa celebrata sul piazzale antistante il
nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, inizia l'esposizione del corpo di
Padre Pio. Un appuntamento molto atteso (già 750mila persone si sono prenotate
per poter sfilare nella cripta del convento di Santa Matia delle Grazie), e da
più di qualcuno (ad esempio Claudio Magris sul Corriere della Sera) criticato.
Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista al cardinale José Saraiva Martins,
Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che spiega il significato
della venerazione delle reliquie dei santi. Come sapete, con l'amico e collega
di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta abbiamo scritto un libro ("Padre Pio.
L'ultimo sospetto", Piemme) per analizzare e confutare i sospetti lanciati
da Sergio Luzzatto con il suo volume sul frate pubblicato lo scorso ottobre.
Ebbene, da quando è uscito il nostro volume Luzzatto non ha mai accettato un
confronto o un dibattito, che fosse televisivo o meno, tanto che nei giorni
scorsi gli abbiamo pubblicamente rinnovato l'invito in questo senso. Luzzatto
non solo non vuole confrontarsi con noi, ma mette pure veti: ieri sera, a
Matrix, in diretta su Canale Cinque, doveva essere presente Gaeta. All'ultimo
momento gli è stato detto che non sarebbe più potuto
intervenire. Perché? E' presto detto: perché c'era Luzzatto, il quale pone come
condizione previa per partecipare a qualsiasi dibattito su Padre Pio l'assenza
di Gaeta e mia. C'è da capirlo: dopo che sono stati smascherati errori
grossolani, sviste, letture parziali e pregiudizi contenuti nel suo lavoro, lo "storico
del XXI secolo" come si definisce, ha paura di un confronto pubblico.
Meglio pontificare a senso unico, senza contraddittorio. Domani è il 25 aprile,
giorno di festa per la liberazione. Voglio segnalare che proprio domani, fino
al 27 aprile, inizierà a Lonato (Brescia) il 1 raduno nazionale dei Giovani
della Comunità Missionaria di Villaregia - di diritto pontificio dal 2002,
fondata nel 1981 da padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona - che conta 550
membri consacrati e 15.000 aggregati. Per tre giorni i giovani vivranno un 25
aprile "alternativo" riflettendo su evangelizzazione e missione,
grazie alle testimonianze di missionari provenienti dagli angoli più poveri del
mondo. Scritto in Varie Commenti ( 226 ) " (18 votes, average: 3.61 out of
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Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 08 La nostra sfida più urgente
Tornato dal viaggio negli Stati Uniti volevo sottoporre alla vostra attenzione
una frase contenuta nell'omelia tenuta da Benedetto XVI nella cattedrale di St.
Patrick, sabato mattina. A mio avviso sintetizza il messaggio che il Papa ha
voluto lasciare agli americani e che ha testimoniato nel suo contatto con le
folle dei fedeli. "Forse abbiamo perso di vista che in una società in cui
la Chiesa sembra essere legalista e 'istituzionale', la nostra sfida più
urgente è di comunicare la gioia che nasce dalla fede e l'esperienza dell'amore
di Dio" Scritto in Varie Commenti ( 52 ) " (15 votes, average: 3.07
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Apr 08 "Io, povero
successore di Pietro" Stamattina (in Italia era già pomeriggio) ho
partecipato alla messa di Benedetto XVI nella cattedrale di St. Patrick, sulla
Quinta Strada, a Manhattan. Al termine della celebrazione, il cardinale Bertone
ha fatto gli auguri al Papa per il terzo anniversario dell'elezione, che
ricorre oggi. Il Papa, commosso, ha risposto improvvisando: "Posso solo rendervi
grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l'amore a Nostro Signore, e per
l'amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò tutto il
possibile per essere un vero successore del grande san Pietro che era anche un
uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la roccia della
Chiesa e così anch'io, con tutta la mia povertà spirituale possa essere con la
grazia di Dio in questi tempi il successore di Pietro". Parole che fanno
tornare alla mente un appunto nei diari di Paolo VI, che parlava della propria
"inadeguatezza" al compito ricevuto, o l'espressione di Papa Luciani
che davanti ai cardinali, chiedendo preghiere per la sua missione, aveva
definito se stesso un "poverocristo vicario di Cristo". Scritto in
Varie Commenti ( 118 ) " (17 votes, average: 3.71 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 18Apr 08 Piccole esperienze americane Vi scrivo
queste righe da New York. Ho appena finito di scrivere i miei pezzi sulla
visita del Papa all'Onu e sulle commoventi testimonianze delle vittime degli
abusi che ieri hanno incontrato Benedetto XVI. Articoli che leggerete sul
Giornale di domani. Volevo raccontarvi ciò che è accaduto ieri. Avevo preparato
un articolo tutto incentrato sull'appello del Papa ai leader religiosi e sulla
messa allo stadio. Padre Lombardi, a nostra specifica richiesta, ci aveva detto
che l'incontro con le vittime degli abusi non era avvenuto. Certo, lui
intendeva dire che non era avvenuto fino a quel momento. In ogni caso, dopo
aver spedito i pezzi (in Italia erano quasi le 11 di sera) sono uscito a
comprare dei francobolli per un collega - Gabriele Villa, inviato e titolare
del blog del Giornale sul golf - e poco dopo l'amico Luigi Accattoli mi ha
telefonato per dirmi che era appena arrivata la notizia dell'incontro. Sono
rientrato in pochi minuti e ho riscritto il pezzo, incentrandolo sulla notizia
del giorno, come richiesto dai miei capi. Così, il Giornale è uscito in due
versioni: la prima edizione (che raggiunge le città più piccole), aveva il
primo articolo, la seconda (che va in stampa all'una di notte e si trova a
Milano, Roma e nei centri più grandi), aveva il secondo articolo con il titolo
sulle vittime degli abusi. Sono convinto che il discorso ai leader religiosi
fosse importante, perché esplicitava per la prima volta così chiaramente la
"via" ratzingeriana per il dialogo con le religioni. Così salutandovi
dalla Grande Mela, nel primo commento a questo post allegherò la prima stesura
dell'articolo - che non era leggibile nella versione online, ovviamente più
aggiornata. Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (13 votes, average: 4.31
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 17Apr 08 Il Papa e i valori Usa,
non solo luci Sto finendo di assistere alla messa che Benedetto XVI sta
celebrando al Nationals Park Stadium. Nell'omelia, il Papa ha parlato di
"segni evidenti di un crollo preoccupante negli stessi fondamenti della
società: segni di alienazione, rabbia e contrapposizione in molti nostri
contemporanei; crescente violenza, indebolimento del senso morale,
involgarimento nelle relazioni sociali e accresciuta dimenticanza di Dio".
Anche nella Chiesa c'è "la presenza di divisione e polarizzazione al suo
interno" e si fa pure la "sconcertante scoperta che tanti battezzati
sono inclini ad abbracciare atteggiamenti contrari alla verità del
Vangelo". Benedetto XVI parlando degli americani come "popolo della
speranza", delle libertà e delle nuove opportunità, ha detto anche che
questa attesa non è stata "l'esperienza di tutti gli abitanti di questo
Paese; basti pensare alle ingiustizie sofferte dalle native popolazioni
americane e quanti dall'Africa furono portati qui forzatamente come
schiavi". Scritto in Varie Commenti ( 148 ) " (25 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Apr 08 Religione e laicità
negli Usa, quello che ho chiesto al Papa Vi scrivo da Washington, dove sono
appena arrivato al seguito di Benedetto XVI. Ho viaggiato a fianco del maestro
e amico Luigi Accattoli, il cui seguitissimo blog so che conoscete bene. Sul
Giornale di domani troverete l'articolo con ciò che ha detto il Papa
incontrando i giornalisti sull'aereo. Vi anticipo la domanda che gli ho fatto
io e la sua risposta: Santità, ricevendo la nuova ambasciatrice degli Usa
presso la Santa Sede, Lei ha ricordato positivamente il ruolo pubblico della
religione negli Stati Uniti. Pensa che da questo punto di vista gli Usa siano
un modello per l'Europa secolarizzata? Non crede che ci sia il rischio di usare
la religione e il nome di Dio per giustificare una politica o una guerra? "Certamente
non possiamo in Europa semplicemente copiare gli Usa. Abbiamo la nostra storia.
Ma dobbiamo tutti imparare gli uni dagli altri. Quanto trovo io affascinante
negli Usa è che hanno cominciato con un concetto positivo di laicità. Perché
questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle
religioni di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che apre le
possibilità per tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio
religioso. Così era uno Stato volutamente laico, erano
proprio contrari ad una Chiesa di Stato ma laico proprio per amore della
religione, della sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E
così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e sinceramente laico, ma
proprio per volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E
sappiamo che A. de Tocqueville, studiando l'America ha visto che le istituzioni
laiche vivono dal consenso di fatto, morale, che esiste tra i cittadini. Questo
mi sembra un modello fondamentale e positivo da considerare anche in Europa:
nel frattempo sono passati più di 200 anni con tanti sviluppi. Adesso c'è anche
negli Usa l'attacco di una nuova secolarità, di un nuovo secolarismo del tutto
diverso e quindi nuovi problemi. L'immigrazione e l'ideale del wasp (white,
anglo-saxon, protestant). Quindi la situazione si è complicata, differenziata
nelle cose della storia. Ma il modello fondamentale mi sembra anche oggi degno
di essere osservato". Scritto in Varie Commenti ( 63 ) " (13 votes,
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sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in
storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano
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Varie (175) Ultime discussioni Tommaso Farina: Dai, il Papa dev'essere solo
contento di non far parte di una classifica che tra gli... cosimo de matteis:
Personalmente quando giorni fa appresi di questa "top 1003 (la mania tutta
americana... Klaus: Mi è piaciuta molto la risposta che l'ufficio stampa della
Santa Sede ha dato al Times. Un po' di... Luisa: Beh io sono stata molto
contenta di non avere visto il nome di Benedetto XVI in quella lista. La
nozione di... cosimo de matteis: E' evidente che SOLO chi sta all'interno
conosce bene quanto sta avvenendo. Quello che io... Gli articoli più inviati Il
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accuse vecchissime e superate - 3 Emails Ultime news Consumi, ribasso peggiore
degli ultimi tre anni: -1,7%Fisco, Garante: Agenzia entrate non poteva
diffondere on line i datiMeredith, Guede rivela: "Lite per 250
euro"Londra, Gascoigne tenta di uccidersi in albergoBirmania, 4mila morti
per il cicloneVerona, confessano altri due aggressori Blog Amici Dio: pace o
dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il
blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio
Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il
blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri
Korazym La Santa Sede Sito web ilGiornale.it May
( da "Unita, L'" del 06-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Il Mare nostrum e la Legge 40 Carlo Flamigni I n questi ultimi
tempi, a peggiorare ulteriormente il mio malessere (inutile che ne precisi le
cause) sono arrivate alcune dichiarazioni degli esponenti della destra
vittoriosa che hanno deciso che non esistono più barriere per le loro
esternazioni. Ne potrei citare una infinità, mi limito a riportarne due,
entrambe dell'onorevole presidente Fini, che mi sembrano particolarmente
significative e che il neo-presidente della Camera dei Deputati ha inserito nel
suo primo discorso al Parlamento, subito dopo la sua elezione. Il Paese è
laico, ha detto Fini, e la laicità è un bene prezioso e una ricchezza
incalcolabile per tutti noi; naturalmente, ha aggiunto, il primo dovere di un
Paese laico è quello di riconoscere il fondamentale ruolo del cristianesimo
nella costruzione della nostra società e nella formazione delle nostre radici
culturali. Se ho capito bene - qualche volta il pensiero
del Presidente è tortuoso - la laicità se la sono inventata i Vescovi, ai quali
dobbiamo imperitura gratitudine e naturale ubbidienza. C'è stata in passato una
teoria del genere (la dottrina delle due spade) ma riguarda papa Gelasio II e
l'anno, se lo ricordo bene, era il 494... Poi l'onorevole Presidente
Fini mi ha rispedito nel passato, in un momento della mia vita di ragazzo che
pensavo di aver dimenticato: avevo poco più di dieci anni e partecipavo a una
delle poche adunate oceaniche alle quali mia madre mi consentiva di esser
presente, preoccupata come era per la mia salute e terrorizzata dal timore che
prendessi freddo. Il capomanipolo, voce stentorea, mani sui fianchi, ci
arringava sui diritti dell'Italia Fascista, parlava di Nizza, della Savoia, di
Malta, della fatale Corsica e soprattutto parlava del Mare Nostrum e continuava
a ripetere Mare Nostrum, Mare Nostrum. Così, quando il neopresidente ha detto
"Mare Nostrum", ho avuto una piccola crisi di nervi, mi sono
completamente confuso e, dritto (per quanto possibile) sulla persona, convinto
di aver intonato a gola spiegata "Bella ciao", ho invece cominciato a
cantare, sotto lo sguardo stupefatto e un po' spaventato di mia moglie,
"Ciao ciao bambina". L'età, sapete. Nel pomeriggio le cose sono molto
migliorate, perché è uscita la notizia che il ministro della Salute ha
finalmente approvato le nuove linee guida sulla legge 40, eliminando la
proibizione di eseguire indagini genetiche pre-impiantatorie, ammettendo ai
trattamenti le coppie affette da malattie infettive e inserendo, come novità,
l'obbligo per i centri di mettere a disposizione delle coppie che ne facciano
richiesta una consulenza psicologica. Poiché molti mi hanno chiesto un parere,
ho pensato di confidarlo (il clima non è adatto alle dichiarazioni,
accontentiamoci delle confidenze) ai miei lettori dell'Unità. È bene anzitutto
ricordare che le linee guida previste per la legge 40, contrariamente alle
linee guida relative a tutti gli altri problemi della medicina che sono
soltanto indicative, non possono essere ignorate, rappresentano un vero e
proprio obbligo. Le prime linee guida sono state preparate da una commissione
nella quale hanno avuto un ruolo prevalente due professori di storia del
diritto romano, noti soprattutto per il loro rigore di cattolici
radicali. Questo fatto giustifica alcune delle scelte fatte dalla commissione,
che ha interpretato in senso restrittivo molti degli articoli della legge,
recando imbarazzo persino in una parte dei commissari cattolici
meno intransigenti. Uno dei temi più controversi affrontati da quella prima
commissione è stato proprio quello delle indagini
genetiche preimpiantatorie, che in realtà la legge non proibisce espressamente
ma che trovavano un serio ostacolo solo in un articolo nel divieto di eseguire
interventi definiti genericamente come "eugenetici". Le linee guida,
con una scelta molto discutibile, hanno invece espressamente proibito ogni
indagine sull'embrione che non sia morfologica (in pratica hanno consentito
solo esami completamente inutili) e questo ha sollecitato molte coppie
portatrici di malattie genetiche ad andare a cercare fortuna nei laboratori
stranieri. Negli ultimi tempi il tribunale di Cagliari e quello di Firenze
hanno accettato il ricorso di coppie che ritenevano illegittima questo divieto
e il Tar del Lazio ha considerata illegittima la parte delle linee guida che
contiene proprio questa proibizione. Le nuove linee guida, appena varate dal
ministro Turco, hanno deciso di tenere conto di queste decisioni della
Magistratura e non fanno menzione di particolari divieti. È, lasciatemelo dire,
una vittoria molto parziale, per varie ragioni. Anzitutto resta l'obbligo di
fertilizzare soltanto tre oociti, cosa che in pratica annulla il significato
della liberalizzazione, che resta solo una dichiarazione di principio,
importante dal punto di vista simbolico, ma niente di più. Per varie ragioni,
infatti, per far sì che le indagini genetiche sull'embrione possano essere
eseguite con qualche speranza di risultare utili, è necessario che il laboratorio
possa disporre di un numero di embrioni significativamente maggiore. È vero che
il Tar del Lazio ha interrogato la Corte Costituzionale sulla liceità della
norma che limita il numero di oociti che possono essere fertilizzati e che
esistono vari ricorsi recentemente presentati in varie città italiane proprio
su questo punto, ma al momento la proibizione resta valida e le coppie italiane
continuano a frequentare i laboratori stranieri. Il secondo punto riguarda la
proibizione di eseguire interventi che possano essere considerati
"eugenetici" e immagino che sul significato di questo termine si
aprirà una discussione infinita: solo per fare un esempio ricordo che la
signora Binetti, donna di sentimenti deliziosi e di convinzioni inesorabilmente
sbagliate, ritiene che sia un atto di eugenetica impedire a un embrione
gravemente malformato di proseguire nel suo sviluppo e di nascere, laddove a me
sembra un atto di straordinaria crudeltà lasciarlo venire al mondo. Comunque la
scelta di non trasferire un embrione nel grembo materno ha a che fare soltanto
con la salvaguardia della salute psicologica e fisica della madre e questo ha
ben poco a che fare con l'eugenetica, ammesso che questa parola abbia il senso
che il mondo cattolico le vuole attribuire. In ogni caso sono convinto che su
questo argomento moltissime persone troveranno modo di far sentire la propria
voce e che, come sempre accade quando parlano gli incompetenti, ne udiremo
delle belle. Per ultimo, ricordo che alle coppie portatrici di malattie genetiche
non è comunque concesso di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente
assistita (a meno che non siano sterili) e che questo problema dovrà
inevitabilmente essere affrontato dalla magistratura, che sarà certamente
chiamata a decidere cosa in realtà significhi "coppia infertile", una
definizione che identifica non tanto la sterilità, quanto piuttosto
l'abortività ripetuta e la incapacità di mettere al mondo figli sani, cioè il
problema che affligge, tra le altre, anche le coppie che sono portatrici di
malattie genetiche. La seconda novità delle linee guida era attesa, da oggi
anche le coppie con malattie infettive potranno accedere ai trattamenti:
proibirli era una ingiustizia troppo grossa e comunque era molto facile per
queste coppie evitare i rigori della legge auto-certificando la propria
sterilità. Ultimo punto: la disponibilità di uno psicologo esperto per le
coppie che ne richiedono la consulenza, un provvedimento giusto e corretto, non
so quanto necessario perché la maggior parte dei Centri avevano già da tempo
provveduto ad arruolare un esperto. In conclusione, ritengo che queste linee
guida rappresentino il massimo che il ministro Turco era in grado di fare. La
donna è brava, ha molti pregi e molta determinazione (soprattutto quando la via
è sgombra da ostacoli) ma non è certamente un cuor di leone e ho la sensazione
che la signora Binetti (che gode del vantaggio di essere molto più vicina di
lei alle sfere celesti) la intimorisca un po'. In assoluto, si poteva
certamente fare di più, sia ammettendo direttamente ai trattamenti le coppie
con problemi genetici, che accettando le proposte di molti biologi e di
moltissimi bioeticisti (parte dei quali di fede cattolica) relative alla
definizione di embrione e all'esistenza di una fase pre-embrionale che termina
con la formazione dello zigote (che rappresenta il primo momento in cui
l'embrione ha un patrimonio genetico unico, prima i cromosomi materni e quelli
paterni sono separati). Per fortuna in questo Paese la saggezza non scompare
mai contemporaneamente in tutte le categorie: attualmente, mentre mi sembra che
non ce ne sia più (ma proprio più) negli uomini politici, mi accorgo che la
conservano, con bella tenacia, i magistrati. Post Scriptum Non ho avuto il
coraggio di verificare se le nuove linee guida hanno finalmente incluso un
limite d'età per le donne che chiedono di poter disporre dei propri embrioni
congelati. Vorrei che qualche compagno lo controllasse per me e poi mi
informasse sui risultati della sua ricerca. Con cautela.
( da "Riformista, Il" del 06-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Mappe dai dalemiani
ai popolari (hard e soft) E io mi faccio la Fondazione Ci sono i dalemiani, i
popolari (questi sì) hard e quelli soft , i liberal di antico conio e quelli di
rito veltroniano. Per non parlare dei rutelliani in attesa di Rutelli, dei
laici protodalemiani in salsa simil-prodiana, dei giovani lettiani e di quelli
che, venendo dell'esperienza del Correntone ds, hanno in cantiere la
costruzione di un ponte con la Sinistra. Dentro quel Pd che doveva essere
"il partito senza correnti" (il copyright è di Walter Veltroni), chi
ha già una fondazione se la tiene stretta e la radica sul territorio. Chi non
ce l'ha, eccezion fatta per i parisiani, ha in agenda di farsela. Per non
parlare del gran fiorire di network, associazioni, riviste cartacee e
newsletter on line. Ognuno con i suoi mezzi, magari arrivando a pezzi , come
cantava Lucio Dalla. Scuola D'Alema (e Amato). Convegni, seminari, pensatoi,
forum e soprattutto una scuola di formazione per futuri gruppi dirigenti.
Proprio la "Frattocchie dalemiana" potrebbe diventare l'elemento di
novità del rilancio della Fondazione (e della rivista) ItalianiEuropei. Oltre a
Roma e Milano, è in agenda l'apertura di una sede a Napoli, dove il vicepremier
uscente ha fatto la sua ultima campagna elettorale. Tutto questo, e molto di
più, sta nel dossier del progetto di costituire un'associazione di "Amici
di ItalianiEuropei". Nell'avventura D'Alema non sarà solo; un ruolo
importante - anche per marcare le distanze dalle malignità sulla
"corrente" - ce l'avrà Giuliano Amato. Quarta fase. Beppe Fioroni,
giura lui stesso, quasi non pensa ad altro. "Io, com'è noto, non sono
ossessionato dall'idea di "corrente". Ma questa è davvero un'altra
cosa...". Per questa , il ministro della Pubblica istruzione uscente
intende Quarta fase , il think tank dei popolari di rito fioronian-franceschiniano.
Già in cantiere il rilancio dell'omonima rivista (per il ruolo di direttore
responsabile si fa il nome di Tiziana Ragni, portavoce di Fioroni al ministero,
ex del Popolo ), già stipulato il contratto di locazione per la nuova sede (si
parla di
( da "Unita, L'" del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Gli sconti di Zapatero alla Chiesa Franco Mimmi Porgere l'altra
guancia è un precetto evangelico che la Chiesa cattolica non ha mai praticato,
perché forse apre il regno dei cieli, ma in politica fa solo male. Però i
governi di sinistra non sembrano avere afferrato il concetto, e rassegnati al
ruolo dell'uomo-che-prende-gli-schiaffi continuano a pagare, nelle urne e nella
società, il prezzo dei loro tentativi di accondiscendere ai desiderata della
Santa Sede: recentissimo l'esempio italiano, ma anche il premier spagnolo
Zapatero, nonostante il pure recente successo elettorale, corre il rischio di
inimicarsi vaste correnti di sinistra per il trattamento di favore che riserva
alla Chiesa, ricevendone in cambio solo ceffoni. Infatti, al contrario di ciò
che potrebbero far pensare le continue manifestazioni antigovernative della
Conferenza episcopale spagnola, l'esecutivo di Zapatero non ha fatto che
favorirla, tanto che i fondi pubblici destinati a finanziare il clero e il
culto cattolici sono aumentati, e di parecchio. Si può
calcolare che nel 2008 ogni spagnolo - sia quale sia, se ne ha una, la sua fede
religiosa - pagherà per questo 3,5 euro. Fino al 2006, la Chiesa riceveva la
quasi totalità del 0,52% dell'Irpef destinabile alle istituzioni, ma poi lo
Stato, sebbene non ne avesse obbligazione alcuna, aggiungeva quanto necessario
a coprire il bilancio della CES, ovvero circa 30 milioni di euro all'anno. Ora
il complemento non verrà più versato, ma dallo 0,52 si è passati allo 0,7 per
cento. A ciò si aggiunge che gli insegnanti di religione vengono pagati dallo
Stato, circa 12 mila euro all'anno, ma designati dalla Chiesa (e da lei spesso
licenziati in barba allo statuto dei lavoratori). Poi ci sono gli aiuti per la
conservazione del patrimonio artistico religioso. Poi ci sono i fondi per organizzazioni
non governative, come la Caritas. Poi, importantissimi, ci sono i fondi per le
scuole "concertate", ovvero private ma
sovvenzionate dallo Stato. Ma da parte della Conferenza episcopale non c'è
stata alcuna risposta positiva a tanta generosità, che la sinistra laica non
riesce né a comprendere né a digerire. Meno ancora comprende il fatto che il
governo, apertamente combattuto dai vescovi in campagna elettorale, abbia
rinunciato a qualsiasi passo avanti in temi fondamentali come l'aborto e
l'eutanasia, così come a rivedere il Concordato stipulato con la Chiesa nel
1979, che ai laici suona oltraggioso per l'autonomia dello Stato. E infine, di
fronte alla contestazione con cui i vescovi hanno accolto l'introduzione di una
materia scolastica denominata "Educazione per la cittadinanza" ( che
in pratica vuole insegnare e diffondere la Costituzione e la Dichiarazione dei
diritti dell'uomo), è difficile comprendere perché il governo abbia concesso
agli istituti religiosi concertati di sopprimere nei testi quanto non sembri
coerente con le loro idee. I risultati vengono alla luce giorno per giorno. Un
esempio eclatante lo ha dato un asilo infantile di Vicalvaro, vicino a Madrid:
pur trattandosi di un istituto concertato, per l'ammissione dà la preferenza ai
figli di "genitori sposati in chiesa, bambini battezzati, figli in
catechesi, certificato parrocchiale che specifichi che c'è una chiara pratica
della fede". Un criterio anticostituzionale, illegale e chiaramente
discriminatorio in una regione scarsa di asili come quella di Madrid, dove
quest'anno almeno 25 mila bambini da zero a tre anni sono rimasti in lista
d'attesa, ma assai prossimo alla fede cattolica del presidente della regione,
Esperanza Aguirre (vicina all'Opus Dei), e del sindaco, Alberto Ruíz-Gallardon,
entrambi ovviamente del Partido popular. Non è tutto. È appena venuto alla luce
che dal 1995 (dunque, quando al governo c'era il socialista Felipe Gonzalez),
si riconosce tacitamente ai sacerdoti la facoltà di far parte dei comitati
etici degli ospedali pubblici, il che non significa dare conforto spirituale ai
pazienti che lo richiedano ma partecipare alle discussioni sulla prassi medica,
condizionando dunque scelte sanitarie fondamentali in nome di principi del
tutto di parte. Per un capo di governo quale Zapatero, che per la disgrazia dei
tempi si è ritrovato con la pesante responsabilità di rappresentare non solo la
Spagna ma tutta la sinistra europea, è doveroso un richiamo alla separazione
tra Stato e Chiesa, con il rispetto, da parte di entrambe le istituzioni, dei
loro ruoli nella società. Osservatorio Europeo.
( da "Messaggero, Il" del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Di MARCO CONTI ROMA
- "Ci penserò stanotte". Le resistenze degli alleati e le perplessità
colte nel colloquio con il capo dello Stato sul nome di Angelino Alfano, hanno convinto
Silvio Berlusconi a rimandare ancora la scelta del Guardasigilli. La casella
del ministero della Giustizia fatica ad essere riempita e, malgrado il fuoco di
sbarramento dentro Forza Italia e i dubbi del Cavaliere, Marcello Pera continua
ad essere la carta di riserva che potrebbe essere spesa se non si riuscirà a
trovare un'intesa sul nome del giovane coordinatore siciliano di FI. La
richiesta di un nome di "alto profilo", uscita ieri al termine del
colloquio con il Quirinale e la sollecitazione dell'ex Guardasigilli Roberto
Castelli ad individuare "un esperto" per via Arenula, spingono quindi
il Cavaliere ad ulteriori riflessioni. Tanto che circola anche il nome
dell'azzurro Donato Bruno. Dentro FI, comunque, in pochi si azzardano ad ipotizzare
il nome di Pera per la poltrona di Guardasigilli e le amicizie Oltretevere non
avrebbero sinora giovato. Ieri sera però il fuoco amico che ha colpito il
ciellino Maurizio Lupi, eletto vicepresidente della Camera con meno voti di
Rosy Bindi, ha riaccesso le perplessità della componente
cattolica di FI che da tempo vede con qualche mugugno crescere il peso
dell'area laica e socialista. Sul piede di guerra non c'è solo l'ex Udc
Giovanardi, ma anche l'Mpa di Lombardo e la Dca di Rotondi che in serata è
stata però tranquillizzata con la certezza del dicastero alla "Solidarietà
Sociale" per lo stesso segretario. Peraltro il nodo della
Giustizia, affrontato anche in serata con Altero Matteoli, si intreccia con
quello del peso reclamato da An nell'esecutivo. Il partito di via della Scrofa
pretende pari dignità rispetto alla Lega e potrebbe spuntare, oltre alla Difesa
e alle Infrastrutture, due dicasteri senza portafoglio per compensare la
perdita del Welfare destinata a FI. E' probabile che Berlusconi assegni a
Ronchi la delega alle "Politiche Comunitarie" lasciando fuori la Poli
Bortone, mentre la Meloni andrebbe alle "Politiche giovanili". E'
però anche possibile che le richieste di An vengano accolte solo in parte e che
abbiano un ulteriore effetto negativo sul ruolo di Roberto Calderoli che
Berlusconi vorrebbe come viceministro di Bossi alle Riforme o magari con una
delega più pesante di quella alla "delegificazione", proprio per
evitare ulteriori reazioni oltreconfine. La trattativa a palazzo Grazioli è proseguita
ad oltranza per tutta la notte, con Matteoli pronto a fare le barricate anche
su un altro pacchetto di nomine che dovrebbero riguardare Mantovano, Urso e
Landolfi. In nottata l'irritazione di via della Scrofa: "Sui nostri
ministri decidiamo noi". Non c'è dubbio comunque che il colloquio al
Quirinale ha dato a Berlusconi un argomento in più per frenare gli appetiti
degli alleati. "Spacchettamenti" non sono possibili subito e la quota
di sessanta componenti in tutto, prevista dalla Bassanini, resta il limite massimo
oltre il quale non si può andare.
( da "Liberazione" del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
C'è un partito trasversale
e "mutante". Uno dei suoi leader (Calderoli) sarà ministro Il
disastro del discorso di Fini. Bisogna che la sinistra reagisca: andiamo a
Verona a manifestare L'Italia sotto il tiro della destra radicale Piero
Sansonetti In Italia c'è una destra radicale molto forte, aggressiva, che sta
assumendo un ruolo politico sempre più vistoso, perché condiziona i partiti,
l'opinione pubblica, i giornali. Inizia ad avere un peso nell'intellettualità.
Riesce a spostare l'asse della discussione pubblica, ad attirare forze e idee
nel proprio campo, a smontare, pezzo a pezzo, la grande costruzione dello
"spirito pubblico" che le correnti di pensiero
laiche, cattoliche, liberali, comuniste e socialiste avevano realizzato negli
ultimi sessant'anni, a partire dalla resistenza e dalla Costituzione. La destra
radicale è una forza trasversale e anche un po' mutevole, camaleontica, che
passa dentro tutti i partiti del centrodestra, talvolta si insinua anche al
centro, è fortemente rappresentata in alcuni giornali. E' molto più
forte di tutte le destre radicali europee. Già prima delle elezioni di aprile
era la destra radicale più forte d'Europa, ora ha ulteriormente allargato il so
potere ed è in grado di mettere la sua impronta, con molta decisione, sul
governo. Dove sta questa destra? Principalmente nella Lega, in alcuni settori
della Lega, essenzialmente in quelli legati più alle idee xenofobe che ai
problemi sociali o alle battaglie federaliste. Per fare qualche nome:
Gentilini, Gobbo (i due sindaci di Treviso) e poi Borghezio, Calderoli (futuro
ministro), il sindaco di Verona Tosi. Ma entra anche in Forza Italia, e
soprattutto in An. Si sa che An ha radici fasciste, e non c'è da stupirsi che
alcuni suoi settori fatichino a digerire la svolta liberale di Fiuggi, del 1995.
Stupisce di più quando a sostenere le posizioni della destra radicale ed
estremista sono i leader nazionali di An, o addirittura, come è successo
lunedì, il suo comandante in capo, cioè Fini. Noi su questo giornale - che è un
giornale decisamente laico, un po' spregiudicato; molti compagni pensano che
sia troppo spregiudicato? - avevamo recentemente lodato Gianfranco Fini per
alcune posizioni che ci erano sembrate decisamente avanzate sul tema
dell'uguaglianza e sul '68. Ci siamo presi qualche contumelia da alcuni
lettori, anche qualche insulto sul web, ma abbiamo tenuto il punto. 3
07/05/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 07-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Guardasigilli,
l'ultimo scoglio MARCO CONTI Roma. "Ci penserò stanotte". Le
resistenze degli alleati e le perplessità colte nel colloquio con il capo dello
Stato sul nome di Angelino Alfano, hanno convinto Silvio Berlusconi a rimandare
ancora la scelta del guardasigilli. La casella del ministero della Giustizia
fatica ad essere riempita e, malgrado il fuoco di sbarramento dentro Forza
Italia e i dubbi del Cavaliere, Marcello Pera continua ad essere la carta di
riserva che potrebbe essere spesa se non si riuscirà a trovare un'intesa sul
nome del giovane coordinatore siciliano di Fi. La richiesta di un nome di
"alto profilo", uscita ieri al termine del colloquio con il Quirinale
e la sollecitazione dell'ex Guardasigilli Roberto Castelli ad individuare
"un esperto" per via Arenula, spingono quindi il Cavaliere ad
ulteriori riflessioni. Dentro Fi in pochi si azzardano ad ipotizzare il nome
dell'ex presidente del Senato per la poltrona di Guardasigilli e le amicizie
Oltretevere non avrebbero sinora giovato. Ieri sera però il fuoco amico che ha
colpito il ciellino Maurizio Lupi, eletto vicepresidente della Camera con meno
voti di Rosy Bindi, ha riacceso le perplessità della componente cattolica di Fi che da tempo vede con qualche mugugno crescere il
peso dell'area laica e socialista. E nelle convulse trattative notturne per via
Arenula è anche spuntato il nome dell'azzurro Donato Bruno. Sul piede di guerra
non c'è solo l'ex Udc Giovanardi, ma anche l'Mpa di Lombardo e la Dca di Rotondi
che in serata è stata però tranquillizzata con la certezza del dicastero alla
Solidarietà sociale per lo stesso segretario. Peraltro il nodo della Giustizia,
affrontato anche in serata con Altero Matteoli, si intreccia con quello del
peso reclamato da An nell'esecutivo. Il partito di via della Scrofa pretende
pari dignità rispetto alla Lega e potrebbe spuntare, oltre alla Difesa e alle
Infrastrutture, due dicasteri senza portafoglio per compensare la perdita del
Welfare destinata a Fi. È probabile che Berlusconi assegni a Ronchi la delega
alle Politiche comunitarie lasciando fuori la Poli Bortone, mentre la Meloni
andrebbe alle Politiche giovanili. È però anche possibile che le richieste di
An vengano accolte solo in parte e che abbiano un ulteriore effetto negativo
sul ruolo di Roberto Calderoli che Berlusconi vorrebbe come viceministro di
Bossi alle Riforme o magari con una delega più pesante di quella alla
"delegificazione", proprio per evitare ulteriori reazioni
oltreconfine. La trattativa a palazzo Grazioli è proseguita ad oltranza per
tutta la notte, con il plenipotenziario di An, Altero Matteoli, pronto a fare
le barricate anche su un altro pacchetto di nomine governative che dovrebbero
riguardare Mantovano, Urso e Landolfi. A termine dell'incontro, però, da via
della Scrofa fanno sapere che il faccia a faccia con Berlusconi "è stato del tutto insoddisfacente" e che "è An a
decidere i nomi dei propri rappresentanti nell'esecutivo". Non c'è dubbio
che il colloquio al Quirinale ha dato al leader del Pdl un argomento in più per
frenare gli appetiti degli alleati. Spacchettamenti non sono possibili subito e
la quota di 60 componenti in tutto, prevista dalla legge Bassanini, resta il
limite massimo oltre il quale non è possibile andare.