|
PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
|
||||||
|
|
DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
|
|
||||
|
|
ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
||||||
"Il
posto del cattolico è nel Cda del Premio"
( da "Stampa,
La" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
più che
cattolici, clericali. «È interessante notare che i due aspetti diventano sempre
più indistinguibili. Ma un'ingerenza clericale persino nei premi letterari,
via, mi pare troppo. I cattolici laici, in questo momento, non si vedono
granché. Ci sarebbe Franceschini: mi era molto piaciuto, fin dall'inizio».
zingaretti:
i giovani non perdano tempo la dirigenza dei democratici è al capolinea -
curzio maltese ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pubblica
assai più laica di quanto si pensasse. Eppure siamo rimasti in difesa, a inseguire
l´agenda del governo e delle sottostanti televisioni». E´ un meccanismo che va
avanti da quindici anni. Non sarà che il sistema politico funziona ormai come
il duopolio televisivo dove i due litiganti si reggono l´uno con l´altro e il
rinnovamento del centrosinistra è rinviato al dopo Berlusconi?
OPPOSIZIONE
SMARRITA ( da "Giornale.it, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
con la
nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico, sofferente, disperato,
masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero l'opera e la vita di Gramsci
al cattolicesimo sociale. È lui l'icona che manca. Basta una piccola operazione
di chirurgia ideologica e Franceschini trova il suo testimonial perfetto.
austria,
il papa accoglie le proteste "no al vescovo ultraconservatore" -
orazio la rocca ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
irritando
quindi i movimenti cattolici liberal, i laici e le organizzazioni per i diritti
delle donne nella Chiesa austriaca. Tra i primi a schierarsi contro la nomina,
i vescovi della Conferenza episcopale austriaca convocati in assemblea dal
presidente, il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn, il 16 febbraio scorso
proprio per analizzare il caso-
Per
evitare un calvario ora la sinistra cerca di votarsi alla Madonna
( da "Giornale.it,
Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
con la
nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico, sofferente, disperato,
masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero l?opera e la vita di Gramsci
al cattolicesimo sociale. è lui l?icona che manca. Basta una piccola operazione
di chirurgia ideologica e Franceschini trova il suo testimonial perfetto.
TERESA
BARTOLI ROMA. CI SARANNO UN PAIO DI SETTIMANE IN PIù DI LAVORO PER CERCARE
UN'IN... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un lavoro che
fa breccia nelle perplessità del fronte laico del Pdl (è stata ancora smentita
la sostituzione di Lucio Malan e Ferruccio Saro in commissione), ma trova
resistenze fortissime nei pasdaran cattolici come il sottosegretario Eugenia
Roccella che giudica «difficile» la possibilità d'intesa.
Meglio
un Pisanu all'uscio ( da "Foglio, Il"
del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
aperto a
intellettuali cattolici e laici: “Da millenni il Mediterraneo è una frontiera…
nelle sue acque sì è combattuto aspramente, ma si è anche proficuamente
commerciato”, si leggeva fin dalla prima ora sul sito della fondazione
presieduta dal senatore (che in persona organizzava conferenze italo-libiche e
progettava riviste cartacee e internettiane)
"Luoghi
di culto per combattere gli estremisti"
( da "Stampa,
La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma se si
desidera che siano le associazioni laiche a prendersi a cuore il mantenimento
dei rapporti con la cultura d'origine, bisognerà sostenerle». I marocchini che
vivono a Torino le hanno parlato delle difficoltà che affrontano per praticare
la loro fede? «Le difficoltà esistono. Ma più la comunità sarà messa in grado
di praticare i suoi riti in modo aperto,
Cuneese
di nascita, torinese di formazione e internazionale di fama, il matematico
Piergiorgio Odifr... ( da "Stampa, La"
del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
A Torino la
criticano di eccessivo laicismo, qui in provincia temono che il Grinzane scordi
le sue origini, a favore della Mole. Come rassicurare enti e amministratori
locali? «Non è nostra intenzione dimenticare le radici del Premio. Il fatto che
fin da subito siano stati coinvolti la presidente della Regione Bresso e
l'assessore regionale Oliva e non il sindaco o l'
La
ricerca della laicità ( da "EUROPA ON-LINE"
del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
occhio al
lettore è che questo vocabolario laico è uno strumento difficilmente
utilizzabile al di fuori dei confini nazionali; si tratta infatti di una mappa
dei punti di frizione che esistono tra posizioni laiche, e leggi italiane, e la
presenza/invadenza della Chiesa cattolica sulla politica italiana;
I
cattolici provano a mediare ancora
( da "EUROPA
ON-LINE" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E qui,
invece, i cattolici sono più dubbiosi. A un primo giro, però, la bozza non è
dispiaciuta, area laica del Pd compresa. L?idea è andare a vedere se può
raccogliere più consensi della posizione prevalente ? magari anche quello della
capogruppo Dorina Bianchi ?
biotestamento,
arrivano le modifiche prove di dialogo tra maggioranza e pd - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ala
cattolica? Solo se sarà di tutto il Pd». Impresa difficile, tenuto conto che la
maggioranza del partito si ritrova nelle posizione laica (condivisa anche dal
cattolico Marino) per cui è l´autodeterminazione della persona espressa nel bio
testamento a prevalere, benché idratazione e alimentazione siano definiti
sostegno vitale.
Storia
dei grembiulini I falsi miti cattolici sulla massoneria
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
delle
funzioni principali della massoneria italiana nei primi decenni dello Stato
unitario, quella di promuovere una religione civile che facesse sentire uniti
gli italiani. Così, ecco le manifestazioni da contrapporre ai culti cattolici,
a cominciare dai riti funebri laici e dalle campagne per la cremazione, che
diedero luogo a battaglie culturali e politiche di vaste dimensioni.
Pd,
testamento cattolico ( da "Manifesto, Il"
del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
potrebbe
addirittura aumentare i mal di pancia dell'area laica del Pd. Perché la bozza
di emendamento - «ci stiamo lavorando insieme con tutti i membri Pd della commissione»,
afferma una ben disposta Dorina Bianchi - va incontro non poco alla «terza via»
di Francesco Rutelli, sempre più apprezzata in casa berlusconiana.
Caro
Gervaso, lei non perde occasione per spezzare lance contro l'ex presidente
dell... ( da "Messaggero, Il"
del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Aveva
studiato alla Cattolica (e dove sennò) e il meglio di sé lo dava negli oratori
e nelle parrocchie, che la santità precoce gli faceva preferire alle sale da
ballo e ai bordelli di cui noi, laici e libertini, eravamo assidui
frequentatori. Si sentiva più a suo agio fra le navate delle cattedrali, ma
anche delle pievi,
L'assenza
cattolica agita il Grinzane ( da "Corriere della Sera"
del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laiche di
presidente e garanti L'assenza cattolica agita il Grinzane Il Pd si lamenta,
«Avvenire» ironizza. Odifreddi: «Che c'entrano cultura e fede?» di DINO MESSINA
D opo la tempesta mediatico- giudiziaria che si è abbattuta sul Grinzane
Cavour, arriva la polemica sulla par condicio, sulla mancanza di un cattolico
tra i saggi chiamati a salvare il premio e tutto quel che ci ruota
Verdini
( da "Giornale.it,
Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
della
Democrazia cristiana per le autonomie Gianfranco Rotondi si domanda quale sarà
la natura del partito: «Ispirazione cristiana e laica o clerico-reazionaria?».
«Da sempre Berlusconi fa riferimento alla grande famiglia del Partito popolare
europeo. Poi è chiaro che all?interno di un partito che ha il 38 per cento ci
siano tutte i componenti: laici, cattolici, socialisti, liberali.
Serve
il digiuno quaresimale tecnologico?
( da "EUROPA
ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Laici
preoccupati Molti laici, anche lontani dalla Chiesa (per esempio Furio Colombo
o Umberto Eco) non disprezzano la funzione educativa di questi appelli: una
riduzione sia pure temporanea dell?uso delle tecnologie comunicative potrebbe
favorire il ritorno a prassi antiche quanto indispensabili che rischiano di
scomparire e con esse la nostra stessa civiltà,
Che
cosa c'è dietro la tregua di Dario
( da "EUROPA
ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Perché se
aiuta ad ridurre i dissensi del fronte cattolico, rischia di aprire quello
laico che si era riconosciuto nella proposta di legge di Ignazio Marino dalla
quale si è partiti nel lungo lavoro di ricerca di sintesi che si è fatto in
questi mesi in poi. E che potrebbe entrare in fibrillazione.
Il
bio-premier non molla su un punto
( da "EUROPA
ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici, rinviando di due settimane lo sbarco del testo in aula. Ma attorno a
quel punto, «sul no alla disidratazione e alla negazione dell?alimentazione »,
dice l?ex psi Cicchitto, ha eretto un muro, già difeso da Lega e Udc. Ma anche,
è sicuro Formigoni, «quando il parlamento voterà, da altri settori dell?
All'Espace
il vescovo "un po' laico"
( da "Stampa,
La" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico»
(Aliberti, 210 pagine, 17 euro), che segue gli altri due libri di cui è stato
autore, «Ateo a diciott'anni?» e «La sinistra di Dio». Bettazzi affronta ancora
una volta senza timori reverenziali il tema di una religione che deve
confrontarsi con il cambiamento dei tempi e delle filosofie di vita: la sua
attenzione si concentra spesso sull'
Chi
è don Giulio Tam, il Williamson italiano
( da "Manifesto,
Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ossia i laici
liberali e gli atei marxisti, che hanno distrutto i valori della civiltà
cristiana, permettendo che leggi come quelle sul divorzio e sull'aborto
minassero la famiglia naturale, composta da uomo e donna. Per non parlare
dell'omosessualità e della pretesa dei gay di adottare bambini, una mostruosità
concessa in Spagna dal centrosinistra e in Olanda dal centrodestra.
TEMPO
di Quaresima e di digiuno, anche tecnologico. A partire dalla pioggia
quotidiana degli sms (sh... ( da "Messaggero, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
anche dal
fronte laico si alzano le voci per una nuova sobrietà. E per la Quaresima
tecnologica. Qualche giorno fa, il sociologo Francesco Alberoni ha invocato una
moratoria per sms e Facebook da introdurre nelle nostre famiglie. Non è una
cattiva idea, e sicuramente vale la pena sperimentarla: forse comunicheremo
meno,
Il
ministro della buonavita ( da "Foglio, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sacconi il
laico si è fatto più pro life dei pro life cattolici. Proprio lui, l?ex
socialista volenteroso di Conegliano Veneto che sogna “la vita buona nella
società attiva”, l?ex militante del Psi che da ragazzo faceva il maestro di
tennis per preventiva fede nel lavoretto a breve termine che mantiene le ambizioni
a lungo termine,
( da "Stampa, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Intervista
Piergiorgio Odifreddi "Il posto del cattolico è nel Cda del Premio"
MARIO BAUDINO Professor Odifreddi, ha fatto il comitato dei mangiapreti e
adesso si levano proteste persino nel Pd. Come la mettiamo? «Spiegando. Questo
comitato per il Grinzane Cavour è un'idea mia: serve a garantire me, non il premio.
Quando Giuliano Soria mi ha chiesto di occuparmene ad interim, mi sono rivolto
a intellettuali che sono anche miei amici per avere una garanzia personale, per
non essere solo. Li ho scelti io, e questo è il motivo per cui qualcuno trova
questo gruppo sbilanciato. Ma non è un comitato d'indirizzo». Però ci sarà stato anche un consenso sui nomi da parte della Regione. «E
di Soria. Ho proposto i nomi, e la Regione, ma anche Giuliano Soria, hanno
accettato». Questo significa che lei ha un rapporto diciamo così subordinato
con il patron del Grinzane travolto dall'inchiesta giudiziaria? Non la mette in
imbarazzo essere nominato proprio da lui? «No, perché ho immediatamente
verificato in Regione, e cioè dal maggiore finanziatore, se il mio nome andasse
bene. Senza fare paragoni altisonanti, è quello che succede nei campi di
regime. Lo zar davanti alla rivoluzione che fa? Si dimette, e incarica un
altro. Anche lo Scià di Persia ha fatto così». Non è che a Kerensky sia andata
poi tanto bene. Anche se contro di lei non ci sono i bolscevichi, ma i cattolici che non si sentono rappresentati, il centro
destra, e lo stesso segretario regionale del Pd, Morgando, che ha criticato con
durezza la scelta della Regione. Lei che ha partecipato alla fondazione del Pd,
che ne pensa? «Non mi stupisce che siano i cattolici
del Pd, come Morgando o Lepri, a fare le critiche più dure. Io sono uscito da
quel partito perché pensavo che non fosse laico; questa è la riprova che avevo
ragione». Sicuro che non è andato a cercarsele, queste reazioni? «No, non le ho
cercate. Un romanzo non è bello perché è di destra o di sinistra, cattolico o
ateo. Io amo i versi di Ezra Pound, che di suo era fascista, e di Dante, che
era cattolico. Non bisogna fraintendere il comitato dei garanti. Se avessi immaginato
tutte queste proteste avrei invitato il vicedirettore di Radiotre Sergio
Valzania, con cui ho fatto persino un pellegrinaggio. Ma onestamente non ci
pensavo». Parla come se ritenesse gli attacchi, più che cattolici, clericali. «È interessante notare che i due aspetti diventano
sempre più indistinguibili. Ma un'ingerenza clericale persino nei premi
letterari, via, mi pare troppo. I cattolici laici,
in questo momento, non si vedono granché. Ci sarebbe Franceschini: mi era molto
piaciuto, fin dall'inizio». Ma non va bene per il Grinzane. Che fine
farà il seggio «cattolico» che si sta cercando un po' affannosamente? «Io ho
detto agli enti finanziatori: fate voi. Però non mi pare che non lo stiano
trovando». Forse sarebbe una posizione imbarazzante. «Guardi, a me interessa la
direzione scientifica e letteraria, insomma culturale. Se invece per parlare di
soldi ci vuole anche un cattolico, il luogo vero dove risolvere il problema è
il consiglio d'amministrazione». Ma le critiche in questo momento sono appunto
culturali, non amministrative. «Dicono di me due cose: che sono un matematico,
e che sono ateo. Mi pare che entrambi i casi non dovrebbero rappresentare un
impedimento. La cultura è una. E il festival di matematica, quello che
organizzo a Roma, lo dimostra. Lo scorso anno è venuto un Nobel per l'economia,
Yisrael Robert John Aumann, che è un fondamentalista ebreo, oltre che mio
amico. Inoltre faccio notare che esser credente non è una garanzia di eticità,
e l'essere ateo non dovrebbe essere una preclusione». Torniamo al consiglio
d'amministrazione, luogo del possibile riequilibrio. Lei ha un'idea? «Sì. Un
consiglio d'amministrazione dove siedano persone scelte dagli enti
finanziatori. Credo che ci arriveremo». Si parla di un azzeramento dell'attuale
consiglio, composto peraltro da sole tre persone, tra cui Soria, della nomina
attraverso l'assemblea dei soci di un nuovo consesso, dove ci sarebbe un
rappresentate delle banche, uno della Regione, uno del ministero, uno degli
altri locali e lei, Piergiorgio Odifreddi, che ne diventerebbe presidente. E'
uno scenario verisimile? «Penso proprio di sì. In tal caso il nuovo consiglio,
che rappresenterebbe il massimo di pluralismo, dovrebbe poi nominare un
direttore amministrativo e un direttore artistico. Il comitato darà consigli a
me». E lei, in questo momento, a chi risponde? «Siamo in piena transizione, che
richiede un po' di tempo. Non rispondo a Soria, se è questo che intende.
Rispondo ai finanziatori. Ed è giusto così: chi mette i soldi deve sapere dove
finiscono. Va da sé che sarebbe stato meglio
rendersene conto un po' prima».
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 6 - Interni
Il presidente della Provincia di Roma: ma i "vecchi" non se ne
andranno spontaneamente Zingaretti: i giovani non perdano tempo la dirigenza
dei democratici è al capolinea Non ha più senso discutere se aveva più torto
Veltroni o D´Alema: bisogna guardare avanti CURZIO MALTESE «La fine del gruppo
dirigente del centrosinistra è talmente chiaro a tutti che ormai bisogna andare
avanti. Non c´è più tempo da perdere per stabilire se aveva più torto Veltroni
o D´Alema, gli ex Pci o gli ex Dc. Quella generazione ha fatto il suo tempo,
nel bene e nel male. La nuova, se c´è, si sporchi le mani con proposte
concrete. Abbiamo davanti un´autostrada». Nicola Zingaretti, 43 anni («quindi
non più giovane, abbiamo già dato») , presidente della provincia di Roma, uno
dei pochi vincenti Pd alle ultime elezioni, uno dei pochissimi ottimisti.
Cominciamo da qui, da questo ottimismo controcorrente: Perché vede rosa nel
futuro del Pd? «Perché noi a sinistra viviamo soltanto la fine di un gruppo
dirigente. Mentre loro, la destra, sono alle prese con la fine di un´ideologia,
di una visione della società che ha dominato l´Occidente per un quarto di
secolo, da Reagan e Thatcher in poi, e oggi frana con la crisi». Ma il
centrosinistra una visione alternativa ce l´ha e quale? «Il Pd era nato per
questo». Però è invecchiato subito. «Si è discusso troppo di persone ma era
sbagliata l´idea di fondo di mettere insieme i due grandi riformismi del Novecento.
Peccato che il Novecento sia finito da qualche tempo». Questo mettere insieme i
riformismi socialisti e cattolici che dice lei, a
molti cittadini pare la riedizione delle baruffe fra Peppone e Don Camillo.
«Dove alla fine uno si regge con l´altro. Ma appunto, smettiamola di parlarne.
Questa generazione non se ne andrà a casa da sola. Fra l´altro, gli ex
sessantottini, una volta giunti al potere, sono difficilissimi da sloggiare.
Tocca alla nuova generazione portare in campo argomenti e parole diverse. In
fondo oggi non dovrebbe essere tanto difficile fare opposizione». Come invocava
Moretti, ci dica qualcosa di sinistra. «Giustizia. Uno pensa ai magistrati,
ormai, ma io parlo di giustizia sociale. Un´Italia più giusta e quindi più
competitiva. Qui si misura il fallimento storico della destra. Berlusconi è in
pista da quindici anni, ha governato per otto e quali sono i fatti? Un paese
dove le ingiustizie sono aumentate, il ceto medio si è impoverito e indebitato.
Ed è un´Italia meno competitiva. Le sue promesse si sono rivelate una balla e
lui stesso ora non ne fa più, governa con il ricatto della paura. Fallita
un´ideologia dell´ottimismo, s´inventa un´ideologia della paura». Berlusconi
sarà pure passato dai sogni alle paure, ma intanto continua ad avere consenso.
«Perché il centrosinistra non ha messo in campo un´altra visione dell´Italia.
Aperta, solidale, coraggiosa, meritocratica». Perché, secondo lei, il
centrosinistra per primo era aperto, solidale, coraggioso e meritocratico? «No,
appunto. In politica i comportamenti si pagano più delle parole. Pensi al tempo
perso a discutere sull´antiberlusconismo sì o no. Quando contano solo gli
esempi concreti, la sobrietà, il ripudio di ogni conflitto d´interessi, la
meritocrazia nelle scelte. In una parola, conta la credibilità. Se sei
credibile nei comportamenti, non c´è bisogno poi di fare a gara con Di Pietro a
chi la spara più grossa». E´ così che si recuperano gli elettori delusi,
traditi o esuli in patria, come ha scritto Ilvo Diamanti? «Nella descrizione di
quei cittadini io ho ritrovato molti sentimenti che sono anche i miei, di uno
in politica da sempre. Come non rendersene conto e dare sempre tutto per
scontato? Per decenni ci siamo illusi che i voti degli operai o delle periferie
fossero nostri per sempre. Poi ci siamo illusi che un pezzo d´Italia ci avrebbe
votato comunque contro quello là. Ma chi l´ha detto? Un atteggiamento
aristocratico che ci ha impedito di elaborare una nuova agenda politica e di
andare all´attacco quando avremmo dovuto farlo». Per esempio, quando avreste
dovuto andare all´attacco? «L´elettorato cattolico, per dirne una. Non è detto
che segua le indicazioni dei vescovi. Ho sentito molti cattolici
indignatissimi contro il governo per l´obbligo imposto ai medici di denunciare
i pazienti immigrati. Ma come, dicevano, vogliono imporre le cure mediche a chi
le rifiuta e poi le negano di fatto a centinaia di migliaia di persone
colpevoli soltanto di venire qui a lavorare? Lo stesso caso Englaro ha rivelato
un´opinione pubblica assai più laica di quanto si pensasse.
Eppure siamo rimasti in difesa, a inseguire l´agenda del governo e delle
sottostanti televisioni». E´ un meccanismo che va avanti da quindici anni. Non
sarà che il sistema politico funziona ormai come il duopolio televisivo dove i
due litiganti si reggono l´uno con l´altro e il rinnovamento del centrosinistra
è rinviato al dopo Berlusconi? «Arrivarci, al dopo Berlusconi. Prendere
tempo è la cosa che abbiamo fatto più spesso in questi anni. Ora tempo non ce
n´è più. Ci sono tre mesi per evitare un disastro e ripartire guardando al
futuro. Guardare al futuro, ecco la cosa più di sinistra che si possa dire».
( da "Giornale.it, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 53 del 2009-03-03
pagina 6 OPPOSIZIONE SMARRITA di Redazione Marianna ha i boccoli color
camomilla e scrive lettere leggiadre sul Corriere della Sera. Il Pd, di questi
tempi, appare ancora un po' confuso. Non è un partito. Qualcuno dice che non ha
un'anima, ma è tanti pezzi messi insieme senza uno straccio d'identità.
Franceschini giura sulla Costituzione, parla di assegni ai disoccupati e cerca
di navigare a vista fino a ottobre. Tutti, intorno a lui, si chiedono da dove
ricominciare, dopo il naufragio, dopo che Veltroni ha detto basta, dopo le
incertezze e le batoste. Quello di cui si sente davvero il bisogno è un punto
di riferimento, una sezione di partito, un territorio, una casa, qualcosa che
assomigli a una chiesa, cattolica o comunista a questo punto poco importa. Lo
pensa anche Marianna, con i suoi boccoli biondi, madonnina veltroniana, che di
cognome fa Madia e occupa un posticino in Parlamento. Marianna scrive che dopo
aver visto Tremonti da Santoro, ad Annozero, si è illuminata: questo non è più
il tempo dei libri di economia, ma della Bibbia. «Meno Aspen e più Caritas,
Sant'Egidio, Lampedusa. Meno statistiche fredde, discusse in seminari a porte
chiuse, e più storie vere. Di carne e di ossa». Niente fiori, ma opere di bene.
Il messaggio più o meno è questo. Marianna, con santa grazia, indica dove sta
navigando il Pd di Franceschini, l'ultimo capitano Achab a caccia di quella
creatura politica, sorta di mito postmoderno, che è la Balena Rossa. La rotta è
confusa e attraversa tanti spicchi di mare. Ci sono pezzi di comunismo
emiliano, dotto e paesano. C'è un po' di sindacalismo meridionale. C'è la base
e la parrocchia. C'è il comunitarismo e Marianna rispolvera anche la persona
contro l'individuo. C'è il cristianesimo sociale e la Rerum Novarum. C'è la
costituzione cattocomunista e il laicismo dei
mangiapreti. E c'è il nuovo partito dell'Angelus, che tenta un esperimento di
fisica quantica: la scissione del Papa. Buono quando parla di lavoro, denaro e
crisi economica. Cattivo se si avventura su etica, vita, morte, sesso ed
embrioni vari. Franceschini sta preparando il suo altare di santini, quelli che
devono sostituire i poster novecenteschi di Veltroni. Kennedy e Martin Luther
King finiscono in seconda fila, Obama è un mezzo disastro, l'America è lontana.
Serve altro, qualcosa di più prosaico, gente come Don Milani, La Pira,
Dossetti, Rodano o un buon costituzionalista come Arturo Carlo Jemolo. Va bene
anche Pasolini, con la nostalgia delle lucciole e il suo
cristianesimo laico, sofferente, disperato, masochista. Il miracolo sarebbe
convertire davvero l'opera e la vita di Gramsci al cattolicesimo sociale. È lui
l'icona che manca. Basta una piccola operazione di chirurgia ideologica e
Franceschini trova il suo testimonial perfetto. Gramsci martire, Gramsci
santificato dall'Azione cattolica, Gramsci in copertina su Famiglia Cristiana,
Gramsci senza Togliatti, Gramsci antifascista (e antiberlusconiano). Gramsci
con la Rerum Novarum sotto il braccio e la benedizione di Leone XIII. La sinistra,
da tempo, ha nostalgia delle vecchie sezioni di partito. Quei luoghi dove si
andava a bere e fumare, piazza indoor e metropolitana, fede, discussioni,
libri, maestri, rivoluzione e ideologia. Era l'illusione di partecipare a
qualcosa di grande, come in una canzone di Gaber. Era lì che il popolo
comunista celebrava la sua messa. Quando tutto è caduto, è rimasto un vuoto,
una solitudine assoluta. Ora che le sezioni con le porte in legno, le pareti
rosso sporche, la falce e martello, non ci sono più, cosa resta? Le parrocchie.
Maurizio Zipponi, ex leader della Fiom di Brescia, ex di Rifondazione, lo dice
con chiarezza: «La Chiesa è l'unica, insieme al sindacato, ad avere terminali
diffusi sul territorio. Ai ragazzi precari, oratori e parrocchie offrono un
luogo di aggregazione». Franceschini è convinto che la Balena Rossa non sia
solo una leggenda. Ci crede e in fondo i suoi romanzi rubano il realismo magico
a Jorge Amado. E forse per questo ha chiamato nella sua segreteria un uomo
dell'Opus Dei come Giuseppe Lupo. Sacro e profano. Cristo e Stalin. Don Camillo
e Peppone. Più e meno. Il sogno è questo: sommare gli opposti. Il rischio è che
sommando un più a un meno il risultato sia zero. Una grande Chiesa, ma vuota. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 15 - Esteri
Wagner era stato nominato a Linz. Ieri la
"dispensa papale" dopo la rivolta del mondo cattolico Austria, il
Papa accoglie le proteste "No al vescovo ultraconservatore" Quando
New Orleans fu sommersa disse "è una punizione divina" Nel mirino del
parroco anche la saga di Harry Potter: "Questo è satanismo" ORAZIO LA
ROCCA CITTà DEL VATICANO - Il parroco ultraconservatore austriaco Gerhard Maria
Wagner non sarà vescovo ausiliare di Linz. Papa Ratzinger ieri ne ha accetto le
dimissioni presentate due settimane fa sull´onda delle dure proteste con cui in
Austria vescovi e semplici fedeli avevano accolto l´annuncio della sua nomina
pubblicata dal Vaticano il 31 gennaio scorso. La notizia è stata diffusa dal
Bollettino Ufficiale pontificio in una breve nota, una riga e mezza, dove vi si
legge solo che «il Santo Padre ha dispensato monsignor Gerhard Wagner
dall´accettare l´ufficio di vescovo ausiliare di Linz, in Austria». Pochissime
parole con cui Benedetto XVI spera di sedare la tempesta esplosa tra i cattolici austriaci contrari alla nomina vescovile di una
figura controversa come Wagner. Cinquantaquattro anni, parroco della chiesa di
Windschgarsten, il mancato vescovo negli ultimi tempi era stato
più volte al centro di severe critiche per i suoi interventi pubblici in
materia di morale sessuale e aborto. Ad esempio, nel 2005 quando New Orleans fu
sommersa dall´uragano Katrina sostenne che si era trattato di una sorta di
punizione divina perché erano stati distrutti «non solo i night club e i
bordelli, ma anche le 5 cliniche cittadine dove si pratica l´aborto».
Sull´omosessualità è solito sostenere e predicare dal pulpito che è «una
malattia che va guarita». Nel mirino di Wagner anche la saga di Harry Potter,
accusata di avere «elementi di occultismo e satanismo», libri quindi
«meritevoli» solo di essere mandati al rogo. Non meno tenere anche le sue tesi
teologiche: «L´accertamento della verità di fede - ha più volte sostenuto
Wagner - non può essere fatta dal basso», ma va «perseguita» in obbedienza alle
gerarchie, irritando quindi i movimenti cattolici liberal, i laici e le organizzazioni per i diritti delle donne
nella Chiesa austriaca. Tra i primi a schierarsi contro la nomina, i vescovi
della Conferenza episcopale austriaca convocati in assemblea dal presidente, il
cardinale di Vienna Christoph Schoenborn, il 16 febbraio scorso proprio per
analizzare il caso-Wagner. Lo stesso Schoenborn e il vescovo titolare di
Linz, Ludwig Schwarz (che non ha mai nascosto di essere apertamente contrario
alla nomina) nei giorni scorsi sono stati in Vaticano, per parlare col Papa e
col prefetto della Congregazione dei vescovi, il cardinale Giovanni Battista
Re. Colloqui riservati, mai resi noti dalle fonti ufficiali pontificie, ma che
alla fine hanno portato Ratzinger ad accettare le dimissioni del vescovo
eletto. Crisi dunque risolta nella tormentata Chiesa austriaca? Schoenborn
sembra pronto a giurarci perché, come egli stesso ha spiegato all´agenzia
cattolica Kathpress, «è in gioco il futuro della Chiesa in Austria e i cattolici hanno diritto a pretendere che noi facciamo del
nostro meglio per superare la crisi». Anche il vescovo di Linz, Schwarz, si
dice disposto a rimboccarsi le maniche: «Con la conferma ufficiale
dell´accettazione delle dimissioni - afferma in una nota - questo periodo
turbolento per la nostra diocesi e per la Chiesa austriaca si chiude
ufficialmente. Adesso si tratta di unire gli sforzi per realizzare il comune
obiettivo dell´unità».
( da "Giornale.it, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 53 del 2009-03-03
pagina 6 Per evitare un calvario ora la sinistra cerca di votarsi alla Madonna
di Vittorio Macioce "Meno seminari e più Caritas", "Chiesa
meglio dei sindacati". Ecco la svolta cattocomunista degli esponenti del
nuovo Pd. La Balena rossa cerca di sommare gli opposti, ma il Papa va bene solo
se non parla di etica Marianna ha i boccoli color camomilla e scrive lettere
leggiadre sul Corriere della Sera. Il Pd, di questi tempi, appare ancora un po?
confuso. Non è un partito. Qualcuno dice che non ha un?anima, ma è tanti pezzi
messi insieme senza uno straccio d?identità. Franceschini giura sulla
Costituzione, parla di assegni ai disoccupati e cerca di navigare a vista fino
a ottobre. Tutti, intorno a lui, si chiedono da dove ricominciare, dopo il
naufragio, dopo che Veltroni ha detto basta, dopo le incertezze e le batoste.
Quello di cui si sente davvero il bisogno è un punto di riferimento, una
sezione di partito, un territorio, una casa, qualcosa che assomigli a una
chiesa, cattolica o comunista a questo punto poco importa. Lo pensa anche
Marianna, con i suoi boccoli biondi, madonnina veltroniana, che di cognome fa
Madia e occupa un posticino in Parlamento. Marianna scrive che dopo aver visto
Tremonti da Santoro, ad Annozero, si è illuminata: questo non è più il tempo
dei libri di economia, ma della Bibbia. «Meno Aspen e più Caritas, Sant?Egidio,
Lampedusa. Meno statistiche fredde, discusse in seminari a porte chiuse, e più
storie vere. Di carne e di ossa». Niente fiori, ma opere di bene. Il messaggio
più o meno è questo. Marianna, con santa grazia, indica dove sta navigando il
Pd di Franceschini, l?ultimo capitano Achab a caccia di quella creatura
politica, sorta di mito postmoderno, che è la Balena Rossa. La rotta è confusa
e attraversa tanti spicchi di mare. Ci sono pezzi di comunismo emiliano, dotto
e paesano. C?è un po? di sindacalismo meridionale. C?è la base e la parrocchia.
C?è il comunitarismo e Marianna rispolvera anche la persona contro l?individuo.
C?è il cristianesimo sociale e la Rerum Novarum. C?è la costituzione
cattocomunista e il laicismo dei mangiapreti. E c?è il
nuovo partito dell?Angelus, che tenta un esperimento di fisica quantica: la
scissione del Papa. Buono quando parla di lavoro, denaro e crisi economica.
Cattivo se si avventura su etica, vita, morte, sesso ed embrioni vari.
Franceschini sta preparando il suo altare di santini, quelli che devono
sostituire i poster novecenteschi di Veltroni. Kennedy e Martin Luther King
finiscono in seconda fila, Obama è un mezzo disastro, l?America è lontana.
Serve altro, qualcosa di più prosaico, gente come Don Milani, La Pira,
Dossetti, Rodano o un buon costituzionalista come Arturo Carlo Jemolo. Va bene
anche Pasolini, con la nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico,
sofferente, disperato, masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero
l?opera e la vita di Gramsci al cattolicesimo sociale. è lui l?icona che manca.
Basta una piccola operazione di chirurgia ideologica e Franceschini trova il
suo testimonial perfetto. Gramsci martire, Gramsci santificato dall?Azione
cattolica, Gramsci in copertina su Famiglia Cristiana, Gramsci senza Togliatti,
Gramsci antifascista (e antiberlusconiano). Gramsci con la Rerum Novarum sotto
il braccio e la benedizione di Leone XIII. La sinistra, da tempo, ha nostalgia
delle vecchie sezioni di partito. Quei luoghi dove si andava a bere e fumare,
piazza indoor e metropolitana, fede, discussioni, libri, maestri, rivoluzione e
ideologia. Era l?illusione di partecipare a qualcosa di grande, come in una
canzone di Gaber. Era lì che il popolo comunista celebrava la sua messa. Quando
tutto è caduto, è rimasto un vuoto, una solitudine assoluta. Ora che le sezioni
con le porte in legno, le pareti rosso sporche, la falce e martello, non ci
sono più, cosa resta? Le parrocchie. Maurizio Zipponi, ex leader della Fiom di
Brescia, ex di Rifondazione, lo dice con chiarezza: «La Chiesa è l?unica,
insieme al sindacato, ad avere terminali diffusi sul territorio. Ai ragazzi
precari, oratori e parrocchie offrono un luogo di aggregazione». Franceschini è
convinto che la Balena Rossa non sia solo una leggenda. Ci crede e in fondo i
suoi romanzi rubano il realismo magico a Jorge Amado. E forse per questo ha
chiamato nella sua segreteria un uomo dell?Opus Dei come Giuseppe Lupo. Sacro e
profano. Cristo e Stalin. Don Camillo e Peppone. Più e meno. Il sogno è questo:
sommare gli opposti. Il rischio è che sommando un più a un meno il risultato
sia zero. Una grande Chiesa, ma vuota. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
TERESA BARTOLI Roma.
Ci saranno un paio di settimane in più di lavoro per cercare un'intesa sul
testamento biologico. Ma lo scontro tra maggioranza ed opposizione non si
placa. Ora i due fronti si rimpallano l'accusa di aver chiesto più tempo solo
per dribblare le proprie divisioni interne. Da oggi pomeriggio la commissione
Sanità di palazzo Madama inizierà a votare gli emendamenti al testo. Ed è
Raffaele Calabrò, relatore del disegno di legge, a confermare che la
commissione avrà a disposizione un paio di settimane: il testo approderà in
aula attorno alla metà del mese invece che il 5 come era stato
fissato in un primo momento. Calabrò si è anche detto ottimista sull'esito
finale: «L'iniziale atteggiamento ostruzionistico è andato via e questo lascia
sperare sulla possibilità di far uscire dalla commissione un testo condiviso.
Una volta stabilito il no all'eutanasia e al suicidio assistito, c'è tutta la
volontà di migliorare il testo». Ancora prima del merito della questione, però,
a dividere è proprio il breve rinvio dell'approdo in aula. Ieri è stata Anna
Finocchiaro, presidente del senatori del Pd, ad accendere le polemiche.
«Scappano, ma noi non glielo permetteremo» ha detto spiegando che «il tempo in
più in commissione è stato chiesto perché sono venuti
allo scoperto i problemi molto seri all'interno del Pdl, problemi che noi
avevamo denunciato. Una settimana in più o in meno non cambia ma - ha aggiunto
Finocchiaro - non consentiremo alla maggioranza di scappare. Non sono mesi che
ripetono che una legge è necessaria per non lasciare questi problemi in mano a
pericolosi magistrati? Beh, adesso non possono scappare alla prima difficoltà».
Lo ha detto ribadendo la proposta di modifica elaborata dal Pd e «che prevede
che idratazione e nutrizione possano entrare nella dichiarazione anticipata di
trattamento, che vengano assicurate a tutti ma possano essere interrotte
qualora la persona lo abbia indicato nella sua Dat». Maurizio Gasparri e
Gaetano Quagliariello, presidente e vice del gruppo dei senatori del Pdl, sono
insorti di fronte alla ricostruzione di Finocchiaro. «Finocchiaro vaneggia» ha
accusato Gasparri sostenendo che «il Pdl non solo non scappa, ma ha tutta
l'intenzione di andare avanti fino in fondo per approvare un disegno di legge sul
fine vita e impedire che su questa delicatissima materia si proceda a colpi di
sentenze». Quella dichiarazione - ha sostenuto Quagliariello - è ai limiti
della correttezza istituzionale» perché «ci è stato chiesto
dall'opposizione, legittimamente, che fosse dato a tutti il tempo dovuto per
illustrare i singoli emendamenti». Parole accompagnate dalla richiesta di
andare in aula non appena la commissione abbia finito il proprio lavoro.
Qualche giorno in più - ha detto anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando
Casini - si può concedere, ma non di più perché «siamo convinti che la serietà
imponga di legiferare al più presto» soprattutto a chi era convinto che si
potesse procedere anche per decreto. Lo scontro si riaccenderà anche sul
merito. Nel Pd si sta lavorando ad una mediazione sul punto critico
dell'idratazione e dell'alimentazione forzate. «Si pensa - spiega Daniele
Bosone, firmatario dell'emendamento - di definire meglio i casi eccezionali in
cui possono essere rifiutati». Il lavoro è stato
avviato con l'avallo di Dario Franceschini ed Anna Finocchiaro partendo dalla
posizione prevalente nel Pd. L'idea è che la volontà espressa nel testamento
biologico possa essere attuata se il paziente venisse a trovarsi in stato vegetativo permanente e fosse accertata l'assenza di
attività integrativa cortico-sottocorticale. Un lavoro che
fa breccia nelle perplessità del fronte laico del Pdl (è stata ancora smentita
la sostituzione di Lucio Malan e Ferruccio Saro in commissione), ma trova
resistenze fortissime nei pasdaran cattolici come il
sottosegretario Eugenia Roccella che giudica «difficile» la possibilità
d'intesa.
( da "Foglio, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'
3 marzo 2009 Meglio
un Pisanu all'uscio Scoperto da Cossiga, lanciato da un arcivescovo, oggi è il
politico di centrodestra più amato dal centrosinistra Come si muove dicono: si
smarca. Come parla gli attribuiscono movimenti al centro, scarti a sinistra,
balzi laterali, voli ultrapolari (nel senso dei due poli). Appena una parola
esce dalla bocca di Beppe Pisanu – ex democristiano moroteo e zaccagniniano, ex
sottosegretario nei governi Forlani, Spadolini, Fanfani, Craxi, Goria e De
Mita, ex ministro dell?Interno di Silvio Berlusconi, parlamentare di esperienza
pluridecennale, attuale presidente della commissione Antimafia – parte la gara
all?accaparramento. Lo sentono parlare di immigrati, migranti e ronde e dicono:
“Perché sta nel Pdl?”, e lo dice sia la Lega sia, per motivi opposti, il
neosegretario del Pd Dario Franceschini, a suo tempo seguace di Benigno
Zaccagnini come Pisanu e oggi lontano da Pisanu per età e ubicazione politica.
E non basta. C?è chi fa il salto successivo e si chiede: ma perché Pisanu non
si candida a segretario del Pd?, che sarà pure una boutade ma non toglie
certezza a un fatto: Pisanu – e non da oggi – è l?esponente del centrodestra
più benvoluto dal centrosinistra. Non basta neppure questo, perché quando poi
Pisanu va alla presentazione del libro di Raffaele Cantone sulla camorra, e
come correlatore trova Walter Veltroni, fresco di dimissioni dal Pd, e molto si
commuove alle sue parole – ho il nodo alla gola per il tuo discorso, Walter, e
ho preso ventuno annotazioni – c?è subito chi, nell?opposizione, loda il Pisanu
uomo moderato, baluardo di democrazia e tolleranza in tempi di fosca
antidemocrazia (soltanto i dipietristi non lo amano, perché seguono alla lettera
Marco Travaglio che quando parla di Pisanu tira sempre fuori l?episodio delle
sue dimissioni da sottosegretario nel 1983, ai tempi del crac del banco
Ambrosiano). Quando poi Pisanu va in tivù, da Fabio Fazio, e chiede allo stato di fermarsi “al di qua della porta del dolore” (la
stanza del malato terminale), in molti sospirano: che uomo saggio, che uomo
rispettoso, che uomo pacato. Sospirano come davanti alla panacea universale,
che siano pro o contro il disegno di legge sul testamento biologico, e pro o
contro l?opinione di Pisanu stessa (nessuna legge). Sospirano e si domandano:
ma perché quest?uomo troppo umano resta berlusconiano? E se lo immaginano di
nuovo ministro, se lo pregustano ai vertici del Pdl al posto del Cav. oppure lo
immaginano in fuga con Paolo Guzzanti verso lidi liberali e lo sognano
addirittura presidente della Repubblica. Altri ancora, come il leader dell?Udc
Pier Ferdinando Casini, lo hanno detto a microfoni aperti, durante un giro
nella Sardegna pre-elettorale, che cosa vorrebbero da Pisanu: “Non posso non
domandarmi perché Rutelli, Casini e Pisanu debbano stare in tre partiti
diversi”. Inutile dire, come dice spesso Pisanu in conversazioni private con
collaboratori e osservatori, che chi ha la vocazione d?essere libero lo mette
in conto. Mette in conto, cioè, che ci potrà essere consenso (cosa che di certo
fa piacere), dissenso (cosa che di certo fa pensare), ma anche “bercio del
fazioso”, ove per bercio del fazioso s?intende qualcosa che può fare ridere o
fare pena, ma che è quasi una sfida per un ex democristiano che spesso si è
trovato in minoranza – talmente in minoranza, ai tempi di Ciriaco De Mita, che
non fu ricandidato alle elezioni del 1992. Due anni dopo entrò in Forza Italia,
luogo dove però si è trovato a intermittenza nel ruolo di quello che, per l?una
o per l?altra ragione, non di rado dissente. Dissente per distanza ideologica
dalla Lega – anche se a volte Roberto Calderoli, suo critico feroce, l?ha
lodato per la mano ferma nei confronti dell?islam estremista. Dissente per
moderazione intrinseca, dettata dalla fede di uomo libero e di cattolico
liberale, come si definisce Pisanu quando qualcuno gli chiede quale sia il filo
rosso che dalla Dc l?ha portato al Pdl. Dissente per occasionali discrepanze
d?opinione con il Cavaliere sul metodo e la comunicazione – come durante la
lunga notte delle politiche 2006. Dissente ma non molla, e però da qualche
tempo è di nuovo colui che non si incasella. E quando, pochi mesi fa, ha aperto
un suo foro intellettuale, erano già tutti lì a dire: Pisanu fa come Massimo
D?Alema, Pisanu fa come Gianfranco Fini, eccola, la mossa principe dello
smarcamento, si chiama fondazione Medidea, luogo ideale di riflessione sulla
“questione mediterranea”, aperto a intellettuali cattolici
e laici: “Da millenni il Mediterraneo è una frontiera… nelle sue acque sì è
combattuto aspramente, ma si è anche proficuamente commerciato”, si leggeva fin
dalla prima ora sul sito della fondazione presieduta dal senatore (che in
persona organizzava conferenze italo-libiche e progettava riviste cartacee e
internettiane). Ma c?era sempre qualcuno che lo incatenava a quell?equazione:
crei un tuo pensatoio? Allora stai anelando all?indipendenza. E quando, in
concomitanza con l?approfondirsi della distanza Pisanu-Maroni sulla questione
ronde, è arrivato al presidente della commissione Antimafia l?invito centrista
al seminario di Liberal a Todi – Casini, Tabacci, Rutelli, Buttiglione e
Pisanu, tutti insieme a discettare di “nuovo tempo” centro-moderato “per la Repubblica”
– qualcuno si è chiesto se davvero Pisanu ci stesse pensando, a passare oltre
(il Pdl) per realizzare il sogno di un Ppe italiano. Idea non nuova per Pisanu,
che a quello, il Ppe italiano, da tempo dice di puntare. Poco più di un anno
fa, infatti, in apertura di campagna elettorale per le politiche 2008, Pisanu
mostrò forte e chiaro il desiderio di gettare Berlusconi oltre l?ostacolo,
oltre quel Pd di Walter che voleva far tutto all?americana per “marciare verso
il centro”, senza tessere e in estrema liquidità. “Se non ci muoviamo, ci
travolgerà”, disse Pisanu in un?intervista a questo giornale, disegnando, in un
momento in cui il pareggio elettorale pareva più che probabile e in cui le
prove di dialogo veltroberlusconiane parevano più che prove, i confini di un
partito ancora più “americano” di quello immaginato dal Veltroni del Lingotto:
Luca Cordero di Montezemolo, Savino Pezzotta, Mario Monti, poteri forti e meno
forti da raggiungere “con uno scatto unitario” e con meno “reazioni
propagandistiche” per non farsi triturare dal Pd che mirava a quella che Marco
Follini chiamava “terra di mezzo” e che per Pisanu era un po? la terra di
nessuno. Il copyright del partito aperto è mio, disse l?ex ministro
dell?Interno, non senza orgoglio: “Nel ?73 proposi a Fanfani la soppressione
del tesseramento”. Il fatto è che il Pisanu del ?73 lo ricordano in pochi,
mentre in molti ricordano il Pisanu dolente del 1978, quello descritto da
Giovanni Bianconi in “Eseguendo la sentenza”, il libro sul sequestro Moro: Pisanu
il capo della segreteria politica di Zaccagnini che, dopo essere andato a casa
Moro, il giorno del rapimento, forse pensando alla sua Sardegna, terra di
sequestri, pensò a quello che prova il parente di colui che per mesi vive
incatenato in una grotta, e provò a dire: “Non possiamo decidere noi soli,
prima di tutto bisogna interpellare la famiglia”, per poi “intuire il dramma”
dalle risposte degli astanti: quello “non era un affare privato, ma una partita
istituzionale, un affare di stato”. E d?altronde Pisanu
a Moro sempre ritorna col pensiero – viene prima la persona dello stato, dice quando le polemiche bioetiche lo necessitano,
ricordando l?impegno dello statista democristiano attorno all?articolo 2 della
Costituzione, ai tempi della Costituente. C?era anche Togliatti, a discutere di
quell?articolo, ha raccontato un giorno un Pisanu in vena di amarcord.
Togliatti cedette e andò contro i compagni che gli rimproveravano la rinuncia
al primato dello stato, dice il senatore quando la
nostalgia morotea si fa sentire. E forse un po? si duole, in cuor suo, di
essere sempre associato a Zaccagnini (e di rimando a Franceschini) e non a
Moro. “Pisanu il braccio destro di Zaccagnini, Pisanu e la banda dei quattro”,
si legge nelle biografie del presidente dell?antimafia, alludendo all?impegno
politico degli esordi – lui, Bodrato, Salvi e Belci ad amministrare il partito
per conto di “Zac”, come i famosi quattro nella Cina di Mao. E chissà se Pisanu
concorda con il dotto ex democristiano che sentì Moro definire Zaccagnini
“dolente senza dolore, appassionato senza passione”. Perché Pisanu non fu mai
senza passione e anzi, fin da giovinetto, a Sassari, si lasciò travolgere
dall?irruenza politica del ruggente Francesco Cossiga, professore
universitario, facendosi convincere: tu vieni a fare il segretario provinciale,
disse Cossiga a Pisanu. Il quale, da ragazzo dell?Azione cattolica proveniente
da Ittiri, paese di vecchi telai e campi di carciofi, rispose inizialmente: no,
devo studiare e non ho la preparazione adatta. Cossiga non lo mollò: la
preparazione la giudico io. E Pisanu, corrucciato sotto le spesse sopracciglia,
ridisse: no, non me la sento. Il giorno seguente arrivò la convocazione
dall?arcivescovo Mazzotti. Invece penso tu debba farlo, disse il prelato al
giovane Pisanu titubante, aggiungendo un incoraggiamento scherzoso: “D?altronde
non hai mai avuto la faccia da sagrestano”. Pisanu si convinse e Cossiga, deus
ex machina, per nulla si stupì. di Marianna Rizzini
( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Intervista Mohammed
Benabdallah "Luoghi di culto per combattere gli estremisti" MARIA
TERESA MARTINENGO Incontri istituzionali e con i rappresentanti della comunità
marocchina. Così è trascorsa la prima giornata torinese di Mohammed Nabil
Benabdallah, nuovo ambasciatore del Regno del Marocco in Italia. Oggi,
accompagnato dal neoconsole a Torino Noureddine Radhi visiterà i minori
detenuti al Ferrante Aporti e vedrà gli imprenditori. Ieri, con il sindaco
Chiamparino, l'ambasciatore ha ragionato sulle necessità dei cittadini
marocchini a Torino, ma anche di rapporti economici e culturali tra il nostro
territorio e il Marocco. Al centro dell'attenzione, il tema dell'integrazione,
di cui fa parte la questione religiosa: a Moncalieri è di pochi giorni fa il
sequestro dell'unica moschea perché non a norma. In Italia e anche a Torino c'è
«sensibilità» rispetto al tema dell'islam e della sua pratica. Tra l'altro,
sono soprattutto le moschee a curare il legame dei bambini con la lingua e la
cultura d'origine... «Bisogna tenere sempre presente che l'islam marocchino è
un islam di tolleranza e moderazione. E noi vigiliamo affinché gli elementi
eventualmente estremisti siano emarginati. Li vogliamo combattere noi per
primi. Ma se si desidera che siano le associazioni laiche a
prendersi a cuore il mantenimento dei rapporti con la cultura d'origine,
bisognerà sostenerle». I marocchini che vivono a Torino le hanno parlato delle
difficoltà che affrontano per praticare la loro fede? «Le difficoltà esistono.
Ma più la comunità sarà messa in grado di praticare i suoi riti in modo aperto,
trasparente, nel rispetto dei valori italiani, della religione principale
cristiana-cattolica, meglio sarà per tutti. Se invece si procede con i divieti,
la comunità troverà cantine, garage, appartamenti chiusi dove praticare
comunque i riti» Situazioni a rischio? «È in quelle condizioni che gli elementi
estremisti si infiltrano, approfittando dello scontento della comunità, per
sviluppare un discorso estremista. È una questione che va affrontata con
serietà. Oggi il Marocco è nelle migliori condizioni per gestire con voi la
questione religiosa. Che, speriamo, non sia oggetto di sterile polemica
politica». Come giudica il grado di integrazione della comunità torinese? «È
una comunità che migliora. È positivo che si stabilizzi, che la componente
femminile sia divenuta un elemento molto presente. La famiglia si è
ricostituita. Noi abbiamo come missione di favorire sempre più questo processo,
nel rispetto dei valori, delle leggi e dell'identità italiana, vegliando sul
fatto che la dignità, la personalità e l'identità della comunità marocchina
siano ugualmente rispettate». A Torino ci sono 5 insegnanti inviati dal governo
marocchino che collaborano con le scuole proprio per favorire l'integrazione a
partire dal mantenimento del legame con la cultura d'origine. Come procede il
progetto? «Poter coltivare la propria cultura contribuisce a rassicurare la
comunità: non avere problemi di identità facilita l'integrazione. Spero che
questo progetto possa trovare l'attenzione degli enti locali. E che nuovi
insegnanti possano essere formati all'interno della comunità». Come procedono
gli arrivi di minori non accompagnati? «È un fenomeno praticamente finito, come
quello dell'immigrazione irregolare. La comunità marocchina sta diventando
completamente regolare. Resta da gestire ciò che c'è ancora sul territorio. Per
i minori, spesso sfruttati, è fondamentale la cooperazione con le autorità
italiane».
( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Cuneese di nascita,
torinese di formazione e internazionale di fama, il matematico Piergiorgio
Odifreddi è stato chiamato dalla Regione Piemonte e dallo stesso Giuliano Soria
a guidare il comitato dei cinque saggi incaricati di prendere in mano le redini
del Premio Grinzane Cavour, dopo la bufera giudiziaria abbattutasi sul «patron»
uscito di scena. Professore, una bella gatta da pelare? «Se non fossi quel
mangiapreti che tutti dicono, azzarderei addirittura una bella croce da
portare». A Torino la criticano di eccessivo laicismo, qui in provincia temono che il Grinzane scordi le sue origini,
a favore della Mole. Come rassicurare enti e amministratori locali? «Non è
nostra intenzione dimenticare le radici del Premio. Il fatto che fin da subito
siano stati coinvolti la presidente della Regione Bresso e l'assessore
regionale Oliva e non il sindaco o l'assessore di Torino lo dimostra
chiaramente. Non nascondo che qualche rischio ci sia stato, soprattutto con
l'idea di un accorpamento con la Fiera del Libro. Ma poi è prevalso un altro
indirizzo, perfettamente consapevole che la forza del Grinzane sta soprattutto
nel suo radicamento locale». I sindaci di Alba, Grinzane Cavour, Costigliole e
Santo Stefano Belbo hanno chiesto di essere rappresentati nel nuovo comitato di
gestione. Accetterete la richiesta? «La porta è aperta. Si è creata confusione
sul ruolo del comitato di garanti, che serve a garantire me e non il premio. Ma
nei prossimi giorni provvederemo a modificare radicalmente il Consiglio di
amministrazione del Grinzane. Se prima era composto da tre sole persone,
compreso Soria, il nuovo consiglio accoglierà, oltre a me, un rappresentante
delle banche, uno della Regione, uno del Ministero e uno degli enti locali.
Sarà un consiglio pluralista e con potere decisionale vero». Circola già
qualche nome più attendibile? «Non sta a me deciderli. Anzi, non voglio proprio
metterci becco, vanno bene sia cattolici, sia atei, con i capelli corti oppure
lunghi». Altro timore è quello della scure. Avete annunciato 5 eventi per il
2009, tagliando fuori premi come il Grinzane Alba Pompeia e quelli legati a
Pavese e Fenoglio. «Non è proprio così. Abbiamo indicato le priorità, dicendo
che per tutti gli altri eventi si dovranno verificare l'opportunità e la
sostenibilità finanziaria. Quel che non vogliamo più fare, è mettere tutto
nello stesso calderone. Se ci saranno i soldi per progetti mirati, nessuna
obiezione a farli andare avanti. Ma occorre più rigore e più trasparenza».
Quale saranno i vostri indirizzi? «Al di là delle vicende giudiziarie, il
Premio ha tanti meriti. Ma ha anche il difetto di essere cresciuto a dismisura,
diventando un po' come un impasto: quando lo prendi in mano, ti scappa da tutte
le parti. C'è bisogno di una nuova struttura organizzativa, in grado di gestire
tutto coerentemente». E a livello culturale? «Il Premio Grinzane ha sempre
avuto una doppia forza, centruifuga e centripeta. La prima ha portato a far
conoscere nel mondo i nostri intellettuali, ma anche i nostri paesaggi e
prodotti. La seconda ha portato persone di grande valore nel nostro territorio,
favorendo lo scambio. E' un modello che ha dato prova di funzionare bene,e
potrebbe farlo magari allargato anche ad ambiti non umanistici, come la
matematica e l'economia».
( da "EUROPA ON-LINE" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Da Aborto a
Zapatero, un vocabolario a rma di Vladimiro Polchi La ricerca della laicità
ELISABETTA AMBROSI «Quella italiana? Una Repubblica a ?laicità vigilata?».
Questa la tesi di fondo di un agile manualetto a firma di Vladimiro Polchi, Da
Aborto a Zapatero. Un vocabolario laico (Laterza, pp. 205, euro 15): un altro
dei recenti titoli che vanno ad aggiungersi alla schiera di pamphlet, dedicati
al rapporto tra religione e sfera pubblica, con cui la storica casa editrice ha
deciso negli ultimi mesi di arricchire il suo catalogo. Aborto, Ateismo,
Cellule staminali, Concordato, Coppie di fatto, Crocifisso, Embrione,
Eutanasia, Fecondazione, Ici, Islam, Obiezione di coscienza, Otto per mille,
Omosessualità, Ru486, Testamento biologico: queste alcune delle voci, citate
dal libro, su cui di recente si è acceso (o riacceso) il nostro dibattito
pubblico. Altri lemmi ricordano invece conflitti più antichi, come quello
sull?astensionismo politico cattolico (il famoso non expedit, abrogato nel 1919
ma rientrato dalla finestra nel caso del referendum sulla legge 40); o, ad
esempio, il rapporto tra Chiesa e guerra, improntato ad un realismo politico
che appare in contrasto col divieto di violare il principio assoluto della
sacralità della vita. Un caso tutto italiano Ciò che salta subito all?occhio al lettore è che questo vocabolario laico è uno strumento
difficilmente utilizzabile al di fuori dei confini nazionali; si tratta infatti
di una mappa dei punti di frizione che esistono tra posizioni laiche, e leggi
italiane, e la presenza/invadenza della Chiesa cattolica sulla politica
italiana; in particolare sulle norme che regolamentano i temi legati a
vita, morte, riproduzione. All?autore però, che si definisce un cronista, non
interessa tanto disegnare un manifesto ideologico dei laici, quanto spiegare,
voce per voce, quali siano i termini della questione, in modo che il lettore
possa farsi un?idea delle ragioni dello scontro. Al servizio di questa
chiarificazione sono messi molti dati. Basta comparare il numero degli aborti
del
( da "EUROPA ON-LINE" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
I cattolici
provano a mediare ancora L?emendamento Rutelli sul testamento biologico può
aiutare il Pd a fare un passo in più. FABRIZA BAGOZZI Se sul testamento
biologico ci sono ulteriori margini di convergenza nel Pd e se è possibile
trovare una sponda con malpancisti e dialoghisti del Pdl, lo sta verificando
Daniele Bosone, neurologo, senatore di area cattolico- democratica che in
questi mesi ha dato un contributo importante alla sintesi. Già nel gruppo di
lavoro coordinato da Marina Sereni, Bosone ha scritto con Ignazio Marino la
mozione in cui viene ribadita la posizione prevalente, che i dem hanno votato a
larga maggioranza al senato. Ora sta lavorando a quello che definisce un «work
in progress», una bozza di emendamento che riguarda lo stop di idratazione e
nutrizione artificiali. Da valutare in commissione e con il gruppo, per
eventualmente decidere di portarlo in aula come testo del Pd. La bozza mantiene
la possibilità di inserire nella dichiarazione anticipata di trattamento la
sospensione di nutrizione e idratazione, ma specifica in quali casi e accoglie
la seconda parte dell?emendamento con cui Rutelli ha proposto la sua «terza
via». In sostanza: i due trattamenti sono considerati ?sostegno vitale? e vanno
sempre garantiti ma «è ammessa l?eccezionalità del caso» in cui siano
«espressamente oggetto della dat» (come stabilisce il testo prevalente del Pd).
Qui entra la prima modifica, ovvero la specifica dei casi eccezionali. Lo stop
è consentito se il paziente che ha fatto la dat si trova in stato
vegetativo permanente e se è accertata «l?assenza di attività integrativa
cortico-sottocorticale» (la situazione di Eluana). In casi diversi, nonostante
la dat, la sospensione non è possibile. Una circoscrizione della casistica
gradita ai cattolici perché la rende meno automatica,
andando a vedere quando il sostegno vitale può essere sospeso. Bosone inserisce
poi un?altra modifica che recepisce in parte la proposta Rutelli. Il quale dice
che nutrizione e idratazione non possono entrare nella dichiarazione anticipata
di trattamento ? come il sostiene il testo Calabrò ? ma che in alcuni casi
(fasi terminali della vita, persone che non sono in condizioni di intendere e
volere) e verificando alcune condizioni (aspettative di sopravvivenza,
condizioni del paziente e necessità di non dar corso ad accanimento
terapeutico) si possono modulare. Nell?interazione fra medico, fiduciario e
famiglia, ma l?ultima parola spetta al medico. Dunque, anche se la dat è fuori
discussione, un?eventuale sospensione è possibile in situazioni particolari.
Bosone accoglie con due variazioni: anche qui il paziente deve trovarsi in quel
particolare tipo di stato vegetativo permanente e la
valutazione finale dev?essere fatta da familiari e medici e non solo dal medico
«anche per evitare contenziosi ». Un?apertura a tutti quei casi, al momento la
maggioranza, in cui la dat non c?è. E qui, invece, i cattolici
sono più dubbiosi. A un primo giro, però, la bozza non è dispiaciuta, area
laica del Pd compresa. L?idea è andare a vedere se può raccogliere più consensi
della posizione prevalente ? magari anche quello della capogruppo Dorina
Bianchi ? e smuovere cose anche dall?altra parte, dove sono molti i dubbi
sull?automatismo del principio che vieta sempre idratazione e nutrizione. Ma
stretto fra il dissenso pro life alla Mantovano e quello laico alla Saro, il
Pdl al momento si attesta su una posizione oltranzista. Anche se gli inviti a
prendere in considerazione la «terza via» rutelliana ? nella variante originale
? sono ormai più d?uno e non più soltanto tattici. Intanto, oggi la
commisssione affari costituzionali dovrà esprimere il parere sul ddl Calabrò ed
è più che probabile che, dati i dubbi nella maggioranza, esca un via libera
condizionato. Lavora anche la commissione sanità anche se è quasi certo lo
slittamento dell?approdo in aula. Almeno un paio di settimane. Il Pd non si
mette di traverso anche se Anna Finocchiaro fa notare: «Il Pdl fugge per
divisioni interne, ha chiesto più tempo solo per questo».
( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 10 - Interni
Biotestamento, arrivano le modifiche prove di dialogo tra maggioranza e Pd
Cambia l´accanimento terapeutico. Franceschini: basta liti tra noi Ieri primo
via libera condizionato in commissione. Restano le divisioni nel centrodestra
GIOVANNA CASADIO ROMA - Correzione di rotta del centrodestra, cambiano le norme
sul biotestamento. Il Pdl si è accorto che così com´era il testo non poteva
funzionare, anche se il primo parere di costituzionalità della commissione del
Senato ha dato un via libera con riserva. Quindi, stamani Raffaele Calabrò - il
senatore cardiologo, tre figli e quattro nipoti, relatore del disegno di legge
- presenterà le modifiche che riscrivono i primi tre articoli; che affidano
inoltre al medico, e non più al notaio, di certificare la volontà di fine-vita;
che prevedono una validità di cinque anni per il biotestamento. Ma è
soprattutto la riformulazione dell´articolo
( da "Riformista, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Tra logge e liturgie
Storia dei grembiulini I falsi miti cattolici sulla
massoneria Durante il caso Englaro, un deputato Udc ha avanzato il sospetto che
vi fossero "i grembiulini" dietro la mancata firma del decreto da
parte di Napolitano. Da decenni non si sentiva più un invettiva dei cattolici contro la massoneria. Nell'Italia repubblicana, le
logge erano piuttosto la bestia nera della sinistra, memore forse del Mussolini
socialista che nel 1913 sancì l'incompatibilità tra l'iscrizione al Psi e
l'appartenenza ai liberi muratori. Già mal vista a sinistra, la massoneria
diventò la sentina di tutti i mali e vero mito negativo con la scoperta degli
elenchi della Loggia P2, nel 1981. Da quel momento la sua azione segreta sembrò
spiegare tutti i misteri d'Italia, da Portella della Ginestra in su, stragi ed
eversione compresi. Rinasceva così, sia pure invertita di segno ideologico,
l'idea del complotto massonico tipica del fascismo degli anni Trenta. Una
lettura che non porta molto lontano, come spiega Giorgio Galli in uno dei
lavori più equilibrati sulla massoneria di Gelli. (La venerabile trama. La vera
storia di Licio Gelli e della P2, Lindau, 16 ?). C'era però stato
un tempo, ancora più lontano, in cui massoneria e progressismo erano andati a
braccetto. Ai romani di oggi dice ancora qualcosa il nome di Ernesto Nathan,
grande sindaco della capitale all'inizio del ?900, radicale, Gran Maestro. Ma
andando ancora più indietro, nel Risorgimento, il rapporto tra le logge
massoniche e i repubblicani era assai stretto. Non a caso, molti cattolici antiunitari accusavano i patrioti di essere parte
di un complotto della massoneria. Questo e molto altro ancora si trova nel
libro di Fulvio Conti (Massoneria e religioni civili. Cultura laica e liturgie
politiche fra XVIII e XX secolo, Il Mulino, 26 ?), già autore di una
fondamentale storia della massoneria fino al fascismo. Qui Conti si interroga
su una delle funzioni principali della massoneria italiana
nei primi decenni dello Stato unitario, quella di promuovere una religione
civile che facesse sentire uniti gli italiani. Così, ecco le manifestazioni da
contrapporre ai culti cattolici, a cominciare dai riti funebri laici e dalle campagne per la
cremazione, che diedero luogo a battaglie culturali e politiche di vaste
dimensioni. Ecco l'impegno per l'educazione pubblica e per la
costruzione di una pedagogia democratica attraverso un catechismo laico. Ecco
infine il culto di Garibaldi. Tutti aspetti che magari faranno sorridere,
legati come sono a un anticlericalismo di cui oggi non si sente la mancanza. Ma
che furono importanti per creare dei legami. Più forti certo tra le classi
dirigenti che tra il popolo. Anche se per Conti la massoneria italiana non può
essere ridotta a un circolo della borghesia, certo essa non possedeva quelle
propaggini "popolari" che per esempio la caratterizzavano in Francia.
Quale borghesia si ritrovava nelle logge italiane? Anche qui Conti infrange un
luogo comune: scarsa era la presenza del mondo imprenditoriale e finanziario,
per via del carattere fortemente politicizzato in senso progressista delle
logge. In ogni caso, il mito del legame tra la massoneria e la grande finanza,
assai diffuso tra i cattolici, è del tutto da sfatare.
Però è stato forte e radicato, tanto che dai cattolici è passato, negli anni Settanta, alla sinistra: da
quel momento la massoneria è diventata sinonimo di malaffare, opportunismo, convenienze,
ricerca di denaro e di potere. Ma per conoscere meglio tutto ciò, attendiamo da
Conti una storia dei "grembiulini" in età repubblicana. di Marco
Gervasoni 04/03/2009
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
BIOETICA La destra
non litiga più, i democratici si affidano al pro-life Bosone Pd, testamento
cattolico Mediazione di Franceschini: si fa spazio la linea Rutelli Eleonora
Martini ROMA ROMA C'è una notizia buona e una cattiva, per il Pd, sul
testamento biologico. Quella buona è che la Commissione Igiene e Sanità del
Senato ha due settimane di tempo in più per lavorare sul ddl Calabrò prima di
portarlo in Aula (il 19 marzo anziché il 5, come ha deciso ieri la conferenza
dei capigruppo recependo l'invito del presidente Schifani). Quella cattiva è
che il Pdl è riuscito di nuovo, per il momento, a serrare i ranghi incassando
il sì della Commissione Affari costituzionali sul testo (dopo le minacce di
sostituzione da parte del Pdl, è rientrato il voto dell'ex dissenziente Malan
mentre il senatore Saro pur confermando il suo dissenso ha rinunciato a
partecipare alla votazione) sia pure con l'invito a «riformulare in modo meno
rigido il comma 2 dell'articolo 2», quello cioè che vieta di sospendere
qualsiasi attività medica se ciò comportasse un'accelerazione della morte. Due
notizie che hanno convinto il segretario del Pd Dario Franceschini a convocare
nella sede del partito, insieme alla capogruppo del Senato Anna Finocchiaro,
Ignazio Marino e Dorina Bianchi (rispettivamente ex e attuale capogruppo democratico
in commissione Sanità, di opposti orientamenti sul tema), per fare il punto
sulla "quarta via" proposta dal cattolico Daniele Bosone che sta
lavorando ad un emendamento piuttosto pericoloso per l'unità del Pdl in
materia. Anche se, secondo la versione ufficiale, nella riunione «si è parlato
d'altro» ma Franceschini avrebbe «strigliato» i due «litiganti» Bianchi e
Marino perché, «con una forte esposizione mediatica», continuerebbero «a farsi
la guerra in pubblico su un tema così delicato». In realtà l'emendamento
Bosone, che sarà presentato direttamente in Aula e che secondo il suo stesso
estensore «non sarà certo un motivo di scontro tra di noi, anzi, la proposta di
modifica verrà depositata solo se rappresenterà la posizione dominante nel partito»,
potrebbe addirittura aumentare i mal di pancia dell'area
laica del Pd. Perché la bozza di emendamento - «ci stiamo lavorando insieme con
tutti i membri Pd della commissione», afferma una ben disposta Dorina Bianchi -
va incontro non poco alla «terza via» di Francesco Rutelli, sempre più
apprezzata in casa berlusconiana. In poche parole, Bosone sostiene che
la nutrizione e l'idratazione artificiali sono da garantire a tutti tranne che
in alcuni eccezionali casi: quando esplicitamente rifiutati nel testamento
biologico (come da «orientamento prevalente» nel Pd) e si è in presenza di
«morte corticale» (come nel caso di Eluana, ma è un concetto non
scientificamente definito). In ogni caso, la decisione finale spetta, secondo
la "quarta via" di Bosone, al medico (come vuole Rutelli) ma
d'accordo con i familiari. E ora in Commissione Sanità - dove i 495 emendamenti
accettati verranno messi ai voti verosimilmente giovedì - il Pd aspetterà, come
annuncia Dorina Bianchi, di sentire oggi «la replica della maggioranza e del
relatore per decidere come comportarci». E già Calabrò ha annunciato per oggi
la presentazione di «due miei emendamenti, con cui riscriviamo in modo più
ordinato gli articoli 1, 2 e 3 che contengono i principi fondamentali, mentre
un altro punto modificato sarà quello relativo al notaio, che pensiamo di
sostituire con il medico di medicina generale». Una mossa, quella del relatore
di maggioranza, dettata dall'«invito» espresso dalla Commissione Affari
costituzionali a riformulare «in modo meno rigido» l'articolo 2 («ci porterà a
rileggerlo con attenzione ed eventualmente a precisarlo», è stato
il commento dello stesso Calabrò). Anche perché con 15 voti a favore e 12
contrari (10 del Pd e 2 dell'Idv) la Commissione ha concesso infine il suo
parere favorevole al ddl. Facile, dopo le minacce di sostituzione che il Pdl
aveva rivolto ai due senatori dissenzienti Malan e Saro: il primo ha deciso di
votare a favore della costituzionalità del testo e il secondo, sia pure
esprimendo il proprio dissenso, ha preferito non partecipare al voto. «Se fosse
per me il comma 2 dell'articolo 2 andrebbe abolito, come altri articoli del ddl
che sono incostituzionali, - racconta al manifesto Giuseppe Saro - perché è
impostato in modo tale che potrebbe portare a vietare
perfino la morfina ai malati terminali, e la Commissione ha trovato un modo
molto elegante per dire che va modificato profondamente». Dunque, perché il
senatore Pdl ha scelto di non votare? «Mi auguro che vengano rimossi in
seguito». Altrimenti? «Non è un mistero: voterò contro il ddl Calabrò». Foto:
IL SEGRETARIO DEL PD DARIO FRANCESCHINI /FOTO EMBLEMA IN ALTO IL PRESIDENTE
FRANCESE NICOLAS SARKOZY
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 04 Marzo
2009 Chiudi Caro Gervaso, lei non perde occasione per spezzare lance contro
l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che, a mio giudizio, non
sarà stato un grande capo di Stato, ma nemmeno, come
lei lo ha definito, il peggiore. Le sarei grato se rievocasse gli inizi della
sua strepitosa carriera politica, culminata in quello che lei chiama il
"soglio quirinalizio". Raimondo Orecchia - Milano Mi dispiace dare un
dispiacere a lei e ai fan del barone Oscar Luigi Scalfaro, nelle cui vene,
come, forse, non sa, scorre l'aspro sangue calabrese. Quando fu eletto al
massimo vertice dello Stato, Indro Montanelli lo definì un "presidente per
disgrazia ricevuta", spiegando che era un "democristiano anomalo che
si permette financo di credere in Dio". Ci credeva al punto che un giorno,
scrisse un suo devoto seguace, "apparve alla Madonna". Che
sicuramente benedì la sua ascesa al Colle. Prima di entrare in politica, faceva
il magistrato, e con molta intransigenza. Aveva studiato
alla Cattolica (e dove sennò) e il meglio di sé lo dava negli oratori e nelle
parrocchie, che la santità precoce gli faceva preferire alle sale da ballo e ai
bordelli di cui noi, laici e libertini, eravamo assidui frequentatori. Si
sentiva più a suo agio fra le navate delle cattedrali, ma anche delle pievi,
che fra le pareti domestiche, dove viveva con la moglie e, quando questa morì
di parto, con la figlia Marianna che gli è sempre stata vicino, stuzzicandogli
l'appetito con castagnaccio fatto con le proprie mani. Come pregava e intonava
gli inni sacri il barone non pregava e non li intonava nessuno. Nessuno si
batteva il petto con aria più contrita di lui. In confessionale denunciava non
solo i peccati commessi, ma anche quelli che avrebbe potuto commettere se la
fede adamantina non lo avesse distolto da pagane tentazioni e da mondani cedimenti.
Diventò il beniamino dei vescovi e dei parroci di Novara, dove era nato il 9
settembre 1918, ma anche dei curati di campagna. Tutti se lo contendevano,
additandolo come modello di fede. La sua vocazione era profonda e precoce.
Scrivono i suoi biografi Caldonazzo e Fiorelli in una godibilissima biografia
"Monsignor Presidente": "L'età in cui Gesù parlava ai Dottori
del Tempio, Oscar s'iscriveva all'Azione cattolica". Le sue confessioni e
le sue comunioni non si contano. Non passa giorno che non si accosti ai
sacramenti. Rimasto vedovo vive per la figlia, per la Chiesa, per la virtù,
offrendo a noi laici, peccatori incalliti e recidivi, un "fulgido"
esempio cui ispirarsi. Il vescovo di Novara, a suo tempo conquistato dalla fede di Oscar Luigi, lo prende sotto le proprie
ali e lo nomina presidente del circolo Regaldi. Nel 1941 è leader diocesano dei
giovani. Tre anni dopo, degli adulti. Il passo successivo è il più qualificante
e prestigioso: presidente, sempre diocesano, dell'Azione cattolica. Non c'era triduo
o Te Deum a cui non partecipasse, novene, esercizi spirituali, che disertasse.
Dovunque c'era da pregare e invocare sull'umanità derelitta e smarrita, la
protezione e l'aiuto divino c'era lui, il barone Oscar. I suoi livres de chevet
erano le Sacre scritture e le Lettere di Santa Caterina (sei volumi), i
fioretti di San Francesco e, naturalmente. l'amenissima Summa Theologica di San
Tommaso. Firme forti, per un uomo dal credo fortissimo. Qualcuno, conquistato dal suo eloquio già allora pacato e curiale, lo
paragonò, e non a torto, a Crisostomo "bocca d'oro". A vederlo, più
che un magistrato o un agit-prop di Cristo l'avresti detto un monsignore, in
attesa di diventare cardinale. La democrazia cristiana, allora braccio secolare
ed elettorale della suprema gerarchia vaticana, mise gli occhi su di lui e
decise, senza contrasti, di farne il suo paladino e defensor fidei in
Parlamento. Scalfaro, che fra gli ambulacri dei vescovadi, dei conventi, delle
pievi si sentiva come una trota nel torrente, avrebbe preferito votarsi a Dio
che, in più di un'occasione, aveva mostrato di apprezzarne l'opera teologica e
apostolica. Se di là dal Tevere o nella stessa curia novarese, lo avessero
deciso, lui, perinde ac cadaver, come i gesuiti con il Papa, non avrebbe detto
di no. Fra l'altro, nella provincia, incombeva lo spettro del fronte popolare,
ateo e violento, che non avrebbe certamente tollerato il predominio di una
democrazia cristiana, sostenuta dalla Chiesa, e in grado di contrastarlo. Ma il
Pci e il Psi avevano fatto i conti senza l'oste, senza il barone Oscar, che
scese in campo impugnando lo scudo crociato. Per vincere la sfida e diventare
rappresentante del popolo non lasciò nulla d'intentato. Per mesi visitò chiese,
conventi, oratori, confraternite varie, circoli religiosi, centri di
assistenza, scuole, ospizi, ospedali. Scriverà: "Il giorno della pesca
miracolosa io c'ero e nessuno osa mettere in dubbio la straordinaria
coincidenza". Nessuno. atupertu@ilmessaggero.it
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-03-04 num: - pag: 41
categoria: REDAZIONALE Dispute Dopo lo scandalo giudiziario scoppia una
polemica sulle nomine laiche di presidente e garanti
L'assenza cattolica agita il Grinzane Il Pd si lamenta, «Avvenire» ironizza.
Odifreddi: «Che c'entrano cultura e fede?» di DINO MESSINA D opo la tempesta
mediatico- giudiziaria che si è abbattuta sul Grinzane Cavour, arriva la
polemica sulla par condicio, sulla mancanza di un cattolico tra i saggi
chiamati a salvare il premio e tutto quel che ci ruota attorno. Perché
il matematico Piergiorgio Odifreddi e i garanti da lui chiamati a collaborare
alla nuova gestione, la scrittrice Dacia Maraini, la regista Cristina
Comencini, il filosofo della scienza Giulio Giorello, il romanziere marocchino
Tahar Ben Jelloun, sono tutto fuorché rappresentanti della cultura cattolica. A
sottolineare per primo l'assenza è stato Gianfranco
Mormando, segretario regionale del Partito democratico in Piemonte. E il
matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi gli ha subito risposto per le
rime in una intervista a Mario Baudino della Stampa: «Sono uscito da quel
partito perché pensavo che non fosse laico». Ma ieri ci si è messo anche
«Avvenire » , il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, che ha
dedicato alle nuove nomine un pungente corsivo firmato da Alessandro Zaccuri:
dopo aver notato che i personaggi della cultura reclutati per rilanciare il
Grinzane sembrano scelti dal «cerchio incantato degli ospiti di Che tempo che
fa », ironizza: «Il premio si schiera compattamente a sinistra», anche se si
«sarebbe sentita la necessità di equilibrare la compagine con un sesto garante
di area cattolica. Ecco, l'effetto barzelletta scatta a questo punto». Perché
«non si capisce in che modo un solo intellettuale cattolico potrebbe
influenzare le decisioni» e poi perché il premio Grinzane, nessuno lo ricorda,
è nato davvero cattolico, fondato nel 1982 da don Francesco Meotto, poi ha
perso questa identità per strada. Un po' divertito, un po' preoccupato per il
compito che gli sta di fronte, il nuovo presidente del Grinzane ci spiazza
dando ragione ad Avvenire. «Il giornale dei vescovi — dice Odifreddi — mi
appare sensato. Chiedere di inserire un membro cattolico è un po' come chiamare
uno con i capelli rossi. L'essere cattolico non garantisce alcunché, giacché la
fede non è sinonimo di onestà né di cultura. Del resto, la materia che ho
insegnato per quasi quarant'anni, la matematica, mette d'accordo uomini di
ideologie diverse, unisce lo spazio e il tempo: un teorema, una volta
dimostrato, è valido sempre e dappertutto. Non sono contrario agli uomini di
fede, se i finanziatori vogliono potranno nominare un cattolico nel nuovo
consiglio d'amministrazione. Cercherò di dare una mano al premio utilizzando
anche le mie competenze e inaugurando una sezione dedicata alla matematica, con
relativo premio, iniziativa che annunceremo tra qualche giorno a New York».
Odifreddi non pensa di essere stato scelto in quanto
laico, ma perché «sono un personaggio totalmente fuori dai giochi del Grinzane.
è difficile trovare in Italia uno scrittore o un giornalista culturale che non
abbia partecipato ai viaggi organizzati dalla passata gestione o non abbia
ricevuto in omaggio una bottiglia di vino. Io sono uno dei rari esempi, anche
perché sono astemio. Sono allergico allo spirito da tutti i punti di vista». La
questione della par condicio per i cattolici non va
giù nemmeno a Giulio Giorello, il filosofo che, secondo l'ironico corsivista di
Avvenire, dovrebbe spiegare al matematico Odifreddi quel che questi davvero
pensa. «Il punto — dice Giorello — non è se Odifreddi sia cattolico, musulmano,
agnostico o ateo, ma se conosca, come conosce benissimo, la matematica, anche
nei suoi rapporti con la grande letteratura, da Italo Calvino a Raymond
Queneau, come ha scritto in alcuni brillanti saggi. La questione sollevata da
Morgando si chiama "lottizzazione" e io rifiuto questa logica. Con lo
stesso criterio spartitorio, dovremmo chiedere: perché Odifreddi, che ha scritto
un bel libro su Charles Darwin, non è stato invitato
alla grande conferenza organizzata dalla Pontificia accademia delle scienze?».
Di «questione cattolica» non vuol parlare invece lo storico Gianni Oliva,
assessore alla Cultura nella giunta di centrosinistra che regge il Piemonte,
anche per non urtare il segretario regionale del Pd. Una cosa però Oliva tiene
a dirla: «Il marchio Grinzane è una risorsa del territorio e sarebbe suicida
lasciarlo morire». Per questo la scelta per il rilancio è caduta su figure di
«grande prestigio intellettuale e di richiamo mediatico». La partita del resto
non è soltanto ideologico-culturale, ma economica: dei quasi cinque milioni di
finanziamenti al Grinzane, due vengono dalla Regione Piemonte. «Ho accettato
l'invito di Odifreddi — dichiara infine Cristina Comencini — con la volontà di
contribuire al rilancio del premio. Come gli altri consiglieri non faccio parte
di nessuna giuria ma contribuirò con idee per il cinema e la letteratura, senza
preclusioni per nessuno. Per quanto mi riguarda, sono valdese, il pensiero
religioso non mi è estraneo».
( da "Giornale.it, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 54 del 2009-03-04
pagina 9 Verdini: "Il nostro partito di plastica? è un gran bel materiale:
malleabile e indistruttibile" di Francesco Cramer Roma - Onorevole Denis
Verdini, una riunione fiume... Troppi nodi da affrontare, eh? «Abbiamo
inquadrato i problemi logistici e organizzativi di un congresso straordinario,
con migliaia di delegati e invitati». Suvvia, niente beghe politiche? «Abbiamo
affrontato anche problemi politici, certo. Ma senza alcuno scontro». A leggere
i giornali degli ultimi giorni qualche schiaffo reciproco è volato, però...
«Non so a cosa si riferisce... ». Gianni Alemanno, sindaco di Roma nonché
autorevole esponente di An, aveva contestato
l?acclamazione preferendo il voto a scrutinio segreto per la scelta del
leader... «Non credo abbia voluto contestare la leadership del Cavaliere,
consacrata dall?esito delle elezioni politiche di aprile e di quelle
amministrative in Abruzzo, a Roma, in Sicilia e in Sardegna». Insomma, alla
fine s?è deciso per la votazione per alzata di mano. Scelta condivisa da tutti
o ci saranno altri mugugni? «è condivisa ed è scritto nella bozza di statuto:
che è tutta da elaborare ma c?è». Il vicecapogruppo al Senato Gaetano
Quagliariello ha sostenuto che un partito carismatico, come è il Pdl, non può
votare in segreto il proprio leader. Condivide? «è stato
esplicito e ha perfettamente ragione». Però qualche mal di pancia c?è... Non mi
dica che è dialettica politica... «Sì, normale dialettica politica in una fase
complessa quale quella della fondazione di un grande partito di centrodestra
che rappresenta il 38 per cento degli italiani e che i sondaggi danno al 40 per
cento». Sulle regole interne c?è qualche screzio? «C?è un dibattito sano e
aperto, questo sì. Le regole future vanno costruite oggi. Ma tutto si supera se
c?è, come c?è, un obiettivo comune, un solo riferimento politico». Sempre
Alemanno ha detto che, testuale, «bisogna eliminare anche l?immagine del
partito di plastica»... «Ah... Sempre la stessa storia... Domanda: le sembra di
plastica un partito che ha fatto nel 2007 oltre 4.500 congressi comunali? A
parte il fatto che la plastica è un gran bel materiale: è indistruttibile, è
lucente, è malleabile». Ripetete che è la gente a volervi uniti. Non è che però
poi non capisce tutti questi distinguo da parte di alcuni dirigenti? «Certo che
non capisce: da sempre l?elettorato è più avanti di noi. E Berlusconi è il
perfetto interprete della maggioranza degli italiani». Nessuna contestazione
della sua leadership? «No, tutti sanno che Berlusconi ha innovato il centrodestra
e la politica in generale. Ha sdrammatizzato la politica e unito gli italiani
sotto le bandiere di alcuni valori fondamentali: l?ottimismo e il pregio
dell?alternanza. E su questo siamo tutti insieme». Il segretario della
Democrazia cristiana per le autonomie Gianfranco Rotondi si domanda quale sarà
la natura del partito: «Ispirazione cristiana e laica o clerico-reazionaria?».
«Da sempre Berlusconi fa riferimento alla grande famiglia del Partito popolare
europeo. Poi è chiaro che all?interno di un partito che ha il 38 per cento ci
siano tutte i componenti: laici, cattolici,
socialisti, liberali. Ma la vera rivoluzione, cominciata nel ?94, è un?altra».
Sarebbe? «Quella di aver trovato il fluido unificante: valori nuovi quali la
semplificazione, l?efficienza, la modernità». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
B L O G G E R I A
Serve il digiuno quaresimale tecnologico? MARIO ADINOLFI Astenersi dagli sms?
Ci mancava solo questa del digiuno tecnologico, adesso. I quotidiani e i
settimanali di questi primi giorni di Quaresima, soprattutto quelli laici,
danno spazio in maniera forse eccessiva agli appelli di alcuni vescovi perché i
fedeli si astengano dall?uso degli sms, di internet, degli Ipod, della
televisione. Sono appelli che accompagnano e, in parte, si sostituiscono al
tradizionale invito cattolico ad astenersi dalle carni, soprattutto il venerdì,
che in tempi più recenti era diventato un invito a ridurre il consumo di tv,
invito che non sembra aver raccolto molti consensi negli anni passati. Inutile
sacrificio Non inviare sms (o per lo meno non inviarne troppi), navigare di
meno in rete, affacciarsi di meno su Facebook e su YouTube? Per la stampa
sembrano inviti curiosi, a metà tra l?esigenza doverosa di risparmiare in tempi
di crisi e un impossibile ritorno a un medioevo tecnologico che potrebbe essere
facile da rinfacciare alla Chiesa. Il problema è che ridurre l?invio di sms o
la navigazione in rete può sembrare soprattutto ai più giovani un inutile
sacrificio, un isolamento e una scomparsa rispetto a una rete di relazioni,
reali e virtuali, che possono significare solo solitudine e noia, o perfino
individualismo egoista. Laici preoccupati Molti laici, anche lontani dalla
Chiesa (per esempio Furio Colombo o Umberto Eco) non disprezzano la funzione
educativa di questi appelli: una riduzione sia pure temporanea dell?uso delle
tecnologie comunicative potrebbe favorire il ritorno a prassi antiche quanto
indispensabili che rischiano di scomparire e con esse la nostra stessa civiltà,
tipo la lettura, la riflessione, l?immaginazione, il silenzio, la comunicazione
faccia a faccia. In fondo, dove non riescono più genitori e insegnanti, perché
non affidarsi a vescovi e suore? Una valenza, ma il digiuno non c?entra
Indubbiamente queste preoccupazioni hanno un fondamento reale e l?invito dei
vescovi può avere una sua valenza ? anche a prescindere dalla fede ? nel senso
di stabilire una distanza e di evitare una dipendenza da mezzi che devono
rimanere tali e mai diventare fini. Questo però non ha niente a che fare con il
digiuno cristianamente inteso, almeno così mi sembra. Verrebbe da suggerire
sommessamente a vescovi e preti di occuparsi più di annunciare il Vangelo di
Gesù piuttosto che predicare digiuni tecnologici. Ma da queste parti siamo
poveri peccatori e magari da oggi abbiamo una colpa in più da confessare.
www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Che cosa c?è dietro
la tregua di Dario Sul testamento biologico il segretario prova a mettere pace
tra i senatori dem litiganti. FABRIZIA BAGOZZI ll momento è più che delicato,
la ricreazione è finita. Sarebbe più o meno questo il senso dell?invito rivolto
da Franceschini a Dorina Bianchi e Ignazio Marino nell?incontro avuto ieri al
Nazareno e al quale era presente anche il presidente dei senatori democratici
Anna Finocchiaro. Stop alle polemiche sui giornali, alle dichiarazioni a mezzo
stampa e alla sovraesposizione mediatica in una fase in cui la legge sul
testamento biologico entra in una fase cruciale, anche se il Pdl ha chiesto e
ottenuto più tempo per cui il testo andrà in aula mercoledì 18 e il termine di
presentazione degli emendamenti per l?aula venerdì
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Il bio-premier non
molla su un punto La maggioranza sul testo Calabrò ha preso tempo ma anche
troppi impegni: e resta divisa. FRANCESCO LO SARDO Se si può evitare uno
spappolamento del Pdl sul testamento biologico, tanto meglio. Ma se poi in uno
dei «numerosi voti segreti» di cui già parla il senatore forzista Quagliariello
nell?aula di palazzo Madama dove il dibattutissimo testo di legge che divide trasversalmente
centrodestra e centrosinistra approderà il 19 marzo, san Giuseppe e festa del
papà, con inizio delle votazioni il 24, i senatori pidiellini voteranno secondo
coscienza, pazienza. Su un punto però Berlusconi è certo di avere un?ampia
maggioranza e non cederà: «Il parlamento varerà una legge che, oltre a vietare
qualsiasi forma di eutanasia, impedirà il ripetersi di un fatto per noi
inaccettabile e cioè la privazione dell?alimentazione e dell?idratazione a una
persona che non sia in grado di provvedere a se stessa». Il premier giura di
non aver fatto cenno al tema con le gerarchie della Chiesa, in occasione
dell?incontro con il cardinale segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e
con il presidente della Cei Angelo Bagnasco nel recente incontro a palazzo
Borromeo, in occasione dell? anniversario dei Patti lateranensi. Ma di tornare
sul punto non c?era alcun bisogno: «Avevamo avuto modo di confrontarci
precedentemente », ha candidamente ammesso il premier. Ma visto che il premier
da quasi due settimane tace sull?argomento, ci pensano altri a smentire
l?eventualità di cambiamenti di rotta. Sul no all?interruzione dell?idratazione
e alimentazione non c?è nè ci sarà mediazione politica possibile, lasciano
filtrare bene informate fonti di Oltretevere. Il canale di collegamento tra i
palazzi sacri e quelli profani garantito dal sottosegretario Gianni Letta,
nominato da papa Ratzinger gentiluomo di Sua Santità e membro della famiglia
pontificia, a quanto pare, è più efficiente che mai. Come stanno dunque le cose
nel centrodestra? «C?è l?esigenza ? fa il punto il relatore forzista della
legge sul testamento biologico Raffaele Calabrò ? che ciascuno possa scegliere
le cure da fare sin da quando è in condizioni ottimali per poter poi far
rispettare questa volontà quando non dovesse essere più in condizioni di
intendere e di volere. Ma attenzione, parliamo di cure e terapie: non
a-s-s-o-l-ut- a-m-e-n-t-e di togliere idratazione e alimentazione ai pazienti
». Una linea che non si discosta di un millimetro da quella ribadita dal
?ministro della salute? vaticano Javier Barragan, il primo dei paletti su cui
la Chiesa non transige: garantire «nutrimenti essenziali » a chi è in stato vegetativo. Su questo punto Berlusconi ha maturato,
nel fuoco della polemica sul caso Englaro, una ferma convinzione e non mollerà.
Atteggiamento di cui pare abbia dato ampie rassicurazioni anche il ministro
Sacconi, ex socialista diventato credente, nel corso di un incontro conviviale
con il cardinale Camillo Ruini ? per diciassette anni presidente della Cei ma
tutt?altro che inattivo ancorchè dimessosi dall?incarico per raggiunti limiti
d?età ? con il cardinale Renato Martino, presidente del pontificio consiglio
della giustizia e della pace e con l?arcivescovo Rino Fisichella, presidente
della pontificia accademia per la vita. Il Pdl prende tempo e passa la linea di
Schifani per favorire un raffreddamento degli «animi troppo surriscaldati»,
anche all?interno del Pdl diviso tra falchi e colombe, laici e cattolici, rinviando di due settimane lo sbarco del testo in
aula. Ma attorno a quel punto, «sul no alla disidratazione e alla negazione
dell?alimentazione », dice l?ex psi Cicchitto, ha eretto un muro, già difeso da
Lega e Udc. Ma anche, è sicuro Formigoni, «quando il parlamento voterà, da
altri settori dell?opposizione».
( da "Stampa, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
All'Espace il
vescovo "un po' laico" Ci sono personaggi che restano facilmente
impressi nella mente di coloro che li incontrano. Monsignor Luigi Bettazzi
appartiene a questa piccola schiera. E per questo l'Espace Populaire di via
Mochet ad Aosta l'ha voluto tra i suoi ospiti (oggi dalle 21, con introduzione
di Roberto Mancini): il suo essere un ottimo oratore, allo stesso tempo diretto
e delicato, fa di ogni sua conferenza un piccolo evento capace di lasciare il
segno. Trevigiano, classe 1923, Bettazzi è stato per
oltre 30 anni vescovo di Ivrea; dal '99 ne è vescovo emerito, per il
raggiungimento dei limiti di età. Da sempre impegnato nella politica sociale
della Chiesa cattolica, è stato presidente (prima
nazionale e poi internazionale) di «Pax Christi», il movimento cattolico per la
pace, per poi essere anche a capo della commissione «Justitia et pax» della
Cei. Poco prima della nomina a vescovo, Bettazzi ha preso parte al Concilio
Vaticano II, diventando poi uno dei più chiari sostenitori del valore di discontinuità
della riforma. Il suo impegno lo ha portato ad essere personaggio pubblico,
soprattutto a causa di posizioni spesso molto nette sui temi di impegno
sociale: molte delle sue note sono raccolte adesso ne «In dialogo con i
lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po' laico»
(Aliberti, 210 pagine, 17 euro), che segue gli altri due libri di cui è stato autore, «Ateo a diciott'anni?» e «La sinistra di Dio». Bettazzi
affronta ancora una volta senza timori reverenziali il tema di una religione
che deve confrontarsi con il cambiamento dei tempi e delle filosofie di vita:
la sua attenzione si concentra spesso sull'ecumenismo e sul significato
della fede nella vita quotidiana. Il mese di marzo porta grandi nomi
all'Espace: dopo Bettazzi sarà la volta di Luciana Littizzetto (che presenterà
il suo libro «La Jolanda Furiosa» il 17 marzo) e del leader dell'Italia dei
Valori Antonio di Pietro (giovedì 26), ad Aosta per presentare il volume «Il
guastafeste», scritto a quattro mani con Gianni Barbacetto. Gli eventi del
circolo sono aperti ai soci: la tessera annuale costa 12 euro. Info su
www.espacepopulaire.it.
( da "Manifesto, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
IL PERSONAGGIO Messe
per la Rsi e comizi Chi è don Giulio Tam, il Williamson italiano Paola
Bonatelli Se la Santa Sede ha avuto il suo daffare con Richard Williamson, il
vescovo lefebvriano che Benedetto XVI ha riabilitato per poi
"scoprire" che è un negazionista, cosa dirà di questo
"padre" Giulio Maria Tam che partecipa con Roberto Fiore al corteo di
Forza Nuova a Bergamo? Certo il soggetto, dopo aver militato in Alleanza
Cattolica, l'associazione ispirata ad una delle formazioni integraliste
cattoliche più potenti (e pericolose), la brasiliana Tfp-Tradizione, Famiglia e
Proprietà, è entrato in seminario a Ecöne (fondato da Lefebvre) e lì ha preso i
voti. Quindi in pratica non è neanche un prete vero, o almeno non del tutto.
Nel 2000, dopo vari anni di peregrinazioni attraverso il pianeta spesi a
portare il messaggio dei nostalgici della battaglia di Lepanto, è riuscito a
farsi buttar fuori persino dalla Fraternità di san Pio X, era troppo nero anche
per loro. A sua discolpa si potrebbe portare il fatto di essere nipote di
Angela Maria Tam, terziaria domenicana e ausiliaria della Repubblica di Salò,
fucilata dai partigiani alla fine della guerra. Comunque, nonostante tutto,
Giulio Maria continua a dir messa, preconciliare naturalmente, e a fare anche
di peggio. Su di lui ci sono paginate di Google, che rimandano sia ad
interessanti cronache di iniziative a cui il Tam ha partecipato che ad
illuminanti video che circolano su You Tube. Il nostro viene immortalato mentre
partecipa ai convegni di Forza Nuova, dice messa intonando "Il canto del
legionario" in diverse occasioni - dalla commemorazione dei caduti della
Repubblica sociale (Rometta, Messina, agosto 2007) alle cerimonie in ricordo
della quarantina di militi fucilati a Rovetta dai partigiani nel 1945 - e
arringa "il popolo" nei comizi elettorali sempre per Forza Nuova
(Chieti, 29 marzo 2008). Non è un negazionista, o almeno non tratta questo tipo
di temi. La sua virulenta battaglia è tutta contro l'Islam e i
liberal-comunisti, ossia i laici liberali e gli atei
marxisti, che hanno distrutto i valori della civiltà cristiana, permettendo che
leggi come quelle sul divorzio e sull'aborto minassero la famiglia naturale,
composta da uomo e donna. Per non parlare dell'omosessualità e della pretesa
dei gay di adottare bambini, una mostruosità concessa in Spagna dal
centrosinistra e in Olanda dal centrodestra. Non c'è da stupirsi,
dunque, se Giulio Maria Tam va a braccetto coi forzanovisti alle
manifestazioni. Quello è il suo ambiente di riferimento, gli otto comandamenti
di Forza Nuova - tra cui lotta all'aborto, lotta a favore della famiglia, lotta
all'immigrazione, ristabilimento del cattolicesimo come religione di stato - sono diventati anche i suoi. Del resto, come
dimostrano le recenti vicende legate non solo al vescovo Williamson ma anche a
"don" Floriano Abrahamovicz, altro religioso che ha fatto scandalo
con le sue dichiarazioni sulle camere a gas naziste, l'ambiente del
tradizionalismo cattolico e dei suoi legami con l'estrema destra e, al Nord,
anche con la Lega, è un mondo ancora in parte da scoprire. Il guaio è che, a
parte i Tam di turno con i loro proclami al limite della legalità, dove
amministra la Lega accade spesso che gli integralisti cattolici
accedano a cospicui finanziamenti per iniziative di dubbio gusto e utilità. Per
fare un esempio, a Verona succede per una manifestazione spacciata come
storica, la rivisitazione delle Pasque Veronesi, sommossa antinapoleonica del
1797. Organizzata da gruppi tradizionalisti locali, l'iniziativa ha visto negli
anni scorsi la presenza del fior fiore non solo dei nostalgici delle Crociate
ma anche dei neonazisti. Con la pretesa di occupare le piazze il 25 aprile,
giorno per loro dedicato a san Marco.
( da "Messaggero, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 05 Marzo
2009 Chiudi TEMPO di Quaresima e di digiuno, anche tecnologico. A partire dalla
pioggia quotidiana degli sms (short messages services) che hanno modificato il
linguaggio, la comunicazione e perfino l'approccio sentimentale. In tutta
Italia si alza la voce di parroci e vescovi che chiedono uno sforzo di
astinenza, nei giorni del tradizionale digiuno della Chiesa cattolica, nell'uso
di cellulari, computer e televisione. L'anno scorso fu Benedetto XVI a lanciare
l'appello: «Fratelli, in tempi di Quaresima vi chiedo un digiuno dalle immagini
e dalle troppe parole, anche nei mass media». Ed è molto probabile che Il Papa
ripeterà il suo invito, prima delle celebrazione della Santa Pasqua. L'orgia
degli sms non ha confini geografici. Le statistiche ne contano 2.300 miliardi
l'anno (erano appena 17 nel 2000), dei quali
( da "Foglio, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'
5 marzo 2009 Il
ministro della buonavita Come Maurizio Sacconi, ex socialista e titolare del
Welfare, si è fatto soldato bioetico in nome di un "laicissimo
dubbio" Il giovane vecchio, l?universalismo selettivo, il welfare
responsabilizzante: al ministro del Welfare Maurizio Sacconi piacciono gli
ossimori. Ha riempito di ossimori un intero Libro verde in cui si proponeva di
abrogare il Sessantotto e le sue ancelle: la pigrizia, la spocchia
intellettualoide, la distrazione delle famiglie, “la perfida incultura”
dell?assistenzialismo e del nichilismo che mette in moto un declino
inarrestabile. Ma c?è un ossimoro che veste Sacconi stesso. Due parole
apparentemente in contrasto: crociato laico. “Un laicissimo dubbio”, ha detto
un giorno il ministro, “mi ha spinto ad agire”. Laicissimo “perché anche se
oggi credo” la religione non c?entra con la mia azione senza se e senza ma
attorno “al valore della vita e al suo confine con la morte”. Era un?azione
estrema fino all?estremo su un caso estremo, il caso Englaro. E allora non c?è stato più spazio per l?ossimoro ma soltanto per i giudizi
netti: o sei con Sacconi o sei contro Sacconi. O lo sposi o lo rigetti. Perché
Maurizio Sacconi è l?uomo che ha detto “no” dopo che un tribunale, in ultimo
grado, aveva detto “sì” a Beppino Englaro. E? l?uomo che con un atto di
indirizzo ha detto “siete fuorilegge” alle strutture ospedaliere o
convenzionate che si erano dette disponibili ad attuare la sentenza e dunque
avviare il protocollo di distacco del sondino per l?alimentazione e l?idratazione
di Eluana. E? l?uomo del decreto della discordia Berlusconi-Napolitano,
denunciato dai radicali per violenza privata ed esaltato dai pro-life per
tenacia pubblica. L?uomo che da settimane dice: in nome del principio di
precauzione scelgo la vita anche se vita è stato
vegetativo persistente, e da altrettante settimane si sente dire: in nome del
principio di autodeterminazione si deve poter scegliere la morte quando vita è stato vegetativo persistente. E? il ministro con l?aspetto
dello zio pacioccone che quando Berlusconi parla di “anarchia etica” si scalda,
si tortura, insiste e non desiste. L?uomo delle istituzioni che legge la
motivazione del giudice ma non si ferma. Il padre che ascolta l?invito di un
padre – vieni a vedere com?è ora Eluana – ma non si ferma. Il liberale che
ignora le proteste di piazza ma pur tuttavia“capisce”. Il ministro dialogante
che dice vado avanti anche senza di voi e non accoglie neanche un punto
dell?opposta versione dei fatti e della vita: non puoi imporre l?alimentazione
e l?idratazione, non puoi impedire l?attuazione della sentenza, non puoi
sostituirti a Beppino, alla madre, a Eluana stessa, leggi la Costituzione,
lasciala andare, lascia stare. Niente e nessuno poteva fermare il Sacconi che
dichiarava “rispetto tutti” ma prometteva di voler “lottare contro il tempo
costi quel che costi”. Il Sacconi con le occhiaie nere inghiottito dalla
poltrona del suo ufficio durante l?intervista a “Porta a Porta” – dolore e
tormento a galla, ma nessun passo indietro all?orizzonte. Il Sacconi accusato
di integralismo che apprende della morte di Eluana e si accascia come una
bambola sgonfia sul banco del Senato – il banco su cui un tempo sbatteva la
scarpa come Nikita Kruscev all?Onu, ed era una suola che risuonava contro
Franco Marini, allora presidente dell?Aula: Franco non negarmi il diritto
d?intervento. *** O lo approvi o lo disapprovi, ma in entrambi i casi lo guardi
e trasecoli: Sacconi il laico si è fatto più pro life dei pro life cattolici. Proprio lui, l?ex socialista volenteroso di
Conegliano Veneto che sogna “la vita buona nella società attiva”, l?ex
militante del Psi che da ragazzo faceva il maestro di tennis per preventiva
fede nel lavoretto a breve termine che mantiene le ambizioni a lungo termine,
il “boulot alimentaire” che oggi suggerisce ai giovani. Lui, proprio lui, il
politico di professione – molte legislature, due sottosegretariati – che ha
deciso di andare oltre la professione per essere avanguardia bioetica lottante.
Sacconi, il ministro ubiquo che accorpava tre dicasteri in uno (Welfare,
Lavoro, Sanità) e correva e si affannava e si adombrava e si lasciava scappare
sottovoce un “vaffanculo” all?indirizzo dei dipietristi nascosti nel pubblico
di un convegno Cisl, e si divideva fra trattative Alitalia e convegni post
blairiani, e rincuorava rimproverando i trentenni male occupati o disoccupati:
cari ragazzi non è colpa vostra, no, è colpa degli anni Settanta, della cultura
stagnante finto progressista e dei genitori permissivi che vi danno una cuccia
ma non vi forniscono aiuto per decidere sul futuro – e però cari miei datevi
una mossa e andate a lavorare al bar per pagarvi gli studi, e fate esperienza
che vi fa solo bene. Non s?è mai visto un trentenne che non ha mai portato
neppure “una cassa di ciliege”, diceva nel luglio scorso a Nunzia Penelope che
lo intervistava sul Mondo. E più le domande cadevano sul Sessantotto, più
Sacconi si infervorava. E nel corso dell?estate, a ogni intervistatore di ogni possibile giornale e tivù, Sacconi parlava
di speranza, di voglia di futuro, di energie salvifiche, di asili, di donne
solari non più sole, indipendenti ma supportate, e magnificava la nascita di
“nuovi valori” nella “comunità da ritrovare” – servono i corpi intermedi,
diceva: non solo la famiglia, ma pure la farmacia, il medico condotto,
l?oratorio, il frate, il carabiniere, finanche il poliziotto di quartiere. E si
commuoveva, il ministro uno e trino, parlando del suo Veneto che da agricolo
s?era fatto industriale passando per l?esaltazione della comunità. E intanto su
Internet i forum erano pieni di commenti avvelenati: questo vuole tornare agli
anni Cinquanta, questo vuole l?Italia di Don Camillo e Peppone. Ma per Sacconi
non era un?offesa, ché “Don Camillo e Peppone” è il suo film preferito. E
dunque con ottimismo crescente il ministro continuava a rilasciare interviste
sui vizi del “sistema risarcitorio”, sul metodo per debellare l?ubriachezza al
volante, sull?aiuto cash agli ultimi degli ultimi, sul non aiuto alla Fiat,
sulla falda acquifera della società italiana inquinata dal lassismo
paracomunista. Contraeva i muscoli della faccia, Sacconi, e si lanciava senza
salvagente nella lotta contro l?assurdità dello spreco massimo: le migliaia di
intelligenze buttate che tra i venti e i trent?anni si “riposano”, i giovani
vecchi che si svegliano disperati e soprattutto disoccupati – e ti credo,
diceva il ministro, studiano Scienze della Comunicazione, mica una solida
materia, chessò, Ingegneria. E molto si arrabbiava, Sacconi, con i cattivi
maestri, e prometteva di sostenere i giovani vecchi, ma a patto che si
responsabilizzassero: se gli offri un lavoro e non lo accettano allora no,
basta, che si arrangino. E se la prendeva con i professori sobillatori e
autoreferenziali che rimpinzano di boria “quei ragazzi presuntuosi” in senso
letterale – che pretendono di sapere e invece non sanno e si buttano in piazza
e vogliono cacciare Mariastella Gelmini. E si incarogniva contro i falsi
filosofi che inculcano la paura del futuro con quel loro disprezzo per la vita
vera che offende e pretende. E forse era un po? già crociato, quel Sacconi
terrigno e gioviale d?inizio autunno che inneggiava alla liberazione del paese
e lanciava parole d?ordine – natalità, comunità, occupabilità – e poi infondeva
pensiero positivo sull?affare Alitalia, più volitivo di un manuale d?autoaiuto
americano: ce la possiamo e ce la dobbiamo fare. E poi si smentiva, sconsolato,
dopo il ritiro dell?offerta Cai. Non vedo alternative, diceva con le borse
sotto gli occhi e il sorriso triste, ma non si arrendeva. E dopo il libro
Verde, dopo la consultazione all?inglese degli elettori sul sito del ministero
(scriveteci, esortava), prometteva di onorare la memoria dell?amico Marco
Biagi, ucciso dalle Brigate rosse, con un libro Bianco (sui valori alla base
della riforma del lavoro) e con una busta Arancione (sulle pensioni). Marco e
le sue idee ispireranno il governo, diceva Sacconi. Il sacrificio di Marco non
sarà vano, pensava. Non rendete vano il sacrificio di Eluana, ha detto dopo
aver appreso che Eluana era morta. “Sacrificio”, ed ecco che in molti
sobbalzavano: che parola usa? E il giorno successivo Adriano Sofri, su
Repubblica, pur concedendo che la frase era stata pronunciata “con non so
quanta consapevolezza”, glielo diceva chiaro e tondo: “… bestemmia più enorme
di tutte, che accusa di un sacrificio umano, e pretende di riscattarlo, per
giunta con una legge folle”. *** Un tempo, molto prima dell?agguato a Marco
Biagi, molto prima di Eluana – c?era la spensieratezza alacre dell?“ape che
vola”. L?ape che vola era il simbolo dell?associazione per la Sinistra liberale
che l?ex socialista Maurizio Sacconi aveva fondato con l?ex pds Sergio
Scalpelli nel