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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   3-5 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

"Il posto del cattolico è nel Cda del Premio" ( da "Stampa, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: più che cattolici, clericali. «È interessante notare che i due aspetti diventano sempre più indistinguibili. Ma un'ingerenza clericale persino nei premi letterari, via, mi pare troppo. I cattolici laici, in questo momento, non si vedono granché. Ci sarebbe Franceschini: mi era molto piaciuto, fin dall'inizio».

zingaretti: i giovani non perdano tempo la dirigenza dei democratici è al capolinea - curzio maltese ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pubblica assai più laica di quanto si pensasse. Eppure siamo rimasti in difesa, a inseguire l´agenda del governo e delle sottostanti televisioni». E´ un meccanismo che va avanti da quindici anni. Non sarà che il sistema politico funziona ormai come il duopolio televisivo dove i due litiganti si reggono l´uno con l´altro e il rinnovamento del centrosinistra è rinviato al dopo Berlusconi?

OPPOSIZIONE SMARRITA ( da "Giornale.it, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con la nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico, sofferente, disperato, masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero l'opera e la vita di Gramsci al cattolicesimo sociale. È lui l'icona che manca. Basta una piccola operazione di chirurgia ideologica e Franceschini trova il suo testimonial perfetto.

austria, il papa accoglie le proteste "no al vescovo ultraconservatore" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: irritando quindi i movimenti cattolici liberal, i laici e le organizzazioni per i diritti delle donne nella Chiesa austriaca. Tra i primi a schierarsi contro la nomina, i vescovi della Conferenza episcopale austriaca convocati in assemblea dal presidente, il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn, il 16 febbraio scorso proprio per analizzare il caso-

Per evitare un calvario ora la sinistra cerca di votarsi alla Madonna ( da "Giornale.it, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con la nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico, sofferente, disperato, masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero l?opera e la vita di Gramsci al cattolicesimo sociale. è lui l?icona che manca. Basta una piccola operazione di chirurgia ideologica e Franceschini trova il suo testimonial perfetto.

TERESA BARTOLI ROMA. CI SARANNO UN PAIO DI SETTIMANE IN PIù DI LAVORO PER CERCARE UN'IN... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un lavoro che fa breccia nelle perplessità del fronte laico del Pdl (è stata ancora smentita la sostituzione di Lucio Malan e Ferruccio Saro in commissione), ma trova resistenze fortissime nei pasdaran cattolici come il sottosegretario Eugenia Roccella che giudica «difficile» la possibilità d'intesa.

Meglio un Pisanu all'uscio ( da "Foglio, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: aperto a intellettuali cattolici e laici: “Da millenni il Mediterraneo è una frontiera… nelle sue acque sì è combattuto aspramente, ma si è anche proficuamente commerciato”, si leggeva fin dalla prima ora sul sito della fondazione presieduta dal senatore (che in persona organizzava conferenze italo-libiche e progettava riviste cartacee e internettiane)

"Luoghi di culto per combattere gli estremisti" ( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma se si desidera che siano le associazioni laiche a prendersi a cuore il mantenimento dei rapporti con la cultura d'origine, bisognerà sostenerle». I marocchini che vivono a Torino le hanno parlato delle difficoltà che affrontano per praticare la loro fede? «Le difficoltà esistono. Ma più la comunità sarà messa in grado di praticare i suoi riti in modo aperto,

Cuneese di nascita, torinese di formazione e internazionale di fama, il matematico Piergiorgio Odifr... ( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: A Torino la criticano di eccessivo laicismo, qui in provincia temono che il Grinzane scordi le sue origini, a favore della Mole. Come rassicurare enti e amministratori locali? «Non è nostra intenzione dimenticare le radici del Premio. Il fatto che fin da subito siano stati coinvolti la presidente della Regione Bresso e l'assessore regionale Oliva e non il sindaco o l'

La ricerca della laicità ( da "EUROPA ON-LINE" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: occhio al lettore è che questo vocabolario laico è uno strumento difficilmente utilizzabile al di fuori dei confini nazionali; si tratta infatti di una mappa dei punti di frizione che esistono tra posizioni laiche, e leggi italiane, e la presenza/invadenza della Chiesa cattolica sulla politica italiana;

I cattolici provano a mediare ancora ( da "EUROPA ON-LINE" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E qui, invece, i cattolici sono più dubbiosi. A un primo giro, però, la bozza non è dispiaciuta, area laica del Pd compresa. L?idea è andare a vedere se può raccogliere più consensi della posizione prevalente ? magari anche quello della capogruppo Dorina Bianchi ?

biotestamento, arrivano le modifiche prove di dialogo tra maggioranza e pd - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ala cattolica? Solo se sarà di tutto il Pd». Impresa difficile, tenuto conto che la maggioranza del partito si ritrova nelle posizione laica (condivisa anche dal cattolico Marino) per cui è l´autodeterminazione della persona espressa nel bio testamento a prevalere, benché idratazione e alimentazione siano definiti sostegno vitale.

Storia dei grembiulini I falsi miti cattolici sulla massoneria ( da "Riformista, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: delle funzioni principali della massoneria italiana nei primi decenni dello Stato unitario, quella di promuovere una religione civile che facesse sentire uniti gli italiani. Così, ecco le manifestazioni da contrapporre ai culti cattolici, a cominciare dai riti funebri laici e dalle campagne per la cremazione, che diedero luogo a battaglie culturali e politiche di vaste dimensioni.

Pd, testamento cattolico ( da "Manifesto, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: potrebbe addirittura aumentare i mal di pancia dell'area laica del Pd. Perché la bozza di emendamento - «ci stiamo lavorando insieme con tutti i membri Pd della commissione», afferma una ben disposta Dorina Bianchi - va incontro non poco alla «terza via» di Francesco Rutelli, sempre più apprezzata in casa berlusconiana.

Caro Gervaso, lei non perde occasione per spezzare lance contro l'ex presidente dell... ( da "Messaggero, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Aveva studiato alla Cattolica (e dove sennò) e il meglio di sé lo dava negli oratori e nelle parrocchie, che la santità precoce gli faceva preferire alle sale da ballo e ai bordelli di cui noi, laici e libertini, eravamo assidui frequentatori. Si sentiva più a suo agio fra le navate delle cattedrali, ma anche delle pievi,

L'assenza cattolica agita il Grinzane ( da "Corriere della Sera" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laiche di presidente e garanti L'assenza cattolica agita il Grinzane Il Pd si lamenta, «Avvenire» ironizza. Odifreddi: «Che c'entrano cultura e fede?» di DINO MESSINA D opo la tempesta mediatico- giudiziaria che si è abbattuta sul Grinzane Cavour, arriva la polemica sulla par condicio, sulla mancanza di un cattolico tra i saggi chiamati a salvare il premio e tutto quel che ci ruota

Verdini ( da "Giornale.it, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: della Democrazia cristiana per le autonomie Gianfranco Rotondi si domanda quale sarà la natura del partito: «Ispirazione cristiana e laica o clerico-reazionaria?». «Da sempre Berlusconi fa riferimento alla grande famiglia del Partito popolare europeo. Poi è chiaro che all?interno di un partito che ha il 38 per cento ci siano tutte i componenti: laici, cattolici, socialisti, liberali.

Serve il digiuno quaresimale tecnologico? ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici preoccupati Molti laici, anche lontani dalla Chiesa (per esempio Furio Colombo o Umberto Eco) non disprezzano la funzione educativa di questi appelli: una riduzione sia pure temporanea dell?uso delle tecnologie comunicative potrebbe favorire il ritorno a prassi antiche quanto indispensabili che rischiano di scomparire e con esse la nostra stessa civiltà,

Che cosa c'è dietro la tregua di Dario ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Perché se aiuta ad ridurre i dissensi del fronte cattolico, rischia di aprire quello laico che si era riconosciuto nella proposta di legge di Ignazio Marino dalla quale si è partiti nel lungo lavoro di ricerca di sintesi che si è fatto in questi mesi in poi. E che potrebbe entrare in fibrillazione.

Il bio-premier non molla su un punto ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, rinviando di due settimane lo sbarco del testo in aula. Ma attorno a quel punto, «sul no alla disidratazione e alla negazione dell?alimentazione », dice l?ex psi Cicchitto, ha eretto un muro, già difeso da Lega e Udc. Ma anche, è sicuro Formigoni, «quando il parlamento voterà, da altri settori dell?

All'Espace il vescovo "un po' laico" ( da "Stampa, La" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico» (Aliberti, 210 pagine, 17 euro), che segue gli altri due libri di cui è stato autore, «Ateo a diciott'anni?» e «La sinistra di Dio». Bettazzi affronta ancora una volta senza timori reverenziali il tema di una religione che deve confrontarsi con il cambiamento dei tempi e delle filosofie di vita: la sua attenzione si concentra spesso sull'

Chi è don Giulio Tam, il Williamson italiano ( da "Manifesto, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ossia i laici liberali e gli atei marxisti, che hanno distrutto i valori della civiltà cristiana, permettendo che leggi come quelle sul divorzio e sull'aborto minassero la famiglia naturale, composta da uomo e donna. Per non parlare dell'omosessualità e della pretesa dei gay di adottare bambini, una mostruosità concessa in Spagna dal centrosinistra e in Olanda dal centrodestra.

TEMPO di Quaresima e di digiuno, anche tecnologico. A partire dalla pioggia quotidiana degli sms (sh... ( da "Messaggero, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche dal fronte laico si alzano le voci per una nuova sobrietà. E per la Quaresima tecnologica. Qualche giorno fa, il sociologo Francesco Alberoni ha invocato una moratoria per sms e Facebook da introdurre nelle nostre famiglie. Non è una cattiva idea, e sicuramente vale la pena sperimentarla: forse comunicheremo meno,

Il ministro della buonavita ( da "Foglio, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sacconi il laico si è fatto più pro life dei pro life cattolici. Proprio lui, l?ex socialista volenteroso di Conegliano Veneto che sogna “la vita buona nella società attiva”, l?ex militante del Psi che da ragazzo faceva il maestro di tennis per preventiva fede nel lavoretto a breve termine che mantiene le ambizioni a lungo termine,


Articoli

"Il posto del cattolico è nel Cda del Premio" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Intervista Piergiorgio Odifreddi "Il posto del cattolico è nel Cda del Premio" MARIO BAUDINO Professor Odifreddi, ha fatto il comitato dei mangiapreti e adesso si levano proteste persino nel Pd. Come la mettiamo? «Spiegando. Questo comitato per il Grinzane Cavour è un'idea mia: serve a garantire me, non il premio. Quando Giuliano Soria mi ha chiesto di occuparmene ad interim, mi sono rivolto a intellettuali che sono anche miei amici per avere una garanzia personale, per non essere solo. Li ho scelti io, e questo è il motivo per cui qualcuno trova questo gruppo sbilanciato. Ma non è un comitato d'indirizzo». Però ci sarà stato anche un consenso sui nomi da parte della Regione. «E di Soria. Ho proposto i nomi, e la Regione, ma anche Giuliano Soria, hanno accettato». Questo significa che lei ha un rapporto diciamo così subordinato con il patron del Grinzane travolto dall'inchiesta giudiziaria? Non la mette in imbarazzo essere nominato proprio da lui? «No, perché ho immediatamente verificato in Regione, e cioè dal maggiore finanziatore, se il mio nome andasse bene. Senza fare paragoni altisonanti, è quello che succede nei campi di regime. Lo zar davanti alla rivoluzione che fa? Si dimette, e incarica un altro. Anche lo Scià di Persia ha fatto così». Non è che a Kerensky sia andata poi tanto bene. Anche se contro di lei non ci sono i bolscevichi, ma i cattolici che non si sentono rappresentati, il centro destra, e lo stesso segretario regionale del Pd, Morgando, che ha criticato con durezza la scelta della Regione. Lei che ha partecipato alla fondazione del Pd, che ne pensa? «Non mi stupisce che siano i cattolici del Pd, come Morgando o Lepri, a fare le critiche più dure. Io sono uscito da quel partito perché pensavo che non fosse laico; questa è la riprova che avevo ragione». Sicuro che non è andato a cercarsele, queste reazioni? «No, non le ho cercate. Un romanzo non è bello perché è di destra o di sinistra, cattolico o ateo. Io amo i versi di Ezra Pound, che di suo era fascista, e di Dante, che era cattolico. Non bisogna fraintendere il comitato dei garanti. Se avessi immaginato tutte queste proteste avrei invitato il vicedirettore di Radiotre Sergio Valzania, con cui ho fatto persino un pellegrinaggio. Ma onestamente non ci pensavo». Parla come se ritenesse gli attacchi, più che cattolici, clericali. «È interessante notare che i due aspetti diventano sempre più indistinguibili. Ma un'ingerenza clericale persino nei premi letterari, via, mi pare troppo. I cattolici laici, in questo momento, non si vedono granché. Ci sarebbe Franceschini: mi era molto piaciuto, fin dall'inizio». Ma non va bene per il Grinzane. Che fine farà il seggio «cattolico» che si sta cercando un po' affannosamente? «Io ho detto agli enti finanziatori: fate voi. Però non mi pare che non lo stiano trovando». Forse sarebbe una posizione imbarazzante. «Guardi, a me interessa la direzione scientifica e letteraria, insomma culturale. Se invece per parlare di soldi ci vuole anche un cattolico, il luogo vero dove risolvere il problema è il consiglio d'amministrazione». Ma le critiche in questo momento sono appunto culturali, non amministrative. «Dicono di me due cose: che sono un matematico, e che sono ateo. Mi pare che entrambi i casi non dovrebbero rappresentare un impedimento. La cultura è una. E il festival di matematica, quello che organizzo a Roma, lo dimostra. Lo scorso anno è venuto un Nobel per l'economia, Yisrael Robert John Aumann, che è un fondamentalista ebreo, oltre che mio amico. Inoltre faccio notare che esser credente non è una garanzia di eticità, e l'essere ateo non dovrebbe essere una preclusione». Torniamo al consiglio d'amministrazione, luogo del possibile riequilibrio. Lei ha un'idea? «Sì. Un consiglio d'amministrazione dove siedano persone scelte dagli enti finanziatori. Credo che ci arriveremo». Si parla di un azzeramento dell'attuale consiglio, composto peraltro da sole tre persone, tra cui Soria, della nomina attraverso l'assemblea dei soci di un nuovo consesso, dove ci sarebbe un rappresentate delle banche, uno della Regione, uno del ministero, uno degli altri locali e lei, Piergiorgio Odifreddi, che ne diventerebbe presidente. E' uno scenario verisimile? «Penso proprio di sì. In tal caso il nuovo consiglio, che rappresenterebbe il massimo di pluralismo, dovrebbe poi nominare un direttore amministrativo e un direttore artistico. Il comitato darà consigli a me». E lei, in questo momento, a chi risponde? «Siamo in piena transizione, che richiede un po' di tempo. Non rispondo a Soria, se è questo che intende. Rispondo ai finanziatori. Ed è giusto così: chi mette i soldi deve sapere dove finiscono. Va da sé che sarebbe stato meglio rendersene conto un po' prima».

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zingaretti: i giovani non perdano tempo la dirigenza dei democratici è al capolinea - curzio maltese (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 6 - Interni Il presidente della Provincia di Roma: ma i "vecchi" non se ne andranno spontaneamente Zingaretti: i giovani non perdano tempo la dirigenza dei democratici è al capolinea Non ha più senso discutere se aveva più torto Veltroni o D´Alema: bisogna guardare avanti CURZIO MALTESE «La fine del gruppo dirigente del centrosinistra è talmente chiaro a tutti che ormai bisogna andare avanti. Non c´è più tempo da perdere per stabilire se aveva più torto Veltroni o D´Alema, gli ex Pci o gli ex Dc. Quella generazione ha fatto il suo tempo, nel bene e nel male. La nuova, se c´è, si sporchi le mani con proposte concrete. Abbiamo davanti un´autostrada». Nicola Zingaretti, 43 anni («quindi non più giovane, abbiamo già dato») , presidente della provincia di Roma, uno dei pochi vincenti Pd alle ultime elezioni, uno dei pochissimi ottimisti. Cominciamo da qui, da questo ottimismo controcorrente: Perché vede rosa nel futuro del Pd? «Perché noi a sinistra viviamo soltanto la fine di un gruppo dirigente. Mentre loro, la destra, sono alle prese con la fine di un´ideologia, di una visione della società che ha dominato l´Occidente per un quarto di secolo, da Reagan e Thatcher in poi, e oggi frana con la crisi». Ma il centrosinistra una visione alternativa ce l´ha e quale? «Il Pd era nato per questo». Però è invecchiato subito. «Si è discusso troppo di persone ma era sbagliata l´idea di fondo di mettere insieme i due grandi riformismi del Novecento. Peccato che il Novecento sia finito da qualche tempo». Questo mettere insieme i riformismi socialisti e cattolici che dice lei, a molti cittadini pare la riedizione delle baruffe fra Peppone e Don Camillo. «Dove alla fine uno si regge con l´altro. Ma appunto, smettiamola di parlarne. Questa generazione non se ne andrà a casa da sola. Fra l´altro, gli ex sessantottini, una volta giunti al potere, sono difficilissimi da sloggiare. Tocca alla nuova generazione portare in campo argomenti e parole diverse. In fondo oggi non dovrebbe essere tanto difficile fare opposizione». Come invocava Moretti, ci dica qualcosa di sinistra. «Giustizia. Uno pensa ai magistrati, ormai, ma io parlo di giustizia sociale. Un´Italia più giusta e quindi più competitiva. Qui si misura il fallimento storico della destra. Berlusconi è in pista da quindici anni, ha governato per otto e quali sono i fatti? Un paese dove le ingiustizie sono aumentate, il ceto medio si è impoverito e indebitato. Ed è un´Italia meno competitiva. Le sue promesse si sono rivelate una balla e lui stesso ora non ne fa più, governa con il ricatto della paura. Fallita un´ideologia dell´ottimismo, s´inventa un´ideologia della paura». Berlusconi sarà pure passato dai sogni alle paure, ma intanto continua ad avere consenso. «Perché il centrosinistra non ha messo in campo un´altra visione dell´Italia. Aperta, solidale, coraggiosa, meritocratica». Perché, secondo lei, il centrosinistra per primo era aperto, solidale, coraggioso e meritocratico? «No, appunto. In politica i comportamenti si pagano più delle parole. Pensi al tempo perso a discutere sull´antiberlusconismo sì o no. Quando contano solo gli esempi concreti, la sobrietà, il ripudio di ogni conflitto d´interessi, la meritocrazia nelle scelte. In una parola, conta la credibilità. Se sei credibile nei comportamenti, non c´è bisogno poi di fare a gara con Di Pietro a chi la spara più grossa». E´ così che si recuperano gli elettori delusi, traditi o esuli in patria, come ha scritto Ilvo Diamanti? «Nella descrizione di quei cittadini io ho ritrovato molti sentimenti che sono anche i miei, di uno in politica da sempre. Come non rendersene conto e dare sempre tutto per scontato? Per decenni ci siamo illusi che i voti degli operai o delle periferie fossero nostri per sempre. Poi ci siamo illusi che un pezzo d´Italia ci avrebbe votato comunque contro quello là. Ma chi l´ha detto? Un atteggiamento aristocratico che ci ha impedito di elaborare una nuova agenda politica e di andare all´attacco quando avremmo dovuto farlo». Per esempio, quando avreste dovuto andare all´attacco? «L´elettorato cattolico, per dirne una. Non è detto che segua le indicazioni dei vescovi. Ho sentito molti cattolici indignatissimi contro il governo per l´obbligo imposto ai medici di denunciare i pazienti immigrati. Ma come, dicevano, vogliono imporre le cure mediche a chi le rifiuta e poi le negano di fatto a centinaia di migliaia di persone colpevoli soltanto di venire qui a lavorare? Lo stesso caso Englaro ha rivelato un´opinione pubblica assai più laica di quanto si pensasse. Eppure siamo rimasti in difesa, a inseguire l´agenda del governo e delle sottostanti televisioni». E´ un meccanismo che va avanti da quindici anni. Non sarà che il sistema politico funziona ormai come il duopolio televisivo dove i due litiganti si reggono l´uno con l´altro e il rinnovamento del centrosinistra è rinviato al dopo Berlusconi? «Arrivarci, al dopo Berlusconi. Prendere tempo è la cosa che abbiamo fatto più spesso in questi anni. Ora tempo non ce n´è più. Ci sono tre mesi per evitare un disastro e ripartire guardando al futuro. Guardare al futuro, ecco la cosa più di sinistra che si possa dire».

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OPPOSIZIONE SMARRITA (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 53 del 2009-03-03 pagina 6 OPPOSIZIONE SMARRITA di Redazione Marianna ha i boccoli color camomilla e scrive lettere leggiadre sul Corriere della Sera. Il Pd, di questi tempi, appare ancora un po' confuso. Non è un partito. Qualcuno dice che non ha un'anima, ma è tanti pezzi messi insieme senza uno straccio d'identità. Franceschini giura sulla Costituzione, parla di assegni ai disoccupati e cerca di navigare a vista fino a ottobre. Tutti, intorno a lui, si chiedono da dove ricominciare, dopo il naufragio, dopo che Veltroni ha detto basta, dopo le incertezze e le batoste. Quello di cui si sente davvero il bisogno è un punto di riferimento, una sezione di partito, un territorio, una casa, qualcosa che assomigli a una chiesa, cattolica o comunista a questo punto poco importa. Lo pensa anche Marianna, con i suoi boccoli biondi, madonnina veltroniana, che di cognome fa Madia e occupa un posticino in Parlamento. Marianna scrive che dopo aver visto Tremonti da Santoro, ad Annozero, si è illuminata: questo non è più il tempo dei libri di economia, ma della Bibbia. «Meno Aspen e più Caritas, Sant'Egidio, Lampedusa. Meno statistiche fredde, discusse in seminari a porte chiuse, e più storie vere. Di carne e di ossa». Niente fiori, ma opere di bene. Il messaggio più o meno è questo. Marianna, con santa grazia, indica dove sta navigando il Pd di Franceschini, l'ultimo capitano Achab a caccia di quella creatura politica, sorta di mito postmoderno, che è la Balena Rossa. La rotta è confusa e attraversa tanti spicchi di mare. Ci sono pezzi di comunismo emiliano, dotto e paesano. C'è un po' di sindacalismo meridionale. C'è la base e la parrocchia. C'è il comunitarismo e Marianna rispolvera anche la persona contro l'individuo. C'è il cristianesimo sociale e la Rerum Novarum. C'è la costituzione cattocomunista e il laicismo dei mangiapreti. E c'è il nuovo partito dell'Angelus, che tenta un esperimento di fisica quantica: la scissione del Papa. Buono quando parla di lavoro, denaro e crisi economica. Cattivo se si avventura su etica, vita, morte, sesso ed embrioni vari. Franceschini sta preparando il suo altare di santini, quelli che devono sostituire i poster novecenteschi di Veltroni. Kennedy e Martin Luther King finiscono in seconda fila, Obama è un mezzo disastro, l'America è lontana. Serve altro, qualcosa di più prosaico, gente come Don Milani, La Pira, Dossetti, Rodano o un buon costituzionalista come Arturo Carlo Jemolo. Va bene anche Pasolini, con la nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico, sofferente, disperato, masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero l'opera e la vita di Gramsci al cattolicesimo sociale. È lui l'icona che manca. Basta una piccola operazione di chirurgia ideologica e Franceschini trova il suo testimonial perfetto. Gramsci martire, Gramsci santificato dall'Azione cattolica, Gramsci in copertina su Famiglia Cristiana, Gramsci senza Togliatti, Gramsci antifascista (e antiberlusconiano). Gramsci con la Rerum Novarum sotto il braccio e la benedizione di Leone XIII. La sinistra, da tempo, ha nostalgia delle vecchie sezioni di partito. Quei luoghi dove si andava a bere e fumare, piazza indoor e metropolitana, fede, discussioni, libri, maestri, rivoluzione e ideologia. Era l'illusione di partecipare a qualcosa di grande, come in una canzone di Gaber. Era lì che il popolo comunista celebrava la sua messa. Quando tutto è caduto, è rimasto un vuoto, una solitudine assoluta. Ora che le sezioni con le porte in legno, le pareti rosso sporche, la falce e martello, non ci sono più, cosa resta? Le parrocchie. Maurizio Zipponi, ex leader della Fiom di Brescia, ex di Rifondazione, lo dice con chiarezza: «La Chiesa è l'unica, insieme al sindacato, ad avere terminali diffusi sul territorio. Ai ragazzi precari, oratori e parrocchie offrono un luogo di aggregazione». Franceschini è convinto che la Balena Rossa non sia solo una leggenda. Ci crede e in fondo i suoi romanzi rubano il realismo magico a Jorge Amado. E forse per questo ha chiamato nella sua segreteria un uomo dell'Opus Dei come Giuseppe Lupo. Sacro e profano. Cristo e Stalin. Don Camillo e Peppone. Più e meno. Il sogno è questo: sommare gli opposti. Il rischio è che sommando un più a un meno il risultato sia zero. Una grande Chiesa, ma vuota. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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austria, il papa accoglie le proteste "no al vescovo ultraconservatore" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 15 - Esteri Wagner era stato nominato a Linz. Ieri la "dispensa papale" dopo la rivolta del mondo cattolico Austria, il Papa accoglie le proteste "No al vescovo ultraconservatore" Quando New Orleans fu sommersa disse "è una punizione divina" Nel mirino del parroco anche la saga di Harry Potter: "Questo è satanismo" ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - Il parroco ultraconservatore austriaco Gerhard Maria Wagner non sarà vescovo ausiliare di Linz. Papa Ratzinger ieri ne ha accetto le dimissioni presentate due settimane fa sull´onda delle dure proteste con cui in Austria vescovi e semplici fedeli avevano accolto l´annuncio della sua nomina pubblicata dal Vaticano il 31 gennaio scorso. La notizia è stata diffusa dal Bollettino Ufficiale pontificio in una breve nota, una riga e mezza, dove vi si legge solo che «il Santo Padre ha dispensato monsignor Gerhard Wagner dall´accettare l´ufficio di vescovo ausiliare di Linz, in Austria». Pochissime parole con cui Benedetto XVI spera di sedare la tempesta esplosa tra i cattolici austriaci contrari alla nomina vescovile di una figura controversa come Wagner. Cinquantaquattro anni, parroco della chiesa di Windschgarsten, il mancato vescovo negli ultimi tempi era stato più volte al centro di severe critiche per i suoi interventi pubblici in materia di morale sessuale e aborto. Ad esempio, nel 2005 quando New Orleans fu sommersa dall´uragano Katrina sostenne che si era trattato di una sorta di punizione divina perché erano stati distrutti «non solo i night club e i bordelli, ma anche le 5 cliniche cittadine dove si pratica l´aborto». Sull´omosessualità è solito sostenere e predicare dal pulpito che è «una malattia che va guarita». Nel mirino di Wagner anche la saga di Harry Potter, accusata di avere «elementi di occultismo e satanismo», libri quindi «meritevoli» solo di essere mandati al rogo. Non meno tenere anche le sue tesi teologiche: «L´accertamento della verità di fede - ha più volte sostenuto Wagner - non può essere fatta dal basso», ma va «perseguita» in obbedienza alle gerarchie, irritando quindi i movimenti cattolici liberal, i laici e le organizzazioni per i diritti delle donne nella Chiesa austriaca. Tra i primi a schierarsi contro la nomina, i vescovi della Conferenza episcopale austriaca convocati in assemblea dal presidente, il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn, il 16 febbraio scorso proprio per analizzare il caso-Wagner. Lo stesso Schoenborn e il vescovo titolare di Linz, Ludwig Schwarz (che non ha mai nascosto di essere apertamente contrario alla nomina) nei giorni scorsi sono stati in Vaticano, per parlare col Papa e col prefetto della Congregazione dei vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re. Colloqui riservati, mai resi noti dalle fonti ufficiali pontificie, ma che alla fine hanno portato Ratzinger ad accettare le dimissioni del vescovo eletto. Crisi dunque risolta nella tormentata Chiesa austriaca? Schoenborn sembra pronto a giurarci perché, come egli stesso ha spiegato all´agenzia cattolica Kathpress, «è in gioco il futuro della Chiesa in Austria e i cattolici hanno diritto a pretendere che noi facciamo del nostro meglio per superare la crisi». Anche il vescovo di Linz, Schwarz, si dice disposto a rimboccarsi le maniche: «Con la conferma ufficiale dell´accettazione delle dimissioni - afferma in una nota - questo periodo turbolento per la nostra diocesi e per la Chiesa austriaca si chiude ufficialmente. Adesso si tratta di unire gli sforzi per realizzare il comune obiettivo dell´unità».

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Per evitare un calvario ora la sinistra cerca di votarsi alla Madonna (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 03-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 53 del 2009-03-03 pagina 6 Per evitare un calvario ora la sinistra cerca di votarsi alla Madonna di Vittorio Macioce "Meno seminari e più Caritas", "Chiesa meglio dei sindacati". Ecco la svolta cattocomunista degli esponenti del nuovo Pd. La Balena rossa cerca di sommare gli opposti, ma il Papa va bene solo se non parla di etica Marianna ha i boccoli color camomilla e scrive lettere leggiadre sul Corriere della Sera. Il Pd, di questi tempi, appare ancora un po? confuso. Non è un partito. Qualcuno dice che non ha un?anima, ma è tanti pezzi messi insieme senza uno straccio d?identità. Franceschini giura sulla Costituzione, parla di assegni ai disoccupati e cerca di navigare a vista fino a ottobre. Tutti, intorno a lui, si chiedono da dove ricominciare, dopo il naufragio, dopo che Veltroni ha detto basta, dopo le incertezze e le batoste. Quello di cui si sente davvero il bisogno è un punto di riferimento, una sezione di partito, un territorio, una casa, qualcosa che assomigli a una chiesa, cattolica o comunista a questo punto poco importa. Lo pensa anche Marianna, con i suoi boccoli biondi, madonnina veltroniana, che di cognome fa Madia e occupa un posticino in Parlamento. Marianna scrive che dopo aver visto Tremonti da Santoro, ad Annozero, si è illuminata: questo non è più il tempo dei libri di economia, ma della Bibbia. «Meno Aspen e più Caritas, Sant?Egidio, Lampedusa. Meno statistiche fredde, discusse in seminari a porte chiuse, e più storie vere. Di carne e di ossa». Niente fiori, ma opere di bene. Il messaggio più o meno è questo. Marianna, con santa grazia, indica dove sta navigando il Pd di Franceschini, l?ultimo capitano Achab a caccia di quella creatura politica, sorta di mito postmoderno, che è la Balena Rossa. La rotta è confusa e attraversa tanti spicchi di mare. Ci sono pezzi di comunismo emiliano, dotto e paesano. C?è un po? di sindacalismo meridionale. C?è la base e la parrocchia. C?è il comunitarismo e Marianna rispolvera anche la persona contro l?individuo. C?è il cristianesimo sociale e la Rerum Novarum. C?è la costituzione cattocomunista e il laicismo dei mangiapreti. E c?è il nuovo partito dell?Angelus, che tenta un esperimento di fisica quantica: la scissione del Papa. Buono quando parla di lavoro, denaro e crisi economica. Cattivo se si avventura su etica, vita, morte, sesso ed embrioni vari. Franceschini sta preparando il suo altare di santini, quelli che devono sostituire i poster novecenteschi di Veltroni. Kennedy e Martin Luther King finiscono in seconda fila, Obama è un mezzo disastro, l?America è lontana. Serve altro, qualcosa di più prosaico, gente come Don Milani, La Pira, Dossetti, Rodano o un buon costituzionalista come Arturo Carlo Jemolo. Va bene anche Pasolini, con la nostalgia delle lucciole e il suo cristianesimo laico, sofferente, disperato, masochista. Il miracolo sarebbe convertire davvero l?opera e la vita di Gramsci al cattolicesimo sociale. è lui l?icona che manca. Basta una piccola operazione di chirurgia ideologica e Franceschini trova il suo testimonial perfetto. Gramsci martire, Gramsci santificato dall?Azione cattolica, Gramsci in copertina su Famiglia Cristiana, Gramsci senza Togliatti, Gramsci antifascista (e antiberlusconiano). Gramsci con la Rerum Novarum sotto il braccio e la benedizione di Leone XIII. La sinistra, da tempo, ha nostalgia delle vecchie sezioni di partito. Quei luoghi dove si andava a bere e fumare, piazza indoor e metropolitana, fede, discussioni, libri, maestri, rivoluzione e ideologia. Era l?illusione di partecipare a qualcosa di grande, come in una canzone di Gaber. Era lì che il popolo comunista celebrava la sua messa. Quando tutto è caduto, è rimasto un vuoto, una solitudine assoluta. Ora che le sezioni con le porte in legno, le pareti rosso sporche, la falce e martello, non ci sono più, cosa resta? Le parrocchie. Maurizio Zipponi, ex leader della Fiom di Brescia, ex di Rifondazione, lo dice con chiarezza: «La Chiesa è l?unica, insieme al sindacato, ad avere terminali diffusi sul territorio. Ai ragazzi precari, oratori e parrocchie offrono un luogo di aggregazione». Franceschini è convinto che la Balena Rossa non sia solo una leggenda. Ci crede e in fondo i suoi romanzi rubano il realismo magico a Jorge Amado. E forse per questo ha chiamato nella sua segreteria un uomo dell?Opus Dei come Giuseppe Lupo. Sacro e profano. Cristo e Stalin. Don Camillo e Peppone. Più e meno. Il sogno è questo: sommare gli opposti. Il rischio è che sommando un più a un meno il risultato sia zero. Una grande Chiesa, ma vuota. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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TERESA BARTOLI ROMA. CI SARANNO UN PAIO DI SETTIMANE IN PIù DI LAVORO PER CERCARE UN'IN... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-03-2009)

Argomenti: Laicita'

TERESA BARTOLI Roma. Ci saranno un paio di settimane in più di lavoro per cercare un'intesa sul testamento biologico. Ma lo scontro tra maggioranza ed opposizione non si placa. Ora i due fronti si rimpallano l'accusa di aver chiesto più tempo solo per dribblare le proprie divisioni interne. Da oggi pomeriggio la commissione Sanità di palazzo Madama inizierà a votare gli emendamenti al testo. Ed è Raffaele Calabrò, relatore del disegno di legge, a confermare che la commissione avrà a disposizione un paio di settimane: il testo approderà in aula attorno alla metà del mese invece che il 5 come era stato fissato in un primo momento. Calabrò si è anche detto ottimista sull'esito finale: «L'iniziale atteggiamento ostruzionistico è andato via e questo lascia sperare sulla possibilità di far uscire dalla commissione un testo condiviso. Una volta stabilito il no all'eutanasia e al suicidio assistito, c'è tutta la volontà di migliorare il testo». Ancora prima del merito della questione, però, a dividere è proprio il breve rinvio dell'approdo in aula. Ieri è stata Anna Finocchiaro, presidente del senatori del Pd, ad accendere le polemiche. «Scappano, ma noi non glielo permetteremo» ha detto spiegando che «il tempo in più in commissione è stato chiesto perché sono venuti allo scoperto i problemi molto seri all'interno del Pdl, problemi che noi avevamo denunciato. Una settimana in più o in meno non cambia ma - ha aggiunto Finocchiaro - non consentiremo alla maggioranza di scappare. Non sono mesi che ripetono che una legge è necessaria per non lasciare questi problemi in mano a pericolosi magistrati? Beh, adesso non possono scappare alla prima difficoltà». Lo ha detto ribadendo la proposta di modifica elaborata dal Pd e «che prevede che idratazione e nutrizione possano entrare nella dichiarazione anticipata di trattamento, che vengano assicurate a tutti ma possano essere interrotte qualora la persona lo abbia indicato nella sua Dat». Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vice del gruppo dei senatori del Pdl, sono insorti di fronte alla ricostruzione di Finocchiaro. «Finocchiaro vaneggia» ha accusato Gasparri sostenendo che «il Pdl non solo non scappa, ma ha tutta l'intenzione di andare avanti fino in fondo per approvare un disegno di legge sul fine vita e impedire che su questa delicatissima materia si proceda a colpi di sentenze». Quella dichiarazione - ha sostenuto Quagliariello - è ai limiti della correttezza istituzionale» perché «ci è stato chiesto dall'opposizione, legittimamente, che fosse dato a tutti il tempo dovuto per illustrare i singoli emendamenti». Parole accompagnate dalla richiesta di andare in aula non appena la commissione abbia finito il proprio lavoro. Qualche giorno in più - ha detto anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini - si può concedere, ma non di più perché «siamo convinti che la serietà imponga di legiferare al più presto» soprattutto a chi era convinto che si potesse procedere anche per decreto. Lo scontro si riaccenderà anche sul merito. Nel Pd si sta lavorando ad una mediazione sul punto critico dell'idratazione e dell'alimentazione forzate. «Si pensa - spiega Daniele Bosone, firmatario dell'emendamento - di definire meglio i casi eccezionali in cui possono essere rifiutati». Il lavoro è stato avviato con l'avallo di Dario Franceschini ed Anna Finocchiaro partendo dalla posizione prevalente nel Pd. L'idea è che la volontà espressa nel testamento biologico possa essere attuata se il paziente venisse a trovarsi in stato vegetativo permanente e fosse accertata l'assenza di attività integrativa cortico-sottocorticale. Un lavoro che fa breccia nelle perplessità del fronte laico del Pdl (è stata ancora smentita la sostituzione di Lucio Malan e Ferruccio Saro in commissione), ma trova resistenze fortissime nei pasdaran cattolici come il sottosegretario Eugenia Roccella che giudica «difficile» la possibilità d'intesa.

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Meglio un Pisanu all'uscio (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 03-03-2009)

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3 marzo 2009 Meglio un Pisanu all'uscio Scoperto da Cossiga, lanciato da un arcivescovo, oggi è il politico di centrodestra più amato dal centrosinistra Come si muove dicono: si smarca. Come parla gli attribuiscono movimenti al centro, scarti a sinistra, balzi laterali, voli ultrapolari (nel senso dei due poli). Appena una parola esce dalla bocca di Beppe Pisanu – ex democristiano moroteo e zaccagniniano, ex sottosegretario nei governi Forlani, Spadolini, Fanfani, Craxi, Goria e De Mita, ex ministro dell?Interno di Silvio Berlusconi, parlamentare di esperienza pluridecennale, attuale presidente della commissione Antimafia – parte la gara all?accaparramento. Lo sentono parlare di immigrati, migranti e ronde e dicono: “Perché sta nel Pdl?”, e lo dice sia la Lega sia, per motivi opposti, il neosegretario del Pd Dario Franceschini, a suo tempo seguace di Benigno Zaccagnini come Pisanu e oggi lontano da Pisanu per età e ubicazione politica. E non basta. C?è chi fa il salto successivo e si chiede: ma perché Pisanu non si candida a segretario del Pd?, che sarà pure una boutade ma non toglie certezza a un fatto: Pisanu – e non da oggi – è l?esponente del centrodestra più benvoluto dal centrosinistra. Non basta neppure questo, perché quando poi Pisanu va alla presentazione del libro di Raffaele Cantone sulla camorra, e come correlatore trova Walter Veltroni, fresco di dimissioni dal Pd, e molto si commuove alle sue parole – ho il nodo alla gola per il tuo discorso, Walter, e ho preso ventuno annotazioni – c?è subito chi, nell?opposizione, loda il Pisanu uomo moderato, baluardo di democrazia e tolleranza in tempi di fosca antidemocrazia (soltanto i dipietristi non lo amano, perché seguono alla lettera Marco Travaglio che quando parla di Pisanu tira sempre fuori l?episodio delle sue dimissioni da sottosegretario nel 1983, ai tempi del crac del banco Ambrosiano). Quando poi Pisanu va in tivù, da Fabio Fazio, e chiede allo stato di fermarsi “al di qua della porta del dolore” (la stanza del malato terminale), in molti sospirano: che uomo saggio, che uomo rispettoso, che uomo pacato. Sospirano come davanti alla panacea universale, che siano pro o contro il disegno di legge sul testamento biologico, e pro o contro l?opinione di Pisanu stessa (nessuna legge). Sospirano e si domandano: ma perché quest?uomo troppo umano resta berlusconiano? E se lo immaginano di nuovo ministro, se lo pregustano ai vertici del Pdl al posto del Cav. oppure lo immaginano in fuga con Paolo Guzzanti verso lidi liberali e lo sognano addirittura presidente della Repubblica. Altri ancora, come il leader dell?Udc Pier Ferdinando Casini, lo hanno detto a microfoni aperti, durante un giro nella Sardegna pre-elettorale, che cosa vorrebbero da Pisanu: “Non posso non domandarmi perché Rutelli, Casini e Pisanu debbano stare in tre partiti diversi”. Inutile dire, come dice spesso Pisanu in conversazioni private con collaboratori e osservatori, che chi ha la vocazione d?essere libero lo mette in conto. Mette in conto, cioè, che ci potrà essere consenso (cosa che di certo fa piacere), dissenso (cosa che di certo fa pensare), ma anche “bercio del fazioso”, ove per bercio del fazioso s?intende qualcosa che può fare ridere o fare pena, ma che è quasi una sfida per un ex democristiano che spesso si è trovato in minoranza – talmente in minoranza, ai tempi di Ciriaco De Mita, che non fu ricandidato alle elezioni del 1992. Due anni dopo entrò in Forza Italia, luogo dove però si è trovato a intermittenza nel ruolo di quello che, per l?una o per l?altra ragione, non di rado dissente. Dissente per distanza ideologica dalla Lega – anche se a volte Roberto Calderoli, suo critico feroce, l?ha lodato per la mano ferma nei confronti dell?islam estremista. Dissente per moderazione intrinseca, dettata dalla fede di uomo libero e di cattolico liberale, come si definisce Pisanu quando qualcuno gli chiede quale sia il filo rosso che dalla Dc l?ha portato al Pdl. Dissente per occasionali discrepanze d?opinione con il Cavaliere sul metodo e la comunicazione – come durante la lunga notte delle politiche 2006. Dissente ma non molla, e però da qualche tempo è di nuovo colui che non si incasella. E quando, pochi mesi fa, ha aperto un suo foro intellettuale, erano già tutti lì a dire: Pisanu fa come Massimo D?Alema, Pisanu fa come Gianfranco Fini, eccola, la mossa principe dello smarcamento, si chiama fondazione Medidea, luogo ideale di riflessione sulla “questione mediterranea”, aperto a intellettuali cattolici e laici: “Da millenni il Mediterraneo è una frontiera… nelle sue acque sì è combattuto aspramente, ma si è anche proficuamente commerciato”, si leggeva fin dalla prima ora sul sito della fondazione presieduta dal senatore (che in persona organizzava conferenze italo-libiche e progettava riviste cartacee e internettiane). Ma c?era sempre qualcuno che lo incatenava a quell?equazione: crei un tuo pensatoio? Allora stai anelando all?indipendenza. E quando, in concomitanza con l?approfondirsi della distanza Pisanu-Maroni sulla questione ronde, è arrivato al presidente della commissione Antimafia l?invito centrista al seminario di Liberal a Todi – Casini, Tabacci, Rutelli, Buttiglione e Pisanu, tutti insieme a discettare di “nuovo tempo” centro-moderato “per la Repubblica” – qualcuno si è chiesto se davvero Pisanu ci stesse pensando, a passare oltre (il Pdl) per realizzare il sogno di un Ppe italiano. Idea non nuova per Pisanu, che a quello, il Ppe italiano, da tempo dice di puntare. Poco più di un anno fa, infatti, in apertura di campagna elettorale per le politiche 2008, Pisanu mostrò forte e chiaro il desiderio di gettare Berlusconi oltre l?ostacolo, oltre quel Pd di Walter che voleva far tutto all?americana per “marciare verso il centro”, senza tessere e in estrema liquidità. “Se non ci muoviamo, ci travolgerà”, disse Pisanu in un?intervista a questo giornale, disegnando, in un momento in cui il pareggio elettorale pareva più che probabile e in cui le prove di dialogo veltroberlusconiane parevano più che prove, i confini di un partito ancora più “americano” di quello immaginato dal Veltroni del Lingotto: Luca Cordero di Montezemolo, Savino Pezzotta, Mario Monti, poteri forti e meno forti da raggiungere “con uno scatto unitario” e con meno “reazioni propagandistiche” per non farsi triturare dal Pd che mirava a quella che Marco Follini chiamava “terra di mezzo” e che per Pisanu era un po? la terra di nessuno. Il copyright del partito aperto è mio, disse l?ex ministro dell?Interno, non senza orgoglio: “Nel ?73 proposi a Fanfani la soppressione del tesseramento”. Il fatto è che il Pisanu del ?73 lo ricordano in pochi, mentre in molti ricordano il Pisanu dolente del 1978, quello descritto da Giovanni Bianconi in “Eseguendo la sentenza”, il libro sul sequestro Moro: Pisanu il capo della segreteria politica di Zaccagnini che, dopo essere andato a casa Moro, il giorno del rapimento, forse pensando alla sua Sardegna, terra di sequestri, pensò a quello che prova il parente di colui che per mesi vive incatenato in una grotta, e provò a dire: “Non possiamo decidere noi soli, prima di tutto bisogna interpellare la famiglia”, per poi “intuire il dramma” dalle risposte degli astanti: quello “non era un affare privato, ma una partita istituzionale, un affare di stato”. E d?altronde Pisanu a Moro sempre ritorna col pensiero – viene prima la persona dello stato, dice quando le polemiche bioetiche lo necessitano, ricordando l?impegno dello statista democristiano attorno all?articolo 2 della Costituzione, ai tempi della Costituente. C?era anche Togliatti, a discutere di quell?articolo, ha raccontato un giorno un Pisanu in vena di amarcord. Togliatti cedette e andò contro i compagni che gli rimproveravano la rinuncia al primato dello stato, dice il senatore quando la nostalgia morotea si fa sentire. E forse un po? si duole, in cuor suo, di essere sempre associato a Zaccagnini (e di rimando a Franceschini) e non a Moro. “Pisanu il braccio destro di Zaccagnini, Pisanu e la banda dei quattro”, si legge nelle biografie del presidente dell?antimafia, alludendo all?impegno politico degli esordi – lui, Bodrato, Salvi e Belci ad amministrare il partito per conto di “Zac”, come i famosi quattro nella Cina di Mao. E chissà se Pisanu concorda con il dotto ex democristiano che sentì Moro definire Zaccagnini “dolente senza dolore, appassionato senza passione”. Perché Pisanu non fu mai senza passione e anzi, fin da giovinetto, a Sassari, si lasciò travolgere dall?irruenza politica del ruggente Francesco Cossiga, professore universitario, facendosi convincere: tu vieni a fare il segretario provinciale, disse Cossiga a Pisanu. Il quale, da ragazzo dell?Azione cattolica proveniente da Ittiri, paese di vecchi telai e campi di carciofi, rispose inizialmente: no, devo studiare e non ho la preparazione adatta. Cossiga non lo mollò: la preparazione la giudico io. E Pisanu, corrucciato sotto le spesse sopracciglia, ridisse: no, non me la sento. Il giorno seguente arrivò la convocazione dall?arcivescovo Mazzotti. Invece penso tu debba farlo, disse il prelato al giovane Pisanu titubante, aggiungendo un incoraggiamento scherzoso: “D?altronde non hai mai avuto la faccia da sagrestano”. Pisanu si convinse e Cossiga, deus ex machina, per nulla si stupì. di Marianna Rizzini

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"Luoghi di culto per combattere gli estremisti" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Intervista Mohammed Benabdallah "Luoghi di culto per combattere gli estremisti" MARIA TERESA MARTINENGO Incontri istituzionali e con i rappresentanti della comunità marocchina. Così è trascorsa la prima giornata torinese di Mohammed Nabil Benabdallah, nuovo ambasciatore del Regno del Marocco in Italia. Oggi, accompagnato dal neoconsole a Torino Noureddine Radhi visiterà i minori detenuti al Ferrante Aporti e vedrà gli imprenditori. Ieri, con il sindaco Chiamparino, l'ambasciatore ha ragionato sulle necessità dei cittadini marocchini a Torino, ma anche di rapporti economici e culturali tra il nostro territorio e il Marocco. Al centro dell'attenzione, il tema dell'integrazione, di cui fa parte la questione religiosa: a Moncalieri è di pochi giorni fa il sequestro dell'unica moschea perché non a norma. In Italia e anche a Torino c'è «sensibilità» rispetto al tema dell'islam e della sua pratica. Tra l'altro, sono soprattutto le moschee a curare il legame dei bambini con la lingua e la cultura d'origine... «Bisogna tenere sempre presente che l'islam marocchino è un islam di tolleranza e moderazione. E noi vigiliamo affinché gli elementi eventualmente estremisti siano emarginati. Li vogliamo combattere noi per primi. Ma se si desidera che siano le associazioni laiche a prendersi a cuore il mantenimento dei rapporti con la cultura d'origine, bisognerà sostenerle». I marocchini che vivono a Torino le hanno parlato delle difficoltà che affrontano per praticare la loro fede? «Le difficoltà esistono. Ma più la comunità sarà messa in grado di praticare i suoi riti in modo aperto, trasparente, nel rispetto dei valori italiani, della religione principale cristiana-cattolica, meglio sarà per tutti. Se invece si procede con i divieti, la comunità troverà cantine, garage, appartamenti chiusi dove praticare comunque i riti» Situazioni a rischio? «È in quelle condizioni che gli elementi estremisti si infiltrano, approfittando dello scontento della comunità, per sviluppare un discorso estremista. È una questione che va affrontata con serietà. Oggi il Marocco è nelle migliori condizioni per gestire con voi la questione religiosa. Che, speriamo, non sia oggetto di sterile polemica politica». Come giudica il grado di integrazione della comunità torinese? «È una comunità che migliora. È positivo che si stabilizzi, che la componente femminile sia divenuta un elemento molto presente. La famiglia si è ricostituita. Noi abbiamo come missione di favorire sempre più questo processo, nel rispetto dei valori, delle leggi e dell'identità italiana, vegliando sul fatto che la dignità, la personalità e l'identità della comunità marocchina siano ugualmente rispettate». A Torino ci sono 5 insegnanti inviati dal governo marocchino che collaborano con le scuole proprio per favorire l'integrazione a partire dal mantenimento del legame con la cultura d'origine. Come procede il progetto? «Poter coltivare la propria cultura contribuisce a rassicurare la comunità: non avere problemi di identità facilita l'integrazione. Spero che questo progetto possa trovare l'attenzione degli enti locali. E che nuovi insegnanti possano essere formati all'interno della comunità». Come procedono gli arrivi di minori non accompagnati? «È un fenomeno praticamente finito, come quello dell'immigrazione irregolare. La comunità marocchina sta diventando completamente regolare. Resta da gestire ciò che c'è ancora sul territorio. Per i minori, spesso sfruttati, è fondamentale la cooperazione con le autorità italiane».

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Cuneese di nascita, torinese di formazione e internazionale di fama, il matematico Piergiorgio Odifr... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Cuneese di nascita, torinese di formazione e internazionale di fama, il matematico Piergiorgio Odifreddi è stato chiamato dalla Regione Piemonte e dallo stesso Giuliano Soria a guidare il comitato dei cinque saggi incaricati di prendere in mano le redini del Premio Grinzane Cavour, dopo la bufera giudiziaria abbattutasi sul «patron» uscito di scena. Professore, una bella gatta da pelare? «Se non fossi quel mangiapreti che tutti dicono, azzarderei addirittura una bella croce da portare». A Torino la criticano di eccessivo laicismo, qui in provincia temono che il Grinzane scordi le sue origini, a favore della Mole. Come rassicurare enti e amministratori locali? «Non è nostra intenzione dimenticare le radici del Premio. Il fatto che fin da subito siano stati coinvolti la presidente della Regione Bresso e l'assessore regionale Oliva e non il sindaco o l'assessore di Torino lo dimostra chiaramente. Non nascondo che qualche rischio ci sia stato, soprattutto con l'idea di un accorpamento con la Fiera del Libro. Ma poi è prevalso un altro indirizzo, perfettamente consapevole che la forza del Grinzane sta soprattutto nel suo radicamento locale». I sindaci di Alba, Grinzane Cavour, Costigliole e Santo Stefano Belbo hanno chiesto di essere rappresentati nel nuovo comitato di gestione. Accetterete la richiesta? «La porta è aperta. Si è creata confusione sul ruolo del comitato di garanti, che serve a garantire me e non il premio. Ma nei prossimi giorni provvederemo a modificare radicalmente il Consiglio di amministrazione del Grinzane. Se prima era composto da tre sole persone, compreso Soria, il nuovo consiglio accoglierà, oltre a me, un rappresentante delle banche, uno della Regione, uno del Ministero e uno degli enti locali. Sarà un consiglio pluralista e con potere decisionale vero». Circola già qualche nome più attendibile? «Non sta a me deciderli. Anzi, non voglio proprio metterci becco, vanno bene sia cattolici, sia atei, con i capelli corti oppure lunghi». Altro timore è quello della scure. Avete annunciato 5 eventi per il 2009, tagliando fuori premi come il Grinzane Alba Pompeia e quelli legati a Pavese e Fenoglio. «Non è proprio così. Abbiamo indicato le priorità, dicendo che per tutti gli altri eventi si dovranno verificare l'opportunità e la sostenibilità finanziaria. Quel che non vogliamo più fare, è mettere tutto nello stesso calderone. Se ci saranno i soldi per progetti mirati, nessuna obiezione a farli andare avanti. Ma occorre più rigore e più trasparenza». Quale saranno i vostri indirizzi? «Al di là delle vicende giudiziarie, il Premio ha tanti meriti. Ma ha anche il difetto di essere cresciuto a dismisura, diventando un po' come un impasto: quando lo prendi in mano, ti scappa da tutte le parti. C'è bisogno di una nuova struttura organizzativa, in grado di gestire tutto coerentemente». E a livello culturale? «Il Premio Grinzane ha sempre avuto una doppia forza, centruifuga e centripeta. La prima ha portato a far conoscere nel mondo i nostri intellettuali, ma anche i nostri paesaggi e prodotti. La seconda ha portato persone di grande valore nel nostro territorio, favorendo lo scambio. E' un modello che ha dato prova di funzionare bene,e potrebbe farlo magari allargato anche ad ambiti non umanistici, come la matematica e l'economia».

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La ricerca della laicità (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Da Aborto a Zapatero, un vocabolario a rma di Vladimiro Polchi La ricerca della laicità ELISABETTA AMBROSI «Quella italiana? Una Repubblica a ?laicità vigilata?». Questa la tesi di fondo di un agile manualetto a firma di Vladimiro Polchi, Da Aborto a Zapatero. Un vocabolario laico (Laterza, pp. 205, euro 15): un altro dei recenti titoli che vanno ad aggiungersi alla schiera di pamphlet, dedicati al rapporto tra religione e sfera pubblica, con cui la storica casa editrice ha deciso negli ultimi mesi di arricchire il suo catalogo. Aborto, Ateismo, Cellule staminali, Concordato, Coppie di fatto, Crocifisso, Embrione, Eutanasia, Fecondazione, Ici, Islam, Obiezione di coscienza, Otto per mille, Omosessualità, Ru486, Testamento biologico: queste alcune delle voci, citate dal libro, su cui di recente si è acceso (o riacceso) il nostro dibattito pubblico. Altri lemmi ricordano invece conflitti più antichi, come quello sull?astensionismo politico cattolico (il famoso non expedit, abrogato nel 1919 ma rientrato dalla finestra nel caso del referendum sulla legge 40); o, ad esempio, il rapporto tra Chiesa e guerra, improntato ad un realismo politico che appare in contrasto col divieto di violare il principio assoluto della sacralità della vita. Un caso tutto italiano Ciò che salta subito all?occhio al lettore è che questo vocabolario laico è uno strumento difficilmente utilizzabile al di fuori dei confini nazionali; si tratta infatti di una mappa dei punti di frizione che esistono tra posizioni laiche, e leggi italiane, e la presenza/invadenza della Chiesa cattolica sulla politica italiana; in particolare sulle norme che regolamentano i temi legati a vita, morte, riproduzione. All?autore però, che si definisce un cronista, non interessa tanto disegnare un manifesto ideologico dei laici, quanto spiegare, voce per voce, quali siano i termini della questione, in modo che il lettore possa farsi un?idea delle ragioni dello scontro. Al servizio di questa chiarificazione sono messi molti dati. Basta comparare il numero degli aborti del 1982 a quello del 2007 ? 243.801 contro 127.038 ? per portare acqua al mulino di chi difende la legge 194. O ricordare come i medici obiettori di coscienza siano nel nostro paese quasi il 70 per cento, (90 per cento in Basilicata), per far capire come quella legge che fa calare gli aborti non è uguale per tutti. O, infine, confrontare i numeri delle coppie andate all?estero per ?turismo procreativo? prima della legge 40, circa mille l?anno, con quelle del 2006, 4.173, per dare un?immagine di una norma che non va. Sempre i numeri, citati in abbondanza nel volume, aiutano il lettore a capire in che modo sia cambiata la società italiana negli ultimi decenni: il calo dei battesimi (77,46 su 100), l?esercito delle coppie di fatto, circa 500.000, i bambini nati fuori dal matrimonio (quasi un quinto), l?incremento di separazioni e divorzi (rispetto al 1995 rispettivamente del 57,3 e 74 per cento) e dei matrimonio civili (che in alcune regioni hanno superato la metà delle unioni), la scelta della cremazione per un decesso su dieci. Si tratta solo di dati, certo, ma dai quali ogni riflessione sui valori farebbe bene a non prescindere. La fatica della politica Che la Chiesa prenda atto con fatica dei drastici mutamenti sociali non stupisce del tutto: sia per la giusta rivendicazione del carattere astorico dei propri principi; sia, anche, per anche l?attuale rifiuto di ogni forma di modernizzazione, che pure in passato ? da ultimo col Vaticano secondo ? essa stessa ha più volte intrapreso. Assai meno comprensibile invece, come spiega anche l?autore tra le righe, è che lo schieramento progressista del paese si sia spaccato, e continui a farlo, su questioni sulle quali una convergenza unitaria avrebbe dovuto essere raggiunta da tempo, accantonando l?arrugginita bandiera della libertà di coscienza (che si tramuta nella mancata libertà del cittadino). Il volume ricorda a proposito alcuni episodi significativi: l?approvazione della legge 40 sulla fecondazione ? invasiva, ma soprattutto in totale contrasto con quella sull?aborto ? grazie anche ai voti di esponenti cattolici del centrosinistra; l?episodio del 17 dicembre 2007, quando la maggioranza del consiglio comunale di Roma respinse la delibera di iniziativa popolare per l?istituzione del registro delle unioni di fatto (permesse però ai politici); infine, il voto negativo della senatrice Binetti, che il 6 dicembre 2007 votò contro la fiducia al governo Prodi, «affinché, nel maxiemendamento sulla sicurezza, non passasse un riferimento all?articolo 13 del trattato di Amsterdam », che combatteva, tra le altre, discriminazioni, basate sulle tendenze sessuali. Il mestiere di cronista, però, finisce qui, e alla fine del libro i grandi interrogativi su vita e morte restano aperti. All?elencazione di numeri e fatti, indispensabili per mettere fuorigioco interpretazioni manipolatorie, sarebbe stato forse utile affiancare un ragionamento analitico e problematico su parole e temi, come faceva con maestria Uberto Scarpelli. Ragionamento utile non solo per indicare i principi filosofici che stanno alla base del laicismo, e il loro scontro ? tragico ma nobile ? con le tesi sull?indisponibilità della vita. Ma anche per mostrare come in molti frangenti anche i laici dal sofisticato vocabolario possono restare confusi. Tanto che molti di essi parlerebbero con disagio di ?diritto a morire?, preferendo piuttosto difendere il diritto a una buona vita (e cioè a non soffrire) prima della morte. E l?eutanasia non tanto come ?conquista di libertà? (nel libro si cita la storia della giovane donna che, trovando la madre malata di Sla suicida, grida «Mamma ce l?hai fatta! Sei libera!»), ma come disperata necessità quando la vita è ormai impossibile.

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I cattolici provano a mediare ancora (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

I cattolici provano a mediare ancora L?emendamento Rutelli sul testamento biologico può aiutare il Pd a fare un passo in più. FABRIZA BAGOZZI Se sul testamento biologico ci sono ulteriori margini di convergenza nel Pd e se è possibile trovare una sponda con malpancisti e dialoghisti del Pdl, lo sta verificando Daniele Bosone, neurologo, senatore di area cattolico- democratica che in questi mesi ha dato un contributo importante alla sintesi. Già nel gruppo di lavoro coordinato da Marina Sereni, Bosone ha scritto con Ignazio Marino la mozione in cui viene ribadita la posizione prevalente, che i dem hanno votato a larga maggioranza al senato. Ora sta lavorando a quello che definisce un «work in progress», una bozza di emendamento che riguarda lo stop di idratazione e nutrizione artificiali. Da valutare in commissione e con il gruppo, per eventualmente decidere di portarlo in aula come testo del Pd. La bozza mantiene la possibilità di inserire nella dichiarazione anticipata di trattamento la sospensione di nutrizione e idratazione, ma specifica in quali casi e accoglie la seconda parte dell?emendamento con cui Rutelli ha proposto la sua «terza via». In sostanza: i due trattamenti sono considerati ?sostegno vitale? e vanno sempre garantiti ma «è ammessa l?eccezionalità del caso» in cui siano «espressamente oggetto della dat» (come stabilisce il testo prevalente del Pd). Qui entra la prima modifica, ovvero la specifica dei casi eccezionali. Lo stop è consentito se il paziente che ha fatto la dat si trova in stato vegetativo permanente e se è accertata «l?assenza di attività integrativa cortico-sottocorticale» (la situazione di Eluana). In casi diversi, nonostante la dat, la sospensione non è possibile. Una circoscrizione della casistica gradita ai cattolici perché la rende meno automatica, andando a vedere quando il sostegno vitale può essere sospeso. Bosone inserisce poi un?altra modifica che recepisce in parte la proposta Rutelli. Il quale dice che nutrizione e idratazione non possono entrare nella dichiarazione anticipata di trattamento ? come il sostiene il testo Calabrò ? ma che in alcuni casi (fasi terminali della vita, persone che non sono in condizioni di intendere e volere) e verificando alcune condizioni (aspettative di sopravvivenza, condizioni del paziente e necessità di non dar corso ad accanimento terapeutico) si possono modulare. Nell?interazione fra medico, fiduciario e famiglia, ma l?ultima parola spetta al medico. Dunque, anche se la dat è fuori discussione, un?eventuale sospensione è possibile in situazioni particolari. Bosone accoglie con due variazioni: anche qui il paziente deve trovarsi in quel particolare tipo di stato vegetativo permanente e la valutazione finale dev?essere fatta da familiari e medici e non solo dal medico «anche per evitare contenziosi ». Un?apertura a tutti quei casi, al momento la maggioranza, in cui la dat non c?è. E qui, invece, i cattolici sono più dubbiosi. A un primo giro, però, la bozza non è dispiaciuta, area laica del Pd compresa. L?idea è andare a vedere se può raccogliere più consensi della posizione prevalente ? magari anche quello della capogruppo Dorina Bianchi ? e smuovere cose anche dall?altra parte, dove sono molti i dubbi sull?automatismo del principio che vieta sempre idratazione e nutrizione. Ma stretto fra il dissenso pro life alla Mantovano e quello laico alla Saro, il Pdl al momento si attesta su una posizione oltranzista. Anche se gli inviti a prendere in considerazione la «terza via» rutelliana ? nella variante originale ? sono ormai più d?uno e non più soltanto tattici. Intanto, oggi la commisssione affari costituzionali dovrà esprimere il parere sul ddl Calabrò ed è più che probabile che, dati i dubbi nella maggioranza, esca un via libera condizionato. Lavora anche la commissione sanità anche se è quasi certo lo slittamento dell?approdo in aula. Almeno un paio di settimane. Il Pd non si mette di traverso anche se Anna Finocchiaro fa notare: «Il Pdl fugge per divisioni interne, ha chiesto più tempo solo per questo».

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biotestamento, arrivano le modifiche prove di dialogo tra maggioranza e pd - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 10 - Interni Biotestamento, arrivano le modifiche prove di dialogo tra maggioranza e Pd Cambia l´accanimento terapeutico. Franceschini: basta liti tra noi Ieri primo via libera condizionato in commissione. Restano le divisioni nel centrodestra GIOVANNA CASADIO ROMA - Correzione di rotta del centrodestra, cambiano le norme sul biotestamento. Il Pdl si è accorto che così com´era il testo non poteva funzionare, anche se il primo parere di costituzionalità della commissione del Senato ha dato un via libera con riserva. Quindi, stamani Raffaele Calabrò - il senatore cardiologo, tre figli e quattro nipoti, relatore del disegno di legge - presenterà le modifiche che riscrivono i primi tre articoli; che affidano inoltre al medico, e non più al notaio, di certificare la volontà di fine-vita; che prevedono una validità di cinque anni per il biotestamento. Ma è soprattutto la riformulazione dell´articolo 2, a segnalare la novità: non si parla più solo del divieto di eutanasia e di ogni forma di suicidio assistito, ma si ribadisce e precisa il "no" all´accanimento terapeutico. Il contrario del resto, la posizione cioè dei pasdaran pro-life, anche a dispetto della volontà della persona, sconfinava nell´incostituzionalità. Avvio di prove di dialogo con il Pd, dopo lo scontro sul caso Englaro. Oggi si vedrà se il centrodestra è disposto ad accogliere alcuni emendamenti dei Democratici, in particolare quelli di Daniele Bosone o di Francesco Rutelli sull´obbligo di idratazione e alimentazione nel fine-vita salvo dare al medico e ai familiari l´ultima parola. Calabrò ammette che i cambiamenti al testo «non sono stati fatti nel chiuso di una stanza» e che altre proposte democratiche potrebbero essere esaminate. Quelle dell´ala cattolica del Pd, s´intende. Con l´intenzione, neppure troppo nascosta, di sparigliare nel centrosinistra. I rutelliani del resto stanno lavorando a un´intesa: Luigi Lusi afferma che bisogna fare ogni sforzo per una mediazione. Non è l´opinione prevalente nel Pd, neppure tra i cattolici che stanno sì pensando a un loro testo su idratazione e alimentazione forzata ma sono stati stoppati dal segretario Dario Franceschini. In un vertice nella sede del partito, Franceschini ha strigliato Dorina Bianchi e Ignazio Marino, che si sono passati il testimone alla guida del drappello di senatori Pd in commissione Sanità. Troppe interviste, troppi scontri sui giornali e ansie di visibilità. «Basta liti tra noi», ha avvertito il segretario. «Evitiamo di danneggiarci», ha rincarato Anna Finocchiaro, la presidente dei senatori. Bianchi alla fine si limita a commentare: «Aspettiamo di ragionare sugli emendamenti del relatore». Bosone assicura: «Un emendamento dell´ala cattolica? Solo se sarà di tutto il Pd». Impresa difficile, tenuto conto che la maggioranza del partito si ritrova nelle posizione laica (condivisa anche dal cattolico Marino) per cui è l´autodeterminazione della persona espressa nel bio testamento a prevalere, benché idratazione e alimentazione siano definiti sostegno vitale. L´esame del ddl in aula è slittato a mercoledì 18, ma il centrodestra giura che non c´è intenzione di diluire i tempi e che a fine mese dovrebbe esserci l´ok del Senato per passare alla Camera. Quagliariello ribadisce che i dissensi di Saro e Malan non hanno spaccato il Pdl. Ma le divisioni nel centrodestra ci sono, e il voto sugli emendamenti domani in commissione sarà la prova del nove.

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Storia dei grembiulini I falsi miti cattolici sulla massoneria (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Tra logge e liturgie Storia dei grembiulini I falsi miti cattolici sulla massoneria Durante il caso Englaro, un deputato Udc ha avanzato il sospetto che vi fossero "i grembiulini" dietro la mancata firma del decreto da parte di Napolitano. Da decenni non si sentiva più un invettiva dei cattolici contro la massoneria. Nell'Italia repubblicana, le logge erano piuttosto la bestia nera della sinistra, memore forse del Mussolini socialista che nel 1913 sancì l'incompatibilità tra l'iscrizione al Psi e l'appartenenza ai liberi muratori. Già mal vista a sinistra, la massoneria diventò la sentina di tutti i mali e vero mito negativo con la scoperta degli elenchi della Loggia P2, nel 1981. Da quel momento la sua azione segreta sembrò spiegare tutti i misteri d'Italia, da Portella della Ginestra in su, stragi ed eversione compresi. Rinasceva così, sia pure invertita di segno ideologico, l'idea del complotto massonico tipica del fascismo degli anni Trenta. Una lettura che non porta molto lontano, come spiega Giorgio Galli in uno dei lavori più equilibrati sulla massoneria di Gelli. (La venerabile trama. La vera storia di Licio Gelli e della P2, Lindau, 16 ?). C'era però stato un tempo, ancora più lontano, in cui massoneria e progressismo erano andati a braccetto. Ai romani di oggi dice ancora qualcosa il nome di Ernesto Nathan, grande sindaco della capitale all'inizio del ?900, radicale, Gran Maestro. Ma andando ancora più indietro, nel Risorgimento, il rapporto tra le logge massoniche e i repubblicani era assai stretto. Non a caso, molti cattolici antiunitari accusavano i patrioti di essere parte di un complotto della massoneria. Questo e molto altro ancora si trova nel libro di Fulvio Conti (Massoneria e religioni civili. Cultura laica e liturgie politiche fra XVIII e XX secolo, Il Mulino, 26 ?), già autore di una fondamentale storia della massoneria fino al fascismo. Qui Conti si interroga su una delle funzioni principali della massoneria italiana nei primi decenni dello Stato unitario, quella di promuovere una religione civile che facesse sentire uniti gli italiani. Così, ecco le manifestazioni da contrapporre ai culti cattolici, a cominciare dai riti funebri laici e dalle campagne per la cremazione, che diedero luogo a battaglie culturali e politiche di vaste dimensioni. Ecco l'impegno per l'educazione pubblica e per la costruzione di una pedagogia democratica attraverso un catechismo laico. Ecco infine il culto di Garibaldi. Tutti aspetti che magari faranno sorridere, legati come sono a un anticlericalismo di cui oggi non si sente la mancanza. Ma che furono importanti per creare dei legami. Più forti certo tra le classi dirigenti che tra il popolo. Anche se per Conti la massoneria italiana non può essere ridotta a un circolo della borghesia, certo essa non possedeva quelle propaggini "popolari" che per esempio la caratterizzavano in Francia. Quale borghesia si ritrovava nelle logge italiane? Anche qui Conti infrange un luogo comune: scarsa era la presenza del mondo imprenditoriale e finanziario, per via del carattere fortemente politicizzato in senso progressista delle logge. In ogni caso, il mito del legame tra la massoneria e la grande finanza, assai diffuso tra i cattolici, è del tutto da sfatare. Però è stato forte e radicato, tanto che dai cattolici è passato, negli anni Settanta, alla sinistra: da quel momento la massoneria è diventata sinonimo di malaffare, opportunismo, convenienze, ricerca di denaro e di potere. Ma per conoscere meglio tutto ciò, attendiamo da Conti una storia dei "grembiulini" in età repubblicana. di Marco Gervasoni 04/03/2009

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Pd, testamento cattolico (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

BIOETICA La destra non litiga più, i democratici si affidano al pro-life Bosone Pd, testamento cattolico Mediazione di Franceschini: si fa spazio la linea Rutelli Eleonora Martini ROMA ROMA C'è una notizia buona e una cattiva, per il Pd, sul testamento biologico. Quella buona è che la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha due settimane di tempo in più per lavorare sul ddl Calabrò prima di portarlo in Aula (il 19 marzo anziché il 5, come ha deciso ieri la conferenza dei capigruppo recependo l'invito del presidente Schifani). Quella cattiva è che il Pdl è riuscito di nuovo, per il momento, a serrare i ranghi incassando il sì della Commissione Affari costituzionali sul testo (dopo le minacce di sostituzione da parte del Pdl, è rientrato il voto dell'ex dissenziente Malan mentre il senatore Saro pur confermando il suo dissenso ha rinunciato a partecipare alla votazione) sia pure con l'invito a «riformulare in modo meno rigido il comma 2 dell'articolo 2», quello cioè che vieta di sospendere qualsiasi attività medica se ciò comportasse un'accelerazione della morte. Due notizie che hanno convinto il segretario del Pd Dario Franceschini a convocare nella sede del partito, insieme alla capogruppo del Senato Anna Finocchiaro, Ignazio Marino e Dorina Bianchi (rispettivamente ex e attuale capogruppo democratico in commissione Sanità, di opposti orientamenti sul tema), per fare il punto sulla "quarta via" proposta dal cattolico Daniele Bosone che sta lavorando ad un emendamento piuttosto pericoloso per l'unità del Pdl in materia. Anche se, secondo la versione ufficiale, nella riunione «si è parlato d'altro» ma Franceschini avrebbe «strigliato» i due «litiganti» Bianchi e Marino perché, «con una forte esposizione mediatica», continuerebbero «a farsi la guerra in pubblico su un tema così delicato». In realtà l'emendamento Bosone, che sarà presentato direttamente in Aula e che secondo il suo stesso estensore «non sarà certo un motivo di scontro tra di noi, anzi, la proposta di modifica verrà depositata solo se rappresenterà la posizione dominante nel partito», potrebbe addirittura aumentare i mal di pancia dell'area laica del Pd. Perché la bozza di emendamento - «ci stiamo lavorando insieme con tutti i membri Pd della commissione», afferma una ben disposta Dorina Bianchi - va incontro non poco alla «terza via» di Francesco Rutelli, sempre più apprezzata in casa berlusconiana. In poche parole, Bosone sostiene che la nutrizione e l'idratazione artificiali sono da garantire a tutti tranne che in alcuni eccezionali casi: quando esplicitamente rifiutati nel testamento biologico (come da «orientamento prevalente» nel Pd) e si è in presenza di «morte corticale» (come nel caso di Eluana, ma è un concetto non scientificamente definito). In ogni caso, la decisione finale spetta, secondo la "quarta via" di Bosone, al medico (come vuole Rutelli) ma d'accordo con i familiari. E ora in Commissione Sanità - dove i 495 emendamenti accettati verranno messi ai voti verosimilmente giovedì - il Pd aspetterà, come annuncia Dorina Bianchi, di sentire oggi «la replica della maggioranza e del relatore per decidere come comportarci». E già Calabrò ha annunciato per oggi la presentazione di «due miei emendamenti, con cui riscriviamo in modo più ordinato gli articoli 1, 2 e 3 che contengono i principi fondamentali, mentre un altro punto modificato sarà quello relativo al notaio, che pensiamo di sostituire con il medico di medicina generale». Una mossa, quella del relatore di maggioranza, dettata dall'«invito» espresso dalla Commissione Affari costituzionali a riformulare «in modo meno rigido» l'articolo 2 («ci porterà a rileggerlo con attenzione ed eventualmente a precisarlo», è stato il commento dello stesso Calabrò). Anche perché con 15 voti a favore e 12 contrari (10 del Pd e 2 dell'Idv) la Commissione ha concesso infine il suo parere favorevole al ddl. Facile, dopo le minacce di sostituzione che il Pdl aveva rivolto ai due senatori dissenzienti Malan e Saro: il primo ha deciso di votare a favore della costituzionalità del testo e il secondo, sia pure esprimendo il proprio dissenso, ha preferito non partecipare al voto. «Se fosse per me il comma 2 dell'articolo 2 andrebbe abolito, come altri articoli del ddl che sono incostituzionali, - racconta al manifesto Giuseppe Saro - perché è impostato in modo tale che potrebbe portare a vietare perfino la morfina ai malati terminali, e la Commissione ha trovato un modo molto elegante per dire che va modificato profondamente». Dunque, perché il senatore Pdl ha scelto di non votare? «Mi auguro che vengano rimossi in seguito». Altrimenti? «Non è un mistero: voterò contro il ddl Calabrò». Foto: IL SEGRETARIO DEL PD DARIO FRANCESCHINI /FOTO EMBLEMA IN ALTO IL PRESIDENTE FRANCESE NICOLAS SARKOZY

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Caro Gervaso, lei non perde occasione per spezzare lance contro l'ex presidente dell... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Mercoledì 04 Marzo 2009 Chiudi Caro Gervaso, lei non perde occasione per spezzare lance contro l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, che, a mio giudizio, non sarà stato un grande capo di Stato, ma nemmeno, come lei lo ha definito, il peggiore. Le sarei grato se rievocasse gli inizi della sua strepitosa carriera politica, culminata in quello che lei chiama il "soglio quirinalizio". Raimondo Orecchia - Milano Mi dispiace dare un dispiacere a lei e ai fan del barone Oscar Luigi Scalfaro, nelle cui vene, come, forse, non sa, scorre l'aspro sangue calabrese. Quando fu eletto al massimo vertice dello Stato, Indro Montanelli lo definì un "presidente per disgrazia ricevuta", spiegando che era un "democristiano anomalo che si permette financo di credere in Dio". Ci credeva al punto che un giorno, scrisse un suo devoto seguace, "apparve alla Madonna". Che sicuramente benedì la sua ascesa al Colle. Prima di entrare in politica, faceva il magistrato, e con molta intransigenza. Aveva studiato alla Cattolica (e dove sennò) e il meglio di sé lo dava negli oratori e nelle parrocchie, che la santità precoce gli faceva preferire alle sale da ballo e ai bordelli di cui noi, laici e libertini, eravamo assidui frequentatori. Si sentiva più a suo agio fra le navate delle cattedrali, ma anche delle pievi, che fra le pareti domestiche, dove viveva con la moglie e, quando questa morì di parto, con la figlia Marianna che gli è sempre stata vicino, stuzzicandogli l'appetito con castagnaccio fatto con le proprie mani. Come pregava e intonava gli inni sacri il barone non pregava e non li intonava nessuno. Nessuno si batteva il petto con aria più contrita di lui. In confessionale denunciava non solo i peccati commessi, ma anche quelli che avrebbe potuto commettere se la fede adamantina non lo avesse distolto da pagane tentazioni e da mondani cedimenti. Diventò il beniamino dei vescovi e dei parroci di Novara, dove era nato il 9 settembre 1918, ma anche dei curati di campagna. Tutti se lo contendevano, additandolo come modello di fede. La sua vocazione era profonda e precoce. Scrivono i suoi biografi Caldonazzo e Fiorelli in una godibilissima biografia "Monsignor Presidente": "L'età in cui Gesù parlava ai Dottori del Tempio, Oscar s'iscriveva all'Azione cattolica". Le sue confessioni e le sue comunioni non si contano. Non passa giorno che non si accosti ai sacramenti. Rimasto vedovo vive per la figlia, per la Chiesa, per la virtù, offrendo a noi laici, peccatori incalliti e recidivi, un "fulgido" esempio cui ispirarsi. Il vescovo di Novara, a suo tempo conquistato dalla fede di Oscar Luigi, lo prende sotto le proprie ali e lo nomina presidente del circolo Regaldi. Nel 1941 è leader diocesano dei giovani. Tre anni dopo, degli adulti. Il passo successivo è il più qualificante e prestigioso: presidente, sempre diocesano, dell'Azione cattolica. Non c'era triduo o Te Deum a cui non partecipasse, novene, esercizi spirituali, che disertasse. Dovunque c'era da pregare e invocare sull'umanità derelitta e smarrita, la protezione e l'aiuto divino c'era lui, il barone Oscar. I suoi livres de chevet erano le Sacre scritture e le Lettere di Santa Caterina (sei volumi), i fioretti di San Francesco e, naturalmente. l'amenissima Summa Theologica di San Tommaso. Firme forti, per un uomo dal credo fortissimo. Qualcuno, conquistato dal suo eloquio già allora pacato e curiale, lo paragonò, e non a torto, a Crisostomo "bocca d'oro". A vederlo, più che un magistrato o un agit-prop di Cristo l'avresti detto un monsignore, in attesa di diventare cardinale. La democrazia cristiana, allora braccio secolare ed elettorale della suprema gerarchia vaticana, mise gli occhi su di lui e decise, senza contrasti, di farne il suo paladino e defensor fidei in Parlamento. Scalfaro, che fra gli ambulacri dei vescovadi, dei conventi, delle pievi si sentiva come una trota nel torrente, avrebbe preferito votarsi a Dio che, in più di un'occasione, aveva mostrato di apprezzarne l'opera teologica e apostolica. Se di là dal Tevere o nella stessa curia novarese, lo avessero deciso, lui, perinde ac cadaver, come i gesuiti con il Papa, non avrebbe detto di no. Fra l'altro, nella provincia, incombeva lo spettro del fronte popolare, ateo e violento, che non avrebbe certamente tollerato il predominio di una democrazia cristiana, sostenuta dalla Chiesa, e in grado di contrastarlo. Ma il Pci e il Psi avevano fatto i conti senza l'oste, senza il barone Oscar, che scese in campo impugnando lo scudo crociato. Per vincere la sfida e diventare rappresentante del popolo non lasciò nulla d'intentato. Per mesi visitò chiese, conventi, oratori, confraternite varie, circoli religiosi, centri di assistenza, scuole, ospizi, ospedali. Scriverà: "Il giorno della pesca miracolosa io c'ero e nessuno osa mettere in dubbio la straordinaria coincidenza". Nessuno. atupertu@ilmessaggero.it

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L'assenza cattolica agita il Grinzane (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2009-03-04 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Dispute Dopo lo scandalo giudiziario scoppia una polemica sulle nomine laiche di presidente e garanti L'assenza cattolica agita il Grinzane Il Pd si lamenta, «Avvenire» ironizza. Odifreddi: «Che c'entrano cultura e fede?» di DINO MESSINA D opo la tempesta mediatico- giudiziaria che si è abbattuta sul Grinzane Cavour, arriva la polemica sulla par condicio, sulla mancanza di un cattolico tra i saggi chiamati a salvare il premio e tutto quel che ci ruota attorno. Perché il matematico Piergiorgio Odifreddi e i garanti da lui chiamati a collaborare alla nuova gestione, la scrittrice Dacia Maraini, la regista Cristina Comencini, il filosofo della scienza Giulio Giorello, il romanziere marocchino Tahar Ben Jelloun, sono tutto fuorché rappresentanti della cultura cattolica. A sottolineare per primo l'assenza è stato Gianfranco Mormando, segretario regionale del Partito democratico in Piemonte. E il matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi gli ha subito risposto per le rime in una intervista a Mario Baudino della Stampa: «Sono uscito da quel partito perché pensavo che non fosse laico». Ma ieri ci si è messo anche «Avvenire » , il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, che ha dedicato alle nuove nomine un pungente corsivo firmato da Alessandro Zaccuri: dopo aver notato che i personaggi della cultura reclutati per rilanciare il Grinzane sembrano scelti dal «cerchio incantato degli ospiti di Che tempo che fa », ironizza: «Il premio si schiera compattamente a sinistra», anche se si «sarebbe sentita la necessità di equilibrare la compagine con un sesto garante di area cattolica. Ecco, l'effetto barzelletta scatta a questo punto». Perché «non si capisce in che modo un solo intellettuale cattolico potrebbe influenzare le decisioni» e poi perché il premio Grinzane, nessuno lo ricorda, è nato davvero cattolico, fondato nel 1982 da don Francesco Meotto, poi ha perso questa identità per strada. Un po' divertito, un po' preoccupato per il compito che gli sta di fronte, il nuovo presidente del Grinzane ci spiazza dando ragione ad Avvenire. «Il giornale dei vescovi — dice Odifreddi — mi appare sensato. Chiedere di inserire un membro cattolico è un po' come chiamare uno con i capelli rossi. L'essere cattolico non garantisce alcunché, giacché la fede non è sinonimo di onestà né di cultura. Del resto, la materia che ho insegnato per quasi quarant'anni, la matematica, mette d'accordo uomini di ideologie diverse, unisce lo spazio e il tempo: un teorema, una volta dimostrato, è valido sempre e dappertutto. Non sono contrario agli uomini di fede, se i finanziatori vogliono potranno nominare un cattolico nel nuovo consiglio d'amministrazione. Cercherò di dare una mano al premio utilizzando anche le mie competenze e inaugurando una sezione dedicata alla matematica, con relativo premio, iniziativa che annunceremo tra qualche giorno a New York». Odifreddi non pensa di essere stato scelto in quanto laico, ma perché «sono un personaggio totalmente fuori dai giochi del Grinzane. è difficile trovare in Italia uno scrittore o un giornalista culturale che non abbia partecipato ai viaggi organizzati dalla passata gestione o non abbia ricevuto in omaggio una bottiglia di vino. Io sono uno dei rari esempi, anche perché sono astemio. Sono allergico allo spirito da tutti i punti di vista». La questione della par condicio per i cattolici non va giù nemmeno a Giulio Giorello, il filosofo che, secondo l'ironico corsivista di Avvenire, dovrebbe spiegare al matematico Odifreddi quel che questi davvero pensa. «Il punto — dice Giorello — non è se Odifreddi sia cattolico, musulmano, agnostico o ateo, ma se conosca, come conosce benissimo, la matematica, anche nei suoi rapporti con la grande letteratura, da Italo Calvino a Raymond Queneau, come ha scritto in alcuni brillanti saggi. La questione sollevata da Morgando si chiama "lottizzazione" e io rifiuto questa logica. Con lo stesso criterio spartitorio, dovremmo chiedere: perché Odifreddi, che ha scritto un bel libro su Charles Darwin, non è stato invitato alla grande conferenza organizzata dalla Pontificia accademia delle scienze?». Di «questione cattolica» non vuol parlare invece lo storico Gianni Oliva, assessore alla Cultura nella giunta di centrosinistra che regge il Piemonte, anche per non urtare il segretario regionale del Pd. Una cosa però Oliva tiene a dirla: «Il marchio Grinzane è una risorsa del territorio e sarebbe suicida lasciarlo morire». Per questo la scelta per il rilancio è caduta su figure di «grande prestigio intellettuale e di richiamo mediatico». La partita del resto non è soltanto ideologico-culturale, ma economica: dei quasi cinque milioni di finanziamenti al Grinzane, due vengono dalla Regione Piemonte. «Ho accettato l'invito di Odifreddi — dichiara infine Cristina Comencini — con la volontà di contribuire al rilancio del premio. Come gli altri consiglieri non faccio parte di nessuna giuria ma contribuirò con idee per il cinema e la letteratura, senza preclusioni per nessuno. Per quanto mi riguarda, sono valdese, il pensiero religioso non mi è estraneo».

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Verdini (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 04-03-2009)

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n. 54 del 2009-03-04 pagina 9 Verdini: "Il nostro partito di plastica? è un gran bel materiale: malleabile e indistruttibile" di Francesco Cramer Roma - Onorevole Denis Verdini, una riunione fiume... Troppi nodi da affrontare, eh? «Abbiamo inquadrato i problemi logistici e organizzativi di un congresso straordinario, con migliaia di delegati e invitati». Suvvia, niente beghe politiche? «Abbiamo affrontato anche problemi politici, certo. Ma senza alcuno scontro». A leggere i giornali degli ultimi giorni qualche schiaffo reciproco è volato, però... «Non so a cosa si riferisce... ». Gianni Alemanno, sindaco di Roma nonché autorevole esponente di An, aveva contestato l?acclamazione preferendo il voto a scrutinio segreto per la scelta del leader... «Non credo abbia voluto contestare la leadership del Cavaliere, consacrata dall?esito delle elezioni politiche di aprile e di quelle amministrative in Abruzzo, a Roma, in Sicilia e in Sardegna». Insomma, alla fine s?è deciso per la votazione per alzata di mano. Scelta condivisa da tutti o ci saranno altri mugugni? «è condivisa ed è scritto nella bozza di statuto: che è tutta da elaborare ma c?è». Il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello ha sostenuto che un partito carismatico, come è il Pdl, non può votare in segreto il proprio leader. Condivide? «è stato esplicito e ha perfettamente ragione». Però qualche mal di pancia c?è... Non mi dica che è dialettica politica... «Sì, normale dialettica politica in una fase complessa quale quella della fondazione di un grande partito di centrodestra che rappresenta il 38 per cento degli italiani e che i sondaggi danno al 40 per cento». Sulle regole interne c?è qualche screzio? «C?è un dibattito sano e aperto, questo sì. Le regole future vanno costruite oggi. Ma tutto si supera se c?è, come c?è, un obiettivo comune, un solo riferimento politico». Sempre Alemanno ha detto che, testuale, «bisogna eliminare anche l?immagine del partito di plastica»... «Ah... Sempre la stessa storia... Domanda: le sembra di plastica un partito che ha fatto nel 2007 oltre 4.500 congressi comunali? A parte il fatto che la plastica è un gran bel materiale: è indistruttibile, è lucente, è malleabile». Ripetete che è la gente a volervi uniti. Non è che però poi non capisce tutti questi distinguo da parte di alcuni dirigenti? «Certo che non capisce: da sempre l?elettorato è più avanti di noi. E Berlusconi è il perfetto interprete della maggioranza degli italiani». Nessuna contestazione della sua leadership? «No, tutti sanno che Berlusconi ha innovato il centrodestra e la politica in generale. Ha sdrammatizzato la politica e unito gli italiani sotto le bandiere di alcuni valori fondamentali: l?ottimismo e il pregio dell?alternanza. E su questo siamo tutti insieme». Il segretario della Democrazia cristiana per le autonomie Gianfranco Rotondi si domanda quale sarà la natura del partito: «Ispirazione cristiana e laica o clerico-reazionaria?». «Da sempre Berlusconi fa riferimento alla grande famiglia del Partito popolare europeo. Poi è chiaro che all?interno di un partito che ha il 38 per cento ci siano tutte i componenti: laici, cattolici, socialisti, liberali. Ma la vera rivoluzione, cominciata nel ?94, è un?altra». Sarebbe? «Quella di aver trovato il fluido unificante: valori nuovi quali la semplificazione, l?efficienza, la modernità». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Serve il digiuno quaresimale tecnologico? (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)

Argomenti: Laicita'

B L O G G E R I A Serve il digiuno quaresimale tecnologico? MARIO ADINOLFI Astenersi dagli sms? Ci mancava solo questa del digiuno tecnologico, adesso. I quotidiani e i settimanali di questi primi giorni di Quaresima, soprattutto quelli laici, danno spazio in maniera forse eccessiva agli appelli di alcuni vescovi perché i fedeli si astengano dall?uso degli sms, di internet, degli Ipod, della televisione. Sono appelli che accompagnano e, in parte, si sostituiscono al tradizionale invito cattolico ad astenersi dalle carni, soprattutto il venerdì, che in tempi più recenti era diventato un invito a ridurre il consumo di tv, invito che non sembra aver raccolto molti consensi negli anni passati. Inutile sacrificio Non inviare sms (o per lo meno non inviarne troppi), navigare di meno in rete, affacciarsi di meno su Facebook e su YouTube? Per la stampa sembrano inviti curiosi, a metà tra l?esigenza doverosa di risparmiare in tempi di crisi e un impossibile ritorno a un medioevo tecnologico che potrebbe essere facile da rinfacciare alla Chiesa. Il problema è che ridurre l?invio di sms o la navigazione in rete può sembrare soprattutto ai più giovani un inutile sacrificio, un isolamento e una scomparsa rispetto a una rete di relazioni, reali e virtuali, che possono significare solo solitudine e noia, o perfino individualismo egoista. Laici preoccupati Molti laici, anche lontani dalla Chiesa (per esempio Furio Colombo o Umberto Eco) non disprezzano la funzione educativa di questi appelli: una riduzione sia pure temporanea dell?uso delle tecnologie comunicative potrebbe favorire il ritorno a prassi antiche quanto indispensabili che rischiano di scomparire e con esse la nostra stessa civiltà, tipo la lettura, la riflessione, l?immaginazione, il silenzio, la comunicazione faccia a faccia. In fondo, dove non riescono più genitori e insegnanti, perché non affidarsi a vescovi e suore? Una valenza, ma il digiuno non c?entra Indubbiamente queste preoccupazioni hanno un fondamento reale e l?invito dei vescovi può avere una sua valenza ? anche a prescindere dalla fede ? nel senso di stabilire una distanza e di evitare una dipendenza da mezzi che devono rimanere tali e mai diventare fini. Questo però non ha niente a che fare con il digiuno cristianamente inteso, almeno così mi sembra. Verrebbe da suggerire sommessamente a vescovi e preti di occuparsi più di annunciare il Vangelo di Gesù piuttosto che predicare digiuni tecnologici. Ma da queste parti siamo poveri peccatori e magari da oggi abbiamo una colpa in più da confessare. www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it

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Che cosa c'è dietro la tregua di Dario (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Che cosa c?è dietro la tregua di Dario Sul testamento biologico il segretario prova a mettere pace tra i senatori dem litiganti. FABRIZIA BAGOZZI ll momento è più che delicato, la ricreazione è finita. Sarebbe più o meno questo il senso dell?invito rivolto da Franceschini a Dorina Bianchi e Ignazio Marino nell?incontro avuto ieri al Nazareno e al quale era presente anche il presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro. Stop alle polemiche sui giornali, alle dichiarazioni a mezzo stampa e alla sovraesposizione mediatica in una fase in cui la legge sul testamento biologico entra in una fase cruciale, anche se il Pdl ha chiesto e ottenuto più tempo per cui il testo andrà in aula mercoledì 18 e il termine di presentazione degli emendamenti per l?aula venerdì 13. In sostanza, un invito ad abbassare i toni e a evitare personalismi. Ma nella riunione di ieri è probabilmente entrata anche la questione del ?lodo Bosone? e dell?emendamento che il senatore cattolico è pronto a elaborare nel tentativo di ridurre la (legittima) non conformità di una parte della galassia cattolica dem alla posizione prevalente del Pd (che potrebbe tradursi in una certa percentuale di astensioni) e lanciare un sasso nel campo avverso i cui maldipancia sono noti. Un lavoro in cui si rispecchia anche la (ex teodem ora vicina a Fioroni) capogruppo dem in commissione sanità Dorina Bianchi e che, nel caso, potrebbe arrivare come emendamento d?aula del Pd, ma solo e soltanto se il partito decidesse di assumerlo come proprio. Spiega lo stesso Bosone: «L?emendamento è da intendersi solo come un nostro contributo alla sintesi interna del Pd. Non c?è alcuna intenzione di scavalcare qualla che sarà la posizione del partito per andare a dialogare direttamente con la maggioranza. Tant?è che la presenteremo solo se diventerà la posizione dominante all?interno del Pd, altrimenti non ci sarà da parte nostra alcuna fuga in avanti». Tenendo fermo il punto a cui i democratici sono già arrivati, in questo momento il segretario non avrebbe né aperto né chiuso la porta all?ipotesi, che per il Pd ? giunto faticosamente a una posizione prevalente ? è delicata. Perché se aiuta ad ridurre i dissensi del fronte cattolico, rischia di aprire quello laico che si era riconosciuto nella proposta di legge di Ignazio Marino dalla quale si è partiti nel lungo lavoro di ricerca di sintesi che si è fatto in questi mesi in poi. E che potrebbe entrare in fibrillazione. E del resto ora si tratta anche di capire che cosa succede fra i banchi della maggioranza, se il Pdl si mostrerà aperto alle istanze del Pd o se, come invece sembra, si chiuderà a riccio sulla linea oltranzista che vieta sempre la sospensione di idratazione e nutrizione artificiali, escludendo che possa essere inserita nella dichiarazione anticipata di trattamento. Principio opposto rispetto a quello sancito a larghississima maggioranza dal Pd e che a questo punto potrebbe ricompattare tutti i democratici, anche chi come la Bianchi si era astenuto in commissione per lasciare aperta la possibilità di confronto, in un voto contrario al ddl Calabrò. La maggioranza peraltro mostra chiari segni di ricompattamento delle fila. Ieri in commissione affari costituzionali ha votato il via libera, anche se condizionato (Pd e Idv hanno votato contro). Oggi il relatore in commissione sanità Raffaele Calabrò presenterà nuovi emendamenti: di certo sul comma 2 dell?articolo 2 (quello che scritto così com?è proibirebbe ciò che è successo con Piergiorgio Welby), da rendere meno assoluto per motivi di aderenza alla costituzione. Ma quasi sicuramente anche anche sull?articolo 5, quello che vieta sempre nutrizione e idratazione. Ma non per aprire a un?attenuazione del principio. Per accentuare il divieto.

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Il bio-premier non molla su un punto (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Il bio-premier non molla su un punto La maggioranza sul testo Calabrò ha preso tempo ma anche troppi impegni: e resta divisa. FRANCESCO LO SARDO Se si può evitare uno spappolamento del Pdl sul testamento biologico, tanto meglio. Ma se poi in uno dei «numerosi voti segreti» di cui già parla il senatore forzista Quagliariello nell?aula di palazzo Madama dove il dibattutissimo testo di legge che divide trasversalmente centrodestra e centrosinistra approderà il 19 marzo, san Giuseppe e festa del papà, con inizio delle votazioni il 24, i senatori pidiellini voteranno secondo coscienza, pazienza. Su un punto però Berlusconi è certo di avere un?ampia maggioranza e non cederà: «Il parlamento varerà una legge che, oltre a vietare qualsiasi forma di eutanasia, impedirà il ripetersi di un fatto per noi inaccettabile e cioè la privazione dell?alimentazione e dell?idratazione a una persona che non sia in grado di provvedere a se stessa». Il premier giura di non aver fatto cenno al tema con le gerarchie della Chiesa, in occasione dell?incontro con il cardinale segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e con il presidente della Cei Angelo Bagnasco nel recente incontro a palazzo Borromeo, in occasione dell? anniversario dei Patti lateranensi. Ma di tornare sul punto non c?era alcun bisogno: «Avevamo avuto modo di confrontarci precedentemente », ha candidamente ammesso il premier. Ma visto che il premier da quasi due settimane tace sull?argomento, ci pensano altri a smentire l?eventualità di cambiamenti di rotta. Sul no all?interruzione dell?idratazione e alimentazione non c?è nè ci sarà mediazione politica possibile, lasciano filtrare bene informate fonti di Oltretevere. Il canale di collegamento tra i palazzi sacri e quelli profani garantito dal sottosegretario Gianni Letta, nominato da papa Ratzinger gentiluomo di Sua Santità e membro della famiglia pontificia, a quanto pare, è più efficiente che mai. Come stanno dunque le cose nel centrodestra? «C?è l?esigenza ? fa il punto il relatore forzista della legge sul testamento biologico Raffaele Calabrò ? che ciascuno possa scegliere le cure da fare sin da quando è in condizioni ottimali per poter poi far rispettare questa volontà quando non dovesse essere più in condizioni di intendere e di volere. Ma attenzione, parliamo di cure e terapie: non a-s-s-o-l-ut- a-m-e-n-t-e di togliere idratazione e alimentazione ai pazienti ». Una linea che non si discosta di un millimetro da quella ribadita dal ?ministro della salute? vaticano Javier Barragan, il primo dei paletti su cui la Chiesa non transige: garantire «nutrimenti essenziali » a chi è in stato vegetativo. Su questo punto Berlusconi ha maturato, nel fuoco della polemica sul caso Englaro, una ferma convinzione e non mollerà. Atteggiamento di cui pare abbia dato ampie rassicurazioni anche il ministro Sacconi, ex socialista diventato credente, nel corso di un incontro conviviale con il cardinale Camillo Ruini ? per diciassette anni presidente della Cei ma tutt?altro che inattivo ancorchè dimessosi dall?incarico per raggiunti limiti d?età ? con il cardinale Renato Martino, presidente del pontificio consiglio della giustizia e della pace e con l?arcivescovo Rino Fisichella, presidente della pontificia accademia per la vita. Il Pdl prende tempo e passa la linea di Schifani per favorire un raffreddamento degli «animi troppo surriscaldati», anche all?interno del Pdl diviso tra falchi e colombe, laici e cattolici, rinviando di due settimane lo sbarco del testo in aula. Ma attorno a quel punto, «sul no alla disidratazione e alla negazione dell?alimentazione », dice l?ex psi Cicchitto, ha eretto un muro, già difeso da Lega e Udc. Ma anche, è sicuro Formigoni, «quando il parlamento voterà, da altri settori dell?opposizione».

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All'Espace il vescovo "un po' laico" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 05-03-2009)

Argomenti: Laicita'

All'Espace il vescovo "un po' laico" Ci sono personaggi che restano facilmente impressi nella mente di coloro che li incontrano. Monsignor Luigi Bettazzi appartiene a questa piccola schiera. E per questo l'Espace Populaire di via Mochet ad Aosta l'ha voluto tra i suoi ospiti (oggi dalle 21, con introduzione di Roberto Mancini): il suo essere un ottimo oratore, allo stesso tempo diretto e delicato, fa di ogni sua conferenza un piccolo evento capace di lasciare il segno. Trevigiano, classe 1923, Bettazzi è stato per oltre 30 anni vescovo di Ivrea; dal '99 ne è vescovo emerito, per il raggiungimento dei limiti di età. Da sempre impegnato nella politica sociale della Chiesa cattolica, è stato presidente (prima nazionale e poi internazionale) di «Pax Christi», il movimento cattolico per la pace, per poi essere anche a capo della commissione «Justitia et pax» della Cei. Poco prima della nomina a vescovo, Bettazzi ha preso parte al Concilio Vaticano II, diventando poi uno dei più chiari sostenitori del valore di discontinuità della riforma. Il suo impegno lo ha portato ad essere personaggio pubblico, soprattutto a causa di posizioni spesso molto nette sui temi di impegno sociale: molte delle sue note sono raccolte adesso ne «In dialogo con i lontani. Memorie e riflessioni di un vescovo un po' laico» (Aliberti, 210 pagine, 17 euro), che segue gli altri due libri di cui è stato autore, «Ateo a diciott'anni?» e «La sinistra di Dio». Bettazzi affronta ancora una volta senza timori reverenziali il tema di una religione che deve confrontarsi con il cambiamento dei tempi e delle filosofie di vita: la sua attenzione si concentra spesso sull'ecumenismo e sul significato della fede nella vita quotidiana. Il mese di marzo porta grandi nomi all'Espace: dopo Bettazzi sarà la volta di Luciana Littizzetto (che presenterà il suo libro «La Jolanda Furiosa» il 17 marzo) e del leader dell'Italia dei Valori Antonio di Pietro (giovedì 26), ad Aosta per presentare il volume «Il guastafeste», scritto a quattro mani con Gianni Barbacetto. Gli eventi del circolo sono aperti ai soci: la tessera annuale costa 12 euro. Info su www.espacepopulaire.it.

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Chi è don Giulio Tam, il Williamson italiano (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Laicita'

IL PERSONAGGIO Messe per la Rsi e comizi Chi è don Giulio Tam, il Williamson italiano Paola Bonatelli Se la Santa Sede ha avuto il suo daffare con Richard Williamson, il vescovo lefebvriano che Benedetto XVI ha riabilitato per poi "scoprire" che è un negazionista, cosa dirà di questo "padre" Giulio Maria Tam che partecipa con Roberto Fiore al corteo di Forza Nuova a Bergamo? Certo il soggetto, dopo aver militato in Alleanza Cattolica, l'associazione ispirata ad una delle formazioni integraliste cattoliche più potenti (e pericolose), la brasiliana Tfp-Tradizione, Famiglia e Proprietà, è entrato in seminario a Ecöne (fondato da Lefebvre) e lì ha preso i voti. Quindi in pratica non è neanche un prete vero, o almeno non del tutto. Nel 2000, dopo vari anni di peregrinazioni attraverso il pianeta spesi a portare il messaggio dei nostalgici della battaglia di Lepanto, è riuscito a farsi buttar fuori persino dalla Fraternità di san Pio X, era troppo nero anche per loro. A sua discolpa si potrebbe portare il fatto di essere nipote di Angela Maria Tam, terziaria domenicana e ausiliaria della Repubblica di Salò, fucilata dai partigiani alla fine della guerra. Comunque, nonostante tutto, Giulio Maria continua a dir messa, preconciliare naturalmente, e a fare anche di peggio. Su di lui ci sono paginate di Google, che rimandano sia ad interessanti cronache di iniziative a cui il Tam ha partecipato che ad illuminanti video che circolano su You Tube. Il nostro viene immortalato mentre partecipa ai convegni di Forza Nuova, dice messa intonando "Il canto del legionario" in diverse occasioni - dalla commemorazione dei caduti della Repubblica sociale (Rometta, Messina, agosto 2007) alle cerimonie in ricordo della quarantina di militi fucilati a Rovetta dai partigiani nel 1945 - e arringa "il popolo" nei comizi elettorali sempre per Forza Nuova (Chieti, 29 marzo 2008). Non è un negazionista, o almeno non tratta questo tipo di temi. La sua virulenta battaglia è tutta contro l'Islam e i liberal-comunisti, ossia i laici liberali e gli atei marxisti, che hanno distrutto i valori della civiltà cristiana, permettendo che leggi come quelle sul divorzio e sull'aborto minassero la famiglia naturale, composta da uomo e donna. Per non parlare dell'omosessualità e della pretesa dei gay di adottare bambini, una mostruosità concessa in Spagna dal centrosinistra e in Olanda dal centrodestra. Non c'è da stupirsi, dunque, se Giulio Maria Tam va a braccetto coi forzanovisti alle manifestazioni. Quello è il suo ambiente di riferimento, gli otto comandamenti di Forza Nuova - tra cui lotta all'aborto, lotta a favore della famiglia, lotta all'immigrazione, ristabilimento del cattolicesimo come religione di stato - sono diventati anche i suoi. Del resto, come dimostrano le recenti vicende legate non solo al vescovo Williamson ma anche a "don" Floriano Abrahamovicz, altro religioso che ha fatto scandalo con le sue dichiarazioni sulle camere a gas naziste, l'ambiente del tradizionalismo cattolico e dei suoi legami con l'estrema destra e, al Nord, anche con la Lega, è un mondo ancora in parte da scoprire. Il guaio è che, a parte i Tam di turno con i loro proclami al limite della legalità, dove amministra la Lega accade spesso che gli integralisti cattolici accedano a cospicui finanziamenti per iniziative di dubbio gusto e utilità. Per fare un esempio, a Verona succede per una manifestazione spacciata come storica, la rivisitazione delle Pasque Veronesi, sommossa antinapoleonica del 1797. Organizzata da gruppi tradizionalisti locali, l'iniziativa ha visto negli anni scorsi la presenza del fior fiore non solo dei nostalgici delle Crociate ma anche dei neonazisti. Con la pretesa di occupare le piazze il 25 aprile, giorno per loro dedicato a san Marco.

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TEMPO di Quaresima e di digiuno, anche tecnologico. A partire dalla pioggia quotidiana degli sms (sh... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Giovedì 05 Marzo 2009 Chiudi TEMPO di Quaresima e di digiuno, anche tecnologico. A partire dalla pioggia quotidiana degli sms (short messages services) che hanno modificato il linguaggio, la comunicazione e perfino l'approccio sentimentale. In tutta Italia si alza la voce di parroci e vescovi che chiedono uno sforzo di astinenza, nei giorni del tradizionale digiuno della Chiesa cattolica, nell'uso di cellulari, computer e televisione. L'anno scorso fu Benedetto XVI a lanciare l'appello: «Fratelli, in tempi di Quaresima vi chiedo un digiuno dalle immagini e dalle troppe parole, anche nei mass media». Ed è molto probabile che Il Papa ripeterà il suo invito, prima delle celebrazione della Santa Pasqua. L'orgia degli sms non ha confini geografici. Le statistiche ne contano 2.300 miliardi l'anno (erano appena 17 nel 2000), dei quali 30 in Italia, dove i ragazzi tra i 16 e i 19 anni ne sparano cinque al giorno. Il messaggino ha stravolto i rapporti umani, dal corteggiamento alla seduzione, dalla sfera pubblica ai contorni della vita privata. Tutto passa per la comunicazione via cellulare. Un fidanzamento, un addio, una carriera politica. Nella tecnica elettorale di Obama, per esempio, gli sms hanno avuto un ruolo di primo piano, surclassando il contatto diretto con l'elettore e le visite a domicilio. E gli americani hanno fatto i conti: un voto conquistato via sms costa 1,5 dollari, rispetto ai 16 del porta a porta e ai 38 delle telefonate. Peccato, però, che la tecnologia così incontrollata si traduce anche in una somma di sprechi. Per esempio, le parole. Un diciottenne conosce in media tremila vocaboli: quelli di un bambino di dieci anni quando ancora la comunicazione era prevalentemente orale. Con l'impoverimento del vocabolario si riducono lo spessore e l'intensità dei dialoghi, l'approfondimento di rapporti e cose, la capacità di concentrazione. Aumentano la superficialità e perfino alcuni rischi: come in Gran Bretagna dove nel 2008 si sono contate 68mila vittime del «sms walking», feriti perché distratti dalla scrittura di testi sul cellulare. Il digiuno invocato dalla Chiesa non rappresenta una voce isolata. In tempi di crisi, e di grandi tensioni nei rapporti umani, anche dal fronte laico si alzano le voci per una nuova sobrietà. E per la Quaresima tecnologica. Qualche giorno fa, il sociologo Francesco Alberoni ha invocato una moratoria per sms e Facebook da introdurre nelle nostre famiglie. Non è una cattiva idea, e sicuramente vale la pena sperimentarla: forse comunicheremo meno, ma ci sentiremo più autentici. www.nonsprecate.it

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Il ministro della buonavita (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Laicita'

5 marzo 2009 Il ministro della buonavita Come Maurizio Sacconi, ex socialista e titolare del Welfare, si è fatto soldato bioetico in nome di un "laicissimo dubbio" Il giovane vecchio, l?universalismo selettivo, il welfare responsabilizzante: al ministro del Welfare Maurizio Sacconi piacciono gli ossimori. Ha riempito di ossimori un intero Libro verde in cui si proponeva di abrogare il Sessantotto e le sue ancelle: la pigrizia, la spocchia intellettualoide, la distrazione delle famiglie, “la perfida incultura” dell?assistenzialismo e del nichilismo che mette in moto un declino inarrestabile. Ma c?è un ossimoro che veste Sacconi stesso. Due parole apparentemente in contrasto: crociato laico. “Un laicissimo dubbio”, ha detto un giorno il ministro, “mi ha spinto ad agire”. Laicissimo “perché anche se oggi credo” la religione non c?entra con la mia azione senza se e senza ma attorno “al valore della vita e al suo confine con la morte”. Era un?azione estrema fino all?estremo su un caso estremo, il caso Englaro. E allora non c?è stato più spazio per l?ossimoro ma soltanto per i giudizi netti: o sei con Sacconi o sei contro Sacconi. O lo sposi o lo rigetti. Perché Maurizio Sacconi è l?uomo che ha detto “no” dopo che un tribunale, in ultimo grado, aveva detto “sì” a Beppino Englaro. E? l?uomo che con un atto di indirizzo ha detto “siete fuorilegge” alle strutture ospedaliere o convenzionate che si erano dette disponibili ad attuare la sentenza e dunque avviare il protocollo di distacco del sondino per l?alimentazione e l?idratazione di Eluana. E? l?uomo del decreto della discordia Berlusconi-Napolitano, denunciato dai radicali per violenza privata ed esaltato dai pro-life per tenacia pubblica. L?uomo che da settimane dice: in nome del principio di precauzione scelgo la vita anche se vita è stato vegetativo persistente, e da altrettante settimane si sente dire: in nome del principio di autodeterminazione si deve poter scegliere la morte quando vita è stato vegetativo persistente. E? il ministro con l?aspetto dello zio pacioccone che quando Berlusconi parla di “anarchia etica” si scalda, si tortura, insiste e non desiste. L?uomo delle istituzioni che legge la motivazione del giudice ma non si ferma. Il padre che ascolta l?invito di un padre – vieni a vedere com?è ora Eluana – ma non si ferma. Il liberale che ignora le proteste di piazza ma pur tuttavia“capisce”. Il ministro dialogante che dice vado avanti anche senza di voi e non accoglie neanche un punto dell?opposta versione dei fatti e della vita: non puoi imporre l?alimentazione e l?idratazione, non puoi impedire l?attuazione della sentenza, non puoi sostituirti a Beppino, alla madre, a Eluana stessa, leggi la Costituzione, lasciala andare, lascia stare. Niente e nessuno poteva fermare il Sacconi che dichiarava “rispetto tutti” ma prometteva di voler “lottare contro il tempo costi quel che costi”. Il Sacconi con le occhiaie nere inghiottito dalla poltrona del suo ufficio durante l?intervista a “Porta a Porta” – dolore e tormento a galla, ma nessun passo indietro all?orizzonte. Il Sacconi accusato di integralismo che apprende della morte di Eluana e si accascia come una bambola sgonfia sul banco del Senato – il banco su cui un tempo sbatteva la scarpa come Nikita Kruscev all?Onu, ed era una suola che risuonava contro Franco Marini, allora presidente dell?Aula: Franco non negarmi il diritto d?intervento. *** O lo approvi o lo disapprovi, ma in entrambi i casi lo guardi e trasecoli: Sacconi il laico si è fatto più pro life dei pro life cattolici. Proprio lui, l?ex socialista volenteroso di Conegliano Veneto che sogna “la vita buona nella società attiva”, l?ex militante del Psi che da ragazzo faceva il maestro di tennis per preventiva fede nel lavoretto a breve termine che mantiene le ambizioni a lungo termine, il “boulot alimentaire” che oggi suggerisce ai giovani. Lui, proprio lui, il politico di professione – molte legislature, due sottosegretariati – che ha deciso di andare oltre la professione per essere avanguardia bioetica lottante. Sacconi, il ministro ubiquo che accorpava tre dicasteri in uno (Welfare, Lavoro, Sanità) e correva e si affannava e si adombrava e si lasciava scappare sottovoce un “vaffanculo” all?indirizzo dei dipietristi nascosti nel pubblico di un convegno Cisl, e si divideva fra trattative Alitalia e convegni post blairiani, e rincuorava rimproverando i trentenni male occupati o disoccupati: cari ragazzi non è colpa vostra, no, è colpa degli anni Settanta, della cultura stagnante finto progressista e dei genitori permissivi che vi danno una cuccia ma non vi forniscono aiuto per decidere sul futuro – e però cari miei datevi una mossa e andate a lavorare al bar per pagarvi gli studi, e fate esperienza che vi fa solo bene. Non s?è mai visto un trentenne che non ha mai portato neppure “una cassa di ciliege”, diceva nel luglio scorso a Nunzia Penelope che lo intervistava sul Mondo. E più le domande cadevano sul Sessantotto, più Sacconi si infervorava. E nel corso dell?estate, a ogni intervistatore di ogni possibile giornale e tivù, Sacconi parlava di speranza, di voglia di futuro, di energie salvifiche, di asili, di donne solari non più sole, indipendenti ma supportate, e magnificava la nascita di “nuovi valori” nella “comunità da ritrovare” – servono i corpi intermedi, diceva: non solo la famiglia, ma pure la farmacia, il medico condotto, l?oratorio, il frate, il carabiniere, finanche il poliziotto di quartiere. E si commuoveva, il ministro uno e trino, parlando del suo Veneto che da agricolo s?era fatto industriale passando per l?esaltazione della comunità. E intanto su Internet i forum erano pieni di commenti avvelenati: questo vuole tornare agli anni Cinquanta, questo vuole l?Italia di Don Camillo e Peppone. Ma per Sacconi non era un?offesa, ché “Don Camillo e Peppone” è il suo film preferito. E dunque con ottimismo crescente il ministro continuava a rilasciare interviste sui vizi del “sistema risarcitorio”, sul metodo per debellare l?ubriachezza al volante, sull?aiuto cash agli ultimi degli ultimi, sul non aiuto alla Fiat, sulla falda acquifera della società italiana inquinata dal lassismo paracomunista. Contraeva i muscoli della faccia, Sacconi, e si lanciava senza salvagente nella lotta contro l?assurdità dello spreco massimo: le migliaia di intelligenze buttate che tra i venti e i trent?anni si “riposano”, i giovani vecchi che si svegliano disperati e soprattutto disoccupati – e ti credo, diceva il ministro, studiano Scienze della Comunicazione, mica una solida materia, chessò, Ingegneria. E molto si arrabbiava, Sacconi, con i cattivi maestri, e prometteva di sostenere i giovani vecchi, ma a patto che si responsabilizzassero: se gli offri un lavoro e non lo accettano allora no, basta, che si arrangino. E se la prendeva con i professori sobillatori e autoreferenziali che rimpinzano di boria “quei ragazzi presuntuosi” in senso letterale – che pretendono di sapere e invece non sanno e si buttano in piazza e vogliono cacciare Mariastella Gelmini. E si incarogniva contro i falsi filosofi che inculcano la paura del futuro con quel loro disprezzo per la vita vera che offende e pretende. E forse era un po? già crociato, quel Sacconi terrigno e gioviale d?inizio autunno che inneggiava alla liberazione del paese e lanciava parole d?ordine – natalità, comunità, occupabilità – e poi infondeva pensiero positivo sull?affare Alitalia, più volitivo di un manuale d?autoaiuto americano: ce la possiamo e ce la dobbiamo fare. E poi si smentiva, sconsolato, dopo il ritiro dell?offerta Cai. Non vedo alternative, diceva con le borse sotto gli occhi e il sorriso triste, ma non si arrendeva. E dopo il libro Verde, dopo la consultazione all?inglese degli elettori sul sito del ministero (scriveteci, esortava), prometteva di onorare la memoria dell?amico Marco Biagi, ucciso dalle Brigate rosse, con un libro Bianco (sui valori alla base della riforma del lavoro) e con una busta Arancione (sulle pensioni). Marco e le sue idee ispireranno il governo, diceva Sacconi. Il sacrificio di Marco non sarà vano, pensava. Non rendete vano il sacrificio di Eluana, ha detto dopo aver appreso che Eluana era morta. “Sacrificio”, ed ecco che in molti sobbalzavano: che parola usa? E il giorno successivo Adriano Sofri, su Repubblica, pur concedendo che la frase era stata pronunciata “con non so quanta consapevolezza”, glielo diceva chiaro e tondo: “… bestemmia più enorme di tutte, che accusa di un sacrificio umano, e pretende di riscattarlo, per giunta con una legge folle”. *** Un tempo, molto prima dell?agguato a Marco Biagi, molto prima di Eluana – c?era la spensieratezza alacre dell?“ape che vola”. L?ape che vola era il simbolo dell?associazione per la Sinistra liberale che l?ex socialista Maurizio Sacconi aveva fondato con l?ex pds Sergio Scalpelli nel 1993, in pieno ottimismo della volontà, in piena Tangentopoli e in piena nostalgia per il riformismo che poteva essere e invece era finito dietro i registri degli indagati, dietro i tribunali, dietro le sbarre, dietro i suicidi, dietro lo smantellamento della Prima Repubblica. L?ape che vola era energia compressa che ricominciava a scorrere, erano viaggi sgarrupati in treno un po? per mancanza di fondi un po? per paura dell?aereo – Maurizio guarda come siamo messi, non abbiamo una lira, non abbiamo gli uffici, non abbiamo i militanti, come cavolo facciamo a fare un partito?, gli dicevano ridendo i compagni, ma Maurizio non demordeva e anzi fremeva e ricordava l?asprezza degli esordi: ero un ragazzo, solo un ragazzo, e già combattevo per la libertà ovvero contro i facinorosi figli di papà che si riempivano la bocca di comunismo senza sapere che cosa fosse. E però poi si faceva una risata pure lui, e si lanciava nella sua specialità, le imitazioni: Martelli, Craxi, il Cavaliere. Ma il meglio del meglio era Gianni Agnelli. Un giorno sentivi squillare il telefono e ti pareva davvero di avere in linea l?Avvocato. *** Si offenderebbe un prete, un cardinale. Forse pure un papa, a sentirsi chiamare crociato. Non Maurizio Sacconi, che invece un po? si è offeso quando qualche quotidiano ha accusato il ministro della Salute “di non voler sanare il suo conflitto di interessi” – e il conflitto era Enrica Giorgetti, sua moglie, direttore generale di Farmindustria. Non si offende spesso il ministro ex craxiano che mai si è sentito ex. Al massimo si rabbuia perché soffre di nostalgia inestinguibile – Tony Blair “ha preso da Bettino”, dice Sacconi, e se l?interlocutore si mostra attonito tanto peggio per lui, ché Sacconi porta subito gli esempi: il congresso socialista di Rimini del 1982 e il manifesto del New Labour del 1995 si assomigliano, guarda qui cosa c?è scritto, guarda lì come riecheggia. E poi scuote la testa e si chiede come facciano Giuliano Amato, Enrico Boselli e Bobo Craxi a stare con gli ex pci – io dopo Tangentopoli ho trovato naturale andare con Berlusconi, ha detto Sacconi al Magazine del Corriere raccontando altresì di aver fatto, in gioventù, una “fuga in macchina” con Gianni De Michelis – ed erano anni di fantasmi, sospetti e complotti, e gran timore di un colpo di stato. E si capisce che per Sacconi quel mondo era infinitamente più promettente dell?oggi, si capisce che nulla cancellerà quel lutto, i colpi inferti dal nemico numero due, Tangentopoli, che pur sempre discende dal numero uno: il sessantottismo che ha fatto del (solito) Sessantotto un mito avariato di sogni e progresso. Balle: era già tramonto, palude mortifera, inabissarsi di una generazione, canto del cigno della società industriale. Lo dico io, ma non l?ho inventato io, spiega Sacconi a chi osi nominare quel numero maledetto, Sessantotto. Lo diceva Gianni (De Michelis), il mio mentore, ripete Sacconi, e De Michelis ha sempre confermato pur prendendolo in giro: “E pensare che l?ho trovato comunista”. Saranno pure diversi, i due – Maurizio non andava con Gianni in discoteca al Gilda, non frequentava la Roma o la Milano da bere, tornava sempre nel weekend a Treviso a curare il collegio, il venerdì in piazza all?ora dello spritz, da bravo politico della Prima Repubblica, ma su una cosa Sacconi e De Michelis sono sempre stati concordi: Sessantotto, uguale crepuscolo degli dei già decaduti. *** In nome della ragion laica, il giovane Sacconi, deputato a ventotto anni, si scagliava contro il sindacato beota e contro il foraggio di stato a industrie putrescenti, e se i colleghi più esperti non lo ascoltavano, bivaccando alla buvette, l?onorevole li tampinava tra un supplì e un Campari, e mostrava carte, apriva valigette, spiegava prospetti, e faceva sempre la figura del peone sgobbone – e intanto però lui, Sacconi, si costruiva la base lassù al Nord, e faceva esperimenti di finanziamenti non assistenziali, e beveva litri di vino per cortesia verso l?elettore che gli offriva il brindisi e raccontava la storia della vigna di suo padre e rifiutava i cocktail con la bandierina colorata e ogni diavoleria alcolica troppo moderna. *** “Essere una persona seria non vuol dire sempre essere equilibrati o pacati”, dice la sottosegretaria Eugenia Roccella, il braccio destro bioetico (e a volte ispiratore) di Sacconi. “Persona seria”, dicono ugualmente di Sacconi quelli che con Roccella e Sacconi non sono d?accordo, gli amici ex socialisti di Maurizio, i compagni che davanti ai suoi atti e ai suoi decreti lo guardano e lo interrogano: “Maurizio, che fai? C?è la separazione dei poteri”. Quelli che scuotono la testa quando Maurizio il crociato risponde: “Bisogna fare di più, bisogna fare di tutto”, e anche quando, fiaccato, diventa alfiere di pacatezza: “Ho sempre compreso il grande dolore del padre di Eluana e non ne discuto la scelta, ma confido che presto ci sarà una regolazione tale da rispettare il valore della vita”. E a quel punto gli ex compagni si dissociano e gli dicono “ti voglio bene ma non condivido” e si ripromettono di fargli cambiare idea, sapendo benissimo che Maurizio Sacconi troverà altri mille nuovi ossimori pur di non cambiarla. di Marianna Rizzini

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