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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   29-31 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Il biotestamento e il rischio di un Pd a pensiero unico ( da "EUROPA ON-LINE" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pur essendo la vita il più laico di tutti i valori e di tutti i diritti molto spesso nella storia la sua tutela è stata assicurata con fermezza e con convinzione proprio dal mondo cattolico. In questo caso, come molte altre volte, si trattava di garantire il diritto inviolabile ed indisponibile, della vita umana nella fase terminale dell?

Ugo La Malfa mio padre e mio conflitto ( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un laico tutt'altro che scettico, anzi intransigente moralista. A trent'anni dalla morte di Ugo La Malfa, la nostalgia per una personalità così interessante della scena pubblica è ancora forte. Così come la curiosità di immaginare quale sarebbero le sue opinioni se potesse osservare uomini e fatti dei nostri giorni.

Avanti con le riforme e sfida sul biotestamento ( da "Tempo, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Fini parte da lontano dal concetto di laicità dello Stato. «Non c'è contraddizione — dice — tra il riconoscimento delle radici cristiane e la richiesta di istituzioni laiche, perché la laicità è innanzitutto separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti, e spero di non offendere nessuno».

i laici contro la giunta "ossequiosa con la curia" ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici contro la giunta "Ossequiosa con la Curia" «Un atto di zelante ossequio alle gerarchie cattoliche». Con queste parole la lista Bologna Città Libera (che candida a sindaco Valerio Monteventi), Terre Libere (che punta alla Provincia con l´ex segretario Prc Tiziano Loreti), e i radicali dell´Unione degli atei e agnostici razionalisti e di Luca Coscioni definiscono il rinnovo della

i cattolici contro fini: noi difendiamo la vita e schifani lo attacca: senato responsabile - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina 4 - Interni I cattolici contro Fini: noi difendiamo la vita E Schifani lo attacca: Senato responsabile Da Alemanno a Formigoni: il biotestamento non si tocca Lo scontro Imbarazzo e critiche tra i dirigenti per l´apertura laica sul fine vita CARMELO LOPAPA ROMA - «Siamo sicuri, amici del Pdl?

ROMA - Sul testamento biologico Gianfranco Fini non arretra, una legge che impone un precetto ... ( da "Messaggero, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico». E il Pdl si divide. E' proprio dalla seconda carica dello Stato che arriva la più netta critica a Fini. Per il presidente del Senato Renato Schifani, «la laicità dello Stato non si trasformi mai in omissione di responsabilità.

LE OMBRE DEL PASSATO ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: men che meno quella laico-democratica, non esistono; così come non esiste alcun rapporto tra esse e l'esperienza politica dei cattolici (se ho letto bene neppure citata): Craxi, non a caso, è solo un amico personale del presidente del Consiglio che in pratica ha il solo merito di averlo anticipato nello sdoganamento della destra.

IL PONTEFICE CONTESTATO LE RAGIONI DEGLI AVVERSARI ( da "Corriere della Sera" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dello Stato con il laicismo. I governi di Francia, Germania e Stati Uniti d'America, nonché la Commissione Europea, condannano le parole pronunciate dal Sommo Pontefice in occasione del viaggio africano. Così al Papa, riconosciuta autorità morale e guida spirituale per i cattolici, si rimproverano le opinioni ogniqualvolta queste non coincidano con quelle della comunità Occidentale,

Dopo le parole del leader è scontro nel partito ( da "Stampa, La" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Renato Schifani «la laicità dello Stato non può trasformarsi in omissione di responsabilità». Le parole di Fini aprono, però, una breccia tra le file degli azzurri. «Al Senato ci sono stati eccessivi irrigidimenti, adesso alla Camera la maggioranza potrà correggere gli errori», assicura Denis Verdini, coordinatore «in pectore» del Pdl.

di Roberto Pellegrino Madrid ( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sempre più intenzionato a solidificare le basi dello stato laico con una nuova riforma sull'interruzione di gravidanza, e le associazioni antiaborto. La manifestazione accoglie il consenso della Chiesa di Spagna che dal 2004 soffre della sostanziale mancanza di dialogo e confronto con Zapatero in materia di tematiche etiche e che, ultimamente, si è trovata a subire da sola,

Al di là dei confini di Roma ( da "Manifesto, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tanto meno larghi settori del mondo laico. Roma ha tutto il diritto di dire la sua opinione, ma non può pretendere di essere ascoltata e obbedita al di là dei propri confini. Né possono pretendere di ascoltarla, come succede in Italia, settori di laici «genuflessi». Gli equivoci e le ambiguità sono all'ordine del giorno, specialmente nel nostro paese,

I PRIVILEGI DEI POLITICI E I REVISIONISMI DELLA DESTRA ITALIANA ( da "Manifesto, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici buoni e dei laici cattivi? E il condom? Il condom, il condom. Non chiamiamolo preservativo che suona male. Piero non ha dubbi: «Francamente, polemiche di quart'ordine. Il papa fa il papa. Facciamola finita». Macché. Il papa fa il papa - e va bene - ma le vere colpe sono quelle del «manifesto»: «Popolo d'illusi forse fareste meglio a rivedere la vostra ideologia che dove

IL CAVALIERE PIGLIATUTTO ( da "Stampa, La" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i laici come i cattolici, i liberisti come i protezionisti, i conservatori come i riformisti. Insomma, un partito che non divide, pragmatico, che si modella nelle mani del suo leader con prontezza e realismo. È difficile prevedere se questo modello di partito «acchiappatutto» reggerà agli scossoni di scelte che,

Fini: adesso faremo le riforme ( da "Tempo, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Fini parte da lontano dal concetto di laicità dello Stato. «Non c'è contraddizione — dice — tra il riconoscimento delle radici cristiane e la richiesta di istituzioni laiche, perché la laicità è innanzitutto separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti, e spero di non offendere nessuno».

Fine vita, Bondi apre. E i laici: ora si cambi la legge ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E i laici: ora si cambi la legge ROMA — Alla bocciatura di Fini della legge sul testamento biologico votata dal Senato (è degna di uno «Stato etico») Berlusconi nel suo discorso non replica in alcun modo. D'altra parte, come commenta il capogruppo alla Camera del Pdl Cicchitto, è giusto che sia così,

Un passo indietroricreare un partitosolo per i cattolici ( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La più grave delle molte anomalie italiane nel secondo dopoguerra è stata la contemporanea presenza dei due maggiori partiti confessionali dell'Occidente (anche se, paradosso dei paradossi, è stato grazie a De Gasperi se lo Stato nonostante tutto è laico e a Palmiro Togliatti se non siamo diventati un Paese comunista).

I PRIVILEGI DEI POLITICI E I DELLA DESTRA ITALIANA ( da "Manifesto, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici buoni e dei laici cattivi? E il condom? Il condom, il condom. Non chiamiamolo preservativo che suona male. Piero non ha dubbi: «Francamente, polemiche di quart'ordine. Il papa fa il papa. Facciamola finita». Macché. Il papa fa il papa - e va bene - ma le vere colpe sono quelle del «manifesto»: «Popolo d'illusi forse fareste meglio a rivedere la vostra ideologia che dove

Berlusconi: "Sarò padre nobile Pdl quando mio successore verrà fuori" ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l?adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà,

Berlusconi pensa al futuro: "Padre nobile Pdl" Franceschini: "E' vecchio". Ma non si candida ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l?adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà,

PD, NON SI TORNA INDIETRO ( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici e cattolici, nel Psi e nella Dc, e anche nel Pci: i riformismi e i riformisti sono stati dappertutto. Quasi sempre, però, all'interno di partiti che avevano logiche complessive che poco avevano a che fare con il riformismo, e che quand'anche li avevano erano privi della forza necessaria ad affermarlo come strategia maggioritaria nel Paese.

Nasce il numero verde contro la processionaria ( da "Stampa, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il cattolico George Coyne, gesuita e astronomo di papa Wojtyla, e il laico Arno Penzias, ebreo tedesco scampato ai lager e premio Nobel della fisica per la scoperta della radiazione cosmica di fondo. Al centro del libro, le radici del secolare conflitto tra Chiesa e scienza, tra ragione e religione, temi impegnativi sui quali l'

Berlusconi: "Io Ducetto? Ma se non ho poteri" Franceschini: "E' vecchio. Lo sfido in tre duelli" ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l?adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà,

Album libro di cervelli ( da "Secolo XIX, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tratta di un affascinante viaggio in compagnia di due grandi scienziati: il cattolico George Coyne, gesuita e astronomo di Papa Wojtyla, e il laico Arno Penzias, ebreo tedesco scampato ai lager e premio Nobel della fisica per la scoperta della radiazione cosmica di fondo. I compagni di viaggio di Chiaberge divergono su molte cose: Penzias non crede nell'esistenza di Dio e dell'anima,

quella colomba della pace che significa tutto e niente - giovanna cosenza * ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il simbolo ricorda anche la Democrazia cristiana, certo: è a quella che l´UDC si rifà esplicitamente. Ma allude a una religiosità blanda, indefinita, perché i valori della colomba possono essere condivisi anche da cattolici non praticanti, laici, agnostici. SEGUE A PAGINA IV

il vaticano benedice il popolo della libertà "esprime i valori degli italiani e dei cattolici" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico sentito al congresso, quello di Gianfranco Fini, l´unico leader a toccare corde notoriamente sgradite alle gerarchie cattoliche, quando ha invocato più «laicità» e - rivolgendosi prima di tutto al Pdl - chiesto di cambiare la legge sul fine vita approvata dal Senato, norma che ha nell´imposizione dell´alimentazione forzata quel cardine irrinunciabile che piace tanto al centrodestra,

ROMA Nella scuola l'educazione sessuale non si fa, o meglio non si fa in maniera is... ( da "Messaggero, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In passato sono stati fatti dei tentativi di introdurre l'educazione sessuale, tuttavia lo scontro tra laici e cattolici ha impedito una soluzione. Sentita dai cattolici come un tema eticamente sensibile, l'educazione sessuale, in mancanza di una visione condivisa, è rimasta fuori della scuola.

Berlusconi: ora che tutti si riconoscono in me non ci saranno problemi ( da "Unita, L'" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In politica per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti,dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l'adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà,

Il testamento biologico rischia l'eutanasia ( da "Riformista, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del ruolo laico che devono avere le istituzioni». Ciò significa, che «la Camera avvierà un sereno e approfondito esame del testo giunto dal Senato che sicuramente sarà modificato». D'altra parte, Maurizio Gasparri ieri ammetteva che pur trattandosi di una buona legge, quella sulle Dat è comunque «perfettibile nei dettagli» anche se «

Papà Englaro cittadino onorario ( da "Riformista, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Città di guelfi e ghibellini, papisti e anticlericali, laici e confessionali. Due anime che si sono esemplarmente riassunte proprio nella vicenda del conferimento della cittadinanza a Englaro. A Firenze è nata l'idea di conferirgli quella cittadinanza onoraria che è stata negata ad Oriana Fallaci.

Walter sceglie la Luiss per la rentrée e piange sul primo Prodi perduto ( da "Riformista, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Divisi fra laici e cattolici. Divisi all'interno dei propri partiti»; e perché «la storia della sinistra è sempre stata una storia di scissioni: è noto - scherza ma non troppo Veltroni - che se si chiudono tre persone di sinistra in una stanza fonderanno sei partiti?

Berlusconi: "Ottimi i rapporti con la Lega" Franceschini lo attacca ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l?adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà,

Legionari di Cristo, il Papa ordina ispezione ( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: uno degli ordini cattolici più ricchi di vocazioni. Il papa ha infatti istituito una commissione di prelati, che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari e del ramo laico Regnum Christi, e dovranno fare rapporto alla Santa Sede. La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone,


Articoli

Il biotestamento e il rischio di un Pd a pensiero unico (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Il biotestamento e il rischio di un Pd a pensiero unico PAOLA BINETTI Con 150 voti favorevoli, 123 contrari e 3 astenuti l’assemblea ha approvato una legge con un lungo titolo: “Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari al fine di evitare l’accanimento terapeutico, nonché in materia di cure palliative e di terapia del dolore”. Ma molti di questi obiettivi non sono stati presi in considerazione negli articoli della legge, concentrata su alcuni passaggi chiave collegati ai fatti che hanno impresso una decisa accelerazione all’iter parlamentare di questa norma. Il disegno è passato al senato con un’indiscutibile compattezza di tutto il Pd arroccato sul fronte del no. Solo due persone, Baio e Gustavino, pur con alcune puntualizzazioni critiche, hanno espresso il loro consenso, mentre Lusi non ha partecipato al voto, mostrando di non condividere pienamente né le ragioni degli uni né quelle degli altri. Sembra quindi che l’orientamento prevalente del Pd, ampiamente prevalente come ha detto recentemente Franceschini, si sia confermato vincente. Vincente proprio perché ha perso senza ombra di dubbio la battaglia parlamentare. I cattolici del Pd, nonostante i voti espressi da un gruppo di loro a favore del primo articolo e un numero non irrilevante di astensioni su altri articoli, alla fine hanno scelto la via del no, pur sapendo con chiarezza quale fosse la posta in gioco. Pur essendo la vita il più laico di tutti i valori e di tutti i diritti molto spesso nella storia la sua tutela è stata assicurata con fermezza e con convinzione proprio dal mondo cattolico. In questo caso, come molte altre volte, si trattava di garantire il diritto inviolabile ed indisponibile, della vita umana nella fase terminale dell’esistenza a tutti, compresi coloro che non sono in grado di intendere e volere. La contrapposizione che si è voluta creare con il principio di autodeterminazione è sembrata ad un’ampia parte del mondo cattolico, a prescindere dalle appartenenze politiche!, strumentale, voluta solo per dimostrare la tesi di un nuovo diritto, quello di poter morire come e quando si vuole. Porta d’ingresso del nuovo diritto, come hanno ripetutamente argomentato in casa radicale con il supporto della Consulta di Bioetica, è proprio la sospensione della nutrizione e dell’idratazione. E questo Eluana l’ha mostrato e dimostrato in modo inequivocabile. L’ala più “laica” del Pd però ha voluto non solo mantenere questa posizione, fortemente pressata dai parlamentari radicali, ma ha cercato in tutti i modi di convincere, di persuadere, di motivare anche quei colleghi cattolici che fin dal primo momento avevano mostrato quanto meno dubbi ed incertezze ad allinearsi su questa posizione. Ha vinto la sua battaglia sull’unità di partito, ma il costo pagato dai cattolici è stato ed è altissimo; si potrebbe dir loro avete ragioni, ma non avete ragione, non almeno alla luce di quella nostra comune antica, ma pur sempre nuova, cultura cattolica. Molte rigidezze della maggioranza potevano essere evitate, molte aperture su certi aspetti propositivi potevano essere accolte ed incluse nella legge!, ma questa legge proprio per l’epilogo avuto dal caso Eluana, doveva indicare con chiarezza che nessuno avrebbe mai messo in dubbio il diritto di vivere, anche quando qualcuno non è più in condizioni di esigerlo. Nella vulgata critica della legge si vuole far passare l’idea che questa legge pretenda di congelare in modi tecnicamente sofisticati la vita fino a sfiorare il rischio della non-mortalità. Non è vero! Così come non è vero che la legge pretenda di sostituire un approccio medico fortemente relazionale con un assetto tecnologico anonimo ed invasivo. Non sorprende più di tanto che l’ala cattolica del Pd in senato alla fine sia rimasta inglobata in questo tipo di accanimento mediatico, perdendo di vista le coordinate essenziali che avrebbero potuto favorire una diversa lettura della legge. Ed è questo che può e a mio avviso deve preoccupare chi guarda al Pd come ad un partito nuovo e non come all’ennesima riedizione di un partito in cui atavicamente la cultura prevalente è stata laicamente attestata su posizioni diverse. Non c’è dubbio che per vari motivi, per ragioni più che rispettabili e in molti casi anche fondate, i cattolici del Pd hanno votato contro una legge che in buona sostanza diceva si alla vita e no all’eutanasia, si al diritto di decidere liberamente, ma no ad una libertà che si spinge fino alle soglie della morte per andare oltre…. Hanno votato attestandosi su posizioni non solo lontane dalla loro tradizione, ma anche dallo stesso dibattito interno che pure aveva animato i seminari promossi dai suoi coordinatori. Perfino le contrapposizioni in commissione avevano rivelato una vivacità del pensiero cattolico in grado di proporsi con una sua originalità ed una sua autonomia, che avevano fatto delle differenze del Pd e nel Pd una vera e propria ricchezza culturale, oltre che politica. Ma ora tutto è scomparso, riassorbito dalla logica del pensiero prevalente che è diventato pensiero unico. Ed è questo che preoccupa, molto più di quanto non preoccupi una legge a cui di fatto gli italiani nella stragrande maggioranza dei casi non ricorreranno mai, aspettando invece la legge “in materia di cure palliative e di terapia del dolore”, fortunatamente in discussione alla camera, con tutt’altro clima e tutt’altra prospettiva di approvazione. Un Pd a pensiero prevalente poteva rappresentare un’opportunità, ma un Pd a pensiero unico rappresenta un rischio, per tutti, ma ovviamente in maniera molto più preoccupante per coloro che hanno pagato il prezzo più caro. Chissà cosa ne penseranno gli elettori di area cattolica, quelli che in questo partito avevano sperato e che da questo partito si aspettavano una sintesi più alta, una casa comune, un luogo in cui politiche sociali ad ampio spettro e fedeltà ai valori della propria tradizione costituivano un binomio forte e trainante nell’attuale panorama politico. Certamente il passaggio della legge alla camera può rappresentare una nuova occasione di dibattito e di approfondimento, ma anche una nuova opportunità per ripensare a tutto tondo questa vicenda, cercando di rispondere più adeguatamente anche alle attese di tutti quei cattolici che ancora si ostinano a credere nel Pd.

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Ugo La Malfa mio padre e mio conflitto (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Colloquio 30 anni fa moriva il segretario del Pri KEYNESIANO RIPENSAMENTO Ugo La Malfa mio padre e mio conflitto Il figlio Giorgio: "Seguo le sue tracce e aspetto di poter tornare a sinistra" LUIGI LA SPINA «Era un seguace dell'economista inglese e oggi avrebbe condannato l'eccessivo liberismo» «Troppe concessioni alla Chiesa federalismo costoso: non entrerò nel partito di Berlusconi» Repubblicano nel cuore ROMA Uno studioso del capitalismo e delle sue crisi, un europeista convinto, un politico di minoranza ascoltato maieuta dei partiti di maggioranza, un laico tutt'altro che scettico, anzi intransigente moralista. A trent'anni dalla morte di Ugo La Malfa, la nostalgia per una personalità così interessante della scena pubblica è ancora forte. Così come la curiosità di immaginare quale sarebbero le sue opinioni se potesse osservare uomini e fatti dei nostri giorni. Si tratta, certo, di un gioco intellettuale, un azzardato e discutibile «via vai» tra il passato e il presente che suo figlio Giorgio accetta, sia pure con un po' di trepidazione, come erede di un nome illustre nella storia del nostro paese e come politico impegnato, spesso con difficoltà personali e di partito, a tradurre la lezione del padre nelle contingenze di una difficile attualità. Keynesiano rigoroso, Ugo La Malfa, avrebbe sostenuto certamente la politica di intervento statale per affrontare la crisi economica mondiale. «Sì - conferma il figlio Giorgio, economista di scuola anglosassone - io conservo la copia di mio padre della prima edizione della Teoria generale di Keynes, tutta da lui annotata e con le recensioni al volume dei giornali stranieri. Il pendolo della storia si era spostato su un eccessivo liberismo e, ora, è necessaria una inversione di tendenza che mio padre avrebbe approvato, mettendo in guardia, però, da due rischi: il protezionismo e l'inflazione». Giorgio La Malfa ritiene possibile, a questo proposito, evitare il primo pericolo, proprio seguendo la traccia del padre, famoso autore di quella liberalizzazione degli scambi che aprì la strada al mercato comune europeo, «perché Keynes, prima di morire, lanciò il Fondo monetario e la Banca mondiale, cioè il fondamento del commercio libero». Più scettico è invece sulla possibilità di evitare l'altro «nemico» storico del padre, l'inflazione: «E' l'unico modo - confessa con realismo - per uscire dalla crisi». Dove l'immaginario dialogo tra padre e figlio incomincia, invece, a complicarsi, è sul tema dell'Europa. «Oggi ci potrebbe essere un dissenso tra lui e me - ammette Giorgio - perché lui spingeva molto sulla moneta unica europea e io, invece, sono assai preoccupato per l'euro. La moneta presuppone uno Stato alle spalle, è l'espressione della sua sovranità. L'euro è una moneta per i tempi facili, ma non per quelli di crisi come gli attuali. Un esempio: oggi la Banca centrale inglese e quella americana stampano moneta e l'Europa non può farlo. Questa è una diminutio del potere politico. L'euro è un matrimonio senza amore. Può darsi che il matrimonio generi l'amore, ma è più facile che il matrimonio, davanti a una difficoltà grave, si sfasci». Se passiamo dal mondo e dall'Europa ai problemi del nostro paese, il confronto padre-figlio sembra persino più acceso. La domanda, provocatoria ma inevitabile, è crudele: Ugo La Malfa, uomo simbolo del primo centrosinistra italiano, sarebbe contento di vedere, oggi, suo figlio alleato del centrodestra? «Poteva essere più scontento nel 2001, quando presi questa decisione. Oggi, vedo che il giudizio su Berlusconi è, in generale, molto cambiato. Quello che lui non avrebbe fatto e io non farò mai è quello di entrare nel partito di Berlusconi e, in Europa, nel Ppe. Non voglio avere la libertà di coscienza sul testamento biologico come concessione rispetto ai valori della Chiesa, voglio essere indipendente dai valori della Chiesa. Siamo in un'alleanza, in attesa che si possa riportare il partito repubblicano in un alveo di sinistra». In effetti, l'atteggiamento del Pdl nei confronti della Chiesa mette in difficoltà Giorgio La Malfa, su questo tema di idee fermamente laiche come il padre: «La Chiesa oggi è più militante perché è più debole. Io, su questo punto, suggerirei però comprensione, perché la Chiesa è anche un deposito di valori morali. Non, certo, un deposito di valori biologici o scientifici, ma di valori morali, sì. Mio padre era un laico, ma un moralista. Il problema è che, rispetto ai suoi tempi, non c'è più la dc. Allora, c'era un convertitore, per così dire, che prendeva le posizioni della Chiesa, ne faceva una scrematura e, poi, le portava al confronto con gli altri partiti che, proprio perché il monopolio del voto cattolico era della dc, erano liberi di dire quello che pensavano». C'è un ultimo argomento che distingue non solo padre e figlio, ma che sembra allargare la distanza tra Giorgio La Malfa e la maggioranza parlamentare che sostiene il governo: il federalismo. Ugo La Malfa, nell'eredità risorgimentale, rappresentava l'ala contraria al centralismo, quella che guardava a Cattaneo, più che a Cavour. Era il politico che, all'epoca del primo centrosinistra, spinse per l'attuazione del dettato costituzionale sulle Regioni. Oggi, il figlio è allarmato per le conseguenze del federalismo: «La legge, in sostanza, dice che le Regioni più ricche avranno più soldi. Allora i casi sono due: o quelle più povere ne avranno di meno, o lo Stato dovrà spendere di più per finanziarle. E questo è in contraddizione con quello che ha promesso Berlusconi, cioè meno tasse».

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Avanti con le riforme e sfida sul biotestamento (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Avanti con le riforme e sfida sul biotestamento Non è proprio un «finimondo» ma qualche scossone lo dà . Gianfranco Fini parla nel giorno numero due del congresso che sancisce la nascita del Pdl, il «suo» giorno, dopo l'apertura affidata a Berlusconi, e dal palco della Fiera di Roma in quasi un'ora di discorso racconta l'Italia e il partito che ha in testa. Il futuro per il quale bisognerà lavorare. Che, in molte cose, si sovrappone all'idea di Berlusconi ma, in altre, come ad esempio la legge sul testamento biologico, prende decisamente un'altra strada. La platea gli dispensa comunque applausi e sventolii di bandiere e un lungo, lunghissimo «Fini, Fini» quando sale sulla pedana per parlare che quasi imbarazza l'ex leader di An. Se Berlusconi, il giorno prima, aveva parlato ai «cuori» del Pdl, alla «pancia» degli elettori, Fini scalda invece le menti. Accende il dibattito «perché in un partito come il nostro bisogna saper dibattere e confrontarci anche su posizioni diverse all'interno però di valori condivisi», spiega e lancia la stagione delle riforme «perché il nostro assetto istituzionale deve uscire da una stagione troppo lunga di transizione», ringrazia Berlusconi «per aver creduto al Pdl quando era difficile crederci». Però lo avverte che oltre agli onori avrà anche un onere, quello che «il Pdl sia un grande partito democratico e di popolo ma non diviso in correnti che invece sono la caricatura della democrazia». Il premier, seduto in prima fila accanto alla compagna del presidente della Camera, Elisabetta Tulliani, lo ascolta senza perdere una parola. Per rilanciare le riforme istituzionali — il tema sul quale ha ricevuto consensi che arrivano fino ai leader della sinistra radicale — spiega che «le due grandi necessità di ogni democrazia sono di essere rappresentativa e governante». «Non bisogna solo discutere — continua — ma anche decidere. Per questo dobbiamo rilanciare una grande stagione costituente, dobbiamo riformare i regolamenti parlamentari e sfidare su questo terreno la capacità della sinistra di guardare in avanti». Ma è sui temi più caldi del momento, immigrazione, biotestamento, referendum elettorale che Fini accende il dibattito. Ragionando, spiegando, rilanciando idee che a volte cozzano con quelle di alleati e colleghi di partito. Come sulla legge sul testamento biologico. Per arrivare al punto che più gli sta a cuore, e che arriva come una sassata in platea, Fini parte da lontano dal concetto di laicità dello Stato. «Non c'è contraddizione — dice — tra il riconoscimento delle radici cristiane e la richiesta di istituzioni laiche, perché la laicità è innanzitutto separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti, e spero di non offendere nessuno». Poi il presidente della Camera arriva al cuore del suo ragionamento: «E allora siamo proprio sicuri che il testamento biologico approvato al Senato sia per davvero laicità? Perché quando si impone un precetto per legge, si è più vicini ad una concezione da Stato etico che da Stato laico». Gli applausi stavolta sono pochi, timidi. In compenso c'è un grande incrociarsi di sguardi interroganti. E Fini sembra quasi cogliere i dubbi che salgono dalla sala: «So perfettamente che è una posizione minoritaria — spiega — una posizione che va compresa all'interno delle altre per fare un partito non solo plurale, ma un partito di contenuti, che si interroga. Dobbiamo abituarci su alcune grandi questioni a trovarci anche in minoranza». E se la domanda fa sobbalzare i cattolici di Forza Italia, tutti schierati con Sacconi, Fini costringe il Pdl a riflettere anche su un altro tema, quello del referendum elettorale, consultazione sulla quale la Lega resta contraria. «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo — dice — ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum. Anche se questo comporterà la necessità di discutere, tra noi, e anche con gli alleati». E sempre agli alleati, per spegnere possibili degenerazioni xenofobe, si rivolge il presidente della Camera quando parla di immigrazione. «Sono sempre di più gli italiani di colore, con i tratti orientali. Non dobbiamo guardare a questa prospettiva con paura ma con la presunzione di poter governare questo processo. Non dimentichiamoci che siamo un popolo figlio di emigranti». E prosegue ancora su un tema «bollente», quello che consente ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che vogliono essere curati. «Il centro di ogni azione deve essere la dignità della persona. Un ammalato è prima di tutto un ammalato, poi un immigrato. Dobbiamo riflettere nel partito per dare qualche suggerimento al governo sulle norme che regolano le nuove cittadinanze». Argomenti pesanti, destinati ad accendere il dibattito e sui quali Fini non si tira indietro. Come presidente della Camera ma anche, ormai, come leader del nuovo Pdl accanto a Berlusconi. Una consacrazione sancita dall'abbraccio che il premier gli tributa salendo sul palco mentre le note dell'Inno alla Gioia si trasformano in quelle dell'Inno di Mameli. Standing ovation.

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i laici contro la giunta "ossequiosa con la curia" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Bologna Città Libera e Radicali per la convenzione con le scuole I laici contro la giunta "Ossequiosa con la Curia" «Un atto di zelante ossequio alle gerarchie cattoliche». Con queste parole la lista Bologna Città Libera (che candida a sindaco Valerio Monteventi), Terre Libere (che punta alla Provincia con l´ex segretario Prc Tiziano Loreti), e i radicali dell´Unione degli atei e agnostici razionalisti e di Luca Coscioni definiscono il rinnovo della convenzione tra le scuole private e Palazzo D´Accursio. L´accordo assegna infatti a questi istituti, in gran parte cattolici, «circa un milione e 100mila euro l´anno», per un totale di oltre 3milioni di euro fino al 2010. Uno scandalo, per le sigle promotrici della «tre giorni di laicità» che si svolgerà la prossima settimana. Anche perché, attaccano, «il Comune copre di soldi le scuole private e poi non ne ha per rinnovare i contratti delle 112 insegnanti precarie che il 31 luglio si troveranno in mezzo alla strada».

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i cattolici contro fini: noi difendiamo la vita e schifani lo attacca: senato responsabile - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Interni I cattolici contro Fini: noi difendiamo la vita E Schifani lo attacca: Senato responsabile Da Alemanno a Formigoni: il biotestamento non si tocca Lo scontro Imbarazzo e critiche tra i dirigenti per l´apertura laica sul fine vita CARMELO LOPAPA ROMA - «Siamo sicuri, amici del Pdl?» E no, che gli amici del Pdl non sono d´accordo con il «cofondatore» Gianfranco Fini, nel momento in cui pianta nel bel mezzo del congresso quella sorta di bandierone della laicità e mette in discussione la legge sul testamento biologico appena approvata al Senato. Nelle prime file si guardano, qualche volto muta espressione. Imbarazzo. La sala accenna a un timido applauso, giusto i finiani di stretta osservanza. Al padiglione 8 cala il gelo. «Siamo sicuri che la legge sul testamento approvata al Senato sia laica?» Poi l´auspicio che alla Camera il testo venga modificato, il rischio di una deriva da stato etico. è il contromanifesto laico di Gianfranco Fini, la sfida portata al cospetto di Berlusconi. Testamento biologico e battaglia referendaria sul bipartitismo. Ma è la prima provocazione a scuotere il congresso. Il fronte cattolico del Pdl entra subito in fibrillazione. Non solo quello. Presto anche il presidente del Senato Schifani prende le distanze dal podio. «Tutto è perfettibile, ma in Senato abbiamo presto atto del vuoto normativo. Abbiamo legiferato con libertà di coscienza. La laicità dello Stato non si può trasformare in omissione di responsabilità». Marcello Pera, suo predecessore, non ha molta voglia di schierarsi con Fini. «Mi fa piacere scoprire che tanti in questo partito iniziano a venire sulle mie posizioni. Cambiare la legge alla Camera? No, secondo me deve essere radicalmente modificata. D´accordo con lui no, mi sembra che sia Fini ad essere venuto sulle mie posizioni». Perché il leader di An è così, qui al congresso e nel partito, lo amano (in tanti) o lo detestano. L´ex colonnello Maurizio Gasparri non ha perso occasione per cantargliele. «Io resto orgoglioso della posizione che all´unanimità il governo ha assunto e della legge. Si possono ridiscutere i dettagli, non i principi». Perché nel frattempo, il coordinatore forzista Denis Verdini si era precipitato il sala stampa per precisare che sì, la legge sul testamento è «perfettibile» a Montecitorio, al Senato ci sono stati forse «irrigidimenti eccessivi». Ma tanti non la pensano così. Non Gianni Alemanno, che si riconosce nella legge «perché dobbiamo difendere la vita da ogni spiraglio di eutanasia». Applausi a go go dai delegati. Non Alfredo Mantovano, sottosegretario aennino all´Interno: «Notoriamente la penso diversamente da Gianfranco su questo punto, modifiche sì alla Camera, ma in senso più restrittivo». Il ministro Maurizio Sacconi, che un mese fa non ha fatto mistero della recente conversione, nel suo intervento cita Papa Ratzinger e il «non possiamo non dirci cristiani» di Benedetto Croce per scandire: «Non ci siamo voltati dall´altra parte come Ponzio Pilato. La norma difende il valore della vita». Proprio non è d´accordo con Fini e non lo nasconde il governatore lombardo Roberto Formigoni, sereno: «Lui è in minoranza, in piccola minoranza nel Pdl». Un altro che tuona dal palco è Gaetano Quagliariello, un po´ padre della legge. A fine giornata, tira le somme soddisfatto: «Possiamo dire che il muro ha tenuto. Altro che stato etico, quello c´è se lo il tribunale determina la morte». Fuori dal congresso Pier Ferdinando Casini sta coi cattolici del Pdl, dice che la legge è migliorabile «ma certi principi non sono disponibili». Il Pd invece plaude a Fini con la Finocchiaro, «usati i nostri stessi argomenti». Il plauso più inatteso arriva dal Prc. Quando è sera, in sala stampa sarà la sola Stefania Prestigiacomo a spezzare una lancia in difesa di Gianfranco, sicura che «alla Camera il dibattito andrà diversamente, serve una legge poco invasiva». Retaggio della battaglia comune sul fronte laico della fecondazione assistita.

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ROMA - Sul testamento biologico Gianfranco Fini non arretra, una legge che impone un precetto ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Domenica 29 Marzo 2009 Chiudi ROMA - Sul testamento biologico Gianfranco Fini non arretra, «una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico». E il Pdl si divide. E' proprio dalla seconda carica dello Stato che arriva la più netta critica a Fini. Per il presidente del Senato Renato Schifani, «la laicità dello Stato non si trasformi mai in omissione di responsabilità. Abbiamo colmato un vuoto normativo». E se il presidente della Camera trova sponde dai laici del partito come il ministro Renato Brunetta e trova possibilista nel rivedere il biotestamento alla Camera il coordinatore di Forza Italia Denis Verdini, è soprattutto dai parlamentari di An che arriva uno stop come da Maurizio Gasparri capogruppo dei senatori del Pdl. D'accordo con il presidente della Camera è il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli: «Fini con coraggio ha aperto un dibattito sullo Stato laico. Condivido totalmente, anche sul testamento biologico». Si incarica il coordinatore di An Ignazio La Russa di gettare acqua sul fuoco delle polemiche: «Fini ha detto che la libertà di coscienza si deve esplicare maggiormente. A me sono piaciute le parole di Maurizio Lupi, un cattolico, quando ha detto che non condivide le parole di Fini ma che sono un arricchimento». Ma Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, sostiene: «Il vero Stato etico è quello in cui, con la scusa dell'assenza di una legge specifica, un tribunale si arroga il diritto di determinare la morte di una persona basandosi sul suo presunto stile di vita». Dice il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: «La legge è sempre migliorabile ma certi principi non sono disponibili». Per Massimo D'Alema «Fini è un uomo che ha alcune idee politiche fondamentali molto diverse dal partito a cui oggi si è rivolto». Anna Finocchiaro capogruppo dei senatori del Pd sostiene che il presidente della Camera «ha un grande rispetto e una doverosa attenzione al tema delle riforme condivise», assumendo «un atteggiamento diverso nei confronti dell'opposizione». Il Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario, condivide le parole del presidente della Camera. P.Or.

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LE OMBRE DEL PASSATO (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2009-03-29 num: - pag: 1 autore: di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA categoria: REDAZIONALE L'ITALIA DI BERLUSCONI LE OMBRE DEL PASSATO A nche un ascolto o una lettura superficiali del discorso di Silvio Berlusconi al Congresso di fondazione del Popolo della libertà consentono di coglierne immediatamente il cuore ideologico: è l'anticomunismo. Tutto il resto appare solo accennato, sbrigato in poche parole e comunque affatto generico. All'anticomunismo, invece, è stata riservata la parte centrale, e anche retoricamente ed emotivamente quella più insistita, di un discorso tutto tenuto — come è forse giusto per un'occasione fondativa, e in obbedienza d'altronde a una tradizione molto italiana — su un registro sostanzialmente storico, rivolto al passato. Le parole di Berlusconi collocano il Pdl in questa prospettiva: e dunque politicamente esso nasce contro la sinistra, lì è la sua principale ragion d'essere. E la sinistra è il «comunismo », tra i due termini egli stabilisce di fatto una sostanziale equivalenza. La tradizione socialista- riformista, men che meno quella laico-democratica, non esistono; così come non esiste alcun rapporto tra esse e l'esperienza politica dei cattolici (se ho letto bene neppure citata): Craxi, non a caso, è solo un amico personale del presidente del Consiglio che in pratica ha il solo merito di averlo anticipato nello sdoganamento della destra. Affermando questa centralità dell'anticomunismo, Berlusconi compie la stessa operazione che la prima Repubblica compì con l'antifascismo. Di fronte allo scarso rilievo fondante della Carta costituzionale, al suo ancora più scarso valore ideal- simbolico (una costante storica delle nostre Carte: dallo Statuto albertino alla Carta del lavoro fascista), al vuoto che essa così lascia, egli usa l'anticomunismo allo stesso modo in cui la prima Repubblica e i suoi gruppi dirigenti usarono per quarant'anni l'antifascismo: come reale ideologia fondativa dell'ordine politico e motivo di autoidentificazione legittimante. E perciò, insieme, come motivo di esclusione nei confronti di tutto quanto non può essere ricondotto a essa. Non solo: ma come la prima Repubblica e suoi uomini si sono sempre compiaciuti di riferirsi alla Costituzione qualificandola sì come democratica, ma ancora più spesso attribuendole la qualifica politico- ideologica di «antifascista », allo stesso modo, ma rovesciando l'interpretazione, Berlusconi non nasconde di considerare anche la Costituzione «comunista». «A ideologia, ideologia e mezza» sembra essere ancora oggi il suo motto: anche perché non ignora che il cuore del Paese, alla fin fine, batte molto di più dalla parte dell'anticomunismo che dell'antifascismo. Ma tutto ciò pone Berlusconi in contraddizione con quello che pure — l'ha detto lui stesso ed è da credergli — costituirebbe un suo effettivo desiderio: essere l'uomo della pacificazione nazionale; soprattutto, rappresentare un vero elemento di novità e di rottura rispetto alla vicenda italiana. Infatti l'antagonismo, la contrapposizione frontale, insiti nel proclama anticomunista mal si conciliano, anzi, diciamolo pure, rendono impossibile ogni proposta di pacificazione. CONTINUA A PAGINA 26

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IL PONTEFICE CONTESTATO LE RAGIONI DEGLI AVVERSARI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2009-03-29 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano IL PONTEFICE CONTESTATO LE RAGIONI DEGLI AVVERSARI Leggo amareggiato, sebbene senza stupore, che ancora una volta democrazie che si ispirano ai principi del liberalismo democratico confondono la laicità dello Stato con il laicismo. I governi di Francia, Germania e Stati Uniti d'America, nonché la Commissione Europea, condannano le parole pronunciate dal Sommo Pontefice in occasione del viaggio africano. Così al Papa, riconosciuta autorità morale e guida spirituale per i cattolici, si rimproverano le opinioni ogniqualvolta queste non coincidano con quelle della comunità Occidentale, quasi che il Santo Padre fosse il portavoce di tutti i cittadini che si riconoscono nei valori di queste aree. Ovviamente non ignoro il problema della conciliabilità dei valori cattolici con le scelte di molti cittadini che non li condividono. Ma è proprio da qui che nasce l'esigenza della laicità, espressione di una società libera nella quale si discute, nel reciproco rispetto, senza confondere politica e religione. Posso conoscere la sua opinione? Roberto Papa, Gavirate (Va) Caro Papa, L e opinioni di Benedetto XVI non mi sorprendono. Mi stupisce, se mai, la combinazione di ingenuità e di rigore con cui si esprime su questioni controverse che i suoi predecessori hanno generalmente trattato con maggiore prudenza. La dotta citazione del discorso di Ratisbona sulla disputa medioevale fra uno studioso musulmano e un imperatore, fu una inutile gaffe. La questione dello scisma lefebvriano è stato affrontata incautamente. E il giudizio sui preservativi, all'inizio del suo viaggio africano, poteva essere espresso con altri toni e parole. Lo stile papale di Benedetto XVI ha avuto l'effetto di suscitare contro di lui reazioni critiche provenienti da due campi alquanto diversi. Il primo campo è composto dai fedeli della religione permissiva delle democrazie occidentali. è una setta che non si limita a sostenere l'utilità dell'aborto, della procreazione assistita, della contraccezione o la necessità di riconoscere le coppie di fatto e la condizione degli omosessuali. Considera questi rimedi altrettanti diritti e li predica con la stessa intolleranza con cui i domenicani e il Sant'Uffizio processavano e punivano i trasgressori all'epoca dell'Inquisizione. I Paesi in cui questa nuova religione è maggiormente radicata sono le nazioni latine (Francia, Italia, Spagna), vale a dire quelle in cui la lunga dominazione culturale della Chiesa cattolica ha creato una opposizione che è stata, a seconda delle circostanze, anarchica, libertaria, massone, liberal- radicale. I temi su cui i devoti di questa setta si sono maggiormente mobilitati sono stati in questi ultimi tempi la procreazione assistita, i matrimoni fra omosessuali, la ricerca sulle cellule staminali, il diritto alla buona morte. Il secondo campo, invece, è composto da cattolici «conciliari ». Hanno creduto nella grande forza riformatrice del Concilio Vaticano. Hanno sperato che la Chiesa avrebbe continuato a camminare sulla strada aperta da Giovanni XXIII e da Paolo VI. Hanno considerato con sospetto certe tendenze restauratrici già presenti nel papato di Giovanni Paolo II. E sono ora molto preoccupati dalla linea visibilmente «reazionaria » di Benedetto XVI. Possono comprendere la posizione del Papa sull'aborto e sul suicidio assistito, ma fanno molta fatica a seguirlo quando restaura le antiche liturgie della Chiesa, apre le sue braccia ai lefebvriani, nega la comunione ai divorziati e rifiuta di comprendere che la contraccezione può rappresentare in alcune circostanze un ragionevole rimedio contro la drammatica offensiva dell'Aids. Per un liberale che non appartiene né al partito del Papa né a quello dei suoi avversari, questo spettacolo sarebbe interessante e istruttivo se il governo e la classe politica facessero il loro mestiere, indipendentemente dalla linea della Santa Sede. Ma in Italia, purtroppo, questo non accade.

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Dopo le parole del leader è scontro nel partito (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

BIOTESTAMENTO Dopo le parole del leader è scontro nel partito ROMA E' subito scontro sul testamento biologico. I «colonnelli» e l'anima cattolica del Pdl prendono le distanze da Gianfranco Fini che ha bollato il ddl approvato dal Senato come una legge «da Stato etico». Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno attribuisce al ddl il merito di «difendere il valore della vita». E mentre Ignazio Marino del Pd tende la mano alla «posizione di Fini purtroppo minoritaria nel suo partito», Maurizio Gasparri avverte che a Montecitorio «si può cambiare un comma, ma non alterare i principi» e Ignazio La Russa concorda: «Il ddl è corretto e colma un vuoto legislativo». Secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini «il ddl salvaguarda la centralità della persona umana». Dissentono da Fini anche i cattolici della maggioranza Giovanardi e Formigoni, preoccupati che alla Camera il provvedimento venga dirottato su un binario morto. Gaetano Quagliariello risponde a Fini che «lo Stato etico è quello in cui un tribunale decide chi può vivere e chi no». E, secondo il presidente del Senato, Renato Schifani «la laicità dello Stato non può trasformarsi in omissione di responsabilità». Le parole di Fini aprono, però, una breccia tra le file degli azzurri. «Al Senato ci sono stati eccessivi irrigidimenti, adesso alla Camera la maggioranza potrà correggere gli errori», assicura Denis Verdini, coordinatore «in pectore» del Pdl. Sulla stessa linea il ministro Renato Brunetta: «La posizione di Fini sul biotestamento è da grande modernizzatore e laico, serve una «soft law», di principi, il resto va demandato alle Authority». Alla Camera, ammonisce il ministro Mara Carfagna, «va trovato un equilibrio tra accanimento terapeutico e eutanasia». Per Margherita Boniver «il Senato ha tramutato il biotestamento in vera perfidia». In Vaticano l'affondo di Fini provoca allarme. Il ministro della Bioetica, Rino Fisichella loda il «profondo equilibrio del ddl» e raccomanda «un più ampio consenso alla Camera». \

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di Roberto Pellegrino Madrid (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-03-2009)

Argomenti: Laicita'

di Roberto Pellegrino Madrid sì alla vita. I cattolici spagnoli oggi manifestano di fronte al Congresso contro l'idea di una nuova legge "pro-choice" dei socialisti, che permetterebbe anche a chi ha meno di 16 anni di abortire senza chiedere l'autorizzazione dei genitori. Ennesimo scontro tra la Cee e il primo ministro. di Roberto Pellegrino Madrid. Il colore della polemica è lo stesso che ricorda nell'immaginario collettivo la privazione di una vita: il rosso. È lo stesso che la marea di manifestanti oggi porterà addosso quando invaderà le strade della capitale spagnola per riproporre l'ennesimo scontro tra il governo del socialista José Luis Rodríguez Zapatero, sempre più intenzionato a solidificare le basi dello stato laico con una nuova riforma sull'interruzione di gravidanza, e le associazioni antiaborto. La manifestazione accoglie il consenso della Chiesa di Spagna che dal 2004 soffre della sostanziale mancanza di dialogo e confronto con Zapatero in materia di tematiche etiche e che, ultimamente, si è trovata a subire da sola, senza un appoggio più incisivo dei popolari di Mariano Rajoy, le riforme zapateriane, tra cui il matrimonio omosessuale. Quella di oggi è «la prima e grande» manifestazione contro la riforma che il governo socialista è intenzionato ad approvare entro l'estate, senza ascoltare, non solo la Cee spagnola, ma anche le numerose e agguerrite associazioni antiaborto organizzatrici della concentrazione. E questo dopo la campagna pubblicitaria della Chiesa che, nelle scorse settimane, ha affisso migliaia di manifesti con una lince, animale protetto da una legge zapateriana del 2008, in contrapposizione a un inerme bebé, che è privo in Spagna - secondo la Cee - del diritto alla vita. Una campagna che ha suscitato scalpore per la sua aggressività e i costi (250mila euro), ma che non ha fermato il cammino di Zapatero. I socialisti, pur riconoscendo il diritto dei vescovi «a sostenere ciò che vogliono», hanno sottolineato come «la Chiesa e la società seguano cammini separati». Poi, ad arroventare il clima, si è aggiunta anche la definizione che Bibiana Aido, ministra delle Pari opportunità da cui è partito l'impulso alla riforma, ha dato dell'aborto: «Un conflitto di interesse tra la madre e il bimbo». Una definizione che non è piaciuta ai principali gruppi antiaborto, come "Derecho a vivir" e "Medicos por la vida". Il corteo, stimato tra i 100mila e i 150 mila partecipanti, si concentrerà davanti al Congreso (la Camera). Ci saranno tre grandi striscioni con gli slogan della «marea rossa»: «Non esiste il diritto a uccidere, esiste il diritto di vivere», «Donna sì, aborto no» e «Aido: lascia in pace le bambine di 16 anni». Un riferimento a uno dei punti più polemici della riforma: dare il diritto di abortire alle ragazze maggiori di 16 anni anche senza il consenso dei genitori. In Spagna l'aborto è depenalizzato soltanto in alcuni casi previsti dall'art. 417 del codice penale: trattandosi di uno stupro, entro la dodicesima settimana, ma il governo vuole spostare il limite alla quattordicesima, mentre alcune organizzazioni come "l'Associazione donne separate e divorziate", chiedono la sedicesima, accusando Zapatero di travestire «quello che è il completamento di una depenalizzazione con una pseudo riforma». Il secondo caso prevede «gravi patologie fisiche o psichiche» del nascituro, entro le 22 settimane con il parere di uno specialista e, infine, quando esiste «grave pericolo per la vita o la salute psichica della madre», questo senza limiti temporali e sempre con il parere di un medico. Un punto, quest'ultimo, che ha portato nel 2007 alla scoperta di numerosi casi di aborti eseguiti in condizioni sospette in cliniche private di Madrid e Barcellona e che ha spinto il governo a rivedere la legge. Infatti, il pericolo per la salute della madre produce in Spagna il 97% degli aborti praticati. Il progetto per la nuova legge, elaborato da una commissione di esperti, prevede il diritto ad abortire entro la quattordicesima settimana, senza necessità di giustificazioni o condizioni. Inoltre, sarà possibile interrompere una gravidanza fino alla ventiduesima settimana in caso di grave malformazione del feto o rischio per la salute della madre. Oltre questo limite l'aborto sarebbe limitato a casi estremamente gravi. I dati raccolti dal ministero della Sanità, parlano di un costante aumento degli aborti: nel 2007 le interruzioni volontarie di gravidanza sono cresciute del 10%, passando da 101.592 nel 2006 a 112.138. A ricorrere alla pratica sono sempre più spesso le più giovani: 15.000 aborti di minori di 19 anni e 500 di minori di 15. 29/03/2009

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Al di là dei confini di Roma (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

DIVINO Al di là dei confini di Roma Filippo Gentiloni Testamento biologico, preservativi, aborto, recupero dei lefebvriani negazionisti: sono alcuni dei principali argomenti che in questi giorni sono stati contestati al Vaticano. Al di qua e soprattutto al di là delle Alpi: una contestazione piuttosto decisa e dura, ben diversa dalle normali manifestazioni di ossequio alle quali il Vaticano è abituato. Come mai? Molti se lo sono chiesto. Varie le risposte, dalla sottolineatura di una certa impreparazione degli organismi vaticani, alla forza imprevista dei media. Ma un'altra osservazione è necessaria. Quale la base delle prese di posizione cattoliche? Quali i loro principi? E' necessario chiederselo se si vuole o comprendere o contestare. La rigidità cattolica deve possedere una base logica, più o meno facilmente individuabile. Non sembra che tale base possa essere evangelica: gli argomenti contestati sono ben lontani dalle pagine evangeliche che non hanno alcun rapporto con la rigidità vaticana di questi giorni. Ma, allora, quale ne può essere il fondamento logico? La risposta classica ricorreva ad una presunta legge etica naturale. La si considerava valida per tutti e sempre: la chiesa romana ne sarebbe stata promulgatrice e legislatrice. Si supponeva un mondo unitario, del quale Roma fosse espressione e centro. Così fino ieri. Oggi non più. Le grandi scoperte geografiche degli ultimi secoli hanno dimostrato quanto quello schema fosse insostenibile, quanto la diversità dei popoli, degli usi e costumi, delle religioni lo rendesse non soltanto inattuale, ma inutile e addirittura falso. E allora? A quale codice possono ricorrere oggi i palazzi vaticani per legiferare a tutto il mondo? Come se tutto il mondo dovesse obbedire a Roma? E' giusto e logico chiederselo, tanto più che ormai il disaccordo è arrivato anche all'interno del mondo cristiano. Sulla nascita e la morte, ad esempio, non tutti i cristiani sono d'accordo, tanto meno larghi settori del mondo laico. Roma ha tutto il diritto di dire la sua opinione, ma non può pretendere di essere ascoltata e obbedita al di là dei propri confini. Né possono pretendere di ascoltarla, come succede in Italia, settori di laici «genuflessi». Gli equivoci e le ambiguità sono all'ordine del giorno, specialmente nel nostro paese, come ha dimostrato in questi giorni la vicenda del testamento biologico.

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I PRIVILEGI DEI POLITICI E I REVISIONISMI DELLA DESTRA ITALIANA (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

www.ilmanifesto.it I PRIVILEGI DEI POLITICI E I «REVISIONISMI» DELLA DESTRA ITALIANA E I «REVISIONISMI» DELLA DESTRA ITALIANA Iaia Vantaggiato Sui redditi dei parlamentari c'è poco da ridere o da scherzare. E - per tutti - parla Aldo: «Che tristezza, quanta rabbia, che vergogna... e ti accorgi alla fine quanta e quanta ipocrisia ti gira attorno quotidianamente, 'tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera', almeno in questo non sono diversi, siedono alla stessa tavola, frequentano i stessi salotti. Oggi mio figlio 'diversamente abile' con una invalidità del 100% grave percepisce da questo Stato 7 euro al giorno. Cosa si può dire di più?» Praticamente nulla. Anche se c'è chi, come Stefano, ne approfitta per prendersela con noi: «e poi c'è qualcuno, anche al Manifesto, che delira di e su l'antipolitica. Contro questi maledetti l'antipolitica non è mai troppa. Quindi o avete la coscienza sporca da inconfessabili relazioni e legami, o il cervello fuso». Né l'uno né l'altro, Stefano te lo assicuriamo. Tiene banco sul nostro sito, questa settimana, anche l'ultima sortita del papa. Che poi non è una sortita ma sono tre. Che ne facciamo del vescovo negazionista Richard Williamson? E della vicenda Englaro che tanto ha fatto spaccare le opinioni dei cattolici buoni e dei laici cattivi? E il condom? Il condom, il condom. Non chiamiamolo preservativo che suona male. Piero non ha dubbi: «Francamente, polemiche di quart'ordine. Il papa fa il papa. Facciamola finita». Macché. Il papa fa il papa - e va bene - ma le vere colpe sono quelle del «manifesto»: «Popolo d'illusi forse fareste meglio a rivedere la vostra ideologia che dove ha preso piede non ha fatto altro che provocare miseria fame e guerre civili sopprimendo anche il più timido pensiero di libertà. Il paradiso comunista del quale voi ne siete i propagatori - ci scrive Giuseppe - è ben visibile in alcuni paesi dell'est dove i bambini hanno la 'libertà' di vivere nelle fogne». Il cambio di prospettiva è epocale. Ma non li mangiavamo, noi, i bambini, sino a qualche anno fa? Di tutt'altro tenore le parole con cui i nostri «lettori» hanno commentato l'articolo di Gabriele Polo sul 25 aprile. Commenti commossi, personali, interiori. «Vorrei dire, a coloro che sostengono che i partigiani comunisti fossero pedine in mano di Stalin, che stanno dicendo un sacco di menzogne. Io - scrive Akopo - ho avuto il piacere di conoscerne molti, in primis mio nonno e mio zio, entrambi partigiani combattenti e soprattutto comunisti. Ho conosciuto tanti loro compagni d'armi e di partito e da nessuno di loro ho mai sentito parlare bene di Stalin (definito come male assoluto come Mussolini)». Già Mussolini. Si avvicina il giorno della Liberazione e il presidente della camera Gianfranco Fini pensa bene di prendere le distanze dal «grande statista» che sino a poco tempo fa ne aveva ispirato il pensiero. E fa marcia indietro. Né Giorgio né Benito. Il tutto accade mentre il delfino di Almirante si approssima a entrare nel partito di un nuovo e più pericoloso Benito. Il che ai nostri lettori non sfugge. «Per essere fascisti - scrive Giorgio Raccichini - non occorre esaltare Mussolini, fare il saluto romano, affacciarsi da palazzo Venezia e cose simili. Anzi. Stiamo più attenti a quei fascisti travestiti da 'democratici». Infine, una piccola nota personale dovuta a chi il mio pezzo su Fini ha aspramente criticato. Giuro, non ho mai votato An in vita mia.

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IL CAVALIERE PIGLIATUTTO (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Luigi La Spina IL CAVALIERE PIGLIATUTTO Singolare ma significativo il modo con il quale si è concluso il congresso fondativo del nuovo partito di centrodestra italiano. Certo può essere sorprendente che alle tre fondamentali questioni poste da Fini, l'apertura di una stagione costituente, il sostegno al referendum, la correzione della legge sul testamento biologico così come votata al Senato, Berlusconi, nella replica finale, abbia risposto a metà e piuttosto sbrigativamente solo alla prima, lasciando all'interpretazione del suo silenzio la posizione del Pdl sulle altre due. Il presidente della Camera aveva tratteggiato un profilo di partito molto preciso, dai caratteri laici e modernizzanti, quasi spigoloso, con una identità così forte che lui stesso era stato costretto a definirlo obbligatoriamente «di minoranza». Un partito, certo, di ispirazione moderata, ma con lo sguardo tutto rivolto al futuro e difficilmente etichettabile come conservatore. Il premier ha voluto evitare «l'alternativa del diavolo» che Fini gli aveva posto: se avesse aderito alle sue posizioni gli avrebbe consegnato il bastone dell'ideologo e del profeta, consacrandolo definitivamente come suo erede; se gli avesse opposto una linea diversa avrebbe riconosciuto, per la prima volta nel partito da lui fondato e sul quale regna incontrastato, la possibilità di una leadership alternativa. Così, Berlusconi, derubricando quasi l'intervento di Fini come il proverbiale «utile contributo al dibattito», ha voluto concentrarsi sull'ordine del giorno del presente. Un ordine del giorno pervicacemente mirato a un solo scopo: il rafforzamento dei poteri del premier. D'altra parte, se si punta a un partito del 51 per cento, se si identifica il Pdl come il partito degli italiani, quello destinato e quasi costretto a governare per l'inconsistenza dello schieramento avversario, si deve tener conto che tutti possono farvi parte, i laici come i cattolici, i liberisti come i protezionisti, i conservatori come i riformisti. Insomma, un partito che non divide, pragmatico, che si modella nelle mani del suo leader con prontezza e realismo. È difficile prevedere se questo modello di partito «acchiappatutto» reggerà agli scossoni di scelte che, comunque, sono imminenti, come quelle sul testamento biologico dove, alla Camera, forse la maggioranza dei deputati non è pronta a sostenere il testo approvato a Palazzo Madama. O quando il referendum sulla legge elettorale potrebbe costituire una ghiotta tentazione per sfidare la Lega alla crisi di governo e a nuove elezioni, pur di arrivare, con una scorciatoia, a quella soglia del 51 per cento che, diversamente, potrebbe costituire solo un miraggio. La conclusione del congresso, però, aiuta a dare un significato chiarificatore al paragone che è aleggiato in questi giorni: il Partito della Libertà è la Dc del Duemila, una «balena bianca» guidata da quel moderno doroteismo ideologico che ha sostituito il dialogo diretto tra il leader e il popolo alla vecchia mediazione interclassista dei capi democristiani? Il confronto sottintende, più o meno esplicitamente, una previsione: Berlusconi è riuscito a raggruppare sotto le nuove bandiere del Pdl un blocco sociale che garantirà al centrodestra l'egemonia politica in Italia per un periodo molto lungo, destinato a non terminare neanche dopo il suo passaggio di consegne. Il richiamo alla Dc è utile se coglie la capacità del Pdl di rappresentare l'anima moderata e sicuramente maggioritaria del Paese. È illuminante perché coglie l'attuale pragmatismo di Berlusconi, che ha mandato in soffitta l'epopea rivoluzionaria degli esordi e che rifiuta le incalzanti sfide modernizzanti e fortemente identitarie che gli propone Fini. Ma con alcune differenze importanti che, invece, non consentono di fare pronostici. La Dc aveva un elettorato più conservatore di chi si incaricava di rappresentarlo nelle aule parlamentari e al governo. Il Pdl, al contrario, rischia di avere un centro di gravità dirigenziale nettamente più a destra della maggioranza di chi lo vota. Questa diversità lascia, soprattutto nel Nord Italia, un potenziale spazio politico sia alla Lega, naturalmente, sia ai partiti del centro e del centrosinistra. Poiché non esiste più, nonostante le ossessive insistenze di Berlusconi, un partito antisistema come era il partito comunista, la previsione di una sicura egemonia del centrodestra per i prossimi decenni non può essere confortata da quella similitudine storica. Nell'Italia del Duemila il potere non si conquista più perché gli altri sono fuori gioco, ma perché gli altri si mettono fuori gioco da soli.

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Fini: adesso faremo le riforme (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Il presidente della Camera al congresso Fini: adesso faremo le riforme Berlusconi: "Partiamo subito" "Avanti con le riforme". Nel suo intervento al congresso del Pdl, Fini ha sottolineato la necessità di "uscire da una lunga stagione di transizione", ponendo interrogativi sul biotestamento. Berlusconi soddisfatto per il riconoscimento della leadership. Oggi la replica: 40 minuti con sorpresa. Non è proprio un «finimondo» ma qualche scossone lo dà. Gianfranco Fini parla nel giorno numero due del congresso che sancisce la nascita del Pdl, il «suo» giorno, dopo l'apertura affidata a Berlusconi, e dal palco della Fiera di Roma in quasi un'ora di discorso racconta l'Italia e il partito che ha in testa. Il futuro per il quale bisognerà lavorare. Che, in molte cose, si sovrappone all'idea di Berlusconi ma, in altre, come ad esempio la legge sul testamento biologico, prende decisamente un'altra strada. La platea gli dispensa comunque applausi e sventolii di bandiere e un lungo, lunghissimo «Fini, Fini» quando sale sulla pedana per parlare che quasi imbarazza l'ex leader di An. Se Berlusconi, il giorno prima, aveva parlato ai «cuori» del Pdl, alla «pancia» degli elettori, Fini scalda invece le menti. Accende il dibattito «perché in un partito come il nostro bisogna saper dibattere e confrontarci anche su posizioni diverse all'interno però di valori condivisi», spiega e lancia la stagione delle riforme «perché il nostro assetto istituzionale deve uscire da una stagione troppo lunga di transizione», ringrazia Berlusconi «per aver creduto al Pdl quando era difficile crederci». Però lo avverte che oltre agli onori avrà anche un onere, quello che «il Pdl sia un grande partito democratico e di popolo ma non diviso in correnti che invece sono la caricatura della democrazia». Il premier, seduto in prima fila accanto alla compagna del presidente della Camera, Elisabetta Tulliani, lo ascolta senza perdere una parola. Per rilanciare le riforme istituzionali — il tema sul quale ha ricevuto consensi che arrivano fino ai leader della sinistra radicale — spiega che «le due grandi necessità di ogni democrazia sono di essere rappresentativa e governante». «Non bisogna solo discutere — continua — ma anche decidere. Per questo dobbiamo rilanciare una grande stagione costituente, dobbiamo riformare i regolamenti parlamentari e sfidare su questo terreno la capacità della sinistra di guardare in avanti». Ma è sui temi più caldi del momento, immigrazione, biotestamento, referendum elettorale che Fini accende il dibattito. Ragionando, spiegando, rilanciando idee che a volte cozzano con quelle di alleati e colleghi di partito. Come sulla legge sul testamento biologico. Per arrivare al punto che più gli sta a cuore, e che arriva come una sassata in platea, Fini parte da lontano dal concetto di laicità dello Stato. «Non c'è contraddizione — dice — tra il riconoscimento delle radici cristiane e la richiesta di istituzioni laiche, perché la laicità è innanzitutto separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti, e spero di non offendere nessuno». Poi il presidente della Camera arriva al cuore del suo ragionamento: «E allora siamo proprio sicuri che il testamento biologico approvato al Senato sia per davvero laicità? Perché quando si impone un precetto per legge, si è più vicini ad una concezione da Stato etico che da Stato laico». Gli applausi stavolta sono pochi, timidi. In compenso c'è un grande incrociarsi di sguardi interroganti. E Fini sembra quasi cogliere i dubbi che salgono dalla sala: «So perfettamente che è una posizione minoritaria — spiega — una posizione che va compresa all'interno delle altre per fare un partito non solo plurale, ma un partito di contenuti, che si interroga. Dobbiamo abituarci su alcune grandi questioni a trovarci anche in minoranza». E se la domanda fa sobbalzare i cattolici di Forza Italia, tutti schierati con Sacconi, Fini costringe il Pdl a riflettere anche su un altro tema, quello del referendum elettorale, consultazione sulla quale la Lega resta contraria. «Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo — dice — ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum. Anche se questo comporterà la necessità di discutere, tra noi, e anche con gli alleati». E sempre agli alleati, per spegnere possibili degenerazioni xenofobe, si rivolge il presidente della Camera quando parla di immigrazione. «Sono sempre di più gli italiani di colore, con i tratti orientali. Non dobbiamo guardare a questa prospettiva con paura ma con la presunzione di poter governare questo processo. Non dimentichiamoci che siamo un popolo figlio di emigranti». E prosegue ancora su un tema «bollente», quello che consente ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che vogliono essere curati. «Il centro di ogni azione deve essere la dignità della persona. Un ammalato è prima di tutto un ammalato, poi un immigrato. Dobbiamo riflettere nel partito per dare qualche suggerimento al governo sulle norme che regolano le nuove cittadinanze». Argomenti pesanti, destinati ad accendere il dibattito e sui quali Fini non si tira indietro. Come presidente della Camera ma anche, ormai, come leader del nuovo Pdl accanto a Berlusconi. Una consacrazione sancita dall'abbraccio che il premier gli tributa salendo sul palco mentre le note dell'Inno alla Gioia si trasformano in quelle dell'Inno di Mameli. Standing ovation.

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Fine vita, Bondi apre. E i laici: ora si cambi la legge (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Dopo la sfida del presidente della Camera Fine vita, Bondi apre. E i laici: ora si cambi la legge ROMA — Alla bocciatura di Fini della legge sul testamento biologico votata dal Senato (è degna di uno «Stato etico») Berlusconi nel suo discorso non replica in alcun modo. D'altra parte, come commenta il capogruppo alla Camera del Pdl Cicchitto, è giusto che sia così, perché serve «cautela» nel trattare un tema così delicato, serve «tempo» e servono «approfondimenti», perché le divisioni ci sono e alla Camera la pattuglia dei «laici» è consistente e agguerrita. Se Berlusconi non si espone, lo fa però Sandro Bondi: «C'è in me la consapevolezza che è la sfera politica che deve ricercare una mediazione. E io credo che ferma restando la proibizione dell'eutanasia, quando tuttavia l'alimentazione o l'idratazione significhi accanimento o irragionevole ostinazione, debba scattare la libera volontà del paziente». La sferzata di Fini insomma ha colpito nel segno. E infatti se ne rallegrano i laici come Benedetto Della Vedova: «Ho sempre detto che alla Camera almeno una cinquantina di deputati del Pdl avrebbero votato no al testo Calabrò, oggi ne sono ancora più convinto: da Montecitorio uscirà una legge molto diversa». Ci spera Margherita Boniver, che pure preferirebbe che una legge non ci fosse proprio: «Sono certa che qui alla Camera si arriverà a una mediazione, Fini è stato importante». «Non si può certo ignorare l'esistenza di una grande parte di elettori laici nei confronti dei quali abbiamo l'obbligo di cercare una mediazione tra il testo uscito dal Senato e l'esigenza di garantire la libera scelta dell'individuo», ragiona Chiara Moroni. Mentre già echeggiano le proteste dei cattolici più estremi: «Alla Camera — avverte Alfredo Mantovano — il ddl può essere reso ancora più chiaro: la gran parte dei deputati del Pdl è orientata per la tutela della vita». Con lui si schiera buona parte della vecchia An, da Gasparri ad Alemanno, ma anche un ex socialista come Sacconi, mentre altri ministri come Matteoli, Brunetta e la Prestigiacomo sono sulla linea di Fini. In attesa che qualcuno tiri fuori dal cilindro la soluzione che fin qui non si è trovata. E che secondo i maliziosi è una sola: infilare il ddl in un cassetto, e dimenticarlo lì. P.D.C. Su «Avvenire » Il quotidiano della Cei ieri ha duramente criticato la posizione di Gianfranco Fini sul testamento biologico, accusando il presidente della Camera di «cipiglio laicista»

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Un passo indietroricreare un partitosolo per i cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Un passo indietroricreare un partitosolo per i cattolici È vero che la vecchia Dc è morta da tempo, ma non sono morti i democristiani, anzi il mondo cattolico sembra in attesa di una vera ricostituzione di quel grande partito nel quale vivevano due anime contrastanti, Giuseppe Dossetti e Luigi Sturzo. Queste creavano uno strabismo non teso allo stesso centro, infatti i dossettiani guardavano intensamente a sinistra in maniera quasi fondamentalista, mentre i seguaci di Sturzo e Alcide De Gasperi guardavano verso forme più liberiste e libertarie. Ma al di là di questa suddivisione, la grande periferia cattolica, composta da milioni di italiani, non sembra voler essere sbrigativamente liquidata tra sinistra e destra. Essi sono credenti, hanno servito la società nelle sue formazioni assistenziali, nelle esigenze quotidiane del volontariato, nei luoghi di lavoro, nel tempo libero. Sono presenti dove c'è emarginazione, malattia, devianza, fanno cultura nel Paese, si raccolgono numerosi nelle chiese per pregare e leggere testi sacri senza chiedere chi è di sinistra o di destra. Ebbene questa gente ora cerca la propria identità politica unitaria nello stesso comune sentire. Non cercano la ricostruzione del grande impero bianco, ma certo hanno diritto ad avere una propria precisa posizione, senza la costrizione di pensare come gli ex comunisti atei nel Pd o con una miscellanea di laici nel Pdl. Credo che per fare questa riunificazione occorra un uomo di grande cultura e di profonda fede, non serve la destrezza di un politico opportunista ma la tenacia di un uomo serio, probo e leale, al di sopra delle parti. Con tutto ciò non ritengo l'attuale partito di Pier Ferdinando Casini idoneo a svolgere un'azione di richiamo, una forza centripeta che attragga i democristiani in pectore. Occorre un passaggio storico dai lineamenti ben definiti, lontani da certi potentati o da vecchie segreterie. Angelo Rossi MILANO 30/03/2009 Capisco la nostalgia, ma non la condivido affatto. La più grave delle molte anomalie italiane nel secondo dopoguerra è stata la contemporanea presenza dei due maggiori partiti confessionali dell'Occidente (anche se, paradosso dei paradossi, è stato grazie a De Gasperi se lo Stato nonostante tutto è laico e a Palmiro Togliatti se non siamo diventati un Paese comunista). Ci abbiamo messo mezzo secolo per poter cominciare a pensare all'Italia come a un Paese vagamente normale. Adesso che (forse) ci stiamo riuscendo, considererei una iattura tornare ad avere un partito "dei cattolici". L'ammirevole impegno sociale, spinto dalla fede, può continuare anche senza una rappresentanza politica che pretenda di permeare con valori religiosi l'ordinamento statale. Ne abbiamo avuta una piccola, ma significativa, prova con la legge sul testamento biologico, cui un emendamento dell'Udc conferisce un sapore illiberale, proprio di uno Stato etico. Nelle questioni di coscienza, uno Stato laico lascia invece decidere i cittadini in piena libertà, senza costringerli a comportamenti dettati da convinzioni trascendenti, certo legittime ma che è bene rimangano nella sfera individuale. 30/03/2009

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I PRIVILEGI DEI POLITICI E I DELLA DESTRA ITALIANA (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 30-03-2009)

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www.ilmanifesto.it I PRIVILEGI DEI POLITICI E I «REVISIONISMI» DELLA DESTRA ITALIANA Iaia Vantaggiato Sui redditi dei parlamentari c'è poco da ridere o da scherzare. E - per tutti - parla Aldo: «Che tristezza, quanta rabbia, che vergogna... e ti accorgi alla fine quanta e quanta ipocrisia ti gira attorno quotidianamente, 'tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera', almeno in questo non sono diversi, siedono alla stessa tavola, frequentano i stessi salotti. Oggi mio figlio 'diversamente abile' con una invalidità del 100% grave percepisce da questo Stato 7 euro al giorno. Cosa si può dire di più?» Praticamente nulla. Anche se c'è chi, come Stefano, ne approfitta per prendersela con noi: «e poi c'è qualcuno, anche al Manifesto, che delira di e su l'antipolitica. Contro questi maledetti l'antipolitica non è mai troppa. Quindi o avete la coscienza sporca da inconfessabili relazioni e legami, o il cervello fuso». Né l'uno né l'altro, Stefano te lo assicuriamo. Tiene banco sul nostro sito, questa settimana, anche l'ultima sortita del papa. Che poi non è una sortita ma sono tre. Che ne facciamo del vescovo negazionista Richard Williamson? E della vicenda Englaro che tanto ha fatto spaccare le opinioni dei cattolici buoni e dei laici cattivi? E il condom? Il condom, il condom. Non chiamiamolo preservativo che suona male. Piero non ha dubbi: «Francamente, polemiche di quart'ordine. Il papa fa il papa. Facciamola finita». Macché. Il papa fa il papa - e va bene - ma le vere colpe sono quelle del «manifesto»: «Popolo d'illusi forse fareste meglio a rivedere la vostra ideologia che dove ha preso piede non ha fatto altro che provocare miseria fame e guerre civili sopprimendo anche il più timido pensiero di libertà. Il paradiso comunista del quale voi ne siete i propagatori - ci scrive Giuseppe - è ben visibile in alcuni paesi dell'est dove i bambini hanno la 'libertà' di vivere nelle fogne». Il cambio di prospettiva è epocale. Ma non li mangiavamo, noi, i bambini, sino a qualche anno fa? Di tutt'altro tenore le parole con cui i nostri «lettori» hanno commentato l'articolo di Gabriele Polo sul 25 aprile. Commenti commossi, personali, interiori. «Vorrei dire, a coloro che sostengono che i partigiani comunisti fossero pedine in mano di Stalin, che stanno dicendo un sacco di menzogne. Io - scrive Akopo - ho avuto il piacere di conoscerne molti, in primis mio nonno e mio zio, entrambi partigiani combattenti e soprattutto comunisti. Ho conosciuto tanti loro compagni d'armi e di partito e da nessuno di loro ho mai sentito parlare bene di Stalin (definito come male assoluto come Mussolini)». Già Mussolini. Si avvicina il giorno della Liberazione e il presidente della camera Gianfranco Fini pensa bene di prendere le distanze dal «grande statista» che sino a poco tempo fa ne aveva ispirato il pensiero. E fa marcia indietro. Né Giorgio né Benito. Il tutto accade mentre il delfino di Almirante si approssima a entrare nel partito di un nuovo e più pericoloso Benito. Il che ai nostri lettori non sfugge. «Per essere fascisti - scrive Giorgio Raccichini - non occorre esaltare Mussolini, fare il saluto romano, affacciarsi da palazzo Venezia e cose simili. Anzi. Stiamo più attenti a quei fascisti travestiti da 'democratici». Infine, una piccola nota personale dovuta a chi il mio pezzo su Fini ha aspramente criticato. Giuro, non ho mai votato An in vita mia.

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Berlusconi: "Sarò padre nobile Pdl quando mio successore verrà fuori" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 13 del 2009-03-30 pagina 0 Berlusconi pensa al futuro: "Sarò padre nobile Pdl" di Redazione Il presidente del Consiglio a Porta a Porta: "Spero che quando un successore avanzerà e sarà riconosciuto dagli altri come il leader del futuro, io possa diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo". Buoni i rapporti con la Lega. "Io duce? No, solo primus inter pares". Intanto Franceschini lo provoca: "E' vecchio, lo sfido a tre duelli" Roma - Archiviato il congresso fondativo del Pdl Silvio Berlusconi assapora il successo realizzando la portata di ciò che è riuscito a concretizzare in quindici anni di lavoro. L'evidente soddisfazione trae origine dalla constatazione di aver gettato le basi per un grande cambiamento nella politica italiana, unendo in un unico partito tutti i moderati del Paese e creando una forte e stabile forza di governo. "In politica - analizza il premier in un'intervista a Porta a Porta - per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l’adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà, vuole difendere la libertà e non si riconosce nella sinistra". Quanto al futuro leader del Pdl per Silvio Berlusconi "tutti possono essere i miei successori. Spero che, quando un succesore avanzerà e sarà riconosciuto dagli altri come il leader del futuro, io possa diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo cosa cui massimamente aspiro". Nessun problema di coabitazione Il premier esclude eventuali problemi di coabitazione tra An e Forza Italia: "Io ho sempre mediato tra tutti gli alleati che hanno fatto parte prima del Polo della Libertà e poi della Casa delle Libertà e sino ad ora nel mio governo e della nostra maggioranza. Quindi non vedo nessuna difficoltà, anzi direi che adesso da qui in avanti le difficoltà sono cadute anche perchè tutti si sono riconosciuti in me". "Inoltre -ha spiegato Berlusconi- io ho rapporti di amicizia che estenderò anche a tutti quei parlamentari o a quegli uomini degli altri partiti che finora non avevo contattato proprio perché non volevo che i loro leaders pensassero ad un mio progetto di avvicinamento ai loro uomini". I rapporti con la Lega Come sarà il rapporto con la Lega, dopo la nascita di un partito forte come il Pdl? : "Sarà come prima. Molto buono. La Lega naturalmente ha dei suoi obiettivi in cui anche noi ci riconosciamo come il federalismo fiscale che, secondo noi, avrà non soltanto il merito di responsabilizzare di più gli amministratori locali ma - ha concluso - avrà anche il merito di contrastare l’evasione fiscale". "Io duce? No, primus inter pares" Sulla polemica innescata dalle sue parole in merito agli scarsi poteri del premier il Cavaliere puntualizza: "Ho solo il potere di redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. E c’è pure Gianni Letta che lo fa benissimo, quindi non esercito neppure quel potere. Posso solo mettere in campo la mia autorevolezza politica per convincere gli altri a fare quello che mi sembra giusto, ma non posso obbligare qualcuno a fare qualcosa di cui non è convinto anche perchè non è la mia natura". Fare insieme le riforme "Abbiamo detto chiaramente - ricorda il premier - che le riforme sono importanti e necessarie per avere uno Stato moderno che decida con la rapidità richiesta dalle urgenze dei problemi. Quindi devono essere fatte, possibilmente con il concorso di tutti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Berlusconi pensa al futuro: "Padre nobile Pdl" Franceschini: "E' vecchio". Ma non si candida (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 13 del 2009-03-30 pagina 0 Berlusconi pensa al futuro: "Padre nobile Pdl" Franceschini: "E' vecchio". Ma non si candida di Redazione Il presidente del Consiglio a Porta a Porta: "Spero che quando un successore avanzerà e sarà riconosciuto come il leader io possa diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo". I rapporti con la Lega? "Buoni". "Io duce? No, primus inter pares". Intanto Franceschini lo provoca: "E' vecchio, lo sfido a tre duelli" Roma - Archiviato il congresso fondativo del Pdl Silvio Berlusconi assapora il successo realizzando la portata di ciò che è riuscito a concretizzare in quindici anni di lavoro. L'evidente soddisfazione trae origine dalla constatazione di aver gettato le basi per un grande cambiamento nella politica italiana, unendo in un unico partito tutti i moderati del Paese e creando una forte e stabile forza di governo. "In politica - analizza il premier in un'intervista a Porta a Porta - per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l’adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà, vuole difendere la libertà e non si riconosce nella sinistra". Quanto al futuro leader del Pdl per Silvio Berlusconi "tutti possono essere i miei successori. Spero che, quando un succesore avanzerà e sarà riconosciuto dagli altri come il leader del futuro, io possa diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo cosa cui massimamente aspiro". Nessun problema di coabitazione Il premier esclude eventuali problemi di coabitazione tra An e Forza Italia: "Io ho sempre mediato tra tutti gli alleati che hanno fatto parte prima del Polo della Libertà e poi della Casa delle Libertà e sino ad ora nel mio governo e della nostra maggioranza. Quindi non vedo nessuna difficoltà, anzi direi che adesso da qui in avanti le difficoltà sono cadute anche perchè tutti si sono riconosciuti in me". "Inoltre -ha spiegato Berlusconi- io ho rapporti di amicizia che estenderò anche a tutti quei parlamentari o a quegli uomini degli altri partiti che finora non avevo contattato proprio perché non volevo che i loro leaders pensassero ad un mio progetto di avvicinamento ai loro uomini". I rapporti con la Lega Come sarà il rapporto con la Lega, dopo la nascita di un partito forte come il Pdl? : "Sarà come prima. Molto buono. La Lega naturalmente ha dei suoi obiettivi in cui anche noi ci riconosciamo come il federalismo fiscale che, secondo noi, avrà non soltanto il merito di responsabilizzare di più gli amministratori locali ma - ha concluso - avrà anche il merito di contrastare l’evasione fiscale". "Io duce? No, primus inter pares" Sulla polemica innescata dalle sue parole in merito agli scarsi poteri del premier il Cavaliere puntualizza: "Ho solo il potere di redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. E c’è pure Gianni Letta che lo fa benissimo, quindi non esercito neppure quel potere. Posso solo mettere in campo la mia autorevolezza politica per convincere gli altri a fare quello che mi sembra giusto, ma non posso obbligare qualcuno a fare qualcosa di cui non è convinto anche perchè non è la mia natura". Fare insieme le riforme "Abbiamo detto chiaramente - ricorda il premier - che le riforme sono importanti e necessarie per avere uno Stato moderno che decida con la rapidità richiesta dalle urgenze dei problemi. Quindi devono essere fatte, possibilmente con il concorso di tutti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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PD, NON SI TORNA INDIETRO (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Walter Veltroni PD, NON SI TORNA INDIETRO In un libro Massimo Salvadori ha scritto che con il 1989, con il crollo del Muro di Berlino, è iniziata per la sinistra «un'altra storia». Diversa da quella precedente, che aveva visto il campo riformista diviso e frammentato. Laici e cattolici, nel Psi e nella Dc, e anche nel Pci: i riformismi e i riformisti sono stati dappertutto. Quasi sempre, però, all'interno di partiti che avevano logiche complessive che poco avevano a che fare con il riformismo, e che quand'anche li avevano erano privi della forza necessaria ad affermarlo come strategia maggioritaria nel Paese. Davvero si può dire, andando più indietro nel tempo, pensando ai riformisti alla Turati, ai socialisti liberali alla Rosselli, alla stessa breve vicenda del Partito d'Azione, che sono esempi di chi «ha avuto ragione ma non ha fatto la storia». Pensiamo al Partito d'Azione. Un partito che nasce nel pieno della guerra, che in un tempo già dominato dalle ideologie contrapposte e dall'affermarsi di partiti «chiesa» si contraddistingue per il fatto di unire al suo interno diverse culture riformiste: il socialismo liberale di Rosselli, il liberalsocialismo di Calogero e Capitini, le posizioni liberal-democratiche di Parri e La Malfa. Un partito che cessa di vivere nel 1947, dopo aver preso alle elezioni per l'Assemblea Costituente una percentuale irrisoria di voti, e che pure aveva tra le sue file uomini che nei decenni a venire avrebbero continuato a incidere nelle vicende e nella cultura di questo Paese, come un «fiume carsico» periodicamente destinato a riemergere in superficie. Viene da domandarsi se non sia stata, questa, una delle occasioni perse nella storia del riformismo italiano. Quando gli azionisti parlavano di «democrazia integrale», quando insistevano sulla necessità di coniugare il buon funzionamento delle istituzioni con il lealismo dei cittadini, quando sottolineavano il bisogno di costruire un sistema politico funzionante, animato da una forte tensione etica, da un limpido conflitto tra idee e posizioni distinte, e in grado di assicurare ai cittadini stessi partecipazione e influenza sulle scelte pubbliche, coglievano nodi profondi, destinati a riproporsi lungo il cammino del nostro Paese. E comunque, per quanto riguarda la sinistra «tradizionale» è vero, come ha scritto lo stesso Salvadori, che la sua parte maggioritaria non ha mai fatto propria «la filosofia del gradualismo riformistico». Il Pci non era certo un partito di «professionisti della rivoluzione». Era un grande partito di massa che nelle forme concesse contribuiva a «governare» la società italiana. Detto ciò, resta il fatto che si autodefiniva ed era un partito comunista. Il suo legame con l'Urss, per quanto critico e particolare, si rescinderà definitivamente solo con la «svolta» nell'89. Forse la storia dei riformisti italiani sarebbe stata diversa se nel '56, di fronte ai fatti di Budapest, i comunisti italiani avessero posto fine a quel legame e avessero fatto propri i valori della democrazia occidentale, trasformandosi in un partito socialista. Forse sarebbe stato possibile avviare un percorso tale da portare all'incontro col Psi e a un'alternativa rispetto alla Dc, rendendo il sistema politico italiano simile a quelli degli altri paesi europei. Ma si sa: la scelta del gruppo dirigente del Pci fu opposta. Ed ebbe esiti opposti. I comunisti accentuarono la loro linea antiriformista, non considerando altra alternativa che non fosse di sistema. I socialisti scelsero la via dell'autonomia e aprirono quella strada della collaborazione con la Dc che avrebbe portato all'esperienza del primo centro-sinistra. Una collaborazione che nel tempo si sarebbe rivelata sostanzialmente subalterna e che non riuscì mai ad aprire, nel Paese, una stagione di concreto e duraturo riformismo. Questo è mancato, nei primi cinquant'anni di storia della Repubblica: un partito riformista che fosse maggioritario e che guidasse, come è avvenuto e avviene in altri paesi europei, la vita politica nazionale. Solo nel 1995, con il sistema politico ormai «sbloccato», nasce l'Ulivo. Qualcosa di meno di un vero e proprio partito dei riformisti, ma anche di più di un mero accostamento di forze, di una sola alleanza di governo. Nell'introduzione a un mio libro pubblicato durante l'esperienza del primo governo dell'Ulivo scrissi che «il centrosinistra è la nuova sinistra del Duemila». Ne sono oggi più convinto di ieri. Oggi che il partito del centrosinistra c'è, ed è il Partito democratico. Prima cosa: il Pd non è certo nato nel segno dell'improvvisazione o della fretta. È nato in ritardo. Un forte, grave e colpevole ritardo. Già nel '95-'96 c'erano, l'ha detto bene Michele Salvati, condizioni da cogliere con maggiore decisione: la fine delle gabbie ideologiche e la possibilità d'incontrarsi sulla base di valori e programmi, e una maggiore fluidità del legame tra scelte politiche e dimensione individuale. Era scattata una maggiore sensibilità verso la propria «macro-appartenenza»: lo spirito dell'Ulivo voleva dire che ci si sentiva dentro una coesione di culture, esperienze e linguaggi, quasi un «meticciato» di tradizioni e storie. Seconda cosa: il Pd non è nato per riscrivere la storia politica italiana del Novecento, per dare al Paese il partito socialista che non ebbe allora. Non è vero che progettare e costruire il Pd abbia significato non essere realisti, voler impiantare in Italia qualcosa che è fuori dalla nostra storia, e dalla storia europea. È vero il contrario. Sono astratte le critiche fatte al Pd tenendo lo sguardo rivolto all'indietro, ai partiti identitari del secolo scorso, si chiamassero socialisti o cristiani. Quel tempo è finito per sempre. In nome di identità chiuse si possono certo formare piccole formazioni che raccolgano qualche punto in percentuale alle elezioni, soprattutto dentro una logica di tipo proporzionale. Ma non possono nascere grandi partiti a «vocazione maggioritaria» che abbiano non la presunzione dell'autosufficienza, ma l'ambizione di rivolgersi all'insieme del Paese e di esercitare una funzione generale. * dal discorso che Walter Veltroni ha pronunciato ieri all'Università Luiss di Roma

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Nasce il numero verde contro la processionaria (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

SAVONA PER RICHIEDERE L'INTERVENTO DELL'ATA: 800453562 Sala Rossa, ore 18 Nasce il numero verde contro la processionaria In Comune la presentazione del libro di Riccardo Chiaberge Un agronomo farà sopralluogo e preventivo per l'intervento SAVONA Una telefonata per chiedere aiuto a domicilio contro la processionaria. L'Ata estende la lotta contro i parassiti anche alle aree verdi dei cittadini, che ora avranno a disposizione un numero verde di pronto intervento. A inizio febbraio, l'azienda multiservizi del Comune aveva messo in campo una «task force» dopo l'allarme scattato nei giardini di via Trincee che erano stati invasi da centinaia di larve che, fuoriuscite dai nidi in mezzo ai pini, avevano infestato senza tregua aiuole e marciapiedi. L'emergenza processionaria si era poi estesa rapidamente anche ad altre zone della città e l'Ata aveva messo nel mirino circa duecento piante sulle quali si erano concentrati massicci interventi di disinfestazione. Ma l'intervento dell'azienda finora era concentrato esclusivamente su tutte le aree verdi pubbliche, nonostante le numerose telefonate dei cittadini che cominciavano a chiedere l'intervento dei tecnici anche per rimuovere nidi di processionaria sulle loro proprietà. Le risorse dell'azienda, infatti, erano tutte concentrate sul servizio di rimozione dei nidi e il monitoraggio delle segnalazioni su aree pubbliche potenzialmente attaccabili dal parassita, in tutto oltre 600 piante dislocate nel raggio di azione coperto dall'Ata. Adesso, visto l'elevato numero di richieste pervenute dai cittadini che hanno rilevato la presenza di nidi di processionaria all'interno delle loro proprietà, l'Ata ha deciso di potenziare il servizio garantendo anche ai privati l'intervento di rimozione manuale delle larve. Un servizio, ovviamente, a pagamento che potrà essere richiesto telefonando al numero verde 800/453562 dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12,30. Un tecnico agronomo incaricato dall'Ata si recherà sul posto per accertare il problema e formulare un preventivo per l'intervento che sarà effettuato, sempre su appuntamento, entro qualche giorno. Oggi pomeriggio alle 18, nella Sala Rossa del Comune di Savona, è in programma la presentazione dell'ultimo libro di Riccardo Chiaberge, «La variabile Dio», edito da Longanesi. L'iniziativa è organizzata dall'associazione culturale Maestrale Savona, in collaborazione con la Libreria Economica di Savona e la casa editrice Longanesi. Da Castelgandolfo all'Arizona e, da qui, fino ai limiti dell'universo, dentro i misteri delle origini e dell'evoluzione. E' l'affascinante viaggio di Riccardo Chiaberge - direttore del supplemento domenicale del Sole 24 Ore - in compagnia di due grandi scienziati, il cattolico George Coyne, gesuita e astronomo di papa Wojtyla, e il laico Arno Penzias, ebreo tedesco scampato ai lager e premio Nobel della fisica per la scoperta della radiazione cosmica di fondo. Al centro del libro, le radici del secolare conflitto tra Chiesa e scienza, tra ragione e religione, temi impegnativi sui quali l'autore si confronterà questo pomeriggio con il teologo e docente universitario, Gianpiero Bof.

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Berlusconi: "Io Ducetto? Ma se non ho poteri" Franceschini: "E' vecchio. Lo sfido in tre duelli" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 13 del 2009-03-30 pagina 0 Berlusconi: "Io Ducetto? Ma se non ho poteri" Franceschini: "E' vecchio. Lo sfido in tre duelli" di Redazione Il presidente del Consiglio: "Non ho veri poteri, cerco di convincere gli altri a fare ciò che mi sembra giusto. I rapporti con la Lega? Sono buoni". Poi sul futuro: "Farò il padre nobile del Pdl e mi riposerò". E Franceschini lo provoca: "E' vecchio, lo sfido in tre dibattiti" Roma - Archiviato il congresso fondativo del Pdl Silvio Berlusconi assapora il successo realizzando la portata di ciò che è riuscito a concretizzare in quindici anni di lavoro. L'evidente soddisfazione trae origine dalla constatazione di aver gettato le basi per un grande cambiamento nella politica italiana, unendo in un unico partito tutti i moderati del Paese e creando una forte e stabile forza di governo. "In politica - analizza il premier in un'intervista a Porta a Porta - per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l’adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà, vuole difendere la libertà e non si riconosce nella sinistra". Quanto al futuro leader del Pdl per Silvio Berlusconi "tutti possono essere i miei successori. Spero che, quando un succesore avanzerà e sarà riconosciuto dagli altri come il leader del futuro, io possa diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo cosa cui massimamente aspiro". Nessun problema di coabitazione Il premier esclude eventuali problemi di coabitazione tra An e Forza Italia: "Io ho sempre mediato tra tutti gli alleati che hanno fatto parte prima del Polo della Libertà e poi della Casa delle Libertà e sino ad ora nel mio governo e della nostra maggioranza. Quindi non vedo nessuna difficoltà, anzi direi che adesso da qui in avanti le difficoltà sono cadute anche perchè tutti si sono riconosciuti in me". "Inoltre -ha spiegato Berlusconi- io ho rapporti di amicizia che estenderò anche a tutti quei parlamentari o a quegli uomini degli altri partiti che finora non avevo contattato proprio perché non volevo che i loro leaders pensassero ad un mio progetto di avvicinamento ai loro uomini". I rapporti con la Lega Come sarà il rapporto con la Lega, dopo la nascita di un partito forte come il Pdl? : "Sarà come prima. Molto buono. La Lega naturalmente ha dei suoi obiettivi in cui anche noi ci riconosciamo come il federalismo fiscale che, secondo noi, avrà non soltanto il merito di responsabilizzare di più gli amministratori locali ma - ha concluso - avrà anche il merito di contrastare l’evasione fiscale". "Io duce? No, primus inter pares" Sulla polemica innescata dalle sue parole in merito agli scarsi poteri del premier il Cavaliere puntualizza: "Ho solo il potere di redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. E c’è pure Gianni Letta che lo fa benissimo, quindi non esercito neppure quel potere. Posso solo mettere in campo la mia autorevolezza politica per convincere gli altri a fare quello che mi sembra giusto, ma non posso obbligare qualcuno a fare qualcosa di cui non è convinto anche perchè non è la mia natura". Fare insieme le riforme "Abbiamo detto chiaramente - ricorda il premier - che le riforme sono importanti e necessarie per avere uno Stato moderno che decida con la rapidità richiesta dalle urgenze dei problemi. Quindi devono essere fatte, possibilmente con il concorso di tutti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Album libro di cervelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Album libro di cervelli NELLA SALA ROSSA del Comune di Savona si terrà oggi alle ore 18 la presentazione dell'ultimo libro di Riccardo Chiaberge dal titolo "La variabile Dio". Si tratta di un affascinante viaggio in compagnia di due grandi scienziati: il cattolico George Coyne, gesuita e astronomo di Papa Wojtyla, e il laico Arno Penzias, ebreo tedesco scampato ai lager e premio Nobel della fisica per la scoperta della radiazione cosmica di fondo. I compagni di viaggio di Chiaberge divergono su molte cose: Penzias non crede nell'esistenza di Dio e dell'anima, il gesuita considera il lavoro scientifico inseparabile dalla preghiera e dal rapporto con il Creatore. Posizioni che ripropongono il secolare conflitto tra Chiesa e scienza. Per discutere con l'autore del libro di questi temi è stato invitato Gianpiero Bof, professore universitario, da sempre animatore instancabile della vita culturale. L'iniziativa è organizzata dall'Associazione Culturale Maestrale in collaborazione con la Libreria Economica. 31/03/2009

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quella colomba della pace che significa tutto e niente - giovanna cosenza * (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna Le idee Quella colomba della pace che significa tutto e niente GIOVANNA COSENZA * UNA colomba stilizzata su sfondo bianco, un ramoscello verde nel becco e un titolo rosso: «Smettetela di litigare». Sembra la campagna teaser di un´azienda dolciaria, che approfitta della Pasqua imminente per lanciare un nuovo prodotto. Una di quelle misteriose campagne senza marchio, di cui non capisci nulla fino alla prossima puntata. Poi guardi meglio e vedi che stavolta il marchio c´è, con tanto di firma come fosse scritta a mano: Pier F. Casini. I dolci non c´entrano: è il leader dell´UDC. Accidenti, ti aveva fregata. Sorridi e pensi: ha ragione, dovrebbero smetterla. Ma chi? La campagna ha già fatto discutere molti. Alcuni la ritengono geniale, altri ne sono infastiditi, altri ancora dicono boh. In questo senso è furba: parlino bene o male, purché parlino. Ma vediamo come funziona. Innanzi tutto il manifesto propone un simbolo religioso. Dall´episodio biblico dell´arca di Noè, sappiamo tutti che la colomba con l´ulivo simboleggia la pace. Nelle raffigurazioni della Trinità, la colomba è simbolo dello Spirito Santo; nei vari testi della tradizione cristiana ora rappresenta la purezza, ora la semplicità, ora l´anima che aspira al divino, ora la bellezza femminile. Il simbolo ricorda anche la Democrazia cristiana, certo: è a quella che l´UDC si rifà esplicitamente. Ma allude a una religiosità blanda, indefinita, perché i valori della colomba possono essere condivisi anche da cattolici non praticanti, laici, agnostici. SEGUE A PAGINA IV

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il vaticano benedice il popolo della libertà "esprime i valori degli italiani e dei cattolici" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 10 - Interni L´Osservatore Romano dedica un editoriale al nuovo soggetto: è nato un partito forte, unito sui temi etici Il Vaticano benedice il Popolo della Libertà "Esprime i valori degli italiani e dei cattolici" "Il Pdl ha davanti a sé le sfide su giovani, scuola, donne e aiuti alle famiglie naturali" ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - Il nuovo Pdl è il partito «maggiormente in grado di esprimere i valori comuni italiani, tra i quali quelli cattolici sono una parte non secondaria». Più che una nota politica, ha tutta l´aria di essere una autorevole «benedizione» vaticana, quasi un placet d´Oltretevere, l´editoriale sulla nascita del Partito della libertà pubblicato dall´Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede oggi in edicola. Nel testo, non una parola di critica, nessun appunto. Nemmeno all´intervento più laico sentito al congresso, quello di Gianfranco Fini, l´unico leader a toccare corde notoriamente sgradite alle gerarchie cattoliche, quando ha invocato più «laicità» e - rivolgendosi prima di tutto al Pdl - chiesto di cambiare la legge sul fine vita approvata dal Senato, norma che ha nell´imposizione dell´alimentazione forzata quel cardine irrinunciabile che piace tanto al centrodestra, a qualche frangia cattolica del Pd, ma, soprattutto, al Vaticano. Fin dall´attacco, l´editoriale prende atto che «con l´elezione per acclamazione di Berlusconi alla presidenza del Pdl», è nato un «grande» partito chiamato ad affrontare le sfide future del Paese. Sfide che hanno i tratti più caratterizzanti ne «i giovani, la scuola e università, il ruolo delle donne, gli aiuti alle famiglie naturali...», stando a quanto preannunciato da «Berlusconi nell´illustrare l´agenda dell´esecutivo» dei prossimi anni. Più che lusinghieri i giudizi sul rapporto che il nuovo partito avrà coi cattolici: il congresso fondativo del Pdl ha fatto emergere «l´immagine di una formazione forte, già più forte dello stesso Pd, il primo nato con l´ambizione di unire differenti culture politiche». Il Pdl - per l´Osservatore - è «più forte non solo in termini percentuali» perché «stando ai più recenti risultati elettorali appare, alla prova dei fatti, maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria». Il quotidiano nota, inoltre, che «nel partito si è affermata, in linea di principio, la libertà di coscienza sui temi etici più sensibili», ma «al momento di assumere iniziative concrete il Pdl si è trovato unito». Puntualizzazione non casuale alla luce del recente voto sul testamento biologico approvato malgrado i distinguo di Fini. L´Osservatore avanza solo alcuni «interrogativi» sulla «futura capacità» del nuovo partito di «gestire una fase evolutiva della sua esistenza, nella quale conciliare le differenti culture e sensibilità». Poca cosa rispetto agli applausi.

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ROMA Nella scuola l'educazione sessuale non si fa, o meglio non si fa in maniera is... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 31 Marzo 2009 Chiudi ROMA Nella scuola l'educazione sessuale non si fa, o meglio non si fa in maniera istituzionale. Ci sono soltanto interventi slegati, episodici, lasciati all'improvvisazione di singoli docenti. In passato sono stati fatti dei tentativi di introdurre l'educazione sessuale, tuttavia lo scontro tra laici e cattolici ha impedito una soluzione. Sentita dai cattolici come un tema eticamente sensibile, l'educazione sessuale, in mancanza di una visione condivisa, è rimasta fuori della scuola. Tranne qualche eccezione, grazie ad alcuni progetti pilota, sull'argomento c'è il vuoto. Alle medie, ma soprattutto alle superiori, sono stati trattati gli aspetti biologici da qualche insegnante di Scienze, oppure gli aspetti etico-religiosi da qualche insegnante di religione. Ma nella società attuale, con il dilagare dei mezzi di comunicazione, che usano il sesso in modo volgare e strumentale, la mancanza di educazione sessuale spalanca un vuoto spaventoso. Dopo il fallimento dei tentativi che risalgono agli Anni '80 e '90, forse varrebbe la pena di ritentare e trovare una linea condivisa. Educazione o mera informazione sessuale? Oppure: educazione sessuale o educazione alla sessualità, o all'affettività? Su questo si dividevano laici e cattolici. Ma se vogliamo dare ai ragazzi gli strumenti per capire in che modo la sessualità può essere espressione di sé e rapporto rispettoso con l'altro bisogna riaprire il dibattito e trovare delle risposte. Quello che è accaduto a Novara è anche conseguenza di questo vuoto (in alcuni Paesi l'educazione sessuale è addirittura materia curricolare, negli Usa dal '65, in Canada dall'84; in Francia dal '73 ma solo come informazione). A. Ser.

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Berlusconi: ora che tutti si riconoscono in me non ci saranno problemi (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Berlusconi: ora che tutti si riconoscono in me non ci saranno problemi «In politica per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti,dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l'adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà, vuole difendere la libertà e non si riconosce nella sinistra». Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervistato da "Porta a Porta". Quanto al futuro leader del Pdl per Silvio Berlusconi «tutti possono essere i miei successori. Spero che, quando un succesore avanzerà e sarà riconosciuto dagli altri come il leader del futuro, io possa diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo cosa cui massimamente aspiro». Il presidente del consiglio ha poi escluso eventuali problemi di coabitazione tra An e Fi: «Non vedo nessuna difficoltà, anzi direi che adesso da qui in avanti le difficoltà sono cadute anche perchè tutti si sono riconosciuti in me». «Inoltre -ha spiegato Berlusconi- io ho rapporti di amicizia che estenderò anche a tutti quegli uomini degli altri partiti che finora non avevo contattato perchè non volevo che i loro leaders pensassero ad un mio progetto di avvicinamento». Come sarà il rapporto con la Lega? «Molto buono». POPOLO DELLA LIBERTÀ

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Il testamento biologico rischia l'eutanasia (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Il testamento biologico rischia l'eutanasia A montecitorio. Perché può bloccarsi il testo appena licenziato dal Senato. Pesano le parole di Fini, che secondo la Binetti pongono il problema della presenza cattolica nel Popolo della libertà. Intanto potrebbe riaprirsi il capitolo della fecondazione assistita. di Alessandro Calvi Forse qualcosa cambierà. O, forse, come qualcuno inizia a pensare, si arriverà a una sorta di "eutanasia del testamento biologico", magari per omissione. Il futuro della legge sulle Dat non è mai stato tanto incerto quanto oggi che si trova nel limbo tra Senato e Camera. Infatti, la Corte Costituzionale discute oggi della legge 40 e l'eventuale riesplodere di un dibattito sulla fecondazione potrebbe rendere il percorso del testamento biologico ancora più difficile. Così, se in molti giurano che, come ha già fatto Palazzo Madama, presto anche Montecitorio farà il proprio dovere, è però più difficile trovare qualcuno che escluda del tutto che alla fine non se ne farà nulla, almeno per molto tempo. Già, perché sul fine vita il segnale che andava dato è stato dato. Ora, poi, se ne darà un secondo con le cure palliative. E ormai non c'è più un caso Englaro a mettere fretta al legislatore, costringendolo a metter mano a un calendario che, tra festività pasquali, interruzione per le elezioni europee e pausa estiva, appare difficilmente comprimibile. Così i tempi potrebbero finire per allungarsi, magari fino a coincidere con quelli della legislatura. Ma non è tutto qui. «Non c'è alcun dubbio che la legge si debba farla», garantiva ieri Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl. «Tenendo conto - aggiungeva immediatamente - del ruolo laico che devono avere le istituzioni». Ciò significa, che «la Camera avvierà un sereno e approfondito esame del testo giunto dal Senato che sicuramente sarà modificato». D'altra parte, Maurizio Gasparri ieri ammetteva che pur trattandosi di una buona legge, quella sulle Dat è comunque «perfettibile nei dettagli» anche se «non modificabile nei principi di base». Si cambia, dunque. E anche rimettere mano al testo licenziato dal Senato, presuppone l'apertura di un dibattito non formale che porterebbe di per sé a un allungamento dei tempi. Prima, però, di aprire il dossier sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, la Camera dovrà chiudere quello sulle cure palliative - il secondo pilastro della legislazione sul fine-vita - con il quale il primo non dovrebbe incrociarsi, anche per una questione di garbo istituzionale. Lo conferma Giuseppe Palumbo, presidente della commissione Affari sociali della Camera secondo il quale il testo sulle cure palliative non arriverà in aula prima di aprile. «È un gioco a incastro», spiega e aggiunge: «Le cose vanno fatte nei tempi e nei modi dovuti». Insomma, la sensazione è che l'inizio del dibattito sul testamento non sia cosa urgentissima. Il rischio di un rinvio che finisca per lasciar galleggiare a lungo la legge, dunque, c'è. Ma ci sono almeno altre 2 questioni che, aggiungendosi a tutto ciò, potrebbero seriamente incidere sul destino della legge appena licenziata da Palazzo Madama. La prima, come detto, è nell'impatto che potrebbe avere sul dibattito politico la decisione della Consulta sulla legge 40. La seconda, nel fatto che il Pdl ora deve fare i conti con la novità della nascita di una opposizione interna, quella di Gianfranco Fini, che anche sulla bioetica sta giocando la sua partita e che come sul testamento anche sulla legge 40 aveva preso posizioni che avevano fatto discutere. «Non sempre si danno le risposte il giorno dopo», ha spiegato ieri a chi gli chiedeva delle mancate risposte di Silvio Berlusconi sulle questioni poste al congresso del Pdl. «Soprattutto - ha aggiunto - quando si tratta di risposte su questioni così importanti, destinate a durare nel tempo. Si forniscono nel corso del tempo e, soprattutto, dopo avere dibattuto e approfondito». Tempo, dunque, e necessità di approfondimento. Dice Gasparri che la posizione di Fini è minoritaria. Ma c'è e - spiega Paola Binetti, deputata Pd che sul testamento bioloigico al Senato ha combattuto più di una battaglia anche dentro il proprio partito - «pone, tra le altre cose, il problema della presenza cattolica anche nel Pdl». Infine, la sensazione è che in pochi nel centrosinistra si metteranno a fare le corse per arrivare a una legge che, comunque la si modifichi, non sarà mai quella della "posizione prevalente" del Pd, soprattutto su nutrizione e idratazione. Non stupisce, dunque, che ieri Emma Bonino sia tornata a chiedere una sorta di moratoria come già aveva fatto Massimo D'Alema qualche giorno fa E, d'altra parte, a questo punto anche il Pd ha la necessità di dare un segnale al proprio elettorato. Troppo, forse, tutto insieme. 31/03/2009

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Papà Englaro cittadino onorario (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 31-03-2009)

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«Firenze ribelle come la mia Eluana» Papà Englaro cittadino onorario PALAZZO VECCHIO. Beppino dice: «Entrambi pronti a lottare per la libertà». Ma la sua presenza crea spaccature: nella politica e anche nella Curia. di Maria Zipoli Firenze. Da ieri Beppino Englaro è fiorentino. Il comune di Firenze gli ha conferito infatti la cittadinanza onoraria: «È stata consegnata in realtà ad Eluana, che era ribelle come è ribelle da sempre Firenze», ha detto commosso Beppino ricevendo la pergamena e il giglio d'oro dal presidente del consiglio comunale Eros Cruccolini (il sindaco Leonardo Domenici era assente perché impegnato con l'Anci), tra gli applausi del pubblico. I consiglieri del Pdl sono usciti dall'aula in segno di protesta. «L'irriducibilità per la libertà che è nel Dna dei fiorentini era anche nel Dna di Eluana - ha detto Englaro - e quindi lo spirito fiorentino e quella di mia figlia sono in perfetta armonia: sono irriducibili contro tutte le forme di oppressione e di autoritarismo. Sono pronti a lottare per la libertà contro tutti gli oppressori». Englaro ha ragione: Firenze è città di eretici e santi anticonformisti. Di Savonarola, il frate che tuonò contro la corruzione della Chiesa e fu bruciato vivo in piazza Signoria, e di don Lorenzo Milani, il prete scomodo che la Curia esiliò a Barbiana, un posto sperduto nel cuore del Mugello aspro e selvaggio. Però Firenze è città anche di conformismo politico e devozione religiosa. Città di guelfi e ghibellini, papisti e anticlericali, laici e confessionali. Due anime che si sono esemplarmente riassunte proprio nella vicenda del conferimento della cittadinanza a Englaro. A Firenze è nata l'idea di conferirgli quella cittadinanza onoraria che è stata negata ad Oriana Fallaci. Merito soprattutto del capogruppo del Ps, Alessandro Falciani, che aveva presentato la mozione per la cittadinanza onoraria. Quel Ps che era pronto a dare la tessera onoraria a Beppino, ma il padre ha telefonato a Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale toscano e segretario del Ps, per dirgli: «Caro Riccardo, preferisco fare un passo indietro e pensare in questo momento alla fondazione in onore di mia figlia». A Firenze si sono alzate anche le più vibrate proteste per la cittadinanza onoraria. Il Pdl è uscito dall'aula al suono delle chiarine e ha consegnato a Englaro una lettera al vetriolo: «La decisione assunta, a maggioranza, è stata improvvida e improvvisa. Il consiglio le conferirà la cittadinanza sulla base di motivazioni non condivise dall'intera città compiendo una forzatura che non ha altra spiegazione se non quella di voler apportare con un atto simbolico il proprio irresponsabile contributo alla campagna di legittimazione dell'eutanasia. La cittadinanza - conclude la lettera - sarà moralmente dimezzata». All'arrivo di Englaro nella sala dei Dugento di Palazzo Vecchio alcuni consiglieri di centrodestra gli hanno gridato: «Fuori». In piazza molti cartelli. Uno, scritto da un medico, riportava questo scritto: «Firenze inneggia alla morte». Englaro non si è scomposto per l'opposizione del Pdl: «Ho il massimo rispetto per queste persone, sono problematiche molto difficili e serve un approfondimento. È l'argomento del fine vita che è tremendo e spacca le coscienze. Sarà il tempo a chiarire», ha sottolineato. La cittadinanza onoraria a Englaro ha diviso la Firenze politica, ma anche quella religiosa. Al momento del suo conferimento l'arcivescovo Giuseppe Betori, fedelissimo di Camillo Ruini, aveva definito la cittadinanza a Englaro «un'offesa alla città». Ma domenica Beppino, arrivato a Firenze sabato scorso da solo con la sua auto, ha potuto conoscere il volto di una Chiesa amica. Quella di due preti scomodi come don Enzo Mazzi della comunità dell'Isolotto e don Alessandro Santoro del quartiere povero ed emarginato delle Piagge. Don Mazzi, nel corso dell'assemblea eucaristica, alla quale ha partecipato anche Englaro, ha sottolineato che «le consonanze con Beppino sono più profonde delle differenze e quest'eucarestia è il segno di una pluralità che c'è anche nella chiesa cattolica come, del resto, nel mondo sociale e politico. A Beppino ci accomuna l'idea che la morte non può essere un tabù». Ma le parole più pesanti nei confronti della Curia fiorentina e dei vertici vaticani sono state pronunciate da don Santoro che ha chiesto perdono a Englaro per le posizioni della Chiesa: «Se la Chiesa è quella che in questo tempo hanno fatto vedere i vertici, il mio vescovo, non mi ci riconosco più». 31/03/2009

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Walter sceglie la Luiss per la rentrée e piange sul primo Prodi perduto (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Walter sceglie la Luiss per la rentrée e piange sul primo Prodi perduto l'ex. Nell'università della Roma bene partecipa a un incontro sul «cammino della sinistra». «La radice dell'arretratezza italiana è nel non avere mai avuto un governo e un partito riformisti». E sull'attualità: «Il Pdl troppo contraddittorio: contiene tutto e il contrario di tutto». di Marco Innocente Furina Non un circolo del partito democratico, non una festa di partito, non una sede istituzionale, ma la facoltà di Economia della Luiss, l'università della Roma bene, è la sede scelta da Walter Veltroni per tornare a parlare in pubblico dopo le dimissioni da segretario del Pd. Torna qui, in questa facoltà immersa nel verde, che inaugurò durante il suo secondo mandato da sindaco, per raccontare il cammino della sinistra nel secolo appena trascorso ai giovani del master in Economia reale. Ma la relazione che per tre quarti d'ora ascoltano compunti i ragazzi non è una ricostruzione storica delle vicende della sinistra italiana, ma l'elogio di una storia mancata: quella del riformismo italiano. Perché «la radice dell'arretratezza del nostro paese - spiega appassionatamente l'ex segretario Pd - è nel non avere mai avuto un governo e una forza politica schiettamente riformatrici». Dal Partito d'azione al primo centrosinistra, quello di Moro, Fanfani e Nenni, i riformisti hanno avuto sempre un ruolo minoritario nel governo del paese. Perché «divisi. Divisi fra laici e cattolici. Divisi all'interno dei propri partiti»; e perché «la storia della sinistra è sempre stata una storia di scissioni: è noto - scherza ma non troppo Veltroni - che se si chiudono tre persone di sinistra in una stanza fonderanno sei partiti…». Un grande partito dei riformisti, un partito che facesse delle istanze di modernità e di progresso la propria piattaforma di governo, ecco cos'è per Veltroni che è mancato al nostro paese, ecco per quale motivo più dieci anni fa si è dato vita all'Ulivo: «Non ancora un grande partito riformista - ammette l'ex sindaco - ma più di una mera coalizione». A cui il primo segretario del Pd pensa con evidente rimpianto: «Del primo governo Prodi sono stato ministro e non ricordo una sola volta in cui in Consiglio dei ministri qualcuno di noi non abbia usato la parola "noi" per riferirsi al Paese. C'era la consapevolezza di appartenere a una storia comune». Ecco soprattutto perché il Partito democratico poteva e doveva «nascere dieci anni prima». L'unica concessione all'attualità - aveva chiesto non ci fossero domande sulla cronaca politica - Veltroni la fa parlando della nascita del Pdl: «Non sarà quella di Berlusconi la prima grande legislatura riformista di questo paese», attacca Veltroni. «Sono certo che quando questa esperienza terminerà, l'Italia non avrà risolto nessuno dei grandi difetti cronici che la nostra società si porta dietro. Per essere davvero una forza sinceramente riformatrice il nuovo partito dei moderati è troppo contraddittorio. Contiene tutto e il contrario di tutto. Invece gli elettori reclamano scelte chiare. O Bush o Obama, come insegnano le elezioni americane». I riferimenti sono sempre quelli, per Walter. Che non rinnega nulla in questa serata accademica. Anzi. Torna a spiegare che la matrice ideale del Partito democratico non può essere quella consunta della vecchia socialdemocrazia europea, ma piuttosto quella «dei democratici americani. Una storia vitale come dimostra la vittoria di Obama». All'elogio del riformismo incompiuto manca solo un finale felice. Che non ha potuto scrivere lui. 31/03/2009

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Berlusconi: "Ottimi i rapporti con la Lega" Franceschini lo attacca (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 77 del 2009-03-31 pagina 0 Berlusconi: "Ottimi i rapporti con la Lega" Franceschini lo attacca di Redazione Il presidente del Consiglio: "Non ho veri poteri". Sul futuro: "Farò il padre nobile del Pdl". E Franceschini lo provoca: "E' vecchio, lo sfido in tre dibattiti". Veltroni non è cambiato: "Pd battuto ma anche in rimonta" Roma - Archiviato il congresso fondativo del Pdl Silvio Berlusconi assapora il successo realizzando la portata di ciò che è riuscito a concretizzare in quindici anni di lavoro. L'evidente soddisfazione trae origine dalla constatazione di aver gettato le basi per un grande cambiamento nella politica italiana, unendo in un unico partito tutti i moderati del Paese e creando una forte e stabile forza di governo. "In politica - analizza il premier in un'intervista a Porta a Porta - per la prima volta ci sono state delle coalizioni stabili che ora sono culminate in questa semplificazione della politica italiana, in questo grande grande partito dei moderati, dei liberali, dei riformisti, dei laici e dei cattolici che io spero raccoglierà l’adesione e il voto della grande maggioranza degli italiani che ama la libertà, vuole difendere la libertà e non si riconosce nella sinistra". Quanto al futuro leader del Pdl per Silvio Berlusconi "tutti possono essere i miei successori. Spero che, quando un succesore avanzerà e sarà riconosciuto dagli altri come il leader del futuro, io possa diventare il padre nobile del partito e godermi qualche anno di riposo cosa cui massimamente aspiro". Nessun problema di coabitazione Il premier esclude eventuali problemi di coabitazione tra An e Forza Italia: "Io ho sempre mediato tra tutti gli alleati che hanno fatto parte prima del Polo della Libertà e poi della Casa delle Libertà e sino ad ora nel mio governo e della nostra maggioranza. Quindi non vedo nessuna difficoltà, anzi direi che adesso da qui in avanti le difficoltà sono cadute anche perchè tutti si sono riconosciuti in me". "Inoltre -ha spiegato Berlusconi- io ho rapporti di amicizia che estenderò anche a tutti quei parlamentari o a quegli uomini degli altri partiti che finora non avevo contattato proprio perché non volevo che i loro leaders pensassero ad un mio progetto di avvicinamento ai loro uomini". I rapporti con la Lega Come sarà il rapporto con la Lega, dopo la nascita di un partito forte come il Pdl? : "Sarà come prima. Molto buono. La Lega naturalmente ha dei suoi obiettivi in cui anche noi ci riconosciamo come il federalismo fiscale che, secondo noi, avrà non soltanto il merito di responsabilizzare di più gli amministratori locali ma - ha concluso - avrà anche il merito di contrastare l’evasione fiscale". "Io duce? No, primus inter pares" Sulla polemica innescata dalle sue parole in merito agli scarsi poteri del premier il Cavaliere puntualizza: "Ho solo il potere di redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. E c’è pure Gianni Letta che lo fa benissimo, quindi non esercito neppure quel potere. Posso solo mettere in campo la mia autorevolezza politica per convincere gli altri a fare quello che mi sembra giusto, ma non posso obbligare qualcuno a fare qualcosa di cui non è convinto anche perchè non è la mia natura". Fare insieme le riforme "Abbiamo detto chiaramente - ricorda il premier - che le riforme sono importanti e necessarie per avere uno Stato moderno che decida con la rapidità richiesta dalle urgenze dei problemi. Quindi devono essere fatte, possibilmente con il concorso di tutti". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Legionari di Cristo, il Papa ordina ispezione (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 31-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 77 del 2009-03-31 pagina 0 Legionari di Cristo, il Papa ordina ispezione di Redazione Indagherà sui rapporti con discusso fondatore, morto, padre Maciel. Lettera del cardinal Bertone al superiore padre Corcuera. Invito a contare sull'aiuto della Santa Sede perché siano superate le "difficoltà esistenti" Città del Vaticano - L'ombra del fondatore Marcial Maciel - accusato di abusi su seminaristi e del quale, già morto, è spuntata anche una figlia frutto di una relazione clandestina - si allunga sui Legionari di Cristo, uno degli ordini cattolici più ricchi di vocazioni. Il papa ha infatti istituito una commissione di prelati, che realizzeranno una visita apostolica alle istituzioni dei Legionari e del ramo laico Regnum Christi, e dovranno fare rapporto alla Santa Sede. La disposizione di papa Ratzinger è stata comunicata dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in una lettera inviata al superiore dei Legionari di Cristo, padre Alvaro Corcuera. Il provvedimento era nell'aria, tanto che alcune settimane fa l'arcivescovo di Sydney George Pell, commentando la notizia della figlia segreta di padre Maciel, aveva chiesto una indagine vaticana, ipotizzando proprio l'opera di visitatori apostolici. La lettera di Bertone riferisce che il papa "rinnova ai Legionari di Cristo, ai membri del Movimento Regnum Christi e a tutti coloro che vi sono spiritualmente vicini, la sua solidarietà e la sua preghiera in questi momenti delicati. Il Santo Padre - aggiunge - cosciente degli alti ideali che vi animano, e della fortezza e spirito di preghiera con cui state affrontando le attuali circostanze, vi incoraggia a continuare la ricerca del bene per la Chiesa e per la società, mediante le iniziative e le istituzioni che sono a voi proprie". Il cardinale invita inoltre a contare sull'aiuto della Santa Sede affinché, "attraverso la verità e la trasparenza, in un clima di dialogo fraterno e costruttivo, superiate le difficoltà esistenti". I Legionari dunque non hanno ancora finito di fare i conti con il fondatore, un sacerdote messicano morto nel 2008 a 87 anni, accusato da alcuni seminaristi di abusi sessuali e punito dal Vaticano nel 2006 con il divieto di celebrare la messa in pubblico. Nonostante le restrizioni al suo ministero, le accuse infamanti (da lui sempre respinte), Maciel era rimasto fino alla fine il leader carismatico e indiscusso del suo ordine. I Legionari furono fondati nel 1941, e si presentarono subito come un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno. Fu però Paolo VI, papa conciliare, a sancirne un riconoscimento ufficiale nel 1965. Il movimento ha oggi sedi in 40 paesi del mondo e conta circa 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestisce il prestigioso Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e il Collegio Maria Mater Ecclesiae. Le nuvole sul fondatore dei Legionari, dopo decenni di sospetti e voci riportate dai media, si addensarono a partire dal 1998, quando alla Congregazione vaticana per la dottrina della fede cominciarono ad arrivare accuse formali nei suoi riguardi: si parlava di abusi sessuali da lui perpetrati su seminaristi sin dagli anni ottanta. E' stato papa Ratzinger a far ripartire il procedimento contro il sacerdote messicano, anche sull'onda dello scandalo dei preti pedofili che aveva messo in ginocchio la Chiesa negli Stati Uniti. Nel 2006, il prete non è stato ridotto alla stato laicale solo per ragioni di età. La Congregazione per la Dottrina della Fede gli ha però imposto "una vita riservata di preghiera e di penitenza, con la rinuncia ad ogni ministero pubblico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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