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TARTICOLI DEL 28-30 maggio 2008
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Articoli
Laici e chierici (29)
A gennaio il noalla visita del papapoi annullata
( da "Secolo
XIX, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La Sapienza divenne teatro di una disputa ideologica tra laici e cattolici, divisi sull'opportunità della partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico. Un appuntamento a cui l'aveva invitato il rettore Guarini, provocando una lettera di protesta di 67 docenti, che accusarono Ratzinger di essere "un reazionario nemico di Galileo".
Come
l'8 per mille sostituì l'antica "congrua" - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: pur proclamandosi laiche, a temere l'influenza della gerarchia cattolica sull'esito del voto, anche se le chiese sono sempre più vuote mentre la voce di tali gerarchie si fa sempre più forte nel proclamarsi unica depositaria della "Verità", unica guida morale, cercando addirittura di cancellare le conquiste della rivoluzione francese (1789)
Lo
spazio dei diritti e quello della fede - samuele ciambriello
( da "Repubblica,
La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non possiamo ad esempio, dai laici, non riconoscere che la solidarietà, il valore della pace siano alcuni degli aspetti della religione che non possono che essere condivisi. Allo stesso tempo, da cattolici, dobbiamo riconoscere che c'è uno spazio pubblico dove agiscono i diritti e non le fedi.
Brevi,
schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La"
del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: una parade laica. Non un gay pride, solo una manifestazione di dissenso. Mi rendo conto di come sia stato facile, per un osservatore poco informato, interpretare la parade laica come un gay pride. Probabilmente la differenza, almeno stavolta, ha avuto sede soltanto nelle intenzioni e non nella forma.
Migliori
in campus - simone mosca ( da "Repubblica, La"
del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si affianca una forte personalità cattolica. Paola Viti, direttrice della Viscontea e Luca di Rienzo, direttore del Torrescalla, sottolineano "la vocazione laica e aperta del progetto". La vicinanza all'ideale educativo dell'Opus Dei è comunque ben rappresentato dalle grandi cappelle del Torrescalla e della Viscontea, insieme alla visione didattica a sessi separati:
Terrorismo
vecchio e nuovo, una catena di sangue senza fine
( da "Unita,
L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Questo libro rappresenta uno sforzo coraggioso e nuovo, laico, teso a far capire le radici malate di quei comportamenti sfociati in un lungo flagello di attentati ("rossi") e di stragi ("nere") che, da piazza Fontana al 2007, hanno provocato ben 333 morti, col picco di 199 soltanto nel quadriennio 1976-80.
Un'assemblea
pubblica contro il razzismo ( da "Manifesto, Il"
del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: preoccupa tanto il mondo cattolico quanto quello laico hanno spiegato le associazioni. "Il nostro obiettivo - ha detto Miraglia - è tentare di contrastare questa ventata di intolleranza e razzismo che sta attraversando il nostro paese. Sappiamo che i cittadini non sono davvero razzisti ma le misure prese dal governo lo sono e noi le contrasteremo in tutti i modi"
I
vescovi: chiese e parrocchie non possono diventare moschee
( da "Corriere
della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: mettere da parte le sterili contrapposizioni ideologiche ed aprire in Parlamento un sereno dibattito rispetto all'inevitabile trascorrere del tempo". Critiche sono venute, invece, dall'ex ministro Pd Barbara Pollastrini: "Ci risiamo. Ogni giorno ha il suo richiamo. La politica ha il dovere di difendere i principi laici e liberali dello Stato e a questi ispirarsi". Luigi Accattoli.
Pluralismo
e laicità dello Stato ( da "Corriere della Sera"
del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Una grande lezione di laicità da parte di un leader politico cattolico che rispetta appunto il fatto che lo Stato è di tutti e che il potere non può essere posto al servizio delle convinzioni pure nobili di una parte. Resto convinto che anche di fronte ai delicati problemi di oggi che toccano, di fronte ai progressi della scienza e delle tecniche,
Ruffolo:
difendo la laicità dall'offensiva di destra e Chiesa
( da "Unita,
L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laici e cattolici, ma anche su questo bisogna stare attenti a cosa significa". Un dialogo che potrebbe "sacrificare" i temi "caldi"? "È proprio così. Il dialogo è il linguaggio della democrazia, nessuno lo contesta. Ma è ben altro se sotto questa parola si contrabbanda un'altra cosa, cioè la pretesa di un riconoscimento politico di un partito cattolico trasversale che è stata una
Il
velo divide: per il 50% dei genitori è obbligo, per gli altri libera scelta
( da "Stampa,
La" del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: rispetto agli esiti generali dello studio, sui quali pesa la più laica componente albanese. Il 99% degli allievi marocchini non frequenta l'ora di religione cattolica. Il 62% non è favorevole a far frequentare iniziative legate a festività religiose cristiane, il 12% lo è. Nell'8% dei casi padre e madre non sono d'accordo.
Gli
eredi di Rattazzi tornano in città
( da "Stampa,
La" del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lo statista è stato definito da Renato Balduzzi dell'Università Cattolica: "Poco conosciuto da vivo, personaggio tutto da scoprire. Uomo laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza dello Stato". Mentre per Corrado Malandrino, preside di Scienze politiche.
Se
il Pd parla di Chiesa ( da "Unita, L'"
del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lasciarsi interrogare da simili riflessioni non significa cedere sui fondamentali dello Stato laico o mostrare subalternità di fronte a una presunta azione di ingerenza. Il nostro Paese ha una grande bisogno di analisi che vadano in profondità, che sappiano cogliere i nodi profondi di un malessere, di un disorientamento che non è solo sociale ed economico ma anche culturale.
Enzo
bianchi e zagrebelsky religione e politica - ilaria venturi
( da "Repubblica,
La" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il monaco cattolico e il giurista laico, con le voci di Umberto Orsini e Valentina Sperlì che leggono Cicerone, Agostino, Polibio, Crizia e Minucio Felice, sul tema della profezia e della laicità, "Religio civilis", diventa l'occasione per una riflessione più ampia sulla politica inadeguata e sul cristianesimo senza "fede".
Rina
Gagliardi Perciò rivendica oggi il suo "diritto" a celebrare il capo
del fascismo italiano del dopoguerra, sia pure nella forma simbolica d'una
strada o d'una piazza ( da "Liberazione"
del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: antifascismo come collante nazionale e unica religione laica del Paese. Allo scopo, la figura di Almirante si presta bene, quasi a perfezione: è vero che diresse, pressoché da autocrate, il Movimento Sociale Italiano per la bellezza di 254 mesi complessivi; è vero che ebbe successi televisivi nelle Tribune politiche dei primi '70;
Gli
squadristi non preoccupano il governo Contro gli immigrati atti di barbarie
giuridica Quel fiume di denaro nelle casse vaticane
( da "Liberazione"
del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: 8 per mille tra Chiesa cattolica e Stato laico Cara "Liberazione", in tempi di 730 e dichiarazione dei redditi è forse il caso di ricordare (senza troppe illusioni, ma solo per gradire) che in un paese normalmente laico l'otto per mille, in mancanza di altra specifica opzione da parte del contribuente, dovrebbe andare allo Stato,
ROMA
Ora li chiamerebbero "eros center" e invece delle persiane chiuse
( da "Messaggero,
Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: odiato dai cattolici, rimpianto dai laici, argomento dejà vu, amarcord per i nostri nonni sporcaccioni che, quando la Merlin l'ebbe vinta, trovarono un succedaneo: affittavano i loggioni nei cinema-teatro, come all'Etoile di piazza in Lucina, e invece di vedere lo spettacolo contavano i minuti con la "fidanzata".
Segue
cattolici ( da "Riformista, Il"
del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: Segue cattolici Ma cattolici laici, forti di convincimenti da tempo banditi da ogni programma elettorale e sostanzialmente assenti dal discorso introduttivo del Premier. Non siamo ancora a una dimensione religiosa relegata al privato, forse siamo semplicemente alla consapevolezza di Silvio Berlusconi (un libertario,
L'agenda
vaticana - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non sorprende un richiamo ai valori cari alla Chiesa cattolica, scandalizza e viola le regole della laicità liberale che esso prenda la forma di un imperativo rivolto al potere politico, quasi si trattasse di un partito che abbia conquistato la maggioranza alle elezioni e si accinga a mettere in pratica il programma presentato in campagna elettorale.
Un
altro schiaffo al Mezzogiorno ( da "Unita, L'"
del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Merito di due culture, la laica e la cattolica, che in quella città hanno lasciato, lungo l'arco dei secoli, sedimenti profondi e nei fatti anticipatori di quel nucleo di diritti presenti nella prima parte della nostra Costituzione, di cui, per involontaria ironia, quest'anno si festeggiano i 60 anni.
Quando
il Vaticano chiama il Palazzo ( da "Manifesto, Il"
del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Una situazione nella quale la laicità diventa un bene sempre più raro. Le varie associazioni cattoliche acquisteranno un ruolo sempre più importante nella vita sociale e anche politica del paese. Ma per la chiesa si apre una stagione non facile. Prima di tutto per le divisioni che si verificheranno inevitabilmente: parrocchie e soprattutto associazioni di destra e di sinistra,
Latorre:
attenti all'<uso> della religione
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: non è più delegabile solo ai cattolici ma anche al pensiero laico ". Nelle file Pd c'è molto imbarazzo su questi argomenti. C'è il timore di apparire come degli anticlericali. Timore che evidentemente D'Alema e voi dalemiani non avete. "Segnalare questo problema dell'uso politico della religione non significa assumere una posizione anticlericale".
Laura
Eduati Lo Stato deve sostenere le scuole cattoliche e superare così una
ingiusta <esclusione> degli istituti religiosi dai finanziamenti pubblici
( da "Liberazione"
del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dichiarava che lo Stato non era più l'unico titolare del diritto allo studio e che dunque l'istruzione poteva essere laica ma anche confessionale - un principio ignoto in molti Paesi come la Francia e l'Inghilterra. In realtà è difficile equiparare la gestione di una scuola pubblica a quella di una scuola religiosa, che può scegliere i propri insegnanti senza l'
Pannella:
questo vaticano non ha senso della misura - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: politica che teorizza e pratica una visione integralista della società e dello Stato". Ma il Pd cerca disperatamente la sintesi tra laici e cattolici come suo elemento costitutivo e identitario. "La sintesi professata e ricercata fra cattolici e democratici e laici è una impostazione di per sé destinata a fallire. Il problema non è quello della sintesi fra gli opposti ma, politicamente,
Formigoni:
è vera laicità io aiuterei pure gli islamici - cinzia sasso
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il Papa chiede che lo Stato sostenga le scuole cattoliche. Non è - come molti sostengono - un vulnus alla laicità? "In realtà quello del Papa mi sembra un discorso molto laico e rispettoso, che prende le mosse da una lettura lucida della realtà italiana. Le nostra scuola è piazzata agli ultimi posti in quanto a risultati e il nostro sistema scolastico è tra i più costosi al mondo.
I
cattolici e tutti gli altri - agostino giovagnoli
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Cultura Un volume di saggi curato da Andrea Riccardi I cattolici e tutti gli altri Un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici, comunisti, ebrei, musulmani, buddisti e induisti AGOSTINO GIOVAGNOLI N on basta parlare della Chiesa ad intra: è ancora più importante interrogarsi sulla Chiesa ad extra.
La
gioia del Papa per il nuovo clima politico
( da "Giornale.it,
Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia.
LA
LAICITà POSITIVA ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: La laicità positiva Fanno parte della fisiologia del ruolo pubblico di una componente così rilevante della società civile italiana quale è la Chiesa cattolica e - specialmente quelli più direttamente politici - sono stati formulati con equilibrio e senza alcuna partigianeria.
A
Palazzo Cuttica obiettivo su Rattazzi
( da "Stampa,
La" del 30-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'
Abstract: uomo laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza dello Stato". Così Urbano Rattazzi viene definito da Renato Balduzzi, docente di Giurisprudenza all'Ateneo Avogadro, di cui la facoltà di Scienze politiche organizza per oggi e domani con l'Università Cattolica del Sacro Cuore un convegno sul personaggio.
( da "Secolo XIX, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Il precedente Roma.
La visita della discordia, il cui annullamento provocò forti polemiche e una
bufera politica. Nel gennaio scorso, La Sapienza divenne
teatro di una disputa ideologica tra laici e cattolici, divisi sull'opportunità della partecipazione di Papa Benedetto
XVI all'inaugurazione dell'anno accademico. Un appuntamento a cui l'aveva
invitato il rettore Guarini, provocando una lettera di protesta di 67 docenti,
che accusarono Ratzinger di essere "un reazionario nemico di
Galileo". Una tesi sostenuta anche dai gruppi studenteschi di
sinistra che, dopo aver riempito di striscioni di protesta l'ateneo e occupato
il rettorato, promisero di accogliere il Pontefice con una forte contestazione.
Così, nonostante le assicurazioni del Viminale, secondo cui non ci sarebbe
stati rischi per l'incolumità del Papa, il Vaticano cancellò la visita. Per il
disappunto di gran parte del mondo politico, a partire dall'allora premier
Prodi, che espresse "una profonda condanna per chi ha provocato
tensioni". 28/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
C aro Augias, a me
sembra inconcepibile che dal 1985 ad oggi, con tutti i governi che si sono
susseguiti, e con tutte le critiche rivolte alla legge sull'8 per mille,
nessuno, nemmeno dei governi di sinistra, abbia ritenuto opportuno mettere mano
ad una ragionevole modifica della legge od anche del suo regolamento di
attuazione. Me lo spiego solo pensando che le nostre forze politiche
continuino, pur proclamandosi laiche, a temere l'influenza
della gerarchia cattolica sull'esito del voto, anche se le chiese sono sempre
più vuote mentre la voce di tali gerarchie si fa sempre più forte nel
proclamarsi unica depositaria della "Verità", unica guida morale,
cercando addirittura di cancellare le conquiste della rivoluzione francese (1789),
un passo indietro di più di due secoli! Si potrebbe forse pensare ad un
referendum abrogativo, ma se non si toglie il quorum necessario per rendere
valida la maggioranza, temo che si avrebbe una riedizione di quello effettuato
per la legge 40, per la quale la mancanza del quorum è stata venduta e
propagandata subdolamente come mancanza di consenso. Quanto tempo dovrà ancora
durare questa evidente disparità? Angiolina Bevilacqua Roma
bevilacqua.as@alice.it Devo rispondere chiarendo che molti italiani non sanno
nemmeno che cosa sia l'8 per mille; in secondo luogo un'altra buona
percentuale, che invece lo sa, ritiene di poter risparmiare quei soldi non
indicandone il beneficiario. Non è così, il prelievo avverrà comunque e le
somme per le quali non è stato indicato un
beneficiario verranno ripartite con la stessa proporzione di quelle per le
quali un beneficiario c'è. Nel 2005, ultimi dati disponibili del ministero per
l'Economia, gli italiani che hanno specificato a chi dare quei soldi sono stati
16 milioni e 700 mila circa. Di questi, l'89 per cento ha indicato la Chiesa.
In precedenza erano di meno (76%), il loro aumento è frutto in primo luogo di
una campagna pubblicitaria molto efficace che i vescovi italiani affidano a una
delle migliori (e più costose) società di promozione. Parallelamente sono
diminuiti i contribuenti che indicano come beneficiario lo Stato, erano il 22
per cento nel 1990, sono scesi al 7,60 nel 2005. Lo Stato non solo non fa
nessuna campagna di promozione ma patisce anche il discredito che evidentemente
lo circonda e di cui anche l'8 per mille finisce per diventare un impietoso
indicatore. Il risultato è che lo Stato passa alla chiesa cattolica una parte
rilevante del gettito fiscale che va ad aggiungersi alle cospicue sovvenzioni dirette
di cui la Chiesa già gode. Il meccanismo venne escogitato da Giulio Tremonti
nel 1984 quando era consigliere del ministro delle Finanze. Si pensò all'8 per
mille per sostituire la 'congrua', una specie di stipendio che lo Stato allora
passava ai preti sulla base del vecchio Concordato del 1929. Ora Tremonti è
passato dal rango di consigliere a quello di ministro. Dubito però che abbia
voglia e possibilità di rimettere le mani su questa controversa materia.
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VIII - Napoli
LO SPAZIO DEI DIRITTI E QUELLO DELLA FEDE SAMUELE CIAMBRIELLO arole di Massimo
D'Alema, su religione e laicità, hanno riaperto un dibattito mai chiuso. Mi
piacerebbe provare ad articolare una breve riflessione a partire dalla mia
esperienza, ma anche dal mio essere stato osservatore
attento di questa discussione. Infatti, tutto nasce da un seminario, dal titolo
suggestivo e accattivante "Religione e Politica" promosso dalla
Fondazione di cultura politica Italianieuropei proprio qui in Campania, a
Marina di Camerota, cui ho partecipato. Nella tre giorni di studi confronto e
apprendimento, si è parlato di persona e diritti umani, laicità e Stato
costituzionale, relativismo e fondamentalismo, Chiesa e società post secolare.
Partecipando al seminario si percepiva subito che il vero confronto culturale e
politico è tra chi si appiattisce su posizioni consolidate e chi invece cerca
di fornire al dibattito spunti più originali, magari controversi, ma quanto
meno innovativi. Certo, dopo l'undici settembre il tema del rapporto tra
fondamentalismo religioso e struttura pluralistica delle società occidentali ha
assunto un rilievo centrale nel dibattito pubblico e nella riflessione di
ordine più strettamente filosofico. Pur tenendosi a debita distanza dalle
teorizzazioni sullo "scontro di civiltà", la stessa Chiesa cattolica,
specie con il pontificato di Benedetto XVI, sembra candidarsi a soggetto
storico capace di raccogliere la difesa della tradizione culturale occidentale,
fondata sul logos. D'altra parte la stessa politica lascia che le religioni e
il cristianesimo in particolare gestiscono in esclusiva le "grandi domande
sul senso della vita" e le consequenziali risposte. Stato e Chiesa:
l'antico contenzioso rinnovato e aggravato. La Chiesa ha paura di perdere peso
sociale, visibilità, di essere ridotta al campo del privato, anche in un paese
a larga maggioranza cattolica. A partire da questo, direi che sono tre gli
aspetti principali: il primo è che il recupero del sentimento religioso può
essere una risorsa per la politica, il secondo è il valore della laicità dello
Stato, il terzo quale luogo di sintesi può e deve essere il Partito
democratico. Penso sia evidente che occorre evitare sia il clericalismo che gli
stessi attacchi anticlericali. Laicità al contrario è creare le condizioni
perché nelle diverse dimensioni dello spazio pubblico sia possibile un dialogo
di riconoscimento, che fondi la convivenza e permetta una politica buona
anzitutto perché orientata al bene comune. Non possiamo ad
esempio, dai laici, non riconoscere che la solidarietà, il valore della pace
siano alcuni degli aspetti della religione che non possono che essere
condivisi. Allo stesso tempo, da cattolici, dobbiamo riconoscere che c'è uno spazio pubblico dove agiscono
i diritti e non le fedi. Ma la sintesi deve trovare un luogo e una
forma. Il Partito democratico non può oscillare tra posizione teodem e
intransigenze da vecchio Pci. Ciò significa che i cattolici
non possono essere né il fiore all'occhiello da esibire, né singoli portatori
di opinioni personali. La mediazione che si deve fare deve essere alta e deve
tradursi in una comune visione dell'agire politico. Altrimenti sarà difficile
assicurare una coabitazione tra Paola Binetti e Barbara Pollastrini o tra Marco
Follini e Massimo D'Alema che diventi unità di azione politica. In questo senso
immagino che dalla dialettica si arrivi alla sintesi sulla base e anche grazie
a un partito leggero, ma strutturato nei suoi luoghi di discussione e decisione
e non appiattito sul sondaggio di turno o sui salotti televisivi. è difficile
pensare, infatti, a un riformismo che non coniughi il radicamento territoriale
con la radicalità dei valori. Qui da noi figure ecclesiali (il cardinale Sepe,
alcuni vescovi e sacerdoti), poche testimonianze di laici impegnati, sanno
rappresentare e ispirare il comune sentire di una larghissima parte della
popolazione, più di quanto sappiano fare i partiti, la cultura e i mass media.
Nella drammaticità dei problemi campani, con una dinamica di apertura e di
futuro, queste figure ecclesiali, sono modelli inediti e inesplorati. Ma la
bellezza della politica che è una delle forme più alte per servire gli uomini,
consiste nell'accettare le sfide, soppesare i pericoli, promuovere i diritti,
metabolizzare i conflitti sociali con senso di responsabilità. E mi piace
ricordare le parole di don Luigi Sturzo, "cattolico vuol dire universale,
mentre partito vuol dire di parte". Penso che sarebbe un bene che non si
dimentichi mai che il cattolicesimo è un patrimonio condiviso e che è portatore
di valori che possono rafforzare e non indebolire la laicità dell'azione
pubblica.
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corso Firenze
calvario notturno Lettera firmata Genova Da almeno otto mesi le mie notti sono
disturbate da un gruppo di ragazzi che si ritrovano ogni sera nei giardinetti
Pellizzari, in Corso Firenze, di fronte a casa mia: urla, battimani, fischi,
schiamazzi, talvolta autoradio a tutto volume dalle sette di sera fino a dopo
mezzanotte, qualche volta fino alle 2 o le 3 del mattino. Ho presentato tre
esposti scritti alla Polizia Municipale, chiamato di notte il loro pronto
intervento almeno una quarantina di volte, ma le pattuglie risultano sempre
impegnate in base ad altre priorità e i ragazzi smettono di far chiasso solo
quando sono stanchi. Ai miei esposti risposero che sarebbero stati predisposti
controlli: mi chiedo quando e dove perché i disturbatori si riuniscono ancora
nello stesso posto quasi ogni sera da otto mesi. Sono consapevole che ci sono
problemi più gravi e urgenti, tuttavia mi pare strano, direi statisticamente
improbabile che non si riesca una volta in otto mesi a essere sul posto in
tempo per sanzionare questo comportamento incivile, ponendovi fine una volta
per tutte. Mi risulta che anche gli abitanti del civico adiacente, disturbati
dagli stessi schiamazzi, si siano rivolti a Polizia Municipale e Carabinieri,
ma evidentemente non hanno avuto miglior successo di me. Il diritto alla quiete
notturna rientra tra quei diritti fondamentali che le autorità dovrebbero
assicurare ai cittadini: nel mio caso questo non avviene. Non è nel mio stile
farmi giustizia da solo, ma ho piena comprensione per chi, in casi analoghi o
ancora più gravi, trascende commettendo atti che solo a un osservatore
superficiale sembrano inspiegabili e inattesi. Beati gli ultimi che fanno
schifo Elilu Genova Ama et fac quod vis . Ama e fa' ciò che vuoi. Senza ridurre
a mero relativismo questo aforisma di paternità agostiniana, sintesi
dell'incondizionata libertà che Dio ha concesso ai suoi figli, considero
necessaria una riflessione. Sono questi tempi che non mi permettono di
astenermi dal farlo, tempi in cui la Chiesa Cattolica autorizza, mi auguro
inavvertitamente, a far risuonare nella casa di Dio parole come "coloro
che ieri hanno manifestato fanno semplicemente
schifo". Schifo, curiosamente, è un termine di etimologia germanica che
significa "paura". L'uso che poi se ne è fatto nel tempo ha fatto sì
che divenisse sinonimo di ribrezzo, ripugnanza. Si è pertanto aggiunta una
sfumatura di disprezzo, certamente non trascurata dal prete che domenica 18
maggio ha ritenuto opportuno inserire nell'omelia ciò che provo vergogna nel
ripetere, anzitutto come essere umano, oltre che come cattolica. Tuttavia
ritengo che sia proprio la paura del diverso ad averlo indotto ad assumere una
posizione del genere. Chi sono "coloro che ieri hanno manifestato", così come il sacerdote di Cornigliano (Genova)
li ha definiti? Sono uomini e donne, creati ad immagine e somiglianza di Dio,
creature da Lui amate incommensurabilmente. Prima di tutto. Sono poi studenti,
disoccupati, lavoratori. Sono nondimeno persone che amano, soffrono, ridono.
Sono anche omosessuali. Ed è soltanto questa loro caratteristica che li rende
diversi dalla maggioranza di chi sta loro intorno. Eppure è necessaria e
sufficiente per farne una categoria a sé. In coscienza, e con onestà
intellettuale, non si può ridurre ai minimi termini una realtà così complessa
come la vita di un individuo. Il giorno 17 maggio si è tenuta per le vie di
Genova, in occasione della visita del pontefice Benedetto XVI, una parade laica. Non un gay pride, solo una manifestazione di
dissenso. Mi rendo conto di come sia stato facile, per un osservatore poco informato, interpretare la
parade laica come un gay pride. Probabilmente la differenza, almeno stavolta,
ha avuto sede soltanto nelle intenzioni e non nella forma. Nel 1996 la
Congregazione per la Dottrina della Fede ha indirizzato a tutti i vescovi una
missiva in cui è esplicitato che "va deplorato con fermezza che le persone
omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevoli e di
azioni violente". Probabile che a Cornigliano non sia mai arrivata. I
giardini di via Nullo in ostaggio dei cani Matteo Bonsignore Genova I parchi
pubblici di via Francesco Nullo, a Quarto, dovrebbero essere un punto di gioco
e di ritrovo per i ragazzi del quartiere e invece sono il luogo scelto dai
padroni dei cani per far scorrazzare i loro animali, facendo magari finta di
niente di fronte ai loro bisogni. E di notte, quando il cancello è chiuso,
spesso alcuni giovani scavalcavano dando vita a improvvisati happening. Fino a
quando i residenti dovranno convivere con questa situazione più volte
denunciata alle forze dell'ordine, al comune e al municipio del Levante?.
( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XVIII -
Milano La bacheca Migliori in campus SIMONE MOSCA Fra i tre campus sono
profonde le differenze nelle proposte culturali, frutto di scelte educative
diverse. I due collegi Rui sono aggregazioni comunitarie molto definite.
All'orientamento personalizzato, ai corsi di antropologia e psicologia, alle
lussuose sedi - la Viscontea è quasi una villa inglese nel cuore di Milano - si affianca una forte personalità cattolica. Paola Viti, direttrice
della Viscontea e Luca di Rienzo, direttore del Torrescalla, sottolineano
"la vocazione laica e aperta del progetto". La vicinanza all'ideale
educativo dell'Opus Dei è comunque ben rappresentato dalle grandi cappelle del
Torrescalla e della Viscontea, insieme alla visione didattica a sessi separati:
mentre il presidente della Juventus Cobolli Gigli è ospite dei ragazzi, le
ragazze partecipano a un corso di leadership femminile. Diivisione inesistente
al Città Studi e nel Collegio di Milano, che al contrario delle sedi Rui
(chiusura a mezzanotte, all'una il sabato) non hanno neppure orari di rientro.
E hanno in comune la proposta non frontale delle attività: sono spesso gli
studenti a dettare i titoli dei corsi e organizzare incontri aperti. Un ciclo intitolato
Verità è stato varato quest'anno da Massimo Cacciari
al Città Studi, forum su India e clima al Collegio di Milano. Un successo per
tutti sono invece le comunità che si formano durante la convivenza e dopo gli
studi diventano preziosa rete di conoscenze. Giancarlo Lombardi, presidente del
Collegio di Milano, non ha dubbi: "Al di là dei programmi aggiuntivi, è la
comunità in sé la vera risorsa. Il collegio una riposta efficace al problema
della preparazione ad alto livello e ha il merito di innestarsi sul sistema
universitario esistente". Il problema sono gli investimenti: "A
parole tutti dicono di volere più ricerca e istruzione, purtroppo i fatti
dicono altro e allargare i progetti d'eccellenza diventa difficile".
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
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l'edizione del L'ANALISI Luigi Manconi disegna una mappa delle Br dal
( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'
La proposta
Un'assemblea pubblica contro il razzismo Stefano Milani Roma Una grande
assemblea indetta per metà giugno come risposta al razzismo galoppante di questi
ultimi giorni (vedi l'assalto al campo rom di Ponticelli e il raid contro
negozi gestiti da immigrati al quartiere romano del Pigneto) e una campagna di
sensibilizzazione nei confronti dell'opinione pubblica italiana che secondo i
sondaggi darebbe un notevole consenso alle misure annunciate dal governo dopo
l'approvazione del pacchetto sicurezza. La proposta è stata avanzata ieri nel
corso nel corso di un'assemblea organizzata da molte associazioni di
volontariato, terzo settore e sindacati. Arci, Acli, Antigone, Cgil, Cnca,
Libera, Lunaria, Magistratura democratica, Cnca e Federazione rom e sinti,
tutti riuniti alla cittadella dell'Altra economia di Roma per chiedere rispetto
e diritti per gli immigrati e scongiurare "questo clima da caccia alle
streghe". L'assemblea, ha spiegato Filippo Miraglia responsabile
immigrazione dell'Arci, si dovrebbe tenere in contemporanea con la discussione,
in sede europea, della direttiva sulle espulsioni degli immigrati clandestini,
un provvedimento che, insieme al pacchetto sicurezza varato dal governo, preoccupa tanto il mondo cattolico quanto quello laico hanno
spiegato le associazioni. "Il nostro obiettivo - ha detto Miraglia - è
tentare di contrastare questa ventata di intolleranza e razzismo che sta
attraversando il nostro paese. Sappiamo che i cittadini non sono davvero
razzisti ma le misure prese dal governo lo sono e noi le contrasteremo in tutti
i modi". Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha sottolineato
che "le iniziative proposte servono a creare una rete nel segno del
rispetto dei diritti di tutti, in un momento in cui a parole di odio si sommano
provvedimenti e pratiche violente". Oltre a ribadire con forza tutto il
suo disappunto per questo pacchetto sicurezza "moralmente ingiusto, giuridicamente
inaccettabile e socialmente intollerabile". E che va contro una recente
sentenza della corte costituzionale secondo cui non è lecito prendere
provvedimenti se non c'è un espresso segnale di pericolosità. A dirlo è Don
Luigi Ciotti riferendosi in particolare al reato di immigrazione clandestina
fortemente voluto dal ministro dell'Interno Maroni ed inserito in un ddl.
"Un reato contrario anche con quanto sancisce la dichiarazione universale
dei diritti umani che prevede la libera circolazione delle persone da un paese
all'altro", ha precisato il presidente di Libera. Quanto alla questione
legata i rom, il presidente della Federazione rom e sinti insieme, Nazareno
Guarnieri, ha tenuto a chiarire come queste minoranze siano intenzionate a
partecipare attivamente a tutte le iniziative che verranno messe in campo per
abbattere i pregiudizi e migliorare la convivenza tra le diverse etnie che
popolano il nostro paese. "Ci siamo sempre stati ma poche volte abbiamo
fatto sentire la nostra voce - ha sottolineato Guarnieri - ora vogliamo essere
più attivi per prendere una posizione politica rispetto al pacchetto sicurezza
e alla strumentalizzazione che è stata fatta della nostra immagine e della
nostra presenza in Italia".
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-28 num: - pag: 19 categoria:
REDAZIONALE Il Vaticano Betori: collaborazione con gli ortodossi, diverso per
gli islamici I vescovi: chiese e parrocchie non possono diventare moschee La
Cei sugli stranieri: non vanno fermati con il filo spinato Il segretario dei
vescovi ha anche dichiarato il proprio sostegno a Bertolaso: serve una
soluzione nella legalità ROMA - "Sostegno" a Bertolaso nella
battaglia delle discariche, "tenere unite" accoglienza e sicurezza
nel modo di trattare gli immigrati, abbreviare i tempi di presenza dei
clandestini nei "Campi di permanenza transitoria", le parrocchie
cerchino di essere accoglienti verso i musulmani ma non offrano i propri locali
per la preghiera del venerdì: sono alcune delle affermazioni venute dal vescovo
Giuseppe Betori, segretario della Cei, in risposta ai giornalisti durante una
conferenza stampa sui lavori dell'assemblea dei vescovi. Sempre in dialogo con
i giornalisti il numero due della Cei (l'assemblea era stata aperta lunedì da
una prolusione del presidente, cardinale Angelo Bagnasco) ha sollecitato una
revisione, o quantomeno una verifica della legge sull'aborto: "La 194 non
è un tabù invalicabile. Per questa come per le altre leggi è possibile cercare
un miglioramento e dopo 30 anni la parola "tagliando" è forse quella
che meglio esemplifica". "Starà al Parlamento - ha detto ancora
Betori - valutare se questa legge può svolgere una funzione anche di tutela
della vita e non soltanto di permissione dell'aborto". Il "modo"
per ottenere tale risultato, ha detto il vescovo, può essere trovato "sia
all'interno sia all'esterno della legge": come a dire che l'episcopato non
entra nel merito della "via" da adottare, se si tratti di modificare
la legge o di intervenire sul piano dell'attuazione. Sul "prestare"
chiese e locali parrocchiali a gruppi non cattolici,
il segretario della Cei ha affermato che "c'è in Italia grande
collaborazione con le comunità ortodosse, sia ospitandole sia dando loro in
comodato chiese in disuso" ma "diverso e più complesso è il caso
degli islamici, perché se si affida un luogo alla loro preghiera, per loro quel
luogo risulta consacrato all'Islam e non potrà più essere utilizzato da
altri". Betori ha pure ricordato che "le moschee non sono solo luoghi
di culto, ma anche luoghi di formazione". Sulla loro proliferazione in
Italia la Cei ha "intenzione" di elaborare "una posizione
comune" tenendo conto dei problemi vissuti dalle comunità locali.
Sull'emergenza rifiuti, "pieno sostegno" al sottosegretario Guido
Bertolaso che - ha detto Betori - "indirizza lo sforzo collettivo verso
una reale soluzione che va affrontata nell'ambito della più rigorosa legalità,
anche se costa sacrifici ". Sugli immigrati il vescovo ha detto che
"i flussi migratori non si fermano con il filo spinato " e che i
Campi di permanenza temporanea devono rispettare questo loro carattere
"temporaneo": devono essere cioè "una soluzione di passaggio
" ed è "importante ridurre i tempi di presenza in essi" facendo
in modo che mai diventino "una soluzione definitiva ". Le reazioni
politiche si sono soffermate soprattutto sulla legge 194. Positivo il giudizio
di Isabella Bertolini (Pdl): "Il pensiero di Betori ci trova pienamente
concordi, bisogna mettere da parte le sterili
contrapposizioni ideologiche ed aprire in Parlamento un sereno dibattito rispetto
all'inevitabile trascorrere del tempo". Critiche sono venute, invece,
dall'ex ministro Pd Barbara Pollastrini: "Ci risiamo. Ogni giorno ha il
suo richiamo. La politica ha il dovere di difendere i principi laici e liberali
dello Stato e a questi ispirarsi". Luigi Accattoli.
( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
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Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-28 num: - pag: 36 autore: di
MASSIMO D'ALEMA categoria: REDAZIONALE LA CHIESA E IL POTERE Pluralismo e
laicità dello Stato SEGUE DALLA PRIMA Desta tuttavia un qualche stupore la
perentorietà dei commenti da parte di chi non ha potuto valutare che spezzoni,
frammenti o frasi separate da ogni contesto senza potere più approfonditamente
valutare un confronto che ha impegnato un gruppo di intellettuali tra i più
prestigiosi, italiani e stranieri. Non un raduno anticlericale, dunque, o una
riunione di nostalgici, ma un confronto che ha coinvolto, di fronte a una
platea attenta di giovani, personalità di diversa cultura, molti cattolici tra i quali il presidente dell'Associazione
teologica italiana. Vorrei ricordare che, nel dibattito contemporaneo, vengono
proprio dall'interno del mondo cattolico le espressioni più inquiete e
preoccupate per una possibile commistione tra fede e politica, tra religione e
potere. Ha scritto Gustavo Zagrebelsky nel suo "Contro l'etica della
verità": "La Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre
l'occasione di una rivincita con un aspetto costitutivo del "mondo
moderno", la democrazia: una rivincita che una parte di essa forse ha
sempre desiderato e aspettato. I nostri procacciatori di identità sono i nuovi
teologi politici. Essi, in mancanza di chiese d'altro genere - ideologie forti
e globali, filosofie della storia, promesse messianiche -, si rivolgono a
quella che pare loro l'odierna depositaria di valori identitari utili alla loro
battaglia, la Chiesa cattolica, e le offrono un'alleanza. è la grande
tentazione del nostro tempo, una delle tre tentazioni sataniche di Gesù di
Nazareth nel deserto, la tentazione del potere". Nella stessa lezione di
padre Coda vi è stata una forte riproposizione di una visione post conciliare
dell'impegno pubblico dei cattolici, "sale e
lievito" all'interno di una società pluralistica, in contrapposizione a
una ben presente tentazione egemonica. Questo nodo del rapporto tra religione e
potere non è certo un tema nuovo. Ha assunto una rinnovata centralità nel
confronto culturale e politico proprio di questo tempo a seguito della crisi
delle società occidentali di fronte ai mutamenti rapidi e sconvolgenti e alle
drammatiche sfide legate alla globalizzazione. C'è una nuova destra politica e
intellettuale che si volge ai valori religiosi della tradizione
giudaico-cristiana come condizione perché l'Occidente ritrovi l'orgoglio di una
propria identità nella sfida o persino nel conflitto con altre civiltà, con
altri mondi. Vi sono molte testimonianze di questa sovrapposizione crescente
fra discorso politico e valori religiosi. Tzvetan Todorov ci ha offerto una
acuta analisi critica di una testo esemplare di Nicolas Sarkozy sulla religione
cristiana come fondamento della convivenza nella laicissima Francia. O, per
venire a una fonte più vicina a noi, nel brillante saggio di Giulio Tremonti
"La paura e la speranza" si legge "la tradizione religiosa può
compensare il vuoto di valori delle nostre democrazie …". E ancora
"per identificare i valori serve un'anima, per difendere i valori serve il
potere politico". Davvero, allora, come è stato
scritto, lo stato laico secolarizzato prigioniero
ormai del relativismo etico ha bisogno di un fondamento religioso per giustificare
se stesso? Questo interrogativo posto da un grande giurista tedesco molti anni
fa è evocato da un più recente dialogo tra Joseph Ratzinger e JÜrgen Habermas.
è lo stesso futuro Pontefice a cogliere il rischio di una aporia: "Se lo
Stato accetta il fondamento religioso - egli scrive - smette di essere
pluralistico. Così sia lo Stato che la Chiesa perdono se stessi". Non mi
ha mai convinto il dibattito sul cosiddetto relativismo etico. Continuo a
pensare che la nostra convivenza poggia su un insieme di valori morali (pace,
tolleranza, pluralismo, libertà, solidarietà sociale…), di diritti riconosciuti
e di norme giuridiche che hanno la loro genesi nella storia e nella civiltà
europee; che comprendono anche la tradizione giudaico-cristiana, ma non si
riducono a questa. Solo il riconoscimento di questo pluralismo può fondare la
laicità dello Stato e liberare la responsabilità della politica. Nel pluralismo
c'è anche la garanzia più forte della MAGISTRATURA E RIFIUTI La grande trappola
di PIERLUIGI BATTISTA SEGUE DALLA PRIMA Se non si rivelerà questa la dimensione
delinquenziale messa in luce dall'inchiesta, se nella peggiore delle ipotesi
siamo molti gradini sotto questo concentrato di criminalità istituzionale e
para istituzionale, allora i modi con cui la giustizia ha deciso di agire
diventano un incubo: l'azzoppamento preventivo delle istituzioni cui gli
italiani stanno affidando il compito di risolvere una situazione intollerabile.
Le irregolarità vanno perseguite, certo. Ma nella guerra dei rifiuti non c'è
peggiore irregolarità di quella che, senza validissimi e incontrovertibili
motivi, porta alla demolizione delle strutture chiamate a eliminare le montagne
di immondizia che ci stanno sommergendo. Il modo peggiore di perdere una guerra
giusta. libertà della Chiesa: libertà di parlare all'insieme delle nostre
società e non solo di una parte; libertà di sprigionare la carica di
universalità del messaggio cristiano che non può ridursi a "ideologia
dell'Occidente ". Non a caso nella mia conferenza non ho rivolto accuse
alla Chiesa (così come risulta chiaro dalla cronaca del Corriere) ma l'invito a
non cadere nella tentazione di un patto con il potere politico, di una
commistione tra politica e fede, tra norma giuridica e convinzione
etica-religiosa. Un invito, non un'accusa. L'invito di un laico che crede nella
laicità della politica, ma che è nello stesso tempo ben consapevole del ruolo
essenziale che i cristiani hanno nella vita pubblica e del contributo che da
essi può venire a una visione alta e nobile dell'agire politico. Sono stato accusato di parlare come se ci fosse sempre il Pci. Si
potrebbe discutere a lungo del rapporto che fu sempre intenso e rispettoso tra
il Pci e il mondo cattolico. Ma sinceramente il Pci non c'entra niente con
questa riflessione. Semmai, in materia di difesa della laicità dello Stato, nel
nostro seminario sono stati ricordati alcuni momenti cruciali della storia
della Dc. Penso alla fermezza e anche alla sofferenza personale con cui Alcide
De Gasperi seppe difendere dalle pressioni ecclesiastiche la scelta
antifascista della Dc (Andrea Riccardi ci ha ricordato la pagina straordinaria
delle elezioni romane) e la collaborazione con i partiti laici contro l'idea di
un monopolio cattolico del potere. Penso alla testimonianza di Aldo Moro che
rivolgendosi al consiglio nazionale della Dc all'indomani del referendum sul
divorzio diceva: "Settori dell'opinione pubblica sono ora ben più netti
nel richiedere che nessuna forzatura sia fatta con lo strumento della legge,
con l'autorità del potere al modo comune di intendere e disciplinare in alcuni
punti sensibili i rapporti umani. Di questa circostanza non si può non tener
conto perché essa tocca ormai profondamente la vita democratica del nostro
Paese, consigliando talvolta di realizzare la difesa di principi e di valori
cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi e cioè nel vivo, aperto e
disponibile tessuto della nostra vita sociale". Una
grande lezione di laicità da parte di un leader politico cattolico che rispetta
appunto il fatto che lo Stato è di tutti e che il potere non può essere posto
al servizio delle convinzioni pure nobili di una parte. Resto convinto che
anche di fronte ai delicati problemi di oggi che toccano, di fronte ai
progressi della scienza e delle tecniche, i temi della vita e della
dignità umana, resti tuttavia valida la visione dello Stato testimoniata da
Aldo Moro. E spero davvero che questo sia un patrimonio comune di quanti si
sono uniti nel Partito democratico.
( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
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l'edizione del Ruffolo: difendo la laicità dall'offensiva di destra e Chiesa di
Maria Zegarelli/ Roma Il professor Giorgio Ruffolo non crede affatto che il
tema introdotto da Massimo D'Alema qualche giorno fa a conclusione dei lavori
della summer school della Fondazione Italianieuropei sia privo di attualità.
Non crede affatto, cioè, che la Chiesa sia immune dalla "tentazione
demoniaca del potere". Anzi. Professore, è davvero "sorprendente
l'uscita di Massimo D'Alema", come scrive Avvenire, o il tema esiste
davvero? "L'intervento di D' Alema è apparso opportuno e apprezzabile
almeno sotto due aspetti importanti: il primo di carattere generale, riguarda
la necessità di elevare il dibattito politico dalla piattezza in cui è caduto
al livello delle grandi questioni che contraddistinguono il nostro tempo. Il
secondo, più specifico, è la sortita che non posso che definire coraggiosa -
ormai bisogna dire così - a difesa del laicismo,
contro cui è partita un'offensiva che io ritengo insidiosa e pericolosa".
Perché pericolosa? "È pericolosa per la democrazia, della quale il laicismo è parte integrante. D'Alema denuncia le due
minacce: quella di una destra che pretende di riaffermare la religione come
affare di Stato, come dimostrano le posizioni in Francia di Sarkozy, e quella
di una Chiesa che è esposta alla tentazione demoniaca del potere - che una
volta si chiamava potere temporale -, che è stata per la Chiesa stessa madre di
tanti misfatti. D'altra parte D'Alema riafferma la necessità del dialogo fra laici e cattolici, ma anche su questo bisogna stare attenti a cosa
significa". Un dialogo che potrebbe "sacrificare" i temi
"caldi"? "È proprio così. Il dialogo è il linguaggio della
democrazia, nessuno lo contesta. Ma è ben altro se sotto questa parola si
contrabbanda un'altra cosa, cioè la pretesa di un riconoscimento politico di un
partito cattolico trasversale che è stata una opzione mai abbandonata,
ma che la Democrazia cristiana respinse sempre con decisione. Questa pretesa è
assolutamente irricevibile. Le decisioni politiche passano per le istituzioni
della democrazia, guai se si dovesse fare spazio a una procedura informale
parallela. Questo non è un dialogo, è un condizionamento e il condizionamento
non può essere accettato da una democrazia". Emma Bonino parla della
Chiesa come di un "governo ombra". Esagerazioni radicali? "Il
governo ombra va bene per il dialogo tra opposizione e maggioranza, non per il
governo della democrazia che deve averne uno stabilito e legittimato dal
consenso elettorale". La questione di cui stiamo parlando si allarga al
rapporto tra ragione e fede. All'incontro organizzato da Italianieuropei ha
partecipato anche Remo Bodei che ha fatto una relazione molto importante.
Bisogna domandarsi se è possibile un dialogo tra la ragione e la fede. Non
credo: il dialogo comporta la possibilità di soluzioni di compromesso, la fede
non prevede alcun compromesso. O si crede o non si crede. L'unico modo di
rispettarsi reciprocamente tra credenti e non credenti è di non dialogare
sull'argomento. La discussione politica è sacrosanta ma non deve tener conto
delle convinzioni religiose che sono indiscutibili individualmente, ma che sono
politicamente irricevibili. E qui stanno le ragioni profonde alla base della
questione laica e della offensiva che investe il laicismo".
Questione italiana o "la questione"? "Il problema del confronto
tra ragione e fede investe l'intero modo di vivere e pensare del nostro tempo.
Mi sembra che Bodei abbia affrontato questo tema e D'Alema lo abbia ripreso
nelle sue conclusioni: il ritorno della fede non è una pensata di Pera ma un
dato incontrovertibile del presente. Questo ritorno della fede è il fallimento
di quel progetto umano che era inscritto nel pensiero umano dell'Illuminismo e
che intendeva dare un senso alla storia, qui in questo mondo. L'esasperazione
di quel concetto, nel comunismo, non nel marxismo che è filosofia molto più
complessa, lo ha sfigurato degenerandolo in totalitarismo. Ed è proprio il
fallimento del totalitarismo comunista, come di quello fascista, che ha
discreditato il progetto umano e ha prodotto il ritorno della fede. Come dice
Bodei, se l'identità collettiva è lacerata, se si perde la fiducia nello Stato,
allora è facile che ritorni la fede nella provvidenza divina". Ma non è
compito della politica riproporre un progetto umano rispondente al nostro
tempo? "La politica deve riprendere in mano il grande progetto dell'illuminismo che oggi è insidiato in due modi. Da una parte
la pretesa ecclesiastica di avere un monopolio su tutte le questioni che riguardano
la vita sulla base del ragionamento che la vita appartiene a Dio e che quindi
in nome di Dio devono prevalere le ragioni della Chiesa e non delle
istituzioni. Ma qui c'è lo stesso processo sostitutivo che ha trasformato il
messaggio di liberazione del comunismo nell'oppressione di Stalin. L'altra
insidia risiede nel tuffarsi nell'accumulazione finanziaria e nel consumismo,
il privatismo consumistico. Questo dovrebbe essere tutto il contrario del
ritorno alla fede e infatti è denunciato esplicitamente dalle sommità
ecclesiastiche. Ma allora come mai una destra che è legata a filo doppio al
capitalismo turbolento è la più forte paladina del ritorno alla fede? Spetta
alla sinistra, al Pd, offrire una alternativa che non può non essere che quella
di riprendere le fila di un progetto umano che è stato
interrotto".
( da "Stampa, La" del 28-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
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Indagine Il Centro
Peirone dell'Arcidiocesi nelle scuole Il velo divide: per il 50% dei genitori è
obbligo, per gli altri libera scelta MARIA TERESA MARTINENGO È un processo lento,
quello dell'integrazione. Ma ci sono segnali che fanno ben sperare. È quanto
emerge dalla ricerca "I ragazzi musulmani nella scuola statale. Il caso
Piemonte" del Centro Federico Peirone dell'Arcidiocesi per le relazioni
cristiano-islamiche, edita da L'Harmattan Italia. Nell'anno 2006/2007 gli
allievi marocchini erano 6665, gli albanesi 1917, gli egiziani 778 (l'insieme
degli studenti stranieri era l'8,5% della popolazione scolastica - salito al
10% quest'anno - di cui il 35% di paesi islamici). Per don Augusto Tino Negri,
curatore del lavoro insieme con Silvia Scaranari Introvigne, "tra le 1126
famiglie marocchine, tunisine, egiziane, albanesi e dell'Africa Subsahariana
che hanno risposto al questionario, si consolida la coscienza delle esigenze
delle seconde generazioni". Per il direttore del Centro Peirone gli esempi
di questa tendenza sono significativi. "La richiesta che i figli possano
studiare Storia delle religioni, avanzata dal 76% dei genitori, sottintende il
desiderio che capiscano meglio la cultura in cui vivono. L'insegnamento della
religione islamica nella scuola di stato sta a cuore
al 90% delle famiglie (la stessa percentuale chiede il rispetto dei divieti
alimentari nelle mense scolastiche, a Torino già realtà) ma si disperde tra chi
lo desidera affidato a rappresentanti di moschee locali, a docenti inviati dal
paese d'origine e semplicemente a insegnanti di provata competenza. Il velo
delle ragazze? Il 50% lo considera obbligo, ma l'altro 50% lascia
libertà". Per don Negri la tendenza all'attenzione è destinata ad
aumentare. Lo conferma quel 65% di genitori che sperano in un figlio
all'università e il 60% che vede di buon occhio la scuola mista. A Torino le
scuole coinvolte nella ricerca sono state le elementari Sclopis, Pacchiotti, Boncompagni,
Parini, le medie Viotti, Pacinotti, Drovetti, le superiori Bosso, Giolitti, di
Santarosa, i licei scientifici Cattaneo, Majorana. Le risposte dei genitori
marocchini - la loro è la comunità più vasta con 15 mila permessi di soggiorno
a Torino e una media di quasi tre figli per coppia, registrati fino al 14° anno
sul documento dei genitori - sono risultate meno "aperte", rispetto agli esiti generali dello studio, sui quali pesa la più
laica componente albanese. Il 99% degli allievi marocchini non frequenta l'ora
di religione cattolica. Il 62% non è favorevole a far frequentare iniziative
legate a festività religiose cristiane, il 12% lo è. Nell'8% dei casi padre e
madre non sono d'accordo. Il 18% vorrebbe analoghe iniziative in
occasione di festività islamiche (per i ricercatori è "indizio di volontà
di integrazione"). Il 29% iscrive i figli alle scuole arabo-coraniche
domenicali delle moschee. Il 65% gradirebbe l'ora di Storia delle religioni. Il
63% accetta che i figli maschi vadano all'oratorio, per le figlie si scende al
34%. Riguardo al velo, il 22% afferma che le ragazze "devono"
portarlo, il 27% che è bene farlo, il 38% che è una libera scelta (nel 12% dei
casi padre e madre sono in disaccordo). Per don Negri, i problemi maggiori di integrazione
si rilevano proprio nelle famiglie marocchine. "Il grosso
dell'alfabetizzazione è iniziato in Marocco 15 anni fa e c'è un significativo
divario tra genitori e figli. Gli insegnanti dicono che i figli spesso
rifiutano padri e madri".
( da "Stampa, La" del 28-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
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CONVEGNO A PALAZZO CUTTICA
Gli eredi di Rattazzi tornano in città Si ritroveranno in città gli eredi di
Urbano Rattazzi. Sedici arriveranno dalla Spagna, Luigi Napoleone Bonaparte
Wyse, parente della moglie da Bruxelles. Lo statista è stato definito da Renato Balduzzi dell'Università
Cattolica: "Poco conosciuto da vivo, personaggio tutto da scoprire. Uomo
laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza
dello Stato". Mentre per Corrado Malandrino, preside di Scienze politiche.
è stato "Un alessandrino troppo per bene e di
cultura. Statista studiato poco e male. Personaggio enigmatico che non ha mai
avuto una biografia perchè la politica e la storia non amano gli umili. Dotato
di una correttezza inusuale in un tempo dominato da personaggi carismatici ma
anche spregiudicati come Mazzini, Garibaldi, Cavour". Urbano Rattazzi,
venerdì dalle 18, 30 e sabato mattina, a Palazzo Cuttica, dove è anche
allestita una mostra, sarà al centro del convegno "L'altro Piemonte e
l'Italia nell'età di Urbano Rattazzi". Dove per "altro Piemonte si
intendono le "province eccellentissime" che oggi si vorrebbero
abolire. Il convegno è stato organizzato da Facoltà di
Scienze politiche dell'Università del Piemonte Orientale, con l'Università
Cattolica e l'Istituto di storia moderna e sostenuto da Provincia, Comune,
Fondazione CrAl.
( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
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l'edizione del Se il Pd parla di Chiesa Antonello Soro Puntualmente nel nostro
Paese riemerge la questione della laicità e si sviluppa un dibattito purtroppo
nervoso, irritato, pieno di supponenza. La sensazione prevalente è quella di
assistere ogni volta a un'occasione perduta. È un dibattito in cui per lo più
non ci si ascolta ma si tende a liquidare ragionamenti e suggestioni con frasi
fatte e riferimenti al passato che non sanno cogliere la novità dei contributi
espressi. Occorre allora innanzitutto sapersi ascoltare, evitare
semplificazioni e mistificazioni, scongiurare luoghi comuni e fraintendimenti.
Questo in Italia avviene difficilmente e il dibattito di questi giorni ne è la
prova. Il tema della rinascita del sentimento religioso e del suo contributo alla
crisi della politica, affrontato nell'incontro di ItalianiEuropei, non è
questione che può essere banalizzata. Il fatto che venga dato un simile
riconoscimento da un'istituzione che non ha riferimenti nella tradizione del
cattolicesimo politico italiano costituisce, di per sé, il segno della
maturazione avvenuta nella società e nel Paese e la certificazione non solo
della possibilità ma della opportunità dell'incontro avvenuto nel Pd tra
sinistra, liberalismo e cattolicesimo democratico. Il segno di quanto cresciuto
sia il livello della riflessione sul rapporto tra religione e democrazia sta
anche nel fatto che ormai non si fa più riferimento al concetto di ingerenza. È
evidente che nel momento in cui si riconosce alla Chiesa la custodia di un
sentimento religioso, popolare, diffuso e radicato, le si riconosce anche la
facoltà di esprimere le proprie valutazioni ed esaminare con la propria
sensibilità i fatti del tempo presente. Questo ovviamente non significa, né può
significare, far coincidere l'azione sociale con l'azione legislativa. La legge
e i costumi sono due ambiti da tenere assolutamente distinti, il peccato non
può coincidere con il reato. Sono queste distinzioni fondamentali su cui si
basa e s'imposta una moderna cultura della laicità da cui il Pd trae fondamento
e a cui si ispira. Con lo stesso atteggiamento di ascolto attento siamo pronti
a riconoscere le parole del Cardinale Bagnasco come espressione di una
coscienza avvertita che ha a cuore il bene presente e futuro dell'Italia e
degli italiani. Lasciarsi interrogare da simili riflessioni
non significa cedere sui fondamentali dello Stato laico o mostrare subalternità
di fronte a una presunta azione di ingerenza. Il nostro Paese ha una grande
bisogno di analisi che vadano in profondità, che sappiano cogliere i nodi
profondi di un malessere, di un disorientamento che non è solo sociale ed
economico ma anche culturale. In questo senso la Chiesa Cattolica è un
patrimonio di umanità prezioso per il presente e il futuro del Paese, un
patrimonio che il Pd riconosce e in questo non vuole essere secondo a nessuno.
Ma c'è anche un altro livello di riconoscimento che dobbiamo sviluppare. La
Chiesa Italiana non è un monolite fisso che mentre il mondo cambia resta fermo,
immobile, sempre uguale a se stesso. Il messaggio che essa annuncia è insieme
antico e moderno. Antico perché le è stato consegnato
duemila anni fa, moderno perché la Chiesa sente la responsabilità di essere
sempre contemporanea del suo tempo per poter essere compagna di strada
dell'uomo che cammina e costruisce la storia. In questo senso possiamo dire che
la Chiesa sta proponendosi in modo nuovo ed è compito fondamentale di una
grande Partito popolare e radicato nella sensibilità del Paese, come vuole
essere il Pd, riconoscere questo cammino. E allora non possiamo non vedere come
la Chiesa stia tornando nei suoi interventi a una ispirazione autenticamente
pastorale, rinunciando alla tentazione, perché tale sarebbe, di dare pagelle a
questo o a quello schieramento politico. La prolusione del Cardinale Bagnasco è
stata la conferma che questa nuova sensibilità sta affermandosi con semplicità
ma allo stesso tempo con nettezza. Sono certo che il Pd saprà costruire, con
questa Conferenza Episcopale, una giusta interlocuzione e una proficua collaborazione.
( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna La
lezione Enzo Bianchi e Zagrebelsky religione e politica ILARIA VENTURI
"SONO già passati tre anni da quando, in sintonia con Gustavo Zagrebelsky
che osservava come fossimo in un tempo triste per chi non possiede la verità e
crede nel dialogo e nella libertà, mi sentivo di aggiungere che era un tempo
triste anche per molti cattolici". Appunti di un
priore. Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, sarà questa
sera (ore 21), di nuovo insieme a Zagrebelsky, all'aula magna di Santa Lucia
per la chiusura della rassegna sui classici "Elogio della politica"
(in diretta: www. classics. unibo. it/Permanenza, maxischermo in via Belmeloro
14). La situazione, nella sua analisi sul tempo triste non pare cambiata. E il
dialogo a due, il monaco cattolico e il giurista laico, con
le voci di Umberto Orsini e Valentina Sperlì che leggono Cicerone, Agostino,
Polibio, Crizia e Minucio Felice, sul tema della profezia e della laicità,
"Religio civilis", diventa l'occasione per una riflessione più ampia
sulla politica inadeguata e sul cristianesimo senza "fede". La
voce profetica di Bianchi si alza come voce di colui che grida nel deserto:
"Da anni stiamo muovendoci verso la barbarie". In conseguenza di
un'emergenza. "Oggi l'emergenza dovrebbe essere quella della povertà, che
ha tanti volti, quello di chi non ha nulla, quello di chi fatica ad arrivare a
fine mese, quello degli immigrati che rappresentano l'orizzonte di una società
plurale che ci fa paura". Già, lo straniero, oggi è il turno del
"nemico-rom". "La sindrome di paura si estende sempre più nel
Paese. Sovente sentiamo ripetere che è importante ascoltare la gente, ma
l'ascolto va fatto con discernimento, non ci si può limitare ad ascoltare la
paura senza tramutarla in capacità di dialogo". E la politica come
risponde? SEGUE A PAGINA III.
( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Rina Gagliardi
Perciò rivendica oggi il suo "diritto" a celebrare il capo del fascismo
italiano del dopoguerra, sia pure nella forma simbolica d'una strada o d'una
piazza. Per sancire, anche così, la ri-legittimazione piena d'una storia, di
una posizione politica, di una ideologia. E per passare davvero a una
"Terza Repubblica" che, dopo la lunga e instabile transizione
dell'ultimo quindicennio, porti a compimento la sepoltura definitiva della
Prima: cioè la fine dell'antifascismo come collante
nazionale e unica religione laica del Paese. Allo scopo, la figura di Almirante
si presta bene, quasi a perfezione: è vero che diresse, pressoché da autocrate,
il Movimento Sociale Italiano per la bellezza di 254 mesi complessivi; è vero
che ebbe successi televisivi nelle Tribune politiche dei primi '70; è
vero che fu "quasi" sdoganato da Bettino Craxi (e dall'allora
imprenditore rampante Silvio Berlusconi) al quale fornì un sostegno (decisivo)
per la liberalizzazione del sistema televisivo; ma è vero anche che, alla fin
fine, per tutta la durata della Prima Repubblica non contò quasi nulla. Restò
un politico marginale ed emarginato - il politico che non poteva tenere comizi
in tante città d'Italia, il leader al quale i lavoratori del
"Cantagallo" si rifiutarono una volta di servire il pranzo. Altri
tempi, certo, colmi di passione civile e di (sano?) settarismo. La storia
politica di Giorgio Almirante, figlio di una famiglia di attori con ascendenze
nobili, ha una data d'inizio molto precisa: 1938, anno delle leggi razziali. Al
giovane fascista, laureando in lettere e fino ad allora distintosi solo come
fiduciario del Guf, quelle leggi accendono il sacro fuoco dell'impegno. Già
redattore del quotidiano Il Tevere , diventa segretario di redazione della
rivista La difesa della razza , dove sviluppa una linea apertamente razzista e
antisemita. A chi obiettava che, con quel provvedimento, il regime mussoliano
si appiattiva quasi totalmente sul nazismo tedesco, Almirante rispondeva così:
"Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia
abbia mai tentato. E' veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a
dare agli italiani una coscienza di razza [?] possa servire ad un asservimento
ad una potenza straniera". In diversi altri articoli, spiegava la
necessità di liberare l'Italia da "ebrei e meticci", soprattutto dai
primi, usi notoriamente ad infiltrarsi nei giornali. E argomentava con parole
chiarissime la piena coerenza tra cattolicesimo e razzismo: "Noi ci
vantiamo di essere cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusion
di sorta? Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti, nel
nostro credere obbedire e combattere, noi siamo esclusivamente e gelosamente
fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti nella teoria e nella pratica
del razzismo". Anni dopo, Almirante sconfesserà questi concetti, e
arriverà a sostenere che, in quegli anni, non era possibile (sic) pensarla
diversamente. Ma non sconfesserà mai, ad ogni buon conto, la sua attività
repubblichina. Dopo l'8 settembre 1943, infatti, Almirante diviene (secondo la
celebre espressione di Luciano Violante) un "ragazzo di Salò": si
arruola nella Guardia Nazionale Repubblicana, lavora con il ministro della
cultura popolare Mezzasoma, diventa tenente della brigata nera del Minculpop.
Un combattente repubblichino. Un fucilatore di partigiani, come lo definì nel
1971 Luigi Pintor in una delle prime e più appassionate campagne de il
manifesto , a proposito del bando del maggio '
( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Aggressioni di
chiara matrice fascista Egregio direttore, non mi spiego come mai atti di aggressione
che sono di chiaro stampo fascista, l'ultimo l'aggresione ai collettivi di
sinistra alla Sapienza, vengano sempre sminuiti nonostante ci siano chiari
riferimenti alle forze di destra? Questo crescere delle aggressioni di destra
non rientra nei problemi della sicurezza? Non preoccupano il governo che si
accanisce contro rom e extracomunitari? E' forse una coincidenza che le
aggressioni siano aumentate in quest'ultimo periodo? Per non parlare inoltre
dei continui morti sul lavoro di cui a quanto pare non importa a nessuno, dato
che solo noi ne parliamo... Gabriele Lombardo Messina Foggia, gridiamo no alle
ronde di Forza Nuova Abbiamo deciso di rompere il silenzio dopo aver letto
l'ultimo manifesto, firmato Forza Nuova, in cui si riassume,in pochi punti,la
posizione dell'organizzazione neofascista che invita la cittadinanza a
mobilitarsi per la costituzione di ronde di vigilanza e di controllo. Un modo
semplice e "fai da te", per liberarsi degli extracomunitari e dei rom
e per riacquistare il controllo e la sicurezza del nostro territorio. Una
soluzione,quella proposta da Forza Nuova, incostituzionale che creerebbe un
clima di tensione e aumenterebbe il senso di sfiducia che il cittadino già
nutre nei confronti dell'istituzione pubblica. Sia la situazione locale che
quella nazionale è davvero preoccupante. Si è abusato del termine immigrazione,
non più affiancato ad accoglienza e integrazione ma a criminalità e xenofobia.
Si è abusato del termine sicurezza, un'esigenza trasversale, che oggi trova riparo
nel giustizialismo,inteso,in modo pratico,come: "Tuteliamoci con le nostre
armi". La paura, il bisogno di sicurezza e l'allarmismo creato dai
mass-media ha provocato confusione e odio nei confronti dello straniero che,
ora, è divenuto capro espiatorio. A Foggia la realtà neofascista, non solo ha
inondato la città di manifesti, ma ha anche inaugurato le rispettive sedi sia
di Forza uuova sia del Nuovo ordine nazionale che è possibile vedere su
youtube. Inoltre, sono stati organizzati cortei, un convegno sugli X Mas,
alcuni sit-in, un momento religioso in ricordo di Benito Mussolini, ma pochi si
sono opposti. Noi oggi vogliamo farlo senza nessun timore perché è la paura che
genera violenza. Noi ci sentiamo diversi e come tali non abbiamo dimenticato di
esser figli e nipoti di emigrati. Noi diciamo no alle ronde di Forza Nuova.
Arci, Attac, Prc, Verdi, Legambiente circolo Gaia, Zapping Rivista indipendente
Foggia Squadristi armati di catene e spranghe Cara "Liberazione",
scrivo da militante di base, ma soprattutto da giovane preoccupato per la
situazione romana che nei prossimi mesi potrebbe divenire insostenibile. Ma
anche per segnalare la ignobile condotta (e non è la prima volta) del
telegiornale del secondo canale Rai. Davanti alla faziosità e al ribadimento
dell'assurda teoria degli opposti estremisti, il diritto di cronaca è andato a
farsi friggere, e viene data, nel servizio delle 8 e 30, una versione dei fatti
completamente distorta. Si lascia sproloquiare per quaranta secondi buoni il
leader fascista Roberto Fiore, che non si vergogna ad affermare che l'attacco è
stato da parte dei giovani del collettivo
universitario, ai poveri ed indifesi squadristi armati - poverini - di catene e
spranghe. Davanti a questi preoccupante esclation di attacchi fascisti a
giovani compagni, e al silenzio (o a volte alla voluta faziosità, forse peggio)
dei media nazionali, noi giovani ci apponiamo con forza ed esprimiamo il nostro
forte dissenso. Gabriel Roma Immigrazione, abbiamo un diritto speciale Caro
direttore, il decreto legge adottato dal governo Berlusconi in tema di misure
urgenti in materia di sucurezza pubblica introduce nel nostro ordinamento una
sorta di nuovo diritto speciale nei confronti dell'immigrazione. Sembrano
confondersi competenze amministrative già esistenti e norme penali
incostituzionali. Sotto il profilo del metodo, sono introdotte norme di
rilevanza penale con la decretazione d'urgenza. Lo status di clandestino viene
considerato un'aggravante ai fini della pena, indipendentemente dal disvalore
sociale dell'eventuale comportamento delittuoso posto in essere. E ancora, il
periodo di detenzione temporanea(superando il periodo di custodia cautelare
previsto dalla legge per alcuni reati gravissimi) nei nuovi "centri di
identificazione ed espulsione" (centri che dovrebbero sostituire gli
attuali centri di permanenza temporanea), può essere aumentato sino a 18 mesi.
Queste disposizioni, insieme ad altre norme come quella che introduce il reato
di immigrazione clandestina, o a quella che subordina l'iscrizione anagrafica
(con validità erga omnes) alla verifica "da parte dei competenti uffici
comunali, delle condizioni igienico sanitarie dell'immobile di cui il
richiedente intende fissare la propria residenza", producono una ferita
oggettiva, un "vulnus" alla civiltà giuridica del paese. Costruiamo
dal basso un movimento con associazioni solidali, partiti, composto anche da
singoli che vogliono difendere, insieme allo Stato di diritto e alle garanzie
individuali, la società italiana da ogni forma di imbarbarimento giuridico,
razziale e politico? Ne va della nostra democrazia. Marco Dal Toso responsabile
commissione giustizia e problemi dello Stato Prc Milano L'8
per mille tra Chiesa cattolica e Stato laico Cara "Liberazione", in
tempi di 730 e dichiarazione dei redditi è forse il caso di ricordare (senza
troppe illusioni, ma solo per gradire) che in un paese normalmente laico l'otto
per mille, in mancanza di altra specifica opzione da parte del contribuente,
dovrebbe andare allo Stato, in quanto logica e naturale "controparte"
del cittadino in tema di imposte. Come è noto, invece, nella nostra Italia,
laica si fa per dire, lo Stato è solo una delle possibili destinazioni che
possiamo scegliere nella denuncia annuale. Succede così che, siccome solo un terzo
degli italiani esprime una scelta precisa (in prevalenza per la Chiesa
Cattolica) e, per di più, la quota non destinata dai restanti due terzi viene
automaticamente ripartita nelle stesse percentuali di chi ha scelto, quasi il
90% dell'otto per mille nazionale, di fatto, si riversa nelle casse Vaticane.
Un fiume di denaro. Se qualcuno l'avesse dimenticato? Tarcisio Di Nicola via
e-mail Se lo "psichiatra" allontana il bambino... Gentile redazione,
una famiglia spezzata e due ragazzini "sequestrati" con provvedimento
del Tribunale dei minori. E' quanto accaduto nei mesi scorsi a Basiglio,
piccolo comune nell'hinterland milanese, dove la figlia Giorgia di 9 anni è
stata allontanata per un disegno un po' osé, che poi è risultato essere stato fatto da un compagno di classe. La vicenda ha avuto un
lieto fine e i ragazzi hanno riabbracciato la famiglia, ma le domande sono
molte e la gente del posto si è mobilitata in cortei di denuncia. Motivo di
tanta preoccupazione è il modo in cui i diritti di tutti noi possono essere violati
con diagnosi pseudo-scientifiche di tipo psicologico. Esami non ne esistono,
per diagnosticare un disturbo mentale è sufficiente un'opinione, una
valutazione soggettiva o un semplice test, non dissimile da quelli che troviamo
sulle riviste. Test che da anni sono distribuiti in molte scuole italiane, dove
i ragazzi vengono indirizzati verso centri neuropsichiatrici. Proprio in questi
giorni in asili nido e scuole elementari di diverse regioni italiane come il
Veneto prendono il via i cosiddetti Questionari Italiani del Temperamento
(Quit). Se consideriamo nel complesso i bambini indirizzati verso questi
centri, i circa 40mila sottratti alle famiglie e i più di 30mila sotto
psicofarmaci, ci rendiamo subito conto dell'estensione di questo fenomeno. Ma non
è finita qui, gli psichiatri ritengono che l'8 per cento dei ragazzi sia
affetto da Adhd (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività, ndr), questo
spalanca la strada a operazioni di trattamento ben più massiccie. E' necessaria
un'ampia opera di informazione per fare in modo che tutto questo non accada e
che l'Italia non ripercorra le tragiche vicende verificatesi negli ultimi anni
in America con il Ritalin. Non si può più accettare che avvengano situazioni
come quella di Basiglio, che i bambini vengano diagnosticati affetti da
disturbi e debbano seguire iter inutili e dannosi che rendono impossibile
individuare i problemi reali, spesso di tipo pedagogico o sociale, che niente
hanno a che vedere con aspetti clinici. Soprattutto, non si può più accettare
che un bambino venga allontanato dalla famiglia in seguito a valutazioni
soggettive e superficiali. Davis Fiore via e-mail 29/05/2008.
( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Ora li chiamerebbero "eros center" e invece delle persiane
chiuse la signora si affaccerebbe in vetrina, come fanno in Olanda.
Ciclicamente il Parlamento rivive l'epoca della senatrice socialista Lina
Merlin, famosa per aver ottenuto nel '
( da "Riformista, Il" del 29-05-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)
Argomenti: Laicita'
Segue
cattolici Ma cattolici laici, forti
di convincimenti da tempo banditi da ogni programma elettorale e
sostanzialmente assenti dal discorso introduttivo del Premier. Non siamo ancora
a una dimensione religiosa relegata al privato, forse siamo semplicemente alla
consapevolezza di Silvio Berlusconi (un libertario, ma soprattutto un grande
frequentatore di sondaggi) che la Chiesa alla fine non sposta un voto, e che i
temi etici, imbracciati come vessillo elettorale, portano disgrazia. Ma non
tutti hanno capito la lezione. Nonostante gli esiti esemplari della lista di
Giuliano Ferrara (0,37: ha preso di più Siegfried Brugger della Svp) più ancora
di Famiglia Cristiana a scalpitare è stato appunto il Foglio.
Ha scritto, due giorni dopo il voto, che aborto e legge 40 e testamento
biologico "saranno tra i primi temi con cui il governo dovrà
misurarsi". Il giorno dopo, pure, titolava: "Aborto e altro, l'agenda
delle questioni vitali che il governo ha di fronte". Più che di paio di
interviste molto generiche a Eugenia Roccella, da allora, non si hanno avute.
Chiaro che Berlusconi abbia altro per la testa. È per questo che si diceva,
all'inizio, che questo paese riposa perlopiù sulle iniziative dei singoli. Da
un lato, ossia, abbiamo Rocco Buttiglione secondo il quale "la grande
maggioranza degli italiani dice che l'aborto è un omicidio" (falso) e
secondo il quale, attenzione, "in tutta Europa c'è una rinascita cristiana
che cammina, grandi movimenti che hanno un potenziale molto più grande del '68
e che hanno energie morali per rinnovare la nostra società". Questo da un
lato. Dall'altro, in attesa del nuovo '68, c'è il misconosciuto deputato
leghista Massimo Polledri che ha già presentato diverse mozioni di legge contro
la fecondazione assistita e contro ogni ipotesi di eutanasia: e non se n'è
accorto nessuno. Eppure, nel Parlamento italiano, l'avanguardia cattolica è uno
come lui: un singolo. Un fiero e rispettabile singolo in un paese laico, mica
Tarcisio Bertone. Filippo Facci 29/05/2008.
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti L'AGENDA
VATICANA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il discorso del Papa di ieri fa venire in
mente la prosa del notista politico che nei giornali non c'è più: "Segnali
di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo", "rapporti più
sereni tra le forze politiche e le istituzioni". Il testo che fa da
sintesi e termometro delle relazioni politiche è scomparso dai quotidiani, ma
si riaffaccia al termine dei lavori della Conferenza episcopale italiana nelle
parole del Pontefice. In verità è l'insieme dei lavori della Conferenza
episcopale che ci ricorda la cura nell'analisi della situazione "sociale e
politica" che in altri tempi si trovava nella vita dei partiti e dei loro
organismi. Le immagini televisive della assemblea dei vescovi, tutti
ordinatamente sui loro scranni, chini sui fogli a prendere appunti mentre parla
il cardinale Bagnasco, sono un unicum nella nostra vita pubblica. Le riunioni
dei partiti sono dei festival con grandi cieli azzurri di cartone e folle
vocianti come allo stadio. Oppure non si fanno per niente. Nessuno comunque
prende mai appunti. I vescovi invece chiosano e dosano aggettivi (e forse anche
"emendano" nel dibattito che non vediamo?) come accadeva nei comitati
centrali del Pci o nei consigli nazionali della Dc. A pensarci bene, sono l'unico
comitato centrale, l'unica Direzione sopravvissuta. Constatazione che merita
riflessione nostalgica o ansioso disappunto, secondo si tema di più il declino
della vita politica o il crescere di una aggressiva ingerenza ecclesiastica. E
soprattutto: ultimo residuo dei vecchi tempi o preannuncio dei nuovi?
L'auspicio di "una nuova stagione di crescita" è abbastanza ecumenica
da non sollevare riserve, ma le sollecitazioni sulla famiglia, la vita, il
sostegno alle scuole cattoliche, l'immigrazione suonano come una lista di
obiettivi politici pressoché completa preannunciata al governo alla vigilia di
un incontro con il primo ministro, come si addice non più a un
"notista", a un osservatore, e neppure a un think-tank, o a un gruppo
di pressione che sieda al tavolo della concertazione, ma a una autorità
investita (dall'Alto) della facoltà di dettare l'agenda. Le parole di ieri sono
formulate come "auspici", ma seguono di pochi giorni un violento
attacco alla legge sull'aborto, la 194, come una "ferita nelle nostre
società", ferita aperta, dunque da rimarginare, da cancellare. Non sorprende un richiamo ai valori cari alla Chiesa cattolica,
scandalizza e viola le regole della laicità liberale che esso prenda la forma
di un imperativo rivolto al potere politico, quasi si trattasse di un partito
che abbia conquistato la
maggioranza alle elezioni e si accinga a mettere in pratica il programma
presentato in campagna elettorale. Con un implicito giudizio positivo
sul risultato elettorale, Benedetto XVI sembra volerlo fare suo. Ma le due cose
? giudizio e risultato ? rimangono distinte. Le elezioni ? piaccia o non
piaccia come sono andate ? non sono state affatto un plebiscito sui valori
proposti dai vescovi italiani. L'esito si è se mai distinto proprio perché i
temi che hanno scatenato forti divisioni tra cattolici
e non (aborto, eutanasia, ricerca sugli embrioni) sono finiti ai margini,
insieme alle liste che più ci avevano fatto conto, da una parte e dall'altra.
Il segnale inviato dagli elettori è esattamente che chi ha vinto ha vinto e chi
ha perso ha perso per ragioni diverse da quelle care alla Cei. Se poi si
volesse sottilizzare, il successo leghista non depone a favore dell'etica
caritatevole dell'accoglienza e dei ricongiungimenti famigliari degli
immigrati. Al contrario. Dunque non si vede su quale base riposi una presunta
facoltà della Chiesa romana di dettare l'agenda. Il dialogo tra la fede e la
ragione, tra credenti e non credenti in una democrazia liberale, come quello
che Ratzinger ha proposto già dall'epoca del suo confronto con il filosofo
JÜrgen Habermas, nel 2004, si nutre di un reciproco rispetto tra laici e
religiosi che richiede un intenso lavoro di "traduzione" del
linguaggio religioso in linguaggio della "ragione pubblica". è una
buona cosa che si possa ascoltare nella vita pubblica la voce di chi ha fede,
buona anche per chi non crede. E può essere anche utile in una fase di mutismo
dei partiti. Ma si tratta di un bene da gestire con prudenza, moderazione e con
una attenta opera di "traduzione", tra sfera dei valori di fede e
sfera dei valori democratici, che la Cei così irresistibilmente attratta dalle
funzioni politiche, tende a dimenticare. Tanta vicinanza della Chiesa
all'agenda politica italiana (e solo questa?) è sospetta, specie nelle parole
della sua guida più alta. Si tratta di una autorità spirituale planetaria e in
questo modo, così legato a una singola locale bottega, non rischia di
incoraggiare dei dubbi sulle dimensioni salvifiche e universali del suo
messaggio? Il linguaggio delle note politiche di giornata e le analisi
tendenziose del voto non si addicono a titolari di progetti bimillenari.
( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Un altro schiaffo al Mezzogiorno Agazio Loiero L' olezzo che
negli ultimi tempi esala dal Mezzogiorno, il discredito generalizzato che
sembra avvolgere un pezzo della sua classe dirigente (alcune vicende gravi che
hanno toccato negli ultimi tempi in particolare Campania, Calabria e Sicilia
sono sotto gli occhi di tutti) diventano il pretesto ideale per travolgere in
un giudizio negativo sommamente ingiusto una parte, per storia e demografia,
non irrilevante del Paese. Lo strumento per realizzare il misfatto sarà il
federalismo fiscale nella versione lombarda imposta dalla Lega e da Formigoni,
che postula una secessione né amara né dolce. Una secessione appunto senza
aggettivi. Non faccio alcuna fatica ad ammettere che il colpevole maggiore di
tale situazione è il Mezzogiorno stesso, la classe dirigente che lo ha
governato in questi decenni dissipando risorse pubbliche, alimentando sprechi e
di fatto contribuendo a ridurlo nelle condizioni disperate in cui oggi versa.
Ma tutto questo è sufficiente perché un territorio di circa 20 milioni di
individui, facenti parte di un tessuto unitario, con un cumulo di problemi
irrisolti ed ereditati nel tempo sia abbandonato al suo destino? Oggi quel territorio
è segnato da una disoccupazione tra le più alte dell'Europa, è circondato da
una criminalità organizzata imponente e vessato dalle banche, che sotto
l'usbergo del rischio territoriale, applica interessi insopportabili
stritolando quel poco di imprenditoria che resiste. Le infrastrutture sono
quello che sono. Non ci fosse l'Europa a tentare di garantire alcuni diritti
presenti nella prima parte della nostra Costituzione - penso all'articolo due e
"ai doveri inderogabili della solidarietà" e all'articolo tre,
"all'uguaglianza dei cittadini", richiamata da circa il 50 per cento
delle sentenze della Consulta - per alcune regioni del Sud il destino sarebbe
già segnato. Su questo Mezzogiorno, già di per sé stremato, si abbatte oggi il
testo di legge di federalismo fiscale approvato dal Consiglio regionale
lombardo che la Lega ed il centrodestra intenderebbe fare proprio. Esso
prevede, lo ricordo velocemente, che rimangano sul territorio il 15 per cento
dell'Irpef, l'80 per cento dell'Iva, le accise su benzine, tabacchi e giochi.
Per il Mezzogiorno e per la Calabria in particolare se il il disegno di legge
venisse approvato dal Parlamento, sarebbe la fine. Già quello del
centrosinistra presentato alla Camera nella passata legislatura e non approvato
dal Parlamento probabilmente per una forte resipiscenza di Prodi, penalizzava
tutte le regioni del Sud, in particolare la mia. La Calabria sarebbe risultata,
come afferma un gruppo di economisti a cui ho commissionato un lavoro sul tema
in questione, il territorio più penalizzato per la riduzione della composizione
percentuale dei trasferimenti. Sarebbe passata da un valore del 10,5 per cento
di tutti i trasferimenti vigenti a un valore del 3,9 per cento. Il testo di
legge lombardo, analizzato dagli stessi studiosi, moltiplicherebbe a dismisura
quegli effetti nefasti. Si può fare una cosa del genere? Io credo di no. Due
ultime considerazioni. La prima. Il fatto che, sul testo di legge, a fare da
apripista in Parlamento sia, forte del suo recente successo elettorale, la
Lega, permette ad una grande parte del centrosinistra del Nord di, come dire,
"subire" la volontà della maggioranza dei cittadini. In verità è da
anni che una parte non minoritaria del centrosinistra ha fatto proprie certe
posizioni del partito di Bossi. La questione viene presentata all'opinione
pubblica, in questa stagione di crescenti egoismi, come una difesa strenua del
territorio svincolata da ogni interesse unitario del paese. La seconda. Il
fatto che il disegno di legge in questione sia stato
partorito dal Consiglio regionale lombardo, che ha sede a Milano, rappresenta
una ferita in più per molti meridionali di ordinaria cultura. Milano è sempre
stata considerata da Sciascia, da tanti intellettuali, ma anche dal popolo
minuto degli emigranti, che è quello più sensibile al tema dell'accoglienza, la
città "più unitaria d'Italia". Merito di due
culture, la laica e la cattolica, che in quella città hanno lasciato, lungo
l'arco dei secoli, sedimenti profondi e nei fatti anticipatori di quel nucleo
di diritti presenti nella prima parte della nostra Costituzione, di cui, per
involontaria ironia, quest'anno si festeggiano i 60 anni.
( da "Manifesto, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Commento Quando il
Vaticano chiama il Palazzo Filippo Gentiloni Non deve soprendere il discorso di
ieri di Benedetto XVI tutto centrato sull'attualità politica italiana. Dopo le
ultime elezioni i vertici ecclesiastici moltiplicano gli interventi di questo
genere, con preoccupazione ma anche con un certo imbarazzo. La situazione fra
le due sponde del Tevere è cambiata, domina l'incertezza e probabilmente si
dovrà procedere a equilibri nuovi, diversi dal passato. Una grande novità non
può non preoccupare il Vaticano: la scomparsa di quel centro politico che per i
vertici ecclesiastici era la casa preferita. Permetteva tutte le mediazioni,
rendeva non necessari gli schieramenti, impediva le divisioni politiche
all'interno delle parrocchie e delle associazioni. Così era l'antica Democrazia
Cristiana, così, fino a ieri, il centro. Non a caso i vertici ecclesiastici si
sono dati da fare perché Casini si staccasse dalla destra e si rafforzasse.
Invano. Per il Vaticano la fine del centro è un problema che non sarà di facile
soluzione. Già si intravedono le conseguenze, che i vertici cercheranno di
tamponare, ma con difficoltà. Probabilmente assisteremo ad una moltiplicazione
di interventi, tutti rivolti allo scopo di affermare una presenza che vada bene
a tutti. Il maggior timore dei vertici cattolici è la
loro scomparsa dalla prima pagina. Ma saranno interventi piuttosto generici e
scontati. Non mancheranno quelli specifici e particolari (soprattutto sull'aborto)
ma tenderanno a moderarsi, a favore di interventi che vadano bene sia alla
destra che alla sinistra (sul tipo di quelli sulla sicurezza o contro i rifiuti
a Napoli). Se è difficile fare previsioni sugli interventi vaticani, è più
facile farle sugli interventi dell'altra sponda, quella laica. Qui è molto
probabile che le "genuflessioni" si moltiplicheranno, e da tutte le
parti politiche. A cominciare da Alemanno che vorrebbe addirittura compensare
l'"offesa" fatta al papa dalla Sapienza. Una benedizione vaticana è
importante per tutti, destra e sinistra, vincitori e vinti. Sempre più rare le
voci che rifiutano la genuflessione, come quella recente di D'Alema che ha
colto quasi tutti di sorpresa. Una situazione nella quale
la laicità diventa un bene sempre più raro. Le varie associazioni cattoliche
acquisteranno un ruolo sempre più importante nella vita sociale e anche
politica del paese. Ma per la chiesa si apre una stagione non facile. Prima di
tutto per le divisioni che si verificheranno inevitabilmente: parrocchie e
soprattutto associazioni di destra e di sinistra, con inevitabili
problemi di convivenza e di unità ecclesiale. A quel punto, un altro problema:
diventerà sempre più importante la leadership pontificia. Il papa sempre più al
centro, sempre più decisamente invocato e osannato. A scapito di tutte quelle
istanze intermedie alle quali per secoli, e con successo, era stata affidata
l'unità e la compattezza della chiesa. Con il contributo dei mass media, la
chiesa cattolica sempre più identificata con il suo capo. Identificata e così
impoverita. D'altro canto, come inevitabile reazione, la diffusione,
soprattutto in America Latina, delle mille e mille chiese "fai da
te". Si moltiplicheranno i gruppi di cristiani che si uniscono in nome di
qualche slogan o di qualche capo carismatico, non in nome di una gerarchia
centralizzata e romana. Anche se lentamente, il cattolicesimo sta cambiando,
nonostante la presenza del pontificato romano in prima pagina. Non soltanto in
Italia.
( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-30 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il senatore dalemiano: crea inquietudini il rapporto
con il potere Latorre: attenti all'"uso" della religione ROMA -
Attenzione all'"uso politico" della religione e della Chiesa: a
lanciare quest'allarme è Nicola Latorre, dalemiano, vicecapogruppo del Pd al
Senato. A creare delle "inquietudini" nell'esponente del Partito
Democratico non è tanto l'apprezzamento che il Papa ha fatto del clima politico
che si è creato dopo le elezioni vinte da Silvio Berlusconi, quanto il rischio
che comportano i rapporti tra Chiesa e potere. Senatore, c'è chi dice che
Benedetto XVI abbia fatto una sorta di "endorsement " nei confronti
di questo governo. "Commetteremmo un grave errore leggendo il discorso del
Pontefice in una chiave tutta politica. Non si può forzare il pensiero del
Papa: sarebbe un errore". Ma non può negare che le sue parole suonano come
un apprezzamento di Berlusconi. "Non si può derubricare il suo discorso a
una dichiarazione di appoggio a questo governo. Sostanzialmente ha sottolineato
l'importanza di questo clima politico "nuovo ", "legato al
profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le
istituzioni". E' una cosa auspicabile: il Pd, e non da oggi, si adopera
perché il confronto politico sia sempre ispirato alla correttezza e alla
serietà, il che non significa in alcun modo rinuncia a far valere le proprie
ragioni o fare sconti alla maggioranza". Che succede, dopo le parole
pronunciate dall'ex ministro degli Esteri a Marina di Camerota, i dalemiani
hanno deciso di fare retromarcia? "No, ricordo solo che il Pontefice ha
parlato della necessità di "una sana laicità", della lotta alla
povertà e all'ingiustizia sociale, dell'immigrazione... Tutti temi su cui
abbiamo delle convergenze. Anche se ci sono alcune divergenze". Quali?
"In un passaggio del suo discorso il Pontefice sostiene che "occorre
resistere a ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il
cristianesimo, come un fatto soltanto privato". Questa frase ripropone la
riflessione di D'Alema sul rapporto tra Chiesa e potere, che ha suscitato tanto
scalpore. Se la Chiesa fa un uso politico della religione, se supporta
l'ideologia dell'Occidente, rischia, come ha evidenziato D'Alema, di
ridimensionare il discorso religioso ". Insomma, secondo lei quelle parole
fanno tornare alla mente il patto demoniaco della Chiesa con il potere evocato
da D'Alema a Marina di Camerota. Patto demoniaco... non le sembra
un'esagerazione? "Il rapporto tra religione e potere è ed è stato oggetto di discussione e di grandi inquietudini
innanzitutto nel mondo cattolico: da monsignor Coda, presidente dei teologi
italiani fino a don Giussani, che non era né un fiancheggiatore di
Italianieuropei né un radicale laicista. Le cito un passo di un libro di don
Giussani per essere ancora più chiaro: "Quello che abbiamo detto prima sul
potere vale come un aspetto vertiginoso per l'autorità come potrebbe essere
vissuta nella Chiesa. Se essa non è paterna, e quindi materna, può diventare
sorgente di equivoco supremo, strumento subdolo e distruttivo in mano alla
menzogna, a Satana padre della menzogna". E allora non capisco il perché
di tante polemiche attorno a quella frase di D'Alema sul patto demoniaco. Non spaventa
l'ortodossia ma l'uso politico dell'ortodossia". Ormai sono sempre più
rari i politici del Pd che dicono qualcosa di laico. "I valori della
laicità dello Stato sono un punto fondamentale. D'altra parte il Pd, che è
impegnato a ridefinire l'impianto politico culturale riformista, dovrebbe farlo
proprio nel quadro della laicità. E comunque il tema dei rapporti tra religione
e politica, di questi tempi, non è più delegabile solo ai cattolici ma anche al pensiero laico
". Nelle file Pd c'è molto imbarazzo su questi argomenti. C'è il timore di
apparire come degli anticlericali. Timore che evidentemente D'Alema e voi
dalemiani non avete. "Segnalare questo problema dell'uso politico della
religione non significa assumere una posizione anticlericale". Pd
Nicola Latorre, dalemiano, vice capogruppo al Senato Maria Teresa Meli.
( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Laura Eduati Lo
Stato deve sostenere le scuole cattoliche e superare così una ingiusta
"esclusione" degli istituti religiosi dai finanziamenti pubblici
Laura Eduati Lo Stato deve sostenere le scuole cattoliche e superare così una
ingiusta "esclusione" degli istituti religiosi dai finanziamenti
pubblici. Questo l'appello del Papa a poche settimane dall'insediamento del
governo, con la richiesta dell'equiparazione delle scuole pubbliche e private
di stampo cattolico. Che cosa farà la ministra Maria Stella Gelmini? Se vorrà
dare ascolto a Ratzinger non dovrà fare altro che restare, semplicemente, nel
solco tracciato dai precedenti ministri di centro-sinistra, da sempre molto
generosi con le scuole cosiddette paritarie in barba alla Costituzione, che
recita: "enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti
di educazione, senza oneri per lo Stato". Il primo ad infrangere la norma
fu Aldo Moro, nel 1968, con la parificazione delle scuole materne cattoliche.
Fino al 1996, il finanziamento pubblico alle paritarie (e dunque anche alle
scuole cattoliche) si aggirava sui 90 milioni di euro. L'allora ministro
dell'Istruzione Giovanni Berlinguer fece il grande balzo, raddoppiando la cifra
che poi arrivò ai 400 milioni con il governo Amato e ai 540 milioni del
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
No pasaran Il leader
dei Radicali punta il dito anche contro le fiction sui santi Pannella: questo Vaticano
non ha senso della misura Il disco pontificio suona la stessa musica a volume
sempre più alto. Sommessamente mormoro il mio 'no pasaran' e 'non praevalebunt'
GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Onorevole Pannella, il Papa s'interessa, e lo
benedice, anche al dialogo tra gli schieramenti. Non è il sintomo di
un'ingerenza della Chiesa ormai a tutto campo? "Direi che questo semmai è
un sintomo minimo, un semplice auspicio quasi di senso comune, più di che di
buon senso. E dargli valore significa distrarsi dall'essenziale. La notizia è
che il disco pontificio continua a ripetere a volume sempre più alto la solita
musica. Io sommessamente mormoro il "no pasaran" e il "non
praevalebunt"". All'intervento di sostegno alle scuole cattoliche
invocato da Ratzinger, il Partito democratico deve opporsi o cercare anche in
questo caso un confronto con i cattolici, con la
Chiesa? "C'è davvero un problema culturale molto preciso: accettare lo
stesso principio del dialogo con i cattolici in quanto
tali significa uscir fuori dalla storia civile e religiosa italiana ed europea
per rinchiudersi nel ghetto di una cultura clericale da una parte e
assolutamente a-liberale, a-laica dall'altra. Il cattolico in quanto tale non
va individuato politicamente ma per il suo specifico, la sua fede, la sua
libertà di coscienza e di religione. Non come membro di una comunità politica che teorizza e pratica una visione integralista della
società e dello Stato". Ma il Pd cerca disperatamente la sintesi tra laici
e cattolici come suo
elemento costitutivo e identitario. "La sintesi professata e ricercata fra
cattolici e democratici e
laici è una impostazione di per sé destinata a fallire. Il problema non è
quello della sintesi fra gli opposti ma, politicamente, scegliere tra
questi opposti. Come fra dittatura e democrazia, fra libertà di coscienza e il
suo contrario, cioè la pretesa assolutista e anti-relativista. Questa ricerca
di sintesi quindi è fra due referenti sbagliati ed evocativi di un modo di
intendere valori laici e valori religiosi estranei alla storia della democrazia
in tutto il mondo. è giusto aspettarsi invasioni vaticane meno di buon senso e
più pericolose in futuro? "Vede, quando il messaggio televisivo è
totalmente occupato da un potere che viene riconosciuto come una vera e propria
religione di Stato non c'è che da prendere atto che ogni giorno lo stesso
potere vaticano perde completamente il senso della misura e vive una crisi di
identità che lo trasporta indietro di secoli e manifesta una situazione
italiana nella quale confluiscono affluenti della storia di un Paese che ha
dato al mondo nientedimeno che il fascismo e il più forte partito comunista in
un paese democratico durante il periodo stalinista. Quindi fascismo, comunismo
e la controriforma ingrossano il fiume in piena di un'Italia in cui non c'è
diritto e non c'è democrazia". Ma i laici sembrano nascondersi, sbandano,
non si fanno sentire. "Stiamo raccogliendo il frutto di due decenni di
propaganda massacrante di stampo antiliberale. Voglio fare l'esempio non solo
dei telegiornali e del loro assoggettamento al potere vaticano, ma anche della
fiction televisiva. Negli ultimi due-tre anni sono passati soprattutto
personaggi legati alla Chiesa, preti e "santi". Penso all'ultimo don
Zeno, a Padre Pio, a tanti altri. Non è facile recuperare terreno rispetto a
questo retaggio".
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Pregiudizio
statalista Il governatore della Lombardia da sei anni distribuisce "buoni
scuola" Formigoni: è vera laicità io aiuterei pure gli islamici Devono
essere premiate le scuole di qualità. Bisogna uscire dal pregiudizio statalista.
Dovrebbe valere anche per gli ospedali CINZIA SASSO MILANO - Presidente
Formigoni, il Papa chiede che lo Stato sostenga le scuole
cattoliche. Non è - come molti sostengono - un vulnus alla laicità? "In
realtà quello del Papa mi sembra un discorso molto laico e rispettoso, che
prende le mosse da una lettura lucida della realtà italiana. Le nostra scuola è
piazzata agli ultimi posti in quanto a risultati e il nostro sistema scolastico
è tra i più costosi al mondo. Quello che occorre è introdurre e realizzare
una sana competizione. E i finanziamenti dovrebbero premiare le scuole libere,
non solo quelle cattoliche. Il Papa allude a un pluralismo educativo che è ciò
di cui il Paese ha bisogno. Lo dice il Papa, ma potrebbe dirlo qualsiasi
persona di buon senso". Ma la Costituzione garantisce già l'istruzione per
tutti, e lo Stato se ne fa carico. "L'angolo dal quale bisogna uscire è
proprio quello del vecchio pregiudizio statalista. Devono essere premiate le
scuole che danno un'offerta educativa di qualità. Sul terreno dell'educazione,
soprattutto, per garantire un futuro all'Italia è necessaria un'iniezione di
qualità che si ottiene anche introducendo il principio di concorrenza. E
ripeto, non importa che siano necessariamente scuole cattoliche". Allora, ad
esempio, finanziamenti anche a una scuola musulmana? "Perché no. Se
rispetta i principi stabiliti, se si parla in italiano e non si insegna la
sharia, se ha un'offerta educativa alta. Noi in Lombardia diamo da sei anni il
buono scuola e tra le famiglie che lo ricevono ci sono quelle che mandano i
figli alla scuola tedesca, alla steineriana, a quella della comunità
ebraica". Nel decalogo che lei ha sottoposto al presidente del Consiglio,
tra gli altri punti ha segnalato proprio la necessità di estendere il buono
scuola a tutta Italia. Berlusconi non le ha ancora risposto. "Mi auguro
che anche il governo si muova in questa direzione, ma non sono già qui a
chiedere la sveglia dopo così poco tempo". Non ci sono molti soldi a
disposizione, però. Perché mai si dovrebbero privilegiare le scuole private?
"Non è una richiesta di privilegio, è il riconoscimento a un impegno che
già esiste. Pensiamo alla Bocconi: prepara dei giovani che aiutano l'industria
italiana a qualificarsi verso l'alto. è giusto che lo Stato la finanzi e premi
questo impegno che è una delle chiavi per far ripartire il Paese". Se si
danno soldi all'Università Cattolica, ne rimangono meno per quella Statale.
"Bisogna distribuire equamente i finanziamenti e in base al principio
della concorrenza, accadrà che la scuola che perde alunni sarà stimolata a
migliorare. In Lombardia abbiamo fatto lo stesso con la sanità. Nel '95 siamo
stati crocefissi, adesso ci seguono tutti. Abbiamo preso i migliori ospedali e
li abbiamo ammessi al finanziamento pubblico; alla gente non importa se
l'ospedale è pubblico o privato, gli importa che guarisca". Ma in questo
modo non si smantella lo Stato? "No, in questo modo si fanno felici i
cittadini".
( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Cultura
Un volume di saggi curato da Andrea Riccardi I cattolici e tutti gli altri
Un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici,
comunisti, ebrei, musulmani, buddisti e induisti AGOSTINO GIOVAGNOLI N on basta
parlare della Chiesa ad intra: è ancora più importante interrogarsi sulla
Chiesa ad extra.
Ne erano convinti i padri conciliari che spinsero i lavori del Vaticano II
oltre i problemi interni della Chiesa cattolica, per discutere a fondo delle
relazioni con quanti, in tutto il mondo, non fanno parte dell'orbe cattolico:
cristiani di altre confessioni, non credenti, seguaci di altre religioni. Ora,
quasi a cinquant'anni dall'elezione di Giovanni XXIII che convocò quel
concilio, il volume Le Chiese e gli altri. Culture, religioni, ideologie e
Chiese cristiane nel Novecento (Guerini, pagg. 448, euro 25) curato da Andrea
Riccardi traccia un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie
confessioni con laici e comunisti, ebrei e musulmani, buddisti e induisti. In
questo caso, però, l'approccio non è teologico ma storico e non parte
dall'interno bensì dall'esterno. Non si tratta, infatti, dell'ennesimo libro
sui giudizi del magistero cattolico nei riguardi del mondo moderno: gli
studiosi raccolti da Riccardi - tra cui Piero Craveri, Jean Dominique Durand,
Emma Fattorini, Roberto Morozzo della Rocca - ricostruiscono invece come il
mondo contemporaneo abbia cambiato le Chiese cristiane, a partire dall'incontro
con tanti altri dai volti così diversi. Emergono molte vicende differenti, dal
Medio Oriente all'Africa subsahariana, dalla Russia all'India, dalla Cina al
Giappone, che, benché apparentemente secondarie e periferiche, hanno inciso in
modo complessivamente rilevante anche su istituzioni ecclesiastiche consolidate
dal tempo, talvolta fino all'irrigidimento. è un altro modo di leggere la
storia delle Chiese, da cui scaturiscono non poche novità. Il cambiamento di
prospettiva, ad esempio, mette in discussione la centralità abitualmente
riconosciuta al Vaticano II - nel bene o nel male, secondo i punti di vista -
nella vicenda del cattolicesimo contemporaneo. è usuale, infatti, far
riferimento a questo concilio per verificare se la Chiesa cattolica sia
cambiata davvero nel corso del Novecento oppure se, malgrado alcune importanti
novità, dopo il Vaticano II sia tornata ad essere quella che era stata per secoli,
dall'Inquisizione contro gli eretici ai silenzi sulla Shoah. Ma i rapporti fra
i cattolici e gli altri vengono da lontano,
sicuramente sono iniziati prima del concilio, come mostrano i casi di raffinati
esploratori delle culture altrui - quali Massignon nel mondo arabo o Monchanin
in India (Impagliazzo) - o l'inchiesta sull'Islam, preparata dalla Curia romana
negli anni Trenta, che riconosceva la profonda diversità di questo mondo
religioso, l'impossibilità o quasi di convertire i musulmani, la necessità di
tentare approcci meno eurocentrici e più rispettosi delle civiltà non europee
(Riccardi). In precedenza, racconta inoltre Renato Moro, la questione degli
Amici di Israele aveva provocato un duro scontro all'interno della Curia
romana, sostenuta da personalità importanti come Idelfonso Schuster, futuro
cardinale e arcivescovo di Milano, che in quell'occasione, duramente criticato
dal Santo Uffizio di Merry del Val, dovette scusarsi umilmente per il suo
filo-semitismo. Le premesse del dialogo, insomma, sono state poste prima del
Vaticano II, mentre non tutto, successivamente, è andato in questa direzione.
Anche durante il concilio emersero "schegge di antisemitismo
cattolico" e ancor oggi il problema dei rapporti fra cattolici
ed ebrei torna, in varie forme, a riproporsi (Melloni). Ma qualcosa sembra
diventato irreversibile: è la convivenza ravvicinata con interlocutori che per
secoli erano rimasti lontani e che il grande rimescolamento del Novecento ha
fatto diventare vicini. Tale convivenza non risolve tutti i problemi, può anzi
accrescerli, ma obbliga a confrontarsi con il punto di vista degli altri:
mentre l'ebreo e il cristiano denunciano l'intolleranza dell'Islam, al
musulmano appare preoccupante che il primo si consideri l'eletto di Dio e il
secondo il vero erede di questa elezione (Saaidia). Guardando le Chiese dal
punto di vista degli altri, insomma, sembra che a cambiare il cattolicesimo sia
stata anzitutto la tumultuosa storia del Novecento. Al tempo stesso, però,
questa storia fa emergere tutta l'importanza di un concilio che ha preso
coscienza dei cambiamenti in atto, affrontando la questione del rapporto con
gli altri. Tale problema, non a caso, si è rivelato cruciale anche oltre la
stagione conciliare, in una società globalizzata, insieme ipersecolarizzata e
post-secolare, così diversa da quella degli anni Sessanta. Incontrare gli
altri, infatti, non ha solo obbligato le Chiese a confrontarsi con l'estraneo e
il diverso, il non cristiano e il non credente, ma le ha anche spinte a
riscoprire l'altro, sconosciuto e nascosto, presente al loro interno. In tutte
le tradizioni religiose, è profondamente radicato il senso dell'altro, anche se
spesso non in modo evidente, e la sua riscoperta costituisce un passaggio
obbligato nel cammino di fede del credente. Amos Luzzatto scrive in questo
volume, con ebraico senso dell'ironia, che Dio ama il pluralismo: nessuno,
cioè, può pretendere che si schieri con alcuni e contro altri, che stia da una
parte sola dell'umanità ignorando le altre.
( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
Ieri mattina ero
nell'aula del Sinodo quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della
Cei, di fronte a 266 vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro
Paese, richiamando l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per
la scuola non statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo
clima politico che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è
l'articolo sul suo discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa
è un'analisi - sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si
trova come al solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare
l'apertura di credito offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di
risultati concreti nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della
Chiesa, insomma, non è una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 16 )
" (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27May
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'
La
laicità positiva Fanno parte della fisiologia del ruolo pubblico di una
componente così rilevante della società civile italiana quale è la Chiesa
cattolica e - specialmente quelli più direttamente politici - sono stati
formulati con equilibrio e senza alcuna partigianeria. Sarebbe quindi auspicabile che non
si realizzi la consueta strumentalizzazione delle parole del Papa e del
presidente della Cei, interpretandole come un "endorsement" per questo
o quell'esponente politico o, specularmente, denunciandole come
un'intromissione che minerebbe la laicità dello Stato. Ciò che è mutato e che
rende necessaria una adeguata riflessione sul contributo delle religioni alla
nostra democrazia dunque non è tanto il ruolo attivo e propositivo della Chiesa
sui temi centrali nel proprio magistero o sulle questioni fondamentali della
vita nazionale, quanto il contesto politico italiano. Con la nascita del Pd e
del Pdl si sono infatti gettate le premesse per un superamento del bipolarismo
ideologico e frammentato affermatosi nell'ultimo quindicennio. Per le sue
caratteristiche strutturali, quel bipolarismo era pericolosamente incline a
incentivare una impropria politicizzazione e strumentalizzazione del ruolo della
Chiesa, che a sua volta assegnava a quest'ultima un peso diretto nella
definizione degli equilibri tra i poli e in quelli interni ad essi (dove
autonome formazioni "cattoliche" svolgevano un ruolo determinante).
Sia pure nella camicia di forza "bipolarizzante" (e quindi
deformante) di una pessima legge elettorale, i processi di aggregazione dei
mesi scorsi hanno ora posto le premesse per l'apertura di una nuova fase della
vita politica italiana, caratterizzata dalla competizione virtuosa tra i partiti
per la soluzione dei problemi (e se necessario anche dalla collaborazione sotto
forma di grande coalizione) invece che sulla contrapposizione ideologica e
pregiudiziale tra due poli precostituiti. Questo nuovo assetto (specialmente se
sarà incentivato da una legge elettorale di tipo proporzionale) appare assai
più idoneo del precedente a favorire un rapporto tra religione e politica
fondato su quello che il cardinale Bagnasco ha definito come un "concetto
positivo di laicità", in cui anche le religioni sono chiamate, "come
le scuole filosofiche e le tradizioni etiche, ad abitare le società pluraliste
e ad offrire argomentazioni pubbliche su cui avverrà il confronto e il
riconoscimento reciproco". E può consentire quindi di affrontare
finalmente su basi nuove e più mature (oltre che più "laiche") la
questione del contributo della Chiesa cattolica alla vita del paese. Si tratta
di una tema centrale per tutti i partiti italiani, e particolarmente per il
Partito democratico. Non solo perché il Pd è la forza che ha fatto
dell'incontro con il riformismo cattolico-democratico un elemento costitutivo
della propria identità. Ma anche perché di fronte al compito ineludibile della
definizione di una cultura politica e di un progetto per l'Italia all'altezza
delle sfide del nostro tempo, i valori cristiani e la concreta azione della
Chiesa cattolica costituiscono una risorsa fondamentale. A questo proposito, il
recente seminario della Fondazione Italianieuropei su "Religione e
democrazia" ha manifestato in primo luogo la consapevolezza
della necessità, per una personalità del peso di Massimo D'Alema, di misurarsi
direttamente e in prima persona con questi problemi per contribuire
all'elaborazione di una nuova cultura politica democratica e riformista. E ha
avuto come risultato fondamentale l'approdo a una concezione
"positiva" della laicità in sintonia con la definizione proposta da
Bagnasco. Tale importante premessa può consentire ora di superare una
discussione puramente "metodologica" e di avviare un vero confronto
culturale e politico che entri nel merito delle questioni. Su questo terreno, i
problemi di un mondo sempre più interdipendente rendono evidente
l'inadeguatezza del contrattualismo di matrice liberale e illuministica, che
concepisce la società come un'insieme di regole imposte dall'alto (e che da
troppi anni a sinistra, nelle forme della cultura azionista, ha riempito il
vuoto lasciato dalla crisi del socialismo). Di fronte alla crescente aridità di
tale impianto, la visione proposta dalla Chiesa di una società civile come
fonte del diritto (che facendo scaturire le norme dal legame sociale le fonda
su un'antropologia non invidualistica e "mercantile"), la difesa
della vita e della dignità della persona, l'inedito riconoscimento contenuto
nell'enciclica "Spe Salvi" (con un esplicito riferimento al pensiero
di Marx) del ruolo svolto dalla dimensione economica e materiale dei rapporti
sociali, l'elaborazione e l'azione sui temi della pace, della convivenza tra i
popoli e della riforma dell'attuale modello di sviluppo, l'attenzione al
problema di un'educazione capace di rafforzare un'etica pubblica innervata dai
valori della Costituzione, la centralità assegnata alla sussidiarietà, la
riflessione sull'eticità della scienza, rappresentano dei punti di riferimento
fondamentali per chi abbia a cuore il destino dell'Italia e dell'Europa e la
definizione di una nuova agenda riformista. Sarà opportuno quindi che la
riflessione prosegua e contribuisca ad animare un dibattito e un confronto
largo e qualificato, che da troppo tempo è stato
rinviato e che è di vitale importanza per il futuro del nostro paese. Roberto
Gualtieri.
( da "Stampa, La" del 30-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
Argomenti: Laicita'
Convegno. A Palazzo
Cuttica obiettivo su Rattazzi In arrivo in città anche discendenti del noto
statista "Poco conosciuto da vivo, tutto da scoprire: uomo
laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza
dello Stato". Così Urbano Rattazzi viene definito da Renato Balduzzi,
docente di Giurisprudenza all'Ateneo Avogadro, di cui la facoltà di Scienze
politiche organizza per oggi e domani con l'Università Cattolica del Sacro
Cuore un convegno sul personaggio. Per il preside Corrado Malandrino,
Rattazzi fu "un alessandrino troppo per bene e di cultura. Statista
studiato poco e male. Personaggio enigmatico che non ha mai avuto una biografia
perchè la politica e la storia non amano gli umili. Uomo di grande correttezza
in un'epoca caratterizzata da personaggi carismatici quanto spregiudicati come
Mazzini, Garibaldi, Cavour". Il convegno s'intitola "L'altro Piemonte
e l'Italia nell'età di Urbano Rattazzi": con Balduzzi interverranno i
docenti Maurilio Guasco, Robertino Ghiringhelli, Salvatore Rizzello.
L'appuntamento è oggi (dalle 18,30) e domattina a Palazzo Cuttica, dove è
allestita una mostra, visitabile sino al 22 giugno. La giornata di studi è
supportata da Provincia, Comune, Fondazione CrAl. Si ritroveranno in città
anche gli eredi di Rattazzi, ricevuti domani in Comune: la maggior parte arriva
dalla Spagna; Luigi Napoleone Bonaparte Wyse (parente della moglie) da
Bruxelles.