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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL 28-30 maggio 2008       #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (29)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

A gennaio il noalla visita del papapoi annullata ( da "Secolo XIX, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Sapienza divenne teatro di una disputa ideologica tra laici e cattolici, divisi sull'opportunità della partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico. Un appuntamento a cui l'aveva invitato il rettore Guarini, provocando una lettera di protesta di 67 docenti, che accusarono Ratzinger di essere "un reazionario nemico di Galileo".

Come l'8 per mille sostituì l'antica "congrua" - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pur proclamandosi laiche, a temere l'influenza della gerarchia cattolica sull'esito del voto, anche se le chiese sono sempre più vuote mentre la voce di tali gerarchie si fa sempre più forte nel proclamarsi unica depositaria della "Verità", unica guida morale, cercando addirittura di cancellare le conquiste della rivoluzione francese (1789)

Lo spazio dei diritti e quello della fede - samuele ciambriello ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non possiamo ad esempio, dai laici, non riconoscere che la solidarietà, il valore della pace siano alcuni degli aspetti della religione che non possono che essere condivisi. Allo stesso tempo, da cattolici, dobbiamo riconoscere che c'è uno spazio pubblico dove agiscono i diritti e non le fedi.

Brevi, schede e richiami 2 ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una parade laica. Non un gay pride, solo una manifestazione di dissenso. Mi rendo conto di come sia stato facile, per un osservatore poco informato, interpretare la parade laica come un gay pride. Probabilmente la differenza, almeno stavolta, ha avuto sede soltanto nelle intenzioni e non nella forma.

Migliori in campus - simone mosca ( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si affianca una forte personalità cattolica. Paola Viti, direttrice della Viscontea e Luca di Rienzo, direttore del Torrescalla, sottolineano "la vocazione laica e aperta del progetto". La vicinanza all'ideale educativo dell'Opus Dei è comunque ben rappresentato dalle grandi cappelle del Torrescalla e della Viscontea, insieme alla visione didattica a sessi separati:

Terrorismo vecchio e nuovo, una catena di sangue senza fine ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Questo libro rappresenta uno sforzo coraggioso e nuovo, laico, teso a far capire le radici malate di quei comportamenti sfociati in un lungo flagello di attentati ("rossi") e di stragi ("nere") che, da piazza Fontana al 2007, hanno provocato ben 333 morti, col picco di 199 soltanto nel quadriennio 1976-80.

Un'assemblea pubblica contro il razzismo ( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: preoccupa tanto il mondo cattolico quanto quello laico hanno spiegato le associazioni. "Il nostro obiettivo - ha detto Miraglia - è tentare di contrastare questa ventata di intolleranza e razzismo che sta attraversando il nostro paese. Sappiamo che i cittadini non sono davvero razzisti ma le misure prese dal governo lo sono e noi le contrasteremo in tutti i modi"

I vescovi: chiese e parrocchie non possono diventare moschee ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mettere da parte le sterili contrapposizioni ideologiche ed aprire in Parlamento un sereno dibattito rispetto all'inevitabile trascorrere del tempo". Critiche sono venute, invece, dall'ex ministro Pd Barbara Pollastrini: "Ci risiamo. Ogni giorno ha il suo richiamo. La politica ha il dovere di difendere i principi laici e liberali dello Stato e a questi ispirarsi". Luigi Accattoli.

Pluralismo e laicità dello Stato ( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Una grande lezione di laicità da parte di un leader politico cattolico che rispetta appunto il fatto che lo Stato è di tutti e che il potere non può essere posto al servizio delle convinzioni pure nobili di una parte. Resto convinto che anche di fronte ai delicati problemi di oggi che toccano, di fronte ai progressi della scienza e delle tecniche,

Ruffolo: difendo la laicità dall'offensiva di destra e Chiesa ( da "Unita, L'" del 28-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, ma anche su questo bisogna stare attenti a cosa significa". Un dialogo che potrebbe "sacrificare" i temi "caldi"? "È proprio così. Il dialogo è il linguaggio della democrazia, nessuno lo contesta. Ma è ben altro se sotto questa parola si contrabbanda un'altra cosa, cioè la pretesa di un riconoscimento politico di un partito cattolico trasversale che è stata una

Il velo divide: per il 50% dei genitori è obbligo, per gli altri libera scelta ( da "Stampa, La" del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'

Abstract: rispetto agli esiti generali dello studio, sui quali pesa la più laica componente albanese. Il 99% degli allievi marocchini non frequenta l'ora di religione cattolica. Il 62% non è favorevole a far frequentare iniziative legate a festività religiose cristiane, il 12% lo è. Nell'8% dei casi padre e madre non sono d'accordo.

Gli eredi di Rattazzi tornano in città ( da "Stampa, La" del 28-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo statista è stato definito da Renato Balduzzi dell'Università Cattolica: "Poco conosciuto da vivo, personaggio tutto da scoprire. Uomo laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza dello Stato". Mentre per Corrado Malandrino, preside di Scienze politiche.

Se il Pd parla di Chiesa ( da "Unita, L'" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lasciarsi interrogare da simili riflessioni non significa cedere sui fondamentali dello Stato laico o mostrare subalternità di fronte a una presunta azione di ingerenza. Il nostro Paese ha una grande bisogno di analisi che vadano in profondità, che sappiano cogliere i nodi profondi di un malessere, di un disorientamento che non è solo sociale ed economico ma anche culturale.

Enzo bianchi e zagrebelsky religione e politica - ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il monaco cattolico e il giurista laico, con le voci di Umberto Orsini e Valentina Sperlì che leggono Cicerone, Agostino, Polibio, Crizia e Minucio Felice, sul tema della profezia e della laicità, "Religio civilis", diventa l'occasione per una riflessione più ampia sulla politica inadeguata e sul cristianesimo senza "fede".

Rina Gagliardi Perciò rivendica oggi il suo "diritto" a celebrare il capo del fascismo italiano del dopoguerra, sia pure nella forma simbolica d'una strada o d'una piazza ( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: antifascismo come collante nazionale e unica religione laica del Paese. Allo scopo, la figura di Almirante si presta bene, quasi a perfezione: è vero che diresse, pressoché da autocrate, il Movimento Sociale Italiano per la bellezza di 254 mesi complessivi; è vero che ebbe successi televisivi nelle Tribune politiche dei primi '70;

Gli squadristi non preoccupano il governo Contro gli immigrati atti di barbarie giuridica Quel fiume di denaro nelle casse vaticane ( da "Liberazione" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 8 per mille tra Chiesa cattolica e Stato laico Cara "Liberazione", in tempi di 730 e dichiarazione dei redditi è forse il caso di ricordare (senza troppe illusioni, ma solo per gradire) che in un paese normalmente laico l'otto per mille, in mancanza di altra specifica opzione da parte del contribuente, dovrebbe andare allo Stato,

ROMA Ora li chiamerebbero "eros center" e invece delle persiane chiuse ( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: odiato dai cattolici, rimpianto dai laici, argomento dejà vu, amarcord per i nostri nonni sporcaccioni che, quando la Merlin l'ebbe vinta, trovarono un succedaneo: affittavano i loggioni nei cinema-teatro, come all'Etoile di piazza in Lucina, e invece di vedere lo spettacolo contavano i minuti con la "fidanzata".

Segue cattolici ( da "Riformista, Il" del 29-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'

Abstract: Segue cattolici Ma cattolici laici, forti di convincimenti da tempo banditi da ogni programma elettorale e sostanzialmente assenti dal discorso introduttivo del Premier. Non siamo ancora a una dimensione religiosa relegata al privato, forse siamo semplicemente alla consapevolezza di Silvio Berlusconi (un libertario,

L'agenda vaticana - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non sorprende un richiamo ai valori cari alla Chiesa cattolica, scandalizza e viola le regole della laicità liberale che esso prenda la forma di un imperativo rivolto al potere politico, quasi si trattasse di un partito che abbia conquistato la maggioranza alle elezioni e si accinga a mettere in pratica il programma presentato in campagna elettorale.

Un altro schiaffo al Mezzogiorno ( da "Unita, L'" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Merito di due culture, la laica e la cattolica, che in quella città hanno lasciato, lungo l'arco dei secoli, sedimenti profondi e nei fatti anticipatori di quel nucleo di diritti presenti nella prima parte della nostra Costituzione, di cui, per involontaria ironia, quest'anno si festeggiano i 60 anni.

Quando il Vaticano chiama il Palazzo ( da "Manifesto, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Una situazione nella quale la laicità diventa un bene sempre più raro. Le varie associazioni cattoliche acquisteranno un ruolo sempre più importante nella vita sociale e anche politica del paese. Ma per la chiesa si apre una stagione non facile. Prima di tutto per le divisioni che si verificheranno inevitabilmente: parrocchie e soprattutto associazioni di destra e di sinistra,

Latorre: attenti all'<uso> della religione ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non è più delegabile solo ai cattolici ma anche al pensiero laico ". Nelle file Pd c'è molto imbarazzo su questi argomenti. C'è il timore di apparire come degli anticlericali. Timore che evidentemente D'Alema e voi dalemiani non avete. "Segnalare questo problema dell'uso politico della religione non significa assumere una posizione anticlericale".

Laura Eduati Lo Stato deve sostenere le scuole cattoliche e superare così una ingiusta <esclusione> degli istituti religiosi dai finanziamenti pubblici ( da "Liberazione" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dichiarava che lo Stato non era più l'unico titolare del diritto allo studio e che dunque l'istruzione poteva essere laica ma anche confessionale - un principio ignoto in molti Paesi come la Francia e l'Inghilterra. In realtà è difficile equiparare la gestione di una scuola pubblica a quella di una scuola religiosa, che può scegliere i propri insegnanti senza l'

Pannella: questo vaticano non ha senso della misura - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: politica che teorizza e pratica una visione integralista della società e dello Stato". Ma il Pd cerca disperatamente la sintesi tra laici e cattolici come suo elemento costitutivo e identitario. "La sintesi professata e ricercata fra cattolici e democratici e laici è una impostazione di per sé destinata a fallire. Il problema non è quello della sintesi fra gli opposti ma, politicamente,

Formigoni: è vera laicità io aiuterei pure gli islamici - cinzia sasso ( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il Papa chiede che lo Stato sostenga le scuole cattoliche. Non è - come molti sostengono - un vulnus alla laicità? "In realtà quello del Papa mi sembra un discorso molto laico e rispettoso, che prende le mosse da una lettura lucida della realtà italiana. Le nostra scuola è piazzata agli ultimi posti in quanto a risultati e il nostro sistema scolastico è tra i più costosi al mondo.

I cattolici e tutti gli altri - agostino giovagnoli ( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cultura Un volume di saggi curato da Andrea Riccardi I cattolici e tutti gli altri Un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici, comunisti, ebrei, musulmani, buddisti e induisti AGOSTINO GIOVAGNOLI N on basta parlare della Chiesa ad intra: è ancora più importante interrogarsi sulla Chiesa ad extra.

La gioia del Papa per il nuovo clima politico ( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia.

LA LAICITà POSITIVA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La laicità positiva Fanno parte della fisiologia del ruolo pubblico di una componente così rilevante della società civile italiana quale è la Chiesa cattolica e - specialmente quelli più direttamente politici - sono stati formulati con equilibrio e senza alcuna partigianeria.

A Palazzo Cuttica obiettivo su Rattazzi ( da "Stampa, La" del 30-05-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Laicita'

Abstract: uomo laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza dello Stato". Così Urbano Rattazzi viene definito da Renato Balduzzi, docente di Giurisprudenza all'Ateneo Avogadro, di cui la facoltà di Scienze politiche organizza per oggi e domani con l'Università Cattolica del Sacro Cuore un convegno sul personaggio.


Articoli

A gennaio il noalla visita del papapoi annullata (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 28-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Il precedente Roma. La visita della discordia, il cui annullamento provocò forti polemiche e una bufera politica. Nel gennaio scorso, La Sapienza divenne teatro di una disputa ideologica tra laici e cattolici, divisi sull'opportunità della partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico. Un appuntamento a cui l'aveva invitato il rettore Guarini, provocando una lettera di protesta di 67 docenti, che accusarono Ratzinger di essere "un reazionario nemico di Galileo". Una tesi sostenuta anche dai gruppi studenteschi di sinistra che, dopo aver riempito di striscioni di protesta l'ateneo e occupato il rettorato, promisero di accogliere il Pontefice con una forte contestazione. Così, nonostante le assicurazioni del Viminale, secondo cui non ci sarebbe stati rischi per l'incolumità del Papa, il Vaticano cancellò la visita. Per il disappunto di gran parte del mondo politico, a partire dall'allora premier Prodi, che espresse "una profonda condanna per chi ha provocato tensioni". 28/05/2008.

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Come l'8 per mille sostituì l'antica "congrua" - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Laicita'

C aro Augias, a me sembra inconcepibile che dal 1985 ad oggi, con tutti i governi che si sono susseguiti, e con tutte le critiche rivolte alla legge sull'8 per mille, nessuno, nemmeno dei governi di sinistra, abbia ritenuto opportuno mettere mano ad una ragionevole modifica della legge od anche del suo regolamento di attuazione. Me lo spiego solo pensando che le nostre forze politiche continuino, pur proclamandosi laiche, a temere l'influenza della gerarchia cattolica sull'esito del voto, anche se le chiese sono sempre più vuote mentre la voce di tali gerarchie si fa sempre più forte nel proclamarsi unica depositaria della "Verità", unica guida morale, cercando addirittura di cancellare le conquiste della rivoluzione francese (1789), un passo indietro di più di due secoli! Si potrebbe forse pensare ad un referendum abrogativo, ma se non si toglie il quorum necessario per rendere valida la maggioranza, temo che si avrebbe una riedizione di quello effettuato per la legge 40, per la quale la mancanza del quorum è stata venduta e propagandata subdolamente come mancanza di consenso. Quanto tempo dovrà ancora durare questa evidente disparità? Angiolina Bevilacqua Roma bevilacqua.as@alice.it Devo rispondere chiarendo che molti italiani non sanno nemmeno che cosa sia l'8 per mille; in secondo luogo un'altra buona percentuale, che invece lo sa, ritiene di poter risparmiare quei soldi non indicandone il beneficiario. Non è così, il prelievo avverrà comunque e le somme per le quali non è stato indicato un beneficiario verranno ripartite con la stessa proporzione di quelle per le quali un beneficiario c'è. Nel 2005, ultimi dati disponibili del ministero per l'Economia, gli italiani che hanno specificato a chi dare quei soldi sono stati 16 milioni e 700 mila circa. Di questi, l'89 per cento ha indicato la Chiesa. In precedenza erano di meno (76%), il loro aumento è frutto in primo luogo di una campagna pubblicitaria molto efficace che i vescovi italiani affidano a una delle migliori (e più costose) società di promozione. Parallelamente sono diminuiti i contribuenti che indicano come beneficiario lo Stato, erano il 22 per cento nel 1990, sono scesi al 7,60 nel 2005. Lo Stato non solo non fa nessuna campagna di promozione ma patisce anche il discredito che evidentemente lo circonda e di cui anche l'8 per mille finisce per diventare un impietoso indicatore. Il risultato è che lo Stato passa alla chiesa cattolica una parte rilevante del gettito fiscale che va ad aggiungersi alle cospicue sovvenzioni dirette di cui la Chiesa già gode. Il meccanismo venne escogitato da Giulio Tremonti nel 1984 quando era consigliere del ministro delle Finanze. Si pensò all'8 per mille per sostituire la 'congrua', una specie di stipendio che lo Stato allora passava ai preti sulla base del vecchio Concordato del 1929. Ora Tremonti è passato dal rango di consigliere a quello di ministro. Dubito però che abbia voglia e possibilità di rimettere le mani su questa controversa materia.

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Lo spazio dei diritti e quello della fede - samuele ciambriello (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VIII - Napoli LO SPAZIO DEI DIRITTI E QUELLO DELLA FEDE SAMUELE CIAMBRIELLO arole di Massimo D'Alema, su religione e laicità, hanno riaperto un dibattito mai chiuso. Mi piacerebbe provare ad articolare una breve riflessione a partire dalla mia esperienza, ma anche dal mio essere stato osservatore attento di questa discussione. Infatti, tutto nasce da un seminario, dal titolo suggestivo e accattivante "Religione e Politica" promosso dalla Fondazione di cultura politica Italianieuropei proprio qui in Campania, a Marina di Camerota, cui ho partecipato. Nella tre giorni di studi confronto e apprendimento, si è parlato di persona e diritti umani, laicità e Stato costituzionale, relativismo e fondamentalismo, Chiesa e società post secolare. Partecipando al seminario si percepiva subito che il vero confronto culturale e politico è tra chi si appiattisce su posizioni consolidate e chi invece cerca di fornire al dibattito spunti più originali, magari controversi, ma quanto meno innovativi. Certo, dopo l'undici settembre il tema del rapporto tra fondamentalismo religioso e struttura pluralistica delle società occidentali ha assunto un rilievo centrale nel dibattito pubblico e nella riflessione di ordine più strettamente filosofico. Pur tenendosi a debita distanza dalle teorizzazioni sullo "scontro di civiltà", la stessa Chiesa cattolica, specie con il pontificato di Benedetto XVI, sembra candidarsi a soggetto storico capace di raccogliere la difesa della tradizione culturale occidentale, fondata sul logos. D'altra parte la stessa politica lascia che le religioni e il cristianesimo in particolare gestiscono in esclusiva le "grandi domande sul senso della vita" e le consequenziali risposte. Stato e Chiesa: l'antico contenzioso rinnovato e aggravato. La Chiesa ha paura di perdere peso sociale, visibilità, di essere ridotta al campo del privato, anche in un paese a larga maggioranza cattolica. A partire da questo, direi che sono tre gli aspetti principali: il primo è che il recupero del sentimento religioso può essere una risorsa per la politica, il secondo è il valore della laicità dello Stato, il terzo quale luogo di sintesi può e deve essere il Partito democratico. Penso sia evidente che occorre evitare sia il clericalismo che gli stessi attacchi anticlericali. Laicità al contrario è creare le condizioni perché nelle diverse dimensioni dello spazio pubblico sia possibile un dialogo di riconoscimento, che fondi la convivenza e permetta una politica buona anzitutto perché orientata al bene comune. Non possiamo ad esempio, dai laici, non riconoscere che la solidarietà, il valore della pace siano alcuni degli aspetti della religione che non possono che essere condivisi. Allo stesso tempo, da cattolici, dobbiamo riconoscere che c'è uno spazio pubblico dove agiscono i diritti e non le fedi. Ma la sintesi deve trovare un luogo e una forma. Il Partito democratico non può oscillare tra posizione teodem e intransigenze da vecchio Pci. Ciò significa che i cattolici non possono essere né il fiore all'occhiello da esibire, né singoli portatori di opinioni personali. La mediazione che si deve fare deve essere alta e deve tradursi in una comune visione dell'agire politico. Altrimenti sarà difficile assicurare una coabitazione tra Paola Binetti e Barbara Pollastrini o tra Marco Follini e Massimo D'Alema che diventi unità di azione politica. In questo senso immagino che dalla dialettica si arrivi alla sintesi sulla base e anche grazie a un partito leggero, ma strutturato nei suoi luoghi di discussione e decisione e non appiattito sul sondaggio di turno o sui salotti televisivi. è difficile pensare, infatti, a un riformismo che non coniughi il radicamento territoriale con la radicalità dei valori. Qui da noi figure ecclesiali (il cardinale Sepe, alcuni vescovi e sacerdoti), poche testimonianze di laici impegnati, sanno rappresentare e ispirare il comune sentire di una larghissima parte della popolazione, più di quanto sappiano fare i partiti, la cultura e i mass media. Nella drammaticità dei problemi campani, con una dinamica di apertura e di futuro, queste figure ecclesiali, sono modelli inediti e inesplorati. Ma la bellezza della politica che è una delle forme più alte per servire gli uomini, consiste nell'accettare le sfide, soppesare i pericoli, promuovere i diritti, metabolizzare i conflitti sociali con senso di responsabilità. E mi piace ricordare le parole di don Luigi Sturzo, "cattolico vuol dire universale, mentre partito vuol dire di parte". Penso che sarebbe un bene che non si dimentichi mai che il cattolicesimo è un patrimonio condiviso e che è portatore di valori che possono rafforzare e non indebolire la laicità dell'azione pubblica.

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Brevi, schede e richiami 2 (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Corso Firenze calvario notturno Lettera firmata Genova Da almeno otto mesi le mie notti sono disturbate da un gruppo di ragazzi che si ritrovano ogni sera nei giardinetti Pellizzari, in Corso Firenze, di fronte a casa mia: urla, battimani, fischi, schiamazzi, talvolta autoradio a tutto volume dalle sette di sera fino a dopo mezzanotte, qualche volta fino alle 2 o le 3 del mattino. Ho presentato tre esposti scritti alla Polizia Municipale, chiamato di notte il loro pronto intervento almeno una quarantina di volte, ma le pattuglie risultano sempre impegnate in base ad altre priorità e i ragazzi smettono di far chiasso solo quando sono stanchi. Ai miei esposti risposero che sarebbero stati predisposti controlli: mi chiedo quando e dove perché i disturbatori si riuniscono ancora nello stesso posto quasi ogni sera da otto mesi. Sono consapevole che ci sono problemi più gravi e urgenti, tuttavia mi pare strano, direi statisticamente improbabile che non si riesca una volta in otto mesi a essere sul posto in tempo per sanzionare questo comportamento incivile, ponendovi fine una volta per tutte. Mi risulta che anche gli abitanti del civico adiacente, disturbati dagli stessi schiamazzi, si siano rivolti a Polizia Municipale e Carabinieri, ma evidentemente non hanno avuto miglior successo di me. Il diritto alla quiete notturna rientra tra quei diritti fondamentali che le autorità dovrebbero assicurare ai cittadini: nel mio caso questo non avviene. Non è nel mio stile farmi giustizia da solo, ma ho piena comprensione per chi, in casi analoghi o ancora più gravi, trascende commettendo atti che solo a un osservatore superficiale sembrano inspiegabili e inattesi. Beati gli ultimi che fanno schifo Elilu Genova Ama et fac quod vis . Ama e fa' ciò che vuoi. Senza ridurre a mero relativismo questo aforisma di paternità agostiniana, sintesi dell'incondizionata libertà che Dio ha concesso ai suoi figli, considero necessaria una riflessione. Sono questi tempi che non mi permettono di astenermi dal farlo, tempi in cui la Chiesa Cattolica autorizza, mi auguro inavvertitamente, a far risuonare nella casa di Dio parole come "coloro che ieri hanno manifestato fanno semplicemente schifo". Schifo, curiosamente, è un termine di etimologia germanica che significa "paura". L'uso che poi se ne è fatto nel tempo ha fatto sì che divenisse sinonimo di ribrezzo, ripugnanza. Si è pertanto aggiunta una sfumatura di disprezzo, certamente non trascurata dal prete che domenica 18 maggio ha ritenuto opportuno inserire nell'omelia ciò che provo vergogna nel ripetere, anzitutto come essere umano, oltre che come cattolica. Tuttavia ritengo che sia proprio la paura del diverso ad averlo indotto ad assumere una posizione del genere. Chi sono "coloro che ieri hanno manifestato", così come il sacerdote di Cornigliano (Genova) li ha definiti? Sono uomini e donne, creati ad immagine e somiglianza di Dio, creature da Lui amate incommensurabilmente. Prima di tutto. Sono poi studenti, disoccupati, lavoratori. Sono nondimeno persone che amano, soffrono, ridono. Sono anche omosessuali. Ed è soltanto questa loro caratteristica che li rende diversi dalla maggioranza di chi sta loro intorno. Eppure è necessaria e sufficiente per farne una categoria a sé. In coscienza, e con onestà intellettuale, non si può ridurre ai minimi termini una realtà così complessa come la vita di un individuo. Il giorno 17 maggio si è tenuta per le vie di Genova, in occasione della visita del pontefice Benedetto XVI, una parade laica. Non un gay pride, solo una manifestazione di dissenso. Mi rendo conto di come sia stato facile, per un osservatore poco informato, interpretare la parade laica come un gay pride. Probabilmente la differenza, almeno stavolta, ha avuto sede soltanto nelle intenzioni e non nella forma. Nel 1996 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha indirizzato a tutti i vescovi una missiva in cui è esplicitato che "va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevoli e di azioni violente". Probabile che a Cornigliano non sia mai arrivata. I giardini di via Nullo in ostaggio dei cani Matteo Bonsignore Genova I parchi pubblici di via Francesco Nullo, a Quarto, dovrebbero essere un punto di gioco e di ritrovo per i ragazzi del quartiere e invece sono il luogo scelto dai padroni dei cani per far scorrazzare i loro animali, facendo magari finta di niente di fronte ai loro bisogni. E di notte, quando il cancello è chiuso, spesso alcuni giovani scavalcavano dando vita a improvvisati happening. Fino a quando i residenti dovranno convivere con questa situazione più volte denunciata alle forze dell'ordine, al comune e al municipio del Levante?.

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Migliori in campus - simone mosca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 28-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVIII - Milano La bacheca Migliori in campus SIMONE MOSCA Fra i tre campus sono profonde le differenze nelle proposte culturali, frutto di scelte educative diverse. I due collegi Rui sono aggregazioni comunitarie molto definite. All'orientamento personalizzato, ai corsi di antropologia e psicologia, alle lussuose sedi - la Viscontea è quasi una villa inglese nel cuore di Milano - si affianca una forte personalità cattolica. Paola Viti, direttrice della Viscontea e Luca di Rienzo, direttore del Torrescalla, sottolineano "la vocazione laica e aperta del progetto". La vicinanza all'ideale educativo dell'Opus Dei è comunque ben rappresentato dalle grandi cappelle del Torrescalla e della Viscontea, insieme alla visione didattica a sessi separati: mentre il presidente della Juventus Cobolli Gigli è ospite dei ragazzi, le ragazze partecipano a un corso di leadership femminile. Diivisione inesistente al Città Studi e nel Collegio di Milano, che al contrario delle sedi Rui (chiusura a mezzanotte, all'una il sabato) non hanno neppure orari di rientro. E hanno in comune la proposta non frontale delle attività: sono spesso gli studenti a dettare i titoli dei corsi e organizzare incontri aperti. Un ciclo intitolato Verità è stato varato quest'anno da Massimo Cacciari al Città Studi, forum su India e clima al Collegio di Milano. Un successo per tutti sono invece le comunità che si formano durante la convivenza e dopo gli studi diventano preziosa rete di conoscenze. Giancarlo Lombardi, presidente del Collegio di Milano, non ha dubbi: "Al di là dei programmi aggiuntivi, è la comunità in sé la vera risorsa. Il collegio una riposta efficace al problema della preparazione ad alto livello e ha il merito di innestarsi sul sistema universitario esistente". Il problema sono gli investimenti: "A parole tutti dicono di volere più ricerca e istruzione, purtroppo i fatti dicono altro e allargare i progetti d'eccellenza diventa difficile".

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Terrorismo vecchio e nuovo, una catena di sangue senza fine (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del L'ANALISI Luigi Manconi disegna una mappa delle Br dal 70 a oggi: un fenomeno tutto italiano che fu e resta più che mai autarchico Terrorismo vecchio e nuovo, una catena di sangue senza fine di Vittorio Emiliani Maggio 1975, campagna elettorale per le amministrative, mi trovo a Milano, inviato dal Messaggero, per un'ampia inchiesta. Il giorno 15, nel primo pomeriggio, vado a intervistare nel suo studio vicino alla Cà d'Sass il leader doroteo Massimo De Carolis all'epoca trentacinquenne. Sta al pianoterra. So che è minacciato, ma non vedo vigilanza, l'unico "filtro" è la segretaria. Rimango perplesso. Subito dopo averlo ascoltato, corro dal capogruppo regionale del Pci, Gigi Marchi, a qualche centinaio di metri, in piazza Cavour. Pochi minuti, e lì arriva, drammatica, una telefonata: "Hanno prima sequestrato nel suo studio e poi gambizzato l'avvocato De Carolis". "È il primo ferimento intenzionale" delle Brigate Rosse, scrive Luigi Manconi nel suo ultimo libro Terroristi italiani e la guerra totale 1970-2008 (Rizzoli, pp. 362, 18,50 euro), e viene inserito, dalle stesse Br, "nel quadro della campagna contro il neogollismo". È il secondo momento della prima fase della "guerra civile simulata" - portato "contro lo Stato" - che il più forte fra i gruppi terroristi di sinistra sta conducendo dopo essersi rafforzato dentro e "contro" le fabbriche. Poi passerà alle altre tappe: "contro" la repressione, il carcere, il cuore dello Stato (delitto Moro), l'imperialismo. Mentre la "seconda fase", spiega l'autore, sarà tutta dedicata alle azioni "contro il riformismo", dal ferimento del giuslavorista Giugni, ritenuto il "padre" dello Statuto dei lavoratori (1983), all'assassinio del collega Marco Biagi, opera, quest'ultimo, delle "nuove" Br. Una catena di barbarie e di sangue che sembra non finire mai. Ad essa Luigi Manconi, sociologo, esperto di emarginazione e di immigrazione, ex sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri, dedica una analisi corposa, attenta, penetrante. Che disegna e rileva attori e contesto del nostro terrorismo. Questo libro rappresenta uno sforzo coraggioso e nuovo, laico, teso a far capire le radici malate di quei comportamenti sfociati in un lungo flagello di attentati ("rossi") e di stragi ("nere") che, da piazza Fontana al 2007, hanno provocato ben 333 morti, col picco di 199 soltanto nel quadriennio 1976-80. Le radici sbagliate o malate per le Br: il culto ribellistico (in parte fu così anche per il primo Risorgimento) di una Resistenza soltanto "rossa" e non nazionale e pluralista (quale invece essa fu) e perciò "tradita", poi la percezione dello stesso '68 come "rivoluzione mancata", da cui "una sorta di attesa perpetua" del suo "ritorno". Attesa rivoluzionaria quasi messianica, con la violenza intesa come levatrice della storia e quindi dell'uomo nuovo. Tanti, e Manconi lo rileva bene, erano di formazione cattolica nell'area terroristica di allora e lo sono in quella nuova. A me capitò, durante alcuni servizi a Padova, allora letteralmente appestata da attentati, incendi e intimidazioni continue da parte di Autonomia, leggere il giornale della Curia nel quale ci si scusava con la città del fatto che tanti dei giovani violenti, contigui al terrorismo, fossero di matrice cattolica. E delle nuove Br - che hanno avuto radici soprattutto nel Veneto, oltre che in Toscana e nel Lazio - faceva parte, guarda caso, uno dei giovani indottrinati da cattivi maestri padovani che pestarono a sangue il docente di psicologia Guido Petter, ex partigiano, uomo di sinistra come altri feriti o gambizzati all'Università, quali Opocher e Marcanzin. Sempre e comunque obiettivi "riformisti" (al pari di Walter Tobagi) recuperando - lo nota giustamente Manconi - la teoria sciagurata del "social fascismo" - vale a dire socialisti riformisti come e peggio dei fascisti - elaborata da Stalin nella "svolta" del 1930 e che ha avuto lungo corso nell'area "comunista", una damnatio ancora attuale, temo. Le tesi centrali di Luigi Manconi sono chiare. I terroristi furono "italiani", ci furono strumentalizzazioni a livello di servizi internazionali, ma non occulte regìe da Paesi lontani o vicini. Il movimento fu e resta, più che mai, autarchico. Fino ai primissimi anni 80 poté agire con tanta potenza di fuoco perché trovò, nelle fabbriche (inizialmente) e fuori, un'area di consenso ed un'altra decisamente più vasta di contiguità, di favore o, comunque, di indifferenza assai simile all'omertà. Non è così per le "nuove" Br rispuntate, dopo un decennio di "immersione", alle quali l'autore dedica l'ultima parte del proprio importante, dettagliato lavoro cercando di rispondere alla domanda che la gente si fa ad ogni "ritorno" (purtroppo crudelmente omicida): "Ma da dove vengono questi qua?" Non più operai o studenti-operai della grande fabbrica (Sit-Siemens, Pirelli Bicocca), che allora, pur via via isolati dai compagni, rappresentarono quasi il 60% dei terroristi, ma impiegati pubblici, della scuola, della sanità, o, per altro verso, precari. Ecco il nuovo serbatoio di frustrazione e di protesta. Molto più polverizzato, certo, e però capace di produrre altre morti crudeli, tutte nell'ambito del riformismo collegato al mondo e al mercato del lavoro, ossessivamente. È molto utile capire, in modo laico e lucido, tali processi, per prevenire altri "ritorni", sanguinari e crudeli. Per estirpare una sorta di terrorismo "permanente", circoscritto e che tuttavia può fare ancora assai male all'Italia. La politica ne è consapevole? Secondo Manconi, lo è ancora troppo poco.

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Un'assemblea pubblica contro il razzismo (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 28-05-2008)

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La proposta Un'assemblea pubblica contro il razzismo Stefano Milani Roma Una grande assemblea indetta per metà giugno come risposta al razzismo galoppante di questi ultimi giorni (vedi l'assalto al campo rom di Ponticelli e il raid contro negozi gestiti da immigrati al quartiere romano del Pigneto) e una campagna di sensibilizzazione nei confronti dell'opinione pubblica italiana che secondo i sondaggi darebbe un notevole consenso alle misure annunciate dal governo dopo l'approvazione del pacchetto sicurezza. La proposta è stata avanzata ieri nel corso nel corso di un'assemblea organizzata da molte associazioni di volontariato, terzo settore e sindacati. Arci, Acli, Antigone, Cgil, Cnca, Libera, Lunaria, Magistratura democratica, Cnca e Federazione rom e sinti, tutti riuniti alla cittadella dell'Altra economia di Roma per chiedere rispetto e diritti per gli immigrati e scongiurare "questo clima da caccia alle streghe". L'assemblea, ha spiegato Filippo Miraglia responsabile immigrazione dell'Arci, si dovrebbe tenere in contemporanea con la discussione, in sede europea, della direttiva sulle espulsioni degli immigrati clandestini, un provvedimento che, insieme al pacchetto sicurezza varato dal governo, preoccupa tanto il mondo cattolico quanto quello laico hanno spiegato le associazioni. "Il nostro obiettivo - ha detto Miraglia - è tentare di contrastare questa ventata di intolleranza e razzismo che sta attraversando il nostro paese. Sappiamo che i cittadini non sono davvero razzisti ma le misure prese dal governo lo sono e noi le contrasteremo in tutti i modi". Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha sottolineato che "le iniziative proposte servono a creare una rete nel segno del rispetto dei diritti di tutti, in un momento in cui a parole di odio si sommano provvedimenti e pratiche violente". Oltre a ribadire con forza tutto il suo disappunto per questo pacchetto sicurezza "moralmente ingiusto, giuridicamente inaccettabile e socialmente intollerabile". E che va contro una recente sentenza della corte costituzionale secondo cui non è lecito prendere provvedimenti se non c'è un espresso segnale di pericolosità. A dirlo è Don Luigi Ciotti riferendosi in particolare al reato di immigrazione clandestina fortemente voluto dal ministro dell'Interno Maroni ed inserito in un ddl. "Un reato contrario anche con quanto sancisce la dichiarazione universale dei diritti umani che prevede la libera circolazione delle persone da un paese all'altro", ha precisato il presidente di Libera. Quanto alla questione legata i rom, il presidente della Federazione rom e sinti insieme, Nazareno Guarnieri, ha tenuto a chiarire come queste minoranze siano intenzionate a partecipare attivamente a tutte le iniziative che verranno messe in campo per abbattere i pregiudizi e migliorare la convivenza tra le diverse etnie che popolano il nostro paese. "Ci siamo sempre stati ma poche volte abbiamo fatto sentire la nostra voce - ha sottolineato Guarnieri - ora vogliamo essere più attivi per prendere una posizione politica rispetto al pacchetto sicurezza e alla strumentalizzazione che è stata fatta della nostra immagine e della nostra presenza in Italia".

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I vescovi: chiese e parrocchie non possono diventare moschee (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-28 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il Vaticano Betori: collaborazione con gli ortodossi, diverso per gli islamici I vescovi: chiese e parrocchie non possono diventare moschee La Cei sugli stranieri: non vanno fermati con il filo spinato Il segretario dei vescovi ha anche dichiarato il proprio sostegno a Bertolaso: serve una soluzione nella legalità ROMA - "Sostegno" a Bertolaso nella battaglia delle discariche, "tenere unite" accoglienza e sicurezza nel modo di trattare gli immigrati, abbreviare i tempi di presenza dei clandestini nei "Campi di permanenza transitoria", le parrocchie cerchino di essere accoglienti verso i musulmani ma non offrano i propri locali per la preghiera del venerdì: sono alcune delle affermazioni venute dal vescovo Giuseppe Betori, segretario della Cei, in risposta ai giornalisti durante una conferenza stampa sui lavori dell'assemblea dei vescovi. Sempre in dialogo con i giornalisti il numero due della Cei (l'assemblea era stata aperta lunedì da una prolusione del presidente, cardinale Angelo Bagnasco) ha sollecitato una revisione, o quantomeno una verifica della legge sull'aborto: "La 194 non è un tabù invalicabile. Per questa come per le altre leggi è possibile cercare un miglioramento e dopo 30 anni la parola "tagliando" è forse quella che meglio esemplifica". "Starà al Parlamento - ha detto ancora Betori - valutare se questa legge può svolgere una funzione anche di tutela della vita e non soltanto di permissione dell'aborto". Il "modo" per ottenere tale risultato, ha detto il vescovo, può essere trovato "sia all'interno sia all'esterno della legge": come a dire che l'episcopato non entra nel merito della "via" da adottare, se si tratti di modificare la legge o di intervenire sul piano dell'attuazione. Sul "prestare" chiese e locali parrocchiali a gruppi non cattolici, il segretario della Cei ha affermato che "c'è in Italia grande collaborazione con le comunità ortodosse, sia ospitandole sia dando loro in comodato chiese in disuso" ma "diverso e più complesso è il caso degli islamici, perché se si affida un luogo alla loro preghiera, per loro quel luogo risulta consacrato all'Islam e non potrà più essere utilizzato da altri". Betori ha pure ricordato che "le moschee non sono solo luoghi di culto, ma anche luoghi di formazione". Sulla loro proliferazione in Italia la Cei ha "intenzione" di elaborare "una posizione comune" tenendo conto dei problemi vissuti dalle comunità locali. Sull'emergenza rifiuti, "pieno sostegno" al sottosegretario Guido Bertolaso che - ha detto Betori - "indirizza lo sforzo collettivo verso una reale soluzione che va affrontata nell'ambito della più rigorosa legalità, anche se costa sacrifici ". Sugli immigrati il vescovo ha detto che "i flussi migratori non si fermano con il filo spinato " e che i Campi di permanenza temporanea devono rispettare questo loro carattere "temporaneo": devono essere cioè "una soluzione di passaggio " ed è "importante ridurre i tempi di presenza in essi" facendo in modo che mai diventino "una soluzione definitiva ". Le reazioni politiche si sono soffermate soprattutto sulla legge 194. Positivo il giudizio di Isabella Bertolini (Pdl): "Il pensiero di Betori ci trova pienamente concordi, bisogna mettere da parte le sterili contrapposizioni ideologiche ed aprire in Parlamento un sereno dibattito rispetto all'inevitabile trascorrere del tempo". Critiche sono venute, invece, dall'ex ministro Pd Barbara Pollastrini: "Ci risiamo. Ogni giorno ha il suo richiamo. La politica ha il dovere di difendere i principi laici e liberali dello Stato e a questi ispirarsi". Luigi Accattoli.

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Pluralismo e laicità dello Stato (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-05-28 num: - pag: 36 autore: di MASSIMO D'ALEMA categoria: REDAZIONALE LA CHIESA E IL POTERE Pluralismo e laicità dello Stato SEGUE DALLA PRIMA Desta tuttavia un qualche stupore la perentorietà dei commenti da parte di chi non ha potuto valutare che spezzoni, frammenti o frasi separate da ogni contesto senza potere più approfonditamente valutare un confronto che ha impegnato un gruppo di intellettuali tra i più prestigiosi, italiani e stranieri. Non un raduno anticlericale, dunque, o una riunione di nostalgici, ma un confronto che ha coinvolto, di fronte a una platea attenta di giovani, personalità di diversa cultura, molti cattolici tra i quali il presidente dell'Associazione teologica italiana. Vorrei ricordare che, nel dibattito contemporaneo, vengono proprio dall'interno del mondo cattolico le espressioni più inquiete e preoccupate per una possibile commistione tra fede e politica, tra religione e potere. Ha scritto Gustavo Zagrebelsky nel suo "Contro l'etica della verità": "La Chiesa cattolica è direttamente coinvolta. Le si offre l'occasione di una rivincita con un aspetto costitutivo del "mondo moderno", la democrazia: una rivincita che una parte di essa forse ha sempre desiderato e aspettato. I nostri procacciatori di identità sono i nuovi teologi politici. Essi, in mancanza di chiese d'altro genere - ideologie forti e globali, filosofie della storia, promesse messianiche -, si rivolgono a quella che pare loro l'odierna depositaria di valori identitari utili alla loro battaglia, la Chiesa cattolica, e le offrono un'alleanza. è la grande tentazione del nostro tempo, una delle tre tentazioni sataniche di Gesù di Nazareth nel deserto, la tentazione del potere". Nella stessa lezione di padre Coda vi è stata una forte riproposizione di una visione post conciliare dell'impegno pubblico dei cattolici, "sale e lievito" all'interno di una società pluralistica, in contrapposizione a una ben presente tentazione egemonica. Questo nodo del rapporto tra religione e potere non è certo un tema nuovo. Ha assunto una rinnovata centralità nel confronto culturale e politico proprio di questo tempo a seguito della crisi delle società occidentali di fronte ai mutamenti rapidi e sconvolgenti e alle drammatiche sfide legate alla globalizzazione. C'è una nuova destra politica e intellettuale che si volge ai valori religiosi della tradizione giudaico-cristiana come condizione perché l'Occidente ritrovi l'orgoglio di una propria identità nella sfida o persino nel conflitto con altre civiltà, con altri mondi. Vi sono molte testimonianze di questa sovrapposizione crescente fra discorso politico e valori religiosi. Tzvetan Todorov ci ha offerto una acuta analisi critica di una testo esemplare di Nicolas Sarkozy sulla religione cristiana come fondamento della convivenza nella laicissima Francia. O, per venire a una fonte più vicina a noi, nel brillante saggio di Giulio Tremonti "La paura e la speranza" si legge "la tradizione religiosa può compensare il vuoto di valori delle nostre democrazie …". E ancora "per identificare i valori serve un'anima, per difendere i valori serve il potere politico". Davvero, allora, come è stato scritto, lo stato laico secolarizzato prigioniero ormai del relativismo etico ha bisogno di un fondamento religioso per giustificare se stesso? Questo interrogativo posto da un grande giurista tedesco molti anni fa è evocato da un più recente dialogo tra Joseph Ratzinger e JÜrgen Habermas. è lo stesso futuro Pontefice a cogliere il rischio di una aporia: "Se lo Stato accetta il fondamento religioso - egli scrive - smette di essere pluralistico. Così sia lo Stato che la Chiesa perdono se stessi". Non mi ha mai convinto il dibattito sul cosiddetto relativismo etico. Continuo a pensare che la nostra convivenza poggia su un insieme di valori morali (pace, tolleranza, pluralismo, libertà, solidarietà sociale…), di diritti riconosciuti e di norme giuridiche che hanno la loro genesi nella storia e nella civiltà europee; che comprendono anche la tradizione giudaico-cristiana, ma non si riducono a questa. Solo il riconoscimento di questo pluralismo può fondare la laicità dello Stato e liberare la responsabilità della politica. Nel pluralismo c'è anche la garanzia più forte della MAGISTRATURA E RIFIUTI La grande trappola di PIERLUIGI BATTISTA SEGUE DALLA PRIMA Se non si rivelerà questa la dimensione delinquenziale messa in luce dall'inchiesta, se nella peggiore delle ipotesi siamo molti gradini sotto questo concentrato di criminalità istituzionale e para istituzionale, allora i modi con cui la giustizia ha deciso di agire diventano un incubo: l'azzoppamento preventivo delle istituzioni cui gli italiani stanno affidando il compito di risolvere una situazione intollerabile. Le irregolarità vanno perseguite, certo. Ma nella guerra dei rifiuti non c'è peggiore irregolarità di quella che, senza validissimi e incontrovertibili motivi, porta alla demolizione delle strutture chiamate a eliminare le montagne di immondizia che ci stanno sommergendo. Il modo peggiore di perdere una guerra giusta. libertà della Chiesa: libertà di parlare all'insieme delle nostre società e non solo di una parte; libertà di sprigionare la carica di universalità del messaggio cristiano che non può ridursi a "ideologia dell'Occidente ". Non a caso nella mia conferenza non ho rivolto accuse alla Chiesa (così come risulta chiaro dalla cronaca del Corriere) ma l'invito a non cadere nella tentazione di un patto con il potere politico, di una commistione tra politica e fede, tra norma giuridica e convinzione etica-religiosa. Un invito, non un'accusa. L'invito di un laico che crede nella laicità della politica, ma che è nello stesso tempo ben consapevole del ruolo essenziale che i cristiani hanno nella vita pubblica e del contributo che da essi può venire a una visione alta e nobile dell'agire politico. Sono stato accusato di parlare come se ci fosse sempre il Pci. Si potrebbe discutere a lungo del rapporto che fu sempre intenso e rispettoso tra il Pci e il mondo cattolico. Ma sinceramente il Pci non c'entra niente con questa riflessione. Semmai, in materia di difesa della laicità dello Stato, nel nostro seminario sono stati ricordati alcuni momenti cruciali della storia della Dc. Penso alla fermezza e anche alla sofferenza personale con cui Alcide De Gasperi seppe difendere dalle pressioni ecclesiastiche la scelta antifascista della Dc (Andrea Riccardi ci ha ricordato la pagina straordinaria delle elezioni romane) e la collaborazione con i partiti laici contro l'idea di un monopolio cattolico del potere. Penso alla testimonianza di Aldo Moro che rivolgendosi al consiglio nazionale della Dc all'indomani del referendum sul divorzio diceva: "Settori dell'opinione pubblica sono ora ben più netti nel richiedere che nessuna forzatura sia fatta con lo strumento della legge, con l'autorità del potere al modo comune di intendere e disciplinare in alcuni punti sensibili i rapporti umani. Di questa circostanza non si può non tener conto perché essa tocca ormai profondamente la vita democratica del nostro Paese, consigliando talvolta di realizzare la difesa di principi e di valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale". Una grande lezione di laicità da parte di un leader politico cattolico che rispetta appunto il fatto che lo Stato è di tutti e che il potere non può essere posto al servizio delle convinzioni pure nobili di una parte. Resto convinto che anche di fronte ai delicati problemi di oggi che toccano, di fronte ai progressi della scienza e delle tecniche, i temi della vita e della dignità umana, resti tuttavia valida la visione dello Stato testimoniata da Aldo Moro. E spero davvero che questo sia un patrimonio comune di quanti si sono uniti nel Partito democratico.

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Ruffolo: difendo la laicità dall'offensiva di destra e Chiesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 28-05-2008)

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Stai consultando l'edizione del Ruffolo: difendo la laicità dall'offensiva di destra e Chiesa di Maria Zegarelli/ Roma Il professor Giorgio Ruffolo non crede affatto che il tema introdotto da Massimo D'Alema qualche giorno fa a conclusione dei lavori della summer school della Fondazione Italianieuropei sia privo di attualità. Non crede affatto, cioè, che la Chiesa sia immune dalla "tentazione demoniaca del potere". Anzi. Professore, è davvero "sorprendente l'uscita di Massimo D'Alema", come scrive Avvenire, o il tema esiste davvero? "L'intervento di D' Alema è apparso opportuno e apprezzabile almeno sotto due aspetti importanti: il primo di carattere generale, riguarda la necessità di elevare il dibattito politico dalla piattezza in cui è caduto al livello delle grandi questioni che contraddistinguono il nostro tempo. Il secondo, più specifico, è la sortita che non posso che definire coraggiosa - ormai bisogna dire così - a difesa del laicismo, contro cui è partita un'offensiva che io ritengo insidiosa e pericolosa". Perché pericolosa? "È pericolosa per la democrazia, della quale il laicismo è parte integrante. D'Alema denuncia le due minacce: quella di una destra che pretende di riaffermare la religione come affare di Stato, come dimostrano le posizioni in Francia di Sarkozy, e quella di una Chiesa che è esposta alla tentazione demoniaca del potere - che una volta si chiamava potere temporale -, che è stata per la Chiesa stessa madre di tanti misfatti. D'altra parte D'Alema riafferma la necessità del dialogo fra laici e cattolici, ma anche su questo bisogna stare attenti a cosa significa". Un dialogo che potrebbe "sacrificare" i temi "caldi"? "È proprio così. Il dialogo è il linguaggio della democrazia, nessuno lo contesta. Ma è ben altro se sotto questa parola si contrabbanda un'altra cosa, cioè la pretesa di un riconoscimento politico di un partito cattolico trasversale che è stata una opzione mai abbandonata, ma che la Democrazia cristiana respinse sempre con decisione. Questa pretesa è assolutamente irricevibile. Le decisioni politiche passano per le istituzioni della democrazia, guai se si dovesse fare spazio a una procedura informale parallela. Questo non è un dialogo, è un condizionamento e il condizionamento non può essere accettato da una democrazia". Emma Bonino parla della Chiesa come di un "governo ombra". Esagerazioni radicali? "Il governo ombra va bene per il dialogo tra opposizione e maggioranza, non per il governo della democrazia che deve averne uno stabilito e legittimato dal consenso elettorale". La questione di cui stiamo parlando si allarga al rapporto tra ragione e fede. All'incontro organizzato da Italianieuropei ha partecipato anche Remo Bodei che ha fatto una relazione molto importante. Bisogna domandarsi se è possibile un dialogo tra la ragione e la fede. Non credo: il dialogo comporta la possibilità di soluzioni di compromesso, la fede non prevede alcun compromesso. O si crede o non si crede. L'unico modo di rispettarsi reciprocamente tra credenti e non credenti è di non dialogare sull'argomento. La discussione politica è sacrosanta ma non deve tener conto delle convinzioni religiose che sono indiscutibili individualmente, ma che sono politicamente irricevibili. E qui stanno le ragioni profonde alla base della questione laica e della offensiva che investe il laicismo". Questione italiana o "la questione"? "Il problema del confronto tra ragione e fede investe l'intero modo di vivere e pensare del nostro tempo. Mi sembra che Bodei abbia affrontato questo tema e D'Alema lo abbia ripreso nelle sue conclusioni: il ritorno della fede non è una pensata di Pera ma un dato incontrovertibile del presente. Questo ritorno della fede è il fallimento di quel progetto umano che era inscritto nel pensiero umano dell'Illuminismo e che intendeva dare un senso alla storia, qui in questo mondo. L'esasperazione di quel concetto, nel comunismo, non nel marxismo che è filosofia molto più complessa, lo ha sfigurato degenerandolo in totalitarismo. Ed è proprio il fallimento del totalitarismo comunista, come di quello fascista, che ha discreditato il progetto umano e ha prodotto il ritorno della fede. Come dice Bodei, se l'identità collettiva è lacerata, se si perde la fiducia nello Stato, allora è facile che ritorni la fede nella provvidenza divina". Ma non è compito della politica riproporre un progetto umano rispondente al nostro tempo? "La politica deve riprendere in mano il grande progetto dell'illuminismo che oggi è insidiato in due modi. Da una parte la pretesa ecclesiastica di avere un monopolio su tutte le questioni che riguardano la vita sulla base del ragionamento che la vita appartiene a Dio e che quindi in nome di Dio devono prevalere le ragioni della Chiesa e non delle istituzioni. Ma qui c'è lo stesso processo sostitutivo che ha trasformato il messaggio di liberazione del comunismo nell'oppressione di Stalin. L'altra insidia risiede nel tuffarsi nell'accumulazione finanziaria e nel consumismo, il privatismo consumistico. Questo dovrebbe essere tutto il contrario del ritorno alla fede e infatti è denunciato esplicitamente dalle sommità ecclesiastiche. Ma allora come mai una destra che è legata a filo doppio al capitalismo turbolento è la più forte paladina del ritorno alla fede? Spetta alla sinistra, al Pd, offrire una alternativa che non può non essere che quella di riprendere le fila di un progetto umano che è stato interrotto".

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Il velo divide: per il 50% dei genitori è obbligo, per gli altri libera scelta (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-05-2008)
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Indagine Il Centro Peirone dell'Arcidiocesi nelle scuole Il velo divide: per il 50% dei genitori è obbligo, per gli altri libera scelta MARIA TERESA MARTINENGO È un processo lento, quello dell'integrazione. Ma ci sono segnali che fanno ben sperare. È quanto emerge dalla ricerca "I ragazzi musulmani nella scuola statale. Il caso Piemonte" del Centro Federico Peirone dell'Arcidiocesi per le relazioni cristiano-islamiche, edita da L'Harmattan Italia. Nell'anno 2006/2007 gli allievi marocchini erano 6665, gli albanesi 1917, gli egiziani 778 (l'insieme degli studenti stranieri era l'8,5% della popolazione scolastica - salito al 10% quest'anno - di cui il 35% di paesi islamici). Per don Augusto Tino Negri, curatore del lavoro insieme con Silvia Scaranari Introvigne, "tra le 1126 famiglie marocchine, tunisine, egiziane, albanesi e dell'Africa Subsahariana che hanno risposto al questionario, si consolida la coscienza delle esigenze delle seconde generazioni". Per il direttore del Centro Peirone gli esempi di questa tendenza sono significativi. "La richiesta che i figli possano studiare Storia delle religioni, avanzata dal 76% dei genitori, sottintende il desiderio che capiscano meglio la cultura in cui vivono. L'insegnamento della religione islamica nella scuola di stato sta a cuore al 90% delle famiglie (la stessa percentuale chiede il rispetto dei divieti alimentari nelle mense scolastiche, a Torino già realtà) ma si disperde tra chi lo desidera affidato a rappresentanti di moschee locali, a docenti inviati dal paese d'origine e semplicemente a insegnanti di provata competenza. Il velo delle ragazze? Il 50% lo considera obbligo, ma l'altro 50% lascia libertà". Per don Negri la tendenza all'attenzione è destinata ad aumentare. Lo conferma quel 65% di genitori che sperano in un figlio all'università e il 60% che vede di buon occhio la scuola mista. A Torino le scuole coinvolte nella ricerca sono state le elementari Sclopis, Pacchiotti, Boncompagni, Parini, le medie Viotti, Pacinotti, Drovetti, le superiori Bosso, Giolitti, di Santarosa, i licei scientifici Cattaneo, Majorana. Le risposte dei genitori marocchini - la loro è la comunità più vasta con 15 mila permessi di soggiorno a Torino e una media di quasi tre figli per coppia, registrati fino al 14° anno sul documento dei genitori - sono risultate meno "aperte", rispetto agli esiti generali dello studio, sui quali pesa la più laica componente albanese. Il 99% degli allievi marocchini non frequenta l'ora di religione cattolica. Il 62% non è favorevole a far frequentare iniziative legate a festività religiose cristiane, il 12% lo è. Nell'8% dei casi padre e madre non sono d'accordo. Il 18% vorrebbe analoghe iniziative in occasione di festività islamiche (per i ricercatori è "indizio di volontà di integrazione"). Il 29% iscrive i figli alle scuole arabo-coraniche domenicali delle moschee. Il 65% gradirebbe l'ora di Storia delle religioni. Il 63% accetta che i figli maschi vadano all'oratorio, per le figlie si scende al 34%. Riguardo al velo, il 22% afferma che le ragazze "devono" portarlo, il 27% che è bene farlo, il 38% che è una libera scelta (nel 12% dei casi padre e madre sono in disaccordo). Per don Negri, i problemi maggiori di integrazione si rilevano proprio nelle famiglie marocchine. "Il grosso dell'alfabetizzazione è iniziato in Marocco 15 anni fa e c'è un significativo divario tra genitori e figli. Gli insegnanti dicono che i figli spesso rifiutano padri e madri".

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Gli eredi di Rattazzi tornano in città (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-05-2008)
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CONVEGNO A PALAZZO CUTTICA Gli eredi di Rattazzi tornano in città Si ritroveranno in città gli eredi di Urbano Rattazzi. Sedici arriveranno dalla Spagna, Luigi Napoleone Bonaparte Wyse, parente della moglie da Bruxelles. Lo statista è stato definito da Renato Balduzzi dell'Università Cattolica: "Poco conosciuto da vivo, personaggio tutto da scoprire. Uomo laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza dello Stato". Mentre per Corrado Malandrino, preside di Scienze politiche. è stato "Un alessandrino troppo per bene e di cultura. Statista studiato poco e male. Personaggio enigmatico che non ha mai avuto una biografia perchè la politica e la storia non amano gli umili. Dotato di una correttezza inusuale in un tempo dominato da personaggi carismatici ma anche spregiudicati come Mazzini, Garibaldi, Cavour". Urbano Rattazzi, venerdì dalle 18, 30 e sabato mattina, a Palazzo Cuttica, dove è anche allestita una mostra, sarà al centro del convegno "L'altro Piemonte e l'Italia nell'età di Urbano Rattazzi". Dove per "altro Piemonte si intendono le "province eccellentissime" che oggi si vorrebbero abolire. Il convegno è stato organizzato da Facoltà di Scienze politiche dell'Università del Piemonte Orientale, con l'Università Cattolica e l'Istituto di storia moderna e sostenuto da Provincia, Comune, Fondazione CrAl.

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Se il Pd parla di Chiesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 29-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Se il Pd parla di Chiesa Antonello Soro Puntualmente nel nostro Paese riemerge la questione della laicità e si sviluppa un dibattito purtroppo nervoso, irritato, pieno di supponenza. La sensazione prevalente è quella di assistere ogni volta a un'occasione perduta. È un dibattito in cui per lo più non ci si ascolta ma si tende a liquidare ragionamenti e suggestioni con frasi fatte e riferimenti al passato che non sanno cogliere la novità dei contributi espressi. Occorre allora innanzitutto sapersi ascoltare, evitare semplificazioni e mistificazioni, scongiurare luoghi comuni e fraintendimenti. Questo in Italia avviene difficilmente e il dibattito di questi giorni ne è la prova. Il tema della rinascita del sentimento religioso e del suo contributo alla crisi della politica, affrontato nell'incontro di ItalianiEuropei, non è questione che può essere banalizzata. Il fatto che venga dato un simile riconoscimento da un'istituzione che non ha riferimenti nella tradizione del cattolicesimo politico italiano costituisce, di per sé, il segno della maturazione avvenuta nella società e nel Paese e la certificazione non solo della possibilità ma della opportunità dell'incontro avvenuto nel Pd tra sinistra, liberalismo e cattolicesimo democratico. Il segno di quanto cresciuto sia il livello della riflessione sul rapporto tra religione e democrazia sta anche nel fatto che ormai non si fa più riferimento al concetto di ingerenza. È evidente che nel momento in cui si riconosce alla Chiesa la custodia di un sentimento religioso, popolare, diffuso e radicato, le si riconosce anche la facoltà di esprimere le proprie valutazioni ed esaminare con la propria sensibilità i fatti del tempo presente. Questo ovviamente non significa, né può significare, far coincidere l'azione sociale con l'azione legislativa. La legge e i costumi sono due ambiti da tenere assolutamente distinti, il peccato non può coincidere con il reato. Sono queste distinzioni fondamentali su cui si basa e s'imposta una moderna cultura della laicità da cui il Pd trae fondamento e a cui si ispira. Con lo stesso atteggiamento di ascolto attento siamo pronti a riconoscere le parole del Cardinale Bagnasco come espressione di una coscienza avvertita che ha a cuore il bene presente e futuro dell'Italia e degli italiani. Lasciarsi interrogare da simili riflessioni non significa cedere sui fondamentali dello Stato laico o mostrare subalternità di fronte a una presunta azione di ingerenza. Il nostro Paese ha una grande bisogno di analisi che vadano in profondità, che sappiano cogliere i nodi profondi di un malessere, di un disorientamento che non è solo sociale ed economico ma anche culturale. In questo senso la Chiesa Cattolica è un patrimonio di umanità prezioso per il presente e il futuro del Paese, un patrimonio che il Pd riconosce e in questo non vuole essere secondo a nessuno. Ma c'è anche un altro livello di riconoscimento che dobbiamo sviluppare. La Chiesa Italiana non è un monolite fisso che mentre il mondo cambia resta fermo, immobile, sempre uguale a se stesso. Il messaggio che essa annuncia è insieme antico e moderno. Antico perché le è stato consegnato duemila anni fa, moderno perché la Chiesa sente la responsabilità di essere sempre contemporanea del suo tempo per poter essere compagna di strada dell'uomo che cammina e costruisce la storia. In questo senso possiamo dire che la Chiesa sta proponendosi in modo nuovo ed è compito fondamentale di una grande Partito popolare e radicato nella sensibilità del Paese, come vuole essere il Pd, riconoscere questo cammino. E allora non possiamo non vedere come la Chiesa stia tornando nei suoi interventi a una ispirazione autenticamente pastorale, rinunciando alla tentazione, perché tale sarebbe, di dare pagelle a questo o a quello schieramento politico. La prolusione del Cardinale Bagnasco è stata la conferma che questa nuova sensibilità sta affermandosi con semplicità ma allo stesso tempo con nettezza. Sono certo che il Pd saprà costruire, con questa Conferenza Episcopale, una giusta interlocuzione e una proficua collaborazione.

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Enzo bianchi e zagrebelsky religione e politica - ilaria venturi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 29-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Bologna La lezione Enzo Bianchi e Zagrebelsky religione e politica ILARIA VENTURI "SONO già passati tre anni da quando, in sintonia con Gustavo Zagrebelsky che osservava come fossimo in un tempo triste per chi non possiede la verità e crede nel dialogo e nella libertà, mi sentivo di aggiungere che era un tempo triste anche per molti cattolici". Appunti di un priore. Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, sarà questa sera (ore 21), di nuovo insieme a Zagrebelsky, all'aula magna di Santa Lucia per la chiusura della rassegna sui classici "Elogio della politica" (in diretta: www. classics. unibo. it/Permanenza, maxischermo in via Belmeloro 14). La situazione, nella sua analisi sul tempo triste non pare cambiata. E il dialogo a due, il monaco cattolico e il giurista laico, con le voci di Umberto Orsini e Valentina Sperlì che leggono Cicerone, Agostino, Polibio, Crizia e Minucio Felice, sul tema della profezia e della laicità, "Religio civilis", diventa l'occasione per una riflessione più ampia sulla politica inadeguata e sul cristianesimo senza "fede". La voce profetica di Bianchi si alza come voce di colui che grida nel deserto: "Da anni stiamo muovendoci verso la barbarie". In conseguenza di un'emergenza. "Oggi l'emergenza dovrebbe essere quella della povertà, che ha tanti volti, quello di chi non ha nulla, quello di chi fatica ad arrivare a fine mese, quello degli immigrati che rappresentano l'orizzonte di una società plurale che ci fa paura". Già, lo straniero, oggi è il turno del "nemico-rom". "La sindrome di paura si estende sempre più nel Paese. Sovente sentiamo ripetere che è importante ascoltare la gente, ma l'ascolto va fatto con discernimento, non ci si può limitare ad ascoltare la paura senza tramutarla in capacità di dialogo". E la politica come risponde? SEGUE A PAGINA III.

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Rina Gagliardi Perciò rivendica oggi il suo "diritto" a celebrare il capo del fascismo italiano del dopoguerra, sia pure nella forma simbolica d'una strada o d'una piazza (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 29-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Rina Gagliardi Perciò rivendica oggi il suo "diritto" a celebrare il capo del fascismo italiano del dopoguerra, sia pure nella forma simbolica d'una strada o d'una piazza. Per sancire, anche così, la ri-legittimazione piena d'una storia, di una posizione politica, di una ideologia. E per passare davvero a una "Terza Repubblica" che, dopo la lunga e instabile transizione dell'ultimo quindicennio, porti a compimento la sepoltura definitiva della Prima: cioè la fine dell'antifascismo come collante nazionale e unica religione laica del Paese. Allo scopo, la figura di Almirante si presta bene, quasi a perfezione: è vero che diresse, pressoché da autocrate, il Movimento Sociale Italiano per la bellezza di 254 mesi complessivi; è vero che ebbe successi televisivi nelle Tribune politiche dei primi '70; è vero che fu "quasi" sdoganato da Bettino Craxi (e dall'allora imprenditore rampante Silvio Berlusconi) al quale fornì un sostegno (decisivo) per la liberalizzazione del sistema televisivo; ma è vero anche che, alla fin fine, per tutta la durata della Prima Repubblica non contò quasi nulla. Restò un politico marginale ed emarginato - il politico che non poteva tenere comizi in tante città d'Italia, il leader al quale i lavoratori del "Cantagallo" si rifiutarono una volta di servire il pranzo. Altri tempi, certo, colmi di passione civile e di (sano?) settarismo. La storia politica di Giorgio Almirante, figlio di una famiglia di attori con ascendenze nobili, ha una data d'inizio molto precisa: 1938, anno delle leggi razziali. Al giovane fascista, laureando in lettere e fino ad allora distintosi solo come fiduciario del Guf, quelle leggi accendono il sacro fuoco dell'impegno. Già redattore del quotidiano Il Tevere , diventa segretario di redazione della rivista La difesa della razza , dove sviluppa una linea apertamente razzista e antisemita. A chi obiettava che, con quel provvedimento, il regime mussoliano si appiattiva quasi totalmente sul nazismo tedesco, Almirante rispondeva così: "Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. E' veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza [?] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera". In diversi altri articoli, spiegava la necessità di liberare l'Italia da "ebrei e meticci", soprattutto dai primi, usi notoriamente ad infiltrarsi nei giornali. E argomentava con parole chiarissime la piena coerenza tra cattolicesimo e razzismo: "Noi ci vantiamo di essere cattolici e buoni cattolici. Ma la nostra intransigenza non tollera confusion di sorta? Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti, nel nostro credere obbedire e combattere, noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti nella teoria e nella pratica del razzismo". Anni dopo, Almirante sconfesserà questi concetti, e arriverà a sostenere che, in quegli anni, non era possibile (sic) pensarla diversamente. Ma non sconfesserà mai, ad ogni buon conto, la sua attività repubblichina. Dopo l'8 settembre 1943, infatti, Almirante diviene (secondo la celebre espressione di Luciano Violante) un "ragazzo di Salò": si arruola nella Guardia Nazionale Repubblicana, lavora con il ministro della cultura popolare Mezzasoma, diventa tenente della brigata nera del Minculpop. Un combattente repubblichino. Un fucilatore di partigiani, come lo definì nel 1971 Luigi Pintor in una delle prime e più appassionate campagne de il manifesto , a proposito del bando del maggio '44 in Val d'Ossola, firmato proprio da Giorgio Almirante: "Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerate fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione alla schiena", recitava quel bando. Non ottenemmo soddisfazione in tribunale, no - e Almirante rispose con la sua sarcastica "Autobiografia di un fucilatore". Ma, grazie a quella campagna, molti riscoprirono che l'antifascismo restava un valore insopprimibile, fondativo, "non superabile". Come non si poteva considerare superata, ancorché inapplicata, quella disposizione costituzionale che "vietava la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito nazionale fascista". Il 26 dicembre 1946, Almirante è tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano: ne sarà segretario tra il 1947 e il 1950, e poi, alla fine del lungo regno di Arturo Michelini (il fascista moderato, legatissimo ai poteri forti romani) dal 1969 al 1987. Soprattutto, ne sarà il padre-padrone, il primo vero esempio di "cesarismo" in un partito politico italiano. Almirante decideva tutto, oltre naturalmente alla linea politica, sceglieva gli uomini e le funzioni, si costruiva comitati centrali "blindati" - e designava i successori, come capitò al trentacinquenne Gianfranco Fini, detto il "delfino", l'uomo che ad Almirante deve tutto e di cui Almirante si fidava di più. Almirante, soprattutto, parlava. Parlava bene, era universalmente considerato un oratore affascinante - in Parlamento arrivò a pronunciare discorsi-fiume, di otto o dieci ore. Cavalcava tutte le cause "nazionali", dall'italianità di Trieste alla difesa della comunità italiana del Trentino. Si batteva contro tutte le buone cause, dalla legge Scelba sull'antifascismo all'introduzione del divorzio, e ne cavalcava molte tra le più cattive, come la reintroduzione della pena di morte - proposta negli anni '70, nel corso dell'emergenza terrorista. Ma soprattutto perseguiva un'ambizione: far uscire l'Msi dalla minorità e dalla marginalità che egli stesso aveva per altro potentemente alimentato, e costruire una "grande destra" anticomunista, antidemocratica, neo-autoritaria, in fusione perfetta tra sovversivismo e law and order . Scrive Marco Revelli: "Alla morte di Michelini, ?la nuova linea imposta da Almirante salda organicamente politica d'ordine e radicalità, offrendo come baluardo all'opinione pubblica di destra intimorita dalla rivolta studentesca e operaia l'iniziativa muscolare dei propri giovani e la capacità del Movimento sociale di porsi all'incrocio delle più diverse iniziative anticomuniste, ortodosse o meno che siano". Nascono da qui i tentativi, rapidamente abortiti, dell'alleanza con i monarchici e dell'esperienza della "Destra nazionale", che per un breve momento offrirà al Msi i suoi maggiori successi elettorali. E', appunto, la linea del "doppio petto" coniugato ai manganelli: da un lato, lo scatenamento delle piazze, lo squadrismo, la riammissione di "Ordine nuovo", il filo sotterraneo con il macrocosmo dell'estremismo fascista, i legami con l'Internazionale nera di tutta Europa; dall'altro lato, l'idea del "Fronte anticomunista" capace di mettere insieme le più disparate "maggioranze silenziose", quelle che vogliono ordine e tranquillità, autorità dello Stato, rispetto delle tradizioni e della religione patria. Da questo punto di vista, pur non riuscendo mai ad allargare davvero la sua area di influenza, e pur non approssimandosi mai a una costruzione politica che non fosse quella missina, Almirante è stato un precursore. Molte delle sue intuizioni le potete vedere, realizzate, nella Destra attuale, quella che ha espugnato Roma e il governo nazionale. Quella che ha potuto dirsi "postfascista", "afascista", non più fascista. Almirante, invece, fu un un fascista non pentito, fino alla fine dei suoi giorni - al massimo si spinse al motto di De Marsanich "non rinnegare, non restaurare". Inaugurò il XIIesimo mission con una frase destinata, tra le tante, a rimanere celebre: "Il fascismo è qui?.". Fu un fascista politico, che restò per tutta la vita ammiratore di Mussolini. Lo fu dal punto di vista, se così si può dire, "ideale", oltre che ideologico - il suo Msi dell'inizio portava tracce più che esplicite degli ordinamenti sociali di Salò e del fascismo repubblichino. Lo fu come critico "implacabile" della democrazia rappresentativa: tra i suoi libelli più noti, si contano un "Processo al Parlamento" e un "Processo alla Repubblica". Lo fu, anche, come cultore e fan di figure politicamente inequivocabili, come il collaborazionista francese Robert Brazillach (fucilato da De Gaulle) o come il dittatore spagnolo Primo de Rivera. O come il suo "maestro" politico Mezzasoma, ministro della cultura popolare della Rsi. E lo fu, infine, nel legame particolare, da sempre coltivato dalla destra, con le strutture recondite del potere militare. Forse, si spinse anche molto oltre, quando "coprì" una delle stragi più oscure del dopoguerra, quella di Peteano - dalla quale uscì amnistiato per raggiunti limiti di età. Si deve sempre avere rispetto per gli avversari. Ma, posto che a Rieti, Giarre, Locorotondo, San Severo, Foggia, Montecorvino Rovella, Ragusa, Lecce, Praia a Mare ed a Santa Caterina Villarmosa a Giorgio Almirante è già stata inopinatamnete intitolata una via, c'è una qualche buona ragione per intitolargliene una anche a Roma? 29/05/2008.

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Gli squadristi non preoccupano il governo Contro gli immigrati atti di barbarie giuridica Quel fiume di denaro nelle casse vaticane (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 29-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Aggressioni di chiara matrice fascista Egregio direttore, non mi spiego come mai atti di aggressione che sono di chiaro stampo fascista, l'ultimo l'aggresione ai collettivi di sinistra alla Sapienza, vengano sempre sminuiti nonostante ci siano chiari riferimenti alle forze di destra? Questo crescere delle aggressioni di destra non rientra nei problemi della sicurezza? Non preoccupano il governo che si accanisce contro rom e extracomunitari? E' forse una coincidenza che le aggressioni siano aumentate in quest'ultimo periodo? Per non parlare inoltre dei continui morti sul lavoro di cui a quanto pare non importa a nessuno, dato che solo noi ne parliamo... Gabriele Lombardo Messina Foggia, gridiamo no alle ronde di Forza Nuova Abbiamo deciso di rompere il silenzio dopo aver letto l'ultimo manifesto, firmato Forza Nuova, in cui si riassume,in pochi punti,la posizione dell'organizzazione neofascista che invita la cittadinanza a mobilitarsi per la costituzione di ronde di vigilanza e di controllo. Un modo semplice e "fai da te", per liberarsi degli extracomunitari e dei rom e per riacquistare il controllo e la sicurezza del nostro territorio. Una soluzione,quella proposta da Forza Nuova, incostituzionale che creerebbe un clima di tensione e aumenterebbe il senso di sfiducia che il cittadino già nutre nei confronti dell'istituzione pubblica. Sia la situazione locale che quella nazionale è davvero preoccupante. Si è abusato del termine immigrazione, non più affiancato ad accoglienza e integrazione ma a criminalità e xenofobia. Si è abusato del termine sicurezza, un'esigenza trasversale, che oggi trova riparo nel giustizialismo,inteso,in modo pratico,come: "Tuteliamoci con le nostre armi". La paura, il bisogno di sicurezza e l'allarmismo creato dai mass-media ha provocato confusione e odio nei confronti dello straniero che, ora, è divenuto capro espiatorio. A Foggia la realtà neofascista, non solo ha inondato la città di manifesti, ma ha anche inaugurato le rispettive sedi sia di Forza uuova sia del Nuovo ordine nazionale che è possibile vedere su youtube. Inoltre, sono stati organizzati cortei, un convegno sugli X Mas, alcuni sit-in, un momento religioso in ricordo di Benito Mussolini, ma pochi si sono opposti. Noi oggi vogliamo farlo senza nessun timore perché è la paura che genera violenza. Noi ci sentiamo diversi e come tali non abbiamo dimenticato di esser figli e nipoti di emigrati. Noi diciamo no alle ronde di Forza Nuova. Arci, Attac, Prc, Verdi, Legambiente circolo Gaia, Zapping Rivista indipendente Foggia Squadristi armati di catene e spranghe Cara "Liberazione", scrivo da militante di base, ma soprattutto da giovane preoccupato per la situazione romana che nei prossimi mesi potrebbe divenire insostenibile. Ma anche per segnalare la ignobile condotta (e non è la prima volta) del telegiornale del secondo canale Rai. Davanti alla faziosità e al ribadimento dell'assurda teoria degli opposti estremisti, il diritto di cronaca è andato a farsi friggere, e viene data, nel servizio delle 8 e 30, una versione dei fatti completamente distorta. Si lascia sproloquiare per quaranta secondi buoni il leader fascista Roberto Fiore, che non si vergogna ad affermare che l'attacco è stato da parte dei giovani del collettivo universitario, ai poveri ed indifesi squadristi armati - poverini - di catene e spranghe. Davanti a questi preoccupante esclation di attacchi fascisti a giovani compagni, e al silenzio (o a volte alla voluta faziosità, forse peggio) dei media nazionali, noi giovani ci apponiamo con forza ed esprimiamo il nostro forte dissenso. Gabriel Roma Immigrazione, abbiamo un diritto speciale Caro direttore, il decreto legge adottato dal governo Berlusconi in tema di misure urgenti in materia di sucurezza pubblica introduce nel nostro ordinamento una sorta di nuovo diritto speciale nei confronti dell'immigrazione. Sembrano confondersi competenze amministrative già esistenti e norme penali incostituzionali. Sotto il profilo del metodo, sono introdotte norme di rilevanza penale con la decretazione d'urgenza. Lo status di clandestino viene considerato un'aggravante ai fini della pena, indipendentemente dal disvalore sociale dell'eventuale comportamento delittuoso posto in essere. E ancora, il periodo di detenzione temporanea(superando il periodo di custodia cautelare previsto dalla legge per alcuni reati gravissimi) nei nuovi "centri di identificazione ed espulsione" (centri che dovrebbero sostituire gli attuali centri di permanenza temporanea), può essere aumentato sino a 18 mesi. Queste disposizioni, insieme ad altre norme come quella che introduce il reato di immigrazione clandestina, o a quella che subordina l'iscrizione anagrafica (con validità erga omnes) alla verifica "da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico sanitarie dell'immobile di cui il richiedente intende fissare la propria residenza", producono una ferita oggettiva, un "vulnus" alla civiltà giuridica del paese. Costruiamo dal basso un movimento con associazioni solidali, partiti, composto anche da singoli che vogliono difendere, insieme allo Stato di diritto e alle garanzie individuali, la società italiana da ogni forma di imbarbarimento giuridico, razziale e politico? Ne va della nostra democrazia. Marco Dal Toso responsabile commissione giustizia e problemi dello Stato Prc Milano L'8 per mille tra Chiesa cattolica e Stato laico Cara "Liberazione", in tempi di 730 e dichiarazione dei redditi è forse il caso di ricordare (senza troppe illusioni, ma solo per gradire) che in un paese normalmente laico l'otto per mille, in mancanza di altra specifica opzione da parte del contribuente, dovrebbe andare allo Stato, in quanto logica e naturale "controparte" del cittadino in tema di imposte. Come è noto, invece, nella nostra Italia, laica si fa per dire, lo Stato è solo una delle possibili destinazioni che possiamo scegliere nella denuncia annuale. Succede così che, siccome solo un terzo degli italiani esprime una scelta precisa (in prevalenza per la Chiesa Cattolica) e, per di più, la quota non destinata dai restanti due terzi viene automaticamente ripartita nelle stesse percentuali di chi ha scelto, quasi il 90% dell'otto per mille nazionale, di fatto, si riversa nelle casse Vaticane. Un fiume di denaro. Se qualcuno l'avesse dimenticato? Tarcisio Di Nicola via e-mail Se lo "psichiatra" allontana il bambino... Gentile redazione, una famiglia spezzata e due ragazzini "sequestrati" con provvedimento del Tribunale dei minori. E' quanto accaduto nei mesi scorsi a Basiglio, piccolo comune nell'hinterland milanese, dove la figlia Giorgia di 9 anni è stata allontanata per un disegno un po' osé, che poi è risultato essere stato fatto da un compagno di classe. La vicenda ha avuto un lieto fine e i ragazzi hanno riabbracciato la famiglia, ma le domande sono molte e la gente del posto si è mobilitata in cortei di denuncia. Motivo di tanta preoccupazione è il modo in cui i diritti di tutti noi possono essere violati con diagnosi pseudo-scientifiche di tipo psicologico. Esami non ne esistono, per diagnosticare un disturbo mentale è sufficiente un'opinione, una valutazione soggettiva o un semplice test, non dissimile da quelli che troviamo sulle riviste. Test che da anni sono distribuiti in molte scuole italiane, dove i ragazzi vengono indirizzati verso centri neuropsichiatrici. Proprio in questi giorni in asili nido e scuole elementari di diverse regioni italiane come il Veneto prendono il via i cosiddetti Questionari Italiani del Temperamento (Quit). Se consideriamo nel complesso i bambini indirizzati verso questi centri, i circa 40mila sottratti alle famiglie e i più di 30mila sotto psicofarmaci, ci rendiamo subito conto dell'estensione di questo fenomeno. Ma non è finita qui, gli psichiatri ritengono che l'8 per cento dei ragazzi sia affetto da Adhd (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività, ndr), questo spalanca la strada a operazioni di trattamento ben più massiccie. E' necessaria un'ampia opera di informazione per fare in modo che tutto questo non accada e che l'Italia non ripercorra le tragiche vicende verificatesi negli ultimi anni in America con il Ritalin. Non si può più accettare che avvengano situazioni come quella di Basiglio, che i bambini vengano diagnosticati affetti da disturbi e debbano seguire iter inutili e dannosi che rendono impossibile individuare i problemi reali, spesso di tipo pedagogico o sociale, che niente hanno a che vedere con aspetti clinici. Soprattutto, non si può più accettare che un bambino venga allontanato dalla famiglia in seguito a valutazioni soggettive e superficiali. Davis Fiore via e-mail 29/05/2008.

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ROMA Ora li chiamerebbero "eros center" e invece delle persiane chiuse (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 29-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Ora li chiamerebbero "eros center" e invece delle persiane chiuse la signora si affaccerebbe in vetrina, come fanno in Olanda. Ciclicamente il Parlamento rivive l'epoca della senatrice socialista Lina Merlin, famosa per aver ottenuto nel '58 l'abolizione delle case chiuse, e non certo per essere stata una donna costituente e nemmeno per l'amicizia con Carla Voltolina, futura signora Pertini e first lady delle più invisibili. La prostituzione e il suo sfruttamento è, da decenni, un cavallo da battaglia elettorale, cavalcato molto dalla destra, odiato dai cattolici, rimpianto dai laici, argomento dejà vu, amarcord per i nostri nonni sporcaccioni che, quando la Merlin l'ebbe vinta, trovarono un succedaneo: affittavano i loggioni nei cinema-teatro, come all'Etoile di piazza in Lucina, e invece di vedere lo spettacolo contavano i minuti con la "fidanzata". Stavolta ad abolire la legge Merlin ci prova la vulcanica Daniela Santanché: dopo aver attaccato in campagna elettorale il maschio Berlusconi ("a lui non la darei mai"), è stata trombata alle elezioni ed è rimasta fuori dal Parlamento. Aveva appena promesso: sentirete presto parlare di me. Eccola: vuole un referendum per abolire la legge Merlin, si appresta a raccogliere 500 mila firme: "Abolire la legge Merlin e riaprire le case chiuse. Non c'è altra soluzione. Solo così si può combattere la nuova schiavitù delle prostitute bambine, abolire l'odiosa figura dello sfruttatore, tenere fuori delinquenza e droga e rendere sicure le strade. Ci vogliono luoghi protetti e controllati, anche dal punto di vista igienico-sanitario". Ma siccome i lupanari, i bordelli, le maison e il meretricio di Stato non vanno più di moda, l'idea della Santanché è originale: "Penso a cooperative di donne". Istantaneamente altri problemi italiani, tasse, salari ridicoli, famiglie indigenti, sono passati in secondo piano. Sulla Merlin un diluvio di commenti. Responsabili, come quello della Mussolini: "Bene, ma il referendum è un inutile spreco di denaro". La Santelli, Pdl: "Ben venga lo stimolo così il Parlamento se ne occuperà". Pollastrini e Turco, da sinistra, hanno replicato: "Niente polveroni, la vera urgenza è combattere la prostituzione coatta, sulla strada sono quasi tutte minorenni, ridotte in stato di schiavitù". Il cattolico Giovanardi, pdl, ha lanciato il "vade retro" alle case chiuse e proposto la "punizione severa dei clienti della prostituzione per strada". Con "multe, sequestro dell'auto e tutto ciò che è necessario per scoraggiare il mercato di strada che alimenta il racket criminale. Se uno va con una minorenne o con una schiava è a sua volta uno sfruttatore". Giusto. Luxuria sta con la Santanché: "Si deve affrontare il tema della prostituzione con i centri erotici, in cui le lavoratrici del sesso possano unirsi in cooperative". Sulle strade, invece, meglio una "politica di zonizzazione", cioè zone "in cui le lavoratrici del sesso possano lavorare senza dare fastidio, sicure e protette". Dalle case chiuse alle strade chiuse, vedi il progresso.

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Segue cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-05-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

Argomenti: Laicita'

Segue cattolici Ma cattolici laici, forti di convincimenti da tempo banditi da ogni programma elettorale e sostanzialmente assenti dal discorso introduttivo del Premier. Non siamo ancora a una dimensione religiosa relegata al privato, forse siamo semplicemente alla consapevolezza di Silvio Berlusconi (un libertario, ma soprattutto un grande frequentatore di sondaggi) che la Chiesa alla fine non sposta un voto, e che i temi etici, imbracciati come vessillo elettorale, portano disgrazia. Ma non tutti hanno capito la lezione. Nonostante gli esiti esemplari della lista di Giuliano Ferrara (0,37: ha preso di più Siegfried Brugger della Svp) più ancora di Famiglia Cristiana a scalpitare è stato appunto il Foglio. Ha scritto, due giorni dopo il voto, che aborto e legge 40 e testamento biologico "saranno tra i primi temi con cui il governo dovrà misurarsi". Il giorno dopo, pure, titolava: "Aborto e altro, l'agenda delle questioni vitali che il governo ha di fronte". Più che di paio di interviste molto generiche a Eugenia Roccella, da allora, non si hanno avute. Chiaro che Berlusconi abbia altro per la testa. È per questo che si diceva, all'inizio, che questo paese riposa perlopiù sulle iniziative dei singoli. Da un lato, ossia, abbiamo Rocco Buttiglione secondo il quale "la grande maggioranza degli italiani dice che l'aborto è un omicidio" (falso) e secondo il quale, attenzione, "in tutta Europa c'è una rinascita cristiana che cammina, grandi movimenti che hanno un potenziale molto più grande del '68 e che hanno energie morali per rinnovare la nostra società". Questo da un lato. Dall'altro, in attesa del nuovo '68, c'è il misconosciuto deputato leghista Massimo Polledri che ha già presentato diverse mozioni di legge contro la fecondazione assistita e contro ogni ipotesi di eutanasia: e non se n'è accorto nessuno. Eppure, nel Parlamento italiano, l'avanguardia cattolica è uno come lui: un singolo. Un fiero e rispettabile singolo in un paese laico, mica Tarcisio Bertone. Filippo Facci 29/05/2008.

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L'agenda vaticana - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti L'AGENDA VATICANA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il discorso del Papa di ieri fa venire in mente la prosa del notista politico che nei giornali non c'è più: "Segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo", "rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni". Il testo che fa da sintesi e termometro delle relazioni politiche è scomparso dai quotidiani, ma si riaffaccia al termine dei lavori della Conferenza episcopale italiana nelle parole del Pontefice. In verità è l'insieme dei lavori della Conferenza episcopale che ci ricorda la cura nell'analisi della situazione "sociale e politica" che in altri tempi si trovava nella vita dei partiti e dei loro organismi. Le immagini televisive della assemblea dei vescovi, tutti ordinatamente sui loro scranni, chini sui fogli a prendere appunti mentre parla il cardinale Bagnasco, sono un unicum nella nostra vita pubblica. Le riunioni dei partiti sono dei festival con grandi cieli azzurri di cartone e folle vocianti come allo stadio. Oppure non si fanno per niente. Nessuno comunque prende mai appunti. I vescovi invece chiosano e dosano aggettivi (e forse anche "emendano" nel dibattito che non vediamo?) come accadeva nei comitati centrali del Pci o nei consigli nazionali della Dc. A pensarci bene, sono l'unico comitato centrale, l'unica Direzione sopravvissuta. Constatazione che merita riflessione nostalgica o ansioso disappunto, secondo si tema di più il declino della vita politica o il crescere di una aggressiva ingerenza ecclesiastica. E soprattutto: ultimo residuo dei vecchi tempi o preannuncio dei nuovi? L'auspicio di "una nuova stagione di crescita" è abbastanza ecumenica da non sollevare riserve, ma le sollecitazioni sulla famiglia, la vita, il sostegno alle scuole cattoliche, l'immigrazione suonano come una lista di obiettivi politici pressoché completa preannunciata al governo alla vigilia di un incontro con il primo ministro, come si addice non più a un "notista", a un osservatore, e neppure a un think-tank, o a un gruppo di pressione che sieda al tavolo della concertazione, ma a una autorità investita (dall'Alto) della facoltà di dettare l'agenda. Le parole di ieri sono formulate come "auspici", ma seguono di pochi giorni un violento attacco alla legge sull'aborto, la 194, come una "ferita nelle nostre società", ferita aperta, dunque da rimarginare, da cancellare. Non sorprende un richiamo ai valori cari alla Chiesa cattolica, scandalizza e viola le regole della laicità liberale che esso prenda la forma di un imperativo rivolto al potere politico, quasi si trattasse di un partito che abbia conquistato la maggioranza alle elezioni e si accinga a mettere in pratica il programma presentato in campagna elettorale. Con un implicito giudizio positivo sul risultato elettorale, Benedetto XVI sembra volerlo fare suo. Ma le due cose ? giudizio e risultato ? rimangono distinte. Le elezioni ? piaccia o non piaccia come sono andate ? non sono state affatto un plebiscito sui valori proposti dai vescovi italiani. L'esito si è se mai distinto proprio perché i temi che hanno scatenato forti divisioni tra cattolici e non (aborto, eutanasia, ricerca sugli embrioni) sono finiti ai margini, insieme alle liste che più ci avevano fatto conto, da una parte e dall'altra. Il segnale inviato dagli elettori è esattamente che chi ha vinto ha vinto e chi ha perso ha perso per ragioni diverse da quelle care alla Cei. Se poi si volesse sottilizzare, il successo leghista non depone a favore dell'etica caritatevole dell'accoglienza e dei ricongiungimenti famigliari degli immigrati. Al contrario. Dunque non si vede su quale base riposi una presunta facoltà della Chiesa romana di dettare l'agenda. Il dialogo tra la fede e la ragione, tra credenti e non credenti in una democrazia liberale, come quello che Ratzinger ha proposto già dall'epoca del suo confronto con il filosofo JÜrgen Habermas, nel 2004, si nutre di un reciproco rispetto tra laici e religiosi che richiede un intenso lavoro di "traduzione" del linguaggio religioso in linguaggio della "ragione pubblica". è una buona cosa che si possa ascoltare nella vita pubblica la voce di chi ha fede, buona anche per chi non crede. E può essere anche utile in una fase di mutismo dei partiti. Ma si tratta di un bene da gestire con prudenza, moderazione e con una attenta opera di "traduzione", tra sfera dei valori di fede e sfera dei valori democratici, che la Cei così irresistibilmente attratta dalle funzioni politiche, tende a dimenticare. Tanta vicinanza della Chiesa all'agenda politica italiana (e solo questa?) è sospetta, specie nelle parole della sua guida più alta. Si tratta di una autorità spirituale planetaria e in questo modo, così legato a una singola locale bottega, non rischia di incoraggiare dei dubbi sulle dimensioni salvifiche e universali del suo messaggio? Il linguaggio delle note politiche di giornata e le analisi tendenziose del voto non si addicono a titolari di progetti bimillenari.

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Un altro schiaffo al Mezzogiorno (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 30-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Un altro schiaffo al Mezzogiorno Agazio Loiero L' olezzo che negli ultimi tempi esala dal Mezzogiorno, il discredito generalizzato che sembra avvolgere un pezzo della sua classe dirigente (alcune vicende gravi che hanno toccato negli ultimi tempi in particolare Campania, Calabria e Sicilia sono sotto gli occhi di tutti) diventano il pretesto ideale per travolgere in un giudizio negativo sommamente ingiusto una parte, per storia e demografia, non irrilevante del Paese. Lo strumento per realizzare il misfatto sarà il federalismo fiscale nella versione lombarda imposta dalla Lega e da Formigoni, che postula una secessione né amara né dolce. Una secessione appunto senza aggettivi. Non faccio alcuna fatica ad ammettere che il colpevole maggiore di tale situazione è il Mezzogiorno stesso, la classe dirigente che lo ha governato in questi decenni dissipando risorse pubbliche, alimentando sprechi e di fatto contribuendo a ridurlo nelle condizioni disperate in cui oggi versa. Ma tutto questo è sufficiente perché un territorio di circa 20 milioni di individui, facenti parte di un tessuto unitario, con un cumulo di problemi irrisolti ed ereditati nel tempo sia abbandonato al suo destino? Oggi quel territorio è segnato da una disoccupazione tra le più alte dell'Europa, è circondato da una criminalità organizzata imponente e vessato dalle banche, che sotto l'usbergo del rischio territoriale, applica interessi insopportabili stritolando quel poco di imprenditoria che resiste. Le infrastrutture sono quello che sono. Non ci fosse l'Europa a tentare di garantire alcuni diritti presenti nella prima parte della nostra Costituzione - penso all'articolo due e "ai doveri inderogabili della solidarietà" e all'articolo tre, "all'uguaglianza dei cittadini", richiamata da circa il 50 per cento delle sentenze della Consulta - per alcune regioni del Sud il destino sarebbe già segnato. Su questo Mezzogiorno, già di per sé stremato, si abbatte oggi il testo di legge di federalismo fiscale approvato dal Consiglio regionale lombardo che la Lega ed il centrodestra intenderebbe fare proprio. Esso prevede, lo ricordo velocemente, che rimangano sul territorio il 15 per cento dell'Irpef, l'80 per cento dell'Iva, le accise su benzine, tabacchi e giochi. Per il Mezzogiorno e per la Calabria in particolare se il il disegno di legge venisse approvato dal Parlamento, sarebbe la fine. Già quello del centrosinistra presentato alla Camera nella passata legislatura e non approvato dal Parlamento probabilmente per una forte resipiscenza di Prodi, penalizzava tutte le regioni del Sud, in particolare la mia. La Calabria sarebbe risultata, come afferma un gruppo di economisti a cui ho commissionato un lavoro sul tema in questione, il territorio più penalizzato per la riduzione della composizione percentuale dei trasferimenti. Sarebbe passata da un valore del 10,5 per cento di tutti i trasferimenti vigenti a un valore del 3,9 per cento. Il testo di legge lombardo, analizzato dagli stessi studiosi, moltiplicherebbe a dismisura quegli effetti nefasti. Si può fare una cosa del genere? Io credo di no. Due ultime considerazioni. La prima. Il fatto che, sul testo di legge, a fare da apripista in Parlamento sia, forte del suo recente successo elettorale, la Lega, permette ad una grande parte del centrosinistra del Nord di, come dire, "subire" la volontà della maggioranza dei cittadini. In verità è da anni che una parte non minoritaria del centrosinistra ha fatto proprie certe posizioni del partito di Bossi. La questione viene presentata all'opinione pubblica, in questa stagione di crescenti egoismi, come una difesa strenua del territorio svincolata da ogni interesse unitario del paese. La seconda. Il fatto che il disegno di legge in questione sia stato partorito dal Consiglio regionale lombardo, che ha sede a Milano, rappresenta una ferita in più per molti meridionali di ordinaria cultura. Milano è sempre stata considerata da Sciascia, da tanti intellettuali, ma anche dal popolo minuto degli emigranti, che è quello più sensibile al tema dell'accoglienza, la città "più unitaria d'Italia". Merito di due culture, la laica e la cattolica, che in quella città hanno lasciato, lungo l'arco dei secoli, sedimenti profondi e nei fatti anticipatori di quel nucleo di diritti presenti nella prima parte della nostra Costituzione, di cui, per involontaria ironia, quest'anno si festeggiano i 60 anni.

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Quando il Vaticano chiama il Palazzo (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 30-05-2008)

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Commento Quando il Vaticano chiama il Palazzo Filippo Gentiloni Non deve soprendere il discorso di ieri di Benedetto XVI tutto centrato sull'attualità politica italiana. Dopo le ultime elezioni i vertici ecclesiastici moltiplicano gli interventi di questo genere, con preoccupazione ma anche con un certo imbarazzo. La situazione fra le due sponde del Tevere è cambiata, domina l'incertezza e probabilmente si dovrà procedere a equilibri nuovi, diversi dal passato. Una grande novità non può non preoccupare il Vaticano: la scomparsa di quel centro politico che per i vertici ecclesiastici era la casa preferita. Permetteva tutte le mediazioni, rendeva non necessari gli schieramenti, impediva le divisioni politiche all'interno delle parrocchie e delle associazioni. Così era l'antica Democrazia Cristiana, così, fino a ieri, il centro. Non a caso i vertici ecclesiastici si sono dati da fare perché Casini si staccasse dalla destra e si rafforzasse. Invano. Per il Vaticano la fine del centro è un problema che non sarà di facile soluzione. Già si intravedono le conseguenze, che i vertici cercheranno di tamponare, ma con difficoltà. Probabilmente assisteremo ad una moltiplicazione di interventi, tutti rivolti allo scopo di affermare una presenza che vada bene a tutti. Il maggior timore dei vertici cattolici è la loro scomparsa dalla prima pagina. Ma saranno interventi piuttosto generici e scontati. Non mancheranno quelli specifici e particolari (soprattutto sull'aborto) ma tenderanno a moderarsi, a favore di interventi che vadano bene sia alla destra che alla sinistra (sul tipo di quelli sulla sicurezza o contro i rifiuti a Napoli). Se è difficile fare previsioni sugli interventi vaticani, è più facile farle sugli interventi dell'altra sponda, quella laica. Qui è molto probabile che le "genuflessioni" si moltiplicheranno, e da tutte le parti politiche. A cominciare da Alemanno che vorrebbe addirittura compensare l'"offesa" fatta al papa dalla Sapienza. Una benedizione vaticana è importante per tutti, destra e sinistra, vincitori e vinti. Sempre più rare le voci che rifiutano la genuflessione, come quella recente di D'Alema che ha colto quasi tutti di sorpresa. Una situazione nella quale la laicità diventa un bene sempre più raro. Le varie associazioni cattoliche acquisteranno un ruolo sempre più importante nella vita sociale e anche politica del paese. Ma per la chiesa si apre una stagione non facile. Prima di tutto per le divisioni che si verificheranno inevitabilmente: parrocchie e soprattutto associazioni di destra e di sinistra, con inevitabili problemi di convivenza e di unità ecclesiale. A quel punto, un altro problema: diventerà sempre più importante la leadership pontificia. Il papa sempre più al centro, sempre più decisamente invocato e osannato. A scapito di tutte quelle istanze intermedie alle quali per secoli, e con successo, era stata affidata l'unità e la compattezza della chiesa. Con il contributo dei mass media, la chiesa cattolica sempre più identificata con il suo capo. Identificata e così impoverita. D'altro canto, come inevitabile reazione, la diffusione, soprattutto in America Latina, delle mille e mille chiese "fai da te". Si moltiplicheranno i gruppi di cristiani che si uniscono in nome di qualche slogan o di qualche capo carismatico, non in nome di una gerarchia centralizzata e romana. Anche se lentamente, il cattolicesimo sta cambiando, nonostante la presenza del pontificato romano in prima pagina. Non soltanto in Italia.

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Latorre: attenti all'<uso> della religione (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-05-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il senatore dalemiano: crea inquietudini il rapporto con il potere Latorre: attenti all'"uso" della religione ROMA - Attenzione all'"uso politico" della religione e della Chiesa: a lanciare quest'allarme è Nicola Latorre, dalemiano, vicecapogruppo del Pd al Senato. A creare delle "inquietudini" nell'esponente del Partito Democratico non è tanto l'apprezzamento che il Papa ha fatto del clima politico che si è creato dopo le elezioni vinte da Silvio Berlusconi, quanto il rischio che comportano i rapporti tra Chiesa e potere. Senatore, c'è chi dice che Benedetto XVI abbia fatto una sorta di "endorsement " nei confronti di questo governo. "Commetteremmo un grave errore leggendo il discorso del Pontefice in una chiave tutta politica. Non si può forzare il pensiero del Papa: sarebbe un errore". Ma non può negare che le sue parole suonano come un apprezzamento di Berlusconi. "Non si può derubricare il suo discorso a una dichiarazione di appoggio a questo governo. Sostanzialmente ha sottolineato l'importanza di questo clima politico "nuovo ", "legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni". E' una cosa auspicabile: il Pd, e non da oggi, si adopera perché il confronto politico sia sempre ispirato alla correttezza e alla serietà, il che non significa in alcun modo rinuncia a far valere le proprie ragioni o fare sconti alla maggioranza". Che succede, dopo le parole pronunciate dall'ex ministro degli Esteri a Marina di Camerota, i dalemiani hanno deciso di fare retromarcia? "No, ricordo solo che il Pontefice ha parlato della necessità di "una sana laicità", della lotta alla povertà e all'ingiustizia sociale, dell'immigrazione... Tutti temi su cui abbiamo delle convergenze. Anche se ci sono alcune divergenze". Quali? "In un passaggio del suo discorso il Pontefice sostiene che "occorre resistere a ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato". Questa frase ripropone la riflessione di D'Alema sul rapporto tra Chiesa e potere, che ha suscitato tanto scalpore. Se la Chiesa fa un uso politico della religione, se supporta l'ideologia dell'Occidente, rischia, come ha evidenziato D'Alema, di ridimensionare il discorso religioso ". Insomma, secondo lei quelle parole fanno tornare alla mente il patto demoniaco della Chiesa con il potere evocato da D'Alema a Marina di Camerota. Patto demoniaco... non le sembra un'esagerazione? "Il rapporto tra religione e potere è ed è stato oggetto di discussione e di grandi inquietudini innanzitutto nel mondo cattolico: da monsignor Coda, presidente dei teologi italiani fino a don Giussani, che non era né un fiancheggiatore di Italianieuropei né un radicale laicista. Le cito un passo di un libro di don Giussani per essere ancora più chiaro: "Quello che abbiamo detto prima sul potere vale come un aspetto vertiginoso per l'autorità come potrebbe essere vissuta nella Chiesa. Se essa non è paterna, e quindi materna, può diventare sorgente di equivoco supremo, strumento subdolo e distruttivo in mano alla menzogna, a Satana padre della menzogna". E allora non capisco il perché di tante polemiche attorno a quella frase di D'Alema sul patto demoniaco. Non spaventa l'ortodossia ma l'uso politico dell'ortodossia". Ormai sono sempre più rari i politici del Pd che dicono qualcosa di laico. "I valori della laicità dello Stato sono un punto fondamentale. D'altra parte il Pd, che è impegnato a ridefinire l'impianto politico culturale riformista, dovrebbe farlo proprio nel quadro della laicità. E comunque il tema dei rapporti tra religione e politica, di questi tempi, non è più delegabile solo ai cattolici ma anche al pensiero laico ". Nelle file Pd c'è molto imbarazzo su questi argomenti. C'è il timore di apparire come degli anticlericali. Timore che evidentemente D'Alema e voi dalemiani non avete. "Segnalare questo problema dell'uso politico della religione non significa assumere una posizione anticlericale". Pd Nicola Latorre, dalemiano, vice capogruppo al Senato Maria Teresa Meli.

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Laura Eduati Lo Stato deve sostenere le scuole cattoliche e superare così una ingiusta <esclusione> degli istituti religiosi dai finanziamenti pubblici (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 30-05-2008)

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Laura Eduati Lo Stato deve sostenere le scuole cattoliche e superare così una ingiusta "esclusione" degli istituti religiosi dai finanziamenti pubblici Laura Eduati Lo Stato deve sostenere le scuole cattoliche e superare così una ingiusta "esclusione" degli istituti religiosi dai finanziamenti pubblici. Questo l'appello del Papa a poche settimane dall'insediamento del governo, con la richiesta dell'equiparazione delle scuole pubbliche e private di stampo cattolico. Che cosa farà la ministra Maria Stella Gelmini? Se vorrà dare ascolto a Ratzinger non dovrà fare altro che restare, semplicemente, nel solco tracciato dai precedenti ministri di centro-sinistra, da sempre molto generosi con le scuole cosiddette paritarie in barba alla Costituzione, che recita: "enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". Il primo ad infrangere la norma fu Aldo Moro, nel 1968, con la parificazione delle scuole materne cattoliche. Fino al 1996, il finanziamento pubblico alle paritarie (e dunque anche alle scuole cattoliche) si aggirava sui 90 milioni di euro. L'allora ministro dell'Istruzione Giovanni Berlinguer fece il grande balzo, raddoppiando la cifra che poi arrivò ai 400 milioni con il governo Amato e ai 540 milioni del 2001. A tagliare le risorse dedicate alle paritarie fu nientemeno che Giulio Tremonti: 100 milioni in meno, poi recuperati proprio dal governo Prodi, tranche poi finita nelle casse regionali. A dire il vero, non tutti i fondi per le paritarie finiscono alle scuole cattoliche: le scuole civiche milanesi, comunali e dunque pubbliche, ricevono 20 milioni, mentre alle scuole regionali siciliane ne vanno 80. Il governo Berlusconi potrebbe decidere di aumentare i soldi pubblici alle private, ma sarebbe soltanto lo scimmiottamento di quanto fatto da precedenti governi di centro-sinistra. A destra, l'unica idea originale in fatto di scuole cattoliche venne a Letizia Moratti con il buono scuola, una sorta di rimborso per quelle famiglie intenzionate a scegliere un istituto privato. Per il buono scuola furono stanziati oltre 100 milioni di euro, suddivisi in misura uguale tra tutti gli alunni, compresi i figli dei parlamentari e degli imprenditori milionari. Dopo tre anni, il centrodestra decise di chiudere l'esperienza. La reale equiparazione tra scuola pubblica e privata fu voluta dal governo D'Alema, nel 2000: i titoli di studio rilasciati dalle private, e che fino a quel momento dovevano essere certificati da dei funzionari pubblici durante gli esami, diventavano improvvisamente equipollenti a quelli rilasciati dalle scuole pubbliche. E dunque, con una torsione concettuale, dichiarava che lo Stato non era più l'unico titolare del diritto allo studio e che dunque l'istruzione poteva essere laica ma anche confessionale - un principio ignoto in molti Paesi come la Francia e l'Inghilterra. In realtà è difficile equiparare la gestione di una scuola pubblica a quella di una scuola religiosa, che può scegliere i propri insegnanti senza l'impiccio delle graduatorie e imponendo ai docenti, per contratto, di seguire l'impostazione cattolica dell'insegnamento. Insomma, se improvvisamente un professore di una scuola cattolica divorzia, potrebbe venire licenziato e la Corte di cassazione gli darebbe pure torto, come peraltro è già avvenuto. Una regola che contrasta con la libertà di insegnamento, eppure ritenuta valida dallo Stato. Con le aperture di Berlinguer e D'Alema, le scuole paritarie hanno potuto godere di ingenti risorse pubbliche. E, senza sorpresa, proprio dal centro-sinistra. L'obbligo di istruzione fino ai 16 anni introdotto dall'ultimo governo Prodi ha previsto un fondo specifico di 150 milioni di euro, 9 dei quali finiti alle private. Si dirà: ma nove milioni sono pochi. E invece, se si calcola la percentuale di scuole paritarie sulle scuole pubbliche, si arriva alla conclusione che gli alunni delle private hanno ricevuto più o meno lo stesso contributo degli alunni delle scuole pubbliche. Lo stesso vale per un'altro provvedimento dello stesso governo Prodi e cioè l'istituzione delle sezioni primavera all'interno degli asili, sezioni destinate ai bambini dai 2 ai 3 anni: 30 milioni di finanziamento, 17 dei quali alle paritarie. Se l'obiettivo è quello di lasciare alle famiglie la libertà di scegliere tra pubblico e privato, allora l'obiettivo è fallito. Poiché le paritarie chiedono una retta, è chiaro che soltanto le famiglie abbienti potranno permettersi di scegliere quel tipo di scuola. Il buono scuola della Moratti, caduto a pioggia senza tenere conto del reddito dei genitori dell'alunno, non ha certo favorito gli studenti meno facoltosi. E così succede che gli oltre 600mila studenti stranieri, con il loro carico di integrazione da costruire, affollino specialmente le scuole pubbliche. Succede anche con i ragazzi portatori di handicap: poiché le scuole private non possono permettersi un insegnante di sostegno (garantito dallo Stato soltanto fino alla quinta elementare), gli alunni con problemi fisici e psichici vengono iscritti nella scuola pubblica. E se alla scuola pubblica rimane la sfida dell'inclusione e della multiculturalità, non si capisce come mai allora dovrebbe spartire con la scuola privata le magre risorse statali, creando di fatto una cittadinanza di serie A e una cittadinanza di serie B. 30/05/2008.

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Pannella: questo vaticano non ha senso della misura - goffredo de marchis (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)

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No pasaran Il leader dei Radicali punta il dito anche contro le fiction sui santi Pannella: questo Vaticano non ha senso della misura Il disco pontificio suona la stessa musica a volume sempre più alto. Sommessamente mormoro il mio 'no pasaran' e 'non praevalebunt' GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Onorevole Pannella, il Papa s'interessa, e lo benedice, anche al dialogo tra gli schieramenti. Non è il sintomo di un'ingerenza della Chiesa ormai a tutto campo? "Direi che questo semmai è un sintomo minimo, un semplice auspicio quasi di senso comune, più di che di buon senso. E dargli valore significa distrarsi dall'essenziale. La notizia è che il disco pontificio continua a ripetere a volume sempre più alto la solita musica. Io sommessamente mormoro il "no pasaran" e il "non praevalebunt"". All'intervento di sostegno alle scuole cattoliche invocato da Ratzinger, il Partito democratico deve opporsi o cercare anche in questo caso un confronto con i cattolici, con la Chiesa? "C'è davvero un problema culturale molto preciso: accettare lo stesso principio del dialogo con i cattolici in quanto tali significa uscir fuori dalla storia civile e religiosa italiana ed europea per rinchiudersi nel ghetto di una cultura clericale da una parte e assolutamente a-liberale, a-laica dall'altra. Il cattolico in quanto tale non va individuato politicamente ma per il suo specifico, la sua fede, la sua libertà di coscienza e di religione. Non come membro di una comunità politica che teorizza e pratica una visione integralista della società e dello Stato". Ma il Pd cerca disperatamente la sintesi tra laici e cattolici come suo elemento costitutivo e identitario. "La sintesi professata e ricercata fra cattolici e democratici e laici è una impostazione di per sé destinata a fallire. Il problema non è quello della sintesi fra gli opposti ma, politicamente, scegliere tra questi opposti. Come fra dittatura e democrazia, fra libertà di coscienza e il suo contrario, cioè la pretesa assolutista e anti-relativista. Questa ricerca di sintesi quindi è fra due referenti sbagliati ed evocativi di un modo di intendere valori laici e valori religiosi estranei alla storia della democrazia in tutto il mondo. è giusto aspettarsi invasioni vaticane meno di buon senso e più pericolose in futuro? "Vede, quando il messaggio televisivo è totalmente occupato da un potere che viene riconosciuto come una vera e propria religione di Stato non c'è che da prendere atto che ogni giorno lo stesso potere vaticano perde completamente il senso della misura e vive una crisi di identità che lo trasporta indietro di secoli e manifesta una situazione italiana nella quale confluiscono affluenti della storia di un Paese che ha dato al mondo nientedimeno che il fascismo e il più forte partito comunista in un paese democratico durante il periodo stalinista. Quindi fascismo, comunismo e la controriforma ingrossano il fiume in piena di un'Italia in cui non c'è diritto e non c'è democrazia". Ma i laici sembrano nascondersi, sbandano, non si fanno sentire. "Stiamo raccogliendo il frutto di due decenni di propaganda massacrante di stampo antiliberale. Voglio fare l'esempio non solo dei telegiornali e del loro assoggettamento al potere vaticano, ma anche della fiction televisiva. Negli ultimi due-tre anni sono passati soprattutto personaggi legati alla Chiesa, preti e "santi". Penso all'ultimo don Zeno, a Padre Pio, a tanti altri. Non è facile recuperare terreno rispetto a questo retaggio".

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Formigoni: è vera laicità io aiuterei pure gli islamici - cinzia sasso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pregiudizio statalista Il governatore della Lombardia da sei anni distribuisce "buoni scuola" Formigoni: è vera laicità io aiuterei pure gli islamici Devono essere premiate le scuole di qualità. Bisogna uscire dal pregiudizio statalista. Dovrebbe valere anche per gli ospedali CINZIA SASSO MILANO - Presidente Formigoni, il Papa chiede che lo Stato sostenga le scuole cattoliche. Non è - come molti sostengono - un vulnus alla laicità? "In realtà quello del Papa mi sembra un discorso molto laico e rispettoso, che prende le mosse da una lettura lucida della realtà italiana. Le nostra scuola è piazzata agli ultimi posti in quanto a risultati e il nostro sistema scolastico è tra i più costosi al mondo. Quello che occorre è introdurre e realizzare una sana competizione. E i finanziamenti dovrebbero premiare le scuole libere, non solo quelle cattoliche. Il Papa allude a un pluralismo educativo che è ciò di cui il Paese ha bisogno. Lo dice il Papa, ma potrebbe dirlo qualsiasi persona di buon senso". Ma la Costituzione garantisce già l'istruzione per tutti, e lo Stato se ne fa carico. "L'angolo dal quale bisogna uscire è proprio quello del vecchio pregiudizio statalista. Devono essere premiate le scuole che danno un'offerta educativa di qualità. Sul terreno dell'educazione, soprattutto, per garantire un futuro all'Italia è necessaria un'iniezione di qualità che si ottiene anche introducendo il principio di concorrenza. E ripeto, non importa che siano necessariamente scuole cattoliche". Allora, ad esempio, finanziamenti anche a una scuola musulmana? "Perché no. Se rispetta i principi stabiliti, se si parla in italiano e non si insegna la sharia, se ha un'offerta educativa alta. Noi in Lombardia diamo da sei anni il buono scuola e tra le famiglie che lo ricevono ci sono quelle che mandano i figli alla scuola tedesca, alla steineriana, a quella della comunità ebraica". Nel decalogo che lei ha sottoposto al presidente del Consiglio, tra gli altri punti ha segnalato proprio la necessità di estendere il buono scuola a tutta Italia. Berlusconi non le ha ancora risposto. "Mi auguro che anche il governo si muova in questa direzione, ma non sono già qui a chiedere la sveglia dopo così poco tempo". Non ci sono molti soldi a disposizione, però. Perché mai si dovrebbero privilegiare le scuole private? "Non è una richiesta di privilegio, è il riconoscimento a un impegno che già esiste. Pensiamo alla Bocconi: prepara dei giovani che aiutano l'industria italiana a qualificarsi verso l'alto. è giusto che lo Stato la finanzi e premi questo impegno che è una delle chiavi per far ripartire il Paese". Se si danno soldi all'Università Cattolica, ne rimangono meno per quella Statale. "Bisogna distribuire equamente i finanziamenti e in base al principio della concorrenza, accadrà che la scuola che perde alunni sarà stimolata a migliorare. In Lombardia abbiamo fatto lo stesso con la sanità. Nel '95 siamo stati crocefissi, adesso ci seguono tutti. Abbiamo preso i migliori ospedali e li abbiamo ammessi al finanziamento pubblico; alla gente non importa se l'ospedale è pubblico o privato, gli importa che guarisca". Ma in questo modo non si smantella lo Stato? "No, in questo modo si fanno felici i cittadini".

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I cattolici e tutti gli altri - agostino giovagnoli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2008)

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Cultura Un volume di saggi curato da Andrea Riccardi I cattolici e tutti gli altri Un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici, comunisti, ebrei, musulmani, buddisti e induisti AGOSTINO GIOVAGNOLI N on basta parlare della Chiesa ad intra: è ancora più importante interrogarsi sulla Chiesa ad extra. Ne erano convinti i padri conciliari che spinsero i lavori del Vaticano II oltre i problemi interni della Chiesa cattolica, per discutere a fondo delle relazioni con quanti, in tutto il mondo, non fanno parte dell'orbe cattolico: cristiani di altre confessioni, non credenti, seguaci di altre religioni. Ora, quasi a cinquant'anni dall'elezione di Giovanni XXIII che convocò quel concilio, il volume Le Chiese e gli altri. Culture, religioni, ideologie e Chiese cristiane nel Novecento (Guerini, pagg. 448, euro 25) curato da Andrea Riccardi traccia un bilancio delle relazioni dei cristiani delle varie confessioni con laici e comunisti, ebrei e musulmani, buddisti e induisti. In questo caso, però, l'approccio non è teologico ma storico e non parte dall'interno bensì dall'esterno. Non si tratta, infatti, dell'ennesimo libro sui giudizi del magistero cattolico nei riguardi del mondo moderno: gli studiosi raccolti da Riccardi - tra cui Piero Craveri, Jean Dominique Durand, Emma Fattorini, Roberto Morozzo della Rocca - ricostruiscono invece come il mondo contemporaneo abbia cambiato le Chiese cristiane, a partire dall'incontro con tanti altri dai volti così diversi. Emergono molte vicende differenti, dal Medio Oriente all'Africa subsahariana, dalla Russia all'India, dalla Cina al Giappone, che, benché apparentemente secondarie e periferiche, hanno inciso in modo complessivamente rilevante anche su istituzioni ecclesiastiche consolidate dal tempo, talvolta fino all'irrigidimento. è un altro modo di leggere la storia delle Chiese, da cui scaturiscono non poche novità. Il cambiamento di prospettiva, ad esempio, mette in discussione la centralità abitualmente riconosciuta al Vaticano II - nel bene o nel male, secondo i punti di vista - nella vicenda del cattolicesimo contemporaneo. è usuale, infatti, far riferimento a questo concilio per verificare se la Chiesa cattolica sia cambiata davvero nel corso del Novecento oppure se, malgrado alcune importanti novità, dopo il Vaticano II sia tornata ad essere quella che era stata per secoli, dall'Inquisizione contro gli eretici ai silenzi sulla Shoah. Ma i rapporti fra i cattolici e gli altri vengono da lontano, sicuramente sono iniziati prima del concilio, come mostrano i casi di raffinati esploratori delle culture altrui - quali Massignon nel mondo arabo o Monchanin in India (Impagliazzo) - o l'inchiesta sull'Islam, preparata dalla Curia romana negli anni Trenta, che riconosceva la profonda diversità di questo mondo religioso, l'impossibilità o quasi di convertire i musulmani, la necessità di tentare approcci meno eurocentrici e più rispettosi delle civiltà non europee (Riccardi). In precedenza, racconta inoltre Renato Moro, la questione degli Amici di Israele aveva provocato un duro scontro all'interno della Curia romana, sostenuta da personalità importanti come Idelfonso Schuster, futuro cardinale e arcivescovo di Milano, che in quell'occasione, duramente criticato dal Santo Uffizio di Merry del Val, dovette scusarsi umilmente per il suo filo-semitismo. Le premesse del dialogo, insomma, sono state poste prima del Vaticano II, mentre non tutto, successivamente, è andato in questa direzione. Anche durante il concilio emersero "schegge di antisemitismo cattolico" e ancor oggi il problema dei rapporti fra cattolici ed ebrei torna, in varie forme, a riproporsi (Melloni). Ma qualcosa sembra diventato irreversibile: è la convivenza ravvicinata con interlocutori che per secoli erano rimasti lontani e che il grande rimescolamento del Novecento ha fatto diventare vicini. Tale convivenza non risolve tutti i problemi, può anzi accrescerli, ma obbliga a confrontarsi con il punto di vista degli altri: mentre l'ebreo e il cristiano denunciano l'intolleranza dell'Islam, al musulmano appare preoccupante che il primo si consideri l'eletto di Dio e il secondo il vero erede di questa elezione (Saaidia). Guardando le Chiese dal punto di vista degli altri, insomma, sembra che a cambiare il cattolicesimo sia stata anzitutto la tumultuosa storia del Novecento. Al tempo stesso, però, questa storia fa emergere tutta l'importanza di un concilio che ha preso coscienza dei cambiamenti in atto, affrontando la questione del rapporto con gli altri. Tale problema, non a caso, si è rivelato cruciale anche oltre la stagione conciliare, in una società globalizzata, insieme ipersecolarizzata e post-secolare, così diversa da quella degli anni Sessanta. Incontrare gli altri, infatti, non ha solo obbligato le Chiese a confrontarsi con l'estraneo e il diverso, il non cristiano e il non credente, ma le ha anche spinte a riscoprire l'altro, sconosciuto e nascosto, presente al loro interno. In tutte le tradizioni religiose, è profondamente radicato il senso dell'altro, anche se spesso non in modo evidente, e la sua riscoperta costituisce un passaggio obbligato nel cammino di fede del credente. Amos Luzzatto scrive in questo volume, con ebraico senso dell'ironia, che Dio ama il pluralismo: nessuno, cioè, può pretendere che si schieri con alcuni e contro altri, che stia da una parte sola dell'umanità ignorando le altre.

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La gioia del Papa per il nuovo clima politico (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 30-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Ieri mattina ero nell'aula del Sinodo quando Benedetto XVI, intervenendo alla 58 assemblea della Cei, di fronte a 266 vescovi italiani, ha parlato della situazione del nostro Paese, richiamando l'emergenza educativa e chiedendo un sostegno effettivo per la scuola non statale. Papa Ratzinger ha pure "benedetto" il nuovo clima politico che si respira nel nostro Paese dopo le elezioni. Questo è l'articolo sul suo discorso che ho pubblicato oggi sul Giornale, mentre questa è un'analisi - sempre mia - che l'accompagna. Il testo integrale del Papa si trova come al solito sul sito della Santa Sede. E' interessante notare l'apertura di credito offerta al nuovo governo e al tempo stesso l'attesa di risultati concreti nell'affronto delle emergenze del Paese. Quella della Chiesa, insomma, non è una cambiale in bianco. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27May 08 L'annuncio di Gesù ai giovani Sul Giornale di oggi presento una sintesi della prolusione che ieri pomeriggio il cardinale Bagnasco ha tenuto aprendo i lavori della 58 assemblea generale della Cei. Qui vi segnalo un passaggio, dedicato all'annuncio cristiano e alla sua ricezione da parte dei giovani: "L'annuncio kerigmatico oggi cattura più solitamente dall'inizio, perché è realmente il fascino esercitato dalla persona di Gesù a colpire, per contrasto, magari come ragione di un evento che turba o come senso profondo di una testimonianza di vita che colpisce e sgomenta. Ma anche come reazione abissalmente altra rispetto al vuoto desolante, rispetto ai progetti di de-costruzione che passano per l'assunzione delle droghe o dell'alcol, per i riti dell'assordimento e dello stordimento. Cristo allora diventa come il risveglio inaudito ad una vita diversa, radicalmente altra, ideale subito concreto e pertinente, principio riordinatore di un'esistenza via via capace di altri sapori e di altri riti. È da qui, dall'evento dell'incontro già nitido ma non ancora completo, che può iniziare il cammino della conoscenza che, oggi forse ancor più di ieri, converge fino ad essere un tutt'uno con quello della conversione, ossia di una vera metà-noia che porterà i giovani, con i ritmi di ogni crescita, con gli inevitabili alti-e-bassi di ogni ascesi, ad assumere su di sé "il grande sì della fede", lasciandosi personalmente sagomare da esso nella propria e specifica esistenza, con i suoi talenti e la sua vocazione". Potete trovare il testo completo della prolusione sul sito della Cei. Scritto in Varie Commenti ( 161 ) " (13 votes, average: 3.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26May 08 Neocatecumenali, faranno la comunione in piedi Nel riconfermare la notizia dell'approvazione definitiva degli statuti del Cammino Neocatecumenale sono in grado di dirvi che nei testi approvati, da quanto mi risulta, sarebbe passata una modifica relativa alle liturgie del movimento, frutto del confronto e del cammino compiuto insieme con i vari dicasteri della Curia romana: la comunione sarà ricevuta in piedi dai fedeli, attorno all'altare. Chi si comunicherà, dunque (se l'indiscrezione sarà confermata), non rimarrà più seduto, come avveniva solitamente, ma si alzerà in piedi, di fronte al celebrante che passerà con il pane e con il calice del vino. La Chiesa, che è madre, accoglie, corregge, aiuta e. riconosce. Il giornale online Petrus ha divulgato una nuova versione dell'articolo (ripreso anche all'estero), affermando che ci sono parti degli statuti - riguardanti la catechesi e la liturgia - che saranno approvate non in via definitiva ma ad experimentum (sembra) per sette anni. Non posso fare altro che riconfermare che tutti gli statuti sono stati approvati in via definitiva (con alcune lievi modifiche, una delle quali ho già citato) e che non ci sono parti relative a liturgia e catechesi approvate solo ad experimentum. Aggiungo che la cerimonia per la consegna degli statuti interamente approvati avverrà il 12 o il 13 giugno prossimi. L'idea che si approvino definitivamente soltanto in parte, rimandandone una parte ad experimentum è di per sé un po' ardita, anche canonicamente: o si approva tutto definitivamente, o si approva ad experimentum, o non si approva. Non aggiungerò più nulla, e i navigatori del blog mi scuseranno se non risponderò sull'argomento: c'è tempo fino al 12-13 giugno per scatenare ipotesi, complotti, voci, approvazioni parziali, experimenta, accuse di eresia (e ora anche accuse al sottoscritto di essere un prezzolato venditore che lucra sulla fede). Se sarò smentito chiederò scusa in ginocchio (visto che siamo in tema). In caso contrario, riporterò qui la notizia ufficiale, senza alcun commento. Scritto in Varie Commenti ( 448 ) " (22 votes, average: 3.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24May 08 Neocatecumenali, il Papa ha approvato gli statuti Sono stato richiesto da alcuni visitatori del blog di fornire informazioni sugli statuti del movimento neocatecumenale. Sono in grado di confermare che Benedetto XVI ha dato il suo consenso per l'approvazione. Ora il Pontificio consiglio per i laici preparerà il decreto, quindi ci sarà la consegna ufficiale degli statuti approvati. Questo è lo stato della questione. Colgo anche questa occasione per prendere le distanze, come peraltro ho già fatto più di una volta, da quanti, sulle pagine di questo blog, hanno accusato i neocatecumenali di eresia. Sul Giornale, nel dicembre 2005, ho riportato i richiami che la Congregazione del culto divino - a nome di Papa Ratzinger - aveva fatto al movimento circa alcuni problemi riguardanti le liturgie neocatecumenali. Ma l'esistenza di indicazioni e anche di richiami da parte dell'autorità ecclesiastica a questo o quel movimento non significa lanciare accuse di eresia. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pronunciato parole chiarissime sui movimenti, definendoli frutti dello Spirito Santo: sempre quando sorgono realtà nuove, nascono problemi di convivenza, tensioni, incomprensioni. Il Papa e i vescovi devono vigilare e correggere, ma sono padri e pastori. Credo che spetti al successore di Pietro e alla Congregazione per la dottrina della fede stabilire chi è eretico e chi no. Mi sembra che la decisione di Benedetto XVI (che non è inesperto di problemi dottrinali, mi sembra.) sia più che eloquente. Sul sito Petrus è riportato un articolo secondo il quale l'approvazione degli statuti non sarebbe definitiva ma ad experimentum per sette anni e dunque rappresenterebbe una sconfitta per i neocatecumenali. A me non risulta nulla del genere. Ribadisco quanto ho scritto qui sopra. A me risulta che l'approvazione del Papa è definitiva e che nel giro di una decina di giorni sarà promulgato il decreto. Scritto in Varie Commenti ( 452 ) " (24 votes, average: 3.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23May 08 Un nuovo vescovo nella "famiglia" pontificia Un nuovo vescovo nella "famiglia" del Papa. Dovrebbe essere pubblicata a giorni la nomina episcopale dell'attuale reggente della Prefettura della Casa Pontificia, monsignor Paolo De Nicolò (a sinistra nella foto). Se l'indiscrezione fosse confermata, si tratterebbe di un precedente difficilmente eguagliabile: già due fratelli di De Nicolò sono infatti diventati vescovi: sono Giacomo De Nicolò, nunzio apostolico, ritiratosi del 2004 e Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini fino al luglio scorso. A nomina puntualmente avvenuta a mezzogiorno di oggi, sabato 24 maggio, posso aggiungere che la nomina non prelude ad alcun trasferimento del settantaduenne neo-vescovo in qualche diocesi o ad altro incarico curiale. Continuerà a essere reggente, dunque numero due della Prefettura (retta dall'americano Harvey). Scritto in Varie Commenti ( 29 ) " (13 votes, average: 3 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22May 08 Vangeli bruciati, un silenzio (in)spiegabile La notizia è stata pubblicata ieri da alcuni quotidiani, tra i quali "Avvenire" e rilanciata nel pomeriggio da "L'Osservatore Romano". In Israele decine di testi cristiani sono stati dati alle fiamme. È successo nella città di Or Yehuda, vicino a Tel Aviv e Lo riferisce il quotidiano israeliano "Maariv". Le immagini dei roghi hanno destato incredulità e sdegno, ma al momento nessuna reazione "istituzionale" da parte delle autorità politiche e religiose: speriamo di essere smentiti nelle prossime ore. Secondo "Maariv" l'episodio è avvenuto giovedì scorso, quando il vice sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, ha avuto sentore che in un rione era stata appena distribuita "propaganda di missionari". Su sua istruzione scrive "Maariv" gli allievi di un collegio rabbinico sono passati di casa in casa per raccogliere i libri, che sono stati poi raccolti in un campo e dati alle fiamme. "Maariv" ha anche pubblicato una foto di Aharon mentre tiene in mano alcuni testi, fra cui un Vangelo. Alle sue spalle si notano le ceneri fumanti di altri libri. Quei testi cristiani ha detto Aharon "hanno leso i nostri sentimenti religiosi", perché "secondo la nostra ortodossia, un libro che incita contro gli ebrei può essere arso". A quanto pare, i testi cristiani erano stati distribuiti da alcuni ebrei messianici. Una settimana fa, un pacco esplosivo era stato inviato a un membro di questa comunità messianica e l'esplosione aveva provocato l'amputazione di un piede a un ragazzo. Da noi, in Italia, ci si degna giustamente per le bandiere israeliane bruciate nei cortei. Papa Ratzinger è stato oggetto di critiche anche pesanti per la famosa preghiera tridentina del Venerdì Santo (già peraltro epurata da Giovanni XXIII e nuovamente corretta da Benedetto XVI). Peccato non aver ascoltato la voce di qualche rabbino italiano che condannasse prontamente quei roghi avvenuti in Israele esprimendo solidarietà agli ebrei messianici e ai cristiani per i loro libri sacri dati alle fiamme. Apprendo ora, dall'amico e collega Giorgio Bernardelli, che invece una reazione netta c'è stata anche in Italia: ieri sera l'Unione delle comunità ebraiche italiane, nella sua newsletter, riportava un efficace commento della storica Anna Foa che condannava il rogo dei libri cristiani ricordando, con le parole del poeta ebreo Heinrich Heine, che "si comincia con il bruciare i libri, si finisce con il rogo delle persone". Scritto in Varie Commenti ( 141 ) " (18 votes, average: 3.78 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20May 08 Gli "angeli custodi" di Papa Ratzinger Sul Giornale di oggi pubblico un articolo dedicato a Loredana, Carmela, Cristina e Manuela, le quattro laiche appartenenti all'associazione dei "memores Domini" di Comunione e Liberazione che curano l'appartamento, la cappella e il guardaroba di Benedetto XVI. I loro nomi non compaiono sull'Annuario Pontificio e rifuggono qualsiasi pubblicità. Svolgono nel nascondimento un servizio prezioso. In ogni caso, la presenza di laiche non consacrate nella casa del Pontefice non è una novità. Già Pio XI, nel 1922, volle portare con sé a Roma la sua governante, Teodolinda Banfi, che curava il suo appartamento da moltissimi anni. Scritto in Varie Commenti ( 44 ) " (25 votes, average: 2.92 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18May 08 "Siate giovani, non alla moda" Da Genova, dove mi trovo per seguire la visita di Benedetto XVI (la foto si riferisce a un viaggio dell'allora cardinale Ratzinger in città), vi propongo questo brano del bel discorso che il Papa ha rivolto questa mattina ai giovani: "Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece quella della bontà resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio. E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse. Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie". Scritto in Varie Commenti ( 360 ) " (20 votes, average: 4.05 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16May 08 Un'enciclica con l'aiuto di Marx Continua a ritmi serrati il lavoro per la preparazione dell'enciclica sociale di Papa Ratzinger. Il Papa, come sempre avviene nel caso di documenti pontifici contenenti risvolti che toccano direttamente i temi dell'economia e dello sviluppo mondiale, si serve di collaboratori ai quali chiede pareri e contributi. Tra questi c'è monsignor Reinhard Marx, giovane arcivescovo di Monaco e Frisinga, che Benedetto XVI ha designato nei mesi scorsi alla cattedra che fu sua. Marx, omonimo del più famoso autore del "Capitale", è esperto di dottrina sociale, è stato scelto da Benedetto XVI per una supervisione dei contributi. Questo fine settimana è prevista una riunione conclusiva. Anche l'economista cattolico Stefano Zamagni è tra coloro che sono stati coinvolti, insieme al Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Gianpaolo Crepaldi. L'enciclica, la terza del pontificato di Ratzinger dopo Deus caritas est e Spe salvi, sarebbe dovuta uscire il 1 maggio, ma è slittata di qualche mese e non è ancora certo che venga pubblicata prima dell'estate anche se questa rimane l'ipotesi più probabile. Uno dei temi centrali del documento è la globalizzazione. Queste le parole che il Papa aveva detto il giorno dell'Epifania 2008: Non si può dire che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un'equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c'è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Scritto in Varie Commenti ( 123 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 14May 08 Papa Wojtyla, la "Positio" è pronta La causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II procede speditamente. Il lavoro della "Positio", cioè la redazione dei volumi comprendenti la biografia documentata sul servo di Dio e le testimonianze, è stata completata, come confermano al Giornale autorevoli fonti vaticane. E' un altro passo verso la beatificazione. Ora la "Positio" dovrà essere esaminata dai teologi della Congregazione delle cause dei santi. Nel giro di qualche mese - c'è chi prevede non meno di otto-nove - si potrebbe arrivare al decreto sull'eroicità delle virtù, tappa fondamentale della causa. Scritto in Varie Commenti ( 187 ) " (17 votes, average: 3.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (193) Ultime discussioni Carlo: "In uno Stato democratico, che si onora di promuovere la libera iniziativa in ogni campo non sembra... Signor Veneranda: Soraviti è esperto in potenze aventi come basi le pudende o è soltanto in vena di indecenze... Marco Soraviti: A Luisa il problema,come hai potuto vedere, non è solo quello della compatibilità del tipo di... Garlyc: Il Vaticano ha più o meno il bilancio di un'università di grandi dimensioni. Ma lo si capisce o no... Marco Soraviti: Ho postato il bilancio della Fondazione neocatecumenale Familia de Nazareth(censita sulle pagine... 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LA LAICITà POSITIVA (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-05-2008)

Argomenti: Laicita'

La laicità positiva Fanno parte della fisiologia del ruolo pubblico di una componente così rilevante della società civile italiana quale è la Chiesa cattolica e - specialmente quelli più direttamente politici - sono stati formulati con equilibrio e senza alcuna partigianeria. Sarebbe quindi auspicabile che non si realizzi la consueta strumentalizzazione delle parole del Papa e del presidente della Cei, interpretandole come un "endorsement" per questo o quell'esponente politico o, specularmente, denunciandole come un'intromissione che minerebbe la laicità dello Stato. Ciò che è mutato e che rende necessaria una adeguata riflessione sul contributo delle religioni alla nostra democrazia dunque non è tanto il ruolo attivo e propositivo della Chiesa sui temi centrali nel proprio magistero o sulle questioni fondamentali della vita nazionale, quanto il contesto politico italiano. Con la nascita del Pd e del Pdl si sono infatti gettate le premesse per un superamento del bipolarismo ideologico e frammentato affermatosi nell'ultimo quindicennio. Per le sue caratteristiche strutturali, quel bipolarismo era pericolosamente incline a incentivare una impropria politicizzazione e strumentalizzazione del ruolo della Chiesa, che a sua volta assegnava a quest'ultima un peso diretto nella definizione degli equilibri tra i poli e in quelli interni ad essi (dove autonome formazioni "cattoliche" svolgevano un ruolo determinante). Sia pure nella camicia di forza "bipolarizzante" (e quindi deformante) di una pessima legge elettorale, i processi di aggregazione dei mesi scorsi hanno ora posto le premesse per l'apertura di una nuova fase della vita politica italiana, caratterizzata dalla competizione virtuosa tra i partiti per la soluzione dei problemi (e se necessario anche dalla collaborazione sotto forma di grande coalizione) invece che sulla contrapposizione ideologica e pregiudiziale tra due poli precostituiti. Questo nuovo assetto (specialmente se sarà incentivato da una legge elettorale di tipo proporzionale) appare assai più idoneo del precedente a favorire un rapporto tra religione e politica fondato su quello che il cardinale Bagnasco ha definito come un "concetto positivo di laicità", in cui anche le religioni sono chiamate, "come le scuole filosofiche e le tradizioni etiche, ad abitare le società pluraliste e ad offrire argomentazioni pubbliche su cui avverrà il confronto e il riconoscimento reciproco". E può consentire quindi di affrontare finalmente su basi nuove e più mature (oltre che più "laiche") la questione del contributo della Chiesa cattolica alla vita del paese. Si tratta di una tema centrale per tutti i partiti italiani, e particolarmente per il Partito democratico. Non solo perché il Pd è la forza che ha fatto dell'incontro con il riformismo cattolico-democratico un elemento costitutivo della propria identità. Ma anche perché di fronte al compito ineludibile della definizione di una cultura politica e di un progetto per l'Italia all'altezza delle sfide del nostro tempo, i valori cristiani e la concreta azione della Chiesa cattolica costituiscono una risorsa fondamentale. A questo proposito, il recente seminario della Fondazione Italianieuropei su "Religione e democrazia" ha manifestato in primo luogo la consapevolezza della necessità, per una personalità del peso di Massimo D'Alema, di misurarsi direttamente e in prima persona con questi problemi per contribuire all'elaborazione di una nuova cultura politica democratica e riformista. E ha avuto come risultato fondamentale l'approdo a una concezione "positiva" della laicità in sintonia con la definizione proposta da Bagnasco. Tale importante premessa può consentire ora di superare una discussione puramente "metodologica" e di avviare un vero confronto culturale e politico che entri nel merito delle questioni. Su questo terreno, i problemi di un mondo sempre più interdipendente rendono evidente l'inadeguatezza del contrattualismo di matrice liberale e illuministica, che concepisce la società come un'insieme di regole imposte dall'alto (e che da troppi anni a sinistra, nelle forme della cultura azionista, ha riempito il vuoto lasciato dalla crisi del socialismo). Di fronte alla crescente aridità di tale impianto, la visione proposta dalla Chiesa di una società civile come fonte del diritto (che facendo scaturire le norme dal legame sociale le fonda su un'antropologia non invidualistica e "mercantile"), la difesa della vita e della dignità della persona, l'inedito riconoscimento contenuto nell'enciclica "Spe Salvi" (con un esplicito riferimento al pensiero di Marx) del ruolo svolto dalla dimensione economica e materiale dei rapporti sociali, l'elaborazione e l'azione sui temi della pace, della convivenza tra i popoli e della riforma dell'attuale modello di sviluppo, l'attenzione al problema di un'educazione capace di rafforzare un'etica pubblica innervata dai valori della Costituzione, la centralità assegnata alla sussidiarietà, la riflessione sull'eticità della scienza, rappresentano dei punti di riferimento fondamentali per chi abbia a cuore il destino dell'Italia e dell'Europa e la definizione di una nuova agenda riformista. Sarà opportuno quindi che la riflessione prosegua e contribuisca ad animare un dibattito e un confronto largo e qualificato, che da troppo tempo è stato rinviato e che è di vitale importanza per il futuro del nostro paese. Roberto Gualtieri.

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A Palazzo Cuttica obiettivo su Rattazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 30-05-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Laicita'

Convegno. A Palazzo Cuttica obiettivo su Rattazzi In arrivo in città anche discendenti del noto statista "Poco conosciuto da vivo, tutto da scoprire: uomo laico e di Stato, non anticlericale ma convinto assertore dell'indipendenza dello Stato". Così Urbano Rattazzi viene definito da Renato Balduzzi, docente di Giurisprudenza all'Ateneo Avogadro, di cui la facoltà di Scienze politiche organizza per oggi e domani con l'Università Cattolica del Sacro Cuore un convegno sul personaggio. Per il preside Corrado Malandrino, Rattazzi fu "un alessandrino troppo per bene e di cultura. Statista studiato poco e male. Personaggio enigmatico che non ha mai avuto una biografia perchè la politica e la storia non amano gli umili. Uomo di grande correttezza in un'epoca caratterizzata da personaggi carismatici quanto spregiudicati come Mazzini, Garibaldi, Cavour". Il convegno s'intitola "L'altro Piemonte e l'Italia nell'età di Urbano Rattazzi": con Balduzzi interverranno i docenti Maurilio Guasco, Robertino Ghiringhelli, Salvatore Rizzello. L'appuntamento è oggi (dalle 18,30) e domattina a Palazzo Cuttica, dove è allestita una mostra, visitabile sino al 22 giugno. La giornata di studi è supportata da Provincia, Comune, Fondazione CrAl. Si ritroveranno in città anche gli eredi di Rattazzi, ricevuti domani in Comune: la maggior parte arriva dalla Spagna; Luigi Napoleone Bonaparte Wyse (parente della moglie) da Bruxelles.

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