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Articoli
Laici e chierici (2)
Il mio Padre Pio, mistico e burbero
( da "Giornale.it,
Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Laico, ma con dentro umori e sentimenti ispiratimi dalla mia famiglia cattolica della provincia viterbese, confessò che l'idea di entrare in contatto con un frate in odore di santità, addirittura miracoloso secondo la credenza popolare, mi affascinava.
PULCI
( da "Stampa,
La" del 27-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Se le avesse dette un cattolico, alla prima si sarebbe preso dei fischi, alla seconda qualche battimano dai laicisti di casa nostra. Oltre tutto Torino produce anche "il laico dell'anno" (che è poi un laicista). Ci sono persone appartenenti alla chiesa che nel campo della fede o dell'etica dicono cose contrarie al magistero.
( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 101 del
2008-04-27 pagina 17 Il mio Padre Pio, mistico e burbero di Redazione Incontrai
Padre Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo una mattina del settembre '67.
Ne scrissi sul Corriere, di cui ero inviato speciale. Mi sia permesso un
ricordo di quell'incontro davvero straordinario, doverosamente precisando che
ne farò una rievocazione a memoria perché non ho il tempo di recuperare lo
scritto di allora. Fu Michele Mottola, il grande redattore capo di via
Solferino, a inviarmi in Puglia per un'inchiesta sulla condizione culturale e
sociale di quella regione meridionale. Con Mottola c'era un rapporto amichevole
perché avevo collaborato con lui per un paio d'anni quando approdai al Corriere
da Roma, chiamato da Missiroli, che lo dirigeva. Provenivo dal Tempo di Renato
Angiolillo, dove il mio soggiorno era stato decennale,
fino a diventarne redattore capo a 25 anni, e dal Giornale d'Italia dov'ero stato solo pochi mesi sotto la direzione di Santi Savarino e
l'amministrazione del mitico Balella, ch'era stato
presidente di Confindustria durante il fascismo e, come componente del Gran
Consiglio, il 25 luglio votò l'ordine del giorno di Dino Grandi. Me ne andai
dal Corriere nel 1961, chiamato a dirigere il Corriere Lombardo, dove rimasi
cinque anni. Il giornale di via Solferino richiamò Alfio Russo che negli anni
Sessanta fece fare al giornale un salto di ben centomila copie in più. Era il
Corriere dei due dioscuri, Mottola e Afeltra, una a capo della redazione della
gloriosa testata di Albertini, l'altro a capo di quella del Corriere
d'Informazione, giornale della sera. Spedendomi in Puglia, Mottola mi disse:
"Se ti capita, vai a dare un'occhiata al frate miracoloso di San Giovanni
Rotondo. La sua popolarità sta crescendo in Italia e addirittura nel mondo
intero". La prima tappa la feci a Foggia, dove anche il corrispondente
locale, uomo di brillante cultura e sensibilità, mi suggerì a sua volta di
cominciare il mio itinerario pugliese con una visita a San Giovanni Rotondo.
"Conosco alcuni dei frati - mi disse - Non sarà difficile avvicinare il
santo. Ne vale la pena, credimi". Disse proprio così: il santo. Laico, ma con dentro umori e sentimenti ispiratimi dalla mia
famiglia cattolica della provincia viterbese, confessò che l'idea di entrare in
contatto con un frate in odore di santità, addirittura miracoloso secondo la
credenza popolare, mi affascinava. Ero un giornalista e mi solleticava
la prospettiva di avvicinare il frate che suscitava tanta devozione, vederlo
muoversi, sentirlo parlare, scrutarne le mani stigmatizzate, sanguinanti, per
poterne scrivere sul giornale. San Giovanni Rotondo non era ancora quel ch'è
diventata oggi, una Lourdes affollata di pellegrinaggi massicci. La chiesa era
ancora quella vecchia del convento dei francescani, non si parlava ancora di
una basilica da far progettare al grande architetto Piano, il paese non era più
di un villaggio ma neppure una città qual è oggi, c'erano solo alcuni
alberghetti gestiti alla buona. Andai alla Messa officiata da Padre Pio. La
chiesa non era tutta piena. Saranno state le dieci del mattino. Molte donne col
capo coperto di veli o scialli quasi tutte con rosario tra le mani, non molti
gli uomini adulti, qualche bambino accanto alle mamme o alle nonne. Con la
collaborazione di due confratelli, il "santo" celebrò in latino. Di
quel che diceva si capiva poco, quasi mormorava il formulario liturgico. Nei
fedeli presenti prevaleva il silenzio, c'era quasi un'estasi, addirittura un
rapimento mistico, tutti presi dalla contemplazione religiosa. M'ero posto
molto avanti, tra i banchi, per poter osservare l'uomo miracoloso. In me prevalevano
la curiosità e l'interesse professionali. Volevo vedere e capire per poterlo
poi raccontare ai miei lettori. La mia attenzione era volta soprattutto alle
mani del frate, ne seguivo i movimenti. Erano mani guantate. Mi faceva un certo
senso pensare che quelle stigmate sanguinanti coperte da guanti marrone fossero
la ripetizione dello strazio di Cristo sulla croce del Golgota. Non lo
nascondo, mi era difficile crederci. E però intorno a me sentivo tanta fedeltà
in quel miracolo, Avvertivo intensamente la profonda religiosità di tutta
quella gente semplice, che quando la messa finì esplose in preghiera ad alta
voce. Fui ammesso, con un piccolo gruppo di fedeli, una quindicina non di più,
in una saletta, che era l'anticamera delle celle dei frati nel convento. Padre
Pio, visto da vicino, mi apparve come una di quelle immagini, i cosiddetti
santini, che tante volte da ragazzo m'erano passati per le mani donatimi in
occasione di cerimonie religiose alle quali accompagnavo la mamma o la nonna
nel piccolo mondo rurale della mia infanzia. Quel viso, quegli occhi, quella
barba, quel suo fare burbero, un po' rozzo, mi fecero sì pensare al mio piccolo
mondo contadino, alla semplicità scomparsa della mia vita nei vari giri del
mondo fatti da inviato di giornali, quasi vergognandomi del mio scetticismo.
Confesso che quell'incontro, quel contatto umano col "santo" non mi
suscitò particolare commozione. Il frate non fu gentile con nessuno e questo
non mi turbò. Io, si può dire, fui ignorato, né tentai del resto di rivolgergli
parole o domande; mi interessava osservarne il comportamento con quei suoi
accorati fedeli. C'era un vecchio sacerdote che tentava di avvicinarglisi
devotamente, ma il "santo" lo trattò male: "Ma tu che
vuoi", disse. Vidi lacrime sul volto del vecchio prete. Solo una carezza
vidi fare da quelle mani a una donnetta incappucciata in uno scialle nero, di
cui vidi appena gli occhi in lacrime di gioia. Qualcuno riuscì a baciare le
mani del frate, ma a fatica perché lo stigmatizzato rifuggiva da qualsiasi
contatto carnale. Ci fu molta confusione in quell'incontro, tanto vociare, tra
preghiere e domande senza risposta. Poi il frate, d'improvviso, sparì
attraverso una porta che i frati provvidero a chiudere saldamente dall'interno.
Così finì il mio incontro col frate oggi ufficialmente San Pio del quale d'ora
in poi la folle dei fedeli potranno ammirare il corpo miracolosamente intatto.
Allora, per me, insisto doverosamente nel confessarlo, non fu un momento di
particolare emozione. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Laicita'
Parole DI PULCI PIERO
GALLO Durante la manifestazione Torino Spirituality 2007 nel cortile di palazzo
Carignano Shirine Ebadi una minuta signora iraniana, avvocato a Teheran e
premio Nobel per la pace, parla una sera ad un pubblico prevalentemente
femminile. Si tratta di un personaggio molto noto. Le sue parole, attese, non
sono tuttavia originalissime. Dopo poche battute, si avventura in affermazioni
non proprio condivisibili. La prima, legata agli attentati kamikaze: "Se
uno commette un delitto in nome dell'Islam, vuol dire che non è in nome
dell'Islam". La seconda: "Se la fede acquista dei connotati pubblici
diventa ideologia. L'ideologia ferisce quindi è da disarmare. La fede è invece
un fatto personale". Se le avesse dette un cattolico,
alla prima si sarebbe preso dei fischi, alla seconda qualche battimano dai
laicisti di casa nostra. Oltre tutto Torino produce anche "il laico
dell'anno" (che è poi un laicista). Ci sono persone appartenenti alla
chiesa che nel campo della fede o dell'etica dicono cose contrarie al magistero.
Qualche volta vengono dichiarate non più in comunione con la chiesa stessa. Ma
è raro. Il mondo è pieno di scrittori e giornalisti battezzati che esprimono
liberamente opinioni non in linea con la Tradizione cattolica. Formano
un'opinione comune critica o dissenziente. Quanto alla fede, se vista come un
fatto solo privato, non si spiegano la radici cristiane che troviamo nell'arte,
nella letteratura, nella storia e nella stessa impostazione urbanistica delle
città d'arte italiane, dove la fede è diventata pietra o monumento. Spesso la
ragione del turismo. Nessuno forse ha chiesto che nelle Costituzioni di molti
paesi d'Occidente ci fossero dei riferimenti biblici. Ma è molto bello
trovarceli anche impliciti. L'uomo, quando cerca le parole giuste, le trova tra
quelle dette da Dio.