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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   27-28  marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Quell'inutile tortura ( da "EUROPA ON-LINE" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che potrebbe essere fatta propria anche da un laico, può essere ancora oggi il punto da cui partire per elaborare una legge differente da quella che ci troviamo a discutere in parlamento: giusta, equilibrata, in linea con i principi della nostra Costituzione e che consenta a ogni individuo di trovare la sua risposta in piena libertà e autodeterminazione.

Per il Pd adesso è più facile dire no ( da "EUROPA ON-LINE" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i senatori cattolici e una parte dei laici, con un paio di defezioni da destra). Il secondo, quando nel tardo pomeriggio la blindatura della maggioranza è ormai netta, Bosone lo ritira. Non passa il testo Sliani né la terza via di Rutelli, illustrata in aula da Lusi (più di 200 voti contro, 28 sì, fra cui quello di Franco Marini,

e tra i crociati del pdl serpeggia il dubbio "questa legge era meglio non farla" - antonello caporale ( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ex socialista e ex laico, nella triade degli inossidabili. E dunque Quagliariello: «Non non volevamo fare questo provvedimento, ma poi davanti alla aperta sfida della magistratura...». Sfida. Magistratura. Una molla si è impossessata del corpo di Sacconi che ha applaudito con un impeto, e ha trascinato e travolto i suoi.

i fedeli distanti dalla chiesa - giancarlo bosetti ( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma il tema della persistenza della religione in questa fase di «assenza di orientamento», come la chiama Hans KÜng, è di grande importanza anche fuori delle chiese, per i laici e per la politica democratica. Interpretare queste domande di senso, e di un genere nuovo che sembra sfuggire al controllo e alla cultura dei vertici vaticani, non è solo un compito per chierici.

Emma Bonino entra nella sua stanza subito dopo il voto finale. I complimenti per le dichiarazioni in... ( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tra gli ex popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo vinto tutti: il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un passo avanti». Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un tradimento? Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo, "disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate"

La legge inutile Né testamento né biologico anche Pera non ci sta ( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per una vittoria che il laico Pdl Benedetto Della Vedova definisce «di Pirro». I NO DI PERA Scuote la testa Marcello Pera che mentre parla in aula non vola una mosca neanche nel suo schieramento: «Il testo che stiamo approvando dice che bisogna comunque salvare la vita e dice anche che questa decisione la deve prendere il legislatore.

Consegnano il nostro corpo al potere dello Stato ( da "Unita, L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: tra gli ex popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo vinto tutti: il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un passo avanti». Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un tradimento? Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo, "disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate"

( da "Giornale.it, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ala laica di Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per le idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il tema in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile, è tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e poiché sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire,

Ora l'Udc collabori con noi a riformare il Paese ( da "Tempo, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici e laici, in un grande partito italiano che raccolga il meglio dell'eredità democristiana e resti in campo per molti decenni, in altre parole entrare nel Popolo delle Libertà. L'alternativa era fare un PdL sbilanciato a destra, Casini un Centro senza voti, restare divisi e vederci ogni tanto ai funerali dei grandi della Dc che,

"che delusione il parlamento calpesta i diritti scritti nella carta" - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Detto questo, i cattolici che si sono distinti dal resto del Pd? «Hanno seguito le proprie inclinazioni. è giusto che in Parlamento si possa discutere, non mi scandalizza il dibattito interno al Pd. Piuttosto la chiusura della maggioranza». Da laico lamenta invece l´ingerenza della Chiesa.

alta tensione nel pd, ma solo due si sfilano - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici adulti" Magistrelli, Soliani, la bindiana Mazzucconi, Treu insistono che il confronto sia politico e laico. Dall´altra parte, nel centrodestra - accusano - di laicità ce n´è assai poca. Circola la voce che il premier Berlusconi abbia fatto ascoltare in viva voce una telefonata tra lui e il presidente della Cei Angelo Bagnasco ai senatori che avrebbero dovuto lavorare agli

Dopo Segni, Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici ( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici e laici. Laici e cattolici. Giorgio Tonini, già braccio destro di Veltroni, ricorda: «Io ero contrario anche alla consultazione sulla fecondazione assistita. Allo stesso modo, credo che non abbia senso ricorrere alle urne sul testamento biologico.

Firenze, chiude la libreria di La Pira e don Milani ( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Per non parlare poi dei laici cattolici come il giudice Giampaolo Meucci e lo scrittore Mario Gozzini, che nel 1976 approdò come indipendente nelle file del Pci e, divenuto senatore, è stato l'autore dell'omonima legge di riforma carceraria. Tra due settimane, la Lef chiude.

Questa Chiesa è troppo materialista ( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non è il Dio cristiano che è stato capace di farsi uomo, ma un'astrazione, un sinonimo di legge naturale. E la libertà? E la scelta? Toccherà a noi laici dover portare sulle spalle anche il peso della lotta per una concezione un po' più spirituale e un po' meno positivistica dell'esistenza umana?

Testamento biologico Ora è peggio di prima ( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il mondo cattolico. C'è qualcuno che ha pensato a una resa dei conti fra laici e cattolici, a una battaglia con un vincitore e un vinto? A guerra parzialmente finita il vincitore non è né il laico, né il malato né il medico. Quest'ultimo è chiamato a una nuova prova di responsabilità e a una dura esposizione nei confronti dei parenti che dovessero avere un parere difforme dal suo.

Da Pera a Saro: la pattuglia dei dissidenti agita il Pdl ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si può trovare una posizione di sintesi che garantisca le libertà individuali senza mortificare la sensibilità dei cattolici e senza delegittimare lo Stato: io non sono certo il tipo che fa le barricate contro il proprio partito, le farei solo sulla pena di morte. Ma credo che ci sia la necessità di intervenire». Alla Camera dunque il Pdl rischia di dividersi.

Il Senato vota sì tra le proteste ( da "Corriere della Sera" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non che la spaccatura fosse laici- cattolici: «Uno schematismo falso», spiega Roberto Di Giovan Paolo, che all'assemblea ha scherzosamente proposto, in risposta a teodem e dintorni, la nascita dei «cattogoduriosi». Resta un testo che ha subito l'ultimo colpo con un emendamento dell'Udc che ha confermato la non vincolatività delle Dat.

L'Udc ormai ha rotto i... ( da "Giornale.it, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ala laica di Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per le idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il tema in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile, è tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e poiché sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire,

ROMA. ANCORA IL DDL CALABRò DEVE COMINCIARE L'ITER ALLA CAMERA E GIà ANTONIO DI PIETR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I democrat non possono dare neppure per scontato la compattezza del proprio fronte: i cattolici, stavolta, sono stati frenati anche dal fatto che il cattolico Franceschini sia il segretario pro-tempore del partito. Il referendum è esattamente la leva più sicura che può di nuovo contrapporre laici e cattolici. cla. sa.

L'eretico obamita ( da "Foglio, Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica di Milano, spiega al Foglio la connessione fra rinnovamento spirituale e sconvolgimento delle istituzioni terrene: “L?eteredossia di Gioacchino è stata collegata ad una sua visione del futuro in cui sono abolite le istituzioni storiche della chiesa del suo tempo;

Biotestamento: "le ossessioni sono vostre" non delle persone che le patiranno ( da "EUROPA ON-LINE" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Italia postunitaria fra laici e cattolici (per non dire nell?Italia del 1919-22 tra fascisti e comunisti o del 1944-48 tra partigiani e repubblichini) vien da dire: meglio così. Racconta Giovanni Spadolini nella sua monumentale L?opposizione cattolica, che quando il cardinale tedesco Hergenröther gridò al congresso di Munster che «la breccia di Porta Pia,

Così i falchi dell'ala teocon dettano legge sulla bioetica ( da "EUROPA ON-LINE" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: avrebbe esteso la validità della dat anche ai pazienti in stato di incoscienza persistente e non solo in stato vegetativo. Affondato di misura, anche grazie al significativo contributo di un drappello di senatori fra cui Laura Bianconi. Ora la partita passa alla camera, dove il Pdl potrebbe fare più fatica. Perché la componente laica è più rappresentata.

1.Testamento biologico Votare no è stato inevitabile. Ogni mediazione è finita quando &... ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fondo che ha evidenziato posizioni estreme ma anche una grande disponibilità ad approfondire e trovare una sintesi, sia tra i laici sia tra i cattolici. 4. Dialogo finito? Molto dipenderà dall'atteggiamento del centrodestra alla Camera. Spero sia nell'interesse di tutti fare una legge che almeno serva a qualcuno. Molti senatori Pdl mi hanno detto di aver votato una legge sbagliata.

Una brutta legge La Camera cambierà il ddl sul fine vita ( da "Unita, L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lei è un laico. Lo è stato anche il legislatore nel suo complesso? «Io mi considero un laico cristiano. Voglio evitare che i principi religiosi siano fatti valere per legge, tanto più quando non si sa come scriverli». Non stiamo di fronte ad un «ticket» versato Oltretevere per poter procedere tranquilli su altri fronti,

Alla fine il paragone azzardato lo accetta anche Ignazio a Russa, ex-reggente An, uno dei coordinato... ( da "Stampa, La" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Come pure raccoglie le esperienze diverse di quei partiti laici (la citazione di Craxi è stata estremamente affettuosa nell'intervento del premier) che governarono l'Italia per quarant'anni, visto che ha l'ambizione di ricomporre, riveduto e corretto, lo stesso blocco politico-sociale. Ma nel giorno in cui Umberto Bossi, dopo aver fatto penare non poco il Cavaliere a due ore dall'

5 MILIONI ANDRANNO ALL'ILLUMINAZIONE DELLE PERIFERIE, PER INCREMENTARE GLI STANDARD DI SICUREZZA ( da "Messaggero, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sabato 28 Marzo 2009 Chiudi ILLUMINAZIONE IN PERIFERIA 5 MILIONI ANDRANNO ALL'ILLUMINAZIONE DELLE PERIFERIE, PER INCREMENTARE GLI STANDARD DI SICUREZZA

Manifesto sulla bioetica Mobilitate le parrocchie ( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mobilitazione del laicato cattolico, con la pubblicazione di un'inserzione a pagamento di una pagina-manifesto su Avvenire contro l'eutanasia e l'abbandono terapeutico. I radicali dell'Associazione Coscioni intanto affermano di aver avuto dal settembre scorso duecento richieste di intervento «di soccorso civile» (sia legale che medico) in tema di fine vita e di aver raccolto oltre 2.

Spagnoli ci avete scocciato: pensate ai guai di casa vostra ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pure la battaglia contro la Chiesa cattolica, nella sua forma infantile ed estremista, è la pratica opposta a quella che si converrebbe a un premier laico che governa un Paese dove ci sono cattolici numerosi, un milione e mezzo solo fra i suoi elettori. La gaffe del ritiro dal Kosovo, comunicato in loco dal ministro della Difesa, Carmen Chacon,

Tensione Roma-Madrid. Spagnoli ci... ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pure la battaglia contro la Chiesa cattolica, nella sua forma infantile ed estremista, è la pratica opposta a quella che si converrebbe a un premier laico che governa un Paese dove ci sono cattolici numerosi, un milione e mezzo solo fra i suoi elettori. La gaffe del ritiro dal Kosovo, comunicato in loco dal ministro della Difesa, Carmen Chacon,

Fini: "La Costituzione va modernizzata Il biotestamento non è da Stato laico" ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le istituzioni siano laiche non c?è contraddizione. Laicità è la separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti". Quindi Fini ha usato le parole dell?europarlamentare Mario Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto: "La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio.

NAPOLI: TRA NUOVE POVERTà E SEGNI DI SPERANZA , è IL TITOLO DELL'INCONTRO ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: azione cattolica di Napoli, Concetta Amore. L'attenzione è stata focalizzata sui nuovi e sconcertanti indici di povertà non solo del nostro mezzogiorno ma di tutto il paese; negli ultimi cinque anni si è verificato un aumento cospicuo della diseguaglianza tra classi sociali con evidenti problematiche per coloro che già versavano in condizioni disagiate.

Fini: "Serve una stagione... ( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le istituzioni siano laiche non c?è contraddizione. Laicità è la separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti". Quindi Fini ha usato le parole dell?europarlamentare Mario Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto: "La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio.


Articoli

Quell'inutile tortura (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Quell’inutile tortura MIMMO LUCÀ Questa legge sul testamento biologico è profondamente sbagliata e ideologica, contraddice la Costituzione e calpesta il diritto individuale alla libertà di scelta delle cure. Ho seguito con attenzione l’iter di quel testo a Palazzo Madama e condiviso con convinzione le ragioni del no dei senatori del gruppo democratico. Credo che anche alla camera il Pd, a meno di un radicale cambiamento del testo, si debba pronunciare altrettanto nettamente in modo contrario. Una legge su questa materia è certamente necessaria oggi che il progresso medico-scientifico ci sottopone rilevanti questioni etiche legate alla fine della vita. Sempre più frequentemente la medicina è in grado di ritardare artificialmente la conclusione dell’esistenza, senza per questo poter prolungare la vita. Accade per le persone in stato vegetativo permanente, delle quali diciamo che «sono mantenute in vita». Più propriamente, si potrebbe dire che sono corpi sottratti alla morte grazie all’impiego di risorse tecnologiche straordinarie, a volte profondamente invasive, che consentono agli organi vitali di proseguire nel loro funzionamento anche in assenza di attività cerebrale. In questi casi il confine tra la vita e la morte si fa meno chiaro per lasciare spazio ad una zona grigia di incerta definizione. Si tratta ancora di vita, anche se irrimediabilmente compromessa, o di un’agonia innaturalmente prolungata? E qual è, in questi casi, il dovere del medico e dei familiari: trattenere il più a lungo possibile il paziente in questo limbo o lasciarlo andare? Non è possibile rispondere in modo generale e astratto a interrogativi di questa portata. Occorre una legge che consenta all’individuo di scegliere liberamente e secondo la propria coscienza se lottare strenuamente e a qualsiasi prezzo contro la fine della vita o accettarne serenamente il naturale epilogo, indicando in una dichiarazione quali terapie ritiene di non poter accettare. È del resto la nostra Costituzione a prevedere, all’articolo 32, che nessun individuo possa vedersi imporre un trattamento sanitario se non per legge, a tutela dell’interesse della collettività, e comunque senza mai violare «i limiti imposti dal rispetto della persona umana». La nostra Carta garantisce il diritto del singolo a una scelta libera, ricomprendendovi la facoltà opposta di rifiutare le cure che si ritengano insostenibili, intollerabili, inutili o lesive della propria dignità. Una norma alla cui stesura contribuì in modo significativo in Assemblea costituente un cattolico come Aldo Moro e che oggi trova attuazione quotidiana nella subordinazione al consenso informato di ogni prestazione terapeutica o diagnostica. Un principio ribadito dalla normativa comunitaria con la Carta di Nizza e dalla nostra giurisprudenza e che, inteso nella sua pienezza, implica anche la possibilità di rifiutare la terapia o decidere consapevolmente di abbandonarla e che non può essere ridotto o limitato neanche di fronte alla più grave delle malattie. Mai possono essere ammessi il dovere o l’obbligo di curarsi. Il testo Calabrò contraddice invece palesemente i principi della nostra Carta costituzionale laddove prevede che il consenso del paziente non abbia rilievo quando possa incidere sulla sua sopravvivenza. Nell’impostazione di quel testo, il diritto alla libera autodeterminazione del paziente non è più pieno e inviolabile ma «condizionato ». Viene riconosciuto, sì, ma solo finché non è in gioco la vita del paziente stesso. Nelle fasi estreme della vita, nelle patologie più gravi, alla libertà di decisione del singolo si sostituisce l’obbligatorietà del trattamento sanitario, o degli interventi di idratazione e nutrizione. (Sulla natura assistenziale o sanitaria di questi si è a lungo discusso e ha prevalso l’orientamento della maggioranza di centrodestra, che li considera cosa diversa dai trattamenti sanitari, nonostante l’orientamento di larga parte della comunità scientifica, fondato anche sul fatto che sono somministrati da personale medico e su prescrizione). Al malato terminale e irrecuperabile questa legge, se approvata, impedisce di dire no alle terapie, di fermare un accanimento terapeutico insostenibile, di accettare serenamente che la malattia prosegua il suo corso naturale fino al termine dell’esistenza. L’alimentazione, l’idratazione, la ventilazione artificiale o ogni altro intervento, potranno essere imposti al paziente “per il suo bene” e contro la sua volontà (anche se manifestata in maniera univoca, magari attraverso un testamento biologico redatto in un momento precedente). Si legittimerebbero così pratiche coercitive che negano il rispetto della persona promosso dalla Costituzione secondo la quale il rifiuto delle cure è invece un diritto incomprimibile anche nel momento finale dell’esistenza. Una rinuncia che non ha nulla a che vedere con l’eutanasia, che attivamente provoca o accelera l’interruzione della vita, ma al contrario può derivare dal legittimo desiderio di non opporsi alla naturale evoluzione della malattia. Per effetto di una legge così concepita tanti medici si troverebbero domani nella sciagurata condizione di dover trasgredire alle sue disposizioni o vedersi costretti a infliggere ostinatamente prestazioni mediche di nessuna efficacia. Una «inutile tortura», come scrisse già nel 1970 il papa Paolo VI in una lettera ai medici cattolici riferendosi all’ipotesi di «imporre la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile ». E proseguiva chiedendosi se nei casi più gravi non fosse «dovere del medico impegnarsi ad alleviare la sofferenza» piuttosto che «voler prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo». Quella domanda, che potrebbe essere fatta propria anche da un laico, può essere ancora oggi il punto da cui partire per elaborare una legge differente da quella che ci troviamo a discutere in parlamento: giusta, equilibrata, in linea con i principi della nostra Costituzione e che consenta a ogni individuo di trovare la sua risposta in piena libertà e autodeterminazione. Una legge diversa che tuteli allo stesso modo chi rifiuta l’accanimento terapeutico e chi sceglie di ricorrere ad ogni risorsa disponibile, che ribadisca il diritto all’assistenza e alla cura anche nell’ultima stagione della vita, che concretamente favorisca la diffusione delle cure palliative. Nulla deve restare intentato per consentire ad ognuno di condurre fino all’ultimo la propria vita in pace e dignità.

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Per il Pd adesso è più facile dire no (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Per il Pd adesso è più facile dire no Finiscono le illusioni di chi sperava in un dialogo bioetico tra maggioranza e opposizione. FABRIZIA BAGOZZI Sul testamento biologico la maggioranza si blinda e alla fine riesce a far passare una versione persino peggiore del famigerato articolo tre, quello che riguarda il divieto di idratazione e nutrizione, bocciando uno a uno, anche con qualche siparietto, tutti i tentativi di mediazione che arrivano dall’area cattolica del Pd. Che si ricompatta sul no a un provvedimento ritenuto sempre anticostituzionale. Ieri tutto il gruppo (con l’eccezione di Gustavino e Baio, schierati per il sì) ha votato no all’articolo tre. E anche oggi, sul voto finale, appare ridotto al minimo il margine di astensione della galassia cattolica. La chiusura a oltranza del Pdl, che, ostaggio dei pasdaran pro life capitanati da Bianconi, va dritto per la sua strada, rende vano il tentativo di mediazione portato avanti da una parte dei cattolici dem per migliorare la legge e che aveva come avamposto gli emendamenti Bosone. Il primo dei due (che circoscriveva i casi di ammissibilità dello stop di idratazione e nutrizione consentiti nella dat) non passa. Prende 83 voti, tutti democratici (i senatori cattolici e una parte dei laici, con un paio di defezioni da destra). Il secondo, quando nel tardo pomeriggio la blindatura della maggioranza è ormai netta, Bosone lo ritira. Non passa il testo Sliani né la terza via di Rutelli, illustrata in aula da Lusi (più di 200 voti contro, 28 sì, fra cui quello di Franco Marini, 11 astenuti). E non passa neppure l’emendamento Bianchi, su cui maggioranza e governo s’inceppano. Il testo prevede che idratazione e nutrizione – non ammesse nella dichiarazione anticipata di trattamento – possano essere sospese quando il paziente non è in grado di assimilare. Il relatore Calabrò propone di accoglierlo riformulato, ovvero la possibilità di sospendere viene rimessa «all’evidenza clinica» e al giudizio di un collegio di medici. Bianchi accoglie la riformulazione (poi farà autocritica). Lusi, cofirmatario dell’emendamento, ritira la firma. Ma a quel punto insorge Bianconi, che tuona contro quella che vede come un’apertura. Il presidente della commissione sanità Tomassini dice che non si può accogliere la riformulazione. Il governo, con Sacconi, prima plaude, poi si rimette all’aula (tanto, dice «non cambia nulla nella sostanza»), Calabrò ritira la formulazione. L’emendamento (insieme a un simile Baio) viene bocciato da una maggioranza bipartisan. La mattinata era cominciata con una certa maretta in casa Pd, consumatasi nella riunione del gruppo al senato. Qui la presidente Finocchiaro fa presente la sua irritazione per le astensioni del giorno prima sul voto finale dell’articolo 1 – una ventina – e dell’articolo 2 – 12 –, e ribadisce la mediazione ottenuta con gli emendamenti prevalenti. Marini insiste affinché il gruppo, oltre a quelli, voti anche i testi Bosone in una logica per così dire di riduzione del danno rispetto al testo Calabrò. Si distingue il cattodem Giaretta, contrario all’impianto complessivo del ddl perché «non può essere accettato che a un certo punto lo stato si sostituisca alla libera scelta del cittadino». Si decide che tutti votano i testi prevalenti e sul resto liberi tutti e così va nel corso di una mattinata in cui a palazzo Madama si affacciano anche Fioroni e deputati vicini a Franceschini – che ribadisce il no del Pd insieme alla libertà di coscienza – come Francesco Garofani. La blindatura del Pdl chiude presto qualsiasi spiraglio a ipotesi di mediazione. E ieri, alla camera, Livia Turco e Paola Binetti, insieme allo stesso Franceschini, hanno presentato la proposta di legge del Pd (scritta a due mani) sulle cure palliative in discussione in commissione alla camera. Il testo che guarda al fine vita fuori dalle ideologie e punta a garantire la migliore assistenza possibile, con adeguate terapie contro il dolore e un sistema in rete per la continuità delle cure. «Una concreta risposta ai bisogni», sottolineano Binetti e Turco, e chiedono più fondi per gli hospice.

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e tra i crociati del pdl serpeggia il dubbio "questa legge era meglio non farla" - antonello caporale (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 3 - Interni I personaggi E tra i crociati del Pdl serpeggia il dubbio "Questa legge era meglio non farla" Schifani: "Abbiamo fatto una bella maratona" Sacconi: "Bella prova di coesione" Nel dibattito schierati tra gli integralisti gli ex radicali Roccella e Quagliariello ANTONELLO CAPORALE ROMA - La cravatta verde di Federico Bricolo esce con agilità dall´aula e si presenta ai taccuini, come per il dopopartita. E´ giovedì sera e la Lega deve risalire a nord in fretta. «Si è finalmente stabilito che in Italia non si può morire di fame e di sete». Il centrodestra è però un´alleanza larga e piuttosto lunga. Il collega calabrese Gentile: «Mah!». Mah cosa, senatore? «Abbiamo il congresso domani e non parto». Al concretismo di Bricolo, l´inquietudine di Gentile. Come sempre il Senato ha esaminato a fondo la questione e si è diviso, questa volta era davvero più delicata delle altre - la vita e i suoi confini - e approntato però con puntualità una misura adeguata. «Ha vinto il partito della vita ed è stato sconfitto quello della morte», ha succintamente riassunto Maurizio Gasparri, il capogruppo del Popolo della Libertà. E poi, lo fanno sempre i calciatori con il gol: «Questa legge la dedico alle suore di Lecco e ad Eluana». Un mese di discussione, due giorni di votazioni. Rapidi, e soprattutto efficienti i senatori della Repubblica. Il presidente Renato Schifani piuttosto soddisfatto: «Abbiamo fatto una bella maratona». A maratona conclusa è affiorato il dubbio che la corsa fosse stata inutile, malgrado i buoni propositi. E´ stato Marcello Pera, oramai lontano dai riflettori e dall´amicizia col capo, che ha riscoperto il suo grande amore: Karl Popper. E con Popper ha illustrato ai colleghi di maggioranza, piuttosto sconcertati, il dubbio di non aver fatto una cosa buona e giusta. «L´articolo 2 della Costituzione vieta l´eutanasia e l´articolo 32 vieta l´accanimento terapeutico. Serviva davvero questa legge?». Il dubbio che lo Stato debba intervenire per allontanare la morte anche quando essa giunge e chiama. Il dubbio. «Io voglio essere libero di decidere...», lo aveva anticipato il senatore Paravia, di An. Ma il Senato aveva già deciso. Maggioranza compatta, «abbiamo dato prova di grande coesione» ha detto, rinfrancato per il miracolo di questa legge salva-vita, il ministro Sacconi che con la sua vice Roccella ha seguito ogni alito del dibattito. Che ha visto duettare cattoliche e supercattoliche dei due schieramenti. La Dorina Bianchi, del Pd, molto in imbarazzo per l´ostilità del partito al provvedimento ha perorato una causa minima: «Sospendiamo la nutrizione nei soggetti incapaci di assorbire». E´ scattata come una molla Laura Bianconi, supercattolica: «No e poi no». Nutrire e dissetare, anche quando il corpo rifiuta. Si è deciso così, senza per questo riuscire a raccogliere il voto della stessa Bianconi che ha giudicato il testo troppo fragile e aperto alle sfide di chi propaganda l´eutanasia: «Non posso votarlo». Si è capito tutto, o parecchio, del perché di questa legge quando ha preso la parola Gaetano Quagliariello, chiamato ad esprimere la posizione ufficiale della maggioranza. Lui, con Roccella, ex radicale e con Sacconi, ex socialista e ex laico, nella triade degli inossidabili. E dunque Quagliariello: «Non non volevamo fare questo provvedimento, ma poi davanti alla aperta sfida della magistratura...». Sfida. Magistratura. Una molla si è impossessata del corpo di Sacconi che ha applaudito con un impeto, e ha trascinato e travolto i suoi. Sfida a sfida. Sciabola contro sciabola. Eluana, divenuta corpo ideologico, morta infatti «di fame e di sete», secondo il concretista Bricolo, aveva necessità di un comportamento in qualche modo ritorsivo. E dunque bisognava rispondere. «Ma vi rendete conto che così si subisce la prepotenza della scienza? O la scienza è prepotente quando dovete legiferare in tema di fecondazione assistita e non lo è quando la utilizzate perché lo Stato si accanisca su di un corpo?». Domanda di Anna Finocchiaro. Domanda suggestiva, ma ieri poco apprezzata. Fabio Rizzi, della Lega: «Rispondo con Claudio Baglioni: Io sono vivo e sono qui e l´unica paura che resta del futuro è di non esserci». Qui il punto: la morte. Ieri è parso che si fosse in lotta contro la morte, e la passione con la quale alcuni senatori si sono applicati per sconfiggere ex lege la fine della vita ha contagiato animi di qua e di là. Anche nel Partito democratico c´è stato movimento, e perfino Franco Marini ha tentato di fare qualcosa per addentare ancora più saldamente la vita. Mediazioni, emendamenti, capatine nello schieramento nemico. «Ho fatto quello che era giusto, e io non sbaglio mai», ha garantito a fine seduta quando ogni approccio è risultato vano e la vita e la morte erano state messe ai voti.

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i fedeli distanti dalla chiesa - giancarlo bosetti (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)

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Pagina 39 - Commenti I FEDELI DISTANTI DALLA CHIESA I cattolici credono in modo più vago di quanto prescrivono le autorità Eppure mai in nessuna epoca tanti pellegrini hanno visitato i santuari mariani GIANCARLO BOSETTI Quale fede e quali fedeli ha in mente il Papa? C´è una serissima vignetta inglese. Due lettori e un giornale con gran titolo sul discorso politico di un vescovo. I due commentano: «Ma tu credi in Dio?». «Sì», risponde l´altro. «E credi in un Dio che può cambiare il corso degli eventi sulla terra?». «No, solo in uno normale.» Solo normale, ovviamente. Just ordinary, non un Dio che entra nei dettagli della vita politica. La vignetta è stata proposta da Grace Davie, in apertura di uno dei suoi studi sullo stato della religione in Europa e illustra la sfida che tutte le chiese si trovano di fronte in questa strana fase della loro storia: la fede tra la gente non diminuisce, al contrario, ma si allontana dall´ortodossia. I credenti non sentono più lo stesso bisogno di un tempo di partecipare con regolarità alle funzioni. Credono, ma in un modo più vago di quel che prescrivono le autorità ecclesiastiche. La Davie ha coniato la formula del «credere senza appartenere», che vediamo confermata nelle analisi di Ilvo Diamanti sui cattolici italiani: si fidano della Chiesa, versano l´8 per mille, ascoltano con rispetto i messaggi dei vescovi, ma decidono con la propria testa che cosa pensare dei preservativi e del testamento biologico, in tutt´altra direzione. La sfida della fede che non vuole «appartenere» sta davanti alla Chiesa di Roma. E una delle domande interessanti del nostro tempo è: in che direzione risponderà alla sfida? rinforzando vincoli e divieti, per i fedeli, o accettando compromessi con tendenze e abitudini della società? Incoraggiando o no l´afflusso dei non ortodossi? Chiudendo o aprendo al dialogo con le altre religioni? Da molti segnali si può immaginare (e temere) una risposta nella prima direzione, ma non se ne può essere sicuri fino in fondo perché, nonostante tutto, è rimasto in sospeso un giudizio conclusivo sugli atti del Pontefice, se si sia trattato di errore, leggerezza e sottovalutazione delle conseguenze o se di un vero segnale deliberato e irreversibile. L´ultimo caso, la revoca della scomunica ai lefebvriani, ha avuto l´impatto drammatico che sappiamo a causa della confessata ignoranza del negazionismo del vescovo Williamson. Il gesto era dunque di sicuro di orientamento tradizionalista, ma, senza lo scandalo di Auschwitz, sarebbe stato meno indigesto al mondo; del discorso di Regensburg con la citazione di Manuele II Paleologo sui musulmani «cattivi e disumani» si può anche dubitare che l´intenzione fosse proporzionata alle parole; quanto al Messale con il sacerdote che volge le spalle ai fedeli, alla preghiera del Venerdì santo con il reinserimento dei «perfidi ebrei», o alla beatificazione di Pio XII, non sono certo atti casuali, ma a giudicare dalle precisazioni e mosse diplomatiche successive, non contengono una risposta definitiva a quella domanda. Rimane un caso stupefacente che, tra le risposte di Benedetto XVI a questi mutamenti di qualità della fede, si affacci anche un attrazione per il rovescio del «credere senza appartenere», e cioè per l´«appartenere senza credere» degli atei devoti, dei non credenti che innalzano la identità cristiana come vessillo politico dell´occidente liberale. Marcello Pera ne guida le file, e proprio al suo libro (Perché dobbiamo dirci cristiani, Mondadori, 2008) il Papa ha consegnato la lettera in cui giudica «impossibile in senso stretto» il dialogo interreligioso, altre volte invece proposto come utile e giusto (perché se no, con i musulmani alla Moschea blu di Istanbul?). Ma neanche questo caso contraddittorio è risolutivo. Una risposta definitiva sulla direzione del pontificato non c´è ancora neanche per gli ambienti conciliari del cattolicesimo, dove non si è aperto un visibile fronte di opposizione. Si insiste a catalogare quanto sopra tra gli «incidenti». Altri, di diversa ispirazione, come Vittorio Messori, rifiutano decisamente l´idea dell´«errore» e attribuiscono questa linea di condotta alla scelta del un capo della Chiesa di dare priorità assoluta alla tutela della fede, che, come Benedetto XVI ha scritto nella lettera ai vescovi, oggi «in vaste zone della terra è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento» perchè «in questo nostro momento della storia Dio sparisce dall´orizzonte degli uomini». Parole forti, drammatiche, da cittadella assediata. Se dovesse prevalere la linea della «minoranza creativa», più volte evocata dallo stesso pontefice, saremmo di fronte alla singolare situazione di una Chiesa che, come succede a movimenti politici in una fase di declino, si irrigidiscono nella dottrina aggravando le perdite di consenso che vorrebbero invece difendere. Tanto più singolare mentre i segnali di una vitalità della fede contraddicono il tramonto del sacro sull´orizzonte contemporaneo e ne annunciano il ritorno. Come accordare per esempio quelle previsioni funeste con un inizio di secolo che di fatto appare come «l´epoca d´oro» dei pellegrinaggi cristiani? Mai in nessuna epoca tanti pellegrini hanno raggiunto i santuari mariani: 10 milioni all´anno a Guadalupe in Messico, 6 milioni a Nostra Signora di Aparecida in Brasile. Anche in Europa il boom è evidente: Lourdes aveva un milione di visitatori negli anni Cinquanta, ora sono 6 milioni, poco meno a Jasna Gòra–Czestochowa, 4 milioni a Fatima. Altre cifre impressionanti in tutta Europa, da Lisieux ad Assisi, da AltÖtting a Medjugorje. Quest´ultima dal 1981 ha attratto 30 milioni di visitatori. Tutta la documentazione è in Philip Jenkins, The God´s Continent, (Oxford University Press, 2007) un autore sulla stessa lunghezza d´onda del «credere senza appartenere». L´eclisse della religione in Europa non esiste. Il fatto è che i credenti trovano in queste esperienze qualche cosa che non trovano (più) nella vita della parrocchia o nel ciclo dei riti ordinari. Se nella Chiesa prevalesse l´idea che la fede si sta estinguendo, i cattolici si troverebbero di fronte a una situazione imbarazzante come ritrovarsi davanti dei leader politici, che, sconfitti alle elezioni, proclamino la fine della politica, anziché la propria. Più realistica sarebbe una riflessione, per i politici sui voti persi o sulle astensioni, e per i religiosi su quello che Vito Mancuso chiama lo «scisma sommerso», vale a dire quei milioni di credenti che allo stato dei fatti trovano le porte di ingresso troppo strette per imbarcarsi o reimbarcarsi nella Chiesa. Ma il tema della persistenza della religione in questa fase di «assenza di orientamento», come la chiama Hans KÜng, è di grande importanza anche fuori delle chiese, per i laici e per la politica democratica. Interpretare queste domande di senso, e di un genere nuovo che sembra sfuggire al controllo e alla cultura dei vertici vaticani, non è solo un compito per chierici.

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Emma Bonino entra nella sua stanza subito dopo il voto finale. I complimenti per le dichiarazioni in... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Emma Bonino entra nella sua stanza subito dopo il voto finale. I complimenti per le dichiarazioni in Aula e un ringraziamento reciproco per la lealtà con cui è stata condotta questa battaglia. Anna Finocchiaro saluta e poi si dirige verso l'aeroporto di Fiumicino per tornare a Catania. «È stata una settimana faticosa». Non solo per il dibattito in aula con una maggioranza chiusa a riccio. Anche per le fibrillazioni nel Pd, tra gli ex popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo vinto tutti: il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un passo avanti». Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un tradimento? Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo, "disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate". In realtà la volontà dei soggetti in ordine ai trattamenti sanitari che verranno praticati sul loro corpo, nel momento in cui non saranno più in grado di intendere e volere, non avrà alcun valore vincolante e potrà essere disattesa. Che cosa ha indotto il Pdl a chiudere ogni possibilità di dialogo? Non credo che avessero mai avuto intenzione di dialogare con noi. Ciò che si è scontrato non è una diversa opinione su alimentazione e idratazione, per intenderci. Si sono scontrate due diverse concezioni del rapporto tra l'autorità dello Stato e la libertà degli individui. Quando Aldo Moro scrisse l'articolo 32 della Costituzione, "nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la propria volontà" aveva ben presente - uscendo da un regime totalitario e temendo quello che stava accadendo in altre parti del mondo - che il rapporto tra libertà dell'individuo e l'inviolabilità del proprio corpo da parte dello Stato andava tutelato a tutti i costi. Il Ddl Calabrò va nella direzione opposta: il corpo viene travolto dal potere dello Stato e c'è in questo una straordinaria violenza. Secondo alcuni cattolici del Pd, il Pdl si vuole accreditare Oltretevere come unico interlocutore politico. Ipotesi fondata? Probabilmente sì, ma lo ritengo un tentativo imperfetto perché è grossolano e strumentale. Ma è evidente che il dibattito sul testamento ha creato fibrillazioni anche nei cattolici Pd. Sanno che la maggioranza userà strumentalmente il loro voto contrario. Questa è stata una delle prove più impegnative per il Pd in questo ultimo anno e mezzo. A parte il voto favorevole di due senatori che sin dall'inizio avevano annunciato la loro posizione, il Pd ha espresso un "no" compatto al Ddl. Ci siamo arrivati perché abbiamo avuto la capacità di incontraci in una discussione vera, anche molto aspra. Come le due ultime riunioni del gruppo al Senato dove c'è stata una frattura con alcuni ex popolari? Mi riferisco a due anni di discussioni durante i quali io per prima ho imparato una cosa importantissima: mi sono imbattuta nel dubbio, l'unico alleato che può avere chi fa il nostro mestiere e si occupa di queste materie. Noi ci siamo dati un obiettivo: difendere la libertà degli individui dall'invasione dello Stato, abbiamo voluto garantire la libertà di disporre se essere accompagnati alla morte fino all'ultimo momento con il supporto di tutti i presidi medici oppure di poter morire naturalmente. Secondo Tonini il Pd dovrebbe difendere di più i cattolici per il lavoro che hanno svolto. I cattolici sono il Pd con lo stesso titolo e la stessa dignità degli altri, non hanno bisogno di essere difesi. Allora perché ci sono state tensioni? Sono tre anni che ci sono tensioni, tra i cattolici come tra i laici, ammesso che questa possa essere una distinzione che ha un senso. Non ci porta da nessuna parte fare polemiche di questo tipo. È inevitabile se si affrontano temi etici avere posizioni di partenza anche diverse. L'"orientamento prevalente" è stato più sopportato che accettato. Non teme conseguenze? Noi oggi abbiamo raggiunto un punto di massima soddisfazione per tutti, ne sono convinta. Un pezzo dell'identità politica del Pd si è compiuta perché c'eravamo tutti, eravamo tutti lì. Chi ci avrebbe scommesso qualche tempo fa? Lei oggi in Aula ha fatto un riferimento alla Legge 40, un'altra legge in difesa della vita, come la definì il centrodestra. Come si concilia con il Ddl Calabrò? Non si concilia, è di segno opposto. In quella legge hanno stabilito che la vita non può essere manipolata per evitare malattie o malformazioni e oggi vogliono manipolare la morte. Qual è il senso? Se lo aspettava l'intervento di Marcello Pera? Sapevo che era contrario a legiferare in questa materia, non mi aspettavo però un suo intervento. Ha anche spiegato a Calabrò perché quel testo è incostituzionale. È stato il discorso di un uomo cha fatto lo sforzo di andare al fondo delle cose. Che bellezza. Maurizio Gasparri vi ha accusato di andare verso una deriva eutanasica. In Aula l'ho detto con molta chiarezza: il Pd è contro l'eutanasia. Gasparri fa propaganda politica, che possiamo farci? Non si può far sparire con la bacchetta magica, ce lo dobbiamo tenere. Emma Bonino invita alla disobbedienza civile. Lei è d'accordo? Le forme di iniziativa politica dei radicali non sempre coincidono con le nostre, ma devo dire che in questa battaglia sono stati compagni leali e affidabili, ciascuno nel proprio campo, ma uniti da un grande rispetto per la Costituzione, la libertà e la dignità umana. Torna in auge la moratoria sul testamento? Oggi la invoco a maggior ragione. Questo è un pessimo testo di legge. Secondo lei Berlusconi accetterebbe uno stop dopo la pedalata senza sosta al Senato? In questi giorni, dalla stessa maggioranza, sono venuti gli inviti a riflettere. Lo stesso Quagliariello non mi sembrava molto soddisfatto del lavoro fatto.

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La legge inutile Né testamento né biologico anche Pera non ci sta (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-03-2009)

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La legge inutile Né testamento né biologico anche Pera non ci sta M.ZE. Via libera del Senato al Disegno di legge Calabrò sul testamento biologico: 278 senatori presenti, 276 i votanti. Favorevoli 150, contrari 123, 3 astenuti, 19 gli assenti. Tra i banchi del Pdl votano «no» Maurizio Saia, Antonio Paravia, Ferruccio Saro e Marcello Pera. Si astengono Riccardo Conti, Barbara Contini e Lucio Malan. Esce dall'aula la teocon Laura Bianconi, la pasdaran a cui si devono le parti più restrittive della legge. Otto i dissidenti. Nel Pd votano a favore Emanuela Baio Dossi e Claudio Gustavino, si astiene Luigi Lusi. Applauso di rito, per una vittoria che il laico Pdl Benedetto Della Vedova definisce «di Pirro». I NO DI PERA Scuote la testa Marcello Pera che mentre parla in aula non vola una mosca neanche nel suo schieramento: «Il testo che stiamo approvando dice che bisogna comunque salvare la vita e dice anche che questa decisione la deve prendere il legislatore. Credo che sia costituzionalmente ed eticamente sbagliato: fa prevalere l'articolo 2 della Carta sul 32». Il senatore a vita Emilio Colombo si alza e gli da la mano. Il Pdl e il Pd applaudono. Ma l'ordine di scuderia del premier con la lettera inviata ai senatori Pdl alla vigilia del dibattito e le dichiarazioni del cardinal Bagnasco hanno tracciato il percorso obbligato. E il clima è sotto gli occhi di tutti: le macerie sono ovunque. Sul volto dei senatori di minoranza, come su molti di quelli della maggioranza. Chissà quali saranno le conseguenze future sul dialogo fra i due poli. Nei banchi del governo siedono Giovanardi, Calderoli, Bondi, Roccella. Maurizio Sacconi è sollevato: «Il governo è soddisfatto per la straordinaria solidità della sua maggioranza su temi molto sensibili come questi». Il relatore Raffaele Calabrò lo definisce un testo «migliore» a quello uscito dall Camera. Maurizio Gasparri e Rizzo lo dedicano a Eluana Englaro. Non si potrà mai più staccare la spina, neanche a un paziente in stato vegetativo da anni, senza possibilità alcuna di ripresa. Non si potranno lasciare disposizioni sul fine vita. E comunque non saranno vincolanti. il bacio della morte Tutti gli emendamenti Pd, Idv, Radicali, respinti in blocco se non per questioni di poco rilievo. Un testo «peggiore di quello uscito dalla commissione Sanità» a detta di Ignazio Marino, Stefano Ceccanti, Anna Finocchiaro e un elenco lunghissimo di senatori. Marino definisce «il bacio della morte» al Ddl l'emendamento di Fosson che rende non vincolanti per il medico le dichiarazioni di volontà. In Aula scoppia la bagarre tra i banchi dell'opposizione. L'Idv si presenta a metà mattina nella sala lettura di Palazzo Madama con dei cartelli appesi addosso: «Testamento ideologico», «Testamento illogico». «Non poteva che finire così», commenta Franca Chiaromonte andando via. Applauditissima dal suo gruppo Anna Finocchiaro: «Qui si capisce quanto fragile sia la vostra concezione della libertà e della dignità dell'uomo, della sua volontà libera di tornare naturalmente, per chi crede, creatura di Dio tra le braccia del Padre o, per chi non crede, di finire dignitosamente come è naturale che accada, sperando di avere lasciato segni, affetti, esempi nel mondo». Ricuce gli strappi che pure ci sono stati all'interno del Pd: si rivolge a Marini, Soliani, Bosone, Rutelli per ringraziarli per il lavoro svolto. E per quel voto compatto che arriva alla fine. Chissà come sarebbe andata se il Pdl avesse teso la mano agli emendamenti del Pd. Inutile chiederselo. Astore dell'Idv alza la voce per dire «anche noi difendiamo la vita, anche noi siamo cattolici quanto gli altri, caro Nania, caro Calabrò». La legge adesso passa alla Camera. Non è detto che la «truppa corazzata», come la chiama Astore, resti tali. Ma qui, al Senato, già si guarda alla Corte Costituzionale. Il Senato ha votato ieri il disegno di legge Calabrò sul testamento biologico. Ignazio Marino «è peggiore di quello licenziato in commissione Sanità». Bagarre a Palazzo Madama. Una legge inutile e ideologica.

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Consegnano il nostro corpo al potere dello Stato (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 27-03-2009)

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«Consegnano il nostro corpo al potere dello Stato» Il capogruppo pd in Senato: noi abbiamo voluto difendere la libertà degli individui I cattolici Pd? Hanno la stessa dignità di tutti MARIA ZEGARELLI Emma Bonino entra nella sua stanza subito dopo il voto finale. I complimenti per le dichiarazioni in Aula e un ringraziamento reciproco per la lealtà con cui è stata condotta questa battaglia. Anna Finocchiaro saluta e poi si dirige verso l'aeroporto di Fiumicino per tornare a Catania. «È stata una settimana faticosa». Non solo per il dibattito in aula con una maggioranza chiusa a riccio. Anche per le fibrillazioni nel Pd, tra gli ex popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo vinto tutti: il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un passo avanti». Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un tradimento? Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo, "disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate". In realtà la volontà dei soggetti in ordine ai trattamenti sanitari che verranno praticati sul loro corpo, nel momento in cui non saranno più in grado di intendere e volere, non avrà alcun valore vincolante e potrà essere disattesa. Che cosa ha indotto il Pdl a chiudere ogni possibilità di dialogo? Non credo che avessero mai avuto intenzione di dialogare con noi. Ciò che si è scontrato non è una diversa opinione su alimentazione e idratazione, per intenderci. Si sono scontrate due diverse concezioni del rapporto tra l'autorità dello Stato e la libertà degli individui. Quando Aldo Moro scrisse l'articolo 32 della Costituzione, "nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la propria volontà" aveva ben presente - uscendo da un regime totalitario e temendo quello che stava accadendo in altre parti del mondo - che il rapporto tra libertà dell'individuo e l'inviolabilità del proprio corpo da parte dello Stato andava tutelato a tutti i costi. Il Ddl Calabrò va nella direzione opposta: il corpo viene travolto dal potere dello Stato e c'è in questo una straordinaria violenza. Secondo alcuni cattolici del Pd, il Pdl si vuole accreditare Oltretevere come unico interlocutore politico. Ipotesi fondata? Probabilmente sì, ma lo ritengo un tentativo imperfetto perché è grossolano e strumentale. Ma è evidente che il dibattito sul testamento ha creato fibrillazioni anche nei cattolici Pd. Sanno che la maggioranza userà strumentalmente il loro voto contrario. Questa è stata una delle prove più impegnative per il Pd in questo ultimo anno e mezzo. A parte il voto favorevole di due senatori che sin dall'inizio avevano annunciato la loro posizione, il Pd ha espresso un "no" compatto al Ddl. Ci siamo arrivati perché abbiamo avuto la capacità di incontraci in una discussione vera, anche molto aspra. Come le due ultime riunioni del gruppo al Senato dove c'è stata una frattura con alcuni ex popolari? Mi riferisco a due anni di discussioni durante i quali io per prima ho imparato una cosa importantissima: mi sono imbattuta nel dubbio, l'unico alleato che può avere chi fa il nostro mestiere e si occupa di queste materie. Noi ci siamo dati un obiettivo: difendere la libertà degli individui dall'invasione dello Stato, abbiamo voluto garantire la libertà di disporre se essere accompagnati alla morte fino all'ultimo momento con il supporto di tutti i presidi medici oppure di poter morire naturalmente. Secondo Tonini il Pd dovrebbe difendere di più i cattolici per il lavoro che hanno svolto. I cattolici sono il Pd con lo stesso titolo e la stessa dignità degli altri, non hanno bisogno di essere difesi. Allora perché ci sono state tensioni? Sono tre anni che ci sono tensioni, tra i cattolici come tra i laici, ammesso che questa possa essere una distinzione che ha un senso. Non ci porta da nessuna parte fare polemiche di questo tipo. È inevitabile se si affrontano temi etici avere posizioni di partenza anche diverse. L'"orientamento prevalente" è stato più sopportato che accettato. Non teme conseguenze? Noi oggi abbiamo raggiunto un punto di massima soddisfazione per tutti, ne sono convinta. Un pezzo dell'identità politica del Pd si è compiuta perché c'eravamo tutti, eravamo tutti lì. Chi ci avrebbe scommesso qualche tempo fa? Lei oggi in Aula ha fatto un riferimento alla Legge 40, un'altra legge in difesa della vita, come la definì il centrodestra. Come si concilia con il Ddl Calabrò? Non si concilia, è di segno opposto. In quella legge hanno stabilito che la vita non può essere manipolata per evitare malattie o malformazioni e oggi vogliono manipolare la morte. Qual è il senso? Se lo aspettava l'intervento di Marcello Pera? Sapevo che era contrario a legiferare in questa materia, non mi aspettavo però un suo intervento. Ha anche spiegato a Calabrò perché quel testo è incostituzionale. È stato il discorso di un uomo cha fatto lo sforzo di andare al fondo delle cose. Che bellezza. Maurizio Gasparri vi ha accusato di andare verso una deriva eutanasica. In Aula l'ho detto con molta chiarezza: il Pd è contro l'eutanasia. Gasparri fa propaganda politica, che possiamo farci? Non si può far sparire con la bacchetta magica, ce lo dobbiamo tenere. Emma Bonino invita alla disobbedienza civile. Lei è d'accordo? Le forme di iniziativa politica dei radicali non sempre coincidono con le nostre, ma devo dire che in questa battaglia sono stati compagni leali e affidabili, ciascuno nel proprio campo, ma uniti da un grande rispetto per la Costituzione, la libertà e la dignità umana. Torna in auge la moratoria sul testamento? Oggi la invoco a maggior ragione. Questo è un pessimo testo di legge. Secondo lei Berlusconi accetterebbe uno stop dopo la pedalata senza sosta al Senato? In questi giorni, dalla stessa maggioranza, sono venuti gli inviti a riflettere. Lo stesso Quagliariello non mi sembrava molto soddisfatto del lavoro fatto. Intervista ad Anna Finocchiaro

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 27-03-2009)

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n. 74 del 2009-03-27 pagina 2 «L'Udc ormai ha rotto i patti, si è schierata contro il Nord» di Sabrina Cottone Il coordinatore regionale di Forza Italia avverte i centristi: «Vogliono restare nelle giunte? L'accordo non era sui posti» (...) «Pochi anni fa era quasi impossibile pensare a un ingresso di An nel Ppe, invece oggi è una scelta condivisa. Le sofferenze e le spigolosità sono inevitabili ma necessarie per dare all'Italia, almeno in prospettiva, una democrazia dell'alternanza. Forza Italia è nata su una capacità di attrazione della società civile, che gradualmente si è estesa a altre componenti riconducibili al pentapartito. Se con An la convergenza è sembrata più conflittuale, è per le caratteristiche peculiari della storia del partito, per l'esistenza di sensibilità e letture diverse». L'Udc ha annunciato di voler correre per conto proprio. E le presenze nelle giunte milanese e lombarda? «Prima o poi questa domanda andrà posta. Loro dicono che intendono restare nelle giunte nel rispetto di un patto con gli elettori ma in realtà quel patto lo hanno già rotto, perché non era quello di restare ai propri posti ma di mantenere la linea politica su cui erano stati eletti. Ci auguriamo un ripensamento di Casini e Cesa. L'Udc si è schierato contro il federalismo e quindi contro il Nord per un mero calcolo elettoralistico, pensando di recuperare voti nelle regioni meridionali». La Lega è un partito alleato o è il maggior concorrente del Pdl? «Con la Lega esiste una competizione forte. Siamo certamente alleati ma altrettanto sicuramente competitor. È evidente che una parte dell'elettorato di sinistra, deluso dalle posizioni della sinistra ma caratterizzato da antiberlusconismo congenito, ha trovato più facile trovare risposta alle proprie esigenze sulla sicurezza e il rapporto con gli extracomunitari nella Lega piuttosto che nel Pdl. Penati adesso finge di fare il leghista ma ha comprato case e ospitato rom fino a ieri, anzi continua a farlo». Da esponente dell'ala laica di Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per le idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il tema in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile, è tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e poiché sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire, e io lo considero un gesto di barbarie, mi trovo su una posizione molto più vicina a quella della Chiesa di quanto non accada a molti altri. Quanto all'eutanasia, non possiamo ignorare che se apriamo un varco, si rischiano abusi. Ci si rende conto di che cosa significa e dove può portare? Facciamo fuori i vecchi e i dementi? Buttiamo giù dalla rupe gli invalidi?». Il Pdl nasce con uno statuto che dà molti poteri al presidente. C'è un problema che riguarda la selezione della classe dirigente? «Abbiamo la fortuna di avere un leader unico. Credo che anche a sinistra, persino chi non lo ama non possa negarne la straordinarietà. Con gli altri leader del Pdl, sia pure di valore, non c'è partita. Lui stesso punta molto sui giovani proprio per costruire una classe dirigente del futuro, senza dimenticare che ci sono ventenni vecchi e settantenni giovani. E comunque stiamo scrivendo uno statuto, non la Bibbia! Oggi c'è questa situazione, se tra trent'anni bisognerà cambiare le regole lo faremo». Qual è la frase che sintetizza il Pdl? «È la speranza di costruire una società che garantisca governi stabili all'interno di una logica dell'alternanza, che oggi è impossibile perché l'alternativa è inesistente. In cinquant'anni abbiamo avuto cinquanta governi, Silvio Berlusconi è stato il primo a assicurare cinque anni di durata a un esecutivo e questo passaggio serve a stabilizzare tutto ciò. La nascita del Pdl è un'opportunità da cogliere anche da parte del Pd, per costruire una moderna socialdemocrazia di cui al momento non si vedono neppure gli albori». Economia di Stato o di mercato? «Il mercato ha regole da rispettare che vanno fissate dalla politica e chi crede nel mercato, come Berlusconi e Tremonti, sa benissimo che l'intervento dello Stato in certi momenti è necessario». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Ora l'Udc collabori con noi a riformare il Paese (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Ora l'Udc collabori con noi a riformare il Paese L'Italia riavrà un grande Partito Popolare e i democristiani una casa più congeniale per la loro capacità di rappresentare una comunità. In Italia il centro non è mai esistito. La Dc è di centro-destra e di centro-sinistra. L'elettorato Dc ha percepito il PdL come una Dc di fatto. Sono stato il primo a suggerire al presidente Berlusconi il progetto del Popolo delle Libertà e il primo a parlare a Fini della lista unica. Dopo la Dc c'è un solo «gigante»: Silvio Berlusconi. Il suo genio ha evitato all'Italia nel '94 l'avvento del comunismo giudiziario peggiore di quello ideologico. Da «democristiano berlusconiano» evito di sbrodolarmi nelle lodi del mio presidente del Consiglio. Andiamo all'incompiuta: fin qui né Berlusconi, né i suoi critici sono riusciti a costruire un partito forte come la Dc e, dunque, potenzialmente duraturo come la Dc. Forza Italia è arrivata al 25 per cento, il PdL al 40, ma a Berlusconi non basta perché lui ha l'occhio lungo e sa che nella storia restano i partiti che prendono un voto in meno o un voto in più del 50 per cento. Il PdL nasce con questo obiettivo ed è ancora una volta un'intuizione solitaria di Silvio Berlusconi. Un partito così in Italia può vincere per tre decenni ma deve essere come diceva Tatarella, il più democristiano dei destri: lui sognava un partito che prendesse tutti i voti dei democristiani, dei missini e di quelli che non erano di sinistra. Il vecchio Pinuccio contava sino al 65%, Silvio è più prudente: per il PdL vuole superare quota 50. E, allora, c'è poco da fare gli schizzinosi: senza l'Udc l'impresa è complicata, magari ci si riesce, ma ci vuole più tempo e per le Europee non ce la facciamo. Alemanno dice che il Ppe non è solo la casa dei democristiani. Verissimo. Il Ppe in Europa è l'unione dei partiti democristiani e dei partiti conservatori, con proporzioni di quattro a uno a favore dei democristiani. D'accordo che in Italia dal '93 i democristiani hanno fatto un partito a testa che non contano più nulla. Ma è pensabile di fondare in Italia il Ppe senza di loro? Nel PdL c'è la mia Dc e al governo mi sto dando da fare, ma nemmeno io — che di carattere non sono modesto — posso pensare di rappresentare da solo un mondo residuale ma complesso come gli ex dc. Dunque, c'è poco da discutere: bisogna aprire all'Udc e c'è solo da guadagnarci. Diranno di si? Benvenuti. Il PdL è casa loro come mia, di La Russa, di Verdini, di Caldoro e della Mussolini e di chi ci vuol venire. Casini ha sbagliato a non entrare perché ha diviso i democristiani impedendogli di ritrovarsi tutti, senza eccezioni, in un grande partito per la prima volta dopo 15 anni. La nostra scommessa rimane il bipartitismo che non è un'invenzione italiana, ma la politica europea di oggi. La nostra sfida è il PdL che dovrà accogliere l'Udc o prendere atto definitivamente di una risposta negativa. Obiettivamente Casini ha anche un'altra opzione che è quella di allearsi con il Pd facendo il nuovo Prodi e cioè il cattolico che mette il cappello sulla revence della sinistra contro Berlusconi. Per carità, in politica tutto si può fare, ma all'Udc auguriamo di meglio: concorrere con noi alla ricostruzione di un sistema-Paese e di ritrovarci, cattolici e laici, in un grande partito italiano che raccolga il meglio dell'eredità democristiana e resti in campo per molti decenni, in altre parole entrare nel Popolo delle Libertà. L'alternativa era fare un PdL sbilanciato a destra, Casini un Centro senza voti, restare divisi e vederci ogni tanto ai funerali dei grandi della Dc che, a differenza nostra, hanno fatto meno cronaca e più storia. Gianfranco Rotondi Ministroper l'attuazione del Programma

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"che delusione il parlamento calpesta i diritti scritti nella carta" - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Interni Cavour I cattolici Veronesi: "Non ho voluto assistere a quel voto, ma conto di poter ancora dare un qualche apporto" "Che delusione il Parlamento calpesta i diritti scritti nella Carta" Ci misuriamo con quella che Cavour 150 anni fa chiamava dittatura parlamentare Per ora resto al gruppo, non mi scandalizza il dibattito interno al Pd, i cattolici hanno seguito le proprie inclinazioni CARMELO LOPAPA ROMA - Professore Umberto Veronesi, la sua assenza al Senato nel giorno cruciale sul testamento non è passata inosservata. «Un´assenza voluta, non casuale. Non ho voluto assistere impotente alla celebrazione di una legge che è antidemocratica, perché limita la libertà dei cittadini, antistorica, perché tutto il resto del mondo civile va in direzione opposta, infine incostituzionale, perché calpesta il diritto di decidere della propria vita. Hanno approvato una legge contro il testamento biologico». Eppure fino a qualche giorno fa lei era in aula, è intervenuto, si è infervorato. «Sì, ma mi sono reso conto di essere vox clamans nel deserto. Sono un po´ deluso, ero entrato in Parlamento con la speranza di dare il mio contributo anche in forza dell´esperienza di una vita, trascorsa al fianco di chi soffre e muore. Quando mi dicono "che ci rimani a fare al Senato", qualche dubbio in effetti mi viene. Ma resto fiducioso e conto di dare ancora qualche apporto. Anche se l´impressione che ho avuto, nei tre giorni di sofferenza che mi sono imposto in aula, è stata che la legge fosse completamente blindata». In effetti, non siete riusciti a far passare alcun emendamento. «Ci misuriamo con quella che Cavour, 150 anni fa, chiamava una dittatura parlamentare. Se la maggioranza si blinda e non accetta alcuno degli emendamenti della minoranza, allora il Parlamento perde gran parte della sua funzione». La soddisfa la linea tenuta dal suo gruppo, il Pd, in tutta questa partita? In ultimo due senatori hanno votato a favore. «Non sono iscritto ad alcun partito, la mia libertà di pensiero mi impedisce di esserlo. E non mi iscriverò al Pd. Ho accettato di aderire al gruppo perché sono nato e cresciuto e morirò di sinistra, dalla parte dei poveri, degli ultimi. Resto al gruppo, almeno per adesso». Detto questo, i cattolici che si sono distinti dal resto del Pd? «Hanno seguito le proprie inclinazioni. è giusto che in Parlamento si possa discutere, non mi scandalizza il dibattito interno al Pd. Piuttosto la chiusura della maggioranza». Da laico lamenta invece l´ingerenza della Chiesa. «Da uomo di scienza, piuttosto. Il termine bioetica era nato perché, come sosteneva il suo inventore, Von Potter, l´etica medica deve ispirarsi alla natura e deve trattenersi dall´invadere e abbattere i limiti naturali della vita. Era un presupposto accettato anche dalla Chiesa, che oggi invece smentisce se stessa plaudendo a una legge che va contro la morte naturale». E adesso? Referendum? «Intanto, penso che il presidente della Repubblica avrà qualche dubbio sulla costituzionalità della norma. L´autodeterminazione è alla base della Costituzione. Ma penso che anche la Corte costituzionale avrà dei rilievi. Certo, il referendum resta l´ultima spiaggia. A me sembra più utile e pratico seguire un´altra via, nell´immediato». Quale? «Lancio un vero appello agli italiani. Scrivete il vostro testamento biologico prima che questa legge che lo vanifica entri in vigore. Depositatelo dal medico o da un avvocato o da un notaio, nominando un fiduciario. All´occorrenza, un buon magistrato potrà farlo valere. E i medici, com´è loro dovere deontologico, potrebbero decidere di dar seguito alla volontà del paziente. Io l´ho fatto. Avrà un senso se lo faremo in tanti».

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alta tensione nel pd, ma solo due si sfilano - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 4 - Interni Alta tensione nel Pd, ma solo due si sfilano Marini, scintille con Finocchiaro: l´inviterò a cena. Bagnasco in diretta per il Pdl Il centrosinistra Polemiche tra i cattolici: lettera di Magistrelli, Treu e altri contro gli ex popolari GIOVANNA CASADIO ROMA - Una lettera dei "cattolici adulti" infastiditi dagli ex Ppi e dalla loro strategia di mediazione con la maggioranza, poi naufragata di fronte alla blindatura del centrodestra. Il timore che il Pdl si sia ormai preso tutta la rappresentanza cattolica in un patto con la Cei di Bagnasco. Giorgio Tonini, cristiano-sociale, veltroniano afferma: «Il Pdl alla vigilia del congresso punta ad avere l´egemonia cattolica e questo, ovvio, mette ancora di più in fibrillazione noi cattolici del Pd». Malumori, distinguo, chiarimenti. «Sono un catto-godurioso» ironizza Roberto Di Giovan Paolo nella riunione dei senatori, stanco delle tensioni interne in nome della fede. Per i cattolici del Pd è un´altra giornata di passione. Non sarà l´ultima. Anche se il "no" compatto al biotestamento - con l´eccezione di Emanuela Baio, Claudio Gustavino e la non partecipazione al voto del rutelliano Luigi Lusi - concede un po´ di tregua. «Ma sì, la maionese non è impazzita» dice Marini. La maionese è il Partito democratico, casa di cattolici e di Ds. Ma c´è mancato poco, e l´ex presidente del Senato ammette che i democratici l´hanno scampata bella sulla legge di fine-vita a non lacerarsi tra loro. «Ci sono state scaramucce, con la capogruppo Anna Finocchiaro, anche forti, le ho detto che avrei dovuto invitarla a cena per discutere più rilassati, D´altra parte, noi cattolici non potevano non tentare una mediazione con il centrodestra, che si è blindato, e ha sbagliato. All´emendamento della povera Dorina Bianchi hanno detto prima sì, poi nì, infine no... oltre che a quello di Daniele Bosone che io ho firmato. A questo punto, è stato giusto anche dal nostro punto di vista votare contro la legge. Però, lo ripeto, noi cattolici siamo leali nel partito purché non ci sia fastidio verso la nostra identità, siamo co-fondatori del Pd». Finocchiaro ha riconosciuto nella dichiarazione di voto finale in aula al Senato il contributo decisivo dei cattolici del gruppo, dopo che si era sfogata nei giorni scorsi contro la tattica di smarcarsi, di volere spostare la rotta laica del partito. E contro Marini. «Ho imparato molto proprio dal dibattito interno al gruppo, ho imparato a dubitare... discutendo tra di noi, io e Marini, Bosone, Soliani, Rutelli, Scanu» dice. Applausi e apprezzamenti. Anche se Lusi non si fa convincere e non ci sta a votare "no". Francesco Rutelli è in Cile. I "cattolici adulti" Magistrelli, Soliani, la bindiana Mazzucconi, Treu insistono che il confronto sia politico e laico. Dall´altra parte, nel centrodestra - accusano - di laicità ce n´è assai poca. Circola la voce che il premier Berlusconi abbia fatto ascoltare in viva voce una telefonata tra lui e il presidente della Cei Angelo Bagnasco ai senatori che avrebbero dovuto lavorare agli emendamenti al biotestamento. Sono sospetti. Gaetano Quagliariello, il vice capogruppo del centrodestra, nega. Però riconosce: «Sarebbe stupido negare che non si è tenuto in considerazione quel che pensa la Chiesa. Così come altrettanto stupido pensare che si è scritto tutto quello che voleva la Chiesa». In Vaticano pare abbiano seguito in diretta tv tutto il dibattito in aula. Antonio Tomassini, il presidente della commissione Sanità, dice che Bagnasco, in un incontro in agosto, gli ha chiesto di fare in fretta la legge. Poi, più nulla. «Ma so che la stessa cosa ha chiesto alla parte confessionale del Pd come a quella laica». Baio, incrollabile nella rivendicazione della propria libertà di coscienza dentro il Pd, ripete: «Non credo proprio che il Pdl abbia il primato della rappresentanza cattolica, anche se ci prova». In vista, c´è un´altra questione che agita i cattolici del centrosinistra, ovvero il referendum anti biotestamento, che i laici come Enzo Bianco hanno già annunciato.

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Dopo Segni, Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Dopo Segni, Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici RETROSCENA.Il Pd si spacca sull'ipotesi di consultazione popolare bioetica. Favorevoli la Cgil e i laici, contrari cattolici e fedelissimi di Franceschini. «È un'arma spuntata», dice Tonini. Fioroni su Guzzetta&co: «Ci portano dal porcellum allo scrofellum». di Tommaso Labate Quello sulla legge elettorale è già convocato per una domenica di inizio estate, lontana quanto basta dall'election day. Quello sulla scuola, lanciato in pompa magna dall'allora segretario Walter Veltroni sull'onda delle proteste dell'Onda, sembra essere stato inghiottito dalle tenebre (ma forse rispunterà dal nulla, addì primo aprile). E come se non bastasse sta per affiorarne il terzo, abrogativo della (futura) legge sul testamento biologico che ora passerà da palazzo Madama a Montecitorio. Sul Pd incombe l'incubo referendario. Solo che, a differenza del passato, nessuno può sognarsi di dare la "colpa" (virgolette d'obbligo) a Marco Pannella e compagnia. All'una e mezza di ieri, quando il Senato aveva dato il disco verde all'emendamento «ammazza testamento», la consultazione referendaria sul fine vita era già virtualmente convocata. A promuoverla l'Italia dei valori di Antonio di Pietro e, soprattutto, la Cgil. La reazione democrat era quella del marciare divisi per colpire chissà come. Un eventuale referendum sul biotestamento vedrebbe in prima fila gli scienziati prestati al Pd: da Ignazio Marino a Umberto Veronesi, tanto per citare due esempi conosciuti a livello mondiale. E gli altri? Il cattolicissimo Beppe Fioroni la prende alla lontana, dice che «Berlusconi ha fatto di tutto questo un tema da campagna elettorale» e aggiunge che «con la legge che esce dal Senato ci sarà un arretramento rispetto alla vita ordinaria che c'è negli ospedali italiani». Ma le sue conclusioni sono nette: «Un referendum sul testamento biologico avrebbe come unico effetto quello di radicalizzare ulteriormente lo scontro». E questo, aggiunge l'ex ministro, «il paese non può permetterselo». Il fronte laico, però, reagisce in maniera diversa. Molto diversa. «Io sono una donna delle istituzioni e farò di tutto perché quella legge oscena si possa cambiare in Parlamento», premette Livia Turco. «Ma - aggiunge l'esponente (dalemiana) della sinistra piddì - qualora i nostri tentativi risultassero vani, allora non ci resterebbe che il ricorso al referendum». Ricorso sponsorizzato anche da Enzo Bianco e, in linea di principio, da Gianni Cupero («Non possiamo escluderlo»). Cattolici e laici. Laici e cattolici. Giorgio Tonini, già braccio destro di Veltroni, ricorda: «Io ero contrario anche alla consultazione sulla fecondazione assistita. Allo stesso modo, credo che non abbia senso ricorrere alle urne sul testamento biologico. Sarebbe come regalare una comoda vittoria alla maggioranza, che è compatta. E io non voglio che Berlusconi possa "vincere facile", come dice la pubblicità». Condivisibile o meno, il ragionamento di Tonini è molto semplice: «Visto che l'istituto referendario è ormai un'arma spuntata, non ha senso chiamare al voto gli italiani se gli schieramenti sono gli stessi che si combattono in Parlamento». Perché in questo caso, aggiunge, «la maggioranza vincerebbe col più semplice dei richiami: quello a disertare i seggi elettorali». Cambiando l'ordine dei quesiti, il risultato non cambia: anche sul referendum elettorale il Pd si muove a compartimenti stagni. Veltroniani e parisiani sostengono i sì, dalemiani e popolari sono contrari, Franceschini si trova nella "comoda" situazione di chi, visto il boicottaggio dell'esecutivo, non può certo sabotare il duo Guzzetta-Segni. «Noi - dice Fioroni - dobbiamo cambiare il porcellum in Parlamento. Il referendum, invece, ci lascerebbe in dote uno scrofellum, ancora peggiore dell'attuale». Per trovare una consultazione che trovi tutto il Pd d'accordo bisogna guardare al referendum misterioso, quello anti-Gelmini. Adesso quei quesiti sono nel dimenticatoio. Il primo aprile, durante un'iniziativa nazionale, Franceschini potrebbe rimuoverli dalla naftalina. Sempre che, vista la data, non si tratti di uno scherzo. 27/03/2009

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Firenze, chiude la libreria di La Pira e don Milani (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Firenze, chiude la libreria di La Pira e don Milani Lef. Stop fra 15 giorni per la Libreria editrice fiorentina. Negli anni 60 fu il luogo d'incontro tra cattolici e sinistra. Cardini lancia una colletta. di Maria Zipoli Firenze. Soprattutto negli anni Sessanta era il ritrovo culturale della Firenze di Giorgio La Pira. Alla Lef, libreria editrice fiorentina, di via Ricasoli, a due passi dal Duomo del Brunelleschi, si ritrovava infatti l'intellighenzia cattolica degli anni del Concilio. Da La Pira, il sindaco santo, il primo che nel 1961 in Italia promosse a palazzo Vecchio una giunta di centrosinistra, a don Lorenzo Milani, a padre Ernesto Balducci, a padre David Turoldo, tutti preti scomodi, invisi alla gerarchia ecclesiastica, ma in qualche modo difesi da papa Paolo VI. Per non parlare poi dei laici cattolici come il giudice Giampaolo Meucci e lo scrittore Mario Gozzini, che nel 1976 approdò come indipendente nelle file del Pci e, divenuto senatore, è stato l'autore dell'omonima legge di riforma carceraria. Tra due settimane, la Lef chiude. La crisi economica ha colpito anche questo pezzo di storia del cattolicesimo progressista fiorentino e italiano. «La gente non compra più libri. Oggi c'è Internet, si fanno le fotocopie. Resistono solo le grandi catene di librerie», commenta Paolo Zani, figlio di Valerio, proprietario della libreria. «La chiusura annunciata della Lef, che si aggiunge alla serie di prestigiose librerie fiorentine che hanno avuto la stessa sorte, è un altro duro colpo all'immagine, alla cultura e all' "anima" di Firenze. Sono preoccupato», afferma Severino Saccardi, consigliere regionale del Pd e direttore della rivista «Testimonianze», fondata nel 1959 da padre Balducci (il primo abbonato fu Giovanni Montini, che poi diverrà papa con il nome di Paolo VI). Ma lo storico Franco Cardini non ci sta alla mera lamentela, alle lacrime da funerale annunciato: «Basta piangere. Le chiacchere non servono a nulla. Occorre rimboccarsi le maniche». E dalle pagine del «Corriere fiorentino» ha lanciato ieri una sfida agli intellettuali: «Vediamo un po' se sapete fare qualcosa di diverso. Facciamo una cordata, io ci metto mille euro, vediamo quanti seguiranno il mio esempio». Una sfida che per ora non ha raccolto consensi. Firenze si chiude in una sorta di amarcord, ma non è in grado di salvare un pezzo della sua cultura del Novecento. La Lef è stata fondata infatti nel 1902 insieme all'omonima casa editrice, che ha pubblicato tra l'altro «Lettera a una professoressa» di don Milani, testo cult del '68, ormai tradotta in molte lingue per milioni di copie. La Lef ha pubblicato anche le altre opere di don Milani: da «Esperienze pastorali», il libro che, pubblicato nel 1958, fu subito ritirato dal commercio per ordine del Sant'Uffizio, a «L'obbedienza non è più una virtù», testo fondamentale del pacifismo. La Lef, che come casa editrice resterà ancora attiva (la proprietà è passata da Zani a Giannozzo Pucci), ha pubblicato anche molti libri di La Pira, a cominciare dall'«Attesa della povera gente», che negli anni subito dopo la guerra divenne il manifesto della sinistra democristiana di fede dossettiana, critica nei confronti di De Gasperi. Ma la chiusura della libreria è anche un colpo per la casa editrice perché viene meno un ambiente e un salotto culturale dove sono sbocciate le migliori idee editoriali del mondo cattolico fiorentino. E anche politiche. Non è un mistero che alla Lef La Pira e i suoi più stretti collaboratori erano soliti incontrarsi anche con esponenti politici di altre tendenze politiche. Alla Lef si è coltivato il dialogo tra cattolici e comunisti così come quello tra le diverse religioni. Ora sulla Libreria cala il sipario. E Firenze si scopre più povera. 27/03/2009

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Questa Chiesa è troppo materialista (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Questa Chiesa è troppo materialista Nella sua sortita a difesa del Papa, il cardinale Bagnasco ha riproposto la "lotta epocale" tra due opposte concezioni dell'uomo: quella religiosa, spirituale, non egoistica che sarebbe propria del cristianesimo (e del cattolicesimo), e quella laica, ciecamente materialistica e volgare che apparterrebbe, appunto, ai laici. Non per caso, il capo della Cei ha rivolto i suoi strali sulla Francia, sede storica e simbolo della laicità più "scristianizzata". L'apparenza è quella di un ritorno a una (postmoderna?) "guerra di religione", anzi di civiltà. Ma siamo sicuri che sia così? Siamo certi che i valori della spiritualità e dell'etica siano oggi rappresentati dalle posizioni (ufficiali) assunte dalla Chiesa? La mia tesi, che può forse sembrare audace, è che, quasi all'opposto, la Chiesa stessa sia in preda a una sorta di "metafisica" di tipo materialistico, quasi positivistico, che si esercita su tutte le questioni "eticamente sensibili". Non è una novità che la Chiesa condanni l'aborto, l'eutanasia, la libertà sessuale. Nuovi sono gli accenti usati, l'assolutezza, la "radicalità". Nuova è la riduzione del concetto di persona alla sua dimensione corporea. Nel corso della dolorosa vicenda di Eluana Englaro, una tale ossessione del corpo ha letteralmente fatto scomparire, nella mobilitazione del mondo cattolico, l'anima di Eluana stessa: scomparsa, inghiottita da un furore dei principi che aveva come unica posta in palio la conservazione a ogni costo del suo povero corpo terreno, alimentato e idratato a forza da 17 anni. Anche sull'embrione - e di conseguenza sull'aborto - la posizione di condanna "assoluta" ha la stessa radice: è persona tutto ciò che si configura come ammasso di cellule, di potenzialità biologiche future o passate, di materia organica. La coscienza non è inclusa, anzi è espunta dalla definizione stessa dell'essere umano - e con essa quell'insieme di capacità cognitive, progettuali, comunicative, sociali, spirituali che lo caratterizzano e anzi lo rendono unico nella specie animale. La Natura, in sé viene assunta come la vera Divinità alla quale piegarsi - ed è una catena di eventi buoni in sé medesimi, sui quali non è lecito intervento umano. Perciò, in coerenza, la Chiesa si oppone a ogni metodo contraccettivo, preservativi compresi, a ogni tecnica di fecondazione assistita, a ogni intervento umano che modifichi i processi "naturali". Qui la dimensione religiosa non c'entra più niente. Al suo posto c'è una metafisica materialistica, vitalistica, naturistica che molti filosofi miscredenti hanno sottoscritto tante volte nella storia. Va da sé che, così, la Chiesa va incontro ad aporie evidenti: ammette il ricorso ai portati più sofisticati del progresso tecnico-scientifico, come nel caso di Eluana, li vieta quando si tratta di vincere la battaglia della sterilità. Ma queste sono incongruenze "tattiche". L'incongruenza vera è un'altra: non è vero che per la Chiesa la vita umana è sacra. Nel Catechismo ancora in vigore non c'è la condanna "absoluta" né della pena di morte, né delle guerre, né della violenza di Stato. Così come non era affatto sacra la vita della madre, quando essa si poneva in alternativa a quella del nascituro (scelta drammatica che, almeno in occidente, per fortuna non si pone quasi più). La sacralità appartiene tutta e soltanto al processo vitale, di cui il singolo la persona, è solo un tassello, e un tassello inconsapevole e subalterno - come la donna è ridotta, alla fine, a un utero, a un mero contenitore corporeo di una futura creatura. Perfino lo stupro può concorrere positivamente alla produzione della vita, così intesa: come si è visto nella incredibile vicenda del vescovo brasiliano. Il fatto è che la vita materiale, non quella spirituale, come per altro ribadisce sempre Benedetto XVI, è comunque un "dono" di Dio, e l'uomo non può disporne, in nessuna circostanza. Come si accorda questa dottrina con quella del libero arbitrio, che è un fondamento del cattolicesimo? Ma se l'uomo può decidere, addirittura, se salvarsi o precipitare all'inferno, come può non disporre mai del bene supremo della vita? E di quale natura è un "dono" che continua ad appartenere, per l'eternità, al donatore invece che al donato? E Dio? Sembra cancellato, o ridotto, cartesianamente, a un propulsore iniziale dell'universo, che poi si ritira in buon ordine. Sembra privo di amore e di pietà. Non è il Dio cristiano che è stato capace di farsi uomo, ma un'astrazione, un sinonimo di legge naturale. E la libertà? E la scelta? Toccherà a noi laici dover portare sulle spalle anche il peso della lotta per una concezione un po' più spirituale e un po' meno positivistica dell'esistenza umana? di Rina Gagliardi 27/03/2009

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Testamento biologico Ora è peggio di prima (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Testamento biologico Ora è peggio di prima segue dalla prima pagina Diciamolo con assoluta franchezza. Questa brutta legge segna anche il fallimento della battaglia di Beppino Englaro. È chiaro che c'è una differenza politica fra chi ha detto sì a queste norme e chi ha votato no. Ma che fine hanno fatto tante buone intenzioni? La vicenda Englaro, infatti, è stata pubblicizzata oltremisura per iniziativa del padre che aveva inteso così sensibilizzare la pubblica opinione e ottenere una legge favorevole alla propria tesi. Già durante la vicenda di Eluana si era visto che vi erano famiglie di ammalati favorevoli a Beppino Englaro e altre che dissentivano profondamente. Come avrebbe potuto una legge stabilire la linea di confine fra i diritti degli uni rispetto alla volontà degli altri? Era del tutto evidente che il dibattito sulla legge, affrontato all'indomani di una vicenda che ha diviso la pubblica opinione, avrebbe ottenuto il risultato di mobilitare in via di principio il mondo cattolico. C'è qualcuno che ha pensato a una resa dei conti fra laici e cattolici, a una battaglia con un vincitore e un vinto? A guerra parzialmente finita il vincitore non è né il laico, né il malato né il medico. Quest'ultimo è chiamato a una nuova prova di responsabilità e a una dura esposizione nei confronti dei parenti che dovessero avere un parere difforme dal suo. Tradizionalmente la buona morte è stata somministrata con discrezione dall'alleanza medico-familiari che teneva conto della volontà del malato. Oggi fra loro tre ci abbiamo messo lo Stato e, forse, la magistratura. Un risultato miserevole. Gli sconfitti di ieri hanno annunciato la battaglia referendaria. Un nuovo errore. Pensate a quante famiglie travolte dal dolore dovranno assistere a comizi elettorali in cui altri vorranno decidere ciò che sia meglio per l'ultimo addio al proprio congiunto. Non si fa una campagna elettorale sulla morte e sulla vita. Peppino Caldarola 27/03/2009

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Da Pera a Saro: la pattuglia dei dissidenti agita il Pdl (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Liberal Palumbo: alla Camera troveremo un nuovo equilibrio. Pecorella: ora è necessario intervenire Da Pera a Saro: la pattuglia dei dissidenti agita il Pdl ROMA — «L'anima liberal, non solo del parlamento, ma del Paese, è stata mortificata con questo provvedimento. Ma il testo potrà essere modificato e migliorato alla Camera. E io stesso mi impegnerò perché ciò avvenga»: Giuseppe Palumbo, presidente della commissione Sanità di Montecitorio, è uno dei deputati del Pdl a cui la legge approvata dal Senato sul testamento biologico proprio non va giù. L'esercito dei deputati di maggioranza dissidenti è abbastanza variegato: ci sono i radicali Benedetto Della Vedova e Beppino Calderisi. C'è il repubblicano Francesco Nucara che si dice «indignato» per il testo uscito da Palazzo Madama e annuncia «un'azione forte perché il testo venga corretto». Ci sono i socialisti come Stefano Caldoro e Chiara Moroni. E anche alcuni fedelissimi del premier, come l'avvocato Gaetano Pecorella. E altri ancora si starebbero preparando a fare outing, secondo le voci che si rincorrono in Transatlantico. La battaglia comincerà in commissione Sanità. «è necessario trovare un nuovo equilibrio — spiega il presidente Palumbo — anche perché alla Camera le componenti liberali e laica sono più forti rispetto al Senato. Noi esamineremo il testo assieme al ddl sulle cure palliative, perché sono materie legate fra loro e sono sicuro che ci sia la possibilità di intervenire ». E Pecorella aggiunge: «Personalmente non ho letto il testo finale del Senato, ma per quanto mi riguarda la questione è molto chiara. Bisogna rispondere a una semplice domanda: la vita a chi appartiene? Alla Chiesa? Allo Stato? O all'individuo inteso come persona morale? Io penso che appartenga all'individuo e per questo vanno rispettate le scelte dell'individuo ». E quindi, secondo Pecorella, «tenendo a mente questo presupposto, si può trovare una posizione di sintesi che garantisca le libertà individuali senza mortificare la sensibilità dei cattolici e senza delegittimare lo Stato: io non sono certo il tipo che fa le barricate contro il proprio partito, le farei solo sulla pena di morte. Ma credo che ci sia la necessità di intervenire». Alla Camera dunque il Pdl rischia di dividersi. Al Senato invece i dissidenti nella maggioranza sono stati in realtà pochi. Ma hanno espresso posizioni di netta contrarietà. L'ex presidente di Palazzo Madama, Marcello Pera, ha votato contro il testo, perché «la Costituzione vieta l'eutanasia, ma anche l'accanimento terapeutico ». I senatori Antonio Paravia e Giuseppe Saro hanno motivato il no spiegando che «il provvedimento risente della vicenda di Eluana ed è nato in un clima conflittuale », per questo «avevamo chiesto una moratoria per un clima più disteso. Ci dispiace e non abbiamo voluto presentare emendamenti perché ipotizzavamo che questo testo sarebbe arrivato peggiorato in aula. E così è stato: su questo tema non servono posizioni di partito. Ci auguriamo adesso che la Camera lo modifichi ». Anche Maurizio Saia ha votato contro, mentre si sono astenuti Riccardo Bianconi, Barbara Contini e Lucio Malan. è invece uscita dall'aula, sempre in segno di protesta, Laura Bianconi. Adesso toccherà ai dissidenti della Camera cercare di farsi sentire. Paolo Foschi

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Il Senato vota sì tra le proteste (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE «Biotestamento non vincolante» Il Senato vota sì tra le proteste Deciderà il medico. «Argine all'eutanasia». Finocchiaro: un tradimento L'ultimo muro contro muro sul testo blindato dalla maggioranza per vietare la sospensione di idratazione e nutrizione ROMA — Gaetano Quagliariello, Pdl: «Non ci piacciono i piani quinquennali fatti sul corpo delle persone e da questa parte non ci sono sciacalli né c'è chi crede di essere il sale della terra ». Anna Finocchiaro, Pd: «Questo disegno di legge è fondato sul tradimento. Tra i vostri scroscianti applausi muore la libertà e la dignità dell'uomo, come scritta nella Costituzione da Aldo Moro». Con l'ultimo durissimo muro contro muro — mentre all'esterno radicali e Sinistra e libertà manifestano —, il Senato vara in prima lettura il disegno di legge sul testamento biologico. Un testo blindato dalla maggioranza — e reso ancora più stringente con gli ultimi emendamenti — che impedisce la sospensione di idratazione e nutrizione artificiale a chi si trova in stato vegetativo permanente. E limita a pochi casi, neanche vincolanti per il medico, le dichiarazioni anticipate di volontà. «Un argine contro l'eutanasia », per il centrodestra. «Un imbroglio anticostituzionale», per l'opposizione. Mentre Radio Vaticana commenta: «è fallito il disegno di introdurre l'eutanasia ». Il voto finale sul testo vede 150 sì, 123 no e 3 astenuti. L'indurimento delle posizioni provoca un ricompattamento del Pd, convincendo molti cattolici incerti a votare contro. Alla fine i dissidenti sono più nel Pdl che nel Pd. Nella maggioranza votano no in quattro: Marcello Pera, Antonio Paravia, Maurizio Saia e Giuseppe Saro. Tre gli astenuti. Nel Pd i voti a favore sono solo due: Emanuela Baio e Claudio Gustavino. Il rutelliano Luigi Lusi non partecipa al voto. Le mediazioni cercate dai cattolici del Pd falliscono. «Se perfino Dorina Bianchi — commenta il cattolico Pd Giorgio Tonini— ha deciso di votare no, vuol dire che questa legge è proprio pessima ». Per Franco Marini, il Pd si è schiacciato troppo sui radicali: «Troppo estremismo — ha detto al gruppo —. Se il partito vuole parlare a tutti ed essere maggioritario nel Paese deve tornare ad avere una linea mediana». Non che la spaccatura fosse laici- cattolici: «Uno schematismo falso», spiega Roberto Di Giovan Paolo, che all'assemblea ha scherzosamente proposto, in risposta a teodem e dintorni, la nascita dei «cattogoduriosi». Resta un testo che ha subito l'ultimo colpo con un emendamento dell'Udc che ha confermato la non vincolatività delle Dat. «Il bacio della morte — commenta Ignazio Marino —. Ormai è carta straccia». Maurizio Gasparri accusa il Pd di voler trasformare il ddl «nell'anticamera dell'eutanasia». Anna Finocchiaro risponde ferma: «Il Pd è contrario all'eutanasia». Per Quagliariello il testo «mette in equilibrio l'articolo 2 della Costituzione, cioè il diritto alla vita, e l'articolo 32, la libertà di cura». Il Pd non è dello stesso avviso e ricorrerà alla Consulta. Nel frattempo, servirà il sì della Camera, dove il percorso potrebbe essere ben più accidentato. Il voto Il Pdl fa festa con Calabrò, giù la Finocchiaro (Pd) Alessandro Trocino

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L'Udc ormai ha rotto i... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 27-03-2009)

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n. 74 del 2009-03-27 pagina 2 Podestà: "L’Udc ormai ha rotto i patti, si è schierata contro il Nord" di Sabrina Cottone Il coordinatore regionale di Forza Italia avverte i centristi: «Vogliono restare nelle giunte? L’accordo non era sui posti» Seicentocinquanta delegati che diventano duemila persone se si considerano amici e simpatizzanti azzurri pronti a trasferirsi a Roma per il congresso del Pdl. Il coordinatore lombardo di Forza Italia, Guido Podestà, nome in pole position per le provinciali, è anche in corsa per la guida del Pdl regionale. Negli ultimi mesi di avvicinamento alla nascita ufficiale del Popolo della libertà non sono mancati i conflitti con An. Adesso le liti termineranno? «Pochi anni fa era quasi impossibile pensare a un ingresso di An nel Ppe, invece oggi è una scelta condivisa. Le sofferenze e le spigolosità sono inevitabili ma necessarie per dare all’Italia, almeno in prospettiva, una democrazia dell’alternanza. Forza Italia è nata su una capacità di attrazione della società civile, che gradualmente si è estesa a altre componenti riconducibili al pentapartito. Se con An la convergenza è sembrata più conflittuale, è per le caratteristiche peculiari della storia del partito, per l’esistenza di sensibilità e letture diverse». L’Udc ha annunciato di voler correre per conto proprio. E le presenze nelle giunte milanese e lombarda? «Prima o poi questa domanda andrà posta. Loro dicono che intendono restare nelle giunte nel rispetto di un patto con gli elettori ma in realtà quel patto lo hanno già rotto, perché non era quello di restare ai propri posti ma di mantenere la linea politica su cui erano stati eletti. Ci auguriamo un ripensamento di Casini e Cesa. L’Udc si è schierato contro il federalismo e quindi contro il Nord per un mero calcolo elettoralistico, pensando di recuperare voti nelle regioni meridionali». La Lega è un partito alleato o è il maggior concorrente del Pdl? «Con la Lega esiste una competizione forte. Siamo certamente alleati ma altrettanto sicuramente competitor. è evidente che una parte dell’elettorato di sinistra, deluso dalle posizioni della sinistra ma caratterizzato da antiberlusconismo congenito, ha trovato più facile trovare risposta alle proprie esigenze sulla sicurezza e il rapporto con gli extracomunitari nella Lega piuttosto che nel Pdl. Penati adesso finge di fare il leghista ma ha comprato case e ospitato rom fino a ieri, anzi continua a farlo». Da esponente dellala laica di Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per le idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il tema in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile, è tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e poiché sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire, e io lo considero un gesto di barbarie, mi trovo su una posizione molto più vicina a quella della Chiesa di quanto non accada a molti altri. Quanto all’eutanasia, non possiamo ignorare che se apriamo un varco, si rischiano abusi. Ci si rende conto di che cosa significa e dove può portare? Facciamo fuori i vecchi e i dementi? Buttiamo giù dalla rupe gli invalidi?». Il Pdl nasce con uno statuto che dà molti poteri al presidente. C’è un problema che riguarda la selezione della classe dirigente? «Abbiamo la fortuna di avere un leader unico. Credo che anche a sinistra, persino chi non lo ama non possa negarne la straordinarietà. Con gli altri leader del Pdl, sia pure di valore, non c’è partita. Lui stesso punta molto sui giovani proprio per costruire una classe dirigente del futuro, senza dimenticare che ci sono ventenni vecchi e settantenni giovani. E comunque stiamo scrivendo uno statuto, non la Bibbia! Oggi c’è questa situazione, se tra trent’anni bisognerà cambiare le regole lo faremo». Qual è la frase che sintetizza il Pdl? «è la speranza di costruire una società che garantisca governi stabili all’interno di una logica dell’alternanza, che oggi è impossibile perché l’alternativa è inesistente. In cinquant’anni abbiamo avuto cinquanta governi, Silvio Berlusconi è stato il primo a assicurare cinque anni di durata a un esecutivo e questo passaggio serve a stabilizzare tutto ciò. La nascita del Pdl è un’opportunità da cogliere anche da parte del Pd, per costruire una moderna socialdemocrazia di cui al momento non si vedono neppure gli albori». Economia di Stato o di mercato? «Il mercato ha regole da rispettare che vanno fissate dalla politica e chi crede nel mercato, come Berlusconi e Tremonti, sa benissimo che l’intervento dello Stato in certi momenti è necessario». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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ROMA. ANCORA IL DDL CALABRò DEVE COMINCIARE L'ITER ALLA CAMERA E GIà ANTONIO DI PIETR... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-03-2009)

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Roma. Ancora il ddl Calabrò deve cominciare l'iter alla Camera e già Antonio Di Pietro ha annunciato la raccolta delle firme per il referendum abrogativo. A dire il vero, i primi a parlarne erano stati i radicali, al loro congresso, e Ignazio Marino si era detto pronto a sostenerli. La spinta referendaria è forte nel centrosinistra, favorita dalla percezione di un sostegno dell'opinione pubblica e anche dall'inedita convergenza dei cattolici Pd nel giudizio critico sulla legge. Tuttavia, i vertici democrat avvertono i pericoli, anzi la «trappola» che può scattare ai loro danni. Se nel voto al Senato non si è riprodotto lo schema della legge 40 (alleanza trasversale tra i cattolici di tutti gli schieramenti), una competizione referendaria riporterebbe invece la politica esattamente a quel punto: i cattolici del Pd finirebbero, tutti o quasi, a militare nel fronte astensionista. Franco Marini ha già avvisato i naviganti: «Attenti, il referendum è autolesionista». Ieri Beppe Fioroni, che pure si è battuto fino all'ultimo perché un pezzo di ex popolari marcassero una differenza «identitaria» in aula, accusava il testo Calabrò di «forzatura ideologica». Domani in un eventuale referendum, questa stessa accusa sarà rivolta dai movimenti ecclesiali (già pronti a scendere in campo, secondo quanto annunciato dal cardinal Bagnasco) contro i promotori. Peraltro, il referendum appare sempre più come un'arma spuntata, perdente: valida forse per una piccola minoranza in cerca di proseliti, non certo per un partito di grossa taglia che non può permettersi battaglie perse in partenza. Ormai è chiaro che l'astensione è lo strumento di difesa in caso di referendum. E per raggiungere il quorum di validità, fissato al 50%, ci vogliono più consensi (non meno 3-4 milioni) di quelli necessari a vincere le elezioni politiche. Che il Pd freni sul referendum ormai è evidente anche dalle parole e dalle prudenze degli ex diessini. «Non mi pare il caso di parlarne ora» diceva ieri la Finocchiaro. «Bisogna essere molto cauti» aggiungeva Giorgio Tonini. «Siamo convinti che il ddl Calabrò sia incostituzionale, dunque dobbiamo aspettare quantomeno il pronunciamento della Consulta» spiegava Nicola Latorre. Anche Marino ieri si concentrava sulle contraddizioni della legge, sulla sua «inapplicabilità». Ma pure le accuse di aver reso inutile le dat e di aver costruito norme valide solo «per le persone in stato vegetativo» non si concilia molto con la prospettiva di portare al voto più di 20 milioni di elettori. Enzo Bianco, capofila dei liberal Pd, ha messo nero su bianco che intende farsi promotore del referendum. Ma solo «dopo la sentenza della Corte costituzionale». È anche un invito a Di Pietro e ai radicali a non procedere da soli. Non è detto, comunque, che gli alleati minori accettino. Potrebbero anzi forzare proprio per mettere in difficoltà il Pd. Il Pdl alla Camera intanto è già pronto ad alcune modifiche: ad esempio, sarà riproposto l'emendamento che estende la valenza delle dat anche ai casi di coma irreversibile (non solo agli stati vegetativi). La blindatura delle parti essenziali resterà, ma il Pdl proverà a smontare qualche critica. I democrat non possono dare neppure per scontato la compattezza del proprio fronte: i cattolici, stavolta, sono stati frenati anche dal fatto che il cattolico Franceschini sia il segretario pro-tempore del partito. Il referendum è esattamente la leva più sicura che può di nuovo contrapporre laici e cattolici. cla. sa.

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L'eretico obamita (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 27-03-2009)

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27 marzo 2009 Dopo le parole del predicatore del Papa L'eretico obamita Il profeta democratico si ispira a Gioacchino da Fiore, mistico medioevale Con la sua idea (fraintesa) del paradiso in terra aveva irretito la modernità L'idea di "una terza Era dello Spirito che succederebbe a quella del Padre nell'Antico Testamento e di Cristo nel Nuovo e' falsa ed eretica perche' intacca il cuore stesso del dogma trinitario", per il quale il tempo dello Spirito non e' successivo, ma "co-estensivo al tempo di Cristo". Lo ha affermato il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, che alla presenza del Papa ha tenuto oggi una meditazione alla Curia Romana. "Il fatto che il neo eletto presidente degli Stati Uniti, durante la sua campagna elettorale, si sia riferito per tre volte a Gioacchino da Fiore, ha riacceso l'interesse per la dottrina di questo monaco del medio evo", ha sottolineato il religioso cappuccino ricordando pero' che il pensiero di Gioacchino non e' da condannare in blocco e ci si puo' chiedere se l'idea di un'Era dello Spirito sia davvero sua. A Gioacchino da Fiore il presidente Obama si era riferito nel discorso di accettazioen della candidatura democratica chiamandolo "maestro della civilta' contemporanea" e "ispiratore di un mondo piu' giusto". Per padre Cantalamessa e' necessaria "una sana armonia tra l'ascolto di cio' che lo Spirito dice a me, singolarmente, con cio' che dice alla Chiesa nel suo insieme e attraverso la Chiesa ai singoli. Con il suo decreto sulla liberta' di coscienza il concilio Vaticano II ha voluto operare appunto questa sintesi". Il frutto di questa meditazione - ha concluso "potrebbe essere una rinnovata decisione di affidarci in tutto e per tutto alla guida interiore dello Spirito Santo" senza cadere nel soggettivismo di un ascolto solo interiore, che "apre la strada a un processo inarrestabile di divisioni e suddivisioni, perche' ognuno crede di essere nel giusto", o nel "giuridismo" che "assolutizza la testimonianza esterna e pubblica dello Spirito" e "riduce la guida del Paraclito al solo magistero ufficiale della Chiesa. Facilmente prevale, in questo caso, l'elemento umano, organizzativo e istituzionale" e "si apre la porta - ha concluso il predicatore del Papa - alla emarginazione del laicato e alla eccessiva clericalizzazione della Chiesa". (AGI) Dal Foglio del 4 ottobre 2008: In principio era lo speechwriter. Poi il testo è passato all’oratore, al migliore in circolazione, ed è diventato suo. Per tre volte nei discorsi elettorali di Barack Obama, candidato democratico alla Casa Bianca, è affiorata la citazione dotta e inusuale di un monaco calabrese del XII secolo noto alla critica, molto meno al pubblico: Gioacchino Da Fiore. Solo piccole annotazioni, ma molto significative; Obama lo ha definito “maestro della civiltà contemporanea” e “ispiratore di un mondo più giusto”. Non ha parlato di “bravo filosofo medievale” – per questo sarebbe bastato un Alessandro d’Afrodisia qualsiasi –, ma ha riferito con sommo rispetto di un personaggio che ritiene influente ancora oggi. Applausi a scena aperta da San Giovanni in Fiore, tenace comune della Sila dove il filosofo e mistico è nato, con tanto di invito ufficiale a visitare il paesino e offerta della cittadinanza onoraria. C’è da gioire, si dice, che un americano – per di più giovane, potente e cool – impreziosisca la propria eloquenza con incursioni nelle stanze migliori dell’accademia filosofica. Gianni Vattimo – la cui storia si intreccia con il filosofo non solo in senso accademico, essendosi candidato a sindaco del comune calabro –, ha esultato: “Gioacchino da Fiore dovrebbe essere l’ispiratore della nostra cultura. Sono contento che Obama lo abbia citato e spero ancora di più che vinca le elezioni”. Sarà che per Gioacchino passano una pervicace eresia e una causa di beatificazione, ma il senso della sua opera è una sentina di controversie e trappole interpretative. E’ certo, invece, che la sua cifra sia la profezia. Tutto inizia con il difficile impatto del giovane Gioacchino con il mondo del lavoro. Gli sforzi dell’agiata famiglia di garantire al figliolo un posto falliscono per via di una personalità difficile da inquadrare. Presso il giustiziere della Calabria prima e all’ufficio notarile dei normanni poi, il giovane Gioacchino dà qualche problema: irrequietezza, incompatibilità di carattere con i colleghi. Decide la partenza per la Terrasanta. Al ritorno non è più un dipendente dell’imperatore ma servo laico del Re dei re. Assieme ai voti giunge il permesso di scrivere e i risultati sono sorprendenti. Gioacchino si ritrova addosso non già un talento raziocinante, ma un afflato mistico. La speculazione lo conduce a concepire la storia divisa in tre ere analoghe alle persone della trinità. L’età del Padre, che va dall’inizio dei tempi fino alla venuta di Cristo; l’età del Figlio, che si estende dalla sua venuta fino a una data precisamente collocata nella storia, il 1260, numero evinto da un calcolo segreto estratto nell’alveo dell’Apocalisse. In ultimo, l’età dello spirito, il suggello che completa e ricomprende le età precedenti in un regno dove i conflitti sono pacificati, le guerre eliminate e l’uomo rigenerato dallo svelamento dei misteri. Secondo alcune interpretazioni, la profezia prevederebbe il ricongiungimento di cristiani ed ebrei, fino ad allora divisi dall’illuminazione parziale di Nuovo e Antico Testamento: giunge l’ora della Novissima alleanza, che trascende, ricomprendendole, le antiche. Anche la chiesa ne uscirebbe riformata: la visione del monaco calabrese prevede il dissolvimento della gerarchia – materiale, vincolata al secolo – in favore di una cooperativa serafica di monaci, tenutari non monarchi di un paradiso che si realizza nella storia. Si prospetta l’apertura del sesto sigillo. E forse c’è di più: i signori del Nuovo Testamento avrebbero, per gelosia, perseguitato i novissimi monaci, costringendoli a ripiegare nella terra in cui avrebbero potuto ristabilire la perduta armonia, la terra dei loro padri, Sion. Al di là delle complicazioni esegetiche, la domanda più interessante sul rapporto Gioacchino-Obama è: la terza età, il rivolgimento salvifico che renderà tutto allegro e dorato, verrà all’interno della storia o sarà soltanto un presentimento dell’eterno? Detto altrimenti: non è che Barack Obama sta correndo per una Casa Bianca in formato metafisico? Le varie risposte che la storia ha offerto si sono affaticate e confuse attorno a questi interrogativi, semplicemente sostituendo il nome di Obama a vari altri potenti del passato. Alessandro Ghisalberti, professore di storia della filosofia medievale e filosofia teoretica all’Università Cattolica di Milano, spiega al Foglio la connessione fra rinnovamento spirituale e sconvolgimento delle istituzioni terrene: “L’eteredossia di Gioacchino è stata collegata ad una sua visione del futuro in cui sono abolite le istituzioni storiche della chiesa del suo tempo; in realtà, non ci saranno più le medesime istituzioni, ma sarà preservato il nucleo essenziale di quello che le istituzioni storiche delle età precedenti veicolano nell’ordine della vita spirituale”. Le dottrine, che fanno dell’abate florense un innovatore, hanno dato adito a interpretazioni lontane dalla lettera del testo. “Gioacchino – dice Ghisalberti – crede di trovarsi nella fase finale della sesta età, che però non è l’ultima. A questa seguirà un settima età – tutta intrastorica –, segnata dall’incremento dei doni dello Spirito e infine il compimento nel sabato eterno”. Una prospettiva che cambia la concezione della storia: “La storia – continua Ghisalberti – non è più vista come attesa della fine imminente, ma acquista il volto di un cammino sensato, e stimola l’impegno del credente a preparare la fioritura dell’età dello spirito, la stagione della pienezza della grazia donata”. Il monaco Gioacchino non rifugge alle cose del mondo e dialoga con i potenti del tempo – non ultimo Federico II – e alla sua dimora, persa tra le asperità della Sila, giungono dei visitatori. E’ la croce di Gioacchino e, con lui, di tutti i maestri: i discepoli. Il primo è un francescano, Gerardino da Borgo San Donnino. Il suo “Vangelo eterno” stressa la continuità fra Antico e Nuovo testamento, radicalizzando la matrice comune di ebraismo e cristianesimo: “Il Signore riserverà loro delle benedizioni, anche se persistono nel giudaismo”. Il carisma di Gioacchino, ormai abate, sprigiona una tale potenza immaginifica da prestarsi a interpretazioni lontane, fantasiose ed eretiche, tanto che Federico di Brunswick un secolo più tardi arriverà a parlare di un “reparator”, un secondo Cristo – sacerdote e re allo stesso tempo – che avrebbe dominato il mondo per mille anni, ricostituendo gli imperi divisi e riedificando il tempio di Gerusalemme, destinato, secondo la tradizione cristiana, a rimanere distrutto. Se la vita di Gioacchino brilla di una luce crepuscolare, la dottrina che scaturisce dal suo discepolato, il gioachimismo, muove i suoi primi passi, ancora ignorando che i suoi raggi travalicheranno i secoli fino a illuminare una serata d’agosto a Denver, dove si tiene la convention del partito dei democratici americani. Barack Obama e Gioacchino da Fiore si incontrano più o meno a metà strada, nel corso del Seicento. La chiesa cattolica ha dichiarato eretiche le distorsioni radicali del pensiero di Gioacchino, che conducono, per vie diverse, a un’idea sintetica: la rivelazione cristiana non basta, occorre un altro evento che ripari la storia, permettendo agli uomini di godere di una età di perfezione. Tommaso ha provveduto, da par suo, a tracciare una linea definitiva fra l’ortodossia e ciò che ortodosso non è. Le chiese riformate sono invece circondate dal gioachimismo, lo hanno davanti agli occhi e dietro le spalle. Gianni Vattimo ha recentemente dichiarato Gioacchino il “precursore di Lutero”, insistendo sulle conseguenze, anche sociali, dell’età dello Spirito, in cui “l’etica non ha più il carattere punitivo e rigido dell’età del Padre”. L’insistenza del monaco sull’interpretazione spirituale della scrittura è una benedizione per gli esuli delle chiese riformate, impegnati a ricostruire la storia della salvezza attraverso l’esegesi. I puritani vagano per l’Europa in cerca di un approdo dove realizzare la società angelica di cui hanno letto nelle pagine della Bibbia. Non sembra vero ai padri pellegrini che tutto questo abbia una risposta nello spazio e nel tempo, l’America. Ma siccome la terra ha sempre bisogno di un nome, i nuovi coloni non possono fare altro che rovistare nelle sacre lettere, dove il rivolgimento salvifico innalza chi ha tanto patito con una solenne ricompensa: il Nuovo mondo. Non c’è dubbio che il gioachimismo abbia influenzato in modo profondo il pensiero protestante americano. Don Gianni Baget Bozzo dice al Foglio che “l’idea di una pienezza della storia, di uno schema etico che conduce alla pacificazione della società americana è intrecciato con le profezie di Gioacchino Da Fiore, che hanno reso l’utopia americana un classico”. L’humus culturale americano, ancora da plasmare, completamente poroso, si impregna delle dottrine gioachimite, che lungi dal rimanere confinate nelle riserve accademiche, tendono a diventare una vulgata. Che Obama arrivi a citare direttamente Gioacchino è un fatto curioso ma per nulla sorprendente. E’ verosimile che il candidato democratico non abbia confidenza con i testi di Gioacchino, ma i suoi più stretti collaboratori – fra cui un antropologo italiano, Aldo Civico –, negano di aver suggerito il riferimento a Obama, il quale si sarebbe accostato a Gioacchino in modo autonomo. A prescindere dalle speculazioni su un Obama che si affatica sui difficili testi di un monaco perduto negli angoli della storia, i tratti della figura obamiana si attagliano in maniera sorprendente allo spirito delle profezie di Gioacchino: Obama propone altro dall’idea di un rinnovamento antropologico cha ha per tramite un’azione politica? Età dello spirito, Nuovo mondo, the change we can believe in. Non sono le citazioni bibliche a rendere religiosi i discorsi di Obama, quanto la convinzione di un profondo rivolgimento della storia dopo gli anni di patimenti nelle malebolge di Bush. Lo stridore di denti provocato dell’amministrazione repubblicana è sfruttato da Obama per contrasto, con un gioco di trampolini: “L’America è migliore di quella degli ultimi otto anni”, ha detto nel suo discorso alla convention. Alle sue spalle campeggiava una delle scenografie più monumentali che l’intero jet set ricordi, roba da Rolling Stone. Fra i tanti temi a disposizione, i tecnici si sono risolti per la ricostruzione di un tempio greco. E non si sono ingannati. Non importa il grado di consapevolezza con cui Obama si è appropriato di teorie medievali; la sua figura parla il linguaggio del corpo, spinge lo sguardo in un orizzonte lontano e definitivo, rivolge la sua arte oratoria ai sensori dell’uditorio, ai suoi recettori non razionalizzabili. Obama non conosce le dottrine di Gioacchino, le incarna. L’accostamento ribolle di complicazioni. Il teologo gesuita Henri De Lubac ha scritto negli anni Settanta un volume sui seguaci contemporanei di Gioacchino Da Fiore, “La posterità spirituale di Gioacchino Da Fiore”. L’idea era contrastare un revival delle dottrine gioachimite innescato, a suo giudizio, da un fraintendimento del Concilio Vaticano II. De Lubac non esita a dire che l’utopismo concepito nell’Ottocento e tentato praticamente nel Novecento si muove nel solco di Gioacchino. Si affaccia l’ombra della rivoluzione: il rinnovamento spirituale deve essere ottenuto con la prassi. “La modernità – spiega Alessandro Ghisalberti – intende il nuovo mondo segnato da un contrasto con le istituzioni presenti, sino all’uso della forza per modificarle. Gioacchino parla di ‘rivoluzione’ nel senso dello svolgimento o ‘rotolare’ (revolveo) del testo sacro, del rivolgersi dell’intelligenza alle pagine non ancora pienamente comprese della Scrittura”. Secondo De Lubac il gioachinismo avrebbe informato in egual misura la speculazione sia atea sia cristiana, con un peggiorativo: “Rispetto allo stesso Gioacchino, i suoi odierni araldi non annunciano lo sboccio dello Spirito per l’indomani; lo vedono e lo dicono già presente in loro; essi ne sono gli organi. Forse più di Gioacchino, accentuano la cesura fra la chiesa proveniente dal passato, dichiarata ormai invecchiata, e quella del futuro, che sorge oggi stesso in qualche luogo privilegiato, raggiante di giovinezza”. Privilegiato, raggiante, giovinezza: farsi suggestionare dalle immagini della Cnn che ritraggono Obama ora felice con la famiglia, ora davanti alla folla smisurata di Berlino, ora mentre fa due tiri a canestro nel playground dietro casa, è più facile di un duepiùdue. Massimo Introvigne, sociologo e fondatore del Centro studi sulle nuove religioni, spiega al Foglio che “nelle università americane c’è un grande ritorno delle teorie di Gioacchino, è probabile che la citazione sia semplicemente opera di uno speechwriter”. Un possibile mediatore potrebbe essere la Trinity Church frequentata da Obama a Chicago e presieduta dal reverendo Jeremiah Wright: “Potrebbe avere risentito – dice Introvigne – degli influssi della teologia della liberazione, che storicamente si è associata ad alcune distorsioni del pensiero di Gioacchino Da Fiore, immaginando che fosse possibile instaurare un regno di pace sulla terra; giudico pericoloso questo tentativo, chi ha provato a metterlo in pratica ha generato un sacco di guai”. L’ostacolo che si intromette fra Obama e l’edificazione di un regno di giustizia si chiama John McCain, un simpatico vecchietto veterano sbucato fuori dalla terra polverosa dell’Arizona. McCain non solo non può citare Gioacchino Da Fiore, ma non vuole nemmeno. Il tratto dominante dell’umanissimo McCain è il realismo: non dice cose rivoluzionarie, sbaglia come un uomo, non è impeccabile, non è il profeta di nessuna religione laica, non promette più di ciò che può mantenere (compatibilmente con le balle da campagna elettorale) e, a prescindere dalla bontà delle soluzioni, promette di occuparsi della salvezza dell’economia, non dell’economia della salvezza. McCain è Achille, Obama Nestore. Sull’appeal del candidato democratico c’è poco da dire: il pubblico che in questi mesi intensi di campagna elettorale lo ha sentito parlare non ha potuto fare a meno di rimanere impaniato nelle sue trame, anche dissentendo sulle proposte, anche votandosi alla causa del conservatorismo più radicale. Occorre fare attenzione ai sentimenti. La suggestione di Obama potrebbe stare alla Casa Bianca come un’infatuazione sta al matrimonio: il sentore epidermico può essere fedifrago. In una faccenda così complicata come la realtà, dove lo sporcarsi le mani è ipostasi di un’arte nobile e antica (soprattutto per chi è chiamato a reggere la nazione più potente del mondo), e dove l’errore, il difetto è parte integrante del pacchetto, ecco, in una faccenda del genere forse il paradiso in terra può attendere. Se poi si vuole sostenere che Obama è il vero cambiamento, che sconvolgerà l’America e il mondo, che inaugurerà un nuovo umanesimo politico aggiornando in modo personalissimo alcune suggestioni di Gioacchino Da Fiore, che continuerà felicemente a citare la Bibbia, che vorrà il bene del suo popolo e non coltiverà secondi fini oltre a uno smisurato desiderio di giustizia, la cosa è legittima e comprensibile; ma almeno questo va ricordato: l’anticristo di Solov’ev era una persona squisita, laureata ad honorem in teologia all’università di Tubinga. di Mattia Ferraresi

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Biotestamento: "le ossessioni sono vostre" non delle persone che le patiranno (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 27-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Biotestamento: “le ossessioni sono vostre” non delle persone che le patiranno FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, ascoltando per radio le votazioni finali al senato della legge sul testamento biologico, sono rimasto incredulo a sentire la senatrice teocon Bianconi (nel fondamentalismo italico, anche le donne possono diventare mullah) dichiararsi insoddisfatta della legge Calabrò, cioè la proposta del suo gruppo, perché, una volta introdotto il concetto stesso di testamento biologico, per quanto svuotato di ogni contenuto, si apre nella legislazione la strada a chissà quali pratiche demoniache di streghe, diavoli zoppi e altri mostri del Sabba scientifico. E meno male che a gettare sale e scongiuri contro i mostri aveva pensato nella stessa giornata l’Auditorium di Roma, che ha liquidato con un fax di due righe il professor Odifreddi: quello che osa “non credere”, e dunque va bandito dall’Eden. In attesa di peggio. ALFIO ROBERTI, ROMA Caro Roberti, quella approvata dal senato è una legge tipicamente italiana: di quelle cioè che si fanno per alzare un pennacchio ma, in pratica, sono «carta straccia» come dice Ignazio Marino. Il problema del fine vita continuerà a essere risolto come s’è fatto fino ad oggi, tra familiari e medici, anche per evitare che qualcuno finisca al pronto soccorso. Qualche volta, tuttavia, mi viene il cattivo pensiero che in fondo sono queste leggi-farsa che si addicono agli italiani: i quali scendono in piazza se si tratta di difendere un vero o presunto diritto contrattuale, un aumento salariale, uno stato giuridico; ma per difendere un diritto civile non ci vanno, forse convinti che spetti ad altri. «Come si spiega questo rapporto sadomaso con la politica?», si chiede il mio amico Beppe Severgnini, acuto osservatore del nostro costume, nel suo blog. «Ho una teoria – dice –, siamo pigri. Siamo anche sadici, ma solo se non costa sforzo. Il sadocittadino lascia il posto al masoelettore: “Eletti, fate di me ciò che volete”. E loro lo fanno, con gusto». Così, mentre l’aula votava, davanti al senato a protestare i “soliti” radicali e qualche altro. Oddio, pensando a quel che accadeva nell’Italia postunitaria fra laici e cattolici (per non dire nell’Italia del 1919-22 tra fascisti e comunisti o del 1944-48 tra partigiani e repubblichini) vien da dire: meglio così. Racconta Giovanni Spadolini nella sua monumentale L’opposizione cattolica, che quando il cardinale tedesco Hergenröther gridò al congresso di Munster che «la breccia di Porta Pia, togliendo Roma al papa, ha tolto alla città eterna di essere sede della giustizia e della libertà», lo sdegno dei liberali proruppe in mille modi e a Firenze «l’ira di alcuni sconsigliati rischiò addirittura di provocare una strage, col lancio di una bomba ad alto potenziale contro il circolo della gioventù cattolica, in Borgo Pinti, al momento dell’adunanza dei soci» (p.257-258). Meno male che quegli sconsigliati non esistono più. Altrimenti, cosa avrebbero fatto se, invece delle banalità del cardinale tedesco, avessero ascoltato l’infiammato discorso della senatrice Anna Finocchiaro, abbattutasi nell’aula di palazzo Madama come una staffilata di idee morali e giuridiche su anime morte? «Le ossessioni sono vostre, non degli uomini e delle donne che le patiranno», ha detto la senatrice, senza avere una risposta se non il biascichio di vecchi fascisti sul «rispetto della vita». Loro, gli eredi degli sterminatori. «Questa legge è un atto di fede, non un atto di sovranità», ha aggiunto con un’altra staffilata. Non ci meravigliamo se in questa Italia, decidendo di fare una legge per non farla, cioè dandole un contenuto diverso dal titolo stesso che essa porta in epigrafe, alla fine provocheremo solo ulteriori avversioni alla chiesa; mentre non riusciamo, dopo 150 anni, a risolvere ben altro e micidiale problema, e cioè se i cattolici vorranno un giorno sentirsi cittadini nello stato e fedeli nella chiesa. Miracolo che è riuscito ai cattolici di tutti gli altri paesi del mondo, persino a re Baldovino, salvo che per un giorno.

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Così i falchi dell'ala teocon dettano legge sulla bioetica (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Al senato la maggioranza si blinda su un testo ideologico e proibizionista Così i falchi dell’ala teocon dettano legge sulla bioetica FABRIZIA BAGOZZI Se ancora qualche dubbio fosse rimasto, fa fede la dichiarazione di voto (in dissenso) della pasdaran prolife pidiellina Laura Bianconi che in questi giorni a palazzo Madama ha fatto da guardiana a suon di emendamenti, molti dei quali accolti, a ogni tentazione mediativa del suo gruppo. Bianconi, da sempre contraria alla cosa in sé, cioè all’introduzione della dichiarazione anticipata di trattamento con l’idea che possa aprire a scenari eutanasici, non partecipa al voto. Che è il modo più soft di smarcarsi senza dire no. Una scelta «difficile e sofferta», sottolinea, fatta nell’esercizio della «libertà di coscienza». Che però dice molto: da quando i cinquanta parlamentari Pdl fecero il famoso documento che criticava il ddl Calabrò appunto in una prospettiva prolife, quel testo ha fatto diversa strada in quella direzione. Come sottolinea uno dei più autorevoli firmatari, il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano: «Il testo del ddl sul fine vita che esce dall’aula del senato è certamente migliore di quello che vi è entrato. Avendo con altri espresso argomentate perplessità sulla sua stesura originaria, siamo ora soddisfatti per una serie di positivi sviluppi, venuti fuori dall’esito del lavoro complessivo, grazie anche all’accoglimento degli emendamenti proposti e sostenuti da Bianconi». Di fronte al testo licenziato ieri da palazzo Madama – mai ammessa la sospensione di nutrizione e idratazione artificiali nella dat (e fuori dat) che non è né obbligatoria né vincolante e che non può riguardare mai casi diversi dallo stato vegetativo persistente – è chiaro che nella maggioranza vincono i teocon e perdono i pontieri, alla Tomassini o alla Ghigo, che pure avevano cercato di non chiudere strade alla mediazione con una parte dei cattolici dell’opposizione. Saltata in modo evidente mercoledì al momento del voto sugli emendamenti dem su idratazione e nutrizione a cui è stata posta una barriera inequivoca. No ai testi Bosone, no alla terza via di Rutelli, no all’emendamento Bianchi (lievemente attenuativo del divieto allo stop di nutrizione e idratazione, l’unico su cui la maggioranza ha aperto uno spiraglio e su cui non c’era un no di Quagliariello), prima accolto dal relatore Calabrò e dal governo e poi, dopo un inceppamento – e un intervento contro di Bianconi, abbandonato a se stesso. «Rischiavamo di perdere molti voti nostri per accogliere un emendamento su cui non eravamo certi di prenderne altrettanti dall’altra parte», nota uno di quelli che si è occupato della pratica. Che aggiunge: «Non dispero che ci si possa lavorare alla camera». In questi ultimi giorni la maggioranza si è ricompattata “a destra” anche se a bene vedere alla fine è lì – e non nel Pd – che si registra il maggior numero di dissensi: votano contro Saro, Paravia, Saia, Pera; si astengono Contini, Malan e Conti. Un serrare le fila su cui il Cavaliere contava dopo la lettera inviata ai senatori in cui invitava alla libertà di coscienza, ma senza scherzi. E non sordo alle istanze d’Oltretevere (appena lunedì il presidente della Cei Bagnasco aveva parlato della necessità di una legge «inequivoca»). E certo, nel week end di fondazione del Pdl, Berlusconi porta in dote al congresso il provvedimento approvato al senato. Che nel passaggio in aula è addirittura peggiorato rispetto al testo licenziato dalla commissione. Non è stata accolta alcuna ipotesi migliorativa, neppure portata avanti dalla maggioranza stessa. Come nel caso di un emendamento Malan al comma 7 dell’articolo 3: avrebbe esteso la validità della dat anche ai pazienti in stato di incoscienza persistente e non solo in stato vegetativo. Affondato di misura, anche grazie al significativo contributo di un drappello di senatori fra cui Laura Bianconi. Ora la partita passa alla camera, dove il Pdl potrebbe fare più fatica. Perché la componente laica è più rappresentata. E anche gli amici di Fini. Che sul tema ha già fatto sapere come la pensa.

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1.Testamento biologico Votare no è stato inevitabile. Ogni mediazione è finita quando &... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

1.Testamento biologico Votare no è stato inevitabile. Ogni mediazione è finita quando è arrivato ai senatori Pdl un richiamo a non un aprire al dialogo. 2.La tenuta del Pd È evidente che la chiusura del Pdl ha reso a noi il compito più facile. Nel Pd c'erano concezioni diverse della vita e dell'uomo quando abbiamo iniziato questo lavoro. Il punto di sintesi lo abbiamo trovato su due principi: salvaguardia della vita e dell'autodeterminazione. Sapevamo che potevamo andare incontro a diverse posizioni di voto, questo non è successo ed è stata una grande fortuna.Rimane la ricchezza del lavoro fatto nel Pd. 3. Le conseguenze Questa è stata la prima vera discussione nel Pd sui temi di fondo che ha evidenziato posizioni estreme ma anche una grande disponibilità ad approfondire e trovare una sintesi, sia tra i laici sia tra i cattolici. 4. Dialogo finito? Molto dipenderà dall'atteggiamento del centrodestra alla Camera. Spero sia nell'interesse di tutti fare una legge che almeno serva a qualcuno. Molti senatori Pdl mi hanno detto di aver votato una legge sbagliata. 5. I medici chiedono lo stop Sottoscrivo questo appello perché non si può mettere tutto nelle mani del medico eliminando di fatto l'alleanza terapeutica. MARIA ZEGARELLI mzegarelli@unita.it 5 risposte da Daniele Bosone Senatore cattolico Pd

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Una brutta legge La Camera cambierà il ddl sul fine vita (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

«Una brutta legge La Camera cambierà il ddl sul fine vita» Ho votato no convinto che occorrono profonde modifiche. Gli appelli della Chiesa hanno pesato in entrambi gli schieramenti MARIA ZEGARELLI Il suo dialogo umano e intellettuale con Benedetto XVI è costante, non c'è bisogno di intermediazione alcuna. Con l'attuale Papa nel 2004 ha scritto un libro "Senza radici". La sua filosofia di vita, che suggerisce a tutti, arriva direttamente da Pascal e Kant. «Vivere come se Dio esistesse». Giovedì il suo discorso a Palazzo Madama ha lasciato il segno nella maggioranza. Probabilmente perché nessuno si aspettava che Marcello Pera facesse quell'intervento così netto contro il ddl sul testamento biologico. «Dopo quel voto l'Aula era sotto choc perché moltissimi sapevano di aver votato una brutta legge. Adesso, con freddezza, è il caso di ripensare con calma alle modifiche da apportare» - commenta con gentilezza e determinazione al telefono. Un testo così brutto votato però da tutto il Pdl. Perché è andata così, allora? «Le mie posizioni sono note: sono contrario alle dichiarazioni anticipate di trattamento. Forse sarebbe andata diversamente se Ignazio Marino e Umberto Veronesi non avessero presentato quei testi così eccessivi. Hanno fatto più danni della grandine, compattando i pasdaran di casa mia che si sono fatti condizionare. Sarebbero bastati due soli articoli». Due articoli con quali contenuti? «Articolo 1: vietata l'eutanasia, anche se non è semplice definire cosa sia eutanasia. Articolo 2: vietato l'accanimento terapeutico. Chi sarebbe stato contrario?». Lei dice che se non ci fossero state posizioni così distanti si sarebbe fatto un lavoro migliore. Ma Marino e Veronesi avevano accettato il confronto e la mediazione. Le chiedo: se non ci fosse stata la lettera di Berlusconi ai senatori Pdl sarebbe andata diversamente? «Penso che se ci fosse stato più coinvolgimento, se anche io avessi preso la parola più spesso, forse anche altri si sarebbero convinti dell'errore che si stava commettendo». Perché lei non è intervenuto più volte? L'altro giorno è stato applaudito in maniera bipartisan... «Perché non ho alcuna responsabilità nel partito, anche se fin dall'inizio ho cercato di far capire che non potevamo andare avanti in quel modo. Già durante il caso di Eluana Englaro intervenni, fui molto applaudito, ma non servì a nulla». Quanto ha pesato l'appello del cardinal Bagnasco a fare questa legge e a farla subito? «Gli appelli delle gerarchie ecclesiastiche hanno avuto influenza sia da una parte che dall'altra. È un problema di questo sistema politico, che è fragile, che tende a compiacere voci autorevoli esterne alla politica. L'altra sera in Senato ho visto cattolici del Pd che hanno votato «no» con grande fatica». Il Pdl nasce oggi come partito liberale. Sicuri di aver avuto un approccio liberale al tema del testamento biologico? «Non credo che sia determinante per la nascita del partito quello che è successo in Senato anche perché sono sicuro che questa legge avrà un iter lunghissimo, tanto quanto quello della legge 40 sulla Fecondazione assistita. Alla Camera verrà modificato, le opinioni sono così discordanti in ogni famiglia politica che non è possibile immaginare che fili tutto liscio come l'olio. Quello di giovedì è stato un voto provvisorio, da oggi tutti ripenseranno con maggiore freddezza a quello che è successo e a quello che è meglio accada in futuro. Sono stati in tanti, dopo il mio intervento, a dirmi che non erano convinti del loro voto». Fini sostiene una libertà di coscienza vera. È in questo che vede una possibilità? «Penso che la Camera farà una revisione profonda, mi dispiacerebbe molto se dovessimo assistere anche lì allo stesso spettacolo che si è verificato in Senato». Lei è un laico. Lo è stato anche il legislatore nel suo complesso? «Io mi considero un laico cristiano. Voglio evitare che i principi religiosi siano fatti valere per legge, tanto più quando non si sa come scriverli». Non stiamo di fronte ad un «ticket» versato Oltretevere per poter procedere tranquilli su altri fronti, come sulla sicurezza? «Non ci vedo questo fine. Penso, invece, che il Pdl ha fatto il tentativo di discutere una legge bioetica, ma l'ha fatto fortemente condizionato dal caso Englaro. Tutta la discussione che c'è stata con il decreto prima, con la mozione poi, non si è mai allontanata da quel caso, tanto è vero che si è scritto esplicitamente che è vietato sospendere alimentazione e idratazione artificiale. Dato che è il primo tentativo che ha fatto, spero che ora si conceda una pausa di riflessione e poi modifichi il testo». Perché il premier si è sbilanciato così apertamente su un tema come questo? «Aveva già detto la sua durante la fase finale della vita di Eluana. Era stato choccato, anche emotivamente, da quella ragazza. Ma devo riconoscere che nel Pdl c'è libertà di coscienza su questi temi». Non si direbbe: nove distinguo... «Elogio chi si è alzato per dire il suo "no". Negli altri c'è stato molto conformismo, nel Pdl come nel Pd». Intervista a Marcello Pera

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Alla fine il paragone azzardato lo accetta anche Ignazio a Russa, ex-reggente An, uno dei coordinato... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Alla fine il paragone azzardato lo accetta anche Ignazio a Russa, ex-reggente An, uno dei coordinatori del nuovo partito e neo-membro del Ppe. «No - fa presente - non siamo la dc delle correnti, delle congiure, delle crisi di governo. Quella proprio no. Ma se, invece, qualcuno accosta il partito del Popolo delle Libertà alla dc degli albori, quella di Don Sturzo, di De Gasperi, quella che si identificò con lo Stato, anzi lo ha costruito, il paragone va benissimo anche a me». E' sempre rischioso fare dei paragoni con il passato, si sa, ma in fondo il partito che Silvio Berlusconi sta fondando, può avere, con le dovute cautele, dei riferimenti a quell'esperienza. E non solo per l'adesione al Ppe. Certo il nuovo partito è calato in un sistema bipolare. E' attrezzato secondo le esigenze della società di oggi che pretende, impone leadership forti. Come pure raccoglie le esperienze diverse di quei partiti laici (la citazione di Craxi è stata estremamente affettuosa nell'intervento del premier) che governarono l'Italia per quarant'anni, visto che ha l'ambizione di ricomporre, riveduto e corretto, lo stesso blocco politico-sociale. Ma nel giorno in cui Umberto Bossi, dopo aver fatto penare non poco il Cavaliere a due ore dall'inizio del congresso accetta di sedere in prima fila ratificando ancora una volta la solidità dell'alleanza, i paragoni con quel partito democristiano delle origini non sono pochi. Intanto nei maestri che Berlusconi cita: appunto, Don Sturzo e De Gasperi. Poi nel riconoscimento delle radici cristiane, la citazione del Papa nel discorso di ieri, l'attenzione verso le gerarchie cattoliche, il no al collateralismo (di cui Berlusconi ha parlato giorni fa), ma anche i frequenti incontri con il cardinal Bertone che hanno portato all'approvazione di una legge sul testamento biologico che ha fatto brindare il giornale dei vescovi italiani, Avvenire. Ed ancora il battesimo del fuoco contro un cartello delle sinistre: la Dc nel '48; il Pdl negli anni che vanno dal '94 oggi. Ma il paragone più vicino è il rapporto stretto con il governo, con lo Stato. Berlusconi forgia il Pdl sulla sua esperienza di governo. Allora De Gasperi lo fece per far risalire l'Italia in ginocchio del dopoguerra. Berlusconi ci prova ora per superare la più grave crisi economica globale degli ultimi venti anni. E in questo schema, oggi come allora, c'è un'identità totale tra partito e governo, tra partito e un nuovo Stato che nella testa del Cavaliere va costruito, se è necessario cambiando anche la Costituzione con il consenso del popolo (altro termine fondamentale nel vocabolario democristiano), «per renderlo più rapido nelle decisioni, più attrezzato per affrontare i problemi di oggi». Non per nulla nella testa di Berlusconi, sempre attento all'impatto mediatico, il congresso è stato anticipato da un lungo «prologo» congressuale di tre giorni che ha celebrato l'azione del governo: il viaggio sulla Freccia rossa per inaugurare l'altra velocità sulla rotta Milano-Roma; l'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra, al grido «lo Stato c'è, è tornato»; nei desideri del premier c'era anche il varo del piano casa (stretto parente per ammissione dello stesso Cavaliere del «piano» di Fanfani che fu uno dei grandi volani del boom italiano del dopoguerra), che non è andato in porto - sono sue parole - «perché la sinistra ha cambiato la Costituzione in peggio, attribuendo alle Regioni poteri vitali togliendoli allo Stato, che non può intervenire su questioni fondamentali». Una tre giorni che ha preceduto una relazione congressuale incentrata tutta sull'azione del governo e su quello che - secondo il Cavaliere - il governo avrebbe potuto fare se non ci fossero istituzioni arretrate e un'opposizione miope. Appunto, popolo, governo, Stato. E su queste tre parole chiave che Berlusconi sta plasmando il Pdl. «Tutti gli italiani - ha rimarcato dalla tribuna il Premier - dovrebbero stringersi attorno al governo che è l'elemento chiave per superare la crisi». E il paragone non va confuso con la dc del drammatico epilogo finale, quella dilaniata dalle correnti, dalle clientele dalla questione morale. La dc delle origini era un partito innovativo, era il partito delle riforme, che disegnò l'Italia del dopoguerra. «Anche i dati elettorali sono simili - ricorda un deputato piemontese di Forza Italia Osvaldo Napoli - : tra gli anni 50-60, a parte il '48, la dc viaggiava su percentuali che andavano tra il 43-45%». E in fondo anche il modo di atteggiarsi di Berlusconi ricorda, in parte, la dc di allora: De Gasperi mediò con gli alleati ma tentò anche la cosiddetta «legge truffa» per governare in maggiore libertà assicurandosi il 51%. Il Cavaliere in questi anni ha fatto lo stesso. «Sono stato sempre al centro - non si stanca di ripetere -, ho mediato tra gli alleati». Ma ha anche cercato una semplificazione. Oggi la fusione di Forza Italia e di An nel Pdl; poi l'obiettivo di ricoinvolgere, con le buone o calamitandone i voti, l'Udc, perseguendo il sogno ripetuto ieri di raggiungere il mitico 51%. Lo stesso di De Gasperi. E il paragone non dispiace neppure ai laici. «E' una suggestione - osserva Cicchitto, uno dei consiglieri del Premier - forse un po' azzardata, ma vera». «Come la dc di allora - spiega addirittura l'ex-radicale, Benedetto Della Vedova - è un partito-Paese. Un partito plurale com'è plurale la società di oggi». E in fondo questo accostamento è dimostrato anche dalle piccole cose. In un partito del genere, a quanto pare, il repubblicano Nucara, erede del laicismo italiano, non entrerà (ieri ha dato forfait sul palco del Cavaliere). Mentre il ministro ex-dc Rotondi si trova a casa sua: «Togliamo - spiega - l'aggettivo origini. Questa è la dc del 2009. Pure nei colori. Mi ricordo di una circolare in cui Fanfani vietava di utilizzare sui manifesti il colore rosso e consigliava l'uso del colore della libertà, l'azzurro. Il colore del Pdl». Resta da vedere se un partito del genere, del 40%, non contrarrà il virus delle correnti e delle nomenklature. «Ma sono problemi - sospira uno dei consiglieri del Cavaliere - che si porranno nel dopo-Berlusconi. Semmai arriverà».

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5 MILIONI ANDRANNO ALL'ILLUMINAZIONE DELLE PERIFERIE, PER INCREMENTARE GLI STANDARD DI SICUREZZA (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Sabato 28 Marzo 2009 Chiudi ILLUMINAZIONE IN PERIFERIA 5 MILIONI ANDRANNO ALL'ILLUMINAZIONE DELLE PERIFERIE, PER INCREMENTARE GLI STANDARD DI SICUREZZA

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Manifesto sulla bioetica Mobilitate le parrocchie (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-28 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE La legge Parte la campagna di disobbedienza civile dei radicali Manifesto sulla bioetica Mobilitate le parrocchie In piazza per il sì alla vita. I medici: pausa di riflessione L'associazione Coscioni: da settembre 200 richieste di intervento di «soccorso civile» e 2.500 testamenti biologici online ROMA — «Non possiamo decidere da soli» dicono i medici di famiglia. «Chiediamo una pausa di riflessione» afferma all'unanimità la Federazione degli Ordini dei medici commentando il disegno di legge approvato dal Senato sul testamento biologico. Mentre è al via una mobilitazione del laicato cattolico, con la pubblicazione di un'inserzione a pagamento di una pagina-manifesto su Avvenire contro l'eutanasia e l'abbandono terapeutico. I radicali dell'Associazione Coscioni intanto affermano di aver avuto dal settembre scorso duecento richieste di intervento «di soccorso civile» (sia legale che medico) in tema di fine vita e di aver raccolto oltre 2.500 testamenti biologici telematici. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ha messo in evidenza in particolare che nel nuovo ddl si «attribuiscono forti responsabilità al medico di fiducia della persona e della famiglia, cioè al medico di medicina generale, che vanno ben al di là dei compiti attuali ». Mentre nel documento della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) si ribadisce che Il corteo La manifestazione di giovedì dei Radicali a Roma in favore dell'eutanasia e contro il Ddl Calabrò sul testamento biologico «nutrizione e idratazione artificiali sono, come da parere pressoché unanime della comunità scientifica, trattamenti assicurati da competenze mediche e sanitarie». Domani invece sul quotidiano della Cei comparirà il Manifesto- appello di tre associazioni cattoliche (Scienza e Vita, il Forum delle associazioni familiari e Retinopera) che lanciano una mobilitazione capillare su tutto il territorio, a cominciare dalle parrocchie, sui temi del fine vita. Il Manifesto si intitola «Liberi per vivere-Amare la vita sino alla fine» e contiene «tre sì» (alla vita, alla medicina palliativa, ad accrescere e umanizzare l'assistenza ai malati e agli anziani) e «tre No» (all'eutanasia, all'accanimento terapeutico e all'abbandono di chi è più fragile). Sono previsti incontri e pubblici (Stefano Montesi) dibattiti che si intensificheranno dopo le festività pasquali. Sul fronte opposto, i radicali di «Soccorso Civile» — che come ha annunciato da Emma Bonino, metteranno in atto «una vera e propria campagna di disobbedienza civile», con autodenunce e ricorsi alla magistratura — rendono noto di aver ricevuto, a partire da settembre scorso, circa duecento tra email e telefonate, su testamento biologico e eutanasia. Con richieste di assistenza legale e medica. Come una signora che si lamenta della «situazione disperata» di suo padre in stato vegetativo permanente «senza alcuna prospettiva (a detta dei medici) di ripresa (...)» di cui «non riesco a far rispettare la volontà, non riesco a far esercitare il suo "diritto a morire" (per usare sue parole) poiché i medici dell'ospedale sono tutti molto timorosi(...) Vi chiedo solo di mettermi in contatto con un medico anestesista per "un consulto" (...)». Dal momento che la donna ritiene «che l'eutanasia sia davvero "un atto di carità" così come dice il prof. Veronesi, un atto dovuto per non ledere la dignità di ogni uomo». M.Antonietta Calabrò

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Spagnoli ci avete scocciato: pensate ai guai di casa vostra (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 75 del 2009-03-28 pagina 16 Spagnoli ci avete scocciato: pensate ai guai di casa vostra di Maria Giovanna Maglie Da «El País» l'ennesimo attacco. E l'ambasciatore Terracciano scrive una lettera di protesta al quotidiano di Maria Giovanna Maglie Gentile ambasciatore Terracciano, complimenti e sentiti ringraziamenti. Ci ha vendicati. La lettera che ha inviato al quotidiano El Pais, nella sua veste di capo della rappresentanza italiana presso il governo spagnolo, non sembra neanche scritta da un diplomatico di carriera; meglio, è opera di un diplomatico di razza rara, tanto è chiara, asciutta, ferma, e, lo faccia dire a me, sacrosantamente scocciata. Quel giornale così faziosamente filo Zapatero, praticamente un organo di partito, anche di quello Democratico italiano del quale corre in premuroso e regolare soccorso, la deve smettere di denigrare il governo e il Paese. Non c'entra niente qui la libertà di stampa; come lei sottolinea, il tentativo di demolire l'immagine dell'Italia tra gli spagnoli risponde invece a un disegno di servitù politica che nessun organo di stampa italiano si sognerebbe di progettare, piaccia o no il governo di José Luis Zapatero, per gli intimi Bambi. Succede che gli equilibri politici europei siano cambiati, che un asse Sarkozy-Merkel-Berlusconi minacci il ruolo della Spagna e le sue numerose, troppe, poltrone, ben sei super incarichi istituzionali europei. Succede che le cose non vadano più bene per l'economia, crollata miseramente dopo il boom edilizio e tante rivendicazioni di tronfio primato; che la politica estera sia un disastro, e il presidente Barack Obama nella nuova versione militare contro Bin Laden non si sia rivelato l'amico che ingenuamente la sinistra in Europa aveva immaginato; che il federalismo morda le calcagna a Madrid, visto l'apporto determinante del partito catalano alla rielezione dei socialisti. Il governo è nervoso e la butta sugli attacchi ad altri Stati, il Pais pubblica fedele, se serve, anticipa. Così l'Italia è descritta come dominio di un tiranno nello stile delle dittature latino americane, Pinochet naturalmente, non Hugo Chavez, il presidente del Consiglio eletto ha bisogno dello psichiatra, qui si praticano tortura e politiche razziste. Ha fatto bene, ambasciatore, a dire basta, anche perché c'è davvero poco, scansato il fango delle calunnie, di cui vantarsi in casa Zapatero. Al mini-summit europeo del 4 ottobre del 2008 i capi di Stato di Berlino, Roma, Parigi e Londra, si sono incontrati per decidere sulle posizioni comuni da adottare contro la crisi finanziaria, lasciando fuori la Spagna, che pure Zapatero aveva definito «l'economia più solida del mondo», addirittura il Paese sopra la media europea per reddito pro capite. Per il premier spagnolo fino a pochi mesi fa «il sorpasso dell'Italia ha fatto deprimere molto il primo ministro Berlusconi» e «in realtà, il mio obiettivo è quello di superare la Francia, anche se l'amico Sarkozy non vuole neanche sentirselo dire». Subito dopo la crisi internazionale ha svelato il bluff dell'economia spagnola. La recessione ha gettato anche la Spagna in una crisi profonda: crescita dell'1,4% nel 2008, e non del 3,5% come annunciato dal governo. Un dato che riporta il Paese agli stessi risultati del 1993. Il boom economico era stato gonfiato dagli aiuti europei allo sviluppo, investiti quasi esclusivamente nell'edilizia, un settore in forte perdita già dai primi mesi dell'anno, cioè prima della crisi internazionale. La crisi ha messo a nudo le bugie sulla politica di sicurezza e immigrazione, a lungo mantenute, anche se sulle zattere dei clandestini l'ordine è sempre stato di sparare. Nei giorni scorsi 200 organizzazioni hanno presentato alla Procura generale dello Stato una denuncia contro il ministero dell'Interno, accusando la polizia di «arresti mirati», «retate» e «controlli d'identità di massa», insomma di eseguire gli ordini per l'arresto di una «quota» minima mensile di immigrati per ciascun distretto. Gli immigrati sono saliti da mezzo milione a 5,2 milioni nel 2008, su una popolazione totale per la Spagna di 46 milioni di persone. Con una disoccupazione giunta ormai al 14%, il governo ha cambiato ufficialmente politica. La «Ley de Extranjeria» presentata a dicembre prevede severe misure restrittive: oltre all'aumento da 40 a 60 giorni del termine massimo per detenere migranti nei Centri di permanenza temporanea, per facilitare identificazioni e rimpatri coatti, il progetto prevede di interrompere i ricongiungimenti familiari. Prevede anche sanzioni fino a 10.000 euro per chi «promuove la permanenza irregolare in Spagna di uno straniero», un'«infrazione grave» perché «lo straniero dipende economicamente da chi compie l'infrazione e questa ne prolunga il soggiorno autorizzato al di là del periodo legalmente previsto». La Comision Espanola de Ayuda al Refugiado (Cear), ha protestato perché così facendo il governo «cerca di farsi complici le persone che alloggiano» gli immigrati, e si appresta a «convertire i cittadini in poliziotti». Ci sarebbe da analizzare anche il ruolo inquietante di un giudice star come Baltazar Garzon, che somigli all'Antonio Di Pietro dei tempi che furono, grande amico di Zapatero e compagno di caccia di altri ministri socialisti, ma anche evasore fiscale conclamato. Garzon negli ultimi anni ha incriminato chiunque, dai dittatori latino americani agli statisti europei, fino a personaggi dell'epoca di Francisco Franco, tutti defunti. Colleziona una gaffe dopo l'altra, eppure imperversa. Pure la battaglia contro la Chiesa cattolica, nella sua forma infantile ed estremista, è la pratica opposta a quella che si converrebbe a un premier laico che governa un Paese dove ci sono cattolici numerosi, un milione e mezzo solo fra i suoi elettori. La gaffe del ritiro dal Kosovo, comunicato in loco dal ministro della Difesa, Carmen Chacon, contro il parere e all'insaputa del collega degli Esteri, Moratinos, e di tutti i governi dell'Unione europea e della Nato, è la chicca di qualche giorno fa. Il presunto amico, il presidente Obama, è infuriato e non ha accettato i goffi tentativi di Madrid di rimediare. Peggio di così! © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Tensione Roma-Madrid. Spagnoli ci... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 75 del 2009-03-28 pagina 16 Spagnoli ci avete scocciato: pensate ai vostri guai di Maria Giovanna Maglie Da El PaÍs l’ennesimo attacco. E l’ambasciatore Terracciano scrive una lettera di protesta al quotidiano. Il nostro Paese descritto come il dominio di un dittatore stile Pinochet Gentile ambasciatore Terracciano, complimenti e sentiti ringraziamenti. Ci ha vendicati. La lettera che ha inviato al quotidiano El Pais, nella sua veste di capo della rappresentanza italiana presso il governo spagnolo, non sembra neanche scritta da un diplomatico di carriera; meglio, è opera di un diplomatico di razza rara, tanto è chiara, asciutta, ferma, e, lo faccia dire a me, sacrosantamente scocciata. Quel giornale così faziosamente filo Zapatero, praticamente un organo di partito, anche di quello Democratico italiano del quale corre in premuroso e regolare soccorso, la deve smettere di denigrare il governo e il Paese. Non c'entra niente qui la libertà di stampa; come lei sottolinea, il tentativo di demolire l'immagine dell'Italia tra gli spagnoli risponde invece a un disegno di servitù politica che nessun organo di stampa italiano si sognerebbe di progettare, piaccia o no il governo di José Luis Zapatero, per gli intimi Bambi. Succede che gli equilibri politici europei siano cambiati, che un asse Sarkozy-Merkel-Berlusconi minacci il ruolo della Spagna e le sue numerose, troppe, poltrone, ben sei super incarichi istituzionali europei. Succede che le cose non vadano più bene per l'economia, crollata miseramente dopo il boom edilizio e tante rivendicazioni di tronfio primato; che la politica estera sia un disastro, e il presidente Barack Obama nella nuova versione militare contro Bin Laden non si sia rivelato l'amico che ingenuamente la sinistra in Europa aveva immaginato; che il federalismo morda le calcagna a Madrid, visto l'apporto determinante del partito catalano alla rielezione dei socialisti. Il governo è nervoso e la butta sugli attacchi ad altri Stati, il Pais pubblica fedele, se serve, anticipa. Così l'Italia è descritta come dominio di un tiranno nello stile delle dittature latino americane, Pinochet naturalmente, non Hugo Chavez, il presidente del Consiglio eletto ha bisogno dello psichiatra, qui si praticano tortura e politiche razziste. Ha fatto bene, ambasciatore, a dire basta, anche perché c'è davvero poco, scansato il fango delle calunnie, di cui vantarsi in casa Zapatero. Al mini-summit europeo del 4 ottobre del 2008 i capi di Stato di Berlino, Roma, Parigi e Londra, si sono incontrati per decidere sulle posizioni comuni da adottare contro la crisi finanziaria, lasciando fuori la Spagna, che pure Zapatero aveva definito «l'economia più solida del mondo», addirittura il Paese sopra la media europea per reddito pro capite. Per il premier spagnolo fino a pochi mesi fa «il sorpasso dell'Italia ha fatto deprimere molto il primo ministro Berlusconi» e «in realtà, il mio obiettivo è quello di superare la Francia, anche se l'amico Sarkozy non vuole neanche sentirselo dire». Subito dopo la crisi internazionale ha svelato il bluff dell'economia spagnola. La recessione ha gettato anche la Spagna in una crisi profonda: crescita dell'1,4% nel 2008, e non del 3,5% come annunciato dal governo. Un dato che riporta il Paese agli stessi risultati del 1993. Il boom economico era stato gonfiato dagli aiuti europei allo sviluppo, investiti quasi esclusivamente nell'edilizia, un settore in forte perdita già dai primi mesi dell'anno, cioè prima della crisi internazionale. La crisi ha messo a nudo le bugie sulla politica di sicurezza e immigrazione, a lungo mantenute, anche se sulle zattere dei clandestini l'ordine è sempre stato di sparare. Nei giorni scorsi 200 organizzazioni hanno presentato alla Procura generale dello Stato una denuncia contro il ministero dell'Interno, accusando la polizia di «arresti mirati», «retate» e «controlli d'identità di massa», insomma di eseguire gli ordini per l'arresto di una «quota» minima mensile di immigrati per ciascun distretto. Gli immigrati sono saliti da mezzo milione a 5,2 milioni nel 2008, su una popolazione totale per la Spagna di 46 milioni di persone. Con una disoccupazione giunta ormai al 14%, il governo ha cambiato ufficialmente politica. La «Ley de Extranjeria» presentata a dicembre prevede severe misure restrittive: oltre all'aumento da 40 a 60 giorni del termine massimo per detenere migranti nei Centri di permanenza temporanea, per facilitare identificazioni e rimpatri coatti, il progetto prevede di interrompere i ricongiungimenti familiari. Prevede anche sanzioni fino a 10.000 euro per chi «promuove la permanenza irregolare in Spagna di uno straniero», un'«infrazione grave» perché «lo straniero dipende economicamente da chi compie l'infrazione e questa ne prolunga il soggiorno autorizzato al di là del periodo legalmente previsto». La Comision Espanola de Ayuda al Refugiado (Cear), ha protestato perché così facendo il governo «cerca di farsi complici le persone che alloggiano» gli immigrati, e si appresta a «convertire i cittadini in poliziotti». Ci sarebbe da analizzare anche il ruolo inquietante di un giudice star come Baltazar Garzon, che somigli all'Antonio Di Pietro dei tempi che furono, grande amico di Zapatero e compagno di caccia di altri ministri socialisti, ma anche evasore fiscale conclamato. Garzon negli ultimi anni ha incriminato chiunque, dai dittatori latino americani agli statisti europei, fino a personaggi dell'epoca di Francisco Franco, tutti defunti. Colleziona una gaffe dopo l'altra, eppure imperversa. Pure la battaglia contro la Chiesa cattolica, nella sua forma infantile ed estremista, è la pratica opposta a quella che si converrebbe a un premier laico che governa un Paese dove ci sono cattolici numerosi, un milione e mezzo solo fra i suoi elettori. La gaffe del ritiro dal Kosovo, comunicato in loco dal ministro della Difesa, Carmen Chacon, contro il parere e all'insaputa del collega degli Esteri, Moratinos, e di tutti i governi dell'Unione europea e della Nato, è la chicca di qualche giorno fa. Il presunto amico, il presidente Obama, è infuriato e non ha accettato i goffi tentativi di Madrid di rimediare. Peggio di così! © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Fini: "La Costituzione va modernizzata Il biotestamento non è da Stato laico" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)

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n. 75 del 2009-03-28 pagina 0 Fini: "La Costituzione va modernizzata Il biotestamento non è da Stato laico" di Redazione Seconda giornata di lavori al congresso del Pdl. Fini: "Nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse". Appello al sistema bipartitico: "Prendere posizione sul referendum". Quindi annuncia tre grandi patti per rilanciare il Paese: tra padri e figli, tra capitale e lavoro e tra Nord e Sud. Berlusconi: "La mia vita è cambiata" (video d'apertura). Guarda la diretta dei lavori Roma - "Con la nascita del Pdl la mia vita è cambiata". All'indomani del discorso, che ieri ha aperto il congresso per la fondazione del Popolo della Libertà (guarda il video), il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha salutato con queste parole la fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale. Una fusione che anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha voluto abbracciare ricordando il tracciato segnato dall'onorevole Pinuccio Tatarella. Così, invocando una stagione costituente e chiedendo un rinnovato patto economico-sociale per il Paese, la terza carica dello Stato ha salutato la nascita di "un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse". Il riconoscimento della leadership a Berlusconi Un ringraziamento al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "per la chiarezza e per la generosità con cui ieri nel suo intervento, in un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure". Così il presidente della Camera ha cominciato il suo intervento ringraziando anche la platea dei delegati per il lungo applauso con cui è stato accolto. "Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse", ha spiegato Fini ringraziando Berlusconi per la sua "generosità" e per aver riconosciuto che "il Pdl non è una Forza Italia allargata né solo un cartello elettorale". Secondo il numero uno di Montecitorio il nuovo partito sarà "un grande soggetto politico di popolo, sintesi dei valori, storie, esperienze, patrimoni, di donne e uomini con storie diverse, ma che sanno che il comune obiettivo della politica con la 'p' maiuscola, è il bene comune: donne e uomini liberi che hanno il sogno di un’Italia migliore". L'imput al referendum Nel suo discorso Fini entra subito nel vivo dei lavori che il nuovo soggetto politico dovrà affrontare. Al primo posto c'è, sicuramente, il nodo del referendum. "è bene che il Pdl discuta nelle prossime settimane su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno", ha detto il presidente della Camera riprendendo l’auspicio dello stessoo Berlusconi per un sistema bipartitico. Quel referendum, ha detto Fini, consente una "accelerazione verso quel sistema". "Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto l'ex leader di An - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum. Anche se questo comporterà la necessità di discutere, tra noi, e anche con gli alleati". Il riferimento è alla Lega, dal principio contraria al referendum: "Il Pdl dovrà porre al proprio ordine del giorno la discussione su quale atteggiamento da assumere sul referendum" fissato per il 7 giugno e che rappresenta "non un incidente di percorso" ma un punto importante per la possibile evoluzione bipartitica del sistema. Costruire l'Italia del domani "Un grande partito plurale". Questo il Pdl, secondo Gianfranco Fini, "non un cartello elettorale" nato "grazie alla lungimiranza e alla lucida follia" di Silvio Berlusconi. "Dobbiamo guardare all’Italia del domani, dobbiamo costruire l’Italia che verrà - ha detto Fini - bisogna essere capaci di governare ma anche di decidere". "Rilanciare una grande stagione costituente" è, secondo Fini, la "grande sfida" per il centrodestra che deve porisi due obiettivi: "evitare la polemica continua" tra cariche istituzionali che difendono la costituzione che c’è e il governo che «giustamente» chiede più poteri per operare e anche "chiamare allo scoperto la sinistra" su quali sono le sue proposte. Federalismo istituzionale, cioè revisione del bicameralismo perfetto e nuova forma di governo sono i due punti chiave indicati dal presidente della Camera. Modernizzare la Costituzione Fini torna a insistere per una riforma della seconda parte della Costituzione chiedendo di "porre termine alla lunga transizione degli ultimi anni". "Dobbiamo riprendere - ha proseguito la terza carica dello Stato - il discorso troppe volte interrotto delle riforme istituzionali, indispensabili in un Italia che deve modernizzare la Costituzione". Non nella prima parte che "merita rispetto e ha assunto un valore che è di tutti gli italiani, ma la seconda parte si deve cambiare". Unica modifica nella prima parte della Costituzione deve essere, secondo Fini, l’inserimento di un riferimento all’Europa di cui "l’Italia è uno dei padri fondatori". "O la democrazia è rappresentativa e governante oppure se pone il suo baricentro solo sull’aspetto della rappresentatività senza tenere nel dovuto conto la necessità di rispondere in tempi reali a sfide che sono sempre più impellenti, rischia di apparire non in sintonia con le esigenze più profonde di un popolo". Economia sociale e crisi di mercato Una citazione al libro di Giulio Tremonti e la necessità di rilanciare l’economia sociale di mercato. Fini parla della crisi economica e delle ricette che il centrodestra dovrebbe mettere in atto per superarla. "Questa non è una crisi come le altre, è una crisi strutturale che chiama in causa la struttura del capitalismo", ha spiegato Fini criticando il capitalismo senza regole e affermando che "la crisi ha le sue radici nel fatto che l’economia aveva messo le sue radici nella finanza. E' la crisi dell’ideologia che Tremonti ha definito il mercatismo". Non si può, però, "ridurre tutto all’enunciazione che è colpa delle banche e della finanza" perché senza di esse l’economia langue. Per Fini "la risposta alla crisi è la necessità di nuove regole e il riferimento a un valore come il lavoro". "O l’economia è sociale o rischia di essere antisociale. Sono valori tradizionali, non c’è nulla di nuovo sotto il sole". Fini ha poi ribadito la necessità della sussidiarietà. Il patto tra Nord e Sud "Innanzitutto un patto tra generazioni. Dobbiamo far sentire i padri e i figli sulla stessa parte della barricata". Secondo Fini, compito principe del centrodestra è "passare ad una riforma del welfare" e "tutelare i più deboli e garantire loro più stabilità". Non solo. La terza carica dello Stato ha spiegato che "serve una concordia sociale: se vogliamo tagliare l’erba sotto i piedi di una sinistra che più si attarda, dobbiamo promuovere una concordia sociale". Infine, ha sottolineato il presidente della Camera, "serve un patto tra nord e sud: il meridione rischia di pagare più di altri la crisi. Dobbiamo partire dalla coesione sociale, non temo affatto l’impatto del federalismo fiscale ma lo Stato deve esserci. Quello che è accaduto ad Acerra è simbolico. Quando lo Stato c’è e il meridione si libera dalla piaga dei rifiuti lo Stato afferma una presenza positiva". Fini ha, poi, concluso parlando della legalità: "Se siamo il popolo della libertà, libertà vuol dire libertà dalle mafie e dalla clientele". La crisi culturale della sinistra Quella che sta attraversando la sinistra italiana "non è una crisi di consenso, ma una profonda crisi di idee e di valori di riferimento che deriva dal fatto che si è spenta da tempo quell’egemonia di gramsciana memoria che voleva che solo la sinistra fosse in grado di comprendere la società italiana e che quindi fosse capace di orientarne il cammino". Fini ha, quindi, spiegato che "se la chiave di lettura di questa crisi è giusto o perlomeno accettabile, bisogna fare un passo avanti: e significa declinare questa categoria di valori nella realtà nazionale". E l’Italia, ha spiegato, è un Paese dove "è forte il ruolo del pmi, dove il principale ammortizzatore sociale è la famiglia. Un paese dove c’è molto volontariato e associazioni no profit. E dunque - ha concluso il ragionamento - la risposta alla crisi globale può essere fornita da categorie culturali estranee o sconosciute alla cultura della sinistra italiana ed europea". Integrazione e immigrazione "Non dobbiamo aver paura dell’immigrazione, noi siamo un popolo di emigranti. Non dobbiamo aver paura dello straniero, ma guidare questo processo complesso, l’integrazione non significa assimilazione quando c’è legalità". Bisogna, quindi, discutere per indicare "nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana". "Non dobbiamo avere paura del futuro",ha detto il presidente della Camera sottolineando il ruolo "centrale" della scuola e della formazione. E ha indicato la possibilità di chiedere "un giuramento sulla nostra Costituzione" ai nuovi cittadini. E non bisogna aver paura di discuterne, ha aggiunto Fini, perché "non si tratta di fughe in avanti o di strizzatine d’occhio alla sinistra, perchè è proprio questo che dobbiamo affermare: questi non sono temi su cui può parlare solo la sinistra". Laicità frutto di un cristianesimo maturo "La società che verrà ha l’obbligo di essere laica", ha detto il presidente della Camera ammettendo che gli è capitato e gli capiterà ancora in futuro di essere in minoranza nel Pdl "anche se su alcune grandi questioni dobbiamo abituarci a ritrovarci in posizioni diverse". "Quando dico laicità - ha spiegato Fini - non intendo negare quello che è il magistero morale della Chiesa, l’alto ruolo sociale che ha svolto la Chiesa, il contributo che ha dato all’identità italiana". Ma credere che "tra difendere la identità europea riconoscendo nelle radici cristiane la sua base e chiedere che le istituzioni siano laiche non c’è contraddizione. Laicità è la separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti". Quindi Fini ha usato le parole dell’europarlamentare Mario Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto: "La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. La laicità è garanzia anti-ideologica". Proprio per questo Fini ha chiesto al congresso: il testo della legge sul testamento biologico "approvato al Senato siamo sicuri che è laico? Quando si impone un precetto per legge, siamo più vicini allo stato etico che a stato laico". Fini ha riconosciuto che "è una questione in cui mi è capitato di essere in minoranza nel Pdl. Ma non me ne dolgo". Il presidente della Camera sottolinea che "la laicità delle istituzioni non è quello di chi nega il magistero della Chiesa, l’alto ruolo sociale che svolge. Non c’è contraddizioni tra chiedere istituzioni laiche e rivendicare radici cristiane". L'abbraccio con Berlusconi Gianfranco Fini ha terminato tra gli applausi il proprio intervento a congresso del Pdl. Il premier Silvio Berlusconi che ha ascoltato in prima fila il discorso seduto vicino alla compagna del presidente della Camera Elisabetta Tulliani sale sul palco per salutare ed abbracciare Fini. Il Cavaliere stringe la mano al leader di An e prende la parola: "Ecco questo è per spazzare via tutte le malignità che dicono che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali e valori". Poi, a margine, il premier ha detto: "Gianfranco ha fatto un bellissimo discorso". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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NAPOLI: TRA NUOVE POVERTà E SEGNI DI SPERANZA , è IL TITOLO DELL'INCONTRO ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 28-03-2009)

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«Napoli: tra nuove povertà e segni di speranza», è il titolo dell'incontro promosso ieri presso l'antico refettorio di piazza S. Maria la Nova e promosso dall'azione Cattolica di Napoli e dalla Consulta Diocesana delle aggregazioni laicali. Un convegno che ha messo a confronto i due volti della città di Napoli, quello del degrado, della povertà, degli emarginati e l'impegno delle associazioni cattoliche e laiche unite nell'offrire una speranza. Numerosi i presenti che hanno partecipato attraverso filmati e testimonianze lavorative tra cui Matilde Azzolini, rappresentante della comunità di S. Egidio, Gianluca Guida, direttore dell'Istituto di rieducazione minorile di Nisida e Aniello Tortora, incaricato Cec della pastorale sociale e del lavoro. «Il nostro obiettivo è condurre ad una riappropriazione della povertà spirituale e contemporaneamente combattere il disagio della nostra realtà. Educarci verso uno stile di vita più sobrio, ritrovando valori grazie anche all'impegno di numerosi giovani», ha così esordito il presidente diocesano dell'azione cattolica di Napoli, Concetta Amore. L'attenzione è stata focalizzata sui nuovi e sconcertanti indici di povertà non solo del nostro mezzogiorno ma di tutto il paese; negli ultimi cinque anni si è verificato un aumento cospicuo della diseguaglianza tra classi sociali con evidenti problematiche per coloro che già versavano in condizioni disagiate. «La povertà è un fenomeno che si associa inevitabilmente ai temi dell'esclusione e dell'emarginazione sociale. Strutturalità e trasferibilità da una famiglia all'altra sono due dati peculiari della povertà napoletana che la caratterizzano e la distinguono», ha spiegato Giacomo Di Gennaro, docente della Federico II, riferendosi al territorio di Napoli ed alla sua periferia. Cristina Celli

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Fini: "Serve una stagione... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 28-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 75 del 2009-03-28 pagina 0 Fini: "Serve una stagione costituente Il biotestamento non è da Stato laico" di Redazione Seconda giornata di lavori al congresso del Pdl. Fini: "Nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse". Appello al sistema bipartitico: "Prendere posizione sul referendum". Quindi annuncia tre grandi patti per rilanciare il Paese: tra padri e figli, tra capitale e lavoro e tra Nord e Sud. Berlusconi: "La mia vita è cambiata" (video d'apertura). Guarda la diretta dei lavori Roma - "Con la nascita del Pdl la mia vita è cambiata". All'indomani del discorso, che ieri ha aperto il congresso per la fondazione del Popolo della Libertà (guarda il video), il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha salutato con queste parole la fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale. Una fusione che anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha voluto abbracciare ricordando il tracciato segnato dall'onorevole Pinuccio Tatarella. Così, invocando una stagione costituente e chiedendo un rinnovato patto economico-sociale per il Paese, la terza carica dello Stato ha salutato la nascita di "un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse". Una spinta che piace anche a Berlusconi che, ascoltato il discorso dell'alleato, ha detto: "Ho colto la spinta sulle riforme. Sono d’accordo con te, partiamo subito". Il riconoscimento della leadership a Berlusconi Un ringraziamento al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "per la chiarezza e per la generosità con cui ieri nel suo intervento, in un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in alcuni casi legittime paure". Così il presidente della Camera ha cominciato il suo intervento ringraziando anche la platea dei delegati per il lungo applauso con cui è stato accolto. "Con il Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse", ha spiegato Fini ringraziando Berlusconi per la sua "generosità" e per aver riconosciuto che "il Pdl non è una Forza Italia allargata né solo un cartello elettorale". Secondo il numero uno di Montecitorio il nuovo partito sarà "un grande soggetto politico di popolo, sintesi dei valori, storie, esperienze, patrimoni, di donne e uomini con storie diverse, ma che sanno che il comune obiettivo della politica con la 'p' maiuscola, è il bene comune: donne e uomini liberi che hanno il sogno di un’Italia migliore". L'imput al referendum Nel suo discorso Fini entra subito nel vivo dei lavori che il nuovo soggetto politico dovrà affrontare. Al primo posto c'è, sicuramente, il nodo del referendum. "è bene che il Pdl discuta nelle prossime settimane su come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno", ha detto il presidente della Camera riprendendo l’auspicio dello stessoo Berlusconi per un sistema bipartitico. Quel referendum, ha detto Fini, consente una "accelerazione verso quel sistema". "Non so se siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto l'ex leader di An - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la decisione su come comportarsi in quel referendum. Anche se questo comporterà la necessità di discutere, tra noi, e anche con gli alleati". Il riferimento è alla Lega, dal principio contraria al referendum: "Il Pdl dovrà porre al proprio ordine del giorno la discussione su quale atteggiamento da assumere sul referendum" fissato per il 7 giugno e che rappresenta "non un incidente di percorso" ma un punto importante per la possibile evoluzione bipartitica del sistema. Costruire l'Italia del domani "Un grande partito plurale". Questo il Pdl, secondo Gianfranco Fini, "non un cartello elettorale" nato "grazie alla lungimiranza e alla lucida follia" di Silvio Berlusconi. "Dobbiamo guardare all’Italia del domani, dobbiamo costruire l’Italia che verrà - ha detto Fini - bisogna essere capaci di governare ma anche di decidere". "Rilanciare una grande stagione costituente" è, secondo Fini, la "grande sfida" per il centrodestra che deve porisi due obiettivi: "evitare la polemica continua" tra cariche istituzionali che difendono la costituzione che c’è e il governo che «giustamente» chiede più poteri per operare e anche "chiamare allo scoperto la sinistra" su quali sono le sue proposte. Federalismo istituzionale, cioè revisione del bicameralismo perfetto e nuova forma di governo sono i due punti chiave indicati dal presidente della Camera. Modernizzare la Costituzione Fini torna a insistere per una riforma della seconda parte della Costituzione chiedendo di "porre termine alla lunga transizione degli ultimi anni". "Dobbiamo riprendere - ha proseguito la terza carica dello Stato - il discorso troppe volte interrotto delle riforme istituzionali, indispensabili in un Italia che deve modernizzare la Costituzione". Non nella prima parte che "merita rispetto e ha assunto un valore che è di tutti gli italiani, ma la seconda parte si deve cambiare". Unica modifica nella prima parte della Costituzione deve essere, secondo Fini, l’inserimento di un riferimento all’Europa di cui "l’Italia è uno dei padri fondatori". "O la democrazia è rappresentativa e governante oppure se pone il suo baricentro solo sull’aspetto della rappresentatività senza tenere nel dovuto conto la necessità di rispondere in tempi reali a sfide che sono sempre più impellenti, rischia di apparire non in sintonia con le esigenze più profonde di un popolo". Economia sociale e crisi di mercato Una citazione al libro di Giulio Tremonti e la necessità di rilanciare l’economia sociale di mercato. Fini parla della crisi economica e delle ricette che il centrodestra dovrebbe mettere in atto per superarla. "Questa non è una crisi come le altre, è una crisi strutturale che chiama in causa la struttura del capitalismo", ha spiegato Fini criticando il capitalismo senza regole e affermando che "la crisi ha le sue radici nel fatto che l’economia aveva messo le sue radici nella finanza. E' la crisi dell’ideologia che Tremonti ha definito il mercatismo". Non si può, però, "ridurre tutto all’enunciazione che è colpa delle banche e della finanza" perché senza di esse l’economia langue. Per Fini "la risposta alla crisi è la necessità di nuove regole e il riferimento a un valore come il lavoro". "O l’economia è sociale o rischia di essere antisociale. Sono valori tradizionali, non c’è nulla di nuovo sotto il sole". Fini ha poi ribadito la necessità della sussidiarietà. Il patto tra Nord e Sud "Innanzitutto un patto tra generazioni. Dobbiamo far sentire i padri e i figli sulla stessa parte della barricata". Secondo Fini, compito principe del centrodestra è "passare ad una riforma del welfare" e "tutelare i più deboli e garantire loro più stabilità". Non solo. La terza carica dello Stato ha spiegato che "serve una concordia sociale: se vogliamo tagliare l’erba sotto i piedi di una sinistra che più si attarda, dobbiamo promuovere una concordia sociale". Infine, ha sottolineato il presidente della Camera, "serve un patto tra nord e sud: il meridione rischia di pagare più di altri la crisi. Dobbiamo partire dalla coesione sociale, non temo affatto l’impatto del federalismo fiscale ma lo Stato deve esserci. Quello che è accaduto ad Acerra è simbolico. Quando lo Stato c’è e il meridione si libera dalla piaga dei rifiuti lo Stato afferma una presenza positiva". Fini ha, poi, concluso parlando della legalità: "Se siamo il popolo della libertà, libertà vuol dire libertà dalle mafie e dalla clientele". La crisi culturale della sinistra Quella che sta attraversando la sinistra italiana "non è una crisi di consenso, ma una profonda crisi di idee e di valori di riferimento che deriva dal fatto che si è spenta da tempo quell’egemonia di gramsciana memoria che voleva che solo la sinistra fosse in grado di comprendere la società italiana e che quindi fosse capace di orientarne il cammino". Fini ha, quindi, spiegato che "se la chiave di lettura di questa crisi è giusto o perlomeno accettabile, bisogna fare un passo avanti: e significa declinare questa categoria di valori nella realtà nazionale". E l’Italia, ha spiegato, è un Paese dove "è forte il ruolo del pmi, dove il principale ammortizzatore sociale è la famiglia. Un paese dove c’è molto volontariato e associazioni no profit. E dunque - ha concluso il ragionamento - la risposta alla crisi globale può essere fornita da categorie culturali estranee o sconosciute alla cultura della sinistra italiana ed europea". Integrazione e immigrazione "Non dobbiamo aver paura dell’immigrazione, noi siamo un popolo di emigranti. Non dobbiamo aver paura dello straniero, ma guidare questo processo complesso, l’integrazione non significa assimilazione quando c’è legalità". Bisogna, quindi, discutere per indicare "nuovi percorsi per ottenere la cittadinanza italiana". "Non dobbiamo avere paura del futuro",ha detto il presidente della Camera sottolineando il ruolo "centrale" della scuola e della formazione. E ha indicato la possibilità di chiedere "un giuramento sulla nostra Costituzione" ai nuovi cittadini. E non bisogna aver paura di discuterne, ha aggiunto Fini, perché "non si tratta di fughe in avanti o di strizzatine d’occhio alla sinistra, perchè è proprio questo che dobbiamo affermare: questi non sono temi su cui può parlare solo la sinistra". Laicità frutto di un cristianesimo maturo "La società che verrà ha l’obbligo di essere laica", ha detto il presidente della Camera ammettendo che gli è capitato e gli capiterà ancora in futuro di essere in minoranza nel Pdl "anche se su alcune grandi questioni dobbiamo abituarci a ritrovarci in posizioni diverse". "Quando dico laicità - ha spiegato Fini - non intendo negare quello che è il magistero morale della Chiesa, l’alto ruolo sociale che ha svolto la Chiesa, il contributo che ha dato all’identità italiana". Ma credere che "tra difendere la identità europea riconoscendo nelle radici cristiane la sua base e chiedere che le istituzioni siano laiche non c’è contraddizione. Laicità è la separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti". Quindi Fini ha usato le parole dell’europarlamentare Mario Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto: "La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. La laicità è garanzia anti-ideologica". Proprio per questo Fini ha chiesto al congresso: il testo della legge sul testamento biologico "approvato al Senato siamo sicuri che è laico? Quando si impone un precetto per legge, siamo più vicini allo stato etico che a stato laico". Fini ha riconosciuto che "è una questione in cui mi è capitato di essere in minoranza nel Pdl. Ma non me ne dolgo". Il presidente della Camera sottolinea che "la laicità delle istituzioni non è quello di chi nega il magistero della Chiesa, l’alto ruolo sociale che svolge. Non c’è contraddizioni tra chiedere istituzioni laiche e rivendicare radici cristiane". L'abbraccio con Berlusconi Gianfranco Fini ha terminato tra gli applausi il proprio intervento a congresso del Pdl. Il premier Silvio Berlusconi che ha ascoltato in prima fila il discorso seduto vicino alla compagna del presidente della Camera Elisabetta Tulliani sale sul palco per salutare ed abbracciare Fini. Il Cavaliere stringe la mano al leader di An e prende la parola: "Ecco questo è per spazzare via tutte le malignità che dicono che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non condividiamo gli stessi ideali e valori". Poi, a margine, il premier ha detto: "Gianfranco ha fatto un bellissimo discorso". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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