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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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Report "Laici e chierici" 27-28 marzo 2009
Quell'inutile
tortura ( da "EUROPA ON-LINE"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: che potrebbe essere fatta propria anche da un laico, può
essere ancora oggi il punto da cui partire per elaborare una legge differente
da quella che ci troviamo a discutere in parlamento: giusta, equilibrata, in
linea con i principi della nostra Costituzione e che consenta a ogni individuo
di trovare la sua risposta in piena libertà e autodeterminazione.
Per
il Pd adesso è più facile dire no
( da "EUROPA
ON-LINE" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i senatori cattolici
e una parte dei laici, con un paio di defezioni da destra).
Il secondo, quando nel tardo pomeriggio la blindatura della maggioranza è ormai
netta, Bosone lo ritira. Non passa il testo Sliani né la terza via di Rutelli,
illustrata in aula da Lusi (più di 200 voti contro, 28 sì, fra cui quello di
Franco Marini,
e
tra i crociati del pdl serpeggia il dubbio "questa legge era meglio non
farla" - antonello caporale ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ex socialista
e ex laico, nella triade degli inossidabili. E dunque Quagliariello: «Non non
volevamo fare questo provvedimento, ma poi davanti alla aperta
sfida della magistratura...». Sfida. Magistratura. Una molla si è impossessata
del corpo di Sacconi che ha applaudito con un impeto, e ha trascinato e
travolto i suoi.
i
fedeli distanti dalla chiesa - giancarlo bosetti
( da "Repubblica, La" del
27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma il tema
della persistenza della religione in questa fase di «assenza di orientamento»,
come la chiama Hans KÜng, è di grande importanza anche fuori delle chiese, per
i laici e per la politica democratica. Interpretare queste domande di senso, e
di un genere nuovo che sembra sfuggire al controllo e alla cultura dei vertici
vaticani, non è solo un compito per chierici.
Emma
Bonino entra nella sua stanza subito dopo il voto finale. I complimenti per le
dichiarazioni in... ( da "Unita, L'"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tra gli ex
popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo
vinto tutti: il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un
passo avanti». Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un
tradimento? Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo,
"disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate"
La
legge inutile Né testamento né biologico anche Pera non ci sta
( da "Unita,
L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
per una
vittoria che il laico Pdl Benedetto Della Vedova definisce «di Pirro». I NO DI
PERA Scuote la testa Marcello Pera che mentre parla in aula non vola una mosca
neanche nel suo schieramento: «Il testo che stiamo
approvando dice che bisogna comunque salvare la vita e dice anche che questa
decisione la deve prendere il legislatore.
Consegnano
il nostro corpo al potere dello Stato
( da "Unita,
L'" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tra gli ex
popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo
vinto tutti: il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un
passo avanti». Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un
tradimento? Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo,
"disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate"
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ala laica di
Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per le
idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il tema
in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile, è
tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e poiché
sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire,
Ora
l'Udc collabori con noi a riformare il Paese
( da "Tempo,
Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici e
laici, in un grande partito italiano che raccolga il meglio dell'eredità
democristiana e resti in campo per molti decenni, in altre parole entrare nel
Popolo delle Libertà. L'alternativa era fare un PdL sbilanciato a destra,
Casini un Centro senza voti, restare divisi e vederci ogni tanto ai funerali
dei grandi della Dc che,
"che
delusione il parlamento calpesta i diritti scritti nella carta" - carmelo
lopapa ( da "Repubblica, La"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Detto questo,
i cattolici che si sono distinti dal resto del Pd? «Hanno
seguito le proprie inclinazioni. è giusto che in
Parlamento si possa discutere, non mi scandalizza il dibattito interno al Pd.
Piuttosto la chiusura della maggioranza». Da laico
lamenta invece l´ingerenza della Chiesa.
alta
tensione nel pd, ma solo due si sfilano - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici adulti" Magistrelli, Soliani, la bindiana
Mazzucconi, Treu insistono che il confronto sia politico e laico. Dall´altra parte, nel
centrodestra - accusano - di laicità ce n´è assai poca. Circola la voce che il
premier Berlusconi abbia fatto ascoltare in viva voce una telefonata tra lui e
il presidente della Cei Angelo Bagnasco ai senatori che avrebbero dovuto
lavorare agli
Dopo
Segni, Veronesi L'incubo referendum scuote i democratici
( da "Riformista,
Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolici e
laici. Laici e cattolici. Giorgio Tonini, già braccio destro di Veltroni,
ricorda: «Io ero contrario anche alla consultazione
sulla fecondazione assistita. Allo stesso modo, credo che non abbia senso ricorrere
alle urne sul testamento biologico.
Firenze,
chiude la libreria di La Pira e don Milani
( da "Riformista,
Il" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Per non
parlare poi dei laici cattolici come il giudice Giampaolo Meucci e lo scrittore
Mario Gozzini, che nel 1976 approdò come indipendente nelle
file del Pci e, divenuto senatore, è stato l'autore dell'omonima legge
di riforma carceraria. Tra due settimane, la Lef chiude.
Questa
Chiesa è troppo materialista ( da "Riformista, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non è il Dio
cristiano che è stato capace di farsi uomo, ma un'astrazione, un sinonimo di
legge naturale. E la libertà? E la scelta? Toccherà a noi laici dover portare
sulle spalle anche il peso della lotta per una concezione un po' più spirituale
e un po' meno positivistica dell'esistenza umana?
Testamento
biologico Ora è peggio di prima ( da "Riformista, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il mondo
cattolico. C'è qualcuno che ha pensato a una resa dei conti fra laici e
cattolici, a una battaglia con un vincitore e un vinto? A guerra parzialmente
finita il vincitore non è né il laico, né il malato né il medico. Quest'ultimo
è chiamato a una nuova prova di responsabilità e a una dura esposizione nei
confronti dei parenti che dovessero avere un parere difforme dal suo.
Da
Pera a Saro: la pattuglia dei dissidenti agita il Pdl
( da "Corriere
della Sera" del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: si può trovare una posizione di sintesi che garantisca le
libertà individuali senza mortificare la sensibilità dei cattolici e senza
delegittimare lo Stato: io non sono certo il tipo che fa le barricate contro il
proprio partito, le farei solo sulla pena di morte. Ma credo che ci sia la necessità
di intervenire». Alla Camera dunque il Pdl rischia di dividersi.
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non che la
spaccatura fosse laici- cattolici: «Uno schematismo falso», spiega Roberto Di
Giovan Paolo, che all'assemblea ha scherzosamente proposto, in risposta a
teodem e dintorni, la nascita dei «cattogoduriosi». Resta un testo che ha
subito l'ultimo colpo con un emendamento dell'Udc che ha confermato la non
vincolatività delle Dat.
L'Udc
ormai ha rotto i... ( da "Giornale.it, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ala laica di
Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per le
idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il tema
in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile, è
tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e poiché
sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire,
ROMA.
ANCORA IL DDL CALABRò DEVE COMINCIARE L'ITER ALLA CAMERA E GIà ANTONIO DI
PIETR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: I democrat non possono dare neppure per scontato la
compattezza del proprio fronte: i cattolici, stavolta, sono stati frenati anche
dal fatto che il cattolico Franceschini sia il segretario pro-tempore del
partito. Il
referendum è esattamente la leva più sicura che può di
nuovo contrapporre laici e cattolici. cla. sa.
L'eretico
obamita ( da "Foglio, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Università Cattolica di Milano, spiega al Foglio la
connessione fra rinnovamento spirituale e sconvolgimento delle istituzioni
terrene: “L?eteredossia di Gioacchino è stata collegata ad una sua visione del
futuro in cui sono abolite le istituzioni storiche della chiesa del suo tempo;
Biotestamento:
"le ossessioni sono vostre" non delle
persone che le patiranno ( da "EUROPA ON-LINE"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Italia postunitaria fra laici e cattolici (per non dire
nell?Italia del 1919-22 tra fascisti e comunisti o del 1944-48 tra partigiani e
repubblichini) vien da dire: meglio così. Racconta Giovanni Spadolini nella sua monumentale
L?opposizione cattolica, che quando il cardinale tedesco Hergenröther gridò al
congresso di Munster che «la breccia di Porta Pia,
Così
i falchi dell'ala teocon dettano legge sulla bioetica
( da "EUROPA
ON-LINE" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
avrebbe
esteso la validità della dat anche ai pazienti in stato di incoscienza
persistente e non solo in stato vegetativo. Affondato di misura, anche grazie
al significativo contributo di un drappello di senatori fra cui Laura Bianconi.
Ora la partita passa alla camera, dove il Pdl potrebbe fare più fatica. Perché
la componente laica è più rappresentata.
1.Testamento biologico Votare no è stato inevitabile. Ogni
mediazione è finita quando &...
( da "Unita,
L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fondo che ha
evidenziato posizioni estreme ma anche una grande disponibilità ad approfondire
e trovare una sintesi, sia tra i laici sia tra i cattolici. 4. Dialogo finito?
Molto dipenderà dall'atteggiamento del centrodestra alla Camera. Spero sia
nell'interesse di tutti fare una legge che almeno serva a qualcuno. Molti
senatori Pdl mi hanno detto di aver votato una legge sbagliata.
Una
brutta legge La Camera cambierà il ddl sul fine vita
( da "Unita,
L'" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lei è un
laico. Lo è stato anche il legislatore nel suo complesso? «Io
mi considero un laico cristiano. Voglio evitare che i principi religiosi siano
fatti valere per legge, tanto più quando non si sa come scriverli». Non stiamo
di fronte ad un «ticket» versato Oltretevere per poter procedere tranquilli su
altri fronti,
Alla
fine il paragone azzardato lo accetta anche Ignazio a Russa, ex-reggente An,
uno dei coordinato...
( da "Stampa,
La" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Come pure
raccoglie le esperienze diverse di quei partiti laici (la citazione di Craxi è
stata estremamente affettuosa nell'intervento del premier) che governarono
l'Italia per quarant'anni, visto che ha l'ambizione di ricomporre, riveduto e
corretto, lo stesso blocco politico-sociale. Ma nel giorno in cui Umberto
Bossi, dopo aver fatto penare non poco il Cavaliere a due ore dall'
5
MILIONI ANDRANNO ALL'ILLUMINAZIONE DELLE PERIFERIE, PER INCREMENTARE GLI
STANDARD DI SICUREZZA ( da "Messaggero, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sabato 28 Marzo 2009 Chiudi ILLUMINAZIONE IN PERIFERIA 5 MILIONI
ANDRANNO ALL'ILLUMINAZIONE DELLE PERIFERIE, PER INCREMENTARE GLI STANDARD DI
SICUREZZA
Manifesto
sulla bioetica Mobilitate le parrocchie
( da "Corriere
della Sera" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
mobilitazione
del laicato cattolico, con la pubblicazione di un'inserzione a pagamento di una
pagina-manifesto su Avvenire contro l'eutanasia e l'abbandono terapeutico. I
radicali dell'Associazione Coscioni intanto affermano di aver avuto dal
settembre scorso duecento richieste di intervento «di soccorso civile» (sia
legale che medico) in tema di fine vita e di aver raccolto oltre 2.
Spagnoli
ci avete scocciato: pensate ai guai di casa vostra
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Pure la
battaglia contro la Chiesa cattolica, nella sua forma infantile ed estremista,
è la pratica opposta a quella che si converrebbe a un premier laico che governa
un Paese dove ci sono cattolici numerosi, un milione e mezzo solo fra i suoi
elettori. La gaffe del ritiro dal Kosovo, comunicato in loco dal ministro della
Difesa, Carmen Chacon,
Tensione
Roma-Madrid. Spagnoli ci...
( da "Giornale.it,
Il" del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Pure la
battaglia contro la Chiesa cattolica, nella sua forma infantile ed estremista,
è la pratica opposta a quella che si converrebbe a un premier laico che governa
un Paese dove ci sono cattolici numerosi, un milione e mezzo solo fra i suoi
elettori. La gaffe del ritiro dal Kosovo, comunicato in loco dal ministro della
Difesa, Carmen Chacon,
Fini:
"La Costituzione va modernizzata Il biotestamento non è da Stato
laico" ( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
le
istituzioni siano laiche non c?è contraddizione. Laicità è la
separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti".
Quindi Fini ha usato le parole dell?europarlamentare Mario
Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto: "La
laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è
di Cesare e ciò che è di Dio.
NAPOLI:
TRA NUOVE POVERTà E SEGNI DI SPERANZA , è IL TITOLO
DELL'INCONTRO ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
azione
cattolica di Napoli, Concetta Amore. L'attenzione è stata focalizzata sui nuovi
e sconcertanti indici di povertà non solo del nostro mezzogiorno ma di tutto il
paese; negli ultimi cinque anni si è verificato un aumento cospicuo della
diseguaglianza tra classi sociali con evidenti problematiche per coloro che già
versavano in condizioni disagiate.
Fini:
"Serve una stagione... ( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
le
istituzioni siano laiche non c?è contraddizione. Laicità è la
separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici più avveduti".
Quindi Fini ha usato le parole dell?europarlamentare Mario
Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto: "La
laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è
di Cesare e ciò che è di Dio.
( da "EUROPA ON-LINE"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Quellinutile
tortura MIMMO LUCÀ Questa legge sul testamento biologico è profondamente
sbagliata e ideologica, contraddice la Costituzione e calpesta il diritto individuale
alla libertà di scelta delle cure. Ho seguito con attenzione liter
di quel testo a Palazzo Madama e condiviso con convinzione le ragioni del no dei senatori del gruppo democratico. Credo che anche
alla camera il Pd, a meno
di un radicale cambiamento del testo, si debba pronunciare altrettanto
nettamente in modo contrario. Una legge su questa materia è certamente
necessaria oggi che il progresso medico-scientifico ci sottopone rilevanti
questioni etiche legate alla fine della vita. Sempre più frequentemente la
medicina è in grado di ritardare artificialmente la conclusione dellesistenza,
senza per questo poter prolungare la vita. Accade per le persone in stato vegetativo
permanente, delle quali diciamo che «sono mantenute in vita». Più propriamente,
si potrebbe dire che sono corpi sottratti alla morte grazie allimpiego
di risorse tecnologiche straordinarie, a volte profondamente invasive, che
consentono agli organi vitali di proseguire nel loro funzionamento anche in
assenza di attività
cerebrale. In questi casi il confine tra la vita e la morte si fa meno chiaro
per lasciare spazio ad una zona grigia di incerta definizione. Si tratta ancora
di vita, anche se irrimediabilmente compromessa, o di unagonia innaturalmente prolungata?
E qual è, in questi casi, il dovere del medico e dei familiari: trattenere il
più a lungo possibile il paziente in questo limbo o lasciarlo andare? Non è
possibile rispondere in modo generale e astratto a interrogativi di questa
portata. Occorre una legge che consenta allindividuo di scegliere
liberamente e secondo la propria coscienza se lottare strenuamente e a
qualsiasi prezzo contro la fine della vita o accettarne serenamente il naturale
epilogo, indicando in una dichiarazione quali terapie ritiene di non poter accettare. È del
resto la nostra Costituzione a prevedere, allarticolo 32, che
nessun individuo possa vedersi imporre un trattamento sanitario se non per
legge, a tutela dellinteresse della collettività, e comunque senza mai
violare «i limiti
imposti dal rispetto della persona umana». La nostra Carta garantisce il
diritto del singolo a una scelta libera, ricomprendendovi la facoltà opposta di
rifiutare le cure che si ritengano insostenibili, intollerabili, inutili o
lesive della propria dignità. Una norma alla cui stesura contribuì in modo
significativo in Assemblea costituente un cattolico come Aldo Moro e che oggi
trova attuazione quotidiana nella subordinazione al consenso informato di ogni
prestazione terapeutica o diagnostica. Un principio ribadito dalla normativa
comunitaria con la Carta di Nizza e dalla nostra giurisprudenza e che, inteso
nella sua pienezza, implica anche la possibilità di rifiutare la terapia o
decidere consapevolmente di abbandonarla e che non può essere ridotto o limitato
neanche di fronte alla più grave delle malattie. Mai possono essere ammessi il
dovere o lobbligo di curarsi. Il testo Calabrò contraddice invece
palesemente i principi della nostra Carta costituzionale laddove prevede che il
consenso del paziente non
abbia rilievo quando possa incidere sulla sua sopravvivenza. Nellimpostazione
di quel testo, il diritto alla libera autodeterminazione del paziente non è più
pieno e inviolabile ma «condizionato ». Viene riconosciuto, sì, ma solo finché
non è in gioco la vita
del paziente stesso. Nelle fasi estreme della vita, nelle patologie più gravi,
alla libertà di decisione del singolo si sostituisce lobbligatorietà
del trattamento sanitario, o degli interventi di idratazione e nutrizione. (Sulla natura assistenziale o sanitaria di questi si è a lungo discusso e ha
prevalso lorientamento della maggioranza di centrodestra, che li considera
cosa diversa dai trattamenti sanitari, nonostante lorientamento di larga
parte della comunità scientifica, fondato anche sul fatto che sono somministrati da
personale medico e su prescrizione). Al malato terminale e irrecuperabile
questa legge, se approvata, impedisce di dire no alle terapie, di fermare un
accanimento terapeutico insostenibile, di accettare serenamente che la malattia
prosegua il suo corso naturale fino al termine dellesistenza.
Lalimentazione, lidratazione, la ventilazione artificiale o ogni
altro intervento, potranno essere imposti al paziente per il suo
bene e contro la sua volontà (anche se manifestata in maniera univoca, magari
attraverso un testamento biologico redatto in un momento precedente). Si
legittimerebbero così pratiche coercitive che negano il rispetto della persona
promosso dalla Costituzione secondo la quale il rifiuto delle cure è invece un
diritto incomprimibile anche nel momento finale dellesistenza.
Una rinuncia che non ha nulla a che vedere con leutanasia, che
attivamente provoca o accelera linterruzione della vita, ma al contrario
può derivare dal legittimo desiderio di non opporsi alla naturale evoluzione della
malattia. Per effetto di una legge così concepita tanti
medici si troverebbero domani nella sciagurata condizione di dover
trasgredire alle sue disposizioni o vedersi costretti a infliggere
ostinatamente prestazioni mediche di nessuna efficacia. Una «inutile tortura»,
come scrisse già nel 1970 il papa Paolo VI in una lettera ai medici cattolici riferendosi allipotesi di «imporre la
rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile ». E
proseguiva chiedendosi
se nei casi più gravi non fosse «dovere del medico impegnarsi ad alleviare la
sofferenza» piuttosto che «voler prolungare il più a lungo possibile, con
qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente
umana e che va naturalmente verso il suo epilogo». Quella domanda, che potrebbe essere fatta propria anche da un laico, può essere
ancora oggi il punto da cui partire per elaborare una legge differente da
quella che ci troviamo a discutere in parlamento: giusta, equilibrata, in linea
con i principi della nostra Costituzione e che consenta a ogni individuo di
trovare la sua risposta in piena libertà e autodeterminazione. Una legge
diversa che tuteli allo stesso modo chi rifiuta laccanimento
terapeutico e chi sceglie di ricorrere ad ogni risorsa disponibile, che ribadisca il diritto allassistenza
e alla cura anche nellultima stagione della vita, che concretamente
favorisca la diffusione delle cure palliative. Nulla deve restare intentato per
consentire ad ognuno di condurre fino allultimo la propria vita in pace e dignità.
( da "EUROPA ON-LINE"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Per il Pd adesso è
più facile dire no Finiscono le illusioni di chi sperava in un dialogo bioetico
tra maggioranza e opposizione. FABRIZIA BAGOZZI Sul testamento biologico la
maggioranza si blinda e alla fine riesce a far passare una versione persino peggiore
del famigerato articolo tre, quello che riguarda il divieto di idratazione e
nutrizione, bocciando uno a uno, anche con qualche
siparietto, tutti i tentativi di mediazione che arrivano dallarea
cattolica del Pd. Che si ricompatta sul no a un provvedimento ritenuto sempre
anticostituzionale. Ieri tutto il gruppo (con leccezione di
Gustavino e Baio, schierati per il sì) ha votato no allarticolo
tre. E anche oggi, sul voto finale, appare ridotto al minimo il margine
di astensione della galassia cattolica. La chiusura a oltranza del Pdl, che, ostaggio dei
pasdaran pro life capitanati da Bianconi, va dritto per la sua strada, rende
vano il tentativo di mediazione portato avanti da una parte dei cattolici dem per migliorare la legge e che aveva come
avamposto gli emendamenti Bosone. Il primo dei due (che circoscriveva i casi di
ammissibilità dello stop di idratazione e nutrizione consentiti nella dat) non
passa. Prende 83 voti, tutti democratici (i senatori cattolici e una parte dei laici, con un paio di defezioni da destra). Il
secondo, quando nel tardo pomeriggio la blindatura della maggioranza è ormai
netta, Bosone lo ritira. Non passa il testo Sliani né la terza via di Rutelli,
illustrata in aula da Lusi (più di 200 voti contro, 28 sì, fra cui quello di Franco
Marini, 11 astenuti). E non passa neppure lemendamento
Bianchi, su cui maggioranza e governo sinceppano. Il testo prevede che
idratazione e nutrizione non ammesse nella dichiarazione anticipata di
trattamento possano essere sospese quando il paziente non è in grado di
assimilare. Il relatore Calabrò propone di accoglierlo riformulato, ovvero la
possibilità di sospendere viene rimessa «allevidenza clinica» e al
giudizio di un collegio di medici. Bianchi accoglie la riformulazione (poi farà
autocritica). Lusi,
cofirmatario dellemendamento, ritira la firma. Ma a quel
punto insorge Bianconi, che tuona contro quella che
vede come unapertura. Il presidente della commissione sanità Tomassini
dice che non si può accogliere la riformulazione. Il governo, con Sacconi, prima plaude, poi
si rimette allaula (tanto, dice «non cambia nulla nella
sostanza»), Calabrò ritira la formulazione. Lemendamento (insieme a un
simile Baio) viene bocciato da una maggioranza bipartisan.
La mattinata era cominciata con una certa maretta in casa Pd, consumatasi nella riunione del
gruppo al senato. Qui la presidente Finocchiaro fa presente la sua irritazione
per le astensioni del giorno prima sul voto finale dellarticolo
1 una ventina e dellarticolo 2 12 , e ribadisce la mediazione ottenuta con gli
emendamenti prevalenti. Marini insiste affinché il gruppo, oltre a quelli, voti
anche i testi Bosone in una logica per così dire di riduzione del danno
rispetto al testo Calabrò. Si distingue il cattodem Giaretta, contrario allimpianto
complessivo del ddl perché «non può essere accettato che a un certo punto lo stato si
sostituisca alla libera scelta del cittadino». Si decide che tutti votano i
testi prevalenti e sul resto liberi tutti e così va
nel corso di una mattinata in cui a palazzo Madama si affacciano anche Fioroni
e deputati vicini a Franceschini che ribadisce il no
del Pd insieme alla libertà di coscienza come Francesco Garofani. La
blindatura del Pdl chiude presto qualsiasi spiraglio a ipotesi di mediazione. E ieri, alla camera, Livia Turco e
Paola Binetti, insieme allo stesso Franceschini, hanno presentato la proposta
di legge del Pd (scritta a due mani) sulle cure palliative in discussione in
commissione alla camera. Il testo che guarda al fine vita
fuori dalle ideologie e punta a garantire la migliore assistenza possibile, con
adeguate terapie contro il dolore e un sistema in rete per la continuità delle
cure. «Una concreta risposta ai bisogni», sottolineano Binetti e Turco, e
chiedono più fondi per gli hospice.
( da "Repubblica, La"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina
3 - Interni I personaggi E tra i crociati del Pdl serpeggia il dubbio
"Questa legge era meglio non farla" Schifani: "Abbiamo fatto una
bella maratona" Sacconi: "Bella prova di coesione" Nel dibattito
schierati tra gli integralisti gli ex radicali Roccella e Quagliariello
ANTONELLO CAPORALE ROMA - La cravatta verde di Federico Bricolo esce con
agilità dall´aula e si presenta ai taccuini, come per il dopopartita. E´ giovedì sera e la Lega deve
risalire a nord in fretta. «Si è finalmente stabilito che in Italia non si può
morire di fame e di sete». Il centrodestra è però un´alleanza larga e piuttosto
lunga. Il collega calabrese Gentile: «Mah!». Mah cosa, senatore? «Abbiamo il
congresso domani e non parto». Al concretismo di Bricolo, l´inquietudine di
Gentile. Come sempre il Senato ha esaminato a fondo la questione e si è diviso,
questa volta era davvero più delicata delle altre - la vita e i suoi confini -
e approntato però con puntualità una misura adeguata. «Ha vinto il partito
della vita ed è stato sconfitto quello della morte»,
ha succintamente riassunto Maurizio Gasparri, il capogruppo del Popolo della
Libertà. E poi, lo fanno sempre i calciatori con il gol: «Questa legge la
dedico alle suore di Lecco e ad Eluana». Un mese di discussione, due giorni di
votazioni. Rapidi, e soprattutto efficienti i senatori della Repubblica. Il
presidente Renato Schifani piuttosto soddisfatto: «Abbiamo fatto una bella
maratona». A maratona conclusa è affiorato il dubbio che la corsa fosse stata
inutile, malgrado i buoni propositi. E´ stato Marcello Pera, oramai lontano dai riflettori e
dall´amicizia col capo, che ha riscoperto il suo grande amore: Karl Popper. E
con Popper ha illustrato ai colleghi di maggioranza, piuttosto sconcertati, il
dubbio di non aver fatto una cosa buona e giusta. «L´articolo 2 della
Costituzione vieta l´eutanasia e l´articolo 32 vieta
l´accanimento terapeutico. Serviva davvero questa legge?».
Il dubbio che lo Stato debba intervenire per allontanare la morte anche quando
essa giunge e chiama. Il dubbio. «Io voglio essere libero di decidere...», lo aveva anticipato il senatore Paravia, di An. Ma il
Senato aveva già deciso. Maggioranza compatta, «abbiamo dato prova di grande
coesione» ha detto, rinfrancato per il miracolo di questa legge salva-vita, il
ministro Sacconi che con la sua vice Roccella ha seguito ogni alito del
dibattito. Che ha visto duettare cattoliche e supercattoliche dei due
schieramenti. La Dorina Bianchi, del Pd, molto in imbarazzo per l´ostilità del
partito al provvedimento ha perorato una causa minima: «Sospendiamo la
nutrizione nei soggetti incapaci di assorbire». E´ scattata come una molla
Laura Bianconi, supercattolica: «No e poi no». Nutrire e dissetare, anche
quando il corpo rifiuta. Si è deciso così, senza per questo riuscire a
raccogliere il voto della stessa Bianconi che ha giudicato il testo troppo
fragile e aperto alle sfide di chi propaganda l´eutanasia: «Non posso votarlo».
Si è capito tutto, o parecchio, del perché di questa legge quando ha preso la
parola Gaetano Quagliariello, chiamato ad esprimere la posizione ufficiale
della maggioranza. Lui, con Roccella, ex radicale e con Sacconi, ex socialista e ex laico, nella triade degli inossidabili. E
dunque Quagliariello: «Non non volevamo fare questo provvedimento, ma poi
davanti alla aperta sfida della magistratura...».
Sfida. Magistratura. Una molla si è impossessata del corpo di Sacconi che ha
applaudito con un impeto, e ha trascinato e travolto i suoi. Sfida a
sfida. Sciabola contro sciabola. Eluana, divenuta corpo ideologico, morta infatti «di fame e di sete», secondo il concretista
Bricolo, aveva necessità di un comportamento in qualche modo ritorsivo. E
dunque bisognava rispondere. «Ma vi rendete conto che
così si subisce la prepotenza della scienza? O la scienza è prepotente quando
dovete legiferare in tema di fecondazione assistita e non lo è quando la
utilizzate perché lo Stato si accanisca su di un corpo?». Domanda di Anna
Finocchiaro. Domanda suggestiva, ma ieri poco apprezzata.
Fabio Rizzi, della Lega: «Rispondo con Claudio
Baglioni: Io sono vivo e sono qui e l´unica paura che resta del futuro è di non
esserci». Qui il punto: la morte. Ieri è parso che si fosse in lotta contro la
morte, e la passione con la quale alcuni senatori si sono applicati per
sconfiggere ex lege la fine della vita ha contagiato animi di qua e di là.
Anche nel Partito democratico c´è stato movimento, e
perfino Franco Marini ha tentato di fare qualcosa per addentare ancora più
saldamente la vita. Mediazioni, emendamenti, capatine nello schieramento
nemico. «Ho fatto quello che era giusto, e io non sbaglio mai», ha garantito a
fine seduta quando ogni approccio è risultato vano e la vita e la morte erano
state messe ai voti.
( da "Repubblica, La"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 39 - Commenti
I FEDELI DISTANTI DALLA CHIESA I cattolici credono in
modo più vago di quanto prescrivono le autorità Eppure mai in nessuna epoca
tanti pellegrini hanno visitato i santuari mariani GIANCARLO BOSETTI Quale fede
e quali fedeli ha in mente il Papa? C´è una serissima vignetta inglese. Due
lettori e un giornale con gran titolo sul discorso politico di un vescovo. I
due commentano: «Ma tu credi in Dio?». «Sì», risponde l´altro. «E credi in un
Dio che può cambiare il corso degli eventi sulla terra?». «No, solo in uno
normale.» Solo normale, ovviamente. Just ordinary, non un Dio che entra nei
dettagli della vita politica. La vignetta è stata proposta da Grace Davie, in
apertura di uno dei suoi studi sullo stato della
religione in Europa e illustra la sfida che tutte le chiese si trovano di
fronte in questa strana fase della loro storia: la fede tra la gente non
diminuisce, al contrario, ma si allontana dall´ortodossia. I credenti non
sentono più lo stesso bisogno di un tempo di partecipare con regolarità alle
funzioni. Credono, ma in un modo più vago di quel che prescrivono le autorità
ecclesiastiche. La Davie ha coniato la formula del «credere senza appartenere»,
che vediamo confermata nelle analisi di Ilvo Diamanti sui cattolici
italiani: si fidano della Chiesa, versano l´8 per mille, ascoltano con rispetto
i messaggi dei vescovi, ma decidono con la propria testa che cosa pensare dei
preservativi e del testamento biologico, in tutt´altra direzione. La sfida
della fede che non vuole «appartenere» sta davanti alla Chiesa di Roma. E una
delle domande interessanti del nostro tempo è: in che direzione risponderà alla
sfida? rinforzando vincoli e divieti, per i fedeli, o
accettando compromessi con tendenze e abitudini della società? Incoraggiando o
no l´afflusso dei non ortodossi? Chiudendo o aprendo al dialogo con le altre
religioni? Da molti segnali si può immaginare (e temere) una risposta nella
prima direzione, ma non se ne può essere sicuri fino in fondo perché,
nonostante tutto, è rimasto in sospeso un giudizio conclusivo sugli atti del
Pontefice, se si sia trattato di errore, leggerezza e sottovalutazione delle
conseguenze o se di un vero segnale deliberato e irreversibile. L´ultimo caso,
la revoca della scomunica ai lefebvriani, ha avuto l´impatto drammatico che
sappiamo a causa della confessata ignoranza del negazionismo del vescovo
Williamson. Il gesto era dunque di sicuro di orientamento tradizionalista, ma,
senza lo scandalo di Auschwitz, sarebbe stato meno
indigesto al mondo; del discorso di Regensburg con la citazione di Manuele II
Paleologo sui musulmani «cattivi e disumani» si può anche dubitare che
l´intenzione fosse proporzionata alle parole; quanto al Messale con il
sacerdote che volge le spalle ai fedeli, alla preghiera del Venerdì santo con
il reinserimento dei «perfidi ebrei», o alla beatificazione di Pio XII, non
sono certo atti casuali, ma a giudicare dalle precisazioni e mosse diplomatiche
successive, non contengono una risposta definitiva a quella domanda. Rimane un
caso stupefacente che, tra le risposte di Benedetto XVI a questi mutamenti di qualità
della fede, si affacci anche un attrazione per il
rovescio del «credere senza appartenere», e cioè per l´«appartenere senza
credere» degli atei devoti, dei non credenti che innalzano la identità
cristiana come vessillo politico dell´occidente liberale. Marcello Pera ne
guida le file, e proprio al suo libro (Perché dobbiamo dirci cristiani,
Mondadori, 2008) il Papa ha consegnato la lettera in cui giudica «impossibile
in senso stretto» il dialogo interreligioso, altre volte invece proposto come
utile e giusto (perché se no, con i musulmani alla Moschea blu di Istanbul?).
Ma neanche questo caso contraddittorio è risolutivo. Una risposta definitiva
sulla direzione del pontificato non c´è ancora neanche per gli ambienti
conciliari del cattolicesimo, dove non si è aperto un visibile fronte di
opposizione. Si insiste a catalogare quanto sopra tra gli «incidenti». Altri,
di diversa ispirazione, come Vittorio Messori, rifiutano decisamente l´idea
dell´«errore» e attribuiscono questa linea di condotta
alla scelta del un capo della Chiesa di dare priorità assoluta alla tutela
della fede, che, come Benedetto XVI ha scritto nella lettera ai vescovi, oggi
«in vaste zone della terra è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non
trova più nutrimento» perchè «in questo nostro momento della storia Dio
sparisce dall´orizzonte degli uomini». Parole forti, drammatiche, da cittadella
assediata. Se dovesse prevalere la linea della «minoranza creativa», più volte
evocata dallo stesso pontefice, saremmo di fronte alla singolare situazione di
una Chiesa che, come succede a movimenti politici in una fase di declino, si
irrigidiscono nella dottrina aggravando le perdite di consenso che vorrebbero
invece difendere. Tanto più singolare mentre i segnali di una vitalità della
fede contraddicono il tramonto del sacro sull´orizzonte contemporaneo e ne
annunciano il ritorno. Come accordare per esempio quelle previsioni funeste con
un inizio di secolo che di fatto appare come «l´epoca d´oro» dei pellegrinaggi
cristiani? Mai in nessuna epoca tanti pellegrini hanno raggiunto i santuari
mariani: 10 milioni all´anno a Guadalupe in Messico, 6 milioni a Nostra Signora
di Aparecida in Brasile. Anche in Europa il boom è evidente: Lourdes aveva un
milione di visitatori negli anni Cinquanta, ora sono 6 milioni, poco meno a
Jasna GòraCzestochowa, 4 milioni a Fatima. Altre cifre impressionanti in
tutta Europa, da Lisieux ad Assisi, da AltÖtting a Medjugorje. Quest´ultima dal
( da "Unita, L'" del
27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Emma Bonino entra
nella sua stanza subito dopo il voto finale. I complimenti per le dichiarazioni
in Aula e un ringraziamento reciproco per la lealtà con cui è stata condotta
questa battaglia. Anna Finocchiaro saluta e poi si dirige verso l'aeroporto di
Fiumicino per tornare a Catania. «È stata una settimana faticosa». Non solo per
il dibattito in aula con una maggioranza chiusa a riccio. Anche per le
fibrillazioni nel Pd, tra gli ex popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo vinto tutti:
il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un passo avanti».
Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un tradimento?
Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo, "disposizioni in materia
di dichiarazioni di volontà anticipate". In realtà la volontà dei
soggetti in ordine ai trattamenti sanitari che verranno praticati sul loro
corpo, nel momento in cui non saranno più in grado di intendere e volere, non
avrà alcun valore vincolante e potrà essere disattesa. Che cosa ha indotto il
Pdl a chiudere ogni possibilità di dialogo? Non credo che avessero mai avuto
intenzione di dialogare con noi. Ciò che si è scontrato non è una diversa
opinione su alimentazione e idratazione, per intenderci. Si sono scontrate due
diverse concezioni del rapporto tra l'autorità dello Stato e la libertà degli
individui. Quando Aldo Moro scrisse l'articolo 32 della Costituzione,
"nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la propria
volontà" aveva ben presente - uscendo da un regime totalitario e temendo
quello che stava accadendo in altre parti del mondo -
che il rapporto tra libertà dell'individuo e l'inviolabilità del proprio corpo
da parte dello Stato andava tutelato a tutti i costi. Il Ddl Calabrò va nella
direzione opposta: il corpo viene travolto dal potere dello Stato e c'è in
questo una straordinaria violenza. Secondo alcuni cattolici
del Pd, il Pdl si vuole accreditare Oltretevere come unico interlocutore
politico. Ipotesi fondata? Probabilmente sì, ma lo ritengo un tentativo
imperfetto perché è grossolano e strumentale. Ma è evidente che il dibattito
sul testamento ha creato fibrillazioni anche nei cattolici
Pd. Sanno che la maggioranza userà strumentalmente il loro voto contrario.
Questa è stata una delle prove più impegnative per il Pd in questo ultimo anno
e mezzo. A parte il voto favorevole di due senatori che sin dall'inizio avevano
annunciato la loro posizione, il Pd ha espresso un "no" compatto al
Ddl. Ci siamo arrivati perché abbiamo avuto la capacità di
incontraci in una discussione vera, anche molto aspra. Come le due
ultime riunioni del gruppo al Senato dove c'è stata una frattura con alcuni ex
popolari? Mi riferisco a due anni di discussioni durante i quali io per prima
ho imparato una cosa importantissima: mi sono imbattuta nel dubbio, l'unico
alleato che può avere chi fa il nostro mestiere e si occupa di queste materie.
Noi ci siamo dati un obiettivo: difendere la libertà degli individui
dall'invasione dello Stato, abbiamo voluto garantire la libertà di disporre se
essere accompagnati alla morte fino all'ultimo momento con il supporto di tutti
i presidi medici oppure di poter morire naturalmente. Secondo Tonini il Pd
dovrebbe difendere di più i cattolici per il lavoro
che hanno svolto. I cattolici sono il Pd con lo stesso
titolo e la stessa dignità degli altri, non hanno bisogno di essere difesi.
Allora perché ci sono state tensioni? Sono tre anni che ci sono tensioni, tra i
cattolici come tra i laici, ammesso che questa possa
essere una distinzione che ha un senso. Non ci porta da nessuna parte fare
polemiche di questo tipo. È inevitabile se si affrontano temi etici avere
posizioni di partenza anche diverse. L'"orientamento prevalente" è stato più sopportato che accettato. Non teme conseguenze?
Noi oggi abbiamo raggiunto un punto di massima soddisfazione per tutti, ne sono
convinta. Un pezzo dell'identità politica del Pd si è compiuta perché c'eravamo
tutti, eravamo tutti lì. Chi ci avrebbe scommesso qualche tempo fa? Lei oggi in
Aula ha fatto un riferimento alla Legge 40, un'altra legge in difesa della
vita, come la definì il centrodestra. Come si concilia con il Ddl Calabrò? Non
si concilia, è di segno opposto. In quella legge hanno stabilito che la vita
non può essere manipolata per evitare malattie o malformazioni e oggi vogliono
manipolare la morte. Qual è il senso? Se lo aspettava l'intervento di Marcello
Pera? Sapevo che era contrario a legiferare in questa materia, non mi aspettavo
però un suo intervento. Ha anche spiegato a Calabrò perché quel testo è
incostituzionale. È stato il discorso di un uomo cha
fatto lo sforzo di andare al fondo delle cose. Che bellezza. Maurizio Gasparri
vi ha accusato di andare verso una deriva eutanasica. In Aula l'ho detto con
molta chiarezza: il Pd è contro l'eutanasia. Gasparri fa propaganda politica,
che possiamo farci? Non si può far sparire con la bacchetta magica, ce lo
dobbiamo tenere. Emma Bonino invita alla disobbedienza civile. Lei è d'accordo?
Le forme di iniziativa politica dei radicali non sempre coincidono con le
nostre, ma devo dire che in questa battaglia sono stati compagni leali e
affidabili, ciascuno nel proprio campo, ma uniti da un grande rispetto per la
Costituzione, la libertà e la dignità umana. Torna in auge la moratoria sul
testamento? Oggi la invoco a maggior ragione. Questo è un pessimo testo di
legge. Secondo lei Berlusconi accetterebbe uno stop dopo la pedalata senza
sosta al Senato? In questi giorni, dalla stessa maggioranza, sono venuti gli
inviti a riflettere. Lo stesso Quagliariello non mi sembrava molto soddisfatto
del lavoro fatto.
( da "Unita, L'" del
27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
La legge inutile Né
testamento né biologico anche Pera non ci sta M.ZE. Via libera del Senato al
Disegno di legge Calabrò sul testamento biologico: 278 senatori presenti, 276 i
votanti. Favorevoli 150, contrari 123, 3 astenuti, 19 gli assenti. Tra i banchi
del Pdl votano «no» Maurizio Saia, Antonio Paravia, Ferruccio Saro e Marcello
Pera. Si astengono Riccardo Conti, Barbara Contini e Lucio Malan. Esce
dall'aula la teocon Laura Bianconi, la pasdaran a cui
si devono le parti più restrittive della legge. Otto i dissidenti. Nel Pd
votano a favore Emanuela Baio Dossi e Claudio Gustavino, si astiene Luigi Lusi.
Applauso di rito, per una vittoria che il laico Pdl
Benedetto Della Vedova definisce «di Pirro». I NO DI PERA Scuote la testa
Marcello Pera che mentre parla in aula non vola una mosca neanche nel suo
schieramento: «Il testo che stiamo approvando dice che
bisogna comunque salvare la vita e dice anche che questa decisione la deve
prendere il legislatore. Credo che sia costituzionalmente ed eticamente
sbagliato: fa prevalere l'articolo 2 della Carta sul 32». Il senatore a vita
Emilio Colombo si alza e gli da la mano. Il Pdl e il
Pd applaudono. Ma l'ordine di scuderia del premier con la lettera inviata ai
senatori Pdl alla vigilia del dibattito e le dichiarazioni del
cardinal Bagnasco hanno tracciato il percorso obbligato. E il clima è
sotto gli occhi di tutti: le macerie sono ovunque. Sul volto dei senatori di
minoranza, come su molti di quelli della maggioranza. Chissà quali saranno le
conseguenze future sul dialogo fra i due poli. Nei banchi del governo siedono
Giovanardi, Calderoli, Bondi, Roccella. Maurizio Sacconi è sollevato: «Il
governo è soddisfatto per la straordinaria solidità della sua maggioranza su
temi molto sensibili come questi». Il relatore Raffaele Calabrò lo definisce un
testo «migliore» a quello uscito dall Camera. Maurizio Gasparri e Rizzo lo
dedicano a Eluana Englaro. Non si potrà mai più staccare la spina, neanche a un
paziente in stato vegetativo da anni, senza
possibilità alcuna di ripresa. Non si potranno lasciare disposizioni sul fine vita. E comunque non saranno vincolanti. il bacio della morte Tutti gli emendamenti Pd, Idv,
Radicali, respinti in blocco se non per questioni di poco rilievo. Un testo «peggiore di quello uscito dalla commissione Sanità» a detta
di Ignazio Marino, Stefano Ceccanti, Anna Finocchiaro e un elenco lunghissimo
di senatori. Marino definisce «il bacio della morte» al Ddl l'emendamento di
Fosson che rende non vincolanti per il medico le dichiarazioni di volontà. In
Aula scoppia la bagarre tra i banchi dell'opposizione. L'Idv si presenta a metà
mattina nella sala lettura di Palazzo Madama con dei cartelli appesi addosso:
«Testamento ideologico», «Testamento illogico». «Non poteva che finire così»,
commenta Franca Chiaromonte andando via. Applauditissima dal suo gruppo Anna
Finocchiaro: «Qui si capisce quanto fragile sia la vostra concezione della
libertà e della dignità dell'uomo, della sua volontà libera di tornare
naturalmente, per chi crede, creatura di Dio tra le braccia del Padre o, per
chi non crede, di finire dignitosamente come è naturale che accada, sperando di
avere lasciato segni, affetti, esempi nel mondo». Ricuce gli strappi che pure ci
sono stati all'interno del Pd: si rivolge a Marini, Soliani, Bosone, Rutelli
per ringraziarli per il lavoro svolto. E per quel voto compatto che arriva alla
fine. Chissà come sarebbe andata se il Pdl avesse teso la mano agli emendamenti
del Pd. Inutile chiederselo. Astore dell'Idv alza la voce per dire «anche noi
difendiamo la vita, anche noi siamo cattolici quanto
gli altri, caro Nania, caro Calabrò». La legge adesso passa alla Camera. Non è
detto che la «truppa corazzata», come la chiama Astore, resti tali. Ma qui, al
Senato, già si guarda alla Corte Costituzionale. Il Senato ha votato ieri il
disegno di legge Calabrò sul testamento biologico. Ignazio Marino «è peggiore
di quello licenziato in commissione Sanità». Bagarre a Palazzo Madama. Una
legge inutile e ideologica.
( da "Unita, L'" del
27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
«Consegnano il
nostro corpo al potere dello Stato» Il capogruppo pd in Senato: noi abbiamo
voluto difendere la libertà degli individui I cattolici
Pd? Hanno la stessa dignità di tutti MARIA ZEGARELLI
Emma Bonino entra nella sua stanza subito dopo il voto finale. I complimenti
per le dichiarazioni in Aula e un ringraziamento reciproco per la lealtà con
cui è stata condotta questa battaglia. Anna Finocchiaro saluta e poi si dirige
verso l'aeroporto di Fiumicino per tornare a Catania. «È stata una settimana faticosa».
Non solo per il dibattito in aula con una maggioranza chiusa a riccio. Anche
per le fibrillazioni nel Pd, tra gli ex popolari e tra i cattolici e i laici. «Questa sì è una battaglia che abbiamo vinto tutti:
il confronto ci ha fatto fare un passo avanti, il Pd ha fatto un passo avanti».
Il ddl, invece, «è un imbroglio». Partiamo dal ddl: perché è un tradimento?
Perché tradisce prima di tutto il suo stesso titolo, "disposizioni in
materia di dichiarazioni di volontà anticipate". In realtà la
volontà dei soggetti in ordine ai trattamenti sanitari che verranno praticati
sul loro corpo, nel momento in cui non saranno più in grado di intendere e
volere, non avrà alcun valore vincolante e potrà essere disattesa. Che cosa ha
indotto il Pdl a chiudere ogni possibilità di dialogo? Non credo che avessero
mai avuto intenzione di dialogare con noi. Ciò che si è scontrato non è una
diversa opinione su alimentazione e idratazione, per intenderci. Si sono
scontrate due diverse concezioni del rapporto tra l'autorità dello Stato e la
libertà degli individui. Quando Aldo Moro scrisse l'articolo 32 della
Costituzione, "nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario
contro la propria volontà" aveva ben presente - uscendo da un regime
totalitario e temendo quello che stava accadendo in
altre parti del mondo - che il rapporto tra libertà dell'individuo e
l'inviolabilità del proprio corpo da parte dello Stato andava tutelato a tutti
i costi. Il Ddl Calabrò va nella direzione opposta: il corpo viene travolto dal
potere dello Stato e c'è in questo una straordinaria violenza. Secondo alcuni cattolici del Pd, il Pdl si vuole accreditare Oltretevere
come unico interlocutore politico. Ipotesi fondata? Probabilmente sì, ma lo
ritengo un tentativo imperfetto perché è grossolano e strumentale. Ma è
evidente che il dibattito sul testamento ha creato fibrillazioni anche nei cattolici Pd. Sanno che la maggioranza userà strumentalmente
il loro voto contrario. Questa è stata una delle prove più impegnative per il
Pd in questo ultimo anno e mezzo. A parte il voto favorevole di due senatori
che sin dall'inizio avevano annunciato la loro posizione, il Pd ha espresso un
"no" compatto al Ddl. Ci siamo arrivati perché abbiamo avuto la
capacità di incontraci in una discussione vera, anche
molto aspra. Come le due ultime riunioni del gruppo al Senato dove c'è stata
una frattura con alcuni ex popolari? Mi riferisco a due anni di discussioni
durante i quali io per prima ho imparato una cosa importantissima: mi sono
imbattuta nel dubbio, l'unico alleato che può avere chi fa il nostro mestiere e
si occupa di queste materie. Noi ci siamo dati un obiettivo: difendere la
libertà degli individui dall'invasione dello Stato, abbiamo voluto garantire la
libertà di disporre se essere accompagnati alla morte fino all'ultimo momento
con il supporto di tutti i presidi medici oppure di poter morire naturalmente.
Secondo Tonini il Pd dovrebbe difendere di più i cattolici
per il lavoro che hanno svolto. I cattolici sono il Pd
con lo stesso titolo e la stessa dignità degli altri, non hanno bisogno di
essere difesi. Allora perché ci sono state tensioni? Sono tre anni che ci sono
tensioni, tra i cattolici come tra i laici, ammesso
che questa possa essere una distinzione che ha un senso. Non ci porta da
nessuna parte fare polemiche di questo tipo. È inevitabile se si affrontano
temi etici avere posizioni di partenza anche diverse. L'"orientamento
prevalente" è stato più sopportato che accettato.
Non teme conseguenze? Noi oggi abbiamo raggiunto un punto di massima soddisfazione
per tutti, ne sono convinta. Un pezzo dell'identità politica del Pd si è
compiuta perché c'eravamo tutti, eravamo tutti lì. Chi ci avrebbe scommesso
qualche tempo fa? Lei oggi in Aula ha fatto un riferimento alla Legge 40,
un'altra legge in difesa della vita, come la definì il centrodestra. Come si
concilia con il Ddl Calabrò? Non si concilia, è di segno opposto. In quella
legge hanno stabilito che la vita non può essere manipolata per evitare
malattie o malformazioni e oggi vogliono manipolare la morte. Qual è il senso?
Se lo aspettava l'intervento di Marcello Pera? Sapevo che era contrario a
legiferare in questa materia, non mi aspettavo però un suo intervento. Ha anche
spiegato a Calabrò perché quel testo è incostituzionale. È stato
il discorso di un uomo cha fatto lo sforzo di andare al fondo delle cose. Che
bellezza. Maurizio Gasparri vi ha accusato di andare verso una deriva
eutanasica. In Aula l'ho detto con molta chiarezza: il Pd è contro l'eutanasia.
Gasparri fa propaganda politica, che possiamo farci? Non si può far sparire con
la bacchetta magica, ce lo dobbiamo tenere. Emma Bonino invita alla
disobbedienza civile. Lei è d'accordo? Le forme di iniziativa politica dei
radicali non sempre coincidono con le nostre, ma devo dire che in questa battaglia
sono stati compagni leali e affidabili, ciascuno nel proprio campo, ma uniti da
un grande rispetto per la Costituzione, la libertà e la dignità umana. Torna in
auge la moratoria sul testamento? Oggi la invoco a maggior ragione. Questo è un
pessimo testo di legge. Secondo lei Berlusconi accetterebbe uno stop dopo la
pedalata senza sosta al Senato? In questi giorni, dalla stessa maggioranza,
sono venuti gli inviti a riflettere. Lo stesso Quagliariello non mi sembrava
molto soddisfatto del lavoro fatto. Intervista ad Anna Finocchiaro
( da "Giornale.it, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 74 del 2009-03-27 pagina 2 «L'Udc
ormai ha rotto i patti, si è schierata contro il Nord» di Sabrina Cottone Il
coordinatore regionale di Forza Italia avverte i centristi: «Vogliono restare
nelle giunte? L'accordo non era sui posti» (...) «Pochi anni fa era quasi
impossibile pensare a un ingresso di An nel Ppe, invece oggi è una scelta
condivisa. Le sofferenze e le spigolosità sono inevitabili ma necessarie per
dare all'Italia, almeno in prospettiva, una democrazia dell'alternanza. Forza
Italia è nata su una capacità di attrazione della società civile, che
gradualmente si è estesa a altre componenti riconducibili al pentapartito. Se
con An la convergenza è sembrata più conflittuale, è per le caratteristiche
peculiari della storia del partito, per l'esistenza di sensibilità e letture
diverse». L'Udc ha annunciato di voler correre per conto proprio. E le presenze
nelle giunte milanese e lombarda? «Prima
o poi questa domanda andrà posta. Loro dicono che intendono restare nelle
giunte nel rispetto di un patto con gli elettori ma in realtà quel patto lo
hanno già rotto, perché non era quello di restare ai propri posti ma di
mantenere la linea politica su cui erano stati eletti. Ci auguriamo un
ripensamento di Casini e Cesa. L'Udc si è schierato contro il federalismo e
quindi contro il Nord per un mero calcolo elettoralistico, pensando di
recuperare voti nelle regioni meridionali». La Lega è un partito alleato o è il
maggior concorrente del Pdl? «Con la Lega esiste una
competizione forte. Siamo certamente alleati ma altrettanto sicuramente
competitor. È evidente che una parte dell'elettorato di sinistra, deluso dalle
posizioni della sinistra ma caratterizzato da antiberlusconismo congenito, ha
trovato più facile trovare risposta alle proprie esigenze sulla sicurezza e il
rapporto con gli extracomunitari nella Lega piuttosto che nel Pdl. Penati
adesso finge di fare il leghista ma ha comprato case e ospitato rom fino a
ieri, anzi continua a farlo». Da esponente dell'ala laica
di Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per
le idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il
tema in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile,
è tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e
poiché sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire, e
io lo considero un gesto di barbarie, mi trovo su una posizione molto più
vicina a quella della Chiesa di quanto non accada a molti altri. Quanto
all'eutanasia, non possiamo ignorare che se apriamo un varco, si rischiano
abusi. Ci si rende conto di che cosa significa e dove può portare? Facciamo
fuori i vecchi e i dementi? Buttiamo giù dalla rupe gli invalidi?». Il Pdl nasce con uno statuto che dà molti poteri al
presidente. C'è un problema che riguarda la selezione della classe dirigente? «Abbiamo la fortuna di avere un leader unico. Credo che
anche a sinistra, persino chi non lo ama non possa negarne la straordinarietà.
Con gli altri leader del Pdl, sia pure di valore, non c'è partita. Lui stesso punta
molto sui giovani proprio per costruire una classe dirigente del futuro, senza
dimenticare che ci sono ventenni vecchi e settantenni giovani. E comunque
stiamo scrivendo uno statuto, non la Bibbia! Oggi c'è questa situazione, se tra
trent'anni bisognerà cambiare le regole lo faremo». Qual è la frase che
sintetizza il Pdl? «È la speranza di costruire una
società che garantisca governi stabili all'interno di una logica
dell'alternanza, che oggi è impossibile perché l'alternativa è inesistente. In
cinquant'anni abbiamo avuto cinquanta governi, Silvio Berlusconi è stato il primo a assicurare cinque anni di durata a un
esecutivo e questo passaggio serve a stabilizzare tutto ciò. La nascita del Pdl
è un'opportunità da cogliere anche da parte del Pd, per costruire una moderna
socialdemocrazia di cui al momento non si vedono neppure gli albori». Economia
di Stato o di mercato? «Il mercato ha regole da rispettare che vanno fissate
dalla politica e chi crede nel mercato, come Berlusconi e Tremonti, sa
benissimo che l'intervento dello Stato in certi momenti è necessario». ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Tempo, Il" del
27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Ora l'Udc collabori con noi a
riformare il Paese L'Italia riavrà un grande Partito Popolare e i democristiani
una casa più congeniale per la loro capacità di rappresentare una comunità. In
Italia il centro non è mai esistito. La Dc è di centro-destra e di
centro-sinistra. L'elettorato Dc ha percepito il PdL come una Dc di fatto. Sono
stato il primo a suggerire al presidente Berlusconi il
progetto del Popolo delle Libertà e il primo a parlare a Fini della lista
unica. Dopo la Dc c'è un solo «gigante»: Silvio Berlusconi. Il suo genio ha
evitato all'Italia nel '
( da "Repubblica, La"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Interni
Cavour I cattolici Veronesi: "Non ho voluto
assistere a quel voto, ma conto di poter ancora dare
un qualche apporto" "Che delusione il Parlamento calpesta i diritti
scritti nella Carta" Ci misuriamo con quella che Cavour 150 anni fa
chiamava dittatura parlamentare Per ora resto al gruppo, non mi scandalizza il dibattito
interno al Pd, i cattolici hanno seguito le proprie
inclinazioni CARMELO LOPAPA ROMA - Professore Umberto Veronesi, la sua assenza
al Senato nel giorno cruciale sul testamento non è passata inosservata. «Un´assenza voluta, non casuale. Non ho voluto assistere
impotente alla celebrazione di una legge che è antidemocratica, perché limita
la libertà dei cittadini, antistorica, perché tutto il resto del mondo civile
va in direzione opposta, infine incostituzionale, perché calpesta il diritto di
decidere della propria vita. Hanno approvato una legge contro il testamento
biologico». Eppure fino a qualche giorno fa lei era in aula, è intervenuto, si
è infervorato. «Sì, ma mi sono reso conto di essere
vox clamans nel deserto. Sono un po´ deluso, ero entrato in Parlamento con la
speranza di dare il mio contributo anche in forza dell´esperienza di una vita,
trascorsa al fianco di chi soffre e muore. Quando mi dicono "che ci rimani
a fare al Senato", qualche dubbio in effetti mi
viene. Ma resto fiducioso e conto di dare ancora qualche apporto. Anche se
l´impressione che ho avuto, nei tre giorni di sofferenza che mi sono imposto in
aula, è stata che la legge fosse completamente blindata». In effetti, non siete
riusciti a far passare alcun emendamento. «Ci misuriamo
con quella che Cavour, 150 anni fa, chiamava una dittatura parlamentare. Se la
maggioranza si blinda e non accetta alcuno degli emendamenti della minoranza,
allora il Parlamento perde gran parte della sua funzione». La soddisfa la linea
tenuta dal suo gruppo, il Pd, in tutta questa partita? In ultimo due senatori
hanno votato a favore. «Non sono iscritto ad alcun
partito, la mia libertà di pensiero mi impedisce di esserlo. E non mi iscriverò
al Pd. Ho accettato di aderire al gruppo perché sono nato e cresciuto e morirò
di sinistra, dalla parte dei poveri, degli ultimi. Resto al gruppo, almeno per
adesso». Detto questo, i cattolici che si sono distinti dal resto del Pd? «Hanno
seguito le proprie inclinazioni. è giusto che in
Parlamento si possa discutere, non mi scandalizza il dibattito interno al Pd.
Piuttosto la chiusura della maggioranza». Da laico
lamenta invece l´ingerenza della Chiesa. «Da
uomo di scienza, piuttosto. Il termine bioetica era nato perché, come sosteneva
il suo inventore, Von Potter, l´etica medica deve ispirarsi alla natura e deve
trattenersi dall´invadere e abbattere i limiti naturali della vita. Era un
presupposto accettato anche dalla Chiesa, che oggi invece smentisce se stessa
plaudendo a una legge che va contro la morte naturale». E adesso? Referendum? «Intanto, penso che il presidente della Repubblica avrà
qualche dubbio sulla costituzionalità della norma. L´autodeterminazione è alla
base della Costituzione. Ma penso che anche la Corte costituzionale avrà dei
rilievi. Certo, il referendum resta l´ultima spiaggia. A me sembra più utile e
pratico seguire un´altra via, nell´immediato». Quale? «Lancio
un vero appello agli italiani. Scrivete il vostro testamento biologico prima
che questa legge che lo vanifica entri in vigore. Depositatelo dal medico o da
un avvocato o da un notaio, nominando un fiduciario. All´occorrenza, un buon
magistrato potrà farlo valere. E i medici, com´è loro dovere deontologico,
potrebbero decidere di dar seguito alla volontà del paziente. Io l´ho fatto.
Avrà un senso se lo faremo in tanti».
( da "Repubblica, La"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 4 - Interni Alta tensione nel Pd, ma solo due si sfilano Marini,
scintille con Finocchiaro: l´inviterò a cena. Bagnasco in diretta per il Pdl Il
centrosinistra Polemiche tra i cattolici: lettera di
Magistrelli, Treu e altri contro gli ex popolari GIOVANNA
CASADIO ROMA - Una lettera dei "cattolici
adulti" infastiditi dagli ex Ppi e dalla loro strategia di mediazione con
la maggioranza, poi naufragata di fronte alla blindatura del centrodestra. Il
timore che il Pdl si sia ormai preso tutta la rappresentanza cattolica in un
patto con la Cei di Bagnasco. Giorgio Tonini, cristiano-sociale, veltroniano
afferma: «Il Pdl alla vigilia del congresso punta ad avere l´egemonia cattolica
e questo, ovvio, mette ancora di più in fibrillazione noi cattolici
del Pd». Malumori, distinguo, chiarimenti. «Sono un catto-godurioso» ironizza
Roberto Di Giovan Paolo nella riunione dei senatori, stanco delle tensioni
interne in nome della fede. Per i cattolici del Pd è
un´altra giornata di passione. Non sarà l´ultima. Anche se il "no"
compatto al biotestamento - con l´eccezione di Emanuela Baio, Claudio Gustavino
e la non partecipazione al voto del rutelliano Luigi Lusi - concede un po´ di
tregua. «Ma sì, la maionese non è impazzita» dice Marini. La maionese è il Partito
democratico, casa di cattolici e di Ds. Ma c´è mancato
poco, e l´ex presidente del Senato ammette che i democratici l´hanno scampata
bella sulla legge di fine-vita a non lacerarsi tra loro. «Ci
sono state scaramucce, con la capogruppo Anna Finocchiaro, anche forti, le ho
detto che avrei dovuto invitarla a cena per discutere più rilassati, D´altra
parte, noi cattolici non potevano non tentare una
mediazione con il centrodestra, che si è blindato, e ha sbagliato.
All´emendamento della povera Dorina Bianchi hanno detto prima sì, poi nì,
infine no... oltre che a quello di Daniele Bosone che io ho firmato. A questo
punto, è stato giusto anche dal nostro punto di vista
votare contro la legge. Però, lo ripeto, noi cattolici
siamo leali nel partito purché non ci sia fastidio verso la nostra identità,
siamo co-fondatori del Pd». Finocchiaro ha riconosciuto nella dichiarazione di
voto finale in aula al Senato il contributo decisivo dei cattolici
del gruppo, dopo che si era sfogata nei giorni scorsi contro la tattica di
smarcarsi, di volere spostare la rotta laica del partito. E contro Marini. «Ho
imparato molto proprio dal dibattito interno al gruppo, ho imparato a
dubitare... discutendo tra di noi, io e Marini, Bosone, Soliani, Rutelli,
Scanu» dice. Applausi e apprezzamenti. Anche se Lusi non si fa convincere e non
ci sta a votare "no". Francesco Rutelli è in Cile. I "cattolici adulti" Magistrelli, Soliani, la bindiana Mazzucconi, Treu
insistono che il confronto sia politico e laico. Dall´altra parte, nel
centrodestra - accusano - di laicità ce n´è assai poca. Circola la voce che il
premier Berlusconi abbia fatto ascoltare in viva voce una telefonata tra lui e
il presidente della Cei Angelo Bagnasco ai senatori che avrebbero dovuto
lavorare agli emendamenti al biotestamento. Sono sospetti. Gaetano
Quagliariello, il vice capogruppo del centrodestra, nega. Però riconosce: «Sarebbe stupido negare che non si è tenuto in
considerazione quel che pensa la Chiesa. Così come altrettanto stupido pensare
che si è scritto tutto quello che voleva la Chiesa».
In Vaticano pare abbiano seguito in diretta tv tutto il dibattito in aula.
Antonio Tomassini, il presidente della commissione Sanità, dice che Bagnasco,
in un incontro in agosto, gli ha chiesto di fare in fretta la legge. Poi, più
nulla. «Ma so che la stessa cosa ha chiesto alla parte confessionale del Pd
come a quella laica». Baio, incrollabile nella rivendicazione della propria
libertà di coscienza dentro il Pd, ripete: «Non credo proprio che il Pdl abbia il
primato della rappresentanza cattolica, anche se ci prova». In vista, c´è
un´altra questione che agita i cattolici del
centrosinistra, ovvero il referendum anti biotestamento, che i laici come Enzo
Bianco hanno già annunciato.
( da "Riformista, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Dopo Segni, Veronesi
L'incubo referendum scuote i democratici RETROSCENA.Il Pd si spacca
sull'ipotesi di consultazione popolare bioetica. Favorevoli la Cgil e i laici,
contrari cattolici e fedelissimi di Franceschini. «È
un'arma spuntata», dice Tonini. Fioroni su Guzzetta&co: «Ci portano dal
porcellum allo scrofellum». di Tommaso Labate Quello
sulla legge elettorale è già convocato per una domenica di inizio estate,
lontana quanto basta dall'election day. Quello sulla scuola, lanciato in pompa
magna dall'allora segretario Walter Veltroni sull'onda delle proteste dell'Onda,
sembra essere stato inghiottito dalle tenebre (ma
forse rispunterà dal nulla, addì primo aprile). E come se non bastasse sta per
affiorarne il terzo, abrogativo della (futura) legge sul testamento biologico
che ora passerà da palazzo Madama a Montecitorio. Sul Pd incombe l'incubo
referendario. Solo che, a differenza del passato, nessuno può sognarsi di dare
la "colpa" (virgolette d'obbligo) a Marco Pannella e compagnia.
All'una e mezza di ieri, quando il Senato aveva dato il disco verde all'emendamento
«ammazza testamento», la consultazione referendaria sul fine
vita era già virtualmente convocata. A promuoverla l'Italia dei valori
di Antonio di Pietro e, soprattutto, la Cgil. La reazione democrat era quella del marciare divisi per colpire chissà come. Un eventuale
referendum sul biotestamento vedrebbe in prima fila
gli scienziati prestati al Pd: da Ignazio Marino a Umberto Veronesi, tanto per
citare due esempi conosciuti a livello mondiale. E gli altri? Il cattolicissimo Beppe Fioroni la prende alla lontana, dice
che «Berlusconi ha fatto di tutto questo un tema da campagna elettorale» e
aggiunge che «con la legge che esce dal Senato ci sarà un arretramento rispetto
alla vita ordinaria che c'è negli ospedali italiani». Ma le sue conclusioni
sono nette: «Un referendum sul testamento biologico avrebbe come unico effetto
quello di radicalizzare ulteriormente lo scontro». E questo, aggiunge l'ex
ministro, «il paese non può permetterselo». Il fronte laico, però, reagisce in
maniera diversa. Molto diversa. «Io sono una donna delle istituzioni e farò di
tutto perché quella legge oscena si possa cambiare in Parlamento», premette
Livia Turco. «Ma - aggiunge l'esponente (dalemiana) della sinistra piddì -
qualora i nostri tentativi risultassero vani, allora non ci resterebbe che il
ricorso al referendum». Ricorso sponsorizzato anche da Enzo Bianco e, in linea
di principio, da Gianni Cupero («Non possiamo escluderlo»). Cattolici e laici. Laici e cattolici. Giorgio
Tonini, già braccio destro di Veltroni, ricorda: «Io ero
contrario anche alla consultazione sulla fecondazione assistita. Allo stesso
modo, credo che non abbia senso ricorrere alle urne sul testamento biologico.
Sarebbe come regalare una comoda vittoria alla maggioranza, che è compatta. E
io non voglio che Berlusconi possa "vincere facile", come dice la
pubblicità». Condivisibile o meno, il ragionamento di Tonini è molto semplice:
«Visto che l'istituto referendario è ormai un'arma spuntata, non ha senso
chiamare al voto gli italiani se gli schieramenti sono gli stessi che si
combattono in Parlamento». Perché in questo caso, aggiunge, «la maggioranza
vincerebbe col più semplice dei richiami: quello a disertare i seggi
elettorali». Cambiando l'ordine dei quesiti, il risultato non cambia: anche sul
referendum elettorale il Pd si muove a compartimenti stagni. Veltroniani e
parisiani sostengono i sì, dalemiani e popolari sono contrari, Franceschini si
trova nella "comoda" situazione di chi, visto il boicottaggio
dell'esecutivo, non può certo sabotare il duo Guzzetta-Segni. «Noi - dice Fioroni - dobbiamo cambiare il porcellum in
Parlamento. Il referendum, invece, ci lascerebbe in dote uno scrofellum, ancora
peggiore dell'attuale». Per trovare una consultazione che trovi tutto il Pd
d'accordo bisogna guardare al referendum misterioso, quello anti-Gelmini.
Adesso quei quesiti sono nel dimenticatoio. Il primo aprile, durante
un'iniziativa nazionale, Franceschini potrebbe rimuoverli dalla naftalina.
Sempre che, vista la data, non si tratti di uno scherzo. 27/03/2009
( da "Riformista, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Firenze, chiude la libreria di La Pira e
don Milani Lef. Stop fra 15 giorni per la Libreria editrice fiorentina. Negli
anni 60 fu il luogo d'incontro tra cattolici e
sinistra. Cardini lancia una colletta. di Maria Zipoli
Firenze. Soprattutto negli anni Sessanta era il ritrovo culturale della Firenze
di Giorgio La Pira. Alla Lef, libreria editrice fiorentina, di via Ricasoli, a
due passi dal Duomo del Brunelleschi, si ritrovava infatti
l'intellighenzia cattolica degli anni del Concilio. Da La Pira, il sindaco
santo, il primo che nel
( da "Riformista, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Questa Chiesa è
troppo materialista Nella sua sortita a difesa del Papa, il
cardinale Bagnasco ha riproposto la "lotta epocale" tra due
opposte concezioni dell'uomo: quella religiosa, spirituale, non egoistica che
sarebbe propria del cristianesimo (e del cattolicesimo), e quella laica,
ciecamente materialistica e volgare che apparterrebbe, appunto, ai laici. Non
per caso, il capo della Cei ha rivolto i suoi strali sulla Francia, sede
storica e simbolo della laicità più "scristianizzata". L'apparenza è
quella di un ritorno a una (postmoderna?) "guerra di religione", anzi
di civiltà. Ma siamo sicuri che sia così? Siamo certi che i valori della
spiritualità e dell'etica siano oggi rappresentati dalle posizioni (ufficiali)
assunte dalla Chiesa? La mia tesi, che può forse sembrare audace, è che, quasi
all'opposto, la Chiesa stessa sia in preda a una sorta di
"metafisica" di tipo materialistico, quasi positivistico, che si
esercita su tutte le questioni "eticamente sensibili". Non è una
novità che la Chiesa condanni l'aborto, l'eutanasia, la libertà sessuale. Nuovi
sono gli accenti usati, l'assolutezza, la "radicalità". Nuova è la
riduzione del concetto di persona alla sua dimensione corporea. Nel corso della
dolorosa vicenda di Eluana Englaro, una tale ossessione del corpo ha
letteralmente fatto scomparire, nella mobilitazione del mondo cattolico, l'anima
di Eluana stessa: scomparsa, inghiottita da un furore dei principi che aveva
come unica posta in palio la conservazione a ogni costo del suo povero corpo
terreno, alimentato e idratato a forza da 17 anni. Anche sull'embrione - e di
conseguenza sull'aborto - la posizione di condanna "assoluta" ha la
stessa radice: è persona tutto ciò che si configura come ammasso di cellule, di
potenzialità biologiche future o passate, di materia organica. La coscienza non
è inclusa, anzi è espunta dalla definizione stessa dell'essere umano - e con
essa quell'insieme di capacità cognitive, progettuali, comunicative, sociali,
spirituali che lo caratterizzano e anzi lo rendono unico nella specie animale.
La Natura, in sé viene assunta come la vera Divinità alla quale piegarsi - ed è
una catena di eventi buoni in sé medesimi, sui quali
non è lecito intervento umano. Perciò, in coerenza, la Chiesa si oppone a ogni
metodo contraccettivo, preservativi compresi, a ogni tecnica di fecondazione
assistita, a ogni intervento umano che modifichi i processi
"naturali". Qui la dimensione religiosa non c'entra più niente. Al
suo posto c'è una metafisica materialistica, vitalistica, naturistica che molti
filosofi miscredenti hanno sottoscritto tante volte nella storia. Va da sé che,
così, la Chiesa va incontro ad aporie evidenti: ammette il ricorso ai portati
più sofisticati del progresso tecnico-scientifico, come nel caso di Eluana, li
vieta quando si tratta di vincere la battaglia della sterilità. Ma queste sono
incongruenze "tattiche". L'incongruenza vera è un'altra: non è vero
che per la Chiesa la vita umana è sacra. Nel Catechismo ancora in vigore non
c'è la condanna "absoluta" né della pena di morte, né delle guerre,
né della violenza di Stato. Così come non era affatto sacra la vita della
madre, quando essa si poneva in alternativa a quella del nascituro (scelta
drammatica che, almeno in occidente, per fortuna non si pone quasi più). La
sacralità appartiene tutta e soltanto al processo vitale, di cui il singolo la
persona, è solo un tassello, e un tassello inconsapevole e subalterno - come la
donna è ridotta, alla fine, a un utero, a un mero contenitore corporeo di una
futura creatura. Perfino lo stupro può concorrere positivamente alla produzione
della vita, così intesa: come si è visto nella incredibile
vicenda del vescovo brasiliano. Il fatto è che la vita materiale, non quella
spirituale, come per altro ribadisce sempre Benedetto XVI, è comunque un
"dono" di Dio, e l'uomo non può disporne, in nessuna circostanza.
Come si accorda questa dottrina con quella del libero arbitrio, che è un
fondamento del cattolicesimo? Ma se l'uomo può decidere, addirittura, se
salvarsi o precipitare all'inferno, come può non disporre mai del bene supremo
della vita? E di quale natura è un "dono" che continua ad
appartenere, per l'eternità, al donatore invece che al donato? E Dio? Sembra
cancellato, o ridotto, cartesianamente, a un propulsore iniziale dell'universo,
che poi si ritira in buon ordine. Sembra privo di amore e di pietà. Non è il Dio cristiano che è stato capace di
farsi uomo, ma un'astrazione, un sinonimo di legge naturale. E la libertà? E la
scelta? Toccherà a noi laici dover portare sulle spalle anche il peso della
lotta per una concezione un po' più spirituale e un po' meno positivistica dell'esistenza
umana? di Rina Gagliardi 27/03/2009
( da "Riformista, Il"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Testamento biologico
Ora è peggio di prima segue dalla prima pagina Diciamolo con assoluta
franchezza. Questa brutta legge segna anche il fallimento della battaglia di
Beppino Englaro. È chiaro che c'è una differenza politica fra chi ha detto sì a
queste norme e chi ha votato no. Ma che fine hanno fatto tante buone
intenzioni? La vicenda Englaro, infatti, è stata pubblicizzata oltremisura per
iniziativa del padre che aveva inteso così sensibilizzare la pubblica opinione
e ottenere una legge favorevole alla propria tesi. Già
durante la vicenda di Eluana si era visto che vi erano famiglie di ammalati
favorevoli a Beppino Englaro e altre che dissentivano profondamente. Come
avrebbe potuto una legge stabilire la linea di confine fra i diritti degli uni
rispetto alla volontà degli altri? Era del tutto evidente che il dibattito
sulla legge, affrontato all'indomani di una vicenda che ha diviso la pubblica
opinione, avrebbe ottenuto il risultato di mobilitare in via di principio il mondo cattolico. C'è qualcuno che ha pensato a una resa dei
conti fra laici e cattolici, a una battaglia con un vincitore e un vinto? A guerra
parzialmente finita il vincitore non è né il laico, né il malato né il medico.
Quest'ultimo è chiamato a una nuova prova di responsabilità e a una dura
esposizione nei confronti dei parenti che dovessero avere un parere difforme
dal suo. Tradizionalmente la buona morte è stata somministrata con
discrezione dall'alleanza medico-familiari che teneva conto della volontà del
malato. Oggi fra loro tre ci abbiamo messo lo Stato e, forse, la magistratura.
Un risultato miserevole. Gli sconfitti di ieri hanno annunciato la battaglia
referendaria. Un nuovo errore. Pensate a quante famiglie travolte dal dolore
dovranno assistere a comizi elettorali in cui altri vorranno decidere ciò che
sia meglio per l'ultimo addio al proprio congiunto. Non si fa una campagna
elettorale sulla morte e sulla vita. Peppino Caldarola 27/03/2009
( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Liberal Palumbo: alla Camera
troveremo un nuovo equilibrio. Pecorella: ora è necessario
intervenire Da Pera a Saro: la pattuglia dei dissidenti agita il Pdl ROMA —
«L'anima liberal, non solo del parlamento, ma del Paese, è stata mortificata
con questo provvedimento. Ma il testo potrà essere modificato e
migliorato alla Camera. E io stesso mi impegnerò perché ciò avvenga»: Giuseppe
Palumbo, presidente della commissione Sanità di Montecitorio, è uno dei
deputati del Pdl a cui la legge approvata dal Senato sul testamento biologico proprio non va giù. L'esercito dei deputati di
maggioranza dissidenti è abbastanza variegato: ci sono i
radicali Benedetto Della Vedova e Beppino Calderisi. C'è il repubblicano
Francesco Nucara che si dice «indignato» per il testo uscito da Palazzo Madama
e annuncia «un'azione forte perché il testo venga corretto». Ci sono i
socialisti come Stefano Caldoro e Chiara Moroni. E anche alcuni fedelissimi del
premier, come l'avvocato Gaetano Pecorella. E altri ancora si starebbero
preparando a fare outing, secondo le voci che si rincorrono in Transatlantico.
La battaglia comincerà in commissione Sanità. «è necessario trovare un nuovo
equilibrio — spiega il presidente Palumbo — anche perché alla Camera le componenti liberali e laica sono più forti rispetto al
Senato. Noi esamineremo il testo assieme al ddl sulle cure palliative, perché
sono materie legate fra loro e sono sicuro che ci sia la possibilità di
intervenire ». E Pecorella aggiunge: «Personalmente
non ho letto il testo finale del Senato, ma per quanto mi riguarda la questione
è molto chiara. Bisogna rispondere a una semplice domanda: la vita a chi
appartiene? Alla Chiesa? Allo Stato? O all'individuo inteso come persona
morale? Io penso che appartenga all'individuo e per questo vanno rispettate le
scelte dell'individuo ». E quindi, secondo Pecorella, «tenendo
a mente questo presupposto, si può trovare una posizione di
sintesi che garantisca le libertà individuali senza mortificare la sensibilità
dei cattolici e senza delegittimare lo Stato: io non sono certo il tipo che fa
le barricate contro il proprio partito, le farei solo sulla pena di morte. Ma
credo che ci sia la necessità di intervenire». Alla Camera dunque il Pdl
rischia di dividersi. Al Senato invece i dissidenti nella maggioranza
sono stati in realtà pochi. Ma hanno espresso posizioni di netta contrarietà.
L'ex presidente di Palazzo Madama, Marcello Pera, ha votato contro il testo,
perché «la Costituzione vieta l'eutanasia, ma anche l'accanimento terapeutico
». I senatori Antonio Paravia e Giuseppe Saro hanno
motivato il no spiegando che «il provvedimento risente della vicenda di Eluana
ed è nato in un clima conflittuale », per questo «avevamo chiesto una moratoria
per un clima più disteso. Ci dispiace e non abbiamo voluto presentare emendamenti
perché ipotizzavamo che questo testo sarebbe arrivato peggiorato in aula. E
così è stato: su questo tema non servono posizioni di
partito. Ci auguriamo adesso che la Camera lo modifichi ». Anche Maurizio Saia
ha votato contro, mentre si sono astenuti Riccardo Bianconi, Barbara Contini e
Lucio Malan. è invece uscita dall'aula, sempre in segno di protesta, Laura
Bianconi. Adesso toccherà ai dissidenti della Camera cercare di farsi sentire.
Paolo Foschi
( da "Corriere della Sera"
del 27-03-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-27 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE «Biotestamento non vincolante» Il
Senato vota sì tra le proteste Deciderà il medico. «Argine all'eutanasia».
Finocchiaro: un tradimento L'ultimo muro contro muro sul testo blindato dalla
maggioranza per vietare la sospensione di idratazione e nutrizione ROMA —
Gaetano Quagliariello, Pdl: «Non ci piacciono i piani quinquennali fatti sul corpo
delle persone e da questa parte non ci sono sciacalli né c'è chi crede di
essere il sale della terra ». Anna Finocchiaro, Pd: «Questo
disegno di legge è fondato sul tradimento. Tra i vostri scroscianti applausi
muore la libertà e la dignità dell'uomo, come scritta nella Costituzione da
Aldo Moro». Con l'ultimo durissimo muro contro muro — mentre all'esterno
radicali e Sinistra e libertà manifestano —, il Senato vara in prima lettura il
disegno di legge sul testamento biologico. Un testo blindato dalla maggioranza
— e reso ancora più stringente con gli ultimi emendamenti — che impedisce la
sospensione di idratazione e nutrizione artificiale a chi si trova in stato vegetativo permanente. E limita a pochi casi, neanche
vincolanti per il medico, le dichiarazioni anticipate di volontà. «Un argine
contro l'eutanasia », per il centrodestra. «Un imbroglio anticostituzionale»,
per l'opposizione. Mentre Radio Vaticana commenta: «è fallito il disegno di
introdurre l'eutanasia ». Il voto finale sul testo vede 150 sì, 123 no e 3
astenuti. L'indurimento delle posizioni provoca un ricompattamento del Pd,
convincendo molti cattolici incerti a votare contro.
Alla fine i dissidenti sono più nel Pdl che nel Pd. Nella maggioranza votano no
in quattro: Marcello Pera, Antonio Paravia, Maurizio Saia e Giuseppe Saro. Tre
gli astenuti. Nel Pd i voti a favore sono solo due: Emanuela Baio e Claudio
Gustavino. Il rutelliano Luigi Lusi non partecipa al voto. Le mediazioni
cercate dai cattolici del Pd falliscono. «Se perfino
Dorina Bianchi — commenta il cattolico Pd Giorgio Tonini— ha deciso di votare
no, vuol dire che questa legge è proprio pessima ». Per Franco Marini, il Pd si
è schiacciato troppo sui radicali: «Troppo estremismo
— ha detto al gruppo —. Se il partito vuole parlare a tutti ed essere
maggioritario nel Paese deve tornare ad avere una linea mediana». Non che la spaccatura fosse laici- cattolici: «Uno
schematismo falso», spiega Roberto Di Giovan Paolo, che all'assemblea ha
scherzosamente proposto, in risposta a teodem e dintorni, la nascita dei
«cattogoduriosi». Resta un testo che ha subito l'ultimo colpo con un
emendamento dell'Udc che ha confermato la non vincolatività delle Dat. «Il bacio della morte — commenta Ignazio Marino —. Ormai è
carta straccia». Maurizio Gasparri accusa il Pd di
voler trasformare il ddl «nell'anticamera dell'eutanasia». Anna Finocchiaro
risponde ferma: «Il Pd è contrario all'eutanasia». Per Quagliariello il testo
«mette in equilibrio l'articolo 2 della Costituzione, cioè il diritto alla
vita, e l'articolo 32, la libertà di cura». Il Pd non è dello stesso avviso e
ricorrerà alla Consulta. Nel frattempo, servirà il sì della
Camera, dove il percorso potrebbe essere ben più accidentato. Il voto Il
Pdl fa festa con Calabrò, giù la Finocchiaro (Pd) Alessandro Trocino
( da "Giornale.it, Il"
del 27-03-2009)
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n. 74 del 2009-03-27 pagina 2
Podestà: "LUdc ormai ha rotto i patti, si è schierata
contro il Nord" di Sabrina Cottone Il coordinatore regionale di Forza
Italia avverte i centristi: «Vogliono restare nelle giunte? Laccordo non
era sui posti» Seicentocinquanta delegati che diventano
duemila persone se si considerano amici e simpatizzanti azzurri pronti a
trasferirsi a Roma per il congresso del Pdl. Il coordinatore lombardo di Forza
Italia, Guido Podestà, nome in pole position per le provinciali, è anche in
corsa per la guida del Pdl regionale. Negli ultimi mesi di avvicinamento alla
nascita ufficiale del Popolo della libertà non sono mancati i conflitti con An.
Adesso le liti termineranno? «Pochi anni fa era quasi
impossibile pensare a un ingresso di An nel Ppe, invece oggi è una scelta
condivisa. Le sofferenze e le spigolosità sono inevitabili ma necessarie per
dare allItalia, almeno in prospettiva, una democrazia
dellalternanza. Forza Italia è nata su una capacità di attrazione della
società civile, che gradualmente
si è estesa a altre componenti riconducibili al pentapartito. Se con An la
convergenza è sembrata più conflittuale, è per le caratteristiche peculiari
della storia del partito, per lesistenza di sensibilità e letture
diverse». LUdc ha annunciato di voler correre per conto proprio. E le presenze nelle giunte milanese e lombarda? «Prima
o poi questa domanda andrà posta. Loro dicono che intendono restare nelle
giunte nel rispetto di un patto con gli elettori ma in realtà quel patto lo
hanno già rotto, perché non era quello di restare ai propri posti ma di
mantenere la linea politica su cui erano stati eletti. Ci auguriamo un
ripensamento di Casini e Cesa. LUdc si è schierato contro il
federalismo e quindi contro il Nord per un mero calcolo elettoralistico, pensando di recuperare
voti nelle regioni meridionali». La Lega è un partito alleato o è il maggior
concorrente del Pdl? «Con la Lega esiste una
competizione forte. Siamo certamente alleati ma altrettanto sicuramente
competitor. è evidente che una parte dellelettorato di sinistra,
deluso dalle posizioni della sinistra ma caratterizzato da antiberlusconismo
congenito, ha trovato più facile trovare risposta alle proprie esigenze sulla
sicurezza e il rapporto con gli extracomunitari nella Lega piuttosto che nel Pdl. Penati adesso
finge di fare il leghista ma ha comprato case e ospitato rom fino a ieri, anzi
continua a farlo». Da esponente dellala laica di
Forza Italia, pensa che nel Pdl ci sia troppo spazio per la componente e per le
idee cattoliche? «Sono laico ma non laicista. Il tema
in discussione adesso, se la vita sia un bene disponibile o indisponibile, è
tra i più difficili. Io penso che la vita non sia un bene disponibile e poiché
sospendere alimentazione e idratazione vuol dire far soffrire, e io lo considero un gesto di
barbarie, mi trovo su una posizione molto più vicina a quella della Chiesa di
quanto non accada a molti altri. Quanto alleutanasia, non possiamo
ignorare che se apriamo un varco, si rischiano abusi. Ci si rende conto di che cosa significa e dove può
portare? Facciamo fuori i vecchi e i dementi? Buttiamo giù dalla rupe gli
invalidi?». Il Pdl nasce con uno statuto che dà molti
poteri al presidente. Cè un problema che riguarda la selezione
della classe dirigente? «Abbiamo la fortuna di avere un leader unico.
Credo che anche a sinistra, persino chi non lo ama non possa negarne la
straordinarietà. Con gli altri leader del Pdl, sia pure di valore, non cè
partita. Lui stesso punta molto sui giovani proprio per costruire una classe dirigente del futuro,
senza dimenticare che ci sono ventenni vecchi e settantenni giovani. E comunque
stiamo scrivendo uno statuto, non la Bibbia! Oggi cè
questa situazione, se tra trentanni bisognerà cambiare le regole lo
faremo». Qual è la frase che sintetizza il Pdl? «è la speranza di
costruire una società che garantisca governi stabili allinterno
di una logica dellalternanza, che oggi è impossibile perché
lalternativa è inesistente. In cinquantanni abbiamo avuto cinquanta
governi, Silvio Berlusconi
è stato il primo a assicurare cinque anni di durata a
un esecutivo e questo passaggio serve a stabilizzare tutto ciò. La nascita del
Pdl è unopportunità da cogliere anche da parte del Pd, per costruire una
moderna socialdemocrazia di cui al momento non si vedono neppure gli albori». Economia di Stato o di
mercato? «Il mercato ha regole da rispettare che vanno fissate dalla politica e
chi crede nel mercato, come Berlusconi e Tremonti, sa benissimo che lintervento
dello Stato in certi momenti è necessario». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Roma. Ancora il ddl
Calabrò deve cominciare l'iter alla Camera e già Antonio Di Pietro ha
annunciato la raccolta delle firme per il referendum abrogativo. A dire il
vero, i primi a parlarne erano stati i radicali, al loro congresso, e Ignazio
Marino si era detto pronto a sostenerli. La spinta referendaria è forte nel
centrosinistra, favorita dalla percezione di un sostegno dell'opinione pubblica
e anche dall'inedita convergenza dei cattolici Pd nel
giudizio critico sulla legge. Tuttavia, i vertici democrat avvertono i
pericoli, anzi la «trappola» che può scattare ai loro danni. Se nel voto al
Senato non si è riprodotto lo schema della legge 40 (alleanza trasversale tra i
cattolici di tutti gli schieramenti), una competizione
referendaria riporterebbe invece la politica esattamente a quel punto: i cattolici del Pd finirebbero, tutti o quasi, a militare nel
fronte astensionista. Franco Marini ha già avvisato i naviganti: «Attenti, il
referendum è autolesionista». Ieri Beppe Fioroni, che pure si è battuto fino all'ultimo
perché un pezzo di ex popolari marcassero una differenza «identitaria» in aula,
accusava il testo Calabrò di «forzatura ideologica». Domani in un eventuale
referendum, questa stessa accusa sarà rivolta dai movimenti ecclesiali (già
pronti a scendere in campo, secondo quanto annunciato dal
cardinal Bagnasco) contro i promotori. Peraltro, il referendum appare
sempre più come un'arma spuntata, perdente: valida forse per una piccola
minoranza in cerca di proseliti, non certo per un partito di grossa taglia che
non può permettersi battaglie perse in partenza. Ormai è chiaro che
l'astensione è lo strumento di difesa in caso di referendum. E per raggiungere
il quorum di validità, fissato al 50%, ci vogliono più consensi (non meno 3-4
milioni) di quelli necessari a vincere le elezioni politiche. Che il Pd freni
sul referendum ormai è evidente anche dalle parole e dalle prudenze degli ex
diessini. «Non mi pare il caso di parlarne ora» diceva ieri la Finocchiaro.
«Bisogna essere molto cauti» aggiungeva Giorgio Tonini. «Siamo convinti che il
ddl Calabrò sia incostituzionale, dunque dobbiamo aspettare quantomeno il
pronunciamento della Consulta» spiegava Nicola Latorre. Anche Marino ieri si
concentrava sulle contraddizioni della legge, sulla sua «inapplicabilità». Ma
pure le accuse di aver reso inutile le dat e di aver costruito norme valide
solo «per le persone in stato vegetativo» non si
concilia molto con la prospettiva di portare al voto più di 20 milioni di
elettori. Enzo Bianco, capofila dei liberal Pd, ha messo nero su bianco che
intende farsi promotore del referendum. Ma solo «dopo la sentenza della Corte
costituzionale». È anche un invito a Di Pietro e ai radicali a non procedere da
soli. Non è detto, comunque, che gli alleati minori accettino. Potrebbero anzi
forzare proprio per mettere in difficoltà il Pd. Il Pdl alla Camera intanto è
già pronto ad alcune modifiche: ad esempio, sarà riproposto l'emendamento che
estende la valenza delle dat anche ai casi di coma irreversibile (non solo agli
stati vegetativi). La blindatura delle parti essenziali resterà, ma il Pdl
proverà a smontare qualche critica. I democrat non possono
dare neppure per scontato la compattezza del proprio fronte: i cattolici, stavolta, sono stati frenati anche dal fatto che il cattolico Franceschini
sia il segretario pro-tempore del partito. Il referendum è esattamente la leva
più sicura che può di nuovo contrapporre laici e cattolici. cla. sa.
( da "Foglio, Il" del
27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
27 marzo 2009 Dopo
le parole del predicatore del Papa L'eretico obamita Il profeta democratico si
ispira a Gioacchino da Fiore, mistico medioevale Con la sua idea (fraintesa)
del paradiso in terra aveva irretito la modernità L'idea di "una terza Era
dello Spirito che succederebbe a quella del Padre nell'Antico Testamento e di
Cristo nel Nuovo e' falsa ed eretica perche' intacca il cuore stesso del dogma
trinitario", per il quale il tempo dello Spirito non e' successivo,
ma "co-estensivo al tempo di Cristo". Lo ha affermato il
predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, che alla
presenza del Papa ha tenuto oggi una meditazione alla Curia Romana. "Il
fatto che il neo eletto presidente degli Stati Uniti, durante la sua campagna
elettorale, si sia riferito per tre volte a Gioacchino da Fiore, ha riacceso
l'interesse per la dottrina di questo monaco del medio evo", ha
sottolineato il religioso cappuccino ricordando pero' che il pensiero di
Gioacchino non e' da condannare in blocco e ci si puo' chiedere se l'idea di
un'Era dello Spirito sia davvero sua. A Gioacchino da Fiore il presidente Obama
si era riferito nel discorso di accettazioen della candidatura democratica
chiamandolo "maestro della civilta' contemporanea" e "ispiratore
di un mondo piu' giusto". Per padre Cantalamessa e'
necessaria "una sana armonia tra l'ascolto di cio' che lo Spirito dice a
me, singolarmente, con cio' che dice alla Chiesa nel suo insieme e attraverso
la Chiesa ai singoli. Con il suo decreto sulla
liberta' di coscienza il concilio Vaticano II ha voluto operare appunto questa
sintesi". Il frutto di questa meditazione - ha
concluso "potrebbe essere una rinnovata decisione di affidarci in tutto e
per tutto alla guida interiore dello Spirito Santo" senza cadere nel
soggettivismo di un ascolto solo interiore, che "apre la strada a un
processo inarrestabile di divisioni e suddivisioni, perche' ognuno crede di
essere nel giusto", o nel "giuridismo" che "assolutizza la
testimonianza esterna e pubblica dello Spirito" e "riduce la guida
del Paraclito al solo magistero ufficiale della Chiesa. Facilmente
prevale, in questo caso, l'elemento umano, organizzativo e istituzionale"
e "si apre la porta - ha concluso il predicatore del Papa - alla emarginazione del laicato e alla eccessiva clericalizzazione
della Chiesa". (AGI) Dal Foglio del 4 ottobre
2008: In principio era lo speechwriter. Poi il testo è passato alloratore,
al migliore in circolazione, ed è diventato suo. Per tre volte nei discorsi
elettorali di Barack Obama, candidato democratico alla Casa Bianca, è affiorata la citazione dotta
e inusuale di un monaco calabrese del XII secolo noto alla critica, molto meno
al pubblico: Gioacchino Da Fiore. Solo piccole annotazioni, ma molto
significative; Obama lo ha definito “maestro della civiltà contemporanea” e
“ispiratore di un mondo più giusto”. Non ha parlato di “bravo filosofo
medievale” – per questo sarebbe bastato un Alessandro
dAfrodisia qualsiasi –, ma ha riferito con sommo rispetto di un
personaggio che ritiene influente ancora oggi. Applausi a scena aperta da San Giovanni in Fiore,
tenace comune della Sila dove il filosofo e mistico è nato, con tanto di invito
ufficiale a visitare il paesino e offerta della cittadinanza onoraria. Cè
da gioire, si dice, che un americano – per di più giovane, potente e cool – impreziosisca la propria
eloquenza con incursioni nelle stanze migliori dellaccademia
filosofica. Gianni Vattimo – la cui storia si intreccia con il filosofo non
solo in senso accademico, essendosi candidato a sindaco del comune calabro –, ha esultato:
“Gioacchino da Fiore dovrebbe essere lispiratore della nostra
cultura. Sono contento che Obama lo abbia citato e spero
ancora di più che vinca le elezioni”. Sarà che per Gioacchino passano
una pervicace eresia e una causa di beatificazione, ma il senso della sua opera è una sentina
di controversie e trappole interpretative. E certo, invece, che la
sua cifra sia la profezia. Tutto inizia con il difficile impatto del giovane
Gioacchino con il mondo del lavoro. Gli sforzi dellagiata famiglia di garantire al
figliolo un posto falliscono per via di una personalità difficile da
inquadrare. Presso il giustiziere della Calabria prima e allufficio
notarile dei normanni poi, il giovane Gioacchino dà qualche problema:
irrequietezza, incompatibilità
di carattere con i colleghi. Decide la partenza per la Terrasanta. Al ritorno
non è più un dipendente dellimperatore ma servo laico del Re
dei re. Assieme ai voti giunge il permesso di scrivere e i risultati sono
sorprendenti. Gioacchino si ritrova addosso non già un talento raziocinante, ma un afflato
mistico. La speculazione lo conduce a concepire la storia divisa in tre ere
analoghe alle persone della trinità. Letà del Padre, che va
dallinizio dei tempi fino alla venuta di Cristo; letà del Figlio, che si estende dalla
sua venuta fino a una data precisamente collocata nella storia, il 1260, numero
evinto da un calcolo segreto estratto nellalveo
dellApocalisse. In ultimo, letà dello spirito, il suggello che
completa e ricomprende le età precedenti in un regno dove i conflitti sono pacificati, le guerre
eliminate e luomo rigenerato dallo svelamento dei
misteri. Secondo alcune interpretazioni, la profezia prevederebbe il
ricongiungimento di cristiani ed ebrei, fino ad allora
divisi dallilluminazione
parziale di Nuovo e Antico Testamento: giunge lora della
Novissima alleanza, che trascende, ricomprendendole, le antiche. Anche la
chiesa ne uscirebbe riformata: la visione del monaco calabrese prevede il
dissolvimento della gerarchia – materiale, vincolata al secolo – in favore di una cooperativa
serafica di monaci, tenutari non monarchi di un paradiso che si realizza nella
storia. Si prospetta lapertura del sesto sigillo. E forse
cè di più: i signori del Nuovo Testamento avrebbero, per gelosia, perseguitato i novissimi
monaci, costringendoli a ripiegare nella terra in cui avrebbero potuto
ristabilire la perduta armonia, la terra dei loro padri, Sion. Al di là delle
complicazioni esegetiche, la domanda più interessante sul rapporto Gioacchino-Obama
è: la terza età, il rivolgimento salvifico che renderà tutto allegro e dorato,
verrà allinterno della storia o sarà soltanto un presentimento
delleterno? Detto altrimenti: non è che Barack Obama sta correndo per una
Casa Bianca in formato metafisico? Le varie risposte che la storia ha offerto si sono affaticate e
confuse attorno a questi interrogativi, semplicemente sostituendo il nome di
Obama a vari altri potenti del passato. Alessandro Ghisalberti, professore di
storia della filosofia medievale e filosofia teoretica allUniversità
Cattolica di Milano, spiega al Foglio la connessione fra rinnovamento
spirituale e sconvolgimento delle istituzioni terrene: “Leteredossia di
Gioacchino è stata collegata ad una sua visione del futuro in cui sono abolite le istituzioni storiche della
chiesa del suo tempo; in realtà, non ci saranno più le medesime istituzioni, ma
sarà preservato il nucleo essenziale di quello che le istituzioni storiche
delle età precedenti veicolano nellordine della vita
spirituale”. Le
dottrine, che fanno dellabate florense un innovatore, hanno dato
adito a interpretazioni lontane dalla lettera del testo. “Gioacchino – dice
Ghisalberti – crede di trovarsi nella fase finale della sesta età, che però non
è lultima. A questa seguirà un settima età – tutta intrastorica –, segnata dallincremento
dei doni dello Spirito e infine il compimento nel sabato eterno”. Una
prospettiva che cambia la concezione della storia: “La storia – continua
Ghisalberti – non è più vista come attesa della fine imminente, ma acquista il volto
di un cammino sensato, e stimola limpegno del credente a
preparare la fioritura delletà dello spirito, la stagione della pienezza
della grazia donata”. Il monaco Gioacchino non rifugge alle cose del mondo e
dialoga con i potenti
del tempo – non ultimo Federico II – e alla sua dimora, persa tra le asperità
della Sila, giungono dei visitatori. E la croce di Gioacchino
e, con lui, di tutti i maestri: i discepoli. Il primo è un francescano,
Gerardino da Borgo San Donnino. Il suo “Vangelo eterno” stressa la continuità fra Antico e
Nuovo testamento, radicalizzando la matrice comune di ebraismo e cristianesimo:
“Il Signore riserverà loro delle benedizioni, anche se persistono nel
giudaismo”. Il carisma di Gioacchino, ormai abate, sprigiona una tale potenza
immaginifica da prestarsi a interpretazioni lontane, fantasiose ed eretiche,
tanto che Federico di Brunswick un secolo più tardi arriverà a parlare di un
“reparator”, un secondo Cristo – sacerdote e re allo stesso tempo – che avrebbe
dominato il mondo per mille anni, ricostituendo gli imperi divisi e
riedificando il tempio di Gerusalemme, destinato, secondo la tradizione
cristiana, a rimanere distrutto. Se la vita di Gioacchino brilla di una luce
crepuscolare, la dottrina che scaturisce dal suo discepolato, il gioachimismo,
muove i suoi primi passi, ancora ignorando che i suoi raggi travalicheranno i
secoli fino a illuminare una serata dagosto a Denver, dove
si tiene la convention del partito dei democratici americani. Barack Obama e Gioacchino da Fiore si
incontrano più o meno a metà strada, nel corso del Seicento. La chiesa
cattolica ha dichiarato eretiche le distorsioni radicali del pensiero di
Gioacchino, che conducono, per vie diverse, a unidea sintetica:
la rivelazione cristiana
non basta, occorre un altro evento che ripari la storia, permettendo agli
uomini di godere di una età di perfezione. Tommaso ha
provveduto, da par suo, a tracciare una linea definitiva fra lortodossia
e ciò che ortodosso non è. Le chiese riformate sono invece circondate dal gioachimismo, lo hanno
davanti agli occhi e dietro le spalle. Gianni Vattimo ha recentemente
dichiarato Gioacchino il “precursore di Lutero”, insistendo sulle conseguenze,
anche sociali, delletà dello Spirito, in cui “letica non ha più il carattere punitivo e
rigido delletà del Padre”. Linsistenza del monaco
sullinterpretazione spirituale della scrittura è una benedizione per gli esuli delle chiese
riformate, impegnati a ricostruire la storia della salvezza attraverso lesegesi. I puritani vagano per lEuropa
in cerca di un approdo dove realizzare la società angelica di cui hanno letto
nelle pagine della Bibbia. Non sembra vero ai padri pellegrini che tutto questo
abbia una risposta nello spazio e nel tempo, lAmerica. Ma siccome la terra ha sempre bisogno di
un nome, i nuovi coloni non possono fare altro che rovistare nelle sacre
lettere, dove il rivolgimento salvifico innalza chi ha tanto patito con una
solenne ricompensa: il Nuovo mondo. Non cè dubbio che il
gioachimismo abbia
influenzato in modo profondo il pensiero protestante americano. Don Gianni
Baget Bozzo dice al Foglio che “lidea di una pienezza
della storia, di uno schema etico che conduce alla pacificazione della società
americana è intrecciato con le profezie di Gioacchino Da Fiore, che hanno reso lutopia
americana un classico”. Lhumus culturale americano, ancora da plasmare,
completamente poroso, si impregna delle dottrine gioachimite, che lungi dal
rimanere confinate nelle riserve accademiche, tendono a diventare una vulgata. Che Obama arrivi a
citare direttamente Gioacchino è un fatto curioso ma
per nulla sorprendente. E verosimile che il candidato democratico
non abbia confidenza con i testi di Gioacchino, ma i suoi più stretti
collaboratori – fra cui un antropologo italiano, Aldo Civico –, negano di aver suggerito il
riferimento a Obama, il quale si sarebbe accostato a
Gioacchino in modo autonomo. A prescindere dalle speculazioni su un Obama che
si affatica sui difficili testi di un monaco perduto negli angoli della storia,
i tratti della figura obamiana si attagliano in maniera sorprendente allo
spirito delle profezie di Gioacchino: Obama propone altro dallidea
di un rinnovamento antropologico cha ha per tramite unazione
politica? Età dello spirito, Nuovo mondo, the change we can believe in. Non sono le citazioni
bibliche a rendere religiosi i discorsi di Obama, quanto la convinzione di un
profondo rivolgimento della storia dopo gli anni di patimenti nelle malebolge
di Bush. Lo stridore di denti provocato dellamministrazione
repubblicana è sfruttato da Obama per contrasto, con un gioco di trampolini:
“LAmerica è migliore di quella degli ultimi otto anni”, ha detto nel suo
discorso alla convention. Alle sue spalle campeggiava una delle scenografie più
monumentali che lintero
jet set ricordi, roba da Rolling Stone. Fra i tanti temi a disposizione, i
tecnici si sono risolti per la ricostruzione di un tempio greco. E non si sono
ingannati. Non importa il grado di consapevolezza con cui Obama si è
appropriato di teorie
medievali; la sua figura parla il linguaggio del corpo, spinge lo sguardo in un
orizzonte lontano e definitivo, rivolge la sua arte oratoria ai sensori delluditorio,
ai suoi recettori non razionalizzabili. Obama non conosce le dottrine di
Gioacchino, le
incarna. Laccostamento ribolle di complicazioni. Il teologo gesuita Henri
De Lubac ha scritto negli anni Settanta un volume sui seguaci contemporanei di
Gioacchino Da Fiore, “La posterità spirituale di Gioacchino Da Fiore”.
Lidea era contrastare un revival delle dottrine gioachimite innescato, a suo giudizio, da un
fraintendimento del Concilio Vaticano II. De Lubac non esita a dire che lutopismo
concepito nellOttocento e tentato praticamente nel Novecento si muove nel
solco di Gioacchino. Si affaccia lombra della rivoluzione: il rinnovamento
spirituale deve essere ottenuto con la prassi. “La modernità – spiega
Alessandro Ghisalberti – intende il nuovo mondo segnato da un contrasto con le
istituzioni presenti, sino alluso della forza per modificarle. Gioacchino parla di rivoluzione
nel senso dello svolgimento o rotolare (revolveo) del testo sacro,
del rivolgersi dellintelligenza alle pagine non ancora pienamente
comprese della Scrittura”. Secondo De Lubac il gioachinismo avrebbe informato in egual misura la speculazione sia
atea sia cristiana, con un peggiorativo: “Rispetto allo stesso Gioacchino, i
suoi odierni araldi non annunciano lo sboccio dello Spirito per lindomani;
lo vedono e lo dicono già presente in loro; essi ne sono gli organi. Forse più di
Gioacchino, accentuano la cesura fra la chiesa proveniente dal passato,
dichiarata ormai invecchiata, e quella del futuro, che sorge oggi stesso in
qualche luogo privilegiato, raggiante di giovinezza”. Privilegiato, raggiante,
giovinezza: farsi suggestionare dalle immagini della Cnn che ritraggono Obama
ora felice con la famiglia, ora davanti alla folla smisurata di Berlino, ora
mentre fa due tiri a canestro nel playground dietro casa, è più facile di un
duepiùdue. Massimo Introvigne, sociologo e fondatore del Centro studi sulle
nuove religioni, spiega al Foglio che “nelle università americane cè
un grande ritorno delle teorie di Gioacchino, è probabile che la citazione sia
semplicemente opera di uno speechwriter”. Un possibile mediatore potrebbe essere la Trinity Church
frequentata da Obama a Chicago e presieduta dal reverendo Jeremiah Wright:
“Potrebbe avere risentito – dice Introvigne – degli influssi della teologia
della liberazione, che storicamente si è associata ad alcune distorsioni del pensiero
di Gioacchino Da Fiore, immaginando che fosse possibile instaurare un regno di
pace sulla terra; giudico pericoloso questo tentativo, chi ha provato a
metterlo in pratica ha generato un sacco di guai”. Lostacolo
che si intromette fra Obama e ledificazione di un regno di giustizia si chiama John McCain,
un simpatico vecchietto veterano sbucato fuori dalla terra polverosa dellArizona.
McCain non solo non può citare Gioacchino Da Fiore, ma non vuole nemmeno. Il
tratto dominante dellumanissimo McCain è il realismo: non dice cose rivoluzionarie, sbaglia
come un uomo, non è impeccabile, non è il profeta di nessuna religione laica,
non promette più di ciò che può mantenere (compatibilmente con le balle da
campagna elettorale) e, a prescindere dalla bontà delle soluzioni, promette di
occuparsi della salvezza delleconomia, non delleconomia
della salvezza. McCain è Achille, Obama Nestore. Sullappeal del candidato
democratico cè poco da dire: il pubblico che in questi mesi intensi di
campagna elettorale lo
ha sentito parlare non ha potuto fare a meno di rimanere impaniato nelle sue
trame, anche dissentendo sulle proposte, anche votandosi alla causa del
conservatorismo più radicale. Occorre fare attenzione ai sentimenti. La
suggestione di Obama potrebbe stare alla Casa Bianca come uninfatuazione sta
al matrimonio: il sentore epidermico può essere fedifrago. In una faccenda così
complicata come la realtà, dove lo sporcarsi le mani è ipostasi di unarte nobile e antica (soprattutto per chi è chiamato
a reggere la nazione
più potente del mondo), e dove lerrore, il difetto è parte
integrante del pacchetto, ecco, in una faccenda del genere forse il paradiso in
terra può attendere. Se poi si vuole sostenere che Obama è il vero cambiamento,
che sconvolgerà lAmerica
e il mondo, che inaugurerà un nuovo umanesimo politico aggiornando in modo
personalissimo alcune suggestioni di Gioacchino Da Fiore, che continuerà
felicemente a citare la Bibbia, che vorrà il bene del suo popolo e non
coltiverà secondi fini oltre a uno smisurato desiderio di giustizia, la cosa è
legittima e comprensibile; ma almeno questo va ricordato: lanticristo
di Solovev era una persona squisita, laureata ad honorem in teologia
alluniversità di Tubinga. di Mattia Ferraresi
( da "EUROPA ON-LINE"
del 27-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Biotestamento: le
ossessioni sono vostre non delle persone che le patiranno FEDERICO
ORLANDO RISPONDE Cara Europa, ascoltando per radio le votazioni finali al
senato della legge sul testamento biologico, sono rimasto incredulo a sentire
la senatrice teocon
Bianconi (nel fondamentalismo italico, anche le donne possono diventare mullah)
dichiararsi insoddisfatta della legge Calabrò, cioè la proposta del suo gruppo,
perché, una volta introdotto il concetto stesso di testamento biologico, per
quanto svuotato di ogni contenuto, si apre nella legislazione la strada a
chissà quali pratiche demoniache di streghe, diavoli zoppi e altri mostri del
Sabba scientifico. E meno male che a gettare sale e scongiuri contro i mostri
aveva pensato nella stessa giornata lAuditorium di Roma, che ha liquidato
con un fax di due righe il professor Odifreddi: quello che osa non
credere, e dunque va bandito dallEden. In attesa di peggio. ALFIO
ROBERTI, ROMA Caro Roberti, quella approvata dal senato è una legge tipicamente
italiana: di quelle
cioè che si fanno per alzare un pennacchio ma, in pratica, sono «carta
straccia» come dice Ignazio Marino. Il problema del fine vita
continuerà a essere risolto come sè fatto fino ad oggi,
tra familiari e medici, anche per evitare che qualcuno finisca al pronto soccorso.
Qualche volta, tuttavia, mi viene il cattivo pensiero che in fondo sono queste
leggi-farsa che si addicono agli italiani: i quali scendono in piazza se si
tratta di difendere un vero o presunto diritto contrattuale, un aumento
salariale, uno stato giuridico; ma per difendere un
diritto civile non ci vanno, forse convinti che spetti ad altri. «Come si
spiega questo rapporto sadomaso con la politica?», si chiede il mio amico Beppe
Severgnini, acuto osservatore del nostro costume, nel suo blog. «Ho una teoria dice , siamo
pigri. Siamo anche sadici, ma solo se non costa sforzo. Il sadocittadino lascia
il posto al masoelettore: Eletti, fate di me ciò che volete. E loro
lo fanno, con gusto». Così, mentre laula votava,
davanti al senato a
protestare i soliti radicali e qualche altro.
Oddio, pensando a quel che accadeva nellItalia postunitaria fra laici e cattolici
(per non dire nellItalia del 1919-22 tra fascisti e comunisti
o del 1944-48 tra partigiani e repubblichini) vien da dire: meglio così. Racconta
Giovanni Spadolini nella sua monumentale Lopposizione cattolica,
che quando il cardinale tedesco Hergenröther gridò al congresso di Munster che
«la breccia di Porta Pia, togliendo Roma al papa, ha tolto alla città eterna di
essere sede della
giustizia e della libertà», lo sdegno dei liberali proruppe in mille modi e a
Firenze «lira di alcuni sconsigliati rischiò addirittura di provocare una
strage, col lancio di una bomba ad alto potenziale contro il circolo della
gioventù cattolica, in
Borgo Pinti, al momento delladunanza dei soci» (p.257-258).
Meno male che quegli sconsigliati non esistono più. Altrimenti, cosa avrebbero
fatto se, invece delle banalità del cardinale tedesco, avessero ascoltato
linfiammato discorso della senatrice Anna Finocchiaro, abbattutasi nellaula
di palazzo Madama come una staffilata di idee morali e giuridiche su anime
morte? «Le ossessioni sono vostre, non degli uomini e delle donne che le
patiranno», ha detto la senatrice, senza avere una risposta se non il biascichio di vecchi
fascisti sul «rispetto della vita». Loro, gli eredi degli sterminatori. «Questa
legge è un atto di fede, non un atto di sovranità», ha aggiunto con unaltra
staffilata. Non ci meravigliamo se in questa Italia, decidendo di fare una legge per non farla, cioè
dandole un contenuto diverso dal titolo stesso che essa porta in epigrafe, alla
fine provocheremo solo ulteriori avversioni alla chiesa; mentre non riusciamo,
dopo 150 anni, a risolvere ben altro e micidiale problema, e cioè se i cattolici vorranno un giorno sentirsi cittadini nello stato e fedeli nella chiesa. Miracolo che è riuscito ai cattolici di tutti gli altri paesi del mondo, persino a re
Baldovino, salvo che per un giorno.
( da "EUROPA ON-LINE"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Al senato la
maggioranza si blinda su un testo ideologico e proibizionista Così i falchi
dellala teocon dettano legge sulla bioetica FABRIZIA BAGOZZI Se
ancora qualche dubbio fosse rimasto, fa fede la dichiarazione di voto (in
dissenso) della pasdaran prolife pidiellina Laura Bianconi che
in questi giorni a palazzo Madama ha fatto da guardiana a suon di emendamenti,
molti dei quali accolti, a ogni tentazione mediativa del suo gruppo. Bianconi,
da sempre contraria alla cosa in sé, cioè allintroduzione della dichiarazione anticipata di
trattamento con lidea che possa aprire a scenari eutanasici,
non partecipa al voto. Che è il modo più soft di smarcarsi senza dire no. Una
scelta «difficile e sofferta», sottolinea, fatta
nellesercizio della «libertà di coscienza». Che però dice molto: da quando i cinquanta
parlamentari Pdl fecero il famoso documento che criticava il ddl Calabrò
appunto in una prospettiva prolife, quel testo ha fatto diversa strada in
quella direzione. Come sottolinea uno dei più autorevoli firmatari, il
sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano: «Il
testo del ddl sul fine vita che esce dallaula del senato è
certamente migliore di quello che vi è entrato. Avendo con altri espresso
argomentate perplessità sulla sua stesura originaria, siamo ora soddisfatti per una serie di
positivi sviluppi, venuti fuori dallesito del lavoro
complessivo, grazie anche allaccoglimento degli emendamenti proposti e
sostenuti da Bianconi». Di fronte al testo licenziato ieri da palazzo Madama
mai ammessa la sospensione
di nutrizione e idratazione artificiali nella dat (e fuori dat) che non è né
obbligatoria né vincolante e che non può riguardare mai casi diversi dallo stato vegetativo persistente è chiaro che
nella maggioranza vincono i teocon e perdono i pontieri, alla Tomassini o alla Ghigo, che pure
avevano cercato di non chiudere strade alla mediazione con una parte dei cattolici dellopposizione. Saltata in
modo evidente mercoledì al momento del voto sugli emendamenti dem su
idratazione e nutrizione a cui è stata posta una barriera inequivoca. No ai testi Bosone, no alla
terza via di Rutelli, no allemendamento Bianchi (lievemente
attenuativo del divieto allo stop di nutrizione e idratazione, lunico su
cui la maggioranza ha aperto uno spiraglio e su cui non cera
un no di Quagliariello), prima accolto dal relatore Calabrò e dal governo e
poi, dopo un inceppamento e un intervento contro di Bianconi,
abbandonato a se stesso. «Rischiavamo di perdere molti voti nostri per
accogliere un emendamento su cui non eravamo certi di prenderne altrettanti dallaltra
parte», nota uno di quelli che si è occupato della pratica. Che aggiunge: «Non
dispero che ci si possa lavorare alla camera». In questi ultimi giorni la
maggioranza si è ricompattata a destra anche se a bene vedere alla fine è lì
e non nel Pd che si registra il maggior numero di dissensi: votano
contro Saro, Paravia, Saia, Pera; si astengono Contini, Malan e Conti. Un
serrare le fila su cui il Cavaliere contava dopo la lettera inviata ai senatori
in cui invitava alla
libertà di coscienza, ma senza scherzi. E non sordo alle istanze dOltretevere
(appena lunedì il presidente della Cei Bagnasco aveva parlato della necessità di una legge
«inequivoca»). E certo, nel week end di fondazione del Pdl, Berlusconi porta in
dote al congresso il provvedimento approvato al senato. Che nel passaggio in
aula è addirittura peggiorato rispetto al testo licenziato dalla commissione.
Non è stata accolta alcuna ipotesi migliorativa, neppure portata avanti dalla
maggioranza stessa. Come nel caso di un emendamento Malan al comma 7 dellarticolo
3: avrebbe esteso la validità della dat anche ai pazienti in stato di incoscienza persistente e non solo in stato vegetativo. Affondato di misura, anche grazie al significativo
contributo di un drappello di senatori fra cui Laura Bianconi. Ora la partita
passa alla camera, dove il Pdl potrebbe fare più fatica. Perché la componente
laica è più rappresentata. E anche gli amici di Fini. Che sul tema ha
già fatto sapere come la pensa.
( da "Unita, L'" del
28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
1.Testamento
biologico Votare no è stato inevitabile. Ogni
mediazione è finita quando è arrivato ai senatori Pdl un richiamo a non un
aprire al dialogo. 2.La tenuta del Pd È evidente che
la chiusura del Pdl ha reso a noi il compito più facile. Nel Pd c'erano
concezioni diverse della vita e dell'uomo quando abbiamo iniziato questo
lavoro. Il punto di sintesi lo abbiamo trovato su due principi: salvaguardia
della vita e dell'autodeterminazione. Sapevamo che potevamo andare incontro a
diverse posizioni di voto, questo non è successo ed è stata una grande fortuna.Rimane la ricchezza del lavoro fatto nel Pd. 3. Le
conseguenze Questa è stata la prima vera discussione nel Pd sui temi di fondo che ha evidenziato posizioni estreme ma anche una grande
disponibilità ad approfondire e trovare una sintesi, sia tra i laici sia tra i cattolici. 4. Dialogo finito? Molto dipenderà dall'atteggiamento del
centrodestra alla Camera. Spero sia nell'interesse di tutti fare una legge che
almeno serva a qualcuno. Molti senatori Pdl mi hanno detto di aver votato una
legge sbagliata. 5. I medici chiedono lo stop Sottoscrivo questo appello
perché non si può mettere tutto nelle mani del medico eliminando di fatto l'alleanza terapeutica. MARIA ZEGARELLI
mzegarelli@unita.it 5 risposte da Daniele Bosone Senatore cattolico Pd
( da "Unita, L'" del
28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
«Una brutta legge La
Camera cambierà il ddl sul fine vita» Ho votato no
convinto che occorrono profonde modifiche. Gli appelli della Chiesa hanno
pesato in entrambi gli schieramenti MARIA ZEGARELLI Il suo dialogo umano e
intellettuale con Benedetto XVI è costante, non c'è bisogno di intermediazione
alcuna. Con l'attuale Papa nel
( da "Stampa, La"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Alla fine il
paragone azzardato lo accetta anche Ignazio a Russa, ex-reggente An, uno dei
coordinatori del nuovo partito e neo-membro del Ppe. «No
- fa presente - non siamo la dc delle correnti, delle congiure, delle crisi di
governo. Quella proprio no. Ma se, invece, qualcuno accosta il partito del
Popolo delle Libertà alla dc degli albori, quella di Don Sturzo, di De Gasperi,
quella che si identificò con lo Stato, anzi lo ha costruito, il paragone va
benissimo anche a me». E' sempre rischioso fare dei paragoni con il passato, si
sa, ma in fondo il partito che Silvio Berlusconi sta fondando, può avere, con
le dovute cautele, dei riferimenti a quell'esperienza. E non solo per
l'adesione al Ppe. Certo il nuovo partito è calato in un sistema bipolare. E'
attrezzato secondo le esigenze della società di oggi che pretende, impone
leadership forti. Come pure raccoglie le esperienze diverse
di quei partiti laici (la citazione di Craxi è stata estremamente affettuosa
nell'intervento del premier) che governarono l'Italia per quarant'anni, visto
che ha l'ambizione di ricomporre, riveduto e corretto, lo stesso blocco
politico-sociale. Ma nel giorno in cui Umberto Bossi, dopo aver fatto penare
non poco il Cavaliere a due ore dall'inizio del congresso accetta di
sedere in prima fila ratificando ancora una volta la solidità dell'alleanza, i
paragoni con quel partito democristiano delle origini non sono pochi. Intanto
nei maestri che Berlusconi cita: appunto, Don Sturzo e De Gasperi. Poi nel
riconoscimento delle radici cristiane, la citazione del Papa nel discorso di
ieri, l'attenzione verso le gerarchie cattoliche, il no al collateralismo (di
cui Berlusconi ha parlato giorni fa), ma anche i frequenti incontri con il
cardinal Bertone che hanno portato all'approvazione di una legge sul testamento
biologico che ha fatto brindare il giornale dei vescovi italiani, Avvenire. Ed
ancora il battesimo del fuoco contro un cartello delle sinistre: la Dc nel '48;
il Pdl negli anni che vanno dal '94 oggi. Ma il paragone più vicino è il rapporto
stretto con il governo, con lo Stato. Berlusconi forgia il Pdl sulla sua
esperienza di governo. Allora De Gasperi lo fece per far risalire l'Italia in
ginocchio del dopoguerra. Berlusconi ci prova ora per superare la più grave
crisi economica globale degli ultimi venti anni. E in questo schema, oggi come
allora, c'è un'identità totale tra partito e governo, tra partito e un nuovo
Stato che nella testa del Cavaliere va costruito, se è necessario cambiando
anche la Costituzione con il consenso del popolo (altro termine fondamentale
nel vocabolario democristiano), «per renderlo più rapido nelle decisioni, più
attrezzato per affrontare i problemi di oggi». Non per nulla nella testa di
Berlusconi, sempre attento all'impatto mediatico, il congresso è stato anticipato da un lungo «prologo» congressuale di tre
giorni che ha celebrato l'azione del governo: il viaggio sulla Freccia rossa
per inaugurare l'altra velocità sulla rotta Milano-Roma; l'inaugurazione del
termovalorizzatore di Acerra, al grido «lo Stato c'è, è tornato»; nei desideri
del premier c'era anche il varo del piano casa
(stretto parente per ammissione dello stesso Cavaliere del «piano» di Fanfani
che fu uno dei grandi volani del boom italiano del dopoguerra), che non è
andato in porto - sono sue parole - «perché la sinistra ha cambiato la
Costituzione in peggio, attribuendo alle Regioni poteri vitali togliendoli allo
Stato, che non può intervenire su questioni fondamentali». Una
tre giorni che ha preceduto una relazione congressuale incentrata tutta
sull'azione del governo e su quello che - secondo il Cavaliere - il governo
avrebbe potuto fare se non ci fossero istituzioni arretrate e un'opposizione
miope. Appunto, popolo, governo, Stato. E su queste
tre parole chiave che Berlusconi sta plasmando il Pdl. «Tutti gli italiani - ha
rimarcato dalla tribuna il Premier - dovrebbero stringersi attorno al governo
che è l'elemento chiave per superare la crisi». E il paragone non va confuso
con la dc del drammatico epilogo finale, quella dilaniata dalle correnti, dalle
clientele dalla questione morale. La dc delle origini era un partito
innovativo, era il partito delle riforme, che disegnò l'Italia del dopoguerra.
«Anche i dati elettorali sono simili - ricorda un deputato piemontese di Forza
Italia Osvaldo Napoli - : tra gli anni 50-
( da "Messaggero, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Sabato
28 Marzo 2009 Chiudi ILLUMINAZIONE IN PERIFERIA 5
MILIONI ANDRANNO ALL'ILLUMINAZIONE DELLE PERIFERIE, PER INCREMENTARE GLI
STANDARD DI SICUREZZA
( da "Corriere della Sera"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-03-28 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE La legge Parte la campagna di
disobbedienza civile dei radicali Manifesto sulla bioetica Mobilitate le
parrocchie In piazza per il sì alla vita. I medici: pausa di
riflessione L'associazione Coscioni: da settembre 200 richieste di intervento
di «soccorso civile» e 2.500 testamenti biologici online ROMA — «Non possiamo
decidere da soli» dicono i medici di famiglia. «Chiediamo una pausa di
riflessione» afferma all'unanimità la Federazione degli Ordini dei medici
commentando il disegno di legge approvato dal Senato sul testamento biologico.
Mentre è al via una mobilitazione del laicato cattolico, con la pubblicazione di un'inserzione a
pagamento di una pagina-manifesto su Avvenire contro l'eutanasia e l'abbandono
terapeutico. I radicali dell'Associazione Coscioni intanto affermano di aver
avuto dal settembre scorso duecento richieste di intervento «di soccorso
civile» (sia legale che medico) in tema di fine vita e di aver raccolto oltre
2.500 testamenti biologici telematici. Claudio Cricelli, presidente
della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) ha messo in evidenza in
particolare che nel nuovo ddl si «attribuiscono forti responsabilità al medico
di fiducia della persona e della famiglia, cioè al medico di medicina generale,
che vanno ben al di là dei compiti attuali ». Mentre nel documento della
Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fno
( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 75 del 2009-03-28 pagina 16
Spagnoli ci avete scocciato: pensate ai guai di casa vostra di Maria Giovanna
Maglie Da «El País» l'ennesimo attacco. E l'ambasciatore Terracciano scrive una
lettera di protesta al quotidiano di Maria Giovanna Maglie
Gentile ambasciatore Terracciano, complimenti e sentiti ringraziamenti.
Ci ha vendicati. La lettera che ha inviato al quotidiano El Pais, nella sua
veste di capo della rappresentanza italiana presso il governo spagnolo, non
sembra neanche scritta da un diplomatico di carriera; meglio, è opera di un
diplomatico di razza rara, tanto è chiara, asciutta, ferma, e, lo faccia dire a
me, sacrosantamente scocciata. Quel giornale così faziosamente filo Zapatero,
praticamente un organo di partito, anche di quello Democratico italiano del
quale corre in premuroso e regolare soccorso, la deve smettere di denigrare il
governo e il Paese. Non c'entra niente qui la libertà di stampa; come lei
sottolinea, il tentativo di demolire l'immagine dell'Italia tra gli spagnoli
risponde invece a un disegno di servitù politica che nessun organo di stampa
italiano si sognerebbe di progettare, piaccia o no il governo di José Luis
Zapatero, per gli intimi Bambi. Succede che gli equilibri politici europei
siano cambiati, che un asse Sarkozy-Merkel-Berlusconi
minacci il ruolo della Spagna e le sue numerose, troppe, poltrone, ben sei
super incarichi istituzionali europei. Succede che le cose non vadano più bene
per l'economia, crollata miseramente dopo il boom edilizio e tante
rivendicazioni di tronfio primato; che la politica estera sia un disastro, e il
presidente Barack Obama nella nuova versione militare contro Bin Laden non si
sia rivelato l'amico che ingenuamente la sinistra in Europa aveva immaginato;
che il federalismo morda le calcagna a Madrid, visto l'apporto determinante del
partito catalano alla rielezione dei socialisti. Il governo è nervoso e la
butta sugli attacchi ad altri Stati, il Pais pubblica fedele,
se serve, anticipa. Così l'Italia è descritta come dominio di un tiranno nello
stile delle dittature latino americane, Pinochet
naturalmente, non Hugo Chavez, il presidente del Consiglio eletto ha bisogno
dello psichiatra, qui si praticano tortura e politiche razziste. Ha fatto bene,
ambasciatore, a dire basta, anche perché c'è davvero poco, scansato il fango
delle calunnie, di cui vantarsi in casa Zapatero. Al mini-summit europeo del 4
ottobre del 2008 i capi di Stato di Berlino, Roma, Parigi e Londra, si sono
incontrati per decidere sulle posizioni comuni da adottare contro la crisi
finanziaria, lasciando fuori la Spagna, che pure Zapatero aveva definito
«l'economia più solida del mondo», addirittura il Paese sopra la media europea
per reddito pro capite. Per il premier spagnolo fino a pochi mesi fa «il
sorpasso dell'Italia ha fatto deprimere molto il primo ministro Berlusconi» e
«in realtà, il mio obiettivo è quello di superare la Francia, anche se l'amico
Sarkozy non vuole neanche sentirselo dire». Subito dopo la crisi internazionale
ha svelato il bluff dell'economia spagnola. La recessione ha gettato anche la
Spagna in una crisi profonda: crescita dell'1,4% nel 2008, e non del 3,5% come
annunciato dal governo. Un dato che riporta il Paese agli stessi risultati del
1993. Il boom economico era stato gonfiato dagli aiuti
europei allo sviluppo, investiti quasi esclusivamente nell'edilizia, un settore
in forte perdita già dai primi mesi dell'anno, cioè prima della crisi
internazionale. La crisi ha messo a nudo le bugie sulla politica di sicurezza e
immigrazione, a lungo mantenute, anche se sulle zattere dei clandestini
l'ordine è sempre stato di sparare. Nei giorni scorsi
200 organizzazioni hanno presentato alla Procura generale dello Stato una
denuncia contro il ministero dell'Interno, accusando la polizia di «arresti
mirati», «retate» e «controlli d'identità di massa», insomma di eseguire gli
ordini per l'arresto di una «quota» minima mensile di immigrati per ciascun
distretto. Gli immigrati sono saliti da mezzo milione a 5,2 milioni nel 2008,
su una popolazione totale per la Spagna di 46 milioni di persone. Con una
disoccupazione giunta ormai al 14%, il governo ha cambiato ufficialmente
politica. La «Ley de Extranjeria» presentata a dicembre prevede severe misure
restrittive: oltre all'aumento da
( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 75 del 2009-03-28 pagina 16
Spagnoli ci avete scocciato: pensate ai vostri guai di Maria Giovanna Maglie Da
El PaÍs lennesimo attacco. E lambasciatore Terracciano scrive una
lettera di protesta al quotidiano. Il nostro Paese descritto come il dominio di un dittatore stile Pinochet
Gentile ambasciatore Terracciano, complimenti e sentiti ringraziamenti. Ci ha
vendicati. La lettera che ha inviato al quotidiano El Pais, nella sua veste di
capo della rappresentanza italiana presso il governo spagnolo, non sembra
neanche scritta da un diplomatico di carriera; meglio, è opera di un
diplomatico di razza rara, tanto è chiara, asciutta, ferma, e, lo faccia dire a
me, sacrosantamente scocciata. Quel giornale così faziosamente filo Zapatero,
praticamente un organo di partito, anche di quello Democratico italiano del
quale corre in premuroso e regolare soccorso, la deve smettere di denigrare il
governo e il Paese. Non c'entra niente qui la libertà di stampa; come lei
sottolinea, il tentativo di demolire l'immagine dell'Italia tra gli spagnoli
risponde invece a un disegno di servitù politica che nessun organo di stampa
italiano si sognerebbe di progettare, piaccia o no il governo di José Luis
Zapatero, per gli intimi Bambi. Succede che gli equilibri politici europei siano
cambiati, che un asse Sarkozy-Merkel-Berlusconi
minacci il ruolo della Spagna e le sue numerose, troppe, poltrone, ben sei
super incarichi istituzionali europei. Succede che le cose non vadano più bene
per l'economia, crollata miseramente dopo il boom edilizio e tante
rivendicazioni di tronfio primato; che la politica estera sia un disastro, e il
presidente Barack Obama nella nuova versione militare contro Bin Laden non si
sia rivelato l'amico che ingenuamente la sinistra in Europa aveva immaginato; che
il federalismo morda le calcagna a Madrid, visto l'apporto determinante del
partito catalano alla rielezione dei socialisti. Il governo è nervoso e la
butta sugli attacchi ad altri Stati, il Pais pubblica fedele,
se serve, anticipa. Così l'Italia è descritta come dominio di un tiranno nello
stile delle dittature latino americane, Pinochet
naturalmente, non Hugo Chavez, il presidente del Consiglio eletto ha bisogno
dello psichiatra, qui si praticano tortura e politiche razziste. Ha fatto bene,
ambasciatore, a dire basta, anche perché c'è davvero poco, scansato il fango
delle calunnie, di cui vantarsi in casa Zapatero. Al mini-summit europeo del 4
ottobre del 2008 i capi di Stato di Berlino, Roma, Parigi e Londra, si sono
incontrati per decidere sulle posizioni comuni da adottare contro la crisi
finanziaria, lasciando fuori la Spagna, che pure Zapatero aveva definito
«l'economia più solida del mondo», addirittura il Paese sopra la media europea
per reddito pro capite. Per il premier spagnolo fino a pochi mesi fa «il
sorpasso dell'Italia ha fatto deprimere molto il primo ministro Berlusconi» e
«in realtà, il mio obiettivo è quello di superare la Francia, anche se l'amico
Sarkozy non vuole neanche sentirselo dire». Subito dopo la crisi internazionale
ha svelato il bluff dell'economia spagnola. La recessione ha gettato anche la
Spagna in una crisi profonda: crescita dell'1,4% nel 2008, e non del 3,5% come
annunciato dal governo. Un dato che riporta il Paese agli stessi risultati del
1993. Il boom economico era stato gonfiato dagli aiuti
europei allo sviluppo, investiti quasi esclusivamente nell'edilizia, un settore
in forte perdita già dai primi mesi dell'anno, cioè prima della crisi
internazionale. La crisi ha messo a nudo le bugie sulla politica di sicurezza e
immigrazione, a lungo mantenute, anche se sulle zattere dei clandestini
l'ordine è sempre stato di sparare. Nei giorni scorsi
200 organizzazioni hanno presentato alla Procura generale dello Stato una
denuncia contro il ministero dell'Interno, accusando la polizia di «arresti
mirati», «retate» e «controlli d'identità di massa», insomma di eseguire gli
ordini per l'arresto di una «quota» minima mensile di immigrati per ciascun
distretto. Gli immigrati sono saliti da mezzo milione a 5,2 milioni nel 2008,
su una popolazione totale per la Spagna di 46 milioni di persone. Con una
disoccupazione giunta ormai al 14%, il governo ha cambiato ufficialmente
politica. La «Ley de Extranjeria» presentata a dicembre prevede severe misure
restrittive: oltre all'aumento da
( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2009)
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n. 75 del 2009-03-28 pagina 0 Fini:
"La Costituzione va modernizzata Il biotestamento non è da Stato
laico" di Redazione Seconda giornata di lavori al congresso del Pdl. Fini:
"Nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e
storie politiche diverse". Appello al sistema bipartitico: "Prendere
posizione sul referendum". Quindi annuncia tre grandi patti per rilanciare
il Paese: tra padri e figli, tra capitale e lavoro e tra Nord e Sud.
Berlusconi: "La mia vita è cambiata" (video d'apertura). Guarda la
diretta dei lavori Roma - "Con la nascita del Pdl la mia vita è
cambiata". All'indomani del discorso, che ieri ha aperto il congresso per
la fondazione del Popolo della Libertà (guarda il video), il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi ha salutato con queste parole la fusione di Forza
Italia e Alleanza nazionale. Una fusione che anche il presidente della Camera,
Gianfranco Fini, ha voluto abbracciare ricordando il tracciato segnato
dall'onorevole Pinuccio Tatarella. Così, invocando una stagione costituente e
chiedendo un rinnovato patto economico-sociale per il Paese, la terza carica
dello Stato ha salutato la nascita di "un grande soggetto politico di
popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse". Il
riconoscimento della leadership a Berlusconi Un ringraziamento al presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, "per la chiarezza e per la generosità
con cui ieri nel suo intervento, in un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in
alcuni casi legittime paure". Così il presidente della Camera ha
cominciato il suo intervento ringraziando anche la platea dei delegati per il
lungo applauso con cui è stato accolto. "Con il
Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e
storie politiche diverse", ha spiegato Fini ringraziando Berlusconi per la
sua "generosità" e per aver riconosciuto che "il Pdl non è una
Forza Italia allargata né solo un cartello elettorale". Secondo il numero
uno di Montecitorio il nuovo partito sarà "un grande soggetto politico di
popolo, sintesi dei valori, storie, esperienze, patrimoni, di donne e uomini
con storie diverse, ma che sanno che il comune obiettivo della politica con la
'p' maiuscola, è il bene comune: donne e uomini liberi che hanno il sogno di unItalia migliore".
L'imput al referendum Nel suo discorso Fini entra subito nel vivo dei lavori
che il nuovo soggetto politico dovrà affrontare. Al primo posto c'è, sicuramente, il nodo del
referendum. "è bene che il Pdl discuta nelle prossime settimane su come
orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno", ha detto il
presidente della Camera riprendendo lauspicio dello stessoo Berlusconi per
un sistema bipartitico. Quel referendum, ha detto Fini, consente una
"accelerazione verso quel sistema". "Non so se
siano maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha
aggiunto l'ex leader di An - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la
decisione su come comportarsi in quel referendum. Anche
se questo comporterà la necessità di discutere, tra noi, e anche con gli
alleati". Il riferimento è alla Lega, dal principio contraria al
referendum: "Il Pdl dovrà porre al proprio ordine del giorno la
discussione su quale atteggiamento da assumere sul referendum" fissato per
il 7 giugno e che rappresenta "non un incidente di percorso" ma un
punto importante per la possibile evoluzione bipartitica del sistema. Costruire
l'Italia del domani "Un grande partito plurale". Questo il Pdl,
secondo Gianfranco Fini, "non un cartello elettorale" nato
"grazie alla lungimiranza e alla lucida follia" di Silvio Berlusconi.
"Dobbiamo guardare allItalia del domani, dobbiamo costruire lItalia
che verrà - ha detto Fini - bisogna essere capaci di governare ma anche di
decidere". "Rilanciare una grande stagione costituente" è,
secondo Fini, la "grande sfida" per il centrodestra che deve porisi
due obiettivi: "evitare la polemica continua" tra cariche
istituzionali che difendono la costituzione che cè e il governo
che «giustamente» chiede più poteri per operare e anche "chiamare allo
scoperto la sinistra" su quali sono le sue proposte. Federalismo
istituzionale, cioè revisione del bicameralismo perfetto e nuova forma di governo sono i due punti
chiave indicati dal presidente della Camera. Modernizzare la Costituzione Fini
torna a insistere per una riforma della seconda parte della Costituzione
chiedendo di "porre termine alla lunga transizione degli ultimi
anni". "Dobbiamo riprendere - ha proseguito la terza carica dello
Stato - il discorso troppe volte interrotto delle riforme istituzionali,
indispensabili in un Italia che deve modernizzare la
Costituzione". Non nella prima parte che "merita rispetto e ha
assunto un valore che è di tutti gli italiani, ma la seconda parte si deve
cambiare". Unica modifica nella prima parte della Costituzione deve
essere, secondo Fini, linserimento di un riferimento
allEuropa di cui "lItalia è uno dei padri fondatori". "O la democrazia
è rappresentativa e governante oppure se pone il suo baricentro solo sullaspetto
della rappresentatività senza tenere nel dovuto conto la necessità di
rispondere in tempi reali a sfide che sono sempre più impellenti, rischia di apparire non in
sintonia con le esigenze più profonde di un popolo". Economia sociale e
crisi di mercato Una citazione al libro di Giulio Tremonti e la necessità di
rilanciare leconomia sociale di mercato. Fini parla della crisi economica e delle ricette che il centrodestra
dovrebbe mettere in atto per superarla. "Questa non è una crisi come le
altre, è una crisi strutturale che chiama in causa la struttura del
capitalismo", ha spiegato Fini criticando il capitalismo senza regole e
affermando che "la crisi ha le sue radici nel fatto che leconomia
aveva messo le sue radici nella finanza. E' la crisi dellideologia che
Tremonti ha definito il mercatismo". Non si può, però, "ridurre tutto
allenunciazione che è colpa delle banche e della finanza" perché senza di esse leconomia
langue. Per Fini "la risposta alla crisi è la necessità di nuove regole e
il riferimento a un valore come il lavoro". "O leconomia è
sociale o rischia di essere antisociale. Sono valori tradizionali, non cè
nulla di nuovo sotto
il sole". Fini ha poi ribadito la necessità della sussidiarietà. Il patto tra Nord e Sud "Innanzitutto un patto tra generazioni.
Dobbiamo far sentire i padri e i figli sulla stessa parte
della barricata". Secondo Fini, compito principe del centrodestra è
"passare ad una riforma del welfare" e "tutelare i più deboli e
garantire loro più stabilità". Non solo. La terza carica dello Stato ha
spiegato che "serve una concordia sociale: se vogliamo tagliare lerba
sotto i piedi di una sinistra che più si attarda, dobbiamo promuovere una concordia sociale".
Infine, ha sottolineato il presidente della Camera,
"serve un patto tra nord e sud: il meridione rischia di pagare più di
altri la crisi. Dobbiamo partire dalla coesione sociale, non temo
affatto limpatto
del federalismo fiscale ma lo Stato deve esserci. Quello che è accaduto ad
Acerra è simbolico. Quando lo Stato cè e il meridione si
libera dalla piaga dei rifiuti lo Stato afferma una presenza positiva".
Fini ha, poi, concluso parlando della legalità: "Se siamo il popolo della libertà, libertà
vuol dire libertà dalle mafie e dalla clientele".
La crisi culturale della sinistra Quella che sta attraversando la sinistra
italiana "non è una crisi di consenso, ma una profonda crisi di idee e di
valori di riferimento che deriva dal fatto che si è spenta da tempo quellegemonia
di gramsciana memoria che voleva che solo la sinistra fosse in grado di
comprendere la società italiana e che quindi fosse capace di orientarne il
cammino". Fini ha, quindi, spiegato che "se la chiave di lettura di questa crisi è giusto o
perlomeno accettabile, bisogna fare un passo avanti: e significa declinare
questa categoria di valori nella realtà nazionale". E lItalia,
ha spiegato, è un Paese dove "è forte il ruolo del pmi, dove il principale ammortizzatore sociale è
la famiglia. Un paese dove cè molto volontariato e associazioni
no profit. E dunque - ha concluso il ragionamento - la
risposta alla crisi globale può essere fornita da categorie culturali estranee
o sconosciute alla cultura
della sinistra italiana ed europea". Integrazione e immigrazione
"Non dobbiamo aver paura dellimmigrazione, noi siamo
un popolo di emigranti. Non dobbiamo aver paura dello straniero, ma guidare
questo processo complesso, lintegrazione non significa assimilazione quando cè
legalità". Bisogna, quindi, discutere per indicare "nuovi percorsi
per ottenere la cittadinanza italiana". "Non dobbiamo avere paura del
futuro",ha detto il presidente della Camera
sottolineando il ruolo "centrale" della scuola e della formazione. E ha indicato la
possibilità di chiedere "un giuramento sulla nostra Costituzione" ai
nuovi cittadini. E non bisogna aver paura di discuterne, ha aggiunto Fini,
perché "non si tratta di fughe in avanti o di strizzatine docchio
alla sinistra, perchè
è proprio questo che dobbiamo affermare: questi non sono temi su cui può
parlare solo la sinistra". Laicità frutto di un cristianesimo maturo
"La società che verrà ha lobbligo di essere laica", ha
detto il presidente della Camera ammettendo che gli è capitato e gli capiterà ancora in futuro di
essere in minoranza nel Pdl "anche se su alcune grandi questioni dobbiamo
abituarci a ritrovarci in posizioni diverse". "Quando dico laicità -
ha spiegato Fini - non intendo negare quello che è il magistero morale della
Chiesa, lalto ruolo sociale che ha svolto la Chiesa, il contributo che ha
dato allidentità italiana". Ma credere che "tra difendere la identità europea riconoscendo nelle radici cristiane la
sua base e chiedere che le istituzioni siano laiche non cè contraddizione. Laicità è la separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici
più avveduti". Quindi Fini ha usato le parole delleuroparlamentare
Mario Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto:
"La laicità è il
frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce ciò che è di Cesare e
ciò che è di Dio. La laicità è garanzia anti-ideologica".
Proprio per questo Fini ha chiesto al congresso: il testo della legge sul
testamento biologico "approvato al Senato siamo sicuri che è laico? Quando si impone un precetto per
legge, siamo più vicini allo stato etico che a stato laico". Fini ha
riconosciuto che "è una questione in cui mi è capitato di essere in
minoranza nel Pdl. Ma non me ne dolgo". Il
presidente della Camera sottolinea che "la laicità delle istituzioni non è
quello di chi nega il magistero della Chiesa, lalto ruolo
sociale che svolge. Non cè contraddizioni tra chiedere istituzioni laiche
e rivendicare radici cristiane". L'abbraccio con Berlusconi Gianfranco Fini ha terminato tra
gli applausi il proprio intervento a congresso del Pdl. Il premier Silvio
Berlusconi che ha ascoltato in prima fila il discorso
seduto vicino alla compagna del presidente della Camera Elisabetta Tulliani
sale sul palco per salutare ed abbracciare Fini. Il Cavaliere stringe la mano
al leader di An e prende la parola: "Ecco questo è per spazzare via tutte
le malignità che dicono che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e non
condividiamo gli stessi ideali e valori". Poi, a margine, il premier ha
detto: "Gianfranco ha fatto un bellissimo discorso". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
«Napoli: tra nuove
povertà e segni di speranza», è il titolo dell'incontro promosso ieri presso
l'antico refettorio di piazza S. Maria la Nova e promosso dall'azione Cattolica
di Napoli e dalla Consulta Diocesana delle aggregazioni laicali. Un convegno
che ha messo a confronto i due volti della città di Napoli, quello del degrado,
della povertà, degli emarginati e l'impegno delle associazioni cattoliche e
laiche unite nell'offrire una speranza. Numerosi i presenti che hanno
partecipato attraverso filmati e testimonianze lavorative tra cui Matilde
Azzolini, rappresentante della comunità di S. Egidio, Gianluca Guida, direttore
dell'Istituto di rieducazione minorile di Nisida e Aniello Tortora, incaricato
Cec della pastorale sociale e del lavoro. «Il nostro
obiettivo è condurre ad una riappropriazione della povertà spirituale e
contemporaneamente combattere il disagio della nostra realtà. Educarci verso
uno stile di vita più sobrio, ritrovando valori grazie anche all'impegno di
numerosi giovani», ha così esordito il presidente
diocesano dell'azione cattolica di Napoli, Concetta Amore.
L'attenzione è stata focalizzata sui nuovi e sconcertanti indici di povertà non
solo del nostro mezzogiorno ma di tutto il paese; negli ultimi cinque anni si è
verificato un aumento cospicuo della diseguaglianza tra classi sociali con
evidenti problematiche per coloro che già versavano in condizioni disagiate.
«La povertà è un fenomeno che si associa
inevitabilmente ai temi dell'esclusione e dell'emarginazione sociale.
Strutturalità e trasferibilità da una famiglia all'altra sono due dati peculiari della povertà napoletana che la
caratterizzano e la distinguono», ha spiegato Giacomo Di Gennaro, docente della
Federico II, riferendosi al territorio di Napoli ed alla sua periferia.
Cristina Celli
( da "Giornale.it, Il"
del 28-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 75 del 2009-03-28 pagina 0 Fini:
"Serve una stagione costituente Il biotestamento non è da Stato
laico" di Redazione Seconda giornata di lavori al congresso del Pdl. Fini:
"Nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e
storie politiche diverse". Appello al sistema bipartitico: "Prendere
posizione sul referendum". Quindi annuncia tre grandi patti per rilanciare
il Paese: tra padri e figli, tra capitale e lavoro e tra Nord e Sud.
Berlusconi: "La mia vita è cambiata" (video d'apertura). Guarda la
diretta dei lavori Roma - "Con la nascita del Pdl la mia vita è
cambiata". All'indomani del discorso, che ieri ha aperto il congresso per
la fondazione del Popolo della Libertà (guarda il video), il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi ha salutato con queste parole la fusione di Forza
Italia e Alleanza nazionale. Una fusione che anche il presidente della Camera,
Gianfranco Fini, ha voluto abbracciare ricordando il tracciato segnato
dall'onorevole Pinuccio Tatarella. Così, invocando una stagione costituente e
chiedendo un rinnovato patto economico-sociale per il Paese, la terza carica
dello Stato ha salutato la nascita di "un grande soggetto politico di
popolo, sintesi di patrimoni umani e storie politiche diverse". Una spinta che piace anche a Berlusconi che, ascoltato il discorso
dell'alleato, ha detto: "Ho colto la spinta sulle riforme. Sono daccordo
con te, partiamo subito". Il riconoscimento della leadership a Berlusconi Un ringraziamento al
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "per la chiarezza e per la
generosità con cui ieri nel suo intervento, in un colpo solo ha spazzato via luoghi comuni e interpretazioni maliziose o interessate, in
alcuni casi legittime paure". Così il presidente della Camera ha
cominciato il suo intervento ringraziando anche la platea dei delegati per il
lungo applauso con cui è stato accolto. "Con il
Pdl nasce un grande soggetto politico di popolo, sintesi di patrimoni umani e
storie politiche diverse", ha spiegato Fini ringraziando Berlusconi per la
sua "generosità" e per aver riconosciuto che "il Pdl non è una
Forza Italia allargata né solo un cartello elettorale". Secondo il numero
uno di Montecitorio il nuovo partito sarà "un grande soggetto politico di
popolo, sintesi dei valori, storie, esperienze, patrimoni, di donne e uomini
con storie diverse, ma che sanno che il comune obiettivo della politica con la
'p' maiuscola, è il bene comune: donne e uomini liberi che hanno il sogno di unItalia migliore".
L'imput al referendum Nel suo discorso Fini entra subito nel vivo dei lavori
che il nuovo soggetto politico dovrà affrontare. Al primo posto c'è,
sicuramente, il nodo del referendum. "è bene che il Pdl discuta nelle
prossime settimane su
come orientare il proprio voto al referendum elettorale di giugno", ha
detto il presidente della Camera riprendendo lauspicio dello
stessoo Berlusconi per un sistema bipartitico. Quel referendum, ha detto Fini,
consente una "accelerazione verso quel sistema". "Non so se siano
maturi i tempi, se ci siano le condizioni per il bipartitismo - ha aggiunto
l'ex leader di An - ma il Pdl può mettere nel suo dibattito interno la
decisione su come comportarsi in quel referendum. Anche
se questo comporterà la necessità di discutere, tra noi, e anche con gli
alleati". Il riferimento è alla Lega, dal principio contraria al
referendum: "Il Pdl dovrà porre al proprio ordine del giorno la
discussione su quale atteggiamento da assumere sul referendum" fissato per
il 7 giugno e che rappresenta "non un incidente di percorso" ma un
punto importante per la possibile evoluzione bipartitica del sistema. Costruire
l'Italia del domani "Un grande partito plurale". Questo il Pdl,
secondo Gianfranco Fini, "non un cartello elettorale" nato
"grazie alla lungimiranza e alla lucida follia" di Silvio Berlusconi.
"Dobbiamo guardare allItalia del domani, dobbiamo costruire lItalia che verrà - ha detto Fini -
bisogna essere capaci di governare ma anche di decidere". "Rilanciare
una grande stagione
costituente" è, secondo Fini, la "grande sfida" per il
centrodestra che deve porisi due obiettivi: "evitare
la polemica continua" tra cariche istituzionali che difendono la
costituzione che cè e il governo che «giustamente» chiede più
poteri per operare e
anche "chiamare allo scoperto la sinistra" su quali sono le sue
proposte. Federalismo istituzionale, cioè revisione del bicameralismo perfetto
e nuova forma di governo sono i due punti chiave indicati dal presidente della
Camera. Modernizzare la Costituzione Fini torna a insistere per una riforma
della seconda parte della Costituzione chiedendo di "porre termine alla
lunga transizione degli ultimi anni". "Dobbiamo riprendere - ha
proseguito la terza carica dello Stato - il discorso troppe volte interrotto
delle riforme istituzionali, indispensabili in un Italia
che deve modernizzare la Costituzione". Non nella prima parte che
"merita rispetto e ha assunto un valore che è di tutti gli italiani, ma la
seconda parte si deve cambiare". Unica modifica nella prima parte della
Costituzione deve essere, secondo Fini, linserimento di un
riferimento allEuropa di cui "lItalia è uno dei padri
fondatori". "O la democrazia è rappresentativa e governante oppure se
pone il suo baricentro solo sullaspetto della rappresentatività senza tenere nel dovuto conto
la necessità di rispondere in tempi reali a sfide che sono sempre più
impellenti, rischia di apparire non in sintonia con le esigenze più profonde di
un popolo". Economia sociale e crisi di mercato Una citazione al libro di
Giulio Tremonti e la necessità di rilanciare leconomia sociale
di mercato. Fini parla della crisi economica e delle ricette che il
centrodestra dovrebbe mettere in atto per superarla. "Questa non è una
crisi come le altre, è una crisi strutturale che chiama in causa la struttura del
capitalismo", ha spiegato Fini criticando il capitalismo senza regole e
affermando che "la crisi ha le sue radici nel fatto che leconomia
aveva messo le sue radici nella finanza. E' la crisi dellideologia che Tremonti ha definito il
mercatismo". Non si può, però, "ridurre tutto allenunciazione
che è colpa delle banche e della finanza" perché senza di esse
leconomia langue. Per Fini "la risposta alla crisi è la necessità di
nuove regole e il riferimento a un valore come il lavoro". "O leconomia
è sociale o rischia di essere antisociale. Sono valori tradizionali, non
cè nulla di nuovo sotto il sole". Fini ha poi ribadito la necessità
della sussidiarietà. Il patto tra Nord e Sud
"Innanzitutto un patto tra generazioni. Dobbiamo far
sentire i padri e i figli sulla stessa parte della barricata".
Secondo Fini, compito principe del centrodestra è "passare ad una riforma
del welfare" e "tutelare i più deboli e garantire loro più
stabilità". Non solo. La terza carica dello Stato ha spiegato che
"serve una concordia sociale: se vogliamo tagliare lerba
sotto i piedi di una sinistra che più si attarda, dobbiamo promuovere una
concordia sociale". Infine, ha sottolineato il
presidente della Camera, "serve un patto tra nord e sud: il meridione rischia di pagare più di altri la
crisi.
Dobbiamo partire dalla coesione sociale, non temo affatto limpatto
del federalismo fiscale ma lo Stato deve esserci. Quello che è accaduto ad
Acerra è simbolico. Quando lo Stato cè e il meridione si libera dalla piaga dei
rifiuti lo Stato afferma una presenza positiva". Fini ha, poi, concluso
parlando della legalità: "Se siamo il popolo della libertà, libertà vuol
dire libertà dalle mafie e dalla clientele". La
crisi culturale della sinistra Quella che sta attraversando la sinistra
italiana "non è una crisi di consenso, ma una profonda crisi di idee e di
valori di riferimento che deriva dal fatto che si è spenta da tempo quellegemonia
di gramsciana memoria che voleva che solo la sinistra fosse in grado di comprendere la
società italiana e che quindi fosse capace di orientarne il cammino". Fini
ha, quindi, spiegato che "se la chiave di lettura di questa crisi è giusto
o perlomeno accettabile, bisogna fare un passo avanti: e significa declinare questa
categoria di valori nella realtà nazionale". E lItalia,
ha spiegato, è un Paese dove "è forte il ruolo del pmi, dove il principale
ammortizzatore sociale è la famiglia. Un paese dove cè molto volontariato
e associazioni no profit. E dunque - ha concluso il ragionamento - la
risposta alla crisi globale può essere fornita da categorie culturali estranee
o sconosciute alla cultura della sinistra italiana ed europea". Integrazione e immigrazione
"Non dobbiamo aver paura dellimmigrazione, noi siamo
un popolo di
emigranti. Non dobbiamo aver paura dello straniero, ma guidare questo processo
complesso, lintegrazione non significa assimilazione quando cè
legalità". Bisogna, quindi, discutere per indicare "nuovi percorsi
per ottenere la cittadinanza italiana". "Non dobbiamo avere paura del futuro",ha detto il presidente della Camera sottolineando il ruolo
"centrale" della scuola e della formazione. E ha indicato la
possibilità di chiedere "un giuramento sulla nostra Costituzione" ai
nuovi cittadini. E non bisogna aver paura di discuterne, ha aggiunto Fini,
perché "non si tratta di fughe in avanti o di strizzatine docchio
alla sinistra, perchè è proprio questo che dobbiamo affermare: questi non sono
temi su cui può parlare solo la sinistra". Laicità frutto di un cristianesimo maturo "La
società che verrà ha lobbligo di essere laica", ha detto il
presidente della Camera ammettendo che gli è capitato e gli capiterà ancora in
futuro di essere in minoranza nel Pdl "anche se su alcune grandi questioni
dobbiamo abituarci a
ritrovarci in posizioni diverse". "Quando dico laicità - ha spiegato
Fini - non intendo negare quello che è il magistero morale della Chiesa, lalto
ruolo sociale che ha svolto la Chiesa, il contributo che ha dato
allidentità italiana". Ma credere che "tra difendere la identità
europea riconoscendo nelle radici cristiane la sua base e chiedere che le
istituzioni siano laiche non cè contraddizione. Laicità è la separazione delle due sfere, come è ben chiaro ai cattolici
più avveduti". Quindi Fini ha usato le parole delleuroparlamentare
Mario Mauro, unica citazione del discorso, per spiegare meglio il concetto:
"La laicità è il frutto della maturità del cristianesimo perché chiarisce
ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. La laicità è garanzia
anti-ideologica". Proprio per questo Fini ha
chiesto al congresso: il testo della legge sul testamento biologico
"approvato al Senato siamo sicuri che è laico? Quando si impone un precetto per legge, siamo più vicini allo stato etico che a stato laico".
Fini ha riconosciuto che "è una questione in cui mi è
capitato di essere in minoranza nel Pdl. Ma non me ne
dolgo". Il presidente della Camera sottolinea che "la laicità
delle istituzioni non è quello di chi nega il magistero della Chiesa, lalto
ruolo sociale che
svolge. Non cè contraddizioni tra chiedere istituzioni
laiche e rivendicare radici cristiane". L'abbraccio con Berlusconi
Gianfranco Fini ha terminato tra gli applausi il proprio intervento a congresso
del Pdl. Il premier Silvio Berlusconi che ha ascoltato in prima fila il
discorso seduto vicino alla compagna del presidente della Camera Elisabetta
Tulliani sale sul palco per salutare ed abbracciare Fini. Il Cavaliere stringe
la mano al leader di An e prende la parola: "Ecco questo è per spazzare
via tutte le malignità che dicono che io e Gianfranco non ci vogliamo bene e
non condividiamo gli stessi ideali e valori". Poi, a margine, il premier
ha detto: "Gianfranco ha fatto un bellissimo discorso". © SOCIETà
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