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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"   26 maggio    5 giugno 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Silvio è pensionabile ma Dario non lo sa ( da "Riformista, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici, accasermati per sopravvivenza nella zattera di Forza Italia, sono in cammino per cercare la via del dopo Berlusconi. Nel Partito democratico il processo di decantazione non è diverso, anche se debole è il suo manifestarsi, perché su di esso pesa la sconfitta per irrilevanza innovativa.

Chi è Bernardin, il cardinale citato da Obama america ( da "Riformista, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il rapporto tra clero e laicato, il rapporto tra religione e politica, il magistero della Chiesa e la pastorale, la capacità della Chiesa di abbracciare le minoranze razziali ed etniche, le disponibilità finanziarie della Chiesa e l'organizzazione delle realtà cattoliche sociali (scuole e ospedali).

I timori di De Gasperi ( da "Corriere della Sera" del 26-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma il suo antifascismo e la sua concezione laica della politica venivano osservati con sospetto: un atteggiamento che la cerchia di Pio XII non avrebbe abbandonato mai. La figlia Maria Romana ricorda che il pontefice non volle incontrare in udienza privata De Gasperi presidente del Consiglio, una volta tornata la libertà: «Allora era difficile parlarsi.

Galileo TRA DUE SCIENZE LA POESIA DEL MONDO NASCOSTA TRA LE STELLE ( da "Manifesto, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica ha elaborato sistemi di valori che mutano in rapporto alle evoluzioni delle società, a differenza di quanto la Chiesa pretende per le proprie concezioni scientifiche e etiche. In margine al convegno su Galileo dell'Istituto Stensen, un dialogo con Paolo Galluzzi, direttore del Museo della Scienza di Firenze Marco Piccolino Da più di un quarto di secolo Paolo Galluzzi dirige

Galileo TRA DUE SCIENZE ( da "Manifesto, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica ha elaborato sistemi di valori che mutano in rapporto alle evoluzioni delle società, a differenza di quanto la Chiesa pretende per le proprie concezioni scientifiche e etiche. In margine al convegno su Galileo dell'Istituto Stensen, un dialogo con Paolo Galluzzi, direttore del Museo della Scienza di Firenze Marco Piccolino Da più di un quarto di secolo Paolo Galluzzi dirige

I cattorelativisti ( da "Foglio, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è un esibizionismo strumentale dei valori cristiani: è una mancanza di laicità e allo stesso tempo di rispetto per la fede”. Sempre stati molto attenti, i cattolici d?imprinting progressista, a tenere separate le valutazioni riconducibili a convinzioni etiche o religiose e il piano civile, circoscritto e protetto dalla sfera della laicità.

- valerio petrarca ( da "Repubblica, La" del 27-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: li si guarda come fonte di ispirazione e come guida per la nostra vita di uomini nel mondo, allora essi hanno da dire ogni giorno a ognuno qualcosa di nuovo. Se non altro ci danno la misura, scandalosa forse più per la Chiesa istituzionale che per il mondo dei laici, della distanza tra il mondo che i vangeli prefigurano e il mondo che tutti abbiamo contribuito a fare.

Reggio, al voto con un solo comunista La ex sindaco fa tremare il Pd ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: figura internazionale nella lotta allo sfruttamento sessuale dei minori: «La cultura laica è morta. Nel Pd non c'è ricambio, solo lotta per il potere». La torta è succulenta. Tra macchine agricole e suini, ceramiche e Parmigiano, gli asili «più belli del mondo» e un'immigrazione record a dispetto di una disoccupazione contenuta, Reggio regge ancora la scena nell'Emilia che cambia.

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: far passare Berlusconi come difensore dei valori cattolici? Ci vorrebbe un po' di pudore... «Vede, io sono per una visione laica della politica. Non mi pongo il problema Berlusconi e valori cattolici. Piuttosto mi chiedo: che cosa ha fatto di positivo? E penso tra l'altro al libro bianco, alla politica estera, alla gestione delle emergenze come in Abruzzo,

Una bella giornata in biblioteca Siamo i bambini e le bambine della scuola primaria Domeni... ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico e lungi dall'essere un baciapile, per definizione e convinzione e difensore riconosciuto di libertà e democrazia, che scrive: «Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze», e ancora: «Neppure sono valide le altre comuni accuse alla chiesa cristiana cattolica per la

Nel Pd niente anagrafe ma in entrambi i sensi ( da "Riformista, Il" del 29-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Se invece dico che bisogna saper conciliare punti di vista diversi tra cattolici, laici e agnostici lascio intendere che mi voglio tenere le mani libere nel gioco parlamentare. Cioè antepongo le esigenze tattiche alla difesa di un principio. E per i nostri elettori fa una bella differenza. Io dico che il Pd ha bisogno di una figura completamente nuova nel modo di proporsi,

L'educatore dia l'esempio ( da "Riformista, Il" del 29-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: del Concilio ha inteso stabilire una discontinuità con la Tradizione della Chiesa, travalicando ad esempio i confini oggettivamente esistenti tra la gerarchia e il laicato, guardando alla Chiesa con un taglio orizzontale che escludeva il riferimento a Dio, in aperto contrasto con la dottrina cattolica». Insomma ha tradito il Concilio. (uc) 29/05/2009

L'onore dei socialisti non può ripartire da Craxi ( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gli anni in cui il dialogo tra laici e cattolici metteva in campo Paolo Sylos Labini, Claudio Napoleoni e Giorgio Fuà da un lato, Pasquale Saraceno dall'altro. Mica gli attuali furbetti dei rispettivi quartierini! Anni di riviste intese come laboratori culturali: da "Ragionamenti" di Franco Momigliano, Alessandro Pizzorno e Roberto Guiducci alle pagine giolittiane di "

ALCESTE SANTINI CITTà DEL VATICANO. BENEDETTO XVI HA AFFERMATO, INCONTRANDO IERI TUTTI I VES... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Benedetto XVI ha, così, invitato il laicato cattolico ad operare «concorde» affinché «non manchi nel Paese la coscienza della piena verità sull'uomo», vale a dire quella cristiana, pur ammettendo che, in questo campo, permane una certa «precarietà» nel senso che è necessario un maggiore impegno.

L'Occidente e l'anima cristiana alla riscoperta dei valori perduti ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 37 Dialogo Un intellettuale laico e un cardinale cercano una via per scongiurare il rischio di un'identità debole L'Occidente e l'anima cristiana alla riscoperta dei valori perduti La religione e le forze politiche, economiche e militari nella storia di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA e CAMILLO RUINI Camillo Ruini Esiste un problema che attraversa la storia,

L' Occidente ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la divisione che attraversa i campi laico e cattolico, ricombinandoli su due fronti misti e contrapposti. Da un lato gli intellettuali fedeli alla tradizione liberale, dall'altro, i «laicisti», desiderosi di confinare il cattolicesimo e la religione al puro ambito privato. E insieme a loro, i cattolici progressisti, che Ruini definisce «disincarnati».

La svolta del filosofo Massimo ( da "Foglio, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico” Sini, ma del cattolico Adriano Pessina, nella sessione dedicata a “L?etica, la medicina e lo stato”, a partire dal rapporto tra la politica, lo stato e le questioni che riguardano il confine tra vita e morte. “Il mio punto di vista –

ROSANNA BORZILLO SI MUOVERANNO IN 25MILA DALLA BASILICA DEL CARMINE MAGGIORE. L'APPUNTAMENT... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-05-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Laici adulti e responsabili - commenta Mario Di Costanzo, responsabile diocesano della Consulta dei laici- critici e e presenti: in pellegrinaggio a Pompei per fede profonda. Gente di cui ha bisogno la nostra città: partecipi e pronti a impegnarsi per la pace e la giustizia e per ricostruire i luoghi della speranza».

Sui temi etici la Chiesa interviene, non impone ( da "Secolo XIX, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 8) La ripetuta opposizione di «Stato laico» a «Stato etico» o a «Stato religioso» conduce inevitabilmente a una visione di gestione dei poteri della maggioranza non sottoposta ad altri principi generali che non siano l'arbitrio del potere stesso. 9) La Costituzione della Repubblica recita all'art.

firenze, doppio ostacolo per il bimbo l'anima rossa e i signori del mattone - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cioè una piazza laica e non religiosa, Matteo è bravo e disinvolto. E sono certo che per le primarie non ha fatto accordi con poteri e poterini». Ma poi? Che cosa non dice Domenici? Il fatto è che di quei 16 mila voti alle primarie la leggenda metropolitana vuole che più di 3 mila siano venuti da destra, dalle truppe cammellate di Denis Verdini,

Il cardinal Martini risponde ai lettori del Corriere ( da "Corriere della Sera" del 01-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al cardinale e riflette un'esigenza che molti avvertono: riprendere un dialogo tra la Chiesa Cattolica e la società civile. Nessuno meglio di Carlo Maria Martini può assolvere codesto compito. Il mondo laico e quello della fede sovente non riescono a comprendersi, in talune occasioni dibattono sui fraintendimenti e non sui valori di riferimento.

Se Berlusconi fosse gay, tutto sarebbe in ordine ( da "Foglio, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: questi giornalisti laici bigami, trigami o in quadricromia, gente che si vanta, che si compiace di sé, che conquista e stende prede sessuali a più non posso, ora se la tirano da protocolli istituzionali viventi, si alleano con la cosiddetta (da loro) sessuofobia dei preti, mostrano di detestare negli altri quello che alberga in loro,

( da "Secolo XIX, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che per la Chiesa Cattolica simboleggia il contrario di Babele: lo Spirito Santo che permette a uomini di lingue e culture diverse di capirsi». L'invito ai parrocchiani era stato affisso sulla bacheca dei giorni scorsi. «Crediamo di poter pregare anche insieme ai nostri fratelli musulmani che chiamano Dio con un nome diverso da quello che usiamo noi cattolici»

la nuova politica elettorale degli uomini senza qualità - edmondo berselli ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica, "weberiana" della politica. A lungo il conflitto politico in Italia è stato uno scontro bruciante di culture: si pensi alla stagione che va dal 18 aprile 1948 alla battaglia del 1976, con i "due vincitori" designati da Aldo Moro, la Dc e il Pci, potenzialmente i pilastri di un futuro bipartitismo "meno imperfetto"

quel patto segreto tra la destra e la chiesa - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Gianfranco Fini a tentare di smarcarsi dal berlusconismo anche in nome della laicità dello Stato. Non c´è divorzio che possa incrinare quella sorta di nuovo Concordato de facto, nonostante le critiche della Chiesa del Vangelo alla «partnership» delle alte gerarchie con il politico amorale per eccellenza. Quella partnership consolidata recentemente con il Papa, in realtà viene da lontano,

Quella Repubblica che meritava di essere festeggiata Visti da ( da "Riformista, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: socialiste, o cattoliche, come le Fiamme Verdi, o laiche, come Giustizia e libertà (Pajetta, Iotti, Dossetti, Taviani, Boldrini, solo per citarne alcuni), e avevano vissuto, durante la Resistenza, l'esperienza comune della lotta di liberazione «Nascosti nelle canoniche», come ha ricordato Nilde Iotti.

Pannella vs i fondamentalisti ( da "Riformista, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al vecchio leone radicale sono state sufficienti poche battute per svelare la debolezza delle posizioni avverse. Sopratutto in quel tratto del dibattito in cui il fronte cattolico ha sostenuto che le vere distinzioni non passano tra laici e cattolici, ma tra "laicisti" (i cattivi) e i cattolici, che hanno ovviamente sempre ragione .

Niente carri armati e tempi ristretti Cerimonia per l'Abruzzo ( da "Corriere della Sera" del 03-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dopo essere stata soppressa «perché ritenuta in contrasto col pacifismo laico e soprattutto quello cattolico». Marco Nese Applausi I vigili del fuoco che sono intervenuti in Abruzzo hanno sfilato su un camion con un cartello della Protezione civile Apprezzamento Il capo dello Stato ha detto di aver apprezzato «la sobrietà e il rigore»

IL DIALOGO CONTRO L'OTTUSITÀ ( da "Corriere della Sera" del 03-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: scuola laica e statale che aiuta i cittadini del futuro a vivere al meglio nella società che si sta delineando. Questi segnali non sono isolati. Colpiscono per la loro forza e per la serena convinzione di chi li diffonde e fanno parte di un movimento di opinione in crescita, lontano dagli isterismi che hanno caratterizzato le ultime campagne elettorali centrate sulla paura dell'

Battesimocivilein spagna ( da "Secolo XIX, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ad aprire la cerimonia laica, le note dell'Inno dell'Allegria, suonato dalla banda del paese, al quale è seguito un discorso del sindaco e il benvenuto al nuovo nato e la lettura dei diritti all'educazione, al libero pensiero e alle attività sociali citati nella Carta Europea del Bambino.

PAOLA DEL VECCHIO MADRID. DAVID, DUE MESI, è IL PRIMO BEBè A RICEVERE IN ANDALUSIA UN &... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ad aprire la cerimonia laica, le note dell'Inno dell'Allegria suonato dalla banda del paese, poi il discorso di benvenuto del sindaco: «Tutti qui presenti abbiamo oggi assunto l'impegno ad educati nei valori della pace, della libertà e della giustizia sociale». Quindi, la lettura dei diritti all'educazione, al libero pensiero e alle attività sociali.

il rischio del non voto - michele serra ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e la presenza nel Pd di una componente clericale (che non è sinonimo di cattolica) che boicotta in partenza ogni riforma laica sembrano, tra i tanti, i due elementi più respingenti. Così respingenti da rischiare di mettere in ombra perfino le evidenti conseguenze che l´astensione avrebbe sulla scena politica: rafforzare ulteriormente il centrodestra.

( da "Riformista, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Laicita'>

Abstract: ha detto che l'Europa ha bisogno di valori, «cattolici e laici». Non è una contraddizione? Io parlo di valori universali, che devono essere il punto di riferimento per chiunque voglia costruire un nuovo mondo diverso. I valori che ci hanno aiutato nella lotta contro il comunismo possono essere un buon punto fermo.

Davide Di sinistra con orgoglio Vorrei un Pd che avesse un NOME, un SIMBOLO, un COLORE, una CO... ( da "Unita, L'" del 05-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Io da cattolico sogno un partito dove le diverse anime socialista e cattolica democratica si uniscano in un disegno preciso, senza sgambetti. Piera Più operai meno teodem Vorrei un Pd laico senza Rutelli, la Binetti e tanti altri che di laico non hanno nulla.

La Spagna abolisce i simboli religiosi negli spazi pubblici ( da "Secolo XIX, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: progressi nella laicità dello Stato», indicati da Zapatero come il motore dell'attuale legislatura, hanno subito finora una drastica battuta d'arresto. E, al di là degli annunci, sono stati rinviati alla seconda metà del mandato bis del premier. Nonostante l'aumento del 34% dei finanziamenti alla chiesa cattolica deciso nella passata legislatura,

I Radicali sono tornati di moda e con Emma sognano il bis del '99 ( da "Riformista, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I cattolici avevano storto il muso, i laici li avevano salutati come l'antidoto alla presenza della Binetti. Mesi e mesi di convivenza difficile, di voti parlamentari talvolta difformi, poi la rottura finale. Emma in verità non è rimasta insensibile ad alcune battaglie di Franceschini.

Laici spiazzati dalla chiesa bifronte ( da "Manifesto, Il" del 05-06-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Questa visione non può che essere un punto di vista rigorosamente laico. Anche quando si schierano dalla parte dei «poveri» perché «deboli», quei settori del mondo cattolico che lo fanno, vedono il conflitto sociale in termini del tutto diversi da quella che, almeno sinora, è stata la cultura della sinistra.


Articoli

Silvio è pensionabile ma Dario non lo sa (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Silvio è pensionabile ma Dario non lo sa Silvio Berlusconi è pensionabile, Dario Franceschini è in cassa integrazione. Sono due facce della stessa medaglia. Il film della transizione è al suo finale. I colori sono sfumati per la nebbia e per il calare del sole. Corriamo il rischio di trovarci seduti in terra, confusi e storditi. Berlusconi impazza: dopo aver chiesto la eliminazione dei fastidiosi partiti alleati, ha capito che le difficoltà esterne si moltiplicano se diventano problemi all'interno di un unico contenitore. Questo nuovo disagio, non evitato con un Parlamento di nominati, Berlusconi vuole superarlo con l'eliminazione dell'85 per cento dei parlamentari. Presto arriveremo alla soppressione delle elezioni, considerate ludi cartacei e alla loro sostituzione con i sondaggi affidati agli eredi di Gianni Pilo. Ma Berlusconi ha più di una ragione per essere nervoso: le vicende familiari e la consapevolezza dell'ineluttabile invecchiamento; le infinite traversie giudiziarie e i suoi negativi riflessi sulle proprie attività aziendali; la crescente ed esosa pressione rivendicativa degli alleati e la declinante fedeltà del nucleo dei coraggiosi della prima ora; la perdita di efficacia dello stantio repertorio delle vecchie battute e delle rimasticate barzellette; e tante altre piccole e consumate astuzie di un avventato venditore di incanti e seduzioni. Però, la questione che più lo turba è il temporale che porta nel suo seno: l'irregolare dilatarsi di un consenso ottenuto per suggestione emotiva del combinato disposto di una crisi di sistema, sostenuta dalla massificazione per le paure del domani. Berlusconi già scorge nel tumido ventre della sua area di consenso, la formazione di corpi autonomi organizzati od organizzabili intorno a soluzioni ideali e pratiche della crisi nazionale al di fuori dello schema rozzo della contrapposizione tra destra revanscista e sinistra decrepita. Socialisti e liberali, imprenditori ed operai, laici e cattolici, accasermati per sopravvivenza nella zattera di Forza Italia, sono in cammino per cercare la via del dopo Berlusconi. Nel Partito democratico il processo di decantazione non è diverso, anche se debole è il suo manifestarsi, perché su di esso pesa la sconfitta per irrilevanza innovativa. Franceschini ha rimesso in circolazione il vecchio disco rotto dell'antiberlusconismo giudiziario e si va esercitando negli antichi giochi del trasformismo ottocentesco rovesciando i ruoli degli attori nel palcoscenico della politica. Ed è così che un ex democristiano decanta la storia del Partito comunista italiano e recita la favola dei capi saggi e buoni, e che un ex Pci prega sulla tomba dei politici cattolici, santi e guerrieri, e fa propria una narrazione encomiastica dell'apporto miracoloso, per sapienza e per grazia, della Democrazia cristiana, baluardo di civiltà e caposaldo democratico della vita nazionale. Ma anche nel Partito democratico si vanno formando aree di insofferenti alle facili omologazioni, e germogliano pensieri e riflessioni che rifiutano i vecchi giochi di palazzo. Le minoranze politiche sopravvissute, presenti nelle organizzazioni di testimonianza, hanno un compito difficile da svolgere: devono attivare e mettere insieme le forze vitali della contestazione interna del Pdl e del revisionismo culturale interno al Pd. Si capisce bene che questa funzione non è riconducibile alla vecchia pratica che scopre e utilizza i due forni. Il problema per le nuove generazioni non è la scelta tra diverse panetterie, è, invece, la ricerca di una farina nuova e di un diverso lievito per il pane del domani. Per ora cerchiamo di anticipare il pensionamento di Berlusconi e di interrompere la cassa integrazione di Franceschini. Il resto sarà più vicino, perché il tramonto è promettente. di Rino Formica 26/05/2009

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Chi è Bernardin, il cardinale citato da Obama america (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Chi è Bernardin, il cardinale citato da Obama america L'arcivescovo di Chicago è stato quello che Carlo Maria Martini è ancora oggi in Italia: il simbolo di una certa idea della Chiesa cattolica Nel suo discorso all'Università di Notre Dame, Barack Obama ha citato un unico cattolico: il cardinale di Chicago Joseph Bernardin. Il cardinale, spentosi nel 1996, è stato e ancora resta, nell'immaginario americano, un'icona. È stato - se è legittimo il paragone - quello che il cardinale di Milano Carlo Maria Martini è ancora oggi in Italia: il simbolo di una certa idea della Chiesa cattolica. Bernardin divenne cardinale di Chicago, allora la diocesi più grande d'America, nel 1982. Obama ha incrociato la sua strada con quella del cardinale nella Chicago degli anni 80 e 90, quelli in cui egli torna da Harvard, trova moglie, sceglie la strada del sociale e poi della politica. Quelli sono anche gli anni in cui troneggia la figura di Bernardin, cardinale e arcivescovo di Chicago, prima arcivescovo di Cincinnati, segretario della Conferenza episcopale americana dal 1968 al 1972, poi presidente. Insomma, un protagonista della vita della Chiesa e in generale nella vita pubblica americana. L'eredità di Bernardin è soprattutto legata a due episodi. Il primo - ultimo in ordine cronologico - si sviluppa nell'estate del 1996. Nel mese di agosto, tre mesi prima di morire, il cardinale lancia il suo programma più ambizioso: il Catholic Common Ground Initiative. Si tratta di un progetto ampio, che interessa la liturgia, il ruolo delle donne nella Chiesa, il rapporto tra clero e laicato, il rapporto tra religione e politica, il magistero della Chiesa e la pastorale, la capacità della Chiesa di abbracciare le minoranze razziali ed etniche, le disponibilità finanziarie della Chiesa e l'organizzazione delle realtà cattoliche sociali (scuole e ospedali). L'agenda era un calibrato mix per soddisfare sia l'ala conservatrice della Chiesa, sia quella liberal. Tra i 25 partecipanti al comitato, risultavano teologhe femministe come Elizabeth A. Johnson e teologi conservatori come Michael Novak; sindacalisti come John Sweeney, dell'Afl-Cio e collaboratori di Ronald Reagan come lo storico John T. Noonan. Il presupposto di Bernardin, e dei partecipanti al progetto (tra cui sei vescovi, tra essi quelli di Milwaukee e Los Angeles) è che la Chiesa cattolica, divisa tra conservatori e progressisti, sconvolta dallo scandalo dei preti pedofili, in preda a una crisi di vocazioni sacerdotali, avesse bisogno di identificare un common ground, un terreno comune su cui tornare a costruire. Bernardin informò il segretario di Stato, Angelo Sodano, e il prefetto della congregazione della Dottrina della fede, Joseph Ratzinger, il presidente della Conferenza episcopale americana, Anthony Pilla, e infine diede l'annuncio del suo progetto. Poche ore dopo l'annuncio, il cardinale Bernard Law di Boston criticò il progetto; il giorno dopo, lo stesso fece il cardinale James Hickey di Washington. Tempo dieci giorni, e anche il cardinale Anthony Bevilacqua di Philadelphia e il cardinale Adam Maida di Detroit criticano l'annuncio. Grazie a questa manifestazione alquanto rara di polemica in pubblico, la Chiesa cattolica americana scoprì la profondità delle divisioni che attraversavano la sua gerarchia. Il secondo episodio è legato allo scandalo dell'abuso dei minori da parte di preti. Alla fine del 1991, Bernardin aveva scoperto che un prete della sua diocesi, già colpevole di abusi e "perdonato", non soltanto si era ripetuto, ma era stato anche ricollocato in un seminario. Il cardinale di Chicago aveva allora immediatamente instaurato un comitato che aveva identificato e allontanato possibili colpevoli; aveva inoltre costituito un secondo comitato - interamente composto da laici - che avrebbe raccolto e verificato le accuse contro i preti. Quello che Bernardin colse è che queste commissioni dovevano essere indipendenti dal clero per poter non soltanto essere effettive, ma soprattutto per essere credibili di fronte all'opinione pubblica. La restaurazione dell'integrità della Chiesa doveva passare attraverso una rinuncia all'autogestione dell'istituzione. La credibilità poteva essere restaurata attraverso un limite all'autonomia. Il modello Chicago fu replicato in molte altre diocesi. Nel giugno 1993, il New York Times (edizione domenicale) riportò i risultati di un'analisi compiuta da due preti su dati rilasciati dalla diocesi di Chicago: il numero dei minori abusati oscillava da 100 in 25 anni a 15mila in 40 anni. Lo stesso cardinale Bernardin fu falsamente accusato di scandalo sessuale su minori nel novembre del 1993. L'accusa restò in piedi per 108 giorni e poi si rivelò inconsistente, e fu ritirata. L'accusa a Bernardin segnò comunque un punto di svolta. Dal 1990 al febbraio 1994, la stampa e i media nazionali coprirono diffusamente il tema degli abusi sessuali a minori comminati dai preti americani. Poi, il silenzio. Nel gennaio 2002, una rivelazione del Boston Globe diede inizio allo scandalo che conosciamo, che ha avuto risonanza mondiale, è che ha rappresentato il momento peggiore per la Chiesa romana in America da sempre. Soltanto alla fine del 2002, alcuni commentatori cattolici notarono che la maggior parte delle vittime non erano ragazze o bambini, ma teenager maschi. Questo spostò la diagnosi dall'abuso sessuale all'omosessualità, sia delle vittime che dei preti, e lasciò l'istituzione nella necessità di scegliere quale delle due - il celibato o l'omosessualità - fosse all'origine del fenomeno. La seconda linea di ragionamento si è successivamente imposta ed è diventata quella prevalente. di Enrico Beltramini 26/05/2009

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I timori di De Gasperi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 26-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cultura data: 26/05/2009 - pag: 30 Anteprima Una nuova biografia svela gli aspetti più privati dello statista, dalle difficoltà in matematica alla passione per la moglie di MASSIMO FRANCO I timori di De Gasperi «Sono troppo vecchio?» Ultrasessantenne, temeva di non riuscire a governare C he Alcide De Gasperi portasse dei polsini inamidati non può sorprendere, perché alla fine del XIX secolo erano di uso abbastanza comune anche fra gli studenti liceali come lui. Stupisce un po' di più che fossero ricamati con strani geroglifici costituiti da segni di algebra. E non perché il futuro presidente del Consiglio e cofondatore della Dc avesse una passione nascosta per la matematica; semplicemente, erano «un aiuto per superare la paura agli esami di maturità », confessò alla figlia Maria Romana, incuriosita da quelle strane reliquie adolescenziali del collegio arcivescovile di Trento. Aggiunse subito: «Tutto questo ha poca importanza». «E allora perché le hai conservate?», lo incalzò la figlia. «È stata mia madre e poi mia sorella Marcellina che non buttava via niente», fu la risposta dello statista. Un secolo dopo, bisogna ringraziare queste due donne; e non solo perché offrono una giustificazione a quanti stanno per dare gli esami e si affidano a qualche «aiuto» eterodosso. Soprattutto, quei due polsini anacronistici sono un tributo postumo alla normalità degasperiana. Scalfiscono la sua immagine mitica di un'integrità senza macchie, sciogliendola in una dimensione più umana. Come le lettere alla moglie Francesca, nelle quali il politico trentino, di tredici anni più vecchio, le confidava: «Mi piaci anche nella tua esuberanza di vitalità fisica. Mi piaci... Ma lasciamo stare le tue virtù, per non farti arrossire». Lo scritto, del 22 aprile 1922, frantuma l'altro stereotipo: quello di De Gasperi «cattolico dominato dalla fissazione della mortificazione, della sopportazione e dell'astinenza». Sono frammenti privati della biografia quasi monumentale, in tre volumi e a più mani (in totale quasi 2.000 pagine), che la Fondazione De Gasperi e l'editore Rubbettino stanno per pubblicare. Il primo ricordo affiora insieme a molti altri nella presentazione della figlia, Maria Romana. La citazione della missiva, invece, è del professor Giorgio Vecchio, ordinario di Storia contemporanea all'Università di Parma, che ha curato gli anni del fascismo dal 1926 al 1943: quelli in cui De Gasperi fu «esule in patria». Sono entrambi nel primo volume, il più denso e curioso dal punto di vista strettamente biografico. L'altro, curato dallo storico Francesco Malgieri, percorre la storia italiana dal fascismo alla democrazia. Mentre il terzo, di cui è autore il professor Pier Luigi Ballini, accompagna soprattutto la politica estera di De Gasperi. L'intenzione dichiarata è quella di entrare più in profondità nel personaggio; di completare le biografie già uscite, mettendo a disposizione le carte di tutti gli archivi. La mole dei documenti impressiona e la ricostruzione risulta minuziosa: sebbene in qualche passaggio vada a scapito della sintesi. Emerge la formazione culturale, prima che politica, di un De Gasperi studente all'Università di Vienna, capitale di un'Austria cattolica percorsa da un diffuso «antisemitismo sociale». Le pagine riportano ricordi familiari impastati con i drammi politici di quel tempo. Lasciano affiorare senza diplomatismi la storia di un rapporto stretto e insieme sofferto con le gerarchie vaticane; la nascita e la fine del Partito popolare di don Luigi Sturzo; il fascismo e i quattro mesi di carcere a Regina Coeli, a Roma. Perfino il capitolo sulle radici religiose di De Gasperi, affidato a Giovan Battista Re, cardinale vicino alla famiglia, è disseminato di notizie «minori», utili a inquadrare la vita di questo personaggio politico che l'Italia di oggi osserverebbe come un marziano. Nel 1942, quando ancora doveva iniziarsi la sua storia di rifondatore dell'Italia dopo la Seconda guerra mondiale, De Gasperi si sentiva stanco. Era spaventato dalla propria età, «perché tutti, parlando dei sessantenni, dicono spesso: è un uomo finito, troppo vecchio...». E non bastava tenere a mente che «Galileo scrisse il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano nel 1632, e cioè a 68 anni»: l'età che aveva allora il premier britannico Winston Churchill, annotava De Gasperi come elemento di conforto. D'altronde, a quel tempo era veramente un escluso. La sua carriera politica era stata stroncata vent'anni prima con la fine del Ppi e l'avvento della dittatura fascista. E per quanto fosse frugale, i soldi non bastavano per mantenere una famiglia numerosa: l'incarico di collaboratore della Biblioteca Vaticana non gli dava abbastanza. Il suo lavoro era di catalogare per ore i libri. E raccontava ad un amico che il sistema era quello della Library of Congress a Washington, e che la Fondazione statunitense Carnegie finanziava la sua diffusione. Ma «nel Vaticano », si lamentava De Gasperi, «tutto diventa americano tranne gli stipendi...». Ai vertici della Santa Sede doveva molto, compresa la libertà. Ma il suo antifascismo e la sua concezione laica della politica venivano osservati con sospetto: un atteggiamento che la cerchia di Pio XII non avrebbe abbandonato mai. La figlia Maria Romana ricorda che il pontefice non volle incontrare in udienza privata De Gasperi presidente del Consiglio, una volta tornata la libertà: «Allora era difficile parlarsi. I Papi andavano solo a Castelgandolfo». Era un'altra epoca, certo. I pontefici erano meno accessibili di quanto sarebbero diventati nei decenni successivi. Ma questo non basta a cancellare l'ombra di incomprensione fra Pio XII ed il maggior esponente politico cattolico del dopoguerra. L'uomo della ricostruzione; il capo del governo che in nove anni riportò il Paese nella comunità internazionale; e riuscì a convincere l'Italia ad adottare la democrazia vista come «anti-rivoluzione», teorizzando che «rovesciare un governo coll'insurrezione è come gettare sul pavimento un orologio per regolarlo ». Rimane da chiedersi che cosa rappresenti De Gasperi nel Belpaese del Duemila. Da un frammento della biografia, sappiamo l'idea che lui si era fatto del nuovo millennio. Ne accennò mentre era malato in una clinica romana. I genitori di una bambina ricoverata in una stanza accanto alla sua proiettarono un filmino intitolato Nell'anno 2mila. Ci sarebbe stato «il completo mascolinizzamento della donna, la quale va a passeggio e al circolo, mentre l'omo col grembiale fa la provvista». De Gasperi scrisse alla moglie che per fortuna «al 2 mila ancora ce ne manca e che noi abbiamo figliato veramente sei stata tu solo femminucce». Dei testimoni di quel tempo, uno dei pochi sopravvissuti è Giulio Andreotti. Il senatore a vita affiora ripetutamente nei tre volumi. E ha scritto una «Presentazione» alla biografia che è troppo definire anche solo scarna: sono sette righe in tutto. L'ultima dice: «Ciascuno leggerà con emozione e profitto». Dopo la vittoria Qui a fianco: De Gasperi tiene una conferenza stampa dopo le elezioni vittoriose del 1948. In basso: Alcide (secondo da sinistra) con i genitori e i fratelli all'inizio del Novecento

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Galileo TRA DUE SCIENZE LA POESIA DEL MONDO NASCOSTA TRA LE STELLE (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Galileo TRA DUE SCIENZE LA POESIA DEL MONDO NASCOSTA TRA LE STELLE La cultura laica ha elaborato sistemi di valori che mutano in rapporto alle evoluzioni delle società, a differenza di quanto la Chiesa pretende per le proprie concezioni scientifiche e etiche. In margine al convegno su Galileo dell'Istituto Stensen, un dialogo con Paolo Galluzzi, direttore del Museo della Scienza di Firenze Marco Piccolino Da più di un quarto di secolo Paolo Galluzzi dirige l'Istituto Museo di Storia della Scienza, una delle rare istituzioni culturali che nel nostro paese abbia saputo affrontare con efficacia le sfide della modernità, punto di riferimento essenziale per chi, in ogni angolo del mondo, si interessi a Galileo e alla sua storia. Al museo vero e proprio, in cui si conservano molti importanti cimeli del grande scienziato (tra questi i suoi primi telescopi), si affianca una biblioteca che possiede la collezione storiografica più importante del mondo sul caso Galileo, oltre a un sito web specializzato e a una collezione di opere digitali che non ha eguali in Italia e che si deve in grande misura proprio all'energia di Galluzzi. Dal palazzo del Lungarno in cui ha sede l'Imss si intravede la collina di Arcetri, luogo del «continuato carcere ed esilio dalla città» cui la condanna della Chiesa aveva costretto lo scienziato toscano, umiliandolo ma non domandone le energie intellettuali. Proprio ad Arcetri infatti Galileo scrisse una delle sue opere maggiori, i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, che riuscì a far pubblicare nel 1638 eludendo le proibizioni ecclesiastiche. E a Galluzzi, osservatore privilegiato della vicenda galileiana, rivolgiamo dunque alcune domande sul convegno internazionale «Il 'caso Galileo'. Una rilettura storica, filosofica, teologica» organizzato dall'Istituto Stensen, che si inaugura oggi a Firenze alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Professor Galluzzi, lei ha più volte espresso giudizi critici sul modo spesso tortuoso in cui la Chiesa ha affrontato, anche in tempi recenti, la vicenda di Galileo, a dispetto di proclami ufficiali di revisione e di autocritica. Come valuta il fatto che il convegno di Firenze sul «caso Galileo» sia organizzato da una istituzione religiosa di matrice cattolica? Il programma del convegno e l'elenco dei partecipanti fanno subito capire che si tratta di un'iniziativa di approfondimento storico-scientifico del caso Galileo. La presenza nel comitato istituzionale di un gruppo nutrito di istituzioni culturali di prestigio garantisce questo carattere dell'iniziativa. Che sia stato l'Istituto Stensen, diretto da un gesuita, a promuovere il convegno è cosa che apprezzo sinceramente. I lavori del convegno porteranno di certo nuovi elementi utili alla ricostruzione e alla comprensione di complessi aspetti della vicenda. Se poi tutto questo metterà in moto l'auspicato riesame sincero del caso Galileo da parte della cultura cattolica ufficiale, è una cosa che personalmente mi auguro, ma che non posso prevedere. La Chiesa, apparentemente in prima linea contro il «relativismo culturale», in nome di sue verità immutabili, fa spesso riferimento, in relazione al caso Galileo, ad autori appartenenti a questa area culturale, autori di scarso credito nella comunità degli storici e in particolare degli studiosi galileiani (lei ha fatto i nomi dei tedeschi Brandmüller e Greipel, ma si potrebbero citare diversi italiani (e non solo), alcuni dei quali molto in vista, soprattutto nel mondo dei media). Qual è dunque il suo parere sulla significativa «convergenza parallela» verificatasi storicamente tra posizioni della Chiesa verso Galileo e certi atteggiamenti antiscientifici della cultura moderna, più o meno venati di irrazionalismo e di relativismo culturale? Per complesse ragioni storiche, la cultura moderna, soprattutto a partire dal primo Novecento, ha accusato la scienza di proporre una visione fredda e spersonalizzante del mondo, che poco risponderebbe a certe pulsioni fondamentali dell'uomo nei suoi rapporti con il reale. Galileo, grande protagonista del processo che ha portato alla nascita della scienza moderna e alla matematizzazione della fisica, è diventato, per schiere di filosofi, scrittori, artisti, il simbolo di questa scienza oggettiva e «disumana» (basti pensare a Husserl e Koestler, e in parte a Brecht). Molte e diverse le accuse rivoltegli, tutte poco fondate su una analisi storica approfondita della sua opera. Inoltre, alcune filosofie moderne fanno riferimento a visioni consolatorie della realtà umana, che certo trovano poca corrispondenza nel pensiero galileiano, un pensiero che indubbiamente non offre all'uomo visioni immediatamente rassicuranti. Per Galileo, l'uomo non solo non è collocato più al centro dell'Universo ma non è neppure il fine ultimo del creato, l'essere verso cui tutto tende e per cui tutto è stato creato (Leopardi svilupperà in senso decisamente pessimistico questo aspetto del pensiero galileiano). La Chiesa, che propone una visione del mondo basata su una posizione di assoluto privilegio dell'uomo nel disegno salvifico di Dio, si è trovata di fatto più vicina a visioni filosofiche consolatorie e declinanti verso l'irrazionale (a dispetto spesso della loro irreligiosità), che al razionalismo culturale di impronta galileiana. E spesso, nei suoi atteggiamenti apologetici, ne ha sfruttato le argomentazioni. Tra le argomentazioni di inizio Novecento a cui la Chiesa ha attinto vi sono anche quelle riprese da Giovanni Paolo II nel discorso conclusivo dei lavori della Commissione da lui creata nel 1979 per il riesame del caso Galileo. Il Papa ribadì allora che Galileo era stato condannato perché non aveva fornito prove sufficienti del sistema copernicano (e la Chiesa giustificava e di fatto assolveva così i suoi esponenti dalle responsabilità nella condanna). Concedeva però allo scienziato pisano il merito di essere stato miglior teologo dei teologi di allora. Questo perché, dichiarando che la Bibbia non è scritta per offrire una visione scientifica del mondo, ma per indicare la via della salvezza dell'uomo, avrebbe precorso l'ermeneutica biblica moderna («la Bibbia - aveva detto Galileo- insegna Come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo»). Quella di Galileo migliore teologo che epistemologo (con, dall'altra parte, Bellarmino ottimo epistemologo ma teologo meno perspicuo) è un paradosso che la Commissione Galileiana ha ripreso opportunisticamente da Pierre Duhem, e che poco resiste all'analisi critica. Mi preme qui solo sottolineare che gli atti del processo Galileo mostrano come i giudici di allora non presero per nulla in esame il problema della validità scientifica della visione copernicana sostenuta da Galileo. L'unica direttiva a cui si fece riferimento fu l'autorità assoluta di verità che la Chiesa pretendeva di avere in ogni campo, e il conseguente diritto che si arrogava di condannare, anche nel modo più tragico, chiunque dissentisse dalle sue vedute. Un caso Galileo, inteso non come avvenimento storico, ma come espressione di tensione tra due diverse visioni del mondo, potrebbe a suo avviso ancora verificarsi? Sì certamente, e si è difatti verificato tra Cinque e Seicento, quando le scienze geologiche proponevano un'età della Terra smisuratamente più grande dei circa seimila anni desunti dai computi delle vite dei patriarchi biblici, e in seguito con Darwin. Ed è sempre in agguato, sebbene adesso la Chiesa delimiti la sfera in cui si ritiene depositaria di verità assolute alle problematiche morali. Molto spesso però aspetti della ricerca scientifica vengono ritenuti ricchi di implicazioni etiche e questo è fonte di conflitti potenziali tra la Chiesa e il mondo della scienza (e altri settori della società). La cultura laica ha elaborato anch'essa sistemi di valori etici (grandi pensatori l'hanno fatto nel corso dei secoli), ma questi, sottoposti alla storicità, mutano ed evolvono in rapporto alle profonde trasformazioni storiche e geografiche delle società, a differenza di quanto la Chiesa pretende - almeno in linea di principio- per le proprie concezioni in materia. A proposito di questo conflitto possibile che esiste ed esisterà forse sempre, la mia opinione personale è che si debba adottare una posizione per cui, se da una parte non si deve cercare necessariamente lo scontro tra le due visioni, neppure si deve considerare necessariamente negativo il suo verificarsi. Per concludere, l'idea che Galileo abbia spoeticizzato l'universo con la sua visione freddamente matematica le sembra suffragata dall'analisi dell'opera del grande scienziato? Chi ha la fortuna di leggere Galileo trova a volte pagine bellissime ricche di profonde emozioni umane, di meraviglia, di vera poesia. Galileo amava il mondo, la vita, la letteratura, l'arte, i piccoli e grandi piaceri della vita, aveva un senso profondo dell'amicizia. Chi lo accusa di aver tolto dal mondo la poesia, in molti casi mostra che Galileo non solo non l'ha capito, ma spesso non l'ha neppure letto. Foto: IL COMPASSO DI GALILEO GALILEI, CONSERVATO ALL'ISTITUTO MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA A FIRENZE. IN BASSO UN RITRATTO DEL GRANDE SCIENZIATO DIPINTO NEL 1858 DA IVAN PETROVICH KELER-VILIANDI

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Galileo TRA DUE SCIENZE (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Laicita'

LA POESIA DEL MONDO NASCOSTA TRA LE STELLE Galileo TRA DUE SCIENZE La cultura laica ha elaborato sistemi di valori che mutano in rapporto alle evoluzioni delle società, a differenza di quanto la Chiesa pretende per le proprie concezioni scientifiche e etiche. In margine al convegno su Galileo dell'Istituto Stensen, un dialogo con Paolo Galluzzi, direttore del Museo della Scienza di Firenze Marco Piccolino Da più di un quarto di secolo Paolo Galluzzi dirige l'Istituto Museo di Storia della Scienza, una delle rare istituzioni culturali che nel nostro paese abbia saputo affrontare con efficacia le sfide della modernità, punto di riferimento essenziale per chi, in ogni angolo del mondo, si interessi a Galileo e alla sua storia. Al museo vero e proprio, in cui si conservano molti importanti cimeli del grande scienziato (tra questi i suoi primi telescopi), si affianca una biblioteca che possiede la collezione storiografica più importante del mondo sul caso Galileo, oltre a un sito web specializzato e a una collezione di opere digitali che non ha eguali in Italia e che si deve in grande misura proprio all'energia di Galluzzi. Dal palazzo del Lungarno in cui ha sede l'Imss si intravede la collina di Arcetri, luogo del «continuato carcere ed esilio dalla città» cui la condanna della Chiesa aveva costretto lo scienziato toscano, umiliandolo ma non domandone le energie intellettuali. Proprio ad Arcetri infatti Galileo scrisse una delle sue opere maggiori, i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, che riuscì a far pubblicare nel 1638 eludendo le proibizioni ecclesiastiche. E a Galluzzi, osservatore privilegiato della vicenda galileiana, rivolgiamo dunque alcune domande sul convegno internazionale «Il 'caso Galileo'. Una rilettura storica, filosofica, teologica» organizzato dall'Istituto Stensen, che si inaugura oggi a Firenze alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Professor Galluzzi, lei ha più volte espresso giudizi critici sul modo spesso tortuoso in cui la Chiesa ha affrontato, anche in tempi recenti, la vicenda di Galileo, a dispetto di proclami ufficiali di revisione e di autocritica. Come valuta il fatto che il convegno di Firenze sul «caso Galileo» sia organizzato da una istituzione religiosa di matrice cattolica? Il programma del convegno e l'elenco dei partecipanti fanno subito capire che si tratta di un'iniziativa di approfondimento storico-scientifico del caso Galileo. La presenza nel comitato istituzionale di un gruppo nutrito di istituzioni culturali di prestigio garantisce questo carattere dell'iniziativa. Che sia stato l'Istituto Stensen, diretto da un gesuita, a promuovere il convegno è cosa che apprezzo sinceramente. I lavori del convegno porteranno di certo nuovi elementi utili alla ricostruzione e alla comprensione di complessi aspetti della vicenda. Se poi tutto questo metterà in moto l'auspicato riesame sincero del caso Galileo da parte della cultura cattolica ufficiale, è una cosa che personalmente mi auguro, ma che non posso prevedere. La Chiesa, apparentemente in prima linea contro il «relativismo culturale», in nome di sue verità immutabili, fa spesso riferimento, in relazione al caso Galileo, ad autori appartenenti a questa area culturale, autori di scarso credito nella comunità degli storici e in particolare degli studiosi galileiani (lei ha fatto i nomi dei tedeschi Brandmüller e Greipel, ma si potrebbero citare diversi italiani (e non solo), alcuni dei quali molto in vista, soprattutto nel mondo dei media). Qual è dunque il suo parere sulla significativa «convergenza parallela» verificatasi storicamente tra posizioni della Chiesa verso Galileo e certi atteggiamenti antiscientifici della cultura moderna, più o meno venati di irrazionalismo e di relativismo culturale? Per complesse ragioni storiche, la cultura moderna, soprattutto a partire dal primo Novecento, ha accusato la scienza di proporre una visione fredda e spersonalizzante del mondo, che poco risponderebbe a certe pulsioni fondamentali dell'uomo nei suoi rapporti con il reale. Galileo, grande protagonista del processo che ha portato alla nascita della scienza moderna e alla matematizzazione della fisica, è diventato, per schiere di filosofi, scrittori, artisti, il simbolo di questa scienza oggettiva e «disumana» (basti pensare a Husserl e Koestler, e in parte a Brecht). Molte e diverse le accuse rivoltegli, tutte poco fondate su una analisi storica approfondita della sua opera. Inoltre, alcune filosofie moderne fanno riferimento a visioni consolatorie della realtà umana, che certo trovano poca corrispondenza nel pensiero galileiano, un pensiero che indubbiamente non offre all'uomo visioni immediatamente rassicuranti. Per Galileo, l'uomo non solo non è collocato più al centro dell'Universo ma non è neppure il fine ultimo del creato, l'essere verso cui tutto tende e per cui tutto è stato creato (Leopardi svilupperà in senso decisamente pessimistico questo aspetto del pensiero galileiano). La Chiesa, che propone una visione del mondo basata su una posizione di assoluto privilegio dell'uomo nel disegno salvifico di Dio, si è trovata di fatto più vicina a visioni filosofiche consolatorie e declinanti verso l'irrazionale (a dispetto spesso della loro irreligiosità), che al razionalismo culturale di impronta galileiana. E spesso, nei suoi atteggiamenti apologetici, ne ha sfruttato le argomentazioni. Tra le argomentazioni di inizio Novecento a cui la Chiesa ha attinto vi sono anche quelle riprese da Giovanni Paolo II nel discorso conclusivo dei lavori della Commissione da lui creata nel 1979 per il riesame del caso Galileo. Il Papa ribadì allora che Galileo era stato condannato perché non aveva fornito prove sufficienti del sistema copernicano (e la Chiesa giustificava e di fatto assolveva così i suoi esponenti dalle responsabilità nella condanna). Concedeva però allo scienziato pisano il merito di essere stato miglior teologo dei teologi di allora. Questo perché, dichiarando che la Bibbia non è scritta per offrire una visione scientifica del mondo, ma per indicare la via della salvezza dell'uomo, avrebbe precorso l'ermeneutica biblica moderna («la Bibbia - aveva detto Galileo- insegna Come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo»). Quella di Galileo migliore teologo che epistemologo (con, dall'altra parte, Bellarmino ottimo epistemologo ma teologo meno perspicuo) è un paradosso che la Commissione Galileiana ha ripreso opportunisticamente da Pierre Duhem, e che poco resiste all'analisi critica. Mi preme qui solo sottolineare che gli atti del processo Galileo mostrano come i giudici di allora non presero per nulla in esame il problema della validità scientifica della visione copernicana sostenuta da Galileo. L'unica direttiva a cui si fece riferimento fu l'autorità assoluta di verità che la Chiesa pretendeva di avere in ogni campo, e il conseguente diritto che si arrogava di condannare, anche nel modo più tragico, chiunque dissentisse dalle sue vedute. Un caso Galileo, inteso non come avvenimento storico, ma come espressione di tensione tra due diverse visioni del mondo, potrebbe a suo avviso ancora verificarsi? Sì certamente, e si è difatti verificato tra Cinque e Seicento, quando le scienze geologiche proponevano un'età della Terra smisuratamente più grande dei circa seimila anni desunti dai computi delle vite dei patriarchi biblici, e in seguito con Darwin. Ed è sempre in agguato, sebbene adesso la Chiesa delimiti la sfera in cui si ritiene depositaria di verità assolute alle problematiche morali. Molto spesso però aspetti della ricerca scientifica vengono ritenuti ricchi di implicazioni etiche e questo è fonte di conflitti potenziali tra la Chiesa e il mondo della scienza (e altri settori della società). La cultura laica ha elaborato anch'essa sistemi di valori etici (grandi pensatori l'hanno fatto nel corso dei secoli), ma questi, sottoposti alla storicità, mutano ed evolvono in rapporto alle profonde trasformazioni storiche e geografiche delle società, a differenza di quanto la Chiesa pretende - almeno in linea di principio- per le proprie concezioni in materia. A proposito di questo conflitto possibile che esiste ed esisterà forse sempre, la mia opinione personale è che si debba adottare una posizione per cui, se da una parte non si deve cercare necessariamente lo scontro tra le due visioni, neppure si deve considerare necessariamente negativo il suo verificarsi. Per concludere, l'idea che Galileo abbia spoeticizzato l'universo con la sua visione freddamente matematica le sembra suffragata dall'analisi dell'opera del grande scienziato? Chi ha la fortuna di leggere Galileo trova a volte pagine bellissime ricche di profonde emozioni umane, di meraviglia, di vera poesia. Galileo amava il mondo, la vita, la letteratura, l'arte, i piccoli e grandi piaceri della vita, aveva un senso profondo dell'amicizia. Chi lo accusa di aver tolto dal mondo la poesia, in molti casi mostra che Galileo non solo non l'ha capito, ma spesso non l'ha neppure letto.

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I cattorelativisti (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Laicita'

26 maggio 2009 I cattorelativisti Così è nata la svolta super intransigente degli ex cattolici adulti, progressisti e anti Cav. "Io amo pensare alla Chiesa che si occupa delle cose di Dio”. Così parlò il ministro per la Famiglia Rosy Bindi, ai tempi dello scontro sui Dico. E ai tempi del referendum sulla legge 40: “C’è un esibizionismo strumentale dei valori cristiani: è una mancanza di laicità e allo stesso tempo di rispetto per la fede”. Sempre stati molto attenti, i cattolici d’imprinting progressista, a tenere separate le valutazioni riconducibili a convinzioni etiche o religiose e il piano civile, circoscritto e protetto dalla sfera della laicità. Nel caso dello status della famiglia e dei privati costumi sessuali, la sfera laica diventa quella dei diritti della persona; e i diritti individuali vanno visti con veduta larga, nel riconoscimento del pluralismo culturale e della compiuta secolarizzazione. Ma adesso per Rosy Bindi “Berlusconi emerge come la figura del corruttore morale. Il limite è stato superato… C’è una corruzione morale praticata nei confronti di donne, di minorenni”, ha detto alla Stampa. E allora tanti saluti alla privacy, qui non è più tempo di occuparsi delle cose di Dio, urge raddrizzare i comportamenti degli uomini. Non solo Bindi. Nella chiesa progressista e di (ex?) ampie vedute è scattato qualcosa, un riflesso condizionato. Il direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino ha accompagnato un duro editoriale del settimanale con un’intervista all’Unità, in cui fa sua una linea accusatoria da giudice Kenneth Starr: “Chi ha responsabilità pubbliche non può essere sfiorato neanche dal sospetto”. Corroborata dai richiami alla “sobrietà”, nuova parola d’ordine della chiesa italiana: “La via per afferrmarsi non può passare attraverso il mondo dello spettacolo”. Ancora più duro monsignor Alessandro Plotti, vescovo emerito di Pisa, per il quale “vicende che chiamano così pesantemente in causa la vita privata del capo del governo non possono non lederne la credibilità personale”. Voce storica dell’episcopato progressista, critico della Cei di Camillo Ruini e della chiesa dei “valori non negoziabili”, stavolta Plotti sfodera anche il riferimento al Papa Ratzinger che “stigmatizza gli effetti pubblici del relativismo morale”. Mentre per Beppe Fioroni il presidente del Consiglio istiga i giovani a “sostituire l’essere con l’avere”. Giocoforza intepretare la svolta neo-intransigentista degli ex cattolici adulti nel segno del puro antiberlusconismo. Ma l’ex teodem Paola Binetti, a suo tempo accusata di parlare troppo di Dio dagli stessi compagni di fede e partito, se ne discosta. Certo auspicherebbe un chiarimento dal premier, ma trova sbagliata ed eccessiva la buriana su Noemi e, in linea con monsignor Bagnasco, vorrebbe vedere il governo incalzato sulla crisi e non sulla vita privata del suo capo. Ma spiega anche che non è solo antiberlusconismo: “In questa vicenda è scattato a livello di costume, anche a livello inconscio, qualcosa d’altro. C’è qualcosa che tocca un senso più profondo, c’è un aspetto di pruderie”. E anche il cattolicesimo progressista si scoprì un poco prude.

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- valerio petrarca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina VIII - Napoli VALERIO PETRARCA el 1920, all´età di otto anni, Arturo Paoli assiste mentre va a casa della nonna a una sparatoria tra fascisti e antifascisti in una piazza di Lucca. La vista del sangue e il contatto con la morte gli tormentano l´esistenza, tanto che la madre ogni sera, per fargli prendere sonno, gli racconta storie, ma non sono di evasione, sono storie di verità. Una volta gli dice: «Figlio mio, il mondo è fatto così, è ingiusto, la vita non è una passeggiata, è una lotta per la giustizia». Queste parole di verità hanno funzionato nella mente di Paoli come un´iniziazione all´età adulta, come un dispositivo per interpretare il mondo e la vita fino a confondersi con lo spirito del Vangelo. La biografia di Paoli illustra in maniera chiarissima una cosa che spesso risulta confusa nel grande dibattito tra ragione e fede, logica e metafisica. Le fedi, o anche semplicemente l´idea secondo cui il mondo non è il tutto, non ci dicono direttamente e necessariamente che cosa dobbiamo fare, come dobbiamo comportarci nel mondo. Si esplicitano piuttosto attraverso principi considerati sacri. Questi, nel dettare alcuni comportamenti e nel condannarne altri, dipendono direttamente e necessariamente dal dominio della logica e solo indirettamente sono sotto il dominio della fede che li ha generati. Credere per esempio nella natura umana e divina di Cristo e nella sua morte e resurrezione non ha a che fare con la logica, ma con la fede. Ma da questa fede, che sacralizza l´esempio di Cristo, discendono idee e comportamenti giudicabili secondo logica e ragione. La vita di Arturo Paoli spiega tutto ciò in modo più comprensibile. Durante la seconda guerra mondiale, appena ordinato sacerdote, Paoli assiste alla persecuzione nazifascista degli ebrei. Se il suo comportamento fosse stato guidato in modo diretto e astratto dalla fede, egli avrebbe potuto dirsi: difendere ebrei che non credono nemmeno nella divinità e nella resurrezione di Cristo non compete ai cristiani, a maggior ragione in una condizione così sbilanciata di forza. Ma poiché dalla fede cristiana predicata dal Vangelo discendono dei principi (la predilezione nei confronti di ogni persona oppressa e bisognosa di giustizia), la logica voleva che un cristiano trovasse tutti i mezzi possibili per salvare la vita di innocenti perseguitati. E dunque il giovane sacerdote toscano agisce attivamente come membro della Resistenza e in particolare della rete clandestina della Delegazione per l´Assistenza degli Emigranti Ebrei diretta da Giorgio Nissim (il nome di Arturo Paoli resterà come «Giusto tra le Nazioni» nel Giardino del museo Yad Vashem di Gerusalemme). è dunque la logica del Vangelo a scandire necessariamente le scelte di Paoli, in alcuni casi in modo perfino prevedibile: le sue posizioni all´interno della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (Giac), che determineranno il suo allontanamento durante la presidenza di Luigi Gedda; l´entrare a far parte dei "Piccoli Fratelli di Gesù", la congregazione ispirata all´esempio di Charles de Foucauld; la permanenza in Algeria negli anni Cinquanta; la vita tra i minatori sardi; la condivisione dell´esistenza prima con i boscaioli haceros e poi con le vittime dei colonnelli in Argentina; la predilezione per le donne derelitte del Brasile; fino al suo impegno più recente nella denuncia contro l´idolatria del mercato globale e contro il disprezzo del Vangelo implicito nel comportamento di alcuni cittadini e nelle leggi del governo italiano nei confronti dei migranti. Se si guarda ai vangeli come opere letterarie, o come frammenti per enunciare dogmi, è difficile dire qualcosa di nuovo. Se invece, come ha fatto Paoli, li si guarda come fonte di ispirazione e come guida per la nostra vita di uomini nel mondo, allora essi hanno da dire ogni giorno a ognuno qualcosa di nuovo. Se non altro ci danno la misura, scandalosa forse più per la Chiesa istituzionale che per il mondo dei laici, della distanza tra il mondo che i vangeli prefigurano e il mondo che tutti abbiamo contribuito a fare.

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Reggio, al voto con un solo comunista La ex sindaco fa tremare il Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Politica data: 27/05/2009 - pag: 15 Verso il voto Le amministrative / I protagonisti Reggio, al voto con un solo comunista La «ribelle» ex sindaco fa tremare il Pd Delrio: «Ho contro una Santa Alleanza poco trasparente». Candidati, quasi spariti i «rossi» DAL NOSTRO INVIATO REGGIO EMILIA Un comunista c'è, almeno uno. E ha persino l'ardire di candidarsi a sindaco. Si chiama Giuliano Rovacchi, per tutti Johnny. E siccome non è un timido, l'ha anche scritto a caratteri cubitali sui manifesti elettorali: «Il sindaco comunista». Non solo: sapendo che il treno del multietnicismo è arrivato in queste terre quando ancora Berlusconi costruiva palazzine, e di immigrati con diritto di voto ce n'è quindi più di uno, il Rovacchi-Johnny ha pensato di declinare il suo appello elettorale in inglese, arabo e in cirillico. Così tutto il mondo sa. Quello che in pochi sanno, però, è che lui è l'unico candidato «rosso» di Reggio Emilia alle amministrative. Sì, nella terra di Nilde Iotti e di Prampolini, delle svolte togliattiane e dei bagni di folla berlingueriani, di nipoti del Pci non c'è ombra. Diciassette liste. Nove candidati sindaci. Una maionese impazzita. Dice Pierluigi Castagnetti, parlamentare pd, cresciuto a Reggio sotto l'ombrello dc e considerato uno dei padri protettori della giunta di Graziano Delrio, primo sindaco del dopoguerra senza falce e martello nell'albero genealogico: «C'è un'enorme frammentazione. Il virus dell'antipolitica e la stanchezza dell'elettorato hanno mandato in pezzi il senso d'appartenenza di una volta». E Marco Scarpati, 49 anni, candidato sindaco per la lista «Gente di Reggio» e figura internazionale nella lotta allo sfruttamento sessuale dei minori: «La cultura laica è morta. Nel Pd non c'è ricambio, solo lotta per il potere». La torta è succulenta. Tra macchine agricole e suini, ceramiche e Parmigiano, gli asili «più belli del mondo» e un'immigrazione record a dispetto di una disoccupazione contenuta, Reggio regge ancora la scena nell'Emilia che cambia. Al governo, saldamente, c'è il Pd. E un sindaco, Delrio, cattolico, 9 figli, di professione medico, che da queste elezioni ha tutto da perdere, visto che nel 2004 fu eletto con il 65% dei voti. Il suo problema, più che un'improbabile sconfitta, è quello di passare alla storia come il primo sindaco di centrosinistra costretto al ballottaggio: «Sarebbe una battuta a vuoto sotto il profilo politico, ma non credo avverrà ». Contro di lui si muove una piovra a più teste. Delrio la chiama «Santa Alleanza». E ne parla come qualcosa di politicamente perverso: «Un agglomerato dai fini poco trasparenti: Pdl, Lega, Udc e lista Spaggiari...». Appunto, Antonella Spaggiari, detta «la Zarina », uno dei cavalli di razza del Pci-Pds-Ds reggiano: per 13 anni sindaco, veltroniana, poi presidente della Fondazione Manodori, legata a Capitalia e ora all'Unicredit. Facendo piangere qualche vecchio compagno, si è candidata contro il Pd, contro il suo passato. Immediata la scomunica, da Franceschini a Veltroni: «Scelta rancorosa, si è messa fuori dal partito ». Lei, mai iscritta al Pd, anche se continua a dirsi «di sinistra», è andata avanti a testa bassa. Sotto un nugolo di accuse. La più lieve è di essersi candidata solo per regolare vecchi conti. La più pesante di avere dietro, in veste di suggeritore, Franco Bonferroni, dc di lungo corso con frequentazioni berlusconiane e un curriculum non sempre lineare. Nel suo salotto sarebbe stata confezionata la candidatura della Zarina per togliere ossigeno a Delrio e regalare al Pdl uno storico ballottaggio. Un piano che Fabio Filippi, 52 anni, candidato berlusconiano, conferma: «La Spaggiari toglierà almeno 10 punti al Pd e io me la giocherò fino all'ultimo...». L'ha perfino annunciato a Berlusconi: «Gli ho detto: stavolta, Cavaliere, ce la faccio». E il premier? «Mi ha risposto: non ci credo, ma se mi sbaglio, metto le tende a Reggio...». Il sindaco Graziano Delrio, 49 anni Centrodestra Fabio Filippi con Mara Carfagna L'outsider Antonella Spaggiari, 52 anni Francesco Alberti

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 28-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 28/05/2009 - pag: 6 Giorgio Vittadini Il fondatore della Compagnia delle Opere: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Gli elettori non vogliono interferenze ma provvedimenti concreti «No ai Torquemada, il premier governi» ROMA Cominciamo dalla coerenza, professore: se un politico come Silvio Berlusconi sostiene il Family Day, dal punto di vista cristiano non dovrebbe comportarsi di conseguenza? «Vede, io credo molto nel peccato originale e me lo sento addosso. E questo riguarda tutti: chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Si figuri se mi metto a giudicare come fossi un Torquemada il comportamento morale degli altri». Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle Opere e oggi presidente della Fondazione per la sussidiarietà, non si scompone: «Ci sono altri ordini di giudizio, e per fortuna un cristiano lo sa». Il Pdl e il governo, però, si accreditano come difensori dei valori cattolici. Una parte consistente del mondo cattolico li ha sostenuti. Secondo lei, le polemiche sul caso Noemi e i comportamenti privati del premier cambiano qualcosa nel giudizio sul governo? «Non possiamo fare una questione politica di fatti specifici, dallo svolgimento dubbio, costruiti attraverso inchieste giornalistiche, quasi si volesse dare loro un valore giudiziario. I fatti da appurare sarebbero infiniti e si ricreerebbe quel tipo di sospetto generalizzato di cui abbiamo sofferto nel dopo Tangentopoli». Ma la questione morale? «La questione morale è una tensione al vero, non soltanto una coerenza. In questo senso ricordo che nell'87, ad Assago, Don Giussani spiegò che la questione morale generale nasce dall'appiattimento del desiderio dei giovani e dal cinismo degli adulti. Astenia e mancanza di desiderio: questa è la questione che genera tutte le questioni morali. Hanno ragione i vescovi a porla all'interno dell'emergenza educativa. Se vogliamo parlare di moralità della politica partiamo da qui, dall'emergenza educativa, sennò ci prendiamo in giro». Va bene, ma qui c'è un caso specifico... «I vescovi hanno detto che oggi come ieri, in Italia, di questioni morali ce ne sono tante, ed è giusto tenerle vive tutte. Hanno aggiunto: 'Ognuno ha la propria coscienza, la propria capacità di giudizio'. Sono d'accordo. E dico che la esprimerà nelle prossime elezioni, se vuole ». In che senso? «Nel senso che la prossima volta farà quello che vuole. Ma adesso c'è un governo in azione che deve rispondere dei suoi atti, abbiamo problemi gravi da affrontare. E chi ha votato, cattolico o no, ha il diritto di avere un governo che governi, senza altre interferenze». Berlusconi rischia di essere danneggiato nell'elettorato cattolico? «Don Giussani affrontò il tema dei cristiani e del governo in un'intervista del '96: spiegava che l'essenziale è la devozione sincera al bene comune e la competenza reale adeguata. Su questo giudica un cristiano. Io valuto un governo sul fatto che tuteli la dignità della persona, favorisca la sussidiarietà come welfare partecipato dalla gente, sviluppi la libertà di educazione e così via. Se è così, bene. Dopodiché risponderà del suo comportamento davanti a Dio, se ci crede». Il professor Paolo Prodi diceva al «Corriere»: far passare Berlusconi come difensore dei valori cattolici? Ci vorrebbe un po' di pudore... «Vede, io sono per una visione laica della politica. Non mi pongo il problema Berlusconi e valori cattolici. Piuttosto mi chiedo: che cosa ha fatto di positivo? E penso tra l'altro al libro bianco, alla politica estera, alla gestione delle emergenze come in Abruzzo, alla tutela della vita. Punto. In tutta questa faccenda ho l'impressione che si voglia riesumare una sorta di clericalismo dal punto di vista degli anticlericali ». Gian Guido Vecchi Giorgio Vittadini, fondatore nel 1986 della Compagnia delle Opere, attualmente ricopre l'incarico di presidente della Fondazione per la Sussidiarietà

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Una bella giornata in biblioteca Siamo i bambini e le bambine della scuola primaria Domeni... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

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Una bella giornata in biblioteca Siamo i bambini e le bambine della scuola primaria Domenico Savio di Asti. Con questa lettera vorremmo ringraziare Mauro e Luisa della biblioteca ragazzi della Biblioteca Astense, perché in occasione della manifestazione letteraria «Passepartout junior» ci hanno coinvolti in un'esperienza veramente straordinaria: abbiamo partecipato a un laboratorio insieme all'autore Ferdinando Albertazzi di libri per ragazzi, e con l'aiuto di un'esperta musicologa abbiamo rivissuto la lettura del libro «Anime accese». Il libro già in classe ci era piaciuto molto, ma grazie a questo laboratorio lo abbiamo rivissuto in maniera davvero emozionante! Grazie a Mauro e Luisa e alla Biblioteca Astense che ancora una volta ci sono stati vicini nel nostro percorso per diventare insieme a loro dei lettori appassionati! GLI ALUNNI DELLE QUINTE scuola primaria San Domenico Savio Sonno della ragione o malafede? Ho trovato molto interessante la lettera di Enrico Vaudano, pubblicata su La Stampa il 19 maggio. Gli interrogativi che si pone circa la presentazione delle liste elettorali nei comuni di Cellarengo e di Dusino S. Michele denominate «Fascismo e Libertà», sono sicuramente in netto contrasto con le leggi che proibiscono l'apologia del fascismo. In proposito erano già state presentate delle denunce in altre occasioni, che sono state regolarmente respinte dalla Commissione Elettorale. Vaudano dice: «in quale sonno della ragione era piombata la Commissione Elettorale per accettare queste liste?». Io aggiungo che più che «il sonno della ragione» potè l'ignavia e una buona dose di malafede di alcuni componenti della Commissione a non voler impedire fosse gettato fango sulla medaglia d'oro al Valor Militare per Attività Partigiana della quale è insignita la bandiera della nostra Provincia, ottenuta dal valore dei nostri martiri della libertà. DIONIGI ACCOSSATO consigliere provinciale Ancora sulla croce in sala consiliare Il signor Sergio Asbelli, sabato 16 maggio, ravvisa dietro il simbolo della croce cristiana «morte e distruzione», cita Crociate e Inquisizione, quest'ultima tacciata di «danni enormi allo sviluppo culturale e sociale della civiltà occidentale», infine evoca l'immagine conclusiva e apocalittica dei morti a milioni per Aids, imputabili (soltanto a lei?) alla Chiesa cattolica. Dunque, a nessuno viene in mente di difendere Roberto Bellarmino in toto né di negare i processi alle streghe ovvero il supplizio di Giordano Bruno, ma, signor Asbelli, se ci fu come ovvio Controriforma, ci furono anche Alfonso Maria de' Liguori e/o Filippo Neri, ma tant'è, la citazione pare a senso unico. Inviterei allora il signor Asbelli alla lettura di un'opera breve quanto pregnante, «Perché non possiamo non dirci cristiani», firmato Benedetto Croce, sicuramente filosofo laico e lungi dall'essere un baciapile, per definizione e convinzione e difensore riconosciuto di libertà e democrazia, che scrive: «Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze», e ancora: «Neppure sono valide le altre comuni accuse alla chiesa cristiana cattolica per la corruttela... perché ogni istituto reca in sé il pericolo della corruttela... La chiesa cristiana cattolica, anche nel corso del Medioevo e, più tardi, per corruttela di papi, clero e frati, giovandosi di spiriti cristiani che rifiammeggiavano dentro i suoi quadri, si rinsanguò e si riformò tacitamente più volte. Un istituto non muore per i suoi errori accidentali». Giovandosi di spiriti cristiani, appunto: de' Liguori, Filippo Neri, piuttosto che Bellarmino, Croce docet, le par poco, signor Asbelli? Infine, al signor Massimo Bonfiglio, pubblicato il 17 maggio, una domanda «pertinente»: quale simbolo «dello Stato» propone di mettere nelle chiese, in nome della solita «par condicio»? Il primo Presidente della Repubblica, il benemerito Enrico de Nicola? Sandro Pertini? Il Presidente in carica? È questo il tributo «a Cesare»? FERNANDA MARCHISIO

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Nel Pd niente anagrafe ma in entrambi i sensi (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-05-2009)

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Nel Pd niente anagrafe ma in entrambi i sensi Caro direttore, ho letto con interesse l'intervista rilasciata da Massimo D'Alema al Riformista sabato scorso. E sono rimasto colpito dalla sua analisi sul Pd e sulle prospettive di rinnovamento del partito. D'Alema sostiene, con una punta polemica, che per nominare un nuovo segretario non serve la retorica del giovanilismo. Sono d'accordo con lui. Aggiungo che, secondo me, non serve neanche la retorica sul giovanilismo dei bei tempi andati. Lui, ricorda, era già nella direzione del partito comunista a 25 anni. Con maestri come Amendola, Terracini, Ingrao, sottolinea. Converrà con me che oggi, purtroppo, maestri del genere non ce ne sono più. E che magari, oggi, si arriva in politica a 35, 40 anni perché prima si fanno altri lavori. I tempi della politica come unico mestiere della vita, fortunatamente, sono finiti. Diciamoci un'altra bella cosa. La vecchia politica, almeno a sinistra, ha un vizio d'origine. Pensa sempre che le difficoltà nel trovare consenso si risolvano con la tattica, le alleanze, il posizionamento in un punto conveniente dell'arco politico. Io, invece, credo di no. Credo che il consenso per il Pd aumenterà quando il Pd smetterà di pensare ad alleanze e tattiche e comincerà a parlare alla gente, a starla a sentire, a dare le risposte che la gente si aspetta da noi. Se invece sulle questioni più scottanti noi diventiamo prudenti e reticenti, gli elettori si rivolgono a qualcuno che prende posizione più chiaramente. Invece mi trovo d'accordo con D'Alema quando dice che bisogna favorire il rinnovamento nel partito. Poi però bisognerebbe spiegare agli elettori come mai i dirigenti sono sempre quelli da quindici anni a questa parte, e dopo una serie di batoste elettorali piuttosto dure da digerire. Penso che D'Alema sia stato un eccellente ministro degli Esteri, e che lo sarebbe ancora, in futuro. E penso la stessa cosa riguardo a tanti ex ministri dei nostri governi. Ma sono anche convinto che le loro stesse capacità tecniche e politiche, li rendano inadatti a guidare il partito e a proporsi come leader che parlano un nuovo linguaggio agli elettori. La semplicità nella comunicazione non è un problema solo di comunicazione. È proprio un problema politico. La semplicità è un impegno preciso, perché se io dico che sul testamento biologico ognuno deve decidere per sé, prendo un impegno preciso, chiaro e vincolante. Se invece dico che bisogna saper conciliare punti di vista diversi tra cattolici, laici e agnostici lascio intendere che mi voglio tenere le mani libere nel gioco parlamentare. Cioè antepongo le esigenze tattiche alla difesa di un principio. E per i nostri elettori fa una bella differenza. Io dico che il Pd ha bisogno di una figura completamente nuova nel modo di proporsi, e non vedo nessuno della vecchia generazione che la possa incarnare. In ogni caso è vero che l'età non deve essere una discriminante. Ci sono quarantenni, che stanno ai vertici del Pd ora e che stavano nell'Ulivo prima, difficili da spendere come facce nuove anche se sono abbastanza giovani. Credo però che chi, giovane o no, voglia veramente cambiare le cose debba metterci la faccia e assumersi dei rischi. E debba farlo in vista del prossimo congresso altrimenti è inutile fare tante critiche. Per quanto riguarda l'azione politica, mi vengono in mentre tre aree fondamentali in cui il Pd dovrebbe fare sentire la sua voce. Il primo riguarda la laicità, i diritti civili, le libertà personali. Tutti temi sui quali, dal caso Englaro in poi, abbiamo fatto vistosi passi indietro, che ai nostri elettori non sono piaciuti. Magari è il caso di riportare l'attenzione sul rispetto e la dignità dell'individuo, sull'inaccettabile intromissione e comportamento dei mass media nel caso Englaro, sulla necessità che le leggi rispondano a criteri laici. Secondo punto, collegato al primo, l'estensione di diritti e tutele a lavoratori precari o flessibili, immigrati, nuovi soggetti in difficoltà o esclusi. La buona politica deve saper comprendere chi sono i deboli di oggi e orientare verso di loro le risorse, dare la possibilità a ognuno di giocare veramente la propria partita, sostenendoli con servizi efficaci. Perché questo conviene a tutti. Terzo punto, fondamentale, riguarda proprio la vita del partito. Il Pd ha bisogno di coinvolgere nelle sue decisioni la gente che ha votato per noi alle primarie. È impensabile che il partito continui a essere dominato solo da apparati sempre meno rappresentativi degli elettori, sempre più chiusi nella difesa di sé stessi. Anche perché se non cominciamo ad ascoltare chi ha votato alle primarie e scaviamo un fosso ancora più largo tra noi e loro, alla prima occasione i nostri elettori ci presenteranno il conto. capogruppo Pd commissione per le Politiche dell'Unione europea, Camera dei deputati Sandro Gozi* 29/05/2009

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L'educatore dia l'esempio (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 29-05-2009)

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L'educatore dia l'esempio L'educatore dia l'esempio. A chi pensava il Papa? Questa volta ci ha pensato direttamente l'Osservatore Romano. L'interpretazione orientata in senso politico del discorso del Papa, intervenuto ieri all'Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, non viene da un lancio di agenzia, né dalla domanda maliziosa di un giornalista sul fattore "bellezza" in politica cui il presule di turno non sa sottrarsi, viene da quel capolavoro di allusione che è il titolo dell'edizione odierna del quotidiano ufficioso della Santa Sede: «Un vero educatore sa unire autorità ed esemplarità». Sono parole di Benedetto XVI rivolte ai pastori della Chiesa italiana, ma è impossibile non leggerle, urlate su quattro colonne sulla prima pagina del giornale diretto da Gian Maria Vian, in riferimento al «Fareste educare i vostri figli da quest'uomo?» pronunciato l'altroieri dal segretario del Partito democratico Dario Franceschini. Il titolo non tradisce certo la lettera delle parole del Papa. Non sappiamo quanto ne traduca lo spirito. Ma questa del rapporto fra la lettera e lo spirito è vicenda ben conosciuta agli uomini di Chiesa. Mercoledì sera Benedetto XVI ha ricordato, in un altro discorso, che c'è una «corrente interpretativa che appellandosi a un presunto "spirito" del Concilio ha inteso stabilire una discontinuità con la Tradizione della Chiesa, travalicando ad esempio i confini oggettivamente esistenti tra la gerarchia e il laicato, guardando alla Chiesa con un taglio orizzontale che escludeva il riferimento a Dio, in aperto contrasto con la dottrina cattolica». Insomma ha tradito il Concilio. (uc) 29/05/2009

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L'onore dei socialisti non può ripartire da Craxi (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-05-2009)

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L'onore dei socialisti non può ripartire da Craxi Pierfranco Pellizzetti La diaspora socialista a seguito della catastrofe del Psi, avvenuta agli inizi degli anni Novanta, ha sparso storie personali lungo l'intero arco delle formazioni di partito sbucate fuori nel dopo Tangentopoli. Ma questa riallocazione di singoli si accompagna a una permanente nostalgia dell'identità perduta, che ultimamente ha indotto molti "reduci" a fondare reti territoriali di circoli che tengono viva la fiammella della propria tradizione. Già dalle loro denominazioni, che si richiamano a grandi pensatori liberalsocialisti dimenticati, da Carlo Rosselli a Guido Calogero. Alla fine dello scorso novembre questi circoli si sono riuniti per la prima volta vicino a Tortona, in quel di Volpedo (paese natale di Pelizza, il pittore che dipinse ne "Il Quarto Stato" l'icona del conflitto sociale ottocentesco), dando vita a un vero e proprio collegamento; appunto, "Il Gruppo di Volpedo". Il prossimo appuntamento sarà qui a Genova nel mese di giugno. "Recuperare l'onore socialista"è il tema che ritorna costantemente nelle loro discussioni; quasi un'ossessione, spia di traumi psicologici non ancora superati. Ma che non saranno superati se tale recupero continuerà a indirizzarsi nella direzione sbagliata. Ossia, verso una sorta di idealizzazione del "craxismo"; in cui il "lider maximo" Bettino viene trasfigurato in agnello sacrificale, perseguitato e poi colpito a morte da una congiura giudiziaria; rappresentata alla stregua di un colpo di Stato strisciante. A conferma della totale perdita di memoria storica, che dovrebbe rammentare ai "nostalgici" che - semmai - il periodo legato al nome di Craxi coincide con la dilapidazione del loro patrimonio ideale, svenduto in cambio dell'accreditamento di una mutazione genetica del proprio personale politico, che andava assumendo il cinismo affaristico come nuovo tratto distintivo. Gente che a Milano la si chiamava "i craxatori". Semmai altra è la storia da recuperare in quanto a "onore socialista", particolarmente di questi tempi; tempi in cui la politica mondiale, alle prese con la crisi del capitalismo finanziario, ripensa (attualizzandoli) concetti che in Italia ebbero un chiaro copyright socialista: le riflessioni sulla govenance strategica dello sviluppo. L'onore di una vicenda che - tra la seconda metà degli anni Cinquanta e la prima dei Settanta - vide in prima fila esponenti del PSI. Dunque, i nomi di Antonio Giolitti e Riccardo Lombardi, degli intellettuali raccolti attorno al Comitato per la programmazione economica (CIPE): Giorgio Ruffolo, Gino Giugni, Federico Mancini. Senza dimenticare quel Giuliano Amato che fa da trait-d'union nel passaggio dai generosi sogni di quegli anni lontani al disincanto rampantistico e dolcevitaro - per non dire di peggio - della fase successiva. Quella fu una stagione di particolare fervore intellettuale; in cui si pose, magari in modalità tecnocratiche, il problema della modernizzazione italiana. La stagione dei Piani: da quello Vanoni per ridurre il divario tra Nord e Sud a quello Fanfani per l'edilizia popolare, a quello Sinigaglia per la siderurgia. Gli anni in cui il dialogo tra laici e cattolici metteva in campo Paolo Sylos Labini, Claudio Napoleoni e Giorgio Fuà da un lato, Pasquale Saraceno dall'altro. Mica gli attuali furbetti dei rispettivi quartierini! Anni di riviste intese come laboratori culturali: da "Ragionamenti" di Franco Momigliano, Alessandro Pizzorno e Roberto Guiducci alle pagine giolittiane di "Passato e presente". E il tema era già quello di oggi: il rapporto tra Stato e Mercato, il ruolo regolatore dell'intervento pubblico. Certo, allora si subiva il fascino della pianificazione centralistica, ora si pensa in termini di accompagnamento e regia. Eppure lo spirito progettuale e l'orientamento sanamente illuministico non era molto diverso da quello che anima le migliori esperienze europee in atto. Che sia un liberale a ricordarlo a socialisti in cerca di onore da recuperare è solo l'ennesima dimostrazione dell'attuale smarrimento. Pierfranco Pellizzetti (pellizzetti@ fastwebnet.it) è opinionista di Micromega. 29/05/2009

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ALCESTE SANTINI CITTà DEL VATICANO. BENEDETTO XVI HA AFFERMATO, INCONTRANDO IERI TUTTI I VES... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-05-2009)

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ALCESTE SANTINI Città del Vaticano. Benedetto XVI ha affermato, incontrando ieri tutti i vescovi italiani riuniti in assemblea, che è «divenuta un'urgenza e perfino un'emergenza» operare per un «progetto educativo» che faccia «crescere uomini maturi e responsabili» per ridare alla società «una coerente e completa visione dell'uomo», riferendosi ai tanti fatti negativi e preoccupanti che registra la cronaca. «In un tempo in cui è forte il fascino di concezioni relativistiche e nichilistiche della vita - ha proseguito il Pontefice - e la legittimità stessa dell'educazione è in discussione, il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nell'uomo». C'è, quindi, bisogno di «educatori autorevoli» ed «esemplari» sul piano della testimonianza a cui le nuove generazioni possano guardare «con fiducia», ha detto il Papa che domenica prossima presiederà «l'Agorà dei giovani italiani». Un'iniziativa per la quale i vescovi, i parroci e tutto l'associazionismo cattolico, si sono mobilitati da tempo. Una sfida che anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, riconosce come prioritaria e che costituirà il tema centrale dell'azione della Chiesa italiana nel prossimo decennio. «Un vero educatore - ha sottolineato Ratzinger - mette in gioco in primo luogo la sua persona e sa unire autorità e esemplarità» nello svolgimento del compito delicato che gli è stato affidato dalla società. L'altro tema trattato dal Papa all'assemblea dei vescovi italiani, ha riguardato la sollecitazione per cristiani e non cristiani di «promuovere una diffusa mentalità a favore della vita in ogni suo aspetto», riferendosi a questioni aperte come l'aborto, l'eutanasia, la legge sul testamento biologico su cui è aperto da tempo un dibattito. Benedetto XVI ha, così, invitato il laicato cattolico ad operare «concorde» affinché «non manchi nel Paese la coscienza della piena verità sull'uomo», vale a dire quella cristiana, pur ammettendo che, in questo campo, permane una certa «precarietà» nel senso che è necessario un maggiore impegno. Dopo aver ricordato la tragedia del terremoto che ha potuto constatare personalmente recandosi a L'Aquila, il pensiero del Papa è andato alla crisi economica e finanziaria mondiale i cui effetti stanno colpendo le fasce più deboli della popolazione. Ha, quindi, sottolineato l'urgenza di interventi di solidarietà e di aiuti più efficaci. E, dopo aver apprezzato le iniziative dei vescovi per costituire un fondo di solidarietà nazionale denominato «Prestito della speranza», Papa Ratzinger ha rinnovato una ulteriore «richiesta di generosità» a tutti gli italiani. Con questa «colletta» - ha spiegato rifacendosi a San Paolo che da allora le organizzava - si vuole aiutare «quanti hanno perduto il lavoro» e le «tante famiglie» in grave difficoltà.

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L'Occidente e l'anima cristiana alla riscoperta dei valori perduti (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cultura data: 30/05/2009 - pag: 37 Dialogo Un intellettuale laico e un cardinale cercano una via per scongiurare il rischio di un'identità debole L'Occidente e l'anima cristiana alla riscoperta dei valori perduti La religione e le forze politiche, economiche e militari nella storia di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA e CAMILLO RUINI Camillo Ruini Esiste un problema che attraversa la storia, quello del rapporto innegabile tra la fede cristiana e le forze politiche, economiche e militari che operano nella storia. Se lo scontro tra i franchi e gli arabi si fosse risolto in modo differente, il futuro religioso della Francia sarebbe stato molto probabilmente assai diverso, come è accaduto in Oriente e nell'Africa del Nord, dove il conflitto ebbe un esito opposto, cioè la vittoria degli arabi. Ernesto Galli della Loggia Ciò richiama il rapporto complesso e difficile del cristianesimo con la guerra, con la ragione delle armi. Almeno storicamente, il cristianesimo non è stato di certo pacifista. Non è stato programmaticamente e «naturaliter» bellicista come l'islam, ma ha sempre valutato con realismo l'uso politico delle armi, considerandolo un'eventualità da vagliare di volta in volta nelle sue motivazioni, ma che non era possibile mettere al bando. Ruini Qualcosa che faceva parte della vicenda umana... Il rapporto dell'esperienza e della testimonianza cristiana non soltanto con il ricorso alle armi, ma più in generale con la forza storica, con le potenze della storia, è un tema estremamente difficile ma inevitabile. Nella Chiesa, soprattutto oggi, è molto viva la tendenza a rifiutare tutto ciò, a liberare il cristianesimo da ogni contaminazione di questo genere. Secondo me, però, una tale contestazione, pur avendo molte ottime ragioni, rimane unilaterale, non solo per quanto riguarda il passato, ma anche in rapporto al presente e al futuro: non è mai possibile, infatti, adottare una prospettiva puramente disincarnata. Galli Sono d'accordo. A me sembra, tra l'altro, che chi abbraccia questa posizione di fatto sconfessi quasi tutta la storia della Chiesa. Ambisce a un'idea totalmente disincarnata del suo ruolo. Pensa a una religione che possa, anzi debba, essere vissuta solo come dettame etico individuale, non curandosi affatto di quale possa essere la sua incidenza storica concreta, e cioè il suo posto nello spazio pubblico di una cultura. Ruini Restano però aperti problemi grandissimi, perché, sebbene la storia dia in buona misura ragione alla posizione incarnata, rimane un nodo di fondo: l'essenza stessa dell'annuncio evangelico richiede infatti, quantomeno, che il rapporto del cristianesimo con le forze storiche sia sempre tenuto sotto il controllo e il giudizio delle istanze evangeliche. Questa è la tensione interna e ineliminabile del rapporto tra la fede e la storia. Galli Ciò che lei dice mi pare confermi quella che, da quando è iniziato il nostro incontro, io chiamo la «missione impossibile» della Chiesa: tradurre nella storia un messaggio di assolutezza morale che deriva dalla trascendenza divina. Ruini Bisogna coniugare l'assolutezza morale con il realismo storico: questa è la sfida di sempre, che probabilmente si riproporrà nel secolo che è da poco iniziato. Galli È interessante osservare che, peraltro, oggi la posizione dominante nella cultura occidentale riguardo a questo problema è molto diversa rispetto ai diciannove secoli precedenti. Attualmente, nella nostra società prevale una sorta di eticismo obbligatorio che rende oltremodo difficile un qualsiasi approccio realistico alla questione della guerra. E alla Chiesa si chiede proprio di essere il portavoce più appassionato e intransigente di questo approccio eticistico. Ruini Un approccio che poi, di fatto, non viene adottato nella politica reale. Galli Infatti. Nessuno sembra seguirlo davvero nelle faccende in cui sono in gioco interessi che lo riguardano da vicino. Ciononostante, c'è una sorta di interdetto pubblico a dare voce a questo approccio realistico. Se si parla ufficialmente, allora bisogna per forza affermare che la stella polare dev'essere la coerenza. Una posizione, questa, che di solito prelude alla messa sotto accusa della Chiesa, se minimamente esita a trasferire il dover essere nella realtà. Tutto ciò configura indubbiamente un dato nuovo, che forse ha avuto inizio con la polemica protestante contro la «politica romana»... Ruini Lei non collegherebbe questo dato nuovo con la crisi dell'autostima dell'Occidente? Galli Anche. Con la perdita della consapevolezza delle proprie ragioni storiche, analoga a quella che hanno sperimentato i cristiani e i cattolici. Anche questi stanno smarrendo o hanno smarrito, mi pare, il senso delle proprie ragioni storiche. E anche loro si rifugiano spessissimo in quello che io chiamo l'eticismo, il moralismo astratto... Ruini La questione è indubbiamente molto grande e difficile, e tuttavia in qualche modo «seconda» rispetto al fatto che sia l'Occidente sia la Chiesa in Occidente hanno un rapporto difficile con se stessi, con la propria storia, hanno una debole coscienza della propria identità: è da qui che prende maggiore vigore, in maniera unilaterale, un approccio di tipo disincarnato. CHARLES DE STEUBEN, CARLO MARTELLO ALLA BATTAGLIA DI POITIERS (OLIO, 1834-1837) \\ Almeno storicamente, il cristianesimo non è stato di certo pacifista \\ Non è mai possibile adottare una prospettiva puramente disincarnata

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L' Occidente (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cultura data: 30/05/2009 - pag: 37 Su due fronti Tesi liberali contro i laicisti L' Occidente rischia di perdere l'anima, ma se non rinnegherà i valori cristiani potrà salvarsi. L'interesse di questo libro, composto a quattro mani e due voci da Ernesto Galli della Loggia e Camillo Ruini, sta certo nel tema, ma anche nella identità della coppia d'autori. Confini, dialogo sul cristianesimo e il mondo contemporaneo (Mondadori, pp. 204, e 18) nasce dal dialogo fra un intellettuale laico, Galli della Loggia, e il cardinale Ruini, fino a poco tempo fa vicario del Papa per la diocesi di Roma. Un saggio coraggiosamente autocritico, in cui a volte il primo denuncia le chiusure dogmatiche dei laici, e spesso il secondo ammette i conformismi cattolici. Occorre, concordano i due interlocutori, che l'Occidente riprenda fiducia in se stesso e si riconcili con il patrimonio culturale e storico del cristianesimo. Persino nei campi più delicati, a cominciare dall'impiego della forza per ragioni di difesa. Ritorna l'antica questione della «guerra giusta» (espressione mai usata ma sottintesa anche nelle pagine che anticipiamo). Sullo sfondo, la divisione che attraversa i campi laico e cattolico, ricombinandoli su due fronti misti e contrapposti. Da un lato gli intellettuali fedeli alla tradizione liberale, dall'altro, i «laicisti», desiderosi di confinare il cattolicesimo e la religione al puro ambito privato. E insieme a loro, i cattolici progressisti, che Ruini definisce «disincarnati». Dario Fertilio

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La svolta del filosofo Massimo (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Laicita'

30 maggio 2009 La svolta del filosofo Massimo D'Alema riunisce la sua scuola dialogando coi cattolici e congedandosi dal blairismo Esattamente un anno fa, la prima edizione della scuola estiva di filosofia e politica organizzata dalla fondazione ItalianiEuropei si concentrava sul tema “Religione e democrazia”, e si concludeva con una mezza crisi diplomatica tra la fondazione e il Vaticano, ma anche tra Massimo D’Alema e un buon pezzo del Partito democratico, per via del suo discorso conclusivo sulla “tentazione demoniaca del potere” da cui la chiesa avrebbe dovuto guardarsi. Per la seconda edizione, tenuta dal 22 al 24 maggio a Marina di Camerota, la scelta dell’argomento è caduta nonostante tutto nella stessa direzione: “Il futuro della natura umana”. Questa volta, in compenso, il rischio dello scontro con la chiesa è stato scongiurato subito. Non che il confine tra laici e cattolici non sia emerso chiaramente, dopo tre giorni di discussioni sulla natura umana e sui limiti della scienza, sul diritto all’autodeterminazione e sulle ragioni della fede. Ma la sua trasposizione sul piano politico è risultata molto meno scontata di quanto si sarebbe potuto pensare all’inizio. Il dibattito su biopolitica e ruolo dello stato nelle questioni che riguardano il confine tra vita e morte, infatti, ha finito per intrecciarsi fino a confondersi con il dibattito sulla crisi finanziaria e sul ruolo dello stato nell’economia, rendendo molto più complicato segnare un confine tra destra e sinistra. E con il suo intervento alla tavola rotonda conclusiva, tutto incentrato sulla critica a un certo “liberalismo antipolitico” divenuto egemone anche a sinistra, quel confine D’Alema lo ha tracciato, ma non dove previsto. “Il futuro della natura umana” è il titolo di un saggio di JÜrgen Habermas. Introducendo i lavori della scuola, però, Massimo Adinolfi spiega la scelta non con Habermas, ma con Chesterton. E in particolare con il libro in cui lo scrittore si rivolgeva “alla specie umana, cui tanti dei miei lettori appartengono”, a dimostrazione di come nulla, in questo campo, debba essere dato per scontato. Ma se l’esistenza di una specie umana non sembra comunque un fatto particolarmente controverso, e il compito di stabilire cosa sia e chi vi appartenga può essere lasciato alla biologia, stabilire in cosa consista la natura umana, sempre ammesso che esista, è molto più complicato. Secondo Parmenide, spiega il filosofo Carlo Sini all’inizio della sua relazione, con cui si apre la sessione su “La filosofia e lo statuto del vivente”, l’uomo è “eidos phos”, colui che sa. L’illuminato dal “sapere/vedere”. Per essere più precisi, l’uomo è colui che, in quanto ha visto, sa. E quel che l’uomo ha visto, diversamente da tutti gli altri esseri viventi, è la morte. “Qui non ci sono differenze di cultura e di storia, perché le differenze di cultura e di storia muovono di qui”, dice Sini. Il giovane Hegel, scrivendo “Lo spirito del cristianesimo e il suo destino”, ricordava senz’altro l’affermazione di Parmenide. Anche per Hegel, infatti, l’uomo è “l’illuminato”. E il mondo è “la vita che accade”. Dunque, prosegue Sini tra una citazione di Hegel che riprende Parmenide e una di Dilthey che commenta Hegel, passando rapidamente per il “Tractatus” di Wittgenstein, è da qui che bisogna partire, perché “se non si parte dalla vita si parte da un’astrazione”. E partendo dalla vita si torna a Hegel, con la sua distinzione tra zoè e phos (da non confondere con la distinzione tra zoè e bios, su cui s’intratterrà lungamente il professor Francesco De Sanctis il giorno dopo, in una relazione pronunciata quasi interamente in greco antico, con scarsissime concessioni al latino). Distinzione fondamentale, questa tra zoè e phos, e cioè tra vita immediata (“Husserlianamente, potremmo dire, precategoriale”, aggiunge Sini per farsi capire) e vita riflessa, vita pensata, vita illuminata dal sapere. Ma è alla fine dell’excursus, in una vertiginosa sintesi dell’intera filosofia occidentale portata a termine in dieci minuti netti, saltando forse soltanto Plotino e Gianni Vattimo, che Carlo Sini arriva al punto. “Quello che Hegel ci ha insegnato – scandisce – e che non ci hanno insegnato né Parmenide, né Kant, Fichte o Schelling, è la storicità essenziale della vita stessa”. Di qui “l’essenziale storicità” di ogni biologia. L’oggettività di cui la scienza si vanta non può quindi far dimenticare che quello della scienza è un lavoro, un fare delle cose, che il mondo non si limita a osservarlo e a spiegarlo, ma sempre lo modifica. Ragion per cui, dinanzi a chi dice che la vita è sacra e intangibile – come dinanzi a chi afferma che essa è solo una scarica elettrica – compito del filosofo è replicare: “Dimmi che lavoro fai, quando dici e intendi così; mostrami le tue operazioni”. Anche se a prima vista non si direbbe, la polemica con quello che D’Alema chiamerà il “liberalismo antipolitico” è appena dietro l’angolo. Il passo che più sorprende in questa direzione non è però del “laico” Sini, ma del cattolico Adriano Pessina, nella sessione dedicata a “L’etica, la medicina e lo stato”, a partire dal rapporto tra la politica, lo stato e le questioni che riguardano il confine tra vita e morte. “Il mio punto di vista – esordisce Pessina – muove da una critica di quelle visioni del problema che presuppongono troppo disinvoltamente un uomo libero, adulto, autonomo”. Una concezione dell’uomo come “contraente di un inesistente contratto rawlsiano… roba da Walt Disney” (e già qui il settore marxista della platea trattiene a stento l’ovazione). Polemizzando con Piergiorgio Donatelli e con la sua appassionata difesa dell’autonomia individuale, la critica di Pessina non risparmia il “mito dell’autorealizzazione, perché non possiamo misconoscere che noi siamo sempre impregnati dell’altro”. Ma soprattutto, e più in generale, non risparmia il liberalismo, che si rivela “una bussola insufficiente, quando si tratti di cure prolungate, cure palliative e anche di giustizia nei confronti delle persone che si prendono cura di coloro che ne hanno bisogno, perché prima di avere il diritto di rifiutare le cure bisogna avere le cure”. Occorre invece un “ethos condiviso”, fondato sui principi di “uguaglianza e pari dignità di tutti gli uomini”, perché “non basta alla democrazia il mero aspetto procedurale”. Quel che serve è insomma “una coscienza critica che non si accontenti di una democrazia qualsiasi”, ma aspiri a “estendere il diritto di cittadinanza alla nuda qualità di quell’essere umano che è il fondamento e il senso stesso dell’agire politico”. La scena si ripete il giorno dopo, nella sessione su “L’uomo e la tecnica”, quando alla relazione del laico Aldo Schiavone (di cui i lettori del Foglio hanno potuto leggere ampi stralci sul giornale di sabato) si contrappone quella di monsignor Pierangelo Sequeri. “Rischio di ingovernabilità della tecnica, effetti collaterali che riteniamo dannosi e che non riusciamo a governare razionalmente… ma la tecnica non era la figlia naturale della ragione? Com’è possibile che non si riesca a governarla razionalmente? Non è mica l’amore, o la religione…”. La verità, prosegue Sequeri, è che ormai “scriviamo dio con la minuscola e Tecnica con la maiuscola, perché abbiamo cominciato a mitizzarla, il che significa: a farne un luogo accogliente per le nostre preghiere… perché se è chiaro che comanda comunque, non resta che mostrarsi buoni sudditi”. Buona parte della platea, compresi diversi filosofi che da tempo collaborano con la fondazione ItalianiEuropei, si ritrova piuttosto spiazzata. Concorde sulle conclusioni di tanti autorevoli esponenti del “pensiero laico” ascoltati con partecipe attenzione, sulla legge 40 come sul testamento biologico, sulle premesse filosofiche e politiche è colta però dal sospetto di essere assai più d’accordo con i loro contraddittori cattolici. Crisi dei valori e crisi finanziaria s’intrecciano quindi definitivamente, e inestricabilmente, nella sessione successiva, con la relazione di Laura Bazzicalupo. Relazione incentrata sulla “sussunzione della vita stessa nella logica economica”. Dopo una “rappresentazione dell’economia classica che offriva ancora, attraverso il concetto cardine di valore-lavoro, un luogo di mediazione possibile alla politica per costruirvi diritti e protezione… la svolta neoliberale arretra l’indagine sulla logica del comportamento soggettivo, sull’agente economico che decide in una situazione di scarsità, scegliendo in base a criteri di convenienza e di utilità”. Homo oeconomicus che investe ormai tutto se stesso – immaginario contraente di un contratto che non esiste, si potrebbe dire – in un sistema che presuppone però individui sempre pienamente “liberi di scegliere” e perfettamente razionali (sulla base di una concezione utilitarista della “natura umana”). Ad affrontare i problemi attuali in termini certamente familiari all’uditorio, sia pure in inglese, ci pensa quindi lo spagnolo Alberto Moreiras, nel dibattito che segue la sua relazione su “Affirmative Biopolitics”. Alla fin fine, dice Moreiras, il punto resta sempre “the primacy of the political”. D’Alema, seduto in platea, non può che approvare. A dominare gli ultimi vent’anni, dice infatti il presidente di ItalianiEuropei nel corso della tavola rotonda finale con Giancarlo Bosetti e Avishai Margalit, è stato un “liberalismo antipolitico” che ha esercitato la sua egemonia anche sulla sinistra, schiacciata su una linea di pura e semplice difesa dei “diritti individuali”. Linea giusta in linea di principio, s’intende, ma che ha prodotto una “frattura tra sinistra e popolo”, perché “non c’è dubbio che il populismo della destra dà una risposta a un bisogno di rassicurazione, comunità… che sente soprattutto chi è più debole e più esposto ai rischi della globalizzazione”. E sarebbe davvero arduo indicare in queste parole dove cominci la critica alla “sinistra liberale” suggestionata dal modello clintoniano e blairiano (per non dire subalterna all’ideologia neoliberista) e dove la critica alla “sinistra laica”. Prima del sacrosanto diritto a rifiutare le cure viene il diritto a riceverne, dice D’Alema, riprendendo quasi testualmente – e forse inconsapevolmente, dato che a quel dibattito non aveva assistito – l’argomento già adottato da Pessina. Nessuna abiura, va da sé, di quella svolta liberale che ha visto lo stesso D’Alema, negli anni Novanta, tra i suoi principali protagonisti, ma “il liberalismo è un campo di battaglia”, dice ora il presidente di ItalianiEuropei. E così, rimettendoli in fila, si potrebbe forse rintracciare un filo comune in buona parte degli interventi. Un accostamento che molto probabilmente farebbe inorridire buona parte delle persone coinvolte – dal laico Sini al cattolico Pessina, da monsignor Sequeri a D’Alema – e cioè, per dirla (approssimativamente) con le parole dello stesso Sini, che ognuno di noi ha il proprio “mondo-ambiente” da cui si separa e con cui al tempo stesso si pone in relazione, ricavandone così il proprio “orizzonte di senso”. E il grande cambiamento di cui tutti parlano sta forse proprio qui: nel diverso orizzonte in cui sembra ora collocarsi D’Alema, passato il tempo dei grandi incontri con Bill Clinton e Tony Blair sulla Terza Via di una sinistra liberale oggi drammaticamente in crisi, e non solo in Italia. “Dinanzi alle enormi diseguaglianze aperte nel mondo – dice ad esempio il presidente di ItalianiEuropei – anche un’idea di uguaglianza come semplice ‘uguaglianza delle opportunità’ appare insufficiente”. E’ una svolta significativa, sebbene ancora soltanto abbozzata. Ma soprattutto è significativo che nel suo progressivo spostamento a sinistra, in cui tanti avevano indicato la segreta intenzione di abbandonare il Partito democratico per tornare a una classica divisione tra socialdemocratici e democristiani, D’Alema prenda le mosse, al contrario, proprio da un incontro con il pensiero cattolico. Un cambiamento di orizzonte di cui sembra di poter rinvenire le tracce da molte parti. Nei continui attestati di reciproca stima tra Giulio Tremonti e Romano Prodi, per esempio, o nella rivista dei padri dehoniani (Il regno) in cui proprio in questi giorni si parla della crisi economica (tra una citazione di Karl Marx e l’altra di Giovanni Paolo II) non come “malattia del sistema” ma come “inevitabile conseguenza di una logica puramente funzionale”. “Il futuro della natura umana” è il titolo della seconda edizione dell’International Summer School di Filosofia e Politica, organizzata dalla fondazione ItalianiEuropei dal 22 al 24 maggio a Marina di Camerota. Conclusa da una tavola rotonda su “La politica e le trasformazioni dell’umano”, con Massimo D’Alema, Avishai Margalit e Giancarlo Bosetti, alla scuola hanno partecipato intellettuali e studiosi di diversa formazione e di diverse competenze. Tra gli altri il filosofo Carlo Sini e il matematico Giulio Giorello, il senatore Ignazio Marino, Monsignor Pierangelo Sequeri, Aldo Schiavone, Alberto Moreiras, Adriano Pessina, Laura Bazzicalupo, Eligio Resta. di Francesco Cundari

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ROSANNA BORZILLO SI MUOVERANNO IN 25MILA DALLA BASILICA DEL CARMINE MAGGIORE. L'APPUNTAMENT... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-05-2009)

Argomenti: Laicita'

ROSANNA BORZILLO Si muoveranno in 25mila dalla basilica del Carmine Maggiore. L'appuntamento è alle 12,30. La Madonna di Pompei veglierà e accompagnerà tutti coloro che raggiungono per devozione, a piedi, il santuario: in un'auto-cappella, messa a disposizione del vescovo Carlo Liberati, viene portato infatti in processione anche il quadro della Madonna del Rosario. Coppie, famiglie, bambini, giovani da tutta la Campania, ma anche da altre parti d'Italia perché il pellegrinaggio a piedi a Pompei è diventato un atto di fede che supera i confini della regione. Tanti i sacerdoti pronti a confessare nel camper della legalità dell'ufficio diocesano di pastorale giovanile che seguirà il lunghissimo corteo. Poi, nel piazzale del meeting di Pompei il lungo abbraccio con la Vergine, alle 21,30, nella celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Sepe, dopo un faticoso pellegrinaggio, promosso dall'azione cattolica diocesana, da oltre sessant'anni. Di fede e di devozione che ancora oggi sono forti e che cancellano la stanchezza del tragitto, il caldo, la fatica. Durante il pellegrinaggio a piedi, ancora in tanti si convertono, molti ringraziano per le grazie ricevute, offrono omaggi floreali all'auto-cappella con il quadro della Madonna che verrà poi omaggiato dai fedeli. Oggi la Chiesa di Napoli è ancora una volta pellegrina e attraversa tante strade, tante cittadine della provincia: ore 16 Portici; ore 16,30 Ercolano, ore 17,30 Torre del Greco, ore 18,30 Leopardi; ore 20,30 Torre Annunziata. «Quelle strade - spiega Titty Amore, presidente diocesana dell'Ac - troppo spesso insanguinate e trasfigurate dall'ingiustizia, dalla violenza e dall'illegalità, per imparare da Maria, la Madre del Signore, a essere testimoni e costruttori di carità ciascuno con il suo contributo personale nella vita quotidiana delle nostre città». «Camminate nella carità»: il tema di quest'anno, recuperando lo stile della sobrietà«. aggiunge Titty Amore. «Laici adulti e responsabili - commenta Mario Di Costanzo, responsabile diocesano della Consulta dei laici- critici e e presenti: in pellegrinaggio a Pompei per fede profonda. Gente di cui ha bisogno la nostra città: partecipi e pronti a impegnarsi per la pace e la giustizia e per ricostruire i luoghi della speranza».

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Sui temi etici la Chiesa interviene, non impone (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Sui temi etici la Chiesa interviene, non impone giuseppe sandro mela I recenti accesi dibattiti sui rapporti tra religione, etica e politica circa questioni specifiche suggeriscono l'opportunità di riportare il discorso al suo più vasto contesto teorico, enucleandone almeno alcuni punti essenziali. 1) L'etica è la scienza che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani leciti da quelli inappropriati, utilizzando la logica, metodologia che consente di pervenire a conclusioni non contraddittorie. 2) L'etica è una e una soltanto, perché se esistessero più etiche esse sarebbero tra loro contraddittorie. 3) L'etica è la base del diritto naturale e questo della carta dei Diritti fondamentali dell'uomo. Negare l'etica significa negare quei diritti. 4) Il corpo legislativo di un Stato è diritto positivo. Se esso è coerente all'etica e al diritto naturale stabilisce norme lecite, in caso contrario lede in una qualche parte i Diritti fondamentali: è ingiusto prima ancora che illogico e contraddittorio. 5) Per questo motivo è mandatorio che uno Stato sia «etico», nel senso che rispetti l'etica. È del tutto ininfluente la forma di governo di cui è dotato, purché esso rispetti il diritto naturale. 6) Il concetto di democrazia utilizza, ma non si identifica né nel governo della maggioranza né nel suffragio universale, bensì nel perseguimento del bene comune nel rispetto dell'etica e del diritto naturale. 7) Un Stato democratico non etico è sottoposto alla dittatura della maggioranza. Una legge dello Stato che stabilisse che due più due fa sette sarebbe legale, ma ridicola più ancora che illogica, ma in questo campo la farsa diventa sempre tragedia: non si dimentichi che il nazismo andò al potere con libere elezioni. 8) La ripetuta opposizione di «Stato laico» a «Stato etico» o a «Stato religioso» conduce inevitabilmente a una visione di gestione dei poteri della maggioranza non sottoposta ad altri principi generali che non siano l'arbitrio del potere stesso. 9) La Costituzione della Repubblica recita all'art. 7: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.» Il fatto che per dettame costituzionale Chiesa e Stato siano reciprocamente «indipendenti e sovrani» nelle loro riconosciute esistenze non sottintende una qualche mutua esclusione, bensì una osmosi nei settori riconducibili ad ambedue i rispettivi ordini di interesse, e infatti la Costituzione menziona esplicitamente i Patti lateranensi. La Chiesa cattolica interviene quindi di buon diritto sui problemi etici e non ci risulta proprio che abbia mai cercato di imporre allo Stato di stabilire per legge l'obbligo del precetto pasquale. 10) Comunque, anche in un'ottica slegata dall'etica, come un Parlamento liberamente eletto introdusse la legge sull'aborto, un Parlamento altrettanto liberamente eletto potrebbe abrogare tale legge. 11) L'insistenza con cui si vuole negare ai cattolici il diritto alla parola o a votare in modo conforme al loro sentire avalla una vera e propria discriminazione ideologica e razziale nei loro confronti. Una situazione in cui a tutti è permesso di parlare, argomentare e anche legiferare, tranne che ai cattolici. Giuseppe Sandro Mela è presidente di Cooperatorum Veritatis Societas.(veritatis-societas@documentacatholicaomnia.eu) 01/06/2009

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firenze, doppio ostacolo per il bimbo l'anima rossa e i signori del mattone - alberto statera (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 01-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 9 - Interni Firenze, doppio ostacolo per il Bimbo l´anima rossa e i signori del mattone Renzi favorito contro Galli. Spini incognita a sinistra Il reportage L´ex vicesegretario del Psi: primarie decise dai voti venuti dalla destra. Il candidato del Pd: balle, a me non mi ha scelto ‘papi´ ALBERTO STATERA FIRENZE - «Ah, ecco l´ultima spina!» esclamava alzando gli occhi al cielo Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze, quando incontrava Valdo Spini giovanetto insieme al padre Giorgio, grande storico protestante. Passato mezzo secolo, la piccola spina valdese è tornata fastidiosamente a infilarsi sotto il tallone di Matteo Renzi, poco più che trentenne cattolico rampante, ex boy scout di Rignano sull´Arno e adoratore del mito lapiriano. Tra pochi giorni il giovane presidente uscente della Provincia dovrebbe essere eletto sindaco della non più proprio rossa Firenze al primo turno contro l´ex calciatore della Fiorentina e del Milan, il pidiellino Giovanni Galli, esangue e tarda scelta berlusconiana. Se non ci fosse l´intralcio pungente di Valdo. Parlamentare da una vita, antico vicesegretario socialista, ministro col governo Ciampi, a sessant´anni più che suonati, Spini, attorniato da una nobile corte che espone un Rosselli e una Frescobaldi, ha deciso di dimostrare che ci può essere «un Partito democratico all´americana e non alla vaticana, come quello incarnato da un democristiano di ultima generazione». Così, dopo lo psicodramma delle primarie fiorentine, quell´orrendo «mischiume» nel quale non lo vollero, che vide tutti contro tutti in una faida maledetta dall´affare speculativo di Salvatore Ligresti sull´area di Castello, si è candidato con l´appoggio di sette liste, compresi i verdi, i repubblicani della Sbarbati e Rifondazione. Accreditato almeno al 10% minaccia così di rovinare la festa dell´elezione al primo turno al candidato nomato "bimbo". Da cui il calembour che va alla grande tra i vecchi del Pci fiorentino: «Prima i comunisti mangiavano i bambini, ora sono i bambini che mangiano i comunisti». «A me non mi ha scelto Papi, ma le primarie!», grida Renzi, belloccio sì, pur se lievemente pingue a differenza di Noemi, al Circolo Vie Nuove, cuore rosso e accaldato di Firenze, dopo essersi paragonato nientemeno che a Farinata degli Uberti. E Massimo D´Alema, trattenendo il celebre sorrisino di scherno sotto il baffo, è venuto a dargli il suo assist: «Matteo è come un ciclista che pedala un´ora davanti al gruppo, l´unico interrogativo non è se vince, ma se batte o no tutti i record». E pensare che soltanto qualche settimana fa il boy scout lapiriano diceva che Massimo sì l´aveva chiamato dopo le primarie, ma che lui aveva il telefonino distante e non era proprio riuscito a rispondergli. Lo stesso trattamento riservato a Walter Veltroni e, poi, a Dario Franceschini, che il candidato democrat di lingua sciolta ha bollato come "il vicedisastro". Onore comunque di D´Alema a Valdo Spini: «E´ un vecchio compagno, troveremo il modo di lavorare insieme. La ricchezza del partito sono le diverse radici, per cui al vecchio compagno dico: serriamo le fila». Per carità, non sia mai detto: «Vietato strumentalizzare le parole di Massimo su Valdo», minaccia il segretario del Pd Giacomo Billi. E anche quelle dalemiane sul sindaco uscente Leonardo Domenici che «merita sostegno alle europee», in vista di «un partito ritrovato che dopo le elezioni sarà più solido». Chimera dalemiana preelettorale il partito più solido e unito, mentre la guerriglia intestina divampa qui quasi in bocca alle urne. Lapo Pistelli, candidato cattolico sconfitto alle primarie fiorentine, ma responsabile Esteri del Pd, non firma armistizi rispetto al guanto lanciato: «Per concorrere a una posizione di responsabilità occorrono sia amore per la funzione per la quale ci si candida, sia empatia con gli elettori ai quali si chiede una delega a rappresentarli: entrambe precondizioni che non vedo realizzate in Leonardo Domenici». E Sergio Staino, candidato alle europee di Sinistra e libertà: «Pistelli ha ragione». Smaliziati i commenti a D´Alema nella platea rossa nel forno del Circolo Vie Nuove: «L´è sempre il migliore Max. Il capo l´è lui. Tu vuoi vedè che il 7 giugno fa il su´ partito?!». Domenici non c´è in questi giorni a Firenze, colpito un po´ dalla sindrome Cofferati, la disaffezione della città che lo esaltò. Si vede poco, impegnato com´è nella campagna elettorale per Strasburgo. Ha un po´ metabolizzato le amarezze di uno che si sente vilipeso, nonostante sia quello che «più a lungo ha governato Firenze dalla fine del Settecento», come garantisce. E con buoni risultati. Primi fra tutti il nuovo palazzo di giustizia e la linea 1 del tram. Sfiorato ma non toccato dallo scandalo Castello - l´area su cui al posto di una «cacata» di giardino, come egli stesso la chiamò, si voleva realizzare lo stadio della Fiorentina all´insaputa dei fiorentini - che ha coinvolto il suo vice Graziano Cioni, l´anima cittadina naif, si è sentito incompreso da un «partito romanizzato che ha dato l´idea di voler tagliare i rami fronzuti su cui era seduto». Lo confessa: «Ho sofferto con Walter. Io ho ancora la visione ottocentesca di un partito pesante, strutturato, con gli iscritti, con le sezioni, che non rinunci al suo ruolo di direzione politica, non un partito liquido, ectoplasmatico». Quanto a Renzi gli aveva «consigliato» di non candidarsi in una città nella quale per essere eletti servono 105 mila voti. Su 37 mila votanti alle primarie, il bimbo ne ha presi 16 mila. Ce la farà a diventare sindaco, ma a che prezzo? «Posto che la piazza di Firenze è piazza della Signoria, cioè una piazza laica e non religiosa, Matteo è bravo e disinvolto. E sono certo che per le primarie non ha fatto accordi con poteri e poterini». Ma poi? Che cosa non dice Domenici? Il fatto è che di quei 16 mila voti alle primarie la leggenda metropolitana vuole che più di 3 mila siano venuti da destra, dalle truppe cammellate di Denis Verdini, cui pare che Renzi sindaco stia benissimo e che proprio per questo ha scelto un avversario debole come Galli, nonostante potesse disporre di un nome migliore come quello di Gabriele Toccafondi. Il leader della destra locale, per di più coordinatore nazionale del Pdl, king maker del sindaco del Pd. Possibile? «Certo», conferma pro domo sua Valdo Spini, che avverte: «Non mettete il Pd nelle mani di Matteo Renzi, sarebbe un grave indebolimento delle prospettive future di tutto il partito». Ma come? Non era il piccolo Obama di Firenze? L´alito di Denis, magnifico clone di Adolfo Celi in "Amici miei", soffia nella Firenze massonica e non. Non c´è solo la maledizione di Castello, che già vent´anni fa ad opera di Achille Occhetto costò la testa a un´intera classe dirigente comunista, su cui Ligresti vuole fare un´operazione da un miliardo e Della Valle la Cittadella Viola con lo stadio della Fiorentina. Ci sono le cooperative e soprattutto la BTP, acronimo che designa Baldassini, Tognotti e Pontello, i regnanti immobiliari della città. La loro banca è il Credito cooperativo, di cui è presidente e signore Verdini. Accusato anni fa di aver violentato una sua avvenente correntista, fu assolto dall´accusa di violenza sessuale, ma rinviato a giudizio per rivelazione di segreto bancario, violazione della privacy e diffamazione, perché rivelò notizie sull´esposizione della signora, di suo marito e dei loro amici. Poi c´è la Fingen ("fashion, retail e real estate") dei fratelli Corrado e Marcello Fratini, soci della cordata berlusconiana dell´Alitalia, che detiene oltre 600 mila metri quadri, tra cui quelli di Sesto Fiorentino, che potrebbero essere l´alternativa a Castello per lo stadio e la Cittadella viola. Ne è presidente Jacopo Mazzei, cugino di Lorenzo Bini Smaghi della Banca centrale europea, ma soprattutto figlio di Lapo Mazzei, straordinario produttore di Chianti e grande capo dell´Opus Dei. Ex democristiani ed ex comunisti, massoni e legionari di Cristo. In fondo che differenza fa? La città è scossa dalla prospettiva delle linee 2 e 3 della tramvia, che liscia i monumenti, e dall´esercito di quasi mille vigili urbani, vecchio feudo di Graziano Cioni, lo sceriffo che tanti guai ha procurato a Domenici e al Pd fiorentino, i quali impazzano con cascate di multe. Ma la partita vera, forse meno evidente ai fiorentini, è quella urbanistica: «Firenze ha toccato il fondo - garantisce l´urbanista Vezio De Lucia - si è omologata al peggio nazionale: la rendita fondiaria comanda sul futuro della città». E comanderà sempre di più se il bimbo che non è stato scelto da Papi non glielo impedirà.

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Il cardinal Martini risponde ai lettori del Corriere (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Cronache data: 01/06/2009 - pag: 21 L'iniziativa Per un anno a partire da giugno, ogni ultima domenica del mese, il biblista curerà una pagina sul quotidiano Il cardinal Martini risponde ai lettori del Corriere SEGUE DALLA PRIMA La disponibilità del cardinale Carlo Maria Martini per questa nuova iniziativa ci ricorda che viviamo in un'epoca che ha bisogno di dialogare più di ogni altra e mai come ai nostri giorni è diventata comprensibile l'osservazione di Karl Kraus, utilizzata da Walter Benjamin in molteplici occasioni: «Più guardiamo una parola da vicino, più essa sembra guardarci da lontano ». Sentiamo la necessità in misura maggiore che negli ultimi decenni forse a causa del bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti o forse per le dimensioni virtuali che ci avvolgono e si moltiplicano senza requie di parole che non fuggano. L'idea è nata da un invito del «Corriere della Sera» al cardinale e riflette un'esigenza che molti avvertono: riprendere un dialogo tra la Chiesa Cattolica e la società civile. Nessuno meglio di Carlo Maria Martini può assolvere codesto compito. Il mondo laico e quello della fede sovente non riescono a comprendersi, in talune occasioni dibattono sui fraintendimenti e non sui valori di riferimento. Per questi e per innumerevoli altri motivi è giunto il momento di dar spazio a un discorso che non si è mai interrotto ma in certi casi si era affievolito: adesso è possibile rinnovarlo grazie alla disponibilità di una figura che la società civile stima e la Chiesa considera tra le più autorevoli. Carlo Maria Martini desidera tenere questa corrispondenza mensilmente e per un periodo fissato. Si impegna con la speranza di aiutare coloro che hanno bisogno, magari anche di una semplice risposta. Ha riflettuto a lungo prima di accettare e poi ha acconsentito in nome di un dialogo di cui si sente l'esigenza e per quel servizio «a Cristo e alla Chiesa» che è la sua ragione di vita. Questa corrispondenza con i lettori è una novità ma anche qualcosa che giunge da lontano. Il grande pubblico ricorda la «Cattedra dei non credenti», che a Milano diede molteplici occasioni per riflettere; si rammenta dei numerosi libri di Martini che sono, e sempre sono stati, al centro dell'attenzione (così come i biblisti conoscono le sue ricerche), e ha continuamente memoria del giorno in cui le Brigate Rosse scelsero di consegnare all'allora cardinale di Milano le armi, arrendendosi simbolicamente a un'autorità che riconoscevano più di ogni altra. Un dialogo dunque che vuol proseguire con questa pagina di corrispondenza sul «Corriere», accanto ai suoi studi che mai si sono interrotti, alle pubblicazioni, agli incontri. Nel Doctor Faustus di Christopher Marlowe, scritto intorno al 1590, la scena si apre con il nome di Aristotele e una massima: «Il fine dell'arte è la salute del corpo». Noi approviamo ormai istintivamente queste parole, ma cerchiamo di renderle più vere con la comprensione, il sorriso, l'ascolto. Parafrasando San Paolo potremmo aggiungere che l'uomo, nonostante le sue conquiste, resta un mendicante in cerca d'amore. Per questo ricominciare un dialogo con un'autorità morale come il cardinale Martini equivale a sperare qualcosa in più. Per chi scriverà una lettera e per coloro che semplicemente leggeranno la sua pagina. Armando Torno Biblista Carlo Maria Martini Il dialogo L'idea è nata da un invito del «Corriere della Sera» al cardinale e riflette l'esigenza di riprendere un dialogo tra la Chiesa Cattolica e la società civile L'esperienza della Cattedra A Milano l'arcivescovo emerito aveva avviato l'esperienza della «Cattedra dei non credenti» che fu una continua occasione di confronto

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Se Berlusconi fosse gay, tutto sarebbe in ordine (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 01-06-2009)

Argomenti: Laicita'

1 giugno 2009 Se Berlusconi fosse gay, tutto sarebbe in ordine Se Berlusconi fosse gay, se le sue feste avessero lo charme discreto di casa Armani o il sapore un po’ trasgressivo di una serata firmata Dolce & Gabbana, non staremmo qui a domandarci se e come si debba difendere il suo stile di vita da una serie di sospetti, di attacchi, di inquisizioni, di stupori planetari. C’è un film francese di qualche anno fa, mi dice il mio amico Buttafuoco, in cui compare un marito in difficoltà, che recupera la gioia di vivere seguendo il consiglio di un amico: fingiti gay. Dopodiché riconquista l’affetto della moglie e dei figli, e la società che lo circonda lo porta in trionfo, letteralmente. Ida Dominijanni è la persona che, da una posizione culturale comunista e femminista, ha meglio capito, anche nel rigetto ideologico feroce della personalità e dello stile umano del caro leader, un suo tratto infantile, ludico, adolescenziale e femminile, anche nel senso della femminilizzazione del potere a ogni livello, principiando da sé stesso. E’ il Berlusconi del cucù a frau Merkel, del trucco truccato nel fazzoletto, del lifting esibito, del trapianto di capelli con bandana, la cura della chiostra dentaria che il sorriso piacione incastona, e tutta quella adesione quasi filosofica alla parure, alla galanteria, ai giochi di corte, dispetti e chiacchiericci; eppure no, pare che il Berlusconi vero sia eguale al suo modello emerso di recente, un autentico maschio latino, etnicamente mainstream, bianco e cattolico, padre di famiglia e di famiglie, dunque ripopolatore del mondo, ma sopra tutto tombeur che appartiene in tutto al cliché della maggioranza silenziosa, quella con Benignaccio cantore che adora la passera, la passerina, la topa e la topina e via ridendo a crepapelle, come da sempre accade, con in più il tratto kennediano del puttaniere hollywoodiano tra starlet e pin up di un biondo glamour su tacchi altissimi. Happy birthday, mr president, happy birthday to youuuuuuuuuu! C’è qualcosa di marcio nel moralismo machofobico di certi ambienti cattolici che stanno sempre lì a far “sociologia comprendente” intorno alle famiglie superallargate, scisse, sghembe, single o di vario altro disordine, prosternandosi a ogni forma di desiderio che sgorga dalle coscienze, cattolici che ci spiegano compunti la qualunque eterologa, che arieggiano romanticherie di passaggio sui diritti delle persone conculcati dall’ottusa morale ratzingeriana e wojtyliana. Ma anche tutta questa bella gente dell’Espresso e dintorni, questi giornalisti laici bigami, trigami o in quadricromia, gente che si vanta, che si compiace di sé, che conquista e stende prede sessuali a più non posso, ora se la tirano da protocolli istituzionali viventi, si alleano con la cosiddetta (da loro) sessuofobia dei preti, mostrano di detestare negli altri quello che alberga in loro, che loro teorizzano quando partono in crociata contro noi bacchettoni, insomma il sesso come piacere disancorato da promesse d’amore, come allegria totalmente disinibita, come festa panica e idolatrica, come esibizione narcisista di potenza e primato, come raccolta dongiovannesca di infinite possibilità in attesa della resa dei conti asessuata e finale, la statua del Commendatore o del Cumenda. E’ tutta una cultura politicamente corretta, fondata non sulla realtà degenere della misoginia, ma sull’idealizzazione mitica sociologizzante della violenza contro le donne, dello stupro, del machismo, del prepotere fondato sulla odiosa penetrazione e mescolato variamente con le altre potenze del male metastorico, come il denaro e l’autorità paterna, sia pure di papi. In questa orgia vera di fottutissime e morbosissime idee correnti non c’è spazio per capire che cosa sia il patronage, il rapporto di uomini o di donne importanti, in età, con persone più giovani che coltivano sogni impossibili da realizzare senza la guida e la protezione dei loro maggiori. Tutto si risolve, nonostante mille prove in contrario, nell’immaginazione libidinosa e violenta che prevede lo stato di accusa, una improvvisa recrudescenza e reviviscenza del senso del peccato, parola peraltro dimenticata quando significhi davvero qualcosa. In aggiunta, la volgarità del pensiero giovanilista e brutale che accusa: sei vecchio, fa’ la calza, vade retro. Caro Cav., dia retta, si ricordi di quel che diceva di lei il compianto Enzo Biagi: “Se potesse, si metterebbe al posto dell’annunciatrice e si farebbe crescere le tette”. Si finga gay, e saranno applausi.

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Laicita'

«Gli steccati religiosinon aiutano il dialogo» il caso Don Prospero difende l'idea della festa di Pentecoste:«Un ponte fra religioni. Il segno della croce? Un pretesto» Nel 2002 i Musulmani acquistarono l'ex capannone industriale di via Coronata 2, presentando l'intenzione di realizzarvi il loro luogo di culto. Ma i parroci e i residenti si ribellarono, imponendo lo stop 02/06/2009 «SONO MOLTO amareggiato. Vedo una forte strumentalizzazione politica in questa vicenda. Siamo sotto elezioni e vengono agitati fantasmi che non esistono. Personalmente, credo che senza questo clima la gente del quartiere non sarebbe poi così contraria alla moschea». Don Prospero parla malvolentieri. È tutto il giorno che i giornalisti lo assediano, ma lui vuole tenersi fuori dalle polemiche. Come nel caso di quella moschea in miniatura messa nel presepe, qualcuno, fa capire, ha trasformato quello che voleva essere un ponte in uno steccato. Per festeggiare la Pentecoste, il parroco della chiesa Nostra Signora della Provvidenza ha organizzato una preghiera interreligiosa, insieme a un gruppo di fedeli islamici. «Anche il Papa è andato a pregare in Palestina con i musulmani - fa notare il sacerdote - Non vedo che male ci sia. Non era una messa, ma un momento per stare insieme. In un giorno come Pentecoste, che per la Chiesa Cattolica simboleggia il contrario di Babele: lo Spirito Santo che permette a uomini di lingue e culture diverse di capirsi». L'invito ai parrocchiani era stato affisso sulla bacheca dei giorni scorsi. «Crediamo di poter pregare anche insieme ai nostri fratelli musulmani che chiamano Dio con un nome diverso da quello che usiamo noi cattolici». La frase è una citazione del Concilio Vaticano Secondo. E se nei giorni scorsi nessuno aveva protestato, all'atto pratico, sabato nei giardinetti di Piazzetta della Pace, al Lagaccio, l'evento ha creato una marea di polemiche. Alcuni residenti, in testa il Comitato cittadini del Centro Es, non hanno gradito quella manifestazione, che si è inserita nel clima rovente del dibattito sulla moschea. «È gravissimo quello che è successo - commenta Enzo Cincotta, abitante nel quartiere - Non è un bel vedere una preghiera in arabo in quegli spazi che dovrebbero essere destinati alla cittadinanza». Anche i comitati antimoschea alzano la voce e, appoggiati dalla Lega Nord e dalla Destra di Francesco Storace, annunciano di aver raccolto migliaia di firme contro il progetto comunale. A finire sotto accusa sono stati soprattutto due aspetti della celebrazione informale: l'uso della lingua araba, alcuni versetti del Corano sono stati alternati a testi della Bibbia e letti nella lingua madre da un rappresentante della comunità islamica, e la richiesta di don Prospero chiesto di non fare il segno della croce. «Ma come, - denuncia Carmen Dattilo, parrucchiera di via Vesuvio - Non possiamo nemmeno più fare quello? Mi ha dato molto fastidio. Sono contro la moschea. Prima devono dimostrare di sapersi integrare. Hanno letto tutti quello che è successo a Milano e a Treviso». Secondo il parroco c'è stato un malinteso. «Ho domandato di non fare il segno della croce dopo la lettura del Corano, per rispetto. Mi sembra una cosa normale». Basta fermare qualche passante per capire che la moschea provoca forti e diffuse tensioni. Tutte o quasi le risposte iniziano come quella di Rosanna, un'abitante di via Vesuvio: «Non è una questione di razzismo. Sono contro la moschea, non perché queste persone non abbiano diritto a praticare la loro religione, ma perché questo quartiere è stato dimenticato dalla politica per anni. Del resto stanno togliendo i crocifissi dappertutto, a noi non permettono queste cose nei loro Paesi». Paradossalmente, le negligenze delle amministrazioni che si sono succedute negli anni, sono l'unico punto che unisce pro e contro moschea. «È una grande occasione per rilanciare il quartiere - dice Zaverio Grosso - Gli oneri di urbanizzazione permetteranno di riqualificare quell'area». «Dov'era questa gente quando raccoglievamo le firme per risanare il Lagaccio? - chiede Vincenzo Pagliuolo, consigliere del Pd nel Municipio Centro Est - La maggior parte di chi firma abita a San Teodoro, non qui». «Siamo una rete di 25 associazioni, non contrarie alla moschea, perché combattiamo contro l'intolleranza e per ridare vita al tessuto sociale - dice Angelo Chiapparo, presidente di Quartiere in Piazza, associazione che gestisce i giardini - Purtroppo, ancora una volta si è preferito tirare su un muro piuttosto che abbatterlo». Marco Grasso grasso@ilsecoloxix.it [+] www.ilsecoloxix.it Commenta la notizia sul nostro sito 02/06/2009 la prima ipotesi 02/06/2009 Il "Sorriso francescano" si dichiarò disposto a concedere un terreno, accanto alla chiesa dei frati, permutandolo con l'edificio di via Coronata. Ipotesi scartata per motivi di viabilità del quartiere 02/06/2009 i frati del "sorriso" 02/06/2009 Il Comune propose di creare alla Commenda un centro multireligioso. La Curia non si oppose, malgrado l'emersione di voci laiche di contestazione. Il progetto venne accantonato 02/06/2009 la commenda 02/06/2009 Dopo aver promesso una soluzione alla ricollocazione della moschea, il 26 gennaio Marta Vincenzi svela il "gran segreto" di Tursi: la moschea si farà su un'area pubblica in via Bianco, al Lagaccio. 02/06/2009 la nuova area 02/06/2009 Dopo l'annuncio si apre al Lagaccio un agguerrito fronte di dissenso, organizzato in Comitato. Il ministro Ronchi (An) compie un sopralluogo. Tensione quando la pratica sbarca in consiglio comunale 02/06/2009 il dissenso 02/06/2009 Dopo alcune riunioni che stabiliscono la spartizione dell'area di via Bianco tra il Terra di nessuno, gli islamici e gli Amici di via Napoli, si attende ora solo la firma della concessione di affidamento dell'area 02/06/2009 il via ai cantieri 02/06/2009

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la nuova politica elettorale degli uomini senza qualità - edmondo berselli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 36 - Cultura Immagine Regole Nell´era televisiva, deve imporre un´immagine, un tratto differenziale. L´ultimo uomo politico che si è candidato a sintesi anche visibile di un programma è stato Tony Blair Si può conquistare la nomination per Strasburgo con venti minuti di discorso fiammeggiante, oppure attraverso gli strumenti della nuova politica, cioè le primarie La nuova politica elettorale degli uomini senza qualità Il processo di selezione dei rappresentanti ha subito una mutazione radicale. E mai come quest´anno è stato alto il numero di chi si presenta alle elezioni EDMONDO BERSELLI Il Candidato oggi è una figura imprendibile. Fino a qualche settimana fa, imboccando i vialoni di accesso a Bologna si scorgevano i cartelloni con i volti di Delbono, Cazzola e Guazzaloca, i tre principali competitor per Palazzo d´Accursio. Sembravano facce sconnesse da partiti e movimenti, figure autonominate, simboli celibi della postpolitica, in cui una personalità dovrebbe supplire a una cultura. Adesso qualche elemento di giudizio in più è venuto fuori, affiliazioni, alleanze, filiere: ma i candidati, non solo quelli bolognesi, rappresentano in modo simbolico e reale la grande trasformazione secolarizzante, laica, "weberiana" della politica. A lungo il conflitto politico in Italia è stato uno scontro bruciante di culture: si pensi alla stagione che va dal 18 aprile 1948 alla battaglia del 1976, con i "due vincitori" designati da Aldo Moro, la Dc e il Pci, potenzialmente i pilastri di un futuro bipartitismo "meno imperfetto". In quell´arco di tempo la scelta dei candidati costituiva il culmine di un processo di formazione lunghissimo. Sul versante cattolico implicava la mobilitazione del movimento di Azione cattolica e delle sue articolazioni universitarie, ma senza trascurare la proliferante realtà delle parrocchie, dell´associazionismo professionale, della Coldiretti, della Cisl, delle Acli, del corporativismo "bianco", e infine della struttura correntizia, territoriale e clientelare democristiana. A sua volta, il processo di formazione nel Pci costituiva un servizio al partito attraverso il quale le singole capacità politico-organizzative venivano lentamente affinate, mentre venivano verificati anche una serie di parametri (affidabilità ideologica, compostezza stilistica, razionalità delle scelte immediate, freddezza temperamentale), a cui la scuola interna delle Frattocchie conferiva il sigillo dell´ufficialità, e il gusto del partecipare a un processo di crescita che riuniva anche in modo emotivo le giovani élite del Pci. In confronto, i processi di selezione del personale politico nel Psi e nei partiti laici minori rappresentavano alchimie caotiche, frutto di itinerari largamente casuali. Gruppi di potere locale interagivano e confliggevano nello spontaneismo socialista, così come nel Pri o nel Pli si incrociavano cattedre universitarie e cda bancari. Fuori dall´arco costituzionale, nell´Msi, circolavano autoimmagini di orgoglio e di esclusione, che si rafforzavano a vicenda, quasi sempre senza sbocchi. Adesso non c´è regola. Ci si può conquistare la nomination per Strasburgo con venti minuti di discorso fiammeggiante, com´è riuscito a Debora Serracchiani all´assemblea del Pd; ma in linea generale oggi il Candidato riesce a ottimizzare il proprio itinerario attraverso gli strumenti della nuova politica. Vale a dire da un lato le primarie, che rappresentano una formidabile chance di rovesciamento delle strategie ufficiali (vedi il fiorentino Matteo Renzi, tipico esemplare "trasversale" della nuova specie ultracompetitiva), e dall´altro la cessione esplicita di competenze specifiche sul piano amministrativo e organizzativo. Vale a dire che il Candidato moderno, anche nelle realtà locali minori, non si propone generalmente per un ruolo di rappresentanza politica: figurarsi, con quel che conta un consiglio comunale, praticamente nulla rispetto alle deleghe del sindaco e della giunta; ma individua invece aree di interesse politico-economico a cui è vocato, e offre senza mediazioni alla classe politica locale una professionalità per gestirle. Rimane all´esterno di questo circuito, e proiettato invece verso l´ascesi mediatica, tutto il processo che conduce alla candidatura in quanto espressione di successo comunicativo. Lilli Gruber, Michele Santoro, adesso David Sassoli. Protagonisti del divismo televisivo che trasformano in distillato politico il proprio glamour catodico. E sul lato del centrodestra, a parte le veline, il culto del corpo prestato alla politica: il look di Mara Carfagna e Michela Brambilla esibito come asset pubblico rivendicabile integralmente, perché anche la bellezza è una conquista politica (e proprio per questo non vanno trascurati, ad esempio, i sottolineatissimi vezzi di coloritura maschile offerti dal puntiglio estetico del ministro Roberto Maroni; oppure il calcolo tricologico di Massimo Cacciari; l´understatement torinese di Sergio Chiamparino). Per vari aspetti il Candidato, nell´era televisiva, è un freak della politica. Deve imporre un´immagine, uno sgarbismo, un tratto differenziale. Ed è probabilmente per questo che fa saltare le possibilità di sintesi fra un progetto e la sua personificazione nell´individuo. Dopo i grandi candidati ideologici, come Ronald Reagan e Margaret Thatcher, l´ultimo uomo politico che si è candidato a sintesi anche visibile di un programma è stato Tony Blair, perfetto interprete anche estetico e generazionale del "New" Labour. Mentre nell´alternarsi odierno delle competizioni elettorali sembra prevalere "l´uomo senza qualità", il professionista fungibile, il "tecnico dell´universale" con propensioni mediatiche. Sempre in attesa del leader weberiano, naturalmente, carico di carisma, di un Obama capace di reinventare una parola semplicissima come change. Ma a quel punto non dipende più dal Candidato: dipende dalle astuzie della Storia, dalle macchine elettorali, dalla creatività sociale. Dipende insomma dal momento in cui il Candidato non è più una funzione della politica ma è la deviazione, l´istante in cui è la politica a diventare funzione del Candidato.

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quel patto segreto tra la destra e la chiesa - alberto statera (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 40 - Cultura I retroscena dei rapporti tra Berlusconi e Ratzinger nel nuovo libro di Pinotti e GÜmpel Quel patto segreto tra la destra e la chiesa Si chiama "L´unto del Signore" E rivela i legami tra il Governo e il Vaticano. Sanciti alla presenza di Letta e Bertone in un incontro del 5 giugno 2008 ALBERTO STATERA unto del Signore, come si autodefinì una volta, non è mai stato l´idealtipo del buon cattolico praticante. Ma quel 5 giugno 2008, con la regia del gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta e del segretario di Stato Tarcisio Bertone, Silvio Berlusconi e Joseph Alois Ratzinger siglarono un patto d´acciaio tra il governo italiano in carica da un mese e il papato. Passato un anno, quel patto difensivo-offensivo ha già dato risultati straordinari per i contraenti, tanto da indurre il presidente della Camera Gianfranco Fini a tentare di smarcarsi dal berlusconismo anche in nome della laicità dello Stato. Non c´è divorzio che possa incrinare quella sorta di nuovo Concordato de facto, nonostante le critiche della Chiesa del Vangelo alla «partnership» delle alte gerarchie con il politico amorale per eccellenza. Quella partnership consolidata recentemente con il Papa, in realtà viene da lontano, come documenta con dovizia di prove un libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti e Udo GÜmpel, intitolato per l´appunto L´unto del Signore in uscita per la Bur il 3 di giugno (pagg. 299 , euro 12,50) . Viene talmente da lontano da essere ormai indissolubile. Ne è convinto, anche il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga: «Alla Chiesa cattolica - ha detto intervistato dagli autori - che uno vada in chiesa o meno non importa molto: se devo fare un contratto, una società, come amico mi scelgo uno che abbia le mie stesse idee religiose, ma se questo cristiano non capisce nulla di finanza e dall´altra parte c´è un massone che capisce di finanza, con chi crede che faccia la società? La Chiesa guarda al concreto». Berlusconi è cristiano e pure massone (tessera 1816 della P2). Il giovane Silvio, studi al liceo Sant´Ambrogio dei Salesiani e frequentazione di Torrescalla, residenza universitaria milanese dell´Opus Dei, dove conobbe Marcello dell´Utri, fa i primi passi di imprenditore edile con l´aiuto della Banca Rasini. Investendo una parte dei primi guadagni, fonda la squadra di calcio Torrescalla-Edilnord targata Opus Dei: lui presidente, l´amico palermitano allenatore e il fratello Paolo centravanti. Alla Rasini il padre Luigi da semplice impiegato è diventato direttore. Questa banca, con un solo sportello a Milano in piazza dei Mercanti, era alternativamente definita «Vatican bank», «Sportello della mafia» o « Banca di Andreotti». E´ stata in realtà tutte queste cose prima di finire nel 1992 dentro la Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, l´uomo che sussurrava ad Antonio Fazio, pio governatore della Banca d´Italia e legionario di Cristo. Dagli anni Sessanta e fino al blitz antimafia del 14 febbraio 1983 che portò all´arresto del direttore Antonio Vecchione, succeduto a Berlusconi senior, e di un gruppo di imprenditori legati ai clan Fidanzati, Bono e Gaeta, era in quello sportello a due passi dal Duomo il crocevia degli interessi di Cosa Nostra e del Vaticano. La maggioranza azionaria era passata dai Rasini a Giuseppe Azzaretto, nato e Misilmeri nei pressi di Palermo, cavaliere di Malta e commendatore del Santo Sepolcro, che aveva nominato presidente Carlo Nasalli Rocca, anche lui cavaliere di Malta e fratello del cardinale Mario Nasalli Rocca. Ma si diceva che l´effettivo controllo fosse di Giulio Andreotti, come conferma Ezio Cartotto, ex dirigente democristiano che con Dell´Utri partecipò alla fondazione di Forza Italia. Interpellato da Pinotti e GÜmpel, Dario Azzaretto racconta: «Andreotti è stato per la mia famiglia un grande amico e lo è tuttora», tanto che per anni ha trascorso le vacanze nella loro villa in Costa Azzurra. Ma i misteri della Rasini, passata negli anni Ottanta anche per le mani dell´imprenditore andreottiano Nino Rovelli, non sono finiti qui. Dietro c´erano tre fiduciarie basate in Liechtenstein e amministrate dal gentiluomo di Sua Santità e gran croce dell´Ordine papale di San Gregorio Herbert Batliner, re dell´offshore, gnomo degli gnomi plurinquisito, che nel 2006 regalò un organo del valore di 730 mila euro a papa Ratzinger. C´era anche Berlusconi in quelle tre fiduciarie? «Non mi pare - risponde Dario Azzaretto - che Berlusconi o parenti di Berlusconi o persone vicine a Berlusconi avessero partecipazioni in società che si potevano riferire alla banca». Le sue operazioni con la Rasini - aggiunge - avvenivano tramite Armando Minna, membro del collegio dei sindaci e amministratore di alcune holding berlusconiane registrate come saloni di bellezza e parrucchieri. Ufficialmente è nel 1975, quando i primi inquilini già abitano a Milano 2, che nasce la Fininvest. Ma la ricerca certosina degli autori dell´Unto del signore la retrodata di almeno un anno, quando una Fininvest Ltd-Grand Cayman compare tra le società partecipate da Capitalfin, controllata a sua volta dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e dall´Istituto per le Opere di Religione. Ciò che coincide con quanto dichiarato dal figlio del banchiere piduista trovato morto a Londra nel 1982 sui soldi misteriosi con cui venne costituita la Fininvest. Carlo Calvi racconta tra l´altro che il padre, in una riunione del dicembre 1976 alle Bahamas cui era presente anche il cardinal Marcinkus, lo prese sottobraccio e gli sussurrò: «Finanzieremo le attività televisive di Silvio Berlusconi». Storia antica, ma significativa del vero miracolo compiuto da Berlusconi: quello di avere sempre con sé il Vaticano, nonostante la sua storia personale. Al punto, diventato presidente del Consiglio, da dividere l´Italia tra due sovranità che si contendono il paese: quella della Chiesa e quella del declinante Stato laico. Racconta ancora Cartotto: «Dell´Utri mi invitò a una convention di Publitalia a Montecarlo. Arrivammo nel principato con l´aereo aziendale. Su quell´aereo c´eravamo io, il professor Torno e monsignor Gianfranco Ravasi. Sono convinto che Berlusconi abbia cominciato a pensare all´ipotesi di scendere in campo nell´autunno del 1992, proprio in occasione di quella convention. Silvio fece un discorso nel quale rilevava che il clima politico si stava facendo pesante. Disse che gli amici perdevano potere, che i nemici ne conquistavano e l´azienda doveva attendersi momenti difficili». Decisa infine la «discesa in campo», i rapporti col Vaticano divennero quasi un´ossessione: «Posso dire di aver avuto un piccolo ruolo anche io», vanta Cartotto: «Organizzai un incontro tra Bertone e Aldo Brancher, un ex sacerdote che ora è uno degli uomini più importanti di Forza Italia, quando il cardinale non conosceva ancora il gruppo berlusconiano. Poi Brancher lasciò il passo a Letta soprattutto nel momento in cui Bertone divenne segretario di Stato». Il cardinale Silvio Oddi, per trent´anni prefetto della Congregazione per il clero, assolse prontamente il Berlusconi politico dal peccato del primo divorzio. Il cardinale Camillo Ruini avallò. Il 30 giugno 2008, tre settimane dopo l´incontro Ratzinger - Berlusconi, il governo confeziona il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche che prevede una disciplina ad hoc per gli ecclesiastici. Se si intercetta un prete bisognerà avvertire il suo vescovo, se si intercetta il vescovo il segretario di Stato vaticano. E se si intercetta il papa? Opzione non prevista.

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Quella Repubblica che meritava di essere festeggiata Visti da (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Quella Repubblica che meritava di essere festeggiata Visti da L'Italia che scrisse la Costituzione sembra un altro Paese, di intellettuali, figure straordinarie e una forma di concordia nazionale tra culture politiche diverse. È questa diversità che rende l'anniversario di oggi un po' triste Fa bene, il capo dello Stato, ad evocare nel sessantatreesimo anniversario della nascita della Repubblica, il clima di dialogo che consentì, all'indomani del plebiscito e dell'elezione dell'assemblea Costituente, di scrivere la Costituzione, approvarla e promulgarla in soli diciotto mesi, malgrado le divisioni e le diverse culture politiche che dovettero confrontarsi per arrivare a una sintesi condivisa. Forse l'Italia era più unita perfino quando era spaccata in due, quando il Governo provvisorio doveva rispondere del suo operato agli Alleati, quando l'appennino tosco-emiliano segnava la linea gotica, al di sotto della quale il Paese provava a ricostruire uno scheletro di assetto istituzionale, mentre al di sopra guerra e dopoguerra ancora si confondevano. Una stagione irripetibile, certo. I cui leader provenivano da storie e formazioni lontane una dall'altra, in un Paese in cui al plebiscito il Nord s'era espresso chiaramente a favore della Repubblica, mentre al Centro, al Sud e nelle isole il sostegno alla monarchia era stato fortissimo quando non preponderante. De Gasperi era un cattolico laureato a Vienna, già deputato al Parlamento austriaco in rappresentanza del Trentino. Cattolico era anche Dossetti, diviso tra il suo impegno politico (era stato anche presidente del Comitato di liberazione nazionale) e la fede, al punto che sceglierà di prendere i voti sacerdotali. Togliatti, comunista piemontese, era rientrato in Italia dopo una lunga esperienza a Mosca nella Terza Internazionale e al fianco di Stalin. Anche Terracini, presidente dell'Assemblea Costituente, e Di Vittorio, padre del sindacalismo moderno e leader delle grandi lotte contadine al Sud, provenivano dal Pci. Nenni era un socialista romagnolo che aveva fatto in tempo a partecipare alla guerra di Spagna e a farsi arrestare dalla Gestapo. C'era Benedetto Croce, "don Benedetto", il maggiore intellettuale italiano, ch'era stato senatore e ministro in epoca pre-Mussolini. E accanto a lui, sempre della generazione precedente al ventennio, i liberali Vittorio Emanuele Orlando, siciliano, Francesco Saverio Nitti, lucano, e il socialista lombardo Ivanoe Bonomi. Erano amici, sapevano scherzare, si prendevano in giro benevolmente: Nitti, che faticava a camminare, di Orlando, vanitosissimo, amava dire: «Vedi com'è la vecchiaia, ha preso me alle gambe e Orlando alla testa!». Così l'Assemblea Costituente era diventata il punto d'incontro di tre diverse culture (cattolica, marxista e liberale) e tre diverse generazioni: la classe politica prefascista, nata nella seconda metà dell'Ottocento (Nitti, Orlando, Bonomi, Sforza, De Nicola e Einaudi, gli ultimi due capo provvisorio e primo presidente della Repubblica), quella costretta all'esilio e alla clandestinità durante il ventennio (De Gasperi, Nenni, Togliatti, Terracini, Pertini, Saragat, e anche in questo caso gli ultimi due saliranno al Quirinale), le giovani staffette partigiane che provengono da formazioni comuniste, socialiste, o cattoliche, come le Fiamme Verdi, o laiche, come Giustizia e libertà (Pajetta, Iotti, Dossetti, Taviani, Boldrini, solo per citarne alcuni), e avevano vissuto, durante la Resistenza, l'esperienza comune della lotta di liberazione «Nascosti nelle canoniche», come ha ricordato Nilde Iotti. Accanto a loro il gruppo dei cosiddetti "professorini", Moro, Fanfani, Leone, da cui venivano alcuni dei "cavalli di razza" della Dc, il giovanissimo, ventiseienne Giulio Andreotti, ed esponenti del mondo laico o del rinato establishment economico come Parri e La Malfa. È in questo insieme straordinario, in cui non pesano né differenze di classe, né quelle ideologiche, e neppure quelle geografiche, che la Costituzione prende corpo. Con un senso del dovere, dimostrato da tutti, per cui è dato per scontato che gli interessi di parte o le posizioni più faziose non debbano influire sul risultato finale. Basti pensare che il voto finale sulla Carta costituzionale vede solo 62 contrari a fronte di 453 a favore. E ricordare, ancora una volta, la vicenda dell'inserimento dei Patti Lateranensi - il primo Concordato tra Stato e Chiesa, stipulato dal Fascismo e firmato da Mussolini - nell'articolo 7 del testo della Costituzione, che comporta un'aperta discussione tra i gruppi e fa registrare un chiaro dissenso anche tra i deputati comunisti, ma si conclude con la richiesta del leader del Pci di usare la votazione palese, per sottolineare il fatto che i comunisti non vogliono divisioni su un punto così delicato. Quando la politica riesce ad essere alta è in grado di produrre grandi risultati. La lezione che viene dalla nascita della Repubblica e dall'esperienza della Costituente è questa. E vale sempre la pena di rifletterci, quando se ne offre l'occasione. Anche se tutto, ormai, a cominciare dal clima politico e dalla capacità di confrontarsi, sembra così lontano. E l'anniversario della nascita della Repubblica cade in tempi davvero un po' tristi. di Anna Chimenti 02/06/2009

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Pannella vs i fondamentalisti (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Pannella vs i fondamentalisti di Stefano Munafò Scontro dialettico tra Marco Pannella e i neo-fondamentalisti cattolici a "Tetris" (La7), sul tema della laicità dello Stato italiano. Interrotto spesso nel corso del dibattito da Alfredo Mantovano, da Magdi Cristiano Allam e Irene Pivetti (ma anche, forse non volutamente, dal conduttore Telese, per il consueto ricorso agli spot pubblicitari) al vecchio leone radicale sono state sufficienti poche battute per svelare la debolezza delle posizioni avverse. Sopratutto in quel tratto del dibattito in cui il fronte cattolico ha sostenuto che le vere distinzioni non passano tra laici e cattolici, ma tra "laicisti" (i cattivi) e i cattolici, che hanno ovviamente sempre ragione . Come dire: tutti possiamo dirci laici a patto di accettare le posizioni della Chiesa. Mantovano, in particolare, ha sostenuto di ritenersi laico anche perché nelle sue argomentazioni a favore delle posizioni della Chiesa sui temi dell'etica, della vita, della sessualità e della morte, egli non fa ricorso alla fede ma, soprattutto, ai valori del "diritto naturale". Mantovano ha dichiarato in conseguenza di sentirsi, paradossalmente, ancora più laico di Pannella. "Peccato -ha replicato il leader radicale- che tu così per sostituire alla fede i concetti del diritto naturale, ammanti quest'ultimo dello stesso fondamentalismo che accompagna la visione dogmatica della religione". Come dare torto al leader radicale? Il diritto naturale nella visione prospettata da Mantovano appare come un riferimento concettuale e giuridico immodificabile nel tempo, quanto assoluto e valido per tutti, e dunque che da tutti deve essere accettato. Così come la Chiesa prevede per l'insieme dei suoi dogmi. Pannella si è dichiarato rispettoso della fede altrui, sino in fondo e sino al limite in cui non si pretenda di imporre la visione religiosa a chi non crede. Questo il succo migliore del dibattito, in altri momenti molto dispersivo. C'è da dire che Telese ha il coraggio di mirare alto nella scelta dei temi. Il suo talk è sempre accattivante, nel ritmo e nella spettacolarizzazione dei contrasti. L'involucro escogitato per il talk, tuttavia, a volte contrasta con le esigenze di un approfondimento reale. Ma è il male di tanti talk, i cui conduttori sono spesso divisi tra l'esigenza di informare e quella di fare spettacolo. 02/06/2009

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Niente carri armati e tempi ristretti Cerimonia per l'Abruzzo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 03/06/2009 - pag: 5 La parata I soldi risparmiati finanzieranno la ricostruzione Niente carri armati e tempi ristretti Cerimonia «low cost» per l'Abruzzo ROMA Il dramma della gente d'Abruzzo ha condizionato la tradizionale parata per la Festa della Repubblica. Una cerimonia in tono minore, senza mezzi bellici, senza carri armati, contenuta entro tempi più ristretti, 80 minuti, e con un numero di partecipanti minori (6400 rispetto ai 7200 dell'anno scorso). La forma ridotta della manifestazione è piaciuta al presidente Napolitano: in un messaggio al ministro della Difesa dice di apprezzare che «nella difficile contingenza che il Paese sta attraversando » si sia voluto «adottare misure atte a conferire all'evento toni di sobrietà e rigore». Ciò ha permesso di risparmiare un milione di euro che servirà a ripristinare le strade attorno all'Aquila. Anche la folla assiepata lungo via dei Fori Imperiali ha manifestato di apprezzare lo sforzo compiuto a favore delle zone terremotate. Gli applausi più caldi e prolungati sono scrosciati al passaggio degli uomini della Protezione civile, dei volontari che hanno portato aiuto ai terremotati e che sfilavano sopra un camion militare sulla cui fiancata campeggiava la scritta «L'Abruzzo nel cuore». Ogni anno la parata ha un filo conduttore, che quest'anno era «La Repubblica e le sue forze armate». Un tema interpretato dai vari reparti delle quattro Armi che operano nelle missioni estere. Ma molta visibilità è stata riservata anche alle componenti civili. Solo tre lievi imperfezioni durante la cerimonia: l'asta di una bandiera si è spezzata, la cartucciera di un militare è caduta proprio sotto gli occhi di Napolitano, e infine è saltato il lancio dei quattro paracadutisti che dovevano atterrare davanti al palco presidenziale. Il vento troppo forte ha reso l'operazione impossibile. Non mancano le polemiche. Come in passato, nessun ministro della Lega era presente sul palco, per segnalare una propria identità padana. Mentre il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero è insorto definendo «vergognoso lo spreco di soldi per la parata militare del 2 giugno». A suo avviso la manifestazione andrebbe cancellata. Un punto di vista che Giorgio Merlo, deputato del Pd, liquida come «grottesco, nonché inquietante». Secondo Merlo, è assurdo che ci sia «ancora qualcuno nella politica italiana che propone di non fare la parata». Quella parata che, ricorda Francesco Cossiga, fu ripristinata dal presidente Ciampi, dopo essere stata soppressa «perché ritenuta in contrasto col pacifismo laico e soprattutto quello cattolico». Marco Nese Applausi I vigili del fuoco che sono intervenuti in Abruzzo hanno sfilato su un camion con un cartello della Protezione civile Apprezzamento Il capo dello Stato ha detto di aver apprezzato «la sobrietà e il rigore» della cerimonia

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IL DIALOGO CONTRO L'OTTUSITÀ (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera sezione: PRIMA PAGINA data: 03/06/2009 - pag: 1 DIRITTO ALLO STUDIO IL DIALOGO CONTRO L'OTTUSITÀ di GIOACCHINO DE CHIRICO N ei giorni scorsi, dal centro di cultura ebraica Pitigliani un gruppo di insegnanti ebrei, cattolici e musulmani ha sentito il bisogno di lanciare un appello a favore dell'accoglienza e per il diritto allo studio. Una scelta preoccupata per l'affermarsi della cultura del «respingimento» e per l'ottuso accanimento contro la scuola pubblica. I presidi che in questi giorni protestano perché non hanno i soldi con cui far andare avanti le loro scuole difendono lo stesso sistema di valori dell'ebrea Franca Coen, dei cattolici Paolo Ciani e Marina Zola nonché del musulmano Adnane Mokrani. In un momento in cui alcuni luoghi di incontro sono diventati teatro di conflitti - piazze, stadi e quartieri - la scuola offre una speranza ed è gravissimo volerne la demolizione. Gli insegnanti e i genitori si rendono conto che le basi stesse della convivenza, che oggi sono in pericolo, trovano nella scuola uno dei momenti più importanti di sperimentazione e realizzazione. In quella scuola laica e statale che aiuta i cittadini del futuro a vivere al meglio nella società che si sta delineando. Questi segnali non sono isolati. Colpiscono per la loro forza e per la serena convinzione di chi li diffonde e fanno parte di un movimento di opinione in crescita, lontano dagli isterismi che hanno caratterizzato le ultime campagne elettorali centrate sulla paura dell'altro. In coincidenza con quanto è successo nel centro di cultura ebraica, questa volta in ambito cattolico, in questi giorni, a Formello, si svolge un torneo di «calcio sociale» in cui giovani di varia estrazione religiosa, etnica e culturale si misurano sul campo di calcio e discutono su come incontrarsi con l'aiuto di interventi come quelli di don Ciotti e di Fratel Arturo Paoli. Per tutti costoro, la religione è il punto di partenza, ma non bisogna dare per scontato che sia di per sé un elemento facilitatore, basti vedere i conflitti religiosi nel mondo. La stessa cosa vale per i laici. Si tratta di uomini e donne di buona volontà capaci di impegno civile. Per questo, oggi molti cittadini romani possono ritornare a parlare un linguaggio comune per fare insieme un tratto di strada che proprio da Roma è giusto che riprenda vigore.

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Battesimocivilein spagna (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Battesimocivilein spagna il sindaco "subentra" al prete Madrid. David, un bebè di due mesi, è il primo bambino a ricevere in Andalusia un battesimo civile, nel corso di una cerimonia celebrata nel comune di El Borge, mille abitanti in provincia di Malaga. Il rito civile si è svolto nella locale Casa della Cultura, dove la pila battesimale e l'acqua benedetta è stata sostituita dalla benedizione del sindaco, mentre la lettura della Bibbia dagli articoli della Carta Europea dei Diritti del Bambini, con l'impegno da parte dei padrini che David sarà educato ai valori democratici di pace, uguaglianza e libertà. I genitori di David, Laura e Pablo Rando Ouviña, quest'ultimo professore di Diritto penale all'Università di Siviglia, hanno spiegato di non essere praticanti della religione cattolica, ma di aver voluto celebrare la nascita del loro primogenito. «L'abbiamo molto desiderato - raccontano - per questo volevamo festeggiare la sua nascita, anche se non secondo il rito cattolico». Così, dopo aver ascoltato alla radio che il sindaco di El Borge, José Antonio Ponce, di Isquierda Unida, aveva approvato un regolamento per la celebrazione dei battesimi civili, si sono recati in Comune per organizzare la cerimonia. I più sorpresi, i nonni del piccolo David che solo dopo essere arrivati da Malaga nello sperduto paesino hanno scoperto che, ad attendere il loro primo nipote, non c'era il prete, ma la Casa di Cultura addobbata a festa col sindaco e la fanfara. Ad aprire la cerimonia laica, le note dell'Inno dell'Allegria, suonato dalla banda del paese, al quale è seguito un discorso del sindaco e il benvenuto al nuovo nato e la lettura dei diritti all'educazione, al libero pensiero e alle attività sociali citati nella Carta Europea del Bambino. In chiusura della cerimonia, distribuzione di prodotti tipici di El Borge, come la tradizionale e beneaugurante uva passita. Dopo aver approvato il 30 settembre il regolamento dei Battesimi civili, sul Comune malagueno sono fioccate le richieste di battesimi laici. Il paesino di El Borge non è nuovo alla attenzione mediatica. Il sindaco è salito già salito agli onori delle cronache nel 2003, quando decretò una giornata di lutto ufficiale all'inizio della guerra in Irak e nel 2005, quando inviò al governo una petizione per un referendum su monarchia e repubblica. 03/06/2009

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PAOLA DEL VECCHIO MADRID. DAVID, DUE MESI, è IL PRIMO BEBè A RICEVERE IN ANDALUSIA UN &... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 03-06-2009)

Argomenti: Laicita'

PAOLA DEL VECCHIO Madrid. David, due mesi, è il primo bebè a ricevere in Andalusia un «battesimo civile», nel corso di una cerimonia celebrata nel comune di El Borge (nella foto), circa mille abitanti, in provincia di Malaga. Il rito civile si è svolto nella locale Casa della Cultura, dove la pila battesimale e l'acqua benedetta sono stati sostituiti dalla lettura degli articoli della «Carta Europea dei Diritti del Bambini», con l'impegno da parte dei padrini che David sarà educato ai valori democratici della pace, dell'uguaglianza e della libertà. I genitori, Laura e Pablo, quest'ultimo professore di Diritto penale all'Università di Siviglia, hanno spiegato di non essere cattolici praticanti, ma di aver voluto in ogni caso celebrare la nascita del loro primogenito. Così, dopo aver ascoltato alla radio che il sindaco di El Borge, José Antonio Ponce, di Isquierda Unida, aveva approvato un regolamento per la celebrazione dei battesimi civili, non hanno esitato a recarsi nel comune malagueno per organizzare la cerimonia. I più sorpresi? I nonni che, solo dopo essere arrivati da Malaga nello sperduto paesino hanno scoperto che, ad attendere il loro primo nipote, non c'erano prete e fonte battesimale, ma la Casa di Cultura addobbata a festa con sindaco e fanfara. Ad aprire la cerimonia laica, le note dell'Inno dell'Allegria suonato dalla banda del paese, poi il discorso di benvenuto del sindaco: «Tutti qui presenti abbiamo oggi assunto l'impegno ad educati nei valori della pace, della libertà e della giustizia sociale». Quindi, la lettura dei diritti all'educazione, al libero pensiero e alle attività sociali. El Borge non è nuova alla attenzione mediatica grazie alle iniziative del sindaco (dal 1995) laico confesso. Nel 2003, decretò una giornata di lutto per l'inizio della guerra in Iraq e, nel 2005, inviò al governo una petizione per un referendum su monarchia e repubblica.

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il rischio del non voto - michele serra (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 1 - Prima Pagina IL RISCHIO DEL NON VOTO MICHELE SERRA Una delle incognite di queste elezioni è l´astensionismo di sinistra. Lo spettacolo, annoso e dannoso, delle lotte intestine tra dirigenti sempre più anziani e sempre più narcisi; e la presenza nel Pd di una componente clericale (che non è sinonimo di cattolica) che boicotta in partenza ogni riforma laica sembrano, tra i tanti, i due elementi più respingenti. Così respingenti da rischiare di mettere in ombra perfino le evidenti conseguenze che l´astensione avrebbe sulla scena politica: rafforzare ulteriormente il centrodestra. SEGUE A PAGINA 31

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(sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Laicita'>«Abbiamo fatto saltare i denti all'orso russo» Lech Walesa. Il leader del sindacato che vent'anni fa salì al potere ricorda quei giorni con "il Riformista". «Dai cantieri di Gdansk abbiamo tracciato il cammino anche per gli altri... tutto è cominciato da noi». Ma a volte, confessa, «mi domando se ne è valsa la pena». L'Europa ha bisogno di ritrovare quei «valori perduti». di Anna Momigliano «Tutto è cominciato dalla Polonia, abbiamo fatto saltare i denti all'orso». Ma anche: «A volte mi chiedo se ne sia valsa la pena». Vent'anni dopo la caduta del Muro di Berlino, e a pochi giorni dalle elezioni europee, Lech Walesa, lo storico leader di Solidarnosc, è fiero, ma anche un po' amareggiato. Leader cattolico, simbolo della rivoluzione pacifica che nel 1989 portò al crollo del regime comunista a Varsavia, Walesa è stato il primo presidente democratico della Polonia. Europeista convinto e premio Nobel per la Pace, segue deluso il crescente disinteresse dei cittadini europei nella politica. Il mese scorso Walesa era all'Università Statale di Milano, ospite di un convegno organizzato dalla Commissione europea e dai consolati di diverse nazioni per celebrare la caduta del Muro e il processo d'integrazione dell'Unione. Oggi racconta in un'intervista al Riformista il successi di Solidarnosc, l'Europa per cui ha combattuto e che ancora non vede del tutto realizzata. Perché si chiede se n'è valsa la pena? È la domanda che mi faccio quando vedo che solo il 20 per cento dei cittadini partecipa alla vita pubblica. Gli altri non vanno a votare, non si mettono in gioco, adducendo mille ragioni diverse. Detto questo, poi però mi dico che nonostante tutto ne è valsa la pena, perché con la nostra lotta il sogno di molti polacchi si è avverato. Anche se ci è costato così tanto! Quali sono le più grandi difficoltà che avete incontrato? Per noi di Solidarnosc la sfida più grande è stata rimanere uniti, nonostante in tanti abbiano provato a dividerci. Il governo e i servizi di sicurezza hanno utilizzato i mezzi più incredibili, ma non ce l'hanno fatta. Hanno provato a indebolirci con gli interrogatori, e noi abbiamo accusato il colpo. Ma alla fine abbiamo ottenuto la libertà. Forse questo risultato non sembra un granchè, però abbiamo costruito una giovane democrazia e, tra le difficoltà, un sistema capitalista. E il successo più grande? Il fatto che milioni di polacchi, insieme ai nostri amici all'estero, si siano uniti dietro un'unica bandiera. È solo così che siamo riusciti a cambiare il sistema senza spargimento di sangue. Non era mai accaduto prima che un muro fosse abbattuto così pacificamente. Anche il Muro di Berlino è caduto grazie alle trasformazioni in Polonia. Tutto è cominciato dalla Polonia. Un raro caso, quello polacco, di rivoluzione che ha unito tutte le fasce della popolazione. Nel 1980 al cantiere navale di Gdansk, per la prima volta gli operai, gli intellettuali, i contadini e gli studenti si sono uniti sotto la bandiera di Solidarnosc. Vecchi e giovani, credenti e non credenti. Da quel momento, abbiamo sempre marciato insieme. Nelle precedenti rivolte in Polonia -nel 1956, nel 1968, nel 1970 e 1976 - si erano sollevati o gli operai, o gli studenti, oppure gli intellettuali, senza riuscire a fare fronte comune. Solidarnosc ha cambiato tutto questo. Come? Solidarnosc ha cambiato molte cose, era un movimento che inseguiva il proprio obiettivo attraverso il dialogo e l'attività pacifica. Era un'attività paziente, che si svolgeva alla base della società. Forse non era così efficace come le manifestazioni di piazza. Ma dopo le esperienze dolorose nel 1970, quando i comunisti uccisero tanti manifestanti innocenti durante le proteste, ho capito che la lotta doveva andare avanti con una buona pianificazione, con strategia. E questo approccio ha portato risultati nel giro di qualche anno. Cos'altro ha reso unico il caso della lotta di liberazioni in Polonia? Beh, gli altri Paesi dell'Europa orientale hanno avuto la vita più facile, perché noi abbiamo dato il buon esempio. Siamo stati noi a fare saltare i denti dell'orso. Gli altri non avevano in sostanza molta scelta, hanno seguito il cammino che noi abbiamo tracciato. Nei tempi più bui del comunismo, Solidarnosc ha chiesto le libertà più basilari, esigeva la dignità umana, i diritti della gente comune: il diritto al pane, al lavoro, alla democrazia. È così che abbiamo superato i tempi difficili della legge marziale, che ha messo in ginocchio così tanti. Ma nel 1989 alla fine ce l'abbiamo fatta. A questo punto Solidarnosc non era più lo stesso movimento. Siamo riusciti a risollevarci, ad aprire le porte alla vera libertà e alla democrazia. La lotta polacca si è svolta in modo molto saggio, ed è per questo che ha avuto successo, anche grazie alle esperienze storiche. Recentemente lei, da credente, ha detto che l'Europa ha bisogno di valori, «cattolici e laici». Non è una contraddizione? Io parlo di valori universali, che devono essere il punto di riferimento per chiunque voglia costruire un nuovo mondo diverso. I valori che ci hanno aiutato nella lotta contro il comunismo possono essere un buon punto fermo. Erano alla base di un'idea di Europa come coesistenza degli Stati nazione, nella sicurezza e nel benessere. Prima, ai tempi della Guerra Fredda, l'ostilità era prevalente, l'idea di competizione e confronto era la politica dominante nelle relazioni internazionali. Oggi dobbiamo cambiare questo modo di pensare, dobbiamo pensare nello spirito della cooperazione e della solidarietà. Non sembriamo a buon punto... A volte penso che abbiamo bisogno di generazioni per cambiare questo modo di pensare. Posso vederlo nei nostri figli e nei nostri nipoti. Per loro è più facile pensare in questi termini. È come se stessero partendo da un altro aeroporto, adesso. Eppure non possiamo permettere che queste nuove generazioni partano senza i valori fondamentali. Senza di essi il mondo non può andare avanti. 04/06/2009

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Davide Di sinistra con orgoglio Vorrei un Pd che avesse un NOME, un SIMBOLO, un COLORE, una CO... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 05-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Davide Di sinistra con orgoglio Vorrei un Pd che avesse un NOME, un SIMBOLO, un COLORE, una COLLOCAZIONE EUROPEA e dei VALORI esplicitamente di sinistra. Che ci sia chiarezza. Io vorrei poter votare a sinistra e dirlo con orgoglio. Domenico Yes we change Vorrei un Pd che abbia ancora il coraggio di indignarsi, di arrabbiarsi e che non abbia paura di fare la voce grossa dinanzi ad un governo da cui non ci sentiamo minimamente rappresentati! Una volta per tutte è necessario staccarsi dalle faziosità interne - che caratterizzarono gli schieramenti che furono - e trovare il coraggio di gettare se stessi (e non solo il cuore) oltre l'ostacolo: CHANGE, WE NEED (direbbe Obama): che il PD lo trovi, allora, questo coraggio, e dia concretezza a queste semplici, ma essenziali parole! Ezio Quello che le tv non dicono, lo deve dire il Pd Vorrei un Pd che alza la voce in parlamento e che si indigna per questo governo folle e becero un partito che scenda in piazza con tutti noi cittadini che non condividiamo questa pazzia. Le tv non dicono nulla, edulcorano la realtà ed allora bisogna avvicinarsi alla gente. Ma il Pd deve diventare coraggioso e DEVE affrontare seriamente e finalmente IL CONFLITTO DI INTERESSI senza sconti a nessuno perchè questo è un cancro che divora in nostro paese. Roberto Primarie vere Il Pd che vorrei è un partito con delle primarie vere a livello nazionale. Se D'Alema si sente il vero leader allora si candidi. Alessandro Noi la base, la vera anima Vorrei un partito democratico che desse spazio e voce alle persone provenienti dalla società civile, dove la base non fosse solo base ma anche anima del partito. Ho 27 anni e penso che quello che più allontana un giovane dalla politica è vedere partiti che riflettono soprattutto gli interessi di un gruppetto di dirigenti...Perchè il Pd dev'essere l'espressione di una oligarchia? Perchè in un sistema democratico persone come D'Alema, Fassino, Rutelli, Bersani etc continuano a stare nei posti di dirigenza da oltre 20 anni? Eris Voglio un partito egemone Il Pd deve essere: laico in modo chiaro, a costo di perdere pezzi; deve essere limpido, senza condannati; deve impegnarsi a fare DAVVERO una legge sul conflitto d'interessi; deve avere un'idea di società aperta, interculturale, solidale, non farsi imporre le idee dal senso comune ma avere la forza di FARE OPINIONE, creando una EGEMONIA CULTURALE; puntare tantissimo sull'istruzione pubblica. Leo Ricambio generazionale non bloccate i talenti Un partito che faccia autocritica, dia spazio ai giovani e abbia il coraggio di attuare in maniera determinante un vero e proprio ricambio generazionale. Bisogna far emergere i talenti non bloccarli. Cuore Rosso Primo: azzerare subito i vertici Il Pd che vorrei è un sogno lungo una vita..... Azzerare l'attuale intero gruppo dirigente sarebbe opportuno, ma in questo momento, a pochi giorni dalle elezioni, forse velleitario e controproducente. Riproporre con forza la QUESTIONE MORALE sarebbe indispensabile, anche a costo di far saltare alcune teste nostrane. Ritornare in piazza ed ascoltarne le voci, i bisogni, i problemi e le aspirazioni sarebbe il minimo da fare per un partito che vuole essere democratico e popolare. Oliver Ho un sogno... Berlinguer Vorrei il permesso di sognare. Nel sogno si materializza un signore a fine maggio del 2009 e io gli chiedo: «Scusi chi è lei?». Mi risponde: «Sono il segretario del Pd mi chiamo Enrico Berlinguer». Ecco come lo vorrei il Pd. Ida Orlando Attenti al Sud perché la camorra non ha colore Vorrei un Pd più corraggioso, capace di selezionare i propri amministatori e i propri candidati, soprattutto qui nel Sud, dove, come dice giustamente Saviano, la camorra non ha colore, nè ideologie, ma è capace di infiltrarsi ovunque. Fidel da Lentini Prima o poi la storia ci travolgerà Vi dico soltanto che nel mio comune (Lentini-Siracusa, 24mila abitanti) il Pd non ha organizzato una sola iniziativa elettorale. Non c'è in giro un solo volantino che inviti a votare Pd. Cosa fare? Non lo so. All'autoriforma del Pd non credo. Probabilmente bisognerà aspettare che eventi sociali, oggi imprevedibili, porteranno alla ribalta la necessità di un vero partito riformista con un nuovo gruppo dirigente. Max Facce nuove e niente sgambetti Innanzitutto un partito con facce nuove, giovani, intelligenti. Io da cattolico sogno un partito dove le diverse anime socialista e cattolica democratica si uniscano in un disegno preciso, senza sgambetti. Piera Più operai meno teodem Vorrei un Pd laico senza Rutelli, la Binetti e tanti altri che di laico non hanno nulla. Dividiamoci da loro. Vorrei un Pd più a sinistra, più serio, più capace a fare opposizione, più vicino alla gente sopratutto agli operai, più coraggioso. Chiedo troppo? Massimiliano Dei lavoratori e non delle banche Vorrei che fosse un partito, vorrei che fosse realmente laico, che sulle questioni morali fosse netto, che fosse il partito di chi lavora, dipendenti, piccoli imprenditori, commercianti, che non fosse il partito delle banche. Un partito di cui trovare sezioni nei rioni, in cui parlare di politica, di vita, ed altro, non uffici, ma luoghi di ritrovo. Franco Ma Di Pietro in Europa sta con Rutelli Leggo con sgomento che molti voteranno Di Pietro per protesta perché il pd sarebbe poco di sinistra. Ma lo sapete che nel parlamento europeo il partito di Di Pietro siede nello stesso gruppo dei centristi e liberali insieme a Rutelli?

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La Spagna abolisce i simboli religiosi negli spazi pubblici (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Laicita'

La Spagna abolisce i simboli religiosi negli spazi pubblici la nuova legge Entrerà in vigore entro fine anno. Una mossa con l'intento di raccogliere i voti dell'elettorato laico e anticlericale 05/06/2009 Madrid. Il governo spagnolo sopprimerà i simboli religiosi dagli spazi comuni come scuole pubbliche, ospedali, caserme e carceri e in tutti gli atti ufficiali. Incluso il giuramento sulla Bibbia e davanti al crocifisso nelle cerimonia di investitura dei ministri. La nuova legge di "Libertà religiosa e di coscienza", annunciata dal ministro di Giustizia, Francisco Caamaño, promette di generare nuove ostilità nelle fragili relazioni del governo Zapatero con la chiesa cattolica, già tese per la riforma sull'aborto approvata dall'esecutivo il 18 maggio. La normativa, che riformerà quella vigente del 1980, «nasce dalla necessità di creare spazi pubblici di neutralità religiosa», come ha affermato il ministro. Per la prima volta la Spagna, regolerà anche l'obiezione di coscienza e i diritti di coloro che non professano alcuna religione. Ammetterà la prima solo nei casi riconosciuti dalla Costituzione - obiezione al servizio di leva - o espressamente previsti dal legislatore. Per i medici anti-abortisti, sarà consentita solo se la struttura ospedaliera sia in grado di garantire il diritto all'IVG. Non è un caso che la normativa, la cui approvazione è prevista fine d'anno, sia stata annunciata alla vigilia delle elezioni europee, dato che i socialisti - che i sondaggi danno a rischio di sorpasso per 2-4 punti da parte del Partito Popular - riescono a trarre profitto dal voto di protesta anti-clericale. Col doppio risultato di distogliere l'attenzione dalla crisi economica. I dati sulla disoccupazione, in lieve flessione a maggio, ma attestata su un 18,1% record in Europa, sono stati offuscati negli ultimi giorni dalle martellanti reazioni socialiste alle affermazioni del capolista dei Popolari alle europee, Mayor Oreja, che, sulla scia del cardinale Cañizares, ha sostenuto che gli abusi sui minori commessi in alcune scuole cattoliche d'Irlanda «non sono paragonabili ai milioni di vite distrutte dall'aborto». Al punto che perfino il leader del Pp, Mariano Rajoy, ha dovuto prendere le distanze dalla gerarchia cattolica e dal suo candidato, percepito dall'elettorato come "molto di destra", stando a un'inchiesta d'opinione fatta dal consulente d'immagine dello stesso Mayor Oreja. Eppure, nemmeno gli stra teghi del Psoe hanno interesse ad arrivare, alla vigilia dell'incerta tornata elettorale, a uno scontro diretto con la Chiesa che, sostengono, costerebbe al partito due milioni di voti. E' il motivo per cui i «progressi nella laicità dello Stato», indicati da Zapatero come il motore dell'attuale legislatura, hanno subito finora una drastica battuta d'arresto. E, al di là degli annunci, sono stati rinviati alla seconda metà del mandato bis del premier. Nonostante l'aumento del 34% dei finanziamenti alla chiesa cattolica deciso nella passata legislatura, il Vaticano continua infatti a percepire il governo socialista spagnolo come la principale minaccia di contagio in un'Europa sulla deriva del relativismo laicista. La visita del cardinale Bertone a Madrid, a febbraio, ha avuto lo scopo di ricomporre temporaneamente le relazioni con la Chiesa di Roma. Paola Del Vecchio 05/06/2009 È mancata all'affetto dei suoi cari Iginia Amerighi ved. Palestro (Gilla) di anni 95 Ad esequie avvenute, lo annuncia il figlio Gianluigi con la famiglia tutta. S. Defendente di Cervasca (CN), 3 giugno 2009. = È mancata all'affetto dei suoi cari Amelia Baroni ved. Mazzacano Ne danno annuncio i figli Guglielmo con Paola e Corrado con Laura, gli adorati nipoti Giacomo, Marta, Federica e Benedetta, il fratello Vittorio con la sua famiglia. I funerali saranno celebrati sabato 6 giugno alle ore 10 nella Parrocchia SS. Annunziata di Sturla. Un Santo Rosario sarà recitato questa sera alle ore 17.30 nella stessa Chiesa. Si prega non inviare fiori ma devolvere eventuali offerte all'Associazione Italiana di Ricerca sul Cancro. Campirio e Mangini Tel. 010.581.581 - 010.321.437 È improvvisamente mancata all'affetto dei suoi cari Ida Canevari Capelli A funerali avvenuti ne danno il doloroso annuncio la figlia Giusi, il figlio Gianni con Silvia e Elena. La presente quale partecipazione e ringraziamento a tutti coloro che hanno voluto condividere con la famiglia questo tristissimo momento. = È mancata all'affetto dei suoi cari Maria Antonia Canu ved. Faccio Ne danno il triste annuncio la sorella Angela, il cognato Mario, le nipoti Vladia con Marco, Tanya con Mario, l'adorato Kristian ed i parenti tutti. I funerali si svolgono oggi, venerdì 5 giugno, alle ore 10 nella Chiesa Parrocchiale di Santa Fede in corso Sardegna. La presente quale partecipazione e ringraziamento. Genova, 3 giugno 2009 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Roberta e Renata si stringono con affetto a Esperia in questo momento di grande dolore per la perdita del suo amato Filippo Milano, 5 giugno 2009 Giuliano e Tatti ricordano con affetto e ammirazione Claudio Costantini e abbracciano Luisa, Bianca e Stefano. Gianna e Carlo commossi, si stringono con affetto a Luisa, Stefano e Bianca, e partecipano al loro grande dolore per la scomparsa di Claudio caro amico. Carola, Donata, Elena, Renata si stringono a Luisa e Stefano nel ricordo di Claudio I condomini di via Fracchia 18 e 20 partecipano al dolore della famiglia per la scomparsa di Claudio D'Arena Antonio Cairo ricorda con affetto e stima Addone Dalla Vecchia insostituibile collaboratore per tanti anni in Marina. = Serenamente come è vissuta è mancata all'affetto dei suoi cari Annamaria Laudisio in Vagge Con noi restano la sua allegria, il sorriso, l'altruismo e tanto amore. Lo annunciano affranti il marito, la figlia, il genero, gli adorati Sara e Filippo ed i parenti tutti. Il funerale avrà luogo sabato 6 giugno alle ore 9.30 nella chiesa di Santa Maria in Bogliasco. Il Santo Rosario viene recitato oggi venerdì 5 alle ore 18.30 presso la suddetta chiesa. Un sentito ringraziamento al personale tutto del Servizio Sanitario Domiciliare della ASL3 Genovese per la preziosa ed umana assistenza prestata. Si prega di non inviare fiori ma eventuali donazioni all' AIRC. La presente quale partecipazione e ringraziamento. Bogliasco, 5 giugno 2009 La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Domenico, Angela Bruni e famiglia, profondamente addolorati piangono l'amico fraterno DOTTORE Mario Ramondini Ciao Mario La tua scomparsa ci ha lasciato un grande dolore... Ti ricorderemo per sempre. Silvana, Valentina, la piccola Beatrice, Riccardo e Bunny. = È mancato all' affetto dei suoi cari Albino Schenal di anni 88 Ne danno il triste annuncio la figlia Carla con Bruno ed i parenti tutti. I funerali avranno luogo domani sabato 6 giugno alle ore 11.45 nella chiesa parrocchiale S. Bartolomeo della Certosa, indi si proseguirà per il cimitero di Staglieno. La presente quale partecipazione e ringraziamento. La Generale Pompe Funebri Spa Tel. 010.41.42.41 Le famiglie Perosino e Sterpone sono vicine a Carla e Bruno in questo triste momento per la scomparsa del caro papà Bino È mancata all'affetto dei suoi cari Alfrida Sonzogni ved. Rettagliata Ne danno il triste annuncio il figlio Gianluigi con Francesca. I funerali avranno luogo il 6 giugno alle ore 9.30 nella Parrocchia di Loco di Rovegno. La presente valga da partecipazione e ringraziamento. A.Se.F.del Comune di Genova Tel. 010.291.54.01 Roberto e Maria Caterina Cauda partecipano al dolore di Gianluigi Rettagliata per la perdita della cara mamma Alfrida Sonzogni Sandra Balboni e Famiglie sono vicinissimi a Gianluigi per la perdita dell'adorata zia Alfrida Fulvia Morini con Paola e Famiglia, partecipano commossi al dolore di Gianluigi per la perdita della carissima zia Alfrida Mauro e Silvana Caproni, abbracciano con grande affetto Gianluigi e figli per la perdita della carissima zia Alfrida Daniela, Alessandro, Lucrezia ed Alessia sono vicini a Gianluigi per la perdita della cara mamma Alfrida I condomini e l'ammninistratore di via Nino Ronco 63 partecipano commossi al dolore della famiglia per la scomparsa del signor Giacomo Traverso per lunghi anni Consigliere del condominio. Guido Rosadini Ad esequie avvenute, come da sua volonta', Giovanna, Francesco, Vera e Francesca con Ida Rosadini Giberti ringraziano tutti coloro che hanno condiviso con lui, sino all'ultimo, il piacere della vita. 2007â??5â??giugnoâ??2009 Vera Alma Barone in Formenti Sono due anni che ci hai lasciato, ma la tua presenza fra noi con quella di Enrico è sempre più viva. Ciao Ciccina. 1989â??5â??giugnoâ??2009 INGEGNERE Paolo Panetti A vent'anni dalla sua scomparsa la famiglia tutta lo ricorda con affetto e rimpianto. 2008â??giugnoâ??2009 Bruno Porsia La moglie Anna Maria, i figli Paolo e Marco e i parenti tutti lo ricordano con affetto e rimpianto. La Santa Messa in suffragio verrà celebrata sabato 6 giugno alle ore 10.00 nella Chiesa Parrocchiale di S. Nicola da Tolentino, corso Firenze. 2007â??5â??giugnoâ??2009 Giorgio Rotondo Ti ricordiamo con tantissimo amore. Tua moglie Maria, le figlie Gabriella e Patrizia, i generi Tonino e Paolo, i nipoti Raffaella, Stefano e Alessandro. = "Iâ??saggi risplenderannoâ??come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre" (Dn 12,3) "Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" (Mt 5,6-7) 1999 5 giugno 2009 Spiritualmente uniti in un tenero abbraccio all'amatissimo papà,che, dopo il dono inestimabile della vita, fu sempre per loro sostegno sicuro e custode amorevole, Antonino e Rita ricordano, nel decimo anniversario della sua nascita al cielo, il loro venerato genitore Domenico Ventura uomo retto e buono, di una sola parola e con un solo volto, esempio raro di specchiata onestà, e se la sua totale dedizione alla famiglia, costantemente ispirata ai valori umani e cristiani, non cessa, rievocata, di commuoverli, li conforta la certezza che egli ora riceve il premio promesso ai giusti nell'eterna dimora di luce e di pace. 05/06/2009

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I Radicali sono tornati di moda e con Emma sognano il bis del '99 (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Laicita'

I Radicali sono tornati di moda e con Emma sognano il bis del '99 Dall´alto, Sergio Castellitto, Elio degli "Elio e le Storie Tese", Piero Chiambretti e ... di Peppino Caldarola Proclamano Marco Pannella e Emma Bonino: «Ci oscurano, nascondono la nostra presenza. Sia il servizio pubblico della Rai sia i cinque minuti di Mediaset sono del tutto insufficienti». E poi ancora: «E i programmi politici sono quelli che sono: una volta esistevano le veline, oggi abbiamo Bertinotti e Marini». Dite la verità, se non fosse che le veline sono tornate e Bertinotti e Marini sono spariti, anche voi avreste creduto che vi stavamo riferendo una conferenza stampa di ieri di Bonino e Pannella. Invece stiamo parlando di dieci anni fa, esattamente del 22 maggio del 1999, quando all'Umanitaria di Milano i due leader radicali protestavano, allora come oggi, contro il sistema dei media che li oscurava. La protesta portò bene. A metà giugno si votò e la lista Bonino, allora Pannella fece un insolito passo indietro, raggiunse l'8%, un boom elettorale che sconvolse il mondo politico e azzittì per qualche attimo gli stessi radicali. Emma aveva affascinato la sinistra e la destra. Questa donna spigolosa e concreta, gran lavoratrice, ebbe il suo battesimo di massa dopo anni e anni di fatiche radicali, e dio sa quanto faticano i radicali! Per Emma cominciò un cursus honorum che la portò tempo dopo, nominata da Berlusconi, a ricoprire il ruolo di commissario europeo. Per i radicali fu un exploit incredibile, ma soprattutto irripetibile. Oggi ci riprovano Marco e Emma, in una lista che porta il nome di entrambi, a scalare la montagna elettorale convinti che lo schema di battaglia sia lo stesso: la lotta alla partitocrazia criminale e l'assalto al mondo delle tv. Emma sta facendo lo sciopero della fame e della sete, Marco si stava quasi ammazzando una decina di giorni fa dopo settimane di stenti. Si avvicina un nuovo insperato e clamoroso successo? Il clima c'è. Attorno ai radicali si sta radunando una parte di opinione pubblica nuovamente incuriosita. Loro sono più vecchi, strada facendo si sono persi Taradash, Della Vedova, Calderisi e, dopo un duro scontro, anche il promettente Capezzone, ma i due sono freschi e combattivi e lanciano segnali a destra e a sinistra. Ho sentito con le mie orecchie più di un elettore del Pd dire che questa volta si vota per Emma. Molti intellettuali delusi sono tornati ad ammirare la combattività di questi indomabili guerrieri. Indubbiamente è nell'area dei democrats che i radicali pensano di pescare i maggiori suffragi. Il matrimonio con il Pd non è andato bene. Anche la lista europea è figlia di questa relazione fallita. Avevano promesso a Pannella di candidarlo per Bruxelles e poi Franceschini si è rimangiato la parola data da Goffredo Bettini. Così loro, i radicali tutto d'un pezzo, non ci hanno pensato due volte a presentarsi da soli. Il Pd di Veltroni li aveva accolti di mala grazia scegliendo, questo-sì-questo-no, chi candidare nelle proprie liste. I cattolici avevano storto il muso, i laici li avevano salutati come l'antidoto alla presenza della Binetti. Mesi e mesi di convivenza difficile, di voti parlamentari talvolta difformi, poi la rottura finale. Emma in verità non è rimasta insensibile ad alcune battaglie di Franceschini. Ha condiviso soprattutto l'ultima, quella innescata dal compleanno di Noemi, sorprendendoci con il suo moralismo bacchettone che contrastava con l'immagine della donna che aveva liberalizzato tutti i costumi degli italiani. Sia Emma sia Marco devono aver pensato che non si possono sottrarre voti al Pd senza vestire i panni dell'antiberlusconismo ratzingeriano, come ha scritto l'ex ateo devoto Giuliano Ferrara. E a sinistra è suonata la campana della raccolta dei consensi a vantaggio dei radicali. Non si offenderà Marco se scrivo che è soprattutto Emma ad affascinare molti delusi della sinistra. «E' una che lavora, dovunque la metti, tira la carretta». E la chiara fama della Bonino tira la volata alla pattuglia radicale. Ma la lista attrae anche voti di destra. Nessuno dimentica le battaglie per le liberalizzazioni dei radicali. C'è un elettorato, piccolo ma significativo, di elettorali liberali di centrodestra che accusa Berlusconi di aver tradito le promesse. Troppo cattolico con il Family Day, troppo esagerato nella sua vita privata, poco incline alle liberalizzazioni in favore di una politica nero-statalista. Così, pescando un po' di qua e un po' di là, torna il sogno del '99. Forse questa volta è più dura. Non c'è l'effetto sorpresa di dieci anni fa, i partiti hanno preso le contromisure, ma il mondo degli apolidi di destra e di sinistra si è affollato di delusi che guardano ora a Vendola ora a Pannella e Bonino per lanciare un segnale di rivolta. Alcuni dicono che i radicali fanno le stesse cose di sempre, che anche il loro gioco è ormai scoperto. Altri non hanno apprezzato questo ondeggiare fra sinistra e destra. Loro sono sempre lì, pronti a cavalcare l'insoddisfazione di tutti i "cavalli scossi" della politica italiana. Vuoi vedere che rivinceranno il Palio di Bruxelles? 05/06/2009

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Laici spiazzati dalla chiesa bifronte (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 05-06-2009)

Argomenti: Laicita'

Laici spiazzati dalla chiesa bifronte Giorgio Galli Alla vigilia delle elezioni europee, le nostre vicende politiche generano confusione e disorientamento. Le opposizioni, che ancora lo scorso anno rappresentavano la maggioranza dell'elettorato, operano in ordine sparso, tale da non preoccupare la maggioranza parlamentare. Il presidente del consiglio intreccia uno stile di vita molto disinvolto col progetto conclamato, anche se non di facile realizzazione, di modificare il funzionamento del nostro sistema politico. Questa situazione confusa mi pare non permetta alla sinistra di cogliere una modifica forse già avvenuta: la sostituzione dello stato laico col ruolo determinante della gerarchia ecclesiastica nella gestione dell'agenda politica. La sinistra si indigna, senza risultato, quando il clero detta al Parlamento come legiferare in temi ambiguamente definiti «eticamente sensibili». Ma la stessa sinistra esulta quando eminenti prelati criticano il turbocapitalismo e suggeriscono maggiore attenzione per gli immigrati, i disoccupati, i precari. L'autorevole cardinale di Milano si colloca tra i protagonisti del salotto di Fabio Fazio. È una situazione che merita attenzione. Quello che veniva definito «mondo cattolico» è diviso. Una parte, per lo più al vertice romano, per esempio in materia di scuola e famiglia, mira ai vantaggi acquisibili attraverso un rapporto preferenziale col governo. Un'altra parte, presente sul territorio, ritiene che la chiesa debba essere attiva, anche con iniziative di sostegno economico (come, appunto, il cardinale di Milano), a favore dei ceti colpiti dalla crisi, i poveri e i deboli. A me pare doveroso che la sinistra prenda atto di questa diversità di posizioni, anche per utilizzare possibili convergenze. Ma la questione di fondo è che non può alternare indignazione ed esultanza senza inquadrarle in una visione precisa. Questa visione non può che essere un punto di vista rigorosamente laico. Anche quando si schierano dalla parte dei «poveri» perché «deboli», quei settori del mondo cattolico che lo fanno, vedono il conflitto sociale in termini del tutto diversi da quella che, almeno sinora, è stata la cultura della sinistra. Per la chiesa, i poveri e i deboli vanno difesi, ma non debbono lottare. Così il ministro Brunetta, talvolta criticato da un sindacalista comprensivo come il leader della Cisl Bonanni, può dire: «La crisi sociale in Italia non c'è. Da noi non si sequestrano manager come in Francia; non ci sono conflitti come in Gran Bretagna o in Spagna. In Italia non c'è tensione sociale, non la si palpa, non la si sente». In Abruzzo, dove si dubita delle promesse del governo e sorgono comitati di lotta, il sottosegretario Bertolaso, insieme al vescovo mons.Molinari, convoca tutti i parroci delle zone interessate per trasformarli in attivisti della protezione civile onde attutire i conflitti e zittire chi protesta. E proprio mons. Molinari sostiene che lo stile di vita del presidente del consiglio è un suo affare privato. Insomma: anche quando sono dalla parte degli «umiliati e offesi», le strutture della chiesa, come è ovvio, non operano perché essi si organizzino e lottino, come un tempo la sinistra suggeriva, ma perché cerchino tutela e protezione da altri. Contemporaneamente, l'opposizione del Pd si astiene al Senato sul decreto del governo per l'Abruzzo e Franceschini esalta in Emilia don Primo Mazzolari, splendida figura dalla parte dei poveri, ma che alla Resistenza, come era giusto nel suo ruolo, partecipò disarmato. Ho citato una serie di episodi che formano un quadro preciso: la chiesa è forse divisa; ma agisce da protagonista nella sfera politica. Riempie anche gli spazi lasciati liberi da una sinistra che rinuncia a organizzare il conflitto mentre ne maturano le condizioni; e mentre la laicità diviene un valore desueto, un ministro può dire che l'Italia è una oasi di pace nell'Europa in ebollizione. Con buona pace dei lavoratori Fiat di Termini Imerese e di Pomigliano d'Arco.

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