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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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Genova Applausi a Napolitano ma fischi per Bagnasco La Repubblica 26-4-2008. 1

La folla contesta Bagnasco. I partiti solidarizzano con il cardinale La Provincia di Sondriuo 26-4-2008. 1

L'applauso di Genova a Bagnasco (L’Avvenire 26-4-2008) 1

A Genova contestato il capo della Cei Bagnasco (Il Manifesto 26-4-2008) 1

 


Genova Applausi a Napolitano ma fischi per Bagnasco La Repubblica 26-4-2008

 

Diecimila genovesi per il 25 aprile con il Capo dello Stato "Guai a sminuire il movimento di Liberazione". E nel centrodestra c'è chi non plaude DONATELLA ALFONSO UN'oNDA di applausi crescente parte dalle 10mila persone che hanno accompagnato Giorgio Napolitano nella sua giornata genovese, in particolare quando, lasciata l'auto all'inizio di piazza Matteotti, raggiunge a piedi la scalinata del Ducale. Un quarto d'ora prima, i pochi applausi scattati per salutare il cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, uscito dalla Curia per raggiungere il salone del maggior Consiglio, erano stati superati da fischi, prima isolati, poi sempre più forti, qualche "buu", e non pochi "vai via" da entrambi i lati della piazza. Bagnasco, il sorriso sulle labbra, ha varcato la soglia del Ducale, salutando e raggiungendo il suo posto, in prima fila accanto al presidente. E' l'unica nota stonata di una grande festa civile di una città intera, che accoglie il presidente con la fontana di De Ferrari a spruzzi tricolori, una città unica in Europa ad essersi liberata da sola, come ricorda la sindaco Marta Vincenzi, che alla fine della cerimonia consegnerà a Napolitano il Grifo d'oro proprio per il suo grande impegno per la pace e la tolleranza. Genova è il filo conduttore del discorso di Raimondo Ricci, che ricorda il "wonderful job", il meraviglioso lavoro come lo definì un generale americano, dell'insurrezione genovese, così come tutta la Resistenza "fu una lotta per mutare profondamente l'identità del Paese, per passare da un Paese totalitario a un paese democratico". Perché sia chiaro che il 25 aprile è e deve essere festa di tutti, sottolinea il presidente della Repubblica, ma non ci possono essere equivoci: "Guai ad indulgere a false equiparazioni e banali generalizzazioni: anche se a nessun caduto e ai familiari che ne hanno sofferto la perdita si può negare un rispetto sul piano umano maturato col tempo". Rispetto del dolore, ma non altro: e scoppiano gli applausi. Sempre più caldi, quando il presidente ribadisce che la Resistenza può, anzi deve essere smitizzata, "ma tenendo fermo un limite invalicabile rispetto a qualsiasi forma di denigrazione o svalutazione di quel moto di riscossa e riscatto nazionale". Qualcuno, tra gli esponenti del centrodestra presenti, non applaude. Così quando Napolitano, alzando il tono della voce, elenca tra i dodici articoli fondamentali della Costituzione "L'unità e l'indivisibilità della Repubblica", nel salone del Maggior Consiglio, con le luci a far scintillare i lampadari e le cromature dei gonfaloni, ci sono amministratori e parlamentari del centrosinistra, ma anche alcuni del centrodestra: si vedono Biondi, Grillo, Cassinelli, Musso, Biasotti; nessuno di An e Lega. Ancora il ricorso e l'ammirazione per come i partigiani genovesi seppero salvare il porto dal progetto di farlo saltare in aria, il "Piano Z", e per l'atto di resa del generale Meinhold, letto davanti al sacrario del ponte Monumentale, prima tappa della visita di Napolitano dopo una breve sosta in prefettura. La fine del discorso, poi, è tutta per la Costituzione, "cui va il rispetto non formale ma effettivo e coerente degli italiani di ogni parte politica per garantire un degno avvenire democratico al nostro paese". L'applauso che accoglie le parole è caldissimo. Per qualcuno un po' più tiepido. Ma Napolitano non ha dubbi: ho parlato a tutti, ribadisce prima di ripartire per Villa Migone.

 


La folla contesta Bagnasco. I partiti solidarizzano con il cardinale La Provincia di Sondriuo 26-4-2008

A Genova La folla contesta Bagnasco. I partiti solidarizzano con il cardinale GENOVA - Una bordata di fischi, che ha soverchiato gli applausi, e qualche grida di "buuu" hanno accolto l'arcivescovo di Genova, e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, al suo arrivo a Palazzo Ducale per la cerimonia di celebrazione del 25 Aprile, dove si trovava anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il cardinale è arrivato a piedi dalla vicina sede della curia ed ha attraversato piazza Matteotti gremita da alcune migliaia di persone. Mentre era a pochi metri da Palazzo Ducale, dalle due ali di folla sono partite alcune bordate di fischi, che hanno coperto gli applausi, e qualcuno ha gridato "buuu". L'arcivescovo aveva fatto dichiarazioni sui Dico e su altre questioni di diritto di famiglia. Immediata la condanna della contestazione da parte delle forze politiche e numerose le manifestazioni di solidarietà nei confronti del cardinale. 26/04/2008.

 


L'applauso di Genova a Bagnasco (L’Avvenire 26-4-2008)

 T utto era cominciato con un applauso. Quello indirizzato al cardinale Angelo Bagnasco dalla genovese piazza Matteotti gremita di gente per un 25 aprile da celebrare con la solennità dovuta alla presenza in città del capo dello Stato. Un applauso semplice, come la breve camminata compiuta dall'arcivescovado di Genova fino a Palazzo Ducale, sede ufficiale della cerimonia. Un applauso spontaneo che una sparuta claque si è immediatamente impegnata a coprire con fischi. Una bordata rapida, quanto insulsa. Scagliata maliziosamente per consegnare alle agenzie di stampa la notizia della 'contestazione' all'uomo di Chiesa. E per offrire un'immagine immeritatamente ottusa di quella piazza riunita per ricordare il giorno della libertà ritrovata. Quasi si potesse non sapere, a Genova, quella che è stata la parte svolta dalla Chiesa locale durante l'ultima guerra e nella liberazione stessa della città. Lo sanno anche i muri il ruolo di pacificazione giocato a beneficio di tutti i genovesi, in primo luogo dei lavoratori del porto e delle loro famiglie. Ma tant'é. Taluni hanno preferito fingere di non ricordare, quasi che si potessero manomettere pagine di storia che sono tuttavia indelebili. Per esse, immaginiamo, era scattato istintivo l'applauso della folla. Un applauso che è anche il nostro al cardinal Bagnasco e al suo sereno andare e testimoniare nel cuore e nella festa della città in cui è pastore.

 


A Genova contestato il capo della Cei Bagnasco (Il Manifesto 26-4-2008)

 

I fischi all'arcivescovo, il corteo che canta Bella ciao in solidarietà al divieto di Alghero, i grillini che si dividono tra dipietristi e antidipietristi. E Agnoletto che consegna al presidente della Repubblica i testi delle requisitorie al processo di Bolzaneto A. F. Genova Genova Le facce del corteo indetto dall'Assemblea permanente antifascista che arrivate a piazza De Ferrari in mattinata da Caricamento riprendono il cammino perché "oggi c'è bisogno di manifestare"; gli anziani che affollano via XX Settembre per vedere il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e applaudirlo anche se il presidente arriva e riparte in auto dopo essersi raccolto in meditazione davanti alle lapidi dei caduti; contestazione all'arcivescovo Arnaldo Bagnasco che entra a Palazzo Ducale ad ascoltare la commemorazione presidenziale e Vittorio Agnoletto che finalmente consegna la requisitoria del processo di Bolzaneto nelle mani del presidente ricevendo un "ne sono al corrente". Non c'è che dire, quest'anno il 25 aprile genovese è stato piuttosto movimentato. Si è partiti in mattinata col corteo antifascista: qualche centinaio di persone che sfilano al grido di "lotta di classe", "resistenza ora e sempre" e urlano slogan anticlericali in attesa della visita papale. Nel pomeriggio, l'orchestra filarmonica sestrese impegnata negli ultimi accordi prima del corteo ufficiale mescolava le sue note con quelle acide del MeetUp2 di Beppe Grillo che raccoglieva firme poco lontano in occasione del V-Day dedicato all'informazione. Tutto ciò a piazza della Vittoria, in dissenso con altri grillini accusati di essere troppo vicini a Di Pietro e raccolti a piazza Kennedy. Alle tre precise ecco il corteo ufficiale del 25 aprile con le migliori voci di associazioni e forum cittadini riunite per cantare Bella Ciao a squarciagola alla faccia del sindaco di Alghero che l'ha vietata nelle celebrazioni comunali. La intonano davanti alle lapidi dei partigiani caduti sotto il Ponte Monumentale, 1863 caduti, come rimarcherà il presidente della Repubblica. Intanto sfilano i gonfaloni e autorità. Quando il corteo ormai aveva raggiunto piazza De Ferrari, dove per l'occasione l'acqua delle fontane è stata colorata di rosso e verde effetto tricolore, Napolitano arrivava sotto il Ponte monumentale ad ascoltare il testo della resa dei nazisti ai partigiani genovesi e quello della medaglia al valor militare data alla città di Genova per la resistenza dal 9 settembre '43 al 25 aprile '45. Quasi in contemporanea alcuni genovesi tra la folla di piazza Matteotti hanno fischiato il presidente della Cei e arcivescovo di Genova Arnaldo Bagnasco con un buuu e un "vai via" coperto dagli applausi di altri. Una contestazione che qualche mese fa probabilmente avrebbe fatto più clamore e invece viene stigmatizzata solo da Pierferdinando Casini e Beppe Fioroni. Infine nella Sala del Maggior consiglio di Palazzo Ducale l'europarlamentare Vittorio Agnoletto portavoce del Genoa Sociale Forum ai tempi del G8 è riuscito a consegnare al presidente la requisitoria dei pm al processo Bolzaneto: "Mi ha detto che non può far nulla dal punto di vista processuale, ma che si farà carico della nostra richiesta di verità e giustizia". Uscendo nuovamente in piazza Matteotti, campeggia uno striscione "Dell'Utri attento, fischia il vento".


Report "Laici e chierici"

 

PULCI ( da "Stampa, La" del 26-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Se le avesse dette un cattolico, alla prima si sarebbe preso dei fischi, alla seconda qualche battimano dai laicisti di casa nostra. Oltre tutto Torino produce anche "il laico dell'anno" (che è poi un laicista). Ci sono persone appartenenti alla chiesa che nel campo della fede o dell'etica dicono cose contrarie al magistero.

Ricorderai! ( da "Unita, L'" del 26-04-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dei sindacati laici e cattolici, della sinistra oggi extra-parlamentare, sventolavano anche le bandiere bianche con le strisce azzurre e la stella di Davide che è l'attuale bandiera dello Stato d'Israele ma che alla manifestazione di ieri rappresentavano la jewish brigade, la brigata ebraica di Sua Maestà britannica che combattè in Italia contro i nazifascisti.


Articoli


PULCI (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 26-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Parole DI PULCI PIERO GALLO Durante la manifestazione Torino Spirituality 2007 nel cortile di palazzo Carignano Shirine Ebadi una minuta signora iraniana, avvocato a Teheran e premio Nobel per la pace, parla una sera ad un pubblico prevalentemente femminile. Si tratta di un personaggio molto noto. Le sue parole, attese, non sono tuttavia originalissime. Dopo poche battute, si avventura in affermazioni non proprio condivisibili. La prima, legata agli attentati kamikaze: "Se uno commette un delitto in nome dell'Islam, vuol dire che non è in nome dell'Islam". La seconda: "Se la fede acquista dei connotati pubblici diventa ideologia. L'ideologia ferisce quindi è da disarmare. La fede è invece un fatto personale". Se le avesse dette un cattolico, alla prima si sarebbe preso dei fischi, alla seconda qualche battimano dai laicisti di casa nostra. Oltre tutto Torino produce anche "il laico dell'anno" (che è poi un laicista). Ci sono persone appartenenti alla chiesa che nel campo della fede o dell'etica dicono cose contrarie al magistero. Qualche volta vengono dichiarate non più in comunione con la chiesa stessa. Ma è raro. Il mondo è pieno di scrittori e giornalisti battezzati che esprimono liberamente opinioni non in linea con la Tradizione cattolica. Formano un'opinione comune critica o dissenziente. Quanto alla fede, se vista come un fatto solo privato, non si spiegano la radici cristiane che troviamo nell'arte, nella letteratura, nella storia e nella stessa impostazione urbanistica delle città d'arte italiane, dove la fede è diventata pietra o monumento. Spesso la ragione del turismo. Nessuno forse ha chiesto che nelle Costituzioni di molti paesi d'Occidente ci fossero dei riferimenti biblici. Ma è molto bello trovarceli anche impliciti. L'uomo, quando cerca le parole giuste, le trova tra quelle dette da Dio.

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Ricorderai! (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 26-04-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Ricorderai! Moni Ovadia La celeberrima epigrafe che Primo Levi pose in apertura della sua opera più famosa Se questo è un uomo recita così: Voi che vivete sicuri / Nelle vostre tiepide case, / voi che trovate tornando a sera / il cibo caldo e visi amici: / considerate se questo è un uomo / che lavora nel fango / che non conosce pace / che lotta per un pezzo di pane / che muore per un sì o per un no. / Considerate se questa è una donna, / senza capelli e senza nome / senza più forza di ricordare / vuoti gli occhi e freddo il grembo / come una rana d'inverno. / Meditate che questo è stato. / Vi comando queste parole: / scolpitele nel vostro cuore / stando in casa andando per via, / coricandovi alzandovi; / ripetetele ai vostri figli / o vi si sfaccia la casa, / la malattia vi impedisca, / i vostri nati torcano il viso da voi. Ieri, di ritorno dalla manifestazione per il 25 aprile, "giorno della Liberazione" e dopo avere ascoltato in televisione le parole inequivocabili del nostro presidente Giorgio Napolitano, mi sono persuaso che il vibrante monito e il terribile anatema contenuti nell'epigrafe di Primo Levi non siano da riferire in modo "ristretto" all'inferno del lager, ma si debbano estendere a tutta la violenza messa in campo dalla barbarie nazifascista nel tempo della sua esistenza criminale, omicida e genocida. Sono più che mai convinto che l'anatema sia rivolto anche contro coloro che non compiranno il dovere di ricordare e che vogliono far calare l'oblio o, peggio ancora, la calunnia contro la lotta antifascista che si chiama Resistenza. Le operazioni revisioniste miranti a graduare e ad attenuare la natura brutale e violenta in sé del fascismo per separare l'episodio ingiustificabile delle leggi razziali dal resto degli spaventosi crimini fascisti, rientrano nella fattispecie dell'avvelenamento dei pozzi della memoria. Chi coltiva e diffonde la profonda consapevolezza che, nell'Europa odierna, democrazia ed antifascismo siano consustanziali ed appartengano a tutti gli europei democratici a prescindere dalla loro collocazione politica, devono chiedere con fermezza che chi rifiuta il valore della lotta partigiana di liberazione dal nazifascismo, chi non riconosce la differenza fra "i morti per odio e i morti per amore" - per dirla con le parole del grande sacerdote cattolico e partigiano David Maria Turoldo -, si astenga dal celebrare il Giorno della Memoria, perché la sua presenza arrecherebbe un'offesa inaccettabile alle vittime e ai loro cari. Oggi, alla manifestazione del 25 aprile, fra le varie bandiere rosse e multicolori dell'Anpi, degli ex deportati, di Giustizia e Libertà, del Pd, dei sindacati laici e cattolici, della sinistra oggi extra-parlamentare, sventolavano anche le bandiere bianche con le strisce azzurre e la stella di Davide che è l'attuale bandiera dello Stato d'Israele ma che alla manifestazione di ieri rappresentavano la jewish brigade, la brigata ebraica di Sua Maestà britannica che combattè in Italia contro i nazifascisti. È bene che tutti ricordino che Israele nacque come nazione moderna in conseguenza della vittoria sul nazifascismo e della liberazione. Le comunità ebraiche imparino dunque a diffidare dei consensi alla politica dell'attuale governo israeliano da parte di coloro che sputano sulla memoria della Resistenza perché quei consensi sono falsi e ipocriti. Noi siamo chiamati al dovere sacrale di ricordare la Shoà, ma lo stesso sacrale dovere ci chiama a ricordare lo sterminio di rom e sinti, di menomati, omosessuali, deportati politici, testimoni di Jehovah, di tutte le vittime degli stermini nazifascisti e dei caduti della Resistenza. Tramandiamo ai nostri figli, nipoti e pronipoti le memorabili parole di Piero Calamandrei, partigiano e padre della Costituzione perché le imparino a memoria e siano pronti a ripeterle in ogni circostanza in cui venga messa in pericolo la nostra libertà: Lo avrai camerata Kesserling il monumento che pretendi da noi italiani / ma con che pietra si costruirà / a deciderlo tocca a noi. / Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio / non colla terra dei cimiteri / dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità / non colla neve inviolato delle montagne / che per due inverni ti sfidarono / non colla primavera di queste valli / che ti vide fuggire / ma soltanto col silenzio dei torturati / più duro d'ogni macigno / soltanto con la roccia di questo patto / giurato fra uomini liberi / che volontari si adunarono / per dignità non per odio / decisi a riscattare / la vergogna e il terrore del mondo. / Su queste strade se vorrai tornare / ai nostri posti ci ritroverai / morti e vivi collo stesso impegno / popolo serrato intorno al monumento / che si chiama ora e sempre / RESISTENZA. Malatempora.

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