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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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"la
solidarietà è diventata il mio mestiere" - clara caroli
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
vengo da una
famiglia cattolica praticante - prima di intraprendere un percorso laico e fare
della solidarietà la mia professione». E quella di scrittore? «è diventata
importante negli ultimi due anni. E mi piacerebbe che, in futuro, mi desse
anche da vivere. Attualmente lavoro part-time al Gruppo Abele, continuo a
seguire i ragazzini e poi scrivo»
il
testamento biologico fai da te - ilaria ciuti
( da "Repubblica,
La" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
di cattolici
contro laici, di sinistra contro destra, e viceversa. La nostra è
un´associazione che non va contro qualcuno ma è per difendere il diritto di
ognuno di conservare, se incosciente, quel consenso informato che i medici
hanno l´obbligo di rispettare di fronte a chi è in possesso della propria
coscienza»,
il
democentrico Il dc che ci voleva per il Pd
( da "Riformista,
Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
difficile
rapporto tra la laicità dello Stato e il rispetto e l'ascolto della voce della
Chiesa. Da buon cattolico democratico Franceschini ha saputo tenere insieme le
due cose. Ha detto con chiarezza che le leggi non debbono avere un'impronta
confessionale, che la religione non può essere piegata agli interessi politici
e che la strumentalità in questo campo fa rima con la blasfemia,
Berlino
vuole la religione a scuola: referendum
( da "Giornale.it,
Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
firme di
evangelici e cattolici, appoggiati da ebrei e musulmani. Nel 2006 una legge
introdusse l'insegnamento unico purché fosse laico Pierluigi Mennitti Berlino -
I rinforzi arrivavano la domenica. Nel giorno del Signore, per tutto l'inverno,
Wolfgang Huber, il vescovo berlinese della Chiesa evangelica, terminata la
predica si stringeva nel cappotto nero per spingersi fin sull'
Chi
ha paura di Dario ( da "Unita, L'"
del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un cattolico
che difende la laicità dello Stato, ostruendo (per ora) la via d'uscita del Pd
ad altri cattolici che tendono al centro. Un leader dell'opposizione che ieri
ha detto: «Se fossimo al governo, daremmo un'indennità di disoccupazione a
partire dai precari, e aumenteremmo i salari bassi».
Cos'è,
un biglietto d'auguri per Franceschini? , scappa detto al senatore ...
( da "Unita,
L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stato presentato
un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori laici e da
senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente e in
sintonia con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa
dunque la posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non
numerica -
Testamento
biologico: Rutelli e i teodem dividono il Pd
( da "Unita,
L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è stato
presentato un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori
laici e da senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente
e in sintonia con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini».
Questa dunque la posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma
non numerica -
Calabrò
ci dice perché non è vero che chi legifera sul fine vita è perduto
( da "Foglio,
Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quella che
combattiamo non è una battaglia dei cattolici contro i laici. E? una battaglia
dei laici credenti e non credenti, che risponde alla cultura e la civiltà di
questo paese”. Leggi il testo del ddl - Leggi Guerra di emendamenti nel Pd di
Nicoletta Tiliacos
E
compatta e si sono divisi in base alla singola coscienza ...
( da "Tempo,
Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
riconosciuto
da molti come il più laico della storia. Nello scontro che ebbe con Pio XII
sulle elezioni romane del 1952, De Gasperi sarebbe stato disponibile ad
obbedire al Pontefice dimettendosi da capo del partito cattolico. Nella veste
di responsabile politico, però, non fu disposto a piegarsi alle direttive
politiche del Vaticano.
Bioetica,
Franceschini: "Posizione condivisa" Ma Rutelli non ci sta
( da "Giornale.it,
Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
alimentazione
è stato, infatti, firmato sia da laici e da cattolici: "C?è unanime
convinzione che l?impianto del testo base della maggioranza sul testamento
biologico sia da respingere". E a Rutelli: "La posizione espressa da
Rutelli, che non fa parte della Commissione sanità, è da rispettare fino in
fondo e vi inviterei a evitare di leggere quella posizione come una manovra
politica"
Morire
democristiani? Per vivacchiare gli ex-ds del Pd si sono già convertiti
( da "Giornale.it,
Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sarà di
provenienza cattolica. Con buona pace del Vaticano, magari, ma non delle
componenti laiche e di sinistra, costrette a rifugiarsi altrove o a sparire.
Verrà più facile la seconda opzione, considerando che a sinistra una casa
alternativa nemmeno c'è più. Se non quelle dei comunisti alla
Diliberto-Ferrero, anni Sessanta-Settanta.
Écrazes
l'infame, magari chiamandolo "baro e impostore"
( da "EUROPA
ON-LINE" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolica o
laica ma va semmai discusso nel privato e nel riserbo degli affetti; Emanuele
Severino, su quanto sia «patetico invocare un bene assoluto» e come non con la
cultura dominante si risolvono questi problemi «ma in modo pratico»; Miguel
Gotor, che definisce «strumentalizzazione politica più cinica» il calvario di
Eluana e ricorda ai cattolici quando la Dc di De Gasperi
PACE
E BENE CON L'AIUTO DEI LAICI ( da "Stampa, La"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Come guardare
al futuro con la speranza che tutto quanto è stato costruito in questo mezzo
secolo non si sciolga come neve al sole? Con l'aiuto dei laici. «Per andare
avanti - ripeteva padre Michelangelo - bisogna investire su laici preparati
secondo i principi cristiano-cattolici. Perché i problemi sono tanti, ed è in
questi momenti che bisogna avvicinarsi alla Chiesa.
"capisco
francesco, è stufo delle illazioni ma sul testo del pdl non si può
mediare" - alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Lo so, c´è
stata una gran confusione nella rappresentazione mediatica. Ma secondo lei è un
partito allo sfascio un partito in cui sono stati firmati da tutti, laici e
cattolici, dopo un lavoro di cucitura durato 3 anni, 35 emendamenti su 36 e
quello non firmato da tutti vede due sole posizioni diverse?
dario
minimizza il dissenso e affronta la partita coi cattolici - umberto rosso
( da "Repubblica,
La" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
come ammette
anche uno come Francesco Tempestini, un passato da socialista un presente da
laico del Pd, «ha azzeccato la mossa politica». Ovvero puntare a raccogliere,
su alcuni passaggi-chiave, malesseri e dissensi che attraversano la galassia
cattolica. Sul terreno delle questioni etiche, come appunto la sua "terza
via" sul fine vita.
Pdl,
la laicità di Fini sfida quella di Formigoni
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la laicità di
Fini sfida quella di Formigoni centrodestra combattuto La corrente cattolica
chiede spazio per una nuova generazione di laici cristiani impegnati. Ma An è
su altre posizioni 25/02/2009 roma. La laicità sulla strada del futuro unitario
del Popolo della libertà: in vista del congresso (previsto dal 27 al 29 marzo)
Rutelli:
ho diritto al dissenso, c'è un vuoto culturale nel Pd
( da "Manifesto,
Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Stiamo
parlando delle nuove frontiere dell'umanesimo laico, che impongono di
confrontarsi sul valore della vita degli ultimi, degli «imperfetti». Viviamo un
tempo in cui si dà fuoco a un barbone sulla panchina di una stazione come un
gioco di ragazzi. E la priorità della sinistra è per il «diritto di staccare la
spina»?
Sembra
una storia nata dalla fantasia magico-miracolosa di Frank Capra. Nella Cripta
di Sant... ( da "Messaggero, Il"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e laico per
giunta) impegnato in quel ruolo. «La parola evangelica è legata alla predica
del sacerdote. Nel mio caso, c'è stata un'invadenza di campo. Ma forse, proprio
per questo, lasciava un segno. In quei giorni, dopo le messe domenicali
chiedevo ai fedeli cosa ricordassero del Vangelo che avevano sentito pochi
minuti prima:
ROMA
- Francesco Rutelli alza la voce e chiede che sul testamento biologico il Pd
tuteli la ... ( da "Messaggero, Il"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sottoscritta
da laici e cattolici. Altre posizioni sono da rispettare». E aggiunge, il
segretario, che c'è unanimità nel respingere il testo base della maggioranza.
Soddisfatti i senatori più vicini al leader: «Dario ottiene il no di tutti al
Pdl e, sulla libertà di coscienza, tiene uniti laici e cattolici.
ROMA
Rocco Buttiglione, vice presidente della Camera e cattolico Udc, cerca di arare
il cam... ( da "Messaggero, Il"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Mercoledì 25
Febbraio 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Rocco Buttiglione, vice presidente
della Camera e cattolico Udc, cerca di arare il campo centrista. E quale
miglior concime se non i temi eticamente sensibili, come il testamento
biologico? Se Rutelli si sente accerchiato nel Pd, Buttiglione scende a
sostegno. Rutelli è incavolato con i laici del Pd.
Sul
fine-vita Rutelli chiede <pari dignità> al partito Ma restano le
divisioni ( da "Riformista, Il"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laicamente
benedette tutte le mediazioni»), Maurizio Gasparri (sulla proposta di Rutelli
il Pdl «approfondirà senza pregiudizi», ricordando come lo stesso Rutelli abbia
votato «a favore di una parte della mia mozione che afferma che l'idratazione e
la nutrizione debbono essere comunque proseguite»), Daniele Capezzone («Mi pare
vada colto e apprezzato il contributo di metodo fornito
Sul
testamento biologico il Pd dia un segnale di vita
( da "Riformista,
Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
I cattolici e
i laici del Pd che vorrebbero l'idratazione e l'alimentazione possibili solo
«non contro la volontà del paziente». E quanti come Francesco Rutelli si
sentono amareggiati e incavolati perché colpiti dal fuoco amico che li
rappresenta come burattini del clero, alimentando poi voci su ipotetiche
scissioni che tendono al centro.
<Il
Mulino>: illuminismo versione 2000 Indice più ricco, nuova grafica, sito web
( da "Corriere
della Sera" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
REDAZIONALE
Riformisti Il neodirettore Piero Ignazi rilancia la rivista del dialogo tra
laici e cattolici nata nel
La
terza via di Rutelli sulla... ( da "Giornale.it, Il"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici
fondamentalisti e laici. Mandando all'aria la traballante mediazione interna
messa faticosamente insieme dal Pd, che ieri è tornata nuovamente in alto mare
costringendo il segretario Dario Franceschini ad accorrere al Senato. La
soluzione Rutelli, che ricalca la «linea Panebianco» sostenuta dal Corriere
della Sera,
Non
ci può essere unità sempre a scapito nostro
( da "Tempo,
Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è pericoloso
il modo di trattare il pensiero e la cultura cattolica». Eppure oggi avete un
leader che è espressione di quella tradizione. «Credo che, con questa
posizione, si voglia far vedere che il Pd è laico. Ma anch'io sono una laica
cattolica e non è possibile che, ogni volta che esprimo il mio pensiero, debba
essere trattata come il suddito di uno Stato straniero.
MARIA
PAOLA MILANESIO ROMA. FRANCESCO RUTELLI QUASI BATTE I PUGNI SUL TAVOLO. Sì,
SONO... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici. Detto ciò altre posizioni sono assolutamente da rispettare fino in
fondo», spiega Franceschini, chiudendo con parole che hanno un destinatario
chiaro, Francesco Rutelli. L'ex ministro - dopo aver tuonato contro le
strumentalizzazioni, chiesto rispetto ed esatto chiarezza («Se c'è una linea
bulgara si dica e si valuterà»
Espulsione
a mezzo stampa ( da "EUROPA ON-LINE"
del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
è noto anche
nel centrodestra ci sono state dissociazioni pubbliche (in numero molto
inferiore a quanto sarebbe stato immaginabile), alcune clamorose. Laici come
Della Vedova, un leader importante come Fini, un fondatore (cattolico) di Forza
Italia come Beppe Pisanu. Bene, risulta forse che dai giornali o dai blog della
destra siano stati indirizzati contro di loro scomuniche,
A
trazione cattolico democratica ( da "EUROPA ON-LINE"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
con un
cattolico democratico alla guida del partito, rispettoso della laicità dell?azione
politica e dello stato e assertore convinto del Pd come soggetto plurale, la
speculazione politica della destra e di alcuni settori clericali del medesimo
schieramento è destinata a scemare progressivamente e a essere ricondotta lungo
i binari della pura polemica e propaganda politica.
La
novità che spaventò i tradizionalisti
( da "EUROPA
ON-LINE" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il rapporto
dei credenti con la Sacra Scrittura sia stato complesso e conflittuale e come,
soprattutto dopo il Concilio di Trento (1545-1563), ne fosse stata vietata ai
laici e alle religiose la lettura diretta, giudicata pericolosa, favorendo
piuttosto la conoscenza della dottrina attraverso il catechismo.
e
nel pd è scontro veronesi-franceschini - francesco bei
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che fatica a
trovare una sintesi tra laici e cattolici sui temi etici, si abbatte la lettera
aperta di Micromega sul testamento biologico. Un appello rivolto allo «stimato
onorevole Franceschini» e firmato da Andrea Camilleri, Paolo Flores d´Arcais,
Stefano Rodotà e soprattutto Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e
senatore democratico.
bio-testamento,
centrodestra diviso ora al senato slittano i tempi - carmelo lopapa
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolico,
che da Cossiga coinvolge sottosegretari quali Giovanardi e Mantovano e decine
di deputati e senatori accomunati, scrivono, dalla «difesa della vita». Gli
echi del malcontento, soprattutto quello laico, raggiungono Palazzo Chigi. I
capigruppo del Pdl a Palazzo Madama hanno riunito ieri i senatori per fare
chiarezza al loro interno e al vertice si è presentato non a caso
"menu
della quaresima? un'assurdità" - giovanna vitale
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
bocciata
anche dai genitori cattolici Il XVI municipio: "Qui non la
applicheremo" E l´opposizione attacca: "La scuola pubblica è laica e
anticonfessionale" GIOVANNA VITALE Piovono critiche sulla circolare
dell´assessore alle Politiche educative, Laura Marsilio, che ha imposto il
"menu della quaresima" nelle scuole elementari e medie,
englaro
libero di esprimersi Egregio direttore, ho letto con amarezza Ritanna Armeni
che invita Beppino Englaro a non esprimersi politicamente sul problema
dell'accanimento terapeu ( da "Riformista, Il"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E cioè niente
di simile alla cattolica ma laica Austria, sotto la quale crebbe e si formò
politicamente lo statista trentino. Carlo Maschio, Selvazzano Dentro e la
monarchia per decreto? Sebbene sia un filonuclearista, uno di quelli che nel
1987 votarono a favore di quel tipo di centrali, e quindi felice
nell'apprendere che torneranno a girare le turbine spinte dall'
Genocidio,
una passione europea. Ma manca Stalin
( da "Riformista,
Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici".
Con la Grande guerra, che inaugura la morte di massa e mette in atto pratiche
vicine al genocidio, l'idea di sterminio diventa per così dire normale e
concreta. Il libro si ferma qui, alle soglie della soluzione finale. Racconto
vivace e suggestivo, quello di Bensoussan, in cui però manca qualcosa: il
comunismo.
Franceschini,
questa non è laicità ( da "Manifesto, Il"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il segretario
del Pd Franceschini risponde senza complimenti: la linea «la decide il partito
e i parlamentari, e nessuno anche se autorevole, ce la può dettare». Qual è la
linea? «Nel partito c'e' una posizione prevalente condivisa da laici e
cattolici, poi c'è l'unanimità contro la proposta del Pdl» e altre posizioni
«tutte da rispettare e a cui garantire pari dignità».
Il
vescovo negazionista fugge da Buenos Aires
( da "Manifesto,
Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
57 consorelle
e 75 laici. Ma a parte loro - e un numero per la verità non irrilevante di
sacerdoti cattolici fedeli alla linea ma nostalgici di quando c'era Lui - pochi
rimpiangeranno il vescovo lefebvriano che considera Ratzinger «un modernista»,
il papato di Roma «neocomunista», la democrazia «una bella parola che nasconde
il caos» e soprattutto l'
ROMA
- Il Pdl scopre il dissenso interno sul testamento biologico. Non sono solo i
senatori ... ( da "Messaggero, Il"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che pure è
stata criticata duramente dai laici del Pd perché accetta il principio del
«sostegno vitale», rappresenta una ricerca di mediazione che non è isolata nel
mondo cattolico. Peraltro, anche nel Pd c'è chi tira dalla parte opposta. Per
Veronesi l'idea stessa della legge sul fine-vita «è una resa».
La
Sinistra: il Gonfalone mai più alle processioni
( da "Tempo,
Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
consigliere
Cavalli ha indicato la necessità di garantire il laicismo dello Stato e con lui
anche Tigli e così via. Il tema della laicità dello Stato, con tutti i suoi
aspetti più controversi, è tornato alla ribalta in Italia da quel fatidico 13
giugno 2005, data in cui i quattro referendum, promossi per l'abrogazione
parziale della legge che regola in Italia la fecondazione assistita,
Esistenza
e inaggirabilità dei paradigmi bioetici
( da "Foglio,
Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Bioetica
cattolica e bioetica laica" è stato accolto con favore – fatto insolito
nel nostro ideologizzato Paese – sia da parte cattolica sia da parte laica. Ed
è anche perché si propongono di "informare" anziché di
"indottrinare" (come direbbe Weber) che i miei manuali di storia
della filosofia sono di gran lunga i più adottati e (
La
Porta Pia della bioetica ( da "Foglio, Il"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
opposizione
fra la bioetica cattolica (ufficiale) e la bioetica laica (in senso forte)
costituisce uno degli aspetti vistosi del nostro tempo, di cui danno quotidiana
notizia i media. Tuttavia è risaputo che nel variegato mondo cattolico esistono
anche studiosi che faticano a riconoscersi nelle posizioni ufficiali.
I
funamboli della bioetica ( da "Foglio, Il"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
incarnazione
emblematica e più influente nella bioetica cattolica della indisponibilità e
“sacralità” della vita. Il secondo paradigma trova la sua incarnazione
emblematica e più influente nella bioetica laica della disponibilità e
“qualità” della vita. Questa struttura paradigmatica e dicotomica della
bioetica odierna viene contestata da taluni studiosi,
CLAUDIO
SARDO ROMA. IL PDL SCOPRE IL DISSENSO INTERNO SUL TESTAMENTO BIOLOGICO. NON
SONO SOLO I S... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La stessa
posizione di Rutelli, che pure è stata criticata duramente dai laici del Pd
perché accetta il principio del «sostegno vitale», rappresenta una ricerca di
mediazione che non è isolata nel mondo cattolico. La complessità del dibattito
sta intanto portando qualche ritardo ai tempi parlamentari del ddl.
Biotestamento,
idea bipartisan: dopo le europee ( da "Giornale.it, Il"
del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il ministro
delle Riforme, Umberto Bossi, non esprime un giudizio sulla bozza Calabrò in
materia di biotestamento ("Non l?ho ancora letta"), ma auspica
"una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso
la quadra, e lo dico da laico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
Biotestamento,
idea bipartisan: "Rinviamo dopo le europee"
( da "Giornale.it,
Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ma auspica
"una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso
la quadra, e lo dico da laico". Il "diritto di morire" "Si
sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità,
il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell?
( da "Repubblica, La" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Torino
Parla lo scrittore Fabio Geda, educatore in una comunità "LA SOLIDARIETà è
DIVENTATA IL MIO MESTIERE" Vengo dallo scoutismo e dall´anima salesiana
Ora al Gruppo Abele mi occupo di ragazzi fragili e difficili Si sentono diversi,
strani, sempre nel posto sbagliato. Sono loro i protagonisti del mio prossimo
libro CLARA CAROLI «L´ESATTA SEQUENZA DEI GESTI - spiega Fabio Geda, che così
ha intitolato il suo secondo romanzo - è quella che ti permette di entrare in
relazione con un bambino che soffre». Un compito delicato. Ci vuole il tocco.
La mano ferma e precisa. «Devi avere vocazione e assoluta sensibilità -
aggiunge - quello che fai non è da tutti: sta tra il lavoro del prete e quello
del cardiochirurgo». Uno scrittore atipico, questo trentacinquenne torinese
cresciuto in una famiglia numerosa con l´imperativo morale del prendersi cura
degli altri e poi formato in parrocchia alla solidarietà, che da quasi dieci
anni lavora come educatore di minori in comunità-alloggio. «Sono figlio dello
scoutismo e della cultura salesiana - dice - ma quella che pratico, alla quale
sono approdato, è una solidarietà totalmente laica». Invece di frequentare i
salotti, Fabio Geda - autore nel 2007 del romanzo di esordio Per il resto del
viaggio ho sparato agli indiani e quest´anno della citata opera seconda,
L´esatta sequenza dei gesti, entrambi editi da Instar Libri - frequenta il
disagio, la rabbia, il dolore. «In comunità hai a che fare con ragazzini figli
di prostitute, tossicodipendenti, carcerati - racconta - Ragazzini vittime di
abusi violenti ma anche soltanto della debolezza e della fragilità dei loro
genitori. Il tribunale te li affida e tu diventi la loro mamma. Li metti a
letto, li curi se hanno mal di pancia, li aiuti a fare i compiti, gli riordini
i vestiti, fai il bucato. Ma è un´imposizione. Loro lo sanno e ti rifiutano.
Mettono il muro. Come scalfire quel muro non te lo insegna nessuno, non è
materia di studio. è un´impresa fatta di sguardi, sfumature, gesti minimi. Il
più delle volte fallisci e ti senti frustrato ma ogni tanto qualcuno ce la fa.
Uno su mille ce la fa bene. Gli altri si arrabattano». Fabio Geda, come è
cominciata la sua carriera di educatore? «Forse già da bambino, nella
parrocchia della Crocetta. E poi con gli Scout. Lì ho imparato i fondamentali
del lavoro con i minori. Ho fatto anni di volontariato, animato da un
imperativo etico e dalla fede - vengo da una famiglia
cattolica praticante - prima di intraprendere un percorso laico e fare della
solidarietà la mia professione». E quella di scrittore? «è diventata importante
negli ultimi due anni. E mi piacerebbe che, in futuro, mi desse anche da
vivere. Attualmente lavoro part-time al Gruppo Abele, continuo a seguire i
ragazzini e poi scrivo». è già al lavoro su un nuovo romanzo? «Sì, ma è
in fase embrionale, appena un abbozzo. Sono ancora nella nebbia della
creazione. Sarà una storia corale. Protagonisti ancora i ragazzini, per forza.
è inevitabile che l´esperienza personale segni fortemente la mia scrittura.
Un´esperienza così intensa da offrire materiale ricco, denso, vivido. Ma questa
volta vorrei provare a raccontare anche gli anziani. Gli adolescenti hanno
molto appeal, i vecchi nessuno». Come sono questi adolescenti disperati dei
quali si è occupato e si occupa (al punto di trascorrere le feste natalizie,
Capodanno compreso, in comunità)? «Fino a cinque o sei anni fa erano quasi
tutti italiani. Ora gli stranieri sono tanti, quelli nati qui o arrivati
piccolissimi. Ciò che accomuna tutti è il senso di inadeguatezza nei confronti
del mondo. Si sentono diversi, strani, sempre nel posto sbagliato. Hanno
scarsissima autostima e una difficoltà relazionale che li accompagnerà per
tutta la vita. A scuola sono indisciplinati, spesso violenti. Sono molto
arrabbiati. E come dargli torto?». Di che cosa hanno più bisogno questi
ragazzi? «Hanno bisogno soprattutto di adulti veri, capaci di stare con loro
senza spaventarsi e scappare. E invece nella maggior parte dei casi si trovano
di fronte persone impaurite che li lasciano soli. Ma è proprio questa la fatica
dell´educatore. Anche a me è capitato di scappare dalla relazione. Loro ti
mettono alla prova e tu non sempre ce fa fai». E il bilancio alla fine qual è?
«Più sconfitte che vittorie. Ma basta farcela con uno solo per dare senso a
questo lavoro».
( da "Repubblica, La" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Firenze
Il testamento biologico fai da te Basta una raccomandata con ricevuta di
ritorno indirizzata a se stessi I promotori: "Questa non è una crociata di
credenti contro non credenti" ILARIA CIUTI (segue dalla prima di cronaca)
«Venite. non è una crociata di credenti contro non credenti, di cattolici
contro laici, di sinistra contro destra, e viceversa. La nostra è
un´associazione che non va contro qualcuno ma è per difendere il diritto di
ognuno di conservare, se incosciente, quel consenso informato che i medici
hanno l´obbligo di rispettare di fronte a chi è in possesso della propria
coscienza», dice il cardiologo e presidente della commissione di
bioetica regionale, Alfredo Zuppiroli, uno dei promotori dell´associazione. Ci
sarà domani al Puccini anche il presidente del consiglio regionale, Riccardo
Nencini: «Poter decidere della propria vita è una battaglia di libertà.
Combattiamo anche perché venga rispettato l´articolo 32 della Costituzione
secondo cui nessuno può essere sottoposto a cure mediche contro la sua
volontà». L´appello a partecipare si rivolge anche ai notai. «Venite domani
sera. Oppure comunicate quando e a quali ore potrete far firmare i cittadini
gratuitamente in studio», esorta l´uomo di cinema Stefano Stefani. Il papà di
Bobo, Sergio Staino, un altro dei fondatori di «Liberi di decidere», sottolinea
il «fai da te» spiegato dall´avvocato Gianni Baldini che aggiunge: «Le
normative riportate in calce alla carta, la Costituzione e la convenzione
internazionale di Oviedo sulla biomedicina, non possono essere superate da una
normale legge parlamentare». C´è un nodo che l´associazione intende chiarire,
lo sottolineano soprattutto i medici, da Zuppiroli e Panti a Gianni Amunni,
direttore dell´Istituto toscano di oncologia, o la ginecologa Claudia Livi che,
come Amunni e l´altro fondatore dell´associazione Alberto Formigli, è anche
consigliera comunale. Il mito da sfatare è che nutrire a forza con sostanze
artificiali chi è in una situazione innaturale come lo stato
vegetativo sia un fatto naturale. Tanto è vero che non accade in nessun paese
d´Europa. Lo dice anche Massimo D´Alema da Siena dove partecipa, ieri, a un
convegno sull´agroalimentare: «L´idea che una legge obblighi i cittadini a
subire determinati trattamenti, perché la nutrizione forzata attraverso sondini
o tubi gastrici è un trattamento, l´idea che una persona possa essere obbligata
dalla legge a subire trattamenti che non desidera non ha uguali in nessun paese
civile». «Dignità della vita e dignità della morte», dice Amunni. La carta avrà
valore immediato fintanto che la legge non sia approvata, spiega
l´associazione. Dopo potrà essere usata per ricorrere alla Corte
costituzionale: a livello individuale ma anche in massa, come una vera class
action. Lo ricorda l´associazione che è aperta a tutti, ricordano i fondatori,
purché chi vuole aderire lo faccia a titolo individuale e non di gruppi già
costituiti. Da oggi, ricorda la sociologa Mariella Orsi, c´è anche un sito -
www.liberididecidere.it - da cui informarsi, con cui aderire, da cui scaricare
la «carta di autodeterminazione».
( da "Riformista, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
il democentrico Il
dc che ci voleva per il Pd Diceva Brecht ai suoi tempi che era meglio sbagliare
col partito che avere ragione da soli. Noi sabato abbiamo fatto appunto così.
Non perché abbiamo sbagliato, s'intende. Ma perché abbiamo scelto di privilegiare
l'unità rispetto alla chiarezza, contando sul fatto che l'unità fosse meno
difficile e che un eccesso di chiarezza fosse troppo rischioso. Il tempo e
Franceschini ci diranno se abbiamo fatto bene o male. E soprattutto ce lo
diranno gli elettori. C'è un punto però su cui si deve dare atto al nuovo
segretario di aver trovato la misura giusta. È quello del difficile
rapporto tra la laicità dello Stato e il rispetto e l'ascolto della voce della
Chiesa. Da buon cattolico democratico Franceschini ha saputo tenere insieme le
due cose. Ha detto con chiarezza che le leggi non debbono avere un'impronta
confessionale, che la religione non può essere piegata agli interessi politici
e che la strumentalità in questo campo fa rima con la blasfemia, o
almeno col cinismo. E ha fatto capire, al tempo stesso, che gli eccessi
dell'integralismo laico e le derive radicali non fanno parte dell'orizzonte del
Pd. Il miracolo politico democristiano è stato a suo
tempo proprio questo. Una generazione di uomini politici cresciuti frequentando
le parrocchie e le associazioni religiose ha saputo tenere ferma la propria
ispirazione ideale e allo stesso modo rispettare fino in fondo i propri doveri
istituzionali, senza mai fare confusione tra le due sfere. In questo, almeno in
questo, ci deve essere una qualche continuità tra il passato della Dc e il
presente del Pd. Già, perché se il bipolarismo diventasse etico, e se si
riaprisse una fenditura profonda tra guelfi e ghibellini la nostra convivenza
ne sarebbe drammaticamente segnata. Il Pd ha molti difetti, e chi scrive li
denuncia spesso e volentieri. La mescolanza di culture diverse alle volte
rischia di produrre più un equivoco che una sintesi. Ma c'è un punto su cui la
mescolanza è un dovere per noi e un vantaggio per lo Stato e per le parti: la
frontiera tra laici e cattolici. Lì ci può essere la
virtù comune della nostra collaborazione oppure i due vizi separati dei nostri
reciproci arroccamenti. Lì Franceschini si gioca la pelle e il partito si gioca
l'anima. di Marco Follini 24/02/2009
( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 47 del 2009-02-24
pagina 0 Berlino vuole la religione a scuola: referendum di Redazione
"Basta lezioni di etica". Ad aprile la consultazione popolare:
raccolte 250mila firme di evangelici e cattolici, appoggiati da ebrei e
musulmani. Nel 2006 una legge introdusse l'insegnamento unico purché fosse
laico Pierluigi Mennitti Berlino - I rinforzi arrivavano la domenica. Nel
giorno del Signore, per tutto l'inverno, Wolfgang Huber, il vescovo berlinese
della Chiesa evangelica, terminata la predica si stringeva nel cappotto nero
per spingersi fin sull'Alexanderplatz a dare una mano ai banchetti per
la raccolta delle firme. In questo modo l'organizzazione Pro Reli è riuscita a
raccogliere oltre 250mila sottoscrizioni per sottoporre a referendum la
proposta di reintrodurre l'ora di religione nelle scuole superiori, a partire
dal settimo anno di studio. Di firme ne sarebbero bastate 170mila, ma
l'attivismo di Pro Reli e soprattutto il supporto aperto e diretto delle due
Chiese, quella cattolica e quella evangelica, hanno fatto superare in volata il
minimo necessario. Ora si vota. Il 26 aprile Berlino torna alle urne,
esattamente un anno dopo il fallimento di un altro referendum che aveva diviso
la città, quello per il mantenimento dell'aeroporto di Tempelhof. Questa volta
si tratta di religione. Nel mirino, la legge approvata dal Senato cittadino nel
2006, che introduceva l'esclusiva delle lezioni di etica: una sorta di
educazione civica nella quale trovano spazio anche le storie delle religioni,
raccontate però in maniera neutrale e asettica. Il governo locale, guidato da
una coalizione di socialdemocratici e sinistra radicale (Spd-Linke), la ritiene
ancor oggi la soluzione adeguata per trattare argomenti religiosi in una città
multiculturale come Berlino, dove la presenza di studenti di origine musulmana
è molto forte, il sentimento religioso debole e gran parte dei cittadini della
metà orientale si professa atea. Alla prova dei fatti, le lezioni di etica non
sembrano aver sviluppato quella tolleranza che i suoi sostenitori si
proponevano e la conoscenza delle religioni è rimasta nell'angolo. Su questo
puntano i promotori del referendum che non propongono di abolire l'etica, più
semplicemente di aggiungere la scelta di frequentare vere e proprie lezioni di
religione. Dalle parti di Pro Reli sembrano avere le idee chiare. Ideatore del
gruppo è Christoph Lehmann, avvocato quarantaseienne dal sorriso gioviale,
cattolico, legato alla Cdu. E, ovviamente, nato e cresciuto a Berlino ovest,
con un avviato studio professionale sulla KurfÜrstendamm, il simbolo di quella
che negli anni della Guerra fredda fu la vetrina dell'occidente. «Ci muoviamo
evitando ogni tipo di strumentalizzazione politica - ha ripetuto per tutti
questi mesi - e la nostra proposta non si ferma solo alle confessioni
cristiane: vogliamo che ogni studente possa scegliere fra la lezione di etica e
una regolare lezione di religione, sia essa cattolica, evangelica, ebraica o
musulmana». è il punto che più mette in difficoltà i suoi avversari. «La
tolleranza è possibile solo quando si conosce a fondo la propria religione,
evitando i fondamentalismi dei cattivi maestri». Inevitabile, tuttavia,
scivolare sul terreno politico. Il sindaco Wowereit non vede di buon occhio
l'iniziativa e il Senato è riuscito a evitare l'abbinamento con il voto europeo
di giugno. Spera nell'astensionismo: perché il referendum sia valido occorre
che si rechino alle urne almeno 600mila elettori. D'altronde la geografia delle
firme raccolte ricalca la divisione della città: alta nei quartieri occidentali,
molto bassa in quelli orientali. Ma anche la Cdu aveva mosso i suoi passi e
l'ex capo del partito berlinese PflÜgel era riuscito a strappare dal Papa, lo
scorso ottobre a Roma, un messaggio di augurio alla Pro Reli. © SOCIETà EUROPEA
DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Unita, L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Chi ha paura di
Dario FEDERICA FANTOZZI Chi ha paura di un bravo ragazzo? Nel teatro della
politica italiana è questa la maschera del neo segretario del Pd. Da tempo
mancante, è la figura classica della ricostruzione. «L'assemblea ha scelto
l'orgoglio e la speranza» era titolato l'editoriale di Eugenio Scalfari
domenica scorsa. «Ha una faccetta da bravo ragazzo ma è determinato» benediceva
il nuovo leader Franco Marini . Un ex dc alla guida di un partito formato in
maggioranza di ex comunisti con una linea che (per ora) tende a sinistra. Un cattolico che difende la laicità dello Stato, ostruendo (per
ora) la via d'uscita del Pd ad altri cattolici che tendono al centro. Un leader dell'opposizione che ieri ha
detto: «Se fossimo al governo, daremmo un'indennità di disoccupazione a partire
dai precari, e aumenteremmo i salari bassi». Se Tony Blair era "The
Boy", Dario Franceschini potrebbe diventare "The Good Boy". Il
riformismo, la bandiera della Costituzione su cui ha giurato, la visita ieri al
Quirinale, l'argine al pensiero teocon. Con un pizzico di girotondismo - nel
PdL, da Cicchitto a Gasparri, da Quagliariello a La Russa, tutti gli orfani
dell'«anticomunismo» strillano all'antiberlusconismo - che fa temere a Di
Pietro il rinvio del banchetto di voti Democratici. Così ha avuto un moto di
stizza: «Incomprensibile considerare il premier un avversario e trescarci il
giorno dopo». Mentre la sinistra radicale, vistasi svanire in un batter
d'occhio il "nemico" Veltroni che ha sì sbarrato loro la soglia delle
Europee ma ha anche rianimato un elettorato disperso, pensa al 4% con qualche
nervosismo: «Altro che difendere la laicità - ha attaccato il segretario di Rc
Ferrero - Il Pd finge che sia un problema di coscienza. Nulla di nuovo rispetto
a Veltroni». È il cuore del problema. Cosa cambierà con Franceschini? Niente,
rispondono in molti. Nessuna svolta, solo il segno della continuità, della
necessità persino. Eppure qualcosa è già cambiato: il logoramento del partito,
che ha lasciato a terra quasi 10 punti, è finito. Necessariamente si riparte,
sebbene direzione e approdo restano in buona parte sconosciuti. finito il
logoramento «Vedo questa crisi come un'occasione di rilancio» ha detto Parisi,
l'analista più lucido dei maldipancia interni. «I capicorrente sono in difficoltà.
La debolezza apparente di Franceschini potrebbe rivelarsi la sua forza» predice
il sindaco di Bari Michele Emiliano. Il fantasma della Dc, la grande mamma nel
cui alveo Berlusconi si immagina erede di De Gasperi, spaventa persino il mite
Rotondi, leader della Nuova Dc: «I Dc andati di là hanno il complesso di
dimostrare di essere più antiberlusconiani dei comunisti. Il dialogo? Sarà
tempo perso». . Nella fenomenologia dei capi il ferrarese non è un padre come
Prodi nè un leader dal fascino trascinatore come Berlusconi. Ha la cravatta, la
fede, una bella famiglia, i movimenti rigidi, l'aria del capoclasse deboluccio
in ginnastica. Scrive romanzi sulle acque del Po come Bacchelli e sulla follia
umana che un politico incontra con mille facce diverse. Ma al Circo Massimo si
prese la briga, unico dei big, di andare alla Stazione Termini ad accogliere i
treni speciali dei militanti. «Piace alle mamme e non alle figlie» ha scritto
Lucia Annunziata. È il destino dei bravi ragazzi, da Gianni Morandi al Richie
Cunningham di "Happy Days". Quello che gli viene chiesto è altro:
infondere ottimismo, speranza, fiducia nel momento più buio. Ce la farà?
Alleati e avversari, in queste ore, gli prendono le misure. C'è da capire se
sulla via laica il partito lo seguirà, o se il biotestamento diverrà occasione
del «liberi tutti». Letta e Rutelli sono stati ospiti dei centristi a Todi, ma
le bellicose dichiarazioni dell'ex sindaco di Roma si erano già corrette
nell'auspicio di «un partito nuovo» prima dello strappo veltroniano. Quanto al
dopo: più facile lasciare sotto Bersani. Franceschini è nuovo, sottratto al
dualismo Veltroni-D'Alema. La sua dote sono meno di quattro mesi per compiere
quel pezzo di percorso che al suo predecessore è franato sotto i piedi. Salendo
i gradini della Nuova Fiera di Roma, sabato, si è fermato ad allacciarsi la
scarpa: ne avrà di strada da fare. Un ex dc alla guida di un partito formato in
maggioranza da ex comunisti. Un cattolico che difende la laicità dello Stato e
giura sulla Costituzione. Tutti quelli spiazzati dal «bravo ragazzo» Dario.
( da "Unita, L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
«Cos'è, un biglietto
d'auguri per Franceschini?», scappa detto al senatore Lionello Cosentino,
quando vede l'emendamento presentato da Rutelli, che esclude dal testamento
biologico la possbilità di rifiutare nutrizione e idratazione forzata. La
sequenza dei fatti è questa: la settimana scorsa la neo-presidente del gruppo
Pd in commissione sanità Dorina Bianchi si astiene sul testo base (da oggi in
discussione con circa 600 emendamenti, sempre in commissione), mentre la maggioranza
del gruppo vota contro. A quel punto la presidenza del gruppo Pd al Senato,
assume direttamente il coordinamento del lavoro comune. Lavoro al quale sono
designati, oltre alla stessa Bianchi, i senatori Ignazio Marino e Daniele
Bosone: quest'ultimo è medico, fa di mestiere il neurologo. I due medici I due
medici, dunque, fanno un lavoro di mediazione cercando di calarsi nella realtà,
di superare le posizioni ideologiche. Dice Bosone: «Con l'ideologia non si fa
assistenza e senza assistenza non si tutela la vita». È un lavoro che, intanto,
guarda alle esigenze reali delle famiglie che si trovano a far fronte alle
esigenze dei malati terminali, anche quelle che non hanno possibilità
economiche. Un lavoro «di grande disponibilità e apertura», lo definisce
Ignazio Marino. Un lavoro di «sintesi culturale, perché la libertà di coscienza
non esime dal lavoro politico», dice Bosone. E che fa punto cardine il rispetto
dell'articolo 32 della costituzione sull'inviolabile diritto di scelta della
persona. Sabato, Dario Franceschini, nel discorso di candidatura a segretario,
inserisce un passaggio giudicato di grande importanza sulla necessità che il
legislatore si ispiri a una mentalità laica. Anche Massimo D'Alema interviene:
«l'idea che la legge obblighi il cittadino a subire determinati trattamenti,
perchè la nutrizione forzata attraverso sondini o tubi gastrici è un
trattamento, non ha eguali in nessun Paese civile, e speriamo che possa essere
evitata agli italiani». Chi firma e chi non firma Siamo a ieri mattina alle 11,
dead line per la presentazione degli emendamenti. Sul punto più delicato,la
posizione del Pd tiene insieme la "tutela della vita" e il
"principio di autodeterminazione". Il compromesso prevede che
«nutrizione e idratazione siano sostegno vitale», ma che «nel rispetto della
Costituzione «è ammessa l'eccezionalità del caso di sospensione se
espressamnente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Primi
firmatari sono Anna Finocchiaro e Luigi Zanda. Seguono le firme di tutti i componenti
della commissione, tranne la presidente e il senatore rutelliano Gustavino.
Commenta Donatella Poretti (radicale): quello non è il mio emendamento, lo
firmo perché è espressione del lavoro di gruppo. «Sconfortante», commenta
Ignazio Marino che vede ancora una volta vanificato l'ennesimo passo in avanti
verso una soluzione comune. «Imbarazzo» è il termine diplomatico che circola
nelle stanze della presidenza di gruppo rispetto alla posizione assunta da
Dorina Bianchi, vista la sua posizione di capogruppo. In un comunicato Anna
Finocchiaro sottolinea il lavoro unitario: «Il Pd ha presentato in Senato, in
commissione sanità, 36 emendamenti che riassumono il serio lavoro di sintesi
fatto in questi ultimi mesi» e, su idratazione e nutrizione, «è stato presentato
un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori laici e da
senatori cattolici,
coerente con la posizione largamente prevalente e in sintonia con quella
assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa dunque la posizione
del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non numerica - di
altri emendamenti. Cosa c'è nel piatto? quali giochi e equilibri politici? Non
qli interessi del paese reale, pensa Ignazio Marino. «Mi sembra il terreno meno
opportuno per le manovre politiche, soprattutto dopo l'assemblea di sabato»,
commenta il cattolico Daniele Bosone. E c'è da registare anche il giallo di una
riunione dei senatori con il neosegretario Franceschini, che - però - non era
prevista né nella sua agenda e né in quella della presidenza del gruppo. Oggi
si ricomincia: 600 gli emendamenti. 100 solo della maggioranza e 250 di
Donatella Poretti. Iil fatto che dalla maggioranza sia arrivata quella caterva
di correzioni significa che anche nel centro destra le acque non sono tanto
tranquille. Chissà se qualcuno andrà a vedere.
( da "Unita, L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Testamento
biologico: Rutelli e i teodem dividono il Pd JOLANDA BUFALINI «Cos'è, un
biglietto d'auguri per Franceschini?», scappa detto al senatore Lionello
Cosentino, quando vede l'emendamento presentato da Rutelli, che esclude dal
testamento biologico la possbilità di rifiutare nutrizione e idratazione
forzata. La sequenza dei fatti è questa: la settimana scorsa la neo-presidente
del gruppo Pd in commissione sanità Dorina Bianchi si astiene sul testo base
(da oggi in discussione con circa 600 emendamenti, sempre in commissione),
mentre la maggioranza del gruppo vota contro. A quel punto la presidenza del
gruppo Pd al Senato, assume direttamente il coordinamento del lavoro comune.
Lavoro al quale sono designati, oltre alla stessa Bianchi, i senatori Ignazio
Marino e Daniele Bosone: quest'ultimo è medico, fa di mestiere il neurologo. I
due medici I due medici, dunque, fanno un lavoro di mediazione cercando di
calarsi nella realtà, di superare le posizioni ideologiche. Dice Bosone: «Con
l'ideologia non si fa assistenza e senza assistenza non si tutela la vita». È
un lavoro che, intanto, guarda alle esigenze reali delle famiglie che si
trovano a far fronte alle esigenze dei malati terminali, anche quelle che non
hanno possibilità economiche. Un lavoro «di grande disponibilità e apertura»,
lo definisce Ignazio Marino. Un lavoro di «sintesi culturale, perché la libertà
di coscienza non esime dal lavoro politico», dice Bosone. E che fa punto
cardine il rispetto dell'articolo 32 della costituzione sull'inviolabile
diritto di scelta della persona. Sabato, Dario Franceschini, nel discorso di
candidatura a segretario, inserisce un passaggio giudicato di grande importanza
sulla necessità che il legislatore si ispiri a una mentalità laica. Anche
Massimo D'Alema interviene: «l'idea che la legge obblighi il cittadino a subire
determinati trattamenti, perchè la nutrizione forzata attraverso sondini o tubi
gastrici è un trattamento, non ha eguali in nessun Paese civile, e speriamo che
possa essere evitata agli italiani». Chi firma e chi non firma Siamo a ieri
mattina alle 11, dead line per la presentazione degli emendamenti. Sul punto
più delicato,la posizione del Pd tiene insieme la "tutela della vita"
e il "principio di autodeterminazione". Il compromesso prevede che
«nutrizione e idratazione siano sostegno vitale», ma che «nel rispetto della
Costituzione «è ammessa l'eccezionalità del caso di sospensione se
espressamnente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Primi
firmatari sono Anna Finocchiaro e Luigi Zanda. Seguono le firme di tutti i
componenti della commissione, tranne la presidente e il senatore rutelliano
Gustavino. Commenta Donatella Poretti (radicale): quello non è il mio
emendamento, lo firmo perché è espressione del lavoro di gruppo. «Sconfortante»,
commenta Ignazio Marino che vede ancora una volta vanificato l'ennesimo passo
in avanti verso una soluzione comune. «Imbarazzo» è il termine diplomatico che
circola nelle stanze della presidenza di gruppo rispetto alla posizione assunta
da Dorina Bianchi, vista la sua posizione di capogruppo. In un comunicato Anna
Finocchiaro sottolinea il lavoro unitario: «Il Pd ha presentato in Senato, in
commissione sanità, 36 emendamenti che riassumono il serio lavoro di sintesi
fatto in questi ultimi mesi» e, su idratazione e nutrizione, «è stato
presentato un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori
laici e da senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente e in sintonia
con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa dunque la
posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non numerica -
di altri emendamenti. Cosa c'è nel piatto? quali giochi e equilibri politici?
Non qli interessi del paese reale, pensa Ignazio Marino. «Mi sembra il terreno
meno opportuno per le manovre politiche, soprattutto dopo l'assemblea di
sabato», commenta il cattolico Daniele Bosone. E c'è da registare anche il
giallo di una riunione dei senatori con il neosegretario Franceschini, che -
però - non era prevista né nella sua agenda e né in quella della presidenza del
gruppo. Oggi si ricomincia: 600 gli emendamenti. 100 solo della maggioranza e
250 di Donatella Poretti. Iil fatto che dalla maggioranza sia arrivata quella
caterva di correzioni significa che anche nel centro destra le acque non sono
tanto tranquille. Chissà se qualcuno andrà a vedere. Il Pd ha presentato 36
emendamenti unitari. Su "idratazione e nutrizione" si esprime
l'orientamento «largamente prevalente» ed è firmato da Finocchiaro e Zanda. Ma
non c'è la firma di Dorina Bianchi.
( da "Foglio, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
24 febbraio 2009
"Non è testamento biologico" Calabrò ci dice perché non è vero che
chi legifera sul fine vita è perduto Può per ora essere soddisfatto il senatore
Raffaele Calabrò, estensore del disegno di legge sul fine vita adottato come
testo base per la discussione parlamentare. Oltre ai voti del Pdl, il testo è
passato con sei voti contrari ma con l?astensione di tre esponenti del Pd, compresa
la capogruppo Dorina Bianchi. Chi legifera sul fine vita è perduto, diceva in
sintesi il Foglio di ieri, perché se si accetta il terreno di battaglia “del
diritto positivo, con l?elaborazione di una norma bioetica in cui viene
assegnata al cittadino la facoltà di decidere sulla propria vita, gli argomenti
più forti” diventano quelli di Beppino Englaro. Il senatore Calabrò dice al
Foglio che “la battaglia culturale è prioritaria. Ma il disegno di legge
interviene in una realtà in cui la magistratura, il presidente di una regione,
il direttore di una struttura sanitaria hanno potuto decidere della vita e
della morte di una disabile. Abbiamo l?obbligo di legiferare per impedire che
questo sia ancora possibile”. Calabrò non teme che le buone intenzioni del ddl
possano lasciare margini per un loro stravolgimento. Per via di ricorsi alla
Corte costituzionale, potrebbero per esempio vanificarsi i limiti posti dalla
normativa per quanto riguarda idratazione e alimentazione. Rimarrebbe, in quel
caso, la pura e semplice natura eutanasica di qualsiasi forma, anche light, di
testamento biologico. Calabrò risponde che “sul piano della costituzionalità
non temiamo nulla. L?articolo 32 riconosce la facoltà di scegliere se curarsi o
meno per una patologia, se accettarne o meno l?evoluzione naturale. Non è
invece consentito dire che ci si vuole suicidare. E alimentazione e
idratazione, escluse dal nostro testo dalle dichiarazioni anticipate di
trattamento, non sono cure di una patologia, ma sostegni vitali”. Calabrò sottolinea
che questo vale anche per le persone in grado di intendere e di volere: “Fu un
giudice, durante uno sciopero della fame e della sete di Pannella, a spingere
per l?idratazione e l?alimentazione coatte. Succede pure, nei casi di
anoressia, che si impongano trattamenti per salvare la vita di chi non vuole
più mangiare. Ci sono scelte di vita e di morte che non sono autorizzato a
fare, altrimenti il codice penale non condannerebbe la cooperazione al
suicidio. Se è possibile dare indicazioni per le terapie, non è possibile
stabilire una via per il proprio suicidio”. Il senatore Calabrò spiega anche
perché “si è scelta una definizione diversa da ?testamento biologico?. Il
testamento rimanda a una fissità e a una esecutività che contrasterebbero con
la salvaguardia del ruolo del medico, della sua possibilità di agire in scienza
e coscienza, a partire dagli orientamenti espressi nelle dichiarazioni
anticipate dal singolo ma nel confronto con il fiduciario. Perché è dal
colloquio tra medico e fiduciario che nascono alla fine le decisioni”. C?è
anche chi obietta che a interventi come l?inserimento di un sondino
nasogastrico non si possa negare la natura di atto sanitario. Il quale, in
quanto tale, se è rifiutabile da chi è capace di intendere e di volere dovrebbe
esserlo anche da chi non lo è più, attraverso le disposizioni anticipate: “Ma
non è così – risponde Calabrò – perché non è lo strumento che fa l?atto
sanitario. Dare il biberon è un atto sanitario? No, naturalmente. Atto
sanitario è quello che cura una determinata patologia. Il sondino nasogastrico
è un mezzo che non incide sulla patologia di base”. Infine, Calabrò sottolinea
che “quella che combattiamo non è una battaglia dei cattolici
contro i laici. E? una battaglia dei laici credenti e non credenti, che
risponde alla cultura e la civiltà di questo paese”. Leggi il testo del ddl -
Leggi Guerra di emendamenti nel Pd di Nicoletta Tiliacos
( da "Tempo, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa E compatta e
si sono divisi in base alla singola coscienza ... E compatta e si sono divisi
in base alla singola coscienza di ogni esponente. è questa la ricchezza
dialettica della nostra democrazia. Inoltre, i temi della vita e della laicità
sono tornati al centro dell'attenzione di ogni discussione anche tra i
cittadini. Tematiche che solitamente sono considerate di nicchia tra
opinionisti, sociologi e teologi, hanno altresì conquistato
le prime pagine dei quotidiani. In tutto questo si inserisce il ruolo di noi cattolici in politica, fondamentale non per garantire le
posizioni o le «quote» di spazi conquistate in passato da questa o quella religione,
ma per ribadire una laicità che sia alla base di una pluralità religiosa e
culturale. Guai ad uno Stato che non fosse terzo nei confronti di tutti i suoi
cittadini e facesse partigianerie per l'una o l'altra religione. Proprio perché
siamo convinti dell'attualità e della validità del messaggio cristiano, abbiamo
il dovere di garantire un terreno di confronto che permetta alla Chiesa di
sprigionare le potenzialità di universalità di una religione che non può essere
semplicemente concepita come l'ideologia dell'Occidente. Da cattolico credo
nella testimonianza di Alcide De Gasperi e nella laicità della politica. Allo
stesso tempo, sono consapevole del ruolo essenziale che i cristiani hanno nella
vita pubblica e del contributo che da essi può venire a una visione alta e
nobile dell'agire politico. Dovremmo rileggere con attenzione i tanti passaggi
del pensiero di questo statista, riconosciuto da molti come
il più laico della storia. Nello scontro che ebbe con Pio XII sulle elezioni
romane del 1952, De Gasperi sarebbe stato disponibile ad obbedire al Pontefice dimettendosi da capo del
partito cattolico. Nella veste di responsabile politico, però, non fu disposto
a piegarsi alle direttive politiche del Vaticano. Dal momento della
sconfitta dell'ipotesi del listone di destra per Roma, Pio XII rifiutò al
presidente del Consiglio qualsiasi udienza in Vaticano. Di fronte a questa
presa di posizione il leader della Dc disse testuali parole che rappresentano
ancora oggi una grande testimonianza del valore della laicità: «Come cristiano
accetto l'umiliazione benché non sappia come giustificarla; come Presidente del
Consiglio italiano e ministro degli Esteri, la dignità e l'autorità che
rappresento e dalla quale non mi posso spogliare anche nei rapporti privati,
m'impone di esprimere lo stupore...». Tutto ciò per spiegare come con coraggio,
anche nella storia ci sono stati esempi di forti contrasti nei rapporti tra
Stato e Chiesa e come questi abbiano dato un forte contributo nell'evolversi
del nostro sistema politico. Se oggi non si ripetono scontri così accentuati è
anche perché il nostro Paese è uscito dalla fase di rodaggio successiva ai
primi anni della Repubblica, e sebbene ancora oggi si dibatta con vivacità,
ognuno ha la sua sfera di competenza e non invade l'altrui campo. Seppur al
Governo non ci sia più da 15 anni un partito espressamente cattolico, ma anzi
spesso c'è stata una presenza determinante di comunisti e radicali, nessuno di
noi osa mettere in discussione valori condivisi su cui poggia la nostra convivenza
civile. E penso alla solidarietà, alla pace, alla vita, alla famiglia, alla
libertà. Possiamo avere un milione di sfumature diverse nel concepire questi
grandi valori universali, ma nessuno di noi è pronto a metterli in discussione
o addirittura a volerli cancellare. è questa la forza di uno Stato laico che
non dimentica le sue radici giudaico cristiane che affondano in 2000 anni di
storia e di tradizione. Solo il riconoscimento laico di tutte le identità
religiose può portare a quel multiculturalismo che è necessario per estirpare
alla base qualsivoglia tentazione integralista o fondamentalista che minerebbe
le basi della nostra libertà. * Antonio Mazzocchi Presidente dei Cristiano
Riformisti
( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 47 del 2009-02-24
pagina 0 Bioetica, Franceschini: "Posizione condivisa" Ma Rutelli non
ci sta di Redazione Testamento biologico, il Pd cerca la quadra. Franceschini:
"Unanime opposizione all'emendamento del Pdl". Ma l'ex leader Dl
avverte: "Ogni posizione deve essere legittima". Plauso dell'Udc:
"Atto di coraggio". La Binetti: "Il Pd legittima suicidio
assistito". Sondaggio: il Pd crolla al 22% Roma - "C?è unanime
convinzione che l?impianto del testo base della maggioranza sul testamento
biologico sia da respingere". Com?era prevedibile, non è certo un esordio
soft quello di Enrico Franceschini alla guida del Pd. La prima grana che il
neosegretario si trova ad affrontare è il disegno di legge sul testamento
biologico, all?esame della commissione Sanità al Senato, su cui il partito è
spaccato. Ma Francesco Rutelli non ci sta e rifiuta che lo si dipinga come
intenzionato a spaccare il Pd o sottomesso alle posizioni del Vaticano sul
testamento biologico: "Non voglio scissioni, ma ci sia pari dignità nelle
posizioni" L'ira di Rutelli è "intollerabile",
"inaccettabile" e "indecente", ha detto Rutelli nel corso
di una conferenza stampa convocata a Palazzo San Macuto, a Roma,
"presentare la mia posizione in modo distorto, strumentale e
fazioso". L?ex leader della Margherita ha presentato ieri un emendamento
al disegno di legge della maggioranza sul cosiddetto testamento biologico che
si distingue da un altro emendamento del Pd e che, escludendo la sospensione
dell?alimentazione e dell?idratazione nelle dichiarazioni anticipate di
trattamento, lascia "l?ultima parola" al medico. "Scusate lo
sfogo, ma sono incavolato, molto incavolato". Rutelli ce l?ha in
particolare con l?Unità e dice: "Io non sono eteroguidato da nessuno nè
voglio creare una scissione nel Pd". "Secondo me il Pd deve garantire
che, se in temi così delicati come quelli della bioetica ci sono diversità di
posizioni, queste si debbano potere esercitare. Non voglio passare per uno che
strappa, rompe, divide e peggio persegue secondi fini e strategia politiche di
scissione o che rispondano a poteri esterni alla politica come ad esempio il
clero. Ogni posizione - chiede Rutelli - deve essere legittima". Secondo
l'ex leader diellino, l?ultima parola "se assistere una persona con
nutrizione e idratazione artificiale o altri tipi di cure non può spettare né
al giudice, né al sacerdote, né al parlamentare ma al medico, sentiti i
familiari e il fiduciario". Una grana per Franceschini Questa mattina
Franceschini ha incontrato nella sede del partito i capigruppo di Camera e
Senato, Anna Finocchiaro e Antonello Soro. Nel pomeriggio è stata la volta, a
Palazzo Madama, della riunione con i componenti del gruppo Pd in commissione
Sanità. Al segretario è spettato il difficile compito di individuare una linea
unitaria sul nodo dell?alimentazione e idratazione artificiale, contenuto in un
emendamento non condiviso da alcuni senatori. "Capisco che c?è una certa
passione a vedere su ogni tema una spaccatura nel Pd - ha spiegato Franceschini
- ma io ho registrato che sulla base di un lavoro assolutamente positivo su un
tema delicato, partendo da posizioni diverse come è naturale, si è trovata una
larga unanimità su 14 punti mentre su un punto più delicato c?è una posizione
largamente prevalente nel gruppo della Commissione con un emendamento firmato
da otto componenti del Pd su dieci". L?emendamento su idratazione e
alimentazione è stato, infatti, firmato sia da laici e
da cattolici: "C?è unanime convinzione che
l?impianto del testo base della maggioranza sul testamento biologico sia da
respingere". E a Rutelli: "La posizione espressa da Rutelli, che non
fa parte della Commissione sanità, è da rispettare fino in fondo e vi inviterei
a evitare di leggere quella posizione come una manovra politica". Lo
smarcamento nel Pd La prima a "smarcarsi" dal documento unitario del
Pd firmato dalla capogruppo Anna Finocchiaro è stata ieri Dorina Bianchi, che
da poco ha ricevuto da Ignazio Marino il testimone della guida dei senatori
democratici della commissione Sanità. Poi è arrivata la "terza via"
proposta da Francesco Rutelli, che pur non firmando l?emendamento del Pd, ha
proposto una mediazione presentando a sua volta quattro emendamenti in cui si
apre uno spiraglio alla valutazione del medico e della famiglia nei casi
particolarmente gravi. I centristi corteggiano Rutelli Il leader dell?Udc, Pier
Ferdinando Casini, plaude alla linea di Rutelli: "Va nella giusta
direzione. Bisogna vedere concretamente se sarà possibile realizzare su questo
emendamento una convergenza". Al leader centrista sembra che
"rispetto alla linea del Pd -rappresenti un atto di coraggio e un
significativo passo nella direzione del diritto alla vita". Alla domanda
diretta se nel caso si realizzi una convergenza sarebbe pronto a votare
l?emendamento, Casini ha risposto: "Se c?è una convergenza si vota per
forza, poi vedremo, vedremo se è possibile". Binetti: "Voto per legge
Calabrò" "Speravo che Franceschini fosse più attento a cogliere
questo motivo profondo del dissenso dell?area cattolica. Volevo che dicesse che
nel partito ci sono almeno due posizioni che hanno pari dignità. Io voterò
certamente a favore del testo di legge Calabrò perchè su questi punti non dice
nulla di diverso da quello che diceva il testo Binetti-Baio della XV
legislatura, cioè no all?eutanasia, no all?accanimento terapeutico, no alla
sospensione della nutrizione e dell?idratazione". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)
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n. 47 del 2009-02-24
pagina 0 Morire democristiani? Per vivacchiare gli ex-ds del Pd si sono già
convertiti di Roberto Scafuri Non solo Franceschini: un'analisi del politologo
Pombeni dimostra che persino nella roccaforte rossa emiliana candidati di
provenienza Margherita fanno la parte del leone. Ai poveri ex-post-comunisti,
già falliti a livello centrale, non resta che vivacchiare in un partito
cattolico Finora si sapeva che non volevano morire democristiani. Ma viverci,
da democristiani, sì. Molto. Fin dalla caduta del Muro di Berlino, e poi con la
cocente sconfitta dei «Progressiti» nel '94 (ricordate? «la gioiosa macchina da
guerra» di Occhetto), la nomenklatura comunista e post-comunista ha sempre
immaginato di imparare dalla classe dirigente della Dc l'arte di governo, per
poi, preso il palazzo d'Inverno, disfarsene. Dopo aver dovuto indossare la
foglia di fico di Romano Prodi, nel '96 la prima volta, i giovani (all'epoca) e
rampanti diessini approfittarono delle prime difficoltà governative per cercare
di disfarsene. Fu un famoso motto di Massimo D'Alema («Noi della sinistra,
figli di un dio minore») ad aprire la stagione che rivendicava la leadership
per il gruppo dirigente che s'era fatto le ossa nel Pci. Con una congiura di
Palazzo arrivò per Baffino anche Palazzo Chigi, ma fu una cocente delusione.
Nel frattempo, come nella barzelletta del Colosseo, dove i leoni vengono
sbranati dai demo-cristiani, anche i leader ds hanno dovuto man mano moderare
le richieste e ridimensionarsi di fronte alla lenta ma inesorabile ascesa
dell'egemonia cattolico-margheritina. Per amore di potere, in questi anni, gli
ex ds hanno dovuto mordersi la lingua e mangiarsi il fegato, sempre sicuri che
sarebbe infine arrivato il loro momento. Sono quindi stati costretti a subire
l'abbraccio (fatale e un po' pruriginoso) dei post-dc, in quello che era il
progetto del Partito democratico. Tutti, tranne uno: Walter Veltroni. Essendo
il più cattivo e anche uno dei più ambiziosi, il mitico Uolter aveva aggirato
il problema dei suoi coetanei: meglio farsi strada da sé e per sé, piuttosto
che lavorare per portare l'intera baracca post-comunista a diventare classe
dirigente di governo. Fu il periodo nel quale Veltroni lanciò la più memorabile
delle sue battute: «Mai stato comunista, anzi ero
piuttosto "anti"». Un modo per smarcarsi da quelli che lui
nell'intimo considera i «perdenti e sfigati», gli orgogliosi alla D'Alema, i
«servi sciocchi» alla Fassino, gli «appratchnick» alla Bersani. Tutti quelli,
insomma, che dal dissolvimento del Pci non avevano altro che continuato a
sognare il personale «sol dell'avvenire»: ovverodi poter traghettare armi e
bagagli nei palazzi del potere e diventare la Balena rossa del futuro. Dopo
vent'anni di Mussolini e cinquanta di Dc, ora tocca a noi installarci
stabilmente. Ma ora è capitato che Walter abbia miseramente sprecato la sua
grande occasione, dopo essere riuscito a disfarsi persino del suo grande
mentore, Romano Prodi. E che il Pd sia finito nelle mani di Dario Franceschini.
E chi è costui? E' stato un caso,una fatalità? Un
vice-disastro, come hanno commentato i conformisti osservatori della politica?
Può darsi, e potrebbe essere anche che Franceschini venga buttato via come uno
straccio vecchio a ottobre, dopo essersi preso le legnate alle Europee. Ma
proviamo a restare soltanto al dato di fatto, ovvero alla considerazione che i
leader diesse sono tutti bruciati e che a capo del Pd sia un giovane vecchio
democristiano. Non è il segno che quel partito è ormai altra cosa, e che il
metodo di potere democristiano (niente strappi, lento pede) abbia stravinto? A
conferma di questa tesi, c'è un'analisi di uno dei migliori politologi
italiani, Paolo Pombeni, su ciò che avviene nella ex roccaforte rossa emiliana.
Sulle trasformazioni culturali della classe dirigente del Pd, ormai sempre più
egemonizzata dalla cultura post-dc (ovvero della Margherita). In Emilia Romagna
il fenomeno è più evidente che altrove: i candidati cattolici
spopolano alle amministrative e sempre più spesso umiliano alle primarie gli ex
ds. Pombeni, che fa parte dell'assemblea costituente del Pd, è preoccupato:
«Gli eredi del Pci non sono più capaci, nemmeno qui da noi, di esprimere una
classe dirigente», ha dichiarato a Repubblica, edizione bolognese. Una crisi di
«produttività e presentabilità» che per ora spiazza la base più avanti con gli
anni, ma che in futuro cambierà (sta già cambiando) la natura dei giovani che
si avvicinano alla militanza politica. Parlano già il linguaggio né carne né
pesce dei leader maggiori, hanno idee vaghe e superficiali, non conoscono
neppure la loro storia. Né - particolare ancora più inquietante - hanno il
minimo orgoglio di una cultura di sinistra. Non soltanto di quella
comunista-marxista, cosa che si potrebbe pure capire, ma neppure di quella
tradizione socialista e laica che ha fatto l'Unità d'Italia, le prime grandi
trasformazioni del Paese, la modernizzazione culturale delle masse. «Nonostante
la componente centrista sia minoritaria nel Pd - osserva Pombeni - tutto il
turbinio che proviene dall´area cattolica ed ex dc risulta alla fine più
presentabile davanti agli elettori. E´ indubbiamente un problema significativo
per gli ex comunisti, sul quale varrebbe la pena che loro spendessero una
riflessione seria». Non è dunque una crisi soltanto di risultati, ma
«culturale», ammette il politologo. Che spiega anche le radici
antropologico-politiche della trasformazione in atto: «Gli ex dc di sinistra
sono sempre stati più abituati ad andare a cercare il loro consenso. Il partito
comunista invece era come una Chiesa. Una grande congregazione dove tutto
veniva deciso negli organi dirigenti, dando per scontato che poi la base avrebbe
seguito le indicazioni del vertice. Quindi è naturale che il vecchio Pci, come
tutte le chiese, fosse meno capace di presenza pubblica. E questo ha il suo
peso, nel momento in cui i candidati vengono scelti dalla base attraverso le
primarie. Inoltre gli ex ds, anche all´interno del Pd, sono abituati più a
guardare dentro al partito, che fuori: tengono cioé a trattenere per sé le
cariche strettamente partitiche, mentre quelle elettive le cedono, volentieri o
non, agli ex Margherita». Una spiegazione che si può comprendere meglio se si
ricorda anche come la Dc avesse al proprio interno tante correnti, e tutte in
grande competizione di suffragi tra di loro (di qui la capacità di cercare il
consenso sui fatti e non sull'ideologie fumose). Andando di questo passo,
insomma, presto l'intero apparato di classe dirigente anche negli enti locali,
oltre che a Roma, sarà di provenienza cattolica. Con buona
pace del Vaticano, magari, ma non delle componenti laiche e di sinistra,
costrette a rifugiarsi altrove o a sparire. Verrà più facile la seconda
opzione, considerando che a sinistra una casa alternativa nemmeno c'è più. Se
non quelle dei comunisti alla Diliberto-Ferrero, anni Sessanta-Settanta.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "EUROPA ON-LINE" del 24-02-2009)
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Écrazes l?infame,
magari chiamandolo ?baro e impostore? FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa,
domenica alla manifestazione di piazza Farnese ?in favore del testamento
biologico e contro la tortura di stato?, gli
intellettuali che si sono succeduti al microfono hanno spiegato serenamente le
ragioni che hanno sostenuto Beppino Englaro e la sua meravigliosa follia di
conservarci la splendida ragazza diciottenne che da 17 anni era crocifissa al
sondino. Eppure, è bastato che Beppino Englaro si
collegasse per telefono alla piazza per far scattare come un boa il direttore
del Foglio, che ha definito quel padre e chi ne ha condiviso le ragioni «una
commedia di bari e impostori con padre dolente». Ma fino a quando dovremo
sopportare i giacobini miliardari e i loro écrasez l?infame contro i
dissenzienti? SAVERIO NUVOLI, ROMA Caro professore, ho ascoltato anch?io quelle
parole da inquisitore domenicano o giacobino. Non mi meraviglia che l?autore
definisca Goebbles un ?fanciullino? al nostro confronto. Lui forse preferisce
Zdanov, che era il Goebbles di Stalin, assai più raffinato nelle elucubrazioni
teologiche della tirannia. Come succede a tutti, succede anche al nipote di
Zdanov di scivolare sulla buccia di banana. Approfittando della dichiarata
simpatia del socialista Englaro per il conterraneo Loris Fortuna (il maledetto
autore, col liberale Antonio Baslini, della legge sul divorzio, altro sterco
del diavolo), egli grida che, dunque, la vicenda di Eluana fu «una gigantesca
operazione politica, giurisdizionale, ideologica e religiosa, brandendo il
corpo di una ragazza e un padre chino nell?ascolto della sua voce giovanile».
La follia mistica dà queste allucinazioni. Così non si è accorto d?aver copiato
con la carta carbone tutti i tentativi messi in atto dal governo Berlusconi per
attuare la volontà impostagli da alcune gerarchie: quelle che sono arrivate a
offendere il nostro presidente della repubblica dichiarandosene «delusi». La
gigantesca operazione politica, giurisdizionale, ideologica e religiosa di
Berlusconi-Bagnasco-Fisichella ha colpito per la prima volta sfacciatamente
l?ordinamento repubblicano, con un decreto legge d?urgenza per annullare una
sentenza definitiva della cassazione; un contenuto di fascismo salazariano a un
Pdl di prossima nascita; un messaggio salazarista ai cattolici
fin qui responsabilmente lontani dalla masse di Santa Fede raccolte dal
cavaliere; un?aggiunta di contributi italiani alla restaurazione anticonciliare
che lascia sempre più sgomenta la stessa cattolicità
desiderosa di stare nel mondo e non nella cupa fortezza del passato. Uomini di
cultura diversissimi da quelli di piazza Farnese hanno posto problemi su cui
riflettere: Angelo Panebianco sul perché il fine vita non può essere materia di
legge cattolica o laica ma va semmai discusso nel privato e
nel riserbo degli affetti; Emanuele Severino, su quanto sia «patetico invocare
un bene assoluto» e come non con la cultura dominante si risolvono questi
problemi «ma in modo pratico»; Miguel Gotor, che definisce «strumentalizzazione
politica più cinica» il calvario di Eluana e ricorda ai cattolici quando la Dc di De Gasperi
e Moro scavava trincee contro l?invasione d?Oltretevere; Ignazio Marino che
distrugge scientificamente la legge Calabrò; e lo stesso Rutelli che cerca una
vera mediazione tra l?oltranzismo teodem, l?opportunismo berlusconiano e
l?intransigentismo laico. «Bari e impostori» anche Marino, Gotor, Severino,
Panebianco? Meglio la paranza di Arcore, anche quando crea nuovi Bellarmino e
Giordano Bruno per i prossimi secoli?
( da "Stampa, La" del 25-02-2009)
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Carlo Bologna PACE E
BENE CON L'AIUTO DEI LAICI Cinque frati, tre suore e mille impegni da mandare
avanti: dalla scuola materna a Casa Letizia, da radio film San Francesco alla
parrocchia, dall'oratorio al treno dei bimbi di Croveo o alla casa vacanze di
Varazze. Come fare? Come guardare al futuro con la speranza
che tutto quanto è stato
costruito in questo mezzo secolo non si sciolga come neve al sole? Con l'aiuto
dei laici. «Per andare avanti - ripeteva padre Michelangelo - bisogna investire
su laici preparati secondo i principi cristiano-cattolici. Perché i problemi sono tanti, ed è in questi momenti che
bisogna avvicinarsi alla Chiesa. La Divina Provvidenza si serve delle
persone di buona volontà. Dobbiamo guardare in alto ma anche all'uomo». In
queste parole c'è molto della lezione che il frate ossolano lascia a tutti noi.
Ha insegnato a tendersi la mano, a cucire fratture tra gente di parlate e
culture diverse. Ed è attorno alle opere, realizzate con piccoli e grandi gesti
ma tutti importanti, che si è cementata una comunità. Partendo, sempre, dai
bambini. Per loro padre Michelangelo è stato
protagonista anche di battaglie tenaci: «E' la legge dell'amore che deve
trionfare, sempre». Una frase che sventolava come una bandiera quando,
vent'anni fa, per riunire tre fratellini separati dalla decisione di un giudice
del tribunale dei minori, non esitò ad ingaggiare un duello legale. Riunì anche
quella famiglia. Un'altra vittoria del piccolo grande frate. Oggi non ci sono
più gli orfani della frontiera ma mille emergenze quotidiane da affrontare. Le
nuove povertà continuano a bussare al convento. Quattro frati non bastano. Ci
vogliono i laici. Per continuare a fare quelle due parole che valgono la
missione di una vita, per credenti e laici: pace e bene.
( da "Repubblica, La" del 25-02-2009)
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Pagina 8 - Interni
Linea prevalente La Finocchiaro contesta l´immagine di un gruppo parlamentare
allo sbando: garantisco il dissenso, c´era anche nel Pci "Capisco
Francesco, è stufo delle illazioni ma sul testo del Pdl non si può
mediare" La posizione prevalente del gruppo non sarà influenzata dalla
scelta di chi ha deciso di astenersi ALESSANDRA LONGO ROMA - Presidente
Finocchiaro, dopo una giornata tempestosa, avete serrato le fila... «Guardi che
sono i giornali ad averla descritta tempestosa. Io sapevo già quale fosse la posizione
prevalente sul testamento biologico e quali invece le posizioni diverse. Niente
di nuovo» Quindi nemmeno la sortita di Rutelli è stata spiazzante? «A me pare
che Rutelli dica quello che dico io. E´ stufo di vedere abbinati alla sua
posizione i retroscena, le illazioni continue sui suoi rapporti con il
Vaticano. E sono d´accordo con lui. Lo dico e lo pretendo oggi: ci vuole più
serietà e obiettività nella rappresentazione del dibattito». Ce l´ha con i
media? «Anche. Vorrei che qualcuno cominciasse ad occuparsi delle divisioni del
centrodestra sul testamento biologico... Vorrei che fosse chiaro ai nostri
elettori che sul disegno di legge Calabrò abbiamo un´opinione unanime e cioè
che non va bene. Ma non per il comma sull´idratazione e alimentazione artificiali
ma perché stabilisce il primato dello Stato su decisioni che riguardano la
persona. E questo è un fatto assolutamente regressivo rispetto alla nostra
Costituzione, rispetto alla Dichiarazione universale dei diritti dell´uomo,
rispetto all´habeas corpus...». Rutelli cercava una mediazione, ha introdotto
questa figura del medico curante che, alla fine, può avere l´ultima parola.
«Non ci sono ipotesi di mediazione a partire dal testo Calabrò. E in ogni caso
andatevi a leggere la dichiarazione di Quagliariello. Il capogruppo del Pdl
rimanda la mediazione al mittente. Voglio aggiungere comunque che fin quando io
sarò capogruppo garantirò pari dignità e libertà di posizione a tutti i miei
senatori e senatrici, com´é normale che sia in un grande partito». Gli elettori
non hanno precisamente la sensazione di un gruppo in armonia... «Lo so, c´è stata una gran confusione nella rappresentazione
mediatica. Ma secondo lei è un partito allo sfascio un partito in cui sono
stati firmati da tutti, laici e cattolici, dopo un lavoro di cucitura durato 3 anni, 35 emendamenti su 36
e quello non firmato da tutti vede due sole posizioni diverse? Cosa devo
fare? Mi devo crocifiggere per convincervi che il Pd non è affatto allo sbando?
I partiti stalinisti hanno una voce sola. Io stavo nel Pci e anche lì era
previsto il dissenso». Dorina Bianchi, presidente, si astiene, la Binetti
attende al varco i colleghi alla Camera. «Lo ribadisco: è conclamato che la
posizione prevalente del gruppo e gli emendamenti non vengono influenzati in
alcun modo da quello che sta facendo la capogruppo Bianchi, anzi io la
ringrazio per il suo lavoro». Ad un profano sarebbe parso più naturale che un
capogruppo esprimesse, come aveva fatto Ignazio Marino, la posizione prevalente
del partito, non quella personale. «Si son spesi editoriali ed articoli per
analizzare la pagliuzza senza vedere la trave. Non ci si è accorti che quando
il governo ritirò il disegno di legge costruito all´ultimo minuto per bloccare
la sospensione della terapie ad Eluana, io affidai la mozione sul caso Englaro
al senatore Daniele Bosone, medico, cattolico. Non l´ho neanche guardata, mi
sono fidata. Andate a vedere com´è finito il voto. Due dissensi, legittimi, la
Baio e Gustavino, su 119 senatori. Questo è il Pd». Allora gli elettori del Pd
sul testamento biologico possono stare tranquilli? «Tranquillissimi. Io sono
tranquillissima. Però tanto più sono tranquilla tanto più mi secca la lettura
strumentale nei confronti di Rutelli». Forse è il suo intenso dialogo con l´Udc
a generare equivoci. «Che cosa vuol dire? Anche D´Alema dialoga con Fini. Forse
questo è semplicemente far politica non le pare? L´Udc sta all´opposizione ed è
degna del massimo rispetto».
( da "Repubblica, La" del 25-02-2009)
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Pagina 9 - Interni
L´ex leader della Margherita punta a rappresentare il malessere dell´area ex
Ppi Dario minimizza il dissenso e affronta la partita coi cattolici
UMBERTO ROSSO ROMA - Battute fra ex demitiani, che però danno il clima di
sofferenza fra i cattolici, specie quelli del Pd. «Se
Franceschini è un democristiano, allora io sono un musulmano. Dario è rimasto
un cristiano-sociale». Giuseppe Gargani, lunga storia dc alle spalle prima di
approdare da forzista a Strasburgo, scherza ma non troppo con il rutelliano
Renzo Lusetti. L´ex leader della Margherita è sceso in campo, a sorpresa, senza
parlarne prima con il nuovo vertice del Pd, con una sua linea sul testamento
biologico. Franceschini, dietro il sincero riconoscimento alla libertà di
coscienza, lavora per scongiurare un replay di quel che capitò poche settimane
fa, ancora regnante Veltroni, con il caso Englaro. Quando dalle file degli ex
popolari in tanti annunciarono il loro sì al testo del governo, quello che
vietava la sospensione dell´alimentazione. Da Fioroni a Castagnetti,
naturalmente i teodem della Binetti, ma anche i fortissimi dubbi della Bindi
(che oggi però applaude alla «bellissima» linea di Dario) e dei parlamentari
più vicini all´ex presidente dielle. Che ora, come ammette
anche uno come Francesco Tempestini, un passato da socialista un presente da
laico del Pd, «ha azzeccato la mossa politica». Ovvero puntare a raccogliere,
su alcuni passaggi-chiave, malesseri e dissensi che attraversano la galassia
cattolica. Sul terreno delle questioni etiche, come appunto la sua "terza
via" sul fine vita. Ma anche su pregiudiziali ideologiche di
bandiera, quel «mai insieme ai socialisti europei» che è un must di Rutelli. Se
il nuovo segretario vira a sinistra, sulla laicità e sull´eurogruppo, secondo
l´ex vicepremier si aprono praterie per lo "sfondamento" al centro
del partito. Ma dentro il partito, come ha spiegato lo stesso Rutelli ai più
impazienti dei suoi, riuniti prima dell´assemblea costituente, tratteggiando la
seguente tattica: appoggio a Franceschini ma senza rinunciare alle nostre
posizioni. Tutti pericoli che il neosegretario è convinto di poter schivare.
Non ci sarà una riedizione del caso Englaro, assicura. Intanto - ha spiegato -
perché garantiremo al massimo e davvero la libertà di coscienza. E poi perché
l´unità del partito è salva: tutti quanti, anche i dissidenti, in ogni caso si
sono espressi contro la proposta del Pdl e non la voteranno. Perciò, quando la
legge sarà in aula, il segretario non prevede affatto scenari devastanti: piccoli,
singoli casi di deputati pd che votano contro l´emendamento Finocchiaro. Troppo
ottimista? E se la "terza via" di Rutelli facesse breccia nel
centrodestra, che si mostra sensibile, con un nuovo testo
"trasversale"? «Fantascenari», liquidano tutto gli uomini del
segretario, che avvertono: fate i conti con i numeri reali, oggi in commissione
stiamo otto a due (solo la Bianchi e Gustavino astenuti). La partita però è
ancora lunga. «Giustissimo che il Pd abbia una linea prevalente - dice Beppe
Fioroni - ma altrettanto sacrosanta la libertà di coscienza, vera, senza
leggerci subito dietro tranelli e manovre». Ma fra l´una l´altra, che sceglierà
il capo degli ex ppi? «Non rispondo. Posso solo ricordare che per Eluana ero
per la vita...».
( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2009)
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Pdl, la laicità di Fini sfida quella di Formigoni centrodestra combattuto
La corrente cattolica chiede spazio per una nuova generazione di laici
cristiani impegnati. Ma An è su altre posizioni 25/02/2009 roma. La laicità
sulla strada del futuro unitario del Popolo della libertà: in vista del
congresso (previsto dal 27 al 29 marzo) che dovrebbe sancire la
consacrazione definitiva del Pdl, fondendo in un solo partito Alleanza
nazionale e Forza Italia, uno degli argomenti dirimenti sull'identità del nuovo
soggetto politico è incarnato appunto dalla laicità. Gianfranco Fini, attuale
presidente della Camera, a partire dal caso Englaro e dal testamento biologico,
si sta spendendo per la prevalenza di quella che definisce "una laicità
positiva" mentre i cattolici del Pdl recuperano,
sulla bioetica, le posizioni di Papa Benedetto XVI. Non a caso in una lettera
inviata ai parlamentari di centrodestra Rete Italia, un network di raccordo
politico che fa capo al cattolico Roberto Formigoni, uno dei leader del Pdl e
governatore della Regione Lombardia, scrive, annunciando una due giorni
politica a Riva del Garda (dal 13 al 15 marzo) e citando Sua Santità: «Il mondo
necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati». Insieme al
nome di Formigoni, sotto la missiva, troviamo le firme di Maurizio Lupi
(vicepresidente della Camera) e di Mario Mauro, vicepresidente del Partito
popolare europeo a Strasburgo. «Carissimi - si legge nella missiva - la realtà
che stiamo vivendo è ricca di fatti che segnano davvero un'epoca: dalla crisi
economica mondiale, alle elezioni americane, alla grave situazione
internazionale fino al passo - sul fronte interno - della costituzione del Pdl
come nuova formazione politica e alle imminenti scadenze elettorali. Tutto
questo interroga il nostro modo di intervenire e fare politica fino a far dire
a Benedetto XVI: '...il mondo...necessita di una nuova generazione di laici
cristiani impegnati...'. Questo è il tema della nostra Duegiorni». Un incontro
a cui interverranno il cardinale Angelo Scola, i ministri Maurizio Sacconi e
Claudio Scajola e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una linea,
quella dei laici cristiani, che sembra divergere dalla proposta di laicità
positiva portata avanti da Fini e dalla sua Fondazione Farefuturo. In un
articolo apparso ieri sul magazine della Fondazione, infatti, si leggeva:
"Nel suo libro del 2004 La République, les religions, l'ésperance, Sarkozy
afferma esplicitamente che la laicitàè innanzitutto la garanzia per ciascuno di
poter credere e vivere la propria fede, ma ciò non significa «che le Chiese
debbano dominare la società, imporle le proprie regole, fissargli una morale o
anche un calendario». Nel Pdl che verrà il confronto sulla laicitàè aperto.
Massimiliano Lenzi 25/02/2009
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2009)
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INTERVISTA · Il
leadercentrista: il nuovo segretario tonificaunpo'la sinistra Rutelli: ho
diritto al dissenso, c'è un vuoto culturale nel Pd Daniela Preziosi Presidente
Rutelli, anche lei come D'Alema ai tempi di Veltroni? Denuncia che nel Pd chi
dissente viene considerato uno che fa complotti o scissioni? Superior stabat
lupus... Non voltate la frittata. Mi limito a leggere i giornali. Per anni si è
letto che Rutelli non avrebbe mai fatto il Pd per restare nella Margherita
centrista; dal giorno dopo, che sarei uscito dal Pd. E ogni volta si sono lette
le mie opinioni politiche piuttosto che per quelle che sono, in funzione di
queste presunte strategie. Lei chiede 'pari dignità' per le sue posizioni. Però
ora, con Franceschini segretario, su temi come il testamento biologico non c'è
più un orientamento prevalente del Pd, c'è una 'linea' che ammette libertà di
coscienza. Cioè che ammette il dissenso. Me lo auguro, e non può che essere
così. Secondo lei, i radicali che votano a favore dell'eutanasia dovrebbero
essere espulsi dal gruppo del Pd - e magari quelli che li appoggiano? Io penso
di no. Dalla legge
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 25
Febbraio 2009 Chiudi di MASSIMO DI FORTI Sembra una storia nata dalla fantasia
magico-miracolosa di Frank Capra. Nella Cripta di Santa Lucia del Gonfalone,
con il costante sostegno di padre Franco Incampo e in collaborazione con la
Chiesa Evangelica Valdese e la Società biblica in Italia, Franco Giacobini e
Angela Goodwin, coppia storica del cinema e del teatro italiani (e 40 anni di
matrimonio, un primato), i venerdì sera dall'ottobre del 2004 dedicano il loro
talento alla lettura e registrazione dell'intera Bibbia. Un'impresa senza
precedenti. Lei, in ieratica sintonia con il proprio nome, attrice di
riconosciuta raffinatezza in Venga a prendere un caffé da noi, Amici miei atto
II, Le conseguenze dell'amore. Lui, intenso, vibrante interprete di decine di
commedie e di film come La dolce vita, Il federale, Lo smemorato di Collegno,
La voglia matta, da quasi trent'anni esclusivamente immerso in questa avventura
artistico-spirituale che venerdì scorso ha ricevuto l'attenzione e la visita di
monsignor Gianfranco Ravasi. Correva l'anno 1981 quando, grazie a Diego Fabbri,
una "folgorazione sulla via di Damasco" cambiò la vita di Giacobini.
«Diego, per la verità, non pensava a coinvolgermi», racconta l'attore romano.
«Manifestò uno stupore. Mi disse: "A New York, Alec Mc Cowen ha avuto un
grande successo teatrale leggendo la Bibbia. Invece, a Roma, centro della
cristianità, pare che ciò sia impossibile...". Ma era così. Persino
Vittorio Gassman, quando gliene parlai, reagì con scetticismo e molta
chiarezza: "Se propongo un simile tema non mi danno il teatro". Diego
morì dopo aver fatto Al Dio ignoto ma io non riuscivo più ad abbandonare
quell'idea. Mi lanciai nella sfida con molta incoscienza. Fu Paolo Donat
Cattin, impresario e gestore del Teatro Giulio Cesare, a venirmi incontro:
"Tentiamo un esperimento. Ti do la sala dal 18 al 25 gennaio e vediamo
come va". In Italia non era mai successo». 14.408 parole. Tante sono
quelle del Vangelo di Marco, da leggere senza intervalli, tutte d'un fiato. Una
prova "tecnicamente" (ma non solo) terribile. Era l'inizio di una
svolta destinata a durare per sempre. Osserva Giacobini: «L'approdo alla
lettura della Bibbia, il Libro dei libri, è il massimo che un attore possa
sperare. Ma c'erano altri aspetti notevoli in quell'iniziativa, per esempio la
possibilità alchemica di trasformare la parola del Vangelo in pane per i
poveri. Raccogliemmo offerte per Madre Teresa 80-90 volte in varie città». Per
il pubblico, era una novità intrigante vedere un uomo di spettacolo che aveva
recitato con Totò, Tognazzi e Gino Cervi (e laico per
giunta) impegnato in quel ruolo. «La parola evangelica è legata alla predica
del sacerdote. Nel mio caso, c'è stata un'invadenza di campo. Ma forse, proprio
per questo, lasciava un segno. In quei giorni, dopo le messe domenicali
chiedevo ai fedeli cosa ricordassero del Vangelo che avevano sentito pochi
minuti prima: oltre l'80 per cento non ricordava nulla o quasi. Come
aveva ragione lo scrittore cattolico Julien Green: «I cattolici
nascono, vivono e muoiono nel cattolicesimo ma non l'hanno mai
conosciuto"!... D'altronde, Marco sottolinea continuamente la solitudine
drammatica di Cristo, insistendo molto sul fatto che persino i discepoli non
capissero. Trent'anni di teatro non valgono un solo attimo che l'emozione del
suo testo può dare». Si rifece vivo Gassman. «Vittorio chiese notizie. Gli
risposi che se venivano 30-40 persone, toccavo il cielo con un dito. Allora mi
disse che mi avrebbe dato man forte affiancandomi con la lettura del Paradiso
di Dante e, per questo, la riconoscenza che gli debbo è infinita. Da lì vennero
le offerte di altri teatri. Senza il sostegno di un impresario! Girai 300 città
italiane per 407 serate complessive, da solo». E poi nelle carceri, negli spazi
laici, nelle sedi del Pci. Nel 1984 nacque il Laboratorio della Parola. «Sempre
con l'aiuto di Vittorio», continua Giacobini. «Realizzammo Dire la Parola, un
testo con audiocassetta che doveva servire a preparare i lettori della liturgia
domenicale. Perché, purtroppo, non si preparano! Ezechiele, Isaia o Paolo, con
la sua dialettica tesissima e complessa, fanno tremare i polsi: se ne
improvvisi la lettura, lasci indifferenti». A quel punto venne coinvolta Angela
Goodwin. «Era fondamentale. Io non ho nessuna capacità didattica. Invece
Angela, con il respiro e la tecnica yoga, dava l'impostazione della dizione,
perché ha una dizione naturale impeccabile. Inoltre, l'ossatura del Laboratorio
si fonda sul metodo Stanislavskij, che lei conosce magnificamente». Era il
"delitto perfetto". L'ultima tappa di questa straordinaria avventura
culturale e artistica sono proprio gli incontri nella Cripta e la registrazione
di tutta la Bibbia, dal
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì 25
Febbraio 2009 Chiudi di FABRIZIO NICOTRA ROMA - Francesco Rutelli alza la voce
e chiede che sul testamento biologico il Pd tuteli la libertà di coscienza.
Dario Franceschini lo rassicura, ma prova a blindare il partito e a ridurre al
minimo le divisioni. Lunedì Dorina Bianchi (capogruppo Pd in commissione Sanità
al Senato) non aveva firmato gli emendamenti dei suoi al disegno di legge della
maggioranza e Rutelli si era smarcato dal gruppo sulla somministrazione di cibo
e acqua per i malati terminali: se per il Pd può essere sospesa nel caso in cui
il paziente lo abbia richiesto nel testamento biologico (mai invece per il
Pdl), per l'ex leader della Margherita la decisione finale spetta al medico. Le
due posizioni hanno riaperto antiche crepe e riproposto i veleni su manovre di
Rutelli verso il centro di Casini. Circostanza che fa infuriare l'ex sindaco:
«Sono incavolato per questa campagna guidata dall'incultura del sospetto. Chi
ha posizioni di minoranza deve poterle esprimere senza vedersi attribuiti
disegni politici. No a posizioni bulgare. Tutte hanno pari dignità». E,
precisando di non prendere ordini dal Vaticano, chiede al Pd di impedire «la
strumentalizzazione». Subito accontentato, visto che Franceschini, al termine
di un incontro a Palazzo Madama con i vertici del gruppo, afferma: «La sua
posizione va rispettata fino in fondo e vi inviterei a evitare di leggerla come
una manovra politica». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, conferma
che garantirà «la dignità e la libertà di posizioni anche diverse». La riunione
doveva affrontare anche "il caso" Dorina Bianchi: se l'obiettivo era
quello di convincerla a firmare gli emendamenti, niente da fare, visto che lei
conferma la volontà di tentare una mediazione tra i poli. I vertici del gruppo
preferiscono invece sottolineare che c'era la necessità di riaffermare la linea
del Pd. Ed è quello che fa Franceschini: su idratazione e alimentazione «c'è
una posizione largamente prevalente, sottoscritta da laici
e cattolici. Altre
posizioni sono da rispettare». E aggiunge, il segretario, che c'è unanimità nel
respingere il testo base della maggioranza. Soddisfatti i senatori più vicini
al leader: «Dario ottiene il no di tutti al Pdl e, sulla libertà di coscienza,
tiene uniti laici e cattolici. Alla fine - aggiungono - si smarcheranno 5 senatori su
118». Fanno anche notare che se Rutelli voleva trovare sponde nel Pdl,
l'operazione è fallita. In realtà il vicepresidente di Forza Italia Roberto
Formigoni apprezza la "terza via" rutelliana e il leader dell'Udc
Casini parla di «un atto di coraggio». Insomma, c'è attenzione. Franceschini,
non vuole però dare a Rutelli nessun appiglio per ulteriori strappi, ma il
compito è complesso. Sul "chivalà" Beppe Fioroni, che deve presidiare
l'area Ppi dalle incursioni rutelliane, e rassicurare chi vede un segretario
troppo spostato a sinistra: la libertà di coscienza
«non è negoziabile, il Pd è anche casa nostra». Del tutto d'accordo con Rutelli
la teodem Paola Binetti, che vota con il Pdl perché il Pd «legittima il
suicidio assistito». Restano dunque le divisioni e le difficoltà di navigazione
non mancano. Problemi anche nella maggioranza, visto che Beppe Pisanu annuncia
che non voterà il testo del centrodestra. Oggi, intanto, la commissione
comincia l'esame degli emendamenti per arrivare in Aula il 5 marzo.
( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Mercoledì
25 Febbraio 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Rocco Buttiglione, vice
presidente della Camera e cattolico Udc, cerca di arare il campo centrista. E
quale miglior concime se non i temi eticamente sensibili, come il testamento
biologico? Se Rutelli si sente accerchiato nel Pd, Buttiglione scende a
sostegno. Rutelli è incavolato con i laici del Pd. Lei che dice? «Dico che dei suoi
emendamenti tre sono buoni e uno cattivo». Qual è il cattivo? «L'idea che si
possa arrivare a negare anche l'alimentazione e l'idratazione e che lo decida
il medico. Il medico casomai può decidere che non hanno più senso se un malato
non è più in grado di assimilare. Comunque non possiamo esser d'accordo. Invece
gli altri tre emendamenti mi sembrano buoni, anzi vorrei fare a Rutelli una
proposta». Dica, quale? «Perché non lavoriamo insieme sui suoi ma anche sui
nostri? Alcuni emendamenti aiutano a costruire attorno alla proposta di legge
un consenso che va molto al di là degli schieramenti. Soprattutto rispondono ai
problemi della gente comune». Tipo? «La gente non è sensibile al tema
ideologico dell'eutanasia. Ma si preoccupa di non veder morire una persona
amata in mezzo a terribili sofferenze. Noi proponiamo che il paziente abbia
diritto alla protezione contro il dolore, anche quando si possa prevedere che
la terapia lo porti verso la morte. La garanzia contro il dolore abbatte
potentemente tra la gente la propensione all'eutanasia, come risulta dai
sondaggi». E l'accanimento terapeutico? «Deve esserci il diritto a rifiutare i
mezzi straordinari di cura, tipo la ventilazione artificiale o la circolazione
extra corporea». Nel testamento biologico? «Una dichiarazione anticipata può
essere accettata. Anche se non può avere valore assoluto». Perché? «Perché di
fronte alla morte tanta gente cambia idea. Come quelli che tentano il suicidio
e vengono salvati. Molto spesso ti ringraziano. Perché in realtà non cercano la
morte ma aiuto». Allora siete pronti a confrontarvi sugli emendamenti. «Credo
sarebbe bene confrontarci per fare una legge con un accordo ampio in modo che
molti l'approvino, così che vi sia una larga maggioranza nel Paese. Ma anche
per far sì che chi non è d'accordo sia in disaccordo solo su un punto. Si
ridurrebbe l'area del contendere». La solitudine denunciata dai cattolici del Pd dà speranza al partito dei moderati che
l'Udc sogna? «Con tutto il rispetto per loro, cui va la mia incondizionata
stima, ho l'impressione che il fallimento del partito democratico non sia
dovuto ad un'insufficienza di leadership, prima di Prodi poi di Veltroni, ma
dipenda dal fatto che il progetto è sbagliato. Emergono delle differenze
profonde. Forse si è sottovalutato un punto: le questioni bioetiche acquistano
un'importanza crescente». E il partito di centro s'avvicina? «Penso di sì. Non
è un partito confessionale ma parte dai valori che sono nella coscienza
popolare. E' molto sbagliato vedere un'opposizione tra laici e cattolici, la vera opposizione è tra nichilisti-libertini e
gli altri».
( da "Riformista, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Sul fine-vita
Rutelli chiede «pari dignità» al partito Ma restano le divisioni TESTAMENTO
BIOLOGICO. Franceschini annuncia che non ci sarà nessun cambio di linea e la
Binetti risponde: «Voto col Pdl». Fioroni rivendica la libertà di coscienza. E
intanto Tonini e Pisanu esaltano il rapporto medico-paziente, cuore della
"terza via" dell'ex segretario della Margherita. di Alessandro Calvi
La linea del Pd non cambia. Dario Franceschini e Anna Finocchiaro ieri lo hanno
ripetuto, come fosse un leitmotiv. Ma sul fine-vita nel Pd sono botte da orbi,
soprattutto ora che sul testamento biologico si potrebbero scaricare anche le
tensioni del terremoto innescato dalle dimissioni di Walter Veltroni. Francesco
Rutelli ieri ha sbattuto i pugni sul tavolo per rivendicare «pari dignità» nel
partito, dirsi «incavolato» per le «strumentalizzazioni intollerabili» delle
sue posizioni. E, forse, anche per smarcarsi dall'abbraccio che il Pdl stava
stringendo attorno alla "terza via" da lui proposta il giorno
precedente. Dorina Bianchi, invece, si è rivolta al segretario con tono irrituale:
«Non credo che sia compito di Franceschini entrare nel merito di un
emendamento, ma di indicare la linea». Paola Binetti, infine, annunciando che
voterà col Pdl sul fine-vita, cannoneggiava il partito perché legittimerebbe il
«suicidio assistito». E sono soltanto gli acuti di una giornata che non è stata
avara di sorprese. Quella di ieri, infatti, è stata una lunga giornata per il
Pd, trascorsa tra una riunione e l'altra, tra il Nazareno, dove in mattinata il
segretario ha incontrato i presidenti dei gruppi parlamentari, e il Senato,
dove nel pomeriggio si è svolto un incontro con i componenti della commissione
Sanità. E, nel frattempo, si intrecciavano precisazioni, rivendicazioni, prese
di posizione come quella di Giuseppe Fioroni che, mentre Dorina Bianchi andava
in avanscoperta, tornava a rivendicare la «libertà di coscienza» per i
parlamentari, legandola a doppio filo con le ragioni della stessa esistenza del
Pd. Soltanto se l'opinione prevalente non diventa «vincolo per chi la pensa
diversamente», spiegava l'ex popolare, il Pd «sarà anche il partito plurale che
vogliamo, un partito in cui ciascuno si senta a casa propria e mai ospite,
nonostante autorevoli esponenti esortino i cattolici e
i moderati a traslocare ove non si condivida la linea prevalente. Il Pd, spero
sia chiaro a tutti, è anche casa nostra». Dopo la riunione con i senatori,
Franceschini e la Finocchiaro hanno insistito su ciò su cui il partito è unito:
la "posizione prevalente" e l'emendamento nel quale questa si
riassume, «firmato - ha detto il segretario - da 8 senatori su 10» appartenenti
alla commissione. C'è poi, ha proseguito, «una unanime convinzione che
l'impianto base del ddl della maggioranza sul testamento biologico sia da
respingere». La Finocchiaro, invece, ha spiegato che gli emendamenti del Pd
restano quelli già presentati e che saranno garantite posizioni diverse che non
mancano, a partire da quella della capogruppo Dorina Bianchi. Ma non è tutto.
Infatti, se la giornata del Pd ieri si è conclusa con la conferma della linea,
era però cominciata con la sensazione che nel Pdl e nel fronte cattolico
moderato qualcosa si fosse mosso per infilarsi tra le crepe aperte nello
schieramento avversario e provare a portare sul proprio terreno anche un pezzo
di Pd. Per questo, è tornato utile anche il tentativo di mediazione interno al
Pd costruito il giorno precedente da Rutelli. Era sufficiente la lettura dei
giornali, ieri mattina, per annusare l'aria. Avvenire, ad esempio, ricordava
come le leggi sulle questioni come divorzio e aborto «sono state in qualche
modo di mediazione, pur se la mediazione non era per tutti soddisfacente. Non
pare che oggi esista un'alternativa a questo modus procedendi». Gaetano
Quagliariello, da parte sua, spiegava al Corriere della Sera che «l'emendamento
di Francesco Rutelli non è molto distante dal nostro». Niente male, tanto che
di lì a poco sarebbe partito un coro inneggiante alla mediazione: Gianfranco
Rotondi («Sulle questioni etiche il Parlamento dovrebbe tendere all'unanimità e
per questo sono laicamente benedette tutte le mediazioni»),
Maurizio Gasparri (sulla proposta di Rutelli il Pdl «approfondirà senza
pregiudizi», ricordando come lo stesso Rutelli abbia votato «a favore di una
parte della mia mozione che afferma che l'idratazione e la nutrizione debbono
essere comunque proseguite»), Daniele Capezzone («Mi pare vada colto e
apprezzato il contributo di metodo fornito da Francesco Rutelli») e,
infine, Roberto Formigoni («L'emendamento di Rutelli sembra muoversi nella
direzione giusta»). Reale o tattico che fosse l'interesse nel Pdl per la
"terza via" proposta da Rutelli - che ieri ha incassato anche il
plauso di Pierferdinando Casini - l'ex leader della Margherita ha convocato una
conferenza stampa per lamentare la strumentalizzazione delle sue posizioni e
tornare a ripetere che nelle sue scelte non ci sono strappi in vista né
«secondi fini e strategie politiche di scissione o che rispondano a poteri
esterni alla politica come ad esempio il clero», smarcandosi così dal Pdl come
ieri si era smarcato dalla "posizione prevalente" del Pd.
Franceschini ha provato a gettare acqua sul fuoco anche su questo fronte,
spiegando che le posizioni di Rutelli «vanno fino in fondo rispettate, perchè
hanno totale legittimità». In serata, il veltroniano Giorgio Tonini, parlando
di una «modifica del quadro generale», ha definito «interessante» la proposta
di Rutelli, soprattutto se riuscisse a modificare la posizione della
maggioranza. E ha sottolineato la centralità della figura del medico e del
rapporto col paziente. Poco prima, Giuseppe Pisanu sul fronte opposto aveva
espresso una posizione non troppo dissimile, annunciando che non avrebbe votato
la legge sul testamento biologico. Oggi in Senato si comincia a discutere degli
emendamenti. Quando si arriverà al momento del voto, allora si capirà meglio la
geografia del partito del neosegretario. 25/02/2009
( da "Riformista, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Sul testamento
biologico il Pd dia un segnale di vita Appena sabato scorso, il nuovo
segretario del Pd Dario Franceschini aveva riassunto così, con piglio
decisionista, il suo obiettivo principale: «Unità». L'eco di questo grido,
pieno di speranza, si è dissolta all'inizio di questa settimana. Da tre giorni,
infatti, i democrat si sono nuovamente impantanati nella discussione sul ddl
della maggioranza sul testamento biologico. Di fronte a un elettorato smarrito,
rassegnato e arrabbiato, il Pd ha sfoderato in modo caotico la sua varietà di
posizioni sul tema del fine-vita. Tutte posizioni legittime, intendiamoci, ma
che sollevano più di una perplessità per il metodo seguito. Ognuno va per la
sua strada, firma o rifiuta di firmare emendamenti al ddl e così
quell'«equilibrio logico» invocato dal nuovo semileader del partito è andato a
farsi benedire. E simbolo di questa confusione mista a indecisione è il gruppo
del Pd al Senato, dove la presidente Anna Finocchiaro si è impegnata a
«garantire la libertà di tutti i senatori» del suo partito. Ma è il modo in cui
viene garantita questa libertà a farci dubitare. Dov'è finito, a prescindere
dalla questione, il decisionismo sbandierato da Franceschini? E perché i
democrat non discutono una volta per tutte nella sede di partito? Insomma,
ritornano a galla i vecchi vizi mortali della gestione di Veltroni. Un partito
che continua ad apparire debole e soffocato dalla paura di decidere. A farne le
spese sono tutti. I cattolici e i laici del Pd che vorrebbero l'idratazione e l'alimentazione
possibili solo «non contro la volontà del paziente». E quanti come Francesco
Rutelli si sentono amareggiati e incavolati perché colpiti dal fuoco amico che
li rappresenta come burattini del clero, alimentando poi voci su ipotetiche
scissioni che tendono al centro. Il Pd ritorna protagonista in negativo
della politica italiana a causa delle sue divisioni. Eppure potrebbe prendere
esempio da quanto accade sulla stessa questione nel centrodestra. Lì esiste una
linea chiara, accentuata dai falchi teocon che parlano di «partito della vita
contro partito della morte», e poi una serie di autorevoli eccezioni che si
avvalgono della libertà di coscienza per esprimere il loro dissenso sul ddl.
Una è nota ed è espressa dal presidente della Camera Gianfranco Fini che anche
ieri, a Ballarò, ha detto: «I temi eticamente sensibili dividono per loro
natura. Sono questioni sulle quali, almeno personalmente, ritengo che non possa
esservi vincolo di coalizione, di partito; ognuno risponde esclusivamente alla
propria coscienza». Un'altra eccezione è quella dell'ex ministro Beppe Pisanu,
che da cattolico ha annunciato che si rifiuterà di votare la legge perché lo
Stato non può affermarsi con la forza sul primato della persona. Tutte
posizioni legittime, che non impediscono al Pdl di andare avanti per la sua
strada. La chiarezza sul metodo, c'è tutta. Adesso tocca al Pd decidere. O
definisce una linea che sia una oppure, con altrettanta chiarezza, stabilisca
senza ulteriori polemiche e divisioni che sul testamento biologico la libertà
di coscienza non equivale all'anarchia decisionale. E forse, quest'ultima
soluzione, ci sembra la migliore perché un partito plurale su questi temi che
toccano la coscienza di ogni essere umano non può ridursi a un totus politicus
costretto a contarsi. Sarebbe ora che il Pd iniziasse a dare un segnale di
vita. Tutto il resto è deriva, presagio di altre catastrofi elettorali e non
solo. 25/02/2009
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2009-02-25 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Riformisti Il neodirettore Piero Ignazi rilancia la rivista del
dialogo tra laici e cattolici nata nel
( da "Giornale.it, Il" del 25-02-2009)
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n. 48 del 2009-02-25
pagina 7 La terza via di Rutelli sulla bioetica sbarra la strada a Franceschini
di Laura Cesaretti L'ex leader della Margherita avverte: «Sono incavolato, nel
partito serve pari dignità» E la sua proposta sul testamento biologico manda
all'aria il piano del neosegretario RomaSarà che, come dicono alcuni suoi
compagni di partito, «ha fatto una buona scuola da piccolo», con i radicali di
Marco Pannella. Sarà che negli anni ha più volte dimostrato la propria abilità
nell'uscire dall'angolo. Fatto sta che a sorpresa, in 24 ore, Francesco Rutelli
è riuscito ad escogitare una sorta di uovo di Colombo che lo ha messo al centro
del dibattito feroce in corso sul testamento biologico. Aprendo contraddizioni
nel suo schieramento e anche nella maggioranza, e ritagliandosi - in un Pd che
si sposta a sinistra col nuovo segretario - un nuovo ruolo di contraltare
centrista e di mediazione con la maggioranza. E ora l'emendamento Rutelli
rischia di diventare per molti la sola via di uscita dal muro contro muro tra
proibizionisti ad oltranza e liberal, cattolici fondamentalisti e laici. Mandando all'aria la traballante
mediazione interna messa faticosamente insieme dal Pd, che ieri è tornata
nuovamente in alto mare costringendo il segretario Dario Franceschini ad
accorrere al Senato. La soluzione Rutelli, che ricalca la «linea Panebianco»
sostenuta dal Corriere della Sera, propone in pratica di non intervenire
con divieti né legalizzazioni: «L'ultima parola su alimentazione e idratazione
e altri tipi di cure non può spettare al giudice né al sacerdote né al
parlamentare, ma al medico, sentiti i familiari e il fiduciario», spiega.
L'emendamento, presentato in solitario e all'ultimo minuto, ha raccolto
consensi trasversali e causato sconquassi nel Pd. Applausi sono arrivati da
Casini («Un atto di coraggio») a Capezzone («Un metodo che va apprezzato») a
Formigoni («Giusta direzione»), fino al Pd Giorgio Tonini: «Nel merito, mi pare
una posizione migliore della nostra. E se la maggioranza, magari per far
dispetto a noi, la accoglie, credo che l'Italia gliene sarà grata». Ieri
Rutelli ha tenuto una conferenza stampa dai toni bellicosi, anzi «incavolati»,
come lui stesso ha detto, con tanto di pugni battuti sul tavolo. Se la è presa
l'Unità, che lo ha accusato di «spaccare il Pd», ma parlava a nuora perché
suocera, ossia lo stato maggiore del partito,
intendesse: «È intollerabile e indecente presentare la mia posizione in modo
distorto e falso, spacciandola per la posizione di chi vuole ingraziarsi il
clero o vuole provocare una scissione nel Pd. È una deriva che deve finire». Il
partito, è il messaggio a Franceschini, deve «garantire effettiva pari dignità
alle diverse opinioni, e attivarsi perché non avvengano queste distorsioni
delle posizioni di un parlamentare che ha fatto il suo dovere e cercato una
soluzione. A meno che - e non voglio pensarlo - su alcune materie ci sia una
linea obbligatoria, bulgara». A Franceschini è toccato correre subito ai
ripari, da un lato spalleggiando la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, già
esasperata dall'ammutinamento di Dorina Bianchi, improvvidamente messa a
guidare le truppe Pd in commissione Sanità e che invece fa la dissidente. E
dall'altro tendendo la mano a Rutelli per spegnere la polemica prima che
divampi, con Paola Binetti che già strilla che il Pd «vuole legittimare il
suicidio assistito» e Beppe Fioroni che contesta la «posizione prevalente»
difesa dal segretario e dice: «Non può diventare un vincolo». E con tutta l'ala
cattolica che, al momento del voto, potrebbe disertare l'emendamento ufficiale
del Pd e confluire su quello di Rutelli. Franceschini dunque benedice
l'iniziativa di Rutelli: «È da rispettare fino in fondo e non bisogna leggerla
come una manovra politica». E se l'è presa con chi «ha la passione di
rappresentare su ogni tema una spaccatura del Pd», che invece «su un tema così
delicato come il testamento biologico è largamente unanime su 14 punti su 15».
Peccato che il quindicesimo, sull'alimentazione forzata, sia quello
fondamentale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Tempo, Il" del 25-02-2009)
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stampa La teodem
Binetti: «O si convive o si cerca un terzo soggetto» «Non ci può essere unità
sempre a scapito nostro» Fino ad oggi la «rompiscatole» era lei. Paola Binetti,
deputata teodem del Pd, sui temi etici ha sempre avuto le idee chiare. E il più
delle volte si trattatava di idee distanti dalla linea del partito. Normale
quindi che, nella battaglia di Francesco Rutelli, il suo posto sia al fianco
dell'ex leader della Margherita. Lo stesso che l'ha lanciata in politica. è
preoccupata per quello che sta accadendo all'interno del Pd? «Sì. La mia
preoccupazione è di due tipi. Anzitutto sono preoccupata dal contenuto delle
proposte perché credo che il Pd debba avere una posizione garantista sul tema
della vita. Per questo voterò il testo del Pdl che, su argomenti come
nutrizione e idratazione, accanimento terapeutico, eutanasia, non dice nulla di
diverso dalla proposta presentata da me e dalla senatrice Baio». E la seconda
obiezione su cos'è? «Riguarda il pressing costante affinché il partito assuma
non una posizione prevalente, ma una posizione unica. è curioso che questo
accada in un partito in cui non c'è una posizione unica su quasi niente».
Quindi Rutelli fa bene ad alzare la voce? «Quella subita da Rutelli è
un'aggressione incredibile. Ma, a prescindere dalla legge, è
pericoloso il modo di trattare il pensiero e la cultura cattolica». Eppure oggi
avete un leader che è espressione di quella tradizione. «Credo che, con questa
posizione, si voglia far vedere che il Pd è laico. Ma anch'io sono una laica
cattolica e non è possibile che, ogni volta che esprimo il mio pensiero, debba
essere trattata come il suddito di uno Stato straniero. Anche perché è
più difficile fare quello che facciamo io e Rutelli che uniformarsi al pensiero
unico». Sta dicendo che Franceschini non garantirà i cattolici?
«Io credo che su questo tema si sia voluto inviare un messaggio alla periferia
facendo vedere che il partito c'è e che il leader controlla la situazione. Ma
questo messaggio se rassicura alcuni, può essere dirompente per altri». Quindi
è vera la storia della scissione? «Non si può urlare alla scissione ogni volta
che la cultura cattolica esprime, con libertà, il proprio pensiero. Il Pd si è
lanciato nell'ardua impresa di avvicinare diverse posizioni. Ma è chiaro che
non può esserci un'identità forte a scapito di un'altra che si autosacrifica. O
si convive con pari dignità o servirà un soggetto terzo in cui nessuno si senta
sacrificato». Ma, sinceramente, lei è soddisfatta della scelta di Franceschini?
«Era la scelta più ovvia, anche tenuto conto dei tempi tecnici. Staremo a
vedere cosa accadrà. Il dibattito sul testamento biologico non sarà indolore,
poi ci saranno le alleanze per le amministrative e le candidature. Vedremo se
riuscirà ad essere il segretario di tutti o se favorirà una parte a discapito
di un'altra». Nic. Imb.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
MARIA PAOLA
MILANESIO Roma. Francesco Rutelli quasi batte i pugni sul tavolo. «Sì, sono
incavolato». Incavolato di essere presentato come chi «è eteroguidato dalla
Chiesa o cerca di creare una scissione politica nel Pd». Ce l'ha con i
giornali, ma anche con il suo partito visto che non gli sembra che «in questo
momento sia garantita uguale dignità a tutte le posizioni». Rutelli che sul
testamento biologico si smarca, si dissocia, cerca la terza via: così è stato presentato il presidente del Copasir, firmatario di un
emendamento che dice no allo stop di alimentazione e nutrizione, affidando la
decisione al medico. Indubbio che questa non sia la linea «prevalente» del
partito, linea che va in direzione esattamente opposta e che ha preso forma in
un emendamento firmato dal vertice del gruppo del Pd al Senato. Il
neosegretario Dario Franceschini, reduce da un incontro con i suoi a Palazzo
Madama - obiettivo evitare ulteriori fratture -, parte da lontano: «C'è una
unanime convinzione che l'impianto base del testo della maggioranza sia da
respingere». L'unanimità viene però meno quando si passa all'emendamento presentato
dalla capogruppo Anna Finocchiaro e dai suoi vice. «È largamente condiviso e
firmato da otto senatori su dieci, laici e cattolici. Detto ciò altre posizioni
sono assolutamente da rispettare fino in fondo», spiega Franceschini, chiudendo
con parole che hanno un destinatario chiaro, Francesco Rutelli. L'ex ministro -
dopo aver tuonato contro le strumentalizzazioni, chiesto rispetto ed esatto
chiarezza («Se c'è una linea bulgara si dica e si valuterà») - a sera
incassa anche la garanzia da parte di Anna Finocchiaro che «finché sarò
capogruppo sarà rispettata la libertà di posizioni anche diverse, come è
normale per un grande partito». Sembra un po' meno tenero il tono quando si
tratta di parlare di Dorina Bianchi, la capogruppo dei democratici in commissione
Sanità che non ha firmato l'emendamento del Pd. «Se è compatibile la sua
posizione con l'essere capogruppo? Dipende da come si interpreta questo ruolo»,
risponde sibillina Anna Finocchiaro. La senatrice Bianchi, però, va dritta per
la sua strada e lo fa anche sbrigativamente: «Quell'emendamento non lo firmo e
stop». E così chiude il capitolo, lasciando che a fare il controcanto siano
Paola Binetti, pronta a votare il testo della maggioranza; Giuseppe Fioroni,
che rivendica come «non negoziabile la libertà di coscienza»; Giorgio Tonini
che promuove la mediazione di Rutelli se «serve a smuovere gli animi». La linea
indicata dall'ex ministro, però, oltre che ai teodem e a una parte dei cattolici democratici, piace anche all'Udc e alla
maggioranza. Pier Ferdinando Casini, leader centrista, lo definisce «un atto di
coraggio e un significativo passo avanti nella direzione del diritto alla
vita». «Spero che si possa realizzare una convergenza e se così sarà lo
voteremo», conclude. Nel Pdl apprezzamenti dal senatore Gaetano Quagliariello
(«Ci sono presupposti in comune»), da Roberto Formigoni («Sembra muoversi nella
direzione giusta») e da Maurizio Gasparri. Ma a dimostrare che neanche la
maggioranza è immune da divisioni, ieri sera - da Raitre - arriva forte il no
del presidente dell'Antimafia Giuseppe Pisanu. «Mi rifiuterò di votare questa
legge. Sono convinto che su questi temi la politica e lo Stato debbano rimanere
a debita distanza e che non si possa disciplinare per legge il fine vita,
perché in questo caso di affermerebbe la forza dello Stato sulla singola
persona, cosa che va contro la Costituzione». Anche il presidente della Camera
Gianfranco Fini, chiamato a riflettere di nuovo sul decreto per Eluana Englaro,
ha toni cauti: «Il governo si è assunto la responsabilità di proporre un
decreto. Scelta pienamente legittima, non sta a me dire se più o meno
opportuna». Il lavoro in commissione, intanto, prosegue tra travagli così
grandi che il testo Calabrò potrebbe arrivare in aula al Senato, il 5 marzo, senza
che sia concluso l'esame in commissione. Gli emendamenti fin qui presentati,
( da "EUROPA ON-LINE" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Espulsione a mezzo
stampa Stesse posizioni, stessa battaglia, stessi avversari, due stili diversi.
Ieri il manifesto è tornato, come ai tempi migliori, a dare all?Unità una lezione
di apertura mentale. Entrambi i giornali impegnati per il testamento biologico
e contro le posizioni clericali, martedì hanno avuto in comune anche la sorte
di una insolita reprimenda pubblica da parte di Francesco Rutelli, stanco di
sentirsi strapazzato per i suoi dissensi bioetici nel Pd. Allora il manifesto
senza mollare di un centimetro ? figurarsi ? è andato da Rutelli e ha
ingaggiato con lui un?intervista tosta e interessante. L?Unità non s?è
abbassata. Il contestatore da una parte è stato liquidato con un corsivetto nel quale lo si paragona a
Berlusconi (che non guasta mai), dall?altra è stato
affidato alle cure di bloggers e a b i t a n t i della rete presi un po?
dappertutto con una caratteristica comune: che fossero i più incazzati
possibile. Intendiamoci, sappiamo quale sia l?opinione prevalente a sinistra,
sia sul tema testamento biologico (è anche la nostra) sia sul più appassionante
tema Rutelli. La rete, poi, è fatta apposta per ospitare rivolte. Ma qui c?è
appunto il problema: un giornale serve a dare libero sfogo alla rabbia, e anzi
a farla propria e amplificarla (come è capitato all?Unità sulla linea ?primarie
subito? perfino dopo la Fiera di Roma)? Un giornale ? come ha fatto
nell?occasione il manifesto, come ha insegnato a tutti per decenni l?Unità ?
non ha anche un compito minimo di filtro critico, di rielaborazione, di
confronto, perfino di moderazione se necessario? Al posto di Rutelli non
avremmo fatto martedì quella sciorinatura di prime pagine. Ma al posto dei
dirigenti del Pd ? lo diciamo senza ipocrisie ? oggi saremmo preoccupati di
sapere affisso sulle bacheche di tanti circoli democratici un giornale che
incita apertamente alla cacciata dei reprobi, li sfida alla scissione, a
fondare un partito teocratico, a raggiungere l?Udc, e gli scarica addosso tutta
intera la colpa della crisi del partito. Fino alla versione letteraria ma poco
fantasiosa di Andrea Camilleri, che butterebbe dal vascello Pd gli ammutinati,
«abbandonandoli in mare su una barchetta». Che roba è questa? In italiano si
chiama invito alla repressione fisica del dissenso. Dovevamo arrivare al 2009 e
a una direttrice così brava e soave, per ritrovare toni e metodi che il Pci ha
ripudiato più di trent?anni fa. Oggi come allora, affiora un manifesto a
segnalare la differenza. Ma non solo. Sul testamento biologico com?è noto anche nel centrodestra ci sono state dissociazioni
pubbliche (in numero molto inferiore a quanto sarebbe stato immaginabile), alcune clamorose. Laici come Della Vedova, un
leader importante come Fini, un fondatore (cattolico) di Forza Italia come
Beppe Pisanu. Bene, risulta forse che dai giornali o dai blog della destra
siano stati indirizzati contro di loro scomuniche, insulti, inviti a
togliere il disturbo, accuse di rovinare la coalizione e farla perdere? Gli
hanno forse dato degli assassini, dei traditori, gli hanno urlato di andarsi a
mettere coi comunisti? Nossignore. A destra sono sicuri della propria
«posizione prevalente» sul testamento biologico e, come per fortuna
Franceschini e Finocchiaro nel Pd, non fanno drammi delle dissociazioni. Su
Libero, diciamo Libero, s?è svolto un civilissimo confronto fra posizioni
opposte. È dalla destra profonda che bisogna farsi dare certe lezioni? Rutelli
non ha bisogno di essere difeso, sa difendersi da sé e comunque paga già le
proprie scelte e i propri errori in una scomoda (e voluta) posizione di
minoranza. Il Pd invece merita di essere difeso, eccome, da questa grossolana
domanda di pulizia etnica che suona anche vagamente ricattatoria nei confronti
del nuovo segretario. Non era per arrivare a questo punto, che Fassino,
D?Alema, Veltroni, Bersani, Finocchiaro e tutti gli altri avevano deciso di
sciogliere i Ds. Pagando il prezzo di una scissione (s?è visto poi quanto
lungimirante) e consapevoli delle difficoltà cui andavano incontro, ma anche di
un duro dato della realtà: neanche la Quercia era più, da tanto tempo, un
partito monolitico. E comunque, per quanta maggiore coesione interna potessero
avere su tante questioni, alle ultime elezioni generali affrontate col proprio
simbolo navigavano intorno al 17 per cento. Loro se lo ricordano, l?Unità
evidentemente no.
( da "EUROPA ON-LINE" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
A trazione cattolico
democratica GIORGIO MERLO L?elezione di Dario Franceschini alla guida del Pd
può invertire una rotta che da molti era auspicata e da tutti, per motivi
diversi, desiderata. Si potrebbe parlare, recuperando un vecchio motto
democristiano, di ?rinnovamento nella continuità?. Io preferisco definirla come
una semplice ?discontinuità?, pur senza rinnegare, com?è ovvio, il progetto
originario del Partito democratico culminato con le elezioni del 2008. Ma la
segreteria Franceschini, pur maturata in un contesto difficile e delicato, è
comunque destinata a spezzare alcuni luoghi comuni che hanno frenato e poi
sbiadito l?immagine, il ruolo e la stessa proposta politica del Pd. A
cominciare dalla ridicola e grottesca litigiosità interna al partito. Un fatto
apparentemente banale ma, purtroppo, decisivo e capace di trasmettere
un?immagine devastante ? o, specularmente, credibile ? della fisionomia del
partito. Che si tratti di contrapposizioni personali o pseudo politiche, resta
il fatto che un partito dilaniato ? e soprattutto in un soggetto plurale come
il Pd ? ha poco appeal nella società e diventa un peso insopportabile nello
stesso elettorato di riferimento. Il vasto, motivato e trasparente consenso su
Franceschini alla Fiera di Roma può rimuovere questo atavico vizio. Anche se, è
bene ribadirlo con chiarezza, questo non significa azzerare la dialettica
interna per ricondurla a un ?pensiero unico?. Ma un conto è la dialettica e il
pieno riconoscimento del pluralismo interno, altra cosa è la costante e
quotidiana delegittimazione del leader. In secondo luogo una necessaria
revisione del modello organizzativo del partito. Se l?innovazione deve
rappresentare la stella polare che accompagna la carta di identità e la vita
concreta del Pd, è altrettanto vero che non si può vivere di solo nuovismo, di
solo giovanilismo e di sola immagine. Il partito, soprattutto un partito di
massa, popolare e democratico, deve saper coniugare vari ingredienti e il ricorso
permanente al nuovismo non può risolvere d?incanto tutti i problemi. Gli
organismi più snelli e più rappresentativi del territorio e meno rispondenti
alla sola immagine possono innescare un?iniezione di vitalità e di maggior
dinamismo del partito, soprattutto in una fase in cui è richiesta più
progettualità politica e maggior radicamento sociale e territoriale del
partito. In terzo luogo, la provenienza culturale cattolico democratico del neo
segretario può rimuovere la grossolana strumentalizzazione attorno all?antica
disputa tra laici e cattolici. Parlo di
strumentalizzazione perché, almeno sino a oggi ? al di là di alcune fantasiose
ricostruzioni giornalistiche ? non si è registrata nel partito una sorda guerra
di religione o un?incomunicabilità politica attorno a temi seppur delicati come
quelli riconducibili alla cosiddetta sfera eticamente sensibile. Ma la volgare
speculazione politica attorno alla presunta impossibilità di convivenza tra
culture diverse nell?ambito dello stesso partito ha rischiato in questa fase di
avere il sopravvento offrendo un?immagine del partito del tutto astratta e
priva di fondamento ma efficace per gli avversari e i detrattori del progetto
politico del Pd. Ora, con un cattolico democratico alla guida del partito,
rispettoso della laicità dell?azione politica e dello stato
e assertore convinto del Pd come soggetto plurale, la speculazione politica
della destra e di alcuni settori clericali del medesimo schieramento è
destinata a scemare progressivamente e a essere ricondotta lungo i binari della
pura polemica e propaganda politica. In ultimo luogo le dimissioni di Veltroni,
pur nel rispetto delle motivazioni personali e politiche avanzate, riportano
l?intero popolo del Pd a una consapevolezza di fondo: e cioè, non c?è un?alternativa
politica credibile al progetto del Partito democratico né, dopo l?abbandono di
Veltroni e con l?avvento dell?attuale segretario, possiamo permetterci il lusso
di continuare a logorare la nuova leadership. In discussione, infatti, c?è la
nostra credibilità ma, soprattutto, sono in gioco la prospettiva del Pd e lo
stesso destino di un centro sinistra riformista e democratico.
( da "EUROPA ON-LINE" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
A Trento, fra
sospetti e dicerie, la nascita del movimento dei Focolari La novità che
spaventò i tradizionalisti FRANCA ZAMBONINI La nascita e la crescita dei
focolari sono state accompagnate da molte incomprensioni, anche da dicerie e
sospetti. A Trento, città tradizionale, tranquilla, un po? chiusa nel suo
orizzonte, la vox populi chiamava le seguaci di Chiara «quelle esaltate» oppure
«le illuse». Niente di grave, all?inizio. Si sa che la voce popolare è
sospettosa verso chiunque non si comporti secondo le regole di una comunità
immobile, diffidente verso ciò che è nuovo e diverso. Ma le paroline sussurrate
diventarono richieste di chiarimenti, per non dire denunce, che i «bravi cristiani»
portarono in curia. Monsignor Carlo De Ferrari, l?arcivescovo di Trento, era un
pastore di mente aperta e di giudizio lungimirante. Stanco di ascoltare le
chiacchiere sui focolarini, il vescovo decise di dire la parola definitiva su
quella novità osteggiata dai tradizionalisti. Lo fece nel 1956 con una lettera
circolare: «A chiunque! Quello che io penso dei focolari è presto detto. Li ho
visti nascere nella mia diocesi e li ho sempre considerati come un?accolta
eccezionale di anime belle, che con la loro vita sotto ogni riguardo
edificante, con il loro spirito genuino di carità, con il loro ardente
apostolato, offrono la prova provata che in questo povero mondo ?avviato a
rovina? ci sono ancora cristiani capaci di conquistare le più ardue vette della
virtù, le più avanzate trincee del bene. Da dodici anni li seguo vigile e
attento, e non solo non ho mai trovato motivo di biasimo, ma sempre motivo, il
più ampio e pieno, di conforto e di gioia, come raramente mi è avvenuto in
oltre cinquant?anni di ministero pastorale. L?ho detto, l?ho scritto altra
volta e lo ripeto: Fossero legione i focolarini! ». O protestanti o comunisti
Quando i focolari cominciarono a uscire dal limitato orizzonte trentino e si
stabilirono in altre città, tra cui Roma, lo stile focolarino doveva attirarsi
ben altre critiche. Leggevano il Vangelo, appassionatamente e come nutrimento
quotidiano. Da qui l?accusa di essere una specie di setta protestante. Bisogna
ricordare che nel cattolicesimo italiano del tempo, la lettura diretta delle
Sacre Scritture quasi non esisteva; la conoscenza della parola di Dio veniva
mediata dai sacerdoti, dai catechisti. Si ricorda la battuta dello scrittore
francese Paul Claudel, esponente della cultura cattolica, che aveva scritto nel
1947: «I cattolici nutrono un grande rispetto per la
Bibbia, e questo rispetto lo dimostrano standone il più possibile lontani».
Scrive Adriana Valerio, che insegna Storia del cristianesimo all?università
Federico II di Napoli: «È noto come, nella storia della cattolicità,
il rapporto dei credenti con la Sacra Scrittura sia stato complesso e conflittuale e come,
soprattutto dopo il Concilio di Trento (1545-1563), ne fosse stata vietata ai
laici e alle religiose la lettura diretta, giudicata pericolosa, favorendo
piuttosto la conoscenza della dottrina attraverso il catechismo. L?arretratezza
del mondo cattolico in campo biblico, protrattasi per tutta l?età moderna, non
fu colmata dall?impegno pastorale, che induceva devozione più che ispirare
consapevolezza? ». Assai diverso era l?interesse del mondo protestante per le
Sacre Scritture, e cito un episodio della vita di don Giacomo Alberione, il
fondatore della Famiglia Paolina, fra cui la Società San Paolo e le Figlie di
San Paolo che, per primi in Italia, hanno stampato e diffuso una marea di copie
del Vangelo e della Bibbia. Aveva scritto Don Alberione: «In quegli anni si
leggeva raramente, e solo da qualche persona, il Vangelo. Vi era una specie di
persuasione che non si potesse dare al popolo il Vangelo, tanto meno la
Bibbia». Don Alberione era impressionato dalle differenze tra il mondo
cattolico e il mondo protestante nell?approccio alla parola di Dio. Nel 1947,
durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti, paese a maggioranza
protestante, si meraviglia di trovare la Bibbia dovunque. Stava nei banchi
delle chiese a disposizione dei fedeli; nelle sale d?aspetto delle comunità;
nelle case delle famiglie cristiane che, sulla prima pagina bianca, annotavano
le date dei matrimoni, delle nascite e delle morti; perfino sui comodini degli
alberghi. Al ritorno, citando la nota frase di san Gregorio Magno («La Bibbia è
la lettera di Dio agli uomini»), scriveva: «A tutti Iddio indirizza questa
lettera; e che cuore malfatto dimostrerebbe di avere colui che, ricevuta la
lettera da suo padre lontano, non si curasse di leggerla!». Dunque i focolarini
erano più avanti anche in questo amore per il «Libro», che rivelava loro parole
«nuove», comandamenti «nuovi». La prima e più facile accusa fu che erano
protestanti mascherati da cattolici. Era già successo
a Trento, prima che la lettera dell?arcivescovo De Ferrari allontanasse le
maldicenze. La seconda accusa fu anche più bizzarra. I focolarini fanno
comunione di beni, non usano dire «questo è mio» e «questo è tuo», ed ecco che
passarono per comunisti mascherati da cristiani; le famiglie raccolte attorno
ai focolari furono scambiate per cellule di stampo marxista-collettivista. E
anche questo era già successo, in piccolo, a Trento.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 15 - Interni
BREVIARIO L´oncologo firma una lettera aperta al segretario con Rodotà,
Camilleri e Flores d´Arcais su Micromega E nel Pd è scontro
Veronesi-Franceschini "Una resa quegli emendamenti". "Nessuno ci
può dettare la linea" La radicale Poretti, vicina alle posizioni del
medico, difende le proposte dei Democratici: grazie ad esse il Pdl si sta
spaccando FRANCESCO BEI ROMA - Nel Pd, che fatica a trovare
una sintesi tra laici e cattolici sui temi etici, si abbatte la lettera aperta di Micromega sul
testamento biologico. Un appello rivolto allo «stimato onorevole Franceschini»
e firmato da Andrea Camilleri, Paolo Flores d´Arcais, Stefano Rodotà e
soprattutto Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e senatore democratico.
Una lettera che giudica gli emendamenti del Pd sul disegno di legge
"fine-vita" «una resa» al fronte integralista e suscita così la
piccata replica del segretario del partito: «Non ci facciamo dettare la linea
dall´esterno». Per i quattro firmatari «il banco di prova» del Pd rispetto alla
laicità sarà proprio l´atteggiamento rispetto al ddl Calabrò. «Laicità -
precisano Veronesi e gli altri - significa che nessuna convinzione religiosa o
morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla
totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è
più proprio di ciascuno, la sua stessa vita e la parte finale di essa». Dopo aver
citato l´articolo 32 della Costituzione, la convenzione di Oviedo, «e numerose
e univoche sentenze della Cassazione», i quattro proseguono: «Sulla propria
vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l´Abc
della laicità che l´Europa tutta ha adottato in campo medico. Il disegno di
legge Calabrò distrugge tale diritto (...) Il cosiddetto testamento biologico
diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, il sondino gli
sarà messo in gola a forza». Nella lettera, dopo aver insistito sul «carattere
anticostituzionale e disumano» del ddl, i firmatari affondano il colpo sul Pd:
«Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna
Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell´articolo 2 comma 2, e aprono
solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell´articolo 5 comma 6. Non
parliamo della cosiddetta "mediazione" di Rutelli, praticamente
indistinguibile dal ddl della maggioranza, e che non a caso è stata
benevolmente accolta dall´on. Quagliariello». Né andrebbe meglio lasciando
libertà di coscienza ai teodem: «Se venisse presentato un disegno di legge che
stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto
ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe
pensabile lasciare i propri parlamentari liberi di votare secondo coscienza? O
non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto
liberticida?». Le reazioni non si fanno attendere. Anzitutto quella del
destinatario della lettera, Dario Franceschini. «Ho letto con molta attenzione
la lettera di Veronesi ma, con tutto il rispetto, la linea su questi temi la
decide il partito - puntualizza il segretario durante l´assemblea dei
parlamentari di Camera e Senato - la decidono i parlamentari e nessuno, anche
autorevole, ce la può dettare». Anche la radicale Donatella Poretti, pur sulle
stesse posizioni di Veronesi, difende la scelta degli emendamenti del Pd:
«Grazie anche a questa iniziativa che ci vede impegnati in commissione Sanità,
il centrodestra sta mostrando tutte le sue contraddizioni e divisioni». E il
sindaco di Torino Sergio Chiamparino, appena nominato da Franceschini nella
segreteria, ammette che «deve ancora palesarsi una linea di partito», ma
definisce gli emendamenti della Finocchiaro «un buon passo avanti». Critico con
la lettera anche Stefano Ceccanti: «L´appello di Micromega va in una direzione
altrettanto sbagliata rispetto a quella del testo Calabrò, opponendo al
proibizionismo assoluto una visione di individualismo assoluto».
( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 14 - Interni
Bio-testamento, centrodestra diviso ora al Senato slittano i tempi Letta media
ma aumentano i no. Spunta la moratoria bipartisan La replica: "è vero, a
volte mi sfuggono persino gli alti pensieri di Maurizio" E Gasparri se la
prende con Pisanu: "è un senatore distratto" CARMELO LOPAPA ROMA -
Affiorano le prime crepe sul muro che la maggioranza aveva eretto per sostenere
e approvare rapidamente la legge sul testamento biologico. La compattezza del
Pdl vacilla al punto che il cammino del ddl Calabrò al Senato subisce
un´imprevista frenata. Rinviato a martedì il parere in commissione Affari
costituzionali, slitta alla prossima settimana il voto della commissione
Sanità, disco verde ma con rilievi dalla Giustizia. E così, l´esame dell´aula
che dovrebbe cominciare giovedì 5 rischia di slittare alla settimana
successiva. Sono pochi, ma pesano i senatori del Pdl dissenzienti che, dopo il
"no" dichiarato da Beppe Pisanu, escono allo scoperto. Tra gli altri,
Giuseppe Saro, friulano, e amico personale di Beppino Englaro. Perplessi
Paravia, Malan, Ghigo, Bianconi. Altri parlamentari del Pdl, in 53, firmano un
documento con cui chiedono modifiche al ddl ma in senso ancora più restrittivo.
è il fronte cattolico, che da Cossiga coinvolge sottosegretari
quali Giovanardi e Mantovano e decine di deputati e senatori accomunati,
scrivono, dalla «difesa della vita». Gli echi del malcontento, soprattutto
quello laico, raggiungono Palazzo Chigi. I capigruppo del Pdl a Palazzo Madama
hanno riunito ieri i senatori per fare chiarezza al loro interno e al vertice
si è presentato non a caso Gianni Letta, con la collega sottosegretaria
Eugenia Roccella. Avvocato difensore del ddl Calabrò, il vicecapogruppo Gaetano
Quagliariello, che nella relazione lo ha definito un atto dovuto «per non
alimentare derive eutanasiche, per conciliare i principi del cristianesimo con
quelli del liberalismo». Ma chi ha dubbi lo dica adesso, ha fatto eco Gasparri.
E di dubbi ne sono emersi. Giuseppe Saro ha manifestato
quelli di costituzionalità che di lì a poco avrebbe ribadito in prima
commissione, dopo di lui Malan, Bianconi. Paravia ha confessato le sue riserve
fuori dalla riunione: «Stavolta non voto, non farò come Ponzio Pilato, non mi
accontento dell´astensione. Rispetto le altre posizioni e chiedo rispetto per
le mie». Nelle sue concise conclusioni, Gianni Letta ha confermato «pieno
sostegno alla linea», dunque sì al ddl, e pur rispettando l´autonomia dei
singoli e la libertà di coscienza, ha precisando che sì, «se fossi senatore,
approverei la relazione» dei capigruppo. Giusto per ricordare quale sia la
linea del governo. Alla riunione all´ex hotel Bologna non si è nemmeno
presentato Beppe Pisanu, il quale già martedì aveva annunciato che non voterà
il ddl. Ieri la tensione è schizzata quando Gasparri ha bollato l´ex ministro
come «senatore distratto», incassando la replica tagliente di Pisanu: «Sì è
vero, a volte sono così distratto che mi sfuggono persino gli alti pensieri del
senatore Gasparri». Il clima è tale, nella maggioranza, che il fronte laico
spera di strappare un rinvio dell´intero ddl. Ha questo obiettivo l´istanza di
una moratoria, almeno fino alle Europee, contenuta nella mozione che il Pd
Pietro Ichino sta sottoponendo alle firme trasversali. Troppo esagitati, gli
animi, dopo il caso Englaro, questa la tesi. Con lui Bianco, Marino, Poretti e,
dall´altra, pronti a firmare Paravia, Saro e altri. «Nessuna moratoria, non
possiamo prolungare questa guerra di religione per mesi» taglia corto dal Pdl
Quagliariello. La battaglia parlamentare è entrata nel vivo nelle commissioni.
Dopo le frenate di alcuni Pdl (da Centaro a Saro), la commissione Affari
costituzionali ha rinviato il suo parere a martedì. «A questo punto l´esito non
è scontato» esulta il Pd Stefano Ceccanti. Scintille in commissione Sanità, già
sugli emendamenti all´articolo 1. Il presidente Antonio Tomassini ha dichiarato
improponibili tutti quelli di Ignazio Marino che promuovono le cure palliative,
gli hospice e le terapie del dolore. «Negano le risorse per aiutare chi vive la
sofferenza finale - contesta il chirurgo dei trapianti - è la conferma della
demagogia di una legge pensata per burocratizzare la morte».
( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XI - Roma
"Menu della quaresima? Un´assurdità" Tutti contro la circolare
Marsilio, bocciata anche dai genitori cattolici Il XVI municipio: "Qui
non la applicheremo" E l´opposizione attacca: "La scuola pubblica è
laica e anticonfessionale" GIOVANNA VITALE Piovono critiche sulla
circolare dell´assessore alle Politiche educative, Laura Marsilio, che ha imposto
il "menu della quaresima" nelle scuole elementari e medie,
bandendo la carne dalle mense cittadine ogni venerdì sino a Pasqua. E se
Valentina Seri, assessore nel XVI municipio, annuncia che lì da loro questo
«provvedimento aberrante» non verrà applicato perché «la scuola pubblica è
laica, anticonfessionale e multiculturale: è una vergogna che dei bambini
vengano trasformati in fedeli tenuti alla penitenza», a bocciare come «inutile»
e «pericolosa» l´iniziativa sono innanzitutto le associazioni di genitori. «Per
noi cattolici, come per gli ebrei e i musulmani, le
limitazioni sul cibo sono comunque una scelta della persona, dalla quale sono
sempre esonerati bambini, anziani e malati», spiega il presidente dell´Age,
Davide Guarneri. E allora perché imporle dall´alto? «Credo sia una questione
politica», dice chiaro il leader dell´associazione di ispirazione cattolica:
«L´astinenza non è un problema di tipo educativo. Un tempo, tra l´altro,
rinunciare al cibo che era il simbolo massimo delle cose materiali significava
ridurre lo spreco, il superfluo. Ma ora non è più così. Per questo rimando
tutti, assessore compreso, al messaggio del Santo Padre, il quale propone il
digiuno dalla tv, dal consumo sfrenato, piuttosto che dalla playstation...
questo sì che sarebbe un messaggio educativo per i nostri figli. Per i quali,
abituati come sono a vivere insieme a coetanei provenienti da altri paesi, le
religioni non sono elemento di divisione bensì di incontro». Ma scusi,
presidente: la Marsilio sostiene che voi cattolici vi
siete messi in fila ai municipi per chiedere la variazione del menu per la
quaresima, le risulta? «Io non ne ho notizia, né alla nostra associazione sono
arrivate richieste in tal senso. Penso però che siano tanti i cattolici poco informati sul vero valore del digiuno e dell´astinenza».
Circostanza smentita pure dal Coordinamento genitori democratici, che aggiunge:
«Con queste scelte si rende più difficile il cammino dell´integrazione»,
commenta la presidente Angela Nava. Fa quadrato il Pdl, mentre l´opposizione
scende sul sentiero di guerra. «A quando la santa inquisizione per noi
infedeli?» provoca Adriana Spera, responsabile enti locali del Prc:
«L´assessore Marsilio dimostra, ancora una volta, di essere più papista del
papa, obbligando i bimbi a un rito dal quale sono esentati persino dalla Cei. A
Roma si sta vivendo un nuovo medioevo». E se per Gemma Azuni, consigliera
comunale di Sd, oltre a «violare il principio di laicità dello Stato, si lede
il diritto individuale di libertà religiosa che consente ad ogni famiglia, su
richiesta, di variare il menù, garantito da sempre nelle mense romane», il
consigliere democratico Paolo Masini e l´assessore alla Scuola del I municipio
Sabrina Alfonsi tuonano: «è ipocrita consegnare la cittadinanza al Dalai Lama,
applaudirlo in aula quando parla di promozione del valore umano e dell´incontro
interreligioso per poi sabotare il percorso di integrazione». Sarcastico il
consigliere provinciale del Pd, Paolo Palumbo: «Sorprende che la Marsilio non
abbia ancora inserito l´ostia obbligatoria nei menu». Tranchant Umberto
Marroni, capogruppo capitolino del Pd: «Un provvedimento ridicolo. Sempre di
più la Marsilio dimostra la sua inadeguatezza a ricoprire il ruolo di
assessore». SEGUE A PAGINA VI
( da "Riformista, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
englaro libero di
esprimersi Egregio direttore, ho letto con amarezza Ritanna Armeni che invita
Beppino Englaro a non esprimersi politicamente sul problema dell'accanimento
terapeutico englaro libero di esprimersi Egregio direttore, ho letto con
amarezza Ritanna Armeni che invita Beppino Englaro a non esprimersi
politicamente sul problema dell'accanimento terapeutico. Poiché di questo si
tratta, di un problema generale, e quindi politico, non solo e non più del
"caso Eluana", Beppino Englaro, finché non era libero, finché il
dramma di sua figlia era preponderante, si è ben guardato dall'esprimere le sue
opinioni politiche. Oggi, amaramente, è libero di farlo, di riprendere il suo
ruolo di cittadino nell'agorà pubblica. Perché Ritanna Armeni parla di una
grande questione etica e morale che non dovrebbe «ridursi» a questione
politica? Se è una grande questione, allora per forza è questione politica! Ci
lamentiamo che la politica nel nostro Paese è diventata piccola, che la gente
la identifica con la spartizione del potere e delle prebende. Englaro, nella
sua vita, si è riconosciuto in un partito politico, in uno dei partiti
costituzionali che hanno educato alla partecipazione milioni di italiani e di
italiane. Sarebbe stato altrettanto legittimo
un'orientamento politico diverso, ma essendo nella storia personale di Beppino
Englaro quel partito il Psi, è naturale che i suoi giudizi e le sue tesi siano
quelle laiche, dell'umanesimo socialista. Non vorrei che l'invito a non occuparsi
di politica, fosse dovuto al fastidio per le sue idee. Dovremmo ringraziare
Englaro invece, perché, conclusa la sua vicenda personale, non si ritira, ma da
cittadino che sa e ha il diritto di esprimersi, sottolinea con intelligenza e
lucidità gli aspetti non privati, ma pubblici, quindi politici nel senso più
alto e vero del termine. Ridando così alla politica la sua dignità, e indicando
un'agenda che dovrà essere raccolta da una nuova sinistra per la libertà. Pia
Locatelli, capodelegazione Ps a Strasburgo complimenti a ritanna Gentile
Ritanna Armeni, desidero complimentarmi con lei dopo aver letto la lettera
aperta al signor Englaro, ogni parola da lei scritta è così ben calibrata
davvero un ottimo scritto, concordo: il signor Englaro fino a ora ci ha donato
tanto, ho sempre pensato che il nostro Paese non fosse abbastanza degno di
avere un cittadino di così elevata sostanza. Francesca degli Antonini, Bolzano
lo smemorato follini Caro direttore, tra gli altri gravi difetti che affligono
larghissimma parte della nostra classe politica, c'è quello della smemoratezza
a comando. Il signor Follini è considerato "giovane" secondo il metro
dei politici politicanti, ma non lo è abbastanza da non ricordare ciò che
successe negli anni Settanta a proposito dello scontro politico legato
all'introduzione nel nostro Paese, degli istituti dell'aborto e del divorzio.
Il nostro dichiara, nel suo giornale, che fu un miracolo politico democristiano
che uomini politici cresciuti frequentando le parrocchie e le istituzioni religiose,
abbiano tenute divise la propria ispirazione ideale (leggi fede religiosa)
dallo stato di parlamentari, e rispettato i propri
impegni costituzionali senza fare confusione tra le due sfere. E allora chi
diavolo montò la campagna referendaria che avrebbe dovuto portare alla
abolizione delle succitate leggi? Ricordo ancora il Fanfani che teneva
infuocati comizi riguardo la santità della vita e del matrimonio, e la
mobilitazione che democristiani, Vaticano e Msi misero in moto in assoluto
disprezzo della volontà del resto del Parlamento. E allora, come addesso,
queste persone stanno tentando la stessa tattica riguardo la faccenda del
possibile testamento biologico, e cioè far passare come un'obbligo quella che
invece è solamente una opportunità che dovrebbe essere data ai cittadini.
Opportunità ripeto e quindi scelta individuale su cosa un cittadino ancora
raziociniante vuole che si faccia del suo corpo in determinati e sfortunati
casi. Ma evidentemente di Alcide de Gasperi nella Dc ce n'è stato
solamente uno: i suoi figli e nipoti politici, a opporsi ai desiderata
clericali, quando essi si scontrano con una vera concezione laica dello stato, non ci pensano neppure, e forse la ragione di ciò lo
stesso Follini la rivela quando parla di parrocchie e istituzioni religiose. E cioè niente di simile alla cattolica ma laica Austria, sotto la
quale crebbe e si formò politicamente lo statista trentino. Carlo Maschio,
Selvazzano Dentro e la monarchia per decreto? Sebbene sia un filonuclearista,
uno di quelli che nel 1987 votarono a favore di quel tipo di centrali, e quindi
felice nell'apprendere che torneranno a girare le turbine spinte dall'atomo
anche nel mio backyard, non posso far finta di dimenticare che il popolo a quei
tempi si espresse in maniera più che netta. Ricordando che la sovranità
appartiene al popolo, forse, oserei ribaltare quella decisione referendaria
ricorrendo allo stesso strumento usato allora, non di certo grazie a qualche
decisione governativa. Il dubbio sulla sovranità è d'obbligo perché, come
insegna l'esperienza, molti referendum sono stati annullati da decreti legge o
altre diavolerie che hanno ribaltato il loro esito. Di questo passo si potrà
anche cambiare il responso delle urne più antico. Via quindi la Repubblica e
lunga vita al re, grazie a qualche decreto passato in sordina durante una delle
tante votazioni a notte fonda, alle quali partecipano un numero di parlamentari
inferiore al numero legale. Marco Codè Riciclaggio misure inutili Nel corso del
Governo Prodi è stata introdotta una molteplicità di provvedimenti che avrebbe
dovuto impedire il riciclaggio del denaro, permettere la tracciabilità dei
pagamenti e, dulcis in fundo dare una botta di tutto rispetto all'evasione
fiscale attraverso la riduzione della circolazione del denaro contante a favore
del denaro elettronico. Sono scomparsi anche per volontà dell'Unione europea i
libretti al portatore, gli assegni sono tutti non trasferibili, tutti i
professionisti hanno dovuto dotarsi di apposito terminale bancomat, vietati tutti
i pagamenti per contanti per importi superiori a 5000 euro. Questo garantisce
un controllo pressoché totale del movimento del denaro nazionale, in teoria non
sfugge nulla, neppure il controllo della spesa per l'acquisto del quotidiano. A
meno di chiamarsi Javaid Iqbal, con quella identità (reale o inventata) si
possono inviare soldi a volontà attraverso i vari money transfer, in maniera
del tutto indisturbata facendoli arrivare a tutti i nostri amici terroristi
ovunque in tutto il mondo. Amos Chettone 26/02/2009
( da "Riformista, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Genocidio, una
passione europea. Ma manca Stalin Bensoussan. Nel suo libro le lezioni di
razzismo e massacri del vecchio continente: il darwinismo sociale, la
rigenerazione della specie, le prove di sterminio nelle colonie e quello del
«degenerato popolo ebreo» e la Grande Guerra. Assenti nel testo Iosif e i suoi
epigoni come Pol Pot. di Marco Gervasoni «Tanto peggio per i deboli e per
quelli che sono lenti». Così insegnava ai suoi studenti nel
( da "Manifesto, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
VERONESI, RODOTA',
CAMILLERI E FLORES «Franceschini, questa non è laicità» «Gli emendamenti del Pd
non sono una mediazione, ma una resa». Su Micromega Umberto Veronesi, Stefano
Rodotà, Andrea Camilleri e Paolo Flores D'Arcais fanno presente a Dario
Franceschini che il «banco di prova» della laicità è la «discussione sulla
legge cosiddetta 'fine-vita'. Laicità significa che nessuna convinzione
religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone alla
totalità dei cittadini». E ancora: «Sulla propria vita può decidere solo chi la
vive. Questo l'abc della laicità che l'Europa ha adottato in campo medico,
confermando l'essenzialità del consenso informato» nella Carta dei diritti
fondamentali. «Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto», scrivono i
firmatari, e gli ementamenti del Pd non migliorebbero le sue parti peggiori. E
la «mediazione Rutelli» è «praticamente indistinguibile» dal ddl della
maggioranza. Per Veronesi (senatore Pd), Camilleri, Rodotà e Flores arretrare
rispetto alla proposta Marino «sarebbe una rinuncia ai diritti elementari
sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della
Cassazione». E sulla libertà di coscienza c'è un «fraintendimento grave»: di
fronte a un ddl «che stabilisce la religione cattolica come religione di stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga
gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile lasciare i
parlamentari liberi di votare secondo coscienza? O non sarebbe un dovere,
vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?». E la proposta sul
testamento biologico «è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana). La
libertà di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e
cancellare la libertà di coscienza delle persone». Il
segretario del Pd Franceschini risponde senza complimenti: la linea «la decide
il partito e i parlamentari, e nessuno anche se autorevole, ce la può dettare».
Qual è la linea? «Nel partito c'e' una posizione prevalente condivisa da laici
e cattolici, poi c'è
l'unanimità contro la proposta del Pdl» e altre posizioni «tutte da rispettare
e a cui garantire pari dignità».
( da "Manifesto, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
ARGENTINA Si
camuffa, minaccia, vola a Londra. Dove lo attende Irving Il vescovo
negazionista fugge da Buenos Aires Roberto Zanini Berretto da baseball calcato
sulla testa, nero. Occhiali da sole, neri. Sul viso il bavero rialzato del
cappotto, nero. Se ne è andato dall'Argentina, il vescovo negazionista Richard
Williamson, in tenuta a metà tra un Blues Brothers che esce di galera e un
rilasciato su cauzione che se la squaglia. A sorpresa, il pastore della
comunità tradizionalista Fraternidad San Pio X è arrivato l'altra sera
all'aeroporto Ezeiza di Buenos Aires con due specie di guardaspalle ai lati,
mentre il portavoce del suo gregge cercava di depistare la stampa: «Monsignore
è già partito», ripeteva, «non sappiamo bene per dove», «probabilmente è già in
Europa». Invece Monsignore era al banco dell'accettazione dell'aeroporto,
camuffato sì, ma non abbastanza bene per evitare le telecamere di Todo
Noticias. Nessuna dichiarazione, naturalmente, solo un pugno - rigorosamente il
destro - sventolato minacciosamente davanti al naso del cronista di Tn, prima
che i due angeli custodi lo afferrassero a loro volta e lo instradassero verso
la porta di imbarco del volo British Airways diretto a Londra. Monsignore è
cittadino britannico. Espulso per frode migratoria dal governo argentino, per
essere entrato nel paese dichiarandosi dipendente di un'organizzazione no
governativa invece che come il sacerdote che in effetti era, Richard Williamson
è stato in qualche modo obbligato a tornare a casa,
con esplicita esultanza dei gruppi ebraici argentini (l'Argentina ospita una
tra le più grandi comunità ebraiche al mondo fuori da Israele), e con altrettanto
esplicita riluttanza delle comunità ebraiche britanniche. «La Gran Bretagna -
ha dichiarato ieri Stephen Smith dell'Holocaust Centre britannico - non deve
diventare un rifugio sicuro, da noi non c'è una specifica legge contro la
negazione dell'olocausto ma abbiamo leggi che puniscono il razzismo e l'odio
religioso. E che vanno usate». Monsignore non lascia un'Argentina in lacrime.
La comunità Pio X non è piccola cosa: una casa generale, sei seminari, due
istituti universitari, diciannove parrocchie, 159 priorati, 725 chiese, 83
scuole, 463 sacerdoti, 160 seminaristi, 85 confratelli, 57
consorelle e 75 laici. Ma a parte loro - e un numero per la verità non
irrilevante di sacerdoti cattolici fedeli alla linea ma nostalgici di quando c'era Lui - pochi
rimpiangeranno il vescovo lefebvriano che considera Ratzinger «un modernista»,
il papato di Roma «neocomunista», la democrazia «una bella parola che nasconde
il caos» e soprattutto l'olocausto una questione dubbia. La battuta
sull'olocausto la disse a una televisione svedese venuta in Argentina a
intervistarlo, giusto un attimo dopo che quel modernista di Benedetto XVI aveva
ritirato la scomunica di Monsignore - nato anglicano e convertitosi al cattolicesimo
nel 1971 - e di altri tre sacerdoti ordinati vescovi una ventina di anni fa
dall'arcivescovo scismatico Marcel Lefevbre. In precedenza aveva dichiarato
«autentici» i Protocolli dei Savi di Sion, famoso falso antisemita.
Successivamente aveva rifiutato l'ordine papale di ritrattare la minimizzazione
dell'olocausto («al massimo 300mila morti nei lager nazisti», aveva detto, e
quanto alle camere a gas, nessuna prova della loro esistenza), affermando anzi
di aver bisogno di un supplemento di istruttoria. Mentre Monsignore lasciava
l'Argentina, il suo sito veniva orgogliosamente aggiornato con la recensione
delle sue ultime opere, una raccolta in quattro volumi chiamata «Lettere dal
Rettore», collazione di epistole che il recensore definisce «il perfetto
compagno della Lettera aperta ai cattolici confusi
dell'arcivescovo Lefevbre». Nel sito, Williamson è gustosamente raffigurato con
il corpo di un dinosauro. In aereo, monsignor Williamson ha smesso i panni di
Jake Blues per indossare un più consono clergyman, e con quello è sbarcato
all'aeroporto londinese di Heatrow. Un piccolo cordone di poliziotti lo ha
tenuto separato da una folla di giornalisti e telecamere. Nessuna dichiarazione
nemmeno a Londra, pochi istanti per divorare i corridoi dell'aeroporto a larghe
falcate insieme a un po' di pretoriani della Comunità Pio X britannica e il
58enne sacerdote è stato infilato in una Land Rover
grigia con i vetri oscurati ed è filato verso un indirizzo sconosciuto, che
nemmeno il portavoce ufficiale della chiesa cattolica britannica ha voluto
rivelare. Del comitato di ricevimento in aeroporto faceva parte anche il
documentarista Michele Renouf, un altro esponente di spicco del movimento
negazionista, l'uomo che procurò a tempo di record gli avvocati che tirarono
fuori di galera il negazionista australiano Frederick Toben, arrestato al suo arrivo a Heatrow su richiesta della Germania
(dove negare l'olocausto è reato). Ma a Londra c'è un vecchio amico, incontrato
a un party lo scorso ottobre e da allora rimasto sempre in contatto epistolare:
lo storico negazionista David Irving. Secondo il Times, un incontro tra lo
storico e il reverendo è in programma, e in tempi molto brevi. Williamson
vorrebbe discutere con Irving «come presentare le sue idee senza causare polemiche».
Foto: IL VESCOVO NEGAZIONISTA RICHARD WILLIAMSON MINACCIA UN GIORNALISTA
ALL'AEROPORTO DI BUENOS AIRES /AP
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 26 Febbraio
2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Il Pdl scopre il dissenso interno sul
testamento biologico. Non sono solo i senatori Saro e Paravia a contestare il
testo Calabrò, bandiera della maggioranza e del mondo cattolico ufficiale.
Anche Pisanu ha compiuto lo strappo, dichiarando il voto contrario al ddl e
denunciando un'invasione dello Stato in ambiti delicati da affidare «alla volontà
del paziente oppure alla valutazione in scienza e coscienza dei medici e dei
parenti». E, dopo che la mediazione proposta da Rutelli (sospensione di
alimentazione e idratazione solo in casi eccezionali e con il consenso del
medico e della famiglia) è stata respinta dai responsabili del Pdl e dal
sottosegretario Roccella, sia Cicchitto che Bocchino hanno invece lanciato
espliciti segnali di apertura all'ex leader della Margherita. «La materia del
fine vita - ha sottolineato Cicchitto - andrebbe gestita, come sempre è
avvenuto, nel rapporto diretto e discreto fra il paziente, gli stretti parenti
e il medico». E Bocchino: «Occorre prestare grande attenzione alle proposte più
moderate che vengono dal Pd». La linea ufficiale del Pdl (sostenuta dall'Udc) per
ora non cambia, anche se la polemica tra Gasparri e Pisanu è stata molto aspra
e anche se le incertezze stanno ritardando l'iter parlamentare. La linea è
stata ribadita da Quagliariello in serata nella riunione del gruppo del Senato.
Riunione alla quale ha partecipato anche Gianni Letta per rimarcare come
l'obiettivo del governo sia preservare il testo Calabrò nelle parti essenziali.
Il fulcro è l'esclusione di alimentazione e idratazione dal testamento
biologico: in pratica, essendo definiti come «sostegno vitale» e non come
«terapia», quei trattamenti sono da considerare obbligatori. Tuttavia, il
dubbio sembra attraversare la maggioranza. Anche Alessandro Campi, direttore di
Farefuturo, la fondazione di Fini, ha invocato una sintesi apprezzando la "terza
via" rutelliana. Ma c'è pure chi, nel Pdl, tira la corda dalla parte
opposta perché considera lo stesso testamento biologico come una violazione
inaccettabile della sacralità della vita. È questo il senso di un documento
promosso dal sottosegretario Mantovano e firmato da 53 parlamentari Pdl. Ieri
sera, alla riunione dei senatori Pdl, è stato questo
il fronte dal quale sono giunte le maggiori critiche al testo Calabrò.
Tuttavia, man mano che si allontana l'emozione del caso di Eluana, anche nel
mondo cattolico ufficiale emergono dei distinguo. Sul testamento biologico non
sembra esserci la stessa compattezza della legge 40 (fecondazione assistita).
Due professori cattolici di filosofia morale, Vigna e
Semplici, stanno raccogliendo firme tra i colleghi in calce ad una lettera al
cardinal Bagnasco, nella quale si contesta che alimentazione e idratazione
siano sempre obbligatorie anche di fronte ad un'espressa volontà contraria. La
stessa posizione di Rutelli, che pure è stata criticata
duramente dai laici del Pd perché accetta il principio del «sostegno vitale»,
rappresenta una ricerca di mediazione che non è isolata nel mondo cattolico.
Peraltro, anche nel Pd c'è chi tira dalla parte opposta. Per Veronesi l'idea
stessa della legge sul fine-vita «è una resa». Gli ha risposto
Franceschini: «La linea la decide il partito e nessuno, per quanto autorevole,
può pensare di dettarla».
( da "Tempo, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa La Sinistra:
il Gonfalone mai più alle processioni Paolo Di Lorenzo La Sinistra chiede al
Comune di Rieti di non partecipare più con il Gonfalone alla Processione di
Sant'Antonio. In barba alle radici cristiane della nostra terra. La proposta ha
fatto sobbalzare sui banchi del consiglio comunale decine di persone. Per la
verità non si è parlato solo della processione, tanto cara ai reatini, ma di
tutte le manifestazioni religiose. Il consigliere Cavalli
ha indicato la necessità di garantire il laicismo dello Stato e con lui anche Tigli e così via. Il tema della
laicità dello Stato, con tutti i suoi aspetti più controversi, è tornato alla
ribalta in Italia da quel fatidico 13 giugno 2005, data in cui i quattro
referendum, promossi per l'abrogazione parziale della legge che regola in
Italia la fecondazione assistita, la diagnosi preimpianto e la ricerca
sulle cellule staminali embrionali, non hanno superato il quorum. «Da quel
momento, si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico ai danni della
gerarchia ecclesiatica - dice Moreno Imperatori del Pdl - colpevole, secondo la
Sinistra, di indebita ingerenza ai danni della laicità dello Stato italiano. Il
caso del Papa alla Sapienza di Roma è emblematico in tal senso. Questa vicenda
ha dell'incredibile, poiché mettere in condizioni una persona di non poter
esprimere il proprio pensiero, è contro la legge suprema su cui si regge lo
Stato italiano. Oggi ci riprovano alcuni consiglieri del Pd e di Rifondazione
comunista». In consiglio comunale si è parlato anche dell'ordine del giorno,
votato in modo compatto, per la salvaguardia del distaccamento della Telecom,
ma in molti si sono soffermati su questa vicenda del Gonfalone alle
manifestazioni religiose più importanti di Rieti. «Siamo abituati a questi
ragionamenti esasperati di certa Sinistra - ha osservato Matteo Micheli di
Giovani Forza Italia - qualcuno ha provato anche a togliere il crocifisso in
passato.» «Poi - conclude - abbiamo cercato di fargli capire che si tratta di
un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi:
se in un luogo di culto esso è propriamente ed esclusivamente un simbolo
religioso, nelle aule scolastiche esso è, invece, un simbolo idoneo ad
esprimere l'elevato fondamento dei valori civili di tolleranza, di rispetto
reciproco, di valorizzazione della persona».
( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
26 febbraio 2009
Fornero risponde a Possenti Esistenza e inaggirabilità dei paradigmi bioetici
Può esistere una terza via fra indisponibilità e disponibilità della vita? Si
racconta che il capo di una tribù primitiva, alla domanda se preferisse il sole
o la luna, rispose di preferire la luna, poiché essa brilla nella notte, mentre
il sole si ostina stoltamente a risplendere quando intorno c'è già tanta luce.
Anche Vittorio Possenti, come attesta il suo ultimo intervento sul Foglio,
continua a preferire, a suo modo, la luna, cioè il chiaroscuro rispetto alla
chiarezza. Ma procediamo con ordine. Il 14 dicembre 2008 il noto filosofo (e
pubblicista dell'Avvenire) mandava al Foglio un articolo in cui, dichiarando
razionalmente infondata la tesi della assoluta indisponibilità della vita,
propendeva per una concezione della vita come "bene dato in impiego
responsabile al soggetto". L'articolo era accompagnato da un commento di
Giuliano Ferrara, che parlava, a proposito di questa tesi, di una "svolta
radicale" rispetto alla dottrina cattolica consolidata. Nei giorni successivi
nasceva un interessante dibattito, cui partecipavano alcuni noti studiosi cattolici, per lo più critici nei confronti di Possenti (con
talune eccezioni: ad esempio quelle di Enrico Berti e Roberto Mordacci). A un
certo punto, nel dibattito si inseriva anche uno studioso laico come il
sottoscritto, il quale, in un primo articolo del 23 dicembre 2008, si limitava
a constatare, a titolo di “osservatore esterno” e di "analista di
paradigmi bioetici", come il discorso di Possenti non concordasse,
filosoficamente parlando, con quello dei testi ufficiali, anzi ne
rappresentasse un "potenziale elemento destabilizzante". Il 27
dicembre, in un articolo di risposta ai critici, pur ribadendo la dottrina
della "disponibilità a certe condizioni della propria vita", Possenti
negava in modo categorico l'esistenza di una "svolta", imputando a
Ferrara la responsabilità di aver indirizzato il dibattito "lungo una
strada deviata". Anzi, smentendo l'immagine di "progressista
bioetico", che alcuni ambienti culturali e politici – compreso Luigi
Manconi – gli avevano frettolosamente (e incautamente) attribuito, si sforzava
di mostrare la sua completa consonanza di vedute con il Magistero (anche a
proposito della sospensione dei sostegni vitali). Colpito dai
"funambolismi" del filosofo, il 17 gennaio 2009, nell'ambito di
un'analisi storico-filosofica di ampio respiro, stigmatizzavo "la natura
strutturalmente ambigua e bifronte della sua posizione, oscillante fra la
ricerca del nuovo e la conservazione del vecchio". Il 30 gennaio Possenti
rispondeva alle mie osservazioni critiche. Il fulcro del suo argomentare
consisteva, ancora una volta, nella contestazione della teoria dei paradigmi e
nella tesi della loro "limitata utilità". Di fronte a questa
(ripetuta) affermazione comincio ad avere il sospetto che il mio interlocutore,
a proposito dei paradigmi, non abbia idee del tutto chiare. Infatti, se le
avesse, non continuerebbe a rapportarsi ad essi come ad una sorta di
"optional" da valutarsi in termini di “utilità”. Questi perduranti
equivoci mi costringono a fornire qualche ulteriore delucidazione sulla
(strategica) nozione di "paradigma". Pur essendo stata adoperata da
Kuhn per descrivere la storia della scienza, l'idea di paradigma possiede ormai
una autonoma valenza concettuale, che va al di là della sua accezione
strettamente epistemologica. Tant'è che oggigiorno si parla non solo di
paradigmi scientifici, ma anche di paradigmi metafisici, etici, teologici ecc.
In quest?accezione "generalizzata", per paradigmi s?intendono i modi
complessivi (cioè gli occhiali o le lenti) attraverso cui vediamo la realtà.
Modi che coincidono con le griglie concettuali di base tramite cui
interpretiamo il mondo. Più in dettaglio, i paradigmi sono degli insiemi
strutturati di credenze che esistono sotto forma di costellazioni mentali
ruotanti intorno a determinate idee-guida. Idee che funzionano non solo da
(inevitabili) apriori epistemici o backgrund ermeneutici dei nostri discorsi
generali intorno alla vita e alla morte, ma anche da schemi di percezione (o di
"lettura") dei casi concreti. Questo spiega perché, di fronte a uno
"stesso" caso, i seguaci di paradigmi diversi tendano a reagire in
modo "differente". Ciò è sempre successo. Ad esempio, Aristotele e
Galileo, di fronte a pietre oscillanti discorrevano, rispettivamente, di
"caduta vincolata" e di "pendolo". Lo stesso accade oggi in
bioetica in cui, di fronte alla morte di Eluana, i fautori della
indisponibilità e sacralità della vita parlano di "uccisione" mentre
i fautori della disponibilità e qualità della vita parlano di
"liberazione". Chiarito ciò, risulta evidente che la domanda
“pertinente” intorno ai paradigmi non è se siano "utili”, ma se, in
bioetica, "esistano" e "quali" siano. Che (anche) in
bioetica esistano dei "paradigmi" – nel senso filosofico precisato –
è, a mio avviso, qualcosa di certo e documentabile, che neppure Possenti,
nonostante la comprensibile antipatia per essi (e per il concetto di “coerenza
paradigmatica”) può mettere in dubbio. Del resto, non è forse lui ad aver
scritto, a pag. 99 di “Il principio-persona”, che nell'affrontare i problemi
bioetici “ci portiamo dietro non solo tutta la nostra etica […] ma tutta la
nostra filosofia e la visione del mondo cui aderiamo?". Ovviamente – la
precisazione è importante – il fatto che non si possa pensare se non
"all'interno" di determinati paradigmi (e di determinati coefficienti
di "coerenza paradigmatica") non implica che non si possa
"cambiare" paradigma. Infatti, uno studioso, di fronte a determinate
difficoltà (o "anomalie"), può non riconoscersi più in un determinato
paradigma e andare alla ricerca di un "nuovo" paradigma. La scienza
offre, a questo proposito, esempi illuminanti. Appurato che i paradigmi
bioetici "esistono", si tratta di individuare “quali” siano, ossia di
mettere in luce i grandi insiemi teorici che stanno "a monte" del
dibattito bioetico e che spiegano le sue contrapposizioni interne. La mia
risposta, coincidente con quella di altri studiosi, è che oggi si fronteggiano
due grandi paradigmi bioetici. Il primo ruota intorno all'idea-guida della
indisponibilità della vita; il secondo intorno all'idea-guida della
"disponibilità" della vita. Il primo è difeso in prevalenza (ma non
esclusivamente) dai cattolici. Il secondo è difeso in
prevalenza (ma non esclusivamente) dai laici. Possenti continua a contestarmi
questa prospettiva "dicotomica", ritenendola "schematica" e
"astratta". Evidentemente, qui il noto filosofo ha una singolare
amnesia, che lo porta a contraddirsi in modo vistoso. Infatti, nell'articolo
del 14 dicembre egli aveva testualmente affermato: "In Italia vi sono
culture che sostengono che la propria vita è sotto certe condizioni disponibile
per il soggetto, ed altre che viceversa ritengono che la propria vita sia un
bene del tutto indisponibile e che addirittura la nostra Carta costituzionale
abbia stabilito una volta per tutte tale indisponibilità […]. La prima tesi è
in genere diffusa tra la cultura laica e liberale, l'altra sembra oggi
prevalente nella cultura cattolica e cerca ultimamente di imporsi come indiscutibile
attraverso una martellante ripetitività". Questo significa che lo schema
dicotomico non è un'invenzione del sottoscritto, ma qualcosa che fotografa in
modo veritiero la realtà. Tant'è che anche chi lo contesta (come Possenti e
altri) non può esimersi dal farne uso. Ammessa l'esistenza dei due (basilari)
paradigmi della indisponibilità/disponibilità della vita è lecito chiedersi
entro "quale" paradigma si inscriva la posizione di Possenti.
Dall'articolo citato, in cui il filosofo – testi alla mano – dice qualcosa di
più (e di ben più impegnativo) di quanto aveva sostenuto in "Il principio-
persona", risulta chiaro come egli non si riconosca (pienamente) né
nell'uno né nell'altro paradigma. Infatti, se da un lato contesta il principio
assoluto della indisponibilità della vita, dall'altro non appare propenso ad
accettare in toto il paradigma della disponibilità della vita. Sembra quindi
che il filosofo intenda percorrere una strada "sui generis", cioè una
via che non coincide, a rigore, con le due precedenti. Tuttavia il Possenti del
30 gennaio 2009 nega decisamente ciò, affermando che "di diritto"
(poiché di fatto la realtà è diversa) non esiste né una seconda né una terza
via, ma solo una "prima" via, ossia quella che fa capo ad un personalismo
ontologico che si ispira ad Aristotele e a Tommaso. Prendiamo atto di questa
puntualizzazione, che ha una valenza teoretica e non storiografica (come non
avrebbe valenze storiografiche la tesi di uno studioso di dottrine politiche il
quale dicesse che, di diritto, esiste “solo” la destra o “solo” la sinistra).
Ma la "prima" via – gli chiediamo – non comporta forse, come
affermano tutti i documenti magisteriali e come sostengono i più autorevoli
bioeticisti cattolici (da Sgreccia a D'Agostino a
Pessina) il principio della assoluta indisponibilità della vita? Principio che
è stato recentemente ribadito sia da Benedetto XVI,sia
dal cardinal Bagnasco,sia dal cardinal Ruini, il quale, nel corso di una
intervista al Corriere della Sera,ha dichiarato: "la Chiesa non può consentire
[…] che si rivendichi nello stesso tempo l'appartenenza al cattolicesimo e
l'autonomia nel decidere sulla propria vita". Ne segue che – almeno per
quanto riguarda queste supreme e delicate materie – la (prima) via di Possenti,
essendo fondata sul principio della disponibilità della propria vita, non
coincide, a rigore, con la (prima) via del cattolicesimo "ufficiale",
bensì con "qualcos'altro", ossia con il tentativo di procedere oltre
il paradigma tradizionale della indisponibilità della vita, senza pervenire,
con questo, alla completa accettazione del paradigma della disponibilità della
vita. Da ciò il carattere oggettivamente "intermedio" della sua
posizione. Le "terze vie" non sono necessariamente fittizie (Possenti
direbbe "fasulle"). Anzi, in parecchi casi, si sono dimostrate
storicamente feconde e vincenti. In questo caso, però, il problema è un altro
ed è quello di sapere se in bioetica possa logicamente esistere una terza via
fra indisponibilità e disponibilità della vita. A questo proposito ho dei seri
dubbi. Infatti, come ho puntualizzato nell'intervento del 17 gennaio, la vita o
è indisponibile o è disponibile. Tertium non datur. La controprova è che anche
Possenti evita di cimentarsi con la mostruosità logica di una
"indisponibilità disponibile" (o di una "disponibilità
indisponibile") della vita. Tant'è che, dopo aver criticato il principio
della indisponibilità assoluta della vita, non esita a far proprio il principio
della "disponibilità", a certe condizioni, della (propria) vita. Ma
scartare il criterio della indisponibilità assoluta della vita e assumere
l'ottica della disponibilità della vita significa compiere, per usare la
terminologia di Kuhn, un vero e proprio "riorientamento gestaltico",
ossia una "svolta paradigmatica". "Svolta" che invece è
negata dal suo autore. Il carattere equivoco della posizione di Possenti
risiede proprio in questo, ossia nel compiere, di fatto, la svolta, ma nel
negare, di diritto, di averla compiuta e quindi nel conseguente rifiuto di
trarre tutte le implicazioni logiche del principio della
"disponibilità" della vita. Da questo punto di vista, l'operazione
del filosofo assomiglia a chi, dopo aver buttato un sasso nello stagno, ritira
subito la mano, oppure al comportamento di quei politici che, dopo aver detto
una certa cosa, il giorno dopo dichiarano di non averla detta o di averla detta
in un senso diverso da com?è stata interpretata. La controprova è che Possenti
– alla faccia delle sopraccitate affermazioni - continua a ripetere di essere stato "frainteso", sia dagli studiosi cattolici intervenuti al dibattito, sia dall'ateo devoto
Ferrara, sia dal laico Fornero (colpevoli, tutti quanti,di aver “stravolto” il
suo pensiero e di averlo reso inviso a cattolici e
laici). Allo scopo di legittimare il suo "teorema difensivo",
Possenti, in polemica con il sottoscritto, sostiene che la teoria dei paradigmi
"calcando la mano sulla vita e non sulla persona" è destinata a
condurre "fuori strada". A parte il fatto che l?appunto dovrebbe
rivolgerlo ai testi magisteriali (sono loro che parlano di "sacralità
della vita") gli faccio notare che, anche ammesso – ma non concesso – che
si dovesse parlare (solo più) di "persona" anziché di
"vita", rimarrebbe l'interrogativo: la persona è una realtà
indisponibile (a se stessa), o una realtà disponibile (a se stessa)? E ciò a
conferma del fatto che i paradigmi bioetici non solo"esistono" ma
sono, per esprimerci alla maniera dei filosofi tedeschi,
"inaggirabili" (unhintergehbar). Un altro "pezzo forte"
della replica di Possenti è che nell'intervento del 17 gennaio avrei usato
vocaboli come "riformatore", "conservatore",
"vecchio", "nuovo" ecc., ossia termini di matrice
"ideologica", che possono avere un senso in politica, ma non in filosofia
e in bioetica. In realtà questi termini, come attesta il pensiero
contemporaneo, oltre che possedere un significato ideologico e politico, hanno
anche un significato epistemologico e storico-filosofico, poiché servono a
descrivere la struttura delle rivoluzioni scientifiche e, più in generale, la dinamica
dei paradigmi. Chiaramente – anche questa precisazione è utile – in questi casi
la contrapposizione “paradigmatica” vecchio-nuovo non ha un significato
valutativo, bensì descrittivo, poiché allude, indipendentemente da ogni
soggettivo giudizio in merito, all?oggettivo contrasto fra una "via
antica" e una "via nuova". Ciò accade soprattutto in bioetica,
dove uno studioso di paradigmi può legittimamente discorrere di
"vecchio" e di "nuovo", di "conservazione" e di
"rivoluzione", senza dover per forza attribuire a tali termini una
portata ideologica e valutativa (quella per cui il nuovo è sempre “migliore”),
anzi lasciando al lettore la responsabilità di decidere se il
"vecchio", rispetto al nuovo, sia "migliore" o
"peggiore". Possenti contesta anche l'aggettivo
"allineato", sostenendo che esso "può valere nello stalinismo,
non nella chiesa". Dubito che ciò sia vero, soprattutto in rapporto alla
chiesa cattolica odierna. In ogni caso, parlando di studioso allineato (tra
virgolette) ho dato, a questo termine, il significato letterale e descrittivo
di "studioso in linea (o non in linea) con i documenti ufficiali".
Che è poi il significato presupposto anche da Mordacci, quando scrive, su Il
Foglio del 21 dicembre 2008, che "nei casi problematici (il caso Englaro e
la RU486) Possenti è allineato alla tesi giudicata ortodossa". Significato
che, in questa accezione, ritengo legittima (e documentabile). Tuttavia, più
che in queste (fragili) critiche, il vero "asso nella manica" di
Possenti - visibilmente risentito contro chi ha messo in luce le ambiguità
concettuali del suo modello teorico - consiste nel (poco filosofico) tentativo
di "screditare" l?interlocutore, mettendo in campo considerazioni che
si dirigono, anziché contro le sue idee, contro la sua persona di studioso.
Alla fine dell?articolo egli mi accusa infatti di essere una sorta di esteta
della bioetica, cioè uno studioso che si "rintana" nei paradigmi
"evitando accuratamente di partecipare al dibattito bioetico
concreto". Considero questo rilievo fuorviante e scorretto, sia dal punto
di vista contenutistico che metodologico. Per quanto concerne il primo aspetto,
ricordo al mio interlocutore che il sottoscritto non è né un
"bioeticista" in senso stretto né, come Possenti, un membro del Comitato
nazionale di bioetica, cioè figure alle quali sono richiesti pareri intorno
alle singole questioni biomorali, ma uno studioso che ha lavorato sinora
(domani potrebbe essere diverso) come uno storico-filosofo impegnato a fornire
un quadro imparziale e documentato dei vari paradigmi bioetici. Del resto, è
proprio perché ho evitato "accuratamente" una prospettiva di parte,
sforzandomi di “dare a ciascuno il suo”, che "Bioetica cattolica e
bioetica laica" è stato accolto con favore –
fatto insolito nel nostro ideologizzato Paese – sia da parte cattolica sia da
parte laica. Ed è anche perché si propongono di "informare" anziché
di "indottrinare" (come direbbe Weber) che i miei manuali di storia
della filosofia sono di gran lunga i più adottati e (trasversalmente) diffusi
nella scuola italiana. Lo stesso Possenti, recensendo "Bioetica cattolica
e bioetica laica", ha parlato, su Avvenire, di "giustizia
intellettuale nel descrivere le varie posizioni in gioco". Ovviamente, il
fatto di aver lavorato sinora come storico della filosofia e dei paradigmi
bioetici non esclude il possesso, da parte del sottoscritto, di una serie di
idee personali sulle varie questioni filosofiche e bioetiche (dall'esistenza di
Dio allo statuto dell'embrione). Quali idee? Le idee di un laico che pensa in
modo laico e che nella sua indipendenza intellettuale rivendica la propria
libertà di aderire a qualsiasi dottrina che reputa vera e fondata. Una libertà,
si intende,che implica non solo la possibilità di dissentire da certe posizioni
della Chiesa, ma anche da certe posizioni dei laici. E poiché i miei interessi
si stanno gradualmente spostando dal piano storiografico a quello teoretico
avrò sempre più occasione, a differenza di quanto è accaduto sinora, di
interloquire in modo esplicito su temi “specifici”. In ogni caso – e qui vengo
all'aspetto metodologico – il fatto che il sottoscritto partecipi o no al
dibattito concreto è qualcosa che non influisce minimamente né sulla materia
del contendere con Possenti (il ruolo dei paradigmi e della coerenza paradigmatica)
né sulla validità (o non validità) del mio discorso intorno a questi temi. In
altri termini, quello che fa o non fa Fornero, come quello che fa o non fa
Possenti (sorvolo programmaticamente sui "pettegolezzi" e le
"dietrologie" che hanno accompagnato il suo articolo) non
costituiscono "argomenti" del dibattito, cioè qualcosa che possa
essere usato a favore (o sfavore) dei partecipanti al dibattito. In nome di una
corretta etica discorsiva, oltre che in omaggio alla filosoficità (e serietà)
del dibattito stesso, chiedo quindi al mio interlocutore (cosa che per un
metafisico dovrebbe essere facile, anzi "normale") di prescindere, in
futuro, dai "colpi bassi". Inoltre trovo strano (e
"sospetto") che Possenti dica che non è "urgente" il
bisogno di studiosi di paradigmi bioetici. Poiché la bioetica è ormai diventata
un problema "politico", reputo che oggigiorno, tra le molte
incombenze, ci sia anche la necessità di studiosi che forniscano un quadro
documentato e non fazioso delle varie posizioni in lizza e che illustrino –
anziché nascondere o camuffare - i vari "paradigmi" teorici che ne
stanno alla base. Del resto, come possiamo fidarci di studiosi e politici che
pretendono di pronunciarsi con sicumera sulla vita e sulla morte (propria e altrui)
senza avere idee chiare sui concetti-guida della bioetica? Non aveva forse
ragione Norberto Bobbio, il quale, ben sapendo che – in politica come in tutto
il resto – è più facile "schierarsi" che "informarsi"
(frase che soleva ripetere agli studenti) raccomandava di "capire prima di
discutere"? Ecco perché ritengo che in un momento di profonde lacerazioni,
attestate in tutta la loro drammaticità dal caso Eluana, una riflessione
rigorosa sui temi-chiave della indisponibilità e disponibilità della vita, come
quella che ha preso avvio sul Foglio, possa giovare a tutti. di Giovanni
Fornero
( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
25 febbraio 2009 La
Porta Pia della bioetica La tesi di Possenti può diventare una breccia
incontrollabile Conosco e stimo Vittorio Possenti, che considero uno dei più
impegnati filosofi (e metafisici) cattolici odierni.
Di conseguenza, ritengo che il suo articolo meriti di essere valutato in modo
attento e pacato. Come sostengo nei miei lavori, uno dei modi più efficaci di
mettere storiograficamente a fuoco la realtà del dibattito bioetico odierno e
delle sue polemiche interne è quello di distinguere, nel suo ambito, fra due
atteggiamenti mentali di fondo. Uno facente capo alla teoria della
indisponibilità della vita, l?altro alla teoria della disponibilità della vita.
Questi due atteggiamenti si configurano come veri e propri paradigmi, ossia come
maniere complessive di vedere e di concettualizzare la realtà. Maniere in grado
di fungere da princìpi ispiratori o punti di riferimento di base per la
comprensione e la soluzione delle specifiche questioni biomorali affrontate. Il
paradigma della indisponibilità della vita afferma che la vita umana, dal punto
di vista bioetico, non è disponibile a piacimento dall?uomo, il quale, come non
ne è l?autore, così non ne è il “proprietario” (tanto più che l?uomo non
possiede la vita, ma è la vita). Il paradigma della disponibilità della vita
sostiene invece che la vita è disponibile, in libertà, dall?uomo, il quale può
quindi esserne ritenuto l?unico legittimo soggetto (e “giudice”). Il paradigma
della indisponibilità della vita trova la sua incarnazione emblematica (e più
influente) nella bioetica cattolica ufficiale e nella sua dottrina della
“sacralità” della vita. Il paradigma della disponibilità della vita trova la
sua incarnazione emblematica (e più influente) nella bioetica laica e nella sua
teoria della “qualità” e “dignità” della vita. Tant?è che l?opposizione fra la bioetica cattolica (ufficiale) e la bioetica
laica (in senso forte) costituisce uno degli aspetti vistosi del nostro tempo,
di cui danno quotidiana notizia i media. Tuttavia è risaputo che nel variegato
mondo cattolico esistono anche studiosi che faticano a riconoscersi nelle
posizioni ufficiali. Ad esempio, in una recente intervista al Corriere
della Sera, Vito Mancuso, alla domanda di Luigi Accattoli se la vita sia un
valore indisponibile, ha risposto: “Concordo sull?indisponibilità della vita,
ma reputo che vada rispettata la libertà di chi rifiuta per sé un trattamento
che lo mantiene in una condizione di vita che egli reputa non-vita. La vita si
dice in tanti modi. Il principio primo non è quello della vita fisica da
protrarre il più a lungo ma è quello della dignità della vita e questa si
compie nella libertà personale”. Come si vede, il noto teologo, se da un lato
si dichiara d?accordo con il principio della sacralità e indisponibilità della
vita, dall?altro fa un tipo di discorso che, per certi versi, si avvicina alla
teoria laica della qualità e disponibilità della vita. Da ciò la peculiarità
della sua posizione che, conformemente ai canoni di ciò che il Foglio ha
efficacemente descritto come “la zona grigia della bioetica cattolica”, non
consiste in un cambiamento rivoluzionario di paradigma, ma nel tentativo
compromissorio di conciliare due tesi che sembrano logicamente antitetiche.
Tant?è che Benedetto XVI, in un importante discorso del 5 febbraio
( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
25 febbraio 2009 I
funamboli della bioetica Possenti e altri cattolici
aprono alla disponibilità della vita in nome di una terza via che non esiste Il
caso Eluana e la questione del testamento biologico hanno avuto il salutare
effetto di richiamare l?attenzione sul problema bioetico e filosofico della
“indisponibilità” o “disponibilità” della vita. Com?è noto, la bioetica
contemporanea risulta caratterizzata da due grandi “paradigmi”, intendendo con
questo termine di matrice epistemologica, ossia tratto dalla filosofia della
scienza, i quadri concettuali di fondo entro cui organizziamo ed elaboriamo le
nostre conoscenze. Il primo paradigma trova la sua incarnazione emblematica e
più influente nella bioetica cattolica della indisponibilità e “sacralità”
della vita. Il secondo paradigma trova la sua incarnazione emblematica e più
influente nella bioetica laica della disponibilità e “qualità” della vita.
Questa struttura paradigmatica e dicotomica della bioetica odierna viene
contestata da taluni studiosi, i quali affermano: 1) che in bioetica contano più
i casi “concreti” che i paradigmi “astratti” 2) che la schematizzazione
sacralità-qualità della vita è falsa, in quanto anche i cattolici
riconoscono il valore-qualità. La fragilità concettuale di questi argomenti è
pari alla loro “orecchiabilità”. Infatti, è vero che in bioetica i “casi”
giocano un ruolo importante, ma è altrettanto vero che noi non ci accostiamo
mai ad essi con mente vergine, cioè priva di precomprensioni teoriche, ma sulla
base – e all?interno – di determinati quadri mentali. Tant?è che, di fronte ad
uno “stesso” caso, i fautori della indisponibilità della vita reagiscono in
modo “diverso” dai seguaci della disponibilità della vita. Ciò risulta evidente
soprattutto nei cosiddetti casi “cruciali” (come quello di Eluana), ossia nei
casi in cui l?adesione ad un paradigma piuttosto che ad un altro “condiziona”
visibilmente non solo i diversi schemi di soluzione del caso, ma anche il modo,
persino linguistico, di rapportarsi ad esso. In secondo luogo, la tesi secondo
cui la bioetica cattolica è una bioetica della sacralità della vita non implica
la (banale) affermazione secondo cui in tale bioetica mancherebbe ogni
considerazione della vita in termini di qualità. Significa piuttosto che per la
bioetica di matrice cattolica, a differenza di quanto accade nella bioetica di
matrice laica, il criterio “primario” e “decisivo” non è (e non può essere) la
qualità, bensì la sacralità. Tant?è che la bioetica cattolica, pur difendendo
una certa “complementarità” fra il valore-sacralità e il valore-qualità, dà
sempre la precedenza alla sacralità. E ciò a conferma della priorità
assiologica e criteriologica di quest?ultima. Infatti,come sostiene Elio
Sgreccia, per la bioetica cattolica “prima viene la valutazione della vita in
se stessa e nel suo valore trascendente, e poi si deve cercare anche la
migliore qualità di vita, nel senso sanitario e sociale”. Analogamente, nella
bioetica laica la multiforme nozione di “qualità” della vita gioca un ruolo
così decisivo – si pensi allo strategico concetto del “diverso valore
qualitativo delle vite” – che anche gli autori laici che tentano un parziale
recupero della nozione di sacralità (come nel caso di Dworkin) operano in modo
da renderla conciliabile, anzi convertibile, nella nozione di qualità e
disponibilità della vita (come attesta l?accettazione, da parte del filosofo
americano, di una prospettiva abortista ed eutanasica moderata). Il fatto,
storiograficamente documentabile, che la bioetica contemporanea sia
caratterizzata dal contrasto strutturale tra questi due paradigmi genera
inevitabilmente la ricerca di quelle che Maurizio Mori ha chiamato “teorie di
compromesso o intermedie” e il sottoscritto “terze vie”. Questa situazione
epistemologica si è già verificata altre volte nella storia. Uno degli esempi
più famosi è costituito dal “terzo sistema del mondo” di Tycho Brahe. Com?è
noto, questo studioso è l?ideatore di un “compromesso astronomico” fra Tolomeo
e Copernico. Infatti, non riconoscendosi più in Tolomeo, ma non essendo
disposto a seguire la svolta radicale di Copernico, Tycho Brahe sosteneva, in
conformità alla nuova astronomia, che Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno
ruotano attorno al Sole, mentre quest?ultimo e la Luna girano intorno alla
Terra, la quale, in conformità alla vecchia astronomia, rimane immobile al
centro dell?universo. Analogamente, nella bioetica odierna esistono studiosi di
matrice cattolica che, insoddisfatti del modello bioetico tradizionale della
indisponibilità della vita, manifestano “aperture”, più o meno consistenti, nei
confronti del modello della disponibilità della vita, senza arrivare, con
questo, ad accettarne le diverse implicazioni. Un significativo esempio di
questi Tycho Brahe della bioetica – di varia matrice e tendenza– lo abbiamo
avuto anche di recente, in quegli autori che, muovendo dall?idea secondo cui
“sul piano razionale il criterio di una assoluta indisponibilità della propria
vita non è fondato”, difendono il principio della “disponibilità a certe
condizioni della propria vita”, pervenendo alla tesi – in cui risiede il nucleo
filosofico del loro discorso – secondo cui la vita rappresenta un “bene dato in
impiego responsabile al soggetto” (V. Possenti), per cui “la decisione, e
quindi anche la responsabilità della propria vita, va lasciata al suo legittimo
proprietario” (E. Berti). Che questo principio, contrariamente a quanto hanno
sostenuto i loro autori, costituisca una “svolta” oggettiva rispetto ai
documenti tradizionali, risulta evidente (ribadisco che su questo punto
Giuliano Ferrara ha visto giusto sin dall?inizio). Precisamente come
costituisce una “svolta” inequivocabile la tesi di KÜng – elaborata in polemica
diretta con Giovanni Paolo II – secondo cui la vita è per volontà di Dio
“rimessa alla nostra propria decisione responsabile”. Basti pensare che in base
al nuovo principio non si può (più) sostenere, come recitano invece la
“Evangelium vitae” e tutti i documenti magisteriali, che “solo Dio è il Signore
della vita dal suo inizio alla sua fine (solus Deus vitae Dominus est usque ab
exordio usque ad exitum)” e che quindi la vita in quanto tale “non” ci
appartiene. Ovviamente – la puntualizzazione è importante – quando la chiesa
cattolica dichiara che la vita non ci appartiene non intende negare l?umano
potere, garantito dal libero arbitrio, di compiere scelte responsabili
“all?interno” della vita. Essa intende piuttosto escludere il nostro potere
decisionale “sulla” vita stessa, della quale, così come non ne siamo gli
autori, così non ne siamo i “proprietari”. In questo senso, ad esempio,
Francesco D?Agostino, dopo aver sostenuto che le terapie sono
“disponibilissime” e che l?individuo può anche rinunciare alle cure, ha
scritto: “Ma non posso disporre della mia vita, perché non posso rivendicare un
potere che non mi spetta, come non spetta a nessun altro, nemmeno allo stato”. Viceversa, il principio secondo cui noi possiamo
“disporre”, sia pure “entro certi limiti”, della nostra vita implica
l?oggettivo abbandono di quel caposaldo “strategico” della bioetica cattolica
che è il principio assoluto della non-disponibilità della vita. Qui il termine
“assoluto” allude ad un tipo di proibizione che, secondo quanto insegna la
“Veritatis splendor”, vieta una determinata azione “semper et pro semper”,
ossia in modo “universale e permanente”. Berti ritiene di invalidare ciò
affermando che per nessuno, nemmeno per i cattolici,
la vita è un bene assolutamente indisponibile “perché si possono dare casi in
cui è lecito sacrificare la propria vita per valori più alti”. In realtà tali
“eccezioni” non solo non smentiscono – bensì confermano – la regola generale,
ma risultano anche bioeticamente non pertinenti, in quanto nei casi
sopraccitati l?individuo non dispone di se stesso per qualche suo peculiare
interesse o personale tornaconto, fosse pure il comprensibile tornaconto di
evitare la sofferenza, ma per qualche ideale “superiore” (la fede, la verità,
il prossimo, il pubblico bene ecc.). In altri termini, nei documenti ufficiali,
il rispetto per la vita (che nell?uomo ha sempre una forma personale) si
presenta come bioeticamente assoluto per il fatto di essere non-relativo
all?“interesse egoistico (ipsius commodum)” dell?individuo e alla sua
“soggettiva e mutevole opinione (suam subiectivam mutabilemque opinationen)”.
In ogni caso – a parte questa precisazione filologica e filosofica– dire che la
vita “non” è indisponibile, significa mettere in atto una “svolta
paradigmatica”, cioè porsi nella (nuova) ottica della disponibilità della vita.
Del resto, la vita o è indispensabile o è disponibile, o ci appartiene o non ci
appartiene. Tertium non datur. Neppure il sofista più scaltro e concettualmente
attrezzato del pianeta riuscirebbe a conciliare le due tesi (che anche
Benedetto XVI ha definito “inconciliabili”). Del resto, neppure i Tycho Brahe
della bioetica pretendono di sostenere la mostruosità logica di una
“indisponibilità disponibile” o di una “disponibilità indisponibile” della
vita, optando piuttosto, come si è visto, per una disponibilità “a determinate
condizioni”, della propria vita. A questo punto, il problema non è più quello
della indisponibilità/disponibilità della vita, ma quello delle “condizioni”
entro cui la vita è disponibile. Problema reso ancora più urgente dal fatto che
anche i laici sostengono che la vita è disponibile solo a “certe” condizioni,
ad esempio che non rechi danni constatabili a terzi (la schematica tesi,
elaborata ad hoc dai fautori delle terze vie, secondo cui se per la bioetica
cattolica tradizionale la vita sarebbe “assolutamente” indisponibile per la
bioetica laica sarebbe “assolutamente” disponibile, risulta storiograficamente
smentibile). Dai pochi accenni pare di capire che per questi autori la
condizione – o il limite – della disponibilità della vita risiedono nel
rispetto della “dignità” della persona. Ma anche i laici parlano di dignità
della vita, interpretandola in chiave di “qualità”. Per cui la vera differenza
non risiede tanto nella generica idea di dignità, ma in una “specifica”
interpretazione di essa, che, a seconda degli autori, può essere di matrice
personalistico-ontologica o personalistico-kantiana. Chiarito questo punto, se
la nostra vita non è (più) indisponibile e noi possiamo disporre di essa, a
patto di rispettare il criterio della dignità della persona, nasce il problema
di “chi” deve decidere, anche in situazioni complesse e controverse, se una
certa scelta sia conforme o meno a tale criterio. Ammesso che sia l?interessato
stesso (e chi altri potrebbe essere, visto che si parla di disponibilità della
“propria” vita) non si rischia forse di entrare in un?ottica “soggettivistica”
e “relativistica”? Lasciando ai critici cattolici di
interrogarsi (e pronunciarsi) su questo tema, desidero, da laico, soffermarmi
su altre possibili conseguenze di tali dottrine. Parlo di conseguenze
teorico-culturali a lungo termine e non di conseguenze pratico-politiche
immediate, poiché queste ultime sono facilmente intuibili, sia negli aspetti
positivi (stimolo a concentrarsi sui temi bioetici, nella fattispecie su quelli
di fine vita) sia in quelli negativi (incoraggiamento a qualche “inciucio”
politico-culturale sulla legge relativa al testamento biologico). La prima
questione, di indubbia attualità, è quella relativa al diritto o meno di
morire. Ammesso che l?individuo-persona possa disporre della “propria” vita,
perché non dovrebbe disporre anche della “propria” morte? Infatti, che tale
diritto venga (coerentemente) negato dai fautori della indisponibilità della
vita lo capisco, ma che venga (incoerentemente) escluso dai teorici della
disponibilità della propria vita faccio fatica a comprenderlo, almeno sul piano
delle motivazioni razionali. Tanto più che altri autori (cattolici
o riformati) favorevoli all?idea della vita come “bene dato in impiego
responsabile al soggetto”, in nome della “dignità” della persona e del “Dio
della misericordia”, ritengono legittimo tale diritto. A dimostrazione del
fatto che, in nome della dignità della persona, si possono fare discorsi
alternativi a quelli tradizionali. Tant?è che, persino partendo da Kant, ossia dal
filosofo per eccellenza della dignità umana, alcuni studiosi sono giunti a
sostenere, contro Kant, il diritto di disporre dell?essere e del non-essere
della propria vita. Ovviamente non possiamo soffermarci su queste tipo di
problemi. Osserviamo soltanto che non si possono formulare nuovi principi e,
nello stesso tempo, rifiutarsi di trarre le debite conseguenze da essi, anzi
accettando (e ratificando) le conclusioni dei vecchi principi, ossia dei
teoremi da cui si dichiara di prendere le distanze (in questo caso
l?indisponibilità della propria vita). Sarebbe lo stesso come se un matematico
non euclideo o un sostenitore della fisica relativistica continuassero a
ragionare sulla base delle conclusioni della geometria non euclidea o della
fisica classica. Tipico, da questo punto di vista, il caso Possenti, il quale,
pur essendo stato visto, in taluni ambienti, come una
sorta di apripista di una bioetica cattolica “riformatrice”, in realtà, come
appare evidente dalla sua replica ai critici – volta ad accreditare l? immagine
di uno studioso totalmente “allineato” – sul piano bioetico concreto egli
risulta più un “conservatore” che un “riformatore”. Del resto – penso che su
questo punto siano d?accordo con me anche i pubblicisti e i lettori di
Repubblica – quale rara specie di “progressista” bioetico è mai uno studioso
che, dopo aver proclamato la disponibilità della (propria) vita, si dichiara
“contro” la sospensione dei sostegni vitali (cioè per una soluzione “ortodossa”
del caso Englaro), “contro” il diritto di morire, “contro” l?eutanasia,
“contro” la pillola RU 486, “contro” il congelamento degli embrioni ecc.? A
conferma della circostanza, non sufficientemente evidenziata dagli studiosi,
che pur essendo “potenzialmente” rivoluzionario sul piano teorico dei principi
filosofici, il suo pensiero è “di fatto” sostanzialmente conservatore sul piano
concreto delle conseguenze etico-bioetiche. Da ciò la natura strutturalmente
ambigua e bifronte della sua posizione, oscillante fra la ricerca del nuovo e
la conservazione del vecchio. Questa analisi “a corto raggio” non smentisce i
risultati di un?analisi “a lungo raggio”, in quanto la coerenza dei principi
trascende, come sempre, la “volontà” e le “intenzioni” degli individui,
configurandosi come una sorta di fiume in piena destinato a travolgere argini e
paletti posti “contro” di esso. Per fare un paragone storico-politico, è noto
che il suffragio universale è una conquista recente, poiché all?inizio si
reputava che la sovranità democratica dovesse essere esercitata solo dai
cittadini in possesso di determinati requisiti di cultura e di censo .
Tuttavia, poco alla volta, ci si rese conto che questa limitazione era in
manifesta contraddizione con lo “spirito” (e le “regole del gioco”) della
democrazia, per cui si disse che il diritto di voto doveva essere esteso a
tutti gli individui di sesso maschile che avessero raggiunto un determinato
limite di età. Ben presto anche questo apparve un?incongruenza e si arrivò alla
decisione, finalmente coerente, di estendere il voto a tutti (uomini e donne).
In altre parole, i nostri autori credono davvero che una volta che si sia
accolto il principio della disponibilità della (propria) vita ci si possa
“fermare” alla semplice rivendicazione della possibilità di accettare o
respingere determinate “cure salvavita”? Dopo questa rivendicazione altre ne
verranno, poiché accolta una certa logica (o intrapreso un certo gioco) si è
costretti, piaccia o meno, ad accettarne le conseguenze (o le regole). A
dimostrazione che non si può giocare a dama e a scacchi nello stesso tempo e a
conferma del fatto, illustrato da Gadamer in “Verità e metodo”, che nel gioco –
in ogni gioco, compreso quello intellettuale dei filosofi – si verifica sempre
una sorta di “primato del gioco sui giocatori”. Tant?è che una volta che si sia
abbandonato Tolomeo non è difficile arrivare a Copernico, sia pure passando
attraverso Tycho Brahe. Fuor di metafora, una volta che si sia abbandonato quel
bastione della dottrina tradizionale che è l?indisponibilità della vita (compiendo
ciò che in un precedente intervento abbiamo definito una sorta di “Porta Pia
della bioetica cattolica”) si è oggettivamente spianata la strada ad un
accoglimento universale (anche da parte dei credenti: il mondo riformato
insegna) del “nuovo paradigma bioetico”, ossia del principio della
disponibilità della vita in tutte le sue logiche implicazioni e conseguenze.
Molto istruttivo, a questo proposito, è il caso valdese. Anziché imboccare
“terze vie”, ritenute compromissorie e pseudoprogressiste, questi cristiani
riformati hanno preferito effettuare una (esplicita) scelta di campo a favore
del paradigma della disponibilità della vita – e quindi del principio
dell?autonomia decisionale dell?individuo in campo bioetico – fornendo, di
questa scelta, motivazioni teoriche e teologiche che, per certi aspetti, sono
analoghe a quelle del cattolico KÜng, in quanto fondate sul comune concetto
della (propria) vita come realtà disponibile, ovvero come “compito
responsabile” dell?uomo. In conclusione, riteniamo che mettere in crisi il
paradigma tradizionale della indisponibilità della vita significhi, al di là
delle intenzioni “soggettive” di chi lo effettua, porre le basi “oggettive” per
un accoglimento generalizzato del paradigma della disponibilità della vita.
“Accoglimento generalizzato” che i cattolici fedeli
all?impostazione del magistero e gli “atei devoti” cercano attivamente di
“contrastare”. Da ciò la loro diffidenza – o aperta ostilità – nei confronti
delle (nuove) terze vie, viste come “teste di ponte” di ulteriori e più
avanzate posizioni, ritenute “inaccettabili”. Posizioni che i fautori della
bioetica laica cercano invece di promuovere e di accelerare. Da ciò il loro
atteggiamento critico nei confronti dei funambolismi delle sopraccitate teorie,
viste, in ogni caso, come spie rivelatrici delle “difficoltà” del paradigma
tradizionale a mantenere le sue posizioni. di Giovanni Fornero
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
CLAUDIO SARDO Roma.
Il Pdl scopre il dissenso interno sul testamento biologico. Non sono solo i
senatori Saro e Paravia a contestare il testo Calabrò, bandiera della
maggioranza e del mondo cattolico ufficiale. Anche Pisanu ha compiuto lo
strappo, dichiarando il voto contrario al ddl e denunciando un'invasione dello
Stato in ambiti delicati da affidare «alla volontà del paziente oppure alla
valutazione in scienza e coscienza dei medici e dei parenti». E, dopo che la
mediazione proposta da Rutelli (sospensione di alimentazione e idratazione solo
in casi eccezionali e con il consenso del medico e della famiglia) è stata respinta
dai responsabili del Pdl e dal sottosegretario Roccella, sia Cicchitto che
Bocchino hanno invece lanciato espliciti segnali di apertura all'ex leader
della Margherita. «La materia del fine vita - ha sottolineato Cicchitto -
andrebbe gestita, come sempre è avvenuto, nel rapporto diretto e discreto fra
il paziente, gli stretti parenti e il medico». E Bocchino: «Occorre prestare
grande attenzione alle proposte più moderate che vengono dal Pd». La linea
ufficiale del Pdl per ora non cambia, anche se nell'aspra polemica con Gasparri
ieri Pisanu è arrivato a dire: «Mi sfuggono i suoi alti pensieri...». La linea
è stata ribadita da Quagliariello in serata nella riunione del gruppo del
Senato. Riunione alla quale ha partecipato anche Gianni Letta per rimarcare
come l'obiettivo del governo sia preservare il testo Calabrò nelle parti
essenziali. Il fulcro è l'esclusione di alimentazione e idratazione dal
testamento biologico: in pratica, essendo definiti come «sostegno vitale» e non
come «terapia», quei trattamenti sono da considerare obbligatori. L'auspicio di
Letta è che, «fatta salva la libertà di coscienza dei singoli», la linea del
governo e quello del partito coincidano. Tuttavia, il dubbio sembra
attraversare la maggioranza. Anche Alessandro Campi, direttore di Farefuturo,
la fondazione di Fini, ha invocato una sintesi apprezzando la "terza
via" rutelliana. Ma c'è pure chi, nel Pdl, tira la corda dalla parte
opposta perché considera lo stesso testamento biologico come una violazione
inaccettabile della sacralità della vita. Il sottosegretario Mantovano ha
scritto un documento e ha raccolto le firme di 53 parlamentari Pdl (compresi
altri tre colleghi di governo): la richiesta è di cancellare sostanzialmente la
possibilità di rinuncia alle cure in caso di pericolo di vita. E, ieri sera,
alla riunione dei senatori Pdl, è stato questo il
fronte dal quale sono giunte le maggiori critiche al testo. Tuttavia, man mano
che si allontana l'emozione del caso di Eluana, anche nel mondo cattolico
ufficiale emergono dei distinguo. Sul testamento biologico non sembra esserci
la stessa compattezza della legge 40 (fecondazione assistita). Due professori cattolici di filosofia morale, Vigna e Semplici, stanno
raccogliendo firme tra i colleghi in calce ad una lettera al cardinal Bagnasco,
nella quale si contesta che l'alimentazione e l'idratazione siano sempre
obbligatorie anche di fronte ad un'espressa volontà contraria. La stessa posizione di Rutelli, che pure è stata criticata
duramente dai laici del Pd perché accetta il principio del «sostegno vitale»,
rappresenta una ricerca di mediazione che non è isolata nel mondo cattolico. La
complessità del dibattito sta intanto portando qualche ritardo ai tempi
parlamentari del ddl. Uno dei punti di forza del Pdl, allo stato, resta l'alleanza con l'Udc sul tema.
( da "Giornale.it, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 49 del 2009-02-26
pagina 0 Biotestamento, idea bipartisan: dopo le europee di Redazione Proposta
bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le
elezioni europee: "Dopo il caso Englaro i nervi sono ancora scoperti,
meglio prendere una pausa". Tra i firmatari Bianco, Bonino, Saro e
Paravia. L'appello di Bossi: "Mediazione laici-cattolici"
Roma - Dario Franceschini ha incontrato questa mattina l?oncologo e senatore
democratico Umberto Veronesi e, al termine dell?incontro, ha assicurato che non
c?è nessuna spaccatura e nessuno scontro sul testamento biologico nel Pd.
Intanto, dal quartier generale dei democratici arriva una proposta bipartisan
per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni
europee. La proposta bipartisan Una proposta bipartisan per rinviare la
discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee viene messa a
punto in queste ore da un gruppo di senatori di maggioranza e opposizione. Tra
di essi, Enzo Bianco, Stefano Ceccanti, Emma Bonino e Piero Ichino (Pd),
Ferruccio Saro e Antonio Paravia (Pdl). Si citano anche i nomi di Lucio Malan e
Beppe Pisanu, i quali non avrebbero ancora firmato. "Dopo il caso di
Eluana Englaro i nervi sono ancora scoperti - affermano i promotori - è meglio prendere
una pausa di riflessione per non lasciare questo argomento nel tritacarne della
politica". Franceschini incontra Veronesi Veronesi aveva firmato ieri
insieme a Andrea Camilleri, Paolo Flores D?Arcais e Stefano Rodotà una lettera
aperta al segretario del Pd in cui criticava gli emendamenti presentati al
testo della maggioranza, ma Franceschini assicura che tutto è stato chiarito: "Sono venuto a trovare il professor
Veronesi per rispetto delle sue qualità straordinarie di medico e scienziato ma
anche in quanto parlamentare del Pd perchè era necessario un chiarimento dopo
quanto scritto oggi dai giornali su spaccature e scontri che non
esistono". Il leader del Pd ha spiegato: Veronesi "mi ha detto in
modo franco e diretto che era stupito dalla lettura della sua lettera che lo
descriveva contrario alla libertà di coscienza dei parlamentari, anzi ha detto
che su questi temi non si può indicare la disciplina di partito o un vincolo
perchè si tratta di temi nuovi che interrogano le coscienze: è esattamente la
linea scelta dal Pd - ha sottolineato Franceschini - quella di costruire una
posizione prevalente sugli emendamenti che sono stati sottoscritti da 8
senatori su 10 della commissione sanità e rispettare il fatto che ci siano
posizioni diverse che hanno diritto di cittadinanza. Che questa sia la linea
giusta lo si vede anche da quanto sta accadendo nel centrodestra che si è
spaccato". Martedì il voto in Senato Il voto in commissione Sanità al
Senato sugli emendamenti al ddl sul testamento biologico si dovrebbe tenere a
partire da martedì prossimo. Si tratta ancora di un orientamento ufficioso,
emerso dalla riunione dell?ufficio di presidenza riunitosi questa mattina. Alla
commissione infatti manca ancora il parere, non vincolante, della commissione
Affari costituzionali, che ha rinviato a sua volta la decisione alla seduta di
martedì. Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, non esprime un giudizio
sulla bozza Calabrò in materia di biotestamento ("Non l?ho ancora
letta"), ma auspica "una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso la quadra, e lo
dico da laico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Giornale.it, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 49 del 2009-02-26
pagina 0 Biotestamento, idea bipartisan: "Rinviamo dopo le europee"
di Redazione Proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento
biologico a dopo le elezioni europee: "Dopo il caso Englaro i nervi sono
ancora scoperti, meglio prendere una pausa" Roma - Dario Franceschini ha
incontrato questa mattina l?oncologo e senatore democratico Umberto Veronesi e,
al termine dell?incontro, ha assicurato che non c?è nessuna spaccatura e
nessuno scontro sul testamento biologico nel Pd. Intanto, dal quartier generale
dei democratici arriva una proposta bipartisan per rinviare la discussione del
testamento biologico a dopo le elezioni europee. La proposta bipartisan Una
proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo
le elezioni europee viene messa a punto in queste ore da un gruppo di senatori
di maggioranza e opposizione. Tra di essi, Enzo Bianco, Stefano Ceccanti, Emma
Bonino e Piero Ichino (Pd), Ferruccio Saro e Antonio Paravia (Pdl). Si citano
anche i nomi di Lucio Malan e Beppe Pisanu, i quali non avrebbero ancora
firmato. "Speriamo che aderiscano in molti alla nostra iniziativa - ha commentato
la Bonino - spero che la nostra iniziativa faccia riflettere molti, perché il
clima non è propizio a ragionare a mente fredda, a prendere una decisione
ragionata ed erga omnes a partire dal caso singolo di Eluana Englaro".
Considerato il clima attuale del dibattito politico in corso sul trattamento
dovuto nelle situazioni particolari di confine tra la vita e la morte, i
promotori dell?appello fanno sapere di aver "rilevato il rischio che un
intervento legislativo non sufficientemente meditato su questa materia, quale
che ne sia il segno e il contenuto, cristallizzi soluzioni rigide, sempre
parzialmente inappropriate rispetto all?infinita varietà dei casi reali, come è
inevitabile". "Per questo - hanno concluso - chiediamo una moratoria
legislativa su questa materia di qualche mese, che permetta di recuperare la
serenità necessaria per il migliore e più aperto confronto". Franceschini
incontra Veronesi Veronesi aveva firmato ieri insieme a Andrea Camilleri, Paolo
Flores D?Arcais e Stefano Rodotà una lettera aperta al segretario del Pd in cui
criticava gli emendamenti presentati al testo della maggioranza, ma
Franceschini assicura che tutto è stato chiarito:
"Sono venuto a trovare il professor Veronesi per rispetto delle sue
qualità straordinarie di medico e scienziato ma anche in quanto parlamentare
del Pd perchè era necessario un chiarimento dopo quanto scritto oggi dai
giornali su spaccature e scontri che non esistono". Il leader del Pd ha
spiegato: Veronesi "mi ha detto in modo franco e diretto che era stupito
dalla lettura della sua lettera che lo descriveva contrario alla libertà di
coscienza dei parlamentari, anzi ha detto che su questi temi non si può
indicare la disciplina di partito o un vincolo perchè si tratta di temi nuovi
che interrogano le coscienze: è esattamente la linea scelta dal Pd - ha
sottolineato Franceschini - quella di costruire una posizione prevalente sugli
emendamenti che sono stati sottoscritti da 8 senatori su 10 della commissione
sanità e rispettare il fatto che ci siano posizioni diverse che hanno diritto
di cittadinanza. Che questa sia la linea giusta lo si vede anche da quanto sta
accadendo nel centrodestra che si è spaccato". Martedì il voto in Senato
Il voto in commissione Sanità al Senato sugli emendamenti al ddl sul testamento
biologico si dovrebbe tenere a partire da martedì prossimo. Si tratta ancora di
un orientamento ufficioso, emerso dalla riunione dell?ufficio di presidenza
riunitosi questa mattina. Alla commissione infatti manca ancora il parere, non
vincolante, della commissione Affari costituzionali, che ha rinviato a sua
volta la decisione alla seduta di martedì. Il ministro delle Riforme, Umberto
Bossi, non esprime un giudizio sulla bozza Calabrò in materia di biotestamento
("Non l?ho ancora letta"), ma auspica "una mediazione tra i
laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso la
quadra, e lo dico da laico". Il "diritto di morire" "Si sta
cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il
diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura
dell?articolo 32 della Costituzione", hanno fatto sapere i vertici di
Comunione e Liberazione. Nella nota resa pubblica si evidenziano le riflessioni
dello stesso presidente della Cei : "Il vero diritto di ogni persona, che
è necessario riaffermare e garantire, è il diritto alla vita che infatti è
indisponibile". "La vera risposta non può essere dare la morte, per
quanto 'dolce', ma testimoniare l?amore che aiuta ad affrontare il dolore e
l?agonia in modo umano - si legge - chi si impegna in politica secondo ragione
può trarre da queste preoccupazioni della Chiesa uno sguardo più vero alla vita
degli uomini, nel difficile compito di servire il bene comune". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano