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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici"  24-26 febbraio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

"la solidarietà è diventata il mio mestiere" - clara caroli ( da "Repubblica, La" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: vengo da una famiglia cattolica praticante - prima di intraprendere un percorso laico e fare della solidarietà la mia professione». E quella di scrittore? «è diventata importante negli ultimi due anni. E mi piacerebbe che, in futuro, mi desse anche da vivere. Attualmente lavoro part-time al Gruppo Abele, continuo a seguire i ragazzini e poi scrivo»

il testamento biologico fai da te - ilaria ciuti ( da "Repubblica, La" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di cattolici contro laici, di sinistra contro destra, e viceversa. La nostra è un´associazione che non va contro qualcuno ma è per difendere il diritto di ognuno di conservare, se incosciente, quel consenso informato che i medici hanno l´obbligo di rispettare di fronte a chi è in possesso della propria coscienza»,

il democentrico Il dc che ci voleva per il Pd ( da "Riformista, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: difficile rapporto tra la laicità dello Stato e il rispetto e l'ascolto della voce della Chiesa. Da buon cattolico democratico Franceschini ha saputo tenere insieme le due cose. Ha detto con chiarezza che le leggi non debbono avere un'impronta confessionale, che la religione non può essere piegata agli interessi politici e che la strumentalità in questo campo fa rima con la blasfemia,

Berlino vuole la religione a scuola: referendum ( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: firme di evangelici e cattolici, appoggiati da ebrei e musulmani. Nel 2006 una legge introdusse l'insegnamento unico purché fosse laico Pierluigi Mennitti Berlino - I rinforzi arrivavano la domenica. Nel giorno del Signore, per tutto l'inverno, Wolfgang Huber, il vescovo berlinese della Chiesa evangelica, terminata la predica si stringeva nel cappotto nero per spingersi fin sull'

Chi ha paura di Dario ( da "Unita, L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un cattolico che difende la laicità dello Stato, ostruendo (per ora) la via d'uscita del Pd ad altri cattolici che tendono al centro. Un leader dell'opposizione che ieri ha detto: «Se fossimo al governo, daremmo un'indennità di disoccupazione a partire dai precari, e aumenteremmo i salari bassi».

Cos'è, un biglietto d'auguri per Franceschini? , scappa detto al senatore ... ( da "Unita, L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato presentato un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori laici e da senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente e in sintonia con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa dunque la posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non numerica -

Testamento biologico: Rutelli e i teodem dividono il Pd ( da "Unita, L'" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato presentato un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori laici e da senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente e in sintonia con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa dunque la posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non numerica -

Calabrò ci dice perché non è vero che chi legifera sul fine vita è perduto ( da "Foglio, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quella che combattiamo non è una battaglia dei cattolici contro i laici. E? una battaglia dei laici credenti e non credenti, che risponde alla cultura e la civiltà di questo paese”. Leggi il testo del ddl - Leggi Guerra di emendamenti nel Pd di Nicoletta Tiliacos

E compatta e si sono divisi in base alla singola coscienza ... ( da "Tempo, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: riconosciuto da molti come il più laico della storia. Nello scontro che ebbe con Pio XII sulle elezioni romane del 1952, De Gasperi sarebbe stato disponibile ad obbedire al Pontefice dimettendosi da capo del partito cattolico. Nella veste di responsabile politico, però, non fu disposto a piegarsi alle direttive politiche del Vaticano.

Bioetica, Franceschini: "Posizione condivisa" Ma Rutelli non ci sta ( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: alimentazione è stato, infatti, firmato sia da laici e da cattolici: "C?è unanime convinzione che l?impianto del testo base della maggioranza sul testamento biologico sia da respingere". E a Rutelli: "La posizione espressa da Rutelli, che non fa parte della Commissione sanità, è da rispettare fino in fondo e vi inviterei a evitare di leggere quella posizione come una manovra politica"

Morire democristiani? Per vivacchiare gli ex-ds del Pd si sono già convertiti ( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sarà di provenienza cattolica. Con buona pace del Vaticano, magari, ma non delle componenti laiche e di sinistra, costrette a rifugiarsi altrove o a sparire. Verrà più facile la seconda opzione, considerando che a sinistra una casa alternativa nemmeno c'è più. Se non quelle dei comunisti alla Diliberto-Ferrero, anni Sessanta-Settanta.

Écrazes l'infame, magari chiamandolo "baro e impostore" ( da "EUROPA ON-LINE" del 24-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica o laica ma va semmai discusso nel privato e nel riserbo degli affetti; Emanuele Severino, su quanto sia «patetico invocare un bene assoluto» e come non con la cultura dominante si risolvono questi problemi «ma in modo pratico»; Miguel Gotor, che definisce «strumentalizzazione politica più cinica» il calvario di Eluana e ricorda ai cattolici quando la Dc di De Gasperi

PACE E BENE CON L'AIUTO DEI LAICI ( da "Stampa, La" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Come guardare al futuro con la speranza che tutto quanto è stato costruito in questo mezzo secolo non si sciolga come neve al sole? Con l'aiuto dei laici. «Per andare avanti - ripeteva padre Michelangelo - bisogna investire su laici preparati secondo i principi cristiano-cattolici. Perché i problemi sono tanti, ed è in questi momenti che bisogna avvicinarsi alla Chiesa.

"capisco francesco, è stufo delle illazioni ma sul testo del pdl non si può mediare" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Lo so, c´è stata una gran confusione nella rappresentazione mediatica. Ma secondo lei è un partito allo sfascio un partito in cui sono stati firmati da tutti, laici e cattolici, dopo un lavoro di cucitura durato 3 anni, 35 emendamenti su 36 e quello non firmato da tutti vede due sole posizioni diverse?

dario minimizza il dissenso e affronta la partita coi cattolici - umberto rosso ( da "Repubblica, La" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come ammette anche uno come Francesco Tempestini, un passato da socialista un presente da laico del Pd, «ha azzeccato la mossa politica». Ovvero puntare a raccogliere, su alcuni passaggi-chiave, malesseri e dissensi che attraversano la galassia cattolica. Sul terreno delle questioni etiche, come appunto la sua "terza via" sul fine vita.

Pdl, la laicità di Fini sfida quella di Formigoni ( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la laicità di Fini sfida quella di Formigoni centrodestra combattuto La corrente cattolica chiede spazio per una nuova generazione di laici cristiani impegnati. Ma An è su altre posizioni 25/02/2009 roma. La laicità sulla strada del futuro unitario del Popolo della libertà: in vista del congresso (previsto dal 27 al 29 marzo)

Rutelli: ho diritto al dissenso, c'è un vuoto culturale nel Pd ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Stiamo parlando delle nuove frontiere dell'umanesimo laico, che impongono di confrontarsi sul valore della vita degli ultimi, degli «imperfetti». Viviamo un tempo in cui si dà fuoco a un barbone sulla panchina di una stazione come un gioco di ragazzi. E la priorità della sinistra è per il «diritto di staccare la spina»?

Sembra una storia nata dalla fantasia magico-miracolosa di Frank Capra. Nella Cripta di Sant... ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e laico per giunta) impegnato in quel ruolo. «La parola evangelica è legata alla predica del sacerdote. Nel mio caso, c'è stata un'invadenza di campo. Ma forse, proprio per questo, lasciava un segno. In quei giorni, dopo le messe domenicali chiedevo ai fedeli cosa ricordassero del Vangelo che avevano sentito pochi minuti prima:

ROMA - Francesco Rutelli alza la voce e chiede che sul testamento biologico il Pd tuteli la ... ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sottoscritta da laici e cattolici. Altre posizioni sono da rispettare». E aggiunge, il segretario, che c'è unanimità nel respingere il testo base della maggioranza. Soddisfatti i senatori più vicini al leader: «Dario ottiene il no di tutti al Pdl e, sulla libertà di coscienza, tiene uniti laici e cattolici.

ROMA Rocco Buttiglione, vice presidente della Camera e cattolico Udc, cerca di arare il cam... ( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Mercoledì 25 Febbraio 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Rocco Buttiglione, vice presidente della Camera e cattolico Udc, cerca di arare il campo centrista. E quale miglior concime se non i temi eticamente sensibili, come il testamento biologico? Se Rutelli si sente accerchiato nel Pd, Buttiglione scende a sostegno. Rutelli è incavolato con i laici del Pd.

Sul fine-vita Rutelli chiede <pari dignità> al partito Ma restano le divisioni ( da "Riformista, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicamente benedette tutte le mediazioni»), Maurizio Gasparri (sulla proposta di Rutelli il Pdl «approfondirà senza pregiudizi», ricordando come lo stesso Rutelli abbia votato «a favore di una parte della mia mozione che afferma che l'idratazione e la nutrizione debbono essere comunque proseguite»), Daniele Capezzone («Mi pare vada colto e apprezzato il contributo di metodo fornito

Sul testamento biologico il Pd dia un segnale di vita ( da "Riformista, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I cattolici e i laici del Pd che vorrebbero l'idratazione e l'alimentazione possibili solo «non contro la volontà del paziente». E quanti come Francesco Rutelli si sentono amareggiati e incavolati perché colpiti dal fuoco amico che li rappresenta come burattini del clero, alimentando poi voci su ipotetiche scissioni che tendono al centro.

<Il Mulino>: illuminismo versione 2000 Indice più ricco, nuova grafica, sito web ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE Riformisti Il neodirettore Piero Ignazi rilancia la rivista del dialogo tra laici e cattolici nata nel 1951 a Bologna «Il Mulino»: illuminismo versione 2000 Indice più ricco, nuova grafica, sito web DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Può un progetto culturale nato nel 1951 riacquistare lo smalto e il mordente delle origini?

La terza via di Rutelli sulla... ( da "Giornale.it, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici fondamentalisti e laici. Mandando all'aria la traballante mediazione interna messa faticosamente insieme dal Pd, che ieri è tornata nuovamente in alto mare costringendo il segretario Dario Franceschini ad accorrere al Senato. La soluzione Rutelli, che ricalca la «linea Panebianco» sostenuta dal Corriere della Sera,

Non ci può essere unità sempre a scapito nostro ( da "Tempo, Il" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è pericoloso il modo di trattare il pensiero e la cultura cattolica». Eppure oggi avete un leader che è espressione di quella tradizione. «Credo che, con questa posizione, si voglia far vedere che il Pd è laico. Ma anch'io sono una laica cattolica e non è possibile che, ogni volta che esprimo il mio pensiero, debba essere trattata come il suddito di uno Stato straniero.

MARIA PAOLA MILANESIO ROMA. FRANCESCO RUTELLI QUASI BATTE I PUGNI SUL TAVOLO. Sì, SONO... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici. Detto ciò altre posizioni sono assolutamente da rispettare fino in fondo», spiega Franceschini, chiudendo con parole che hanno un destinatario chiaro, Francesco Rutelli. L'ex ministro - dopo aver tuonato contro le strumentalizzazioni, chiesto rispetto ed esatto chiarezza («Se c'è una linea bulgara si dica e si valuterà»

Espulsione a mezzo stampa ( da "EUROPA ON-LINE" del 25-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è noto anche nel centrodestra ci sono state dissociazioni pubbliche (in numero molto inferiore a quanto sarebbe stato immaginabile), alcune clamorose. Laici come Della Vedova, un leader importante come Fini, un fondatore (cattolico) di Forza Italia come Beppe Pisanu. Bene, risulta forse che dai giornali o dai blog della destra siano stati indirizzati contro di loro scomuniche,

A trazione cattolico democratica ( da "EUROPA ON-LINE" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con un cattolico democratico alla guida del partito, rispettoso della laicità dell?azione politica e dello stato e assertore convinto del Pd come soggetto plurale, la speculazione politica della destra e di alcuni settori clericali del medesimo schieramento è destinata a scemare progressivamente e a essere ricondotta lungo i binari della pura polemica e propaganda politica.

La novità che spaventò i tradizionalisti ( da "EUROPA ON-LINE" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il rapporto dei credenti con la Sacra Scrittura sia stato complesso e conflittuale e come, soprattutto dopo il Concilio di Trento (1545-1563), ne fosse stata vietata ai laici e alle religiose la lettura diretta, giudicata pericolosa, favorendo piuttosto la conoscenza della dottrina attraverso il catechismo.

e nel pd è scontro veronesi-franceschini - francesco bei ( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che fatica a trovare una sintesi tra laici e cattolici sui temi etici, si abbatte la lettera aperta di Micromega sul testamento biologico. Un appello rivolto allo «stimato onorevole Franceschini» e firmato da Andrea Camilleri, Paolo Flores d´Arcais, Stefano Rodotà e soprattutto Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e senatore democratico.

bio-testamento, centrodestra diviso ora al senato slittano i tempi - carmelo lopapa ( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolico, che da Cossiga coinvolge sottosegretari quali Giovanardi e Mantovano e decine di deputati e senatori accomunati, scrivono, dalla «difesa della vita». Gli echi del malcontento, soprattutto quello laico, raggiungono Palazzo Chigi. I capigruppo del Pdl a Palazzo Madama hanno riunito ieri i senatori per fare chiarezza al loro interno e al vertice si è presentato non a caso

"menu della quaresima? un'assurdità" - giovanna vitale ( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: bocciata anche dai genitori cattolici Il XVI municipio: "Qui non la applicheremo" E l´opposizione attacca: "La scuola pubblica è laica e anticonfessionale" GIOVANNA VITALE Piovono critiche sulla circolare dell´assessore alle Politiche educative, Laura Marsilio, che ha imposto il "menu della quaresima" nelle scuole elementari e medie,

englaro libero di esprimersi Egregio direttore, ho letto con amarezza Ritanna Armeni che invita Beppino Englaro a non esprimersi politicamente sul problema dell'accanimento terapeu ( da "Riformista, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E cioè niente di simile alla cattolica ma laica Austria, sotto la quale crebbe e si formò politicamente lo statista trentino. Carlo Maschio, Selvazzano Dentro e la monarchia per decreto? Sebbene sia un filonuclearista, uno di quelli che nel 1987 votarono a favore di quel tipo di centrali, e quindi felice nell'apprendere che torneranno a girare le turbine spinte dall'

Genocidio, una passione europea. Ma manca Stalin ( da "Riformista, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici". Con la Grande guerra, che inaugura la morte di massa e mette in atto pratiche vicine al genocidio, l'idea di sterminio diventa per così dire normale e concreta. Il libro si ferma qui, alle soglie della soluzione finale. Racconto vivace e suggestivo, quello di Bensoussan, in cui però manca qualcosa: il comunismo.

Franceschini, questa non è laicità ( da "Manifesto, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il segretario del Pd Franceschini risponde senza complimenti: la linea «la decide il partito e i parlamentari, e nessuno anche se autorevole, ce la può dettare». Qual è la linea? «Nel partito c'e' una posizione prevalente condivisa da laici e cattolici, poi c'è l'unanimità contro la proposta del Pdl» e altre posizioni «tutte da rispettare e a cui garantire pari dignità».

Il vescovo negazionista fugge da Buenos Aires ( da "Manifesto, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 57 consorelle e 75 laici. Ma a parte loro - e un numero per la verità non irrilevante di sacerdoti cattolici fedeli alla linea ma nostalgici di quando c'era Lui - pochi rimpiangeranno il vescovo lefebvriano che considera Ratzinger «un modernista», il papato di Roma «neocomunista», la democrazia «una bella parola che nasconde il caos» e soprattutto l'

ROMA - Il Pdl scopre il dissenso interno sul testamento biologico. Non sono solo i senatori ... ( da "Messaggero, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che pure è stata criticata duramente dai laici del Pd perché accetta il principio del «sostegno vitale», rappresenta una ricerca di mediazione che non è isolata nel mondo cattolico. Peraltro, anche nel Pd c'è chi tira dalla parte opposta. Per Veronesi l'idea stessa della legge sul fine-vita «è una resa».

La Sinistra: il Gonfalone mai più alle processioni ( da "Tempo, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: consigliere Cavalli ha indicato la necessità di garantire il laicismo dello Stato e con lui anche Tigli e così via. Il tema della laicità dello Stato, con tutti i suoi aspetti più controversi, è tornato alla ribalta in Italia da quel fatidico 13 giugno 2005, data in cui i quattro referendum, promossi per l'abrogazione parziale della legge che regola in Italia la fecondazione assistita,

Esistenza e inaggirabilità dei paradigmi bioetici ( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Bioetica cattolica e bioetica laica" è stato accolto con favore – fatto insolito nel nostro ideologizzato Paese – sia da parte cattolica sia da parte laica. Ed è anche perché si propongono di "informare" anziché di "indottrinare" (come direbbe Weber) che i miei manuali di storia della filosofia sono di gran lunga i più adottati e (

La Porta Pia della bioetica ( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: opposizione fra la bioetica cattolica (ufficiale) e la bioetica laica (in senso forte) costituisce uno degli aspetti vistosi del nostro tempo, di cui danno quotidiana notizia i media. Tuttavia è risaputo che nel variegato mondo cattolico esistono anche studiosi che faticano a riconoscersi nelle posizioni ufficiali.

I funamboli della bioetica ( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: incarnazione emblematica e più influente nella bioetica cattolica della indisponibilità e “sacralità” della vita. Il secondo paradigma trova la sua incarnazione emblematica e più influente nella bioetica laica della disponibilità e “qualità” della vita. Questa struttura paradigmatica e dicotomica della bioetica odierna viene contestata da taluni studiosi,

CLAUDIO SARDO ROMA. IL PDL SCOPRE IL DISSENSO INTERNO SUL TESTAMENTO BIOLOGICO. NON SONO SOLO I S... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La stessa posizione di Rutelli, che pure è stata criticata duramente dai laici del Pd perché accetta il principio del «sostegno vitale», rappresenta una ricerca di mediazione che non è isolata nel mondo cattolico. La complessità del dibattito sta intanto portando qualche ritardo ai tempi parlamentari del ddl.

Biotestamento, idea bipartisan: dopo le europee ( da "Giornale.it, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, non esprime un giudizio sulla bozza Calabrò in materia di biotestamento ("Non l?ho ancora letta"), ma auspica "una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso la quadra, e lo dico da laico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Biotestamento, idea bipartisan: "Rinviamo dopo le europee" ( da "Giornale.it, Il" del 26-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma auspica "una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso la quadra, e lo dico da laico". Il "diritto di morire" "Si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell?


Articoli

"la solidarietà è diventata il mio mestiere" - clara caroli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Torino Parla lo scrittore Fabio Geda, educatore in una comunità "LA SOLIDARIETà è DIVENTATA IL MIO MESTIERE" Vengo dallo scoutismo e dall´anima salesiana Ora al Gruppo Abele mi occupo di ragazzi fragili e difficili Si sentono diversi, strani, sempre nel posto sbagliato. Sono loro i protagonisti del mio prossimo libro CLARA CAROLI «L´ESATTA SEQUENZA DEI GESTI - spiega Fabio Geda, che così ha intitolato il suo secondo romanzo - è quella che ti permette di entrare in relazione con un bambino che soffre». Un compito delicato. Ci vuole il tocco. La mano ferma e precisa. «Devi avere vocazione e assoluta sensibilità - aggiunge - quello che fai non è da tutti: sta tra il lavoro del prete e quello del cardiochirurgo». Uno scrittore atipico, questo trentacinquenne torinese cresciuto in una famiglia numerosa con l´imperativo morale del prendersi cura degli altri e poi formato in parrocchia alla solidarietà, che da quasi dieci anni lavora come educatore di minori in comunità-alloggio. «Sono figlio dello scoutismo e della cultura salesiana - dice - ma quella che pratico, alla quale sono approdato, è una solidarietà totalmente laica». Invece di frequentare i salotti, Fabio Geda - autore nel 2007 del romanzo di esordio Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani e quest´anno della citata opera seconda, L´esatta sequenza dei gesti, entrambi editi da Instar Libri - frequenta il disagio, la rabbia, il dolore. «In comunità hai a che fare con ragazzini figli di prostitute, tossicodipendenti, carcerati - racconta - Ragazzini vittime di abusi violenti ma anche soltanto della debolezza e della fragilità dei loro genitori. Il tribunale te li affida e tu diventi la loro mamma. Li metti a letto, li curi se hanno mal di pancia, li aiuti a fare i compiti, gli riordini i vestiti, fai il bucato. Ma è un´imposizione. Loro lo sanno e ti rifiutano. Mettono il muro. Come scalfire quel muro non te lo insegna nessuno, non è materia di studio. è un´impresa fatta di sguardi, sfumature, gesti minimi. Il più delle volte fallisci e ti senti frustrato ma ogni tanto qualcuno ce la fa. Uno su mille ce la fa bene. Gli altri si arrabattano». Fabio Geda, come è cominciata la sua carriera di educatore? «Forse già da bambino, nella parrocchia della Crocetta. E poi con gli Scout. Lì ho imparato i fondamentali del lavoro con i minori. Ho fatto anni di volontariato, animato da un imperativo etico e dalla fede - vengo da una famiglia cattolica praticante - prima di intraprendere un percorso laico e fare della solidarietà la mia professione». E quella di scrittore? «è diventata importante negli ultimi due anni. E mi piacerebbe che, in futuro, mi desse anche da vivere. Attualmente lavoro part-time al Gruppo Abele, continuo a seguire i ragazzini e poi scrivo». è già al lavoro su un nuovo romanzo? «Sì, ma è in fase embrionale, appena un abbozzo. Sono ancora nella nebbia della creazione. Sarà una storia corale. Protagonisti ancora i ragazzini, per forza. è inevitabile che l´esperienza personale segni fortemente la mia scrittura. Un´esperienza così intensa da offrire materiale ricco, denso, vivido. Ma questa volta vorrei provare a raccontare anche gli anziani. Gli adolescenti hanno molto appeal, i vecchi nessuno». Come sono questi adolescenti disperati dei quali si è occupato e si occupa (al punto di trascorrere le feste natalizie, Capodanno compreso, in comunità)? «Fino a cinque o sei anni fa erano quasi tutti italiani. Ora gli stranieri sono tanti, quelli nati qui o arrivati piccolissimi. Ciò che accomuna tutti è il senso di inadeguatezza nei confronti del mondo. Si sentono diversi, strani, sempre nel posto sbagliato. Hanno scarsissima autostima e una difficoltà relazionale che li accompagnerà per tutta la vita. A scuola sono indisciplinati, spesso violenti. Sono molto arrabbiati. E come dargli torto?». Di che cosa hanno più bisogno questi ragazzi? «Hanno bisogno soprattutto di adulti veri, capaci di stare con loro senza spaventarsi e scappare. E invece nella maggior parte dei casi si trovano di fronte persone impaurite che li lasciano soli. Ma è proprio questa la fatica dell´educatore. Anche a me è capitato di scappare dalla relazione. Loro ti mettono alla prova e tu non sempre ce fa fai». E il bilancio alla fine qual è? «Più sconfitte che vittorie. Ma basta farcela con uno solo per dare senso a questo lavoro».

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il testamento biologico fai da te - ilaria ciuti (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Firenze Il testamento biologico fai da te Basta una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata a se stessi I promotori: "Questa non è una crociata di credenti contro non credenti" ILARIA CIUTI (segue dalla prima di cronaca) «Venite. non è una crociata di credenti contro non credenti, di cattolici contro laici, di sinistra contro destra, e viceversa. La nostra è un´associazione che non va contro qualcuno ma è per difendere il diritto di ognuno di conservare, se incosciente, quel consenso informato che i medici hanno l´obbligo di rispettare di fronte a chi è in possesso della propria coscienza», dice il cardiologo e presidente della commissione di bioetica regionale, Alfredo Zuppiroli, uno dei promotori dell´associazione. Ci sarà domani al Puccini anche il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini: «Poter decidere della propria vita è una battaglia di libertà. Combattiamo anche perché venga rispettato l´articolo 32 della Costituzione secondo cui nessuno può essere sottoposto a cure mediche contro la sua volontà». L´appello a partecipare si rivolge anche ai notai. «Venite domani sera. Oppure comunicate quando e a quali ore potrete far firmare i cittadini gratuitamente in studio», esorta l´uomo di cinema Stefano Stefani. Il papà di Bobo, Sergio Staino, un altro dei fondatori di «Liberi di decidere», sottolinea il «fai da te» spiegato dall´avvocato Gianni Baldini che aggiunge: «Le normative riportate in calce alla carta, la Costituzione e la convenzione internazionale di Oviedo sulla biomedicina, non possono essere superate da una normale legge parlamentare». C´è un nodo che l´associazione intende chiarire, lo sottolineano soprattutto i medici, da Zuppiroli e Panti a Gianni Amunni, direttore dell´Istituto toscano di oncologia, o la ginecologa Claudia Livi che, come Amunni e l´altro fondatore dell´associazione Alberto Formigli, è anche consigliera comunale. Il mito da sfatare è che nutrire a forza con sostanze artificiali chi è in una situazione innaturale come lo stato vegetativo sia un fatto naturale. Tanto è vero che non accade in nessun paese d´Europa. Lo dice anche Massimo D´Alema da Siena dove partecipa, ieri, a un convegno sull´agroalimentare: «L´idea che una legge obblighi i cittadini a subire determinati trattamenti, perché la nutrizione forzata attraverso sondini o tubi gastrici è un trattamento, l´idea che una persona possa essere obbligata dalla legge a subire trattamenti che non desidera non ha uguali in nessun paese civile». «Dignità della vita e dignità della morte», dice Amunni. La carta avrà valore immediato fintanto che la legge non sia approvata, spiega l´associazione. Dopo potrà essere usata per ricorrere alla Corte costituzionale: a livello individuale ma anche in massa, come una vera class action. Lo ricorda l´associazione che è aperta a tutti, ricordano i fondatori, purché chi vuole aderire lo faccia a titolo individuale e non di gruppi già costituiti. Da oggi, ricorda la sociologa Mariella Orsi, c´è anche un sito - www.liberididecidere.it - da cui informarsi, con cui aderire, da cui scaricare la «carta di autodeterminazione».

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il democentrico Il dc che ci voleva per il Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 24-02-2009)

Argomenti: Laicita'

il democentrico Il dc che ci voleva per il Pd Diceva Brecht ai suoi tempi che era meglio sbagliare col partito che avere ragione da soli. Noi sabato abbiamo fatto appunto così. Non perché abbiamo sbagliato, s'intende. Ma perché abbiamo scelto di privilegiare l'unità rispetto alla chiarezza, contando sul fatto che l'unità fosse meno difficile e che un eccesso di chiarezza fosse troppo rischioso. Il tempo e Franceschini ci diranno se abbiamo fatto bene o male. E soprattutto ce lo diranno gli elettori. C'è un punto però su cui si deve dare atto al nuovo segretario di aver trovato la misura giusta. È quello del difficile rapporto tra la laicità dello Stato e il rispetto e l'ascolto della voce della Chiesa. Da buon cattolico democratico Franceschini ha saputo tenere insieme le due cose. Ha detto con chiarezza che le leggi non debbono avere un'impronta confessionale, che la religione non può essere piegata agli interessi politici e che la strumentalità in questo campo fa rima con la blasfemia, o almeno col cinismo. E ha fatto capire, al tempo stesso, che gli eccessi dell'integralismo laico e le derive radicali non fanno parte dell'orizzonte del Pd. Il miracolo politico democristiano è stato a suo tempo proprio questo. Una generazione di uomini politici cresciuti frequentando le parrocchie e le associazioni religiose ha saputo tenere ferma la propria ispirazione ideale e allo stesso modo rispettare fino in fondo i propri doveri istituzionali, senza mai fare confusione tra le due sfere. In questo, almeno in questo, ci deve essere una qualche continuità tra il passato della Dc e il presente del Pd. Già, perché se il bipolarismo diventasse etico, e se si riaprisse una fenditura profonda tra guelfi e ghibellini la nostra convivenza ne sarebbe drammaticamente segnata. Il Pd ha molti difetti, e chi scrive li denuncia spesso e volentieri. La mescolanza di culture diverse alle volte rischia di produrre più un equivoco che una sintesi. Ma c'è un punto su cui la mescolanza è un dovere per noi e un vantaggio per lo Stato e per le parti: la frontiera tra laici e cattolici. Lì ci può essere la virtù comune della nostra collaborazione oppure i due vizi separati dei nostri reciproci arroccamenti. Lì Franceschini si gioca la pelle e il partito si gioca l'anima. di Marco Follini 24/02/2009

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Berlino vuole la religione a scuola: referendum (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)

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n. 47 del 2009-02-24 pagina 0 Berlino vuole la religione a scuola: referendum di Redazione "Basta lezioni di etica". Ad aprile la consultazione popolare: raccolte 250mila firme di evangelici e cattolici, appoggiati da ebrei e musulmani. Nel 2006 una legge introdusse l'insegnamento unico purché fosse laico Pierluigi Mennitti Berlino - I rinforzi arrivavano la domenica. Nel giorno del Signore, per tutto l'inverno, Wolfgang Huber, il vescovo berlinese della Chiesa evangelica, terminata la predica si stringeva nel cappotto nero per spingersi fin sull'Alexanderplatz a dare una mano ai banchetti per la raccolta delle firme. In questo modo l'organizzazione Pro Reli è riuscita a raccogliere oltre 250mila sottoscrizioni per sottoporre a referendum la proposta di reintrodurre l'ora di religione nelle scuole superiori, a partire dal settimo anno di studio. Di firme ne sarebbero bastate 170mila, ma l'attivismo di Pro Reli e soprattutto il supporto aperto e diretto delle due Chiese, quella cattolica e quella evangelica, hanno fatto superare in volata il minimo necessario. Ora si vota. Il 26 aprile Berlino torna alle urne, esattamente un anno dopo il fallimento di un altro referendum che aveva diviso la città, quello per il mantenimento dell'aeroporto di Tempelhof. Questa volta si tratta di religione. Nel mirino, la legge approvata dal Senato cittadino nel 2006, che introduceva l'esclusiva delle lezioni di etica: una sorta di educazione civica nella quale trovano spazio anche le storie delle religioni, raccontate però in maniera neutrale e asettica. Il governo locale, guidato da una coalizione di socialdemocratici e sinistra radicale (Spd-Linke), la ritiene ancor oggi la soluzione adeguata per trattare argomenti religiosi in una città multiculturale come Berlino, dove la presenza di studenti di origine musulmana è molto forte, il sentimento religioso debole e gran parte dei cittadini della metà orientale si professa atea. Alla prova dei fatti, le lezioni di etica non sembrano aver sviluppato quella tolleranza che i suoi sostenitori si proponevano e la conoscenza delle religioni è rimasta nell'angolo. Su questo puntano i promotori del referendum che non propongono di abolire l'etica, più semplicemente di aggiungere la scelta di frequentare vere e proprie lezioni di religione. Dalle parti di Pro Reli sembrano avere le idee chiare. Ideatore del gruppo è Christoph Lehmann, avvocato quarantaseienne dal sorriso gioviale, cattolico, legato alla Cdu. E, ovviamente, nato e cresciuto a Berlino ovest, con un avviato studio professionale sulla KurfÜrstendamm, il simbolo di quella che negli anni della Guerra fredda fu la vetrina dell'occidente. «Ci muoviamo evitando ogni tipo di strumentalizzazione politica - ha ripetuto per tutti questi mesi - e la nostra proposta non si ferma solo alle confessioni cristiane: vogliamo che ogni studente possa scegliere fra la lezione di etica e una regolare lezione di religione, sia essa cattolica, evangelica, ebraica o musulmana». è il punto che più mette in difficoltà i suoi avversari. «La tolleranza è possibile solo quando si conosce a fondo la propria religione, evitando i fondamentalismi dei cattivi maestri». Inevitabile, tuttavia, scivolare sul terreno politico. Il sindaco Wowereit non vede di buon occhio l'iniziativa e il Senato è riuscito a evitare l'abbinamento con il voto europeo di giugno. Spera nell'astensionismo: perché il referendum sia valido occorre che si rechino alle urne almeno 600mila elettori. D'altronde la geografia delle firme raccolte ricalca la divisione della città: alta nei quartieri occidentali, molto bassa in quelli orientali. Ma anche la Cdu aveva mosso i suoi passi e l'ex capo del partito berlinese PflÜgel era riuscito a strappare dal Papa, lo scorso ottobre a Roma, un messaggio di augurio alla Pro Reli. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Chi ha paura di Dario (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 24-02-2009)

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Chi ha paura di Dario FEDERICA FANTOZZI Chi ha paura di un bravo ragazzo? Nel teatro della politica italiana è questa la maschera del neo segretario del Pd. Da tempo mancante, è la figura classica della ricostruzione. «L'assemblea ha scelto l'orgoglio e la speranza» era titolato l'editoriale di Eugenio Scalfari domenica scorsa. «Ha una faccetta da bravo ragazzo ma è determinato» benediceva il nuovo leader Franco Marini . Un ex dc alla guida di un partito formato in maggioranza di ex comunisti con una linea che (per ora) tende a sinistra. Un cattolico che difende la laicità dello Stato, ostruendo (per ora) la via d'uscita del Pd ad altri cattolici che tendono al centro. Un leader dell'opposizione che ieri ha detto: «Se fossimo al governo, daremmo un'indennità di disoccupazione a partire dai precari, e aumenteremmo i salari bassi». Se Tony Blair era "The Boy", Dario Franceschini potrebbe diventare "The Good Boy". Il riformismo, la bandiera della Costituzione su cui ha giurato, la visita ieri al Quirinale, l'argine al pensiero teocon. Con un pizzico di girotondismo - nel PdL, da Cicchitto a Gasparri, da Quagliariello a La Russa, tutti gli orfani dell'«anticomunismo» strillano all'antiberlusconismo - che fa temere a Di Pietro il rinvio del banchetto di voti Democratici. Così ha avuto un moto di stizza: «Incomprensibile considerare il premier un avversario e trescarci il giorno dopo». Mentre la sinistra radicale, vistasi svanire in un batter d'occhio il "nemico" Veltroni che ha sì sbarrato loro la soglia delle Europee ma ha anche rianimato un elettorato disperso, pensa al 4% con qualche nervosismo: «Altro che difendere la laicità - ha attaccato il segretario di Rc Ferrero - Il Pd finge che sia un problema di coscienza. Nulla di nuovo rispetto a Veltroni». È il cuore del problema. Cosa cambierà con Franceschini? Niente, rispondono in molti. Nessuna svolta, solo il segno della continuità, della necessità persino. Eppure qualcosa è già cambiato: il logoramento del partito, che ha lasciato a terra quasi 10 punti, è finito. Necessariamente si riparte, sebbene direzione e approdo restano in buona parte sconosciuti. finito il logoramento «Vedo questa crisi come un'occasione di rilancio» ha detto Parisi, l'analista più lucido dei maldipancia interni. «I capicorrente sono in difficoltà. La debolezza apparente di Franceschini potrebbe rivelarsi la sua forza» predice il sindaco di Bari Michele Emiliano. Il fantasma della Dc, la grande mamma nel cui alveo Berlusconi si immagina erede di De Gasperi, spaventa persino il mite Rotondi, leader della Nuova Dc: «I Dc andati di là hanno il complesso di dimostrare di essere più antiberlusconiani dei comunisti. Il dialogo? Sarà tempo perso». . Nella fenomenologia dei capi il ferrarese non è un padre come Prodi nè un leader dal fascino trascinatore come Berlusconi. Ha la cravatta, la fede, una bella famiglia, i movimenti rigidi, l'aria del capoclasse deboluccio in ginnastica. Scrive romanzi sulle acque del Po come Bacchelli e sulla follia umana che un politico incontra con mille facce diverse. Ma al Circo Massimo si prese la briga, unico dei big, di andare alla Stazione Termini ad accogliere i treni speciali dei militanti. «Piace alle mamme e non alle figlie» ha scritto Lucia Annunziata. È il destino dei bravi ragazzi, da Gianni Morandi al Richie Cunningham di "Happy Days". Quello che gli viene chiesto è altro: infondere ottimismo, speranza, fiducia nel momento più buio. Ce la farà? Alleati e avversari, in queste ore, gli prendono le misure. C'è da capire se sulla via laica il partito lo seguirà, o se il biotestamento diverrà occasione del «liberi tutti». Letta e Rutelli sono stati ospiti dei centristi a Todi, ma le bellicose dichiarazioni dell'ex sindaco di Roma si erano già corrette nell'auspicio di «un partito nuovo» prima dello strappo veltroniano. Quanto al dopo: più facile lasciare sotto Bersani. Franceschini è nuovo, sottratto al dualismo Veltroni-D'Alema. La sua dote sono meno di quattro mesi per compiere quel pezzo di percorso che al suo predecessore è franato sotto i piedi. Salendo i gradini della Nuova Fiera di Roma, sabato, si è fermato ad allacciarsi la scarpa: ne avrà di strada da fare. Un ex dc alla guida di un partito formato in maggioranza da ex comunisti. Un cattolico che difende la laicità dello Stato e giura sulla Costituzione. Tutti quelli spiazzati dal «bravo ragazzo» Dario.

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Cos'è, un biglietto d'auguri per Franceschini? , scappa detto al senatore ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 24-02-2009)

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«Cos'è, un biglietto d'auguri per Franceschini?», scappa detto al senatore Lionello Cosentino, quando vede l'emendamento presentato da Rutelli, che esclude dal testamento biologico la possbilità di rifiutare nutrizione e idratazione forzata. La sequenza dei fatti è questa: la settimana scorsa la neo-presidente del gruppo Pd in commissione sanità Dorina Bianchi si astiene sul testo base (da oggi in discussione con circa 600 emendamenti, sempre in commissione), mentre la maggioranza del gruppo vota contro. A quel punto la presidenza del gruppo Pd al Senato, assume direttamente il coordinamento del lavoro comune. Lavoro al quale sono designati, oltre alla stessa Bianchi, i senatori Ignazio Marino e Daniele Bosone: quest'ultimo è medico, fa di mestiere il neurologo. I due medici I due medici, dunque, fanno un lavoro di mediazione cercando di calarsi nella realtà, di superare le posizioni ideologiche. Dice Bosone: «Con l'ideologia non si fa assistenza e senza assistenza non si tutela la vita». È un lavoro che, intanto, guarda alle esigenze reali delle famiglie che si trovano a far fronte alle esigenze dei malati terminali, anche quelle che non hanno possibilità economiche. Un lavoro «di grande disponibilità e apertura», lo definisce Ignazio Marino. Un lavoro di «sintesi culturale, perché la libertà di coscienza non esime dal lavoro politico», dice Bosone. E che fa punto cardine il rispetto dell'articolo 32 della costituzione sull'inviolabile diritto di scelta della persona. Sabato, Dario Franceschini, nel discorso di candidatura a segretario, inserisce un passaggio giudicato di grande importanza sulla necessità che il legislatore si ispiri a una mentalità laica. Anche Massimo D'Alema interviene: «l'idea che la legge obblighi il cittadino a subire determinati trattamenti, perchè la nutrizione forzata attraverso sondini o tubi gastrici è un trattamento, non ha eguali in nessun Paese civile, e speriamo che possa essere evitata agli italiani». Chi firma e chi non firma Siamo a ieri mattina alle 11, dead line per la presentazione degli emendamenti. Sul punto più delicato,la posizione del Pd tiene insieme la "tutela della vita" e il "principio di autodeterminazione". Il compromesso prevede che «nutrizione e idratazione siano sostegno vitale», ma che «nel rispetto della Costituzione «è ammessa l'eccezionalità del caso di sospensione se espressamnente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Primi firmatari sono Anna Finocchiaro e Luigi Zanda. Seguono le firme di tutti i componenti della commissione, tranne la presidente e il senatore rutelliano Gustavino. Commenta Donatella Poretti (radicale): quello non è il mio emendamento, lo firmo perché è espressione del lavoro di gruppo. «Sconfortante», commenta Ignazio Marino che vede ancora una volta vanificato l'ennesimo passo in avanti verso una soluzione comune. «Imbarazzo» è il termine diplomatico che circola nelle stanze della presidenza di gruppo rispetto alla posizione assunta da Dorina Bianchi, vista la sua posizione di capogruppo. In un comunicato Anna Finocchiaro sottolinea il lavoro unitario: «Il Pd ha presentato in Senato, in commissione sanità, 36 emendamenti che riassumono il serio lavoro di sintesi fatto in questi ultimi mesi» e, su idratazione e nutrizione, «è stato presentato un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori laici e da senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente e in sintonia con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa dunque la posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non numerica - di altri emendamenti. Cosa c'è nel piatto? quali giochi e equilibri politici? Non qli interessi del paese reale, pensa Ignazio Marino. «Mi sembra il terreno meno opportuno per le manovre politiche, soprattutto dopo l'assemblea di sabato», commenta il cattolico Daniele Bosone. E c'è da registare anche il giallo di una riunione dei senatori con il neosegretario Franceschini, che - però - non era prevista né nella sua agenda e né in quella della presidenza del gruppo. Oggi si ricomincia: 600 gli emendamenti. 100 solo della maggioranza e 250 di Donatella Poretti. Iil fatto che dalla maggioranza sia arrivata quella caterva di correzioni significa che anche nel centro destra le acque non sono tanto tranquille. Chissà se qualcuno andrà a vedere.

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Testamento biologico: Rutelli e i teodem dividono il Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 24-02-2009)

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Testamento biologico: Rutelli e i teodem dividono il Pd JOLANDA BUFALINI «Cos'è, un biglietto d'auguri per Franceschini?», scappa detto al senatore Lionello Cosentino, quando vede l'emendamento presentato da Rutelli, che esclude dal testamento biologico la possbilità di rifiutare nutrizione e idratazione forzata. La sequenza dei fatti è questa: la settimana scorsa la neo-presidente del gruppo Pd in commissione sanità Dorina Bianchi si astiene sul testo base (da oggi in discussione con circa 600 emendamenti, sempre in commissione), mentre la maggioranza del gruppo vota contro. A quel punto la presidenza del gruppo Pd al Senato, assume direttamente il coordinamento del lavoro comune. Lavoro al quale sono designati, oltre alla stessa Bianchi, i senatori Ignazio Marino e Daniele Bosone: quest'ultimo è medico, fa di mestiere il neurologo. I due medici I due medici, dunque, fanno un lavoro di mediazione cercando di calarsi nella realtà, di superare le posizioni ideologiche. Dice Bosone: «Con l'ideologia non si fa assistenza e senza assistenza non si tutela la vita». È un lavoro che, intanto, guarda alle esigenze reali delle famiglie che si trovano a far fronte alle esigenze dei malati terminali, anche quelle che non hanno possibilità economiche. Un lavoro «di grande disponibilità e apertura», lo definisce Ignazio Marino. Un lavoro di «sintesi culturale, perché la libertà di coscienza non esime dal lavoro politico», dice Bosone. E che fa punto cardine il rispetto dell'articolo 32 della costituzione sull'inviolabile diritto di scelta della persona. Sabato, Dario Franceschini, nel discorso di candidatura a segretario, inserisce un passaggio giudicato di grande importanza sulla necessità che il legislatore si ispiri a una mentalità laica. Anche Massimo D'Alema interviene: «l'idea che la legge obblighi il cittadino a subire determinati trattamenti, perchè la nutrizione forzata attraverso sondini o tubi gastrici è un trattamento, non ha eguali in nessun Paese civile, e speriamo che possa essere evitata agli italiani». Chi firma e chi non firma Siamo a ieri mattina alle 11, dead line per la presentazione degli emendamenti. Sul punto più delicato,la posizione del Pd tiene insieme la "tutela della vita" e il "principio di autodeterminazione". Il compromesso prevede che «nutrizione e idratazione siano sostegno vitale», ma che «nel rispetto della Costituzione «è ammessa l'eccezionalità del caso di sospensione se espressamnente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Primi firmatari sono Anna Finocchiaro e Luigi Zanda. Seguono le firme di tutti i componenti della commissione, tranne la presidente e il senatore rutelliano Gustavino. Commenta Donatella Poretti (radicale): quello non è il mio emendamento, lo firmo perché è espressione del lavoro di gruppo. «Sconfortante», commenta Ignazio Marino che vede ancora una volta vanificato l'ennesimo passo in avanti verso una soluzione comune. «Imbarazzo» è il termine diplomatico che circola nelle stanze della presidenza di gruppo rispetto alla posizione assunta da Dorina Bianchi, vista la sua posizione di capogruppo. In un comunicato Anna Finocchiaro sottolinea il lavoro unitario: «Il Pd ha presentato in Senato, in commissione sanità, 36 emendamenti che riassumono il serio lavoro di sintesi fatto in questi ultimi mesi» e, su idratazione e nutrizione, «è stato presentato un emendamento sottoscritto dalla presidenza del Gruppo, da senatori laici e da senatori cattolici, coerente con la posizione largamente prevalente e in sintonia con quella assunta sabato dal segretario Dario Franceschini». Questa dunque la posizione del Pd, fatta salva la pari dignità politica - ma non numerica - di altri emendamenti. Cosa c'è nel piatto? quali giochi e equilibri politici? Non qli interessi del paese reale, pensa Ignazio Marino. «Mi sembra il terreno meno opportuno per le manovre politiche, soprattutto dopo l'assemblea di sabato», commenta il cattolico Daniele Bosone. E c'è da registare anche il giallo di una riunione dei senatori con il neosegretario Franceschini, che - però - non era prevista né nella sua agenda e né in quella della presidenza del gruppo. Oggi si ricomincia: 600 gli emendamenti. 100 solo della maggioranza e 250 di Donatella Poretti. Iil fatto che dalla maggioranza sia arrivata quella caterva di correzioni significa che anche nel centro destra le acque non sono tanto tranquille. Chissà se qualcuno andrà a vedere. Il Pd ha presentato 36 emendamenti unitari. Su "idratazione e nutrizione" si esprime l'orientamento «largamente prevalente» ed è firmato da Finocchiaro e Zanda. Ma non c'è la firma di Dorina Bianchi.

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Calabrò ci dice perché non è vero che chi legifera sul fine vita è perduto (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 24-02-2009)

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24 febbraio 2009 "Non è testamento biologico" Calabrò ci dice perché non è vero che chi legifera sul fine vita è perduto Può per ora essere soddisfatto il senatore Raffaele Calabrò, estensore del disegno di legge sul fine vita adottato come testo base per la discussione parlamentare. Oltre ai voti del Pdl, il testo è passato con sei voti contrari ma con l?astensione di tre esponenti del Pd, compresa la capogruppo Dorina Bianchi. Chi legifera sul fine vita è perduto, diceva in sintesi il Foglio di ieri, perché se si accetta il terreno di battaglia “del diritto positivo, con l?elaborazione di una norma bioetica in cui viene assegnata al cittadino la facoltà di decidere sulla propria vita, gli argomenti più forti” diventano quelli di Beppino Englaro. Il senatore Calabrò dice al Foglio che “la battaglia culturale è prioritaria. Ma il disegno di legge interviene in una realtà in cui la magistratura, il presidente di una regione, il direttore di una struttura sanitaria hanno potuto decidere della vita e della morte di una disabile. Abbiamo l?obbligo di legiferare per impedire che questo sia ancora possibile”. Calabrò non teme che le buone intenzioni del ddl possano lasciare margini per un loro stravolgimento. Per via di ricorsi alla Corte costituzionale, potrebbero per esempio vanificarsi i limiti posti dalla normativa per quanto riguarda idratazione e alimentazione. Rimarrebbe, in quel caso, la pura e semplice natura eutanasica di qualsiasi forma, anche light, di testamento biologico. Calabrò risponde che “sul piano della costituzionalità non temiamo nulla. L?articolo 32 riconosce la facoltà di scegliere se curarsi o meno per una patologia, se accettarne o meno l?evoluzione naturale. Non è invece consentito dire che ci si vuole suicidare. E alimentazione e idratazione, escluse dal nostro testo dalle dichiarazioni anticipate di trattamento, non sono cure di una patologia, ma sostegni vitali”. Calabrò sottolinea che questo vale anche per le persone in grado di intendere e di volere: “Fu un giudice, durante uno sciopero della fame e della sete di Pannella, a spingere per l?idratazione e l?alimentazione coatte. Succede pure, nei casi di anoressia, che si impongano trattamenti per salvare la vita di chi non vuole più mangiare. Ci sono scelte di vita e di morte che non sono autorizzato a fare, altrimenti il codice penale non condannerebbe la cooperazione al suicidio. Se è possibile dare indicazioni per le terapie, non è possibile stabilire una via per il proprio suicidio”. Il senatore Calabrò spiega anche perché “si è scelta una definizione diversa da ?testamento biologico?. Il testamento rimanda a una fissità e a una esecutività che contrasterebbero con la salvaguardia del ruolo del medico, della sua possibilità di agire in scienza e coscienza, a partire dagli orientamenti espressi nelle dichiarazioni anticipate dal singolo ma nel confronto con il fiduciario. Perché è dal colloquio tra medico e fiduciario che nascono alla fine le decisioni”. C?è anche chi obietta che a interventi come l?inserimento di un sondino nasogastrico non si possa negare la natura di atto sanitario. Il quale, in quanto tale, se è rifiutabile da chi è capace di intendere e di volere dovrebbe esserlo anche da chi non lo è più, attraverso le disposizioni anticipate: “Ma non è così – risponde Calabrò – perché non è lo strumento che fa l?atto sanitario. Dare il biberon è un atto sanitario? No, naturalmente. Atto sanitario è quello che cura una determinata patologia. Il sondino nasogastrico è un mezzo che non incide sulla patologia di base”. Infine, Calabrò sottolinea che “quella che combattiamo non è una battaglia dei cattolici contro i laici. E? una battaglia dei laici credenti e non credenti, che risponde alla cultura e la civiltà di questo paese”. Leggi il testo del ddl - Leggi Guerra di emendamenti nel Pd di Nicoletta Tiliacos

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E compatta e si sono divisi in base alla singola coscienza ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 24-02-2009)

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stampa E compatta e si sono divisi in base alla singola coscienza ... E compatta e si sono divisi in base alla singola coscienza di ogni esponente. è questa la ricchezza dialettica della nostra democrazia. Inoltre, i temi della vita e della laicità sono tornati al centro dell'attenzione di ogni discussione anche tra i cittadini. Tematiche che solitamente sono considerate di nicchia tra opinionisti, sociologi e teologi, hanno altresì conquistato le prime pagine dei quotidiani. In tutto questo si inserisce il ruolo di noi cattolici in politica, fondamentale non per garantire le posizioni o le «quote» di spazi conquistate in passato da questa o quella religione, ma per ribadire una laicità che sia alla base di una pluralità religiosa e culturale. Guai ad uno Stato che non fosse terzo nei confronti di tutti i suoi cittadini e facesse partigianerie per l'una o l'altra religione. Proprio perché siamo convinti dell'attualità e della validità del messaggio cristiano, abbiamo il dovere di garantire un terreno di confronto che permetta alla Chiesa di sprigionare le potenzialità di universalità di una religione che non può essere semplicemente concepita come l'ideologia dell'Occidente. Da cattolico credo nella testimonianza di Alcide De Gasperi e nella laicità della politica. Allo stesso tempo, sono consapevole del ruolo essenziale che i cristiani hanno nella vita pubblica e del contributo che da essi può venire a una visione alta e nobile dell'agire politico. Dovremmo rileggere con attenzione i tanti passaggi del pensiero di questo statista, riconosciuto da molti come il più laico della storia. Nello scontro che ebbe con Pio XII sulle elezioni romane del 1952, De Gasperi sarebbe stato disponibile ad obbedire al Pontefice dimettendosi da capo del partito cattolico. Nella veste di responsabile politico, però, non fu disposto a piegarsi alle direttive politiche del Vaticano. Dal momento della sconfitta dell'ipotesi del listone di destra per Roma, Pio XII rifiutò al presidente del Consiglio qualsiasi udienza in Vaticano. Di fronte a questa presa di posizione il leader della Dc disse testuali parole che rappresentano ancora oggi una grande testimonianza del valore della laicità: «Come cristiano accetto l'umiliazione benché non sappia come giustificarla; come Presidente del Consiglio italiano e ministro degli Esteri, la dignità e l'autorità che rappresento e dalla quale non mi posso spogliare anche nei rapporti privati, m'impone di esprimere lo stupore...». Tutto ciò per spiegare come con coraggio, anche nella storia ci sono stati esempi di forti contrasti nei rapporti tra Stato e Chiesa e come questi abbiano dato un forte contributo nell'evolversi del nostro sistema politico. Se oggi non si ripetono scontri così accentuati è anche perché il nostro Paese è uscito dalla fase di rodaggio successiva ai primi anni della Repubblica, e sebbene ancora oggi si dibatta con vivacità, ognuno ha la sua sfera di competenza e non invade l'altrui campo. Seppur al Governo non ci sia più da 15 anni un partito espressamente cattolico, ma anzi spesso c'è stata una presenza determinante di comunisti e radicali, nessuno di noi osa mettere in discussione valori condivisi su cui poggia la nostra convivenza civile. E penso alla solidarietà, alla pace, alla vita, alla famiglia, alla libertà. Possiamo avere un milione di sfumature diverse nel concepire questi grandi valori universali, ma nessuno di noi è pronto a metterli in discussione o addirittura a volerli cancellare. è questa la forza di uno Stato laico che non dimentica le sue radici giudaico cristiane che affondano in 2000 anni di storia e di tradizione. Solo il riconoscimento laico di tutte le identità religiose può portare a quel multiculturalismo che è necessario per estirpare alla base qualsivoglia tentazione integralista o fondamentalista che minerebbe le basi della nostra libertà. * Antonio Mazzocchi Presidente dei Cristiano Riformisti

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Bioetica, Franceschini: "Posizione condivisa" Ma Rutelli non ci sta (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)

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n. 47 del 2009-02-24 pagina 0 Bioetica, Franceschini: "Posizione condivisa" Ma Rutelli non ci sta di Redazione Testamento biologico, il Pd cerca la quadra. Franceschini: "Unanime opposizione all'emendamento del Pdl". Ma l'ex leader Dl avverte: "Ogni posizione deve essere legittima". Plauso dell'Udc: "Atto di coraggio". La Binetti: "Il Pd legittima suicidio assistito". Sondaggio: il Pd crolla al 22% Roma - "C?è unanime convinzione che l?impianto del testo base della maggioranza sul testamento biologico sia da respingere". Com?era prevedibile, non è certo un esordio soft quello di Enrico Franceschini alla guida del Pd. La prima grana che il neosegretario si trova ad affrontare è il disegno di legge sul testamento biologico, all?esame della commissione Sanità al Senato, su cui il partito è spaccato. Ma Francesco Rutelli non ci sta e rifiuta che lo si dipinga come intenzionato a spaccare il Pd o sottomesso alle posizioni del Vaticano sul testamento biologico: "Non voglio scissioni, ma ci sia pari dignità nelle posizioni" L'ira di Rutelli è "intollerabile", "inaccettabile" e "indecente", ha detto Rutelli nel corso di una conferenza stampa convocata a Palazzo San Macuto, a Roma, "presentare la mia posizione in modo distorto, strumentale e fazioso". L?ex leader della Margherita ha presentato ieri un emendamento al disegno di legge della maggioranza sul cosiddetto testamento biologico che si distingue da un altro emendamento del Pd e che, escludendo la sospensione dell?alimentazione e dell?idratazione nelle dichiarazioni anticipate di trattamento, lascia "l?ultima parola" al medico. "Scusate lo sfogo, ma sono incavolato, molto incavolato". Rutelli ce l?ha in particolare con l?Unità e dice: "Io non sono eteroguidato da nessuno nè voglio creare una scissione nel Pd". "Secondo me il Pd deve garantire che, se in temi così delicati come quelli della bioetica ci sono diversità di posizioni, queste si debbano potere esercitare. Non voglio passare per uno che strappa, rompe, divide e peggio persegue secondi fini e strategia politiche di scissione o che rispondano a poteri esterni alla politica come ad esempio il clero. Ogni posizione - chiede Rutelli - deve essere legittima". Secondo l'ex leader diellino, l?ultima parola "se assistere una persona con nutrizione e idratazione artificiale o altri tipi di cure non può spettare né al giudice, né al sacerdote, né al parlamentare ma al medico, sentiti i familiari e il fiduciario". Una grana per Franceschini Questa mattina Franceschini ha incontrato nella sede del partito i capigruppo di Camera e Senato, Anna Finocchiaro e Antonello Soro. Nel pomeriggio è stata la volta, a Palazzo Madama, della riunione con i componenti del gruppo Pd in commissione Sanità. Al segretario è spettato il difficile compito di individuare una linea unitaria sul nodo dell?alimentazione e idratazione artificiale, contenuto in un emendamento non condiviso da alcuni senatori. "Capisco che c?è una certa passione a vedere su ogni tema una spaccatura nel Pd - ha spiegato Franceschini - ma io ho registrato che sulla base di un lavoro assolutamente positivo su un tema delicato, partendo da posizioni diverse come è naturale, si è trovata una larga unanimità su 14 punti mentre su un punto più delicato c?è una posizione largamente prevalente nel gruppo della Commissione con un emendamento firmato da otto componenti del Pd su dieci". L?emendamento su idratazione e alimentazione è stato, infatti, firmato sia da laici e da cattolici: "C?è unanime convinzione che l?impianto del testo base della maggioranza sul testamento biologico sia da respingere". E a Rutelli: "La posizione espressa da Rutelli, che non fa parte della Commissione sanità, è da rispettare fino in fondo e vi inviterei a evitare di leggere quella posizione come una manovra politica". Lo smarcamento nel Pd La prima a "smarcarsi" dal documento unitario del Pd firmato dalla capogruppo Anna Finocchiaro è stata ieri Dorina Bianchi, che da poco ha ricevuto da Ignazio Marino il testimone della guida dei senatori democratici della commissione Sanità. Poi è arrivata la "terza via" proposta da Francesco Rutelli, che pur non firmando l?emendamento del Pd, ha proposto una mediazione presentando a sua volta quattro emendamenti in cui si apre uno spiraglio alla valutazione del medico e della famiglia nei casi particolarmente gravi. I centristi corteggiano Rutelli Il leader dell?Udc, Pier Ferdinando Casini, plaude alla linea di Rutelli: "Va nella giusta direzione. Bisogna vedere concretamente se sarà possibile realizzare su questo emendamento una convergenza". Al leader centrista sembra che "rispetto alla linea del Pd -rappresenti un atto di coraggio e un significativo passo nella direzione del diritto alla vita". Alla domanda diretta se nel caso si realizzi una convergenza sarebbe pronto a votare l?emendamento, Casini ha risposto: "Se c?è una convergenza si vota per forza, poi vedremo, vedremo se è possibile". Binetti: "Voto per legge Calabrò" "Speravo che Franceschini fosse più attento a cogliere questo motivo profondo del dissenso dell?area cattolica. Volevo che dicesse che nel partito ci sono almeno due posizioni che hanno pari dignità. Io voterò certamente a favore del testo di legge Calabrò perchè su questi punti non dice nulla di diverso da quello che diceva il testo Binetti-Baio della XV legislatura, cioè no all?eutanasia, no all?accanimento terapeutico, no alla sospensione della nutrizione e dell?idratazione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Morire democristiani? Per vivacchiare gli ex-ds del Pd si sono già convertiti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 24-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 47 del 2009-02-24 pagina 0 Morire democristiani? Per vivacchiare gli ex-ds del Pd si sono già convertiti di Roberto Scafuri Non solo Franceschini: un'analisi del politologo Pombeni dimostra che persino nella roccaforte rossa emiliana candidati di provenienza Margherita fanno la parte del leone. Ai poveri ex-post-comunisti, già falliti a livello centrale, non resta che vivacchiare in un partito cattolico Finora si sapeva che non volevano morire democristiani. Ma viverci, da democristiani, sì. Molto. Fin dalla caduta del Muro di Berlino, e poi con la cocente sconfitta dei «Progressiti» nel '94 (ricordate? «la gioiosa macchina da guerra» di Occhetto), la nomenklatura comunista e post-comunista ha sempre immaginato di imparare dalla classe dirigente della Dc l'arte di governo, per poi, preso il palazzo d'Inverno, disfarsene. Dopo aver dovuto indossare la foglia di fico di Romano Prodi, nel '96 la prima volta, i giovani (all'epoca) e rampanti diessini approfittarono delle prime difficoltà governative per cercare di disfarsene. Fu un famoso motto di Massimo D'Alema («Noi della sinistra, figli di un dio minore») ad aprire la stagione che rivendicava la leadership per il gruppo dirigente che s'era fatto le ossa nel Pci. Con una congiura di Palazzo arrivò per Baffino anche Palazzo Chigi, ma fu una cocente delusione. Nel frattempo, come nella barzelletta del Colosseo, dove i leoni vengono sbranati dai demo-cristiani, anche i leader ds hanno dovuto man mano moderare le richieste e ridimensionarsi di fronte alla lenta ma inesorabile ascesa dell'egemonia cattolico-margheritina. Per amore di potere, in questi anni, gli ex ds hanno dovuto mordersi la lingua e mangiarsi il fegato, sempre sicuri che sarebbe infine arrivato il loro momento. Sono quindi stati costretti a subire l'abbraccio (fatale e un po' pruriginoso) dei post-dc, in quello che era il progetto del Partito democratico. Tutti, tranne uno: Walter Veltroni. Essendo il più cattivo e anche uno dei più ambiziosi, il mitico Uolter aveva aggirato il problema dei suoi coetanei: meglio farsi strada da sé e per sé, piuttosto che lavorare per portare l'intera baracca post-comunista a diventare classe dirigente di governo. Fu il periodo nel quale Veltroni lanciò la più memorabile delle sue battute: «Mai stato comunista, anzi ero piuttosto "anti"». Un modo per smarcarsi da quelli che lui nell'intimo considera i «perdenti e sfigati», gli orgogliosi alla D'Alema, i «servi sciocchi» alla Fassino, gli «appratchnick» alla Bersani. Tutti quelli, insomma, che dal dissolvimento del Pci non avevano altro che continuato a sognare il personale «sol dell'avvenire»: ovverodi poter traghettare armi e bagagli nei palazzi del potere e diventare la Balena rossa del futuro. Dopo vent'anni di Mussolini e cinquanta di Dc, ora tocca a noi installarci stabilmente. Ma ora è capitato che Walter abbia miseramente sprecato la sua grande occasione, dopo essere riuscito a disfarsi persino del suo grande mentore, Romano Prodi. E che il Pd sia finito nelle mani di Dario Franceschini. E chi è costui? E' stato un caso,una fatalità? Un vice-disastro, come hanno commentato i conformisti osservatori della politica? Può darsi, e potrebbe essere anche che Franceschini venga buttato via come uno straccio vecchio a ottobre, dopo essersi preso le legnate alle Europee. Ma proviamo a restare soltanto al dato di fatto, ovvero alla considerazione che i leader diesse sono tutti bruciati e che a capo del Pd sia un giovane vecchio democristiano. Non è il segno che quel partito è ormai altra cosa, e che il metodo di potere democristiano (niente strappi, lento pede) abbia stravinto? A conferma di questa tesi, c'è un'analisi di uno dei migliori politologi italiani, Paolo Pombeni, su ciò che avviene nella ex roccaforte rossa emiliana. Sulle trasformazioni culturali della classe dirigente del Pd, ormai sempre più egemonizzata dalla cultura post-dc (ovvero della Margherita). In Emilia Romagna il fenomeno è più evidente che altrove: i candidati cattolici spopolano alle amministrative e sempre più spesso umiliano alle primarie gli ex ds. Pombeni, che fa parte dell'assemblea costituente del Pd, è preoccupato: «Gli eredi del Pci non sono più capaci, nemmeno qui da noi, di esprimere una classe dirigente», ha dichiarato a Repubblica, edizione bolognese. Una crisi di «produttività e presentabilità» che per ora spiazza la base più avanti con gli anni, ma che in futuro cambierà (sta già cambiando) la natura dei giovani che si avvicinano alla militanza politica. Parlano già il linguaggio né carne né pesce dei leader maggiori, hanno idee vaghe e superficiali, non conoscono neppure la loro storia. Né - particolare ancora più inquietante - hanno il minimo orgoglio di una cultura di sinistra. Non soltanto di quella comunista-marxista, cosa che si potrebbe pure capire, ma neppure di quella tradizione socialista e laica che ha fatto l'Unità d'Italia, le prime grandi trasformazioni del Paese, la modernizzazione culturale delle masse. «Nonostante la componente centrista sia minoritaria nel Pd - osserva Pombeni - tutto il turbinio che proviene dall´area cattolica ed ex dc risulta alla fine più presentabile davanti agli elettori. E´ indubbiamente un problema significativo per gli ex comunisti, sul quale varrebbe la pena che loro spendessero una riflessione seria». Non è dunque una crisi soltanto di risultati, ma «culturale», ammette il politologo. Che spiega anche le radici antropologico-politiche della trasformazione in atto: «Gli ex dc di sinistra sono sempre stati più abituati ad andare a cercare il loro consenso. Il partito comunista invece era come una Chiesa. Una grande congregazione dove tutto veniva deciso negli organi dirigenti, dando per scontato che poi la base avrebbe seguito le indicazioni del vertice. Quindi è naturale che il vecchio Pci, come tutte le chiese, fosse meno capace di presenza pubblica. E questo ha il suo peso, nel momento in cui i candidati vengono scelti dalla base attraverso le primarie. Inoltre gli ex ds, anche all´interno del Pd, sono abituati più a guardare dentro al partito, che fuori: tengono cioé a trattenere per sé le cariche strettamente partitiche, mentre quelle elettive le cedono, volentieri o non, agli ex Margherita». Una spiegazione che si può comprendere meglio se si ricorda anche come la Dc avesse al proprio interno tante correnti, e tutte in grande competizione di suffragi tra di loro (di qui la capacità di cercare il consenso sui fatti e non sull'ideologie fumose). Andando di questo passo, insomma, presto l'intero apparato di classe dirigente anche negli enti locali, oltre che a Roma, sarà di provenienza cattolica. Con buona pace del Vaticano, magari, ma non delle componenti laiche e di sinistra, costrette a rifugiarsi altrove o a sparire. Verrà più facile la seconda opzione, considerando che a sinistra una casa alternativa nemmeno c'è più. Se non quelle dei comunisti alla Diliberto-Ferrero, anni Sessanta-Settanta. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Écrazes l'infame, magari chiamandolo "baro e impostore" (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 24-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Écrazes l?infame, magari chiamandolo ?baro e impostore? FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, domenica alla manifestazione di piazza Farnese ?in favore del testamento biologico e contro la tortura di stato?, gli intellettuali che si sono succeduti al microfono hanno spiegato serenamente le ragioni che hanno sostenuto Beppino Englaro e la sua meravigliosa follia di conservarci la splendida ragazza diciottenne che da 17 anni era crocifissa al sondino. Eppure, è bastato che Beppino Englaro si collegasse per telefono alla piazza per far scattare come un boa il direttore del Foglio, che ha definito quel padre e chi ne ha condiviso le ragioni «una commedia di bari e impostori con padre dolente». Ma fino a quando dovremo sopportare i giacobini miliardari e i loro écrasez l?infame contro i dissenzienti? SAVERIO NUVOLI, ROMA Caro professore, ho ascoltato anch?io quelle parole da inquisitore domenicano o giacobino. Non mi meraviglia che l?autore definisca Goebbles un ?fanciullino? al nostro confronto. Lui forse preferisce Zdanov, che era il Goebbles di Stalin, assai più raffinato nelle elucubrazioni teologiche della tirannia. Come succede a tutti, succede anche al nipote di Zdanov di scivolare sulla buccia di banana. Approfittando della dichiarata simpatia del socialista Englaro per il conterraneo Loris Fortuna (il maledetto autore, col liberale Antonio Baslini, della legge sul divorzio, altro sterco del diavolo), egli grida che, dunque, la vicenda di Eluana fu «una gigantesca operazione politica, giurisdizionale, ideologica e religiosa, brandendo il corpo di una ragazza e un padre chino nell?ascolto della sua voce giovanile». La follia mistica dà queste allucinazioni. Così non si è accorto d?aver copiato con la carta carbone tutti i tentativi messi in atto dal governo Berlusconi per attuare la volontà impostagli da alcune gerarchie: quelle che sono arrivate a offendere il nostro presidente della repubblica dichiarandosene «delusi». La gigantesca operazione politica, giurisdizionale, ideologica e religiosa di Berlusconi-Bagnasco-Fisichella ha colpito per la prima volta sfacciatamente l?ordinamento repubblicano, con un decreto legge d?urgenza per annullare una sentenza definitiva della cassazione; un contenuto di fascismo salazariano a un Pdl di prossima nascita; un messaggio salazarista ai cattolici fin qui responsabilmente lontani dalla masse di Santa Fede raccolte dal cavaliere; un?aggiunta di contributi italiani alla restaurazione anticonciliare che lascia sempre più sgomenta la stessa cattolicità desiderosa di stare nel mondo e non nella cupa fortezza del passato. Uomini di cultura diversissimi da quelli di piazza Farnese hanno posto problemi su cui riflettere: Angelo Panebianco sul perché il fine vita non può essere materia di legge cattolica o laica ma va semmai discusso nel privato e nel riserbo degli affetti; Emanuele Severino, su quanto sia «patetico invocare un bene assoluto» e come non con la cultura dominante si risolvono questi problemi «ma in modo pratico»; Miguel Gotor, che definisce «strumentalizzazione politica più cinica» il calvario di Eluana e ricorda ai cattolici quando la Dc di De Gasperi e Moro scavava trincee contro l?invasione d?Oltretevere; Ignazio Marino che distrugge scientificamente la legge Calabrò; e lo stesso Rutelli che cerca una vera mediazione tra l?oltranzismo teodem, l?opportunismo berlusconiano e l?intransigentismo laico. «Bari e impostori» anche Marino, Gotor, Severino, Panebianco? Meglio la paranza di Arcore, anche quando crea nuovi Bellarmino e Giordano Bruno per i prossimi secoli?

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PACE E BENE CON L'AIUTO DEI LAICI (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Carlo Bologna PACE E BENE CON L'AIUTO DEI LAICI Cinque frati, tre suore e mille impegni da mandare avanti: dalla scuola materna a Casa Letizia, da radio film San Francesco alla parrocchia, dall'oratorio al treno dei bimbi di Croveo o alla casa vacanze di Varazze. Come fare? Come guardare al futuro con la speranza che tutto quanto è stato costruito in questo mezzo secolo non si sciolga come neve al sole? Con l'aiuto dei laici. «Per andare avanti - ripeteva padre Michelangelo - bisogna investire su laici preparati secondo i principi cristiano-cattolici. Perché i problemi sono tanti, ed è in questi momenti che bisogna avvicinarsi alla Chiesa. La Divina Provvidenza si serve delle persone di buona volontà. Dobbiamo guardare in alto ma anche all'uomo». In queste parole c'è molto della lezione che il frate ossolano lascia a tutti noi. Ha insegnato a tendersi la mano, a cucire fratture tra gente di parlate e culture diverse. Ed è attorno alle opere, realizzate con piccoli e grandi gesti ma tutti importanti, che si è cementata una comunità. Partendo, sempre, dai bambini. Per loro padre Michelangelo è stato protagonista anche di battaglie tenaci: «E' la legge dell'amore che deve trionfare, sempre». Una frase che sventolava come una bandiera quando, vent'anni fa, per riunire tre fratellini separati dalla decisione di un giudice del tribunale dei minori, non esitò ad ingaggiare un duello legale. Riunì anche quella famiglia. Un'altra vittoria del piccolo grande frate. Oggi non ci sono più gli orfani della frontiera ma mille emergenze quotidiane da affrontare. Le nuove povertà continuano a bussare al convento. Quattro frati non bastano. Ci vogliono i laici. Per continuare a fare quelle due parole che valgono la missione di una vita, per credenti e laici: pace e bene.

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"capisco francesco, è stufo delle illazioni ma sul testo del pdl non si può mediare" - alessandra longo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 8 - Interni Linea prevalente La Finocchiaro contesta l´immagine di un gruppo parlamentare allo sbando: garantisco il dissenso, c´era anche nel Pci "Capisco Francesco, è stufo delle illazioni ma sul testo del Pdl non si può mediare" La posizione prevalente del gruppo non sarà influenzata dalla scelta di chi ha deciso di astenersi ALESSANDRA LONGO ROMA - Presidente Finocchiaro, dopo una giornata tempestosa, avete serrato le fila... «Guardi che sono i giornali ad averla descritta tempestosa. Io sapevo già quale fosse la posizione prevalente sul testamento biologico e quali invece le posizioni diverse. Niente di nuovo» Quindi nemmeno la sortita di Rutelli è stata spiazzante? «A me pare che Rutelli dica quello che dico io. E´ stufo di vedere abbinati alla sua posizione i retroscena, le illazioni continue sui suoi rapporti con il Vaticano. E sono d´accordo con lui. Lo dico e lo pretendo oggi: ci vuole più serietà e obiettività nella rappresentazione del dibattito». Ce l´ha con i media? «Anche. Vorrei che qualcuno cominciasse ad occuparsi delle divisioni del centrodestra sul testamento biologico... Vorrei che fosse chiaro ai nostri elettori che sul disegno di legge Calabrò abbiamo un´opinione unanime e cioè che non va bene. Ma non per il comma sull´idratazione e alimentazione artificiali ma perché stabilisce il primato dello Stato su decisioni che riguardano la persona. E questo è un fatto assolutamente regressivo rispetto alla nostra Costituzione, rispetto alla Dichiarazione universale dei diritti dell´uomo, rispetto all´habeas corpus...». Rutelli cercava una mediazione, ha introdotto questa figura del medico curante che, alla fine, può avere l´ultima parola. «Non ci sono ipotesi di mediazione a partire dal testo Calabrò. E in ogni caso andatevi a leggere la dichiarazione di Quagliariello. Il capogruppo del Pdl rimanda la mediazione al mittente. Voglio aggiungere comunque che fin quando io sarò capogruppo garantirò pari dignità e libertà di posizione a tutti i miei senatori e senatrici, com´é normale che sia in un grande partito». Gli elettori non hanno precisamente la sensazione di un gruppo in armonia... «Lo so, c´è stata una gran confusione nella rappresentazione mediatica. Ma secondo lei è un partito allo sfascio un partito in cui sono stati firmati da tutti, laici e cattolici, dopo un lavoro di cucitura durato 3 anni, 35 emendamenti su 36 e quello non firmato da tutti vede due sole posizioni diverse? Cosa devo fare? Mi devo crocifiggere per convincervi che il Pd non è affatto allo sbando? I partiti stalinisti hanno una voce sola. Io stavo nel Pci e anche lì era previsto il dissenso». Dorina Bianchi, presidente, si astiene, la Binetti attende al varco i colleghi alla Camera. «Lo ribadisco: è conclamato che la posizione prevalente del gruppo e gli emendamenti non vengono influenzati in alcun modo da quello che sta facendo la capogruppo Bianchi, anzi io la ringrazio per il suo lavoro». Ad un profano sarebbe parso più naturale che un capogruppo esprimesse, come aveva fatto Ignazio Marino, la posizione prevalente del partito, non quella personale. «Si son spesi editoriali ed articoli per analizzare la pagliuzza senza vedere la trave. Non ci si è accorti che quando il governo ritirò il disegno di legge costruito all´ultimo minuto per bloccare la sospensione della terapie ad Eluana, io affidai la mozione sul caso Englaro al senatore Daniele Bosone, medico, cattolico. Non l´ho neanche guardata, mi sono fidata. Andate a vedere com´è finito il voto. Due dissensi, legittimi, la Baio e Gustavino, su 119 senatori. Questo è il Pd». Allora gli elettori del Pd sul testamento biologico possono stare tranquilli? «Tranquillissimi. Io sono tranquillissima. Però tanto più sono tranquilla tanto più mi secca la lettura strumentale nei confronti di Rutelli». Forse è il suo intenso dialogo con l´Udc a generare equivoci. «Che cosa vuol dire? Anche D´Alema dialoga con Fini. Forse questo è semplicemente far politica non le pare? L´Udc sta all´opposizione ed è degna del massimo rispetto».

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dario minimizza il dissenso e affronta la partita coi cattolici - umberto rosso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 9 - Interni L´ex leader della Margherita punta a rappresentare il malessere dell´area ex Ppi Dario minimizza il dissenso e affronta la partita coi cattolici UMBERTO ROSSO ROMA - Battute fra ex demitiani, che però danno il clima di sofferenza fra i cattolici, specie quelli del Pd. «Se Franceschini è un democristiano, allora io sono un musulmano. Dario è rimasto un cristiano-sociale». Giuseppe Gargani, lunga storia dc alle spalle prima di approdare da forzista a Strasburgo, scherza ma non troppo con il rutelliano Renzo Lusetti. L´ex leader della Margherita è sceso in campo, a sorpresa, senza parlarne prima con il nuovo vertice del Pd, con una sua linea sul testamento biologico. Franceschini, dietro il sincero riconoscimento alla libertà di coscienza, lavora per scongiurare un replay di quel che capitò poche settimane fa, ancora regnante Veltroni, con il caso Englaro. Quando dalle file degli ex popolari in tanti annunciarono il loro sì al testo del governo, quello che vietava la sospensione dell´alimentazione. Da Fioroni a Castagnetti, naturalmente i teodem della Binetti, ma anche i fortissimi dubbi della Bindi (che oggi però applaude alla «bellissima» linea di Dario) e dei parlamentari più vicini all´ex presidente dielle. Che ora, come ammette anche uno come Francesco Tempestini, un passato da socialista un presente da laico del Pd, «ha azzeccato la mossa politica». Ovvero puntare a raccogliere, su alcuni passaggi-chiave, malesseri e dissensi che attraversano la galassia cattolica. Sul terreno delle questioni etiche, come appunto la sua "terza via" sul fine vita. Ma anche su pregiudiziali ideologiche di bandiera, quel «mai insieme ai socialisti europei» che è un must di Rutelli. Se il nuovo segretario vira a sinistra, sulla laicità e sull´eurogruppo, secondo l´ex vicepremier si aprono praterie per lo "sfondamento" al centro del partito. Ma dentro il partito, come ha spiegato lo stesso Rutelli ai più impazienti dei suoi, riuniti prima dell´assemblea costituente, tratteggiando la seguente tattica: appoggio a Franceschini ma senza rinunciare alle nostre posizioni. Tutti pericoli che il neosegretario è convinto di poter schivare. Non ci sarà una riedizione del caso Englaro, assicura. Intanto - ha spiegato - perché garantiremo al massimo e davvero la libertà di coscienza. E poi perché l´unità del partito è salva: tutti quanti, anche i dissidenti, in ogni caso si sono espressi contro la proposta del Pdl e non la voteranno. Perciò, quando la legge sarà in aula, il segretario non prevede affatto scenari devastanti: piccoli, singoli casi di deputati pd che votano contro l´emendamento Finocchiaro. Troppo ottimista? E se la "terza via" di Rutelli facesse breccia nel centrodestra, che si mostra sensibile, con un nuovo testo "trasversale"? «Fantascenari», liquidano tutto gli uomini del segretario, che avvertono: fate i conti con i numeri reali, oggi in commissione stiamo otto a due (solo la Bianchi e Gustavino astenuti). La partita però è ancora lunga. «Giustissimo che il Pd abbia una linea prevalente - dice Beppe Fioroni - ma altrettanto sacrosanta la libertà di coscienza, vera, senza leggerci subito dietro tranelli e manovre». Ma fra l´una l´altra, che sceglierà il capo degli ex ppi? «Non rispondo. Posso solo ricordare che per Eluana ero per la vita...».

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Pdl, la laicità di Fini sfida quella di Formigoni (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pdl, la laicità di Fini sfida quella di Formigoni centrodestra combattuto La corrente cattolica chiede spazio per una nuova generazione di laici cristiani impegnati. Ma An è su altre posizioni 25/02/2009 roma. La laicità sulla strada del futuro unitario del Popolo della libertà: in vista del congresso (previsto dal 27 al 29 marzo) che dovrebbe sancire la consacrazione definitiva del Pdl, fondendo in un solo partito Alleanza nazionale e Forza Italia, uno degli argomenti dirimenti sull'identità del nuovo soggetto politico è incarnato appunto dalla laicità. Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera, a partire dal caso Englaro e dal testamento biologico, si sta spendendo per la prevalenza di quella che definisce "una laicità positiva" mentre i cattolici del Pdl recuperano, sulla bioetica, le posizioni di Papa Benedetto XVI. Non a caso in una lettera inviata ai parlamentari di centrodestra Rete Italia, un network di raccordo politico che fa capo al cattolico Roberto Formigoni, uno dei leader del Pdl e governatore della Regione Lombardia, scrive, annunciando una due giorni politica a Riva del Garda (dal 13 al 15 marzo) e citando Sua Santità: «Il mondo necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati». Insieme al nome di Formigoni, sotto la missiva, troviamo le firme di Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera) e di Mario Mauro, vicepresidente del Partito popolare europeo a Strasburgo. «Carissimi - si legge nella missiva - la realtà che stiamo vivendo è ricca di fatti che segnano davvero un'epoca: dalla crisi economica mondiale, alle elezioni americane, alla grave situazione internazionale fino al passo - sul fronte interno - della costituzione del Pdl come nuova formazione politica e alle imminenti scadenze elettorali. Tutto questo interroga il nostro modo di intervenire e fare politica fino a far dire a Benedetto XVI: '...il mondo...necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati...'. Questo è il tema della nostra Duegiorni». Un incontro a cui interverranno il cardinale Angelo Scola, i ministri Maurizio Sacconi e Claudio Scajola e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una linea, quella dei laici cristiani, che sembra divergere dalla proposta di laicità positiva portata avanti da Fini e dalla sua Fondazione Farefuturo. In un articolo apparso ieri sul magazine della Fondazione, infatti, si leggeva: "Nel suo libro del 2004 La République, les religions, l'ésperance, Sarkozy afferma esplicitamente che la laicitàè innanzitutto la garanzia per ciascuno di poter credere e vivere la propria fede, ma ciò non significa «che le Chiese debbano dominare la società, imporle le proprie regole, fissargli una morale o anche un calendario». Nel Pdl che verrà il confronto sulla laicitàè aperto. Massimiliano Lenzi 25/02/2009

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Rutelli: ho diritto al dissenso, c'è un vuoto culturale nel Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

INTERVISTA · Il leadercentrista: il nuovo segretario tonificaunpo'la sinistra Rutelli: ho diritto al dissenso, c'è un vuoto culturale nel Pd Daniela Preziosi Presidente Rutelli, anche lei come D'Alema ai tempi di Veltroni? Denuncia che nel Pd chi dissente viene considerato uno che fa complotti o scissioni? Superior stabat lupus... Non voltate la frittata. Mi limito a leggere i giornali. Per anni si è letto che Rutelli non avrebbe mai fatto il Pd per restare nella Margherita centrista; dal giorno dopo, che sarei uscito dal Pd. E ogni volta si sono lette le mie opinioni politiche piuttosto che per quelle che sono, in funzione di queste presunte strategie. Lei chiede 'pari dignità' per le sue posizioni. Però ora, con Franceschini segretario, su temi come il testamento biologico non c'è più un orientamento prevalente del Pd, c'è una 'linea' che ammette libertà di coscienza. Cioè che ammette il dissenso. Me lo auguro, e non può che essere così. Secondo lei, i radicali che votano a favore dell'eutanasia dovrebbero essere espulsi dal gruppo del Pd - e magari quelli che li appoggiano? Io penso di no. Dalla legge 40 a oggi, c'è chi la sospetta di volersi accreditare come un referente delle gerarchie Vaticane nel Pd. Se è per questo, anche da prima. Ho avuto, da sindaco di Roma, un rapporto eccezionale con Papa Wojtila. Ho curato l'organizzazione civile del Giubileo, che ha contribuito a migliorare molto Roma. E qualcuno ancora non mi perdona che mi sia sposato anche con rito religioso, in una cerimonia silenziosa dopo 16 anni di convivenza, di cui 13 di matrimonio civile. Come vede, gli indizi sono molti. Vado anche a messa di domenica, nella mia parrocchia. Secondo lei sono irrecuperabile? Vada pure a messa di domenica. Il sospetto però riguarda i giorni feriali. Binetti dice: 'il Pd sta andando da un'altra parte'. Europa ha scritto che Franceschini si sposta a sinistra. E' d'accordo? Mah, se Franceschini tonifica un po' l'elettorato di sinistra che ha votato per il Pd non fa male. Avrà cura di non far scappare quello che ci rimane di elettori moderati e non politicizzati. Per arrivare a dodici milioni ce ne vogliono parecchi, non trova? Fra gli emendamenti Pd alla legge sul testamento biologico, non ha firmato quelli sul comma 2 dell'articolo due, che dice che non si possono mai disattivare i trattamenti medici. Il cuore della differenza fra Pd e del Pdl. Ho firmato solo alcuni emendamenti che mi stanno a cuore (cure e rete delle cure palliative), per il semplice motivo che li ho ricevuti solo mezz'ora prima della scadenza dei termini. Vedrò, come tutti i miei colleghi, come votare quando arriveranno in aula. A proposito della senatrice cattolica Dorina Bianchi, alcuni suoi colleghi non la ritengono adatta a ricoprire una carica di equilibrio come quella di capogruppo in commissione sanità. Non mi pare proprio disequilibrata (sic, ndr). Ci sono tante persone caratterizzate politicamente che occupano posizioni di responsabilità e sanno farlo benissimo tutelando il pluralismo e proponendo la sintesi politica. Il professor Ignazio Marino dice che la sua proposta di dare al medico la facoltà di scegliere sul fine-vita è incostituzionale. Addirittura? Visto il caso Englaro, con i pareri diversi dei diversi medici curanti, a quale medico affiderebbe lei la decisione finale? Ma non si capisce che il galoppo dei cambiamenti scientifici comporta migliaia di casi ciascuno diverso dall'altro per il tratto di fine della vita? Che non essendoci più l'esperienza antropologica della morte «naturale» propria delle generazioni che ci hanno preceduto, si tratta di sfide terribilmente difficili, e che migliaia di ammalati, di anziani, di medici e di familiari sono già chiamati a risolverle ogni giorno nei nostri ospedali? La legge deve fissare dei principi, e per me è importante che tra questi non ci sia il diritto all'eutanasia, né esplicito né mascherato. Crede, come Binetti, che fra le proposte Pd ci sia il diritto all'eutanasia? Guardi, ogni caso è diverso. La vicenda Englaro è stata definita in maniera diversa. L'eccesso di definizione, in questa materia, è sbagliato. Torniamo al Pd. Lei smentisce chi le attribuisce l'intenzione di uscire verso una formazione di centro. Però ha scritto il 'manifesto sui ceti medi' con Casini e non Veltroni. E ieri una sua collega a lei vicina, Lanzillotta, dice che con Tabacci è d'accordo quasi su tutto'. Anch'io con Tabacci sono d'accordo quasi su tutto. Certo, non sono un uomo di sinistra. Ma ho scelto in tutta la mia vita politica di allearmi con la sinistra, e non con la destra, per i valori che mi animano. Da giovane radicale, da ambientalista e verde, come nella Margherita e nell'Ulivo, ho meritato rispetto, spero, per la mia onestà personale e per una collocazione politica di centro-centrosinistra. Meno di un anno fa, sono venuto in questa vostra redazione a spiegare perché sarebbe stato meglio avere a Roma un sindaco tanto spaventosamente moderato, che ha dimostrato di saper amministrare la città e di farlo nell'interesse dei ceti popolari, piuttosto che uno di destra. I risultati li abbiamo visti. Io non mi pento - mentre ho difeso le «alleanze di nuovo conio» a livello nazionale, ovvero con chi condivida davvero un progetto di governo - di essermi alleato con la Sinistra Arcobaleno a Roma. E' una città dove il rischio di emersione di un radicalismo populista di destra contrapposto a uno di sinistra può far saltare la convivenza civile. Nei mesi scorsi lei ha aperto la discussione sulla collocazione europea del Pd. 'Mai nel Pse, neanche con il trattino'. ha detto. Resta su questa posizione? Non ho aperto nulla. Ho dato atto del mandato inequivocabile su cui abbiamo sciolto la Margherita, oltre che di convinzioni certo non solo mie. Lei pensa che una lista riferita al gruppo socialista raccoglierebbe alle europee il 33 per cento dei voti? Noi dobbiamo costruire un'alleanza e una collaborazione con i socialisti e con tutti i riformisti e democratici pro-europei. Binetti parla anche di 'un pressing' dentro il Pd su 'noi diversi'. Lei si è lamentato del trattamento ricevuto dall'Unità, che è uno dei giornali del suo partito. Sente questo 'pressing' anche su di lei? Su questo giornale campeggia la dizione «quotidiano comunista». Se trent'anni fa il Pci avesse posto un credente nella condizione di sentirsi ospite mal tollerato in un partito di massa e popolare, pur con le enormi differenze, allora, verso il «partito unico dei cattolici», non avrebbe mai ottenuto i successi che ha avuto. E non intendo solo quelli elettorali, ma quelli di radicamento sociale. La storia è cambiata, certo. Ma oggi non stiamo parlando della difesa dell'indissolubilità del matrimonio. Stiamo parlando delle nuove frontiere dell'umanesimo laico, che impongono di confrontarsi sul valore della vita degli ultimi, degli «imperfetti». Viviamo un tempo in cui si dà fuoco a un barbone sulla panchina di una stazione come un gioco di ragazzi. E la priorità della sinistra è per il «diritto di staccare la spina»? Per me è un diritto-dovere della società, invece, assicurarsi che migliaia di vecchi soli,che magari non hanno nessuno che aspetti la loro eredità, siano accuditi dignitosamente; e si stacchi loro la spina solo quando è certo che il loro percorso è terminato. Del resto, voi siete stati tra i pochi a riferire, e ve ne dò atto, che la mia posizione è per lasciare al medico l'ultima parola. E' ben diverso da quello che mi è stato dipinto addosso: imporre sondini e tubi, torture per legge alle persone in fin di vita. Vorrei, piuttosto, affrontare i rischi dello sfruttamento commerciale del Dna, l'impatto delle nuove droghe, i temi etici e sociali che dovrebbero spingere il centrosinistra a guidare questi cambiamenti. Più che sentire un 'pressing' nel Pd, avverto un'assenza culturale. Imperdonabile, perché rischia di spostare a destra il senso comune prevalente nel popolo italiano sugli eventi e gli interrogativi ultimi dell'esistenza. ROBERTO FORMIGONI (PDL) «Rutelli si muove nella direzione giusta perché rispetto alle posizioni del Pd fa dei passi avanti. Per me idratazione e alimentazione sono un diritto per tutti». PIER CASINI (UDC) «L'emendamento di Rutelli rappresenta un atto di coraggio e un significativo passo avanti nella direzione del diritto alla vita. Potremmo anche votarlo». GAETANO quagliariello(pdl) «L'emendamento Rutelli è vicino a noi e si muove nella stessa logica. Legge aperta ma principi imprescindibili: negli ospedali non si può morire di sete». GIUSEPPE FIORONI (PD) «La posizione prevalente non può mai essere un vincolo per chi la pensa diversamente sui temi della bioetica. La libertà di coscienza non è negoziabile»

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Sembra una storia nata dalla fantasia magico-miracolosa di Frank Capra. Nella Cripta di Sant... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)

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Mercoledì 25 Febbraio 2009 Chiudi di MASSIMO DI FORTI Sembra una storia nata dalla fantasia magico-miracolosa di Frank Capra. Nella Cripta di Santa Lucia del Gonfalone, con il costante sostegno di padre Franco Incampo e in collaborazione con la Chiesa Evangelica Valdese e la Società biblica in Italia, Franco Giacobini e Angela Goodwin, coppia storica del cinema e del teatro italiani (e 40 anni di matrimonio, un primato), i venerdì sera dall'ottobre del 2004 dedicano il loro talento alla lettura e registrazione dell'intera Bibbia. Un'impresa senza precedenti. Lei, in ieratica sintonia con il proprio nome, attrice di riconosciuta raffinatezza in Venga a prendere un caffé da noi, Amici miei atto II, Le conseguenze dell'amore. Lui, intenso, vibrante interprete di decine di commedie e di film come La dolce vita, Il federale, Lo smemorato di Collegno, La voglia matta, da quasi trent'anni esclusivamente immerso in questa avventura artistico-spirituale che venerdì scorso ha ricevuto l'attenzione e la visita di monsignor Gianfranco Ravasi. Correva l'anno 1981 quando, grazie a Diego Fabbri, una "folgorazione sulla via di Damasco" cambiò la vita di Giacobini. «Diego, per la verità, non pensava a coinvolgermi», racconta l'attore romano. «Manifestò uno stupore. Mi disse: "A New York, Alec Mc Cowen ha avuto un grande successo teatrale leggendo la Bibbia. Invece, a Roma, centro della cristianità, pare che ciò sia impossibile...". Ma era così. Persino Vittorio Gassman, quando gliene parlai, reagì con scetticismo e molta chiarezza: "Se propongo un simile tema non mi danno il teatro". Diego morì dopo aver fatto Al Dio ignoto ma io non riuscivo più ad abbandonare quell'idea. Mi lanciai nella sfida con molta incoscienza. Fu Paolo Donat Cattin, impresario e gestore del Teatro Giulio Cesare, a venirmi incontro: "Tentiamo un esperimento. Ti do la sala dal 18 al 25 gennaio e vediamo come va". In Italia non era mai successo». 14.408 parole. Tante sono quelle del Vangelo di Marco, da leggere senza intervalli, tutte d'un fiato. Una prova "tecnicamente" (ma non solo) terribile. Era l'inizio di una svolta destinata a durare per sempre. Osserva Giacobini: «L'approdo alla lettura della Bibbia, il Libro dei libri, è il massimo che un attore possa sperare. Ma c'erano altri aspetti notevoli in quell'iniziativa, per esempio la possibilità alchemica di trasformare la parola del Vangelo in pane per i poveri. Raccogliemmo offerte per Madre Teresa 80-90 volte in varie città». Per il pubblico, era una novità intrigante vedere un uomo di spettacolo che aveva recitato con Totò, Tognazzi e Gino Cervi (e laico per giunta) impegnato in quel ruolo. «La parola evangelica è legata alla predica del sacerdote. Nel mio caso, c'è stata un'invadenza di campo. Ma forse, proprio per questo, lasciava un segno. In quei giorni, dopo le messe domenicali chiedevo ai fedeli cosa ricordassero del Vangelo che avevano sentito pochi minuti prima: oltre l'80 per cento non ricordava nulla o quasi. Come aveva ragione lo scrittore cattolico Julien Green: «I cattolici nascono, vivono e muoiono nel cattolicesimo ma non l'hanno mai conosciuto"!... D'altronde, Marco sottolinea continuamente la solitudine drammatica di Cristo, insistendo molto sul fatto che persino i discepoli non capissero. Trent'anni di teatro non valgono un solo attimo che l'emozione del suo testo può dare». Si rifece vivo Gassman. «Vittorio chiese notizie. Gli risposi che se venivano 30-40 persone, toccavo il cielo con un dito. Allora mi disse che mi avrebbe dato man forte affiancandomi con la lettura del Paradiso di Dante e, per questo, la riconoscenza che gli debbo è infinita. Da lì vennero le offerte di altri teatri. Senza il sostegno di un impresario! Girai 300 città italiane per 407 serate complessive, da solo». E poi nelle carceri, negli spazi laici, nelle sedi del Pci. Nel 1984 nacque il Laboratorio della Parola. «Sempre con l'aiuto di Vittorio», continua Giacobini. «Realizzammo Dire la Parola, un testo con audiocassetta che doveva servire a preparare i lettori della liturgia domenicale. Perché, purtroppo, non si preparano! Ezechiele, Isaia o Paolo, con la sua dialettica tesissima e complessa, fanno tremare i polsi: se ne improvvisi la lettura, lasci indifferenti». A quel punto venne coinvolta Angela Goodwin. «Era fondamentale. Io non ho nessuna capacità didattica. Invece Angela, con il respiro e la tecnica yoga, dava l'impostazione della dizione, perché ha una dizione naturale impeccabile. Inoltre, l'ossatura del Laboratorio si fonda sul metodo Stanislavskij, che lei conosce magnificamente». Era il "delitto perfetto". L'ultima tappa di questa straordinaria avventura culturale e artistica sono proprio gli incontri nella Cripta e la registrazione di tutta la Bibbia, dal 2004 a oggi. «Ci si trova immersi in una miniera di Bellezza e di Verità. Non mi attribuisco alcun merito in quel che faccio. Mi guida, piuttosto, un privilegio», conclude Giacobini. «Lo dico ai giovani: possibile che non conosciate il Cantico dei cantici, il testo più bello della letteratura universale che esista sull'amore, anche per gli atei? A novembre avremo 300 cd che possono essere riuniti in mp3 e contengono un messaggio di speranza filosofica, poetica, letteraria senza pari». Manca solo un editore che voglia andare incontro a un pubblico potenzialmente enorme. Benigni insegna. Il Paradiso non può attendere.

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ROMA - Francesco Rutelli alza la voce e chiede che sul testamento biologico il Pd tuteli la ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)

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Mercoledì 25 Febbraio 2009 Chiudi di FABRIZIO NICOTRA ROMA - Francesco Rutelli alza la voce e chiede che sul testamento biologico il Pd tuteli la libertà di coscienza. Dario Franceschini lo rassicura, ma prova a blindare il partito e a ridurre al minimo le divisioni. Lunedì Dorina Bianchi (capogruppo Pd in commissione Sanità al Senato) non aveva firmato gli emendamenti dei suoi al disegno di legge della maggioranza e Rutelli si era smarcato dal gruppo sulla somministrazione di cibo e acqua per i malati terminali: se per il Pd può essere sospesa nel caso in cui il paziente lo abbia richiesto nel testamento biologico (mai invece per il Pdl), per l'ex leader della Margherita la decisione finale spetta al medico. Le due posizioni hanno riaperto antiche crepe e riproposto i veleni su manovre di Rutelli verso il centro di Casini. Circostanza che fa infuriare l'ex sindaco: «Sono incavolato per questa campagna guidata dall'incultura del sospetto. Chi ha posizioni di minoranza deve poterle esprimere senza vedersi attribuiti disegni politici. No a posizioni bulgare. Tutte hanno pari dignità». E, precisando di non prendere ordini dal Vaticano, chiede al Pd di impedire «la strumentalizzazione». Subito accontentato, visto che Franceschini, al termine di un incontro a Palazzo Madama con i vertici del gruppo, afferma: «La sua posizione va rispettata fino in fondo e vi inviterei a evitare di leggerla come una manovra politica». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, conferma che garantirà «la dignità e la libertà di posizioni anche diverse». La riunione doveva affrontare anche "il caso" Dorina Bianchi: se l'obiettivo era quello di convincerla a firmare gli emendamenti, niente da fare, visto che lei conferma la volontà di tentare una mediazione tra i poli. I vertici del gruppo preferiscono invece sottolineare che c'era la necessità di riaffermare la linea del Pd. Ed è quello che fa Franceschini: su idratazione e alimentazione «c'è una posizione largamente prevalente, sottoscritta da laici e cattolici. Altre posizioni sono da rispettare». E aggiunge, il segretario, che c'è unanimità nel respingere il testo base della maggioranza. Soddisfatti i senatori più vicini al leader: «Dario ottiene il no di tutti al Pdl e, sulla libertà di coscienza, tiene uniti laici e cattolici. Alla fine - aggiungono - si smarcheranno 5 senatori su 118». Fanno anche notare che se Rutelli voleva trovare sponde nel Pdl, l'operazione è fallita. In realtà il vicepresidente di Forza Italia Roberto Formigoni apprezza la "terza via" rutelliana e il leader dell'Udc Casini parla di «un atto di coraggio». Insomma, c'è attenzione. Franceschini, non vuole però dare a Rutelli nessun appiglio per ulteriori strappi, ma il compito è complesso. Sul "chivalà" Beppe Fioroni, che deve presidiare l'area Ppi dalle incursioni rutelliane, e rassicurare chi vede un segretario troppo spostato a sinistra: la libertà di coscienza «non è negoziabile, il Pd è anche casa nostra». Del tutto d'accordo con Rutelli la teodem Paola Binetti, che vota con il Pdl perché il Pd «legittima il suicidio assistito». Restano dunque le divisioni e le difficoltà di navigazione non mancano. Problemi anche nella maggioranza, visto che Beppe Pisanu annuncia che non voterà il testo del centrodestra. Oggi, intanto, la commissione comincia l'esame degli emendamenti per arrivare in Aula il 5 marzo.

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ROMA Rocco Buttiglione, vice presidente della Camera e cattolico Udc, cerca di arare il cam... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 25-02-2009)

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Mercoledì 25 Febbraio 2009 Chiudi di CLAUDIO RIZZA ROMA Rocco Buttiglione, vice presidente della Camera e cattolico Udc, cerca di arare il campo centrista. E quale miglior concime se non i temi eticamente sensibili, come il testamento biologico? Se Rutelli si sente accerchiato nel Pd, Buttiglione scende a sostegno. Rutelli è incavolato con i laici del Pd. Lei che dice? «Dico che dei suoi emendamenti tre sono buoni e uno cattivo». Qual è il cattivo? «L'idea che si possa arrivare a negare anche l'alimentazione e l'idratazione e che lo decida il medico. Il medico casomai può decidere che non hanno più senso se un malato non è più in grado di assimilare. Comunque non possiamo esser d'accordo. Invece gli altri tre emendamenti mi sembrano buoni, anzi vorrei fare a Rutelli una proposta». Dica, quale? «Perché non lavoriamo insieme sui suoi ma anche sui nostri? Alcuni emendamenti aiutano a costruire attorno alla proposta di legge un consenso che va molto al di là degli schieramenti. Soprattutto rispondono ai problemi della gente comune». Tipo? «La gente non è sensibile al tema ideologico dell'eutanasia. Ma si preoccupa di non veder morire una persona amata in mezzo a terribili sofferenze. Noi proponiamo che il paziente abbia diritto alla protezione contro il dolore, anche quando si possa prevedere che la terapia lo porti verso la morte. La garanzia contro il dolore abbatte potentemente tra la gente la propensione all'eutanasia, come risulta dai sondaggi». E l'accanimento terapeutico? «Deve esserci il diritto a rifiutare i mezzi straordinari di cura, tipo la ventilazione artificiale o la circolazione extra corporea». Nel testamento biologico? «Una dichiarazione anticipata può essere accettata. Anche se non può avere valore assoluto». Perché? «Perché di fronte alla morte tanta gente cambia idea. Come quelli che tentano il suicidio e vengono salvati. Molto spesso ti ringraziano. Perché in realtà non cercano la morte ma aiuto». Allora siete pronti a confrontarvi sugli emendamenti. «Credo sarebbe bene confrontarci per fare una legge con un accordo ampio in modo che molti l'approvino, così che vi sia una larga maggioranza nel Paese. Ma anche per far sì che chi non è d'accordo sia in disaccordo solo su un punto. Si ridurrebbe l'area del contendere». La solitudine denunciata dai cattolici del Pd dà speranza al partito dei moderati che l'Udc sogna? «Con tutto il rispetto per loro, cui va la mia incondizionata stima, ho l'impressione che il fallimento del partito democratico non sia dovuto ad un'insufficienza di leadership, prima di Prodi poi di Veltroni, ma dipenda dal fatto che il progetto è sbagliato. Emergono delle differenze profonde. Forse si è sottovalutato un punto: le questioni bioetiche acquistano un'importanza crescente». E il partito di centro s'avvicina? «Penso di sì. Non è un partito confessionale ma parte dai valori che sono nella coscienza popolare. E' molto sbagliato vedere un'opposizione tra laici e cattolici, la vera opposizione è tra nichilisti-libertini e gli altri».

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Sul fine-vita Rutelli chiede <pari dignità> al partito Ma restano le divisioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 25-02-2009)

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Sul fine-vita Rutelli chiede «pari dignità» al partito Ma restano le divisioni TESTAMENTO BIOLOGICO. Franceschini annuncia che non ci sarà nessun cambio di linea e la Binetti risponde: «Voto col Pdl». Fioroni rivendica la libertà di coscienza. E intanto Tonini e Pisanu esaltano il rapporto medico-paziente, cuore della "terza via" dell'ex segretario della Margherita. di Alessandro Calvi La linea del Pd non cambia. Dario Franceschini e Anna Finocchiaro ieri lo hanno ripetuto, come fosse un leitmotiv. Ma sul fine-vita nel Pd sono botte da orbi, soprattutto ora che sul testamento biologico si potrebbero scaricare anche le tensioni del terremoto innescato dalle dimissioni di Walter Veltroni. Francesco Rutelli ieri ha sbattuto i pugni sul tavolo per rivendicare «pari dignità» nel partito, dirsi «incavolato» per le «strumentalizzazioni intollerabili» delle sue posizioni. E, forse, anche per smarcarsi dall'abbraccio che il Pdl stava stringendo attorno alla "terza via" da lui proposta il giorno precedente. Dorina Bianchi, invece, si è rivolta al segretario con tono irrituale: «Non credo che sia compito di Franceschini entrare nel merito di un emendamento, ma di indicare la linea». Paola Binetti, infine, annunciando che voterà col Pdl sul fine-vita, cannoneggiava il partito perché legittimerebbe il «suicidio assistito». E sono soltanto gli acuti di una giornata che non è stata avara di sorprese. Quella di ieri, infatti, è stata una lunga giornata per il Pd, trascorsa tra una riunione e l'altra, tra il Nazareno, dove in mattinata il segretario ha incontrato i presidenti dei gruppi parlamentari, e il Senato, dove nel pomeriggio si è svolto un incontro con i componenti della commissione Sanità. E, nel frattempo, si intrecciavano precisazioni, rivendicazioni, prese di posizione come quella di Giuseppe Fioroni che, mentre Dorina Bianchi andava in avanscoperta, tornava a rivendicare la «libertà di coscienza» per i parlamentari, legandola a doppio filo con le ragioni della stessa esistenza del Pd. Soltanto se l'opinione prevalente non diventa «vincolo per chi la pensa diversamente», spiegava l'ex popolare, il Pd «sarà anche il partito plurale che vogliamo, un partito in cui ciascuno si senta a casa propria e mai ospite, nonostante autorevoli esponenti esortino i cattolici e i moderati a traslocare ove non si condivida la linea prevalente. Il Pd, spero sia chiaro a tutti, è anche casa nostra». Dopo la riunione con i senatori, Franceschini e la Finocchiaro hanno insistito su ciò su cui il partito è unito: la "posizione prevalente" e l'emendamento nel quale questa si riassume, «firmato - ha detto il segretario - da 8 senatori su 10» appartenenti alla commissione. C'è poi, ha proseguito, «una unanime convinzione che l'impianto base del ddl della maggioranza sul testamento biologico sia da respingere». La Finocchiaro, invece, ha spiegato che gli emendamenti del Pd restano quelli già presentati e che saranno garantite posizioni diverse che non mancano, a partire da quella della capogruppo Dorina Bianchi. Ma non è tutto. Infatti, se la giornata del Pd ieri si è conclusa con la conferma della linea, era però cominciata con la sensazione che nel Pdl e nel fronte cattolico moderato qualcosa si fosse mosso per infilarsi tra le crepe aperte nello schieramento avversario e provare a portare sul proprio terreno anche un pezzo di Pd. Per questo, è tornato utile anche il tentativo di mediazione interno al Pd costruito il giorno precedente da Rutelli. Era sufficiente la lettura dei giornali, ieri mattina, per annusare l'aria. Avvenire, ad esempio, ricordava come le leggi sulle questioni come divorzio e aborto «sono state in qualche modo di mediazione, pur se la mediazione non era per tutti soddisfacente. Non pare che oggi esista un'alternativa a questo modus procedendi». Gaetano Quagliariello, da parte sua, spiegava al Corriere della Sera che «l'emendamento di Francesco Rutelli non è molto distante dal nostro». Niente male, tanto che di lì a poco sarebbe partito un coro inneggiante alla mediazione: Gianfranco Rotondi («Sulle questioni etiche il Parlamento dovrebbe tendere all'unanimità e per questo sono laicamente benedette tutte le mediazioni»), Maurizio Gasparri (sulla proposta di Rutelli il Pdl «approfondirà senza pregiudizi», ricordando come lo stesso Rutelli abbia votato «a favore di una parte della mia mozione che afferma che l'idratazione e la nutrizione debbono essere comunque proseguite»), Daniele Capezzone («Mi pare vada colto e apprezzato il contributo di metodo fornito da Francesco Rutelli») e, infine, Roberto Formigoni («L'emendamento di Rutelli sembra muoversi nella direzione giusta»). Reale o tattico che fosse l'interesse nel Pdl per la "terza via" proposta da Rutelli - che ieri ha incassato anche il plauso di Pierferdinando Casini - l'ex leader della Margherita ha convocato una conferenza stampa per lamentare la strumentalizzazione delle sue posizioni e tornare a ripetere che nelle sue scelte non ci sono strappi in vista né «secondi fini e strategie politiche di scissione o che rispondano a poteri esterni alla politica come ad esempio il clero», smarcandosi così dal Pdl come ieri si era smarcato dalla "posizione prevalente" del Pd. Franceschini ha provato a gettare acqua sul fuoco anche su questo fronte, spiegando che le posizioni di Rutelli «vanno fino in fondo rispettate, perchè hanno totale legittimità». In serata, il veltroniano Giorgio Tonini, parlando di una «modifica del quadro generale», ha definito «interessante» la proposta di Rutelli, soprattutto se riuscisse a modificare la posizione della maggioranza. E ha sottolineato la centralità della figura del medico e del rapporto col paziente. Poco prima, Giuseppe Pisanu sul fronte opposto aveva espresso una posizione non troppo dissimile, annunciando che non avrebbe votato la legge sul testamento biologico. Oggi in Senato si comincia a discutere degli emendamenti. Quando si arriverà al momento del voto, allora si capirà meglio la geografia del partito del neosegretario. 25/02/2009

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Sul testamento biologico il Pd dia un segnale di vita (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 25-02-2009)

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Sul testamento biologico il Pd dia un segnale di vita Appena sabato scorso, il nuovo segretario del Pd Dario Franceschini aveva riassunto così, con piglio decisionista, il suo obiettivo principale: «Unità». L'eco di questo grido, pieno di speranza, si è dissolta all'inizio di questa settimana. Da tre giorni, infatti, i democrat si sono nuovamente impantanati nella discussione sul ddl della maggioranza sul testamento biologico. Di fronte a un elettorato smarrito, rassegnato e arrabbiato, il Pd ha sfoderato in modo caotico la sua varietà di posizioni sul tema del fine-vita. Tutte posizioni legittime, intendiamoci, ma che sollevano più di una perplessità per il metodo seguito. Ognuno va per la sua strada, firma o rifiuta di firmare emendamenti al ddl e così quell'«equilibrio logico» invocato dal nuovo semileader del partito è andato a farsi benedire. E simbolo di questa confusione mista a indecisione è il gruppo del Pd al Senato, dove la presidente Anna Finocchiaro si è impegnata a «garantire la libertà di tutti i senatori» del suo partito. Ma è il modo in cui viene garantita questa libertà a farci dubitare. Dov'è finito, a prescindere dalla questione, il decisionismo sbandierato da Franceschini? E perché i democrat non discutono una volta per tutte nella sede di partito? Insomma, ritornano a galla i vecchi vizi mortali della gestione di Veltroni. Un partito che continua ad apparire debole e soffocato dalla paura di decidere. A farne le spese sono tutti. I cattolici e i laici del Pd che vorrebbero l'idratazione e l'alimentazione possibili solo «non contro la volontà del paziente». E quanti come Francesco Rutelli si sentono amareggiati e incavolati perché colpiti dal fuoco amico che li rappresenta come burattini del clero, alimentando poi voci su ipotetiche scissioni che tendono al centro. Il Pd ritorna protagonista in negativo della politica italiana a causa delle sue divisioni. Eppure potrebbe prendere esempio da quanto accade sulla stessa questione nel centrodestra. Lì esiste una linea chiara, accentuata dai falchi teocon che parlano di «partito della vita contro partito della morte», e poi una serie di autorevoli eccezioni che si avvalgono della libertà di coscienza per esprimere il loro dissenso sul ddl. Una è nota ed è espressa dal presidente della Camera Gianfranco Fini che anche ieri, a Ballarò, ha detto: «I temi eticamente sensibili dividono per loro natura. Sono questioni sulle quali, almeno personalmente, ritengo che non possa esservi vincolo di coalizione, di partito; ognuno risponde esclusivamente alla propria coscienza». Un'altra eccezione è quella dell'ex ministro Beppe Pisanu, che da cattolico ha annunciato che si rifiuterà di votare la legge perché lo Stato non può affermarsi con la forza sul primato della persona. Tutte posizioni legittime, che non impediscono al Pdl di andare avanti per la sua strada. La chiarezza sul metodo, c'è tutta. Adesso tocca al Pd decidere. O definisce una linea che sia una oppure, con altrettanta chiarezza, stabilisca senza ulteriori polemiche e divisioni che sul testamento biologico la libertà di coscienza non equivale all'anarchia decisionale. E forse, quest'ultima soluzione, ci sembra la migliore perché un partito plurale su questi temi che toccano la coscienza di ogni essere umano non può ridursi a un totus politicus costretto a contarsi. Sarebbe ora che il Pd iniziasse a dare un segnale di vita. Tutto il resto è deriva, presagio di altre catastrofi elettorali e non solo. 25/02/2009

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<Il Mulino>: illuminismo versione 2000 Indice più ricco, nuova grafica, sito web (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2009-02-25 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Riformisti Il neodirettore Piero Ignazi rilancia la rivista del dialogo tra laici e cattolici nata nel 1951 a Bologna «Il Mulino»: illuminismo versione 2000 Indice più ricco, nuova grafica, sito web DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Può un progetto culturale nato nel 1951 riacquistare lo smalto e il mordente delle origini? è questa la vera sfida lanciata dal nuovo gruppo dirigente della rivista il Mulino, coordinato dal politologo Piero Ignazi, che da domani manda in libreria il primo numero del 2009 del bimestrale in una veste grafica rinnovata, a cominciare dal formato più grande, con una scelta di argomenti che segna una notevole discontinuità rispetto alle passate gestioni, e l'apertura di un sito Internet in cui saranno pubblicati alcuni dei saggi e si aprirà il dialogo con il lettori, www.rivistailmulino. it/main. «Lo stacco è già evidente nella scelta di una persona come me, che non fa parte del gruppo storico del Mulino» ha spiegato ieri il neodirettore Ignazi in un incontro nella sede dell'Associazione che negli anni ha dato vita alla più importante university press italiana oltre ad avere incubato progetti politici come il centrosinistra e l'Ulivo. Cinque dei nove membri del consiglio di direzione sono scelti dall'assemblea dei soci, quattro invece sono nominati dal direttore. Ignazi ha cooptato nell'avventura il filosofo della politica Roberto Escobar, il giornalista e curatore della rubrica radiofonica Fahrenheit Marino Sinibaldi, il sociologo francese Marc Lazar. Per il quarto condirettore esterno Ignazi pensa a uno scienziato che sappia comunicare. Già avete intuito che il nuovo Mulino ha ampliato il campo di interessi: non si limita soltanto alla sociopolitica, ma apre alla letteratura, al costume, introduce delle interviste (la prima è con Alain Touraine), una rubrica polemica («la farina del diavolo») e uno scambio epistolare sui grandi temi dell'attualità fra due protagonisti della cultura. Nel primo di questi «confronti» Giuliano Amato e Ernesto Galli della Loggia dialogano sull'Europa. L'attualità interna viene affrontata nella sezione «il caso italiano», quella internazionale ne «la finestra sul mondo». Nella rubrica «Stampa e regime», omaggio al Mondo di Mario Pannunzio, Guido Legnante fa una corrosiva analisi dei «telegiornali italiani di fronte alla politica»; nella sezione italiana Escobar affronta da un punto di vista laico il tema di questi giorni: «Di chi è la mia vita?»; Marino Sinibaldi, in uno degli articoli della rubrica «Tendenze », legge la nuova letteratura italiana tra Paolo Giordano («racconto dell'io») e Roberto Saviano («racconto del mondo»); Luigi Pedrazzi torna cinquant'anni dopo «ancora a parlare di scuola»; Marc Lazar dedica la sua prima uscita alla «sinistra in Europa tra speranze e paure». A parte un più lungo saggio introduttivo, su questo numero affidato a Carlo Galli, tutti gli altri interventi, ha detto il caporedattore Bruno Simili, saranno molto più brevi rispetto al passato e senza note. «Dietro il nostro progetto — dice Ignazi — c'è l'ambizione di reimpostare un pensiero critico legato alla concretezza empirica. In Italia abbiamo bisogno di una voce non partigiana ma laica, che rifugga dalle posizioni apodittiche. Intendiamo interpretare nell'incarnazione del Duemila le anime che hanno ispirato le origini del Mulino: il riformismo liberale, socialista, cattolico democratico. Ci riteniamo eredi della tradizione illuminista, espressione dello spirito laico anche grazie al contributo di tanti cattolici ». Ignazi, amante del «parlar chiaro» e ammiratore del mensile britannico Prospect, ritiene finito il ciclo lungo dell'ideologia mercatista cominciato negli anni Ottanta e saluta come un segnale del cambiamento dei tempi l'orgogliosa dichiarazione di Paul Krugman contenuta nel saggio La coscienza di un liberal. Il lettore ideale del nuovo Mulino? Non l'accademico, ma i professori che in tutte le scuole contribuiscono alla formazione della nostra classe dirigente. Dino Messina

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La terza via di Rutelli sulla... (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 48 del 2009-02-25 pagina 7 La terza via di Rutelli sulla bioetica sbarra la strada a Franceschini di Laura Cesaretti L'ex leader della Margherita avverte: «Sono incavolato, nel partito serve pari dignità» E la sua proposta sul testamento biologico manda all'aria il piano del neosegretario RomaSarà che, come dicono alcuni suoi compagni di partito, «ha fatto una buona scuola da piccolo», con i radicali di Marco Pannella. Sarà che negli anni ha più volte dimostrato la propria abilità nell'uscire dall'angolo. Fatto sta che a sorpresa, in 24 ore, Francesco Rutelli è riuscito ad escogitare una sorta di uovo di Colombo che lo ha messo al centro del dibattito feroce in corso sul testamento biologico. Aprendo contraddizioni nel suo schieramento e anche nella maggioranza, e ritagliandosi - in un Pd che si sposta a sinistra col nuovo segretario - un nuovo ruolo di contraltare centrista e di mediazione con la maggioranza. E ora l'emendamento Rutelli rischia di diventare per molti la sola via di uscita dal muro contro muro tra proibizionisti ad oltranza e liberal, cattolici fondamentalisti e laici. Mandando all'aria la traballante mediazione interna messa faticosamente insieme dal Pd, che ieri è tornata nuovamente in alto mare costringendo il segretario Dario Franceschini ad accorrere al Senato. La soluzione Rutelli, che ricalca la «linea Panebianco» sostenuta dal Corriere della Sera, propone in pratica di non intervenire con divieti né legalizzazioni: «L'ultima parola su alimentazione e idratazione e altri tipi di cure non può spettare al giudice né al sacerdote né al parlamentare, ma al medico, sentiti i familiari e il fiduciario», spiega. L'emendamento, presentato in solitario e all'ultimo minuto, ha raccolto consensi trasversali e causato sconquassi nel Pd. Applausi sono arrivati da Casini («Un atto di coraggio») a Capezzone («Un metodo che va apprezzato») a Formigoni («Giusta direzione»), fino al Pd Giorgio Tonini: «Nel merito, mi pare una posizione migliore della nostra. E se la maggioranza, magari per far dispetto a noi, la accoglie, credo che l'Italia gliene sarà grata». Ieri Rutelli ha tenuto una conferenza stampa dai toni bellicosi, anzi «incavolati», come lui stesso ha detto, con tanto di pugni battuti sul tavolo. Se la è presa l'Unità, che lo ha accusato di «spaccare il Pd», ma parlava a nuora perché suocera, ossia lo stato maggiore del partito, intendesse: «È intollerabile e indecente presentare la mia posizione in modo distorto e falso, spacciandola per la posizione di chi vuole ingraziarsi il clero o vuole provocare una scissione nel Pd. È una deriva che deve finire». Il partito, è il messaggio a Franceschini, deve «garantire effettiva pari dignità alle diverse opinioni, e attivarsi perché non avvengano queste distorsioni delle posizioni di un parlamentare che ha fatto il suo dovere e cercato una soluzione. A meno che - e non voglio pensarlo - su alcune materie ci sia una linea obbligatoria, bulgara». A Franceschini è toccato correre subito ai ripari, da un lato spalleggiando la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, già esasperata dall'ammutinamento di Dorina Bianchi, improvvidamente messa a guidare le truppe Pd in commissione Sanità e che invece fa la dissidente. E dall'altro tendendo la mano a Rutelli per spegnere la polemica prima che divampi, con Paola Binetti che già strilla che il Pd «vuole legittimare il suicidio assistito» e Beppe Fioroni che contesta la «posizione prevalente» difesa dal segretario e dice: «Non può diventare un vincolo». E con tutta l'ala cattolica che, al momento del voto, potrebbe disertare l'emendamento ufficiale del Pd e confluire su quello di Rutelli. Franceschini dunque benedice l'iniziativa di Rutelli: «È da rispettare fino in fondo e non bisogna leggerla come una manovra politica». E se l'è presa con chi «ha la passione di rappresentare su ogni tema una spaccatura del Pd», che invece «su un tema così delicato come il testamento biologico è largamente unanime su 14 punti su 15». Peccato che il quindicesimo, sull'alimentazione forzata, sia quello fondamentale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Non ci può essere unità sempre a scapito nostro (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa La teodem Binetti: «O si convive o si cerca un terzo soggetto» «Non ci può essere unità sempre a scapito nostro» Fino ad oggi la «rompiscatole» era lei. Paola Binetti, deputata teodem del Pd, sui temi etici ha sempre avuto le idee chiare. E il più delle volte si trattatava di idee distanti dalla linea del partito. Normale quindi che, nella battaglia di Francesco Rutelli, il suo posto sia al fianco dell'ex leader della Margherita. Lo stesso che l'ha lanciata in politica. è preoccupata per quello che sta accadendo all'interno del Pd? «Sì. La mia preoccupazione è di due tipi. Anzitutto sono preoccupata dal contenuto delle proposte perché credo che il Pd debba avere una posizione garantista sul tema della vita. Per questo voterò il testo del Pdl che, su argomenti come nutrizione e idratazione, accanimento terapeutico, eutanasia, non dice nulla di diverso dalla proposta presentata da me e dalla senatrice Baio». E la seconda obiezione su cos'è? «Riguarda il pressing costante affinché il partito assuma non una posizione prevalente, ma una posizione unica. è curioso che questo accada in un partito in cui non c'è una posizione unica su quasi niente». Quindi Rutelli fa bene ad alzare la voce? «Quella subita da Rutelli è un'aggressione incredibile. Ma, a prescindere dalla legge, è pericoloso il modo di trattare il pensiero e la cultura cattolica». Eppure oggi avete un leader che è espressione di quella tradizione. «Credo che, con questa posizione, si voglia far vedere che il Pd è laico. Ma anch'io sono una laica cattolica e non è possibile che, ogni volta che esprimo il mio pensiero, debba essere trattata come il suddito di uno Stato straniero. Anche perché è più difficile fare quello che facciamo io e Rutelli che uniformarsi al pensiero unico». Sta dicendo che Franceschini non garantirà i cattolici? «Io credo che su questo tema si sia voluto inviare un messaggio alla periferia facendo vedere che il partito c'è e che il leader controlla la situazione. Ma questo messaggio se rassicura alcuni, può essere dirompente per altri». Quindi è vera la storia della scissione? «Non si può urlare alla scissione ogni volta che la cultura cattolica esprime, con libertà, il proprio pensiero. Il Pd si è lanciato nell'ardua impresa di avvicinare diverse posizioni. Ma è chiaro che non può esserci un'identità forte a scapito di un'altra che si autosacrifica. O si convive con pari dignità o servirà un soggetto terzo in cui nessuno si senta sacrificato». Ma, sinceramente, lei è soddisfatta della scelta di Franceschini? «Era la scelta più ovvia, anche tenuto conto dei tempi tecnici. Staremo a vedere cosa accadrà. Il dibattito sul testamento biologico non sarà indolore, poi ci saranno le alleanze per le amministrative e le candidature. Vedremo se riuscirà ad essere il segretario di tutti o se favorirà una parte a discapito di un'altra». Nic. Imb.

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MARIA PAOLA MILANESIO ROMA. FRANCESCO RUTELLI QUASI BATTE I PUGNI SUL TAVOLO. Sì, SONO... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

MARIA PAOLA MILANESIO Roma. Francesco Rutelli quasi batte i pugni sul tavolo. «Sì, sono incavolato». Incavolato di essere presentato come chi «è eteroguidato dalla Chiesa o cerca di creare una scissione politica nel Pd». Ce l'ha con i giornali, ma anche con il suo partito visto che non gli sembra che «in questo momento sia garantita uguale dignità a tutte le posizioni». Rutelli che sul testamento biologico si smarca, si dissocia, cerca la terza via: così è stato presentato il presidente del Copasir, firmatario di un emendamento che dice no allo stop di alimentazione e nutrizione, affidando la decisione al medico. Indubbio che questa non sia la linea «prevalente» del partito, linea che va in direzione esattamente opposta e che ha preso forma in un emendamento firmato dal vertice del gruppo del Pd al Senato. Il neosegretario Dario Franceschini, reduce da un incontro con i suoi a Palazzo Madama - obiettivo evitare ulteriori fratture -, parte da lontano: «C'è una unanime convinzione che l'impianto base del testo della maggioranza sia da respingere». L'unanimità viene però meno quando si passa all'emendamento presentato dalla capogruppo Anna Finocchiaro e dai suoi vice. «È largamente condiviso e firmato da otto senatori su dieci, laici e cattolici. Detto ciò altre posizioni sono assolutamente da rispettare fino in fondo», spiega Franceschini, chiudendo con parole che hanno un destinatario chiaro, Francesco Rutelli. L'ex ministro - dopo aver tuonato contro le strumentalizzazioni, chiesto rispetto ed esatto chiarezza («Se c'è una linea bulgara si dica e si valuterà») - a sera incassa anche la garanzia da parte di Anna Finocchiaro che «finché sarò capogruppo sarà rispettata la libertà di posizioni anche diverse, come è normale per un grande partito». Sembra un po' meno tenero il tono quando si tratta di parlare di Dorina Bianchi, la capogruppo dei democratici in commissione Sanità che non ha firmato l'emendamento del Pd. «Se è compatibile la sua posizione con l'essere capogruppo? Dipende da come si interpreta questo ruolo», risponde sibillina Anna Finocchiaro. La senatrice Bianchi, però, va dritta per la sua strada e lo fa anche sbrigativamente: «Quell'emendamento non lo firmo e stop». E così chiude il capitolo, lasciando che a fare il controcanto siano Paola Binetti, pronta a votare il testo della maggioranza; Giuseppe Fioroni, che rivendica come «non negoziabile la libertà di coscienza»; Giorgio Tonini che promuove la mediazione di Rutelli se «serve a smuovere gli animi». La linea indicata dall'ex ministro, però, oltre che ai teodem e a una parte dei cattolici democratici, piace anche all'Udc e alla maggioranza. Pier Ferdinando Casini, leader centrista, lo definisce «un atto di coraggio e un significativo passo avanti nella direzione del diritto alla vita». «Spero che si possa realizzare una convergenza e se così sarà lo voteremo», conclude. Nel Pdl apprezzamenti dal senatore Gaetano Quagliariello («Ci sono presupposti in comune»), da Roberto Formigoni («Sembra muoversi nella direzione giusta») e da Maurizio Gasparri. Ma a dimostrare che neanche la maggioranza è immune da divisioni, ieri sera - da Raitre - arriva forte il no del presidente dell'Antimafia Giuseppe Pisanu. «Mi rifiuterò di votare questa legge. Sono convinto che su questi temi la politica e lo Stato debbano rimanere a debita distanza e che non si possa disciplinare per legge il fine vita, perché in questo caso di affermerebbe la forza dello Stato sulla singola persona, cosa che va contro la Costituzione». Anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, chiamato a riflettere di nuovo sul decreto per Eluana Englaro, ha toni cauti: «Il governo si è assunto la responsabilità di proporre un decreto. Scelta pienamente legittima, non sta a me dire se più o meno opportuna». Il lavoro in commissione, intanto, prosegue tra travagli così grandi che il testo Calabrò potrebbe arrivare in aula al Senato, il 5 marzo, senza che sia concluso l'esame in commissione. Gli emendamenti fin qui presentati, 585 in totale, dovranno quindi essere riproposti in assemblea.

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Espulsione a mezzo stampa (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 25-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Espulsione a mezzo stampa Stesse posizioni, stessa battaglia, stessi avversari, due stili diversi. Ieri il manifesto è tornato, come ai tempi migliori, a dare all?Unità una lezione di apertura mentale. Entrambi i giornali impegnati per il testamento biologico e contro le posizioni clericali, martedì hanno avuto in comune anche la sorte di una insolita reprimenda pubblica da parte di Francesco Rutelli, stanco di sentirsi strapazzato per i suoi dissensi bioetici nel Pd. Allora il manifesto senza mollare di un centimetro ? figurarsi ? è andato da Rutelli e ha ingaggiato con lui un?intervista tosta e interessante. L?Unità non s?è abbassata. Il contestatore da una parte è stato liquidato con un corsivetto nel quale lo si paragona a Berlusconi (che non guasta mai), dall?altra è stato affidato alle cure di bloggers e a b i t a n t i della rete presi un po? dappertutto con una caratteristica comune: che fossero i più incazzati possibile. Intendiamoci, sappiamo quale sia l?opinione prevalente a sinistra, sia sul tema testamento biologico (è anche la nostra) sia sul più appassionante tema Rutelli. La rete, poi, è fatta apposta per ospitare rivolte. Ma qui c?è appunto il problema: un giornale serve a dare libero sfogo alla rabbia, e anzi a farla propria e amplificarla (come è capitato all?Unità sulla linea ?primarie subito? perfino dopo la Fiera di Roma)? Un giornale ? come ha fatto nell?occasione il manifesto, come ha insegnato a tutti per decenni l?Unità ? non ha anche un compito minimo di filtro critico, di rielaborazione, di confronto, perfino di moderazione se necessario? Al posto di Rutelli non avremmo fatto martedì quella sciorinatura di prime pagine. Ma al posto dei dirigenti del Pd ? lo diciamo senza ipocrisie ? oggi saremmo preoccupati di sapere affisso sulle bacheche di tanti circoli democratici un giornale che incita apertamente alla cacciata dei reprobi, li sfida alla scissione, a fondare un partito teocratico, a raggiungere l?Udc, e gli scarica addosso tutta intera la colpa della crisi del partito. Fino alla versione letteraria ma poco fantasiosa di Andrea Camilleri, che butterebbe dal vascello Pd gli ammutinati, «abbandonandoli in mare su una barchetta». Che roba è questa? In italiano si chiama invito alla repressione fisica del dissenso. Dovevamo arrivare al 2009 e a una direttrice così brava e soave, per ritrovare toni e metodi che il Pci ha ripudiato più di trent?anni fa. Oggi come allora, affiora un manifesto a segnalare la differenza. Ma non solo. Sul testamento biologico com?è noto anche nel centrodestra ci sono state dissociazioni pubbliche (in numero molto inferiore a quanto sarebbe stato immaginabile), alcune clamorose. Laici come Della Vedova, un leader importante come Fini, un fondatore (cattolico) di Forza Italia come Beppe Pisanu. Bene, risulta forse che dai giornali o dai blog della destra siano stati indirizzati contro di loro scomuniche, insulti, inviti a togliere il disturbo, accuse di rovinare la coalizione e farla perdere? Gli hanno forse dato degli assassini, dei traditori, gli hanno urlato di andarsi a mettere coi comunisti? Nossignore. A destra sono sicuri della propria «posizione prevalente» sul testamento biologico e, come per fortuna Franceschini e Finocchiaro nel Pd, non fanno drammi delle dissociazioni. Su Libero, diciamo Libero, s?è svolto un civilissimo confronto fra posizioni opposte. È dalla destra profonda che bisogna farsi dare certe lezioni? Rutelli non ha bisogno di essere difeso, sa difendersi da sé e comunque paga già le proprie scelte e i propri errori in una scomoda (e voluta) posizione di minoranza. Il Pd invece merita di essere difeso, eccome, da questa grossolana domanda di pulizia etnica che suona anche vagamente ricattatoria nei confronti del nuovo segretario. Non era per arrivare a questo punto, che Fassino, D?Alema, Veltroni, Bersani, Finocchiaro e tutti gli altri avevano deciso di sciogliere i Ds. Pagando il prezzo di una scissione (s?è visto poi quanto lungimirante) e consapevoli delle difficoltà cui andavano incontro, ma anche di un duro dato della realtà: neanche la Quercia era più, da tanto tempo, un partito monolitico. E comunque, per quanta maggiore coesione interna potessero avere su tante questioni, alle ultime elezioni generali affrontate col proprio simbolo navigavano intorno al 17 per cento. Loro se lo ricordano, l?Unità evidentemente no.

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A trazione cattolico democratica (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

A trazione cattolico democratica GIORGIO MERLO L?elezione di Dario Franceschini alla guida del Pd può invertire una rotta che da molti era auspicata e da tutti, per motivi diversi, desiderata. Si potrebbe parlare, recuperando un vecchio motto democristiano, di ?rinnovamento nella continuità?. Io preferisco definirla come una semplice ?discontinuità?, pur senza rinnegare, com?è ovvio, il progetto originario del Partito democratico culminato con le elezioni del 2008. Ma la segreteria Franceschini, pur maturata in un contesto difficile e delicato, è comunque destinata a spezzare alcuni luoghi comuni che hanno frenato e poi sbiadito l?immagine, il ruolo e la stessa proposta politica del Pd. A cominciare dalla ridicola e grottesca litigiosità interna al partito. Un fatto apparentemente banale ma, purtroppo, decisivo e capace di trasmettere un?immagine devastante ? o, specularmente, credibile ? della fisionomia del partito. Che si tratti di contrapposizioni personali o pseudo politiche, resta il fatto che un partito dilaniato ? e soprattutto in un soggetto plurale come il Pd ? ha poco appeal nella società e diventa un peso insopportabile nello stesso elettorato di riferimento. Il vasto, motivato e trasparente consenso su Franceschini alla Fiera di Roma può rimuovere questo atavico vizio. Anche se, è bene ribadirlo con chiarezza, questo non significa azzerare la dialettica interna per ricondurla a un ?pensiero unico?. Ma un conto è la dialettica e il pieno riconoscimento del pluralismo interno, altra cosa è la costante e quotidiana delegittimazione del leader. In secondo luogo una necessaria revisione del modello organizzativo del partito. Se l?innovazione deve rappresentare la stella polare che accompagna la carta di identità e la vita concreta del Pd, è altrettanto vero che non si può vivere di solo nuovismo, di solo giovanilismo e di sola immagine. Il partito, soprattutto un partito di massa, popolare e democratico, deve saper coniugare vari ingredienti e il ricorso permanente al nuovismo non può risolvere d?incanto tutti i problemi. Gli organismi più snelli e più rappresentativi del territorio e meno rispondenti alla sola immagine possono innescare un?iniezione di vitalità e di maggior dinamismo del partito, soprattutto in una fase in cui è richiesta più progettualità politica e maggior radicamento sociale e territoriale del partito. In terzo luogo, la provenienza culturale cattolico democratico del neo segretario può rimuovere la grossolana strumentalizzazione attorno all?antica disputa tra laici e cattolici. Parlo di strumentalizzazione perché, almeno sino a oggi ? al di là di alcune fantasiose ricostruzioni giornalistiche ? non si è registrata nel partito una sorda guerra di religione o un?incomunicabilità politica attorno a temi seppur delicati come quelli riconducibili alla cosiddetta sfera eticamente sensibile. Ma la volgare speculazione politica attorno alla presunta impossibilità di convivenza tra culture diverse nell?ambito dello stesso partito ha rischiato in questa fase di avere il sopravvento offrendo un?immagine del partito del tutto astratta e priva di fondamento ma efficace per gli avversari e i detrattori del progetto politico del Pd. Ora, con un cattolico democratico alla guida del partito, rispettoso della laicità dell?azione politica e dello stato e assertore convinto del Pd come soggetto plurale, la speculazione politica della destra e di alcuni settori clericali del medesimo schieramento è destinata a scemare progressivamente e a essere ricondotta lungo i binari della pura polemica e propaganda politica. In ultimo luogo le dimissioni di Veltroni, pur nel rispetto delle motivazioni personali e politiche avanzate, riportano l?intero popolo del Pd a una consapevolezza di fondo: e cioè, non c?è un?alternativa politica credibile al progetto del Partito democratico né, dopo l?abbandono di Veltroni e con l?avvento dell?attuale segretario, possiamo permetterci il lusso di continuare a logorare la nuova leadership. In discussione, infatti, c?è la nostra credibilità ma, soprattutto, sono in gioco la prospettiva del Pd e lo stesso destino di un centro sinistra riformista e democratico.

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La novità che spaventò i tradizionalisti (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

A Trento, fra sospetti e dicerie, la nascita del movimento dei Focolari La novità che spaventò i tradizionalisti FRANCA ZAMBONINI La nascita e la crescita dei focolari sono state accompagnate da molte incomprensioni, anche da dicerie e sospetti. A Trento, città tradizionale, tranquilla, un po? chiusa nel suo orizzonte, la vox populi chiamava le seguaci di Chiara «quelle esaltate» oppure «le illuse». Niente di grave, all?inizio. Si sa che la voce popolare è sospettosa verso chiunque non si comporti secondo le regole di una comunità immobile, diffidente verso ciò che è nuovo e diverso. Ma le paroline sussurrate diventarono richieste di chiarimenti, per non dire denunce, che i «bravi cristiani» portarono in curia. Monsignor Carlo De Ferrari, l?arcivescovo di Trento, era un pastore di mente aperta e di giudizio lungimirante. Stanco di ascoltare le chiacchiere sui focolarini, il vescovo decise di dire la parola definitiva su quella novità osteggiata dai tradizionalisti. Lo fece nel 1956 con una lettera circolare: «A chiunque! Quello che io penso dei focolari è presto detto. Li ho visti nascere nella mia diocesi e li ho sempre considerati come un?accolta eccezionale di anime belle, che con la loro vita sotto ogni riguardo edificante, con il loro spirito genuino di carità, con il loro ardente apostolato, offrono la prova provata che in questo povero mondo ?avviato a rovina? ci sono ancora cristiani capaci di conquistare le più ardue vette della virtù, le più avanzate trincee del bene. Da dodici anni li seguo vigile e attento, e non solo non ho mai trovato motivo di biasimo, ma sempre motivo, il più ampio e pieno, di conforto e di gioia, come raramente mi è avvenuto in oltre cinquant?anni di ministero pastorale. L?ho detto, l?ho scritto altra volta e lo ripeto: Fossero legione i focolarini! ». O protestanti o comunisti Quando i focolari cominciarono a uscire dal limitato orizzonte trentino e si stabilirono in altre città, tra cui Roma, lo stile focolarino doveva attirarsi ben altre critiche. Leggevano il Vangelo, appassionatamente e come nutrimento quotidiano. Da qui l?accusa di essere una specie di setta protestante. Bisogna ricordare che nel cattolicesimo italiano del tempo, la lettura diretta delle Sacre Scritture quasi non esisteva; la conoscenza della parola di Dio veniva mediata dai sacerdoti, dai catechisti. Si ricorda la battuta dello scrittore francese Paul Claudel, esponente della cultura cattolica, che aveva scritto nel 1947: «I cattolici nutrono un grande rispetto per la Bibbia, e questo rispetto lo dimostrano standone il più possibile lontani». Scrive Adriana Valerio, che insegna Storia del cristianesimo all?università Federico II di Napoli: «È noto come, nella storia della cattolicità, il rapporto dei credenti con la Sacra Scrittura sia stato complesso e conflittuale e come, soprattutto dopo il Concilio di Trento (1545-1563), ne fosse stata vietata ai laici e alle religiose la lettura diretta, giudicata pericolosa, favorendo piuttosto la conoscenza della dottrina attraverso il catechismo. L?arretratezza del mondo cattolico in campo biblico, protrattasi per tutta l?età moderna, non fu colmata dall?impegno pastorale, che induceva devozione più che ispirare consapevolezza? ». Assai diverso era l?interesse del mondo protestante per le Sacre Scritture, e cito un episodio della vita di don Giacomo Alberione, il fondatore della Famiglia Paolina, fra cui la Società San Paolo e le Figlie di San Paolo che, per primi in Italia, hanno stampato e diffuso una marea di copie del Vangelo e della Bibbia. Aveva scritto Don Alberione: «In quegli anni si leggeva raramente, e solo da qualche persona, il Vangelo. Vi era una specie di persuasione che non si potesse dare al popolo il Vangelo, tanto meno la Bibbia». Don Alberione era impressionato dalle differenze tra il mondo cattolico e il mondo protestante nell?approccio alla parola di Dio. Nel 1947, durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti, paese a maggioranza protestante, si meraviglia di trovare la Bibbia dovunque. Stava nei banchi delle chiese a disposizione dei fedeli; nelle sale d?aspetto delle comunità; nelle case delle famiglie cristiane che, sulla prima pagina bianca, annotavano le date dei matrimoni, delle nascite e delle morti; perfino sui comodini degli alberghi. Al ritorno, citando la nota frase di san Gregorio Magno («La Bibbia è la lettera di Dio agli uomini»), scriveva: «A tutti Iddio indirizza questa lettera; e che cuore malfatto dimostrerebbe di avere colui che, ricevuta la lettera da suo padre lontano, non si curasse di leggerla!». Dunque i focolarini erano più avanti anche in questo amore per il «Libro», che rivelava loro parole «nuove», comandamenti «nuovi». La prima e più facile accusa fu che erano protestanti mascherati da cattolici. Era già successo a Trento, prima che la lettera dell?arcivescovo De Ferrari allontanasse le maldicenze. La seconda accusa fu anche più bizzarra. I focolarini fanno comunione di beni, non usano dire «questo è mio» e «questo è tuo», ed ecco che passarono per comunisti mascherati da cristiani; le famiglie raccolte attorno ai focolari furono scambiate per cellule di stampo marxista-collettivista. E anche questo era già successo, in piccolo, a Trento.

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e nel pd è scontro veronesi-franceschini - francesco bei (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)

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Pagina 15 - Interni BREVIARIO L´oncologo firma una lettera aperta al segretario con Rodotà, Camilleri e Flores d´Arcais su Micromega E nel Pd è scontro Veronesi-Franceschini "Una resa quegli emendamenti". "Nessuno ci può dettare la linea" La radicale Poretti, vicina alle posizioni del medico, difende le proposte dei Democratici: grazie ad esse il Pdl si sta spaccando FRANCESCO BEI ROMA - Nel Pd, che fatica a trovare una sintesi tra laici e cattolici sui temi etici, si abbatte la lettera aperta di Micromega sul testamento biologico. Un appello rivolto allo «stimato onorevole Franceschini» e firmato da Andrea Camilleri, Paolo Flores d´Arcais, Stefano Rodotà e soprattutto Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale e senatore democratico. Una lettera che giudica gli emendamenti del Pd sul disegno di legge "fine-vita" «una resa» al fronte integralista e suscita così la piccata replica del segretario del partito: «Non ci facciamo dettare la linea dall´esterno». Per i quattro firmatari «il banco di prova» del Pd rispetto alla laicità sarà proprio l´atteggiamento rispetto al ddl Calabrò. «Laicità - precisano Veronesi e gli altri - significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, la sua stessa vita e la parte finale di essa». Dopo aver citato l´articolo 32 della Costituzione, la convenzione di Oviedo, «e numerose e univoche sentenze della Cassazione», i quattro proseguono: «Sulla propria vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l´Abc della laicità che l´Europa tutta ha adottato in campo medico. Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto (...) Il cosiddetto testamento biologico diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, il sondino gli sarà messo in gola a forza». Nella lettera, dopo aver insistito sul «carattere anticostituzionale e disumano» del ddl, i firmatari affondano il colpo sul Pd: «Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell´articolo 2 comma 2, e aprono solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell´articolo 5 comma 6. Non parliamo della cosiddetta "mediazione" di Rutelli, praticamente indistinguibile dal ddl della maggioranza, e che non a caso è stata benevolmente accolta dall´on. Quagliariello». Né andrebbe meglio lasciando libertà di coscienza ai teodem: «Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile lasciare i propri parlamentari liberi di votare secondo coscienza? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?». Le reazioni non si fanno attendere. Anzitutto quella del destinatario della lettera, Dario Franceschini. «Ho letto con molta attenzione la lettera di Veronesi ma, con tutto il rispetto, la linea su questi temi la decide il partito - puntualizza il segretario durante l´assemblea dei parlamentari di Camera e Senato - la decidono i parlamentari e nessuno, anche autorevole, ce la può dettare». Anche la radicale Donatella Poretti, pur sulle stesse posizioni di Veronesi, difende la scelta degli emendamenti del Pd: «Grazie anche a questa iniziativa che ci vede impegnati in commissione Sanità, il centrodestra sta mostrando tutte le sue contraddizioni e divisioni». E il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, appena nominato da Franceschini nella segreteria, ammette che «deve ancora palesarsi una linea di partito», ma definisce gli emendamenti della Finocchiaro «un buon passo avanti». Critico con la lettera anche Stefano Ceccanti: «L´appello di Micromega va in una direzione altrettanto sbagliata rispetto a quella del testo Calabrò, opponendo al proibizionismo assoluto una visione di individualismo assoluto».

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bio-testamento, centrodestra diviso ora al senato slittano i tempi - carmelo lopapa (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 14 - Interni Bio-testamento, centrodestra diviso ora al Senato slittano i tempi Letta media ma aumentano i no. Spunta la moratoria bipartisan La replica: "è vero, a volte mi sfuggono persino gli alti pensieri di Maurizio" E Gasparri se la prende con Pisanu: "è un senatore distratto" CARMELO LOPAPA ROMA - Affiorano le prime crepe sul muro che la maggioranza aveva eretto per sostenere e approvare rapidamente la legge sul testamento biologico. La compattezza del Pdl vacilla al punto che il cammino del ddl Calabrò al Senato subisce un´imprevista frenata. Rinviato a martedì il parere in commissione Affari costituzionali, slitta alla prossima settimana il voto della commissione Sanità, disco verde ma con rilievi dalla Giustizia. E così, l´esame dell´aula che dovrebbe cominciare giovedì 5 rischia di slittare alla settimana successiva. Sono pochi, ma pesano i senatori del Pdl dissenzienti che, dopo il "no" dichiarato da Beppe Pisanu, escono allo scoperto. Tra gli altri, Giuseppe Saro, friulano, e amico personale di Beppino Englaro. Perplessi Paravia, Malan, Ghigo, Bianconi. Altri parlamentari del Pdl, in 53, firmano un documento con cui chiedono modifiche al ddl ma in senso ancora più restrittivo. è il fronte cattolico, che da Cossiga coinvolge sottosegretari quali Giovanardi e Mantovano e decine di deputati e senatori accomunati, scrivono, dalla «difesa della vita». Gli echi del malcontento, soprattutto quello laico, raggiungono Palazzo Chigi. I capigruppo del Pdl a Palazzo Madama hanno riunito ieri i senatori per fare chiarezza al loro interno e al vertice si è presentato non a caso Gianni Letta, con la collega sottosegretaria Eugenia Roccella. Avvocato difensore del ddl Calabrò, il vicecapogruppo Gaetano Quagliariello, che nella relazione lo ha definito un atto dovuto «per non alimentare derive eutanasiche, per conciliare i principi del cristianesimo con quelli del liberalismo». Ma chi ha dubbi lo dica adesso, ha fatto eco Gasparri. E di dubbi ne sono emersi. Giuseppe Saro ha manifestato quelli di costituzionalità che di lì a poco avrebbe ribadito in prima commissione, dopo di lui Malan, Bianconi. Paravia ha confessato le sue riserve fuori dalla riunione: «Stavolta non voto, non farò come Ponzio Pilato, non mi accontento dell´astensione. Rispetto le altre posizioni e chiedo rispetto per le mie». Nelle sue concise conclusioni, Gianni Letta ha confermato «pieno sostegno alla linea», dunque sì al ddl, e pur rispettando l´autonomia dei singoli e la libertà di coscienza, ha precisando che sì, «se fossi senatore, approverei la relazione» dei capigruppo. Giusto per ricordare quale sia la linea del governo. Alla riunione all´ex hotel Bologna non si è nemmeno presentato Beppe Pisanu, il quale già martedì aveva annunciato che non voterà il ddl. Ieri la tensione è schizzata quando Gasparri ha bollato l´ex ministro come «senatore distratto», incassando la replica tagliente di Pisanu: «Sì è vero, a volte sono così distratto che mi sfuggono persino gli alti pensieri del senatore Gasparri». Il clima è tale, nella maggioranza, che il fronte laico spera di strappare un rinvio dell´intero ddl. Ha questo obiettivo l´istanza di una moratoria, almeno fino alle Europee, contenuta nella mozione che il Pd Pietro Ichino sta sottoponendo alle firme trasversali. Troppo esagitati, gli animi, dopo il caso Englaro, questa la tesi. Con lui Bianco, Marino, Poretti e, dall´altra, pronti a firmare Paravia, Saro e altri. «Nessuna moratoria, non possiamo prolungare questa guerra di religione per mesi» taglia corto dal Pdl Quagliariello. La battaglia parlamentare è entrata nel vivo nelle commissioni. Dopo le frenate di alcuni Pdl (da Centaro a Saro), la commissione Affari costituzionali ha rinviato il suo parere a martedì. «A questo punto l´esito non è scontato» esulta il Pd Stefano Ceccanti. Scintille in commissione Sanità, già sugli emendamenti all´articolo 1. Il presidente Antonio Tomassini ha dichiarato improponibili tutti quelli di Ignazio Marino che promuovono le cure palliative, gli hospice e le terapie del dolore. «Negano le risorse per aiutare chi vive la sofferenza finale - contesta il chirurgo dei trapianti - è la conferma della demagogia di una legge pensata per burocratizzare la morte».

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"menu della quaresima? un'assurdità" - giovanna vitale (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 26-02-2009)

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Pagina XI - Roma "Menu della quaresima? Un´assurdità" Tutti contro la circolare Marsilio, bocciata anche dai genitori cattolici Il XVI municipio: "Qui non la applicheremo" E l´opposizione attacca: "La scuola pubblica è laica e anticonfessionale" GIOVANNA VITALE Piovono critiche sulla circolare dell´assessore alle Politiche educative, Laura Marsilio, che ha imposto il "menu della quaresima" nelle scuole elementari e medie, bandendo la carne dalle mense cittadine ogni venerdì sino a Pasqua. E se Valentina Seri, assessore nel XVI municipio, annuncia che lì da loro questo «provvedimento aberrante» non verrà applicato perché «la scuola pubblica è laica, anticonfessionale e multiculturale: è una vergogna che dei bambini vengano trasformati in fedeli tenuti alla penitenza», a bocciare come «inutile» e «pericolosa» l´iniziativa sono innanzitutto le associazioni di genitori. «Per noi cattolici, come per gli ebrei e i musulmani, le limitazioni sul cibo sono comunque una scelta della persona, dalla quale sono sempre esonerati bambini, anziani e malati», spiega il presidente dell´Age, Davide Guarneri. E allora perché imporle dall´alto? «Credo sia una questione politica», dice chiaro il leader dell´associazione di ispirazione cattolica: «L´astinenza non è un problema di tipo educativo. Un tempo, tra l´altro, rinunciare al cibo che era il simbolo massimo delle cose materiali significava ridurre lo spreco, il superfluo. Ma ora non è più così. Per questo rimando tutti, assessore compreso, al messaggio del Santo Padre, il quale propone il digiuno dalla tv, dal consumo sfrenato, piuttosto che dalla playstation... questo sì che sarebbe un messaggio educativo per i nostri figli. Per i quali, abituati come sono a vivere insieme a coetanei provenienti da altri paesi, le religioni non sono elemento di divisione bensì di incontro». Ma scusi, presidente: la Marsilio sostiene che voi cattolici vi siete messi in fila ai municipi per chiedere la variazione del menu per la quaresima, le risulta? «Io non ne ho notizia, né alla nostra associazione sono arrivate richieste in tal senso. Penso però che siano tanti i cattolici poco informati sul vero valore del digiuno e dell´astinenza». Circostanza smentita pure dal Coordinamento genitori democratici, che aggiunge: «Con queste scelte si rende più difficile il cammino dell´integrazione», commenta la presidente Angela Nava. Fa quadrato il Pdl, mentre l´opposizione scende sul sentiero di guerra. «A quando la santa inquisizione per noi infedeli?» provoca Adriana Spera, responsabile enti locali del Prc: «L´assessore Marsilio dimostra, ancora una volta, di essere più papista del papa, obbligando i bimbi a un rito dal quale sono esentati persino dalla Cei. A Roma si sta vivendo un nuovo medioevo». E se per Gemma Azuni, consigliera comunale di Sd, oltre a «violare il principio di laicità dello Stato, si lede il diritto individuale di libertà religiosa che consente ad ogni famiglia, su richiesta, di variare il menù, garantito da sempre nelle mense romane», il consigliere democratico Paolo Masini e l´assessore alla Scuola del I municipio Sabrina Alfonsi tuonano: «è ipocrita consegnare la cittadinanza al Dalai Lama, applaudirlo in aula quando parla di promozione del valore umano e dell´incontro interreligioso per poi sabotare il percorso di integrazione». Sarcastico il consigliere provinciale del Pd, Paolo Palumbo: «Sorprende che la Marsilio non abbia ancora inserito l´ostia obbligatoria nei menu». Tranchant Umberto Marroni, capogruppo capitolino del Pd: «Un provvedimento ridicolo. Sempre di più la Marsilio dimostra la sua inadeguatezza a ricoprire il ruolo di assessore». SEGUE A PAGINA VI

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englaro libero di esprimersi Egregio direttore, ho letto con amarezza Ritanna Armeni che invita Beppino Englaro a non esprimersi politicamente sul problema dell'accanimento terapeu (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-02-2009)

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englaro libero di esprimersi Egregio direttore, ho letto con amarezza Ritanna Armeni che invita Beppino Englaro a non esprimersi politicamente sul problema dell'accanimento terapeutico englaro libero di esprimersi Egregio direttore, ho letto con amarezza Ritanna Armeni che invita Beppino Englaro a non esprimersi politicamente sul problema dell'accanimento terapeutico. Poiché di questo si tratta, di un problema generale, e quindi politico, non solo e non più del "caso Eluana", Beppino Englaro, finché non era libero, finché il dramma di sua figlia era preponderante, si è ben guardato dall'esprimere le sue opinioni politiche. Oggi, amaramente, è libero di farlo, di riprendere il suo ruolo di cittadino nell'agorà pubblica. Perché Ritanna Armeni parla di una grande questione etica e morale che non dovrebbe «ridursi» a questione politica? Se è una grande questione, allora per forza è questione politica! Ci lamentiamo che la politica nel nostro Paese è diventata piccola, che la gente la identifica con la spartizione del potere e delle prebende. Englaro, nella sua vita, si è riconosciuto in un partito politico, in uno dei partiti costituzionali che hanno educato alla partecipazione milioni di italiani e di italiane. Sarebbe stato altrettanto legittimo un'orientamento politico diverso, ma essendo nella storia personale di Beppino Englaro quel partito il Psi, è naturale che i suoi giudizi e le sue tesi siano quelle laiche, dell'umanesimo socialista. Non vorrei che l'invito a non occuparsi di politica, fosse dovuto al fastidio per le sue idee. Dovremmo ringraziare Englaro invece, perché, conclusa la sua vicenda personale, non si ritira, ma da cittadino che sa e ha il diritto di esprimersi, sottolinea con intelligenza e lucidità gli aspetti non privati, ma pubblici, quindi politici nel senso più alto e vero del termine. Ridando così alla politica la sua dignità, e indicando un'agenda che dovrà essere raccolta da una nuova sinistra per la libertà. Pia Locatelli, capodelegazione Ps a Strasburgo complimenti a ritanna Gentile Ritanna Armeni, desidero complimentarmi con lei dopo aver letto la lettera aperta al signor Englaro, ogni parola da lei scritta è così ben calibrata davvero un ottimo scritto, concordo: il signor Englaro fino a ora ci ha donato tanto, ho sempre pensato che il nostro Paese non fosse abbastanza degno di avere un cittadino di così elevata sostanza. Francesca degli Antonini, Bolzano lo smemorato follini Caro direttore, tra gli altri gravi difetti che affligono larghissimma parte della nostra classe politica, c'è quello della smemoratezza a comando. Il signor Follini è considerato "giovane" secondo il metro dei politici politicanti, ma non lo è abbastanza da non ricordare ciò che successe negli anni Settanta a proposito dello scontro politico legato all'introduzione nel nostro Paese, degli istituti dell'aborto e del divorzio. Il nostro dichiara, nel suo giornale, che fu un miracolo politico democristiano che uomini politici cresciuti frequentando le parrocchie e le istituzioni religiose, abbiano tenute divise la propria ispirazione ideale (leggi fede religiosa) dallo stato di parlamentari, e rispettato i propri impegni costituzionali senza fare confusione tra le due sfere. E allora chi diavolo montò la campagna referendaria che avrebbe dovuto portare alla abolizione delle succitate leggi? Ricordo ancora il Fanfani che teneva infuocati comizi riguardo la santità della vita e del matrimonio, e la mobilitazione che democristiani, Vaticano e Msi misero in moto in assoluto disprezzo della volontà del resto del Parlamento. E allora, come addesso, queste persone stanno tentando la stessa tattica riguardo la faccenda del possibile testamento biologico, e cioè far passare come un'obbligo quella che invece è solamente una opportunità che dovrebbe essere data ai cittadini. Opportunità ripeto e quindi scelta individuale su cosa un cittadino ancora raziociniante vuole che si faccia del suo corpo in determinati e sfortunati casi. Ma evidentemente di Alcide de Gasperi nella Dc ce n'è stato solamente uno: i suoi figli e nipoti politici, a opporsi ai desiderata clericali, quando essi si scontrano con una vera concezione laica dello stato, non ci pensano neppure, e forse la ragione di ciò lo stesso Follini la rivela quando parla di parrocchie e istituzioni religiose. E cioè niente di simile alla cattolica ma laica Austria, sotto la quale crebbe e si formò politicamente lo statista trentino. Carlo Maschio, Selvazzano Dentro e la monarchia per decreto? Sebbene sia un filonuclearista, uno di quelli che nel 1987 votarono a favore di quel tipo di centrali, e quindi felice nell'apprendere che torneranno a girare le turbine spinte dall'atomo anche nel mio backyard, non posso far finta di dimenticare che il popolo a quei tempi si espresse in maniera più che netta. Ricordando che la sovranità appartiene al popolo, forse, oserei ribaltare quella decisione referendaria ricorrendo allo stesso strumento usato allora, non di certo grazie a qualche decisione governativa. Il dubbio sulla sovranità è d'obbligo perché, come insegna l'esperienza, molti referendum sono stati annullati da decreti legge o altre diavolerie che hanno ribaltato il loro esito. Di questo passo si potrà anche cambiare il responso delle urne più antico. Via quindi la Repubblica e lunga vita al re, grazie a qualche decreto passato in sordina durante una delle tante votazioni a notte fonda, alle quali partecipano un numero di parlamentari inferiore al numero legale. Marco Codè Riciclaggio misure inutili Nel corso del Governo Prodi è stata introdotta una molteplicità di provvedimenti che avrebbe dovuto impedire il riciclaggio del denaro, permettere la tracciabilità dei pagamenti e, dulcis in fundo dare una botta di tutto rispetto all'evasione fiscale attraverso la riduzione della circolazione del denaro contante a favore del denaro elettronico. Sono scomparsi anche per volontà dell'Unione europea i libretti al portatore, gli assegni sono tutti non trasferibili, tutti i professionisti hanno dovuto dotarsi di apposito terminale bancomat, vietati tutti i pagamenti per contanti per importi superiori a 5000 euro. Questo garantisce un controllo pressoché totale del movimento del denaro nazionale, in teoria non sfugge nulla, neppure il controllo della spesa per l'acquisto del quotidiano. A meno di chiamarsi Javaid Iqbal, con quella identità (reale o inventata) si possono inviare soldi a volontà attraverso i vari money transfer, in maniera del tutto indisturbata facendoli arrivare a tutti i nostri amici terroristi ovunque in tutto il mondo. Amos Chettone 26/02/2009

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Genocidio, una passione europea. Ma manca Stalin (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 26-02-2009)

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Genocidio, una passione europea. Ma manca Stalin Bensoussan. Nel suo libro le lezioni di razzismo e massacri del vecchio continente: il darwinismo sociale, la rigenerazione della specie, le prove di sterminio nelle colonie e quello del «degenerato popolo ebreo» e la Grande Guerra. Assenti nel testo Iosif e i suoi epigoni come Pol Pot. di Marco Gervasoni «Tanto peggio per i deboli e per quelli che sono lenti». Così insegnava ai suoi studenti nel 1886 l'antropologo francese Georges Vacher de Lapouge, uno dei padri del razzismo e dell'antisemitismo, al contempo militante socialista. Di figure del genere è popolata l'Europa della Belle Epoque prima della Grande guerra, un'Europa culla della idea di genocidio nel libro di Georges Bensoussan (Genocidio. Una passione europea, Marsilio, 21 euro). Rispetto alle ormai numerose opere sul razzismo e sull'antisemitismo, lo storico francese studia l'idea, assai diffusa nella terra del cristianesimo e dell'Illuminismo, di sterminare i popoli e gli individui considerati inferiori. Diverse le cause: il darwinismo sociale e le idee eugenetiche di rigenerazione della specie, sostenute spesso da scienziati e da uomini politici progressisti, liberali e socialisti. Poi il colonialismo. Nelle terre africane conquistate dai tedeschi alla fine dell'800, l'esercito pratica le prime prove di sterminio, senza dimenticare gli inglesi nella coeva guerra anglo-boera. Poi la diffusione della burocrazia, capace di mettere a disposizione tecniche di schedature e di censimento degli individui, che diventano così facilmente reperibili - operazione impensabile in Europa ancora a metà Ottocento. Chi sono i popoli inferiori da sterminare per difendere la razza pura? I neri non sono ancora una problema per l'epoca, potendoli tranquillamente sopprimere in Africa. Il popolo pericoloso per definizione, portatore di «degenerazione» nel corpo sano europeo, è quello ebreo. Sono numerosi coloro che, a fine ?800, invitano a risolvere il problema attraverso lo sterminio. Sono francesi, come il già citato Vacher e il giornalista Edouard Drumont, ma anche tedeschi come il biblista Paul de Lagarde che si augura vengano presto gli agognati «futuri massacri». Più delle altre storie dell'antisemitismo, Bensoussan torna indietro nei secoli, a scovare la lunga durata delle idee antiebraiche. E così facendo mette in risalto l'antisemitismo cristiano, ancora assai diffuso all'inizio del Novecento. Antisemitismo cristiano ortodosso in Russia, antisemitismo cattolico nella Francia dell'Affare Dreyfus, dove i vari catechismi rivolti ai bambini, ancora negli anni Venti, descrivono gli ebrei come «mostri». Antisemitismo nella Germania protestante ma anche nella cattolica Baviera, dove la celebre Passione del paese di Oberammergau, meta di turismo da tutta Europa, è intessuta di attacchi al popolo deicida. Deicida e bevitore del sangue di bambini cristiani, secondo «l'accusa del sangue», come la chiamava Furio Jesi. Negli anni Ottanta dell'800 la rivista dei gesuiti Civiltà cattolica spiega che gli ebrei rapiscono i bambini cristiani per preparare le matzot. Nel 1899 L'Osservatore romano invita gli ebrei ad «accontentarsi del denaro dei cristiani e a smetterla di spargere il loro sangue e di succhiarlo». Sono parole con un loro peso, considerando la capacità delle diverse chiese di raggiungere un pubblico larghissimo, anche se non risulta che queste invitassero allo sterminio, come invece facevano gli antisemiti "laici". Con la Grande guerra, che inaugura la morte di massa e mette in atto pratiche vicine al genocidio, l'idea di sterminio diventa per così dire normale e concreta. Il libro si ferma qui, alle soglie della soluzione finale. Racconto vivace e suggestivo, quello di Bensoussan, in cui però manca qualcosa: il comunismo. Quando Lenin, durante la rivoluzione bolscevica, ordina di «sterminare» i borghesi, siamo ad un salto di qualità rispetto agli altri socialisti marxisti. Non è tecnicamente genocidio, ma basterà aspettare Stalin. Quando poi, in Asia e in Africa, l'ideologia marxista-leninista si sposerà con il nazionalismo, ecco Mao e Pol Pot. Senza andare tanto lontano, però, si pensi a Tito e alle foibe, oppure a Milosevic. Visto da questa prospettiva, il genocidio non appare più così tipicamente europeo e del resto non lo è. Fa male, semmai, pensare che questa idea abbia avuto tanti estimatori e seguaci nella «culla della civiltà» e che pochissimi ne siano stati veramente immuni. 26/02/2009

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Franceschini, questa non è laicità (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

VERONESI, RODOTA', CAMILLERI E FLORES «Franceschini, questa non è laicità» «Gli emendamenti del Pd non sono una mediazione, ma una resa». Su Micromega Umberto Veronesi, Stefano Rodotà, Andrea Camilleri e Paolo Flores D'Arcais fanno presente a Dario Franceschini che il «banco di prova» della laicità è la «discussione sulla legge cosiddetta 'fine-vita'. Laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone alla totalità dei cittadini». E ancora: «Sulla propria vita può decidere solo chi la vive. Questo l'abc della laicità che l'Europa ha adottato in campo medico, confermando l'essenzialità del consenso informato» nella Carta dei diritti fondamentali. «Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto», scrivono i firmatari, e gli ementamenti del Pd non migliorebbero le sue parti peggiori. E la «mediazione Rutelli» è «praticamente indistinguibile» dal ddl della maggioranza. Per Veronesi (senatore Pd), Camilleri, Rodotà e Flores arretrare rispetto alla proposta Marino «sarebbe una rinuncia ai diritti elementari sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della Cassazione». E sulla libertà di coscienza c'è un «fraintendimento grave»: di fronte a un ddl «che stabilisce la religione cattolica come religione di stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile lasciare i parlamentari liberi di votare secondo coscienza? O non sarebbe un dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?». E la proposta sul testamento biologico «è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana). La libertà di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e cancellare la libertà di coscienza delle persone». Il segretario del Pd Franceschini risponde senza complimenti: la linea «la decide il partito e i parlamentari, e nessuno anche se autorevole, ce la può dettare». Qual è la linea? «Nel partito c'e' una posizione prevalente condivisa da laici e cattolici, poi c'è l'unanimità contro la proposta del Pdl» e altre posizioni «tutte da rispettare e a cui garantire pari dignità».

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Il vescovo negazionista fugge da Buenos Aires (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 26-02-2009)

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ARGENTINA Si camuffa, minaccia, vola a Londra. Dove lo attende Irving Il vescovo negazionista fugge da Buenos Aires Roberto Zanini Berretto da baseball calcato sulla testa, nero. Occhiali da sole, neri. Sul viso il bavero rialzato del cappotto, nero. Se ne è andato dall'Argentina, il vescovo negazionista Richard Williamson, in tenuta a metà tra un Blues Brothers che esce di galera e un rilasciato su cauzione che se la squaglia. A sorpresa, il pastore della comunità tradizionalista Fraternidad San Pio X è arrivato l'altra sera all'aeroporto Ezeiza di Buenos Aires con due specie di guardaspalle ai lati, mentre il portavoce del suo gregge cercava di depistare la stampa: «Monsignore è già partito», ripeteva, «non sappiamo bene per dove», «probabilmente è già in Europa». Invece Monsignore era al banco dell'accettazione dell'aeroporto, camuffato sì, ma non abbastanza bene per evitare le telecamere di Todo Noticias. Nessuna dichiarazione, naturalmente, solo un pugno - rigorosamente il destro - sventolato minacciosamente davanti al naso del cronista di Tn, prima che i due angeli custodi lo afferrassero a loro volta e lo instradassero verso la porta di imbarco del volo British Airways diretto a Londra. Monsignore è cittadino britannico. Espulso per frode migratoria dal governo argentino, per essere entrato nel paese dichiarandosi dipendente di un'organizzazione no governativa invece che come il sacerdote che in effetti era, Richard Williamson è stato in qualche modo obbligato a tornare a casa, con esplicita esultanza dei gruppi ebraici argentini (l'Argentina ospita una tra le più grandi comunità ebraiche al mondo fuori da Israele), e con altrettanto esplicita riluttanza delle comunità ebraiche britanniche. «La Gran Bretagna - ha dichiarato ieri Stephen Smith dell'Holocaust Centre britannico - non deve diventare un rifugio sicuro, da noi non c'è una specifica legge contro la negazione dell'olocausto ma abbiamo leggi che puniscono il razzismo e l'odio religioso. E che vanno usate». Monsignore non lascia un'Argentina in lacrime. La comunità Pio X non è piccola cosa: una casa generale, sei seminari, due istituti universitari, diciannove parrocchie, 159 priorati, 725 chiese, 83 scuole, 463 sacerdoti, 160 seminaristi, 85 confratelli, 57 consorelle e 75 laici. Ma a parte loro - e un numero per la verità non irrilevante di sacerdoti cattolici fedeli alla linea ma nostalgici di quando c'era Lui - pochi rimpiangeranno il vescovo lefebvriano che considera Ratzinger «un modernista», il papato di Roma «neocomunista», la democrazia «una bella parola che nasconde il caos» e soprattutto l'olocausto una questione dubbia. La battuta sull'olocausto la disse a una televisione svedese venuta in Argentina a intervistarlo, giusto un attimo dopo che quel modernista di Benedetto XVI aveva ritirato la scomunica di Monsignore - nato anglicano e convertitosi al cattolicesimo nel 1971 - e di altri tre sacerdoti ordinati vescovi una ventina di anni fa dall'arcivescovo scismatico Marcel Lefevbre. In precedenza aveva dichiarato «autentici» i Protocolli dei Savi di Sion, famoso falso antisemita. Successivamente aveva rifiutato l'ordine papale di ritrattare la minimizzazione dell'olocausto («al massimo 300mila morti nei lager nazisti», aveva detto, e quanto alle camere a gas, nessuna prova della loro esistenza), affermando anzi di aver bisogno di un supplemento di istruttoria. Mentre Monsignore lasciava l'Argentina, il suo sito veniva orgogliosamente aggiornato con la recensione delle sue ultime opere, una raccolta in quattro volumi chiamata «Lettere dal Rettore», collazione di epistole che il recensore definisce «il perfetto compagno della Lettera aperta ai cattolici confusi dell'arcivescovo Lefevbre». Nel sito, Williamson è gustosamente raffigurato con il corpo di un dinosauro. In aereo, monsignor Williamson ha smesso i panni di Jake Blues per indossare un più consono clergyman, e con quello è sbarcato all'aeroporto londinese di Heatrow. Un piccolo cordone di poliziotti lo ha tenuto separato da una folla di giornalisti e telecamere. Nessuna dichiarazione nemmeno a Londra, pochi istanti per divorare i corridoi dell'aeroporto a larghe falcate insieme a un po' di pretoriani della Comunità Pio X britannica e il 58enne sacerdote è stato infilato in una Land Rover grigia con i vetri oscurati ed è filato verso un indirizzo sconosciuto, che nemmeno il portavoce ufficiale della chiesa cattolica britannica ha voluto rivelare. Del comitato di ricevimento in aeroporto faceva parte anche il documentarista Michele Renouf, un altro esponente di spicco del movimento negazionista, l'uomo che procurò a tempo di record gli avvocati che tirarono fuori di galera il negazionista australiano Frederick Toben, arrestato al suo arrivo a Heatrow su richiesta della Germania (dove negare l'olocausto è reato). Ma a Londra c'è un vecchio amico, incontrato a un party lo scorso ottobre e da allora rimasto sempre in contatto epistolare: lo storico negazionista David Irving. Secondo il Times, un incontro tra lo storico e il reverendo è in programma, e in tempi molto brevi. Williamson vorrebbe discutere con Irving «come presentare le sue idee senza causare polemiche». Foto: IL VESCOVO NEGAZIONISTA RICHARD WILLIAMSON MINACCIA UN GIORNALISTA ALL'AEROPORTO DI BUENOS AIRES /AP

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ROMA - Il Pdl scopre il dissenso interno sul testamento biologico. Non sono solo i senatori ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 26-02-2009)

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Giovedì 26 Febbraio 2009 Chiudi di CLAUDIO SARDO ROMA - Il Pdl scopre il dissenso interno sul testamento biologico. Non sono solo i senatori Saro e Paravia a contestare il testo Calabrò, bandiera della maggioranza e del mondo cattolico ufficiale. Anche Pisanu ha compiuto lo strappo, dichiarando il voto contrario al ddl e denunciando un'invasione dello Stato in ambiti delicati da affidare «alla volontà del paziente oppure alla valutazione in scienza e coscienza dei medici e dei parenti». E, dopo che la mediazione proposta da Rutelli (sospensione di alimentazione e idratazione solo in casi eccezionali e con il consenso del medico e della famiglia) è stata respinta dai responsabili del Pdl e dal sottosegretario Roccella, sia Cicchitto che Bocchino hanno invece lanciato espliciti segnali di apertura all'ex leader della Margherita. «La materia del fine vita - ha sottolineato Cicchitto - andrebbe gestita, come sempre è avvenuto, nel rapporto diretto e discreto fra il paziente, gli stretti parenti e il medico». E Bocchino: «Occorre prestare grande attenzione alle proposte più moderate che vengono dal Pd». La linea ufficiale del Pdl (sostenuta dall'Udc) per ora non cambia, anche se la polemica tra Gasparri e Pisanu è stata molto aspra e anche se le incertezze stanno ritardando l'iter parlamentare. La linea è stata ribadita da Quagliariello in serata nella riunione del gruppo del Senato. Riunione alla quale ha partecipato anche Gianni Letta per rimarcare come l'obiettivo del governo sia preservare il testo Calabrò nelle parti essenziali. Il fulcro è l'esclusione di alimentazione e idratazione dal testamento biologico: in pratica, essendo definiti come «sostegno vitale» e non come «terapia», quei trattamenti sono da considerare obbligatori. Tuttavia, il dubbio sembra attraversare la maggioranza. Anche Alessandro Campi, direttore di Farefuturo, la fondazione di Fini, ha invocato una sintesi apprezzando la "terza via" rutelliana. Ma c'è pure chi, nel Pdl, tira la corda dalla parte opposta perché considera lo stesso testamento biologico come una violazione inaccettabile della sacralità della vita. È questo il senso di un documento promosso dal sottosegretario Mantovano e firmato da 53 parlamentari Pdl. Ieri sera, alla riunione dei senatori Pdl, è stato questo il fronte dal quale sono giunte le maggiori critiche al testo Calabrò. Tuttavia, man mano che si allontana l'emozione del caso di Eluana, anche nel mondo cattolico ufficiale emergono dei distinguo. Sul testamento biologico non sembra esserci la stessa compattezza della legge 40 (fecondazione assistita). Due professori cattolici di filosofia morale, Vigna e Semplici, stanno raccogliendo firme tra i colleghi in calce ad una lettera al cardinal Bagnasco, nella quale si contesta che alimentazione e idratazione siano sempre obbligatorie anche di fronte ad un'espressa volontà contraria. La stessa posizione di Rutelli, che pure è stata criticata duramente dai laici del Pd perché accetta il principio del «sostegno vitale», rappresenta una ricerca di mediazione che non è isolata nel mondo cattolico. Peraltro, anche nel Pd c'è chi tira dalla parte opposta. Per Veronesi l'idea stessa della legge sul fine-vita «è una resa». Gli ha risposto Franceschini: «La linea la decide il partito e nessuno, per quanto autorevole, può pensare di dettarla».

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La Sinistra: il Gonfalone mai più alle processioni (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa La Sinistra: il Gonfalone mai più alle processioni Paolo Di Lorenzo La Sinistra chiede al Comune di Rieti di non partecipare più con il Gonfalone alla Processione di Sant'Antonio. In barba alle radici cristiane della nostra terra. La proposta ha fatto sobbalzare sui banchi del consiglio comunale decine di persone. Per la verità non si è parlato solo della processione, tanto cara ai reatini, ma di tutte le manifestazioni religiose. Il consigliere Cavalli ha indicato la necessità di garantire il laicismo dello Stato e con lui anche Tigli e così via. Il tema della laicità dello Stato, con tutti i suoi aspetti più controversi, è tornato alla ribalta in Italia da quel fatidico 13 giugno 2005, data in cui i quattro referendum, promossi per l'abrogazione parziale della legge che regola in Italia la fecondazione assistita, la diagnosi preimpianto e la ricerca sulle cellule staminali embrionali, non hanno superato il quorum. «Da quel momento, si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico ai danni della gerarchia ecclesiatica - dice Moreno Imperatori del Pdl - colpevole, secondo la Sinistra, di indebita ingerenza ai danni della laicità dello Stato italiano. Il caso del Papa alla Sapienza di Roma è emblematico in tal senso. Questa vicenda ha dell'incredibile, poiché mettere in condizioni una persona di non poter esprimere il proprio pensiero, è contro la legge suprema su cui si regge lo Stato italiano. Oggi ci riprovano alcuni consiglieri del Pd e di Rifondazione comunista». In consiglio comunale si è parlato anche dell'ordine del giorno, votato in modo compatto, per la salvaguardia del distaccamento della Telecom, ma in molti si sono soffermati su questa vicenda del Gonfalone alle manifestazioni religiose più importanti di Rieti. «Siamo abituati a questi ragionamenti esasperati di certa Sinistra - ha osservato Matteo Micheli di Giovani Forza Italia - qualcuno ha provato anche a togliere il crocifisso in passato.» «Poi - conclude - abbiamo cercato di fargli capire che si tratta di un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi: se in un luogo di culto esso è propriamente ed esclusivamente un simbolo religioso, nelle aule scolastiche esso è, invece, un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona».

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Esistenza e inaggirabilità dei paradigmi bioetici (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

26 febbraio 2009 Fornero risponde a Possenti Esistenza e inaggirabilità dei paradigmi bioetici Può esistere una terza via fra indisponibilità e disponibilità della vita? Si racconta che il capo di una tribù primitiva, alla domanda se preferisse il sole o la luna, rispose di preferire la luna, poiché essa brilla nella notte, mentre il sole si ostina stoltamente a risplendere quando intorno c'è già tanta luce. Anche Vittorio Possenti, come attesta il suo ultimo intervento sul Foglio, continua a preferire, a suo modo, la luna, cioè il chiaroscuro rispetto alla chiarezza. Ma procediamo con ordine. Il 14 dicembre 2008 il noto filosofo (e pubblicista dell'Avvenire) mandava al Foglio un articolo in cui, dichiarando razionalmente infondata la tesi della assoluta indisponibilità della vita, propendeva per una concezione della vita come "bene dato in impiego responsabile al soggetto". L'articolo era accompagnato da un commento di Giuliano Ferrara, che parlava, a proposito di questa tesi, di una "svolta radicale" rispetto alla dottrina cattolica consolidata. Nei giorni successivi nasceva un interessante dibattito, cui partecipavano alcuni noti studiosi cattolici, per lo più critici nei confronti di Possenti (con talune eccezioni: ad esempio quelle di Enrico Berti e Roberto Mordacci). A un certo punto, nel dibattito si inseriva anche uno studioso laico come il sottoscritto, il quale, in un primo articolo del 23 dicembre 2008, si limitava a constatare, a titolo di “osservatore esterno” e di "analista di paradigmi bioetici", come il discorso di Possenti non concordasse, filosoficamente parlando, con quello dei testi ufficiali, anzi ne rappresentasse un "potenziale elemento destabilizzante". Il 27 dicembre, in un articolo di risposta ai critici, pur ribadendo la dottrina della "disponibilità a certe condizioni della propria vita", Possenti negava in modo categorico l'esistenza di una "svolta", imputando a Ferrara la responsabilità di aver indirizzato il dibattito "lungo una strada deviata". Anzi, smentendo l'immagine di "progressista bioetico", che alcuni ambienti culturali e politici – compreso Luigi Manconi – gli avevano frettolosamente (e incautamente) attribuito, si sforzava di mostrare la sua completa consonanza di vedute con il Magistero (anche a proposito della sospensione dei sostegni vitali). Colpito dai "funambolismi" del filosofo, il 17 gennaio 2009, nell'ambito di un'analisi storico-filosofica di ampio respiro, stigmatizzavo "la natura strutturalmente ambigua e bifronte della sua posizione, oscillante fra la ricerca del nuovo e la conservazione del vecchio". Il 30 gennaio Possenti rispondeva alle mie osservazioni critiche. Il fulcro del suo argomentare consisteva, ancora una volta, nella contestazione della teoria dei paradigmi e nella tesi della loro "limitata utilità". Di fronte a questa (ripetuta) affermazione comincio ad avere il sospetto che il mio interlocutore, a proposito dei paradigmi, non abbia idee del tutto chiare. Infatti, se le avesse, non continuerebbe a rapportarsi ad essi come ad una sorta di "optional" da valutarsi in termini di “utilità”. Questi perduranti equivoci mi costringono a fornire qualche ulteriore delucidazione sulla (strategica) nozione di "paradigma". Pur essendo stata adoperata da Kuhn per descrivere la storia della scienza, l'idea di paradigma possiede ormai una autonoma valenza concettuale, che va al di là della sua accezione strettamente epistemologica. Tant'è che oggigiorno si parla non solo di paradigmi scientifici, ma anche di paradigmi metafisici, etici, teologici ecc. In quest?accezione "generalizzata", per paradigmi s?intendono i modi complessivi (cioè gli occhiali o le lenti) attraverso cui vediamo la realtà. Modi che coincidono con le griglie concettuali di base tramite cui interpretiamo il mondo. Più in dettaglio, i paradigmi sono degli insiemi strutturati di credenze che esistono sotto forma di costellazioni mentali ruotanti intorno a determinate idee-guida. Idee che funzionano non solo da (inevitabili) apriori epistemici o backgrund ermeneutici dei nostri discorsi generali intorno alla vita e alla morte, ma anche da schemi di percezione (o di "lettura") dei casi concreti. Questo spiega perché, di fronte a uno "stesso" caso, i seguaci di paradigmi diversi tendano a reagire in modo "differente". Ciò è sempre successo. Ad esempio, Aristotele e Galileo, di fronte a pietre oscillanti discorrevano, rispettivamente, di "caduta vincolata" e di "pendolo". Lo stesso accade oggi in bioetica in cui, di fronte alla morte di Eluana, i fautori della indisponibilità e sacralità della vita parlano di "uccisione" mentre i fautori della disponibilità e qualità della vita parlano di "liberazione". Chiarito ciò, risulta evidente che la domanda “pertinente” intorno ai paradigmi non è se siano "utili”, ma se, in bioetica, "esistano" e "quali" siano. Che (anche) in bioetica esistano dei "paradigmi" – nel senso filosofico precisato – è, a mio avviso, qualcosa di certo e documentabile, che neppure Possenti, nonostante la comprensibile antipatia per essi (e per il concetto di “coerenza paradigmatica”) può mettere in dubbio. Del resto, non è forse lui ad aver scritto, a pag. 99 di “Il principio-persona”, che nell'affrontare i problemi bioetici “ci portiamo dietro non solo tutta la nostra etica […] ma tutta la nostra filosofia e la visione del mondo cui aderiamo?". Ovviamente – la precisazione è importante – il fatto che non si possa pensare se non "all'interno" di determinati paradigmi (e di determinati coefficienti di "coerenza paradigmatica") non implica che non si possa "cambiare" paradigma. Infatti, uno studioso, di fronte a determinate difficoltà (o "anomalie"), può non riconoscersi più in un determinato paradigma e andare alla ricerca di un "nuovo" paradigma. La scienza offre, a questo proposito, esempi illuminanti. Appurato che i paradigmi bioetici "esistono", si tratta di individuare “quali” siano, ossia di mettere in luce i grandi insiemi teorici che stanno "a monte" del dibattito bioetico e che spiegano le sue contrapposizioni interne. La mia risposta, coincidente con quella di altri studiosi, è che oggi si fronteggiano due grandi paradigmi bioetici. Il primo ruota intorno all'idea-guida della indisponibilità della vita; il secondo intorno all'idea-guida della "disponibilità" della vita. Il primo è difeso in prevalenza (ma non esclusivamente) dai cattolici. Il secondo è difeso in prevalenza (ma non esclusivamente) dai laici. Possenti continua a contestarmi questa prospettiva "dicotomica", ritenendola "schematica" e "astratta". Evidentemente, qui il noto filosofo ha una singolare amnesia, che lo porta a contraddirsi in modo vistoso. Infatti, nell'articolo del 14 dicembre egli aveva testualmente affermato: "In Italia vi sono culture che sostengono che la propria vita è sotto certe condizioni disponibile per il soggetto, ed altre che viceversa ritengono che la propria vita sia un bene del tutto indisponibile e che addirittura la nostra Carta costituzionale abbia stabilito una volta per tutte tale indisponibilità […]. La prima tesi è in genere diffusa tra la cultura laica e liberale, l'altra sembra oggi prevalente nella cultura cattolica e cerca ultimamente di imporsi come indiscutibile attraverso una martellante ripetitività". Questo significa che lo schema dicotomico non è un'invenzione del sottoscritto, ma qualcosa che fotografa in modo veritiero la realtà. Tant'è che anche chi lo contesta (come Possenti e altri) non può esimersi dal farne uso. Ammessa l'esistenza dei due (basilari) paradigmi della indisponibilità/disponibilità della vita è lecito chiedersi entro "quale" paradigma si inscriva la posizione di Possenti. Dall'articolo citato, in cui il filosofo – testi alla mano – dice qualcosa di più (e di ben più impegnativo) di quanto aveva sostenuto in "Il principio- persona", risulta chiaro come egli non si riconosca (pienamente) né nell'uno né nell'altro paradigma. Infatti, se da un lato contesta il principio assoluto della indisponibilità della vita, dall'altro non appare propenso ad accettare in toto il paradigma della disponibilità della vita. Sembra quindi che il filosofo intenda percorrere una strada "sui generis", cioè una via che non coincide, a rigore, con le due precedenti. Tuttavia il Possenti del 30 gennaio 2009 nega decisamente ciò, affermando che "di diritto" (poiché di fatto la realtà è diversa) non esiste né una seconda né una terza via, ma solo una "prima" via, ossia quella che fa capo ad un personalismo ontologico che si ispira ad Aristotele e a Tommaso. Prendiamo atto di questa puntualizzazione, che ha una valenza teoretica e non storiografica (come non avrebbe valenze storiografiche la tesi di uno studioso di dottrine politiche il quale dicesse che, di diritto, esiste “solo” la destra o “solo” la sinistra). Ma la "prima" via – gli chiediamo – non comporta forse, come affermano tutti i documenti magisteriali e come sostengono i più autorevoli bioeticisti cattolici (da Sgreccia a D'Agostino a Pessina) il principio della assoluta indisponibilità della vita? Principio che è stato recentemente ribadito sia da Benedetto XVI,sia dal cardinal Bagnasco,sia dal cardinal Ruini, il quale, nel corso di una intervista al Corriere della Sera,ha dichiarato: "la Chiesa non può consentire […] che si rivendichi nello stesso tempo l'appartenenza al cattolicesimo e l'autonomia nel decidere sulla propria vita". Ne segue che – almeno per quanto riguarda queste supreme e delicate materie – la (prima) via di Possenti, essendo fondata sul principio della disponibilità della propria vita, non coincide, a rigore, con la (prima) via del cattolicesimo "ufficiale", bensì con "qualcos'altro", ossia con il tentativo di procedere oltre il paradigma tradizionale della indisponibilità della vita, senza pervenire, con questo, alla completa accettazione del paradigma della disponibilità della vita. Da ciò il carattere oggettivamente "intermedio" della sua posizione. Le "terze vie" non sono necessariamente fittizie (Possenti direbbe "fasulle"). Anzi, in parecchi casi, si sono dimostrate storicamente feconde e vincenti. In questo caso, però, il problema è un altro ed è quello di sapere se in bioetica possa logicamente esistere una terza via fra indisponibilità e disponibilità della vita. A questo proposito ho dei seri dubbi. Infatti, come ho puntualizzato nell'intervento del 17 gennaio, la vita o è indisponibile o è disponibile. Tertium non datur. La controprova è che anche Possenti evita di cimentarsi con la mostruosità logica di una "indisponibilità disponibile" (o di una "disponibilità indisponibile") della vita. Tant'è che, dopo aver criticato il principio della indisponibilità assoluta della vita, non esita a far proprio il principio della "disponibilità", a certe condizioni, della (propria) vita. Ma scartare il criterio della indisponibilità assoluta della vita e assumere l'ottica della disponibilità della vita significa compiere, per usare la terminologia di Kuhn, un vero e proprio "riorientamento gestaltico", ossia una "svolta paradigmatica". "Svolta" che invece è negata dal suo autore. Il carattere equivoco della posizione di Possenti risiede proprio in questo, ossia nel compiere, di fatto, la svolta, ma nel negare, di diritto, di averla compiuta e quindi nel conseguente rifiuto di trarre tutte le implicazioni logiche del principio della "disponibilità" della vita. Da questo punto di vista, l'operazione del filosofo assomiglia a chi, dopo aver buttato un sasso nello stagno, ritira subito la mano, oppure al comportamento di quei politici che, dopo aver detto una certa cosa, il giorno dopo dichiarano di non averla detta o di averla detta in un senso diverso da com?è stata interpretata. La controprova è che Possenti – alla faccia delle sopraccitate affermazioni - continua a ripetere di essere stato "frainteso", sia dagli studiosi cattolici intervenuti al dibattito, sia dall'ateo devoto Ferrara, sia dal laico Fornero (colpevoli, tutti quanti,di aver “stravolto” il suo pensiero e di averlo reso inviso a cattolici e laici). Allo scopo di legittimare il suo "teorema difensivo", Possenti, in polemica con il sottoscritto, sostiene che la teoria dei paradigmi "calcando la mano sulla vita e non sulla persona" è destinata a condurre "fuori strada". A parte il fatto che l?appunto dovrebbe rivolgerlo ai testi magisteriali (sono loro che parlano di "sacralità della vita") gli faccio notare che, anche ammesso – ma non concesso – che si dovesse parlare (solo più) di "persona" anziché di "vita", rimarrebbe l'interrogativo: la persona è una realtà indisponibile (a se stessa), o una realtà disponibile (a se stessa)? E ciò a conferma del fatto che i paradigmi bioetici non solo"esistono" ma sono, per esprimerci alla maniera dei filosofi tedeschi, "inaggirabili" (unhintergehbar). Un altro "pezzo forte" della replica di Possenti è che nell'intervento del 17 gennaio avrei usato vocaboli come "riformatore", "conservatore", "vecchio", "nuovo" ecc., ossia termini di matrice "ideologica", che possono avere un senso in politica, ma non in filosofia e in bioetica. In realtà questi termini, come attesta il pensiero contemporaneo, oltre che possedere un significato ideologico e politico, hanno anche un significato epistemologico e storico-filosofico, poiché servono a descrivere la struttura delle rivoluzioni scientifiche e, più in generale, la dinamica dei paradigmi. Chiaramente – anche questa precisazione è utile – in questi casi la contrapposizione “paradigmatica” vecchio-nuovo non ha un significato valutativo, bensì descrittivo, poiché allude, indipendentemente da ogni soggettivo giudizio in merito, all?oggettivo contrasto fra una "via antica" e una "via nuova". Ciò accade soprattutto in bioetica, dove uno studioso di paradigmi può legittimamente discorrere di "vecchio" e di "nuovo", di "conservazione" e di "rivoluzione", senza dover per forza attribuire a tali termini una portata ideologica e valutativa (quella per cui il nuovo è sempre “migliore”), anzi lasciando al lettore la responsabilità di decidere se il "vecchio", rispetto al nuovo, sia "migliore" o "peggiore". Possenti contesta anche l'aggettivo "allineato", sostenendo che esso "può valere nello stalinismo, non nella chiesa". Dubito che ciò sia vero, soprattutto in rapporto alla chiesa cattolica odierna. In ogni caso, parlando di studioso allineato (tra virgolette) ho dato, a questo termine, il significato letterale e descrittivo di "studioso in linea (o non in linea) con i documenti ufficiali". Che è poi il significato presupposto anche da Mordacci, quando scrive, su Il Foglio del 21 dicembre 2008, che "nei casi problematici (il caso Englaro e la RU486) Possenti è allineato alla tesi giudicata ortodossa". Significato che, in questa accezione, ritengo legittima (e documentabile). Tuttavia, più che in queste (fragili) critiche, il vero "asso nella manica" di Possenti - visibilmente risentito contro chi ha messo in luce le ambiguità concettuali del suo modello teorico - consiste nel (poco filosofico) tentativo di "screditare" l?interlocutore, mettendo in campo considerazioni che si dirigono, anziché contro le sue idee, contro la sua persona di studioso. Alla fine dell?articolo egli mi accusa infatti di essere una sorta di esteta della bioetica, cioè uno studioso che si "rintana" nei paradigmi "evitando accuratamente di partecipare al dibattito bioetico concreto". Considero questo rilievo fuorviante e scorretto, sia dal punto di vista contenutistico che metodologico. Per quanto concerne il primo aspetto, ricordo al mio interlocutore che il sottoscritto non è né un "bioeticista" in senso stretto né, come Possenti, un membro del Comitato nazionale di bioetica, cioè figure alle quali sono richiesti pareri intorno alle singole questioni biomorali, ma uno studioso che ha lavorato sinora (domani potrebbe essere diverso) come uno storico-filosofo impegnato a fornire un quadro imparziale e documentato dei vari paradigmi bioetici. Del resto, è proprio perché ho evitato "accuratamente" una prospettiva di parte, sforzandomi di “dare a ciascuno il suo”, che "Bioetica cattolica e bioetica laica" è stato accolto con favore – fatto insolito nel nostro ideologizzato Paese – sia da parte cattolica sia da parte laica. Ed è anche perché si propongono di "informare" anziché di "indottrinare" (come direbbe Weber) che i miei manuali di storia della filosofia sono di gran lunga i più adottati e (trasversalmente) diffusi nella scuola italiana. Lo stesso Possenti, recensendo "Bioetica cattolica e bioetica laica", ha parlato, su Avvenire, di "giustizia intellettuale nel descrivere le varie posizioni in gioco". Ovviamente, il fatto di aver lavorato sinora come storico della filosofia e dei paradigmi bioetici non esclude il possesso, da parte del sottoscritto, di una serie di idee personali sulle varie questioni filosofiche e bioetiche (dall'esistenza di Dio allo statuto dell'embrione). Quali idee? Le idee di un laico che pensa in modo laico e che nella sua indipendenza intellettuale rivendica la propria libertà di aderire a qualsiasi dottrina che reputa vera e fondata. Una libertà, si intende,che implica non solo la possibilità di dissentire da certe posizioni della Chiesa, ma anche da certe posizioni dei laici. E poiché i miei interessi si stanno gradualmente spostando dal piano storiografico a quello teoretico avrò sempre più occasione, a differenza di quanto è accaduto sinora, di interloquire in modo esplicito su temi “specifici”. In ogni caso – e qui vengo all'aspetto metodologico – il fatto che il sottoscritto partecipi o no al dibattito concreto è qualcosa che non influisce minimamente né sulla materia del contendere con Possenti (il ruolo dei paradigmi e della coerenza paradigmatica) né sulla validità (o non validità) del mio discorso intorno a questi temi. In altri termini, quello che fa o non fa Fornero, come quello che fa o non fa Possenti (sorvolo programmaticamente sui "pettegolezzi" e le "dietrologie" che hanno accompagnato il suo articolo) non costituiscono "argomenti" del dibattito, cioè qualcosa che possa essere usato a favore (o sfavore) dei partecipanti al dibattito. In nome di una corretta etica discorsiva, oltre che in omaggio alla filosoficità (e serietà) del dibattito stesso, chiedo quindi al mio interlocutore (cosa che per un metafisico dovrebbe essere facile, anzi "normale") di prescindere, in futuro, dai "colpi bassi". Inoltre trovo strano (e "sospetto") che Possenti dica che non è "urgente" il bisogno di studiosi di paradigmi bioetici. Poiché la bioetica è ormai diventata un problema "politico", reputo che oggigiorno, tra le molte incombenze, ci sia anche la necessità di studiosi che forniscano un quadro documentato e non fazioso delle varie posizioni in lizza e che illustrino – anziché nascondere o camuffare - i vari "paradigmi" teorici che ne stanno alla base. Del resto, come possiamo fidarci di studiosi e politici che pretendono di pronunciarsi con sicumera sulla vita e sulla morte (propria e altrui) senza avere idee chiare sui concetti-guida della bioetica? Non aveva forse ragione Norberto Bobbio, il quale, ben sapendo che – in politica come in tutto il resto – è più facile "schierarsi" che "informarsi" (frase che soleva ripetere agli studenti) raccomandava di "capire prima di discutere"? Ecco perché ritengo che in un momento di profonde lacerazioni, attestate in tutta la loro drammaticità dal caso Eluana, una riflessione rigorosa sui temi-chiave della indisponibilità e disponibilità della vita, come quella che ha preso avvio sul Foglio, possa giovare a tutti. di Giovanni Fornero

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La Porta Pia della bioetica (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

25 febbraio 2009 La Porta Pia della bioetica La tesi di Possenti può diventare una breccia incontrollabile Conosco e stimo Vittorio Possenti, che considero uno dei più impegnati filosofi (e metafisici) cattolici odierni. Di conseguenza, ritengo che il suo articolo meriti di essere valutato in modo attento e pacato. Come sostengo nei miei lavori, uno dei modi più efficaci di mettere storiograficamente a fuoco la realtà del dibattito bioetico odierno e delle sue polemiche interne è quello di distinguere, nel suo ambito, fra due atteggiamenti mentali di fondo. Uno facente capo alla teoria della indisponibilità della vita, l?altro alla teoria della disponibilità della vita. Questi due atteggiamenti si configurano come veri e propri paradigmi, ossia come maniere complessive di vedere e di concettualizzare la realtà. Maniere in grado di fungere da princìpi ispiratori o punti di riferimento di base per la comprensione e la soluzione delle specifiche questioni biomorali affrontate. Il paradigma della indisponibilità della vita afferma che la vita umana, dal punto di vista bioetico, non è disponibile a piacimento dall?uomo, il quale, come non ne è l?autore, così non ne è il “proprietario” (tanto più che l?uomo non possiede la vita, ma è la vita). Il paradigma della disponibilità della vita sostiene invece che la vita è disponibile, in libertà, dall?uomo, il quale può quindi esserne ritenuto l?unico legittimo soggetto (e “giudice”). Il paradigma della indisponibilità della vita trova la sua incarnazione emblematica (e più influente) nella bioetica cattolica ufficiale e nella sua dottrina della “sacralità” della vita. Il paradigma della disponibilità della vita trova la sua incarnazione emblematica (e più influente) nella bioetica laica e nella sua teoria della “qualità” e “dignità” della vita. Tant?è che l?opposizione fra la bioetica cattolica (ufficiale) e la bioetica laica (in senso forte) costituisce uno degli aspetti vistosi del nostro tempo, di cui danno quotidiana notizia i media. Tuttavia è risaputo che nel variegato mondo cattolico esistono anche studiosi che faticano a riconoscersi nelle posizioni ufficiali. Ad esempio, in una recente intervista al Corriere della Sera, Vito Mancuso, alla domanda di Luigi Accattoli se la vita sia un valore indisponibile, ha risposto: “Concordo sull?indisponibilità della vita, ma reputo che vada rispettata la libertà di chi rifiuta per sé un trattamento che lo mantiene in una condizione di vita che egli reputa non-vita. La vita si dice in tanti modi. Il principio primo non è quello della vita fisica da protrarre il più a lungo ma è quello della dignità della vita e questa si compie nella libertà personale”. Come si vede, il noto teologo, se da un lato si dichiara d?accordo con il principio della sacralità e indisponibilità della vita, dall?altro fa un tipo di discorso che, per certi versi, si avvicina alla teoria laica della qualità e disponibilità della vita. Da ciò la peculiarità della sua posizione che, conformemente ai canoni di ciò che il Foglio ha efficacemente descritto come “la zona grigia della bioetica cattolica”, non consiste in un cambiamento rivoluzionario di paradigma, ma nel tentativo compromissorio di conciliare due tesi che sembrano logicamente antitetiche. Tant?è che Benedetto XVI, in un importante discorso del 5 febbraio 2006, ha significativamente parlato – a proposito della indisponibilità e disponibilità della vita – di due “mentalità” che “si oppongono in maniera inconciliabile”. Possenti, andando oltre la posizione di Mancuso (ma anche oltre la posizione ufficiale del Magistero e della CEI) ritiene invece che continuare a sostenere, con “martellante ripetitività”, che la vita è totalmente indisponibile blocchi, per quanto concerne i problemi di fine vita, una saggia ricerca di soluzioni. Per cui, reputando “razionalmente” infondato il criterio di “fede” della assoluta indisponibilità della vita, il filosofo, con una inconsueta scissione metodologica tra ragione e fede – che gli è stata contestata da molti, in particolare da Sergio Belardinelli – arriva a proporre la tesi della vita come “bene dato in impiego responsabile al soggetto”. Sul piano strettamente concettuale e filosofico questa tesi non è né nuova né originale. Tant?è vero che essa, sia pure in forme ben più radicali di quanto avviene in Possenti, circola non solo in certe zone della cultura protestante – più propensa, come succede in particolare nei valdesi, a difendere il principio della autonomia decisionale del soggetto – ma anche in certe zone della cultura cattolica. Si pensi ad esempio ad Hans KÜng, il quale, prendendo le distanze dall?immagine tradizionale di Dio come padrone della vita e della morte e in polemica diretta con “l?attuale pontefice” (allora Giovanni Paolo II) scrive che “la vita è per volontà di Dio anche compito dell?uomo e perciò è rimessa alla nostra propria decisione responsabile”. Ovviamente, stabilire quale sia, fra tutte queste, la posizione più vera e cristianamente fondata non spetta ad uno studioso di matrice laica come il sottoscritto. Tuttavia, nella mia qualità di storiografo e analista di paradigmi bioetici, constato come il discorso di Possenti, se coerentemente svolto, non rappresenti un semplice “ritocco” marginale al paradigma corrente, ma si configuri come un suo potenziale elemento destabilizzante, che potrebbe avere conseguenze notevoli e imprevedibili anche in relazione ad altri temi-chiave (dalla contraccezione all?aborto) sino a rappresentare una sorta di “Porta Pia” della bioetica cattolica ufficiale e quindi della trama di idee che va dalla Evangelium vitae alla Dignitas personae. Certo, Possenti non compie questo passo, anzi cerca programmaticamente di evitarlo, ma qualcun?altro, prendendo spunto dalla caduta di quella sorta di bastione della bioetica cattolica che è la teoria della indisponibilità della vita, potrebbe compierlo, magari pensando di aver ermeneuticamente compreso Possenti meglio di quanto egli stesso abbia fatto. Tutto ciò spiega, a livello di constatazione oggettiva, le reazioni e le preoccupazioni di molti studiosi cattolici, a cominciare da quelli autorevoli registrati dal Foglio. E spiega perché Giuliano Ferrara, intuendo gli elementi di “svolta” del discorso di Possenti, abbia visto, in esso, una sorta di “ritirata” della bioetica cattolica di fronte alle pressioni della bioetica laica. Ritirata che, qualora dovesse continuare, finirebbe per coincidere con l?inizio della fine del paradigma su cui si regge la posizione ufficiale della chiesa in materia di bioetica. Su questo punto, parlando da “osservatori esterni”, penso sia difficile dargli torto. di Giovanni Fornero

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I funamboli della bioetica (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

25 febbraio 2009 I funamboli della bioetica Possenti e altri cattolici aprono alla disponibilità della vita in nome di una terza via che non esiste Il caso Eluana e la questione del testamento biologico hanno avuto il salutare effetto di richiamare l?attenzione sul problema bioetico e filosofico della “indisponibilità” o “disponibilità” della vita. Com?è noto, la bioetica contemporanea risulta caratterizzata da due grandi “paradigmi”, intendendo con questo termine di matrice epistemologica, ossia tratto dalla filosofia della scienza, i quadri concettuali di fondo entro cui organizziamo ed elaboriamo le nostre conoscenze. Il primo paradigma trova la sua incarnazione emblematica e più influente nella bioetica cattolica della indisponibilità e “sacralità” della vita. Il secondo paradigma trova la sua incarnazione emblematica e più influente nella bioetica laica della disponibilità e “qualità” della vita. Questa struttura paradigmatica e dicotomica della bioetica odierna viene contestata da taluni studiosi, i quali affermano: 1) che in bioetica contano più i casi “concreti” che i paradigmi “astratti” 2) che la schematizzazione sacralità-qualità della vita è falsa, in quanto anche i cattolici riconoscono il valore-qualità. La fragilità concettuale di questi argomenti è pari alla loro “orecchiabilità”. Infatti, è vero che in bioetica i “casi” giocano un ruolo importante, ma è altrettanto vero che noi non ci accostiamo mai ad essi con mente vergine, cioè priva di precomprensioni teoriche, ma sulla base – e all?interno – di determinati quadri mentali. Tant?è che, di fronte ad uno “stesso” caso, i fautori della indisponibilità della vita reagiscono in modo “diverso” dai seguaci della disponibilità della vita. Ciò risulta evidente soprattutto nei cosiddetti casi “cruciali” (come quello di Eluana), ossia nei casi in cui l?adesione ad un paradigma piuttosto che ad un altro “condiziona” visibilmente non solo i diversi schemi di soluzione del caso, ma anche il modo, persino linguistico, di rapportarsi ad esso. In secondo luogo, la tesi secondo cui la bioetica cattolica è una bioetica della sacralità della vita non implica la (banale) affermazione secondo cui in tale bioetica mancherebbe ogni considerazione della vita in termini di qualità. Significa piuttosto che per la bioetica di matrice cattolica, a differenza di quanto accade nella bioetica di matrice laica, il criterio “primario” e “decisivo” non è (e non può essere) la qualità, bensì la sacralità. Tant?è che la bioetica cattolica, pur difendendo una certa “complementarità” fra il valore-sacralità e il valore-qualità, dà sempre la precedenza alla sacralità. E ciò a conferma della priorità assiologica e criteriologica di quest?ultima. Infatti,come sostiene Elio Sgreccia, per la bioetica cattolica “prima viene la valutazione della vita in se stessa e nel suo valore trascendente, e poi si deve cercare anche la migliore qualità di vita, nel senso sanitario e sociale”. Analogamente, nella bioetica laica la multiforme nozione di “qualità” della vita gioca un ruolo così decisivo – si pensi allo strategico concetto del “diverso valore qualitativo delle vite” – che anche gli autori laici che tentano un parziale recupero della nozione di sacralità (come nel caso di Dworkin) operano in modo da renderla conciliabile, anzi convertibile, nella nozione di qualità e disponibilità della vita (come attesta l?accettazione, da parte del filosofo americano, di una prospettiva abortista ed eutanasica moderata). Il fatto, storiograficamente documentabile, che la bioetica contemporanea sia caratterizzata dal contrasto strutturale tra questi due paradigmi genera inevitabilmente la ricerca di quelle che Maurizio Mori ha chiamato “teorie di compromesso o intermedie” e il sottoscritto “terze vie”. Questa situazione epistemologica si è già verificata altre volte nella storia. Uno degli esempi più famosi è costituito dal “terzo sistema del mondo” di Tycho Brahe. Com?è noto, questo studioso è l?ideatore di un “compromesso astronomico” fra Tolomeo e Copernico. Infatti, non riconoscendosi più in Tolomeo, ma non essendo disposto a seguire la svolta radicale di Copernico, Tycho Brahe sosteneva, in conformità alla nuova astronomia, che Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno ruotano attorno al Sole, mentre quest?ultimo e la Luna girano intorno alla Terra, la quale, in conformità alla vecchia astronomia, rimane immobile al centro dell?universo. Analogamente, nella bioetica odierna esistono studiosi di matrice cattolica che, insoddisfatti del modello bioetico tradizionale della indisponibilità della vita, manifestano “aperture”, più o meno consistenti, nei confronti del modello della disponibilità della vita, senza arrivare, con questo, ad accettarne le diverse implicazioni. Un significativo esempio di questi Tycho Brahe della bioetica – di varia matrice e tendenza– lo abbiamo avuto anche di recente, in quegli autori che, muovendo dall?idea secondo cui “sul piano razionale il criterio di una assoluta indisponibilità della propria vita non è fondato”, difendono il principio della “disponibilità a certe condizioni della propria vita”, pervenendo alla tesi – in cui risiede il nucleo filosofico del loro discorso – secondo cui la vita rappresenta un “bene dato in impiego responsabile al soggetto” (V. Possenti), per cui “la decisione, e quindi anche la responsabilità della propria vita, va lasciata al suo legittimo proprietario” (E. Berti). Che questo principio, contrariamente a quanto hanno sostenuto i loro autori, costituisca una “svolta” oggettiva rispetto ai documenti tradizionali, risulta evidente (ribadisco che su questo punto Giuliano Ferrara ha visto giusto sin dall?inizio). Precisamente come costituisce una “svolta” inequivocabile la tesi di KÜng – elaborata in polemica diretta con Giovanni Paolo II – secondo cui la vita è per volontà di Dio “rimessa alla nostra propria decisione responsabile”. Basti pensare che in base al nuovo principio non si può (più) sostenere, come recitano invece la “Evangelium vitae” e tutti i documenti magisteriali, che “solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine (solus Deus vitae Dominus est usque ab exordio usque ad exitum)” e che quindi la vita in quanto tale “non” ci appartiene. Ovviamente – la puntualizzazione è importante – quando la chiesa cattolica dichiara che la vita non ci appartiene non intende negare l?umano potere, garantito dal libero arbitrio, di compiere scelte responsabili “all?interno” della vita. Essa intende piuttosto escludere il nostro potere decisionale “sulla” vita stessa, della quale, così come non ne siamo gli autori, così non ne siamo i “proprietari”. In questo senso, ad esempio, Francesco D?Agostino, dopo aver sostenuto che le terapie sono “disponibilissime” e che l?individuo può anche rinunciare alle cure, ha scritto: “Ma non posso disporre della mia vita, perché non posso rivendicare un potere che non mi spetta, come non spetta a nessun altro, nemmeno allo stato”. Viceversa, il principio secondo cui noi possiamo “disporre”, sia pure “entro certi limiti”, della nostra vita implica l?oggettivo abbandono di quel caposaldo “strategico” della bioetica cattolica che è il principio assoluto della non-disponibilità della vita. Qui il termine “assoluto” allude ad un tipo di proibizione che, secondo quanto insegna la “Veritatis splendor”, vieta una determinata azione “semper et pro semper”, ossia in modo “universale e permanente”. Berti ritiene di invalidare ciò affermando che per nessuno, nemmeno per i cattolici, la vita è un bene assolutamente indisponibile “perché si possono dare casi in cui è lecito sacrificare la propria vita per valori più alti”. In realtà tali “eccezioni” non solo non smentiscono – bensì confermano – la regola generale, ma risultano anche bioeticamente non pertinenti, in quanto nei casi sopraccitati l?individuo non dispone di se stesso per qualche suo peculiare interesse o personale tornaconto, fosse pure il comprensibile tornaconto di evitare la sofferenza, ma per qualche ideale “superiore” (la fede, la verità, il prossimo, il pubblico bene ecc.). In altri termini, nei documenti ufficiali, il rispetto per la vita (che nell?uomo ha sempre una forma personale) si presenta come bioeticamente assoluto per il fatto di essere non-relativo all?“interesse egoistico (ipsius commodum)” dell?individuo e alla sua “soggettiva e mutevole opinione (suam subiectivam mutabilemque opinationen)”. In ogni caso – a parte questa precisazione filologica e filosofica– dire che la vita “non” è indisponibile, significa mettere in atto una “svolta paradigmatica”, cioè porsi nella (nuova) ottica della disponibilità della vita. Del resto, la vita o è indispensabile o è disponibile, o ci appartiene o non ci appartiene. Tertium non datur. Neppure il sofista più scaltro e concettualmente attrezzato del pianeta riuscirebbe a conciliare le due tesi (che anche Benedetto XVI ha definito “inconciliabili”). Del resto, neppure i Tycho Brahe della bioetica pretendono di sostenere la mostruosità logica di una “indisponibilità disponibile” o di una “disponibilità indisponibile” della vita, optando piuttosto, come si è visto, per una disponibilità “a determinate condizioni”, della propria vita. A questo punto, il problema non è più quello della indisponibilità/disponibilità della vita, ma quello delle “condizioni” entro cui la vita è disponibile. Problema reso ancora più urgente dal fatto che anche i laici sostengono che la vita è disponibile solo a “certe” condizioni, ad esempio che non rechi danni constatabili a terzi (la schematica tesi, elaborata ad hoc dai fautori delle terze vie, secondo cui se per la bioetica cattolica tradizionale la vita sarebbe “assolutamente” indisponibile per la bioetica laica sarebbe “assolutamente” disponibile, risulta storiograficamente smentibile). Dai pochi accenni pare di capire che per questi autori la condizione – o il limite – della disponibilità della vita risiedono nel rispetto della “dignità” della persona. Ma anche i laici parlano di dignità della vita, interpretandola in chiave di “qualità”. Per cui la vera differenza non risiede tanto nella generica idea di dignità, ma in una “specifica” interpretazione di essa, che, a seconda degli autori, può essere di matrice personalistico-ontologica o personalistico-kantiana. Chiarito questo punto, se la nostra vita non è (più) indisponibile e noi possiamo disporre di essa, a patto di rispettare il criterio della dignità della persona, nasce il problema di “chi” deve decidere, anche in situazioni complesse e controverse, se una certa scelta sia conforme o meno a tale criterio. Ammesso che sia l?interessato stesso (e chi altri potrebbe essere, visto che si parla di disponibilità della “propria” vita) non si rischia forse di entrare in un?ottica “soggettivistica” e “relativistica”? Lasciando ai critici cattolici di interrogarsi (e pronunciarsi) su questo tema, desidero, da laico, soffermarmi su altre possibili conseguenze di tali dottrine. Parlo di conseguenze teorico-culturali a lungo termine e non di conseguenze pratico-politiche immediate, poiché queste ultime sono facilmente intuibili, sia negli aspetti positivi (stimolo a concentrarsi sui temi bioetici, nella fattispecie su quelli di fine vita) sia in quelli negativi (incoraggiamento a qualche “inciucio” politico-culturale sulla legge relativa al testamento biologico). La prima questione, di indubbia attualità, è quella relativa al diritto o meno di morire. Ammesso che l?individuo-persona possa disporre della “propria” vita, perché non dovrebbe disporre anche della “propria” morte? Infatti, che tale diritto venga (coerentemente) negato dai fautori della indisponibilità della vita lo capisco, ma che venga (incoerentemente) escluso dai teorici della disponibilità della propria vita faccio fatica a comprenderlo, almeno sul piano delle motivazioni razionali. Tanto più che altri autori (cattolici o riformati) favorevoli all?idea della vita come “bene dato in impiego responsabile al soggetto”, in nome della “dignità” della persona e del “Dio della misericordia”, ritengono legittimo tale diritto. A dimostrazione del fatto che, in nome della dignità della persona, si possono fare discorsi alternativi a quelli tradizionali. Tant?è che, persino partendo da Kant, ossia dal filosofo per eccellenza della dignità umana, alcuni studiosi sono giunti a sostenere, contro Kant, il diritto di disporre dell?essere e del non-essere della propria vita. Ovviamente non possiamo soffermarci su queste tipo di problemi. Osserviamo soltanto che non si possono formulare nuovi principi e, nello stesso tempo, rifiutarsi di trarre le debite conseguenze da essi, anzi accettando (e ratificando) le conclusioni dei vecchi principi, ossia dei teoremi da cui si dichiara di prendere le distanze (in questo caso l?indisponibilità della propria vita). Sarebbe lo stesso come se un matematico non euclideo o un sostenitore della fisica relativistica continuassero a ragionare sulla base delle conclusioni della geometria non euclidea o della fisica classica. Tipico, da questo punto di vista, il caso Possenti, il quale, pur essendo stato visto, in taluni ambienti, come una sorta di apripista di una bioetica cattolica “riformatrice”, in realtà, come appare evidente dalla sua replica ai critici – volta ad accreditare l? immagine di uno studioso totalmente “allineato” – sul piano bioetico concreto egli risulta più un “conservatore” che un “riformatore”. Del resto – penso che su questo punto siano d?accordo con me anche i pubblicisti e i lettori di Repubblica – quale rara specie di “progressista” bioetico è mai uno studioso che, dopo aver proclamato la disponibilità della (propria) vita, si dichiara “contro” la sospensione dei sostegni vitali (cioè per una soluzione “ortodossa” del caso Englaro), “contro” il diritto di morire, “contro” l?eutanasia, “contro” la pillola RU 486, “contro” il congelamento degli embrioni ecc.? A conferma della circostanza, non sufficientemente evidenziata dagli studiosi, che pur essendo “potenzialmente” rivoluzionario sul piano teorico dei principi filosofici, il suo pensiero è “di fatto” sostanzialmente conservatore sul piano concreto delle conseguenze etico-bioetiche. Da ciò la natura strutturalmente ambigua e bifronte della sua posizione, oscillante fra la ricerca del nuovo e la conservazione del vecchio. Questa analisi “a corto raggio” non smentisce i risultati di un?analisi “a lungo raggio”, in quanto la coerenza dei principi trascende, come sempre, la “volontà” e le “intenzioni” degli individui, configurandosi come una sorta di fiume in piena destinato a travolgere argini e paletti posti “contro” di esso. Per fare un paragone storico-politico, è noto che il suffragio universale è una conquista recente, poiché all?inizio si reputava che la sovranità democratica dovesse essere esercitata solo dai cittadini in possesso di determinati requisiti di cultura e di censo . Tuttavia, poco alla volta, ci si rese conto che questa limitazione era in manifesta contraddizione con lo “spirito” (e le “regole del gioco”) della democrazia, per cui si disse che il diritto di voto doveva essere esteso a tutti gli individui di sesso maschile che avessero raggiunto un determinato limite di età. Ben presto anche questo apparve un?incongruenza e si arrivò alla decisione, finalmente coerente, di estendere il voto a tutti (uomini e donne). In altre parole, i nostri autori credono davvero che una volta che si sia accolto il principio della disponibilità della (propria) vita ci si possa “fermare” alla semplice rivendicazione della possibilità di accettare o respingere determinate “cure salvavita”? Dopo questa rivendicazione altre ne verranno, poiché accolta una certa logica (o intrapreso un certo gioco) si è costretti, piaccia o meno, ad accettarne le conseguenze (o le regole). A dimostrazione che non si può giocare a dama e a scacchi nello stesso tempo e a conferma del fatto, illustrato da Gadamer in “Verità e metodo”, che nel gioco – in ogni gioco, compreso quello intellettuale dei filosofi – si verifica sempre una sorta di “primato del gioco sui giocatori”. Tant?è che una volta che si sia abbandonato Tolomeo non è difficile arrivare a Copernico, sia pure passando attraverso Tycho Brahe. Fuor di metafora, una volta che si sia abbandonato quel bastione della dottrina tradizionale che è l?indisponibilità della vita (compiendo ciò che in un precedente intervento abbiamo definito una sorta di “Porta Pia della bioetica cattolica”) si è oggettivamente spianata la strada ad un accoglimento universale (anche da parte dei credenti: il mondo riformato insegna) del “nuovo paradigma bioetico”, ossia del principio della disponibilità della vita in tutte le sue logiche implicazioni e conseguenze. Molto istruttivo, a questo proposito, è il caso valdese. Anziché imboccare “terze vie”, ritenute compromissorie e pseudoprogressiste, questi cristiani riformati hanno preferito effettuare una (esplicita) scelta di campo a favore del paradigma della disponibilità della vita – e quindi del principio dell?autonomia decisionale dell?individuo in campo bioetico – fornendo, di questa scelta, motivazioni teoriche e teologiche che, per certi aspetti, sono analoghe a quelle del cattolico KÜng, in quanto fondate sul comune concetto della (propria) vita come realtà disponibile, ovvero come “compito responsabile” dell?uomo. In conclusione, riteniamo che mettere in crisi il paradigma tradizionale della indisponibilità della vita significhi, al di là delle intenzioni “soggettive” di chi lo effettua, porre le basi “oggettive” per un accoglimento generalizzato del paradigma della disponibilità della vita. “Accoglimento generalizzato” che i cattolici fedeli all?impostazione del magistero e gli “atei devoti” cercano attivamente di “contrastare”. Da ciò la loro diffidenza – o aperta ostilità – nei confronti delle (nuove) terze vie, viste come “teste di ponte” di ulteriori e più avanzate posizioni, ritenute “inaccettabili”. Posizioni che i fautori della bioetica laica cercano invece di promuovere e di accelerare. Da ciò il loro atteggiamento critico nei confronti dei funambolismi delle sopraccitate teorie, viste, in ogni caso, come spie rivelatrici delle “difficoltà” del paradigma tradizionale a mantenere le sue posizioni. di Giovanni Fornero

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CLAUDIO SARDO ROMA. IL PDL SCOPRE IL DISSENSO INTERNO SUL TESTAMENTO BIOLOGICO. NON SONO SOLO I S... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

CLAUDIO SARDO Roma. Il Pdl scopre il dissenso interno sul testamento biologico. Non sono solo i senatori Saro e Paravia a contestare il testo Calabrò, bandiera della maggioranza e del mondo cattolico ufficiale. Anche Pisanu ha compiuto lo strappo, dichiarando il voto contrario al ddl e denunciando un'invasione dello Stato in ambiti delicati da affidare «alla volontà del paziente oppure alla valutazione in scienza e coscienza dei medici e dei parenti». E, dopo che la mediazione proposta da Rutelli (sospensione di alimentazione e idratazione solo in casi eccezionali e con il consenso del medico e della famiglia) è stata respinta dai responsabili del Pdl e dal sottosegretario Roccella, sia Cicchitto che Bocchino hanno invece lanciato espliciti segnali di apertura all'ex leader della Margherita. «La materia del fine vita - ha sottolineato Cicchitto - andrebbe gestita, come sempre è avvenuto, nel rapporto diretto e discreto fra il paziente, gli stretti parenti e il medico». E Bocchino: «Occorre prestare grande attenzione alle proposte più moderate che vengono dal Pd». La linea ufficiale del Pdl per ora non cambia, anche se nell'aspra polemica con Gasparri ieri Pisanu è arrivato a dire: «Mi sfuggono i suoi alti pensieri...». La linea è stata ribadita da Quagliariello in serata nella riunione del gruppo del Senato. Riunione alla quale ha partecipato anche Gianni Letta per rimarcare come l'obiettivo del governo sia preservare il testo Calabrò nelle parti essenziali. Il fulcro è l'esclusione di alimentazione e idratazione dal testamento biologico: in pratica, essendo definiti come «sostegno vitale» e non come «terapia», quei trattamenti sono da considerare obbligatori. L'auspicio di Letta è che, «fatta salva la libertà di coscienza dei singoli», la linea del governo e quello del partito coincidano. Tuttavia, il dubbio sembra attraversare la maggioranza. Anche Alessandro Campi, direttore di Farefuturo, la fondazione di Fini, ha invocato una sintesi apprezzando la "terza via" rutelliana. Ma c'è pure chi, nel Pdl, tira la corda dalla parte opposta perché considera lo stesso testamento biologico come una violazione inaccettabile della sacralità della vita. Il sottosegretario Mantovano ha scritto un documento e ha raccolto le firme di 53 parlamentari Pdl (compresi altri tre colleghi di governo): la richiesta è di cancellare sostanzialmente la possibilità di rinuncia alle cure in caso di pericolo di vita. E, ieri sera, alla riunione dei senatori Pdl, è stato questo il fronte dal quale sono giunte le maggiori critiche al testo. Tuttavia, man mano che si allontana l'emozione del caso di Eluana, anche nel mondo cattolico ufficiale emergono dei distinguo. Sul testamento biologico non sembra esserci la stessa compattezza della legge 40 (fecondazione assistita). Due professori cattolici di filosofia morale, Vigna e Semplici, stanno raccogliendo firme tra i colleghi in calce ad una lettera al cardinal Bagnasco, nella quale si contesta che l'alimentazione e l'idratazione siano sempre obbligatorie anche di fronte ad un'espressa volontà contraria. La stessa posizione di Rutelli, che pure è stata criticata duramente dai laici del Pd perché accetta il principio del «sostegno vitale», rappresenta una ricerca di mediazione che non è isolata nel mondo cattolico. La complessità del dibattito sta intanto portando qualche ritardo ai tempi parlamentari del ddl. Uno dei punti di forza del Pdl, allo stato, resta l'alleanza con l'Udc sul tema.

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Biotestamento, idea bipartisan: dopo le europee (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 49 del 2009-02-26 pagina 0 Biotestamento, idea bipartisan: dopo le europee di Redazione Proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee: "Dopo il caso Englaro i nervi sono ancora scoperti, meglio prendere una pausa". Tra i firmatari Bianco, Bonino, Saro e Paravia. L'appello di Bossi: "Mediazione laici-cattolici" Roma - Dario Franceschini ha incontrato questa mattina l?oncologo e senatore democratico Umberto Veronesi e, al termine dell?incontro, ha assicurato che non c?è nessuna spaccatura e nessuno scontro sul testamento biologico nel Pd. Intanto, dal quartier generale dei democratici arriva una proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee. La proposta bipartisan Una proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee viene messa a punto in queste ore da un gruppo di senatori di maggioranza e opposizione. Tra di essi, Enzo Bianco, Stefano Ceccanti, Emma Bonino e Piero Ichino (Pd), Ferruccio Saro e Antonio Paravia (Pdl). Si citano anche i nomi di Lucio Malan e Beppe Pisanu, i quali non avrebbero ancora firmato. "Dopo il caso di Eluana Englaro i nervi sono ancora scoperti - affermano i promotori - è meglio prendere una pausa di riflessione per non lasciare questo argomento nel tritacarne della politica". Franceschini incontra Veronesi Veronesi aveva firmato ieri insieme a Andrea Camilleri, Paolo Flores D?Arcais e Stefano Rodotà una lettera aperta al segretario del Pd in cui criticava gli emendamenti presentati al testo della maggioranza, ma Franceschini assicura che tutto è stato chiarito: "Sono venuto a trovare il professor Veronesi per rispetto delle sue qualità straordinarie di medico e scienziato ma anche in quanto parlamentare del Pd perchè era necessario un chiarimento dopo quanto scritto oggi dai giornali su spaccature e scontri che non esistono". Il leader del Pd ha spiegato: Veronesi "mi ha detto in modo franco e diretto che era stupito dalla lettura della sua lettera che lo descriveva contrario alla libertà di coscienza dei parlamentari, anzi ha detto che su questi temi non si può indicare la disciplina di partito o un vincolo perchè si tratta di temi nuovi che interrogano le coscienze: è esattamente la linea scelta dal Pd - ha sottolineato Franceschini - quella di costruire una posizione prevalente sugli emendamenti che sono stati sottoscritti da 8 senatori su 10 della commissione sanità e rispettare il fatto che ci siano posizioni diverse che hanno diritto di cittadinanza. Che questa sia la linea giusta lo si vede anche da quanto sta accadendo nel centrodestra che si è spaccato". Martedì il voto in Senato Il voto in commissione Sanità al Senato sugli emendamenti al ddl sul testamento biologico si dovrebbe tenere a partire da martedì prossimo. Si tratta ancora di un orientamento ufficioso, emerso dalla riunione dell?ufficio di presidenza riunitosi questa mattina. Alla commissione infatti manca ancora il parere, non vincolante, della commissione Affari costituzionali, che ha rinviato a sua volta la decisione alla seduta di martedì. Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, non esprime un giudizio sulla bozza Calabrò in materia di biotestamento ("Non l?ho ancora letta"), ma auspica "una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso la quadra, e lo dico da laico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Biotestamento, idea bipartisan: "Rinviamo dopo le europee" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 26-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 49 del 2009-02-26 pagina 0 Biotestamento, idea bipartisan: "Rinviamo dopo le europee" di Redazione Proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee: "Dopo il caso Englaro i nervi sono ancora scoperti, meglio prendere una pausa" Roma - Dario Franceschini ha incontrato questa mattina l?oncologo e senatore democratico Umberto Veronesi e, al termine dell?incontro, ha assicurato che non c?è nessuna spaccatura e nessuno scontro sul testamento biologico nel Pd. Intanto, dal quartier generale dei democratici arriva una proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee. La proposta bipartisan Una proposta bipartisan per rinviare la discussione del testamento biologico a dopo le elezioni europee viene messa a punto in queste ore da un gruppo di senatori di maggioranza e opposizione. Tra di essi, Enzo Bianco, Stefano Ceccanti, Emma Bonino e Piero Ichino (Pd), Ferruccio Saro e Antonio Paravia (Pdl). Si citano anche i nomi di Lucio Malan e Beppe Pisanu, i quali non avrebbero ancora firmato. "Speriamo che aderiscano in molti alla nostra iniziativa - ha commentato la Bonino - spero che la nostra iniziativa faccia riflettere molti, perché il clima non è propizio a ragionare a mente fredda, a prendere una decisione ragionata ed erga omnes a partire dal caso singolo di Eluana Englaro". Considerato il clima attuale del dibattito politico in corso sul trattamento dovuto nelle situazioni particolari di confine tra la vita e la morte, i promotori dell?appello fanno sapere di aver "rilevato il rischio che un intervento legislativo non sufficientemente meditato su questa materia, quale che ne sia il segno e il contenuto, cristallizzi soluzioni rigide, sempre parzialmente inappropriate rispetto all?infinita varietà dei casi reali, come è inevitabile". "Per questo - hanno concluso - chiediamo una moratoria legislativa su questa materia di qualche mese, che permetta di recuperare la serenità necessaria per il migliore e più aperto confronto". Franceschini incontra Veronesi Veronesi aveva firmato ieri insieme a Andrea Camilleri, Paolo Flores D?Arcais e Stefano Rodotà una lettera aperta al segretario del Pd in cui criticava gli emendamenti presentati al testo della maggioranza, ma Franceschini assicura che tutto è stato chiarito: "Sono venuto a trovare il professor Veronesi per rispetto delle sue qualità straordinarie di medico e scienziato ma anche in quanto parlamentare del Pd perchè era necessario un chiarimento dopo quanto scritto oggi dai giornali su spaccature e scontri che non esistono". Il leader del Pd ha spiegato: Veronesi "mi ha detto in modo franco e diretto che era stupito dalla lettura della sua lettera che lo descriveva contrario alla libertà di coscienza dei parlamentari, anzi ha detto che su questi temi non si può indicare la disciplina di partito o un vincolo perchè si tratta di temi nuovi che interrogano le coscienze: è esattamente la linea scelta dal Pd - ha sottolineato Franceschini - quella di costruire una posizione prevalente sugli emendamenti che sono stati sottoscritti da 8 senatori su 10 della commissione sanità e rispettare il fatto che ci siano posizioni diverse che hanno diritto di cittadinanza. Che questa sia la linea giusta lo si vede anche da quanto sta accadendo nel centrodestra che si è spaccato". Martedì il voto in Senato Il voto in commissione Sanità al Senato sugli emendamenti al ddl sul testamento biologico si dovrebbe tenere a partire da martedì prossimo. Si tratta ancora di un orientamento ufficioso, emerso dalla riunione dell?ufficio di presidenza riunitosi questa mattina. Alla commissione infatti manca ancora il parere, non vincolante, della commissione Affari costituzionali, che ha rinviato a sua volta la decisione alla seduta di martedì. Il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, non esprime un giudizio sulla bozza Calabrò in materia di biotestamento ("Non l?ho ancora letta"), ma auspica "una mediazione tra i laici e i cattolici. Troveremo anche in questo caso la quadra, e lo dico da laico". Il "diritto di morire" "Si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell?articolo 32 della Costituzione", hanno fatto sapere i vertici di Comunione e Liberazione. Nella nota resa pubblica si evidenziano le riflessioni dello stesso presidente della Cei : "Il vero diritto di ogni persona, che è necessario riaffermare e garantire, è il diritto alla vita che infatti è indisponibile". "La vera risposta non può essere dare la morte, per quanto 'dolce', ma testimoniare l?amore che aiuta ad affrontare il dolore e l?agonia in modo umano - si legge - chi si impegna in politica secondo ragione può trarre da queste preoccupazioni della Chiesa uno sguardo più vero alla vita degli uomini, nel difficile compito di servire il bene comune". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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