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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

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Report "Laici e chierici" 22-23 febbraio 2009

Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

l'assemblea ha scelto l'orgoglio e la speranza - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: C´è stato un suo errore caratteriale da lui stesso ammesso: la mediazione per tenere insieme a qualunque costo le varie anime del partito. Forse è meglio dire i vari pezzi del partito: laici e cattolici, socialisti e moderati, tolleranti e intransigenti, puri e duri e pragmatici.

pd, franceschini eletto segretario "ripartiamo, ma ora serve unità" - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La laicità, che rivendica appassionatamente: «La Chiesa ha il diritto di fare sentire la sua voce ma non bisogna mai dimenticare che è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato». E ricorda il caso Englaro: «Forse che cattolici e laici non hanno gli stessi dubbi, le stesse paure?

l'assemblea ha scelto l'orgoglio e la speranza - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Del resto nessuno meglio di un cattolico democratico può accollarsi la responsabilità di difendere la laicità dello Stato, la libertà dei cittadini e la loro eguaglianza di fronte alla legge anche se sostenendo questi principi ci si discosta dalle posizioni dei Vescovi e del Vaticano.

il pd in mezzo al guado con i soliti vizi siciliani - nino alongi ( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Questa svolta ecclesiastica, oltre a mettere in difficoltà molti cattolici legati allo spirito del Concilio, crea problemi all´interno dello stesso Pd che ripropone, nel ricordo dei padri costituenti, la collaborazione e non il conflitto tra le due culture, quella cattolica e quella laica, da sempre presenti nel Paese.

no alle ronde, ventimila in duomo - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: volontariato laico e cattolico. «Dobbiamo smetterla di pensare "fra tre anni torno a casa" - ha scandito dal palco un´animatrice dell´associazione Naga - perché casa nostra è questa». E don Massimo Mapelli della Casa della Carità ha aggiunto: «Siamo qui per dire no ad alcuni aspetti del decreto sicurezza, come ad esempio l´albo per i senza fissa dimora e il reato di clandestinità:

Il popolare che piace a sinistra Successo laico per il reggente ( da "Riformista, Il" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sentire la sua voce ma senza mai dimenticare che per noi credenti e non credenti è in inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato». Applausi. Anche di Ignazio Marino: «È una posizione molto chiara, cioè che il legislatore deve ragionare con una mentalità laica». Perplessi i cattolici, o almeno una parte: «Mi pare - dice Rosy Bindi - che la posizione sia ancora da affinare.

Time elogia Renzi <Obama italiano> Vinci: esagerato Ma il País: ben venga ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: della capacità di autodivorarsi della sinistra italiana: fagocita leader, progetti e idee, è troppo eterea e poco laica. Però se un trentenne si fa avanti, ben venga». Il neo acquisto di Mediaset Alessio Vinci — che dopo anni alla Cnn da Mosca, Berlino e Belgrado è ora il capo dell'ufficio di Roma del network e martedì sostituirà Mentana a Matrix —

La piazza applaude Englaro: no alla legge ( da "Corriere della Sera" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma ci sono anche tanti cattolici in piazza: le comunità cristiane di base, Mina Welby e pure 21 preti in dissenso. Emma Bonino attacca Veltroni: «Ho chiesto mille volte a Walter di organizzare una grande manifestazione per la laicità, la libertà di scelta. Niente da fare.

Una legge, tanta confusione Ecco quel che penso sul testamento biologico ( da "Giornale.it, Il" del 22-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quella del laico Facci e quella del cattolico Amicone. Ora, se permettete, vi dico quel che penso io. Certo: sarebbe stato meglio non farla quella legge. Sarebbe stato meglio evitarla e lasciare che la vita e la morte fossero regolate, come è avvenuto finora, nel rapporto che esiste tra le persone, un malato, i suoi cari e i medici.

Famiglia ASSEDIATA ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Famiglia Cristiana è il settimanale cattolico più diffuso in Italia. Grazie alla sua capillare rete di vendita, diversificata tra edicole, parrocchie e abbonamenti viene letto (non comprato) mediamente da tre milioni di persone. Definito da molti il giornale religioso più laico del panorama italiano, esattamente come se lo era immaginato il suo padre fondatore,

La crisi non si superamoltiplicando le regole ( da "Secolo XIX, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: potrebbe trovare un intoppo imprevisto nell'elezione del nuovo segretario del Pd Dario Franceschini, un cattolico - guarda caso - ben più laico dei vari laici alla Massimo D'Alema, segnalati in piazza San Pietro alla proclamazione di José Escrivà del Balaguer beato, il filofranchista fondatore dell'Opus Dei. Si dice: «È un vaso di coccio, durerà poco».

<Non sui nostri corpi> ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con migliaia di persone ad ascoltare in laico attento silenzio - interrotto a tratti dalle campane della chiesa di Santa Brigida - gli interventi dal palco su cui campeggia la scritta «Sì al testamento biologico, no alla tortura di stato». Si è presentata così ieri, e per ore, Piazza Farnese che nel cuore di Roma ha raccolto ancora una volta quel popolo di «cittadini comuni»

FAMIGLIA CRISTIANA ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Famiglia Cristiana è il settimanale cattolico più diffuso in Italia. Grazie alla sua capillare rete di vendita, diversificata tra edicole, parrocchie e abbonamenti viene letto (non comprato) mediamente da tre milioni di persone. Definito da molti il giornale religioso più laico del panorama italiano, esattamente come se lo era immaginato il suo padre fondatore,


Articoli

l'assemblea ha scelto l'orgoglio e la speranza - eugenio scalfari (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 1 - Prima Pagina L´ASSEMBLEA HA SCELTO L´ORGOGLIO E LA SPERANZA EUGENIO SCALFARI IL GIORNO dopo le sue dimissioni da segretario del Partito democratico tutti i giornali aprirono la prima pagina con il titolo: «Veltroni si dimette e chiede scusa». Titolo ineccepibile perché nel suo discorso di addio domandò scusa almeno tre volte, all´inizio, alla metà e ancora alla fine. Chiese scusa e ringraziò. Prese su di sé tutta la responsabilità dell´insuccesso, anzi degli insuccessi. Aggiunse: «Non ce l´ho fatta». E questa è stata l´impressione ricevuta dai lettori, gran parte dei quali si limita a sfogliare leggendo i titoli e scorrendo velocemente i testi. Ma chi ha letto o ascoltato quel discorso sa che c´era molto di più delle scuse e dei ringraziamenti. Non era affatto l´addio di chi ripiega la bandiera e se ne va. Era un discorso di rilancio del partito, che forniva ai successori la piattaforma politica e programmatica dalla quale ripartire. Quella già indicata al Lingotto dell´ottobre 2007, allora accolta da tutti, dentro e fuori del Pd come una forte discontinuità rispetto al passato ed una suggestiva apertura verso il futuro. Veltroni ha spiegato dal suo punto di vista perché quell´inizio così promettente è poi andato declinando giorno dopo giorno. Lasciamo pure da parte la guerriglia che si è quasi subito scatenata contro di lui e sulla quale lui stesso ha avuto il buongusto di non insistere. C´è stato un suo errore caratteriale da lui stesso ammesso: la mediazione per tenere insieme a qualunque costo le varie anime del partito. Forse è meglio dire i vari pezzi del partito: laici e cattolici, socialisti e moderati, tolleranti e intransigenti, puri e duri e pragmatici. SEGUE A PAGINA 25

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pd, franceschini eletto segretario "ripartiamo, ma ora serve unità" - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 2 - Interni Pd, Franceschini eletto segretario "Ripartiamo, ma ora serve unità" L´assemblea boccia le primarie. Parisi: occasione perduta L´assemblea GIOVANNA CASADIO ROMA - «Non l´ho chiesto, non ho fatto patti, non avrò padrini né protettori, non sono qui per costruire il mio futuro personale, il mio lavoro finisce in ottobre e non farò alcuna trattativa con nessuno. E chi batte le mani adesso, non venga domani a chiedermi di nominare qualcuno...». è qui, esattamente in questo passaggio del discorso con cui Dario Franceschini si candida a segretario del Pd nel momento più buio e difficile dopo le dimissioni di Walter Veltroni, che inizia la schiarita. Gli applausi si fanno più fitti, l´attenzione sale nel padiglione della Nuova Fiera di Roma dove è convocata l´Assemblea nazionale. Franceschini, il cattolico democratico, l´allievo di Zaccagnini, il vice di Walter, diventa leader del Pd con 1.047 voti (su 1.258 costituenti presenti); 92 vanno allo sfidante Arturo Parisi, che si sfoga: «è un´occasione perduta per il partito, non si possono ancora affidare i nostri destini a chi ci ha portato nel pantano». Una vittoria conquistata con parole d´ordine chiare. «è il momento della verità, non dell´emotività», esordisce Franceschini. Del cambiamento: «Ricominciamo, ora ci vuole una stagione di unità. Azzererò il coordinamento, il governo ombra, ricostruirò nuove forme di collegialità...aprirò ai giovani e alle donne che hanno fatto la gavetta, ai territori». Non elude nessuno dei nodi che hanno dilaniato il Pd in 14 mesi di vita. Le alleanze: «Bisogna costruirle per vincere guardando all´Udc ma anche ai nostri vecchi alleati della sinistra». La collocazione in Europa: «No nel Pse ma non staremo in un luogo senza i socialisti». La laicità, che rivendica appassionatamente: «La Chiesa ha il diritto di fare sentire la sua voce ma non bisogna mai dimenticare che è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato». E ricorda il caso Englaro: «Forse che cattolici e laici non hanno gli stessi dubbi, le stesse paure?». e come si può pensare che «l´idratazione e l´alimentazione artificiale vadano garantiti anche contro la volontà?». Quindi, l´affondo contro Berlusconi: «Non ha rispetto per la Costituzione, ha in mente una forma moderna di autoritarismo, non vuole governare il paese ma diventare il padrone d´Italia, e arriva al cinismo di attaccare le istituzioni davanti a una ragazza sul letto di morte». Al sindacato chiede di fare la propria parte e di costruire l´unità più che mai necessaria: «Noi siamo dalla parte dei lavoratori, evitateci il dolore di vedervi divisi». La Costituzione è il leit-motiv; domani lui, segretario di partito, andrà a giurare sulla vecchia copia della Costituzione del padre partigiano a Ferrara, «a casa mia, nella pianura padana», nel luogo dell´eccidio del 1943. L´Assemblea gli tributa una standing ovation. Lo spaesamento, la rabbia, lo scoraggiamento dei Democratici nei caos, sembrano allontanarsi. A inizio giornata, Arturo Parisi guida il fronte di chi vuole "primarie subito". Volantinaggio, proteste, grida. Anna Finocchiaro presiede l´Assemblea, senza concessioni: «Siamo un partito, non un gregge di pecore che scappa con una sassata...». Mette ai voti le due scelte, primarie o elezioni immediate del segretario. Per le primarie si esprimono in 207; 1006 per avere subito il segretario. Fanno la differenza gli interventi di Piero Fassino e Rosy Bindi. Fassino invita: «Non ci faremo del male». Bindi galvanizza: «Non illudiamoci che le primarie siano la magia che risolve i problemi». Pro primarie, Gad Lerner e Enrico Morando sono premiati dall´applausometro. Ma il capitolo viene archiviato in fretta. A fine giornata è tempo di commenti. Massimo D´Alema, laconico, dice che gli sta bene quello che il neo segretario ha detto soprattutto sui valori. Francesco Rutelli: «Avrà tutto l´aiuto che vorrà chiederci». «Con lui facciamo la cosa giusta», dichiara Pierluigi Bersani. Letta gli fa i complimenti. Il dalemiano Gianni Cuperlo si lascia convincere. Come convinti giurano di essere i veltroniani, Bettini, Verini, Tonini. Enzo Bianco: «è prevalso il senso di responsabilità». «Ora vediamo di intercettare gli elettori», riflette Fabio Nicolucci. I teodem invece scalpitano. Paola Binetti sul testamento biologico, si rabbuia: «A questo punto non so se lo voterò». Emanula Baio gli manda un sms: «Bene che tu riconosca la libertà di coscienza». A kermesse conclusa, Franceschini va a casa di Veltroni; invia una lettera a Napolitano. Mosse azzeccate di uno «con la faccetta da bravo ragazzo ma molto determinato», per usare le parole di Franco Marini.

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l'assemblea ha scelto l'orgoglio e la speranza - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 25 - Commenti L´ASSEMBLEA HA SCELTO L´ORGOGLIO E LA SPERANZA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Veltroni ha impiegato gran parte del suo tempo a cercare punti di sintesi che erano piuttosto cuciture fatte col filo grosso, con la conseguenza che quei vari pezzi e quelle varie ispirazioni e provenienze sono rimaste in piedi senza dar vita ad una cultura nuova e unitaria. Con un´aggravante: nel Sud le classi dirigenti locali, fatte alcune rare eccezioni, hanno un basso livello etico e politico, non sono gattopardi ma volpi e faine. In tutti i partiti e in tutti i clan. A destra, al centro e a sinistra. Con frequenti mutamenti di casacche secondo le convenienze del momento e del luogo. Questo è stato l´errore di Veltroni, ammesso da lui stesso. Francamente non saprei trovarne un altro, ma questo è certamente di notevole rilievo. Il programma c´era ed è adeguato alle contingenze attuali. La linea politica c´era e anch´essa è tuttora adeguata. Le critiche politiche e programmatiche formulate da D´Alema nella sua importante intervista rilasciata l´altro giorno al nostro giornale ci sembrano prive di consistenza. Quella che è mancata è stata la leadership. Gli era stata data da tre milioni e mezzo di elettori alle primarie di quell´ottobre, ma lui non l´ha usata. Le dimissioni sono giunte inaspettate ma hanno avuto un effetto dirompente: hanno coinvolto l´intero gruppo dirigente, quello che dentro e fuori dal Pd è stato battezzato l´oligarchia, cioè il governo di pochi. Dopo aver impiegato sedici mesi per tenerla unita, in un colpo solo le dimissioni del segretario l´hanno delegittimata e spazzata via tutta insieme. Fuori lui e fuori tutti. Il partito c´è ancora, la necessità di una forza politica riformista di sinistra esiste più che mai, ma il gruppo dirigente non c´è più, non ha più legittimazione. Ci sono singoli individui apprezzabili per la loro onestà intellettuale, il loro coraggio, la loro biografia, utilizzabili in quanto individui. Come personale di governo, se e quando l´eventualità di un governo di centrosinistra si materializzasse. Ma non più come gruppo politico dirigente. Veltroni si è dimesso e ha dimissionato l´oligarchia. Non so se ne sia stato consapevole ma questo è ciò che è accaduto. * * * Ci hanno spiegato che il congresso su due piedi tecnicamente è impossibile, si farà ad ottobre come previsto. Ci hanno spiegato che anche le primarie immediate sono, se non impossibili, tecnicamente difficili, i candidati non avrebbero neppure il tempo di presentarsi ai loro elettori come avviene in tutte le primarie serie, specie per i candidati nuovi, cioè non provenienti dal vecchio gruppo dirigente. Ma c´è soprattutto una ragione politica che ha sconsigliato le primarie immediate. Per almeno un mese il partito avrebbe dovuto ripiegarsi su se stesso e un altro mese sarebbe poi passato per insediare il nuovo segretario. Significa che fino a maggio il partito sarebbe di fatto stato senza una guida e quindi in piena anarchia. Nel frattempo la vita politica e parlamentare proseguirà, sarà necessario decidere come fronteggiare la crisi economica che proprio tra marzo e maggio raggiungerà il suo culmine, quale sarà l´atteggiamento del Pd sui temi della sicurezza, della riforma della giustizia, del testamento biologico, del referendum; bisognerà designare migliaia di candidati alle elezioni amministrative e formare le liste per le elezioni europee, organizzare la campagna elettorale che culminerà nell´"election day" del 6 giugno. Un lavoro immane, impossibile da svolgere con un partito privo di fatto di guida politica. Era pensabile una soluzione di questo genere? O si trattava di un "cupio dissolvi" verso il quale il cosiddetto popolo di sinistra poteva precipitare? Bertinotti ha ravvisato un parallelismo tra la crisi che ha già dissolto la sua sinistra e quella che si profilava nella sinistra riformista. La previsione è stata per fortuna scongiurata dai riformisti e la ragione ha prevalso su precarie emotività. Così è avvenuto con il voto dell´assemblea che a larghissima maggioranza ha scelto la soluzione Franceschini per colmare il vuoto lasciato dalle dimissioni di Veltroni. è una scelta di continuità oppure di rottura rispetto alla fase conclusa l´altro ieri? * * * Il nuovo segretario proviene dall´ala cattolica del Pd, è stato fin qui il numero due del partito condividendo con Veltroni la linea politica e la gestione. Tuttavia il suo discorso all´assemblea di ieri non è stato di continuità ma di rottura. Si è impegnato ad azzerare tutti gli incarichi al centro e alla periferia. Ha preso una posizione decisamente laica sul tema scottante del testamento biologico. Per lui questa scelta non è inconsueta: fu il promotore e il primo firmatario del documento pubblicato un anno fa, sottoscritto dalla quasi unanimità dell´ala cattolica impegnata nel Pd, che rivendicava la piena autonomia delle scelte rispetto alla precettistica della gerarchia ecclesiastica. Una linea che cominciò da De Gasperi e proseguì fino ad Aldo Moro e poi a De Mita. Del resto nessuno meglio di un cattolico democratico può accollarsi la responsabilità di difendere la laicità dello Stato, la libertà dei cittadini e la loro eguaglianza di fronte alla legge anche se sostenendo questi principi ci si discosta dalle posizioni dei Vescovi e del Vaticano. Vedremo in che modo il nuovo segretario adempirà agli impegni presi di fronte all´assemblea che lo ha eletto. Dovrà servirsi della sua oggettiva debolezza politica per farne una forza. Se ci riuscirà avrà come premio il merito di consegnare al futuro congresso un partito che ha superato una "tempesta perfetta" senza implodere nell´anarchia e nello sconforto. Questo è il suo compito ma per svolgerlo avrà bisogno del sostegno della base, soprattutto dei nuovi dirigenti che dovrebbero emergere durante questi mesi di procellosa navigazione. * * * Nel frattempo Casini è uscito dal fortilizio che ha difeso finora con tenace volontà e si è lanciato in una guerra di movimento. La situazione dal suo punto di vista gli è favorevole dopo il successo in Sardegna della sua lista apparentata con Berlusconi. Il Pd è in crisi e una parte dell´ala cattolica propugna da tempo un´alleanza con l´Udc non escludendo una possibile scissione. Ma tra il dire e il fare ci sono tuttavia molti ostacoli. Il primo sta nel fatto che Casini non ha alcun interesse a stipulare un´alleanza nazionale col Pd, che è pur sempre un partito con un seguito molto più numeroso del suo. Alleanze locali laddove siano vincenti sì, ma un patto di unità d´azione nazionale certamente no. L´obiettivo di Casini è di fare un grande partito centrista che assembli i moderati del Pd e i liberali del Pdl. Grande rispetto all´attuale Udc che ottiene il 10 per cento nei luoghi in cui si allea con Berlusconi ma ritorna al suo 5-6 quando va da sola. L´obiettivo di Casini dovrebbe portare il suo partito di centro verso un consenso a due cifre, oltre il 10 per cento, in una forchetta da lui auspicata tra il 12 e il 15. Il modello che ha in mente è quello di Kadima, il partito israeliano fondato da Sharon e ora guidato da Tzipi Livni, che ha frantumato il Labour ed ha ottenuto alle recentissime elezioni una discreta affermazione in un quadro che registra un massiccio spostamento verso la destra e l´estrema destra dell´opinione pubblica di quel paese, con alcune punte dichiaratamente razziste. Il quadro politico italiano non è paragonabile a quello di Israele, tuttavia il riferimento a Kadima lo fanno esplicitamente Casini e Buttiglione. Qualche ragione ci sarà. Lo schema mentale di Casini è quello d´un partito di centro cattolico, moderato e liberale che alimenti il cosiddetto regime dei due forni e cioè tre partiti sulla scacchiera, uno a destra, l´altro a sinistra un terzo al centro e quest´ultimo come ago della bilancia che decida quando e con chi di volta in volta allearsi. Non a caso questo schema, quest´ipotesi di lavoro è sostenuta da gran parte dei "media" che danno voce a interessi forti la cui moneta è rappresentata dallo scambio dei favori e dalla reciproca protezione. Nei mesi che ci stanno alle spalle abbiamo assistito ad una campagna di delegittimazione sistematica nei confronti di Veltroni e del Pd, rei di non piegarsi a sufficienza alla connivenza con il centro e con la destra. Veltroni ha commesso un errore e l´abbiamo già indicato, ma ha resistito a quella pressione che però ha infine raggiunto l´obiettivo che perseguiva ottenendo il suo ritiro. Non è tuttavia riuscita a far implodere il Partito democratico e personalmente mi auguro che non ci riuscirà. La politica dei due forni d´altra parte è irrealizzabile per una decisiva ragione. Essa presuppone che i due forni, cioè i due piatti della bilancia, siano solidi e di forza equivalente. Quello di destra è in realtà fortissimo, almeno fino a quando il populismo di Berlusconi farà presa sulla maggioranza degli elettori. Quello di sinistra è fragile, alla ricerca di una identità nuova che superi le storie antiche e ormai inservibili. Senza una sinistra salda non esiste l´ago della bilancia perché non esiste la bilancia. Ci sarebbe soltanto un centro aggregabile alla destra o relegato al margine della scacchiera. La sinistra scomparirebbe in una palude di sabbie mobili lasciando senza rappresentanza politica una massa di ceti sociali privi di poteri di negoziazione e inchiodati ad un rapporto perverso tra padroni e servi. Con una regressione sempre più rapida della Chiesa verso un ruolo lobbistico colluso con un governo di atei devoti. Con l´elezione del nuovo segretario del Pd comincia l´ultimo atto di un percorso accidentato ma forse più consapevole e più partecipato. è auspicabile per la democrazia italiana che da qui si riparta con nuova lena e intatte speranze.

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il pd in mezzo al guado con i soliti vizi siciliani - nino alongi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Palermo IL PD IN MEZZO AL GUADO CON I SOLITI VIZI SICILIANI Nell´Isola il partito è nato senza traumi né abbandoni cercando di dare visibilità e ruoli a tutti i leader a prescindere da meriti e carismi Emblematica la scelta dei candidati alle politiche NINO ALONGI N on ci sono state dichiarazioni né prese di posizione di qualche rilievo. Nessuno si è strappato le vesti. Un comportamento in linea col costume siciliano. Da noi la tendenza del politico in carriera, sia di destra che di sinistra, è quella di non cambiare mai, di restare fedele nella sostanza ai propri convincimenti, adeguandosi fittiziamente alle situazioni che di volta in volta si creano a livello nazionale. Non è un caso, quindi, che nell´Isola la nascita del Partito democratico si sia realizzata senza traumi e senza abbandoni, ma cercando di conservare nei vari passaggi le antiche procedure e i vecchi vizi. E soprattutto di travasare nella nuova formazione politica i leader grandi e piccoli dei due partiti fondatori, garantendo a tutti visibilità e ruoli, a prescindere dai carismi personali e dai meriti politici. Emblematiche, da questo punto di vista, le modalità seguite dai dirigenti regionali, con l´avallo romano, nella scelta dei candidati in occasione delle ultime elezioni politiche. Ricordate quelle liste? Una vergogna. In questo modo il progetto del nuovo partito ha smarrito d´incanto quei caratteri di originalità e di profezia che pur conteneva. C´è in fondo una forte analogia tra la vicenda personale di Veltroni e quella di Romano Prodi, sconfitti entrambi dal fuoco amico dei compagni di partito. Il Pd, perduti i suoi uomini migliori, oggi è in mezzo al guado, diviso al suo interno e con poco prestigio nel Paese. Se i dirigenti avessero creduto di più nel nuovo progetto politico e se avessero utilizzato seriamente nel rapporto con la base lo strumento delle primarie, sicuramente la situazione oggi sarebbe diversa. Fatti questi rilievi, sarebbe ingeneroso non riconoscere che nella crisi che investe il Pd concorrono anche fattori esterni al partito, non meno significativi di quelli interni. Non si può negare che oggi all´opposizione manca, come invece accadeva nel 2001, l´apporto esterno della cosiddetta società civile. Nell´immaginario collettivo i problemi che affliggono gli italiani - i bassi salari, l´aumento del costo della vita, la casa che non si trova, il lavoro sempre più precario, l´insufficienza dei servizi pubblici, la sicurezza - sono vissuti come eventi quasi naturali, che vengono comunque da lontano, come i clandestini che affollano le nostre spiagge. Non ci sono responsabili. E così i cittadini davanti alle quotidiane angustie non protestano, ma come narcotizzati attendono rassegnati i provvedimenti del governo che non arrivano o arrivano pasticciati. E questo accade a Nord e a Sud. Da mesi all´Assemblea regionale si discute del piano sanità. La maggioranza è divisa, il governo è in stato confusionale. Ma nessuno protesta. E i sondaggi continuano a essere tutti a favore del presidente Raffaele Lombardo. Così vanno le cose in questo sfortunato Paese. Ma in Italia ci sono altre due questioni che incidono, in modo dirompente, nei comportamenti politici. Innanzitutto il ruolo della gerarchia cattolica che, dopo la scomparsa della Dc, influenza adesso direttamente (e spesso pesantemente) le scelte politiche dei governi, trovando puntualmente nella destra dello schieramento politico italiano, brulicante di devoti atei, il massimo del consenso. Questa svolta ecclesiastica, oltre a mettere in difficoltà molti cattolici legati allo spirito del Concilio, crea problemi all´interno dello stesso Pd che ripropone, nel ricordo dei padri costituenti, la collaborazione e non il conflitto tra le due culture, quella cattolica e quella laica, da sempre presenti nel Paese. L´altra questione è l´assoluta impunità che gode in Italia il presidente del Consiglio. Una impunità che non proviene dal lodo Alfano. Semmai precede e sovrasta il lodo Alfano. Qualunque altro leader, davanti alle scelte politiche e alle continue gaffe fatte in questi anni dall´attuale premier, sarebbe scomparso da tempo. Ma non Berlusconi. Sarà per le sue televisioni, sarà per i suoi carismi personali, sarà per la sua ricchezza e per i suoi appoggi, è certo che appare ogni giorno di più agli occhi della gente con i caratteri inquietanti dell´onnipotenza. E questo fa la differenza. Condiziona la politica e mette in pericolo le stesse istituzioni democratiche. Le difficoltà che vive il Pd non intristiscono solo i militanti, ma anche i democratici che militano in tutti gli schieramenti politici. Se viene meno questa forza politica, anche per la particolare situazione che attraversiamo, si complica la vita civile. Le dimissioni di Veltroni, al di là dei tanti giudizi espressi, responsabilizzano la base degli iscritti e dei simpatizzanti, che sono chiamati adesso a farsi carico dei problemi veri che travagliano il partito. è il momento dell´impegno, non della fuga. Le crisi sono sempre pericolose ma, se governate con giudizio e con passione, possono innestare salutari processi.

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no alle ronde, ventimila in duomo - oriana liso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Milano No alle ronde, ventimila in Duomo Immigrati, donne, medici al corteo Cgil. Rosati: non seguiamo la destra Tanti i cartelli che riportavano articoli della Costituzione Alla manifestazione anche don Mapelli della Casa della carità "L´albo per i senzatetto e il reato di clandestinità sono una follia che non risolve alcun problema" ORIANA LISO Comunità di stranieri che vivono e lavorano in Lombardia (e per la prima volta anche la comunità cinese di via Sarpi), medici che curano anche i clandestini ma si rifiutano di denunciarli, donne che ricordano che la violenza ha tante forme e non scompare con le ronde. Cittadini che hanno come guida la Costituzione, e guai a chi gliela tocca. Un serpentone multietnico, colorato e rumoroso, ventimila persone almeno che, ieri pomeriggio, hanno risposto all´appello della Cgil e della Camera del Lavoro di Milano e sono scese in piazza. Contro il "pacchetto sicurezza" approvato dal governo e in difesa della Costituzione, con molte preoccupazioni per le «politiche securitarie» che viaggiano di pari passo con quelle sull´immigrazione. Dai Bastioni di Porta Venezia a piazza Duomo: qui si sono alternati gli interventi di sindacalisti, immigrati con le loro esperienze e con le loro speranze, rappresentanti del mondo del volontariato laico e cattolico. «Dobbiamo smetterla di pensare "fra tre anni torno a casa" - ha scandito dal palco un´animatrice dell´associazione Naga - perché casa nostra è questa». E don Massimo Mapelli della Casa della Carità ha aggiunto: «Siamo qui per dire no ad alcuni aspetti del decreto sicurezza, come ad esempio l´albo per i senza fissa dimora e il reato di clandestinità: questa politica ci sembra una follia e anche per la violenza sulle donne non saranno le ronde a risolvere il problema, serve cultura e formazione». Tanti applausi sono arrivati quando il segretario generale della Camera del Lavoro Onorio Rosati ha gridato la solidarietà al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma anche quando lo stesso Rosati ha lanciato l´invito «alla sinistra tutta a non cavalcare opinioni di destra per mietere qualche facile voto»: un riferimento implicito al bando annunciato dal presidente della Provincia Penati per quei Comuni che vogliano organizzare ronde di ex appartenenti alle forze dell´ordine (e ieri il capogruppo di Forza Italia in Provincia, Bruno Dapei, ha detto che la proposta di Penati arriverà in Consiglio giovedì e che il centrodestra è pronto a votarla). Ma i manifestanti di ieri pomeriggio hanno detto no a ogni tipo di ronda, con i loro slogan e con gli striscioni. Tante le bandiere della sinistra e del sindacato, tanti anche i cartelli con gli articoli della Costituzione e quelli che parlavano di servizi e integrazione come alternativa democratica alla giustizia fai-da-te. Alla fine, però, una nota polemica è partita da Rosati e dal segretario generale della Cgil Lombardia, Nino Baseotto: «Guardiamo con preoccupazione - hanno detto i sindacalisti - alle forze dell´ordine, prima con la vicenda delle cariche alla Innse ora con i dati ufficiosi che tendono a sminuire i partecipanti al corteo: chiediamo un incontro con il questore per capire a quale logica rispondano questi episodi».

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Il popolare che piace a sinistra Successo laico per il reggente (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il popolare che piace a sinistra Successo laico per il reggente IL DISCORSO. Il mite Dario ha scaldato la platea sia sui valori («libertà della Chiesa ma difesa dei principi dello Stato») sia sulla collocazione europea («non nel Pse ma col Pse»). Francesco Tempestini, ex socialista vicinissimo a Piero Fassino alla fine di un articolato ragionamento afferma: «Dal discorso emerge una socialdemocrazia guidata da un popolare». Altro siparietto. Rosy Bindi, senza il sorriso delle grandi occasioni, incrocia Franco Marini: «Due volte ho mostrato senso di responsabilità. Sostenendo te una volta, ai tempi del Ppi, e ora Franceschini». L'ex presidente del Senato ride: «Perché, mi hai sostenuto?». Battute. Forse qualcosa di più. Atteso al varco dagli ex ds sui nodi più spinosi, il mite «Dario» è piaciuto a sinistra. Scaldando, e non poco, la sala. Sulla laicità, innazitutto: «Se nel Pd - ha affermato - ci sono differenze sui temi etici è perché si tratta di questioni straordinariamente nuove di cui tutti fino a poco tempo fa si ignorava l'esistenza fuori dalla comunità scientifica». Sottotitolo (non detto): non drammatizziamo come sul caso Eluana. E per lanciare il suo new deal si richiama, più volte, ai valori: «Su questi temi così nuovi - dice Franceschini - laici e cattolici non hanno forse le stesse paure e speranze? Perché allora sbattere in faccia all'altro le proprie verità incerte?». Quindi l'affondo. Franceschini ricorda che il Pd aveva trovato un «equilibrio logico» sul testamento biologico e, in particolare, sull'alimentazione e idratazione, possibili solo «non contro la volontà del paziente». Dunque, dice dal palco «mi chiedo se è accettabile la norma della destra, che impone a una persona, contro la sua volontà, l'idratazione e l'alimentazione». Tradotto: il Pd voterà no al ddl del governo sul testamento biologico. Anche se - precisa Franceschini - «rispetterò e difenderò chi nel partito non condivide la scelta». Ma - in relazione alle polemiche con le gerarchie - fissa i paletti: «Difenderò sempre la libertà della Chiesa di far sentire la sua voce ma senza mai dimenticare che per noi credenti e non credenti è in inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato». Applausi. Anche di Ignazio Marino: «È una posizione molto chiara, cioè che il legislatore deve ragionare con una mentalità laica». Perplessi i cattolici, o almeno una parte: «Mi pare - dice Rosy Bindi - che la posizione sia ancora da affinare. Sottolineo la necessità della libertà di coscienza». A seguire, il capitolo della collocazione internazionale. Dice Franceschini: «È tutto molto più semplice di quanto si dice. Noi lavoreremo per costruire in Europa un luogo in cui stanno insieme tutti i riformisti. In Italia i tempi dipendevano da noi, mentre ai tempi dell'Europa possiamo solo concorrere ma lavoreremo per costruire questo luogo comune». E sul luogo precisa: «Non entreremo nel Pse ma sia chiaro a tutti che non possiamo stare in un luogo dove non ci siano con noi socialisti europei». Quindi con il Pse. Sul dossier stanno lavorando negli ultimi giorni due grandi elettori di Franceschini, Franco Marini e Piero Fassino. La quadratura ancora non c'è. Spiegava Marini ai suoi a margine dell'assemblea: «Noi dobbiamo fare un gruppo che si allei col Pse. Serve un certo numero di deputati di altri paesi per dar vita a un gruppo autonomo ma questi ci sono, dai ciprioti ad altri. Fassino lavora su un'ipotesi di più stretta collaborazione col Pse. Nei prossimi giorni parleremo». Anche con «Dario», il popolare che piace a sinistra. A.D.A. 22/02/2009

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Time elogia Renzi <Obama italiano> Vinci: esagerato Ma il País: ben venga (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-22 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il caso Time elogia Renzi «Obama italiano» Vinci: esagerato Ma il PaÍs: ben venga MILANO — C'è un Obama tutto nostrano e l'Italia non se n'era accorta. Come il presidente degli Stati Uniti, Matteo Renzi è giovane, abbronzato (si presume solo d'estate), esperto navigatore online, adepto entusiasta dei social network e costantemente affacciato sugli umori dell'elettorato dalla finestra di Facebook. Un incoraggiante ritratto del 34enne trionfatore alle primarie fiorentine del Pd compare sul Time a firma di Jeff Israely, giornalista e scrittore newyorkese che si è appena trasferito a Parigi dopo 6 anni di corrispondenze da Roma per il settimanale americano. Tranne che per la fila in banca e alle poste, «l'Italia è affetta da un problematico eccesso di pazienza». L'assunto è più vero ancora per la nostra politica, dominata dalla «gerontocrazia e dalle regole non scritte di partiti» che costringono le giovani forze all'attesa di una ribalta che non arriverà mai. Ecco perché, nel Paese dei vecchi politici, l'exploit di Renzi giunge come «la speranza di cambiamento del Partito democratico». Se questo ragazzo dovesse davvero diventare sindaco di Firenze — dice una fonte senza nome sentita dal Israely — «allora la gente inizierà a parlare dell'Obama italiano e dirà "Ho visto il futuro della politica italiana"». «Cattolico praticante, Renzi dice che non permetterà al Vaticano di guidare la sua politica — si legge poi sul Time —. Nella sua campagna per le primarie ha usato Internet, Facebook e altre tattiche mutuate dalla vincente corsa presidenziale di Obama». Certo, qualche volta è «turbolento» e ha ancora «una faccia da bambino», ma per la sinistra «forse è tempo di pensare l'impensabile ». Lusingatissimo, il diretto interessato ringrazia ammettendo però «un uso artigianale delle nuove tecnologie» e che «il paragone non regge: non scherziamo, la sfida di Obama è quella di cambiare il mondo. La mia, molto più modestamente, è cambiare Firenze, se sarò eletto sindaco». Poco entusiasti per l'accostamento, i corrispondenti stranieri alle prese con i nostri Berlusconi&Co. Dubbiosa Marcelle Padovani, storica penna del Nouvel Observateur: «Non credo che il giovanilismo e il nuovismo siano politiche difendibili a sinistra, ci sarebbero altre idee e progetti molto più utili per creare davvero una nuova classe dirigente». Da trent'anni in Italia per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, Heinz-Joachim Fischer trova «prematura l'analisi di Jeff: siamo tutti favorevoli a un cambio di generazione della vostra classe dirigente, ma vincere le primarie a Firenze è solo un primo passo. La sinistra italiana ha bisogno di riflessione profonda e riforme radicali non di somiglianze superficiali ». A Roma solo da un anno per El PaÍs, Miguel Mora Diaz ancora non riesce a farsi una ragione «della capacità di autodivorarsi della sinistra italiana: fagocita leader, progetti e idee, è troppo eterea e poco laica. Però se un trentenne si fa avanti, ben venga». Il neo acquisto di Mediaset Alessio Vinci — che dopo anni alla Cnn da Mosca, Berlino e Belgrado è ora il capo dell'ufficio di Roma del network e martedì sostituirà Mentana a Matrix — si domanda: «Ma non era Veltroni l'Obama italiano? Per ora Matteo Renzi ha in comune con il presidente Usa solo la laurea in giurisprudenza». Elsa Muschella

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La piazza applaude Englaro: no alla legge (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2009-02-22 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE La normativa sulle ultime volontà Il signor Beppino: referendum, sono sicuro che gli italiani la bocceranno La piazza applaude Englaro: no alla legge Testamento biologico, pienone al sit-in. Il papà di Eluana si collega via telefono Presenti scrittori e intellettuali. Hanno aderito Radicali, Rifondazione, Sinistra democratica e Idv ROMA — Suonano le campane della chiesa di Santa Brigida, in piazza Farnese, proprio mentre il direttore di Micromega, Paolo Flores d'Arcais, sta aprendo il sit-in contro il ddl del governo sul testamento biologico. «Cardinale Bagnasco, sottosegretario Roccella, ministro Sacconi, chi siete voi per decidere sulla nostra vita?», domanda provocatorio Flores dal palco. Le campane suonano, sembra fatto apposta. La folla rumoreggia. «Sì al testamento biologico, no alla tortura di Stato. La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa, la vita appartiene solo a chi la vive», spiega il direttore di Micromega. Hanno aderito Radicali, Rifondazione, Sinistra democratica e Italia dei Valori, ci sono i leader (Di Pietro, Ferrero, Bonino) ma non ci sono bandiere. Partecipano scrittori e intellettuali: Dacia Maraini, Furio Colombo, Stefano Rodotà, Lidia Ravera, Andrea Camilleri. Piazza gremita, ieri, davanti all'ambasciata di Francia. E cartelli espliciti: «Liberté, Egalité, Fraternité... et Laicité» o «Basta Papa». Il clima è questo e anche il luogo, forse, non è casuale: nella piazza accanto, Campo de' Fiori, troneggia la statua di Giordano Bruno. Il momento più commovente è quando in collegamento telefonico interviene Beppino Englaro, il papà di Eluana. Scoppia un lungo applauso. Beppino si dice favorevole, come extrema ratio, al referendum: «Sono convinto che gli italiani non si lasceranno imporre una legge del genere. Le battaglie di libertà hanno il loro prezzo e noi questa battaglia la dobbiamo portare fino in fondo». Più tardi, ospite di Fabio Fazio a «Che tempo che fa», aggiungerà: «Noi non ci sogneremmo mai di imporre a loro questo. Se loro vogliono essere curati oltre ogni limite vanno curati. Ma nessuno può togliere agli altri il diritto di non curarsi, di lasciarsi morire». E ancora: «Dire di no ad una terapia salvavita non ha niente a che vedere con l'eutanasia. Una cosa è chiedere un'iniezione letale, un'altra chiedere di lasciarsi morire: l'ha chiesto anche Giovanni Paolo II». No all'idratazione e all'alimentazione forzata: in piazza Farnese i Verdi raccolgono decine di video-testamenti biologici tra i manifestanti. Andrea Camilleri attacca il governo: «Berlusconi si inchina prono al volere del Vaticano. Questa è una legge-truffa perpetrata anche con l'acquiescenza di parte della cosiddetta opposizione». Pd nel mirino: applausi per Ignazio Marino (fautore del referendum) e fischi invece per Dorina Bianchi che si è astenuta sul ddl. Ma ci sono anche tanti cattolici in piazza: le comunità cristiane di base, Mina Welby e pure 21 preti in dissenso. Emma Bonino attacca Veltroni: «Ho chiesto mille volte a Walter di organizzare una grande manifestazione per la laicità, la libertà di scelta. Niente da fare. Però non mi pare che questa pavidità abbia pagato». «Noi lotteremo non perché siamo di sinistra, laici o antiberlusconiani — conclude al microfono Lidia Ravera —. Ma perché siamo uomini e donne pietose. Per favore, restate umani, restiamo umani». Fabrizio Caccia

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Una legge, tanta confusione Ecco quel che penso sul testamento biologico (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 22-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 46 del 2009-02-22 pagina 43 Una legge, tanta confusione Ecco quel che penso sul testamento biologico di Redazione Caro direttore, lo so che la penso diversamente da lei ma le chiedo ugualmente un po' di spazio. La legge sul testamento biologico limiterà il diritto di ogni singolo individuo a decidere della propria vita. Se non verrà confermata da un referendum vorrà dire che un qualsiasi «pianista», un voltagabbana qualunque, un incompetente totale e un qualsivoglia portaborse potranno stabilire, senza appello, se un uomo deve vivere o deve morire. Si stabilirà un precedente che è il contrario esatto della libertà: un eletto senza vincolo di mandato potrà in campagna elettorale essere contrario all'aborto, poi cambiare schieramento per interessi di bottega, diventare favorevole e votare una legge infanticida. Senza che chi lo ha eletto possa influire su quella che diventerà una decisione irrevocabile. Direttore, non posso credere che per lei tutto questo sia ragionevole, tutto questo si chiami libertà, si chiami democrazia. Roberto Bellia - Vermezzo (Milano) Vedo che c'è grande confusione sul testamento biologico. Anche la sua lettera, caro Bellia, me lo lasci dire: la trovo molto appassionata, ma poco lucida. A parte il fatto che è singolare scoprire solo ora che i parlamentari esercitano la loro funzione senza vincolo di mandato, come prevede la Costituzione dal 1948, a parte questo, dicevamo: ma come può un referendum confermare la legge? Il referendum, al massimo, una legge la può abrogare. Ma il fatto che si chieda il referendum ancor prima che la legge sia approvata (anzi, ancor prima che sia discussa Parlamento) è un'altra stranezza che si spiega soltanto con la voglia di alzare, attorno alla vicenda, un gran polverone. Ieri sul «Giornale» abbiamo pubblicato due opinioni molto diverse, quella del laico Facci e quella del cattolico Amicone. Ora, se permettete, vi dico quel che penso io. Certo: sarebbe stato meglio non farla quella legge. Sarebbe stato meglio evitarla e lasciare che la vita e la morte fossero regolate, come è avvenuto finora, nel rapporto che esiste tra le persone, un malato, i suoi cari e i medici. Ma è meglio (cioè è più democratico) che a stabilire queste regole sia il Parlamento eletto dai cittadini o un giudice? Non si può dimenticare infatti che siamo arrivati a questo punto perché alcune persone hanno voluto deliberatamente costruire una campagna pubblica attorno al drammatico caso privato di Eluana con il dichiarato intento di abbattere alcuni principi su cui si era fondata finora la nostra convivenza. Giusto? Sbagliato? Discutiamone. In Parlamento, però. Non nell'aula di un tribunale. E per quanto riguarda l'oggetto della discussione, ebbene, io credo che la Costituzione stabilisca il diritto a rifiutare le cure, ma non il diritto assoluto sulla propria vita. Io non posso autorizzare un altro a spararmi in testa o a impiccarmi. Allo stesso modo io non posso autorizzare un altro a togliermi acqua e cibo. Togliere acqua e cibo non significa «lasciare andare» o «non accanirsi terapeuticamente»: significa uccidere di fame e di sete. È un omicidio. È una tortura. E poter disporre del proprio corpo non significa poter autorizzare un omicidio o una tortura, non lo posso fare nemmeno se voglio, nessuna Costituzione lo consente. E abbattere questo principio è pericolosissimo, è un altro passo avanti verso il baratro dell'inciviltà. Un passo di cui non avremmo mai voluto neanche parlare. Ma ce lo hanno imposto. Ora è soltanto da evitare. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Famiglia ASSEDIATA (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Famiglia ASSEDIATA Il durissimo editoriale contro le «leggi razziali» volute da Maroni è stato solo l'ultimo affondo di Famiglia Cristiana che ha fatto infuriare il governo. Ma il direttore don Sciortino non demorde: «Le nostre sono battaglie di civiltà» UNA RAGAZZA VENDE FAMIGLIA CRISTIANA A SAN PIETRO TRA LA FOLLA IN CODA PER VEDERE LA SALMA DI PAPA GIOVANNI PAOLO II /FOTO EIDON IL SETTIMANALE PAOLINO CHE NON PIACE AL POTERE Stefano Milani Per un giudizio sulle ronde, non bisognerà aspettare molto. Conoscendo Famiglia Cristiana il prossimo editoriale si concentrerà proprio su questa ultima trovata del governo, fresca di approvazione. Un antipasto oggi in edicola affidato alla penna di Beppe del Colle (dal titolo che è tutto un programma: «Quando il parlamento è ridotto solo a notaio») che sottolinea come «su 45 leggi approvate nell'attuale legislatura, 44 portano la firma del Governo, una soltanto quella delle Camere; per di più, 25 di esse sono conversioni di decreti legge». Strano caso quello dello storico settimanale paolino fondato nel lontano 1931. Fedele alla Chiesa ma sempre rivendicando una propria autonomia di giudizio. Amato e odiato allo stesso tempo. Dipende dai punti di vista. E dall'argomento trattato. Gli stessi che la portano ad esempio come la verità scesa sulla terra (vedi il caso di Eluana Englaro) gli danno addosso quando dalle sue pagine si levano attacchi al governo sulle politiche migratorie. È la stampa bellezza, si direbbe. No, è Famiglia Cristiana presa per la giacchetta dall'opportunismo politico di turno. In Italia funziona così. Funziona che un giornale è «cattolico e cristiano» finché si schiera contro l'aborto e diventa «bolscevico e comunista» quando paventa in Italia il ritorno del fascismo. Ultimamente il giornale dei paolini di «nemici» se n'è fatti molti. Specie a destra. «Attacchi strumentali» lamentano Berlusconi e i suoi afecionados. «Semplici battaglie di civiltà» risponde il direttore don Antonio Sciortino alla guida del settimanale dal 1999. Che giura di non avere nulla di personale con questa maggioranza ma che «su determinati temi la carità cristiana impone delle posizioni nette». E coraggiose, aggiungiamo noi. Critiche a destra ... E così il titolo «Famiglia cristiana contro qualcuno o qualcosa» è diventato un appuntamento settimanale quasi fisso, amplificato da mezza stampa italiana. Contro la legge sull'immigrazione, ispirata alla xenofobia delle «osterie padane», denunciando la «cattiveria» del ministro Maroni, che fa precipitare l'Italia «nel baratro di leggi razziali» con «con i medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini». E contro il pacchetto sicurezza giudicato «indegno in uno stato di diritto» (febbraio 2009). Contro il ministro dell'Istruzione chiedendo il ritiro dei decreti Gelmini «per il bene della scuola e del Paese» (ottobre 2008). Contro le impronte ai bimbi rom («quando i bambini ebrei venivano identificati con la stella al braccio»), e contro il Viminale accusato di riproporre «il concetto di razza nell'ordinamento giuridico» (luglio 2008). Contro il sindaco di Roma Alemanno «che in giacca e cravatta caccia i poveri dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati» (agosto 2008). Contro Berlusconi «ossessionato dai pm» (giugno 2008). Contro la Lega che gioca sulle «paure degli italiani» perché «non c'è nessun motivo per punire i criminali stranieri con più forza di quelli italiani» (maggio 2008). E andando più indietro nel tempo, contro l'editto bulgaro, contro le leggi ad personam, contro la legge Bossi-Fini, contro l'invio di militari in Iraq. E potremmo continuare ancora per un bel po'. ... E a manca Ma, come ci tiene a sottolineare don Sciortino, la «nostra battaglia non è ideologica ma sui contenuti». Esempio lampante il caso Englaro. Così si leggeva, non più di due mesi fa, sulle pagine del settimanale a firma di Alberto Bobbio. «Eluana Englaro morirà? In un groviglio di polemiche in un turbinio di incubi e speranze. C'è una ragazza che potrebbe continuare a vivere, perché c'è qualcuno che le vuole bene. Ma il padre e i giudici hanno deciso che, invece, non sarà così. Eluana andrà a morire nelle feste di Natale e Capodanno? Mentre altri stappano spumante, affettano panettoni e mescolano lenticchie e cotechini, una mano staccherà il sondino e un'altra inietterà calmanti». Parole durissime che fecero scaldare la sinistra. Come durante l'ultima campagna elettorale, quando il giornale sferrò un attacco a Veltroni, reo «di tradire i cattolici» e farsi condizionare dai radicali. Uno spunto troppo ghiotto per la destra che in più di un'occasione sbatteva in faccia l'articolo all'esponente democratico di turno: «Come, lo dice pure Famiglia Cristiana». O nella più classica delle battaglie cattoliche: l'aborto. «Oggi - si legge sul numero di Famiglia Cristiana del maggio 2008 - ci sono i numeri in parlamento per sgretolare il "mito della 194"». Ma, per non farsi mancare nulla, uno schiaffo lo ha sferrato anche al centro. Ed ha preso in pieno Casini, «cattolico col bollino ma poco coraggioso» (marzo 2008) per via di alcune candidature scomode, vedi Totò Cuffaro. Risposte poco cristiane In questa normale diatriba giornalistica è il governo che se l'è presa più a male. Alternando nervosismo a risposte al vetriolo. Il più piccato è l'onorevole Gasparri, che non eccelle certo per il suo dolce stil novo espressivo. «Catto-comunista», «delirante», «becera», solo per citare le offese più "cristiane". In scia il giornale del suo partito, Il Secolo d'Italia, che l'ha ribattezzata «Fanghiglia cristiana». E anche un ex unione-democratico-cristiano come Carlo Giovanardi non le ha risparmiato bordate, considerandola «l'organo di stampa dei centri sociali» che usa toni «da manganellatori fascisti». Posizioni piccate e anche qualche boicottaggio. Famoso quello di Berlusconi che si rifiutò, durante la campagna elettorale del 2006, di farsi intervistare dal settimanale che aveva osato, qualche giorno prima, uscire in edicola con un'inchiesta sull'ingerenza della mafia sulla costruzione del ponte sullo stretto di Messina, facendo imbufalire l'allora ministro Lunardi. Ultimamente dal «con te non parlo» si è passati direttamente al «ti denuncio». Il ministro Maroni, che non vuole passare per razzista e xenofobo, ha dato mandato al suo avvocato di querelare il settimanale. Ma colpi bassi sono arrivati da tutte le direzioni, perfino dalle alte sfere ecclesiastiche. Nel 1997 il cardinal Camillo Ruini, allora presidente della Cei, criticò la linea editoriale del settimanale paolino per la sua «estrema spregiudicatezza» nel trattare temi morali, sessualità in testa. Giudizi pesanti e autorevoli che costrinsero il direttore, Leonardo Zega, alle dimissioni e il giornale fu commissionato per un anno, fino all'avvento di don Sciortino. Che dopo nove anni di onorata direzione, voci di corridoio dicono non se la stia passando proprio bene. Il calo delle vendite Ma ai giudizi non proprio lusinghieri don Sciortino è solito rispondere con una frase del monsignor Alberioni, tra i fondatori della testata: «Criticateci pure ma ricordate che Famiglia Cristiana arriva dove molti preti non arrivano». Fino a dieci anni fa era sicuramente così, oggi un po' meno. Stessa tipologia di distribuzione (40% delle copie vengono vendute nelle parrocchie, 40% nelle edicole, 20% in abbonamento), ma diverso il «peso» delle copie vendute. La crisi che ha colpito la carta stampata non ha risparmiato infatti neanche i giornali religiosi. «Stiamo subendo una forte crisi di vendite - spiega l'amministratore unico del Gruppo San Paolo, don Vito Fracchiolla - e se prima i suoi utili contribuivano a tenere in vita anche gli altri 13 periodici del Gruppo, adesso riescono appena a coprire le spese della rivista stessa». Le cifre sono infatti impietose e dicono 28mila copie perse solo nel 2007 che in euro fanno due milioni di euro tondi tondi. E andando più indietro il confronto si fa sempre più infausto. Basti pensare che nel 1999 viaggiava mediamente sulle 550mila copie vendute, nel 2004 è passata alle 406mila, quattro anni dopo si è arrivati a 256mila. E un deficit di quasi 26 milioni di euro. Che vuol dire chiusura immediata delle redazioni distaccate di Roma, Bologna, Venezia e Torino, e il trasferimento all'unica sede di Milano di quattordici giornalisti. Stiamo parlando di un settimanale che in epoca d'oro, non più di vent'anni fa, tirava oltre un milione di copie, con utili da far suonare le campane a festa ai paolini e a tutto il loro gruppo editoriale. Ora tutto è cambiato. E la conferma, piccola ma significativa di questa irrefrenabile discesa, c'è la dà l'edicolante dietro la basilica romana di San Paolo. «Si vende di meno, molto di meno. Anni fa, la domenica, appena la gente usciva dalla messa passava di qua e chiedeva la sua bella copia. Era un quasi un rito, un gesto meccanico per lo più degli anziani». Poi, ammette sussurrando quasi fosse un peccato: «Da un po' di tempo si vende meglio L'Avvenire. Vero don Carlo?». Il prelato mette una copia del giornale dei vescovi sotto al braccio, annuisce e se ne va. Tre milioni di lettori Fondato ad Alba (Cuneo) nel dicembre del 1931, Famiglia Cristiana è il settimanale cattolico più diffuso in Italia. Grazie alla sua capillare rete di vendita, diversificata tra edicole, parrocchie e abbonamenti viene letto (non comprato) mediamente da tre milioni di persone. Definito da molti il giornale religioso più laico del panorama italiano, esattamente come se lo era immaginato il suo padre fondatore, il beato Giacomo Alberione: «Famiglia Cristiana non dovrà parlare di religione cristiana, ma di tutto cristianamente». Con gli anni la sua linea editoriale si è fatta sempre più marcata e battagliera. E le polemiche dei giorni nostri sono qui a dimostrarlo.

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La crisi non si superamoltiplicando le regole (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Laicita'

La crisi non si superamoltiplicando le regole carlo stagnaro Il summit di Berlino è scivolato dolcemente dove tutti si aspettavano: più regole contro la crisi. I quattro maggiori Paesi europei - Italia, Germania, Francia, e Gran Bretagna - si sono incontrati nella capitale tedesca, assieme a Spagna, Olanda e Lussemburgo, la presidenza di turno ceca dell'Unione europea e i capi della Banca centrale europea, dell'Eurogruppo e della Commissione europea, per definire una posizione comune in vista del vertice G20 del 2 aprile. La direzione del meeting era prevedibile. Non era scontato, invece, che si trovasse un accordo: è senza dubbio una buona notizia che si sia riusciti a raggiungere un compromesso di cui fa parte il rigetto del protezionismo. La tentazione di elevare barriere a difesa dei mercati nazionali aveva fatto discutere molto, nelle ultime settimane, viste le crescenti pressioni dei gruppi di interesse e l'adesione esplicita, tra gli altri, del presidente francese Nicolas Sarkozy. Ma la reazione è stata sufficientemente forte, per ora, da sventare un'escalation pericolosa. È positivo anche che si sia avvertito il bisogno di mettere mano alle regole che sovrintendono i mercati finanziari, il cui fallimento è palmare e che hanno contribuito, pur non essendone l'unica causa, a forgiare la tempesta perfetta di cui ci troviamo vittima. Oltre a questo, si è convenuto di aumentare la dotazione finanziaria al Fondo monetario internazionale e di prevedere sanzioni per chi sgarra. Tuttavia non manca qualche ragione di perplessità: se infatti è necessario riscrivere le regole sbagliate, non è altrettanto ovvio che vi sia un deficit di norme, e che dunque ne vadano scritte di aggiuntive. Eppure, è proprio questa la posizione emersa ieri: la piattaforma europea propone, in particolare, più ampi poteri di controllo sulle operazioni di tutti i prodotti e gli operatori finanziari, inclusi gli hedge fund (citati esplicitamente nella dichiarazione conclusiva). I fondi hedge e altri investimenti ad alto rischio sono stati protagonisti dinamici dei mercati finanziari, ma è difficile imputare a loro una quota di responsabilità più rilevante che ad altri. Imporre obblighi di registrazione, come si vorrebbe fare, difficilmente potrà determinare condizioni migliori per il futuro. Delle due l'una: o è un modo per perseguire un "contingentamento numerico", nel qual caso si creerà una barriera all'ingresso che avrà una ricaduta in termini di minore efficienza, rendimenti ridotti o costi più alti (come accade in Italia per i notai e i farmacisti); oppure si lascerà l'esercizio delle loro attività sostanzialmente libero, e allora tutto si ridurrà a una tassa occulta (come nel nostro paese per avvocati e ingegneri). Ancor più surreale è l'analogo obbligo di registrazione che potrebbe essere imposto alle agenzie di rating, per prevenire gli errori clamorosi del passato: non solo questo obbligo di fatto esiste già (attraverso l'accreditamento forzato presso la Sec, cioè la Consob americana), ma semmai nel settore serve maggiore competizione per garantire più trasparenza. Che il problema sia non tanto la scarsità delle regole, quanto la loro inadeguatezza, lo dimostrano due ulteriori elementi. Primo: alcune delle compagnie che si sono trovate all'epicentro della crisi, come i due giganti dei mutui americani Fannie Mae e Freddie Mac, erano tra le entità più regolamentate al mondo (si calcola che fossero soggetti a oltre duecento norme specifiche). Secondo: nello stesso documento finale di ieri, si afferma che «saranno assunte misure che portino le distorsioni della competizione ai minimi rischi». Ora, ogni vincolo regolatorio induce una distorsione, che può essere accettabile e in alcuni casi perfino utile, ma ha pure ricadute negative. Più aumentano le distorsioni di questo tipo, e più il mercato diventa opaco, e le occasioni per barare si moltiplicano. L'antico adagio "fatta la legge, trovato l'inganno" si applica anche al mondo della finanza. C'è quindi, al fondo, una sorta di cattiva coscienza, del resto evidente anche in altri elementi del patto. Come i proclami contro i paradisi fiscali, antica (e comprensibile) ossessione dei governi europei, ma che ben poca parte hanno recitato nella presente crisi. La stessa terminologia tradisce cosa c'è davvero sotto: se chiamiamo quelli paradisi, è perché noi viviamo in un inferno tributario, caratterizzato da un elevato prelievo e meccanismi invadenti e complessi. Da questo punto di vista, se il pacchetto europeo fosse accettato dal G20, ci sarebbe il rischio di peggiorare addirittura le cose: un importante saggio dell'economista Richard Posner ha mostrato come vi sia una equivalenza di fondo tra regolamentazioni e tasse. Aggiungere una regola ingiustificata è la stessa cosa che alzare le imposte. Occorre, insomma, cautela. Anche perché, perfino quando si discute di misure condivisibili - come l'impegno a ridurre le disparità di trattamento tra soggetti diversi che compiono azioni simili, o la richiesta alle banche di creare cuscinetti di liquidità più sostanziosi - non si sta facendo nulla per placare il terremoto in atto. Un terremoto che nasce in primo luogo da un problema di informazione su dove stanno i titoli tossici e, quindi, di fiducia tra gli operatori. Sta qui il vero dramma che spiega il crollo delle Borse, ed è per questo che le soluzioni tentate finora, dalla ricapitalizzazione delle banche alla loro nazionalizzazione, non hanno funzionato. Come ha detto all'Europarlamento il presidente della Repubblica ceca, Vaclav Klaus, «sebbene la storia abbia dimostrato che questo è un vicolo cieco, ci troviamo costantemente a ripercorrere la via del controllo centrale sull'economia. Questa tendenza si è rafforzata a causa dell'incomprensione delle ragioni della crisi, come se essa fosse causata dal libero mercato, quando invece alla sua origine sta la manipolazione politica del mercato». Tale convinzione, su cui fu plasmata la stessa fondazione dell'Ue, dovrebbe permeare le contromisure: se viene accantonata per lasciar spazio a risposte populistiche, rischiamo di curare il male congiunturale con una malattia strutturale, più grave e insidiosa. La peste non la si combatte né dando la caccia agli untori, né iniettandosi il bacillo del colera. carlo.stagnaro@brunoleoni.it 23/02/2009 normeSe è necessario riscrivere le norme sbagliate, non è altrettanto ovvio che ne manchino e che ne vadano scritte di nuove 23/02/2009 il rischioSe il pacchetto europeo approvato a Berlino fosse accettato dal G20, ci sarebbe il rischio di peggiorare addirittura le cose 23/02/2009 Pierfranco Pellizzetti C'è qualcosa in apparenza di incomprensibile nel comportamento dell'ultimo Berlusconi: mentre la maggioranza degli italiani esprime chiaramente la convinzione che le scelte personali di vita e di morte, compresa quella di non essere tenuti artificialmente in vita dall'alimentazione forzata tramite sondino nasogastrico, impongono il totale rispetto dell'opinione al riguardo del diretto interessato (del resto, è quanto indicato chiaramente dalla Carta costituzionale che - come scrive Stefano Rodotà - «mette al riparo alcuni aspetti della vita dall'intervento esterno»), il premier più ossessivamente attento alle continue giravolte della pubblica opinione ha deciso di virare in senso contrario. In barba agli adorati sondaggi, sceglie di aggregarsi a quei vescovi rimasti soli con le loro "bande bigotte". Spettacolo davvero singolare: il massimo propugnatore a mezzo etere di un neopaganesimo consumistico e godereccio, appiattito sulle posizioni di una Chiesa controriformista, isolata dal mondo e dal suo stesso popolo. Ma il mistero si scioglie subito se si considera la reale natura del Cavaliere, non prestando attenzione ai manierismi recitati per i gonzi: la retorica dell'impolitico, tutto concretezza e pragmatismo, insofferente dei «teatrini della politica» e dei vari giochetti relativi. In effetti, fuori dalla recita ad uso e consumo del proprio pubblico, Silvio Berlusconi è la quintessenza del politicante. Se lo intendiamo quale puro e semplice tecnologo del potere; praticato nelle contromosse tattiche e nei negoziati in cui la massima abilitàè quella di mettere nel sacco l'interlocutore. Dunque, dove vuole andare a parare il sire di Arcore predisponendosi a far approvare in Parlamento una norma sovversiva che svuota l'idea stessa di "testamento biologico", sottoposto a farraginosi iter burocratici e a continui pellegrinaggi dal notaio, con il bel risultato che, alla fine, un medico può totalmente ignorarlo? Qualcuno commenta: Berlusconi è asservito al Vaticano. Ma è mai pensabile qualcosa di simile, solo considerando la sua intima natura e il suo ego ipertrofico? Semmai sta avvenendo esattamente il contrario: è il Vaticano a essere strumentalizzato da Berlusconi. Perché il vero disegno non è quello di riaffermare una religione tradizionale di stampo oscurantista come norma fondamentale dello Stato. L'obiettivo è più squisitamente tattico: operare un raid all'interno dello schieramento avversario, già abbastanza malmesso, secondo l'antico insegnamento del "guai ai vinti". O del «non si fanno prigionieri», come diceva Cesare Previti. Infatti, pigiando l'acceleratore sulle "tematiche sensibili" in chiave confessionale si creano ulteriori crepe sotto i piedi del Partito democratico, mettendolo in confusione a causa della sua evidente natura di assemblaggio pasticciato. Perché una fetta delle "bande bigotte" si è acquartierata proprio sotto quelle insegne e ora va in fibrillazione al suono della Diana berlusconiana e dei suoi "neopagani devoti", tipo Maurizio Sacconi, Fabrizio Cicchitto o Maurizo Gasparri. Difatti le varie Paola Binetti e - si parva licet - i Claudio Gustavino hanno subito annunciato il voto a favore del governo in base a una presunta scelta per la vita che è solo fanatismo persecutorio, non avevano proferito parola contro l'indegno linciaggio di papà Englaro. Questa la strategia. Che, però, potrebbe trovare un intoppo imprevisto nell'elezione del nuovo segretario del Pd Dario Franceschini, un cattolico - guarda caso - ben più laico dei vari laici alla Massimo D'Alema, segnalati in piazza San Pietro alla proclamazione di José Escrivà del Balaguer beato, il filofranchista fondatore dell'Opus Dei. Si dice: «È un vaso di coccio, durerà poco». Lo si disse anche di un certo Bettino Craxi neosegretario del Psi, saltato fuori da un lontano congresso che si svolse al Midas.Pierfranco Pellizzetti (pellizzetti@ fastwebnet.it) è opinionista di Micromega. 23/02/2009

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<Non sui nostri corpi> (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Laicita'

TESTAMENTO BIOLOGICO «Non sui nostri corpi» Migliaia di manifestanti a Roma in Piazza Farnese contro la legge del governo Eleonora Martini ROMA Senza una bandiera, che fosse una, con migliaia di persone ad ascoltare in laico attento silenzio - interrotto a tratti dalle campane della chiesa di Santa Brigida - gli interventi dal palco su cui campeggia la scritta «Sì al testamento biologico, no alla tortura di stato». Si è presentata così ieri, e per ore, Piazza Farnese che nel cuore di Roma ha raccolto ancora una volta quel popolo di «cittadini comuni» che considerano la laicità un bene prezioso della democrazia e che fanno sempre più fatica a sentirsi rappresentati in Parlamento. Molti di loro anche in Vaticano. Esponenti della "società civile" che hanno risposto - auto organizzandosi - all'appello lanciato da otto intellettuali sulla rivista Micromega, per opporsi alla legge contro il testamento biologico che il Parlamento si appresta a varare. E che hanno eletto Beppino Englaro, collegatosi in diretta telefonica , «un eroe civile dei nostri tempi». «Questa piazza mi ricorda un'altra piazza, quella di due anni fa», esordisce Mina Welby e la memoria torna amaramente a quel portone della chiesa di San Giovanni Bosco a Cinecittà rimasto sbarrato per diktat vaticani ai funerali religiosi che la madre di Piergiorgio Welby avrebbe voluto per suo figlio, morto di morte naturale, «nè suicida né ammazzato», come ripete Mina. E in effetti questa piazza gremita, fitta fitta, strabordante nelle vie adiacenti, è forse più cattolica che "laicista". Moderata di certo, e per la stragrande maggioranza composta da elettori del Pd. Delusi, incazzati - e lo fanno sentire, forte e chiaro - perché il loro partito non ha preso una posizione netta in materia, perché «ci deve essere libertà di coscienza, ma per tutti non solo per loro», perché ha sostituito in Commissione sanità del Senato Dorina Bianchi a Ignazio Marino (un applauso per ogni volta che viene nominato), perché tra Franceschini e Parisi vorrebbero un terzo, «un nome nuovo, non so». Anche se «non bisogna tornare indietro separandosi di nuovo, bisogna invece andare avanti ma liberiamoci per carità dei teodem». Giovani tanti, vecchi più d'uno ma la massa ha tra i 35 e i 50 anni, che guarda inorridita alla possibilità sempre più concreta di non riuscire a fermare un'altra legge liberticida come quella sulla procreazione assistita. In trecento si fanno videoregistrare mentre dettano il loro personale testamento biologico davanti alla telecamera piazzata dai Verdi in una angolo della piazza per l'iniziativa "Youtest" - direttive anticipate di fine vita da pubblicare su You Tube. E a centinaia firmano la petizione dell'associazione radicale Luca Coscioni per istituire a Roma un registro dei testamenti biologici. Pochi e rigorosamente tra il pubblico, i politici presenti (hanno aderito Idv, Rifondazione, Sinistra democratica e Radicali): ci sono Antonio Di Pietro e Paolo Ferrero, Giovanni Russo Spena, Tana De Zulueta e il minisindaco del X Municipio romano Sandro Medici. Si incontra perfino Achille Occhetto e sul tardi arriva anche Ignazio Marino. «La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene a chi la vive». Il motto, sottotitolo della manifestazione, sintetizza il pensiero articolato in vario modo dai tanti che si sono susseguiti sul palco. A fare gli onori di casa, Paolo Flores D'Arcais direttore di Micromega che alla fine esulterà: «Non ci hanno concesso piazza Navona ma qui siamo molti di più che se si fosse riempita quella piazza». Parlano Lidia Ravera, Furio Colombo, Gabriele Polo, Pancho Pardi. Molto applauditi, il teologo valdese Daniele Garrone e don Franzoni che toccano il cuore dei cattolici. Andrea Camilleri diverte e commuove: «Questa legge è un grimaldello per altre leggi sempre più restrittive. Non voglio avere la vergogna di andarmene lasciando ai miei nipoti le macerie di un'Italia senza più libertà, devastata fin nel profondo della sua stessa coscienza. Fate che ciò non accada». Mentre Emma Bonino accusa il Pd e Veltroni di non essersi mobilitati, con una «pavidità che non gli ha dato buoni risultati». E Stefano Rodotà esorta ad opporsi a «questo sequestro di libertà» per ristabilire «il patto» che esiste tra uno Stato i suoi cittadini - «Non metteremo una mano su di te» - e che sarà violato per la seconda volta, dopo la legge 40. Ma il tributo e il ringraziamento della piazza vanno con calore a Beppino Englaro a cui Dacia Maraini legge una lettera aperta scritta quando Eluana era ancora agonizzante. Englaro - intervistato da Cinzia Sciuto - respinge le accuse di aver offeso il Parlamento ma ribadisce: «Questo ddl vuole imporre una barbarie alle persone: nessuno può avere il potere di costringere altri a vivere senza limiti. Sono convinto che gli italiani non si lasceranno imporre una legge del genere». Ma attenzione, conclude l'uomo che Flores D'Arcais definisce tra gli applausi «un eroe civile»: «Le battaglie di libertà hanno il loro prezzo e le dobbiamo portare avanti fino in fondo».

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FAMIGLIA CRISTIANA (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Laicita'

FAMIGLIA CRISTIANA Tre milioni di lettori Fondato ad Alba (Cuneo) nel dicembre del 1931, Famiglia Cristiana è il settimanale cattolico più diffuso in Italia. Grazie alla sua capillare rete di vendita, diversificata tra edicole, parrocchie e abbonamenti viene letto (non comprato) mediamente da tre milioni di persone. Definito da molti il giornale religioso più laico del panorama italiano, esattamente come se lo era immaginato il suo padre fondatore, il beato Giacomo Alberione: «Famiglia Cristiana non dovrà parlare di religione cristiana, ma di tutto cristianamente». Con gli anni la sua linea editoriale si è fatta sempre più marcata e battagliera. E le polemiche dei giorni nostri sono qui a dimostrarlo.

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