HOME

PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

www.mauronovelli.it

[Vai al sito del CENACOLO DEI COGITANTI]

 

 

DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

 

 

 

TORNA ALL’INDICE MENSILE DEL DOSSIER    

ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER



Report "Laici e chierici"   21-24 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Né eutanasia né accanimento. Non smettiamo di parlarci ( da "EUROPA ON-LINE" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La comune fede riconosciuta dai laici e dai cattolici è questa e si fonda sulla dignità oggettiva, ontologica della persona, sulla libertà di scelta in un rigoroso discernimento delle cause storiche di certi eventi, riguardanti la vita e la fine della vita. Una buona base è la cosiddetta legge francese, che proibisce di praticare l?

Benedetto XVI e il bullismo dell'ateo devoto ( da "EUROPA ON-LINE" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E contro un Papa che ha avuto la sapienza di impugnare la ragione occidentale ovvero il deposito laico del migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un postmodernismo banale delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà anteponendole una falsa coscienza del soggetto, un?ideologia settaria e al fondo estremamente intollerante».

le nozze d'oro degli équipiers - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La novità è nella centralità che assume l´esperienza dei laici in una chiesa tradizionalmente fondata sulla supremazia del clero. «Tra i fattori che favorirono la crescita del movimento a Torino - ricorda Fiorenzo Savio - ci fu certamente la nomina del professor Michele Pellegrino alla guida della diocesi di Torino».

nel xix municipio un monumento ai bambini mai nati ( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i bambini mai nati"» ha invece sottolineato Massimiliano Valeriani, consigliere comunale Pd, «è solo l´ultima incredibile trovata della destra che sembra essersi trasformata in una sorta di Militia Christi. Il tentativo da parte del Pdl di allargare il divario tra laici e cattolici è quanto mai discutibile e non ha alcun senso».

Questioni DI VITA E DI MORTE LA RAGIONE NON C'ENTRA COL RELATIVISMO DEI VALORI ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: compresi i non cattolici, un comportamento dettato dall'«appartenenza al cattolicesimo». In conclusione: il Pd propone «libertà di coscienza» sulla questione se gettare a mare il principio di laicità dello Stato. D'altra parte, manca a tal punto la chiarezza sul fatto che laicità non implica relativismo - probabilmente anche nelle persone in buona fede -

Fine-vita, cattolici in piazza <Noi dalla parte dei malati> ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo vorrebbe la laica Barbara Pollastrini, che chiede di «far partecipare gli iscritti, gli elettori e i simpatizzanti del Pd a una grande consultazione sul testamento biologico». Proposta difficile da realizzare, anche perché il tempo stringe e c'è chi, dando per persa la battaglia legislativa, si attrezza già per combatterla sul campo.

Il Vaticano non condanna l'aborto terapeutico ( da "Giornale.it, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: No a stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa cattolica africana ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi. "Credenze che talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici a Luanda - comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo risorto ai vostri concittadini.

Il Vaticano non condanna l'aborto a scopo terapeutico ( da "Giornale.it, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: No a stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa cattolica africana ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi. "Credenze che talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici a Luanda - comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo risorto ai vostri concittadini.

la nuova destra - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fascismo puro e duro che esiste ancora ma non certo sulla linea laica e costituzionale di Fini. In una società di gomma il cemento del potere e del sottopotere è un collante formidabile; quel collante è nelle mani di un Capo proprietario del suo partito nel quale Fini entra da ospite dopo esser stato svestito dei suoi paramenti salvo quelli, abbastanza innocui, di natura istituzionale.

Nasce la Destra repubblicana il progetto si modernizza ( da "Tempo, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici-cattolici, liberali-sociali, statalisti-liberisti etc), e la rappresentanza collegata alla testimonianza. Secondo, il cuore pulsante di Fiuggi del 1995 (la nascita di An), il patto della tradizione post-missina con i filoni liberali, moderati, cattolici, in libera uscita da Tangentopoli, è pure il cuore pulsante del Pdl.

Alla vigilia del congresso costitutivo della forza egemone della destra (e del Paese) Silvio... ( da "Messaggero, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: partito laico» non sta ad indicare distacco o peggio supponenza rispetto alla Chiesa: è semplicemente la constatazione della sua autarchia, una presa d'atto della autosufficienza del suo partito e della sua posizione politica. Il partito dei moderati potrà essere nel futuro aggredito da malattie ben più pericolose di un pallido clericalismo;

L'ABC DEL CITTADINO ( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La «Breccia» A metà tra il blog e la rivista on-line, «La breccia» fotografa dall'alto i tanti terreni di scontro tra laici e cattolici. Perché, mai come oggi, il confine tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio si è fatto ambiguo e passa su terre ancora da esplorare. Un inedito dello scrittore

laicI, come Democrazia comanda ( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quel che mi piacerebbe sapere è se in Spagna esiste veramente per tutti uno Stato laico come democrazia comanda, in cui l'educazione civica non sia un attentato totalitario commissionato dai vescovi né questioni come l'aborto, l'eutanasia o l'indottrinamento religioso nella scuola pubblica dipendano da patti con la Santa Sede basati su opportunismi elettorali.

È da non credersi quanto Dio faccia ancora parlare di sé. Ora che il cardinal Bertone ... ( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dei governi che nel laicismo trovano il canale per un'educazione razionale la quale, non potendo accettare il materialismo universale, finisce per adattarsi, nel suo relativismo, meglio dell'ortodossia alla dispersione dell'attuale analfabetismo. In altre parole, poiché il pontificato veramente auspicabile, cioè quello di Gustavo Bueno,

Cosa c'è di diverso fra gli attacchi a B-XVI e quelli ai suoi predecessori ( da "Foglio, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolici e laici, a partecipare alla processione della Domenica delle palme in San Pietro, “in segno di solidarietà col Papa”. Un?idea che riporta indietro la memoria storica, alla Domenica delle palme del 1975 in cui Paolo VI, nel pieno di una violenta campagna di contestazione interna ed esterna –

"Il Pdl lotterà per la sacralità della vita" ( da "Giornale.it, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quando i cattolici, insieme alle altre forze democratiche, salvarono l?Italia dal comunismo. E quando nel ?94 abbiamo rischiato nuovamente una deriva antidemocratica, sono stati sempre i cattolici liberali, assieme alle altre formazioni laiche e riformiste, a evitare il pericolo di un futuro illiberale che ci minacciava».

ALMERICO DI MEGLIO TUTELA DELLA LIBERTà DELLA CHIESA CATTOLICA, RISPETTO DELLE SUE POSIZIONE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Quando abbiamo rischiato nuovamente una deriva antidemocratica sono sempre stati i cattolici liberali, insieme alle forze laiche e riformiste, ad evitare il pericolo di un futuro illiberale che ci minacciava». Oggi la sinistra si conferma deleteria. In Italia la situazione economica è «migliore» che altrove, grazie al governo che ha «anticipato la crisi con misure efficaci»;

IL SILENZIO CHE MANCA IN VATICANO ( da "Stampa, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Una prova per il Papa, per i cattolici, per la pòlis laica: l'occasione che riesumerà lo spirito conciliare o lo seppellirà. Non si è mai parlato tanto di Concilio come in queste settimane che sembrano svuotarlo. Le figure di Giovanni XXIII e Paolo VI risaltano più che mai.

Integralisti espropriati dalla destra ( da "Manifesto, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Laici e cattolici. La discussione riguarda soprattutto, come è logico, l'inizio e la fine, nascita e morte. Perciò l'aborto, con le relative leggi; perciò il preservativo, il testamento biologico, le cure più o meno palliative. Dal caso Englaro agli interventi pontifici in Africa.

Oggi in Italia un numero crescente di famiglie chiede di iscrivere i figli alle scuole cattoli... ( da "Stampa, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sulle persone e al 95% sulla gestione, mentre in Italia i pregiudizi ideologici del laicismo sono ancora un ostacolo. Persino in Thailandia, Singapore, Malaysia dove i cattolici sono una piccola minoranza, le autorità incoraggiano la nostra attività pedagogica fondata sulla centralità della persona e la sua formazione integrale.

Illuminati dalle stelle, ma abbiate la furbizia di concludere gli affari e di impostare nuove inizia... ( da "Messaggero, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lunedì 23 Marzo 2009 Chiudi Illuminati dalle stelle, ma abbiate la furbizia di concludere gli affari e di impostare nuove iniziative tra il 26 e il 27, quando si farà sentire forte la fortuna. Alla conquista di un cuore? Cosa quasi fatta.

gli strani silenzi sul papa e i profilattici - marc lazar ( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: antica contrapposizione tra una Francia ostinatamente laica e un´Italia profondamente cattolica. In verità, la situazione è più complessa. La difformità delle reazioni va certo ascritta al peso delle differenze storiche tra questi due Paesi, ma anche a scelte politiche divergenti. In Francia le reazioni più virulente sono state quelle dei rappresentanti del governo di destra.

quegli strani silenzi sul papa e i profilattici - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Oggi gli italiani di sinistra, siano essi laici, agnostici, atei, oppure cattolici tendenti al «fai da te», nel tentativo di conciliare le proprie convinzioni profonde con le raccomandazioni della Chiesa e delle sfide quotidiane della modernità, sono senza dubbio più avanti di quanto pensi il Pd.

<Fini vola ormai al di sopra del Pdl> ( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Voglio farle notare che anche Alemanno nel suo intervento, ha citato Giovanni Gentile, un laico che ha fatto dell'attualizzazione del pensiero una linea e un progetto da seguire». Il suo richiamo però è ai valori cattolici. «Non v'è dubbio. Alemanno ha tentato un approfondimento declinando quei valori aggiornandoli alla situazione contemporanea.

Il Pdl porti fiori a Craxi ( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: coesistenza di laicismo, cattolicesimo, riformismo, socialismo, radici greco-romane, giudaico-cristiane, tradizioni, amor di Patria, insomma, di storie variegate marcate da valori, comunque, coniugabili per il bene dell'Italia. Mi sembra sacrosanto, adesso che sta per nascere il partito degli italiani liberi, ricordarci di rendere un commosso omaggio alla memoria del padre dell'

PER IL PD È L'ORA DI SCEGLIERE ( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di ispirazione laica, quando non laicista, che i cattolici e i laici devoti della ex- Margherita paradossalmente preferiscono al gruppo socialdemocratico. Di fronte a tale geografia politica la destra italiana non ha problemi, trovando cittadinanza nel gruppo popolare, mentre la Lega raggiungerà i suoi simili all'estrema destra.

Forza Italia si mette al lavoro Sta per nascere il nuovo Pdl ( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Nel Pdl ci sarà la continuità con la destra del Msi e di An per quanto riguarda certi valori, primo tra tutti quello di patria, Dio, la famiglia. Ci sarà poi il nostro socialismo riformista, liberale, laico e cattolico. Le iniezioni di storia e di buon governo di una certa Dc».

ROMA. FINI HA SUONATO MOLTO BENE LO SPARTITO NEL RIPERCORRERE E INTEGRARE LA STORIA DELLA DEST... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da cattolico, sentire da Fini che la religione va collocata all'interno delle scelte personali e non collettive? È una direzione molto diversa da quella intrapresa dal Pdl in più occasioni. «Preferisco risponderle da laico. È una delle dissonanze che evidenzio nell'intervento di Fini, perché la separazione tra Stato e Chiesa,

ALMERICO DI MEGLIO RESTANO I NOSTRI AVVERSARI, MA LA NASCITA DEL PDL è UN FATTO POSITI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: della Chiesa e la laicità dello Stato». E riferendosi al testamento biologico, ha puntualizzato la sua linea: «Io dico no ad una disciplina di partito per avvicinare sui temi eticamente sensibili laici e cattolici. Bisogna rispettare le diversità. Il partito deve costruire una posizione prevalente, che rappresenti la maggior parte dei militanti ma mai sacrificare chi esprime un'

E Fini divenne interessante ( da "Foglio, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: abbraccio a un laicismo etico senza la fatica dell?argomentazione, l?incomprensione stizzita dello strappo del “predellino”, giusto prima dell?allineamento che lo porterà un anno fa alla presidenza della Camera come effetto del plebiscito del 13 aprile;

L'ira di Bagnasco "Benedetto XVI irriso e offeso" ( da "Stampa, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la vita va difesa perché è indispensabile limitare il potere "biopolitico" sia della scienza, sia dello Stato». L'input dei vescovi infiamma il confronto politico. Barbara Pollastrini del Pd rivendica l'autonomia del Parlamento e denuncia l'«imposizione a maggioranza di una legge non rispondente all'impostazione liberale e laica della nostra Costituzione».

una festa per viano senza salotti alla moda - vera schiavazzi ( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Viano si è visto affidare sul campo il ruolo di portabandiera della laicità italiana, e ha polemizzato tra i primi e con maggiore durezza contro le ingerenze della chiesa cattolica. Ma è stato sempre lui a battersi contro l´idea stessa di un´etica pubblica, e in favore di una bioetica liberale fortemente rimessa nelle mani di ogni individuo, basata sulla libertà personale.

"salvato dall'auto blindata" nencini al lavoro dopo l'incidente - simona poli ( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il laicismo è la sua bandiera e poco importa se Beppe Englaro ha deciso di non prendere la tessera onoraria del Partito socialista: «Mi ha spiegato che voleva fare un passo indietro per pensare solo alla Fondazione per Eluana e che voleva evitare che la sua sovraesposizione venisse letta politicamente in modo sbagliato.

e nelle paritarie senza bonus è profondo rosso ( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laica ma tradizionalmente vicina all´Opus Dei, che ha prima chiuso le iscrizioni per le medie inferiori e poi anche quelle per le elementari. «Non c´era un adeguato numero di iscritti» riconosce Doriana Lisco, dalla scuola dei Fiori. «L´assenza di incentivi, del resto, non aiuta ma, anzi, scarica sulle spalle dei genitori una serie di oneri»

IL SEGNO DEL COMANDO ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cercato di tutelare la relazione fra Eluana e Beppino Englaro dal decisionismo del governo, o preferiamo un vuoto di legge a una legge dettata dall'onnipotenza del biopotere? C'era un tempo in cui la cultura cattolica sapeva costruire, sulle proprie istanze, un terreno di mediazione con il mondo laico. Quel tempo, par di capire, è finito, e non certo per sola responsabilità dei laici.

Posizioni integraliste Ma è lo stato che tace ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non vede però anche una debolezza nelle posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da nessuna parte, al massimo si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un governo e una maggioranza assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato con la chiesa, che l'ascolta con rispetto e che qualche volta perfino anticipa nei desideri.

Bagnasco ruggisce in difesa di Ratzinger E sul biotestamento vuole mobilitazione ( da "Riformista, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». Come era prevedibile, la prolusione si è incentrata principalmente sulla vicenda della morte di Eluana Englaro e, più precisamente, sulla necessità di agire sul piano legislativo alla svelta. Se il caso di Eluana ha rappresentato «un'operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante»

Signor Gervaso, la Svizzera ha detto basta all'uso indiscriminato di spinelli, mentr... ( da "Messaggero, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che non è una fede cattolica, ma una fede laica, che non significa laicista. Io sono sempre stato contro la droga. Con buona pace di Pannella, diventato, purtroppo, dopo avere combattute tante battaglie civili, quasi una maschera della commedia dell'arte, ossessivo, enfatico, di una loquacità parossistica.

Bagnasco: il Papa irriso e offeso Legge sul fine vita, basta lungaggini ( da "Corriere della Sera" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: contro cui è partita in questi giorni una mobilitazione del laicato cattolico simile a quella che si è avuta per il Family day e per la legge 40. Secondo Bagnasco i media hanno strumentalizzato le parole del Papa sull'Aids e le hanno offerte in pasto a quanti sulla base dei loro resoconti hanno decretato contro di lui «un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici».

Moschea di Cascina Gobba, è lotta tra gli imam ( da "Giornale.it, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le reazioni al laicismo, basti pensare a Comunione e Liberazione». L'Ucoii dunque vuole riprendersi il centro? Kabakebbji smentisce: «Come si può parlare di ritorno dell'Ucoii per un centro che è già sede dell'Ucoii a Milano?». Dagli schieramenti interni al mondo islamico si comprende quale sia la reale portata della spaccatura.

<Posizioni integraliste Ma è lo stato che tace> ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non vede però anche una debolezza nelle posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da nessuna parte, al massimo si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un governo e una maggioranza assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato con la chiesa, che l'ascolta con rispetto e che qualche volta perfino anticipa nei desideri.


Articoli

Né eutanasia né accanimento. Non smettiamo di parlarci (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Né eutanasia né accanimento. Non smettiamo di parlarci SANDRO BONDI Gentile direttore, il dibattito che segna e definisce la dimensione bioetica ? e, con essa, bio-politica ? è la cifra del nostro tempo. Domandiamoci: è possibile formulare un giudizio politico retto ed equilibrato su questa materia senza interpellare la coscienza? Sia la tradizione cristiana ? con la Gaudium et spes ?, sia la cultura laica ed agnostica premettono sempre un impegno della coscienza, la quale problematizza e fa sintesi dei dati della realtà, cioè, in qualche modo, interpreta la realtà e ne fissa le coordinate, orientando, così, le scelte. Convergenze etiche e tutte qualificanti la materia del dibattito politico in corso. Ma, a questo dato preliminare, se ne aggiunge un altro, che riapre la partita politica e il dialogo tra laici e credenti oppure a livello politico tra il Pdl e il Pd e all?interno di ciascun partito: è dalle coscienze vive e consapevoli che ripartirà la possibilità di costruire un ponte civile, culturale e politico tra le due grandi forze democratiche di questo paese. Si costruiscono ponti attraverso convergenze etiche e culturali. La civiltà occidentale è il nostro comune perimetro, e la dignità della persona appartiene alla tradizione cristiana, in ogni sua declinazione, si pensi soltanto ad Erasmo da Rotterdam. La comune fede riconosciuta dai laici e dai cattolici è questa e si fonda sulla dignità oggettiva, ontologica della persona, sulla libertà di scelta in un rigoroso discernimento delle cause storiche di certi eventi, riguardanti la vita e la fine della vita. Una buona base è la cosiddetta legge francese, che proibisce di praticare l?eutanasia, ma consente la sospensione delle cure «sproporzionate » o «inutili». Sospendere l?alimentazione è un atto gravido di responsabilità soggettive ed oggettive, ed è cosa diversa a seconda dei singoli casi. Ferma restando la proibizione assoluta dell?eutanasia, quando, tuttavia, l?alimentazione significhi, di fatto, accanimento terapeutico nei confronti della persona, allora ? e solo allora ? deve scattare un atto di libera volontà, espressa anche attraverso il testamento biologico, in comunione con i familiari e con i medici curanti. Così si tiene insieme la libertà e la responsabilità: la cifra del discernimento etico e il rispetto della libertà individuale. Non potrà mai essere una legge a ?mettere a posto le cose? attraverso una normativa ritenuta ?perfetta?. Questa pretesa del diritto limiterebbe la sfera di azione dell?individuo, libero e sempre responsabile delle proprie azioni, oltre a determinare arbitrariamente chi possa decidere quando e se la vita sia degna di essere vissuta. Ciò che deve essere evitata è, dunque, da un lato, l?eutanasia come tale, e, dall?altro, l?«ostinazione irragionevole » di trattamenti che non abbiano altro effetto che quello di mantenere artificialmente in vita un malato, senza tuttavia offrirgli alcuna possibilità di guarigione. In questi casi, peraltro limitati, è la libertà della persona, unitamente al consulto tra i familiari del malato e i medici curanti, che, nell?ambito dei questi principi ricordati e dei protocolli ancora più dettagliati che dovranno stilati dagli organismi medici e scientifici riconosciuti, deve consentire di assumere decisioni rispettose dell?inviolabilità della vita e della dignità della persona.

Torna all'inizio


Benedetto XVI e il bullismo dell'ateo devoto (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

S C R I P T A M A N E N T Benedetto XVI e il bullismo dell?ateo devoto PANORAMIX La Chiesa immobile Non stupisce che il Pontefice ribadisca ancora una volta il pensiero che da sempre la Chiesa coltiva in tema di sessualità, scrive Franco Garelli su la Stampa, «con le sue chiusure sull?uso del condom, con i suoi richiami ai principi etici fondamentali». Tuttavia, ciò che sorprende da un lato «è questa immobilità di pensiero della Chiesa che si trascina nel tempo» (cfr Humanae Vitae, 40 anni fa), e dall?altro «il fatto che essa sia stata riproposta in modo esplicito nel momento stesso in cui il Pontefice ha iniziato il suo viaggio in Africa». La morale cristiana, è il ragionamento di Garelli, «richiede certamente una forte fedeltà ai principi, ai valori ?irrinunciabili?. Tuttavia prevede anche che il richiamo ai valori ultimi sia mediato in rapporto alle situazioni concrete di vita, anche orientandosi in determinate circostanze a scegliere il male minore, soprattutto quando si è di fronte a fenomeni (come quello dell?Aids) carichi di conseguenze molto gravi non soltanto per chi ha contratto la malattia, ma anche per i figli e le generazioni future che non hanno responsabilità alcuna». Il no di Benedetto XVI ai preservativi è stato contestato non dalla Spagna del ?laicista? Zapatero, ma dai governi di Francia e Germania, «governi che ? pur di matrici diverse ? sono attenti al ruolo del Papa nel mondo». Entrambi, conclude il quotidiano torinese, «sembrano chiedere al Pontefice di essere più attento alle implicazioni politiche delle sue prese di posizione, per evitare che si interrompano processi che ? pur limitati ? contribuiscono ad attenuare i mali del mondo». Finalino: «In questo contesto, è curioso rilevare la totale assenza di reazione del governo e dei leader politici italiani, forse per eccesso di furbizia o di equilibrio ». L?ombra della Chiesa Il rischio è che, nel prossimo futuro, i mega-schermi installati (con strascico di polemiche) in piazza San Pietro possano restare inutilizzati. L?idea di chiesa che s?avanza sembra proprio quella di una comunità forte, solida, militante che non si può permettere di essere attraversata dal dubbio e che si chiude nella fortezza delle proprie certezze. «Può darsi che la gerarchia cattolica italiana sia contenta così: contenta ? scrive su Repubblica Adriano Sofri ? di galvanizzare le sue schiere militanti, e di mettere a tacere i suoi fedeli dissidenti e amareggiati. Che addirittura questa falsità le sembri una bella ed evangelica intransigenza». Che futuro verrà da tal presente? B-XVI Prima pagina del Foglio. Commento del direttore Giuliano Ferrara intitolato ?L?aggressione a B-XVI? (tra parentesi, sembra la sigla di un bombardiere della seconda guerra mondiale). Le burocrazie, non i popoli, attaccano il papa perché «si mettono al servizio di piccole ma insidiose crociate ultrasecolariste contro un Papa che ha avuto la sfacciataggine, come il suo predecessore, di impugnare la ragione per affermare nello spazio pubblico europeo e mondiale il contenuto e il significato della fede cristiana, una fede che assume alcuni principi liberali del pensiero moderno senza sottoporsi alla sua deriva nullista. E contro un Papa che ha avuto la sapienza di impugnare la ragione occidentale ovvero il deposito laico del migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un postmodernismo banale delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà anteponendole una falsa coscienza del soggetto, un?ideologia settaria e al fondo estremamente intollerante». Seguirà la chiesa cattolica la strada segnata dal bullismo dell?ateo devoto?

Torna all'inizio


le nozze d'oro degli équipiers - paolo griseri (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Torino Le nozze d´oro degli équipiers Il movimento delle coppie cattoliche festeggia cinquant´anni Oggi un incontro al Sermig di piazza Dora su un pezzo di storia di Torino che ha toccato tutti gli strati sociali PAOLO GRISERI Nel teatro del Palais de Chaillot, a Parigi, «più di duemila persone occupavano completamente la grande platea. Sul palco, davanti a un grande fondale chiaro, un lungo tavolo era predisposto per gli oratori. Su quello stesso tavolo, con nostro grande stupore, a fine mattinata veniva celebrata la messa». L´episodio risale al 1959 prima che il Concilio Vaticano II introducesse importanti novità nella liturgia della messa cattolica. La testimonianza è di Anna e Fiorenzo Savio, la coppia che con Camillo e Marisa Donat-Cattin introdurrà a Torino, prima in Italia, il movimento dell´Equipe Notre Dames. Movimento nato in Francia, nel 1939, per iniziativa dell´abbé Henry Caffarel, e giunto in Italia nel dopoguerra grazie all´iniziativa di un gruppo di cattolici torinesi. L´intuizione di Caffarel è quella di dare dignità alla vita di coppia all´interno della chiesa: «Perché il matrimonio deve essere considerato ai margini della fede?». A Torino il movimento si diffonde tra gli intellettuali cattolici. Il fulcro è un gruppo di studenti del Politecnico. L´associazione diventa presto interclassista comprendendo, accanto a coppie di docenti universitari, famiglie di operai e impiegati. L´organizzazione è basata su piccoli gruppi di 4-5 coppie che si incontrano mensilmente nelle proprie abitazioni e si confrontano sulla loro esperienza famigliare e sulla loro fede. Ogni piccolo gruppo è assistito da un sacerdote. La novità è nella centralità che assume l´esperienza dei laici in una chiesa tradizionalmente fondata sulla supremazia del clero. «Tra i fattori che favorirono la crescita del movimento a Torino - ricorda Fiorenzo Savio - ci fu certamente la nomina del professor Michele Pellegrino alla guida della diocesi di Torino». Una parte degli aderenti al movimento fu nel consiglio pastorale che collaborava con Pellegrino. Oggi il movimento nato 50 anni fa a Torino, conta in Piemonte 700 coppie divise in un centinaio di équipe. La sua forza continua a essere quella del protagonismo dei laici. Tradizionale espressione del cattolicesimo progressista, il movimento non ha, in realtà, un orientamento politico ideologico. è essenzialmente un´associazione di credenti, che oggi conta nel mondo circa 200 mila aderenti. Non sono tanto i numeri a dare la dimensione dell´importanza dell´équipe. Quanto la sua capacità di attraversare tutti gli strati sociali e il fatto di aver segnato la vita della città degli ultimi decenni. Tra gli équipiers si segnala infatti Valentino Castellani. Ma anche il pm Giuseppe Ferrando e il primario di anestesia Pierpaolo Donadio. Tra gli assistenti spirituali c´è stato, per lunghi anni, monsignor Franco Peradotto, uno dei principali collaboratori del cardinale Pellegrino. La festa che si svolge oggi nei locali del Sermig, in piazza Borgo Dora a Porta Palazzo, sarà dunque l´occasione per riflettere su un pezzo della storia di Torino. L´appuntamento è alla 16,30. Una mostra illustrerà la storia delle équipes torinesi. Il sociologo Franco Garelli interverrà sul ruolo del movimento una società in cui il matrimonio è sempre più in crisi.

Torna all'inizio


nel xix municipio un monumento ai bambini mai nati (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XIII - Roma Il Pd critica l´ordine del giorno Nel XIX municipio un monumento ai bambini mai nati «Dopo l´approvazione nel XX Municipio ora anche il XIX dà il via libera all´iniziativa proposta dal Centro di aiuto alla vita di costruire un "monumento ai bambini mai nati" per dare loro una degna sepoltura». Con queste parole i responsabili della stessa associazione annunciano l´iniziativa. «L´ordine del giorno proposto dal consigliere del Pdl, Fabio Molinaro, è stato approvato con il voto della maggioranza e del consigliere del Pd Nino Bufalini, altri due consiglieri del Pd, Fabrizio Cirelli e Carla Petrucci sono usciti al momento della votazione». Nei cimiteri romani saranno dunque riservate apposite aree per la sepoltura dei bambini non nati per interruzione di gravidanza. «L´approvazione da parte del XIX Municipio di un ordine del giorno per la costruzione di un monumento per ricordare "i bambini mai nati"» ha invece sottolineato Massimiliano Valeriani, consigliere comunale Pd, «è solo l´ultima incredibile trovata della destra che sembra essersi trasformata in una sorta di Militia Christi. Il tentativo da parte del Pdl di allargare il divario tra laici e cattolici è quanto mai discutibile e non ha alcun senso».

Torna all'inizio


Questioni DI VITA E DI MORTE LA RAGIONE NON C'ENTRA COL RELATIVISMO DEI VALORI (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

DISCUSSIONE/4 Questioni DI VITA E DI MORTE LA RAGIONE NON C'ENTRA COL RELATIVISMO DEI VALORI Roberta De Monticelli Come mai la questione del testamento biologico suscita uno scontro così appassionato sull'arena pubblica? Anzi, perché colpisce la sensibilità di ciascuno di noi al punto da indurre, molto più di altre questioni, anche le persone solitamente meno coinvolte nel dibattito pubblico o quelle meno interessate alla politica quotidiana a misurarsi, prendere posizione, e comunque a soffrire? E perché proprio su questa questione le attuali forze dell'opposizione si sono così tragicamente divise? Credo che le risposte a queste due domande siano fra loro molto legate. Tanto per cominciare, la questione tocca quanto c'è di più profondo e prezioso in ciò che ogni persona è. Vale a dire che la posta in gioco è molto alta, ed è legata a quella che chiamerò la parte più personale dell'esperienza morale, quella propriamente legata all'identità morale di ciascuno. Inoltre manca - mediamente almeno - nell'universo culturale pur variegato delle forze d'opposizione, o del progressismo democratico-liberale, la consapevolezza veramente chiara del fatto che laicità non implica relativismo. Una consapevolezza che, sola, potrebbe evitare divisioni interne alle forze di opposizione - e la cui assenza è davvero tragica. Perché un pensiero che sia insieme laico e non relativista in materia di valore sarebbe la sola base solida e limpida di quel rinnovamento del pensiero sui valori che da molto tempo è il desiderio ancora mai esaudito (la «questione morale», dai tempi di Enrico Berlinguer) lasciato in eredità alla sinistra europea - o forse, più semplicemente, all'umanità europea. C'è un modo di pensare che il '900 ci ha consegnato, e in base a cui ragiona la maggior parte delle persone che hanno a cuore la libertà di coscienza e la laicità dello Stato. È la tesi che la maggior conquista della civiltà moderna, l'autonomia della morale fondata sulla coscienza personale e non sull'autorità di chi si proclama interprete della volontà di Dio o del popolo, o della legge di natura, comporta, nelle nostre società pluraliste, il relativismo dei valori. Dall'altra parte sembra esserci soltanto la tendenza autoritaria, oggi approvata da una maggioranza degli italiani, che a quell'autorità affida la scelta, rigettando ogni responsabilità personale insieme con l'angoscia della libertà che vi è connessa. E questa angoscia prorompe a volte (caso Englaro) in urla di oscena violenza («assassino!»). Ma la ragione non c'entra La sola cosa che in questo quadro non c'entra è la ragione. La ragione non c'entra nulla col relativismo che gli uni rivendicano, e dal quale gli altri si sentono abbandonati a se stessi. Non c'entra con i soggettivismi, gli scetticismi, i nichilismi, i politeismi, i pensieri tragici e i decostruzionismi - in breve, l'intera neo-sofistica del pensiero pratico - che il secolo scorso ci ha lasciato in eredità, quando, con pochissime eccezioni, ha decretato che dell'etica, del diritto, della politica - non ci può essere una base oggettiva. Musil ha scritto che «ciò che chiamiamo "cultura" non è soggetto al criterio di verità, ma nessuna grande cultura può fondarsi su una falsa relazione alla verità». Purtroppo, una falsa relazione con la verità corrode una gran parte della nostra cultura progressista. Questa falsa relazione si rende evidente già nel linguaggio comune, con espressioni apparentemente innocue e in effetti assurde come «la mia verità», «la tua verità». Se le si intendesse alla lettera, ogni volta che io e te sosteniamo posizioni opposte ci sarebbero due proposizioni p e non-p, entrambe vere. Senza il principio di non contraddizione sarebbe vero tutto e il contrario di tutto, cioè non ci sarebbe alcuna verità. In particolare nessuna verità in materia di valore, ad esempio su ciò che è giusto o ingiusto. E in effetti questa è la tesi per eccellenza del nichilista: del buon vecchio Nietzsche ad esempio («non esistono verità... ma solo interpretazioni»). Purtroppo siamo spesso così sbadati da non accorgerci che affermare questa tesi è affermare come vera una proposizione, nel momento stesso in cui si nega che esistano verità. Naturalmente quelle sciocche espressioni, «la mia verità», «la tua verità» non sono intese alla lettera, ma all'incirca come sinonimi di «la mia opinione», «la tua opinione». Questo però non è meno imbarazzante, perché senza una distinzione fra opinione e verità non è possibile credere che esistano conoscenze. La riduzione di ogni pretesa conoscenza in materia di valori all'opinione di qualcuno coincide con il relativismo. Non c'è dubbio che questo relativismo sia diffuso, o addirittura teorizzato, fra i progressisti europei e italiani, a volte con l'appoggio di famosi filosofi che dichiarano «violenta» la verità o che oppongono la verità alla carità. Il relativismo si presenta come bandiera di tolleranza e di laicità, e come la sola posizione coerente con il pluralismo culturale e dei valori interno alle nostre società, e si pretenderebbe come la sola premessa a un ordinamento non teocratico o comunque non illiberale della società civile. Eppure, la dottrina della verità che Dio vuole e la chiesa rappresenta, e quella delle molte verità relative, condividono una identica erronea premessa: che il vero e il certo coincidano. Che in questa materia sia solo questione di fede. Che poi si ragioni come un papa, per il quale la fede è una e dunque è una anche la verità, o come chi ammette un «politeismo dei valori», in entrambi i casi si esclude il terzo termine della conoscenza: che ci siano ragioni accessibili a chiunque, indipendentemente dalla sua fede, per riconoscere una tesi come vera. Il relativista attaccherà «la ragione considerata come un'autorità oggettiva» (violenza!), e il fondamentalista negherà l'uguale competenza morale del non credente. Entrambi risponderanno con un no deciso alla questione fondamentale del nostro tempo: è possibile una fondazione razionale del giudizio di valore nell'epoca della pluralità degli orientamenti, quindi delle diverse identità morali e ideali delle persone e delle comunità? È possibile una ragione pratica in un mondo plurale? Come si potrebbe rispondere di sì? Dove va a finire allora la «questione di vita o di morte» che riguarda ogni scelta seria? Dove va a finire allora l'identità delle persone, definita per ciascuno dalle sue priorità di valore? Dove va a finire il pluralismo? Questa è la vera sfida cui dobbiamo rispondere: e possiamo. Dobbiamo imparare a distinguere fra ethos - cioè l'identità morale di ciascuno, fonte della sua possibile espressione, della sua identità come della ricchezza o diversità dei beni che ne vengono al mondo - ed etica, cioè quello che è dovuto da ciascuno a tutti. Non ogni ethos, dunque, può andare, ma solo quelle compatibili con l'etica. Bene, e chi stabilisce l'etica? Qui non si sfugge: quello che è dovuto da ciascuno a tutti è il diritto a vivere ed esprimersi secondo il proprio cuore e la propria fede, così come lo si chiede per se stessi. E proprio per ottemperare a questo dovere abbiamo il diritto: che in tutti i casi in cui non sia evidente alla ragione di ognuno cosa si debba fare, o perché il caso è troppo complesso o perché riguarda gli stili di vita personali (la sfera delle libertà civili), serve a tutelare la libertà di coscienza e scelta di ognuno. E naturalmente, non a sostituirvisi, decidendo per lui. Quest'ultimo uso della legge non sarebbe un eccesso di etica, ma la perfetta negazione dell'etica. Un problema fattuale E con questo possiamo trarre la nostra conclusione sull'attualità. Il nesso fra laicità, anti-relativismo, etica e diritto che abbiamo abbozzato dovrebbe sgombrare il terreno dall'equivoco grossolano ma pervasivo che ha gravato sul dibattito pubblico durante e dopo gli sviluppi della vicenda Englaro. Il fatto che le questioni relative alla fine della vita tocchino l'identità morale delle persone non significa assolutamente che sia stato giusto, in sede politica, lasciare la decisione a favore o contro il disegno di legge Calabrò alla cosiddetta «libertà di coscienza» dei singoli parlamentari. Cosiddetta, perché parlare di «libertà di coscienza», qui, vuol dire mettersi a una supposta equidistanza dal sì e dal no, cioè accettare la tesi che ci siano in fondo due opposti radicalismi pronti a sfruttare politicamente una questione eminentemente intima, privata. E questa tesi mi pare del tutto falsa. In effetti, la sola questione in gioco qui è se una persona abbia o non abbia il diritto di rifiutare un trattamento di sopravvivenza forzata, (che viola addirittura l'habeas corpus con l'introduzione violenta di un sondino) come la nostra Costituzione ci assicura. La sola questione è dunque se un progetto di legge che invece introduce l'obbligatorietà del trattamento di sopravvivenza forzata sia o non sia anti-costituzionale. Questa a me pare una questione di fatto, e non una questione di coscienza. CONTINUA|PAGINA14 L'altra parte, su questo punto, è più chiara. Ruini ha affermato: «la Chiesa non può consentire che si rivendichi, nello stesso tempo, l'appartenenza al cattolicesimo e l'autonomia nel decidere sulla propria vita». Dunque a Ruini è evidente che la legge Calabrò imporrà a tutti, compresi i non cattolici, un comportamento dettato dall'«appartenenza al cattolicesimo». In conclusione: il Pd propone «libertà di coscienza» sulla questione se gettare a mare il principio di laicità dello Stato. D'altra parte, manca a tal punto la chiarezza sul fatto che laicità non implica relativismo - probabilmente anche nelle persone in buona fede - che quei cattolici i quali ritengono che l'indisponibilità della propria vita sia una verità morale (e riescono a sorvolare sull'imbarazzo che dovrebbe suscitare il disporre di quella altrui contro la sua propria volontà), si convincono che è questo il prezzo da pagare per tutelare dal relativismo la verità morale di cui sono certi. Dico che può esserci buona fede, in questo, perché è davvero così odiosa la tesi che tutti i giudizi di valore si equivalgono, (cioè il nichilismo morale) ed è davvero così distruttiva di ogni libera espressione personale (perché non c'è fioritura personale al di fuori di una ricerca di verità), che alcuni possono veramente arrivare a credere come, piuttosto di cedere a questa deriva nichilista, sia meglio accettare che l'anima ci venga salvata per forza. Con mezzi meno cruenti, certo, ma più macabri ancora di quelli dei missionari che durante la Conquista battezzavano per forza i nativi ribelli prima che morissero, uccisi dagli Spagnoli. Ma soprattutto con l'esito inconsueto di gettare a mare l'intero fondamento della tradizione morale cristiana - la libera volontà - e insieme l'intero fondamento della democrazia liberale - la libertà ed eguaglianza in dignità e diritti. Libertà morale e libertà civile insieme: ecco la posta in gioco.

Torna all'inizio


Fine-vita, cattolici in piazza <Noi dalla parte dei malati> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-21 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE L'iniziativa Manifesto delle tre associazioni che diedero vita al «Family day» Fine-vita, cattolici in piazza «Noi dalla parte dei malati» «Come i proletari di un tempo». Veronesi: il medico può disubbidire alla legge Dubbi dei giuristi sul ddl del governo: sacrifica il diritto del paziente all'autodeterminazione ROMA — In attesa del primo voto sul testamento biologico a Palazzo Madama — previsto per martedì — arriva un nuovo appello al dialogo, fatto dal ministro Sandro Bondi sul quotidiano Europa, ma anche l'accusa di avere «ideologizzato e inquinato il dibattito», lanciata dal capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. L'invito dalemiano a una moratoria non è stato accolto dal centrodestra e ormai è imminente il voto dei primi emendamenti, che si dovrebbe concludere giovedì. Ma c'è chi ritiene che anche all'interno del Pd — partito nel quale c'è una «posizione prevalente» e diverse altre posizioni — sia necessario un supplemento di dibattito. Lo vorrebbe la laica Barbara Pollastrini, che chiede di «far partecipare gli iscritti, gli elettori e i simpatizzanti del Pd a una grande consultazione sul testamento biologico». Proposta difficile da realizzare, anche perché il tempo stringe e c'è chi, dando per persa la battaglia legislativa, si attrezza già per combatterla sul campo. è il caso di Umberto Veronesi, che dà un'interpretazione molto personale della legge, aprendo un varco nella sua applicazione: «Il medico può andare contro la legge, perché l'obiezione di coscienza lo prevede. E se il medico vuole rispettare, per suo valore morale, la volontà di un paziente, deve acconsentire a rispettare questa volontà. Anche se la legge lo proibisce». Sull'altro fronte, sempre interno al Pd, Paola Binetti e Emanuela Baio aderiscono alla «grande catechesi sul valore della vita», un manifesto lanciato da tre associazioni cattoliche, Forum famiglie, Retinopera e Scienza e Vita (le stesse che organizzarono il family day). Secondo le parlamentari, «oggi i malati rappresentano la nuova faccia del proletariato di un tempo: sono gli ultimi tra gli ultimi e non hanno voce per parlare». Le associazioni, nel loro manifesto Liberi per vivere, chiedono la «coscientizzazione» della popolazione e dicono tre sì — alla vita, alle cure palliative, a un aumento dell'assistenza — e tre no, all'eutanasia, all'accanimento terapeutico e «all'abbandono di chi è più fragile». I giuristi riuniti nel Consiglio nazionale forense esprimono invece perplessità sul disegno di legge del governo: «Rischia di comportare il sacrificio del diritto soggettivo del paziente all'autodeterminazione ». E sull'incostituzionalità — anche se le pregiudiziali sono già state bocciate dall'Aula — insiste ancora il Pd con la Finocchiaro: «Dobbiamo trovare uno strumento mite. Credo che il testo Calabrò non lo sia, anche perché è in contraddizione con la Costituzione ». Ma è sulle strategie parlamentari che si giocherà la partita in Aula. I radicali chiedono che i parlamentari leggano il loro testamento biologico in Aula, un modo per esercitare l'ostruzionismo annunciato. E il Pd chiederà il voto segreto su alcuni emendamenti, per cercare di fare uscire allo scoperto gli scontenti del Pdl. Il presidente del Senato Renato Schifani non sembra contrario: «Se vi saranno i presupposti richiesti dal regolamento, i voti segreti saranno riconosciuti. Non sarebbe la prima volta». Ignazio Marino chiederà il voto palese su alcuni suoi emendamenti: «Per esempio su quello che introduce il prepensionamento per chi vuole assistere un parente in stato vegetativo. Voglio vedere in faccia chi voterà contro». A chiedere ancora il dialogo è Sandro Bondi: «Bisogna tenere insieme libertà e responsabilità: la cifra del discernimento etico e il rispetto delle libertà individuali ». Per il ministro una buona base di partenza è la legge francese, «che proibisce di praticare l'eutanasia, ma consente la sospensione delle cure sproporzionate o inutili». Alessandro Trocino

Torna all'inizio


Il Vaticano non condanna l'aborto terapeutico (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 69 del 2009-03-21 pagina 0 Il Vaticano non condanna l'aborto terapeutico di Redazione Il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, precisa le parole del pontefice sull'aborto e il controllo delle nascite. Intanto prosegue il viaggio di Benedetto XVI in Africa: "La Chiesa combatta superstizioni e spiritismi" Luanda (Angola) - Nel discorso fatto ieri a Luanda "il Papa non ha detto che deve essere rifiutato l?aborto terapeutico. Si è espresso contro i programmi di salute riproduttivà che diffondono ampiamente l?aborto come mezzo di controllo delle nascite": è quanto ha precisato il portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi, incontrando oggi i giornalisti. Intanto prosegue il viaggio di Benedetto XVI in Africa. No a stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa cattolica africana ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi. "Credenze che talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici a Luanda - comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo risorto ai vostri concittadini. Tanti di loro vivono - ha spiegato - nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani, perchè, dicono, sono stregoni". Convivenza impossibile "Chi può recarsi da loro ad annunciare - si è chiesto - che Cristo ha vinto la notte e tutti quegli oscuri poteri?". Qualcuno obietta che la Chiesa cattolica dovrebbe convivere pacificamente con queste tradizioni rispettandone l?autenticità. Non è di questo parere Benedetto XVI. "Se noi siamo convinti e abbiamo fatto l?esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca la realtà fondamentale, dobbiamo essere convinti - ha esortato - anche del fatto che non faccia ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di aver trovato la vita". "Anzi - ha concluso - dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Torna all'inizio


Il Vaticano non condanna l'aborto a scopo terapeutico (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 21-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 69 del 2009-03-21 pagina 0 Il Vaticano non condanna l'aborto a scopo terapeutico di Redazione Il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, precisa le parole del pontefice sull'aborto e il controllo delle nascite Luanda (Angola) - Nel discorso fatto ieri a Luanda "il Papa non ha detto che deve essere rifiutato l?aborto terapeutico. Si è espresso contro i programmi di salute riproduttivà che diffondono ampiamente l?aborto come mezzo di controllo delle nascite": è quanto ha precisato il portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi, incontrando oggi i giornalisti. Intanto prosegue il viaggio di Benedetto XVI in Africa. No a stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa cattolica africana ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi. "Credenze che talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici a Luanda - comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo risorto ai vostri concittadini. Tanti di loro vivono - ha spiegato - nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani, perchè, dicono, sono stregoni". Convivenza impossibile "Chi può recarsi da loro ad annunciare - si è chiesto - che Cristo ha vinto la notte e tutti quegli oscuri poteri?". Qualcuno obietta che la Chiesa cattolica dovrebbe convivere pacificamente con queste tradizioni rispettandone l?autenticità. Non è di questo parere Benedetto XVI. "Se noi siamo convinti e abbiamo fatto l?esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca la realtà fondamentale, dobbiamo essere convinti - ha esortato - anche del fatto che non faccia ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di aver trovato la vita". "Anzi - ha concluso - dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Torna all'inizio


la nuova destra - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 23 - Commenti LA NUOVA DESTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E dunque: lo Stato da riscoprire come depositario di un disegno-paese e di un certo grado di eticità; la Costituzione come quadro di rapporti sociali e custodia di pluralismo; il presidenzialismo che garantirà l´unità contro le spinte centrifughe e l´eguaglianza delle prestazioni pubbliche tra le Regioni e i cittadini che vi risiedono; la separazione dei poteri; l´economia mista dove lo Stato non si limita a formulare le regole e a farle rispettare ma, al bisogno, interviene direttamente come operatore di ultima istanza. Questa è la piattaforma della nuova destra costituzionale che Fini indica al Pdl e in particolare ai militanti di An nell´atto stesso dello scioglimento di quel partito. Lo seguiranno? Riusciranno a realizzare gli obiettivi che il discorso di oggi ha con chiarezza indicato? Saranno in grado di fertilizzare il corpaccione di Forza Italia e di arruolare per quell´impresa che non gli somiglia affatto anche il "boss dei boss", il Capo carismatico che ha ancora dinanzi a sé un altro decennio di potere? * * * Per rispondere a queste domande occorre esaminare la natura profonda del berlusconismo, il suo rapporto con la Lega, le tendenze che emergono dalla società italiana, il ruolo di alcuni possibili successori del Capo, l´attrazione del centrismo, le capacità potenziali dell´opposizione riformista. Infine l´esito della crisi che infuria sull´economia mondiale. Nei limiti che lo spazio ci impone cercheremo di analizzare questi vari elementi del problema. Può essere utile un confronto tra fascismo e berlusconismo. In fondo si tratta di due regimi; il fascismo durò vent´anni, il berlusconismo ne ha già alle spalle quindici e si avvia a raggiungere la durata del precedente e probabilmente a superarla. Al di là di alcune somiglianze che indubbiamente ci sono e possono riassumersi nel carisma populista del Capo, essi divergono profondamente su un punto di capitale importanza. Mussolini e il fascismo volevano costruire un uomo nuovo, ispirato dai valori della forza, dai doveri verso lo Stato, dalla cultura della guerra e della conquista, dagli ideali dell´imperialismo, dal mito della Roma imperiale. La maggior cura la dedicarono all´educazione della gioventù a questi valori e a questa mitologia. I successi che ottennero si rivelarono effimeri non appena si scontrarono con la durezza della realtà. Il berlusconismo ha invece avuto come obiettivo la decostruzione del rapporto tra l´individuo e la collettività, la decostruzione delle ideologie, l´esaltazione della felicità immediata nell´immediato presente, l´antipolitica, il pragmatismo come solo fondamento delle decisioni individuali, il trasformismo come pratica quotidiana. La corruttela pubblica come peccato veniale. Berlusconi è un uomo di gomma laddove Mussolini si atteggiava a uomo di ferro. Berlusconi galleggia e padroneggia la democrazia cercando di renderla invertebrata; Mussolini distrusse la democrazia. Mussolini volle lo Stato etico, Berlusconi appoggia il suo potere sull´incompatibilità degli italiani nei confronti dello Stato, salvo adottare lo statalismo quando una società impaurita lo invoca come il protettore di ultima istanza. Si tratta, come si vede, di differenze profonde anche se il fine è analogo: un Capo carismatico, plebiscitato da un popolo che ha rinunciato ad esser popolo ed ha trasferito in blocco la sua sovranità al Capo. Di fronte a queste caratteristiche dell´amico-nemico il disegno di Fini ha scarse possibilità di successo. Del resto i suoi "colonnelli" hanno da tempo introitato questa realtà e vi si sono adeguati. Quando in una recente trasmissione televisiva il ministro Ronchi (che di Fini è il portavoce) parlò di una guida duale del nuovo partito, fu interrotto dal ministro Matteoli (anche lui di An) che rifiutò pubblicamente l´idea stessa di un consolato Berlusconi-Fini affermando che il Capo non poteva che essere uno e c´era già. Resta da vedere fino a che punto la base di An sia rappresentata da Fini o dai suoi ex colonnelli. Ma per aderire al disegno del presidente della Camera ci vorrebbe un ritorno all´Msi, al fascismo puro e duro che esiste ancora ma non certo sulla linea laica e costituzionale di Fini. In una società di gomma il cemento del potere e del sottopotere è un collante formidabile; quel collante è nelle mani di un Capo proprietario del suo partito nel quale Fini entra da ospite dopo esser stato svestito dei suoi paramenti salvo quelli, abbastanza innocui, di natura istituzionale. L´esperienza di Casini da questo punto di vista è eloquente. * * * Visto che ho accennato a Casini, aggiungerò che l´attrazione del centro è assai modesta, almeno nello schema originario di ago della bilancia tra due forze contrapposte e di analoga dimensione. Le analoghe dimensioni sono un´ipotesi del passato destinata a non replicarsi per parecchio tempo, sicché contemporaneamente è scomparsa l´ipotesi stessa del centro come ago della bilancia. La strada di Casini a questo punto è segnata ed è quella dell´irrilevanza, dentro o fuori dal Pdl che sia. I contrasti possono alimentare tutt´al più una fronda, ma non possono aspirare né al potere né all´opposizione. I successori sono di due tipi: il successore scelto dal proprietario quando il momento sarà deciso dal proprietario medesimo. Una scelta "alta" sarebbe Gianni Letta, una scelta servile sarebbe Alfano o (perché no?) una donna. Tutto può accadere nei regimi basati sulla proprietà e sulla gomma. Oppure il successore emerge per forza propria. Può essere il caso di Formigoni, ma con molte più probabilità quello di Tremonti. La crisi economica favorisce il secondo ed anche il suo rapporto con la Lega. Piace perfino ad una parte della sinistra per il suo colbertismo statalista, ma non piace la scelta valoriale di Dio, Patria, Famiglia. Tremonti comunque aspetta, non precorrerà mai i tempi. Fini si è già esposto, Tremonti no. Per ora si contenta del fatto che il Capo (che non lo ama) abbia bisogno di lui. * * * Resta l´opposizione riformista che ora sta lottando per la sopravvivenza. Franceschini è una scoperta e qualche risultato l´ha già ottenuto, qualche piccolo passo avanti l´ha fatto, qualche punto di consenso l´ha riguadagnato. L´esame arriverà con le elezioni europee. Dal punto di vista formale la sopravvivenza consiste nell´asticella da superare. Ragionevolmente sta a metà strada tra il 25 e il 30 per cento. Sotto a quel livello la sopravvivenza oggettivamente non c´è e comincerà l´implosione; ma significherebbe la scomparsa della sinistra riformista e laica dalla scena dopo la scomparsa politica già avvenuta della sinistra radical-massimalista. Ammettiamo (e speriamolo per la democrazia italiana) che la sopravvivenza sia realizzata con le elezioni europee. Quale può essere il ruolo del Pd, oltre quello di darsi finalmente un´organizzazione ed una struttura? Capace di rieducare una parte consistente della società? Di alfabetizzare politicamente e moralmente quella parte consistente? Di ricostruire il rapporto tra la società e lo Stato, decostruito dal berlusconismo? Il ruolo della sinistra riformista consiste proprio nelle risposte a queste domande che si riassumono nella riconquista della società alla democrazia partecipata e modernizzata. Nell´esercizio di questo ruolo il riformismo può incontrare il disegno degli ambientalisti, il disegno dei cattolici cristiani, il disegno dei liberali socialisti, il disegno della sinistra democratica ed anche il disegno di una destra repubblicana e costituzionale. L´obiettivo comune è quello di ristrutturare una società destrutturata e modernizzare le istituzioni. Si può fare ma ci vorrà tempo. Tempo e veduta lunga. Uscire dal presente puntinista ed entrare coraggiosamente nell´avvenire.

Torna all'inizio


Nasce la Destra repubblicana il progetto si modernizza (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Nasce la Destra repubblicana il progetto si modernizza Dio-patria-famiglia, un concetto patrimonio comune Dalle impressioni che si possono cogliere fin da ora e da ciò che bolle in pentola, farà capire agli interessati, quanto le due funzioni (quella istituzionale e quella politica), siano in realtà, sovrapponibili e niente affatto inconciliabili. La parola chiave è "destra che si fa patria". Una destra che smette di rappresentare una parte limitata (anche se importante) della geografia politica, per iniziare a incarnare sul serio la nazione, il "partito degli italiani" (questo è il senso profondo del passaggio da An al Pdl), e - contestualmente - l'urgenza delle riforme che i cittadini aspettano, passando per una doverosa stagione costituente. Se si decodifica, infatti, la recente attività di Fini, dai valori, dalla memoria condivisa, alla res-publica di tutti, e gli incessanti richiami, nelle sue varie dichiarazioni, all'autorevolezza dello Stato, delle regole, della legalità, della democrazia compiuta e inclusiva, non si può non individuare un filo conduttore ben chiaro che lo riguarda da parecchio, e che certamente non sarà rivelato come se fosse una sorpresa, nell'ultimo giorno dell'ultimo congresso di An. La tribuna del Nuova Fiera di Roma è soltanto un'occasione per ribadire il suo messaggio e aprire una nuova fase. Primo, con lo scioglimento di An, si stabilisce la definitiva costituzionalizzazione democratica della destra italiana. Sdoganata dai fatti, dal voto e dall'azione di governo. Ed entrando in un contenitore più ampio, la destra politica contribuirà davvero a costruire la piattaforma della nuova Repubblica. Quel bipolarismo europeo, tipico delle democrazie dell'alternanza, basato su "partiti-progetto" (Pdl e Pd), contrapposti ai "partiti ideologici", che hanno avvelenato la prima Repubblica, ritardando la modernizzazione e dividendo gli italiani in opposte tifoserie. Insomma, la vittoria delle identità dinamiche, delle nuove sintesi, della rappresentanza collegata alla governabilità, sulle identità statiche, museali, le vecchie dicotomie ottocentesche e primonovecentesche (laici-cattolici, liberali-sociali, statalisti-liberisti etc), e la rappresentanza collegata alla testimonianza. Secondo, il cuore pulsante di Fiuggi del 1995 (la nascita di An), il patto della tradizione post-missina con i filoni liberali, moderati, cattolici, in libera uscita da Tangentopoli, è pure il cuore pulsante del Pdl. E non solo: dalla fusione con Fi (l'anima socialista, liberale), nascerà la grande prospettiva futura del centro-destra: la modernizzazione identitaria e la concezione nazional-riformatrice della politica. Cadono, quindi, nel vuoto le accuse di svendita e di eutanasia della destra, da parte dei "professionisti dell'identità", che si ritengono i proprietari privati delle idee o che intendono reiterare nel nuovo contenitore i metodi e gli schemi correntizi che hanno avvelenato e libanizzato i partiti storici. "Dio- patria-famiglia" (opportunamente aggiornati) non sono più appalto esclusivo della destra, ma diventano patrimonio comune, patrimonio condiviso di tutto il centro-destra, con l'ambizione di trasformarsi nel mastice dell'Italia del domani. Terzo, An non è mai stato un "partito-Chiesa", è stato fin dal suo concepimento, un "partito- viaggio", un "partito-Polo" in movimento, con la mutazione genetica nel proprio dna. Un percorso in itinere, nato sulle ceneri del Msi e approdato oggi nel Pdl, attraverso anticipazioni interessanti: dalla Destra nazionale e la Costituente di destra per la libertà, pensate da Giorgio Almirante, alle intuizioni oltrepoliste di Pinuccio Tatarella. Quarto, la parola d'ordine di Fini, da adesso in poi, dichiarando concluso il primo tempo della nuova destra, sarà appunto, il secondo tempo: la destra repubblicana. Un salto di qualità culturale e politico non da poco, che dovrà dare nuovi sogni e ambizioni all'ex popolo di An, inveratosi nel "popolo del Pdl". Destra repubblicana, come patriottismo costituzionale, declinato a livello di riforme e di governo. Come capacità di rilanciare un'etica della cittadinanza e del bene comune, che hanno latitato ultimamente. Una religione civile che dovrà riunire gli italiani oltre le divisioni e le appartenenze. E il segreto del Pdl sarà proprio combinare la "destra repubblicana", incarnata da Gianfranco Fini, col decisionismo nazional-popolare di Silvio Berlusconi. Su ciò si misurerà la capacità di tenuta del grande partito del centro-destra che vedrà la luce il prossimo 27 marzo. E forse dell'Italia prossima ventura. Fabio Torriero

Torna all'inizio


Alla vigilia del congresso costitutivo della forza egemone della destra (e del Paese) Silvio... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Domenica 22 Marzo 2009 Chiudi di GENNARO ACQUAVIVA Alla vigilia del congresso costitutivo della forza egemone della destra (e del Paese) Silvio Berlusconi ha voluto rimarcare un dato di fatto che merita una qualche riflessione. Il dato di fatto è che il Partito che nascerà non «ripercorrerà la via di quel collateralismo con la Chiesa che è stata la linea della Dc»; la riflessione muove dalle considerazioni che il premier avanza contemporaneamente in relazione alle polemiche che circondano, ormai cocciutamente, molte della parole del Papa. Quello che si va formando sotto la denominazione di Partito della Libertà è una formazione politica "nuova", il cui elemento caratteristico, per quanto riguarda la struttura, è l'essere dominato da Berlusconi. Diverso è il ragionamento rispetto alla sua collocazione nella storia del Paese. Non si sta infatti ricostituendo la Dc, partito di centro con lo sguardo a sinistra; né c'è alcun rischio che da questo processo possa emergerne una riedizione moderna dal partito fascista. Più concretamente viene finalmente a concretezza una tendenza storica inespressa, nel nostro Paese, certamente antecedente al fascismo, che ha visto per molto tempo i moderati costantemente alla ricerca di un punto di coagulo positivo. È un segno dei tempi che debba essere proprio Berlusconi, uomo del moderatismo della prima Repubblica, che si è costruito il successo politico sulle ceneri di quel sistema, a tenere oggi a balia la nascita del partito dei moderati, una forza cioè non mai apparsa in quanto tale sulla scena della politica nazionale. È per questa semplice ragione che il moderatismo berlusconiano può tranquillamente prescindere oggi come ieri da ogni forma di collateralismo, almeno nelle forme canoniche in cui esso si espresse nei partiti della prima Repubblica. «Rispettiamo la Chiesa e ne difendiamo la libertà», afferma Berlusconi con accenti di verità. E la conferma, aggiunge subito dopo, del suo voler essere un «partito laico» non sta ad indicare distacco o peggio supponenza rispetto alla Chiesa: è semplicemente la constatazione della sua autarchia, una presa d'atto della autosufficienza del suo partito e della sua posizione politica. Il partito dei moderati potrà essere nel futuro aggredito da malattie ben più pericolose di un pallido clericalismo; il rischio che è sulla sua strada, semmai, potrà assumere le sembianze dell'eterno trasformismo italiano, quello stesso che ne impedì l'affermazione quando tutto concorreva a farlo nascere, nell'Italia pre-fascista. Come dunque ha radici profonde ed anche potenzialmente "neutre" la formazione del partito dei moderati, altrettanto può dirsi della crisi del suo contraddittore a sinistra, non mai uscito dall'involuzione e dall'impotenza a cui l'ha condannato il fallimento dell'esperienza innovativa dei socialisti di Craxi e la triste (pur se transitoria) affermazione in loro vece dei post-comunisti. Anche per la sinistra peraltro siamo, in qualche maniera, in un campo "neutro": giacché proprio la costituzione del contrafforte moderato dovrebbe favorire l'uscita dalla sua impotenza, contribuendo così finalmente alla normalizzazione del sistema politico. Qui possiamo proporre una riflessione che è facile dedurre dal modo in cui si conclude il messaggio di Berlusconi ai suoi "sodali" cattolici riuniti da Giovanardi. Il riferimento alle polemiche sorte a seguito delle recenti parole del Papa in viaggio in Africa, Berlusconi afferma infatti di voler difendere la libertà della Chiesa anche quando proclama «principi e concetti difficili ed impopolari, lontani dalle opinioni di moda tra intellettuali e giornalisti". Facile comprendere il distacco espresso in questa maniera rispetto alla parole del Papa. Anche la durezza degli organismi sovranazionali e la veemenza con cui i media mondiali hanno trattato le parole "africane" di Papa Ratzinger si iscrive nella vicenda dell'acceso confronto in atto tra i "difensori" della modernità ed i "testimoni" del cristianesimo. Che non si tratti di un semplice confronto su qualche "opinione di moda" lo vedono in molti. Ma il capo del costituendo "partito dei moderati" preferisce un tono appunto "moderato", sembra trovare l'argomento un po' troppo scivoloso, talché intende scrivere il tema tra le "varie ed eventuali" di un possibile confronto futuro. Ma forse anche questo è un segno dei tempi.

Torna all'inizio


L'ABC DEL CITTADINO (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

L'ABC DEL CITTADINO Il blog L'intervento inedito di Fernando Savater che ospitiamo in questa pagina sarà pubblicato a partire da domani su www.labreccia.it, il blog del Vocabolario laico di Vladimiro Polchi. Il blog ha già pubblicato interventi di Luciano Canfora, Massimo Salvadori e Michele Ainis e riceve il testimone dal libro appena uscito per Laterza «Da Aborto a Zapatero. Un vocabolario laico» di Vladimiro Polchi. La «Breccia» A metà tra il blog e la rivista on-line, «La breccia» fotografa dall'alto i tanti terreni di scontro tra laici e cattolici. Perché, mai come oggi, il confine tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio si è fatto ambiguo e passa su terre ancora da esplorare. Un inedito dello scrittore

Torna all'inizio


laicI, come Democrazia comanda (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

laicI, come Democrazia comanda FERNANDO SAVATER È da non credersi quanto Dio faccia ancora parlare di sé. Ora che il cardinal Bertone è tornato ai patri lari (a proposito, sembra un po' il malvagio mago Sokhura, interpretato in modo geniale da Torin Thatcher in Il settimo viaggio di Simbad) e che le nostre pie autorità si sono scosse di dosso l'odore d'incenso, forse potremmo parlare con franchezza dei cosiddetti «autobus atei» (?). Riconosco che mi costa fatica non simpatizzare con qualunque iniziativa che sia motivo di scandalo per il vescovado, ma in questo caso lo slogan («Probabilmente Dio non esiste. Non ci pensare e goditi la vita») mi sembra un'ingenuità tipicamente. anglosassone, un po' nello stile di Richard Dawkins, ma anche in quello, opposto, del poco compianto George W. Bush. Si possono muovere due obiezioni a questa professione motorizzata di scetticismo. Tanto per cominciare, i credenti adorano Dio proprio per contenere la loro preoccupazione principale - la morte - e dunque potersi godere la vita più o meno bene, come cerchiamo di fare anche noialtri. L'ESISTENZA DI DIO Al giorno d'oggi, coloro ai quali la religione causa più sofferenza che consolazione non ci mettono molto ad abbandonarla. In secondo luogo, dire che Dio «probabilmente non esiste» è dire troppo o troppo poco. Immaginiamo che qualcuno ci domandi se esiste la Banca Nazionale del Lavoro: poiché quest'istituto ha molte sedi, molti dirigenti e molti dipendenti, persone che gli affidano i propri risparmi, è quotato in borsa e si suddivide utili succulenti eccetera... non c'è cosa più logica e sensata che rispondere affermativamente. Ma se il mio interlocutore mi assicura di aver appena incontrato la Banca Nazionale del Lavoro per la strada, la quale gli ha rivelato alcune formule per uscire dalla crisi, mi rifiuterò di credergli... perché la banca in questione non esiste, cioè non esiste nel senso in cui esistono i passanti, Barack Obama, il Monte Bianco o gli invertebrati. Credo che con Dio accada la stessa cosa: in un senso è impossibile negarne l'esistenza, ma in un altro è impossibile affermarla. Ciò che non capisco è che Rouco, arcivescovo di Madrid, consideri una «offesa a Dio» il prudente motto riportato sulla fiancata dell'autobus: avrebbe potuto considerarlo un alibi (Stendhal disse che «l'unica scusa di Dio è che non esiste») o una conferma alla sua fede (il grande teologo Bonhoeffer, assassinato dai nazisti, assicurava che «un Dio che è, non è»). Non mi piace che qualcuno sia chiamato «ateo», «agnostico» o con altri qualificativi religiosi: è come affibbiare una di quelle patenti per non guidatori che esistono negli Usa, che hanno lo scopo di non privare nessuno di un così indispensabile documento d'identità. Ma se devo rassegnarmi a una definizione, allora dirò che mi pare impossibile rendere l'ateismo compatibile con la smania missionaria: non nego che la cosa eserciti una certa attrazione morbosa, ma è incoerente come una suora che si dedichi allo strip-tease. Ben diverso è che a un ateo piaccia molto discutere con i credenti, come al mio buon amico Paolo Flores d'Arcais (che adesso, stanco dell'impantanamento politico italiano, vuole promuovere un nuovo partito ed è stato rimproverato perché «non ce n'è bisogno» e «ce ne sono fin troppi»: la stessa cosa che è accaduta in Spagna quando abbiamo promosso Unión Progreso y Democracia). La sua specialità sono i cardinali, che in Italia sono come i cuochi nei Paesi Baschi, cioè sono dappertutto e ve ne sono di vari tipi: dal sottile e post-heideggeriano Angelo Scola (vedi Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede, Marsilio) fino allo stesso Ratzinger prima di diventare papa (Dio esiste?, Micromega), più convenzionale. Il meglio di quest'ultimo libretto è l'appendice di Paolo, Ateismo e verità, e la sua ancor più gustosa discussione con due filosofi (Michel Onfray e Gianni Vattimo) in Atei o credenti? (Fazi). Non credo che ci sia qualcuno capace di argomentare con una pazienza e un rispetto maggiori di quelli dimostrati da Flores d'Arcais, sebbene anche lui si permetta di scherzare un po': «le credenze religiose sono come un dado di senso nel brodo dell'esistenza». GUSTAVO BUENO Il contestato discorso di papa Ratzinger a Ratisbona ha meritato un intero libro di difesa, Dio salvi la ragione (Cantagalli). Fra i vari apologeti nazionali e stranieri che vi hanno collaborato, nessuno è più illustre e paradossale di Gustavo Bueno, un pensatore del nostro materialismo autoctono, ovvero quel che gli italiani definiscono un «ateo devoto», vale a dire un sostenitore del papa al di fuori della fede. Secondo Bueno, rispetto alle superstizioni e alle derive dell'infiacchita ragione postmoderna, è l'ortodossia cattolica l'erede della retta tradizione razionalista, malgrado le sue episodiche concessioni al miracoloso. Si scaglia perfino contro «l'estrema benevolenza umanistica» dei governi che nel laicismo trovano il canale per un'educazione razionale la quale, non potendo accettare il materialismo universale, finisce per adattarsi, nel suo relativismo, meglio dell'ortodossia alla dispersione dell'attuale analfabetismo. In altre parole, poiché il pontificato veramente auspicabile, cioè quello di Gustavo Bueno, viene posticipato indefinitamente, ben venga intanto quello di Benedetto XVI. Insomma... Mi spiace ammetterlo, ma non mi preoccupa granché sapere se Dio esiste, come esiste e per chi esiste. Invece, quel che mi piacerebbe sapere è se in Spagna esiste veramente per tutti uno Stato laico come democrazia comanda, in cui l'educazione civica non sia un attentato totalitario commissionato dai vescovi né questioni come l'aborto, l'eutanasia o l'indottrinamento religioso nella scuola pubblica dipendano da patti con la Santa Sede basati su opportunismi elettorali. Quanto al resto... beh, mi viene in mente un aneddoto sulla festa di san Fermín. La plaza de toros di Pamplona traboccante di gente, baldoria generale, botti di vino a innaffiare le fette di prosciutto col pomodoro: improvvisamente capita un incidente nell'arena e qualcuno sbotta in un sonoro «Porc..!». La folla, sboccata ma devota, rimprovera il blasfemo, che replica a sua difesa: «Non vi preoccupate, non mi riferisco al vostro... ma a quello vero».

Torna all'inizio


È da non credersi quanto Dio faccia ancora parlare di sé. Ora che il cardinal Bertone ... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

È da non credersi quanto Dio faccia ancora parlare di sé. Ora che il cardinal Bertone è tornato ai patri lari (a proposito, sembra un po' il malvagio mago Sokhura, interpretato in modo geniale da Torin Thatcher in Il settimo viaggio di Simbad) e che le nostre pie autorità si sono scosse di dosso l'odore d'incenso, forse potremmo parlare con franchezza dei cosiddetti «autobus atei» (?). Riconosco che mi costa fatica non simpatizzare con qualunque iniziativa che sia motivo di scandalo per il vescovado, ma in questo caso lo slogan («Probabilmente Dio non esiste. Non ci pensare e goditi la vita») mi sembra un'ingenuità tipicamente. anglosassone, un po' nello stile di Richard Dawkins, ma anche in quello, opposto, del poco compianto George W. Bush. Si possono muovere due obiezioni a questa professione motorizzata di scetticismo. Tanto per cominciare, i credenti adorano Dio proprio per contenere la loro preoccupazione principale - la morte - e dunque potersi godere la vita più o meno bene, come cerchiamo di fare anche noialtri. L'ESISTENZA DI DIO Al giorno d'oggi, coloro ai quali la religione causa più sofferenza che consolazione non ci mettono molto ad abbandonarla. In secondo luogo, dire che Dio «probabilmente non esiste» è dire troppo o troppo poco. Immaginiamo che qualcuno ci domandi se esiste la Banca Nazionale del Lavoro: poiché quest'istituto ha molte sedi, molti dirigenti e molti dipendenti, persone che gli affidano i propri risparmi, è quotato in borsa e si suddivide utili succulenti eccetera... non c'è cosa più logica e sensata che rispondere affermativamente. Ma se il mio interlocutore mi assicura di aver appena incontrato la Banca Nazionale del Lavoro per la strada, la quale gli ha rivelato alcune formule per uscire dalla crisi, mi rifiuterò di credergli... perché la banca in questione non esiste, cioè non esiste nel senso in cui esistono i passanti, Barack Obama, il Monte Bianco o gli invertebrati. Credo che con Dio accada la stessa cosa: in un senso è impossibile negarne l'esistenza, ma in un altro è impossibile affermarla. Ciò che non capisco è che Rouco, arcivescovo di Madrid, consideri una «offesa a Dio» il prudente motto riportato sulla fiancata dell'autobus: avrebbe potuto considerarlo un alibi (Stendhal disse che «l'unica scusa di Dio è che non esiste») o una conferma alla sua fede (il grande teologo Bonhoeffer, assassinato dai nazisti, assicurava che «un Dio che è, non è»). Non mi piace che qualcuno sia chiamato «ateo», «agnostico» o con altri qualificativi religiosi: è come affibbiare una di quelle patenti per non guidatori che esistono negli Usa, che hanno lo scopo di non privare nessuno di un così indispensabile documento d'identità. Ma se devo rassegnarmi a una definizione, allora dirò che mi pare impossibile rendere l'ateismo compatibile con la smania missionaria: non nego che la cosa eserciti una certa attrazione morbosa, ma è incoerente come una suora che si dedichi allo strip-tease. Ben diverso è che a un ateo piaccia molto discutere con i credenti, come al mio buon amico Paolo Flores d'Arcais (che adesso, stanco dell'impantanamento politico italiano, vuole promuovere un nuovo partito ed è stato rimproverato perché «non ce n'è bisogno» e «ce ne sono fin troppi»: la stessa cosa che è accaduta in Spagna quando abbiamo promosso Unión Progreso y Democracia). La sua specialità sono i cardinali, che in Italia sono come i cuochi nei Paesi Baschi, cioè sono dappertutto e ve ne sono di vari tipi: dal sottile e post-heideggeriano Angelo Scola (vedi Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede, Marsilio) fino allo stesso Ratzinger prima di diventare papa (Dio esiste?, Micromega), più convenzionale. Il meglio di quest'ultimo libretto è l'appendice di Paolo, Ateismo e verità, e la sua ancor più gustosa discussione con due filosofi (Michel Onfray e Gianni Vattimo) in Atei o credenti? (Fazi). Non credo che ci sia qualcuno capace di argomentare con una pazienza e un rispetto maggiori di quelli dimostrati da Flores d'Arcais, sebbene anche lui si permetta di scherzare un po': «le credenze religiose sono come un dado di senso nel brodo dell'esistenza». GUSTAVO BUENO Il contestato discorso di papa Ratzinger a Ratisbona ha meritato un intero libro di difesa, Dio salvi la ragione (Cantagalli). Fra i vari apologeti nazionali e stranieri che vi hanno collaborato, nessuno è più illustre e paradossale di Gustavo Bueno, un pensatore del nostro materialismo autoctono, ovvero quel che gli italiani definiscono un «ateo devoto», vale a dire un sostenitore del papa al di fuori della fede. Secondo Bueno, rispetto alle superstizioni e alle derive dell'infiacchita ragione postmoderna, è l'ortodossia cattolica l'erede della retta tradizione razionalista, malgrado le sue episodiche concessioni al miracoloso. Si scaglia perfino contro «l'estrema benevolenza umanistica» dei governi che nel laicismo trovano il canale per un'educazione razionale la quale, non potendo accettare il materialismo universale, finisce per adattarsi, nel suo relativismo, meglio dell'ortodossia alla dispersione dell'attuale analfabetismo. In altre parole, poiché il pontificato veramente auspicabile, cioè quello di Gustavo Bueno, viene posticipato indefinitamente, ben venga intanto quello di Benedetto XVI. Insomma... Mi spiace ammetterlo, ma non mi preoccupa granché sapere se Dio esiste, come esiste e per chi esiste. Invece, quel che mi piacerebbe sapere è se in Spagna esiste veramente per tutti uno Stato laico come democrazia comanda, in cui l'educazione civica non sia un attentato totalitario commissionato dai vescovi né questioni come l'aborto, l'eutanasia o l'indottrinamento religioso nella scuola pubblica dipendano da patti con la Santa Sede basati su opportunismi elettorali. Quanto al resto... beh, mi viene in mente un aneddoto sulla festa di san Fermín. La plaza de toros di Pamplona traboccante di gente, baldoria generale, botti di vino a innaffiare le fette di prosciutto col pomodoro: improvvisamente capita un incidente nell'arena e qualcuno sbotta in un sonoro «Porc..!». La folla, sboccata ma devota, rimprovera il blasfemo, che replica a sua difesa: «Non vi preoccupate, non mi riferisco al vostro... ma a quello vero».

Torna all'inizio


Cosa c'è di diverso fra gli attacchi a B-XVI e quelli ai suoi predecessori (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

22 marzo 2009 il papa, la massoneria e il circo mediatico Cosa c'è di diverso fra gli attacchi a B-XVI e quelli ai suoi predecessori Per Casini le critiche "sono premeditate", per Introvigne "danno fastidio le sue accuse all'Onu in Africa" Per l?Economist, quelle pronunciate da Benedetto XVI sull?aereo che lo portava in Africa a proposito dell?Aids sono parole “fuori dal mondo nella migliore delle ipotesi”. Per il New York Times, semplicemente, “the Pope is wrong”. Mentre da tutti gli altri – governi, poteri forti, lobby dei diritti civili, dal Fmi in giù – sono piovute critiche tanto astiose e pesanti come raramente se ne erano ascoltate, rivolte al romano Pontefice. Il sospetto di una regìa, o quanto meno di un tacito ordine d?attacco ha sfiorato più d?uno. Tanto che Avvenire ha parlato di “attacchi concentrici” in cui “la volgarità non è più un tabù, è anzi un must”. Più esplicito ancora era stato Pier Ferdinando Casini, che dietro quelle bordate a palle incatenate ci aveva visto “la manina della massoneria internazionale”. Una di quelle affermazioni che di solito adoperano solo i pm De Magistris, e che condannano chi le pronuncia alla marginalità nel mondo del bon ton politico. Persino la chiesa ha da tempo rinunciato a pronunciare la parolina magica e in generale ad atteggiarsi a vittima di oscuri complotti. Ugualmente però, era stato proprio il direttore di Avvenire Dino Boffo, in un?intervista al Foglio, a mettere a tema, a proposito del caso Englaro, un ragionamento su “una cupola di indole massonica, che ha messo in campo una solidarietà formidabile, cementata in modo trasversale, capace di superare qualsiasi appartenenza politica, di categoria, di professione”. Il caso Englaro, quello che per qualcuno rappresenta una “Porta Pia” bioetica. Un piccolo segnale che ultimamente nelle gerarchie cattoliche, se non una sindrome da complotto, si sta facendo strada la consapevolezza di essere nel mirino di molti e potenti nemici. Pier Ferdinando Casini, comunque, non ha intenzione di fare marcia indietro. Anzi, parlando al Foglio rincara la dose con generosità: “Ovviamente non mi occupo di intelligence, quindi non posso dire quale lobby o potentato ci sia eventualmente dietro, o se ci sia. Parlo di uno stile, di un modo di condurre il gioco”. E come le sembra, il gioco condotto sul Papa? “Quello che è evidente è che è un modo indecente, premeditato. Sulla questione del preservativo e dell?Aids, Benedetto XVI non ha fatto altro che essere fedele al pensiero e al magistero dei suoi predecessori. Lo ha fatto con rigore morale. E in Africa ha parlato di tanti e gravi problemi. Ma tutto è stato ridotto a una battuta, usata per attaccarlo personalmente, in modo volgare, insistito. Che poi dietro a questo ci siano delle logge massoniche, dei potentati internazionali o delle multinazionali colpite negli affetti, cioè gli affari, non so. Ma il risultato è evidente”. Allo stesso tempo, per il leader dell?Udc, è assai anormale che ogni volta accada la stessa cosa, impedendo di fatto al Papa di far sentire le sue parole: “La verità è che in occidente stanno saltando i presupposti di quello che chiamiamo laicità e stato laico: che è la libertà di espressione per tutti. Perché a tutti è permesso parlare, tranne che al Papa? Perché governanti e istituzioni devono prendersi la briga di dargli sulla voce in modo simile?”. Situazione tanto grave per Casini da indurlo ad invitare tutti, cattolici e laici, a partecipare alla processione della Domenica delle palme in San Pietro, “in segno di solidarietà col Papa”. Un?idea che riporta indietro la memoria storica, alla Domenica delle palme del 1975 in cui Paolo VI, nel pieno di una violenta campagna di contestazione interna ed esterna – che era iniziata dopo la promulgazione della Humanae Vitae – chiese ai giovani di stringersi attorno a lui. Ma, con rare seppur significative eccezioni, fu lasciato solo. L?attuale stato d?assedio cui sembra stretto Papa Ratzinger porta però, quasi istintivamente, al confronto con il suo predecessore. I primi anni di pontificato di Giovanni Paolo II non furono da meno, quanto ad “attacchi concentrici”. Anche se allora ad attaccare erano il blocco comunista (esterno) e quello progressista (interno). La storia racconta che il Papa polacco riuscì – almeno da metà anni Ottanta, in pratica da dopo l?attentato – ad avere ragione dei suoi nemici. Politici, ecclesiali, mediatici. La storia racconta di un Papa geopolitico e tutto proiettato all?esterno. Sempre in anticipo, in vantaggio strategico nel confronto con il mondo. La storia racconta anche della trasformazione di un Papa, per la prima volta nella storia, in un?icona mediatica planetaria. Ma tutto questo non fa parte della biografia, del carisma, né forse della stessa missione di Benedetto XVI. La sua evidente difficoltà di comunicazione, allora, va letta anche in questa chiave: “Wojtyla era l?uomo dei media, era il dominatore assoluto della televisione”, riflette il critico televisivo Aldo Grasso. “Ratzinger invece no, il suo disagio e impaccio è evidente ogni volta che esce dalla sua dimensione di teologo, di sacerdote. Non c?è, credo, un complotto mediatico dietro al modo in cui viene trattato. Ma c?è una forza d?inerzia dei media che trovano un bersaglio comodo da colpire. E quando i media costruiscono uno schema di rappresentazione, poi è difficilissimo ribaltarlo”. E se per Casini l?atteggiamento mediatico di Ratzinger dovrebbe invece colpire per la sua “commovente umiltà, per la trasparenza dell?uomo”, per Grasso occorrerebbe forse maggior protezione: “Parlare a braccio con i giornalisti non è il suo mestiere, non è Wojtyla. Ma anche i suoi testi, splendidi ma pure difficili, dovrebbero forse essere meglio accompagnati, presentati a una stampa quasi sempre troppo grossolana. Questo è il delicato lavoro che dovrebbe fare uno staff presidenziale. Ma il Papa non è un presidente”. Per il sociologo delle religioni Massimo Introvigne, c?è però un aspetto fondamentale in più: “Sono contrario alle teorie del complotto, eppure stavolta non riesco a togliermi la fastidiosa impressione che ci sia stato un gioco per mettere a tacere il Papa. Soprattutto per togliere l?attenzione da quelle cento pagine pesantissime dell??Istrumentum laboris? per il Sinodo dell?Africa, un documento chiave, frutto di vent?anni di lavoro della chiesa, che dà giudizi duri su fatti e istituzioni. I giornali africani ne hanno parlato come di un testo fondamentale. Invece in occidente si parla solo del condom…”. Ma chi avrebbe interesse a una manovra simile? “Non certo la massoneria, o una Spectre, non sono un complottista. Sono invece realista: il Papa è andato in Africa, un continente che la chiesa ritiene centrale, con un documento in cui finiscono sotto accusa per le loro scelte politiche e per i loro affari l?Onu, la Ue, molte istituzioni internazionali nonché molti governi e anche parecchie multinazionali. Mi creda, c?è molta gente che preferisce che non si parli di questo. E il modo migliore è attaccare il Papa spostando il discorso”. C?è qualcosa di inedito, in tutto questo? “Le lobby gay, omosessuali, abortiste ci sono sempre state e attaccheranno sempre: Wojtyla non fu trattato meglio di Ratzinger. E neppure Montini. La novità di oggi è che la chiesa, su molti fronti, dice cose importanti e che danno fastidio a molti. Se fosse irrilevante, nessuno se ne occuperebbe. Il Papa sotto attacco non è un segno di debolezza, è il contrario”. di Maurizio Crippa

Torna all'inizio


"Il Pdl lotterà per la sacralità della vita" (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 70 del 2009-03-22 pagina 7 "Il Pdl lotterà per la sacralità della vita" di Massimiliano Scafi Berlusconi: "Non rinunceremo alla dignità della persona, ma non siamo democristiani: il nostro sarà un partito laico Crediamo nella sovranità dello Stato, ma difendiamo il diritto della Chiesa di dire anche cose impopolari" Cristiani, sì. «Rispettiamo la Chiesa e ne difendiamo la libertà anche quando si trova a proclamare principi difficili e impopolari. E la sacralità della vita sarà per noi un punto di riferimento irrinunciabile». Ma democristiani, mai. «Ci hanno dato la libertà, però non ripercorreremo la via di quel collateralismo che è stata la linea della Dc». E poi, laici: «Il Pdl sarà rispettoso della libertà di ciascuno sugli argomenti che riguardano la coscienza». Ma non anticlericali, puntualizza Silvio Berlusconi: «Crediamo nella sovranità della politica rispetto alla Chiesa, però pensiamo anche che la Chiesa possa e debba parlare liberamente e svolgere quello che è il suo insostituibile ruolo nella società». Collegato al telefono con il convegno dei popolari liberali di Carlo Giovanardi a Napoli, il Cavaliere traccia il profilo del Pdl sul versante etico e religioso. C?è un po? di burrasca in queste settimane sui temi morali, dopo il caso Englaro e le dichiarazione del Papa sui preservativi e sull?aborto. Per il premier si può risolvere tutto nella storica equazione cavouriana, libera Chiesa in libero Stato. «Rispettiamo la Chiesa anche quando enuncia concetti impopolari e lontani dalle opinioni di moda tra intellettuali e giornalisti». Il Pdl, insiste Berlusconi, «sarà un partito laico che non abbandonerà mai un punto di riferimento irrinunciabile, la sacralità della vita e la dignità delle persone: sui temi di coscienza non rinunceremo mai a dare una linea e a difendere determinati valori che sono i nostri». Quanto ai rapporti tra fede e scienza, niente schematismi, non c?è una ricetta valida sempre: «Si cercheranno le soluzioni ai problemi che l?etica e la modernità ci porrà davanti. Soluzioni sempre il più possibile condivise». Ma con il punto fermo, ripete, della dignità della persona. Dunque, è «liberale e popolare» il partito che ha in mente il Cavaliere. La Democrazia cristiana non c?entra, ormai fa parte della storia, anche se, sostiene, dell?esperienza della Balena Bianca non tutto è da buttare. Anzi. «Non scordiamoci che è a lei che dobbiamo la nostra libertà, alla grande lezione della Dc di don Sturzo e De Gasperi, perno e base della nostra democrazia. E io ricordo con orgoglio - racconta - quando da giovane ho attaccato ai muri i manifesti della Dc nella fondamentale campagna elettorale del ?48, quando i cattolici, insieme alle altre forze democratiche, salvarono l?Italia dal comunismo. E quando nel ?94 abbiamo rischiato nuovamente una deriva antidemocratica, sono stati sempre i cattolici liberali, assieme alle altre formazioni laiche e riformiste, a evitare il pericolo di un futuro illiberale che ci minacciava». Oggi, invece, a minacciarci è la crisi economica. Ma il premier invita a non lasciarsi «prendere dal panico». E attacca il centrosinistra che soffia sul fuoco: «Grida alla catastrofe e diffonde paura con spregiudicatezza, al pari di tanti mass media». «In Italia - assicura Berlusconi - la situazione è migliore di quella di altri Paesi. Poi ci sono due modi di affrontare le cose. Uno è quello di cercare di riportare la fiducia nella gente, favorire i crediti da parte delle banche, i consumi, gli investimenti, come facciamo noi. Un altro è gridare alla catastrofe». Insomma, il sistema Italia tiene. «I nostri italiani - dice ancora il Cavaliere - sono risparmiatori. Abbiamo un basso indebitamento privato, quindi le banche non sono state contaminate dal virus americano e sono solide. Abbiamo poi le garanzie sociali e la sanità per tutti i cittadini». E il governo, aggiunge, sta facendo la sua parte. «Credo che ci siamo mossi bene, anticipando la crisi e individuando misure che sono efficaci. Abbiamo stanziato somme ingenti per gli ammortizzatori. Direi che stiamo discretamente tranquilli». Ma quanto durerà? «La profondità e l?estensione temporale della crisi dipenderanno da tutti noi». Chiude con Napoli e i rifiuti. «Giovedì inaugurerò il termovalorizzatore di Acerra, un?opera che segna il passaggio definitivo dalla fase dell?emergenza a quella della raccolta industriale. Ce n?è voluta di volontà e di sforzi per superare le diffidenze locali, ma ce l?abbiamo fatta. Avete visto com?è cambiata Napoli rispetto a come ce l?avevano lasciata loro?». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Torna all'inizio


ALMERICO DI MEGLIO TUTELA DELLA LIBERTà DELLA CHIESA CATTOLICA, RISPETTO DELLE SUE POSIZIONE... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

ALMERICO DI MEGLIO Tutela della libertà della Chiesa cattolica, rispetto delle sue posizione ma al di fuori del «collateralismo» che caratterizzò la Dc: questi i princìpi cui si ispira il Pdl, che dei popolari liberali condivide i valori, un partito che segnerà la storia del Paese. Silvio Berlusconi ha colto ieri l'occasione del convegno a Napoli dei Popolari liberali guidati da Carlo Giovanardi per indicare il corso del nuovo centrodestra e puntualizzare, proprio mentre si scioglie An, la natura del Pdl e i suoi rapporti con il Vaticano. Non solo. Il premier ha puntato il dito contro il Pd, stigmatizzandone il comportamento politico poco responsabile di fronte alla crisi economico-finanziaria, accusandolo di «diffondere panico». Ma contro gli «orfani e i nostalgici del comunismo» che agiscono «mascherati dietro un utile catto-comunista» s'è scagliato anche in un messaggio inviato all'assemblea nazionale dei circoli "Noi riformatori azzurri", presieduta da Francesco Colucci e riunita ieri a Roma. «Rispettiamo la Chiesa e ne difendiamo la libertà anche quando si trova a proclamare princìpi e concetti difficili e impopolari» o «lontani dalle opinioni che vanno di moda tra intellettuali e giornalisti», ha affermato Berlusconi in collegamento telefonico con il convegno dei Popolari liberali. Nella eco delle polemiche suscitate dalle dichiarazioni del Papa in Africa a proposito della lotta all'Aids, il leader del centrodestra ha tenuto a sottolineare che «il Pdl sarà un partito laico e rispettoso della libertà di ciascuno sui temi di coscienza» e verso «i problemi che l'etica e la modernità ci porrà davanti» si cercheranno «sempre soluzioni il più possibile condivise», però «con un punto di riferimento che consideriamo irrinunciabile: la sacralità della vita e la dignità della persona». Ed ha precisato - il leader del centrodestra - che il partito unitario crede «nell'autonomia, nella sovranità della politica rispetto alla Chiesa», tuttavia crede pure che «la Chiesa possa e debba parlare liberamente e svolgere un suo insostituibile ruolo nella società». Il Pdl sarà un partito popolare - ha rimarcato il premier - «da sempre ci rivolgiamo al popolo, alla gente che siamo orgogliosi di rappresentare, non ci appassioniamo troppo alle elite autoreferenziali e supponenti». Infatti, «è proprio la nostra gente che ci dà la forza di continuare un lavoro difficile, impegnativo, reso ancora più arduo, oggi, dalla crisi economica che ha colpito tutto il modo». Ed ha aggiunto: «Anche io credo fermamente nei valori dei popolari liberali. Non dimentichiamo che ai cattolici liberali dobbiamo la libertà, la democrazia del nostro Paese e la grande esperienza della Dc di Sturzo e di De Gasperi, perno e base della nostra democrazia e libertà». Berlusconi ha quindi ricordato «con orgoglio» che da ragazzo affisse sui muri i manifesti della Dc «nella campagna fondamentale del '48 quando i cattolici, insieme alle altre forze democratiche, salvarono il Paese dal comunismo». Un rischio che, a dispetto del Muro di Berlino crollato e della dissoluzione dell'Urss, secondo il Cavaliere si sarebbe similmente riproposto nel 1994: «Quando abbiamo rischiato nuovamente una deriva antidemocratica sono sempre stati i cattolici liberali, insieme alle forze laiche e riformiste, ad evitare il pericolo di un futuro illiberale che ci minacciava». Oggi la sinistra si conferma deleteria. In Italia la situazione economica è «migliore» che altrove, grazie al governo che ha «anticipato la crisi con misure efficaci»; al «basso indebitamento privato» che ha impedito alle banche d'essere «contaminate dal virus americano»; agli «ammortizzatori sociali» e alla «sanità pubblica per tutti». Ma la sinistra che fa? «Diffonde il panico». Conclusione: «In questi 15 anni abbiamo scritto una bella pagina della storia italiana, ora cominceremo a scriverne un'altra più importante».

Torna all'inizio


IL SILENZIO CHE MANCA IN VATICANO (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 22-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Barbara Spinelli IL SILENZIO CHE MANCA IN VATICANO C'è forse una parte di verità in quello che si dice delle ultime parole e azioni di Benedetto XVI: comunicare quel che pensa gli è particolarmente difficile. Sempre s'impantana, mal aiutato da chi lo circonda. Sempre è in agguato il passo falso, precipitoso, mal capito. Il pontefice stesso, nella lettera scritta ai vescovi dopo aver revocato la scomunica ai lefebvriani, enumera gli errori di gestione sfociati in disavventura imprevedibile. Confessa di non aver saputo nulla delle opinioni del vescovo Williamson sulla Shoah («Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l'Internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema»). Ammette che portata e limiti della riconciliazione con gli scismatici «non sono stati illustrati in modo sufficientemente chiaro». Poi tuttavia sono venuti altri gesti, e l'errore di gestione non basta più a spiegare. È venuta la scomunica ai medici che hanno fatto abortire una bambina in Brasile, stuprata e minacciata mortalmente perché gravida a 9 anni. La scomunica, che colpisce anche la madre, è stata pronunciata da Don Sobrinho, arcivescovo di Olinda e Recife: il Vaticano l'ha approvata. Infine è venuta la frase del Papa sui profilattici, detta sull'aereo che lo portava in Africa: profilattici giudicati non solo insufficienti a proteggere dall'Aids - una verità evidente - ma perfino nocivi. C'è chi comincia a vedere patologie. Una quasi follia, dicono alcuni. L'ex premier francese Juppé parla di autismo. Sono spiegazioni che non aiutano a capire. C'è del metodo in questa follia. C'è il riaffiorare possente di un conservatorismo che ha seguaci e non è autistico. Sono più vicini al vero coloro che stanno tentando di resuscitare il Concilio Vaticano II, nel cinquantesimo anniversario del suo annuncio, e vedono nella disavventura papale qualcosa di più profondo: l'associazione Il Nostro 58, sorretta da Luigi Pedrazzi a Bologna, considera ad esempio la presente tempesta una prova spirituale. Una prova per il Papa, per i cattolici, per la pòlis laica: l'occasione che riesumerà lo spirito conciliare o lo seppellirà. Non si è mai parlato tanto di Concilio come in queste settimane che sembrano svuotarlo. Le figure di Giovanni XXIII e Paolo VI risaltano più che mai. Chi legga l'ultimo libro di Alberto Melloni sul Papa buono capirà più profondamente quel che successe allora, che succede oggi. Capirà che quello straordinario Concilio è appena cominciato, e avversato oggi come allora. Quando Papa Roncalli lo annunciò, il 25 gennaio '58 nella basilica di San Paolo, solo 24 cardinali su 74 aderirono (7 nella curia). Inutile invocare un Concilio Vaticano III se il secondo è ai primordi. Eppure son tante le parole papali che contraddicono errori, avventatezze. Il filosofo Giovanni Reale sul Corriere della Sera ne ricorda una: «All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Enciclica sull'Amore). Se in principio non c'è un dogma ideologico diventa inspiegabile la durezza vaticana sul fine vita, conclude Reale. Diventa inspiegabile anche la chiusura su profilattici e controllo delle nascite in Africa, dove Aids e sovrappopolazione sono flagelli. In realtà il Papa sostiene, nella lettera ai vescovi, che «il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall'orizzonte degli uomini, e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l'umanità viene colta dalla mancanza di orientamento». È un annuncio singolare, perché chi certifica la catastrofe? E il certificatore non tenderà a un potere fine a se stesso? Se Dio davvero scompare, tanto più indispensabile è l'autorità del suo vicario: una tentazione non del Papa forse - che nell'orizzonte nuovo pareva credere - ma di parte della Chiesa. L'auctoritas diventa più importante dell'incontro con Gesù: urge affermarla a ogni costo. Così come più importante diventa la gerarchia, rigida, astratta, dei valori. In un orizzonte vuoto non restano che astrazione e potere. L'arcivescovo brasiliano afferma il monopolio sui valori, innanzitutto: «La legge di Dio è superiore a quella degli uomini»; «L'aborto è molto più grave dello stupro. In un caso la vittima è adulta, nell'altro un innocente indifeso». E si è felicitato degli elogi del cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione dei vescovi. Né Sobrinho né Re vedono l'uomo: né l'uno né l'altro vedono che la bambina ingravidata non è adulta. Non vedono l'essere umano, il legno storto di cui è fatto: proprio quello che invece vide Giovanni XXIII, alla vigilia del Concilio. Melloni ricorda l'ultima pagina del Giornale dell'Anima di Roncalli, scritta il 24 maggio '63, pochi giorni prima di morire: «Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere, anzitutto e dovunque, i diritti della persona umana e non solo quelli della chiesa cattolica. (...) Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio». Comprenderlo meglio era «riconoscere i segni dei tempi». O come dice Melloni: indagare l'oggi. Vedere nell'uomo in quanto tale il vangelo che parla alla Chiesa, e «non semplicemente il destinatario del messaggio, o il protagonista di un rifiuto, ovvero - peggio ancora - il mendicante ferito di un "senso" di cui la Chiesa sarebbe custode indenne e necessariamente arrogante» (Papa Giovanni, Einaudi, 2009). Questi mesi erranti e maldestri sono una prova perché gran parte della Chiesa non pensa come il Papa: dà il primato alla libertà, alla coscienza, sul dogma. Indaga l'oggi, specie dove l'uomo è pericolante come in Africa o nelle periferie occidentali. Ricordiamo Suor Emmanuelle, che a 63 anni decise di vivere con gli straccivendoli nei suburbi del Cairo, e un giorno scrisse una lettera a Giovanni Paolo II in cui illustrò la necessità delle pillole per bambine continuamente ingravidate. Lo narra in un libro scritto prima di morire (J'ai 100 ans et je voudrais vous dire, Plon). Distribuiva profilattici senza teorizzare su di essi. Giovanni Paolo II non rispose alla lettera. La sintonia con Ratzinger era forte. Ma il silenzio ha un pregio inestimabile, è un'apertura infinita all'umano. Suor Emmanuelle gli fu grata: disse che il suo silenzio era un balsamo. È il silenzio che oggi manca in Vaticano. Il silenzio che pensa, ha sete di sapienza, ascolta. Che non vede orizzonti vuoti. Il Vangelo è sempre lì, va solo compreso meglio. Contiene una verità che sempre riaffiora, quella detta da Gesù a Nicodemo: «Lo spirito soffia dove vuole. Ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va» (Giovanni 3,8). Soffia come il fato delle tragedie greche: innalzando gli impotenti, spezzando l'illusione della forza. Chi fa silenzio o è solitario lo lascia soffiare, afferrato dal mistero. In Africa, il Papa ha accennato al «mito» della sua solitudine, dicendo che «gli viene da ridere», visto che ha tanti amici. Perché questo ridere? Come capire il dolore umano, senza solitudine? Cosa resta, se non l'ammirazione della forza (la forza numerica dei lefebvriani, evocata nella lettera del 12 marzo) e l'oblio di chi, impotente, incorre nell'anatema come il padre di Eluana, la madre della bambina brasiliana, i malati che si difendono come possono dall'Aids? Per questo quel che vive il Papa è prova e occasione. Prova per chi tuttora paventa gli aggiornamenti giovannei, e sembra voler affrettare la fine della Chiesa per rifarne una più pura. Prova per chi difende il Concilio come rottura e riscoperta di antichissima tradizione. La tradizione del rinascere dall'alto, dello spirito che soffia dove vuole: vicino a chi crede nei modi più diversi.

Torna all'inizio


Integralisti espropriati dalla destra (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

DIVINO Integralisti espropriati dalla destra Filippo Gentiloni Di vita si discute più che mai in questi giorni. Laici e cattolici. La discussione riguarda soprattutto, come è logico, l'inizio e la fine, nascita e morte. Perciò l'aborto, con le relative leggi; perciò il preservativo, il testamento biologico, le cure più o meno palliative. Dal caso Englaro agli interventi pontifici in Africa. Un dibattito certamente non nuovo, ma che ai nostri giorni ha assunto dimensioni prima insospettate. Come mai? Forse perché le scienze sono entrate a vele spiegate nei territori di confine che prima non abitavano: li abitavano soltanto le religioni. Oggi lo stesso cattolicesimo non può nascondere un certo imbarazzo, nella difesa di un territorio di cui non possiede più l'esclusiva. L'imbarazzo si può osservare nello stesso concetto elementare di vita. La vita che l'autorità vaticana difende a spada tratta appare piuttosto ristretta, quasi meccanica. Un concetto che ricorda il materialismo positivista. Sembra che vivere equivalga a respirare. La vita come respiro e non di più o poco più. Così è apparso nella polemica su Eluana Englaro, così appare nella condanna di qualsiasi forma di aborto (ma già San Tommaso non lo condannava come omicidio nei primi mesi di gravidanza). E oggi molti cattolici più «ortodossi» si stanno dando da fare per l'istituzione di cimiteri per i feti. Ben diverso il concetto di vita in buona parte del mondo e della cultura laica. La vita non soltanto come respiro ma come possibilità di rapporti, di affetti, di legami. La vita come ricchezza di sensazioni e di incontri. Questa sarebbe la vita da difendere e proteggere, ben al di là del semplice respiro. È vero che non è facile distinguere la vita più ricca da quella soltanto biologica. È anche vero che questa difficoltà gioca a favore della posizione minimalista, quella vaticana, meccanico-positivista. Ma è anche vero che la dimenticanza della ricchezza della vita rende il dibattito sterile e anche inutile. Come si è potuto constatare in questi giorni. Di grande importanza, quindi, la questione del testamento biologico che rappresenta una chiara posizione a favore di un concetto di vita più ricca e complessa. Non a caso il cattolicesimo più meccanico e reazionario è decisamente contrario al testamento biologico: non ne ha bisogno la vita se è soltanto respiro. Ma deve affermarlo e difenderlo, invece, chi è convinto che la vita sia ricchezza di sentimenti, luogo dell'amore.

Torna all'inizio


Oggi in Italia un numero crescente di famiglie chiede di iscrivere i figli alle scuole cattoli... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

«Oggi in Italia un numero crescente di famiglie chiede di iscrivere i figli alle scuole cattoliche che però, senza adeguate sovvenzioni statali, sono soffocate dai costi di gestione e rischiano la chiusura. E' interesse del governo sostenerle e garantire l'istruzione pubblica anche al di fuori degli istituti statali». Il cardinale Renato Raffaele Martino, ministro vaticano degli Affari sociali indica il modello tedesco di sovvenzione totale e stigmatizza gli «illogici impedimenti» italiani. Che cosa non funziona in Italia nella scuola privata? «A forza di tagli agli istituti paritari si impedisce ai genitori di decidere i percorsi formativi per i loro ragazzi. La Santa Sede non è riuscita a inserire nel Concordato una effettiva parità scolastica come era logico che avvenisse. In Germania gli istituti vengono finanziati al 100% sulle persone e al 95% sulla gestione, mentre in Italia i pregiudizi ideologici del laicismo sono ancora un ostacolo. Persino in Thailandia, Singapore, Malaysia dove i cattolici sono una piccola minoranza, le autorità incoraggiano la nostra attività pedagogica fondata sulla centralità della persona e la sua formazione integrale. Nel mondo ci sono un miliardo di studenti e 58 milioni di insegnanti, in tutto questo, le scuole cattoliche sono 250 mila, sono frequentate da 42 milioni di allievi e hanno tre milioni e mezzo di docenti». C'è un boom di iscrizioni? «Sì. Adesso le scuole cattoliche sono ritornate di moda per la loro serietà, perché non si fanno scioperi e funzionano meglio, ma ad un certo punto erano quasi disprezzate. Come fissato dalla stessa Costituzione, gli istituti privati hanno il diritto di essere sostenuti a livello giuridico ed economico: offrono un servizio e il loro finanziamento pubblico sarebbe un enorme risparmio per lo Stato perché nelle scuole cattoliche il costo medio per alunno è molto inferiore rispetto a quelle statali. La parità scolastica non è un privilegio, ma un diritto». Quali sono le richieste della Chiesa? «Di poter offrire il servizio educativo per la formazione delle giovani generazioni. Serve una valorizzazione delle potenzialità educative del mondo cattolico e anche il Parlamento europeo ha stabilito l'obbligo di rendere possibile la libertà di insegnamento sotto il profilo finanziario e di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie. E ciò in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti pubblici, senza discriminazione nei confronti dei gestori, dei genitori, degli alunni e del personale. E' un traguardo di civiltà che gli italiani ancora attendono».

Torna all'inizio


Illuminati dalle stelle, ma abbiate la furbizia di concludere gli affari e di impostare nuove inizia... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Lunedì 23 Marzo 2009 Chiudi Illuminati dalle stelle, ma abbiate la furbizia di concludere gli affari e di impostare nuove iniziative tra il 26 e il 27, quando si farà sentire forte la fortuna. Alla conquista di un cuore? Cosa quasi fatta.

Torna all'inizio


gli strani silenzi sul papa e i profilattici - marc lazar (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 1 - Prima Pagina La polemica Gli strani silenzi sul Papa e i profilattici MARC LAZAR Le recenti affermazioni del papa, secondo cui «il problema dell´Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi, che anzi lo aggravano» hanno sollevato in Francia un uragano di proteste, mentre in Italia regna un silenzio assordante. è dunque forte la tentazione di vedere in questo sconcertante contrasto un ulteriore esempio dell´antica contrapposizione tra una Francia ostinatamente laica e un´Italia profondamente cattolica. In verità, la situazione è più complessa. La difformità delle reazioni va certo ascritta al peso delle differenze storiche tra questi due Paesi, ma anche a scelte politiche divergenti. In Francia le reazioni più virulente sono state quelle dei rappresentanti del governo di destra. Il portavoce del ministro degli Affari esteri ha espresso la sua «viva preoccupazione per le conseguenze delle parole di Benedetto XVI», le quali « mettono a repentaglio le politiche di sanità pubblica e gli imperativi di tutela della vita umana». Si potrebbe obiettare che quel ministero è affidato a Bernard Kouchner, uno dei rappresentanti dell´apertura a sinistra del presidente Sarkozy, che ama ricordare di non aver cambiato le proprie idee. Ma anche Roselyne Bachot, ministra della Salute responsabile dell´Ump (il partito di Sarkozy) ha giudicato quelle parole «assolutamente catastrofiche e totalmente irresponsabili». SEGUE A PAGINA 24

Torna all'inizio


quegli strani silenzi sul papa e i profilattici - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 24 - Commenti QUEGLI STRANI SILENZI SUL PAPA E I PROFILATTICI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Quanto ad Alain Juppé, già primo ministro di Jacques Chirac e grande dirigente gollista, a suo giudizio «Benedetto XVI vive in una situazione di totale autismo». «Questo Papa», ha poi aggiunto, «incomincia a diventare un vero problema». Queste fragorose condanne da parte di eminenti rappresentanti della destra hanno eclissato quelle, più consuete, provenienti dalla sinistra e dagli ambienti massonici. La destra si è dunque definitivamente convertita alla laicità? Sì, ma solo in parte. Dopo averla combattuta, in particolare tra la fine del XIX secolo e l´inizio del XX, dagli anni ´60 l´ha fatta propria. Tuttavia Nicolas Sarkozy (che peraltro non si è espresso sulle parole del Papa) è stato il primo presidente della Repubblica a dichiarare «esaurita» ed «esposta al fanatismo» quella laicità francese che il suo predecessore Jacques Chirac aveva definito «monumento inviolabile». E il 20 luglio 2007, a San Giovanni in Laterano, Sarkozy ha proclamato che «le radici della Francia sono essenzialmente cristiane», tessendo gli elogi «dei sacerdoti e dei credenti»; e ha ribadito questo concetto nel gennaio 2008 a Ryad. Da tempo il presidente francese postula una «laicità positiva», più rispettosa delle libertà religiose, secondo una filosofia a un tempo più liberale e più comunitarista, rompendo così la tradizione repubblicana francese. Come interpretare queste diverse posizioni in seno alla destra? Differenze ideologiche personali? O ripartizione dei ruoli, col presidente Sarkozy più proteso verso i cattolici praticanti, che rappresentano una parte consistente del suo elettorato, e i suoi amici impegnati ad attirare altre fasce di elettori? O forse la destra fa ormai una distinzione chiara tra la funzione spirituale delle religioni, in quanto dispensatrici di senso in un mondo sempre più incerto, e le responsabilità dei politici - e ciò può indurli a contestare le posizioni delle autorità religiose, a incominciare da quelle incarnate dal Papa, quando contrastano col buon senso e indispongono l´opinione pubblica, non esclusa quella cattolica? Tutti questi interrogativi restano aperti. Ma le prese di posizione della destra francese hanno il merito di alimentare un vero dibattito pubblico. Per converso, il mutismo dei politici italiani è stupefacente. Il ministro degli Esteri non ha voluto commentare «le parole del Papa». Il presidente del Consiglio Berlusconi si è limitato a dire: «Ciascuno svolge la sua missione in coerenza col suo ruolo», dichiarando poi di difendere la libertà della Chiesa anche quando proclama principi e concetti «difficili e impopolari». Al di là della sua discrezione su questa questione, la destra italiana è vicina alla Chiesa; la quale se ne rallegra, pur criticando talune misure del governo, in particolare per quanto riguarda l´immigrazione. Questa differenza di posizione rispetto alla destra francese ha varie spiegazioni. La prima è storica: in Italia la Chiesa occupa un posto assai più importante che in Francia, benché anche qui sia esposta al movimento di secolarizzazione e a una seria crisi delle vocazioni. Sul piano sociologico, benché i cattolici italiani siano ormai dispersi, i praticanti regolari sono assai più numerosi che in Francia e votano largamente in favore del centro-destra. Infine, all´interno di quest´area hanno avuto la meglio i teocon, o atei devoti, che si sforzano di dare un´identità cristiana non solo alla destra, ma all´Italia e magari all´Europa. In breve, la destra italiana ha fatto una scelta più conservatrice di quella francese. Ma in Italia le maggiori sorprese vengono dal centro-sinistra. Dario Franceschini si è limitato a dire che il profilattico «èindispensabile per combattere la malattia in Africa e nei paesi poveri». Una dichiarazione quanto mai timida, che a confronto con i toni degli esponenti della destra francese li fa apparire come temibili avversari del papato. I motivi di questa prudenza sono chiari. Il Pd ospita nel suo seno diverse sensibilità, e data la crisi che attraversa, i suoi dirigenti evitano di aprire nuove polemiche interne per non indebolire ulteriormente il partito. Molti dei cattolici che militano nei suoi ranghi sono estremamente vigili su questi temi. Dal canto loro, gli ex Ds perpetuano una tradizione comunista che consiste nel cercare in ogni modo di non mettersi in urto con la Chiesa cattolica. è sostenibile questa politica dello struzzo? Oggi gli italiani di sinistra, siano essi laici, agnostici, atei, oppure cattolici tendenti al «fai da te», nel tentativo di conciliare le proprie convinzioni profonde con le raccomandazioni della Chiesa e delle sfide quotidiane della modernità, sono senza dubbio più avanti di quanto pensi il Pd. Infine e soprattutto, Benedetto XVI ha precisato più volte che esistono valori «non negoziabili», tra cui ad esempio la vita e la bioetica. In altri termini, il Pd dovrà scegliere e prendere posizione, soprattutto in un Paese in cui la Chiesa è in prima linea. Quanto più rinvierà questa scadenza, tanto più grave sarà la sua crisi di identità. Traduzione di Elisabetta Horvat

Torna all'inizio


<Fini vola ormai al di sopra del Pdl> (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Parla l'assessore alla Cultura del Comune di Roma «Fini vola ormai al di sopra del Pdl» L'intervista Umberto Croppi: «Anche Gianni ha riferimenti laici come Gentile» S'aggirava per la sala. Si guardava attorno come un bimbo al luna park. Lui se la ride: «Non è che fosse molto divertente». Poi ci scherza: «Sono arrivato in tempo per l'addio finale». Umberto Croppi è l'assessore alla Cultura del Comune di Roma. È lo stratega della campagna elettorale di Gianni Alemanno ma ascolta soddisfatto Gianfranco Fini. Prova ad analizzare: «Dalla destra sono uscito nel '91 perché sembrava imbrigliata, chiusa nelle sue discussioni legate a un mondo che ormai non esisteva più. Stavolta ho trovato un'area politica proiettata verso il futuro». Qual è la sua valutazione del discorso di Fini? «È stato un intervento di grande profilo. Ha avvertito tutti che adesso si naviga in mare aperto e tutti devono essere pronti a fare da soli. O comunque a procedere non più come prima». L'Italia di Fini è un'Italia sostanzialmente laica? «Certo, è chiaro che il presidente della Camera pensa a un Paese multietnico e multireligioso, di conseguenza anche il Pdl è necessario che, nella sua visione, sia pronto a navigare anche oltre i propri confini naturali». Il partito però, avverte Fini, è uno strumento. O almeno così è stato An? «Guardi, già quindici anni fa si poneva questa questione. Non si può avere fede in un partito. Non sono i contenitori a fare la storia, quella la fanno i contenuti». Senta, assessore. Quello che emerge da questo congresso e che, in questa area politica, oltre a Fini c'è un altro leader: Gianni Alemanno. «Sicuramente Gianni ha un suo modello chiaro, complesso e globale». In antitesi a quello di Fini. C'è spaccatura tra i due? «Spaccatura non mi pare il termine giusto. Non vedo alcuna rottura. Voglio farle notare che anche Alemanno nel suo intervento, ha citato Giovanni Gentile, un laico che ha fatto dell'attualizzazione del pensiero una linea e un progetto da seguire». Il suo richiamo però è ai valori cattolici. «Non v'è dubbio. Alemanno ha tentato un approfondimento declinando quei valori aggiornandoli alla situazione contemporanea. Ha richiamato i valori tradizionali ma non vedo rottura». Ma come fa a non vederla? «Senta, Fini ha concluso il suo discorso citando Ezra Pound, che non mi pare possa considerarsi un intellettuale liberal. Insomma, ci sono delle diversità ma mi pare eccessivo immaginare una contrapposizione». Sono però due strade divergenti? «Fini si propone come un leader addirittura al di sopra del Pdl, oltre i suoi confini attuali. Alemanno ne è dentro, lavora per condizionarlo dall'interno, si pone alla guida di una precisa area politica». Quale sarà l'approdo finale per il sindaco di Roma? «È presto per stabilirlo ora. Di sicuro Fini ha esortato tutti a giocare nell'intero campo del Pdl e Gianni ha anticipato questi processi facendo asse con Tremonti e non solo». Quali saranno i riferimenti culturali del Pdl? «Bella domanda. Le ho detto di Gentile, qualcuno ha citato Nietzsche, Prezzolini e lo stesso Pound. Ma non mi faccia fare un altro Pantheon. Voglio solo sottolineare che forse il Novecento non è tutto da buttare».

Torna all'inizio


Il Pdl porti fiori a Craxi (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Il Pdl porti fiori a Craxi Fu il primo a «sdoganare» An e il suo Psi aveva già in germe l'idea del nuovo partito Debbo registrare con rammarico che il grande assente nell'ultimo congresso di An verso il Pdl è Bettino Craxi. Eppure, fu Craxi a sdoganare l'Msi, restituendo al partito di Almirante lo spazio democratico interdettogli dal fanatismo intollerante dell'arco costituzionale, un sintagma creato all'interno della Lubjanka. E ancor prima, fu Craxi, allora soltanto assessore, a rompere il tabù dell'antifascismo avvelenato, invitando a casa sua, a Milano, ogni sabato sera, Romano Mussolini. Quando altri ospiti «compagni» espressero sdegno per la sconveniente contiguità col figlio del «puzzone», Bettino invitò Romano a restare e, prendendone uno per il lobo dell'orecchio — quando si arrabbiava, si arrabbiava — cacciò via quei maleducati ammalati di odio per aver troppo a lungo frequentato la scuola del socialcomunismo. Fu Craxi, nel 1993, a suggerire a Berlusconi di manifestare in pubblico la preferenza per Fini a sindaco di Roma. E c'è, infine, il dato storico più importante. Sia pure in nome di un progetto utopico, bello, generoso, rivelatosi davvero impossibile, Craxi, cancellando non solo Lenin, ma anche Marx, dapprima, mettendo in campo Pierre-Joseph Proudhon, quindi Garibaldi, Mazzini e il pensiero risorgimentale, cominciò a tessere la tela del socialismo tricolore. Sull'altro versante, stante la crisi ormai irreversibile del modello comunista, Craxi chiese al Pci, prima di ogni dialogo, di fare finalmente i conti con la sua storia di crimini e di orrori. La mano tesa alla destra e il lavoro ai fianchi ai nipoti di Stalin e Togliatti facevano parte del medesimo piano, quello della costruzione di un grande, plurale, maggioritario partito socialista riformista, facendo rientrare nella casa madre del Psi tutti i fuorusciti, da destra e da sinistra. Io stesso, insieme a Lelio Lagorio, col volume «Turati e Gramsci per il socialismo (1987)», con Mussolini terzo attore, cercai di contribuire al socialismo tricolore e all'edificazione dell'entusiasmante utopia di Bettino. Poi, venne il manipulitismo e l'Italia rischiò di finire schiacciata sotto la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto, la via breve e diretta per garantire povertà, regresso e stato di polizia. Silvio Berlusconi ci salvò dal baratro e cominciò a coltivare, ben prima del discorso del predellino a piazza San Babila, l'idea della possibile reductio ad unum della frammentazione partitica italiana. Il nascente Pdl, certo, è un'altra realtà, ma già il Psi immaginato in grande da Craxi prevedeva la coesistenza di laicismo, cattolicesimo, riformismo, socialismo, radici greco-romane, giudaico-cristiane, tradizioni, amor di Patria, insomma, di storie variegate marcate da valori, comunque, coniugabili per il bene dell'Italia. Mi sembra sacrosanto, adesso che sta per nascere il partito degli italiani liberi, ricordarci di rendere un commosso omaggio alla memoria del padre dell'autonomia socialista. Direi, anzi, che, appena nato, il Pdl debba inviare una delegazione a portare un mazzo di garofani sulla tomba di Hammamet, appositamente prescelta da Craxi, si badi, perché da lì, mi disse, nei giorni di cielo terso, avrebbe potuto rimirare la Patria. Del resto, Berlusconi e Fini, onorando l'intelligenza politica e l'humanitas di Bettino, hanno dalla loro il nobile, altissimo precedente di Giovanni Paolo II, che, ignorando i Borrelli, i Di Pietro, i Colombo, i Davigo e sfidando il circo mediatico-giudiziario, non mancò mai di rappresentare tutto il suo affetto e la propria stima verso il nostro grande statista.

Torna all'inizio


PER IL PD È L'ORA DI SCEGLIERE (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

PER IL PD È L'ORA DI SCEGLIERE ELEZIONI EUROPEE Le elezioni europee sono a meno di tre mesi e solo ora si comincia a parlare di candidature e ciò che trapela non aiuta. La maggioranza di centro-destra, oltre a Maldini (il calciatore), intenderebbe candidare i suoi ministri "più rappresentativi" con il risultato sicuro di consolidare la meritata fama di assenteismo dei rappresentanti italiani a Bruxelles e a Strasburgo. Se il Pd seguisse l'esempio del centro-destra, contro la volontà di Dario Franceschini, mettendo in vetrina, allo scopo di raccogliere voti, sindaci e presidenti di Regione il risultato sarebbe analogo. Vige il bipolarismo, quello vero, fondato su due gruppi con aspirazioni maggioritarie: quello socialdemocratico e quello popolare, originariamente d'ispirazione cristiana, di fatto conservatore, con l'adesione di Forza Italia e di altre forze di destra. Ad essi si aggiungono alcuni raggruppamenti di estrema destra e di sinistra, ecologista e non (tra cui la Sinistra Europea che raccoglie la Linke tedesca, ciò che resta di Rc ed altre forze postcomuniste minori). Il centro è costituito dai liberali, di ispirazione laica, quando non laicista, che i cattolici e i laici devoti della ex- Margherita paradossalmente preferiscono al gruppo socialdemocratico. Di fronte a tale geografia politica la destra italiana non ha problemi, trovando cittadinanza nel gruppo popolare, mentre la Lega raggiungerà i suoi simili all'estrema destra. La sinistra è, invece, paralizzata dalle proprie contraddizioni interne. Di Pietro finora non ha varcato la soglia della socialdemocrazia, quella parte della sinistra radicale che ha deciso di rinunciare alla propria identità comunista non trova lo slancio per compiere il passo ulteriore. Ma i problemi più acuti sono del Pd che, ove non trovi la forza di compiere una scelta nei prossimi giorni, rischierebbe di andare alle elezioni europee con candidati in ordine sparso, dividendosi sulla scelta dell'appartenenza di gruppo e magari sulla votazioni dei presidenti della Commissione e del Parlamento Europeo, come avvenne nella scorsa legislatura. Con la differenza che, in questa occasione, Berlusconi non starebbe a guardare. In realtà per il Pd il problema non è solo identitario, visto che una collocazione socialdemocratica sarebbe più compatibile con i principi cui s'ispirano i cattolici ed i laici devoti della loro attuale presenza nel gruppo liberale. Il problema più profondo è un altro. Il Pd è un partito di centro che si riserva libertà di alleanza, a sinistra come a destra, trasversale nella società e ligia ai suoi poteri costituiti? Oppure ambisce a costituire un polo alternativo a quello conservatore, sia pure con le dovute prudenze e flessibilità storicamente legato al mondo del lavoro che in Europa si configura come socialdemocratico? Insomma, per la sinistra italiana come per il Signore di Elsinore, "essere o non essere, è questo il problema"! g.gmigone@libero.it

Torna all'inizio


Forza Italia si mette al lavoro Sta per nascere il nuovo Pdl (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

stampa Centrodestra Mentre a Roma Fini suggellava la scomparsa di Alleanza nazionale Forza Italia si mette al lavoro Sta per nascere il nuovo Pdl L'assessore Diana: «Ormai il partito è nei fatti, ora servono regole certe» Paolo Di Lorenzo Ieri sera, a Roma, il popolo nazionale di An ha salutato definitivamente il vecchio simbolo per abbracciare quello del Pdl. Questa sera i quadri provinciali di Forza Italia faranno più o meno la stessa cosa, alla sede del partito di via Garibaldi, per organizzare il lavoro che i delegati reatini dovranno portare al congresso costituente del Popolo della Libertà del 27 marzo. «Ormai il Pdl è nei fatti – ha osservato Giuseppe Diana, assessore al Bilancio del Comune di Rieti e uomo di punta di Forza Italia – tant'è che il nostro scioglimento sta passando praticamente in sordina. Il Pdl è una Forza Italia molto allargata ed è stata una buona intuizione di Berlusconi. Solo così non ci saranno i soliti ricatti dei partitini, dei personalismi, dei voltagabbana. Certo, esaurita la fase costituente nazionale del Pdl, bisognerà avere regole certe per le vicende locali e provinciali. Solo con regole certe e democrazia vera si fondano i grandi partiti. E noi vogliamo essere un grande partito, il Ppe italiano». I reatini di An che ieri hanno partecipato alla metamorfosi obbligata di Fini, sono tornati in città commossi ma contenti. «Ad un certo punto Fini ha detto che il Pdl non può e non deve essere un partito di destra – ha osservato il sindaco Emili – io ho aggiunto, magari non solo di destra e comunque una destra moderata, di popolo, di governo. E fa una certa impressione sentirlo dire al delfino di Giorgio Almirante. Nel giorno di una nuova svolta, Fini sprona An a traslocare i suoi valori in una casa più grande. Il Pdl dovrà essere ampio, plurale, inclusivo, unitario, interclassista. Unitario sì, ma non un partito del pensiero unico, perché c'è una contraddizione tra pensiero unico e popolo della libertà. Ma adesso concentriamoci per le elezioni in Provincia. Stavolta si vince». Una storica missione, la costruzione della nuova casa. «Da vivere senza paura, gettando il cuore oltre l'ostacolo – ha sottolineato Michele Nicolai, sindaco di Borgorose e capogruppo di Forza Italia in Provincia – sono state proprio queste le parole usate insieme da Berlusconi e da Fini. Nel Pdl ci sarà la continuità con la destra del Msi e di An per quanto riguarda certi valori, primo tra tutti quello di patria, Dio, la famiglia. Ci sarà poi il nostro socialismo riformista, liberale, laico e cattolico. Le iniezioni di storia e di buon governo di una certa Dc».

Torna all'inizio


ROMA. FINI HA SUONATO MOLTO BENE LO SPARTITO NEL RIPERCORRERE E INTEGRARE LA STORIA DELLA DEST... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Roma. «Fini ha suonato molto bene lo spartito nel ripercorrere e integrare la storia della destra e le vicende italiane. Ha suonato a orecchio, invece, quando ha delineato l'agenda del nuovo partito». Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, ricorre a una terminologia musicale per esprimere il suo giudizio sull'intervento di Gianfranco Fini. Sembra di capire che giudica questa seconda parte meno riuscita? «Sì, c'è stata qualche stonatura ma certamente ha prevalso la maestria di chi conosce la musica». Considera stonato quel no chiaro e netto al pensiero unico nel Pdl? «Se vogliamo costruire un partito che vada oltre l'attuale 40%, non possiamo pensarlo culturalmente omogeneo. È evidente che dovranno convivere sensibilità politico-culturali differenti e sarebbe un errore cercare una sintesi sul terreno della cultura. La sintesi va cercata nella capacità e nell'esperienza di governare i problemi». Bene il presidenzialismo ma non si pretenda di mettere all'angolo il Parlamento: una stoccata a Berlusconi, tanto più dopo le divergenze sui decreti. «Non credo, perché il presidenzialismo oggi non c'è. Se vogliamo analizzare la situazione a livello istituzionale, dal mero punto di vista formale il potere sacrificato è proprio l'esecutivo: fu una scelta determinata da ragioni storiche comprensibili. Detto questo, delle parole di Fini si può dare una lettura polemica, di corto respiro, o storica. Vale a dire, è necessario ristabilire la corrispondenza tra evoluzione materiale del sistema politico e le regole: potenziare l'esecutivo e dare maggiore potere di controllo al Parlamento. Su questo terreno non c'è alcuna polemica». Che effetto le fa, da cattolico, sentire da Fini che la religione va collocata all'interno delle scelte personali e non collettive? È una direzione molto diversa da quella intrapresa dal Pdl in più occasioni. «Preferisco risponderle da laico. È una delle dissonanze che evidenzio nell'intervento di Fini, perché la separazione tra Stato e Chiesa, che il presidente della Camera rivendica, va intesa come distinzione: ci sono ambiti propri dello Stato e ambiti propri delle Chiese e delle religioni, ma nell'ambito pubblico non è possibile che le scelte di chi crede possano essere relegate nel ghetto della coscienza individuale. Da laico liberale non solo non condivido affatto questa impostazione di tipo illuministico che fa della religione un fatto privato, ma la ritengo non adatta ai tempi. Proprio laddove si va verso una società multietnica non possiamo pensare di governare il cambiamento facendo a meno del contributo delle Chiese». Quali saranno i rapporti con la Lega, visto che Fini prende le distanze da certi estremismi dell'alleato del nord? «Condivido che il Pdl non possa essere di destra e che An non debba diventarne una corrente. Se costruiamo un grande partito di tipo nazionale che ha l'ambizione di essere protagonista della scena politica nei prossimi anni, è ovvio che ci poniamo in una situazione concorrenziale rispetto alla Lega. Una concorrenza di tipo strategico non solo tattico, che tuttavia non deve indurci a differenziarci a ogni costo». m. p. m.

Torna all'inizio


ALMERICO DI MEGLIO RESTANO I NOSTRI AVVERSARI, MA LA NASCITA DEL PDL è UN FATTO POSITI... (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

ALMERICO DI MEGLIO «Restano i nostri avversari, ma la nascita del Pdl è un fatto positivo per la democrazia italiana», in ogni caso il Pdl «nell'unificazione è molto più indietro del Pd». Lo scioglimento di An e la confluenza nel nuovo partito unitario di centrodestra ha spinto ieri Dario Franceschini - concludendo un seminario dei liberal-Pd promosso da Enzo Bianco ad Amelia - a sollecitare i suoi a maggiori entusiasmo, partecipazione e disciplina: «Rappresentiamo - ha affermato - un terzo degli italiani con 12 milioni di voti. È chiaro che tutti non possiamo essere sempre d'accordo su tutto. Bisogna convivere con la diversità ma stabilendo dei punti fermi». Ed ha invocato un necessario rinnovamento del partito: bisogna «aprire a dirigenti nuovi che non vengono dai vecchi gruppi dirigenti» per poter costruire «una formazione politica migliore e attenta alle diversità». Alle europee di giugno - ha anticipato - il Pd presenterà un «programma di qualità» ma non candiderà gli amministratori locali che non abbiano terminato il proprio mandato (stamattina ne discuterà la direzione del partito). Ha ripuntato il dito, il leader del Pd, contro Silvio Berlusconi: «Non può prendere in giro gli italiani perché la legge vieta che possa fare anche il parlamentare europeo, il suo è un imbroglio, le preferenze date a lui sono come buttate via, non ho posto un mero problema di opportunità politica». Ma del premier ha sostanzialmente ricalcato le posizioni circa i rapporti con la Chiesa cattolica e il testamento biologico (su cui la Camera voterà giovedì). Ha, ifatti, polemizzato con Berlusconi ma solo per il suo «preteso monopolio nella difesa della libertà della Chiesa, come se ci fosse qualcuno che non voglia tutelarla, la Chiesa non fa mai interferenza, la sua voce va ascoltata e rispettata anche quando dice cose scomode, tutti dobbiamo difendere la libertà della Chiesa e la laicità dello Stato». E riferendosi al testamento biologico, ha puntualizzato la sua linea: «Io dico no ad una disciplina di partito per avvicinare sui temi eticamente sensibili laici e cattolici. Bisogna rispettare le diversità. Il partito deve costruire una posizione prevalente, che rappresenti la maggior parte dei militanti ma mai sacrificare chi esprime un'altra posizione». Al segretario del Pd - che ieri aveva anche avvertito che non sarebbe «tornato alle coalizioni con dodici sigle di partito» - repliche dal Pdl ma pure dal suo partito. «Segnalo a Franceschini - la risposta del prodiano Franco Monaco - che Veltroni non ci ha "liberato" solo dall'Unione, ma anche dal governo Prodi e dall'Ulivo. E l'Ulivo è cosa diversa dall'Unione. È la visione del Pd quale motore e timone di una più vasta alleanza riformatrice e di governo. Quella, se ho capito bene, che Franceschini propone di ricostruire, l'opposto della velleitaria, autolesionistica autosufficienza» propugnata da Veltroni. Aspro il commento del portavoce del premier, Paolo Bonaiuti: «Franceschini non riuscirà ad imbrogliare gli italiani sulle elezioni europee. Non ha uno straccio di proposta, né una sola idea e insulta Berlusconi per far vedere che esiste».

Torna all'inizio


E Fini divenne interessante (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 23-03-2009)

Argomenti: Laicita'

23 marzo 2009 E Fini divenne interessante Gli donano le grandi occasioni, domenica parlò in modo significativo Improvvisamente, domenica mattina 22 marzo, Gianfranco Fini è diventato interessante. Gli donano le occasioni solenni. Per la verità a Fiuggi, alla fondazione di Alleanza nazionale, nel gennaio del 1995, trovò la parola giusta, di una radicalità religiosa, quando disse che lui e i suoi abbandonavano la casa del padre per non farvi più ritorno. Poi per anni i suoi atti politici al governo e all?opposizione, le sue scelte simboliche, i suoi scarti personali, tutto sembrava tatticismo opaco, senza il sale di una riflessione autentica, di una cultura civile davvero impegnativa e limpida. Una volta flirtava con D?Alema per sbarrare la strada a Berlusconi, un?altra volta faceva una lista solitaria con Mariotto Segni e Marco Taradash per guadagnarsi una generica etichetta liberale, poi i giri di valzer con e contro Casini, le sparate law & order con Bossi, l?abbraccio a un laicismo etico senza la fatica dell?argomentazione, l?incomprensione stizzita dello strappo del “predellino”, giusto prima dell?allineamento che lo porterà un anno fa alla presidenza della Camera come effetto del plebiscito del 13 aprile; perfino nella tappa decisiva della sua esistenza politica, il viaggio in Israele del 2003, Fini riuscì a irritare per un eccesso di ostentazione che sapeva di utilitarismo spicciolo pur tra immagini di pentimento clamorosamente significative e atti di riforma della memoria straordinariamente rilevanti. Quel leader sembrava lavorare solo con terra di riporto, e manteneva un rapporto ambiguo sia con il passato sia con il futuro. Delle due l?una: o questi giudizi erano ingenerosi, ciò che è possibile, oppure è nato domenica scorsa un Fini diverso, e anche questo è plausibile. Riconosciuta senza patemi d?animo la leadership di Berlusconi nella nuova e strana creatura che sta per nascere, il Popolo della libertà, Fini ha tenuto un eccellente discorso politico. Ha mollato tutto di quella che un commentatore acuto come Angelo Mellone definisce “manutenzione della memoria”. Fini si avventura solitario nel nuovo partito, accompagnato in disordine sparso da una combriccola di vecchi amici abbastanza berlusconizzati o ancora legati all?ideologia identitaria: non è più genericamente di destra, non è più legge e ordine, il presidenzialismo va con il rafforzamento all?americana del ruolo del Parlamento, un partito moderato deve essere partito della nazione piuttosto che partito personale, e deve avere in sé pluralismo e gusto della libertà. L?etica è quella della destra storica: doverista, responsabile, legata al senso dello stato. Il metodo è il dialogo rispettoso, l?emulazione con l?avversario sul terreno delle idee, dopo il tramonto dell?egemonia culturale della sinistra. Complimenti. E un consiglio al Cav.: quel ragazzo ha infine trovato un suo modo di essere, trattarlo con rispetto è la scelta giusta.

Torna all'inizio


L'ira di Bagnasco "Benedetto XVI irriso e offeso" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

IL PRESIDENTE DEI VESCOVI: UNA LEGGE PER IMPEDIRE ALTRI CASI ELUANA L'ira di Bagnasco "Benedetto XVI irriso e offeso" «Non ci si è limitati ad un libero dissenso ma si è arrivati molto più in là» [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA'DEL VATICANO Altolà agli attacchi «pretestuosi» e «incivili» al Pontefice «travisato» e alle «manipolazioni per distruggere i valori e ai tentennamenti strumentali contro la sacralità della vita». Parole pesanti come pietre. «Il diritto a morire, ammantato di pietà, è raccapricciante, serve subito una legge sul testamento biologico che impedisca altri casi Eluana», ammonisce il cardinale Angelo Bagnasco che ieri ha aperto il Consiglio permanente della Cei condannando l'«inammissibile ostracismo» riservato in Europa e in Italia al Papa «irriso e offeso da mass media e politici» per la revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson e per «l'insensata polemica sul preservativo». E aggiunge: «Sui lefebvriani al Santo Padre si fa dire quel che non dice ed è ammirevole la sua risposta agli attacchi. Sulla lotta all'Aids operatori e medici gli danno ragione». Bagnasco chiede di «riaffermare l'anima etica della finanza perché gli esiti della crisi sono rovinosi e non è stato toccato ancora il fondo», quindi sarà esteso a tutta Italia il fondo per le famiglie in difficoltà dell'arcidiocesi di Milano: «La crisi economica deve essere occasione di rinnovata consapevolezza etica e non va abbandonato il Mezzogiorno ai suoi problemi». Sul federalismo «va superata qualunque tentazione divisoria». Mentre bolla come «grottesche» le accuse alla Chiesa di ingerenza sulla bioetica, il presidente della Cei sostiene il manifesto con cui due giorni le principali associazioni cattoliche, riunite da «Scienza & vita», hanno lanciato una mobilitazione nelle parrocchie per la legge in discussione in Parlamento prospettando anche l'ipotesi di un referendum se sarà legalizzata l'eutanasia. Nelle stesse ore in cui Benedetto XVI concludeva il suo pellegrinaggio il leader dell'episcopato si schiera al suo fianco. Il diluvio di critiche «si è prolungato oltre ogni buon senso» e «non accetteremo che il nostro amatissimo Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso», avverte Bagnasco. «Non ci si è limitati ad un libero dissenso, ma si è arrivati ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici», stigmatizza Bagnasco, deplorando «irrisione» e «volgarità» giunte non solo da giornali e tv ma anche da «alcuni esponenti politici europei» e da «organismi sovrannazionali». E lancia l'allarme: «Il secolarismo dilaga e si rivela uno scontro in atto, non tra civiltà come qualcuno paventava, ma tra due diverse visioni antropologiche». Nella bufera-condom Bagnasco scorge «l'insistenza pregiudiziale delle agenzie internazionali, di esponenti politici europei, cioè di quella classe che per ruolo e responsabilità non dovrebbe essere superficiale». Stavolta la Cei non muove rilievi per il giro di vite sull'immigrazione anch'esso dibattuto ora in Parlamento, però sul bio-testamento non fa sconti. «Spetta alla politica agire nell'approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, una legge che preservi il Paese da altre analoghe avventure - raccomanda il porporato. Qualunque deriva eutanasica, per quanto circoscritta o edulcorata, è una falsa soluzione». Poi un lungo elenco di no: «Alla pena di morte, al commercio degli organi, alle mutilazioni sessuali, alle alterazioni fecondative, a qualsiasi manipolazione non terapeutica del corpo umano, pur se liberamente volute da persone adulte, informate e consenzienti». Nelle moderne democrazie, «la vita va difesa perché è indispensabile limitare il potere "biopolitico" sia della scienza, sia dello Stato». L'input dei vescovi infiamma il confronto politico. Barbara Pollastrini del Pd rivendica l'autonomia del Parlamento e denuncia l'«imposizione a maggioranza di una legge non rispondente all'impostazione liberale e laica della nostra Costituzione». Il presidente dei senatori dell'Udc, Gianpiero D'Alia: «La Cei non impone nulla, Pollastrini offende i parlamentari considerandoli condizionabili e incapaci di prendere autonome decisioni». www.lastampa.it/galeazzi

Torna all'inizio


una festa per viano senza salotti alla moda - vera schiavazzi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina XV - Torino Ieri un convegno all´Accademia delle Scienze dedicato al filosofo che odia il pensiero facile "Dobbiamo saper ridere del Papa, che si copre il capo con uno zucchetto per ragioni simboliche" Una festa per Viano senza salotti alla moda VERA SCHIAVAZZI In tutta la sua vita, Carlo Augusto Viano non ha mai sentito il bisogno di compiacere chicchessia. Non i suoi studenti che - al contrario - hanno sempre considerato il suo esame di filosofia come un vero incubo, e ne tramandano generazione dopo generazione le corrosive battute. E neppure, come si sa, i suoi colleghi più alla moda, come Gianni Vattimo, al «pensiero debole» del quale ha dedicato un vigoroso pamphlet del 1985 (Va´ pensiero, appunto). Non è un caso se ieri all´Accademia delle Scienze, per festeggiare i suoi ottant´anni (li compirà in luglio, ma questa era soltanto una prima tappa) c´erano soprattutto allievi e estimatori, come Massimo Mori e Maurizio Ferraris. I filosofi, vecchi e giovani, apprezzano Viano, un po´ meno i media e i salotti alla moda, che trovano il suo pensiero troppo complesso, difficile da digerire e carico di dubbi in un´epoca dove sono soprattutto gli slogan a fare le fortune di chi pensa, scrive e vende. è stato proprio lo scetticismo, del resto, a trasformare il professore, già allievo di Nicola Abbagnano, nell´alfiere di una laicità che talora gli viene attribuita in modo perfino caricaturale, o almeno estremo, data anche l´assenza di altri che vogliano esprimere analoghi concetti. Teorico delle libertà, Viano è nella sua vita personale un marito e padre devoto e un professore vecchia maniera, convinto che all´Università si vada per studiare: a irritarlo, in effetti, è l´Italia delle madonne che piangono, degli scampati che ai microfoni del tg di turno assicurano festanti «sono vivo per miracolo», espressione puntualmente riportata nei titoli di testa. «Ed è proprio per questo suo costante dubitare che lo abbiamo amato e lo amiamo», chiosa Maurizio Ferraris. La sua passione nascosta? La vita di campagna, così come, fino a un secolo fa, la intendevano i nobili inglesi: orti, giardini, animali, piogge e natura. «Per noi filosofi torinesi - spiega Massimo Mori, che i festeggiamenti di ieri ha progettato e organizzato - il professor Viano è stato, sempre e comunque, un punto di riferimento. Anche quando le sue opinioni erano scomode, controcorrente o comunque in forte polemica con quelle di altri colleghi». Non solo, infatti, Viano si è visto affidare sul campo il ruolo di portabandiera della laicità italiana, e ha polemizzato tra i primi e con maggiore durezza contro le ingerenze della chiesa cattolica. Ma è stato sempre lui a battersi contro l´idea stessa di un´etica pubblica, e in favore di una bioetica liberale fortemente rimessa nelle mani di ogni individuo, basata sulla libertà personale. Insomma, l´autodeterminazione, sulla propria vita come sulla propria morte: «Noi laici - spiega lui stesso - siamo sempre tentati di scusarci, di dire che siamo laici, sì, ma retti e probi, come e più degli altri, e magari anche un po´ tristi alla maniera kantiana� Al contrario, dovremmo mostrare la nostra joie de vivre, esortare alla libertà e alla trasgressione, saper anche ridere di chi, come il Papa, ancora sente il bisogno di coprirsi il capo con uno zucchetto per ragioni simboliche. E rivendicare il fatto che, se è vero che siamo favorevoli all´aborto e all´eutanasia, lo siamo anche alla libertà sessuale e al diritto di ognuno di costruire una coppia e di riprodursi come meglio crede». In perenne polemica con i Pareyson-boys come Vattimo, esponenti di una scuola di pensiero da sempre contrapposta nell´accademia torinese e non solo a quella dei seguaci di Abbagnano, Viano è stato ed è soprattutto un fiero avversario di quel pensiero debole mondiale che ha bollato ancora due anni fa come «corrivo e compiacente», una filosofia tiepida nella quale le tendenze si contaminano tra loro fino a diventare indistinguibili e ogni identità si stempera, compresa quella che nell´ultimo dopoguerra aveva contraddistinto i torinesi, a costo di isolarli dal resto del mondo. Buon compleanno, professore.

Torna all'inizio


"salvato dall'auto blindata" nencini al lavoro dopo l'incidente - simona poli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Firenze "Salvato dall´auto blindata" Nencini al lavoro dopo l´incidente Il leader Ps: "Io capolista per Bruxelles? è un´ipotesi" SIMONA POLI «Sono vivo per miracolo. Se mi sono salvato è solo grazie al fatto che viaggiavo su una macchina blindata che ha retto l´urto spaventoso sul guard rail, il volo e il planaggio su un deposito di pancali di legno che stava non solo al di là della corsia dell´autostrada ma bene oltre la via Salaria». Riccardo Nencini parla un po´ a fatica, stretto dal tutore che gli tiene ferma la clavicola fratturata e dal busto ortopedico che deve indossare per non sforzare troppo la colonna dolorante per una vertebra schiacciata. Racconta il terribile incidente del 4 marzo scorso sull´Autosole vicino al casello di Orte dove sono rimasti feriti sia lui che i due uomini della scorta. «Non so se l´auto viaggiasse veloce, non avevo appuntamenti urgenti quella mattina, stavo andando a Roma per incontrare Franceschini alle tre del pomeriggio». Torna al lavoro dopo una breve convalescenza e subito affronta le questioni politiche più urgenti, candidature europee e riforma elettorale. La legge è in commissione ma l´accordo tra Pd e Pdl potrebbe chiudersi nel giro di due settimane su una riduzione del numero dei consiglieri da 65 a 55 e l´introduzione di una soglia di sbarramento al 4 per cento per coalizioni e singoli partiti che corrono alle regionali (ipotesi, questa sgradita all´ala sinistra dello schieramento di Martini). Sembra escluso invece il ritorno alle preferenze caldeggiato solo dall´Udc. Non entra nei dettagli tecnici Nencini, a lui interessa di più parlare dei costi della politica, tema che come leader nazionale dei Socialisti ha fatto diventare uno dei suoi cavalli di battaglia: «Ho proposto di livellare le altre regioni sulle indennità del consiglio toscano che sono le più basse d´Italia, basti pensare che al netto io e Martini prendiamo settemila euro, la metà dei nostri colleghi di Lombardia, Lazio o Puglia», spiega. «La parificazione farebbe risparmiare dai 100 ai 110 milioni di euro l´anno». Se Martini ha rinunciato al sogno europeo, Nencini fa capire che è molto probabile una sua candidatura come capolista di "Sinistra e libertà" nel collegio del centro Italia. «Per ora mi curo, c´è ancora tempo per decidere. Credo moltissimo in questa operazione perché la possibilità di riportare la sinistra riformista in parlamento passa da questa strada». Il laicismo è la sua bandiera e poco importa se Beppe Englaro ha deciso di non prendere la tessera onoraria del Partito socialista: «Mi ha spiegato che voleva fare un passo indietro per pensare solo alla Fondazione per Eluana e che voleva evitare che la sua sovraesposizione venisse letta politicamente in modo sbagliato. Lo trovo giusto». Sull´intervento di Betori riguardo alla cittadinanza onoraria ad Englaro invece è durissimo: «Le parole dell´arcivescovo sono state eccessive e sopra le righe». Mentre Domenici ha agito con equilibrio: «Ha giocato benissimo il suo ruolo di sindaco e io avrei fatto lo stesso. Avrei condiviso la proposta di Falciani ma l´avrei confezionata in modo tale che fosse condivisa in modo corale. Non è stato possibile per la delicatezza della materia». Tiene d´occhio il doppio scenario che si verrà a creare in Toscana dopo le amministrative e le Europee. «è interessante che Casini esprima un giudizio positivo su Renzi per la sua provenienza centrista, questo può aprire un laboratorio politico a Firenze». Di Giovanni Galli dice: «Per dirla alla fiorentina, è meno bischero di quello che si può pensare. Intanto è una persona per bene, molto conosciuta, e per la prima volta, rispetto alle ultime due tornate, avrà il centrodestra al suo fianco compatto e il governo lo aiuterà». Ma sull´esito non ha dubbi: «Il centrosinistra può vincere anche al primo turno e se il centrodestra si rivelerà competitivo sarà poi, eventualmente, più demerito del centrosinistra che merito del centrodestra». Sulla tramvia ad esempio Nencini evidenzia qualche incertezza, visto che tutti i candidati mettono in dubbio il passaggio al Duomo: «Non si è valutato bene l´impatto di un´opera che lambisce il Battistero», dice. «Ed è stato un errore politico lasciare che alle primarie ogni candidato proponesse una sua soluzione. Alla fine sui tracciati prevarrà il parere del nuovo sindaco, non quello del Pd».

Torna all'inizio


e nelle paritarie senza bonus è profondo rosso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina IV - Bari Viaggio negli istituti privati della città alle prese con un calo di iscrizioni e la necessità di aumentare le rette E nelle paritarie senza bonus è profondo rosso L´ad Altomare del Margherita: senza incentivi tutti gli oneri scaricati sulle famiglie Altrove, nell´Italia del Nord, le scuole private parificate cattoliche stanno conoscendo una nuova giovinezza. A dirlo sono i numeri diffusi dall´Agesc, l´associazione che riunisce i genitori delle scuole d´impronta cattolica. Così in regioni come Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna si registra una grande fuga verso le private con una cifra di 15-mila studenti che lasceranno le scuole statali. Succede perché in quell´area del Paese, Regioni ed enti locali sopperiscono ai tagli del governo erogando contributi che, di fatto, rendono meno pesante il pagamento delle rette. Ma in Puglia, così come nel resto del Mezzogiorno, accade esattamente il contrario. A Bari, per esempio, negli anni recenti hanno chiuso i battenti istituti storici come il Santarosa o lo stesso Di Cagno Abbrescia. E non se la passa bene, ancora nel capoluogo, la scuola dei Fiori, laica ma tradizionalmente vicina all´Opus Dei, che ha prima chiuso le iscrizioni per le medie inferiori e poi anche quelle per le elementari. «Non c´era un adeguato numero di iscritti» riconosce Doriana Lisco, dalla scuola dei Fiori. «L´assenza di incentivi, del resto, non aiuta ma, anzi, scarica sulle spalle dei genitori una serie di oneri» lamenta Giuseppe Altomare, amministratore dell´Istituto Margherita che, a Bari dal 1898, è la più grande scuola privata cattolica rimasta in attività non solo nel capoluogo ma nell´intera regione. Al Margherita, infatti, si va dalla scuola d´infanzia al liceo. «Il contributo comunale e regionale per le materne - spiega Altomare - si è ridotto ad un quarto rispetto alla convenzione scaduta nel 2005. è accaduto per tutte le scuole paritarie. Così molti sono stati costretti ad alzare le rette mentre, quanto a noi, siamo riusciti a limitare i danni compensando le perdite all´interno dell´economia generale dell´istituto». Ma i costi? «Al Margherita, la frequentazione della scuola d´infanzia comporta per le famiglie un contributo mensile di 151 euro». Un costo che si colloca in una fascia medio-bassa ma, continua Altomare, «aiutano a quadrare i conti i fondi che arrivano dallo Stato. (a.d.g.)

Torna all'inizio


IL SEGNO DEL COMANDO (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

IL SEGNO DEL COMANDO Ida Dominijanni La prescrizione è imperativa: «Spetta alla politica approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il paese da altre analoghe avventure». L'avventura di riferimento è quella della morte di Eluana Englaro. La prescrizione è del cardinal Bagnasco, solennemente rivolto al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Più che da ingerenza, il tono imperativo è da comando, se non da guerra permanente con lo stato. Ma non è solo questo il punto. Il punto è che prima di arrivare all'osso della legge sul testamento biologico, e dopo aver bacchettato «l'ostracismo» politico europeo sul viaggio del Papa in Africa e relative dichiarazioni sui preservativi, il presidente della Cei fa un interessante giro largo sullo spirito del tempo presente, tentando uno spericolato spostamento dell'asse del discorso pubblico mondiale dallo «scontro di civiltà» ad un altro scontro, altrettanto epocale, fra «due diverse, per molti aspetti antitetiche, visioni antropologiche»: quella (religiosa) che salva il fondamento immateriale della natura umana, e quella (secolare) che fa dell'uomo un mero prodotto dell'evoluzione naturale e storica. CONTINUA | PAGINA 5 Il bersaglio non è nuovo: si tratta dell'ennesima bordata contro il paradigma evoluzionistico darwiniano, non da oggi individuato da questo papato (e dal precedente) come causa prima della deriva materialistica del mondo contemporaneo. Ma il tiro stavolta è più largo e più strategico, per ragioni geopolitiche e culturali. Sul piano geopolitico, la svolta di Obama evidentemente non è passata invano: il Vaticano deve e può prendere atto della obsolescenza del discorso dello «scontro di civiltà» che presupponeva una matrice religiosa del conflitto fra Occidente e resto del mondo. Ma in compenso alza la posta sulle matrici culturali del conflitto interno alla cultura occidentale, fra visione religiosa e visione secolare del mondo e della natura umana. L'impostazione è quella ratzingeriana della lotta fra due diverse concezioni della ragione. Il di più che ci mette Bagnasco è una mossa violenta di forzatura ideologica, che per sostenere gli argomenti del campo religioso riduce a una caricatura quelli del campo secolare.Nel primo campo c'è la solennità alta di una ontologia che riconosce nell'uomo un fondamento irriducibile alla pura materialità, fondamento che è radice e matrice di libertà e dignità. Nel secondo campo c'è la rozzezza di una antropologia (l'ontologia o è fondamentalista o non è) che nell'uomo vede «un mero prodotto dell'evoluzione del cosmo» e « uno sghiribizzo fluttante nella storia». Nel primo caso la libertà umana è dono divino e sa coniugarsi con la vita, la pace, la giustizia, la solidarietà. Nel secondo caso diventa arbitraria, individualistica, capricciosa, pronta a fare di ogni desiderio un diritto e di ogni istinto una pretesa: «In questa direzione, si scivola inevitabilmente verso un nichilismo di senso e di valori che induce alla disgregazione dell'uomo e ad una società individualista fino all'ingiustizia e alla violenza. Anzi, verso un nichilismo gaio e trionfante, inq uanto illuso di aver liberato la libertà, mentre semplicemente la inganna». Il testo di Bagnasco infila molte altre perle, ciascuna direttamente indirizzata allo scontro politico e legislativo in corso in Italia dopo il caso Englaro. Dice che la decisione di lasciar morire Eluana non solo ha aperto la strada a una «deriva eutanasica», ma ha ribaltato d'un colpo la cultura giuridica imperniata sul favor vitae , con ciò ponendosi in contrasto perfino con le battaglie per l'abolizione della pena di morte. Fa propri i peggiori argomenti già sentiti nell'arena politica e mediatica, sulla morte di Eluana come anticipazione diabolica di una società spietata che procede per eliminazione dei più deboli, dei più fragili, di quanti «non sono all'altezza dello standard vigente». Ribadisce un'idea, questa sì evoluzionistica e biologistica, di vita legata al battito cardiaco e al respiro polmonare, che permane nello stato vegetativo. Ciascuno di questi argomenti si presta allo scontro politico e mediatico, e lo rinfocola. Ma per contrastarli, è la forzatura ideologica di partenza che va rigettata. Essa consiste, primo, nell'avocare alla Chiesa il monopolio del discorso sull'umano, negando alla cultura secolarizzata qualsiasi competenza in merito. Secondo, nel ridurre la cultura secolarizzata a un materialismo senz'anima e a un biologismo senza linguaggio, che fa fuori un paio di secoli di storia della cultura europea. Terzo, nel ridurre a individualismo, consumismo e nichilismo la partita sulla libertà che si gioca da decenni dentro il campo laico e non, o non solo, fra questo e il campo religioso. Una partita in cui - Bagnasco finge di non saperlo - non pertiene affatto alla Chiesa né la concezione relazionale della libertà, né l'esigenza di «limitare il potere biopolitico sia della scienza sia dello Stato», né quella di non ridurre a un automatico «diritto» la delicata vicenda della fine della vita : in nome di che cosa se non di questo abbiamo cercato di tutelare la relazione fra Eluana e Beppino Englaro dal decisionismo del governo, o preferiamo un vuoto di legge a una legge dettata dall'onnipotenza del biopotere? C'era un tempo in cui la cultura cattolica sapeva costruire, sulle proprie istanze, un terreno di mediazione con il mondo laico. Quel tempo, par di capire, è finito, e non certo per sola responsabilità dei laici.

Torna all'inizio


Posizioni integraliste Ma è lo stato che tace (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

ADRIANO PROSPERI «Falsificazioni vaticane» «Posizioni integraliste Ma è lo stato che tace» Matteo Bartocci Per fortuna «la chiesa e il cattolicesimo non sono tutti così». Tuttavia per Adriano Prosperi - professore ordinario alla Normale di Pisa e uno dei massimi storici dell'età della Riforma e della Controriforma - la durissima prolusione del cardinal Bagnasco «meriterebbe una seria risposta da parte delle autorità statali, messe di fronte a un'esigenza integralistica secondo la quale solo un obbligo religioso tradotto in legge impedirebbe agli individui di eliminare i sofferenti e i malati». Professor Prosperi, quando Bagnasco denuncia i pericoli del «secolarismo» sposta lo scontro di civiltà tra credenti e non credenti. Pensa che la chiesa italiana abbia deciso di scendere in campo direttamente? Sul «caso Eluana» è così. L'evoluzionismo e il darwinismo in quel documento sono quasi ridicolizzati. E' detto esplicitamente, presentati come se concepissero l'individuo come «uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia». E' difficile iniziare un confronto serio se si sostengono queste falsificazioni. Attribuire all'evoluzionismo la volontà di svuotare la dignità umana vuol dire tornare a posizioni ottocentesche. Non è «mostrificando» la scienza che si può prendere atto della ricerca che l'umanità sta facendo sul suo posto nel cosmo, non più riconducibile a una tradizione geocentrica. Il punto più controverso però riguarda la vita e la morte, il «caso Eluana Englaro». Bagnasco presenta come dati di fatto alcune cose che non sono vere. Contrariamente a quello che dice, Eluana era attaccata a una macchina, il sondino, che l'alimentava e l'idratava forzosamente. Su questo punto, non a caso al centro della legge sul testamento biologico, sorvola completamente. C'è chi lo considera un ausilio obbligatorio per tutti al di là delle convinzioni personali e chi invece lo vede come oggetto di libera scelta all'interno delle proprie cure. La Cei quindi fa un'affermazione scorretta, come tutta quella parte della prolusione che denuncia il rischio di eutanasia. E' chiaro che se ci fossero rischi neonazisti vanno fermati ma il problema qui è delimitare per legge i diritti di tutti tenendo conto di una situazione di pluralismo. Non è che in Italia siamo tutti cattolici secondo la dottrina del cardinal Bagnasco. Forse lo si vorrebbe. Per questo quel discorso meriterebbe una risposta soprattutto da parte delle autorità statali, che vengono messe di fronte a un'esigenza integralistica secondo la quale solo un obbligo religioso tradotto in legge impedirebbe agli individui di eliminare i sofferenti e i malati. Come si fece all'epoca delle legge sull'aborto: anche allora si disse che con la legge sarebbero successe cose tremende e invece almeno per la statistica è andata all'opposto. Il problema qui è la risposta civile che uno stato deve dare ai suoi cittadini. Bisogna respingere chi propone cure forzate anche a chi non le vuole. Per Bagnasco il caso Englaro è uno «spartiacque». Una tragedia che non si deve più ripetere. La relazione va letta per quello che dice ma anche per quello che non dice. Io dalla chiesa mi sarei aspettato almeno una parola di pacificazione verso un paese diviso e le scuse a un padre che ha subìto da parte di alcuni ecclesiastici accuse terrificanti come quelle di essere l'assassino della figlia. Invece nulla. Nulla sulle scene accadute fuori dalla clinica di Udine e un solo ringraziamento alle suore che hanno assistito Eluana. Evidentemente era un'attesa immotivata. Ma proprio una chiesa così interventista non è anche il segno di una chiesa in difficoltà? Medium tra altri media, cultura tra altre culture, partito tra tanti partiti? Se questi documenti servissero a conoscere i problemi reali di un corpo che comprende laici ed ecclesiastici come è la chiesa, pluralista per definizione, sarebbe interessante. Purtroppo quella relazione è rivolta essenzialmente alle autorità politiche italiane. E' la voce di una potenza che parla ad altri poteri avvisandoli che non tollererà critiche o cedimenti. E' la voce di una realtà temuta e rispettata, con una linea che non si discute al proprio interno e che ora si mette perfino a ridicolizzare chi non la pensa allo stesso modo. E' la voce di una chiesa che si stringe compatta attorno al papa anche quando ribadisce tesi non convincenti come che il preservativo non è efficace nella lotta all'Aids. Una chiesa che si presenta compatta anche al costo di aggravare una spaccatura nella società? E' quello che è accaduto fino ad oggi. E' un dato di fatto. Non si possono galvanizzare i fanatismi religiosi fino a creare vere e proprie aggressioni verso procedure mediche ponderate e avallate nelle più autorevoli sedi giuridiche alla luce della Costituzione. Una Costituzione che fino a prova contraria finora ha soddisfatto sempre anche la parte religiosa del paese. Non vede però anche una debolezza nelle posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da nessuna parte, al massimo si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un governo e una maggioranza assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato con la chiesa, che l'ascolta con rispetto e che qualche volta perfino anticipa nei desideri. E c'è un'opposizione che come scelta tendenziale dà libertà di coscienza ai propri deputati. La libertà di coscienza è bellissima ma di fronte a scelte politiche un partito politico deve decidere come identificarsi. Sennò è inutile. Un paese come l'Italia ha diritto ad avere qualcuno che difende senza se e senza ma i diritti costituzionali, tra cui quello a disporre della propria vita.

Torna all'inizio


Bagnasco ruggisce in difesa di Ratzinger E sul biotestamento vuole mobilitazione (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Bagnasco ruggisce in difesa di Ratzinger E sul biotestamento vuole mobilitazione di Paolo Rodari I vescovi italiani, ieri, un colpo esplicito in difesa di Papa Ratzinger l'hanno finalmente battuto. Il cardinale Angelo Bagnasco, infatti, in occasione dell'apertura del consiglio permanente della conferenza episcopale italiana, ha difeso Benedetto XVI innanzitutto in merito alla questione della revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e al successivo caso Richard Williamson che tante critiche, anche nelle gerarchie della Chiesa italiana, aveva sollevato. Quindi Bagnasco ha alzato la voce anche in merito al profluvio di critiche «pretestuose» che «si è prolungato oltre ogni buon senso» a seguito della parole che Benedetto XVI ha dedicato all'uso del preservativo per prevenire l'Aids appena prima della partenza per l'Africa di settimana scorsa. «Non accetteremo - ha detto il porporato - che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso». Sono stati i media, infatti, secondo il capo dei vescovi italiani, ad aver strumentalizzato il Papa offrendo le sue parole sull'Aids in pasto a quanti, sulla base dei loro resoconti, hanno decretato contro di lui «un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». Come era prevedibile, la prolusione si è incentrata principalmente sulla vicenda della morte di Eluana Englaro e, più precisamente, sulla necessità di agire sul piano legislativo alla svelta. Se il caso di Eluana ha rappresentato «un'operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante», ovvero «il diritto a morire, darsi e dare la morte in talune situazioni da definire», spetta ora alla politica «agire nell'approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l'altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo». Per Bagnasco qualunque «deriva eutanasica, per quanto circoscritta o edulcorata, è una falsa soluzione». «Nelle moderne democrazie - ha detto -, la vita va difesa perché è indispensabile limitare il potere biopolitico sia della scienza sia dello Stato. Come vescovi non possiamo non avere a cuore il superamento di qualunque rassegnazione culturale, che trova sostanza nel fermo sì alla tutela dei diritti umani di tutti e in un altrettanto netto no alla pena di morte, al commercio degli organi, alle mutilazioni sessuali, alle alterazioni fecondative, a qualsiasi manipolazione non terapeutica del corpo umano, pur se liberamente volute da persone adulte, informate e consenzienti». Un passaggio della prolusione merita un approfondimento in più. È l'accenno fatto circa la mobilitazione dei laici sulle tematiche della vita in programma per volere della stessa Cei nei prossimi mesi. Forse per prevenire ogni dissidenza interna, o comunque e più probabilmente per spiegare meglio e in modo più puntuale il proprio punto di vista, la discesa in piazza dei cattolici è un'idea sancita settimana scorsa nella presentazione avvenuta al palazzo dei Cento Preti a Roma del manifesto "Liberi per vivere", un manifesto lanciato direttamente dalle tre associazioni "benedette" dalla Cei, ovvero Scienza & Vita, Forum delle Associazioni familiari e RetinOpera. Un manifesto - ha detto Bagnasco - che va «incoraggiato e sostenuto». Lo scopo, in sostanza, è quello di spiegare la posta in gioco al paese «in termini antropologici e culturali», così da evitare nel futuro «ingorghi concettuali e tentazioni di delega». 24/03/2009

Torna all'inizio


Signor Gervaso, la Svizzera ha detto basta all'uso indiscriminato di spinelli, mentr... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Martedì 24 Marzo 2009 Chiudi Signor Gervaso, la Svizzera ha detto basta all'uso indiscriminato di spinelli, mentre l'Olanda ha vietato l'uso di funghi magici e di altre sostanze psicotrope. Lo schiaffo proibizionista, arrivato dalle due capitali mondiali della droga libera, sulle convinzioni di colui al quale piace giocare alla roulette russa con la propria vita, è stato sonoro. Anche se, prima o poi, la cultura individualista edonistica, nichilista e ateista riuscirà ad affermarsi, almeno per ora è stato messo un argine alla lucida follia di chi ha deciso di gettare al vento il prezioso dono della vita. A proposito di valori laici, qualcuno sa spiegare perché l'uomo moderno che ha accantonato Dio dal consorzio umano, trova risposta alle sue angosce esistenziali buttandosi sulla droga, sull'alcol, sull'eutanasia, sulle trasgressioni e sul sesso dissennato? Amare la morte più della vita, è questa l'osannata "saggezza" laica? Gianni Toffali Verona Caro Toffali, per rispondere alle sue considerazioni sulla droga, sulla vita, su Dio, mi ci vorrebbe un trattato. Farò del mio meglio, affidandomi alla mia esperienza, al mio buon senso e alla mia fede, che non è una fede cattolica, ma una fede laica, che non significa laicista. Io sono sempre stato contro la droga. Con buona pace di Pannella, diventato, purtroppo, dopo avere combattute tante battaglie civili, quasi una maschera della commedia dell'arte, ossessivo, enfatico, di una loquacità parossistica. Lo stesso vale per i suoi seguaci e laudatores, che non hanno nemmeno il merito di essere stati l'antesignani e i paladini senza paura di crociate civili. I radicali non hanno capito (e se non lo hanno capito fino ad oggi, dopo decenni di battaglie, di sit-in, di scioperi della fame e della sete, di comizi, e, purtroppo, di piazzate, non lo capiranno mai) non hanno capito che la gente, quando dico la gente, dico la maggioranza degli italiani, non vuol sentire parlare di liberalizzazione o legalizzazione della droga. Se Pannella e i suoi pasdaran non se lo ficcano in testa, saranno sempre uno sparuto drappello di protestanti libertari. Gli italiani vedono la droga, compreso lo spinello, come fumo negli occhi. I radicali che obiettano su tutto, obietteranno che se si fa tanto uso di droga, spacciata illegalmente nel nostro Paese, ciò significa che molti italiani assumono sostanze stupefacenti. E con questo? Io non l'ho mai messo in dubbio. Pare che solo a Milano il dieci per cento dei meneghini sniffino cocaina. Ma questo non è un buon motivo per invocarne la liberalizzazione o la legalizzazione, che non migliorerebbe le cose, ma le peggiorerebbe. La "polvere bianca", così come ogni droga, si assume non perché è proibita, ma perché ti dà stimoli di nirvanico piacere, un'euforia immediata ed esaltante, salvo poi friggerti il cervello, demolirti il sistema nervoso, quello respiratorio, quello digestivo, quello cardiorespiratorio. Gli effetti delle droghe, di tutte le droghe, senza eccezioni, sono devastanti. E non c'è bisogno di chiederlo al sommo farmacologo Garattini, ma a qualunque medico o farmacista. La vita umana è un dono prezioso, preziosissimo, il più inestimabile per chi la ama o, comunque, sa goderne i frutti e valutarne la bellezza. Se qualcuno preferisce metterla a repentaglio, fiutando cocaina, facendosi una pera o fumando uno spinello, peggio per lui. Io, per quel che posso e conto, lo metto in guardia. Se non dà retta ai miei consigli e ai miei moniti, ancora peggio per lui. Non sono un missionario. Sono un giornalista e uno scrittore, che sa, per averlo letto in tanti articoli e in qualche testo scientifico, la sorte cui va incontro un drogato. Mi è capitato di fare alcune conferenze in comunità di recupero, sentire storie spaventose, raccogliere testimonianze atroci. Se i radicali vogliono convincermi del contrario, s'illudono: con me perderebbero il loro tempo e, quel che è peggio, lo farebbero perdere a me che, con tutte le cose che ho da fare, è ciò che più detesto. Quanto alla sua invettiva contro "l'uomo moderno che ha allontanato Dio dal consorzio umano", se sono d'accordo sulla condanna alla droga, sulle conseguenze nefaste dell'alcol e di altre rovinose trasgressioni, non lo sono affatto sul sesso, che lei definisce "dissennato". Io ho amato perdutamente le donne e alla follia il sesso ma, pur essendo laico e non riconoscendomi in nessuna religione rivelata e in nessuna Chiesa ufficiale, non mi sono mai sentito in colpa. Certo, se mi fossi messo a fare l'attore di film porno, la cosa sarebbe stata diversa e diverso, giustamente, il suo giudizio su di me. Ho fatto sesso come lo hanno fatto, e lo fanno, uomini e donne normali, che, senza nuocere ad alcuno, senza offendere la divinità, brindano felicemente a Venere, la più ineffabile e conturbante delle dee. atupertu@ilmessaggero.it

Torna all'inizio


Bagnasco: il Papa irriso e offeso Legge sul fine vita, basta lungaggini (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-24 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Bagnasco: il Papa irriso e offeso Legge sul fine vita, basta lungaggini Il presidente Cei: strumentalizzate le parole del Pontefice sull'Aids Il capo dei vescovi ha chiesto sul testamento biologico un «inequivoco dispositivo di legge» ROMA — Contro il Papa «irrisione e volgarità». Con parole durissime il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha difeso Benedetto XVI dalla polemica su Aids e preservativi, che «francamente non aveva ragione d'essere», ma ha sovrastato «fin dall'inizio » il viaggio di Benedetto XVI in Africa «nell'attenzione degli occidentali». Sulla stessa linea anche L'Osservatore. Mentre sul testamento biologico il presidente della Conferenza episcopale italiana ha chiesto un «inequivoco dispositivo di legge», che venga approvato «senza lungaggini o tentennamenti» per preservare il Paese da altri casi come quello di Eluana Englaro, che per i vescovi italiani ha rappresentato una vera e propria rottura nella nostra cultura civile e giuridica, oltre che «un'operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante», «il diritto a morire» e cioè, ha precisato, il «darsi e dare la morte in talune situazioni da definire». Una vera e propria deriva eutanasica, contro cui è partita in questi giorni una mobilitazione del laicato cattolico simile a quella che si è avuta per il Family day e per la legge 40. Secondo Bagnasco i media hanno strumentalizzato le parole del Papa sull'Aids e le hanno offerte in pasto a quanti sulla base dei loro resoconti hanno decretato contro di lui «un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». Vengono additate responsabilità precise: «L'insistenza pregiudiziale delle agenzie internazionali » e «le dichiarazioni di alcuni esponenti politici europei o di organismi sovranazionali, cioè di quella classe che per ruolo e responsabilità non dovrebbe essere superficiale nelle analisi né precipitosa nei giudizi». Una bacchettata rivolta soprattutto a Francia, Germania e Commissione europea, accusate di essere andate oltre «un libero dissenso », giungendo fino ad un «ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». In questo come in altri analoghi casi recenti, «per le forme subdole che talora assume — ha detto ancora Bagnasco — ma anche per gli appoggi clamorosi di cui gode, è una delle tracce che ci portano a identificare la cifra più marcata del nostro tempo qual è il secolarismo». Per questo, secondo Bagnasco, «chi tempo addietro paventava uno scontro di civiltà facendolo magari derivare in parte da divaricanti matrici religiose, oggi si trova davanti una situazione alquanto diversa ». «Si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all'uso della ragione», due diverse visioni antropologiche, una che vede nell'uomo «qualcosa di irriducibile rispetto alla materia», l'altra frutto di una «interpretazione esasperata e unilaterale» del darwinismo che può portare ad un «nichilismo gaio e trionfante». Ma Bagnasco non si è nascosto che in particolare nel caso della revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani e al negazionista dell'Olocausto, Williamson, con «atteggiamenti e parole», c'è stato chi, proprio all'interno della Chiesa, ha alimentato «interpretazioni sistematicamente allarmistiche e comportamenti diffidenti nei riguardi della gerarchia». Mentre il Papa ha scritto una lettera ai vescovi che, a parere del cardinale, «ha fatto emergere, come per contrasto, il candore di chi non ha nulla da nascondere circa le proprie concrete reali intenzioni». Per questo «con ferma e concreta convinzione facciamo nostro l'appello alla riconciliazione genuina e disarmata con cui la Lettera papale sollecita l'intera Chiesa», ha detto ancora, in modo che «non si perpetuino letture volte a far dire al Papa ciò che egli con tutta evidenza non dice. Che è un modo discutibilissimo, persino un po' insolente, per costruirsi una posizione distinta dal corretto agire ecclesiale». Il cardinale Angelo Bagnasco, 66 anni, è presidente della Conferenza episcopale italiana La partenza Benedetto XVI lascia l'Angola ( foto Ap /Themba Hadebe) M.A.C.

Torna all'inizio


Moschea di Cascina Gobba, è lotta tra gli imam (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 71 del 2009-03-24 pagina 4 Moschea di Cascina Gobba, è lotta tra gli imam di Alberto Giannoni INCARICHI Scontri sulle poltrone per stabilire chi sarà il nuovo direttore dell'ex palazzina Aem Lotta di «poltrone»? Le beghe interne non bastano a spiegare quello che succede in via Padova. In gioco ci sono «le mani sulla moschea». La Casa della Cultura islamica è in preda a una spaccatura interna. Da un lato il vecchio imam e alcuni «dissidenti», fra cui Abdullah Kabakebbji, che si presenta come nuovo direttore «a seguito di regolare assemblea» e «nel rispetto dello statuto»; dall'altro lato il direttore storico, Mahmoud Asfa, che parla di un'elezione irregolare, insieme al presidente Enzo Adamo Venturini. A questo a sua volta si contrappone un altro presidente, il siriano Mohammed Bahà El Din Ghrewati. Un nome da appuntare. Non si tratta solo di incarichi, però. La divisione è esplosa in questi giorni con il caso della moschea di Cascina Gobba, la palazzina ex Aem acquistata per essere destinata a moschea, ma il cui progetto è fermo da anni in Comune. L'immobile è intestato ad Al Waqf, ente di gestione dei beni islamici, a cui fa capo la gran parte del patrimonio immobiliare dell'Ucoii, l'unione delle comunità islamiche italiane. Qualcuno già si è riunito lì a pregare. Per Asfa invece fino all'ok del Comune è sbagliato usarlo. Ma lo scontro verte anche sulla linea del più importante centro islamico cittadino. L'allarme lanciato da Asfa è impressionante: «In questi anni ci siamo aperti alla città - ha detto - e questo ad alcuni non è piaciuto, qualcuno vuol farci tornare indietro». Parole che colpiscono, come quelle che Asfa ha pronunciato pubblicamente pochi giorni fa: «Noi siamo un centro islamico italiano, e non vogliamo condizionamenti o controlli diversi da quelli delle istituzioni italiane. Qualcuno cerca di mettere le mani sulle moschee. Noi abbiamo buoni rapporti con i consolati ma non accettiamo controlli di Paesi arabi che sono dittature». Ora Asfa è ancora più chiaro: «La Casa non appartiene all'Ucoii che vuole mettere un piede a Milano, né a nessun altro, la Casa appartiene ai fedeli». Ispirata a un islam politicizzato, l'Ucoii è considerata da molti il punto di riferimento locale dei Fratelli musulmani, il partito che si rifà alla jihad e rifiuta la secolarizzazione della nazione islamica (e che l'estate scorsa propose di boicottare Milano per il caso viale Jenner). «Argomento da convegno» per Kabakebbji: «Non c'è un "link" diretto con i Fratelli musulmani - dice - ma non si possono porre barriere al pensiero. Sono state molte in questi anni, nel Mediterraneo, le reazioni al laicismo, basti pensare a Comunione e Liberazione». L'Ucoii dunque vuole riprendersi il centro? Kabakebbji smentisce: «Come si può parlare di ritorno dell'Ucoii per un centro che è già sede dell'Ucoii a Milano?». Dagli schieramenti interni al mondo islamico si comprende quale sia la reale portata della spaccatura. Kabakebbji è stato presentato da molti come il volto nuovo dell'islam italiano. Ma non è solo l'ex presidente dei Giovani musulmani italiani, direttamente collegati all'Ucoii. Quello dei Kabakebbji è un nome di peso. Il padre di Abdallah, Maher, è segretario di Al Waqf e vicepresidente dell'Ucoii. Intanto sul sito Islam-online è comparso un comunicato della Casa della cultura islamica in cui Ghwrewati si compiace per la nomina di Kabakebbji. Medico, da molti anni in Italia, Ghwrewati è conosciuto per aver chiesto la previsione normativa della poligamia. Ha sostenuto in passato di non essere aderente all'Ucoii, molti lo ritengono «l'ideologo» di certe posizioni integraliste. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Torna all'inizio


<Posizioni integraliste Ma è lo stato che tace> (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)

Argomenti: Laicita'

ADRIANO PROSPERI «Posizioni integraliste Ma è lo stato che tace» «Falsificazioni vaticane» Matteo Bartocci Per fortuna «la chiesa e il cattolicesimo non sono tutti così». Tuttavia per Adriano Prosperi - professore ordinario alla Normale di Pisa e uno dei massimi storici dell'età della Riforma e della Controriforma - la durissima prolusione del cardinal Bagnasco «meriterebbe una seria risposta da parte delle autorità statali, messe di fronte a un'esigenza integralistica secondo la quale solo un obbligo religioso tradotto in legge impedirebbe agli individui di eliminare i sofferenti e i malati». Professor Prosperi, quando Bagnasco denuncia i pericoli del «secolarismo» sposta lo scontro di civiltà tra credenti e non credenti. Pensa che la chiesa italiana abbia deciso di scendere in campo direttamente? Sul «caso Eluana» è così. L'evoluzionismo e il darwinismo in quel documento sono quasi ridicolizzati. E' detto esplicitamente, presentati come se concepissero l'individuo come «uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia». E' difficile iniziare un confronto serio se si sostengono queste falsificazioni. Attribuire all'evoluzionismo la volontà di svuotare la dignità umana vuol dire tornare a posizioni ottocentesche. Non è «mostrificando» la scienza che si può prendere atto della ricerca che l'umanità sta facendo sul suo posto nel cosmo, non più riconducibile a una tradizione geocentrica. Il punto più controverso però riguarda la vita e la morte, il «caso Eluana Englaro». Bagnasco presenta come dati di fatto alcune cose che non sono vere. Contrariamente a quello che dice, Eluana era attaccata a una macchina, il sondino, che l'alimentava e l'idratava forzosamente. Su questo punto, non a caso al centro della legge sul testamento biologico, sorvola completamente. C'è chi lo considera un ausilio obbligatorio per tutti al di là delle convinzioni personali e chi invece lo vede come oggetto di libera scelta all'interno delle proprie cure. La Cei quindi fa un'affermazione scorretta, come tutta quella parte della prolusione che denuncia il rischio di eutanasia. E' chiaro che se ci fossero rischi neonazisti vanno fermati ma il problema qui è delimitare per legge i diritti di tutti tenendo conto di una situazione di pluralismo. Non è che in Italia siamo tutti cattolici secondo la dottrina del cardinal Bagnasco. Forse lo si vorrebbe. Per questo quel discorso meriterebbe una risposta soprattutto da parte delle autorità statali, che vengono messe di fronte a un'esigenza integralistica secondo la quale solo un obbligo religioso tradotto in legge impedirebbe agli individui di eliminare i sofferenti e i malati. Come si fece all'epoca delle legge sull'aborto: anche allora si disse che con la legge sarebbero successe cose tremende e invece almeno per la statistica è andata all'opposto. Il problema qui è la risposta civile che uno stato deve dare ai suoi cittadini. Bisogna respingere chi propone cure forzate anche a chi non le vuole. Per Bagnasco il caso Englaro è uno «spartiacque». Una tragedia che non si deve più ripetere. La relazione va letta per quello che dice ma anche per quello che non dice. Io dalla chiesa mi sarei aspettato almeno una parola di pacificazione verso un paese diviso e le scuse a un padre che ha subìto da parte di alcuni ecclesiastici accuse terrificanti come quelle di essere l'assassino della figlia. Invece nulla. Nulla sulle scene accadute fuori dalla clinica di Udine e un solo ringraziamento alle suore che hanno assistito Eluana. Evidentemente era un'attesa immotivata. Ma proprio una chiesa così interventista non è anche il segno di una chiesa in difficoltà? Medium tra altri media, cultura tra altre culture, partito tra tanti partiti? Se questi documenti servissero a conoscere i problemi reali di un corpo che comprende laici ed ecclesiastici come è la chiesa, pluralista per definizione, sarebbe interessante. Purtroppo quella relazione è rivolta essenzialmente alle autorità politiche italiane. E' la voce di una potenza che parla ad altri poteri avvisandoli che non tollererà critiche o cedimenti. E' la voce di una realtà temuta e rispettata, con una linea che non si discute al proprio interno e che ora si mette perfino a ridicolizzare chi non la pensa allo stesso modo. E' la voce di una chiesa che si stringe compatta attorno al papa anche quando ribadisce tesi non convincenti come che il preservativo non è efficace nella lotta all'Aids. Una chiesa che si presenta compatta anche al costo di aggravare una spaccatura nella società? E' quello che è accaduto fino ad oggi. E' un dato di fatto. Non si possono galvanizzare i fanatismi religiosi fino a creare vere e proprie aggressioni verso procedure mediche ponderate e avallate nelle più autorevoli sedi giuridiche alla luce della Costituzione. Una Costituzione che fino a prova contraria finora ha soddisfatto sempre anche la parte religiosa del paese. Non vede però anche una debolezza nelle posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da nessuna parte, al massimo si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un governo e una maggioranza assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato con la chiesa, che l'ascolta con rispetto e che qualche volta perfino anticipa nei desideri. E c'è un'opposizione che come scelta tendenziale dà libertà di coscienza ai propri deputati. La libertà di coscienza è bellissima ma di fronte a scelte politiche un partito politico deve decidere come identificarsi. Sennò è inutile. Un paese come l'Italia ha diritto ad avere qualcuno che difende senza se e senza ma i diritti costituzionali, tra cui quello a disporre della propria vita.

Torna all'inizio