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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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Né
eutanasia né accanimento. Non smettiamo di parlarci
( da "EUROPA
ON-LINE" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La comune
fede riconosciuta dai laici e dai cattolici è questa e si fonda sulla dignità
oggettiva, ontologica della persona, sulla libertà di scelta in un rigoroso
discernimento delle cause storiche di certi eventi, riguardanti la vita e la
fine della vita. Una buona base è la cosiddetta legge francese, che proibisce
di praticare l?
Benedetto
XVI e il bullismo dell'ateo devoto
( da "EUROPA
ON-LINE" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
E contro un
Papa che ha avuto la sapienza di impugnare la ragione occidentale ovvero il
deposito laico del migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un
postmodernismo banale delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà
anteponendole una falsa coscienza del soggetto, un?ideologia settaria e al
fondo estremamente intollerante».
le
nozze d'oro degli équipiers - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La novità è
nella centralità che assume l´esperienza dei laici in una chiesa
tradizionalmente fondata sulla supremazia del clero. «Tra i fattori che
favorirono la crescita del movimento a Torino - ricorda Fiorenzo Savio - ci fu
certamente la nomina del professor Michele Pellegrino alla guida della diocesi
di Torino».
nel
xix municipio un monumento ai bambini mai nati
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i bambini mai
nati"» ha invece sottolineato Massimiliano Valeriani, consigliere comunale
Pd, «è solo l´ultima incredibile trovata della destra che sembra essersi
trasformata in una sorta di Militia Christi. Il tentativo da parte del Pdl di
allargare il divario tra laici e cattolici è quanto mai discutibile e non ha
alcun senso».
Questioni
DI VITA E DI MORTE LA RAGIONE NON C'ENTRA COL RELATIVISMO DEI VALORI
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
compresi i
non cattolici, un comportamento dettato dall'«appartenenza al cattolicesimo».
In conclusione: il Pd propone «libertà di coscienza» sulla questione se gettare
a mare il principio di laicità dello Stato. D'altra parte, manca a tal punto la
chiarezza sul fatto che laicità non implica relativismo - probabilmente anche
nelle persone in buona fede -
Fine-vita,
cattolici in piazza <Noi dalla parte dei malati>
( da "Corriere
della Sera" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lo vorrebbe
la laica Barbara Pollastrini, che chiede di «far partecipare gli iscritti, gli
elettori e i simpatizzanti del Pd a una grande consultazione sul testamento
biologico». Proposta difficile da realizzare, anche perché il tempo stringe e
c'è chi, dando per persa la battaglia legislativa, si attrezza già per
combatterla sul campo.
Il
Vaticano non condanna l'aborto terapeutico
( da "Giornale.it,
Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
No a
stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa cattolica africana
ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi. "Credenze che
talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici a Luanda -
comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo risorto ai
vostri concittadini.
Il
Vaticano non condanna l'aborto a scopo terapeutico
( da "Giornale.it,
Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
No a
stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa cattolica africana
ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi. "Credenze che
talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici a Luanda -
comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo risorto ai
vostri concittadini.
la
nuova destra - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fascismo puro
e duro che esiste ancora ma non certo sulla linea laica e costituzionale di
Fini. In una società di gomma il cemento del potere e del sottopotere è un
collante formidabile; quel collante è nelle mani di un Capo proprietario del
suo partito nel quale Fini entra da ospite dopo esser stato svestito dei suoi
paramenti salvo quelli, abbastanza innocui, di natura istituzionale.
Nasce
la Destra repubblicana il progetto si modernizza
( da "Tempo,
Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici-cattolici,
liberali-sociali, statalisti-liberisti etc), e la rappresentanza collegata alla
testimonianza. Secondo, il cuore pulsante di Fiuggi del 1995 (la nascita di
An), il patto della tradizione post-missina con i filoni liberali, moderati,
cattolici, in libera uscita da Tangentopoli, è pure il cuore pulsante del Pdl.
Alla
vigilia del congresso costitutivo della forza egemone della destra (e del
Paese) Silvio... ( da "Messaggero, Il"
del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
partito
laico» non sta ad indicare distacco o peggio supponenza rispetto alla Chiesa: è
semplicemente la constatazione della sua autarchia, una presa d'atto della
autosufficienza del suo partito e della sua posizione politica. Il partito dei
moderati potrà essere nel futuro aggredito da malattie ben più pericolose di un
pallido clericalismo;
L'ABC
DEL CITTADINO ( da "Unita, L'"
del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La «Breccia»
A metà tra il blog e la rivista on-line, «La breccia» fotografa dall'alto i
tanti terreni di scontro tra laici e cattolici. Perché, mai come oggi, il
confine tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio si è fatto ambiguo e passa
su terre ancora da esplorare. Un inedito dello scrittore
laicI,
come Democrazia comanda ( da "Unita, L'"
del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quel che mi
piacerebbe sapere è se in Spagna esiste veramente per tutti uno Stato laico
come democrazia comanda, in cui l'educazione civica non sia un attentato
totalitario commissionato dai vescovi né questioni come l'aborto, l'eutanasia o
l'indottrinamento religioso nella scuola pubblica dipendano da patti con la
Santa Sede basati su opportunismi elettorali.
È
da non credersi quanto Dio faccia ancora parlare di sé. Ora che il cardinal
Bertone ... ( da "Unita, L'"
del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dei governi
che nel laicismo trovano il canale per un'educazione razionale la quale, non
potendo accettare il materialismo universale, finisce per adattarsi, nel suo
relativismo, meglio dell'ortodossia alla dispersione dell'attuale
analfabetismo. In altre parole, poiché il pontificato veramente auspicabile,
cioè quello di Gustavo Bueno,
Cosa
c'è di diverso fra gli attacchi a B-XVI e quelli ai suoi predecessori
( da "Foglio,
Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolici e
laici, a partecipare alla processione della Domenica delle palme in San Pietro,
“in segno di solidarietà col Papa”. Un?idea che riporta indietro la memoria
storica, alla Domenica delle palme del 1975 in cui Paolo VI, nel pieno di una
violenta campagna di contestazione interna ed esterna –
"Il
Pdl lotterà per la sacralità della vita"
( da "Giornale.it,
Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quando i
cattolici, insieme alle altre forze democratiche, salvarono l?Italia dal
comunismo. E quando nel ?94 abbiamo rischiato nuovamente una deriva
antidemocratica, sono stati sempre i cattolici liberali, assieme alle altre
formazioni laiche e riformiste, a evitare il pericolo di un futuro illiberale
che ci minacciava».
ALMERICO
DI MEGLIO TUTELA DELLA LIBERTà DELLA CHIESA CATTOLICA, RISPETTO DELLE SUE
POSIZIONE... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Quando
abbiamo rischiato nuovamente una deriva antidemocratica sono sempre stati i
cattolici liberali, insieme alle forze laiche e riformiste, ad evitare il
pericolo di un futuro illiberale che ci minacciava». Oggi la sinistra si conferma
deleteria. In Italia la situazione economica è «migliore» che altrove, grazie
al governo che ha «anticipato la crisi con misure efficaci»;
IL
SILENZIO CHE MANCA IN VATICANO ( da "Stampa, La"
del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Una prova per
il Papa, per i cattolici, per la pòlis laica: l'occasione che riesumerà lo
spirito conciliare o lo seppellirà. Non si è mai parlato tanto di Concilio come
in queste settimane che sembrano svuotarlo. Le figure di Giovanni XXIII e Paolo
VI risaltano più che mai.
Integralisti
espropriati dalla destra ( da "Manifesto, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Laici e
cattolici. La discussione riguarda soprattutto, come è logico, l'inizio e la
fine, nascita e morte. Perciò l'aborto, con le relative leggi; perciò il
preservativo, il testamento biologico, le cure più o meno palliative. Dal caso
Englaro agli interventi pontifici in Africa.
Oggi
in Italia un numero crescente di famiglie chiede di iscrivere i figli alle
scuole cattoli... ( da "Stampa, La"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sulle persone
e al 95% sulla gestione, mentre in Italia i pregiudizi ideologici del laicismo
sono ancora un ostacolo. Persino in Thailandia, Singapore, Malaysia dove i
cattolici sono una piccola minoranza, le autorità incoraggiano la nostra
attività pedagogica fondata sulla centralità della persona e la sua formazione
integrale.
Illuminati
dalle stelle, ma abbiate la furbizia di concludere gli affari e di impostare
nuove inizia... ( da "Messaggero, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lunedì 23
Marzo 2009 Chiudi Illuminati dalle stelle, ma abbiate la furbizia di concludere
gli affari e di impostare nuove iniziative tra il 26 e il 27, quando si farà
sentire forte la fortuna. Alla conquista di un cuore? Cosa quasi fatta.
gli
strani silenzi sul papa e i profilattici - marc lazar
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
antica
contrapposizione tra una Francia ostinatamente laica e un´Italia profondamente
cattolica. In verità, la situazione è più complessa. La difformità delle
reazioni va certo ascritta al peso delle differenze storiche tra questi due
Paesi, ma anche a scelte politiche divergenti. In Francia le reazioni più
virulente sono state quelle dei rappresentanti del governo di destra.
quegli
strani silenzi sul papa e i profilattici - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Oggi gli
italiani di sinistra, siano essi laici, agnostici, atei, oppure cattolici
tendenti al «fai da te», nel tentativo di conciliare le proprie convinzioni
profonde con le raccomandazioni della Chiesa e delle sfide quotidiane della
modernità, sono senza dubbio più avanti di quanto pensi il Pd.
<Fini
vola ormai al di sopra del Pdl>
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Voglio farle
notare che anche Alemanno nel suo intervento, ha citato Giovanni Gentile, un
laico che ha fatto dell'attualizzazione del pensiero una linea e un progetto da
seguire». Il suo richiamo però è ai valori cattolici. «Non v'è dubbio. Alemanno
ha tentato un approfondimento declinando quei valori aggiornandoli alla
situazione contemporanea.
Il
Pdl porti fiori a Craxi ( da "Tempo, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
coesistenza
di laicismo, cattolicesimo, riformismo, socialismo, radici greco-romane,
giudaico-cristiane, tradizioni, amor di Patria, insomma, di storie variegate
marcate da valori, comunque, coniugabili per il bene dell'Italia. Mi sembra
sacrosanto, adesso che sta per nascere il partito degli italiani liberi, ricordarci
di rendere un commosso omaggio alla memoria del padre dell'
PER
IL PD È L'ORA DI SCEGLIERE ( da "Unita, L'"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
di
ispirazione laica, quando non laicista, che i cattolici e i laici devoti della
ex- Margherita paradossalmente preferiscono al gruppo socialdemocratico. Di
fronte a tale geografia politica la destra italiana non ha problemi, trovando
cittadinanza nel gruppo popolare, mentre la Lega raggiungerà i suoi simili all'estrema
destra.
Forza
Italia si mette al lavoro Sta per nascere il nuovo Pdl
( da "Tempo,
Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Nel Pdl ci
sarà la continuità con la destra del Msi e di An per quanto riguarda certi
valori, primo tra tutti quello di patria, Dio, la famiglia. Ci sarà poi il
nostro socialismo riformista, liberale, laico e cattolico. Le iniezioni di
storia e di buon governo di una certa Dc».
ROMA.
FINI HA SUONATO MOLTO BENE LO SPARTITO NEL RIPERCORRERE E INTEGRARE LA STORIA
DELLA DEST... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
da cattolico,
sentire da Fini che la religione va collocata all'interno delle scelte
personali e non collettive? È una direzione molto diversa da quella intrapresa
dal Pdl in più occasioni. «Preferisco risponderle da laico. È una delle
dissonanze che evidenzio nell'intervento di Fini, perché la separazione tra
Stato e Chiesa,
ALMERICO
DI MEGLIO RESTANO I NOSTRI AVVERSARI, MA LA NASCITA DEL PDL è UN FATTO
POSITI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
della Chiesa
e la laicità dello Stato». E riferendosi al testamento biologico, ha
puntualizzato la sua linea: «Io dico no ad una disciplina di partito per
avvicinare sui temi eticamente sensibili laici e cattolici. Bisogna rispettare
le diversità. Il partito deve costruire una posizione prevalente, che
rappresenti la maggior parte dei militanti ma mai sacrificare chi esprime un'
E
Fini divenne interessante ( da "Foglio, Il"
del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
abbraccio a
un laicismo etico senza la fatica dell?argomentazione, l?incomprensione
stizzita dello strappo del “predellino”, giusto prima dell?allineamento che lo
porterà un anno fa alla presidenza della Camera come effetto del plebiscito del
13 aprile;
L'ira
di Bagnasco "Benedetto XVI irriso e offeso"
( da "Stampa,
La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
la vita va
difesa perché è indispensabile limitare il potere "biopolitico" sia
della scienza, sia dello Stato». L'input dei vescovi infiamma il confronto
politico. Barbara Pollastrini del Pd rivendica l'autonomia del Parlamento e
denuncia l'«imposizione a maggioranza di una legge non rispondente
all'impostazione liberale e laica della nostra Costituzione».
una
festa per viano senza salotti alla moda - vera schiavazzi
( da "Repubblica,
La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Viano si è
visto affidare sul campo il ruolo di portabandiera della laicità italiana, e ha
polemizzato tra i primi e con maggiore durezza contro le ingerenze della chiesa
cattolica. Ma è stato sempre lui a battersi contro l´idea stessa di un´etica
pubblica, e in favore di una bioetica liberale fortemente rimessa nelle mani di
ogni individuo, basata sulla libertà personale.
"salvato
dall'auto blindata" nencini al lavoro dopo l'incidente - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Il laicismo è
la sua bandiera e poco importa se Beppe Englaro ha deciso di non prendere la
tessera onoraria del Partito socialista: «Mi ha spiegato che voleva fare un
passo indietro per pensare solo alla Fondazione per Eluana e che voleva evitare
che la sua sovraesposizione venisse letta politicamente in modo sbagliato.
e
nelle paritarie senza bonus è profondo rosso
( da "Repubblica,
La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laica ma
tradizionalmente vicina all´Opus Dei, che ha prima chiuso le iscrizioni per le
medie inferiori e poi anche quelle per le elementari. «Non c´era un adeguato
numero di iscritti» riconosce Doriana Lisco, dalla scuola dei Fiori. «L´assenza
di incentivi, del resto, non aiuta ma, anzi, scarica sulle spalle dei genitori
una serie di oneri»
IL
SEGNO DEL COMANDO ( da "Manifesto, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cercato di
tutelare la relazione fra Eluana e Beppino Englaro dal decisionismo del
governo, o preferiamo un vuoto di legge a una legge dettata dall'onnipotenza
del biopotere? C'era un tempo in cui la cultura cattolica sapeva costruire,
sulle proprie istanze, un terreno di mediazione con il mondo laico. Quel tempo,
par di capire, è finito, e non certo per sola responsabilità dei laici.
Posizioni
integraliste Ma è lo stato che tace
( da "Manifesto,
Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non vede però
anche una debolezza nelle posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da
nessuna parte, al massimo si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un
governo e una maggioranza assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato
con la chiesa, che l'ascolta con rispetto e che qualche volta perfino anticipa
nei desideri.
Bagnasco
ruggisce in difesa di Ratzinger E sul biotestamento vuole mobilitazione
( da "Riformista,
Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un ostracismo
che esula dagli stessi canoni laici». Come era prevedibile, la prolusione si è
incentrata principalmente sulla vicenda della morte di Eluana Englaro e, più
precisamente, sulla necessità di agire sul piano legislativo alla svelta. Se il
caso di Eluana ha rappresentato «un'operazione tesa ad affermare un diritto di
libertà inedito quanto raccapricciante»
Signor
Gervaso, la Svizzera ha detto basta all'uso indiscriminato di spinelli,
mentr... ( da "Messaggero, Il"
del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che non è una
fede cattolica, ma una fede laica, che non significa laicista. Io sono sempre
stato contro la droga. Con buona pace di Pannella, diventato, purtroppo, dopo
avere combattute tante battaglie civili, quasi una maschera della commedia
dell'arte, ossessivo, enfatico, di una loquacità parossistica.
Bagnasco:
il Papa irriso e offeso Legge sul fine vita, basta lungaggini
( da "Corriere
della Sera" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
contro cui è
partita in questi giorni una mobilitazione del laicato cattolico simile a
quella che si è avuta per il Family day e per la legge 40. Secondo Bagnasco i
media hanno strumentalizzato le parole del Papa sull'Aids e le hanno offerte in
pasto a quanti sulla base dei loro resoconti hanno decretato contro di lui «un
ostracismo che esula dagli stessi canoni laici».
Moschea
di Cascina Gobba, è lotta tra gli imam
( da "Giornale.it,
Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
le reazioni
al laicismo, basti pensare a Comunione e Liberazione». L'Ucoii dunque vuole
riprendersi il centro? Kabakebbji smentisce: «Come si può parlare di ritorno
dell'Ucoii per un centro che è già sede dell'Ucoii a Milano?». Dagli
schieramenti interni al mondo islamico si comprende quale sia la reale portata
della spaccatura.
<Posizioni
integraliste Ma è lo stato che tace>
( da "Manifesto,
Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non vede però
anche una debolezza nelle posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da
nessuna parte, al massimo si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un
governo e una maggioranza assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato
con la chiesa, che l'ascolta con rispetto e che qualche volta perfino anticipa
nei desideri.
( da "EUROPA ON-LINE" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Né eutanasia né
accanimento. Non smettiamo di parlarci SANDRO BONDI Gentile direttore, il
dibattito che segna e definisce la dimensione bioetica ? e, con essa,
bio-politica ? è la cifra del nostro tempo. Domandiamoci: è possibile formulare
un giudizio politico retto ed equilibrato su questa materia senza interpellare
la coscienza? Sia la tradizione cristiana ? con la Gaudium et spes ?, sia la
cultura laica ed agnostica premettono sempre un impegno della coscienza, la
quale problematizza e fa sintesi dei dati della realtà, cioè, in qualche modo,
interpreta la realtà e ne fissa le coordinate, orientando, così, le scelte.
Convergenze etiche e tutte qualificanti la materia del dibattito politico in
corso. Ma, a questo dato preliminare, se ne aggiunge un altro, che riapre la
partita politica e il dialogo tra laici e credenti oppure a livello politico
tra il Pdl e il Pd e all?interno di ciascun partito: è dalle coscienze vive e
consapevoli che ripartirà la possibilità di costruire un ponte civile,
culturale e politico tra le due grandi forze democratiche di questo paese. Si
costruiscono ponti attraverso convergenze etiche e culturali. La civiltà
occidentale è il nostro comune perimetro, e la dignità della persona appartiene
alla tradizione cristiana, in ogni sua declinazione, si pensi soltanto ad
Erasmo da Rotterdam. La comune fede riconosciuta dai laici e dai cattolici è questa e si fonda sulla dignità oggettiva,
ontologica della persona, sulla libertà di scelta in un rigoroso discernimento
delle cause storiche di certi eventi, riguardanti la vita e la fine della vita.
Una buona base è la cosiddetta legge francese, che proibisce di praticare
l?eutanasia, ma consente la sospensione delle cure «sproporzionate » o
«inutili». Sospendere l?alimentazione è un atto gravido di responsabilità
soggettive ed oggettive, ed è cosa diversa a seconda dei singoli casi. Ferma
restando la proibizione assoluta dell?eutanasia, quando, tuttavia,
l?alimentazione significhi, di fatto, accanimento terapeutico nei confronti
della persona, allora ? e solo allora ? deve scattare un atto di libera
volontà, espressa anche attraverso il testamento biologico, in comunione con i
familiari e con i medici curanti. Così si tiene insieme la libertà e la
responsabilità: la cifra del discernimento etico e il rispetto della libertà
individuale. Non potrà mai essere una legge a ?mettere a posto le cose?
attraverso una normativa ritenuta ?perfetta?. Questa pretesa del diritto
limiterebbe la sfera di azione dell?individuo, libero e sempre responsabile
delle proprie azioni, oltre a determinare arbitrariamente chi possa decidere
quando e se la vita sia degna di essere vissuta. Ciò che deve essere evitata è,
dunque, da un lato, l?eutanasia come tale, e, dall?altro, l?«ostinazione
irragionevole » di trattamenti che non abbiano altro effetto che quello di
mantenere artificialmente in vita un malato, senza tuttavia offrirgli alcuna
possibilità di guarigione. In questi casi, peraltro limitati, è la libertà
della persona, unitamente al consulto tra i familiari del malato e i medici
curanti, che, nell?ambito dei questi principi ricordati e dei protocolli ancora
più dettagliati che dovranno stilati dagli organismi medici e scientifici
riconosciuti, deve consentire di assumere decisioni rispettose
dell?inviolabilità della vita e della dignità della persona.
( da "EUROPA ON-LINE" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
S C R I P T A M A N
E N T Benedetto XVI e il bullismo dell?ateo devoto PANORAMIX La Chiesa immobile
Non stupisce che il Pontefice ribadisca ancora una volta il pensiero che da
sempre la Chiesa coltiva in tema di sessualità, scrive Franco Garelli su la Stampa,
«con le sue chiusure sull?uso del condom, con i suoi richiami ai principi etici
fondamentali». Tuttavia, ciò che sorprende da un lato «è questa immobilità di
pensiero della Chiesa che si trascina nel tempo» (cfr Humanae Vitae, 40 anni
fa), e dall?altro «il fatto che essa sia stata riproposta in modo esplicito nel
momento stesso in cui il Pontefice ha iniziato il suo viaggio in Africa». La
morale cristiana, è il ragionamento di Garelli, «richiede certamente una forte
fedeltà ai principi, ai valori ?irrinunciabili?. Tuttavia prevede anche che il
richiamo ai valori ultimi sia mediato in rapporto alle situazioni concrete di
vita, anche orientandosi in determinate circostanze a scegliere il male minore,
soprattutto quando si è di fronte a fenomeni (come quello dell?Aids) carichi di
conseguenze molto gravi non soltanto per chi ha contratto la malattia, ma anche
per i figli e le generazioni future che non hanno responsabilità alcuna». Il no
di Benedetto XVI ai preservativi è stato contestato non dalla Spagna del ?laicista? Zapatero, ma dai
governi di Francia e Germania, «governi che ? pur di matrici diverse ? sono
attenti al ruolo del Papa nel mondo». Entrambi, conclude il quotidiano
torinese, «sembrano chiedere al Pontefice di essere più attento alle implicazioni
politiche delle sue prese di posizione, per evitare che si interrompano
processi che ? pur limitati ? contribuiscono ad attenuare i mali del mondo».
Finalino: «In questo contesto, è curioso rilevare la totale assenza di reazione
del governo e dei leader politici italiani, forse per eccesso di furbizia o di
equilibrio ». L?ombra della Chiesa Il rischio è che, nel prossimo futuro, i
mega-schermi installati (con strascico di polemiche) in piazza San Pietro
possano restare inutilizzati. L?idea di chiesa che s?avanza sembra proprio
quella di una comunità forte, solida, militante che non si può permettere di
essere attraversata dal dubbio e che si chiude nella fortezza delle proprie
certezze. «Può darsi che la gerarchia cattolica italiana sia contenta così: contenta
? scrive su Repubblica Adriano Sofri ? di galvanizzare le sue schiere
militanti, e di mettere a tacere i suoi fedeli dissidenti e amareggiati. Che
addirittura questa falsità le sembri una bella ed evangelica intransigenza».
Che futuro verrà da tal presente? B-XVI Prima pagina del Foglio. Commento del
direttore Giuliano Ferrara intitolato ?L?aggressione a B-XVI? (tra parentesi,
sembra la sigla di un bombardiere della seconda guerra mondiale). Le
burocrazie, non i popoli, attaccano il papa perché «si mettono al servizio di
piccole ma insidiose crociate ultrasecolariste contro un Papa che ha avuto la
sfacciataggine, come il suo predecessore, di impugnare la ragione per affermare
nello spazio pubblico europeo e mondiale il contenuto e il significato della fede
cristiana, una fede che assume alcuni principi liberali del pensiero moderno
senza sottoporsi alla sua deriva nullista. E contro un Papa che ha avuto la
sapienza di impugnare la ragione occidentale ovvero il deposito laico del
migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un postmodernismo banale
delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà anteponendole una falsa
coscienza del soggetto, un?ideologia settaria e al fondo estremamente
intollerante». Seguirà la chiesa cattolica la strada segnata dal bullismo
dell?ateo devoto?
( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Torino
Le nozze d´oro degli équipiers Il movimento delle coppie cattoliche festeggia
cinquant´anni Oggi un incontro al Sermig di piazza Dora su un pezzo di storia
di Torino che ha toccato tutti gli strati sociali PAOLO GRISERI Nel teatro del Palais
de Chaillot, a Parigi, «più di duemila persone occupavano completamente la
grande platea. Sul palco, davanti a un grande fondale chiaro, un lungo tavolo
era predisposto per gli oratori. Su quello stesso tavolo, con nostro grande
stupore, a fine mattinata veniva celebrata la messa». L´episodio risale al 1959
prima che il Concilio Vaticano II introducesse importanti novità nella liturgia
della messa cattolica. La testimonianza è di Anna e Fiorenzo Savio, la coppia
che con Camillo e Marisa Donat-Cattin introdurrà a Torino, prima in Italia, il
movimento dell´Equipe Notre Dames. Movimento nato in Francia, nel 1939, per
iniziativa dell´abbé Henry Caffarel, e giunto in Italia nel dopoguerra grazie
all´iniziativa di un gruppo di cattolici torinesi.
L´intuizione di Caffarel è quella di dare dignità alla vita di coppia
all´interno della chiesa: «Perché il matrimonio deve essere considerato ai
margini della fede?». A Torino il movimento si diffonde tra gli intellettuali cattolici. Il fulcro è un gruppo di studenti del
Politecnico. L´associazione diventa presto interclassista comprendendo, accanto
a coppie di docenti universitari, famiglie di operai e impiegati.
L´organizzazione è basata su piccoli gruppi di 4-5 coppie che si incontrano
mensilmente nelle proprie abitazioni e si confrontano sulla loro esperienza
famigliare e sulla loro fede. Ogni piccolo gruppo è assistito da un sacerdote. La novità è nella centralità che assume l´esperienza dei laici in
una chiesa tradizionalmente fondata sulla supremazia del clero. «Tra i fattori
che favorirono la crescita del movimento a Torino - ricorda Fiorenzo Savio - ci
fu certamente la nomina del professor Michele Pellegrino alla guida della
diocesi di Torino». Una parte degli aderenti al movimento fu nel
consiglio pastorale che collaborava con Pellegrino. Oggi il movimento nato 50
anni fa a Torino, conta in Piemonte 700 coppie divise in un centinaio di
équipe. La sua forza continua a essere quella del protagonismo dei laici.
Tradizionale espressione del cattolicesimo progressista, il movimento non ha,
in realtà, un orientamento politico ideologico. è essenzialmente
un´associazione di credenti, che oggi conta nel mondo circa 200 mila aderenti.
Non sono tanto i numeri a dare la dimensione dell´importanza dell´équipe.
Quanto la sua capacità di attraversare tutti gli strati sociali e il fatto di
aver segnato la vita della città degli ultimi decenni. Tra gli équipiers si
segnala infatti Valentino Castellani. Ma anche il pm Giuseppe Ferrando e il
primario di anestesia Pierpaolo Donadio. Tra gli assistenti spirituali c´è stato, per lunghi anni, monsignor Franco Peradotto, uno dei
principali collaboratori del cardinale Pellegrino. La festa che si svolge oggi
nei locali del Sermig, in piazza Borgo Dora a Porta Palazzo, sarà dunque
l´occasione per riflettere su un pezzo della storia di Torino. L´appuntamento è
alla 16,30. Una mostra illustrerà la storia delle équipes torinesi. Il
sociologo Franco Garelli interverrà sul ruolo del movimento una società in cui
il matrimonio è sempre più in crisi.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Roma
Il Pd critica l´ordine del giorno Nel XIX municipio un monumento ai bambini mai
nati «Dopo l´approvazione nel XX Municipio ora anche il XIX dà il via libera
all´iniziativa proposta dal Centro di aiuto alla vita di costruire un
"monumento ai bambini mai nati" per dare loro una degna sepoltura».
Con queste parole i responsabili della stessa associazione annunciano
l´iniziativa. «L´ordine del giorno proposto dal consigliere del Pdl, Fabio
Molinaro, è stato approvato con il voto della
maggioranza e del consigliere del Pd Nino Bufalini, altri due consiglieri del
Pd, Fabrizio Cirelli e Carla Petrucci sono usciti al momento della votazione».
Nei cimiteri romani saranno dunque riservate apposite aree per la sepoltura dei
bambini non nati per interruzione di gravidanza. «L´approvazione da parte del
XIX Municipio di un ordine del giorno per la costruzione di un monumento per
ricordare "i bambini mai nati"» ha invece
sottolineato Massimiliano Valeriani, consigliere comunale Pd, «è solo l´ultima
incredibile trovata della destra che sembra essersi trasformata in una sorta di
Militia Christi. Il tentativo da parte del Pdl di allargare il divario tra
laici e cattolici è quanto mai discutibile e non ha alcun senso».
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2009)
Argomenti: Laicita'
DISCUSSIONE/4
Questioni DI VITA E DI MORTE LA RAGIONE NON C'ENTRA COL RELATIVISMO DEI VALORI
Roberta De Monticelli Come mai la questione del testamento biologico suscita
uno scontro così appassionato sull'arena pubblica? Anzi, perché colpisce la
sensibilità di ciascuno di noi al punto da indurre, molto più di altre questioni,
anche le persone solitamente meno coinvolte nel dibattito pubblico o quelle
meno interessate alla politica quotidiana a misurarsi, prendere posizione, e
comunque a soffrire? E perché proprio su questa questione le attuali forze
dell'opposizione si sono così tragicamente divise? Credo che le risposte a
queste due domande siano fra loro molto legate. Tanto per cominciare, la
questione tocca quanto c'è di più profondo e prezioso in ciò che ogni persona
è. Vale a dire che la posta in gioco è molto alta, ed è legata a quella che
chiamerò la parte più personale dell'esperienza morale, quella propriamente
legata all'identità morale di ciascuno. Inoltre manca - mediamente almeno -
nell'universo culturale pur variegato delle forze d'opposizione, o del progressismo
democratico-liberale, la consapevolezza veramente chiara del fatto che laicità
non implica relativismo. Una consapevolezza che, sola, potrebbe evitare
divisioni interne alle forze di opposizione - e la cui assenza è davvero
tragica. Perché un pensiero che sia insieme laico e non relativista in materia
di valore sarebbe la sola base solida e limpida di quel rinnovamento del
pensiero sui valori che da molto tempo è il desiderio ancora mai esaudito (la
«questione morale», dai tempi di Enrico Berlinguer) lasciato in eredità alla
sinistra europea - o forse, più semplicemente, all'umanità europea. C'è un modo
di pensare che il '900 ci ha consegnato, e in base a cui ragiona la maggior
parte delle persone che hanno a cuore la libertà di coscienza e la laicità
dello Stato. È la tesi che la maggior conquista della civiltà moderna,
l'autonomia della morale fondata sulla coscienza personale e non sull'autorità
di chi si proclama interprete della volontà di Dio o del popolo, o della legge
di natura, comporta, nelle nostre società pluraliste, il relativismo dei
valori. Dall'altra parte sembra esserci soltanto la tendenza autoritaria, oggi
approvata da una maggioranza degli italiani, che a quell'autorità affida la
scelta, rigettando ogni responsabilità personale insieme con l'angoscia della
libertà che vi è connessa. E questa angoscia prorompe a volte (caso Englaro) in
urla di oscena violenza («assassino!»). Ma la ragione non c'entra La sola cosa
che in questo quadro non c'entra è la ragione. La ragione non c'entra nulla col
relativismo che gli uni rivendicano, e dal quale gli altri si sentono
abbandonati a se stessi. Non c'entra con i soggettivismi, gli scetticismi, i
nichilismi, i politeismi, i pensieri tragici e i decostruzionismi - in breve,
l'intera neo-sofistica del pensiero pratico - che il secolo scorso ci ha
lasciato in eredità, quando, con pochissime eccezioni, ha decretato che
dell'etica, del diritto, della politica - non ci può essere una base oggettiva.
Musil ha scritto che «ciò che chiamiamo "cultura" non è soggetto al
criterio di verità, ma nessuna grande cultura può fondarsi su una falsa
relazione alla verità». Purtroppo, una falsa relazione con la verità corrode
una gran parte della nostra cultura progressista. Questa falsa relazione si
rende evidente già nel linguaggio comune, con espressioni apparentemente
innocue e in effetti assurde come «la mia verità», «la tua verità». Se le si
intendesse alla lettera, ogni volta che io e te sosteniamo posizioni opposte ci
sarebbero due proposizioni p e non-p, entrambe vere. Senza il principio di non
contraddizione sarebbe vero tutto e il contrario di tutto, cioè non ci sarebbe
alcuna verità. In particolare nessuna verità in materia di valore, ad esempio
su ciò che è giusto o ingiusto. E in effetti questa è la tesi per eccellenza
del nichilista: del buon vecchio Nietzsche ad esempio («non esistono verità...
ma solo interpretazioni»). Purtroppo siamo spesso così sbadati da non
accorgerci che affermare questa tesi è affermare come vera una proposizione,
nel momento stesso in cui si nega che esistano verità. Naturalmente quelle
sciocche espressioni, «la mia verità», «la tua verità» non sono intese alla
lettera, ma all'incirca come sinonimi di «la mia opinione», «la tua opinione».
Questo però non è meno imbarazzante, perché senza una distinzione fra opinione
e verità non è possibile credere che esistano conoscenze. La riduzione di ogni
pretesa conoscenza in materia di valori all'opinione di qualcuno coincide con
il relativismo. Non c'è dubbio che questo relativismo sia diffuso, o
addirittura teorizzato, fra i progressisti europei e italiani, a volte con
l'appoggio di famosi filosofi che dichiarano «violenta» la verità o che
oppongono la verità alla carità. Il relativismo si presenta come bandiera di
tolleranza e di laicità, e come la sola posizione coerente con il pluralismo
culturale e dei valori interno alle nostre società, e si pretenderebbe come la
sola premessa a un ordinamento non teocratico o comunque non illiberale della
società civile. Eppure, la dottrina della verità che Dio vuole e la chiesa
rappresenta, e quella delle molte verità relative, condividono una identica
erronea premessa: che il vero e il certo coincidano. Che in questa materia sia
solo questione di fede. Che poi si ragioni come un papa, per il quale la fede è
una e dunque è una anche la verità, o come chi ammette un «politeismo dei
valori», in entrambi i casi si esclude il terzo termine della conoscenza: che
ci siano ragioni accessibili a chiunque, indipendentemente dalla sua fede, per
riconoscere una tesi come vera. Il relativista attaccherà «la ragione
considerata come un'autorità oggettiva» (violenza!), e il fondamentalista
negherà l'uguale competenza morale del non credente. Entrambi risponderanno con
un no deciso alla questione fondamentale del nostro tempo: è possibile una
fondazione razionale del giudizio di valore nell'epoca della pluralità degli
orientamenti, quindi delle diverse identità morali e ideali delle persone e
delle comunità? È possibile una ragione pratica in un mondo plurale? Come si potrebbe
rispondere di sì? Dove va a finire allora la «questione di vita o di morte» che
riguarda ogni scelta seria? Dove va a finire allora l'identità delle persone,
definita per ciascuno dalle sue priorità di valore? Dove va a finire il
pluralismo? Questa è la vera sfida cui dobbiamo rispondere: e possiamo.
Dobbiamo imparare a distinguere fra ethos - cioè l'identità morale di ciascuno,
fonte della sua possibile espressione, della sua identità come della ricchezza
o diversità dei beni che ne vengono al mondo - ed etica, cioè quello che è
dovuto da ciascuno a tutti. Non ogni ethos, dunque, può andare, ma solo quelle
compatibili con l'etica. Bene, e chi stabilisce l'etica? Qui non si sfugge:
quello che è dovuto da ciascuno a tutti è il diritto a vivere ed esprimersi
secondo il proprio cuore e la propria fede, così come lo si chiede per se
stessi. E proprio per ottemperare a questo dovere abbiamo il diritto: che in
tutti i casi in cui non sia evidente alla ragione di ognuno cosa si debba fare,
o perché il caso è troppo complesso o perché riguarda gli stili di vita
personali (la sfera delle libertà civili), serve a tutelare la libertà di
coscienza e scelta di ognuno. E naturalmente, non a sostituirvisi, decidendo
per lui. Quest'ultimo uso della legge non sarebbe un eccesso di etica, ma la
perfetta negazione dell'etica. Un problema fattuale E con questo possiamo
trarre la nostra conclusione sull'attualità. Il nesso fra laicità,
anti-relativismo, etica e diritto che abbiamo abbozzato dovrebbe sgombrare il
terreno dall'equivoco grossolano ma pervasivo che ha gravato sul dibattito
pubblico durante e dopo gli sviluppi della vicenda Englaro. Il fatto che le
questioni relative alla fine della vita tocchino l'identità morale delle
persone non significa assolutamente che sia stato
giusto, in sede politica, lasciare la decisione a favore o contro il disegno di
legge Calabrò alla cosiddetta «libertà di coscienza» dei singoli parlamentari.
Cosiddetta, perché parlare di «libertà di coscienza», qui, vuol dire mettersi a
una supposta equidistanza dal sì e dal no, cioè accettare la tesi che ci siano
in fondo due opposti radicalismi pronti a sfruttare politicamente una questione
eminentemente intima, privata. E questa tesi mi pare del tutto falsa. In
effetti, la sola questione in gioco qui è se una persona abbia o non abbia il
diritto di rifiutare un trattamento di sopravvivenza forzata, (che viola
addirittura l'habeas corpus con l'introduzione violenta di un sondino) come la
nostra Costituzione ci assicura. La sola questione è dunque se un progetto di
legge che invece introduce l'obbligatorietà del trattamento di sopravvivenza
forzata sia o non sia anti-costituzionale. Questa a me pare una questione di
fatto, e non una questione di coscienza. CONTINUA|PAGINA14 L'altra parte, su
questo punto, è più chiara. Ruini ha affermato: «la Chiesa non può consentire
che si rivendichi, nello stesso tempo, l'appartenenza al cattolicesimo e
l'autonomia nel decidere sulla propria vita». Dunque a Ruini è evidente che la
legge Calabrò imporrà a tutti, compresi i non cattolici, un comportamento dettato dall'«appartenenza al cattolicesimo».
In conclusione: il Pd propone «libertà di coscienza» sulla questione se gettare
a mare il principio di laicità dello Stato. D'altra parte, manca a tal punto la
chiarezza sul fatto che laicità non implica relativismo - probabilmente anche
nelle persone in buona fede - che quei cattolici
i quali ritengono che l'indisponibilità della propria vita sia una verità
morale (e riescono a sorvolare sull'imbarazzo che dovrebbe suscitare il
disporre di quella altrui contro la sua propria volontà), si convincono che è
questo il prezzo da pagare per tutelare dal relativismo la verità morale di cui
sono certi. Dico che può esserci buona fede, in questo, perché è davvero così
odiosa la tesi che tutti i giudizi di valore si equivalgono, (cioè il
nichilismo morale) ed è davvero così distruttiva di ogni libera espressione
personale (perché non c'è fioritura personale al di fuori di una ricerca di
verità), che alcuni possono veramente arrivare a credere come, piuttosto di
cedere a questa deriva nichilista, sia meglio accettare che l'anima ci venga
salvata per forza. Con mezzi meno cruenti, certo, ma più macabri ancora di
quelli dei missionari che durante la Conquista battezzavano per forza i nativi
ribelli prima che morissero, uccisi dagli Spagnoli. Ma soprattutto con l'esito
inconsueto di gettare a mare l'intero fondamento della tradizione morale
cristiana - la libera volontà - e insieme l'intero fondamento della democrazia
liberale - la libertà ed eguaglianza in dignità e diritti. Libertà morale e
libertà civile insieme: ecco la posta in gioco.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-21 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE L'iniziativa Manifesto delle tre associazioni che diedero vita al
«Family day» Fine-vita, cattolici in piazza «Noi dalla
parte dei malati» «Come i proletari di un tempo». Veronesi: il medico può
disubbidire alla legge Dubbi dei giuristi sul ddl del governo: sacrifica il
diritto del paziente all'autodeterminazione ROMA — In attesa del primo voto sul
testamento biologico a Palazzo Madama — previsto per martedì — arriva un nuovo
appello al dialogo, fatto dal ministro Sandro Bondi sul quotidiano Europa, ma
anche l'accusa di avere «ideologizzato e inquinato il dibattito», lanciata dal
capogruppo del Pd Anna Finocchiaro. L'invito dalemiano a una moratoria non è stato accolto dal centrodestra e ormai è imminente il voto
dei primi emendamenti, che si dovrebbe concludere giovedì. Ma c'è chi ritiene
che anche all'interno del Pd — partito nel quale c'è una «posizione prevalente»
e diverse altre posizioni — sia necessario un supplemento di dibattito. Lo vorrebbe la laica Barbara Pollastrini, che chiede di «far
partecipare gli iscritti, gli elettori e i simpatizzanti del Pd a una grande
consultazione sul testamento biologico». Proposta difficile da realizzare,
anche perché il tempo stringe e c'è chi, dando per persa la battaglia
legislativa, si attrezza già per combatterla sul campo. è il caso di
Umberto Veronesi, che dà un'interpretazione molto personale della legge,
aprendo un varco nella sua applicazione: «Il medico può andare contro la legge,
perché l'obiezione di coscienza lo prevede. E se il medico vuole rispettare,
per suo valore morale, la volontà di un paziente, deve acconsentire a
rispettare questa volontà. Anche se la legge lo proibisce». Sull'altro fronte,
sempre interno al Pd, Paola Binetti e Emanuela Baio aderiscono alla «grande
catechesi sul valore della vita», un manifesto lanciato da tre associazioni
cattoliche, Forum famiglie, Retinopera e Scienza e Vita (le stesse che
organizzarono il family day). Secondo le parlamentari, «oggi i malati
rappresentano la nuova faccia del proletariato di un tempo: sono gli ultimi tra
gli ultimi e non hanno voce per parlare». Le associazioni, nel loro manifesto
Liberi per vivere, chiedono la «coscientizzazione» della popolazione e dicono
tre sì — alla vita, alle cure palliative, a un aumento dell'assistenza — e tre
no, all'eutanasia, all'accanimento terapeutico e «all'abbandono di chi è più
fragile». I giuristi riuniti nel Consiglio nazionale forense esprimono invece
perplessità sul disegno di legge del governo: «Rischia di comportare il
sacrificio del diritto soggettivo del paziente all'autodeterminazione ». E
sull'incostituzionalità — anche se le pregiudiziali sono già state bocciate
dall'Aula — insiste ancora il Pd con la Finocchiaro: «Dobbiamo trovare uno
strumento mite. Credo che il testo Calabrò non lo sia, anche perché è in
contraddizione con la Costituzione ». Ma è sulle strategie parlamentari che si
giocherà la partita in Aula. I radicali chiedono che i parlamentari leggano il
loro testamento biologico in Aula, un modo per esercitare l'ostruzionismo
annunciato. E il Pd chiederà il voto segreto su alcuni emendamenti, per cercare
di fare uscire allo scoperto gli scontenti del Pdl. Il presidente del Senato
Renato Schifani non sembra contrario: «Se vi saranno i presupposti richiesti
dal regolamento, i voti segreti saranno riconosciuti. Non sarebbe la prima
volta». Ignazio Marino chiederà il voto palese su alcuni suoi emendamenti: «Per
esempio su quello che introduce il prepensionamento per chi vuole assistere un
parente in stato vegetativo. Voglio vedere in faccia
chi voterà contro». A chiedere ancora il dialogo è Sandro Bondi: «Bisogna tenere
insieme libertà e responsabilità: la cifra del discernimento etico e il
rispetto delle libertà individuali ». Per il ministro una buona base di
partenza è la legge francese, «che proibisce di praticare l'eutanasia, ma
consente la sospensione delle cure sproporzionate o inutili». Alessandro
Trocino
( da "Giornale.it, Il" del 21-03-2009)
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n. 69 del 2009-03-21
pagina 0 Il Vaticano non condanna l'aborto terapeutico di Redazione Il
portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, precisa le parole del pontefice
sull'aborto e il controllo delle nascite. Intanto prosegue il viaggio di
Benedetto XVI in Africa: "La Chiesa combatta superstizioni e
spiritismi" Luanda (Angola) - Nel discorso fatto ieri a Luanda "il
Papa non ha detto che deve essere rifiutato l?aborto terapeutico. Si è espresso
contro i programmi di salute riproduttivà che diffondono ampiamente l?aborto
come mezzo di controllo delle nascite": è quanto ha precisato il portavoce
Vaticano, padre Federico Lombardi, incontrando oggi i giornalisti. Intanto
prosegue il viaggio di Benedetto XVI in Africa. No a
stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa cattolica africana
ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi. "Credenze che
talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici a Luanda -
comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo risorto ai
vostri concittadini. Tanti di loro vivono - ha spiegato - nella paura
degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati,
arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani,
perchè, dicono, sono stregoni". Convivenza impossibile "Chi può
recarsi da loro ad annunciare - si è chiesto - che Cristo ha vinto la notte e
tutti quegli oscuri poteri?". Qualcuno obietta che la Chiesa cattolica
dovrebbe convivere pacificamente con queste tradizioni rispettandone
l?autenticità. Non è di questo parere Benedetto XVI. "Se noi siamo
convinti e abbiamo fatto l?esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta,
le manca la realtà fondamentale, dobbiamo essere convinti - ha esortato - anche
del fatto che non faccia ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli
diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità,
la gioia di aver trovato la vita". "Anzi - ha concluso - dobbiamo
farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la
vita eterna". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Giornale.it, Il" del 21-03-2009)
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n. 69 del 2009-03-21
pagina 0 Il Vaticano non condanna l'aborto a scopo terapeutico di Redazione Il
portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, precisa le parole del pontefice
sull'aborto e il controllo delle nascite Luanda (Angola) - Nel discorso fatto
ieri a Luanda "il Papa non ha detto che deve essere rifiutato l?aborto
terapeutico. Si è espresso contro i programmi di salute riproduttivà che
diffondono ampiamente l?aborto come mezzo di controllo delle nascite": è
quanto ha precisato il portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi, incontrando
oggi i giornalisti. Intanto prosegue il viaggio di Benedetto XVI in Africa. No a stregoneria e spiritismo Papa Benedetto XVI esorta la Chiesa
cattolica africana ad opporsi con decisione alla stregoneria e agli spiritismi.
"Credenze che talvolta - ha detto il pontefice incontrando clerici e laici
a Luanda - comportano persino sacrifici umani. Oggi spetta a voi offrire Cristo
risorto ai vostri concittadini. Tanti di loro vivono - ha spiegato -
nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati;
disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i
più anziani, perchè, dicono, sono stregoni". Convivenza impossibile
"Chi può recarsi da loro ad annunciare - si è chiesto - che Cristo ha
vinto la notte e tutti quegli oscuri poteri?". Qualcuno obietta che la
Chiesa cattolica dovrebbe convivere pacificamente con queste tradizioni
rispettandone l?autenticità. Non è di questo parere Benedetto XVI. "Se noi
siamo convinti e abbiamo fatto l?esperienza che, senza Cristo, la vita è
incompleta, le manca la realtà fondamentale, dobbiamo essere convinti - ha
esortato - anche del fatto che non faccia ingiustizia a nessuno se gli presentiamo
Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera
autenticità, la gioia di aver trovato la vita". "Anzi - ha concluso -
dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di
raggiungere la vita eterna". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 22-03-2009)
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Pagina 23 - Commenti
LA NUOVA DESTRA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) E dunque: lo Stato da riscoprire
come depositario di un disegno-paese e di un certo grado di eticità; la
Costituzione come quadro di rapporti sociali e custodia di pluralismo; il
presidenzialismo che garantirà l´unità contro le spinte centrifughe e
l´eguaglianza delle prestazioni pubbliche tra le Regioni e i cittadini che vi
risiedono; la separazione dei poteri; l´economia mista dove lo Stato non si
limita a formulare le regole e a farle rispettare ma, al bisogno, interviene
direttamente come operatore di ultima istanza. Questa è la piattaforma della
nuova destra costituzionale che Fini indica al Pdl e in particolare ai
militanti di An nell´atto stesso dello scioglimento di quel partito. Lo
seguiranno? Riusciranno a realizzare gli obiettivi che il discorso di oggi ha
con chiarezza indicato? Saranno in grado di fertilizzare il corpaccione di
Forza Italia e di arruolare per quell´impresa che non gli somiglia affatto
anche il "boss dei boss", il Capo carismatico che ha ancora dinanzi a
sé un altro decennio di potere? * * * Per rispondere a queste domande occorre
esaminare la natura profonda del berlusconismo, il suo rapporto con la Lega, le
tendenze che emergono dalla società italiana, il ruolo di alcuni possibili
successori del Capo, l´attrazione del centrismo, le capacità potenziali
dell´opposizione riformista. Infine l´esito della crisi che infuria
sull´economia mondiale. Nei limiti che lo spazio ci impone cercheremo di analizzare
questi vari elementi del problema. Può essere utile un confronto tra fascismo e
berlusconismo. In fondo si tratta di due regimi; il fascismo durò vent´anni, il
berlusconismo ne ha già alle spalle quindici e si avvia a raggiungere la durata
del precedente e probabilmente a superarla. Al di là di alcune somiglianze che
indubbiamente ci sono e possono riassumersi nel carisma populista del Capo,
essi divergono profondamente su un punto di capitale importanza. Mussolini e il
fascismo volevano costruire un uomo nuovo, ispirato dai valori della forza, dai
doveri verso lo Stato, dalla cultura della guerra e della conquista, dagli
ideali dell´imperialismo, dal mito della Roma imperiale. La maggior cura la
dedicarono all´educazione della gioventù a questi valori e a questa mitologia.
I successi che ottennero si rivelarono effimeri non appena si scontrarono con
la durezza della realtà. Il berlusconismo ha invece avuto come obiettivo la
decostruzione del rapporto tra l´individuo e la collettività, la decostruzione delle
ideologie, l´esaltazione della felicità immediata nell´immediato presente,
l´antipolitica, il pragmatismo come solo fondamento delle decisioni
individuali, il trasformismo come pratica quotidiana. La corruttela pubblica
come peccato veniale. Berlusconi è un uomo di gomma laddove Mussolini si
atteggiava a uomo di ferro. Berlusconi galleggia e padroneggia la democrazia
cercando di renderla invertebrata; Mussolini distrusse la democrazia. Mussolini
volle lo Stato etico, Berlusconi appoggia il suo potere sull´incompatibilità
degli italiani nei confronti dello Stato, salvo adottare lo statalismo quando
una società impaurita lo invoca come il protettore di ultima istanza. Si
tratta, come si vede, di differenze profonde anche se il fine è analogo: un
Capo carismatico, plebiscitato da un popolo che ha rinunciato ad esser popolo
ed ha trasferito in blocco la sua sovranità al Capo. Di fronte a queste
caratteristiche dell´amico-nemico il disegno di Fini ha scarse possibilità di
successo. Del resto i suoi "colonnelli" hanno da tempo introitato
questa realtà e vi si sono adeguati. Quando in una recente trasmissione
televisiva il ministro Ronchi (che di Fini è il portavoce) parlò di una guida
duale del nuovo partito, fu interrotto dal ministro Matteoli (anche lui di An)
che rifiutò pubblicamente l´idea stessa di un consolato Berlusconi-Fini
affermando che il Capo non poteva che essere uno e c´era già. Resta da vedere
fino a che punto la base di An sia rappresentata da Fini o dai suoi ex
colonnelli. Ma per aderire al disegno del presidente della Camera ci vorrebbe
un ritorno all´Msi, al fascismo puro e duro che esiste
ancora ma non certo sulla linea laica e costituzionale di Fini. In una società
di gomma il cemento del potere e del sottopotere è un collante formidabile; quel
collante è nelle mani di un Capo proprietario del suo partito nel quale Fini
entra da ospite dopo esser stato svestito dei suoi paramenti
salvo quelli, abbastanza innocui, di natura istituzionale. L´esperienza
di Casini da questo punto di vista è eloquente. * * * Visto che ho accennato a
Casini, aggiungerò che l´attrazione del centro è assai modesta, almeno nello
schema originario di ago della bilancia tra due forze contrapposte e di analoga
dimensione. Le analoghe dimensioni sono un´ipotesi del passato destinata a non
replicarsi per parecchio tempo, sicché contemporaneamente è scomparsa l´ipotesi
stessa del centro come ago della bilancia. La strada di Casini a questo punto è
segnata ed è quella dell´irrilevanza, dentro o fuori dal Pdl che sia. I contrasti
possono alimentare tutt´al più una fronda, ma non possono aspirare né al potere
né all´opposizione. I successori sono di due tipi: il successore scelto dal
proprietario quando il momento sarà deciso dal proprietario medesimo. Una
scelta "alta" sarebbe Gianni Letta, una scelta servile sarebbe Alfano
o (perché no?) una donna. Tutto può accadere nei regimi basati sulla proprietà
e sulla gomma. Oppure il successore emerge per forza propria. Può essere il
caso di Formigoni, ma con molte più probabilità quello di Tremonti. La crisi
economica favorisce il secondo ed anche il suo rapporto con la Lega. Piace
perfino ad una parte della sinistra per il suo colbertismo statalista, ma non
piace la scelta valoriale di Dio, Patria, Famiglia. Tremonti comunque aspetta,
non precorrerà mai i tempi. Fini si è già esposto, Tremonti no. Per ora si
contenta del fatto che il Capo (che non lo ama) abbia bisogno di lui. * * *
Resta l´opposizione riformista che ora sta lottando per la sopravvivenza.
Franceschini è una scoperta e qualche risultato l´ha già ottenuto, qualche
piccolo passo avanti l´ha fatto, qualche punto di consenso l´ha riguadagnato.
L´esame arriverà con le elezioni europee. Dal punto di vista formale la
sopravvivenza consiste nell´asticella da superare. Ragionevolmente sta a metà
strada tra il 25 e il 30 per cento. Sotto a quel livello la sopravvivenza
oggettivamente non c´è e comincerà l´implosione; ma significherebbe la
scomparsa della sinistra riformista e laica dalla scena dopo la scomparsa
politica già avvenuta della sinistra radical-massimalista. Ammettiamo (e
speriamolo per la democrazia italiana) che la sopravvivenza sia realizzata con
le elezioni europee. Quale può essere il ruolo del Pd, oltre quello di darsi
finalmente un´organizzazione ed una struttura? Capace di rieducare una parte
consistente della società? Di alfabetizzare politicamente e moralmente quella
parte consistente? Di ricostruire il rapporto tra la società e lo Stato,
decostruito dal berlusconismo? Il ruolo della sinistra riformista consiste
proprio nelle risposte a queste domande che si riassumono nella riconquista
della società alla democrazia partecipata e modernizzata. Nell´esercizio di
questo ruolo il riformismo può incontrare il disegno degli ambientalisti, il
disegno dei cattolici cristiani, il disegno dei
liberali socialisti, il disegno della sinistra democratica ed anche il disegno
di una destra repubblicana e costituzionale. L´obiettivo comune è quello di
ristrutturare una società destrutturata e modernizzare le istituzioni. Si può
fare ma ci vorrà tempo. Tempo e veduta lunga. Uscire dal presente puntinista ed
entrare coraggiosamente nell´avvenire.
( da "Tempo, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Nasce la
Destra repubblicana il progetto si modernizza Dio-patria-famiglia, un concetto
patrimonio comune Dalle impressioni che si possono cogliere fin da ora e da ciò
che bolle in pentola, farà capire agli interessati, quanto le due funzioni
(quella istituzionale e quella politica), siano in realtà, sovrapponibili e
niente affatto inconciliabili. La parola chiave è "destra che si fa
patria". Una destra che smette di rappresentare una parte limitata (anche
se importante) della geografia politica, per iniziare a incarnare sul serio la
nazione, il "partito degli italiani" (questo è il senso profondo del
passaggio da An al Pdl), e - contestualmente - l'urgenza delle riforme che i
cittadini aspettano, passando per una doverosa stagione costituente. Se si
decodifica, infatti, la recente attività di Fini, dai valori, dalla memoria
condivisa, alla res-publica di tutti, e gli incessanti richiami, nelle sue
varie dichiarazioni, all'autorevolezza dello Stato, delle regole, della
legalità, della democrazia compiuta e inclusiva, non si può non individuare un
filo conduttore ben chiaro che lo riguarda da parecchio, e che certamente non
sarà rivelato come se fosse una sorpresa, nell'ultimo giorno dell'ultimo
congresso di An. La tribuna del Nuova Fiera di Roma è soltanto un'occasione per
ribadire il suo messaggio e aprire una nuova fase. Primo, con lo scioglimento
di An, si stabilisce la definitiva costituzionalizzazione democratica della destra
italiana. Sdoganata dai fatti, dal voto e dall'azione di governo. Ed entrando
in un contenitore più ampio, la destra politica contribuirà davvero a costruire
la piattaforma della nuova Repubblica. Quel bipolarismo europeo, tipico delle
democrazie dell'alternanza, basato su "partiti-progetto" (Pdl e Pd),
contrapposti ai "partiti ideologici", che hanno avvelenato la prima
Repubblica, ritardando la modernizzazione e dividendo gli italiani in opposte
tifoserie. Insomma, la vittoria delle identità dinamiche, delle nuove sintesi,
della rappresentanza collegata alla governabilità, sulle identità statiche,
museali, le vecchie dicotomie ottocentesche e primonovecentesche (laici-cattolici, liberali-sociali, statalisti-liberisti etc), e la
rappresentanza collegata alla testimonianza. Secondo, il cuore pulsante di
Fiuggi del 1995 (la nascita di An), il patto della tradizione post-missina con
i filoni liberali, moderati, cattolici, in libera uscita da
Tangentopoli, è pure il cuore pulsante del Pdl. E non solo: dalla
fusione con Fi (l'anima socialista, liberale), nascerà la grande prospettiva
futura del centro-destra: la modernizzazione identitaria e la concezione
nazional-riformatrice della politica. Cadono, quindi, nel vuoto le accuse di
svendita e di eutanasia della destra, da parte dei "professionisti
dell'identità", che si ritengono i proprietari privati delle idee o che
intendono reiterare nel nuovo contenitore i metodi e gli schemi correntizi che
hanno avvelenato e libanizzato i partiti storici. "Dio- patria-famiglia"
(opportunamente aggiornati) non sono più appalto esclusivo della destra, ma
diventano patrimonio comune, patrimonio condiviso di tutto il centro-destra,
con l'ambizione di trasformarsi nel mastice dell'Italia del domani. Terzo, An
non è mai stato un "partito-Chiesa", è stato fin dal suo concepimento, un "partito-
viaggio", un "partito-Polo" in movimento, con la mutazione
genetica nel proprio dna. Un percorso in itinere, nato sulle ceneri del Msi e
approdato oggi nel Pdl, attraverso anticipazioni interessanti: dalla Destra
nazionale e la Costituente di destra per la libertà, pensate da Giorgio
Almirante, alle intuizioni oltrepoliste di Pinuccio Tatarella. Quarto, la
parola d'ordine di Fini, da adesso in poi, dichiarando concluso il primo tempo
della nuova destra, sarà appunto, il secondo tempo: la destra repubblicana. Un
salto di qualità culturale e politico non da poco, che dovrà dare nuovi sogni e
ambizioni all'ex popolo di An, inveratosi nel "popolo del Pdl".
Destra repubblicana, come patriottismo costituzionale, declinato a livello di
riforme e di governo. Come capacità di rilanciare un'etica della cittadinanza e
del bene comune, che hanno latitato ultimamente. Una religione civile che dovrà
riunire gli italiani oltre le divisioni e le appartenenze. E il segreto del Pdl
sarà proprio combinare la "destra repubblicana", incarnata da
Gianfranco Fini, col decisionismo nazional-popolare di Silvio Berlusconi. Su
ciò si misurerà la capacità di tenuta del grande partito del centro-destra che
vedrà la luce il prossimo 27 marzo. E forse dell'Italia prossima ventura. Fabio
Torriero
( da "Messaggero, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Domenica 22 Marzo
2009 Chiudi di GENNARO ACQUAVIVA Alla vigilia del congresso costitutivo della
forza egemone della destra (e del Paese) Silvio Berlusconi ha voluto rimarcare
un dato di fatto che merita una qualche riflessione. Il dato di fatto è che il
Partito che nascerà non «ripercorrerà la via di quel collateralismo con la
Chiesa che è stata la linea della Dc»; la riflessione muove dalle
considerazioni che il premier avanza contemporaneamente in relazione alle
polemiche che circondano, ormai cocciutamente, molte della parole del Papa.
Quello che si va formando sotto la denominazione di Partito della Libertà è una
formazione politica "nuova", il cui elemento caratteristico, per quanto
riguarda la struttura, è l'essere dominato da Berlusconi. Diverso è il
ragionamento rispetto alla sua collocazione nella storia del Paese. Non si sta
infatti ricostituendo la Dc, partito di centro con lo sguardo a sinistra; né
c'è alcun rischio che da questo processo possa emergerne una riedizione moderna
dal partito fascista. Più concretamente viene finalmente a concretezza una
tendenza storica inespressa, nel nostro Paese, certamente antecedente al
fascismo, che ha visto per molto tempo i moderati costantemente alla ricerca di
un punto di coagulo positivo. È un segno dei tempi che debba essere proprio
Berlusconi, uomo del moderatismo della prima Repubblica, che si è costruito il
successo politico sulle ceneri di quel sistema, a tenere oggi a balia la nascita
del partito dei moderati, una forza cioè non mai apparsa in quanto tale sulla
scena della politica nazionale. È per questa semplice ragione che il
moderatismo berlusconiano può tranquillamente prescindere oggi come ieri da
ogni forma di collateralismo, almeno nelle forme canoniche in cui esso si
espresse nei partiti della prima Repubblica. «Rispettiamo la Chiesa e ne
difendiamo la libertà», afferma Berlusconi con accenti di verità. E la
conferma, aggiunge subito dopo, del suo voler essere un «partito
laico» non sta ad indicare distacco o peggio supponenza rispetto alla Chiesa: è
semplicemente la constatazione della sua autarchia, una presa d'atto della
autosufficienza del suo partito e della sua posizione politica. Il partito dei
moderati potrà essere nel futuro aggredito da malattie ben più pericolose di un
pallido clericalismo; il rischio che è sulla sua strada, semmai, potrà
assumere le sembianze dell'eterno trasformismo italiano, quello stesso che ne
impedì l'affermazione quando tutto concorreva a farlo nascere, nell'Italia
pre-fascista. Come dunque ha radici profonde ed anche potenzialmente
"neutre" la formazione del partito dei moderati, altrettanto può
dirsi della crisi del suo contraddittore a sinistra, non mai uscito
dall'involuzione e dall'impotenza a cui l'ha condannato il fallimento
dell'esperienza innovativa dei socialisti di Craxi e la triste (pur se
transitoria) affermazione in loro vece dei post-comunisti. Anche per la
sinistra peraltro siamo, in qualche maniera, in un campo "neutro":
giacché proprio la costituzione del contrafforte moderato dovrebbe favorire
l'uscita dalla sua impotenza, contribuendo così finalmente alla normalizzazione
del sistema politico. Qui possiamo proporre una riflessione che è facile
dedurre dal modo in cui si conclude il messaggio di Berlusconi ai suoi
"sodali" cattolici riuniti da Giovanardi. Il
riferimento alle polemiche sorte a seguito delle recenti parole del Papa in
viaggio in Africa, Berlusconi afferma infatti di voler difendere la libertà
della Chiesa anche quando proclama «principi e concetti difficili ed
impopolari, lontani dalle opinioni di moda tra intellettuali e
giornalisti". Facile comprendere il distacco espresso in questa maniera
rispetto alla parole del Papa. Anche la durezza degli organismi sovranazionali
e la veemenza con cui i media mondiali hanno trattato le parole
"africane" di Papa Ratzinger si iscrive nella vicenda dell'acceso
confronto in atto tra i "difensori" della modernità ed i
"testimoni" del cristianesimo. Che non si tratti di un semplice
confronto su qualche "opinione di moda" lo vedono in molti. Ma il
capo del costituendo "partito dei moderati" preferisce un tono
appunto "moderato", sembra trovare l'argomento un po' troppo
scivoloso, talché intende scrivere il tema tra le "varie ed eventuali"
di un possibile confronto futuro. Ma forse anche questo è un segno dei tempi.
( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ABC DEL CITTADINO
Il blog L'intervento inedito di Fernando Savater che ospitiamo in questa pagina
sarà pubblicato a partire da domani su www.labreccia.it, il blog del
Vocabolario laico di Vladimiro Polchi. Il blog ha già pubblicato interventi di
Luciano Canfora, Massimo Salvadori e Michele Ainis e riceve il testimone dal
libro appena uscito per Laterza «Da Aborto a Zapatero. Un vocabolario laico» di
Vladimiro Polchi. La «Breccia» A metà tra il blog e la
rivista on-line, «La breccia» fotografa dall'alto i tanti terreni di scontro
tra laici e cattolici. Perché, mai come oggi, il confine tra ciò che è di Cesare e ciò
che è di Dio si è fatto ambiguo e passa su terre ancora da esplorare. Un
inedito dello scrittore
( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
laicI, come
Democrazia comanda FERNANDO SAVATER È da non credersi quanto Dio faccia ancora
parlare di sé. Ora che il cardinal Bertone è tornato ai patri lari (a
proposito, sembra un po' il malvagio mago Sokhura, interpretato in modo geniale
da Torin Thatcher in Il settimo viaggio di Simbad) e che le nostre pie autorità
si sono scosse di dosso l'odore d'incenso, forse potremmo parlare con
franchezza dei cosiddetti «autobus atei» (?). Riconosco che mi costa fatica non
simpatizzare con qualunque iniziativa che sia motivo di scandalo per il
vescovado, ma in questo caso lo slogan («Probabilmente Dio non esiste. Non ci
pensare e goditi la vita») mi sembra un'ingenuità tipicamente. anglosassone, un
po' nello stile di Richard Dawkins, ma anche in quello, opposto, del poco
compianto George W. Bush. Si possono muovere due obiezioni a questa professione
motorizzata di scetticismo. Tanto per cominciare, i credenti adorano Dio
proprio per contenere la loro preoccupazione principale - la morte - e dunque
potersi godere la vita più o meno bene, come cerchiamo di fare anche noialtri.
L'ESISTENZA DI DIO Al giorno d'oggi, coloro ai quali la religione causa più
sofferenza che consolazione non ci mettono molto ad abbandonarla. In secondo
luogo, dire che Dio «probabilmente non esiste» è dire troppo o troppo poco.
Immaginiamo che qualcuno ci domandi se esiste la Banca Nazionale del Lavoro:
poiché quest'istituto ha molte sedi, molti dirigenti e molti dipendenti,
persone che gli affidano i propri risparmi, è quotato in borsa e si suddivide
utili succulenti eccetera... non c'è cosa più logica e sensata che rispondere
affermativamente. Ma se il mio interlocutore mi assicura di aver appena
incontrato la Banca Nazionale del Lavoro per la strada, la quale gli ha
rivelato alcune formule per uscire dalla crisi, mi rifiuterò di credergli...
perché la banca in questione non esiste, cioè non esiste nel senso in cui
esistono i passanti, Barack Obama, il Monte Bianco o gli invertebrati. Credo
che con Dio accada la stessa cosa: in un senso è impossibile negarne
l'esistenza, ma in un altro è impossibile affermarla. Ciò che non capisco è che
Rouco, arcivescovo di Madrid, consideri una «offesa a Dio» il prudente motto
riportato sulla fiancata dell'autobus: avrebbe potuto considerarlo un alibi
(Stendhal disse che «l'unica scusa di Dio è che non esiste») o una conferma
alla sua fede (il grande teologo Bonhoeffer, assassinato dai nazisti,
assicurava che «un Dio che è, non è»). Non mi piace che qualcuno sia chiamato
«ateo», «agnostico» o con altri qualificativi religiosi: è come affibbiare una
di quelle patenti per non guidatori che esistono negli Usa, che hanno lo scopo
di non privare nessuno di un così indispensabile documento d'identità. Ma se
devo rassegnarmi a una definizione, allora dirò che mi pare impossibile rendere
l'ateismo compatibile con la smania missionaria: non nego che la cosa eserciti
una certa attrazione morbosa, ma è incoerente come una suora che si dedichi
allo strip-tease. Ben diverso è che a un ateo piaccia molto discutere con i
credenti, come al mio buon amico Paolo Flores d'Arcais (che adesso, stanco
dell'impantanamento politico italiano, vuole promuovere un nuovo partito ed è stato rimproverato perché «non ce n'è bisogno» e «ce ne sono
fin troppi»: la stessa cosa che è accaduta in Spagna quando abbiamo promosso
Unión Progreso y Democracia). La sua specialità sono i cardinali, che in Italia
sono come i cuochi nei Paesi Baschi, cioè sono dappertutto e ve ne sono di vari
tipi: dal sottile e post-heideggeriano Angelo Scola (vedi Dio? Ateismo della
ragione e ragioni della fede, Marsilio) fino allo stesso Ratzinger prima di
diventare papa (Dio esiste?, Micromega), più convenzionale. Il meglio di
quest'ultimo libretto è l'appendice di Paolo, Ateismo e verità, e la sua ancor
più gustosa discussione con due filosofi (Michel Onfray e Gianni Vattimo) in
Atei o credenti? (Fazi). Non credo che ci sia qualcuno capace di argomentare
con una pazienza e un rispetto maggiori di quelli dimostrati da Flores
d'Arcais, sebbene anche lui si permetta di scherzare un po': «le credenze
religiose sono come un dado di senso nel brodo dell'esistenza». GUSTAVO BUENO
Il contestato discorso di papa Ratzinger a Ratisbona
ha meritato un intero libro di difesa, Dio salvi la ragione (Cantagalli). Fra i
vari apologeti nazionali e stranieri che vi hanno collaborato, nessuno è più
illustre e paradossale di Gustavo Bueno, un pensatore del nostro materialismo
autoctono, ovvero quel che gli italiani definiscono un «ateo devoto», vale a
dire un sostenitore del papa al di fuori della fede. Secondo Bueno, rispetto
alle superstizioni e alle derive dell'infiacchita ragione postmoderna, è l'ortodossia
cattolica l'erede della retta tradizione razionalista, malgrado le sue
episodiche concessioni al miracoloso. Si scaglia perfino contro «l'estrema
benevolenza umanistica» dei governi che nel laicismo trovano
il canale per un'educazione razionale la quale, non potendo accettare il
materialismo universale, finisce per adattarsi, nel suo relativismo, meglio
dell'ortodossia alla dispersione dell'attuale analfabetismo. In altre parole,
poiché il pontificato veramente auspicabile, cioè quello di Gustavo Bueno,
viene posticipato indefinitamente, ben venga intanto quello di Benedetto XVI.
Insomma... Mi spiace ammetterlo, ma non mi preoccupa granché sapere se Dio
esiste, come esiste e per chi esiste. Invece, quel che mi
piacerebbe sapere è se in Spagna esiste veramente per tutti uno Stato laico
come democrazia comanda, in cui l'educazione civica non sia un attentato
totalitario commissionato dai vescovi né questioni come l'aborto, l'eutanasia o
l'indottrinamento religioso nella scuola pubblica dipendano da patti con la
Santa Sede basati su opportunismi elettorali. Quanto al resto... beh, mi
viene in mente un aneddoto sulla festa di san Fermín. La plaza de toros di
Pamplona traboccante di gente, baldoria generale, botti di vino a innaffiare le
fette di prosciutto col pomodoro: improvvisamente capita un incidente
nell'arena e qualcuno sbotta in un sonoro «Porc..!». La folla, sboccata ma
devota, rimprovera il blasfemo, che replica a sua difesa: «Non vi preoccupate, non
mi riferisco al vostro... ma a quello vero».
( da "Unita, L'" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
È da non credersi
quanto Dio faccia ancora parlare di sé. Ora che il cardinal Bertone è tornato
ai patri lari (a proposito, sembra un po' il malvagio mago Sokhura,
interpretato in modo geniale da Torin Thatcher in Il settimo viaggio di Simbad)
e che le nostre pie autorità si sono scosse di dosso l'odore d'incenso, forse
potremmo parlare con franchezza dei cosiddetti «autobus atei» (?). Riconosco
che mi costa fatica non simpatizzare con qualunque iniziativa che sia motivo di
scandalo per il vescovado, ma in questo caso lo slogan («Probabilmente Dio non
esiste. Non ci pensare e goditi la vita») mi sembra un'ingenuità tipicamente.
anglosassone, un po' nello stile di Richard Dawkins, ma anche in quello,
opposto, del poco compianto George W. Bush. Si possono muovere due obiezioni a
questa professione motorizzata di scetticismo. Tanto per cominciare, i credenti
adorano Dio proprio per contenere la loro preoccupazione principale - la morte
- e dunque potersi godere la vita più o meno bene, come cerchiamo di fare anche
noialtri. L'ESISTENZA DI DIO Al giorno d'oggi, coloro ai quali la religione
causa più sofferenza che consolazione non ci mettono molto ad abbandonarla. In
secondo luogo, dire che Dio «probabilmente non esiste» è dire troppo o troppo
poco. Immaginiamo che qualcuno ci domandi se esiste la Banca Nazionale del
Lavoro: poiché quest'istituto ha molte sedi, molti dirigenti e molti
dipendenti, persone che gli affidano i propri risparmi, è quotato in borsa e si
suddivide utili succulenti eccetera... non c'è cosa più logica e sensata che
rispondere affermativamente. Ma se il mio interlocutore mi assicura di aver
appena incontrato la Banca Nazionale del Lavoro per la strada, la quale gli ha
rivelato alcune formule per uscire dalla crisi, mi rifiuterò di credergli...
perché la banca in questione non esiste, cioè non esiste nel senso in cui
esistono i passanti, Barack Obama, il Monte Bianco o gli invertebrati. Credo
che con Dio accada la stessa cosa: in un senso è impossibile negarne
l'esistenza, ma in un altro è impossibile affermarla. Ciò che non capisco è che
Rouco, arcivescovo di Madrid, consideri una «offesa a Dio» il prudente motto
riportato sulla fiancata dell'autobus: avrebbe potuto considerarlo un alibi
(Stendhal disse che «l'unica scusa di Dio è che non esiste») o una conferma
alla sua fede (il grande teologo Bonhoeffer, assassinato dai nazisti, assicurava
che «un Dio che è, non è»). Non mi piace che qualcuno sia chiamato «ateo»,
«agnostico» o con altri qualificativi religiosi: è come affibbiare una di
quelle patenti per non guidatori che esistono negli Usa, che hanno lo scopo di
non privare nessuno di un così indispensabile documento d'identità. Ma se devo
rassegnarmi a una definizione, allora dirò che mi pare impossibile rendere
l'ateismo compatibile con la smania missionaria: non nego che la cosa eserciti
una certa attrazione morbosa, ma è incoerente come una suora che si dedichi
allo strip-tease. Ben diverso è che a un ateo piaccia molto discutere con i
credenti, come al mio buon amico Paolo Flores d'Arcais (che adesso, stanco
dell'impantanamento politico italiano, vuole promuovere un nuovo partito ed è
stato rimproverato perché «non ce n'è bisogno» e «ce ne sono fin troppi»: la
stessa cosa che è accaduta in Spagna quando abbiamo promosso Unión Progreso y
Democracia). La sua specialità sono i cardinali, che in Italia sono come i
cuochi nei Paesi Baschi, cioè sono dappertutto e ve ne sono di vari tipi: dal
sottile e post-heideggeriano Angelo Scola (vedi Dio? Ateismo della ragione e
ragioni della fede, Marsilio) fino allo stesso Ratzinger prima di diventare
papa (Dio esiste?, Micromega), più convenzionale. Il meglio di quest'ultimo
libretto è l'appendice di Paolo, Ateismo e verità, e la sua ancor più gustosa
discussione con due filosofi (Michel Onfray e Gianni Vattimo) in Atei o
credenti? (Fazi). Non credo che ci sia qualcuno capace di argomentare con una
pazienza e un rispetto maggiori di quelli dimostrati da Flores d'Arcais,
sebbene anche lui si permetta di scherzare un po': «le credenze religiose sono
come un dado di senso nel brodo dell'esistenza». GUSTAVO BUENO Il contestato
discorso di papa Ratzinger a Ratisbona ha meritato un intero libro di difesa,
Dio salvi la ragione (Cantagalli). Fra i vari apologeti nazionali e stranieri
che vi hanno collaborato, nessuno è più illustre e paradossale di Gustavo
Bueno, un pensatore del nostro materialismo autoctono, ovvero quel che gli
italiani definiscono un «ateo devoto», vale a dire un sostenitore del papa al
di fuori della fede. Secondo Bueno, rispetto alle superstizioni e alle derive
dell'infiacchita ragione postmoderna, è l'ortodossia cattolica l'erede della
retta tradizione razionalista, malgrado le sue episodiche concessioni al
miracoloso. Si scaglia perfino contro «l'estrema benevolenza umanistica» dei governi che nel laicismo trovano
il canale per un'educazione razionale la quale, non potendo accettare il
materialismo universale, finisce per adattarsi, nel suo relativismo, meglio
dell'ortodossia alla dispersione dell'attuale analfabetismo. In altre parole,
poiché il pontificato veramente auspicabile, cioè quello di Gustavo Bueno,
viene posticipato indefinitamente, ben venga intanto quello di Benedetto XVI.
Insomma... Mi spiace ammetterlo, ma non mi preoccupa granché sapere se Dio
esiste, come esiste e per chi esiste. Invece, quel che mi piacerebbe sapere è
se in Spagna esiste veramente per tutti uno Stato laico come democrazia
comanda, in cui l'educazione civica non sia un attentato totalitario
commissionato dai vescovi né questioni come l'aborto, l'eutanasia o
l'indottrinamento religioso nella scuola pubblica dipendano da patti con la
Santa Sede basati su opportunismi elettorali. Quanto al resto... beh, mi viene
in mente un aneddoto sulla festa di san Fermín. La plaza de toros di Pamplona
traboccante di gente, baldoria generale, botti di vino a innaffiare le fette di
prosciutto col pomodoro: improvvisamente capita un incidente nell'arena e
qualcuno sbotta in un sonoro «Porc..!». La folla, sboccata ma devota,
rimprovera il blasfemo, che replica a sua difesa: «Non vi preoccupate, non mi
riferisco al vostro... ma a quello vero».
( da "Foglio, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
22 marzo 2009 il
papa, la massoneria e il circo mediatico Cosa c'è di diverso fra gli attacchi a
B-XVI e quelli ai suoi predecessori Per Casini le critiche "sono
premeditate", per Introvigne "danno fastidio le sue accuse all'Onu in
Africa" Per l?Economist, quelle pronunciate da Benedetto XVI sull?aereo
che lo portava in Africa a proposito dell?Aids sono parole “fuori dal mondo
nella migliore delle ipotesi”. Per il New York Times, semplicemente, “the Pope
is wrong”. Mentre da tutti gli altri – governi, poteri forti, lobby dei diritti
civili, dal Fmi in giù – sono piovute critiche tanto astiose e pesanti come
raramente se ne erano ascoltate, rivolte al romano Pontefice. Il sospetto di
una regìa, o quanto meno di un tacito ordine d?attacco ha sfiorato più d?uno.
Tanto che Avvenire ha parlato di “attacchi concentrici” in cui “la volgarità
non è più un tabù, è anzi un must”. Più esplicito ancora era stato
Pier Ferdinando Casini, che dietro quelle bordate a palle incatenate ci aveva
visto “la manina della massoneria internazionale”. Una di quelle affermazioni
che di solito adoperano solo i pm De Magistris, e che condannano chi le
pronuncia alla marginalità nel mondo del bon ton politico. Persino la chiesa ha
da tempo rinunciato a pronunciare la parolina magica e in generale ad
atteggiarsi a vittima di oscuri complotti. Ugualmente però, era stato proprio il direttore di Avvenire Dino Boffo, in
un?intervista al Foglio, a mettere a tema, a proposito del caso Englaro, un
ragionamento su “una cupola di indole massonica, che ha messo in campo una
solidarietà formidabile, cementata in modo trasversale, capace di superare
qualsiasi appartenenza politica, di categoria, di professione”. Il caso
Englaro, quello che per qualcuno rappresenta una “Porta Pia” bioetica. Un
piccolo segnale che ultimamente nelle gerarchie cattoliche, se non una sindrome
da complotto, si sta facendo strada la consapevolezza di essere nel mirino di
molti e potenti nemici. Pier Ferdinando Casini, comunque, non ha intenzione di
fare marcia indietro. Anzi, parlando al Foglio rincara la dose con generosità:
“Ovviamente non mi occupo di intelligence, quindi non posso dire quale lobby o
potentato ci sia eventualmente dietro, o se ci sia. Parlo di uno stile, di un
modo di condurre il gioco”. E come le sembra, il gioco condotto sul Papa?
“Quello che è evidente è che è un modo indecente, premeditato. Sulla questione
del preservativo e dell?Aids, Benedetto XVI non ha fatto altro che essere
fedele al pensiero e al magistero dei suoi predecessori. Lo ha fatto con rigore
morale. E in Africa ha parlato di tanti e gravi problemi. Ma tutto è stato ridotto a una battuta, usata per attaccarlo
personalmente, in modo volgare, insistito. Che poi dietro a questo ci siano
delle logge massoniche, dei potentati internazionali o delle multinazionali
colpite negli affetti, cioè gli affari, non so. Ma il risultato è evidente”.
Allo stesso tempo, per il leader dell?Udc, è assai anormale che ogni volta
accada la stessa cosa, impedendo di fatto al Papa di far sentire le sue parole:
“La verità è che in occidente stanno saltando i presupposti di quello che
chiamiamo laicità e stato laico: che è la libertà di
espressione per tutti. Perché a tutti è permesso parlare, tranne che al Papa?
Perché governanti e istituzioni devono prendersi la briga di dargli sulla voce
in modo simile?”. Situazione tanto grave per Casini da indurlo ad invitare
tutti, cattolici e laici, a partecipare alla
processione della Domenica delle palme in San Pietro, “in segno di solidarietà
col Papa”. Un?idea che riporta indietro la memoria storica, alla Domenica delle
palme del 1975 in cui Paolo VI, nel pieno di una violenta campagna di
contestazione interna ed esterna – che era iniziata dopo la promulgazione della
Humanae Vitae – chiese ai giovani di stringersi attorno a lui. Ma, con rare
seppur significative eccezioni, fu lasciato solo. L?attuale stato
d?assedio cui sembra stretto Papa Ratzinger porta però, quasi istintivamente,
al confronto con il suo predecessore. I primi anni di pontificato di Giovanni
Paolo II non furono da meno, quanto ad “attacchi concentrici”. Anche se allora
ad attaccare erano il blocco comunista (esterno) e quello progressista
(interno). La storia racconta che il Papa polacco riuscì – almeno da metà anni
Ottanta, in pratica da dopo l?attentato – ad avere ragione dei suoi nemici.
Politici, ecclesiali, mediatici. La storia racconta di un Papa geopolitico e
tutto proiettato all?esterno. Sempre in anticipo, in vantaggio strategico nel
confronto con il mondo. La storia racconta anche della trasformazione di un
Papa, per la prima volta nella storia, in un?icona mediatica planetaria. Ma
tutto questo non fa parte della biografia, del carisma, né forse della stessa
missione di Benedetto XVI. La sua evidente difficoltà di comunicazione, allora,
va letta anche in questa chiave: “Wojtyla era l?uomo dei media, era il
dominatore assoluto della televisione”, riflette il critico televisivo Aldo
Grasso. “Ratzinger invece no, il suo disagio e impaccio è evidente ogni volta
che esce dalla sua dimensione di teologo, di sacerdote. Non c?è, credo, un
complotto mediatico dietro al modo in cui viene trattato. Ma c?è una forza
d?inerzia dei media che trovano un bersaglio comodo da colpire. E quando i
media costruiscono uno schema di rappresentazione, poi è difficilissimo ribaltarlo”.
E se per Casini l?atteggiamento mediatico di Ratzinger dovrebbe invece colpire
per la sua “commovente umiltà, per la trasparenza dell?uomo”, per Grasso
occorrerebbe forse maggior protezione: “Parlare a braccio con i giornalisti non
è il suo mestiere, non è Wojtyla. Ma anche i suoi testi, splendidi ma pure
difficili, dovrebbero forse essere meglio accompagnati, presentati a una stampa
quasi sempre troppo grossolana. Questo è il delicato lavoro che dovrebbe fare
uno staff presidenziale. Ma il Papa non è un presidente”. Per il sociologo
delle religioni Massimo Introvigne, c?è però un aspetto fondamentale in più:
“Sono contrario alle teorie del complotto, eppure stavolta non riesco a
togliermi la fastidiosa impressione che ci sia stato
un gioco per mettere a tacere il Papa. Soprattutto per togliere l?attenzione da
quelle cento pagine pesantissime dell??Istrumentum laboris? per il Sinodo
dell?Africa, un documento chiave, frutto di vent?anni di lavoro della chiesa,
che dà giudizi duri su fatti e istituzioni. I giornali africani ne hanno
parlato come di un testo fondamentale. Invece in occidente si parla solo del
condom…”. Ma chi avrebbe interesse a una manovra simile? “Non certo la
massoneria, o una Spectre, non sono un complottista. Sono invece realista: il Papa
è andato in Africa, un continente che la chiesa ritiene centrale, con un
documento in cui finiscono sotto accusa per le loro scelte politiche e per i
loro affari l?Onu, la Ue, molte istituzioni internazionali nonché molti governi
e anche parecchie multinazionali. Mi creda, c?è molta gente che preferisce che
non si parli di questo. E il modo migliore è attaccare il Papa spostando il
discorso”. C?è qualcosa di inedito, in tutto questo? “Le lobby gay,
omosessuali, abortiste ci sono sempre state e attaccheranno sempre: Wojtyla non
fu trattato meglio di Ratzinger. E neppure Montini. La novità di oggi è che la
chiesa, su molti fronti, dice cose importanti e che danno fastidio a molti. Se
fosse irrilevante, nessuno se ne occuperebbe. Il Papa sotto attacco non è un
segno di debolezza, è il contrario”. di Maurizio Crippa
( da "Giornale.it, Il" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 70 del 2009-03-22
pagina 7 "Il Pdl lotterà per la sacralità della vita" di Massimiliano
Scafi Berlusconi: "Non rinunceremo alla dignità della persona, ma non
siamo democristiani: il nostro sarà un partito laico Crediamo nella sovranità dello
Stato, ma difendiamo il diritto della Chiesa di dire anche cose
impopolari" Cristiani, sì. «Rispettiamo la Chiesa e ne difendiamo la
libertà anche quando si trova a proclamare principi difficili e impopolari. E
la sacralità della vita sarà per noi un punto di riferimento irrinunciabile».
Ma democristiani, mai. «Ci hanno dato la libertà, però non ripercorreremo la
via di quel collateralismo che è stata la linea della Dc». E poi, laici: «Il
Pdl sarà rispettoso della libertà di ciascuno sugli argomenti che riguardano la
coscienza». Ma non anticlericali, puntualizza Silvio Berlusconi: «Crediamo
nella sovranità della politica rispetto alla Chiesa, però pensiamo anche che la
Chiesa possa e debba parlare liberamente e svolgere quello che è il suo
insostituibile ruolo nella società». Collegato al telefono con il convegno dei
popolari liberali di Carlo Giovanardi a Napoli, il Cavaliere traccia il profilo
del Pdl sul versante etico e religioso. C?è un po? di burrasca in queste
settimane sui temi morali, dopo il caso Englaro e le dichiarazione del Papa sui
preservativi e sull?aborto. Per il premier si può risolvere tutto nella storica
equazione cavouriana, libera Chiesa in libero Stato. «Rispettiamo la Chiesa
anche quando enuncia concetti impopolari e lontani dalle opinioni di moda tra
intellettuali e giornalisti». Il Pdl, insiste Berlusconi, «sarà un partito
laico che non abbandonerà mai un punto di riferimento irrinunciabile, la
sacralità della vita e la dignità delle persone: sui temi di coscienza non
rinunceremo mai a dare una linea e a difendere determinati valori che sono i
nostri». Quanto ai rapporti tra fede e scienza, niente schematismi, non c?è una
ricetta valida sempre: «Si cercheranno le soluzioni ai problemi che l?etica e
la modernità ci porrà davanti. Soluzioni sempre il più possibile condivise». Ma
con il punto fermo, ripete, della dignità della persona. Dunque, è «liberale e
popolare» il partito che ha in mente il Cavaliere. La Democrazia cristiana non
c?entra, ormai fa parte della storia, anche se, sostiene, dell?esperienza della
Balena Bianca non tutto è da buttare. Anzi. «Non scordiamoci che è a lei che
dobbiamo la nostra libertà, alla grande lezione della Dc di don Sturzo e De
Gasperi, perno e base della nostra democrazia. E io ricordo con orgoglio - racconta
- quando da giovane ho attaccato ai muri i manifesti della Dc nella
fondamentale campagna elettorale del ?48, quando i cattolici,
insieme alle altre forze democratiche, salvarono l?Italia dal comunismo. E
quando nel ?94 abbiamo rischiato nuovamente una deriva antidemocratica, sono
stati sempre i cattolici liberali, assieme alle altre
formazioni laiche e riformiste, a evitare il pericolo di un futuro illiberale
che ci minacciava». Oggi, invece, a minacciarci è la crisi economica. Ma il
premier invita a non lasciarsi «prendere dal panico». E attacca il
centrosinistra che soffia sul fuoco: «Grida alla catastrofe e diffonde paura
con spregiudicatezza, al pari di tanti mass media». «In Italia - assicura
Berlusconi - la situazione è migliore di quella di altri Paesi. Poi ci sono due
modi di affrontare le cose. Uno è quello di cercare di riportare la fiducia
nella gente, favorire i crediti da parte delle banche, i consumi, gli
investimenti, come facciamo noi. Un altro è gridare alla catastrofe». Insomma,
il sistema Italia tiene. «I nostri italiani - dice ancora il Cavaliere - sono
risparmiatori. Abbiamo un basso indebitamento privato, quindi le banche non
sono state contaminate dal virus americano e sono solide. Abbiamo poi le
garanzie sociali e la sanità per tutti i cittadini». E il governo, aggiunge,
sta facendo la sua parte. «Credo che ci siamo mossi bene, anticipando la crisi
e individuando misure che sono efficaci. Abbiamo stanziato somme ingenti per
gli ammortizzatori. Direi che stiamo discretamente tranquilli». Ma quanto
durerà? «La profondità e l?estensione temporale della crisi dipenderanno da
tutti noi». Chiude con Napoli e i rifiuti. «Giovedì inaugurerò il
termovalorizzatore di Acerra, un?opera che segna il passaggio definitivo dalla
fase dell?emergenza a quella della raccolta industriale. Ce n?è voluta di
volontà e di sforzi per superare le diffidenze locali, ma ce l?abbiamo fatta.
Avete visto com?è cambiata Napoli rispetto a come ce l?avevano lasciata loro?».
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
ALMERICO DI MEGLIO
Tutela della libertà della Chiesa cattolica, rispetto delle sue posizione ma al
di fuori del «collateralismo» che caratterizzò la Dc: questi i princìpi cui si
ispira il Pdl, che dei popolari liberali condivide i valori, un partito che
segnerà la storia del Paese. Silvio Berlusconi ha colto ieri l'occasione del
convegno a Napoli dei Popolari liberali guidati da Carlo Giovanardi per
indicare il corso del nuovo centrodestra e puntualizzare, proprio mentre si scioglie
An, la natura del Pdl e i suoi rapporti con il Vaticano. Non solo. Il premier
ha puntato il dito contro il Pd, stigmatizzandone il comportamento politico
poco responsabile di fronte alla crisi economico-finanziaria, accusandolo di
«diffondere panico». Ma contro gli «orfani e i nostalgici del comunismo» che
agiscono «mascherati dietro un utile catto-comunista» s'è scagliato anche in un
messaggio inviato all'assemblea nazionale dei circoli "Noi riformatori
azzurri", presieduta da Francesco Colucci e riunita ieri a Roma.
«Rispettiamo la Chiesa e ne difendiamo la libertà anche quando si trova a
proclamare princìpi e concetti difficili e impopolari» o «lontani dalle
opinioni che vanno di moda tra intellettuali e giornalisti», ha affermato
Berlusconi in collegamento telefonico con il convegno dei Popolari liberali.
Nella eco delle polemiche suscitate dalle dichiarazioni del Papa in Africa a
proposito della lotta all'Aids, il leader del centrodestra ha tenuto a
sottolineare che «il Pdl sarà un partito laico e rispettoso della libertà di
ciascuno sui temi di coscienza» e verso «i problemi che l'etica e la modernità
ci porrà davanti» si cercheranno «sempre soluzioni il più possibile condivise»,
però «con un punto di riferimento che consideriamo irrinunciabile: la sacralità
della vita e la dignità della persona». Ed ha precisato - il leader del
centrodestra - che il partito unitario crede «nell'autonomia, nella sovranità
della politica rispetto alla Chiesa», tuttavia crede pure che «la Chiesa possa
e debba parlare liberamente e svolgere un suo insostituibile ruolo nella
società». Il Pdl sarà un partito popolare - ha rimarcato il premier - «da
sempre ci rivolgiamo al popolo, alla gente che siamo orgogliosi di
rappresentare, non ci appassioniamo troppo alle elite autoreferenziali e
supponenti». Infatti, «è proprio la nostra gente che ci dà la forza di
continuare un lavoro difficile, impegnativo, reso ancora più arduo, oggi, dalla
crisi economica che ha colpito tutto il modo». Ed ha aggiunto: «Anche io credo
fermamente nei valori dei popolari liberali. Non dimentichiamo che ai cattolici liberali dobbiamo la libertà, la democrazia del
nostro Paese e la grande esperienza della Dc di Sturzo e di De Gasperi, perno e
base della nostra democrazia e libertà». Berlusconi ha quindi ricordato «con
orgoglio» che da ragazzo affisse sui muri i manifesti della Dc «nella campagna
fondamentale del '48 quando i cattolici, insieme alle
altre forze democratiche, salvarono il Paese dal comunismo». Un rischio che, a
dispetto del Muro di Berlino crollato e della dissoluzione dell'Urss, secondo
il Cavaliere si sarebbe similmente riproposto nel 1994: «Quando
abbiamo rischiato nuovamente una deriva antidemocratica sono sempre stati i cattolici liberali, insieme alle forze laiche e riformiste, ad evitare il
pericolo di un futuro illiberale che ci minacciava». Oggi la sinistra si
conferma deleteria. In Italia la situazione economica è «migliore» che altrove,
grazie al governo che ha «anticipato la crisi con misure efficaci»; al «basso
indebitamento privato» che ha impedito alle banche d'essere «contaminate dal
virus americano»; agli «ammortizzatori sociali» e alla «sanità pubblica per
tutti». Ma la sinistra che fa? «Diffonde il panico». Conclusione: «In questi 15
anni abbiamo scritto una bella pagina della storia italiana, ora cominceremo a
scriverne un'altra più importante».
( da "Stampa, La" del 22-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Barbara Spinelli IL
SILENZIO CHE MANCA IN VATICANO C'è forse una parte di verità in quello che si
dice delle ultime parole e azioni di Benedetto XVI: comunicare quel che pensa
gli è particolarmente difficile. Sempre s'impantana, mal aiutato da chi lo
circonda. Sempre è in agguato il passo falso, precipitoso, mal capito. Il
pontefice stesso, nella lettera scritta ai vescovi dopo aver revocato la
scomunica ai lefebvriani, enumera gli errori di gestione sfociati in
disavventura imprevedibile. Confessa di non aver saputo nulla delle opinioni
del vescovo Williamson sulla Shoah («Mi è stato detto
che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l'Internet avrebbe
dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema»).
Ammette che portata e limiti della riconciliazione con gli scismatici «non sono
stati illustrati in modo sufficientemente chiaro». Poi tuttavia sono venuti
altri gesti, e l'errore di gestione non basta più a spiegare. È venuta la
scomunica ai medici che hanno fatto abortire una bambina in Brasile, stuprata e
minacciata mortalmente perché gravida a 9 anni. La scomunica, che colpisce
anche la madre, è stata pronunciata da Don Sobrinho, arcivescovo di Olinda e
Recife: il Vaticano l'ha approvata. Infine è venuta la frase del Papa sui
profilattici, detta sull'aereo che lo portava in Africa: profilattici giudicati
non solo insufficienti a proteggere dall'Aids - una verità evidente - ma
perfino nocivi. C'è chi comincia a vedere patologie. Una quasi follia, dicono
alcuni. L'ex premier francese Juppé parla di autismo. Sono spiegazioni che non
aiutano a capire. C'è del metodo in questa follia. C'è il riaffiorare possente
di un conservatorismo che ha seguaci e non è autistico. Sono più vicini al vero
coloro che stanno tentando di resuscitare il Concilio Vaticano II, nel
cinquantesimo anniversario del suo annuncio, e vedono nella disavventura papale
qualcosa di più profondo: l'associazione Il Nostro 58, sorretta da Luigi
Pedrazzi a Bologna, considera ad esempio la presente tempesta una prova
spirituale. Una prova per il Papa, per i cattolici, per la pòlis laica: l'occasione che riesumerà lo spirito
conciliare o lo seppellirà. Non si è mai parlato tanto di Concilio come in
queste settimane che sembrano svuotarlo. Le figure di Giovanni XXIII e Paolo VI
risaltano più che mai. Chi legga l'ultimo libro di Alberto Melloni sul
Papa buono capirà più profondamente quel che successe allora, che succede oggi.
Capirà che quello straordinario Concilio è appena cominciato, e avversato oggi
come allora. Quando Papa Roncalli lo annunciò, il 25 gennaio '58 nella basilica
di San Paolo, solo 24 cardinali su 74 aderirono (7 nella curia). Inutile
invocare un Concilio Vaticano III se il secondo è ai primordi. Eppure son tante
le parole papali che contraddicono errori, avventatezze. Il filosofo Giovanni
Reale sul Corriere della Sera ne ricorda una: «All'inizio dell'essere cristiano
non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un
avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la
direzione decisiva» (Enciclica sull'Amore). Se in principio non c'è un dogma
ideologico diventa inspiegabile la durezza vaticana sul fine vita, conclude
Reale. Diventa inspiegabile anche la chiusura su profilattici e controllo delle
nascite in Africa, dove Aids e sovrappopolazione sono flagelli. In realtà il
Papa sostiene, nella lettera ai vescovi, che «il vero problema in questo nostro
momento della storia è che Dio sparisce dall'orizzonte degli uomini, e che con
lo spegnersi della luce proveniente da Dio l'umanità viene colta dalla mancanza
di orientamento». È un annuncio singolare, perché chi certifica la catastrofe?
E il certificatore non tenderà a un potere fine a se stesso? Se Dio davvero
scompare, tanto più indispensabile è l'autorità del suo vicario: una tentazione
non del Papa forse - che nell'orizzonte nuovo pareva credere - ma di parte
della Chiesa. L'auctoritas diventa più importante dell'incontro con Gesù: urge
affermarla a ogni costo. Così come più importante diventa la gerarchia, rigida,
astratta, dei valori. In un orizzonte vuoto non restano che astrazione e
potere. L'arcivescovo brasiliano afferma il monopolio sui valori, innanzitutto:
«La legge di Dio è superiore a quella degli uomini»; «L'aborto è molto più
grave dello stupro. In un caso la vittima è adulta, nell'altro un innocente
indifeso». E si è felicitato degli elogi del cardinale Giovanni Battista Re,
prefetto della Congregazione dei vescovi. Né Sobrinho né Re vedono l'uomo: né
l'uno né l'altro vedono che la bambina ingravidata non è adulta. Non vedono
l'essere umano, il legno storto di cui è fatto: proprio quello che invece vide
Giovanni XXIII, alla vigilia del Concilio. Melloni ricorda l'ultima pagina del
Giornale dell'Anima di Roncalli, scritta il 24 maggio '63, pochi giorni prima
di morire: «Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a
servire l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici;
a difendere, anzitutto e dovunque, i diritti della persona umana e non solo
quelli della chiesa cattolica. (...) Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che
cominciamo a comprenderlo meglio». Comprenderlo meglio era «riconoscere i segni
dei tempi». O come dice Melloni: indagare l'oggi. Vedere nell'uomo in quanto
tale il vangelo che parla alla Chiesa, e «non semplicemente il destinatario del
messaggio, o il protagonista di un rifiuto, ovvero - peggio ancora - il
mendicante ferito di un "senso" di cui la Chiesa sarebbe custode
indenne e necessariamente arrogante» (Papa Giovanni, Einaudi, 2009). Questi
mesi erranti e maldestri sono una prova perché gran parte della Chiesa non
pensa come il Papa: dà il primato alla libertà, alla coscienza, sul dogma.
Indaga l'oggi, specie dove l'uomo è pericolante come in Africa o nelle
periferie occidentali. Ricordiamo Suor Emmanuelle, che a 63 anni decise di
vivere con gli straccivendoli nei suburbi del Cairo, e un giorno scrisse una
lettera a Giovanni Paolo II in cui illustrò la necessità delle pillole per
bambine continuamente ingravidate. Lo narra in un libro scritto prima di morire
(J'ai 100 ans et je voudrais vous dire, Plon). Distribuiva profilattici senza
teorizzare su di essi. Giovanni Paolo II non rispose alla lettera. La sintonia
con Ratzinger era forte. Ma il silenzio ha un pregio inestimabile, è
un'apertura infinita all'umano. Suor Emmanuelle gli fu grata: disse che il suo
silenzio era un balsamo. È il silenzio che oggi manca in Vaticano. Il silenzio
che pensa, ha sete di sapienza, ascolta. Che non vede orizzonti vuoti. Il
Vangelo è sempre lì, va solo compreso meglio. Contiene una verità che sempre
riaffiora, quella detta da Gesù a Nicodemo: «Lo spirito soffia dove vuole. Ne
senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va» (Giovanni 3,8). Soffia come
il fato delle tragedie greche: innalzando gli impotenti, spezzando l'illusione
della forza. Chi fa silenzio o è solitario lo lascia soffiare, afferrato dal
mistero. In Africa, il Papa ha accennato al «mito» della sua solitudine,
dicendo che «gli viene da ridere», visto che ha tanti amici. Perché questo
ridere? Come capire il dolore umano, senza solitudine? Cosa resta, se non
l'ammirazione della forza (la forza numerica dei lefebvriani, evocata nella
lettera del 12 marzo) e l'oblio di chi, impotente, incorre nell'anatema come il
padre di Eluana, la madre della bambina brasiliana, i malati che si difendono
come possono dall'Aids? Per questo quel che vive il Papa è prova e occasione.
Prova per chi tuttora paventa gli aggiornamenti giovannei, e sembra voler affrettare
la fine della Chiesa per rifarne una più pura. Prova per chi difende il
Concilio come rottura e riscoperta di antichissima tradizione. La tradizione
del rinascere dall'alto, dello spirito che soffia dove vuole: vicino a chi
crede nei modi più diversi.
( da "Manifesto, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
DIVINO Integralisti
espropriati dalla destra Filippo Gentiloni Di vita si discute più che mai in
questi giorni. Laici e cattolici. La
discussione riguarda soprattutto, come è logico, l'inizio e la fine, nascita e
morte. Perciò l'aborto, con le relative leggi; perciò il preservativo, il
testamento biologico, le cure più o meno palliative. Dal caso Englaro agli
interventi pontifici in Africa. Un dibattito certamente non nuovo, ma
che ai nostri giorni ha assunto dimensioni prima insospettate. Come mai? Forse
perché le scienze sono entrate a vele spiegate nei territori di confine che
prima non abitavano: li abitavano soltanto le religioni. Oggi lo stesso
cattolicesimo non può nascondere un certo imbarazzo, nella difesa di un
territorio di cui non possiede più l'esclusiva. L'imbarazzo si può osservare
nello stesso concetto elementare di vita. La vita che l'autorità vaticana
difende a spada tratta appare piuttosto ristretta, quasi meccanica. Un concetto
che ricorda il materialismo positivista. Sembra che vivere equivalga a
respirare. La vita come respiro e non di più o poco più. Così è apparso nella
polemica su Eluana Englaro, così appare nella condanna di qualsiasi forma di
aborto (ma già San Tommaso non lo condannava come omicidio nei primi mesi di
gravidanza). E oggi molti cattolici più «ortodossi» si
stanno dando da fare per l'istituzione di cimiteri per i feti. Ben diverso il
concetto di vita in buona parte del mondo e della cultura laica. La vita non
soltanto come respiro ma come possibilità di rapporti, di affetti, di legami.
La vita come ricchezza di sensazioni e di incontri. Questa sarebbe la vita da
difendere e proteggere, ben al di là del semplice respiro. È vero che non è
facile distinguere la vita più ricca da quella soltanto biologica. È anche vero
che questa difficoltà gioca a favore della posizione minimalista, quella
vaticana, meccanico-positivista. Ma è anche vero che la dimenticanza della
ricchezza della vita rende il dibattito sterile e anche inutile. Come si è
potuto constatare in questi giorni. Di grande importanza, quindi, la questione
del testamento biologico che rappresenta una chiara posizione a favore di un
concetto di vita più ricca e complessa. Non a caso il cattolicesimo più
meccanico e reazionario è decisamente contrario al testamento biologico: non ne
ha bisogno la vita se è soltanto respiro. Ma deve affermarlo e difenderlo,
invece, chi è convinto che la vita sia ricchezza di sentimenti, luogo
dell'amore.
( da "Stampa, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
«Oggi in Italia un
numero crescente di famiglie chiede di iscrivere i figli alle scuole cattoliche
che però, senza adeguate sovvenzioni statali, sono soffocate dai costi di
gestione e rischiano la chiusura. E' interesse del governo sostenerle e
garantire l'istruzione pubblica anche al di fuori degli istituti statali». Il
cardinale Renato Raffaele Martino, ministro vaticano degli Affari sociali
indica il modello tedesco di sovvenzione totale e stigmatizza gli «illogici
impedimenti» italiani. Che cosa non funziona in Italia nella scuola privata? «A
forza di tagli agli istituti paritari si impedisce ai genitori di decidere i
percorsi formativi per i loro ragazzi. La Santa Sede non è riuscita a inserire
nel Concordato una effettiva parità scolastica come era logico che avvenisse.
In Germania gli istituti vengono finanziati al 100% sulle
persone e al 95% sulla gestione, mentre in Italia i pregiudizi ideologici del laicismo sono ancora un ostacolo. Persino in Thailandia, Singapore,
Malaysia dove i cattolici sono una piccola minoranza, le autorità incoraggiano
la nostra attività pedagogica fondata sulla centralità della persona e la sua
formazione integrale. Nel mondo ci sono un miliardo di studenti e 58
milioni di insegnanti, in tutto questo, le scuole cattoliche sono 250 mila,
sono frequentate da 42 milioni di allievi e hanno tre milioni e mezzo di
docenti». C'è un boom di iscrizioni? «Sì. Adesso le scuole cattoliche sono
ritornate di moda per la loro serietà, perché non si fanno scioperi e
funzionano meglio, ma ad un certo punto erano quasi disprezzate. Come fissato
dalla stessa Costituzione, gli istituti privati hanno il diritto di essere
sostenuti a livello giuridico ed economico: offrono un servizio e il loro
finanziamento pubblico sarebbe un enorme risparmio per lo Stato perché nelle
scuole cattoliche il costo medio per alunno è molto inferiore rispetto a quelle
statali. La parità scolastica non è un privilegio, ma un diritto». Quali sono
le richieste della Chiesa? «Di poter offrire il servizio educativo per la formazione
delle giovani generazioni. Serve una valorizzazione delle potenzialità
educative del mondo cattolico e anche il Parlamento europeo ha stabilito
l'obbligo di rendere possibile la libertà di insegnamento sotto il profilo
finanziario e di accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie. E
ciò in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti pubblici,
senza discriminazione nei confronti dei gestori, dei genitori, degli alunni e
del personale. E' un traguardo di civiltà che gli italiani ancora attendono».
( da "Messaggero, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Lunedì
23 Marzo 2009 Chiudi Illuminati dalle stelle, ma abbiate la furbizia di
concludere gli affari e di impostare nuove iniziative tra il 26 e il 27, quando
si farà sentire forte la fortuna. Alla conquista di un cuore? Cosa quasi fatta.
( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 1 - Prima
Pagina La polemica Gli strani silenzi sul Papa e i profilattici MARC LAZAR Le
recenti affermazioni del papa, secondo cui «il problema dell´Aids non si può
superare con la distribuzione dei preservativi, che anzi lo aggravano» hanno
sollevato in Francia un uragano di proteste, mentre in Italia regna un silenzio
assordante. è dunque forte la tentazione di vedere in questo sconcertante
contrasto un ulteriore esempio dell´antica contrapposizione
tra una Francia ostinatamente laica e un´Italia profondamente cattolica. In
verità, la situazione è più complessa. La difformità delle reazioni va certo
ascritta al peso delle differenze storiche tra questi due Paesi, ma anche a
scelte politiche divergenti. In Francia le reazioni più virulente sono state
quelle dei rappresentanti del governo di destra. Il portavoce del
ministro degli Affari esteri ha espresso la sua «viva preoccupazione per le
conseguenze delle parole di Benedetto XVI», le quali « mettono a repentaglio le
politiche di sanità pubblica e gli imperativi di tutela della vita umana». Si
potrebbe obiettare che quel ministero è affidato a Bernard Kouchner, uno dei
rappresentanti dell´apertura a sinistra del presidente Sarkozy, che ama
ricordare di non aver cambiato le proprie idee. Ma anche Roselyne Bachot,
ministra della Salute responsabile dell´Ump (il partito di Sarkozy) ha
giudicato quelle parole «assolutamente catastrofiche e totalmente
irresponsabili». SEGUE A PAGINA 24
( da "Repubblica, La" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 24 - Commenti
QUEGLI STRANI SILENZI SUL PAPA E I PROFILATTICI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
Quanto ad Alain Juppé, già primo ministro di Jacques Chirac e grande dirigente
gollista, a suo giudizio «Benedetto XVI vive in una situazione di totale
autismo». «Questo Papa», ha poi aggiunto, «incomincia a diventare un vero
problema». Queste fragorose condanne da parte di eminenti rappresentanti della
destra hanno eclissato quelle, più consuete, provenienti dalla sinistra e dagli
ambienti massonici. La destra si è dunque definitivamente convertita alla
laicità? Sì, ma solo in parte. Dopo averla combattuta, in particolare tra la
fine del XIX secolo e l´inizio del XX, dagli anni ´60 l´ha fatta propria.
Tuttavia Nicolas Sarkozy (che peraltro non si è espresso sulle parole del Papa)
è stato il primo presidente della Repubblica a
dichiarare «esaurita» ed «esposta al fanatismo» quella laicità francese che il
suo predecessore Jacques Chirac aveva definito «monumento inviolabile». E il 20
luglio 2007, a San Giovanni in Laterano, Sarkozy ha proclamato che «le radici
della Francia sono essenzialmente cristiane», tessendo gli elogi «dei sacerdoti
e dei credenti»; e ha ribadito questo concetto nel gennaio 2008 a Ryad. Da
tempo il presidente francese postula una «laicità positiva», più rispettosa
delle libertà religiose, secondo una filosofia a un tempo più liberale e più
comunitarista, rompendo così la tradizione repubblicana francese. Come
interpretare queste diverse posizioni in seno alla destra? Differenze
ideologiche personali? O ripartizione dei ruoli, col presidente Sarkozy più proteso
verso i cattolici praticanti, che rappresentano una
parte consistente del suo elettorato, e i suoi amici impegnati ad attirare
altre fasce di elettori? O forse la destra fa ormai una distinzione chiara tra
la funzione spirituale delle religioni, in quanto dispensatrici di senso in un
mondo sempre più incerto, e le responsabilità dei politici - e ciò può indurli
a contestare le posizioni delle autorità religiose, a incominciare da quelle
incarnate dal Papa, quando contrastano col buon senso e indispongono l´opinione
pubblica, non esclusa quella cattolica? Tutti questi interrogativi restano
aperti. Ma le prese di posizione della destra francese hanno il merito di
alimentare un vero dibattito pubblico. Per converso, il mutismo dei politici
italiani è stupefacente. Il ministro degli Esteri non ha voluto commentare «le
parole del Papa». Il presidente del Consiglio Berlusconi si è limitato a dire:
«Ciascuno svolge la sua missione in coerenza col suo ruolo», dichiarando poi di
difendere la libertà della Chiesa anche quando proclama principi e concetti
«difficili e impopolari». Al di là della sua discrezione su questa questione,
la destra italiana è vicina alla Chiesa; la quale se ne rallegra, pur
criticando talune misure del governo, in particolare per quanto riguarda
l´immigrazione. Questa differenza di posizione rispetto alla destra francese ha
varie spiegazioni. La prima è storica: in Italia la Chiesa occupa un posto
assai più importante che in Francia, benché anche qui sia esposta al movimento
di secolarizzazione e a una seria crisi delle vocazioni. Sul piano sociologico,
benché i cattolici italiani siano ormai dispersi, i
praticanti regolari sono assai più numerosi che in Francia e votano largamente
in favore del centro-destra. Infine, all´interno di quest´area hanno avuto la
meglio i teocon, o atei devoti, che si sforzano di dare un´identità cristiana
non solo alla destra, ma all´Italia e magari all´Europa. In breve, la destra
italiana ha fatto una scelta più conservatrice di quella francese. Ma in Italia
le maggiori sorprese vengono dal centro-sinistra. Dario Franceschini si è
limitato a dire che il profilattico «èindispensabile per combattere la malattia
in Africa e nei paesi poveri». Una dichiarazione quanto mai timida, che a
confronto con i toni degli esponenti della destra francese li fa apparire come
temibili avversari del papato. I motivi di questa prudenza sono chiari. Il Pd
ospita nel suo seno diverse sensibilità, e data la crisi che attraversa, i suoi
dirigenti evitano di aprire nuove polemiche interne per non indebolire
ulteriormente il partito. Molti dei cattolici che
militano nei suoi ranghi sono estremamente vigili su questi temi. Dal canto
loro, gli ex Ds perpetuano una tradizione comunista che consiste nel cercare in
ogni modo di non mettersi in urto con la Chiesa cattolica. è sostenibile questa
politica dello struzzo? Oggi gli italiani di sinistra,
siano essi laici, agnostici, atei, oppure cattolici tendenti
al «fai da te», nel tentativo di conciliare le proprie convinzioni profonde con
le raccomandazioni della Chiesa e delle sfide quotidiane della modernità, sono
senza dubbio più avanti di quanto pensi il Pd. Infine e soprattutto,
Benedetto XVI ha precisato più volte che esistono valori «non negoziabili», tra
cui ad esempio la vita e la bioetica. In altri termini, il Pd dovrà scegliere e
prendere posizione, soprattutto in un Paese in cui la Chiesa è in prima linea.
Quanto più rinvierà questa scadenza, tanto più grave sarà la sua crisi di
identità. Traduzione di Elisabetta Horvat
( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Parla
l'assessore alla Cultura del Comune di Roma «Fini vola ormai al di sopra del
Pdl» L'intervista Umberto Croppi: «Anche Gianni ha riferimenti laici come
Gentile» S'aggirava per la sala. Si guardava attorno come un bimbo al luna
park. Lui se la ride: «Non è che fosse molto divertente». Poi ci scherza: «Sono
arrivato in tempo per l'addio finale». Umberto Croppi è l'assessore alla
Cultura del Comune di Roma. È lo stratega della campagna elettorale di Gianni
Alemanno ma ascolta soddisfatto Gianfranco Fini. Prova ad analizzare: «Dalla
destra sono uscito nel '91 perché sembrava imbrigliata, chiusa nelle sue
discussioni legate a un mondo che ormai non esisteva più. Stavolta ho trovato
un'area politica proiettata verso il futuro». Qual è la sua valutazione del
discorso di Fini? «È stato un intervento di grande
profilo. Ha avvertito tutti che adesso si naviga in mare aperto e tutti devono
essere pronti a fare da soli. O comunque a procedere non più come prima».
L'Italia di Fini è un'Italia sostanzialmente laica? «Certo, è chiaro che il
presidente della Camera pensa a un Paese multietnico e multireligioso, di
conseguenza anche il Pdl è necessario che, nella sua visione, sia pronto a
navigare anche oltre i propri confini naturali». Il partito però, avverte Fini,
è uno strumento. O almeno così è stato An? «Guardi,
già quindici anni fa si poneva questa questione. Non si può avere fede in un
partito. Non sono i contenitori a fare la storia, quella la fanno i contenuti».
Senta, assessore. Quello che emerge da questo congresso e che, in questa area
politica, oltre a Fini c'è un altro leader: Gianni Alemanno. «Sicuramente
Gianni ha un suo modello chiaro, complesso e globale». In antitesi a quello di
Fini. C'è spaccatura tra i due? «Spaccatura non mi pare il termine giusto. Non
vedo alcuna rottura. Voglio farle notare che anche Alemanno
nel suo intervento, ha citato Giovanni Gentile, un laico che ha fatto
dell'attualizzazione del pensiero una linea e un progetto da seguire». Il suo
richiamo però è ai valori cattolici. «Non v'è dubbio. Alemanno
ha tentato un approfondimento declinando quei valori aggiornandoli alla
situazione contemporanea. Ha richiamato i valori tradizionali ma non
vedo rottura». Ma come fa a non vederla? «Senta, Fini ha concluso il suo
discorso citando Ezra Pound, che non mi pare possa considerarsi un
intellettuale liberal. Insomma, ci sono delle diversità ma mi pare eccessivo
immaginare una contrapposizione». Sono però due strade divergenti? «Fini si
propone come un leader addirittura al di sopra del Pdl, oltre i suoi confini
attuali. Alemanno ne è dentro, lavora per condizionarlo dall'interno, si pone
alla guida di una precisa area politica». Quale sarà l'approdo finale per il
sindaco di Roma? «È presto per stabilirlo ora. Di sicuro Fini ha esortato tutti
a giocare nell'intero campo del Pdl e Gianni ha anticipato questi processi
facendo asse con Tremonti e non solo». Quali saranno i riferimenti culturali
del Pdl? «Bella domanda. Le ho detto di Gentile, qualcuno ha citato Nietzsche,
Prezzolini e lo stesso Pound. Ma non mi faccia fare un altro Pantheon. Voglio
solo sottolineare che forse il Novecento non è tutto da buttare».
( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Il Pdl porti
fiori a Craxi Fu il primo a «sdoganare» An e il suo Psi aveva già in germe
l'idea del nuovo partito Debbo registrare con rammarico che il grande assente
nell'ultimo congresso di An verso il Pdl è Bettino Craxi. Eppure, fu Craxi a
sdoganare l'Msi, restituendo al partito di Almirante lo spazio democratico
interdettogli dal fanatismo intollerante dell'arco costituzionale, un sintagma
creato all'interno della Lubjanka. E ancor prima, fu Craxi, allora soltanto
assessore, a rompere il tabù dell'antifascismo avvelenato, invitando a casa
sua, a Milano, ogni sabato sera, Romano Mussolini. Quando altri ospiti
«compagni» espressero sdegno per la sconveniente contiguità col figlio del
«puzzone», Bettino invitò Romano a restare e, prendendone uno per il lobo
dell'orecchio — quando si arrabbiava, si arrabbiava — cacciò via quei
maleducati ammalati di odio per aver troppo a lungo frequentato la scuola del
socialcomunismo. Fu Craxi, nel 1993, a suggerire a Berlusconi di manifestare in
pubblico la preferenza per Fini a sindaco di Roma. E c'è, infine, il dato
storico più importante. Sia pure in nome di un progetto utopico, bello,
generoso, rivelatosi davvero impossibile, Craxi, cancellando non solo Lenin, ma
anche Marx, dapprima, mettendo in campo Pierre-Joseph Proudhon, quindi
Garibaldi, Mazzini e il pensiero risorgimentale, cominciò a tessere la tela del
socialismo tricolore. Sull'altro versante, stante la crisi ormai irreversibile
del modello comunista, Craxi chiese al Pci, prima di ogni dialogo, di fare
finalmente i conti con la sua storia di crimini e di orrori. La mano tesa alla
destra e il lavoro ai fianchi ai nipoti di Stalin e Togliatti facevano parte
del medesimo piano, quello della costruzione di un grande, plurale,
maggioritario partito socialista riformista, facendo rientrare nella casa madre
del Psi tutti i fuorusciti, da destra e da sinistra. Io stesso, insieme a Lelio
Lagorio, col volume «Turati e Gramsci per il socialismo (1987)», con Mussolini
terzo attore, cercai di contribuire al socialismo tricolore e all'edificazione
dell'entusiasmante utopia di Bettino. Poi, venne il manipulitismo e l'Italia
rischiò di finire schiacciata sotto la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto,
la via breve e diretta per garantire povertà, regresso e stato di polizia.
Silvio Berlusconi ci salvò dal baratro e cominciò a coltivare, ben prima del
discorso del predellino a piazza San Babila, l'idea della possibile reductio ad
unum della frammentazione partitica italiana. Il nascente Pdl, certo, è
un'altra realtà, ma già il Psi immaginato in grande da Craxi prevedeva la coesistenza di laicismo, cattolicesimo, riformismo,
socialismo, radici greco-romane, giudaico-cristiane, tradizioni, amor di Patria,
insomma, di storie variegate marcate da valori, comunque, coniugabili per il
bene dell'Italia. Mi sembra sacrosanto, adesso che sta per nascere il partito
degli italiani liberi, ricordarci di rendere un commosso omaggio alla memoria
del padre dell'autonomia socialista. Direi, anzi, che, appena nato, il
Pdl debba inviare una delegazione a portare un mazzo di garofani sulla tomba di
Hammamet, appositamente prescelta da Craxi, si badi, perché da lì, mi disse,
nei giorni di cielo terso, avrebbe potuto rimirare la Patria. Del resto,
Berlusconi e Fini, onorando l'intelligenza politica e l'humanitas di Bettino,
hanno dalla loro il nobile, altissimo precedente di Giovanni Paolo II, che,
ignorando i Borrelli, i Di Pietro, i Colombo, i Davigo e sfidando il circo
mediatico-giudiziario, non mancò mai di rappresentare tutto il suo affetto e la
propria stima verso il nostro grande statista.
( da "Unita, L'" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
PER IL PD È L'ORA DI
SCEGLIERE ELEZIONI EUROPEE Le elezioni europee sono a meno di tre mesi e solo
ora si comincia a parlare di candidature e ciò che trapela non aiuta. La
maggioranza di centro-destra, oltre a Maldini (il calciatore), intenderebbe
candidare i suoi ministri "più rappresentativi" con il risultato
sicuro di consolidare la meritata fama di assenteismo dei rappresentanti
italiani a Bruxelles e a Strasburgo. Se il Pd seguisse l'esempio del
centro-destra, contro la volontà di Dario Franceschini, mettendo in vetrina,
allo scopo di raccogliere voti, sindaci e presidenti di Regione il risultato
sarebbe analogo. Vige il bipolarismo, quello vero, fondato su due gruppi con
aspirazioni maggioritarie: quello socialdemocratico e quello popolare,
originariamente d'ispirazione cristiana, di fatto conservatore, con l'adesione
di Forza Italia e di altre forze di destra. Ad essi si aggiungono alcuni
raggruppamenti di estrema destra e di sinistra, ecologista e non (tra cui la
Sinistra Europea che raccoglie la Linke tedesca, ciò che resta di Rc ed altre
forze postcomuniste minori). Il centro è costituito dai liberali, di ispirazione laica, quando non laicista, che i cattolici e i laici devoti della ex- Margherita paradossalmente
preferiscono al gruppo socialdemocratico. Di fronte a tale geografia politica
la destra italiana non ha problemi, trovando cittadinanza nel gruppo popolare,
mentre la Lega raggiungerà i suoi simili all'estrema destra. La sinistra
è, invece, paralizzata dalle proprie contraddizioni interne. Di Pietro finora
non ha varcato la soglia della socialdemocrazia, quella parte della sinistra
radicale che ha deciso di rinunciare alla propria identità comunista non trova
lo slancio per compiere il passo ulteriore. Ma i problemi più acuti sono del Pd
che, ove non trovi la forza di compiere una scelta nei prossimi giorni,
rischierebbe di andare alle elezioni europee con candidati in ordine sparso,
dividendosi sulla scelta dell'appartenenza di gruppo e magari sulla votazioni
dei presidenti della Commissione e del Parlamento Europeo, come avvenne nella
scorsa legislatura. Con la differenza che, in questa occasione, Berlusconi non
starebbe a guardare. In realtà per il Pd il problema non è solo identitario,
visto che una collocazione socialdemocratica sarebbe più compatibile con i
principi cui s'ispirano i cattolici ed i laici devoti
della loro attuale presenza nel gruppo liberale. Il problema più profondo è un
altro. Il Pd è un partito di centro che si riserva libertà di alleanza, a
sinistra come a destra, trasversale nella società e ligia ai suoi poteri
costituiti? Oppure ambisce a costituire un polo alternativo a quello
conservatore, sia pure con le dovute prudenze e flessibilità storicamente
legato al mondo del lavoro che in Europa si configura come socialdemocratico?
Insomma, per la sinistra italiana come per il Signore di Elsinore, "essere
o non essere, è questo il problema"! g.gmigone@libero.it
( da "Tempo, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Centrodestra
Mentre a Roma Fini suggellava la scomparsa di Alleanza nazionale Forza Italia
si mette al lavoro Sta per nascere il nuovo Pdl L'assessore Diana: «Ormai il
partito è nei fatti, ora servono regole certe» Paolo Di Lorenzo Ieri sera, a Roma,
il popolo nazionale di An ha salutato definitivamente il vecchio simbolo per
abbracciare quello del Pdl. Questa sera i quadri provinciali di Forza Italia
faranno più o meno la stessa cosa, alla sede del partito di via Garibaldi, per
organizzare il lavoro che i delegati reatini dovranno portare al congresso
costituente del Popolo della Libertà del 27 marzo. «Ormai il Pdl è nei fatti –
ha osservato Giuseppe Diana, assessore al Bilancio del Comune di Rieti e uomo
di punta di Forza Italia – tant'è che il nostro scioglimento sta passando
praticamente in sordina. Il Pdl è una Forza Italia molto allargata ed è stata
una buona intuizione di Berlusconi. Solo così non ci saranno i soliti ricatti
dei partitini, dei personalismi, dei voltagabbana. Certo, esaurita la fase
costituente nazionale del Pdl, bisognerà avere regole certe per le vicende
locali e provinciali. Solo con regole certe e democrazia vera si fondano i
grandi partiti. E noi vogliamo essere un grande partito, il Ppe italiano». I
reatini di An che ieri hanno partecipato alla metamorfosi obbligata di Fini,
sono tornati in città commossi ma contenti. «Ad un certo punto Fini ha detto
che il Pdl non può e non deve essere un partito di destra – ha osservato il
sindaco Emili – io ho aggiunto, magari non solo di destra e comunque una destra
moderata, di popolo, di governo. E fa una certa impressione sentirlo dire al
delfino di Giorgio Almirante. Nel giorno di una nuova svolta, Fini sprona An a
traslocare i suoi valori in una casa più grande. Il Pdl dovrà essere ampio,
plurale, inclusivo, unitario, interclassista. Unitario sì, ma non un partito
del pensiero unico, perché c'è una contraddizione tra pensiero unico e popolo
della libertà. Ma adesso concentriamoci per le elezioni in Provincia. Stavolta
si vince». Una storica missione, la costruzione della nuova casa. «Da vivere
senza paura, gettando il cuore oltre l'ostacolo – ha sottolineato Michele
Nicolai, sindaco di Borgorose e capogruppo di Forza Italia in Provincia – sono
state proprio queste le parole usate insieme da Berlusconi e da Fini. Nel Pdl ci sarà la continuità con la destra del Msi e di An per
quanto riguarda certi valori, primo tra tutti quello di patria, Dio, la
famiglia. Ci sarà poi il nostro socialismo riformista, liberale, laico e
cattolico. Le iniezioni di storia e di buon governo di una certa Dc».
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Roma. «Fini ha
suonato molto bene lo spartito nel ripercorrere e integrare la storia della
destra e le vicende italiane. Ha suonato a orecchio, invece, quando ha
delineato l'agenda del nuovo partito». Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo
del Pdl al Senato, ricorre a una terminologia musicale per esprimere il suo
giudizio sull'intervento di Gianfranco Fini. Sembra di capire che giudica
questa seconda parte meno riuscita? «Sì, c'è stata qualche stonatura ma
certamente ha prevalso la maestria di chi conosce la musica». Considera stonato
quel no chiaro e netto al pensiero unico nel Pdl? «Se vogliamo costruire un
partito che vada oltre l'attuale 40%, non possiamo pensarlo culturalmente
omogeneo. È evidente che dovranno convivere sensibilità politico-culturali
differenti e sarebbe un errore cercare una sintesi sul terreno della cultura.
La sintesi va cercata nella capacità e nell'esperienza di governare i
problemi». Bene il presidenzialismo ma non si pretenda di mettere all'angolo il
Parlamento: una stoccata a Berlusconi, tanto più dopo le divergenze sui
decreti. «Non credo, perché il presidenzialismo oggi non c'è. Se vogliamo
analizzare la situazione a livello istituzionale, dal mero punto di vista formale
il potere sacrificato è proprio l'esecutivo: fu una scelta determinata da
ragioni storiche comprensibili. Detto questo, delle parole di Fini si può dare
una lettura polemica, di corto respiro, o storica. Vale a dire, è necessario
ristabilire la corrispondenza tra evoluzione materiale del sistema politico e
le regole: potenziare l'esecutivo e dare maggiore potere di controllo al
Parlamento. Su questo terreno non c'è alcuna polemica». Che effetto le fa, da cattolico, sentire da Fini che la religione va collocata
all'interno delle scelte personali e non collettive? È una direzione molto
diversa da quella intrapresa dal Pdl in più occasioni. «Preferisco risponderle
da laico. È una delle dissonanze che evidenzio nell'intervento di Fini, perché
la separazione tra Stato e Chiesa, che il presidente della Camera
rivendica, va intesa come distinzione: ci sono ambiti propri dello Stato e
ambiti propri delle Chiese e delle religioni, ma nell'ambito pubblico non è
possibile che le scelte di chi crede possano essere relegate nel ghetto della
coscienza individuale. Da laico liberale non solo non condivido affatto questa
impostazione di tipo illuministico che fa della religione un fatto privato, ma
la ritengo non adatta ai tempi. Proprio laddove si va verso una società multietnica
non possiamo pensare di governare il cambiamento facendo a meno del contributo
delle Chiese». Quali saranno i rapporti con la Lega, visto che Fini prende le
distanze da certi estremismi dell'alleato del nord? «Condivido che il Pdl non
possa essere di destra e che An non debba diventarne una corrente. Se
costruiamo un grande partito di tipo nazionale che ha l'ambizione di essere
protagonista della scena politica nei prossimi anni, è ovvio che ci poniamo in
una situazione concorrenziale rispetto alla Lega. Una concorrenza di tipo
strategico non solo tattico, che tuttavia non deve indurci a differenziarci a
ogni costo». m. p. m.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
ALMERICO DI MEGLIO
«Restano i nostri avversari, ma la nascita del Pdl è un fatto positivo per la
democrazia italiana», in ogni caso il Pdl «nell'unificazione è molto più
indietro del Pd». Lo scioglimento di An e la confluenza nel nuovo partito
unitario di centrodestra ha spinto ieri Dario Franceschini - concludendo un
seminario dei liberal-Pd promosso da Enzo Bianco ad Amelia - a sollecitare i
suoi a maggiori entusiasmo, partecipazione e disciplina: «Rappresentiamo - ha
affermato - un terzo degli italiani con 12 milioni di voti. È chiaro che tutti
non possiamo essere sempre d'accordo su tutto. Bisogna convivere con la diversità
ma stabilendo dei punti fermi». Ed ha invocato un necessario rinnovamento del
partito: bisogna «aprire a dirigenti nuovi che non vengono dai vecchi gruppi
dirigenti» per poter costruire «una formazione politica migliore e attenta alle
diversità». Alle europee di giugno - ha anticipato - il Pd presenterà un
«programma di qualità» ma non candiderà gli amministratori locali che non
abbiano terminato il proprio mandato (stamattina ne discuterà la direzione del
partito). Ha ripuntato il dito, il leader del Pd, contro Silvio Berlusconi:
«Non può prendere in giro gli italiani perché la legge vieta che possa fare
anche il parlamentare europeo, il suo è un imbroglio, le preferenze date a lui
sono come buttate via, non ho posto un mero problema di opportunità politica».
Ma del premier ha sostanzialmente ricalcato le posizioni circa i rapporti con
la Chiesa cattolica e il testamento biologico (su cui la Camera voterà
giovedì). Ha, ifatti, polemizzato con Berlusconi ma solo per il suo «preteso
monopolio nella difesa della libertà della Chiesa, come se ci fosse qualcuno
che non voglia tutelarla, la Chiesa non fa mai interferenza, la sua voce va
ascoltata e rispettata anche quando dice cose scomode, tutti dobbiamo difendere
la libertà della Chiesa e la laicità dello Stato». E
riferendosi al testamento biologico, ha puntualizzato la sua linea: «Io dico no
ad una disciplina di partito per avvicinare sui temi eticamente sensibili laici
e cattolici. Bisogna rispettare le diversità. Il partito deve costruire una
posizione prevalente, che rappresenti la maggior parte dei militanti ma mai
sacrificare chi esprime un'altra posizione». Al segretario del Pd - che
ieri aveva anche avvertito che non sarebbe «tornato alle coalizioni con dodici
sigle di partito» - repliche dal Pdl ma pure dal suo partito. «Segnalo a
Franceschini - la risposta del prodiano Franco Monaco - che Veltroni non ci ha
"liberato" solo dall'Unione, ma anche dal governo Prodi e dall'Ulivo.
E l'Ulivo è cosa diversa dall'Unione. È la visione del Pd quale motore e timone
di una più vasta alleanza riformatrice e di governo. Quella, se ho capito bene,
che Franceschini propone di ricostruire, l'opposto della velleitaria,
autolesionistica autosufficienza» propugnata da Veltroni. Aspro il commento del
portavoce del premier, Paolo Bonaiuti: «Franceschini non riuscirà ad
imbrogliare gli italiani sulle elezioni europee. Non ha uno straccio di
proposta, né una sola idea e insulta Berlusconi per far vedere che esiste».
( da "Foglio, Il" del 23-03-2009)
Argomenti: Laicita'
23 marzo 2009 E Fini
divenne interessante Gli donano le grandi occasioni, domenica parlò in modo
significativo Improvvisamente, domenica mattina 22 marzo, Gianfranco Fini è
diventato interessante. Gli donano le occasioni solenni. Per la verità a
Fiuggi, alla fondazione di Alleanza nazionale, nel gennaio del 1995, trovò la
parola giusta, di una radicalità religiosa, quando disse che lui e i suoi
abbandonavano la casa del padre per non farvi più ritorno. Poi per anni i suoi
atti politici al governo e all?opposizione, le sue scelte simboliche, i suoi
scarti personali, tutto sembrava tatticismo opaco, senza il sale di una
riflessione autentica, di una cultura civile davvero impegnativa e limpida. Una
volta flirtava con D?Alema per sbarrare la strada a Berlusconi, un?altra volta
faceva una lista solitaria con Mariotto Segni e Marco Taradash per guadagnarsi
una generica etichetta liberale, poi i giri di valzer con e contro Casini, le
sparate law & order con Bossi, l?abbraccio a un laicismo
etico senza la fatica dell?argomentazione, l?incomprensione stizzita dello
strappo del “predellino”, giusto prima dell?allineamento che lo porterà un anno
fa alla presidenza della Camera come effetto del plebiscito del 13 aprile;
perfino nella tappa decisiva della sua esistenza politica, il viaggio in
Israele del 2003, Fini riuscì a irritare per un eccesso di ostentazione che
sapeva di utilitarismo spicciolo pur tra immagini di pentimento clamorosamente
significative e atti di riforma della memoria straordinariamente rilevanti.
Quel leader sembrava lavorare solo con terra di riporto, e manteneva un
rapporto ambiguo sia con il passato sia con il futuro. Delle due l?una: o
questi giudizi erano ingenerosi, ciò che è possibile, oppure è nato domenica
scorsa un Fini diverso, e anche questo è plausibile. Riconosciuta senza patemi
d?animo la leadership di Berlusconi nella nuova e strana creatura che sta per
nascere, il Popolo della libertà, Fini ha tenuto un eccellente discorso
politico. Ha mollato tutto di quella che un commentatore acuto come Angelo
Mellone definisce “manutenzione della memoria”. Fini si avventura solitario nel
nuovo partito, accompagnato in disordine sparso da una combriccola di vecchi
amici abbastanza berlusconizzati o ancora legati all?ideologia identitaria: non
è più genericamente di destra, non è più legge e ordine, il presidenzialismo va
con il rafforzamento all?americana del ruolo del Parlamento, un partito
moderato deve essere partito della nazione piuttosto che partito personale, e
deve avere in sé pluralismo e gusto della libertà. L?etica è quella della
destra storica: doverista, responsabile, legata al senso dello stato. Il metodo
è il dialogo rispettoso, l?emulazione con l?avversario sul terreno delle idee,
dopo il tramonto dell?egemonia culturale della sinistra. Complimenti. E un
consiglio al Cav.: quel ragazzo ha infine trovato un suo modo di essere,
trattarlo con rispetto è la scelta giusta.
( da "Stampa, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
IL PRESIDENTE DEI
VESCOVI: UNA LEGGE PER IMPEDIRE ALTRI CASI ELUANA L'ira di Bagnasco
"Benedetto XVI irriso e offeso" «Non ci si è limitati ad un libero
dissenso ma si è arrivati molto più in là» [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA'DEL
VATICANO Altolà agli attacchi «pretestuosi» e «incivili» al Pontefice
«travisato» e alle «manipolazioni per distruggere i valori e ai tentennamenti
strumentali contro la sacralità della vita». Parole pesanti come pietre. «Il
diritto a morire, ammantato di pietà, è raccapricciante, serve subito una legge
sul testamento biologico che impedisca altri casi Eluana», ammonisce il
cardinale Angelo Bagnasco che ieri ha aperto il Consiglio permanente della Cei
condannando l'«inammissibile ostracismo» riservato in Europa e in Italia al
Papa «irriso e offeso da mass media e politici» per la revoca della scomunica
al vescovo negazionista Williamson e per «l'insensata polemica sul
preservativo». E aggiunge: «Sui lefebvriani al Santo Padre si fa dire quel che
non dice ed è ammirevole la sua risposta agli attacchi. Sulla lotta all'Aids
operatori e medici gli danno ragione». Bagnasco chiede di «riaffermare l'anima
etica della finanza perché gli esiti della crisi sono rovinosi e non è stato toccato ancora il fondo», quindi sarà esteso a tutta
Italia il fondo per le famiglie in difficoltà dell'arcidiocesi di Milano: «La
crisi economica deve essere occasione di rinnovata consapevolezza etica e non
va abbandonato il Mezzogiorno ai suoi problemi». Sul federalismo «va superata
qualunque tentazione divisoria». Mentre bolla come «grottesche» le accuse alla
Chiesa di ingerenza sulla bioetica, il presidente della Cei sostiene il
manifesto con cui due giorni le principali associazioni cattoliche, riunite da
«Scienza & vita», hanno lanciato una mobilitazione nelle parrocchie per la
legge in discussione in Parlamento prospettando anche l'ipotesi di un
referendum se sarà legalizzata l'eutanasia. Nelle stesse ore in cui Benedetto
XVI concludeva il suo pellegrinaggio il leader dell'episcopato si schiera al
suo fianco. Il diluvio di critiche «si è prolungato oltre ogni buon senso» e
«non accetteremo che il nostro amatissimo Papa, sui media o altrove, venga
irriso o offeso», avverte Bagnasco. «Non ci si è limitati ad un libero
dissenso, ma si è arrivati ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni
laici», stigmatizza Bagnasco, deplorando «irrisione» e «volgarità» giunte non
solo da giornali e tv ma anche da «alcuni esponenti politici europei» e da
«organismi sovrannazionali». E lancia l'allarme: «Il secolarismo dilaga e si
rivela uno scontro in atto, non tra civiltà come qualcuno paventava, ma tra due
diverse visioni antropologiche». Nella bufera-condom Bagnasco scorge
«l'insistenza pregiudiziale delle agenzie internazionali, di esponenti politici
europei, cioè di quella classe che per ruolo e responsabilità non dovrebbe
essere superficiale». Stavolta la Cei non muove rilievi per il giro di vite
sull'immigrazione anch'esso dibattuto ora in Parlamento, però sul
bio-testamento non fa sconti. «Spetta alla politica agire nell'approntare e
varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, una legge che preservi il
Paese da altre analoghe avventure - raccomanda il porporato. Qualunque deriva
eutanasica, per quanto circoscritta o edulcorata, è una falsa soluzione». Poi
un lungo elenco di no: «Alla pena di morte, al commercio degli organi, alle
mutilazioni sessuali, alle alterazioni fecondative, a qualsiasi manipolazione
non terapeutica del corpo umano, pur se liberamente volute da persone adulte,
informate e consenzienti». Nelle moderne democrazie, «la
vita va difesa perché è indispensabile limitare il potere
"biopolitico" sia della scienza, sia dello Stato». L'input dei
vescovi infiamma il confronto politico. Barbara Pollastrini del Pd rivendica
l'autonomia del Parlamento e denuncia l'«imposizione a maggioranza di una legge
non rispondente all'impostazione liberale e laica della nostra Costituzione».
Il presidente dei senatori dell'Udc, Gianpiero D'Alia: «La Cei non impone
nulla, Pollastrini offende i parlamentari considerandoli condizionabili e
incapaci di prendere autonome decisioni». www.lastampa.it/galeazzi
( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Torino
Ieri un convegno all´Accademia delle Scienze dedicato al filosofo che odia il
pensiero facile "Dobbiamo saper ridere del Papa, che si copre il capo con
uno zucchetto per ragioni simboliche" Una festa per Viano senza salotti
alla moda VERA SCHIAVAZZI In tutta la sua vita, Carlo Augusto Viano non ha mai
sentito il bisogno di compiacere chicchessia. Non i suoi studenti che - al
contrario - hanno sempre considerato il suo esame di filosofia come un vero
incubo, e ne tramandano generazione dopo generazione le corrosive battute. E
neppure, come si sa, i suoi colleghi più alla moda, come Gianni Vattimo, al
«pensiero debole» del quale ha dedicato un vigoroso pamphlet del 1985 (Va´
pensiero, appunto). Non è un caso se ieri all´Accademia delle Scienze, per
festeggiare i suoi ottant´anni (li compirà in luglio, ma questa era soltanto
una prima tappa) c´erano soprattutto allievi e estimatori, come Massimo Mori e
Maurizio Ferraris. I filosofi, vecchi e giovani, apprezzano Viano, un po´ meno
i media e i salotti alla moda, che trovano il suo pensiero troppo complesso,
difficile da digerire e carico di dubbi in un´epoca dove sono soprattutto gli
slogan a fare le fortune di chi pensa, scrive e vende. è stato
proprio lo scetticismo, del resto, a trasformare il professore, già allievo di
Nicola Abbagnano, nell´alfiere di una laicità che talora gli viene attribuita
in modo perfino caricaturale, o almeno estremo, data anche l´assenza di altri
che vogliano esprimere analoghi concetti. Teorico delle libertà, Viano è nella
sua vita personale un marito e padre devoto e un professore vecchia maniera,
convinto che all´Università si vada per studiare: a irritarlo, in effetti, è
l´Italia delle madonne che piangono, degli scampati che ai microfoni del tg di
turno assicurano festanti «sono vivo per miracolo», espressione puntualmente
riportata nei titoli di testa. «Ed è proprio per questo suo costante dubitare
che lo abbiamo amato e lo amiamo», chiosa Maurizio Ferraris. La sua passione
nascosta? La vita di campagna, così come, fino a un secolo fa, la intendevano i
nobili inglesi: orti, giardini, animali, piogge e natura. «Per noi filosofi
torinesi - spiega Massimo Mori, che i festeggiamenti di ieri ha progettato e
organizzato - il professor Viano è stato, sempre e
comunque, un punto di riferimento. Anche quando le sue opinioni erano scomode,
controcorrente o comunque in forte polemica con quelle di altri colleghi». Non
solo, infatti, Viano si è visto affidare sul campo il ruolo
di portabandiera della laicità italiana, e ha polemizzato tra i primi e con
maggiore durezza contro le ingerenze della chiesa cattolica. Ma è stato sempre lui a battersi contro l´idea stessa di un´etica pubblica,
e in favore di una bioetica liberale fortemente rimessa nelle mani di ogni
individuo, basata sulla libertà personale. Insomma,
l´autodeterminazione, sulla propria vita come sulla propria morte: «Noi laici -
spiega lui stesso - siamo sempre tentati di scusarci, di dire che siamo laici,
sì, ma retti e probi, come e più degli altri, e magari anche un po´ tristi alla
maniera kantiana� Al contrario, dovremmo mostrare la nostra joie de vivre, esortare
alla libertà e alla trasgressione, saper anche ridere di chi, come il Papa,
ancora sente il bisogno di coprirsi il capo con uno zucchetto per ragioni
simboliche. E rivendicare il fatto che, se è vero che siamo favorevoli
all´aborto e all´eutanasia, lo siamo anche alla libertà sessuale e al diritto
di ognuno di costruire una coppia e di riprodursi come meglio crede». In
perenne polemica con i Pareyson-boys come Vattimo, esponenti di una scuola di
pensiero da sempre contrapposta nell´accademia torinese e non solo a quella dei
seguaci di Abbagnano, Viano è stato ed è soprattutto
un fiero avversario di quel pensiero debole mondiale che ha bollato ancora due
anni fa come «corrivo e compiacente», una filosofia tiepida nella quale le
tendenze si contaminano tra loro fino a diventare indistinguibili e ogni
identità si stempera, compresa quella che nell´ultimo dopoguerra aveva
contraddistinto i torinesi, a costo di isolarli dal resto del mondo. Buon
compleanno, professore.
( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Firenze
"Salvato dall´auto blindata" Nencini al lavoro dopo l´incidente Il
leader Ps: "Io capolista per Bruxelles? è un´ipotesi" SIMONA POLI
«Sono vivo per miracolo. Se mi sono salvato è solo grazie al fatto che
viaggiavo su una macchina blindata che ha retto l´urto spaventoso sul guard rail,
il volo e il planaggio su un deposito di pancali di legno che stava non solo al
di là della corsia dell´autostrada ma bene oltre la via Salaria». Riccardo
Nencini parla un po´ a fatica, stretto dal tutore che gli tiene ferma la
clavicola fratturata e dal busto ortopedico che deve indossare per non sforzare
troppo la colonna dolorante per una vertebra schiacciata. Racconta il terribile
incidente del 4 marzo scorso sull´Autosole vicino al casello di Orte dove sono
rimasti feriti sia lui che i due uomini della scorta. «Non so se l´auto
viaggiasse veloce, non avevo appuntamenti urgenti quella mattina, stavo andando
a Roma per incontrare Franceschini alle tre del pomeriggio». Torna al lavoro
dopo una breve convalescenza e subito affronta le questioni politiche più urgenti,
candidature europee e riforma elettorale. La legge è in commissione ma
l´accordo tra Pd e Pdl potrebbe chiudersi nel giro di due settimane su una
riduzione del numero dei consiglieri da 65 a 55 e l´introduzione di una soglia
di sbarramento al 4 per cento per coalizioni e singoli partiti che corrono alle
regionali (ipotesi, questa sgradita all´ala sinistra dello schieramento di
Martini). Sembra escluso invece il ritorno alle preferenze caldeggiato solo
dall´Udc. Non entra nei dettagli tecnici Nencini, a lui interessa di più
parlare dei costi della politica, tema che come leader nazionale dei Socialisti
ha fatto diventare uno dei suoi cavalli di battaglia: «Ho proposto di livellare
le altre regioni sulle indennità del consiglio toscano che sono le più basse
d´Italia, basti pensare che al netto io e Martini prendiamo settemila euro, la
metà dei nostri colleghi di Lombardia, Lazio o Puglia», spiega. «La
parificazione farebbe risparmiare dai 100 ai 110 milioni di euro l´anno». Se
Martini ha rinunciato al sogno europeo, Nencini fa capire che è molto probabile
una sua candidatura come capolista di "Sinistra e libertà" nel
collegio del centro Italia. «Per ora mi curo, c´è ancora tempo per decidere.
Credo moltissimo in questa operazione perché la possibilità di riportare la
sinistra riformista in parlamento passa da questa strada». Il
laicismo è la sua bandiera e poco importa se Beppe Englaro ha deciso di
non prendere la tessera onoraria del Partito socialista: «Mi ha spiegato che
voleva fare un passo indietro per pensare solo alla Fondazione per Eluana e che
voleva evitare che la sua sovraesposizione venisse letta politicamente in modo
sbagliato. Lo trovo giusto». Sull´intervento di Betori riguardo alla
cittadinanza onoraria ad Englaro invece è durissimo: «Le parole dell´arcivescovo
sono state eccessive e sopra le righe». Mentre Domenici ha agito con
equilibrio: «Ha giocato benissimo il suo ruolo di sindaco e io avrei fatto lo
stesso. Avrei condiviso la proposta di Falciani ma l´avrei confezionata in modo
tale che fosse condivisa in modo corale. Non è stato possibile per la
delicatezza della materia». Tiene d´occhio il doppio scenario che si verrà a
creare in Toscana dopo le amministrative e le Europee. «è interessante che
Casini esprima un giudizio positivo su Renzi per la sua provenienza centrista,
questo può aprire un laboratorio politico a Firenze». Di Giovanni Galli dice:
«Per dirla alla fiorentina, è meno bischero di quello che si può pensare.
Intanto è una persona per bene, molto conosciuta, e per la prima volta,
rispetto alle ultime due tornate, avrà il centrodestra al suo fianco compatto e
il governo lo aiuterà». Ma sull´esito non ha dubbi: «Il centrosinistra può
vincere anche al primo turno e se il centrodestra si rivelerà competitivo sarà
poi, eventualmente, più demerito del centrosinistra che merito del
centrodestra». Sulla tramvia ad esempio Nencini evidenzia qualche incertezza,
visto che tutti i candidati mettono in dubbio il passaggio al Duomo: «Non si è
valutato bene l´impatto di un´opera che lambisce il Battistero», dice. «Ed è
stato un errore politico lasciare che alle primarie ogni candidato proponesse
una sua soluzione. Alla fine sui tracciati prevarrà il parere del nuovo
sindaco, non quello del Pd».
( da "Repubblica, La" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina IV - Bari
Viaggio negli istituti privati della città alle prese con un calo di iscrizioni
e la necessità di aumentare le rette E nelle paritarie senza bonus è profondo
rosso L´ad Altomare del Margherita: senza incentivi tutti gli oneri scaricati
sulle famiglie Altrove, nell´Italia del Nord, le scuole private parificate
cattoliche stanno conoscendo una nuova giovinezza. A dirlo sono i numeri
diffusi dall´Agesc, l´associazione che riunisce i genitori delle scuole
d´impronta cattolica. Così in regioni come Lombardia, Piemonte ed Emilia
Romagna si registra una grande fuga verso le private con una cifra di 15-mila
studenti che lasceranno le scuole statali. Succede perché in quell´area del
Paese, Regioni ed enti locali sopperiscono ai tagli del governo erogando
contributi che, di fatto, rendono meno pesante il pagamento delle rette. Ma in
Puglia, così come nel resto del Mezzogiorno, accade esattamente il contrario. A
Bari, per esempio, negli anni recenti hanno chiuso i battenti istituti storici
come il Santarosa o lo stesso Di Cagno Abbrescia. E non se la passa bene,
ancora nel capoluogo, la scuola dei Fiori, laica ma
tradizionalmente vicina all´Opus Dei, che ha prima chiuso le iscrizioni per le
medie inferiori e poi anche quelle per le elementari. «Non c´era un adeguato
numero di iscritti» riconosce Doriana Lisco, dalla scuola dei Fiori. «L´assenza
di incentivi, del resto, non aiuta ma, anzi, scarica sulle spalle dei genitori
una serie di oneri» lamenta Giuseppe Altomare, amministratore
dell´Istituto Margherita che, a Bari dal 1898, è la più grande scuola privata
cattolica rimasta in attività non solo nel capoluogo ma nell´intera regione. Al
Margherita, infatti, si va dalla scuola d´infanzia al liceo. «Il contributo
comunale e regionale per le materne - spiega Altomare - si è ridotto ad un
quarto rispetto alla convenzione scaduta nel 2005. è accaduto per tutte le
scuole paritarie. Così molti sono stati costretti ad alzare le rette mentre,
quanto a noi, siamo riusciti a limitare i danni compensando le perdite
all´interno dell´economia generale dell´istituto». Ma i costi? «Al Margherita,
la frequentazione della scuola d´infanzia comporta per le famiglie un
contributo mensile di 151 euro». Un costo che si colloca in una fascia
medio-bassa ma, continua Altomare, «aiutano a quadrare i conti i fondi che
arrivano dallo Stato. (a.d.g.)
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
IL SEGNO DEL COMANDO
Ida Dominijanni La prescrizione è imperativa: «Spetta alla politica approntare
e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco
dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione -
preservi il paese da altre analoghe avventure». L'avventura di riferimento è quella
della morte di Eluana Englaro. La prescrizione è del cardinal Bagnasco,
solennemente rivolto al Consiglio permanente della Conferenza episcopale
italiana. Più che da ingerenza, il tono imperativo è da comando, se non da
guerra permanente con lo stato. Ma non è solo questo
il punto. Il punto è che prima di arrivare all'osso della legge sul testamento
biologico, e dopo aver bacchettato «l'ostracismo» politico europeo sul viaggio
del Papa in Africa e relative dichiarazioni sui preservativi, il presidente della
Cei fa un interessante giro largo sullo spirito del tempo presente, tentando
uno spericolato spostamento dell'asse del discorso pubblico mondiale dallo
«scontro di civiltà» ad un altro scontro, altrettanto epocale, fra «due
diverse, per molti aspetti antitetiche, visioni antropologiche»: quella
(religiosa) che salva il fondamento immateriale della natura umana, e quella
(secolare) che fa dell'uomo un mero prodotto dell'evoluzione naturale e
storica. CONTINUA | PAGINA 5 Il bersaglio non è nuovo: si tratta dell'ennesima
bordata contro il paradigma evoluzionistico darwiniano, non da oggi individuato
da questo papato (e dal precedente) come causa prima della deriva
materialistica del mondo contemporaneo. Ma il tiro stavolta è più largo e più
strategico, per ragioni geopolitiche e culturali. Sul piano geopolitico, la
svolta di Obama evidentemente non è passata invano: il Vaticano deve e può
prendere atto della obsolescenza del discorso dello «scontro di civiltà» che
presupponeva una matrice religiosa del conflitto fra Occidente e resto del
mondo. Ma in compenso alza la posta sulle matrici culturali del conflitto
interno alla cultura occidentale, fra visione religiosa e visione secolare del
mondo e della natura umana. L'impostazione è quella ratzingeriana della lotta
fra due diverse concezioni della ragione. Il di più che ci mette Bagnasco è una
mossa violenta di forzatura ideologica, che per sostenere gli argomenti del
campo religioso riduce a una caricatura quelli del campo secolare.Nel primo
campo c'è la solennità alta di una ontologia che riconosce nell'uomo un
fondamento irriducibile alla pura materialità, fondamento che è radice e
matrice di libertà e dignità. Nel secondo campo c'è la rozzezza di una
antropologia (l'ontologia o è fondamentalista o non è) che nell'uomo vede «un
mero prodotto dell'evoluzione del cosmo» e « uno sghiribizzo fluttante nella
storia». Nel primo caso la libertà umana è dono divino e sa coniugarsi con la
vita, la pace, la giustizia, la solidarietà. Nel secondo caso diventa arbitraria,
individualistica, capricciosa, pronta a fare di ogni desiderio un diritto e di
ogni istinto una pretesa: «In questa direzione, si scivola inevitabilmente
verso un nichilismo di senso e di valori che induce alla disgregazione
dell'uomo e ad una società individualista fino all'ingiustizia e alla violenza.
Anzi, verso un nichilismo gaio e trionfante, inq uanto illuso di aver liberato
la libertà, mentre semplicemente la inganna». Il testo di Bagnasco infila molte
altre perle, ciascuna direttamente indirizzata allo scontro politico e
legislativo in corso in Italia dopo il caso Englaro. Dice che la decisione di
lasciar morire Eluana non solo ha aperto la strada a una «deriva eutanasica»,
ma ha ribaltato d'un colpo la cultura giuridica imperniata sul favor vitae ,
con ciò ponendosi in contrasto perfino con le battaglie per l'abolizione della
pena di morte. Fa propri i peggiori argomenti già sentiti nell'arena politica e
mediatica, sulla morte di Eluana come anticipazione diabolica di una società
spietata che procede per eliminazione dei più deboli, dei più fragili, di
quanti «non sono all'altezza dello standard vigente». Ribadisce un'idea, questa
sì evoluzionistica e biologistica, di vita legata al battito cardiaco e al
respiro polmonare, che permane nello stato vegetativo.
Ciascuno di questi argomenti si presta allo scontro politico e mediatico, e lo
rinfocola. Ma per contrastarli, è la forzatura ideologica di partenza che va
rigettata. Essa consiste, primo, nell'avocare alla Chiesa il monopolio del
discorso sull'umano, negando alla cultura secolarizzata qualsiasi competenza in
merito. Secondo, nel ridurre la cultura secolarizzata a un materialismo
senz'anima e a un biologismo senza linguaggio, che fa fuori un paio di secoli
di storia della cultura europea. Terzo, nel ridurre a individualismo,
consumismo e nichilismo la partita sulla libertà che si gioca da decenni dentro
il campo laico e non, o non solo, fra questo e il campo religioso. Una partita
in cui - Bagnasco finge di non saperlo - non pertiene affatto alla Chiesa né la
concezione relazionale della libertà, né l'esigenza di «limitare il potere
biopolitico sia della scienza sia dello Stato», né quella di non ridurre a un
automatico «diritto» la delicata vicenda della fine della vita : in nome di che
cosa se non di questo abbiamo cercato di tutelare la
relazione fra Eluana e Beppino Englaro dal decisionismo del governo, o
preferiamo un vuoto di legge a una legge dettata dall'onnipotenza del
biopotere? C'era un tempo in cui la cultura cattolica sapeva costruire, sulle
proprie istanze, un terreno di mediazione con il mondo laico. Quel tempo, par
di capire, è finito, e non certo per sola responsabilità dei laici.
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
ADRIANO PROSPERI
«Falsificazioni vaticane» «Posizioni integraliste Ma è lo stato
che tace» Matteo Bartocci Per fortuna «la chiesa e il cattolicesimo non sono
tutti così». Tuttavia per Adriano Prosperi - professore ordinario alla Normale
di Pisa e uno dei massimi storici dell'età della Riforma e della Controriforma
- la durissima prolusione del cardinal Bagnasco «meriterebbe una seria risposta
da parte delle autorità statali, messe di fronte a un'esigenza integralistica
secondo la quale solo un obbligo religioso tradotto in legge impedirebbe agli
individui di eliminare i sofferenti e i malati». Professor Prosperi, quando
Bagnasco denuncia i pericoli del «secolarismo» sposta lo scontro di civiltà tra
credenti e non credenti. Pensa che la chiesa italiana abbia deciso di scendere
in campo direttamente? Sul «caso Eluana» è così. L'evoluzionismo e il
darwinismo in quel documento sono quasi ridicolizzati. E' detto esplicitamente,
presentati come se concepissero l'individuo come «uno sghiribizzo culturale
fluttuante nella storia». E' difficile iniziare un confronto serio se si
sostengono queste falsificazioni. Attribuire all'evoluzionismo la volontà di
svuotare la dignità umana vuol dire tornare a posizioni ottocentesche. Non è
«mostrificando» la scienza che si può prendere atto della ricerca che l'umanità
sta facendo sul suo posto nel cosmo, non più riconducibile a una tradizione
geocentrica. Il punto più controverso però riguarda la vita e la morte, il
«caso Eluana Englaro». Bagnasco presenta come dati di fatto alcune cose che non
sono vere. Contrariamente a quello che dice, Eluana era attaccata a una
macchina, il sondino, che l'alimentava e l'idratava forzosamente. Su questo
punto, non a caso al centro della legge sul testamento biologico, sorvola
completamente. C'è chi lo considera un ausilio obbligatorio per tutti al di là
delle convinzioni personali e chi invece lo vede come oggetto di libera scelta
all'interno delle proprie cure. La Cei quindi fa un'affermazione scorretta,
come tutta quella parte della prolusione che denuncia il rischio di eutanasia.
E' chiaro che se ci fossero rischi neonazisti vanno fermati ma il problema qui
è delimitare per legge i diritti di tutti tenendo conto di una situazione di
pluralismo. Non è che in Italia siamo tutti cattolici
secondo la dottrina del cardinal Bagnasco. Forse lo si vorrebbe. Per questo
quel discorso meriterebbe una risposta soprattutto da parte delle autorità
statali, che vengono messe di fronte a un'esigenza integralistica secondo la
quale solo un obbligo religioso tradotto in legge impedirebbe agli individui di
eliminare i sofferenti e i malati. Come si fece all'epoca delle legge
sull'aborto: anche allora si disse che con la legge sarebbero successe cose
tremende e invece almeno per la statistica è andata all'opposto. Il problema
qui è la risposta civile che uno stato deve dare ai
suoi cittadini. Bisogna respingere chi propone cure forzate anche a chi non le
vuole. Per Bagnasco il caso Englaro è uno «spartiacque». Una tragedia che non
si deve più ripetere. La relazione va letta per quello che dice ma anche per
quello che non dice. Io dalla chiesa mi sarei aspettato almeno una parola di
pacificazione verso un paese diviso e le scuse a un padre che ha subìto da
parte di alcuni ecclesiastici accuse terrificanti come quelle di essere
l'assassino della figlia. Invece nulla. Nulla sulle scene accadute fuori dalla
clinica di Udine e un solo ringraziamento alle suore che hanno assistito
Eluana. Evidentemente era un'attesa immotivata. Ma proprio una chiesa così
interventista non è anche il segno di una chiesa in difficoltà? Medium tra
altri media, cultura tra altre culture, partito tra tanti partiti? Se questi
documenti servissero a conoscere i problemi reali di un corpo che comprende
laici ed ecclesiastici come è la chiesa, pluralista per definizione, sarebbe
interessante. Purtroppo quella relazione è rivolta essenzialmente alle autorità
politiche italiane. E' la voce di una potenza che parla ad altri poteri
avvisandoli che non tollererà critiche o cedimenti. E' la voce di una realtà
temuta e rispettata, con una linea che non si discute al proprio interno e che
ora si mette perfino a ridicolizzare chi non la pensa allo stesso modo. E' la
voce di una chiesa che si stringe compatta attorno al papa anche quando
ribadisce tesi non convincenti come che il preservativo non è efficace nella
lotta all'Aids. Una chiesa che si presenta compatta anche al costo di aggravare
una spaccatura nella società? E' quello che è accaduto fino ad oggi. E' un dato
di fatto. Non si possono galvanizzare i fanatismi religiosi fino a creare vere
e proprie aggressioni verso procedure mediche ponderate e avallate nelle più
autorevoli sedi giuridiche alla luce della Costituzione. Una Costituzione che
fino a prova contraria finora ha soddisfatto sempre anche la parte religiosa
del paese. Non vede però anche una debolezza nelle
posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da nessuna parte, al massimo
si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un governo e una maggioranza
assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato con la chiesa, che l'ascolta
con rispetto e che qualche volta perfino anticipa nei desideri. E c'è
un'opposizione che come scelta tendenziale dà libertà di coscienza ai propri
deputati. La libertà di coscienza è bellissima ma di fronte a scelte politiche
un partito politico deve decidere come identificarsi. Sennò è inutile. Un paese
come l'Italia ha diritto ad avere qualcuno che difende senza se e senza ma i
diritti costituzionali, tra cui quello a disporre della propria vita.
( da "Riformista, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Bagnasco ruggisce in
difesa di Ratzinger E sul biotestamento vuole mobilitazione di Paolo Rodari I
vescovi italiani, ieri, un colpo esplicito in difesa di Papa Ratzinger l'hanno
finalmente battuto. Il cardinale Angelo Bagnasco, infatti, in occasione
dell'apertura del consiglio permanente della conferenza episcopale italiana, ha
difeso Benedetto XVI innanzitutto in merito alla questione della revoca della
scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e al successivo caso Richard
Williamson che tante critiche, anche nelle gerarchie della Chiesa italiana,
aveva sollevato. Quindi Bagnasco ha alzato la voce anche in merito al profluvio
di critiche «pretestuose» che «si è prolungato oltre ogni buon senso» a seguito
della parole che Benedetto XVI ha dedicato all'uso del preservativo per
prevenire l'Aids appena prima della partenza per l'Africa di settimana scorsa.
«Non accetteremo - ha detto il porporato - che il Papa, sui media o altrove, venga
irriso o offeso». Sono stati i media, infatti, secondo il capo dei vescovi
italiani, ad aver strumentalizzato il Papa offrendo le sue parole sull'Aids in
pasto a quanti, sulla base dei loro resoconti, hanno decretato contro di lui «un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». Come era
prevedibile, la prolusione si è incentrata principalmente sulla vicenda della
morte di Eluana Englaro e, più precisamente, sulla necessità di agire sul piano
legislativo alla svelta. Se il caso di Eluana ha rappresentato «un'operazione
tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante»,
ovvero «il diritto a morire, darsi e dare la morte in talune situazioni da
definire», spetta ora alla politica «agire nell'approntare e varare, senza
lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che
- in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il paese da altre
analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l'altro sospirato
provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle
Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per
sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo». Per Bagnasco qualunque
«deriva eutanasica, per quanto circoscritta o edulcorata, è una falsa
soluzione». «Nelle moderne democrazie - ha detto -, la vita va difesa perché è
indispensabile limitare il potere biopolitico sia della scienza sia dello
Stato. Come vescovi non possiamo non avere a cuore il superamento di qualunque
rassegnazione culturale, che trova sostanza nel fermo sì alla tutela dei
diritti umani di tutti e in un altrettanto netto no alla pena di morte, al
commercio degli organi, alle mutilazioni sessuali, alle alterazioni
fecondative, a qualsiasi manipolazione non terapeutica del corpo umano, pur se
liberamente volute da persone adulte, informate e consenzienti». Un passaggio
della prolusione merita un approfondimento in più. È l'accenno fatto circa la
mobilitazione dei laici sulle tematiche della vita in programma per volere della
stessa Cei nei prossimi mesi. Forse per prevenire ogni dissidenza interna, o
comunque e più probabilmente per spiegare meglio e in modo più puntuale il
proprio punto di vista, la discesa in piazza dei cattolici
è un'idea sancita settimana scorsa nella presentazione avvenuta al palazzo dei
Cento Preti a Roma del manifesto "Liberi per vivere", un manifesto
lanciato direttamente dalle tre associazioni "benedette" dalla Cei,
ovvero Scienza & Vita, Forum delle Associazioni familiari e RetinOpera. Un
manifesto - ha detto Bagnasco - che va «incoraggiato e sostenuto». Lo scopo, in
sostanza, è quello di spiegare la posta in gioco al paese «in termini
antropologici e culturali», così da evitare nel futuro «ingorghi concettuali e
tentazioni di delega». 24/03/2009
( da "Messaggero, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Martedì 24 Marzo
2009 Chiudi Signor Gervaso, la Svizzera ha detto basta all'uso indiscriminato
di spinelli, mentre l'Olanda ha vietato l'uso di funghi magici e di altre
sostanze psicotrope. Lo schiaffo proibizionista, arrivato dalle due capitali
mondiali della droga libera, sulle convinzioni di colui al quale piace giocare
alla roulette russa con la propria vita, è stato
sonoro. Anche se, prima o poi, la cultura individualista edonistica, nichilista
e ateista riuscirà ad affermarsi, almeno per ora è stato
messo un argine alla lucida follia di chi ha deciso di gettare al vento il
prezioso dono della vita. A proposito di valori laici, qualcuno sa spiegare
perché l'uomo moderno che ha accantonato Dio dal consorzio umano, trova
risposta alle sue angosce esistenziali buttandosi sulla droga, sull'alcol,
sull'eutanasia, sulle trasgressioni e sul sesso dissennato? Amare la morte più
della vita, è questa l'osannata "saggezza" laica? Gianni Toffali
Verona Caro Toffali, per rispondere alle sue considerazioni sulla droga, sulla
vita, su Dio, mi ci vorrebbe un trattato. Farò del mio meglio, affidandomi alla
mia esperienza, al mio buon senso e alla mia fede, che non
è una fede cattolica, ma una fede laica, che non significa laicista. Io sono
sempre stato contro la droga. Con buona pace di Pannella, diventato,
purtroppo, dopo avere combattute tante battaglie civili, quasi una maschera
della commedia dell'arte, ossessivo, enfatico, di una loquacità parossistica.
Lo stesso vale per i suoi seguaci e laudatores, che non hanno nemmeno il merito
di essere stati l'antesignani e i paladini senza paura di crociate civili. I
radicali non hanno capito (e se non lo hanno capito fino ad oggi, dopo decenni
di battaglie, di sit-in, di scioperi della fame e della sete, di comizi, e,
purtroppo, di piazzate, non lo capiranno mai) non hanno capito che la gente,
quando dico la gente, dico la maggioranza degli italiani, non vuol sentire
parlare di liberalizzazione o legalizzazione della droga. Se Pannella e i suoi
pasdaran non se lo ficcano in testa, saranno sempre uno sparuto drappello di
protestanti libertari. Gli italiani vedono la droga, compreso lo spinello, come
fumo negli occhi. I radicali che obiettano su tutto, obietteranno che se si fa
tanto uso di droga, spacciata illegalmente nel nostro Paese, ciò significa che
molti italiani assumono sostanze stupefacenti. E con questo? Io non l'ho mai
messo in dubbio. Pare che solo a Milano il dieci per cento dei meneghini
sniffino cocaina. Ma questo non è un buon motivo per invocarne la
liberalizzazione o la legalizzazione, che non migliorerebbe le cose, ma le
peggiorerebbe. La "polvere bianca", così come ogni droga, si assume
non perché è proibita, ma perché ti dà stimoli di nirvanico piacere, un'euforia
immediata ed esaltante, salvo poi friggerti il cervello, demolirti il sistema
nervoso, quello respiratorio, quello digestivo, quello cardiorespiratorio. Gli
effetti delle droghe, di tutte le droghe, senza eccezioni, sono devastanti. E
non c'è bisogno di chiederlo al sommo farmacologo Garattini, ma a qualunque
medico o farmacista. La vita umana è un dono prezioso, preziosissimo, il più
inestimabile per chi la ama o, comunque, sa goderne i frutti e valutarne la
bellezza. Se qualcuno preferisce metterla a repentaglio, fiutando cocaina, facendosi
una pera o fumando uno spinello, peggio per lui. Io, per quel che posso e
conto, lo metto in guardia. Se non dà retta ai miei consigli e ai miei moniti,
ancora peggio per lui. Non sono un missionario. Sono un giornalista e uno
scrittore, che sa, per averlo letto in tanti articoli e in qualche testo
scientifico, la sorte cui va incontro un drogato. Mi è capitato di fare alcune
conferenze in comunità di recupero, sentire storie spaventose, raccogliere
testimonianze atroci. Se i radicali vogliono convincermi del contrario,
s'illudono: con me perderebbero il loro tempo e, quel che è peggio, lo
farebbero perdere a me che, con tutte le cose che ho da fare, è ciò che più
detesto. Quanto alla sua invettiva contro "l'uomo moderno che ha
allontanato Dio dal consorzio umano", se sono d'accordo sulla condanna
alla droga, sulle conseguenze nefaste dell'alcol e di altre rovinose
trasgressioni, non lo sono affatto sul sesso, che lei definisce
"dissennato". Io ho amato perdutamente le donne e alla follia il
sesso ma, pur essendo laico e non riconoscendomi in nessuna religione rivelata
e in nessuna Chiesa ufficiale, non mi sono mai sentito in colpa. Certo, se mi
fossi messo a fare l'attore di film porno, la cosa sarebbe stata diversa e
diverso, giustamente, il suo giudizio su di me. Ho fatto sesso come lo hanno
fatto, e lo fanno, uomini e donne normali, che, senza nuocere ad alcuno, senza
offendere la divinità, brindano felicemente a Venere, la più ineffabile e
conturbante delle dee. atupertu@ilmessaggero.it
( da "Corriere della Sera" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-03-24 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Bagnasco: il Papa irriso e offeso Legge sul fine vita, basta
lungaggini Il presidente Cei: strumentalizzate le parole del Pontefice
sull'Aids Il capo dei vescovi ha chiesto sul testamento biologico un
«inequivoco dispositivo di legge» ROMA — Contro il Papa «irrisione e
volgarità». Con parole durissime il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha
difeso Benedetto XVI dalla polemica su Aids e preservativi, che «francamente
non aveva ragione d'essere», ma ha sovrastato «fin
dall'inizio » il viaggio di Benedetto XVI in Africa «nell'attenzione degli
occidentali». Sulla stessa linea anche L'Osservatore. Mentre sul testamento
biologico il presidente della Conferenza episcopale italiana ha chiesto un
«inequivoco dispositivo di legge», che venga approvato «senza lungaggini o
tentennamenti» per preservare il Paese da altri casi come quello di Eluana
Englaro, che per i vescovi italiani ha rappresentato una vera e propria rottura
nella nostra cultura civile e giuridica, oltre che «un'operazione tesa ad
affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante», «il diritto a
morire» e cioè, ha precisato, il «darsi e dare la morte in talune situazioni da
definire». Una vera e propria deriva eutanasica, contro cui
è partita in questi giorni una mobilitazione del laicato cattolico simile a
quella che si è avuta per il Family day e per la legge 40. Secondo Bagnasco i
media hanno strumentalizzato le parole del Papa sull'Aids e le hanno offerte in
pasto a quanti sulla base dei loro resoconti hanno decretato contro di lui «un
ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». Vengono additate
responsabilità precise: «L'insistenza pregiudiziale delle agenzie internazionali
» e «le dichiarazioni di alcuni esponenti politici europei o di organismi
sovranazionali, cioè di quella classe che per ruolo e responsabilità non
dovrebbe essere superficiale nelle analisi né precipitosa nei giudizi». Una
bacchettata rivolta soprattutto a Francia, Germania e Commissione europea,
accusate di essere andate oltre «un libero dissenso », giungendo fino ad un
«ostracismo che esula dagli stessi canoni laici». In questo come in altri
analoghi casi recenti, «per le forme subdole che talora assume — ha detto
ancora Bagnasco — ma anche per gli appoggi clamorosi di cui gode, è una delle
tracce che ci portano a identificare la cifra più marcata del nostro tempo qual
è il secolarismo». Per questo, secondo Bagnasco, «chi tempo addietro paventava
uno scontro di civiltà facendolo magari derivare in parte da divaricanti
matrici religiose, oggi si trova davanti una situazione alquanto diversa ». «Si
fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all'uso della ragione», due
diverse visioni antropologiche, una che vede nell'uomo «qualcosa di
irriducibile rispetto alla materia», l'altra frutto di una «interpretazione
esasperata e unilaterale» del darwinismo che può portare ad un «nichilismo gaio
e trionfante». Ma Bagnasco non si è nascosto che in particolare nel caso della
revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani e al negazionista dell'Olocausto,
Williamson, con «atteggiamenti e parole», c'è stato
chi, proprio all'interno della Chiesa, ha alimentato «interpretazioni
sistematicamente allarmistiche e comportamenti diffidenti nei riguardi della
gerarchia». Mentre il Papa ha scritto una lettera ai vescovi che, a parere del
cardinale, «ha fatto emergere, come per contrasto, il candore di chi non ha
nulla da nascondere circa le proprie concrete reali intenzioni». Per questo
«con ferma e concreta convinzione facciamo nostro l'appello alla
riconciliazione genuina e disarmata con cui la Lettera papale sollecita
l'intera Chiesa», ha detto ancora, in modo che «non si perpetuino letture volte
a far dire al Papa ciò che egli con tutta evidenza non dice. Che è un modo
discutibilissimo, persino un po' insolente, per costruirsi una posizione
distinta dal corretto agire ecclesiale». Il cardinale Angelo Bagnasco, 66 anni,
è presidente della Conferenza episcopale italiana La partenza Benedetto XVI
lascia l'Angola ( foto Ap /Themba Hadebe) M.A.C.
( da "Giornale.it, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 71 del 2009-03-24
pagina 4 Moschea di Cascina Gobba, è lotta tra gli imam di Alberto Giannoni
INCARICHI Scontri sulle poltrone per stabilire chi sarà il nuovo direttore
dell'ex palazzina Aem Lotta di «poltrone»? Le beghe interne non bastano a
spiegare quello che succede in via Padova. In gioco ci sono «le mani sulla
moschea». La Casa della Cultura islamica è in preda a una spaccatura interna.
Da un lato il vecchio imam e alcuni «dissidenti», fra cui Abdullah Kabakebbji,
che si presenta come nuovo direttore «a seguito di regolare assemblea» e «nel
rispetto dello statuto»; dall'altro lato il direttore storico, Mahmoud Asfa,
che parla di un'elezione irregolare, insieme al presidente Enzo Adamo
Venturini. A questo a sua volta si contrappone un altro presidente, il siriano
Mohammed Bahà El Din Ghrewati. Un nome da appuntare. Non si tratta solo di
incarichi, però. La divisione è esplosa in questi giorni con il caso della
moschea di Cascina Gobba, la palazzina ex Aem acquistata per essere destinata a
moschea, ma il cui progetto è fermo da anni in Comune. L'immobile è intestato
ad Al Waqf, ente di gestione dei beni islamici, a cui fa capo la gran parte del
patrimonio immobiliare dell'Ucoii, l'unione delle comunità islamiche italiane.
Qualcuno già si è riunito lì a pregare. Per Asfa invece fino all'ok del Comune
è sbagliato usarlo. Ma lo scontro verte anche sulla linea del più importante
centro islamico cittadino. L'allarme lanciato da Asfa è impressionante: «In
questi anni ci siamo aperti alla città - ha detto - e questo ad alcuni non è
piaciuto, qualcuno vuol farci tornare indietro». Parole che colpiscono, come
quelle che Asfa ha pronunciato pubblicamente pochi giorni fa: «Noi siamo un
centro islamico italiano, e non vogliamo condizionamenti o controlli diversi da
quelli delle istituzioni italiane. Qualcuno cerca di mettere le mani sulle
moschee. Noi abbiamo buoni rapporti con i consolati ma non accettiamo controlli
di Paesi arabi che sono dittature». Ora Asfa è ancora più chiaro: «La Casa non
appartiene all'Ucoii che vuole mettere un piede a Milano, né a nessun altro, la
Casa appartiene ai fedeli». Ispirata a un islam politicizzato, l'Ucoii è
considerata da molti il punto di riferimento locale dei Fratelli musulmani, il
partito che si rifà alla jihad e rifiuta la secolarizzazione della nazione
islamica (e che l'estate scorsa propose di boicottare Milano per il caso viale
Jenner). «Argomento da convegno» per Kabakebbji: «Non c'è un "link"
diretto con i Fratelli musulmani - dice - ma non si possono porre barriere al
pensiero. Sono state molte in questi anni, nel Mediterraneo, le reazioni al laicismo, basti pensare a Comunione
e Liberazione». L'Ucoii dunque vuole riprendersi il centro? Kabakebbji
smentisce: «Come si può parlare di ritorno dell'Ucoii per un centro che è già
sede dell'Ucoii a Milano?». Dagli schieramenti interni al mondo islamico si
comprende quale sia la reale portata della spaccatura. Kabakebbji è
stato presentato da molti come il volto nuovo dell'islam italiano. Ma non è
solo l'ex presidente dei Giovani musulmani italiani, direttamente collegati
all'Ucoii. Quello dei Kabakebbji è un nome di peso. Il padre di Abdallah,
Maher, è segretario di Al Waqf e vicepresidente dell'Ucoii. Intanto sul sito
Islam-online è comparso un comunicato della Casa della cultura islamica in cui
Ghwrewati si compiace per la nomina di Kabakebbji. Medico, da molti anni in
Italia, Ghwrewati è conosciuto per aver chiesto la previsione normativa della
poligamia. Ha sostenuto in passato di non essere aderente all'Ucoii, molti lo
ritengono «l'ideologo» di certe posizioni integraliste. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2009)
Argomenti: Laicita'
ADRIANO PROSPERI
«Posizioni integraliste Ma è lo stato che tace»
«Falsificazioni vaticane» Matteo Bartocci Per fortuna «la chiesa e il
cattolicesimo non sono tutti così». Tuttavia per Adriano Prosperi - professore
ordinario alla Normale di Pisa e uno dei massimi storici dell'età della Riforma
e della Controriforma - la durissima prolusione del cardinal Bagnasco
«meriterebbe una seria risposta da parte delle autorità statali, messe di
fronte a un'esigenza integralistica secondo la quale solo un obbligo religioso
tradotto in legge impedirebbe agli individui di eliminare i sofferenti e i
malati». Professor Prosperi, quando Bagnasco denuncia i pericoli del
«secolarismo» sposta lo scontro di civiltà tra credenti e non credenti. Pensa
che la chiesa italiana abbia deciso di scendere in campo direttamente? Sul
«caso Eluana» è così. L'evoluzionismo e il darwinismo in quel documento sono
quasi ridicolizzati. E' detto esplicitamente, presentati come se concepissero
l'individuo come «uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia». E'
difficile iniziare un confronto serio se si sostengono queste falsificazioni.
Attribuire all'evoluzionismo la volontà di svuotare la dignità umana vuol dire
tornare a posizioni ottocentesche. Non è «mostrificando» la scienza che si può
prendere atto della ricerca che l'umanità sta facendo sul suo posto nel cosmo,
non più riconducibile a una tradizione geocentrica. Il punto più controverso
però riguarda la vita e la morte, il «caso Eluana Englaro». Bagnasco presenta
come dati di fatto alcune cose che non sono vere. Contrariamente a quello che
dice, Eluana era attaccata a una macchina, il sondino, che l'alimentava e
l'idratava forzosamente. Su questo punto, non a caso al centro della legge sul
testamento biologico, sorvola completamente. C'è chi lo considera un ausilio
obbligatorio per tutti al di là delle convinzioni personali e chi invece lo
vede come oggetto di libera scelta all'interno delle proprie cure. La Cei
quindi fa un'affermazione scorretta, come tutta quella parte della prolusione
che denuncia il rischio di eutanasia. E' chiaro che se ci fossero rischi
neonazisti vanno fermati ma il problema qui è delimitare per legge i diritti di
tutti tenendo conto di una situazione di pluralismo. Non è che in Italia siamo
tutti cattolici secondo la dottrina del cardinal
Bagnasco. Forse lo si vorrebbe. Per questo quel discorso meriterebbe una
risposta soprattutto da parte delle autorità statali, che vengono messe di
fronte a un'esigenza integralistica secondo la quale solo un obbligo religioso
tradotto in legge impedirebbe agli individui di eliminare i sofferenti e i
malati. Come si fece all'epoca delle legge sull'aborto: anche allora si disse
che con la legge sarebbero successe cose tremende e invece almeno per la
statistica è andata all'opposto. Il problema qui è la risposta civile che uno stato deve dare ai suoi cittadini. Bisogna respingere chi
propone cure forzate anche a chi non le vuole. Per Bagnasco il caso Englaro è
uno «spartiacque». Una tragedia che non si deve più ripetere. La relazione va
letta per quello che dice ma anche per quello che non dice. Io dalla chiesa mi
sarei aspettato almeno una parola di pacificazione verso un paese diviso e le
scuse a un padre che ha subìto da parte di alcuni ecclesiastici accuse
terrificanti come quelle di essere l'assassino della figlia. Invece nulla.
Nulla sulle scene accadute fuori dalla clinica di Udine e un solo ringraziamento
alle suore che hanno assistito Eluana. Evidentemente era un'attesa immotivata.
Ma proprio una chiesa così interventista non è anche il segno di una chiesa in
difficoltà? Medium tra altri media, cultura tra altre culture, partito tra
tanti partiti? Se questi documenti servissero a conoscere i problemi reali di
un corpo che comprende laici ed ecclesiastici come è la chiesa, pluralista per
definizione, sarebbe interessante. Purtroppo quella relazione è rivolta
essenzialmente alle autorità politiche italiane. E' la voce di una potenza che
parla ad altri poteri avvisandoli che non tollererà critiche o cedimenti. E' la
voce di una realtà temuta e rispettata, con una linea che non si discute al
proprio interno e che ora si mette perfino a ridicolizzare chi non la pensa
allo stesso modo. E' la voce di una chiesa che si stringe compatta attorno al
papa anche quando ribadisce tesi non convincenti come che il preservativo non è
efficace nella lotta all'Aids. Una chiesa che si presenta compatta anche al
costo di aggravare una spaccatura nella società? E' quello che è accaduto fino
ad oggi. E' un dato di fatto. Non si possono galvanizzare i fanatismi religiosi
fino a creare vere e proprie aggressioni verso procedure mediche ponderate e
avallate nelle più autorevoli sedi giuridiche alla luce della Costituzione. Una
Costituzione che fino a prova contraria finora ha soddisfatto sempre anche la
parte religiosa del paese. Non vede però anche una
debolezza nelle posizioni laiche? Io il fronte laico non lo vedo da nessuna
parte, al massimo si parla di difesa dei diritti costituzionali. C'è un governo
e una maggioranza assoluta che si fregia di un rapporto privilegiato con la
chiesa, che l'ascolta con rispetto e che qualche volta perfino anticipa nei
desideri. E c'è un'opposizione che come scelta tendenziale dà libertà di
coscienza ai propri deputati. La libertà di coscienza è bellissima ma di fronte
a scelte politiche un partito politico deve decidere come identificarsi. Sennò
è inutile. Un paese come l'Italia ha diritto ad avere qualcuno che difende
senza se e senza ma i diritti costituzionali, tra cui quello a disporre della
propria vita.