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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GENERALE DEL DOSSIER |
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Occorre
anche la cultura laica per rifondare il nuovo Pd
( da "EUROPA
ON-LINE" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: impone che tutte le ultraminoranze
laiche del Pd, cioè liberali, socialdemocratici, repubblicani,
liberalsocialisti, radicali, liberalcattolici e
cattolici liberali, si uniscano per sospingere il nuovo Pd nella lunga marcia
verso lo stato laico: quello che non crocifigge le Eluane
ai sondini e non scatta sull?
Tre
domande sul dialogo laici-cattolici
( da "EUROPA
ON-LINE" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: la gerarchia ha avuto paura di ogni
dialogo che potesse far temere una contaminazione culturale del mondo
cattolico; e il laicato non è stato certo incoraggiato a dialogare col mondo
moderno. La terza: in realtà il dialogo e la contaminazione
tra cattolici e laici sono avvenuti, ma soprattutto verso destra: e non con la
cultura liberale ma con quella dell?
Quel
centrino Udc che fa gola qui e lì
( da "EUROPA
ON-LINE" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: alleanza a destra sarà praticamente
certo: per necessità, non già per clemenza del Cavaliere verso Casini. Di qui la vigilante e costante strategia dell?attenzione verso
l?Udc da parte dei più accorti e diversi settori, laici e cattolici, del Pd.
sul
testamento meglio un referendum - corrado augias ( da "Repubblica,
La" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Questo viene impedito dalla Chiesa
che entra in merito alle decisioni dello Stato in teoria laico. Non voglio
certo dire che il papa e i suoi adepti debbano tacere. Dicano pure il loro
pensiero ma senza imporlo a tutti. Che siano i medici e i pazienti cattolici ad
ascoltarlo ma gli altri devono essere liberi di decidere secondo coscienza.
chiamparino
s'infuria "ecco i veri conservatori" - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: soprattutto perché rivolte a chi,
come Marco Calgaro, è stato per anni il principale
collaboratore di Chiamparino. L´idea che il discrimine tra cattolici e laici
del partito passi anche dalla discussione sugli autobus e sulle linee
extraurbane rende bene il momento di difficoltà che attraversa il Pd torinese.
in
piazza contro la tortura di stato - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: della senatrice Bianchi e due altri
sul disegno Calabrò che prevede quella tortura di
Stato, contro la quale, mentre si tiene l´assemblea del Pd, stiamo marciando
per Roma. La scissione tanto paventata, e che il leale e laico cattolico Franceschini dovrebbe arginare,
non avviene ancora non perché ci siano tanti altri contenuti a unire, ma perché
c´è questo a dividere e paralizzare.
Ma
noi cristiani non possiamo non dirci laici
( da "Secolo
XIX, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: è ora inferiore assai a quella del
mondo laico, e avrebbe bisogno di rinnovarsi?Ma il male è che (la Chiesa) ha
perduto da quattro secoli la sua plasticità, si è irrigidita e se tentasse di
muoversi e progredire, correrebbe il rischio di andare in pezzi». Il suo saggio
è stato a volte interpretato come un invito rivolto a liberali e cattolici a
unirsi contro i "
GIANNI
VATTIMO Se il cattolicesimo pervenisse infine a sottrarsi agli odi politici
c... ( da "Stampa, La"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: specifiche di ciascuno dal comune
consenso su una costituzione laica. Il difetto dei giacobini francesi era stato
invece di voler sostituire la fede nella democrazia alla fede religiosa,
realizzando un assolutismo ateistico di cui Tocqueville vedeva ancora
l'impronta nel laicismo della Francia di metà Ottocento, su questioni come
l'orientamento a-religioso della pubblica istruzione,
ROMA
- Sul principio di nutrizione e idratazione resta la spaccatura. C'è tu...
( da "Messaggero,
Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: e ha dalla sua parte anche i
cattolici che stanno all'opposizione. Di fronte al dramma della vita vegetativa
i laici invocano la distinzione tra etica e diritto e chiedono che sia
riconosciuta la possibilità di vivere e di morire secondo la propria concezione
del mondo, mentre i cattolici ribattono che privilegiando la libertà dei
singoli si cade nel relativismo,
<C'è
una lobby che vuole l'eutanasia>
( da "Giornale.it, Il"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Lo Stato non può far morire una
persona di sete» RomaSenatore
Quagliariello sul testamento biologico si consuma lo
scontro finale tra laici e cattolici? «Invece è
proprio su questo fronte, che è diventato un nuovo terreno di incontro e non di
scontro, che nel Pdl l'anima cattolica si è saldata
con quella laica.
Nessuno
Stato può disporre della mia vita se non lo voglio
( da "Giornale.it, Il"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico che a sua volta consideri la
propria vita come una propria sostanziale responsabilità: non sono infatti più disposto, per come si stanno mettendo le cose,
a confrontarmi con cattolici militanti o coi cittadini di una monarchia
assoluta situata sulla riva destra del Tevere, coloro cioè che anche in questi
giorni hanno ripetuto che la nostra vita apparterrebbe alla collettività
Oggi
ci sarà il primo atto della cerimonia degli addii
( da "Tempo,
Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: questa deficienza se ne stanno accorgendo i loro compagni di viaggio provenienti
dal mondo laico e cattolico i quali, pentiti, cominciano a guardare altrove. I Rutelli,
i Letta, i Parisi, i Marini, i Fioroni, le Binetti
non hanno nulla a che fare con la variopinta comunità dei superstiti «figiciotti» e pensano a come uscire dal cul
de sac nel quale si sono imprudentemente infilati.
Nessuno
Stato può disporre... ( da "Giornale.it, Il"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laico che a sua volta consideri la
propria vita come una propria sostanziale responsabilità: non sono infatti più disposto, per come si stanno mettendo le cose,
a confrontarmi con cattolici militanti o coi cittadini di una monarchia
assoluta situata sulla riva destra del Tevere, coloro cioè che anche in questi
giorni hanno ripetuto che la nostra vita apparterrebbe alla collettività
CLAUDIO
RIZZA TODI. È AFFOLLATO QUESTO NUOVO CENTRO MODERATO CHE ANCORA NON ESISTE.
SENTI FR... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ai riformisti al mondo delle associazioni
laiche e cattoliche diciamo: mettiamoci insieme e costruiamo un partito nuovo,
vero con una democrazia interna, con una leadership forte ma eletta
democraticamente». Visto che gli squilibri nel Pdl e
nel Pd aumentano. Insiste Adornato: «Incominciamo a mettere insieme chi
condivide i nostri valori»;
L'esordio
di Netanyahu: uniti contro Tehran
( da "Manifesto,
Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: inconciliabilità tra il laicismo di
Lieberman (15 deputati) e l?agenda religiosa degli
ultra-ortodossi sefarditi dello Shas (11 poltrone). E
al fatto che l?altro ieri gli Stati Uniti, per bocca dell?ex
ambasciatore in Israele Daniel Kurtzer, hanno
sottolineato che questa seconda ipotesi rappresenterebbe «un?
( da "EUROPA ON-LINE" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Occorre anche la
cultura laica per rifondare il nuovo Pd FEDERICO ORLANDO Cara Europa, ho letto
la rubrica Lib sul convegno organizzato ad Amelia dai
Liberal Pd a marzo. Mi auguro che sia confermato,
anzi anticipato, dopo il terremoto Sardegna-
Veltroni; e che il programma comunicato da Enzo Bianco sia integrato dal
rilancio della massima fra le nostre esigenze: il ritorno alla laicità dello stato italiano, sulla quale il Pd non ha speso parole. Vi
trasmetto a riguardo la lettera che l?on. Beppe
Facchetti, già membro della direzione centrale del Pli
e docente alla Statale di Milano, ha inviato a Bianco, con la quale si chiede
di rivendicare la nostra ?diversità? dagli ex ds e
dagli ex popolari, una diversità che si chiama ?laicità?. Se no, che ci stiamo
a fare nel Pd, che ci aveva chiamati, alla sua nascita, proprio in quanto
partito pluriculturale? RENATO PARELLI, VIA WEB Caro Parelli, grazie per avermi inviato la lettera di Facchetti
a Enzo Bianco, succeduto a Valerio Zanone alla guida
del gruppo Liberal Pd (ho solo qualche perplessità
sulla sua affermazione che il Pd, «per evitare Pannella, ha fatto fuori Zanone e De Mita, e solo per sbaglio ha salvato
l?ottantenne Zavoli, sennò staremmo ancora a discutere della presidenza di Villari, trionfalmente inserito in lista da un tale Bettini». Le confesso che nulla so né voglio sapere di qual
che fanno negli ambulacri del palazzo). M?interessa
invece il problema che l?amico Facchetti pone quasi ultimativamente
a Bianco: «Vogliamo deciderci a far capire almeno nel
partito, visto che al paese non interessa, cosa significa una posizione
liberale? Quella complicata, scomoda, puntigliosa, impopolare cosa che è la
politica liberale nei rapporti con la chiesa, con l?economia, con le
istituzioni, con l?informazione?». La sconfitta di un partito pilotato
esclusivamente dai devoti delle ?due chiese?, come
venivano chiamati nella prima repubblica la Dc e il Pci, impone che tutte le
ultraminoranze laiche del Pd, cioè liberali, socialdemocratici, repubblicani,
liberalsocialisti, radicali, liberalcattolici
e cattolici liberali, si uniscano per sospingere il
nuovo Pd nella lunga marcia verso lo stato laico:
quello che non crocifigge le Eluane ai sondini e non
scatta sull?attenti se Oltre Tevere lamentano la
riduzione di qualche euro pubblico per le scuole private; quello che non
accetta un governo genuflesso per interesse, mentre Nancy Pelosi smentisce con
un controcomunicato che il suo incontro col papa si
sia risolto in una strigliata per la bioetica di Obama, da lei condivisa. Altre
donne, altri attributi. E tutto questo nel giorno in cui le alte cariche
italiane ricevevano istruzioni dai cardinali con la scusa di festeggiare la
conciliazione fascista. Certo, come scrive Facchetti, al paese non interessa
una vera, impopolare politica liberale, che comincerebbe einaudianamente
dall?eguaglianza dei cittadini di fronte alle tasse.
Il paese ha coaugulato un enorme blocco sociale
intorno alla caricatura berlusconiana del liberalismo più becero, ateo,
materialista, con lo slogan di Luigi Filippo ai francesi, ?Arricchitevi?
(ma dopo aver fatto la ?Legge del miliardo?, cioè il
risarcimento statale agli aristocratici espropriati dalla rivoluzione).
Arricchitevi, cioè evadete le tasse, cementificate la Sardegna e la penisola,
elevate l?immoralità personale a titolo per diventare ministri o gerarchi,
sopportate le atroci barzellette sugli antifascisti in villeggiatura a Ventotene e sui giovani argentini scaraventati dagli aerei
in mare («Il tempo è bello, andate fuori a giocare a pallone»). L?importante è
?Arricchitevi? o, aggiornando, ?fate i cavoli vostri?.
Il blocco sociale degli interessi è maggioritario. Dovremmo come liberali far
capire che gli interessi legittimi hanno piena cittadinanza nella cultura
liberale, che condanna solo la prepotenza pagata dai deboli. Così come dovremmo
far capire ai deboli che, tra l?arcaica rivoluzione sociale e la loro attesa di
briciole sotto il tavolo dei prepotenti, c?è una terza via, una terza cultura,
quella dei diritti e dei doveri sociali. Il Pd dovrebbe essere questa terza
via. Se no, è inutile andare ad Amelia.
( da "EUROPA ON-LINE" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
CATTO Tre domande
sul dialogo laici-cattolici
ANGELO BERTANI Tramonta la stagione del dialogo tra laici e cattolici?
Lo dice Ernesto Galli Della Loggia (Corsera, 15
febbraio) e ne offre la sua interpretazione. Anzitutto identifica il dialogo
con il rapporto nato negli anni novanta tra la cultura laica non sedotta dalla
sinistra e una parte del mondo cattolico rappresentata da vescovi e cardinali
(«pochi per la verità, ben pochi», commenta) e da frange del laicato cattolico
Si direbbe che pensa a Liberal, ai seminari del
?Progetto culturale? della Cei, a qualche collana del
Mulino che vagheggiava di ritrovare-costruire una identità italiana nella
convergenza tra i laici di orientamento liberale e il cristianesimo cattolico.
Per l?autore la causa della crisi è l?autoreferenzialità in cui vivrebbe la
Chiesa e il retroterra sociale che fa capo ad essa. Galli Della Loggia esclude
però dal suo ragionamento il ?cattolicesimo democratico?,
che a suo avviso riguarda solo la sinistra cattolica subalterna alla politica dell?ex Pci. Più che per quel che afferma e giudica,
l?articolo è un segno interessante della difficoltà del dialogo a livello
culturale tra i laici e una parte del mondo cattolico: una iniziativa
che negli anni segnati dalla originale e forte figura del cardinale Ruini aveva
avuto spazio e sviluppo. È un tema su cui riflettere per porsi domande in
almeno tre direzioni. La prima: la contrapposizione tra le due facce del
dialogo cattolici-laici (quella
verso ?destra? con i liberali e quella verso
?sinistra? con la cultura di tradizione socialista e
radicale) le ha indebolite ambedue e non ha permesso di cogliere le domande e
novità che si sono sviluppate in altri ambiti culturali meno ideologici. La
seconda: la gerarchia ha avuto paura di ogni dialogo che potesse far temere una
contaminazione culturale del mondo cattolico; e il laicato non è stato certo incoraggiato a dialogare col mondo moderno. La
terza: in realtà il dialogo e la contaminazione tra cattolici
e laici sono avvenuti, ma soprattutto verso destra: e non con la cultura
liberale ma con quella dell?immagine,
del consumo e del cinico materialismo berlusconiano. A questo sistema di potere
molti cattolici, a tutti i livelli, hanno offerto una
copertura etico-sacrale in cambio di ossequio formale
e favori materiali. C?è da meravigliarsi se a cercare un confronto serio e una
vera riconciliazione tra il Vangelo e la cultura moderna e democratica sono
rimasti in pochi? Eppure qualcuno c?è, e sta proprio in quel ?cattolicesimo
democratico? che Galli della Loggia disprezza.
Consiglierei di leggere ad esempio Enzo Bianchi (La stampa, 15 febbraio),
Claudio Magris (Corsera, 10 febbraio), Giovanni
Bachelet (Unità, 10 febbraio) e il libro di Ignazio Marino (Credere e curare).
( da "EUROPA ON-LINE" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Quel centrino Udc
che fa gola qui e lì Perché Rutelli e Letta corteggiano l?Udc, che si riunisce
oggi a Todi e avrà molti ospiti non solo del Pd. FRANCESCO LO SARDO Dicono
Enrico Letta e Linda Lanzillotta, due big del Pd di
diversa estrazione: «Senza Udc non si va da nessuna parte » e a quel centro là
si deve guardare in termini di alleanze. Il fatto è, incredibile ma vero, che
anche nella testa Berlusconi comincia a farsi strada la stessa idea. Perciò,
oggi, occhio al convegno della fondazione Liberal che
si apre a Todi, dove tra gli invitati non udc
spiccano Rutelli e Enrico Letta, Formigoni e Beppe Pisanu. I complottisti titoleranno ?Prove di grande centro? altri ripeteranno invece che non c?è nulla di nuovo sotto il
sole, che i terzopolisti udiccini
se ne stanno sempre al crocevia, alleati col Pdl a
livello locale e vicini al centrosinistra a livello nazionale. Ma la prima
lettura dell?evento è fantapolitica per eccesso e la
seconda, oggi, appare parziale e riduttiva. L?Udc, nel suo piccolo, è infatti tornata oggetto del desiderio dei partiti-giganti:
nel caso del Pd dichiarato, nel caso di Berlusconi ancora ben dissimulato. Ecco
la differenza. Stavolta l?iniziativa del pensatoio udc
che fa capo all?ex forzista Ferdinando Adornato si va
a conficcare nel momento più acuto della crisi della Seconda repubblica e dei
suoi due perni principali, il Pd ? nella tempesta dopo le dimissioni di
Veltroni ? e il Pdl che, nonostante le disgrazie
altrui, ha poco da festeggiare: a nord è travolto dalla Lega e vince solo
grazie a Bossi, al centrosud sta franando. Il
tracollo di voti del Pdl in Abruzzo (-6,5%) e in
Sardegna (-12%) rispetto alle politiche di dieci mesi fa parla chiaro. Nello
sfascio provocato dalla sommatoria a perdere tra Forza Italia e An, l?ultima a
sbattere la porta è stata Adriana Poli Bortone, ex
sindaco di Lecce e vera bandiera meridionalista del partito di Fini, che ha
fondato il suo Movimento per il sud. Adornato, che a Todi presenterà il
Manifesto per la nuova Italia, immagina che prima o poi sorgerà l?alba di una
Terza repubblica dove un centro e una sinistra si contenderanno il governo del
paese sulle ceneri di «questo finto bipolarsimo e
bipartitismo» che hanno trasformato la democrazia in «oligarchia». «Per fare il bipolarismo servono partiti veri. Ma Berlusconi
che comanda Verdini e la Russa non fanno un vero partito...».
«Finchè il dominus in campo resta Berlusconi», ben
poco cambierà, ragiona Adornato. «Ma dopo, nessuno può
dire quando, verrà giù tutto. Ora sta cedendo il Pd, per il Pdl
è questione di tempo...». Quel che Adornato
sottovaluta, però, è che nel corso della transizione da lui auspicata possa
determinarsi un imprevisto che costringerebbe l?Udc a uscire dal limbo e a
schierarsi con Berlusconi e la Lega anche a livello nazionale e non più solo a
livello locale e regionale. Con tanti saluti alla denuncia dell?autocrazia
berlusconiana. Altro che «Casini candidato premier del centrosinistra», come
dice Giovanardi, ex udc e transfuga verso il Pdl. Berlusconi, con un Pdl
malmesso, potrebbe infatti offrire all?Udc
una ghiotta alleanza alle stesse condizioni della Lega (cioè senza essere
inglobata nel partito unico del centrodestra) e Casini a quel punto
difficilmente potrebbe resistergli. Quel momento non è così vicino. Il rischio
paventato da Follini di un avvitamento verso elezioni anticipate «perché
Berlusconi non può reggere quattro anni di normalità politica e crisi
economica, di logoramento ad opera di Fini e Bossi»
pare minimo. Ma se e quando il premier arrivasse alla scadenza naturale della
legislatura, il tentativo di recupero dell?Udc nell?alleanza a destra sarà praticamente certo: per
necessità, non già per clemenza del Cavaliere verso Casini. Di qui la vigilante
e costante strategia dell?attenzione verso l?Udc da
parte dei più accorti e diversi settori, laici e cattolici,
del Pd.
( da "Repubblica, La"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
C aro Augias, di una cosa sono sicuro: una persona dev'essere libera di accettare o non accettare cure
mediche; nello stesso modo il medico deve essere libero di non accettare le
richieste del paziente. Questo viene impedito dalla Chiesa
che entra in merito alle decisioni dello Stato in teoria laico. Non voglio
certo dire che il papa e i suoi adepti debbano tacere. Dicano pure il loro
pensiero ma senza imporlo a tutti. Che siano i medici e i pazienti cattolici ad ascoltarlo ma gli altri devono essere liberi di decidere
secondo coscienza. Roberto Fuschi
robertoche@hotmail.it E gregio dott.Augias,
Il ddl che il Governo (e non solo lui) sta preparando sul testamento biologico,
si sta dimostrando un atto di estrema violenza contro la libertà di ogni
cittadino. Il lavaggio del cervello che Tv, radio e giornali stanno facendo è
un fatto che penso non succeda in nessun altro paese d'Europa. Spero che la
voce di chi porta avanti questa vera battaglia di libertà continui
a farsi sentire per evitare che venga scritta un'altra brutta pagina di storia.
Piero Gardenghi Imola pgardeng@libero.it I l disegno di legge sul testamento biologico è stato redatto nel modo più arretrato possibile in modo che,
anche dopo possibili emendamenti, mantenga il segno d'una concezione originaria
che si può così riassumere: il parere del soggetto interessato dev'essere manifestato
ripetutamente, convalidato ogni volta alla presenza di un medico e davanti a un
notaio. In ogni caso il medico curante potrà tenere o non tenere conto della
volontà espressa. Leggi come queste sono sempre concepite in modo da rendere
lungo, costoso, incerto l'ottenimento del diritto. E' la vecchia regola dei
regimi autocratici fatta per scoraggiare le persone più semplici e lasciare
spazio di manovra agli 'azzeccagarbugli'. Torna, anche in questo ddl, la
vecchia Italia nella quale si pensa che più il popolo rimane
a testa bassa, ignaro dei suoi diritti, ostacolato nell'ottenerli,
meglio è. In questo pantano la proposta del senatore Marino (se passa questo
ddl, si va al referendum) ha suscitato scalpore sia a destra sia a sinistra.
Marino è abituato agli Stati Uniti dove le cose si dicono con chiarezza. Qui la
chiarezza fa paura, anche all'interno di quel Pd che non ha mai avuto una linea
in proposito. La deputata Paola Binetti si è
affrettata a dire che se passa Marino lei lascia il partito. La mia opinione è
che se mai questo referendum si facesse passerebbe con largo vantaggio per una
semplice ragione. Al contrario di quanto è accaduto con quello sulla Legge 40
(procreazione assistita) qui il quesito è chiaro: volete o no essere padroni di
decidere della vostra vita? E, se fosse il caso, della vostra morte? Sono
questioni che, come per il divorzio, come per l'aborto, tutti capiscono; e
hanno a cuore.
( da "Repubblica, La"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Torino
Chiamparino s´infuria "Ecco i veri conservatori" Nozze Gtt-Atm rinviate: inglesi e francesi alle porte Il Mi-To
dei trasporti incrina i vecchi ruoli all´interno dell´azienda PAOLO GRISERI
Allearsi con i milanesi per contrastare l´invasione francese e inglese o
consolarsi con i cuneesi opponendo a Milano il gran rifiuto? Mentre i corvi
della politica volano sul Pd pronosticando il prossimo arrivo al capolinea, il
partito torinese si divide e si strugge su tramvie, filobus e torpedoni nell´ennesima
puntata della telenovela Gtt-Atm. Questione che è
riecheggiata anche ieri sera nella drammatica riunione dei torinesi in partenza
per il megaraduno odierno di Roma dove 2.800 delegati (più di quanti formano il
congresso del partito comunista cinese) scriveranno, forse, la pagina decisiva.
Lo scontro sui binari arriva nel momento topico del travaglio interno al
partito. Tanto che ieri sera Chiamparino accusava gli oppositori all´accordo di
strumentalità: «L´opposizione al progetto è pretestuosa - dice il sindaco al Tgr Piemonte - perché l´argomento di chi teme la
subalternità di Torino a Milano è un vecchio argomento tipico di chi esprime una punto di vista conservatore». Accuse gravissime, soprattutto perché rivolte a chi, come Marco Calgaro,
è stato per anni il principale collaboratore di Chiamparino. L´idea che
il discrimine tra cattolici e laici del partito passi anche dalla discussione sugli autobus
e sulle linee extraurbane rende bene il momento di difficoltà che attraversa il
Pd torinese. Perché il teo-dem Calgaro osteggia un progetto di fusione che piace invece
all´ex diessino Chiamparino? Non è il caso di scomodare Madre Teresa e Gramsci
per rispondere. Nelle scorse settimane, raccontano i
bene informati, alcuni signori inglesi del gruppo Arriva, seguiti a breve
distanza di tempo dai francesi del gruppo Transdev,
hanno bussato alle porte del Municipio. Lo hanno fatto per proporre le
vantaggiose condizioni alle quali le loro società, ovviamente «leader europei
nei trasporti» avrebbero gestito il servizio della città di Torino
estromettendo, di fatto, Gtt. Ecco, l´alleanza con il
socio di Milano, fanno sapere i sostenitori della fusione nel Pd, serve ad
evitare che tram e metrò finiscano in mani straniere. Anche perché,
rafforzandosi, il MiTo dei trasporti potrebbe a sua
volta competere per la gestione dei servizi di altre città. Tra i motivi che
spingono la componente cattolica del Pd a spingere per il divorzio da Milano,
c´è lo storico radicamento nel settore: da molto tempo l´amministratore
delegato di Gtt appartiene alla corrente, prima con
Davide Gariglio, oggi con Tommaso Panero.
Gariglio poi, non è un mistero, è parente dei
proprietari dell´Ati di Saluzzo, società che gestisce
una buona fetta del trasporto locale nel cuneese. Così è parsa a molti una
caduta di stile la battuta di Calgaro: «Prima di
inseguire accordi di subalternità con Milano sarebbe meglio rafforzare i legami
di Gtt con le aziende di trasporto locale del
Piemonte». Al di là degli interessi diretti, si chiedevano molti ieri nel Pd,
l´accusa di Calgaro è fondata? è
vero che la fusione Gtt-Atm finirebbe per trasformare
l´azienda torinese in una succursale di Atm? Che corso Turati farebbe la fine
di piazza San Carlo nell´alleanza con Intesa? «Accuse da conservatori, il
prospetto di fusione è assolutamente paritetico», dice il sindaco. Che però
aggiunge: «Dobbiamo tenere conto che l´azienda di Milano vale doppio rispetto a
quella di Torino». è per questo che per i primi sei
anni la gestione della nuova società sarà in mano a un milanese e che dopo, in
caso di lite sul successore, preverrà ancora l´opinione di Milano. A tentare
mediare tra le diverse anime del partito è, un po´ a sorpresa, l´onorevole
Stefano Esposito. Che giudica «positiva» la fusione con Milano «a patto che la nuova
società nata dalla fusione si limiti ad amministrare il servizio mentre le
infrastrutture di Gtt dovrebbero finire in una
società ad hoc creata da Comune di Torino, Regione Piemonte e la stessa Gtt». Esposito pone però un´altra condizione per dare il
suo via libera: «Che il sindaco dica con chiarezza che Torino, nella nuova
società, avrà un ruolo meno rilevante di Milano: è inutile che continuiamo a
prenderci in giro con false pariteticità». Lo scontro sui tram continuerà
ancora ad agitare le acque del Pd nelle prossime settimane. Sempreché da Roma
non arrivi la notizia che il partito si è dissolto.
( da "Repubblica, La"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 16 - Cronaca
IN PIAZZA CONTRO LA TORTURA DI STATO La legge
proposta dal governo sul fine vita espropria la
libertà personale dei cittadini (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La dilapidazione di
parole grosse e grossolane da cui siamo appena usciti, nel corso della
vicissitudine della famiglia Englaro, e che ha
lasciato la sua risacca di rancori e dannazioni, non ha a che fare con quel
titolo. La legge che la maggioranza vuole votare introduce davvero una tortura
di Stato nel modo in cui ciascun cittadino, ciascun essere umano in questo
paese potrà trovarsi a concludere la propria vita. Si tratta di un tema così
cruciale, e di una tale enormità giuridica e morale, che lo sforzo di spiegarla
e di denunciarla merita il più schietto impegno. Siamo in tanti, credo, a
dissentire radicalmente dalla fiducia che Micromega
ripone nel partito di Di Pietro, vedendo
un´intransigenza onesta dove noi vediamo uno spregiudicato caudillismo.
E a dissentire dunque dal proposito di associare la presunta opposizione della
società civile a un accordo elettorale con quel partito. Questo dissenso non è
affatto una ragione per non augurarsi il massimo di forza e chiarezza alla
mobilitazione contro la legge che contraffà
l´intenzione del testamento biologico e sostituisce a una condizione di
vaghezza una di esatta e vendicativa espropriazione della libertà personale da
parte dello Stato. Nello stesso giorno, si svolge l´assemblea del Pd. Può
venirne un finale disastro. I fautori della soluzione "ragionevole" � che ha il nome più probabile di Dario Franceschini - hanno dalla loro la necessità di salvare il
salvabile, l´imminenza delle scadenze elettorali e della formazione delle liste
(cioè della notte dei lunghi coltelli, ma da cucina) e il cosiddetto senso di
responsabilità. I fautori di una svolta radicale e pronta, dunque delle
primarie subito, con o senza congresso, hanno dalla loro il ripudio del senso
di responsabilità, che può diventare l´alibi alla conservazione quando non c´è
più quasi niente da conservare, e un´insofferenza popolare che ha superato la
soglia della delega e dell´autocontrollo. Quella che con un termine
anacronistico si chiama "base" del Pd, e con un vezzeggiativo si
chiama "popolo delle primarie", insomma le persone che hanno ancora
un amore per la propria parte, o almeno un´angoscia per la parte che tiene euforicamente il potere, è disperata o esasperata, o le due
cose insieme. Può indursi ad andarsene, o restare per dare fuoco ai locali, e
allora l´assemblea farà assomigliare il Pd a un centro insulare di mancata
identificazione e di reciproca espulsione. A occhio, direi che i notabili del
Pd sottovalutino ancora questo furore. Suggerirei loro di riflettere ad alcuni
argomenti retorici troppo abituali, che si sono rovesciati in realtà nel
significato contrario. «In un grande partito si sta insieme nonostante le
divergenze su alcuni temi». Al contrario: nel Pd si sta insieme oggi solo per
le divergenze su alcuni temi. I cattolici integralisti
e clericali stanno nel Pd solo perché questo consente loro di sabotare o
fiaccare una linea chiara e coerentemente perseguita sugli unici temi che
stanno loro a cuore, come ha ennesimamente � e oltre la decenza - dimostrato l´avvicendamento alla
presidenza della commissione sanità, e l´astensione della
senatrice Bianchi e due altri sul disegno Calabrò che
prevede quella tortura di Stato, contro la quale, mentre si tiene l´assemblea
del Pd, stiamo marciando per Roma. La scissione tanto paventata, e che il leale
e laico cattolico Franceschini dovrebbe
arginare, non avviene ancora non perché ci siano tanti altri contenuti a
unire, ma perché c´è questo a dividere e paralizzare. Sugli altri
contenuti, ammesso che uniscano davvero, si può allearsi una volta che ciascuno
prenda la propria strada: questo della discordia serve, all´opposto, a non far
prendere una strada. Non invidio chi oggi dovrà scegliere che cosa fare
all´assemblea. Ho l´impressione che la contrapposizione fra i ragionevoli e
responsabili continuatori con riserva, e i giustamente esasperati e risoluti
rivendicatori di un "nome nuovo" � di
persona e di cose, "vorrei trovare parole nuove", anche perché
diluvia sul nostro amor - non servirà, chiunque ufficialmente vinca, a scansare
il disastro. Non so se le fantasia politica indarno
attribuita agli italiani � l´"esprit florentin", l´abbiamo appena visto... - possa
suggerire ai duemila dell´assemblea (il doppio, dopotutto, dei ragazzi che
fecero l´unità d´Italia) una soluzione che tenga aperto il doppio registro:
investa un´ordinaria amministrazione, sia pure nell´avviata procedura di
fallimento, capace di affrontare col minor danno scadenze elettorali e
organizzative, e insieme apra, anzi spalanchi, a un consesso di giovani e molto
giovani che si impegni a un processo congressuale dal quale, quando si arrivi
al calendario del congresso vero, siano state definite delle buone idee, e
siano state stanate e promosse e dunque candidate qualità personali oggi
invisibili. Tanti auguri.
( da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Ma noi cristiani non
possiamo non dirci laici Michele Marchesiello
La sesta sezione penale della Cassazione ha annullato "senza
rinvio, perché il fatto non sussiste" la condanna pronunziata dal
tribunale di Camerino nei confronti del giudice Luigi Tosti, colpevole di
essersi rifiutato di svolgere le sue funzioni nell'aula giudiziaria nella quale
era esposto un crocifisso. La pronunzia della Cassazione mette a nudo il
disagio di molti tra noi, sempre più spesso chiamati a confrontare il loro
essere e sentirsi intimamente cristiani con le "linee" di volta in
volta assunte dalla Chiesa. Noi che - secondo Benedetto Croce - non possiamo
non dirci cristiani, ci chiediamo come questa condizione possa conciliarsi con
il dissenso o il dubbio sulla corrispondenza di quelle "linee" alla
nostra coscienza. Può davvero l'obbedienza salvare la nostra anima? La
bioetica, la moralità civile, il sentimento della giustizia e quello della
pietà, possono essere davvero appannaggio di un insegnamento ex cathedra, al punto
di confiscare la nostra stessa identità cristiana? Non pensava certamente a
questo don Benedetto nel sostenere che «non possiamo non dirci cristiani» e
nell'affermare che «Il cristianesimo è stata la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta», conferendo all'umanità
intera «una nuova virtù, una nuova qualità spirituale che fino ad allora le era
mancata». Questa rivoluzione non si è mai compiuta e forse è destinata a non
compiersi mai interamente, ma a risvegliarsi nelle coscienze contro ogni
tentativo dogmatico e insofferente del dubbio. Si è cristiani non per
differenziarsi dai non cristiani, ma per sentirsi simili a loro, siano
musulmani, atei o - per la Chiesa - peccatori. In questo senso, forse, il laicismo critico può essere un migliore aspirante alla
qualità di erede del messaggio cristiano. Croce respinse
sempre con garbo e ironia napoletani gli inviti ad allinearsi alla fede
cattolica, come conferma lo splendido epistolario con Maria Curtopassi,
recentemente scoperto da Giovanni Russo ("Dialogo su Dio. Carteggio
1941-1952", ed. Archinto).
Il dialogo del filosofo della libertà con Dio avveniva meglio attraverso il suo
umanesimo storico che in virtù degli insegnamenti della Chiesa. In questa
prospettiva, egli considerava quella Chiesa minacciata da una crescente
irrilevanza. «La condizione della Chiesa - scriveva a Maria Curtopassi
nel 1949 - è ora inferiore assai a quella del mondo laico,
e avrebbe bisogno di rinnovarsi?Ma il male è che (la Chiesa) ha perduto da
quattro secoli la sua plasticità, si è irrigidita e se tentasse di muoversi e
progredire, correrebbe il rischio di andare in pezzi». Il suo saggio è stato a volte interpretato come un invito rivolto a liberali e cattolici a unirsi contro i "diavoli comunisti" di
Palmiro Togliatti. Il suo obiettivo, in realtà, era allontanare i cattolici dalla tentazione ricorrente del fascismo e del
nazismo, che insieme allo stalinismo egli considerava le vere forze barbariche,
quelle che si proponevano di negare lo spirito cristiano e il suo messaggio
rivoluzionario. Questa interpretazione può aiutare a superare i dubbi e le
inquietudini dei laici cristiani messi di fronte a scelte di
campo che ripugnano alla loro coscienza. Veri obiettori, in questo
senso, non sono quanti pongono la coscienza al riparo di una dottrina, ma
quanti ne affrontano i rischi, misurandosi con la dimensione della vita e della
storia. Difensori del patrimonio cristiano non sono coloro che predicano la
lotta all'Islam, i seguaci irresponsabili dell'intolleranza xenofoba, i
propugnatori della superiorità dell'Occidente e delle nuove crociate, ma quanti
si propongono di resistere a questi ritorni alla barbarie, quali che siano le
loro convinzioni religiose. «Vi sono cristiani - scriveva Croce - fuori di ogni
chiesa, non meno genuini di quelli che vi son dentro, e tanto più intensamente
cristiani perché liberi». Solo in questo senso il crocifisso può continuare a
essere esposto nelle aule di giustizia, simbolo incondizionato della nostra
comune umanità . Michele Marchesiello
è magistrato. 21/02/2009
( da "Stampa, La"
del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
GIANNI VATTIMO «Se
il cattolicesimo pervenisse infine a sottrarsi agli odi politici che ha fatto
nascere, non dubiterei quasi per nulla che questo stesso spirito del secolo,
che sembra essergli così contrario, gli diventerebbe assai favorevole, fino a
fargli ottenere tutte in una volta delle grandi conquiste». Questo è uno dei
passi (tratto da La democrazia in America, 1835) che Paolo Ercolani
include nella sua antologia delle opere di Alexis de Tocqueville, e che ha un
sapore di bruciante attualità, come può capire chi abbia seguito le polemiche
recenti suscitate in Italia dal caso Englaro. Una attualità che caratterizza del resto tutte le pagine
della raccolta, sia che si tratti dei giudizi dell'autore su Induismo o Islam e
sul «diritto» dell'Occidente di colonizzare regioni e popoli «arretrati», sia
che si arrivi a toccare il problema dell'intervento francese in appoggio a Pio
IX contro la repubblica romana nel 1849, quando Tocqueville era ministro degli
Esteri del suo paese. Anche questo episodio, che si verifica negli anni della
maturità dell'autore (morto poi nel 1859), contribuisce a confermare quello
che, secondo Ercolani e molti altri critici e
biografi, fu il costante ateismo di Tocqueville, radicatosi in lui dai tempi della adolescenza e mai venuto meno nel corso di tutta la
sua vita. A questo allude il titolo scelto dal curatore per l'antologia, Un
ateo liberale, che non è privo di sapore polemico, come si è visto dalle
discussioni che in questi ultimi mesi, e non certo indipendentemente dalla nostra
attualità politica, ha suscitato il libro. Perché aspettarsi che Tocqueville
non potesse essere ateo? Intanto, era un aristocratico legittimista, critico
degli eccessi della Rivoluzione francese nella sua fase giacobina,
e cultore di una posizione che oggi chiameremmo «riformista» moderata e
anzitutto liberale. Ma soprattutto, anche come ateo, era profondamente convinto
della necessità della religione proprio per garantire l'esistenza di una
società laica e liberale. E' questo un altro aspetto della sua attualità, oggi
che tanti atei devoti si sono affacciati sulla scena politica, troppo spesso,
però, con intenti molto meno liberali di quelli di Tocqueville, e anzi inclini
a moderare non solo la rivoluzione, ma lo stesso liberalismo in nome della
religione. Proprio il suo riformismo liberale lo conduceva a prendere a modello
la democrazia americana, che era stata capace di volgere l'ispirazione
religiosa dei suoi fondatori nel senso di una fondazione trascendente dello
spirito repubblicano, tenendo distinte le convinzioni religiose specifiche di ciascuno dal comune consenso su una costituzione
laica. Il difetto dei giacobini francesi era stato invece di
voler sostituire la fede nella democrazia alla fede religiosa, realizzando un
assolutismo ateistico di cui Tocqueville vedeva ancora l'impronta nel laicismo della Francia di metà Ottocento, su questioni come
l'orientamento a-religioso della pubblica istruzione, per esempio. E la
laicità era proprio frutto, secondo lui, del cristianesimo inteso come radice
dello spirito moderno, centrato sulla libertà e la dignità dell'individuo. Una
modernità che era mancata al mondo islamico, nel quale - è vero - non c'era una
gerarchia ecclesiastica così pesante come quella cattolica, ma solo perché non
vi era mai stata alcun separazione tra legge civile e
precetti religiosi, come Tocqueville mette in luce con la sua lettura puntuale
del Corano. Argomenti analoghi egli adopera analizzando la cultura e società
indù. In questo caso come nel caso dell'Islam, la religione non ha dato luogo
alla formazione di quello spirito pubblico che fa la superiorità della civiltà
occidentale e che per Tocqueville è anche una legittimazione della missione
«civilizzatrice» delle potenze coloniali europee. Il cristianesimo come
religione della modernità porta naturalmente con sé anche il principio della
sua possibile autodissoluzione, sia nell'eccesso di
individualismo che può generare, e contro cui
Tocqueville afferma continuamente la necessità di dogmi che siano riconosciuti
come valori comuni, capaci di limitare la naturale inclinazione umana alla
avidità di beni materiali. Senza un profondo spirito religioso, non c'è vera
repubblica, né vero stato liberale. Una versione molto
accattivante della vecchia idea di religione come «instrumentum regni»: ma se
non di regno si tratta, bensì di repubblica liberale, si può non discordare
troppo da Tocqueville. Gli spiriti religiosi troveranno forse una tale
conclusione molto insoddisfacente. Ma che bello, anche e soprattutto per gli
spiriti religiosi, leggere frasi come questa: «Una volta che i preti vengono
allontanati, o si allontanano essi stessi dal governo, come hanno fatto negli
Stati Uniti, non vi sono uomini che, in virtù delle loro credenze, siano più
disposti dei cattolici a portare nel mondo politico,
l'uguaglianza delle condizioni».
( da "Messaggero, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Sabato 21 Febbraio 2009 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE ROMA - Sul
principio di nutrizione e idratazione resta la spaccatura. «C'è
tutta l'intenzione di migliorare il ddl - afferma Raffaele Calabrò,
relatore del testo che ha sintetizzato le proposte del Pdl
e dei cattolici Pd - tuttavia l'inviolabilità della
vita non si tocca e il suicidio assistito non sarà mai reso possibile. Il no all'eutanasia è secco e irrevocabile, né si possono
sospendere acqua e cibo». E ora è corsa agli emendamenti. Ne sono già stati
presentati un centinaio. Lunedì prossimo alle undici scade il termine per
richiedere modifiche. Dopo il «sì» del Senato sul testo base si è riaperto lo
scontro. Il Pd è diviso (tre senatori hanno votato no, tre si sono astenuti),
il Pdl è compatto (anche se con dei distinguo
all'interno) e ha dalla sua parte anche i cattolici che stanno all'opposizione. Di fronte al dramma della vita
vegetativa i laici invocano la distinzione tra etica e diritto e chiedono che
sia riconosciuta la possibilità di vivere e di morire secondo la propria
concezione del mondo, mentre i cattolici ribattono che
privilegiando la libertà dei singoli si cade nel relativismo, per cui
ciò che ha valore per una persona può non averlo per un'altra, mettendo così in
discussione i principi fondamentali dell'essere che è inviolabile. Si
contrappongono, dunque, due diverse concezioni della vita. La cattolica Dorina Bianchi che in commissione Sanità ha preso il posto
del laico Ignazio Marino tenta di giocare tutte le carte possibili per
avvicinare le posizioni sul testamento biologico. Il duello, comunque, non è
solo su alimentazione e idratazione. Ad aprire un nuovo capitolo di scontro ci
hanno pensato le accuse di «barbarie» di Beppino Englaro, al quale replica il Pdl sostenendo che così «offende il Parlamento». In
soccorso del padre di Eluana arriva la presidente dei
senatori del Pd, Anna Finocchiaro: «Quelle
accuse a Englaro sono inaccettabili e offensive.
Intanto, la bozza della maggioranza incassa l'approvazione di monsignor Rino
Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, che parla di un
«primo positivo passo» auspicando «un saggio confronto in Parlamento». Ma oggi
a Roma scendono in piazza i laici contrari al ddl governativo. Radicali e
Sinistra Democratica fino all'Idv di Antonio Di
Pietro si sono dati appuntamento a piazza Farnese per manifestare insieme a
"Micromega" contro «la tortura di Stato».
Il disegno di legge per il Pd resta «un obbrobrio giuridico» come lo definisce
Umberto Veronesi. E Massimo D'Alema è ancora più duro: «L'idea che nutrizione e idratazione non siano una cura - attacca
l'ex ministro degli Esteri - è assurda e antiscientifica» e sottolinea che «la
libertà di scelta in materia di trattamenti sanitari è un principio
costituzionale e di civiltà». I democratici, insomma, promettono battaglia e
intanto mettono a punto gli emendamenti al testo, che partano dal presupposto,
come spiega Ignazio Marino, «che le indicazioni di un paziente o di una
famiglia sulle terapie da fare o da non fare siano prevalenti». Scende in campo
anche il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella,
che giudica «la battaglia per Eluana politica fin
dall'inizio».
( da "Giornale.it, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 45 del 2009-02-21 pagina 7 «C'è
una lobby che vuole l'eutanasia» di Francesca Angeli Il vicecapogruppo
del Pdl al Senato: «La "Dichiarazione anticipata
di trattamento" impedisce che i giudici decidano a colpi di sentenze. Lo Stato non può far morire una persona di sete»
RomaSenatore Quagliariello
sul testamento biologico si consuma lo scontro finale tra laici e cattolici? «Invece è proprio su questo fronte,
che è diventato un nuovo terreno di incontro e non di scontro, che nel Pdl l'anima cattolica si è saldata con quella laica.
I principi che uniscono prescindono da un fatto religioso ed hanno permesso di
trovare un filo comune tra le varie componenti: cattolicesimo, liberalismo e
socialismo umanitario. Se in passato, tra vecchia Democrazia
cristiana e comunisti, era nata una collaborazione sul fronte della
ricerca dell'eguaglianza in campo sociale, ora ci muoviamo in un contesto
differente dove la sfida più alta è quella antropologica». Una sfida comune per
laici e cattolici? «Parallelamente
al progresso della tecnica e della tecnologia in medicina si afferma l'idea che
l'uomo possa controllare, dominare tutta la sua vita dall'inizio alla fine.
Idea inaccettabile sia per i cattolici sia per i
liberali, che rifiutano il determinismo e vedono un futuro aperto. Laici e cattolici, liberali e cristiani sono ugualmente contrari
all'idea che tutto sia determinabile». Non è un'illusione quella di pensare di
poter regolare la morte per legge? «Per me, per un
liberale, questa cosa poteva e doveva restare in ambito privato. Ma dopo Eluana questo non è più possibile. Non siamo stati noi a
portare la questione nell'agone pubblico. Altri lo hanno fatto per quella che
io ritengo una "cattiva" concezione dell'amore e da un caso personale
è partita una campagna mediatica, tesa a stabilire un principio valido per
tutti. Il legislatore deve intervenire altrimenti il rischio è che di volta in
volta decidano i giudici a colpi di sentenze. La verità è che si è costituita
una lobby per introdurre l'eutanasia nel nostro Paese». Sul ddl messo a punto
in Senato piovono giudizi pesanti come pietre. Per D'Alema non è una legge da
Paese civile. Veronesi la definisce un obbrobrio. Per Marino è
incostituzionale. «Sono tre i principi sui quali è
imperniato il testo. Primo: la volontà deve essere certa e riconosciuta e non
può essere ricostruita ex post come nel caso di Eluana.
Secondo: occorre un'alleanza terapeutica tra medico e paziente, anche per non
impiccare nessuno ad una volontà espressa in un dato momento e che poi potrebbe
essere cambiata senza che si sappia. Si deve pure tenere conto dei progressi
continui della scienza medica. Magari quello che non era possibile tre anni
prima poi lo diventa. Terzo principio: lo Stato non può mai far morire qualcuno
di sete. Non c'è la volontà di imporre una scelta alle persone e neppure di
sottoporle a terapie inutili». In Parlamento c'è una maggioranza solida, che
comprende anche i cattolici del Pd, per approvare
questa legge. Ma c'è anche nel Paese? «Sono certo che
il Paese è nella sua maggioranza contro l'eutanasia. L'opinione pubblica
correttamente informata capirà che questa legge non intende togliere
all'individuo la libertà di rinunciare alle cure ma soltanto quella di darsi la
morte». Oggi a Roma si terrà la manifestazione contro il ddl e c'è già chi
invoca un referendum per abolirlo... «Una situazione
veramente kafkiana. È in corso la presentazione degli emendamenti. La legge
sarà discussa e non c'è dubbio che sia emendabile e migliorabile. Proporre il
referendum e promuovere manifestazioni contro un ddl non ancora approvato
dimostra che non c'è volontà di dialogare per costruire insieme una buona
legge. L'intento di chi combatte il ddl è quello di far passare il principio
dell'eutanasia. Ed è inutile appellarsi all'articolo 32 della Costituzione
perché la nostra Carta tutela la libertà di scelta ma non la libertà di darsi
la morte. In nessun caso è possibile questa interpretazione perché la nostra
Costituzione è impregnata di principi cristiani come la dignità della persona e
della vita». Beppino Englaro
appare deciso a proseguire la sua battaglia. «Ora che di
fatto è entrato in politica gli chiediamo rispetto per le istituzioni
anche nel linguaggio. E poi vorrei ricordargli che la vita vale anche quando
non è perfetta». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 45 del 2009-02-21 pagina 7 Nessuno
Stato può disporre della mia vita se non lo voglio di Redazione Spettabile
Presidente Berlusconi, mi rivolgo a Lei per scongiurarla di non avallare quella
pazzia scientifica e civile che è la legge sul Testamento biologico così come
preannunciata. Penso che Lei stia facendo un errore gravissimo e soprattutto
sottovalutato nelle sue conseguenze, e temo che la sua indole notoriamente
libertaria sia stata mal consigliata da un gruppo di pasionari
come possono esserlo soltanto degli ex radicali passati sulla sponda opposta, o
comunque sia delle persone protese a orientare l'opinione pubblica sulla base
di tardive convinzioni personali (etiche e ideologiche) e non sul recepimento
di ciò che la stessa opinione pubblica pensa davvero su questo tema, qualcosa
che più personale non può essere: la responsabilità della nostra stessa vita e
delle persone che amiamo. Parto dal principio, Presidente, di rivolgermi a un laico che a sua volta consideri la propria vita come una propria
sostanziale responsabilità: non sono infatti più disposto,
per come si stanno mettendo le cose, a confrontarmi con cattolici militanti o coi cittadini di una monarchia assoluta situata
sulla riva destra del Tevere, coloro cioè che anche in questi giorni hanno
ripetuto che la nostra vita apparterrebbe alla collettività o a un dio
come in Unione Sovietica o come in Iran o come in Vaticano, ma come sicuramente
in nessuna democrazia. Mi confronto con democratici, solamente, giacché l'ho
scritto e lo ripeto: nessuno Stato etico e nessuna religione potrà disporre
della mia vita se io non lo desidero, piuttosto la galera. Quindi gliela faccio
breve, essendo alcune informazioni ormai note. Per esempio che la nutrizione e
l'idratazione obbligatorie non sono previste in nessun Paese del mondo; che la
comunità scientifica le considera dei trattamenti medici che non possono
esserci imposti, come del resto la nostra Costituzione ordina; che in Europa
lei non troverebbe una sola forza politica di destra o di sinistra (Ppe
compreso) disposta ad avallare un principio del genere, oltretutto
impraticabile: la bozza di legge infatti non prevede
soltanto che la facoltà di rifiutare delle cure non ci appartenga più nel
momento in cui perderemo conoscenza, e in barba a quanto possiamo aver scritto
in qualsivoglia testamento: prevede, la legge, che la facoltà di rifiutare
delle cure non ci appartenga più neanche da vigili; non potremo cioè più
lucidamente rifiutare un intervento chirurgico, una dialisi, una trasfusione,
una chemio o un'amputazione. È follia pura: avremo i carabinieri negli
ospedali? Per non parlare della possibilità che decine di milioni di italiani
ogni tre anni si rechino dal medico e dal notaio per redigere un testamento
biologico che in questo modo è studiato solo per essere disatteso. Ma tralascio
gli aspetti tecnici. Le dico, scrivendole pubblicamente per
la prima volta da quando la conosco, solo questo: guardi, Presidente, che
questa non è la legge 40, non è quel genere di tema civile o di politica estera
che non sposta voti, non è il Tibet o il Dalai Lama, le Olimpiadi o la Cecenia:
è la vita di tutti, perché non c'è italiano che il caso di Eluana
Englaro non abbia discusso e a suo modo sofferto.
Si faccia dire dai suoi sondaggisti che cosa ne pensano; legga il rapporto Ispo secondo il quale l'epilogo del caso Englaro ha fatto perdere a Chiesa, Magistratura,
Parlamento, Rai e Mediaset una media di sette punti di fiducia; legga anche
solo i commenti dei lettori sulGiornale
online; chieda ai suoi parlamentari che cosa ne pensano davvero, visto
che un sondaggio interno parla di un dissenso pressoché totale a parte i già
detti pasionari; imponga lo scrutinio segreto essendo
questo uno straclassico voto di coscienza, se crede; si chieda perché il
disegno di legge sul testamento biologico varato dal centrodestra nel 2005 era
completamente diverso da questo, si chieda che cosa sia cambiato da allora. E
si ricordi infine che Giuseppe Englaro, Presidente,
ha perlomeno un punto in comune con Lei: ora lo possono demonizzare,
appiccicargli ogni etichetta e casacca, ma gli italiani infine hanno capito chi
è. Hanno capito la verità. È uno di loro. È uno di noi. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Tempo, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
stampa Oggi ci sarà il primo atto della
cerimonia degli addii Sull'Assemblea del Pd che oggi dovrebbe nominare il
successore «a tempo» di Walter Veltroni, probabilmente nella persona di Dario Franceschini, aleggerà certamente un interrogativo per
lungo tempo rimosso dagli interessati: perché la sinistra è particolarmente
incline a divorare se stessa? Un «male oscuro», si potrebbe dire, la pervade al
punto che la sua crisi sembra diventata endemica: nessun leader, infatti, è stato fin qui capace di governarla. Tanto «oscuro», a dire
la verità, il male però non è. Esso deriva dall'assenza di una cultura politica
di riferimento che la sinistra non è stata in grado di costruire e, dunque, di
elaborare un progetto di modernizzazione sociale e di governo del Paese
coerente, credibile, praticabile. Al contrario, ha alimentato suggestioni ed
illusioni come surrogati che non potevano produrre una seria politica
riformista per attuare la quale, si disse, serviva un «partito nuovo» e non un
«nuovo partito». Nacque il Pd che molte aspettative suscitò, ma nessuna è
riuscita a realizzarne per l'incapacità della sua classe dirigente di fare i
conti con storie incompatibili in uno stesso contenitore. La verità, insomma,
per quanto dura, e con la quale dovrebbero confrontarsi i democrats
piuttosto che avvitarsi in macchinose sperimentazioni burocratiche proprie di
nomenclature senz'anima, né coraggio intellettuale, è molto più semplice di
quanto possa apparire. La sinistra dopo la fine del comunismo,
nell'impossibilità di rifondarlo ideologicamente e politicamente, si è
trastullata con derivati precari di un colorato amalgama pop privo di interna
coerenza nel quale ha tentato maldestramente di far
convivere tutto ed il contrario di tutto purché risultasse politicamente
corretto. Non è rimasta neppure la sbiadita immagine del rigore gramsciano o dell'influenza rodaniana
ed ha sposato, ritenendo di colmare il vuoto, di volta in volta il clintonismo e la terza via di Blair, fino ad arrivare ad
appuntarsi sul petto il «We Can» obamiano.
Suggestioni appunto. Niente di più. Ed è quanto meno stravagante che Veltroni, autentico mago della pioggia, sia stato capace, per ben due volte, di trascinare la sua parte
politica dietro inafferrabili nuvole consapevole di non poterle afferrare,
mentre il Paese guardava altrove come le prove elettorali recenti si sono
incaricate di dimostrare. Dunque, dopo il comunismo nulla. I ragazzi di Berlinguer
sono rimasti dove li aveva lasciati l'amato leader, coraggioso e lungimirante
nel prevedere la crisi di un mondo che pure era il suo. Ma questi giovanotti
della Fgci invecchiati male, rancorosi e devastati
dal successo di Berlusconi, sono destinati a restare appesi ad un'idea, più o
meno annegata in una melassa socialdemocratica dall'incerto sapore: un po' poco
per giustificare la creazione dell'ennesimo partito politico. Di questa deficienza se ne stanno accorgendo
i loro compagni di viaggio provenienti dal mondo laico e cattolico i quali,
pentiti, cominciano a guardare altrove. I Rutelli, i Letta, i Parisi, i Marini,
i Fioroni, le Binetti non hanno nulla a che fare con
la variopinta comunità dei superstiti «figiciotti» e
pensano a come uscire dal cul de sac
nel quale si sono imprudentemente infilati. Perciò oggi, all'Assemblea
del Pd, andrà in scena non il tentativo di ricomporre fratture, ma il primo
atto della cerimonia degli addii. Per quello finale c'è ancora tempo. Ma non
tanto. Se ne faccia una ragione Franceschini.
( da "Giornale.it, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 45 del 2009-02-21 pagina 7 Nessuno
Stato può disporre della mia vita se non lo voglio di Filippo Facci Spettabile
Presidente Berlusconi, mi rivolgo a Lei per scongiurarla di non avallare quella
pazzia scientifica e civile che è la legge sul Testamento biologico così come
preannunciata. Penso che Lei stia facendo un errore gravissimo e soprattutto
sottovalutato nelle sue conseguenze, e temo che la sua indole notoriamente
libertaria sia stata mal consigliata da un gruppo di pasionari
come possono esserlo soltanto degli ex radicali passati sulla sponda opposta, o
comunque sia delle persone protese a orientare l?opinione pubblica sulla base
di tardive convinzioni personali (etiche e ideologiche) e non sul recepimento
di ciò che la stessa opinione pubblica pensa davvero su questo tema, qualcosa che
più personale non può essere: la responsabilità della nostra stessa vita e
delle persone che amiamo. Parto dal principio, Presidente, di rivolgermi a un laico che a sua volta consideri la propria vita come una propria
sostanziale responsabilità: non sono infatti più
disposto, per come si stanno mettendo le cose, a confrontarmi con cattolici militanti o coi cittadini di una monarchia assoluta situata
sulla riva destra del Tevere, coloro cioè che anche in questi giorni hanno
ripetuto che la nostra vita apparterrebbe alla collettività o a un dio
come in Unione Sovietica o come in Iran o come in Vaticano, ma come sicuramente
in nessuna democrazia. Mi confronto con democratici, solamente, giacché l?ho
scritto e lo ripeto: nessuno Stato etico e nessuna religione potrà disporre
della mia vita se io non lo desidero, piuttosto la galera. Quindi gliela faccio
breve, essendo alcune informazioni ormai note. Per esempio che la nutrizione e
l?idratazione obbligatorie non sono previste in nessun
Paese del mondo; che la comunità scientifica le considera dei trattamenti
medici che non possono esserci imposti, come del resto la nostra Costituzione
ordina; che in Europa lei non troverebbe una sola forza politica di destra o di
sinistra (Ppe compreso) disposta ad avallare un principio del genere,
oltretutto impraticabile: la bozza di legge infatti non prevede soltanto che la
facoltà di rifiutare delle cure non ci appartenga più nel momento in cui
perderemo conoscenza, e in barba a quanto possiamo aver scritto in qualsivoglia
testamento: prevede, la legge, che la facoltà di rifiutare delle cure non ci
appartenga più neanche da vigili; non potremo cioè più lucidamente rifiutare un
intervento chirurgico, una dialisi, una trasfusione, una chemio o
un?amputazione. è follia pura: avremo i carabinieri
negli ospedali? Per non parlare della possibilità che decine di milioni di
italiani ogni tre anni si rechino dal medico e dal notaio per redigere un
testamento biologico che in questo modo è studiato solo per essere disatteso.
Ma tralascio gli aspetti tecnici. Le dico, scrivendole
pubblicamente per la prima volta da quando la conosco, solo questo: guardi,
Presidente, che questa non è la legge 40, non è quel genere di tema civile o di
politica estera che non sposta voti, non è il Tibet o il Dalai Lama, le
Olimpiadi o la Cecenia: è la vita di tutti, perché non c?è italiano che il caso
di Eluana Englaro non abbia
discusso e a suo modo sofferto. Si faccia dire dai suoi sondaggisti che
cosa ne pensano; legga il rapporto Ispo secondo il
quale l?epilogo del caso Englaro ha fatto perdere a
Chiesa, Magistratura, Parlamento, Rai e Mediaset una media di sette punti di
fiducia; legga anche solo i commenti dei lettori sulGiornale online; chieda ai suoi parlamentari che
cosa ne pensano davvero, visto che un sondaggio interno parla di un dissenso
pressoché totale a parte i già detti pasionari;
imponga lo scrutinio segreto essendo questo uno straclassico voto di coscienza,
se crede; si chieda perché il disegno di legge sul testamento biologico varato
dal centrodestra nel 2005 era completamente diverso da questo, si chieda che
cosa sia cambiato da allora. E si ricordi infine che Giuseppe Englaro, Presidente, ha perlomeno un punto in comune con
Lei: ora lo possono demonizzare, appiccicargli ogni etichetta e casacca, ma gli
italiani infine hanno capito chi è. Hanno capito la verità. è
uno di loro. è uno di noi. © SOCIETà
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Milano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
CLAUDIO
RIZZA Todi. È
affollato questo nuovo centro moderato che ancora non esiste. Senti Francesco
Rutelli che demolisce una delle architravi del Pd veltroniano, cioè l'idea di un'Italia bipartitica; senti
Enrico Letta inneggiare all'alleanza con l'Udc come unica strada per rinforzare
il centrosinistra boccheggiante; senti Lorenzo Dellai,
il presidente trentino che ha segnato l'unica vittoria per il Pd, guarda caso
alleato con i centristi di Casini, che lo definisce «un cantiere di grande
interesse». E, naturalmente, senti la convinzione dei padroni di casa, cioè
Casini, Cesa, Tabacci,
Pezzotta; poi leggi il manifesto scritto dal liberal
Adornato sui nuovi moderati, sulla nuova casa chiamata Unione di centro, e
riconosci le analisi, ragionamenti, gli ideali comuni. Così la chimera che per
materializzarsi dovrebbe prevedere la frantumazione almeno parziale dei due
colossi, Pdl e Pd, e la sconfitta del «finto
bipolarismo» all'italiana sembra reale in questo convegno baciato da una
contingenza politica favorevole. Tanto che Letta consegna ad Adornato il
«premio Nobel della preveggenza»: e chi se lo poteva immaginare di ritrovarsi
qui con il Pd in crisi e Veltroni dimissionario? Né l'Udc avrebbe mai
immaginato un risultato così incoraggiante alle elezioni sarde, tanto da
fortificare i suoi assunti contro il falso bipolarismo e per una riunificazione
del moderatismo cattolico che odia il populismo plebiscitario imperante. Per
sgombrare il campo dai sospetti sulle poltrone, Cesa
annuncia pure un suo passo indietro, perché quando si aggregano nuovi fronti
servono «gesti di grande generosità». Nessuno pretende d'avere la leadership in
tasca o per diritto divino. A parte il Cavaliere. La platea ascolta Rutelli
parlare della «comune battaglia» con l'Udc, delle «posizioni comuni» espresse
nel Pd dal fronte cattolico: «Ci sono tante assonanze.
Penso alle elezioni politiche e all'unico alleato che era Di Pietro. Ma le
nostre posizioni sono molto più vicine». Rutelli critica le «dimissioni
inopinate di Veltroni» e sentenzia: «Oggi la politica è inseparabile dalla
leadership». Traduzione: mentre Casini è stato
bravissimo a «tenere botta nei momenti difficili» così non è successo nel Pd. «Ci sono tanti terreni su cui muoversi insieme, il centro
riformatore non può essere una costola del centrodestra. Bisogna battersi
contro il bipartitismo e battersi perché si riapra lo spazio per alleanze
coerenti». «Le alleanze di nuovo conio sono la speranza». Più esplicito di così
Rutelli non poteva essere che poi su Facebook
aggiunge: «Sedici mesi di vita del Pd sono andati
perduti irrimediabilmente senza che fossero messi in campo progetti riformatori
solidi. Ci sono cento giorni prima di un'importante tornata elettorale per
salvare l'idea, la speranza e la forza del Pd. Si può riuscire solo con la
proposta e l'azione politica». Casini intanto non vuole trovarsi schiacciato
con il centrosinistra. Se l'unione dei moderati decollerà lo dovrà fare
pescando di qua e di là, anche sottraendo consensi al berlusconismo.
L'Udc vede segnali di sfarinamento e di tensione che le vittorie di Berlusconi
per ora nascondono: la marginalizzazione di An, i nervosismi di Fini, i
distinguo e i dissensi che dividono il Pdl nel buio
delle commissioni parlamentari, cose che il voto elettronico digitale metterà
più in luce. E infatti i berluscones
del Pdl lo boicottano. Perciò, Cesa
s'appella «ai popolari, ai liberali, ai moderati, ai
riformisti al mondo delle associazioni laiche e cattoliche diciamo: mettiamoci
insieme e costruiamo un partito nuovo, vero con una democrazia interna, con una
leadership forte ma eletta democraticamente». Visto che gli squilibri nel Pdl e nel Pd aumentano. Insiste Adornato: «Incominciamo a
mettere insieme chi condivide i nostri valori»; «Berlusconi
fa da tappo per la modernizzazione del Paese. Il Pdl
non esiste come partito ma è soltanto un cartello elettorale che giustifica la
leadership di Berlusconi». Letta esemplifica: ci sono tre segmenti politici,
progressisti, moderati e populisti; l'unica è unire i primi due. Veltroni
invece si è alleato con il populista Di Pietro, ma è andata male. Dunque,
avanti al centro. Ma D'Alema e Bersani tirano a sinistra e il Pd resta
strabico.
( da "Manifesto, Il" del 21-02-2009)
Argomenti: Laicita'
MEDIO
ORIENTE
L'esordio di Netanyahu: uniti contro Tehran Il presidente Peres dà il compito
al leader del Likud piazzatosi secondo alle elezioni.
Resta l'ipotesi di un governo di tutte le destre così come quello di
un'alleanza a tre con Kadima e laburisti. Alla Livni sarebbe già stato promesso il posto da vice premier e
al suo partito i ministeri degli esteri e delle finanze Israele, l'incarico di
formare il governo al leader del Likud «Coalizione
con Kadima e Labour per
fronteggiare l'Iran» Michelangelo Cocco Nella storia d?Israele l?incarico di
formare il governo era sempre stato affidato al leader del partito vincitore
delle elezioni. Fino a ieri, quando Shimon Peres ha investito del compito
Benjamin Netanyahu, il capo del Likud che il10
febbraio scorso ha ottenuto dalle urne 27 seggi, uno in meno del Kadima guidato da Tzipi Livni. In conferenza stampa sia il presidente della
repubblica cheNetanyahu
hanno fatto appello alla formazione di «un?ampia coalizione di unità
nazionale», come la maggior parte dei governi che si sono succeduti nello Stato
ebraico dall?occupazione dei territori palestinesi
nel 1967. Netanyahu ha specificato: «Invito la segretaria di Kadima Livni e il segretario
laburista Barak e dico loro: uniamoci per mettere al
sicuro il futuro dello Stato d?Israele». Mentre a Tel Aviv preoccupano le
migliaia di licenziamenti degli ultimi giorni, l?ex ministro delle finanze
(considerato a causa delle liberalizzazioni messe in atto in parte responsabile
della crisi economica che sta attraversando Israele) ha rilanciato la sua
agenda internazionale: «L?Iran sta sviluppando armi atomiche e rappresenta la
maggiore minaccia alla nostra esistenza dalla Guerra d?indipendenza». E con
riferimento all?Hezbollah libanese e ad Hamas, contro
cui Tel Aviv ha scatenato due guerre ? rispettivamente
nell?estate 2006 e il 27 dicembre scorso - ha detto:
«Le reti terroristiche iraniane ci circondano, dal nord al sud». All?uomo che con i palestinesi non immagina nessun
compromesso e propone «incentivi economici» per congelare l?occupazione
militare in Cisgiordania la legge concede sei settimane per mettere insieme il
nuovo esecutivo. I segnali che arrivano dai leader che vorrebbe come suoi
partner per ora non appaiono incoraggianti. Livni
ieri ha fatto sapere che «un?ampia coalizione non serve a nulla se non indica
la strada». E Yoel Hasson,
a capo del gruppo parlamentare, ha annunciato così alla Reuters
la riunione dei deputati di Kadima prevista per
domani: «Immagino ch decideremo di andare all?opposizione».
Ma dopo il summit dei politici di Kadima è previsto
un incontro proprio tra Livni e il primoministro incaricato. I laburisti, che dalle urne sono
usciti come il quarto partito (mai così male dalla fondazione dello Stato nel
1948) sembrerebbero aver deciso che l?opposizione possa rappresentare l?unica
terapia per un partito in coma. In alternativa all?«ampia coalizione» auspicata dal capo dello stato resta sul
tavolo l?ipotesi di un?alleanza di ultra-destra, con il partito razzista Israel
Beitenu, l?Unione nazionale e i religiosi dello Shas (sefarditi) che assicurerebbe a Netanyahu una
maggioranza di 65 seggi e un?assai difficile governabilità, basti pensare all?inconciliabilità tra il laicismo
di Lieberman (15 deputati) e l?agenda religiosa degli
ultra-ortodossi sefarditi dello Shas (11 poltrone). E
al fatto che l?altro ieri gli Stati Uniti, per bocca dell?ex
ambasciatore in Israele Daniel Kurtzer, hanno
sottolineato che questa seconda ipotesi rappresenterebbe «un?alleanza negativa
per gli interessi americani». Ma c?è anche la possibilità che all fine a prevalere sia un governo a tre Likud-Kadima-Israel beitenu, che avrebbe una maggioranza di 70 seggi. Si tratta
dello sbocco che lo stesso Lieberman, vero e proprio
ago della bilancia di questo voto, ha auspicato. E si parla già di cosa dare a Kadima in cambio della sua partecipazione: Livni vice premier, al suo partito i ministeri di esteri e
finanza. Intanto l?Autorità palestines (Anp) di Abu Mazen ha fatto sapere di non volere
intrattenere rapporti con un eventuale governo israeliano che non sia impegnato
a rispettare gli accordi internazionali già sottoscritt
nell?ambito del processo di pace. Mentre Hamas, il
movimento islamic al potere nella Striscia di Gaza,
«non fa differenza» fra imaggiori leader politici
israeliani, che accusa di avere «tutti le mani sporche
del sangue dei bambini palestinesi», ma ritiene che Benjamin Netanyahu sia
comunque destinato a formare «il governo più estremista» di sempre. Il suo
portavoce Ayman Taha, ha
sottolineato ieri di voler vedere se «ilmondo, che ha
voluto l?assedio controHamas,
sarà capace ora di far pressione» sul futuro esecutivo israeliano per
«obbligarlo a restituire al popolo palestinese i suoi diritti».