|
PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli |
|||||
|
|
DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
|
|||
|
|
ARCHIVIO GENERALE DEL DOSSIER |
|
|||
Botta
e risposta su Eluana
( da "Stampa, La" del
20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Il cardinale: «La gente non sa la
verità, l'80% vede tivù e legge giornali laici». Don Matteo Migliore, parroco
di San Luca a Mirafiori, ha dato voce a un altro genere di malessere, condiviso
da molti preti: «Ho letto che il santuario della
Consolata non riceve abbastanza elemosine e quindi ha sospeso la carità ai
poveri.
Nel
paese reale esiste ancora una sinistra
( da "Riformista,
Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laicismo e del neo-clericalismo. Si
aspettano un servizio decoroso dalla scuola pubblica non da militanti
partigiani dello statalismo, ma perché auspicano che i propri figli abbiano un
futuro migliore di quello che è toccato in sorte a loro. Quegli elettori sono
anche e in grandissima maggioranza persone che lavorano o che hanno lavorato
tutta la vita,
Tutti
divisi in cerca di un leader ( da "Riformista, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: invalicabile senso laico dello
stato italiano, che sia lontano dai falchi della Confindustria e da quelli
della Cgil, ma vicino al coraggio di imprenditori e lavoratori, immune dal
giustizialismo ma strenuo difensore della certezza della pena. Chi vuole un Kadima di centro non deve lavorare molto: Casini e Pezzotta
ci sono già,
Il
laico Bonolis terzista e trans generazionale
( da "Riformista,
Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non è terzo tra i comunisti e i
cattolici (anche perché i comunisti possono vincere l'Isola dei famosi ma in
Parlamento e dintorni non se ne vedono). Ma tra laici e cattolici, tra Dio
(cioè il Benigni para-paradisiaco) e i peccatori (omosessuali ex sodomiti), tra
i vecchi (Iva e Leali) e i giovani (Carta e Dolcenera,
ma anche la piccola Beatrice),
<Un
filo lega il crollo delle due sinistre>
( da "Riformista,
Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un partito di sinistra non possa
essere che esclusivamente laico, che faccia dichiaratamente della laicità il
suo fondamento. «Nei momenti in cui i cattolici si
distaccano, solo i laici possono riaprire il dialogo. Ma questo significa un
uso diverso della laicità nel quale possono essere aiutati dalle nuove comunità
religiose che i migranti costituiscono anche nel nostro paese».
Manifesto
laico ( da "Manifesto, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: IL LIBRO «Perché laico» (Laterza,
pp.190, Euro 15), è una riflessione sulla laicità come «componente essenziale
del discorso pubblico in democrazia». Dall'irrisolto rapporto tra stato e
Chiesa in Italia, fino ai casi Englaro e Welby, affronta i nodi più profondi della relazione tra
vita pubblica e libertà individuali,
ROMA
- La legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare
&#... ( da "Messaggero, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Un altro big dell'area cattolica,
Franco Marini, leader degli ex popolari, ha definito il referendum «una
fantasia da scienziato», aggiungendo che c'è bisogno di «un vero confronto» tra
i due poli e tra laici e cattolici. Intanto, la drammatica fine di Eluana sta accelerando l'iter parlamentare.
Diritto
a un chiarimento ( da "Corriere della Sera"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: le tradizioni riformistiche laiche
e cattoliche la cui passata divisione tanti danni aveva prodotto alla società e
all'economia di questo Paese. è del tutto legittimo,
forse persino ragionevole, non credere in questo progetto, come non ci credono Tabacci e Casini, o non ci credono Ferrero o Vendola.
Dorina la
cattolica ( da "Corriere della Sera"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE -
sezione: Politica - data: 2009-02-20 num: - pag: 14 categoria: BREVI Dorina la
cattolica Dorina Bianchi, ex Udc, è diventata capogruppo
pd in commissione Sanità al Senato al posto del laico
Marino
Pd, Letta: "Basta sindrome dell'8 settembre"
Provocazione: il leader? il laico
antifascista Fini ( da "Giornale.it, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il laico antifascista Fini di
Redazione Democratici nel caos, si infiamma il dibattito alla vigilia
dell'assemblea costituente. Parisi: "Mi candido, chi non
si accorge che la casa brucia merita di bruciare. I post comunisti
moriranno Dc/di Gianni Pennacchi.
Il
Vaticano fa interrompere lo show tv blasfemo in Israele
( da "Giornale.it, Il"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: ha trasmesso un programma
gravemente offensivo verso i cristiani/cattolici, con espressioni molto volgari
contro Gesù e soprattutto la Madonna e volgari ironie sui miracoli di Cristo e
i dogmi cristiani. Mi chiedo che cosa sarebbe successo se un simile programma
fosse stato trasmesso dala Tv di un paese islamico,
immagino che ne sarebbe nato un caso.
( da "Stampa, La"
del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Incontro coi preti
Botta e risposta su Eluana Il caso Eluana ha fatto discutere anche ieri mattina, nel corso
dell'incontro tra i preti e il cardinale. Ma non come si potrebbe pensare. Al
momento degli interventi, infatti, don Piero Gallo ha riferito all'arcivescovo
il malessere che molti cattolici gli hanno manifestato rispetto al caso Englaro e
agli atteggiamenti interventisti vaticani. «C'è un
mondo molto lontano dalle gerarchie ecclesiastiche, che rischia - ha detto don
Gallo - di allontanarsi sempre più da noi. Penso alla gente che ho incontrato
in libreria, ai genitori dei bambini del catechismo». Poletto
ha replicato: «Non è che chi è in libreria ha ragione
e il papa ha torto. Sacerdoti, mantenete idee chiare. Noi abbiamo la grossa
responsabilità di illuminare i fedeli. Dobbiamo stare con la verità». Don Gallo ha alzato ancora la mano: «Sarà
la scienza a stabilire cos'è accanimento terapeutico. I genitori, comunque,
rilevano che il Vaticano ha applaudito Berlusconi quando ha fatto il decreto e
che si è detto deluso da Napolitano quando non lo ha firmato». Il cardinale: «La gente non sa la verità, l'80% vede tivù e legge
giornali laici». Don Matteo Migliore, parroco di San Luca a Mirafiori, ha dato
voce a un altro genere di malessere, condiviso da molti preti: «Ho letto che il santuario della Consolata non riceve
abbastanza elemosine e quindi ha sospeso la carità ai poveri. Com'è
possibile, con tutti i soldi che si spendono in restauri? Oggi sono altre le
priorità. La carità è il terreno per cui siamo ancora apprezzati che coinvolge
davvero tanti cristiani».\
( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Nel paese reale
esiste ancora una sinistra L'otto settembre della sinistra italiana? Non
confonderei il tramonto di una piccola e stanca oligarchia con la scomparsa di
un pezzo d'Italia che continuerà a chiedere rappresentanza e governo fuori dal berlusconismo. D'accordo, dentro quelle stanze la
situazione è pessima. D'altra parte se la sono cercata, e non da ieri. Ma se si
mette anche solo la punta del naso fuori dalla porta, la situazione appare
tutt'altro che disperata. Perché nel nostro paese un Partito democratico esiste
ben da prima che gruppi dirigenti già sconfitti si inventassero un'ultima
ancora di salvezza. Ed è destinato a sopravvivere all'implosione forse
definitiva degli equilibri che quei gruppi si erano dati. Quel partito era e
rimane il partito di coloro che da quindici anni votano nella stessa direzione,
chiedendo più o meno le stesse cose. Non sono necessariamente gli italiani
migliori, nel senso perbenista raccontato dalla mitologia morale del
post-comunismo. Forse non sono nemmeno i più solidali d'animo, ma chiedono un
welfare che funzioni, anche se trasformato in profondità, perché si fidano
pragmaticamente delle virtù del vincolo sociale. Sono quegli stessi italiani
che, credenti o non credenti, riconoscono alla fede religiosa una dignità che
ha poco a che fare con le ideologie del neo-laicismo e del
neo-clericalismo. Si aspettano un servizio decoroso dalla scuola pubblica non
da militanti partigiani dello statalismo, ma perché auspicano che i propri
figli abbiano un futuro migliore di quello che è toccato in sorte a loro.
Quegli elettori sono anche e in grandissima maggioranza persone che lavorano o
che hanno lavorato tutta la vita, senza particolari eroismi ma con
inevitabile dedizione. segue a pagina 8 di Andrea
Romano 20/02/2009
( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Tutti
divisi in cerca di un leader mai più «ma anche» Caro direttore, concordo con
lei sul ricorso agli elettori del Pd per la scelta del successore di Veltroni,
a una condizione: che i candidati abbandonino con determinazione il «ma anche»
di crozziana memoria, e dicano con chiarezza cosa
pensano sui seguenti problemi, che tuttora dividono i dirigenti del partito: la
collocazione politica in Europa, i problemi etici (testamento biologico e
altri), il nuovo contratto di lavoro. Su alcuni punti di particolare sensibilità per il proprio
elettorato, le destre hanno saputo scegliere, magari con qualche maldipancia (linea repressiva sulla sicurezza, supporto al
Vaticano per l'etica, contrasto all'unità sindacale per il lavoro) e vincono; a
sinistra l'universalismo del Lingotto, ha fatto ammalare il nuovo partito:
vediamo di evitarne una lenta agonia. Giampiero Griffini,
Milano il comandante e le regole Egregio direttore, Giovanni Bachelet, deputato
del Pd, ricorda che un leader non abbandona la barca alla deriva. È una regola
sana e sempre attuale, per qualsiasi comandante di nave che affonda. Ma è anche
una regola imparata e inculcata da giovani, in Accademia o alle scuole
militari: non può essere generalizzata urbi et orbi. Veltroni ha fatto il militare? Dove? Valeria Monteforte, Roseto D. A. (Teramo) il meno
peggio è franceschini Caro direttore, fare un
congresso in due mesi, con regole kafkiane e senza sapere quanti e chi sono gli
iscritti mi sembra arduo, e comunque qualsiasi risultato sarebbe provvisorio e
non autorevole. Alle primarie poi non credo, viste le esperienze precedenti:
potenziali elettori che non possono votare e militanti "cammellati"
che votano molte volte, senza alcun controllo. E poi le primarie, a mio parere,
valgono per i candidati alle elezioni - si veda Firenze - e non per gli
incarichi di partito. Certo, l'Assemblea potrebbe scegliere un segretario
provvisorio, ma solo dopo un dibattito crudo e democratico, senza intese e
pastrocchi preventivi nei caminetti: non mi sembra però realistico. A questo
punto "bestemmio": si segua una delle poche regole certe, e si lasci
il buon, insignificante Franceschini, che più danni
di tanto non può fare, fino all'election day. E si tenga un'Assemblea programmatica seria, da cui
scaturisca un progetto su alcuni obbiettivi essenziali (non l'ennesimo libro
dei sogni) e si decidano gli alleati con cui perseguirlo. E su questo progetto
ci si presenti all'elettorato con candidati credibili, scelti, questi sì, con
primarie credibili. Valeriano Giorgi Il compromesso
astorico Caro direttore, l'idea di costruire un partito del compromesso
storico, senza peraltro le tempre intellettuali e morali del compromesso
storico, è stato il compromesso astorico in cui si
sono impantanati coloro ai quali erano affidate le sorti del centro sinistra
italiano. Ora tutti si affannano a cercare un nuovo segretario quando, a mio
avviso, bisognerebbe prendere atto del fallimento della fusione e avere il
coraggio di riistituire un Partito democratico della
sinistra. Laico e socialista. Scriveva Seneca: «Ducunt
volentem fata, nolentem trahunt», «Il fato guida colui che vuole e trascina chi non
vuole». Le elezioni europee ci diranno l'ultima parola del fato. Giuseppe
Cappello master and commander Caro direttore, ho
appena spento il frullatore dei commenti post-Veltroni:
«di solito si elegge un segretario» (Polito), «dichiarazione di anticomunismo e
ricostruzione della sinistra senza miti» (Caldarola),
«la vecchia guardia socialdemocratica esca allo scoperto e rompa coi
conservatori» (Sansonetti), «nessuna reggenza,
congresso subito» (Mancina), «nuovi progressisti e non vecchi politici
invecchiati male» (Ricciardi). In pratica, in poche
righe, un programma politico più convincente e credibile di
quello messo in campo dal Pd in questi mesi. Da disincantato navigatore dei
mari di sinistra, sogno primarie e congresso entro
aprile, sogno che nasca un partito che sia alla guida di un movimento più
ampio, che si ispiri alla tradizione socialista, che la sappia rinnovare per
uscire dalla crisi di consensi generalizzata, che sappia
"solfeggiare" al Vaticano (una volta per tutte) l'invalicabile senso laico dello stato italiano,
che sia lontano dai falchi della Confindustria e da quelli della Cgil, ma
vicino al coraggio di imprenditori e lavoratori, immune dal giustizialismo ma
strenuo difensore della certezza della pena. Chi vuole un Kadima
di centro non deve lavorare molto: Casini e Pezzotta ci sono già, sanno
fare bene il proprio mestiere e hanno pure qualche santo in paradiso. Chi vuole
il martello-Di Pietro può soddisfare le proprie pulsioni con una semplice croce
sulla scheda. La destra ha alla guida "the magic one" capace di
trasformare figli di commercialisti in governatori e, al momento, può anche
permettersi di non saper gestire la crisi. A sinistra c'è un popolo sfiduciato
dalla non chiarezza, da una promessa di rinnovamento sfociata nella
conservazione più retriva. Le europee possono essere l'ultima sconfitta e il
primo successo insieme: i voti che verranno potranno non essere entusiasmanti,
ma devono entusiasmare perché di sinistra, senza equivoci, sintesi, mediazioni,
contaminazioni. Nomi? Parte dalla terza fila, ma c'è un governatore a Torino? (roba da "master and commander").
Luca Mangoni cattolici
all'acqua di Rosy Caro Direttore. La simpatica Rosy, come al solito, mente
sapendo di mentire. Dopo il Lingotto, e anche dopo le politiche 2008, nessuno,
dico nessuno della parte avversa ha argomentato, a parte battute estemporanee,
che il progetto del Pd, così come delineato e proposto da Veltroni, fosse impossibile,
velleitario, sbagliato. Voglio aggiungere, per esperienza diretta, che il
percorso verso un partito autenticamente socialdemocratico e riformista, aveva
colpito e destato preoccupazioni tra gli elettori del
centrodestra che ne avevano colto i contenuti innovativi. Se non siamo cattolici all'acqua di Rosy, e comunisti alla Frattocchia, e l'85% degli italiani non lo sono, il
progetto del Pd, libero dalle scorie massimaliste, non solo interessava ma
aveva un forte potenziale d'attrazione. Potenziale d'attrazione su cui contava
Veltroni, e pensava bene, anzi benissimo. Solo che per una operazione
del genere sarebbe stato indispensabile il convinto
sostegno delle due nomenclature e un carisma catalizzante di Veltroni. Sono
mancate queste due condizioni. Il carisma riguarda Veltroni. La sinistra e
affini, dopo aver accettato, senza mal di pancia, il concetto del segretario a
vita, cioè il concetto dell'uomo che decide e comanda, di fronte a un
Berlusconi che decideva e comandava, s'è rifugiata nel mito della
partecipazione allargata, della discussione, dei distinguo, dell'assemblearismo, delle diverse identità dialoganti, come
modelli eccelsi di democrazia che segnavano il discrimine tra il
"bene" e il "male". Questi cosidetti
modelli di democrazia, sono serviti alle due nomenclature per evitare che
Veltroni, e di conseguenza il suo progetto, potessero affermarsi. L'avversione
verso "un uomo solo al comando", che la propaganda di sinistra e
affini, considera la colpa più infame del centrodestra, da combattere a ogni
costo, altrimenti ritorna il fascismo, è stata applicata anche nei confronti di
Veltroni, negando appoggio convinto alla persona e quindi anche al progetto. Si
potrebbe entrare nei dettagli: le primarie negate a Bersani, le liste bloccate,
la competizione fasulla ecc., poi il consiglio di scaricare i socialisti a
favore del molisano, la vicenda dei Radicali e innumeri
miserie personali e di corrente, partito delle tessere, di togliattiana
memoria, contrapposto al partito aperto, e via dicendo. Insomma, coloro che
avevano dato, formalmente, vita al Pd si sono subito messi all'opera perché il
segretario fosse ostacolato, messo in difficoltà, incalzato, ridimensionato,
messo in condizione di non decidere, di comandare. Questi sono i fatti, dai
fatti non si scappa con le interviste autoreferenziali di Rosy. Il progetto di
Veltroni non è stato, assolutamente, fatto fallire dal
centrodestra, ma dagli stessi che avrebbero dovuto svilupparlo. Ditelo a
Veltroni, anche se lo ha già imparato sulla sua pelle. Moreno Lupi governare
senza opposizione Da sostenitore del centrodestra esulto, ma nello stesso tempo
sono profondamente turbato: nessuna democrazia può vivere senza partiti
contrapposti! La necessità di un'opposizione viva e vegeta, in alternativa alla
coalizione di Governo, è il sangue che alimenta, è il fuoco che scalda: senza ciò si va verso l'appiattimento di una gestione senza anima,
senza stimoli, senza vitalità. Questo è il rischio di un Governo unipartitico (non pensiamo alla dittatura, non siamo il
Venezuela!): spero caldamente che questa crisi del centrosinistra si risolva al
più presto, ma con modalità ben diverse dalle precedenti! Il capro espiatorio è
già stato abbattuto, ora avanti le nuove leve che con
fatica dovranno risalire la china e dovranno lasciare, una buona volta, da
parte il passato, mentre guardare al futuro sarà obbligatorio! E fuori dai
piedi le mummie e le cariatidi della politica che fu. Aloisio
Felsineo Un solo leader e pure avversario C'è solo una persona capace in Italia
che potrebbe salvare il Pd, facendo rigare dritto tutti i reucci della
coalizione: Berlusconi. Ma purtroppo sta dall'altra parte! Piero Faggino una segreteria di banalità Al peggio non c'è mai
fine, scelta peggiore non poteva essere fatta. Hanno messo il nulla a
segretario. Una persona politicamente insipida, buono
forse a recitar rosari o ascoltare messe ma, per carità, che stia zitto. Un
concentrato di banalità e luoghi comuni il suo eloquire,
e alle prossime elezioni canterà la messa dei defunti per il povero Pd. Certo
che si poteva pescare qualcuno meglio di lui, visto che l'impresa era
facilissima, ma evidentemente al peggio non c'è mai fine. Enrico Secondo Fare
presto inutile attendere Non c'è nulla di peggio che rinviare e affrontare
questa crisi del Pd e di leadership, dando l'impressione di traccheggiare. Si
rischia di far allontanare le persone che non provengono da Ds e Margherita, e
che non sono entrate in un partito nuovo per assistere a una guerra vecchia. O
fanno in fretta o sarà una carneficina. Mary Caridi
manca un silvio della sinistra Anche in questa
circostanza Veltroni ha sbagliato, non ha saputo reagire prendendo il toro per
le corna. Se, come è vero, il Pd è stato minato
dall'interno, Veltroni avrebbe dovuto convocare gli organi costituenti, le
personalità del suo governo ombra, i "filosofi" del partito (quelli
che stanno sempre in finestra e ogni tanto, al ritorno dei viaggi culturali in
Sud America, dicono una cattiveria a mezza bocca) e metterli di fronte alle
loro responsabilità. Insomma, Veltroni avrebbe dovuto fare il Belusconi della sinistra. Ora serve un leader disposto
immediatamente ad azzerare tutta la classe dirigente e rinunciare lui stesso a
gestire il futuro partito. Mi viene in mente una sola persona in grado di
gestire questa fase della vita del Pd. Anna Finocchiaro,
persona di grande cultura e determinazione, donna, senza scheletri nei suoi
armadi, con una famiglia. Se ha sbagliato in Sicilia, è perché l'hanno
costretta a cimentarsi in una impresa impossibile.
Bruno Piccioli 20/02/2009
( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
sanremo anche ieri grandi ascolti per il turbo-conduttore Il
laico Bonolis terzista e trans generazionale di Luca Mastrantonio
Ratzinger me senti? La risposta di Paolo Bonolis alle critiche de L'Osservatore
romano sulla qualità musicale del programma è arrivata forte e chiara. Forte
dei dati Auditel che lo incoronano salvatore della Repubblica audiotelevisiva italiana, la Rai, di cui s'è rinnovato il
Cda, pentapartitco (Van Straten in quota Pd assieme a
Rizzo Nervo, per An c'è Guglielmo Rositani, Alessio Gorla e Antonio Verro in quota Fi,
Rodolfo De Laurentiis per l'Udc, Giovanna Bianchi Clerici per la Lega). Ma
Bonolis chi è? Ci è o ci fa? In che quota è con i suoi milioni di (t)ele(spe)tt(at)ori? È uno che sa farci benissimo. Un po' Sordi un
po' Totò, garibaldino quando serve, perché in pochi hanno il coraggio di
rispondere al Vaticano, e diplomatico come pochi, cerimonioso e allusivo. Come
quando ha risposto così: «L'Osservatore Romano ha
usato termini acrimoniosi sul festival. Ma ognuno è libero di esprimere le idee
che ha. Vale per la vita come per le canzoni. L'importante è che sia sulla vita
che sulle canzoni si lasci ad ognuno la possibilità di avere le proprie idee».
Il riferimento al caso Englaro è chiaro. Bonolis alza
la voce per dire senza dire? Afferma il principio di Libera chiesa in libero
Stato. Italiani e cattolici? Due popoli e due stati.
Bonolis si è appellato, giustamente, alla libertà d'espressione come fondamento
della libertà di critica. Ma davvero vogliamo creder che L'Osservatore romano,
mica Aldo Grasso, abbia criticato la musica? Il Festival del trionfo dell'amore
omosessuale, del sesso senza amore e delle conigliette di Playboy? I vincitori
mediatici dunque morali (è la tv, bellezza!) sono Benigni e Grillini. E poi non
si sono mai visti tanti baci tra uomini come quest'anno. Fabrizio Del Noce che
bacia gaiamente Bonolis, Bonolis che bacia - sulla bocca! - Luca Laurenti. Hai voglia a cantare che Luca non era gay. Il
grande sconfitto è Povia, che come Giuliano Ferrara,
ma con meno buona fede, pensava di far leva su uno spirito dei tempi italici in
cui i cattolici sono più battaglieri di prima. La
lista pazza non ha funzionato, la canzone di Povia
ancora meno. Benigni l'altro ieri è stato un tale
trionfo che i giornali ieri ancora titolavano su di lui. Ecco La Stampa: prima
pagina No, non è sempre Benigni, seconda c'è una mega
foto con Benigni e la notizia - allucinante - che su YouTube
gli italiani non possono vedersi Benigni - nella terza pagina c'è il lamento di
Iva Io, eliminata da Benigni. Ieri sera, per chi legge, è stata la volta di
Giovanni Allevi e del brasiliano compagno di squadra di Kakà
che dopo un infortunio ha smesso di giocare ma è diventato un modello di
successo. Con tanti valletti, questo è indubbiamente il festival del Sanremo più metrosexual della
sua storia. E Bonolis ostentando la sua famiglia all'Ariston e facendo il
"gatto morto" con le ballerine o le conigliette, bilancia questa
eterodossia. Laicamente doroteo, teo-qualunquista,
campione di Raisat, favorevole all'aborto ma pure pro-life, futurista nello
slancio e nell'adrenalina ma carducciano nel culto di
forbite vetustà, Bonolis è un campione del «terzismo»
(Berselli dixit). Ma di un terzismo obliquo,
verticale più che orizzontale. Non è terzo tra i comunisti
e i cattolici (anche perché i comunisti possono vincere l'Isola dei famosi ma
in Parlamento e dintorni non se ne vedono). Ma tra laici e cattolici, tra Dio (cioè il Benigni para-paradisiaco) e i peccatori
(omosessuali ex sodomiti), tra i vecchi (Iva e Leali) e i giovani (Carta e Dolcenera, ma anche la piccola Beatrice), tra i
berlusconiani (gli italiani col mal di pancia) e i non berlusconiani (gli
italiani dopo l'Alcaselzer). Bonolis, come Mina e
come Benigni ha consigliato a Berlusconi, ha già detto che non rifarà Sanremo
l'anno prossimo. Debord insegna di sottrarsi. Dopo di
lui il diluvio? Se tornerà Baudo o ci sarà la Carrà, probabilmente sì. Il vero
capolavoro di Bonolis è stato un patto generazionale,
tra i protagonisti e nel pubblico. Non avviene alla Fiat (Lapo), è simulato nel
Pd (la Madia), è eluso al Milan (Favalli). Bonolis è
terzista, transgenerazionale, pansessuale. Con
Bonolis è nato il transterzismo. E Berlusconi, per
dire che non ha visto il festival, s'appiattisce per la prima volta su Fini.
20/02/2009
( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
conversazione con Fausto bertinotti
sulla crisi del Pd e dell'opposizione tutta «Un filo lega il crollo delle due
sinistre» «Noi e il Pd». Un libro in preparazione, una tazza di caffè e
pensieri sparsi: «Abbiamo perso tutti, noi radicali e
i riformisti. Quando hanno governato hanno distrutto le loro fondamenta sociali
e poi, con la globalizzazione, sono rimasti devastati. Ripartiamo dalla
laicità, diciamo dei no alla Chiesa». di Ritanna Armeni
Capita spesso in questo periodo a me e a Rina Gagliardi di discutere con Fausto
Bertinotti nel suo studio accanto a Montecitorio. Siamo tre vecchi amici,
stiamo scrivendo un libro sulla sua avventura politica e gli argomenti
certamente non mancano. Ma, come spesso capita proprio fra vecchi amici, la
riflessione sulla politica del giorno, la voglia di confrontarsi e di
chiacchierare qualche volta ha la meglio sul lavoro che ci siamo prefissi.
Complice una tazza di caffè non possiamo non interrogarci su che cosa avviene
nel Pd, sulle dimissioni di Veltroni, mentre ritorna inevitabilmente la
domanda: per la sinistra è finita? Nel futuro ci sarà ancora? Oppure la
sconfitta, storica questa volta, è inevitabile? E poi: c'è una connessione fra
quel che è avvenuto nel giugno scorso quando la sinistra radicale è stata
cancellata dal Parlamento e quello che sta avvenendo oggi nel Partito democratico?
«Certo che c'è molto in comune - dice Fausto
Bertinotti - sono due sconfitte, segnano la fine dell'era delle due sinistre,
quella riformista e quella radicale. Erano nate nella globalizzazione, la prima
assecondandola, la seconda contrastandola o, almeno provando a farlo. La prima
esercitando quel liberismo moderato che in politica si è tradotto nei governi
di centrosinistra, la seconda ponendosi in modo antagonistico e denunciando i
danni sociali della globalizzazione. Entrambe non ce l'hanno fatta». Le due sconfitte, quelle che l'ex presidente della Camera
vede legate da un filo, sono avvenute a distanza di qualche mese. Che cosa le
ha fatte precipitare? Insomma, Fausto, è abbastanza facile dire oggi che la
sinistra radicale non ce l'ha fatta perché la globalizzazione almeno per una
lunga fase ha vinto. Ma gli altri, quelli che la assecondavano, perché a loro
volta hanno fallito? «Gli altri nel periodo in cui
sono stati al governo hanno distrutto le loro fondamenta sociali e poi quando
la globalizzazione è entrata in crisi sono rimasti spiazzati e devastati. Che
si fa se ciò su cui si è puntato poi crolla?». Certo c'è un paradosso: chi
nella sinistra voleva fare le riforme non è riuscito a farne neppure una, chi voleva fare la rivoluzione, cioè modificare
radicalmente il mondo, oggi assiste attonito al fatto che ciò che voleva
cambiare, si è autodistrutto. E i "rivoluzionari" che potrebbero su
molte cose affermare «noi l'avevamo detto» tacciono attoniti. Bertinotti va
oltre questa analisi già impietosa. «Non è accaduto solo questo nel ciclo della
globalizzazione - dice, riflettendo ad alta voce - è avvenuto che le riforme
proposte dalla sinistra moderata sono state delle
controriforme, cioè il loro opposto e che la sinistra radicale che doveva
cambiare il mondo si è limitata a difendere l'esistente, giudicato comunque
migliore dell'eventuale cambiamento. Il veltronismo è
stato sconfitto quando è apparso chiaro a tutti che le
magnifiche sorti e progressive della globalizzazione erano una
illusione. E la sinistra radicale di fronte a quella crisi si è rivelata
priva di una proposta per la società, è diventata identitaria,
tornando ad una identità preesistente a quella di
sinistra, ha voluto di nuovo dirsi comunista». Ho un dubbio: forse la sconfitta
delle due sinistre è nella distinzione che la globalizzazione ha rivelato
insensata fra riforme e rivoluzione, quella distinzione che ha portato un
"riformista" come Walter Veltroni a vedere la sua salvezza nella
morte dei "rivoluzionari", cioè della sinistra radicale? Forse? È
inevitabile quando si parla con Fausto Bertinotti volare alto, ma la risposta
questa volta è secca. «Riforme e rivoluzione? Per me
la risposta è venuta dagli anni 60, dalla definizione di riformisti
rivoluzionari. Insieme gradualità e radicalità del cambiamento». Ma c'è un altro punto che intriga l'ex leader di
Rifondazione in questa vicenda del Pd. Da essa emerge la fine della coesistenza
nello stesso partito di cattolici e laici. Risulta con
chiarezza che si è conclusa l'epoca del dialogo, del rapporto fra marxismo e
cristianesimo. Insomma è finita l'era aperta dal Concilio vaticano secondo. «Era un rapporto - spiega - che andava dal dialogo con la
Chiesa istituzionale a quello con le associazioni cattoliche, fino all'unità
sindacale. Oggi si è concluso a quasi tutti i livelli, il dialogo della
sinistra rimane solo con la chiesa del dissenso mentre le gerarchie
ecclesiastiche intervengono direttamente sul legislatore e chiedono il suo
allineamento». Mi pare conseguenza logica di questo ragionamento che oggi un partito di sinistra non possa essere che esclusivamente laico,
che faccia dichiaratamente della laicità il suo fondamento. «Nei
momenti in cui i cattolici si distaccano, solo i laici possono riaprire il dialogo. Ma
questo significa un uso diverso della laicità nel quale possono essere aiutati
dalle nuove comunità religiose che i migranti costituiscono anche nel nostro
paese». Si ripropone un altro paradosso, quello dei laici che finora non
hanno costruito una laicità. E forse non la sanno costruire mentre la Chiesa si
sta misurando con i grandi problemi posti dalla bioetica e dalle nuove
frontiere della scienza. «È vero - riflette ancora
Bertinotti - i laici sono indietro, ma bisogna cominciare a dire dei no, se si
dicono dei no poi si può andare avanti si può approfondire il proprio pensiero.
Se invece la prima reazione è il compromesso, il compromesso comunque...». È Rina Gagliardi che riporta la chiacchierata ai temi
che in questi giorni i mass-media hanno riproposto con insistenza di fronte
alla crisi verticale del Pd. «Ma non conta nulla in
questa crisi la mancata innovazione della classe dirigente? Non conta nulla che
sono da decenni le stesse persone a dirigere questo partito?». Ancora una volta
Fausto Bertinotti non entra nelle questioni che riguardano direttamente le
persone. «La direzione politica è anche direzione di
una cultura politica. Il disastro delle due sinistre deriva dalla mancanza di
luoghi di ricerca. Non ci sono classi dirigenti perché manca cultura ed
autorevolezza. E anche fraternità. Possiamo chiamare altrimenti la solidarietà,
la connessione sentimentale necessaria fra chi si sente parte di uno stesso
progetto? Ecco questa non la trovo più da nessuna parte». Deluso ma non rassegnato, l'ex presidente della Camera. E torniamo al
nostro lavoro. La chiacchierata è finita. 20/02/2009
( da "Manifesto, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
In libreria l'ultimo
lavoro di Stefano Rodotà. Un «manuale» per ricostruire la cittadinanza
Manifesto laico Gabriele Polo Non accade spesso che un libro riesca a cogliere
nel segno dell'attualità, senza ridursi a un istant-book.
E a coniugare saperi costruiti in anni e anni con l'intervento sul presente. È
questo il caso dell'ultimo lavoro di Stefano Rodotà, Perché laico (Laterza,
pp.190, 15 euro), che è arrivato nelle librerie proprio nel pieno del
riproporsi di un antico conflitto tra stato e Chiesa,
culminato nella vicenda di Eluana Englaro,
un dramma umano che il governo Berlusconi ha voluto usare per portare un altro
colpo alla nostra Costituzione. E mentre lo stesso governo - e la sua
maggioranza - si propongono di chiudere il capitolo del testamento biologico
con una legge che preclude ogni diritto e ogni libertà. In nome di un «diritto
superiore», quello del potere politico. Perché laico è, già dal titolo, una
dichiarazione d'intenti, non una professione di fede. È la denuncia di un
rapporto irrisolto tra stato e Chiesa in Italia, fin
da quel Concordato riproposto nel dopoguerra (con la mediazione operata
nell'articolo 7 della Costituzione) e riaggiornato da
Bettino Craxi (nel 1985), che ha finito col subordinare alle opportunità
politiche i diritti delle persone. In una «laicità negoziabile» che Rodotà
denuncia come vulnus alla stessa democrazia. Quella più profonda, per cui i
cittadini trovano nelle leggi un contorno di regole comuni in cui poter
esercitare le loro libere scelte. È da lì che Rodotà parte per sostenere la
propria tesi secondo cui democrazia e laicità sono un tutt'uno, in nome di
quell'antico universalismo sempre mal sopportato dagli integralismi e oggi
cancellato da una politica che riduce i diritti a interessi personali. Generando
un arbitrio in cui le diversità contano per la forza che possono mettere in
campo e non in quanto elementi conviventi che nel confronto loro permesso si
arricchiscono reciprocamente. Infatti - spiega Rodotà - è assai diverso
«guardare alla molteplicità, alla diversità, al multiculturalismo come se
questo significasse identità necessariamente separate o, invece, riconoscere il
diritto alla diversità in un quadro di riferimenti universali e comuni». Perché
- prosegue - «il grande risultato del pensiero laico è non aver chiuso nessuno
nel ghetto delle identità». Considerazioni da sempre proprie del pensiero
democratico, ma che diventano oggi essenziali, nel
momento in cui una politica sempre più in crisi di rappresentanza - e per
questo tendenzialmente autoritaria - offre alla Chiesa cattolica la possibilità
di colmare il vuoto di un diritto in estrema difficoltà di fronte ai progressi
della tecnologia sul terreno fondamentale della «nuda vita». Da questo punto di
vista i casi Englaro o Welby
e lo scontro sulla procreazione assistita appaiono in tutta la loro enormità:
vita e morte diventano l'incerto terreno di scontro tra poteri istituzionali,
l'assurdo luogo di contrattazione tra equilibri politici, mentre i soggetti
direttamente interessati non possono contare né su un diritto certo, né su una
cultura comune che permettano loro di essere ascoltati, compresi e, infine,
poter scegliere liberamente. Appare perciò evidente come sia urgente un ricostruzione della cittadinanza che ha bisogno di due
supporti fondamentali: una politica che stabilisca confini chiari ma non
invasivi delle libertà individuali - qui il riferimento alla difesa dei
principi fondanti della Costituzione e al suo spirito laico - e una crescita
culturale della comunità di riferimento, in primis attraverso i suoi luoghi di
comunicazione e formazione, dai media alla scuola. E, detto per inciso, Perché
laico, sarebbe un ottimo libro di testo per le scuole medie superiori (ammesso
che si concepisca ancora la scuola in quanto luogo di formazione libera e non
di dissipazione coatta, come fanno intendere le riforme del ministro Gelmini).
Proprio perché ripone le questioni di attualità in un contesto comprensibile e
le misura con i nodi irrisolti della storia politica italiana, della vita
pubblica che si confronta con quella privata. In tempi di profonda crisi del
senso stesso dell'agire pubblico, di collasso delle
rappresentanza, mentre si sfaldano le certezze delle appartenenze e si
dissolvono i partiti leggeri nati su queste crisi (usandole come alibi per non
affrontare il merito di quelle crisi), la ricerca di un'etica democratica e
civile appare come essenziale contributo per ridare un senso alla parola
democrazia e, più nel profondo, per salvare «la ragione» contro il prevalere
delle pulsioni intestine che finiscono per misurarsi solo sul terreno della
forza. In un kantiano dover essere che qualcuno dovrà pur ascoltare. IL LIBRO «Perché laico» (Laterza, pp.190, Euro 15), è una
riflessione sulla laicità come «componente essenziale del discorso pubblico in
democrazia». Dall'irrisolto rapporto tra stato e Chiesa in
Italia, fino ai casi Englaro e Welby,
affronta i nodi più profondi della relazione tra vita pubblica e libertà
individuali, perché «abbiamo bisogno di
chiarezza, di rifiuti di travestimenti, di chiamar le cose con il loro nome.
Per questo non è tempo di laicità flebile, timida, devota. E' tempo, pieno e
difficile, di laicità senza aggettivi o, se vogliamo comunque definirla,
semplicemente democratica». L'AUTORE Stefano Rodotà è ordinario di diritto
civile all'Università La Sapienza di Roma. E' tra gli autori della Carta
fondamentale dei diritti dell'Ue ed è stato presidente
dell'Autorità garante per la tutela della privacy. Tra le sue ultime opere
«Questioni di bioetica» (1997), «Repertorio di fine secolo» (1999), «Tecnopolitica» (2004), «Intervista su privacy e libertà»
(2005). SALVEMINI Nelle prime righe di «Perché laico»,
una significativa citazione di Gaetano Salvemini: «La scuola laica non deve
imporre agli alunni credenze religiose, filosofiche o politiche in nome di
autorità sottratte al sindacato della ragione. Ma deve mettere gli alunni in
condizione di potere con piena libertà e consapevolezza formarsi da sé le
proprie convinzioni politiche, filosofiche, religiose». Foto: PIAZZA SAN PIETRO
/FOTO REUTERS
( da "Messaggero, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Venerdì 20 Febbraio 2009 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE ROMA - La legge
sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare «è una vera
e propria barbarie», sono le parole del padre di Eluana
che invita a «partecipare alla manifestazione» di sabato
( da "Corriere della Sera" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2009-02-20 num:
- pag: 42 autore: di MICHELE SALVATI categoria:
REDAZIONALE LA CRISI DEL PARTITO DEMOCRATICO Diritto a un chiarimento SEGUE
DALLA PRIMA Un complicato processo elettorale, il tempo che assorbirebbe, i
conflitti che susciterebbe nel partito, interferirebbero pesantemente con le
campagne elettorali, dando agli elettori un'immagine di affanno e di disunione.
Altro che stabilizzazione della malattia! I consensi potrebbero calare di
molto, se pure al termine del processo di elezione del segretario e
dell'assemblea esisterà ancora un Partito Democratico capace di raccoglierli.
Tutto comprensibile, tutto ragionevole. Ma di ragionevolezza, in situazioni di
emergenza, si può anche morire. Se un segretario con un'investitura
plebiscitaria si è sentito soffocato dalla cupola dei capi-corrente, come può il suo vice — persona che stimo ma che non ha ricevuto
un'investitura popolare — riuscire a stabilizzare o a rilanciare il partito
nell'immagine degli elettori? Sarebbe soltanto il portavoce delle mediazioni —
sulle candidature, sulla linea politica da adottare in parlamento e nelle
realtà locali, sull'immagine del partito — che i capi-corrente raggiungono nelle
segrete stanze, e così apparirebbe agli elettori. Il Pd è nato da un grande
progetto: dalla convinzione che un sistema bipolare — in cui i partiti non
fanno e disfano i governi in parlamento, ma sono gli elettori a sceglierli — è
un sistema più democratico di quello della Prima Repubblica, dove avveniva il
contrario; e dalla scommessa che era possibile fondere in un partito vero, con
un'anima e una forte identità, le tradizioni riformistiche
laiche e cattoliche la cui passata divisione tanti danni aveva prodotto alla
società e all'economia di questo Paese. è del tutto
legittimo, forse persino ragionevole, non credere in questo progetto, come non
ci credono Tabacci e Casini, o non ci credono Ferrero
o Vendola. Ma costoro stanno in altri partiti,
mentre molti che la pensano nello stesso modo sono influenti capi-corrente del
Partito Democratico: esattamente come i leader dell'Udc e del Prc, non credono
né al bipolarismo, né alla possibilità di fusione. Non ci credono e, tramite
continue polemiche e pretesti — e soprattutto esasperando il conflitto laici-cattolici — inducono anche
il popolo di centrosinistra a non crederci. Di qui la confusione, la mancanza
di identità. Di qui lo smottamento dell'elettorato, uno smottamento che si
accentuerebbe con una reggenza assediata da capi-corrente. Credo che gli
elettori, il popolo di centrosinistra, abbia diritto ad un chiarimento. Non
voglia aspettare di essere «rimandato a ottobre». Un ottobre dove si troverà di
fronte un'altra pappa plebiscitaria preconfezionata dai capi-corrente, com'è
stata quella di Veltroni, che però, almeno, al progetto credeva. Naturalmente
un congresso è rischioso: rischio di spaccatura o rischio, ancor peggiore, di
mancato chiarimento. Ma ai politici è sempre bene ricordare l'apologo brechtiano del Gotama Budda e della casa in fiamme: «Maestro — accorrono
trafelati i discepoli — la casa è in fiamme ma gli abitanti non vogliono
uscire: perderebbero i loro beni e poi fuori fa freddo». Risponde il Budda: «Chi non si accorge del pericolo, merita di morire».
( da "Corriere della Sera" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-02-20 num: - pag: 14 categoria: BREVI Dorina la cattolica Dorina
Bianchi, ex Udc, è diventata capogruppo pd in
commissione Sanità al Senato al posto del laico Marino
( da "Giornale.it, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 44 del 2009-02-20 pagina 0 Pd,
Letta: "Basta sindrome dell'8 settembre" Provocazione: il leader? il laico
antifascista Fini di Redazione Democratici nel caos, si infiamma il dibattito
alla vigilia dell'assemblea costituente. Parisi: "Mi
candido, chi non si accorge che la casa brucia merita di bruciare. I
post comunisti moriranno Dc/di Gianni Pennacchi. LA PROVOCAZIONE. Il mister X ideale viene da destra/di Stenio
Solinas "Credo che noi dobbiamo costruire un
nuovo centrosinistra con un buon rapporto tra il centro e la sinistra.
E' infatti l?unico modo per essere alternativi a
Berlusconi e competere sull?elettorato moderato che è
quello che alla fine decide", Enrico Letta rilancia in avanti la palla
aprendo ulteriormente all'ipotesi di un'allargamento
al del Pd. Dopo aver detto, l'altro giorno, "senza l'Udc non si vince...". Il dibattito sul futuro del Pd, dopo il brusco
addio di Veltroni, si allarga, le diverse linee iniziano a delinearsi, e a
manovrare sono soprattutto gli esponenti di area cattolica, oltre all'ulivista
Parisi. "Disponibile a convergenze con i centristi" Letta, esponente
del Pd, parla all?assemblea dei centristi convocata a
Todi dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato
per lanciare il nuovo manifesto dell?Unione di
Centro. Alla platea dei centristi, alla presenza dei vertici dell?Udc, da Pier Ferdinando Casini a Savino Pezzotta a
Lorenzo Cesa, Letta risponde in sostanza in questo
modo alle sollecitazioni lanciate per unire i moderati. Letta
si dice disponibile a "convergenze per il bene del paese" e ricorda
che "le ultime elezioni sono state decise dall?elettorato
moderato che ha optato in favore di Berlusconi. Dobbiamo seriamente
porci l?obiettivo di convincere quell?elettorato. Penso che il futuro del Pd e del centrosinistra abbia un senso solo
se ci concentriamo su quell?elettorato". Letta sollecita quindi che a fari sì che la profonda crisi
economica e politica in atto possa servire «per un grande cambiamento".
"Con le dimissioni di Veltroni, chiudiamo 15 anni di storia politica, in
presenza di una delle peggiori crisi economiche che si ricordi, ma in presenza
di una crisi si possono fare cose che non siamo stati in grado di fare nei
momenti delle vacche grasse". "Congresso al più presto"
"Penso che dobbiamo trovare il modo di fare il congresso del partito al
più presto possibile e questo per il bene del partito", dice ancora Letta.
"Dobbiamo evitare la sindrome da 8 settembre e dare un
segnale forte di rilancio del partito. Sosterrò la
linea che dobbiamo volere bene al Pd che è la cosa più importante".
Domani, auspica, "è il giorno in cui spero che il
partito esca dalla crisi più profonda. Penso che da parte di tutti noi ci sia, me per primo, l?umiltà e la voglia di uscire da questo gorgo
nel quale siamo caduti". Parisi: "Chi non vede che
la casa brucia merita di bruciare" "Il tempo per fare le primarie è
abbondante. La casa brucia, guai se quelli che la abitano non si
accorgono dell?incendio. Meritano
di perire con essa". Così Arturo Parisi ai microfoni di Radio24,
rilancia, confermando che si candida a segretario. E chiede che l'assemblea del
Pd "consenta di scegliere un segretario con la stessa legittimazione del
segretario che ha dato le dimissioni" e quindi propone le primarie: "Poichè la legittimazione di Veltroni, come lui ha ripetuto
in tutti questi mesi, derivava dal coinvolgimento di una larga base di
cittadini, su questa stessa larga base di cittadini deve essere fondata la
scelta del nuovo segretario"». Parisi si è candidato
alla segreteria "per consentire il confronto politico sulla domanda: perchè Veltroni ha lasciato? Toccava
a Veltroni venirlo a spiegare - dice Parisi - Questo non è stato
possibile, allora questa risposta dobbiamo darla noi, metterla a confronto, e
consentire ai participanti all?assemblea
e ai cittadini di scegliere quella più convincente". Tre priorità Per il Pd Parisi indica tre priorità: "Un?idea di
partito fondato sulla scelta dei cittadini. Un partito che si metta al
servizio della costruzione di quella opposizione di cui ha bisogno il Paese, e
anche lo stesso governo, pena il rischio per la democrazia. Un
partito che si confronti e rappresenti in modo credibile le ansie crescenti e
la rabbia che sta crescendo dentro la crisi tra la nostra gente". Quanto all?apprezzamento espresso da
Romano Prodi per la sua candidatura, Parisi commenta: "Prodi segue me e
tutta la vicenda con il cuore. Personalmente rispetto e difendo la
scelta di distinzione che lui ha fatto dopo la caduta del governo. La rispetto
io e chiedo che la rispettino tutti. Sono sicuro che tutti la
rispetteranno". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Padre Manuel Mussalam, parroco cattolico nella Striscia di Gaza, ha
scritto una lettera a Benedetto XVI in vista del viaggio in Terrasanta. «Invito il Papa a Gaza quando a maggio il Santo Padre sarà
in Terrasanta. È un invito ufficiale e non viene solo da me. Scrivo la lettera a nome dei cristiani e dei musulmani di Gaza», ha spiegato
il sacerdote al settimanale Vita Non Profit, anticipando il contenuto della
missiva. «Se non sarà possibile venire a Gaza, una delegazione di trecento
persone è pronta a incontrarlo a Gerusalemme o Betlemme», aggiunge, spiegando
che per l'invito c'è anche il benestare anche di Hamas. «Ho parlato loro -
afferma Mussalam -, sarebbero ben contenti se il papa
venisse, fosse solo per un paio d'ore a trovare la nostra piccola comunità
cristiana e portare il suo messaggio di pace alla intera
popolazione di Gaza così provata dalla guerra». Nel programma della visita
papale non sono previste tappe nella Striscia - dove peraltro la promessa
tregua non viene rispettata, visti i missili sparati contro Israele - ma i
cristiani sperano almeno di ottenere i necessari permessi per essere presenti a
uno degli appuntamenti con il Papa. Scritto in Varie Commenti
( 25 ) » (2 votes, average:
5 out of 5) Loading ... Il
Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo
a un amico 18Feb 09 Sputi sui cristiani, dileggio in Tv Prima i frati
francescani, poi un ecclesiastico armeno: i cristiani sono sempre più presi di
mira a Gerusalemme da studenti delle scuole ebraiche ortodosse, che gli sputano
in faccia (o, come nell'ultimo caso, sputano sulla croce). Lo denuncia
non un giornale cattolico, ma Haaretz,
importante quotidiano israeliano. Per di più nei giorni scorsi, su Canale 10 terza emittente isareliana più
vista nel paese (a partecipazione pubblica e privata), seguita anche dagli
arabi israeliani-cristiani, soprattutto al nord, ha
trasmesso un programma gravemente offensivo verso i cristiani/cattolici, con espressioni molto volgari contro Gesù e soprattutto la
Madonna e volgari ironie sui miracoli di Cristo e i dogmi cristiani. Mi chiedo
che cosa sarebbe successo se un simile programma fosse stato trasmesso dala Tv di un paese
islamico, immagino che ne sarebbe nato un caso. Mi colpisce anche il
silenzio dei rabbini sugli sputi e su queste offese alla sensibilità cristiana.