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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER 

 


Report "Laici e chierici" 20-2-2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Botta e risposta su Eluana ( da "Stampa, La" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il cardinale: «La gente non sa la verità, l'80% vede tivù e legge giornali laici». Don Matteo Migliore, parroco di San Luca a Mirafiori, ha dato voce a un altro genere di malessere, condiviso da molti preti: «Ho letto che il santuario della Consolata non riceve abbastanza elemosine e quindi ha sospeso la carità ai poveri.

Nel paese reale esiste ancora una sinistra ( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicismo e del neo-clericalismo. Si aspettano un servizio decoroso dalla scuola pubblica non da militanti partigiani dello statalismo, ma perché auspicano che i propri figli abbiano un futuro migliore di quello che è toccato in sorte a loro. Quegli elettori sono anche e in grandissima maggioranza persone che lavorano o che hanno lavorato tutta la vita,

Tutti divisi in cerca di un leader ( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: invalicabile senso laico dello stato italiano, che sia lontano dai falchi della Confindustria e da quelli della Cgil, ma vicino al coraggio di imprenditori e lavoratori, immune dal giustizialismo ma strenuo difensore della certezza della pena. Chi vuole un Kadima di centro non deve lavorare molto: Casini e Pezzotta ci sono già,

Il laico Bonolis terzista e trans generazionale ( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non è terzo tra i comunisti e i cattolici (anche perché i comunisti possono vincere l'Isola dei famosi ma in Parlamento e dintorni non se ne vedono). Ma tra laici e cattolici, tra Dio (cioè il Benigni para-paradisiaco) e i peccatori (omosessuali ex sodomiti), tra i vecchi (Iva e Leali) e i giovani (Carta e Dolcenera, ma anche la piccola Beatrice),

<Un filo lega il crollo delle due sinistre> ( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un partito di sinistra non possa essere che esclusivamente laico, che faccia dichiaratamente della laicità il suo fondamento. «Nei momenti in cui i cattolici si distaccano, solo i laici possono riaprire il dialogo. Ma questo significa un uso diverso della laicità nel quale possono essere aiutati dalle nuove comunità religiose che i migranti costituiscono anche nel nostro paese».

Manifesto laico ( da "Manifesto, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: IL LIBRO «Perché laico» (Laterza, pp.190, Euro 15), è una riflessione sulla laicità come «componente essenziale del discorso pubblico in democrazia». Dall'irrisolto rapporto tra stato e Chiesa in Italia, fino ai casi Englaro e Welby, affronta i nodi più profondi della relazione tra vita pubblica e libertà individuali,

ROMA - La legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare &#... ( da "Messaggero, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un altro big dell'area cattolica, Franco Marini, leader degli ex popolari, ha definito il referendum «una fantasia da scienziato», aggiungendo che c'è bisogno di «un vero confronto» tra i due poli e tra laici e cattolici. Intanto, la drammatica fine di Eluana sta accelerando l'iter parlamentare.

Diritto a un chiarimento ( da "Corriere della Sera" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: le tradizioni riformistiche laiche e cattoliche la cui passata divisione tanti danni aveva prodotto alla società e all'economia di questo Paese. è del tutto legittimo, forse persino ragionevole, non credere in questo progetto, come non ci credono Tabacci e Casini, o non ci credono Ferrero o Vendola.

Dorina la cattolica ( da "Corriere della Sera" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-02-20 num: - pag: 14 categoria: BREVI Dorina la cattolica Dorina Bianchi, ex Udc, è diventata capogruppo pd in commissione Sanità al Senato al posto del laico Marino

Pd, Letta: "Basta sindrome dell'8 settembre" Provocazione: il leader? il laico antifascista Fini ( da "Giornale.it, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il laico antifascista Fini di Redazione Democratici nel caos, si infiamma il dibattito alla vigilia dell'assemblea costituente. Parisi: "Mi candido, chi non si accorge che la casa brucia merita di bruciare. I post comunisti moriranno Dc/di Gianni Pennacchi.

Il Vaticano fa interrompere lo show tv blasfemo in Israele ( da "Giornale.it, Il" del 20-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ha trasmesso un programma gravemente offensivo verso i cristiani/cattolici, con espressioni molto volgari contro Gesù e soprattutto la Madonna e volgari ironie sui miracoli di Cristo e i dogmi cristiani. Mi chiedo che cosa sarebbe successo se un simile programma fosse stato trasmesso dala Tv di un paese islamico, immagino che ne sarebbe nato un caso.


Articoli

Botta e risposta su Eluana (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Incontro coi preti Botta e risposta su Eluana Il caso Eluana ha fatto discutere anche ieri mattina, nel corso dell'incontro tra i preti e il cardinale. Ma non come si potrebbe pensare. Al momento degli interventi, infatti, don Piero Gallo ha riferito all'arcivescovo il malessere che molti cattolici gli hanno manifestato rispetto al caso Englaro e agli atteggiamenti interventisti vaticani. «C'è un mondo molto lontano dalle gerarchie ecclesiastiche, che rischia - ha detto don Gallo - di allontanarsi sempre più da noi. Penso alla gente che ho incontrato in libreria, ai genitori dei bambini del catechismo». Poletto ha replicato: «Non è che chi è in libreria ha ragione e il papa ha torto. Sacerdoti, mantenete idee chiare. Noi abbiamo la grossa responsabilità di illuminare i fedeli. Dobbiamo stare con la verità». Don Gallo ha alzato ancora la mano: «Sarà la scienza a stabilire cos'è accanimento terapeutico. I genitori, comunque, rilevano che il Vaticano ha applaudito Berlusconi quando ha fatto il decreto e che si è detto deluso da Napolitano quando non lo ha firmato». Il cardinale: «La gente non sa la verità, l'80% vede tivù e legge giornali laici». Don Matteo Migliore, parroco di San Luca a Mirafiori, ha dato voce a un altro genere di malessere, condiviso da molti preti: «Ho letto che il santuario della Consolata non riceve abbastanza elemosine e quindi ha sospeso la carità ai poveri. Com'è possibile, con tutti i soldi che si spendono in restauri? Oggi sono altre le priorità. La carità è il terreno per cui siamo ancora apprezzati che coinvolge davvero tanti cristiani».\

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Nel paese reale esiste ancora una sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Nel paese reale esiste ancora una sinistra L'otto settembre della sinistra italiana? Non confonderei il tramonto di una piccola e stanca oligarchia con la scomparsa di un pezzo d'Italia che continuerà a chiedere rappresentanza e governo fuori dal berlusconismo. D'accordo, dentro quelle stanze la situazione è pessima. D'altra parte se la sono cercata, e non da ieri. Ma se si mette anche solo la punta del naso fuori dalla porta, la situazione appare tutt'altro che disperata. Perché nel nostro paese un Partito democratico esiste ben da prima che gruppi dirigenti già sconfitti si inventassero un'ultima ancora di salvezza. Ed è destinato a sopravvivere all'implosione forse definitiva degli equilibri che quei gruppi si erano dati. Quel partito era e rimane il partito di coloro che da quindici anni votano nella stessa direzione, chiedendo più o meno le stesse cose. Non sono necessariamente gli italiani migliori, nel senso perbenista raccontato dalla mitologia morale del post-comunismo. Forse non sono nemmeno i più solidali d'animo, ma chiedono un welfare che funzioni, anche se trasformato in profondità, perché si fidano pragmaticamente delle virtù del vincolo sociale. Sono quegli stessi italiani che, credenti o non credenti, riconoscono alla fede religiosa una dignità che ha poco a che fare con le ideologie del neo-laicismo e del neo-clericalismo. Si aspettano un servizio decoroso dalla scuola pubblica non da militanti partigiani dello statalismo, ma perché auspicano che i propri figli abbiano un futuro migliore di quello che è toccato in sorte a loro. Quegli elettori sono anche e in grandissima maggioranza persone che lavorano o che hanno lavorato tutta la vita, senza particolari eroismi ma con inevitabile dedizione. segue a pagina 8 di Andrea Romano 20/02/2009

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Tutti divisi in cerca di un leader (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Tutti divisi in cerca di un leader mai più «ma anche» Caro direttore, concordo con lei sul ricorso agli elettori del Pd per la scelta del successore di Veltroni, a una condizione: che i candidati abbandonino con determinazione il «ma anche» di crozziana memoria, e dicano con chiarezza cosa pensano sui seguenti problemi, che tuttora dividono i dirigenti del partito: la collocazione politica in Europa, i problemi etici (testamento biologico e altri), il nuovo contratto di lavoro. Su alcuni punti di particolare sensibilità per il proprio elettorato, le destre hanno saputo scegliere, magari con qualche maldipancia (linea repressiva sulla sicurezza, supporto al Vaticano per l'etica, contrasto all'unità sindacale per il lavoro) e vincono; a sinistra l'universalismo del Lingotto, ha fatto ammalare il nuovo partito: vediamo di evitarne una lenta agonia. Giampiero Griffini, Milano il comandante e le regole Egregio direttore, Giovanni Bachelet, deputato del Pd, ricorda che un leader non abbandona la barca alla deriva. È una regola sana e sempre attuale, per qualsiasi comandante di nave che affonda. Ma è anche una regola imparata e inculcata da giovani, in Accademia o alle scuole militari: non può essere generalizzata urbi et orbi. Veltroni ha fatto il militare? Dove? Valeria Monteforte, Roseto D. A. (Teramo) il meno peggio è franceschini Caro direttore, fare un congresso in due mesi, con regole kafkiane e senza sapere quanti e chi sono gli iscritti mi sembra arduo, e comunque qualsiasi risultato sarebbe provvisorio e non autorevole. Alle primarie poi non credo, viste le esperienze precedenti: potenziali elettori che non possono votare e militanti "cammellati" che votano molte volte, senza alcun controllo. E poi le primarie, a mio parere, valgono per i candidati alle elezioni - si veda Firenze - e non per gli incarichi di partito. Certo, l'Assemblea potrebbe scegliere un segretario provvisorio, ma solo dopo un dibattito crudo e democratico, senza intese e pastrocchi preventivi nei caminetti: non mi sembra però realistico. A questo punto "bestemmio": si segua una delle poche regole certe, e si lasci il buon, insignificante Franceschini, che più danni di tanto non può fare, fino all'election day. E si tenga un'Assemblea programmatica seria, da cui scaturisca un progetto su alcuni obbiettivi essenziali (non l'ennesimo libro dei sogni) e si decidano gli alleati con cui perseguirlo. E su questo progetto ci si presenti all'elettorato con candidati credibili, scelti, questi sì, con primarie credibili. Valeriano Giorgi Il compromesso astorico Caro direttore, l'idea di costruire un partito del compromesso storico, senza peraltro le tempre intellettuali e morali del compromesso storico, è stato il compromesso astorico in cui si sono impantanati coloro ai quali erano affidate le sorti del centro sinistra italiano. Ora tutti si affannano a cercare un nuovo segretario quando, a mio avviso, bisognerebbe prendere atto del fallimento della fusione e avere il coraggio di riistituire un Partito democratico della sinistra. Laico e socialista. Scriveva Seneca: «Ducunt volentem fata, nolentem trahunt», «Il fato guida colui che vuole e trascina chi non vuole». Le elezioni europee ci diranno l'ultima parola del fato. Giuseppe Cappello master and commander Caro direttore, ho appena spento il frullatore dei commenti post-Veltroni: «di solito si elegge un segretario» (Polito), «dichiarazione di anticomunismo e ricostruzione della sinistra senza miti» (Caldarola), «la vecchia guardia socialdemocratica esca allo scoperto e rompa coi conservatori» (Sansonetti), «nessuna reggenza, congresso subito» (Mancina), «nuovi progressisti e non vecchi politici invecchiati male» (Ricciardi). In pratica, in poche righe, un programma politico più convincente e credibile di quello messo in campo dal Pd in questi mesi. Da disincantato navigatore dei mari di sinistra, sogno primarie e congresso entro aprile, sogno che nasca un partito che sia alla guida di un movimento più ampio, che si ispiri alla tradizione socialista, che la sappia rinnovare per uscire dalla crisi di consensi generalizzata, che sappia "solfeggiare" al Vaticano (una volta per tutte) l'invalicabile senso laico dello stato italiano, che sia lontano dai falchi della Confindustria e da quelli della Cgil, ma vicino al coraggio di imprenditori e lavoratori, immune dal giustizialismo ma strenuo difensore della certezza della pena. Chi vuole un Kadima di centro non deve lavorare molto: Casini e Pezzotta ci sono già, sanno fare bene il proprio mestiere e hanno pure qualche santo in paradiso. Chi vuole il martello-Di Pietro può soddisfare le proprie pulsioni con una semplice croce sulla scheda. La destra ha alla guida "the magic one" capace di trasformare figli di commercialisti in governatori e, al momento, può anche permettersi di non saper gestire la crisi. A sinistra c'è un popolo sfiduciato dalla non chiarezza, da una promessa di rinnovamento sfociata nella conservazione più retriva. Le europee possono essere l'ultima sconfitta e il primo successo insieme: i voti che verranno potranno non essere entusiasmanti, ma devono entusiasmare perché di sinistra, senza equivoci, sintesi, mediazioni, contaminazioni. Nomi? Parte dalla terza fila, ma c'è un governatore a Torino? (roba da "master and commander"). Luca Mangoni cattolici all'acqua di Rosy Caro Direttore. La simpatica Rosy, come al solito, mente sapendo di mentire. Dopo il Lingotto, e anche dopo le politiche 2008, nessuno, dico nessuno della parte avversa ha argomentato, a parte battute estemporanee, che il progetto del Pd, così come delineato e proposto da Veltroni, fosse impossibile, velleitario, sbagliato. Voglio aggiungere, per esperienza diretta, che il percorso verso un partito autenticamente socialdemocratico e riformista, aveva colpito e destato preoccupazioni tra gli elettori del centrodestra che ne avevano colto i contenuti innovativi. Se non siamo cattolici all'acqua di Rosy, e comunisti alla Frattocchia, e l'85% degli italiani non lo sono, il progetto del Pd, libero dalle scorie massimaliste, non solo interessava ma aveva un forte potenziale d'attrazione. Potenziale d'attrazione su cui contava Veltroni, e pensava bene, anzi benissimo. Solo che per una operazione del genere sarebbe stato indispensabile il convinto sostegno delle due nomenclature e un carisma catalizzante di Veltroni. Sono mancate queste due condizioni. Il carisma riguarda Veltroni. La sinistra e affini, dopo aver accettato, senza mal di pancia, il concetto del segretario a vita, cioè il concetto dell'uomo che decide e comanda, di fronte a un Berlusconi che decideva e comandava, s'è rifugiata nel mito della partecipazione allargata, della discussione, dei distinguo, dell'assemblearismo, delle diverse identità dialoganti, come modelli eccelsi di democrazia che segnavano il discrimine tra il "bene" e il "male". Questi cosidetti modelli di democrazia, sono serviti alle due nomenclature per evitare che Veltroni, e di conseguenza il suo progetto, potessero affermarsi. L'avversione verso "un uomo solo al comando", che la propaganda di sinistra e affini, considera la colpa più infame del centrodestra, da combattere a ogni costo, altrimenti ritorna il fascismo, è stata applicata anche nei confronti di Veltroni, negando appoggio convinto alla persona e quindi anche al progetto. Si potrebbe entrare nei dettagli: le primarie negate a Bersani, le liste bloccate, la competizione fasulla ecc., poi il consiglio di scaricare i socialisti a favore del molisano, la vicenda dei Radicali e innumeri miserie personali e di corrente, partito delle tessere, di togliattiana memoria, contrapposto al partito aperto, e via dicendo. Insomma, coloro che avevano dato, formalmente, vita al Pd si sono subito messi all'opera perché il segretario fosse ostacolato, messo in difficoltà, incalzato, ridimensionato, messo in condizione di non decidere, di comandare. Questi sono i fatti, dai fatti non si scappa con le interviste autoreferenziali di Rosy. Il progetto di Veltroni non è stato, assolutamente, fatto fallire dal centrodestra, ma dagli stessi che avrebbero dovuto svilupparlo. Ditelo a Veltroni, anche se lo ha già imparato sulla sua pelle. Moreno Lupi governare senza opposizione Da sostenitore del centrodestra esulto, ma nello stesso tempo sono profondamente turbato: nessuna democrazia può vivere senza partiti contrapposti! La necessità di un'opposizione viva e vegeta, in alternativa alla coalizione di Governo, è il sangue che alimenta, è il fuoco che scalda: senza ciò si va verso l'appiattimento di una gestione senza anima, senza stimoli, senza vitalità. Questo è il rischio di un Governo unipartitico (non pensiamo alla dittatura, non siamo il Venezuela!): spero caldamente che questa crisi del centrosinistra si risolva al più presto, ma con modalità ben diverse dalle precedenti! Il capro espiatorio è già stato abbattuto, ora avanti le nuove leve che con fatica dovranno risalire la china e dovranno lasciare, una buona volta, da parte il passato, mentre guardare al futuro sarà obbligatorio! E fuori dai piedi le mummie e le cariatidi della politica che fu. Aloisio Felsineo Un solo leader e pure avversario C'è solo una persona capace in Italia che potrebbe salvare il Pd, facendo rigare dritto tutti i reucci della coalizione: Berlusconi. Ma purtroppo sta dall'altra parte! Piero Faggino una segreteria di banalità Al peggio non c'è mai fine, scelta peggiore non poteva essere fatta. Hanno messo il nulla a segretario. Una persona politicamente insipida, buono forse a recitar rosari o ascoltare messe ma, per carità, che stia zitto. Un concentrato di banalità e luoghi comuni il suo eloquire, e alle prossime elezioni canterà la messa dei defunti per il povero Pd. Certo che si poteva pescare qualcuno meglio di lui, visto che l'impresa era facilissima, ma evidentemente al peggio non c'è mai fine. Enrico Secondo Fare presto inutile attendere Non c'è nulla di peggio che rinviare e affrontare questa crisi del Pd e di leadership, dando l'impressione di traccheggiare. Si rischia di far allontanare le persone che non provengono da Ds e Margherita, e che non sono entrate in un partito nuovo per assistere a una guerra vecchia. O fanno in fretta o sarà una carneficina. Mary Caridi manca un silvio della sinistra Anche in questa circostanza Veltroni ha sbagliato, non ha saputo reagire prendendo il toro per le corna. Se, come è vero, il Pd è stato minato dall'interno, Veltroni avrebbe dovuto convocare gli organi costituenti, le personalità del suo governo ombra, i "filosofi" del partito (quelli che stanno sempre in finestra e ogni tanto, al ritorno dei viaggi culturali in Sud America, dicono una cattiveria a mezza bocca) e metterli di fronte alle loro responsabilità. Insomma, Veltroni avrebbe dovuto fare il Belusconi della sinistra. Ora serve un leader disposto immediatamente ad azzerare tutta la classe dirigente e rinunciare lui stesso a gestire il futuro partito. Mi viene in mente una sola persona in grado di gestire questa fase della vita del Pd. Anna Finocchiaro, persona di grande cultura e determinazione, donna, senza scheletri nei suoi armadi, con una famiglia. Se ha sbagliato in Sicilia, è perché l'hanno costretta a cimentarsi in una impresa impossibile. Bruno Piccioli 20/02/2009

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Il laico Bonolis terzista e trans generazionale (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

sanremo anche ieri grandi ascolti per il turbo-conduttore Il laico Bonolis terzista e trans generazionale di Luca Mastrantonio Ratzinger me senti? La risposta di Paolo Bonolis alle critiche de L'Osservatore romano sulla qualità musicale del programma è arrivata forte e chiara. Forte dei dati Auditel che lo incoronano salvatore della Repubblica audiotelevisiva italiana, la Rai, di cui s'è rinnovato il Cda, pentapartitco (Van Straten in quota Pd assieme a Rizzo Nervo, per An c'è Guglielmo Rositani, Alessio Gorla e Antonio Verro in quota Fi, Rodolfo De Laurentiis per l'Udc, Giovanna Bianchi Clerici per la Lega). Ma Bonolis chi è? Ci è o ci fa? In che quota è con i suoi milioni di (t)ele(spe)tt(at)ori? È uno che sa farci benissimo. Un po' Sordi un po' Totò, garibaldino quando serve, perché in pochi hanno il coraggio di rispondere al Vaticano, e diplomatico come pochi, cerimonioso e allusivo. Come quando ha risposto così: «L'Osservatore Romano ha usato termini acrimoniosi sul festival. Ma ognuno è libero di esprimere le idee che ha. Vale per la vita come per le canzoni. L'importante è che sia sulla vita che sulle canzoni si lasci ad ognuno la possibilità di avere le proprie idee». Il riferimento al caso Englaro è chiaro. Bonolis alza la voce per dire senza dire? Afferma il principio di Libera chiesa in libero Stato. Italiani e cattolici? Due popoli e due stati. Bonolis si è appellato, giustamente, alla libertà d'espressione come fondamento della libertà di critica. Ma davvero vogliamo creder che L'Osservatore romano, mica Aldo Grasso, abbia criticato la musica? Il Festival del trionfo dell'amore omosessuale, del sesso senza amore e delle conigliette di Playboy? I vincitori mediatici dunque morali (è la tv, bellezza!) sono Benigni e Grillini. E poi non si sono mai visti tanti baci tra uomini come quest'anno. Fabrizio Del Noce che bacia gaiamente Bonolis, Bonolis che bacia - sulla bocca! - Luca Laurenti. Hai voglia a cantare che Luca non era gay. Il grande sconfitto è Povia, che come Giuliano Ferrara, ma con meno buona fede, pensava di far leva su uno spirito dei tempi italici in cui i cattolici sono più battaglieri di prima. La lista pazza non ha funzionato, la canzone di Povia ancora meno. Benigni l'altro ieri è stato un tale trionfo che i giornali ieri ancora titolavano su di lui. Ecco La Stampa: prima pagina No, non è sempre Benigni, seconda c'è una mega foto con Benigni e la notizia - allucinante - che su YouTube gli italiani non possono vedersi Benigni - nella terza pagina c'è il lamento di Iva Io, eliminata da Benigni. Ieri sera, per chi legge, è stata la volta di Giovanni Allevi e del brasiliano compagno di squadra di Kakà che dopo un infortunio ha smesso di giocare ma è diventato un modello di successo. Con tanti valletti, questo è indubbiamente il festival del Sanremo più metrosexual della sua storia. E Bonolis ostentando la sua famiglia all'Ariston e facendo il "gatto morto" con le ballerine o le conigliette, bilancia questa eterodossia. Laicamente doroteo, teo-qualunquista, campione di Raisat, favorevole all'aborto ma pure pro-life, futurista nello slancio e nell'adrenalina ma carducciano nel culto di forbite vetustà, Bonolis è un campione del «terzismo» (Berselli dixit). Ma di un terzismo obliquo, verticale più che orizzontale. Non è terzo tra i comunisti e i cattolici (anche perché i comunisti possono vincere l'Isola dei famosi ma in Parlamento e dintorni non se ne vedono). Ma tra laici e cattolici, tra Dio (cioè il Benigni para-paradisiaco) e i peccatori (omosessuali ex sodomiti), tra i vecchi (Iva e Leali) e i giovani (Carta e Dolcenera, ma anche la piccola Beatrice), tra i berlusconiani (gli italiani col mal di pancia) e i non berlusconiani (gli italiani dopo l'Alcaselzer). Bonolis, come Mina e come Benigni ha consigliato a Berlusconi, ha già detto che non rifarà Sanremo l'anno prossimo. Debord insegna di sottrarsi. Dopo di lui il diluvio? Se tornerà Baudo o ci sarà la Carrà, probabilmente sì. Il vero capolavoro di Bonolis è stato un patto generazionale, tra i protagonisti e nel pubblico. Non avviene alla Fiat (Lapo), è simulato nel Pd (la Madia), è eluso al Milan (Favalli). Bonolis è terzista, transgenerazionale, pansessuale. Con Bonolis è nato il transterzismo. E Berlusconi, per dire che non ha visto il festival, s'appiattisce per la prima volta su Fini. 20/02/2009

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<Un filo lega il crollo delle due sinistre> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

conversazione con Fausto bertinotti sulla crisi del Pd e dell'opposizione tutta «Un filo lega il crollo delle due sinistre» «Noi e il Pd». Un libro in preparazione, una tazza di caffè e pensieri sparsi: «Abbiamo perso tutti, noi radicali e i riformisti. Quando hanno governato hanno distrutto le loro fondamenta sociali e poi, con la globalizzazione, sono rimasti devastati. Ripartiamo dalla laicità, diciamo dei no alla Chiesa». di Ritanna Armeni Capita spesso in questo periodo a me e a Rina Gagliardi di discutere con Fausto Bertinotti nel suo studio accanto a Montecitorio. Siamo tre vecchi amici, stiamo scrivendo un libro sulla sua avventura politica e gli argomenti certamente non mancano. Ma, come spesso capita proprio fra vecchi amici, la riflessione sulla politica del giorno, la voglia di confrontarsi e di chiacchierare qualche volta ha la meglio sul lavoro che ci siamo prefissi. Complice una tazza di caffè non possiamo non interrogarci su che cosa avviene nel Pd, sulle dimissioni di Veltroni, mentre ritorna inevitabilmente la domanda: per la sinistra è finita? Nel futuro ci sarà ancora? Oppure la sconfitta, storica questa volta, è inevitabile? E poi: c'è una connessione fra quel che è avvenuto nel giugno scorso quando la sinistra radicale è stata cancellata dal Parlamento e quello che sta avvenendo oggi nel Partito democratico? «Certo che c'è molto in comune - dice Fausto Bertinotti - sono due sconfitte, segnano la fine dell'era delle due sinistre, quella riformista e quella radicale. Erano nate nella globalizzazione, la prima assecondandola, la seconda contrastandola o, almeno provando a farlo. La prima esercitando quel liberismo moderato che in politica si è tradotto nei governi di centrosinistra, la seconda ponendosi in modo antagonistico e denunciando i danni sociali della globalizzazione. Entrambe non ce l'hanno fatta». Le due sconfitte, quelle che l'ex presidente della Camera vede legate da un filo, sono avvenute a distanza di qualche mese. Che cosa le ha fatte precipitare? Insomma, Fausto, è abbastanza facile dire oggi che la sinistra radicale non ce l'ha fatta perché la globalizzazione almeno per una lunga fase ha vinto. Ma gli altri, quelli che la assecondavano, perché a loro volta hanno fallito? «Gli altri nel periodo in cui sono stati al governo hanno distrutto le loro fondamenta sociali e poi quando la globalizzazione è entrata in crisi sono rimasti spiazzati e devastati. Che si fa se ciò su cui si è puntato poi crolla?». Certo c'è un paradosso: chi nella sinistra voleva fare le riforme non è riuscito a farne neppure una, chi voleva fare la rivoluzione, cioè modificare radicalmente il mondo, oggi assiste attonito al fatto che ciò che voleva cambiare, si è autodistrutto. E i "rivoluzionari" che potrebbero su molte cose affermare «noi l'avevamo detto» tacciono attoniti. Bertinotti va oltre questa analisi già impietosa. «Non è accaduto solo questo nel ciclo della globalizzazione - dice, riflettendo ad alta voce - è avvenuto che le riforme proposte dalla sinistra moderata sono state delle controriforme, cioè il loro opposto e che la sinistra radicale che doveva cambiare il mondo si è limitata a difendere l'esistente, giudicato comunque migliore dell'eventuale cambiamento. Il veltronismo è stato sconfitto quando è apparso chiaro a tutti che le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione erano una illusione. E la sinistra radicale di fronte a quella crisi si è rivelata priva di una proposta per la società, è diventata identitaria, tornando ad una identità preesistente a quella di sinistra, ha voluto di nuovo dirsi comunista». Ho un dubbio: forse la sconfitta delle due sinistre è nella distinzione che la globalizzazione ha rivelato insensata fra riforme e rivoluzione, quella distinzione che ha portato un "riformista" come Walter Veltroni a vedere la sua salvezza nella morte dei "rivoluzionari", cioè della sinistra radicale? Forse? È inevitabile quando si parla con Fausto Bertinotti volare alto, ma la risposta questa volta è secca. «Riforme e rivoluzione? Per me la risposta è venuta dagli anni 60, dalla definizione di riformisti rivoluzionari. Insieme gradualità e radicalità del cambiamento». Ma c'è un altro punto che intriga l'ex leader di Rifondazione in questa vicenda del Pd. Da essa emerge la fine della coesistenza nello stesso partito di cattolici e laici. Risulta con chiarezza che si è conclusa l'epoca del dialogo, del rapporto fra marxismo e cristianesimo. Insomma è finita l'era aperta dal Concilio vaticano secondo. «Era un rapporto - spiega - che andava dal dialogo con la Chiesa istituzionale a quello con le associazioni cattoliche, fino all'unità sindacale. Oggi si è concluso a quasi tutti i livelli, il dialogo della sinistra rimane solo con la chiesa del dissenso mentre le gerarchie ecclesiastiche intervengono direttamente sul legislatore e chiedono il suo allineamento». Mi pare conseguenza logica di questo ragionamento che oggi un partito di sinistra non possa essere che esclusivamente laico, che faccia dichiaratamente della laicità il suo fondamento. «Nei momenti in cui i cattolici si distaccano, solo i laici possono riaprire il dialogo. Ma questo significa un uso diverso della laicità nel quale possono essere aiutati dalle nuove comunità religiose che i migranti costituiscono anche nel nostro paese». Si ripropone un altro paradosso, quello dei laici che finora non hanno costruito una laicità. E forse non la sanno costruire mentre la Chiesa si sta misurando con i grandi problemi posti dalla bioetica e dalle nuove frontiere della scienza. «È vero - riflette ancora Bertinotti - i laici sono indietro, ma bisogna cominciare a dire dei no, se si dicono dei no poi si può andare avanti si può approfondire il proprio pensiero. Se invece la prima reazione è il compromesso, il compromesso comunque...». È Rina Gagliardi che riporta la chiacchierata ai temi che in questi giorni i mass-media hanno riproposto con insistenza di fronte alla crisi verticale del Pd. «Ma non conta nulla in questa crisi la mancata innovazione della classe dirigente? Non conta nulla che sono da decenni le stesse persone a dirigere questo partito?». Ancora una volta Fausto Bertinotti non entra nelle questioni che riguardano direttamente le persone. «La direzione politica è anche direzione di una cultura politica. Il disastro delle due sinistre deriva dalla mancanza di luoghi di ricerca. Non ci sono classi dirigenti perché manca cultura ed autorevolezza. E anche fraternità. Possiamo chiamare altrimenti la solidarietà, la connessione sentimentale necessaria fra chi si sente parte di uno stesso progetto? Ecco questa non la trovo più da nessuna parte». Deluso ma non rassegnato, l'ex presidente della Camera. E torniamo al nostro lavoro. La chiacchierata è finita. 20/02/2009

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Manifesto laico (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

In libreria l'ultimo lavoro di Stefano Rodotà. Un «manuale» per ricostruire la cittadinanza Manifesto laico Gabriele Polo Non accade spesso che un libro riesca a cogliere nel segno dell'attualità, senza ridursi a un istant-book. E a coniugare saperi costruiti in anni e anni con l'intervento sul presente. È questo il caso dell'ultimo lavoro di Stefano Rodotà, Perché laico (Laterza, pp.190, 15 euro), che è arrivato nelle librerie proprio nel pieno del riproporsi di un antico conflitto tra stato e Chiesa, culminato nella vicenda di Eluana Englaro, un dramma umano che il governo Berlusconi ha voluto usare per portare un altro colpo alla nostra Costituzione. E mentre lo stesso governo - e la sua maggioranza - si propongono di chiudere il capitolo del testamento biologico con una legge che preclude ogni diritto e ogni libertà. In nome di un «diritto superiore», quello del potere politico. Perché laico è, già dal titolo, una dichiarazione d'intenti, non una professione di fede. È la denuncia di un rapporto irrisolto tra stato e Chiesa in Italia, fin da quel Concordato riproposto nel dopoguerra (con la mediazione operata nell'articolo 7 della Costituzione) e riaggiornato da Bettino Craxi (nel 1985), che ha finito col subordinare alle opportunità politiche i diritti delle persone. In una «laicità negoziabile» che Rodotà denuncia come vulnus alla stessa democrazia. Quella più profonda, per cui i cittadini trovano nelle leggi un contorno di regole comuni in cui poter esercitare le loro libere scelte. È da lì che Rodotà parte per sostenere la propria tesi secondo cui democrazia e laicità sono un tutt'uno, in nome di quell'antico universalismo sempre mal sopportato dagli integralismi e oggi cancellato da una politica che riduce i diritti a interessi personali. Generando un arbitrio in cui le diversità contano per la forza che possono mettere in campo e non in quanto elementi conviventi che nel confronto loro permesso si arricchiscono reciprocamente. Infatti - spiega Rodotà - è assai diverso «guardare alla molteplicità, alla diversità, al multiculturalismo come se questo significasse identità necessariamente separate o, invece, riconoscere il diritto alla diversità in un quadro di riferimenti universali e comuni». Perché - prosegue - «il grande risultato del pensiero laico è non aver chiuso nessuno nel ghetto delle identità». Considerazioni da sempre proprie del pensiero democratico, ma che diventano oggi essenziali, nel momento in cui una politica sempre più in crisi di rappresentanza - e per questo tendenzialmente autoritaria - offre alla Chiesa cattolica la possibilità di colmare il vuoto di un diritto in estrema difficoltà di fronte ai progressi della tecnologia sul terreno fondamentale della «nuda vita». Da questo punto di vista i casi Englaro o Welby e lo scontro sulla procreazione assistita appaiono in tutta la loro enormità: vita e morte diventano l'incerto terreno di scontro tra poteri istituzionali, l'assurdo luogo di contrattazione tra equilibri politici, mentre i soggetti direttamente interessati non possono contare né su un diritto certo, né su una cultura comune che permettano loro di essere ascoltati, compresi e, infine, poter scegliere liberamente. Appare perciò evidente come sia urgente un ricostruzione della cittadinanza che ha bisogno di due supporti fondamentali: una politica che stabilisca confini chiari ma non invasivi delle libertà individuali - qui il riferimento alla difesa dei principi fondanti della Costituzione e al suo spirito laico - e una crescita culturale della comunità di riferimento, in primis attraverso i suoi luoghi di comunicazione e formazione, dai media alla scuola. E, detto per inciso, Perché laico, sarebbe un ottimo libro di testo per le scuole medie superiori (ammesso che si concepisca ancora la scuola in quanto luogo di formazione libera e non di dissipazione coatta, come fanno intendere le riforme del ministro Gelmini). Proprio perché ripone le questioni di attualità in un contesto comprensibile e le misura con i nodi irrisolti della storia politica italiana, della vita pubblica che si confronta con quella privata. In tempi di profonda crisi del senso stesso dell'agire pubblico, di collasso delle rappresentanza, mentre si sfaldano le certezze delle appartenenze e si dissolvono i partiti leggeri nati su queste crisi (usandole come alibi per non affrontare il merito di quelle crisi), la ricerca di un'etica democratica e civile appare come essenziale contributo per ridare un senso alla parola democrazia e, più nel profondo, per salvare «la ragione» contro il prevalere delle pulsioni intestine che finiscono per misurarsi solo sul terreno della forza. In un kantiano dover essere che qualcuno dovrà pur ascoltare. IL LIBRO «Perché laico» (Laterza, pp.190, Euro 15), è una riflessione sulla laicità come «componente essenziale del discorso pubblico in democrazia». Dall'irrisolto rapporto tra stato e Chiesa in Italia, fino ai casi Englaro e Welby, affronta i nodi più profondi della relazione tra vita pubblica e libertà individuali, perché «abbiamo bisogno di chiarezza, di rifiuti di travestimenti, di chiamar le cose con il loro nome. Per questo non è tempo di laicità flebile, timida, devota. E' tempo, pieno e difficile, di laicità senza aggettivi o, se vogliamo comunque definirla, semplicemente democratica». L'AUTORE Stefano Rodotà è ordinario di diritto civile all'Università La Sapienza di Roma. E' tra gli autori della Carta fondamentale dei diritti dell'Ue ed è stato presidente dell'Autorità garante per la tutela della privacy. Tra le sue ultime opere «Questioni di bioetica» (1997), «Repertorio di fine secolo» (1999), «Tecnopolitica» (2004), «Intervista su privacy e libertà» (2005). SALVEMINI Nelle prime righe di «Perché laico», una significativa citazione di Gaetano Salvemini: «La scuola laica non deve imporre agli alunni credenze religiose, filosofiche o politiche in nome di autorità sottratte al sindacato della ragione. Ma deve mettere gli alunni in condizione di potere con piena libertà e consapevolezza formarsi da sé le proprie convinzioni politiche, filosofiche, religiose». Foto: PIAZZA SAN PIETRO /FOTO REUTERS

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ROMA - La legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare &#... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Venerdì 20 Febbraio 2009 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE ROMA - La legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta ad approvare «è una vera e propria barbarie», sono le parole del padre di Eluana che invita a «partecipare alla manifestazione» di sabato 21 a Roma organizzata da Micromega con l'appoggio di molti intellettuali. «E' una legge assurda e incostituzionale - sostiene Beppino Englaro - contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza». «Sì alla vita, no alla tortura di Stato» è il titolo della manifestazione che si svolgerà in piazza Farnese. Englaro parteciperà attraverso un collegamento telefonico. Il padre di Eluana parla di «Stato etico» e si augura che la legge (da approvare) venga «abrogata» con un referendum o con la bocciatura della Corte costituzionale «perché nega libertà fondamentali». Dal centrodestra arriva pronta la replica: «Rattristano le parole di Englaro - affermano Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del Pdl in Senato - Ha offeso gratuitamente il Parlamento. Un dramma personale, come certamente è stato quello di Eluana, non può essere usato per coprire un disegno politico». Il primo a parlare di consultazione popolare era stato pochi giorni fa Ignazio Marino: «Se passa il testo del Pdl, subito il referendum» aveva detto il senatore chirurgo entusiasmando i radicali. I numeri in Senato sono quelli che sono e il Pd pensa al dopo. Però il Partito democratico sul testamento biologico è spaccato: i cattolici stanno con il Pdl. «Alla minaccia del referendum per abrogare la futura legge bisogna rispondere con una mobilitazione e battaglia culturale in favore della vita e che resusciti l'orrore davanti a una logica del suicidio», è la sfida della senatrice teodem Paola Binetti. Un altro big dell'area cattolica, Franco Marini, leader degli ex popolari, ha definito il referendum «una fantasia da scienziato», aggiungendo che c'è bisogno di «un vero confronto» tra i due poli e tra laici e cattolici. Intanto, la drammatica fine di Eluana sta accelerando l'iter parlamentare. In Commissione sanità al Senato è stato approvato ieri come testo base il ddl Calabrò, nato dalla unificazione di alcuni dei dieci testi depositati nei mesi scorsi (sei del Pd, tre del Pdl e uno della Lega). Il testo Calabrò - che nella sostanza è la sintesi delle proposte del Pdl e dei cattolici Pd - ha incassato tredici «sì» della maggioranza e sei voti contrari dell'opposizione, ai quali si sono aggiunte tre astensioni dei senatori Pd Claudio Gustavino, Daniele Bosone e Dorina Bianchi, capogruppo Pd in Commissione sanità. Le tre astensioni hanno scatenato polemiche. Barbara Pollastrini, del Pd, che da ministro si è occupata del testamento, ha criticato la condotta di Dorina Bianchi: «Ha sbagliato». Ma la Bianchi, erede dell'incarico prima affidato a Ignazio Marino, dimessosi dopo la nomina a capo di una commissione di inchiesta sulla sanità, afferma che il voto di astensione «è un'apertura di credito verso la maggioranza, e se il testo rimarrà tale il voto sarà allora di dissenso». Il testo andrà in Aula a partire dal 5 marzo, Palazzo Madama dovrà prima discutere gli emendamenti. Quali sono i contenuti del provvedimento? «Questa legge difende la vita, l'alimentazione non si tocca», afferma il relatore Raffaele Calabrò. Gli altri punti sono il «no» all'eutanasia, al suicidio assistito e all'accanimento terapeutico. Il testamento di vita o biologico, un'espressione derivata dall'inglese "living will", dovrebbe servire a esprimere, nel possesso delle facoltà mentali, i trattamenti sanitari che si desidera o non desidera avere alla fine della vita. Ma si sa che rispetto al testo base ci saranno dei cambiamenti. Perché le critiche arrivano anche da qualche esponente della maggioranza. Dice Benedetto Della Vedova, Pdl: «Il testo ha una logica massimalista, così è difficile la mediazione» perché non si limita a escludere l'interruzione di alimentazione e idratazione ma «nega il diritto di rifiutare o rinunciare a qualunque trattamento giudicato indispensabile». Dall'opposizione dure le critiche dell'Idv: «Appare evidente che la maggioranza si prepara a imporre l'approvazione di una legge assolutamente inutile: non ha senso parlare di testamento biologico se vieta di interrompere alimentazione e idratazione» dichiara Silvana Mura, della commissione Affari Sociali.

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Diritto a un chiarimento (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2009-02-20 num: - pag: 42 autore: di MICHELE SALVATI categoria: REDAZIONALE LA CRISI DEL PARTITO DEMOCRATICO Diritto a un chiarimento SEGUE DALLA PRIMA Un complicato processo elettorale, il tempo che assorbirebbe, i conflitti che susciterebbe nel partito, interferirebbero pesantemente con le campagne elettorali, dando agli elettori un'immagine di affanno e di disunione. Altro che stabilizzazione della malattia! I consensi potrebbero calare di molto, se pure al termine del processo di elezione del segretario e dell'assemblea esisterà ancora un Partito Democratico capace di raccoglierli. Tutto comprensibile, tutto ragionevole. Ma di ragionevolezza, in situazioni di emergenza, si può anche morire. Se un segretario con un'investitura plebiscitaria si è sentito soffocato dalla cupola dei capi-corrente, come può il suo vice — persona che stimo ma che non ha ricevuto un'investitura popolare — riuscire a stabilizzare o a rilanciare il partito nell'immagine degli elettori? Sarebbe soltanto il portavoce delle mediazioni — sulle candidature, sulla linea politica da adottare in parlamento e nelle realtà locali, sull'immagine del partito — che i capi-corrente raggiungono nelle segrete stanze, e così apparirebbe agli elettori. Il Pd è nato da un grande progetto: dalla convinzione che un sistema bipolare — in cui i partiti non fanno e disfano i governi in parlamento, ma sono gli elettori a sceglierli — è un sistema più democratico di quello della Prima Repubblica, dove avveniva il contrario; e dalla scommessa che era possibile fondere in un partito vero, con un'anima e una forte identità, le tradizioni riformistiche laiche e cattoliche la cui passata divisione tanti danni aveva prodotto alla società e all'economia di questo Paese. è del tutto legittimo, forse persino ragionevole, non credere in questo progetto, come non ci credono Tabacci e Casini, o non ci credono Ferrero o Vendola. Ma costoro stanno in altri partiti, mentre molti che la pensano nello stesso modo sono influenti capi-corrente del Partito Democratico: esattamente come i leader dell'Udc e del Prc, non credono né al bipolarismo, né alla possibilità di fusione. Non ci credono e, tramite continue polemiche e pretesti — e soprattutto esasperando il conflitto laici-cattolici — inducono anche il popolo di centrosinistra a non crederci. Di qui la confusione, la mancanza di identità. Di qui lo smottamento dell'elettorato, uno smottamento che si accentuerebbe con una reggenza assediata da capi-corrente. Credo che gli elettori, il popolo di centrosinistra, abbia diritto ad un chiarimento. Non voglia aspettare di essere «rimandato a ottobre». Un ottobre dove si troverà di fronte un'altra pappa plebiscitaria preconfezionata dai capi-corrente, com'è stata quella di Veltroni, che però, almeno, al progetto credeva. Naturalmente un congresso è rischioso: rischio di spaccatura o rischio, ancor peggiore, di mancato chiarimento. Ma ai politici è sempre bene ricordare l'apologo brechtiano del Gotama Budda e della casa in fiamme: «Maestro — accorrono trafelati i discepoli — la casa è in fiamme ma gli abitanti non vogliono uscire: perderebbero i loro beni e poi fuori fa freddo». Risponde il Budda: «Chi non si accorge del pericolo, merita di morire».

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Dorina la cattolica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-02-20 num: - pag: 14 categoria: BREVI Dorina la cattolica Dorina Bianchi, ex Udc, è diventata capogruppo pd in commissione Sanità al Senato al posto del laico Marino

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Pd, Letta: "Basta sindrome dell'8 settembre" Provocazione: il leader? il laico antifascista Fini (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 44 del 2009-02-20 pagina 0 Pd, Letta: "Basta sindrome dell'8 settembre" Provocazione: il leader? il laico antifascista Fini di Redazione Democratici nel caos, si infiamma il dibattito alla vigilia dell'assemblea costituente. Parisi: "Mi candido, chi non si accorge che la casa brucia merita di bruciare. I post comunisti moriranno Dc/di Gianni Pennacchi. LA PROVOCAZIONE. Il mister X ideale viene da destra/di Stenio Solinas "Credo che noi dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra con un buon rapporto tra il centro e la sinistra. E' infatti l?unico modo per essere alternativi a Berlusconi e competere sull?elettorato moderato che è quello che alla fine decide", Enrico Letta rilancia in avanti la palla aprendo ulteriormente all'ipotesi di un'allargamento al del Pd. Dopo aver detto, l'altro giorno, "senza l'Udc non si vince...". Il dibattito sul futuro del Pd, dopo il brusco addio di Veltroni, si allarga, le diverse linee iniziano a delinearsi, e a manovrare sono soprattutto gli esponenti di area cattolica, oltre all'ulivista Parisi. "Disponibile a convergenze con i centristi" Letta, esponente del Pd, parla all?assemblea dei centristi convocata a Todi dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato per lanciare il nuovo manifesto dell?Unione di Centro. Alla platea dei centristi, alla presenza dei vertici dell?Udc, da Pier Ferdinando Casini a Savino Pezzotta a Lorenzo Cesa, Letta risponde in sostanza in questo modo alle sollecitazioni lanciate per unire i moderati. Letta si dice disponibile a "convergenze per il bene del paese" e ricorda che "le ultime elezioni sono state decise dall?elettorato moderato che ha optato in favore di Berlusconi. Dobbiamo seriamente porci l?obiettivo di convincere quell?elettorato. Penso che il futuro del Pd e del centrosinistra abbia un senso solo se ci concentriamo su quell?elettorato". Letta sollecita quindi che a fari sì che la profonda crisi economica e politica in atto possa servire «per un grande cambiamento". "Con le dimissioni di Veltroni, chiudiamo 15 anni di storia politica, in presenza di una delle peggiori crisi economiche che si ricordi, ma in presenza di una crisi si possono fare cose che non siamo stati in grado di fare nei momenti delle vacche grasse". "Congresso al più presto" "Penso che dobbiamo trovare il modo di fare il congresso del partito al più presto possibile e questo per il bene del partito", dice ancora Letta. "Dobbiamo evitare la sindrome da 8 settembre e dare un segnale forte di rilancio del partito. Sosterrò la linea che dobbiamo volere bene al Pd che è la cosa più importante". Domani, auspica, "è il giorno in cui spero che il partito esca dalla crisi più profonda. Penso che da parte di tutti noi ci sia, me per primo, l?umiltà e la voglia di uscire da questo gorgo nel quale siamo caduti". Parisi: "Chi non vede che la casa brucia merita di bruciare" "Il tempo per fare le primarie è abbondante. La casa brucia, guai se quelli che la abitano non si accorgono dell?incendio. Meritano di perire con essa". Così Arturo Parisi ai microfoni di Radio24, rilancia, confermando che si candida a segretario. E chiede che l'assemblea del Pd "consenta di scegliere un segretario con la stessa legittimazione del segretario che ha dato le dimissioni" e quindi propone le primarie: "Poichè la legittimazione di Veltroni, come lui ha ripetuto in tutti questi mesi, derivava dal coinvolgimento di una larga base di cittadini, su questa stessa larga base di cittadini deve essere fondata la scelta del nuovo segretario"». Parisi si è candidato alla segreteria "per consentire il confronto politico sulla domanda: perchè Veltroni ha lasciato? Toccava a Veltroni venirlo a spiegare - dice Parisi - Questo non è stato possibile, allora questa risposta dobbiamo darla noi, metterla a confronto, e consentire ai participanti all?assemblea e ai cittadini di scegliere quella più convincente". Tre priorità Per il Pd Parisi indica tre priorità: "Un?idea di partito fondato sulla scelta dei cittadini. Un partito che si metta al servizio della costruzione di quella opposizione di cui ha bisogno il Paese, e anche lo stesso governo, pena il rischio per la democrazia. Un partito che si confronti e rappresenti in modo credibile le ansie crescenti e la rabbia che sta crescendo dentro la crisi tra la nostra gente". Quanto all?apprezzamento espresso da Romano Prodi per la sua candidatura, Parisi commenta: "Prodi segue me e tutta la vicenda con il cuore. Personalmente rispetto e difendo la scelta di distinzione che lui ha fatto dopo la caduta del governo. La rispetto io e chiedo che la rispettino tutti. Sono sicuro che tutti la rispetteranno". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il Vaticano fa interrompere lo show tv blasfemo in Israele (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 20-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Padre Manuel Mussalam, parroco cattolico nella Striscia di Gaza, ha scritto una lettera a Benedetto XVI in vista del viaggio in Terrasanta. «Invito il Papa a Gaza quando a maggio il Santo Padre sarà in Terrasanta. È un invito ufficiale e non viene solo da me. Scrivo la lettera a nome dei cristiani e dei musulmani di Gaza», ha spiegato il sacerdote al settimanale Vita Non Profit, anticipando il contenuto della missiva. «Se non sarà possibile venire a Gaza, una delegazione di trecento persone è pronta a incontrarlo a Gerusalemme o Betlemme», aggiunge, spiegando che per l'invito c'è anche il benestare anche di Hamas. «Ho parlato loro - afferma Mussalam -, sarebbero ben contenti se il papa venisse, fosse solo per un paio d'ore a trovare la nostra piccola comunità cristiana e portare il suo messaggio di pace alla intera popolazione di Gaza così provata dalla guerra». Nel programma della visita papale non sono previste tappe nella Striscia - dove peraltro la promessa tregua non viene rispettata, visti i missili sparati contro Israele - ma i cristiani sperano almeno di ottenere i necessari permessi per essere presenti a uno degli appuntamenti con il Papa. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) » (2 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Feb 09 Sputi sui cristiani, dileggio in Tv Prima i frati francescani, poi un ecclesiastico armeno: i cristiani sono sempre più presi di mira a Gerusalemme da studenti delle scuole ebraiche ortodosse, che gli sputano in faccia (o, come nell'ultimo caso, sputano sulla croce). Lo denuncia non un giornale cattolico, ma Haaretz, importante quotidiano israeliano. Per di più nei giorni scorsi, su Canale 10 terza emittente isareliana più vista nel paese (a partecipazione pubblica e privata), seguita anche dagli arabi israeliani-cristiani, soprattutto al nord, ha trasmesso un programma gravemente offensivo verso i cristiani/cattolici, con espressioni molto volgari contro Gesù e soprattutto la Madonna e volgari ironie sui miracoli di Cristo e i dogmi cristiani. Mi chiedo che cosa sarebbe successo se un simile programma fosse stato trasmesso dala Tv di un paese islamico, immagino che ne sarebbe nato un caso. Mi colpisce anche il silenzio dei rabbini sugli sputi e su queste offese alla sensibilità cristiana.